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+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCANTESIMO ***
+
+
+ E. A. BUTTI
+
+
+ L’INCANTESIMO
+
+
+ ROMANZO.
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES, EDITORI
+ 1897.
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA
+
+ _Riservati tutti i diritti, compreso in Isvezia e in Norvegia._
+
+ Tip. Fratelli Treves.
+
+
+
+
+ALLA MEMORIA SACRA DELLA MAMMA
+
+ 4 gennaio 1895.
+
+
+
+
+I.
+
+LA SIRENA.
+
+
+
+
+Nota dell’Autore.
+
+
+Le idee politiche e sociali, attribuite al protagonista di questo
+romanzo, sono state attinte in gran parte dagli articoli che il
+compianto conte Alberto Sormani pubblicò nella _Idea Liberale_.
+
+Debbo anzi soggiungere che il concetto fondamentale dell’opera nacque
+e si svolse in me sùbito dopo la morte del carissimo e nobilissimo
+compagno, avvenuta nella estate dell’anno 1893, — morte che tante e
+sì belle speranze troncò, disperdendo, per un oscuro capriccio del
+Destino, una moltitudine di possibilità insolitamente lusinghiere.
+
+Ne _L’Incantesimo_ non è la Morte che distrugge. Un altro gran fatto
+della Vita esercita razione dissolvitrice su l’individuo, un altro
+fatto elementare, generale e continuo — come la Morte — che agisce
+forse con minore lestezza, ma certo con uguale intensità e altrettanta
+efficacia.
+
+Queste cose ho voluto dire, innanzi tutto per ricordare in fronte alla
+mia opera il nome dell’amico perduto, che l’ha ispirata; e poi anche,
+per mettere in guardia il lettore su la conclusione di questa prima
+parte, conclusione che non è definitiva.
+
+ E. A. B.
+
+
+
+
+I.
+
+L’APPARIZIONE.
+
+
+Una campanella acuta e stridula singhiozzò ostinatamente nel silenzio.
+
+Il giovine conte Aurelio Imberido, allo squillo subitaneo, si scosse
+con un moto brusco su la sedia a sdrajo, dov’era caduto in sopore
+mentre studiava e meditava con un grosso volume di economia politica
+tra le mani; fissò per un attimo, istintivamente, gli occhi ancor
+torpidi su la pagina aperta del libro; poi lo scagliò d’un tratto
+lontano, verso una tavoletta d’ebano già tutta ingombra di fascicoli e
+di fogli scritti. Il libro cadde a terra in piatto, sollevando un romor
+secco d’esplosione e un nuvolo di polvere.
+
+Era l’ora del tramonto: dalle stecche delle persiane richiuse, un
+livido chiarore penetrava a pena nella camera, come una triste luce
+lunare. A poco a poco l’aria ambiente era andata imbrunendo durante
+il sonno del giovine, e al richiamo della campanella questi con suo
+ingrato stupore s’era trovato là disteso e immemore, avvolto in una
+semioscurità che non gli permetteva più di distinguere i caratteri
+del libro in lettura. Egli ebbe nel levarsi un gesto d’ira, quasi di
+sdegno contro il suo frale organismo che gli aveva rubato per riposarsi
+un tempo prezioso; e si diresse a passi concitati verso il vano del
+balconcino.
+
+Spalancò le persiane con violenza, e uscì fuori all’aperto. La stanza
+da studio guardava a levante, incontro alla collina e al vecchio
+giardino del palazzo dagli alti abeti, dai grandi cedri svettati,
+dalle innumerevoli statue bianche. In quel chiuso paesaggio i rossori
+del tramonto non mandavano un riflesso; ogni tinta vi si ammorbidiva,
+assumendo tonalità viepiù discrete e quietanti.
+
+Il cielo appariva già cupo, sebben non anche solcato da stella; le
+piante nell’orto, le vigne serpeggianti lungo i lividi scaglioni,
+le praterie presso i culmini parevan fresche e umide come dopo una
+pioggia; soltanto, dietro la linea pacata dei colli, la nuda solitaria
+piramide del Sasso del Ferro si slanciava verso l’azzurro, ancor rosea
+e calda dell’ultimo bacio solare.
+
+Aurelio, appoggiato con le braccia alla ringhiera, guardò la montagna
+luminosa con uno sguardo corrucciato, in cui una punta d’invidia
+pareva. Era pertinace il suo dispetto; egli non poteva perdonarsi
+quelle due ore d’incoscienza, che il suo corpo aveva pur dritto
+d’esigere dopo una notte insonne. La sua paradossale opposizione alle
+leggi della Natura aveva sofferto un’altra piccola sconfitta: egli
+s’era imposto di studiare fino all’ora del pranzo, e non l’aveva potuto
+perché il sonno gli era piombato sopra d’improvviso, strappandolo alla
+sua volontà. — Il giovine, com’era abituato dalla solitudine e dalla
+vita contemplativa alle riflessioni larghe e sintetiche, pensò a questo
+duello strano, disperante che la sua tempra di ribelle gli imponeva
+anche contro l’Invincibile; e sorrise mestamente, non senza però un
+certo fondo di simpatia e d’ammirazione per la sua bellicosa debolezza.
+
+Aurelio Imberido contava a quel tempo venticinque anni o poco
+più. Di statura media e alquanto esile, se non eran le sue forme
+complessive quelle del perfetto tipo virile, aveva egli bensì una
+testa singolarmente nobile, che sola bastava a designarlo come il
+prodotto d’una razza superiore, diretta da secoli per una serie di
+generazioni progressive verso le sommità della Specie. Il naso lungo,
+profilato, regolarissimo, partiva dalla fronte estesa, alta e ben
+lunata, disegnando una linea diritta, a pena un po’ prona su la fine;
+la bocca era larga, sincera, senza pieghe malinconiche o amare; sotto
+la breve barba nera a punta, il mento e l’arco dell’osso mascellare,
+a bastanza sviluppati, chiudevano armonicamente ed energicamente
+l’ovale del suo viso. Contrastavano con la forza e la purezza di
+tutti i suoi lineamenti gli occhi e il color della pelle: gli occhi
+piccoli e glauchi, che parevan coperti come da una tenue velatura
+lattea, nel rossore delle palpebre e della cornea accese da un’ostinata
+infiammazione; il color della pelle, ch’era femmineo, bianchissimo,
+anzi pallido, d’un pallor tenero e unito senza irradiazioni rosee e
+senza livide ombre.
+
+Il portamento altero del capo, la foga del gesto, certi sguardi
+profondi, investigatori, talvolta quasi molesti nella loro
+velata fissità, l’uso assiduo d’abiti oscuri e di cappelli flosci
+caratterizzavan così la sua persona, che vista una sola volta non si
+poteva dimenticare mai più.
+
+Estremo discendente d’una famiglia aristocratica, che aveva dato
+alla storia più nomi illustri di capitani e di diplomatici, il conte
+Imberido dai primi anni di giovinezza aveva sentito il bisogno di
+dominare, di farsi largo tra la folla, d’empire il mondo della sua
+persona e delle sue virtù. La sua famiglia, un tempo doviziosissima,
+aveva attraversato nell’ultimo secolo un periodo disastroso: le
+rivoluzioni avevan sottratto gran parte delle antiche ricchezze all’avo
+suo Gian Franco, morto gloriosamente in esilio dopo aver sacrificato
+ai nuovi ideali democratici anche le tradizioni della sua stirpe,
+sposando per amore la figlia d’un martire, povera e di modestissime
+origini. Il padre suo Alessandro, superbo e sensuale, forse per
+nascondere la sua ruina agli altri e a sè stesso, aveva sperperato in
+lusso e in vizii il resto del patrimonio avito e quasi intera la dote
+della moglie, un’assai nobile donna che il primo parto aveva condotta
+irrimediabilmente al sepolcro. In fine anch’egli, ebete e distrutto,
+s’era spento ancor giovine, lasciando nelle strettezze il figliuolo
+poco più che trilustre e la vecchia madre sessantenne.
+
+Aurelio rimase così, orfano e quasi miserabile, erede d’una secolare
+tradizion di grandezza, in faccia all’avvenire fosco e minaccioso. Il
+suo spirito si temprò nella sventura e nell’abbandono. Egli comprese
+sùbito che lo studio, solamente lo studio nei tempi nostri avrebbe
+potuto renderlo degno del suo nome e capace di riaccendere intorno a
+questo una nuova aureola di superiorità e di potenza. Si nudrì adunque
+di letture varie e profonde, esercitò il suo ingegno in ogni campo
+dello scibile, sviluppò le sue preziose facoltà con le meditazioni più
+acute e le ricerche più diligenti. E, sfuggendo ogni occasione di svago
+e di riposo, s’appartò in una specie di chiostro intellettuale dove gli
+echi del mondo non gli giungevan che affiochiti come voci sotterranee e
+irreali.
+
+Fu in una siffatta solitudine che si precisarono a poco a poco le
+sue ingenite tendenze di dominatore: gli insegnamenti della filosofia
+positiva e sopra tutto quelli della sociologia e dell’economia politica
+gli aprirono un vasto orizzonte d’azione e di ridenti possibilità.
+Eran le lotte della vita pubblica, che lo chiamavano, che promettevano
+al suo sogno d’effettuarsi: per esse non avrebbe mancato, con la
+sua intelligenza, la sua coltura e la sua forza morale, di togliersi
+dall’oscurità in cui era immeritatamente caduto e divenire una persona
+insigne, un condottiere d’uomini inermi, come già qualche suo avo era
+stato d’uomini armati.
+
+Uscì a vent’anni, gravido di scienza e d’illusioni, dalla sua
+biblioteca, dove omai gli pareva di soffocare, e si gittò tosto
+perdutamente nella mischia, tra la folla, alla dolorosa conquista
+d’una gloria. La sua ingenua sincerità, la singolarità delle sue idee,
+lo splendore della sua dottrina non tardarono ad attirare su lui
+l’attenzione malevola di tutti quanti già combattevano nella lizza
+politica, sciupati dal contagio popolare, corrotti dall’esperienza,
+avvelenati da una vanità insodisfatta o dalle umili esigenze della vita
+quotidiana. La Rivista di sociologia, ch’egli aveva fondata con quattro
+o cinque coetanei trascinati dal vento del suo entusiasmo, fu accolta
+da costoro con l’indifferenza beffarda che schiaccia senza toccare:
+essi risero discretamente alle sue spalle, malignarono un poco sul suo
+gran nome e su la sua povertà, lo giudicarono uno spirito eccentrico e
+malfermo, poi continuarono tranquilli la loro via senza più curarsi di
+lui o di quanto egli scrivesse.
+
+Questo primo insuccesso tra le persone più autorevoli della città
+non fece che spronare il giovine a proseguir la sua campagna con
+maggior pertinacia e con miglior discernimento: abituato in solitudine
+a giudicar tutto e tutti indipendentemente dall’opinione comune,
+egli si sentì onorato dalla sorda ostilità e dal disdegno, che gli
+venivan tributati da gente ambigua, spregevole, senza coltura e senza
+convinzioni di sorta. E, più che non mai fiducioso nel suo programma
+che sapeva fondato sopra solide affermazioni della scienza e della
+filosofia, si diede ben tosto a ricercare altrove il suo pubblico di
+seguaci e d’ammiratori.
+
+Era una grande opera di restaurazione sociale ch’egli aveva meditata
+e voleva pazientemente iniziare. — Gli statuti, le leggi, le formule
+correnti e le teorie preferite nei tempi nostri minacciavano, secondo
+lui, il progresso avvenire della Specie, poiché tendevano a soffocare
+la lotta per l’esistenza, a rinnegare il principio ereditario, a
+distribuire i diritti e i poteri e i beni con criterii astrattamente
+numerici in opposizione agli esempii della Natura. Le torbide
+condizioni della società contemporanea, abbandonata omai all’arbitrio
+delle masse, dipendevano sopra tutto dall’acquiescenza quasi criminosa
+delle classi superiori, che avevano piegato il capo sotto la violenza
+o si eran morbosamente commosse alle declamazioni e ai sofismi della
+democrazia. Rassegnati o apóstati, gli uomini che, affinando il corpo
+ed elevando lo spirito con le più aspre discipline, avevan già tenuto
+nelle loro mani i destini della razza, erano in atto d’abbandonare armi
+e insegne a coloro, che una lunga servitù e una secolare ignoranza
+rendevano indegni nonché di governare e di giudicare gli altri, anzi
+di godere della stessa loro libertà d’azione e di pensiero. Occorreva
+dunque risvegliare dal letargo o dal sogno quei nobili immemori della
+loro storia; occorreva chiamare sollecitamente a raccolta tutti quelli
+che si erano adattati al presente stato di cose, per debolezza, per
+inerzia o per disdegno; occorreva ricostituire una nuova aristocrazia
+battagliera con i resti dell’antica e i doviziosi e gli eletti, per
+arrestare a forze riunite il cammino della barbarie plebea, ebra dei
+successi ottenuti, bramosa di devastazioni e di rapine.
+
+Con un programma così audace e insolente, esposto però con sottile
+abilità, senza precipitazione e senza intemperanza di parole,
+la Rivista dell’Imberido trovò alfine un pubblico di curiosi e
+d’apprezzatori laddove appunto egli desiderava, tra le persone cólte e
+facoltose, tra gli uomini di scienza, tra i filosofi, tra gli artisti.
+La cerchia dei collaboratori venne man mano allargandosi; la polemica
+con gli avversarii, sopra tutto socialisti, s’accese vivace e cortese;
+uno scambio elevato d’idee si determinò tra i due campi, precisandone
+gli intendimenti, lumeggiandone la profonda divergenza di principii,
+preludendo pacificamente alla gran lotta che i tempi maturano e
+l’avvenire dovrà decidere in favore degli uni o degli altri.
+
+Ma il giovine non poteva appagarsi del successo di curiosità ottenuto
+dal periodico, né della effimera nomea che gli davano i suoi articoli
+succosi e cristallini. Egli voleva lasciare una traccia più notevole e
+più duratura di sè; egli voleva organizzare in un libro il complesso
+delle idee che spargeva disordinatamente e a seconda delle occasioni
+nella Rivista.
+
+Ottimo consiglio gli parve, poiché omai il periodico aveva conquistato
+pubblico e fortuna, il ritrarsi dalla lotta viva, per qualche tempo;
+molto più che la stagione calda incominciava, e la città era divenuta
+intollerabile sotto un sole assiduo che fiaccava forza, volontà e
+ingegno. Durante la sua assenza, i compagni senza difficoltà avrebber
+potuto continuare l’opera da lui intrapresa, e al bisogno egli, anche
+da lontano, li avrebbe sorvegliati e consigliati a dovere.
+
+Dopo aver raccomandato la Rivista alla direzione d’uno de’ suoi più
+ardenti collaboratori, il giovine avvocato Zaldini, egli, con un’enorme
+cassa di libri e di carte, si ritirò in un piccolo villaggio del
+Verbano, a Cerro, dove contava di passare l’estate e l’autunno in un
+assoluto isolamento.
+
+Il palazzo, di cui l’Imberido aveva preso a fitto soltanto l’ala
+sinistra, era un antico monasterio divenuto più tardi dimora padronale.
+Seduto maestosamente a mezzo del villaggio su un rialto erboso, esso
+apriva le sue rade finestre e i suoi due rozzi balconi laterali a
+una vista superba, di fronte alla massima estensione del lago, che
+ivi s’ingolfa profondamente verso la valle del fiume Toce e le creste
+del Sempione. Era un’architettura primitiva, quasi immutata dal tempo
+in cui i monaci l’avevan costrutta: liscia, densa, disadorna nel suo
+esterno, s’alleggeriva e s’aggraziava internamente dove un cortile
+recinto da un doppio ordine di portici diceva ancora il gusto e la
+possanza degli antichi proprietarii. Le stanze eran tutte a vólta,
+semplicissime, ben quadrate, sebbene un po’ tenebrose per la scarsità
+e l’angustia delle luci. A pian terreno un pertugio a mo’ di grotta
+metteva in comunicazione il cortile col primo spianato d’un giardino
+veramente mirabile.
+
+Il palazzo confinava da una parte col letto d’un torrente sempre
+gravido d’acque, dove i pallidi armenti scendevano al meriggio per
+dissetarsi; dall’altra parte, con la piazza principale del Comune, una
+ristretta superficie inclinata verso il lago, cui facevan corona alcuni
+abituri addossati l’uno all’altro in disordine e l’umile prospetto
+della chiesa parrocchiale. Il villaggio poi era quieto, muto, come
+spopolato; un rifugio di pescatori insociabili, che parevan uscire
+soltanto a vespro dalle dimore per mettere, su la riva già ottenebrata,
+mobili profili neri, simili a fantasmi.
+
+La campanella acuta e stridula squillò un’altra volta, anche più a
+lungo nel silenzio. Aurelio, ch’era rimasto immobile al balconcino,
+gli sguardi perduti nel vuoto, forse oppresso ancora dai residui
+della sonnolenza, si scosse. Quel secondo richiamo era dedicato a
+lui che, come d’abitudine, tardava a presentarsi alla mensa; ed egli,
+dallo strappo vibrato, disuguale, sebbene un po’ debole, che moveva
+la campana, riconobbe esser la nonna medesima che lo sollecitava.
+Con un atto neghittoso si passò le mani su gli occhi, quasi si fosse
+risvegliato in quel punto, rientrò a passo incerto nella camera già
+invasa dall’ombra, raccattò il libro caduto a terra, e poi si risolse
+non senza sforzo a discendere per il pranzo.
+
+La mensa era preparata nel mezzo d’una gran sala umida e tetra a pian
+terreno, assai più lunga che larga, le cui pareti tra le scrostature,
+le livide macchie e le pallide emanazioni del salnitro mostravan qua
+e là brani a pena decifrabili di pitture a fresco. Quella piccola
+tavola rettangolare, così bianca nella bianca tovaglia su cui piombavan
+concentrandosi di sotto al paralume opaco i raggi bronzei della
+lampada, pareva fosforescente nella vasta oscurità del luogo.
+
+Aurelio, dopo un breve indugio su la soglia, entrò.
+
+Donna Marta, che stava già seduta al suo posto di fronte all’uscio e
+mangiava, alzò il viso dalla scodella fumante per gittargli uno sguardo
+gonfio di rimproveri. Era una vecchia donna d’oltre settant’anni,
+magra, distrutta, rattrappita, pallida d’un pallor cereo, quasi orrida
+nei lineamenti che l’età e l’indole impulsiva avevan devastati: un gran
+naso aquilino, cartilaginoso, spiccava in maniera grottesca nel mezzo
+della sua faccia; il mento, troppo forte e sporgente, faceva sì che il
+labbro di sotto soverchiasse quello di sopra fin quasi a coprirlo; i
+capelli grigi e copiosi, inanellati alla foggia antica, ondeggiavanle
+a cernecchi intorno alle orecchie e su l’occipite con una triste
+caricatura di giovinezza. Eppure ella non era fastidiosa nè ripugnante
+a vedersi, specialmente se la si osservava con un poco d’attenzione
+e di continuità. In fatti nel lampo degli occhi, due grandi occhi
+nerissimi dilatati da una lunga malattia al cuore, e nel facile sorriso
+che scopriva la dentatura ancor ricca, e nella mobilità vertiginosa
+delle espressioni, donna Marta possedeva una specie di grazia
+affascinante che accattivava la simpatia di chiunque la conoscesse.
+
+— È almeno mezz’ora che t’aspetto! — ella brontolò sordamente,
+fissandolo con la faccia scura. — Come sempre, mi son dovuta risolvere
+a pranzar sola. Nessuno al mondo, per tua norma, non mi ha mai fatto
+aspettar tanto: nè il tuo povero padre, nè il mio povero marito. Essi
+però mi rispettavano, mentre tu non hai proprio alcun riguardo per
+me!...
+
+Era la solita occhiata minacciosa che lo riceveva quand’egli compariva
+in ritardo su quella soglia; eran le solite parole aspre con le quali
+s’inaugurava troppo spesso il pasto familiare. Senz’aprir bocca, con
+un lieve sorriso benevolente su le labbra, il giovine sedette a tavola,
+versò flemmaticamente la sua parte di zuppa nella scodella e incominciò
+a mangiare.
+
+Egli aveva fatto l’abitudine a queste brusche accoglienze. Egli
+d’altra parte sapeva che l’umore dell’avola non poteva avere stabilità
+e tra poco ella medesima si sarebbe dimenticata d’essere in urto con
+lui. In quel cervello bizzarro le idee, le imagini, le volizioni si
+rincorrevano con una singolare rapidità, senza un nesso determinato,
+per un principio di degenerazion nervosa che la rendeva intollerante
+di qualunque stato fisso dello spirito. Tacere adunque, in aspettazione
+della prossima crise psichica, era ancora il miglior sistema per vivere
+in concordia e in armonia con lei.
+
+Un silenzio seguì. Fu donna Marta che parlò prima; e parlò amabilmente
+con la sua voce chiara e giovenile dei momenti buoni, che tanto
+contrastava con la decrepitezza della sua figura.
+
+— Aurelio, sai dunque la gran novità?
+
+— Che novità? — domandò il giovine, sorridendo.
+
+— Eh, càspita, sono arrivati i nostri vicini, or fa una mezz’ora.
+È stata una festa per questo paese! Cerro è tutto in fermento: la
+spiaggia d’avanti al palazzo sembra un magazzeno di casse, di cassette,
+di bauli, di valige! Tu vedessi: la popolazione vi si è riversata
+in massa per assistere allo sbarco, per prender parte all’opera
+di sgombero che continua ancora. E il ricevimento degli ospiti
+fu clamoroso, addirittura trionfale: ò visto alcune contadine che
+sventolavano i fazzoletti, mentre i monelli grandi e piccini gittavano
+in aria i berretti, urlando a squarciagola: «Evviva, evviva!» Ti
+garantisco: una scena curiosa che mi à divertita più che a teatro!
+
+La vecchia parlava assai forte, alternando le intonazioni basse della
+voce con le acute, sottolineando le frasi con certi gesti enfatici
+che la mettevan tutta scompostamente in agitazione. A ogni tratto però
+era costretta a interrompersi per riprendere il fiato; e lo sforzo era
+visibilmente penoso.
+
+— E perché tanto chiasso per alcuni villeggianti che arrivano? — chiese
+Aurelio con un’aria d’indifferenza. — Per noi non si è fatto niente di
+simile, mi pare.
+
+— Càspita, si capisce! Tutti li conoscono qui in paese: sono ormai
+dieci anni che vengono a passar l’estate e l’autunno a Cerro. E poi
+l’ingegnere, lo sai, è amministratore di tutte le possessioni che ha
+nei dintorni la marchesa de Antoni. Qui anzi lo si chiama senz’altro:
+il Padrone.
+
+— Il Padrone! — ripetè il giovine con un sogghigno amaro, rivedendo
+d’innanzi a sè la figura imbelle e servile dell’ingegner Boris.
+
+— Sicuro. Questa buona gente non ha mai visto e conosciuto che lui: se
+ha ricevuto del danaro fu dalle sue mani; se ne ha consegnato fu nelle
+sue mani. È naturale che lo si creda il proprietario e lo si chiami
+così.
+
+— Naturalissimo, — egli soggiunse per troncare il discorso.
+
+La notizia dell’arrivo inaspettato l’aveva turbato e reso un po’
+perplesso. Egli non conosceva le abitudini de’ suoi vicini, e temeva
+che queste potessero in qualche modo disturbarlo o distoglierlo dalle
+sue occupazioni. Aveva voluto esser solo, libero, sottratto agli
+strepiti e agli svaghi: per ciò solamente s’era risolto a lasciare non
+senza rimpianti la città e a ritirarsi in campagna. Anzi, nel prendere
+a fitto una metà del palazzo di Cerro, l’Imberido s’era particolarmente
+informato di coloro che avrebbero abitato l’altra metà, e aveva saputo
+che la famiglia dell’ingegnere vi sarebbe venuta molto tardi, amando
+di passare i mesi caldi dell’anno su l’alta montagna, in Engadina o nel
+Tirolo. «Verremo probabilmente in principio di settembre, tutt’al più,
+se la stagione non sarà buona, alla fine d’agosto,» gli aveva detto
+l’ingegnere medesimo nell’accomiatarlo. Or come mai, proprio quest’anno
+per la prima volta, egli anticipava così il suo arrivo a Cerro?
+
+Aurelio, ch’era rimasto per alcuni momenti assorto e pensieroso, si
+rivolse d’un tratto a donna Marta, con gli occhi accesi da un primo
+lampo di curiosità:
+
+— Sono qui soltanto per pochi giorni, non è vero?
+
+— Chè, ti pare? — ella rispose. — Avrebber portata tanta roba per pochi
+giorni? Io credo che si fermeranno tutta la stagione.
+
+— Ma no.... Se l’ingegnere, quando lo vidi l’ultima volta a Milano,
+m’assicurò che non sarebber venuti fino a settembre....
+
+— Si vede che han cambiato di parere, — concluse donna Marta con
+sicurezza; — ed io certo non me ne lamento. Tutt’altro! In questo paese
+maledetto, dove m’hai relegata, morivo di tedio e di tristezza: sempre
+sola, sempre sola, sempre sola.... Essi mi terranno almeno un po’ di
+compagnia. Son persone assai per bene, e, a quanto pare, simpatiche,
+espansive, allegre....
+
+Ella seguitò così per molto tempo a parlare dei nuovi arrivati, con
+quella sua loquela colorita e asmatica, che incatenava l’attenzione e
+insieme faceva pena. — Questa famiglia Boris, a quanto ella asseriva,
+si componeva in tutto di tre persone: l’ingegnere, sua moglie — una
+bella donna ancora, bruna, elegante sebbene un po’ pingue —, e la loro
+figliuola di vent’anni o poco più, bruna anch’essa come la madre e
+singolarmente graziosa: alla descrizione minuta, che donna Marta faceva
+di lei, una imperfettibile figurina da oleografia. Il suo nome era
+Flavia, ella l’aveva sentita chiamare ripetutamente da’ suoi parenti.
+Insieme con loro i Boris avevano anche condotta un’altra giovinetta, —
+una nipote, un’amica di Flavia o, forse, un’istitutrice? — della quale
+la vecchia non aveva notato che il color dei capelli, e diceva ch’era
+bionda, d’una biondezza pallida, cinerea, quasi bianca.
+
+— Quando l’ingegnere se ne sarà andato, poiché certo la sua professione
+lo richiamerà presto in città, rimarranno le signore; e con queste,
+grazie a Dio, si potrà scambiare qualche parola, passare un po’
+di tempo piacevolmente. Tu mi hai trascinata per un capriccio in
+quest’eremo, e poi non ti sei più ricordato di me, come proprio non
+esistessi. Ti sei segregato nella tua stanza, il cui accesso mi fu
+_perfino_ vietato, e chi t’à visto, t’à visto!.... Sai? Se i Boris
+non arrivavano, io pensava già di ritornarmene a Milano, e al più
+presto!.... anche sola. Da vero non c’è una ragione perchè io vecchia
+e malata m’abbia sempre a sacrificare per te che sei giovine e stai
+bene. Ho poco da vivere, caro mio; e, quel poco, non lo voglio sciupare
+stupidamente in tanta malinconia e tanta noja, per farti piacere.....
+
+La voce di donna Marta a poco a poco ritornava irosa: l’astio
+inguaribile contro il nipote, astio che aveva le radici in un profondo
+attaccamento affettivo, spuntava di nuovo nelle sue parole. Tutte le
+accuse accumulate su di lui rompevan di nuovo dal suo cuore, esacerbato
+dalla malattia e dalle acute esigenze senili alle quali Aurelio non
+sapeva spesso corrispondere. «Oh, ella lo capiva bene! Quell’arrivo
+inaspettato non gli andava a genio: egli avrebbe preferito di lasciarla
+morir di tedio in un deserto piuttosto che sopportare un piccolo,
+problematico disturbo! Sicuro; egli non si smentiva mai, mai: era
+sempre quello stesso egoista che non si curava di nulla e di nessuno,
+tanto meno poi di lei, povera vecchia inferma! Ma dove aveva dunque il
+cuore? dove l’aveva?»
+
+Il giovine taceva, e il suo ostinato mutismo stuzzicava la collera
+dell’avola. Ella infatti seguitava, affannosamente, alzando viepiù
+la voce, rimescolando nel passato le colpe e le mancanze e le
+trascuratezze del nipote. E incominciava già a intenerirsi su la
+propria sorte sventurata, a spargere anche qualche lacrima per amaro
+conforto delle sue diuturne sofferenze.
+
+Aurelio intanto, con gli occhi bassi su la mensa, senz’ascoltare
+quel fiotto intempestivo di rimproveri, meditava in preda a un sordo
+turbamento su le conseguenze possibili d’una siffatta vicinanza. —
+C’eran dunque due giovini donne tra i nuovi arrivati al palazzo? Le
+avrebbe egli conosciute? Avrebbe forse dovuto vederle ogni giorno per
+casa, conversare con loro, accompagnarle nelle passeggiate, sacrificare
+in somma una certa parte del suo tempo prezioso per non incorrere nella
+taccia di scortese e d’incivile? Tutto ciò lo sgomentava, quasi come
+l’aspettazione d’una probabile avversità. E non era tanto l’idea (già
+per lui così grave) del tempo disperso, d’un ozio obbligatorio, che più
+l’angustiava: era anzi quella d’un’assidua domestichezza con la Donna,
+con questo essere inferiore e ammaliante ch’egli non conosceva per
+pratica ma aveva teoricamente giudicato come il più terribile nemico
+della personalità, il dèmone simbolico della Specie che distrugge
+l’individuo.
+
+Fin da giovinetto egli aveva appreso a valutare la fatale potenza
+della Sirena: la prima apparizion femminea su la soglia della sua anima
+era stata causa d’una commozione così profondamente paurosa, ch’egli
+n’aveva avuto mòzzo il respiro e il cuore squassato. D’allora in poi
+l’istinto animale di fuggire, di nascondersi, di sottrarsi con un
+mezzo vile a un fascino misterioso, l’aveva sempre tenuto e dominato,
+ogni qual volta gli fosse occorso di trovarsi al cospetto d’una donna
+giovine e piacente. Questa selvatica timidità — forse l’effetto d’un
+temperamento eccessivo, forse piuttosto la resultante di due correnti
+psichiche in opposizione — rappresentava certamente un lato debole,
+il più debole del suo carattere; ma egli si compiaceva, in vece,
+d’interpretarla come una forza, anzi come una virtù. Con uno di quegli
+artificii maliziosi, che l’uomo usa a sua intima giustificazione,
+Aurelio Imberido si giudicava migliore e superiore degli altri, perchè
+(fuggendo la donna) egli sapeva vivere senza di lei e poteva evitare i
+guai e gli errori di cui son prodighe le relazioni amorose.
+
+Facile inganno, poichè realmente non aveva ancor messo alla prova del
+fuoco la sua presunta virtù. Ora l’occasione di saggiarla era venuta,
+ed egli, ostinato nella sua arte d’illudersi, preparava già un piano
+per iscansare abilmente questa occasione. Egli pensava: «Io non mi
+farò vedere nelle ore pericolose! rimarrò chiuso ermeticamente nella
+mia camera; se sarò costretto a conoscerle, farò loro intendere dal
+principio che non si può assolutamente contare su la mia compagnia,
+perchè io sono molto occupato e non debbo essere distratto.» Anche,
+pensava: «In fine la mia bella libertà vale un lievissimo sacrificio
+d’amor proprio: mi chiamino orso, mi credano scortese e incivile. Che
+mi fa della loro opinione? dell’opinione di due femmine!»
+
+— Tu non mi dài ascolto, Aurelio; — proruppe d’un tratto donna Marta;
+— tu non ti degni più di sentire nè anche quello che dico!.... Ebbene
+bada, Aurelio: la mia pazienza ha un limite! Se un’altra volta, appena
+suonata la campana, non discendi sùbito, io faccio immediatamente i
+miei bauli, e me ne torno sola a Milano!
+
+Queste parole furon proferite a voce alta e squillante, con tragica
+solennità, nel silenzio della gran sala piena d’ombre e di mistero.
+Strappato per forza alle sue meditazioni, il giovine dovette ascoltarle
+tutte quante con attenzione, e su l’inizio anche con una certa inquieta
+curiosità. Come però intese il senso della minaccia, un lieve sorriso
+involontariamente gli increspò le labbra: quell’inaspettata ripresa
+finale del primo argomento di rimprovero parve a lui una specie di
+ritornello con cui l’avola volesse chiudere esteticamente la sua irosa
+canzone.
+
+Il pranzo era terminato. Aurelio si levò in piedi, e disse con voce
+assai carezzevole:
+
+— Via, mamma, un po’ di calma! Tu ti riscaldi senza motivo: lo sai che
+ti fa male!
+
+Quindi, tranquillamente, uscì dalla stanza.
+
+Gli parve, rivarcando la soglia, d’udire dietro di sè uno scoppio di
+singulti. Rimase un po’ incerto, titubante se dovesse ritornare presso
+la nonna, o se in vece fosse meglio lasciarla sola ad acquetarsi.
+Preferì quest’ultimo consiglio. A passi rapidi attraversò l’anticamera
+buja e il cortile, i cui portici nella semioscurità sembravano avere
+una profondità singolare; e uscì dal palazzo sul rialto erboso, dove si
+lasciò cader di peso sopra uno dei sedili di granito ch’erano ai canti
+della porta incastrati nel muro.
+
+La spiaggia, d’avanti a lui, era quasi deserta: soltanto l’ombra nera
+di qualche pescatore spiccava laggiù presso le barche, di tra i fusti
+dei salici, sul lucido riflesso dell’acqua. Non una voce, non un
+passo, non uno strepito turbavano il vasto silenzio crepuscolare, che
+il fioco anelito dell’onda morta scandeva regolarmente con un ritmo
+lento e strascicato. Un lezzo fatuo di pesci e d’alghe fracide saliva
+a intervalli dal lago, come una respirazione nauseosa, corrompendo
+il profumo delle erbe aromatiche ancor calde di sole e il buon odor
+cereale della paglia raccolta a fasci d’oro su l’aja comune.
+
+Nel vespero sereno un estremo chiarore profilava tuttora nettamente
+le cime dei monti: prima la linea continua e dolcemente ascensionale
+del Motterone, poi il gran dorso gibboso dell’Eyenhorn, poi i picchi
+arcigni delle Alpi bianche per neve, poi il pizzo di Proman e la brusca
+elevazion dentata della Zeda che declinava novamente verso settentrione
+fino a nascondersi dietro il ceppo brunastro delle casupole di Cerro.
+Su tutto il paesaggio, sul cielo, su la terra, sul lago si distendeva
+uno strato di vapore violaceo, come un fitto velo che ne modificasse
+e offuscasse le tinte e i rilievi. A traverso quel velo, la riviera
+opposta appariva quasi piana, senza promontorii e senza insenature:
+la costa di Stresa, la curva del golfo, le isole Borromee, la punta
+di Pallanza sembravan tutte su una linea sola, ininterrotta, ch’era
+quella chiara dell’acqua, battuta dall’ultima luce occidentale.
+Solamente l’acuta gola di Mergozzo, aperta incontro a Cerro, si vedeva
+inabissarsi verso le lontananze dell’orizzonte: e il suo aspetto era
+nebuloso, fantastico, sinistro, così sommersa nel vapor violaceo tanto
+più denso quanto lo spazio cresceva.
+
+Aurelio, il corpo rilassato su la rigida pietra, la testa appoggiata
+per inerzia alla muraglia, fu preso da uno strano senso di stanchezza
+e di malinconia al cospetto del paesaggio cupo e grandioso. Avveniva
+dentro di lui una di quelle rarissime crisi d’abbattimento, che tal
+volta piegavano e vincevano la sua forte fibra di lottatore. Durante
+siffatte crisi il suo spirito, che le consuete astrazioni avevan
+momentaneamente abbandonato, si smarriva in lente fantasie, cui le
+sensazioni delle cose esteriori imponevan come una triste tonalità
+minore. Alcuni pensieri insoliti in lui, alcune sepolte aspirazioni
+della prima adolescenza, alcuni lontani ricordi del padre morto o
+dell’avola vigilante con materna sollecitudine su la sua fragilità
+infantile, passavano lievemente in quelle fantasie, a similitudine
+di spettri esili e confusi, volanti verso una porta misteriosa.
+Senza potersene rendere una ragione, egli si lasciava vincere e
+intenerire dalle memorie. Egli sentiva nel fondo della sua anima
+levarsi un grido spasimoso: egli sentiva arrivare dalle intime energie
+dell’essere un impulso irresistibile verso qualche cosa oscura ma
+supremamente necessaria alla sua vita. Ogni suo più ardente desiderio,
+ogni sogno, ogni ideale pareva s’avviluppasse nel lugubre sudario
+dell’indifferenza: la gloria era vana, l’umanità era trista, l’avvenire
+incommutabile o non meritevole d’esser commutato. Uno scontento immane
+del mondo e di sè stesso, un tragico bisogno di riposo finivano per
+impadronirsi di tutte le sue facoltà; ed egli rimaneva come soffocato
+nella stretta di tanta desolazione, deplorando le sue fatiche e le sue
+ambizioni, anelando inutilmente a un Bene, ch’era la Morte ma poteva
+anche esser l’Amore.
+
+La strana crise sentimentale incominciò questa volta dal ricordo della
+scena incresciosa con donna Marta e di quello scoppio di singulti che
+gli era parso d’udire varcando la soglia della stanza. Da parecchi
+giorni egli sopportava senz’alcun commovimento dell’animo le periodiche
+esplosioni di mal umore che l’avola sfogava a preferenza contro di lui:
+— un po’ per freddezza, un po’ per abitudine, un po’ per la convinzione
+ch’esse fossero conseguenza irrimediabile e inevitabile della lenta
+degenerazione ond’era esasperata l’indole di lei. Appena lo sfogo era
+esausto o appena egli riusciva con un qualunque mezzo a sottrarsene,
+Aurelio dimenticava sùbito le parole amare e non c’era caso che
+ritornasse sopra queste con la memoria. Quella sera in vece, come
+si trovò solo sul rialto del palazzo d’innanzi al lago silenzioso, i
+ricordi del pranzo non tardarono a risorgere nel suo pensiero, più vivi
+ed eloquenti degli stessi fatti reali.
+
+Allora un’onda impetuosa di tenerezza, di pietà, di simpatia gli gonfiò
+il petto, improvvisamente. L’imagine della nonna, della sua seconda
+madre, ischeletrita dal morbo, disfatta dalla vecchiaja, dilaniata
+da continue angosce, gli si presentò d’avanti agli occhi dell’anima,
+come un’allucinazione. — Le stimate del dolore erano omai impresse
+indelebilmente sul povero viso, ch’egli aveva veduto tante volte
+curvarsi su di lui, con tanta bontà, con sì amoroso struggimento, nei
+dì lontani! Certo: ella soffriva veramente durante quegli scoppii di
+collera ingiusta contro di lui; ed egli poteva rimanere impassibile e
+quasi irridere alle sue sofferenze! La nonna, la sua seconda madre si
+logorava di giorno in giorno, consumava in futili querimonie l’estreme
+energie, andava piegando a poco a poco verso la fossa; ed egli non
+sapeva trovar nulla in sè per renderle meno triste l’agonia, per
+infondere un’ultima gioja in quell’anima moribonda!
+
+La sua coscienza morale era profondamente rimorsa da queste idee;
+il cuore era lacerato a sangue dalla tetra previsione. Aurelio si
+sentiva legato all’avola da un vincolo indissolubile d’affetto; alla
+morte di lei si vedeva già solo e perduto nel mondo, come un viandante
+affaticato in una steppa senza confine. Un bisogno intenso d’appoggio,
+di compagnia, di convivenza familiare palpitava dentro di lui. Gli
+passavan nello spirito, in forma di sentimento vago, alcune afflizioni
+del tempo trascorso, che parevagli dovessero rinnovarsi ingigantite
+nell’avvenire. L’imagine della nonna sorgeva da tutte quelle memorie,
+come un simbolo consolatore. La stessa imagine ondeggiava su quelle
+aspettazioni, come un vacuo fantasma cui avrebbe inutilmente invocato
+nelle ore dolorose.
+
+Egli si domandò costernato: «A che combattere? In che sperare? Perchè
+ostinarmi a vivere, quando ugualmente dovrò morire?»
+
+Così la crise d’abbattimento incominciò; così lo scontento immane di
+sè stesso e del mondo, il tragico bisogno di riposo s’impadronirono di
+tutte le sue facoltà. La testa del giovine piegò lentamente sotto il
+peso dei tristi pensieri involontarii; gli sguardi caddero al suolo,
+e vi rimasero lungamente fissi, vitrei, acuiti, come penetrandone i
+misteri.
+
+In tanto su la spiaggia, d’avanti al rialto del palazzo, passarono,
+di ritorno dai pascoli, le vacche cornute e corpulente, a una a una,
+in lunga schiera, barcollando, gittando a tratti nell’aria i tremuli
+e sordi muggiti; passarono le pallide pecore, strette e confuse in
+gruppo, mute, quasi invisibili sul fondo grigio della terra; passarono
+ultimi, salendo dal greto, i pescatori tardivi, recando su le spalle
+le pertiche prolisse, le fiocine dentate, gli staggi dalle reti ancora
+sgrondanti. Tutti, animali e uomini, scomparvero successivamente dalla
+parte del villaggio, dove li chiamava al riposo lo squillo lento e
+monotono dell’Ave Maria; e il vasto spiazzo fino al lago rimase affatto
+deserto, inanimato, come assopito nell’ombra, in aspettazione della
+notte imminente.
+
+Su l’opposta riviera apparvero man mano le luci: Intra, la prima,
+scintillò per vivaci fiammelle, disposte a intervalli regolari lungo
+la costa; un gran faro d’oro s’accese su la punta di Pallanza e
+rischiarò d’un riflesso ondulato l’acqua cupa; altri lumi dispersi
+tremolarono qua e là, a Stresa, a Baveno, su i fianchi selvosi del
+Motterone, laggiù, lontanamente, nei malinconici abituri di Feriolo.
+In alto, quasi presso la vetta della Zeda, ben profilata ancora sul
+cielo verdognolo, un enorme fuoco divampò d’un tratto, s’allargò come
+un incendio di foresta; poi rapidamente declinò, si ridusse a un punto
+rossastro nell’oscurità, si spense.
+
+Quando gli ultimi tocchi dell’Ave Maria caddero inerti e flosci nel
+silenzio crepuscolare, Aurelio, sorpreso dall’apparizione di quei
+lumi annunziatori della notte, volle scuotersi dal suo accasciamento e
+uscire da quella specie di sogno tormentoso. La crise era sul finire;
+uno sforzo mediocre di volontà bastava a dissiparne i molesti residui.
+
+Egli d’un balzo s’alzò in piedi, e rientrò nel palazzo. Attraversò il
+cortile vuoto e bujo a testa alta, con quel piglio ardito e imperioso,
+che talvolta la vision della folla gli suggeriva; si mise su per la
+scala ottenebrata; percorse a passi rapidi il breve tratto di loggia
+fino alla porta delle sue stanze; ne schiuse i battenti quasi con
+violenza; entrò.
+
+Dal balcone spalancato penetrava l’estremo pallore del giorno morto; in
+quel pallore i mobili non avevan più tinte, spiccavan neri e angolosi,
+simili a ombre più che a oggetti reali. La brezza, che saliva dalla
+prossima valle, faceva stormire dolcemente la pineta nel giardino,
+agitava gli apici d’alcune fronde di glicina arrampicate lungo la
+ringhiera, irrompeva fin nella stanza, suscitando deboli fruscii nelle
+carte sparse su la tavola centrale. Di quando in quando al soffio
+alterno le tende paonazze si gonfiavano con un largo moto d’espansione,
+come un respiro profondo.
+
+Trovandosi nel luogo prediletto, Aurelio riacquistò totalmente la
+serenità e la sicurezza consuete dello spirito. S’arrestò, estasiato
+dal subitaneo benessere che tutto lo invase, in mezzo alla stanza.
+Era ben quello il rifugio sacro agli studii, il tempio delle superbe
+ambizioni e delle speranze immortali. Da quell’umil rifugio egli,
+come un’aquila destinata ai trionfi, avrebbe preso il gran volo per
+il mondo popoloso, alle battaglie del progresso umano, alla conquista
+della gloria. Che cosa omai avrebbe potuto arrestarlo? Quale forza
+terrena sarebbe riuscita a opporsi all’impeto del suo ingegno e della
+sua volontà? Egli si sentiva giovine, sano, energico, incorrotto
+anzi incorruttibile dalle avversità e dalle passioni: egli si sentiva
+veramente un Eletto fra i suoi simili.
+
+Allargò le braccia vittoriosamente, le stese ritte sopra il capo
+orgoglioso, agitò le mani nell’aria, sorridendo trasfigurato dalla
+gioja al suo destino, ch’era scritto in alto, molto in alto nei misteri
+azzurri del cielo. «Chi, chi può dunque mutare il destino?» egli disse
+a voce spiegata, in atto di sfida.
+
+Un acuto scroscio di risa, d’una insolente gajezza, si levò in quel
+punto dal parco silenzioso. Alle risa successe una pausa, un susurro di
+voci femminili a pena sensibile; poi le risa ricominciaron da capo, più
+forti, più gioconde, irrefrenabili. Aurelio, che aveva già dimenticato
+l’arrivo dei vicini annunziatogli dall’avola durante il pranzo, fu
+sorpreso da quell’insolito strepito nella calma imperturbata della
+campagna. Spinto dalla curiosità, e un poco dal dispetto che quel riso
+importuno aveva mosso in lui, s’affacciò al balcone per osservare chi
+dunque osava disturbarlo nel suo rifugio.
+
+Sopra una delle scalee marmoree, che adducevano al secondo spianato
+pensile del giardino e alla pineta, stavan ritte, appoggiandosi con
+una squisita grazia signorile alla balaustrata, due giovini donne
+assai eleganti nel chiaro costume estivo. Le loro persone uscivan
+tutte intere, ben definite dal candore del marmo: entrambe, alte
+ugualmente, apparivano snelle, di forme molto leggiadre, con gli omeri
+un po’ sostenuti e la cintola strettissima sopra i fianchi leggermente
+arcuati. Una, roseo vestita, era bruna di capelli, e gli si presentava
+di fronte, con gli occhi e i denti illuminati dal riso; l’altra in un
+attillato abito celeste, volgendogli le spalle, mostrava una splendida
+capigliatura bionda, raccolta in un denso intreccio su l’occipite. E
+nulla superava la grazia di quel gruppo fiorente di giovinezza, sul
+bianco della scalea, nella luce favolosa del crepuscolo.
+
+Aurelio, in vederle, le riconobbe. Rammentò le descrizioni dell’avola;
+rammentò ancora i molesti pensieri e i disegni di prudenza che l’arrivo
+imprevisto di quelle fanciulle aveva in lui suscitati. Volle sùbito
+ritrarsi, ma una strana compiacenza gli impedì di muoversi: i suoi
+sguardi rimasero fermi come incantati dall’estetica apparizione.
+Mentr’egli così la contemplava, un turbamento pànico e pur dolce si
+veniva man mano impossessando del suo spirito assorto e maravigliato;
+assomigliava questo turbamento alla leggera ebrietà che dà il dolce
+vino spumante, mettendo tra i sensi e le cose una specie di velo
+sentimentale, malinconico o giocondo, continuamente trepido. Al
+giovine pareva di sognare. Passavano in fatti dentro di lui, come in
+un sogno, impetuosamente, confusamente ricordi di scene o di letture
+lontane, nebbiose imagini romantiche, fremiti fuggevoli di desiderio,
+di curiosità o di speranza. Tutto ciò nasceva e si svolgeva per una
+forza spontanea di fantasia, senza ch’egli potesse averne coscienza; e
+le fibre della sua anima tremavan tutte, come fascio di corde sottili
+strappate insieme da un plettro.
+
+D’un tratto un nuovo scoppio fragoroso di risa salì dal parco. La
+fanciulla bruna con un movimento repentino si volse, si diede a correre
+all’impazzata su per la scalea, e, giunta al sommo, s’internò agile e
+veloce nella pineta. Un roseo tremolìo illuminò per un attimo l’ombra
+nera del bosco.
+
+— Flavia! Flavia! — l’altra chiamò nel silenzio, ferma al suo posto,
+attonita di quella fuga improvvisa.
+
+Nessuno rispose. Solamente un’eco lontana ripetè il nome, come un
+gemito indistinto.
+
+Allora anche la bionda si mosse, ascese rapida i gradini marmorei, e
+scomparve in corsa tra i pini, dietro la compagna.
+
+Il giardino apparve deserto, muto, misterioso, con le sue piante
+cupe e i bianchi fantasmi delle statue mutilate, ritte su gli stalli
+invisibili.
+
+— Flavia! Flavia! — s’udì ancora chiamar da lungi, per l’ultima volta.
+
+Aurelio, che aveva seguíto avido con gli occhi le due fanciulle fino
+al limite del bosco, quando più non le vide, fu preso da un desiderio
+cieco e selvaggio di scendere al basso precipitosamente, d’inseguirle,
+di raggiungerle come prede nel folto, dove già la notte doveva esser
+profonda.
+
+
+
+
+II.
+
+L’INCONTRO.
+
+
+— Signorino, un telegramma! — gridò Camilla con la vocina esile e
+acuta, entrando impetuosamente nella camera.
+
+Aurelio che, stanco dal lavoro protratto a tarda notte, s’era
+riaddormentato dopo aver sorbito alle sei del mattino la solita tazza
+di caffè, si levò di scatto a sedere sul letto, fissando gli occhi
+spalancati in viso alla fantesca.
+
+— Un telegramma?... Per me?! — egli domandò, stupito.
+
+— Sì, per lei, — rispose Camilla; e, avvicinatasi a lui, gli stese
+la busta gialla, sottolineando l’atto con un fatuo sorriso, un poco
+ironico.
+
+Poi, sùbito, soggiunse:
+
+— Favorisca di firmare la ricevuta. Il fattorino è giù che aspetta.
+
+— Non posso già scrivere con le mani, — egli borbottò nervosamente.
+
+A passi brevi, dimenando leggermente l’anca, ella attraversò la
+camera, prese dal tavolino una penna, che intinse più volte, con lenta
+diligenza nel calamajo; ritornò poi senza scomporsi presso il letto, e
+la porse ad Aurelio con un gesto assai leggiadro.
+
+Egli, ansioso di leggere, cominciava a indispettirsi per l’indugio.
+
+— Che ore sono? — chiese con la voce aspra.
+
+— Le otto, signorino. Anzi, le otto e mezza.
+
+— Va bene. Prendi, — concluse Aurelio, dopo aver firmato; e le porse la
+ricevuta, congedandola con un brusco accenno del capo.
+
+Quando la fantesca fu uscita, il giovine rimase ancora un poco con
+la busta chiusa tra le mani. Chi aveva dunque bisogno di lui? Egli
+viveva solo, staccato da ogni consorzio grande o piccino, senz’alcuna
+comunanza di negozio e senza stretti vincoli di parentela o d’amicizia.
+Quale notizia importante poteva giungere fino al suo sconosciuto
+ritiro, e con un mezzo così imperioso?
+
+Non potendo trovare una risposta plausibile, si risolse ad aprire il
+foglio e leggere lo scritto misterioso. Un sorriso gli passò negli
+occhi alle prime parole; con un subitaneo movimento di contrarietà, e
+d’impazienza, egli gittò il telegramma a pie’ del letto, e s’attaccò
+con tutta la sua forza al cordone del campanello.
+
+— Vengo, signorino! Vengo sùbito, — s’udì gridare Camilla da lontano,
+acutamente, mentre lo squillo furioso durava ancora.
+
+Come però tardava a comparire, Aurelio dovette suonare una seconda
+volta, anche più forte e più a lungo, per sollecitarla. Finalmente ella
+entrò nella camera, tutta accesa in viso come avesse fatto una corsa a
+perdifiato, le ciocche della fronte scomposte e riversate all’indietro,
+il respiro frequente e affannoso.
+
+— Che vuole? Che comanda?.... Mio Dio, signorino, un po’ di pazienza!
+stavo arricciando i capelli alla signora.... Non potevo tralasciare
+d’un tratto; ella sa come la signora s’inquieta per un nonnulla!...
+Eccomi. Che vuole?
+
+Disse queste frasi interrottamente, anelando, accomodandosi con le mani
+le ciocche volanti, senza lasciargli il tempo di sfogare il suo mal
+umore per l’involontario ritardo.
+
+— Via, spìcciati! Avverti prima la mamma che oggi avremo un ospite con
+noi. Poi corri immediatamente a chiamare Ferdinando perchè m’accompagni
+in lancia a Laveno. Dobbiamo essere alla stazione per le nove e mezza.
+Non c’è tempo da perdere. Hai capito?
+
+— Perfettamente, — rimbeccò la giovinetta, tutta ilare d’essere
+sfuggita a un rabbuffo che s’aspettava. E con insolita lestezza si
+diresse alla camera di donna Marta, ch’era all’altro capo del portico.
+
+Aurelio, rimasto solo, balzò dal letto e s’affrettò a vestirsi.
+L’annunzio d’una visita dello Zaldini, non ostante i suoi propositi di
+solitudine, lo aveva messo lì per lì in un orgasmo di gioja infantile,
+che si manifestava con una smania bizzarra e nuova di far romore a
+ogni movimento, battendo forte i piedi su l’assito, spostando le sedie,
+urtando bruscamente con le mani gli oggetti disposti su le tavole. La
+immacolata chiarità della mattina di giugno, il sole che irrompendo
+a traverso le tendine illustrava d’una trama aurea il pavimento, i
+canti giulivi e il buon odore di resina e di fiori che venivan dal
+giardino portati dal vento, tutte quelle vivaci apparenze accrescevano
+la sua giocondità, infondevangli nello spirito riposato la luce e il
+profumo della vasta campagna lussuriosa. — Finalmente avrebbe potuto
+parlare, aprire la sua chiusa anima a una confidenza, comunicare i suoi
+pensieri, da oltre un mese contenuti nel cerchio del suo intelletto, a
+qualcuno simile a lui! Finalmente avrebbe potuto riattivar con l’amico
+quello scambio di idee e di sentimenti, imposto come un bisogno dalla
+nativa sociabilità della razza anche agli esseri superiori, per cui la
+solitudine non è pure un tedio e un silenzio mortale!
+
+Nell’attendere alle cure della persona, Aurelio, inconsapevole,
+pregustava già il primo colloquio con lo Zaldini durante il tragitto da
+Laveno a Cerro; pregustava le saporose novelle che questi gli avrebbe
+recate da Milano, le discussioni vivaci che si sarebber presto accese
+tra loro sopra uno dei temi preferiti. Il desiderio di ritrovarsi con
+lui, desiderio che l’aspettazione del prossimo incontro aveva d’un
+tratto eccitato, gli acuiva singolarmente il senso dell’amicizia,
+gli rievocava d’innanzi oltre modo simpatica l’imagine dell’amico,
+quale l’aveva visto ancora ignoto comparire nella redazione della
+sua Rivista, due anni addietro. Da quel giorno che rara affinità
+d’intendimenti e d’entusiasmi ambiziosi li aveva legati! E che lunghi
+voli spirituali avevan tentati insieme nei loro sogni di grandezza e
+di felicità! Tutte, tutte le ardenti questioni, che affannano oggidì
+il pensiero umano, erano state sfiorate, discusse, talvolta anche
+audacemente risolte nelle loro interminabili conversazioni notturne,
+che spesso i primi chiarori dell’alba venivano ingrati a interrompere.
+
+Ripensando ora alla vita fraterna ch’egli e lo Zaldini avevan condotta
+in quei due ultimi anni a Milano, Aurelio si maravigliava d’essersi
+potuto separare dall’assiduo compagno con tanta indifferenza,
+e d’averlo potuto totalmente dimenticare durante quel mese di
+villeggiatura. In verità, dal dì ch’egli era giunto a Cerro, quella
+era la prima volta che il desiderio di lui si risvegliava, che le
+memorie della loro lieta convivenza palpitavan vivaci dentro il suo
+cuore. Perchè? Egli dunque non l’amava? E avrebbe potuto non rivederlo,
+fors’anche mai più, senza un rimpianto del passato e quasi senza un
+ricordo? Sì, era così; pur troppo doveva confessarlo, era così! Egli
+sentiva che entrambi, non ostante la comunione di vita e d’abitudini,
+eran rimasti estranei l’un per l’altro, come due viandanti, riuniti
+dal caso, i quali avesser percorso discorrendo uno stesso cammino.
+Egli sentiva che la propria anima, asservita a un Ideale superbo, era
+infusibile, chiusa nel suo superbo mistero, incapace di sacrificio e
+d’amicizia.
+
+La consapevolezza di questa necessità psicologica fu per lui,
+nella tenera disposizione in cui si trovava, una pena e quasi un
+rimorso. Volle dunque troncar sùbito l’indagine, abbandonare le aride
+considerazioni che minacciavan d’amareggiare la spontanea gioja di quel
+risveglio. Appena fu vestito, uscì dalla sua camera, passò ad augurare
+il buon giorno alla nonna, che pareva d’ottimo umore, e discese sul
+greto dove Ferdinando, il vecchio barcajuolo, già l’aspettava.
+
+La mattina era un po’ velata dalla parte delle Alpi: sopra la vetta
+del Motterone una gran massa plumbea pendeva, sbrandellandosi verso
+levante in tenui nubecole bianchicce. Qua e là, su le altre cime,
+qualche fiocco disperso, alcuni lunghi nastri torbidi apparivano; e
+il fondo della valle di Mergozzo era cupo, come polveroso, sprofondato
+in un’ombra azzurrastra. Da settentrione un vento impetuoso scendeva,
+suscitando un vasto scroscio rotto da sibili alterni e un tumulto di
+ciuffi lattei al sommo delle onde.
+
+Ferdinando dovette faticare assai per vincere la violenza di quel
+vento, che soffiava diritto contro la prua. D’innanzi all’antico
+fortino austriaco, che siede smantellato allo sbocco del golfo di
+Laveno, il lago divenne, per il rimbalzo dei flutti, così fiero e
+minaccioso che Aurelio stesso fu costretto a prendere i remi per venire
+in ajuto del vecchio. Giunsero nel porto in ritardo di qualche minuto,
+mentre già il treno irrompeva, fischiando, sotto la tettoja della
+stazione.
+
+L’Imberido discese rapidamente a terra, e s’avviò a passo sollecito
+incontro all’ospite, che apparso per il primo su lo spiazzo, girava
+intorno lo sguardo come stupito di non trovare alcuno a incontrarlo.
+
+L’avvocato Luciano Zaldini, accuratamente raso, con due piccoli baffi
+bruni a pena accennati, pareva più giovine d’Aurelio, sebbene questi
+avesse qualche anno meno di lui. Era alto della persona e ben formato;
+elegantissimo in ogni particolare dell’abito. Il suo viso, piuttosto
+largo e carnoso, serbava ancora la freschezza dell’adolescenza, nella
+soda pastosità della pelle, nello sguardo sempre un poco attonito, nel
+riso ingenuo e pronto che scopriva di tra le labbra rosee una mirabile
+dentatura d’una regolarità femminina.
+
+— Oh, l’eremita!... — egli gridò, come vide Aurelio che gli
+correva incontro. — Tu vedi in me Maometto che viene alla montagna,
+semplicemente perchè la montagna non volle venire a lui.
+
+— La montagna sta bene e non si muove, — l’altro rispose ridendo, e gli
+stese ambo le mani con sincera espansione.
+
+Durante il tragitto in barca, l’Imberido interrogò sùbito l’amico su le
+sorti della Rivista.
+
+— Va bene, molto bene, — rispose l’avvocato; — soltanto si lamenta
+il tuo lungo silenzio. Io ho tentato, dopo il tuo ultimo articolo,
+di trascinarti in una polemica; ho aspettato per una settimana la tua
+replica, che mi pareva non potesse mancare; non venne! Perchè? Era una
+domanda che ti volevo rivolgere fin d’allora, per lettera; poi le cure,
+i fastidii, le donne.... Sai bene, io non sono un eroe della tua forza;
+io pecco, come il savio, sette volte al giorno....
+
+Scoppiò, così dicendo, in una risata sonora, e passò il braccio su le
+spalle d’Aurelio con un gesto che gli era abituale.
+
+— Che vuoi? — disse questi dopo una pausa; — tu mi movevi una questione
+così stantìa che non valeva proprio la pena d’una risposta. Mi facevi
+certi squarci di metafisica dottrinaria, degni tutt’al più d’un Mazzini
+o, peggio, d’un mazziniano..... Il miglior servigio che ti potevo
+rendere era di tacere: ho voluto essere, almeno una volta in mia vita,
+generoso, e lo sono stato con te.
+
+— Come? Come? Facevo squarci di metafisica, io?
+
+— Eh, pur troppo! Mi parlavi di popolo, di diritti, di doveri, di
+maggioranza, di uguaglianza, di fratellanza, che so io.... Il frasario
+era un po’ retorico e antiquato, confessalo.....
+
+— Per Dio! — gridò, riscaldandosi, lo Zaldini; — non hai dunque capito?
+Io non me ne serviva se non per chiarezza. Bisogna pur farsi capire
+anche da quelli, e sono i più, i quali si convincono e si convertono
+solamente sotto il fascino di date parole e d’espressioni consacrate.
+Ogni arma è buona per combattere il Nemico. E il sistema d’una larga
+propaganda liberale mi sembra il migliore per richiamare a noi le
+maggioranze che ci sfuggono.
+
+— Ma chè! Le maggioranze? Lasciale dunque andare dove credono meglio,
+le maggioranze! Tu devi persuaderti che non è a queste che noi dobbiamo
+parlare né ora né mai. Noi siamo come gli scienziati che espongono
+una questione: non si curano se la folla li capisce o non li capisce.
+Ad essi basta d’esser compresi dalle aristocrazie intellettuali,
+poichè son queste che hanno e avranno in qualunque tempo il monopolio
+delle verità. Per il volgo tanto vale un buon ragionamento quadrato
+quanto un pessimo sofisma; se questo poi gli promette la felicità e
+la potenza, il volgo approva il secondo e respinge con indignazione il
+primo. Gli è per tal motivo che le maggioranze saràn sempre ingannate
+e sempre oppresse; e che le loro effimere vittorie, siccome son fuori
+della logica delle cose, non apporteranno mai, alla chiusa dei conti,
+se non a un nuovo assetto sociale, governato ancora dalle minoranze
+aristocratiche più intelligenti e più forti.
+
+L’Imberido pronunciò queste parole con la sua voce calda ed eguale che
+non mutava a traverso le più aspre discussioni, sottolineandole a pena
+con un leggero sorriso. Quando finì, l’amico, che lo aveva attentamente
+seguito, annuendo a tratti col capo, lo guardò tra attonito e
+maravigliato, e disse:
+
+— E perchè tutte queste belle cose non le hai scritte e non me le hai
+mandate a Milano per la Rivista?
+
+— Perchè le avevo già accennate qua e là in altri miei articoli, e a me
+non piace di ripetermi.
+
+Il vento, che soffiava ora favorevole, un po’ scemato di forza
+per l’approssimare della calma meridiana, faceva proceder la
+barca più leggera, come scivolasse su le onde. Dalle cime i vapori
+erano scomparsi: una serenità umida rendeva l’aria d’una singolare
+trasparenza, accentuava i rilievi e le tinte del paesaggio maestoso.
+Sul promontorio di Pallanza e su la breve elevazione dell’Isola Madre,
+le varie forme degli alberi si distinguevano nette e precise, uscendo
+dallo sfondo uniforme dei dossi più lontani. Le cave del granito
+intorno a Baveno biancheggiavano fastidiose al sole, simili a immani
+volute di neve.
+
+— Guarda, — soggiunse Aurelio, indicando con un gesto circolare il
+lago, — conosci tu un paese più dolce di questo?
+
+— Davvero, è superbo. Si direbbe che una lunghissima città si distenda
+su quella riva, infinitamente.
+
+— E da questa parte, in vece, tu non vedi un’abitazione; il bosco è
+profondo e deserto a perdita d’occhio. Io conosco tutti i sentieri che
+corrono sotto quelle vòlte di verzura; ve ne ha d’incantevoli, dove la
+solitudine ti appar così grave, che li diresti segnati non dall’uomo,
+ma dall’oscuro capriccio della terra. Camminando a traverso quei boschi
+silenziosi, sopra tutto nel crepuscolo, tu ti senti un altro essere,
+nato come in tempi assai remoti, vivente una vita primordiale, il quale
+presagisca per una misteriosa divinazione la civiltà dell’età nostra.
+Io, vedi, ho provato in questo mese le più bizzarre transposizioni
+dello spirito; ho bevuto alle sorgenti della vita le più pure essenze;
+ed ora mi pare d’esser così forte, così compatto, così sicuro di me e
+del mio destino, come da molti, molti anni non mi sentivo. Credi?
+
+Luciano lo fissava, trasognato. Gli domandò:
+
+— E sei sempre stato solo?
+
+— Sempre.
+
+— Non conosci dunque nessuno? Non ci sono altri villeggianti qui a
+Cerro?
+
+— Ci sono, ma non li conosco; e non li voglio conoscere.
+
+— Ti annojerai pure, qualche volta?
+
+— No, mai....
+
+L’amico tacque, meditabondo; e ritornò a guardare con occhio invido
+laggiù, all’altra riva, dove una città lunghissima si distendeva
+infinitamente nella gloria bionda del sole.
+
+A una svolta, inaspettato nel verde del castagneto, il villaggio
+tranquillo apparve.
+
+— Ecco l’eremo! — esclamò Aurelio con gioja, indicando il palazzo allo
+Zaldini.
+
+Donna Marta, al riparo d’un largo ombrello nero, era discesa su la
+spiaggia a incontrarli, e sventolava un fazzoletto in segno di saluto.
+Ella accolse l’ospite con molta cordialità; lo ringraziò d’esser
+venuto a portare un ricordo delle consuetudini urbane in quella plaga
+abbandonata, che aveva reso il nipote oltre modo rozzo e scortese;
+anche, gli domandò amabilmente notizie della Rivista, benché avesse
+sempre avuto per questa creazione d’Aurelio una speciale antipatia.
+
+Risalì quindi con loro verso il palazzo, chiacchierando animatamente,
+con insolita festività. Come però il suo respiro era rantoloso e
+l’ascesa l’opprimeva, ella dovette sostare due volte anelando, e alfine
+appoggiarsi al braccio del nipote per raggiungere il sommo del rialto.
+
+— Come ti senti oggi, mamma? — le chiese Aurelio, impensierito.
+
+— Così, così... non troppo bene; soffro un poco d’asma.... stanotte non
+ho chiuso occhio....
+
+Soggiunse sùbito rivolta allo Zaldini, sorridendo:
+
+— Sono i maledetti acciacchi dell’età mia. Non c’è di che stupirsene. A
+settant’anni battuti la vita è già un prodigio.
+
+E parlò d’altro.
+
+Su la porta del palazzo avvenne un subitaneo incontro: le signore Boris
+uscivano per la passeggiata mattutina. Dal giorno del loro arrivo,
+Aurelio non le aveva più vedute, quantunque l’avola fosse già entrata
+con esse in amichevoli rapporti. Flavia, assai leggiadra nell’abito
+roseo, veniva prima, la testa alta, il seno proteso nell’erezione
+leggermente arcuata della persona; a fianco l’una dell’altra,
+susseguivan poi, in silenzio, la biondissima, un viso esangue e
+capriccioso illuminato da due chiari occhi procaci, e la madre, solenne
+e trionfante della sua pingue maturità e della sua bellezza ostinata.
+
+Si salutarono, passando. Donna Marta e il nipote entrarono sotto il
+peristilio. Luciano, che pareva molto maravigliato di quelle presenze,
+si fermò un attimo, involontariamente, su la porta per riguardare le
+tre donne, mentre discendevano a passo lento gli scalini del rialto,
+incerte ancora su la via da percorrere. Udì le due fanciulle che
+mormoravan tra loro alcune parole e ridevano; le vide aprire al sole
+gli ombrelli variopinti, e rivolgersi indietro verso la madre per
+consultarla. Come i suoi sguardi s’incontraron con quelli di Flavia,
+egli sùbito si ritrasse, un po’ confuso della distrazione, e raggiunse
+gli ospiti i quali non s’eran peranco avveduti del suo breve indugio.
+
+— Conduci l’amico tuo in camera. Egli avrà bisogno di ravviarsi un
+poco, — disse donna Marta al nipote. — Ricordatevi: fra mezz’ora la
+colazione è pronta.
+
+Quando i due giovani furon soli su le scale, Luciano non potè più
+contenere la sua maraviglia per la piacevole apparizione. Egli inseguì
+Aurelio che lo precedeva, gli cinse con un braccio il fianco, lo scosse
+con forza e gli susurrò all’orecchio scherzosamente:
+
+— Ah, impostore! Tu chiami dunque un eremo, questo?! Ma questo è il
+giardino d’Armida.... con la differenza che Armida era sola e qui è
+bene accompagnata. Ah, ora capisco perchè non ti sei mai fatto vivo in
+questo mese; ora capisco l’incanto delle viottole perdute nel bosco;
+ora so bene a che sorgenti hai bevuto le pure essenze della vita! Se
+non ti dà ombra la mia concorrenza, son pronto anch’io a ritirarmi dal
+mondo per far l’eremita con te. Mi vuoi? Di’: mi vuoi?
+
+Rideva pazzamente. E anche Aurelio rideva; ma gli scrosci giocondi
+di Luciano contrastavano assai col suo ghigno fioco, un po’ beffardo.
+Egli pensava: «Costui non vede la felicità che nei piaceri meno nobili
+del senso e del sentimento; l’Idea per l’opposto lo lascia freddo,
+stupefatto, tutt’al più curioso. E non può assolutamente capacitarsi
+che alcuno, migliore di lui, abbia a trovare in Essa il più alto
+godimento della vita! La donna, sempre la donna! Sopra ogni pensiero
+pende nel suo cervello, come un torbido astro, l’imagine del connubio
+immondo. Egli è lo schiavo sottomesso della sua carne: il basso istinto
+della generazione lo domina tutto e ne inquina ogni facoltà fisica e
+morale. Posso io dunque esser l’amico d’un uomo simile?»
+
+Giunsero nella camera destinata all’ospite, una camera, come tutte le
+altre, spaziosa, squallida, forse un po’ più chiara perchè prospiciente
+il lago. Aurelio sedette su una vecchia poltrona, e Luciano, mezzo
+svestito, interruppe la sua celia per refrigerarsi il capo e le mani in
+una tinozza piena d’acqua.
+
+L’Imberido, che fin allora non aveva aperto bocca, si volse
+d’improvviso al compagno e gli domandò:
+
+— Tu credi dunque ch’io conosca quelle signore? Ebbene oggi è stata la
+prima volta che le ho salutate.
+
+Luciano levò il viso, che grondava da tutte le parti, e lo guardò con
+un’espressione singolare d’incredulità.
+
+— Veramente, — ribattè Aurelio sorridendo.
+
+— Dopo oltre un mese di convivenza nella stessa casa?
+
+— Se non dopo un mese, dopo dieci giorni da che sono arrivate.
+
+— Ah, son soltanto dieci giorni.... La cosa è già men grave. Ma, in
+tal caso, guàrdati: è l’avvenire che si presenta irto di pericoli, —
+insinuò l’avvocato, fissando burlescamente l’amico.
+
+Aurelio scosse la testa, e inarcò le labbra in atto sdegnoso.
+
+— Non credo e non temo, — egli mormorò; — sarà questione di
+temperamento, come tu m’hai detto tante volte; ma è così: le donne mi
+tentano poco.
+
+— Anche idealmente?
+
+— Ancor meno. Come femmine, via, quando l’estro mi tortura, so ben dove
+trovarle col minor dispendio di tempo e di pazienza. Ma, come donne,
+che vuoi? io le stimo davvero troppo inferiori ed estranee a me perchè
+me ne debba occupare.
+
+— E pure son così divertenti! — esclamò Luciano, scoppiando in una gran
+risata.
+
+— Divertenti?... Forse. Ma gli è appunto perchè son tali che non fanno
+al mio caso. Io non sento alcun bisogno di divertirmi; la vita nostra
+è troppo breve per concedere uno svago a chi s’è prefisso qualche
+scopo di là dalla vita stessa e all’infuori degli umili sodisfacimenti
+corporali, che son comuni alle bestie come agli uomini. E poi l’amore è
+un giuoco troppo assorbente e troppo pericoloso. Si sa come comincia;
+non si può sapere come finisce!... E quasi sempre finisce male....
+molto male, quand’anche finisce!...
+
+Parlava piano, gravemente, con una leggera intonazion malinconica.
+Come ogni volta che l’anima gli si schiudeva a una confidenza, il suo
+sguardo velato, in cui la luce esterna pareva rifrangersi, naufragava
+mobilissimo nello spazio quasi cercando un ideal punto d’appoggio.
+Anche l’amico, vinto dalla suggestione delle sue parole, erasi fatto
+d’un tratto serio e meditabondo.
+
+Tacquero.
+
+Sopra di loro il tragico soffio della coscienza vitale passò. Liete o
+tristi, legate al senso o all’idea, schiave degli impulsi elementari o
+delle più squisite ansietà del pensiero, le vite loro e le altre tutte
+avevano una medesima sorte, spezzavansi contro lo stesso ostacolo, si
+dissolvevan come gocce nel gran fiume inarrestabile dell’umanità. E, su
+quel tumultuar d’esistenze perdute, sospinte verso una foce misteriosa,
+il torso della Sirena emergeva, terribilmente bello, simbolo eterno di
+fecondità, lusinga ammonitrice d’una Forza suprema che voleva la vita e
+contro la quale ogni ribellione era follìa.
+
+I due giovini ebbero insieme, durante il lungo silenzio, la confusa
+visione di questa imagine, la torbida consapevolezza della vanità
+d’ogni cosa per le loro individualità effimere, condannate a una
+breve comparsa su la Terra, e poi, dopo aver procreato, a dileguarsi
+fatalmente nel nulla. Il comune destino li affratellò; la vertigine
+del tempo li spinse l’un verso l’altro, quasi per sorreggersi a
+vicenda su l’orlo della tenebrosa voragine che avevano scandagliata.
+Istintivamente si guardarono negli occhi con un’espressione profonda
+di simpatia e d’incoraggiamento; sorrisero l’uno all’altro; parvero
+attingere in quello sguardo e in quel sorriso il provvido oblio
+dell’Abisso, la fiducia nelle proprie forze, il sacro desiderio di
+vivere, di combattere o di godere.
+
+Aurelio si levò in piedi di scatto, come si sottraesse a un incubo, e
+disse a voce spiegata:
+
+— Veramente si han troppe cose da fare....
+
+Poi soggiunse, alzando il capo con quel suo atto d’orgoglio e quasi di
+jattanza:
+
+— Ma siamo giovini: le faremo. Non è vero?
+
+— Oh tu, di certo, — rispose umilmente lo Zaldini; — io? Io farò quel
+che potrò. E tutto sarà per il meglio, come sempre.
+
+Discendendo le scale, Aurelio mise il suo braccio sotto il braccio
+dell’amico, con familiarità insolita. Sentivano entrambi il bisogno di
+parlar di cose leggere, futili, impersonali: a richiesta dell’Imberido,
+Luciano spiegò i progressi notevoli fatti dalla Rivista in quegli
+ultimi tempi, gli comunicò il numero delle copie che si stampavano,
+il crescente afflusso d’abbonati in amministrazione, il reddito netto
+dell’impresa che prometteva tra non molto di coprire il disavanzo
+ridotto omai a una cifra lievissima. Durante la colazione, essendo
+poi venuti a discorrer di Cerro, Aurelio narrò la storia della sua
+fondazione, che risale soltanto al secolo XVII nell’anno memorabile
+della più cruda pestilenza; anche, narrò la curiosa leggenda del
+cimitero villàtico, sòrto — a quanto si dice — sopra il campicello
+recinto dove un famoso bandito di nome Polidoro aveva sepolto i resti
+delle sue vittime numerose.
+
+Luciano l’ascoltava con un’espression forzata d’attenzione, gli occhi
+incantati ne’ suoi, la testa un po’ inclinata dalla sua parte, quasi
+per meglio afferrare il senso delle parole che gli sfuggiva; di quando
+in quando però, senza volerlo, si distraeva, sembrava concentrarsi
+profondamente in sè stesso, si rivolgeva con un moto improvviso a
+donna Marta per lodare con qualche frase ammirativa il gusto di una
+vivanda, la freschezza dell’acqua, l’eccellenza del vino paesano, un
+vinetto limpido, leggero, un poco acidulo. Egli assumeva una specie di
+solennità cogitabonda d’avanti a una mensa; assaporava sapientemente,
+con una palese volontà di godere; pareva che s’obbligasse a pensare ciò
+che sentiva, per una raffinata arte di sensualità.
+
+Quando assaggiò una gran pasta dolce, che donna Marta aveva
+preannunciata come una squisita ghiottornia, egli non potè più
+contenersi, e l’allegro entusiasmo scoppiò.
+
+— Signora mia, — egli proruppe; — mi permetta di farle le mie più
+vive congratulazioni: questa focaccia è un miracolo di bontà, è il
+capolavoro delle focacce. Ella deve assolutamente insegnarmene la
+ricetta; io poi la comunicherò a mia sorella Maria, la quale sta per
+divenire, mercè mia, una cuciniera di prim’ordine. Perchè, signora, io
+mi sono imposto un compito da padre previdente: non potendo fare altro
+per essa, vado preparandole una dote di sapienza gastronomica, che
+la renderà senza dubbio assai preziosa e invidiata tra le ragazze da
+marito.
+
+Rideva a tratti, in così dire; e anche donna Marta rideva, mentre
+lo incitava a rifornire il piatto, rapidamente sgombro, del dolce
+prelibato. E le targhe zuccherine succedevano alle targhe e scomparivan
+tra le risa nella bocca vorace.
+
+Udendolo, osservandolo, Aurelio pensava: «Ecco: egli è beato; ha
+già dimenticato i nostri discorsi di poc’anzi, e senza serbarne la
+minima traccia amara nello spirito. È bastata una semplice sensazione
+gradevole per infondergli dentro la gioja di vivere; è bastato un
+fatto organico inferiore per ridargli la piena sodisfazione di sè
+medesimo. Ogni inquietudine cerebrale è stata vinta e dispersa in
+lui dal piacer bruto di nutrirsi!...» Egli l’osservava, soggiacendo
+contro l’amico all’invidia istintiva che ognuno prova al cospetto
+d’un essere più felice; ma l’invidia era incosciente, assumendo
+dentro di lui la fallace parvenza d’un sentimento neutro, quasi d’una
+fredda curiosità scientifica. Avveniva assai di sovente ch’egli
+s’ingannasse nell’interpretare i suoi moti interni; l’abitudine
+continua dell’astrazione e lo sforzo di formular verbalmente i suoi
+pensieri distoglievano facilmente la sua attenzione dalle intime cause
+psicologiche che originavano il lavorío mentale. Per tal modo i suoi
+sentimenti rimanevan quasi sempre oscuri, impenetrabili, sottratti a
+ogni freno e a ogni vigilanza della volontà.
+
+Finita la colazione, donna Marta, accusando un po’ di malessere,
+si ritirò nella propria camera, e i due giovini vollero tentare una
+passeggiata nei boschi circostanti. Ma l’ora non era propizia. Sul
+lago, immoto e abbacinante, stagnava l’afa del meriggio; il sole, alto
+nel cielo chiaro, lasciava cadere a perpendicolo i suoi raggi infocati,
+che si slargavano in macchie rance su le praterie, correvano in accese
+strisce lungo le viottole, s’immillavano come strali d’oro a traverso
+il fogliame del castagneto, bollando d’innumerevoli cerchietti tremuli
+la terra in ombra. Anche nel fitto del bosco la caldura, non mitigata
+dal più lieve soffio d’aria, quasi inasprita dallo strepito incessante
+delle cicale, era insoffribile. I due giovini furon costretti a
+ritornar sùbito su i loro passi e rientrare in palazzo. Luciano,
+oppresso dall’afa e dal travaglio della digestione un po’ faticosa,
+andò a gittarsi sul letto e s’addormentò. Aurelio si chiuse nella
+sua stanza, dove riprese tranquillamente i suoi studii, interrotti
+dall’arrivo e dalla presenza dell’amico.
+
+Non ne uscì che ai richiami iterati di Luciano dal giardino e a un
+rabbioso squillo della campanella, dopo oltre cinque ore di continua
+occupazione.
+
+Entrando nella sala da pranzo, egli al primo sguardo s’avvide che la
+nonna era di pessimo umore, probabilmente irritata contro di lui perchè
+aveva lasciato solo l’ospite durante l’intero pomeriggio. Ella non levò
+gli occhi dalla tavola quand’egli comparve, e rimase poi lungamente
+muta, covando dentro lo sdegno che presto o tardi avrebbe dovuto
+esplodere.
+
+L’esca fu accesa innocentemente da Luciano, quando domandò all’Imberido
+come avesse passato tutto quel tempo nella propria camera. Alla
+risposta assai calma di questo:
+
+— Ho lavorato, — la testa irosa della vecchia si rialzò con
+impeto fulmineo. Un fiotto di parole aspre ruppe dalla sua bocca,
+violentemente.
+
+— Non potevi dunque aspettar domani?... Era proprio necessario che
+tu continuassi oggi il tuo lavoro inutile e odioso?... L’amico tuo
+è da tre ore che s’annoja, solo, aspettandoti! È venuto a cercarti:
+eri chiuso a chiave, come se avessi avuto paura di farti sorprendere!
+Si direbbe che tu abbia qualche mistero da nascondere in quelle tue
+maledette stanze!... Io.... io, lo sai, mi sono ormai rassegnata: non
+ci metto più piede, cascasse il mondo, e non te ne parlo più. Ma che tu
+continui le tue abitudini d’orso, nascondendoti nella spelonca anche
+quando abbiamo con noi un ospite venuto per te, questo poi no, non lo
+sopporto e non lo sopporterò mai!...
+
+Era l’antico rancore che le suggeriva le parole; quel rancore ch’ella
+provava sopra tutto contro le occupazioni predilette del nipote, di
+cui non riusciva a intender bene le mire e le ambizioni. Donna Marta,
+uscita da una famiglia di borghesi intraprendenti, avrebbe voluto che
+Aurelio, dappoichè non era più ricco, avesse esercitata una professione
+lucrosa, approfittando della sua laurea in giurisprudenza e delle sue
+attitudini oratorie. Gli studii e il lavoro di lui eranle per ciò più
+intollerabili dell’ozio medesimo; e non poteva trascurare un’occasione
+di rammentarglielo.
+
+Mentre l’avola lo rimproverava, il giovine mangiava silenziosamente,
+scambiando a intervalli un’occhiata con l’amico. E questi, un po’
+confuso, cercava con una qualche uscita burlesca d’interrompere il
+sermone o almeno di renderlo meno aspro e inquietante. Ella in vece
+proseguiva così concitata, così convulsa che pareva dovesse da un
+attimo all’altro rimanere senza respiro.
+
+— Vede, Zaldini? — diceva ora rivolta all’ospite: — è sempre così. Io
+vivo assolutamente sola. Non lo posso più vedere che a colazione e a
+pranzo, e spesso debbo anche aspettarlo a tavola inutilmente!... Come
+non bastassero le tristi figure che son costretta a fare dovunque, per
+colpa sua!... Ella non crederà, Zaldini: io non sono ancora riuscita
+a persuaderlo ch’egli è in dovere di presentarsi alle signore nostre
+vicine. Esse, naturalmente, sanno che c’è; desiderano di conoscerlo;
+m’hanno anzi pregata di condurlo meco in casa loro, e non una sola
+volta han ripetuto la preghiera! Io, che debbo dire? Che posso fare? È
+una vergogna! Una scortesia incredibile e ingiustificabile!... Ma chi
+lo fa capire a un ostinato di quella forza?...
+
+— È verissimo! — interruppe d’un tratto lo Zaldini, parendogli questo
+un buon appiglio per deviare il tema del discorso, e insieme per
+mettere nell’impiccio lo schivo amico. — Perchè dunque t’ostini a star
+lontano da quelle signore? Hai paura forse di perdere i tuoi sonni
+tranquilli, conoscendole?
+
+— No. Ho paura di perdere il mio tempo, che è ben peggio, — mormorò
+sordamente Aurelio.
+
+— Ma chè, ti pare? Non c’è bisogno di rimaner con loro da mattina
+a sera e da sera a mattina. M’imagino ch’esse medesime non te lo
+permetterebbero. Una mezz’ora al giorno in loro compagnia, credo però
+che la potresti passare senza sacrificio.
+
+Donna Marta, già un po’ più calma, intervenne.
+
+— Io non chiedo tanto da lui, — ella disse. — Desidero solamente
+ch’egli non scappi quando le incontra nel cortile o per via, e che
+venga una sola volta con me a salutarle. Poi lo lascio libero di
+rintanarsi dove e come gli piaccia.
+
+— Dunque?! — esclamò Luciano, allargando comicamente le braccia, e
+fissandolo con uno sguardo penetrante, pieno di sottintesi maliziosi.
+
+Aurelio, stretto dalle due parti, si difendeva debolmente; mormorava
+seccato timide frasi, in cui il diniego si diluiva in giustificazioni,
+in desiderii di lavoro, di libertà, di quieto vivere. Alla fine, come
+l’angustiava maggiormente quel diverbio che non l’idea stessa d’esser
+presentato alle signore Boris, acconsentì.
+
+— Bene! — gridò trionfalmente lo Zaldini, quand’egli ebbe pronunciato
+il «sì» strappatogli a forza dalla sua insistenza. — Allora la solenne
+presentazione del _monstrum_ avvenga questa sera medesima. Così
+avrò anch’io la fortuna di conoscerle, ciò che desidero con tutto il
+trasporto dell’anima mia.
+
+Il ritrovo serale di donna Marta con le signore Boris era il piano del
+rialto d’avanti alla porta del palazzo. Le ragazze usavano accoccolarsi
+su l’erba molle del pendío, le due donne si facevan portare le
+poltroncine dall’interno; e la conversazione si prolungava finchè il
+tramonto era esausto e le tenebre occupavano intense la valle del lago.
+
+Quella sera, quando donna Marta apparve su la soglia col nipote e con
+l’ospite, le vicine eransi già accampate e chiacchieravan giocondamente
+tra loro, ridendo forte. Quelle risa fecero su Aurelio un’impressione
+singolare: gli ricordarono vagamente voci conosciute. Quali?
+
+— L’avvocato Luciano Zaldini, — disse la vecchia; poi, accennando
+Aurelio, soggiunse con un accento diverso, un po’ sarcastico: — E
+questo è mio nipote, l’invisibile.
+
+I due giovini s’inchinarono. Le donne abbassarono il capo con
+grazioso sussiego: soltanto la bionda aperse la bocca a un fuggevole
+sogghigno, che sembrò all’Imberido un’acuta puntura di spillo. Dopo la
+presentazione, l’avola andò ad accomodarsi nella sua poltroncina che
+era già pronta accanto alla signora Boris; Aurelio s’abbandonò come
+stanco sul sedile di granito accosto al muro, e Luciano rimase ritto in
+piedi d’innanzi alle due giovinette.
+
+Il vespero non era perfettamente sereno: alcune masse plumbee di vapore
+offuscavano l’occidente, anticipando la mezz’ombra del crepuscolo. Su
+lo spiazzo, di solito deserto, ferveva un’animazione quasi febbrile;
+molte femmine, su la riva, aspettavano ansiose le barche delle
+filandaje, di ritorno per la festa del domani dagli opificii d’Intra
+e di Pallanza: nel prato, tra i salici e i gattici sottili, quattro
+o cinque bambine tutte bionde giocavan silenziosamente, ammontando i
+ciottoli del greto.
+
+I discorsi incominciaron sùbito vivacissimi tra le donne e lo Zaldini.
+Si parlava, con grande volubilità, delle cose più varie e disparate:
+di abitudini di campagna, del caldo in città, di comuni conoscenze, di
+futili avvenimenti che parevan degni di memoria sol per il nome noto
+delle persone che vi avevan preso parte. E i comenti, le osservazioni,
+le sentenze spuntavano di quando in quando a mezzo di quei discorsi —
+comenti ingenui, vane osservazioni, sentenze plateali a base di luoghi
+comuni e di frasi fatte. Aurelio, rimasto fuori del crocchio ciarliero
+delle donne che gli volgevan le spalle, taceva e osservava in preda a
+un tedio schiacciante. Quella conversazione gli sembrava intollerabile;
+non poteva capacitarsi come l’amico suo vi si frammescolasse con tanta
+spontaneità di piacere. Certi scatti subitanei d’ilarità giungevano
+a lui più ingrati che il soffio d’un lezzo nauseoso; certe uscite,
+che l’obbligavan per poco all’attenzione, riempivano il suo spirito
+d’insofferenza, sì ch’egli doveva far forza contro sè stesso per non
+allontanarsi da quel posto di tortura.
+
+— Gli uomini son leggeri come farfalle, — udì sentenziare la bionda,
+fissando i suoi chiari e cupidi occhi in quelli di Luciano.
+
+— Io, se per caso prendo marito, voglio che....
+
+— Ma se è sempre così: l’uomo si stanca presto della sua casa, della
+moglie, dei bambini, e allora...
+
+— No, no, credi a me, Luisa; io lo dico sempre: è assai meglio rimaner
+zitelle fin che si può.... Si è sempre in tempo per fare il salto nel
+bujo!....
+
+Luciano, difendendo il suo sesso dalle accuse femminili, rispondeva
+gravemente, discuteva con calore gli argomenti più sciupati, accusava
+a sua volta la donna di leggerezza e di crudeltà; solamente a
+intervalli si permetteva qualche facezia arguta e sottile che sollevava
+d’improvviso le proteste di tutto il crocchio.
+
+In tanto Aurelio, infastidito da quelle ciarle insulse, erasi distratto
+a poco a poco nella ottusa contemplazione della scena. Le barche,
+che avevano tragittate le filandaje, giungevano ora confusamente,
+ondeggiando, presso il lido. Sul riflesso livido dell’acqua i cerchii,
+spogli delle tende, si disegnavan neri e lugubri, come costole d’immani
+scheletri ribaltati; e i profili indecisi delle fanciulle, strette e
+pigiate tra quei cerchii, avevano una mobilità informe, che pareva un
+brulichìo. Cantavano alcune un canto malinconico, all’unisono, seguendo
+il ritmo grave dei remi nell’acqua. Quando giungevano a una cadenza,
+le altre tutte sposavano le loro voci a quelle poche, e un lungo grido
+saliva per l’aria, simile a un appello desolato di naufraghi. Poi
+susseguiva una pausa, qualche riso incontenuto, un ululo impaziente
+di salutazione alle donne che aspettavano, e il canto incominciava di
+nuovo, flebile e basso.
+
+Le barche approdarono. Accorsero in torno le femmine, chiamando,
+interrogando, stendendo le avide mani verso le figliuole, che sapevan
+fornite del gruzzolo, con un trasporto folle di cupidigia. Si formò un
+gruppo compatto, multicolore, strepitante d’avanti alle prue cariche
+come d’un denso grappolo vivo. Le filandaje, il capo avvolto negli
+scialletti chiari, un canestro appeso al braccio, si contrastavano il
+passo, si sospingevan con i gomiti, cadevano a una a una nelle braccia
+delle aspettanti, con la bocca aperta a un vacuo sorriso di trionfo.
+Le prime discese dalle barche, vogliose d’uscire, avevan determinato
+nella ressa una corrente; alcune compagnie si dirigevan già a passo
+sollecito, disperdendosi, verso il villaggio. A poco a poco il gruppo
+s’assottigliò: lo spiazzo arsiccio si macchiò per qualche istante di
+capannelle silenziose che s’affrettavano al povero desco familiare.
+E la solitudine consueta riprese il suo dominio severo, nella lenta
+mestizia del crepuscolo.
+
+Aurelio seguì con un pietoso sguardo, finchè disparvero, le
+miserabili, che la vicina festa e il riposo d’un giorno bastavano
+a esilarare. Splendeva su quelle anime semplici e inconsapevoli il
+raggio dell’eterna Consolazione: le loro vite, condannate a un perenne
+sacrificio, attingevan certo a una qualche miracolosa sorgente la
+forza di resistere alle fatiche diuturne, alla monotonia accasciante
+delle abitudini, alle umiliazioni, alle privazioni, agli stenti, agli
+strazii. E la sorgente del miracolo non poteva esser se non l’Amore,
+la sacra febbre di tutti i nati, quella che perpetuava la loro razza
+di bruti dolorosi, su le campagne frustate dal sole, nelle fabbriche
+attossicate dal fumo, negli squallidi ricoveri del gelo e della fame!
+«Perchè? Perchè?» si domandò il giovine, angosciosamente.
+
+Una voce prossima lo trasse d’improvviso dalla sua meditazione.
+
+— Conte, — disse Flavia, piegando indietro il viso verso lui; — ci
+scusi se le volgiamo poco amabilmente le spalle. La colpa non è nostra:
+è lei che ha scelto quel posto....
+
+Soggiunse poi con un sorriso a pena accennato, socchiudendo le palpebre
+alla maniera dei miopi:
+
+— Se lei volesse avvicinarsi un poco a noi.... Io e Luisa invochiamo
+la sua autorevole protezione contro gli attacchi ingenerosi dell’amico
+suo.
+
+— Eccomi, — rispose Aurelio, alzandosi, fulminato da un’occhiata
+imperativa dell’avola.
+
+Lo Zaldini, dimentico omai d’ogni sussiego urbano, s’era disteso
+su l’erba del pendìo accanto a Luisa, e le parlava a mezza voce,
+concitatamente, mentre la fanciulla, tutta scossa dal riso,
+arrovesciava indietro la testina capricciosa, scoprendo la gola liscia
+d’un candor d’alabastro, e protendendo le delizie dei seni rigidi e
+forti in una pulsazione inebriante. Quand’ella rideva, il giovine per
+un minuto ammutoliva, intesi l’occhio e l’animo a raccogliere il dolce
+frutto della sua malizia.
+
+Aurelio s’avanzò, come un automa spinto da una volontà esteriore, e
+venne a sedersi presso la signorina Boris.
+
+— Ah, così va bene! — gridò allegramente Luciano, vedendolo accostarsi;
+— ti giuro che non è cosa agevole tener testa da solo contro due
+avversarie gentili, belle ma spietate. Io stava per arrendermi, ed era
+una triste e umiliante necessità per un uomo di battaglia com’io sono.
+Ora, _viribus unitis_, spero che le sorti della tenzone muteranno.
+
+Si volse di nuovo a Luisa, e riprese sùbito il suo discorso interrotto,
+a bassa voce. Flavia, con un cenno cortese e incoraggiante del capo,
+domandò all’Imberido:
+
+— Ella lavora molto, non è vero?
+
+— Molto, — rispose Aurelio gravemente.
+
+— Troppo, forse...?
+
+— No, non mai troppo. Io vengo in campagna soltanto per lavorare. Le
+distrazioni della città mi rendono affatto incapace d’un’occupazione
+continuata e severa.
+
+— Le distrazioni della città...?
+
+— Sì. Ho tante conoscenze a Milano; e queste, non lo crederà, mi fanno
+perder tempo in discussioni e in ritrovi. Sopra tutto, gli amici.
+
+— Proprio gli amici...? — chiese Flavia, con un’intonazione insinuante
+e così modulata che pareva l’inizio d’una melodia.
+
+Aurelio la fissò stupito negli occhi, e corrugò la fronte.
+
+— Non capisco, — egli disse, dopo una breve pausa di raccoglimento.
+
+Ella ripetè con la stessa voce:
+
+— Proprio gli amici, o non piuttosto...... le amiche?
+
+— Ah, — esclamò il giovine, inarcando le labbra a un’espressione amara,
+quasi di sdegno; — m’avvedo che sarà bene per entrambi che faccia
+sùbito una dichiarazione aperta e leale, quantunque non molto gentile:
+io sono misogine.
+
+— Misogine?.... — fece Flavia, che a sua volta non comprese. — Che cosa
+vuol dunque dire: misogine?
+
+— Ohimè, signorina: la parola può essere oscura, ma il significato n’è
+fin troppo chiaro! Vuol dire: nemico delle donne.
+
+Nel proferire queste parole, egli non ebbe un’inflession carezzevole
+di voce; parlò come un maestro che spieghi la lezione a un allievo
+indifferente. S’aspettava un mutamento subitaneo di contegno in
+lei: ch’ella s’offendesse e cessasse d’interrogarlo, o almeno che,
+rinunciando a ogni inchiesta sentimentale, passasse con la leggerezza
+propria delle femmine a tutt’altro discorso. Ella in vece s’accontentò
+di guardarlo attentamente, e parve a lui di sorprendere in quello
+sguardo anche un lampo di simpatia.
+
+— L’han dunque fatto molto patire le donne per renderselo così avverso?
+— ella chiese, scrutandolo sempre negli occhi.
+
+— Affatto.
+
+— Ella non ha mai amato, forse?
+
+— Mai, signorina.
+
+— Proprio: mai?
+
+— Mai, le dico.
+
+— Lei beato! — esclamò Flavia, e abbassò gli sguardi come oppressa da
+un assalto di memorie tristi.
+
+Successe un silenzio.
+
+Il dì moriva assai dolcemente: rampollavan le stelle a una a una
+dalla cupola del cielo, e le luci dalle ombre ugualmente fosche delle
+pendici; l’ultimo chiaror tramontano agonizzava al sommo delle vette,
+e il suo riflesso, attraversando il lago, giungeva a illividire
+il prospetto roseo del palazzo e i volti degli astanti. Un gregge
+attardato passava su la riva. I belati rompevan lamentevoli la calma
+della sera.
+
+Maravigliato dall’esclamazione dolente della fanciulla, Aurelio
+incominciava a esser morso da una sottile curiosità. Egli fu primo a
+parlare.
+
+— Me beato, ha detto..... E perchè?
+
+— Perchè la invidio.
+
+— M’invidia perchè..... non ho mai amato?
+
+— Sì. E non soltanto l’invidio, ma anche sinceramente l’ammiro, e
+faccio voti per lei ché possa sempre dire così.
+
+Una strana commozione suscitavan nel giovine le parole e
+l’atteggiamento inaspettati di Flavia. Blandito nella sua vanità d’uomo
+puro, egli piegava a poco a poco verso lei, in un languido abbandono di
+gratitudine e di compassione. La coscienza della sua incorruttibilità
+sembrava trarre da quell’elogio e da quell’augurio una conferma
+misteriosamente persuasiva, come da un sortilegio; ed egli si concedeva
+fiducioso e docile alla lusinga, assaporandone il venefico succo con la
+improntitudine d’un fanciullo goloso.
+
+— E, dica, signorina, — riprese Aurelio a voce più fioca: — ella dunque
+ha molto sofferto per invidiare con tanto ardore un passato arido e
+freddo come il mio?
+
+— Oh, molto sofferto! — assentì Flavia, abbassando le palpebre su
+gli occhi scintillanti. E, a frasi sommesse e concitate, recitò il
+suo lamento, il viso contratto, gli sguardi smarriti nel vuoto, come
+parlasse a sè medesima: — Io fui molto, molto disgraziata!... Se
+sapesse che triste esperienza ho già fatta io della vita!... Tutte le
+mie belle illusioni furon distrutte!... I miei più puri sentimenti,
+calpestati e infranti!... Ah, bisogna nascere senza il cuore per
+esser felici! O almeno averlo perduto per sempre.... L’amore è una
+menzogna...
+
+Aurelio l’ascoltava con lo stesso piacere che si prova ascoltando una
+musica. Delle frasi sconsolate di Flavia egli non percepiva che il
+suono, un suono dolce, vellutato, a cadenze malinconiche verso le note
+gravi. E in tanto la guardava fisso, attratto per la prima volta dalle
+mirabili fattezze di quel viso impallidato da un acre ricordo e dalla
+luce crepuscolare.
+
+Era un viso ovale, forse un poco esiguo per quel corpo troppo snello
+e troppo allungato. I lineamenti, d’una irregolarità gustosa a pena
+sensibile a un qualche osservatore paziente, avevano quell’espressione
+complessa di fragilità e insieme di resistenza morale, che rivela bene
+spesso l’indole femminilmente decisa ed equilibrata. Un’ombra tenera,
+leggerissimamente violetta, le circondava gli occhi che volgevano
+un’iride grigia, profonda, cerchiata di nero; maravigliosi occhi, a
+cui l’anima pareva affacciarsi, ora triste, ora gioconda, ora calma,
+ora agitata, con una singolare mobilità. La bocca, piuttosto larga e
+sinuosa, era d’una chiarezza affascinante: mentre ella parlava, di tra
+le labbra un po’ smorte e la chiostra dei denti, appariva a scatti la
+punta umida della lingua, come un bagliore. E nulla superava la dovizia
+della sua chioma, densa e castagna, disposta su la finissima testa a
+guisa d’un caschetto di lucido rame.
+
+Donna Marta e la signora Boris conversavano animatamente tra loro; la
+voce di Luciano era divenuta un bisbiglio indistinto, e le risa della
+bionda s’eran fatte più rade e gutturali, quasi spasmodiche.
+
+Flavia continuava:
+
+— Ora son guarita. Guarita come si può essere da una ferita indelebile!
+Ho fatto una mala esperienza e questa mi servirà per l’avvenire;
+è l’unico vantaggio che n’ho avuto, e naturalmente non voglio
+perderlo. Chi batterà di nuovo alla porta del mio cuore, la troverà
+irreparabilmente chiusa, anzi murata. Tanto peggio per colui!
+
+— Ella vuol dunque, con un sistema penale di nuovo genere, infliggere
+al secondo la punizione dovuta al primo, non è vero? — domandò celiando
+l’Imberido.
+
+— No, conte. Ho perdonato a _lui_; imagini se voglio vendicarmi su
+un altro!... Del resto gli uomini son tutti uguali: essi, creda, non
+soffrono che nella loro vanità. Quando sanno di non esser posposti a
+nessuno, accettano indifferenti qualunque ripulsa.... Io sarò sorda
+e muta per essi: ecco tutto. E, chi sa? Forse così potrò ancora esser
+felice, — ella soggiunse con un debole sorriso.
+
+— Io glie lo auguro di tutto cuore, signorina.
+
+La notte era discesa. D’innanzi, lo spiazzo giaceva oscuro
+nell’abbandono. I gattici e i salici presso il ruscello stormivano
+dolcemente al soffio continuo della valle. A Stresa alcuni razzi
+colorati salivan nelle tenebre, vi si spegnevano con certi rombi cupi,
+che gli echi ripercotevano qua e là lungamente. E il villaggio lontano
+appariva a ogni accensione, come devastato da fantastici fuochi.
+
+— Ragazzi, fa fresco. Rientriamo, — ammonì donna Marta, levandosi in
+piedi.
+
+
+
+
+III.
+
+I FANTASMI E LE IDEE.
+
+
+Dopo avere accompagnato l’amico alla stazione, Aurelio Imberido
+ritornava solo, a passi solleciti, verso casa lungo la viottola
+alpestre, che costeggiando il lago s’inerpica su per i dirupi
+scoscesi, quasi impercettibile tra le fittissime macchie dei noccioli
+e dei castagni. La mattina era monda, soffusa di luce, dominata dal
+silenzio. Su i giovini rami le foglie scintillavano al sole, ancor
+madide di rugiada. Di tratto in tratto un merlo si levava strepitando
+da una frasca, passava come una freccia nera a traverso il sentiero,
+scompariva sùbito nel verde. Poco appresso lo si udiva gittare un
+fischio da lontano, come un saluto di scherno.
+
+Tra i prestigi mattutini Aurelio percorreva la via solitaria, chiuso e
+indifferente al maraviglioso paesaggio che gli si spiegava d’innanzi.
+Com’era solito nelle sue passeggiate meditative, egli avrebbe voluto
+concentrarsi tutto per riafferrare il corso delle sue idee, interrotto
+da quella serata e da quella mattinata d’ozio obbligatorio; egli
+avrebbe voluto raccogliere la mente sul tema del suo lavoro, per
+poterlo riprendere dove l’aveva lasciato il giorno innanzi, appena
+di ritorno a casa. Ma ogni sforzo di volontà era inutile; l’imagine
+dell’amico, i ricordi dell’incontro con le signore Boris, i discorsi
+fatti con Flavia gli s’imponevano con insistenza, rievocati dall’ultimo
+colloquio con lo Zaldini.
+
+Questi, durante l’intero tragitto in barca e nella lunga aspettazione
+della partenza a Laveno, non gli aveva parlato se non della bionda
+Luisa, comunicandogli il suo dialogo sommesso della sera prima,
+confidandogli le speranze ch’egli nudriva d’un prossimo accordo
+sentimentale con lei. E si sarebbe detto dall’espressione del suo volto
+che la Felicità gli avesse sorriso dagli occhi di quella fanciulla, una
+felicità piena e senza fine alla quale egli correva incontro come a una
+madre. Ancora dal finestrino della carrozza, quando il treno era già
+in moto, egli aveva voluto sporgere un’altra volta il capo per ripetere
+all’amico d’aspettarlo presto, ché non avrebbe tardato a farsi rivedere
+in Cerro, dove omai tendevano ansiosamente tutti i suoi desiderii.
+
+Ripensando ora a quelle parole e all’espressione con cui erano state
+proferite, Aurelio provava un senso di turbamento, d’inquietudine e
+quasi di rancore al quale invano cercava di sottrarsi. — Lo Zaldini,
+quella mattina, non si era mostrato più gajo e più vivace del giorno
+precedente; soltanto, una nuova cagion d’esultanza aveva preso il
+posto d’onore dentro all’animo suo, ed egli, nella perpetua vicenda
+di illusioni gradevoli cui fatalmente propendeva, l’aveva accolta come
+l’unica, come la precipua origine del suo benessere ostinato. Per tal
+modo egli ora credeva d’amare, sperava d’esser riamato, edificava su
+le basi di questo amore imaginario un ipotetico avvenire di gioja; e in
+siffatto sogno trovava l’energia salutare che lo avrebbe sorretto fino
+all’aurora d’un altro sogno. Con ogni probabilità il sogno presente
+sarebbe stato effimero; egli non sarebbe più ritornato a Cerro; avrebbe
+tra poco dimenticato e la bionda Luisa e la casa ospitale. Non importa:
+nella sua sostanza era radicato il prisco senso gaudioso della vita; e
+tutte le realità come tutte le illusioni dovevansi offrire a servigio
+della sua letizia.
+
+Così Aurelio giudicava l’amico con limpidezza e rigorosa equità
+mentali; e pure sentiva in fondo a sè un gorgoglio di pensieri
+ingiusti, un movimento cieco d’antipatia contro di lui, che a tratti
+interrompeva o deviava lo stesso filo delle sue considerazioni.
+Avveniva nel suo spirito, come sempre nei momenti di debolezza, un
+dissidio aperto tra le idee e i sentimenti; le idee che objettivamente
+cercavano d’analizzare un dato fenomeno per ricollegarlo allo schema
+delle sue teorie generali; i sentimenti che s’appigliavano in vece agli
+effetti immediati del fenomeno, degenerando in commozioni piacevoli o
+ben più spesso dolorose, nel raffronto spontaneo delle altrui con le
+sue proprie condizioni d’animo.
+
+Già il giorno prima, durante la colazione, egli aveva provato un
+movimento consimile d’antipatia per lo Zaldini; ma, più assorto nel suo
+ragionamento, non l’aveva avvertito. Questa volta l’impulso fu più vivo
+e definito poi ch’egli sùbito se ne accorse, e fu dall’intima scoperta
+profondamente turbato e contristato.
+
+Egli pensò, accelerando il passo: «Io non sono a bastanza forte se
+mi lascio sorprendere da un sentimento così indegno di me! Invidiare
+costui?! E perchè?... Forse ch’io sarei felice come lui se anche mi
+sorridesse l’amor verace d’una donna?... L’Amore, sempre l’Amore,»
+egli disse a voce bassa, sogghignando, «l’eterno inganno, l’incantesimo
+della Natura bruta per conservar la razza, l’umiliante connubio di due
+corpi che l’animalità più inconscia infiamma e fa delirare!» Pensò:
+«Io ho rinunciato alle consolazioni dell’Amore, ho rinunciato alle
+torbide gioje della folla, alle basse ebrietà del senso! Debbo potere
+assisterne allo spettacolo senza rimpianti e anche senza sdegni.»
+
+Era giunto Aurelio alla estrema punta del golfo, dove il pendìo
+d’un tratto s’addolcisce e si spiana in ombrosi boschi di querce
+e in fresche praterie, assiepate da bassi roghi, declinanti con
+lenta ondulazione verso le rovine del Fortino. S’arrestò, udendo un
+approssimarsi di voci femminili dalla parte di Cerro.
+
+Alla svolta della strada un cane irsuto e nero s’avanzò primo,
+scodinzolando, incontro a lui; poi, lentamente, seguirono una dietro
+l’altra tre vacche corpulente, brucando sul terreno, fiutando a
+intervalli l’aria, sbirciando in torno con i grandi occhi oscuri;
+poi, improvvisamente, apparvero le due fanciulle che guidavan la
+piccola mandria al pascolo. Usciron queste dal folto, ridendo forte e
+rincorrendosi per il prato, inconsapevoli d’esser vedute: biondicce
+entrambe, esili di forme, con le impronte delle privazioni sul viso
+magro e pallido, ma così agili nelle movenze, così liete e spensierate
+che ricordarono al giovine il giocondo mito pagano delle Driadi.
+
+Egli non volle disturbare il loro giuoco leggiadro. Trovandosi presso
+un muro diroccato, vi si nascose dietro rapidamente, e aspettò che le
+fanciulle fosser passate. Il cane irsuto e nero, che lo aveva visto,
+venne a fiutarlo con diffidenza, e, come rassicurato, riprese il suo
+cammino, senz’abbajare; egli udì i passi grevi e cadenzati delle tre
+bestie batter su i ciottoli della strada vicino a lui e allontanarsi.
+Le risa delle fanciulle risonarono in fine più prossime, stridule,
+acutissime, strozzate dall’affanno della corsa.
+
+— Sì, sì: lo so, — una diceva, fuggendo: — Tonio è il tuo amoroso!
+
+— Stupida! Stupida! — gridava l’altra che la rincorreva.
+
+— Io lo so. Il mio fratellino m’ha detto d’avervi incontrati soli, sul
+tardi, vicino al camposanto....
+
+— Stupida! Non è vero!
+
+— È vero! E m’ha detto che vi siete baciati....
+
+— Non è vero!
+
+— E che avete preso la strada dei monti....
+
+— Stupida! Stupida! Se ti piglio....
+
+Le grida si confusero, s’affievolirono, si spensero presto nel silenzio
+del bosco.
+
+Quando fu sicuro di non esser veduto, Aurelio uscì dal nascondiglio,
+e riprese la sua via a passo più veloce, quasi volesse sottrarsi al
+fascino della scena inaspettata. Le parole audaci di quelle fanciulle,
+il suono delle loro voci, i loro scoppii nervosi d’ilarità, quella
+fuga ninfale su l’erba fiorente tra i fusti muscosi delle querce,
+gli avevan dato un senso d’ebrezza, che non gli era del tutto ignoto
+e lo sgomentava. Dentro di lui la scena aveva risvegliato il ricordo
+d’un’altra somigliante: la prima improvvisa apparizione di Flavia e
+di Luisa su la scalea marmorea, negli estremi chiarori del vespero, e
+la fantastica fuga nella pineta. Anche la commozione provata allora
+rassomigliava assai a quella da cui si sentiva posseduto in questo
+momento: una specie d’alterazione indefinibile, una violenza di cose
+soffocate, come un vaneggiamento leggero che non gli permetteva di
+distinguer nettamente dentro né intorno a sè. Ma questa volta la
+commozione era men chiara, più complessa, più aspra: pareva avvelenata
+da alcunchè di sgradevole e quasi di doloroso.
+
+«L’Amore, sempre l’Amore!» egli si ripeteva cercando di dominare la
+strana inquietudine dello spirito, mentre camminava a grandi passi tra
+le siepi arborescenti della via. E le due visioni l’accompagnavano
+ostinate e moleste, come un profumo troppo forte che lo avesse
+investito.
+
+Più d’una volta rimase.
+
+Nulla omai si moveva nella selva: saliva il romore delle onde morte
+sul greto, simile a un lento respiro affannoso; e qualche fronda alta
+stormiva.
+
+Ah, quella solitudine e quel silenzio e quella mitezza di clima e di
+paese! Ah, l’implacabile educazione dell’eterna Natura, che seducendo
+ordina e impera!
+
+«Io sono infelice!» mormorò d’un tratto il giovine, arrestandosi
+attonito, girando gli occhi intorno a sè per le vòlte capricciose
+del bosco, dove il sole irrompeva a fasci, a sprazzi, a scintille,
+dispensatore di vivido oro su le foglie polite e su i rami vellutati di
+muschi e di licheni. La frase gli era misteriosamente sgorgata dalle
+viscere profonde, ed egli l’aveva detta senz’averne coscienza, per un
+bisogno irresistibile quasi di liberazione. Non l’anima sua l’aveva
+suggerita; aveva parlato in lui l’oscuro Genio della Specie; ed era,
+la sconsolata frase, una delle innumeri espressioni di lamento delle
+creature che si senton sole e sterili e vane, il grido d’angoscia che
+l’Avvenire strappa a queste reclamando le sue vittime in pericolo di
+non essere. Non diversamente il cervo solitario gitta al silenzio della
+foresta il suo triste bramito; non diversamente dall’eccelse vette
+degli alberi l’usignuolo, alato poeta della notte, piange e chiama la
+compagna lontana e sconosciuta.
+
+Aurelio alzò lentamente le spalle, parve riflettere un poco; poi
+ripetè una seconda volta, con tutt’altro accento: «Io sono infelice!»
+Sogghignò, per irridere a sè medesimo, e riprese al passo concitato di
+prima il suo cammino.
+
+Il sentiere, dopo essere alquanto disceso, usciva alfine dalla
+boscaglia e costeggiava la spiaggia del lago, a pena protetto da una
+siepe di mori prugnoli che i fanciulli avevan qua e là abbattuta. Il
+sole lo inondava tutto di luce, un bel sole estivo non ancora alto, non
+ancora cocente, sospeso in un cielo opalino, d’una singolare purità.
+Una calma estatica teneva il lago; avevan le acque tal lucidezza che
+ripetevan con perfetta similitudine qualunque imagine. Le montagne
+della riva di Piemonte, popolate di villaggi, s’ergevan nette, gaje,
+luminose, come spiccando da un tersissimo specchio.
+
+Uscendo dall’ombra a quella luce suprema, parve al giovine di sottrarsi
+a un malefizio e di riprendere d’un tratto la sua personalità. Il
+turbamento s’acquetò; il suo cuore riprese a pulsare con la regolarità
+consueta; le torbide visioni, che lo avevano occupato, a poco a poco
+si dissiparono; ed egli potè novamente impadronirsi del governo del suo
+pensiero. Senza indugio, per natural reazione dello spirito violentato,
+egli sentì il bisogno di formular da capo il suo grande principio di
+condotta, d’enunciare a sè stesso il programma della sua vita com’egli
+voleva che fosse, d’affermare con una sintesi stringente la solidità
+del suo piano e la forza della sua volontà.
+
+«La vita è breve», egli pensava; «occorre affrettarsi. Occorre
+sviluppare la propria individualità in tutta la sua potenza; allargarla
+fin dove le resistenze esterne lo concedono; giungere possibilmente
+fino al punto lontano che gli occhi del pensiero vedono e segnano come
+una mèta. Ecco dunque il dovere: non distoglier mai lo sguardo da quel
+punto; non deviare mai dal diretto cammino che conduce a quel punto.»
+— Poichè il Destino non aveva voluto ch’ei possedesse terre, servi e
+cavalli, doveva per altra più ardua via (ed Esso glie ne aveva fornito
+i mezzi e le attitudini), raggiungere un alto fine vitale. Gli uomini
+della sua stirpe, anche nei tempi meno propizii, non erano stati a
+nessuno secondi: l’avolo suo Gian Franco, nell’amor della patria;
+il padre Alessandro, nello splendore del fasto e dell’eleganza. E
+lo sventurato esule, morto nelle prigioni dello Spielberg, sognando
+in una estrema visione profetica l’Italia liberata, doveva nel mondo
+delle ombre tendere pietoso la mano al figliuolo demente che, negli
+anni torpidi della pace, aveva cercato di salvare il lustro del Nome,
+sacrificandogli la fortuna e la salute. Egli veniva terzo: egli,
+povero e oscuro, sentiva pur sempre nel sangue lo stesso sfrenato
+orgoglio, che aveva già trascinato in turbini diversi le anime de’ suoi
+maggiori. Compire e coronare l’opera iniziata dall’avolo, ecco il suo
+grande disegno; ed egli, per affrettare l’evento favorevole, sognava
+a sua volta, per la patria ormai risorta e già minacciata da ruina, un
+dominio d’uomini nobili e possenti, che ne rialzassero e assicurassero
+le sorti maravigliose, mostrando al mondo l’indistruttibile
+preminenza del più puro sangue latino. «Un popolo fedele, guidato da
+un’aristocrazia degna, attiva e sapiente», egli pensava, «ha nell’età
+nostra, tra popoli inquieti retti dal malgoverno plebeo, tutte le
+probabilità di trionfare e d’imporsi.»
+
+E Aurelio Imberido si sentiva pronto e capace di mettersi alla testa
+d’un’agitazione schiettamente aristocratica nel grigio e turbolento
+diluvio delle odierne democrazie. Egli, libero da ogni giogo, forte
+d’un’antica eredità d’ambizioni, sorretto da una vasta dottrina
+positiva, avrebbe trovato, nella lotta viva contro i preconcetti
+politici e morali del tempo, il mezzo più sicuro e più nobile per dare
+alla sua esistenza un particolare significato e uno scopo superiore;
+per estendere la sua personalità oltre i limiti ristretti e oscuri
+che s’impongono ai più; per divenire un uomo, nel senso più alto
+della parola, e tentare anche l’erta della Grandezza. «Combattere per
+un’idea, o, sia pure, per un sogno,» diceva l’Imberido: «ecco l’opera
+che sola affranca dall’umiltà delle nostre origini, e fa men grave la
+coscienza della nostra vita precaria.» Ma, perché potesse egli attuare
+il suo programma, era necessario che ad esso consacrasse intera la
+propria attività, era necessario che facesse a sua volta una rinunzia
+suprema: non certo quella vile dell’individualità e d’ogni sano impulso
+agonistico, che le presenti ambigue tendenze spirituali tristamente
+sembrano esaltare; ma bensì quell’altera rinunzia d’ogni sentimento
+volgare e d’ogni timida fede e d’ogni morbosa pietà, che inizia l’uomo
+all’esercizio delle più feconde virtù e lo dirige sicuro alla prova
+delle imprese più memorabili.
+
+Così il giovine, meditando sotto il sole benefico, si tracciava
+novamente la prediletta linea di condotta, e ritrovava a poco a poco la
+sua volontà adamantina e insieme con questa il geloso tesoro delle sue
+speranze di gloria. L’opera futura, ch’egli avrebbe dovuto compire, gli
+si veniva per tal modo disegnando e precisando dentro al pensiero nelle
+sue diverse possibili estrinsecazioni, — opera di franca propaganda
+per mezzo del libro, del giornale, della parola, anche, se fosse
+occorso, dell’azione diretta. E le due formule rigorose su cui poggiava
+l’edificio della sua concezione riscintillavano d’avanti a lui, come
+fossero incise a lettere di fuoco dovunque il suo sguardo cadeva.
+«L’umanità resta e progredisce, non ostante ogni scempio più doloroso
+de’ suoi individui.» E l’altra: «L’unico ideale degno d’un uomo
+intelligente è l’aspirazione a un’umanità superiore, a un’evoluzione
+della Specie spinta più che sia dato verso il cielo. Fermarsi a rendere
+felici quelli che esistono non è e non può essere che un ingenuo e vano
+desiderio sentimentale.»
+
+Un improvviso entusiasmo l’assalì. Dov’erano omai tutti gli
+sbigottimenti e le ansie e le fosche imagini che lo avevano prima
+oscurato? Dov’erano gli obliqui desiderii e i disgusti e le insidiose
+memorie? Egli non si ricordava più di nulla. Il suo spirito erasi
+liberato dai fantasmi, aveva disperso le nebbie che l’attorniavano.
+Pareva che un altro principio di vita fosse entrato in lui; pareva che
+qualcuno fosse uscito da lui, segretamente, e avesse portato seco il
+triste fardello dei dubbii, degli scoramenti, delle debolezze. Egli
+riacquistava la fiducia in sè stesso.
+
+A capo alto e raggiante nel viso, Aurelio rientrò in Cerro. Sotto
+l’arco caliginoso, che sta in guisa di porta all’inizio del villaggio,
+trovò Camilla, frettolosa, tutta rossa e con gli occhi gonfii, la quale
+gli venne in contro singhiozzando, coprendosi la faccia col fazzoletto.
+
+— Che c’è di nuovo? — egli chiese stupito.
+
+— La signora.... La signora.... — balbettò a stento la ragazza, e non
+potè continuare, interrotta come fu da uno scoppio di pianto.
+
+— La signora?... Ebbene?... Che è avvenuto?...
+
+Aurelio cominciava a inquietarsi. Sempre in timore per la salute
+della nonna, egli supponeva già ch’ella avesse avuto un attacco più
+atroce del suo male; e un leggero tremito aveva per il corpo e nella
+voce, mentre interrogava la cameriera che muta e a viso coperto gli
+singhiozzava d’innanzi.
+
+Poi che questa non accennava ancora a rispondere, egli richiese più
+vivamente, quasi con ira:
+
+— Ebbene?... Che è avvenuto?.... Parla in nome di Dio!
+
+— Io non ho colpa.... Io non ho fatto nulla.... Pretendeva che avessi
+percosso il bambino del guardiano, e non era vero.... Non era vero,
+glie lo giuro, signor Aurelio! Il bambino è caduto per caso.... Io non
+l’ho visto cadere.... E la signora m’ha licenziata in malo modo....
+
+— Ah, è per questo che piangi? — fece Aurelio, senza lasciarla
+continuare, dopo aver tratto un gran respiro.
+
+Ella affermò a pena, col capo.
+
+— Sempre la stessa storia! — mormorò il giovine, stringendosi nelle
+spalle. Poi si rivolse ancora a lei: — E dove te ne andavi or ora con
+tanta fretta?
+
+— Andavo a Laveno.
+
+— A Laveno? E per che fare?
+
+— Per cercarmi un posto....
+
+— Così sùbito?!.. Via, non far sciocchezze, Camilla! Adesso torna a
+casa: avrai tempo più tardi per pensare ai fatti tuoi.
+
+E s’incamminò, sorridendo con un poco d’amarezza, verso il palazzo.
+
+Presso la porta il guardiano, un vecchio robusto e sanguigno dalla
+folta capigliatura grigiastra e dagli occhi di volpe, era seduto sopra
+una delle lastre di granito infisse nella parete, intento ad affilare
+il falcetto, e fischiava allegramente.
+
+— Olà, Giuseppe! — gli gridò Aurelio, salendo i gradi del rialto. — È
+vero che il vostro piccino s’è fatto male?
+
+— Oh, signor conte, una cosa da nulla! Il monellaccio è ruzzolato
+mentre correva per il cortile.... Che vuole? Non può stare un momento
+quieto! Lo si sorveglia tutto il santo giorno; ma non serve. Egli sa
+trovar sempre il momento buono per farne qualcuna delle sue!...
+
+— Voi, Giuseppe, eravate presente quando è caduto?
+
+— Sicuro! Era anch’io in cortile con lui.... Fortuna volle che questa
+volta non si sia fatto quel male che avrebbe potuto! Una leggera
+ammaccatura su la testa.... cosa da nulla, le dico, signor conte.
+
+— Tanto meglio! — concluse il giovine e, salutato il guardiano, entrò
+risoluto in casa.
+
+La sala da pranzo, con le persiane chiuse, era avvolta in una
+mezz’ombra glauca, appena rotta qua e là da alcune lamine sottili
+di sole, a traverso le quali i pulviscoli dell’aria si vedevano
+incessantemente roteare. In un angolo, presso l’ultima finestra, donna
+Marta era seduta, come d’abitudine, sul suo seggiolone d’avanti al
+tavolino da lavoro tutto ingombro di fili, di gomitoli, di ritagli, di
+minuti arnesi muliebri.
+
+Il giovine s’avvicinò lentamente a lei. Ella, il capo arrovesciato su
+la spalliera, le mani penzolanti dai bracciuoli, giaceva abbandonata
+e inerte, come affranta da un immane sforzo; e ansimava. I suoi
+lineamenti alterati dalla collera e dal dolore avevano l’immobilità,
+la rigidezza, il pallor d’un cadavere: e gli occhi, quei grandi
+occhi giovenili, saettavano in giro sguardi sinistri, all’ombra delle
+sopracciglia irte e aggrottate.
+
+— Mamma, che hai? Sei così pallida... — mormorò il giovane con la voce
+dolce, quando le fu presso.
+
+— Che ho? — ella proruppe. — Sono stanca, capisci? Non ne posso
+più! Finirò per commettere una follia, se si continua così. Intanto
+t’avverto che ho messo alla porta quella tua serva esemplare, ed era
+tempo, per Dio!
+
+— Tu l’hai messa alla porta...?
+
+— E come! L’avessi sentita...! Che lingua! M’ha risposto in un tal tono
+che per poco non m’ha spinta all’estremo di cacciarla a ceffoni!..
+E tutta la colpa è tua, perchè sei stato tu a non volere ch’io me ne
+liberassi a Milano, prima di partire per la campagna.
+
+— Ma infine, mamma: che è successo? Che cosa ha fatto costei?
+
+— Ah, che cosa ha fatto?... Ha percosso a sangue il povero piccino del
+guardiano...
+
+— Non è vero, — asserì Aurelio con la stessa voce dolce, fissando
+l’avola negli occhi.
+
+Ella ebbe un sussulto repentino. Quasi per un prodigio, parve che il
+suo corpo esanime ritornasse d’un tratto alla vita. Si levò ritta a
+sedere e, affrontando violentemente lo sguardo di lui:
+
+— Come, non è vero? — gli gridò con tutta la sua forza. — Oseresti
+anche smentirmi per difendere quella sguajata?!
+
+— Mamma, via, non arrabbiarti così, — Aurelio s’affrettò a soggiungere
+in tono anche più blando, persuasivo: — non è proprio il caso. Parliamo
+un poco con calma. Si tratta d’assodare un fatto; non di discutere.
+Ora tu affermi, che Camilla ha battuto quel bambino. Lo affermi forse
+perchè l’hai sentito piangere. Ebbene, credimi, t’inganni: il guardiano
+stesso, ch’era presente, m’ha assicurato che suo figlio è caduto mentre
+correva nel cortile. E nota che Camilla non l’ha visto neanche cadere!
+
+Donna Marta ascoltò queste parole, contenendo a stento l’ira che le
+bolliva dentro. In verità, ella era così certa della sua supposizione
+che ogni più valida prova negativa non sarebbe riuscita a insinuarle
+la punta d’un dubbio. Abituata sin dai tempi di suo marito a un imperio
+incontrastato su tutti quanti l’avvicinavano, resa anche più irritabile
+dai nervi impoveriti di sangue, ella non poteva ormai tollerare una
+contradizione, sotto qualunque forma le venisse rivolta; e s’adombrava,
+e inviperiva, e perdeva, nello sdegno per l’offesa, ogni senso d’equità
+e di misura. Quando poi l’opposizione contro di lei partiva proprio
+da suo nipote, che ella considerava come un vassallo per tema di dover
+sopportare come un padrone, la rivolta del suo spirito indisciplinato
+era così folle e veemente che l’ultimo bagliore di ragione andava nel
+tumulto miseramente perduto.
+
+— Tu dunque l’hai vista? — ella disse, mordendosi le labbra. — Tu hai
+parlato con lei?...
+
+— Sì, mamma. Ho parlato anche con lei.
+
+— Capisco. Hai voluto ricever l’imbeccata!... E, come sempre, hai
+preferito credere a una serva che non a me...
+
+— Oh, Dio, mamma... — esclamò Aurelio, che cominciava a impazientirsi.
+— Se debbo parlarti schietto, ti dirò che non ho creduto né all’una
+né all’altra. Si trattava di sapere se una cosa fosse avvenuta o
+no. Capirai bene che non era il caso di far distinzioni di grado o
+d’autorità o di merito tra le persone che contendevano. Ho ricorso alle
+testimonianze e mi son persuaso che non era avvenuta. Vuoi forse che ti
+affermi ora il contrario, per compiacerti?
+
+Donna Marta ebbe un sogghigno, e disse con sarcasmo feroce, sillabando
+quasi le parole:
+
+— Peccato davvero che tu non abbia fatto l’avvocato.... ma non di
+queste cause, s’intende!... All’enfasi che metti nel difendere la tua
+protetta, si direbbe...
+
+— Che cosa? — interruppe con forza Aurelio, guardandola fissamente.
+
+— Oh! Oh! Credi forse di farmi paura con quegli occhi?
+
+— Ti prego di spiegarti, mamma. Che hai voluto dire?
+
+Ella non rispose sùbito; alzò sdegnosamente le spalle, mentre il
+sogghigno di prima le ritornava anche più mordente su le labbra. Il
+giovine fece un passo avanti, e ridomandò quasi per violenza:
+
+— Via, rispondi, mamma. Lo esigo! Che hai voluto dire?
+
+— Ebbene: ho voluto dire che al tono, con cui tu ora mi parli, si
+crederebbe che costei sia la tua amante!
+
+Aurelio illividì. Benchè alla prima reticenza avesse già imaginato
+il pensiero dell’avola, l’enunciazione aperta e brutale di questo
+lo colpì atrocemente quasi un colpo di maglio nel mezzo del petto.
+Insulto più grave non gli si sarebbe, no, potuto scagliare; egli, il
+puro, il casto, l’insensibile era d’un tratto accusato d’amoreggiare
+trivialmente con la propria cameriera. Il giovine non ebbe tempo per
+riflettere; sentì il soffio ingiurioso passar su la fronte, e la vista
+gli si ottenebrò.
+
+— Come sei volgare! — disse sordamente, stringendo i pugni e
+atteggiando il volto a un’espressione di profondo dispregio. Poi, per
+non aggiungere altro, con un moto subitaneo volse le spalle a donna
+Maria, e uscì correndo dalla stanza.
+
+Udì dietro di sè un urlo soffocato, quindi un fiotto impetuoso di
+parole aspre, terribili: «Infame! Infame! Egli osa anche insultarmi! A
+questo si doveva giungere... Io vado via sùbito... Caschi il mondo, non
+mi vedrà più...!» Attraversò in fretta il cortile, ascese rapidamente
+le scale, entrò nella propria camera e vi si rinchiuse a due mandate di
+chiave, come se la vecchia avesse potuto inseguirlo con le sue minacce.
+
+Poi che fu solo, sottratto alla presenza impositrice dell’avola, nel
+luogo dedicato agli studii, la sua eccitazione, invece di scemare,
+aumentò. Tutti i pensieri, che già durante la scena eran passati per
+la sua mente, gli tornarono alla memoria; tutte le parole che per
+prudenza o per rispetto aveva dovuto reprimere, tutte incominciarono
+di nuovo a fluirgli alle labbra con insolita irruenza. Ed egli, con
+una specie di amaro sorriso interiore, si piacque di ricostruire il
+diverbio, aggiungendo quello che avrebbe voluto dire, i ragionamenti
+e le objezioni e le proteste sdegnose, senza più blandizie, senza più
+eufemismi, senza rispetto o prudenza alcuna.
+
+Così rievocò l’intera scena, accompagnando le parole con una mimica
+vivace, percorrendo la camera per il lungo e per il largo a grandi
+passi. Quando però giunse all’ingiuria, che l’avola gli aveva lanciata,
+ristette perplesso, come se ne avesse afferrato per la prima volta il
+senso preciso; e la risposta violenta, che poc’anzi aveva taciuta, non
+venne.
+
+Un nuovo ordine di pensieri, più calmo ma non meno ingrato, si svolse
+allora nel suo cervello: perchè sua nonna lo aveva tacciato di essere
+l’amante di Camilla? Come, come aveva potuto imaginare una simile
+assurdità? Non certo perchè egli, col suo contegno e anche con le sue
+difese, le avesse mai dato un appiglio per sospettarlo. Non certo
+perchè la possibilità di una siffatta tresca fosse una sola volta
+balenata nella mente di lei che conosceva troppo bene le sue idee in
+proposito e il suo rigido orgoglio e le sue «abitudini d’orso», come
+celiando si compiaceva di chiamarle. Doveva esser dunque un’altra
+intenzione nella calunnia sanguinosa. Or quale poteva essere questa
+intenzione?... Era chiaro: ella lo aveva voluto affliggere, offendere,
+umiliare, anche a prezzo d’una bugìa. Inviperita contro il nipote,
+perchè era sorto in difesa altrui a ribattere le sue accuse, ella
+aveva opportunamente usato di un argomento _ad hominem_ per liberarsi
+con un sol colpo del molesto contradittore. Il fatto in sè non era
+grave, ma pur troppo non era nuovo né raro: quasi ogni giorno, o per
+un motivo o per un altro, ella trovava il modo di rivolgergli frasi
+consimili, in cui sempre l’identico sprezzo insisteva, come una nota
+tenuta a fondamento d’accordi diversi. Aurelio ne rammentava ora una
+serie innumerevole; anche Aurelio rammentava che quelle frasi tendevan
+tutte a colpirlo dove più delicata era la sua sensibilità: ne’ suoi
+ideali, nelle sue predilezioni, nelle sue stesse virtù, nelle sue
+stesse rinunzie. Si sarebbe detto ch’ella traesse dalle mortificazioni
+a lui inflitte, una specie di strazio divinamente piacevole; o, meglio,
+che una volontà superiore, in mano della quale ella non era se non lo
+strumento doloroso, glie le suggerisse per uno scopo oscuro e fatale.
+Ma, quale scopo?
+
+«Ah, le donne! Le donne!» esclamò il giovine improvvisamente, tratto
+come di consueto a generalizzare le sue considerazioni. «Madri,
+sorelle, mogli, amanti, esse non si smentiscono mai, mai! Che cosa
+sono per esse i nostri sogni, le nostre speranze, i nostri sacrifici,
+la nostra coscienza, in somma tutta l’anima nostra? Nulla, meno che
+nulla. Esse non comprendono che gli uomini comuni, mediocri, normali,
+quegli uomini che lavorano indefessamente per vivere, generano
+figliuoli, li allevano, e lasciano a questi il posto, quando il loro
+malinconico cammino è giunto alla mèta. Gli altri tutti, sono per le
+donne altrettanti mostri paurosi, che bisogna distruggere, redimere
+o avvilire; ed esse li distruggono, li redimono o li avviliscono,
+perchè tale è il loro dovere. Non hanno esse forse, nel misterioso
+equilibrio della Natura, la missione di conservare le tradizioni della
+razza? di mantenerla strettamente legata alle origini? d’impedire che
+i caratterismi del tipo umano si perdano o si trasformino? Non sono
+esse le sacre custodi della essenza prima di nostra Specie? Vigilare
+affinchè questa non traligni, non strisci o non voli: ecco il segreto
+potere della anima loro, ecco la base di tutta la loro psicologia.»
+Egli soggiunse: «Liberi, liberi dunque bisogna essere dalla tirannia di
+queste vilificatrici d’ogni personalità, di queste nemiche implacabili
+d’ogni tendenza elevata e d’ogni slancio sublime! Liberi bisogna
+essere, per divenire qualcuno e poter fare qualche cosa — prima della
+morte!»
+
+Egli si mosse, di nuovo; andò alla finestra, l’aperse, lasciò
+ch’entrasse la trionfante luce del giorno.
+
+Il giardino splendeva nel sole, con le sue bianche scalee, con le sue
+statue bianche, come intagliate nel verde cupo della pineta. Il poggio,
+sopra, aveva un chiarore metallico, come fosse tutto cosperso d’una
+polvere d’oro.
+
+Quella visione, dopo lo sfogo benefico, gli ricondusse lo spirito
+alta calma, gli ridiede la coscienza piena di sè stesso. Valeva forse
+la pena di crucciarsi per quelle futili questioni? Non aveva egli
+altro di meglio e di più serio da pensare o da fare? Egli richiuse le
+persiane, e venne a sedersi d’avanti alla scrivania. Molti fogli vi
+erano sparsi in disordine, quasi tutti vergati, per intero o in parte,
+a caratteri grandi, decisi, piuttosto oblunghi, un po’ inclinati da
+sinistra verso destra: le cancellature frequenti e risolute mettevano
+sul nitor della carta vaste ombre oscure. Tra quella moltitudine di
+fogli, dov’egli era solito d’abbozzare i suoi lavori o di fermare le
+idee utili, emergevano qua e là alcuni grossi libri aperti e le pagine
+fitte di qualche rivista nostrale o forestiera. Sul piano del palchetto
+eran poi raccolti i frammenti delle sue tre opere in corso: un enorme
+fascio di carte, chiuso in una custodia di pergamena su cui si leggeva
+il titolo in inchiostro rosso: _L’avvenire delle società umane_; un
+altro fascio meno voluminoso, rattenuto da un semplice foglio piegato
+a mo’ di busta, sul quale era scritto: _La Morale dell’Evoluzionismo,
+critiche all’opera di Erberto Spencer e conclusioni_; e infine un
+terzo fascicolo, alquanto esiguo, con la dizione: _Socialismo e
+Cristianesimo_.
+
+Aurelio prese quest’ultimo dal palchetto della scrivania, e se lo
+pose dinnanzi. Era uno studio sintetico e impressionante su le comuni
+aspirazioni delle nuove idee sociali e della vecchia morale cristiana,
+il quale tendeva a dimostrare come la fusione delle due teorie non
+potesse esser lontana, e voleva mettere in guardia gli studiosi e i
+pensatori contro le fatue lusinghe e i gravi conseguenti pericoli che
+un siffatto connubio avrebbe portati con sè. L’Imberido s’era accinto
+a scriverlo nell’ultimo mese passato a Milano, avendo intenzione di
+pubblicarlo in diverse riprese su la sua Rivista; poi, siccome dal suo
+arrivo a Cerro s’era immerso totalmente nella grande opera _L’avvenire
+delle società umane_, lo aveva abbandonato, e, sebbene fosse già
+presso a concludere, non s’era più dato pensiero per ultimarlo. In
+quel momento, forse perchè ricordava le sollecitazioni che lo Zaldini
+gli aveva fatte la mattina precedente, o perchè non si sentiva di
+riprendere un lavoro troppo intenso e faticoso, Aurelio fu spinto
+involontariamente a continuare il breve studio interrotto.
+
+Egli sfogliò il fascicolo lentamente, scorrendo con lo sguardo su le
+pagine, già fatte giallognole dal tempo, quasi volesse risvegliare la
+memoria precisa di quanto aveva scritto. Come giunse alla interruzione,
+indugiò alquanto per rileggere attentamente gli ultimi periodi; e li
+rilesse a voce alta, ascoltandosi.
+
+«E questi saranno gli estremi e i più fervidi adoratori di Cristo,
+non forse molto dissimili da quelli che primi lo adorarono. Così
+le Scritture saranno compite, e così la parabola terminerà com’era
+incominciata.
+
+«L’attacco sarà certo formidabile. Il fanatismo dà un coraggio che
+le persone calme non hanno e non possono avere. Se dalla parte dei
+Ribelli non ci sarà un soverchio equilibrio morale, ci sarà per
+compenso il Genio nelle sue più acute manifestazioni. Uomini grandi,
+uomini terribili sorgeranno in questa sollevazione disperata, da
+questo ibrido connubio di misticismo e d’animalità: spiriti tumultuosi,
+dotati d’un potere magnetico irresistibile, dominatori e affascinatori
+delle masse, i quali troveranno vie insospettate per trascinarvi
+perdutamente i cervelli e i cuori. E a questi s’uniranno con entusiasmo
+tutti gli spostati dalle assurde e magiche idealità, e le anime guaste
+dall’odio o dalla cupidigia, e i perpetui adolescenti, e i perversi e i
+degenerati e i pazzi!
+
+«Con queste bandiere, con queste reclute, con questi capitani, la
+parte inferiore della Umanità insorgerà contro la superiore, tenterà
+lo sforzo supremo per arrestare il fenomeno fatale della civiltà e
+dell’evoluzione. Chi trionferà nel gigantesco cimento?»
+
+Così il manoscritto bruscamente s’interrompeva.
+
+Aurelio Imberido, dopo esser rimasto alcuni minuti pensieroso, fissando
+lo spazio d’avanti a sè, prese con un atto improvviso la penna, e
+continuò.
+
+
+
+
+IV.
+
+L’ALBERO DEL BENE E DEL MALE.
+
+
+Il dì successivo, Aurelio, avendo concluso l’articolo, discese in
+giardino, e s’inoltrò nella pineta per cercare ombra e riposo.
+
+Era un pomeriggio sereno, d’una serenità incandescente, caldo ma
+temperato da qualche soffio d’aria. Per tutto quel giorno egli sapeva
+che non avrebbe ripreso la penna, come sempre quando terminava un
+lavoro o una determinata parte di lavoro; e, libero e sodisfatto di sè,
+seguiva distrattamente i sentieri tortuosi sotto l’ampio padiglione
+verde, guardandosi d’intorno, aspirando la diffusa fragranza delle
+resine riscaldate dal sole, ascoltando rapito il fruscìo alterno del
+vento tra le fronde o il susurro d’un ruscello nascosto.
+
+Nella pineta era una luce pacata e raccolta, come in un tempio. Per
+il denso intrico, che formavano i rami, premendosi, intrecciandosi,
+confondendosi nella loro antica e tenace espansione, ogni lembo di
+cielo veniva occultato. Una parete opaca si distendeva a similitudine
+d’un velario sopra la terra; e solo, a traverso gli interstizii
+dei tronchi, un chiarore aureo o rancio o verde, a fasci nettamente
+visibili, s’insinuava, quel chiarore innaturale che lascian cadere
+nell’ombra le finestre a vetri variopinti. Un sentimento mistico e
+solenne emanava dal luogo, come da un santuario a pena illuminato,
+saturo di vapori d’incenso.
+
+Tra quei profumi, in quella pace, il giovine camminava a rilento,
+senza un pensiero, abbandonandosi al fascino che gli veniva dalle
+apparenze esteriori. Tutto assorto nella ottusa contemplazione, egli si
+perdeva ad accompagnar con lo sguardo il volo d’un insetto nell’aria
+o il viluppo appassionato dell’edera intorno a un fusto impassibile:
+s’arrestava ogni tratto attonito per ammirare qualche cespo di
+ciclamini o di violette sbucante come per prodigio dalle cavità del
+tufo. Lo spettacolo d’un ragno in atto d’avvolgere la preda nel suo
+sudario mortale lo tenne fermo lungo tempo, sospeso, attratto, commosso
+quasi fosse al cospetto d’una rappresentazione tragica. E il suo
+spirito si mantenne così semplice durante l’osservazione del minuscolo
+conflitto per la Vita, ch’egli non sentì altro impulso se non quello
+d’intervenire a favore del debole, predestinato al sacrificio, contro
+il forte che pure esercitava il suo pieno diritto all’esistenza.
+
+D’improvviso una voce acuta risonò dietro le sue spalle.
+
+— Buon giorno!
+
+Egli si volse bruscamente. La bionda Luisa, che discendeva in corsa
+sul medesimo sentiere con un gran mazzo di fiori in pugno, lo aveva
+raggiunto senza ch’egli si fosse accorto della sua presenza.
+
+— Buon giorno, signorina! — egli rispose, arrossendo un poco.
+
+Ella s’era fermata vicino a lui, e lo fissava con quegli occhi
+chiarissimi e ardenti, in cui la luce pareva concentrarsi come nel
+fuoco d’una lente.
+
+— Bella giornata, oggi, — ella disse sùbito, poi che Aurelio immobile
+d’avanti a lei non accennava a continuare.
+
+— Bella, davvero.
+
+— E che delizioso rifugio è questa pineta! Io ci passerei la vita....
+L’estate qui dentro è dolce come un autunno.
+
+— Se non erro, ella è stata a raccolta, signorina....?
+
+— Sì, di fiori, — interruppe Luisa con vivacità; — di fiori selvaggi,
+come piacciono a me. Ma adesso bisogna che torni a casa e in fretta,
+perchè l’ora del pianoforte è già scoccata e la zia è severissima....
+
+Sorrise lievemente, socchiudendo a pena le palpebre ma senza
+distogliere gli sguardi dagli occhi del giovine. Poi, chinando il capo
+in segno di saluto, con un atto assai leggiadro:
+
+— Con permesso, — soggiunse; e riprese in corsa la sua strada.
+
+Prima d’oltrepassare il gomito del sentiere, si volse ancora verso di
+lui per gridargli:
+
+— Se s’inoltra appena un po’ nella pineta, trova Flavia.... A rivederla!
+
+E, così dicendo, la giovinetta scomparve.
+
+Aurelio, che non aveva avuto il tempo di rispondere, era rimasto
+fermo e attonito, con gli occhi inerti, alla svolta della viottola.
+Quell’incontro gli era stato insolitamente gradito. Sorpreso dalla
+comparsa subitanea della fanciulla, egli aveva prodigato a questa la
+stessa benevolenza curiosa e quasi tenera, che gli abondava in quel
+momento nello spirito e aveva espansa su le mute manifestazioni del
+bosco. Le poche parole scambiate non avevan potuto certo risvegliare
+in lui un’idea o un sentimento nuovo, diverso da quello ond’era invaso.
+Avevan parlato della beltà del giorno, della pineta ospitale, di fiori,
+delle cose miti e piacevoli, al cui incanto l’anima sua dolcemente si
+concedeva. E la frase, che Luisa gli aveva gittata da lontano, era
+giunta fino a lui senza che potesse afferrarne bene il significato.
+Egli a pena l’intuì, ripensandoci. Ebbe un attimo di perplessità:
+doveva seguitare e farsi incontro a Flavia? Doveva retrocedere ed
+evitarla? Inconsciamente il suo pensiero rifuggì da ogni indagine
+sul senso esatto della frase, si ribellò a qualunque sforzo a fin di
+prendere una risoluzione. Egli proseguì per inerzia la sua passeggiata
+contemplativa nel bosco, dove il silenzio era tornato quasi più grave e
+più vasto che prima non fosse.
+
+Passò la grotta artificiale, irta di stalattiti superbe, onde
+alcune gocce perennemente cadevano su la terra fradicia; arrivò al
+crocicchio dei due sentieri che tagliavan la pineta nelle due direzioni
+principali; s’arrestò un poco d’avanti all’erma che dominava il luogo,
+un gran busto nudo di donna su cui l’assidua carezza del tempo era
+passata, corrodendo e levigando il sembiante, ma lasciando rigidi e
+intatti i seni, come gonfii d’un desiderio immortale. Procedette poi a
+passo più spedito verso l’altura, quasi lo chiamasse, da quell’ombra,
+il vivido raggio di sole che illuminava a traverso un pertugio la
+sommità del sentiere.
+
+Flavia era là, sola nella luce. Saliva lentamente l’erta d’un
+prato contiguo alla pineta. Al di là l’orto incominciava, tutto
+lussureggiante di piante pallide, da cui si vedevan pendere i frutti
+ancora acerbi o alcuni grappoli vermigli di ciliege. Sopra l’orto, il
+poggio coltivato a vigneti s’elevava in una succession di scaglioni
+petrosi, intorno ai quali le viti avevan disegnato come un greve
+merletto verde.
+
+Ella saliva quella distesa inclinata su cui l’erba cresceva foltissima
+e intonsa con una maravigliosa chioma di fioretti d’oro. La sua
+persona, un po’ curva in avanti, appariva dal ginocchio in su tra
+la verzura profonda, lasciando dietro di sè un mobile solco di fili
+prosternati. A volte rimaneva per cogliere con la mano un fiore
+sopreminente; a volte s’inchinava alquanto verso il suolo, e scrutava
+assorta i misteri di quella selva minuta. Come più s’allontanava,
+ella facevasi più lenta, indugiando a ogni passo sul pendìo lubrico ed
+erto, arrestandosi, col capo levato in alto, per fissare l’orto o il
+poggio solatìo, quasi fosser la mèta del suo cammino. Quando fu presso
+al limite estremo, improvvisamente le forze le mancarono, ed ella,
+mettendo un piccolo grido, si volse e s’abbandonò tutta quanta, distesa
+su l’erba come su un letto.
+
+— Lei, conte?! — esclamò Flavia turbata ma sorridente, poichè vide il
+giovine fermo allo sbocco della viottola; e s’alzò di scatto a sedere.
+
+Aurelio senz’aprir bocca la salutò, levandosi il cappello.
+
+— È venuto a sorprendermi, eh?
+
+— Confesserò — egli rispose — che senza volerlo sono stato spettatore
+di tutta l’ascensione.
+
+— Male, assai male! Doveva avvertirmi della sua presenza...
+
+— L’avrei desiderato, ma come fare? Potevo prendermi la libertà di
+chiamarla per nome?
+
+Ella gridò, ridendo:
+
+— Gran che!.... Del resto non occorreva: bastava tossire, tossire con
+molta violenza.... Io, che ho buon cuore, mi sarei sùbito impensierita
+per la sua salute e naturalmente, volgendomi, l’avrei scoperto....
+
+— È vero! Mi scusi.. non ci ho pensato!
+
+Risero entrambi. Ella così forte che un’eco lontana rispose; e agitò
+le mani, e battè l’una contro l’altra palma in un fresco trasporto di
+giocondità.
+
+— Non è indiscrezione domandare dov’era mai diretta per sì mali passi
+la signorina? — chiese Aurelio.
+
+— Non so precisamente. Ero stanca di star là giù seduta a lavorare:
+e m’è nata la cattiva ispirazione di salire verso l’orto a traverso
+questo prato.
+
+— Ah, ella vien fin qui a passare le ore calde della giornata?
+
+— Sì, noi lavoriamo quasi sempre all’aria aperta. Si vuole avere il
+gran cielo per testimonio che l’ozio non è tra le nostre abitudini...
+Come può vedere, quello è appunto il nostro laboratorio, quando almeno
+il tempo ce lo consente.
+
+Il giovine si volse verso il punto che Flavia indicò. All’ombra degli
+ultimi abeti del bosco, in una specie di nicchia verde, era disteso
+su l’erba un ampio scialle a mo’ di tappeto, tutto coperto di scatole,
+scatolette, astucci, astuccini, cestelli, e d’una infinità di gomitoli
+colorati; due telaretti per ricamo e due sediuole portatili compivano
+quell’improvvisato luogo di lavoro.
+
+— È un rifugio da poeti, questo! — disse Aurelio, rivolgendosi a lei.
+
+— Dove, per buona ventura, poesie non se ne fanno, e né pure se ne
+leggono mai! Io odio cordialmente i versi e i verseggiatori.... Non è
+per caso tra questi, signor Imberido?
+
+— No, signorina, pur troppo!
+
+— Pur troppo?...
+
+— Sì, perché vorrei esser poeta.
+
+— E a che pro?
+
+— A che pro...?! — ripeté il giovine, fissandola, un po’ impacciato.
+
+La domanda l’obbligava a una lunga esplicazione e non agevole. Egli
+ammirava profondamente le opere estetiche: tra tutte le arti, la
+poesia e la musica eran quelle che prediligeva come le più perfette
+espressioni della bellezza ideale. Pensava anzi che l’arte fosse, con
+la filosofia, l’eccelsa fioritura della mente umana, un privilegio
+degli spiriti eletti, un titolo tra i più validi e più legittimi nelle
+nuove aristocrazie intellettuali. Per lui l’artista era un uomo nobile,
+e uomo nobile non poteva essere chi rimaneva estraneo e chiuso al
+fascino del bello, alle pure ebrezze dell’intelligenza. Queste cose
+egli avrebbe voluto esprimere, e le parole gli salirono spontaneamente
+alle labbra. Ma invece rispose:
+
+— Per celebrar le sue lodi, signorina!
+
+Ella lo guardò, come se dalla pausa avesse indovinato i suoi pensieri e
+dubitasse della sincerità di quella risposta. Quindi, per non insistere
+su l’argomento in cui sentiva esser tra loro una discordia d’opinioni,
+domandò:
+
+— E lei, dove andava da queste parti?
+
+— Io? Non so... Verso l’alto, come sempre... Perchè a me piace salire,
+continuamente salire... La montagna m’attira con una prodigiosa
+potenza. Quando mi metto per una via che tende in su, non posso più
+fermarmi, proseguo come un automa sospinto da un’energia ignota,
+accelero il passo man mano che l’erta si fa più scoscesa, non rimango
+se non ho superato un culmine. Non so perchè: questa strana sensazione
+d’ansia e di piacere, l’ho provata dalla prima volta che ho visto la
+montagna, quando ero ancor bambino.
+
+Flavia ascoltò grave e attenta, or corrugando e ora spianando la
+fronte, tenendo lo sguardo fisso su di lui, ma non ne’ suoi occhi. D’un
+tratto si levò ritta in piedi, e disse a mezza voce, così che a pena
+egli la intese:
+
+— Su via, dunque, mi dia un saggio della sua abilità d’alpinista. Mi
+raggiunga... Andiamo!
+
+Le semplici parole, che parevan dette per giuoco, ebbero
+dall’intonazione e dal gesto un significato profondo. Egli non potè
+resistere all’invito; s’abbandonò a quel tenue incanto; si lasciò
+trascinare da quella voce di donna che lo chiamava discretamente a sè.
+Un desiderio oscuro l’assalì: di mostrare la sua vigoria fisica, di
+rivelare in uno slancio leonino la sua giovinezza agile e forte. Si
+sarebbe detto che l’essere originario, primordiale, selvatico, avesse
+avuto in lui un brusco risveglio, fosse uscito libero e fresco dalla
+spoglia artificiale che l’opprimeva. Egli ascese in corsa il pendìo
+ripido del prato, giunse in un attimo a fianco della fanciulla, si
+fermò sicuro d’avanti a lei, rattenendo il respiro per non tradire la
+commozione del cuore, per ostentarne la regolarità dei palpiti anche
+dopo uno sforzo supremo.
+
+— Bene! Bravo! — ella approvò seriamente, senza sorridere, con
+sincerità; poi, soggiunse cambiando tono ed espressione: — Ed ora che
+si fa? Dove andiamo?
+
+— Dove andiamo? Dove vuole, signorina.
+
+— Nell’orto?
+
+— Nell’orto.
+
+— Forse non c’è mai stato?
+
+— In fatti, mai.
+
+— Io le farò da guida, — concluse la fanciulla; e s’incamminò spigliata
+d’avanti a lui.
+
+Portava un abito grigio, sobrio e attillato, che avvinceva strettamente
+il suo torso e scendeva diritto lungo i fianchi, ritraendo a ogni
+movimento le forme eleganti della persona. Nessuna guarnizione su
+quell’abito; un sol nastro serico d’un color di lilla pallido le girava
+intorno alla cintola assai sottile, e ricadeva dalle reni in due lunghe
+bande volanti fin quasi a terra. In capo aveva un cappellaccio di
+paglia dalle tese larghe e convesse, su cui risaltavan due tulipani
+scarlatti in un ciuffo di foglie e di spighe; e in mano, a guisa di
+mazza, un ombrellino di raso iridescente, orlato d’una trina bianca.
+
+Aurelio la seguiva da presso, guardandola con curiosità intenta, ma
+immemore e spensierato come un fanciullo. Entrarono così nell’orto,
+uno dietro l’altra, senza parlare, tenuti entrambi da una specie di
+stupefazione dolce, da una specie di torpore, sotto la sferza del sole.
+
+Un gran viale, cosparso di ghiaia fina e quasi candida, tagliava a
+mezzo il pianoro dove il vecchio frutteto prosperava. Da ambe le parti,
+equidistanti e regolari, altri viali più angusti vi affluivano in
+una perfetta simmetria di linee parallele. Nei rettangoli intermedii
+gli alberi crescevan poderosamente sopra un suolo grasso e ubertoso,
+piantati in ordine sparso, bene esposti alla luce, diritti e sani,
+come assistiti nel loro sviluppo da una mano sollecita. Alcuni, troppo
+carichi, avevan sostegni obliqui sotto i rami più oppressi dal peso;
+alcuni, ancora esili e malfermi, si vedevan protetti da una custodia di
+piuoli confitti nel terreno, trattenuti da cerchii di ferro. E v’erano
+albicocchi, peri, pruni, mandorli, superbi d’una innumerevole prole di
+globuli gialli o verdi; alcuni noci giganteschi dal fogliame smorto,
+dal fusto smorto, dai malli smorti, come scolorati dalla soverchia
+illuminazione; fichi enormi e serpentini, che parevano celare a fatica
+il loro scheletro mostruoso nel manto delle vaste foglie triforcute; e
+una moltitudine di peschi fragili, seminudi, maturanti al sole i grossi
+frutti penduli e vellutati.
+
+Si spandeva all’aria da quella possente coltura di piante fruttifere un
+odor caldo e salubre, molto simile a un alito vivo. Qua e là qualche
+vaso di limone o d’arancio, disposto su i margini dei viali, mesceva
+alla fragranza diffusa dei grandi alberi il profumo penetrante de’
+suoi fiori, come un artificio d’eleganza e di seduzione in una bocca
+di donna. E dovunque era silenzio, silenzio profondo; nella pineta, nel
+prato, nell’orto, sul poggio, nel cielo.
+
+— Com’è ben tenuto questo frutteto! — esclamò Aurelio, guardando in
+torno pieno di maraviglia.
+
+— È l’unica parte del giardino che non fu trascurata dopo la morte del
+vecchio marchese. Il guardiano Giuseppe vive in su questa comodamente
+con la sua numerosa famiglia. Perciò prodiga qui tutte le sue
+attenzioni, impiega tutto il suo tempo; io credo che l’ami più di sua
+moglie, più de’ suoi stessi figliuoli.... E ne è geloso, geloso fino
+alla manìa, — ella soggiunse, ridendo forte. — Se il pover uomo sapesse
+che ora noi gli abbiamo invaso il territorio, chi sa in che pena
+starebbe!...
+
+— Non sospetterà certo che noi gli si voglia rubare....
+
+— Sospetta di tutto e di tutti....
+
+— Ritorniamo dunque indietro, — propose Aurelio, seriamente.
+
+— E perchè?.... Se a me piace di venir qui, soltanto perché so che
+Giuseppe non lo desidera....
+
+— È una cattiveria questa, signorina!
+
+— No, un capriccio.
+
+— Ma se ci scopre?...
+
+— Peggio per lui!... Non sarebbe poi la prima volta ch’egli mi trova
+nel suo orto, sola o accompagnata....
+
+Aggiunse anche, facendosi grave, guardando fissa il giovine:
+
+— D’altra parte noi pure abbiamo un certo diritto su queste frutta,
+perché il luogo non è suo e noi lo teniamo in affitto senza alcuna
+riserva della padrona.
+
+A queste parole egli ebbe entro di sè un moto ostile contro la
+fanciulla, una specie di disgusto istintivo, come fosse stato colpito
+da un suono discorde o sgradevole. Ma Flavia non gli lasciò il tempo
+di ricercare le intime cause, di rendersi ragione d’un tal sentimento.
+Ritornata ilare e leggera, gli susurrò sotto voce all’orecchio, con
+un’espressione infantile di malizia e di gioja:
+
+— Ormai le ciliege son mature!..
+
+— Ebbene? — chiese il giovine, senza comprendere.
+
+— Ebbene: se son mature, si possono mangiare.
+
+— Naturalmente, — egli confermò, non potendo trattenere un sorriso.
+
+— E perché non le mangiamo?...
+
+Aurelio indietreggiò d’un passo.
+
+— Come? Come?! Vorrebbe....
+
+— Rubare, certo: rubare!
+
+— Ah, questo poi no! Io mi ribello, o meglio mi ritiro. Non voglio
+esser complice d’un furto, e nè pure spettatore....
+
+— Ella sarebbe dunque capace di farmi un affronto simile?... Vorrebbe
+lasciarmi qui sola in lotta con gli elementi? Abbandonare una donna in
+un momento difficile?... Non sarebbe soltanto scortesia, signor conte;
+sarebbe viltà....
+
+Parlava forte e solenne, interrotta a ogni frase da un urto d’ilarità
+incontenibile. E in quell’atteggiamento emanava da tutta la persona una
+grazia così semplice e schietta che sedusse e maravigliò il giovine,
+quasi una rivelazione inaspettata.
+
+— Vede come sono alte?... e come sono belle!
+
+Ella gli mostrava un ciliegio venerabile dal tronco alto e robusto, su
+cui i grappoli vermigli rampollavano con sovrana abondanza e levava la
+mano verso i frutti desiderati, ridendo, comunicandogli a poco a poco
+la sua giocondità fanciullesca.
+
+— Ci deve essere una scala di mia conoscenza nel frutteto, — ella
+disse, girando in torno lo sguardo per iscoprirla. Poi, d’un tratto,
+gridò trionfante: — Eccola! Eccola!
+
+E si diresse in corsa verso un pilastrello poco discosto, a cui una
+lunga scala era appoggiata.
+
+— Io spero che vorrà almeno ajutarmi a portarla fin sotto l’albero. È
+troppo pesante per le mie povere braccia!
+
+— Si pretende dunque la mia complicità attiva...?
+
+— No, s’invoca semplicemente un soccorso! Venga!
+
+Ferma ed eretta nel sole, sul candor niveo della ghiaja, tra le masse
+degli alberi che s’inarcavano verso di lei carichi di frutti, ella
+parve al giovine supremamente bella.
+
+Omai Aurelio seguiva, domato e attonito, ogni suo atto, ogni suo
+movimento, ogni sua parola, come se tutto il resto si fosse occultato
+a’ suoi sensi. Un potere misterioso e irresistibile lo teneva
+soggetto all’agile creatura che gli splendeva d’innanzi, lo piegava
+inconsapevole a qualunque stranezza, a qualunque follìa ch’ella gli
+avesse potuta comunicare. L’impeto birbesco e tumultuoso della sua
+compagna sembrava avere invaso, travolto, rituffato il suo spirito in
+un fiume d’oblio e di spensieratezza; ed egli, già ebro della magica
+luce in cui si scioglievan le sane fragranze terrestri, s’abbandonava
+alla seduzion di quel giuoco, cedeva insensibilmente al fascino di
+quella malizia puerile, quasi a traverso una seconda adolescenza.
+
+Flavia ripetè il richiamo, limpida e forte, come volesse meglio
+affermare la sua possanza:
+
+— Venga dunque! M’ajuti!
+
+— Ella mi vuol proprio trarre in perdizione! — mormorò Aurelio,
+sorridendo, mentre s’avvicinava a lei.
+
+E prese la lunga scala, la sollevò ritta con le mani per mostrare
+il vigor de’ suoi muscoli, la portò così senz’inclinarla fin sotto
+l’albero, mediante uno sforzo che a pena riuscì a dissimulare. Ella,
+tenendogli dietro seria e attenta, lo fissava con uno sguardo ambiguo
+tra d’ammirazione e d’ironia.
+
+— Ed ora, bisogna salire! — disse, poi che il giovine ebbe deposta e
+bene assicurata la scala tra due rami del ciliegio.
+
+— Anche salire?!
+
+— Mi sembra. Vuol forse che salga io, per rimanersene qua giù
+tranquillo a contemplarmi da un nuovo punto di vista? Io non dò di
+questi spettacoli, signor mio, e a così buon prezzo!...
+
+Proferì queste parole celiando, ma senza la minima reticenza,
+senza un’ombra nella voce o negli occhi, con una sicurezza da donna
+spregiudicata. Aurelio, che la guardava, abbassò sùbito gli occhi,
+arrossì anche un poco, offeso dal senso volgarmente procace dello
+scherzo; poi, per non tradire il suo disgusto, le volse con un moto
+subitaneo le spalle, e si mise rapidamente su per la scala.
+
+— Le lasci pure cadere abbasso ché le raccolgo nel mio grembiule, — gli
+gridò dietro Flavia, raggiante, trasfigurata dalla gioja.
+
+Il giovine, ritto su l’ultimo piuolo, col capo nascosto nel fogliame
+profondo, si vedeva allungar le braccia, pencolare, atteggiarsi in pòse
+larghe e snodate tra i viluppi dei rami, alla ricerca dei grappoli
+maturi. A quando a quando una fitta gragnuola di chicchi vermigli,
+annunziata da un richiamo, accolta da un saluto festoso, partiva
+dall’alto, si sparpagliava un poco nell’aria, cadeva solo in parte
+nel grembiule spiegato a riceverla. La giovinetta per giuoco fingeva
+d’irritarsi perché non poteva contendere alla terra tutti quei chicchi;
+protestava ridendo contro di lui; gli raccomandava d’esser più attento
+e preciso nel gittarli; a volte si chinava a raccattarne qualcuno più
+appariscente, e, con aria di dispetto, se lo mangiava.
+
+Quando Aurelio discese dall’albero erano entrambi come ubbriachi
+d’ilarità. Balbettavan frasi insulse con la voce alterata; ammiccavano
+con gli occhi piccoli, abbacinati dal soverchio chiarore; si sfioravan
+con le mani, esprimendo una specie di piacere a ogni lieve contatto;
+e ridevano insieme con la facilità di due fanciulli. La spartizione
+del bottino provocò poi tra loro una questione romorosa e vivace,
+che finì in una corsa sfrenata a traverso il frutteto. Ella, agile e
+astuta, si sottraeva a lui, approfittando della sua conoscenza dei
+luoghi, calpestando senza scrupoli le zone coltivate, sgusciando
+sotto gli intrichi dei frutici con una perizia singolare. Egli, più
+veloce e più cauto, cercava invece di raggiungerla senza batterne le
+orme, prevenendola allo sbocco d’un viale, aspettandola a un varco in
+agguato, accelerando vertiginosamente il passo quando ella percorreva
+una strada dritta. Finalmente Flavia, mentre usciva d’improvviso
+fuor da un cespuglio, cadde, come una preda, in suo potere. Accesi,
+esausti, anelanti, s’avvinghiarono uno all’altra con un moto istintivo
+e selvaggio. Ella, stanca, s’abbandonò, arrovesciò indietro il
+capo, prorompendo in una risata nervosa, che squillò acutamente nel
+silenzio; Aurelio, stringendola forte a sè e smarrendo ogni senso
+nella contemplazione di quel viso illuminato da una strana fiamma,
+la sorresse, la tenne così per qualche attimo come sospesa tra le sue
+braccia.
+
+— Mi dò per vinta! — ella mormorò d’un tratto.
+
+E si sciolse con un moto languido da lui, invasa da una sùbita
+angoscia, intimorita dal suo sguardo vorace.
+
+Non parlarono più. Susseguiva a quel tripudio folle di vita il
+turbamento oscuro e quasi pauroso degli eccessi. Provavano ora un
+malessere profondo, indefinibile. Si guardavano in faccia attoniti,
+arrossendo; si sentivan soli, estranei, divisi da un ostacolo immane;
+si sentivano oppressi da un peso morale, rimorsi da un’occulta voce.
+L’incanto breve era sfumato; ed essi si trovavano, come al risveglio
+d’un sogno voluttuoso, sfiniti, delusi, umiliati.
+
+S’incamminarono così, in silenzio, verso il poggio, sospinti da un’idea
+comune: quella d’allontanarsi dal palazzo, forse per acquetarsi, per
+riprendere le loro espressioni abituali, sformate dalle agitazioni e
+dai turbamenti molteplici. Aurelio era come trasognato e stupefatto. Si
+movevano nel fondo della sua anima alcuni pensieri molesti, sorgevano
+i ben noti fantasmi a rappresentargli dentro l’eterna Comedia, il
+Dramma immortale, in cui egli si vedeva continuamente trascinato dalla
+fatalità delle cose. — Che cos’era avvenuto? Da quale possente soffio
+di passione o di frenesia s’era lasciato dominare per dimenticarsi
+a tal segno? Come aveva potuto cedere senza una resistenza a quei
+trasporti insensati? — Ecco: la Donna, il mostro magnifico, era là
+accanto a lui, e lo seguiva. Egli ne udiva il passo cricchiare su la
+ghiaja con una regolarità da pendolo che misura il tempo; egli, senza
+guardarla, la vedeva distintamente procedergli a fianco, alta e serena,
+terribile e inconscia come un feticcio. La loro via era comune, ed
+eran pari le forze: salivano una dolce erta, tra gli alberi onusti di
+frutti caduchi o acerbi, verso un’altura limitata, perduta tra altre
+innumerevoli alture. La montagna superba dalle incorrotte solitudini,
+dalle larghe visioni, s’ergeva lontana, molto lontana, di là da tutti
+quei colli, reale ma pure impervia per entrambi e irraggiungibile. Essi
+salivano insieme, quasi tenuti da una stessa catena, la dolce erta
+su cui erano impresse le orme di mille passanti; e, giunti al sommo,
+sarebber dovuti sostare, sconosciuti pellegrini, stretti in torno
+dall’umile giogaja, avendo sempre in vista — come un Ideale beffardo —
+la vetta alpestre baciata dal cielo....
+
+— Oh! Guardi! — proruppe Flavia, volgendosi maravigliata verso il lago.
+
+E parve ch’ella, divinando il pensiero di lui, volesse distogliere il
+suo sguardo dalla scena simbolica.
+
+Anch’egli si volse.
+
+Dal poggio si rivedevano alfine la superficie azzurra delle acque e la
+riviera opposta, dove già qualche obliqua ombra cadeva. Alcune vele,
+gonfie e quadrate, apparivano qua e là dirette verso settentrione,
+così tarde da sembrare immobili. Un piroscafo presso Intra lanciava
+nell’aria un’enorme colonna di fumo nero, che si torceva in grosse
+spire senza dissolversi. Le nevi del Sempione, in fondo alla valle
+nebulosa, erano pallidamente celesti e parevan fondersi nell’orizzonte.
+
+Ella mormorò fissando il lago con gli occhi incantati:
+
+— Che pace!
+
+Egli aggiunse, gravemente:
+
+— Che silenzio! Non s’ode frusciare una fronda!
+
+Infatti il più piccolo romore non rompeva il sonno dell’universo:
+non un soffio di vento, non un murmure d’acque, non una voce, non
+un latrato, non un’eco di lavoro lontano. La calma del paesaggio
+pesava sopra di loro come un malefizio, infondeva nelle loro anime
+una malinconia suprema. Ambedue sentivano ora il tempo scorrere,
+disperdersi le cose nella vanità dello spazio, le illusioni e i
+desiderii morire. Ambedue sentivano che la vita era triste, e che oltre
+la vita eran tristi anche le speranze.
+
+— Discendiamo? — propose Flavia, accasciata dal silenzio, provando uno
+sgomento fosco d’avanti a quella solitudine, sotto quel cielo deserto e
+impassibile.
+
+— Discendiamo!
+
+Ritornarono su i loro passi; si salutarono freddamente al limite
+della pineta, non avendo scambiato durante il cammino che poche frasi
+brevi e inconcludenti. Flavia riparò di nuovo al suo luogo di lavoro,
+nell’ombra degli ultimi abeti; Aurelio, solo, s’inoltrò nel bosco per
+discendere verso il palazzo.
+
+
+
+
+V.
+
+ECHI DEL PASSATO.
+
+
+Quel giorno stesso, durante il pranzo, donna Marta disse ridendo al
+nipote:
+
+— Ho saputo un gran fatto!... una specie di miracolo, di prodigio, di
+favola maravigliosa!...
+
+Dalla sera innanzi, ella aveva cambiato totalmente d’umore, come se
+l’ultimo alterco l’avesse liberata di tutto il veleno che le stagnava
+nell’animo. Era ridivenuta ilare, festosa, ciarliera, garbata, quale
+da molto tempo non si mostrava. Verso Camilla specialmente usava
+cortesie nuove, delicatezze insolite: non le impartiva un ordine
+senza soggiunger sùbito «per piacere»; non le rivolgeva la parola se
+non con un’inflessione di voce affettuosa, quasi materna; e talvolta
+anche l’accarezzava con la mano. Del brusco congedo non s’era più
+fatto alcun accenno tra loro due; e, come di consueto (poiché donna
+Marta licenziava le sue cameriere almeno tre volte al mese), non se
+ne sarebber più rammentate né l’una né l’altra fino allo scoppio d’un
+prossimo litigio.
+
+— Che hai saputo, mamma? — chiese il giovine, distratto, un po’
+pensieroso, senza sorridere.
+
+— Ho saputo che ti sei degnato d’accompagnar Flavia per il giardino....
+
+— Ah, tu hai già visto la signorina Boris?
+
+— Sì, or ora. Ella stessa m’ha anzi raccontato le vostre imprese, e
+puoi imaginare che allegre risate si son fatte alle tue spalle! Vuoi tu
+spiegarmi ora come fu addomesticata la belva selvatica?
+
+Donna Marta, in così dire, rideva forte ancora; e mostrava una specie
+di profonda compiacenza, di sodisfazione sarcastica, vedendo il nipote
+confondersi e arrossire al soffio vivo di quei ricordi.
+
+— Vuoi dirmelo, dunque? — ella insisteva. — Vuoi confidarti a me? Io
+ho già interrogato Flavia in proposito, ma la poverina non mi seppe
+rispondere. Proprio vero che i miracoli si fanno senza saperlo!
+
+— Oh, Dio, che storie! — egli interruppe. — Si direbbe che ti sian
+saliti i fumi alla testa, questa sera! In fine: che t’ha detto
+quella... sciocca?
+
+— Quella sciocca?!... Oh! Oh! Qual disprezzo!... Bada al vecchio
+proverbio, figliuol mio: chi sprezza....
+
+Aurelio ebbe un lieve fremito in tutta la persona: le sue labbra,
+trattenute nell’atto di pronunciare una qualche parola, s’atteggiarono
+a una specie di sorriso ironico a pena percettibile. Contenendosi,
+tacque un istante; poi con un’intonazione esagerata d’indifferenza
+ridomandò.
+
+— Che t’ha raccontato dunque la signorina Boris? Sentiamo.
+
+— M’ha raccontato.... oh, nulla di compromettente nè per te nè per lei,
+puoi imaginarlo; ma, via, per quanto almeno ti riguarda, m’ha detto
+cose abbastanza sorprendenti: per esempio, che non hai avuto difficoltà
+ad accompagnarla a traverso l’orto fin su alla cima del colle; che hai
+perfino rubato per lei le ciliege del fattore.... È vero questo?
+
+— Verissimo. Ma che trovi di straordinario e d’esilarante in tutto ciò?
+
+— La novità! — rispose donna Marta, scoppiando a rider forte, come
+prima. — Del resto, — ella soggiunse sùbito, poichè s’accorse che
+il giovine incominciava a mostrarsi seccato, — una novità che non
+mi dispiace e per cui teco mi rallegro. Tu, caro mio, hai bisogno di
+vivere un po’ tra la gente, di distrarti, d’interrompere per qualche
+tempo quelle uggiose abitudini da solitario che ti guastano la salute
+del corpo e dello spirito! Questo potrebbe essere un buon principio....
+
+— Ah, ora intendo la tua allegria! Tu sei contenta perchè.... costei mi
+ha fatto perder del tempo. Si capisce!
+
+Egli disse queste parole senza guardar donna Marta, arrestandosi un
+attimo prima di pronunciare quel «costei», e scivolando con la voce
+sul resto. Poi lentamente si levò da tavola, conficcò una sigaretta
+tra le labbra, e soggiunse volgendosi indietro, quasi per spiare
+l’atteggiamento di lei:
+
+— Usciamo fuori per prendere il caffè. Qui fa troppo bujo.
+
+Nella gran sala in fatti, esposta a settentrione e illuminata da due
+finestrelle protette da fitte inferriate a rabeschi, la luce si era
+a poco a poco affievolita sì che le cose già s’ammantavano in ombre
+profonde.
+
+Aurelio uscì sotto il porticato, e si diede a percorrerlo da un capo
+all’altro, meditando. Una sorda inquietudine si moveva dentro di lui:
+le confidenze fatte da Flavia all’avola, le strane previsioni che
+questa n’aveva tratte, le punture benevolmente sarcastiche di lei
+turbavano profondamente il suo spirito, sempre vigile e sospettoso.
+— Che c’era dunque già di segreto ne’ suoi rapporti con la signorina
+Boris, perchè egli si sentisse offeso solo al pensiero che una terza
+persona n’era venuta a conoscenza? Da che aveva origine quel sentimento
+quasi di pudore, che lo aveva acceso ascoltando dalla bocca dell’avola
+le sue gesta innocenti della giornata? Aveva forse fatto male
+Flavia, raccontando tutto? — No, in verità: nè male nè bene. E perchè
+dunque, provava egli contro di lei una specie di dispetto? perchè
+involontariamente, nell’animo suo, ne la rimproverava?
+
+«Son donne entrambe,» egli pensò; «tra loro s’intendono. Certo, la
+mamma vedrebbe volontieri ch’io m’inamorassi della signorina; e....
+certo quell’altra conosce le mie idee, pe’ suoi colloqui con la mamma.
+Che trionfo sarebbe per lei la mia conquista!... Fortunatamente un tal
+trionfo non potrà raccontare a nessuno, nè domani nè mai.»
+
+In quel punto, mentre il giovine era tutto assorto ne’ suoi pensieri,
+fu sorpreso dal contatto d’un braccio che gli cingeva il fianco. Donna
+Marta s’era levata, era uscita anch’essa dalla sala e gli si era pian
+piano avvicinata.
+
+— Che pensi, Aurelio? — gli mormorò con dolcezza all’orecchio,
+accompagnando il passo a quello di lui.
+
+— Nulla. Perchè?
+
+— Tu non sei in collera con la tua povera vecchia nonna, non è vero? Io
+sono talvolta un po’ rude con te, un po’ bisbetica, un po’ violenta.
+Devi compatirmi. Non ero così un tempo; son gli anni e le sofferenze
+che m’hanno tanto mutata! Ma, dopo tutto, io ti voglio sempre un gran
+bene....
+
+— Oh mamma! — egli esclamò d’un tratto commosso. E la cinse, anche, col
+braccio e si chinò per baciarla su i capelli canuti.
+
+Camminarono così, un poco, stretti l’uno all’altra, in silenzio.
+Sotto le arcate dei portici l’ombra del vespro s’era già diffusa,
+pallida e fioca, come una sfumatura più densa della luce verdognola
+che colava dal cielo nel cortile: su quell’ombra, in torno, le colonne
+si distaccavano biancheggiando, simili a grandi torce di cera. E una
+malinconia di fedi spente, di cose passate, d’uomini che non sono più,
+aleggiava per il luogo antico, dove le due figure, nere entrambe e
+taciturne, parevano i fantasmi di due monaci medievali vaganti ancora
+nel crepuscolo tra le mura dell’ospizio disertato.
+
+— Il caffè è pronto! — annunziò improvvisamente Camilla con la sua voce
+più squillante, apparendo tutta rosea e leggiadra su la soglia.
+
+Si diresse alla piccola tavola da giardino, che donna Marta aveva fatto
+collocare a un capo del portico d’avanti alla sala da pranzo, vi depose
+il bacile, e, con la stessa sollecitudine, canterellando, rientrò.
+
+— Eppure quella ragazza non mi dispiace — disse la vecchia, seguendola
+con gli occhi sorridenti. — Un po’ d’allegria ci vuole; e noi veramente
+non siamo molto allegri!
+
+Mentre essi sorbivano in silenzio il caffè, le vicine uscirono dalle
+loro stanze dopo aver pranzato. Come per prodigio, d’improvviso
+l’antico cortile si animò: le tre donne parlavan forte, ridevano, si
+chiamavan festosamente, suscitando nel luogo sonoro un intenso strepito
+d’echi. Quando s’avvidero della presenza di donna Marta, le loro voci
+divennero anche più alte nei saluti, i loro passi risonaron rapidi e
+concitati sul lastrico per accorrere più presto verso di lei.
+
+— Buona sera, donna Marta!
+
+— Come sta, contessa?
+
+— Che piacere di vederla....
+
+— Si parlava appunto di lei, or ora....
+
+La vecchia s’era levata in piedi e diretta incontro ad esse, sorridendo
+alquanto confusa da quel chiasso, curvandosi ora verso l’una ora
+verso l’altra, porgendo ad esse le povere mani vizze, ceree, tremanti.
+Aurelio in vece era rimasto ritto al suo posto, e aspettava con aria
+distratta che le consuete espansioni femminili fosser finite. Dopo
+poco, lentamente, s’avvicinò al gruppo; strinse la mano alla signora
+Boris; salutò con un inchino e un sorriso la bionda, che rispose
+lanciandogli un’occhiata piena di malizia; si volse in fine a Flavia
+e, senza guardarla negli occhi, mormorò con un fil di voce, abbassando
+alquanto il capo:
+
+— Signorina, buona sera....
+
+Ella pure abbassò il capo, ma non fiatò. Anzi, si volse sùbito
+verso Luisa, e si diede a parlarle di cose indifferenti, con un po’
+d’alterazione nell’accento e nei gesti.
+
+— Avevamo deliberato di far due passi fino a Ceresolo; — annunziò la
+signora Boris. — Di giorno non si può uscire, per il caldo. Se non si
+approfitta della frescura della sera....
+
+— È vero, non ci si muove più, — s’affrettò a dire donna Marta. — Io,
+per esempio, non so da quanti giorni resto chiusa in palazzo.
+
+Si rivolse quindi ad Aurelio, e chiese sorridendo:
+
+— Se andassimo anche noi fino a Ceresolo?...
+
+— Veramente — mormorò il giovine, angustiato dalla proposta; — mi pare
+un po’ lunga la strada per te....
+
+— Ma chè! E poi a questo tu non ci devi pensare. Se mi sentirò stanca,
+ritornerò da sola, passo passo.... Andiamo!
+
+Proferì queste parole, fissando il nipote con occhi imperiosi,
+come volesse dominarlo con la suggestione; e, sùbito sorridente,
+appoggiatasi al braccio della signora Boris, si diresse con lei verso
+la porta del palazzo.
+
+— Avanti la gioventù! — comandò la vecchia, fermandosi con la compagna
+sul piano del rialto.
+
+S’avviarono così in due file per la via mulattiera, che costeggia a
+sinistra il lago, di là dal vecchio ponticello gittato su le povere
+acque del Riale. Aurelio e le giovini precedevano; queste tenendosi
+strette sotto braccio, quegli solo al fianco di Flavia. Le due signore
+venivano in sèguito, a qualche metro di distanza, alquanto più lente sì
+che perdevan terreno pressoché a ogni passo.
+
+Il tramonto era oramai esausto: dietro le Alpi lontane il cielo s’era
+spento, e solo poche pallide bragi languivano ancora agli orli di
+qualche nuvoletta dispersa; la tinta neutra del crepuscolo aveva già
+avviluppato tutte le pendici, distendendosi come un drappo cinereo su
+la piana superficie del lago. A lunghi intervalli, squilli di campana
+a morto venivano dall’altra sponda, non si poteva precisamente capire
+da quale villaggio appostato sul golfo; e in torno, nei prati e per
+le siepi, il coro degli insetti infervorava. Un odor misto di fieno e
+d’acqua stagnante fluttuava nell’aria quasi immobile.
+
+Aurelio, a capo chino, con le mani penzoloni, camminava in silenzio
+accanto alle due fanciulle, ch’erano in vece assai gaje e loquaci. Per
+quella specie d’orrore che le donne hanno del silenzio, discorrevano
+esse di cose vane, rievocando le memorie degli scorsi anni in campagna:
+gite, avventure, abitudini o conoscenze perdute. Ed egli, con un
+turbamento visibile, seguiva il suono di quelle voci, che parevan
+melodiare su le vaghe armonie della notte estiva.
+
+— Ti ricordi? — disse d’un tratto Luisa alla cugina. — Quante volte si
+è fatta così, di sera, questa strada con Federico!
+
+— Era la passeggiata preferita da lui.
+
+— Eh, si capisce: è la più buja! — malignò sogghignando la bionda. — Ti
+ricordi anche quella volta ch’egli mi fece tanto spaventare, uscendo
+d’improvviso da una siepe? Io, per poco, non caddi svenuta; e tu in
+vece.... Di’ la verità: voi eravate d’accordo?
+
+Come non avesse udito la domanda, Flavia mormorò quasi tra sè, con voce
+triste:
+
+— Già due anni son passati da quel tempo! Come mi sento mutata!...
+
+— A proposito — interruppe Luisa vivacemente; — volevo chiedertelo fin
+dall’altra sera sul rialto. Non trovi che il conte Aurelio rassomigli
+un poco al Bracci?
+
+— È vero, l’ho notato anch’io; — rispose Flavia, volgendosi a osservare
+il giovine. — Negli occhi; nella bocca, specialmente quando parla o
+ride; ha perfino alcuni gesti identici a Federico...
+
+Aurelio, da che aveva udito il suo nome, si era avvicinato alle due
+signorine, e aveva seguito attentamente le ultime frasi del loro
+discorso.
+
+— A chi rassomiglio io? — chiese con curiosità alla signorina Boris.
+
+— A... un tal signor Bracci...
+
+— Bracci...?
+
+— Sì, un amico _suo_, — rispose Luisa, allungando il collo per veder
+bene in faccia l’Imberido.
+
+— Un amico d’altri tempi, che ora non conosco più, — Flavia soggiunse,
+con la voce concitata.
+
+Il giovine, non avendo compreso l’allusione, si strinse nelle spalle
+e non osò interrogare oltre. Fu Flavia medesima che riprese, dopo un
+breve silenzio:
+
+— Credo di averle già parlato altra volta di lui; precisamente la sera
+che fu a Cerro il signor Zaldini.
+
+— È strano, non rammento... Non so...
+
+— Egli... è stato per tre anni il mio fidanzato...
+
+— Ah, — fece Aurelio con insolita vivacità; — sì, sì; ora ricordo...
+Ella però, signorina, non me ne aveva fatto il nome; nè io poteva
+imaginarlo.... è dunque per colpa di questo signor Bracci (al quale ho
+anche la sventura di rassomigliare) ch’ella ha chiuso per sempre e a
+tutti i battenti del suo cuore?...
+
+— Sicuro, proprio per colpa di costui! — rispose Flavia, componendo i
+lineamenti del viso a un’espressione di dolore non ancor rassegnato.
+
+E a poco a poco, con qualche interruzione di silenzio, come rispondesse
+a un sèguito di domande esatte che il giovine le indirizzasse, narrò
+intera la sua storia d’amore, a voce bassissima, senza uno scatto,
+mostrando solo dagli occhi l’indignazione profonda e il cordoglio che
+i ricordi ancora agitavano in lei. — La famiglia Bracci era venuta
+per ben cinque stagioni, senz’intervallo, a Cerro in campagna; e
+negli ultimi tre anni aveva preso in affitto appunto quell’ala del
+palazzo de Antoni ora abitata dagli Imberido. Quand’ella lo conobbe,
+Federico era un giovinetto ancora imberbe, studente di Liceo, biondo,
+roseo, paffuto, con due puri occhi celesti d’una rara chiarezza, con
+un’anima così semplice come quella d’un fanciullo. Incominciarono a
+giocare insieme spensieratamente e finirono per amarsi. Ella, ingenua
+fantastica appassionata, s’invaghì perdutamente di lui, forse soltanto
+perchè era il primo uomo che aveva saputo aprirle il cuore alla luce
+della vita; provò per lui un sentimento irresistibile, esclusivo,
+morboso, una specie di feticismo, di soggezione a un tempo umile ed
+eroica; lo giudicò in ogni cosa perfetto; ne ornò e corpo e spirito
+d’ogni grazia e d’ogni virtù. Perchè negarlo, oggi? Ella, durante quei
+tre anni d’illusione, fu in verità molto felice; così obliosamente
+felice che non potè nascondere a’ suoi stessi parenti la festa
+dell’anima sua. E questi, che su le prime eransi mostrati non poco
+ostili al suo nuovo legame, a mano a mano, persuasi dal contegno e più
+dalla perseveranza dei due inamorati, parvero alfine accettare il fatto
+compiuto con una certa benevola tolleranza. Dopo il secondo ritorno
+dalla campagna in palazzo, a Milano, essi permisero anzi a Federico
+di frequentare la loro casa; ed egli ben presto ne divenne non solo
+assiduo, ma familiare. Ciò significava che anche i suoi genitori avevan
+ragione di credere le sue intenzioni assolutamente serie e oneste,
+non è vero? Quanto a lei, si sentiva a quel tempo così tranquilla e
+fiduciosa nell’amor suo, che, se qualcuno le avesse detto di dubitare
+di Federico, avrebbe risposto: «Di Dio piuttosto che di lui.» Oh, com’è
+facile ingannarsi quando l’inganno ci è dolce!... E quanto sono indegni
+gli uomini d’essere creduti e d’essere amati!... Un anno dopo ogni
+rapporto tra loro era rotto, e per sempre.
+
+— Ella ha dunque molto amato quel giovine? — chiese Aurelio sotto voce,
+quasi con ansia, quand’ella tacque bruscamente senza dare un sol motivo
+a quella separazione.
+
+— Tanto, che non potrò mai più amare. Una delusione, come questa che
+ho patita, basta a distruggere in un cuore ogni entusiasmo, ogni fede,
+ogni confidenza, per sempre!
+
+— Vuol dire che lo ama ancora? — egli mormorò.
+
+Flavia non rispose; fece solo col capo un segno leggero di diniego.
+
+— Certo, certo! Le pare?... — proruppe d’un tratto Luisa. — Flavia
+s’ostina a negare, ma si capisce che lo ama solo a guardarla bene negli
+occhi.
+
+Mentre quelle memorie Flavia assembrava e raccontava con la voce
+dolente, Aurelio, un po’ chino verso di lei, sembrava che seguisse
+attentamente ogni sua parola, benchè di quando in quando fosse
+distratto da qualche pensiero intimo che gli sorgeva spontaneo nella
+mente. Egli in principio era stato colpito e maravigliato, sopra tutto
+dall’aspetto e dal tono inconsolabili di lei. — Era dunque quella
+medesima la creatura di gioja, che aveva empito in quel giorno i
+silenzii del giardino con lo squillante suo riso? Era quella mesta, la
+quale spargeva lacrime e fiori come sul sepolcro della propria anima,
+la giovinetta spensierata ch’egli aveva sentita tutta trepida e ardente
+palpitare tra le braccia? — Poi, a poco a poco, inavvertitamente era
+stato dallo stesso racconto preso, commosso, attristato; era discesa
+sul suo spirito, mentre Flavia narrava, una malinconia indefinibile,
+quasi un senso di solitudine e di scoramento. In fine, quando Luisa
+affermò che la cugina amava sempre quel giovine pocanzi sconosciuto
+anche di nome, parve d’un tratto all’Imberido d’esser morso da un sordo
+sentimento d’ostilità, da un’antipatia aspra e profonda contro di lui.
+«Codesto indimenticabile sarà probabilmente un qualche uomo incolto
+e dozzinale,» egli pensò; e, come il suo dispetto si volse da questo
+all’inamorata, aggiunse sùbito, gittando a Flavia uno sguardo, pieno
+d’irrisione e quasi di sprezzo: «Degno di lei, senza dubbio.»
+
+Eran giunti alle prime case di Ceresolo, dove il sentiere si biforca,
+e una viuzza scende alla antichissima chiesa e al lago, mentre l’altra
+si dirige su tra i dirupi verso la borgata d’Arolo. Dovettero fare una
+sosta nell’oscurità per aspettare le due donne, ch’eran rimaste molto
+indietro e si udivan ridere da lontano nel silenzio.
+
+Era discesa la notte; nel cielo, fitto di stelle, non appariva più
+che un debole chiarore, una sottil zona di luce verdognola all’estremo
+occidente.
+
+Poichè il pendìo declinava non molto ripido in un denso ammanto di
+robinie selvatiche, il Verbano, muto e vasto, era invisibile e dava
+l’idea d’un largo abisso spalancato tra le due discoste catene di
+monti. Si vedevan staccare, nerissimi su lo sfondo uniformemente bigio
+del paesaggio, i profili secchi delle case e quelli ondulati degli
+alberi più vicini.
+
+— Che bujo, — esclamò Flavia, con la voce un po’ tremula, avvicinandosi
+al giovine. — Ho quasi paura!...
+
+— Di che, dunque? — egli chiese, ridendo.
+
+— Di tutto e di nulla. Mi han sempre fatto un senso strano le
+tenebre... Tu, Luisa, lo sai: io non ho mai potuto passar sola per una
+stanza oscura...
+
+E, con un gesto repentino, ella mise il suo braccio sotto quello
+dell’Imberido.
+
+Non dissero altro durante quell’aspettazione. Aurelio e Flavia,
+addossati al muro, stettero, quasi con l’animo sospeso, ad ascoltare
+i passi e le parole che s’avvicinavano lentamente; Luisa sedette su
+un macigno e incominciò a cantare con un filo di voce tenuissimo la
+romanza di Faust d’innanzi alla dimora di Margherita; poi, dopo poche
+note, anch’ella, attediata, si tacque.
+
+— Ebbene? Che fate? Siete stanchi? — domandò donna Marta, trovandoli
+tutti e tre muti nelle tenebre. — E perchè questo silenzio?...
+
+Flavia si sciolse sollecitamente dal braccio d’Aurelio e corse incontro
+a sua madre, dicendo:
+
+— Vi si aspettava per sapere se dobbiamo ritornare o se si procede fino
+alla chiesa.
+
+— Avanti! — ordinò la vecchia bruscamente.
+
+— Avanti, — ripetè la signora Boris con la sua voce melliflua da
+contralto.
+
+Discesero insieme nello stesso ordine di prima.
+
+La chiesa di Ceresolo siede sul colmo del promontorio che protegge
+dalle tramontane la piccola baja di Reno, a capo d’uno spiazzo da
+tempo immemorabile tappezzato d’alte erbe, recinto da un muricciuolo
+quasi diruto. E il tramite per giungervi corre in mezzo a due siepi di
+sambuchi, così abbandonato anch’esso che l’erba e i muschi vi hanno
+liberamente messo radice tra gli apici della roccia. Così fitta era
+quivi l’oscurità e insidiosa l’ineguaglianza del terreno che Aurelio si
+volse più fiate ad avvertirne la nonna, la quale già protestava per la
+mancanza d’una lanterna. Fortunatamente il percorso era breve, ed essi
+usciron presto dall’ombra imprescrutabile in cui le siepi assai folte
+avvolgevano il sentiero.
+
+— Un po’ di riposo, adesso, — disse donna Marta, e si soffermò colta da
+una sùbita ambascia.
+
+Le due signore sedettero presso la chiesa sopra una pietra rettangolare
+che pareva il coperchio d’un antico sarcofago; il giovine, poi ch’ebbe
+accesa una sigaretta e scelto il punto d’onde la visuale era più
+spaziosa, si pose un po’ discosto a cavalcione sul muricciuolo; Flavia
+e Luisa, per iniziativa di questa, s’abbandonarono ridendo sul prato.
+
+Dopo qualche momento non s’udì più nella gran calma delle cose che
+il pispiglio ininterrotto delle due donne in un angolo dello spiazzo,
+così sommesso che si confondeva con quello degli insetti nelle campagne
+circostanti.
+
+— Canta, Luisa! — disse allora Flavia, cui le memorie avevano infuso
+una tenera mestizia.
+
+La bionda tosto accondiscese; e la sua voce fluida e forte si levò nel
+silenzio, come un zampillo d’acqua balza subitaneamente dalla sommità
+d’una fontana muta al girar della chiave. Cantò ella ancora una melodia
+del _Faust_, quella lenta e velata con cui s’apre la grande scena di
+seduzione nel giardino di Margherita, al cader della notte:
+
+ _Laisse-moi contempler ton visage_....
+
+Poi, come s’avvide che tutti l’ascoltavano intenti, ella proseguì;
+e il suo canto divenne caldo e appassionato, a volte s’addolcì
+come un sospiro, a volte ascese squillante come un grido, espresse
+successivamente l’angosciosa gioja della rivelazione, un desìo
+irresistibile di possesso, una disperata tenerezza, una smania oscura e
+fatale d’abbandono e di voluttà.
+
+Nella strana disposizione di spirito in cui Aurelio si trovava alla
+fine d’una giornata per lui così diversa dalle altre, d’avanti a quei
+luoghi solitarii e misteriosi, tra i profumi snervanti ch’esalavano
+i prati e le acque, il canto di Luisa ebbe su lui un fascino nuovo
+e possente. Egli riconobbe la musica; ricordò le commozioni provate
+altra volta, udendola in un teatro; parvegli anche di riveder la
+scena rischiarata come da una luce lunare, e la tranquilla casetta
+tedesca mezza nascosta dal fogliame, e, in fondo, le due figure confuse
+insieme in un amplesso violento, al davanzale della bassa finestra cui
+la vergine s’era affacciata per mandare all’amante l’ultimo saluto.
+Fu, come già allo spettacolo reale, novamente sedotto e inebriato da
+quella magica finzione, alla quale l’arte dei suoni dava la sembianza
+di cosa più che vera, eternamente bella; e, nell’incoscienza della
+fascinazione, sentì sorgere e gonfiarsi dentro al cuore un desiderio
+folle d’amare, di gioire, d’obliar tutto in un gran sogno di felicità,
+di giuncare con i fiori più preziosi della sua anima privilegiata
+il cammino della donna eletta, affinchè questa passando ignara li
+calpestasse.
+
+Quando Luisa si tacque dall’angolo dov’eran sedute le due signore
+vennero applausi e approvazioni alla cantatrice: era donna Marta che,
+suscitando l’ilarità della signora Boris, batteva calorosamente le mani
+e gridava a tutta possa:
+
+— Brava! Brava Luisa!... — con lo schietto, romoroso entusiasmo d’una
+bambina.
+
+L’Imberido, come si scotesse da un letargo, si passò più volte le
+mani su gli occhi, stese neghittosamente le braccia, poi, facendo
+eco debolmente alle approvazioni dell’avola, balzò con un salto dal
+muricciuolo a terra.
+
+Nell’immenso silenzio s’udì suonar l’ora alle chiese lontane di Stresa
+e d’Intra: eran le nove e mezza. Un gran fuoco brillava su la vetta del
+Motterone, che pareva un vulcano; una profonda oscurità si stendeva in
+vece su tutti gli altri monti della riva opposta, fuorchè nelle borgate
+distese lungo il lago.
+
+— Si va? — chiese Flavia, alzandosi in piedi.
+
+— Andiamo! — risposero insieme sua madre e donna Marta.
+
+Nel ritorno, all’inizio del sentier tenebroso, Flavia passò sùbito il
+braccio sotto quello d’Aurelio, e non si staccò più da lui che d’avanti
+alla porta del palazzo. Quivi si salutarono senza parlare, quasi
+commossi, stringendosi forte la mano.
+
+Quando il giovine si trovò solo nella sua stanza, una gioja pacata
+e serena lo prese d’improvviso, come una sensazione assai gradevole
+di riposo dopo uno sforzo coronato da esito felice. Egli ristette
+qualche attimo sorridente e attonito nel bel mezzo della camera,
+col lume acceso in pugno; guardò il cumulo disordinato delle sue
+carte su la scrivania, e si compiacque, senza saper perchè, di sè
+medesimo, dell’opera sua, del suo destino che gli pareva aperto e
+chiaro come non mai. Nessun ricordo preciso di quel giorno era nella
+sua coscienza: egli non pensava nè a Flavia, nè al racconto del suo
+passato, nè al canto di Luisa, nè alla seduzione della musica amorosa;
+pensava vagamente a cose incerte e nebbiose, infinitamente piccole o
+infinitamente grandi, a tutto e a nulla. Si sentiva giovine, forte e
+sicuro; ed era lieto di vivere.
+
+D’un tratto si mosse. Depose il lume su la scrivania, come usava fare
+tutte le sere; si sprofondò nel suo seggiolone d’avanti a questa; prese
+risolutamente la penna, e stette un poco con la mano ferma, sospesa
+su la pagina incompiuta dell’opera sua. Un soffio tenue di vento, come
+una carezza fluida, entrava a intervalli dalla finestra, portando nella
+stanza un odore acutissimo di gelsomini.
+
+«Sono stanco,» egli pensò, senza stupore, senza rammarico: «scriverò
+meglio domattina.»
+
+Gittò la penna, si levò in piedi, e incominciò sùbito a spogliarsi.
+
+
+
+
+VI.
+
+PRIME NEBBIE.
+
+
+— Via, conte, coraggio! Faccia un bel salto nel vuoto, — gridò
+Flavia giù, dal giardino, ad Aurelio ch’era apparso in quel punto al
+balconcino della sua camera, con un libro aperto nelle mani.
+
+Le due giovinette stavano in piedi, col viso levato verso di lui, tra
+due statue di ninfe seminude dai gesti raccolti e pudichi, d’avanti a
+un denso cespuglio d’ortensie tutto ornato da pallidi corimbi di fiori.
+
+— Io verrò a morire ai loro piedi, — rispose Aurelio per giuoco,
+sporgendo il corpo dalla ringhiera come per misurare con lo sguardo
+l’altezza.
+
+— No; noi lo riceveremo tra le nostre braccia, — disse audacemente la
+bionda; e scoppiò a rider forte, sbirciando la cugina che d’un tratto
+si fece seria e abbassò gli sguardi al suolo.
+
+Aurelio sorrise e si ritrasse. Nel tepor blando della sera, l’anima gli
+si diffondeva nell’aria con la respirazione. Il vespero estivo aveva
+una purità di cristallo; come una grande brage ardente sotto il cielo,
+il poggio rosseggiava; tutte le cose sottostanti, penetrate d’ombra,
+parevan sommerse in un terso liquido azzurro.
+
+Egli, ancor dubbioso su ciò che avrebbe fatto, venne presso la
+scrivania e vi lasciò cadere lentamente il libro che stava consultando.
+Il pensiero che Flavia era là ad aspettarlo gli metteva nel petto un
+palpito convulso. Provava, come sempre quando doveva andare incontro a
+lei, quasi una necessità di sosta, di riposo, di raccoglimento, prima
+di prendere una deliberazione; e rimaneva così, a lungo, con il corpo
+e il pensiero inerti quasi in attesa d’un impulso esteriore. «Devo
+andare? Devo rimanere?» si chiese alla fine; e parve a lui in quel
+momento che non solo le convenienze lo consigliassero a trattenersi
+nella sua camera, ma altresì la sua volontà e il suo desiderio.
+
+«Discendere?» egli pensò. «E perchè? Forse che mi diverte codesta
+compagnia? E non ho perduto già troppo tempo per causa loro? Dai
+primi di giugno non ho scritto che una decina di cartelle, e anche
+queste dovrò probabilmente rifare. Val dunque la pena ch’io ritardi il
+compimento dell’opera mia per quelle donne? No, no, io non discendo. Io
+non voglio discendere!»
+
+Si volse; e vide ancora dal balcone spalancato il poggio igneo ai
+riflessi del tramonto. Imaginò le fanciulle in basso, nel memore
+giardino, tra le due statue goffe, d’avanti ai frutici fioriti. Esse
+certamente l’aspettavano ancora, immobili al loro posto, e fors’anche,
+aspettandolo, discorrevano di lui. Un’acuta curiosità lo punse: di
+sapere come potessero averlo giudicato quelle due ragazze frivole e
+astute; di conoscere il sentimento diverso ch’egli aveva suscitato in
+ciascuna di esse. Rivolse prima la sua attenzione a Luisa, poi la portò
+sùbito su Flavia, di cui si soffermò a indagare con più sottile arte il
+pensiero.
+
+Quella creatura così bella e così mesta gli ispirava un sentimento
+di fiducia e quasi di protezione, irresistibile. Appena da un mese
+l’aveva conosciuta; e solamente da una ventina di giorni egli aveva
+incominciato a vivere con lei in una certa domestichezza, qualche ora
+ogni giorno. Eppure, in così breve lasso di tempo, egli aveva già fatto
+un’abitudine della sua compagnia, e, quando gli mancava, ne sentiva
+come un rimpianto. Espansiva, ciarliera, propensa a parlar di sè
+stessa, Flavia a poco a poco gli aveva confidato le sue memorie, le sue
+speranze, i suoi crucci intimi. Ed egli, da prima indifferente e quasi
+ostile, aveva appreso a poco a poco ad ascoltarla con un certo piacere,
+a vivere nel ristretto mondo intimo di lei, senza provare angustie o
+insofferenze.
+
+Così, lentamente, cedendo per gradi insensibili alla seduzione di quei
+colloquii insidiosi, dopo avere accolto amabilmente le confidenze di
+Flavia, egli medesimo aveva anche incominciato ad aprirle un poco il
+suo mistero, a renderla in qualche modo partecipe de’ suoi pensieri
+e delle sue ambizioni. E, come s’era accorto ch’ella lo ascoltava con
+un’attenzione profonda, gli occhi fissi ne’ suoi immobilmente, e che
+spesso altresì lo approvava con rapidi cenni del capo, aveva posto
+un’assidua cura nel mostrare a lei il suo valore, la larghezza della
+sua coltura, la forza del suo carattere, la sottilità del suo ingegno.
+E un orgoglio enorme gli aveva sollevato tutto l’essere, quando ella un
+giorno aveva detto con accento di convinzione a lui, che taceva stanco
+dopo un lungo discorso:
+
+— Ah, come la invidio, conte! A lei è riserbato certamente un alto
+destino. Ella possiede il segreto di dire le cose più astruse e
+complicate in una forma così limpida, così piana ch’io stessa, donna e
+ignorante come sono, riesco a intenderle e a persuadermene.
+
+Nessun elogio già mai, nessun augurio eragli parso più dolce, più
+veritiero, più incoraggiante. Ed egli ora, ritto presso la scrivania,
+ripensava a quelle parole e si gonfiava novamente d’orgoglio.
+
+Ma un’ansietà lo stringeva quanto più i minuti fuggivano. Lo urgeva
+un’inquietudine confusa, come un bisogno di movimento e di respiro
+libero, come un’impazienza che gli saliva su dal fondo del cuore e
+gli occupava, annebbiando, il cervello. Altre volte in quei giorni
+era stato assalito da una commozione simile; altre volte aveva dovuto
+d’un tratto, sotto la spinta misteriosa, interrompere il suo sereno
+lavoro, a mezzo d’un periodo che pure aveva già tutto concretato nella
+mente e avrebbe potuto compire in un attimo; altre volte, senza saper
+come nè perchè, s’era trovato fuori della sua camera, ramingo nel
+parco solitario o su la spiaggia, come alla ricerca di qualche cosa
+ignota!...
+
+Aurelio lanciò uno sguardo in dietro verso il poggio: parvegli che
+il rossore al sommo fosse impallidito; parvegli che nel cielo qualche
+luce brillasse. Era un inganno questo, ma egli vide veramente qualche
+luce brillare nel cielo. — Quanto tempo era passato? Le due fanciulle
+l’aspettavano forse ancora in giardino? Imaginavano esse, — imaginava
+Flavia il motivo di quel lungo indugio?
+
+Il dubbio che questa, avendo dato al suo ritardo una causa diversa,
+potesse giudicarlo scortese o immemore di lei, l’accorò profondamente.
+Si sovvenne in quel punto d’esser rientrato senza salutare, senza pur
+rispondere con un rifiuto giustificato all’invito confidenziale; ebbe
+contro sè stesso un moto di rimprovero e di rabbia, vivissimo. Pensò:
+«Ora bisogna discendere, almeno per iscusarmi presso di loro.»
+
+E si mosse.
+
+Nel giardino non trovò nessuno: per un’istintiva curiosità, s’inoltrò
+fin nel mezzo dello spianato; volle riconoscere il luogo preciso
+dov’eran già le giovinette, tra le due ninfe marmoree, d’avanti al
+cespo florido d’ortensie; e qui lo ferì un profumo strano e complesso,
+indefinibile, che non poteva esser quello d’un fiore e gli sollevò il
+ricordo come d’un vago sentimento lontano.
+
+Dov’erano esse? Stanche d’aspettarlo, eran rientrate in casa? Eran
+uscite dal palazzo? Ritornò su i suoi passi; attraversò la grotta
+e il cortile senza incontrar nessuno. Aveva un bisogno smanioso di
+cercarle, di vederle, d’interrogarle; temeva sopra tutto che Flavia
+fosse indispettita contro di lui; pensava che, solamente presentandosi
+in quella medesima sera, sarebbe riuscito a cancellare l’impressione
+sgradevole in lei lasciata.
+
+Come uscì sul rialto, la vide finalmente abbasso, presso le barche, in
+compagnia di Luisa.
+
+Entrambe gli sorrisero. Disse la bionda, accennandogli con la mano
+d’avvicinarsi:
+
+— Ci scusi: siamo discese senz’aspettarlo..... Venga! Venga giù! Noi
+andiamo a fare un giro sul lago.
+
+Egli discese verso di loro, sorridendo. E una mirabile mutazione
+avvenne nel suo interno, poichè i sospetti, che fino a quel minuto lo
+avevano oppresso, ora precipitavano all’imo, dileguavano, cedevano il
+luogo alla certezza salutare che nulla era ancor sòrto a turbare i suoi
+buoni rapporti con Flavia.
+
+Ella, curva fin quasi a terra, era occupata a sciogliere il nodo della
+fune che assicurava la lancia a un grosso anello confitto al suolo; ed
+essendo la fune un poco umida, la premeva inutilmente con le piccole
+mani, e s’affannava, e sbuffava, e s’accendeva nello sforzo vano. Tutto
+in essa, veramente, nell’atteggiamento del corpo e nell’espressione del
+viso, era fragile e infantile, e crebbe nel giovine quel sentimento di
+superiorità generosa, come di simpatia tutelante che provava sempre al
+cospetto di lei.
+
+— Ah, mio Dio, non ci riesco! — mormorò Flavia, ergendosi con un
+moto lento, guardando con occhi impietositi le sue palme arrossate e
+graffiate dall’asperità della canapa. Poi soggiunse rivolta ad Aurelio,
+mostrandogliele: — Guardi le mie povere mani!
+
+— Tenterò io, se permette: le mie sono meno gracili e meno belle, —
+egli disse, sorridendo.
+
+Senza durar molta fatica, sciolse il nodo e porse il capo della fune
+alla fanciulla.
+
+Il lago era calmo, liscio come una lastra d’acciajo. Una luce incolore
+e bassa, la luce dei pigri crepuscoli estivi, si rifletteva sul piano
+delle acque, che parevan più chiare del cielo, e lasciava in un’ombra
+dilavata i fianchi selvosi delle montagne. Alcune grosse barche da
+trasporto, provenienti dal mercato d’Arona, spiccavan nere come ebano
+in alto lago; e i loro alberi, spogli di vela, disegnavan con le corde
+dell’antenna legate a poppa, immani triangoli sul chiarore.
+
+— Poveretti! — disse Flavia malinconicamente, osservando le barche
+quasi ferme. — È sabato, ed essi non hanno un fil di vento che li ajuti
+a ritornare a casa!
+
+— Non mi sembra il caso di compiangerli, — notò il giovine, tra serio
+e scherzoso: — il vento li ajuta già fin troppo; ed è bene in vece
+ch’essi esercitino anche un poco l’unica virtù che posseggono: la forza
+dei loro muscoli.
+
+— Vuole che andiamo a vederli da vicino? — chiese ella, come non avesse
+udito le parole di lui, fattasi d’un tratto ilare e vivace, grazie a
+quella sua speciale facilità di mutar pensieri, umore ed espressioni,
+la quale aveva già più volte stupefatto l’Imberido.
+
+E, senza aspettar risposta, si guardò intorno per il lido deserto con
+impazienza visibile.
+
+— Dov’è andata mia cugina?
+
+— Era con lei quando son disceso, non è vero? — domandò Aurelio.
+
+— Non si rammenta? È stata Luisa a chiamarla.... Oh, eccola! La vede?
+
+La giovinetta correva rapidamente lungo il greto verso il piccolo
+arsenale, dove Ferdinando nella morta stagione occupava il suo tempo a
+costruire barche che poi in estate noleggiava ai villeggianti. I suoi
+capelli biondi s’erano in parte disciolti e si levavano a guisa di
+lingue ignee nel vento della corsa, sì che pareva in lontananza che la
+sua testa fiammeggiasse.
+
+— Luisa! Luisa! — chiamò Flavia a voce alta. — Dove corri? Non vieni?
+
+— Andate avanti piano! — ella rispose, senz’arrestarsi, volgendo a
+pena il capo per farsi intendere: — vado a prendere il sandalino. Vi
+raggiungo sùbito sùbito. Andate avanti!
+
+E disparve, valicando leggera il molo che proteggeva la darsena di
+Ferdinando.
+
+Flavia entrò risoluta nella lancia, dicendo al giovine:
+
+— Andiamo noi soli!
+
+Aurelio, per la lunga dimora fatta sul lago, era un forte ed
+espertissimo vogatore. La lancia, spinta da’ suoi colpi di remo, tagliò
+l’acqua velocemente, e s’avanzò diritta come una freccia verso una
+delle grandi barche al largo.
+
+Ambedue tacquero a lungo; ambedue avevan gli sguardi fissi nel vuoto,
+instancabilmente; ambedue parevano ascoltare ansiosi, quasi aspettando
+una qualche alta rivelazione dal gorgoglio sonoro delle ondette che si
+movevano intorno al legno.
+
+Un turbamento invincibile, misto di gioja e di confusione, teneva
+Aurelio, da che si trovava, per un caso insperato e inaspettato, solo
+con Flavia su quel piccolo schifo perduto nelle acque, a quell’ora
+estrema del giorno, in quella luce moribonda. Provava un bisogno
+intenso di parlare; ma le parole, che gli si affollavano senza nesso
+alle labbra, erano impronunciabili. Sentiva un desiderio quasi doloroso
+di guardare la sua compagna, d’osservarla bene e lungamente nel viso;
+ma i suoi occhi non potevano staccarsi dalla banderuola azzurra che
+sventolava a poppa. Avrebbe voluto almeno provocare una sua parola,
+udirne il suono della voce; ma ella, come lui, pareva tenuta astratta e
+silenziosa da un incantesimo.
+
+— Luisa è comparsa? La vede? — chiese alfine Flavia con accento
+pigro, dispiacendole perfino di volgere indietro il capo, nello stato
+d’attonitaggine in cui era caduta.
+
+Aurelio ebbe un sussulto: fissò un attimo interrogativamente
+la compagna, come non avesse compreso; poi diresse gli sguardi
+al villaggio, e parvegli di vedere agitarsi sul lago, d’innanzi
+all’arsenale, una piccola forma oscura. Era certamente Luisa che veniva
+a raggiungerli.
+
+— Sì, la vedo: ella viene, — disse.
+
+— È ancora molto lontana?
+
+— Sì, parecchio... Vuol forse che l’aspettiamo? — domandò con
+un’alterazione indefinibile nella voce e negli occhi.
+
+Ella rimase alquanto pensierosa, quasi incerta. Poi rispose bruscamente:
+
+— È inutile. Andiamo pure avanti. L’aspetteremo più tardi, laggiù!
+
+Ritacquero. Aurelio, grato in cuor suo a Flavia, d’aver voluto
+prolungare il fascino di quell’assoluta solitudine tra le acque,
+riprese a vogare con lena anche più vigorosa, quasi cercasse di fuggire
+a un molesto inseguitore.
+
+Il Verbano sembrava allargarsi man mano ch’essi si scostavano
+dalla riva e l’ombra cresceva: sembrava dileguarsi in una illusoria
+lontananza, prolungarsi a mo’ d’un vasto e lento fiume livido che non
+avesse per gli occhi nè principio nè fine. E nell’anima del giovine,
+inclinata verso quell’unica presenza femminile come da un possente
+desiderio di consorzio, era una strana eccitazione sentimentale,
+ferveva come un incendio improvviso di tutte le sommità liriche.
+Due o tre volte il nome di lei salì alle labbra d’Aurelio, e fu a
+pena trattenuto dalla volontà. Due o tre volte i loro sguardi, ora
+errabondi, s’incontrarono, parvero per un istante interrogarsi, e si
+sfuggirono quasi intimiditi dalla loro reciproca audacia.
+
+— Eccoci! Si fermi! Si fermi! — ella gridò d’un tratto, allungando le
+mani verso quelle di lui per trattenergliele.
+
+Aurelio, un po’ sgomento dall’atto e dal grido, abbandonò tosto i remi,
+e si volse a riguardare, udendo dietro di sè un tonfo come di cosa
+greve che si tuffasse.
+
+Il navicello sorgeva prossimo a loro, con la sua massiccia e cupa
+mole uscente dal piano lacustre, alla quale l’alto albero e la stanga
+a poco a poco più larga del timone davano un aspetto fantasticamente
+geometrico contro l’estrema luce del crepuscolo. Ritto su la sponda del
+legno, un vecchio erculeo con le gambe ignude, col torso mezzo ignudo,
+tutto ispido di peli grigiastri, moveva faticosamente, facendo tre
+passi a ritroso, il gran remo scabro che a ogni spinta mandava stridi e
+sibili come un cignale ferito. Di quando in quando s’arrestava, stanco
+o affannato, e abbandonava il remo per tergere con l’avambraccio il
+sudore che gli colava in copia dalla fronte bassa e rugosa.
+
+Aurelio e Flavia stettero a osservare la sua manovra, intenti.
+L’uomo dall’alto, durante una sosta, fece loro un saluto rispettoso,
+togliendosi il cappello e agitandolo nell’aria. Entrambi risposero con
+la voce, augurandogli a un tempo la buona sera.
+
+— Poveretto! Come mi fa pena! — disse Flavia quasi tra sè, sinceramente
+commossa.
+
+L’Imberido, benchè fosse attentissimo a quell’ombra nera che oscillava
+con la regolarità meccanica d’un ordigno, rimaneva affatto insensibile
+a quegli sforzi senili; e, udendo Flavia impietosirsi, senza volerlo
+sorrise.
+
+Allora ella si rivolse a lui e, penetrandogli in fondo agli occhi con
+uno sguardo grave di rimproveri:
+
+— Perché quel sorriso? — gli chiese.
+
+— Non so, veramente. Un’idea...
+
+— Ah, capisco! — fece ella, senza cessare di fissarlo, con accento
+d’irrisione. — Ricordo le sue parole là, su la spiaggia, ricordo
+anche altri suoi discorsi... Ella (credo per ismania di singolarità)
+s’è imposto lo scopo di conservarsi impassibile allo spettacolo delle
+sofferenze umane!... Come potrebbe dunque aver compassione d’un povero
+vecchio, che, non ostante la tarda età, deve continuare senza una
+speranza di riposo quel lavoro da schiavo o da galeotto?
+
+Aurelio, attonito, la guardò. Ella non aveva mai parlato così.
+Non aveva mai osato contradirlo. Altre volte, quando egli le aveva
+manifestato apertamente alcuna delle sue più crude idee sociali,
+era rimasta silenziosa ad ascoltarlo, se anche non aveva fatto
+cenno d’approvare. Ora da che proveniva quell’ardire, quel calore
+di principii, quella voglia nuova e improvvisa di discussione? E
+che significavano nella sua bocca i due epiteti di «schiavo» e di
+«galeotto», riferiti per ironia a quel rozzo essere ignaro, come
+per proclamarlo contro di lui uomo libero e suo pari? Chi le aveva
+suggerito le parole ribelli, che non potevano essere il frutto d’una
+semplice anima femminile? — Un dubbio attraversò fulmineo il pensiero
+d’Aurelio: quelle eran le idee dell’Altro, dell’Indimenticabile,
+dell’uomo a lui ignoto ch’ella aveva tanto amato un tempo e forse amava
+ancora nel segreto del suo cuore, disperatamente. Certo, certo così
+per analogia doveva ragionare in politica quel rètore dell’amore che,
+dopo averle infocata la fantasia con un’abile comedia di passione e
+d’entusiasmo, s’era da un giorno all’altro comodamente sottratto alle
+responsabilità assunte, ripudiando senza scrupoli ogni sua promessa,
+ogni suo giuramento, ogni suo impegno morale!
+
+Il giovine ebbe da questo dubbio una specie di gelosia, una specie di
+sordo furore vendicativo contro lo sconosciuto e per riflesso contro
+la fanciulla che aveva parlato come in suo nome. Rispose dunque con la
+voce aspra, contenendosi a stento:
+
+— Signorina, quell’uomo non è soltanto immeritevole della mia
+compassione; ne è anche indegno. La fatica per lui non è un dolore;
+e le sue occupazioni, se pur sembran gravose, non son certo, anche
+considerate come semplice consumo di forze, paragonabili..., ad
+esempio, alle mie. Ed io non mi son mai compianto, nè so che altri mi
+abbia compianto mai. D’altra parte le sofferenze dell’infima umanità
+sono il risultato logico, necessario, anzi provvidenziale della
+concorrenza per la vita tra gli individui di nostra specie. Io non
+stimo dunque uomo sano, nè forte, nè ragionevole quello che non può
+assisterne allo spettacolo senza commuoversi e cedere a un sentimento
+di ribellione contro le leggi incommutabili dell’esistenza, che sono
+anche quelle del progresso.
+
+— Eppure, — ella insistette, — vi sono molti giovini còlti e d’ingegno
+quanto lei, i quali si sono imposto come un ideale la redenzione
+di quelle classi sofferenti, ch’ella chiama con disprezzo: l’infima
+umanità...
+
+— Quei giovini, — disse impetuosamente Aurelio, esagerando il suo
+pensiero, quasi avesse avuto l’Altro per avversario nella discussione,
+— quei giovini, se anche hanno ingegno e coltura come lei asserisce,
+van pur sempre considerati come imbecilli morali, perchè sono o ingenui
+o fiacchi o bugiardi. E il loro ideale per conseguenza non può essere
+che un’utopia, una scempiaggine sentimentale o un inganno.
+
+Flavia pareva che traesse dalla sua acredine crescente una sorta di
+piacere maligno. Lo guardava fissamente, socchiudendo gli occhi alla
+maniera dei miopi, e aveva su la bocca un sorriso quasi impercettibile,
+come una lieve ombra agli angoli delle labbra che i denti di sotto
+continuamente mordevano.
+
+— Sentiamo dunque; — ella domandò ancora: — qual è, secondo lei,
+l’ideale vero, l’ideale sano e onesto, il suo, insomma...?
+
+— Ajutare l’opera fatale della Natura, senza pretendere di correggerla
+e di rivederla. Favorire, per quanto ci è dato, il progresso d’un tipo
+superiore nell’umanità, non curando la massa degli individui che la
+compongono.
+
+Confusa dalla concisione scientifica della formula, ella non potè
+ostinarsi nella sua ironica opposizione, e dovette tacere per un
+attimo, forse meditando un nuovo possibile attacco. In quel punto una
+voce si levò, inaspettata, dietro di loro.
+
+— Disturbo, forse?...
+
+Era Luisa, che nel frattempo li aveva raggiunti e, fermatasi per
+discrezione a qualche metro di distanza dalla lancia, li osservava con
+la sua solita aria di maliziosa penetrazione.
+
+— Ah, sei tu, Luisa? — disse Flavia, volgendosi a lei con un atto
+brusco e inquieto. — Avvicìnati, dunque! Che fai?... Si parlava col
+conte di politica, figùrati!...
+
+— Di politica?! — ripeté la bionda, incredula, scoppiando a ridere.
+
+Quindi, con un gesto semplice, riprese nelle mani il remo a due pale, e
+si diresse verso la lancia. Era soffusa d’una tenue fiamma su le gote,
+e anche aveva l’espressione un poco alterata.
+
+Disse il giovine, mentr’ella s’avvicinava:
+
+— Sa, signorina Luisa? ho scoperto in sua cugina certe tendenze
+rivoluzionarie ch’ero ben lungi dal sospettare.
+
+— Eh, che vuole? — fece ella, spensieratamente. — Noi siamo tutte
+repubblicane..., almeno fin che troviamo un re che ci governi!
+
+La notte sopraggiungeva, placida notte senza nube, che un ricordo di
+sole e una promessa di luna inondavan di timide trasparenze glauche.
+Dalle convalli, rinfrescate dall’ombra precoce, qualche soffio d’aria
+incominciava ora a discendere verso il lago, che a tratti rabbrividiva
+e s’accapponava come epidermide delicata al solletico d’una piuma.
+Quasi tutte le grosse barche, che ne macchiavano il piano, erano state
+assorbite dall’oscurità. Solo il navicello più vicino si scorgeva
+ancora distintamente a una decina di metri innanzi, dove s’era fermato,
+e, nella speranza di raccogliere que’ soffii dispersi, aveva inalberata
+l’alta vela quadrangolare. Ma questa per il contrasto delle correnti
+non poteva gonfiarsi, e si udiva a intervalli sbattere con colpi secchi
+e reiterati, come applausi.
+
+Luisa s’accostò alla lancia fino ad afferrarne il bordo con la mano.
+Ella pareva molto nervosa, in uno stato d’irritazione allegra,
+di facile e spontanea mordacità. Pareva che nudrisse dentro un
+dispetto acidulo contro i due, che l’avevan lasciata sola in dietro.
+Specialmente contro Flavia ella si compiaceva d’incrudelire: sapeva
+trovar per lei parole piene di sottile veleno; sapeva cogliere nel
+discorso fatuo e vago ogni occasione propizia per rivolgerle allusioni
+velate, che la facevano a volte impallidire, a volte arrossire fino
+alla radice dei capelli.
+
+Quando ritornarono, ella, senz’avvertire nè la cugina nè il giovine,
+si diede improvvisamente a vogare con tutte le sue forze come per una
+gara, e in pochi momenti, sopravanzandoli, scomparve alla loro vista
+nelle tenebre.
+
+— Luisa! — chiamò una volta Flavia, seccata.
+
+Poi, non ottenendo risposta alcuna, si volse ad Aurelio, che s’era
+lanciato a inseguirla, e gli disse:
+
+— Non so che abbia stasera quella sciocca! Sembra impazzita!... La
+lasci andare!... Non s’affatichi inutilmente!... Tanto, non la si
+perde....
+
+Rimasero, così, di nuovo soli, su la barca invisibile, in mezzo al lago
+deserto e bujo. Ma l’incanto primo era stato disperso, e la solitudine
+omai era vana. Persisteva tra loro un distacco, un sentimento di
+diffidenza e quasi d’ostilità, che la loro discussione aveva mosso e
+poi la presenza e i sarcasmi di Luisa avevano esacerbito. Erano omai
+due esseri distinti, separati, infusibili. E lo stesso silenzio, che
+prima li aveva accomunati, ora in vece li rendeva viepiù estranei l’uno
+per l’altra.
+
+Aurelio pensava, considerando con occhio intento e freddo la sua
+compagna, muta e accigliata di fronte a lui: «Come è bassa e angusta
+codesta fronte! La sua intelligenza dev’esser chiusa in cerchii di
+ferro come una botte vuota. Costei non potrà mai avere un pensiero suo,
+che sia generato dal sangue suo, nudrito dall’ingegno suo, cresciuto
+e fortificato da una sua meditazione. Ella è andata raccattando fino
+a oggi, dalle frivole letture e dalle conversazioni degli uomini che
+l’hanno avvicinata, un certo corredo d’idee frammentarie e d’opinioni
+sparse; e talvolta, ripetendole, se ne serve, ma esclusivamente a
+profitto del suo giuoco sentimentale; poichè un giuoco è quasi sempre
+la vita d’una donna, almeno fino al giorno in cui essa giocando
+diventa madre. In verità costei riserba tutta la sua indifferenza
+e fors’anche un poco di disprezzo alle occupazioni dell’intelletto;
+un lampo di convinzione, d’entusiasmo o di mera curiosità non ho mai
+visto illuminare il suo sguardo, quando ella parla di cose astratte o
+generali. Che cosa sono per lei gli altissimi voli e le maravigliose
+penetrazioni del pensiero contemporaneo? Che cosa, la scienza, l’arte,
+la filosofia? Che parte prende ella mai ai grandi rivolgimenti della
+società moderna? Con quale ansiosa sospension d’animo, con quali
+speranze o con quali timori scruta nell’avvenire il destino della
+sua razza? Ohimè, il suo mondo è così ristretto che, solo allargando
+le braccia, ella ne può toccare i confini! E al di là per lei è il
+mistero; peggio, è un mistero che non l’impensierisce e non l’attira!»
+Pensava: «Come, come ho potuto perdere il mio tempo in compagnia d’una
+creatura sì semplice e sì vana? Come ho potuto confidare a lei sia pure
+una minima parte del mio pensiero? Probabilmente, ella non m’ha mai
+ascoltato, quando m’approvava; ella ha finto di prestarmi orecchio e
+d’intendermi, soltanto per rendermisi piacevole, per tenermi vicino,
+per affascinarmi o per burlarsi di me. Come, come dunque non ho inteso
+sùbito il giuoco e non ho saputo sventarlo?»
+
+— A che pensa? — ella chiese.
+
+— A nulla. Cioè.... a lei, signorina.
+
+Ella ridomandò:
+
+— A me? Male, non è vero?
+
+— No.... Perchè dovrei pensar male di lei? Nè bene nè male.
+
+Si guardarono un attimo, scrutandosi. Poi ciascuno parve di nuovo
+concentrarsi in sè stesso. D’improvviso Flavia scoppiò in una risata
+sonora.
+
+Aurelio domandò, stupito:
+
+— Che cosa è avvenuto? Perchè ride?
+
+— Ah, un ricordo! M’è tornato alla mente il nostro primo colloquio,
+quella sera, sul rialto.
+
+— Ebbene?
+
+— Sa che l’espressione della sua faccia, quando mi si è dichiarato
+nemico delle donne, è stata assai buffa? Io ho dovuto fare una gran
+forza su me stessa per rimaner seria....
+
+Aurelio ebbe un vivo sussulto, a queste parole. Esse in fatti parevano
+confermare le sue considerazioni, avvalorare il dubbio che la ragazza
+avesse sempre sostenuto una parte con lui, per farsene beffe. Egli
+lasciò per un istante i remi e disse, piano, con l’amarezza nella voce:
+
+— È strano! Nessuno certo l’avrebbe potuto sospettare! Si vede ch’ella
+sa fingere molto bene, signorina!
+
+Flavia tornò a ridere. Poi domandò:
+
+— Ora vorrei da lei una confessione; ma vorrei che me la facesse
+seriamente, con tutta la sincerità, senza riguardi per me o per il suo
+amor proprio.... M’intende?
+
+— Dica....
+
+— È ancora un nemico delle donne, lei?
+
+Il giovine, che si sentiva corrodere da un sordo rancore e incitare
+come da una smania di vendetta, rispose forte, sfidandola con lo
+sguardo:
+
+— Schiettamente, più che non mai.
+
+La risposta era stata sincera, ma egli sùbito si pentì d’averla
+proferita. Per un’oscura divinazione imaginò l’effetto ch’essa avrebbe
+avuto in quel momento, dopo i loro discorsi, nell’anima di Flavia. E
+in mezzo alla sua momentanea avversione per lei, provò una specie di
+brivido interno, un brivido insieme di paura e di dolore, al pensiero
+d’aver reso irrimediabile il loro dissidio, d’aver distrutto in sè per
+tal mezzo ogni speranza di prossima conciliazione.
+
+— Grazie di tanta franchezza! — esclamò Flavia, stringendosi nello
+scialle, distogliendo con un moto sdegnoso il suo sguardo da quello di
+lui.
+
+Su l’atto egli non trovò il modo di mitigare l’asprezza della frase,
+togliendole almeno ogni significazione personale; e, nella necessità
+di sopportarne tutte le conseguenze, riprese il remeggio in silenzio,
+con un’energia maggiore, come gli tardasse omai che la riva fosse
+raggiunta.
+
+La notte aveva già disteso il suo mantello bigio sul lago; la riviera
+di Piemonte scintillava di fiamme minute, in lunga fila; le creste più
+alte, quelle del Motterone e dello Zeda, si vedevan rischiarate dalla
+luna sorgente.
+
+Allora la malinconia lo assalì; uno scontento amaro di sè stesso e
+del mondo si levò dalle profondità del suo spirito e vi si diffuse
+come una nebbia. Il ricordo del suo lavoro lento, interminabile,
+che da più giorni progrediva a pena tra difficoltà sempre crescenti;
+l’imagine dell’avola debole, decrepita, malata; la previsione d’una
+solitudine senza fine; il terrore d’un’esistenza diversa dal suo
+sogno, sacrificata alle necessità corporali, oppressa forse da un giogo
+ignobile; tutte le sue tristezze, tutte le sue paure gli passaron di
+nuovo a traverso la mente con una rapidità fulminea, a similitudine
+di spettri esili e confusi volanti verso una porta piena d’ombra. In
+vano egli tentò di ribellarsi a quella dominazione di fantasmi neri;
+in vano cercò in sè un pensiero gradevole, una speranza o un desiderio
+che potesse sottrarlo ad essi. Il proposito di rimettersi assiduamente
+al lavoro lo riempì di tedio e di freddo. L’imaginazione d’un possibile
+avvenire di gloria si trasformò subitamente in una visione certa di
+morte. — A che avrebber dunque servito i suoi studii, le sue fatiche,
+le sue opere? E che cosa avrebbe potuto fare egli, solo sconosciuto
+povero fiacco, contro l’onda immane dei preconcetti, degli appetiti,
+delle ambizioni d’una folla innumerevole?
+
+Egli era scoraggito, deluso, vinto; il suo sogno sfumava; la sua vita
+non aveva più scopo; egli si vedeva fuggito da tutti, dannato a un
+isolamento perenne tra uomini nemici o estranei a lui. Chi dunque lo
+amava? Chi lo avrebbe soccorso, malato o miserabile, quando la nonna
+sua fosse scomparsa? E a che farmaco miracoloso avrebbe egli chiesto la
+forza nuova per tollerare un’esistenza simile a un esilio?
+
+Alcune parole disperate risonarono dentro di lui, acute come un
+grido: «Mio Dio, come mi sento stanco di vivere!» Esse gli eran
+misteriosamente scaturite dalle viscere profonde, ed egli le aveva
+pensate senz’averne coscienza, come inconsapevole le avrebbe urlate
+al silenzio in un momento di supremo abbandono. Non l’anima sua le
+aveva suggerite; aveva parlato in lui l’oscuro Genio della Specie; e
+la vana invocazione non era se non una delle innumeri espressioni di
+lamento delle creature che si senton sole e sterili e inutili, il grido
+d’angoscia che la tirannica Natura strappa a queste, reclamando le vite
+del domani in pericolo di non essere.
+
+Aurelio guardò istintivamente la sua compagna. Ella s’era levata
+d’improvviso in piedi e fissava con intensità un punto lontano d’avanti
+a sè. Il suo corpo svelto ed eretto, con le braccia un poco allargate
+nello sforzo di tener fermo il governo del legno, si disegnava
+sul piano cupamente glauco delle acque e pareva ingigantito. Una
+trepidazione continua rendeva incerte le linee di quell’alta figura
+gorgónea, cui il vento della corsa agitava i capelli alquanto scomposti
+e le pieghe ampie della veste. E partiva dal suo sguardo vitreo e
+fosforescente un bagliore magnetico, qualche cosa insieme di procace e
+d’imperioso, come una sfida, come un invito muto e fatale al giovine
+che lo scrutava. «Io ti potrei soccorrere,» gli dicevan quegli occhi
+che non lo guardavano. «Io ti potrei amare. Io ti veglierei malato e
+seguirei fedele i tuoi passi nell’esilio. Io, io sola saprei trovare
+il farmaco che tu cerchi e te lo porgerei con queste mani carezzevoli
+in una coppa illibata. Ma tu dovrai esser mio, appartenermi tutto,
+struggerti tutto tra le mie braccia, esser per me lo schiavo che
+lavora e che mi nutre col profitto del suo lavoro. Che mi fanno le
+tue ambizioni? Che mi fa il tuo sogno? Io non vedo in te che l’uomo
+predestinato a generare i miei figli e a rendermi agevole e dolce la
+vita.»
+
+E Aurelio, leggendo in quegli occhi le parole dell’Incantesimo,
+pensava al corso degli anni venturi, a sè medesimo legato ai polsi da
+una catena ferrea con quella creatura mediocre e assorbente, pensava
+alla povera casa sempre sudicia, romorosa, devastata dalla barbarie
+infantile, ingombra forse di ribelli, forse d’indegni, forse d’intrusi.
+E poichè le parole avevan pur sempre su lui un fascino irresistibile,
+simile all’attrazione vertiginosa che sale dagli abissi, egli andava
+ripetendo a sè stesso: «Diffida e guàrdati! Non credere! Non illuderti!
+Ella non ti amerà mai; ella non accetterà mai di dividere la tua sorte
+malinconica! Per lei, come per tutti gli altri, tu non sei che un
+estraneo.» Ma questi pensieri, ben lungi da confortarlo, aggravavano in
+vece il suo scoramento, rendevan più vasto e più squallido il deserto
+intorno alla sua solitudine.
+
+— Osservi! — disse Flavia d’un tratto, sempre ritta e attenta,
+accennando con la mano un punto dietro le spalle di lui. — Che c’è
+laggiù? Che cosa sono quei lumi? Osservi!
+
+Aurelio si volse.
+
+Un’ombra densa premeva sul villaggio, ormai non molto lontano. In
+quell’ombra la spiaggia e gli abituri erano invisibili, e soltanto le
+poche case intonicate si distinguevano a pena, come pallori incerti.
+Presso la chiesa, raccolte in gruppo, molte fiammelle tremolavano,
+acute e distinte, diffondendo in torno un’aureola rossastra.
+
+— Che sarà? — ella ridomandò, attonita, volgendosi al giovine.
+
+— Forse un funerale.
+
+— A quest’ora?
+
+— Forse una funzione... Certo: è una funzione. Non vede? Si muove.
+
+Le fiammelle in fatti si movevano. Fu dapprima un’agitazione
+disordinata, come un incrociarsi rapido e confuso di tutte quelle luci
+in un piccolo spazio; poi alcune di esse si staccarono dal gruppo
+e discesero fantasticamente, ondulando e sussultando, la scala del
+tempio. Le altre seguirono a poco a poco, mentre quelle prime, disposte
+in ischiera, s’allontanavano, e ben presto una lunga processione di
+fiamme doppie si sviluppò serpeggiante per l’oscurità del piazzale.
+
+Allora Aurelio s’accorse che una campana rintoccava.
+
+— Sente? — egli disse a Flavia. — Che squilli lenti, lugubri...
+
+— È un’agonia, senza dubbio. Qualcuno muore laggiù, e quelle torce
+seguono il Viatico!
+
+Ella aggiunse dopo una pausa:
+
+— Mio Dio, che tristezza! — e si lasciò ricadere su i cuscini come
+morta di fatica.
+
+«Che tristezza! Che tristezza!» ripeté l’anima del giovine, facendo
+eco. E il ricordo della nonna, della sola persona ch’egli amava e dalla
+quale era amato, risorse vivido, risplendette come una stella solitaria
+sul cielo opaco della sua mestizia. Un’onda di tenerezza impetuosa
+gli gonfiò il petto a quel ricordo sòrto per una secreta associazion
+d’idee dopo la funebre visione; tutte le fibre del suo cuore vibrarono
+concordemente al sacro nome di Madre. Oh, era quello l’essere caro,
+l’essere indimenticabile, a cui egli era legato da un’intera vita
+di solidarietà; era quella la creatura di consolazione, di conforto,
+d’infinita benevolenza sul seno della quale avrebbe potuto senza viltà
+e senza pericolo riposare il capo stanco.
+
+Un desiderio ansioso lo prese: di correre a lei, di stringerla tra le
+braccia, di coprirne di baci il povero volto cereo, vizzo, emaciato.
+Tutta la sua affettuosità, sempre oppressa da un pertinace proposito
+d’indifferenza, si slanciò in quel momento di debolezza sentimentale
+verso colei ch’era stata la sua vera madre, verso colei ch’egli aveva
+appreso ad amare ne’ suoi giorni più tenebrosi.
+
+«Oh, mamma! mamma!...»
+
+Come un bambino smarrito egli invocava l’assente, ripetendone il nome
+nel pensiero. E i rintocchi, che udiva battere ostinati dietro le
+spalle, gli infondevano una temenza oscura, quasi il presentimento
+d’una notizia triste che l’aspettava insidiosa là su la spiaggia.
+
+Disse Flavia, osservando sempre intenta il corteo delle fiaccole:
+
+— Passano ora il ponte; vanno verso Ceresolo. Chi sa dove abita il
+moribondo?
+
+Soggiunse poi con la voce più fioca, come parlasse tra sè:
+
+— La morte! Ecco ciò che tutti ci uguaglia!...
+
+Aurelio, alzando gli occhi verso la fanciulla, ebbe un fremito
+profondo. Quelle parole precisavano la causa del suo sgomento. Oh sì,
+era la Morte ch’egli temeva; era il fantasma della Morte che projettava
+una prolissa ombra nera nella sua mente. La Morte poteva da un momento
+all’altro precipitarsi di nuovo nella sua casa, cui aveva già tanto
+devastata, e annientare in un colpo tutto il suo bene. Sua nonna era
+per essa una facile preda, una vittima pronta; bastava un debole soffio
+perchè si spegnesse la fiamma di quell’esistenza, che ogni giorno più
+si vedeva infievolire e attenuarsi, consunta dall’età e dal male.
+Egli non avrebbe potuto far nulla per contendere alla Distruzione
+la vita della sua cara; egli, quando fosse scoccata l’ora fatale,
+avrebbe dovuto assistere impotente spettatore al lugubre dramma, che
+gli toglieva senza colpa e senza ragione l’ultimo conforto. — Ma che
+sarebbe poi stato di lui? E come, solo, avrebbe vissuto nella casa
+squallida e severa, che le imagini de’ suoi maggiori, appese alle
+pareti, rendevan simile a una critta foderata di lapidi?
+
+Gli occhi di Flavia parvero leggergli nel pensiero e rispondere alle
+sue domande angosciose. Fissi su lui, intorbiditi come da un velo di
+pietà e di tristezza, essi ricantavano ora più forte il poema della
+seduzione, essi ripetevan con maggiore eloquenza il dolce invito alla
+Gioja! «Perchè t’affliggi, giovine?» dicevano quegli occhi di donna:
+«Perchè non domandi alla vita quel bene, quell’unico bene ch’essa
+largisce liberalmente a tutti i nati? Guardami: io son colei che
+potrebbe confortarti nella sventura; io son colei che potrebbe prendere
+il posto di quella che sta per lasciarti. Amami, sacrificami il tuo
+inutile orgoglio, ed io ti allieterò la casa squallida e severa con la
+mia beltà e la mia giovinezza.»
+
+Sotto quegli sguardi armoniosi come un canto, la confusione del
+giovine crebbe, si trasformò, divenne un’ebrezza tenera e imaginosa,
+una specie di spasimo spirituale, misto di temenza e di gaudio. Egli
+sentiva il cuore gonfio e convulso, sentiva affluire a fiotti il
+sangue al cervello, sentiva l’anima ammorbidirsi e sciogliersi come
+fusa da un calore supremo. L’angosciosa mobilità del suo pensiero
+s’acquetava; pareva che tutto il suo mondo interiore si dissolvesse in
+guisa di nebbia e vanisse rapidamente, disperso da una raffica, nelle
+profondità d’un cielo oscuro come quello che si schiudeva sopra il suo
+capo. Alcune frasi liriche, inaspettate, si abbozzavano a intervalli
+nella sua mente, illuminandola con la fugacità frenetica di lampi:
+«Oh, dimenticare tutto, tutto, tutto... Fuggire lontano, molto lontano
+dagli uomini in un paese vergine, selvaggio, primaverile... Esser solo,
+forte e libero in cospetto della Bellezza... Amare, inebriarsi d’amore,
+vivere e morire in un’estasi sublime senza pensieri, senza rimpianti,
+senza dolore...» Era il gran Sogno che incominciava, il Sogno
+dell’eterna passione umana. Era un desiderio fatale d’integrazione, di
+struggimento, di creazione che lo accendeva, ch’esaltava la sua anima
+per modo che ogni imagine vi si riproduceva alterata sotto forma di
+poesia. E i frammenti del carme immortale continuavano a succedersi
+dentro di lui, abbaglianti e sonori, sempre più tenebrosi e sempre più
+incantevoli, spontanee polle d’Arte scaturite dai più densi misteri
+della Vita.
+
+Gli passava da presso la Felicità, ed egli udiva bene nel silenzio
+della notte il rombo delle sue ali; egli sentiva l’aria scossa e
+turbata dall’eterna Chimera proteiforme, dietro a cui gli uomini volan
+travolti, come foglie nel vento d’un traino impetuoso.
+
+— Rallenti, ci siamo, — disse Flavia con la voce spenta.
+
+Quando ebber lasciata la barca, Aurelio, quasi dimentico di lei, ascese
+solo in corsa la spiaggia verso il palazzo. Si vedevano ancora tra
+i fusti sottili dei salici e dei gàttici tremolare sinistramente le
+fiamme della processione, che s’allontanava salmodiando verso Ceresolo.
+
+Sul rialto eran sedute, in aspettazione di Flavia, la signora Boris e
+Luisa.
+
+— La mamma? — chiese Aurelio, trafelato dalla corsa, senza lasciarle
+parlare.
+
+— È rientrata, sarà una mezz’ora, — rispose la signora Boris: — non si
+sentiva bene..
+
+«Lo sapevo! Lo sapevo!» gridò una voce nel cuore del giovine. Ed egli,
+senza salutare, si volse, attraversò velocemente il cortile, salì gli
+scalini a due a due tra le tenebre, si trovò con il respiro strozzato
+dall’affanno d’avanti alla porta della camera di sua nonna.
+
+Aperse, dopo una breve pausa.
+
+La stanza era avvolta in una penombra bronzea e oscillante. Il gran
+letto pareva nel mezzo un catafalco funebre, alto com’era e senza
+sporgenze nè a capo nè a piedi; e in torno era un vuoto di squallore.
+Sul comodino una candela tutta consunta mandava fumigando gli ultimi
+bagliori a scatti, come palpiti d’anima moribonda.
+
+Su le prime Aurelio credette che donna Marta fosse già discesa,
+dimenticando di spegnere il lume. Poi, d’improvviso, egli la vide là
+distesa, supina sul letto, ancor tutta vestita e con gli occhi chiusi,
+forse assopita, forse svenuta, forse forse...!
+
+Gittò un’esclamazione rauca, congiungendo le mani in atto di stupore
+e quasi di preghiera. Si precipitò verso di lei, mormorando tra i
+singhiozzi:
+
+— Mamma! Mamma! Mamma!
+
+
+
+
+VII.
+
+AL BIVIO.
+
+
+Era l’ora più calda del giorno.
+
+Aurelio aveva esplorato i sentieri che corrono su la collina tra Cerro
+e Laveno, quei sentieri a pena praticabili che, già un tempo comodi e
+spaziosi, servirono ai soldati d’Austria per salire al forte, piantato
+su la vetta e ora interamente distrutto.
+
+L’altura recava ancora le tracce del vandalismo militare, che per
+lungo periodo vi aveva regnato: nessuna coltivazione su quel pendìo
+dolce e terrigno dove sarebber potuti prosperare al bacio d’un sole
+benefico le viti e i frumenti; allignavano in vece tra l’intrico delle
+viottole sabbiose, l’erbe e gli arbusti selvatici, cespugli di ginepro
+e di timo, ciuffi di ginestre, folti tappeti di muschio e di menta,
+spandendo in torno l’odore aspro e aromatico delle altitudini alpestri.
+Non una macchia d’alberi d’alto fusto sorgeva a perdita d’occhio su i
+fianchi del colle arcigno, a romperne con l’ombra la radura solatìa:
+così gli antichi dominatori lo avevan voluto nudo e libero, come una
+rocca, contro le insidie nemiche. Solamente in alto, presso la sommità,
+una novella vegetazione di castagni era da pochi anni cresciuta,
+e ondeggiava docile al vento su i ruderi della trista tirannide
+straniera.
+
+Dopo aver girovagato a lungo e senza scopo per la collina, Aurelio
+Imberido, oppresso dalla caldura, s’era rifugiato al rezzo tenue di
+quella selva adolescente, in un punto pittoresco di fronte al lago. Ora
+immobile e distratto, con gli occhi smarriti nella luce, riposava il
+corpo affaticato, steso su l’erba come sopra un giaciglio.
+
+Da qualche giorno quella era la sua vita: i luoghi circostanti non
+avevan più segreti per lui; egli aveva percorso ogni sentiere, era
+penetrato nel più fitto delle boscaglie, aveva scoperto le vallucce
+più nascoste, asceso i pendii più ripidi, superato i passi più ardui.
+Un bisogno istintivo di moto, di distrazione, di stordimento lo
+spingeva all’aperto appena si trovava solo, d’avanti al suo lavoro
+divenutogli omai più che impossibile, intollerabile. Qualunque sforzo
+della volontà, qualunque freno della ragione rimanevano irriti contro
+l’inquietudine che ferveva nelle profondità del suo essere. Egli
+doveva uscire di casa e camminare; egli doveva fuggire sè stesso per
+ritrovarsi a ogni sosta, a ogni svolta della via e riprender da capo
+disperatamente la sua inutile fuga.
+
+In quei giorni le relazioni tra le due famiglie in palazzo eran
+divenute più strette e più cordiali; omai si poteva dire che donna
+Marta e le signore Boris vivessero in una specie di comunione
+familiare, ritrovandosi sùbito dopo i pasti, facendo le medesime
+passeggiate, trascorrendo insieme i pomeriggi più caldi nella frescura
+del cortile o in giardino al rezzo della pineta, e le lunghe serate
+sul rialto in vista del lago e del tramonto. Aurelio non era sempre
+in compagnia delle donne. Pareva anzi che cercasse di sfuggirle,
+di sottrarsi ai loro inviti, di tenersi estraneo più che poteva
+a qualunque maggiore intrinsechezza con le vicine. Ogni sera però
+regolarmente compariva sul rialto e rimaneva a conversare con esse fino
+al momento in cui tutte si ritiravano nei loro appartamenti.
+
+Le gite in barca s’eran ripetute soltanto per due volte, prendendovi
+parte anche le madri, e poi, interrotte da una giornata piovosa, non
+erano state più riprese; si eran fatte in vece alcune brevi passeggiate
+a Ceresolo, verso il Fortino o verso Mombello, ma ben presto si era
+dovuto rinunciare anche a queste per la salute di donna Marta, afflitta
+in quei giorni da una recrudescenza oscura de’ suoi mali. Si passavan
+dunque i lenti vesperi estivi invariabilmente d’avanti al palazzo, come
+nei primi tempi, le giovini distese su l’erba dello scalere e le madri
+sedute nelle loro poltroncine sul piano del rialto; e l’abitudine di
+quel ritrovo e l’immobilità prolungata rendevan ciarliere le quattro
+donne, favorivano il fluido e vano chiacchiericcio femminile, lasciando
+il giovine muto e come dimenticato nel suo angolo a contemplare con
+occhi spenti l’immutabile paesaggio e a ruminare dentro di sè propositi
+vani di liberazione.
+
+Egli sedeva di solito su la lastra di granito infissa nel muro,
+dietro le due signore; qualche volta, per incitazione di donna Marta,
+discendeva fin sul margine dello scalere, e si collocava sempre a
+fianco di Luisa, deliberatamente. Tra lui e Flavia, dopo la loro gita
+in barca, pareva che per ragioni occulte fosse scoppiato un sordo
+contrasto, un dissidio profondo delle anime che li teneva lontani,
+inconciliabili, sdegnosi o paurosi d’un avvicinamento. In quei convegni
+crepuscolari, essi non si rivolgevan mai direttamente la parola se
+non costretti dalla necessità; non si fissavan mai negli occhi, o
+almeno ciascuno dei due cessava di guardar l’altro appena i loro
+sguardi s’incontravano; non si stringevan mai la mano per saluto nè
+all’arrivo nè alla separazione. Il contegno gelido e quasi ostile di
+Flavia era certo per Aurelio una tortura senza nome; ma, nei momenti di
+riflessione, egli lo sapeva intendere e giustificare con il suo stesso
+contegno altrettanto freddo e sostenuto. Ciò che più l’angustiava e
+l’irritava era in vece la loquacità spontanea di lei, la facilità con
+la quale ella prendeva parte alla scipita conversazione generale, la
+festività imperturbabile delle sue parole e de’ suoi atteggiamenti.
+Questo egli non sapeva comprendere; questo non sapeva scusare: questo
+offuscava costantemente la sua ragione, come un’offesa brutale e
+ingiusta ch’ella ogni sera gli lanciasse in viso.
+
+Quando si trovava solo nella sua camera già occupata dalla notte,
+la ribellione del suo spirito prorompeva alfine senza ritegno. Egli
+sentiva crescere il suo dispetto contro Flavia e crescere la sua
+umiliazione per la passività colpevole con cui si prestava a quel
+martirio quotidiano; sentiva che un atto d’energia si richiedeva
+senz’indugio per distruggere il fascino maligno che lo dominava e
+riconquistare l’indipendenza e la serenità necessarie al suo lavoro.
+Non gli pareva ormai più possibile di continuare una vita simile; ed
+egli, come i giorni passavano senza rimedio, si rivoltava contro sè
+medesimo, ricercava dentro, con una smania puerile, le cause di quella
+sua nuova debolezza, i motivi d’un turbamento così grave delle sue
+facoltà.
+
+Una ripugnanza suprema gli si levava dalle radici dell’essere, al solo
+pensiero ch’egli potesse amare quella creatura frivola e sdegnosa;
+che dovesse un giorno invocare da lei la pace perduta, la forza di
+sopportare un’esistenza affatto diversa dal suo sogno. — No, non
+l’amava, non l’avrebbe mai amata. Volgendo ora a Flavia il fuoco della
+sua mente, provava egli forse un movimento di simpatia intellettuale
+o morale per lei, un fremito passaggero di tenerezza, il più tenero
+desiderio di sensualità? No, non provava nulla di tutto ciò; egli si
+sentiva il cuore arido e gelato come non mai. La sua inerzia dolorosa
+doveva aver dunque ben altre origini; ma quali, quali? — Nel più
+forte dell’incertezza, per allontanarsi vie più dall’ipotesi temuta,
+egli s’indugiava allora a esaminare con maggior pacatezza lo stato
+delle cose e dell’anima sua, a indagare dentro e fuori di sè tutte le
+cause possibili del male ond’era afflitto; e a mano a mano riusciva a
+illudersi con le più umili supposizioni, ora riversandone la colpa su
+la nonna che insisteva per volerlo trascinare con sè, ora imaginando
+un’infermità del suo sistema nervoso che l’assiduo studio e l’intensità
+delle concezioni dovevano avere affranto e debilitato.
+
+Esaurita l’indagine, gli pareva d’esser calmo e libero d’ogni timore:
+voleva coricarsi e dormire, ma un impulso cieco lo spingeva d’un
+tratto verso il balcone, dov’egli rimaneva lungamente immobile e ritto
+nell’oscurità, ad ascoltare commosso il gorgoglio delle acque nel
+giardino o il grido querulo dei gufi nelle altitudini della pineta.
+
+Oh, quelle notti tepide, senza luna, che abissi riflettevano
+nell’anima del giovine, china per la prima volta su gli abissi sacri
+del Divenire! Il cielo fecondo, scintillante d’astri, talvolta a pena
+attraversato da un’ala di nebbie, spiegava sul suo capo un poema di
+gioja e di passione; la campagna muta e nera spingeva verso di lui
+un profumo inebriante di fiori e di resine, il vasto alito della
+vegetazione in atto di crescere e di moltiplicarsi; il vento, che a
+tratti esagitava le tenebre, gli accarezzava la fronte, gli mormorava
+all’orecchio parole divine, rotti sospiri, gridi giubilanti, tutta la
+sublime sinfonia della Voluttà che il mistero delle notti protegge
+e consacra. In quel viluppo d’apparenze incantevoli egli a grado a
+grado s’obliava, si semplificava, smarriva ogni facoltà di critica e
+d’analisi, ogni vanità e ogni timore: si sarebbe detto che l’essere
+primordiale e selvatico si risvegliasse in lui, uscisse libero, fresco,
+infantile dalla spoglia artificiale che l’opprimeva. E questo essere
+si sentiva languire nella solitudine, spasimava di desiderio, agognava
+febbrilmente a utilizzare la sua fugace giovinezza, a crescere, a
+fiorire, a concedersi e a possedere, in un immenso slancio verso la
+felicità che integra e che crea. E l’imagine di Flavia, della Donna
+conosciuta e vicina, gli si levava nel pensiero, sorgeva alta e fulgida
+come un sole nel cielo del suo Destino.
+
+Ma l’incanto dell’Ombra e del Silenzio finiva: sopraggiungevan la
+stanchezza, lo snervamento, il bisogno fisico di mobilità e di luce.
+Il giovine si scoteva, si ritirava dal balcone, rientrava nella camera
+a passi incerti, con gli occhi umidi e tardi, con il cuore oppresso
+come da un peso immane. E il noto ordine dei mobili, la rossastra
+fiamma della candela, la tavola coperta di libri e di fogli dissipavan
+gli ultimi residui del sogno inutile, richiamandolo tosto all’amara
+realità della sua vita, alla consapevolezza del suo triste ideale, de’
+suoi rimpianti, de’ suoi vani propositi di liberazione e di lavoro.
+Egli, affranto e disperato, si gittava sul letto e invocava dal sonno,
+dall’unico consolatore dei deboli e degli inetti, il riposo d’un’ora,
+l’oblìo mortale di sè stesso e del mondo.
+
+Così i giorni succedevano ai giorni senza rimedio, senza novità, senza
+mutamenti; e luglio in tanto era venuto e inoltrava, un luglio torrido
+e polveroso, essiccato da un chiarore feroce, petrificato dall’assidua
+bonaccia dell’aria e dell’acqua, immobili come cristalli.
+
+A rompere la torbida monotonia di questo periodo, un dubbio nuovo
+e inatteso era piombato d’improvviso la sera innanzi nell’anima
+dell’inerte, scotendone la volontà, svegliandone la coscienza,
+illuminandone la ragione. Non era stato che un attimo, un lampo, uno
+di quei bagliori fuggevoli che incendiano per poco l’oscurità e si
+spengono; ma in quell’attimo la latebra d’un’altra anima s’era svelata
+a’ suoi sensi, e un dubbio era sòrto, il dubbio dolce e tremendo d’una
+grande cosa ch’egli non aveva avuto il tempo di desiderare, prima di
+conoscere e di temere. Aveva forse traveduto? Era stata un’illusione?
+era stato un inganno o un giuoco? Non importava. La cosa era possibile,
+se anche non certa. E la sola possibilità valeva per lui, che non aveva
+saputo presupporla, quanto una rivelazione.
+
+La sera innanzi donna Marta, assalita durante il pranzo da uno de’
+suoi più fieri accessi d’asma, non s’era potuta presentare al solito
+convegno vespertino d’avanti al palazzo. Dopo esser rimasto per una
+lunga ora ad assisterla e a confortarla durante il parossismo della
+crise, Aurelio l’aveva lasciata in custodia di Camilla ed era disceso,
+per volontà della nonna stessa, a giustificare presso le vicine
+l’assenza di lei. Le signore Boris, consigliate dall’insolita caldura
+del tramonto o stanche forse d’aspettare, avevano abbandonato il luogo
+di ritrovo per fare un breve giro in barca nelle vicinanze; si vedeva
+in fatti, su lo specchio lucido delle acque a un centinaio di metri
+dalla riva, la lancia dalla banderuola azzurra, che volgendo la poppa
+s’allontanava sempre più.
+
+Un po’ seccato dal contrattempo, egli stava già per rientrare in casa
+quando d’un tratto una voce forte dalla parte dell’arsenale, la voce di
+Flavia lo aveva chiamato.
+
+— Come qui, signorina? — egli aveva chiesto, confuso e intimorito di
+trovarsi solo con lei dopo tanti giorni.
+
+— Ohimè! aspetto da dieci minuti Ferdinando, ch’è in baldoria
+all’osteria della Pace. Ho mandato sua moglie a cercarlo, ma sembra
+ch’egli non abbia intenzione di scomodarsi per me questa sera!...
+Volevo seguir la mamma col mio nuovo sandalino, ch’è stato messo in
+acqua jeri per la prima volta... Un capolavoro d’eleganza, vedrà!..
+
+Ella aveva anche soggiunto sorridendo:
+
+— Le confesso però che non mi sento totalmente sicura nella mia nuova
+imbarcazione.... Se lei volesse avere la bontà d’accompagnarmi, mi
+farebbe proprio un favore.... C’è sempre l’altro sandolino a sua
+disposizione, quello di Luisa.
+
+Il vecchio barcajuolo era apparso in quel punto, sbuffando e
+barcollando, e Aurelio passivamente l’aveva seguita.
+
+Erano usciti così dalla darsena, al fianco l’uno dell’altra su i
+due legni minuscoli, oblunghi e puntuti come spole. Il vespero era
+inoltrato; ogni rossore sopra le Alpi era spento; il lago, livido
+e vasto, stagnava; in mezzo al lago, lontanissima in apparenza, la
+macchia della lancia spiccava informe, nera, immota, simile a un
+piccolo scoglio emergente dal lividore.
+
+Poichè Flavia taceva, Aurelio, intenerito dalla mesta serenità del
+paesaggio e dai residui delle ansie recenti, aveva incominciato a
+parlare del male di donna Marta, delle sue apprensioni per la frequenza
+di quei minacciosi accessi d’asma che avrebber potuto una volta o
+l’altra soffocarla. Stimolato poi dall’atteggiamento confortevole
+della compagna, egli aveva continuato a discorrere, con un insolito
+abbandono, di sè stesso, della sua misantropia, del suo attaccamento
+esclusivo alla nonna, ch’era stata per lui più che una madre, tutto,
+tutto; aveva dato in fine libero sfogo al più recondito e doloroso
+suo pensiero, descrivendo le conseguenze terribili della sventura che
+gli sovrastava: la solitudine del domani, le incertezze d’un avvenire
+irto di difficoltà e di privazioni, senza il conforto d’un affetto,
+senza un appoggio, senza una casa. E a poco a poco s’era commosso,
+i glauchi occhi velati gli eran divenuti lucidi e tremanti, due
+lacrime improvvise erano apparse di tra le palpebre, gli avevan rigato
+incontenibili le guance.
+
+Flavia, ascoltandolo con un’attenzione intensa, fissava su lui uno
+sguardo carico di maraviglia e di pietà, non senza una sottil punta
+d’ironia. Due volte solamente aveva fatto un cenno di diniego col capo,
+quand’egli le aveva espresso il dubbio che la nonna morisse; poi era
+rimasta ferma e silenziosa ad assaporare il gusto delle sue parole,
+come avesse temuto con un gesto, con un’interruzione di risvegliare la
+sua diffidenza e di turbare l’inconscia sincerità della confessione.
+
+Quando in fine Aurelio s’era taciuto, sollevato dallo sfogo ma un po’
+vergognoso della sua commozione, ella aveva parlato, lentamente, con la
+voce grave, guardando il vuoto d’innanzi a sè, avendo su la fronte una
+lunga ruga pensosa tra ciglio e ciglio.
+
+— Come vuol bene a sua nonna! — aveva detto. — Io non avrei mai
+supposto un sentimento così profondo in lei: l’avevo giudicato male,
+e lo confesso. Io la credeva freddo, indifferente, incapace d’amare,
+un po’ per egoismo e molto per orgoglio. Quei pochi discorsi che
+abbiamo avuti insieme, mi avevano fatto supporre ch’ella fosse uno di
+quegli uomini forti che sdegnano qualunque affetto, qualunque legame,
+qualunque sacrificio, per meglio riuscire al proprio scopo. Ella in
+vece è tutt’altro, ella è un uomo di cuore, di molto cuore...
+
+Aveva soggiunto, dopo una pausa:
+
+— Grazie; grazie, signor Aurelio, d’avermi creduta degna di conoscerla
+e di poterla apprezzare.
+
+Ed eran proceduti, senz’altre parole, verso le lontananze che
+l’oscurità incominciava ad assorbire, ambedue diversamente turbati:
+Aurelio sentendo piovere su l’anima il refrigerio di quell’elogio
+impreveduto; Flavia assaporando ancora la dolcezza di quelle
+imprevedute confidenze. E le due vite, disgiunte sempre da un ostacolo
+immane, s’eran protese con tutte le forze loro una incontro all’altra.
+
+Ella d’un tratto aveva lasciato il remo, mormorando:
+
+— Sono stanca!
+
+Egli pure, nello stesso attimo, aveva cessato di vogare e s’era fermato
+accanto a lei, come vinto da un accasciamento improvviso.
+
+La notte era discesa: su le acque il chiarore del crepuscolo s’era
+ristretto intorno ai due piccoli schifi come un cerchio cinerino;
+al di là l’ombra aveva avvolto ogni cosa in una nebbia azzurra,
+imperscrutabile. La lancia lontana, in quella nebbia, era scomparsa.
+
+I due giovini s’eran trovati così, soli e come perduti in una
+immensità, vicinissimi sebbene ancor divisi da una sottil lingua
+liquida, da un abisso. Non si guardavano, non parlavano, non avevan
+cercato d’accostarsi, immobili entrambi su i loro legni immobili. Ma
+una virtù misteriosa li aveva sospinti dolcemente uno verso l’altra,
+li aveva insensibilmente approssimati, aveva fatto sì che l’abisso
+tra loro si chiudesse e le due spole natanti, attraendosi a vicenda
+e scivolando silenziose su l’acqua, giungessero fino a combaciare.
+All’urto lieve dei legni, essi s’erano scossi sorridendo, s’eran
+guardati negli occhi con un’espressione infinitamente lusinghevole; e
+Flavia aveva levato con atto pigro una mano dal grembo, aveva preso in
+pugno i due bordi perchè di nuovo non si staccassero.
+
+Qualche minuto d’oblio supremo era passato sopra di loro nel crepuscolo
+deserto. — Esisteva una Umanità? Esistevano altri esseri su la Terra?
+Non eran plaghe sconosciute e inospiti quelle che si stendevano
+nell’ombra, oltre il cerchio ancor luminoso che avvolgeva le barche
+come un cerchio di magìa? Non bastavan forse le loro due vite per
+animare tutto il creato? — Certo, Aurelio aveva avuto in quel breve
+lasso di tempo la ferma persuasione d’un’assoluta solitudine intorno
+a loro, il sentimento netto e definitivo della loro sufficienza in
+un’assoluta solitudine. E, inconscio e risoluto, provando il bisogno
+imperioso d’unirsi all’altra creatura superstite d’un mondo inutile
+e distrutto, di sentirla, di mescolarsi perdutamente con lei, aveva
+posata la sua su la gracile mano femminile che, spontanea al contatto,
+s’era rivolta, quasi per offerirsi tutta quanta al suo desiderio.
+
+Oh, quella lunga stretta concorde, che solco vivo di passione aveva
+lasciato su le loro palme! E che grande rivelazione era stata più tardi
+per il giovine, ingenuo e sensibile ancora come un adolescente!
+
+Rientrando in casa, egli, dopo essere passato da donna Marta e
+averla trovata calma e dormente, era corso nella sua camera, vi si
+era richiuso a chiave, aveva spalancato i battenti del balcone per
+esalare alfine liberamente in un gran sospiro la piena interna della
+sua esaltazione, trattenuta fino a quel punto dal pensiero della
+nonna sofferente. Che notte, quella! Che notte! Egli non ne ricordava
+una simile in vita, nè credeva che fosse possibile di superarne
+una più agitata e più folle! Egli aveva riso, aveva pianto, aveva
+percorso volte infinite in su e in giù la vasta camera, era rimasto
+ore intere immobile sul balcone, ascoltando il tumulto del suo cuore
+sul fremito immenso della campagna tenebrosa. Da scoppii d’entusiasmo
+indescrivibili, in cui tutta l’anima sua s’era lanciata a volo verso il
+cielo, era piombato subitaneamente in prostrazioni supreme, in mortali
+desolazioni, durante le quali la terra non gli era parsa a bastanza
+profonda per nascondere la sua miseria. Aveva visto a vicenda le più
+fulgide speranze dissolversi in paurose ansietà, i dubbii più laceranti
+trasformarsi per prodigio in ebre, impazienti aspettazioni di gioja.
+Mille volte egli s’era detto: «Bisogna fuggire, non più avvicinarmi a
+lei, non più vederla, mai, mai!» Mille volte s’era chiesto: «Perchè non
+vado ora a battere alla sua porta e non la chiamo sùbito a me?» E tre
+parole, tre sole parole — un canto, un poema — non avevan mai cessato
+di ripetersi nel suo cervello sopra i timori, sopra le speranze, su i
+propositi di rinuncia, su i propositi di conquista: «Ella m’ama! Ella
+m’ama! Ella m’ama!»
+
+Che mutamento era dunque avvenuto in lui durante il breve letargo,
+in cui era caduto ai primi chiarori dell’alba con il dolce nome
+ancora impresso su le labbra? Per qual segreto processo il gran
+fuoco divampato quella notte nella sua anima, s’era così rapidamente
+consunto, ed egli, risvegliandosi, non aveva trovato se non un gran
+cumulo di cenere arida e fredda?
+
+Quella mattina, sorpreso dal sole, ch’era penetrato per l’aperto
+balcone fino al suo letto, Aurelio non aveva avuto che un ricordo
+confuso degli avvenimenti e delle commozioni della sera innanzi.
+Il tremendo accesso d’asma della nonna sua, che l’aveva tenuto
+un’eterna ora in cospetto della morte ad aspettare il rantolo estremo;
+l’incontro fortuito con Flavia presso l’arsenale; le proprie spontanee
+confidenze; le parole lusinghevoli di lei; la loro stretta di mano
+eloquentissima nella solitudine del lago oscuro; l’ansietà che lo aveva
+incalzato in vicinanza del palazzo al pensiero improvviso dell’avola,
+dimenticata durante quel tempo; la sovreccitazione quasi febbrile di
+gioja da cui era stato preso in vederla calma e assopita; e poi le
+deliranti agitazioni nella sua camera, gli impeti alterni di tenerezza
+e di rivolta, la vicenda vertiginosa delle risoluzioni e degli
+scoraggiamenti, i magici sogni vissuti a occhi aperti d’avanti alla
+maestà della notte, — tutto al risveglio gli era tornato in confuso
+alla memoria dopo la prima stupefazione, trovandosi disteso sul letto,
+nel sole mattutino, ancora interamente vestito e così stanco come dopo
+una burrascosa notte di piaceri.
+
+Un movimento brusco di dispetto contro sè medesimo lo aveva fatto
+balzare a terra; lo aveva spinto con violenza a chiudere le imposte del
+balcone, per ricacciare indietro quella luce invadente che gli dava una
+specie di sbigottimento misto di rabbia e di molestia. Doveva esser
+tardi: il giardino, visto come a traverso un cristallo leggermente
+torbido, languiva già sotto un’afa opprimente; nella camera, spalancata
+da parecchie ore al gran sole, si soffocava. Egli, dopo avere immerso a
+più riprese il capo nell’acqua, era uscito immediatamente su la loggia
+ancora in ombra, s’era trovato senza volerlo d’innanzi alla porta di
+donna Marta, aveva aperto, era entrato.
+
+La nonna, in un disordine fantastico, stava assisa alla specchiera,
+e Camilla, in piedi dietro lei, era in atto di pettinarne le lunghe
+trecce argentee. Ridevano entrambe così allegramente nell’ilare
+splendore della mattina estiva, che il giovine, apparso su la soglia
+in aspetto quasi funereo, aveva dovuto atteggiar sùbito il volto a un
+sorriso di maraviglia e di simpatia.
+
+Egli s’era seduto accanto alla vecchia, aveva ascoltato per la
+centesima volta una delle molte barzellette tradizionali, ch’ella si
+piaceva di raccontare nei momenti lieti e a seconda delle occasioni.
+Era poi disceso al suo braccio in sala da pranzo, dove aveva atteso
+pazientemente l’ora della colazione, temendo sempre di rimaner solo,
+sperando di sottrarsi in compagnia di lei ai rimproveri e ai sarcasmi
+che sentiva formicolare incessantemente in fondo al suo pensiero. In
+fine, quando ella era salita di nuovo in camera per riposarsi, s’era
+lanciato all’aperto, verso i boschi ombrosi della valle, poi su su per
+la china aspra e solatìa finchè stanco, madido, accecato dal bagliore,
+s’era lasciato cadere su l’erba al rezzo dei giovini castagni, presso
+la sommità del colle arcigno.
+
+Là, nella inerzia ristoratrice, udendo sopra il suo capo stormire le
+fronde, contemplando con occhi piccoli la placida ridente distesa del
+lago, egli rivisse, non più in confuso, lucidamente, pacatamente,
+l’ora insidiosa delle confidenze, dei conforti e dei silenzii.
+All’eccitazione enorme della notte era succeduta una languida apatia,
+uno stato d’esaurimento sentimentale assai propizio alla riflessione
+serena dei fatti e al giusto discernimento delle conseguenze e delle
+prossime opportunità; le distrazioni della mattina avevan lasciato
+calmare la rivolta morale, avevano estenuato negli inutili assalti
+i rimproveri e i sarcasmi della sua coscienza irritata. Egli poteva
+dunque giudicare e deliberare; egli poteva veder chiaro in sè e
+intorno a sè, illuminare col fuoco della pura intelligenza l’errore
+del jeri e gli smarrimenti possibili del domani; poteva discernere
+ancora nettamente la mèta lontana, che s’era imposta, e rintracciare il
+cammino più diritto per raggiungerla.
+
+Egli si domandò freddamente: «Che avviene dunque in me? Che vado
+facendo da un mese a questa parte? Come e perchè mi trovo tanto mutato
+in poco tempo? Sono io infermo? E il mio male è un male fisico, o non
+piuttosto un male della volontà, dell’intelligenza, del sentimento?»
+Era inutile negarlo; egli si trovava veramente mutato, così mutato
+che a stento riusciva a riconoscersi; si trovava pieno d’inquietudini
+dianzi sconosciute, d’ansietà misteriose, di desiderii inafferrabili,
+incerto, svogliato, indifferente a tutte le cose che prima lo
+appassionavano, incapace d’uno sforzo mentale come d’un qualunque atto
+d’energia. Da più d’un mese egli trascinava una vita desolante, senza
+ordine, senza idee, senza occupazioni, che simile non avrebbe mai
+supposto di poter tollerare; e, non ostante l’immenso vuoto, i giorni
+volavano, si disperdevano nel nulla con una rapidità portentosa. Pareva
+che fosse sopravvenuta in lui un’altra personalità nel luogo della sua
+propria, una personalità primitiva, elementare, che poteva pascersi
+di semplici sensazioni, svolgersi naturalmente senza il sostegno
+d’un’idealità o d’un’ambizione, accettare oscuramente l’umiltà della
+sua essenza, creata per uno scopo a lei inconoscibile.
+
+Malato di corpo egli certo non era. Al contrario, godeva una salute
+nuova, non mai avuta, resistente a ogni fatica fisica, a ogni più
+grave trambusto morale: il suo sangue fluiva libero e gagliardo nelle
+vene; i suoi muscoli s’irrobustivano; il suo viso, di solito pallido
+e sfiorente, sfoggiava vivacità di coloriti, freschezza di carni,
+limpidità di sguardi, ch’egli sùbito dopo l’adolescenza aveva perdute.
+Assolutamente, doveva riconoscerlo, non era mai stato così bene come
+in quel tempo; non mai s’era sentito così sano, così forte, così
+leggero. E l’aspetto esterno quanto l’interno benessere escludevano
+quei disturbi al sistema nervoso, ch’egli tante volte aveva addotti,
+illudendosi, a giustificazione della sua inerzia spirituale. «Ma
+dunque, non poteva esserne questa stessa la causa?» egli si domandò.
+«Il suo mutamento di carattere, d’abitudini, di tendenze non dipendeva
+forse da quell’insperato ritorno della salute, da quel soverchio
+rigoglio di giovinezza, da quella specie di tarda primavera che gli
+fioriva di nuovo maravigliosa nelle fibre?»
+
+Egli sorrise, scotendo malinconicamente il capo. — Ohimè, no, no,
+non era più il tempo d’illudersi: colpevole è quell’illusione che può
+per altri divenire un inganno! — Egli ben sapeva che la vita oziosa e
+spensierata di quei giorni non conseguiva dalla salute, ma piuttosto
+questa da quella. Egli sapeva che altra era la causa vera di tutte
+quante le novità che l’occupavano: omai dopo le commozioni della
+sera precedente, dopo gli strani turbamenti dell’ultima notte, essa
+gli appariva più che possibile, necessaria, evidente, irrefutabile.
+Bisognava però proferire la gran parola; bisognava riconoscere la
+grande cosa; bisognava confessare coraggiosamente la propria fragilità:
+«Egli amava; egli, al meno, stava per amare!»
+
+Nessuna confessione sarebbe stata per Aurelio Imberido più grave e più
+incresciosa di questa. Nelle sue teorie di filosofia pratica, l’Amore
+rappresentava una degradazione, una vilificazione della personalità,
+un’indegna rinuncia della propria superiorità di vita e di pensiero;
+l’Amore era la funzione bruta e immonda, comune a tutti gli esseri
+vivi, che indicava chiaramente l’ignominia delle nostre Origini, — che
+rammentava il Passato bestiale, la lenta evoluzione della putredine
+terrestre verso un progresso apparente, verso un perfezionamento
+relativo e inutile delle Specie, legate pur sempre alle basse necessità
+dell’esistenza, sempre sottoposte alle leggi incommutabili che regolano
+il trasmutare della materia organica. Egli negava risolutamente ogni
+elevazione morale nell’Amore: avendo a lungo meditato su i libri di
+storia e su le opere d’arte, s’era convinto che tutte le più celebrate
+passioni erotiche avevan distrutto e non mai edificato, erano state la
+ruina d’uomini insigni e di stirpi gloriose, avevano sparso in torno
+l’infelicità, la sventura, la morte. E, osservando quotidianamente i
+casi comuni della vita, aveva appreso che il sentimento dell’amore,
+cantato dai poeti, magnificato dalle masse, non era in verità se non
+il desiderio tantalico dell’amplesso, un impulso veemente verso l’atto
+finale, una fiamma selvaggia e divoratrice che l’indugio rinfocava e
+il possesso come per incanto spegneva, coprendone pietosamente con le
+ceneri l’ardore fittizio dei sonanti vocaboli, delle vane promesse, dei
+propositi generosi e sublimi.
+
+Ma non ancora per queste considerazioni astratte Aurelio Imberido
+temeva e respingeva l’Amore: era in vece per l’influenza malefica
+ch’esso esercita su gli uomini d’intelletto, su i lottatori per
+l’Ideale, in ispecial modo su quei Pochi capaci di belle imprese
+e di superbi disegni. Caduti nel dominio della passione, sorpresi
+dal primo brivido della sacra febbre, questi come gli altri tutti
+dimenticano facilmente la loro missione, i loro doveri, i loro scopi;
+divengono indifferenti a ogni lusinga gloriosa, ribelli a qualunque
+fatica e a qualunque arduo tentativo; non vedon più con i loro occhi
+mortali che l’Oggetto unico onde dipende omai la loro salvezza o la
+loro perdizione. Da quel punto lo spettacolo del mondo s’eclissa;
+l’esistenza diventa per essi un’azione continua e affannosa; i loro
+pensieri e i loro fatti non tendon più se non al successo sessuale,
+all’egoistica conquista del Piacere. E gli Eletti, dalle altitudini
+a cui s’eran levati, retrocedono precipitando verso le bassure
+originarie, smarriscono ingegno e volontà, vanno a confondersi
+fatalmente con gli infimi, occupati a vivere, a godere, a conservare
+per proprio diletto la Specie che non deve finire.
+
+Quante ascensioni interrotte! quante carriere sviate o infrante!
+quante energie disperse! quante primavere gelate! Quanti fiumi,
+gonfii da fecondare immense contrade, s’inaridirono sul seno della
+Donna, nudo, morbido, cocente come le sabbie d’un deserto! Questa,
+l’eterna Sirena, non comprese e non ammirò mai gli esseri superiori,
+o troppo forti o troppo belli: li umiliò, disamandoli, e, amandoli, li
+distrusse. Così, inconscia, compì nei secoli la sua terribile missione
+espiatrice, ridendo, scherzando, cercando per giuoco la voluttà e la
+prole; e non ebbe pure un palpito di riconoscenza o di pietà per le
+sue grandi Vittime, quando le vide, già prossime a entrare nel paradiso
+conquistato, accontentarsi ancora del misero destino comune e avviarsi,
+per amore di lei, verso le Terre dell’Oscurità e della Morte!
+
+Queste profonde cose il giovine ripensava in confuso, vagando con
+gli sguardi sul calmo paesaggio lacustre, pieno di luce e di gajezza.
+Alcune vele quadrate apparivano qua e là, dirette verso settentrione,
+così tarde da sembrare immobili. Un piroscafo presso Intra lanciava
+nell’aria un’enorme colonna di fumo nero, che si torceva in grosse
+spire senza dissolversi. Le nevi del Sempione, in fondo alla valle
+velata, erano pallidamente celesti e parevan fondersi nell’orizzonte.
+
+«Ed io amo!» egli esclamò d’un tratto, interrompendo il corso delle
+idee generali: «io, al meno, sto per amare!» Se pure la grande
+passione, che inebria i sensi e offusca l’intelletto, non era peranco
+scoppiata, i sintomi precursori, manifestatisi in lui, non eran dubbii
+e l’annunziavano vicina; e alla stregua di quei sintomi il morbo
+doveva esser fatale! — Occorreva dunque trovar sùbito un rimedio per
+prevenirlo in tempo, per arrestare il progresso dell’infezione, per
+riacquistare al più presto la sua salute morale e la sua incolumità. Ma
+quale, quale rimedio?
+
+Il più sicuro era ineffettuabile: egli non poteva lasciar la villa
+senza la nonna sua, ed era certo che questa non l’avrebbe seguíto,
+anzi che avrebbe contrastato il suo proposito con tutte le forze.
+E, rimanendo, come avrebbe egli potuto evitare ogni occasione di
+ritrovo con le signore Boris e specialmente con Flavia, che forse ora,
+desiderandolo, lo avrebbe cercato? — E pure questo era necessario e
+doveroso: necessario per la sua pace e per il suo avvenire; doveroso
+verso la giovinetta, che poteva illudersi su le sue intenzioni e
+soffrire immeritatamente per la sua debolezza.
+
+Ma se la nonna o l’abitudine o la sorte lo avessero ricondotto presso
+di lei? Se si fosse trovato un’altra volta solo con lei in uno di
+quei momenti di tristezza e d’abbandono, in cui non si risponde dei
+proprii atti e delle proprie parole? Se la catena fosse ribadita un
+giorno, inaspettatamente, con una frase, con un gesto, in sèguito
+a un movimento repentino e concorde delle due anime già pronte a
+fondersi? Ciò non era fuori della possibilità: il cammino degli
+uomini non è quasi mai segnato dai grandi fatti, preparati di lunga
+mano e pazientemente voluti; ma dai piccoli episodii imprevisti,
+dalle circostanze sempre mutevoli, dalle risoluzioni subitanee e
+inconsiderate, che impongon poi serie responsabilità e provocano, come
+dirette conseguenze, gli avvenimenti più gravi e decisivi della vita!
+
+In tal caso, egli da un momento all’altro si sarebbe trovato di fronte
+a un fatto compiuto, all’irreparabile, all’oscuro problema dell’amor
+casto, della passione corrisposta e insodisfatta, al bivio spinoso
+della conquista estrema o dell’estrema rinuncia!
+
+Lentamente, trascinato dall’ardore dell’imaginazione, egli si diede a
+esaminare questa possibilità, come già si fosse avverata; a sviscerare
+con sottile analisi il problema, per ricercarne tra le varie soluzioni
+quella che sola avrebbe salvato insieme il suo Ideale e la tranquillità
+della sua coscienza. Pensava: «Io potrei sempre fuggirla, anche più
+tardi, anche quando fosse sopravvenuto un accordo esplicito tra noi:
+la partenza dalla villa mi separerebbe necessariamente da lei, e il
+tempo e la lontananza sanerebbero poi ogni ferita. Ma, secondando in
+questo modo gli eventi, non commetterei un’azione obliqua e sleale?
+Non mi farei complice d’un inganno consapevolmente, volontariamente,
+colpevolmente?» Aurelio si rammentò di quell’Altro, del primo adoratore
+di Flavia, il quale aveva agito precisamente così ed egli aveva con
+tanta severità giudicato; ed ebbe un moto di rivolta morale contro sè
+stesso, contro il suo pensiero che s’era per un istante compiaciuto
+nella certezza d’una comoda liberazione. «Ah, no, no! Io questo
+non farò mai! Non mi sottrarrò mai per paura o per calcolo alle
+responsabilità assunte! Io sono diverso, sostanzialmente diverso da
+codesta gente borghese, che pecca per debolezza e si rinfranca per
+viltà. Altro sangue scorre nelle mie vene; e altra legge presiede alla
+mia condotta. Se un giorno per disgrazia dovessi trovarmi legato a
+Flavia da una promessa, da una semplice confessione d’amore, saprei
+senza dubbio sopportarne con dignità qualunque conseguenza... Ma qual
+conseguenza? «Flavia era zitella, in quella età nella quale tutte
+le speranze e tutte le forze della donna tendono a toglierla dalla
+casa paterna per creare una casa propria, per ottenere da un nuovo
+stato l’indipendenza di sè stessa e la direzione d’una famiglia. Ogni
+intesa sentimentale con lei presupponeva dunque una conclusione unica
+e necessaria; egli, confidandole il suo amore, si sarebbe moralmente
+obbligato a darle il suo nome, a chiamarla compagna della sua vita,
+a consacrarle intero il suo avvenire; egli, salvo casi imprevedibili,
+avrebbe dovuto sposarla!
+
+«Sposarla?!» egli esclamò stupefatto dal suono stesso della parola,
+levandosi d’un tratto a sedere. Ed ebbe una specie di sussulto intimo
+istintivo, simile a quello che si prova talvolta quando, camminando
+distratti per le vie, ci sembra d’udire improvvisamente il rullo
+minaccioso d’un carro dietro le spalle e ci si avvede poi, rivolgendoci
+spauriti, che il carro passa senza nostro pericolo dall’opposto lato
+della strada. Aurelio sorrise sùbito del suo stupore ingiustificato
+e del suo atto repentino: la sola enunciazione della cosa gli parve
+così enorme e quasi così assurda che assunse, nel suo spirito calmo e
+sereno, aspetto ridicolo.
+
+«Che cosa buffa, la vita!» egli si disse, sogghignando e scotendo
+il capo: «Sposarla?! In verità, basterebbe quest’unica prospettiva a
+tenermi recluso nella mia camera per un anno intero!»
+
+Il suo pensiero, abituato alle gravi meditazioni, parve sdegnare
+l’argomento che non era a bastanza serio e positivo; si distrasse
+per qualche istante nella contemplazione delle cose remote, del
+lento declinare dei colli dalla parte d’Arona, dove il lago sembrava
+allargarsi infinitamente come un mare morto. Il vento cessava: le
+barche calavano le vele a una a una, malinconicamente, e prendevan
+da lontano l’apparenza d’insetti bizzarri che camminassero a passi
+faticosi sul piano delle acque. Il piroscafo, ingrandito dalla
+vicinanza, entrava fischiando nella baja di Laveno.
+
+Di nuovo però, dopo la percezione della pace circostante, Aurelio,
+(proprio come chi abbia temuto un pericolo anche imaginario), fu tratto
+a mano a mano, senza volerlo, a costruire compiutamente quella vaga
+possibilità e a considerarla con riflessione, quasi fosse già sul
+punto d’effettuarsi. — Chi era dunque costei? Egli la conosceva da poco
+tempo e poco la conosceva: era per lui un’estranea, un’ignota piombata
+d’improvviso nella sua esistenza per impadronirsi d’una parte del suo
+essere, per contendergli la libertà del suo tempo, forse per troncare
+il filo del suo destino. Nelle ore che aveva vissute con lei, ella gli
+era bene apparsa sotto le forme esteriori più lusinghevoli, ma nulla
+gli aveva rivelato dell’anima sua, de’ suoi gusti, de’ suoi istinti,
+de’ suoi desiderii, della sua intima essenza. Era ella buona? era
+sincera? era pura? Non celava forse, sotto la dolcezza del sembiante e
+l’innocenza degli sguardi, la vergogna o la smania insodisfatta d’un
+fallo, la maligna curiosità della donna indifferente o la terribile
+leggerezza della donna vana, desiosa di lusso, di piaceri, di licenza?
+Aveva veramente amato quell’Altro? Cedeva ora di nuovo alla passione,
+o la fingeva per giuoco e per vanità? Era dunque capace d’amare, di
+sacrificarsi, di comprendere e d’offrirsi? — Egli non sapeva nulla,
+nulla! E quel lembo stesso del suo passato, che gli aveva voluto
+scoprire, lasciava l’adito a mille supposizioni diverse, non rendeva se
+non più oscuro e inquietante il mistero della sua bellezza.
+
+E la sua famiglia? Era essa degna d’imparentarsi con lui? I Boris
+erano d’infima origine: insòrti solo da pochi anni dal torbido gregge
+degli umili, essi erano giunti rapidamente all’agiatezza e forse omai
+all’opulenza per le vie tortuose della speculazione e dell’intrigo.
+Il padre Boris, che portava il titolo d’ingegnere senza esercitarne
+la professione, era notissimo in Milano come amministratore d’alcune
+grandi famiglie e come iniziatore di parecchie imprese più o meno
+fortunate. Coinvolto nei più gravi disastri finanziarii, che avevano
+scosso negli ultimi tempi la metropoli lombarda, egli n’era sempre
+uscito senz’onta e senza danno, acquistando anzi, a traverso le stesse
+disavventure della sua instancabile avidità, reputazione e stima sempre
+maggiori. Ora al sommo della possanza, egli ambiva a divenire un uomo
+pubblico, a conquistare un posto autorevole, a insediarsi comodamente
+al Comune tra i degni rappresentanti del Popolo che lavora e che
+soffre. Attivo, astuto, intraprendente, egli poteva dirsi il tipo
+perfetto della nuova classe dominatrice, che sa sfruttare con esperta
+mano il giovine albero della libertà; egli era veramente l’incarnazione
+della odierna borghesia trionfante, sorretta da un egoismo feroce,
+capace di qualunque simulazione, prosternata fino a terra d’innanzi
+all’altare dell’Oro.
+
+Per un uomo simile, il matrimonio dell’unica figliuola con un nobile
+d’illustri origini, sarebbe stato certo il coronamento d’un gran
+sogno, il trionfo più insigne di sua vita. Con ogni probabilità,
+in quel giorno, avrebbe in fine aperto i forzieri gelosi, dov’era
+andato accumulando il frutto della sua perspicacia, e dai lastrici,
+pazientemente battuti anche negli anni della fortuna, si sarebbe
+compiaciuto di veder trascorrere in cocchio per le vie popolose la
+contessa sua figlia, rifulgente di beltà e d’orgoglio. — Ma poteva
+egli, Aurelio Imberido, accettare un contratto di quel genere? Poteva
+vendere il suo nome alla vacua ambizione d’un plebeo arricchito? Ed era
+certo che Flavia lo avrebbe sposato per lui e non per la vanità, comune
+a tutte le femmine, di divenire la moglie d’un nobile?
+
+Aurelio pensò alla rovina economica e sociale di tante magnifiche
+schiatte, private nell’ultimo secolo d’ogni potestà, scomparse
+lentamente nelle tenebre per lasciare il posto ai nuovi venuti; pensò
+alla sua stessa famiglia, già un poco corrotta nel sangue, piombata
+nell’indigenza, forse vicina a scomparire per sempre con lui dalla
+faccia della terra. E per un istante l’idea d’un figliuolo, d’un erede,
+d’un continuatore occupò tutta la sua mente; fece tacere in lui ogni
+scrupolo morale, ogni timore, ogni objezione dell’amor proprio. Non
+aveva egli un dovere da adempiere verso i suoi maggiori, che gli avevan
+trasmesso un nome glorioso e un’impronta profonda di superiorità? Non
+era egli in obbligo di conservare quel nome e quell’impronta alle
+generazioni venture? E perchè dunque non avrebbe seguito l’esempio
+di tanti suoi pari, i quali, spogliati dei loro averi e delle loro
+attribuzioni, s’erano risollevati, accettando un’alleanza di sangue con
+quegli stessi che li avevano sopraffatti?
+
+«Ah, no, no!» egli gridò d’un tratto, in una ribellione di tutta la
+sua coscienza. Quei suoi pari egli aveva sempre disapprovati; li aveva
+anche condannati ne’ suoi scritti come i più acerrimi nemici della
+tradizione aristocratica; poichè, portando un nome superbo, lo avevano
+esautorato e avvilito, mercanteggiandolo, cedendolo su la piazza al
+maggiore offerente. I figli di costoro, se pure potevan chiamarsi
+per forma i legittimi discendenti di stirpi illustri, avevan però
+nelle loro vene un sangue spurio, eran bastardi creati da un connubio
+ineguale, espulsi da un alvo plebeo, cresciuti in un ambiente corrotto.
+La nobiltà non aveva più alcuna ragion d’essere, se non cercava di
+mantenersi immune dal contagio borghese, se non sapeva conservarsi
+estranea e indifferente al trionfo fittizio dei finanzieri e dei
+bottegai. Questi eran riusciti a usurparne le ricchezze? la nobiltà,
+per riconquistarle innanzi tempo, non doveva, no, cedere ad essi il più
+sicuro de’ suoi privilegi: quello del nome e del sangue.
+
+Così l’Imberido aveva crudamente asserito in uno degli ultimi articoli
+pubblicati su la Rivista, che tante discussioni e tante critiche aveva
+sollevate tra i suoi stessi ammiratori. Ora, che valore avrebbero
+poi avuto la sua parola e il suo apostolato, quand’egli avesse in tal
+guisa trasgredito alle sue massime sociali? E con che severità l’atto
+contradittorio sarebbe stato giudicato, non solo dagli avversarii, ma
+dai medesimi suoi amici? Certo, tutto il suo piano sarebbe d’un colpo
+crollato sotto il peso della diffidenza e del ridicolo, e le macerie
+avrebbero sepolto per sempre il suo decoro e la sua ambizione. Sarebbe
+in sèguito bastata la ricchezza a compensarlo di tanta perdita? E
+avrebbe egli potuto sopportare un’esistenza da parassita gaudente
+nella casa d’un estraneo? Ahimè, egli non avrebbe durato un mese in
+una condizione simile: con il suo orgoglio e con la sua ombrosità,
+in ogni sguardo della moglie o del suocero avrebbe letto un tacito
+rinfacciamento, un’affermazione di padronanza su di lui, un’intenzione
+di sindacato su le sue azioni, assolutamente intollerabili. Egli,
+per sottrarsi alla tortura umiliante dei sospetti e dei rimproveri,
+sarebbe andato ben presto alla ricerca d’un guadagno, d’una qualunque
+occupazione proficua, del più umile degli impieghi. E così la sua vita
+si sarebbe consumata inutilmente in opere ingrate e ingloriose, al
+contatto di gente diversa da lui, tra i rimpianti implacabili d’un bel
+sogno volontariamente distrutto.
+
+«No!» egli esclamò, concludendo quel sèguito serrato di considerazioni.
+«Io non mi credo degno d’una tal sorte! Io non mi voglio trovare
+nella necessità morale di sacrificarmi! Suprema jattura sarebbe per
+me s’io sposassi Flavia: io debbo dunque fin d’ora evitarla, fuggirla,
+dimenticarla.»
+
+La sua mente era stanca; la luce intensa del pomeriggio, che
+s’insinuava a poco a poco tra i fusti sottili, aveva appesantite le sue
+palpebre. Il giovine chiuse gli occhi, s’abbandonò con un moto lento,
+supino su l’erba, sostenendosi il capo con le due mani intrecciate
+dietro l’occipite.
+
+Una gran calma si faceva dentro di lui: il suo pensiero, affaticato dal
+lungo dibattito, ottuso dalla canicola, parve distendersi mollemente,
+come il suo corpo, in un’inerzia sonnolenta. Qualche imagine vaga
+e indistinta si rifletté per un attimo su lo sfondo rossastro delle
+palpebre abbassate, si modificò, si trasformò, disparve. D’un tratto il
+sembiante di Flavia, sorridente e con gli sguardi luminosi, si disegnò
+ben chiaro nello spazio fantastico, e diede una sùbita accelerazione
+ai palpiti del cuore. Alcune parole risonarono disperse nel silenzio
+del suo cervello, come proferite all’orecchio di lui da una ben nota
+voce femminea: «Ho amato e non amerò più.....» Poi, sùbito: «È vero:
+gli assomiglia negli occhi, nella bocca, specialmente quando parla e
+ride...» In fine: «L’avevo mal giudicato. Ella in vece è un uomo di
+cuore, di molto cuore.....»
+
+Egli si scosse con un movimento brusco di tutto il corpo, aperse
+gli occhi, li fissò, abbacinati e come ciechi, d’innanzi a sè, sul
+paesaggio inondato dal sole.
+
+Il più piccolo romore non rompeva il sonno della natura: non un soffio
+di vento, non un murmure d’acque, non una voce, non un latrato, non
+un’eco di lavoro lontano.
+
+Istintivamente, offesi dal chiarore, i suoi sguardi s’abbassarono verso
+il suolo: a pochi passi da lui, su una zolla nuda tra i ciuffi arsi
+dell’erbe, giaceva riverso il corpo esanime d’una grossa lucertola con
+il capo schiacciato. La minuscola spoglia, abbandonata dal destino
+in quel luogo deserto, attrasse l’attenzione del giovine. Egli
+pensò, osservandola, alla fragilità di tutti gli organismi viventi,
+all’inutilità d’ogni esistenza, al potere formidabile della Morte,
+che nessuno risparmia, che ogni essere indifferentemente colpisce.
+Contava egli nell’armonia dell’universo più di quella semplice creatura
+inconscia, che il piede d’un fanciullo era bastato ad arrestare d’un
+tratto nel suo cammino e a distruggere? Aveva egli una sorte diversa
+dalla sua?
+
+Una profonda mestizia l’invase. Egli sentì il tempo fluire
+irreparabilmente, le cose disperdersi nella vanità dello spazio, le
+ambizioni e i desiderii perire. Egli sentì che la vita è triste, e che
+oltre la vita son tristi anche le speranze.
+
+E una voce ammonitrice gli disse:
+
+«Guardati dalla Chimera! Il tuo sogno è fastidioso, è stupido, è vano.
+Affrèttati, giovine, a godere quello che la realità ti offre, prima che
+le tenebre ti circondino.»
+
+E la stessa voce sùbito dopo soggiunse:
+
+«È vero che la vita è breve, e i suoi piaceri son caduchi e velenosi.
+Perché dunque vivere di realità e non d’illusioni? Un giorno tutto
+sarà nulla: che importerà allora se tu avrai goduto o avrai solamente
+sognato?»
+
+
+
+
+VIII.
+
+UNA FESTA.
+
+
+Da tre lunghi dì Aurelio Imberido non si faceva più vedere dalle
+vicine. Chiuso nella sua camera quasi tutta la giornata, egli lavorava
+con gran lena, si sprofondava nelle più gravi letture, dominava così
+i suoi desiderii fino a illudersi d’essersene interamente liberato.
+Ogni sera poi, sùbito dopo il pranzo, usciva dal palazzo prima che le
+Boris avessero occupato il rialto, si dilungava in prolisse passeggiate
+meditative su i colli circostanti, e, approfittando del plenilunio, non
+rientrava in casa che a notte inoltrata, quando era ben sicuro di non
+più incontrarle.
+
+Il quarto giorno (era di domenica) donna Marta, che aveva già dato
+qualche segno manifesto di mal umore, apparve inaspettatamente su la
+soglia della sua stanza, mentr’egli stava a tavolino scrivendo, e gli
+disse con accento imperioso che non ammetteva contradizioni:
+
+— Scusa se ti disturbo. Bada che questa sera siamo invitati in casa
+Boris. Non si può mancare, perché l’invito ci viene dall’ingegnere
+medesimo e si tratta d’una festa di famiglia: del compleanno di Flavia.
+Alle sei precise tròvati abbasso: io ti aspetterò.
+
+Gittato uno sguardo dominatore sul nipote, richiuse con uno strappo
+brusco l’uscio e disparve.
+
+Quando donna Marta al braccio d’Aurelio entrò nella sala dei Boris,
+la conversazione vi ferveva animatissima. Il luogo era quasi oscuro:
+dalle anguste finestre penetrava un chiaror pallido che lasciava in
+ombra la maggior parte del vano; in quell’ombra irriconoscibili eran
+sedute diverse persone, che all’apparire dei due invitati si alzarono,
+interrompendo i loro discorsi.
+
+L’ingegnere si fece incontro a essi, facendo un profondo inchino
+cerimonioso e un gesto largo con le mani come per abbracciarli:
+
+— Signora contessa, quale onore.... Signor conte, son ben lieto di
+rivederla in casa mia...
+
+Porse mollemente la destra alla vecchia signora e ad Aurelio che,
+stringendola, provò di nuovo a quel contatto languido e passivo un
+senso di ripugnanza, invincibile. Poi chiamò a sè gli altri invitati, e
+fece le presentazioni.
+
+— Donna Marta Imberido, il conte Imberido, suo nipote; l’avvocato
+Maurizio Siena, il mio giovine amico Giorgio Ugenti.
+
+Aurelio sorrise ironicamente, abbassando il capo d’avanti a due
+giovinotti quasi imberbi, uno altissimo e sottile, l’altro basso e
+tarchiato, che s’affrettarono a stringer la mano a sua nonna e a lui,
+senza un atto di sussiego o di deferenza, con grande semplicità, come
+tra camerati.
+
+Donna Marta sedette sul divano insieme con Luisa; i quattro uomini
+si fermarono a discorrere in mezzo della sala. L’Ugenti, il più alto,
+biondo, con due esigui baffi su una bocca freschissima e un gran naso
+cartilaginoso e arcuato in mezzo alla faccia oblunga, parlava del
+gran caldo in città, delle sue occupazioni faticose, del desiderio,
+per lui ineffettuabile, di passare una quindicina di giorni libero e
+tranquillo alla campagna. L’altro, un tipo ebraico dall’espressione
+penetrante e sarcastica, nerissimo d’occhi e di capelli e olivastro di
+carnagione, asseriva in vece, sogghignando, che la città non è mai così
+piacevole come in estate, quando la società elegante l’ha disertata e
+le notti brevi son tepide come giorni di primavera senza la noja del
+sole. Incerto tra i due, l’ingegnere ascoltava entrambi con visibile
+compiacenza, e approvava a tratti indifferentemente or l’uno or l’altro
+con un cenno rapido del capo, con un’interjezione ammirativa, con
+qualche breve osservazione in cui si ripetevan sotto forma diversa le
+stesse cose dette prima da’ suoi interlocutori.
+
+Mentre i tre discorrevano, Aurelio, muto nel crocchio, considerava
+con attenzione il padre Boris, che rivolto verso la finestra era in
+piena luce. Il suo viso rugoso dai lineamenti grossolani, dalle labbra
+sottili, dalle mascelle robuste, dalla fronte stretta, limitata da
+una folta capigliatura setolosa, sarebbe parso quello d’un contadino,
+se non fosse stato corretto da due fedine diplomatiche, a pena un po’
+brizzolate alle estremità. Alto, ossuto, muscoloso, quell’uomo, non
+ostante la potenza della sua complessione, aveva nei gesti, nelle
+attitudini, nel suono della voce, sopra tutto negli sguardi, una
+espressione così mite, umile o paurosa, che a poco a poco d’avanti
+agli occhi dell’osservatore perdeva ogni apparenza di forza e di
+salute. Sopra tutto i suoi sguardi eran degni di studio e d’attenzione
+— pallidi sguardi obliqui e pietosi, che si volgevano in torno
+pateticamente come per rassicurare, per confortare, per ammansare un
+nemico o per procurarsi un complice; pallidi sguardi indulgenti, che
+sembravan dire a chiunque si dirigevano: «Tranquillizzati: io non ti
+voglio rovinare; io ti desidero amico; io non ti tradirò mai, se per
+caso conoscerò un tuo fallo segreto; noi siamo fatti per intenderci
+e per ajutarci a vicenda.» Il giovine, a ogni incontro de’ suoi con
+quegli sguardi ambigui, sentiva crescer dentro l’ostilità sorda che
+nudriva contro il Boris, come una specie d’antipatia di razza che glie
+ne rendeva intollerabile perfino la vicinanza.
+
+Una porta s’aperse. La signora Teresa entrò, dicendo a voce alta:
+
+— Signori, la zuppa è in tavola.
+
+Portava un abito pomposo da teatro, di tinta viva, quasi scollacciato,
+tutto adorno di trine preziose, scintillante di vetri e d’ori. Flavia,
+in una veste bianca semplicissima, la seguiva recando nella mano una
+lucerna.
+
+Si scambiarono saluti e augurii; l’ingegnere presentò agli Imberido una
+sua sorella, esile e smunta, ch’era entrata nella stanza, inosservata,
+dietro la signorina Boris; poi tutti, confusamente, si diressero verso
+la sala da pranzo, conversando, ridendo, annusando il buon odore che
+si propagava in torno dalla cucina contigua. Aurelio veniva ultimo al
+fianco di Luisa. Questa, a un tratto, si appoggiò fortemente al suo
+braccio e gli disse piano all’orecchio, indicandogli l’ebreo che li
+precedeva:
+
+— Vede? è un pretendente alla mano di Flavia! Chi sa che stasera non si
+combini qualche cosa in famiglia!
+
+Diede in una risatina acutissima, guardò bene il giovine negli occhi,
+e lo lasciò bruscamente senz’altro aggiungere, correndo innanzi alla
+conquista del suo posto.
+
+La mensa, ben rischiarata dalle sedici fiamme di due alti candelabri
+di bronzo, aveva un aspetto di gran lusso. L’argenteria copiosa e
+massiccia, il vasellame miniato in oro, la finezza della biancheria
+cifrata e frangiata, parlavano in vero della ricchezza degli ospiti,
+ma rivelavano altresì, nella loro lucente e inestetica novità, la
+recentissima fortuna di questi e il loro gusto volgare nel prediligere
+i prodotti dell’industria moderna alle creazioni dell’arte. Nessuna
+cosa memore, nessun oggetto singolare rompeva su quella tavola oblunga
+la monotona uniformità di quegli utensili comuni, segnati da un marchio
+esatto, fusi in cavi inesauribili o copiati da mani mercenarie, simili
+in tutto a mille altri utensili offerti nelle vetrine delle botteghe
+all’anonima richiesta dei passanti.
+
+Sedettero intorno alla mensa l’ingegnere, tra donna Marta e Flavia,
+poi in ordine l’avvocato Siena, la signora Teresa, Aurelio, Luisa,
+l’Ugenti e in fine la sorella del Boris. Aurelio aveva quasi di fronte
+Flavia e il pretendente, che lo guardava sotto le lenti da miope con
+un’ostinazione pressochè offensiva.
+
+Le conversazioni non tardarono a esser riprese con grande vivacità.
+L’Ugenti, espansivo e ciarliero, aveva prima tenuti allegri i
+commensali con i racconti delle sue prodezze infantili, che lo avevan
+reso uno tra i più temuti e i più battuti fanciulli terribili; ora
+il Siena, per contrasto, li annoiava tutti, narrando con pedanteria
+curialesca e con una certa solennità di gesti e di parole il caso d’un
+giovinetto perverso, che egli aveva in quell’anno difeso d’avanti al
+tribunale per ferimento volontario d’un coetaneo e che, assolto per
+merito suo, era stato poi rinchiuso in una casa di correzione. La sua
+voce tra gutturale e nasale, regolata da una cantilena continua, a ogni
+minima interruzione s’elevava bruscamente di tono e squillava come per
+dominare un tumulto.
+
+Udendolo, osservandolo, Aurelio pensava: «Flavia lo potrà amare?
+potrà esser felice con un uomo simile?» E le parole maligne di Luisa
+gli tornavano alla mente, riempiendogli l’animo di rancore e di
+desolazione. Pensava: «È possibile ch’ella accetti? È possibile che
+ella non sappia distinguere? ch’ella sia affatto indifferente tra me
+e lui? che almeno, ricordandosi di me, non abbia un’esitazione prima
+d’acconsentire?» Guardava ora la giovinetta, che pareva attentissima
+al discorso dell’ebreo. Nulla sul suo viso che indicasse il più
+tenue turbamento sentimentale, un passaggio di memorie, un assalto
+di rimpianti, uno sforzo della volontà per nascondere agli estranei
+l’intima sua inquietudine. Ella, che aveva riso con spontanea gajezza
+ai racconti dell’Ugenti, ascoltava adesso seria seria la cantilena
+prolissa e tediosa dell’altro, senza un moto d’impazienza, senza mai
+rivolgere uno sguardo fuggevole a lui che fissandola lo chiedeva.
+
+Aurelio pensò, vedendo accanto a lei il Boris: «Ella è la figlia
+di quell’uomo basso e volgare. Qual maraviglia se ne ha ereditato
+gli istinti e le ambizioni? Il pretendente deve esser ricco, avaro
+e laborioso: ecco tre ragioni formidabili per non rifiutarlo.» Egli
+considerò a più riprese, alternativamente, il padre e la figliuola,
+cercandone le rassomiglianze. In verità costui, non ostante la rozza
+semplicità del sembiante, poteva ben dirsi la maschera deforme di
+lei: aveva la medesima fronte angusta, lo stesso color grigio degli
+occhi, un’analoga struttura del capo; perfino la bocca grande e quasi
+sdentata rammentava quella bellissima della erede nel colorito acceso
+della pelle, nel sorriso, specialmente in una certa piega amara,
+che si formava nei momenti d’attenzione a un angolo delle labbra.
+Erano entrambi dello stesso sangue, discesi per linea diretta l’una
+dall’altro, frutti successivi d’un medesimo albero, le cui radici
+s’affondavano in un terreno incolto e malnoto; dovevan dunque agire
+entrambi sotto identici impulsi, correre verso una mèta comune,
+desiderare un unico destino!
+
+«Ma perchè m’occupo tanto di lei?» egli si domandò d’un tratto. «Che
+mi fa s’ella sposa quell’ebreo pedante a preferenza d’un qualunque
+altro? Io, certo, non la sposerò mai. Dunque?» Cercò di sottrarsi in
+qualche modo al pensiero molesto che lo perseguitava, di cancellare
+dalla memoria la confidenza insidiosa della bionda. Volse perciò in
+giro uno sguardo indagatore ai suoi commensali: notò che l’ingegnere
+e sua sorella portavan spesso il coltello alla bocca, se ne servivano
+per scalcare il pesce, non indugiavano per semplicità a metter le
+dita sul piatto; anche notò che la sorella in distrazione s’asciugava
+talvolta le labbra e il mento col lembo della tovaglia. S’accorse,
+osservando bene il giovine Ugenti, che questo teneva appeso alla catena
+dell’orologio un distintivo a lui ben noto, la medaglietta d’argento
+con l’effigie di Carlo Marx, l’apostolo del Socialismo. S’accorse
+che il Siena aveva le unghie lunghe, adunche, non ben polite. Un
+senso istintivo di molestia, d’insofferenza, quasi di soffocazione,
+quel senso che assale spesso nelle strette d’una calca, si diffuse
+rapidamente nel suo essere, parve salirgli alla gola e stringerla a
+forza, rendendogli impossibile di trangugiare un sol boccone di più.
+Egli si sentiva male tra quella gente diversa da lui; si sentiva
+assolutamente isolato, poichè anche sua nonna, in quell’ambiente ch’era
+già stato il suo, s’era a poco a poco dimenticata delle abitudini
+apprese, s’era confusa con gli altri e discorreva ora animatissimamente
+con la sorella del Boris, come si discorre soltanto con una sua simile.
+
+La signora Teresa si volse a lui e gli disse per la decima volta:
+
+— Perchè non mangia? Perchè non beve?
+
+Egli rispose:
+
+— Grazie, ne ho a bastanza. Io mangio sempre poco....
+
+— Ma se non ha mangiato niente! Via, conte, si faccia coraggio!....
+Prenda ancora qualche cosa, almeno per farmi piacere.
+
+E gli afferrò il piatto, glie lo riempì di nuovo fino all’orlo.
+
+Il pranzo era interminabile. L’ingegnere, un po’ acceso dalle abondanti
+libazioni, proponeva ora una gita in compagnia sul Motterone per una
+delle domeniche successive; e il Siena, sempre freddo e solenne, si
+scusava di non poter parteciparvi in causa delle sue occupazioni, salvo
+che non la si rimandasse almeno di due settimane.
+
+— Ah, — gridò d’un tratto l’Ugenti; — non vorrei poi che coincidesse
+proprio col giorno delle elezioni, perchè in tal caso dovrei mancar io,
+e ne sarei desolatissimo.
+
+— E che ti fa se ci sono le elezioni? — chiese ridendo il Boris.
+
+— Caro ingegnere, la disciplina del partito esige la mia presenza. Se
+ciascuno s’astenesse per una causa o per un’altra fidandosi del voto
+dei correligionari, nessuno naturalmente voterebbe, e gli avversarii,
+i cari borghesi, trionferebbero in eterno. Nel caso presente poi si
+tratta d’una grande battaglia; e la vittoria sarà certo strepitosa per
+noi socialisti purchè si vada tutti compatti alle urne.
+
+Il Boris rise del suo riso blando, pieno d’indulgenza, e disse scotendo
+il capo:
+
+— E quando bene avrete vinto?....
+
+— Avremo un deputato di più al Parlamento: saremo su la via di diventar
+maggioranza e di imporre le nostre leggi anche a chi non le vuole.
+
+— Lei crede? — chiese l’Imberido con sottile ironia.
+
+— Fermamente, — rispose serio e convinto il giovine, volgendosi a lui
+senza rancore. — Noi siamo i trionfatori del domani, poiché la nostra
+idea va guadagnando, ogni dì più, terreno e potenza.
+
+— Dica meglio: la loro retorica, perché l’idea è piuttosto astrusa
+e complicata e non si presta troppo ad adattarsi nelle teste ottuse
+in cui la si vorrebbe trapiantare. Ma ammettiamo pure che sia l’Idea
+che trionfi, ammettiamo pure che i socialisti si conquistino tutti
+i cinquecento seggi del Parlamento; io nego sempre che i loro sogni
+febbrili possano per questo semplice fatto divenire realtà, come
+nego che l’êra della felicità universale abbia a essere mercè loro
+inaugurata.
+
+— E perché, di grazia? — domandò l’Ugenti sempre con grande cortesia.
+
+— Perché l’avvento del Socialismo non esige soltanto una riforma
+economica e sociale, già un poco fantastica com’è quella che si
+propone; ma sopra tutto una riforma delle anime e delle coscienze.
+Esige un’umanità diversa dalla nostra, rinnovata dalle fondamenta;
+esige l’abolizione assoluta di tutti gli istinti e i sentimenti che
+animano o muovono gli uomini sul nostro povero pianeta. Questo, almeno
+che io sappia, non si può ottenere né con la ragione né con la forza: e
+non lo si otterrà, mi creda, nemmeno con una legge votata all’unanimità
+dal suo Parlamento di socialisti.
+
+L’Ugenti che, mentre Aurelio parlava, continuava a scrollare il capo in
+atto di diniego, s’alzò bruscamente in piedi per rispondere con maggior
+forza a’ suoi argomenti. Il Siena però, attento e impassibile al suo
+posto, lo prevenne.
+
+— Io non sono socialista, — egli disse con la sua voce nasale, con
+il suo accento cattedratico — o almeno non sono collettivista nel
+senso etimologico della parola. L’abolizione della proprietà privata
+è, secondo me, una riforma ineffettuabile. Ma, ciò non ostante, mi
+guardo bene dal giudicare il Socialismo con la severità sdegnosa e
+con l’antipatia manifesta con cui il signor Imberido lo condanna. Lo
+spettacolo delle sofferenze umane, delle ingiustizie sociali non mi può
+lasciare inerte, estraneo, indifferente a osservarle o a giustificarle.
+Io considero quindi le nuove teorie come il risultato ancora imperfetto
+d’una ricerca nobile e generosa per alleviare le une e per rimediare
+alle altre. Sotto questo aspetto, bisogna riconoscerlo, il Socialismo è
+un’idea altamente rispettabile, che merita l’appoggio di tutti i buoni
+e il soccorso di tutti gli intelligenti.
+
+L’Ugenti, ch’era rimasto ritto in piedi, approvò romorosamente; il
+Boris stesso annuì col capo, sorridendo; Flavia, che aveva fatto cenni
+palesi d’assentimento a ogni pausa dell’avvocato, battè in fine le
+mani e gridò con trasporto, guardando per la prima volta negli occhi
+l’Imberido:
+
+— È vero! È vero!
+
+Allora un’esasperazione subitanea prese Aurelio. L’antipatia fisica,
+che provava contro l’avvocato pedante, il pensiero geloso che Flavia
+fosse per appartenergli, il rancore, che avevan mosso in lui quelle
+approvazioni concordi e specialmente l’esclamazione entusiastica della
+giovinetta, lo fecero sussultare su la sedia e atteggiare il viso a
+un’espressione amara di disprezzo e di sarcasmo. Egli disse con la voce
+aspra e altezzosa:
+
+— Questa è appunto la parte retorica del Socialismo, alla quale
+accennavo pocanzi e che costituisce tutto il suo fascino e tutta la
+sua virtù. Ma la retorica è sempre stata retorica; e con le vuote
+promesse, con le false lusinghe, con le descrizioni fantastiche d’un
+meccanismo sociale imperfettibile, non si ha, no, il diritto di mettere
+a soqquadro il mondo intero, d’aizzare le masse brute alla ribellione,
+di preparare al prossimo avvenire giorni criminosi di stragi, di rapine
+e di vandalismi....
+
+L’Ugenti fece l’atto d’interromperlo.
+
+— I socialisti — egli continuò risoluto — con qualche proposta
+generica, che basta un ragionamento infantile a dimostrare insensata,
+s’atteggiano evangelicamente a redentori della umanità, e chiamano
+in tanto alla riscossa gli ignoranti e i barbari, adulandoli,
+solleticandone gli appetiti, rinfocolandone le ambizioni. Ora, sanno
+essi se al momento critico questa gente, come sarà padrona del campo,
+non li abbandonerà sghignazzando ai loro sogni malati? Possono essi
+garentire dell’onestà, della buona fede, dell’obedienza illuminata dei
+loro numerosi gregarii? E sono in fine sicuri di poter costruire, sopra
+una rivoluzione dei più torbidi elementi sociali, quel monumento di
+giustizia, d’equità, di benessere, del quale non son peranco riusciti a
+tracciare un piano convincente nei loro libri e nelle loro discussioni
+teoriche? Caro signore, — egli soggiunse, volgendosi con un moto brusco
+all’avvocato, — di fronte al disastro, che ne minaccia, io intendo
+in vece che tutti i buoni e tutti gli intelligenti s’accordino tra
+loro per combattere questi rètori pericolosi con ogni arma, con ogni
+possibile repressione.
+
+Il socialista e l’avvocato proruppero insieme in una protesta veemente
+— il primo balzando di nuovo in piedi, sollevando le lunghe braccia
+alte sul lungo corpo sottile; l’altro agitandosi convulsamente su la
+sedia, torturandosi con la mano gli esigui baffi neri.
+
+— Le persecuzioni non ci fanno paura! — urlava l’Ugenti stentoreamente.
+— Ben vengano le persecuzioni! Esse hanno sempre spianato la via
+alle idee nuove; le violenze e gli abusi di potere non fanno se non
+inasprire l’opinione pubblica contro le classi dominanti e affrettare
+i moti rivoluzionarii. Un anno di dispotismo val quanto mezzo secolo
+guadagnato per il trionfo della nostra causa....
+
+— La libertà di pensiero non può essere conculcata in un regime
+democratico, — declamava Maurizio Siena, alzando la voce per dominare
+quella dell’Ugenti; — essa è una conquista intangibile del nostro
+secolo di scienza e di progresso. Gli uomini d’ordine hanno il sacro
+dovere di rispettarla....
+
+Parlavano insieme, e le loro parole giungevano confuse all’orecchio
+dell’Imberido. Flavia e Luisa, che su le prime avevano protestato,
+ridevano ora allegramente del tumulto improvviso. Soltanto il Boris,
+sempre tranquillo e sorridente, affermava in silenzio col capo,
+ammiccando però con gli occhi stretti e come riconoscenti a colui che
+aveva proclamato forte lo sterminio dei disturbatori.
+
+— Basta! — gridò d’un tratto la signora Teresa; e, per richiamar
+l’attenzione, percosse ripetutamente con la lama del coltello il suo
+bicchiere.
+
+— Basta con la politica! — fece eco donna Marta, che a più riprese
+aveva rimproverato il nipote con gli sguardi.
+
+— Voi ci stordite.... Parliamo d’altro, per carità! Si stava
+concertando una bella passeggiata in compagnia sul Motterone. Quando
+la si fa, dunque? Con le vostre chiacchiere non si verrà mai a una
+conclusione!
+
+I due giovini, che gridavano insieme, s’interruppero a mezzo d’una
+frase, si guardarono in torno come stupefatti di trovarsi presenti a
+un convito ospitale, e scoppiarono insieme a ridere, scusandosi con
+le donne per la loro vivacità inopportuna. L’Imberido aggiunse le
+sue scuse a quelle de’ suoi avversarii; e la conversazione fu ripresa
+senz’altro sul tema meno eccitante dell’escursione in montagna.
+
+Questa fu stabilita per domenica quindici «tempo ed elezioni
+permettendo», secondo la espressione finale dell’ingegnere.
+
+— Mi raccomando a lei, — mormorò Luisa all’orecchio d’Aurelio; — faccia
+venire anche il signor Zaldini. È così simpatico!
+
+La discussione calorosa aveva lasciato l’Imberido in quello stato
+d’accasciamento e quasi di desolazione, in cui egli sempre cadeva sotto
+l’urto d’un’opinione altrui, altrettanto salda e inflessibile quanto
+la sua. Mentre gli altri, già immemori di tutto, ciarlavano e ridevano
+spensieratamente, egli riandava ancora, incerto e umiliato, il corso
+della disputa inutile; e una folla di buoni argomenti taciuti, di nuove
+risposte efficaci, sorgeva spontanea nel suo pensiero a offuscare le
+cose che aveva dette, a dimostrargli l’imperizia della sua dialettica
+e l’imprudenza delle sue affermazioni. Perché non aveva saputo rimaner
+muto e impassibile alle frasi del giovine socialista? E perché,
+anche affrontando una discussione, non aveva riflettuto, non aveva
+considerato il valore e la qualità de’ suoi ascoltatori, non aveva
+pesato bene le sue parole, prima di ribattere? — In vece egli s’era
+lasciato miseramente trascinare dall’impeto de’ suoi sentimenti; aveva
+parlato con rancore e non con serenità spassionata; aveva fatto, di
+fronte a quegli estranei, la figura meschina d’un retrogrado rabbioso o
+d’un volgare nemico della Luce!
+
+Sopra tutto in causa di Flavia egli si rammaricava d’aver discorso in
+tal modo. Nel fondo del suo spirito, un poco annebbiato dai vapori
+del vino bevuto in copia, incominciava omai a trepidare un senso di
+malinconia tenera e obliosa, quel bisogno d’abbandonarsi, di perdonare,
+di fraternizzare che assale irresistibile all’inizio di un’ebrietà.
+Guardando ora la fanciulla, Aurelio la trovava, nella semplicità della
+sua bianca veste virginale, sovranamente incantevole; un soffio di
+vaghe memorie gli passava a traverso la mente angustiata, inclinandola
+insensibilmente a benevolenza verso di lei, riaccendendo a mano a
+mano il fuoco assopito della sua simpatia. Ed egli, inconsapevole, si
+stupiva d’aver potuto contrariare la bella creatura che gli splendeva
+d’innanzi, e si rimproverava il suo contegno pertinacemente ostile e
+scortese, e deplorava il suo indocile orgoglio che ogni dì più scavava
+un abisso incolmabile tra le loro due vite. — Ma non era egli dunque
+che la gittava deliberatamente tra le braccia del rivale? Non la voleva
+egli così, estranea e nemica, divisa sempre da lui da un ostacolo
+immane? Non era preferibile per il suo scopo quel dissidio aperto e
+sincero a un’intesa lentamente insidiosa, a una domestichezza con lei
+che avrebbe potuto generare la catastrofe temuta? — Oh, un suo sguardo
+lusinghevole! Egli, certo, avrebbe in quel momento sacrificato il suo
+sogno più caro per uno sguardo lusinghevole di lei, che fosse venuto a
+traverso la mensa a ricercarlo!
+
+Frattanto intorno a lui l’animazione aumentava. La fine del pranzo
+generoso rendeva loquaci e ilari gli altri commensali, li accomunava
+in un unico sentimento di benessere, di confidenza, d’espansiva
+cordialità. Parlavan tutti insieme, e il frastuono delle voci alte
+e delle risate rimbombava sotto la vòlta profonda: l’ingegnere, con
+gli occhi sfavillanti e il naso purpureo, raccontava a donna Marta
+un aneddoto procace, che pareva scandalizzasse l’anima candida
+della sorella zitellona, in atto di turarsi le orecchie con le
+mani; il Siena, acceso in viso, discorreva vivacemente con Flavia e
+la signora Boris, prorompendo a tratti in ghigni gutturali, che lo
+facevan torcere e rannicchiarsi su la sedia come all’impressione d’un
+solletico ostinato; l’Ugenti in vece era divenuto patetico e nebuloso,
+e declamava chino verso la bionda un’ardente poesia di passione,
+sottolineandone i passaggi più teneri con certi sguardi estasiati,
+tremuli nel vuoto, battendo con le lunghe braccia aperte il ritmo dei
+versi sonanti.
+
+Le bottiglie del vino di Sciampagna, recate per i brindisi, suscitarono
+un’acclamazione entusiastica, un grido unanime d’esultanza. Sembrò
+quasi che un vento di frenesia passasse d’improvviso nella sala da
+pranzo, esagitando le fiamme delle candele, scotendo le sedie e gli
+oggetti sparsi in disordine su la tavola. Le fanciulle e donna Marta
+applaudirono; Maurizio e Giorgio si levarono d’un balzo in piedi, per
+disputarsi con comico accanimento l’onore di stapparle. Come i calici
+furon tutti ricolmi del dolce vino propiziatorio, l’Ugenti con un atto
+risoluto impugnò il suo bicchiere, lo sollevò alto sopra il capo e
+incominciò a parlare.
+
+Il fumo delle sigarette si dilatava omai su le teste, striando l’aria
+di tenui strati azzurrognoli, continuamente mobili. L’afa nella stanza
+chiusa si faceva sempre più sensibile e opprimente; un odore acre
+di vivande e di vini saliva a ondate dalla mensa, intollerabile. Il
+giovine socialista, la fronte imperlata di sudore, proseguiva il suo
+discorso con una foga enfatica di gesti e d’accenti, esaltando le virtù
+e le attitudini della donna, illustrandone l’alta missione morale,
+profetizzandole un avvenire glorioso in una società meno egoistica
+e più giusta della presente. E gli altri, d’un tratto ammutoliti,
+lo guardavano attoniti, stupefatti, senz’ascoltarlo, nell’attesa
+impaziente d’una conclusione.
+
+Quand’egli s’interruppe a mezzo d’un periodo per riprender fiato, un
+applauso formidabile risonò sotto la vòlta e i calici simultaneamente
+s’alzarono per brindare. Il Siena, nell’immenso strepito, urlò con
+tutte le forze de’ suoi polmoni:
+
+— Evviva dunque la signorina Flavia! Alla sua salute, alla sua
+felicità, all’esaudimento delle sue speranze!
+
+Gli evviva echeggiarono, mentre i calici s’incrociavano, battevan forte
+l’un contro l’altro, tintinnando.
+
+Flavia abbandonò prima il suo posto, s’avvicinò a suo padre, poi
+a sua madre, e, strettoli tra le braccia, li baciò ripetutamente
+sul viso, assai commossa: aveva gli occhi lucidi, un rossor vivo
+cosparso su le guance delicate. Così accesa e come trasfigurata,
+stretta nella semplice veste bianca, ella emanava dalla persona un
+fascino irresistibile, l’incanto sublime della Vergine, quell’acuto
+profumo di poesia e di candore, che infiamma l’imaginazione, inebria
+i sensi e abolisce ogni volontà. Aurelio, il quale muto e immobile
+l’accompagnava con gli sguardi, si sentiva languire d’ammirazione e
+di desiderio. Non mai gli era parsa così leggiadra e così nobile di
+forme e d’espressione! Non mai gli era parsa così degna d’essere amata,
+d’esser preposta a supremo scopo d’un’esistenza mortale! Ella non era
+più la fanciulla, ch’egli ben conosceva: era il simbolo della grazia,
+l’incarnazione tipica dell’Eterna Bellezza, era l’Unica, era l’Eletta,
+era la Dea. — Oh, uno sguardo, un solo sguardo lusinghevole di lei!
+Egli avrebbe sacrificato tutta la sua vita per uno sguardo lusinghevole
+di lei, che fosse venuto in quel momento solenne a ricercarlo!
+
+Ma la giovinetta pareva che lo avesse affatto dimenticato, pareva che
+ignorasse la sua presenza alla festa familiare: tremante di commozione,
+guardava fisa il padre o la madre con occhi pieni di gratitudine e
+d’affetto, e non si stancava di scoccare su le loro guance quei baci
+sonori, che avevano nell’anima del giovine un’eco spasimosa.
+
+Quando la signora Teresa si levò e uscì dalla stanza, Aurelio anche si
+mosse: fece qualche passo verso la finestra quasi cercando un soffio
+d’aria libera, poi, vedendosi inosservato, infilò pianamente la porta e
+riparò solo nel salotto.
+
+Si lasciò cader di peso sul divano. Si prese il capo fra le palme, con
+atto disperato. Un ardore molesto gli infocava le tempia. Il cuore gli
+pulsava in petto con una violenza non mai avuta. I fumi del vino si
+spandevan torbidi e foschi intorno a lui, annebbiandogli la visione
+delle cose, dandogli a intervalli il senso ingrato della vertigine. —
+Egli si sentiva solo, affranto e desolato: egli soffriva terribilmente,
+e nessuno era presso di lui a confortarlo! Il suo dolore si dissipava
+inutile e indifferente nell’impassibilità dello spazio, come quello
+d’un qualunque bruto ferito a morte in una foresta!... Egli, certo,
+avrebbe potuto spegnersi così, senza che un’anima buona fosse accorsa
+in suo aiuto, senza turbare con il suo gemito indistinto la gioja
+romorosa di coloro che gli eran vicini!....
+
+Impeti subitanei di collera sorgevano nel suo spirito a ogni scoppio
+d’ilarità nella stanza contigua; supremi abbattimenti lo prendevano
+appena l’ira cessava. E intanto un desiderio folle si faceva strada tra
+le tenebre di quel tumulto selvaggio dell’anima, usciva a poco a poco
+dal caos delle imagini oscure, si rischiarava, splendeva, scintillava
+come astro solitario in un cielo tempestoso: il desiderio di Flavia,
+d’una parola benevola di lei, d’una sua carezza su la fronte accesa,
+d’uno di quei baci inebrianti, ch’ella aveva pocanzi prodigati con
+tanto trasporto a’ suoi parenti. — Oh, perchè ella non veniva? perchè
+tardava tanto? Non sapeva ella forse ch’era là, solo, triste, afflitto
+da un’angoscia senza nome, ad aspettarla? E la sua pietà, sempre sì
+docile all’appello dei sofferenti, non si risvegliava dunque per la
+prima volta al suo grido disperato di soccorso?
+
+Un passo leggero che s’avvicinava lo fece sussultare di sgomento e di
+giubilo. Egli non respirava più: il suo sangue pareva si fosse d’un
+tratto arrestato nelle vene. Era lei? Certo, era lei; doveva esser lei.
+La gioja ineffabile del suo cuore non poteva ingannarlo. Egli l’aveva
+invocata; ella, ecco, accorreva. — Oh, caderle ai piedi e morire!....
+
+Qualcuno era entrato nel salotto.
+
+Aurelio tolse con lento atto il viso alterato e livido dalla stretta
+delle mani, e guardò d’innanzi a sè, come un sonnambulo strappato
+repentinamente al suo sogno.
+
+— Signor Aurelio, che cos’ha? — disse spaurita Luisa, avvicinandosi a
+lui con vivacità.
+
+Egli continuava a fissarla senza parlare. — Ohimè, l’ultima speranza
+andava miseramente tradita. Il mondo non aveva più luce! La sua
+vita non aveva più scopo! L’inganno era mortale e palese: un riso
+acuto, a lui ben noto, si levò nella stanza vicina e venne a colpirlo
+d’improvviso come un’irrisione del Destino.
+
+Luisa sedette al suo fianco, gli prese amorevolmente la mano.
+
+— Signor Aurelio, per carità risponda: si sente male? Ha bisogno di
+qualche cosa? Risponda!
+
+— Grazie, signorina, grazie! — egli riuscì a mormorare, rialzando il
+capo — Non è nulla: un po’ d’emicrania....
+
+— Faceva forse troppo caldo nella sala da pranzo. Io stessa non ne
+poteva più! Vuole che apra le finestre? L’aria libera le farà bene.
+Vuole che le ordini qualche cosa di caldo? Vuole che chiami donna
+Marta?....
+
+Ella parlava concitatamente, assai commossa, con una specie d’affanno
+appassionato nella voce e nel respiro. E intanto gli stringeva forte
+la mano, e lo guardava con gli occhi inumiditi, gonfii di pietà e
+di tenerezza. «Non è lei! Non è lei! Non è lei!» ripeteva spasimando
+l’anima del giovine, mentre quelle dolci parole si disperdevano vane e
+sciupate, come semi sparsi sopra un terreno sterile. — Oh, fosse stata
+Flavia, la consolatrice! Su la Terra non vi sarebbe stato un uomo più
+divinamente felice di lui!
+
+— Grazie, è inutile, signorina, — disse Aurelio, levandosi d’improvviso
+in piedi. — Proverò a uscire, proverò a far due passi nel cortile....
+Grazie!
+
+Studiando il passo, senza più rivolgersi, s’avviò verso la porta.
+L’aperse. Vide le tenebre spalancate d’innanzi a sè; vi si gittò
+perdutamente come in un abisso.
+
+
+
+
+IX.
+
+IL SOGNO.
+
+
+E il gran Sogno fatalmente si svolse.
+
+Il padre Boris era ritornato a Milano; gli ospiti eran partiti. La
+solita pace regnava nel palazzo antico, mentre in torno l’opera alacre
+degli agricoltori ferveva, ornando i campi rasati d’accese frange
+d’oro, empiendo la purezza degli spazii di strepito giulivo. Dall’alba
+all’imbrunire, le canzoni della mietitura, disperse di qua e di là
+su i colli ubertosi, ondeggiavan nel silenzio, e davano all’orecchio
+che le ascoltava un senso di vastità singolare; il buon odor cereale
+e l’olezzo del fieno fresco imbalsamavano alternativamente l’aria,
+assumendo negli aridi meriggi intensità quasi d’essenze. La festa
+dell’ultima ricolta si celebrava così sotto il sole benefico d’agosto,
+tra gli inni, tra i profumi, tra i colori smaglianti, in una semplicità
+solennemente primitiva di riti e di costumi. E gli inni eran d’amore, e
+i profumi eran di vita, e i colori eran di gioja.
+
+Aurelio, dal balconcino della sua camera o nel parco o durante le
+peregrinazioni su le colline circostanti, assisteva al grandioso
+spettacolo, commosso, attonito, maravigliato. Non mai come in quei
+giorni egli s’era sentito così posseduto dal fascino della Natura
+feconda; non mai come in quei giorni s’era sentito legato da vincoli
+così stretti alla grande madre Terra. Egli, atomo d’un tutto, pareva
+fondersi e confondersi tra quelle manifestazioni vaste e benigne,
+dimentico d’ogni cosa, conscio soltanto della sua piccolezza e
+della sua vanità in un mondo attivo e produttivo, dove la vita si
+svolgeva gloriosamente sopra una distesa senza confini. Il suo corpo
+illanguidito dalla canicola, il suo spirito ottuso dal desiderio, si
+sottraevano ogni dì più al dominio della ragione e della volontà. Egli
+non poteva più fermare a lungo la sua attenzione su i soggetti dei
+propri studii: appena faceva uno sforzo mediocre d’applicazione, una
+stanchezza dianzi sconosciuta gli pesava sul cervello, ed egli doveva
+arrestarsi d’un tratto nel suo lavoro, come chi si trovi d’improvviso
+su la soglia d’una stanza buja. Passava perciò lunghe ore nell’inerzia
+più assoluta, distratto, vuoto, come estatico, seguendo con l’orecchio
+il ritmo d’un qualche canto campestre, o accompagnando con gli
+sguardi il fumo d’una sigaretta che si smarriva sottilmente nell’aria
+cristallina.
+
+Una moltitudine di sensazioni minute, spontanee, incoscienti componeva
+in quei giorni l’esistenza materiale di lui. Il suo essere era simile
+a una pagina bianca su cui una penna segnasse a caso piccoli segni
+indecifrabili: si difformava e s’alterava continuamente alla minima
+impressione d’un soffio, d’un profumo, d’un suono, d’un bagliore.
+D’avanti a un prato raso di fresco, macchiato dai cumuli più smorti
+del fieno, d’avanti a un campo popolato di spigolatrici chine in fila
+su le glebe, d’avanti a un albero carico di frutti, al gorgheggio
+d’un uccello tra il fogliame d’una siepe, alla voce d’un bambino in
+una cascina solitaria, egli si soffermava attento e turbato, come al
+cospetto d’un fatto straordinario o d’una cosa supremamente mirabile.
+Le imagini delle sembianze esteriori si succedevano per tal modo
+inattese nella sua mente, senz’ordine e senza logica, convertendosi in
+idee fuggevoli, in confuse astrazioni, in pallidi raziocinii che non
+duravano un attimo e si disperdevano. E sotto questa sorta di velario
+sensibile e sempre mutabile, ch’era come la superficie della sua
+anima, una calda corrente di tenerezza passava, profonda, invisibile,
+violenta, — il bisogno istintivo e fatale di pace, di felicità,
+d’amore.
+
+Dalle campagne, illustrate magnificamente dal sole, animate dall’opera
+umana, gli veniva assai di sovente l’esempio seduttore: era la
+Terra stessa, sgravata, nuda e come distesa per un nuovo amplesso
+ferace, la quale descriveva alla sua fantasia con muto languido atto
+l’insuperabile voluttà del creare; era quella gente umile e travagliata
+da ogni tristizia, che gli gittava sul viso l’alito ardente della
+sacra febbre, il soffio infocato dell’immortale desiderio. Talvolta,
+percorrendo le viottole perdute, egli aveva sorpreso, nascosto in una
+macchia, qualche ruvido idillio; talvolta aveva sentito nel silenzio,
+dietro una fitta cortina arborea, il susurro di due voci diverse,
+interrotto a tratti dai baci; talvolta aveva visto nei campi, integre
+nella luce, due alte figure, prossime e sole, esprimere con gli
+sguardi l’impazienza della loro mutua simpatia. Il giovine osservava e
+ascoltava con l’avidità d’un sitibondo che oda il croscio d’un’acqua
+sotterranea. E torbide visioni gli si levavano nello spirito, mentre
+un’angoscia soffocante agitava tutti gli elementi della sua sostanza;
+poichè egli intendeva di trovarsi in fine d’innanzi al segreto del suo
+scontento e della sua fragilità.
+
+A quelle sollecitazioni della Natura imperiosa, il cuore pareva
+gli divenisse gonfio e convulso; il sangue gli affluiva a fiotti al
+cervello; l’anima gli si ammorbidiva e si scioglieva come fusa da
+un calore supremo. Alcune frasi liriche, inaspettate, s’abbozzavano
+nel suo pensiero, illuminandolo con la fugacità frenetica di lampi:
+«Avere una donna propria, un’amante.... Smarrire ogni senso nella
+contemplazione de’ suoi sguardi inamorati.... Perdersi con lei
+in quelle selve folte e mute, che ammantano le valli.... Amare,
+amare molto, fino alla stanchezza, fino all’esaurimento, fino alla
+distruzione, fino alla morte!» Era il gran Sogno che si svolgeva,
+il Sogno dell’eterna passione vitale. Era una brama indomabile
+d’integrazione, di struggimento, di congiunzione che lo accendeva,
+ch’esaltava la sua anima per modo che ogni imagine vi si riproduceva
+alterata sotto forma di poesia. Omai egli si sentiva languire nella
+solitudine, spasimava di desiderio, agognava febbrilmente a utilizzare
+la sua effimera giovinezza, a crescere, a fruttare, a concedersi e a
+possedere, in un immenso slancio verso la Voluttà che integra e che
+crea. E l’imagine di Flavia, della Donna conosciuta e vicina, gli
+sorgeva alta e fulgida nella mente come un sole nel cielo del suo
+Destino.
+
+Dalla sera del pranzo in casa Boris, nuovi impulsi eran sopravvenuti
+a spingere irresistibilmente il giovine verso la fanciulla: innanzi
+tutto, la gelosia viva contro il pretendente noto e disprezzato; poi,
+la curiosità di sapere s’ella accettava quest’uomo e se accettandolo
+lo amava; in fine, l’ambizione virile di contenderla a questo, di
+strappargliela, di trionfare su lui con le proprie qualità e i proprii
+meriti. L’impresa gli si presentava oltremodo facile e d’esito quasi
+sicuro: il rivale era partito, era lontano, probabilmente senza alcun
+rapporto epistolare con Flavia; e non sarebbe riapparso a Cerro che
+tra una quindicina di giorni al più presto. Durante la sua assenza,
+egli era bene il padrone incontrastato della situazione: avrebbe
+potuto agevolmente insinuarsi nelle grazie di lei, vincerne le solite
+ritrosie, cancellarle dalla memoria gli ingrati residui del loro breve
+passato. Sarebbe certo riuscito, con la sua esperienza psicologica e le
+virtù della sua persona, a insignorirsi del cuore ancor titubante della
+giovinetta, e a scacciarne ogni altra imagine, ogni altro ideale, ogni
+estranea speranza. Non era ella forse già sul punto di cedere, prima
+ch’egli avesse deliberato d’evitarla e di fuggirla? E quella sera sul
+lago deserto, quando gli aveva stretto con tanta effusione la mano,
+non aveva ella confessato in modo indubbio la sua nascente simpatia
+per lui? Bastava dunque ch’egli si riaccostasse con una mossa abile
+a Flavia; bastava che sapesse riprendere il filo degli avvenimenti
+da quell’ultimo tenero colloquio avuto con lei in solitudine, ed era
+sicuro che ogni causa di dissidio sarebbe d’un tratto venuta a mancare
+ed egli l’avrebbe avuta di nuovo pienamente in suo potere.
+
+La preoccupazione di questo disegno astuto, la speranza ambigua di
+poter contrastare al rivale quel bene a cui egli volontariamente
+aveva rinunciato, permanevano costanti nel fondo della sua anima,
+dove l’azione della coscienza non giunge che a lunghi intervalli e
+sotto forma di rimproveri fievoli e inerti. A volte, com’era tratto
+a riflettere su qualche atto preciso dalla sua vita indisciplinata,
+Aurelio riusciva bene a intendere la bieca intenzione del suo piano,
+la slealtà de’ suoi propositi di conquista; riusciva a intendere
+ch’egli agiva sotto l’impulso d’un sentimento invido e geloso e che
+di là della vittoria sul rivale egli non vedeva e non considerava mai
+la conseguente necessità d’una riparazione verso la fanciulla. Allora
+aveva momenti terribili di rammarico e di rivolta morale: come un
+peccatore credente che si confessi, egli esagerava il rilievo della
+sua colpa, e giurava a sè medesimo di mutar linea di condotta, e
+s’imponeva, convinto d’eseguirle, penitenze e rinunce esemplari. Ma il
+vento della passione si riversava fulmineo sul suo capo, dissipando
+in un colpo le nebbie momentanee delle riflessioni, dei rimorsi e
+dei buoni proponimenti. Quella specie di sovreccitazione inconscia e
+impaziente, ch’era in quei giorni lo stato abituale del suo spirito,
+s’impossessava novamente di lui. Egli ricominciava a sognare, a correre
+verso la mèta oscura, contro la quale si sentiva spinto come da una
+volontà estranea alla sua, a inebriarsi di frasi sonore, di morbide
+fantasticherie, d’imaginose aspettazioni di felicità.
+
+Per tre giorni egli non poté avvicinar Flavia se non alla presenza
+delle altre signore, in giardino o sul rialto. Nell’impossibilità
+di parlarle da solo a sola, d’investigare il mistero dell’anima sua,
+Aurelio sofferse veramente torture senza nome. Seduto un po’ lontano
+dal crocchio, come per il passato, egli rimaneva intere ore fermo e
+silenzioso al suo posto di guardia, osservando con occhi distratti
+le cose circostanti o fingendo d’ascoltare i discorsi interminabili
+delle quattro donne. Nulla nel suo aspetto che indicasse un turbamento,
+un’angustia, la più leggera impazienza; eppure dentro di lui ferveva
+una continua tempesta d’idee oblique e di sentimenti dolorosi. Talvolta
+era una malinconia profonda, che lo prendeva durante quei ritrovi, come
+un desiderio tragico di riposo e di morte; talvolta era un’irritazione
+maligna, come una smania di vendetta e di crudeltà contro la fanciulla
+che pareva incurante di lui, o contro le estranee che gli paralizzavano
+ogni tentativo; talvolta in vece era un senso gelido di apatia e di
+malessere, che gli rendeva intollerabili e quasi odiose tutte quelle
+donne e tutte quelle ciance.
+
+Flavia d’altra parte, forse consapevole del suo nuovo valore e delle
+mutate intenzioni del giovine, sembrava che si piacesse di fomentare
+la sua ansietà e d’esasperare per gusto felino i nascosti tormenti del
+suo cuore. Sempre appostata accanto alla madre o alla cugina, non gli
+si rivolgeva che assai di rado, e solo per indirizzargli fuggevolmente
+un’insipida domanda o per lanciare qualche frizzo mordace contro le
+sue teorie su la donna e su la società. In verità, ella poteva dirsi
+maestra nell’arte d’usare l’ironia e il sarcasmo: sapeva cogliere ogni
+più vaga occasione nel discorso comune per colpire direttamente dove
+voleva; sapeva dare a una semplice frase un senso recondito e affatto
+diverso dal letterale, con un gesto, con un atteggiamento del viso,
+con un’inflessione della voce; sapeva trovare l’epiteto pungente e
+cortese, che, mentre passa per gli astanti inosservato, fa impallidire
+colui al quale si rivolge. E i suoi dileggi maliziosi venivan sempre
+accompagnati dal sorriso più dolce e più benigno.
+
+Sotto le sferzate subitanee che lo ferivano nel più vivo della sua
+sostanza, Aurelio, costretto a tacere o a ricercare una difesa blanda
+e rispettosa, fremeva di rabbia e di dolore; ma provava anche, al
+risveglio de’ suoi istinti pugnaci, un sollievo particolare, una
+specie di scossa violenta e non disaggradevole, come chi esca da una
+camera afosa all’aria gelata della via. Più che le irrisioni, più che
+gli scherni, più che le ingiurie, egli aborriva il contegno freddo e
+indifferente di Flavia: eran la gioconda loquacità di lei, la calma
+imperturbabile della sua faccia, sopra tutto il suo riso schietto e
+squillante che provocavano in lui i più lividi rancori, le più fosche
+idee, i più desolati abbandoni, spingendolo talvolta fin sul confine
+della demenza.
+
+La pena era così amara ch’egli pensava di non poterla oltre tollerare.
+Ma omai egli era già al punto in cui l’amarezza sprona, in cui
+l’ostacolo cimenta, in cui la passione si pasce sia pur di strazii, di
+ripulse, d’umiliazioni. Egli partiva da quei convegni stanco, tediato,
+oppresso, ma sempre più infervorato del suo piano, sempre più acceso
+dal desiderio e dalla gelosia. Tutte le forze del suo orgoglio s’erano
+omai concentrate in una mira unica e costante. Le grandi indignazioni
+generavano le maggiori tenerezze. L’odio medesimo non serviva se non
+a inasprire l’avidità del sentimento, a rendergli più attraente la
+visione prossima della preda. E il pensiero del tempo perduto lo faceva
+perseverare e ostinarsi nella sua impresa, come il denaro divorato
+dalla Fortuna trascina fatalmente dietro di sè il giocatore che spera
+di riaverlo.
+
+Quel giorno, dopo la colazione, Aurelio era salito nella sua camera
+in balìa d’un’inquietudine straordinaria. Dopo aver tentato in vano di
+continuare la lettura d’un libro, che nei dì precedenti lo aveva molto
+appassionato, era uscito all’aperto sul balconcino, e v’era rimasto
+a lungo, magnetizzato dalla gran luce del pomeriggio. Il suo cervello
+aveva vibrazioni continue, pareva còrso da brividi infocati; i palpiti
+del suo cuore eran lenti e faticosi, come trattenuti nello sforzo da
+una difficoltà. Un sentimento inafferrabile teneva tutto il suo essere,
+il sentimento d’una necessità urgente, d’un’imminenza assai grave,
+d’un’occasione propizia, sospesa sopra di lui, che il minuto fuggevole
+avrebbe potuta irremissibilmente distruggere per la sua felicità.
+
+Quando udì salire dal basso un suono di pianoforte, Aurelio si mosse.
+L’intenzione oscura che lo agitava si dichiarò su l’istante. Egli
+voleva veder Flavia nel giardino, in quell’angolo romito al rezzo
+degli ultimi abeti, dove l’aveva trovata sola la prima volta; voleva
+confidarle tutti i suoi pensieri, tutte le sue pene, per strappare a
+lei una confessione esplicita che in un qualunque modo mettesse fine
+alla crescente angoscia del suo spirito.
+
+Discese precipitosamente le scale. Salì in corsa a traverso il bosco
+senz’incontrar nessuno. L’affanno l’obbligò a sostare qualche attimo
+al crocicchio delle due viottole, d’avanti all’antica erma dal volto
+corroso e dai seni intatti, come gonfii d’un desiderio immortale. —
+Oh, le memorie di quel calmo giorno lontano! Dov’era mai la sua pace?
+Dove, la sua gagliarda indifferenza? Dove, i suoi puri sogni di gloria?
+— Procedette poi a passo anche più spedito verso l’altura, quasi lo
+chiamasse, da quell’ombra, il vivido raggio di sole che illuminava a
+traverso un pertugio la sommità del sentiere.
+
+Flavia era là, seduta sotto i pini, un po’ abbandonata su sè stessa,
+tenendo su le ginocchia un ricamo che osservava con intensa attenzione.
+D’innanzi a lei era disteso l’ampio scialle a mo’ di tappeto, tutto
+coperto di scatole, scatolette, astucci, astuccini, e d’un’infinità di
+fascetti colorati. Un’altra sediuola portatile all’opposto lembo dello
+scialle indicava il posto di Luisa, discesa per l’esercizio quotidiano
+di pianoforte.
+
+Vedendola così vicina e così sola, sembrò al giovine che la sua mente
+per prodigio si vuotasse e ogni sua energia venisse d’un tratto a
+mancare. Rimase immobile allo sbocco del sentiere, incerto ancora
+se dovesse avvicinarlesi o retrocedere rapidamente prima d’essere
+scoperto. — Perchè era salito lassù? Che cosa avrebbe potuto dire
+a Flavia? Con che parole avrebbe incominciato? Egli s’era lasciato
+trasportare da un cieco impulso; e non aveva avuto il tempo di
+prepararsi al difficile colloquio, di concretare un abile pretesto
+di discorso o una qualunque giustificazione della sua presenza a
+quell’ora, in quel luogo! Egli si trovava di fronte a lei, dubbioso,
+inetto, disarmato, come un capitano che non abbia preveduto
+l’incontro d’un nemico formidabile! Che fare? Come presentarsi? E
+come allontanarsi? — Nella sua grande confusione, la fuga gli sembrava
+impresa quasi più ardua dell’attacco.
+
+Ella alzò per caso gli occhi dal telajo, e lo scorse.
+
+— Signor Aurelio! — esclamò, piacevolmente stupita.
+
+— Buon giorno, signorina, — egli disse, levandosi il cappello e
+avanzando. Poi chiese con atto di maraviglia: — Sola?
+
+— Sola, lo vede. Luisa, come sempre a quest’ora, è alla tortura
+dell’odioso strumento.
+
+— Difatti..... — egli mormorò.
+
+Voleva dire: «Difatti l’ho sentita studiare dalla mia camera.» Ma si
+trattenne in tempo, con il lieve tremito di chi stia per tradirsi o per
+isvelare un interno segreto. In vece domandò, concitatamente:
+
+— Ella non ama dunque la musica, signorina?
+
+— Poco. Almeno amo poco la musica ch’io debbo eseguire: al contrario
+in teatro mi piace assai, forse perchè mi piace molto il teatro. Se
+sapesse quanto han fatto la mamma e il babbo per invogliarmi a imparare
+il pianoforte! Essi mi avrebber voluta una grande pianista; io però li
+ho scoraggiti presto con la mia inettitudine e con la mia negligenza.
+
+— E ora, non suona mai?
+
+— Mai, mai!... Ma prego, conte, s’accomodi, — ella aggiunse con
+cortesia, indicandogli la sediuola disoccupata, d’onde tolse un pajo di
+forbici e un rocchetto di filo d’oro.
+
+Aurelio sedette, dopo un’esitazione breve.
+
+Egli era alfine presso di lei, solo, assolutamente libero, come aveva
+desiderato, come aveva voluto. In torno, il bosco d’abeti si piegava
+discretamente in arco, formando una profonda nicchia verde, una specie
+di parete alta e opaca, che s’apriva soltanto da una parte quasi per
+ricevere i riflessi aurei del poggio ammantato dal sole. Il silenzio
+della campagna circostante proteggeva il luogo nascosto, che pareva
+creato per un qualche alto mistero. Su le vette degli alberi e sul
+culmine del colle si distendeva l’etereo manto azzurro, il muto e
+deserto paese dell’Eternità e della Gloria, a cui volano disperdendosi
+i sogni dell’umanità insodisfatta. — Egli era alfine presso di lei,
+solo, assolutamente libero, come aveva desiderato, come aveva voluto!
+
+Perchè dunque temeva? E da che proveniva l’angustia del suo cuore? E
+perchè non osava? perchè lasciava trascorrere inutili quegli istanti
+preziosi di solitudine? Ohimè, la sua mente era vuota, la sua volontà
+assopita! Egli s’abbandonava alla corrente come un uomo che disperi di
+salvarsi!
+
+Parlarono un tempo incalcolabile di cose indifferenti, con lunghi
+intervalli di mutismo. Flavia gli mostrò, perchè l’ammirasse, il suo
+ricamo, una combinazione a bastanza armonica di tinte languide, di
+viola smorto, di verde smorto, d’oliva smorto, disposte a fiamma e
+orlate d’oro. Egli, confuso e timido, teneva gli occhi fissi sul lavoro
+paziente, e, per dire qualche parola, chiedeva spiegazioni su lo stile,
+sul tempo che occorreva per compirlo, su l’uso ch’ella ne avrebbe poi
+fatto. In tanto dentro di lui, i rimproveri sorgevano, a uno a uno,
+implacabilmente, a similitudine di spettri maligni che uscissero alla
+luce da una porta misteriosa; e una voce corrucciata ripeteva ognor
+più forte la sollecitazione: — «Agisci! Spiègati! Domanda! Il tempo
+fugge, e tu non sai se domani ti sarà concessa un’occasione altrettanto
+propizia. Puoi tu sopportare oltre la tortura che ti ha dilaniato in
+questi giorni passati? Puoi tu vivere di timori e non di speranze?
+Pensaci: meglio, mille volte meglio lo schianto della più cruda
+certezza all’angoscia del dubbio sempre crescente. Quando tu conoscerai
+tutta la verità, allora soltanto potrai trovare la via di scampo, che
+ora la tua vista ottenebrata non discerne.»
+
+Il giovine ascoltava e fremeva. Durante un silenzio più prolungato, gli
+parve alfine di poter sciogliere la lingua, d’aver trovato un appicco
+facile per il discorso che voleva tenere; credette che un’ispirazione
+buona fosse venuta a scuotere il torpore del suo spirito. Egli non
+sapeva ancor bene quale fosse questa ispirazione; ma sentiva che
+il momento era giunto per tentar la sorte e si diceva che una volta
+gittato il dado la partita sarebbe stata senz’altro risolta. Alcune
+parole si precisarono nella sua mente; egli le ripetè più volte con il
+pensiero, senza poterle pronunciare. — E poi? E poi? — In fine, con la
+voce tremante, abbassando gli occhi, mormorò:
+
+— Signorina, avrei bisogno di parlarle.
+
+Flavia, intenta al suo lavoro, alzò lentamente il capo e fissò Aurelio
+con aria sospettosa, interrogando.
+
+— Dica pure, — fece ella dopo una pausa, poi ch’egli non accennava a
+proseguire.
+
+Un nuovo e più grave eclisse oscurò per qualche istante lo spirito
+di lui. — Che cosa dire? Come incominciare? Era dunque necessario
+rispondere? Egli non sapeva più nulla, nulla; ignorava per fino dove
+e con chi fosse; egli pensava a cose estranee; egli ora era tutto
+occupato a considerare attentamente il disegno d’un gran fiore giallo,
+che s’ergeva alto su l’erba del prato. Come staccare gli sguardi da
+quel fiore? Come concentrare la mente sopra un determinato soggetto?
+
+Gli occhi di Flavia, che lo fissavan sempre con un’espressione acuta
+d’impazienza e d’interrogazione, l’obbligarono a troncare quell’indugio
+ingiustificabile. Egli parlò pianamente, cercando le parole,
+arrestandosi a ogni frase, quasi aspettando da lei un’interruzione che
+gli risparmiasse lo sforzo supremo di concludere.
+
+— Signorina — incominciò — ella deve scusare la mia curiosità...
+È stata lei a risvegliarla... con la sua schiettezza, con la sua
+espansività, con la fiducia di cui si compiacque d’onorarmi fin dai
+primi tempi della nostra conoscenza.... Io vorrei farle una domanda....
+una domanda forse un poco indiscreta.... forse inopportuna... e forse
+no... Ma desidererei, prima di rivolgergliela, una promessa da parte
+sua... desidererei ch’ella m’assicurasse di rispondermi francamente,
+senza timori e senza reticenze... perchè dalla sua risposta può
+dipendere... io saprei... In breve, signorina, mi permette di farle
+questa domanda?
+
+Flavia, rassicurata dal lungo preambolo, lo ascoltava sempre più
+indulgente nell’aspetto, sempre più benevola, con un lieve sorriso di
+sodisfazione su le labbra. Ella aveva in quel momento la coscienza
+della sua superiorità di fronte a quell’uomo forte, intelligente e
+coltissimo, che balbettava con lei come un bambino; e cedeva senza
+riflettere al sentimento insidioso di pietà e di condiscendenza,
+che suscita assai di sovente nelle donne l’omaggio timido o servile.
+Rispose:
+
+— M’interroghi pure quanto vuole; io cercherò d’esser più franca che
+m’è possibile.
+
+Il giovine, osservandola di sottecchi, s’avvide del suo mutamento e fu
+investito come da un soffio subitaneo di speranza e d’audacia. Rialzò
+con un moto brusco il capo e rivolse sicuro gli occhi verso quelli di
+lei.
+
+— La porta del suo cuore, — egli domandò, con accento leggero, — è
+dunque sempre chiusa, anzi murata, come due mesi or sono?
+
+Il dado era gittato. Ogni ansietà non aveva più ragion d’essere:
+Aurelio si sentiva calmo, sereno, quasi indifferente, pronto a
+sopportare qualunque più fiero colpo. E la fanciulla, offesa dalla
+forma della richiesta e ancor più dalla espressione con cui era stata
+proferita, aveva cessato di sorridere e sosteneva gagliardamente lo
+sguardo di lui.
+
+Si fissarono così un poco senza parlare, in atto di sfida. L’eterno
+odio dei sessi, fatto di diffidenza, di paura e d’orgoglio, irritò e
+disgiunse le loro anime, le quali un istante prima eran già in atto
+di fondersi. Parve che ciascuno di essi volesse penetrare con gli
+occhi nell’intimo dell’altro, senz’esserne a sua volta investigato;
+parve, come in un duello, che ciascuno, raccolto nella posizione forte
+di guardia, indugiasse a muoversi per la tema di scoprirsi o nella
+speranza di sorprendere l’avversario con una botta fulminea.
+
+Ella in fine si risolse a parlare.
+
+— Io le risponderò, — disse con la voce grave, — come lei ha già
+risposto a una mia domanda altrettanto indiscreta: schiettamente, più
+che mai.
+
+Aurelio la guardò, impassibile. Le parole crudeli non gli suscitarono
+in quel momento nessuna commozione: le ascoltò sorridendo, e concluse
+in tono scherzoso, ironicamente:
+
+— Me ne rallegro molto con lei, signorina. E le chiedo perdono d’aver
+dubitato della sua coerenza.
+
+Più tardi però, quando fu solo, quando l’imagine dell’amata si sostituì
+alla sensazione e la fantasia smussò gli spigoli pungenti della
+realità, egli, ripensando a quell’ultimo colloquio avuto con Flavia,
+ebbe le ore più torbide e più agitate della sua vita. L’idea d’aver
+sciupato un’occasione favorevole, d’aver distrutto con un movimento
+brusco e temerario l’incanto che stava già per avvolgerli entrambi,
+lo rese folle d’ira, di rimorso, di dolore. Il flutto di tenerezza e
+di passione, ond’era invaso, sommerse i piccoli rancori, gli impulsi
+vendicativi, le ribellioni dell’amor proprio; ed egli non sentì più se
+non lo schianto atroce della delusione, l’angosciosa tristezza del suo
+povero amore incorrisposto e spregiato.
+
+Su le prime accettò senza discutere il senso letterale delle parole di
+Flavia, e giudicò irreparabile e definitivo uno stato di cose che era
+fuori del suo potere e della sua volontà. «Ella non l’amava; lo aveva
+respinto: ogni speranza dunque era omai perduta per lui.» Egli si vide,
+per il capriccio d’una sorte cattiva o per una tragica disposizione
+della Natura, perennemente solo e abbandonato tra esseri estranei
+o nemici. Pensò che la vita a tal prezzo non valeva la pena d’esser
+vissuta; pensò che la gloria era vana, l’umanità era trista, l’avvenire
+incommutabile o non meritevole d’esser commutato. Uno scontento immane
+del mondo e di sè stesso s’impadronì di tutte le sue facoltà. Egli
+rimase soffocato nella stretta di tanta desolazione, maledicendo
+all’esistenza e alle sue miserie, anelando inutilmente a un Bene,
+ch’era l’Amore e poteva anche esser la Morte.
+
+Ma una reazione benefica, il ritorno spontaneo e naturale
+dell’illusione dopo lo scoramento supremo, non tardò a risollevare
+il suo spirito e a infondervi di nuovo il soffio vivificatore della
+speranza. Le sue abitudini di riflessione e d’analisi lo spinsero
+in buon punto a ricercare sotto il velame delle parole il loro senso
+recondito e a costruire pazientemente quelle ipotesi ch’eran per lui
+meno avverse e meno scoraggianti. — Era dunque ben certo che Flavia non
+l’amava? La sua ripulsa sdegnosa non poteva esser dettata da un tardo
+desiderio di rivincita, dall’istinto femminile di difendersi con la
+bugia, con l’astuzia, con l’offesa? E non l’aveva egli forse provocata
+e meritata quella ripulsa, con la sua domanda importuna e piena di
+sarcasmo? — Aurelio ricordò il sorriso che aveva a grado a grado
+modificato l’espressione della fanciulla, mentr’egli parlava a frasi
+interrotte e la corda della tenerezza vibrava ancora nel suo balbettìo
+confuso: Flavia certamente in quell’attimo aspettava da lui una qualche
+appassionata rivelazione, e l’aspettava palpitando d’impazienza e di
+piacere. S’egli, in vece d’inorgoglirsi e di reprimersi, avesse aperto
+con lealtà il suo cuore, probabilmente ella non avrebbe mutato contegno
+e non gli avrebbe risposto in tal guisa. «Ella dunque lo amava; ella
+non aveva inteso di respingerlo; ella poteva sempre divenire, quando
+egli lo volesse, la donna tua.» Un impeto folle di gioja trasportò la
+sua anima dagli abissi della disperazione al colmo della fiducia in
+sè stesso e nel suo destino. Egli tremò di soavità, pensando d’essere
+amato. Egli, imaginando l’avvenire, credette che la sua vita interna
+acquistasse d’improvviso un’accelerazione prodigiosa. La gloria era in
+lui; il trionfo della sua persona empiva di letizia l’universo. Ogni
+cosa si rischiarava; ogni ostacolo cedeva, come disperso dalla passione
+soverchiatrice. Gli passava da presso la Felicità, ed egli udiva bene
+nel silenzio il rombo delle sue ali; egli sentiva l’aria scossa e
+turbata dall’eterna Chimera proteiforme, dietro cui gli uomini volan
+travolti, come foglie nel vento d’un traino impetuoso.
+
+Ma i dubbii e i timori lo circuirono da capo, appena l’analisi si
+spinse un poco oltre lo scopo per cui era fatta. Chi cerca il conforto
+negli artifizii del raziocinio corre gli stessi rischi di colui che
+cerca un tesoro nascosto nel fondo d’una palude. Il pensiero, nella
+sua indagine, non può d’un tratto arrestarsi contento alla migliore
+ipotesi, e trova sempre accanto a questa un’interpretazione contraria
+che ne abolisce ogni valore di certezza e ogni virtù di consolazione.
+— L’imagine del pretendente venne a frammescolarsi allora alle sue
+considerazioni, e distrusse con il suo solo apparire tutto l’edificio
+delle liete aspettative. Non era dunque possibile che il sorriso di
+Flavia fosse dedicato a costui? Non era possibile che un’analogia di
+situazione o di parole le avesse risvegliato nella mente il ricordo
+del fidanzato lontano, illuminandole il volto di dolcezza e di
+bontà? E l’ultima sua risposta non poteva essere in vece una superba
+menzogna, ch’ella aveva detto volontariamente, per nascondere a un
+estraneo il geloso segreto del suo cuore? Tutto ciò era possibile, ed
+era più disperante d’ogni altra supposizione! La gelosia rinasceva;
+l’odio contro il rivale noto e disprezzato saettava dentro di lui;
+il desiderio della fanciulla, inacerbito da quell’odio e da quella
+gelosia, diveniva uno spasimo inumano, una follia cupa e maligna che
+fomentava nel suo spirito i più temerarii e i più obliqui divisamenti.
+
+Nei dì successivi il dibattito continuò viepiù fiero: ogni frase,
+ogni gesto di Flavia assunse nella sua imaginazione due sensi
+contradittorii, ai quali egli rimaneva a lungo aggrappato come
+agli orli d’una voragine. «Ella lo amava? Amava quell’altro o
+rimaneva fedele al primo che aveva amato?» Egli rispose mille volte,
+successivamente, a queste diverse domande con la stessa affermazione
+convinta, interpretando una parola di lei scelta a caso nel corso d’una
+conversazione indifferente, una sua occhiata fuggevole o un tremito
+delle sue palpebre, un sospiro, un sorriso o un silenzio.
+
+Non si eran più trovati soli dopo d’allora. Aurelio per una settimana
+non aveva osato ripresentarsi a lei in quel luogo determinato, a
+quell’ora fissa del giorno. Si vedevan dunque, come per il passato,
+ai convegni comuni, dove non riuscivano a scambiare che qualche
+breve discorso o di quando in quando qualche sguardo eloquente. Una
+mutazione sensibile era però avvenuta nel contegno di Flavia: ella
+aveva deposto la sua maschera sarcastica e lo trattava ora con la
+massima cortesia, sempre un po’ fredda nell’aspetto ma con inflessioni
+di voce sottilmente insinuanti e con una certa gravità di linguaggio
+che dimostrava una deferenza insolita per lui, un rispetto nuovo per
+i suoi principii e per le sue ambizioni. Una sera che donna Marta si
+lagnava del nipote e delle sue trascuratezze verso di lei, ella disse
+inaspettatamente, senz’ombra d’ironia:
+
+— Per carità, contessa, non si lamenti! Io so che il signor Aurelio le
+vuole molto bene. E poi, creda a me, noi donne non abbiamo il diritto
+di pretendere dagli uomini, che hanno un ideale e interamente vi si
+consacrano, più di quanto essi ci possono concedere. Se noi vogliamo
+esser per loro un appoggio e non un ostacolo, è giuocoforza che ci
+pieghiamo alle loro esigenze e accettiamo senza protesta il posto
+ch’essi ci assegnano nella loro vita. Il signor Aurelio avrà certo uno
+splendido avvenire; farà un grande onore al suo casato: ella dovrebbe
+esserne superba e non chiedergli di più.
+
+E un’altra sera che tutte a vicenda avevan pianto su la loro sorte,
+ella disse anche, rivolgendosi a lui direttamente:
+
+— Chi proprio deve esser felice tra noi è lei, conte; lei, che non ha
+pensieri, non soggiace alla comune debolezza dei sentimenti, e vive una
+vita speciale, tranquillo, sereno, appartato in mezzo alle sue idee,
+come in un mondo creato a sua imagine e somiglianza. Ella non sa quanto
+io la invidii, certe volte. Se fossi nata uomo, avrei voluto essere
+come lei, forte, solo, libero e sdegnoso d’ogni giogo.
+
+Non sospettava dunque ancora la fiamma divoratrice che gli ardeva nel
+cuore? O diceva queste cose per accertarsene, per studiare sul suo viso
+l’effetto che avevano dentro di lui?
+
+Così passò un’altra settimana, e il piano di conquista imaginato
+da Aurelio rimaneva tuttora allo stato di mera intenzione, sempre
+più incerto e più difficile. Le sue speranze s’estinguevano,
+progressivamente; il suo sogno di felicità andava avvolgendosi
+ogni dì più in cupe ombre, da cui l’imagine di Flavia usciva a pena
+visibile, tentatrice e irreale come un’apparizione d’incubo. Tutta la
+sua giornata non era omai che una lunga agonia. Egli, come pensava al
+giorno in cui il rivale sarebbe ritornato, si sentiva morire d’ansia e
+di raccapriccio. E quel giorno era vicino; e ogni ora inerte, anzi ogni
+attimo, che il suo cuore pulsando annunziava perduto, lo approssimava
+di più! Che fare adunque? Che tentare? Eppure qualche cosa ancora
+bisognava fare e tentare, prima di risolversi all’ultima rinuncia,
+prima d’abbandonare il campo all’odiato vincitore.
+
+In tanto, l’ora era giunta per lui del grande verace amore di sua vita.
+Pareva che sotto l’azione del fuoco violento, tutto il suo essere
+si fosse trasmutato, dilatato oltre i limiti consueti, alleggerito,
+e arricchito di nuove e sconosciute proprietà. Pareva che fosse
+sopravvenuta in lui un’altra anima in luogo della sua propria, un’anima
+sensitiva e imaginosa che, avendo a sdegno le nozioni precise e le
+fredde astrazioni, amava appassionatamente le cose incerte, mobili
+e colorite, i facili errori della fantasia, i trepidi voli dell’idea
+nell’aria crepuscolare dei sogni e delle leggende. Egli si rinnovava;
+egli aveva cessato d’essere pensatore per divenire artista. Egli
+sentiva ora il bisogno d’adornarsi, d’abbellire tutto ciò ch’era
+intorno a lui, di vivere una vita estetica, composta di sensazioni
+armoniche e ritmate.
+
+La sua squallida camera, già ingombra di libri e di fogli gittati qua
+e là in disordine, s’assestò, si trasformò, apparve sotto un aspetto
+nuovo, femminilmente gradevole. Egli prese dalle stanze superflue
+alcuni tappeti, un grande specchio e due o tre quadri, e ve li dispose
+con cura, quelli sul suolo e questi su le pareti; con un drappo,
+scoperto nella chiesuola annessa al palazzo, si foggiò un ricco
+padiglione sopra il capezzale del letto; discese in giardino, e colse
+molte rose, alcuni mazzi di fiori campestri, alcune fronde d’edera
+per riempire i vasi polverosi e ornare con essi la tavola da lavoro,
+il vecchio canterano e la specchiera. Persino nel suo modo di vestire
+e d’atteggiarsi, egli dimostrò una sollecitudine non mai avuta, una
+preoccupazione assidua e intensa di piacere, un gusto raffinato nella
+scelta delle forme e delle sfumature, il cui segreto non avrebbe mai
+sospettato di poter conoscere. E per occupare i suoi ozii agitati, si
+fece mandare dalla città diversi libri di liriche, che lesse per la
+prima volta, fremendo, esaltandosi, spasimando, quasi gli rivelassero
+nel loro linguaggio poetico e ardente l’ardore e la poesia de’ suoi
+sentimenti inesprimibili.
+
+Alte idee, in vero, sorgevan nella sua intelligenza, mentr’egli compiva
+inconscio la profonda metamorfosi. «Perché non debbo io amare?» egli
+si domandava. «Perché questa rinuncia, questa mortificazione, questa
+restrizione? Non sono io giovine? Non son forse degno del supremo
+godimento della vita? L’attimo è fuggevole; e dopo l’attimo vengono
+ininterrotte le tenebre del nulla. Posso io sacrificare questo attimo
+a un avvenire, di cui non avrò mai più visione, nè coscienza? Posso
+io ragionevolmente opprimere e disconoscere i diritti di questa carne
+mortale, che _forse_ è tutta quanta la mia sostanza?» Egli anche
+pensava: «Io ho saputo fino a oggi trionfare de’ miei sensi, per esser
+libero e consacrarmi interamente alla preparazione d’una vasta coltura
+e d’una chiara comprensione della vita. E per trionfare de’ miei sensi,
+ho giudicato l’Amore un’inferiorità, una bruttura, un pericolo. Ma se
+mi fossi ingannato? Se le commozioni dell’Amore, ch’io non ho voluto
+conoscere, fossero diverse da quelle che ho supposte, e rafforzassero
+in vece il carattere e sollecitassero l’ingegno alle imprese
+memorabili?»
+
+Dai libri di poesia, ch’egli continuamente leggeva, saliva al
+suo cervello, come un profumo inebriante, il culto fanatico, la
+glorificazione, l’apoteosi della grande passione, che l’Arte ha
+generato e cui l’Arte filialmente venera. Per quei poeti, gente
+nobile e illustre, l’Amore era tutto: era l’armonia dell’universo,
+la fiaccola del genio, era la gioja, era l’ideale, era la divinità.
+Senza l’Amore, il mondo non aveva più sole; senza l’Amore, la pace, la
+gloria, le ricchezze, la stessa fede non eran se non parole vuote di
+senso, ornamenti derisorii gittati sopra un corpo piagato e difforme. —
+Perchè vivere se non per amare? — si chiedevan quei poeti, volgendo in
+torno gli sguardi assetati di felicità. E il cuore del giovine ripeteva
+profondamente, come un’eco fedele: «Perchè, perchè vivere se non per
+amare?»
+
+In quegli ultimi giorni, ispirato da quelle voci fascinevoli, sospinto
+dal pensiero che l’altro stava per ritornare, Aurelio divenne ardito,
+risoluto, intraprendente, non trascurando mezzo alcuno a fin di
+raggiungere il suo scopo nel termine prefisso. Ormai nessuna incertezza
+rimaneva in lui su quanto avrebbe dovuto fare per costringere Flavia
+a una risposta sincera e decisiva: occorreva parlarle a cuore aperto,
+dichiararle senza ambagi il suo sentimento, chiederle con lealtà se
+lo potesse ella, ora o in un giorno non lontano, contraccambiare;
+bisognava abbandonare i piani lenti e astuti per appigliarsi alle
+risoluzioni rapide ed energiche. Ma come trovarla sola? Con qual
+pretesto domandarle un colloquio in disparte? Ed era forse possibile
+ottenere un risultato da una conversazione a bassa voce in cospetto
+delle altre donne?
+
+La migliore occasione per trovarla sola era irremissibilmente sfumata.
+Dal giorno, in cui egli s’era spinto fino al sommo della pineta, Luisa
+aveva pregato la zia di trasportarle l’esercizio di pianoforte alla
+mattina, e non aveva più lasciato Flavia durante l’intero pomeriggio.
+Aurelio, risalito là per ben due volte pien di speranza, aveva dovuto
+ritornarsene deluso e scorato in palazzo, dopo aver passato un’ora di
+supplizio ineffabile accanto alle due giovinette.
+
+Egli procurò dunque di farsi intendere da lei a sguardi, a reticenze,
+ad allusioni velate durante i ritrovi comuni sul rialto; si diede a
+corteggiarla nettamente e volgarmente, sedendole con ostentazione
+sempre vicino, cercando di trascinarla per gradi ad appartarsi
+dal crocchio, a discorrere con lui solo di cose intime, discrete,
+confidenziali. Più volte, nella mezz’ombra dei crepuscoli caduchi,
+sdrajato al suo fianco su l’erba dello scalere, egli, approfittando
+d’un momento opportuno, riuscì a parlarle del mutamento avvenuto in
+lui negli ultimi tempi e ad accennarle i suoi nuovi desiderii; anche
+tentò, con qualche inchiesta astuta, d’investigare a fondo nel mistero
+della sua sensibilità. Ma le presenze estranee esercitavan pur sempre
+sul suo spirito una bizzarra influenza: egli, per sottrarsi alla loro
+soggezione, doveva dare alle sue frasi sentimentali un tono fatuo
+e giocoso; egli doveva discorrere scherzando, a similitudine d’un
+balbuziente che, per vincere la difficoltà di parola, bisogna che
+canti.
+
+Flavia, d’altra parte, pareva che si prestasse amabilmente a quel
+giuoco: lo ascoltava con visibile piacere, e gli rispondeva a tratti
+ridendo, schermendosi dalle celie con altre celie più leggere.
+
+— Via, signor Aurelio, — gli diceva talvolta, oppressa dalla sua
+insistenza: — sarebbe tempo di finirla con questa burla. Io non posso
+credere a una sola dalle sue parole. Non posso credere ch’ella parli da
+senno; e, le confesso, non mi garba d’esser burlata.
+
+— Ma io parlo da senno, signorina, — egli affermava, cercando
+d’atteggiare il viso a una espressione più seria.
+
+— Lei? con le sue idee? con il suo orgoglio? con le sue belle opinioni
+su le donne?... Ma mi stima dunque così ingenua e, diciamolo pure, così
+sciocca da credere cecamente a tutto quanto mi si racconta? Ella, caro
+signore, vuol divertirsi un poco alle mie spalle; ma io, benchè non
+sia che un povero essere inferiore, ho però almeno tanta intelligenza
+quanta ne occorre per intenderlo.
+
+Altra volta, gli chiedeva anche con voce grave, quasi malinconica:
+
+— Perché mi dice queste cose, signor Aurelio? Se scherza, ha torto di
+scherzare. E se parla sul serio, ho torto io d’ascoltarlo.
+
+E il giorno ultimo venne, inaspettato, senza che Aurelio avesse potuto
+effettuare anche in minima parte il piano di conquista, che gli era già
+sembrato così agevole e d’esito quasi sicuro!
+
+Ritornò il padre Boris, ritornarono gli ospiti, riapparve il
+pretendente basso e tarchiato, dalla pelle olivastra e dagli occhiali
+d’oro. Venne anche a sera lo Zaldini, più fresco e più giocondo che non
+mai, essendo stato chiamato per lettera dall’Imberido in sèguito alle
+preghiere insistenti di Luisa.
+
+La comitiva a bastanza numerosa, divisa in tre imbarcazioni, lasciò il
+villaggio verso le cinque del pomeriggio per passare la notte a Baveno
+ed esser pronta, la mattina dopo per tempo, a intraprender l’ascensione
+del monte. In una lancia erano l’ingegnere Boris, il Siena e le due
+fanciulle; in un’altra la signora Teresa, sua cognata e Giorgio Ugenti;
+e nella terza infine, donna Marta accompagnata da Camilla, e Aurelio e
+Luciano ai remi. La vecchia quantunque indisposta e sofferente, aveva
+voluto seguire la comitiva almeno fino a Baveno, dove sarebbe rimasta
+con la fantesca in aspettazione, per far ritorno a Cerro insieme con
+gli altri nella sera successiva.
+
+Una grande tristezza occupò l’anima del giovine durante la lunga
+traversata e durante il pranzo interminabile alla tavola rotonda
+dell’_Hôtel Belle-Vue_. Nel silenzio del lago, battuto da un sole
+bianchissimo, nella gran sala oblunga, popolata d’Inglesi impassibili e
+di Tedeschi ciarlieri, il pensiero di Flavia non lo abbandonò un solo
+istante, e la presenza del rivale, sempre accanto a lei, non cessò
+di martoriarlo, come un cancro ostinato che gli rodesse il cuore.
+In vano lo Zaldini tentò più volte di farlo sorridere con le sue
+storielle e il racconto grottesco d’una sua recente avventura d’amore;
+Aurelio rimase pertinacemente muto e grave, finchè questi, tediato
+dalla sua indifferenza, si risolvette a volgergli le spalle e ad
+appiccar discorso con un vecchio signore inglese, suo vicino di mensa.
+Ora Luciano chiacchierava allegramente e senza ritegni con il nuovo
+suo amico, decantando nel più pretto idioma britannico la bellezza
+incomparabile delle _misses_ e l’eccellenza del gin e del _whisky_ come
+eccitanti delle più pazze fantasie.
+
+— Io, se per avventura m’ammoglierò, — diceva lo Zaldini a voce alta,
+— sarà senza dubbio con una signorina del vostro felice paese, perchè
+adoro il biondo dei capelli e delle sterline. E voglio, la sera delle
+nozze, rinnovare il celebre aneddoto del campanello elettrico, che voi
+probabilmente conoscete, poichè l’eroe ne fu un vostro compatriota,
+anonimo ma non per questo meno degno di memoria...
+
+Il vecchio accennava di no col capo, incoraggiandolo a continuare con
+un’occhiata piena di curiosità lasciva. E il giovine infatti, senza
+farsi pregare, raccontava l’aneddoto salace, piegando il capo verso di
+lui, soffiandogli le parole fioche all’orecchio, scoppiando a tratti in
+una risata sonora, che trasfigurava per incanto il viso terreo e severo
+dell’ascoltatore.
+
+Nulla irritava di più lo spirito ansioso dell’Imberido che il
+cicaleccio frivolo e ininterrotto de’ suoi due vicini. A intervalli,
+tra lo strepito dell’acciottolìo e delle conversazioni diffuso per la
+vasta sala, giungeva a lui, come un avvertimento di sventura, la voce
+fessa e nasale dell’avvocato, seduto al fianco di Flavia a quattro
+posti in distanza dal suo. Egli, roso dalla gelosia, aguzzava l’udito
+a quel suono sgradevole, che pareva per poco dominare ogni altro
+romore; a volte, credeva di comprendere qualche frase inconcludente,
+un’affermazione, un ringraziamento, il nome dell’amata proferito
+dalle labbra odiose; ratteneva profondamente il respiro per afferrare
+il senso dell’intero discorso. Ma uno scroscio d’ilarità si levava
+d’improvviso presso di lui, e tosto la voce si disperdeva nel clamore,
+vinta e soffocata.
+
+Aurelio doveva fare un enorme sforzo di volontà per contenere il
+suo dispetto contro l’amico e vincere l’impulso cieco di levarsi in
+piedi e allontanarsi da quella sedia di tortura. Almeno gli fosse
+toccato in sorte un posto di fronte a Flavia e al rivale! Avrebbe
+potuto scrutarli, spiare i loro movimenti, i loro sguardi, le loro
+espressioni! Avrebbe potuto leggere su le loro facce il sentimento che
+li occupava! In vece, da quel posto, non gli era dato nè di vederli nè
+d’ascoltarli! Egli, anche sporgendo il capo in avanti, non riusciva a
+scorgere se non le loro mani, così prossime che parevan toccarsi, così
+mobili nella comune bisogna, che tal volta egli non sapeva distinguere
+le une dalle altre!...
+
+Dopo il pranzo, la comitiva uscì dall’albergo per fare una breve
+passeggiata prima di coricarsi, e si diresse a piccoli gruppi verso
+Stresa su la gran via provinciale che costeggia il lago fino ad Arona.
+Il vespero era chiaro, pallido, còrso come da un brivido voluttuoso.
+I vasti boschi di castagni, che avvolgono le falde del Motterone,
+piovevano su la strada polverosa una frescura umida, un profumo
+penetrante di terra e di vegetazione. Dal lago, a pena increspato
+presso le rive, saliva un odor caldo di pesci e d’erbe fracide. L’isola
+Superiore, sola su le nebbie delle lontananze, spiccava nitida dalle
+acque, con le sue case fitte e inghirlandate, con il bianco campanile
+della chiesuola acuminato verso il cielo, come un ideale.
+
+Le donne procedevano insieme; poi venivan gli uomini in due file: il
+Boris d’avanti tra l’Ugenti e il Siena; e Aurelio e Luciano in coda.
+Luisa, accanto a Flavia, accennava a mezza voce, malinconicamente,
+l’aria preferita del _Faust_; donna Marta, eccitata dalla novità
+del luogo e dalla compagnia numerosa, parlava forte, con animazione
+quasi febbrile, al braccio della signora Teresa e della sorella
+dell’ingegnere.
+
+L’Imberido, che si sentiva più calmo e come rassicurato, domandò
+sorridendo all’amico:
+
+— Perchè hai tardato tanto a ritornare a Cerro? Hai dunque sùbito
+dimenticato la signorina Luisa e i tuoi entusiasmi sentimentali per
+lei?
+
+— Dimenticata? non del tutto. Ma, che vuoi? appena giunto a Milano fui
+travolto in quell’avventura eroica, che t’ho narrata e tu non hai avuto
+la bontà d’apprezzare. Ho corso due volte serio pericolo di vita; ho
+passato intere ore rinchiuso in un armadio, come un vecchio soprabito;
+ho visto un marito passarmi d’innanzi col lume in una mano e un’enorme
+mazza ferrata nell’altra. Capirai: le commozioni violente esercitano
+una certa influenza su la memoria: ed io per il momento ho scordato la
+bionda incantatrice e l’innocente idillio campagnuolo. Però, come vedi,
+al solo nome di lei apparso in una tua lettera d’invito, io non ho
+esitato a lasciar Milano, ed ora sono qui. Che puoi pretendere di più
+dalla mia fedeltà?
+
+— E... come hai trovato Luisa al tuo ritorno? — ridomandò Aurelio con
+ironia.
+
+— Ah, per questo, mutata, molto mutata! Forse, te lo confesso, mi son
+lasciato troppo desiderare. Ma... e tu, tu come te la sei passata in
+questi due mesi di convivenza con l’altra, con la bruna, nel palazzo
+fatato, tra i boschi maravigliosi? Sarei curioso d’accogliere oggi le
+tue confidenze: credo che ne sentirei di carine. L’eremita mi ha l’aria
+d’essersi fatto diavolo. M’inganno?
+
+— Assolutamente, — rispose sicuro l’Imberido, fissando gli occhi a
+terra. — La signorina Boris è in teneri rapporti con quel signore dagli
+occhiali d’oro, che ci precede. Si parla anzi d’un prossimo matrimonio
+con lui.
+
+Lo Zaldini parve molto maravigliato dalla notizia.
+
+— Davvero? Ma ella sarebbe fortunatissima, caro mio! — egli esclamò.
+— Io conosco il Siena da molti anni. È un giovine coltissimo e
+simpaticissimo! Uno degli avvocati più apprezzati e meglio retribuiti
+di Milano! E poi, è molto ricco: figùrati che ha ereditato, or non
+è un anno, cinquecento mila lire da uno zio di Ferrara. E sua madre
+è nata di casa Orbetello, figlia del celebre banchiere di Roma,
+arcimilionario. Se è vero quanto mi racconti, la signorina Boris fa uno
+dei più splendidi matrimonii che si possano imaginare.
+
+Aurelio ascoltò, contenendosi a stento, l’elogio del rivale aborrito,
+detto senza malizia da una bocca fraterna. Non ebbe un gesto di
+protesta; non una contrazione di spasimo, non un tremito delle mani,
+non un battito delle palpebre. Ammutolì, si fece smorto in viso,
+sentendo penetrare nel cuore a una a una le parole dell’amico, come
+trafitture di spillo. Gli parve che tutto crollasse intorno a lui.
+Gli parve di udire la sua condanna mortale pronunciata da un giudice
+inappellabile. — Che valeva omai resistere? Che valeva lottare? A che
+servivan la sua ostinazione e il suo orgoglio? Costui era il preferito,
+era il vittorioso, era il più forte. Costui era l’invincibile,
+d’avanti al quale bisognava per necessità cedere o soccombere.
+Una divina speranza si spegneva, troncata da quelle affermazioni,
+irreparabilmente. La luce non era più luce, la vita non era più vita!
+
+Nel ritorno egli non parlò più.
+
+Scendeva la sera e il vento aumentava su la montagna oscurata. Dalla
+gola di Mergozzo, già invasa dalle tenebre, venivano a intervalli i
+soffii striduli e subitanei, si riversavano scrosciando su le acque,
+giungevan senza freni alla terra, e quivi, irritati dall’ostacolo,
+imperversavano contro la foresta, che si piegava e si torceva con un
+fragor formidabile di ruina. E l’anima del giovine avvizzita e divelta
+dal dolore, pareva seguire travolta il cammino della corrente aerea,
+anelando alla distruzione, alla dispersione, all’annientamento totale
+di sè stessa, tra il folto di quegli alberi conquassati, verso le
+lontananze misteriose, dove le raffiche ululando s’inabissavano.
+
+La notte era ancora profonda, quando la comitiva lasciò l’albergo e
+s’incamminò al lume fioco delle lanterne su per le falde boscose del
+monte. Durante un lungo tratto nessuno parlò per il calle aspro e
+angusto, serpeggiante sotto la verzura profonda: procedettero tutti,
+uno dietro l’altro, in silenzio, ancora un poco ottusi dal sonno
+bruscamente interrotto, intenti con gli sguardi al suolo, che le
+sporgenze delle radici e delle rocce rendevano insidioso. A metà della
+selva per la prima volta riposarono: le donne più affaticate sedettero
+su i macigni o su l’erba, gli uomini rimasero in piedi vicino a esse,
+in aspettazione.
+
+L’aria era fresca e ancor buja: il vento, alquanto scemato di forza,
+stormiva tra le fronde, spostando i brani di cielo visibili in cui
+palpitavano gli astri. Verso l’oriente l’azzurro incominciava a
+impallidire.
+
+Si scambiarono poche parole durante la sosta, che fu assai breve:
+le signore, assalite dai brividi, si lamentarono del freddo e
+sollecitarono la partenza. Ripresero tutti insieme il cammino, nel
+medesimo ordine di pocanzi, con la stessa svogliatezza muta, con
+una maggiore preoccupazione del terreno. Man mano che salivano, il
+sentiero si faceva più ripido e più scabro, l’ànsito dei viandanti,
+più frequente e più grave. E il bosco si diradava, e i castagni
+immiserivano tra la ghiaja, e il cielo costellato si schiudeva più
+libero sopra le loro teste. Si udiva solo, nel silenzio antelucano, il
+ticchettare monotono dei passi contro le pietre mobili del calle, si
+scorgeva omai là, lontano sotto di loro, il lago, simile a una vasta
+distesa di pece brunastra, simile a un immane stagno limaccioso in
+mezzo alle incerte forme delle montuosità.
+
+La comitiva, un poco avvivata dall’aria più leggera, giunse al confine
+della selva e in vista della vetta, quando l’alba imperlava già
+l’orizzonte sopra i colli di Lombardia. Gli ultimi alberi crescevano
+sul ciglio d’uno sprone scosceso, al sommo del quale l’erta d’un
+tratto s’addolcisce larghe praterie irrigue s’incurvano mollemente,
+appoggiate a una tenue concavità e quindi al pendìo terrigno del monte.
+Nel chiaror livido dell’ora, quei prati avevano una tinta cupa e unita,
+d’una inimitabile morbidezza; e qua e là, di tra l’erbe, balenavano
+foscamente le grandi pozze degli abbeveratoi o spiccavano le macchie
+nere delle stalle e delle capanne pastorizie. Un tintinnìo languido
+di campani e qualche sordo muggito venivan dall’alto, dove una mandria
+usciva in quel punto per il pascolo.
+
+Come la viottola si stendeva più larga e più agevole, la comitiva
+ruppe per ragunarsi l’ordine primiero di marcia, e le conversazioni
+non tardarono ad accendersi. Camminavano tra i prati, quasi su un
+piano, disposti in due schiere, stretti gli uni agli altri, rinvigoriti
+e imbaldanziti dalla brezza e dalla vision della mèta. L’Ugenti e
+lo Zaldini apparivano allegrissimi, e gareggiavano in dir motti e
+sciocchezze, che sollevavan l’ilarità delle quattro donne; e il Siena
+a volte li secondava, con la sua flemma mordace e quasi maligna. Ma
+Aurelio seguiva astratto e taciturno i compagni, volgendo gli occhi
+inquieti su la severa maestà del paesaggio.
+
+Era in lui, dal momento in cui aveva lasciato l’albergo, una
+perplessità strana e confusa, che era andata a grado a grado
+addensandosi fino a opprimerlo come un’angoscia. Aveva passato
+una notte insonne, sprofondando gli sguardi nel vortice della
+sua infelicità; aveva sentito più volte morire le sue speranze e
+risuscitare per novamente morire; aveva singhiozzato come pazzo nelle
+tenebre, immemore dell’amico che dormiva tranquillamente accanto a lui.
+Ma poi, quasi per un prodigio, appena su la via, ogni triste ricordo
+s’era spento, ogni doloroso residuo erasi dileguato nel suo pensiero;
+ed egli era caduto in una specie di torbida incoscienza animale, rotta
+da fuggevoli proponimenti e da incerte fantasie. Ora egli seguiva i
+compagni astratto e taciturno, occupato tutto da un pensiero ignoto,
+da un’ignota volontà, da un’intenzione che rimaneva occulta nei recessi
+impenetrabili dell’essere.
+
+Il pianoro fu ben presto attraversato. Il calle per giungere alla cima
+si drizzò più arduo che non mai, lungo il dorso eretto, sdrucciolevole
+per le infiltrazioni delle acque, che costituisce la mole centrale
+della montagna. La comitiva dovette sbandarsi di nuovo, e ciascuno
+separatamente intraprese l’ultima ascensione, chi seguendo il cammino
+più comodo tra i margini del sentiere, chi cercando il tramite più
+diretto su le zolle madide del prato.
+
+Un superbo spettacolo si svolse frattanto, da ogni parte, intorno
+a loro. La luce aumentò con rapidità, come regolata da una mano
+impaziente: l’erbe splendettero, si copersero d’innumerevoli fiori;
+le pozze degli abbeveratoi si rischiararono; le stalle e le capanne
+pastorizie spiccarono con le loro forme pittoresche tra il verde
+uniforme delle praterie. Di qua e di là, su la frescura dei pascoli,
+apparvero distintamente le mandrie e i greggi, che si udivan prima
+tintinnare, muggire e belare nell’ombra. Quando il chiarore si
+diffuse più crudo, le catene dei monti, abbraccianti il Verbano, si
+fecero tutte palesi nella loro ricca vegetazione fino alle estreme
+punte settentrionali, si propagarono come un’immensa successione
+di gigantesche onde impietrite rimaste a vestigio d’una qualche
+primordiale fluttuazione tellurica. E, in basso, il lago opaco e inerte
+si mostrò lucido e bianco nell’alba, simile a un bel fiume di latte,
+simile a una favolosa lama d’argento piombata dall’alto e affondatasi
+per la sua gravità nelle onde della terra molle.
+
+In fine l’aurora venne a tinger di rosa l’orizzonte lontano. Sul
+monte Nudo, sul Sasso del Ferro, su i colli di Mombello, lungo la
+linea quasi diritta delle campagne d’Ispra e di Ranco, una zona di
+luce rancia si prolungò in guisa d’un nastro serico che orlasse per
+vaghezza i capricci del litorale. Quasi sùbito, alcune strisce di
+vapori si formaron per incanto nell’aria pura; parvero imbeversi,
+come spugne, delle tinte calde dell’aurora; s’accesero, fiammeggiarono
+preannunziando l’avvento glorioso del sole. E questo maravigliosamente
+comparve, fuor del dosso precipitoso che incombe sopra Laveno, prima
+come un punto incandescente e poi come una gran bolla di fuoco espressa
+dalle viscere del monte. Le vette s’imporporarono; i raggi discesero
+a grado a grado per le chine, cospargendole d’oro; avvolsero in una
+nebbia adamantina le falde boscose; s’infransero in ultimo su la
+superficie delle acque, provocando nell’urto l’accensione subitanea
+d’infinite scintille.
+
+Il nuovo giorno era fatto. Le campane dei villaggi squillarono a festa,
+in segno di saluto.
+
+La comitiva fu sbandata e dispersa dalle difficoltà sempre crescenti
+dell’ascesa. I più giovini e i più validi, procedendo lunghesso i
+prati, s’allontanarono dagli altri che rimasero in basso, trattenuti
+dall’affanno e dal calore. L’Ugenti e lo Zaldini, offrendo le mani
+a Luisa, trascinandola a forza su per l’erta, scomparvero primi
+alla vista dei compagni in una valluccia angusta, avvivata da un
+ruscello garrulo e schiumeggiante. Il Siena più cortese restò sul
+sentiere tortuoso con la signora Boris, l’ingegnere e sua sorella, per
+soccorrerli nei passi disagevoli. Aurelio e Flavia si trovarono d’un
+tratto soli e liberi, come smarriti nel monte deserto, su una piccola
+prominenza erbosa a metà della china.
+
+Quando il giovine se n’avvide, volgendo gli occhi in torno, ebbe
+un sussulto improvviso e violento in tutto l’essere. — Flavia era
+là, d’avanti a lui, come in quel giorno lontano sul minuscolo prato
+al sommo della pineta! Ella saliva pianamente per quella distesa
+inclinata, tra l’intonsa verzura, lasciando dietro di sè un mobile
+solco di fili prosternati. Portava ancora, come in quel giorno, l’abito
+grigio, attillato, senza guarnizioni, che una cintura d’un color di
+lilla pallido avvinceva strettamente sopra i fianchi sobrii e a pena
+arcuati. E recava in testa il cappellaccio di paglia dalle tese larghe
+e convesse, su cui risaltavan due tulipani sanguigni in un ciuffo di
+foglie e di spiche.
+
+Oh, le memorie, le memorie! — Aurelio si volse, fissò gli sguardi
+laggiù verso il lago, all’opposta riviera dove biancheggiava il
+villaggio solitario. Era là, sotto di lui, remotissima, la pineta
+del palazzo, simile a un ammasso di cose oscure, indefinibili; era
+là il luogo nascosto e favorevole, dov’ella aveva per la prima volta
+incantato la natura e la sua anima. Ancora ella lo incantava; ancora
+e più, ella con la sua grazia annobiliva e irraggiava le apparenze
+per mezzo a cui passava. Eretta su lo sfondo verde e fiorito, come
+in quel giorno lontano, ella era simile a un’imagine immortale e
+immutabile. Anche una volta il giovine, contemplandola, non vide in
+lei la fanciulla ch’egli ben conosceva: vide l’arbitra del suo destino
+mortale, la custode della sua felicità, l’incarnazione portentosa del
+suo più schietto Sogno di giovinezza; vide l’Unica che avrebbe potuto
+far di lui un essere giojoso.
+
+Con un impeto subitaneo, come spinto a tergo da una forza esteriore,
+accelerò il passo sul pendìo; e, giunto presso colei che lo precedeva,
+disse:
+
+— Flavia, m’ascolti. È la prima volta, dopo molti giorni, che ci
+troviamo soli. Io ho passato due settimane di tortura ineffabile,
+cercando un mezzo per poterle liberamente parlare..... Oggi finalmente
+il caso mi ha favorito.... Ho bisogno di farle una confessione assai
+grave e di chiederle un consiglio.
+
+— A me? — ella domandò con un accento ambiguo, d’incredulità e
+d’ironia, volgendo a pena il viso verso di lui.
+
+— A lei, Flavia, a nessun altri che a lei.
+
+Poi, dopo una pausa in cui parve ch’egli ascoltasse i palpiti
+accelerati del suo cuore, soggiunse:
+
+— Ella mi troverà molto mutato; si stupirà del mio cambiamento
+radicale da un mese a questa parte. Io non ne ho colpa alcuna; ho
+fatto il possibile, signorina, per soffocare i nuovi desiderii e le
+nuove commozioni del mio spirito, per esser forte, per riprendermi e
+per dominarmi. Tutto fu inutile. Dirò meglio: ogni sforzo della mia
+volontà ribelle non riuscì che ad accrescere i miei turbamenti e le mie
+angosce. Io sento oggi che una sola via di salvezza mi rimane: quella
+di rivolgermi con tutta franchezza a lei, e di rimettere fiduciosamente
+nelle sue mani il destino della mia vita.
+
+— Mio Dio! — esclamò la fanciulla, tentando di sorridere. — È una
+responsabilità troppo grave ch’ella mi vuole addossare! Io non credo
+d’esser da tanto, signor Aurelio.
+
+Il viso del giovine si coprì di pallore; le sue mani tremarono; i suoi
+occhi si volsero inquieti in torno, come se un passo estraneo fosse
+risonato d’improvviso dietro di lui.
+
+— Per carità, Flavia, non rida, non scherzi! — egli riprese a dire,
+rassicurato dalla solitudine; — ella deve comprendere ch’io parlo ora
+con tutta l’anima mia; ella da molto tempo deve aver compreso ch’io
+la cerco, ch’io la seguo, ch’io non perdo un’occasione di potermi
+avvicinare a lei. Ricorda, Flavia, quel giorno che son salito lassù,
+sapendo di trovarla sola, e l’ho interrogata? Ricorda il mio sgomento,
+la confusione delle mie parole? Ricorda bene la mia ultima domanda? Già
+fin d’allora avrei voluto confidarmi a lei interamente.... Era salito
+per questo, ella deve averlo compreso... E m’ha dato una risposta così
+fredda, così crudele!
+
+Ella, che sempre camminava, sorrise.
+
+— Crudele, ma meritata, — mormorò con un fil di voce, senza levar gli
+sguardi dal prato.
+
+— No, meritata, no. Forse, prima; ma poi, poi.... e in quel momento!..
+Ebbene, Flavia, ella non sa, non può sapere quanto io ne soffersi.
+Ella non sa ch’io ho passato giorni e notti intere, meditando quella
+risposta, analizzandola, rivolgendola dentro di me, cercando sotto le
+parole i sentimenti che potevano averla dettata.
+
+— E perchè? — ella domandò, interrompendo, con un tono forte di voce
+e un atto superbo della testa, che diedero al semplice motto una
+significazione profonda.
+
+Egli anche si eresse; egli anche per poco la fissò, sicuramente. Ma lo
+sguardo di lei dal basso in alto, uno sguardo armato, turbinoso, pieno
+di mistero, lo vinse, obbligandolo ben tosto a distoglier di nuovo gli
+occhi dal suo viso. Egli rispose dunque, umilmente, a capo chino:
+
+— Perchè io l’amo, signorina Flavia.
+
+La fanciulla non si scosse alla grande confessione. Si fermò, in
+aspetto indifferente, e mormorò dopo una pausa, abbassando le palpebre:
+
+— Fermiamoci qui. Aspettiamo gli altri.
+
+— Oh, Flavia! Flavia! — proruppe egli con impeto, irritato da quella
+freddezza, esaltato dalla sua audacia, deciso a combattere fino
+all’estremo. — Ella non mi risponde? Non ha nulla da dirmi, almeno per
+cuore, per pietà? Ella mi respinge dunque così....?!
+
+— No, io non la respingo, — disse Flavia tranquillamente, rimanendo
+ritta di fronte a lui. — Non è ch’io la respinga. M’aveva chiesto un
+consiglio, e volevo pensare coscienziosamente prima di risponderle,
+appunto perchè le sue parole m’hanno colpita e il suo sentimento non
+mi può che insuperbire. Essere prescelta da lei, nobile, intelligente,
+coltissimo: è certo l’ideale sognato da una donna. Ma io ho sofferto,
+signor Aurelio; le tristi vicende della vita m’hanno resa cauta e
+diffidente.... Io so, io sento che, secondando l’impulso momentaneo,
+preparerei la mia, la nostra sventura avvenire... E questo non voglio.
+
+— Oh, Flavia....
+
+— Ricordo bene le sue parole, — ella continuò, senz’interrompersi, con
+un accento vibrato e sicuro, sempre ritta, sempre immobile di fronte a
+lui. — «L’uomo deve rimaner solo, libero, senza impegni, senza legami,
+se vuol riuscire nel suo intento, se vuol vincere e dominare....
+L’amore è un’umiliazione... La donna è una ruina, un essere inferiore
+che affascina e che distrugge!...» Ella vede, Aurelio, io le ricordo
+tutte; e le ricordo perchè le ho a lungo considerate e meditate. Ho
+creduto allora a lei, come credo adesso; ma devo alle prime parole
+prestare una fede maggiore, perchè quelle eran dette pacatamente,
+risolutamente, senza influenza di commozione o di sentimentalità.
+Ora, pensi, pensi, Aurelio: come potrei, con la memoria lucidissima
+delle sue massime sconfortanti, abbandonarmi, spensierata e fiduciosa,
+all’illusione presente, al fascino ingannevole d’un sentimento, che in
+lei non può durare?...
+
+— Oh, Flavia, ella dubita di me? — egli chiese, con la voce strozzata
+dall’affanno.
+
+— Dio me ne guardi! Ma anche lei oggi si illude; anche lei s’inganna,
+in preda a un’esaltazione passaggera, che basterà la più piccola
+contrarietà a calmare e a disperdere.... Se io poi le intralciassi il
+cammino? Se io potessi un giorno esserle d’ingombro? Se in avvenire
+le dovessi costare il sacrificio de’ suoi ideali e delle sue giuste
+ambizioni? Ella avrebbe pure il diritto di rimproverarmi questo momento
+di debolezza e di malintesa condiscendenza; ed io avrei segnata per
+sempre la mia condanna!
+
+— Le mie ambizioni! — egli esclamò, con doloroso sarcasmo. — I miei
+ideali! Io non rammento più neppure d’averli sognati!...
+
+— E questo è appunto ciò che più mi sgomenta. Perché un giorno ella
+potrà dire con uguale sincerità: «Il mio amore! Io non ricordo più
+neppure d’averlo supposto!» E in quel giorno, gli ideali e le ambizioni
+si saranno di nuovo impadroniti di tutta la sua anima, come e forse
+più che in passato!... Ah, no, no, rifletta bene, signor Aurelio: è
+impossibile, impossibile! A lei è riserbato un avvenire di gloria, ben
+diverso dal mio. Ella deve restar solo. Alle sue idee predilette, alle
+grandi battaglie della vita, ella deve consacrare tutto quello che
+v’ha di alto, di buono, di nobile nel suo intelletto e nel suo cuore.
+Solamente così potrà vedere giorni felici; poichè il sogno, che ella
+ha accarezzato dai primi anni di sua giovinezza, è ben di quelli che si
+realizzano o rendono intollerabile qualunque altra realità.
+
+Ella parlava con una tale sicurezza e una tal limpidità, che le sue
+affermazioni assumevano su l’animo dell’ascoltatore un’irresistibile
+virtù persuasiva. Egli non osava più interromperla; egli la guardava
+con un’indicibile angoscia, sentendo a poco a poco passare nell’anima
+sua le idee ch’ella gli veniva esponendo e impossessarsi contro ogni
+volontà della sua ragione. E vedeva l’ostacolo crescere tra loro,
+salire a mano a mano come una nebbia densa, dividerli per sempre e
+respingerli indietro, sempre più indietro, verso due plaghe remote,
+inaccessibili l’una per l’altra.
+
+— Pensi poi al mio passato, al mio tristissimo passato, signor Aurelio!
+Esso pesa sopra di noi non meno grave del suo lieto avvenire. Pensi
+alla delusione, ch’io ho sofferta e m’ha distrutto ogni ingenuità del
+cuore, ogni fede, ogni entusiasmo! Che cosa potrei darle io oggi, in
+cambio del suo affetto? Un povero fiore, sì, ancora, ma senza profumo
+e che la bufera ha già fatto baciar la terra!.. Ella vede dunque:
+è meglio, è necessario per entrambi che questa follìa non continui.
+Lasciamoci da buoni amici, che si conoscono e si stimano. E proseguiamo
+senza rimpianti le nostre due vie, che son diverse e non possono
+confondersi. Più tardi, creda, ella penserà a me con riconoscenza; più
+tardi mi saprà grado d’essere stata forte e riflessiva in un momento in
+cui ella non lo era.
+
+Flavia s’arrestò, calma, pensierosa, un poco triste, e lo fissò negli
+occhi intensamente.
+
+— Ella, in cuor suo, già m’approva, non è vero? — chiese, con un
+pallido sorriso. — Addio, dunque. E... grazie!
+
+Disse anche, dopo un silenzio:
+
+— Si ricordi di me come d’un’amica sincera, devota, immutabile. Io non
+dimenticherò quest’ora della mia vita mai, mai...
+
+E gli stese con un atto franco la mano.
+
+Aurelio, passivo e attonito, la prese nella sua, la strinse con forza.
+
+Si udivan da lontano le risa della bionda echeggiare contro il monte
+solitario; si udivan di qua e di là tintinnare i campani delle mandrie
+e dei greggi su i pascoli.
+
+Il Sogno pareva disperdersi, e il risveglio era assai desolato. Egli
+era solo, senza più una speranza, senza più un’illusione. Egli sentiva
+nell’anima la necessità fatale d’esser solo, «per riuscire nel suo
+intento, per vincere e dominare.» Qualcuno aveva affermata questa
+necessità; ed egli se n’era persuaso. Su, su, sempre più in alto, egli
+sarebbe dovuto andare, continuamente andare, portando la croce della
+sua sapienza, anelando affaticato alla sommità del suo Golgota, dove
+avrebbe trovato ad aspettarlo la Morte. Quale forza terrena sarebbe
+riuscita a opporsi a una disposizione superna? «Chi, chi può dunque
+mutare il destino?»
+
+Così era e così doveva essere. Le gioje dei mortali non eran per lui,
+non eran per quelli che son destinati a sacrificarsi a un Ideale, a
+versare il loro sangue più puro per fecondar la terra o per imbevere
+le sabbie. Su, su, sempre più in alto, egli avrebbe dovuto andare,
+continuamente andare, chiudendo gli occhi agli spettacoli giocondi
+della vita, per non morire lungo il cammino d’invidia e di desiderio!
+
+Ma non gli era dunque riserbato un conforto, un unico conforto nella
+sua gloriosa sventura? Egli cercò avidamente nel suo cuore se un
+conforto esisteva. E l’imagine sparuta della nonna gli sorrise benigna
+di tra le tenebre, come la prima e l’ultima dolcezza del suo infinito
+abbandono.
+
+
+
+
+X.
+
+TRA L’AMORE E LA MORTE.
+
+
+La sera del dì successivo l’ingegnere e gli ospiti partirono. Anche
+Luisa, richiamata dal padre, dovette lasciare la villa e far ritorno a
+Milano in compagnia della sorella Boris. Su la spiaggia donna Marta e
+il nipote discesero a salutarli.
+
+Quando le due barche piene, dove avevan preso posto anche Flavia
+e sua madre, scomparvero alla vista, la vecchia, ch’era stata
+prodiga d’effusioni per tutti e aveva versato anche qualche lacrima
+abbracciando la bionda che pure piangeva, ebbe d’improvviso un colpo di
+tosse secca, violenta.
+
+— Vedi? Vedi? — le disse Aurelio, impensierito, prendendola sotto il
+braccio per ricondurla in palazzo. — Tu oggi dovevi fermarti a letto.
+Dopo l’imprudenza di jeri, tu non saresti dovuta alzarti. Prendere
+tutta quell’acqua! Arrivare a casa inzuppata come se avessi fatto un
+bagno nel lago! E tutto questo, per la tua ostinazione, per non volermi
+ascoltare mai, mai!... Non si poteva forse restare un’altra notte a
+Baveno? Non si poteva, poiché il tempo minacciava, rimandare il ritorno
+a questa mattina? Ma tu, no, tu, come sempre, hai voluto agire di
+tua testa; tu hai voluto tentare la traversata, soltanto perché io ti
+pregava di non farlo! E, lo sai, io te ne pregava soltanto per la tua
+salute.... Ora, vedi? Vedi? Hai la tosse. Ora ti ammalerai...
+
+— Crepi l’astrologo! — esclamò donna Marta, ridendo.
+
+— Non scherzare, mamma, — proseguì serio e accalorato il giovine:
+— quella tosse non mi piace, e bisogna che tu la curi prima che
+sopravvenga una qualche complicazione. Alla tua età i mali più leggeri
+son sempre pericolosi. Domani in tanto rimarrai a letto. Io esigo che
+domani tu rimanga a letto.
+
+— Domani farò quel che mi piacerà.
+
+— No, domani invece farai quel che a me piace, e sarà forse la prima
+volta che un caso tanto straordinario accade nella nostra vita.
+
+Donna Marta, ancora commossa dalla scena dei saluti, non era in vena di
+discutere e di litigare; e concluse con un sorriso di compatimento per
+il nipote:
+
+— Ebbene, domani ne riparleremo.
+
+La mattina dopo; quando Aurelio si presentò nella camera dell’avola, la
+ritrovò mezzo vestita d’avanti alla specchiera, in atto di pettinarsi.
+Egli ebbe un moto subitaneo d’irritazione che a stento potè contenere.
+Le domandò guardandola negli occhi:
+
+— Come? Ti alzi?
+
+Ella rispose:
+
+— Sì, mi alzo.
+
+Ma era più pallida del giorno prima. Era bianca come i suoi capelli,
+come la sua camicia. Egli richiese:
+
+— Hai tossito stanotte?
+
+Ella rispose:
+
+— A bastanza. Non ho potuto chiuder occhio fin verso l’alba.
+
+— E ti alzi ugualmente?
+
+— Sì.
+
+— Perchè, mamma? Perchè?
+
+— Perchè lo voglio. Perchè so che, se rimango a letto un giorno, non mi
+rialzo più.
+
+— Che sciocchezza!... Del resto, se farai così, quando ti deciderai
+infine a rimanervi, sarà troppo tardi e forzatamente il tuo triste
+presagio si avvererà.
+
+Egli si avvicinò a lei, la baciò su i capelli, le disse con la voce più
+dolce, implorando:
+
+— Sii buona: ritorna a letto, mamma! Ascoltami!
+
+— Non seccarmi! — ella proruppe d’un tratto, irosa. — Non ho voglia
+d’esser seccata, stamane! Lo vedi, non mi sento bene! Mi sembra
+d’avere il cuore sospeso a un filo! È una crudeltà questa tua di farmi
+arrabbiare nello stato in cui sono! Vattene via! Lasciami in pace!
+
+Aurelio comprese ch’era inutile insistere. Uscì dalla camera di donna
+Marta, inseguito da un presentimento sinistro. Come fu solo su la
+loggia, sentì gli occhi bruciare e inumidirsi; mandò un gran sospiro
+di rassegnazione desolata. «Mio Dio! Quanto era pallida! Quanto era
+breve la sua respirazione! Se mi morisse?!» egli pensò, trasalendo,
+affondando per un attimo paurosamente gli sguardi nell’avvenire.
+
+Durante la colazione, donna Marta si mostrò vivace, ciarliera,
+oltremodo allegra, di quella sua allegria nervosa e scomposta che
+ricordava un poco l’eccitazione d’un ebro. Domandò con insistenza
+al nipote i particolari dell’ascensione, alla quale era stata
+afflittissima di non poter prender parte; discorse a lungo dei vicini,
+profondendosi in elogi e in attestazioni di simpatia per essi; lo
+rassicurò anche a più riprese su la sua salute, affermando che in
+verità ella non si sentiva nè meglio nè peggio di prima. Quanto a quel
+po’ di tosse, càspita, non c’era proprio di che impensierirsi: ella
+aveva già ordinato a Laveno certe polveri miracolose, le quali senza
+dubbio ne l’avrebbero liberata in due o tre giorni al più tardi.
+
+— E se non ostante le tue polveri, la tosse continuasse? — chiese
+Aurelio, sempre serio, sempre più triste quanto ella si dimostrava più
+gaja.
+
+— Non temere: passerà.
+
+— E se non passasse? Due o tre giorni senza cure posson esser causa
+di complicazioni anche molto serie, che oggi si riuscirebbe senza
+difficoltà a evitare. Pensaci! Vuoi che vada io a Laveno per chiamare
+il medico?
+
+— Il medico? Guàrdati bene! Io non voglio saperne di medici! Non ne
+ho mai voluto sapere! E poi, ora, non è il caso neppur di parlarne.
+Si tratta probabilmente d’un semplice raffreddore; e tu, al solito,
+esageri....
+
+Finita la colazione, il giovine uscì dal palazzo, sedette al sole sul
+rialto, invaso da una strana malinconia, da un’ansietà inesplicabile.
+Erano i residui del colloquio definitivo avuto con Flavia su la
+montagna, che gli infondevan quella cupa tristezza? No; gli avvenimenti
+di due giorni innanzi gli sembravano irreali e lontanissimi. Sentiva
+anzi una discontinuità profonda tra lui e il suo essere anteriore,
+tra quel che era stato e quel che era. Le sue speranze distrutte, il
+suo amore respinto, la coscienza del suo avverso destino lo lasciavano
+freddo e impassibile, com’esse non riguardassero più la sua persona,
+ma bensì un’altra ch’egli aveva già amata ed ora a pena ricordava. Che
+gli importava di Flavia? Che parte rappresentava ella nella sua vita?
+Che conforto avrebbe egli potuto trarre anche dalla speranza d’essere
+amato da lei? Ohimè, nell’ora presente, nessun conforto, nessuno!
+Altre cure, e più gravi, assai più gravi, occupavano omai tutto il suo
+spirito: altri dubbii, altri pensieri, altri sentimenti. Quali? Egli
+non sapeva bene e non cercava di sapere. Egli aveva paura di inoltrarsi
+nel mistero del suo accasciamento; provava orrore solo a rivolgervi
+di sfuggita gli occhi dell’anima; evitava d’investigarsi, per la tema
+di precisare il fantasma, d’udire in fondo a sè l’eco d’una tremenda
+profezia.
+
+Il sole, un sole autunnale senza forza e senza vita, slargava i
+suoi raggi pallidi e velati sul prospetto del palazzo. Qua e là nel
+cielo alcuni fiocchi bianchicci di vapore intorbidivano l’azzurro,
+oscurandosi e addensandosi verso la pianura. Un silenzio di morte
+teneva la spiaggia deserta, dove le barche s’allineavano in disordine,
+immobili e abbandonate come carcasse respinte dall’onda.
+
+Aurelio rimase a lungo seduto là, sotto quel sole scialbo, col corpo
+inerte e gli occhi incantati nelle nebbie. Poi, d’un tratto, sospinto
+da un’idea oscura, balzò bruscamente in piedi, rientrò a passi
+solleciti in palazzo, si trovò senza volerlo nella camera della nonna.
+Era vuota, spalancata, piena di luce: nessuna novità nella disposizione
+d’ogni minima cosa; nessun oggetto estraneo, su i mobili; il gran
+letto, coperto come di solito dall’ampia coltre verde, appariva piano,
+intatto, senza una piega e senza una concavità. Egli, quasi incredulo,
+volse a più riprese, attentamente gli sguardi in torno, per ricercare
+un segno che rispondesse alla sua inquietudine. La camera aveva pur
+sempre l’aspetto tranquillo e sereno dei giorni passati; nulla indicava
+in essa un cambiamento, una perturbazione, una precauzione recente. Le
+due fiale dello strofanto e della stricnina erano sole sul comodino,
+chiuse come sempre nei loro astucci neri.
+
+Aurelio, illuso dalle apparenze, pensò: «Nulla è mutato; nulla si
+muterà.» E gli parve di liberarsi da un peso enorme, di respirare
+ancora liberamente dopo una lunga soffocazione.
+
+Egli uscì su la loggia più calmo, quasi lieto, quasi immemore de’ suoi
+sospetti tenebrosi. Per un’astuzia incosciente, non volle presentarsi
+sùbito alla nonna, non volle rivedere il suo viso smorto e sparuto,
+temendo di distruggere o di menomare il beneficio superstizioso avuto
+da quell’ispezione nella camera di lei, piena di luce e di pace.
+Ridiscese al basso, attraversò difilato il cortile, si diresse a caso
+lungo la riva verso il villaggio di Ceresolo.
+
+A pranzo, donna Marta non si mostrò meno gaja e meno spensierata
+che alla mattina. Parve anche al nipote che una lieve irradiazione
+rosea tingesse le sue povere guance avvizzite, — che i grandi occhi
+neri avessero il loro lampo consueto. Pensò, guardando l’avola, che
+discorreva senza tregua: «Ella è forte; ha una vita misteriosamente
+tenace; ella guarirà; ella vivrà a lungo con me.» Ma un accesso di
+tosse ostinato venne a interrompere il corso delle sue considerazioni
+per ripiombarlo nelle tenebre dei dubbii e degli scoramenti. Il corpo
+debole della vecchia piegò sotto l’urto, le sue palpebre si gonfiarono
+di lacrime; un gorgoglio umido si udì in fine nel fondo della sua
+gola. Aurelio impallidì. — Quel rossor vivo su gli zigomi, quegli occhi
+scintillanti non eran dunque sintomi di febbre?
+
+— Come ti senti, mamma? — egli domandò, ansiosamente.
+
+— Meglio, — ella rispose, e scosse con un atto blando il capo. — Non
+bisogna impensierirsi per un po’ di tosse. Non ti sembra già diminuita
+da stamattina?
+
+— No, non mi sembra, — mormorò Aurelio tra i denti.
+
+E s’oscurò in viso, sentendo nascere un sordo rancore contro la vecchia
+che tentava d’ingannarlo.
+
+Dopo una pausa di silenzio (anche donna Marta era ammutolita),
+egli, viepiù inquieto, prese in mano il polso di lei. Aveva il
+calor naturale, anzi era quasi freddo. Ma l’arteria batteva con
+un’irregolarità straordinaria: aveva sùbite accelerazioni, che
+somigliavano alla caduta d’una pietra per una balza assai ripida; aveva
+arresti subitanei, come se la pietra precipitando avesse toccato il
+fondo della balza e fosse rimasta.
+
+— Vedi? Non stai bene; il cuore è agitatissimo! Spero che stasera
+non uscirai sul rialto; spero che te ne andrai a letto sùbito dopo il
+pranzo.
+
+Donna Marta, per la prima volta, non si ribellò al desiderio del
+nipote. Gli rivolse uno sguardo attonito e sgomento, e acconsentì
+con la voce tremula, incerta, sommessa d’un bambino impaurito. La sua
+fittizia esaltazione era caduta. Ella, che non aveva voluto credere
+alle sue stesse sofferenze, era stata d’un tratto vinta e persuasa
+dall’ultima affermazione d’Aurelio. I consigli, gli ammonimenti, i
+rimproveri di lui le tornarono alla memoria, la turbarono. «Senza
+dubbio, era stata una gravissima imprudenza, quella commessa... Senza
+dubbio, avrebbe fatto meglio a rimanersene a letto in quei due giorni,
+dopo il primo accenno di tosse! Ora, che sarebbe avvenuto? Che sarebbe
+avvenuto di lei così debole, così affranta, così vecchia?»
+
+— Se dovessi morire? — ella chiese, con un sorriso timido su le labbra
+esangui. — Ho tanta paura della morte!
+
+— Questo non sarà, — disse Aurelio con forza, quasi per rassicurare
+anche sè stesso; — ma ti devi curare; ma non devi commettere altre
+follìe; ma bisogna che mi ascolti quando parlo per il tuo bene.
+
+— Sì, sì, hai ragione: lo farò, — assicurò la vecchia, mentre il suo
+viso assumeva un’espressione indefinibile di terrore e d’ansietà,
+come avesse ella visto per un attimo balenare sopra il capo un’arme
+spaventosa.
+
+E di nuovo ripetè, fremendo e sorridendo timidamente:
+
+— Ho tanta paura della morte!
+
+Si levò in piedi con uno sforzo visibile; salutò il nipote,
+rivolgendogli uno sguardo pieno di tenerezza (insisteva sempre su le
+sue labbra quel sorriso contratto, ch’era l’estrema dissimulazione
+pietosa del suo spirito già invaso dalla paura); e, chiamata Camilla,
+uscì al braccio di questa, faticosamente, dalla sala, — povero essere
+rattrappito, deforme, ignobile cui l’argento della chioma infondeva
+pure un’ultima tragica maestà.
+
+La mattina seguente, Camilla si presentò inaspettata nella camera
+d’Aurelio poco dopo l’aurora.
+
+— La signora la vuole, — disse con la voce rotta dall’affanno,
+precipitosamente: — venga sùbito!
+
+Il giovine, che stava vestendosi, ebbe un sussulto violento. Non osò
+interrogare la giovinetta, non osò trattenerla. La seguì, passivo e
+taciturno, lungo il portico, con il viso alterato dall’angoscia. Entrò
+dietro di lei, quasi sospinto da un turbine, nella stanza dolorosa; e
+corse al letto, al gran letto bianco, dove la vecchia stava seduta,
+appoggiata con le spalle a molti guanciali sovrapposti, i capelli
+canuti erti su la fronte, gli sguardi stravolti e immobili come perduti
+in una visione terrifica.
+
+— Che hai, mamma? — egli domandò, ponendole una mano sul capo,
+chinandosi fino a guardarla nelle pupille. — Che hai?
+
+Ella mormorò, desolata:
+
+— Ah, figliuol mio! Io muojo....
+
+— Ma no... Perché dici questo? Che ti senti?
+
+— Mi sento male, molto male. Ho passato una notte spaventevole. Se
+avessi potuto, ti avrei chiamato. Ma come fare? Ero sola!... Ho temuto
+di non rivederti più, di morire senza salutarti....
+
+— Bisognerà chiamare un medico, sùbito.
+
+— È quello che volevo dirti, — ella aggiunse, alzando le spalle con un
+atto rassegnato. — Telegrafa a Milano al dottor Demala.
+
+— Sì, mamma. Intanto però faccio venire il medico di qui. Credo che tu
+ti spaventi a torto; credo che tu esageri: egli sarà a Cerro fra un’ora
+e ti potrà ridare un po’ di coraggio.
+
+Aurelio discese da Ferdinando, lo mandò a Laveno con un telegramma
+urgente per il dottor Demala e l’ordine di ricondur sùbito con sè il
+medico del Comune. Quindi risalì sollecitamente nella camera della
+nonna.
+
+Donna Marta, che pareva più tranquilla, gli disse:
+
+— È tempo ch’io muoja, figliuolo mio! Forse la morte mi darà la pace
+che non ho mai goduta in vita. La morte potrà sola farmi dimenticare
+tutto il male, che ho visto e ho sofferto. Son vecchia, stanca, logora,
+travagliata da mille dolori! Credilo: è tempo ch’io muoja; è bene ch’io
+mi riposi alfine sotto la terra.
+
+Il giovine cercò di disperdere il livido presagio che occupava la mente
+dell’avola. Sedette al capezzale, prese una mano di lei nella sua, le
+parlò sorridente del domani, componendole una prospettiva d’illusioni
+serene, un’apoteosi di calma e d’amore su le rovine del passato
+crudele. E non tacque, finchè non vide accendersi un fievole raggio di
+speranza in quegli occhi indeboliti e dilatati dal lungo pianto, dal
+morbo e dall’età.
+
+La nonna in fine s’assopì. Egli fece chiudere le persiane, e rimase
+seduto presso di lei a vegliarla, nell’ombra. Un gran silenzio era
+d’intorno. Dal parco veniva il croscio sordo d’una fontana e a tratti,
+appena sensibile, il canto melodioso d’una capinera. Null’altro. Il
+respiro dell’inferma, fattosi nel sonno più aspro e più forte, pareva
+dominare la calma mattutina e scandire con ritmo sinistro il tempo che
+fluiva.
+
+«Povera creatura!» pensava Aurelio, osservando il volto della
+progenitrice, irriconoscibile con gli occhi chiusi, contraffatto dalle
+rughe e dalle pieghe, con il mento spostato in avanti, con i capelli
+scomposti su la fronte in guisa di fiamme nivee. «Povera creatura! Ella
+è stata veramente infelice! La corona degli Imberido pesò su la tua
+testa più grave d’una maledizione!» E, poichè nelle ultime parole della
+vecchia eran passate le imagini atroci che ne avevan già insanguinata
+la memoria, più profonda risorse in lui la pietà per quella fragile
+donna a cui gli eventi avevano riserbato d’assistere alla fine di tre
+generazioni d’uomini amati, spenti tutti nel fior degli anni da una
+stessa tragica sorte.
+
+In che dramma luttuoso doveva risolversi per lei il dolce idillio
+sbocciato per incanto, tra i sogni ribelli e i propositi guerreschi,
+nel piccolo giardino di casa Imberido, profumato dalle rose e dagli
+aranci! Là, ella aveva visto il padre e colui, che sarebbe poi divenuto
+il suo sposo, stringersi la mano in un patto di fratellanza mortale.
+Là, tra il susurro feroce delle cospirazioni, ella aveva sentito
+nascere, come un fiore dal sangue, il primo e solo amore di sua vita.
+Oh, con che accelerazione prodigiosa aveva dovuto battere il suo cuore
+d’adolescente in quel giorno illusorio, quando il giovine patrizio,
+circonfuso da un’aureola d’eroismo, le aveva confidato all’ombra d’un
+viale solitario le sue fiere speranze e il suo affetto sconfinato!
+Fu quello l’unico tempo felice della sua vita, e fu così breve!...
+Un anno dopo, il padre usciva per l’ultima volta dalla sua dimora,
+pallido, ammanettato, stretto in torno dai birri austriaci per salire
+il palco infame e penzolare nel vuoto, tra i chiarori dell’alba,
+d’avanti alle mura del Castello. Tre anni più tardi anche lo sposo
+doveva lasciarla sola per sempre, e partire verso una città remota,
+verso una carcere sotterranea e bieca, dove la paura degli oppressori
+lo aveva segregato e d’onde una morte precoce non l’avrebbe lasciato
+mai più ritornare! Ah, quella sera lontana d’agosto, quando le era
+giunto inaspettato l’annunzio funereo nella gran sala del palazzo
+deserto, mentre il fanciullo, inconscio e immemore, giocava e rideva
+a’ suoi piedi!... Ella se ne ricordava come d’una cosa avvenuta jeri;
+e, ogni volta che ne discorreva con lui, i suoi occhi si riempivan
+di lacrime, irresistibilmente. Non poteva essersi placato il destino
+dopo le due prove funeste? No, il destino glie ne imponeva una terza,
+e forse la più inumana di tutte! Di nuovo, trascorso un periodo di
+calma rassegnata, erano incominciate per lei le lotte, le angosce,
+gli spaventi, le disperazioni nel contrasto con il figlio indocile,
+caparbio, violento, smanioso di piaceri e di prodigalità. Ella,
+impotente a frenarne desiderii e ambizioni, aveva tentato in vano
+di salvare con un’alleanza fortunata i più sacri tesori familiari:
+la nuora, per colmo di sventura, era spirata mettendo alla luce un
+bambino, e Alessandro aveva tosto ripreso le sue abitudini grandiose,
+dissipando in pochi anni il resto della ricchezza paterna e la dote
+della povera morta. Da allora i tristi fantasmi si succedevano senza
+tregua nella memoria infaticata della vecchia; e il nipote, vegliando
+sul suo sonno inquieto, li evocava tutti in ordine come li aveva uditi
+raccontare da lei nelle sue ore di confidente abbandono: il mesto esodo
+dall’antico palazzo, consacrato da tanti ricordi e venduto all’asta
+dai creditori impazienti; i prodromi del male misterioso, che doveva
+condurre al sepolcro il figliuolo, apparsi sul finir d’una notte
+al suo ritorno da un’orgia; il graduale deperimento d’Alessandro,
+inesplicabile ai medici che lo curavano; l’indebolirsi della sua
+ragione; i primi vaneggiamenti, le prime stranezze, le paure infantili,
+gli scoppii improvvisi di pianto; poi il rapido aggravamento e gli
+strazii inenarrabili di lei, che non poteva più farsi riconoscere, che
+si sentiva una estranea, un’ignota di fronte al figlio inebetito; in
+fine la terribile agonia, le imprecazioni mute del morituro contro di
+lei, contro la madre, l’ultimo grido e l’atto di lanciarsi verso la
+finestra spalancata, il rantolo breve e l’immobilità della fine!
+
+Tutti gli episodi amari di quell’esistenza tornavano nella memoria
+d’Aurelio, a uno a uno, osservando il volto cadaverico della nonna
+assopita, che agitavano a intervalli moleste visioni. Ed egli,
+riandandoli, pensava con maraviglia alla resistenza tenace del
+suo fragile organismo, alla freschezza incorrotta della sua anima,
+che a traverso tante e così gravi avversità non s’era sciupata, nè
+invecchiata, nè inacidita, nè delusa. Come, come non era ella già morta
+di dolore? Come aveva potuto trovare ancora un sorriso, dopo tante
+lacrime sparse inutilmente sopra le cose irrimediabili? Eppure ella era
+rimasta semplice, innocente, spensierata, amante della vita, come nei
+primi anni felici della sua adolescenza, come una bambina ignara d’ogni
+tristizia! Ella aveva piegato, a mo’ d’un giunco, sotto le raffiche
+veementi, e s’era sempre rilevata per ricever di nuovo, pienamente,
+l’impeto d’altre raffiche! «Ma ora? ora?» si chiese il giovine
+riguardandola, angosciato. «Ora che è tranquilla, che è libera d’ogni
+cruccio, d’ogni angustia, d’ogni paura, ora potrebbe dunque morire?»
+
+Dopo due ore d’ansiosa aspettazione, il medico giunse. Era un giovine
+di trent’anni, pallido, bruno, con una foltissima capigliatura
+castagna, con un sorriso ironico continuamente fisso su le grosse
+labbra escoriate. Egli visitò l’inferma con cura minuziosa, si chinò
+a più riprese sul suo torso denudato (oh, come spiccavan le costole a
+traverso il debole involucro della pelle!), glie lo percosse in ogni
+parte, ascoltò i battiti del cuore, rivolse a lei e al nipote molte
+domande precise, e concluse in fine sorridendo che non c’era ancora
+motivo d’impensierirsi, che bisognava attendere, che si trattava per il
+momento d’una leggera bronchite, un poco inquietante solo per le tristi
+condizioni del cuore.
+
+— Non morirò, dottore? — gli chiese donna Marta, in forma di scherzo,
+salutandolo.
+
+— Signora mia, — egli rispose allegramente, — la nostra vita è in
+mano di Dio; ma, per quanto ne sappia, non credo ch’ella sia finora in
+disgrazia di Quello lassù. In tanto, pensi a scacciare le cattive idee
+per discendere al più presto da quel letto, dove si sta bene di notte
+ma non di giorno, e sopratutto in campagna. A rivederla.
+
+E al nipote, che lo interrogava ansioso, lungo le scale, egli rispose
+asciutto e risoluto:
+
+— Non ho altro da aggiungere, signor conte. Speriamo che non
+sopraggiunga qualche complicazione. Ora le scriverò una ricetta, e
+passerò stasera o domattina a rivederla.
+
+Nel pomeriggio le signore Boris, avvertite della visita del medico,
+vennero premurosamente a chieder notizie di donna Marta. Parevano
+entrambe molto addolorate, e non entrarono nella sua camera che in
+sèguito alle esortazioni insistenti d’Aurelio. La vecchia, già alquanto
+sollevata dalle parole del dottore, ebbe dalla loro presenza quasi
+una conferma della poca gravità del suo male: le accolse dunque con
+visibili segni di gioja, le fece sedere amabilmente accanto al letto,
+ritrovò con esse per un’ora la sua loquacità ilare e giovenile. Anche
+la signora Teresa, rassicurata dall’umore eccellente dell’inferma,
+dimise ben presto il suo contegno grave e compunto; e la conversazione
+s’accese tra loro viva, leggera, volubile, come già sul rialto negli
+ultimi convegni.
+
+Aurelio, seduto dall’altra banda del letto, guardava fissamente Flavia:
+non l’aveva mai veduta così smorta e così commossa; ella non diceva
+che una qualche parola di quando in quando, allorché era direttamente
+interrogata da sua madre o da donna Marta, e teneva gli sguardi bassi:
+una ruga prolissa le solcava la fronte tra ciglio e ciglio. Il giovine
+la guardava, cercando d’immaginare la causa di quella sua mestizia; e,
+inconsapevole, traeva dalla vista di lei una dolcezza serena, un senso
+indefinibile di pace e d’oblìo, che si stendeva come un fitto velo su
+le angosce profonde della sua anima.
+
+Il giorno declinava: il sole era scomparso dal giardino; un soffio
+di brezza entrava dalla finestra aperta, gonfiando le tende, movendo
+il lembo delle coltri a pie’ del letto. D’un tratto la vecchia, che
+discorreva animatamente, ammutolì, s’abbandonò inerte su i guanciali.
+Un tremito agitò i suoi occhi, che parvero appannarsi, confondersi nel
+vuoto, perdere ogni luce; un fioco rantolo, come un cigolìo interno,
+s’udì distinto nella sua respirazione accelerata.
+
+— Donna Marta! Donna Marta! — chiamò la signora Teresa, alzandosi di
+scatto in piedi, avvicinandosi a lei, sgomenta dal suo aspetto e dal
+suo silenzio improvviso.
+
+L’inferma non rispose, nè si mosse. Anche Flavia e Aurelio s’eran
+levati e l’osservavano ansiosamente.
+
+— Che l’abbia fatta parlar troppo?... — chiese confusa la Boris
+all’Imberido. — Dio mio! Se l’avessi imaginato!... Forse sarà stanca;
+forse avrà bisogno di riposo....
+
+— Sì, di riposo.... — mormorò con un sospiro l’inferma, quasi si
+scotesse allora da un deliquio momentaneo. E tentò di sorridere, e
+stese con uno sforzo la mano per salutare.
+
+Le donne, prima d’uscire, la baciarono entrambe sul viso con sincera
+effusione.
+
+— Non ci tenga in pena! Si alzi presto. Noi siamo perdute senza di
+lei; — aggiunse Flavia con la voce tremula, mentre stava per varcare la
+soglia.
+
+Aurelio, incitato dall’avola, le accompagnò lungo il portico fino alla
+scala.
+
+— Se ha bisogno di noi, ci comandi, — gli disse la signora Teresa. —
+Io e Flavia saremo ben liete di poterle esser utili in qualche cosa.
+Se vuole, per esempio, che qualche notte la vegliamo noi.... Flavia
+è una buona infermiera; io ne conosco tutta la pazienza e tutta la
+sollecitudine.... Ella non cerca altro.
+
+— Oh, sì, signor Aurelio, — esclamò impetuosamente la giovinetta; —
+voglio tanto, tanto bene a donna Marta!
+
+Ella arrossì così forte che parve le si fosse raccolto tutto il
+sangue delle vene sul viso. E distolse sùbito con un atto timido gli
+occhi, che scintillavano, da quelli del giovine. — Perché Aurelio
+fu assalito da un brivido alle sue parole e al suo turbamento? Egli
+ebbe un’intuizione fulminea dei tristi pensieri che si movevano
+nella mente di lei; egli credette d’indovinare il perché della sua
+malinconia presso il letto della nonna ammalata. — Era vero! Era
+vero! Ella lo amava: ella temeva per lui; ella tremava per lui su la
+vita della sua cara! — Un trasporto di tenerezza e di gratitudine
+lo spinse irresistibilmente verso la fanciulla; ma non fu che un
+attimo. L’eccitazione sentimentale si placò; il tumulto del cuore si
+tacque; alla certezza della prima supposizione successe il dubbio, lo
+scoramento, l’indifferenza. Egli rientrò, già immemore di lei, nella
+camera di donna Marta, tenuto da una sola ansietà, sorretto ancora da
+un’unica speranza.
+
+Quella notte Aurelio non si coricò nè potè chiudere occhio. Rimase
+sempre al capezzale dell’inferma, assistendo inutile e straziato
+alle sue inquietudini, alle sue sofferenze, a’ suoi delirii, alle sue
+soffocazioni. Dieci lunghe ore, interminabili, egli rimase accanto a
+lei, nell’ombra della vasta stanza a pena mitigata da una debole fiamma
+oscillante, nel lugubre silenzio della campagna rotto a tratti dai
+lamenti dei gufi o dallo strepito sordo del vento. Donna Marta non ebbe
+un attimo di requie durante l’intera notte: oppressa dall’affanno, ora
+accesa da un calore intollerabile, ora assiderata da un gelo mortale,
+s’agitò, smaniò, rigettò indietro le coltri, s’avviluppò in queste
+fino ai capelli, domandò di vestirsi, d’uscire; sotto un accesso più
+violento, supplicò perfino il nipote d’andar sùbito a prendere il prete
+perchè si sentiva morire, morire. Livida, stravolta, con le chiome in
+un disordine fantastico, con gli sguardi spenti o inferociti, ella a
+ogni momento lo chiamava a sè, gli afferrava con forza una mano, gli
+chiedeva come folle se quel martirio doveva durare eterno, se quella
+notte non doveva finire mai più.
+
+In vano Aurelio cercò di rassicurarla, ricordandole le parole dette dal
+medico alla mattina; in vano cercò di frenarla, spiegandole il danno
+di quelle smanie e di quelle frenesie, supplicandola, almeno per amore
+di lui, d’esser più calma, di dominarsi, di non abbandonarsi in tal
+guisa alla disperazione. Ella non lo ascoltava più; ella non sentiva
+se non i bisogni momentanei del suo corpo addolorato: aveva caldo, e
+violentemente si scopriva; aveva freddo, e si sprofondava rabbrividendo
+sotto le coltri; non poteva respirare, e chiedeva l’aria libera, e
+voleva uscire così, sola, nelle tenebre, verso l’aperta campagna dove,
+tremando di desiderio, udiva il vento frusciare.
+
+Su l’alba finalmente ella s’acquetò un poco. Esausta, ricadde su
+i guanciali, chiuse gli occhi e parve assopirsi. La candela, tutta
+consunta, agonizzava a pie’ del letto. Aurelio s’alzò con precauzione,
+andò in punta di piedi a spegnerla, ritornò sùbito al suo posto
+vicino all’inferma. Si sentiva stanco, sfibrato, aggranchito; ma non
+aveva sonno. Un’apatia desolata fasciava la sua anima; non un palpito
+di pietà, di dolore, di sgomento sollevava il suo petto; egli era
+vuoto, vuoto e nero come una caverna senza luce. E stette immobile,
+lungamente, finché apparve il sole, a contemplare quel viso cereo,
+ossuto, spettrale che, senza il rantolo umido gorgogliante nella gola,
+si sarebbe detto l’imagine d’una morta.
+
+Il medico di Laveno entrò verso le nove nella camera di donna Marta,
+tranquillo, indifferente, con il suo immutabile sorriso un poco ironico
+su le grosse labbra escoriate. Sedette, senz’aspettare un invito,
+su la sedia prossima al letto; ascoltò, stupito e quasi incredulo,
+la descrizione della notte tormentosa che gli fece l’ammalata e
+il vegliante confermò. S’era appena levato in piedi per esaminarla
+novamente, quando Camilla venne ad annunziare l’arrivo del dottor
+Demala.
+
+Questi, un uomo tarchiato e possente dalla testa enorme, dagli occhi
+piccoli e brillanti sotto due foltissime sopracciglia brizzolate, era
+un vecchio amico di famiglia: aveva prestato le sue cure amorevoli
+durante la lunga infermità del padre Imberido; e conosceva a fondo
+le tristi condizioni di salute della contessa per averla assistita
+più volte nelle sue frequenti indisposizioni di cuore e di bronchi.
+S’avvicinò sinceramente commosso a lei, le prese con affetto una mano
+nelle sue.
+
+— Che mi fa, donna Marta? — disse con la sua voce cordiale. — Che
+brutte sorprese mi riserba, vivendo lontana da me?
+
+— Caro dottore, — ella rispose puerilmente, rianimata dalla sua
+presenza. — Avevo tanto desiderio di vederla, che ho fatto il possibile
+per ammalarmi....
+
+— Ho sentito! Ho sentito!... — soggiunse il dottore, avendo già
+interrogata Camilla su le cause del male. — Sempre imprudenze! E sì,
+che sarebbe ornai tempo di metter giudizio!... Vediamo dunque che c’è
+di nuovo.
+
+I due medici la visitarono insieme alla presenza d’Aurelio. Poi,
+rassicurata l’inferma, uscirono insieme dalla stanza, seguiti da lui
+più pallido e più ansioso che non mai. Quando furono al basso, il
+dottor Demala dichiarò schiettamente trattarsi d’un’infiammazione
+piuttosto estesa al polmone sinistro, che lo stato del cuore rendeva
+oltremodo grave e pericolosa. Non potendo ritornare a Cerro il giorno
+successivo, raccomandò l’ammalata alle cure del collega e pregò
+l’Imberido di telegrafargli sùbito in caso d’urgenza: ordinò le punture
+di caffeina, una soluzione espettorante e le polveri di chinino se la
+febbre fosse ricomparsa.
+
+Nel risalire in barca, disse al giovine che lo guardava muto, attonito,
+accasciato, quasi implorando una parola di conforto:
+
+— E tu, Aurelio, non perderti d’animo. Io doveva dirti tutto; ma ora
+soggiungo che finora non s’annuncia alcun pericolo imminente. Si può
+sperare.... Si ha diritto di sperare che tutto si risolva secondo
+i nostri desiderii. A doman l’altro; e fate in modo ch’io la trovi
+meglio.
+
+E la barca s’era allontanata, mentre i due medici discorrevano tra loro
+animatamente.
+
+Il giovine rimase solo su la spiaggia, ritto, immobile, accompagnando
+con gli occhi il vecchio amico che forse aveva cercato d’illuderlo.
+«Sarebbe troppo, troppo!» ripeteva meccanicamente dentro di sè; e le
+ginocchia gli vacillavano, e il battito del cuore pareva soverchiare
+lo strepito dell’onda contro il greto. Quando la barca s’eclissò, egli
+si mosse: andò a gittarsi sul divano in sala da pranzo; si strinse il
+capo tra le mani, come volesse spremere le lacrime che non volevano
+sgorgare. «Sarebbe troppo, troppo!» esclamava a tratti, senza più
+intendere il significato delle sue parole; e aveva la sensazione
+d’esser seduto nella più fitta oscurità e di non potersi alzare, non
+sapendo dove mettere i piedi, dove dirigersi, dove trovare una via di
+salvezza. Come levò gli occhi trasognati, quasi uscisse da un letargo
+profondo, vide d’avanti a sè nel sole il tavolino da lavoro della
+nonna e la grande poltrona vuota. Quell’apparizione subitanea di cose
+memori su la soglia della sua coscienza lo riempì di terrore e di
+cordoglio: nulla, nulla al mondo, neppure la stessa presenza dell’avola
+spenta, avrebbe potuto dargli un’idea più chiara e più tremenda della
+sua sciagura. «Ecco,» egli si disse, «quelle cose non mutano e non
+muteranno; il sole scendeva a illuminarle quand’ella le occupava; il
+sole scende sempre a illuminarle, ed ella non vi è più!» Sentì che
+il pensiero di nuovo gli si confondeva; che il cuore a poco a poco
+rallentava il palpito; che la tension dei nervi s’ammorbidiva, sotto il
+peso d’un’immane e schiacciante fatalità. Un nodo di pianto gli salì
+alla gola. La vista gli si offuscò. Egli piegò la povera testa su le
+palme, e ruppe alla fine in singhiozzi, perdutamente.
+
+Nel pomeriggio ritornarono le signore Boris a veder l’ammalata;
+rimasero a lungo presso di lei, quasi sempre silenziose; se ne andarono
+tristi e scorate quando il giorno tramontò, raccomandando ancora ad
+Aurelio di non dimenticarle, di ricorrere a loro senza riguardi per
+qualunque servizio. La sera cadde; e donna Marta, ch’era stata fino
+allora a bastanza tranquilla, riprese ad agitarsi, a lamentarsi, a
+rantolare. Nè il nipote nè la fantesca poterono abbandonarla un sol
+momento durante l’intera notte, che fu assai più torbida e spaventosa
+della precedente. Verso il tocco un temporale scoppiò sopra il golfo,
+riempiendo l’aria di bagliori e di boati; e l’inferma incominciò a
+delirare. Ella voleva alzarsi, voleva partire, voleva fuggire; e, come
+Aurelio la tratteneva, in un risveglio di memorie antiche chiedeva
+soccorso alla madre, non riconoscendo più il figlio di suo figlio,
+credendolo un estraneo che volesse chiuderla per violenza in quel luogo
+di tortura.
+
+— Mamma, mamma, ajutami! Portami via! — ella urlava con la voce rauca,
+strozzata dall’affanno, mentre cercava di svincolarsi e di precipitarsi
+dal letto.
+
+E nulla nella notte, tra il frastuono della bufera, era più tragico di
+quel grido infantile nella bocca d’una vecchia canuta e moritura!
+
+L’alba alfine s’annunciò, una lugubre alba piovosa come d’autunno
+estremo. L’inferma ricadde affranta su i cuscini, invocando la madre
+in un ultimo fievole grido; Camilla, pallida e disfatta dalla veglia,
+s’assopì reclinando il capo sul piano del letto; Aurelio, in punta di
+piedi, uscì sotto il portico per respirare, per sottrarsi alle visioni
+di follìa che l’assediavano nella camera dolorosa.
+
+Su la loggia di fronte, dalla parte abitata dai Boris, splendeva ancora
+nel timido crepuscolo un lucignolo d’avanti a un’icona. L’imagine,
+consacrata dalla fede, rispettata dal tempo e dagli uomini, era un
+piccolo brano del fresco, che illustrava in origine tutte le pareti
+del portico superiore e che più tardi era stato ricoperto da un
+intonico bianco per la volontà d’un marchese de Antoni, pauroso di
+quelle figure allegoriche e oscure tra cui a ogni tratto si vedeva la
+Morte spietatamente falciare. Era un gran volto di donna giovine dai
+lineamenti incerti e rozzi, ma d’una singolare espressione mistica
+nei larghi occhi smunti rivolti verso il cielo. Rappresentava forse
+in origine una martire nella estatica aspettazione del supplizio;
+ora però quel volto appariva coronato da una aureola circolare di
+fattura recente, e si diceva l’imagine della Madonna. I guardiani
+del palazzo e la gente del villaggio asserivano poi che l’icona aveva
+compiuto nel tempo trascorso molti miracoli, e che, velata anch’essa
+dall’intonico, se n’era liberata ed era riapparsa sola in una notte,
+maravigliosamente.
+
+Il giovine, inconsapevole, fu attratto da quel lume, che oscillava al
+vento umido dell’alba. Attraversò cautamente i due lati della loggia,
+giunse presso al sacro emblema e si fermò, come arrestato da un
+ostacolo, d’innanzi ad esso. Un’immensa desolazione era in lui: la sua
+anima era piena d’ombra e di mistero. Grandi fantasmi vi si levavano
+a tratti, fluttuavano alquanto nel vuoto, svanivano verso l’alto,
+quasi assorbiti da una fauce immane spalancata sopra di essi. — Tutto
+era vano! Tutto era triste! Tutto era irreparabile! A che valevan gli
+strazii, i timori o le speranze? — Quel volto, ch’egli contemplava,
+gli diceva l’inutilità d’ogni nostro sforzo; gli diceva la fatalità
+degli umani eventi, i quali son come prescritti in un libro secreto
+e immutabile; gli insegnava che all’ora scoccata il destino si compie
+inesorabilmente contro ogni volontà, contro ogni opposizione, contro
+ogni rivolta; gli insegnava ancora che agli uomini non resta che
+pregare o piangere, pregare per rassegnazione, o piangere su la loro
+sventura e su la loro impotenza!
+
+La vita perdeva pregio, significato, valore. Essa non era che una
+lotta disperata, una lunga sofferenza, un perenne sacrificio nella
+sola aspettazione della fine. E i piaceri, le ambizioni, le glorie di
+questa terra eran gli inganni d’una Natura ostinata, forse le insidie
+d’un Ente vendicativo per tenerci legati fino all’estremo soffio alla
+nostra catena. E poi? Poi veniva il nulla, l’ignoto, l’eternità. Il
+nulla, proprio il nulla? dopo tanto soffrire, dopo tanto sognare, dopo
+tanto pensare? Era dunque possibile che l’esistenza individuale, questa
+unica realità intelligente, non avesse uno scopo? — L’idea religiosa
+batteva alla sua porta: l’eredità mistica si risvegliava nel suo
+sangue cristiano, in quell’ora di prostrazione, d’avanti a quell’antica
+imagine che aveva fatto miracoli. Egli, il superbo, s’umiliava; egli,
+il sapiente, rinnegava d’un tratto la sua dottrina, il nobilissimo
+frutto di lunghi studii e di profonde meditazioni. Il mistero
+dell’Irreparabile, ond’era tutto circondato, compiva il prodigio
+della sua conversione, distruggeva la sua vanità, risuscitava dalle
+ceneri la sua fede sopita. Era la scintilla repentina; era la percossa
+improvvisa: egli provava il bisogno di credere in qualche Essere
+superiore, onnipotente, a cui rivolgere in quell’ora i suoi voti.
+Alcuni ricordi lontani ricorsero nel suo cervello; preludii d’orazione
+s’illuminarono; una suprema speranza gli cantò deliziosa nel cuore.
+Egli piegò le ginocchia fino a terra, congiunse le palme, chinò sul
+petto il capo orgoglioso; e in quell’atto di devozione puerile, come
+già negli anni ottusi dell’infanzia, recitò le preghiere obliate da
+tempo immemorabile, invocando dalla pietà divina la salvezza della sua
+cara, che disperava omai d’ottenere dalla scienza e dalla sollecitudine
+degli uomini.
+
+Per alcuni dì donna Marta vacillò tra la vita e la morte. Durante il
+giorno pareva che si riavesse un poco, aveva ore di calma e di sonno
+tranquillo; appena scendeva la sera, ricadeva subitamente nello stato
+febbrile, era ripresa dalle soffocazioni, dalle nausee, dalle smanie,
+dai delirii. E allora diveniva veramente terribile: respingeva con
+violenza il dottore, rifiutava cibi e rimedii, vituperava il nipote e
+la fantesca; intollerante d’ogni freno, ribelle a qualunque consiglio.
+Sopra tutto contro Camilla ella nudriva un astio e un rancore,
+inesplicabili. Tal volta, durante una tregua, ella chiamava a sè
+Aurelio, e gli diceva sotto voce, con circospezione paurosa:
+
+— Manda via costei! Te ne prego, mandala via! Non la posso vedere....
+
+E i suoi occhi avevano lampi d’odio, come al cospetto d’un nemico
+temuto e minaccevole.
+
+Fortunatamente, dopo due notti insonni, la ragazza, gracile e
+impressionabile, non potè più reggersi in piedi e per ordine dello
+stesso medico dovette ritirarsi. Flavia venne a sostituirla, e parve
+che portasse, con la sua grazia e la sua dolcezza, un ultimo impulso di
+vita a quella povera anima esausta.
+
+La notte, donna Marta si mostrò in fatti più calma, più coraggiosa, più
+ragionevole. Era per simpatia? Era per deferenza? Era per soggezione
+o per vergogna? Bastava che Flavia si rivolgesse verso di lei,
+perchè d’un tratto si ricomponesse, frenasse le sue irrequietudini,
+dissimulasse sotto un pallido sorriso di persona stanca i suoi interni
+tormenti. Quando la giovinetta si inchinava sul suo viso per baciarla
+o le prendeva una mano per sentirne il battito del polso, i suoi
+lineamenti contratti si rilassavano per incanto, sembrava ch’ella
+provasse un gran sollievo, che le si comunicasse al solo contatto un
+po’ di quella forza giovenile. Quando le porgeva le medicine, ella si
+sollevava sùbito a sedere e le sorbiva in fretta, senza una protesta,
+sogguardandola anzi con occhi gonfii di riconoscenza. Tal volta, come
+il male le strappava un gemito incontenibile, ella si volgeva pentita
+alla vegliante, e, se per caso incontrava il suo sguardo, mormorava con
+la voce tanto mite:
+
+— Ho parlato?... Non so.... Dormivo....
+
+E socchiudeva tosto le palpebre, fingendo di riprendere il sonno
+interrotto.
+
+Aurelio rifinito dalle fatiche e dalle angosce di quei giorni, eppure
+tenuto desto dall’insonnio nervoso, stava seduto in un angolo bujo,
+e osservava. Era vero tutto quanto gli stava d’intorno? A lui pareva
+di sognare: come in un sogno, in fatti, gli si presentava la camera
+grande, che una candela posata in terra illuminava fantasticamente
+dal basso in alto, rilevando le cose che di solito non eran visibili,
+lasciando in un’ombra densa quelle altre a lui note. Come in un
+sogno, la figura di Flavia si moveva continuamente tra quelle strane
+apparenze, e non suscitava nei passi il benché minimo strepito: il
+lembo delle sue vesti chiare era dorato dai riflessi della luce, ma
+la sua testa si perdeva nell’oscurità ed era irriconoscibile. Egli,
+ottuso dalla stanchezza e dall’immobilità, guardava, attonito e quasi
+incredulo, intorno a sè: — era proprio la camera dell’avola, quella?
+era Flavia, colei che gli passava d’innanzi in silenzio, più leggera
+d’uno spettro?
+
+Il giovine non poteva credere alla sua ragione; non poteva credere
+alla stessa evidenza. A tratti le idee gli si confondevano, la realità
+gli sfuggiva, e la fantasia dava alle sue sensazioni aspetti falsi,
+difformi, inaspettati. Egli allora vedeva una donna nuova nella sua
+casa, sola padrona e arbitra; la vedeva in una stanza sua aggirarsi,
+frugare nei tiretti, cercare e trasportare le cose sue, accostarsi
+sicura a un gran letto bianco, che nell’ombra grave imaginava deserto.
+Quella era bene la sua donna; era la sua compagna, e quel gran talamo
+bianco era il loro. Flavia o un’altra? Era Flavia, non poteva esser
+che Flavia. Grandi fatti erano avvenuti, che ora non rammentava più;
+ed egli l’aveva sposata!... L’ipotesi non lo sgomentava, anzi gli
+dava un’impressione profonda di ristoro. Non era egli solo, triste,
+abbandonato nel mondo, senza parenti e senz’amici? Aveva una donna
+accanto a sè, che lo amava, che lo curava, che lo assisteva vigile e
+solidale nelle lotte della vita....
+
+Ma un gemito lieve o un fruscìo di coltri smosse venivan dal letto,
+dove giaceva l’inferma; ed egli d’improvviso era richiamato al senso
+esatto della realità. Allora un’irritazione amara s’impossessava
+del suo spirito; una specie di rimorso gli feriva il cuore, da prima
+fievole e confuso, poscia lucido e tagliente come una lama affilata: —
+irritazione contro sè stesso, contro la sua debolezza che aveva evocato
+un mondo chimerico in contrasto con tutte le sue ambizioni, con tutti
+i suoi principii — rimorso per l’obliquo disegno riparatore, ch’egli
+aveva già inconsciamente abbozzato, in presenza dell’avola ancor
+viva. Oh, al risveglio, riflettendo, quel suo sogno di pace futura gli
+sembrava abbominevole! Come, come aveva osato persuadersi e compiacersi
+d’una simile supposizione? Non amava dunque sua madre? Non amava quella
+povera creatura, legata a lui dai più sacri vincoli di sangue e di
+consuetudine? — Sì, certo, egli l’amava, l’amava sopra ogni cosa al
+mondo; avrebbe dato la vita per salvarla; sinceramente, sarebbe morto
+felice prima di lei, pur di non vederla morire! E, non ostante il suo
+verace affetto, aveva potuto in sua presenza adattarsi all’ipotesi più
+tremenda, accettarne le conseguenze, ricercarne perfino i rimedii!...
+
+La sua coscienza morale era profondamente rimorsa da queste idee:
+egli si giudicava vile, egoista e perverso; egli si sentiva macchiato
+da quelle speranze, ch’eran fiorite spontanee sopra le minacce
+d’un’immensa sciagura. «Ella non morirà,» si ripeteva, per disperdere
+i residui del sogno: «ella guarirà; ella deve guarire; qualche giorno
+ancora, e lascerà il letto.» Ma in fondo a lui un altro pensiero si
+moveva e s’imponeva alle vacue parole, ostinato, invadente: «Sarà così,
+certo sarà così! Se anche dovrà morire, io mi rassegnerò, io continuerò
+a vivere, io la dimenticherò.» E la previsione d’una siffatta necessità
+lo sprofondava in uno scoramento infinito, più lacerante di qualunque
+rimorso, più doloroso di qualunque cordoglio.
+
+Ahi, miserabile carne, eternamente schiava dei proprii istinti
+bestiali!.. — Egli ora vedeva il destino della Vita in una vasta
+astrazione simbolica; vedeva il gran fiume scorrere, inarrestabile,
+a traverso il tempo, a traverso lo spazio. Una goccia scompariva
+assorbita dalle sabbie: altre gocce sopraggiungevano a colmarne la
+minuscola lacuna, a ingrossare il corpo delle acque, che scendeva
+sempre gonfio, tumultuosamente, verso la foce remota e sconosciuta.
+Chi s’accorgeva dell’umile goccia scomparsa? Le altre tutte, per una
+necessità fisica intrasgressibile, eran trascinate via dalla corrente,
+sospinte da quelle che seguivano, attratte da quelle che precedevano.
+E il letto del fiume continuava nelle profondità la sua monotona
+opera d’assorbimento, inavvertita e provvidenziale!... Via, via, a
+traverso il tempo, a traverso lo spazio! Bisognava vivere, bisognava
+fluire, bisognava rifondere le gocce perdute perchè il gran fiume
+non s’asciugasse!... Ed egli in fatti, atomo dell’universo, soggetto
+indistinto delle sue leggi oscure, aveva già pensato a vivere dopo, a
+seguitare il suo inutile cammino, a sostituire con altre le esistenze
+che crollavano dietro di lui. Egli, in cospetto del passato che stava
+per dileguare nel nulla, aveva già ideato un piano d’adattamento,
+un dolce nido d’amore dove festeggiare il suo attimo di luce; aveva
+già concepito in potenzialità i nuovi esseri che avrebbero popolato
+l’Avvenire!...
+
+Questi pensieri, sotto altre forme, con diverse imagini, lo torturarono
+anche nei due giorni che seguirono.
+
+Flavia era sempre là, attenta, vigile, infaticabile al capezzale di
+sua nonna: egli la poteva vedere a ogni ora, in ogni momento, come una
+familiare, come una sorella. Era sempre là vicina a lui, così vicina
+che molte volte le loro vesti si sfioravano, le loro mani si toccavano,
+i loro respiri si confondevano, chini come erano entrambi sul letto
+dell’inferma. E quella convivenza ininterrotta, quella comunione
+d’intenti, di timori e di speranze, assimilavano a poco a poco le
+loro due anime, accrescevano la mutua confidenza, li appartavano
+in una specie di solitudine mistica assai propizia agli abbandoni,
+alle illusioni, alle insidiose idealità. Non si scambiavano se non
+poche parole durante le veglie interminabili; ma i lunghi silenzii
+nella camera dolorosa eran più eloquenti d’un poema, scendevano su
+i loro cuori più incantevoli d’un filtro. In vano il giovine cercava
+di sottrarsi al fascino di quei silenzii; in vano si ribellava alle
+molli lusinghe che assediavano il suo spirito illanguidito; in vano
+respingeva, sdegnato, le onde ineffabili di voluttà che si riversavano
+a tratti su i suoi nervi scoperti dalla spossatezza e dalle angosce
+molteplici. Ella era là; ed egli non poteva chiudere gli occhi per non
+vederla! Omai, egli non poteva non vederla, anche avendo ben chiusi gli
+occhi! E dall’imagine di lei, sempre presente, divinizzata dall’alta
+poesia del suo còmpito pietoso, gli veniva incessantemente il conforto
+non chiesto, non voluto, il conforto umiliante e sacrilego.
+
+La malattia di donna Marta si svolgeva frattanto con una continua
+vicenda di brevi fallaci miglioramenti e di ricadute viepiù gravi
+e inquietanti. Il medico di Laveno era venuto parecchie volte a
+visitarla, aveva cambiato ordinazioni per sodisfare alle richieste
+dell’ammalata e, persuaso della inefficacia d’ogni rimedio, se
+n’era andato, alzando le spalle, aspettando rassegnato la morte o
+un miracolo. In fatti tutte le cure erano inutili: anche le punture
+di caffeina, che si facevano ora due volte al giorno, ottenevano
+soltanto un momentaneo sollievo e la lasciavan poi più abbattuta
+e più affannata di prima. I germi del triste morbo avevan trovato
+un terreno ben preparato a riceverli e si propagavano fecondi e
+indistruttibili, come una mala erba in una maremma. La respirazione
+diveniva ogni dì più corta e frequente; i rantoli umidi, i
+tintinnamenti metallici risonavano in ogni parte del suo povero
+torace scarno; i delirii si moltiplicavano, provocati dalla debolezza
+sempre maggiore dell’organismo — foschi e tragici delirii in cui ella
+con la voce spenta parlava del futuro, non parlava che del futuro,
+confondendo nomi, date, luoghi, dimenticando le persone prossime a lei,
+risuscitando e rivedendo d’innanzi a sè quelle morte da anni, sopra
+tutto il figlio e la nuora!
+
+— Quest’inverno, — ella talvolta diceva, prendendo nelle sue le mani
+dei due giovini, — quest’inverno andremo in Riviera, noi tre soli,
+soli... Son tanti anni che non vedo il mare!... Prenderemo una villetta
+su uno scoglio, contro cui si oda nella notte sbattere le onde, dove
+non ci sia il silenzio che qui ci opprime, questo silenzio che non
+finisce mai, mai... Vero? Vero? Ci condurrai al mare, Alessandro? Mi
+farai rivedere il mare, Alessandro?
+
+Altra volta si scoteva d’improvviso, faceva l’atto di scendere dal
+letto.
+
+— Andiamo! Andiamo! — diceva con grande impazienza. — Ci aspettano.
+Non bisogna farci aspettare. Domani saremo là: ci fermeremo un mese, un
+lungo mese... Là c’è aria buona, là si respira, là si può passeggiare
+al sole.... Andiamo! Andiamo!
+
+E gli occhi allucinati si perdevano in una lontananza fantastica,
+parevan rispecchiare nelle loro pupille dilatate la felice utopia dove
+l’aria salubre non soffocava, dove ancor si poteva liberamente uscire
+per rivedere il sole.
+
+Ma il terzo giorno sembrò in vero che la fine fosse prossima e che la
+vita di donna Marta non dovesse arrivare al domani. Già dal mattino
+ella, sentendosi mancare, aveva chiamato a sè Aurelio e gli aveva detto
+con accento desolato:
+
+— Figliuol mio, è l’ultimo giorno. È inutile illudersi: io mi sento
+morire. E non puoi credere quanto m’affligga il pensiero di lasciar qui
+solo te che hai tanto bisogno d’appoggio, sognatore e inesperto come
+sei di tutte le cose della vita. Che farai tu, povero Aurelio? Che sarà
+della nostra casa?
+
+— Mamma, — proruppe il giovine, trattenendo a pena un singhiozzo, — non
+parlare così! Tu non stai peggio. Un po’ di pazienza ancora. Tu devi
+guarire.
+
+— Dovrei ma non posso. Oh, fosse possibile!... Per te, per te solo,
+credilo, ho tanto pregato Iddio di farmi guarire!... Ma era tardi; era
+troppo tardi. Dovevo pensarci prima. Ho commessa una grave imprudenza,
+ed ecco il castigo! La colpa è mia. Tutta mia... Perdonami, Aurelio...
+
+— Oh, mamma! — egli esclamò, afferrando la mano ch’ella gli offriva.
+
+E cadde in ginocchio presso il letto; e compresse il volto contro i
+guanciali per nascondere le lacrime che già gli solcavano le guance.
+
+Il dottor Demala giunse verso mezzodì a Cerro. Udì da Camilla le
+cattive notizie; salì concitatamente nella camera dolorosa, e, senza
+salutar nessuno, con il cappello in testa, si avvicinò, visibilmente
+turbato, all’inferma. Le tastò il polso, l’esaminò, s’oscurò in viso.
+
+— Presto, un po’ di bambagia, alcuni bicchieri... Presto!
+
+— Dottore, come soffro! — mormorò donna Marta, appena Aurelio fu
+uscito. — Come si soffre a morire!...
+
+— Ma chè morire! — fece il dottore bruscamente, quasi con ira, alzando
+le spalle.
+
+Non disse altro per confortarla. Si volse, guardò attentamente
+Flavia che ancora non conosceva; poi, toltosi il cappello, sedette in
+aspettazione.
+
+— Pessimo tempo! — soggiunse dopo una pausa. — E noi avremmo bisogno
+del sole, d’un bel sole per la nostra ammalata.
+
+— Oh, il sole! — esclamò questa con un profondo rammarico nella voce.
+
+Tacquero. Aurelio rientrò, seguito da Camilla, portando i bicchieri
+e la bambagia; e il medico s’accinse sùbito ad applicar le ventose,
+ajutato a stento da Flavia, che la sua nervosa impazienza confondeva, e
+sbigottiva la vista del fuoco su quelle misere carni.
+
+Donna Marta non diede segno di dolore. Ma la pelle sotto le coppe
+ardenti si gonfiò e al distacco apparve tutta macchiata di cerchii
+sanguigni.
+
+Il dottore uscì insieme con Aurelio.
+
+— Ebbene? — chiese questi tremando d’ansia e di paura.
+
+— L’infiammazione si estende: il catarro ha invaso già una gran parte
+del polmone destro. E il cuore è sempre più debole: gli sforzi di
+questi giorni l’hanno estenuato. C’è da temere un’asfissia....
+
+— La morte, dunque?!...
+
+— Eh, pur troppo.... Ma speriamo che non avvenga; speriamo d’arrivare
+in tempo a scongiurarla. Ora scriverò una lettera al dottor Redi....
+e una ricetta. Sono pillole di muschio: glie ne darai una ogni
+due ore.... regolarmente. Io debbo essere stasera a Varese per un
+consulto.... sarò qui di nuovo domattina.... più presto che potrò.
+Coraggio, in tanto, coraggio, amico mio!
+
+Aurelio rimase stordito dalla fiera minaccia, come da un colpo di
+maglio ricevuto nel mezzo del cranio. Non era dolore quel che provava:
+era un senso di vuoto, d’accasciamento, di desolazione indefinibile.
+Gli pareva d’esser perduto in un’immensa foresta, e di sentir la notte
+scendere su lui a traverso i rami degli alberi secolari: nessuna via,
+nessuna speranza, nessuna salvezza! Egli vedeva il destino, come vedeva
+il paesaggio, di là d’un velo di nebbie e di piogge: d’avanti a lui
+una parete fluida si drizzava fino al cielo per separarlo dalle cose
+esteriori. E nel suo cervello continuava a passare, lento e infinito,
+come una migrazione di larve pallide, tutto il corteo delle astrazioni,
+delle parole vaste, incerte, chimeriche....
+
+L’intero giorno egli restò in quello stato di stordimento e quasi
+d’ebetudine, che non gli permetteva pur di soffrire. S’aggirò come
+un sonnambulo per le camere, per gli anditi, per le logge; stette
+lungamente, immobile e taciturno, seduto su una poltrona nella stanza
+di donna Marta; s’assopì anche un poco nel pomeriggio, ma il sonno
+fu torbido, inquieto, attraversato da baleni sinistri. Si svegliò di
+risalto a un gemito più forte della sofferente. «Non valgono a nulla
+anche le preghiere, dunque?» si domandò, rivedendo il volto cadaverico
+della nonna, ricordando d’un tratto la lugubre previsione del medico.
+— Oh, con che fervore, con che umiltà aveva egli saputo pregare quel
+mattino, dopo tanti anni che la sua fede era muta! Con quanta umiltà
+e con quanto fervore egli era ritornato di poi al luogo dei miracoli,
+e si era ancora genuflesso d’avanti alla sacra imagine! A nulla era
+valso: umiltà e fervore erano stati inutili, s’eran dispersi come un
+fumo nell’impassibilità dello spazio!
+
+Si levò, uscì dalla stanza, sentendo prorompere dall’anima l’odio e la
+bestemmia contro le leggi tenebrose della vita, contro la sorte, contro
+Dio. Non vi rientrò che un’ora più tardi, accompagnando il dottor Redi.
+
+— Aurelio! — chiamò l’inferma con un grido, come lo vide comparire su
+la porta. — Ah, non lasciarmi, non lasciarmi più! Sta qui vicino a me,
+molto vicino.... Perché sei andato via? Ho paura! Ho paura!...
+
+Era più alterata e più deforme che non mai: parve al giovine che
+in quell’ora fossero piombati vent’anni di torture su quella faccia
+miserabile.
+
+— Eccomi, mamma! — egli balbettò con la voce tremula, avvicinandosi al
+letto.
+
+Mentre il medico l’esaminava, Flavia s’accostò pianamente a lui e gli
+disse sotto voce all’orecchio:
+
+— Mio Dio, quante volte l’ha chiamata durante la sua assenza! Io ho
+pensato ch’ella dovesse riposare e non ho voluto disturbarla. Ho fatto
+male?
+
+— Grazie! Grazie! — egli rispose, e le stese indietro la mano,
+involontariamente.
+
+Sentì un contatto caldo, una stretta energica, un intrecciarsi furioso
+con le sue dita d’altre dita più sottili. E quelle dita tremavano,
+d’un tremolìo incessante, quasi la vibrazione d’una corda sfiorata.
+Il brivido si comunicò più forte alla sua mano, gli ascese lungo il
+braccio su su, come un’onda elettrica, verso il cuore, verso la gola.
+La sua anima si gonfiò di confuse aspirazioni.... Egli comprese: era
+il conforto, il conforto non chiesto, non voluto. Fece per ritrar la
+mano ma non gli fu possibile; e rimase così, avvinto a lei nell’ombra,
+in cospetto della moritura, finchè il medico, compiuta l’opera, non si
+mosse.
+
+La sera calò rapida tra i nembi. Pioveva, pioveva sempre. Si udiva
+lo scroscio sordo dell’acqua su la campagna buja: si udiva il rombo
+alterno dei flutti contro la spiaggia. Di quando in quando qualche
+foglia divelta dal vento cadeva sul davanzale delle finestre, stridendo
+lieve contro i vetri. Era la triste monotonia dell’autunno in tutta
+la sua funebre maestà, la lenta decadenza della stagione, la malattia
+irreparabile di tutte le cose vive sotto l’inclemenza di un cielo
+plumbeo. La luce affievoliva, le piante si sfrondavano, l’erbe e i
+frutici infracidivano, la terra stava per chiudersi assiderata nella
+compostezza brulla della morte. E, nel crepuscolo, la campana della
+chiesa, battendo tra lo strepito della pioggia l’Ave Maria, sembrava
+annunziare ai fedeli che un’agonia incominciava e convocarli per una
+preghiera di requie eterna.
+
+Al calar delle tenebre, ai lugubri squilli, principiò ad allentarsi
+il viluppo d’apatia che teneva fasciata l’anima del giovine fin dal
+mattino. A mano a mano egli venne riprendendo coscienza di sè stesso,
+ritrovando il sentimento normale della sua persona, rientrando nella
+realità con i sensi vigili e la mente perspicace. Allora intese tutta
+la gravità della sciagura che gli incombeva; allora ebbe veramente
+l’intera e lucida consapevolezza della sua infelicità. — Sua nonna, la
+sua seconda madre era là, china e sospesa su l’abisso senza confine.
+Tutta la sua giovinezza, tutta la sua vita anteriore, tutti i suoi
+sogni medesimi erano intimamente legati alle memorie di quell’essere
+precario, che nessuna forza umana poteva contendere alla sua sorte.
+Ella precipitava; e avrebbe forse trascinato con sè memorie, sogni,
+giovinezza. Che fare? Ogni cosa era inutile. Bisognava aspettare,
+assistere, rassegnarsi. E poi? Ahi, questo era il più terribile: poi
+bisognava vivere, vivere ancora, portando in cuore il peso di tutte
+le disperazioni, di tutte le maledizioni, di tanta amara esperienza;
+bisognava scegliere una via nuova da percorrere, sapendo già la vanità
+di ogni nostra impresa e la mèta fatale d’ogni nostro cammino!
+
+Era affondando gli sguardi nel futuro che Aurelio provava lo sgomento
+maggiore: lo stesso spaventoso attimo del trapasso impallidiva di
+fronte all’idea della lunga serie di giorni grevi che lo avrebbe
+seguito. Egli era solo: dentro di lui non restava che il rimpianto
+d’un unico affetto distrutto; e d’intorno a lui, un mondo impassibile,
+aspro, prodigo di sarcasmi per l’anima in pena. In quel momento nessun
+conforto estraneo, nessuna obliqua aspettativa mitigavano la cruda
+evidenza della sua previsione: il cordoglio, il grande cordoglio nobile
+e puro, dominava, autocrata severo, tutte le sue facoltà.
+
+Donna Marta, dopo la puntura di caffeina, aveva avuto un’ora di
+sollievo, aveva anche mangiato qualche cosa; poi d’improvviso era
+ricaduta nello stato di prostrazione mortale. Ora, riversa su i
+cuscini, delirava fiocamente; e Flavia, tenendole una mano, assecondava
+con qualche blanda parola il suo delirio.
+
+— Andiamo! Andiamo! — diceva l’inferma, senza muoversi, senza potersi
+muovere.
+
+— Ma dove, donna Marta? Dove vuole andare a quest’ora?
+
+— Via, lontano... Qui si sta male. Andiamo?
+
+— Eh, si sta male dovunque, cara signora. E non si può uscire. Piove,
+piove a dirotto.
+
+L’inferma taceva un istante, poi ricominciava a supplicare, guardando
+la fanciulla con occhi stravolti, pieni d’una luce innaturale,
+biancastra come quella dei lampi:
+
+— Andiamo! Andiamo!
+
+La notte era discesa. La candela, posata in terra a piedi del letto,
+spandeva un chiarore dorato su le cose ignote, lasciando in un’ombra
+densa quelle altre di solito visibili. L’orologio a pendolo sonò le
+nove, nell’oscurità.
+
+— Ho sonno, — disse l’inferma d’un tratto.
+
+Aurelio s’avvicinò al capezzale. Le prese l’altra mano nella sua,
+susurrandole all’orecchio:
+
+— Dormi, mamma. Sarai stanca. Dormi.
+
+Ella fece cenno di sì col capo. Sorrise debolmente (oh, quel sorriso
+non era, non era di questa vita!). Poi, avendo chiusi gli occhi, con un
+atto repentino avvicinò le mani di Flavia e d’Aurelio, le riunì sopra
+il suo cuore, ritirò le sue con lenta precauzione, e parve assopirsi
+sotto il calore di quel nodo di giovinezza ch’ella medesima aveva
+voluto stringere in un estremo risveglio della coscienza.
+
+I due giovini, chini su di lei, non si guardarono: stettero immobili,
+compresi come dalla solennità d’un rito religioso. E l’orologio sonò di
+nuovo il tempo fuggitivo, sorprendendoli ancora con le mani sovrapposte
+al cuore della morente, che si sentiva battere folle e disperato quasi
+lottasse contro un nemico implacabile.
+
+— Dorme? — chiese Aurelio, con un fil di voce.
+
+— Dorme — rispose Flavia.
+
+Si sciolsero, s’allontanarono in punta di piedi, sedettero discosti
+l’uno dall’altra ai due angoli della vasta camera. Pioveva, pioveva
+sempre. Si udiva lo scroscio sordo dell’acqua su la campagna buja; si
+udiva lontano il rombo cadenzato delle onde contro il greto. Di quando
+in quando i vetri della finestra stridevano lievemente, percossi da
+uno spruzzo o da qualche foglia secca, che il vento spingeva verso il
+palazzo.
+
+Un’ora passò, silenziosa.
+
+Donna Marta dormiva supina, rialzata da tre o quattro guanciali, e
+l’estrema debolezza le toglieva ogni moto, ogni segno esterno di vita;
+l’avrebbe fatta credere esanime se non fosse stato il fioco ritmo della
+respirazione, così rauco e frequente come l’anelito d’un cane dopo una
+corsa a perdifiato. Ella giaceva inerte, con gli occhi chiusi, con la
+bocca spalancata; e lo stesso affanno non le sollevava il petto, non
+dava la più piccola scossa all’esile persona che a pena formava rilievo
+sotto le coltri scomposte. Aurelio, dal fondo della camera, teneva
+gli sguardi fissi al funereo chiarore che rompeva l’ombra al sommo
+del letto. Non poteva distinguer nettamente la figura dell’inferma dal
+bianco dei guanciali e dei lenzuoli; ma il rantolo breve e l’immobilità
+d’ogni cosa richiamavan la sua attenzione, accrescendo d’attimo in
+attimo la sua inquietudine. Più d’una volta, assalito da una paura
+repentina, fece l’atto di levarsi, di correre a lei per toccarla,
+poichè gli pareva che dovesse esser già fredda e stecchita. Ma lo
+trattenne la vista di Flavia, vigile come lui e ferma al suo posto. In
+fine, dopo un’aspettazione eterna, si risolvette: in punta di piedi
+attraversò la stanza, venne accanto alla fanciulla, le disse piano,
+senza voce:
+
+— Bisognerà darle il muschio. Son già passate tre ore dall’ultima
+pillola.
+
+— Svegliarla?
+
+— Mi sembra.
+
+— Credo sia meglio lasciarla quieta. Dorme. È la prima notte che può
+riposare un poco...
+
+Aurelio voleva aggiungere: «Quel sonno non mi piace;» e non l’osò. Fece
+un gesto vago d’assentimento.... si ritirò ancora in punta di piedi nel
+suo angolo oscuro.... ricadde costernato su la sedia, afferrandosi il
+capo che bruciava tra le palme gelate. Il sospetto tremendo aumentava
+continuamente dentro di lui: egli s’esaltava. La camera era fosca,
+irriconoscibile; il volto dell’inferma assumeva nella sua fantasia
+l’apparenza d’una spaventosa maschera di cera sul pallor della tela; e
+la sua contemplazione prolungata diveniva tragica, poichè egli sentiva
+nell’aria, sopra quel volto, la presenza della Morte invisibile.
+Tutta la sua anima era sospesa al respiro di lei, che strepitava in
+una corsa matta, come un congegno guasto che il freno non regga più e
+stia scaricandosi per ristare d’improvviso e per sempre. Egli pensava
+con raccapriccio: «Ella non dorme. Quel letargo greve e affannoso
+non è sonno, è coma. L’asfissia è incominciata: ella non si sveglierà
+più.» Cercava di scacciare da sè il sospetto.... d’illudersi un poco
+ancora... di credere cecamente alle apparenze tranquille ch’erano
+intorno a lui, «Dorme,» si diceva; «non ha accusato alcuna sofferenza
+prima d’assopirsi. Io mi spavento senza ragione.» Ma le parole
+confortevoli risonavano senza eco nel suo cervello; e quelle paurose le
+soverchiavan sùbito, più forti, più convincenti, più imperative, come
+proferite al suo orecchio da un estraneo che non poteva ingannarsi.
+
+Un tempo incalcolabile passò, senza che avvenisse un movimento nella
+camera dolorosa. Pioveva.... pioveva sempre. Si udiva il rombo cupo
+della pioggia su la campagna oscura.... si udiva lo strepito delle onde
+contro la spiaggia.... Di tratto in tratto un baleno muto rischiarava
+le vetrate, rivelando un paesaggio grigio, informe, spugnoso a traverso
+i fili lucidi dell’acqua cadente.... Nel suo angolo, Flavia a poco a
+poco s’era addormentata.... L’inferma rimaneva nella sua compostezza
+immutabile.... e il suo respiro, accompagnato da un gorgoglio liquido
+nella gola, continuava senza tregua, rapido e anelante, prevenendo
+i battiti regolari del pendolo.... La campana della chiesa sonò
+lungamente la mezzanotte.... l’orologio nella stanza la ripetè
+lungamente sùbito dopo.
+
+Quando il giovine s’accorse che anche Flavia dormiva, si levò
+in piedi di nuovo, s’avvicinò con passo furtivo al letto, giunse
+inavvertito presso al capezzale.... Toccò la fronte dell’inferma....
+era fredda e un poco madida!... Le prese il polso.... era di gelo,
+e l’arteria batteva a pena, ora agitata ora lentissima!... Si
+rialzò, inorridito.... Si passò una mano su i capelli, con un gesto
+di smarrimento supremo.... — Era possibile? Era possibile? — Un
+terrore subitaneo lo irrigidì, gli agghiacciò il sangue, gli offuscò
+l’intelletto. Tutto era oscurità e silenzio: egli non sentiva più,
+non vedeva più, non pensava più.... Parvegli veramente in quel punto
+che fosse la fine del mondo.... ed era la fine del mondo, ma non per
+lui!... Restò qualche istante immoto, attonito, ottenebrato d’avanti
+all’avola, che al suo contatto non aveva dato un segno di vita.... Poi
+la chiamò.
+
+— Mamma!
+
+Più forte la chiamò una seconda volta.
+
+— Mamma!
+
+La scosse, la chiamò una terza volta quasi con un grido.
+
+— Mamma!
+
+La voce nel silenzio notturno ebbe un suono così strano, ch’egli si
+volse spaurito a riguardare, come se qualcuno avesse gridato con lui
+dietro le sue spalle. La camera era quieta, e sembrava deserta....
+Flavia, morta di fatica, non s’era risvegliata, e nell’ombra densa era
+quasi invisibile.... Egli si sentì solo, assolutamente solo di fronte
+al mistero: gittò un ultimo sguardo obliquo all’inferma, immobile sul
+letto come una statua di cera; e, pazzo di dolore e di sgomento, si
+precipitò in corsa fuor della stanza.
+
+Le tenebre eran fitte sotto il portico.... si vedeva soltanto,
+dall’altro lato, fumigare il lucignolo votivo d’innanzi all’icona
+miracolosa.... Aurelio si diresse risoluto verso la porta della
+scala.... discese brancicando fino al cortile.... l’attraversò a passo
+concitato, senz’accorgersi dell’acqua che gli pioveva in testa...
+Anelante, con le arterie che gli battevan su le tempia quasi colpi
+di martello, entrò nella sala da pranzo ch’era buja, fredda, umida
+come una grotta. Non pensò d’accendere un lume.... si lasciò cader di
+peso sopra il divano.... — Tutto era finito! Le tristi previsioni del
+medico s’erano avverate: il cuore non aveva potuto oltre resistere
+agli immani sforzi di quei giorni, e l’asfissia era incominciata: sua
+nonna moriva! Ogni speranza omai era vana; ogni illusione, dispersa;
+la vita gli si stendeva, d’avanti agli occhi sbarrati nell’ombra,
+arida, tetra, desolata, infinitamente. Che cosa gli restava da fare?
+Attendere rassegnato la fine? Così solo, gli pareva impossibile: gli
+pareva superiore alle sue povere energie. Partire, fuggire? Ma come,
+a quell’ora? e chi, chi dunque avrebbe poi pensato al resto? — La
+sofferenza diventava orribile.... Egli non sapeva risolversi a nulla,
+e provava il bisogno istintivo di muoversi, d’agire, di sottrarsi a
+quell’inerzia fatale che gli pesava sul cuore come un rimorso. Per
+un attimo, un’idea gli attraversò il cervello: quella di correre
+alla casa parrocchiale, di svegliare il prete, di chiamarlo sùbito
+per l’estrema unzione della morente. Non ebbe tempo di considerarla:
+l’idea passò ratta come un lampo, e si confuse nel tumulto delle altre
+idee che sopraggiungevano. Egli la dimenticò. — E se fosse disceso da
+Ferdinando? Se lo avesse mandato in tutta fretta a prendere il medico?
+— Ohimè, era tardi, era troppo tardi; e anche prima, sarebbe stato
+inutile. Gli uomini non potevano opporsi alla volontà del Destino; ed
+era scritto, come in un libro infallibile, che sua nonna dovesse morire
+in quella medesima notte!
+
+Tutto era fatale! Tutto era irreparabile! Bisognava aspettare,
+rassegnarsi e soffrire. Ed egli s’abbandonò intero al suo dolore,
+come un naufrago, allo stremo delle forze, si concede alla corrente
+impetuosa che lo travolge. Seduto sul divano, con la testa, che ardeva,
+stretta tra le palme gelide, pianse, pianse a lungo, senza più saperne
+il perchè; cercandolo dove non era, nei tristi ricordi, nelle delusioni
+patite, negli sconforti che l’avvenire gli riserbava. Poi non avendo
+più lacrime, si mise a singhiozzare, a ripeter forte il nome adorato,
+a invocare come un bambino smarrito la madre assente — quella povera
+creatura omai sorda e muta che rantolava lassù tra gli ultimi spasimi
+d’un’agonia senza coscienza.
+
+Rimase così non seppe quanto, avvolto nell’oscurità che i baleni a
+intervalli debolmente rischiaravano. Un brontolìo di tuono lontano,
+qualche rovescio veemente di pioggia o di grandine rendevano il
+silenzio più sensibile e più pauroso. D’un tratto una finestra si
+spalancò con un fragore formidabile, e una folata di vento invase la
+sala, sollevando tende e tappeti, trascinando a terra alcuni giornali
+spiegati che parvero alla luce d’un lampo pallidi spettri fuggenti.
+Aurelio si alzò di sbalzo, in preda all’orrore; ricadde tosto sul
+divano, senza poter fare un passo, imprigionando ancora disperatamente
+il capo tra le palme.
+
+Fu scosso dal romore della porta che s’apriva. Flavia apparve livida,
+convulsa, agitatissima, con il lume stretto in pugno.
+
+— È mezz’ora che la cerco, — disse con la voce alterata. — Mi ha tenuto
+tanto in pena!...
+
+Poiché il vento minacciava di spegnere la fiamma, ella depose il
+candelliere su la tavola e corse a richiudere la finestra.
+
+Aurelio non s’era mosso, non aveva levato la testa: l’aveva
+riconosciuta e, supponendo ch’ella venisse a comunicargli la cosa
+tremenda, era rimasto con il viso nascosto, con l’anima chiusa come per
+difenderli da un colpo mortale.
+
+Flavia ritornò indietro, venne presso di lui, gli si fermò d’innanzi,
+più calma, fissandolo con uno sguardo umido di pietà.
+
+— Ma perché fa così, signor Aurelio? — disse dolcemente, dopo una
+pausa. — Perchè scoraggirsi a questo modo?
+
+— È morta? Dica: è morta? — egli chiese d’improvviso con la voce rôca,
+senz’alzare il capo dalle mani.
+
+— Ma no, Dio mio, no! Dorme, dorme sempre. È tranquilla. Ciò che più
+m’addolora è veder lei così debole, così afflitto, così disperato! Son
+giorni terribili, lo so; ma passeranno, vedrà, passeranno. Donna Marta
+guarirà, tornerà sana e lieta; si stenderà un velo d’oblio su queste
+tristezze. Ma se lei non reagisce, se s’abbandona così allo sconforto,
+finirà per ammalarsi a sua volta, e darà altri giorni d’ansie e
+d’apprensioni alla sua nonna e.... a chi le vuol bene!.... Su via, mi
+guardi! Mi lasci veder la sua faccia!...
+
+Il giovine sentì le dolci parole passar su l’anima assiderata, perduta
+nelle nebbie alte del dolore, come un soffio tepido di primavera che
+disciolga i ghiacci d’una vetta. Il singhiozzo rincominciò più fitto,
+irresistibile. Un nodo di commozione gli strozzò la gola, ed egli ruppe
+di nuovo in pianto, violentemente.
+
+— Ma no!.... Perchè piange, adesso? Ma perchè? Mio Dio! Non faccia
+così!... Aurelio!... La supplico.... Aurelio! Aurelio!...
+
+Ella lo chiamava, ella lo pregava inutilmente. A ogni sua esortazione,
+il singulto aumentava, le spalle sussultavan più forte negli spasimi
+del convulso; e le lacrime in tanto continuavano a sgorgare copiose di
+tra i cigli, scendevano a rivi per le gote, piombavano a una a una su
+la terra nuda, come gocce di sangue.
+
+— Aurelio, per pietà, m’ascolti! — ella gridò, con un brivido di
+tenerezza irresistibile; e non sapendo che fare, si chinò, si protese
+verso di lui, e gli afferrò con ambo le mani gli òmeri sussultanti.
+
+Il singulto cessò d’improvviso. Egli scoperse la faccia tutta madida,
+solcata dai segni delle dita, sformata dalle sofferenze atroci, con la
+bocca viscida, con le palpebre gonfie e infiammate. La guardò come non
+la riconoscesse, attonito e smarrito come uno che abbia portato a lungo
+la benda su gli occhi.
+
+Ella era china su lui, appoggiata alle sue spalle, e gli sorrideva
+dall’alto tenuamente, con un sorriso ambiguo di pena e di beatitudine,
+tra materno e inamorato, insostenibile e affascinante come un bagliore.
+Si fissarono così un tempo indefinito senza muoversi, senza parlare,
+comunicandosi con le pupille i loro pensieri ch’erano immensi e
+ineffabili, tendendo le loro anime su cui pesava tutta la mestizia e
+tutto il mistero delle umane miserie. Nello sguardo della donna era
+come una promessa, e nello sguardo del giovine era quasi un desiderio.
+E a grado a grado il dolore dell’uno divenne il dolore dell’altra;
+e la pietà di questa divenne la pietà di quello; e le loro due vite
+segrete, sempre disgiunte, aderirono, si sciolsero, si confusero in un
+sentimento unico d’una grandezza muta ed esclusiva. Essi rimasero soli,
+in una solitudine senza confini, fuori del tempo e dello spazio, fuori
+della realità, nel nulla.
+
+E d’un tratto ella piegò, come vinta da un languore subitaneo, cadde
+con i ginocchi a terra, e s’abbandonò tutta quanta sul petto di lui,
+singhiozzando. Aurelio sentì il contatto molle del suo corpo, sentì
+il profumo sottile de’ suoi capelli, vide qualche cosa oscura passar
+d’avanti ai proprii occhi. E senza poter parlare, soffocato da un
+accesso violento di commozione, s’aggrappò a lei con le braccia
+disperatamente per il bisogno istintivo di vivere, di salvarsi,
+d’uscire alfine all’aria libera da quell’onda mortifera che lo
+sommergeva e l’annegava... E così stretti, mescolarono insieme le loro
+lacrime, piangendo in vano su la sorte di colei che si dipartiva e
+fors’anche su quella più triste di coloro che dovevan venire!
+
+Egli primo si rialzò; egli primo riebbe negli occhi la luce e fece
+attenzione alle cose circostanti. La candela ardeva su la tavola, e
+la fiamma era immobile, acuta come una punta d’oro. La pioggia pareva
+cessata; nel silenzio imperturbato dell’alta notte il suo orecchio
+percepì il lamento lontano d’un gufo nella pineta. Egli contemplò per
+alcuni istanti la fanciulla prostrata a’ suoi piedi, che ancora qualche
+raro singulto scoteva; e poi d’improvviso le strinse la testa fra le
+mani, glie la rovesciò indietro, le soffiò in volto l’impeto folle
+della sua passione:
+
+— Ma tu mi ami, dunque? Tu mi ami? — le domandò, investigandola da
+presso nelle pupille lacrimose.
+
+Ella esitò un poco, con la fronte corrugata, come chi considera e
+risolve rapidamente. Poi agitò il capo, parve illuminarsi tutta nel
+supremo abbandono, e rispose forte e sicura:
+
+— Ti amo! Ti amo! Darei la vita per vederti felice!
+
+— Ma se tu mi ami.... — egli gridò con un accento indefinibile di
+strazio, di desiderio e di terrore, insortogli chi sa da quale profondo
+abisso dell’anima.
+
+Non potè proseguire con le parole. Ma gli occhi espressero bene con
+il loro lampo bieco, selvaggio, terrifico il suo pensiero disperato di
+felicità e d’oblìo: «Se tu mi ami, porgimi la tua bocca, cingimi con le
+tue braccia, fammi dimenticare tutto in un tuo bacio! Prendimi e fammi
+felice, poichè il dolore è inutile, e questa vita miserabile non merita
+che si soffra un’ora pe’ suoi destini!»
+
+La donna da quel lampo intese l’invito fatale, e si sgomentò.
+
+— Andiamo, Aurelio! — disse ritraendosi dolcemente, ritornata padrona
+di sè stessa, già fatta cauta e previdente dal pericolo, già sorretta
+da un intuito chiaro della propria convenienza. — Andiamo di sopra! Se
+la mamma si sveglia e non ci trova... Vieni!
+
+Si rialzò, gli offerse sorridendo la mano. Egli la prese, e si lasciò
+trascinare da lei passivo e taciturno, quasi caduto in uno stupore
+profondo. Così la Coppia novella, legata dal nodo simbolico d’Amore,
+s’avviò lenta nella oscurità, avvolta come da un nimbo irreale, verso
+la stanza funesta dove la Morte aspettandola indugiava.
+
+
+
+
+XI.
+
+SOLO.
+
+
+Appoggiato con le braccia al davanzale della finestra nel suo studio
+in Milano, Aurelio Imberido contemplava malinconicamente la via
+popolosa ancora un po’ dorata dai riflessi del sole cadente. Sul corso
+Venezia e sul corso Vittorio Emanuele una moltitudine di carrozze
+e di tranvie passava in corsa; e il romorìo confuso e ininterrotto,
+dilatandosi in torno, giungeva fino all’estremità di via Monforte,
+a pena attenuato. Un piccolo treno, di là dei cancelli del Dazio,
+fischiava e scampanellava ostinatamente, avanzando lentissimo lungo la
+strada di circonvallazione, che alcuni veicoli carichi di masserizie
+attraversavano a fatica; le voci dei conduttori si udivan distinte
+tra gli scocchi delle fruste incitare aspramente i cavalli con le
+bestemmie, con le ingiurie, con gli urli. Nell’appartamento di fronte
+alla finestra dell’Imberido si procedeva con alacrità all’opera di
+sgombero; e le stanze apparivan già quasi vuote, in un nuvolo fitto
+di polvere, con le tappezzerie lacerate, con le poche suppellettili
+rimaste, radunate a cumuli negli angoli. In basso, d’avanti alla porta,
+un enorme carrozzone giallo attendeva, intorno al quale una torma di
+facchini s’affaccendava silenziosa, mentre altri uscivano di continuo
+dalla casa con qualche mobile su le spalle.
+
+Aurelio guardava triste quello spettacolo intenso, quella smania
+febbrile di mutamento e di lavoro che agitava la grande città senza
+una tregua, dal mattino fino alla notte. A che si affannavano codesti
+uomini laggiù? Che insani desiderii, che vili ricompense, che stolte
+ambizioni li urgevan dunque così, a logorarsi l’esistenza, a disperdere
+il tempo fuggitivo, a ritardare l’unica dolce ora del riposo? La vita
+ferveva dovunque inarrestabile, come prima, come sempre; e il dolente
+ne ricercava in vano le ragioni e gli scopi. In fondo a lui era quel
+senso lucido dell’inutilità d’ogni cosa, quell’apatia serenamente
+desolata e quasi superba, che infonde negli spiriti sensibili, proclivi
+alle meditazioni astratte, l’idea della morte fissa nel centro della
+loro intelligenza. Egli si sentiva lontano da codesti uomini attivi
+e spensierati, come se li avesse veduti da una vetta altissima in una
+valle profonda; essi parevano a lui uno sciame di formiche minuscole
+e industriose, costrette a una perpetua fatica da un istinto oscuro:
+i loro pensieri, i loro sforzi, i loro intenti gli erano estranei e
+quasi inesplicabili. Egli provava per costoro un sentimento complesso,
+insieme di maraviglia, d’indulgente superiorità e di compassione
+amara, molto simile a quello che avrebbe avuto in cospetto d’un avaro
+decrepito e infermo, che patisse la fame per rimpinzar di monete il già
+colmo forziere.
+
+Il piccolo treno si celò dietro le mura, sempre fischiando e
+scampanellando; i veicoli carichi di masserizie s’allontanarono
+per il viale della Concordia verso l’aperta campagna; altri carri
+sopraggiunsero, s’incrociarono, disparvero. Man mano che il tramonto
+s’approssimava, il movimento cresceva nella città e nel suburbio:
+frotte di lavoratori passavano in fila, di ritorno dagli opifici o
+dalle botteghe; coppie d’inamorati s’affrettavano impazienti alla volta
+dei bastioni o dei pubblici giardini; gruppi di borghesi azzimati e
+tranquilli uscivano dalle dimore per l’abituale passeggiata avanti
+pranzo.
+
+Il giovine, immobile alla finestra, pareva non saziarsi dello
+spettacolo. Osservò attentamente un cocchio padronale, che sbucò con
+gran fragore dall’androne sottostante e si diresse al trotto di due
+sauri focosi verso il Corso, portando una giovine donna e un bimbo
+ricciuto e biondo. Vide dopo poco un convoglio funebre spuntare tardo
+e nero su la strada esterna. La sua tristezza s’aggravò: egli piegò il
+capo come oppresso da una memoria crudele, e con le mani furtivamente
+si terse gli angoli degli occhi dove già due lacrime luccicavano.
+
+— Povera nonna! — mormorò con accento d’infinito sconforto.
+
+E seguì con gli sguardi, fin che gli fu dato, quel feretro miserando,
+che dietro trascinava altri dolori, altre disperazioni a traverso la
+città impassibile, indurita alle scene dei lutti, distratta dalle opere
+e dalle vanità della vita.
+
+Quando il sole esulò anche dai fastigi più alti delle case, Aurelio si
+ritrasse, rientrò nell’ombra della stanza, s’abbandonò su una poltrona
+d’avanti allo scrittojo sgombro d’ogni carta. Egli si sentiva vacuo,
+stanco, svogliato: non un desiderio, non un’intenzione, non un impulso
+pungevano la suprema inerzia del suo spirito. Che fare? Dio mio, che
+fare? I giorni erano eterni; le ore, interminabili; lenti lenti, i
+minuti. E la sua anima pareva cristallizzata in una forma immutabile,
+su cui il tempo scorresse pigro e lieve senza lasciare la benchè minima
+traccia. Che fare? Mio Dio, che fare? Tutto omai gli era indifferente;
+tutto gli sembrava inutile; la sua stessa persona non aveva esigenze,
+non provava bisogni, non richiamava su sè stessa, con un sol palpito
+passaggero, la sua attenzione costantemente fissa nel nulla. Lavorare;
+e perchè? Correre in cerca d’uno svago, d’una distrazione, di
+compagnia; e con qual costrutto? Nessuna cosa al mondo più non gli
+sorrideva; egli si guardava d’intorno e non vedeva che il fondo delle
+varie apparenze per mezzo a cui passava. E il fondo era grigio, senza
+luci e senza ombre, uniforme e tedioso come un deserto sconfinato di
+sabbie.
+
+Da quindici giorni questa era la sua vita; da quindici giorni, egli
+languiva così in un ozio schiacciante, nella casa paterna che le
+imagini de’ suoi maggiori, appese alle pareti, rendevan simile a
+una critta foderata di lapidi: — solo, assolutamente solo, smarrito
+nella foresta degli uomini, incapace e sdegnoso di trovare una via di
+salvezza o un luogo tranquillo di rifugio.
+
+Nella vecchia casa, le memorie sorgevano da ogni parte; una moltitudine
+di fantasmi leggeri e mormoranti si levava incessantemente intorno
+a lui e veniva ad assediarlo. Era tutta la sua adolescenza, che gli
+si riaffacciava in un velo di sogno, idealizzata da un sentimento
+superiore, circonfusa come da un’aureola tenera di poesia e di
+malinconia; era tutta la sua vita che usciva a brani dispersi da quegli
+oggetti ben noti, evocata da una forma, da un suono, da un profumo
+indistinto; erano i fiori più ingenui dell’anima sua, poveri fiori
+omai secchi e a pena riconoscibili, che gli riapparivano d’improvviso
+in qualche angolo dimenticato, nei tiretti polverosi, nelle casse
+chiuse da tempo. E insieme con i suoi ricordi si confondevano i
+ricordi altrui, i ricordi anche più tristi e suggestivi di coloro che
+lo avevano preceduto: talvolta per le stanze deserte e silenziose
+pareva a lui che vagassero ancora le figure de’ suoi consanguinei
+scomparsi, richiamate a una vita incorporea dalla stabilità delle cose
+circostanti.
+
+Il luogo in fatti non era quasi in nulla mutato da venti lunghi anni,
+da quando il conte Alessandro, scacciato a forza dal palazzo avito,
+era venuto con lui e con la vecchia ad abitarlo. La camera dov’egli
+dormiva era la medesima in cui suo padre era morto: i mobili antichi
+e sontuosi, che ornavano le sale, i grandi quadri e gli arazzi, che
+coprivano le pareti, eran nell’ordine preciso in cui il padre aveva
+voluto disporli; i piccoli oggetti muliebri, sparsi un po’ dovunque,
+attestavano la recente presenza dell’avola in tutte quelle stanze,
+ch’egli partendo aveva lasciate l’ultima volta con lei! Come poteva
+egli dissociare l’imagine dell’assidua compagna dalle cose ch’ella
+aveva guardate o toccate, — dal luogo familiare, in cui egli l’aveva
+sempre veduta? Veramente, ella esisteva ancora per lui come prima,
+più di prima. Dal dì del suo ritorno a Milano, egli ne aveva sentita
+la vicinanza in ogni ora, come se l’avesse ricondotta viva con sè e
+non rinchiusa in una cassa eternamente chiodata. E l’illusione era
+in lui così forte, che bastava talvolta il più piccolo romore in una
+stanza contigua, il fruscìo d’una tenda, lo stridìo d’un tarlo, la
+scricchiolata d’un mobile, per farlo volgere d’improvviso, con il cuore
+in sussulto e l’anima sospesa, quasi aspettandone l’apparizione dalla
+soglia oscura.
+
+Abbandonato su la poltrona, Aurelio guardava ora fissamente un
+ritratto, appeso sul muro, di fronte a lui. Era l’effigie d’una donna
+giovinissima, non bella, ma illuminata da una strana fiamma di volontà
+e di passione nei vasti occhi neri, nella linea ferma della bocca,
+su la fronte convessa che ingombravano due folte ciocche di capelli
+notturni, cadenti a onde da una scriminatura mediana fin su le tempie
+e su gli orecchi. Fuor dall’ombra cupa dello sfondo, il volto un po’
+pallido, il collo di cigno e i nudi omeri arcuati spiccavan bianchi
+nella rara luce, come uscissero in rilievo dal quadro. L’imagine
+raffigurava donna Marta Imberido cinquant’anni prima, sposa novella,
+nel pieno rigoglio della sua giovinezza; ed era l’opera d’un artefice
+squisito, che aveva saputo infondervi con maestrevoli segni l’evidenza
+dell’anima e della vita.
+
+Aurelio, immobile e come affascinato, non poteva distoglier gli sguardi
+da quel ritratto dove convergevano gli ultimi riflessi del tramonto.
+— Era mai l’avola sua stata così?... Oh, il tempo, il tempo! Come
+l’aveva mutata! Come l’aveva distrutta! Come tutto muta e distrugge
+il tempo!... Quella figura amabile, fresca, adolescente egli non
+riserbava pur tra le memorie fioche della sua infanzia; e certo non
+avrebbe potuto riconoscerla, se gli si fosse offerta in quel momento
+per la prima volta alla vista. Egli dell’avola ricordava un altro
+aspetto, tutt’altro aspetto: la imaginava curva, bianca di capelli,
+con il labbro di sotto che soverchiava quello di sopra, con la pelle
+avvizzita, il collo rugoso, le iridi anche più larghe, attraversate da
+sprazzi di follia.
+
+Eran dunque la medesima persona quella che gli si presentava d’innanzi
+reale, e l’altra imaginaria ch’egli vedeva con gli occhi dell’anima?
+Potevano essere così diverse nelle apparenze, così disgiunte nel tempo,
+una sola persona? Il giovine non riusciva a riunirle, a fonderle nella
+sua mente, ad afferrarne la personalità unica e continua a traverso
+due differenti età; per quanto cercasse, non trovava una rassomiglianza
+anche lontana tra il fantasma e l’effigie, e contemplava questa, senza
+che un palpito di commozione ne derivasse al suo cuore.
+
+Ma il crepuscolo cadde e le tenebre della sera invasero a poco a poco
+la stanza del solitario. Il ritratto parve retrocedere, rientrare nel
+cerchio della cornice e rimanere come una figura affacciata a un vetro
+un poco torbido. Le guance si riempirono d’ombre simili a incavi; i
+capelli si confusero con il fondo neutro della tela: una vecchiezza
+subitanea rese flaccida e smunta la nudità del collo e delle spalle.
+
+Fu un attimo: l’effigie si rivelò. Egli riconobbe il sembiante
+dell’avola lassù, com’egli lo ricordava, come già gli aveva
+tenuamente sorriso sul letto di puerizia. I tratti erano bene i suoi;
+l’espressione era la sua, quella dei momenti teneri e obliosi; lo
+sguardo, oh, lo sguardo non poteva esser più vivo e più materno, e gli
+cadeva sopra dall’alto come un ammonimento supremo! — Era lei! Era lei,
+la madre, la santa, l’adorata! — Dall’oro cupo della cornice, quasi da
+una finestra ideale, ella lo contemplava ancora, ella ritornava a lui
+misteriosamente, nella fosca ora del vespero, forse per confortarlo,
+forse per rimproverarlo, forse per rivolgergli l’ultimo saluto.
+«M’esalto?» egli si domandò, sentendo un brivido freddo correr su
+dalle reni alla nuca, mentre fissava l’imagine, che appariva lassù
+con una straordinaria evidenza, sempre più illusoria sì che sembrava
+ora commossa dal ritmo della respirazione. «Quella parvenza è dunque
+scevra di ogni elemento soprannaturale? Son gli occhi che la vedono
+in sensazione reale? o è il fantasma interno che si projetta sopra
+l’effigie e la trasforma?»
+
+Egli restò perplesso, avviluppato nel mistero, senza saper rispondere
+alle sue domande tenebrose. Sentì che la radice dei capelli diveniva
+sensibile; ebbe nell’anima un tumulto di cose oscure, un flusso
+improvviso di cordoglio, soffocante. Protese lentamente un braccio
+verso il ritratto, e chiamò la morta con la voce bassa, trasalendo:
+
+— Mamma! Mamma! Oh, mamma!...
+
+Un silenzio grave susseguì. Nelle stanze contigue non era il benchè
+minimo romore; dalla via saliva soltanto il ticchettare di qualche
+passo, monotono e regolato come lo strepito d’un meccanismo.
+
+— Che fare? Dio mio, che fare? — disse il giovine, levandosi d’un balzo
+a sedere, cercando di sottrarsi in alcun modo al fascino della visione
+paurosa.
+
+Le tenebre avevano omai occupato ogni angolo della camera. Il ritratto,
+anche il ritratto di fronte alla finestra, era scomparso. Agli occhi
+del solitario, sempre intenti al medesimo punto, non veniva più a
+tratti che qualche tenue bagliore dall’oro della cornice, — forse uno
+sguardo, forse un sorriso, forse una lacrima? Uno sguardo, un sorriso,
+una lacrima.
+
+Allora un nuovo fantasma si disegnò terribile nell’oscurità d’avanti a
+lui. La figura di donna Marta, stesa sul letto, supina, con la faccia
+sconvolta, con i capelli irti e dispersi, con la bocca vacua, con la
+pupilla fissa a un segno inconoscibile tra le palpebre socchiuse,
+riapparve. Teneva le braccia inerti lungo i fianchi. Sussultava
+orribilmente, cercando l’aria, come lottando disperata contro qualcuno
+che le tenesse stretta la gola nel pugno. Talvolta il busto s’arcuava
+nello sforzo inane. Talvolta le mani graffiavano il lenzuolo, in una
+crespazione suprema di dolore e di rivolta. E la vita si vedeva fuggire
+a ogni anelito dalle labbra contratte, come un liquido leggero che
+svapori da una boccetta scoperta.
+
+Riapparve così, al superstite, l’avola nell’ultima sua ora. E tutte
+le particolarità del giorno funesto gli tornarono alla memoria: —
+il Viatico portato inutilmente all’alba, pochi istanti prima che
+l’agonia volgesse al suo termine; il tragitto affannoso in barca con
+Ferdinando e un altro uomo fino a Laveno, innanzi il levar del sole,
+in un mattino fresco, nitido, purgato dall’uragano recente, e durante
+il tragitto gli irresistibili scoppii di pianto; e poi la casa tutta
+piena d’estranei, piena d’un susurro di voci sommesse, di preghiere e
+di comenti, piena di un lezzo acro di folla bruta; e poi l’arrivo dei
+due medici, dello Zaldini e d’un cugino materno, avvertiti da lui per
+telegramma; e in fine la veglia orribile al cadavere e l’improvvisa
+apparizione d’un uccello notturno alla finestra spalancata, la sua
+discesa precipitosa verso il letto intorno alle torce mortuarie, il suo
+grido raccapricciante d’angoscia mentre riprendeva in fuga il volo e
+scompariva di nuovo nelle tenebre dell’aperta campagna....
+
+E poi? E poi? Che giorni, che giorni cupi, fatali, tremendi eran
+seguiti a quel giorno!.... I ricordi si moltiplicarono, galopparono
+come un branco di cavalli apocalittici a traverso la sua mente
+esaltata. Egli si rivide, al fianco di un prete salmeggiante, nella
+gran barca parata a nero, occupata tutta dal feretro quasi invisibile
+sotto il cumulo dei fiori; si rivide con lo Zaldini pigiato tra gente
+ignota nel treno, che trascinava dietro, entro un carro chiuso, come
+una merce, la cara spoglia; si rivide nei sotterranei del Cimitero
+Monumentale, tra un’esigua compagnia d’indifferenti, fermo rigido
+impietrito d’avanti alla nicchia oscura, in cui la cassa era scomparsa
+adagio adagio verso il fondo con un cigolìo stridulo e lungo come
+un lamento. Egli era uscito dal luogo sepolcrale senza una lacrima,
+oppresso da una disperazione arida e muta; era stato accompagnato in
+silenzio fino alla sua casa dallo Zaldini e da tre altri suoi amici,
+congedatisi per discrezione su la porta da via; era salito solo nelle
+sue stanze, credendo di ripartir la dimane per la campagna. E quindici
+giorni erano omai trascorsi, eterni e fuggitivi, senza ch’egli avesse
+potuto sottrarsi all’apatica inerzia che lo dominava, senza che
+avesse potuto trovare un momento d’energia per accingersi a quel breve
+viaggio.
+
+Come eran trascorsi? Che cosa aveva egli fatto? Non sapeva. Sapeva
+di non aver veduto una faccia amica durante quel tempo; di non aver
+pensato una volta al suo lavoro; d’aver vissuto una vita fantastica
+e contemplativa nell’immobilità morale d’un Asiatico in aspettazione
+del Nirvana. «A che combattere? In che sperare? Perché ostinarsi
+a vivere quando ugualmente si dovrà morire?» In queste tre domande
+aveva compendiato ogni regola di condotta in quei giorni; e, soffrendo
+fino alla noja, filosofando fino al dolore, era caduto di tristezza
+in tristezza nel profondo mistero delle cose, dove tutto è ombra e
+silenzio.
+
+— Flavia! Flavia! — egli chiamò, come per ajuto, spaventato da tanta
+solitudine, oppresso da tanto cordoglio.
+
+E l’imagine gentile passò in un baleno d’avanti a’ suoi occhi,
+chiudendo con una speranza il corteo funerario delle sue memorie.
+
+Aurelio si levò in piedi e ritornò di nuovo al davanzale. Doveva esser
+tardi: la sera era discesa, una tepida sera di settembre popolata
+di stelle, temperata da un’alba di luna. I fanali del gas, nella
+strada, sul bastione, lungo i viali del suburbio erano stati accesi
+e scintillavano in file diritte, spandendo su i muri e sul lastricato
+un mobile chiaror giallastro. A basso l’animazione era scemata; molte
+finestre si vedevano lucenti di qua e di là negli edifici circonvicini.
+
+«Che pace!» pensò il giovine, volgendo malinconicamente gli sguardi
+intorno a sè. «Quanti felici sederanno ora raccolti alla mensa
+domestica?» Stette in ascolto. Gli giunse nella calma, da una stanza
+di sotto, il grido capriccioso di un bambino; poi, un tintinno confuso
+di bicchieri e di stoviglie. Guardò una finestra illuminata; e vide,
+nel rettangolo chiaro, disegnarsi l’ombra d’una donna, con le braccia
+tese in avanti, portando un piatto che fumava. Un bisogno spasimoso
+d’appoggio, di compagnia, di convivenza familiare palpitò dentro di
+lui. «La vita è dunque triste per me solo?» si domandò. Stette in
+ascolto. Gli parve d’udire un fruscìo di vesti nell’anticamera, e
+quindi un battito lieve contro l’uscio. Andò, nel dubbio, ad aprire.
+
+Era la portinaja, che saliva come di solito in quell’ora ad
+apprestargli la stanza per la notte.
+
+— In casa ancora, il signor conte! — disse ella, stupita, facendo un
+piccolo inchino. — E all’oscuro!... Non esce dunque stasera? Desidera
+forse che le faccia portare il pranzo in camera?
+
+— No, buona Felicita. Non desidero nulla. Non ho fame.
+
+— Sempre così! — esclamò la portinaja, scrollando il capo, guardandolo
+con occhi impietositi. — Se io potessi darle qualche consiglio....
+
+Il giovine sorrise blandamente.
+
+— Proverò ad uscire, — egli annunziò dopo una pausa, poi ch’ella non
+sapeva dire altro e continuava a fissarlo con peritanza. — Chi sa? un
+po’ di moto mi farà bene. Fatemi lume, Felicita.
+
+La donna l’accompagnò fino alla porta. La lampada su la scala era già
+accesa. Egli discese rapidamente, s’incamminò a passo spedito lungo la
+via Monforte verso il Corso.
+
+Giunto all’angolo della chiesa di S. Babila si fermò incerto. Veniva
+un’intensa luce bianca dalle bocce elettriche sospese a mezzo della
+strada. Nella piazzetta, presso la colonna del Leone, alcuni cocchieri
+sghignazzavano, proferendo parole oscene, e le loro voci rauche
+si ripercotevan forte contro il prospetto del tempio. Egli notò un
+crocchio di fanciulle che passava vicino alle carrozze, con gli orecchi
+intenti a raccogliere il senso del turpiloquio e la bocca contratta da
+un sorriso irrefrenabile. Anche, notò su l’opposto andare tre operai
+avvinazzati, che barcollavano al braccio l’uno dell’altro, sospingendo
+i viandanti, lanciando occhiate e motti bassi alle donne che
+incontravano. «Ecco il Popolo Sovrano!» egli esclamò con amara ironia,
+sentendo risorgere nell’anima l’antico astio contro la plebe rozza
+e spregevole. E per togliersi a quei contatti umilianti, si diresse
+risolutamente verso il Caffè delle Colonne, le cui vetrine a smeriglio
+splendevano di fronte a lui.
+
+La sala rotonda era quasi vuota, e silenziosa: un vecchio cameriere
+stava sparecchiando una tavola, e due ufficiali, avendo finito di
+mangiare, giocavano una partita di carte su la tovaglia ancora ingombra
+di piatti, di calici e di bottiglie. Egli sedette discosto da loro,
+ordinò un pranzo assai frugale, si fece portare le gazzette del giorno
+per allontanar la mente, almeno in quell’ora, dai tristi pensieri
+consueti.
+
+Ne prese a caso uno e, non attratto da nessuna curiosità, si diede
+a leggerne svogliato e disattento il primo articolo, che portava per
+titolo: _I soliti soprusi_. Era una critica violenta contro il Ministro
+dell’Interno, il quale aveva sciolto alcuni circoli socialisti in
+Romagna e impedito un’adunanza di protesta in un teatro di Ravenna:
+aspro, velenoso, aggressivo, lo scrittore, per difendere la libertà
+d’opinione e di riunione, si scagliava contro la persona del Ministro
+— un vecchio e illustre patriota — vituperandola con le ingiurie più
+triviali, e augurava in termini nebulosi il tramonto delle istituzioni
+monarchiche, causa suprema d’ogni pubblico malessere.
+
+L’Imberido gittò irritato il foglio in disparte e ne spiegò un altro
+d’avanti a sè. Nel contrasto delle sue idee con quelle dello scrittore
+anonimo, il suo spirito battagliero s’era a poco a poco risvegliato;
+il dolore assiduo, che gli mordeva l’anima, s’era alquanto assopito;
+un desiderio confuso di vita e di lotta aveva incominciato a palpitare
+dentro di lui. Egli andò sùbito ricercando nel secondo giornale, di
+partito contrario al primo, il diverso comento che avrebbe potuto fare
+all’atto energico del Ministro. Non trovò nulla: soltanto il fatto
+era narrato brevemente nella rubrica delle notizie politiche, e si
+soggiungeva che alcuni deputati avevan presentato in proposito una
+vivace interrogazione alla Camera. La sua irritazione aumentò. Con mano
+nervosa egli sfogliò una dopo l’altra tutte le gazzette: o rimanevan
+prudentemente mute come la seconda, o inveivano in modo minaccioso,
+come la prima, contro il vecchio Ministro e contro il sistema delle
+repressioni arbitrarie.
+
+Aurelio Imberido levò gli occhi da quei fogli e li fissò pensosi e
+corrucciati in alto, nello spazio. — In verità il fatto era molto
+grave: quei circoli socialisti esercitavano un’influenza formidabile su
+le popolazioni incólte, attiravano a sè ogni giorno nuovi proseliti;
+da quei circoli veniva pubblicamente impartito l’insegnamento della
+ribellione, e già in due o tre borgate la forza aveva dovuto accorrere
+per sedare i tumulti improvvisi della plebaglia; i capi di quei circoli
+predicavano alla piazza l’odio contro le classi dirigenti, l’iniquità
+dei privilegi e dei diritti legali, la necessità di distruggere la
+famiglia, la patria, la proprietà. Sospinti da una cieca fede, animati
+d’una straordinaria attività, essi correvan la campagna, propagando
+dovunque il contagio del malcontento, solleticando gli appetiti con
+le più insinuanti promesse, rimovendo gli istinti brutali nelle anime
+semplici e inconsapevoli. Non era bene, non era giusto che un uomo
+di Governo troncasse in tempo la pericolosa propaganda, cercasse
+d’impedire con qualunque mezzo l’opera funesta di quei fanatici untori
+d’una novella pestilenza?
+
+Il giovine restò un istante perplesso, prima di rispondere. Altra
+volta, egli medesimo avrebbe forse acerbamente combattuto una sì aperta
+offesa portata alla libertà individuale. «La funzione dello Stato»
+egli aveva scritto «deve esser sempre più ristretta e limitata, in
+una nazione veramente civile.» E ancora: «L’evoluzione delle società
+tende all’emancipazione totale dell’individuo dalla tutela e dalla
+tirannia dello Stato. Solo in un regime d’assoluta libertà, i forti
+e i meritevoli avranno ragione dei deboli e degli indegni; e solo per
+mezzo della libera concorrenza per la vita, la razza potrà progredire
+e raggiungere la sua perfezione.» Come mai dunque inconsciamente, aveva
+egli approvato la disposizione illiberale del Ministro? Era forse stato
+anche lui un rètore in passato? O la sua bella serenità era andata
+miseramente perduta a traverso gli anni e gli eventi?
+
+«Bisogna esser pratici!» egli si disse d’un tratto, vincendo i suoi
+scrupoli di coerenza. «Non è più il tempo di proseguire serenamente
+un ideale. Bisogna difendere la realità ch’essi minacciano; difendere
+la nostra casa ch’essi appetiscono, la patria ch’essi rinnegano, la
+stessa anima nostra ch’essi vorrebbero violentare. Verrà un giorno
+in cui, approfittando della libertà che fu poeticamente largita e
+conservata, essi imporranno su le nostre spalle il giogo più ignobile,
+insulteranno trionfanti la verità e la bellezza, vorranno chiudere a
+forza il cervello d’ogni uomo in una scatola angusta e uniforme! Che
+ci varrà in quel giorno d’essere stati fedeli alle nostre massime,
+d’aver proseguito sereni e superbi il nostro puro ideale?» Una folla di
+pensieri fece ressa d’improvviso nella sua mente: fu in un colpo come
+l’accensione d’infinite scintille, spente da tempo immemorabile. Egli
+rimase, trasfigurato in viso dallo stupore, con gli occhi fissi in alto
+nello spazio, sentendo la gran luce diffondersi dentro di lui, sentendo
+l’anima inondata e ravvivata da quel caldo getto d’idee, che sgorgava
+veemente e inatteso come da antiche sorgenti inaridite.
+
+Oh, finalmente egli riviveva! Finalmente usciva dalle nebbie del suo
+tenero sogno e dalle tenebre del suo tragico letargo, e rientrava
+nella vita, con lo stesso ardore di fede, con gli stessi entusiasmi,
+con la medesima volontà d’un tempo! Che aveva fatto in quegli ultimi
+mesi d’ozio, di trepidanze e di dolori? In che attorti sentieri s’era
+smarrito, alla ricerca d’un bene ignoto e forse insussistente? Come non
+aveva saputo discernere la via di salvazione? — Quella, quella era ben
+la sua via; questo era il suo ufficio: agire, lottare, appassionarsi
+nella mischia degli uomini, conoscere in tutta la sua intensità
+l’ebrezza dell’apostolato e della dominazione. «Combattere per un’idea,
+o sia pure per un sogno,» aveva detto, «ecco l’opera che sola affranca
+dalla umiltà delle nostre origini e fa men grave la coscienza della
+nostra vita precaria.» Tale era la Legge; e dalla Legge doveva venire
+il prodigio; con la Legge soltanto sarebbe incominciata per lui la
+nuova esistenza.
+
+Già troppo egli s’era concesso e compiaciuto nelle afflizioni:
+troppo aveva languito e pianto su le cose vane e irrimediabili. Il
+dolore che abbatte, che assorbe, che uccide non è virile; e misero è
+quell’uomo, cui lo spettacolo solenne della Morte e l’austero senso
+della solitudine non infondono una forza e una speranza maggiori. Il
+cordoglio e la rinuncia non gli rendevano il Passato e gli toglievano
+l’Avvenire! Occorreva dunque volger gli occhi e tender gli orecchi
+altrove.
+
+Un improvviso entusiasmo l’assalì. Il suo spirito erasi liberato dai
+fantasmi, aveva disperso i vapori che l’attorniavano. Pareva che un
+altro principio di vita fosse entrato in lui: pareva che qualcuno fosse
+uscito da lui, furtivamente, e avesse portato seco il triste fardello
+delle debolezze, degli scoramenti, delle disperazioni. Senz’indugio,
+egli provò il bisogno di concentrarsi, di mettersi all’opera,
+d’organizzare e di concretare le idee, che gli eran nate spontanee e
+confuse dopo la lettura dei giornali. Non era in esse la materia d’un
+articolo vivace e concettoso? Non era tempo di riprendere la penna,
+di ritornare al suo posto di battaglia, alla direzione della sua
+Rivista?... Oh, lo stupore de’ suoi amici, vedendolo ricomparire come
+un risorto su la soglia di redazione, con in mano uno scritto pronto
+per le stampe! Oh, l’alto grido di saluto e di giubilo, che lo avrebbe
+accolto trionfalmente nella vasta stanza, tappezzata di manifesti
+multicolori, pregna dell’odore acre e dello strepito delle macchine
+vicine!
+
+Un sorriso gli inarcò le labbra, forse il primo ingenuo e
+schietto dopo il suo lungo errore. Egli s’abbandonò all’incanto di
+quell’aspettazione; si lasciò avvolgere da quella lusinga che gli
+pareva nuova. Ebbe la visione allucinante dei giorni futuri in cui
+egli, affrancato dal peso dei funebri ricordi, da ogni estranea
+influenza, da ogni triste soggezione, avrebbe ripreso il suo cammino
+interrotto, come a traverso un’aria eroica, verso la Gloria. E,
+indugiandosi nell’imaginare quel ritorno alle antiche abitudini, egli
+sentì nascere in sè e dilatarsi un fervore ineffabile, misto d’orgasmo
+fisico, d’orgoglio spirituale, di confuse aspirazioni; un fiotto
+di poesia gli eruppe dall’intimo empiendogli l’anima di luce e di
+freschezza. Era una febbre, un’impazienza senza nome: gli tardava di
+ritrovarsi là, nella stanza nota e favorevole, dove aveva passato il
+periodo più intenso di sua vita; gli tardava di rivedere gli amici, di
+stringere le loro mani nelle sue, di parlare, di discutere, di agire...
+
+A capo alto e raggiante nel viso, Aurelio uscì nella via. Certo, egli
+si sarebbe sùbito diretto verso la redazione della Rivista, se non lo
+avesse trattenuto il pensiero che in quell’ora il luogo era deserto
+e la porta chiusa. «A domani!» si disse. «E questa notte stessa, al
+lavoro!»
+
+Accese una sigaretta. S’incamminò a passi tardi lungo il Corso verso la
+piazza del Duomo. La notte autunnale era tepida, molle, attraversata
+appena da languidi moti di brezza. Su la città, già invasa dal sonno,
+si slargava un bel chiaro di luna, illustrando da un lato i prospetti
+delle case che parevan tutti di marmo, stendendo ampii tappeti d’ombra
+su i prospetti opposti dove tremolava timidamente la luce delle lampade
+elettriche. Nelle strade ogni animazione era cessata; qualche rara
+carrozza passava ancora a lunghi intervalli; pochi gruppi di viandanti
+macchiavano qua e là i lastrici, e le loro parole s’udivano distinte
+nel silenzio.
+
+In quella gran pace il giovine procedeva assai a rilento. L’aria
+libera, gli effluvii sapidi della notte, lo spettacolo bianco e
+monumentale avevano a poco a poco temperato la sua prima febbrile
+eccitazione; gli avevano infuso nell’anima un senso di calma e di
+benessere. La mente, stanca del gran volo improvviso e concitato,
+languiva; il cuore non palpitava al soffio della più lieve memoria;
+egli guardava, ascoltava e s’obliava.
+
+Come giunse alla svolta della via, una prodigiosa visione l’arrestò:
+la immensa mole del Duomo, circonfusa d’un’atmosfera di sogno, s’ergeva
+candida, delicata, chimerica su dall’ammasso nero delle case in ombra.
+Egli restò maravigliato ed estatico a contemplare il miracolo. Nel
+chiaror blando della luna, l’armonia della basilica appariva più
+limpida e più pura: i contorni tormentosi si fondevano, le linee troppo
+nette s’addolcivano, i rilievi sfumavano in una trasparenza semplice di
+velo. Quell’accordo audacissimo d’archi acuti, di sagome, di cuspidi,
+di fregi, di fiorami e di fogliami, di statue e di mostri, si rivelava
+nella sua vera luce, pallido in un pallore uniforme, incerto su un
+cielo a pena luminoso, etereo e vasto e lontano come il pensiero che
+l’aveva creato. Era un paesaggio fantastico campato nell’aria quello
+che si vedeva bianco là sopra le case oscure, una foresta d’alberi
+favolosi cresciuti al bacio come di qualche ignoto sole moribondo, un
+cimitero di mitici eroi segnato non dalle umili croci ma dai pinnacoli
+superbi raggianti in guisa di spade verso l’immutabile vanità degli
+spazii.
+
+Una voce prossima trasse il giovine dalla sua contemplazione.
+
+— Buona sera, Aurelio!
+
+Egli si volse, non avendo riconosciuto la voce. Un giovine
+elegantissimo nel lungo soprabito aperto, che lasciava vedere l’ampio
+sparato della camicia e l’abito nero, si fermò, retrocedette di qualche
+passo, venendogli incontro.
+
+— Oh, Vincenzo! — esclamò l’Imberido; e gli stese con un atto cordiale
+la mano.
+
+Era il conte Sforza, quel cugino materno che era accorso a Cerro dopo
+la sua sciagura.
+
+— A Milano, tu, di questi tempi? — soggiunse Aurelio, poi che l’altro
+lo guardava muto, sorridendo.
+
+— Certo, a Milano; ma, grazie a Dio, per un giorno solamente. Domani
+mattina sarò di ritorno a Varese per le corse: ho i miei migliori
+cavalli iscritti, due nuovi superbi acquisti fatti nel mio ultimo
+viaggio a Parigi; ed ho anche una bella somma in gara.
+
+Lo Sforza parlava piano, in dialetto, mordendo forte la erre, per vezzo
+non per difetto di pronuncia.
+
+— Augurii di vittoria e di fortuna!
+
+— Grazie, grazie! Ho buone speranze. Ma tu, tu che fai qui? — chiese il
+cugino a sua volta, cambiando tono, fissando con attenzione l’Imberido
+negli occhi.
+
+— Nulla. Mi rattristo e mi annojo. Vorrei, dovrei mettermi presto al
+lavoro...
+
+— Povero Aurelio! Capisco! La è dura! — esclamò l’altro, con accento
+di sincero rammarico. Aggiunse, dopo una pausa: — E pensare che tutto
+questo.... lo devi a tuo padre, che aveva le mani bucate come le
+mie!...
+
+L’Imberido, non avendo afferrato sùbito il pensiero del cugino, ebbe un
+sussulto subitaneo e levò il capo orgogliosamente.
+
+— Non m’hai compreso, — disse con la voce alquanto alterata. — Vorrei,
+dovrei lavorare; ma per distrarmi, per togliermi alle tristi memorie,
+per non essere ozioso e inutile....
+
+Lo Sforza fece un gesto vago, indifferente, annuendo con il capo e
+abbassando gli occhi a terra.
+
+Tacquero un poco entrambi.
+
+— M’accompagni? — chiese l’altro in fine. — Vado in Monte Napoleone
+da donna Bice Ferrati. Sono scappato dalla Galleria per non farmi
+schiacciar le ossa... C’è una mezza rivoluzione stasera in Milano...
+
+— Una mezza rivoluzione?
+
+— Ma sì, le solite buffonate! Un branco di monellacci che urlano:
+«Evviva! Abbasso!», un nuvolo di guardie e di carabinieri, una fanfara
+che stona maledettamente, una folla di curiosi.... Per un po’, mi son
+divertito; ma poi la ressa cresceva, il clamore diveniva assordante, e
+ho pensato meglio di prendere il largo.
+
+— È strano. Qui non si sente nulla.
+
+— Ascolta! — interruppe lo Sforza, indicando la piazza del Duomo. — Non
+odi?
+
+Ascoltarono entrambi. Veniva in fatti da lontano a ondate, sul vento,
+un brulichìo, un ronzìo confuso, come sotterraneo, e di tratto in
+tratto qualche suono fesso di trombe.
+
+— Io vado a vedere, — annunziò l’Imberido, punto dalla curiosità,
+agitato da un desiderio oscuro di sfidare l’urto della Folla, di
+conoscere da presso l’implacabile nemico.
+
+— Dio ti salvi le ossa! Io vado in più spirabil aere: per sorbire un tè
+eccellente e per fare un po’ di maldicenza. Buona sera, Aurelio.
+
+— Buona sera, Vincenzo.
+
+— Ricòrdati: in novembre la mamma sarà a Milano: vienla a salutare. Le
+farai molto piacere.
+
+— Grazie. Addio.
+
+I due giovini s’incamminarono in opposte direzioni. L’Imberido, fatti
+pochi passi, si volse a riguardare lo Sforza, che s’allontanava lento,
+superbo nella sua indolenza signorile, impettito, come chi sa d’esser
+sempre osservato e invidiato lungo la pubblica via. «Chi più nobile di
+costui?» pensò Aurelio, considerando con occhio intento e lucido il
+cugino. «Nelle sue vene scorre il più puro e forse il più bel sangue
+d’Italia: sangue di principi, di condottieri, di mecenati, d’artisti.
+E chi più vano, più vacuo, più incosciente di lui?... Che impronta
+di superiorità gli han mai lasciato in retaggio i suoi maggiori? Che
+virtù di stirpe gli han trasmessa? Egli ignora la febbre di gloria e
+d’impero, che ha fatti grandi quelli del suo nome e ricchi e possenti;
+egli disprezza il lavoro, come un’occupazione ignobile, umiliante
+e venale; egli ride del pericolo imminente, non perché lo misuri e
+raffronti con le proprie energie, ma perché non lo sa prevedere e non
+lo discerne. Le donne e i cavalli: ecco il suo piacere più acuto e la
+sua più alta ambizione!... E, come lui, sono tutti i suoi pari; come
+lui, vivono e pensano e si perdono gli eredi dei re, dei patrizii,
+dei dominatori. Forse, chi sa? anch’io sarei oggi come lui, se una
+provvida sventura non m’avesse sottratto in tempo alle mollizie degli
+ozii lussuosi e all’esempio corruttore de’ miei stessi consanguinei.»
+Una profonda amarezza l’invase: la sua momentanea esaltazione era già
+irremissibilmente caduta; i dubbii eran risorti, più terribili e più
+scoraggianti d’innanzi alla realità. Egli si chiese, quasi con ira: «Ma
+è proprio nelle mani di questi uomini imbelli e insipienti ch’io vorrei
+riconsegnate le insegne del potere e dell’autorità? È dunque possibile
+che dalle nostre razze degeneri e moriture escano d’improvviso, per un
+prodigio divino, i nuovi eroi, i nuovi re della Terra?»
+
+Aurelio, così pensando e amareggiandosi, era disceso lungo il Corso
+fino alla piccola piazza di San Paolo. Di là lo strepito della sommossa
+s’udiva distinto e continuo, simile a un sordo boato di tuono: di
+quando in quando, alcune grida più alte giungevano a ondate, con il
+vento, passando ratte su la città muta, assopita al chiaror della luna,
+come brividi di sgomento nel sonno. Quel soffio prossimo di bufera
+distrasse il giovine dalle sue riflessioni: egli accelerò il passo,
+raggiunse in breve l’ultima svolta del Corso e si trovò all’imbocco
+della piazza del Duomo.
+
+Nelle vicinanze non era anima viva: il braccio della piazza, che
+si protende verso il Corso, circuendo il lato settentrionale della
+cattedrale, languiva deserto nell’ombra grave, che projettava dall’alto
+la massima aguglia. Ma in fondo, d’innanzi al grande Arco, nel chiarore
+trionfante, un nembo nero s’addensava, ingolfandosi viepiù fitto nel
+vano dei portici e della Galleria. Un clamore formidabile veniva dal
+nembo, urlo di mille gole insieme, ruggito minaccioso d’un’immane belva
+inferocita.
+
+Il giovine ristette un poco su l’angolo, osservando quella massa
+confusa, che sembrava immobile, avviticchiata con le radici alla terra:
+non vi si distingueva una figura, non si percepiva il senso d’una
+parola. La Folla appariva una, compatta, indivisibile, informe come un
+organismo elementare, pigiata e fusa come una colonia di crostacei su
+uno scoglio marino. E, aggregazione di migliaja e migliaja d’individui,
+essa era un solo corpo, aveva una sola voce, un sentimento unico,
+un’unica volontà, oscura e invincibile più d’un istinto.
+
+Egli stava per procedere, quando una raffica si precipitò nel nembo
+e lo squarciò. D’un tratto il preludio dell’inno garibaldino risonò
+forte e giojoso sotto la vólta dell’Arco che rimbombò lungamente: una
+macchia rossa, come il sangue d’una ferita, comparve alla superficie
+della massa e se ne staccò, avanzandosi verso di lui tra le grida e gli
+applausi della moltitudine.
+
+L’Imberido si fermò in aspettazione del corteo. Ben presto la
+fanfara sanguigna, che riempiva l’aria di squilli guerreschi, avendo
+attraversato il braccio ombroso della piazza, lo raggiungeva all’inizio
+del Corso. Dietro a essa la folla si affrettava densa, innumerevole,
+slargandosi o restringendosi, con l’elasticità d’un mollusco, a seconda
+dei capricci della via. Turbe d’adolescenti quasi imberbi, pallidi,
+viziosi, dalle facce trasfigurate dall’entusiasmo; compagnie d’operai
+logori, tristi, incomposti, con le bocche dolenti e gli occhi febbrili;
+gruppi di fanciulli del popolo sbraitanti e sgattajolanti tra le gambe
+degli uomini; qualche viragine ossuta, qualche contento borghese
+sedizioso, qualche povero vecchio, fregiato il petto di medaglie
+— tutta questa gente s’accalcava e scorreva come trasportata da un
+turbine veloce, segnando con il passo il ritmo della marcia bellica,
+alzando a intervalli grida di minaccia o d’osanna nel silenzio della
+notte lunare.
+
+— Evviva la Repubblica! Evviva la rivoluzione sociale!
+
+— Morte agli sfruttatori del popolo!
+
+— Morte al Governo!
+
+— Evviva i fratelli di Romagna!
+
+— Evviva il Socialismo!
+
+Una, due voci proponevano il grido: cento, mille voci in coro
+subitaneamente rispondevano, voci acute o basse, rauche o squillanti,
+irate o festose, tutte dissimili e tutte discordi.
+
+Aurelio, a ridosso contro il muro, doveva tenersi aggrappato
+allo spigolo d’una porta per non esser travolto dalla fiumana che
+l’investiva. I volti di tutti quegli uomini si presentavano a lui e
+s’occultavano, come in una tormentosa visione di dormiveglia: egli
+non poteva distinguer bene una sola di quelle fisonomie, e aveva
+l’impressione che si riproducessero di continuo, sempre le stesse, con
+i medesimi caratteri, con i tratti medesimi, passando e ripassando
+come fanno le comparse su un palcoscenico. A intervalli una qualche
+figura singolare, diversa dalle altre, lo attraeva maggiormente; ed
+egli l’accompagnava con gli sguardi fin che gli era possibile. Così
+notò un gigante fuligginoso, che pareva sbucato in quel momento da una
+fucina, e che, in vece di gridare, ululava in falsetto levando in alto
+il muso alla maniera dei cani gementi; notò un giovincello biondo,
+elegantissimo, che incedeva altero e taciturno, movendo continuamente
+il capo in atto d’approvare; notò un uomo vestito a nero, con il
+cappello floscio gittato indietro e l’aria affaccendata di un duce
+durante la battaglia, il quale si volgeva a destra e a sinistra per
+parlare con i vicini e poi si sollevava su la punta dei piedi come
+per abbracciar con lo sguardo l’imponenza del suo esercito. Anche a un
+certo punto parve a lui di riconoscere, lontano tra la folla, Giorgio
+Ugenti che, altissimo, emergeva con tutta la testa fuori dell’onda
+umana.
+
+— Evviva la rivoluzione! Evviva la libertà!
+
+— A morte i prepotenti!
+
+— A morte i borghesi!
+
+— Abbasso il Ministero!
+
+Il corteo serpeggiante si sviluppava, interminabile; e lo schiamazzo
+cresceva, si dilatava, si ripercoteva contro le muraglie, pareva
+venir da ogni lato, come se la città tutta si fosse svegliata dal suo
+sonno e partecipasse al furore della sommossa. In alto, anche in alto
+si propagava lo strepito; molte vetrate, aperte con precipitazione,
+sbattevano violentemente e i colpi secchi rintronavan sul tumulto della
+via simili a scariche di fucili.
+
+Passava ora d’innanzi all’Imberido, sempre fermo e attento al suo
+posto, una falange di giovinetti affatto imberbi, disposti in lunghe
+schiere rettilinee, procedenti in perfetto ordine come milizie in
+marcia. Alcuni tra essi portavano un fiore scarlatto all’occhiello;
+tutti, accurati nell’abito lindo e assai contegnosi, avevano
+un’espressione quasi estatica di fiducia e di serenità negli occhi
+ingenui e su le labbra sorridenti. Non gridavano nè vita nè morte;
+cantavano in coro, all’unisono, un inno lento e uniforme, e le loro
+voci, ancora immature, s’elevavano e s’abbassavano, forti nelle note
+alte e fievoli nelle profonde, dominando a volte il clamore e a volte
+perdendosi in questo come un susurro indistinto. Aurelio li riconobbe:
+erano studenti; era la Giovinezza illusa e irriflessiva, che portava il
+suo giocondo tributo alla ribellione e, piena di baldanza, credeva di
+avviarsi alla conquista della Felicità universale!
+
+Ma dietro a essa il nembo s’oscurava novamente, e più che non mai
+dianzi. Il corteo dei dimostranti era finito, e sùbito in coda un
+secondo corteo incominciava, senza un intervallo, confuso e come
+riunito con il primo, più torbido, più romoroso e ben più minaccevole
+di questo: era la caterva infame dei miserabili, degli oziosi, dei
+vagabondi, dei malviventi, ch’erano accorsi al fragore della sommossa
+dai vicoli immondi, dalle taverne e dai postriboli, e la seguivano
+e la secondavano, solleticati da una bieca speranza di rapina e di
+saccheggio. Venivan essi fluttuando, a crocchi distinti e serrati,
+sudici, abjetti, striscianti, e diffondevano intorno un lezzo
+nauseabondo di vino, di tabacco e d’immondizie: giovini per la massima
+parte, alcuni giovinissimi, eran tutti abbigliati in fogge curiose,
+tutti lividi, con le occhiaje violacee, con le bocche infiammate, con
+le mani nere, con l’espressione obliqua di bestie rapaci e notturne.
+
+— Morte ai borghesi!
+
+— Evviva il Socialismo!
+
+— Evviva la libertà!
+
+Eran le stesse grida ch’essi proferivano; eran le stesse minacce e le
+stesse acclamazioni. Qualcuno tra costoro cercava anche d’intonare
+il medesimo inno lento e uniforme, che già più innanzi gli studenti
+cantavano. Ma nelle loro bocche le grida, accompagnate da sghignazzi
+beffardi, divenivan terribili; e l’inno di fratellanza, mescolato a
+motti e a gesti osceni, metteva i brividi della paura.
+
+Incalzato dai bruti, Aurelio fu spinto violentemente nel vano della
+porta chiusa. Per alcuni minuti, per un secolo, rimase là prigioniero,
+stretto da ogni parte, assordato dallo schiamazzo, soffocato dalla
+calca e dalle esalazioni immonde. Il disgusto lo prese alla gola,
+l’eccitò a fuggire; egli cercò di farsi largo, di rompere la cerchia
+della moltitudine a forza di braccia, ma non gli fu possibile. Uno di
+quei vagabondi lo rigittò indietro con un urtone poderoso, urlandogli
+sul viso:
+
+— Alla forca gli aristocratici! — e poi un’ingiuria turpe e scurrile,
+che sollevò le risa tra i compagni a lui d’intorno.
+
+Un’esasperazione subitanea prese l’Imberido; una di quelle
+esasperazioni che offuscano la vista e fanno balenare nel vuoto imagini
+criminose. Lo sdegno a lungo compresso contro la torbida comedia della
+libertà; l’antico suo odio contro la plebe rozza e ignobile; il furore
+della vendetta, della punizione esemplare e istantanea: tutto si levò
+improvvisamente nel suo spirito ed egli non sentì più se non il cieco
+impulso alla percossa mortale. Divenne pallido come un cencio; e pure
+non osò, non fece un gesto, non rispose una parola. Comprese che costui
+era il più forte e che quei bruti avrebber potuto schiacciarlo senza
+che alcuno fosse accorso in suo ajuto; comprese ch’egli era nulla tra
+quel branco oscuro e inferocito; e stette immobile sotto l’offesa, come
+fosse legato con le corde a un palo d’infamia.
+
+L’insultatore scomparve; altri, altri uomini biechi passarono d’avanti
+a lui gridando, sghignazzando, urtandolo, sfidandolo con gli occhi
+rapaci. Finalmente la ressa diminuì; i gruppi s’assottigliarono;
+apparvero i pennacchi rossi dei carabinieri, come fiammelle accese
+su l’onda tenebrosa della calca. Egli potè uscire dalla sua carcere
+e trovare una via di salvezza tra le ultime capannelle disperse e lo
+stuolo sbuffante e tintinnante delle guardie. Convulso, affranto e
+scorato, si diresse in corsa verso la piazza del Duomo, che appariva
+ora deserta, solenne, pacifica nel chiarore intenso della luna.
+
+«Quella era la Folla! Quello era il nemico!... Ohimè, come vincere un
+tal nemico? Con quali mezzi? Come respingere nel suo corso il torrente
+che precipita? Come, come rivolgersi da solo all’uno e all’altro,
+aprire con le sue sole povere mani tutti gli occhi che sono ciechi,
+farsi intendere con la sua sola esile voce da tutti gli orecchi che
+sono sordi?» Era inutile ogni sforzo, pazzo ogni tentativo, miseranda
+ogni illusione! La Folla era sovrana; correva, travolgeva, calpestava,
+annientava ogni ostacolo sul suo passaggio. L’Idra vorace e scatenata
+stava per inghiottire nelle sue fauci innumerevoli ogni cosa grande e
+nobile e bella, ogni idealità, ogni tradizione, ogni fede. E nessuno,
+nessuno al mondo era in grado di contenderglielo, poiché nessuno, che
+non fosse un Dio, poteva rimetterle le catene e rigittarla vinta e
+umiliata nella sua gabbia.
+
+Che valeva omai l’individuo di fronte alla massa? Egli era un voto,
+contro mille e mille voti; era una voce, contro mille e mille voci; era
+un’unità contro una pluralità senza numero. Due di quei malviventi, pur
+che sapessero scombiccherare il loro nome, pesavano più di lui su la
+bilancia della Democrazia. Uno di quei fanatici, senza ingegno e senza
+cuore, poteva con poche parole insensate sollevare la moltitudine e
+dirigerla a suo mal talento; egli con tutta la sua eloquenza, con tutta
+la sua dottrina non sarebbe riuscito a convincerne una minima parte, ad
+arrestarla per un solo attimo nel suo cammino. — O esaltare i diritti
+sconfinati del nuovo Despota, o cadere irremissibilmente sotto la sua
+condanna.
+
+Aurelio si risovvenne in quel punto di suo cugino; si risovvenne
+delle amare riflessioni ch’egli aveva fatte pocanzi intorno a quei
+nobili oziosi, scettici, senz’ambizioni e senza idealità, non ad altro
+occupati se non a ricercare il Piacere. «Non hanno essi forse ragione?»
+egli si domandò. «Che cosa potrebbero fare? Che cosa dovrebbero
+fare?... Il loro crepuscolo precipita; la notte incombe fatale sopra
+di loro; ed essi la aspettano stoicamente, ridendo in faccia alla
+morte, aggradendo con raffinata cortesia gli ultimi favori della loro
+fortuna fuggente. Non sono essi mirabili in questa loro indifferenza
+ai capricci del destino come in quel loro indistruttibile amore per
+la Vita e pe’ suoi godimenti? Non sono essi mille volte più lodevoli
+che se scendessero in campo, irosi e meschini, a difendere i loro
+privilegi, sollecitando vanamente i suffragi popolari, predicando
+al deserto le loro teorie antiquate, misurandosi tra i fischi nelle
+assemblee con gli avversarii acclamati e portati alle stelle?»
+
+Aurelio era giunto senz’accorgersi in mezzo alla piazza del Duomo: si
+fermò, incerto. L’apatia desolata di quei giorni l’aveva ripreso; ed
+egli, riudendo da lontano gli squilli delle fanfare e il gridìo della
+folla, sorrise mestamente, come già dalla sua finestra, mentre il
+sole esulava su i fastigi delle case, aveva mestamente sorriso della
+smania di lavoro che affaccendava gli uomini laggiù, nella via. «Perchè
+lavorare? Perchè agitarsi, così? Perchè soffrire e appassionarsi? Si
+muore, e questa vita triste e precaria non vale che si soffra un’ora
+pe’ suoi destini.»
+
+Egli si guardò d’intorno. La luna colma spaziava alta, quasi alla
+sommità del cielo immacolato. Il Duomo, avvolto dai raggi, era bianco
+e fantastico come una di quelle montagne di ghiaccio che navigano nei
+mari polari. Milano di nuovo s’assopiva, nel silenzio. L’aria commossa
+odorava d’aperta campagna.
+
+«Ritorna, ritorna presto!» disse una voce sommessa nel cuore del
+giovine. «Ritorna, ritorna presto!» Il saluto di Flavia ricantò
+in lui, accorso dagli orizzonti delle sue memorie in quell’ora di
+supremo accasciamento. — Dov’era dunque Flavia? Che faceva? A che
+pensava? Perchè, perchè non aveva risposto all’ultima sua lettera? Non
+l’aspettava forse più? Incominciava a dimenticarlo?... Oh, se l’avesse
+avuta al suo fianco in quel momento! Se avesse potuto sentir nella sua
+la mano di lei, come nei lugubri giorni al letto della morente!...
+
+Al giovine parve d’un tratto che scendesse uno spiraglio di luce nelle
+tenebre dell’anima sua. Parve come di vedere nelle onde oscure, che
+circondavan furenti la sua navicella smarrita, il chiarore d’una figura
+viva e misteriosa che lo invitava a sè con un sorriso divinamente
+incantevole. — A lei, a lei egli doveva andare. Verso quell’unico
+sorriso, che rompeva l’aspro cipiglio di tutte le cose, doveva tendere
+la sua anima travagliata. Verso quelle candide braccia aperte egli
+doveva piegare e abbandonarsi dolcemente come nel grembo alla Morte!...
+Non era là, tra quelle onde, nell’oblio, il riposo, la salvezza, la
+luce, la gioja? Là certo era l’Amore, e l’Amore era tutto: era la
+gioja, era la luce, era la salvezza, era il riposo. «Senza l’Amore,»
+cantavano i poeti, «il mondo non avrebbe più sole; senza l’Amore, la
+gloria, la ricchezza, la fama, la pace, la stessa fede non sarebbero
+se non parole vuote di senso, ornamenti derisorii gittati su un corpo
+piagato e difforme. Perchè, perchè vivere se non per amare?» Oh, quei
+poeti gli avevano spiegato il vero; quei poeti gli avevan già da tempo
+indicato la via sicura, insegnandogli che una sola dolcezza certa e
+durevole si può gustare su la Terra: l’Amore.
+
+Il giovine levò in alto il capo risolutamente. Si disse: «Domani
+partirò! Domani sarò lontano di qui! Domani sarò presso di lei!»
+Gli apparvero in un baleno il palazzo, la pineta, l’orto, il colle
+solatìo; gli apparve la sala ombrosa dove l’aveva stretta a sè la prima
+volta nella notte tragica, tra il frastuono della bufera; gli apparve
+l’imagine di lei, alta e agile, in un’attitudine di grazia, su lo
+sfondo verde del prato.
+
+«O Flavia! Flavia!...»
+
+Si mosse, si diresse verso casa.
+
+Udì il clamore della folla, che ritornava indietro confusamente,
+ventargli di nuovo sul viso. Non si sgominò: non cercò pur d’evitarla.
+
+Procedette tranquillo e sdegnoso il suo cammino, andandole incontro.
+
+
+
+
+XII.
+
+IL POEMA ETERNO.
+
+
+Notte d’autunno calma, lucida, benigna come una notte d’inoltrata
+primavera.
+
+Nell’antico parco è il silenzio: qualche fievole fruscìo di piante,
+qualche gemito alto di gufi, qualche sospiro, qualche fremito, qualche
+brivido, ignoti....
+
+In quel silenzio la luna, saliente per l’arco del cielo, dispensa
+pallidi baci di luce e cupe carezze, d’ombra....
+
+Cadono i baci, strisciano le carezze ma non sembran toccare che il
+tenue velo di vapore, che avvolge tutte le apparenze come per custodia.
+
+Solamente i vertici degli alberi nella pineta, sopra il velo, sentono i
+timidi contatti e rispondono: le fronde eccelse son madide di rugiada,
+e le innumeri gocce scintillano al chiarore, quasi piccole iridi
+tremanti, inumidite da lacrime di tenerezza.
+
+Il luogo par deserto.
+
+Ritte su gli stalli muscosi, le statue rigide e tristi aspettano,
+stendendo i loro monconi verso un fantasma invisibile....
+
+E le grandi scalee biancheggiano, a pena turbate qua e là dalla macchia
+di qualche foglia vizza caduta.
+
+Un profondo incantesimo sembra pesare su la stabilità di tutte le cose
+presenti....
+
+Non un soffio di brezza attraversa a intervalli la notte: il fogliame
+della selva stanco riposa; i crisantemi restano fermi e diritti su
+i loro steli, come chiusi in un cristallo diafano; e nei cespi delle
+ortensie ramificano ombre immutabili....
+
+Perfin dai tralci delle rose rampicanti, dove gli estremi fiori pendono
+moribondi, non un petalo solo si distacca e vola oscillando nell’aria.
+
+Tutto è muto e tutto è stabile.
+
+Tutto pare stabile e muto da tempo infinito.
+
+Si direbbe che, senza cessare, la vita del parco sia stata arrestata da
+una volontà misteriosa in una immortale compostezza d’arte. Si potrebbe
+credere che a un cenno di questa volontà, non solo gli alberi e i fiori
+dovessero muoversi, ma le statue medesime discender vivificate dai loro
+stalli e avviarsi sollecite verso il fantasma che invocano.
+
+Una campana batte l’ora, da presso....
+
+Squilla lentamente, come per riprender lena a ogni rintocco, e poi si
+tace.
+
+Mentre l’ultimo suono vibra ancora nell’aria, alcune frasche lassù, al
+sommo della scalea, si piegano, scricchiolando forte; e una piccola
+ombra si sposta....
+
+Che avviene? È il vento della valle che sorge?...
+
+No: una figura, prima invisibile dietro i fusti d’un oleandro, s’avanza
+a passo furtivo verso i balaustri....
+
+Entra nella luce....
+
+S’appoggia con le braccia al marmo....
+
+Affonda intenta gli sguardi al basso, verso l’oscurità del pertugio....
+
+Come partecipe dell’incantesimo, la figura rimane là lungamente,
+rigida, immota nell’immobilità del parco favoloso.
+
+Un’altra volta, dopo una pausa, la campana batte la stessa ora con
+uguale lentezza. Ahi, quanto scorre tardo il tempo nell’aspettazione!
+L’uomo non ha un gesto d’impazienza; ma i suoi occhi, sempre fissi,
+lampeggiano e il suo petto si gonfia a un respiro profondo. Sul suo
+pallido viso, rischiarato dal plenilunio, è impressa un’ansietà
+mortale: forse, egli pensa che ogni attimo scoccato è un attimo
+perduto in eterno per la Felicità che egli aspetta.... Ed è veramente
+un’apportatrice di Felicità, ch’egli aspetta là, al sommo della scalea;
+un’apportatrice fragile e segreta, che gli correrà incontro tremando,
+ansimando, paventando come lui a traverso i misteri della notte. «Se
+non venisse?..» si domanda a ogni tratto il giovine, mentre i suoi
+sguardi non si stancano d’interrogare le tenebre dell’andito, sempre
+chiuse e sempre avare. «Se non venisse?!...» Ogni volta, la richiesta
+dubbiosa apre nella sua anima abissi senza fondo. Ogni volta, per
+soffocarla, egli deve riandare le memorie di quel giorno e ripetere
+a sè stesso le parole precise che stabilirono il convegno. — È stato
+dopo il pranzo, sul rialto. Parecchie persone vi stavan raccolte, gli
+ospiti dei vicini, per la più parte a lui sconosciuti; e l’ebreo era
+tra questi e guardava a tratti lui o la fanciulla, con aria sospettosa.
+Essi parlavan piano, di cose indifferenti, in un angolo, presso il
+sedile di pietra infisso nel muro. Egli era calmo, quasi felice: aveva
+dimenticato i mutamenti terribili ch’eran sopravvenuti; credeva che
+tutto fosse come per il passato, e aveva quasi la coscienza che la
+povera nonna fosse presente. La sera scendeva in fatti tepida e mite,
+tra i noti rossori del cielo sopra le Alpi; l’odor di pesci e d’alghe
+fracide saliva blandamente dal lago, odore acre ma pieno di soavi
+rimembranze per lui; le vacche traballanti, le pecore mute, i pescatori
+tardivi passarono su lo spiazzo d’avanti a loro nell’ordine consueto,
+come ogni sera, un tempo. Ed egli d’improvviso la interrogò: — Perchè
+non hai risposto all’ultima mia lettera? — (È la domanda che l’aveva
+torturato durante tutta la notte, durante tutto il viaggio, la domanda
+che in vano aveva cercato di rivolgerle sùbito, al suo arrivo, nel
+salutarla). Ella è impallidita, s’è turbata, s’è guardata d’intorno
+timorosa come se qualcuno li dovesse spiare. — È impossibile che ti
+risponda, qui, — ha detto in fretta, con visibile concitazione, così
+piano che a stento egli la udì. E poi, dopo un silenzio, in cui parve
+profondamente riflettere: — Tròvati stanotte in giardino. Quando tutti
+si saràn ritirati, io verrò. Aspettami. Ci parleremo.
+
+Queste sono state le sue precise parole. Il giovine ricorda persino il
+suono basso e un po’ rôco della voce e il tremito continuo, che agitava
+le belle labbra nel proferirle. Oh, sopra tutto quelle labbra egli
+ricorda, egli rivede d’innanzi a sè in imagine allucinante.... quelle
+tumide e fresche labbra, su cui le più semplici parole acquistano il
+valore d’una rivelazione o d’un enimma!
+
+Ella gli ha dato convegno in quel luogo; ella non può mancare.
+
+Ma il tempo fluisce, e nulla si muta nel parco deserto e silenzioso:
+le statue stendon sempre, infaticabilmente, le braccia mutilate a un
+fantasma increato, ed egli fissa sempre, infaticabilmente, gli sguardi
+alle tenebre dell’andito, dove la sua accesa imaginazione dipinge
+talvolta il gesto repentino d’un altro vano fantasma!... Tormento
+fiero dell’attesa, in cui la mente si perde nelle ipotesi più assurde
+e i sensi troppo vigili riempion l’anima d’illusioni e di delusioni
+fulminee!
+
+La campana da presso, a tocchi lenti come per un’agonia, batte l’ora
+successiva, e poi si tace.
+
+L’aspettante di sbalzo si solleva ritto in piedi: il dubbio si
+ripete più forte dentro di lui e l’impazienza si fa manifesta. «Se
+non venisse?... Dio, se non venisse!...» Il suo cuore non regge più
+all’ansietà che lo sprona; i suoi polsi hanno palpiti affrettati e
+sonori come in un accesso di alta febbre. Un solo pensiero lo tiene,
+un solo pensiero lo tormenta: ch’ella possa mancare. E non mai una
+possibilità in vita gli ha dato un’ambascia e un’inquietudine maggiori!
+Egli ha la certezza assoluta, limpida, evidente che senza lei quella
+notte non debba avere un termine.
+
+E la solitudine incomincia già a turbarlo, e quella luce uniformemente
+bianca lo agghiaccia, e le apparenze irreali che lo avvolgono nel
+loro incantesimo, infondono in lui a poco a poco una strana temenza
+superstiziosa.
+
+Allora tutto il suo essere si scioglie in un’invocazione suprema: «O
+Flavia, vieni, vieni! Non farmi soffrire così; non prolungare oltre
+questo mio supplizio!... Come, come ti desidero!... M’intendi? Voglio
+vederti, parlarti, accarezzarti: vieni! Voglio morire a’ tuoi piedi
+di tenerezza e di passione! Vieni, anima, vieni!» E, con uno sforzo
+cerebrale a lungo insostenibile, egli lancia le parole infocate nel
+vuoto, lontano lontano, oltre le cose presenti, oltre la massa nera
+che chiude e adombra il parco laggiù, come se l’assente dovesse
+raccoglierle per qualche occulto senso e commuoversi e accorrere
+affascinata al suo richiamo.
+
+È un abbaglio?... Uno scalpiccìo lievissimo s’ode ora nell’andito....
+Qualche cosa si muove veramente sotto la grotta tenebrosa, che mette
+in comunicazione il giardino con il cortile del palazzo. Non è più
+un abbaglio; no, no, no, non è più un’illusione!... Una figura alta e
+velata di donna appare su la soglia del pertugio e si ferma un attimo
+sospesa, forse maravigliata dal superbo spettacolo notturno.
+
+Il giovine si scuote, accenna con un braccio dall’alto.
+
+Ella lo vede, attraversa a passi celeri lo spianato delle statue e
+s’avvia su per la scalea bianca, in corsa.
+
+— Finalmente!... — esclama il giovine, quand’ella gli è vicina,
+stendendole ambo le mani.
+
+Il suo volto s’è trasfigurato: un rossor vivo ne tinge le guance; gli
+occhi raccolgono nelle pupille dilatate il più fulgido raggio lunare.
+Tutta l’onda di felicità, che l’ha investito d’improvviso, passa nella
+sua voce maschia e sonora.
+
+— Perdonami. T’ho fatto aspettar molto... — mormora la donna, agitata,
+rauca, convulsa. — Ma che vuoi? La mamma è alzata ancora adesso: il
+babbo s’è sentito male, d’un tratto... Non sapevo come lasciarlo...
+
+Aurelio è felice, indicibilmente felice. Ogni ansietà è scomparsa; ogni
+temenza, fugata; ogni nube, dispersa. La guarda con occhi intenti,
+e a pena ode il murmure delle sue parole. Ella ha il viso mezzo
+nascosto in uno scialletto nero, che le cade a punta su la fronte e
+si piega in doppio giro intorno al collo fino a coprirle il mento e le
+orecchie. La sua bellezza appare più regolare, più pura, quasi mistica
+in quel contorno oscuro e fittizio; e gli occhi come la bocca hanno
+un’espressione nuova e complessa, insieme di sgomento e di volontà
+tenace, che il giovine, senza interpretare, contempla e ammira.
+
+— Vieni, dolcezza, — le dice amorosamente.
+
+Circonda i suoi fianchi con un braccio e la trascina, passiva e quasi
+inerte, su su per il viale ombroso, nella pineta.
+
+— Dio, che imprudenza mi fai commettere! — continua Flavia con la voce
+sommessa, sempre più affannata e più convulsa. — Pensa: per liberarmi,
+ho detto alla mamma che avevo l’emicrania e che andavo a coricarmi
+sùbito. Ma il babbo era ancora sofferente, ed ella mi ha guardata con
+certi occhi pieni di rimprovero!... S’ella mi venisse a cercare nella
+camera e non mi trovasse! Dio, sarei perduta, perduta... Non verrà a
+cercarmi, non è vero? Di’, Aurelio: non verrà a cercarmi?
+
+— Ma no! Tranquillizzati. Non verrà. Perché dovrebbe venire?
+
+— Non so, non so... Sono così inquieta, così nervosa; ho come il
+presentimento d’una disgrazia. Tutte le paure son dentro di me,
+stasera; non ho più una goccia di sangue nelle vene. Senti, senti come
+son fredda, — ella soggiunge, prendendogli la mano che le cinge il
+fianco, gelida quanto la sua.
+
+— Povero amore!
+
+— E quanto sono stata in pena per te, Aurelio! Sapevo che tu eri qua ad
+aspettare, e non potevo muovermi e vedevo là, sul caminetto, la sfera
+dell’orologio che correva, correva senza misericordia, con una celerità
+non mai avuta! Imagina, Aurelio, il mio tormento. Imagina: ho temuto di
+non poter venire...
+
+— Guai, guai se non fossi venuta! — egli prorompe, rabbrividendo al
+ricordo della lunga aspettazione, esaltandosi al pensiero della gioja
+presente, provando un bisogno folle di travolgere, di confondere nel
+suo sogno di felicità colei ch’è sempre trepida e smarrita al suo lato.
+— Sarei morto d’angoscia! Sarei morto di desiderio! Credo che non avrei
+potuto veder l’alba di domani.
+
+Son giunti nel folto della selva, dove l’ombra è più fitta e il
+silenzio più misterioso.
+
+Gli alberi li circondano da ogni parte, neri e profondi; è impossibile
+distinguerne le forme dei tronchi e dei rami.
+
+Tutto si ammanta nell’oscurità, e a pena qualche livido raggio di
+luna occhieggia qua e là, insinuandosi tra le fronde più alte, senza
+illuminare.
+
+I pini odorano di resine.
+
+Un uccello notturno si lagna ostinatamente sopra una vetta.
+
+In basso, al termine del sentiere, un brano della balaustrata
+s’intravede ancora, candido e funereo come una pietra cimiteriale.
+
+Il giovine si ferma. Non regge più all’émpito della commozione, e sente
+sgorgare dall’intimo del cuore un fiotto incontenibile di parole dolci
+e appassionate.
+
+— Flavia! — esclama con una voce nuova, tremula e bassa, infinitamente
+carezzevole.
+
+Tenendola sempre stretta con un braccio, le appoggia l’altra mano su la
+spalla e l’attira lentamente a sè.
+
+— Flavia, — egli prosegue, — tu non sai, tu non puoi imaginare da
+quanto tempo io sogno quest’ora di solitudine e d’abbandono. Nessuna,
+nessuna ansietà mai nella vita ho provata simile a quella che m’ha
+tenuto e torturato mentre t’aspettavo. Era una febbre, un delirio,
+una sofferenza così forte che mi toglieva il respiro, m’opprimeva il
+cuore fino a fermarlo, mi faceva barcollare come ebro a ogni passo!...
+Son pochi mesi che ti conosco: mi sembrano anni ed anni che ti amo
+e ti sospiro. La mia giovinezza è così piena della tua imagine che
+per quanto affondi gli sguardi nel passato non trovo che te, te sola,
+padrona e arbitra d’ogni mio momento. Non sei tu quella che ho sognata
+nelle mie prime fantasie d’adolescenza? Non è per te che ho avuto un
+giorno il desiderio della gloria? Non è per te che ho studiato, ho
+scritto, ho voluto esser qualcuno?.... Perchè, perchè avrei sacrificato
+i miei più begli anni su i libri e con le vane meditazioni, se non
+per te, per attenderti e per riserbarti intatto il fiore della mia
+anima?.... Tu non mi credi, forse; lo so, altri, prima di me, ti ha
+insegnato a diffidare di tutto e di tutti; altri ti ha detto le stesse
+parole e ti ha delusa; ma io voglio oggi ridarti la fede, io sento oggi
+d’averne in me tanta che non mi sarà difficile d’infonderne una parte
+nel tuo cuore... Ti ricordi tu i primi tempi della nostra conoscenza?
+Hai tu compreso allora il perchè della mia continua, crescente
+malinconia?... Io ti posso dire che un’ora innanzi ch’io ti vedessi
+la prima volta, qui appunto nel giardino, ero sfiduciato, accasciato,
+triste da desiderar la morte, e che la tua sola apparizione è bastata a
+ricrearmi, a ridonarmi il desiderio della vita, a rendermi d’un tratto
+consapevole del mio lungo errore passato. Da quel momento io credo
+d’averti amata; certo, da quel momento avrei dovuto abbandonarmi lieto
+e fiducioso all’incanto che da te mi veniva. Eppure no, non è stato
+così. Ho lottato contro di te, ora per ora, come tu fossi la nemica
+mandata a mio danno da qualche Genio malefico. Ah, sciocco, illuso,
+misero! Tu eri la gioja, ed io non ti vedevo. Tu, diletta, mi movevi
+incontro, e l’essere fittizio, che viveva in me, mi gridava: «Fuggila!»
+ed io ti fuggivo! No. Ora, ora che son tuo (perchè son tuo, Flavia, lo
+senti? tutto tuo), ora maledico me stesso per aver ritardato questo
+istante divino; ora che ho aperto gli occhi e visto la luce, io ti
+dico: «Flavia, Flavia mia, perdona! Io ti amo!» Mi credi, Flavia? Di’:
+mi credi?
+
+Ella è sempre passiva, sempre inerte. Cede a ogni suo minimo impulso,
+come una cosa morta. Attratta, gli si è abbattuta sul petto, con
+l’atto di chi sta per cader bocconi, pesantemente. Avvinta tra le
+sue braccia, rimane immobile e taciturna, con le mani pendule lungo i
+fianchi, con il capo reclinato su la spalla di lui. Ascolta ella le
+parole appassionate e dolci? Si direbbe che queste passino sopra di
+lei inavvertite, come il gemito del gufo in alto della pineta, come il
+fruscìo leggero che suscita ora nei rami un primo soffio di brezza.
+
+— Non rispondi? — prosegue il giovine, oppresso d’un tratto da un
+vago senso d’inquietudine. — Non hai nulla da rispondermi?... Non mi
+credi da vero, dunque! Tu temi ch’io t’inganni o pensi ch’io m’illuda,
+parlandoti così in quest’ora fuggevole d’abbandono... Oh, dovresti
+rammentare, Flavia, il dramma terribile a cui abbiamo assistito
+insieme; dovresti rammentare le mie lacrime e le mie disperazioni, che
+non ho cercato di nasconderti; dovresti rammentare l’ultimo gesto della
+mia povera mamma, quando morendo riunì le nostre mani sul suo cuore....
+Non sono, lo sai, nè un uomo perverso nè un fanciullo esaltato. Quei
+lugubri ricordi, a cui si lega indissolubilmente il nostro amore,
+ti dovrebbero persuadere ch’io non posso illudermi e non saprei
+ingannarti. Son solo, schiacciato ancora sotto il peso d’un lutto
+tremendo, in un momento assai grave e penoso della vita.... Come non
+credermi? Come puoi tu, Flavia, diffidare di me?
+
+Egli pronunzia le ultime frasi con una voce più debole e più
+incerta, in cui si sente palese lo sforzo per contenere i singhiozzi.
+L’evocazione della sciagura recente ha riaperto la piaga profonda della
+sua anima, e l’ha fatta sanguinare. Una grossa lacrima discende per le
+sue gote, si stacca e piomba su la testa china di Flavia.
+
+— Ti credo, sì, ti credo..., — mormora ella, scotendosi vivamente,
+sollevando il volto incontro al suo, cercando di scorgere tra le
+tenebre gli occhi che l’hanno bagnata.
+
+— E mi ami?
+
+— Aurelio!... Sarei qui, se non t’amassi?
+
+— Flavia, mia consolazione, mia vita, mia gioja!... — grida il giovine,
+con un brivido di ebrezza suprema, stringendola più forte più forte tra
+le braccia.
+
+Le loro teste si toccano: le loro bocche son vicine; egli sente l’alito
+di lei sfiorare la sua pelle come una carezza infinitamente leggera.
+Un attimo d’indugio; un lampo, un vero lampo visibile, negli occhi;
+una breve esclamazione, e il suo viso si piega e le sue labbra cercano
+il caro viso, lo percorrono tutto in un bacio lungo e molteplice,
+s’accostano alla bocca, alla divina bocca sospirata, e vi si arrestano
+umide e protese come per ferirne il mistero. Ella, sotto la furia
+improvvisa, sembra smarrita e sgomenta: non parla, non si muove, non
+cerca di sottrarsi al suo ardore e neppur lo seconda. Fredda, rigida,
+scossa tutta da un tremito, riceve la pioggia dei baci senza rispondere
+e si abbandona a lui come soggiogata dalla paura.
+
+D’un tratto, un singulto profondo sale dalle sue viscere e un pianto
+dirotto le si sparge a rivi caldi su le guance.
+
+— Anima, tu piangi! — le susurra all’orecchio l’amante, beato, immemore
+di tutto, avviluppandola più forte, vie più forte nella sua stretta. —
+Perchè piangi, ora? Perchè?...
+
+— Anche tu piangi, Aurelio...
+
+In fatti anch’egli piange; anch’egli ha la faccia inondata dalle
+proprie lacrime. Entrambi piangono insieme, come già nella tragica
+notte spasimosa; piangono avvinti, inconsci, disperati, — disperati
+come se sentissero l’ombra della Morte sempre presente tra le loro due
+beatitudini.
+
+— Dio, Dio, mi par d’impazzire! — ella prorompe, sciogliendosi con un
+movimento brusco dall’amplesso, indietreggiando un poco, passandosi
+una mano nei capelli, che lo scialletto cadendo ha scoperti. — Andiamo
+avanti. Qui fa troppo bujo. Andiamo, Aurelio!
+
+E sola, d’innanzi al giovine, s’interna per il viale, con un passo più
+celere.
+
+Egli la segue in silenzio, turbato da una folla di pensieri
+inquietanti. Dopo il distacco repentino, si è fatta dentro di lui
+un’oscurità imperscrutabile; egli s’è svegliato come da un sogno
+luminoso e s’è trovato d’improvviso nel più fitto d’una notte. Non
+riesce a spiegarsi il contegno di lei, quello smarrimento pertinace,
+quel mutismo opaco mentr’egli le parlava, quella passività gelida e
+quasi repugnante tra le sue braccia. — Che pensa ella? Che teme? Che
+vuole? — Egli lo ignora, egli non sa, egli s’interroga in vano; e
+pure, in confuso, intende che nell’animo di lei si cela qualche cosa
+indubbiamente avversa al loro amore e minaccevole per la loro felicità.
+
+Così procedono uno dietro l’altra, disgiunti da un ostacolo misterioso,
+lungo il sentiere che monta ora un po’ ripido a traverso la pineta.
+
+Le tenebre son sempre densissime, rotte soltanto qua e là da qualche
+bolla di luce che filtra dagli interstizii e piomba sul verde cupo
+delle conifere.
+
+I soffii lievi di brezza, passando tra i rami, agitano a intervalli
+quelle bolle livide, che salgono, scendono, si spostano, si gonfiano,
+si restringono con una irrequietezza nervosa di cose viventi.
+
+Al sommo però, un fascio compatto di raggi precipita sul viale, e pare
+in distanza un’immane colonna bianca e diafana, che sorga dalla terra
+tra il nero dell’ombra circostante.
+
+In silenzio essi raggiungono il luogo rischiarato dalla luna.
+
+Sono al crocicchio delle due stradette, dov’è un sedile, dove sta
+custode impassibile l’antica erma dal viso corroso e dai seni intatti,
+come gonfii d’un desiderio immortale.
+
+— Sono stanca! — ella mormora, fermandosi di fronte a lui. — Vuoi che
+sediamo, un poco?
+
+Siedono entrambi, alquanto discosti sì che l’ombra dell’erma si compone
+sul suolo tra le loro due ombre.
+
+Tacciono.
+
+Ella tiene il capo reclinato sul petto e le palpebre socchiuse; egli in
+vece guarda d’intorno curiosamente quasi distratto dallo spettacolo, ma
+ha una lunga ruga pensosa, su la fronte, tra ciglio e ciglio. In fine
+si volge a lei e con accento d’indifferenza simulata:
+
+— Vuoi dirmi ora, — le chiede — perchè non hai risposto all’ultima mia
+lettera?...
+
+— Perchè non ho risposto...?! — esclama Flavia concitatamente,
+rialzando di scatto la testa come sbigottita dal suono della sua
+voce. E gli occhi, ancora umidi di lacrime, le si dilatano esprimendo
+un’ambascia profonda. — Ah, è vero: debbo dirti perchè non ho risposto,
+perchè non ho più scritto... Ora ricordo: è stato per questo che t’ho
+dato convegno qui, non per altro, non per altro...
+
+Pronunzia le ultime parole con una voce spenta che non par più la
+sua. Poi, dopo una pausa di raccoglimento in cui gli occhi si son per
+poco sottratti all’investigazione acuta del giovine, lo fissa di nuovo
+deliberatamente, con una specie di violenza spasmodica; e riprende:
+
+— Ebbene, Aurelio, giacchè vuoi sapere.... io non voleva più scriverti,
+ero decisa a non scriverti mai più...
+
+— E perché?
+
+— Perché... Perché credevo che non saresti più ritornato, credevo che
+le abitudini cittadine ti avrebbero ripreso interamente a me, facendoti
+sentire tutto il peso e l’impaccio del legame che si era stretto tra
+noi in un momento di comune debolezza. Che vuoi? Mi pareva che il
+nostro amore non fosse che un sogno, un bel sogno che, come gli altri
+tutti, non si sarebbe mai realizzato!... E ancora adesso, vedi, io non
+so convincermi che possa essere una cosa durevole, seria, resistente
+agli attacchi del tempo e degli eventi. Mi amerai tu sempre come oggi
+dici di amarmi? Non verrà un giorno in cui ti sarò d’ingombro nella
+tua via e sarà troppo tardi per potertene liberare? In quel giorno che
+sarà di noi?... Tu non hai mai considerato questa possibilità; ma io,
+intendi? io, qui sola, da che sei partito, non ho pensato ad altro.
+E, certo, se tu m’avessi dimenticata, se avessi cercato in qualunque
+modo d’allontanarti da me, credi pure che non avrei fatto un passo per
+richiamarti, non avrei scritto una riga per rammentarti ch’io t’amava e
+ti aspettava.
+
+Egli l’ha ascoltata a testa bassa, guardando la terra, senza fare un
+atto di protesta. Le tre ombre vicine, ch’egli vede sul suolo, sembrano
+attirare tutta la sua attenzione; e in verità egli sente, sente
+che qualcuno estraneo sta tra loro in quel momento, a dividerli e a
+spiarli.
+
+— O Flavia, — egli dice con voce dolente, poi ch’ella non accenna a
+proseguire: — e così tu mi parli ora, dopo quel che hai udito dalle
+mie labbra, uscendo appena dalle mie braccia, ancor bagnata dalle mie
+lacrime e da’ miei baci?...
+
+— Aurelio, per carità, non fraintendermi! Non credere ch’io non t’ami;
+non credere neppure che dubiti del tuo amore. Ci amiamo, lo so. Pur
+troppo, so che io, io t’amo come una pazza. Ma, vedi, temo.... penso
+che non potrò mai renderti felice; ed è questo che mi spaventa, questo
+che mi fa guardare l’avvenire con una specie di terrore, come vi
+vedessi scritta la nostra condanna sicura!... Sai tu che non ho avuto
+un momento di pace, con questo pensiero sempre fisso in mente? Sai tu
+che ho letto le tue lettere appassionate, tremando d’angoscia per me,
+per te..? Sai, sai che son giunta perfino a desiderare che tu, tu per
+il primo non mi scrivessi?...
+
+— Anima sublime! — egli esclama, con accento d’amaro sarcasmo,
+alzandosi in piedi, non per allontanarsi da lei ma per togliersi alla
+visione molesta delle tre ombre vicine. — Intendo: l’idillio t’ha già
+stancata. Vuoi che ci lasciamo? Lasciamoci.
+
+— Oh, Aurelio!
+
+È un grido che è uscito dalla gola di Flavia, un grido di dolore, di
+stupefazione, d’implorazione disperata; e le due mani si son levate con
+un atto istintivo verso il giovine, come per trattenerlo.
+
+— Quanto sei ingiusto e crudele! — continua ella, dopo un silenzio,
+scotendo mestamente il capo. — Come mi tratti male!... Dimmi, dimmi
+tu, Aurelio; che fiducia posso io avere in te, quando mi parli
+così?... E tu non puoi giudicarmi; tu non sai le torture ch’io ho
+sofferte in questi giorni per causa tua, mentre tu eri lontano e
+tranquillo, torture d’ogni genere, torture che mi venivano da ogni
+parte come una persecuzione! Se fossi libera della mia volontà come
+tu sei, se potessi liberamente disporre della mia vita, forse avresti
+ragione di sospettare di me, di rimproverarmi questi scrupoli, queste
+paure, queste esitazioni... Ma io, lo sai, non sono sola, io vivo in
+famiglia, e molte volte debbo seguire la volontà altrui più che la
+mia, debbo pensare agli altri più che a me stessa. E non ho il diritto
+di rendere infelici i miei cari, di sacrificarli leggermente al mio
+egoismo, di ricambiare il loro affetto con la disobbedienza e con
+l’ingratitudine...
+
+— Flavia, — egli interrompe, mettendosi in faccia a lei con le braccia
+conserte, fissandola violentemente come per penetrare a forza nel fondo
+della sua anima, — tu mi nascondi qualche cosa...
+
+— Ma no... voglio dire...
+
+— Sì, sì, tu mi nascondi qualche cosa!
+
+Una breve pausa, in cui i loro respiri affannosi s’alternano, in cui i
+loro sguardi s’interrogano reciprocamente, avidi e sospesi....
+
+E poi, d’improvviso, un’esclamazione rauca di lui, l’urlo breve e
+soffocato d’un uomo colpito a morte.
+
+— Ah, ho compreso!... So, so di che si tratta!
+
+— Che cosa sai?
+
+— So tutto!
+
+— Aurelio?...
+
+— Tutto, tutto. Nega, se puoi: tu devi sposare l’avvocato Siena!
+
+— Chi ti ha detto...?
+
+— Ah, lo confessi?... È vero, dunque?
+
+— Ma chi ti ha detto questo?
+
+— Presto, rispondi: è vero? È vero?
+
+Ella sùbito non risponde. Appoggia i gomiti alle ginocchia e nasconde
+il viso tra le palme, in un atteggiamento di prostrazione suprema.
+Piange?
+
+Il suo corpo reclinato non ha un fremito: la sua ombra è immobile,
+accanto all’altra ombra immobile dell’erma.
+
+— È vero! È vero! — ripete il giovine nel silenzio, come un’eco fioca e
+lontana.
+
+Lascia cader le braccia lungo i fianchi, e rimane a lungo attonito, in
+contemplazione della donna così prostrata e quasi vergognosa d’avanti a
+lui.
+
+— Ascoltami, Aurelio. Ormai è necessario ch’io ti dica tutto...
+perché tu possa giudicarmi, e al caso anche consigliarmi. Sì, è vero:
+l’avvocato ha chiesto la mia mano e mio padre glie l’ha accordata...
+senza chiedere un mio cenno d’assenso, puoi imaginare, perché, se
+l’avesse fatto, avrei risposto senz’altro con un rifiuto aperto e
+decisivo. È inutile che ti racconti ora le scene che son successe
+in quest’ultima settimana tra me, il babbo e la mamma, quando poi ho
+cercato di ribellarmi, di far prevalere i diritti del mio cuore su le
+dispotiche pretensioni della loro esperienza e della loro autorità.
+Il babbo ha gridato, ha imprecato, ha detto che aveva impegnata omai
+la sua parola per concludere ogni volta con la stessa terribile frase:
+«Devi sposarlo e lo sposerai»; e la mamma, poveretta, non ha fatto che
+piangere, supplicarmi, dimostrarmi tra le lacrime e le carezze ch’io
+respingeva per un capriccio la fortuna della mia vita, infliggendo un
+dolore immenso e immeritato a loro due che in fine non volevano se non
+la mia felicità!... Tu, tu, Aurelio, eri lontano.... Se fossi stato
+qui a sostenermi nella lotta, a consigliarmi, a infondermi la fede nel
+tuo amore, oh, non avrei ceduto.... Ma tu non arrivavi mai, mai.... e
+i dubbii nel mio cuore, quei dubbii che tu conosci, divenivan sempre
+più forti, mi circondavano, mi schiacciavano, mi toglievan forza e
+coraggio assai più delle rampogne del babbo, assai più delle preghiere
+della mamma!.. Quando io mi rifugiavo nella mia camera per sottrarmi
+alle pressioni dell’uno o dell’altra, i dubbii, vedi, incominciavano
+ad assalirmi da ogni parte; ed io, affranta, smarrita, sfiduciata mi
+chiedeva se non sarebbe stato meglio anche per te che accettassi, se
+non avrei fatto sopra tutto il tuo bene, liberandoti da ogni legame
+con me.... Jeri, proprio jeri, poco prima che l’avvocato giungesse, la
+mamma mi chiamò a sè e, implorando, singhiozzando, ricorrendo a ogni
+mezzo di persuasione, riuscì a trascinarmi vinta e rassegnata d’avanti
+al babbo!.... Ora che si fa, Aurelio? Che posso fare? Che debbo
+fare?... Consigliami tu, dimmi, ordinami tu quel che debbo fare ed io,
+lo giuro, ti obedirò a costo di qualunque follìa!
+
+Ella ha parlato calma, senza un gesto, con un’espressione di serietà
+ferma e misurata, tenendo continuamente fissi gli occhi, che sono
+asciutti e solo un po’ rossi per le lacrime di prima, in quelli intenti
+d’Aurelio.
+
+— Flavia, — dice questi, dopo un’esitazione cupa, — non bisogna che
+t’illuda: io sono povero, molto povero. L’agiatezza, di cui la mia
+povera mamma ha potuto fortunatamente godere fino all’ultima sua ora,
+ella la traeva da un vitalizio... Io sono povero; e costui in vece è
+ricco; egli può assicurarti un’esistenza felice, senza privazioni di
+sorta e senza preoccupazioni per il domani. T’amo troppo, Flavia, per
+esigere da te un sacrifizio di questo genere: se tu credi di potermi
+lasciare senza grande dolore, io mi rassegnerò, m’eclisserò, andrò
+lontano e, t’accerto, non sentirai mai più parlare di me in vita. Vuoi
+che ti consigli, come un amico, come un fratello?... Sposa quell’uomo e
+dimenticami.
+
+— Anche tu! Anche tu m’abbandoni!.... — ella grida esterrefatta,
+congiungendo le palme come in atto di preghiera. — Ma non capisci,
+Aurelio, ch’è impossibile? Non capisci che non l’amo, non l’amo e
+mai non potrò amarlo? Non capisci che non potrò mai esser felice,
+insieme con un uomo che mi spiace e mi ripugna?.... Oh, è con un senso
+d’orrore indicibile ch’io penso al giorno in cui sarò sua, in cui dovrò
+appartenergli tutta, anima e corpo, per sempre!...
+
+Ella s’interrompe, senza respiro: ha un sussulto violento, un moto
+istintivo di raccapriccio, quasi avesse già visto la mano del tiranno
+avvicinarsi sicura e audace alle sue carni. Si passa le dita nei
+capelli, e soggiunge con un accento di disperazione infinita:
+
+— Dio, o mio Dio, quanto sarò infelice!
+
+— Ed io, Flavia, ed io?!.... Io, che non ho nessuna persona cara vicina
+a me? Io, che non ho altri che te al mondo e, perdendoti, non posso
+sperare in una parola di conforto e d’incoraggiamento da nessuno,
+intendi? da nessuno....?! Pensa, pensa quando ritornerò solo nella
+mia casa deserta e dirò a me stesso: «Tutto, tutto è finito!» Che sarà
+poi? Dove porterò il mio dolore? Come potrò trovare un mezzo, se non
+di vincerlo, di lenirlo, di renderlo sopportabile al mio povero cuore
+ancora affranto dall’altra terribile sciagura?... Oh, la morte, Flavia,
+non c’è che la morte che possa sorridermi, quando ti avrò perduta.
+
+— No, la morte no! Non la morte! — esclama ella, precipitosamente,
+poichè vede le palpebre del giovine gonfiarsi di nuovo e luccicare.
+
+Qualche cosa d’oscuro passa come un fulmine ne’ suoi occhi. Ella sembra
+concentrarsi tutta in un suo pensiero, come chi riflette e delibera
+su l’istante. Poi scrolla il capo, il suo viso fiammeggia d’una gioja
+selvaggia, e, inchinandosi verso di lui:
+
+— Ascoltami, Aurelio, — dice. — Ho un’idea pazza, pazza come sono io in
+questo momento. Un solo rimedio c’è omai per salvare te, me, la nostra
+vita, il nostro amore!... Dopo che t’ho visto, dopo quel che ho udito
+dalle tue labbra stanotte, io sento che non potrò mai esser d’altri
+che tua.... e tua sono da questo momento, pronta a offrirmi a te così,
+tutta quanta, appena tu lo voglia!... Nessuno sa che sono uscita di
+casa; le notti son lunghe, ora, e l’alba è lontana:... se mi vuoi,
+Aurelio, (bada: se mi vuoi) stanotte stessa abbandono la mia famiglia,
+ti seguo, fuggo con te.... Sarà un colpo tremendo per il babbo, e sopra
+tutto per la povera mamma.... Non m’importa: sono essi che l’hanno
+voluto.... E, non temere, Aurelio; più tardi essi medesimi finiranno
+per cedere, per acconsentire alla nostra unione e perdonarci..... Al
+punto in cui siamo, soltanto una follìa, una grandissima follìa ci può
+salvare!
+
+Straordinario è lo slancio di passione e di volontà, che ha rialzato la
+voce, tutta la persona di Flavia in quel momento. Una nuova creatura è
+apparsa in lei d’improvviso e s’è rivelata all’amante in tutta la sua
+magnificenza: una creatura superbamente bella, sostanziale, foggiata
+per l’esperienza d’amore, maturata dalla avversità, forte, pugnace,
+sicura del suo scopo, schiusa a tutte le sensazioni e pronta a tutti
+gli ardimenti.
+
+Il giovine la guarda stupito, incerto, come sopraffatto da tanta
+bellezza e da tanta energia morale. Ma la sua esitazione non dura
+che un attimo. Anche il suo capo si scuote, anche i suoi sguardi
+fiammeggiano, anche la sua persona s’aderge fiera e possente nella
+notte come la figura d’un eroe.
+
+— Vuoi? — egli chiede.
+
+E la sua voce è dolce, serena e pur risoluta.
+
+— Aurelio?!
+
+— Vuoi? — egli ripete, stendendole la mano con un gesto semplice e
+solenne.
+
+— Oh, grazie!
+
+È un grido, ma un divino grido d’ebrezza, di gratitudine e d’abbandono.
+Ed ella di sbalzo s’è levata in piedi per gittarsi perdutamente tra le
+sue braccia. E le labbra hanno cercato spontanee quelle di lui, si sono
+unite con queste, si son fuse insieme in una prima concordia di voluttà
+furiosa, quasi frenetica, come labbra arse dalla sete che suggano
+l’acqua d’una sorgente impreveduta.
+
+— Grazie, Aurelio! — ella prosegue, staccandosi dal bacio, interrotta
+a tratti da un breve riso nervoso. — Tu m’hai ridato la forza, m’hai
+ridato la vita, la fede, la felicità!... Ora, vedi, non son più
+sgomenta, ora non tremo più... Qui, tra le tue braccia, mi sento così
+sicura che sfiderei il mondo.... Oh, il dubbio, l’orribile dubbio che
+tu avessi a sdegno il mio amore e provassi onta del tuo!... È finito,
+è finito, non c’è più!... Dio, mi sembra di morire, tanto sono beata!
+Mi sembra d’esser divenuta un’altra donna.... Non temo più nessuno,
+non temo più nulla.... Sono tua, tua, tua.... a dispetto di tutti, a
+costo di qualunque felicità che non sia la nostra!... Vedi, Aurelio:
+adesso sento che potrei anche affrontare il babbo e farlo piegare
+alla mia volontà.... In fine, perchè dovrei aver paura di lui? Che mi
+può fare? Sono io dunque la sua schiava? E il nostro amore è forse un
+delitto, chè noi per difenderlo si debba fuggire?... Grazie, Aurelio,
+mille volte grazie! Tu sei buono.... e mi ami.... ora son certa che
+mi ami.... Una tua parola è bastata a rischiararmi tutta l’anima; è
+bastata a ridonarmi la ragione e la calma, a indicarmi la via migliore
+per raggiungere il nostro intento.... Io resto, ora, io resto qua....
+Non bisogna più fuggire.... Ieri ho detto: «Sì»; ebbene domani dirò:
+«No, no, no», e il mio rifiuto sarà irremovibile.... Oh, Aurelio,
+amore, mio amore!...
+
+E, con un moto languido e felino, si raccoglie palpitando sul suo
+petto, umile d’un tratto, tanto debole e sottomessa quanto le sue
+ultime frasi sono state energiche e risolute.
+
+Il giovine non pensa più, non considera più. Estatico, travolto da
+quell’onda improvvisa di passione, egli segue e rispecchia ogni atto di
+lei, ogni moto delle sue labbra, ogni capriccio della sua volontà, come
+se tutto si fosse annullato nella sua mente. Una cosa egli intende, una
+sola cosa, questa: la donna ch’egli ama è lì, avvinta a lui, fiduciosa,
+inebriata dal suo bacio, tutta sua alfine; è l’ora suprema delle
+delizie e degli oblii; e in torno si distende una notte profonda, piena
+di segreti e d’incanti. Bisogna amare, inebriarsi, sognare.
+
+— Vedi, anche la mia stanchezza è passata! — ella continua, scossa
+sempre da quel breve riso spasmodico. — Vuoi che ci muoviamo? che
+andiamo più in su, verso l’orto (ti ricordi le ciliege, quel giorno?),
+verso il mio nascondiglio, dove tu venivi a trovarmi, forse troppo di
+rado?... Chi sa che effetto farà con questa luna!... Sarà bello! Se
+andassimo là?...
+
+— Andiamo, sì, andiamo....
+
+Ella è, questa volta, che lo spinge; ella che lo guida su per il
+sentiero un po’ ripido, a traverso la pineta in cui le tenebre si son
+di nuovo addensate. Tenendolo stretto a sè e sollecitandolo, ella gli
+parla senza tregua all’orecchio con quella voce che vien di lontano,
+trepida, un po’ affannosa, indefinibile. Ed è palese lo sforzo ch’ella
+fa per distrarlo, per dissipare in lui qualunque ombra, nella sua
+animazione eccessiva, nell’alterazione nervosa de’ suoi movimenti,
+nell’incoerenza delle sue parole. Le ricordanze, le più fioche
+ricordanze del loro amore passano così a una a una su la sua bocca,
+evocate in confuso, trasformate dal suo sentimento nascosto, dalla
+confessione dei suoi intimi pensieri, che il giovine conosce per la
+prima volta, estasiandosi, maravigliandosi.
+
+— Ti ricordi, nell’orto? — ella mormora: — tu mi raggiungesti, io
+ti caddi tra le braccia, e mi parve di morire, non so se per la
+gioja o per la vergogna.... Ti ricordi? Io t’amava già e ho cercato
+d’interrogarti: tu sei stato scortese, molto scortese con me, quella
+sera in barca.... non puoi imaginare il dolore che mi hai dato....
+Rammenti? Oh, che rivelazione sono state per me due lacrime, due
+goccioloni tremanti ne’ tuoi occhi sempre serii, sempre aridi, sempre
+attenti e così freddi!... E quel giorno, su al mio rifugio? Io ho
+voluto vendicarmi con le tue stesse armi; ma che forza ho dovuto fare
+su me stessa per non saltarti al collo e non coprirti la faccia di
+baci.... E quella mattina, sul Motterone, quando ci siam trovati soli e
+m’hai parlato? Io mi sono fermata, ho detto: «Aspettiamo gli altri!»;
+ero così commossa, così confusa, così turbata dalla tua dichiarazione
+improvvisa! Se non avessi preso tempo, mi sarei tradita!... Tu non
+crederai, Aurelio, tu non potrai credere a quanto sto per dirti; e pure
+quella sera lontana, la stessa sera, in cui t’ho raccontato il mio
+primo amoretto infantile, io simulavo un rammarico enorme, soltanto
+perchè temevo che tu e Luisa mi leggeste in volto la nuova passione,
+che già mi infiammava. La memoria dell’altro era già morta e avvizzita;
+io era già tutta piena di te, come adesso, intendi, come sempre.....
+
+Così arrivano al limite più alto della pineta, leggeri, stretti, come
+volando sul suolo. E Flavia parla sempre, non altro forse che per
+affascinar l’amante con la musica della sua voce. E Aurelio obedisce,
+sempre docile e rapito, alla minima pressione del braccio che lo
+circonda.
+
+La cerchia degli alberi si rompe; l’oscurità li abbandona, rifugiandosi
+dietro le loro spalle; il chiarore li riprende, li avviluppa, li
+divinizza, arrestandoli attoniti e maravigliati su la soglia tenebrosa
+della selva.
+
+Allora, istintivamente, Aurelio e Flavia levano la testa. Di fronte
+a loro il prato dalle erbe intonse, l’orto lussureggiante di piante
+fruttifere, il colle coltivato a vigneti fin quasi alla sommità,
+si ergono pallidi per nuova luce, trasfigurati da nuove ombre,
+nell’inondazione dei raggi lunari. Il prato sembra scosceso come un
+bastione tappezzato dal muschio; nell’orto, le diverse forme degli
+alberi si fondono tutte insieme in un’unica massa porosa e fiorita, su
+cui ondeggia un fluido grigio e iridescente; e gli scaglioni petrosi
+risplendono nitidi e ben definiti tra il bruno della terra, simili a
+lunghe strisce candide distese per uno strano ornamento su i fianchi
+della collina. Ogni colore è scomparso; ogni rilievo, spostato. Tinte,
+linee, contorni, sporgenze, sinuosità, tutto resta vago, trasparente,
+fantastico, come languente sotto una carezza diffusa che prostra,
+snerva, dissangua, disanima ogni apparenza.
+
+— Osserva! Che maraviglia!... Un sogno! — ella esclama.
+
+Egli ripete, come un’eco:
+
+— Un sogno!
+
+Ella domanda:
+
+— Credi tu che riconosceresti il luogo, se t’avesser condotto qui con
+gli occhi bendati?... Io, no: io credo che non lo riconoscerei.
+
+Poi, dopo una pausa, aggiunge sorridendo, abbracciando il paesaggio con
+un gran gesto circolare:
+
+— Tutto nostro, non è vero? Tutto nostro!...
+
+— Oh, Flavia! — egli prorompe con un singhiozzo violento di commozione,
+quasi oppresso e sfinito dal peso di tanta felicità.
+
+Le sue braccia si aprono, si chiudono di nuovo sopra Flavia, ch’egli
+afferra come una preda, preme contro il suo petto con tutta la frenesia
+de’ suoi muscoli. E la sua bocca si attacca a quella di lei in un
+secondo bacio più lungo, più profondo, e pure infinitamente men dolce
+del primo. Così intensa è la sensazione di quel contatto, e pure così
+smaniosa e imperfetta, che le sue mani s’aggrappano alle spalle di lei,
+ed egli crede di cadere come se la terra gli mancasse sotto i piedi. La
+vista gli si offusca; il battito delle arterie diventa insostenibile.
+È il delirio che lo prende; è l’eterna fiamma della sessualità che si
+sprigiona da tutto il suo essere, investendo impetuosamente la donna
+che gli sta vicina. Un flutto bruciante di parole, l’invito inconscio
+e fatale alla dedizione, sale fino alle sue labbra e si disperde
+senza suono, vaporando, nel vuoto. Egli la stringe più forte a sè; le
+accarezza le guance, il collo, le vesti; la bacia ancora; le soffia in
+viso il suo desiderio ineffabile, non sapendo più che fare, non sapendo
+più che dire, esultando di piacere e spasimando d’un’ansietà senza
+nome....
+
+— No, Aurelio, lasciami! Mi fai male!... — ella dice d’un tratto; e si
+scioglie dall’abbraccio con un respiro profondo.
+
+Accesa, anelante, con gli occhi semichiusi, ella sembra risvegliarsi da
+un letargo malefico: si guarda d’intorno con un’espressione angosciosa
+di smarrimento; si passa le palme su le tempia, su i capelli omai
+disciolti e sparsi; si piega convulsamente su le reni, quasi curvata in
+dietro dalle gravità delle folte trecce cadenti.
+
+Poi prende una mano di lui, e se la porta sul seno.
+
+— Senti il mio povero cuore!... Quasi si spezzava nella stretta...
+Credevo di morire... Oh, dimmi, Aurelio, se fossi morta tra le tue
+braccia?
+
+— Anch’io sarei morto tra le tue, — risponde il giovine, con un pallido
+sorriso. — Saremmo morti insieme, avvinti, immemori, felici....
+
+— Felici!... Forse era meglio, non è vero?
+
+— No, — egli esclama con forza, ergendosi di tutta la persona, mentre
+il suo volto si rischiara come alla visione prossima d’una gioja anche
+più grande.
+
+Ella sùbito ha inteso; ella sùbito approva con il capo, ripetutamente,
+senza poter parlare. Ambedue, senza poter parlare, si comunicano ora
+con gli occhi lo stesso pensiero inebriante: «È vero! Non bisogna
+morire! Guai, guai se fossimo morti! Bisogna vivere, vivere molto per
+amarci, per provare ogni gaudio, per conoscere ogni segreto, per vedere
+tutte le forme, udire tutte le armonie, aspirare tutti i profumi. La
+vita è bella, maravigliosamente bella; e noi abbiamo le mani colme
+de’ suoi doni più preziosi: la giovinezza, la libertà, l’amore. Di che
+temiamo? Tutto il male che abbiamo sofferto non era in noi, era fuori
+di noi; non traeva origine dalla nostra sostanza, ma ne veniva dalle
+cose estranee che ci toccavano. Conviene adunque che ciascuno di noi
+faccia scudo all’altro della propria persona; conviene che ci chiudiamo
+nella nostra realità, come in una rocca impenetrabile, non accettando
+dall’esterno che quelle sole comunioni le quali possan rendere più
+gradevole la nostra gelosa dimora. Abbiamo con noi il favore della
+Fortuna; e la Felicità ci parla dai nostri occhi, dove si riflettono
+e si moltiplicano senza fine le stesse nostre imagini. L’Universo è in
+noi, poichè noi siamo un universo. Viviamo per intensamente amarci, per
+sfruttare ramo per ramo l’albero fecondo della nostra giovinezza, per
+provare ogni gaudio e conoscere ogni segreto.»
+
+Rimangono così lungamente taciti, tenendosi per mano, guardandosi,
+sorridendosi.
+
+E la luna, come in un sogno, li avvolge nel suo pallido incantesimo.
+
+— Vieni, — ella mormora in fine con una voce morbida e insinuante,
+in cui trepidano tutte le promesse. — Andiamo alla mia casa, nel mio
+nido... Bisogna rivederlo questa notte... È là ch’è nato veramente il
+nostro amore... Vieni!
+
+E s’avvia prima, la faccia mezzo rivolta in dietro verso di lui,
+traendolo per la mano.
+
+Attraversano il breve prato senza sollevare il minimo strepito, più
+leggeri delle loro ombre; s’affacciano al luogo memore e s’arrestano
+ancora su la soglia, trattenuti da un nuovo stupore, come da un
+sentimento religioso, da un timore oscuro di profanazione.
+
+Nell’ombra densa della notte, che il riflesso del colle a pena
+addolcisce, il piccolo spiazzo tondo pare un tabernacolo misterioso,
+creato per qualche antico culto silvano nel cuore di un bosco sacro.
+In torno gli abeti venerabili si piegano discretamente in arco,
+riparandolo da ogni lato, non lasciandovi penetrare un sol raggio
+di luna. E un languore d’alcova, un silenzio di solitudine non mai
+turbata, un profumo complesso d’essenze selvagge native, stagnano
+nell’immobilità dell’aria, che non un fremito muove. Tutto è chiuso,
+raccolto, nascosto in quella nicchia vegetale. Perfino il brano
+d’aperto cielo, che si stende su le vette degli alberi, dà l’illusione
+d’una cupola, dipinta in tempi assai remoti, su cui le figure siano
+a poco a poco svanite, lasciando solo nel fondo azzurro l’oro delle
+stelle, onde le loro vesti splendevano.
+
+— Entriamo. Che si aspetta? — ella dice, esultante ma con la voce
+sommessa di chi sta per varcare la soglia d’un tempio.
+
+— Entriamo.
+
+Ella s’avanza cautamente, d’avanti a lui.
+
+— Oh, Dio, guarda! — esclama d’un tratto, accennando verso il suolo.
+— Giuseppe stasera s’è dimenticato di portar giù le sedie, i miei
+scialli, i miei arnesi. Guarda!
+
+Entrambi sorridono alla scoperta; entrambi si stringono la mano con la
+medesima intenzione. A entrambi la presenza di quegli oggetti in tal
+momento pare un segno straordinariamente favorevole alla loro felicità;
+pare la conferma sicura che ogni loro desiderio abbia a essere in ugual
+modo esaudito.
+
+— Si direbbe ch’egli abbia preveduto la nostra visita — ella soggiunge.
+— Tutto è come doveva essere. Tutto è come tu ricordi.
+
+E, staccandosi da lui, s’avvicina con aria di malizia infantile a uno
+degli sgabelli, vi siede e, a testa china, un po’ abbandonata su sè
+stessa, finge di riprendere con grande alacrità il suo paziente lavoro
+di ricamo.
+
+— Eccomi al posto. Ora io t’aspetto.
+
+— Anima! — mormora l’amante affascinato da quel giuoco, con un brivido
+di gioja orgogliosa, mentre tutte le memorie dell’incerto passato si
+accumulano nell’anima sua e si disperdono a brani, nebbie dissolte dal
+sole.
+
+Barcollante in guisa d’un ebro, egli s’accosta all’incantatrice; si
+gitta alle sue ginocchia, le mette supino la testa nel grembo e, con
+un gesto tremulo d’invocazione le tende in dietro le mani aperte per un
+invito d’amplesso delirante.
+
+Non è che un attimo.
+
+Ella si solleva ritta sul busto e rimane seria e immobile a osservarlo
+dall’alto con un’espressione dura e quasi ostile di penetrazione.
+Su la sua fronte, dove i capelli più brevi insorgono come i raggi
+d’un barbaro diadema, un pensiero cupo e profondo si disegna nella
+profondità delle rughe. Pare che la sua fisonomia si complichi,
+s’oscuri fino a divenire enimmatica....
+
+Poi d’un tratto il suo capo si scuote vivamente ed ella, come vinta da
+un languore repentino, piega sopra di lui e gli si concede sospirosa
+tra le braccia.
+
+— Flavia, — egli implora sommessamente, non potendo dal basso vederla,
+non potendo sentirla bene contro il suo cuore, non riuscendo a
+incontrare con la sua bocca le labbra desiderate — Vieni, vieni qui più
+vicina.
+
+— Dove vuoi, — mormora ella come in sogno.
+
+E, attratta con dolce violenza dalle mani del giovine, scivola senza
+resistere giù dalla sediuola per cadergli mollemente al fianco su
+l’ampio scialle disteso al suolo a mo’ di tappeto.
+
+L’oscurità del luogo li assorbe; taciti, confusi in gruppo, invisibili
+nell’ombra, essi restano là protetti dalle ali della notte clemente,
+mentre nel cielo la luna incomincia a dichinare verso i monti occidui
+e su la terra i primi segni antelucani si manifestano di qua e di là,
+perduti nell’infinita calma, come timide inascoltate sollecitazioni
+all’alba che indugia.
+
+Lo strillo acuto d’un gallo ha già risonato d’improvviso, simile a
+un grido guerriero, là su i colli, in lontananza; sùbito dopo, un
+altro strillo solitario ha risposto da presso, sotto la chiesa, men
+forte, meno libero del primo, rauco e come soffocato in gola dal
+sonno bruscamente interrotto. E già a più riprese il brivido del gelo
+crepuscolare ha percorso il giardino, turbando la quiete della selva e
+del prato, diffondendo intorno un susurro fioco di vita che si ridesta,
+preannunziando alle cose tutte il termine delle tenebre e del silenzio.
+Ma gli amanti, chiusi e isolati nel cerchio del loro gaudioso mistero,
+non sentono, non odono, non vedono più nulla. In vano il soffio della
+brezza bisbiglia alle loro orecchie il suo gelido ammonimento; in
+vano gli abeti s’agitano in giro con un fragore sordo di minaccia; in
+vano trepidano sgomente l’erbe ai loro piedi; in vano su le loro teste
+intona una capinera il melodioso inno mattutino. Nulla vale a vincere
+la potenza fatale ed esclusiva del Sogno! Essi non sentono se non il
+tepore delle loro carni; non odono se non i sospiri delle loro bocche;
+non vedono se non la luce delle loro anime, dove l’eterno fuoco brilla
+e avvampa, omai inestinguibile. Qualunque comunicazione con l’esterno
+è rotta; il mondo delle apparenze è scomparso; il passato è abolito;
+l’avvenire non è che un velo opaco e fluttuante su cui l’attimo
+fuggevole projetta il bagliore della sua bellezza. Essi son soli,
+assolutamente soli, in uno squallore senza confini, fuori del tempo e
+dello spazio, fuori della realtà, nel nulla. E vivono, vivono, e son
+felici di vivere, ignari di tutto e di tutti, immemori forse anche di
+sè medesimi, sconosciuti, umili, abjetti; vivono, paghi di quell’attimo
+più che d’una eternità, contenti del palmo di terra, che li raccoglie,
+più che d’un immenso magnifico impero.
+
+È l’ora delle delizie e degli oblii, supremi. — Esiste un’umanità?
+Esistono altri esseri su la Terra? Non son plaghe ignote e deserte
+quelle che si distendono nell’ombra oltre la spira avvolgente delle
+loro braccia intrecciate? Non bastan forse le loro due vite ad animare
+tutto l’universo? — Certo, entrambi hanno in quel breve lasso di tempo
+la ferma convinzione d’una assoluta solitudine intorno a essi, il
+sentimento netto e definitivo della loro sufficienza in una assoluta
+solitudine. E ciascuno, inconscio e risoluto, prova il bisogno
+imperioso d’unirsi all’altra creatura superstite d’un mondo inutile
+e distrutto, di sentirla, di mescolarsi perdutamente con essa in un
+abbraccio quasi cruento, in una congiunzione così intima da divenire
+insieme un solo unico essere.
+
+— Flavia!
+
+— Aurelio!
+
+— Anima mia!
+
+— Mia vita!
+
+— Amore! Amore! Amore!.....
+
+Essi si chiamano a vicenda, continuamente. Essi si allettano piano,
+senza voce, soffiando le proprie parole più che non proferendole,
+bevendo le parole altrui più che non udendole. E tutte le dolcezze,
+tutte le tenerezze, tutte le delicatezze del linguaggio umano
+rampollano dai loro labbri, spontanee e vive come le stelle dal cielo
+in un vespero sereno; e tutte le eloquenze parlano nelle loro anime,
+tutti i gaudi sospirano, pregano tutti i fervori, osannano tutti gli
+entusiasmi che nessun linguaggio mai riuscì a esprimere. È l’estro
+oscuro della Specie che stimola e infiamma le loro facoltà liriche,
+quell’estro medesimo onde sono ispirati i canti maravigliosi degli
+uccelli nel tempo sacro alle nozze. È l’eterno Poema della Passione
+che si svolge impetuosamente dentro di loro, attingendo i culmini
+dell’estasi e dello spasimo. È il turbine della Felicità creatrice,
+che li avviluppa, li acceca, li inebria, ne precipita i corpi avvinti
+in fondo agli abissi della materia per sollevarne gli spiriti fusi in
+alto, sempre più in alto, verso le magiche regioni invocate dal loro
+desiderio, là dove non dominano nè orgoglio nè vanità nè convenienza,
+là dove è sola realità il Sogno, sola e suprema legge l’Istinto.
+
+— Flavia, ti amo!
+
+— Ti amo, Aurelio! Ti amo!
+
+«Amore! Amore! Amore!» La più che dolcissima parola ritorna a
+ogni tratto nel loro bisbiglio continuo, come il motivo dominante
+d’un’irrequieta e sublime polifonia; si ripete senza fine, sempre la
+stessa e sempre nuova, — sintesi insuperabile d’ogni loro pensiero,
+di ogni sentimento, d’ogni sensazione, — sovrano Verbo che tutto
+significa, tutto spiega e giustifica.
+
+— Sei felice? — egli domanda, stringendosi più forte a lei, come se un
+dubbio improvviso l’avesse turbato.
+
+— Son tua, tua, tua.... — ella risponde con la voce rauca, follemente,
+smarritamente.
+
+E gli afferra il capo nelle mani, gli avventa in faccia la sua
+intenzione disperata d’ebrezza e d’oblio:
+
+— Son tua, tua tutta quanta, anima e corpo.... non d’altri che tua,
+perché io voglio così, intendi? da ora, per sempre... Amo te, amo
+te solo, non ho amato che te in vita, lo giuro, lo giuro.... Per
+accontentarti, son pronta anche a sacrificarmi, anche a perdermi, anche
+a morire.... Fa ciò che vuoi di me, Aurelio.... Prendimi, soffocami,
+uccidimi, se ti piace.... Il tuo piacere è tutta la mia felicità!
+
+Un attimo d’esitazione nel giovine; e poi l’effetto d’un impulso
+oscuro, selvaggio, irresistibile. Ella si abbandona a lui quasi
+senz’anima, supina, inerte, con due lacrime fisse negli angoli degli
+occhi come due gemme, trasfigurata.
+
+...... E il tempo vola. Il tempo si precipita nel nulla inavvertito,
+sopra la loro letargica voluttà. Quanti istanti ha battuto il palpito
+dei loro cuori? Quante ore son passate? Quanti secoli?....
+
+..... D’improvviso ella riapre gli occhi faticosamente, come destandosi
+da un sopore mortale, come tornando alla vita da un’altra vita increata
+e divina, di cui non serba nella memoria che un rammarico immenso
+e confuso. — Mio Dio, che freddo! Che chiaror livido! Che strani
+suoni dispersi nell’aria!.... Dove si trova ella mai? D’onde proviene
+quell’umido gelo che tutta la intirizzisce? Chi le opprime il respiro?
+Chi bisbiglia, chi si muove, chi fugge intorno a lei?... — Passano
+alcuni minuti in cui ella lotta in vano contro la nebbia che le offusca
+il cervello; in cui cerca inutilmente di coordinare i suoi pensieri,
+di rendersi conto delle sensazioni inesplicabili ond’è sorpresa....
+Finalmente con uno sforzo enorme, solleva un poco il capo e si guarda
+in giro, smarrita.
+
+È l’alba.
+
+È la fredda livida alba che succede alla benigna notte lunare.
+
+È la realità che succede al Sogno.
+
+È la luce nemica e beffarda che fuga trionfando la coorte delle Tenebre
+e sembra disperdere con queste l’incanto breve che esse hanno tramato.
+Per sempre? Forse, per sempre!...
+
+— Aurelio! — ella chiama, invasa dall’orrore, con un fioco grido. —
+Lévati! È giorno.
+
+— È giorno? — domanda il giovine, aprendo a sua volta gli occhi,
+balzando fresco e agile a sedere, mentre un vasto sorriso illumina la
+sua faccia a quel risveglio inaspettato.
+
+Una profonda gioja è dentro di lui: nessuna nebbia offusca il suo
+cervello; nessuna paura turba il suo spirito. Egli vede, ode, respira
+liberamente. E l’aria del mattino lo delizia come un elisire; e il
+frullo d’ali, il cinguettìo dei passeri su gli alberi, gli strilli dei
+galli sparsi per la campagna gli accarezzano dolcissimamente l’udito
+come una musica; e quel cielo pallido pallido, dove qualche raro astro
+tremula ancora, quel paesaggio raccolto, vergine, un po’ nebbioso,
+affascinano la sua vista e lo rapiscono. Egli esce dall’estasi e
+rientra nella vita col sentimento orgoglioso e sereno di chi ritorna
+in patria dal paese della Fortuna. — È giorno? È un nuovo giorno che
+s’avanza? E benedetto sia questo giorno che lo ridesta alfine tra le
+braccia della Felicità!
+
+— Flavia, ti amo — egli esclama, volgendo le pupille piene di luce
+verso di lei, prendendole la mano come per esprimerle tutta la
+gratitudine che gli fluttua nell’animo.
+
+Ella arrossisce, si turba, si svincola tremante e inquieta dalla sua
+stretta. Lo sgomento, onde fu assalita, in vece di diminuire, sembra
+che aumenti sotto lo sguardo beato e riconoscente che tutta l’avvolge.
+
+— Dio mio, che ho fatto! — mormora, coprendosi il viso colle palme,
+rabbrividendo forte al ricordo del fallo irreparabile. — Che penserai
+tu di me, ora?
+
+— Penso che tu sei la _mia_ donna e che nessuno omai mi ti può
+contendere, perchè sei mia, interamente mia.
+
+Ella gli gitta un’occhiata obliqua e paurosa, e s’avvicina un poco a
+lui, timida, umile, sottomessa come una schiava.
+
+— Oh, Aurelio, — continua con la voce implorante: — tu non devi pensar
+male di me, non devi accusarmi.... Sei tu che l’hai voluto, tu che
+m’hai inebriata, tu che m’hai resa folle... Ora tu devi amarmi molto,
+soccorrermi, salvarmi, perchè, lo vedi, io son debole e non ho più che
+te solo al mondo.... Puoi far di me ciò che tu vuoi... Io sono una cosa
+tua, io t’appartengo....
+
+— Tu m’appartieni ed io pure t’appartengo, Flavia, — egli interrompe,
+sorridendo, rassicurandola con un gesto calmo e affettuoso. — Se tu
+temi, se dubiti di me, sei ingiusta. Quest’ora di beatitudine che m’hai
+data, è la prima ora felice della mia vita, ed anche la prima sincera.
+Io non potrò dimenticarla mai, intendi? mai, ed essa mi lega a te più
+di qualunque giuramento, di qualunque rito, di qualunque legge.
+
+— Bisogna ch’io discenda, adesso, — ella prorompe d’un tratto,
+concitata, scrollando la testa, distogliendo gli occhi da quelli di
+lui. — Forse è già troppo tardi!.. Ah, che imprudenza! Che imprudenza!
+
+Fa l’atto di levarsi bruscamente in piedi, ma le forze l’abbandonano ed
+ella ricade di peso su la terra.
+
+— Lo vedi? Son morta!... Ajutami, per piacere.
+
+Il giovine di scatto s’è alzato. Sembra che sia più grande, più valido,
+più forte che non mai, tanto energico e fiero è il suo portamento.
+Offrendole le due mani aperte, egli l’attira a sè e la solleva ritta
+senza il minimo sforzo, come una piuma.
+
+— Addio, Aurelio, — ella dice freddamente, sotto voce, senz’osare di
+guardarlo, arrossendo di nuovo poi che si trova in piedi d’avanti a
+lui.
+
+— Non vuoi che t’accompagni?
+
+— No, no! È meglio che tu resti qui, è meglio ch’io discenda sola....
+Posso incontrare qualcuno in giardino....
+
+— A più tardi, dunque!
+
+La riprende con dolcezza tra le braccia e soggiunge con un accento
+teneramente carezzevole:
+
+— A più tardi, anima, e.... per sempre!
+
+— Oh, sì, per sempre, Aurelio! Per sempre!
+
+È questo l’ultimo fuggevole lampo di passione in lei — il primo dopo il
+risveglio.
+
+Ella lo bacia su le labbra con un furore disperato; si scioglie
+immediatamente da lui; tenta di ricomporre un poco il disordine dei
+capelli e delle vesti; poi, senz’altro, gli volge le spalle ed esce in
+corsa dal nascondiglio.
+
+— Ti amo! Ricordami! — le grida dietro il giovine, che il suo sgomento
+e la sua confusione sembrano aver reso anche più sereno e più grato.
+
+Ella non fa cenno d’averlo udito.
+
+Attraversa il prato a brevi passi assai rapidi; giunge all’imbocco
+oscuro della pineta e, senza più rivolgersi, s’occulta d’un tratto in
+questa, — anzi meglio è dire, per esprimere la sensazione ch’egli n’ha
+avuta, vi si sprofonda.
+
+Rimasto solo, Aurelio s’incammina lentamente verso il poggio, sospinto
+da un bisogno intenso di spazio e di frescura. Persiste dentro di lui
+quel sentimento di placida allegrezza, che l’ha invaso destandosi dal
+suo sogno di delizia, riprendendo la coscienza della vita al fianco
+d’una donna amata, nei limpidi prestigi mattutini. Pare a lui in quel
+momento che tutta la bellezza dell’Universo gli si spieghi d’avanti
+agli occhi soltanto per festeggiare la sua presenza. Pare a lui che
+la luce della propria persona sia quella che illumini con palpito
+crescente le cose circostanti e la vólta del cielo. Un’onda di poesia
+gli scorre nel sangue; i polmoni gli si dilatano ai sapidi effluvii
+della campagna; le idee gli balzano dalla mente agili e leggere,
+ciascuna portando in sommo l’imagine incantatrice; e una rifioritura di
+giovinezza gli si schiude nel cuore, come un’aspirazione possente alla
+semplicità originaria, ai salubri esercizii corporali, a una vita di
+piacere quasi selvaggia, alla grande e spensierata e primitiva libertà
+degli infimi o degli eroi.
+
+E la sua anima dice, esultando: «Ah, finalmente: anche la mia festa
+è incominciata! Finalmente: anche per me è battuta l’ora divina
+della rivelazione! A che soffrire? A che combattere? Perché inseguire
+affannosamente una Chimera, che sfugge a ogni presa e, anche raggiunta,
+non lascia tra le mani se non un cencio vacuo e inutile? Amare!
+Magnificamente amare! Ecco il segreto della gioja di vivere! Ecco la
+causa suprema e il supremo scopo d’ogni esistenza creata!»
+
+Egli vuol rivolgersi in dietro ancora una volta verso il Dolore e verso
+l’Ideale; ma non riesce più a scorgere nè l’uno nè l’altro. La Donna è
+venuta; e con essa il riposo, l’oblio, l’umiltà, l’acquiescenza beata
+all’eterna incommutabile legge che regola nell’infinito spazio il
+trasmutare della materia organica.
+
+Così egli sale, solitario tra i mobili rossori dell’aurora, la dolce
+erta impressa dalle orme di mille passanti, verso un’altura limitata
+perduta tra altre innumerevoli alture.
+
+Intorno a lui, i rami degli alberi vacillano a pena a pena,
+abbandonando al vento qualche foglia vizza o qualche stilla di
+rugiada. Nella calma pallidezza dell’aria un nuvolo di passeri mette
+un cinguettìo vivace; i galli, delle fattorie sparse su le colline,
+mettono i loro gridi spavaldi; e le pecore dai chiusi, qualche tenero
+belato; e le giovenche, qualche profondo cupido mugghio; e un asino
+dalla valle, il suo immenso singhiozzo, unico lamento nell’universale
+gajezza delle cose.
+
+Egli è giunto al sommo dell’altura e deve sostare, sconosciuto
+pellegrino stretto intorno dall’umile giogaja, avendo a tergo,
+invisibili, le creste alpestri baciate dal cielo.
+
+D’innanzi è la natività del sole, e in questa s’affissa ebro il suo
+sguardo. Da un mare di nebbie quasi sanguigne si libera un gran disco
+vermiglio e s’estolle con lento moto fatale verso l’alta purezza degli
+spazii.
+
+L’Illuso leva le due braccia trionfalmente e lo saluta, come
+l’apportatore d’un giorno senza tramonto.
+
+ _Cerro Verbano, luglio 1894._
+
+ _Quinto al Mare, dicembre 1896._
+
+
+ FINE DE _LA SIRENA_.
+
+
+
+
+INDICE.
+
+
+ LA SIRENA.
+
+ I. L’apparizione _Pag_. 1
+ II. L’incontro » 30
+ III. I fantasmi e le idee » 63
+ IV. L’Albero del Bene e del Male » 86
+ V. Echi del passato » 105
+ VI. Prime nebbie » 123
+ VII. Al bivio » 151
+ VIII. Una festa » 183
+ IX. Il Sogno » 205
+ X. Tra l’Amore e la Morte » 251
+ XI. Solo » 303
+ XII. Il Poema eterno » 338
+
+ Segue LA CHIMERA.
+
+
+
+
+_OPERE DI E. A. BUTTI._
+
+
+ ROMANZI E NOVELLE:
+
+ L’Automa. 4.ª ediz. (Ed. Treves) L. 4 —
+ L’Anima. 4.º migliaio. (Ed. Galli) 4 —
+ L’Immorale. 3.ª ediz. (Ed. Galli) 3 —
+ L’incantesimo. (Ed. Treves) 4 —
+ La Chimera (_di prossima pubblicazione_).
+ Un apostata (_in preparazione_).
+ L’Eroe del domani (_in preparazione_).
+
+ TEATRO:
+
+ Il Vortice. (Ed. Galli) 1 50
+ L’Utopia. (Ed. Galli) 2 —
+ Gli atei (_in preparazione_).
+
+ VERSI:
+
+ Le dolorose (_in preparazione_).
+
+ CRITICA:
+
+ Né odii né amori. (Ed. Bocca) 3 50
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCANTESIMO ***
\ No newline at end of file diff --git a/72053-h/72053-h.htm b/72053-h/72053-h.htm new file mode 100644 index 0000000..f4b7d0f --- /dev/null +++ b/72053-h/72053-h.htm @@ -0,0 +1,18415 @@ +<!DOCTYPE html>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCANTESIMO ***</div>
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+<h1>
+L’INCANTESIMO.
+</h1>
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+<hr class="silver">
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+<div class="titlepage">
+<p class="x-large">
+E. A. BUTTI
+</p>
+
+<p class="pad2 main-t">
+L’INCANTESIMO
+</p>
+
+<p class="pad2">
+ROMANZO.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">MILANO</span><br>
+FRATELLI TREVES, EDITORI<br>
+<span class="small">1897.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+PROPRIETÀ LETTERARIA
+</p>
+
+<p>
+<i>Riservati tutti i diritti, compreso in Isvezia e in Norvegia.</i>
+</p>
+
+<p>
+Tip. Fratelli Treves.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p class="title">
+ALLA MEMORIA SACRA
+DELLA MAMMA
+</p>
+
+<p class="indr">
+4 gennaio 1895.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="sirena">I.
+<span class="smaller">LA SIRENA.</span></h2>
+
+<hr class="silver">
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<h2>Nota dell’Autore.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Le idee politiche e sociali, attribuite al protagonista di questo
+romanzo, sono state attinte in gran parte dagli articoli
+che il compianto conte Alberto Sormani pubblicò nella <i>Idea
+Liberale</i>.
+</p>
+
+<p>
+Debbo anzi soggiungere che il concetto fondamentale dell’opera
+nacque e si svolse in me sùbito dopo la morte del
+carissimo e nobilissimo compagno, avvenuta nella estate dell’anno
+1893, — morte che tante e sì belle speranze troncò,
+disperdendo, per un oscuro capriccio del Destino, una moltitudine
+di possibilità insolitamente lusinghiere.
+</p>
+
+<p>
+Ne <i>L’Incantesimo</i> non è la Morte che distrugge. Un altro
+gran fatto della Vita esercita razione dissolvitrice su l’individuo,
+un altro fatto elementare, generale e continuo — come
+la Morte — che agisce forse con minore lestezza, ma
+certo con uguale intensità e altrettanta efficacia.
+</p>
+
+<p>
+Queste cose ho voluto dire, innanzi tutto per ricordare
+in fronte alla mia opera il nome dell’amico perduto, che
+l’ha ispirata; e poi anche, per mettere in guardia il lettore
+su la conclusione di questa prima parte, conclusione che non
+è definitiva.
+</p>
+
+<p class="pad1 indr">
+E. A. B.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p>
+
+<h2 id="cap1">I.
+<span class="smaller"><span class="smcap">L’apparizione.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Una campanella acuta e stridula singhiozzò
+ostinatamente nel silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine conte Aurelio Imberido, allo squillo
+subitaneo, si scosse con un moto brusco su la
+sedia a sdrajo, dov’era caduto in sopore mentre
+studiava e meditava con un grosso volume di
+economia politica tra le mani; fissò per un
+attimo, istintivamente, gli occhi ancor torpidi
+su la pagina aperta del libro; poi lo scagliò
+d’un tratto lontano, verso una tavoletta d’ebano
+già tutta ingombra di fascicoli e di fogli scritti.
+Il libro cadde a terra in piatto, sollevando
+un romor secco d’esplosione e un nuvolo di
+polvere.
+</p>
+
+<p>
+Era l’ora del tramonto: dalle stecche delle
+persiane richiuse, un livido chiarore penetrava
+a pena nella camera, come una triste luce lunare.
+A poco a poco l’aria ambiente era andata
+imbrunendo durante il sonno del giovine,
+e al richiamo della campanella questi con suo
+<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
+ingrato stupore s’era trovato là disteso e immemore,
+avvolto in una semioscurità che non
+gli permetteva più di distinguere i caratteri
+del libro in lettura. Egli ebbe nel levarsi un
+gesto d’ira, quasi di sdegno contro il suo frale
+organismo che gli aveva rubato per riposarsi
+un tempo prezioso; e si diresse a passi concitati
+verso il vano del balconcino.
+</p>
+
+<p>
+Spalancò le persiane con violenza, e uscì
+fuori all’aperto. La stanza da studio guardava
+a levante, incontro alla collina e al vecchio
+giardino del palazzo dagli alti abeti, dai grandi
+cedri svettati, dalle innumerevoli statue bianche.
+In quel chiuso paesaggio i rossori del tramonto
+non mandavano un riflesso; ogni tinta vi si
+ammorbidiva, assumendo tonalità viepiù discrete
+e quietanti.
+</p>
+
+<p>
+Il cielo appariva già cupo, sebben non anche
+solcato da stella; le piante nell’orto, le vigne
+serpeggianti lungo i lividi scaglioni, le praterie
+presso i culmini parevan fresche e umide come
+dopo una pioggia; soltanto, dietro la linea pacata
+dei colli, la nuda solitaria piramide del
+Sasso del Ferro si slanciava verso l’azzurro,
+ancor rosea e calda dell’ultimo bacio solare.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, appoggiato con le braccia alla ringhiera,
+guardò la montagna luminosa con uno
+sguardo corrucciato, in cui una punta d’invidia
+pareva. Era pertinace il suo dispetto; egli non
+poteva perdonarsi quelle due ore d’incoscienza,
+che il suo corpo aveva pur dritto d’esigere
+dopo una notte insonne. La sua paradossale
+opposizione alle leggi della Natura aveva sofferto
+un’altra piccola sconfitta: egli s’era imposto
+<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
+di studiare fino all’ora del pranzo, e non
+l’aveva potuto perché il sonno gli era piombato
+sopra d’improvviso, strappandolo alla sua volontà. — Il
+giovine, com’era abituato dalla
+solitudine e dalla vita contemplativa alle riflessioni
+larghe e sintetiche, pensò a questo
+duello strano, disperante che la sua tempra di
+ribelle gli imponeva anche contro l’Invincibile;
+e sorrise mestamente, non senza però un certo
+fondo di simpatia e d’ammirazione per la sua
+bellicosa debolezza.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio Imberido contava a quel tempo venticinque
+anni o poco più. Di statura media e
+alquanto esile, se non eran le sue forme complessive
+quelle del perfetto tipo virile, aveva
+egli bensì una testa singolarmente nobile, che
+sola bastava a designarlo come il prodotto
+d’una razza superiore, diretta da secoli per una
+serie di generazioni progressive verso le sommità
+della Specie. Il naso lungo, profilato, regolarissimo,
+partiva dalla fronte estesa, alta e
+ben lunata, disegnando una linea diritta, a pena
+un po’ prona su la fine; la bocca era larga, sincera,
+senza pieghe malinconiche o amare; sotto
+la breve barba nera a punta, il mento e l’arco
+dell’osso mascellare, a bastanza sviluppati,
+chiudevano armonicamente ed energicamente
+l’ovale del suo viso. Contrastavano con la forza
+e la purezza di tutti i suoi lineamenti gli occhi
+e il color della pelle: gli occhi piccoli e glauchi,
+che parevan coperti come da una tenue velatura
+lattea, nel rossore delle palpebre e della
+cornea accese da un’ostinata infiammazione; il
+color della pelle, ch’era femmineo, bianchissimo,
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+anzi pallido, d’un pallor tenero e unito
+senza irradiazioni rosee e senza livide ombre.
+</p>
+
+<p>
+Il portamento altero del capo, la foga del
+gesto, certi sguardi profondi, investigatori, talvolta
+quasi molesti nella loro velata fissità, l’uso
+assiduo d’abiti oscuri e di cappelli flosci caratterizzavan
+così la sua persona, che vista una
+sola volta non si poteva dimenticare mai più.
+</p>
+
+<p>
+Estremo discendente d’una famiglia aristocratica,
+che aveva dato alla storia più nomi
+illustri di capitani e di diplomatici, il conte
+Imberido dai primi anni di giovinezza aveva
+sentito il bisogno di dominare, di farsi largo
+tra la folla, d’empire il mondo della sua persona
+e delle sue virtù. La sua famiglia, un
+tempo doviziosissima, aveva attraversato nell’ultimo
+secolo un periodo disastroso: le rivoluzioni
+avevan sottratto gran parte delle antiche ricchezze
+all’avo suo Gian Franco, morto gloriosamente
+in esilio dopo aver sacrificato ai nuovi
+ideali democratici anche le tradizioni della sua
+stirpe, sposando per amore la figlia d’un martire,
+povera e di modestissime origini. Il padre
+suo Alessandro, superbo e sensuale, forse per
+nascondere la sua ruina agli altri e a sè stesso,
+aveva sperperato in lusso e in vizii il resto del
+patrimonio avito e quasi intera la dote della
+moglie, un’assai nobile donna che il primo parto
+aveva condotta irrimediabilmente al sepolcro.
+In fine anch’egli, ebete e distrutto, s’era spento
+ancor giovine, lasciando nelle strettezze il figliuolo
+poco più che trilustre e la vecchia
+madre sessantenne.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio rimase così, orfano e quasi miserabile,
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+erede d’una secolare tradizion di grandezza, in
+faccia all’avvenire fosco e minaccioso. Il suo
+spirito si temprò nella sventura e nell’abbandono.
+Egli comprese sùbito che lo studio, solamente
+lo studio nei tempi nostri avrebbe
+potuto renderlo degno del suo nome e capace
+di riaccendere intorno a questo una nuova
+aureola di superiorità e di potenza. Si nudrì
+adunque di letture varie e profonde, esercitò il
+suo ingegno in ogni campo dello scibile, sviluppò
+le sue preziose facoltà con le meditazioni
+più acute e le ricerche più diligenti. E, sfuggendo
+ogni occasione di svago e di riposo, s’appartò
+in una specie di chiostro intellettuale dove
+gli echi del mondo non gli giungevan che affiochiti
+come voci sotterranee e irreali.
+</p>
+
+<p>
+Fu in una siffatta solitudine che si precisarono
+a poco a poco le sue ingenite tendenze di
+dominatore: gli insegnamenti della filosofia positiva
+e sopra tutto quelli della sociologia e
+dell’economia politica gli aprirono un vasto
+orizzonte d’azione e di ridenti possibilità. Eran
+le lotte della vita pubblica, che lo chiamavano,
+che promettevano al suo sogno d’effettuarsi:
+per esse non avrebbe mancato, con la sua intelligenza,
+la sua coltura e la sua forza morale,
+di togliersi dall’oscurità in cui era immeritatamente
+caduto e divenire una persona insigne,
+un condottiere d’uomini inermi, come già qualche
+suo avo era stato d’uomini armati.
+</p>
+
+<p>
+Uscì a vent’anni, gravido di scienza e d’illusioni,
+dalla sua biblioteca, dove omai gli pareva
+di soffocare, e si gittò tosto perdutamente nella
+mischia, tra la folla, alla dolorosa conquista
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+d’una gloria. La sua ingenua sincerità, la singolarità
+delle sue idee, lo splendore della sua
+dottrina non tardarono ad attirare su lui l’attenzione
+malevola di tutti quanti già combattevano
+nella lizza politica, sciupati dal contagio
+popolare, corrotti dall’esperienza, avvelenati da
+una vanità insodisfatta o dalle umili esigenze
+della vita quotidiana. La Rivista di sociologia,
+ch’egli aveva fondata con quattro o cinque coetanei
+trascinati dal vento del suo entusiasmo,
+fu accolta da costoro con l’indifferenza beffarda
+che schiaccia senza toccare: essi risero discretamente
+alle sue spalle, malignarono un poco
+sul suo gran nome e su la sua povertà, lo
+giudicarono uno spirito eccentrico e malfermo,
+poi continuarono tranquilli la loro via senza
+più curarsi di lui o di quanto egli scrivesse.
+</p>
+
+<p>
+Questo primo insuccesso tra le persone più
+autorevoli della città non fece che spronare il
+giovine a proseguir la sua campagna con
+maggior pertinacia e con miglior discernimento:
+abituato in solitudine a giudicar tutto e tutti
+indipendentemente dall’opinione comune, egli si
+sentì onorato dalla sorda ostilità e dal disdegno,
+che gli venivan tributati da gente ambigua,
+spregevole, senza coltura e senza convinzioni
+di sorta. E, più che non mai fiducioso nel suo
+programma che sapeva fondato sopra solide
+affermazioni della scienza e della filosofia, si
+diede ben tosto a ricercare altrove il suo pubblico
+di seguaci e d’ammiratori.
+</p>
+
+<p>
+Era una grande opera di restaurazione sociale
+ch’egli aveva meditata e voleva pazientemente
+iniziare. — Gli statuti, le leggi, le formule
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+correnti e le teorie preferite nei tempi
+nostri minacciavano, secondo lui, il progresso
+avvenire della Specie, poiché tendevano a soffocare
+la lotta per l’esistenza, a rinnegare il
+principio ereditario, a distribuire i diritti e i
+poteri e i beni con criterii astrattamente numerici
+in opposizione agli esempii della Natura.
+Le torbide condizioni della società contemporanea,
+abbandonata omai all’arbitrio delle masse,
+dipendevano sopra tutto dall’acquiescenza quasi
+criminosa delle classi superiori, che avevano
+piegato il capo sotto la violenza o si eran morbosamente
+commosse alle declamazioni e ai
+sofismi della democrazia. Rassegnati o apóstati,
+gli uomini che, affinando il corpo ed elevando
+lo spirito con le più aspre discipline, avevan già
+tenuto nelle loro mani i destini della razza, erano
+in atto d’abbandonare armi e insegne a coloro,
+che una lunga servitù e una secolare ignoranza
+rendevano indegni nonché di governare e di
+giudicare gli altri, anzi di godere della stessa
+loro libertà d’azione e di pensiero. Occorreva
+dunque risvegliare dal letargo o dal sogno quei
+nobili immemori della loro storia; occorreva
+chiamare sollecitamente a raccolta tutti quelli
+che si erano adattati al presente stato di cose, per
+debolezza, per inerzia o per disdegno; occorreva
+ricostituire una nuova aristocrazia battagliera
+con i resti dell’antica e i doviziosi e gli eletti,
+per arrestare a forze riunite il cammino della
+barbarie plebea, ebra dei successi ottenuti,
+bramosa di devastazioni e di rapine.
+</p>
+
+<p>
+Con un programma così audace e insolente,
+esposto però con sottile abilità, senza precipitazione
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+e senza intemperanza di parole, la Rivista
+dell’Imberido trovò alfine un pubblico di
+curiosi e d’apprezzatori laddove appunto egli
+desiderava, tra le persone cólte e facoltose, tra
+gli uomini di scienza, tra i filosofi, tra gli artisti.
+La cerchia dei collaboratori venne man
+mano allargandosi; la polemica con gli avversarii,
+sopra tutto socialisti, s’accese vivace e
+cortese; uno scambio elevato d’idee si determinò
+tra i due campi, precisandone gli intendimenti,
+lumeggiandone la profonda divergenza
+di principii, preludendo pacificamente alla gran
+lotta che i tempi maturano e l’avvenire dovrà
+decidere in favore degli uni o degli altri.
+</p>
+
+<p>
+Ma il giovine non poteva appagarsi del successo
+di curiosità ottenuto dal periodico, né
+della effimera nomea che gli davano i suoi
+articoli succosi e cristallini. Egli voleva lasciare
+una traccia più notevole e più duratura di sè;
+egli voleva organizzare in un libro il complesso
+delle idee che spargeva disordinatamente e a
+seconda delle occasioni nella Rivista.
+</p>
+
+<p>
+Ottimo consiglio gli parve, poiché omai il
+periodico aveva conquistato pubblico e fortuna,
+il ritrarsi dalla lotta viva, per qualche
+tempo; molto più che la stagione calda incominciava,
+e la città era divenuta intollerabile
+sotto un sole assiduo che fiaccava forza, volontà
+e ingegno. Durante la sua assenza, i compagni
+senza difficoltà avrebber potuto continuare
+l’opera da lui intrapresa, e al bisogno egli,
+anche da lontano, li avrebbe sorvegliati e consigliati
+a dovere.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver raccomandato la Rivista alla direzione
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+d’uno de’ suoi più ardenti collaboratori,
+il giovine avvocato Zaldini, egli, con un’enorme
+cassa di libri e di carte, si ritirò in un piccolo
+villaggio del Verbano, a Cerro, dove contava
+di passare l’estate e l’autunno in un assoluto
+isolamento.
+</p>
+
+<p>
+Il palazzo, di cui l’Imberido aveva preso a fitto
+soltanto l’ala sinistra, era un antico monasterio
+divenuto più tardi dimora padronale. Seduto
+maestosamente a mezzo del villaggio su un
+rialto erboso, esso apriva le sue rade finestre
+e i suoi due rozzi balconi laterali a una vista
+superba, di fronte alla massima estensione del
+lago, che ivi s’ingolfa profondamente verso la
+valle del fiume Toce e le creste del Sempione.
+Era un’architettura primitiva, quasi immutata
+dal tempo in cui i monaci l’avevan costrutta:
+liscia, densa, disadorna nel suo esterno, s’alleggeriva
+e s’aggraziava internamente dove un
+cortile recinto da un doppio ordine di portici
+diceva ancora il gusto e la possanza degli antichi
+proprietarii. Le stanze eran tutte a vólta,
+semplicissime, ben quadrate, sebbene un po’
+tenebrose per la scarsità e l’angustia delle luci.
+A pian terreno un pertugio a mo’ di grotta
+metteva in comunicazione il cortile col primo
+spianato d’un giardino veramente mirabile.
+</p>
+
+<p>
+Il palazzo confinava da una parte col letto
+d’un torrente sempre gravido d’acque, dove i
+pallidi armenti scendevano al meriggio per
+dissetarsi; dall’altra parte, con la piazza principale
+del Comune, una ristretta superficie inclinata
+verso il lago, cui facevan corona alcuni
+abituri addossati l’uno all’altro in disordine e
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+l’umile prospetto della chiesa parrocchiale. Il
+villaggio poi era quieto, muto, come spopolato;
+un rifugio di pescatori insociabili, che parevan
+uscire soltanto a vespro dalle dimore per mettere,
+su la riva già ottenebrata, mobili profili
+neri, simili a fantasmi.
+</p>
+
+<p>
+La campanella acuta e stridula squillò un’altra
+volta, anche più a lungo nel silenzio. Aurelio,
+ch’era rimasto immobile al balconcino,
+gli sguardi perduti nel vuoto, forse oppresso
+ancora dai residui della sonnolenza, si scosse.
+Quel secondo richiamo era dedicato a lui che,
+come d’abitudine, tardava a presentarsi alla
+mensa; ed egli, dallo strappo vibrato, disuguale,
+sebbene un po’ debole, che moveva la campana,
+riconobbe esser la nonna medesima che lo sollecitava.
+Con un atto neghittoso si passò le
+mani su gli occhi, quasi si fosse risvegliato in
+quel punto, rientrò a passo incerto nella camera
+già invasa dall’ombra, raccattò il libro caduto
+a terra, e poi si risolse non senza sforzo a discendere
+per il pranzo.
+</p>
+
+<p>
+La mensa era preparata nel mezzo d’una gran
+sala umida e tetra a pian terreno, assai più lunga
+che larga, le cui pareti tra le scrostature, le
+livide macchie e le pallide emanazioni del salnitro
+mostravan qua e là brani a pena decifrabili
+di pitture a fresco. Quella piccola tavola
+rettangolare, così bianca nella bianca tovaglia
+su cui piombavan concentrandosi di sotto al
+paralume opaco i raggi bronzei della lampada,
+pareva fosforescente nella vasta oscurità del
+luogo.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, dopo un breve indugio su la soglia,
+entrò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, che stava già seduta al suo
+posto di fronte all’uscio e mangiava, alzò il
+viso dalla scodella fumante per gittargli uno
+sguardo gonfio di rimproveri. Era una vecchia
+donna d’oltre settant’anni, magra, distrutta, rattrappita,
+pallida d’un pallor cereo, quasi orrida
+nei lineamenti che l’età e l’indole impulsiva
+avevan devastati: un gran naso aquilino, cartilaginoso,
+spiccava in maniera grottesca nel
+mezzo della sua faccia; il mento, troppo forte e
+sporgente, faceva sì che il labbro di sotto soverchiasse
+quello di sopra fin quasi a coprirlo;
+i capelli grigi e copiosi, inanellati alla foggia
+antica, ondeggiavanle a cernecchi intorno alle
+orecchie e su l’occipite con una triste caricatura
+di giovinezza. Eppure ella non era fastidiosa
+nè ripugnante a vedersi, specialmente se la si
+osservava con un poco d’attenzione e di continuità.
+In fatti nel lampo degli occhi, due grandi
+occhi nerissimi dilatati da una lunga malattia
+al cuore, e nel facile sorriso che scopriva la
+dentatura ancor ricca, e nella mobilità vertiginosa
+delle espressioni, donna Marta possedeva
+una specie di grazia affascinante che accattivava
+la simpatia di chiunque la conoscesse.
+</p>
+
+<p>
+— È almeno mezz’ora che t’aspetto! — ella
+brontolò sordamente, fissandolo con la faccia
+scura. — Come sempre, mi son dovuta risolvere
+a pranzar sola. Nessuno al mondo, per tua
+norma, non mi ha mai fatto aspettar tanto: nè
+il tuo povero padre, nè il mio povero marito.
+Essi però mi rispettavano, mentre tu non hai
+proprio alcun riguardo per me!...
+</p>
+
+<p>
+Era la solita occhiata minacciosa che lo riceveva
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+quand’egli compariva in ritardo su
+quella soglia; eran le solite parole aspre con
+le quali s’inaugurava troppo spesso il pasto
+familiare. Senz’aprir bocca, con un lieve sorriso
+benevolente su le labbra, il giovine sedette a
+tavola, versò flemmaticamente la sua parte di
+zuppa nella scodella e incominciò a mangiare.
+</p>
+
+<p>
+Egli aveva fatto l’abitudine a queste brusche
+accoglienze. Egli d’altra parte sapeva che l’umore
+dell’avola non poteva avere stabilità e
+tra poco ella medesima si sarebbe dimenticata
+d’essere in urto con lui. In quel cervello bizzarro
+le idee, le imagini, le volizioni si rincorrevano
+con una singolare rapidità, senza un
+nesso determinato, per un principio di degenerazion
+nervosa che la rendeva intollerante di
+qualunque stato fisso dello spirito. Tacere adunque,
+in aspettazione della prossima crise psichica,
+era ancora il miglior sistema per vivere in
+concordia e in armonia con lei.
+</p>
+
+<p>
+Un silenzio seguì. Fu donna Marta che parlò
+prima; e parlò amabilmente con la sua voce
+chiara e giovenile dei momenti buoni, che tanto
+contrastava con la decrepitezza della sua figura.
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio, sai dunque la gran novità?
+</p>
+
+<p>
+— Che novità? — domandò il giovine, sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Eh, càspita, sono arrivati i nostri vicini,
+or fa una mezz’ora. È stata una festa per questo
+paese! Cerro è tutto in fermento: la spiaggia
+d’avanti al palazzo sembra un magazzeno di
+casse, di cassette, di bauli, di valige! Tu vedessi:
+la popolazione vi si è riversata in massa
+per assistere allo sbarco, per prender parte
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+all’opera di sgombero che continua ancora. E
+il ricevimento degli ospiti fu clamoroso, addirittura
+trionfale: ò visto alcune contadine che
+sventolavano i fazzoletti, mentre i monelli grandi
+e piccini gittavano in aria i berretti, urlando
+a squarciagola: «Evviva, evviva!» Ti garantisco:
+una scena curiosa che mi à divertita più
+che a teatro!
+</p>
+
+<p>
+La vecchia parlava assai forte, alternando
+le intonazioni basse della voce con le acute,
+sottolineando le frasi con certi gesti enfatici
+che la mettevan tutta scompostamente in agitazione.
+A ogni tratto però era costretta a interrompersi
+per riprendere il fiato; e lo sforzo
+era visibilmente penoso.
+</p>
+
+<p>
+— E perché tanto chiasso per alcuni villeggianti
+che arrivano? — chiese Aurelio con
+un’aria d’indifferenza. — Per noi non si è fatto
+niente di simile, mi pare.
+</p>
+
+<p>
+— Càspita, si capisce! Tutti li conoscono qui
+in paese: sono ormai dieci anni che vengono
+a passar l’estate e l’autunno a Cerro. E poi
+l’ingegnere, lo sai, è amministratore di tutte
+le possessioni che ha nei dintorni la marchesa
+de Antoni. Qui anzi lo si chiama senz’altro: il
+Padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Il Padrone! — ripetè il giovine con un
+sogghigno amaro, rivedendo d’innanzi a sè la
+figura imbelle e servile dell’ingegner Boris.
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro. Questa buona gente non ha mai
+visto e conosciuto che lui: se ha ricevuto del
+danaro fu dalle sue mani; se ne ha consegnato
+fu nelle sue mani. È naturale che lo si creda
+il proprietario e lo si chiami così.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Naturalissimo, — egli soggiunse per troncare
+il discorso.
+</p>
+
+<p>
+La notizia dell’arrivo inaspettato l’aveva turbato
+e reso un po’ perplesso. Egli non conosceva
+le abitudini de’ suoi vicini, e temeva che queste
+potessero in qualche modo disturbarlo o distoglierlo
+dalle sue occupazioni. Aveva voluto esser
+solo, libero, sottratto agli strepiti e agli svaghi:
+per ciò solamente s’era risolto a lasciare non
+senza rimpianti la città e a ritirarsi in campagna.
+Anzi, nel prendere a fitto una metà del
+palazzo di Cerro, l’Imberido s’era particolarmente
+informato di coloro che avrebbero abitato
+l’altra metà, e aveva saputo che la famiglia dell’ingegnere
+vi sarebbe venuta molto tardi, amando
+di passare i mesi caldi dell’anno su l’alta montagna,
+in Engadina o nel Tirolo. «Verremo
+probabilmente in principio di settembre, tutt’al
+più, se la stagione non sarà buona, alla fine
+d’agosto,» gli aveva detto l’ingegnere medesimo
+nell’accomiatarlo. Or come mai, proprio quest’anno
+per la prima volta, egli anticipava così
+il suo arrivo a Cerro?
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, ch’era rimasto per alcuni momenti
+assorto e pensieroso, si rivolse d’un tratto a
+donna Marta, con gli occhi accesi da un primo
+lampo di curiosità:
+</p>
+
+<p>
+— Sono qui soltanto per pochi giorni, non
+è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Chè, ti pare? — ella rispose. — Avrebber
+portata tanta roba per pochi giorni? Io credo
+che si fermeranno tutta la stagione.
+</p>
+
+<p>
+— Ma no.... Se l’ingegnere, quando lo vidi
+l’ultima volta a Milano, m’assicurò che non
+sarebber venuti fino a settembre....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Si vede che han cambiato di parere, — concluse
+donna Marta con sicurezza; — ed io
+certo non me ne lamento. Tutt’altro! In questo
+paese maledetto, dove m’hai relegata, morivo
+di tedio e di tristezza: sempre sola, sempre sola,
+sempre sola.... Essi mi terranno almeno un po’
+di compagnia. Son persone assai per bene, e,
+a quanto pare, simpatiche, espansive, allegre....
+</p>
+
+<p>
+Ella seguitò così per molto tempo a parlare
+dei nuovi arrivati, con quella sua loquela colorita
+e asmatica, che incatenava l’attenzione e
+insieme faceva pena. — Questa famiglia Boris,
+a quanto ella asseriva, si componeva in tutto
+di tre persone: l’ingegnere, sua moglie — una
+bella donna ancora, bruna, elegante sebbene
+un po’ pingue —, e la loro figliuola di vent’anni
+o poco più, bruna anch’essa come la madre e
+singolarmente graziosa: alla descrizione minuta,
+che donna Marta faceva di lei, una imperfettibile
+figurina da oleografia. Il suo nome era
+Flavia, ella l’aveva sentita chiamare ripetutamente
+da’ suoi parenti. Insieme con loro i Boris
+avevano anche condotta un’altra giovinetta, — una
+nipote, un’amica di Flavia o, forse, un’istitutrice? — della
+quale la vecchia non aveva
+notato che il color dei capelli, e diceva ch’era
+bionda, d’una biondezza pallida, cinerea, quasi
+bianca.
+</p>
+
+<p>
+— Quando l’ingegnere se ne sarà andato,
+poiché certo la sua professione lo richiamerà
+presto in città, rimarranno le signore; e con
+queste, grazie a Dio, si potrà scambiare qualche
+parola, passare un po’ di tempo piacevolmente.
+Tu mi hai trascinata per un capriccio in
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+quest’eremo, e poi non ti sei più ricordato di
+me, come proprio non esistessi. Ti sei segregato
+nella tua stanza, il cui accesso mi fu <i>perfino</i>
+vietato, e chi t’à visto, t’à visto!.... Sai?
+Se i Boris non arrivavano, io pensava già di
+ritornarmene a Milano, e al più presto!.... anche
+sola. Da vero non c’è una ragione perchè io
+vecchia e malata m’abbia sempre a sacrificare
+per te che sei giovine e stai bene. Ho poco da
+vivere, caro mio; e, quel poco, non lo voglio
+sciupare stupidamente in tanta malinconia e
+tanta noja, per farti piacere.....
+</p>
+
+<p>
+La voce di donna Marta a poco a poco ritornava
+irosa: l’astio inguaribile contro il nipote,
+astio che aveva le radici in un profondo
+attaccamento affettivo, spuntava di nuovo nelle
+sue parole. Tutte le accuse accumulate su di
+lui rompevan di nuovo dal suo cuore, esacerbato
+dalla malattia e dalle acute esigenze
+senili alle quali Aurelio non sapeva spesso corrispondere.
+«Oh, ella lo capiva bene! Quell’arrivo
+inaspettato non gli andava a genio: egli
+avrebbe preferito di lasciarla morir di tedio
+in un deserto piuttosto che sopportare un piccolo,
+problematico disturbo! Sicuro; egli non
+si smentiva mai, mai: era sempre quello stesso
+egoista che non si curava di nulla e di nessuno,
+tanto meno poi di lei, povera vecchia inferma!
+Ma dove aveva dunque il cuore? dove l’aveva?»
+</p>
+
+<p>
+Il giovine taceva, e il suo ostinato mutismo
+stuzzicava la collera dell’avola. Ella infatti seguitava,
+affannosamente, alzando viepiù la voce,
+rimescolando nel passato le colpe e le mancanze
+e le trascuratezze del nipote. E incominciava
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+già a intenerirsi su la propria sorte sventurata,
+a spargere anche qualche lacrima per
+amaro conforto delle sue diuturne sofferenze.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio intanto, con gli occhi bassi su la
+mensa, senz’ascoltare quel fiotto intempestivo di
+rimproveri, meditava in preda a un sordo turbamento
+su le conseguenze possibili d’una siffatta
+vicinanza. — C’eran dunque due giovini
+donne tra i nuovi arrivati al palazzo? Le avrebbe
+egli conosciute? Avrebbe forse dovuto vederle
+ogni giorno per casa, conversare con loro, accompagnarle
+nelle passeggiate, sacrificare in
+somma una certa parte del suo tempo prezioso
+per non incorrere nella taccia di scortese e d’incivile?
+Tutto ciò lo sgomentava, quasi come
+l’aspettazione d’una probabile avversità. E non
+era tanto l’idea (già per lui così grave) del
+tempo disperso, d’un ozio obbligatorio, che più
+l’angustiava: era anzi quella d’un’assidua domestichezza
+con la Donna, con questo essere
+inferiore e ammaliante ch’egli non conosceva
+per pratica ma aveva teoricamente giudicato
+come il più terribile nemico della personalità,
+il dèmone simbolico della Specie che distrugge
+l’individuo.
+</p>
+
+<p>
+Fin da giovinetto egli aveva appreso a valutare
+la fatale potenza della Sirena: la prima
+apparizion femminea su la soglia della sua anima
+era stata causa d’una commozione così profondamente
+paurosa, ch’egli n’aveva avuto mòzzo
+il respiro e il cuore squassato. D’allora in poi
+l’istinto animale di fuggire, di nascondersi, di
+sottrarsi con un mezzo vile a un fascino misterioso,
+l’aveva sempre tenuto e dominato,
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+ogni qual volta gli fosse occorso di trovarsi al
+cospetto d’una donna giovine e piacente. Questa
+selvatica timidità — forse l’effetto d’un temperamento
+eccessivo, forse piuttosto la resultante
+di due correnti psichiche in opposizione — rappresentava
+certamente un lato debole,
+il più debole del suo carattere; ma egli si
+compiaceva, in vece, d’interpretarla come una
+forza, anzi come una virtù. Con uno di quegli
+artificii maliziosi, che l’uomo usa a sua intima
+giustificazione, Aurelio Imberido si giudicava
+migliore e superiore degli altri, perchè (fuggendo
+la donna) egli sapeva vivere senza di
+lei e poteva evitare i guai e gli errori di cui
+son prodighe le relazioni amorose.
+</p>
+
+<p>
+Facile inganno, poichè realmente non aveva
+ancor messo alla prova del fuoco la sua presunta
+virtù. Ora l’occasione di saggiarla era venuta,
+ed egli, ostinato nella sua arte d’illudersi,
+preparava già un piano per iscansare
+abilmente questa occasione. Egli pensava: «Io
+non mi farò vedere nelle ore pericolose! rimarrò
+chiuso ermeticamente nella mia camera;
+se sarò costretto a conoscerle, farò loro intendere
+dal principio che non si può assolutamente
+contare su la mia compagnia, perchè io sono
+molto occupato e non debbo essere distratto.»
+Anche, pensava: «In fine la mia bella libertà
+vale un lievissimo sacrificio d’amor proprio: mi
+chiamino orso, mi credano scortese e incivile.
+Che mi fa della loro opinione? dell’opinione di
+due femmine!»
+</p>
+
+<p>
+— Tu non mi dài ascolto, Aurelio; — proruppe
+d’un tratto donna Marta; — tu non ti
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+degni più di sentire nè anche quello che dico!....
+Ebbene bada, Aurelio: la mia pazienza ha un
+limite! Se un’altra volta, appena suonata la
+campana, non discendi sùbito, io faccio immediatamente
+i miei bauli, e me ne torno sola a
+Milano!
+</p>
+
+<p>
+Queste parole furon proferite a voce alta e
+squillante, con tragica solennità, nel silenzio
+della gran sala piena d’ombre e di mistero.
+Strappato per forza alle sue meditazioni, il giovine
+dovette ascoltarle tutte quante con attenzione,
+e su l’inizio anche con una certa inquieta
+curiosità. Come però intese il senso della minaccia,
+un lieve sorriso involontariamente gli
+increspò le labbra: quell’inaspettata ripresa finale
+del primo argomento di rimprovero parve
+a lui una specie di ritornello con cui l’avola
+volesse chiudere esteticamente la sua irosa
+canzone.
+</p>
+
+<p>
+Il pranzo era terminato. Aurelio si levò in
+piedi, e disse con voce assai carezzevole:
+</p>
+
+<p>
+— Via, mamma, un po’ di calma! Tu ti riscaldi
+senza motivo: lo sai che ti fa male!
+</p>
+
+<p>
+Quindi, tranquillamente, uscì dalla stanza.
+</p>
+
+<p>
+Gli parve, rivarcando la soglia, d’udire dietro
+di sè uno scoppio di singulti. Rimase un po’
+incerto, titubante se dovesse ritornare presso
+la nonna, o se in vece fosse meglio lasciarla
+sola ad acquetarsi. Preferì quest’ultimo consiglio.
+A passi rapidi attraversò l’anticamera buja
+e il cortile, i cui portici nella semioscurità
+sembravano avere una profondità singolare; e
+uscì dal palazzo sul rialto erboso, dove si lasciò
+cader di peso sopra uno dei sedili di granito
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+ch’erano ai canti della porta incastrati
+nel muro.
+</p>
+
+<p>
+La spiaggia, d’avanti a lui, era quasi deserta:
+soltanto l’ombra nera di qualche pescatore spiccava
+laggiù presso le barche, di tra i fusti dei
+salici, sul lucido riflesso dell’acqua. Non una
+voce, non un passo, non uno strepito turbavano
+il vasto silenzio crepuscolare, che il
+fioco anelito dell’onda morta scandeva regolarmente
+con un ritmo lento e strascicato. Un
+lezzo fatuo di pesci e d’alghe fracide saliva a
+intervalli dal lago, come una respirazione nauseosa,
+corrompendo il profumo delle erbe aromatiche
+ancor calde di sole e il buon odor
+cereale della paglia raccolta a fasci d’oro su
+l’aja comune.
+</p>
+
+<p>
+Nel vespero sereno un estremo chiarore profilava
+tuttora nettamente le cime dei monti:
+prima la linea continua e dolcemente ascensionale
+del Motterone, poi il gran dorso gibboso
+dell’Eyenhorn, poi i picchi arcigni delle Alpi
+bianche per neve, poi il pizzo di Proman e la
+brusca elevazion dentata della Zeda che declinava
+novamente verso settentrione fino a nascondersi
+dietro il ceppo brunastro delle casupole
+di Cerro. Su tutto il paesaggio, sul
+cielo, su la terra, sul lago si distendeva uno
+strato di vapore violaceo, come un fitto velo
+che ne modificasse e offuscasse le tinte e i rilievi.
+A traverso quel velo, la riviera opposta
+appariva quasi piana, senza promontorii e senza
+insenature: la costa di Stresa, la curva del golfo,
+le isole Borromee, la punta di Pallanza sembravan
+tutte su una linea sola, ininterrotta,
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+ch’era quella chiara dell’acqua, battuta dall’ultima
+luce occidentale. Solamente l’acuta gola
+di Mergozzo, aperta incontro a Cerro, si vedeva
+inabissarsi verso le lontananze dell’orizzonte:
+e il suo aspetto era nebuloso, fantastico,
+sinistro, così sommersa nel vapor violaceo tanto
+più denso quanto lo spazio cresceva.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, il corpo rilassato su la rigida pietra,
+la testa appoggiata per inerzia alla muraglia,
+fu preso da uno strano senso di stanchezza e di
+malinconia al cospetto del paesaggio cupo e
+grandioso. Avveniva dentro di lui una di quelle
+rarissime crisi d’abbattimento, che tal volta piegavano
+e vincevano la sua forte fibra di lottatore.
+Durante siffatte crisi il suo spirito, che le consuete
+astrazioni avevan momentaneamente abbandonato,
+si smarriva in lente fantasie, cui
+le sensazioni delle cose esteriori imponevan
+come una triste tonalità minore. Alcuni pensieri
+insoliti in lui, alcune sepolte aspirazioni della
+prima adolescenza, alcuni lontani ricordi del
+padre morto o dell’avola vigilante con materna
+sollecitudine su la sua fragilità infantile, passavano
+lievemente in quelle fantasie, a similitudine
+di spettri esili e confusi, volanti verso
+una porta misteriosa. Senza potersene rendere
+una ragione, egli si lasciava vincere e intenerire
+dalle memorie. Egli sentiva nel fondo della sua
+anima levarsi un grido spasimoso: egli sentiva
+arrivare dalle intime energie dell’essere un
+impulso irresistibile verso qualche cosa oscura
+ma supremamente necessaria alla sua vita. Ogni
+suo più ardente desiderio, ogni sogno, ogni
+ideale pareva s’avviluppasse nel lugubre sudario
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+dell’indifferenza: la gloria era vana, l’umanità
+era trista, l’avvenire incommutabile o non meritevole
+d’esser commutato. Uno scontento immane
+del mondo e di sè stesso, un tragico
+bisogno di riposo finivano per impadronirsi di
+tutte le sue facoltà; ed egli rimaneva come
+soffocato nella stretta di tanta desolazione, deplorando
+le sue fatiche e le sue ambizioni, anelando
+inutilmente a un Bene, ch’era la Morte
+ma poteva anche esser l’Amore.
+</p>
+
+<p>
+La strana crise sentimentale incominciò questa
+volta dal ricordo della scena incresciosa con
+donna Marta e di quello scoppio di singulti
+che gli era parso d’udire varcando la soglia
+della stanza. Da parecchi giorni egli sopportava
+senz’alcun commovimento dell’animo le periodiche
+esplosioni di mal umore che l’avola sfogava
+a preferenza contro di lui: — un po’ per
+freddezza, un po’ per abitudine, un po’ per la
+convinzione ch’esse fossero conseguenza irrimediabile
+e inevitabile della lenta degenerazione
+ond’era esasperata l’indole di lei. Appena lo sfogo
+era esausto o appena egli riusciva con un qualunque
+mezzo a sottrarsene, Aurelio dimenticava
+sùbito le parole amare e non c’era caso che
+ritornasse sopra queste con la memoria. Quella
+sera in vece, come si trovò solo sul rialto del
+palazzo d’innanzi al lago silenzioso, i ricordi
+del pranzo non tardarono a risorgere nel suo
+pensiero, più vivi ed eloquenti degli stessi fatti
+reali.
+</p>
+
+<p>
+Allora un’onda impetuosa di tenerezza, di
+pietà, di simpatia gli gonfiò il petto, improvvisamente.
+L’imagine della nonna, della sua
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+seconda madre, ischeletrita dal morbo, disfatta
+dalla vecchiaja, dilaniata da continue angosce,
+gli si presentò d’avanti agli occhi dell’anima,
+come un’allucinazione. — Le stimate del dolore
+erano omai impresse indelebilmente sul povero
+viso, ch’egli aveva veduto tante volte curvarsi
+su di lui, con tanta bontà, con sì amoroso struggimento,
+nei dì lontani! Certo: ella soffriva veramente
+durante quegli scoppii di collera ingiusta
+contro di lui; ed egli poteva rimanere
+impassibile e quasi irridere alle sue sofferenze!
+La nonna, la sua seconda madre si logorava di
+giorno in giorno, consumava in futili querimonie
+l’estreme energie, andava piegando a poco a
+poco verso la fossa; ed egli non sapeva trovar
+nulla in sè per renderle meno triste l’agonia,
+per infondere un’ultima gioja in quell’anima
+moribonda!
+</p>
+
+<p>
+La sua coscienza morale era profondamente
+rimorsa da queste idee; il cuore era lacerato
+a sangue dalla tetra previsione. Aurelio si sentiva
+legato all’avola da un vincolo indissolubile
+d’affetto; alla morte di lei si vedeva già solo
+e perduto nel mondo, come un viandante affaticato
+in una steppa senza confine. Un bisogno
+intenso d’appoggio, di compagnia, di convivenza
+familiare palpitava dentro di lui. Gli passavan
+nello spirito, in forma di sentimento vago, alcune
+afflizioni del tempo trascorso, che parevagli
+dovessero rinnovarsi ingigantite nell’avvenire.
+L’imagine della nonna sorgeva da tutte
+quelle memorie, come un simbolo consolatore.
+La stessa imagine ondeggiava su quelle aspettazioni,
+come un vacuo fantasma cui avrebbe
+inutilmente invocato nelle ore dolorose.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+</p>
+
+<p>
+Egli si domandò costernato: «A che combattere?
+In che sperare? Perchè ostinarmi a
+vivere, quando ugualmente dovrò morire?»
+</p>
+
+<p>
+Così la crise d’abbattimento incominciò; così
+lo scontento immane di sè stesso e del mondo,
+il tragico bisogno di riposo s’impadronirono di
+tutte le sue facoltà. La testa del giovine piegò
+lentamente sotto il peso dei tristi pensieri involontarii;
+gli sguardi caddero al suolo, e vi
+rimasero lungamente fissi, vitrei, acuiti, come
+penetrandone i misteri.
+</p>
+
+<p>
+In tanto su la spiaggia, d’avanti al rialto del
+palazzo, passarono, di ritorno dai pascoli, le
+vacche cornute e corpulente, a una a una,
+in lunga schiera, barcollando, gittando a tratti
+nell’aria i tremuli e sordi muggiti; passarono
+le pallide pecore, strette e confuse in gruppo,
+mute, quasi invisibili sul fondo grigio della
+terra; passarono ultimi, salendo dal greto, i
+pescatori tardivi, recando su le spalle le pertiche
+prolisse, le fiocine dentate, gli staggi dalle reti
+ancora sgrondanti. Tutti, animali e uomini,
+scomparvero successivamente dalla parte del
+villaggio, dove li chiamava al riposo lo squillo
+lento e monotono dell’Ave Maria; e il vasto
+spiazzo fino al lago rimase affatto deserto, inanimato,
+come assopito nell’ombra, in aspettazione
+della notte imminente.
+</p>
+
+<p>
+Su l’opposta riviera apparvero man mano
+le luci: Intra, la prima, scintillò per vivaci
+fiammelle, disposte a intervalli regolari lungo
+la costa; un gran faro d’oro s’accese su la
+punta di Pallanza e rischiarò d’un riflesso ondulato
+l’acqua cupa; altri lumi dispersi tremolarono
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+qua e là, a Stresa, a Baveno, su i fianchi
+selvosi del Motterone, laggiù, lontanamente, nei
+malinconici abituri di Feriolo. In alto, quasi
+presso la vetta della Zeda, ben profilata ancora
+sul cielo verdognolo, un enorme fuoco divampò
+d’un tratto, s’allargò come un incendio di foresta;
+poi rapidamente declinò, si ridusse a un
+punto rossastro nell’oscurità, si spense.
+</p>
+
+<p>
+Quando gli ultimi tocchi dell’Ave Maria caddero
+inerti e flosci nel silenzio crepuscolare,
+Aurelio, sorpreso dall’apparizione di quei lumi
+annunziatori della notte, volle scuotersi dal suo
+accasciamento e uscire da quella specie di sogno
+tormentoso. La crise era sul finire; uno sforzo
+mediocre di volontà bastava a dissiparne i molesti
+residui.
+</p>
+
+<p>
+Egli d’un balzo s’alzò in piedi, e rientrò nel
+palazzo. Attraversò il cortile vuoto e bujo a
+testa alta, con quel piglio ardito e imperioso,
+che talvolta la vision della folla gli suggeriva;
+si mise su per la scala ottenebrata; percorse
+a passi rapidi il breve tratto di loggia fino alla
+porta delle sue stanze; ne schiuse i battenti
+quasi con violenza; entrò.
+</p>
+
+<p>
+Dal balcone spalancato penetrava l’estremo
+pallore del giorno morto; in quel pallore i mobili
+non avevan più tinte, spiccavan neri e angolosi,
+simili a ombre più che a oggetti reali.
+La brezza, che saliva dalla prossima valle, faceva
+stormire dolcemente la pineta nel giardino,
+agitava gli apici d’alcune fronde di glicina
+arrampicate lungo la ringhiera, irrompeva fin
+nella stanza, suscitando deboli fruscii nelle carte
+sparse su la tavola centrale. Di quando in quando
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+al soffio alterno le tende paonazze si gonfiavano
+con un largo moto d’espansione, come un respiro
+profondo.
+</p>
+
+<p>
+Trovandosi nel luogo prediletto, Aurelio riacquistò
+totalmente la serenità e la sicurezza
+consuete dello spirito. S’arrestò, estasiato dal
+subitaneo benessere che tutto lo invase, in
+mezzo alla stanza. Era ben quello il rifugio sacro
+agli studii, il tempio delle superbe ambizioni e
+delle speranze immortali. Da quell’umil rifugio
+egli, come un’aquila destinata ai trionfi, avrebbe
+preso il gran volo per il mondo popoloso, alle
+battaglie del progresso umano, alla conquista
+della gloria. Che cosa omai avrebbe potuto arrestarlo?
+Quale forza terrena sarebbe riuscita
+a opporsi all’impeto del suo ingegno e della sua
+volontà? Egli si sentiva giovine, sano, energico,
+incorrotto anzi incorruttibile dalle avversità e
+dalle passioni: egli si sentiva veramente un
+Eletto fra i suoi simili.
+</p>
+
+<p>
+Allargò le braccia vittoriosamente, le stese ritte
+sopra il capo orgoglioso, agitò le mani nell’aria,
+sorridendo trasfigurato dalla gioja al suo destino,
+ch’era scritto in alto, molto in alto nei
+misteri azzurri del cielo. «Chi, chi può dunque
+mutare il destino?» egli disse a voce spiegata,
+in atto di sfida.
+</p>
+
+<p>
+Un acuto scroscio di risa, d’una insolente
+gajezza, si levò in quel punto dal parco silenzioso.
+Alle risa successe una pausa, un susurro
+di voci femminili a pena sensibile; poi le risa
+ricominciaron da capo, più forti, più gioconde,
+irrefrenabili. Aurelio, che aveva già dimenticato
+l’arrivo dei vicini annunziatogli dall’avola durante
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+il pranzo, fu sorpreso da quell’insolito strepito
+nella calma imperturbata della campagna. Spinto
+dalla curiosità, e un poco dal dispetto che quel
+riso importuno aveva mosso in lui, s’affacciò al
+balcone per osservare chi dunque osava disturbarlo
+nel suo rifugio.
+</p>
+
+<p>
+Sopra una delle scalee marmoree, che adducevano
+al secondo spianato pensile del giardino
+e alla pineta, stavan ritte, appoggiandosi con
+una squisita grazia signorile alla balaustrata,
+due giovini donne assai eleganti nel chiaro
+costume estivo. Le loro persone uscivan tutte
+intere, ben definite dal candore del marmo:
+entrambe, alte ugualmente, apparivano snelle,
+di forme molto leggiadre, con gli omeri un po’
+sostenuti e la cintola strettissima sopra i fianchi
+leggermente arcuati. Una, roseo vestita, era
+bruna di capelli, e gli si presentava di fronte,
+con gli occhi e i denti illuminati dal riso; l’altra
+in un attillato abito celeste, volgendogli le spalle,
+mostrava una splendida capigliatura bionda,
+raccolta in un denso intreccio su l’occipite. E
+nulla superava la grazia di quel gruppo fiorente
+di giovinezza, sul bianco della scalea, nella
+luce favolosa del crepuscolo.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, in vederle, le riconobbe. Rammentò
+le descrizioni dell’avola; rammentò ancora i
+molesti pensieri e i disegni di prudenza che
+l’arrivo imprevisto di quelle fanciulle aveva in
+lui suscitati. Volle sùbito ritrarsi, ma una strana
+compiacenza gli impedì di muoversi: i suoi
+sguardi rimasero fermi come incantati dall’estetica
+apparizione. Mentr’egli così la contemplava,
+un turbamento pànico e pur dolce si
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+veniva man mano impossessando del suo spirito
+assorto e maravigliato; assomigliava questo turbamento
+alla leggera ebrietà che dà il dolce
+vino spumante, mettendo tra i sensi e le cose
+una specie di velo sentimentale, malinconico o
+giocondo, continuamente trepido. Al giovine
+pareva di sognare. Passavano in fatti dentro di
+lui, come in un sogno, impetuosamente, confusamente
+ricordi di scene o di letture lontane,
+nebbiose imagini romantiche, fremiti fuggevoli
+di desiderio, di curiosità o di speranza. Tutto
+ciò nasceva e si svolgeva per una forza spontanea
+di fantasia, senza ch’egli potesse averne
+coscienza; e le fibre della sua anima tremavan
+tutte, come fascio di corde sottili strappate insieme
+da un plettro.
+</p>
+
+<p>
+D’un tratto un nuovo scoppio fragoroso di
+risa salì dal parco. La fanciulla bruna con un
+movimento repentino si volse, si diede a correre
+all’impazzata su per la scalea, e, giunta
+al sommo, s’internò agile e veloce nella pineta.
+Un roseo tremolìo illuminò per un attimo
+l’ombra nera del bosco.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia! Flavia! — l’altra chiamò nel
+silenzio, ferma al suo posto, attonita di quella
+fuga improvvisa.
+</p>
+
+<p>
+Nessuno rispose. Solamente un’eco lontana
+ripetè il nome, come un gemito indistinto.
+</p>
+
+<p>
+Allora anche la bionda si mosse, ascese rapida
+i gradini marmorei, e scomparve in corsa
+tra i pini, dietro la compagna.
+</p>
+
+<p>
+Il giardino apparve deserto, muto, misterioso,
+con le sue piante cupe e i bianchi fantasmi
+delle statue mutilate, ritte su gli stalli invisibili.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Flavia! Flavia! — s’udì ancora chiamar
+da lungi, per l’ultima volta.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, che aveva seguíto avido con gli occhi
+le due fanciulle fino al limite del bosco, quando
+più non le vide, fu preso da un desiderio cieco
+e selvaggio di scendere al basso precipitosamente,
+d’inseguirle, di raggiungerle come prede
+nel folto, dove già la notte doveva esser profonda.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span></p>
+
+<h2 id="cap2">II.
+<span class="smaller"><span class="smcap">L’incontro.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+— Signorino, un telegramma! — gridò Camilla
+con la vocina esile e acuta, entrando
+impetuosamente nella camera.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio che, stanco dal lavoro protratto a
+tarda notte, s’era riaddormentato dopo aver sorbito
+alle sei del mattino la solita tazza di caffè,
+si levò di scatto a sedere sul letto, fissando gli
+occhi spalancati in viso alla fantesca.
+</p>
+
+<p>
+— Un telegramma?... Per me?! — egli domandò,
+stupito.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, per lei, — rispose Camilla; e, avvicinatasi
+a lui, gli stese la busta gialla, sottolineando
+l’atto con un fatuo sorriso, un poco
+ironico.
+</p>
+
+<p>
+Poi, sùbito, soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Favorisca di firmare la ricevuta. Il fattorino
+è giù che aspetta.
+</p>
+
+<p>
+— Non posso già scrivere con le mani, — egli
+borbottò nervosamente.
+</p>
+
+<p>
+A passi brevi, dimenando leggermente l’anca,
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+ella attraversò la camera, prese dal tavolino
+una penna, che intinse più volte, con lenta diligenza
+nel calamajo; ritornò poi senza scomporsi
+presso il letto, e la porse ad Aurelio con un
+gesto assai leggiadro.
+</p>
+
+<p>
+Egli, ansioso di leggere, cominciava a indispettirsi
+per l’indugio.
+</p>
+
+<p>
+— Che ore sono? — chiese con la voce aspra.
+</p>
+
+<p>
+— Le otto, signorino. Anzi, le otto e mezza.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene. Prendi, — concluse Aurelio, dopo
+aver firmato; e le porse la ricevuta, congedandola
+con un brusco accenno del capo.
+</p>
+
+<p>
+Quando la fantesca fu uscita, il giovine rimase
+ancora un poco con la busta chiusa tra
+le mani. Chi aveva dunque bisogno di lui? Egli
+viveva solo, staccato da ogni consorzio grande
+o piccino, senz’alcuna comunanza di negozio e
+senza stretti vincoli di parentela o d’amicizia.
+Quale notizia importante poteva giungere fino
+al suo sconosciuto ritiro, e con un mezzo così
+imperioso?
+</p>
+
+<p>
+Non potendo trovare una risposta plausibile,
+si risolse ad aprire il foglio e leggere lo scritto
+misterioso. Un sorriso gli passò negli occhi alle
+prime parole; con un subitaneo movimento di
+contrarietà, e d’impazienza, egli gittò il telegramma
+a pie’ del letto, e s’attaccò con tutta
+la sua forza al cordone del campanello.
+</p>
+
+<p>
+— Vengo, signorino! Vengo sùbito, — s’udì
+gridare Camilla da lontano, acutamente, mentre
+lo squillo furioso durava ancora.
+</p>
+
+<p>
+Come però tardava a comparire, Aurelio
+dovette suonare una seconda volta, anche più
+forte e più a lungo, per sollecitarla. Finalmente
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+ella entrò nella camera, tutta accesa
+in viso come avesse fatto una corsa a perdifiato,
+le ciocche della fronte scomposte e riversate
+all’indietro, il respiro frequente e affannoso.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuole? Che comanda?.... Mio Dio, signorino,
+un po’ di pazienza! stavo arricciando
+i capelli alla signora.... Non potevo tralasciare
+d’un tratto; ella sa come la signora s’inquieta
+per un nonnulla!... Eccomi. Che vuole?
+</p>
+
+<p>
+Disse queste frasi interrottamente, anelando,
+accomodandosi con le mani le ciocche volanti,
+senza lasciargli il tempo di sfogare il suo mal
+umore per l’involontario ritardo.
+</p>
+
+<p>
+— Via, spìcciati! Avverti prima la mamma
+che oggi avremo un ospite con noi. Poi corri
+immediatamente a chiamare Ferdinando perchè
+m’accompagni in lancia a Laveno. Dobbiamo
+essere alla stazione per le nove e mezza. Non c’è
+tempo da perdere. Hai capito?
+</p>
+
+<p>
+— Perfettamente, — rimbeccò la giovinetta,
+tutta ilare d’essere sfuggita a un rabbuffo che
+s’aspettava. E con insolita lestezza si diresse
+alla camera di donna Marta, ch’era all’altro
+capo del portico.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, rimasto solo, balzò dal letto e s’affrettò
+a vestirsi. L’annunzio d’una visita dello
+Zaldini, non ostante i suoi propositi di solitudine,
+lo aveva messo lì per lì in un orgasmo
+di gioja infantile, che si manifestava con una
+smania bizzarra e nuova di far romore a ogni
+movimento, battendo forte i piedi su l’assito,
+spostando le sedie, urtando bruscamente con
+le mani gli oggetti disposti su le tavole. La
+immacolata chiarità della mattina di giugno,
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+il sole che irrompendo a traverso le tendine
+illustrava d’una trama aurea il pavimento, i
+canti giulivi e il buon odore di resina e di
+fiori che venivan dal giardino portati dal vento,
+tutte quelle vivaci apparenze accrescevano la
+sua giocondità, infondevangli nello spirito riposato
+la luce e il profumo della vasta campagna
+lussuriosa. — Finalmente avrebbe potuto
+parlare, aprire la sua chiusa anima a una confidenza,
+comunicare i suoi pensieri, da oltre un
+mese contenuti nel cerchio del suo intelletto,
+a qualcuno simile a lui! Finalmente avrebbe
+potuto riattivar con l’amico quello scambio di
+idee e di sentimenti, imposto come un bisogno
+dalla nativa sociabilità della razza anche agli
+esseri superiori, per cui la solitudine non è pure
+un tedio e un silenzio mortale!
+</p>
+
+<p>
+Nell’attendere alle cure della persona, Aurelio,
+inconsapevole, pregustava già il primo colloquio
+con lo Zaldini durante il tragitto da Laveno a
+Cerro; pregustava le saporose novelle che questi
+gli avrebbe recate da Milano, le discussioni vivaci
+che si sarebber presto accese tra loro sopra
+uno dei temi preferiti. Il desiderio di ritrovarsi
+con lui, desiderio che l’aspettazione del prossimo
+incontro aveva d’un tratto eccitato, gli acuiva
+singolarmente il senso dell’amicizia, gli rievocava
+d’innanzi oltre modo simpatica l’imagine
+dell’amico, quale l’aveva visto ancora ignoto
+comparire nella redazione della sua Rivista, due
+anni addietro. Da quel giorno che rara affinità
+d’intendimenti e d’entusiasmi ambiziosi li aveva
+legati! E che lunghi voli spirituali avevan tentati
+insieme nei loro sogni di grandezza e di
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+felicità! Tutte, tutte le ardenti questioni, che
+affannano oggidì il pensiero umano, erano state
+sfiorate, discusse, talvolta anche audacemente
+risolte nelle loro interminabili conversazioni
+notturne, che spesso i primi chiarori dell’alba
+venivano ingrati a interrompere.
+</p>
+
+<p>
+Ripensando ora alla vita fraterna ch’egli e
+lo Zaldini avevan condotta in quei due ultimi
+anni a Milano, Aurelio si maravigliava d’essersi
+potuto separare dall’assiduo compagno con tanta
+indifferenza, e d’averlo potuto totalmente dimenticare
+durante quel mese di villeggiatura.
+In verità, dal dì ch’egli era giunto a Cerro,
+quella era la prima volta che il desiderio di
+lui si risvegliava, che le memorie della loro
+lieta convivenza palpitavan vivaci dentro il suo
+cuore. Perchè? Egli dunque non l’amava? E
+avrebbe potuto non rivederlo, fors’anche mai
+più, senza un rimpianto del passato e quasi
+senza un ricordo? Sì, era così; pur troppo
+doveva confessarlo, era così! Egli sentiva che
+entrambi, non ostante la comunione di vita
+e d’abitudini, eran rimasti estranei l’un per
+l’altro, come due viandanti, riuniti dal caso,
+i quali avesser percorso discorrendo uno stesso
+cammino. Egli sentiva che la propria anima,
+asservita a un Ideale superbo, era infusibile,
+chiusa nel suo superbo mistero, incapace di
+sacrificio e d’amicizia.
+</p>
+
+<p>
+La consapevolezza di questa necessità psicologica
+fu per lui, nella tenera disposizione in
+cui si trovava, una pena e quasi un rimorso.
+Volle dunque troncar sùbito l’indagine, abbandonare
+le aride considerazioni che minacciavan
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+d’amareggiare la spontanea gioja di quel risveglio.
+Appena fu vestito, uscì dalla sua camera,
+passò ad augurare il buon giorno alla
+nonna, che pareva d’ottimo umore, e discese
+sul greto dove Ferdinando, il vecchio barcajuolo,
+già l’aspettava.
+</p>
+
+<p>
+La mattina era un po’ velata dalla parte
+delle Alpi: sopra la vetta del Motterone una
+gran massa plumbea pendeva, sbrandellandosi
+verso levante in tenui nubecole bianchicce. Qua
+e là, su le altre cime, qualche fiocco disperso,
+alcuni lunghi nastri torbidi apparivano; e il
+fondo della valle di Mergozzo era cupo, come
+polveroso, sprofondato in un’ombra azzurrastra.
+Da settentrione un vento impetuoso scendeva, suscitando
+un vasto scroscio rotto da sibili alterni
+e un tumulto di ciuffi lattei al sommo delle
+onde.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando dovette faticare assai per vincere
+la violenza di quel vento, che soffiava diritto
+contro la prua. D’innanzi all’antico fortino
+austriaco, che siede smantellato allo sbocco
+del golfo di Laveno, il lago divenne, per il
+rimbalzo dei flutti, così fiero e minaccioso che
+Aurelio stesso fu costretto a prendere i remi
+per venire in ajuto del vecchio. Giunsero nel
+porto in ritardo di qualche minuto, mentre già
+il treno irrompeva, fischiando, sotto la tettoja
+della stazione.
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido discese rapidamente a terra, e
+s’avviò a passo sollecito incontro all’ospite, che
+apparso per il primo su lo spiazzo, girava intorno
+lo sguardo come stupito di non trovare
+alcuno a incontrarlo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’avvocato Luciano Zaldini, accuratamente
+raso, con due piccoli baffi bruni a pena accennati,
+pareva più giovine d’Aurelio, sebbene
+questi avesse qualche anno meno di lui. Era
+alto della persona e ben formato; elegantissimo
+in ogni particolare dell’abito. Il suo viso,
+piuttosto largo e carnoso, serbava ancora la
+freschezza dell’adolescenza, nella soda pastosità
+della pelle, nello sguardo sempre un poco
+attonito, nel riso ingenuo e pronto che scopriva
+di tra le labbra rosee una mirabile dentatura
+d’una regolarità femminina.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, l’eremita!... — egli gridò, come vide
+Aurelio che gli correva incontro. — Tu vedi
+in me Maometto che viene alla montagna, semplicemente
+perchè la montagna non volle venire
+a lui.
+</p>
+
+<p>
+— La montagna sta bene e non si muove, — l’altro
+rispose ridendo, e gli stese ambo le
+mani con sincera espansione.
+</p>
+
+<p>
+Durante il tragitto in barca, l’Imberido interrogò
+sùbito l’amico su le sorti della Rivista.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, molto bene, — rispose l’avvocato; — soltanto
+si lamenta il tuo lungo
+silenzio. Io ho tentato, dopo il tuo ultimo articolo,
+di trascinarti in una polemica; ho aspettato
+per una settimana la tua replica, che mi pareva
+non potesse mancare; non venne! Perchè?
+Era una domanda che ti volevo rivolgere fin
+d’allora, per lettera; poi le cure, i fastidii, le
+donne.... Sai bene, io non sono un eroe della
+tua forza; io pecco, come il savio, sette volte
+al giorno....
+</p>
+
+<p>
+Scoppiò, così dicendo, in una risata sonora,
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+e passò il braccio su le spalle d’Aurelio con
+un gesto che gli era abituale.
+</p>
+
+<p>
+— Che vuoi? — disse questi dopo una pausa; — tu
+mi movevi una questione così stantìa
+che non valeva proprio la pena d’una risposta.
+Mi facevi certi squarci di metafisica dottrinaria,
+degni tutt’al più d’un Mazzini o, peggio, d’un
+mazziniano..... Il miglior servigio che ti potevo
+rendere era di tacere: ho voluto essere, almeno
+una volta in mia vita, generoso, e lo sono stato
+con te.
+</p>
+
+<p>
+— Come? Come? Facevo squarci di metafisica,
+io?
+</p>
+
+<p>
+— Eh, pur troppo! Mi parlavi di popolo, di
+diritti, di doveri, di maggioranza, di uguaglianza,
+di fratellanza, che so io.... Il frasario
+era un po’ retorico e antiquato, confessalo.....
+</p>
+
+<p>
+— Per Dio! — gridò, riscaldandosi, lo Zaldini; — non
+hai dunque capito? Io non me ne serviva
+se non per chiarezza. Bisogna pur farsi capire
+anche da quelli, e sono i più, i quali si convincono
+e si convertono solamente sotto il
+fascino di date parole e d’espressioni consacrate.
+Ogni arma è buona per combattere il
+Nemico. E il sistema d’una larga propaganda
+liberale mi sembra il migliore per richiamare
+a noi le maggioranze che ci sfuggono.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chè! Le maggioranze? Lasciale dunque
+andare dove credono meglio, le maggioranze!
+Tu devi persuaderti che non è a queste che noi
+dobbiamo parlare né ora né mai. Noi siamo
+come gli scienziati che espongono una questione:
+non si curano se la folla li capisce o
+non li capisce. Ad essi basta d’esser compresi
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+dalle aristocrazie intellettuali, poichè son queste
+che hanno e avranno in qualunque tempo il
+monopolio delle verità. Per il volgo tanto vale
+un buon ragionamento quadrato quanto un
+pessimo sofisma; se questo poi gli promette la
+felicità e la potenza, il volgo approva il secondo
+e respinge con indignazione il primo.
+Gli è per tal motivo che le maggioranze saràn
+sempre ingannate e sempre oppresse; e che le
+loro effimere vittorie, siccome son fuori della
+logica delle cose, non apporteranno mai, alla
+chiusa dei conti, se non a un nuovo assetto sociale,
+governato ancora dalle minoranze aristocratiche
+più intelligenti e più forti.
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido pronunciò queste parole con la
+sua voce calda ed eguale che non mutava a
+traverso le più aspre discussioni, sottolineandole
+a pena con un leggero sorriso. Quando finì,
+l’amico, che lo aveva attentamente seguito, annuendo
+a tratti col capo, lo guardò tra attonito
+e maravigliato, e disse:
+</p>
+
+<p>
+— E perchè tutte queste belle cose non le
+hai scritte e non me le hai mandate a Milano
+per la Rivista?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè le avevo già accennate qua e là
+in altri miei articoli, e a me non piace di ripetermi.
+</p>
+
+<p>
+Il vento, che soffiava ora favorevole, un po’
+scemato di forza per l’approssimare della calma
+meridiana, faceva proceder la barca più leggera,
+come scivolasse su le onde. Dalle cime
+i vapori erano scomparsi: una serenità umida
+rendeva l’aria d’una singolare trasparenza, accentuava
+i rilievi e le tinte del paesaggio maestoso.
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+Sul promontorio di Pallanza e su la breve
+elevazione dell’Isola Madre, le varie forme degli
+alberi si distinguevano nette e precise, uscendo
+dallo sfondo uniforme dei dossi più lontani. Le
+cave del granito intorno a Baveno biancheggiavano
+fastidiose al sole, simili a immani volute
+di neve.
+</p>
+
+<p>
+— Guarda, — soggiunse Aurelio, indicando
+con un gesto circolare il lago, — conosci tu
+un paese più dolce di questo?
+</p>
+
+<p>
+— Davvero, è superbo. Si direbbe che una
+lunghissima città si distenda su quella riva,
+infinitamente.
+</p>
+
+<p>
+— E da questa parte, in vece, tu non vedi
+un’abitazione; il bosco è profondo e deserto a
+perdita d’occhio. Io conosco tutti i sentieri che
+corrono sotto quelle vòlte di verzura; ve ne ha
+d’incantevoli, dove la solitudine ti appar così
+grave, che li diresti segnati non dall’uomo, ma
+dall’oscuro capriccio della terra. Camminando
+a traverso quei boschi silenziosi, sopra tutto
+nel crepuscolo, tu ti senti un altro essere, nato
+come in tempi assai remoti, vivente una vita
+primordiale, il quale presagisca per una misteriosa
+divinazione la civiltà dell’età nostra.
+Io, vedi, ho provato in questo mese le più bizzarre
+transposizioni dello spirito; ho bevuto alle
+sorgenti della vita le più pure essenze; ed ora
+mi pare d’esser così forte, così compatto, così
+sicuro di me e del mio destino, come da molti,
+molti anni non mi sentivo. Credi?
+</p>
+
+<p>
+Luciano lo fissava, trasognato. Gli domandò:
+</p>
+
+<p>
+— E sei sempre stato solo?
+</p>
+
+<p>
+— Sempre.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non conosci dunque nessuno? Non ci sono
+altri villeggianti qui a Cerro?
+</p>
+
+<p>
+— Ci sono, ma non li conosco; e non li voglio
+conoscere.
+</p>
+
+<p>
+— Ti annojerai pure, qualche volta?
+</p>
+
+<p>
+— No, mai....
+</p>
+
+<p>
+L’amico tacque, meditabondo; e ritornò a
+guardare con occhio invido laggiù, all’altra
+riva, dove una città lunghissima si distendeva
+infinitamente nella gloria bionda del sole.
+</p>
+
+<p>
+A una svolta, inaspettato nel verde del castagneto,
+il villaggio tranquillo apparve.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco l’eremo! — esclamò Aurelio con
+gioja, indicando il palazzo allo Zaldini.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, al riparo d’un largo ombrello
+nero, era discesa su la spiaggia a incontrarli,
+e sventolava un fazzoletto in segno di saluto.
+Ella accolse l’ospite con molta cordialità; lo
+ringraziò d’esser venuto a portare un ricordo
+delle consuetudini urbane in quella plaga abbandonata,
+che aveva reso il nipote oltre modo
+rozzo e scortese; anche, gli domandò amabilmente
+notizie della Rivista, benché avesse sempre
+avuto per questa creazione d’Aurelio una speciale
+antipatia.
+</p>
+
+<p>
+Risalì quindi con loro verso il palazzo, chiacchierando
+animatamente, con insolita festività.
+Come però il suo respiro era rantoloso e l’ascesa
+l’opprimeva, ella dovette sostare due volte anelando,
+e alfine appoggiarsi al braccio del nipote
+per raggiungere il sommo del rialto.
+</p>
+
+<p>
+— Come ti senti oggi, mamma? — le chiese
+Aurelio, impensierito.
+</p>
+
+<p>
+— Così, così... non troppo bene; soffro un
+poco d’asma.... stanotte non ho chiuso occhio....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+</p>
+
+<p>
+Soggiunse sùbito rivolta allo Zaldini, sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Sono i maledetti acciacchi dell’età mia.
+Non c’è di che stupirsene. A settant’anni battuti
+la vita è già un prodigio.
+</p>
+
+<p>
+E parlò d’altro.
+</p>
+
+<p>
+Su la porta del palazzo avvenne un subitaneo
+incontro: le signore Boris uscivano per la passeggiata
+mattutina. Dal giorno del loro arrivo,
+Aurelio non le aveva più vedute, quantunque
+l’avola fosse già entrata con esse in amichevoli
+rapporti. Flavia, assai leggiadra nell’abito
+roseo, veniva prima, la testa alta, il seno proteso
+nell’erezione leggermente arcuata della
+persona; a fianco l’una dell’altra, susseguivan
+poi, in silenzio, la biondissima, un viso esangue
+e capriccioso illuminato da due chiari occhi
+procaci, e la madre, solenne e trionfante della
+sua pingue maturità e della sua bellezza ostinata.
+</p>
+
+<p>
+Si salutarono, passando. Donna Marta e il
+nipote entrarono sotto il peristilio. Luciano,
+che pareva molto maravigliato di quelle presenze,
+si fermò un attimo, involontariamente,
+su la porta per riguardare le tre donne, mentre
+discendevano a passo lento gli scalini del rialto,
+incerte ancora su la via da percorrere. Udì le
+due fanciulle che mormoravan tra loro alcune
+parole e ridevano; le vide aprire al sole gli
+ombrelli variopinti, e rivolgersi indietro verso
+la madre per consultarla. Come i suoi sguardi
+s’incontraron con quelli di Flavia, egli sùbito
+si ritrasse, un po’ confuso della distrazione, e
+raggiunse gli ospiti i quali non s’eran peranco
+avveduti del suo breve indugio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Conduci l’amico tuo in camera. Egli avrà
+bisogno di ravviarsi un poco, — disse donna
+Marta al nipote. — Ricordatevi: fra mezz’ora
+la colazione è pronta.
+</p>
+
+<p>
+Quando i due giovani furon soli su le scale,
+Luciano non potè più contenere la sua maraviglia
+per la piacevole apparizione. Egli inseguì
+Aurelio che lo precedeva, gli cinse con un
+braccio il fianco, lo scosse con forza e gli susurrò
+all’orecchio scherzosamente:
+</p>
+
+<p>
+— Ah, impostore! Tu chiami dunque un
+eremo, questo?! Ma questo è il giardino d’Armida....
+con la differenza che Armida era sola
+e qui è bene accompagnata. Ah, ora capisco
+perchè non ti sei mai fatto vivo in questo mese;
+ora capisco l’incanto delle viottole perdute nel
+bosco; ora so bene a che sorgenti hai bevuto le
+pure essenze della vita! Se non ti dà ombra la
+mia concorrenza, son pronto anch’io a ritirarmi
+dal mondo per far l’eremita con te. Mi vuoi?
+Di’: mi vuoi?
+</p>
+
+<p>
+Rideva pazzamente. E anche Aurelio rideva;
+ma gli scrosci giocondi di Luciano contrastavano
+assai col suo ghigno fioco, un po’ beffardo.
+Egli pensava: «Costui non vede la felicità che
+nei piaceri meno nobili del senso e del sentimento;
+l’Idea per l’opposto lo lascia freddo,
+stupefatto, tutt’al più curioso. E non può assolutamente
+capacitarsi che alcuno, migliore di
+lui, abbia a trovare in Essa il più alto godimento
+della vita! La donna, sempre la donna! Sopra
+ogni pensiero pende nel suo cervello, come un
+torbido astro, l’imagine del connubio immondo.
+Egli è lo schiavo sottomesso della sua carne: il
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+basso istinto della generazione lo domina tutto
+e ne inquina ogni facoltà fisica e morale. Posso
+io dunque esser l’amico d’un uomo simile?»
+</p>
+
+<p>
+Giunsero nella camera destinata all’ospite,
+una camera, come tutte le altre, spaziosa, squallida,
+forse un po’ più chiara perchè prospiciente
+il lago. Aurelio sedette su una vecchia poltrona,
+e Luciano, mezzo svestito, interruppe la sua
+celia per refrigerarsi il capo e le mani in una
+tinozza piena d’acqua.
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido, che fin allora non aveva aperto
+bocca, si volse d’improvviso al compagno e gli
+domandò:
+</p>
+
+<p>
+— Tu credi dunque ch’io conosca quelle signore?
+Ebbene oggi è stata la prima volta
+che le ho salutate.
+</p>
+
+<p>
+Luciano levò il viso, che grondava da tutte
+le parti, e lo guardò con un’espressione singolare
+d’incredulità.
+</p>
+
+<p>
+— Veramente, — ribattè Aurelio sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Dopo oltre un mese di convivenza nella
+stessa casa?
+</p>
+
+<p>
+— Se non dopo un mese, dopo dieci giorni
+da che sono arrivate.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, son soltanto dieci giorni.... La cosa
+è già men grave. Ma, in tal caso, guàrdati: è
+l’avvenire che si presenta irto di pericoli, — insinuò
+l’avvocato, fissando burlescamente l’amico.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio scosse la testa, e inarcò le labbra
+in atto sdegnoso.
+</p>
+
+<p>
+— Non credo e non temo, — egli mormorò; — sarà
+questione di temperamento, come tu
+m’hai detto tante volte; ma è così: le donne mi
+tentano poco.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Anche idealmente?
+</p>
+
+<p>
+— Ancor meno. Come femmine, via, quando
+l’estro mi tortura, so ben dove trovarle col
+minor dispendio di tempo e di pazienza. Ma,
+come donne, che vuoi? io le stimo davvero
+troppo inferiori ed estranee a me perchè me
+ne debba occupare.
+</p>
+
+<p>
+— E pure son così divertenti! — esclamò
+Luciano, scoppiando in una gran risata.
+</p>
+
+<p>
+— Divertenti?... Forse. Ma gli è appunto
+perchè son tali che non fanno al mio caso. Io
+non sento alcun bisogno di divertirmi; la vita
+nostra è troppo breve per concedere uno svago
+a chi s’è prefisso qualche scopo di là dalla vita
+stessa e all’infuori degli umili sodisfacimenti
+corporali, che son comuni alle bestie come agli
+uomini. E poi l’amore è un giuoco troppo assorbente
+e troppo pericoloso. Si sa come comincia;
+non si può sapere come finisce!... E
+quasi sempre finisce male.... molto male, quand’anche
+finisce!...
+</p>
+
+<p>
+Parlava piano, gravemente, con una leggera
+intonazion malinconica. Come ogni volta che
+l’anima gli si schiudeva a una confidenza, il
+suo sguardo velato, in cui la luce esterna pareva
+rifrangersi, naufragava mobilissimo nello
+spazio quasi cercando un ideal punto d’appoggio.
+Anche l’amico, vinto dalla suggestione
+delle sue parole, erasi fatto d’un tratto serio e
+meditabondo.
+</p>
+
+<p>
+Tacquero.
+</p>
+
+<p>
+Sopra di loro il tragico soffio della coscienza
+vitale passò. Liete o tristi, legate al senso o
+all’idea, schiave degli impulsi elementari o delle
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+più squisite ansietà del pensiero, le vite loro e
+le altre tutte avevano una medesima sorte,
+spezzavansi contro lo stesso ostacolo, si dissolvevan
+come gocce nel gran fiume inarrestabile
+dell’umanità. E, su quel tumultuar d’esistenze
+perdute, sospinte verso una foce misteriosa, il
+torso della Sirena emergeva, terribilmente bello,
+simbolo eterno di fecondità, lusinga ammonitrice
+d’una Forza suprema che voleva la vita e
+contro la quale ogni ribellione era follìa.
+</p>
+
+<p>
+I due giovini ebbero insieme, durante il lungo
+silenzio, la confusa visione di questa imagine,
+la torbida consapevolezza della vanità d’ogni
+cosa per le loro individualità effimere, condannate
+a una breve comparsa su la Terra, e poi,
+dopo aver procreato, a dileguarsi fatalmente
+nel nulla. Il comune destino li affratellò; la
+vertigine del tempo li spinse l’un verso l’altro,
+quasi per sorreggersi a vicenda su l’orlo della
+tenebrosa voragine che avevano scandagliata.
+Istintivamente si guardarono negli occhi con
+un’espressione profonda di simpatia e d’incoraggiamento;
+sorrisero l’uno all’altro; parvero
+attingere in quello sguardo e in quel sorriso il
+provvido oblio dell’Abisso, la fiducia nelle proprie
+forze, il sacro desiderio di vivere, di combattere
+o di godere.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio si levò in piedi di scatto, come si
+sottraesse a un incubo, e disse a voce spiegata:
+</p>
+
+<p>
+— Veramente si han troppe cose da fare....
+</p>
+
+<p>
+Poi soggiunse, alzando il capo con quel suo
+atto d’orgoglio e quasi di jattanza:
+</p>
+
+<p>
+— Ma siamo giovini: le faremo. Non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Oh tu, di certo, — rispose umilmente lo
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+Zaldini; — io? Io farò quel che potrò. E tutto
+sarà per il meglio, come sempre.
+</p>
+
+<p>
+Discendendo le scale, Aurelio mise il suo
+braccio sotto il braccio dell’amico, con familiarità
+insolita. Sentivano entrambi il bisogno di
+parlar di cose leggere, futili, impersonali: a
+richiesta dell’Imberido, Luciano spiegò i progressi
+notevoli fatti dalla Rivista in quegli ultimi
+tempi, gli comunicò il numero delle copie che
+si stampavano, il crescente afflusso d’abbonati
+in amministrazione, il reddito netto dell’impresa
+che prometteva tra non molto di coprire il disavanzo
+ridotto omai a una cifra lievissima.
+Durante la colazione, essendo poi venuti a discorrer
+di Cerro, Aurelio narrò la storia della
+sua fondazione, che risale soltanto al secolo XVII
+nell’anno memorabile della più cruda pestilenza;
+anche, narrò la curiosa leggenda del cimitero
+villàtico, sòrto — a quanto si dice — sopra il
+campicello recinto dove un famoso bandito di
+nome Polidoro aveva sepolto i resti delle sue
+vittime numerose.
+</p>
+
+<p>
+Luciano l’ascoltava con un’espression forzata
+d’attenzione, gli occhi incantati ne’ suoi,
+la testa un po’ inclinata dalla sua parte, quasi
+per meglio afferrare il senso delle parole che
+gli sfuggiva; di quando in quando però, senza
+volerlo, si distraeva, sembrava concentrarsi
+profondamente in sè stesso, si rivolgeva con
+un moto improvviso a donna Marta per lodare
+con qualche frase ammirativa il gusto di
+una vivanda, la freschezza dell’acqua, l’eccellenza
+del vino paesano, un vinetto limpido,
+leggero, un poco acidulo. Egli assumeva una
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+specie di solennità cogitabonda d’avanti a una
+mensa; assaporava sapientemente, con una palese
+volontà di godere; pareva che s’obbligasse
+a pensare ciò che sentiva, per una raffinata
+arte di sensualità.
+</p>
+
+<p>
+Quando assaggiò una gran pasta dolce, che
+donna Marta aveva preannunciata come una
+squisita ghiottornia, egli non potè più contenersi,
+e l’allegro entusiasmo scoppiò.
+</p>
+
+<p>
+— Signora mia, — egli proruppe; — mi
+permetta di farle le mie più vive congratulazioni:
+questa focaccia è un miracolo di bontà,
+è il capolavoro delle focacce. Ella deve assolutamente
+insegnarmene la ricetta; io poi la
+comunicherò a mia sorella Maria, la quale sta
+per divenire, mercè mia, una cuciniera di prim’ordine.
+Perchè, signora, io mi sono imposto
+un compito da padre previdente: non potendo
+fare altro per essa, vado preparandole una dote
+di sapienza gastronomica, che la renderà senza
+dubbio assai preziosa e invidiata tra le ragazze
+da marito.
+</p>
+
+<p>
+Rideva a tratti, in così dire; e anche donna
+Marta rideva, mentre lo incitava a rifornire il
+piatto, rapidamente sgombro, del dolce prelibato.
+E le targhe zuccherine succedevano alle
+targhe e scomparivan tra le risa nella bocca
+vorace.
+</p>
+
+<p>
+Udendolo, osservandolo, Aurelio pensava:
+«Ecco: egli è beato; ha già dimenticato i nostri
+discorsi di poc’anzi, e senza serbarne la minima
+traccia amara nello spirito. È bastata una
+semplice sensazione gradevole per infondergli
+dentro la gioja di vivere; è bastato un fatto
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+organico inferiore per ridargli la piena sodisfazione
+di sè medesimo. Ogni inquietudine cerebrale
+è stata vinta e dispersa in lui dal piacer
+bruto di nutrirsi!...» Egli l’osservava, soggiacendo
+contro l’amico all’invidia istintiva che
+ognuno prova al cospetto d’un essere più felice;
+ma l’invidia era incosciente, assumendo
+dentro di lui la fallace parvenza d’un sentimento
+neutro, quasi d’una fredda curiosità
+scientifica. Avveniva assai di sovente ch’egli
+s’ingannasse nell’interpretare i suoi moti interni;
+l’abitudine continua dell’astrazione e lo
+sforzo di formular verbalmente i suoi pensieri
+distoglievano facilmente la sua attenzione dalle
+intime cause psicologiche che originavano il
+lavorío mentale. Per tal modo i suoi sentimenti
+rimanevan quasi sempre oscuri, impenetrabili,
+sottratti a ogni freno e a ogni vigilanza
+della volontà.
+</p>
+
+<p>
+Finita la colazione, donna Marta, accusando
+un po’ di malessere, si ritirò nella propria camera,
+e i due giovini vollero tentare una passeggiata
+nei boschi circostanti. Ma l’ora non
+era propizia. Sul lago, immoto e abbacinante,
+stagnava l’afa del meriggio; il sole, alto nel cielo
+chiaro, lasciava cadere a perpendicolo i suoi
+raggi infocati, che si slargavano in macchie
+rance su le praterie, correvano in accese strisce
+lungo le viottole, s’immillavano come strali d’oro
+a traverso il fogliame del castagneto, bollando
+d’innumerevoli cerchietti tremuli la terra in
+ombra. Anche nel fitto del bosco la caldura,
+non mitigata dal più lieve soffio d’aria, quasi
+inasprita dallo strepito incessante delle cicale,
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+era insoffribile. I due giovini furon costretti a
+ritornar sùbito su i loro passi e rientrare in
+palazzo. Luciano, oppresso dall’afa e dal travaglio
+della digestione un po’ faticosa, andò a gittarsi
+sul letto e s’addormentò. Aurelio si chiuse
+nella sua stanza, dove riprese tranquillamente i
+suoi studii, interrotti dall’arrivo e dalla presenza
+dell’amico.
+</p>
+
+<p>
+Non ne uscì che ai richiami iterati di Luciano
+dal giardino e a un rabbioso squillo della
+campanella, dopo oltre cinque ore di continua
+occupazione.
+</p>
+
+<p>
+Entrando nella sala da pranzo, egli al primo
+sguardo s’avvide che la nonna era di pessimo
+umore, probabilmente irritata contro di lui perchè
+aveva lasciato solo l’ospite durante l’intero pomeriggio.
+Ella non levò gli occhi dalla tavola
+quand’egli comparve, e rimase poi lungamente
+muta, covando dentro lo sdegno che presto o
+tardi avrebbe dovuto esplodere.
+</p>
+
+<p>
+L’esca fu accesa innocentemente da Luciano,
+quando domandò all’Imberido come avesse passato
+tutto quel tempo nella propria camera. Alla
+risposta assai calma di questo:
+</p>
+
+<p>
+— Ho lavorato, — la testa irosa della vecchia
+si rialzò con impeto fulmineo. Un fiotto
+di parole aspre ruppe dalla sua bocca, violentemente.
+</p>
+
+<p>
+— Non potevi dunque aspettar domani?...
+Era proprio necessario che tu continuassi oggi
+il tuo lavoro inutile e odioso?... L’amico tuo è
+da tre ore che s’annoja, solo, aspettandoti! È
+venuto a cercarti: eri chiuso a chiave, come
+se avessi avuto paura di farti sorprendere! Si
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+direbbe che tu abbia qualche mistero da nascondere
+in quelle tue maledette stanze!... Io.... io, lo
+sai, mi sono ormai rassegnata: non ci metto
+più piede, cascasse il mondo, e non te ne parlo
+più. Ma che tu continui le tue abitudini d’orso,
+nascondendoti nella spelonca anche quando abbiamo
+con noi un ospite venuto per te, questo
+poi no, non lo sopporto e non lo sopporterò
+mai!...
+</p>
+
+<p>
+Era l’antico rancore che le suggeriva le parole;
+quel rancore ch’ella provava sopra tutto
+contro le occupazioni predilette del nipote, di
+cui non riusciva a intender bene le mire e le
+ambizioni. Donna Marta, uscita da una famiglia
+di borghesi intraprendenti, avrebbe voluto che
+Aurelio, dappoichè non era più ricco, avesse
+esercitata una professione lucrosa, approfittando
+della sua laurea in giurisprudenza e delle sue
+attitudini oratorie. Gli studii e il lavoro di lui
+eranle per ciò più intollerabili dell’ozio medesimo;
+e non poteva trascurare un’occasione di
+rammentarglielo.
+</p>
+
+<p>
+Mentre l’avola lo rimproverava, il giovine
+mangiava silenziosamente, scambiando a intervalli
+un’occhiata con l’amico. E questi, un po’
+confuso, cercava con una qualche uscita burlesca
+d’interrompere il sermone o almeno di
+renderlo meno aspro e inquietante. Ella in vece
+proseguiva così concitata, così convulsa che
+pareva dovesse da un attimo all’altro rimanere
+senza respiro.
+</p>
+
+<p>
+— Vede, Zaldini? — diceva ora rivolta all’ospite: — è
+sempre così. Io vivo assolutamente
+sola. Non lo posso più vedere che a colazione
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+e a pranzo, e spesso debbo anche aspettarlo a
+tavola inutilmente!... Come non bastassero le
+tristi figure che son costretta a fare dovunque,
+per colpa sua!... Ella non crederà, Zaldini: io
+non sono ancora riuscita a persuaderlo ch’egli
+è in dovere di presentarsi alle signore nostre
+vicine. Esse, naturalmente, sanno che c’è; desiderano
+di conoscerlo; m’hanno anzi pregata
+di condurlo meco in casa loro, e non una sola
+volta han ripetuto la preghiera! Io, che debbo
+dire? Che posso fare? È una vergogna! Una
+scortesia incredibile e ingiustificabile!... Ma chi
+lo fa capire a un ostinato di quella forza?...
+</p>
+
+<p>
+— È verissimo! — interruppe d’un tratto lo
+Zaldini, parendogli questo un buon appiglio
+per deviare il tema del discorso, e insieme per
+mettere nell’impiccio lo schivo amico. — Perchè
+dunque t’ostini a star lontano da quelle signore?
+Hai paura forse di perdere i tuoi sonni tranquilli,
+conoscendole?
+</p>
+
+<p>
+— No. Ho paura di perdere il mio tempo, che
+è ben peggio, — mormorò sordamente Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chè, ti pare? Non c’è bisogno di rimaner
+con loro da mattina a sera e da sera a
+mattina. M’imagino ch’esse medesime non te lo
+permetterebbero. Una mezz’ora al giorno in loro
+compagnia, credo però che la potresti passare
+senza sacrificio.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, già un po’ più calma, intervenne.
+</p>
+
+<p>
+— Io non chiedo tanto da lui, — ella disse. — Desidero
+solamente ch’egli non scappi quando
+le incontra nel cortile o per via, e che venga
+una sola volta con me a salutarle. Poi lo lascio
+libero di rintanarsi dove e come gli piaccia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Dunque?! — esclamò Luciano, allargando
+comicamente le braccia, e fissandolo con uno
+sguardo penetrante, pieno di sottintesi maliziosi.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, stretto dalle due parti, si difendeva
+debolmente; mormorava seccato timide frasi,
+in cui il diniego si diluiva in giustificazioni, in
+desiderii di lavoro, di libertà, di quieto vivere.
+Alla fine, come l’angustiava maggiormente quel
+diverbio che non l’idea stessa d’esser presentato
+alle signore Boris, acconsentì.
+</p>
+
+<p>
+— Bene! — gridò trionfalmente lo Zaldini,
+quand’egli ebbe pronunciato il «sì» strappatogli
+a forza dalla sua insistenza. — Allora la
+solenne presentazione del <i>monstrum</i> avvenga
+questa sera medesima. Così avrò anch’io la
+fortuna di conoscerle, ciò che desidero con tutto
+il trasporto dell’anima mia.
+</p>
+
+<p>
+Il ritrovo serale di donna Marta con le signore
+Boris era il piano del rialto d’avanti alla
+porta del palazzo. Le ragazze usavano accoccolarsi
+su l’erba molle del pendío, le due donne
+si facevan portare le poltroncine dall’interno;
+e la conversazione si prolungava finchè il tramonto
+era esausto e le tenebre occupavano intense
+la valle del lago.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera, quando donna Marta apparve
+su la soglia col nipote e con l’ospite, le vicine
+eransi già accampate e chiacchieravan giocondamente
+tra loro, ridendo forte. Quelle risa
+fecero su Aurelio un’impressione singolare: gli
+ricordarono vagamente voci conosciute. Quali?
+</p>
+
+<p>
+— L’avvocato Luciano Zaldini, — disse la
+vecchia; poi, accennando Aurelio, soggiunse
+con un accento diverso, un po’ sarcastico: — E
+questo è mio nipote, l’invisibile.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+</p>
+
+<p>
+I due giovini s’inchinarono. Le donne abbassarono
+il capo con grazioso sussiego: soltanto
+la bionda aperse la bocca a un fuggevole sogghigno,
+che sembrò all’Imberido un’acuta puntura
+di spillo. Dopo la presentazione, l’avola
+andò ad accomodarsi nella sua poltroncina che
+era già pronta accanto alla signora Boris;
+Aurelio s’abbandonò come stanco sul sedile di
+granito accosto al muro, e Luciano rimase ritto
+in piedi d’innanzi alle due giovinette.
+</p>
+
+<p>
+Il vespero non era perfettamente sereno: alcune
+masse plumbee di vapore offuscavano l’occidente,
+anticipando la mezz’ombra del crepuscolo.
+Su lo spiazzo, di solito deserto, ferveva
+un’animazione quasi febbrile; molte femmine, su
+la riva, aspettavano ansiose le barche delle filandaje,
+di ritorno per la festa del domani dagli
+opificii d’Intra e di Pallanza: nel prato, tra i
+salici e i gattici sottili, quattro o cinque bambine
+tutte bionde giocavan silenziosamente, ammontando
+i ciottoli del greto.
+</p>
+
+<p>
+I discorsi incominciaron sùbito vivacissimi tra
+le donne e lo Zaldini. Si parlava, con grande
+volubilità, delle cose più varie e disparate: di
+abitudini di campagna, del caldo in città, di
+comuni conoscenze, di futili avvenimenti che
+parevan degni di memoria sol per il nome noto
+delle persone che vi avevan preso parte. E i
+comenti, le osservazioni, le sentenze spuntavano
+di quando in quando a mezzo di quei discorsi — comenti
+ingenui, vane osservazioni, sentenze plateali
+a base di luoghi comuni e di frasi fatte.
+Aurelio, rimasto fuori del crocchio ciarliero delle
+donne che gli volgevan le spalle, taceva e osservava
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+in preda a un tedio schiacciante. Quella
+conversazione gli sembrava intollerabile; non
+poteva capacitarsi come l’amico suo vi si frammescolasse
+con tanta spontaneità di piacere.
+Certi scatti subitanei d’ilarità giungevano a lui
+più ingrati che il soffio d’un lezzo nauseoso;
+certe uscite, che l’obbligavan per poco all’attenzione,
+riempivano il suo spirito d’insofferenza,
+sì ch’egli doveva far forza contro sè stesso per
+non allontanarsi da quel posto di tortura.
+</p>
+
+<p>
+— Gli uomini son leggeri come farfalle, — udì
+sentenziare la bionda, fissando i suoi chiari
+e cupidi occhi in quelli di Luciano.
+</p>
+
+<p>
+— Io, se per caso prendo marito, voglio che....
+</p>
+
+<p>
+— Ma se è sempre così: l’uomo si stanca
+presto della sua casa, della moglie, dei bambini,
+e allora...
+</p>
+
+<p>
+— No, no, credi a me, Luisa; io lo dico sempre:
+è assai meglio rimaner zitelle fin che si può....
+Si è sempre in tempo per fare il salto nel
+bujo!....
+</p>
+
+<p>
+Luciano, difendendo il suo sesso dalle accuse
+femminili, rispondeva gravemente, discuteva con
+calore gli argomenti più sciupati, accusava a
+sua volta la donna di leggerezza e di crudeltà;
+solamente a intervalli si permetteva qualche
+facezia arguta e sottile che sollevava d’improvviso
+le proteste di tutto il crocchio.
+</p>
+
+<p>
+In tanto Aurelio, infastidito da quelle ciarle
+insulse, erasi distratto a poco a poco nella ottusa
+contemplazione della scena. Le barche, che
+avevano tragittate le filandaje, giungevano ora
+confusamente, ondeggiando, presso il lido. Sul
+riflesso livido dell’acqua i cerchii, spogli delle
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+tende, si disegnavan neri e lugubri, come costole
+d’immani scheletri ribaltati; e i profili indecisi
+delle fanciulle, strette e pigiate tra quei
+cerchii, avevano una mobilità informe, che pareva
+un brulichìo. Cantavano alcune un canto malinconico,
+all’unisono, seguendo il ritmo grave
+dei remi nell’acqua. Quando giungevano a una
+cadenza, le altre tutte sposavano le loro voci a
+quelle poche, e un lungo grido saliva per l’aria,
+simile a un appello desolato di naufraghi. Poi
+susseguiva una pausa, qualche riso incontenuto,
+un ululo impaziente di salutazione alle donne
+che aspettavano, e il canto incominciava di
+nuovo, flebile e basso.
+</p>
+
+<p>
+Le barche approdarono. Accorsero in torno
+le femmine, chiamando, interrogando, stendendo
+le avide mani verso le figliuole, che sapevan
+fornite del gruzzolo, con un trasporto folle di
+cupidigia. Si formò un gruppo compatto, multicolore,
+strepitante d’avanti alle prue cariche
+come d’un denso grappolo vivo. Le filandaje,
+il capo avvolto negli scialletti chiari, un canestro
+appeso al braccio, si contrastavano il passo, si
+sospingevan con i gomiti, cadevano a una a
+una nelle braccia delle aspettanti, con la bocca
+aperta a un vacuo sorriso di trionfo. Le prime
+discese dalle barche, vogliose d’uscire, avevan
+determinato nella ressa una corrente; alcune
+compagnie si dirigevan già a passo sollecito,
+disperdendosi, verso il villaggio. A poco a poco
+il gruppo s’assottigliò: lo spiazzo arsiccio si
+macchiò per qualche istante di capannelle silenziose
+che s’affrettavano al povero desco familiare.
+E la solitudine consueta riprese il suo
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+dominio severo, nella lenta mestizia del crepuscolo.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio seguì con un pietoso sguardo, finchè
+disparvero, le miserabili, che la vicina festa e
+il riposo d’un giorno bastavano a esilarare.
+Splendeva su quelle anime semplici e inconsapevoli
+il raggio dell’eterna Consolazione: le loro
+vite, condannate a un perenne sacrificio, attingevan
+certo a una qualche miracolosa sorgente
+la forza di resistere alle fatiche diuturne, alla
+monotonia accasciante delle abitudini, alle umiliazioni,
+alle privazioni, agli stenti, agli strazii.
+E la sorgente del miracolo non poteva esser
+se non l’Amore, la sacra febbre di tutti i nati,
+quella che perpetuava la loro razza di bruti
+dolorosi, su le campagne frustate dal sole, nelle
+fabbriche attossicate dal fumo, negli squallidi
+ricoveri del gelo e della fame! «Perchè? Perchè?»
+si domandò il giovine, angosciosamente.
+</p>
+
+<p>
+Una voce prossima lo trasse d’improvviso
+dalla sua meditazione.
+</p>
+
+<p>
+— Conte, — disse Flavia, piegando indietro
+il viso verso lui; — ci scusi se le volgiamo poco
+amabilmente le spalle. La colpa non è nostra:
+è lei che ha scelto quel posto....
+</p>
+
+<p>
+Soggiunse poi con un sorriso a pena accennato,
+socchiudendo le palpebre alla maniera
+dei miopi:
+</p>
+
+<p>
+— Se lei volesse avvicinarsi un poco a noi....
+Io e Luisa invochiamo la sua autorevole protezione
+contro gli attacchi ingenerosi dell’amico
+suo.
+</p>
+
+<p>
+— Eccomi, — rispose Aurelio, alzandosi,
+fulminato da un’occhiata imperativa dell’avola.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lo Zaldini, dimentico omai d’ogni sussiego
+urbano, s’era disteso su l’erba del pendìo accanto
+a Luisa, e le parlava a mezza voce, concitatamente,
+mentre la fanciulla, tutta scossa dal
+riso, arrovesciava indietro la testina capricciosa,
+scoprendo la gola liscia d’un candor d’alabastro,
+e protendendo le delizie dei seni rigidi e forti
+in una pulsazione inebriante. Quand’ella rideva,
+il giovine per un minuto ammutoliva, intesi l’occhio
+e l’animo a raccogliere il dolce frutto della
+sua malizia.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio s’avanzò, come un automa spinto da
+una volontà esteriore, e venne a sedersi presso
+la signorina Boris.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, così va bene! — gridò allegramente
+Luciano, vedendolo accostarsi; — ti giuro che
+non è cosa agevole tener testa da solo contro
+due avversarie gentili, belle ma spietate. Io
+stava per arrendermi, ed era una triste e umiliante
+necessità per un uomo di battaglia com’io
+sono. Ora, <i>viribus unitis</i>, spero che le sorti
+della tenzone muteranno.
+</p>
+
+<p>
+Si volse di nuovo a Luisa, e riprese sùbito
+il suo discorso interrotto, a bassa voce. Flavia,
+con un cenno cortese e incoraggiante del capo,
+domandò all’Imberido:
+</p>
+
+<p>
+— Ella lavora molto, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Molto, — rispose Aurelio gravemente.
+</p>
+
+<p>
+— Troppo, forse...?
+</p>
+
+<p>
+— No, non mai troppo. Io vengo in campagna
+soltanto per lavorare. Le distrazioni della
+città mi rendono affatto incapace d’un’occupazione
+continuata e severa.
+</p>
+
+<p>
+— Le distrazioni della città...?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì. Ho tante conoscenze a Milano; e queste,
+non lo crederà, mi fanno perder tempo in discussioni
+e in ritrovi. Sopra tutto, gli amici.
+</p>
+
+<p>
+— Proprio gli amici...? — chiese Flavia, con
+un’intonazione insinuante e così modulata che
+pareva l’inizio d’una melodia.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio la fissò stupito negli occhi, e corrugò
+la fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Non capisco, — egli disse, dopo una breve
+pausa di raccoglimento.
+</p>
+
+<p>
+Ella ripetè con la stessa voce:
+</p>
+
+<p>
+— Proprio gli amici, o non piuttosto...... le
+amiche?
+</p>
+
+<p>
+— Ah, — esclamò il giovine, inarcando le
+labbra a un’espressione amara, quasi di sdegno; — m’avvedo
+che sarà bene per entrambi che
+faccia sùbito una dichiarazione aperta e leale,
+quantunque non molto gentile: io sono misogine.
+</p>
+
+<p>
+— Misogine?.... — fece Flavia, che a sua
+volta non comprese. — Che cosa vuol dunque
+dire: misogine?
+</p>
+
+<p>
+— Ohimè, signorina: la parola può essere
+oscura, ma il significato n’è fin troppo chiaro!
+Vuol dire: nemico delle donne.
+</p>
+
+<p>
+Nel proferire queste parole, egli non ebbe
+un’inflession carezzevole di voce; parlò come
+un maestro che spieghi la lezione a un allievo
+indifferente. S’aspettava un mutamento subitaneo
+di contegno in lei: ch’ella s’offendesse e
+cessasse d’interrogarlo, o almeno che, rinunciando
+a ogni inchiesta sentimentale, passasse
+con la leggerezza propria delle femmine a tutt’altro
+discorso. Ella in vece s’accontentò di
+guardarlo attentamente, e parve a lui di sorprendere
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+in quello sguardo anche un lampo di
+simpatia.
+</p>
+
+<p>
+— L’han dunque fatto molto patire le donne
+per renderselo così avverso? — ella chiese,
+scrutandolo sempre negli occhi.
+</p>
+
+<p>
+— Affatto.
+</p>
+
+<p>
+— Ella non ha mai amato, forse?
+</p>
+
+<p>
+— Mai, signorina.
+</p>
+
+<p>
+— Proprio: mai?
+</p>
+
+<p>
+— Mai, le dico.
+</p>
+
+<p>
+— Lei beato! — esclamò Flavia, e abbassò
+gli sguardi come oppressa da un assalto di
+memorie tristi.
+</p>
+
+<p>
+Successe un silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Il dì moriva assai dolcemente: rampollavan
+le stelle a una a una dalla cupola del cielo, e
+le luci dalle ombre ugualmente fosche delle pendici;
+l’ultimo chiaror tramontano agonizzava al
+sommo delle vette, e il suo riflesso, attraversando
+il lago, giungeva a illividire il prospetto roseo
+del palazzo e i volti degli astanti. Un gregge
+attardato passava su la riva. I belati rompevan
+lamentevoli la calma della sera.
+</p>
+
+<p>
+Maravigliato dall’esclamazione dolente della
+fanciulla, Aurelio incominciava a esser morso da
+una sottile curiosità. Egli fu primo a parlare.
+</p>
+
+<p>
+— Me beato, ha detto..... E perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè la invidio.
+</p>
+
+<p>
+— M’invidia perchè..... non ho mai amato?
+</p>
+
+<p>
+— Sì. E non soltanto l’invidio, ma anche
+sinceramente l’ammiro, e faccio voti per lei ché
+possa sempre dire così.
+</p>
+
+<p>
+Una strana commozione suscitavan nel giovine
+le parole e l’atteggiamento inaspettati di
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+Flavia. Blandito nella sua vanità d’uomo puro,
+egli piegava a poco a poco verso lei, in un
+languido abbandono di gratitudine e di compassione.
+La coscienza della sua incorruttibilità
+sembrava trarre da quell’elogio e da quell’augurio
+una conferma misteriosamente persuasiva,
+come da un sortilegio; ed egli si concedeva
+fiducioso e docile alla lusinga, assaporandone
+il venefico succo con la improntitudine d’un
+fanciullo goloso.
+</p>
+
+<p>
+— E, dica, signorina, — riprese Aurelio a
+voce più fioca: — ella dunque ha molto sofferto
+per invidiare con tanto ardore un passato arido
+e freddo come il mio?
+</p>
+
+<p>
+— Oh, molto sofferto! — assentì Flavia, abbassando
+le palpebre su gli occhi scintillanti.
+E, a frasi sommesse e concitate, recitò il suo
+lamento, il viso contratto, gli sguardi smarriti
+nel vuoto, come parlasse a sè medesima: — Io
+fui molto, molto disgraziata!... Se sapesse che
+triste esperienza ho già fatta io della vita!...
+Tutte le mie belle illusioni furon distrutte!... I
+miei più puri sentimenti, calpestati e infranti!...
+Ah, bisogna nascere senza il cuore per esser
+felici! O almeno averlo perduto per sempre....
+L’amore è una menzogna...
+</p>
+
+<p>
+Aurelio l’ascoltava con lo stesso piacere che
+si prova ascoltando una musica. Delle frasi
+sconsolate di Flavia egli non percepiva che il
+suono, un suono dolce, vellutato, a cadenze
+malinconiche verso le note gravi. E in tanto la
+guardava fisso, attratto per la prima volta dalle
+mirabili fattezze di quel viso impallidato da un
+acre ricordo e dalla luce crepuscolare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era un viso ovale, forse un poco esiguo per
+quel corpo troppo snello e troppo allungato. I
+lineamenti, d’una irregolarità gustosa a pena
+sensibile a un qualche osservatore paziente,
+avevano quell’espressione complessa di fragilità
+e insieme di resistenza morale, che rivela bene
+spesso l’indole femminilmente decisa ed equilibrata.
+Un’ombra tenera, leggerissimamente violetta,
+le circondava gli occhi che volgevano
+un’iride grigia, profonda, cerchiata di nero;
+maravigliosi occhi, a cui l’anima pareva affacciarsi,
+ora triste, ora gioconda, ora calma, ora
+agitata, con una singolare mobilità. La bocca,
+piuttosto larga e sinuosa, era d’una chiarezza
+affascinante: mentre ella parlava, di tra le
+labbra un po’ smorte e la chiostra dei denti,
+appariva a scatti la punta umida della lingua,
+come un bagliore. E nulla superava la dovizia
+della sua chioma, densa e castagna, disposta su
+la finissima testa a guisa d’un caschetto di
+lucido rame.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta e la signora Boris conversavano
+animatamente tra loro; la voce di Luciano era
+divenuta un bisbiglio indistinto, e le risa della
+bionda s’eran fatte più rade e gutturali, quasi
+spasmodiche.
+</p>
+
+<p>
+Flavia continuava:
+</p>
+
+<p>
+— Ora son guarita. Guarita come si può
+essere da una ferita indelebile! Ho fatto una
+mala esperienza e questa mi servirà per l’avvenire;
+è l’unico vantaggio che n’ho avuto, e
+naturalmente non voglio perderlo. Chi batterà
+di nuovo alla porta del mio cuore, la troverà
+irreparabilmente chiusa, anzi murata. Tanto
+peggio per colui!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ella vuol dunque, con un sistema penale
+di nuovo genere, infliggere al secondo la punizione
+dovuta al primo, non è vero? — domandò
+celiando l’Imberido.
+</p>
+
+<p>
+— No, conte. Ho perdonato a <i>lui</i>; imagini
+se voglio vendicarmi su un altro!... Del resto
+gli uomini son tutti uguali: essi, creda, non
+soffrono che nella loro vanità. Quando sanno
+di non esser posposti a nessuno, accettano indifferenti
+qualunque ripulsa.... Io sarò sorda e
+muta per essi: ecco tutto. E, chi sa? Forse così
+potrò ancora esser felice, — ella soggiunse con
+un debole sorriso.
+</p>
+
+<p>
+— Io glie lo auguro di tutto cuore, signorina.
+</p>
+
+<p>
+La notte era discesa. D’innanzi, lo spiazzo
+giaceva oscuro nell’abbandono. I gattici e i
+salici presso il ruscello stormivano dolcemente
+al soffio continuo della valle. A Stresa alcuni
+razzi colorati salivan nelle tenebre, vi si spegnevano
+con certi rombi cupi, che gli echi ripercotevano
+qua e là lungamente. E il villaggio
+lontano appariva a ogni accensione, come devastato
+da fantastici fuochi.
+</p>
+
+<p>
+— Ragazzi, fa fresco. Rientriamo, — ammonì
+donna Marta, levandosi in piedi.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p>
+
+<h2 id="cap3">III.
+<span class="smaller"><span class="smcap">I fantasmi e le idee.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Dopo avere accompagnato l’amico alla stazione,
+Aurelio Imberido ritornava solo, a passi
+solleciti, verso casa lungo la viottola alpestre,
+che costeggiando il lago s’inerpica su per i
+dirupi scoscesi, quasi impercettibile tra le fittissime
+macchie dei noccioli e dei castagni. La
+mattina era monda, soffusa di luce, dominata
+dal silenzio. Su i giovini rami le foglie scintillavano
+al sole, ancor madide di rugiada. Di
+tratto in tratto un merlo si levava strepitando
+da una frasca, passava come una freccia nera
+a traverso il sentiero, scompariva sùbito nel
+verde. Poco appresso lo si udiva gittare un fischio
+da lontano, come un saluto di scherno.
+</p>
+
+<p>
+Tra i prestigi mattutini Aurelio percorreva la
+via solitaria, chiuso e indifferente al maraviglioso
+paesaggio che gli si spiegava d’innanzi. Com’era
+solito nelle sue passeggiate meditative, egli avrebbe
+voluto concentrarsi tutto per riafferrare
+il corso delle sue idee, interrotto da quella serata
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+e da quella mattinata d’ozio obbligatorio;
+egli avrebbe voluto raccogliere la mente sul
+tema del suo lavoro, per poterlo riprendere
+dove l’aveva lasciato il giorno innanzi, appena
+di ritorno a casa. Ma ogni sforzo di volontà
+era inutile; l’imagine dell’amico, i ricordi dell’incontro
+con le signore Boris, i discorsi fatti
+con Flavia gli s’imponevano con insistenza,
+rievocati dall’ultimo colloquio con lo Zaldini.
+</p>
+
+<p>
+Questi, durante l’intero tragitto in barca e
+nella lunga aspettazione della partenza a Laveno,
+non gli aveva parlato se non della bionda
+Luisa, comunicandogli il suo dialogo sommesso
+della sera prima, confidandogli le speranze
+ch’egli nudriva d’un prossimo accordo sentimentale
+con lei. E si sarebbe detto dall’espressione
+del suo volto che la Felicità gli avesse
+sorriso dagli occhi di quella fanciulla, una felicità
+piena e senza fine alla quale egli correva
+incontro come a una madre. Ancora dal finestrino
+della carrozza, quando il treno era già
+in moto, egli aveva voluto sporgere un’altra
+volta il capo per ripetere all’amico d’aspettarlo
+presto, ché non avrebbe tardato a farsi rivedere
+in Cerro, dove omai tendevano ansiosamente
+tutti i suoi desiderii.
+</p>
+
+<p>
+Ripensando ora a quelle parole e all’espressione
+con cui erano state proferite, Aurelio provava
+un senso di turbamento, d’inquietudine e
+quasi di rancore al quale invano cercava di
+sottrarsi. — Lo Zaldini, quella mattina, non si
+era mostrato più gajo e più vivace del giorno
+precedente; soltanto, una nuova cagion d’esultanza
+aveva preso il posto d’onore dentro all’animo
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+suo, ed egli, nella perpetua vicenda di
+illusioni gradevoli cui fatalmente propendeva,
+l’aveva accolta come l’unica, come la precipua
+origine del suo benessere ostinato. Per tal modo
+egli ora credeva d’amare, sperava d’esser riamato,
+edificava su le basi di questo amore imaginario
+un ipotetico avvenire di gioja; e in
+siffatto sogno trovava l’energia salutare che lo
+avrebbe sorretto fino all’aurora d’un altro sogno.
+Con ogni probabilità il sogno presente sarebbe
+stato effimero; egli non sarebbe più ritornato a
+Cerro; avrebbe tra poco dimenticato e la bionda
+Luisa e la casa ospitale. Non importa: nella sua
+sostanza era radicato il prisco senso gaudioso
+della vita; e tutte le realità come tutte le illusioni
+dovevansi offrire a servigio della sua letizia.
+</p>
+
+<p>
+Così Aurelio giudicava l’amico con limpidezza
+e rigorosa equità mentali; e pure sentiva
+in fondo a sè un gorgoglio di pensieri ingiusti,
+un movimento cieco d’antipatia contro di lui,
+che a tratti interrompeva o deviava lo stesso
+filo delle sue considerazioni. Avveniva nel suo
+spirito, come sempre nei momenti di debolezza,
+un dissidio aperto tra le idee e i sentimenti; le
+idee che objettivamente cercavano d’analizzare
+un dato fenomeno per ricollegarlo allo schema
+delle sue teorie generali; i sentimenti che s’appigliavano
+in vece agli effetti immediati del
+fenomeno, degenerando in commozioni piacevoli
+o ben più spesso dolorose, nel raffronto spontaneo
+delle altrui con le sue proprie condizioni
+d’animo.
+</p>
+
+<p>
+Già il giorno prima, durante la colazione, egli
+aveva provato un movimento consimile d’antipatia
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+per lo Zaldini; ma, più assorto nel suo
+ragionamento, non l’aveva avvertito. Questa volta
+l’impulso fu più vivo e definito poi ch’egli sùbito
+se ne accorse, e fu dall’intima scoperta
+profondamente turbato e contristato.
+</p>
+
+<p>
+Egli pensò, accelerando il passo: «Io non
+sono a bastanza forte se mi lascio sorprendere
+da un sentimento così indegno di me! Invidiare
+costui?! E perchè?... Forse ch’io sarei felice come
+lui se anche mi sorridesse l’amor verace d’una
+donna?... L’Amore, sempre l’Amore,» egli disse
+a voce bassa, sogghignando, «l’eterno inganno,
+l’incantesimo della Natura bruta per conservar
+la razza, l’umiliante connubio di due corpi che
+l’animalità più inconscia infiamma e fa delirare!»
+Pensò: «Io ho rinunciato alle consolazioni dell’Amore,
+ho rinunciato alle torbide gioje della
+folla, alle basse ebrietà del senso! Debbo potere
+assisterne allo spettacolo senza rimpianti e
+anche senza sdegni.»
+</p>
+
+<p>
+Era giunto Aurelio alla estrema punta del
+golfo, dove il pendìo d’un tratto s’addolcisce e
+si spiana in ombrosi boschi di querce e in fresche
+praterie, assiepate da bassi roghi, declinanti
+con lenta ondulazione verso le rovine del
+Fortino. S’arrestò, udendo un approssimarsi di
+voci femminili dalla parte di Cerro.
+</p>
+
+<p>
+Alla svolta della strada un cane irsuto e nero
+s’avanzò primo, scodinzolando, incontro a lui;
+poi, lentamente, seguirono una dietro l’altra
+tre vacche corpulente, brucando sul terreno,
+fiutando a intervalli l’aria, sbirciando in torno
+con i grandi occhi oscuri; poi, improvvisamente,
+apparvero le due fanciulle che guidavan la
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+piccola mandria al pascolo. Usciron queste dal
+folto, ridendo forte e rincorrendosi per il prato,
+inconsapevoli d’esser vedute: biondicce entrambe,
+esili di forme, con le impronte delle privazioni
+sul viso magro e pallido, ma così agili nelle
+movenze, così liete e spensierate che ricordarono
+al giovine il giocondo mito pagano delle Driadi.
+</p>
+
+<p>
+Egli non volle disturbare il loro giuoco leggiadro.
+Trovandosi presso un muro diroccato,
+vi si nascose dietro rapidamente, e aspettò che
+le fanciulle fosser passate. Il cane irsuto e nero,
+che lo aveva visto, venne a fiutarlo con diffidenza,
+e, come rassicurato, riprese il suo cammino,
+senz’abbajare; egli udì i passi grevi e cadenzati
+delle tre bestie batter su i ciottoli della strada
+vicino a lui e allontanarsi. Le risa delle fanciulle
+risonarono in fine più prossime, stridule,
+acutissime, strozzate dall’affanno della corsa.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì: lo so, — una diceva, fuggendo: — Tonio
+è il tuo amoroso!
+</p>
+
+<p>
+— Stupida! Stupida! — gridava l’altra che
+la rincorreva.
+</p>
+
+<p>
+— Io lo so. Il mio fratellino m’ha detto d’avervi
+incontrati soli, sul tardi, vicino al camposanto....
+</p>
+
+<p>
+— Stupida! Non è vero!
+</p>
+
+<p>
+— È vero! E m’ha detto che vi siete baciati....
+</p>
+
+<p>
+— Non è vero!
+</p>
+
+<p>
+— E che avete preso la strada dei monti....
+</p>
+
+<p>
+— Stupida! Stupida! Se ti piglio....
+</p>
+
+<p>
+Le grida si confusero, s’affievolirono, si spensero
+presto nel silenzio del bosco.
+</p>
+
+<p>
+Quando fu sicuro di non esser veduto, Aurelio
+uscì dal nascondiglio, e riprese la sua via
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+a passo più veloce, quasi volesse sottrarsi al
+fascino della scena inaspettata. Le parole audaci
+di quelle fanciulle, il suono delle loro voci, i
+loro scoppii nervosi d’ilarità, quella fuga ninfale
+su l’erba fiorente tra i fusti muscosi delle
+querce, gli avevan dato un senso d’ebrezza, che
+non gli era del tutto ignoto e lo sgomentava.
+Dentro di lui la scena aveva risvegliato il ricordo
+d’un’altra somigliante: la prima improvvisa
+apparizione di Flavia e di Luisa su la
+scalea marmorea, negli estremi chiarori del vespero,
+e la fantastica fuga nella pineta. Anche
+la commozione provata allora rassomigliava
+assai a quella da cui si sentiva posseduto in
+questo momento: una specie d’alterazione indefinibile,
+una violenza di cose soffocate, come
+un vaneggiamento leggero che non gli permetteva
+di distinguer nettamente dentro né intorno
+a sè. Ma questa volta la commozione era men
+chiara, più complessa, più aspra: pareva avvelenata
+da alcunchè di sgradevole e quasi di
+doloroso.
+</p>
+
+<p>
+«L’Amore, sempre l’Amore!» egli si ripeteva
+cercando di dominare la strana inquietudine
+dello spirito, mentre camminava a grandi passi
+tra le siepi arborescenti della via. E le due visioni
+l’accompagnavano ostinate e moleste, come
+un profumo troppo forte che lo avesse investito.
+</p>
+
+<p>
+Più d’una volta rimase.
+</p>
+
+<p>
+Nulla omai si moveva nella selva: saliva il
+romore delle onde morte sul greto, simile a un
+lento respiro affannoso; e qualche fronda alta
+stormiva.
+</p>
+
+<p>
+Ah, quella solitudine e quel silenzio e quella
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+mitezza di clima e di paese! Ah, l’implacabile
+educazione dell’eterna Natura, che seducendo
+ordina e impera!
+</p>
+
+<p>
+«Io sono infelice!» mormorò d’un tratto il
+giovine, arrestandosi attonito, girando gli occhi
+intorno a sè per le vòlte capricciose del bosco,
+dove il sole irrompeva a fasci, a sprazzi, a scintille,
+dispensatore di vivido oro su le foglie
+polite e su i rami vellutati di muschi e di licheni.
+La frase gli era misteriosamente sgorgata
+dalle viscere profonde, ed egli l’aveva detta senz’averne
+coscienza, per un bisogno irresistibile
+quasi di liberazione. Non l’anima sua l’aveva
+suggerita; aveva parlato in lui l’oscuro Genio
+della Specie; ed era, la sconsolata frase, una
+delle innumeri espressioni di lamento delle creature
+che si senton sole e sterili e vane, il grido
+d’angoscia che l’Avvenire strappa a queste reclamando
+le sue vittime in pericolo di non
+essere. Non diversamente il cervo solitario gitta
+al silenzio della foresta il suo triste bramito;
+non diversamente dall’eccelse vette degli alberi
+l’usignuolo, alato poeta della notte, piange
+e chiama la compagna lontana e sconosciuta.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio alzò lentamente le spalle, parve riflettere
+un poco; poi ripetè una seconda volta,
+con tutt’altro accento: «Io sono infelice!» Sogghignò,
+per irridere a sè medesimo, e riprese
+al passo concitato di prima il suo cammino.
+</p>
+
+<p>
+Il sentiere, dopo essere alquanto disceso, usciva
+alfine dalla boscaglia e costeggiava la spiaggia
+del lago, a pena protetto da una siepe di mori
+prugnoli che i fanciulli avevan qua e là abbattuta.
+Il sole lo inondava tutto di luce, un bel
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+sole estivo non ancora alto, non ancora cocente,
+sospeso in un cielo opalino, d’una singolare
+purità. Una calma estatica teneva il lago; avevan
+le acque tal lucidezza che ripetevan con perfetta
+similitudine qualunque imagine. Le montagne
+della riva di Piemonte, popolate di villaggi,
+s’ergevan nette, gaje, luminose, come spiccando
+da un tersissimo specchio.
+</p>
+
+<p>
+Uscendo dall’ombra a quella luce suprema,
+parve al giovine di sottrarsi a un malefizio e
+di riprendere d’un tratto la sua personalità. Il
+turbamento s’acquetò; il suo cuore riprese a
+pulsare con la regolarità consueta; le torbide
+visioni, che lo avevano occupato, a poco a poco
+si dissiparono; ed egli potè novamente impadronirsi
+del governo del suo pensiero. Senza
+indugio, per natural reazione dello spirito violentato,
+egli sentì il bisogno di formular da capo
+il suo grande principio di condotta, d’enunciare
+a sè stesso il programma della sua vita com’egli
+voleva che fosse, d’affermare con una sintesi
+stringente la solidità del suo piano e la forza
+della sua volontà.
+</p>
+
+<p>
+«La vita è breve», egli pensava; «occorre
+affrettarsi. Occorre sviluppare la propria individualità
+in tutta la sua potenza; allargarla fin
+dove le resistenze esterne lo concedono; giungere
+possibilmente fino al punto lontano che
+gli occhi del pensiero vedono e segnano come
+una mèta. Ecco dunque il dovere: non distoglier
+mai lo sguardo da quel punto; non deviare
+mai dal diretto cammino che conduce a
+quel punto.» — Poichè il Destino non aveva
+voluto ch’ei possedesse terre, servi e cavalli,
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+doveva per altra più ardua via (ed Esso glie
+ne aveva fornito i mezzi e le attitudini), raggiungere
+un alto fine vitale. Gli uomini della
+sua stirpe, anche nei tempi meno propizii, non
+erano stati a nessuno secondi: l’avolo suo Gian
+Franco, nell’amor della patria; il padre Alessandro,
+nello splendore del fasto e dell’eleganza.
+E lo sventurato esule, morto nelle prigioni dello
+Spielberg, sognando in una estrema visione profetica
+l’Italia liberata, doveva nel mondo delle
+ombre tendere pietoso la mano al figliuolo demente
+che, negli anni torpidi della pace, aveva
+cercato di salvare il lustro del Nome, sacrificandogli
+la fortuna e la salute. Egli veniva
+terzo: egli, povero e oscuro, sentiva pur sempre
+nel sangue lo stesso sfrenato orgoglio, che aveva
+già trascinato in turbini diversi le anime de’ suoi
+maggiori. Compire e coronare l’opera iniziata
+dall’avolo, ecco il suo grande disegno; ed egli,
+per affrettare l’evento favorevole, sognava a sua
+volta, per la patria ormai risorta e già minacciata
+da ruina, un dominio d’uomini nobili e
+possenti, che ne rialzassero e assicurassero le
+sorti maravigliose, mostrando al mondo l’indistruttibile
+preminenza del più puro sangue
+latino. «Un popolo fedele, guidato da un’aristocrazia
+degna, attiva e sapiente», egli pensava,
+«ha nell’età nostra, tra popoli inquieti retti dal
+malgoverno plebeo, tutte le probabilità di trionfare
+e d’imporsi.»
+</p>
+
+<p>
+E Aurelio Imberido si sentiva pronto e capace
+di mettersi alla testa d’un’agitazione schiettamente
+aristocratica nel grigio e turbolento
+diluvio delle odierne democrazie. Egli, libero
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+da ogni giogo, forte d’un’antica eredità d’ambizioni,
+sorretto da una vasta dottrina positiva,
+avrebbe trovato, nella lotta viva contro i preconcetti
+politici e morali del tempo, il mezzo
+più sicuro e più nobile per dare alla sua esistenza
+un particolare significato e uno scopo superiore;
+per estendere la sua personalità oltre
+i limiti ristretti e oscuri che s’impongono ai
+più; per divenire un uomo, nel senso più alto
+della parola, e tentare anche l’erta della Grandezza.
+«Combattere per un’idea, o, sia pure,
+per un sogno,» diceva l’Imberido: «ecco l’opera
+che sola affranca dall’umiltà delle nostre
+origini, e fa men grave la coscienza della nostra
+vita precaria.» Ma, perché potesse egli
+attuare il suo programma, era necessario che
+ad esso consacrasse intera la propria attività,
+era necessario che facesse a sua volta una rinunzia
+suprema: non certo quella vile dell’individualità
+e d’ogni sano impulso agonistico,
+che le presenti ambigue tendenze spirituali tristamente
+sembrano esaltare; ma bensì quell’altera
+rinunzia d’ogni sentimento volgare e
+d’ogni timida fede e d’ogni morbosa pietà, che
+inizia l’uomo all’esercizio delle più feconde virtù
+e lo dirige sicuro alla prova delle imprese più
+memorabili.
+</p>
+
+<p>
+Così il giovine, meditando sotto il sole benefico,
+si tracciava novamente la prediletta linea
+di condotta, e ritrovava a poco a poco la
+sua volontà adamantina e insieme con questa
+il geloso tesoro delle sue speranze di gloria.
+L’opera futura, ch’egli avrebbe dovuto compire,
+gli si veniva per tal modo disegnando e precisando
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+dentro al pensiero nelle sue diverse
+possibili estrinsecazioni, — opera di franca propaganda
+per mezzo del libro, del giornale, della
+parola, anche, se fosse occorso, dell’azione diretta.
+E le due formule rigorose su cui poggiava
+l’edificio della sua concezione riscintillavano
+d’avanti a lui, come fossero incise a lettere
+di fuoco dovunque il suo sguardo cadeva.
+«L’umanità resta e progredisce, non ostante
+ogni scempio più doloroso de’ suoi individui.»
+E l’altra: «L’unico ideale degno d’un uomo
+intelligente è l’aspirazione a un’umanità superiore,
+a un’evoluzione della Specie spinta più
+che sia dato verso il cielo. Fermarsi a rendere
+felici quelli che esistono non è e non può essere
+che un ingenuo e vano desiderio sentimentale.»
+</p>
+
+<p>
+Un improvviso entusiasmo l’assalì. Dov’erano
+omai tutti gli sbigottimenti e le ansie e le fosche
+imagini che lo avevano prima oscurato?
+Dov’erano gli obliqui desiderii e i disgusti e
+le insidiose memorie? Egli non si ricordava più
+di nulla. Il suo spirito erasi liberato dai fantasmi,
+aveva disperso le nebbie che l’attorniavano.
+Pareva che un altro principio di vita
+fosse entrato in lui; pareva che qualcuno fosse
+uscito da lui, segretamente, e avesse portato
+seco il triste fardello dei dubbii, degli scoramenti,
+delle debolezze. Egli riacquistava la fiducia
+in sè stesso.
+</p>
+
+<p>
+A capo alto e raggiante nel viso, Aurelio
+rientrò in Cerro. Sotto l’arco caliginoso, che
+sta in guisa di porta all’inizio del villaggio,
+trovò Camilla, frettolosa, tutta rossa e con gli
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+occhi gonfii, la quale gli venne in contro singhiozzando,
+coprendosi la faccia col fazzoletto.
+</p>
+
+<p>
+— Che c’è di nuovo? — egli chiese stupito.
+</p>
+
+<p>
+— La signora.... La signora.... — balbettò a
+stento la ragazza, e non potè continuare, interrotta
+come fu da uno scoppio di pianto.
+</p>
+
+<p>
+— La signora?... Ebbene?... Che è avvenuto?...
+</p>
+
+<p>
+Aurelio cominciava a inquietarsi. Sempre in
+timore per la salute della nonna, egli supponeva
+già ch’ella avesse avuto un attacco più
+atroce del suo male; e un leggero tremito aveva
+per il corpo e nella voce, mentre interrogava la
+cameriera che muta e a viso coperto gli singhiozzava
+d’innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Poi che questa non accennava ancora a rispondere,
+egli richiese più vivamente, quasi
+con ira:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene?... Che è avvenuto?.... Parla in
+nome di Dio!
+</p>
+
+<p>
+— Io non ho colpa.... Io non ho fatto nulla....
+Pretendeva che avessi percosso il bambino del
+guardiano, e non era vero.... Non era vero, glie
+lo giuro, signor Aurelio! Il bambino è caduto
+per caso.... Io non l’ho visto cadere.... E la signora
+m’ha licenziata in malo modo....
+</p>
+
+<p>
+— Ah, è per questo che piangi? — fece Aurelio,
+senza lasciarla continuare, dopo aver tratto
+un gran respiro.
+</p>
+
+<p>
+Ella affermò a pena, col capo.
+</p>
+
+<p>
+— Sempre la stessa storia! — mormorò il
+giovine, stringendosi nelle spalle. Poi si rivolse
+ancora a lei: — E dove te ne andavi or ora
+con tanta fretta?
+</p>
+
+<p>
+— Andavo a Laveno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+</p>
+
+<p>
+— A Laveno? E per che fare?
+</p>
+
+<p>
+— Per cercarmi un posto....
+</p>
+
+<p>
+— Così sùbito?!.. Via, non far sciocchezze,
+Camilla! Adesso torna a casa: avrai tempo più
+tardi per pensare ai fatti tuoi.
+</p>
+
+<p>
+E s’incamminò, sorridendo con un poco d’amarezza,
+verso il palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Presso la porta il guardiano, un vecchio robusto
+e sanguigno dalla folta capigliatura grigiastra
+e dagli occhi di volpe, era seduto sopra
+una delle lastre di granito infisse nella parete,
+intento ad affilare il falcetto, e fischiava allegramente.
+</p>
+
+<p>
+— Olà, Giuseppe! — gli gridò Aurelio, salendo
+i gradi del rialto. — È vero che il vostro
+piccino s’è fatto male?
+</p>
+
+<p>
+— Oh, signor conte, una cosa da nulla! Il
+monellaccio è ruzzolato mentre correva per il
+cortile.... Che vuole? Non può stare un momento
+quieto! Lo si sorveglia tutto il santo giorno;
+ma non serve. Egli sa trovar sempre il momento
+buono per farne qualcuna delle sue!...
+</p>
+
+<p>
+— Voi, Giuseppe, eravate presente quando è
+caduto?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro! Era anch’io in cortile con lui....
+Fortuna volle che questa volta non si sia fatto
+quel male che avrebbe potuto! Una leggera
+ammaccatura su la testa.... cosa da nulla, le
+dico, signor conte.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto meglio! — concluse il giovine e,
+salutato il guardiano, entrò risoluto in casa.
+</p>
+
+<p>
+La sala da pranzo, con le persiane chiuse,
+era avvolta in una mezz’ombra glauca, appena
+rotta qua e là da alcune lamine sottili di sole,
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+a traverso le quali i pulviscoli dell’aria si vedevano
+incessantemente roteare. In un angolo,
+presso l’ultima finestra, donna Marta era seduta,
+come d’abitudine, sul suo seggiolone d’avanti
+al tavolino da lavoro tutto ingombro di fili, di
+gomitoli, di ritagli, di minuti arnesi muliebri.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine s’avvicinò lentamente a lei. Ella,
+il capo arrovesciato su la spalliera, le mani
+penzolanti dai bracciuoli, giaceva abbandonata
+e inerte, come affranta da un immane sforzo;
+e ansimava. I suoi lineamenti alterati dalla collera
+e dal dolore avevano l’immobilità, la rigidezza,
+il pallor d’un cadavere: e gli occhi, quei
+grandi occhi giovenili, saettavano in giro sguardi
+sinistri, all’ombra delle sopracciglia irte e aggrottate.
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, che hai? Sei così pallida... — mormorò
+il giovane con la voce dolce, quando le
+fu presso.
+</p>
+
+<p>
+— Che ho? — ella proruppe. — Sono stanca,
+capisci? Non ne posso più! Finirò per commettere
+una follia, se si continua così. Intanto t’avverto
+che ho messo alla porta quella tua serva
+esemplare, ed era tempo, per Dio!
+</p>
+
+<p>
+— Tu l’hai messa alla porta...?
+</p>
+
+<p>
+— E come! L’avessi sentita...! Che lingua!
+M’ha risposto in un tal tono che per poco non
+m’ha spinta all’estremo di cacciarla a ceffoni!..
+E tutta la colpa è tua, perchè sei stato tu a
+non volere ch’io me ne liberassi a Milano, prima
+di partire per la campagna.
+</p>
+
+<p>
+— Ma infine, mamma: che è successo? Che
+cosa ha fatto costei?
+</p>
+
+<p>
+— Ah, che cosa ha fatto?... Ha percosso a
+sangue il povero piccino del guardiano...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non è vero, — asserì Aurelio con la stessa
+voce dolce, fissando l’avola negli occhi.
+</p>
+
+<p>
+Ella ebbe un sussulto repentino. Quasi per
+un prodigio, parve che il suo corpo esanime
+ritornasse d’un tratto alla vita. Si levò ritta a
+sedere e, affrontando violentemente lo sguardo
+di lui:
+</p>
+
+<p>
+— Come, non è vero? — gli gridò con tutta
+la sua forza. — Oseresti anche smentirmi per
+difendere quella sguajata?!
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, via, non arrabbiarti così, — Aurelio
+s’affrettò a soggiungere in tono anche più
+blando, persuasivo: — non è proprio il caso.
+Parliamo un poco con calma. Si tratta d’assodare
+un fatto; non di discutere. Ora tu affermi,
+che Camilla ha battuto quel bambino. Lo affermi
+forse perchè l’hai sentito piangere. Ebbene, credimi,
+t’inganni: il guardiano stesso, ch’era presente,
+m’ha assicurato che suo figlio è caduto
+mentre correva nel cortile. E nota che Camilla
+non l’ha visto neanche cadere!
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta ascoltò queste parole, contenendo
+a stento l’ira che le bolliva dentro. In
+verità, ella era così certa della sua supposizione
+che ogni più valida prova negativa non
+sarebbe riuscita a insinuarle la punta d’un dubbio.
+Abituata sin dai tempi di suo marito a un
+imperio incontrastato su tutti quanti l’avvicinavano,
+resa anche più irritabile dai nervi impoveriti
+di sangue, ella non poteva ormai tollerare
+una contradizione, sotto qualunque forma le
+venisse rivolta; e s’adombrava, e inviperiva, e
+perdeva, nello sdegno per l’offesa, ogni senso
+d’equità e di misura. Quando poi l’opposizione
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+contro di lei partiva proprio da suo nipote, che
+ella considerava come un vassallo per tema di
+dover sopportare come un padrone, la rivolta
+del suo spirito indisciplinato era così folle e
+veemente che l’ultimo bagliore di ragione andava
+nel tumulto miseramente perduto.
+</p>
+
+<p>
+— Tu dunque l’hai vista? — ella disse, mordendosi
+le labbra. — Tu hai parlato con lei?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, mamma. Ho parlato anche con lei.
+</p>
+
+<p>
+— Capisco. Hai voluto ricever l’imbeccata!...
+E, come sempre, hai preferito credere a una
+serva che non a me...
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Dio, mamma... — esclamò Aurelio, che
+cominciava a impazientirsi. — Se debbo parlarti
+schietto, ti dirò che non ho creduto né all’una
+né all’altra. Si trattava di sapere se una cosa
+fosse avvenuta o no. Capirai bene che non era
+il caso di far distinzioni di grado o d’autorità
+o di merito tra le persone che contendevano.
+Ho ricorso alle testimonianze e mi son persuaso
+che non era avvenuta. Vuoi forse che ti affermi
+ora il contrario, per compiacerti?
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta ebbe un sogghigno, e disse con
+sarcasmo feroce, sillabando quasi le parole:
+</p>
+
+<p>
+— Peccato davvero che tu non abbia fatto
+l’avvocato.... ma non di queste cause, s’intende!...
+All’enfasi che metti nel difendere la tua protetta,
+si direbbe...
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa? — interruppe con forza Aurelio,
+guardandola fissamente.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! Oh! Credi forse di farmi paura con
+quegli occhi?
+</p>
+
+<p>
+— Ti prego di spiegarti, mamma. Che hai voluto
+dire?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ella non rispose sùbito; alzò sdegnosamente
+le spalle, mentre il sogghigno di prima le ritornava
+anche più mordente su le labbra. Il
+giovine fece un passo avanti, e ridomandò quasi
+per violenza:
+</p>
+
+<p>
+— Via, rispondi, mamma. Lo esigo! Che hai
+voluto dire?
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene: ho voluto dire che al tono, con
+cui tu ora mi parli, si crederebbe che costei
+sia la tua amante!
+</p>
+
+<p>
+Aurelio illividì. Benchè alla prima reticenza
+avesse già imaginato il pensiero dell’avola, l’enunciazione
+aperta e brutale di questo lo colpì
+atrocemente quasi un colpo di maglio nel mezzo
+del petto. Insulto più grave non gli si sarebbe,
+no, potuto scagliare; egli, il puro, il casto, l’insensibile
+era d’un tratto accusato d’amoreggiare
+trivialmente con la propria cameriera. Il giovine
+non ebbe tempo per riflettere; sentì il soffio ingiurioso
+passar su la fronte, e la vista gli si
+ottenebrò.
+</p>
+
+<p>
+— Come sei volgare! — disse sordamente,
+stringendo i pugni e atteggiando il volto a un’espressione
+di profondo dispregio. Poi, per non
+aggiungere altro, con un moto subitaneo volse
+le spalle a donna Maria, e uscì correndo dalla
+stanza.
+</p>
+
+<p>
+Udì dietro di sè un urlo soffocato, quindi un
+fiotto impetuoso di parole aspre, terribili: «Infame!
+Infame! Egli osa anche insultarmi! A
+questo si doveva giungere... Io vado via sùbito...
+Caschi il mondo, non mi vedrà più...!» Attraversò
+in fretta il cortile, ascese rapidamente le scale,
+entrò nella propria camera e vi si rinchiuse a due
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+mandate di chiave, come se la vecchia avesse
+potuto inseguirlo con le sue minacce.
+</p>
+
+<p>
+Poi che fu solo, sottratto alla presenza impositrice
+dell’avola, nel luogo dedicato agli studii,
+la sua eccitazione, invece di scemare, aumentò.
+Tutti i pensieri, che già durante la scena eran
+passati per la sua mente, gli tornarono alla
+memoria; tutte le parole che per prudenza o
+per rispetto aveva dovuto reprimere, tutte incominciarono
+di nuovo a fluirgli alle labbra con
+insolita irruenza. Ed egli, con una specie di
+amaro sorriso interiore, si piacque di ricostruire
+il diverbio, aggiungendo quello che avrebbe
+voluto dire, i ragionamenti e le objezioni e le
+proteste sdegnose, senza più blandizie, senza più
+eufemismi, senza rispetto o prudenza alcuna.
+</p>
+
+<p>
+Così rievocò l’intera scena, accompagnando
+le parole con una mimica vivace, percorrendo
+la camera per il lungo e per il largo a grandi
+passi. Quando però giunse all’ingiuria, che l’avola
+gli aveva lanciata, ristette perplesso, come se ne
+avesse afferrato per la prima volta il senso preciso;
+e la risposta violenta, che poc’anzi aveva
+taciuta, non venne.
+</p>
+
+<p>
+Un nuovo ordine di pensieri, più calmo ma
+non meno ingrato, si svolse allora nel suo cervello:
+perchè sua nonna lo aveva tacciato di
+essere l’amante di Camilla? Come, come aveva
+potuto imaginare una simile assurdità? Non
+certo perchè egli, col suo contegno e anche con
+le sue difese, le avesse mai dato un appiglio per
+sospettarlo. Non certo perchè la possibilità di
+una siffatta tresca fosse una sola volta balenata
+nella mente di lei che conosceva troppo bene le
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+sue idee in proposito e il suo rigido orgoglio
+e le sue «abitudini d’orso», come celiando si
+compiaceva di chiamarle. Doveva esser dunque
+un’altra intenzione nella calunnia sanguinosa.
+Or quale poteva essere questa intenzione?... Era
+chiaro: ella lo aveva voluto affliggere, offendere,
+umiliare, anche a prezzo d’una bugìa. Inviperita
+contro il nipote, perchè era sorto in difesa altrui
+a ribattere le sue accuse, ella aveva opportunamente
+usato di un argomento <i>ad hominem</i> per
+liberarsi con un sol colpo del molesto contradittore.
+Il fatto in sè non era grave, ma pur
+troppo non era nuovo né raro: quasi ogni giorno,
+o per un motivo o per un altro, ella trovava il
+modo di rivolgergli frasi consimili, in cui sempre
+l’identico sprezzo insisteva, come una nota tenuta
+a fondamento d’accordi diversi. Aurelio ne rammentava
+ora una serie innumerevole; anche
+Aurelio rammentava che quelle frasi tendevan
+tutte a colpirlo dove più delicata era la sua sensibilità:
+ne’ suoi ideali, nelle sue predilezioni,
+nelle sue stesse virtù, nelle sue stesse rinunzie.
+Si sarebbe detto ch’ella traesse dalle mortificazioni
+a lui inflitte, una specie di strazio divinamente
+piacevole; o, meglio, che una volontà
+superiore, in mano della quale ella non era se
+non lo strumento doloroso, glie le suggerisse
+per uno scopo oscuro e fatale. Ma, quale scopo?
+</p>
+
+<p>
+«Ah, le donne! Le donne!» esclamò il giovine
+improvvisamente, tratto come di consueto
+a generalizzare le sue considerazioni. «Madri,
+sorelle, mogli, amanti, esse non si smentiscono
+mai, mai! Che cosa sono per esse i nostri sogni,
+le nostre speranze, i nostri sacrifici, la nostra
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+coscienza, in somma tutta l’anima nostra? Nulla,
+meno che nulla. Esse non comprendono che gli
+uomini comuni, mediocri, normali, quegli uomini
+che lavorano indefessamente per vivere, generano
+figliuoli, li allevano, e lasciano a questi
+il posto, quando il loro malinconico cammino
+è giunto alla mèta. Gli altri tutti, sono per le
+donne altrettanti mostri paurosi, che bisogna
+distruggere, redimere o avvilire; ed esse li distruggono,
+li redimono o li avviliscono, perchè
+tale è il loro dovere. Non hanno esse forse,
+nel misterioso equilibrio della Natura, la missione
+di conservare le tradizioni della razza?
+di mantenerla strettamente legata alle origini?
+d’impedire che i caratterismi del tipo umano
+si perdano o si trasformino? Non sono esse le
+sacre custodi della essenza prima di nostra Specie?
+Vigilare affinchè questa non traligni, non
+strisci o non voli: ecco il segreto potere della
+anima loro, ecco la base di tutta la loro psicologia.»
+Egli soggiunse: «Liberi, liberi dunque
+bisogna essere dalla tirannia di queste vilificatrici
+d’ogni personalità, di queste nemiche implacabili
+d’ogni tendenza elevata e d’ogni slancio
+sublime! Liberi bisogna essere, per divenire
+qualcuno e poter fare qualche cosa — prima
+della morte!»
+</p>
+
+<p>
+Egli si mosse, di nuovo; andò alla finestra,
+l’aperse, lasciò ch’entrasse la trionfante luce del
+giorno.
+</p>
+
+<p>
+Il giardino splendeva nel sole, con le sue
+bianche scalee, con le sue statue bianche, come
+intagliate nel verde cupo della pineta. Il poggio,
+sopra, aveva un chiarore metallico, come fosse
+tutto cosperso d’una polvere d’oro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quella visione, dopo lo sfogo benefico, gli
+ricondusse lo spirito alta calma, gli ridiede la
+coscienza piena di sè stesso. Valeva forse la pena
+di crucciarsi per quelle futili questioni? Non
+aveva egli altro di meglio e di più serio da
+pensare o da fare? Egli richiuse le persiane,
+e venne a sedersi d’avanti alla scrivania. Molti
+fogli vi erano sparsi in disordine, quasi tutti
+vergati, per intero o in parte, a caratteri grandi,
+decisi, piuttosto oblunghi, un po’ inclinati da sinistra
+verso destra: le cancellature frequenti
+e risolute mettevano sul nitor della carta vaste
+ombre oscure. Tra quella moltitudine di fogli,
+dov’egli era solito d’abbozzare i suoi lavori o
+di fermare le idee utili, emergevano qua e là
+alcuni grossi libri aperti e le pagine fitte di
+qualche rivista nostrale o forestiera. Sul piano
+del palchetto eran poi raccolti i frammenti delle
+sue tre opere in corso: un enorme fascio di
+carte, chiuso in una custodia di pergamena su
+cui si leggeva il titolo in inchiostro rosso: <i>L’avvenire
+delle società umane</i>; un altro fascio meno
+voluminoso, rattenuto da un semplice foglio piegato
+a mo’ di busta, sul quale era scritto: <i>La
+Morale dell’Evoluzionismo, critiche all’opera di
+Erberto Spencer e conclusioni</i>; e infine un terzo
+fascicolo, alquanto esiguo, con la dizione: <i>Socialismo
+e Cristianesimo</i>.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio prese quest’ultimo dal palchetto della
+scrivania, e se lo pose dinnanzi. Era uno studio
+sintetico e impressionante su le comuni aspirazioni
+delle nuove idee sociali e della vecchia
+morale cristiana, il quale tendeva a dimostrare
+come la fusione delle due teorie non potesse
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+esser lontana, e voleva mettere in guardia gli
+studiosi e i pensatori contro le fatue lusinghe
+e i gravi conseguenti pericoli che un siffatto
+connubio avrebbe portati con sè. L’Imberido
+s’era accinto a scriverlo nell’ultimo mese passato
+a Milano, avendo intenzione di pubblicarlo
+in diverse riprese su la sua Rivista; poi, siccome
+dal suo arrivo a Cerro s’era immerso totalmente
+nella grande opera <i>L’avvenire delle
+società umane</i>, lo aveva abbandonato, e, sebbene
+fosse già presso a concludere, non s’era più
+dato pensiero per ultimarlo. In quel momento,
+forse perchè ricordava le sollecitazioni che lo
+Zaldini gli aveva fatte la mattina precedente, o
+perchè non si sentiva di riprendere un lavoro
+troppo intenso e faticoso, Aurelio fu spinto involontariamente
+a continuare il breve studio interrotto.
+</p>
+
+<p>
+Egli sfogliò il fascicolo lentamente, scorrendo
+con lo sguardo su le pagine, già fatte giallognole
+dal tempo, quasi volesse risvegliare la
+memoria precisa di quanto aveva scritto. Come
+giunse alla interruzione, indugiò alquanto per
+rileggere attentamente gli ultimi periodi; e li
+rilesse a voce alta, ascoltandosi.
+</p>
+
+<p>
+«E questi saranno gli estremi e i più fervidi
+adoratori di Cristo, non forse molto dissimili
+da quelli che primi lo adorarono. Così le Scritture
+saranno compite, e così la parabola terminerà
+com’era incominciata.
+</p>
+
+<p>
+«L’attacco sarà certo formidabile. Il fanatismo
+dà un coraggio che le persone calme non
+hanno e non possono avere. Se dalla parte dei
+Ribelli non ci sarà un soverchio equilibrio morale,
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+ci sarà per compenso il Genio nelle sue
+più acute manifestazioni. Uomini grandi, uomini
+terribili sorgeranno in questa sollevazione disperata,
+da questo ibrido connubio di misticismo
+e d’animalità: spiriti tumultuosi, dotati d’un
+potere magnetico irresistibile, dominatori e affascinatori
+delle masse, i quali troveranno vie
+insospettate per trascinarvi perdutamente i cervelli
+e i cuori. E a questi s’uniranno con entusiasmo
+tutti gli spostati dalle assurde e magiche
+idealità, e le anime guaste dall’odio o
+dalla cupidigia, e i perpetui adolescenti, e i
+perversi e i degenerati e i pazzi!
+</p>
+
+<p>
+«Con queste bandiere, con queste reclute,
+con questi capitani, la parte inferiore della
+Umanità insorgerà contro la superiore, tenterà
+lo sforzo supremo per arrestare il fenomeno
+fatale della civiltà e dell’evoluzione. Chi trionferà
+nel gigantesco cimento?»
+</p>
+
+<p>
+Così il manoscritto bruscamente s’interrompeva.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio Imberido, dopo esser rimasto alcuni
+minuti pensieroso, fissando lo spazio d’avanti
+a sè, prese con un atto improvviso la penna,
+e continuò.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span></p>
+
+<h2 id="cap4">IV.
+<span class="smaller"><span class="smcap">L’Albero del Bene e del Male.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il dì successivo, Aurelio, avendo concluso l’articolo,
+discese in giardino, e s’inoltrò nella pineta
+per cercare ombra e riposo.
+</p>
+
+<p>
+Era un pomeriggio sereno, d’una serenità incandescente,
+caldo ma temperato da qualche
+soffio d’aria. Per tutto quel giorno egli sapeva
+che non avrebbe ripreso la penna, come sempre
+quando terminava un lavoro o una determinata
+parte di lavoro; e, libero e sodisfatto di sè, seguiva
+distrattamente i sentieri tortuosi sotto
+l’ampio padiglione verde, guardandosi d’intorno,
+aspirando la diffusa fragranza delle resine riscaldate
+dal sole, ascoltando rapito il fruscìo
+alterno del vento tra le fronde o il susurro
+d’un ruscello nascosto.
+</p>
+
+<p>
+Nella pineta era una luce pacata e raccolta,
+come in un tempio. Per il denso intrico, che
+formavano i rami, premendosi, intrecciandosi,
+confondendosi nella loro antica e tenace espansione,
+ogni lembo di cielo veniva occultato. Una
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+parete opaca si distendeva a similitudine d’un
+velario sopra la terra; e solo, a traverso gli interstizii
+dei tronchi, un chiarore aureo o rancio
+o verde, a fasci nettamente visibili, s’insinuava,
+quel chiarore innaturale che lascian cadere nell’ombra
+le finestre a vetri variopinti. Un sentimento
+mistico e solenne emanava dal luogo,
+come da un santuario a pena illuminato, saturo
+di vapori d’incenso.
+</p>
+
+<p>
+Tra quei profumi, in quella pace, il giovine
+camminava a rilento, senza un pensiero, abbandonandosi
+al fascino che gli veniva dalle apparenze
+esteriori. Tutto assorto nella ottusa
+contemplazione, egli si perdeva ad accompagnar
+con lo sguardo il volo d’un insetto nell’aria o
+il viluppo appassionato dell’edera intorno a un
+fusto impassibile: s’arrestava ogni tratto attonito
+per ammirare qualche cespo di ciclamini
+o di violette sbucante come per prodigio
+dalle cavità del tufo. Lo spettacolo d’un ragno
+in atto d’avvolgere la preda nel suo sudario
+mortale lo tenne fermo lungo tempo,
+sospeso, attratto, commosso quasi fosse al cospetto
+d’una rappresentazione tragica. E il suo
+spirito si mantenne così semplice durante l’osservazione
+del minuscolo conflitto per la Vita,
+ch’egli non sentì altro impulso se non quello
+d’intervenire a favore del debole, predestinato
+al sacrificio, contro il forte che pure esercitava
+il suo pieno diritto all’esistenza.
+</p>
+
+<p>
+D’improvviso una voce acuta risonò dietro
+le sue spalle.
+</p>
+
+<p>
+— Buon giorno!
+</p>
+
+<p>
+Egli si volse bruscamente. La bionda Luisa,
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+che discendeva in corsa sul medesimo sentiere
+con un gran mazzo di fiori in pugno, lo aveva
+raggiunto senza ch’egli si fosse accorto della
+sua presenza.
+</p>
+
+<p>
+— Buon giorno, signorina! — egli rispose,
+arrossendo un poco.
+</p>
+
+<p>
+Ella s’era fermata vicino a lui, e lo fissava
+con quegli occhi chiarissimi e ardenti, in cui la
+luce pareva concentrarsi come nel fuoco d’una
+lente.
+</p>
+
+<p>
+— Bella giornata, oggi, — ella disse sùbito,
+poi che Aurelio immobile d’avanti a lei non
+accennava a continuare.
+</p>
+
+<p>
+— Bella, davvero.
+</p>
+
+<p>
+— E che delizioso rifugio è questa pineta!
+Io ci passerei la vita.... L’estate qui dentro è
+dolce come un autunno.
+</p>
+
+<p>
+— Se non erro, ella è stata a raccolta, signorina....?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, di fiori, — interruppe Luisa con vivacità; — di
+fiori selvaggi, come piacciono a me.
+Ma adesso bisogna che torni a casa e in fretta,
+perchè l’ora del pianoforte è già scoccata e
+la zia è severissima....
+</p>
+
+<p>
+Sorrise lievemente, socchiudendo a pena le
+palpebre ma senza distogliere gli sguardi dagli
+occhi del giovine. Poi, chinando il capo in segno
+di saluto, con un atto assai leggiadro:
+</p>
+
+<p>
+— Con permesso, — soggiunse; e riprese in
+corsa la sua strada.
+</p>
+
+<p>
+Prima d’oltrepassare il gomito del sentiere,
+si volse ancora verso di lui per gridargli:
+</p>
+
+<p>
+— Se s’inoltra appena un po’ nella pineta,
+trova Flavia.... A rivederla!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+</p>
+
+<p>
+E, così dicendo, la giovinetta scomparve.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, che non aveva avuto il tempo di rispondere,
+era rimasto fermo e attonito, con gli
+occhi inerti, alla svolta della viottola. Quell’incontro
+gli era stato insolitamente gradito. Sorpreso
+dalla comparsa subitanea della fanciulla,
+egli aveva prodigato a questa la stessa benevolenza
+curiosa e quasi tenera, che gli abondava
+in quel momento nello spirito e aveva espansa su
+le mute manifestazioni del bosco. Le poche parole
+scambiate non avevan potuto certo risvegliare
+in lui un’idea o un sentimento nuovo, diverso
+da quello ond’era invaso. Avevan parlato della
+beltà del giorno, della pineta ospitale, di fiori,
+delle cose miti e piacevoli, al cui incanto l’anima
+sua dolcemente si concedeva. E la frase, che
+Luisa gli aveva gittata da lontano, era giunta
+fino a lui senza che potesse afferrarne bene il
+significato. Egli a pena l’intuì, ripensandoci. Ebbe
+un attimo di perplessità: doveva seguitare e
+farsi incontro a Flavia? Doveva retrocedere ed
+evitarla? Inconsciamente il suo pensiero rifuggì
+da ogni indagine sul senso esatto della frase, si
+ribellò a qualunque sforzo a fin di prendere una
+risoluzione. Egli proseguì per inerzia la sua passeggiata
+contemplativa nel bosco, dove il silenzio
+era tornato quasi più grave e più vasto che
+prima non fosse.
+</p>
+
+<p>
+Passò la grotta artificiale, irta di stalattiti
+superbe, onde alcune gocce perennemente cadevano
+su la terra fradicia; arrivò al crocicchio
+dei due sentieri che tagliavan la pineta
+nelle due direzioni principali; s’arrestò un poco
+d’avanti all’erma che dominava il luogo, un
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+gran busto nudo di donna su cui l’assidua
+carezza del tempo era passata, corrodendo e levigando
+il sembiante, ma lasciando rigidi e
+intatti i seni, come gonfii d’un desiderio immortale.
+Procedette poi a passo più spedito
+verso l’altura, quasi lo chiamasse, da quell’ombra,
+il vivido raggio di sole che illuminava
+a traverso un pertugio la sommità del sentiere.
+</p>
+
+<p>
+Flavia era là, sola nella luce. Saliva lentamente
+l’erta d’un prato contiguo alla pineta.
+Al di là l’orto incominciava, tutto lussureggiante
+di piante pallide, da cui si vedevan pendere
+i frutti ancora acerbi o alcuni grappoli
+vermigli di ciliege. Sopra l’orto, il poggio coltivato
+a vigneti s’elevava in una succession di
+scaglioni petrosi, intorno ai quali le viti avevan
+disegnato come un greve merletto verde.
+</p>
+
+<p>
+Ella saliva quella distesa inclinata su cui
+l’erba cresceva foltissima e intonsa con una
+maravigliosa chioma di fioretti d’oro. La sua
+persona, un po’ curva in avanti, appariva dal
+ginocchio in su tra la verzura profonda, lasciando
+dietro di sè un mobile solco di fili
+prosternati. A volte rimaneva per cogliere con
+la mano un fiore sopreminente; a volte s’inchinava
+alquanto verso il suolo, e scrutava assorta
+i misteri di quella selva minuta. Come più
+s’allontanava, ella facevasi più lenta, indugiando
+a ogni passo sul pendìo lubrico ed erto, arrestandosi,
+col capo levato in alto, per fissare l’orto
+o il poggio solatìo, quasi fosser la mèta del suo
+cammino. Quando fu presso al limite estremo,
+improvvisamente le forze le mancarono, ed ella,
+mettendo un piccolo grido, si volse e s’abbandonò
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+tutta quanta, distesa su l’erba come su
+un letto.
+</p>
+
+<p>
+— Lei, conte?! — esclamò Flavia turbata
+ma sorridente, poichè vide il giovine fermo allo
+sbocco della viottola; e s’alzò di scatto a sedere.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio senz’aprir bocca la salutò, levandosi
+il cappello.
+</p>
+
+<p>
+— È venuto a sorprendermi, eh?
+</p>
+
+<p>
+— Confesserò — egli rispose — che senza
+volerlo sono stato spettatore di tutta l’ascensione.
+</p>
+
+<p>
+— Male, assai male! Doveva avvertirmi della
+sua presenza...
+</p>
+
+<p>
+— L’avrei desiderato, ma come fare? Potevo
+prendermi la libertà di chiamarla per nome?
+</p>
+
+<p>
+Ella gridò, ridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Gran che!.... Del resto non occorreva:
+bastava tossire, tossire con molta violenza....
+Io, che ho buon cuore, mi sarei sùbito impensierita
+per la sua salute e naturalmente, volgendomi,
+l’avrei scoperto....
+</p>
+
+<p>
+— È vero! Mi scusi.. non ci ho pensato!
+</p>
+
+<p>
+Risero entrambi. Ella così forte che un’eco
+lontana rispose; e agitò le mani, e battè l’una
+contro l’altra palma in un fresco trasporto di
+giocondità.
+</p>
+
+<p>
+— Non è indiscrezione domandare dov’era
+mai diretta per sì mali passi la signorina? — chiese
+Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+— Non so precisamente. Ero stanca di star
+là giù seduta a lavorare: e m’è nata la cattiva
+ispirazione di salire verso l’orto a traverso questo
+prato.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, ella vien fin qui a passare le ore calde
+della giornata?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, noi lavoriamo quasi sempre all’aria
+aperta. Si vuole avere il gran cielo per testimonio
+che l’ozio non è tra le nostre abitudini...
+Come può vedere, quello è appunto il nostro
+laboratorio, quando almeno il tempo ce lo consente.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine si volse verso il punto che Flavia
+indicò. All’ombra degli ultimi abeti del bosco, in
+una specie di nicchia verde, era disteso su l’erba
+un ampio scialle a mo’ di tappeto, tutto coperto
+di scatole, scatolette, astucci, astuccini, cestelli,
+e d’una infinità di gomitoli colorati; due telaretti
+per ricamo e due sediuole portatili compivano
+quell’improvvisato luogo di lavoro.
+</p>
+
+<p>
+— È un rifugio da poeti, questo! — disse
+Aurelio, rivolgendosi a lei.
+</p>
+
+<p>
+— Dove, per buona ventura, poesie non se
+ne fanno, e né pure se ne leggono mai! Io odio
+cordialmente i versi e i verseggiatori.... Non è
+per caso tra questi, signor Imberido?
+</p>
+
+<p>
+— No, signorina, pur troppo!
+</p>
+
+<p>
+— Pur troppo?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, perché vorrei esser poeta.
+</p>
+
+<p>
+— E a che pro?
+</p>
+
+<p>
+— A che pro...?! — ripeté il giovine, fissandola,
+un po’ impacciato.
+</p>
+
+<p>
+La domanda l’obbligava a una lunga esplicazione
+e non agevole. Egli ammirava profondamente
+le opere estetiche: tra tutte le arti, la
+poesia e la musica eran quelle che prediligeva
+come le più perfette espressioni della bellezza
+ideale. Pensava anzi che l’arte fosse, con la filosofia,
+l’eccelsa fioritura della mente umana, un
+privilegio degli spiriti eletti, un titolo tra i più
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+validi e più legittimi nelle nuove aristocrazie
+intellettuali. Per lui l’artista era un uomo nobile,
+e uomo nobile non poteva essere chi rimaneva
+estraneo e chiuso al fascino del bello, alle
+pure ebrezze dell’intelligenza. Queste cose egli
+avrebbe voluto esprimere, e le parole gli salirono
+spontaneamente alle labbra. Ma invece
+rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Per celebrar le sue lodi, signorina!
+</p>
+
+<p>
+Ella lo guardò, come se dalla pausa avesse
+indovinato i suoi pensieri e dubitasse della sincerità
+di quella risposta. Quindi, per non insistere
+su l’argomento in cui sentiva esser tra
+loro una discordia d’opinioni, domandò:
+</p>
+
+<p>
+— E lei, dove andava da queste parti?
+</p>
+
+<p>
+— Io? Non so... Verso l’alto, come sempre...
+Perchè a me piace salire, continuamente salire...
+La montagna m’attira con una prodigiosa potenza.
+Quando mi metto per una via che tende
+in su, non posso più fermarmi, proseguo come
+un automa sospinto da un’energia ignota, accelero
+il passo man mano che l’erta si fa più
+scoscesa, non rimango se non ho superato un
+culmine. Non so perchè: questa strana sensazione
+d’ansia e di piacere, l’ho provata dalla
+prima volta che ho visto la montagna, quando
+ero ancor bambino.
+</p>
+
+<p>
+Flavia ascoltò grave e attenta, or corrugando
+e ora spianando la fronte, tenendo lo
+sguardo fisso su di lui, ma non ne’ suoi occhi.
+D’un tratto si levò ritta in piedi, e disse a mezza
+voce, così che a pena egli la intese:
+</p>
+
+<p>
+— Su via, dunque, mi dia un saggio della
+sua abilità d’alpinista. Mi raggiunga... Andiamo!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le semplici parole, che parevan dette per
+giuoco, ebbero dall’intonazione e dal gesto un
+significato profondo. Egli non potè resistere all’invito;
+s’abbandonò a quel tenue incanto; si
+lasciò trascinare da quella voce di donna che
+lo chiamava discretamente a sè. Un desiderio
+oscuro l’assalì: di mostrare la sua vigoria fisica,
+di rivelare in uno slancio leonino la sua giovinezza
+agile e forte. Si sarebbe detto che l’essere
+originario, primordiale, selvatico, avesse avuto
+in lui un brusco risveglio, fosse uscito libero e
+fresco dalla spoglia artificiale che l’opprimeva.
+Egli ascese in corsa il pendìo ripido del prato,
+giunse in un attimo a fianco della fanciulla, si
+fermò sicuro d’avanti a lei, rattenendo il respiro
+per non tradire la commozione del cuore, per
+ostentarne la regolarità dei palpiti anche dopo
+uno sforzo supremo.
+</p>
+
+<p>
+— Bene! Bravo! — ella approvò seriamente,
+senza sorridere, con sincerità; poi, soggiunse
+cambiando tono ed espressione: — Ed ora che
+si fa? Dove andiamo?
+</p>
+
+<p>
+— Dove andiamo? Dove vuole, signorina.
+</p>
+
+<p>
+— Nell’orto?
+</p>
+
+<p>
+— Nell’orto.
+</p>
+
+<p>
+— Forse non c’è mai stato?
+</p>
+
+<p>
+— In fatti, mai.
+</p>
+
+<p>
+— Io le farò da guida, — concluse la fanciulla;
+e s’incamminò spigliata d’avanti a lui.
+</p>
+
+<p>
+Portava un abito grigio, sobrio e attillato, che
+avvinceva strettamente il suo torso e scendeva
+diritto lungo i fianchi, ritraendo a ogni movimento
+le forme eleganti della persona. Nessuna
+guarnizione su quell’abito; un sol nastro serico
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+d’un color di lilla pallido le girava intorno alla
+cintola assai sottile, e ricadeva dalle reni in
+due lunghe bande volanti fin quasi a terra. In
+capo aveva un cappellaccio di paglia dalle tese
+larghe e convesse, su cui risaltavan due tulipani
+scarlatti in un ciuffo di foglie e di spighe;
+e in mano, a guisa di mazza, un ombrellino di
+raso iridescente, orlato d’una trina bianca.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio la seguiva da presso, guardandola
+con curiosità intenta, ma immemore e spensierato
+come un fanciullo. Entrarono così nell’orto,
+uno dietro l’altra, senza parlare, tenuti entrambi
+da una specie di stupefazione dolce, da una
+specie di torpore, sotto la sferza del sole.
+</p>
+
+<p>
+Un gran viale, cosparso di ghiaia fina e quasi
+candida, tagliava a mezzo il pianoro dove il
+vecchio frutteto prosperava. Da ambe le parti,
+equidistanti e regolari, altri viali più angusti
+vi affluivano in una perfetta simmetria di linee
+parallele. Nei rettangoli intermedii gli alberi
+crescevan poderosamente sopra un suolo grasso
+e ubertoso, piantati in ordine sparso, bene esposti
+alla luce, diritti e sani, come assistiti nel loro
+sviluppo da una mano sollecita. Alcuni, troppo
+carichi, avevan sostegni obliqui sotto i rami più
+oppressi dal peso; alcuni, ancora esili e malfermi,
+si vedevan protetti da una custodia di
+piuoli confitti nel terreno, trattenuti da cerchii
+di ferro. E v’erano albicocchi, peri, pruni, mandorli,
+superbi d’una innumerevole prole di globuli
+gialli o verdi; alcuni noci giganteschi dal
+fogliame smorto, dal fusto smorto, dai malli
+smorti, come scolorati dalla soverchia illuminazione;
+fichi enormi e serpentini, che parevano
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+celare a fatica il loro scheletro mostruoso nel
+manto delle vaste foglie triforcute; e una moltitudine
+di peschi fragili, seminudi, maturanti al
+sole i grossi frutti penduli e vellutati.
+</p>
+
+<p>
+Si spandeva all’aria da quella possente coltura
+di piante fruttifere un odor caldo e salubre,
+molto simile a un alito vivo. Qua e là
+qualche vaso di limone o d’arancio, disposto
+su i margini dei viali, mesceva alla fragranza
+diffusa dei grandi alberi il profumo penetrante
+de’ suoi fiori, come un artificio d’eleganza e di
+seduzione in una bocca di donna. E dovunque
+era silenzio, silenzio profondo; nella pineta, nel
+prato, nell’orto, sul poggio, nel cielo.
+</p>
+
+<p>
+— Com’è ben tenuto questo frutteto! — esclamò
+Aurelio, guardando in torno pieno di
+maraviglia.
+</p>
+
+<p>
+— È l’unica parte del giardino che non fu
+trascurata dopo la morte del vecchio marchese.
+Il guardiano Giuseppe vive in su questa comodamente
+con la sua numerosa famiglia. Perciò
+prodiga qui tutte le sue attenzioni, impiega
+tutto il suo tempo; io credo che l’ami più di
+sua moglie, più de’ suoi stessi figliuoli.... E ne
+è geloso, geloso fino alla manìa, — ella soggiunse,
+ridendo forte. — Se il pover uomo sapesse
+che ora noi gli abbiamo invaso il territorio,
+chi sa in che pena starebbe!...
+</p>
+
+<p>
+— Non sospetterà certo che noi gli si voglia
+rubare....
+</p>
+
+<p>
+— Sospetta di tutto e di tutti....
+</p>
+
+<p>
+— Ritorniamo dunque indietro, — propose
+Aurelio, seriamente.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè?.... Se a me piace di venir qui,
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+soltanto perché so che Giuseppe non lo desidera....
+</p>
+
+<p>
+— È una cattiveria questa, signorina!
+</p>
+
+<p>
+— No, un capriccio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se ci scopre?...
+</p>
+
+<p>
+— Peggio per lui!... Non sarebbe poi la prima
+volta ch’egli mi trova nel suo orto, sola o accompagnata....
+</p>
+
+<p>
+Aggiunse anche, facendosi grave, guardando
+fissa il giovine:
+</p>
+
+<p>
+— D’altra parte noi pure abbiamo un certo
+diritto su queste frutta, perché il luogo non è
+suo e noi lo teniamo in affitto senza alcuna
+riserva della padrona.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole egli ebbe entro di sè un
+moto ostile contro la fanciulla, una specie di
+disgusto istintivo, come fosse stato colpito da un
+suono discorde o sgradevole. Ma Flavia non gli
+lasciò il tempo di ricercare le intime cause, di
+rendersi ragione d’un tal sentimento. Ritornata
+ilare e leggera, gli susurrò sotto voce all’orecchio,
+con un’espressione infantile di malizia e
+di gioja:
+</p>
+
+<p>
+— Ormai le ciliege son mature!..
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? — chiese il giovine, senza comprendere.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene: se son mature, si possono mangiare.
+</p>
+
+<p>
+— Naturalmente, — egli confermò, non potendo
+trattenere un sorriso.
+</p>
+
+<p>
+— E perché non le mangiamo?...
+</p>
+
+<p>
+Aurelio indietreggiò d’un passo.
+</p>
+
+<p>
+— Come? Come?! Vorrebbe....
+</p>
+
+<p>
+— Rubare, certo: rubare!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ah, questo poi no! Io mi ribello, o meglio
+mi ritiro. Non voglio esser complice d’un furto,
+e nè pure spettatore....
+</p>
+
+<p>
+— Ella sarebbe dunque capace di farmi un
+affronto simile?... Vorrebbe lasciarmi qui sola
+in lotta con gli elementi? Abbandonare una
+donna in un momento difficile?... Non sarebbe
+soltanto scortesia, signor conte; sarebbe viltà....
+</p>
+
+<p>
+Parlava forte e solenne, interrotta a ogni frase
+da un urto d’ilarità incontenibile. E in quell’atteggiamento
+emanava da tutta la persona una
+grazia così semplice e schietta che sedusse e
+maravigliò il giovine, quasi una rivelazione inaspettata.
+</p>
+
+<p>
+— Vede come sono alte?... e come sono belle!
+</p>
+
+<p>
+Ella gli mostrava un ciliegio venerabile dal
+tronco alto e robusto, su cui i grappoli vermigli
+rampollavano con sovrana abondanza e
+levava la mano verso i frutti desiderati, ridendo,
+comunicandogli a poco a poco la sua giocondità
+fanciullesca.
+</p>
+
+<p>
+— Ci deve essere una scala di mia conoscenza
+nel frutteto, — ella disse, girando in
+torno lo sguardo per iscoprirla. Poi, d’un tratto,
+gridò trionfante: — Eccola! Eccola!
+</p>
+
+<p>
+E si diresse in corsa verso un pilastrello
+poco discosto, a cui una lunga scala era appoggiata.
+</p>
+
+<p>
+— Io spero che vorrà almeno ajutarmi a portarla
+fin sotto l’albero. È troppo pesante per le
+mie povere braccia!
+</p>
+
+<p>
+— Si pretende dunque la mia complicità attiva...?
+</p>
+
+<p>
+— No, s’invoca semplicemente un soccorso!
+Venga!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ferma ed eretta nel sole, sul candor niveo
+della ghiaja, tra le masse degli alberi che
+s’inarcavano verso di lei carichi di frutti, ella
+parve al giovine supremamente bella.
+</p>
+
+<p>
+Omai Aurelio seguiva, domato e attonito,
+ogni suo atto, ogni suo movimento, ogni sua
+parola, come se tutto il resto si fosse occultato
+a’ suoi sensi. Un potere misterioso e irresistibile
+lo teneva soggetto all’agile creatura che
+gli splendeva d’innanzi, lo piegava inconsapevole
+a qualunque stranezza, a qualunque follìa
+ch’ella gli avesse potuta comunicare. L’impeto
+birbesco e tumultuoso della sua compagna sembrava
+avere invaso, travolto, rituffato il suo
+spirito in un fiume d’oblio e di spensieratezza;
+ed egli, già ebro della magica luce in cui si
+scioglievan le sane fragranze terrestri, s’abbandonava
+alla seduzion di quel giuoco, cedeva
+insensibilmente al fascino di quella malizia puerile,
+quasi a traverso una seconda adolescenza.
+</p>
+
+<p>
+Flavia ripetè il richiamo, limpida e forte, come
+volesse meglio affermare la sua possanza:
+</p>
+
+<p>
+— Venga dunque! M’ajuti!
+</p>
+
+<p>
+— Ella mi vuol proprio trarre in perdizione! — mormorò
+Aurelio, sorridendo, mentre s’avvicinava
+a lei.
+</p>
+
+<p>
+E prese la lunga scala, la sollevò ritta con
+le mani per mostrare il vigor de’ suoi muscoli,
+la portò così senz’inclinarla fin sotto l’albero,
+mediante uno sforzo che a pena riuscì a dissimulare.
+Ella, tenendogli dietro seria e attenta,
+lo fissava con uno sguardo ambiguo tra d’ammirazione
+e d’ironia.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora, bisogna salire! — disse, poi che
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+il giovine ebbe deposta e bene assicurata la
+scala tra due rami del ciliegio.
+</p>
+
+<p>
+— Anche salire?!
+</p>
+
+<p>
+— Mi sembra. Vuol forse che salga io, per
+rimanersene qua giù tranquillo a contemplarmi
+da un nuovo punto di vista? Io non dò di
+questi spettacoli, signor mio, e a così buon
+prezzo!...
+</p>
+
+<p>
+Proferì queste parole celiando, ma senza la
+minima reticenza, senza un’ombra nella voce o
+negli occhi, con una sicurezza da donna spregiudicata.
+Aurelio, che la guardava, abbassò
+sùbito gli occhi, arrossì anche un poco, offeso
+dal senso volgarmente procace dello scherzo;
+poi, per non tradire il suo disgusto, le volse con
+un moto subitaneo le spalle, e si mise rapidamente
+su per la scala.
+</p>
+
+<p>
+— Le lasci pure cadere abbasso ché le raccolgo
+nel mio grembiule, — gli gridò dietro
+Flavia, raggiante, trasfigurata dalla gioja.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, ritto su l’ultimo piuolo, col capo
+nascosto nel fogliame profondo, si vedeva allungar
+le braccia, pencolare, atteggiarsi in pòse
+larghe e snodate tra i viluppi dei rami, alla ricerca
+dei grappoli maturi. A quando a quando
+una fitta gragnuola di chicchi vermigli, annunziata
+da un richiamo, accolta da un saluto festoso,
+partiva dall’alto, si sparpagliava un poco
+nell’aria, cadeva solo in parte nel grembiule
+spiegato a riceverla. La giovinetta per giuoco
+fingeva d’irritarsi perché non poteva contendere
+alla terra tutti quei chicchi; protestava ridendo
+contro di lui; gli raccomandava d’esser più attento
+e preciso nel gittarli; a volte si chinava a raccattarne
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+qualcuno più appariscente, e, con aria
+di dispetto, se lo mangiava.
+</p>
+
+<p>
+Quando Aurelio discese dall’albero erano entrambi
+come ubbriachi d’ilarità. Balbettavan
+frasi insulse con la voce alterata; ammiccavano
+con gli occhi piccoli, abbacinati dal soverchio
+chiarore; si sfioravan con le mani, esprimendo
+una specie di piacere a ogni lieve contatto; e
+ridevano insieme con la facilità di due fanciulli.
+La spartizione del bottino provocò poi tra loro
+una questione romorosa e vivace, che finì in
+una corsa sfrenata a traverso il frutteto. Ella,
+agile e astuta, si sottraeva a lui, approfittando
+della sua conoscenza dei luoghi, calpestando
+senza scrupoli le zone coltivate, sgusciando sotto
+gli intrichi dei frutici con una perizia singolare.
+Egli, più veloce e più cauto, cercava invece
+di raggiungerla senza batterne le orme,
+prevenendola allo sbocco d’un viale, aspettandola
+a un varco in agguato, accelerando vertiginosamente
+il passo quando ella percorreva
+una strada dritta. Finalmente Flavia, mentre
+usciva d’improvviso fuor da un cespuglio, cadde,
+come una preda, in suo potere. Accesi, esausti,
+anelanti, s’avvinghiarono uno all’altra con un
+moto istintivo e selvaggio. Ella, stanca, s’abbandonò,
+arrovesciò indietro il capo, prorompendo
+in una risata nervosa, che squillò acutamente
+nel silenzio; Aurelio, stringendola forte a
+sè e smarrendo ogni senso nella contemplazione
+di quel viso illuminato da una strana fiamma,
+la sorresse, la tenne così per qualche attimo
+come sospesa tra le sue braccia.
+</p>
+
+<p>
+— Mi dò per vinta! — ella mormorò d’un
+tratto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+</p>
+
+<p>
+E si sciolse con un moto languido da lui, invasa
+da una sùbita angoscia, intimorita dal suo
+sguardo vorace.
+</p>
+
+<p>
+Non parlarono più. Susseguiva a quel tripudio
+folle di vita il turbamento oscuro e quasi pauroso
+degli eccessi. Provavano ora un malessere
+profondo, indefinibile. Si guardavano in faccia
+attoniti, arrossendo; si sentivan soli, estranei,
+divisi da un ostacolo immane; si sentivano oppressi
+da un peso morale, rimorsi da un’occulta
+voce. L’incanto breve era sfumato; ed essi si
+trovavano, come al risveglio d’un sogno voluttuoso,
+sfiniti, delusi, umiliati.
+</p>
+
+<p>
+S’incamminarono così, in silenzio, verso il
+poggio, sospinti da un’idea comune: quella d’allontanarsi
+dal palazzo, forse per acquetarsi, per
+riprendere le loro espressioni abituali, sformate
+dalle agitazioni e dai turbamenti molteplici. Aurelio
+era come trasognato e stupefatto. Si movevano
+nel fondo della sua anima alcuni pensieri
+molesti, sorgevano i ben noti fantasmi a rappresentargli
+dentro l’eterna Comedia, il Dramma
+immortale, in cui egli si vedeva continuamente
+trascinato dalla fatalità delle cose. — Che cos’era
+avvenuto? Da quale possente soffio di passione
+o di frenesia s’era lasciato dominare per dimenticarsi
+a tal segno? Come aveva potuto
+cedere senza una resistenza a quei trasporti
+insensati? — Ecco: la Donna, il mostro magnifico,
+era là accanto a lui, e lo seguiva. Egli
+ne udiva il passo cricchiare su la ghiaja con
+una regolarità da pendolo che misura il tempo;
+egli, senza guardarla, la vedeva distintamente
+procedergli a fianco, alta e serena, terribile e
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+inconscia come un feticcio. La loro via era comune,
+ed eran pari le forze: salivano una dolce
+erta, tra gli alberi onusti di frutti caduchi o
+acerbi, verso un’altura limitata, perduta tra altre
+innumerevoli alture. La montagna superba dalle
+incorrotte solitudini, dalle larghe visioni, s’ergeva
+lontana, molto lontana, di là da tutti quei
+colli, reale ma pure impervia per entrambi e
+irraggiungibile. Essi salivano insieme, quasi tenuti
+da una stessa catena, la dolce erta su cui
+erano impresse le orme di mille passanti; e,
+giunti al sommo, sarebber dovuti sostare, sconosciuti
+pellegrini, stretti in torno dall’umile
+giogaja, avendo sempre in vista — come un Ideale
+beffardo — la vetta alpestre baciata dal cielo....
+</p>
+
+<p>
+— Oh! Guardi! — proruppe Flavia, volgendosi
+maravigliata verso il lago.
+</p>
+
+<p>
+E parve ch’ella, divinando il pensiero di lui,
+volesse distogliere il suo sguardo dalla scena
+simbolica.
+</p>
+
+<p>
+Anch’egli si volse.
+</p>
+
+<p>
+Dal poggio si rivedevano alfine la superficie
+azzurra delle acque e la riviera opposta, dove
+già qualche obliqua ombra cadeva. Alcune vele,
+gonfie e quadrate, apparivano qua e là dirette
+verso settentrione, così tarde da sembrare immobili.
+Un piroscafo presso Intra lanciava nell’aria
+un’enorme colonna di fumo nero, che si
+torceva in grosse spire senza dissolversi. Le nevi
+del Sempione, in fondo alla valle nebulosa, erano
+pallidamente celesti e parevan fondersi nell’orizzonte.
+</p>
+
+<p>
+Ella mormorò fissando il lago con gli occhi
+incantati:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che pace!
+</p>
+
+<p>
+Egli aggiunse, gravemente:
+</p>
+
+<p>
+— Che silenzio! Non s’ode frusciare una
+fronda!
+</p>
+
+<p>
+Infatti il più piccolo romore non rompeva il
+sonno dell’universo: non un soffio di vento, non
+un murmure d’acque, non una voce, non un
+latrato, non un’eco di lavoro lontano. La calma
+del paesaggio pesava sopra di loro come un
+malefizio, infondeva nelle loro anime una malinconia
+suprema. Ambedue sentivano ora il
+tempo scorrere, disperdersi le cose nella vanità
+dello spazio, le illusioni e i desiderii morire.
+Ambedue sentivano che la vita era triste, e che
+oltre la vita eran tristi anche le speranze.
+</p>
+
+<p>
+— Discendiamo? — propose Flavia, accasciata
+dal silenzio, provando uno sgomento fosco
+d’avanti a quella solitudine, sotto quel cielo
+deserto e impassibile.
+</p>
+
+<p>
+— Discendiamo!
+</p>
+
+<p>
+Ritornarono su i loro passi; si salutarono
+freddamente al limite della pineta, non avendo
+scambiato durante il cammino che poche frasi
+brevi e inconcludenti. Flavia riparò di nuovo al
+suo luogo di lavoro, nell’ombra degli ultimi abeti;
+Aurelio, solo, s’inoltrò nel bosco per discendere
+verso il palazzo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span></p>
+
+<h2 id="cap5">V.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Echi del passato.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Quel giorno stesso, durante il pranzo, donna
+Marta disse ridendo al nipote:
+</p>
+
+<p>
+— Ho saputo un gran fatto!... una specie di
+miracolo, di prodigio, di favola maravigliosa!...
+</p>
+
+<p>
+Dalla sera innanzi, ella aveva cambiato totalmente
+d’umore, come se l’ultimo alterco l’avesse
+liberata di tutto il veleno che le stagnava nell’animo.
+Era ridivenuta ilare, festosa, ciarliera,
+garbata, quale da molto tempo non si mostrava.
+Verso Camilla specialmente usava cortesie nuove,
+delicatezze insolite: non le impartiva un ordine
+senza soggiunger sùbito «per piacere»; non le
+rivolgeva la parola se non con un’inflessione
+di voce affettuosa, quasi materna; e talvolta
+anche l’accarezzava con la mano. Del brusco
+congedo non s’era più fatto alcun accenno tra
+loro due; e, come di consueto (poiché donna
+Marta licenziava le sue cameriere almeno tre
+volte al mese), non se ne sarebber più rammentate
+né l’una né l’altra fino allo scoppio d’un
+prossimo litigio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che hai saputo, mamma? — chiese il giovine,
+distratto, un po’ pensieroso, senza sorridere.
+</p>
+
+<p>
+— Ho saputo che ti sei degnato d’accompagnar
+Flavia per il giardino....
+</p>
+
+<p>
+— Ah, tu hai già visto la signorina Boris?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, or ora. Ella stessa m’ha anzi raccontato
+le vostre imprese, e puoi imaginare che allegre
+risate si son fatte alle tue spalle! Vuoi tu spiegarmi
+ora come fu addomesticata la belva selvatica?
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, in così dire, rideva forte ancora;
+e mostrava una specie di profonda compiacenza,
+di sodisfazione sarcastica, vedendo il
+nipote confondersi e arrossire al soffio vivo di
+quei ricordi.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi dirmelo, dunque? — ella insisteva. — Vuoi
+confidarti a me? Io ho già interrogato
+Flavia in proposito, ma la poverina non mi
+seppe rispondere. Proprio vero che i miracoli si
+fanno senza saperlo!
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Dio, che storie! — egli interruppe. — Si
+direbbe che ti sian saliti i fumi alla testa,
+questa sera! In fine: che t’ha detto quella...
+sciocca?
+</p>
+
+<p>
+— Quella sciocca?!... Oh! Oh! Qual disprezzo!...
+Bada al vecchio proverbio, figliuol mio: chi
+sprezza....
+</p>
+
+<p>
+Aurelio ebbe un lieve fremito in tutta la persona:
+le sue labbra, trattenute nell’atto di pronunciare
+una qualche parola, s’atteggiarono a
+una specie di sorriso ironico a pena percettibile.
+Contenendosi, tacque un istante; poi con
+un’intonazione esagerata d’indifferenza ridomandò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che t’ha raccontato dunque la signorina
+Boris? Sentiamo.
+</p>
+
+<p>
+— M’ha raccontato.... oh, nulla di compromettente
+nè per te nè per lei, puoi imaginarlo;
+ma, via, per quanto almeno ti riguarda, m’ha
+detto cose abbastanza sorprendenti: per esempio,
+che non hai avuto difficoltà ad accompagnarla
+a traverso l’orto fin su alla cima del colle; che
+hai perfino rubato per lei le ciliege del fattore....
+È vero questo?
+</p>
+
+<p>
+— Verissimo. Ma che trovi di straordinario
+e d’esilarante in tutto ciò?
+</p>
+
+<p>
+— La novità! — rispose donna Marta, scoppiando
+a rider forte, come prima. — Del resto, — ella
+soggiunse sùbito, poichè s’accorse che
+il giovine incominciava a mostrarsi seccato, — una
+novità che non mi dispiace e per cui teco
+mi rallegro. Tu, caro mio, hai bisogno di vivere
+un po’ tra la gente, di distrarti, d’interrompere
+per qualche tempo quelle uggiose abitudini
+da solitario che ti guastano la salute
+del corpo e dello spirito! Questo potrebbe essere
+un buon principio....
+</p>
+
+<p>
+— Ah, ora intendo la tua allegria! Tu sei
+contenta perchè.... costei mi ha fatto perder del
+tempo. Si capisce!
+</p>
+
+<p>
+Egli disse queste parole senza guardar donna
+Marta, arrestandosi un attimo prima di pronunciare
+quel «costei», e scivolando con la voce
+sul resto. Poi lentamente si levò da tavola,
+conficcò una sigaretta tra le labbra, e soggiunse
+volgendosi indietro, quasi per spiare l’atteggiamento
+di lei:
+</p>
+
+<p>
+— Usciamo fuori per prendere il caffè. Qui
+fa troppo bujo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nella gran sala in fatti, esposta a settentrione
+e illuminata da due finestrelle protette da fitte
+inferriate a rabeschi, la luce si era a poco a
+poco affievolita sì che le cose già s’ammantavano
+in ombre profonde.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio uscì sotto il porticato, e si diede a
+percorrerlo da un capo all’altro, meditando. Una
+sorda inquietudine si moveva dentro di lui: le
+confidenze fatte da Flavia all’avola, le strane
+previsioni che questa n’aveva tratte, le punture
+benevolmente sarcastiche di lei turbavano profondamente
+il suo spirito, sempre vigile e sospettoso. — Che
+c’era dunque già di segreto
+ne’ suoi rapporti con la signorina Boris, perchè
+egli si sentisse offeso solo al pensiero che una
+terza persona n’era venuta a conoscenza? Da
+che aveva origine quel sentimento quasi di pudore,
+che lo aveva acceso ascoltando dalla bocca
+dell’avola le sue gesta innocenti della giornata?
+Aveva forse fatto male Flavia, raccontando tutto? — No,
+in verità: nè male nè bene. E perchè
+dunque, provava egli contro di lei una specie
+di dispetto? perchè involontariamente, nell’animo
+suo, ne la rimproverava?
+</p>
+
+<p>
+«Son donne entrambe,» egli pensò; «tra
+loro s’intendono. Certo, la mamma vedrebbe volontieri
+ch’io m’inamorassi della signorina; e....
+certo quell’altra conosce le mie idee, pe’ suoi
+colloqui con la mamma. Che trionfo sarebbe per
+lei la mia conquista!... Fortunatamente un tal
+trionfo non potrà raccontare a nessuno, nè domani
+nè mai.»
+</p>
+
+<p>
+In quel punto, mentre il giovine era tutto assorto
+ne’ suoi pensieri, fu sorpreso dal contatto
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+d’un braccio che gli cingeva il fianco. Donna
+Marta s’era levata, era uscita anch’essa dalla
+sala e gli si era pian piano avvicinata.
+</p>
+
+<p>
+— Che pensi, Aurelio? — gli mormorò con
+dolcezza all’orecchio, accompagnando il passo
+a quello di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla. Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Tu non sei in collera con la tua povera
+vecchia nonna, non è vero? Io sono talvolta un
+po’ rude con te, un po’ bisbetica, un po’ violenta.
+Devi compatirmi. Non ero così un tempo; son
+gli anni e le sofferenze che m’hanno tanto mutata!
+Ma, dopo tutto, io ti voglio sempre un gran
+bene....
+</p>
+
+<p>
+— Oh mamma! — egli esclamò d’un tratto
+commosso. E la cinse, anche, col braccio e si
+chinò per baciarla su i capelli canuti.
+</p>
+
+<p>
+Camminarono così, un poco, stretti l’uno all’altra,
+in silenzio. Sotto le arcate dei portici
+l’ombra del vespro s’era già diffusa, pallida e
+fioca, come una sfumatura più densa della luce
+verdognola che colava dal cielo nel cortile: su
+quell’ombra, in torno, le colonne si distaccavano
+biancheggiando, simili a grandi torce di cera.
+E una malinconia di fedi spente, di cose passate,
+d’uomini che non sono più, aleggiava per il
+luogo antico, dove le due figure, nere entrambe
+e taciturne, parevano i fantasmi di due monaci
+medievali vaganti ancora nel crepuscolo tra le
+mura dell’ospizio disertato.
+</p>
+
+<p>
+— Il caffè è pronto! — annunziò improvvisamente
+Camilla con la sua voce più squillante,
+apparendo tutta rosea e leggiadra su la soglia.
+</p>
+
+<p>
+Si diresse alla piccola tavola da giardino, che
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+donna Marta aveva fatto collocare a un capo
+del portico d’avanti alla sala da pranzo, vi depose
+il bacile, e, con la stessa sollecitudine, canterellando,
+rientrò.
+</p>
+
+<p>
+— Eppure quella ragazza non mi dispiace — disse
+la vecchia, seguendola con gli occhi sorridenti. — Un
+po’ d’allegria ci vuole; e noi veramente
+non siamo molto allegri!
+</p>
+
+<p>
+Mentre essi sorbivano in silenzio il caffè, le
+vicine uscirono dalle loro stanze dopo aver pranzato.
+Come per prodigio, d’improvviso l’antico
+cortile si animò: le tre donne parlavan forte,
+ridevano, si chiamavan festosamente, suscitando
+nel luogo sonoro un intenso strepito d’echi.
+Quando s’avvidero della presenza di donna Marta,
+le loro voci divennero anche più alte nei saluti,
+i loro passi risonaron rapidi e concitati sul lastrico
+per accorrere più presto verso di lei.
+</p>
+
+<p>
+— Buona sera, donna Marta!
+</p>
+
+<p>
+— Come sta, contessa?
+</p>
+
+<p>
+— Che piacere di vederla....
+</p>
+
+<p>
+— Si parlava appunto di lei, or ora....
+</p>
+
+<p>
+La vecchia s’era levata in piedi e diretta incontro
+ad esse, sorridendo alquanto confusa da
+quel chiasso, curvandosi ora verso l’una ora
+verso l’altra, porgendo ad esse le povere mani
+vizze, ceree, tremanti. Aurelio in vece era rimasto
+ritto al suo posto, e aspettava con aria
+distratta che le consuete espansioni femminili
+fosser finite. Dopo poco, lentamente, s’avvicinò
+al gruppo; strinse la mano alla signora Boris;
+salutò con un inchino e un sorriso la bionda,
+che rispose lanciandogli un’occhiata piena di
+malizia; si volse in fine a Flavia e, senza guardarla
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+negli occhi, mormorò con un fil di voce,
+abbassando alquanto il capo:
+</p>
+
+<p>
+— Signorina, buona sera....
+</p>
+
+<p>
+Ella pure abbassò il capo, ma non fiatò. Anzi,
+si volse sùbito verso Luisa, e si diede a parlarle
+di cose indifferenti, con un po’ d’alterazione nell’accento
+e nei gesti.
+</p>
+
+<p>
+— Avevamo deliberato di far due passi fino
+a Ceresolo; — annunziò la signora Boris. — Di
+giorno non si può uscire, per il caldo. Se non
+si approfitta della frescura della sera....
+</p>
+
+<p>
+— È vero, non ci si muove più, — s’affrettò
+a dire donna Marta. — Io, per esempio, non
+so da quanti giorni resto chiusa in palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Si rivolse quindi ad Aurelio, e chiese sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Se andassimo anche noi fino a Ceresolo?...
+</p>
+
+<p>
+— Veramente — mormorò il giovine, angustiato
+dalla proposta; — mi pare un po’ lunga
+la strada per te....
+</p>
+
+<p>
+— Ma chè! E poi a questo tu non ci devi
+pensare. Se mi sentirò stanca, ritornerò da sola,
+passo passo.... Andiamo!
+</p>
+
+<p>
+Proferì queste parole, fissando il nipote con
+occhi imperiosi, come volesse dominarlo con la
+suggestione; e, sùbito sorridente, appoggiatasi
+al braccio della signora Boris, si diresse con lei
+verso la porta del palazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Avanti la gioventù! — comandò la vecchia,
+fermandosi con la compagna sul piano del rialto.
+</p>
+
+<p>
+S’avviarono così in due file per la via mulattiera,
+che costeggia a sinistra il lago, di là
+dal vecchio ponticello gittato su le povere acque
+del Riale. Aurelio e le giovini precedevano;
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+queste tenendosi strette sotto braccio, quegli solo
+al fianco di Flavia. Le due signore venivano in
+sèguito, a qualche metro di distanza, alquanto più
+lente sì che perdevan terreno pressoché a ogni
+passo.
+</p>
+
+<p>
+Il tramonto era oramai esausto: dietro le Alpi
+lontane il cielo s’era spento, e solo poche pallide
+bragi languivano ancora agli orli di qualche
+nuvoletta dispersa; la tinta neutra del crepuscolo
+aveva già avviluppato tutte le pendici,
+distendendosi come un drappo cinereo su la
+piana superficie del lago. A lunghi intervalli,
+squilli di campana a morto venivano dall’altra
+sponda, non si poteva precisamente capire da
+quale villaggio appostato sul golfo; e in torno,
+nei prati e per le siepi, il coro degli insetti infervorava.
+Un odor misto di fieno e d’acqua stagnante
+fluttuava nell’aria quasi immobile.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, a capo chino, con le mani penzoloni,
+camminava in silenzio accanto alle due fanciulle,
+ch’erano in vece assai gaje e loquaci. Per quella
+specie d’orrore che le donne hanno del silenzio,
+discorrevano esse di cose vane, rievocando le memorie
+degli scorsi anni in campagna: gite, avventure,
+abitudini o conoscenze perdute. Ed egli,
+con un turbamento visibile, seguiva il suono di
+quelle voci, che parevan melodiare su le vaghe
+armonie della notte estiva.
+</p>
+
+<p>
+— Ti ricordi? — disse d’un tratto Luisa alla
+cugina. — Quante volte si è fatta così, di sera,
+questa strada con Federico!
+</p>
+
+<p>
+— Era la passeggiata preferita da lui.
+</p>
+
+<p>
+— Eh, si capisce: è la più buja! — malignò
+sogghignando la bionda. — Ti ricordi anche
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+quella volta ch’egli mi fece tanto spaventare,
+uscendo d’improvviso da una siepe? Io, per poco,
+non caddi svenuta; e tu in vece.... Di’ la verità:
+voi eravate d’accordo?
+</p>
+
+<p>
+Come non avesse udito la domanda, Flavia
+mormorò quasi tra sè, con voce triste:
+</p>
+
+<p>
+— Già due anni son passati da quel tempo!
+Come mi sento mutata!...
+</p>
+
+<p>
+— A proposito — interruppe Luisa vivacemente; — volevo
+chiedertelo fin dall’altra sera sul rialto.
+Non trovi che il conte Aurelio rassomigli un
+poco al Bracci?
+</p>
+
+<p>
+— È vero, l’ho notato anch’io; — rispose
+Flavia, volgendosi a osservare il giovine. — Negli
+occhi; nella bocca, specialmente quando
+parla o ride; ha perfino alcuni gesti identici
+a Federico...
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, da che aveva udito il suo nome, si era
+avvicinato alle due signorine, e aveva seguito
+attentamente le ultime frasi del loro discorso.
+</p>
+
+<p>
+— A chi rassomiglio io? — chiese con curiosità
+alla signorina Boris.
+</p>
+
+<p>
+— A... un tal signor Bracci...
+</p>
+
+<p>
+— Bracci...?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, un amico <i>suo</i>, — rispose Luisa, allungando
+il collo per veder bene in faccia l’Imberido.
+</p>
+
+<p>
+— Un amico d’altri tempi, che ora non conosco
+più, — Flavia soggiunse, con la voce concitata.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, non avendo compreso l’allusione,
+si strinse nelle spalle e non osò interrogare oltre.
+Fu Flavia medesima che riprese, dopo un breve
+silenzio:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Credo di averle già parlato altra volta di
+lui; precisamente la sera che fu a Cerro il
+signor Zaldini.
+</p>
+
+<p>
+— È strano, non rammento... Non so...
+</p>
+
+<p>
+— Egli... è stato per tre anni il mio fidanzato...
+</p>
+
+<p>
+— Ah, — fece Aurelio con insolita vivacità; — sì,
+sì; ora ricordo... Ella però, signorina,
+non me ne aveva fatto il nome; nè io poteva
+imaginarlo.... è dunque per colpa di questo
+signor Bracci (al quale ho anche la sventura di
+rassomigliare) ch’ella ha chiuso per sempre e
+a tutti i battenti del suo cuore?...
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro, proprio per colpa di costui! — rispose
+Flavia, componendo i lineamenti del
+viso a un’espressione di dolore non ancor rassegnato.
+</p>
+
+<p>
+E a poco a poco, con qualche interruzione di
+silenzio, come rispondesse a un sèguito di domande
+esatte che il giovine le indirizzasse, narrò
+intera la sua storia d’amore, a voce bassissima,
+senza uno scatto, mostrando solo dagli occhi
+l’indignazione profonda e il cordoglio che i ricordi
+ancora agitavano in lei. — La famiglia
+Bracci era venuta per ben cinque stagioni, senz’intervallo,
+a Cerro in campagna; e negli ultimi
+tre anni aveva preso in affitto appunto quell’ala
+del palazzo de Antoni ora abitata dagli Imberido.
+Quand’ella lo conobbe, Federico era un
+giovinetto ancora imberbe, studente di Liceo,
+biondo, roseo, paffuto, con due puri occhi celesti
+d’una rara chiarezza, con un’anima così
+semplice come quella d’un fanciullo. Incominciarono
+a giocare insieme spensieratamente e
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+finirono per amarsi. Ella, ingenua fantastica
+appassionata, s’invaghì perdutamente di lui, forse
+soltanto perchè era il primo uomo che aveva
+saputo aprirle il cuore alla luce della vita; provò
+per lui un sentimento irresistibile, esclusivo, morboso,
+una specie di feticismo, di soggezione a un
+tempo umile ed eroica; lo giudicò in ogni cosa
+perfetto; ne ornò e corpo e spirito d’ogni grazia
+e d’ogni virtù. Perchè negarlo, oggi? Ella, durante
+quei tre anni d’illusione, fu in verità
+molto felice; così obliosamente felice che non
+potè nascondere a’ suoi stessi parenti la festa
+dell’anima sua. E questi, che su le prime eransi
+mostrati non poco ostili al suo nuovo legame,
+a mano a mano, persuasi dal contegno e più
+dalla perseveranza dei due inamorati, parvero
+alfine accettare il fatto compiuto con una certa
+benevola tolleranza. Dopo il secondo ritorno
+dalla campagna in palazzo, a Milano, essi permisero
+anzi a Federico di frequentare la loro
+casa; ed egli ben presto ne divenne non solo
+assiduo, ma familiare. Ciò significava che anche
+i suoi genitori avevan ragione di credere le
+sue intenzioni assolutamente serie e oneste, non
+è vero? Quanto a lei, si sentiva a quel tempo
+così tranquilla e fiduciosa nell’amor suo, che, se
+qualcuno le avesse detto di dubitare di Federico,
+avrebbe risposto: «Di Dio piuttosto che di lui.»
+Oh, com’è facile ingannarsi quando l’inganno
+ci è dolce!... E quanto sono indegni gli uomini
+d’essere creduti e d’essere amati!... Un anno
+dopo ogni rapporto tra loro era rotto, e per
+sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Ella ha dunque molto amato quel giovine?
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+— chiese Aurelio sotto voce, quasi con ansia,
+quand’ella tacque bruscamente senza dare un
+sol motivo a quella separazione.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto, che non potrò mai più amare. Una
+delusione, come questa che ho patita, basta a
+distruggere in un cuore ogni entusiasmo, ogni
+fede, ogni confidenza, per sempre!
+</p>
+
+<p>
+— Vuol dire che lo ama ancora? — egli
+mormorò.
+</p>
+
+<p>
+Flavia non rispose; fece solo col capo un
+segno leggero di diniego.
+</p>
+
+<p>
+— Certo, certo! Le pare?... — proruppe d’un
+tratto Luisa. — Flavia s’ostina a negare, ma
+si capisce che lo ama solo a guardarla bene
+negli occhi.
+</p>
+
+<p>
+Mentre quelle memorie Flavia assembrava e
+raccontava con la voce dolente, Aurelio, un
+po’ chino verso di lei, sembrava che seguisse
+attentamente ogni sua parola, benchè di quando
+in quando fosse distratto da qualche pensiero
+intimo che gli sorgeva spontaneo nella mente.
+Egli in principio era stato colpito e maravigliato,
+sopra tutto dall’aspetto e dal tono inconsolabili
+di lei. — Era dunque quella medesima la creatura
+di gioja, che aveva empito in quel giorno i
+silenzii del giardino con lo squillante suo riso?
+Era quella mesta, la quale spargeva lacrime e
+fiori come sul sepolcro della propria anima, la
+giovinetta spensierata ch’egli aveva sentita tutta
+trepida e ardente palpitare tra le braccia? — Poi,
+a poco a poco, inavvertitamente era stato
+dallo stesso racconto preso, commosso, attristato;
+era discesa sul suo spirito, mentre Flavia
+narrava, una malinconia indefinibile, quasi un
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+senso di solitudine e di scoramento. In fine,
+quando Luisa affermò che la cugina amava
+sempre quel giovine pocanzi sconosciuto anche
+di nome, parve d’un tratto all’Imberido d’esser
+morso da un sordo sentimento d’ostilità, da
+un’antipatia aspra e profonda contro di lui.
+«Codesto indimenticabile sarà probabilmente
+un qualche uomo incolto e dozzinale,» egli
+pensò; e, come il suo dispetto si volse da
+questo all’inamorata, aggiunse sùbito, gittando
+a Flavia uno sguardo, pieno d’irrisione e quasi
+di sprezzo: «Degno di lei, senza dubbio.»
+</p>
+
+<p>
+Eran giunti alle prime case di Ceresolo, dove
+il sentiere si biforca, e una viuzza scende alla
+antichissima chiesa e al lago, mentre l’altra si
+dirige su tra i dirupi verso la borgata d’Arolo.
+Dovettero fare una sosta nell’oscurità per aspettare
+le due donne, ch’eran rimaste molto indietro
+e si udivan ridere da lontano nel silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Era discesa la notte; nel cielo, fitto di stelle,
+non appariva più che un debole chiarore, una
+sottil zona di luce verdognola all’estremo occidente.
+</p>
+
+<p>
+Poichè il pendìo declinava non molto ripido
+in un denso ammanto di robinie selvatiche, il
+Verbano, muto e vasto, era invisibile e dava
+l’idea d’un largo abisso spalancato tra le due
+discoste catene di monti. Si vedevan staccare,
+nerissimi su lo sfondo uniformemente bigio del
+paesaggio, i profili secchi delle case e quelli
+ondulati degli alberi più vicini.
+</p>
+
+<p>
+— Che bujo, — esclamò Flavia, con la voce
+un po’ tremula, avvicinandosi al giovine. — Ho
+quasi paura!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Di che, dunque? — egli chiese, ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Di tutto e di nulla. Mi han sempre fatto
+un senso strano le tenebre... Tu, Luisa, lo sai:
+io non ho mai potuto passar sola per una stanza
+oscura...
+</p>
+
+<p>
+E, con un gesto repentino, ella mise il suo
+braccio sotto quello dell’Imberido.
+</p>
+
+<p>
+Non dissero altro durante quell’aspettazione.
+Aurelio e Flavia, addossati al muro, stettero,
+quasi con l’animo sospeso, ad ascoltare i passi
+e le parole che s’avvicinavano lentamente;
+Luisa sedette su un macigno e incominciò a
+cantare con un filo di voce tenuissimo la romanza
+di Faust d’innanzi alla dimora di Margherita;
+poi, dopo poche note, anch’ella, attediata,
+si tacque.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? Che fate? Siete stanchi? — domandò
+donna Marta, trovandoli tutti e tre
+muti nelle tenebre. — E perchè questo silenzio?...
+</p>
+
+<p>
+Flavia si sciolse sollecitamente dal braccio
+d’Aurelio e corse incontro a sua madre, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Vi si aspettava per sapere se dobbiamo
+ritornare o se si procede fino alla chiesa.
+</p>
+
+<p>
+— Avanti! — ordinò la vecchia bruscamente.
+</p>
+
+<p>
+— Avanti, — ripetè la signora Boris con la
+sua voce melliflua da contralto.
+</p>
+
+<p>
+Discesero insieme nello stesso ordine di prima.
+</p>
+
+<p>
+La chiesa di Ceresolo siede sul colmo del
+promontorio che protegge dalle tramontane la
+piccola baja di Reno, a capo d’uno spiazzo da
+tempo immemorabile tappezzato d’alte erbe, recinto
+da un muricciuolo quasi diruto. E il tramite
+per giungervi corre in mezzo a due siepi
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+di sambuchi, così abbandonato anch’esso che
+l’erba e i muschi vi hanno liberamente messo
+radice tra gli apici della roccia. Così fitta
+era quivi l’oscurità e insidiosa l’ineguaglianza
+del terreno che Aurelio si volse più fiate ad
+avvertirne la nonna, la quale già protestava
+per la mancanza d’una lanterna. Fortunatamente
+il percorso era breve, ed essi usciron
+presto dall’ombra imprescrutabile in cui le siepi
+assai folte avvolgevano il sentiero.
+</p>
+
+<p>
+— Un po’ di riposo, adesso, — disse donna
+Marta, e si soffermò colta da una sùbita ambascia.
+</p>
+
+<p>
+Le due signore sedettero presso la chiesa
+sopra una pietra rettangolare che pareva il
+coperchio d’un antico sarcofago; il giovine, poi
+ch’ebbe accesa una sigaretta e scelto il punto
+d’onde la visuale era più spaziosa, si pose un
+po’ discosto a cavalcione sul muricciuolo; Flavia
+e Luisa, per iniziativa di questa, s’abbandonarono
+ridendo sul prato.
+</p>
+
+<p>
+Dopo qualche momento non s’udì più nella
+gran calma delle cose che il pispiglio ininterrotto
+delle due donne in un angolo dello spiazzo, così
+sommesso che si confondeva con quello degli
+insetti nelle campagne circostanti.
+</p>
+
+<p>
+— Canta, Luisa! — disse allora Flavia, cui
+le memorie avevano infuso una tenera mestizia.
+</p>
+
+<p>
+La bionda tosto accondiscese; e la sua voce
+fluida e forte si levò nel silenzio, come un zampillo
+d’acqua balza subitaneamente dalla sommità
+d’una fontana muta al girar della chiave.
+Cantò ella ancora una melodia del <i>Faust</i>, quella
+lenta e velata con cui s’apre la grande scena di
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+seduzione nel giardino di Margherita, al cader
+della notte:
+</p>
+
+<div class="poem">
+<p>
+<i>Laisse-moi contempler ton visage</i>....
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Poi, come s’avvide che tutti l’ascoltavano intenti,
+ella proseguì; e il suo canto divenne caldo
+e appassionato, a volte s’addolcì come un sospiro,
+a volte ascese squillante come un grido,
+espresse successivamente l’angosciosa gioja della
+rivelazione, un desìo irresistibile di possesso,
+una disperata tenerezza, una smania oscura e
+fatale d’abbandono e di voluttà.
+</p>
+
+<p>
+Nella strana disposizione di spirito in cui
+Aurelio si trovava alla fine d’una giornata per
+lui così diversa dalle altre, d’avanti a quei luoghi
+solitarii e misteriosi, tra i profumi snervanti
+ch’esalavano i prati e le acque, il canto di Luisa
+ebbe su lui un fascino nuovo e possente. Egli
+riconobbe la musica; ricordò le commozioni
+provate altra volta, udendola in un teatro;
+parvegli anche di riveder la scena rischiarata
+come da una luce lunare, e la tranquilla casetta
+tedesca mezza nascosta dal fogliame, e, in fondo,
+le due figure confuse insieme in un amplesso
+violento, al davanzale della bassa finestra cui
+la vergine s’era affacciata per mandare all’amante
+l’ultimo saluto. Fu, come già allo spettacolo
+reale, novamente sedotto e inebriato da
+quella magica finzione, alla quale l’arte dei
+suoni dava la sembianza di cosa più che vera,
+eternamente bella; e, nell’incoscienza della fascinazione,
+sentì sorgere e gonfiarsi dentro al
+cuore un desiderio folle d’amare, di gioire,
+d’obliar tutto in un gran sogno di felicità, di
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+giuncare con i fiori più preziosi della sua anima
+privilegiata il cammino della donna eletta, affinchè
+questa passando ignara li calpestasse.
+</p>
+
+<p>
+Quando Luisa si tacque dall’angolo dov’eran
+sedute le due signore vennero applausi e approvazioni
+alla cantatrice: era donna Marta che,
+suscitando l’ilarità della signora Boris, batteva
+calorosamente le mani e gridava a tutta possa:
+</p>
+
+<p>
+— Brava! Brava Luisa!... — con lo schietto,
+romoroso entusiasmo d’una bambina.
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido, come si scotesse da un letargo,
+si passò più volte le mani su gli occhi, stese
+neghittosamente le braccia, poi, facendo eco debolmente
+alle approvazioni dell’avola, balzò con
+un salto dal muricciuolo a terra.
+</p>
+
+<p>
+Nell’immenso silenzio s’udì suonar l’ora alle
+chiese lontane di Stresa e d’Intra: eran le nove
+e mezza. Un gran fuoco brillava su la vetta del
+Motterone, che pareva un vulcano; una profonda
+oscurità si stendeva in vece su tutti gli altri
+monti della riva opposta, fuorchè nelle borgate
+distese lungo il lago.
+</p>
+
+<p>
+— Si va? — chiese Flavia, alzandosi in piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo! — risposero insieme sua madre
+e donna Marta.
+</p>
+
+<p>
+Nel ritorno, all’inizio del sentier tenebroso,
+Flavia passò sùbito il braccio sotto quello d’Aurelio,
+e non si staccò più da lui che d’avanti
+alla porta del palazzo. Quivi si salutarono senza
+parlare, quasi commossi, stringendosi forte la
+mano.
+</p>
+
+<p>
+Quando il giovine si trovò solo nella sua stanza,
+una gioja pacata e serena lo prese d’improvviso,
+come una sensazione assai gradevole di
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+riposo dopo uno sforzo coronato da esito felice.
+Egli ristette qualche attimo sorridente e
+attonito nel bel mezzo della camera, col lume
+acceso in pugno; guardò il cumulo disordinato
+delle sue carte su la scrivania, e si compiacque,
+senza saper perchè, di sè medesimo, dell’opera
+sua, del suo destino che gli pareva aperto e
+chiaro come non mai. Nessun ricordo preciso
+di quel giorno era nella sua coscienza: egli non
+pensava nè a Flavia, nè al racconto del suo
+passato, nè al canto di Luisa, nè alla seduzione
+della musica amorosa; pensava vagamente a
+cose incerte e nebbiose, infinitamente piccole o
+infinitamente grandi, a tutto e a nulla. Si sentiva
+giovine, forte e sicuro; ed era lieto di
+vivere.
+</p>
+
+<p>
+D’un tratto si mosse. Depose il lume su la
+scrivania, come usava fare tutte le sere; si
+sprofondò nel suo seggiolone d’avanti a questa;
+prese risolutamente la penna, e stette un poco
+con la mano ferma, sospesa su la pagina incompiuta
+dell’opera sua. Un soffio tenue di vento,
+come una carezza fluida, entrava a intervalli
+dalla finestra, portando nella stanza un odore
+acutissimo di gelsomini.
+</p>
+
+<p>
+«Sono stanco,» egli pensò, senza stupore,
+senza rammarico: «scriverò meglio domattina.»
+</p>
+
+<p>
+Gittò la penna, si levò in piedi, e incominciò
+sùbito a spogliarsi.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p>
+
+<h2 id="cap6">VI.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Prime nebbie.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+— Via, conte, coraggio! Faccia un bel salto
+nel vuoto, — gridò Flavia giù, dal giardino, ad
+Aurelio ch’era apparso in quel punto al balconcino
+della sua camera, con un libro aperto nelle
+mani.
+</p>
+
+<p>
+Le due giovinette stavano in piedi, col viso
+levato verso di lui, tra due statue di ninfe seminude
+dai gesti raccolti e pudichi, d’avanti a un
+denso cespuglio d’ortensie tutto ornato da pallidi
+corimbi di fiori.
+</p>
+
+<p>
+— Io verrò a morire ai loro piedi, — rispose
+Aurelio per giuoco, sporgendo il corpo dalla
+ringhiera come per misurare con lo sguardo
+l’altezza.
+</p>
+
+<p>
+— No; noi lo riceveremo tra le nostre braccia, — disse
+audacemente la bionda; e scoppiò a
+rider forte, sbirciando la cugina che d’un tratto
+si fece seria e abbassò gli sguardi al suolo.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio sorrise e si ritrasse. Nel tepor blando
+della sera, l’anima gli si diffondeva nell’aria
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+con la respirazione. Il vespero estivo aveva una
+purità di cristallo; come una grande brage ardente
+sotto il cielo, il poggio rosseggiava; tutte
+le cose sottostanti, penetrate d’ombra, parevan
+sommerse in un terso liquido azzurro.
+</p>
+
+<p>
+Egli, ancor dubbioso su ciò che avrebbe fatto,
+venne presso la scrivania e vi lasciò cadere
+lentamente il libro che stava consultando. Il
+pensiero che Flavia era là ad aspettarlo gli
+metteva nel petto un palpito convulso. Provava,
+come sempre quando doveva andare incontro
+a lei, quasi una necessità di sosta, di riposo,
+di raccoglimento, prima di prendere una deliberazione;
+e rimaneva così, a lungo, con il corpo
+e il pensiero inerti quasi in attesa d’un impulso
+esteriore. «Devo andare? Devo rimanere?»
+si chiese alla fine; e parve a lui in quel
+momento che non solo le convenienze lo consigliassero
+a trattenersi nella sua camera, ma
+altresì la sua volontà e il suo desiderio.
+</p>
+
+<p>
+«Discendere?» egli pensò. «E perchè? Forse
+che mi diverte codesta compagnia? E non ho
+perduto già troppo tempo per causa loro? Dai
+primi di giugno non ho scritto che una decina
+di cartelle, e anche queste dovrò probabilmente
+rifare. Val dunque la pena ch’io ritardi il compimento
+dell’opera mia per quelle donne? No, no,
+io non discendo. Io non voglio discendere!»
+</p>
+
+<p>
+Si volse; e vide ancora dal balcone spalancato
+il poggio igneo ai riflessi del tramonto.
+Imaginò le fanciulle in basso, nel memore giardino,
+tra le due statue goffe, d’avanti ai frutici
+fioriti. Esse certamente l’aspettavano ancora,
+immobili al loro posto, e fors’anche, aspettandolo,
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+discorrevano di lui. Un’acuta curiosità lo
+punse: di sapere come potessero averlo giudicato
+quelle due ragazze frivole e astute; di conoscere
+il sentimento diverso ch’egli aveva suscitato
+in ciascuna di esse. Rivolse prima la
+sua attenzione a Luisa, poi la portò sùbito su
+Flavia, di cui si soffermò a indagare con più
+sottile arte il pensiero.
+</p>
+
+<p>
+Quella creatura così bella e così mesta gli
+ispirava un sentimento di fiducia e quasi di
+protezione, irresistibile. Appena da un mese l’aveva
+conosciuta; e solamente da una ventina
+di giorni egli aveva incominciato a vivere con
+lei in una certa domestichezza, qualche ora ogni
+giorno. Eppure, in così breve lasso di tempo,
+egli aveva già fatto un’abitudine della sua compagnia,
+e, quando gli mancava, ne sentiva come
+un rimpianto. Espansiva, ciarliera, propensa a
+parlar di sè stessa, Flavia a poco a poco gli
+aveva confidato le sue memorie, le sue speranze,
+i suoi crucci intimi. Ed egli, da prima
+indifferente e quasi ostile, aveva appreso a poco
+a poco ad ascoltarla con un certo piacere, a
+vivere nel ristretto mondo intimo di lei, senza
+provare angustie o insofferenze.
+</p>
+
+<p>
+Così, lentamente, cedendo per gradi insensibili
+alla seduzione di quei colloquii insidiosi,
+dopo avere accolto amabilmente le confidenze di
+Flavia, egli medesimo aveva anche incominciato
+ad aprirle un poco il suo mistero, a renderla in
+qualche modo partecipe de’ suoi pensieri e delle
+sue ambizioni. E, come s’era accorto ch’ella lo
+ascoltava con un’attenzione profonda, gli occhi
+fissi ne’ suoi immobilmente, e che spesso altresì
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+lo approvava con rapidi cenni del capo, aveva
+posto un’assidua cura nel mostrare a lei il suo
+valore, la larghezza della sua coltura, la forza
+del suo carattere, la sottilità del suo ingegno.
+E un orgoglio enorme gli aveva sollevato tutto
+l’essere, quando ella un giorno aveva detto con
+accento di convinzione a lui, che taceva stanco
+dopo un lungo discorso:
+</p>
+
+<p>
+— Ah, come la invidio, conte! A lei è riserbato
+certamente un alto destino. Ella possiede
+il segreto di dire le cose più astruse e complicate
+in una forma così limpida, così piana ch’io
+stessa, donna e ignorante come sono, riesco a
+intenderle e a persuadermene.
+</p>
+
+<p>
+Nessun elogio già mai, nessun augurio eragli
+parso più dolce, più veritiero, più incoraggiante.
+Ed egli ora, ritto presso la scrivania, ripensava
+a quelle parole e si gonfiava novamente d’orgoglio.
+</p>
+
+<p>
+Ma un’ansietà lo stringeva quanto più i minuti
+fuggivano. Lo urgeva un’inquietudine confusa,
+come un bisogno di movimento e di respiro
+libero, come un’impazienza che gli saliva su dal
+fondo del cuore e gli occupava, annebbiando,
+il cervello. Altre volte in quei giorni era stato
+assalito da una commozione simile; altre volte
+aveva dovuto d’un tratto, sotto la spinta misteriosa,
+interrompere il suo sereno lavoro, a mezzo
+d’un periodo che pure aveva già tutto concretato
+nella mente e avrebbe potuto compire in
+un attimo; altre volte, senza saper come nè
+perchè, s’era trovato fuori della sua camera,
+ramingo nel parco solitario o su la spiaggia,
+come alla ricerca di qualche cosa ignota!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+</p>
+
+<p>
+Aurelio lanciò uno sguardo in dietro verso il
+poggio: parvegli che il rossore al sommo fosse
+impallidito; parvegli che nel cielo qualche luce
+brillasse. Era un inganno questo, ma egli vide
+veramente qualche luce brillare nel cielo. — Quanto
+tempo era passato? Le due fanciulle
+l’aspettavano forse ancora in giardino? Imaginavano
+esse, — imaginava Flavia il motivo di
+quel lungo indugio?
+</p>
+
+<p>
+Il dubbio che questa, avendo dato al suo ritardo
+una causa diversa, potesse giudicarlo scortese
+o immemore di lei, l’accorò profondamente.
+Si sovvenne in quel punto d’esser rientrato
+senza salutare, senza pur rispondere con un
+rifiuto giustificato all’invito confidenziale; ebbe
+contro sè stesso un moto di rimprovero e di
+rabbia, vivissimo. Pensò: «Ora bisogna discendere,
+almeno per iscusarmi presso di loro.»
+</p>
+
+<p>
+E si mosse.
+</p>
+
+<p>
+Nel giardino non trovò nessuno: per un’istintiva
+curiosità, s’inoltrò fin nel mezzo dello spianato;
+volle riconoscere il luogo preciso dov’eran
+già le giovinette, tra le due ninfe marmoree,
+d’avanti al cespo florido d’ortensie; e qui lo ferì
+un profumo strano e complesso, indefinibile, che
+non poteva esser quello d’un fiore e gli sollevò
+il ricordo come d’un vago sentimento lontano.
+</p>
+
+<p>
+Dov’erano esse? Stanche d’aspettarlo, eran
+rientrate in casa? Eran uscite dal palazzo? Ritornò
+su i suoi passi; attraversò la grotta e il
+cortile senza incontrar nessuno. Aveva un bisogno
+smanioso di cercarle, di vederle, d’interrogarle;
+temeva sopra tutto che Flavia fosse
+indispettita contro di lui; pensava che, solamente
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+presentandosi in quella medesima sera, sarebbe
+riuscito a cancellare l’impressione sgradevole
+in lei lasciata.
+</p>
+
+<p>
+Come uscì sul rialto, la vide finalmente abbasso,
+presso le barche, in compagnia di Luisa.
+</p>
+
+<p>
+Entrambe gli sorrisero. Disse la bionda, accennandogli
+con la mano d’avvicinarsi:
+</p>
+
+<p>
+— Ci scusi: siamo discese senz’aspettarlo.....
+Venga! Venga giù! Noi andiamo a fare un giro
+sul lago.
+</p>
+
+<p>
+Egli discese verso di loro, sorridendo. E una
+mirabile mutazione avvenne nel suo interno,
+poichè i sospetti, che fino a quel minuto lo
+avevano oppresso, ora precipitavano all’imo,
+dileguavano, cedevano il luogo alla certezza salutare
+che nulla era ancor sòrto a turbare i suoi
+buoni rapporti con Flavia.
+</p>
+
+<p>
+Ella, curva fin quasi a terra, era occupata a
+sciogliere il nodo della fune che assicurava la
+lancia a un grosso anello confitto al suolo; ed
+essendo la fune un poco umida, la premeva
+inutilmente con le piccole mani, e s’affannava, e
+sbuffava, e s’accendeva nello sforzo vano. Tutto
+in essa, veramente, nell’atteggiamento del corpo
+e nell’espressione del viso, era fragile e infantile,
+e crebbe nel giovine quel sentimento di superiorità
+generosa, come di simpatia tutelante
+che provava sempre al cospetto di lei.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, mio Dio, non ci riesco! — mormorò
+Flavia, ergendosi con un moto lento, guardando
+con occhi impietositi le sue palme arrossate e
+graffiate dall’asperità della canapa. Poi soggiunse
+rivolta ad Aurelio, mostrandogliele: — Guardi
+le mie povere mani!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tenterò io, se permette: le mie sono meno
+gracili e meno belle, — egli disse, sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+Senza durar molta fatica, sciolse il nodo e
+porse il capo della fune alla fanciulla.
+</p>
+
+<p>
+Il lago era calmo, liscio come una lastra d’acciajo.
+Una luce incolore e bassa, la luce dei pigri
+crepuscoli estivi, si rifletteva sul piano delle
+acque, che parevan più chiare del cielo, e lasciava
+in un’ombra dilavata i fianchi selvosi delle
+montagne. Alcune grosse barche da trasporto,
+provenienti dal mercato d’Arona, spiccavan nere
+come ebano in alto lago; e i loro alberi, spogli
+di vela, disegnavan con le corde dell’antenna
+legate a poppa, immani triangoli sul chiarore.
+</p>
+
+<p>
+— Poveretti! — disse Flavia malinconicamente,
+osservando le barche quasi ferme. — È
+sabato, ed essi non hanno un fil di vento che li
+ajuti a ritornare a casa!
+</p>
+
+<p>
+— Non mi sembra il caso di compiangerli, — notò
+il giovine, tra serio e scherzoso: — il vento
+li ajuta già fin troppo; ed è bene in vece ch’essi
+esercitino anche un poco l’unica virtù che posseggono:
+la forza dei loro muscoli.
+</p>
+
+<p>
+— Vuole che andiamo a vederli da vicino? — chiese
+ella, come non avesse udito le parole
+di lui, fattasi d’un tratto ilare e vivace, grazie
+a quella sua speciale facilità di mutar pensieri,
+umore ed espressioni, la quale aveva già più
+volte stupefatto l’Imberido.
+</p>
+
+<p>
+E, senza aspettar risposta, si guardò intorno
+per il lido deserto con impazienza visibile.
+</p>
+
+<p>
+— Dov’è andata mia cugina?
+</p>
+
+<p>
+— Era con lei quando son disceso, non è
+vero? — domandò Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non si rammenta? È stata Luisa a chiamarla....
+Oh, eccola! La vede?
+</p>
+
+<p>
+La giovinetta correva rapidamente lungo il
+greto verso il piccolo arsenale, dove Ferdinando
+nella morta stagione occupava il suo tempo a
+costruire barche che poi in estate noleggiava
+ai villeggianti. I suoi capelli biondi s’erano in
+parte disciolti e si levavano a guisa di lingue
+ignee nel vento della corsa, sì che pareva in
+lontananza che la sua testa fiammeggiasse.
+</p>
+
+<p>
+— Luisa! Luisa! — chiamò Flavia a voce
+alta. — Dove corri? Non vieni?
+</p>
+
+<p>
+— Andate avanti piano! — ella rispose, senz’arrestarsi,
+volgendo a pena il capo per farsi intendere: — vado
+a prendere il sandalino. Vi
+raggiungo sùbito sùbito. Andate avanti!
+</p>
+
+<p>
+E disparve, valicando leggera il molo che proteggeva
+la darsena di Ferdinando.
+</p>
+
+<p>
+Flavia entrò risoluta nella lancia, dicendo al
+giovine:
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo noi soli!
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, per la lunga dimora fatta sul lago,
+era un forte ed espertissimo vogatore. La lancia,
+spinta da’ suoi colpi di remo, tagliò l’acqua velocemente,
+e s’avanzò diritta come una freccia
+verso una delle grandi barche al largo.
+</p>
+
+<p>
+Ambedue tacquero a lungo; ambedue avevan
+gli sguardi fissi nel vuoto, instancabilmente; ambedue
+parevano ascoltare ansiosi, quasi aspettando
+una qualche alta rivelazione dal gorgoglio
+sonoro delle ondette che si movevano intorno al
+legno.
+</p>
+
+<p>
+Un turbamento invincibile, misto di gioja e di
+confusione, teneva Aurelio, da che si trovava,
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+per un caso insperato e inaspettato, solo con
+Flavia su quel piccolo schifo perduto nelle acque,
+a quell’ora estrema del giorno, in quella luce
+moribonda. Provava un bisogno intenso di parlare;
+ma le parole, che gli si affollavano senza
+nesso alle labbra, erano impronunciabili. Sentiva
+un desiderio quasi doloroso di guardare la
+sua compagna, d’osservarla bene e lungamente
+nel viso; ma i suoi occhi non potevano staccarsi
+dalla banderuola azzurra che sventolava a poppa.
+Avrebbe voluto almeno provocare una sua parola,
+udirne il suono della voce; ma ella, come
+lui, pareva tenuta astratta e silenziosa da un
+incantesimo.
+</p>
+
+<p>
+— Luisa è comparsa? La vede? — chiese
+alfine Flavia con accento pigro, dispiacendole
+perfino di volgere indietro il capo, nello stato
+d’attonitaggine in cui era caduta.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio ebbe un sussulto: fissò un attimo interrogativamente
+la compagna, come non avesse
+compreso; poi diresse gli sguardi al villaggio,
+e parvegli di vedere agitarsi sul lago, d’innanzi
+all’arsenale, una piccola forma oscura. Era certamente
+Luisa che veniva a raggiungerli.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, la vedo: ella viene, — disse.
+</p>
+
+<p>
+— È ancora molto lontana?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, parecchio... Vuol forse che l’aspettiamo? — domandò
+con un’alterazione indefinibile nella
+voce e negli occhi.
+</p>
+
+<p>
+Ella rimase alquanto pensierosa, quasi incerta.
+Poi rispose bruscamente:
+</p>
+
+<p>
+— È inutile. Andiamo pure avanti. L’aspetteremo
+più tardi, laggiù!
+</p>
+
+<p>
+Ritacquero. Aurelio, grato in cuor suo a Flavia,
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+d’aver voluto prolungare il fascino di quell’assoluta
+solitudine tra le acque, riprese a vogare
+con lena anche più vigorosa, quasi cercasse di
+fuggire a un molesto inseguitore.
+</p>
+
+<p>
+Il Verbano sembrava allargarsi man mano
+ch’essi si scostavano dalla riva e l’ombra cresceva:
+sembrava dileguarsi in una illusoria
+lontananza, prolungarsi a mo’ d’un vasto e lento
+fiume livido che non avesse per gli occhi nè
+principio nè fine. E nell’anima del giovine, inclinata
+verso quell’unica presenza femminile
+come da un possente desiderio di consorzio,
+era una strana eccitazione sentimentale, ferveva
+come un incendio improvviso di tutte le sommità
+liriche. Due o tre volte il nome di lei salì
+alle labbra d’Aurelio, e fu a pena trattenuto
+dalla volontà. Due o tre volte i loro sguardi,
+ora errabondi, s’incontrarono, parvero per un
+istante interrogarsi, e si sfuggirono quasi intimiditi
+dalla loro reciproca audacia.
+</p>
+
+<p>
+— Eccoci! Si fermi! Si fermi! — ella gridò
+d’un tratto, allungando le mani verso quelle di
+lui per trattenergliele.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, un po’ sgomento dall’atto e dal grido,
+abbandonò tosto i remi, e si volse a riguardare,
+udendo dietro di sè un tonfo come di
+cosa greve che si tuffasse.
+</p>
+
+<p>
+Il navicello sorgeva prossimo a loro, con la
+sua massiccia e cupa mole uscente dal piano
+lacustre, alla quale l’alto albero e la stanga a
+poco a poco più larga del timone davano un
+aspetto fantasticamente geometrico contro l’estrema
+luce del crepuscolo. Ritto su la sponda
+del legno, un vecchio erculeo con le gambe
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+ignude, col torso mezzo ignudo, tutto ispido di
+peli grigiastri, moveva faticosamente, facendo
+tre passi a ritroso, il gran remo scabro che
+a ogni spinta mandava stridi e sibili come un
+cignale ferito. Di quando in quando s’arrestava,
+stanco o affannato, e abbandonava il remo per
+tergere con l’avambraccio il sudore che gli colava
+in copia dalla fronte bassa e rugosa.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio e Flavia stettero a osservare la sua
+manovra, intenti. L’uomo dall’alto, durante una
+sosta, fece loro un saluto rispettoso, togliendosi
+il cappello e agitandolo nell’aria. Entrambi
+risposero con la voce, augurandogli a un tempo
+la buona sera.
+</p>
+
+<p>
+— Poveretto! Come mi fa pena! — disse
+Flavia quasi tra sè, sinceramente commossa.
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido, benchè fosse attentissimo a quell’ombra
+nera che oscillava con la regolarità
+meccanica d’un ordigno, rimaneva affatto insensibile
+a quegli sforzi senili; e, udendo Flavia
+impietosirsi, senza volerlo sorrise.
+</p>
+
+<p>
+Allora ella si rivolse a lui e, penetrandogli
+in fondo agli occhi con uno sguardo grave di
+rimproveri:
+</p>
+
+<p>
+— Perché quel sorriso? — gli chiese.
+</p>
+
+<p>
+— Non so, veramente. Un’idea...
+</p>
+
+<p>
+— Ah, capisco! — fece ella, senza cessare
+di fissarlo, con accento d’irrisione. — Ricordo
+le sue parole là, su la spiaggia, ricordo anche
+altri suoi discorsi... Ella (credo per ismania di
+singolarità) s’è imposto lo scopo di conservarsi
+impassibile allo spettacolo delle sofferenze umane!...
+Come potrebbe dunque aver compassione
+d’un povero vecchio, che, non ostante la tarda
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+età, deve continuare senza una speranza di riposo
+quel lavoro da schiavo o da galeotto?
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, attonito, la guardò. Ella non aveva
+mai parlato così. Non aveva mai osato contradirlo.
+Altre volte, quando egli le aveva manifestato
+apertamente alcuna delle sue più crude
+idee sociali, era rimasta silenziosa ad ascoltarlo,
+se anche non aveva fatto cenno d’approvare.
+Ora da che proveniva quell’ardire, quel
+calore di principii, quella voglia nuova e improvvisa
+di discussione? E che significavano
+nella sua bocca i due epiteti di «schiavo» e
+di «galeotto», riferiti per ironia a quel rozzo
+essere ignaro, come per proclamarlo contro di
+lui uomo libero e suo pari? Chi le aveva suggerito
+le parole ribelli, che non potevano essere
+il frutto d’una semplice anima femminile? — Un
+dubbio attraversò fulmineo il pensiero d’Aurelio:
+quelle eran le idee dell’Altro, dell’Indimenticabile,
+dell’uomo a lui ignoto ch’ella aveva
+tanto amato un tempo e forse amava ancora nel
+segreto del suo cuore, disperatamente. Certo,
+certo così per analogia doveva ragionare in politica
+quel rètore dell’amore che, dopo averle
+infocata la fantasia con un’abile comedia di
+passione e d’entusiasmo, s’era da un giorno all’altro
+comodamente sottratto alle responsabilità
+assunte, ripudiando senza scrupoli ogni sua promessa,
+ogni suo giuramento, ogni suo impegno
+morale!
+</p>
+
+<p>
+Il giovine ebbe da questo dubbio una specie
+di gelosia, una specie di sordo furore vendicativo
+contro lo sconosciuto e per riflesso contro
+la fanciulla che aveva parlato come in suo
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+nome. Rispose dunque con la voce aspra, contenendosi
+a stento:
+</p>
+
+<p>
+— Signorina, quell’uomo non è soltanto immeritevole
+della mia compassione; ne è anche
+indegno. La fatica per lui non è un dolore; e
+le sue occupazioni, se pur sembran gravose,
+non son certo, anche considerate come semplice
+consumo di forze, paragonabili..., ad esempio,
+alle mie. Ed io non mi son mai compianto, nè
+so che altri mi abbia compianto mai. D’altra
+parte le sofferenze dell’infima umanità sono il
+risultato logico, necessario, anzi provvidenziale
+della concorrenza per la vita tra gli individui
+di nostra specie. Io non stimo dunque uomo
+sano, nè forte, nè ragionevole quello che non
+può assisterne allo spettacolo senza commuoversi
+e cedere a un sentimento di ribellione
+contro le leggi incommutabili dell’esistenza, che
+sono anche quelle del progresso.
+</p>
+
+<p>
+— Eppure, — ella insistette, — vi sono molti
+giovini còlti e d’ingegno quanto lei, i quali si
+sono imposto come un ideale la redenzione di
+quelle classi sofferenti, ch’ella chiama con disprezzo:
+l’infima umanità...
+</p>
+
+<p>
+— Quei giovini, — disse impetuosamente Aurelio,
+esagerando il suo pensiero, quasi avesse
+avuto l’Altro per avversario nella discussione, — quei
+giovini, se anche hanno ingegno e coltura
+come lei asserisce, van pur sempre considerati
+come imbecilli morali, perchè sono o ingenui o
+fiacchi o bugiardi. E il loro ideale per conseguenza
+non può essere che un’utopia, una scempiaggine
+sentimentale o un inganno.
+</p>
+
+<p>
+Flavia pareva che traesse dalla sua acredine
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+crescente una sorta di piacere maligno. Lo guardava
+fissamente, socchiudendo gli occhi alla
+maniera dei miopi, e aveva su la bocca un sorriso
+quasi impercettibile, come una lieve ombra
+agli angoli delle labbra che i denti di sotto
+continuamente mordevano.
+</p>
+
+<p>
+— Sentiamo dunque; — ella domandò ancora: — qual
+è, secondo lei, l’ideale vero, l’ideale
+sano e onesto, il suo, insomma...?
+</p>
+
+<p>
+— Ajutare l’opera fatale della Natura, senza
+pretendere di correggerla e di rivederla. Favorire,
+per quanto ci è dato, il progresso d’un tipo
+superiore nell’umanità, non curando la massa
+degli individui che la compongono.
+</p>
+
+<p>
+Confusa dalla concisione scientifica della formula,
+ella non potè ostinarsi nella sua ironica
+opposizione, e dovette tacere per un attimo,
+forse meditando un nuovo possibile attacco. In
+quel punto una voce si levò, inaspettata, dietro
+di loro.
+</p>
+
+<p>
+— Disturbo, forse?...
+</p>
+
+<p>
+Era Luisa, che nel frattempo li aveva raggiunti
+e, fermatasi per discrezione a qualche
+metro di distanza dalla lancia, li osservava con
+la sua solita aria di maliziosa penetrazione.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, sei tu, Luisa? — disse Flavia, volgendosi
+a lei con un atto brusco e inquieto. — Avvicìnati,
+dunque! Che fai?... Si parlava col
+conte di politica, figùrati!...
+</p>
+
+<p>
+— Di politica?! — ripeté la bionda, incredula,
+scoppiando a ridere.
+</p>
+
+<p>
+Quindi, con un gesto semplice, riprese nelle
+mani il remo a due pale, e si diresse verso la
+lancia. Era soffusa d’una tenue fiamma su le gote,
+e anche aveva l’espressione un poco alterata.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<p>
+Disse il giovine, mentr’ella s’avvicinava:
+</p>
+
+<p>
+— Sa, signorina Luisa? ho scoperto in sua
+cugina certe tendenze rivoluzionarie ch’ero ben
+lungi dal sospettare.
+</p>
+
+<p>
+— Eh, che vuole? — fece ella, spensieratamente. — Noi
+siamo tutte repubblicane..., almeno
+fin che troviamo un re che ci governi!
+</p>
+
+<p>
+La notte sopraggiungeva, placida notte senza
+nube, che un ricordo di sole e una promessa
+di luna inondavan di timide trasparenze glauche.
+Dalle convalli, rinfrescate dall’ombra precoce,
+qualche soffio d’aria incominciava ora a discendere
+verso il lago, che a tratti rabbrividiva e
+s’accapponava come epidermide delicata al solletico
+d’una piuma. Quasi tutte le grosse barche,
+che ne macchiavano il piano, erano state assorbite
+dall’oscurità. Solo il navicello più vicino si
+scorgeva ancora distintamente a una decina di
+metri innanzi, dove s’era fermato, e, nella speranza
+di raccogliere que’ soffii dispersi, aveva
+inalberata l’alta vela quadrangolare. Ma questa
+per il contrasto delle correnti non poteva gonfiarsi,
+e si udiva a intervalli sbattere con colpi
+secchi e reiterati, come applausi.
+</p>
+
+<p>
+Luisa s’accostò alla lancia fino ad afferrarne
+il bordo con la mano. Ella pareva molto nervosa,
+in uno stato d’irritazione allegra, di facile
+e spontanea mordacità. Pareva che nudrisse
+dentro un dispetto acidulo contro i due, che
+l’avevan lasciata sola in dietro. Specialmente
+contro Flavia ella si compiaceva d’incrudelire:
+sapeva trovar per lei parole piene di sottile veleno;
+sapeva cogliere nel discorso fatuo e vago
+ogni occasione propizia per rivolgerle allusioni
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+velate, che la facevano a volte impallidire, a
+volte arrossire fino alla radice dei capelli.
+</p>
+
+<p>
+Quando ritornarono, ella, senz’avvertire nè
+la cugina nè il giovine, si diede improvvisamente
+a vogare con tutte le sue forze come per
+una gara, e in pochi momenti, sopravanzandoli,
+scomparve alla loro vista nelle tenebre.
+</p>
+
+<p>
+— Luisa! — chiamò una volta Flavia, seccata.
+</p>
+
+<p>
+Poi, non ottenendo risposta alcuna, si volse
+ad Aurelio, che s’era lanciato a inseguirla, e
+gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Non so che abbia stasera quella sciocca!
+Sembra impazzita!... La lasci andare!... Non s’affatichi
+inutilmente!... Tanto, non la si perde....
+</p>
+
+<p>
+Rimasero, così, di nuovo soli, su la barca
+invisibile, in mezzo al lago deserto e bujo. Ma
+l’incanto primo era stato disperso, e la solitudine
+omai era vana. Persisteva tra loro un distacco,
+un sentimento di diffidenza e quasi d’ostilità,
+che la loro discussione aveva mosso e
+poi la presenza e i sarcasmi di Luisa avevano
+esacerbito. Erano omai due esseri distinti, separati,
+infusibili. E lo stesso silenzio, che prima
+li aveva accomunati, ora in vece li rendeva
+viepiù estranei l’uno per l’altra.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio pensava, considerando con occhio intento
+e freddo la sua compagna, muta e accigliata
+di fronte a lui: «Come è bassa e angusta
+codesta fronte! La sua intelligenza dev’esser
+chiusa in cerchii di ferro come una botte vuota.
+Costei non potrà mai avere un pensiero suo,
+che sia generato dal sangue suo, nudrito dall’ingegno
+suo, cresciuto e fortificato da una sua
+meditazione. Ella è andata raccattando fino a
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+oggi, dalle frivole letture e dalle conversazioni
+degli uomini che l’hanno avvicinata, un certo
+corredo d’idee frammentarie e d’opinioni sparse;
+e talvolta, ripetendole, se ne serve, ma esclusivamente
+a profitto del suo giuoco sentimentale;
+poichè un giuoco è quasi sempre la vita
+d’una donna, almeno fino al giorno in cui essa
+giocando diventa madre. In verità costei riserba
+tutta la sua indifferenza e fors’anche un poco
+di disprezzo alle occupazioni dell’intelletto; un
+lampo di convinzione, d’entusiasmo o di mera
+curiosità non ho mai visto illuminare il suo
+sguardo, quando ella parla di cose astratte o
+generali. Che cosa sono per lei gli altissimi voli
+e le maravigliose penetrazioni del pensiero contemporaneo?
+Che cosa, la scienza, l’arte, la filosofia?
+Che parte prende ella mai ai grandi rivolgimenti
+della società moderna? Con quale
+ansiosa sospension d’animo, con quali speranze
+o con quali timori scruta nell’avvenire il destino
+della sua razza? Ohimè, il suo mondo è così
+ristretto che, solo allargando le braccia, ella ne
+può toccare i confini! E al di là per lei è il
+mistero; peggio, è un mistero che non l’impensierisce
+e non l’attira!» Pensava: «Come, come
+ho potuto perdere il mio tempo in compagnia
+d’una creatura sì semplice e sì vana? Come
+ho potuto confidare a lei sia pure una minima
+parte del mio pensiero? Probabilmente, ella non
+m’ha mai ascoltato, quando m’approvava; ella
+ha finto di prestarmi orecchio e d’intendermi,
+soltanto per rendermisi piacevole, per tenermi
+vicino, per affascinarmi o per burlarsi di me.
+Come, come dunque non ho inteso sùbito il
+giuoco e non ho saputo sventarlo?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+</p>
+
+<p>
+— A che pensa? — ella chiese.
+</p>
+
+<p>
+— A nulla. Cioè.... a lei, signorina.
+</p>
+
+<p>
+Ella ridomandò:
+</p>
+
+<p>
+— A me? Male, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— No.... Perchè dovrei pensar male di lei?
+Nè bene nè male.
+</p>
+
+<p>
+Si guardarono un attimo, scrutandosi. Poi
+ciascuno parve di nuovo concentrarsi in sè
+stesso. D’improvviso Flavia scoppiò in una risata
+sonora.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio domandò, stupito:
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa è avvenuto? Perchè ride?
+</p>
+
+<p>
+— Ah, un ricordo! M’è tornato alla mente il
+nostro primo colloquio, quella sera, sul rialto.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene?
+</p>
+
+<p>
+— Sa che l’espressione della sua faccia, quando
+mi si è dichiarato nemico delle donne, è stata
+assai buffa? Io ho dovuto fare una gran forza
+su me stessa per rimaner seria....
+</p>
+
+<p>
+Aurelio ebbe un vivo sussulto, a queste parole.
+Esse in fatti parevano confermare le sue
+considerazioni, avvalorare il dubbio che la ragazza
+avesse sempre sostenuto una parte con
+lui, per farsene beffe. Egli lasciò per un istante
+i remi e disse, piano, con l’amarezza nella voce:
+</p>
+
+<p>
+— È strano! Nessuno certo l’avrebbe potuto
+sospettare! Si vede ch’ella sa fingere molto bene,
+signorina!
+</p>
+
+<p>
+Flavia tornò a ridere. Poi domandò:
+</p>
+
+<p>
+— Ora vorrei da lei una confessione; ma
+vorrei che me la facesse seriamente, con tutta
+la sincerità, senza riguardi per me o per il suo
+amor proprio.... M’intende?
+</p>
+
+<p>
+— Dica....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+</p>
+
+<p>
+— È ancora un nemico delle donne, lei?
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, che si sentiva corrodere da un
+sordo rancore e incitare come da una smania
+di vendetta, rispose forte, sfidandola con lo
+sguardo:
+</p>
+
+<p>
+— Schiettamente, più che non mai.
+</p>
+
+<p>
+La risposta era stata sincera, ma egli sùbito
+si pentì d’averla proferita. Per un’oscura divinazione
+imaginò l’effetto ch’essa avrebbe avuto in
+quel momento, dopo i loro discorsi, nell’anima di
+Flavia. E in mezzo alla sua momentanea avversione
+per lei, provò una specie di brivido interno,
+un brivido insieme di paura e di dolore,
+al pensiero d’aver reso irrimediabile il loro
+dissidio, d’aver distrutto in sè per tal mezzo ogni
+speranza di prossima conciliazione.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie di tanta franchezza! — esclamò
+Flavia, stringendosi nello scialle, distogliendo
+con un moto sdegnoso il suo sguardo da quello
+di lui.
+</p>
+
+<p>
+Su l’atto egli non trovò il modo di mitigare
+l’asprezza della frase, togliendole almeno ogni
+significazione personale; e, nella necessità di
+sopportarne tutte le conseguenze, riprese il remeggio
+in silenzio, con un’energia maggiore,
+come gli tardasse omai che la riva fosse raggiunta.
+</p>
+
+<p>
+La notte aveva già disteso il suo mantello
+bigio sul lago; la riviera di Piemonte scintillava
+di fiamme minute, in lunga fila; le creste
+più alte, quelle del Motterone e dello Zeda, si
+vedevan rischiarate dalla luna sorgente.
+</p>
+
+<p>
+Allora la malinconia lo assalì; uno scontento
+amaro di sè stesso e del mondo si levò dalle
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+profondità del suo spirito e vi si diffuse come
+una nebbia. Il ricordo del suo lavoro lento,
+interminabile, che da più giorni progrediva a
+pena tra difficoltà sempre crescenti; l’imagine
+dell’avola debole, decrepita, malata; la previsione
+d’una solitudine senza fine; il terrore d’un’esistenza
+diversa dal suo sogno, sacrificata alle
+necessità corporali, oppressa forse da un giogo
+ignobile; tutte le sue tristezze, tutte le sue paure
+gli passaron di nuovo a traverso la mente con
+una rapidità fulminea, a similitudine di spettri
+esili e confusi volanti verso una porta piena
+d’ombra. In vano egli tentò di ribellarsi a quella
+dominazione di fantasmi neri; in vano cercò in sè
+un pensiero gradevole, una speranza o un desiderio
+che potesse sottrarlo ad essi. Il proposito
+di rimettersi assiduamente al lavoro lo riempì di
+tedio e di freddo. L’imaginazione d’un possibile
+avvenire di gloria si trasformò subitamente
+in una visione certa di morte. — A che
+avrebber dunque servito i suoi studii, le sue
+fatiche, le sue opere? E che cosa avrebbe potuto
+fare egli, solo sconosciuto povero fiacco,
+contro l’onda immane dei preconcetti, degli appetiti,
+delle ambizioni d’una folla innumerevole?
+</p>
+
+<p>
+Egli era scoraggito, deluso, vinto; il suo sogno
+sfumava; la sua vita non aveva più scopo;
+egli si vedeva fuggito da tutti, dannato a un
+isolamento perenne tra uomini nemici o estranei
+a lui. Chi dunque lo amava? Chi lo avrebbe
+soccorso, malato o miserabile, quando la nonna
+sua fosse scomparsa? E a che farmaco miracoloso
+avrebbe egli chiesto la forza nuova per
+tollerare un’esistenza simile a un esilio?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alcune parole disperate risonarono dentro di
+lui, acute come un grido: «Mio Dio, come mi
+sento stanco di vivere!» Esse gli eran misteriosamente
+scaturite dalle viscere profonde, ed
+egli le aveva pensate senz’averne coscienza,
+come inconsapevole le avrebbe urlate al silenzio
+in un momento di supremo abbandono. Non
+l’anima sua le aveva suggerite; aveva parlato
+in lui l’oscuro Genio della Specie; e la vana
+invocazione non era se non una delle innumeri
+espressioni di lamento delle creature che si
+senton sole e sterili e inutili, il grido d’angoscia
+che la tirannica Natura strappa a queste,
+reclamando le vite del domani in pericolo di
+non essere.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio guardò istintivamente la sua compagna.
+Ella s’era levata d’improvviso in piedi e
+fissava con intensità un punto lontano d’avanti
+a sè. Il suo corpo svelto ed eretto, con le braccia
+un poco allargate nello sforzo di tener fermo
+il governo del legno, si disegnava sul piano
+cupamente glauco delle acque e pareva ingigantito.
+Una trepidazione continua rendeva incerte
+le linee di quell’alta figura gorgónea, cui
+il vento della corsa agitava i capelli alquanto
+scomposti e le pieghe ampie della veste. E partiva
+dal suo sguardo vitreo e fosforescente un
+bagliore magnetico, qualche cosa insieme di
+procace e d’imperioso, come una sfida, come un
+invito muto e fatale al giovine che lo scrutava.
+«Io ti potrei soccorrere,» gli dicevan quegli
+occhi che non lo guardavano. «Io ti potrei
+amare. Io ti veglierei malato e seguirei fedele
+i tuoi passi nell’esilio. Io, io sola saprei trovare
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+il farmaco che tu cerchi e te lo porgerei con
+queste mani carezzevoli in una coppa illibata.
+Ma tu dovrai esser mio, appartenermi tutto,
+struggerti tutto tra le mie braccia, esser per
+me lo schiavo che lavora e che mi nutre col
+profitto del suo lavoro. Che mi fanno le tue
+ambizioni? Che mi fa il tuo sogno? Io non vedo
+in te che l’uomo predestinato a generare i miei
+figli e a rendermi agevole e dolce la vita.»
+</p>
+
+<p>
+E Aurelio, leggendo in quegli occhi le parole
+dell’Incantesimo, pensava al corso degli anni
+venturi, a sè medesimo legato ai polsi da una
+catena ferrea con quella creatura mediocre e
+assorbente, pensava alla povera casa sempre
+sudicia, romorosa, devastata dalla barbarie infantile,
+ingombra forse di ribelli, forse d’indegni,
+forse d’intrusi. E poichè le parole avevan pur
+sempre su lui un fascino irresistibile, simile
+all’attrazione vertiginosa che sale dagli abissi,
+egli andava ripetendo a sè stesso: «Diffida e
+guàrdati! Non credere! Non illuderti! Ella non
+ti amerà mai; ella non accetterà mai di dividere
+la tua sorte malinconica! Per lei, come per tutti
+gli altri, tu non sei che un estraneo.» Ma questi
+pensieri, ben lungi da confortarlo, aggravavano
+in vece il suo scoramento, rendevan più vasto
+e più squallido il deserto intorno alla sua solitudine.
+</p>
+
+<p>
+— Osservi! — disse Flavia d’un tratto, sempre
+ritta e attenta, accennando con la mano un
+punto dietro le spalle di lui. — Che c’è laggiù?
+Che cosa sono quei lumi? Osservi!
+</p>
+
+<p>
+Aurelio si volse.
+</p>
+
+<p>
+Un’ombra densa premeva sul villaggio, ormai
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+non molto lontano. In quell’ombra la spiaggia
+e gli abituri erano invisibili, e soltanto le poche
+case intonicate si distinguevano a pena, come
+pallori incerti. Presso la chiesa, raccolte in
+gruppo, molte fiammelle tremolavano, acute e
+distinte, diffondendo in torno un’aureola rossastra.
+</p>
+
+<p>
+— Che sarà? — ella ridomandò, attonita,
+volgendosi al giovine.
+</p>
+
+<p>
+— Forse un funerale.
+</p>
+
+<p>
+— A quest’ora?
+</p>
+
+<p>
+— Forse una funzione... Certo: è una funzione.
+Non vede? Si muove.
+</p>
+
+<p>
+Le fiammelle in fatti si movevano. Fu dapprima
+un’agitazione disordinata, come un incrociarsi
+rapido e confuso di tutte quelle luci
+in un piccolo spazio; poi alcune di esse si
+staccarono dal gruppo e discesero fantasticamente,
+ondulando e sussultando, la scala del
+tempio. Le altre seguirono a poco a poco,
+mentre quelle prime, disposte in ischiera, s’allontanavano,
+e ben presto una lunga processione
+di fiamme doppie si sviluppò serpeggiante per
+l’oscurità del piazzale.
+</p>
+
+<p>
+Allora Aurelio s’accorse che una campana
+rintoccava.
+</p>
+
+<p>
+— Sente? — egli disse a Flavia. — Che
+squilli lenti, lugubri...
+</p>
+
+<p>
+— È un’agonia, senza dubbio. Qualcuno muore
+laggiù, e quelle torce seguono il Viatico!
+</p>
+
+<p>
+Ella aggiunse dopo una pausa:
+</p>
+
+<p>
+— Mio Dio, che tristezza! — e si lasciò ricadere
+su i cuscini come morta di fatica.
+</p>
+
+<p>
+«Che tristezza! Che tristezza!» ripeté l’anima
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+del giovine, facendo eco. E il ricordo
+della nonna, della sola persona ch’egli amava
+e dalla quale era amato, risorse vivido, risplendette
+come una stella solitaria sul cielo opaco
+della sua mestizia. Un’onda di tenerezza impetuosa
+gli gonfiò il petto a quel ricordo sòrto per una
+secreta associazion d’idee dopo la funebre visione;
+tutte le fibre del suo cuore vibrarono
+concordemente al sacro nome di Madre. Oh,
+era quello l’essere caro, l’essere indimenticabile,
+a cui egli era legato da un’intera vita di solidarietà;
+era quella la creatura di consolazione,
+di conforto, d’infinita benevolenza sul seno della
+quale avrebbe potuto senza viltà e senza pericolo
+riposare il capo stanco.
+</p>
+
+<p>
+Un desiderio ansioso lo prese: di correre a
+lei, di stringerla tra le braccia, di coprirne di
+baci il povero volto cereo, vizzo, emaciato. Tutta
+la sua affettuosità, sempre oppressa da un pertinace
+proposito d’indifferenza, si slanciò in
+quel momento di debolezza sentimentale verso
+colei ch’era stata la sua vera madre, verso
+colei ch’egli aveva appreso ad amare ne’ suoi
+giorni più tenebrosi.
+</p>
+
+<p>
+«Oh, mamma! mamma!...»
+</p>
+
+<p>
+Come un bambino smarrito egli invocava
+l’assente, ripetendone il nome nel pensiero. E
+i rintocchi, che udiva battere ostinati dietro le
+spalle, gli infondevano una temenza oscura, quasi
+il presentimento d’una notizia triste che l’aspettava
+insidiosa là su la spiaggia.
+</p>
+
+<p>
+Disse Flavia, osservando sempre intenta il
+corteo delle fiaccole:
+</p>
+
+<p>
+— Passano ora il ponte; vanno verso Ceresolo.
+Chi sa dove abita il moribondo?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+</p>
+
+<p>
+Soggiunse poi con la voce più fioca, come
+parlasse tra sè:
+</p>
+
+<p>
+— La morte! Ecco ciò che tutti ci uguaglia!...
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, alzando gli occhi verso la fanciulla,
+ebbe un fremito profondo. Quelle parole precisavano
+la causa del suo sgomento. Oh sì, era
+la Morte ch’egli temeva; era il fantasma della
+Morte che projettava una prolissa ombra nera
+nella sua mente. La Morte poteva da un momento
+all’altro precipitarsi di nuovo nella sua
+casa, cui aveva già tanto devastata, e annientare
+in un colpo tutto il suo bene. Sua nonna
+era per essa una facile preda, una vittima
+pronta; bastava un debole soffio perchè si spegnesse
+la fiamma di quell’esistenza, che ogni
+giorno più si vedeva infievolire e attenuarsi,
+consunta dall’età e dal male. Egli non avrebbe
+potuto far nulla per contendere alla Distruzione
+la vita della sua cara; egli, quando fosse
+scoccata l’ora fatale, avrebbe dovuto assistere
+impotente spettatore al lugubre dramma, che
+gli toglieva senza colpa e senza ragione l’ultimo
+conforto. — Ma che sarebbe poi stato di
+lui? E come, solo, avrebbe vissuto nella casa
+squallida e severa, che le imagini de’ suoi
+maggiori, appese alle pareti, rendevan simile a
+una critta foderata di lapidi?
+</p>
+
+<p>
+Gli occhi di Flavia parvero leggergli nel
+pensiero e rispondere alle sue domande angosciose.
+Fissi su lui, intorbiditi come da un
+velo di pietà e di tristezza, essi ricantavano
+ora più forte il poema della seduzione, essi
+ripetevan con maggiore eloquenza il dolce invito
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+alla Gioja! «Perchè t’affliggi, giovine?»
+dicevano quegli occhi di donna: «Perchè non
+domandi alla vita quel bene, quell’unico bene
+ch’essa largisce liberalmente a tutti i nati?
+Guardami: io son colei che potrebbe confortarti
+nella sventura; io son colei che potrebbe prendere
+il posto di quella che sta per lasciarti.
+Amami, sacrificami il tuo inutile orgoglio, ed
+io ti allieterò la casa squallida e severa con
+la mia beltà e la mia giovinezza.»
+</p>
+
+<p>
+Sotto quegli sguardi armoniosi come un canto,
+la confusione del giovine crebbe, si trasformò,
+divenne un’ebrezza tenera e imaginosa, una
+specie di spasimo spirituale, misto di temenza
+e di gaudio. Egli sentiva il cuore gonfio e
+convulso, sentiva affluire a fiotti il sangue al
+cervello, sentiva l’anima ammorbidirsi e sciogliersi
+come fusa da un calore supremo. L’angosciosa
+mobilità del suo pensiero s’acquetava;
+pareva che tutto il suo mondo interiore si dissolvesse
+in guisa di nebbia e vanisse rapidamente,
+disperso da una raffica, nelle profondità
+d’un cielo oscuro come quello che si schiudeva
+sopra il suo capo. Alcune frasi liriche, inaspettate,
+si abbozzavano a intervalli nella sua
+mente, illuminandola con la fugacità frenetica
+di lampi: «Oh, dimenticare tutto, tutto,
+tutto... Fuggire lontano, molto lontano dagli
+uomini in un paese vergine, selvaggio, primaverile...
+Esser solo, forte e libero in cospetto
+della Bellezza... Amare, inebriarsi d’amore, vivere
+e morire in un’estasi sublime senza pensieri,
+senza rimpianti, senza dolore...» Era il
+gran Sogno che incominciava, il Sogno dell’eterna
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+passione umana. Era un desiderio fatale
+d’integrazione, di struggimento, di creazione
+che lo accendeva, ch’esaltava la sua anima
+per modo che ogni imagine vi si riproduceva
+alterata sotto forma di poesia. E i frammenti
+del carme immortale continuavano a succedersi
+dentro di lui, abbaglianti e sonori, sempre più
+tenebrosi e sempre più incantevoli, spontanee
+polle d’Arte scaturite dai più densi misteri della
+Vita.
+</p>
+
+<p>
+Gli passava da presso la Felicità, ed egli udiva
+bene nel silenzio della notte il rombo delle
+sue ali; egli sentiva l’aria scossa e turbata
+dall’eterna Chimera proteiforme, dietro a cui
+gli uomini volan travolti, come foglie nel vento
+d’un traino impetuoso.
+</p>
+
+<p>
+— Rallenti, ci siamo, — disse Flavia con la
+voce spenta.
+</p>
+
+<p>
+Quando ebber lasciata la barca, Aurelio,
+quasi dimentico di lei, ascese solo in corsa la
+spiaggia verso il palazzo. Si vedevano ancora
+tra i fusti sottili dei salici e dei gàttici tremolare
+sinistramente le fiamme della processione,
+che s’allontanava salmodiando verso Ceresolo.
+</p>
+
+<p>
+Sul rialto eran sedute, in aspettazione di
+Flavia, la signora Boris e Luisa.
+</p>
+
+<p>
+— La mamma? — chiese Aurelio, trafelato
+dalla corsa, senza lasciarle parlare.
+</p>
+
+<p>
+— È rientrata, sarà una mezz’ora, — rispose
+la signora Boris: — non si sentiva bene..
+</p>
+
+<p>
+«Lo sapevo! Lo sapevo!» gridò una voce
+nel cuore del giovine. Ed egli, senza salutare,
+si volse, attraversò velocemente il cortile, salì
+gli scalini a due a due tra le tenebre, si trovò
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+con il respiro strozzato dall’affanno d’avanti alla
+porta della camera di sua nonna.
+</p>
+
+<p>
+Aperse, dopo una breve pausa.
+</p>
+
+<p>
+La stanza era avvolta in una penombra
+bronzea e oscillante. Il gran letto pareva nel
+mezzo un catafalco funebre, alto com’era e
+senza sporgenze nè a capo nè a piedi; e in
+torno era un vuoto di squallore. Sul comodino
+una candela tutta consunta mandava fumigando
+gli ultimi bagliori a scatti, come palpiti d’anima
+moribonda.
+</p>
+
+<p>
+Su le prime Aurelio credette che donna
+Marta fosse già discesa, dimenticando di spegnere
+il lume. Poi, d’improvviso, egli la vide
+là distesa, supina sul letto, ancor tutta vestita
+e con gli occhi chiusi, forse assopita, forse svenuta,
+forse forse...!
+</p>
+
+<p>
+Gittò un’esclamazione rauca, congiungendo
+le mani in atto di stupore e quasi di preghiera.
+Si precipitò verso di lei, mormorando tra i
+singhiozzi:
+</p>
+
+<p>
+— Mamma! Mamma! Mamma!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span></p>
+
+<h2 id="cap7">VII.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Al bivio.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Era l’ora più calda del giorno.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio aveva esplorato i sentieri che corrono
+su la collina tra Cerro e Laveno, quei sentieri
+a pena praticabili che, già un tempo comodi e
+spaziosi, servirono ai soldati d’Austria per salire
+al forte, piantato su la vetta e ora interamente
+distrutto.
+</p>
+
+<p>
+L’altura recava ancora le tracce del vandalismo
+militare, che per lungo periodo vi aveva
+regnato: nessuna coltivazione su quel pendìo
+dolce e terrigno dove sarebber potuti prosperare
+al bacio d’un sole benefico le viti e i frumenti;
+allignavano in vece tra l’intrico delle
+viottole sabbiose, l’erbe e gli arbusti selvatici,
+cespugli di ginepro e di timo, ciuffi di ginestre,
+folti tappeti di muschio e di menta, spandendo in
+torno l’odore aspro e aromatico delle altitudini
+alpestri. Non una macchia d’alberi d’alto fusto
+sorgeva a perdita d’occhio su i fianchi del colle
+arcigno, a romperne con l’ombra la radura solatìa:
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+così gli antichi dominatori lo avevan voluto
+nudo e libero, come una rocca, contro le
+insidie nemiche. Solamente in alto, presso la
+sommità, una novella vegetazione di castagni era
+da pochi anni cresciuta, e ondeggiava docile al
+vento su i ruderi della trista tirannide straniera.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver girovagato a lungo e senza scopo
+per la collina, Aurelio Imberido, oppresso dalla
+caldura, s’era rifugiato al rezzo tenue di quella
+selva adolescente, in un punto pittoresco di fronte
+al lago. Ora immobile e distratto, con gli occhi
+smarriti nella luce, riposava il corpo affaticato,
+steso su l’erba come sopra un giaciglio.
+</p>
+
+<p>
+Da qualche giorno quella era la sua vita: i
+luoghi circostanti non avevan più segreti per
+lui; egli aveva percorso ogni sentiere, era penetrato
+nel più fitto delle boscaglie, aveva scoperto
+le vallucce più nascoste, asceso i pendii
+più ripidi, superato i passi più ardui. Un bisogno
+istintivo di moto, di distrazione, di stordimento
+lo spingeva all’aperto appena si trovava solo,
+d’avanti al suo lavoro divenutogli omai più che
+impossibile, intollerabile. Qualunque sforzo della
+volontà, qualunque freno della ragione rimanevano
+irriti contro l’inquietudine che ferveva
+nelle profondità del suo essere. Egli doveva uscire
+di casa e camminare; egli doveva fuggire sè
+stesso per ritrovarsi a ogni sosta, a ogni svolta
+della via e riprender da capo disperatamente
+la sua inutile fuga.
+</p>
+
+<p>
+In quei giorni le relazioni tra le due famiglie
+in palazzo eran divenute più strette e più cordiali;
+omai si poteva dire che donna Marta e le
+signore Boris vivessero in una specie di comunione
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+familiare, ritrovandosi sùbito dopo i pasti,
+facendo le medesime passeggiate, trascorrendo
+insieme i pomeriggi più caldi nella frescura del
+cortile o in giardino al rezzo della pineta, e le
+lunghe serate sul rialto in vista del lago e del
+tramonto. Aurelio non era sempre in compagnia
+delle donne. Pareva anzi che cercasse di
+sfuggirle, di sottrarsi ai loro inviti, di tenersi
+estraneo più che poteva a qualunque maggiore
+intrinsechezza con le vicine. Ogni sera però regolarmente
+compariva sul rialto e rimaneva a
+conversare con esse fino al momento in cui
+tutte si ritiravano nei loro appartamenti.
+</p>
+
+<p>
+Le gite in barca s’eran ripetute soltanto per
+due volte, prendendovi parte anche le madri,
+e poi, interrotte da una giornata piovosa, non
+erano state più riprese; si eran fatte in vece alcune
+brevi passeggiate a Ceresolo, verso il Fortino
+o verso Mombello, ma ben presto si era dovuto
+rinunciare anche a queste per la salute di
+donna Marta, afflitta in quei giorni da una recrudescenza
+oscura de’ suoi mali. Si passavan dunque
+i lenti vesperi estivi invariabilmente d’avanti al
+palazzo, come nei primi tempi, le giovini distese
+su l’erba dello scalere e le madri sedute
+nelle loro poltroncine sul piano del rialto; e
+l’abitudine di quel ritrovo e l’immobilità prolungata
+rendevan ciarliere le quattro donne,
+favorivano il fluido e vano chiacchiericcio femminile,
+lasciando il giovine muto e come dimenticato
+nel suo angolo a contemplare con
+occhi spenti l’immutabile paesaggio e a ruminare
+dentro di sè propositi vani di liberazione.
+</p>
+
+<p>
+Egli sedeva di solito su la lastra di granito
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+infissa nel muro, dietro le due signore; qualche
+volta, per incitazione di donna Marta, discendeva
+fin sul margine dello scalere, e si collocava
+sempre a fianco di Luisa, deliberatamente. Tra
+lui e Flavia, dopo la loro gita in barca, pareva
+che per ragioni occulte fosse scoppiato un sordo
+contrasto, un dissidio profondo delle anime che
+li teneva lontani, inconciliabili, sdegnosi o paurosi
+d’un avvicinamento. In quei convegni crepuscolari,
+essi non si rivolgevan mai direttamente
+la parola se non costretti dalla necessità; non
+si fissavan mai negli occhi, o almeno ciascuno
+dei due cessava di guardar l’altro appena i loro
+sguardi s’incontravano; non si stringevan mai
+la mano per saluto nè all’arrivo nè alla separazione.
+Il contegno gelido e quasi ostile di
+Flavia era certo per Aurelio una tortura senza
+nome; ma, nei momenti di riflessione, egli lo
+sapeva intendere e giustificare con il suo stesso
+contegno altrettanto freddo e sostenuto. Ciò
+che più l’angustiava e l’irritava era in vece la
+loquacità spontanea di lei, la facilità con la
+quale ella prendeva parte alla scipita conversazione
+generale, la festività imperturbabile delle
+sue parole e de’ suoi atteggiamenti. Questo egli
+non sapeva comprendere; questo non sapeva
+scusare: questo offuscava costantemente la sua
+ragione, come un’offesa brutale e ingiusta ch’ella
+ogni sera gli lanciasse in viso.
+</p>
+
+<p>
+Quando si trovava solo nella sua camera già
+occupata dalla notte, la ribellione del suo spirito
+prorompeva alfine senza ritegno. Egli sentiva
+crescere il suo dispetto contro Flavia e crescere
+la sua umiliazione per la passività colpevole con
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+cui si prestava a quel martirio quotidiano; sentiva
+che un atto d’energia si richiedeva senz’indugio
+per distruggere il fascino maligno che
+lo dominava e riconquistare l’indipendenza e la
+serenità necessarie al suo lavoro. Non gli pareva
+ormai più possibile di continuare una vita
+simile; ed egli, come i giorni passavano senza
+rimedio, si rivoltava contro sè medesimo, ricercava
+dentro, con una smania puerile, le cause
+di quella sua nuova debolezza, i motivi d’un
+turbamento così grave delle sue facoltà.
+</p>
+
+<p>
+Una ripugnanza suprema gli si levava dalle
+radici dell’essere, al solo pensiero ch’egli potesse
+amare quella creatura frivola e sdegnosa; che
+dovesse un giorno invocare da lei la pace perduta,
+la forza di sopportare un’esistenza affatto
+diversa dal suo sogno. — No, non l’amava, non
+l’avrebbe mai amata. Volgendo ora a Flavia il
+fuoco della sua mente, provava egli forse un
+movimento di simpatia intellettuale o morale
+per lei, un fremito passaggero di tenerezza, il
+più tenero desiderio di sensualità? No, non provava
+nulla di tutto ciò; egli si sentiva il cuore
+arido e gelato come non mai. La sua inerzia dolorosa
+doveva aver dunque ben altre origini; ma
+quali, quali? — Nel più forte dell’incertezza, per
+allontanarsi vie più dall’ipotesi temuta, egli
+s’indugiava allora a esaminare con maggior
+pacatezza lo stato delle cose e dell’anima sua, a
+indagare dentro e fuori di sè tutte le cause possibili
+del male ond’era afflitto; e a mano a mano
+riusciva a illudersi con le più umili supposizioni,
+ora riversandone la colpa su la nonna che insisteva
+per volerlo trascinare con sè, ora imaginando
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+un’infermità del suo sistema nervoso che
+l’assiduo studio e l’intensità delle concezioni dovevano
+avere affranto e debilitato.
+</p>
+
+<p>
+Esaurita l’indagine, gli pareva d’esser calmo
+e libero d’ogni timore: voleva coricarsi e dormire,
+ma un impulso cieco lo spingeva d’un
+tratto verso il balcone, dov’egli rimaneva lungamente
+immobile e ritto nell’oscurità, ad ascoltare
+commosso il gorgoglio delle acque nel
+giardino o il grido querulo dei gufi nelle altitudini
+della pineta.
+</p>
+
+<p>
+Oh, quelle notti tepide, senza luna, che abissi
+riflettevano nell’anima del giovine, china per la
+prima volta su gli abissi sacri del Divenire! Il
+cielo fecondo, scintillante d’astri, talvolta a pena
+attraversato da un’ala di nebbie, spiegava sul
+suo capo un poema di gioja e di passione; la
+campagna muta e nera spingeva verso di lui un
+profumo inebriante di fiori e di resine, il vasto
+alito della vegetazione in atto di crescere e di
+moltiplicarsi; il vento, che a tratti esagitava le
+tenebre, gli accarezzava la fronte, gli mormorava
+all’orecchio parole divine, rotti sospiri, gridi
+giubilanti, tutta la sublime sinfonia della Voluttà
+che il mistero delle notti protegge e consacra. In
+quel viluppo d’apparenze incantevoli egli a grado
+a grado s’obliava, si semplificava, smarriva ogni
+facoltà di critica e d’analisi, ogni vanità e ogni
+timore: si sarebbe detto che l’essere primordiale
+e selvatico si risvegliasse in lui, uscisse
+libero, fresco, infantile dalla spoglia artificiale
+che l’opprimeva. E questo essere si sentiva languire
+nella solitudine, spasimava di desiderio,
+agognava febbrilmente a utilizzare la sua fugace
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+giovinezza, a crescere, a fiorire, a concedersi
+e a possedere, in un immenso slancio verso la
+felicità che integra e che crea. E l’imagine di
+Flavia, della Donna conosciuta e vicina, gli si
+levava nel pensiero, sorgeva alta e fulgida come
+un sole nel cielo del suo Destino.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’incanto dell’Ombra e del Silenzio finiva:
+sopraggiungevan la stanchezza, lo snervamento,
+il bisogno fisico di mobilità e di luce. Il giovine
+si scoteva, si ritirava dal balcone, rientrava
+nella camera a passi incerti, con gli occhi
+umidi e tardi, con il cuore oppresso come da un
+peso immane. E il noto ordine dei mobili, la
+rossastra fiamma della candela, la tavola coperta
+di libri e di fogli dissipavan gli ultimi
+residui del sogno inutile, richiamandolo tosto
+all’amara realità della sua vita, alla consapevolezza
+del suo triste ideale, de’ suoi rimpianti,
+de’ suoi vani propositi di liberazione e di lavoro.
+Egli, affranto e disperato, si gittava sul letto e
+invocava dal sonno, dall’unico consolatore dei
+deboli e degli inetti, il riposo d’un’ora, l’oblìo
+mortale di sè stesso e del mondo.
+</p>
+
+<p>
+Così i giorni succedevano ai giorni senza
+rimedio, senza novità, senza mutamenti; e luglio
+in tanto era venuto e inoltrava, un luglio torrido
+e polveroso, essiccato da un chiarore feroce,
+petrificato dall’assidua bonaccia dell’aria e dell’acqua,
+immobili come cristalli.
+</p>
+
+<p>
+A rompere la torbida monotonia di questo
+periodo, un dubbio nuovo e inatteso era piombato
+d’improvviso la sera innanzi nell’anima
+dell’inerte, scotendone la volontà, svegliandone
+la coscienza, illuminandone la ragione. Non era
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+stato che un attimo, un lampo, uno di quei bagliori
+fuggevoli che incendiano per poco l’oscurità
+e si spengono; ma in quell’attimo la latebra
+d’un’altra anima s’era svelata a’ suoi sensi, e un
+dubbio era sòrto, il dubbio dolce e tremendo d’una
+grande cosa ch’egli non aveva avuto il tempo
+di desiderare, prima di conoscere e di temere.
+Aveva forse traveduto? Era stata un’illusione?
+era stato un inganno o un giuoco? Non importava.
+La cosa era possibile, se anche non
+certa. E la sola possibilità valeva per lui, che
+non aveva saputo presupporla, quanto una rivelazione.
+</p>
+
+<p>
+La sera innanzi donna Marta, assalita durante
+il pranzo da uno de’ suoi più fieri accessi
+d’asma, non s’era potuta presentare al solito
+convegno vespertino d’avanti al palazzo. Dopo
+esser rimasto per una lunga ora ad assisterla
+e a confortarla durante il parossismo della crise,
+Aurelio l’aveva lasciata in custodia di Camilla
+ed era disceso, per volontà della nonna stessa,
+a giustificare presso le vicine l’assenza di lei.
+Le signore Boris, consigliate dall’insolita caldura
+del tramonto o stanche forse d’aspettare,
+avevano abbandonato il luogo di ritrovo per
+fare un breve giro in barca nelle vicinanze; si
+vedeva in fatti, su lo specchio lucido delle
+acque a un centinaio di metri dalla riva, la
+lancia dalla banderuola azzurra, che volgendo
+la poppa s’allontanava sempre più.
+</p>
+
+<p>
+Un po’ seccato dal contrattempo, egli stava
+già per rientrare in casa quando d’un tratto
+una voce forte dalla parte dell’arsenale, la voce
+di Flavia lo aveva chiamato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Come qui, signorina? — egli aveva chiesto,
+confuso e intimorito di trovarsi solo con lei
+dopo tanti giorni.
+</p>
+
+<p>
+— Ohimè! aspetto da dieci minuti Ferdinando,
+ch’è in baldoria all’osteria della Pace. Ho mandato
+sua moglie a cercarlo, ma sembra ch’egli
+non abbia intenzione di scomodarsi per me
+questa sera!... Volevo seguir la mamma col
+mio nuovo sandalino, ch’è stato messo in acqua
+jeri per la prima volta... Un capolavoro d’eleganza,
+vedrà!..
+</p>
+
+<p>
+Ella aveva anche soggiunto sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— Le confesso però che non mi sento totalmente
+sicura nella mia nuova imbarcazione....
+Se lei volesse avere la bontà d’accompagnarmi,
+mi farebbe proprio un favore.... C’è sempre l’altro
+sandolino a sua disposizione, quello di Luisa.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio barcajuolo era apparso in quel
+punto, sbuffando e barcollando, e Aurelio passivamente
+l’aveva seguita.
+</p>
+
+<p>
+Erano usciti così dalla darsena, al fianco
+l’uno dell’altra su i due legni minuscoli, oblunghi
+e puntuti come spole. Il vespero era inoltrato;
+ogni rossore sopra le Alpi era spento; il lago,
+livido e vasto, stagnava; in mezzo al lago, lontanissima
+in apparenza, la macchia della lancia
+spiccava informe, nera, immota, simile a un
+piccolo scoglio emergente dal lividore.
+</p>
+
+<p>
+Poichè Flavia taceva, Aurelio, intenerito dalla
+mesta serenità del paesaggio e dai residui delle
+ansie recenti, aveva incominciato a parlare del
+male di donna Marta, delle sue apprensioni per
+la frequenza di quei minacciosi accessi d’asma
+che avrebber potuto una volta o l’altra soffocarla.
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+Stimolato poi dall’atteggiamento confortevole
+della compagna, egli aveva continuato a
+discorrere, con un insolito abbandono, di sè
+stesso, della sua misantropia, del suo attaccamento
+esclusivo alla nonna, ch’era stata per lui
+più che una madre, tutto, tutto; aveva dato in
+fine libero sfogo al più recondito e doloroso
+suo pensiero, descrivendo le conseguenze terribili
+della sventura che gli sovrastava: la solitudine
+del domani, le incertezze d’un avvenire
+irto di difficoltà e di privazioni, senza il conforto
+d’un affetto, senza un appoggio, senza
+una casa. E a poco a poco s’era commosso, i
+glauchi occhi velati gli eran divenuti lucidi e
+tremanti, due lacrime improvvise erano apparse
+di tra le palpebre, gli avevan rigato incontenibili
+le guance.
+</p>
+
+<p>
+Flavia, ascoltandolo con un’attenzione intensa,
+fissava su lui uno sguardo carico di maraviglia
+e di pietà, non senza una sottil punta d’ironia.
+Due volte solamente aveva fatto un cenno di
+diniego col capo, quand’egli le aveva espresso
+il dubbio che la nonna morisse; poi era rimasta
+ferma e silenziosa ad assaporare il gusto delle
+sue parole, come avesse temuto con un gesto,
+con un’interruzione di risvegliare la sua diffidenza
+e di turbare l’inconscia sincerità della
+confessione.
+</p>
+
+<p>
+Quando in fine Aurelio s’era taciuto, sollevato
+dallo sfogo ma un po’ vergognoso della sua
+commozione, ella aveva parlato, lentamente, con
+la voce grave, guardando il vuoto d’innanzi a
+sè, avendo su la fronte una lunga ruga pensosa
+tra ciglio e ciglio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Come vuol bene a sua nonna! — aveva
+detto. — Io non avrei mai supposto un sentimento
+così profondo in lei: l’avevo giudicato
+male, e lo confesso. Io la credeva freddo, indifferente,
+incapace d’amare, un po’ per egoismo
+e molto per orgoglio. Quei pochi discorsi che
+abbiamo avuti insieme, mi avevano fatto supporre
+ch’ella fosse uno di quegli uomini forti
+che sdegnano qualunque affetto, qualunque legame,
+qualunque sacrificio, per meglio riuscire
+al proprio scopo. Ella in vece è tutt’altro, ella
+è un uomo di cuore, di molto cuore...
+</p>
+
+<p>
+Aveva soggiunto, dopo una pausa:
+</p>
+
+<p>
+— Grazie; grazie, signor Aurelio, d’avermi
+creduta degna di conoscerla e di poterla apprezzare.
+</p>
+
+<p>
+Ed eran proceduti, senz’altre parole, verso
+le lontananze che l’oscurità incominciava ad
+assorbire, ambedue diversamente turbati: Aurelio
+sentendo piovere su l’anima il refrigerio
+di quell’elogio impreveduto; Flavia assaporando
+ancora la dolcezza di quelle imprevedute confidenze.
+E le due vite, disgiunte sempre da un
+ostacolo immane, s’eran protese con tutte le
+forze loro una incontro all’altra.
+</p>
+
+<p>
+Ella d’un tratto aveva lasciato il remo, mormorando:
+</p>
+
+<p>
+— Sono stanca!
+</p>
+
+<p>
+Egli pure, nello stesso attimo, aveva cessato
+di vogare e s’era fermato accanto a lei, come
+vinto da un accasciamento improvviso.
+</p>
+
+<p>
+La notte era discesa: su le acque il chiarore
+del crepuscolo s’era ristretto intorno ai due
+piccoli schifi come un cerchio cinerino; al di là
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+l’ombra aveva avvolto ogni cosa in una nebbia
+azzurra, imperscrutabile. La lancia lontana, in
+quella nebbia, era scomparsa.
+</p>
+
+<p>
+I due giovini s’eran trovati così, soli e come
+perduti in una immensità, vicinissimi sebbene
+ancor divisi da una sottil lingua liquida, da un
+abisso. Non si guardavano, non parlavano, non
+avevan cercato d’accostarsi, immobili entrambi
+su i loro legni immobili. Ma una virtù misteriosa
+li aveva sospinti dolcemente uno verso
+l’altra, li aveva insensibilmente approssimati,
+aveva fatto sì che l’abisso tra loro si chiudesse
+e le due spole natanti, attraendosi a vicenda e
+scivolando silenziose su l’acqua, giungessero
+fino a combaciare. All’urto lieve dei legni, essi
+s’erano scossi sorridendo, s’eran guardati negli
+occhi con un’espressione infinitamente lusinghevole;
+e Flavia aveva levato con atto pigro una
+mano dal grembo, aveva preso in pugno i due
+bordi perchè di nuovo non si staccassero.
+</p>
+
+<p>
+Qualche minuto d’oblio supremo era passato
+sopra di loro nel crepuscolo deserto. — Esisteva
+una Umanità? Esistevano altri esseri su la
+Terra? Non eran plaghe sconosciute e inospiti
+quelle che si stendevano nell’ombra, oltre il
+cerchio ancor luminoso che avvolgeva le barche
+come un cerchio di magìa? Non bastavan forse
+le loro due vite per animare tutto il creato? — Certo,
+Aurelio aveva avuto in quel breve lasso
+di tempo la ferma persuasione d’un’assoluta
+solitudine intorno a loro, il sentimento netto e
+definitivo della loro sufficienza in un’assoluta
+solitudine. E, inconscio e risoluto, provando il
+bisogno imperioso d’unirsi all’altra creatura
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+superstite d’un mondo inutile e distrutto, di
+sentirla, di mescolarsi perdutamente con lei,
+aveva posata la sua su la gracile mano femminile
+che, spontanea al contatto, s’era rivolta,
+quasi per offerirsi tutta quanta al suo desiderio.
+</p>
+
+<p>
+Oh, quella lunga stretta concorde, che solco
+vivo di passione aveva lasciato su le loro
+palme! E che grande rivelazione era stata più
+tardi per il giovine, ingenuo e sensibile ancora
+come un adolescente!
+</p>
+
+<p>
+Rientrando in casa, egli, dopo essere passato
+da donna Marta e averla trovata calma e
+dormente, era corso nella sua camera, vi si
+era richiuso a chiave, aveva spalancato i battenti
+del balcone per esalare alfine liberamente
+in un gran sospiro la piena interna della sua
+esaltazione, trattenuta fino a quel punto dal
+pensiero della nonna sofferente. Che notte, quella!
+Che notte! Egli non ne ricordava una simile in
+vita, nè credeva che fosse possibile di superarne
+una più agitata e più folle! Egli aveva riso,
+aveva pianto, aveva percorso volte infinite in
+su e in giù la vasta camera, era rimasto ore
+intere immobile sul balcone, ascoltando il tumulto
+del suo cuore sul fremito immenso della
+campagna tenebrosa. Da scoppii d’entusiasmo
+indescrivibili, in cui tutta l’anima sua s’era lanciata
+a volo verso il cielo, era piombato subitaneamente
+in prostrazioni supreme, in mortali
+desolazioni, durante le quali la terra non gli
+era parsa a bastanza profonda per nascondere
+la sua miseria. Aveva visto a vicenda le più
+fulgide speranze dissolversi in paurose ansietà,
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+i dubbii più laceranti trasformarsi per prodigio
+in ebre, impazienti aspettazioni di gioja. Mille
+volte egli s’era detto: «Bisogna fuggire, non
+più avvicinarmi a lei, non più vederla, mai,
+mai!» Mille volte s’era chiesto: «Perchè non
+vado ora a battere alla sua porta e non la
+chiamo sùbito a me?» E tre parole, tre sole
+parole — un canto, un poema — non avevan
+mai cessato di ripetersi nel suo cervello sopra
+i timori, sopra le speranze, su i propositi di
+rinuncia, su i propositi di conquista: «Ella
+m’ama! Ella m’ama! Ella m’ama!»
+</p>
+
+<p>
+Che mutamento era dunque avvenuto in lui
+durante il breve letargo, in cui era caduto ai
+primi chiarori dell’alba con il dolce nome ancora
+impresso su le labbra? Per qual segreto
+processo il gran fuoco divampato quella notte
+nella sua anima, s’era così rapidamente consunto,
+ed egli, risvegliandosi, non aveva trovato
+se non un gran cumulo di cenere arida e fredda?
+</p>
+
+<p>
+Quella mattina, sorpreso dal sole, ch’era penetrato
+per l’aperto balcone fino al suo letto,
+Aurelio non aveva avuto che un ricordo confuso
+degli avvenimenti e delle commozioni della
+sera innanzi. Il tremendo accesso d’asma della
+nonna sua, che l’aveva tenuto un’eterna ora
+in cospetto della morte ad aspettare il rantolo
+estremo; l’incontro fortuito con Flavia presso
+l’arsenale; le proprie spontanee confidenze; le
+parole lusinghevoli di lei; la loro stretta di mano
+eloquentissima nella solitudine del lago oscuro;
+l’ansietà che lo aveva incalzato in vicinanza
+del palazzo al pensiero improvviso dell’avola,
+dimenticata durante quel tempo; la sovreccitazione
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+quasi febbrile di gioja da cui era stato
+preso in vederla calma e assopita; e poi le
+deliranti agitazioni nella sua camera, gli impeti
+alterni di tenerezza e di rivolta, la vicenda vertiginosa
+delle risoluzioni e degli scoraggiamenti,
+i magici sogni vissuti a occhi aperti d’avanti
+alla maestà della notte, — tutto al risveglio
+gli era tornato in confuso alla memoria dopo
+la prima stupefazione, trovandosi disteso sul
+letto, nel sole mattutino, ancora interamente
+vestito e così stanco come dopo una burrascosa
+notte di piaceri.
+</p>
+
+<p>
+Un movimento brusco di dispetto contro sè
+medesimo lo aveva fatto balzare a terra; lo
+aveva spinto con violenza a chiudere le imposte
+del balcone, per ricacciare indietro quella luce
+invadente che gli dava una specie di sbigottimento
+misto di rabbia e di molestia. Doveva
+esser tardi: il giardino, visto come a traverso
+un cristallo leggermente torbido, languiva già
+sotto un’afa opprimente; nella camera, spalancata
+da parecchie ore al gran sole, si soffocava.
+Egli, dopo avere immerso a più riprese il capo
+nell’acqua, era uscito immediatamente su la
+loggia ancora in ombra, s’era trovato senza volerlo
+d’innanzi alla porta di donna Marta, aveva
+aperto, era entrato.
+</p>
+
+<p>
+La nonna, in un disordine fantastico, stava
+assisa alla specchiera, e Camilla, in piedi dietro
+lei, era in atto di pettinarne le lunghe trecce
+argentee. Ridevano entrambe così allegramente
+nell’ilare splendore della mattina estiva, che il
+giovine, apparso su la soglia in aspetto quasi
+funereo, aveva dovuto atteggiar sùbito il volto
+a un sorriso di maraviglia e di simpatia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+</p>
+
+<p>
+Egli s’era seduto accanto alla vecchia, aveva
+ascoltato per la centesima volta una delle molte
+barzellette tradizionali, ch’ella si piaceva di raccontare
+nei momenti lieti e a seconda delle occasioni.
+Era poi disceso al suo braccio in sala
+da pranzo, dove aveva atteso pazientemente l’ora
+della colazione, temendo sempre di rimaner solo,
+sperando di sottrarsi in compagnia di lei ai rimproveri
+e ai sarcasmi che sentiva formicolare
+incessantemente in fondo al suo pensiero. In fine,
+quando ella era salita di nuovo in camera per
+riposarsi, s’era lanciato all’aperto, verso i boschi
+ombrosi della valle, poi su su per la china aspra
+e solatìa finchè stanco, madido, accecato dal
+bagliore, s’era lasciato cadere su l’erba al rezzo
+dei giovini castagni, presso la sommità del colle
+arcigno.
+</p>
+
+<p>
+Là, nella inerzia ristoratrice, udendo sopra
+il suo capo stormire le fronde, contemplando
+con occhi piccoli la placida ridente distesa del
+lago, egli rivisse, non più in confuso, lucidamente,
+pacatamente, l’ora insidiosa delle confidenze,
+dei conforti e dei silenzii. All’eccitazione
+enorme della notte era succeduta una
+languida apatia, uno stato d’esaurimento sentimentale
+assai propizio alla riflessione serena
+dei fatti e al giusto discernimento delle conseguenze
+e delle prossime opportunità; le distrazioni
+della mattina avevan lasciato calmare la
+rivolta morale, avevano estenuato negli inutili
+assalti i rimproveri e i sarcasmi della sua coscienza
+irritata. Egli poteva dunque giudicare
+e deliberare; egli poteva veder chiaro in sè e
+intorno a sè, illuminare col fuoco della pura
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+intelligenza l’errore del jeri e gli smarrimenti
+possibili del domani; poteva discernere ancora
+nettamente la mèta lontana, che s’era imposta,
+e rintracciare il cammino più diritto per raggiungerla.
+</p>
+
+<p>
+Egli si domandò freddamente: «Che avviene
+dunque in me? Che vado facendo da un mese
+a questa parte? Come e perchè mi trovo tanto
+mutato in poco tempo? Sono io infermo? E il
+mio male è un male fisico, o non piuttosto un
+male della volontà, dell’intelligenza, del sentimento?»
+Era inutile negarlo; egli si trovava
+veramente mutato, così mutato che a stento
+riusciva a riconoscersi; si trovava pieno d’inquietudini
+dianzi sconosciute, d’ansietà misteriose,
+di desiderii inafferrabili, incerto, svogliato,
+indifferente a tutte le cose che prima lo appassionavano,
+incapace d’uno sforzo mentale come
+d’un qualunque atto d’energia. Da più d’un
+mese egli trascinava una vita desolante, senza
+ordine, senza idee, senza occupazioni, che simile
+non avrebbe mai supposto di poter tollerare;
+e, non ostante l’immenso vuoto, i giorni volavano,
+si disperdevano nel nulla con una rapidità
+portentosa. Pareva che fosse sopravvenuta
+in lui un’altra personalità nel luogo della sua
+propria, una personalità primitiva, elementare,
+che poteva pascersi di semplici sensazioni, svolgersi
+naturalmente senza il sostegno d’un’idealità
+o d’un’ambizione, accettare oscuramente l’umiltà
+della sua essenza, creata per uno scopo a lei
+inconoscibile.
+</p>
+
+<p>
+Malato di corpo egli certo non era. Al contrario,
+godeva una salute nuova, non mai avuta,
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+resistente a ogni fatica fisica, a ogni più grave
+trambusto morale: il suo sangue fluiva libero
+e gagliardo nelle vene; i suoi muscoli s’irrobustivano;
+il suo viso, di solito pallido e sfiorente,
+sfoggiava vivacità di coloriti, freschezza
+di carni, limpidità di sguardi, ch’egli sùbito dopo
+l’adolescenza aveva perdute. Assolutamente, doveva
+riconoscerlo, non era mai stato così bene
+come in quel tempo; non mai s’era sentito così
+sano, così forte, così leggero. E l’aspetto esterno
+quanto l’interno benessere escludevano quei disturbi
+al sistema nervoso, ch’egli tante volte
+aveva addotti, illudendosi, a giustificazione della
+sua inerzia spirituale. «Ma dunque, non poteva
+esserne questa stessa la causa?» egli si domandò.
+«Il suo mutamento di carattere, d’abitudini,
+di tendenze non dipendeva forse da quell’insperato
+ritorno della salute, da quel soverchio
+rigoglio di giovinezza, da quella specie di tarda
+primavera che gli fioriva di nuovo maravigliosa
+nelle fibre?»
+</p>
+
+<p>
+Egli sorrise, scotendo malinconicamente il
+capo. — Ohimè, no, no, non era più il tempo
+d’illudersi: colpevole è quell’illusione che può
+per altri divenire un inganno! — Egli ben sapeva
+che la vita oziosa e spensierata di quei
+giorni non conseguiva dalla salute, ma piuttosto
+questa da quella. Egli sapeva che altra
+era la causa vera di tutte quante le novità che
+l’occupavano: omai dopo le commozioni della
+sera precedente, dopo gli strani turbamenti
+dell’ultima notte, essa gli appariva più che possibile,
+necessaria, evidente, irrefutabile. Bisognava
+però proferire la gran parola; bisognava
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+riconoscere la grande cosa; bisognava confessare
+coraggiosamente la propria fragilità:
+«Egli amava; egli, al meno, stava per amare!»
+</p>
+
+<p>
+Nessuna confessione sarebbe stata per Aurelio
+Imberido più grave e più incresciosa di questa.
+Nelle sue teorie di filosofia pratica, l’Amore
+rappresentava una degradazione, una vilificazione
+della personalità, un’indegna rinuncia
+della propria superiorità di vita e di pensiero;
+l’Amore era la funzione bruta e immonda, comune
+a tutti gli esseri vivi, che indicava chiaramente
+l’ignominia delle nostre Origini, — che
+rammentava il Passato bestiale, la lenta evoluzione
+della putredine terrestre verso un progresso
+apparente, verso un perfezionamento relativo
+e inutile delle Specie, legate pur sempre
+alle basse necessità dell’esistenza, sempre sottoposte
+alle leggi incommutabili che regolano
+il trasmutare della materia organica. Egli negava
+risolutamente ogni elevazione morale nell’Amore:
+avendo a lungo meditato su i libri
+di storia e su le opere d’arte, s’era convinto
+che tutte le più celebrate passioni erotiche
+avevan distrutto e non mai edificato, erano
+state la ruina d’uomini insigni e di stirpi gloriose,
+avevano sparso in torno l’infelicità, la
+sventura, la morte. E, osservando quotidianamente
+i casi comuni della vita, aveva appreso
+che il sentimento dell’amore, cantato dai poeti,
+magnificato dalle masse, non era in verità se non
+il desiderio tantalico dell’amplesso, un impulso
+veemente verso l’atto finale, una fiamma selvaggia
+e divoratrice che l’indugio rinfocava e
+il possesso come per incanto spegneva, coprendone
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+pietosamente con le ceneri l’ardore fittizio
+dei sonanti vocaboli, delle vane promesse, dei
+propositi generosi e sublimi.
+</p>
+
+<p>
+Ma non ancora per queste considerazioni astratte
+Aurelio Imberido temeva e respingeva
+l’Amore: era in vece per l’influenza malefica
+ch’esso esercita su gli uomini d’intelletto, su i
+lottatori per l’Ideale, in ispecial modo su quei
+Pochi capaci di belle imprese e di superbi disegni.
+Caduti nel dominio della passione, sorpresi
+dal primo brivido della sacra febbre,
+questi come gli altri tutti dimenticano facilmente
+la loro missione, i loro doveri, i loro scopi;
+divengono indifferenti a ogni lusinga gloriosa,
+ribelli a qualunque fatica e a qualunque arduo
+tentativo; non vedon più con i loro occhi mortali
+che l’Oggetto unico onde dipende omai la loro
+salvezza o la loro perdizione. Da quel punto lo
+spettacolo del mondo s’eclissa; l’esistenza diventa
+per essi un’azione continua e affannosa;
+i loro pensieri e i loro fatti non tendon più se
+non al successo sessuale, all’egoistica conquista
+del Piacere. E gli Eletti, dalle altitudini a cui
+s’eran levati, retrocedono precipitando verso le
+bassure originarie, smarriscono ingegno e volontà,
+vanno a confondersi fatalmente con gli
+infimi, occupati a vivere, a godere, a conservare
+per proprio diletto la Specie che non deve
+finire.
+</p>
+
+<p>
+Quante ascensioni interrotte! quante carriere
+sviate o infrante! quante energie disperse!
+quante primavere gelate! Quanti fiumi, gonfii
+da fecondare immense contrade, s’inaridirono
+sul seno della Donna, nudo, morbido, cocente
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+come le sabbie d’un deserto! Questa, l’eterna
+Sirena, non comprese e non ammirò mai gli
+esseri superiori, o troppo forti o troppo belli:
+li umiliò, disamandoli, e, amandoli, li distrusse.
+Così, inconscia, compì nei secoli la sua terribile
+missione espiatrice, ridendo, scherzando,
+cercando per giuoco la voluttà e la prole; e
+non ebbe pure un palpito di riconoscenza o di
+pietà per le sue grandi Vittime, quando le vide,
+già prossime a entrare nel paradiso conquistato,
+accontentarsi ancora del misero destino
+comune e avviarsi, per amore di lei, verso le
+Terre dell’Oscurità e della Morte!
+</p>
+
+<p>
+Queste profonde cose il giovine ripensava in
+confuso, vagando con gli sguardi sul calmo
+paesaggio lacustre, pieno di luce e di gajezza.
+Alcune vele quadrate apparivano qua e là, dirette
+verso settentrione, così tarde da sembrare
+immobili. Un piroscafo presso Intra lanciava
+nell’aria un’enorme colonna di fumo nero, che
+si torceva in grosse spire senza dissolversi. Le
+nevi del Sempione, in fondo alla valle velata,
+erano pallidamente celesti e parevan fondersi
+nell’orizzonte.
+</p>
+
+<p>
+«Ed io amo!» egli esclamò d’un tratto, interrompendo
+il corso delle idee generali: «io,
+al meno, sto per amare!» Se pure la grande
+passione, che inebria i sensi e offusca l’intelletto,
+non era peranco scoppiata, i sintomi precursori,
+manifestatisi in lui, non eran dubbii e l’annunziavano
+vicina; e alla stregua di quei sintomi
+il morbo doveva esser fatale! — Occorreva
+dunque trovar sùbito un rimedio per prevenirlo
+in tempo, per arrestare il progresso dell’infezione,
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+per riacquistare al più presto la sua salute
+morale e la sua incolumità. Ma quale, quale
+rimedio?
+</p>
+
+<p>
+Il più sicuro era ineffettuabile: egli non poteva
+lasciar la villa senza la nonna sua, ed era
+certo che questa non l’avrebbe seguíto, anzi che
+avrebbe contrastato il suo proposito con tutte le
+forze. E, rimanendo, come avrebbe egli potuto
+evitare ogni occasione di ritrovo con le signore
+Boris e specialmente con Flavia, che forse ora,
+desiderandolo, lo avrebbe cercato? — E pure
+questo era necessario e doveroso: necessario
+per la sua pace e per il suo avvenire; doveroso
+verso la giovinetta, che poteva illudersi su le
+sue intenzioni e soffrire immeritatamente per la
+sua debolezza.
+</p>
+
+<p>
+Ma se la nonna o l’abitudine o la sorte lo
+avessero ricondotto presso di lei? Se si fosse
+trovato un’altra volta solo con lei in uno di
+quei momenti di tristezza e d’abbandono, in cui
+non si risponde dei proprii atti e delle proprie
+parole? Se la catena fosse ribadita un giorno,
+inaspettatamente, con una frase, con un gesto,
+in sèguito a un movimento repentino e concorde
+delle due anime già pronte a fondersi?
+Ciò non era fuori della possibilità: il cammino
+degli uomini non è quasi mai segnato dai
+grandi fatti, preparati di lunga mano e pazientemente
+voluti; ma dai piccoli episodii imprevisti,
+dalle circostanze sempre mutevoli, dalle
+risoluzioni subitanee e inconsiderate, che impongon
+poi serie responsabilità e provocano,
+come dirette conseguenze, gli avvenimenti più
+gravi e decisivi della vita!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+</p>
+
+<p>
+In tal caso, egli da un momento all’altro si
+sarebbe trovato di fronte a un fatto compiuto,
+all’irreparabile, all’oscuro problema dell’amor
+casto, della passione corrisposta e insodisfatta,
+al bivio spinoso della conquista estrema o dell’estrema
+rinuncia!
+</p>
+
+<p>
+Lentamente, trascinato dall’ardore dell’imaginazione,
+egli si diede a esaminare questa possibilità,
+come già si fosse avverata; a sviscerare
+con sottile analisi il problema, per ricercarne
+tra le varie soluzioni quella che sola avrebbe
+salvato insieme il suo Ideale e la tranquillità
+della sua coscienza. Pensava: «Io potrei sempre
+fuggirla, anche più tardi, anche quando fosse
+sopravvenuto un accordo esplicito tra noi: la
+partenza dalla villa mi separerebbe necessariamente
+da lei, e il tempo e la lontananza sanerebbero
+poi ogni ferita. Ma, secondando in questo
+modo gli eventi, non commetterei un’azione
+obliqua e sleale? Non mi farei complice d’un
+inganno consapevolmente, volontariamente, colpevolmente?»
+Aurelio si rammentò di quell’Altro,
+del primo adoratore di Flavia, il quale
+aveva agito precisamente così ed egli aveva
+con tanta severità giudicato; ed ebbe un moto
+di rivolta morale contro sè stesso, contro il
+suo pensiero che s’era per un istante compiaciuto
+nella certezza d’una comoda liberazione.
+«Ah, no, no! Io questo non farò mai! Non
+mi sottrarrò mai per paura o per calcolo alle
+responsabilità assunte! Io sono diverso, sostanzialmente
+diverso da codesta gente borghese,
+che pecca per debolezza e si rinfranca per viltà.
+Altro sangue scorre nelle mie vene; e altra
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+legge presiede alla mia condotta. Se un giorno
+per disgrazia dovessi trovarmi legato a Flavia
+da una promessa, da una semplice confessione
+d’amore, saprei senza dubbio sopportarne con
+dignità qualunque conseguenza... Ma qual conseguenza?
+«Flavia era zitella, in quella età
+nella quale tutte le speranze e tutte le forze
+della donna tendono a toglierla dalla casa paterna
+per creare una casa propria, per ottenere
+da un nuovo stato l’indipendenza di sè stessa e
+la direzione d’una famiglia. Ogni intesa sentimentale
+con lei presupponeva dunque una conclusione
+unica e necessaria; egli, confidandole
+il suo amore, si sarebbe moralmente obbligato
+a darle il suo nome, a chiamarla compagna della
+sua vita, a consacrarle intero il suo avvenire;
+egli, salvo casi imprevedibili, avrebbe dovuto
+sposarla!
+</p>
+
+<p>
+«Sposarla?!» egli esclamò stupefatto dal
+suono stesso della parola, levandosi d’un tratto
+a sedere. Ed ebbe una specie di sussulto intimo
+istintivo, simile a quello che si prova talvolta
+quando, camminando distratti per le vie, ci
+sembra d’udire improvvisamente il rullo minaccioso
+d’un carro dietro le spalle e ci si avvede
+poi, rivolgendoci spauriti, che il carro passa
+senza nostro pericolo dall’opposto lato della
+strada. Aurelio sorrise sùbito del suo stupore
+ingiustificato e del suo atto repentino: la sola
+enunciazione della cosa gli parve così enorme
+e quasi così assurda che assunse, nel suo spirito
+calmo e sereno, aspetto ridicolo.
+</p>
+
+<p>
+«Che cosa buffa, la vita!» egli si disse,
+sogghignando e scotendo il capo: «Sposarla?!
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+In verità, basterebbe quest’unica prospettiva a
+tenermi recluso nella mia camera per un anno
+intero!»
+</p>
+
+<p>
+Il suo pensiero, abituato alle gravi meditazioni,
+parve sdegnare l’argomento che non era
+a bastanza serio e positivo; si distrasse per
+qualche istante nella contemplazione delle cose
+remote, del lento declinare dei colli dalla parte
+d’Arona, dove il lago sembrava allargarsi infinitamente
+come un mare morto. Il vento cessava:
+le barche calavano le vele a una a una, malinconicamente,
+e prendevan da lontano l’apparenza
+d’insetti bizzarri che camminassero a passi
+faticosi sul piano delle acque. Il piroscafo, ingrandito
+dalla vicinanza, entrava fischiando nella
+baja di Laveno.
+</p>
+
+<p>
+Di nuovo però, dopo la percezione della pace
+circostante, Aurelio, (proprio come chi abbia temuto
+un pericolo anche imaginario), fu tratto a
+mano a mano, senza volerlo, a costruire compiutamente
+quella vaga possibilità e a considerarla
+con riflessione, quasi fosse già sul punto
+d’effettuarsi. — Chi era dunque costei? Egli la
+conosceva da poco tempo e poco la conosceva:
+era per lui un’estranea, un’ignota piombata d’improvviso
+nella sua esistenza per impadronirsi
+d’una parte del suo essere, per contendergli la
+libertà del suo tempo, forse per troncare il filo
+del suo destino. Nelle ore che aveva vissute con
+lei, ella gli era bene apparsa sotto le forme esteriori
+più lusinghevoli, ma nulla gli aveva rivelato
+dell’anima sua, de’ suoi gusti, de’ suoi
+istinti, de’ suoi desiderii, della sua intima essenza.
+Era ella buona? era sincera? era pura?
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+Non celava forse, sotto la dolcezza del sembiante
+e l’innocenza degli sguardi, la vergogna o la
+smania insodisfatta d’un fallo, la maligna curiosità
+della donna indifferente o la terribile leggerezza
+della donna vana, desiosa di lusso, di
+piaceri, di licenza? Aveva veramente amato quell’Altro?
+Cedeva ora di nuovo alla passione, o
+la fingeva per giuoco e per vanità? Era dunque
+capace d’amare, di sacrificarsi, di comprendere
+e d’offrirsi? — Egli non sapeva nulla, nulla!
+E quel lembo stesso del suo passato, che gli
+aveva voluto scoprire, lasciava l’adito a mille
+supposizioni diverse, non rendeva se non più
+oscuro e inquietante il mistero della sua bellezza.
+</p>
+
+<p>
+E la sua famiglia? Era essa degna d’imparentarsi
+con lui? I Boris erano d’infima origine:
+insòrti solo da pochi anni dal torbido gregge
+degli umili, essi erano giunti rapidamente all’agiatezza
+e forse omai all’opulenza per le vie
+tortuose della speculazione e dell’intrigo. Il padre
+Boris, che portava il titolo d’ingegnere senza
+esercitarne la professione, era notissimo in Milano
+come amministratore d’alcune grandi famiglie
+e come iniziatore di parecchie imprese
+più o meno fortunate. Coinvolto nei più gravi
+disastri finanziarii, che avevano scosso negli ultimi
+tempi la metropoli lombarda, egli n’era
+sempre uscito senz’onta e senza danno, acquistando
+anzi, a traverso le stesse disavventure
+della sua instancabile avidità, reputazione e
+stima sempre maggiori. Ora al sommo della possanza,
+egli ambiva a divenire un uomo pubblico,
+a conquistare un posto autorevole, a insediarsi
+comodamente al Comune tra i degni rappresentanti
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+del Popolo che lavora e che soffre. Attivo,
+astuto, intraprendente, egli poteva dirsi il tipo
+perfetto della nuova classe dominatrice, che sa
+sfruttare con esperta mano il giovine albero
+della libertà; egli era veramente l’incarnazione
+della odierna borghesia trionfante, sorretta da
+un egoismo feroce, capace di qualunque simulazione,
+prosternata fino a terra d’innanzi all’altare
+dell’Oro.
+</p>
+
+<p>
+Per un uomo simile, il matrimonio dell’unica
+figliuola con un nobile d’illustri origini, sarebbe
+stato certo il coronamento d’un gran sogno,
+il trionfo più insigne di sua vita. Con
+ogni probabilità, in quel giorno, avrebbe in fine
+aperto i forzieri gelosi, dov’era andato accumulando
+il frutto della sua perspicacia, e dai lastrici,
+pazientemente battuti anche negli anni
+della fortuna, si sarebbe compiaciuto di veder
+trascorrere in cocchio per le vie popolose la
+contessa sua figlia, rifulgente di beltà e d’orgoglio. — Ma
+poteva egli, Aurelio Imberido, accettare
+un contratto di quel genere? Poteva vendere
+il suo nome alla vacua ambizione d’un
+plebeo arricchito? Ed era certo che Flavia lo
+avrebbe sposato per lui e non per la vanità,
+comune a tutte le femmine, di divenire la moglie
+d’un nobile?
+</p>
+
+<p>
+Aurelio pensò alla rovina economica e sociale
+di tante magnifiche schiatte, private nell’ultimo
+secolo d’ogni potestà, scomparse lentamente nelle
+tenebre per lasciare il posto ai nuovi venuti;
+pensò alla sua stessa famiglia, già un poco corrotta
+nel sangue, piombata nell’indigenza, forse
+vicina a scomparire per sempre con lui dalla
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+faccia della terra. E per un istante l’idea d’un
+figliuolo, d’un erede, d’un continuatore occupò
+tutta la sua mente; fece tacere in lui ogni scrupolo
+morale, ogni timore, ogni objezione dell’amor
+proprio. Non aveva egli un dovere da
+adempiere verso i suoi maggiori, che gli avevan
+trasmesso un nome glorioso e un’impronta
+profonda di superiorità? Non era egli in obbligo
+di conservare quel nome e quell’impronta
+alle generazioni venture? E perchè dunque non
+avrebbe seguito l’esempio di tanti suoi pari, i
+quali, spogliati dei loro averi e delle loro attribuzioni,
+s’erano risollevati, accettando un’alleanza
+di sangue con quegli stessi che li avevano
+sopraffatti?
+</p>
+
+<p>
+«Ah, no, no!» egli gridò d’un tratto, in una
+ribellione di tutta la sua coscienza. Quei suoi
+pari egli aveva sempre disapprovati; li aveva
+anche condannati ne’ suoi scritti come i più
+acerrimi nemici della tradizione aristocratica;
+poichè, portando un nome superbo, lo avevano
+esautorato e avvilito, mercanteggiandolo, cedendolo
+su la piazza al maggiore offerente. I
+figli di costoro, se pure potevan chiamarsi per
+forma i legittimi discendenti di stirpi illustri,
+avevan però nelle loro vene un sangue spurio,
+eran bastardi creati da un connubio ineguale,
+espulsi da un alvo plebeo, cresciuti in un ambiente
+corrotto. La nobiltà non aveva più alcuna
+ragion d’essere, se non cercava di mantenersi
+immune dal contagio borghese, se non sapeva
+conservarsi estranea e indifferente al trionfo
+fittizio dei finanzieri e dei bottegai. Questi eran
+riusciti a usurparne le ricchezze? la nobiltà, per
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+riconquistarle innanzi tempo, non doveva, no,
+cedere ad essi il più sicuro de’ suoi privilegi:
+quello del nome e del sangue.
+</p>
+
+<p>
+Così l’Imberido aveva crudamente asserito
+in uno degli ultimi articoli pubblicati su la
+Rivista, che tante discussioni e tante critiche
+aveva sollevate tra i suoi stessi ammiratori.
+Ora, che valore avrebbero poi avuto la sua
+parola e il suo apostolato, quand’egli avesse
+in tal guisa trasgredito alle sue massime sociali?
+E con che severità l’atto contradittorio
+sarebbe stato giudicato, non solo dagli avversarii,
+ma dai medesimi suoi amici? Certo, tutto
+il suo piano sarebbe d’un colpo crollato sotto
+il peso della diffidenza e del ridicolo, e le macerie
+avrebbero sepolto per sempre il suo decoro
+e la sua ambizione. Sarebbe in sèguito bastata
+la ricchezza a compensarlo di tanta perdita?
+E avrebbe egli potuto sopportare un’esistenza
+da parassita gaudente nella casa d’un estraneo?
+Ahimè, egli non avrebbe durato un mese in
+una condizione simile: con il suo orgoglio e con
+la sua ombrosità, in ogni sguardo della moglie
+o del suocero avrebbe letto un tacito rinfacciamento,
+un’affermazione di padronanza su di
+lui, un’intenzione di sindacato su le sue azioni,
+assolutamente intollerabili. Egli, per sottrarsi
+alla tortura umiliante dei sospetti e dei rimproveri,
+sarebbe andato ben presto alla ricerca
+d’un guadagno, d’una qualunque occupazione
+proficua, del più umile degli impieghi. E così
+la sua vita si sarebbe consumata inutilmente
+in opere ingrate e ingloriose, al contatto di
+gente diversa da lui, tra i rimpianti implacabili
+d’un bel sogno volontariamente distrutto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+</p>
+
+<p>
+«No!» egli esclamò, concludendo quel sèguito
+serrato di considerazioni. «Io non mi
+credo degno d’una tal sorte! Io non mi voglio
+trovare nella necessità morale di sacrificarmi!
+Suprema jattura sarebbe per me s’io sposassi
+Flavia: io debbo dunque fin d’ora evitarla,
+fuggirla, dimenticarla.»
+</p>
+
+<p>
+La sua mente era stanca; la luce intensa
+del pomeriggio, che s’insinuava a poco a poco
+tra i fusti sottili, aveva appesantite le sue
+palpebre. Il giovine chiuse gli occhi, s’abbandonò
+con un moto lento, supino su l’erba, sostenendosi
+il capo con le due mani intrecciate
+dietro l’occipite.
+</p>
+
+<p>
+Una gran calma si faceva dentro di lui: il
+suo pensiero, affaticato dal lungo dibattito,
+ottuso dalla canicola, parve distendersi mollemente,
+come il suo corpo, in un’inerzia sonnolenta.
+Qualche imagine vaga e indistinta si
+rifletté per un attimo su lo sfondo rossastro
+delle palpebre abbassate, si modificò, si trasformò,
+disparve. D’un tratto il sembiante di
+Flavia, sorridente e con gli sguardi luminosi,
+si disegnò ben chiaro nello spazio fantastico,
+e diede una sùbita accelerazione ai palpiti del
+cuore. Alcune parole risonarono disperse nel
+silenzio del suo cervello, come proferite all’orecchio
+di lui da una ben nota voce femminea:
+«Ho amato e non amerò più.....» Poi,
+sùbito: «È vero: gli assomiglia negli occhi,
+nella bocca, specialmente quando parla e ride...»
+In fine: «L’avevo mal giudicato. Ella in vece
+è un uomo di cuore, di molto cuore.....»
+</p>
+
+<p>
+Egli si scosse con un movimento brusco di
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+tutto il corpo, aperse gli occhi, li fissò, abbacinati
+e come ciechi, d’innanzi a sè, sul paesaggio
+inondato dal sole.
+</p>
+
+<p>
+Il più piccolo romore non rompeva il sonno
+della natura: non un soffio di vento, non un
+murmure d’acque, non una voce, non un latrato,
+non un’eco di lavoro lontano.
+</p>
+
+<p>
+Istintivamente, offesi dal chiarore, i suoi
+sguardi s’abbassarono verso il suolo: a pochi
+passi da lui, su una zolla nuda tra i ciuffi
+arsi dell’erbe, giaceva riverso il corpo esanime
+d’una grossa lucertola con il capo schiacciato.
+La minuscola spoglia, abbandonata dal destino
+in quel luogo deserto, attrasse l’attenzione del
+giovine. Egli pensò, osservandola, alla fragilità
+di tutti gli organismi viventi, all’inutilità d’ogni
+esistenza, al potere formidabile della Morte, che
+nessuno risparmia, che ogni essere indifferentemente
+colpisce. Contava egli nell’armonia dell’universo
+più di quella semplice creatura inconscia,
+che il piede d’un fanciullo era bastato
+ad arrestare d’un tratto nel suo cammino e
+a distruggere? Aveva egli una sorte diversa
+dalla sua?
+</p>
+
+<p>
+Una profonda mestizia l’invase. Egli sentì il
+tempo fluire irreparabilmente, le cose disperdersi
+nella vanità dello spazio, le ambizioni e i
+desiderii perire. Egli sentì che la vita è triste,
+e che oltre la vita son tristi anche le speranze.
+</p>
+
+<p>
+E una voce ammonitrice gli disse:
+</p>
+
+<p>
+«Guardati dalla Chimera! Il tuo sogno è
+fastidioso, è stupido, è vano. Affrèttati, giovine,
+a godere quello che la realità ti offre, prima
+che le tenebre ti circondino.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+</p>
+
+<p>
+E la stessa voce sùbito dopo soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+«È vero che la vita è breve, e i suoi piaceri
+son caduchi e velenosi. Perché dunque
+vivere di realità e non d’illusioni? Un giorno
+tutto sarà nulla: che importerà allora se tu
+avrai goduto o avrai solamente sognato?»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span></p>
+
+<h2 id="cap8">VIII.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Una festa.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Da tre lunghi dì Aurelio Imberido non si faceva
+più vedere dalle vicine. Chiuso nella sua
+camera quasi tutta la giornata, egli lavorava
+con gran lena, si sprofondava nelle più gravi
+letture, dominava così i suoi desiderii fino a illudersi
+d’essersene interamente liberato. Ogni sera
+poi, sùbito dopo il pranzo, usciva dal palazzo
+prima che le Boris avessero occupato il rialto,
+si dilungava in prolisse passeggiate meditative
+su i colli circostanti, e, approfittando del plenilunio,
+non rientrava in casa che a notte inoltrata,
+quando era ben sicuro di non più incontrarle.
+</p>
+
+<p>
+Il quarto giorno (era di domenica) donna
+Marta, che aveva già dato qualche segno manifesto
+di mal umore, apparve inaspettatamente
+su la soglia della sua stanza, mentr’egli stava
+a tavolino scrivendo, e gli disse con accento
+imperioso che non ammetteva contradizioni:
+</p>
+
+<p>
+— Scusa se ti disturbo. Bada che questa
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+sera siamo invitati in casa Boris. Non si può
+mancare, perché l’invito ci viene dall’ingegnere
+medesimo e si tratta d’una festa di famiglia: del
+compleanno di Flavia. Alle sei precise tròvati
+abbasso: io ti aspetterò.
+</p>
+
+<p>
+Gittato uno sguardo dominatore sul nipote,
+richiuse con uno strappo brusco l’uscio e disparve.
+</p>
+
+<p>
+Quando donna Marta al braccio d’Aurelio
+entrò nella sala dei Boris, la conversazione vi
+ferveva animatissima. Il luogo era quasi oscuro:
+dalle anguste finestre penetrava un chiaror
+pallido che lasciava in ombra la maggior parte
+del vano; in quell’ombra irriconoscibili eran
+sedute diverse persone, che all’apparire dei
+due invitati si alzarono, interrompendo i loro
+discorsi.
+</p>
+
+<p>
+L’ingegnere si fece incontro a essi, facendo
+un profondo inchino cerimonioso e un gesto
+largo con le mani come per abbracciarli:
+</p>
+
+<p>
+— Signora contessa, quale onore.... Signor
+conte, son ben lieto di rivederla in casa mia...
+</p>
+
+<p>
+Porse mollemente la destra alla vecchia signora
+e ad Aurelio che, stringendola, provò
+di nuovo a quel contatto languido e passivo
+un senso di ripugnanza, invincibile. Poi chiamò
+a sè gli altri invitati, e fece le presentazioni.
+</p>
+
+<p>
+— Donna Marta Imberido, il conte Imberido,
+suo nipote; l’avvocato Maurizio Siena, il mio
+giovine amico Giorgio Ugenti.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio sorrise ironicamente, abbassando il
+capo d’avanti a due giovinotti quasi imberbi,
+uno altissimo e sottile, l’altro basso e tarchiato,
+che s’affrettarono a stringer la mano a sua
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+nonna e a lui, senza un atto di sussiego o di
+deferenza, con grande semplicità, come tra camerati.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta sedette sul divano insieme con
+Luisa; i quattro uomini si fermarono a discorrere
+in mezzo della sala. L’Ugenti, il più alto,
+biondo, con due esigui baffi su una bocca
+freschissima e un gran naso cartilaginoso e
+arcuato in mezzo alla faccia oblunga, parlava
+del gran caldo in città, delle sue occupazioni
+faticose, del desiderio, per lui ineffettuabile, di
+passare una quindicina di giorni libero e tranquillo
+alla campagna. L’altro, un tipo ebraico
+dall’espressione penetrante e sarcastica, nerissimo
+d’occhi e di capelli e olivastro di carnagione,
+asseriva in vece, sogghignando, che la
+città non è mai così piacevole come in estate,
+quando la società elegante l’ha disertata e le
+notti brevi son tepide come giorni di primavera
+senza la noja del sole. Incerto tra i due, l’ingegnere
+ascoltava entrambi con visibile compiacenza,
+e approvava a tratti indifferentemente
+or l’uno or l’altro con un cenno rapido del capo,
+con un’interjezione ammirativa, con qualche
+breve osservazione in cui si ripetevan sotto forma
+diversa le stesse cose dette prima da’ suoi interlocutori.
+</p>
+
+<p>
+Mentre i tre discorrevano, Aurelio, muto nel
+crocchio, considerava con attenzione il padre
+Boris, che rivolto verso la finestra era in piena
+luce. Il suo viso rugoso dai lineamenti grossolani,
+dalle labbra sottili, dalle mascelle robuste,
+dalla fronte stretta, limitata da una folta capigliatura
+setolosa, sarebbe parso quello d’un
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+contadino, se non fosse stato corretto da due
+fedine diplomatiche, a pena un po’ brizzolate
+alle estremità. Alto, ossuto, muscoloso, quell’uomo,
+non ostante la potenza della sua complessione,
+aveva nei gesti, nelle attitudini, nel
+suono della voce, sopra tutto negli sguardi, una
+espressione così mite, umile o paurosa, che a
+poco a poco d’avanti agli occhi dell’osservatore
+perdeva ogni apparenza di forza e di salute.
+Sopra tutto i suoi sguardi eran degni di studio
+e d’attenzione — pallidi sguardi obliqui e pietosi,
+che si volgevano in torno pateticamente come
+per rassicurare, per confortare, per ammansare
+un nemico o per procurarsi un complice; pallidi
+sguardi indulgenti, che sembravan dire a
+chiunque si dirigevano: «Tranquillizzati: io
+non ti voglio rovinare; io ti desidero amico; io
+non ti tradirò mai, se per caso conoscerò un
+tuo fallo segreto; noi siamo fatti per intenderci
+e per ajutarci a vicenda.» Il giovine, a ogni
+incontro de’ suoi con quegli sguardi ambigui,
+sentiva crescer dentro l’ostilità sorda che nudriva
+contro il Boris, come una specie d’antipatia
+di razza che glie ne rendeva intollerabile
+perfino la vicinanza.
+</p>
+
+<p>
+Una porta s’aperse. La signora Teresa entrò,
+dicendo a voce alta:
+</p>
+
+<p>
+— Signori, la zuppa è in tavola.
+</p>
+
+<p>
+Portava un abito pomposo da teatro, di tinta
+viva, quasi scollacciato, tutto adorno di trine
+preziose, scintillante di vetri e d’ori. Flavia, in
+una veste bianca semplicissima, la seguiva recando
+nella mano una lucerna.
+</p>
+
+<p>
+Si scambiarono saluti e augurii; l’ingegnere
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+presentò agli Imberido una sua sorella, esile e
+smunta, ch’era entrata nella stanza, inosservata,
+dietro la signorina Boris; poi tutti, confusamente,
+si diressero verso la sala da pranzo, conversando,
+ridendo, annusando il buon odore che si propagava
+in torno dalla cucina contigua. Aurelio
+veniva ultimo al fianco di Luisa. Questa, a un
+tratto, si appoggiò fortemente al suo braccio e
+gli disse piano all’orecchio, indicandogli l’ebreo
+che li precedeva:
+</p>
+
+<p>
+— Vede? è un pretendente alla mano di
+Flavia! Chi sa che stasera non si combini qualche
+cosa in famiglia!
+</p>
+
+<p>
+Diede in una risatina acutissima, guardò bene
+il giovine negli occhi, e lo lasciò bruscamente
+senz’altro aggiungere, correndo innanzi alla conquista
+del suo posto.
+</p>
+
+<p>
+La mensa, ben rischiarata dalle sedici fiamme
+di due alti candelabri di bronzo, aveva un aspetto
+di gran lusso. L’argenteria copiosa e massiccia,
+il vasellame miniato in oro, la finezza della biancheria
+cifrata e frangiata, parlavano in vero
+della ricchezza degli ospiti, ma rivelavano altresì,
+nella loro lucente e inestetica novità, la recentissima
+fortuna di questi e il loro gusto volgare
+nel prediligere i prodotti dell’industria moderna
+alle creazioni dell’arte. Nessuna cosa memore,
+nessun oggetto singolare rompeva su quella tavola
+oblunga la monotona uniformità di quegli
+utensili comuni, segnati da un marchio esatto,
+fusi in cavi inesauribili o copiati da mani mercenarie,
+simili in tutto a mille altri utensili offerti
+nelle vetrine delle botteghe all’anonima richiesta
+dei passanti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sedettero intorno alla mensa l’ingegnere, tra
+donna Marta e Flavia, poi in ordine l’avvocato
+Siena, la signora Teresa, Aurelio, Luisa, l’Ugenti
+e in fine la sorella del Boris. Aurelio aveva
+quasi di fronte Flavia e il pretendente, che lo
+guardava sotto le lenti da miope con un’ostinazione
+pressochè offensiva.
+</p>
+
+<p>
+Le conversazioni non tardarono a esser riprese
+con grande vivacità. L’Ugenti, espansivo
+e ciarliero, aveva prima tenuti allegri i commensali
+con i racconti delle sue prodezze infantili,
+che lo avevan reso uno tra i più temuti e i più
+battuti fanciulli terribili; ora il Siena, per contrasto,
+li annoiava tutti, narrando con pedanteria
+curialesca e con una certa solennità di gesti e
+di parole il caso d’un giovinetto perverso, che
+egli aveva in quell’anno difeso d’avanti al tribunale
+per ferimento volontario d’un coetaneo
+e che, assolto per merito suo, era stato poi rinchiuso
+in una casa di correzione. La sua voce
+tra gutturale e nasale, regolata da una cantilena
+continua, a ogni minima interruzione s’elevava
+bruscamente di tono e squillava come per dominare
+un tumulto.
+</p>
+
+<p>
+Udendolo, osservandolo, Aurelio pensava:
+«Flavia lo potrà amare? potrà esser felice con
+un uomo simile?» E le parole maligne di Luisa
+gli tornavano alla mente, riempiendogli l’animo
+di rancore e di desolazione. Pensava: «È possibile
+ch’ella accetti? È possibile che ella non
+sappia distinguere? ch’ella sia affatto indifferente
+tra me e lui? che almeno, ricordandosi
+di me, non abbia un’esitazione prima d’acconsentire?»
+Guardava ora la giovinetta, che pareva
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+attentissima al discorso dell’ebreo. Nulla
+sul suo viso che indicasse il più tenue turbamento
+sentimentale, un passaggio di memorie,
+un assalto di rimpianti, uno sforzo della volontà
+per nascondere agli estranei l’intima sua inquietudine.
+Ella, che aveva riso con spontanea
+gajezza ai racconti dell’Ugenti, ascoltava adesso
+seria seria la cantilena prolissa e tediosa dell’altro,
+senza un moto d’impazienza, senza mai
+rivolgere uno sguardo fuggevole a lui che fissandola
+lo chiedeva.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio pensò, vedendo accanto a lei il Boris:
+«Ella è la figlia di quell’uomo basso e volgare.
+Qual maraviglia se ne ha ereditato gli istinti e
+le ambizioni? Il pretendente deve esser ricco,
+avaro e laborioso: ecco tre ragioni formidabili
+per non rifiutarlo.» Egli considerò a più riprese,
+alternativamente, il padre e la figliuola,
+cercandone le rassomiglianze. In verità costui,
+non ostante la rozza semplicità del sembiante,
+poteva ben dirsi la maschera deforme di lei:
+aveva la medesima fronte angusta, lo stesso
+color grigio degli occhi, un’analoga struttura
+del capo; perfino la bocca grande e quasi sdentata
+rammentava quella bellissima della erede
+nel colorito acceso della pelle, nel sorriso, specialmente
+in una certa piega amara, che si
+formava nei momenti d’attenzione a un angolo
+delle labbra. Erano entrambi dello stesso sangue,
+discesi per linea diretta l’una dall’altro,
+frutti successivi d’un medesimo albero, le cui
+radici s’affondavano in un terreno incolto e
+malnoto; dovevan dunque agire entrambi sotto
+identici impulsi, correre verso una mèta comune,
+desiderare un unico destino!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Ma perchè m’occupo tanto di lei?» egli si
+domandò d’un tratto. «Che mi fa s’ella sposa
+quell’ebreo pedante a preferenza d’un qualunque
+altro? Io, certo, non la sposerò mai. Dunque?»
+Cercò di sottrarsi in qualche modo al pensiero
+molesto che lo perseguitava, di cancellare dalla
+memoria la confidenza insidiosa della bionda.
+Volse perciò in giro uno sguardo indagatore
+ai suoi commensali: notò che l’ingegnere e sua
+sorella portavan spesso il coltello alla bocca,
+se ne servivano per scalcare il pesce, non indugiavano
+per semplicità a metter le dita sul
+piatto; anche notò che la sorella in distrazione
+s’asciugava talvolta le labbra e il mento
+col lembo della tovaglia. S’accorse, osservando
+bene il giovine Ugenti, che questo teneva appeso
+alla catena dell’orologio un distintivo a
+lui ben noto, la medaglietta d’argento con l’effigie
+di Carlo Marx, l’apostolo del Socialismo.
+S’accorse che il Siena aveva le unghie lunghe,
+adunche, non ben polite. Un senso istintivo di
+molestia, d’insofferenza, quasi di soffocazione,
+quel senso che assale spesso nelle strette d’una
+calca, si diffuse rapidamente nel suo essere, parve
+salirgli alla gola e stringerla a forza, rendendogli
+impossibile di trangugiare un sol boccone di più.
+Egli si sentiva male tra quella gente diversa
+da lui; si sentiva assolutamente isolato, poichè
+anche sua nonna, in quell’ambiente ch’era già
+stato il suo, s’era a poco a poco dimenticata
+delle abitudini apprese, s’era confusa con gli
+altri e discorreva ora animatissimamente con
+la sorella del Boris, come si discorre soltanto
+con una sua simile.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+</p>
+
+<p>
+La signora Teresa si volse a lui e gli disse
+per la decima volta:
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non mangia? Perchè non beve?
+</p>
+
+<p>
+Egli rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, ne ho a bastanza. Io mangio sempre
+poco....
+</p>
+
+<p>
+— Ma se non ha mangiato niente! Via, conte,
+si faccia coraggio!.... Prenda ancora qualche
+cosa, almeno per farmi piacere.
+</p>
+
+<p>
+E gli afferrò il piatto, glie lo riempì di nuovo
+fino all’orlo.
+</p>
+
+<p>
+Il pranzo era interminabile. L’ingegnere, un
+po’ acceso dalle abondanti libazioni, proponeva
+ora una gita in compagnia sul Motterone per
+una delle domeniche successive; e il Siena,
+sempre freddo e solenne, si scusava di non
+poter parteciparvi in causa delle sue occupazioni,
+salvo che non la si rimandasse almeno
+di due settimane.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, — gridò d’un tratto l’Ugenti; — non
+vorrei poi che coincidesse proprio col giorno
+delle elezioni, perchè in tal caso dovrei mancar
+io, e ne sarei desolatissimo.
+</p>
+
+<p>
+— E che ti fa se ci sono le elezioni? — chiese
+ridendo il Boris.
+</p>
+
+<p>
+— Caro ingegnere, la disciplina del partito
+esige la mia presenza. Se ciascuno s’astenesse
+per una causa o per un’altra fidandosi del voto
+dei correligionari, nessuno naturalmente voterebbe,
+e gli avversarii, i cari borghesi, trionferebbero
+in eterno. Nel caso presente poi si tratta
+d’una grande battaglia; e la vittoria sarà certo
+strepitosa per noi socialisti purchè si vada tutti
+compatti alle urne.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il Boris rise del suo riso blando, pieno d’indulgenza,
+e disse scotendo il capo:
+</p>
+
+<p>
+— E quando bene avrete vinto?....
+</p>
+
+<p>
+— Avremo un deputato di più al Parlamento:
+saremo su la via di diventar maggioranza e di
+imporre le nostre leggi anche a chi non le
+vuole.
+</p>
+
+<p>
+— Lei crede? — chiese l’Imberido con sottile
+ironia.
+</p>
+
+<p>
+— Fermamente, — rispose serio e convinto
+il giovine, volgendosi a lui senza rancore. — Noi
+siamo i trionfatori del domani, poiché la
+nostra idea va guadagnando, ogni dì più, terreno
+e potenza.
+</p>
+
+<p>
+— Dica meglio: la loro retorica, perché l’idea
+è piuttosto astrusa e complicata e non si presta
+troppo ad adattarsi nelle teste ottuse in cui la
+si vorrebbe trapiantare. Ma ammettiamo pure
+che sia l’Idea che trionfi, ammettiamo pure che
+i socialisti si conquistino tutti i cinquecento
+seggi del Parlamento; io nego sempre che i
+loro sogni febbrili possano per questo semplice
+fatto divenire realtà, come nego che l’êra della
+felicità universale abbia a essere mercè loro
+inaugurata.
+</p>
+
+<p>
+— E perché, di grazia? — domandò l’Ugenti
+sempre con grande cortesia.
+</p>
+
+<p>
+— Perché l’avvento del Socialismo non esige
+soltanto una riforma economica e sociale, già
+un poco fantastica com’è quella che si propone;
+ma sopra tutto una riforma delle anime e delle
+coscienze. Esige un’umanità diversa dalla nostra,
+rinnovata dalle fondamenta; esige l’abolizione
+assoluta di tutti gli istinti e i sentimenti
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+che animano o muovono gli uomini sul nostro
+povero pianeta. Questo, almeno che io sappia,
+non si può ottenere né con la ragione né con
+la forza: e non lo si otterrà, mi creda, nemmeno
+con una legge votata all’unanimità dal
+suo Parlamento di socialisti.
+</p>
+
+<p>
+L’Ugenti che, mentre Aurelio parlava, continuava
+a scrollare il capo in atto di diniego, s’alzò
+bruscamente in piedi per rispondere con maggior
+forza a’ suoi argomenti. Il Siena però, attento
+e impassibile al suo posto, lo prevenne.
+</p>
+
+<p>
+— Io non sono socialista, — egli disse con
+la sua voce nasale, con il suo accento cattedratico — o
+almeno non sono collettivista nel senso
+etimologico della parola. L’abolizione della proprietà
+privata è, secondo me, una riforma ineffettuabile.
+Ma, ciò non ostante, mi guardo bene
+dal giudicare il Socialismo con la severità sdegnosa
+e con l’antipatia manifesta con cui il signor
+Imberido lo condanna. Lo spettacolo delle
+sofferenze umane, delle ingiustizie sociali non
+mi può lasciare inerte, estraneo, indifferente a
+osservarle o a giustificarle. Io considero quindi
+le nuove teorie come il risultato ancora imperfetto
+d’una ricerca nobile e generosa per alleviare
+le une e per rimediare alle altre. Sotto
+questo aspetto, bisogna riconoscerlo, il Socialismo
+è un’idea altamente rispettabile, che merita
+l’appoggio di tutti i buoni e il soccorso di
+tutti gli intelligenti.
+</p>
+
+<p>
+L’Ugenti, ch’era rimasto ritto in piedi, approvò
+romorosamente; il Boris stesso annuì col
+capo, sorridendo; Flavia, che aveva fatto cenni
+palesi d’assentimento a ogni pausa dell’avvocato,
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+battè in fine le mani e gridò con trasporto,
+guardando per la prima volta negli occhi l’Imberido:
+</p>
+
+<p>
+— È vero! È vero!
+</p>
+
+<p>
+Allora un’esasperazione subitanea prese Aurelio.
+L’antipatia fisica, che provava contro l’avvocato
+pedante, il pensiero geloso che Flavia
+fosse per appartenergli, il rancore, che avevan
+mosso in lui quelle approvazioni concordi e
+specialmente l’esclamazione entusiastica della
+giovinetta, lo fecero sussultare su la sedia e
+atteggiare il viso a un’espressione amara di
+disprezzo e di sarcasmo. Egli disse con la voce
+aspra e altezzosa:
+</p>
+
+<p>
+— Questa è appunto la parte retorica del
+Socialismo, alla quale accennavo pocanzi e che
+costituisce tutto il suo fascino e tutta la sua
+virtù. Ma la retorica è sempre stata retorica;
+e con le vuote promesse, con le false lusinghe,
+con le descrizioni fantastiche d’un meccanismo
+sociale imperfettibile, non si ha, no, il diritto
+di mettere a soqquadro il mondo intero, d’aizzare
+le masse brute alla ribellione, di preparare
+al prossimo avvenire giorni criminosi di stragi,
+di rapine e di vandalismi....
+</p>
+
+<p>
+L’Ugenti fece l’atto d’interromperlo.
+</p>
+
+<p>
+— I socialisti — egli continuò risoluto — con
+qualche proposta generica, che basta un
+ragionamento infantile a dimostrare insensata,
+s’atteggiano evangelicamente a redentori della
+umanità, e chiamano in tanto alla riscossa gli
+ignoranti e i barbari, adulandoli, solleticandone
+gli appetiti, rinfocolandone le ambizioni. Ora,
+sanno essi se al momento critico questa gente,
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+come sarà padrona del campo, non li abbandonerà
+sghignazzando ai loro sogni malati?
+Possono essi garentire dell’onestà, della buona
+fede, dell’obedienza illuminata dei loro numerosi
+gregarii? E sono in fine sicuri di poter
+costruire, sopra una rivoluzione dei più torbidi
+elementi sociali, quel monumento di giustizia,
+d’equità, di benessere, del quale non son peranco
+riusciti a tracciare un piano convincente
+nei loro libri e nelle loro discussioni teoriche?
+Caro signore, — egli soggiunse, volgendosi con
+un moto brusco all’avvocato, — di fronte al
+disastro, che ne minaccia, io intendo in vece
+che tutti i buoni e tutti gli intelligenti s’accordino
+tra loro per combattere questi rètori pericolosi
+con ogni arma, con ogni possibile repressione.
+</p>
+
+<p>
+Il socialista e l’avvocato proruppero insieme
+in una protesta veemente — il primo balzando
+di nuovo in piedi, sollevando le lunghe braccia
+alte sul lungo corpo sottile; l’altro agitandosi
+convulsamente su la sedia, torturandosi con la
+mano gli esigui baffi neri.
+</p>
+
+<p>
+— Le persecuzioni non ci fanno paura! — urlava
+l’Ugenti stentoreamente. — Ben vengano
+le persecuzioni! Esse hanno sempre spianato
+la via alle idee nuove; le violenze e gli abusi
+di potere non fanno se non inasprire l’opinione
+pubblica contro le classi dominanti e affrettare
+i moti rivoluzionarii. Un anno di dispotismo
+val quanto mezzo secolo guadagnato per il
+trionfo della nostra causa....
+</p>
+
+<p>
+— La libertà di pensiero non può essere conculcata
+in un regime democratico, — declamava
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+Maurizio Siena, alzando la voce per dominare
+quella dell’Ugenti; — essa è una conquista intangibile
+del nostro secolo di scienza e di progresso.
+Gli uomini d’ordine hanno il sacro dovere
+di rispettarla....
+</p>
+
+<p>
+Parlavano insieme, e le loro parole giungevano
+confuse all’orecchio dell’Imberido. Flavia
+e Luisa, che su le prime avevano protestato,
+ridevano ora allegramente del tumulto improvviso.
+Soltanto il Boris, sempre tranquillo e
+sorridente, affermava in silenzio col capo, ammiccando
+però con gli occhi stretti e come riconoscenti
+a colui che aveva proclamato forte
+lo sterminio dei disturbatori.
+</p>
+
+<p>
+— Basta! — gridò d’un tratto la signora
+Teresa; e, per richiamar l’attenzione, percosse
+ripetutamente con la lama del coltello il suo
+bicchiere.
+</p>
+
+<p>
+— Basta con la politica! — fece eco donna
+Marta, che a più riprese aveva rimproverato
+il nipote con gli sguardi.
+</p>
+
+<p>
+— Voi ci stordite.... Parliamo d’altro, per
+carità! Si stava concertando una bella passeggiata
+in compagnia sul Motterone. Quando la
+si fa, dunque? Con le vostre chiacchiere non
+si verrà mai a una conclusione!
+</p>
+
+<p>
+I due giovini, che gridavano insieme, s’interruppero
+a mezzo d’una frase, si guardarono in
+torno come stupefatti di trovarsi presenti a un
+convito ospitale, e scoppiarono insieme a ridere,
+scusandosi con le donne per la loro vivacità
+inopportuna. L’Imberido aggiunse le sue scuse
+a quelle de’ suoi avversarii; e la conversazione
+fu ripresa senz’altro sul tema meno eccitante
+dell’escursione in montagna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa fu stabilita per domenica quindici
+«tempo ed elezioni permettendo», secondo la
+espressione finale dell’ingegnere.
+</p>
+
+<p>
+— Mi raccomando a lei, — mormorò Luisa
+all’orecchio d’Aurelio; — faccia venire anche il
+signor Zaldini. È così simpatico!
+</p>
+
+<p>
+La discussione calorosa aveva lasciato l’Imberido
+in quello stato d’accasciamento e quasi di
+desolazione, in cui egli sempre cadeva sotto
+l’urto d’un’opinione altrui, altrettanto salda e
+inflessibile quanto la sua. Mentre gli altri, già
+immemori di tutto, ciarlavano e ridevano spensieratamente,
+egli riandava ancora, incerto e
+umiliato, il corso della disputa inutile; e una
+folla di buoni argomenti taciuti, di nuove risposte
+efficaci, sorgeva spontanea nel suo pensiero
+a offuscare le cose che aveva dette, a
+dimostrargli l’imperizia della sua dialettica e
+l’imprudenza delle sue affermazioni. Perché non
+aveva saputo rimaner muto e impassibile alle
+frasi del giovine socialista? E perché, anche affrontando
+una discussione, non aveva riflettuto,
+non aveva considerato il valore e la qualità de’
+suoi ascoltatori, non aveva pesato bene le sue
+parole, prima di ribattere? — In vece egli s’era
+lasciato miseramente trascinare dall’impeto de’
+suoi sentimenti; aveva parlato con rancore e
+non con serenità spassionata; aveva fatto, di
+fronte a quegli estranei, la figura meschina d’un
+retrogrado rabbioso o d’un volgare nemico della
+Luce!
+</p>
+
+<p>
+Sopra tutto in causa di Flavia egli si rammaricava
+d’aver discorso in tal modo. Nel fondo
+del suo spirito, un poco annebbiato dai vapori
+<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span>
+del vino bevuto in copia, incominciava omai a
+trepidare un senso di malinconia tenera e obliosa,
+quel bisogno d’abbandonarsi, di perdonare, di
+fraternizzare che assale irresistibile all’inizio di
+un’ebrietà. Guardando ora la fanciulla, Aurelio la
+trovava, nella semplicità della sua bianca veste
+virginale, sovranamente incantevole; un soffio
+di vaghe memorie gli passava a traverso la
+mente angustiata, inclinandola insensibilmente
+a benevolenza verso di lei, riaccendendo a mano
+a mano il fuoco assopito della sua simpatia.
+Ed egli, inconsapevole, si stupiva d’aver potuto
+contrariare la bella creatura che gli splendeva
+d’innanzi, e si rimproverava il suo contegno pertinacemente
+ostile e scortese, e deplorava il suo
+indocile orgoglio che ogni dì più scavava un
+abisso incolmabile tra le loro due vite. — Ma non
+era egli dunque che la gittava deliberatamente
+tra le braccia del rivale? Non la voleva egli
+così, estranea e nemica, divisa sempre da lui
+da un ostacolo immane? Non era preferibile per
+il suo scopo quel dissidio aperto e sincero a
+un’intesa lentamente insidiosa, a una domestichezza
+con lei che avrebbe potuto generare la
+catastrofe temuta? — Oh, un suo sguardo lusinghevole!
+Egli, certo, avrebbe in quel momento
+sacrificato il suo sogno più caro per uno sguardo
+lusinghevole di lei, che fosse venuto a traverso
+la mensa a ricercarlo!
+</p>
+
+<p>
+Frattanto intorno a lui l’animazione aumentava.
+La fine del pranzo generoso rendeva loquaci
+e ilari gli altri commensali, li accomunava
+in un unico sentimento di benessere, di confidenza,
+d’espansiva cordialità. Parlavan tutti
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+insieme, e il frastuono delle voci alte e delle
+risate rimbombava sotto la vòlta profonda: l’ingegnere,
+con gli occhi sfavillanti e il naso
+purpureo, raccontava a donna Marta un aneddoto
+procace, che pareva scandalizzasse l’anima
+candida della sorella zitellona, in atto di turarsi
+le orecchie con le mani; il Siena, acceso in
+viso, discorreva vivacemente con Flavia e la signora
+Boris, prorompendo a tratti in ghigni gutturali,
+che lo facevan torcere e rannicchiarsi
+su la sedia come all’impressione d’un solletico
+ostinato; l’Ugenti in vece era divenuto patetico
+e nebuloso, e declamava chino verso la bionda
+un’ardente poesia di passione, sottolineandone
+i passaggi più teneri con certi sguardi estasiati,
+tremuli nel vuoto, battendo con le lunghe braccia
+aperte il ritmo dei versi sonanti.
+</p>
+
+<p>
+Le bottiglie del vino di Sciampagna, recate
+per i brindisi, suscitarono un’acclamazione entusiastica,
+un grido unanime d’esultanza. Sembrò
+quasi che un vento di frenesia passasse d’improvviso
+nella sala da pranzo, esagitando le
+fiamme delle candele, scotendo le sedie e gli
+oggetti sparsi in disordine su la tavola. Le fanciulle
+e donna Marta applaudirono; Maurizio e
+Giorgio si levarono d’un balzo in piedi, per disputarsi
+con comico accanimento l’onore di stapparle.
+Come i calici furon tutti ricolmi del dolce
+vino propiziatorio, l’Ugenti con un atto risoluto
+impugnò il suo bicchiere, lo sollevò alto sopra
+il capo e incominciò a parlare.
+</p>
+
+<p>
+Il fumo delle sigarette si dilatava omai su le
+teste, striando l’aria di tenui strati azzurrognoli,
+continuamente mobili. L’afa nella stanza chiusa
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+si faceva sempre più sensibile e opprimente; un
+odore acre di vivande e di vini saliva a ondate
+dalla mensa, intollerabile. Il giovine socialista,
+la fronte imperlata di sudore, proseguiva il suo
+discorso con una foga enfatica di gesti e d’accenti,
+esaltando le virtù e le attitudini della
+donna, illustrandone l’alta missione morale, profetizzandole
+un avvenire glorioso in una società
+meno egoistica e più giusta della presente. E
+gli altri, d’un tratto ammutoliti, lo guardavano
+attoniti, stupefatti, senz’ascoltarlo, nell’attesa impaziente
+d’una conclusione.
+</p>
+
+<p>
+Quand’egli s’interruppe a mezzo d’un periodo
+per riprender fiato, un applauso formidabile
+risonò sotto la vòlta e i calici simultaneamente
+s’alzarono per brindare. Il Siena, nell’immenso
+strepito, urlò con tutte le forze de’ suoi polmoni:
+</p>
+
+<p>
+— Evviva dunque la signorina Flavia! Alla
+sua salute, alla sua felicità, all’esaudimento delle
+sue speranze!
+</p>
+
+<p>
+Gli evviva echeggiarono, mentre i calici s’incrociavano,
+battevan forte l’un contro l’altro,
+tintinnando.
+</p>
+
+<p>
+Flavia abbandonò prima il suo posto, s’avvicinò
+a suo padre, poi a sua madre, e, strettoli
+tra le braccia, li baciò ripetutamente sul viso,
+assai commossa: aveva gli occhi lucidi, un
+rossor vivo cosparso su le guance delicate. Così
+accesa e come trasfigurata, stretta nella semplice
+veste bianca, ella emanava dalla persona
+un fascino irresistibile, l’incanto sublime
+della Vergine, quell’acuto profumo di poesia e di
+candore, che infiamma l’imaginazione, inebria
+i sensi e abolisce ogni volontà. Aurelio, il quale
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+muto e immobile l’accompagnava con gli sguardi,
+si sentiva languire d’ammirazione e di desiderio.
+Non mai gli era parsa così leggiadra e così
+nobile di forme e d’espressione! Non mai gli
+era parsa così degna d’essere amata, d’esser
+preposta a supremo scopo d’un’esistenza mortale!
+Ella non era più la fanciulla, ch’egli ben
+conosceva: era il simbolo della grazia, l’incarnazione
+tipica dell’Eterna Bellezza, era l’Unica,
+era l’Eletta, era la Dea. — Oh, uno sguardo, un
+solo sguardo lusinghevole di lei! Egli avrebbe
+sacrificato tutta la sua vita per uno sguardo
+lusinghevole di lei, che fosse venuto in quel
+momento solenne a ricercarlo!
+</p>
+
+<p>
+Ma la giovinetta pareva che lo avesse affatto
+dimenticato, pareva che ignorasse la sua presenza
+alla festa familiare: tremante di commozione,
+guardava fisa il padre o la madre con occhi
+pieni di gratitudine e d’affetto, e non si stancava
+di scoccare su le loro guance quei baci sonori,
+che avevano nell’anima del giovine un’eco spasimosa.
+</p>
+
+<p>
+Quando la signora Teresa si levò e uscì dalla
+stanza, Aurelio anche si mosse: fece qualche
+passo verso la finestra quasi cercando un soffio
+d’aria libera, poi, vedendosi inosservato, infilò
+pianamente la porta e riparò solo nel salotto.
+</p>
+
+<p>
+Si lasciò cader di peso sul divano. Si prese
+il capo fra le palme, con atto disperato. Un
+ardore molesto gli infocava le tempia. Il cuore
+gli pulsava in petto con una violenza non mai
+avuta. I fumi del vino si spandevan torbidi e
+foschi intorno a lui, annebbiandogli la visione
+delle cose, dandogli a intervalli il senso ingrato
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+della vertigine. — Egli si sentiva solo, affranto
+e desolato: egli soffriva terribilmente, e nessuno
+era presso di lui a confortarlo! Il suo dolore si
+dissipava inutile e indifferente nell’impassibilità
+dello spazio, come quello d’un qualunque bruto
+ferito a morte in una foresta!... Egli, certo,
+avrebbe potuto spegnersi così, senza che un’anima
+buona fosse accorsa in suo aiuto, senza
+turbare con il suo gemito indistinto la gioja
+romorosa di coloro che gli eran vicini!....
+</p>
+
+<p>
+Impeti subitanei di collera sorgevano nel suo
+spirito a ogni scoppio d’ilarità nella stanza
+contigua; supremi abbattimenti lo prendevano
+appena l’ira cessava. E intanto un desiderio
+folle si faceva strada tra le tenebre di quel tumulto
+selvaggio dell’anima, usciva a poco a
+poco dal caos delle imagini oscure, si rischiarava,
+splendeva, scintillava come astro solitario
+in un cielo tempestoso: il desiderio di Flavia,
+d’una parola benevola di lei, d’una sua carezza
+su la fronte accesa, d’uno di quei baci inebrianti,
+ch’ella aveva pocanzi prodigati con
+tanto trasporto a’ suoi parenti. — Oh, perchè
+ella non veniva? perchè tardava tanto? Non
+sapeva ella forse ch’era là, solo, triste, afflitto
+da un’angoscia senza nome, ad aspettarla? E
+la sua pietà, sempre sì docile all’appello dei
+sofferenti, non si risvegliava dunque per la
+prima volta al suo grido disperato di soccorso?
+</p>
+
+<p>
+Un passo leggero che s’avvicinava lo fece
+sussultare di sgomento e di giubilo. Egli non
+respirava più: il suo sangue pareva si fosse
+d’un tratto arrestato nelle vene. Era lei? Certo,
+era lei; doveva esser lei. La gioja ineffabile del
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+suo cuore non poteva ingannarlo. Egli l’aveva
+invocata; ella, ecco, accorreva. — Oh, caderle
+ai piedi e morire!....
+</p>
+
+<p>
+Qualcuno era entrato nel salotto.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio tolse con lento atto il viso alterato
+e livido dalla stretta delle mani, e guardò d’innanzi
+a sè, come un sonnambulo strappato repentinamente
+al suo sogno.
+</p>
+
+<p>
+— Signor Aurelio, che cos’ha? — disse spaurita
+Luisa, avvicinandosi a lui con vivacità.
+</p>
+
+<p>
+Egli continuava a fissarla senza parlare. — Ohimè,
+l’ultima speranza andava miseramente
+tradita. Il mondo non aveva più luce! La sua
+vita non aveva più scopo! L’inganno era mortale
+e palese: un riso acuto, a lui ben noto, si
+levò nella stanza vicina e venne a colpirlo
+d’improvviso come un’irrisione del Destino.
+</p>
+
+<p>
+Luisa sedette al suo fianco, gli prese amorevolmente
+la mano.
+</p>
+
+<p>
+— Signor Aurelio, per carità risponda: si
+sente male? Ha bisogno di qualche cosa? Risponda!
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, signorina, grazie! — egli riuscì a
+mormorare, rialzando il capo — Non è nulla:
+un po’ d’emicrania....
+</p>
+
+<p>
+— Faceva forse troppo caldo nella sala da
+pranzo. Io stessa non ne poteva più! Vuole che
+apra le finestre? L’aria libera le farà bene.
+Vuole che le ordini qualche cosa di caldo?
+Vuole che chiami donna Marta?....
+</p>
+
+<p>
+Ella parlava concitatamente, assai commossa,
+con una specie d’affanno appassionato nella voce
+e nel respiro. E intanto gli stringeva forte la
+mano, e lo guardava con gli occhi inumiditi,
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+gonfii di pietà e di tenerezza. «Non è lei! Non
+è lei! Non è lei!» ripeteva spasimando l’anima
+del giovine, mentre quelle dolci parole si disperdevano
+vane e sciupate, come semi sparsi sopra
+un terreno sterile. — Oh, fosse stata Flavia, la
+consolatrice! Su la Terra non vi sarebbe stato
+un uomo più divinamente felice di lui!
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, è inutile, signorina, — disse Aurelio,
+levandosi d’improvviso in piedi. — Proverò
+a uscire, proverò a far due passi nel cortile....
+Grazie!
+</p>
+
+<p>
+Studiando il passo, senza più rivolgersi, s’avviò
+verso la porta. L’aperse. Vide le tenebre
+spalancate d’innanzi a sè; vi si gittò perdutamente
+come in un abisso.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span></p>
+
+<h2 id="cap9">IX.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Il Sogno.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+E il gran Sogno fatalmente si svolse.
+</p>
+
+<p>
+Il padre Boris era ritornato a Milano; gli ospiti
+eran partiti. La solita pace regnava nel palazzo
+antico, mentre in torno l’opera alacre degli
+agricoltori ferveva, ornando i campi rasati d’accese
+frange d’oro, empiendo la purezza degli
+spazii di strepito giulivo. Dall’alba all’imbrunire,
+le canzoni della mietitura, disperse di qua e di
+là su i colli ubertosi, ondeggiavan nel silenzio,
+e davano all’orecchio che le ascoltava un senso
+di vastità singolare; il buon odor cereale e l’olezzo
+del fieno fresco imbalsamavano alternativamente
+l’aria, assumendo negli aridi meriggi
+intensità quasi d’essenze. La festa dell’ultima
+ricolta si celebrava così sotto il sole benefico
+d’agosto, tra gli inni, tra i profumi, tra i colori
+smaglianti, in una semplicità solennemente primitiva
+di riti e di costumi. E gli inni eran d’amore,
+e i profumi eran di vita, e i colori eran
+di gioja.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, dal balconcino della sua camera o nel
+parco o durante le peregrinazioni su le colline
+circostanti, assisteva al grandioso spettacolo,
+commosso, attonito, maravigliato. Non mai come
+in quei giorni egli s’era sentito così posseduto
+dal fascino della Natura feconda; non mai come
+in quei giorni s’era sentito legato da vincoli
+così stretti alla grande madre Terra. Egli, atomo
+d’un tutto, pareva fondersi e confondersi tra
+quelle manifestazioni vaste e benigne, dimentico
+d’ogni cosa, conscio soltanto della sua piccolezza
+e della sua vanità in un mondo attivo e produttivo,
+dove la vita si svolgeva gloriosamente
+sopra una distesa senza confini. Il suo corpo
+illanguidito dalla canicola, il suo spirito ottuso
+dal desiderio, si sottraevano ogni dì più al dominio
+della ragione e della volontà. Egli non
+poteva più fermare a lungo la sua attenzione
+su i soggetti dei propri studii: appena faceva
+uno sforzo mediocre d’applicazione, una stanchezza
+dianzi sconosciuta gli pesava sul cervello,
+ed egli doveva arrestarsi d’un tratto nel
+suo lavoro, come chi si trovi d’improvviso su
+la soglia d’una stanza buja. Passava perciò
+lunghe ore nell’inerzia più assoluta, distratto,
+vuoto, come estatico, seguendo con l’orecchio
+il ritmo d’un qualche canto campestre, o accompagnando
+con gli sguardi il fumo d’una sigaretta
+che si smarriva sottilmente nell’aria cristallina.
+</p>
+
+<p>
+Una moltitudine di sensazioni minute, spontanee,
+incoscienti componeva in quei giorni l’esistenza
+materiale di lui. Il suo essere era simile
+a una pagina bianca su cui una penna segnasse
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+a caso piccoli segni indecifrabili: si difformava
+e s’alterava continuamente alla minima impressione
+d’un soffio, d’un profumo, d’un suono, d’un
+bagliore. D’avanti a un prato raso di fresco,
+macchiato dai cumuli più smorti del fieno, d’avanti
+a un campo popolato di spigolatrici chine
+in fila su le glebe, d’avanti a un albero carico
+di frutti, al gorgheggio d’un uccello tra il fogliame
+d’una siepe, alla voce d’un bambino in
+una cascina solitaria, egli si soffermava attento
+e turbato, come al cospetto d’un fatto straordinario
+o d’una cosa supremamente mirabile.
+Le imagini delle sembianze esteriori si succedevano
+per tal modo inattese nella sua mente,
+senz’ordine e senza logica, convertendosi in idee
+fuggevoli, in confuse astrazioni, in pallidi raziocinii
+che non duravano un attimo e si disperdevano.
+E sotto questa sorta di velario sensibile
+e sempre mutabile, ch’era come la superficie
+della sua anima, una calda corrente di tenerezza
+passava, profonda, invisibile, violenta, — il bisogno
+istintivo e fatale di pace, di felicità, d’amore.
+</p>
+
+<p>
+Dalle campagne, illustrate magnificamente dal
+sole, animate dall’opera umana, gli veniva assai
+di sovente l’esempio seduttore: era la Terra
+stessa, sgravata, nuda e come distesa per un
+nuovo amplesso ferace, la quale descriveva alla
+sua fantasia con muto languido atto l’insuperabile
+voluttà del creare; era quella gente umile
+e travagliata da ogni tristizia, che gli gittava
+sul viso l’alito ardente della sacra febbre, il
+soffio infocato dell’immortale desiderio. Talvolta,
+percorrendo le viottole perdute, egli aveva sorpreso,
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+nascosto in una macchia, qualche ruvido
+idillio; talvolta aveva sentito nel silenzio, dietro
+una fitta cortina arborea, il susurro di due voci
+diverse, interrotto a tratti dai baci; talvolta
+aveva visto nei campi, integre nella luce, due
+alte figure, prossime e sole, esprimere con gli
+sguardi l’impazienza della loro mutua simpatia.
+Il giovine osservava e ascoltava con l’avidità d’un
+sitibondo che oda il croscio d’un’acqua sotterranea.
+E torbide visioni gli si levavano nello
+spirito, mentre un’angoscia soffocante agitava
+tutti gli elementi della sua sostanza; poichè egli
+intendeva di trovarsi in fine d’innanzi al segreto
+del suo scontento e della sua fragilità.
+</p>
+
+<p>
+A quelle sollecitazioni della Natura imperiosa,
+il cuore pareva gli divenisse gonfio e convulso;
+il sangue gli affluiva a fiotti al cervello; l’anima
+gli si ammorbidiva e si scioglieva come
+fusa da un calore supremo. Alcune frasi liriche,
+inaspettate, s’abbozzavano nel suo pensiero, illuminandolo
+con la fugacità frenetica di lampi:
+«Avere una donna propria, un’amante.... Smarrire
+ogni senso nella contemplazione de’ suoi
+sguardi inamorati.... Perdersi con lei in quelle
+selve folte e mute, che ammantano le valli....
+Amare, amare molto, fino alla stanchezza, fino
+all’esaurimento, fino alla distruzione, fino alla
+morte!» Era il gran Sogno che si svolgeva, il
+Sogno dell’eterna passione vitale. Era una brama
+indomabile d’integrazione, di struggimento, di
+congiunzione che lo accendeva, ch’esaltava la
+sua anima per modo che ogni imagine vi si riproduceva
+alterata sotto forma di poesia. Omai
+egli si sentiva languire nella solitudine, spasimava
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+di desiderio, agognava febbrilmente a utilizzare
+la sua effimera giovinezza, a crescere, a
+fruttare, a concedersi e a possedere, in un immenso
+slancio verso la Voluttà che integra e
+che crea. E l’imagine di Flavia, della Donna conosciuta
+e vicina, gli sorgeva alta e fulgida nella
+mente come un sole nel cielo del suo Destino.
+</p>
+
+<p>
+Dalla sera del pranzo in casa Boris, nuovi
+impulsi eran sopravvenuti a spingere irresistibilmente
+il giovine verso la fanciulla: innanzi
+tutto, la gelosia viva contro il pretendente
+noto e disprezzato; poi, la curiosità di sapere
+s’ella accettava quest’uomo e se accettandolo lo
+amava; in fine, l’ambizione virile di contenderla
+a questo, di strappargliela, di trionfare su lui
+con le proprie qualità e i proprii meriti. L’impresa
+gli si presentava oltremodo facile e d’esito
+quasi sicuro: il rivale era partito, era lontano,
+probabilmente senza alcun rapporto epistolare
+con Flavia; e non sarebbe riapparso a Cerro
+che tra una quindicina di giorni al più presto.
+Durante la sua assenza, egli era bene il padrone
+incontrastato della situazione: avrebbe potuto
+agevolmente insinuarsi nelle grazie di lei, vincerne
+le solite ritrosie, cancellarle dalla memoria
+gli ingrati residui del loro breve passato. Sarebbe
+certo riuscito, con la sua esperienza psicologica
+e le virtù della sua persona, a insignorirsi del
+cuore ancor titubante della giovinetta, e a scacciarne
+ogni altra imagine, ogni altro ideale, ogni
+estranea speranza. Non era ella forse già sul
+punto di cedere, prima ch’egli avesse deliberato
+d’evitarla e di fuggirla? E quella sera sul lago
+deserto, quando gli aveva stretto con tanta effusione
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+la mano, non aveva ella confessato in
+modo indubbio la sua nascente simpatia per
+lui? Bastava dunque ch’egli si riaccostasse con
+una mossa abile a Flavia; bastava che sapesse
+riprendere il filo degli avvenimenti da quell’ultimo
+tenero colloquio avuto con lei in solitudine,
+ed era sicuro che ogni causa di dissidio sarebbe
+d’un tratto venuta a mancare ed egli l’avrebbe
+avuta di nuovo pienamente in suo potere.
+</p>
+
+<p>
+La preoccupazione di questo disegno astuto,
+la speranza ambigua di poter contrastare al
+rivale quel bene a cui egli volontariamente
+aveva rinunciato, permanevano costanti nel
+fondo della sua anima, dove l’azione della coscienza
+non giunge che a lunghi intervalli e sotto
+forma di rimproveri fievoli e inerti. A volte,
+com’era tratto a riflettere su qualche atto preciso
+dalla sua vita indisciplinata, Aurelio riusciva
+bene a intendere la bieca intenzione del
+suo piano, la slealtà de’ suoi propositi di conquista;
+riusciva a intendere ch’egli agiva sotto
+l’impulso d’un sentimento invido e geloso e che
+di là della vittoria sul rivale egli non vedeva
+e non considerava mai la conseguente necessità
+d’una riparazione verso la fanciulla. Allora
+aveva momenti terribili di rammarico e di
+rivolta morale: come un peccatore credente
+che si confessi, egli esagerava il rilievo della
+sua colpa, e giurava a sè medesimo di mutar
+linea di condotta, e s’imponeva, convinto d’eseguirle,
+penitenze e rinunce esemplari. Ma il vento
+della passione si riversava fulmineo sul suo capo,
+dissipando in un colpo le nebbie momentanee
+delle riflessioni, dei rimorsi e dei buoni proponimenti.
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+Quella specie di sovreccitazione inconscia
+e impaziente, ch’era in quei giorni lo stato
+abituale del suo spirito, s’impossessava novamente
+di lui. Egli ricominciava a sognare, a
+correre verso la mèta oscura, contro la quale
+si sentiva spinto come da una volontà estranea
+alla sua, a inebriarsi di frasi sonore, di morbide
+fantasticherie, d’imaginose aspettazioni di
+felicità.
+</p>
+
+<p>
+Per tre giorni egli non poté avvicinar Flavia
+se non alla presenza delle altre signore, in giardino
+o sul rialto. Nell’impossibilità di parlarle
+da solo a sola, d’investigare il mistero dell’anima
+sua, Aurelio sofferse veramente torture senza
+nome. Seduto un po’ lontano dal crocchio, come
+per il passato, egli rimaneva intere ore fermo
+e silenzioso al suo posto di guardia, osservando
+con occhi distratti le cose circostanti o
+fingendo d’ascoltare i discorsi interminabili delle
+quattro donne. Nulla nel suo aspetto che indicasse
+un turbamento, un’angustia, la più leggera
+impazienza; eppure dentro di lui ferveva
+una continua tempesta d’idee oblique e di sentimenti
+dolorosi. Talvolta era una malinconia
+profonda, che lo prendeva durante quei ritrovi,
+come un desiderio tragico di riposo e di morte;
+talvolta era un’irritazione maligna, come una
+smania di vendetta e di crudeltà contro la fanciulla
+che pareva incurante di lui, o contro le
+estranee che gli paralizzavano ogni tentativo;
+talvolta in vece era un senso gelido di apatia
+e di malessere, che gli rendeva intollerabili e
+quasi odiose tutte quelle donne e tutte quelle
+ciance.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+</p>
+
+<p>
+Flavia d’altra parte, forse consapevole del suo
+nuovo valore e delle mutate intenzioni del giovine,
+sembrava che si piacesse di fomentare la
+sua ansietà e d’esasperare per gusto felino i nascosti
+tormenti del suo cuore. Sempre appostata
+accanto alla madre o alla cugina, non gli si
+rivolgeva che assai di rado, e solo per indirizzargli
+fuggevolmente un’insipida domanda o per
+lanciare qualche frizzo mordace contro le sue
+teorie su la donna e su la società. In verità, ella
+poteva dirsi maestra nell’arte d’usare l’ironia e
+il sarcasmo: sapeva cogliere ogni più vaga occasione
+nel discorso comune per colpire direttamente
+dove voleva; sapeva dare a una semplice
+frase un senso recondito e affatto diverso dal letterale,
+con un gesto, con un atteggiamento del
+viso, con un’inflessione della voce; sapeva trovare
+l’epiteto pungente e cortese, che, mentre passa
+per gli astanti inosservato, fa impallidire colui
+al quale si rivolge. E i suoi dileggi maliziosi
+venivan sempre accompagnati dal sorriso più
+dolce e più benigno.
+</p>
+
+<p>
+Sotto le sferzate subitanee che lo ferivano
+nel più vivo della sua sostanza, Aurelio, costretto
+a tacere o a ricercare una difesa blanda
+e rispettosa, fremeva di rabbia e di dolore; ma
+provava anche, al risveglio de’ suoi istinti pugnaci,
+un sollievo particolare, una specie di
+scossa violenta e non disaggradevole, come chi
+esca da una camera afosa all’aria gelata della
+via. Più che le irrisioni, più che gli scherni, più
+che le ingiurie, egli aborriva il contegno freddo
+e indifferente di Flavia: eran la gioconda loquacità
+di lei, la calma imperturbabile della sua
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+faccia, sopra tutto il suo riso schietto e squillante
+che provocavano in lui i più lividi rancori, le
+più fosche idee, i più desolati abbandoni, spingendolo
+talvolta fin sul confine della demenza.
+</p>
+
+<p>
+La pena era così amara ch’egli pensava di
+non poterla oltre tollerare. Ma omai egli era
+già al punto in cui l’amarezza sprona, in cui
+l’ostacolo cimenta, in cui la passione si pasce
+sia pur di strazii, di ripulse, d’umiliazioni. Egli
+partiva da quei convegni stanco, tediato, oppresso,
+ma sempre più infervorato del suo piano,
+sempre più acceso dal desiderio e dalla gelosia.
+Tutte le forze del suo orgoglio s’erano omai
+concentrate in una mira unica e costante. Le
+grandi indignazioni generavano le maggiori tenerezze.
+L’odio medesimo non serviva se non
+a inasprire l’avidità del sentimento, a rendergli
+più attraente la visione prossima della preda.
+E il pensiero del tempo perduto lo faceva perseverare
+e ostinarsi nella sua impresa, come
+il denaro divorato dalla Fortuna trascina fatalmente
+dietro di sè il giocatore che spera di
+riaverlo.
+</p>
+
+<p>
+Quel giorno, dopo la colazione, Aurelio era
+salito nella sua camera in balìa d’un’inquietudine
+straordinaria. Dopo aver tentato in vano
+di continuare la lettura d’un libro, che nei dì precedenti
+lo aveva molto appassionato, era uscito
+all’aperto sul balconcino, e v’era rimasto a lungo,
+magnetizzato dalla gran luce del pomeriggio.
+Il suo cervello aveva vibrazioni continue, pareva
+còrso da brividi infocati; i palpiti del suo cuore
+eran lenti e faticosi, come trattenuti nello sforzo
+da una difficoltà. Un sentimento inafferrabile
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+teneva tutto il suo essere, il sentimento d’una
+necessità urgente, d’un’imminenza assai grave,
+d’un’occasione propizia, sospesa sopra di lui,
+che il minuto fuggevole avrebbe potuta irremissibilmente
+distruggere per la sua felicità.
+</p>
+
+<p>
+Quando udì salire dal basso un suono di
+pianoforte, Aurelio si mosse. L’intenzione oscura
+che lo agitava si dichiarò su l’istante. Egli
+voleva veder Flavia nel giardino, in quell’angolo
+romito al rezzo degli ultimi abeti, dove
+l’aveva trovata sola la prima volta; voleva
+confidarle tutti i suoi pensieri, tutte le sue
+pene, per strappare a lei una confessione esplicita
+che in un qualunque modo mettesse fine
+alla crescente angoscia del suo spirito.
+</p>
+
+<p>
+Discese precipitosamente le scale. Salì in
+corsa a traverso il bosco senz’incontrar nessuno.
+L’affanno l’obbligò a sostare qualche attimo al
+crocicchio delle due viottole, d’avanti all’antica
+erma dal volto corroso e dai seni intatti, come
+gonfii d’un desiderio immortale. — Oh, le memorie
+di quel calmo giorno lontano! Dov’era
+mai la sua pace? Dove, la sua gagliarda indifferenza?
+Dove, i suoi puri sogni di gloria? — Procedette
+poi a passo anche più spedito
+verso l’altura, quasi lo chiamasse, da quell’ombra,
+il vivido raggio di sole che illuminava
+a traverso un pertugio la sommità del sentiere.
+</p>
+
+<p>
+Flavia era là, seduta sotto i pini, un po’ abbandonata
+su sè stessa, tenendo su le ginocchia
+un ricamo che osservava con intensa attenzione.
+D’innanzi a lei era disteso l’ampio scialle
+a mo’ di tappeto, tutto coperto di scatole, scatolette,
+astucci, astuccini, e d’un’infinità di
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+fascetti colorati. Un’altra sediuola portatile
+all’opposto lembo dello scialle indicava il posto
+di Luisa, discesa per l’esercizio quotidiano di
+pianoforte.
+</p>
+
+<p>
+Vedendola così vicina e così sola, sembrò al
+giovine che la sua mente per prodigio si vuotasse
+e ogni sua energia venisse d’un tratto
+a mancare. Rimase immobile allo sbocco del
+sentiere, incerto ancora se dovesse avvicinarlesi
+o retrocedere rapidamente prima d’essere
+scoperto. — Perchè era salito lassù? Che cosa
+avrebbe potuto dire a Flavia? Con che parole
+avrebbe incominciato? Egli s’era lasciato trasportare
+da un cieco impulso; e non aveva
+avuto il tempo di prepararsi al difficile colloquio,
+di concretare un abile pretesto di discorso o
+una qualunque giustificazione della sua presenza
+a quell’ora, in quel luogo! Egli si trovava di
+fronte a lei, dubbioso, inetto, disarmato, come
+un capitano che non abbia preveduto l’incontro
+d’un nemico formidabile! Che fare? Come presentarsi?
+E come allontanarsi? — Nella sua
+grande confusione, la fuga gli sembrava impresa
+quasi più ardua dell’attacco.
+</p>
+
+<p>
+Ella alzò per caso gli occhi dal telajo, e lo
+scorse.
+</p>
+
+<p>
+— Signor Aurelio! — esclamò, piacevolmente
+stupita.
+</p>
+
+<p>
+— Buon giorno, signorina, — egli disse, levandosi
+il cappello e avanzando. Poi chiese con
+atto di maraviglia: — Sola?
+</p>
+
+<p>
+— Sola, lo vede. Luisa, come sempre a quest’ora,
+è alla tortura dell’odioso strumento.
+</p>
+
+<p>
+— Difatti..... — egli mormorò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+</p>
+
+<p>
+Voleva dire: «Difatti l’ho sentita studiare
+dalla mia camera.» Ma si trattenne in tempo,
+con il lieve tremito di chi stia per tradirsi o per
+isvelare un interno segreto. In vece domandò,
+concitatamente:
+</p>
+
+<p>
+— Ella non ama dunque la musica, signorina?
+</p>
+
+<p>
+— Poco. Almeno amo poco la musica ch’io
+debbo eseguire: al contrario in teatro mi piace
+assai, forse perchè mi piace molto il teatro. Se
+sapesse quanto han fatto la mamma e il babbo
+per invogliarmi a imparare il pianoforte! Essi
+mi avrebber voluta una grande pianista; io
+però li ho scoraggiti presto con la mia inettitudine
+e con la mia negligenza.
+</p>
+
+<p>
+— E ora, non suona mai?
+</p>
+
+<p>
+— Mai, mai!... Ma prego, conte, s’accomodi, — ella
+aggiunse con cortesia, indicandogli la
+sediuola disoccupata, d’onde tolse un pajo di
+forbici e un rocchetto di filo d’oro.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio sedette, dopo un’esitazione breve.
+</p>
+
+<p>
+Egli era alfine presso di lei, solo, assolutamente
+libero, come aveva desiderato, come
+aveva voluto. In torno, il bosco d’abeti si piegava
+discretamente in arco, formando una
+profonda nicchia verde, una specie di parete
+alta e opaca, che s’apriva soltanto da una
+parte quasi per ricevere i riflessi aurei del
+poggio ammantato dal sole. Il silenzio della
+campagna circostante proteggeva il luogo nascosto,
+che pareva creato per un qualche alto
+mistero. Su le vette degli alberi e sul culmine
+del colle si distendeva l’etereo manto azzurro, il
+muto e deserto paese dell’Eternità e della Gloria,
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+a cui volano disperdendosi i sogni dell’umanità
+insodisfatta. — Egli era alfine presso di lei,
+solo, assolutamente libero, come aveva desiderato,
+come aveva voluto!
+</p>
+
+<p>
+Perchè dunque temeva? E da che proveniva
+l’angustia del suo cuore? E perchè non osava?
+perchè lasciava trascorrere inutili quegli istanti
+preziosi di solitudine? Ohimè, la sua mente era
+vuota, la sua volontà assopita! Egli s’abbandonava
+alla corrente come un uomo che disperi
+di salvarsi!
+</p>
+
+<p>
+Parlarono un tempo incalcolabile di cose
+indifferenti, con lunghi intervalli di mutismo.
+Flavia gli mostrò, perchè l’ammirasse, il suo
+ricamo, una combinazione a bastanza armonica
+di tinte languide, di viola smorto, di verde
+smorto, d’oliva smorto, disposte a fiamma e orlate
+d’oro. Egli, confuso e timido, teneva gli
+occhi fissi sul lavoro paziente, e, per dire qualche
+parola, chiedeva spiegazioni su lo stile, sul
+tempo che occorreva per compirlo, su l’uso
+ch’ella ne avrebbe poi fatto. In tanto dentro
+di lui, i rimproveri sorgevano, a uno a uno,
+implacabilmente, a similitudine di spettri maligni
+che uscissero alla luce da una porta misteriosa;
+e una voce corrucciata ripeteva ognor
+più forte la sollecitazione: — «Agisci! Spiègati!
+Domanda! Il tempo fugge, e tu non sai se domani
+ti sarà concessa un’occasione altrettanto
+propizia. Puoi tu sopportare oltre la tortura che
+ti ha dilaniato in questi giorni passati? Puoi
+tu vivere di timori e non di speranze? Pensaci:
+meglio, mille volte meglio lo schianto della più
+cruda certezza all’angoscia del dubbio sempre
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+crescente. Quando tu conoscerai tutta la verità,
+allora soltanto potrai trovare la via di scampo,
+che ora la tua vista ottenebrata non discerne.»
+</p>
+
+<p>
+Il giovine ascoltava e fremeva. Durante un
+silenzio più prolungato, gli parve alfine di poter
+sciogliere la lingua, d’aver trovato un appicco
+facile per il discorso che voleva tenere; credette
+che un’ispirazione buona fosse venuta a scuotere
+il torpore del suo spirito. Egli non sapeva ancor
+bene quale fosse questa ispirazione; ma sentiva
+che il momento era giunto per tentar la sorte e
+si diceva che una volta gittato il dado la partita
+sarebbe stata senz’altro risolta. Alcune parole
+si precisarono nella sua mente; egli le ripetè
+più volte con il pensiero, senza poterle pronunciare. — E
+poi? E poi? — In fine, con la voce
+tremante, abbassando gli occhi, mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Signorina, avrei bisogno di parlarle.
+</p>
+
+<p>
+Flavia, intenta al suo lavoro, alzò lentamente
+il capo e fissò Aurelio con aria sospettosa, interrogando.
+</p>
+
+<p>
+— Dica pure, — fece ella dopo una pausa,
+poi ch’egli non accennava a proseguire.
+</p>
+
+<p>
+Un nuovo e più grave eclisse oscurò per
+qualche istante lo spirito di lui. — Che cosa dire?
+Come incominciare? Era dunque necessario rispondere?
+Egli non sapeva più nulla, nulla;
+ignorava per fino dove e con chi fosse; egli
+pensava a cose estranee; egli ora era tutto occupato
+a considerare attentamente il disegno
+d’un gran fiore giallo, che s’ergeva alto su
+l’erba del prato. Come staccare gli sguardi da
+quel fiore? Come concentrare la mente sopra
+un determinato soggetto?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+</p>
+
+<p>
+Gli occhi di Flavia, che lo fissavan sempre
+con un’espressione acuta d’impazienza e d’interrogazione,
+l’obbligarono a troncare quell’indugio
+ingiustificabile. Egli parlò pianamente,
+cercando le parole, arrestandosi a ogni frase,
+quasi aspettando da lei un’interruzione che gli
+risparmiasse lo sforzo supremo di concludere.
+</p>
+
+<p>
+— Signorina — incominciò — ella deve scusare
+la mia curiosità... È stata lei a risvegliarla...
+con la sua schiettezza, con la sua
+espansività, con la fiducia di cui si compiacque
+d’onorarmi fin dai primi tempi della nostra conoscenza....
+Io vorrei farle una domanda.... una
+domanda forse un poco indiscreta.... forse inopportuna...
+e forse no... Ma desidererei, prima di
+rivolgergliela, una promessa da parte sua... desidererei
+ch’ella m’assicurasse di rispondermi
+francamente, senza timori e senza reticenze...
+perchè dalla sua risposta può dipendere... io
+saprei... In breve, signorina, mi permette di
+farle questa domanda?
+</p>
+
+<p>
+Flavia, rassicurata dal lungo preambolo, lo
+ascoltava sempre più indulgente nell’aspetto,
+sempre più benevola, con un lieve sorriso di
+sodisfazione su le labbra. Ella aveva in quel
+momento la coscienza della sua superiorità
+di fronte a quell’uomo forte, intelligente e coltissimo,
+che balbettava con lei come un bambino;
+e cedeva senza riflettere al sentimento
+insidioso di pietà e di condiscendenza, che suscita
+assai di sovente nelle donne l’omaggio
+timido o servile. Rispose:
+</p>
+
+<p>
+— M’interroghi pure quanto vuole; io cercherò
+d’esser più franca che m’è possibile.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, osservandola di sottecchi, s’avvide
+del suo mutamento e fu investito come
+da un soffio subitaneo di speranza e d’audacia.
+Rialzò con un moto brusco il capo e rivolse
+sicuro gli occhi verso quelli di lei.
+</p>
+
+<p>
+— La porta del suo cuore, — egli domandò,
+con accento leggero, — è dunque sempre chiusa,
+anzi murata, come due mesi or sono?
+</p>
+
+<p>
+Il dado era gittato. Ogni ansietà non aveva
+più ragion d’essere: Aurelio si sentiva calmo,
+sereno, quasi indifferente, pronto a sopportare
+qualunque più fiero colpo. E la fanciulla, offesa
+dalla forma della richiesta e ancor più dalla
+espressione con cui era stata proferita, aveva
+cessato di sorridere e sosteneva gagliardamente
+lo sguardo di lui.
+</p>
+
+<p>
+Si fissarono così un poco senza parlare, in
+atto di sfida. L’eterno odio dei sessi, fatto di
+diffidenza, di paura e d’orgoglio, irritò e disgiunse
+le loro anime, le quali un istante prima
+eran già in atto di fondersi. Parve che ciascuno
+di essi volesse penetrare con gli occhi nell’intimo
+dell’altro, senz’esserne a sua volta investigato;
+parve, come in un duello, che ciascuno,
+raccolto nella posizione forte di guardia, indugiasse
+a muoversi per la tema di scoprirsi o
+nella speranza di sorprendere l’avversario con
+una botta fulminea.
+</p>
+
+<p>
+Ella in fine si risolse a parlare.
+</p>
+
+<p>
+— Io le risponderò, — disse con la voce
+grave, — come lei ha già risposto a una mia
+domanda altrettanto indiscreta: schiettamente,
+più che mai.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio la guardò, impassibile. Le parole crudeli
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+non gli suscitarono in quel momento nessuna
+commozione: le ascoltò sorridendo, e concluse
+in tono scherzoso, ironicamente:
+</p>
+
+<p>
+— Me ne rallegro molto con lei, signorina.
+E le chiedo perdono d’aver dubitato della sua
+coerenza.
+</p>
+
+<p>
+Più tardi però, quando fu solo, quando l’imagine
+dell’amata si sostituì alla sensazione e la
+fantasia smussò gli spigoli pungenti della realità,
+egli, ripensando a quell’ultimo colloquio
+avuto con Flavia, ebbe le ore più torbide e
+più agitate della sua vita. L’idea d’aver sciupato
+un’occasione favorevole, d’aver distrutto
+con un movimento brusco e temerario l’incanto
+che stava già per avvolgerli entrambi,
+lo rese folle d’ira, di rimorso, di dolore. Il
+flutto di tenerezza e di passione, ond’era invaso,
+sommerse i piccoli rancori, gli impulsi vendicativi,
+le ribellioni dell’amor proprio; ed egli
+non sentì più se non lo schianto atroce della
+delusione, l’angosciosa tristezza del suo povero
+amore incorrisposto e spregiato.
+</p>
+
+<p>
+Su le prime accettò senza discutere il senso
+letterale delle parole di Flavia, e giudicò irreparabile
+e definitivo uno stato di cose che
+era fuori del suo potere e della sua volontà.
+«Ella non l’amava; lo aveva respinto: ogni
+speranza dunque era omai perduta per lui.»
+Egli si vide, per il capriccio d’una sorte cattiva
+o per una tragica disposizione della Natura,
+perennemente solo e abbandonato tra esseri
+estranei o nemici. Pensò che la vita a tal prezzo
+non valeva la pena d’esser vissuta; pensò che
+la gloria era vana, l’umanità era trista, l’avvenire
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+incommutabile o non meritevole d’esser
+commutato. Uno scontento immane del mondo
+e di sè stesso s’impadronì di tutte le sue facoltà.
+Egli rimase soffocato nella stretta di
+tanta desolazione, maledicendo all’esistenza e
+alle sue miserie, anelando inutilmente a un Bene,
+ch’era l’Amore e poteva anche esser la Morte.
+</p>
+
+<p>
+Ma una reazione benefica, il ritorno spontaneo
+e naturale dell’illusione dopo lo scoramento
+supremo, non tardò a risollevare il suo
+spirito e a infondervi di nuovo il soffio vivificatore
+della speranza. Le sue abitudini di riflessione
+e d’analisi lo spinsero in buon punto
+a ricercare sotto il velame delle parole il loro
+senso recondito e a costruire pazientemente
+quelle ipotesi ch’eran per lui meno avverse e
+meno scoraggianti. — Era dunque ben certo che
+Flavia non l’amava? La sua ripulsa sdegnosa
+non poteva esser dettata da un tardo desiderio
+di rivincita, dall’istinto femminile di difendersi
+con la bugia, con l’astuzia, con l’offesa? E non
+l’aveva egli forse provocata e meritata quella
+ripulsa, con la sua domanda importuna e piena
+di sarcasmo? — Aurelio ricordò il sorriso che
+aveva a grado a grado modificato l’espressione
+della fanciulla, mentr’egli parlava a frasi interrotte
+e la corda della tenerezza vibrava ancora
+nel suo balbettìo confuso: Flavia certamente in
+quell’attimo aspettava da lui una qualche appassionata
+rivelazione, e l’aspettava palpitando
+d’impazienza e di piacere. S’egli, in vece d’inorgoglirsi
+e di reprimersi, avesse aperto con lealtà
+il suo cuore, probabilmente ella non avrebbe
+mutato contegno e non gli avrebbe risposto in
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+tal guisa. «Ella dunque lo amava; ella non
+aveva inteso di respingerlo; ella poteva sempre
+divenire, quando egli lo volesse, la donna tua.»
+Un impeto folle di gioja trasportò la sua anima
+dagli abissi della disperazione al colmo della
+fiducia in sè stesso e nel suo destino. Egli
+tremò di soavità, pensando d’essere amato. Egli,
+imaginando l’avvenire, credette che la sua vita
+interna acquistasse d’improvviso un’accelerazione
+prodigiosa. La gloria era in lui; il trionfo
+della sua persona empiva di letizia l’universo.
+Ogni cosa si rischiarava; ogni ostacolo cedeva,
+come disperso dalla passione soverchiatrice. Gli
+passava da presso la Felicità, ed egli udiva
+bene nel silenzio il rombo delle sue ali; egli
+sentiva l’aria scossa e turbata dall’eterna Chimera
+proteiforme, dietro cui gli uomini volan
+travolti, come foglie nel vento d’un traino impetuoso.
+</p>
+
+<p>
+Ma i dubbii e i timori lo circuirono da capo,
+appena l’analisi si spinse un poco oltre lo
+scopo per cui era fatta. Chi cerca il conforto
+negli artifizii del raziocinio corre gli stessi
+rischi di colui che cerca un tesoro nascosto
+nel fondo d’una palude. Il pensiero, nella sua
+indagine, non può d’un tratto arrestarsi contento
+alla migliore ipotesi, e trova sempre accanto
+a questa un’interpretazione contraria che
+ne abolisce ogni valore di certezza e ogni virtù
+di consolazione. — L’imagine del pretendente
+venne a frammescolarsi allora alle sue considerazioni,
+e distrusse con il suo solo apparire tutto
+l’edificio delle liete aspettative. Non era dunque
+possibile che il sorriso di Flavia fosse dedicato
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+a costui? Non era possibile che un’analogia
+di situazione o di parole le avesse risvegliato
+nella mente il ricordo del fidanzato lontano,
+illuminandole il volto di dolcezza e di bontà?
+E l’ultima sua risposta non poteva essere in
+vece una superba menzogna, ch’ella aveva detto
+volontariamente, per nascondere a un estraneo
+il geloso segreto del suo cuore? Tutto ciò era
+possibile, ed era più disperante d’ogni altra
+supposizione! La gelosia rinasceva; l’odio contro
+il rivale noto e disprezzato saettava dentro di
+lui; il desiderio della fanciulla, inacerbito da
+quell’odio e da quella gelosia, diveniva uno
+spasimo inumano, una follia cupa e maligna
+che fomentava nel suo spirito i più temerarii
+e i più obliqui divisamenti.
+</p>
+
+<p>
+Nei dì successivi il dibattito continuò viepiù
+fiero: ogni frase, ogni gesto di Flavia assunse
+nella sua imaginazione due sensi contradittorii,
+ai quali egli rimaneva a lungo aggrappato
+come agli orli d’una voragine. «Ella lo amava?
+Amava quell’altro o rimaneva fedele al primo
+che aveva amato?» Egli rispose mille volte,
+successivamente, a queste diverse domande con
+la stessa affermazione convinta, interpretando
+una parola di lei scelta a caso nel corso d’una
+conversazione indifferente, una sua occhiata
+fuggevole o un tremito delle sue palpebre, un
+sospiro, un sorriso o un silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Non si eran più trovati soli dopo d’allora.
+Aurelio per una settimana non aveva osato ripresentarsi
+a lei in quel luogo determinato, a
+quell’ora fissa del giorno. Si vedevan dunque,
+come per il passato, ai convegni comuni, dove
+<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span>
+non riuscivano a scambiare che qualche breve
+discorso o di quando in quando qualche sguardo
+eloquente. Una mutazione sensibile era però avvenuta
+nel contegno di Flavia: ella aveva deposto
+la sua maschera sarcastica e lo trattava
+ora con la massima cortesia, sempre un po’
+fredda nell’aspetto ma con inflessioni di voce
+sottilmente insinuanti e con una certa gravità
+di linguaggio che dimostrava una deferenza insolita
+per lui, un rispetto nuovo per i suoi
+principii e per le sue ambizioni. Una sera che
+donna Marta si lagnava del nipote e delle sue
+trascuratezze verso di lei, ella disse inaspettatamente,
+senz’ombra d’ironia:
+</p>
+
+<p>
+— Per carità, contessa, non si lamenti! Io
+so che il signor Aurelio le vuole molto bene.
+E poi, creda a me, noi donne non abbiamo il
+diritto di pretendere dagli uomini, che hanno
+un ideale e interamente vi si consacrano, più
+di quanto essi ci possono concedere. Se noi
+vogliamo esser per loro un appoggio e non un
+ostacolo, è giuocoforza che ci pieghiamo alle
+loro esigenze e accettiamo senza protesta il
+posto ch’essi ci assegnano nella loro vita. Il
+signor Aurelio avrà certo uno splendido avvenire;
+farà un grande onore al suo casato: ella
+dovrebbe esserne superba e non chiedergli di più.
+</p>
+
+<p>
+E un’altra sera che tutte a vicenda avevan
+pianto su la loro sorte, ella disse anche, rivolgendosi
+a lui direttamente:
+</p>
+
+<p>
+— Chi proprio deve esser felice tra noi è
+lei, conte; lei, che non ha pensieri, non soggiace
+alla comune debolezza dei sentimenti, e
+vive una vita speciale, tranquillo, sereno, appartato
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+in mezzo alle sue idee, come in un
+mondo creato a sua imagine e somiglianza.
+Ella non sa quanto io la invidii, certe volte. Se
+fossi nata uomo, avrei voluto essere come lei,
+forte, solo, libero e sdegnoso d’ogni giogo.
+</p>
+
+<p>
+Non sospettava dunque ancora la fiamma
+divoratrice che gli ardeva nel cuore? O diceva
+queste cose per accertarsene, per studiare sul
+suo viso l’effetto che avevano dentro di lui?
+</p>
+
+<p>
+Così passò un’altra settimana, e il piano di
+conquista imaginato da Aurelio rimaneva tuttora
+allo stato di mera intenzione, sempre più
+incerto e più difficile. Le sue speranze s’estinguevano,
+progressivamente; il suo sogno di felicità
+andava avvolgendosi ogni dì più in cupe
+ombre, da cui l’imagine di Flavia usciva a pena
+visibile, tentatrice e irreale come un’apparizione
+d’incubo. Tutta la sua giornata non era omai
+che una lunga agonia. Egli, come pensava al
+giorno in cui il rivale sarebbe ritornato, si sentiva
+morire d’ansia e di raccapriccio. E quel
+giorno era vicino; e ogni ora inerte, anzi ogni
+attimo, che il suo cuore pulsando annunziava perduto,
+lo approssimava di più! Che fare adunque?
+Che tentare? Eppure qualche cosa ancora
+bisognava fare e tentare, prima di risolversi all’ultima
+rinuncia, prima d’abbandonare il campo
+all’odiato vincitore.
+</p>
+
+<p>
+In tanto, l’ora era giunta per lui del grande
+verace amore di sua vita. Pareva che sotto l’azione
+del fuoco violento, tutto il suo essere si
+fosse trasmutato, dilatato oltre i limiti consueti,
+alleggerito, e arricchito di nuove e sconosciute
+proprietà. Pareva che fosse sopravvenuta in lui
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+un’altra anima in luogo della sua propria, un’anima
+sensitiva e imaginosa che, avendo a sdegno
+le nozioni precise e le fredde astrazioni, amava
+appassionatamente le cose incerte, mobili e
+colorite, i facili errori della fantasia, i trepidi
+voli dell’idea nell’aria crepuscolare dei sogni e
+delle leggende. Egli si rinnovava; egli aveva
+cessato d’essere pensatore per divenire artista.
+Egli sentiva ora il bisogno d’adornarsi, d’abbellire
+tutto ciò ch’era intorno a lui, di vivere
+una vita estetica, composta di sensazioni armoniche
+e ritmate.
+</p>
+
+<p>
+La sua squallida camera, già ingombra di
+libri e di fogli gittati qua e là in disordine,
+s’assestò, si trasformò, apparve sotto un aspetto
+nuovo, femminilmente gradevole. Egli prese dalle
+stanze superflue alcuni tappeti, un grande specchio
+e due o tre quadri, e ve li dispose con
+cura, quelli sul suolo e questi su le pareti; con
+un drappo, scoperto nella chiesuola annessa al
+palazzo, si foggiò un ricco padiglione sopra il capezzale
+del letto; discese in giardino, e colse
+molte rose, alcuni mazzi di fiori campestri, alcune
+fronde d’edera per riempire i vasi polverosi
+e ornare con essi la tavola da lavoro, il
+vecchio canterano e la specchiera. Persino nel
+suo modo di vestire e d’atteggiarsi, egli dimostrò
+una sollecitudine non mai avuta, una preoccupazione
+assidua e intensa di piacere, un
+gusto raffinato nella scelta delle forme e delle
+sfumature, il cui segreto non avrebbe mai sospettato
+di poter conoscere. E per occupare i
+suoi ozii agitati, si fece mandare dalla città
+diversi libri di liriche, che lesse per la prima
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+volta, fremendo, esaltandosi, spasimando, quasi
+gli rivelassero nel loro linguaggio poetico e
+ardente l’ardore e la poesia de’ suoi sentimenti
+inesprimibili.
+</p>
+
+<p>
+Alte idee, in vero, sorgevan nella sua intelligenza,
+mentr’egli compiva inconscio la profonda
+metamorfosi. «Perché non debbo io amare?»
+egli si domandava. «Perché questa rinuncia,
+questa mortificazione, questa restrizione? Non
+sono io giovine? Non son forse degno del supremo
+godimento della vita? L’attimo è fuggevole;
+e dopo l’attimo vengono ininterrotte le
+tenebre del nulla. Posso io sacrificare questo
+attimo a un avvenire, di cui non avrò mai più
+visione, nè coscienza? Posso io ragionevolmente
+opprimere e disconoscere i diritti di questa carne
+mortale, che <i>forse</i> è tutta quanta la mia sostanza?»
+Egli anche pensava: «Io ho saputo
+fino a oggi trionfare de’ miei sensi, per esser
+libero e consacrarmi interamente alla preparazione
+d’una vasta coltura e d’una chiara comprensione
+della vita. E per trionfare de’ miei
+sensi, ho giudicato l’Amore un’inferiorità, una
+bruttura, un pericolo. Ma se mi fossi ingannato?
+Se le commozioni dell’Amore, ch’io non
+ho voluto conoscere, fossero diverse da quelle
+che ho supposte, e rafforzassero in vece il carattere
+e sollecitassero l’ingegno alle imprese
+memorabili?»
+</p>
+
+<p>
+Dai libri di poesia, ch’egli continuamente leggeva,
+saliva al suo cervello, come un profumo
+inebriante, il culto fanatico, la glorificazione,
+l’apoteosi della grande passione, che l’Arte ha
+generato e cui l’Arte filialmente venera. Per
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+quei poeti, gente nobile e illustre, l’Amore era
+tutto: era l’armonia dell’universo, la fiaccola
+del genio, era la gioja, era l’ideale, era la divinità.
+Senza l’Amore, il mondo non aveva più
+sole; senza l’Amore, la pace, la gloria, le ricchezze,
+la stessa fede non eran se non parole
+vuote di senso, ornamenti derisorii gittati sopra
+un corpo piagato e difforme. — Perchè vivere
+se non per amare? — si chiedevan quei poeti,
+volgendo in torno gli sguardi assetati di felicità.
+E il cuore del giovine ripeteva profondamente,
+come un’eco fedele: «Perchè, perchè vivere se
+non per amare?»
+</p>
+
+<p>
+In quegli ultimi giorni, ispirato da quelle
+voci fascinevoli, sospinto dal pensiero che l’altro
+stava per ritornare, Aurelio divenne ardito,
+risoluto, intraprendente, non trascurando mezzo
+alcuno a fin di raggiungere il suo scopo nel termine
+prefisso. Ormai nessuna incertezza rimaneva
+in lui su quanto avrebbe dovuto fare per
+costringere Flavia a una risposta sincera e decisiva:
+occorreva parlarle a cuore aperto, dichiararle
+senza ambagi il suo sentimento, chiederle
+con lealtà se lo potesse ella, ora o in un
+giorno non lontano, contraccambiare; bisognava
+abbandonare i piani lenti e astuti per appigliarsi
+alle risoluzioni rapide ed energiche. Ma
+come trovarla sola? Con qual pretesto domandarle
+un colloquio in disparte? Ed era forse
+possibile ottenere un risultato da una conversazione
+a bassa voce in cospetto delle altre
+donne?
+</p>
+
+<p>
+La migliore occasione per trovarla sola era
+irremissibilmente sfumata. Dal giorno, in cui
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+egli s’era spinto fino al sommo della pineta,
+Luisa aveva pregato la zia di trasportarle l’esercizio
+di pianoforte alla mattina, e non aveva
+più lasciato Flavia durante l’intero pomeriggio.
+Aurelio, risalito là per ben due volte pien di
+speranza, aveva dovuto ritornarsene deluso e
+scorato in palazzo, dopo aver passato un’ora di
+supplizio ineffabile accanto alle due giovinette.
+</p>
+
+<p>
+Egli procurò dunque di farsi intendere da lei a
+sguardi, a reticenze, ad allusioni velate durante
+i ritrovi comuni sul rialto; si diede a corteggiarla
+nettamente e volgarmente, sedendole con
+ostentazione sempre vicino, cercando di trascinarla
+per gradi ad appartarsi dal crocchio, a
+discorrere con lui solo di cose intime, discrete,
+confidenziali. Più volte, nella mezz’ombra dei crepuscoli
+caduchi, sdrajato al suo fianco su l’erba
+dello scalere, egli, approfittando d’un momento
+opportuno, riuscì a parlarle del mutamento avvenuto
+in lui negli ultimi tempi e ad accennarle
+i suoi nuovi desiderii; anche tentò, con qualche
+inchiesta astuta, d’investigare a fondo nel mistero
+della sua sensibilità. Ma le presenze estranee
+esercitavan pur sempre sul suo spirito una
+bizzarra influenza: egli, per sottrarsi alla loro
+soggezione, doveva dare alle sue frasi sentimentali
+un tono fatuo e giocoso; egli doveva
+discorrere scherzando, a similitudine d’un balbuziente
+che, per vincere la difficoltà di parola,
+bisogna che canti.
+</p>
+
+<p>
+Flavia, d’altra parte, pareva che si prestasse
+amabilmente a quel giuoco: lo ascoltava con
+visibile piacere, e gli rispondeva a tratti ridendo,
+schermendosi dalle celie con altre celie più leggere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Via, signor Aurelio, — gli diceva talvolta,
+oppressa dalla sua insistenza: — sarebbe tempo
+di finirla con questa burla. Io non posso credere
+a una sola dalle sue parole. Non posso credere
+ch’ella parli da senno; e, le confesso, non mi
+garba d’esser burlata.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io parlo da senno, signorina, — egli
+affermava, cercando d’atteggiare il viso a una
+espressione più seria.
+</p>
+
+<p>
+— Lei? con le sue idee? con il suo orgoglio?
+con le sue belle opinioni su le donne?... Ma mi
+stima dunque così ingenua e, diciamolo pure,
+così sciocca da credere cecamente a tutto quanto
+mi si racconta? Ella, caro signore, vuol divertirsi
+un poco alle mie spalle; ma io, benchè non
+sia che un povero essere inferiore, ho però almeno
+tanta intelligenza quanta ne occorre per
+intenderlo.
+</p>
+
+<p>
+Altra volta, gli chiedeva anche con voce grave,
+quasi malinconica:
+</p>
+
+<p>
+— Perché mi dice queste cose, signor Aurelio?
+Se scherza, ha torto di scherzare. E se
+parla sul serio, ho torto io d’ascoltarlo.
+</p>
+
+<p>
+E il giorno ultimo venne, inaspettato, senza
+che Aurelio avesse potuto effettuare anche in
+minima parte il piano di conquista, che gli era
+già sembrato così agevole e d’esito quasi sicuro!
+</p>
+
+<p>
+Ritornò il padre Boris, ritornarono gli ospiti,
+riapparve il pretendente basso e tarchiato, dalla
+pelle olivastra e dagli occhiali d’oro. Venne
+anche a sera lo Zaldini, più fresco e più giocondo
+che non mai, essendo stato chiamato per
+lettera dall’Imberido in sèguito alle preghiere
+insistenti di Luisa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span>
+</p>
+
+<p>
+La comitiva a bastanza numerosa, divisa in
+tre imbarcazioni, lasciò il villaggio verso le
+cinque del pomeriggio per passare la notte a
+Baveno ed esser pronta, la mattina dopo per
+tempo, a intraprender l’ascensione del monte.
+In una lancia erano l’ingegnere Boris, il Siena
+e le due fanciulle; in un’altra la signora Teresa,
+sua cognata e Giorgio Ugenti; e nella terza infine,
+donna Marta accompagnata da Camilla, e
+Aurelio e Luciano ai remi. La vecchia quantunque
+indisposta e sofferente, aveva voluto
+seguire la comitiva almeno fino a Baveno, dove
+sarebbe rimasta con la fantesca in aspettazione,
+per far ritorno a Cerro insieme con gli altri
+nella sera successiva.
+</p>
+
+<p>
+Una grande tristezza occupò l’anima del giovine
+durante la lunga traversata e durante il
+pranzo interminabile alla tavola rotonda dell’<i>Hôtel
+Belle-Vue</i>. Nel silenzio del lago, battuto
+da un sole bianchissimo, nella gran sala oblunga,
+popolata d’Inglesi impassibili e di Tedeschi ciarlieri,
+il pensiero di Flavia non lo abbandonò
+un solo istante, e la presenza del rivale, sempre
+accanto a lei, non cessò di martoriarlo, come
+un cancro ostinato che gli rodesse il cuore. In
+vano lo Zaldini tentò più volte di farlo sorridere
+con le sue storielle e il racconto grottesco
+d’una sua recente avventura d’amore; Aurelio
+rimase pertinacemente muto e grave, finchè
+questi, tediato dalla sua indifferenza, si risolvette
+a volgergli le spalle e ad appiccar discorso con
+un vecchio signore inglese, suo vicino di mensa.
+Ora Luciano chiacchierava allegramente e senza
+ritegni con il nuovo suo amico, decantando nel
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+più pretto idioma britannico la bellezza incomparabile
+delle <i>misses</i> e l’eccellenza del gin e del
+<i>whisky</i> come eccitanti delle più pazze fantasie.
+</p>
+
+<p>
+— Io, se per avventura m’ammoglierò, — diceva
+lo Zaldini a voce alta, — sarà senza
+dubbio con una signorina del vostro felice
+paese, perchè adoro il biondo dei capelli e
+delle sterline. E voglio, la sera delle nozze,
+rinnovare il celebre aneddoto del campanello
+elettrico, che voi probabilmente conoscete, poichè
+l’eroe ne fu un vostro compatriota, anonimo
+ma non per questo meno degno di memoria...
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio accennava di no col capo, incoraggiandolo
+a continuare con un’occhiata piena di
+curiosità lasciva. E il giovine infatti, senza
+farsi pregare, raccontava l’aneddoto salace,
+piegando il capo verso di lui, soffiandogli le
+parole fioche all’orecchio, scoppiando a tratti
+in una risata sonora, che trasfigurava per incanto
+il viso terreo e severo dell’ascoltatore.
+</p>
+
+<p>
+Nulla irritava di più lo spirito ansioso dell’Imberido
+che il cicaleccio frivolo e ininterrotto
+de’ suoi due vicini. A intervalli, tra lo
+strepito dell’acciottolìo e delle conversazioni
+diffuso per la vasta sala, giungeva a lui, come
+un avvertimento di sventura, la voce fessa e
+nasale dell’avvocato, seduto al fianco di Flavia a
+quattro posti in distanza dal suo. Egli, roso
+dalla gelosia, aguzzava l’udito a quel suono
+sgradevole, che pareva per poco dominare ogni
+altro romore; a volte, credeva di comprendere
+qualche frase inconcludente, un’affermazione, un
+ringraziamento, il nome dell’amata proferito
+dalle labbra odiose; ratteneva profondamente il
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+respiro per afferrare il senso dell’intero discorso.
+Ma uno scroscio d’ilarità si levava d’improvviso
+presso di lui, e tosto la voce si disperdeva nel
+clamore, vinta e soffocata.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio doveva fare un enorme sforzo di volontà
+per contenere il suo dispetto contro l’amico
+e vincere l’impulso cieco di levarsi in piedi
+e allontanarsi da quella sedia di tortura. Almeno
+gli fosse toccato in sorte un posto di fronte a
+Flavia e al rivale! Avrebbe potuto scrutarli,
+spiare i loro movimenti, i loro sguardi, le loro
+espressioni! Avrebbe potuto leggere su le loro
+facce il sentimento che li occupava! In vece,
+da quel posto, non gli era dato nè di vederli
+nè d’ascoltarli! Egli, anche sporgendo il capo
+in avanti, non riusciva a scorgere se non le
+loro mani, così prossime che parevan toccarsi,
+così mobili nella comune bisogna, che tal volta
+egli non sapeva distinguere le une dalle altre!...
+</p>
+
+<p>
+Dopo il pranzo, la comitiva uscì dall’albergo
+per fare una breve passeggiata prima di coricarsi,
+e si diresse a piccoli gruppi verso Stresa
+su la gran via provinciale che costeggia il lago
+fino ad Arona. Il vespero era chiaro, pallido,
+còrso come da un brivido voluttuoso. I vasti
+boschi di castagni, che avvolgono le falde del
+Motterone, piovevano su la strada polverosa
+una frescura umida, un profumo penetrante di
+terra e di vegetazione. Dal lago, a pena increspato
+presso le rive, saliva un odor caldo di
+pesci e d’erbe fracide. L’isola Superiore, sola
+su le nebbie delle lontananze, spiccava nitida
+dalle acque, con le sue case fitte e inghirlandate,
+con il bianco campanile della chiesuola acuminato
+verso il cielo, come un ideale.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le donne procedevano insieme; poi venivan
+gli uomini in due file: il Boris d’avanti tra
+l’Ugenti e il Siena; e Aurelio e Luciano in
+coda. Luisa, accanto a Flavia, accennava a mezza
+voce, malinconicamente, l’aria preferita del
+<i>Faust</i>; donna Marta, eccitata dalla novità del
+luogo e dalla compagnia numerosa, parlava
+forte, con animazione quasi febbrile, al braccio
+della signora Teresa e della sorella dell’ingegnere.
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido, che si sentiva più calmo e come
+rassicurato, domandò sorridendo all’amico:
+</p>
+
+<p>
+— Perchè hai tardato tanto a ritornare a
+Cerro? Hai dunque sùbito dimenticato la signorina
+Luisa e i tuoi entusiasmi sentimentali
+per lei?
+</p>
+
+<p>
+— Dimenticata? non del tutto. Ma, che vuoi?
+appena giunto a Milano fui travolto in quell’avventura
+eroica, che t’ho narrata e tu non hai
+avuto la bontà d’apprezzare. Ho corso due volte
+serio pericolo di vita; ho passato intere ore
+rinchiuso in un armadio, come un vecchio soprabito;
+ho visto un marito passarmi d’innanzi
+col lume in una mano e un’enorme mazza ferrata
+nell’altra. Capirai: le commozioni violente
+esercitano una certa influenza su la memoria:
+ed io per il momento ho scordato la bionda
+incantatrice e l’innocente idillio campagnuolo.
+Però, come vedi, al solo nome di lei apparso
+in una tua lettera d’invito, io non ho esitato a
+lasciar Milano, ed ora sono qui. Che puoi pretendere
+di più dalla mia fedeltà?
+</p>
+
+<p>
+— E... come hai trovato Luisa al tuo ritorno? — ridomandò
+Aurelio con ironia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ah, per questo, mutata, molto mutata!
+Forse, te lo confesso, mi son lasciato troppo
+desiderare. Ma... e tu, tu come te la sei passata
+in questi due mesi di convivenza con l’altra,
+con la bruna, nel palazzo fatato, tra i boschi
+maravigliosi? Sarei curioso d’accogliere oggi le
+tue confidenze: credo che ne sentirei di carine.
+L’eremita mi ha l’aria d’essersi fatto diavolo.
+M’inganno?
+</p>
+
+<p>
+— Assolutamente, — rispose sicuro l’Imberido,
+fissando gli occhi a terra. — La signorina
+Boris è in teneri rapporti con quel signore
+dagli occhiali d’oro, che ci precede. Si parla
+anzi d’un prossimo matrimonio con lui.
+</p>
+
+<p>
+Lo Zaldini parve molto maravigliato dalla
+notizia.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero? Ma ella sarebbe fortunatissima,
+caro mio! — egli esclamò. — Io conosco il
+Siena da molti anni. È un giovine coltissimo
+e simpaticissimo! Uno degli avvocati più apprezzati
+e meglio retribuiti di Milano! E poi, è
+molto ricco: figùrati che ha ereditato, or non
+è un anno, cinquecento mila lire da uno zio di
+Ferrara. E sua madre è nata di casa Orbetello,
+figlia del celebre banchiere di Roma, arcimilionario.
+Se è vero quanto mi racconti, la signorina
+Boris fa uno dei più splendidi matrimonii
+che si possano imaginare.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio ascoltò, contenendosi a stento, l’elogio
+del rivale aborrito, detto senza malizia da
+una bocca fraterna. Non ebbe un gesto di protesta;
+non una contrazione di spasimo, non un
+tremito delle mani, non un battito delle palpebre.
+Ammutolì, si fece smorto in viso, sentendo
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+penetrare nel cuore a una a una le parole
+dell’amico, come trafitture di spillo. Gli parve
+che tutto crollasse intorno a lui. Gli parve di
+udire la sua condanna mortale pronunciata da
+un giudice inappellabile. — Che valeva omai resistere?
+Che valeva lottare? A che servivan la
+sua ostinazione e il suo orgoglio? Costui era
+il preferito, era il vittorioso, era il più forte.
+Costui era l’invincibile, d’avanti al quale bisognava
+per necessità cedere o soccombere. Una
+divina speranza si spegneva, troncata da quelle
+affermazioni, irreparabilmente. La luce non era
+più luce, la vita non era più vita!
+</p>
+
+<p>
+Nel ritorno egli non parlò più.
+</p>
+
+<p>
+Scendeva la sera e il vento aumentava su la
+montagna oscurata. Dalla gola di Mergozzo, già
+invasa dalle tenebre, venivano a intervalli i soffii
+striduli e subitanei, si riversavano scrosciando
+su le acque, giungevan senza freni alla terra,
+e quivi, irritati dall’ostacolo, imperversavano
+contro la foresta, che si piegava e si torceva
+con un fragor formidabile di ruina. E l’anima
+del giovine avvizzita e divelta dal dolore, pareva
+seguire travolta il cammino della corrente aerea,
+anelando alla distruzione, alla dispersione, all’annientamento
+totale di sè stessa, tra il folto
+di quegli alberi conquassati, verso le lontananze
+misteriose, dove le raffiche ululando s’inabissavano.
+</p>
+
+<p>
+La notte era ancora profonda, quando la comitiva
+lasciò l’albergo e s’incamminò al lume
+fioco delle lanterne su per le falde boscose del
+monte. Durante un lungo tratto nessuno parlò
+per il calle aspro e angusto, serpeggiante sotto
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+la verzura profonda: procedettero tutti, uno dietro
+l’altro, in silenzio, ancora un poco ottusi
+dal sonno bruscamente interrotto, intenti con
+gli sguardi al suolo, che le sporgenze delle radici
+e delle rocce rendevano insidioso. A metà
+della selva per la prima volta riposarono: le
+donne più affaticate sedettero su i macigni o
+su l’erba, gli uomini rimasero in piedi vicino
+a esse, in aspettazione.
+</p>
+
+<p>
+L’aria era fresca e ancor buja: il vento, alquanto
+scemato di forza, stormiva tra le fronde,
+spostando i brani di cielo visibili in cui palpitavano
+gli astri. Verso l’oriente l’azzurro incominciava
+a impallidire.
+</p>
+
+<p>
+Si scambiarono poche parole durante la sosta,
+che fu assai breve: le signore, assalite dai brividi,
+si lamentarono del freddo e sollecitarono
+la partenza. Ripresero tutti insieme il cammino,
+nel medesimo ordine di pocanzi, con la
+stessa svogliatezza muta, con una maggiore
+preoccupazione del terreno. Man mano che salivano,
+il sentiero si faceva più ripido e più
+scabro, l’ànsito dei viandanti, più frequente e
+più grave. E il bosco si diradava, e i castagni
+immiserivano tra la ghiaja, e il cielo costellato si
+schiudeva più libero sopra le loro teste. Si udiva
+solo, nel silenzio antelucano, il ticchettare monotono
+dei passi contro le pietre mobili del calle,
+si scorgeva omai là, lontano sotto di loro, il
+lago, simile a una vasta distesa di pece brunastra,
+simile a un immane stagno limaccioso in
+mezzo alle incerte forme delle montuosità.
+</p>
+
+<p>
+La comitiva, un poco avvivata dall’aria più
+leggera, giunse al confine della selva e in vista
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+della vetta, quando l’alba imperlava già l’orizzonte
+sopra i colli di Lombardia. Gli ultimi alberi
+crescevano sul ciglio d’uno sprone scosceso,
+al sommo del quale l’erta d’un tratto s’addolcisce
+larghe praterie irrigue s’incurvano mollemente,
+appoggiate a una tenue concavità e
+quindi al pendìo terrigno del monte. Nel chiaror
+livido dell’ora, quei prati avevano una tinta
+cupa e unita, d’una inimitabile morbidezza; e
+qua e là, di tra l’erbe, balenavano foscamente
+le grandi pozze degli abbeveratoi o spiccavano
+le macchie nere delle stalle e delle capanne
+pastorizie. Un tintinnìo languido di campani e
+qualche sordo muggito venivan dall’alto, dove
+una mandria usciva in quel punto per il pascolo.
+</p>
+
+<p>
+Come la viottola si stendeva più larga e più
+agevole, la comitiva ruppe per ragunarsi l’ordine
+primiero di marcia, e le conversazioni non
+tardarono ad accendersi. Camminavano tra i
+prati, quasi su un piano, disposti in due schiere,
+stretti gli uni agli altri, rinvigoriti e imbaldanziti
+dalla brezza e dalla vision della mèta.
+L’Ugenti e lo Zaldini apparivano allegrissimi,
+e gareggiavano in dir motti e sciocchezze, che
+sollevavan l’ilarità delle quattro donne; e il
+Siena a volte li secondava, con la sua flemma
+mordace e quasi maligna. Ma Aurelio seguiva
+astratto e taciturno i compagni, volgendo gli
+occhi inquieti su la severa maestà del paesaggio.
+</p>
+
+<p>
+Era in lui, dal momento in cui aveva lasciato
+l’albergo, una perplessità strana e confusa, che
+era andata a grado a grado addensandosi fino
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+a opprimerlo come un’angoscia. Aveva passato
+una notte insonne, sprofondando gli sguardi nel
+vortice della sua infelicità; aveva sentito più volte
+morire le sue speranze e risuscitare per novamente
+morire; aveva singhiozzato come pazzo
+nelle tenebre, immemore dell’amico che dormiva
+tranquillamente accanto a lui. Ma poi, quasi
+per un prodigio, appena su la via, ogni triste
+ricordo s’era spento, ogni doloroso residuo erasi
+dileguato nel suo pensiero; ed egli era caduto
+in una specie di torbida incoscienza animale,
+rotta da fuggevoli proponimenti e da incerte
+fantasie. Ora egli seguiva i compagni astratto
+e taciturno, occupato tutto da un pensiero ignoto,
+da un’ignota volontà, da un’intenzione che rimaneva
+occulta nei recessi impenetrabili dell’essere.
+</p>
+
+<p>
+Il pianoro fu ben presto attraversato. Il calle
+per giungere alla cima si drizzò più arduo che
+non mai, lungo il dorso eretto, sdrucciolevole
+per le infiltrazioni delle acque, che costituisce
+la mole centrale della montagna. La comitiva
+dovette sbandarsi di nuovo, e ciascuno separatamente
+intraprese l’ultima ascensione, chi seguendo
+il cammino più comodo tra i margini
+del sentiere, chi cercando il tramite più diretto
+su le zolle madide del prato.
+</p>
+
+<p>
+Un superbo spettacolo si svolse frattanto, da
+ogni parte, intorno a loro. La luce aumentò
+con rapidità, come regolata da una mano impaziente:
+l’erbe splendettero, si copersero d’innumerevoli
+fiori; le pozze degli abbeveratoi si
+rischiararono; le stalle e le capanne pastorizie
+spiccarono con le loro forme pittoresche tra il
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+verde uniforme delle praterie. Di qua e di là,
+su la frescura dei pascoli, apparvero distintamente
+le mandrie e i greggi, che si udivan
+prima tintinnare, muggire e belare nell’ombra.
+Quando il chiarore si diffuse più crudo, le catene
+dei monti, abbraccianti il Verbano, si fecero
+tutte palesi nella loro ricca vegetazione fino
+alle estreme punte settentrionali, si propagarono
+come un’immensa successione di gigantesche
+onde impietrite rimaste a vestigio d’una qualche
+primordiale fluttuazione tellurica. E, in basso,
+il lago opaco e inerte si mostrò lucido e bianco
+nell’alba, simile a un bel fiume di latte, simile
+a una favolosa lama d’argento piombata dall’alto
+e affondatasi per la sua gravità nelle
+onde della terra molle.
+</p>
+
+<p>
+In fine l’aurora venne a tinger di rosa l’orizzonte
+lontano. Sul monte Nudo, sul Sasso del
+Ferro, su i colli di Mombello, lungo la linea
+quasi diritta delle campagne d’Ispra e di Ranco,
+una zona di luce rancia si prolungò in guisa
+d’un nastro serico che orlasse per vaghezza i
+capricci del litorale. Quasi sùbito, alcune strisce
+di vapori si formaron per incanto nell’aria pura;
+parvero imbeversi, come spugne, delle tinte calde
+dell’aurora; s’accesero, fiammeggiarono preannunziando
+l’avvento glorioso del sole. E questo
+maravigliosamente comparve, fuor del dosso
+precipitoso che incombe sopra Laveno, prima
+come un punto incandescente e poi come una
+gran bolla di fuoco espressa dalle viscere del
+monte. Le vette s’imporporarono; i raggi discesero
+a grado a grado per le chine, cospargendole
+d’oro; avvolsero in una nebbia adamantina le
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+falde boscose; s’infransero in ultimo su la superficie
+delle acque, provocando nell’urto l’accensione
+subitanea d’infinite scintille.
+</p>
+
+<p>
+Il nuovo giorno era fatto. Le campane dei
+villaggi squillarono a festa, in segno di saluto.
+</p>
+
+<p>
+La comitiva fu sbandata e dispersa dalle
+difficoltà sempre crescenti dell’ascesa. I più
+giovini e i più validi, procedendo lunghesso i
+prati, s’allontanarono dagli altri che rimasero
+in basso, trattenuti dall’affanno e dal calore.
+L’Ugenti e lo Zaldini, offrendo le mani a Luisa,
+trascinandola a forza su per l’erta, scomparvero
+primi alla vista dei compagni in una valluccia
+angusta, avvivata da un ruscello garrulo e
+schiumeggiante. Il Siena più cortese restò sul
+sentiere tortuoso con la signora Boris, l’ingegnere
+e sua sorella, per soccorrerli nei passi
+disagevoli. Aurelio e Flavia si trovarono d’un
+tratto soli e liberi, come smarriti nel monte deserto,
+su una piccola prominenza erbosa a metà
+della china.
+</p>
+
+<p>
+Quando il giovine se n’avvide, volgendo gli
+occhi in torno, ebbe un sussulto improvviso e
+violento in tutto l’essere. — Flavia era là,
+d’avanti a lui, come in quel giorno lontano sul
+minuscolo prato al sommo della pineta! Ella
+saliva pianamente per quella distesa inclinata,
+tra l’intonsa verzura, lasciando dietro di sè un
+mobile solco di fili prosternati. Portava ancora,
+come in quel giorno, l’abito grigio, attillato,
+senza guarnizioni, che una cintura d’un color
+di lilla pallido avvinceva strettamente sopra i
+fianchi sobrii e a pena arcuati. E recava in
+testa il cappellaccio di paglia dalle tese larghe
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+e convesse, su cui risaltavan due tulipani sanguigni
+in un ciuffo di foglie e di spiche.
+</p>
+
+<p>
+Oh, le memorie, le memorie! — Aurelio si
+volse, fissò gli sguardi laggiù verso il lago,
+all’opposta riviera dove biancheggiava il villaggio
+solitario. Era là, sotto di lui, remotissima,
+la pineta del palazzo, simile a un ammasso
+di cose oscure, indefinibili; era là il luogo
+nascosto e favorevole, dov’ella aveva per la
+prima volta incantato la natura e la sua anima.
+Ancora ella lo incantava; ancora e più, ella
+con la sua grazia annobiliva e irraggiava le
+apparenze per mezzo a cui passava. Eretta su
+lo sfondo verde e fiorito, come in quel giorno
+lontano, ella era simile a un’imagine immortale
+e immutabile. Anche una volta il giovine, contemplandola,
+non vide in lei la fanciulla ch’egli
+ben conosceva: vide l’arbitra del suo destino
+mortale, la custode della sua felicità, l’incarnazione
+portentosa del suo più schietto Sogno
+di giovinezza; vide l’Unica che avrebbe potuto
+far di lui un essere giojoso.
+</p>
+
+<p>
+Con un impeto subitaneo, come spinto a tergo
+da una forza esteriore, accelerò il passo sul
+pendìo; e, giunto presso colei che lo precedeva,
+disse:
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, m’ascolti. È la prima volta, dopo
+molti giorni, che ci troviamo soli. Io ho passato
+due settimane di tortura ineffabile, cercando
+un mezzo per poterle liberamente parlare.....
+Oggi finalmente il caso mi ha favorito....
+Ho bisogno di farle una confessione assai grave
+e di chiederle un consiglio.
+</p>
+
+<p>
+— A me? — ella domandò con un accento
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+ambiguo, d’incredulità e d’ironia, volgendo a
+pena il viso verso di lui.
+</p>
+
+<p>
+— A lei, Flavia, a nessun altri che a lei.
+</p>
+
+<p>
+Poi, dopo una pausa in cui parve ch’egli
+ascoltasse i palpiti accelerati del suo cuore,
+soggiunse:
+</p>
+
+<p>
+— Ella mi troverà molto mutato; si stupirà del
+mio cambiamento radicale da un mese a questa
+parte. Io non ne ho colpa alcuna; ho fatto il
+possibile, signorina, per soffocare i nuovi desiderii
+e le nuove commozioni del mio spirito,
+per esser forte, per riprendermi e per dominarmi.
+Tutto fu inutile. Dirò meglio: ogni sforzo della
+mia volontà ribelle non riuscì che ad accrescere
+i miei turbamenti e le mie angosce. Io sento
+oggi che una sola via di salvezza mi rimane:
+quella di rivolgermi con tutta franchezza a lei,
+e di rimettere fiduciosamente nelle sue mani il
+destino della mia vita.
+</p>
+
+<p>
+— Mio Dio! — esclamò la fanciulla, tentando
+di sorridere. — È una responsabilità troppo grave
+ch’ella mi vuole addossare! Io non credo d’esser
+da tanto, signor Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+Il viso del giovine si coprì di pallore; le sue
+mani tremarono; i suoi occhi si volsero inquieti
+in torno, come se un passo estraneo fosse risonato
+d’improvviso dietro di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Per carità, Flavia, non rida, non scherzi! — egli
+riprese a dire, rassicurato dalla solitudine; — ella
+deve comprendere ch’io parlo ora
+con tutta l’anima mia; ella da molto tempo deve
+aver compreso ch’io la cerco, ch’io la seguo,
+ch’io non perdo un’occasione di potermi avvicinare
+a lei. Ricorda, Flavia, quel giorno che
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+son salito lassù, sapendo di trovarla sola, e l’ho
+interrogata? Ricorda il mio sgomento, la confusione
+delle mie parole? Ricorda bene la mia
+ultima domanda? Già fin d’allora avrei voluto
+confidarmi a lei interamente.... Era salito per
+questo, ella deve averlo compreso... E m’ha dato
+una risposta così fredda, così crudele!
+</p>
+
+<p>
+Ella, che sempre camminava, sorrise.
+</p>
+
+<p>
+— Crudele, ma meritata, — mormorò con un
+fil di voce, senza levar gli sguardi dal prato.
+</p>
+
+<p>
+— No, meritata, no. Forse, prima; ma poi,
+poi.... e in quel momento!.. Ebbene, Flavia, ella
+non sa, non può sapere quanto io ne soffersi.
+Ella non sa ch’io ho passato giorni e notti intere,
+meditando quella risposta, analizzandola,
+rivolgendola dentro di me, cercando sotto le
+parole i sentimenti che potevano averla dettata.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè? — ella domandò, interrompendo,
+con un tono forte di voce e un atto superbo
+della testa, che diedero al semplice motto una
+significazione profonda.
+</p>
+
+<p>
+Egli anche si eresse; egli anche per poco la
+fissò, sicuramente. Ma lo sguardo di lei dal basso
+in alto, uno sguardo armato, turbinoso, pieno
+di mistero, lo vinse, obbligandolo ben tosto a
+distoglier di nuovo gli occhi dal suo viso. Egli
+rispose dunque, umilmente, a capo chino:
+</p>
+
+<p>
+— Perchè io l’amo, signorina Flavia.
+</p>
+
+<p>
+La fanciulla non si scosse alla grande confessione.
+Si fermò, in aspetto indifferente, e
+mormorò dopo una pausa, abbassando le palpebre:
+</p>
+
+<p>
+— Fermiamoci qui. Aspettiamo gli altri.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Flavia! Flavia! — proruppe egli con
+<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span>
+impeto, irritato da quella freddezza, esaltato
+dalla sua audacia, deciso a combattere fino all’estremo. — Ella
+non mi risponde? Non ha nulla
+da dirmi, almeno per cuore, per pietà? Ella mi
+respinge dunque così....?!
+</p>
+
+<p>
+— No, io non la respingo, — disse Flavia
+tranquillamente, rimanendo ritta di fronte a
+lui. — Non è ch’io la respinga. M’aveva chiesto
+un consiglio, e volevo pensare coscienziosamente
+prima di risponderle, appunto perchè le
+sue parole m’hanno colpita e il suo sentimento
+non mi può che insuperbire. Essere prescelta
+da lei, nobile, intelligente, coltissimo: è certo
+l’ideale sognato da una donna. Ma io ho sofferto,
+signor Aurelio; le tristi vicende della vita
+m’hanno resa cauta e diffidente.... Io so, io
+sento che, secondando l’impulso momentaneo,
+preparerei la mia, la nostra sventura avvenire...
+E questo non voglio.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Flavia....
+</p>
+
+<p>
+— Ricordo bene le sue parole, — ella continuò,
+senz’interrompersi, con un accento vibrato
+e sicuro, sempre ritta, sempre immobile
+di fronte a lui. — «L’uomo deve rimaner solo,
+libero, senza impegni, senza legami, se vuol riuscire
+nel suo intento, se vuol vincere e dominare....
+L’amore è un’umiliazione... La donna è
+una ruina, un essere inferiore che affascina e
+che distrugge!...» Ella vede, Aurelio, io le ricordo
+tutte; e le ricordo perchè le ho a lungo
+considerate e meditate. Ho creduto allora a lei,
+come credo adesso; ma devo alle prime parole
+prestare una fede maggiore, perchè quelle eran
+dette pacatamente, risolutamente, senza influenza
+<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span>
+di commozione o di sentimentalità. Ora, pensi,
+pensi, Aurelio: come potrei, con la memoria
+lucidissima delle sue massime sconfortanti, abbandonarmi,
+spensierata e fiduciosa, all’illusione
+presente, al fascino ingannevole d’un sentimento,
+che in lei non può durare?...
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Flavia, ella dubita di me? — egli
+chiese, con la voce strozzata dall’affanno.
+</p>
+
+<p>
+— Dio me ne guardi! Ma anche lei oggi si
+illude; anche lei s’inganna, in preda a un’esaltazione
+passaggera, che basterà la più piccola
+contrarietà a calmare e a disperdere.... Se io
+poi le intralciassi il cammino? Se io potessi un
+giorno esserle d’ingombro? Se in avvenire le
+dovessi costare il sacrificio de’ suoi ideali e
+delle sue giuste ambizioni? Ella avrebbe pure
+il diritto di rimproverarmi questo momento di
+debolezza e di malintesa condiscendenza; ed io
+avrei segnata per sempre la mia condanna!
+</p>
+
+<p>
+— Le mie ambizioni! — egli esclamò, con
+doloroso sarcasmo. — I miei ideali! Io non
+rammento più neppure d’averli sognati!...
+</p>
+
+<p>
+— E questo è appunto ciò che più mi sgomenta.
+Perché un giorno ella potrà dire con
+uguale sincerità: «Il mio amore! Io non ricordo
+più neppure d’averlo supposto!» E in
+quel giorno, gli ideali e le ambizioni si saranno
+di nuovo impadroniti di tutta la sua anima,
+come e forse più che in passato!... Ah, no, no,
+rifletta bene, signor Aurelio: è impossibile,
+impossibile! A lei è riserbato un avvenire di
+gloria, ben diverso dal mio. Ella deve restar
+solo. Alle sue idee predilette, alle grandi battaglie
+della vita, ella deve consacrare tutto
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+quello che v’ha di alto, di buono, di nobile nel
+suo intelletto e nel suo cuore. Solamente così
+potrà vedere giorni felici; poichè il sogno, che
+ella ha accarezzato dai primi anni di sua giovinezza,
+è ben di quelli che si realizzano o rendono
+intollerabile qualunque altra realità.
+</p>
+
+<p>
+Ella parlava con una tale sicurezza e una
+tal limpidità, che le sue affermazioni assumevano
+su l’animo dell’ascoltatore un’irresistibile
+virtù persuasiva. Egli non osava più interromperla;
+egli la guardava con un’indicibile angoscia,
+sentendo a poco a poco passare nell’anima
+sua le idee ch’ella gli veniva esponendo e impossessarsi
+contro ogni volontà della sua ragione.
+E vedeva l’ostacolo crescere tra loro,
+salire a mano a mano come una nebbia densa,
+dividerli per sempre e respingerli indietro,
+sempre più indietro, verso due plaghe remote,
+inaccessibili l’una per l’altra.
+</p>
+
+<p>
+— Pensi poi al mio passato, al mio tristissimo
+passato, signor Aurelio! Esso pesa sopra
+di noi non meno grave del suo lieto avvenire.
+Pensi alla delusione, ch’io ho sofferta e m’ha
+distrutto ogni ingenuità del cuore, ogni fede,
+ogni entusiasmo! Che cosa potrei darle io oggi,
+in cambio del suo affetto? Un povero fiore, sì,
+ancora, ma senza profumo e che la bufera ha
+già fatto baciar la terra!.. Ella vede dunque:
+è meglio, è necessario per entrambi che questa
+follìa non continui. Lasciamoci da buoni amici,
+che si conoscono e si stimano. E proseguiamo
+senza rimpianti le nostre due vie, che son diverse
+e non possono confondersi. Più tardi,
+creda, ella penserà a me con riconoscenza; più
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+tardi mi saprà grado d’essere stata forte e riflessiva
+in un momento in cui ella non lo era.
+</p>
+
+<p>
+Flavia s’arrestò, calma, pensierosa, un poco
+triste, e lo fissò negli occhi intensamente.
+</p>
+
+<p>
+— Ella, in cuor suo, già m’approva, non è
+vero? — chiese, con un pallido sorriso. — Addio,
+dunque. E... grazie!
+</p>
+
+<p>
+Disse anche, dopo un silenzio:
+</p>
+
+<p>
+— Si ricordi di me come d’un’amica sincera,
+devota, immutabile. Io non dimenticherò quest’ora
+della mia vita mai, mai...
+</p>
+
+<p>
+E gli stese con un atto franco la mano.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, passivo e attonito, la prese nella sua,
+la strinse con forza.
+</p>
+
+<p>
+Si udivan da lontano le risa della bionda
+echeggiare contro il monte solitario; si udivan
+di qua e di là tintinnare i campani delle mandrie
+e dei greggi su i pascoli.
+</p>
+
+<p>
+Il Sogno pareva disperdersi, e il risveglio
+era assai desolato. Egli era solo, senza più una
+speranza, senza più un’illusione. Egli sentiva
+nell’anima la necessità fatale d’esser solo, «per
+riuscire nel suo intento, per vincere e dominare.»
+Qualcuno aveva affermata questa necessità;
+ed egli se n’era persuaso. Su, su, sempre
+più in alto, egli sarebbe dovuto andare, continuamente
+andare, portando la croce della sua
+sapienza, anelando affaticato alla sommità del
+suo Golgota, dove avrebbe trovato ad aspettarlo
+la Morte. Quale forza terrena sarebbe riuscita a
+opporsi a una disposizione superna? «Chi, chi
+può dunque mutare il destino?»
+</p>
+
+<p>
+Così era e così doveva essere. Le gioje dei
+mortali non eran per lui, non eran per quelli
+<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span>
+che son destinati a sacrificarsi a un Ideale, a
+versare il loro sangue più puro per fecondar
+la terra o per imbevere le sabbie. Su, su,
+sempre più in alto, egli avrebbe dovuto andare,
+continuamente andare, chiudendo gli occhi
+agli spettacoli giocondi della vita, per non morire
+lungo il cammino d’invidia e di desiderio!
+</p>
+
+<p>
+Ma non gli era dunque riserbato un conforto,
+un unico conforto nella sua gloriosa
+sventura? Egli cercò avidamente nel suo cuore
+se un conforto esisteva. E l’imagine sparuta
+della nonna gli sorrise benigna di tra le tenebre,
+come la prima e l’ultima dolcezza del
+suo infinito abbandono.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span></p>
+
+<h2 id="cap10">X.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Tra l’Amore e la Morte.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La sera del dì successivo l’ingegnere e gli
+ospiti partirono. Anche Luisa, richiamata dal
+padre, dovette lasciare la villa e far ritorno a
+Milano in compagnia della sorella Boris. Su
+la spiaggia donna Marta e il nipote discesero a
+salutarli.
+</p>
+
+<p>
+Quando le due barche piene, dove avevan
+preso posto anche Flavia e sua madre, scomparvero
+alla vista, la vecchia, ch’era stata prodiga
+d’effusioni per tutti e aveva versato anche
+qualche lacrima abbracciando la bionda che
+pure piangeva, ebbe d’improvviso un colpo di
+tosse secca, violenta.
+</p>
+
+<p>
+— Vedi? Vedi? — le disse Aurelio, impensierito,
+prendendola sotto il braccio per ricondurla
+in palazzo. — Tu oggi dovevi fermarti a
+letto. Dopo l’imprudenza di jeri, tu non saresti
+dovuta alzarti. Prendere tutta quell’acqua! Arrivare
+a casa inzuppata come se avessi fatto un
+bagno nel lago! E tutto questo, per la tua ostinazione,
+<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span>
+per non volermi ascoltare mai, mai!...
+Non si poteva forse restare un’altra notte a Baveno?
+Non si poteva, poiché il tempo minacciava,
+rimandare il ritorno a questa mattina? Ma tu,
+no, tu, come sempre, hai voluto agire di tua
+testa; tu hai voluto tentare la traversata, soltanto
+perché io ti pregava di non farlo! E, lo
+sai, io te ne pregava soltanto per la tua salute....
+Ora, vedi? Vedi? Hai la tosse. Ora ti
+ammalerai...
+</p>
+
+<p>
+— Crepi l’astrologo! — esclamò donna Marta,
+ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Non scherzare, mamma, — proseguì serio
+e accalorato il giovine: — quella tosse non
+mi piace, e bisogna che tu la curi prima che
+sopravvenga una qualche complicazione. Alla
+tua età i mali più leggeri son sempre pericolosi.
+Domani in tanto rimarrai a letto. Io esigo
+che domani tu rimanga a letto.
+</p>
+
+<p>
+— Domani farò quel che mi piacerà.
+</p>
+
+<p>
+— No, domani invece farai quel che a me
+piace, e sarà forse la prima volta che un caso
+tanto straordinario accade nella nostra vita.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, ancora commossa dalla scena
+dei saluti, non era in vena di discutere e di
+litigare; e concluse con un sorriso di compatimento
+per il nipote:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, domani ne riparleremo.
+</p>
+
+<p>
+La mattina dopo; quando Aurelio si presentò
+nella camera dell’avola, la ritrovò mezzo vestita
+d’avanti alla specchiera, in atto di pettinarsi.
+Egli ebbe un moto subitaneo d’irritazione che
+a stento potè contenere. Le domandò guardandola
+negli occhi:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Come? Ti alzi?
+</p>
+
+<p>
+Ella rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Sì, mi alzo.
+</p>
+
+<p>
+Ma era più pallida del giorno prima. Era
+bianca come i suoi capelli, come la sua camicia.
+Egli richiese:
+</p>
+
+<p>
+— Hai tossito stanotte?
+</p>
+
+<p>
+Ella rispose:
+</p>
+
+<p>
+— A bastanza. Non ho potuto chiuder occhio
+fin verso l’alba.
+</p>
+
+<p>
+— E ti alzi ugualmente?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè, mamma? Perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè lo voglio. Perchè so che, se rimango
+a letto un giorno, non mi rialzo più.
+</p>
+
+<p>
+— Che sciocchezza!... Del resto, se farai così,
+quando ti deciderai infine a rimanervi, sarà
+troppo tardi e forzatamente il tuo triste presagio
+si avvererà.
+</p>
+
+<p>
+Egli si avvicinò a lei, la baciò su i capelli,
+le disse con la voce più dolce, implorando:
+</p>
+
+<p>
+— Sii buona: ritorna a letto, mamma! Ascoltami!
+</p>
+
+<p>
+— Non seccarmi! — ella proruppe d’un tratto,
+irosa. — Non ho voglia d’esser seccata, stamane!
+Lo vedi, non mi sento bene! Mi sembra d’avere
+il cuore sospeso a un filo! È una crudeltà questa
+tua di farmi arrabbiare nello stato in cui sono!
+Vattene via! Lasciami in pace!
+</p>
+
+<p>
+Aurelio comprese ch’era inutile insistere. Uscì
+dalla camera di donna Marta, inseguito da un
+presentimento sinistro. Come fu solo su la loggia,
+sentì gli occhi bruciare e inumidirsi; mandò
+un gran sospiro di rassegnazione desolata. «Mio
+<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span>
+Dio! Quanto era pallida! Quanto era breve la
+sua respirazione! Se mi morisse?!» egli pensò,
+trasalendo, affondando per un attimo paurosamente
+gli sguardi nell’avvenire.
+</p>
+
+<p>
+Durante la colazione, donna Marta si mostrò
+vivace, ciarliera, oltremodo allegra, di quella sua
+allegria nervosa e scomposta che ricordava un
+poco l’eccitazione d’un ebro. Domandò con insistenza
+al nipote i particolari dell’ascensione, alla
+quale era stata afflittissima di non poter prender
+parte; discorse a lungo dei vicini, profondendosi
+in elogi e in attestazioni di simpatia per essi;
+lo rassicurò anche a più riprese su la sua salute,
+affermando che in verità ella non si sentiva
+nè meglio nè peggio di prima. Quanto a quel
+po’ di tosse, càspita, non c’era proprio di che impensierirsi:
+ella aveva già ordinato a Laveno
+certe polveri miracolose, le quali senza dubbio
+ne l’avrebbero liberata in due o tre giorni al
+più tardi.
+</p>
+
+<p>
+— E se non ostante le tue polveri, la tosse
+continuasse? — chiese Aurelio, sempre serio,
+sempre più triste quanto ella si dimostrava più
+gaja.
+</p>
+
+<p>
+— Non temere: passerà.
+</p>
+
+<p>
+— E se non passasse? Due o tre giorni senza
+cure posson esser causa di complicazioni anche
+molto serie, che oggi si riuscirebbe senza difficoltà
+a evitare. Pensaci! Vuoi che vada io a
+Laveno per chiamare il medico?
+</p>
+
+<p>
+— Il medico? Guàrdati bene! Io non voglio
+saperne di medici! Non ne ho mai voluto sapere!
+E poi, ora, non è il caso neppur di parlarne.
+Si tratta probabilmente d’un semplice
+raffreddore; e tu, al solito, esageri....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span>
+</p>
+
+<p>
+Finita la colazione, il giovine uscì dal palazzo,
+sedette al sole sul rialto, invaso da una strana
+malinconia, da un’ansietà inesplicabile. Erano
+i residui del colloquio definitivo avuto con Flavia
+su la montagna, che gli infondevan quella cupa
+tristezza? No; gli avvenimenti di due giorni innanzi
+gli sembravano irreali e lontanissimi.
+Sentiva anzi una discontinuità profonda tra lui e
+il suo essere anteriore, tra quel che era stato
+e quel che era. Le sue speranze distrutte, il suo
+amore respinto, la coscienza del suo avverso
+destino lo lasciavano freddo e impassibile, com’esse
+non riguardassero più la sua persona, ma
+bensì un’altra ch’egli aveva già amata ed ora a
+pena ricordava. Che gli importava di Flavia?
+Che parte rappresentava ella nella sua vita? Che
+conforto avrebbe egli potuto trarre anche dalla
+speranza d’essere amato da lei? Ohimè, nell’ora
+presente, nessun conforto, nessuno! Altre cure,
+e più gravi, assai più gravi, occupavano omai
+tutto il suo spirito: altri dubbii, altri pensieri,
+altri sentimenti. Quali? Egli non sapeva bene
+e non cercava di sapere. Egli aveva paura di
+inoltrarsi nel mistero del suo accasciamento;
+provava orrore solo a rivolgervi di sfuggita gli
+occhi dell’anima; evitava d’investigarsi, per la
+tema di precisare il fantasma, d’udire in fondo
+a sè l’eco d’una tremenda profezia.
+</p>
+
+<p>
+Il sole, un sole autunnale senza forza e senza
+vita, slargava i suoi raggi pallidi e velati sul
+prospetto del palazzo. Qua e là nel cielo alcuni
+fiocchi bianchicci di vapore intorbidivano l’azzurro,
+oscurandosi e addensandosi verso la pianura.
+Un silenzio di morte teneva la spiaggia
+<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span>
+deserta, dove le barche s’allineavano in disordine,
+immobili e abbandonate come carcasse
+respinte dall’onda.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio rimase a lungo seduto là, sotto quel
+sole scialbo, col corpo inerte e gli occhi incantati
+nelle nebbie. Poi, d’un tratto, sospinto
+da un’idea oscura, balzò bruscamente in piedi,
+rientrò a passi solleciti in palazzo, si trovò
+senza volerlo nella camera della nonna. Era
+vuota, spalancata, piena di luce: nessuna novità
+nella disposizione d’ogni minima cosa;
+nessun oggetto estraneo, su i mobili; il gran
+letto, coperto come di solito dall’ampia coltre
+verde, appariva piano, intatto, senza una piega
+e senza una concavità. Egli, quasi incredulo,
+volse a più riprese, attentamente gli sguardi in
+torno, per ricercare un segno che rispondesse
+alla sua inquietudine. La camera aveva pur
+sempre l’aspetto tranquillo e sereno dei giorni
+passati; nulla indicava in essa un cambiamento,
+una perturbazione, una precauzione recente. Le
+due fiale dello strofanto e della stricnina erano
+sole sul comodino, chiuse come sempre nei loro
+astucci neri.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, illuso dalle apparenze, pensò: «Nulla
+è mutato; nulla si muterà.» E gli parve di
+liberarsi da un peso enorme, di respirare ancora
+liberamente dopo una lunga soffocazione.
+</p>
+
+<p>
+Egli uscì su la loggia più calmo, quasi lieto,
+quasi immemore de’ suoi sospetti tenebrosi. Per
+un’astuzia incosciente, non volle presentarsi sùbito
+alla nonna, non volle rivedere il suo viso
+smorto e sparuto, temendo di distruggere o di
+menomare il beneficio superstizioso avuto da
+<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span>
+quell’ispezione nella camera di lei, piena di
+luce e di pace. Ridiscese al basso, attraversò
+difilato il cortile, si diresse a caso lungo la riva
+verso il villaggio di Ceresolo.
+</p>
+
+<p>
+A pranzo, donna Marta non si mostrò meno
+gaja e meno spensierata che alla mattina. Parve
+anche al nipote che una lieve irradiazione rosea
+tingesse le sue povere guance avvizzite, — che
+i grandi occhi neri avessero il loro lampo consueto.
+Pensò, guardando l’avola, che discorreva
+senza tregua: «Ella è forte; ha una vita misteriosamente
+tenace; ella guarirà; ella vivrà
+a lungo con me.» Ma un accesso di tosse ostinato
+venne a interrompere il corso delle sue
+considerazioni per ripiombarlo nelle tenebre dei
+dubbii e degli scoramenti. Il corpo debole della
+vecchia piegò sotto l’urto, le sue palpebre si
+gonfiarono di lacrime; un gorgoglio umido si
+udì in fine nel fondo della sua gola. Aurelio
+impallidì. — Quel rossor vivo su gli zigomi,
+quegli occhi scintillanti non eran dunque sintomi
+di febbre?
+</p>
+
+<p>
+— Come ti senti, mamma? — egli domandò,
+ansiosamente.
+</p>
+
+<p>
+— Meglio, — ella rispose, e scosse con un atto
+blando il capo. — Non bisogna impensierirsi per
+un po’ di tosse. Non ti sembra già diminuita
+da stamattina?
+</p>
+
+<p>
+— No, non mi sembra, — mormorò Aurelio
+tra i denti.
+</p>
+
+<p>
+E s’oscurò in viso, sentendo nascere un sordo
+rancore contro la vecchia che tentava d’ingannarlo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una pausa di silenzio (anche donna
+<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span>
+Marta era ammutolita), egli, viepiù inquieto,
+prese in mano il polso di lei. Aveva il calor
+naturale, anzi era quasi freddo. Ma l’arteria
+batteva con un’irregolarità straordinaria: aveva
+sùbite accelerazioni, che somigliavano alla caduta
+d’una pietra per una balza assai ripida;
+aveva arresti subitanei, come se la pietra precipitando
+avesse toccato il fondo della balza e
+fosse rimasta.
+</p>
+
+<p>
+— Vedi? Non stai bene; il cuore è agitatissimo!
+Spero che stasera non uscirai sul rialto;
+spero che te ne andrai a letto sùbito dopo il
+pranzo.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, per la prima volta, non si ribellò
+al desiderio del nipote. Gli rivolse uno
+sguardo attonito e sgomento, e acconsentì con
+la voce tremula, incerta, sommessa d’un bambino
+impaurito. La sua fittizia esaltazione era
+caduta. Ella, che non aveva voluto credere alle
+sue stesse sofferenze, era stata d’un tratto vinta
+e persuasa dall’ultima affermazione d’Aurelio.
+I consigli, gli ammonimenti, i rimproveri di lui
+le tornarono alla memoria, la turbarono. «Senza
+dubbio, era stata una gravissima imprudenza,
+quella commessa... Senza dubbio, avrebbe fatto
+meglio a rimanersene a letto in quei due giorni,
+dopo il primo accenno di tosse! Ora, che sarebbe
+avvenuto? Che sarebbe avvenuto di lei così debole,
+così affranta, così vecchia?»
+</p>
+
+<p>
+— Se dovessi morire? — ella chiese, con un
+sorriso timido su le labbra esangui. — Ho tanta
+paura della morte!
+</p>
+
+<p>
+— Questo non sarà, — disse Aurelio con
+forza, quasi per rassicurare anche sè stesso;
+<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span>
+— ma ti devi curare; ma non devi commettere
+altre follìe; ma bisogna che mi ascolti quando
+parlo per il tuo bene.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì, hai ragione: lo farò, — assicurò
+la vecchia, mentre il suo viso assumeva un’espressione
+indefinibile di terrore e d’ansietà,
+come avesse ella visto per un attimo balenare
+sopra il capo un’arme spaventosa.
+</p>
+
+<p>
+E di nuovo ripetè, fremendo e sorridendo timidamente:
+</p>
+
+<p>
+— Ho tanta paura della morte!
+</p>
+
+<p>
+Si levò in piedi con uno sforzo visibile; salutò
+il nipote, rivolgendogli uno sguardo pieno di
+tenerezza (insisteva sempre su le sue labbra quel
+sorriso contratto, ch’era l’estrema dissimulazione
+pietosa del suo spirito già invaso dalla
+paura); e, chiamata Camilla, uscì al braccio di
+questa, faticosamente, dalla sala, — povero essere
+rattrappito, deforme, ignobile cui l’argento
+della chioma infondeva pure un’ultima tragica
+maestà.
+</p>
+
+<p>
+La mattina seguente, Camilla si presentò inaspettata
+nella camera d’Aurelio poco dopo l’aurora.
+</p>
+
+<p>
+— La signora la vuole, — disse con la voce
+rotta dall’affanno, precipitosamente: — venga
+sùbito!
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, che stava vestendosi, ebbe un sussulto
+violento. Non osò interrogare la giovinetta,
+non osò trattenerla. La seguì, passivo e taciturno,
+lungo il portico, con il viso alterato dall’angoscia.
+Entrò dietro di lei, quasi sospinto
+da un turbine, nella stanza dolorosa; e corse
+al letto, al gran letto bianco, dove la vecchia
+<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span>
+stava seduta, appoggiata con le spalle a molti
+guanciali sovrapposti, i capelli canuti erti su la
+fronte, gli sguardi stravolti e immobili come
+perduti in una visione terrifica.
+</p>
+
+<p>
+— Che hai, mamma? — egli domandò, ponendole
+una mano sul capo, chinandosi fino
+a guardarla nelle pupille. — Che hai?
+</p>
+
+<p>
+Ella mormorò, desolata:
+</p>
+
+<p>
+— Ah, figliuol mio! Io muojo....
+</p>
+
+<p>
+— Ma no... Perché dici questo? Che ti senti?
+</p>
+
+<p>
+— Mi sento male, molto male. Ho passato una
+notte spaventevole. Se avessi potuto, ti avrei chiamato.
+Ma come fare? Ero sola!... Ho temuto di
+non rivederti più, di morire senza salutarti....
+</p>
+
+<p>
+— Bisognerà chiamare un medico, sùbito.
+</p>
+
+<p>
+— È quello che volevo dirti, — ella aggiunse,
+alzando le spalle con un atto rassegnato. — Telegrafa
+a Milano al dottor Demala.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, mamma. Intanto però faccio venire il
+medico di qui. Credo che tu ti spaventi a torto;
+credo che tu esageri: egli sarà a Cerro fra
+un’ora e ti potrà ridare un po’ di coraggio.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio discese da Ferdinando, lo mandò a
+Laveno con un telegramma urgente per il dottor
+Demala e l’ordine di ricondur sùbito con sè il
+medico del Comune. Quindi risalì sollecitamente
+nella camera della nonna.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, che pareva più tranquilla, gli
+disse:
+</p>
+
+<p>
+— È tempo ch’io muoja, figliuolo mio! Forse
+la morte mi darà la pace che non ho mai goduta
+in vita. La morte potrà sola farmi dimenticare
+tutto il male, che ho visto e ho sofferto.
+Son vecchia, stanca, logora, travagliata da
+<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span>
+mille dolori! Credilo: è tempo ch’io muoja; è
+bene ch’io mi riposi alfine sotto la terra.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine cercò di disperdere il livido presagio
+che occupava la mente dell’avola. Sedette
+al capezzale, prese una mano di lei nella sua,
+le parlò sorridente del domani, componendole
+una prospettiva d’illusioni serene, un’apoteosi
+di calma e d’amore su le rovine del passato
+crudele. E non tacque, finchè non vide accendersi
+un fievole raggio di speranza in quegli
+occhi indeboliti e dilatati dal lungo pianto, dal
+morbo e dall’età.
+</p>
+
+<p>
+La nonna in fine s’assopì. Egli fece chiudere
+le persiane, e rimase seduto presso di lei a vegliarla,
+nell’ombra. Un gran silenzio era d’intorno.
+Dal parco veniva il croscio sordo d’una
+fontana e a tratti, appena sensibile, il canto
+melodioso d’una capinera. Null’altro. Il respiro
+dell’inferma, fattosi nel sonno più aspro e più
+forte, pareva dominare la calma mattutina e
+scandire con ritmo sinistro il tempo che fluiva.
+</p>
+
+<p>
+«Povera creatura!» pensava Aurelio, osservando
+il volto della progenitrice, irriconoscibile
+con gli occhi chiusi, contraffatto dalle
+rughe e dalle pieghe, con il mento spostato in
+avanti, con i capelli scomposti su la fronte in
+guisa di fiamme nivee. «Povera creatura!
+Ella è stata veramente infelice! La corona
+degli Imberido pesò su la tua testa più grave
+d’una maledizione!» E, poichè nelle ultime
+parole della vecchia eran passate le imagini
+atroci che ne avevan già insanguinata la memoria,
+più profonda risorse in lui la pietà per
+quella fragile donna a cui gli eventi avevano
+<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span>
+riserbato d’assistere alla fine di tre generazioni
+d’uomini amati, spenti tutti nel fior degli
+anni da una stessa tragica sorte.
+</p>
+
+<p>
+In che dramma luttuoso doveva risolversi
+per lei il dolce idillio sbocciato per incanto,
+tra i sogni ribelli e i propositi guerreschi, nel
+piccolo giardino di casa Imberido, profumato
+dalle rose e dagli aranci! Là, ella aveva visto
+il padre e colui, che sarebbe poi divenuto il
+suo sposo, stringersi la mano in un patto di
+fratellanza mortale. Là, tra il susurro feroce
+delle cospirazioni, ella aveva sentito nascere,
+come un fiore dal sangue, il primo e solo
+amore di sua vita. Oh, con che accelerazione
+prodigiosa aveva dovuto battere il suo cuore
+d’adolescente in quel giorno illusorio, quando il
+giovine patrizio, circonfuso da un’aureola d’eroismo,
+le aveva confidato all’ombra d’un viale
+solitario le sue fiere speranze e il suo affetto
+sconfinato! Fu quello l’unico tempo felice della
+sua vita, e fu così breve!... Un anno dopo, il
+padre usciva per l’ultima volta dalla sua dimora,
+pallido, ammanettato, stretto in torno dai birri
+austriaci per salire il palco infame e penzolare
+nel vuoto, tra i chiarori dell’alba, d’avanti alle
+mura del Castello. Tre anni più tardi anche lo
+sposo doveva lasciarla sola per sempre, e partire
+verso una città remota, verso una carcere sotterranea
+e bieca, dove la paura degli oppressori
+lo aveva segregato e d’onde una morte
+precoce non l’avrebbe lasciato mai più ritornare!
+Ah, quella sera lontana d’agosto, quando
+le era giunto inaspettato l’annunzio funereo
+nella gran sala del palazzo deserto, mentre il
+<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span>
+fanciullo, inconscio e immemore, giocava e rideva
+a’ suoi piedi!... Ella se ne ricordava come
+d’una cosa avvenuta jeri; e, ogni volta che ne
+discorreva con lui, i suoi occhi si riempivan
+di lacrime, irresistibilmente. Non poteva essersi
+placato il destino dopo le due prove funeste?
+No, il destino glie ne imponeva una
+terza, e forse la più inumana di tutte! Di
+nuovo, trascorso un periodo di calma rassegnata,
+erano incominciate per lei le lotte, le
+angosce, gli spaventi, le disperazioni nel contrasto
+con il figlio indocile, caparbio, violento,
+smanioso di piaceri e di prodigalità. Ella, impotente
+a frenarne desiderii e ambizioni, aveva
+tentato in vano di salvare con un’alleanza fortunata
+i più sacri tesori familiari: la nuora,
+per colmo di sventura, era spirata mettendo
+alla luce un bambino, e Alessandro aveva tosto
+ripreso le sue abitudini grandiose, dissipando
+in pochi anni il resto della ricchezza paterna
+e la dote della povera morta. Da allora i tristi
+fantasmi si succedevano senza tregua nella memoria
+infaticata della vecchia; e il nipote, vegliando
+sul suo sonno inquieto, li evocava tutti
+in ordine come li aveva uditi raccontare da lei
+nelle sue ore di confidente abbandono: il mesto
+esodo dall’antico palazzo, consacrato da tanti
+ricordi e venduto all’asta dai creditori impazienti;
+i prodromi del male misterioso, che doveva
+condurre al sepolcro il figliuolo, apparsi
+sul finir d’una notte al suo ritorno da un’orgia;
+il graduale deperimento d’Alessandro, inesplicabile
+ai medici che lo curavano; l’indebolirsi
+della sua ragione; i primi vaneggiamenti, le
+<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span>
+prime stranezze, le paure infantili, gli scoppii
+improvvisi di pianto; poi il rapido aggravamento
+e gli strazii inenarrabili di lei, che non
+poteva più farsi riconoscere, che si sentiva una
+estranea, un’ignota di fronte al figlio inebetito;
+in fine la terribile agonia, le imprecazioni mute
+del morituro contro di lei, contro la madre, l’ultimo
+grido e l’atto di lanciarsi verso la finestra
+spalancata, il rantolo breve e l’immobilità
+della fine!
+</p>
+
+<p>
+Tutti gli episodi amari di quell’esistenza tornavano
+nella memoria d’Aurelio, a uno a uno,
+osservando il volto cadaverico della nonna assopita,
+che agitavano a intervalli moleste visioni.
+Ed egli, riandandoli, pensava con maraviglia
+alla resistenza tenace del suo fragile
+organismo, alla freschezza incorrotta della sua
+anima, che a traverso tante e così gravi avversità
+non s’era sciupata, nè invecchiata, nè
+inacidita, nè delusa. Come, come non era ella
+già morta di dolore? Come aveva potuto trovare
+ancora un sorriso, dopo tante lacrime
+sparse inutilmente sopra le cose irrimediabili?
+Eppure ella era rimasta semplice, innocente,
+spensierata, amante della vita, come nei primi
+anni felici della sua adolescenza, come una
+bambina ignara d’ogni tristizia! Ella aveva
+piegato, a mo’ d’un giunco, sotto le raffiche
+veementi, e s’era sempre rilevata per ricever di
+nuovo, pienamente, l’impeto d’altre raffiche!
+«Ma ora? ora?» si chiese il giovine riguardandola,
+angosciato. «Ora che è tranquilla,
+che è libera d’ogni cruccio, d’ogni angustia,
+d’ogni paura, ora potrebbe dunque morire?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo due ore d’ansiosa aspettazione, il medico
+giunse. Era un giovine di trent’anni, pallido,
+bruno, con una foltissima capigliatura
+castagna, con un sorriso ironico continuamente
+fisso su le grosse labbra escoriate. Egli visitò
+l’inferma con cura minuziosa, si chinò a più
+riprese sul suo torso denudato (oh, come spiccavan
+le costole a traverso il debole involucro
+della pelle!), glie lo percosse in ogni parte,
+ascoltò i battiti del cuore, rivolse a lei e al
+nipote molte domande precise, e concluse in
+fine sorridendo che non c’era ancora motivo
+d’impensierirsi, che bisognava attendere, che si
+trattava per il momento d’una leggera bronchite,
+un poco inquietante solo per le tristi condizioni
+del cuore.
+</p>
+
+<p>
+— Non morirò, dottore? — gli chiese donna
+Marta, in forma di scherzo, salutandolo.
+</p>
+
+<p>
+— Signora mia, — egli rispose allegramente, — la
+nostra vita è in mano di Dio; ma, per
+quanto ne sappia, non credo ch’ella sia finora
+in disgrazia di Quello lassù. In tanto, pensi a
+scacciare le cattive idee per discendere al più
+presto da quel letto, dove si sta bene di notte
+ma non di giorno, e sopratutto in campagna.
+A rivederla.
+</p>
+
+<p>
+E al nipote, che lo interrogava ansioso, lungo
+le scale, egli rispose asciutto e risoluto:
+</p>
+
+<p>
+— Non ho altro da aggiungere, signor conte.
+Speriamo che non sopraggiunga qualche complicazione.
+Ora le scriverò una ricetta, e passerò
+stasera o domattina a rivederla.
+</p>
+
+<p>
+Nel pomeriggio le signore Boris, avvertite
+della visita del medico, vennero premurosamente
+<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span>
+a chieder notizie di donna Marta. Parevano entrambe
+molto addolorate, e non entrarono nella
+sua camera che in sèguito alle esortazioni insistenti
+d’Aurelio. La vecchia, già alquanto sollevata
+dalle parole del dottore, ebbe dalla loro
+presenza quasi una conferma della poca gravità
+del suo male: le accolse dunque con visibili
+segni di gioja, le fece sedere amabilmente accanto
+al letto, ritrovò con esse per un’ora la
+sua loquacità ilare e giovenile. Anche la signora
+Teresa, rassicurata dall’umore eccellente
+dell’inferma, dimise ben presto il suo contegno
+grave e compunto; e la conversazione s’accese
+tra loro viva, leggera, volubile, come già sul
+rialto negli ultimi convegni.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, seduto dall’altra banda del letto, guardava
+fissamente Flavia: non l’aveva mai veduta
+così smorta e così commossa; ella non diceva
+che una qualche parola di quando in quando,
+allorché era direttamente interrogata da sua
+madre o da donna Marta, e teneva gli sguardi
+bassi: una ruga prolissa le solcava la fronte
+tra ciglio e ciglio. Il giovine la guardava, cercando
+d’immaginare la causa di quella sua mestizia;
+e, inconsapevole, traeva dalla vista di
+lei una dolcezza serena, un senso indefinibile
+di pace e d’oblìo, che si stendeva come un fitto
+velo su le angosce profonde della sua anima.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno declinava: il sole era scomparso dal
+giardino; un soffio di brezza entrava dalla finestra
+aperta, gonfiando le tende, movendo il
+lembo delle coltri a pie’ del letto. D’un tratto
+la vecchia, che discorreva animatamente, ammutolì,
+s’abbandonò inerte su i guanciali. Un
+<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span>
+tremito agitò i suoi occhi, che parvero appannarsi,
+confondersi nel vuoto, perdere ogni luce;
+un fioco rantolo, come un cigolìo interno, s’udì
+distinto nella sua respirazione accelerata.
+</p>
+
+<p>
+— Donna Marta! Donna Marta! — chiamò
+la signora Teresa, alzandosi di scatto in piedi,
+avvicinandosi a lei, sgomenta dal suo aspetto
+e dal suo silenzio improvviso.
+</p>
+
+<p>
+L’inferma non rispose, nè si mosse. Anche
+Flavia e Aurelio s’eran levati e l’osservavano
+ansiosamente.
+</p>
+
+<p>
+— Che l’abbia fatta parlar troppo?... — chiese
+confusa la Boris all’Imberido. — Dio mio! Se
+l’avessi imaginato!... Forse sarà stanca; forse
+avrà bisogno di riposo....
+</p>
+
+<p>
+— Sì, di riposo.... — mormorò con un sospiro
+l’inferma, quasi si scotesse allora da un deliquio
+momentaneo. E tentò di sorridere, e stese con
+uno sforzo la mano per salutare.
+</p>
+
+<p>
+Le donne, prima d’uscire, la baciarono entrambe
+sul viso con sincera effusione.
+</p>
+
+<p>
+— Non ci tenga in pena! Si alzi presto. Noi
+siamo perdute senza di lei; — aggiunse Flavia
+con la voce tremula, mentre stava per varcare
+la soglia.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, incitato dall’avola, le accompagnò
+lungo il portico fino alla scala.
+</p>
+
+<p>
+— Se ha bisogno di noi, ci comandi, — gli
+disse la signora Teresa. — Io e Flavia saremo
+ben liete di poterle esser utili in qualche cosa.
+Se vuole, per esempio, che qualche notte la
+vegliamo noi.... Flavia è una buona infermiera;
+io ne conosco tutta la pazienza e tutta la sollecitudine....
+Ella non cerca altro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh, sì, signor Aurelio, — esclamò impetuosamente
+la giovinetta; — voglio tanto, tanto
+bene a donna Marta!
+</p>
+
+<p>
+Ella arrossì così forte che parve le si fosse
+raccolto tutto il sangue delle vene sul viso. E
+distolse sùbito con un atto timido gli occhi,
+che scintillavano, da quelli del giovine. — Perché
+Aurelio fu assalito da un brivido alle sue parole
+e al suo turbamento? Egli ebbe un’intuizione
+fulminea dei tristi pensieri che si movevano
+nella mente di lei; egli credette d’indovinare
+il perché della sua malinconia presso il letto
+della nonna ammalata. — Era vero! Era vero!
+Ella lo amava: ella temeva per lui; ella tremava
+per lui su la vita della sua cara! — Un
+trasporto di tenerezza e di gratitudine lo spinse
+irresistibilmente verso la fanciulla; ma non fu
+che un attimo. L’eccitazione sentimentale si
+placò; il tumulto del cuore si tacque; alla certezza
+della prima supposizione successe il dubbio,
+lo scoramento, l’indifferenza. Egli rientrò, già
+immemore di lei, nella camera di donna Marta,
+tenuto da una sola ansietà, sorretto ancora da
+un’unica speranza.
+</p>
+
+<p>
+Quella notte Aurelio non si coricò nè potè
+chiudere occhio. Rimase sempre al capezzale
+dell’inferma, assistendo inutile e straziato alle
+sue inquietudini, alle sue sofferenze, a’ suoi delirii,
+alle sue soffocazioni. Dieci lunghe ore,
+interminabili, egli rimase accanto a lei, nell’ombra
+della vasta stanza a pena mitigata
+da una debole fiamma oscillante, nel lugubre
+silenzio della campagna rotto a tratti dai lamenti
+dei gufi o dallo strepito sordo del vento.
+<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span>
+Donna Marta non ebbe un attimo di requie
+durante l’intera notte: oppressa dall’affanno,
+ora accesa da un calore intollerabile, ora assiderata
+da un gelo mortale, s’agitò, smaniò,
+rigettò indietro le coltri, s’avviluppò in queste
+fino ai capelli, domandò di vestirsi, d’uscire;
+sotto un accesso più violento, supplicò perfino
+il nipote d’andar sùbito a prendere il prete
+perchè si sentiva morire, morire. Livida, stravolta,
+con le chiome in un disordine fantastico,
+con gli sguardi spenti o inferociti, ella a ogni
+momento lo chiamava a sè, gli afferrava con
+forza una mano, gli chiedeva come folle se
+quel martirio doveva durare eterno, se quella
+notte non doveva finire mai più.
+</p>
+
+<p>
+In vano Aurelio cercò di rassicurarla, ricordandole
+le parole dette dal medico alla mattina;
+in vano cercò di frenarla, spiegandole il danno
+di quelle smanie e di quelle frenesie, supplicandola,
+almeno per amore di lui, d’esser più
+calma, di dominarsi, di non abbandonarsi in tal
+guisa alla disperazione. Ella non lo ascoltava più;
+ella non sentiva se non i bisogni momentanei
+del suo corpo addolorato: aveva caldo, e violentemente
+si scopriva; aveva freddo, e si sprofondava
+rabbrividendo sotto le coltri; non poteva
+respirare, e chiedeva l’aria libera, e voleva
+uscire così, sola, nelle tenebre, verso l’aperta
+campagna dove, tremando di desiderio, udiva
+il vento frusciare.
+</p>
+
+<p>
+Su l’alba finalmente ella s’acquetò un poco.
+Esausta, ricadde su i guanciali, chiuse gli occhi
+e parve assopirsi. La candela, tutta consunta,
+agonizzava a pie’ del letto. Aurelio s’alzò con
+<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span>
+precauzione, andò in punta di piedi a spegnerla,
+ritornò sùbito al suo posto vicino all’inferma.
+Si sentiva stanco, sfibrato, aggranchito; ma non
+aveva sonno. Un’apatia desolata fasciava la sua
+anima; non un palpito di pietà, di dolore, di
+sgomento sollevava il suo petto; egli era vuoto,
+vuoto e nero come una caverna senza luce. E
+stette immobile, lungamente, finché apparve il
+sole, a contemplare quel viso cereo, ossuto,
+spettrale che, senza il rantolo umido gorgogliante
+nella gola, si sarebbe detto l’imagine
+d’una morta.
+</p>
+
+<p>
+Il medico di Laveno entrò verso le nove nella
+camera di donna Marta, tranquillo, indifferente,
+con il suo immutabile sorriso un poco ironico su
+le grosse labbra escoriate. Sedette, senz’aspettare
+un invito, su la sedia prossima al letto;
+ascoltò, stupito e quasi incredulo, la descrizione
+della notte tormentosa che gli fece l’ammalata
+e il vegliante confermò. S’era appena levato in
+piedi per esaminarla novamente, quando Camilla
+venne ad annunziare l’arrivo del dottor
+Demala.
+</p>
+
+<p>
+Questi, un uomo tarchiato e possente dalla
+testa enorme, dagli occhi piccoli e brillanti
+sotto due foltissime sopracciglia brizzolate, era
+un vecchio amico di famiglia: aveva prestato
+le sue cure amorevoli durante la lunga infermità
+del padre Imberido; e conosceva a fondo
+le tristi condizioni di salute della contessa per
+averla assistita più volte nelle sue frequenti
+indisposizioni di cuore e di bronchi. S’avvicinò
+sinceramente commosso a lei, le prese con affetto
+una mano nelle sue.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che mi fa, donna Marta? — disse con la
+sua voce cordiale. — Che brutte sorprese mi
+riserba, vivendo lontana da me?
+</p>
+
+<p>
+— Caro dottore, — ella rispose puerilmente,
+rianimata dalla sua presenza. — Avevo tanto
+desiderio di vederla, che ho fatto il possibile
+per ammalarmi....
+</p>
+
+<p>
+— Ho sentito! Ho sentito!... — soggiunse il
+dottore, avendo già interrogata Camilla su le
+cause del male. — Sempre imprudenze! E sì,
+che sarebbe ornai tempo di metter giudizio!...
+Vediamo dunque che c’è di nuovo.
+</p>
+
+<p>
+I due medici la visitarono insieme alla presenza
+d’Aurelio. Poi, rassicurata l’inferma, uscirono
+insieme dalla stanza, seguiti da lui più
+pallido e più ansioso che non mai. Quando furono
+al basso, il dottor Demala dichiarò schiettamente
+trattarsi d’un’infiammazione piuttosto
+estesa al polmone sinistro, che lo stato del cuore
+rendeva oltremodo grave e pericolosa. Non potendo
+ritornare a Cerro il giorno successivo,
+raccomandò l’ammalata alle cure del collega e
+pregò l’Imberido di telegrafargli sùbito in caso
+d’urgenza: ordinò le punture di caffeina, una
+soluzione espettorante e le polveri di chinino
+se la febbre fosse ricomparsa.
+</p>
+
+<p>
+Nel risalire in barca, disse al giovine che lo
+guardava muto, attonito, accasciato, quasi implorando
+una parola di conforto:
+</p>
+
+<p>
+— E tu, Aurelio, non perderti d’animo. Io
+doveva dirti tutto; ma ora soggiungo che finora
+non s’annuncia alcun pericolo imminente. Si
+può sperare.... Si ha diritto di sperare che tutto
+si risolva secondo i nostri desiderii. A doman
+l’altro; e fate in modo ch’io la trovi meglio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span>
+</p>
+
+<p>
+E la barca s’era allontanata, mentre i due
+medici discorrevano tra loro animatamente.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine rimase solo su la spiaggia, ritto,
+immobile, accompagnando con gli occhi il vecchio
+amico che forse aveva cercato d’illuderlo.
+«Sarebbe troppo, troppo!» ripeteva meccanicamente
+dentro di sè; e le ginocchia gli vacillavano,
+e il battito del cuore pareva soverchiare
+lo strepito dell’onda contro il greto.
+Quando la barca s’eclissò, egli si mosse: andò
+a gittarsi sul divano in sala da pranzo; si
+strinse il capo tra le mani, come volesse spremere
+le lacrime che non volevano sgorgare.
+«Sarebbe troppo, troppo!» esclamava a tratti,
+senza più intendere il significato delle sue parole;
+e aveva la sensazione d’esser seduto nella
+più fitta oscurità e di non potersi alzare, non
+sapendo dove mettere i piedi, dove dirigersi,
+dove trovare una via di salvezza. Come levò
+gli occhi trasognati, quasi uscisse da un letargo
+profondo, vide d’avanti a sè nel sole il tavolino
+da lavoro della nonna e la grande poltrona vuota.
+Quell’apparizione subitanea di cose memori su
+la soglia della sua coscienza lo riempì di terrore
+e di cordoglio: nulla, nulla al mondo,
+neppure la stessa presenza dell’avola spenta,
+avrebbe potuto dargli un’idea più chiara e più
+tremenda della sua sciagura. «Ecco,» egli si
+disse, «quelle cose non mutano e non muteranno;
+il sole scendeva a illuminarle quand’ella
+le occupava; il sole scende sempre a illuminarle,
+ed ella non vi è più!» Sentì che il pensiero
+di nuovo gli si confondeva; che il cuore a poco
+a poco rallentava il palpito; che la tension dei
+<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span>
+nervi s’ammorbidiva, sotto il peso d’un’immane
+e schiacciante fatalità. Un nodo di pianto gli
+salì alla gola. La vista gli si offuscò. Egli piegò
+la povera testa su le palme, e ruppe alla fine
+in singhiozzi, perdutamente.
+</p>
+
+<p>
+Nel pomeriggio ritornarono le signore Boris
+a veder l’ammalata; rimasero a lungo presso
+di lei, quasi sempre silenziose; se ne andarono
+tristi e scorate quando il giorno tramontò, raccomandando
+ancora ad Aurelio di non dimenticarle,
+di ricorrere a loro senza riguardi per
+qualunque servizio. La sera cadde; e donna
+Marta, ch’era stata fino allora a bastanza tranquilla,
+riprese ad agitarsi, a lamentarsi, a rantolare.
+Nè il nipote nè la fantesca poterono abbandonarla
+un sol momento durante l’intera
+notte, che fu assai più torbida e spaventosa
+della precedente. Verso il tocco un temporale
+scoppiò sopra il golfo, riempiendo l’aria di
+bagliori e di boati; e l’inferma incominciò a
+delirare. Ella voleva alzarsi, voleva partire,
+voleva fuggire; e, come Aurelio la tratteneva,
+in un risveglio di memorie antiche chiedeva
+soccorso alla madre, non riconoscendo più il
+figlio di suo figlio, credendolo un estraneo che
+volesse chiuderla per violenza in quel luogo
+di tortura.
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, mamma, ajutami! Portami via! — ella
+urlava con la voce rauca, strozzata
+dall’affanno, mentre cercava di svincolarsi e di
+precipitarsi dal letto.
+</p>
+
+<p>
+E nulla nella notte, tra il frastuono della
+bufera, era più tragico di quel grido infantile
+nella bocca d’una vecchia canuta e moritura!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’alba alfine s’annunciò, una lugubre alba
+piovosa come d’autunno estremo. L’inferma
+ricadde affranta su i cuscini, invocando la madre
+in un ultimo fievole grido; Camilla, pallida e
+disfatta dalla veglia, s’assopì reclinando il capo
+sul piano del letto; Aurelio, in punta di piedi,
+uscì sotto il portico per respirare, per sottrarsi
+alle visioni di follìa che l’assediavano nella
+camera dolorosa.
+</p>
+
+<p>
+Su la loggia di fronte, dalla parte abitata
+dai Boris, splendeva ancora nel timido crepuscolo
+un lucignolo d’avanti a un’icona. L’imagine,
+consacrata dalla fede, rispettata dal tempo
+e dagli uomini, era un piccolo brano del fresco,
+che illustrava in origine tutte le pareti del
+portico superiore e che più tardi era stato
+ricoperto da un intonico bianco per la volontà
+d’un marchese de Antoni, pauroso di quelle
+figure allegoriche e oscure tra cui a ogni tratto
+si vedeva la Morte spietatamente falciare. Era
+un gran volto di donna giovine dai lineamenti
+incerti e rozzi, ma d’una singolare espressione
+mistica nei larghi occhi smunti rivolti verso il
+cielo. Rappresentava forse in origine una martire
+nella estatica aspettazione del supplizio;
+ora però quel volto appariva coronato da una
+aureola circolare di fattura recente, e si diceva
+l’imagine della Madonna. I guardiani del palazzo
+e la gente del villaggio asserivano poi
+che l’icona aveva compiuto nel tempo trascorso
+molti miracoli, e che, velata anch’essa dall’intonico,
+se n’era liberata ed era riapparsa sola
+in una notte, maravigliosamente.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, inconsapevole, fu attratto da quel
+<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span>
+lume, che oscillava al vento umido dell’alba.
+Attraversò cautamente i due lati della loggia,
+giunse presso al sacro emblema e si fermò,
+come arrestato da un ostacolo, d’innanzi ad
+esso. Un’immensa desolazione era in lui: la
+sua anima era piena d’ombra e di mistero.
+Grandi fantasmi vi si levavano a tratti, fluttuavano
+alquanto nel vuoto, svanivano verso l’alto,
+quasi assorbiti da una fauce immane spalancata
+sopra di essi. — Tutto era vano! Tutto era
+triste! Tutto era irreparabile! A che valevan
+gli strazii, i timori o le speranze? — Quel volto,
+ch’egli contemplava, gli diceva l’inutilità d’ogni
+nostro sforzo; gli diceva la fatalità degli umani
+eventi, i quali son come prescritti in un libro
+secreto e immutabile; gli insegnava che all’ora
+scoccata il destino si compie inesorabilmente
+contro ogni volontà, contro ogni opposizione,
+contro ogni rivolta; gli insegnava ancora che
+agli uomini non resta che pregare o piangere,
+pregare per rassegnazione, o piangere su la
+loro sventura e su la loro impotenza!
+</p>
+
+<p>
+La vita perdeva pregio, significato, valore.
+Essa non era che una lotta disperata, una
+lunga sofferenza, un perenne sacrificio nella
+sola aspettazione della fine. E i piaceri, le ambizioni,
+le glorie di questa terra eran gli inganni
+d’una Natura ostinata, forse le insidie
+d’un Ente vendicativo per tenerci legati fino
+all’estremo soffio alla nostra catena. E poi?
+Poi veniva il nulla, l’ignoto, l’eternità. Il nulla,
+proprio il nulla? dopo tanto soffrire, dopo tanto
+sognare, dopo tanto pensare? Era dunque possibile
+che l’esistenza individuale, questa unica
+<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span>
+realità intelligente, non avesse uno scopo? — L’idea
+religiosa batteva alla sua porta: l’eredità
+mistica si risvegliava nel suo sangue cristiano,
+in quell’ora di prostrazione, d’avanti a
+quell’antica imagine che aveva fatto miracoli.
+Egli, il superbo, s’umiliava; egli, il sapiente,
+rinnegava d’un tratto la sua dottrina, il nobilissimo
+frutto di lunghi studii e di profonde
+meditazioni. Il mistero dell’Irreparabile, ond’era
+tutto circondato, compiva il prodigio della sua
+conversione, distruggeva la sua vanità, risuscitava
+dalle ceneri la sua fede sopita. Era la
+scintilla repentina; era la percossa improvvisa:
+egli provava il bisogno di credere in qualche
+Essere superiore, onnipotente, a cui rivolgere
+in quell’ora i suoi voti. Alcuni ricordi lontani
+ricorsero nel suo cervello; preludii d’orazione
+s’illuminarono; una suprema speranza gli cantò
+deliziosa nel cuore. Egli piegò le ginocchia fino
+a terra, congiunse le palme, chinò sul petto il
+capo orgoglioso; e in quell’atto di devozione
+puerile, come già negli anni ottusi dell’infanzia,
+recitò le preghiere obliate da tempo immemorabile,
+invocando dalla pietà divina la salvezza
+della sua cara, che disperava omai d’ottenere
+dalla scienza e dalla sollecitudine degli uomini.
+</p>
+
+<p>
+Per alcuni dì donna Marta vacillò tra la vita
+e la morte. Durante il giorno pareva che si
+riavesse un poco, aveva ore di calma e di sonno
+tranquillo; appena scendeva la sera, ricadeva
+subitamente nello stato febbrile, era ripresa
+dalle soffocazioni, dalle nausee, dalle smanie,
+dai delirii. E allora diveniva veramente terribile:
+respingeva con violenza il dottore, rifiutava
+<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span>
+cibi e rimedii, vituperava il nipote e la fantesca;
+intollerante d’ogni freno, ribelle a qualunque
+consiglio. Sopra tutto contro Camilla ella nudriva
+un astio e un rancore, inesplicabili. Tal
+volta, durante una tregua, ella chiamava a sè
+Aurelio, e gli diceva sotto voce, con circospezione
+paurosa:
+</p>
+
+<p>
+— Manda via costei! Te ne prego, mandala
+via! Non la posso vedere....
+</p>
+
+<p>
+E i suoi occhi avevano lampi d’odio, come
+al cospetto d’un nemico temuto e minaccevole.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente, dopo due notti insonni, la
+ragazza, gracile e impressionabile, non potè più
+reggersi in piedi e per ordine dello stesso medico
+dovette ritirarsi. Flavia venne a sostituirla,
+e parve che portasse, con la sua grazia e la sua
+dolcezza, un ultimo impulso di vita a quella povera
+anima esausta.
+</p>
+
+<p>
+La notte, donna Marta si mostrò in fatti più
+calma, più coraggiosa, più ragionevole. Era per
+simpatia? Era per deferenza? Era per soggezione
+o per vergogna? Bastava che Flavia si
+rivolgesse verso di lei, perchè d’un tratto si ricomponesse,
+frenasse le sue irrequietudini, dissimulasse
+sotto un pallido sorriso di persona stanca
+i suoi interni tormenti. Quando la giovinetta si
+inchinava sul suo viso per baciarla o le prendeva
+una mano per sentirne il battito del polso, i suoi
+lineamenti contratti si rilassavano per incanto,
+sembrava ch’ella provasse un gran sollievo, che
+le si comunicasse al solo contatto un po’ di quella
+forza giovenile. Quando le porgeva le medicine,
+ella si sollevava sùbito a sedere e le sorbiva in
+fretta, senza una protesta, sogguardandola anzi
+<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span>
+con occhi gonfii di riconoscenza. Tal volta, come
+il male le strappava un gemito incontenibile, ella
+si volgeva pentita alla vegliante, e, se per caso
+incontrava il suo sguardo, mormorava con la
+voce tanto mite:
+</p>
+
+<p>
+— Ho parlato?... Non so.... Dormivo....
+</p>
+
+<p>
+E socchiudeva tosto le palpebre, fingendo di
+riprendere il sonno interrotto.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio rifinito dalle fatiche e dalle angosce
+di quei giorni, eppure tenuto desto dall’insonnio
+nervoso, stava seduto in un angolo bujo, e osservava.
+Era vero tutto quanto gli stava d’intorno?
+A lui pareva di sognare: come in un sogno, in
+fatti, gli si presentava la camera grande, che una
+candela posata in terra illuminava fantasticamente
+dal basso in alto, rilevando le cose che
+di solito non eran visibili, lasciando in un’ombra
+densa quelle altre a lui note. Come in un sogno,
+la figura di Flavia si moveva continuamente tra
+quelle strane apparenze, e non suscitava nei passi
+il benché minimo strepito: il lembo delle sue
+vesti chiare era dorato dai riflessi della luce, ma
+la sua testa si perdeva nell’oscurità ed era irriconoscibile.
+Egli, ottuso dalla stanchezza e dall’immobilità,
+guardava, attonito e quasi incredulo,
+intorno a sè: — era proprio la camera dell’avola,
+quella? era Flavia, colei che gli passava d’innanzi
+in silenzio, più leggera d’uno spettro?
+</p>
+
+<p>
+Il giovine non poteva credere alla sua ragione;
+non poteva credere alla stessa evidenza.
+A tratti le idee gli si confondevano, la realità
+gli sfuggiva, e la fantasia dava alle sue sensazioni
+aspetti falsi, difformi, inaspettati. Egli allora
+vedeva una donna nuova nella sua casa,
+<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span>
+sola padrona e arbitra; la vedeva in una stanza
+sua aggirarsi, frugare nei tiretti, cercare e trasportare
+le cose sue, accostarsi sicura a un
+gran letto bianco, che nell’ombra grave imaginava
+deserto. Quella era bene la sua donna;
+era la sua compagna, e quel gran talamo bianco
+era il loro. Flavia o un’altra? Era Flavia, non
+poteva esser che Flavia. Grandi fatti erano avvenuti,
+che ora non rammentava più; ed egli
+l’aveva sposata!... L’ipotesi non lo sgomentava,
+anzi gli dava un’impressione profonda di ristoro.
+Non era egli solo, triste, abbandonato nel mondo,
+senza parenti e senz’amici? Aveva una donna
+accanto a sè, che lo amava, che lo curava, che
+lo assisteva vigile e solidale nelle lotte della
+vita....
+</p>
+
+<p>
+Ma un gemito lieve o un fruscìo di coltri
+smosse venivan dal letto, dove giaceva l’inferma;
+ed egli d’improvviso era richiamato al senso
+esatto della realità. Allora un’irritazione amara
+s’impossessava del suo spirito; una specie di
+rimorso gli feriva il cuore, da prima fievole e
+confuso, poscia lucido e tagliente come una lama
+affilata: — irritazione contro sè stesso, contro la
+sua debolezza che aveva evocato un mondo chimerico
+in contrasto con tutte le sue ambizioni,
+con tutti i suoi principii — rimorso per l’obliquo
+disegno riparatore, ch’egli aveva già inconsciamente
+abbozzato, in presenza dell’avola ancor
+viva. Oh, al risveglio, riflettendo, quel suo sogno
+di pace futura gli sembrava abbominevole! Come,
+come aveva osato persuadersi e compiacersi d’una
+simile supposizione? Non amava dunque sua
+madre? Non amava quella povera creatura, legata
+<span class="pagenum" id="Page_280">[280]</span>
+a lui dai più sacri vincoli di sangue e di
+consuetudine? — Sì, certo, egli l’amava, l’amava
+sopra ogni cosa al mondo; avrebbe dato la vita
+per salvarla; sinceramente, sarebbe morto felice
+prima di lei, pur di non vederla morire! E, non
+ostante il suo verace affetto, aveva potuto in
+sua presenza adattarsi all’ipotesi più tremenda,
+accettarne le conseguenze, ricercarne perfino i
+rimedii!...
+</p>
+
+<p>
+La sua coscienza morale era profondamente
+rimorsa da queste idee: egli si giudicava vile,
+egoista e perverso; egli si sentiva macchiato da
+quelle speranze, ch’eran fiorite spontanee sopra
+le minacce d’un’immensa sciagura. «Ella non
+morirà,» si ripeteva, per disperdere i residui
+del sogno: «ella guarirà; ella deve guarire;
+qualche giorno ancora, e lascerà il letto.» Ma
+in fondo a lui un altro pensiero si moveva e
+s’imponeva alle vacue parole, ostinato, invadente:
+«Sarà così, certo sarà così! Se anche
+dovrà morire, io mi rassegnerò, io continuerò
+a vivere, io la dimenticherò.» E la previsione
+d’una siffatta necessità lo sprofondava in uno
+scoramento infinito, più lacerante di qualunque
+rimorso, più doloroso di qualunque cordoglio.
+</p>
+
+<p>
+Ahi, miserabile carne, eternamente schiava
+dei proprii istinti bestiali!.. — Egli ora vedeva
+il destino della Vita in una vasta astrazione simbolica;
+vedeva il gran fiume scorrere, inarrestabile,
+a traverso il tempo, a traverso lo spazio.
+Una goccia scompariva assorbita dalle sabbie:
+altre gocce sopraggiungevano a colmarne la
+minuscola lacuna, a ingrossare il corpo delle
+acque, che scendeva sempre gonfio, tumultuosamente,
+<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span>
+verso la foce remota e sconosciuta. Chi
+s’accorgeva dell’umile goccia scomparsa? Le
+altre tutte, per una necessità fisica intrasgressibile,
+eran trascinate via dalla corrente, sospinte
+da quelle che seguivano, attratte da quelle
+che precedevano. E il letto del fiume continuava
+nelle profondità la sua monotona opera d’assorbimento,
+inavvertita e provvidenziale!... Via, via,
+a traverso il tempo, a traverso lo spazio! Bisognava
+vivere, bisognava fluire, bisognava rifondere
+le gocce perdute perchè il gran fiume
+non s’asciugasse!... Ed egli in fatti, atomo dell’universo,
+soggetto indistinto delle sue leggi
+oscure, aveva già pensato a vivere dopo, a
+seguitare il suo inutile cammino, a sostituire
+con altre le esistenze che crollavano dietro di
+lui. Egli, in cospetto del passato che stava per
+dileguare nel nulla, aveva già ideato un piano
+d’adattamento, un dolce nido d’amore dove festeggiare
+il suo attimo di luce; aveva già concepito
+in potenzialità i nuovi esseri che avrebbero
+popolato l’Avvenire!...
+</p>
+
+<p>
+Questi pensieri, sotto altre forme, con diverse
+imagini, lo torturarono anche nei due giorni
+che seguirono.
+</p>
+
+<p>
+Flavia era sempre là, attenta, vigile, infaticabile
+al capezzale di sua nonna: egli la poteva
+vedere a ogni ora, in ogni momento, come
+una familiare, come una sorella. Era sempre
+là vicina a lui, così vicina che molte volte le
+loro vesti si sfioravano, le loro mani si toccavano,
+i loro respiri si confondevano, chini come
+erano entrambi sul letto dell’inferma. E quella
+convivenza ininterrotta, quella comunione d’intenti,
+<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span>
+di timori e di speranze, assimilavano a
+poco a poco le loro due anime, accrescevano
+la mutua confidenza, li appartavano in una
+specie di solitudine mistica assai propizia agli
+abbandoni, alle illusioni, alle insidiose idealità.
+Non si scambiavano se non poche parole durante
+le veglie interminabili; ma i lunghi silenzii nella
+camera dolorosa eran più eloquenti d’un poema,
+scendevano su i loro cuori più incantevoli d’un
+filtro. In vano il giovine cercava di sottrarsi
+al fascino di quei silenzii; in vano si ribellava
+alle molli lusinghe che assediavano il suo spirito
+illanguidito; in vano respingeva, sdegnato,
+le onde ineffabili di voluttà che si riversavano
+a tratti su i suoi nervi scoperti dalla spossatezza
+e dalle angosce molteplici. Ella era là;
+ed egli non poteva chiudere gli occhi per non
+vederla! Omai, egli non poteva non vederla,
+anche avendo ben chiusi gli occhi! E dall’imagine
+di lei, sempre presente, divinizzata dall’alta
+poesia del suo còmpito pietoso, gli veniva
+incessantemente il conforto non chiesto, non
+voluto, il conforto umiliante e sacrilego.
+</p>
+
+<p>
+La malattia di donna Marta si svolgeva frattanto
+con una continua vicenda di brevi fallaci
+miglioramenti e di ricadute viepiù gravi
+e inquietanti. Il medico di Laveno era venuto
+parecchie volte a visitarla, aveva cambiato ordinazioni
+per sodisfare alle richieste dell’ammalata
+e, persuaso della inefficacia d’ogni rimedio,
+se n’era andato, alzando le spalle, aspettando
+rassegnato la morte o un miracolo. In fatti
+tutte le cure erano inutili: anche le punture
+di caffeina, che si facevano ora due volte al
+<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span>
+giorno, ottenevano soltanto un momentaneo
+sollievo e la lasciavan poi più abbattuta e più
+affannata di prima. I germi del triste morbo
+avevan trovato un terreno ben preparato a riceverli
+e si propagavano fecondi e indistruttibili,
+come una mala erba in una maremma.
+La respirazione diveniva ogni dì più corta e
+frequente; i rantoli umidi, i tintinnamenti metallici
+risonavano in ogni parte del suo povero
+torace scarno; i delirii si moltiplicavano,
+provocati dalla debolezza sempre maggiore
+dell’organismo — foschi e tragici delirii in cui
+ella con la voce spenta parlava del futuro, non
+parlava che del futuro, confondendo nomi,
+date, luoghi, dimenticando le persone prossime
+a lei, risuscitando e rivedendo d’innanzi a sè
+quelle morte da anni, sopra tutto il figlio e la
+nuora!
+</p>
+
+<p>
+— Quest’inverno, — ella talvolta diceva,
+prendendo nelle sue le mani dei due giovini, — quest’inverno
+andremo in Riviera, noi tre
+soli, soli... Son tanti anni che non vedo il
+mare!... Prenderemo una villetta su uno scoglio,
+contro cui si oda nella notte sbattere le
+onde, dove non ci sia il silenzio che qui ci
+opprime, questo silenzio che non finisce mai,
+mai... Vero? Vero? Ci condurrai al mare,
+Alessandro? Mi farai rivedere il mare, Alessandro?
+</p>
+
+<p>
+Altra volta si scoteva d’improvviso, faceva
+l’atto di scendere dal letto.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo! Andiamo! — diceva con grande
+impazienza. — Ci aspettano. Non bisogna farci
+aspettare. Domani saremo là: ci fermeremo un
+<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span>
+mese, un lungo mese... Là c’è aria buona, là
+si respira, là si può passeggiare al sole.... Andiamo!
+Andiamo!
+</p>
+
+<p>
+E gli occhi allucinati si perdevano in una lontananza
+fantastica, parevan rispecchiare nelle
+loro pupille dilatate la felice utopia dove l’aria
+salubre non soffocava, dove ancor si poteva liberamente
+uscire per rivedere il sole.
+</p>
+
+<p>
+Ma il terzo giorno sembrò in vero che la fine
+fosse prossima e che la vita di donna Marta
+non dovesse arrivare al domani. Già dal mattino
+ella, sentendosi mancare, aveva chiamato
+a sè Aurelio e gli aveva detto con accento
+desolato:
+</p>
+
+<p>
+— Figliuol mio, è l’ultimo giorno. È inutile
+illudersi: io mi sento morire. E non puoi credere
+quanto m’affligga il pensiero di lasciar
+qui solo te che hai tanto bisogno d’appoggio,
+sognatore e inesperto come sei di tutte le cose
+della vita. Che farai tu, povero Aurelio? Che
+sarà della nostra casa?
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, — proruppe il giovine, trattenendo
+a pena un singhiozzo, — non parlare
+così! Tu non stai peggio. Un po’ di pazienza
+ancora. Tu devi guarire.
+</p>
+
+<p>
+— Dovrei ma non posso. Oh, fosse possibile!...
+Per te, per te solo, credilo, ho tanto pregato
+Iddio di farmi guarire!... Ma era tardi; era
+troppo tardi. Dovevo pensarci prima. Ho commessa
+una grave imprudenza, ed ecco il castigo!
+La colpa è mia. Tutta mia... Perdonami,
+Aurelio...
+</p>
+
+<p>
+— Oh, mamma! — egli esclamò, afferrando
+la mano ch’ella gli offriva.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span>
+</p>
+
+<p>
+E cadde in ginocchio presso il letto; e
+compresse il volto contro i guanciali per nascondere
+le lacrime che già gli solcavano le
+guance.
+</p>
+
+<p>
+Il dottor Demala giunse verso mezzodì a
+Cerro. Udì da Camilla le cattive notizie; salì concitatamente
+nella camera dolorosa, e, senza salutar
+nessuno, con il cappello in testa, si avvicinò,
+visibilmente turbato, all’inferma. Le tastò
+il polso, l’esaminò, s’oscurò in viso.
+</p>
+
+<p>
+— Presto, un po’ di bambagia, alcuni bicchieri...
+Presto!
+</p>
+
+<p>
+— Dottore, come soffro! — mormorò donna
+Marta, appena Aurelio fu uscito. — Come si
+soffre a morire!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma chè morire! — fece il dottore bruscamente,
+quasi con ira, alzando le spalle.
+</p>
+
+<p>
+Non disse altro per confortarla. Si volse,
+guardò attentamente Flavia che ancora non
+conosceva; poi, toltosi il cappello, sedette in
+aspettazione.
+</p>
+
+<p>
+— Pessimo tempo! — soggiunse dopo una
+pausa. — E noi avremmo bisogno del sole, d’un
+bel sole per la nostra ammalata.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, il sole! — esclamò questa con un
+profondo rammarico nella voce.
+</p>
+
+<p>
+Tacquero. Aurelio rientrò, seguito da Camilla,
+portando i bicchieri e la bambagia; e il medico
+s’accinse sùbito ad applicar le ventose, ajutato
+a stento da Flavia, che la sua nervosa impazienza
+confondeva, e sbigottiva la vista del fuoco
+su quelle misere carni.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta non diede segno di dolore. Ma
+la pelle sotto le coppe ardenti si gonfiò e al
+<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span>
+distacco apparve tutta macchiata di cerchii
+sanguigni.
+</p>
+
+<p>
+Il dottore uscì insieme con Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? — chiese questi tremando d’ansia
+e di paura.
+</p>
+
+<p>
+— L’infiammazione si estende: il catarro ha
+invaso già una gran parte del polmone destro.
+E il cuore è sempre più debole: gli sforzi di
+questi giorni l’hanno estenuato. C’è da temere
+un’asfissia....
+</p>
+
+<p>
+— La morte, dunque?!...
+</p>
+
+<p>
+— Eh, pur troppo.... Ma speriamo che non
+avvenga; speriamo d’arrivare in tempo a scongiurarla.
+Ora scriverò una lettera al dottor
+Redi.... e una ricetta. Sono pillole di muschio:
+glie ne darai una ogni due ore.... regolarmente.
+Io debbo essere stasera a Varese per un consulto....
+sarò qui di nuovo domattina.... più
+presto che potrò. Coraggio, in tanto, coraggio,
+amico mio!
+</p>
+
+<p>
+Aurelio rimase stordito dalla fiera minaccia,
+come da un colpo di maglio ricevuto nel mezzo
+del cranio. Non era dolore quel che provava:
+era un senso di vuoto, d’accasciamento, di desolazione
+indefinibile. Gli pareva d’esser perduto
+in un’immensa foresta, e di sentir la notte
+scendere su lui a traverso i rami degli alberi
+secolari: nessuna via, nessuna speranza, nessuna
+salvezza! Egli vedeva il destino, come vedeva il
+paesaggio, di là d’un velo di nebbie e di piogge:
+d’avanti a lui una parete fluida si drizzava
+fino al cielo per separarlo dalle cose esteriori.
+E nel suo cervello continuava a passare, lento
+e infinito, come una migrazione di larve pallide,
+<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span>
+tutto il corteo delle astrazioni, delle parole vaste,
+incerte, chimeriche....
+</p>
+
+<p>
+L’intero giorno egli restò in quello stato di
+stordimento e quasi d’ebetudine, che non gli
+permetteva pur di soffrire. S’aggirò come un
+sonnambulo per le camere, per gli anditi, per
+le logge; stette lungamente, immobile e taciturno,
+seduto su una poltrona nella stanza di
+donna Marta; s’assopì anche un poco nel pomeriggio,
+ma il sonno fu torbido, inquieto, attraversato
+da baleni sinistri. Si svegliò di risalto
+a un gemito più forte della sofferente. «Non
+valgono a nulla anche le preghiere, dunque?»
+si domandò, rivedendo il volto cadaverico della
+nonna, ricordando d’un tratto la lugubre previsione
+del medico. — Oh, con che fervore, con
+che umiltà aveva egli saputo pregare quel mattino,
+dopo tanti anni che la sua fede era muta!
+Con quanta umiltà e con quanto fervore egli
+era ritornato di poi al luogo dei miracoli, e
+si era ancora genuflesso d’avanti alla sacra
+imagine! A nulla era valso: umiltà e fervore
+erano stati inutili, s’eran dispersi come un fumo
+nell’impassibilità dello spazio!
+</p>
+
+<p>
+Si levò, uscì dalla stanza, sentendo prorompere
+dall’anima l’odio e la bestemmia contro
+le leggi tenebrose della vita, contro la sorte,
+contro Dio. Non vi rientrò che un’ora più tardi,
+accompagnando il dottor Redi.
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio! — chiamò l’inferma con un grido,
+come lo vide comparire su la porta. — Ah, non
+lasciarmi, non lasciarmi più! Sta qui vicino a
+me, molto vicino.... Perché sei andato via? Ho
+paura! Ho paura!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era più alterata e più deforme che non mai:
+parve al giovine che in quell’ora fossero piombati
+vent’anni di torture su quella faccia miserabile.
+</p>
+
+<p>
+— Eccomi, mamma! — egli balbettò con la
+voce tremula, avvicinandosi al letto.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il medico l’esaminava, Flavia s’accostò
+pianamente a lui e gli disse sotto voce all’orecchio:
+</p>
+
+<p>
+— Mio Dio, quante volte l’ha chiamata durante
+la sua assenza! Io ho pensato ch’ella
+dovesse riposare e non ho voluto disturbarla.
+Ho fatto male?
+</p>
+
+<p>
+— Grazie! Grazie! — egli rispose, e le stese
+indietro la mano, involontariamente.
+</p>
+
+<p>
+Sentì un contatto caldo, una stretta energica,
+un intrecciarsi furioso con le sue dita d’altre
+dita più sottili. E quelle dita tremavano, d’un
+tremolìo incessante, quasi la vibrazione d’una
+corda sfiorata. Il brivido si comunicò più forte
+alla sua mano, gli ascese lungo il braccio su
+su, come un’onda elettrica, verso il cuore, verso
+la gola. La sua anima si gonfiò di confuse aspirazioni....
+Egli comprese: era il conforto, il conforto
+non chiesto, non voluto. Fece per ritrar
+la mano ma non gli fu possibile; e rimase così,
+avvinto a lei nell’ombra, in cospetto della moritura,
+finchè il medico, compiuta l’opera, non
+si mosse.
+</p>
+
+<p>
+La sera calò rapida tra i nembi. Pioveva,
+pioveva sempre. Si udiva lo scroscio sordo dell’acqua
+su la campagna buja: si udiva il rombo
+alterno dei flutti contro la spiaggia. Di quando
+in quando qualche foglia divelta dal vento cadeva
+<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span>
+sul davanzale delle finestre, stridendo lieve
+contro i vetri. Era la triste monotonia dell’autunno
+in tutta la sua funebre maestà, la lenta
+decadenza della stagione, la malattia irreparabile
+di tutte le cose vive sotto l’inclemenza di
+un cielo plumbeo. La luce affievoliva, le piante
+si sfrondavano, l’erbe e i frutici infracidivano,
+la terra stava per chiudersi assiderata nella
+compostezza brulla della morte. E, nel crepuscolo,
+la campana della chiesa, battendo tra lo
+strepito della pioggia l’Ave Maria, sembrava annunziare
+ai fedeli che un’agonia incominciava
+e convocarli per una preghiera di requie eterna.
+</p>
+
+<p>
+Al calar delle tenebre, ai lugubri squilli,
+principiò ad allentarsi il viluppo d’apatia che
+teneva fasciata l’anima del giovine fin dal mattino.
+A mano a mano egli venne riprendendo
+coscienza di sè stesso, ritrovando il sentimento
+normale della sua persona, rientrando nella
+realità con i sensi vigili e la mente perspicace.
+Allora intese tutta la gravità della sciagura che
+gli incombeva; allora ebbe veramente l’intera
+e lucida consapevolezza della sua infelicità. — Sua
+nonna, la sua seconda madre era là, china
+e sospesa su l’abisso senza confine. Tutta la
+sua giovinezza, tutta la sua vita anteriore, tutti
+i suoi sogni medesimi erano intimamente legati
+alle memorie di quell’essere precario, che nessuna
+forza umana poteva contendere alla sua
+sorte. Ella precipitava; e avrebbe forse trascinato
+con sè memorie, sogni, giovinezza. Che
+fare? Ogni cosa era inutile. Bisognava aspettare,
+assistere, rassegnarsi. E poi? Ahi, questo
+era il più terribile: poi bisognava vivere, vivere
+<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span>
+ancora, portando in cuore il peso di tutte le
+disperazioni, di tutte le maledizioni, di tanta
+amara esperienza; bisognava scegliere una via
+nuova da percorrere, sapendo già la vanità di
+ogni nostra impresa e la mèta fatale d’ogni nostro
+cammino!
+</p>
+
+<p>
+Era affondando gli sguardi nel futuro che
+Aurelio provava lo sgomento maggiore: lo stesso
+spaventoso attimo del trapasso impallidiva di
+fronte all’idea della lunga serie di giorni grevi
+che lo avrebbe seguito. Egli era solo: dentro
+di lui non restava che il rimpianto d’un unico
+affetto distrutto; e d’intorno a lui, un mondo
+impassibile, aspro, prodigo di sarcasmi per l’anima
+in pena. In quel momento nessun conforto
+estraneo, nessuna obliqua aspettativa mitigavano
+la cruda evidenza della sua previsione: il cordoglio,
+il grande cordoglio nobile e puro, dominava,
+autocrata severo, tutte le sue facoltà.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta, dopo la puntura di caffeina,
+aveva avuto un’ora di sollievo, aveva anche
+mangiato qualche cosa; poi d’improvviso era
+ricaduta nello stato di prostrazione mortale. Ora,
+riversa su i cuscini, delirava fiocamente; e Flavia,
+tenendole una mano, assecondava con qualche
+blanda parola il suo delirio.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo! Andiamo! — diceva l’inferma,
+senza muoversi, senza potersi muovere.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dove, donna Marta? Dove vuole andare
+a quest’ora?
+</p>
+
+<p>
+— Via, lontano... Qui si sta male. Andiamo?
+</p>
+
+<p>
+— Eh, si sta male dovunque, cara signora.
+E non si può uscire. Piove, piove a dirotto.
+</p>
+
+<p>
+L’inferma taceva un istante, poi ricominciava
+<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span>
+a supplicare, guardando la fanciulla con occhi
+stravolti, pieni d’una luce innaturale, biancastra
+come quella dei lampi:
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo! Andiamo!
+</p>
+
+<p>
+La notte era discesa. La candela, posata in
+terra a piedi del letto, spandeva un chiarore
+dorato su le cose ignote, lasciando in un’ombra
+densa quelle altre di solito visibili. L’orologio
+a pendolo sonò le nove, nell’oscurità.
+</p>
+
+<p>
+— Ho sonno, — disse l’inferma d’un tratto.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio s’avvicinò al capezzale. Le prese l’altra
+mano nella sua, susurrandole all’orecchio:
+</p>
+
+<p>
+— Dormi, mamma. Sarai stanca. Dormi.
+</p>
+
+<p>
+Ella fece cenno di sì col capo. Sorrise debolmente
+(oh, quel sorriso non era, non era di
+questa vita!). Poi, avendo chiusi gli occhi, con
+un atto repentino avvicinò le mani di Flavia e
+d’Aurelio, le riunì sopra il suo cuore, ritirò le
+sue con lenta precauzione, e parve assopirsi
+sotto il calore di quel nodo di giovinezza ch’ella
+medesima aveva voluto stringere in un estremo
+risveglio della coscienza.
+</p>
+
+<p>
+I due giovini, chini su di lei, non si guardarono:
+stettero immobili, compresi come dalla
+solennità d’un rito religioso. E l’orologio sonò di
+nuovo il tempo fuggitivo, sorprendendoli ancora
+con le mani sovrapposte al cuore della morente,
+che si sentiva battere folle e disperato quasi
+lottasse contro un nemico implacabile.
+</p>
+
+<p>
+— Dorme? — chiese Aurelio, con un fil di
+voce.
+</p>
+
+<p>
+— Dorme — rispose Flavia.
+</p>
+
+<p>
+Si sciolsero, s’allontanarono in punta di piedi,
+sedettero discosti l’uno dall’altra ai due angoli
+<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span>
+della vasta camera. Pioveva, pioveva sempre.
+Si udiva lo scroscio sordo dell’acqua su la campagna
+buja; si udiva lontano il rombo cadenzato
+delle onde contro il greto. Di quando in
+quando i vetri della finestra stridevano lievemente,
+percossi da uno spruzzo o da qualche
+foglia secca, che il vento spingeva verso il palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Un’ora passò, silenziosa.
+</p>
+
+<p>
+Donna Marta dormiva supina, rialzata da tre
+o quattro guanciali, e l’estrema debolezza le
+toglieva ogni moto, ogni segno esterno di vita;
+l’avrebbe fatta credere esanime se non fosse
+stato il fioco ritmo della respirazione, così rauco
+e frequente come l’anelito d’un cane dopo una
+corsa a perdifiato. Ella giaceva inerte, con gli
+occhi chiusi, con la bocca spalancata; e lo
+stesso affanno non le sollevava il petto, non
+dava la più piccola scossa all’esile persona che
+a pena formava rilievo sotto le coltri scomposte.
+Aurelio, dal fondo della camera, teneva gli sguardi
+fissi al funereo chiarore che rompeva l’ombra
+al sommo del letto. Non poteva distinguer nettamente
+la figura dell’inferma dal bianco dei guanciali
+e dei lenzuoli; ma il rantolo breve e l’immobilità
+d’ogni cosa richiamavan la sua attenzione,
+accrescendo d’attimo in attimo la sua inquietudine.
+Più d’una volta, assalito da una paura
+repentina, fece l’atto di levarsi, di correre a lei
+per toccarla, poichè gli pareva che dovesse esser
+già fredda e stecchita. Ma lo trattenne la vista
+di Flavia, vigile come lui e ferma al suo posto.
+In fine, dopo un’aspettazione eterna, si risolvette:
+in punta di piedi attraversò la stanza,
+<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span>
+venne accanto alla fanciulla, le disse piano,
+senza voce:
+</p>
+
+<p>
+— Bisognerà darle il muschio. Son già passate
+tre ore dall’ultima pillola.
+</p>
+
+<p>
+— Svegliarla?
+</p>
+
+<p>
+— Mi sembra.
+</p>
+
+<p>
+— Credo sia meglio lasciarla quieta. Dorme.
+È la prima notte che può riposare un poco...
+</p>
+
+<p>
+Aurelio voleva aggiungere: «Quel sonno non
+mi piace;» e non l’osò. Fece un gesto vago
+d’assentimento.... si ritirò ancora in punta di
+piedi nel suo angolo oscuro.... ricadde costernato
+su la sedia, afferrandosi il capo che bruciava
+tra le palme gelate. Il sospetto tremendo aumentava
+continuamente dentro di lui: egli s’esaltava.
+La camera era fosca, irriconoscibile; il volto
+dell’inferma assumeva nella sua fantasia l’apparenza
+d’una spaventosa maschera di cera sul
+pallor della tela; e la sua contemplazione prolungata
+diveniva tragica, poichè egli sentiva
+nell’aria, sopra quel volto, la presenza della
+Morte invisibile. Tutta la sua anima era sospesa
+al respiro di lei, che strepitava in una corsa
+matta, come un congegno guasto che il freno
+non regga più e stia scaricandosi per ristare
+d’improvviso e per sempre. Egli pensava con
+raccapriccio: «Ella non dorme. Quel letargo
+greve e affannoso non è sonno, è coma. L’asfissia
+è incominciata: ella non si sveglierà
+più.» Cercava di scacciare da sè il sospetto....
+d’illudersi un poco ancora... di credere cecamente
+alle apparenze tranquille ch’erano intorno a lui,
+«Dorme,» si diceva; «non ha accusato alcuna
+sofferenza prima d’assopirsi. Io mi spavento
+<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span>
+senza ragione.» Ma le parole confortevoli risonavano
+senza eco nel suo cervello; e quelle paurose
+le soverchiavan sùbito, più forti, più convincenti,
+più imperative, come proferite al suo
+orecchio da un estraneo che non poteva ingannarsi.
+</p>
+
+<p>
+Un tempo incalcolabile passò, senza che avvenisse
+un movimento nella camera dolorosa.
+Pioveva.... pioveva sempre. Si udiva il rombo
+cupo della pioggia su la campagna oscura.... si
+udiva lo strepito delle onde contro la spiaggia....
+Di tratto in tratto un baleno muto rischiarava
+le vetrate, rivelando un paesaggio grigio, informe,
+spugnoso a traverso i fili lucidi dell’acqua
+cadente.... Nel suo angolo, Flavia a poco
+a poco s’era addormentata.... L’inferma rimaneva
+nella sua compostezza immutabile.... e il suo
+respiro, accompagnato da un gorgoglio liquido
+nella gola, continuava senza tregua, rapido e
+anelante, prevenendo i battiti regolari del pendolo....
+La campana della chiesa sonò lungamente
+la mezzanotte.... l’orologio nella stanza la
+ripetè lungamente sùbito dopo.
+</p>
+
+<p>
+Quando il giovine s’accorse che anche Flavia
+dormiva, si levò in piedi di nuovo, s’avvicinò
+con passo furtivo al letto, giunse inavvertito
+presso al capezzale.... Toccò la fronte dell’inferma....
+era fredda e un poco madida!... Le prese
+il polso.... era di gelo, e l’arteria batteva a pena,
+ora agitata ora lentissima!... Si rialzò, inorridito....
+Si passò una mano su i capelli, con un
+gesto di smarrimento supremo.... — Era possibile?
+Era possibile? — Un terrore subitaneo lo irrigidì,
+gli agghiacciò il sangue, gli offuscò l’intelletto.
+<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span>
+Tutto era oscurità e silenzio: egli non sentiva
+più, non vedeva più, non pensava più.... Parvegli
+veramente in quel punto che fosse la fine del
+mondo.... ed era la fine del mondo, ma non per
+lui!... Restò qualche istante immoto, attonito,
+ottenebrato d’avanti all’avola, che al suo contatto
+non aveva dato un segno di vita.... Poi
+la chiamò.
+</p>
+
+<p>
+— Mamma!
+</p>
+
+<p>
+Più forte la chiamò una seconda volta.
+</p>
+
+<p>
+— Mamma!
+</p>
+
+<p>
+La scosse, la chiamò una terza volta quasi
+con un grido.
+</p>
+
+<p>
+— Mamma!
+</p>
+
+<p>
+La voce nel silenzio notturno ebbe un suono
+così strano, ch’egli si volse spaurito a riguardare,
+come se qualcuno avesse gridato con lui
+dietro le sue spalle. La camera era quieta, e
+sembrava deserta.... Flavia, morta di fatica, non
+s’era risvegliata, e nell’ombra densa era quasi
+invisibile.... Egli si sentì solo, assolutamente solo
+di fronte al mistero: gittò un ultimo sguardo
+obliquo all’inferma, immobile sul letto come
+una statua di cera; e, pazzo di dolore e di
+sgomento, si precipitò in corsa fuor della stanza.
+</p>
+
+<p>
+Le tenebre eran fitte sotto il portico.... si vedeva
+soltanto, dall’altro lato, fumigare il lucignolo
+votivo d’innanzi all’icona miracolosa....
+Aurelio si diresse risoluto verso la porta della
+scala.... discese brancicando fino al cortile.... l’attraversò
+a passo concitato, senz’accorgersi dell’acqua
+che gli pioveva in testa... Anelante, con
+le arterie che gli battevan su le tempia quasi
+colpi di martello, entrò nella sala da pranzo
+<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span>
+ch’era buja, fredda, umida come una grotta.
+Non pensò d’accendere un lume.... si lasciò cader
+di peso sopra il divano.... — Tutto era finito! Le
+tristi previsioni del medico s’erano avverate: il
+cuore non aveva potuto oltre resistere agli
+immani sforzi di quei giorni, e l’asfissia era
+incominciata: sua nonna moriva! Ogni speranza
+omai era vana; ogni illusione, dispersa; la vita
+gli si stendeva, d’avanti agli occhi sbarrati
+nell’ombra, arida, tetra, desolata, infinitamente.
+Che cosa gli restava da fare? Attendere rassegnato
+la fine? Così solo, gli pareva impossibile:
+gli pareva superiore alle sue povere energie.
+Partire, fuggire? Ma come, a quell’ora? e chi,
+chi dunque avrebbe poi pensato al resto? — La
+sofferenza diventava orribile.... Egli non sapeva
+risolversi a nulla, e provava il bisogno
+istintivo di muoversi, d’agire, di sottrarsi a
+quell’inerzia fatale che gli pesava sul cuore
+come un rimorso. Per un attimo, un’idea gli
+attraversò il cervello: quella di correre alla
+casa parrocchiale, di svegliare il prete, di
+chiamarlo sùbito per l’estrema unzione della
+morente. Non ebbe tempo di considerarla: l’idea
+passò ratta come un lampo, e si confuse nel
+tumulto delle altre idee che sopraggiungevano.
+Egli la dimenticò. — E se fosse disceso da
+Ferdinando? Se lo avesse mandato in tutta
+fretta a prendere il medico? — Ohimè, era tardi,
+era troppo tardi; e anche prima, sarebbe stato
+inutile. Gli uomini non potevano opporsi alla
+volontà del Destino; ed era scritto, come in
+un libro infallibile, che sua nonna dovesse morire
+in quella medesima notte!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto era fatale! Tutto era irreparabile! Bisognava
+aspettare, rassegnarsi e soffrire. Ed
+egli s’abbandonò intero al suo dolore, come un
+naufrago, allo stremo delle forze, si concede alla
+corrente impetuosa che lo travolge. Seduto sul
+divano, con la testa, che ardeva, stretta tra le
+palme gelide, pianse, pianse a lungo, senza più
+saperne il perchè; cercandolo dove non era, nei
+tristi ricordi, nelle delusioni patite, negli sconforti
+che l’avvenire gli riserbava. Poi non avendo
+più lacrime, si mise a singhiozzare, a ripeter
+forte il nome adorato, a invocare come un bambino
+smarrito la madre assente — quella povera
+creatura omai sorda e muta che rantolava lassù
+tra gli ultimi spasimi d’un’agonia senza coscienza.
+</p>
+
+<p>
+Rimase così non seppe quanto, avvolto nell’oscurità
+che i baleni a intervalli debolmente
+rischiaravano. Un brontolìo di tuono lontano,
+qualche rovescio veemente di pioggia o di grandine
+rendevano il silenzio più sensibile e più
+pauroso. D’un tratto una finestra si spalancò
+con un fragore formidabile, e una folata di
+vento invase la sala, sollevando tende e tappeti,
+trascinando a terra alcuni giornali spiegati che
+parvero alla luce d’un lampo pallidi spettri fuggenti.
+Aurelio si alzò di sbalzo, in preda all’orrore;
+ricadde tosto sul divano, senza poter
+fare un passo, imprigionando ancora disperatamente
+il capo tra le palme.
+</p>
+
+<p>
+Fu scosso dal romore della porta che s’apriva.
+Flavia apparve livida, convulsa, agitatissima,
+con il lume stretto in pugno.
+</p>
+
+<p>
+— È mezz’ora che la cerco, — disse con la
+voce alterata. — Mi ha tenuto tanto in pena!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poiché il vento minacciava di spegnere la
+fiamma, ella depose il candelliere su la tavola
+e corse a richiudere la finestra.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio non s’era mosso, non aveva levato la
+testa: l’aveva riconosciuta e, supponendo ch’ella
+venisse a comunicargli la cosa tremenda, era
+rimasto con il viso nascosto, con l’anima chiusa
+come per difenderli da un colpo mortale.
+</p>
+
+<p>
+Flavia ritornò indietro, venne presso di lui,
+gli si fermò d’innanzi, più calma, fissandolo con
+uno sguardo umido di pietà.
+</p>
+
+<p>
+— Ma perché fa così, signor Aurelio? — disse
+dolcemente, dopo una pausa. — Perchè scoraggirsi
+a questo modo?
+</p>
+
+<p>
+— È morta? Dica: è morta? — egli chiese
+d’improvviso con la voce rôca, senz’alzare il capo
+dalle mani.
+</p>
+
+<p>
+— Ma no, Dio mio, no! Dorme, dorme sempre.
+È tranquilla. Ciò che più m’addolora è veder
+lei così debole, così afflitto, così disperato! Son
+giorni terribili, lo so; ma passeranno, vedrà,
+passeranno. Donna Marta guarirà, tornerà sana
+e lieta; si stenderà un velo d’oblio su queste
+tristezze. Ma se lei non reagisce, se s’abbandona
+così allo sconforto, finirà per ammalarsi
+a sua volta, e darà altri giorni d’ansie e d’apprensioni
+alla sua nonna e.... a chi le vuol
+bene!.... Su via, mi guardi! Mi lasci veder la
+sua faccia!...
+</p>
+
+<p>
+Il giovine sentì le dolci parole passar su l’anima
+assiderata, perduta nelle nebbie alte del
+dolore, come un soffio tepido di primavera che
+disciolga i ghiacci d’una vetta. Il singhiozzo
+rincominciò più fitto, irresistibile. Un nodo di
+<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span>
+commozione gli strozzò la gola, ed egli ruppe
+di nuovo in pianto, violentemente.
+</p>
+
+<p>
+— Ma no!.... Perchè piange, adesso? Ma
+perchè? Mio Dio! Non faccia così!... Aurelio!...
+La supplico.... Aurelio! Aurelio!...
+</p>
+
+<p>
+Ella lo chiamava, ella lo pregava inutilmente.
+A ogni sua esortazione, il singulto aumentava,
+le spalle sussultavan più forte negli spasimi del
+convulso; e le lacrime in tanto continuavano a
+sgorgare copiose di tra i cigli, scendevano a
+rivi per le gote, piombavano a una a una su
+la terra nuda, come gocce di sangue.
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio, per pietà, m’ascolti! — ella gridò,
+con un brivido di tenerezza irresistibile; e non
+sapendo che fare, si chinò, si protese verso di
+lui, e gli afferrò con ambo le mani gli òmeri
+sussultanti.
+</p>
+
+<p>
+Il singulto cessò d’improvviso. Egli scoperse
+la faccia tutta madida, solcata dai segni delle
+dita, sformata dalle sofferenze atroci, con la
+bocca viscida, con le palpebre gonfie e infiammate.
+La guardò come non la riconoscesse,
+attonito e smarrito come uno che abbia portato
+a lungo la benda su gli occhi.
+</p>
+
+<p>
+Ella era china su lui, appoggiata alle sue
+spalle, e gli sorrideva dall’alto tenuamente, con
+un sorriso ambiguo di pena e di beatitudine,
+tra materno e inamorato, insostenibile e affascinante
+come un bagliore. Si fissarono così un
+tempo indefinito senza muoversi, senza parlare,
+comunicandosi con le pupille i loro pensieri
+ch’erano immensi e ineffabili, tendendo le loro
+anime su cui pesava tutta la mestizia e tutto
+il mistero delle umane miserie. Nello sguardo
+<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span>
+della donna era come una promessa, e nello
+sguardo del giovine era quasi un desiderio. E
+a grado a grado il dolore dell’uno divenne il
+dolore dell’altra; e la pietà di questa divenne
+la pietà di quello; e le loro due vite segrete,
+sempre disgiunte, aderirono, si sciolsero, si confusero
+in un sentimento unico d’una grandezza
+muta ed esclusiva. Essi rimasero soli, in una
+solitudine senza confini, fuori del tempo e dello
+spazio, fuori della realità, nel nulla.
+</p>
+
+<p>
+E d’un tratto ella piegò, come vinta da un
+languore subitaneo, cadde con i ginocchi a terra,
+e s’abbandonò tutta quanta sul petto di lui,
+singhiozzando. Aurelio sentì il contatto molle
+del suo corpo, sentì il profumo sottile de’ suoi
+capelli, vide qualche cosa oscura passar d’avanti
+ai proprii occhi. E senza poter parlare,
+soffocato da un accesso violento di commozione,
+s’aggrappò a lei con le braccia disperatamente
+per il bisogno istintivo di vivere, di
+salvarsi, d’uscire alfine all’aria libera da quell’onda
+mortifera che lo sommergeva e l’annegava...
+E così stretti, mescolarono insieme le loro
+lacrime, piangendo in vano su la sorte di colei
+che si dipartiva e fors’anche su quella più triste
+di coloro che dovevan venire!
+</p>
+
+<p>
+Egli primo si rialzò; egli primo riebbe negli
+occhi la luce e fece attenzione alle cose circostanti.
+La candela ardeva su la tavola, e la
+fiamma era immobile, acuta come una punta
+d’oro. La pioggia pareva cessata; nel silenzio
+imperturbato dell’alta notte il suo orecchio percepì
+il lamento lontano d’un gufo nella pineta.
+Egli contemplò per alcuni istanti la fanciulla
+<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span>
+prostrata a’ suoi piedi, che ancora qualche raro
+singulto scoteva; e poi d’improvviso le strinse la
+testa fra le mani, glie la rovesciò indietro, le
+soffiò in volto l’impeto folle della sua passione:
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu mi ami, dunque? Tu mi ami? — le
+domandò, investigandola da presso nelle pupille
+lacrimose.
+</p>
+
+<p>
+Ella esitò un poco, con la fronte corrugata,
+come chi considera e risolve rapidamente. Poi
+agitò il capo, parve illuminarsi tutta nel supremo
+abbandono, e rispose forte e sicura:
+</p>
+
+<p>
+— Ti amo! Ti amo! Darei la vita per vederti
+felice!
+</p>
+
+<p>
+— Ma se tu mi ami.... — egli gridò con un
+accento indefinibile di strazio, di desiderio e di
+terrore, insortogli chi sa da quale profondo
+abisso dell’anima.
+</p>
+
+<p>
+Non potè proseguire con le parole. Ma gli
+occhi espressero bene con il loro lampo bieco,
+selvaggio, terrifico il suo pensiero disperato di
+felicità e d’oblìo: «Se tu mi ami, porgimi la tua
+bocca, cingimi con le tue braccia, fammi dimenticare
+tutto in un tuo bacio! Prendimi e fammi
+felice, poichè il dolore è inutile, e questa vita
+miserabile non merita che si soffra un’ora pe’
+suoi destini!»
+</p>
+
+<p>
+La donna da quel lampo intese l’invito fatale,
+e si sgomentò.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, Aurelio! — disse ritraendosi
+dolcemente, ritornata padrona di sè stessa, già
+fatta cauta e previdente dal pericolo, già sorretta
+da un intuito chiaro della propria convenienza. — Andiamo
+di sopra! Se la mamma si
+sveglia e non ci trova... Vieni!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span>
+</p>
+
+<p>
+Si rialzò, gli offerse sorridendo la mano. Egli
+la prese, e si lasciò trascinare da lei passivo
+e taciturno, quasi caduto in uno stupore profondo.
+Così la Coppia novella, legata dal nodo
+simbolico d’Amore, s’avviò lenta nella oscurità,
+avvolta come da un nimbo irreale, verso la
+stanza funesta dove la Morte aspettandola indugiava.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span></p>
+
+<h2 id="cap11">XI.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Solo.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Appoggiato con le braccia al davanzale della
+finestra nel suo studio in Milano, Aurelio Imberido
+contemplava malinconicamente la via
+popolosa ancora un po’ dorata dai riflessi del
+sole cadente. Sul corso Venezia e sul corso
+Vittorio Emanuele una moltitudine di carrozze
+e di tranvie passava in corsa; e il romorìo
+confuso e ininterrotto, dilatandosi in torno,
+giungeva fino all’estremità di via Monforte, a
+pena attenuato. Un piccolo treno, di là dei
+cancelli del Dazio, fischiava e scampanellava
+ostinatamente, avanzando lentissimo lungo la
+strada di circonvallazione, che alcuni veicoli
+carichi di masserizie attraversavano a fatica; le
+voci dei conduttori si udivan distinte tra gli
+scocchi delle fruste incitare aspramente i cavalli
+con le bestemmie, con le ingiurie, con gli urli.
+Nell’appartamento di fronte alla finestra dell’Imberido
+si procedeva con alacrità all’opera
+di sgombero; e le stanze apparivan già quasi
+<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span>
+vuote, in un nuvolo fitto di polvere, con le
+tappezzerie lacerate, con le poche suppellettili
+rimaste, radunate a cumuli negli angoli. In
+basso, d’avanti alla porta, un enorme carrozzone
+giallo attendeva, intorno al quale una torma di
+facchini s’affaccendava silenziosa, mentre altri
+uscivano di continuo dalla casa con qualche
+mobile su le spalle.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio guardava triste quello spettacolo intenso,
+quella smania febbrile di mutamento e
+di lavoro che agitava la grande città senza
+una tregua, dal mattino fino alla notte. A che
+si affannavano codesti uomini laggiù? Che
+insani desiderii, che vili ricompense, che stolte
+ambizioni li urgevan dunque così, a logorarsi
+l’esistenza, a disperdere il tempo fuggitivo, a
+ritardare l’unica dolce ora del riposo? La vita
+ferveva dovunque inarrestabile, come prima,
+come sempre; e il dolente ne ricercava in vano
+le ragioni e gli scopi. In fondo a lui era quel
+senso lucido dell’inutilità d’ogni cosa, quell’apatia
+serenamente desolata e quasi superba,
+che infonde negli spiriti sensibili, proclivi alle
+meditazioni astratte, l’idea della morte fissa nel
+centro della loro intelligenza. Egli si sentiva
+lontano da codesti uomini attivi e spensierati,
+come se li avesse veduti da una vetta altissima
+in una valle profonda; essi parevano a lui uno
+sciame di formiche minuscole e industriose,
+costrette a una perpetua fatica da un istinto
+oscuro: i loro pensieri, i loro sforzi, i loro intenti
+gli erano estranei e quasi inesplicabili.
+Egli provava per costoro un sentimento complesso,
+insieme di maraviglia, d’indulgente superiorità
+<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span>
+e di compassione amara, molto simile
+a quello che avrebbe avuto in cospetto d’un
+avaro decrepito e infermo, che patisse la fame
+per rimpinzar di monete il già colmo forziere.
+</p>
+
+<p>
+Il piccolo treno si celò dietro le mura, sempre
+fischiando e scampanellando; i veicoli carichi di
+masserizie s’allontanarono per il viale della Concordia
+verso l’aperta campagna; altri carri sopraggiunsero,
+s’incrociarono, disparvero. Man
+mano che il tramonto s’approssimava, il movimento
+cresceva nella città e nel suburbio:
+frotte di lavoratori passavano in fila, di ritorno
+dagli opifici o dalle botteghe; coppie d’inamorati
+s’affrettavano impazienti alla volta dei
+bastioni o dei pubblici giardini; gruppi di borghesi
+azzimati e tranquilli uscivano dalle dimore
+per l’abituale passeggiata avanti pranzo.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine, immobile alla finestra, pareva non
+saziarsi dello spettacolo. Osservò attentamente
+un cocchio padronale, che sbucò con gran
+fragore dall’androne sottostante e si diresse al
+trotto di due sauri focosi verso il Corso, portando
+una giovine donna e un bimbo ricciuto
+e biondo. Vide dopo poco un convoglio funebre
+spuntare tardo e nero su la strada esterna. La
+sua tristezza s’aggravò: egli piegò il capo come
+oppresso da una memoria crudele, e con le
+mani furtivamente si terse gli angoli degli
+occhi dove già due lacrime luccicavano.
+</p>
+
+<p>
+— Povera nonna! — mormorò con accento
+d’infinito sconforto.
+</p>
+
+<p>
+E seguì con gli sguardi, fin che gli fu dato,
+quel feretro miserando, che dietro trascinava
+altri dolori, altre disperazioni a traverso la
+<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span>
+città impassibile, indurita alle scene dei lutti,
+distratta dalle opere e dalle vanità della vita.
+</p>
+
+<p>
+Quando il sole esulò anche dai fastigi più
+alti delle case, Aurelio si ritrasse, rientrò nell’ombra
+della stanza, s’abbandonò su una poltrona
+d’avanti allo scrittojo sgombro d’ogni
+carta. Egli si sentiva vacuo, stanco, svogliato:
+non un desiderio, non un’intenzione, non un
+impulso pungevano la suprema inerzia del suo
+spirito. Che fare? Dio mio, che fare? I giorni
+erano eterni; le ore, interminabili; lenti lenti,
+i minuti. E la sua anima pareva cristallizzata
+in una forma immutabile, su cui il tempo
+scorresse pigro e lieve senza lasciare la benchè
+minima traccia. Che fare? Mio Dio, che fare?
+Tutto omai gli era indifferente; tutto gli sembrava
+inutile; la sua stessa persona non aveva
+esigenze, non provava bisogni, non richiamava su
+sè stessa, con un sol palpito passaggero, la sua
+attenzione costantemente fissa nel nulla. Lavorare;
+e perchè? Correre in cerca d’uno svago,
+d’una distrazione, di compagnia; e con qual
+costrutto? Nessuna cosa al mondo più non gli
+sorrideva; egli si guardava d’intorno e non
+vedeva che il fondo delle varie apparenze per
+mezzo a cui passava. E il fondo era grigio,
+senza luci e senza ombre, uniforme e tedioso
+come un deserto sconfinato di sabbie.
+</p>
+
+<p>
+Da quindici giorni questa era la sua vita;
+da quindici giorni, egli languiva così in un
+ozio schiacciante, nella casa paterna che le
+imagini de’ suoi maggiori, appese alle pareti,
+rendevan simile a una critta foderata di lapidi: — solo,
+assolutamente solo, smarrito nella foresta
+<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span>
+degli uomini, incapace e sdegnoso di
+trovare una via di salvezza o un luogo tranquillo
+di rifugio.
+</p>
+
+<p>
+Nella vecchia casa, le memorie sorgevano da
+ogni parte; una moltitudine di fantasmi leggeri
+e mormoranti si levava incessantemente intorno
+a lui e veniva ad assediarlo. Era tutta la sua
+adolescenza, che gli si riaffacciava in un velo
+di sogno, idealizzata da un sentimento superiore,
+circonfusa come da un’aureola tenera di
+poesia e di malinconia; era tutta la sua vita
+che usciva a brani dispersi da quegli oggetti
+ben noti, evocata da una forma, da un suono,
+da un profumo indistinto; erano i fiori più ingenui
+dell’anima sua, poveri fiori omai secchi
+e a pena riconoscibili, che gli riapparivano
+d’improvviso in qualche angolo dimenticato, nei
+tiretti polverosi, nelle casse chiuse da tempo. E
+insieme con i suoi ricordi si confondevano i ricordi
+altrui, i ricordi anche più tristi e suggestivi
+di coloro che lo avevano preceduto: talvolta per
+le stanze deserte e silenziose pareva a lui che
+vagassero ancora le figure de’ suoi consanguinei
+scomparsi, richiamate a una vita incorporea dalla
+stabilità delle cose circostanti.
+</p>
+
+<p>
+Il luogo in fatti non era quasi in nulla mutato
+da venti lunghi anni, da quando il conte
+Alessandro, scacciato a forza dal palazzo avito,
+era venuto con lui e con la vecchia ad abitarlo.
+La camera dov’egli dormiva era la medesima
+in cui suo padre era morto: i mobili antichi
+e sontuosi, che ornavano le sale, i grandi quadri
+e gli arazzi, che coprivano le pareti, eran nell’ordine
+preciso in cui il padre aveva voluto
+<span class="pagenum" id="Page_308">[308]</span>
+disporli; i piccoli oggetti muliebri, sparsi un
+po’ dovunque, attestavano la recente presenza
+dell’avola in tutte quelle stanze, ch’egli partendo
+aveva lasciate l’ultima volta con lei!
+Come poteva egli dissociare l’imagine dell’assidua
+compagna dalle cose ch’ella aveva guardate
+o toccate, — dal luogo familiare, in cui
+egli l’aveva sempre veduta? Veramente, ella
+esisteva ancora per lui come prima, più di
+prima. Dal dì del suo ritorno a Milano, egli
+ne aveva sentita la vicinanza in ogni ora,
+come se l’avesse ricondotta viva con sè e non
+rinchiusa in una cassa eternamente chiodata.
+E l’illusione era in lui così forte, che bastava
+talvolta il più piccolo romore in una stanza
+contigua, il fruscìo d’una tenda, lo stridìo d’un
+tarlo, la scricchiolata d’un mobile, per farlo
+volgere d’improvviso, con il cuore in sussulto
+e l’anima sospesa, quasi aspettandone l’apparizione
+dalla soglia oscura.
+</p>
+
+<p>
+Abbandonato su la poltrona, Aurelio guardava
+ora fissamente un ritratto, appeso sul
+muro, di fronte a lui. Era l’effigie d’una donna
+giovinissima, non bella, ma illuminata da una
+strana fiamma di volontà e di passione nei
+vasti occhi neri, nella linea ferma della bocca,
+su la fronte convessa che ingombravano due
+folte ciocche di capelli notturni, cadenti a onde
+da una scriminatura mediana fin su le tempie
+e su gli orecchi. Fuor dall’ombra cupa dello
+sfondo, il volto un po’ pallido, il collo di cigno
+e i nudi omeri arcuati spiccavan bianchi nella
+rara luce, come uscissero in rilievo dal quadro.
+L’imagine raffigurava donna Marta Imberido
+<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span>
+cinquant’anni prima, sposa novella, nel pieno
+rigoglio della sua giovinezza; ed era l’opera
+d’un artefice squisito, che aveva saputo infondervi
+con maestrevoli segni l’evidenza dell’anima
+e della vita.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, immobile e come affascinato, non
+poteva distoglier gli sguardi da quel ritratto
+dove convergevano gli ultimi riflessi del tramonto. — Era
+mai l’avola sua stata così?... Oh,
+il tempo, il tempo! Come l’aveva mutata! Come
+l’aveva distrutta! Come tutto muta e distrugge
+il tempo!... Quella figura amabile, fresca, adolescente
+egli non riserbava pur tra le memorie
+fioche della sua infanzia; e certo non avrebbe
+potuto riconoscerla, se gli si fosse offerta in
+quel momento per la prima volta alla vista.
+Egli dell’avola ricordava un altro aspetto, tutt’altro
+aspetto: la imaginava curva, bianca di
+capelli, con il labbro di sotto che soverchiava
+quello di sopra, con la pelle avvizzita, il collo
+rugoso, le iridi anche più larghe, attraversate
+da sprazzi di follia.
+</p>
+
+<p>
+Eran dunque la medesima persona quella che
+gli si presentava d’innanzi reale, e l’altra imaginaria
+ch’egli vedeva con gli occhi dell’anima?
+Potevano essere così diverse nelle apparenze,
+così disgiunte nel tempo, una sola persona?
+Il giovine non riusciva a riunirle, a fonderle
+nella sua mente, ad afferrarne la personalità
+unica e continua a traverso due differenti età;
+per quanto cercasse, non trovava una rassomiglianza
+anche lontana tra il fantasma e l’effigie,
+e contemplava questa, senza che un palpito
+di commozione ne derivasse al suo cuore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma il crepuscolo cadde e le tenebre della sera
+invasero a poco a poco la stanza del solitario.
+Il ritratto parve retrocedere, rientrare nel cerchio
+della cornice e rimanere come una figura
+affacciata a un vetro un poco torbido. Le guance
+si riempirono d’ombre simili a incavi; i capelli
+si confusero con il fondo neutro della tela: una
+vecchiezza subitanea rese flaccida e smunta la
+nudità del collo e delle spalle.
+</p>
+
+<p>
+Fu un attimo: l’effigie si rivelò. Egli riconobbe
+il sembiante dell’avola lassù, com’egli
+lo ricordava, come già gli aveva tenuamente
+sorriso sul letto di puerizia. I tratti erano bene
+i suoi; l’espressione era la sua, quella dei momenti
+teneri e obliosi; lo sguardo, oh, lo
+sguardo non poteva esser più vivo e più materno,
+e gli cadeva sopra dall’alto come un
+ammonimento supremo! — Era lei! Era lei, la
+madre, la santa, l’adorata! — Dall’oro cupo della
+cornice, quasi da una finestra ideale, ella lo
+contemplava ancora, ella ritornava a lui misteriosamente,
+nella fosca ora del vespero, forse
+per confortarlo, forse per rimproverarlo, forse
+per rivolgergli l’ultimo saluto. «M’esalto?»
+egli si domandò, sentendo un brivido freddo
+correr su dalle reni alla nuca, mentre fissava
+l’imagine, che appariva lassù con una straordinaria
+evidenza, sempre più illusoria sì che
+sembrava ora commossa dal ritmo della respirazione.
+«Quella parvenza è dunque scevra di
+ogni elemento soprannaturale? Son gli occhi
+che la vedono in sensazione reale? o è il fantasma
+interno che si projetta sopra l’effigie e
+la trasforma?»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_311">[311]</span>
+</p>
+
+<p>
+Egli restò perplesso, avviluppato nel mistero,
+senza saper rispondere alle sue domande tenebrose.
+Sentì che la radice dei capelli diveniva
+sensibile; ebbe nell’anima un tumulto di cose
+oscure, un flusso improvviso di cordoglio, soffocante.
+Protese lentamente un braccio verso
+il ritratto, e chiamò la morta con la voce bassa,
+trasalendo:
+</p>
+
+<p>
+— Mamma! Mamma! Oh, mamma!...
+</p>
+
+<p>
+Un silenzio grave susseguì. Nelle stanze contigue
+non era il benchè minimo romore; dalla
+via saliva soltanto il ticchettare di qualche
+passo, monotono e regolato come lo strepito
+d’un meccanismo.
+</p>
+
+<p>
+— Che fare? Dio mio, che fare? — disse il
+giovine, levandosi d’un balzo a sedere, cercando
+di sottrarsi in alcun modo al fascino
+della visione paurosa.
+</p>
+
+<p>
+Le tenebre avevano omai occupato ogni angolo
+della camera. Il ritratto, anche il ritratto
+di fronte alla finestra, era scomparso. Agli occhi
+del solitario, sempre intenti al medesimo punto,
+non veniva più a tratti che qualche tenue bagliore
+dall’oro della cornice, — forse uno sguardo,
+forse un sorriso, forse una lacrima? Uno sguardo,
+un sorriso, una lacrima.
+</p>
+
+<p>
+Allora un nuovo fantasma si disegnò terribile
+nell’oscurità d’avanti a lui. La figura di
+donna Marta, stesa sul letto, supina, con la
+faccia sconvolta, con i capelli irti e dispersi, con
+la bocca vacua, con la pupilla fissa a un segno
+inconoscibile tra le palpebre socchiuse, riapparve.
+Teneva le braccia inerti lungo i fianchi.
+Sussultava orribilmente, cercando l’aria, come
+<span class="pagenum" id="Page_312">[312]</span>
+lottando disperata contro qualcuno che le tenesse
+stretta la gola nel pugno. Talvolta il busto
+s’arcuava nello sforzo inane. Talvolta le mani
+graffiavano il lenzuolo, in una crespazione suprema
+di dolore e di rivolta. E la vita si vedeva
+fuggire a ogni anelito dalle labbra contratte,
+come un liquido leggero che svapori da
+una boccetta scoperta.
+</p>
+
+<p>
+Riapparve così, al superstite, l’avola nell’ultima
+sua ora. E tutte le particolarità del giorno
+funesto gli tornarono alla memoria: — il Viatico
+portato inutilmente all’alba, pochi istanti
+prima che l’agonia volgesse al suo termine; il
+tragitto affannoso in barca con Ferdinando e
+un altro uomo fino a Laveno, innanzi il levar
+del sole, in un mattino fresco, nitido, purgato
+dall’uragano recente, e durante il tragitto gli
+irresistibili scoppii di pianto; e poi la casa tutta
+piena d’estranei, piena d’un susurro di voci
+sommesse, di preghiere e di comenti, piena di
+un lezzo acro di folla bruta; e poi l’arrivo dei
+due medici, dello Zaldini e d’un cugino materno,
+avvertiti da lui per telegramma; e in fine la
+veglia orribile al cadavere e l’improvvisa apparizione
+d’un uccello notturno alla finestra spalancata,
+la sua discesa precipitosa verso il letto
+intorno alle torce mortuarie, il suo grido raccapricciante
+d’angoscia mentre riprendeva in
+fuga il volo e scompariva di nuovo nelle tenebre
+dell’aperta campagna....
+</p>
+
+<p>
+E poi? E poi? Che giorni, che giorni cupi,
+fatali, tremendi eran seguiti a quel giorno!....
+I ricordi si moltiplicarono, galopparono come
+un branco di cavalli apocalittici a traverso la
+<span class="pagenum" id="Page_313">[313]</span>
+sua mente esaltata. Egli si rivide, al fianco di
+un prete salmeggiante, nella gran barca parata
+a nero, occupata tutta dal feretro quasi invisibile
+sotto il cumulo dei fiori; si rivide con lo
+Zaldini pigiato tra gente ignota nel treno, che
+trascinava dietro, entro un carro chiuso, come
+una merce, la cara spoglia; si rivide nei sotterranei
+del Cimitero Monumentale, tra un’esigua
+compagnia d’indifferenti, fermo rigido impietrito
+d’avanti alla nicchia oscura, in cui la cassa
+era scomparsa adagio adagio verso il fondo
+con un cigolìo stridulo e lungo come un lamento.
+Egli era uscito dal luogo sepolcrale senza una
+lacrima, oppresso da una disperazione arida e
+muta; era stato accompagnato in silenzio fino
+alla sua casa dallo Zaldini e da tre altri suoi
+amici, congedatisi per discrezione su la porta
+da via; era salito solo nelle sue stanze, credendo
+di ripartir la dimane per la campagna.
+E quindici giorni erano omai trascorsi, eterni
+e fuggitivi, senza ch’egli avesse potuto sottrarsi
+all’apatica inerzia che lo dominava, senza che
+avesse potuto trovare un momento d’energia
+per accingersi a quel breve viaggio.
+</p>
+
+<p>
+Come eran trascorsi? Che cosa aveva egli
+fatto? Non sapeva. Sapeva di non aver veduto
+una faccia amica durante quel tempo; di non
+aver pensato una volta al suo lavoro; d’aver
+vissuto una vita fantastica e contemplativa nell’immobilità
+morale d’un Asiatico in aspettazione
+del Nirvana. «A che combattere? In che sperare?
+Perché ostinarsi a vivere quando ugualmente
+si dovrà morire?» In queste tre domande
+aveva compendiato ogni regola di condotta in
+<span class="pagenum" id="Page_314">[314]</span>
+quei giorni; e, soffrendo fino alla noja, filosofando
+fino al dolore, era caduto di tristezza
+in tristezza nel profondo mistero delle cose,
+dove tutto è ombra e silenzio.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia! Flavia! — egli chiamò, come per
+ajuto, spaventato da tanta solitudine, oppresso
+da tanto cordoglio.
+</p>
+
+<p>
+E l’imagine gentile passò in un baleno d’avanti
+a’ suoi occhi, chiudendo con una speranza il
+corteo funerario delle sue memorie.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio si levò in piedi e ritornò di nuovo
+al davanzale. Doveva esser tardi: la sera era
+discesa, una tepida sera di settembre popolata
+di stelle, temperata da un’alba di luna. I fanali
+del gas, nella strada, sul bastione, lungo i viali
+del suburbio erano stati accesi e scintillavano
+in file diritte, spandendo su i muri e sul lastricato
+un mobile chiaror giallastro. A basso l’animazione
+era scemata; molte finestre si vedevano
+lucenti di qua e di là negli edifici circonvicini.
+</p>
+
+<p>
+«Che pace!» pensò il giovine, volgendo malinconicamente
+gli sguardi intorno a sè. «Quanti
+felici sederanno ora raccolti alla mensa domestica?»
+Stette in ascolto. Gli giunse nella calma,
+da una stanza di sotto, il grido capriccioso di
+un bambino; poi, un tintinno confuso di bicchieri
+e di stoviglie. Guardò una finestra illuminata;
+e vide, nel rettangolo chiaro, disegnarsi
+l’ombra d’una donna, con le braccia tese in
+avanti, portando un piatto che fumava. Un bisogno
+spasimoso d’appoggio, di compagnia, di
+convivenza familiare palpitò dentro di lui. «La
+vita è dunque triste per me solo?» si domandò.
+Stette in ascolto. Gli parve d’udire un fruscìo di
+<span class="pagenum" id="Page_315">[315]</span>
+vesti nell’anticamera, e quindi un battito lieve
+contro l’uscio. Andò, nel dubbio, ad aprire.
+</p>
+
+<p>
+Era la portinaja, che saliva come di solito
+in quell’ora ad apprestargli la stanza per la
+notte.
+</p>
+
+<p>
+— In casa ancora, il signor conte! — disse
+ella, stupita, facendo un piccolo inchino. — E
+all’oscuro!... Non esce dunque stasera? Desidera
+forse che le faccia portare il pranzo in camera?
+</p>
+
+<p>
+— No, buona Felicita. Non desidero nulla.
+Non ho fame.
+</p>
+
+<p>
+— Sempre così! — esclamò la portinaja, scrollando
+il capo, guardandolo con occhi impietositi. — Se
+io potessi darle qualche consiglio....
+</p>
+
+<p>
+Il giovine sorrise blandamente.
+</p>
+
+<p>
+— Proverò ad uscire, — egli annunziò dopo
+una pausa, poi ch’ella non sapeva dire altro e
+continuava a fissarlo con peritanza. — Chi sa?
+un po’ di moto mi farà bene. Fatemi lume,
+Felicita.
+</p>
+
+<p>
+La donna l’accompagnò fino alla porta. La
+lampada su la scala era già accesa. Egli discese
+rapidamente, s’incamminò a passo spedito lungo
+la via Monforte verso il Corso.
+</p>
+
+<p>
+Giunto all’angolo della chiesa di S. Babila si
+fermò incerto. Veniva un’intensa luce bianca
+dalle bocce elettriche sospese a mezzo della
+strada. Nella piazzetta, presso la colonna del
+Leone, alcuni cocchieri sghignazzavano, proferendo
+parole oscene, e le loro voci rauche si
+ripercotevan forte contro il prospetto del tempio.
+Egli notò un crocchio di fanciulle che passava
+vicino alle carrozze, con gli orecchi intenti a
+raccogliere il senso del turpiloquio e la bocca
+<span class="pagenum" id="Page_316">[316]</span>
+contratta da un sorriso irrefrenabile. Anche,
+notò su l’opposto andare tre operai avvinazzati,
+che barcollavano al braccio l’uno dell’altro, sospingendo
+i viandanti, lanciando occhiate e motti
+bassi alle donne che incontravano. «Ecco il Popolo
+Sovrano!» egli esclamò con amara ironia,
+sentendo risorgere nell’anima l’antico astio contro
+la plebe rozza e spregevole. E per togliersi a
+quei contatti umilianti, si diresse risolutamente
+verso il Caffè delle Colonne, le cui vetrine a
+smeriglio splendevano di fronte a lui.
+</p>
+
+<p>
+La sala rotonda era quasi vuota, e silenziosa:
+un vecchio cameriere stava sparecchiando una
+tavola, e due ufficiali, avendo finito di mangiare,
+giocavano una partita di carte su la tovaglia ancora
+ingombra di piatti, di calici e di bottiglie.
+Egli sedette discosto da loro, ordinò un pranzo
+assai frugale, si fece portare le gazzette del giorno
+per allontanar la mente, almeno in quell’ora, dai
+tristi pensieri consueti.
+</p>
+
+<p>
+Ne prese a caso uno e, non attratto da nessuna
+curiosità, si diede a leggerne svogliato e
+disattento il primo articolo, che portava per
+titolo: <i>I soliti soprusi</i>. Era una critica violenta
+contro il Ministro dell’Interno, il quale aveva
+sciolto alcuni circoli socialisti in Romagna e
+impedito un’adunanza di protesta in un teatro
+di Ravenna: aspro, velenoso, aggressivo, lo scrittore,
+per difendere la libertà d’opinione e di
+riunione, si scagliava contro la persona del Ministro — un
+vecchio e illustre patriota — vituperandola
+con le ingiurie più triviali, e augurava
+in termini nebulosi il tramonto delle istituzioni
+monarchiche, causa suprema d’ogni pubblico
+malessere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_317">[317]</span>
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido gittò irritato il foglio in disparte
+e ne spiegò un altro d’avanti a sè. Nel contrasto
+delle sue idee con quelle dello scrittore
+anonimo, il suo spirito battagliero s’era a poco
+a poco risvegliato; il dolore assiduo, che gli
+mordeva l’anima, s’era alquanto assopito; un
+desiderio confuso di vita e di lotta aveva incominciato
+a palpitare dentro di lui. Egli andò
+sùbito ricercando nel secondo giornale, di partito
+contrario al primo, il diverso comento che
+avrebbe potuto fare all’atto energico del Ministro.
+Non trovò nulla: soltanto il fatto era narrato
+brevemente nella rubrica delle notizie politiche,
+e si soggiungeva che alcuni deputati
+avevan presentato in proposito una vivace interrogazione
+alla Camera. La sua irritazione
+aumentò. Con mano nervosa egli sfogliò una
+dopo l’altra tutte le gazzette: o rimanevan prudentemente
+mute come la seconda, o inveivano
+in modo minaccioso, come la prima, contro il
+vecchio Ministro e contro il sistema delle repressioni
+arbitrarie.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio Imberido levò gli occhi da quei fogli
+e li fissò pensosi e corrucciati in alto, nello
+spazio. — In verità il fatto era molto grave:
+quei circoli socialisti esercitavano un’influenza
+formidabile su le popolazioni incólte, attiravano
+a sè ogni giorno nuovi proseliti; da quei circoli
+veniva pubblicamente impartito l’insegnamento
+della ribellione, e già in due o tre borgate la
+forza aveva dovuto accorrere per sedare i tumulti
+improvvisi della plebaglia; i capi di quei
+circoli predicavano alla piazza l’odio contro le
+classi dirigenti, l’iniquità dei privilegi e dei diritti
+<span class="pagenum" id="Page_318">[318]</span>
+legali, la necessità di distruggere la famiglia,
+la patria, la proprietà. Sospinti da una
+cieca fede, animati d’una straordinaria attività,
+essi correvan la campagna, propagando dovunque
+il contagio del malcontento, solleticando
+gli appetiti con le più insinuanti promesse, rimovendo
+gli istinti brutali nelle anime semplici
+e inconsapevoli. Non era bene, non era giusto
+che un uomo di Governo troncasse in tempo la
+pericolosa propaganda, cercasse d’impedire con
+qualunque mezzo l’opera funesta di quei fanatici
+untori d’una novella pestilenza?
+</p>
+
+<p>
+Il giovine restò un istante perplesso, prima
+di rispondere. Altra volta, egli medesimo avrebbe
+forse acerbamente combattuto una sì aperta offesa
+portata alla libertà individuale. «La funzione
+dello Stato» egli aveva scritto «deve esser
+sempre più ristretta e limitata, in una nazione
+veramente civile.» E ancora: «L’evoluzione delle
+società tende all’emancipazione totale dell’individuo
+dalla tutela e dalla tirannia dello Stato.
+Solo in un regime d’assoluta libertà, i forti e
+i meritevoli avranno ragione dei deboli e degli
+indegni; e solo per mezzo della libera concorrenza
+per la vita, la razza potrà progredire e raggiungere
+la sua perfezione.» Come mai dunque
+inconsciamente, aveva egli approvato la disposizione
+illiberale del Ministro? Era forse stato
+anche lui un rètore in passato? O la sua bella
+serenità era andata miseramente perduta a traverso
+gli anni e gli eventi?
+</p>
+
+<p>
+«Bisogna esser pratici!» egli si disse d’un
+tratto, vincendo i suoi scrupoli di coerenza.
+«Non è più il tempo di proseguire serenamente
+<span class="pagenum" id="Page_319">[319]</span>
+un ideale. Bisogna difendere la realità ch’essi
+minacciano; difendere la nostra casa ch’essi
+appetiscono, la patria ch’essi rinnegano, la stessa
+anima nostra ch’essi vorrebbero violentare. Verrà
+un giorno in cui, approfittando della libertà che
+fu poeticamente largita e conservata, essi imporranno
+su le nostre spalle il giogo più ignobile,
+insulteranno trionfanti la verità e la bellezza,
+vorranno chiudere a forza il cervello d’ogni
+uomo in una scatola angusta e uniforme! Che
+ci varrà in quel giorno d’essere stati fedeli alle
+nostre massime, d’aver proseguito sereni e superbi
+il nostro puro ideale?» Una folla di pensieri
+fece ressa d’improvviso nella sua mente:
+fu in un colpo come l’accensione d’infinite scintille,
+spente da tempo immemorabile. Egli rimase,
+trasfigurato in viso dallo stupore, con gli occhi
+fissi in alto nello spazio, sentendo la gran luce
+diffondersi dentro di lui, sentendo l’anima inondata
+e ravvivata da quel caldo getto d’idee, che
+sgorgava veemente e inatteso come da antiche
+sorgenti inaridite.
+</p>
+
+<p>
+Oh, finalmente egli riviveva! Finalmente usciva
+dalle nebbie del suo tenero sogno e dalle tenebre
+del suo tragico letargo, e rientrava nella vita,
+con lo stesso ardore di fede, con gli stessi entusiasmi,
+con la medesima volontà d’un tempo!
+Che aveva fatto in quegli ultimi mesi d’ozio,
+di trepidanze e di dolori? In che attorti sentieri
+s’era smarrito, alla ricerca d’un bene
+ignoto e forse insussistente? Come non aveva
+saputo discernere la via di salvazione? — Quella,
+quella era ben la sua via; questo era il suo
+ufficio: agire, lottare, appassionarsi nella mischia
+<span class="pagenum" id="Page_320">[320]</span>
+degli uomini, conoscere in tutta la sua
+intensità l’ebrezza dell’apostolato e della dominazione.
+«Combattere per un’idea, o sia pure
+per un sogno,» aveva detto, «ecco l’opera che
+sola affranca dalla umiltà delle nostre origini
+e fa men grave la coscienza della nostra vita
+precaria.» Tale era la Legge; e dalla Legge
+doveva venire il prodigio; con la Legge soltanto
+sarebbe incominciata per lui la nuova
+esistenza.
+</p>
+
+<p>
+Già troppo egli s’era concesso e compiaciuto
+nelle afflizioni: troppo aveva languito e pianto
+su le cose vane e irrimediabili. Il dolore che
+abbatte, che assorbe, che uccide non è virile;
+e misero è quell’uomo, cui lo spettacolo solenne
+della Morte e l’austero senso della solitudine
+non infondono una forza e una speranza
+maggiori. Il cordoglio e la rinuncia non gli
+rendevano il Passato e gli toglievano l’Avvenire!
+Occorreva dunque volger gli occhi e tender gli
+orecchi altrove.
+</p>
+
+<p>
+Un improvviso entusiasmo l’assalì. Il suo
+spirito erasi liberato dai fantasmi, aveva disperso
+i vapori che l’attorniavano. Pareva che
+un altro principio di vita fosse entrato in lui:
+pareva che qualcuno fosse uscito da lui, furtivamente,
+e avesse portato seco il triste fardello
+delle debolezze, degli scoramenti, delle disperazioni.
+Senz’indugio, egli provò il bisogno di
+concentrarsi, di mettersi all’opera, d’organizzare
+e di concretare le idee, che gli eran nate
+spontanee e confuse dopo la lettura dei giornali.
+Non era in esse la materia d’un articolo
+vivace e concettoso? Non era tempo di riprendere
+<span class="pagenum" id="Page_321">[321]</span>
+la penna, di ritornare al suo posto di
+battaglia, alla direzione della sua Rivista?...
+Oh, lo stupore de’ suoi amici, vedendolo ricomparire
+come un risorto su la soglia di redazione,
+con in mano uno scritto pronto per le
+stampe! Oh, l’alto grido di saluto e di giubilo,
+che lo avrebbe accolto trionfalmente nella vasta
+stanza, tappezzata di manifesti multicolori, pregna
+dell’odore acre e dello strepito delle macchine
+vicine!
+</p>
+
+<p>
+Un sorriso gli inarcò le labbra, forse il
+primo ingenuo e schietto dopo il suo lungo errore.
+Egli s’abbandonò all’incanto di quell’aspettazione;
+si lasciò avvolgere da quella lusinga
+che gli pareva nuova. Ebbe la visione allucinante
+dei giorni futuri in cui egli, affrancato
+dal peso dei funebri ricordi, da ogni estranea
+influenza, da ogni triste soggezione, avrebbe
+ripreso il suo cammino interrotto, come a traverso
+un’aria eroica, verso la Gloria. E, indugiandosi
+nell’imaginare quel ritorno alle antiche
+abitudini, egli sentì nascere in sè e dilatarsi un
+fervore ineffabile, misto d’orgasmo fisico, d’orgoglio
+spirituale, di confuse aspirazioni; un fiotto
+di poesia gli eruppe dall’intimo empiendogli
+l’anima di luce e di freschezza. Era una febbre,
+un’impazienza senza nome: gli tardava di ritrovarsi
+là, nella stanza nota e favorevole, dove
+aveva passato il periodo più intenso di sua vita;
+gli tardava di rivedere gli amici, di stringere le
+loro mani nelle sue, di parlare, di discutere, di
+agire...
+</p>
+
+<p>
+A capo alto e raggiante nel viso, Aurelio
+uscì nella via. Certo, egli si sarebbe sùbito diretto
+<span class="pagenum" id="Page_322">[322]</span>
+verso la redazione della Rivista, se non
+lo avesse trattenuto il pensiero che in quell’ora
+il luogo era deserto e la porta chiusa. «A
+domani!» si disse. «E questa notte stessa, al
+lavoro!»
+</p>
+
+<p>
+Accese una sigaretta. S’incamminò a passi
+tardi lungo il Corso verso la piazza del Duomo.
+La notte autunnale era tepida, molle, attraversata
+appena da languidi moti di brezza. Su la
+città, già invasa dal sonno, si slargava un bel
+chiaro di luna, illustrando da un lato i prospetti
+delle case che parevan tutti di marmo,
+stendendo ampii tappeti d’ombra su i prospetti
+opposti dove tremolava timidamente la luce
+delle lampade elettriche. Nelle strade ogni animazione
+era cessata; qualche rara carrozza
+passava ancora a lunghi intervalli; pochi gruppi
+di viandanti macchiavano qua e là i lastrici, e
+le loro parole s’udivano distinte nel silenzio.
+</p>
+
+<p>
+In quella gran pace il giovine procedeva
+assai a rilento. L’aria libera, gli effluvii sapidi
+della notte, lo spettacolo bianco e monumentale
+avevano a poco a poco temperato la sua prima
+febbrile eccitazione; gli avevano infuso nell’anima
+un senso di calma e di benessere. La
+mente, stanca del gran volo improvviso e concitato,
+languiva; il cuore non palpitava al soffio
+della più lieve memoria; egli guardava, ascoltava
+e s’obliava.
+</p>
+
+<p>
+Come giunse alla svolta della via, una prodigiosa
+visione l’arrestò: la immensa mole del
+Duomo, circonfusa d’un’atmosfera di sogno, s’ergeva
+candida, delicata, chimerica su dall’ammasso
+nero delle case in ombra. Egli restò
+<span class="pagenum" id="Page_323">[323]</span>
+maravigliato ed estatico a contemplare il miracolo.
+Nel chiaror blando della luna, l’armonia
+della basilica appariva più limpida e più pura: i
+contorni tormentosi si fondevano, le linee troppo
+nette s’addolcivano, i rilievi sfumavano in una
+trasparenza semplice di velo. Quell’accordo audacissimo
+d’archi acuti, di sagome, di cuspidi,
+di fregi, di fiorami e di fogliami, di statue e
+di mostri, si rivelava nella sua vera luce, pallido
+in un pallore uniforme, incerto su un cielo
+a pena luminoso, etereo e vasto e lontano come
+il pensiero che l’aveva creato. Era un paesaggio
+fantastico campato nell’aria quello che si vedeva
+bianco là sopra le case oscure, una foresta
+d’alberi favolosi cresciuti al bacio come di
+qualche ignoto sole moribondo, un cimitero di
+mitici eroi segnato non dalle umili croci ma
+dai pinnacoli superbi raggianti in guisa di spade
+verso l’immutabile vanità degli spazii.
+</p>
+
+<p>
+Una voce prossima trasse il giovine dalla sua
+contemplazione.
+</p>
+
+<p>
+— Buona sera, Aurelio!
+</p>
+
+<p>
+Egli si volse, non avendo riconosciuto la voce.
+Un giovine elegantissimo nel lungo soprabito
+aperto, che lasciava vedere l’ampio sparato
+della camicia e l’abito nero, si fermò, retrocedette
+di qualche passo, venendogli incontro.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Vincenzo! — esclamò l’Imberido; e
+gli stese con un atto cordiale la mano.
+</p>
+
+<p>
+Era il conte Sforza, quel cugino materno che
+era accorso a Cerro dopo la sua sciagura.
+</p>
+
+<p>
+— A Milano, tu, di questi tempi? — soggiunse
+Aurelio, poi che l’altro lo guardava
+muto, sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_324">[324]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Certo, a Milano; ma, grazie a Dio, per
+un giorno solamente. Domani mattina sarò di
+ritorno a Varese per le corse: ho i miei migliori
+cavalli iscritti, due nuovi superbi acquisti
+fatti nel mio ultimo viaggio a Parigi;
+ed ho anche una bella somma in gara.
+</p>
+
+<p>
+Lo Sforza parlava piano, in dialetto, mordendo
+forte la erre, per vezzo non per difetto
+di pronuncia.
+</p>
+
+<p>
+— Augurii di vittoria e di fortuna!
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, grazie! Ho buone speranze. Ma
+tu, tu che fai qui? — chiese il cugino a sua
+volta, cambiando tono, fissando con attenzione
+l’Imberido negli occhi.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla. Mi rattristo e mi annojo. Vorrei,
+dovrei mettermi presto al lavoro...
+</p>
+
+<p>
+— Povero Aurelio! Capisco! La è dura! — esclamò
+l’altro, con accento di sincero rammarico.
+Aggiunse, dopo una pausa: — E pensare
+che tutto questo.... lo devi a tuo padre, che aveva
+le mani bucate come le mie!...
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido, non avendo afferrato sùbito il
+pensiero del cugino, ebbe un sussulto subitaneo
+e levò il capo orgogliosamente.
+</p>
+
+<p>
+— Non m’hai compreso, — disse con la voce
+alquanto alterata. — Vorrei, dovrei lavorare;
+ma per distrarmi, per togliermi alle tristi memorie,
+per non essere ozioso e inutile....
+</p>
+
+<p>
+Lo Sforza fece un gesto vago, indifferente,
+annuendo con il capo e abbassando gli occhi a
+terra.
+</p>
+
+<p>
+Tacquero un poco entrambi.
+</p>
+
+<p>
+— M’accompagni? — chiese l’altro in fine. — Vado
+in Monte Napoleone da donna Bice
+<span class="pagenum" id="Page_325">[325]</span>
+Ferrati. Sono scappato dalla Galleria per non
+farmi schiacciar le ossa... C’è una mezza rivoluzione
+stasera in Milano...
+</p>
+
+<p>
+— Una mezza rivoluzione?
+</p>
+
+<p>
+— Ma sì, le solite buffonate! Un branco di
+monellacci che urlano: «Evviva! Abbasso!»,
+un nuvolo di guardie e di carabinieri, una
+fanfara che stona maledettamente, una folla di
+curiosi.... Per un po’, mi son divertito; ma poi
+la ressa cresceva, il clamore diveniva assordante,
+e ho pensato meglio di prendere il largo.
+</p>
+
+<p>
+— È strano. Qui non si sente nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Ascolta! — interruppe lo Sforza, indicando
+la piazza del Duomo. — Non odi?
+</p>
+
+<p>
+Ascoltarono entrambi. Veniva in fatti da lontano
+a ondate, sul vento, un brulichìo, un ronzìo
+confuso, come sotterraneo, e di tratto in tratto
+qualche suono fesso di trombe.
+</p>
+
+<p>
+— Io vado a vedere, — annunziò l’Imberido,
+punto dalla curiosità, agitato da un desiderio
+oscuro di sfidare l’urto della Folla, di conoscere
+da presso l’implacabile nemico.
+</p>
+
+<p>
+— Dio ti salvi le ossa! Io vado in più spirabil
+aere: per sorbire un tè eccellente e per fare
+un po’ di maldicenza. Buona sera, Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+— Buona sera, Vincenzo.
+</p>
+
+<p>
+— Ricòrdati: in novembre la mamma sarà
+a Milano: vienla a salutare. Le farai molto
+piacere.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie. Addio.
+</p>
+
+<p>
+I due giovini s’incamminarono in opposte
+direzioni. L’Imberido, fatti pochi passi, si volse
+a riguardare lo Sforza, che s’allontanava lento,
+superbo nella sua indolenza signorile, impettito,
+<span class="pagenum" id="Page_326">[326]</span>
+come chi sa d’esser sempre osservato e invidiato
+lungo la pubblica via. «Chi più nobile di
+costui?» pensò Aurelio, considerando con occhio
+intento e lucido il cugino. «Nelle sue vene
+scorre il più puro e forse il più bel sangue d’Italia:
+sangue di principi, di condottieri, di mecenati,
+d’artisti. E chi più vano, più vacuo,
+più incosciente di lui?... Che impronta di superiorità
+gli han mai lasciato in retaggio i suoi
+maggiori? Che virtù di stirpe gli han trasmessa?
+Egli ignora la febbre di gloria e d’impero, che
+ha fatti grandi quelli del suo nome e ricchi e
+possenti; egli disprezza il lavoro, come un’occupazione
+ignobile, umiliante e venale; egli ride
+del pericolo imminente, non perché lo misuri
+e raffronti con le proprie energie, ma perché
+non lo sa prevedere e non lo discerne. Le donne
+e i cavalli: ecco il suo piacere più acuto e la
+sua più alta ambizione!... E, come lui, sono tutti
+i suoi pari; come lui, vivono e pensano e si
+perdono gli eredi dei re, dei patrizii, dei dominatori.
+Forse, chi sa? anch’io sarei oggi come
+lui, se una provvida sventura non m’avesse
+sottratto in tempo alle mollizie degli ozii lussuosi
+e all’esempio corruttore de’ miei stessi
+consanguinei.» Una profonda amarezza l’invase:
+la sua momentanea esaltazione era già
+irremissibilmente caduta; i dubbii eran risorti,
+più terribili e più scoraggianti d’innanzi alla
+realità. Egli si chiese, quasi con ira: «Ma è
+proprio nelle mani di questi uomini imbelli e
+insipienti ch’io vorrei riconsegnate le insegne
+del potere e dell’autorità? È dunque possibile
+che dalle nostre razze degeneri e moriture
+<span class="pagenum" id="Page_327">[327]</span>
+escano d’improvviso, per un prodigio divino, i
+nuovi eroi, i nuovi re della Terra?»
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, così pensando e amareggiandosi, era
+disceso lungo il Corso fino alla piccola piazza
+di San Paolo. Di là lo strepito della sommossa
+s’udiva distinto e continuo, simile a un sordo
+boato di tuono: di quando in quando, alcune
+grida più alte giungevano a ondate, con il vento,
+passando ratte su la città muta, assopita al
+chiaror della luna, come brividi di sgomento
+nel sonno. Quel soffio prossimo di bufera distrasse
+il giovine dalle sue riflessioni: egli
+accelerò il passo, raggiunse in breve l’ultima
+svolta del Corso e si trovò all’imbocco della
+piazza del Duomo.
+</p>
+
+<p>
+Nelle vicinanze non era anima viva: il braccio
+della piazza, che si protende verso il Corso,
+circuendo il lato settentrionale della cattedrale,
+languiva deserto nell’ombra grave, che projettava
+dall’alto la massima aguglia. Ma in fondo,
+d’innanzi al grande Arco, nel chiarore trionfante,
+un nembo nero s’addensava, ingolfandosi
+viepiù fitto nel vano dei portici e della Galleria.
+Un clamore formidabile veniva dal nembo,
+urlo di mille gole insieme, ruggito minaccioso
+d’un’immane belva inferocita.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine ristette un poco su l’angolo, osservando
+quella massa confusa, che sembrava
+immobile, avviticchiata con le radici alla terra:
+non vi si distingueva una figura, non si percepiva
+il senso d’una parola. La Folla appariva
+una, compatta, indivisibile, informe come un
+organismo elementare, pigiata e fusa come una
+colonia di crostacei su uno scoglio marino. E,
+<span class="pagenum" id="Page_328">[328]</span>
+aggregazione di migliaja e migliaja d’individui,
+essa era un solo corpo, aveva una sola voce,
+un sentimento unico, un’unica volontà, oscura
+e invincibile più d’un istinto.
+</p>
+
+<p>
+Egli stava per procedere, quando una raffica si
+precipitò nel nembo e lo squarciò. D’un tratto
+il preludio dell’inno garibaldino risonò forte e
+giojoso sotto la vólta dell’Arco che rimbombò
+lungamente: una macchia rossa, come il sangue
+d’una ferita, comparve alla superficie della massa
+e se ne staccò, avanzandosi verso di lui tra le
+grida e gli applausi della moltitudine.
+</p>
+
+<p>
+L’Imberido si fermò in aspettazione del corteo.
+Ben presto la fanfara sanguigna, che riempiva
+l’aria di squilli guerreschi, avendo attraversato
+il braccio ombroso della piazza, lo raggiungeva
+all’inizio del Corso. Dietro a essa la folla si
+affrettava densa, innumerevole, slargandosi o
+restringendosi, con l’elasticità d’un mollusco, a
+seconda dei capricci della via. Turbe d’adolescenti
+quasi imberbi, pallidi, viziosi, dalle facce
+trasfigurate dall’entusiasmo; compagnie d’operai
+logori, tristi, incomposti, con le bocche dolenti
+e gli occhi febbrili; gruppi di fanciulli del
+popolo sbraitanti e sgattajolanti tra le gambe
+degli uomini; qualche viragine ossuta, qualche
+contento borghese sedizioso, qualche povero
+vecchio, fregiato il petto di medaglie — tutta
+questa gente s’accalcava e scorreva come trasportata
+da un turbine veloce, segnando con il
+passo il ritmo della marcia bellica, alzando a
+intervalli grida di minaccia o d’osanna nel silenzio
+della notte lunare.
+</p>
+
+<p>
+— Evviva la Repubblica! Evviva la rivoluzione
+sociale!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_329">[329]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Morte agli sfruttatori del popolo!
+</p>
+
+<p>
+— Morte al Governo!
+</p>
+
+<p>
+— Evviva i fratelli di Romagna!
+</p>
+
+<p>
+— Evviva il Socialismo!
+</p>
+
+<p>
+Una, due voci proponevano il grido: cento,
+mille voci in coro subitaneamente rispondevano,
+voci acute o basse, rauche o squillanti, irate o
+festose, tutte dissimili e tutte discordi.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio, a ridosso contro il muro, doveva
+tenersi aggrappato allo spigolo d’una porta per
+non esser travolto dalla fiumana che l’investiva.
+I volti di tutti quegli uomini si presentavano a
+lui e s’occultavano, come in una tormentosa
+visione di dormiveglia: egli non poteva distinguer
+bene una sola di quelle fisonomie, e aveva
+l’impressione che si riproducessero di continuo,
+sempre le stesse, con i medesimi caratteri, con
+i tratti medesimi, passando e ripassando come
+fanno le comparse su un palcoscenico. A intervalli
+una qualche figura singolare, diversa
+dalle altre, lo attraeva maggiormente; ed egli
+l’accompagnava con gli sguardi fin che gli era
+possibile. Così notò un gigante fuligginoso, che
+pareva sbucato in quel momento da una fucina,
+e che, in vece di gridare, ululava in falsetto
+levando in alto il muso alla maniera dei cani
+gementi; notò un giovincello biondo, elegantissimo,
+che incedeva altero e taciturno, movendo
+continuamente il capo in atto d’approvare;
+notò un uomo vestito a nero, con il cappello
+floscio gittato indietro e l’aria affaccendata di
+un duce durante la battaglia, il quale si volgeva
+a destra e a sinistra per parlare con i
+vicini e poi si sollevava su la punta dei piedi
+<span class="pagenum" id="Page_330">[330]</span>
+come per abbracciar con lo sguardo l’imponenza
+del suo esercito. Anche a un certo punto
+parve a lui di riconoscere, lontano tra la folla,
+Giorgio Ugenti che, altissimo, emergeva con
+tutta la testa fuori dell’onda umana.
+</p>
+
+<p>
+— Evviva la rivoluzione! Evviva la libertà!
+</p>
+
+<p>
+— A morte i prepotenti!
+</p>
+
+<p>
+— A morte i borghesi!
+</p>
+
+<p>
+— Abbasso il Ministero!
+</p>
+
+<p>
+Il corteo serpeggiante si sviluppava, interminabile;
+e lo schiamazzo cresceva, si dilatava,
+si ripercoteva contro le muraglie, pareva venir
+da ogni lato, come se la città tutta si fosse
+svegliata dal suo sonno e partecipasse al furore
+della sommossa. In alto, anche in alto si propagava
+lo strepito; molte vetrate, aperte con
+precipitazione, sbattevano violentemente e i
+colpi secchi rintronavan sul tumulto della via
+simili a scariche di fucili.
+</p>
+
+<p>
+Passava ora d’innanzi all’Imberido, sempre
+fermo e attento al suo posto, una falange di
+giovinetti affatto imberbi, disposti in lunghe
+schiere rettilinee, procedenti in perfetto ordine
+come milizie in marcia. Alcuni tra essi portavano
+un fiore scarlatto all’occhiello; tutti, accurati
+nell’abito lindo e assai contegnosi, avevano
+un’espressione quasi estatica di fiducia e
+di serenità negli occhi ingenui e su le labbra
+sorridenti. Non gridavano nè vita nè morte;
+cantavano in coro, all’unisono, un inno lento
+e uniforme, e le loro voci, ancora immature,
+s’elevavano e s’abbassavano, forti nelle note
+alte e fievoli nelle profonde, dominando a volte
+il clamore e a volte perdendosi in questo come
+<span class="pagenum" id="Page_331">[331]</span>
+un susurro indistinto. Aurelio li riconobbe:
+erano studenti; era la Giovinezza illusa e irriflessiva,
+che portava il suo giocondo tributo
+alla ribellione e, piena di baldanza, credeva di
+avviarsi alla conquista della Felicità universale!
+</p>
+
+<p>
+Ma dietro a essa il nembo s’oscurava novamente,
+e più che non mai dianzi. Il corteo
+dei dimostranti era finito, e sùbito in coda un
+secondo corteo incominciava, senza un intervallo,
+confuso e come riunito con il primo, più
+torbido, più romoroso e ben più minaccevole
+di questo: era la caterva infame dei miserabili,
+degli oziosi, dei vagabondi, dei malviventi,
+ch’erano accorsi al fragore della sommossa dai
+vicoli immondi, dalle taverne e dai postriboli,
+e la seguivano e la secondavano, solleticati da
+una bieca speranza di rapina e di saccheggio.
+Venivan essi fluttuando, a crocchi distinti e
+serrati, sudici, abjetti, striscianti, e diffondevano
+intorno un lezzo nauseabondo di vino, di tabacco
+e d’immondizie: giovini per la massima
+parte, alcuni giovinissimi, eran tutti abbigliati
+in fogge curiose, tutti lividi, con le occhiaje
+violacee, con le bocche infiammate, con le mani
+nere, con l’espressione obliqua di bestie rapaci
+e notturne.
+</p>
+
+<p>
+— Morte ai borghesi!
+</p>
+
+<p>
+— Evviva il Socialismo!
+</p>
+
+<p>
+— Evviva la libertà!
+</p>
+
+<p>
+Eran le stesse grida ch’essi proferivano;
+eran le stesse minacce e le stesse acclamazioni.
+Qualcuno tra costoro cercava anche d’intonare
+il medesimo inno lento e uniforme, che già più
+<span class="pagenum" id="Page_332">[332]</span>
+innanzi gli studenti cantavano. Ma nelle loro
+bocche le grida, accompagnate da sghignazzi
+beffardi, divenivan terribili; e l’inno di fratellanza,
+mescolato a motti e a gesti osceni, metteva
+i brividi della paura.
+</p>
+
+<p>
+Incalzato dai bruti, Aurelio fu spinto violentemente
+nel vano della porta chiusa. Per alcuni
+minuti, per un secolo, rimase là prigioniero,
+stretto da ogni parte, assordato dallo schiamazzo,
+soffocato dalla calca e dalle esalazioni
+immonde. Il disgusto lo prese alla gola, l’eccitò
+a fuggire; egli cercò di farsi largo, di rompere
+la cerchia della moltitudine a forza di braccia,
+ma non gli fu possibile. Uno di quei vagabondi
+lo rigittò indietro con un urtone poderoso, urlandogli
+sul viso:
+</p>
+
+<p>
+— Alla forca gli aristocratici! — e poi un’ingiuria
+turpe e scurrile, che sollevò le risa tra
+i compagni a lui d’intorno.
+</p>
+
+<p>
+Un’esasperazione subitanea prese l’Imberido;
+una di quelle esasperazioni che offuscano la
+vista e fanno balenare nel vuoto imagini criminose.
+Lo sdegno a lungo compresso contro la
+torbida comedia della libertà; l’antico suo odio
+contro la plebe rozza e ignobile; il furore della
+vendetta, della punizione esemplare e istantanea:
+tutto si levò improvvisamente nel suo
+spirito ed egli non sentì più se non il cieco impulso
+alla percossa mortale. Divenne pallido
+come un cencio; e pure non osò, non fece un
+gesto, non rispose una parola. Comprese che
+costui era il più forte e che quei bruti avrebber
+potuto schiacciarlo senza che alcuno fosse accorso
+in suo ajuto; comprese ch’egli era nulla
+<span class="pagenum" id="Page_333">[333]</span>
+tra quel branco oscuro e inferocito; e stette
+immobile sotto l’offesa, come fosse legato con
+le corde a un palo d’infamia.
+</p>
+
+<p>
+L’insultatore scomparve; altri, altri uomini
+biechi passarono d’avanti a lui gridando, sghignazzando,
+urtandolo, sfidandolo con gli occhi
+rapaci. Finalmente la ressa diminuì; i gruppi
+s’assottigliarono; apparvero i pennacchi rossi dei
+carabinieri, come fiammelle accese su l’onda
+tenebrosa della calca. Egli potè uscire dalla
+sua carcere e trovare una via di salvezza tra
+le ultime capannelle disperse e lo stuolo sbuffante
+e tintinnante delle guardie. Convulso, affranto
+e scorato, si diresse in corsa verso la
+piazza del Duomo, che appariva ora deserta,
+solenne, pacifica nel chiarore intenso della luna.
+</p>
+
+<p>
+«Quella era la Folla! Quello era il nemico!...
+Ohimè, come vincere un tal nemico? Con quali
+mezzi? Come respingere nel suo corso il torrente
+che precipita? Come, come rivolgersi da
+solo all’uno e all’altro, aprire con le sue sole
+povere mani tutti gli occhi che sono ciechi,
+farsi intendere con la sua sola esile voce da
+tutti gli orecchi che sono sordi?» Era inutile
+ogni sforzo, pazzo ogni tentativo, miseranda
+ogni illusione! La Folla era sovrana; correva,
+travolgeva, calpestava, annientava ogni ostacolo
+sul suo passaggio. L’Idra vorace e scatenata
+stava per inghiottire nelle sue fauci innumerevoli
+ogni cosa grande e nobile e bella, ogni
+idealità, ogni tradizione, ogni fede. E nessuno,
+nessuno al mondo era in grado di contenderglielo,
+poiché nessuno, che non fosse un Dio,
+poteva rimetterle le catene e rigittarla vinta e
+umiliata nella sua gabbia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_334">[334]</span>
+</p>
+
+<p>
+Che valeva omai l’individuo di fronte alla
+massa? Egli era un voto, contro mille e mille
+voti; era una voce, contro mille e mille voci;
+era un’unità contro una pluralità senza numero.
+Due di quei malviventi, pur che sapessero
+scombiccherare il loro nome, pesavano più di
+lui su la bilancia della Democrazia. Uno di
+quei fanatici, senza ingegno e senza cuore,
+poteva con poche parole insensate sollevare la
+moltitudine e dirigerla a suo mal talento; egli
+con tutta la sua eloquenza, con tutta la sua
+dottrina non sarebbe riuscito a convincerne
+una minima parte, ad arrestarla per un solo
+attimo nel suo cammino. — O esaltare i diritti
+sconfinati del nuovo Despota, o cadere irremissibilmente
+sotto la sua condanna.
+</p>
+
+<p>
+Aurelio si risovvenne in quel punto di suo
+cugino; si risovvenne delle amare riflessioni
+ch’egli aveva fatte pocanzi intorno a quei nobili
+oziosi, scettici, senz’ambizioni e senza idealità,
+non ad altro occupati se non a ricercare il Piacere.
+«Non hanno essi forse ragione?» egli si
+domandò. «Che cosa potrebbero fare? Che cosa
+dovrebbero fare?... Il loro crepuscolo precipita;
+la notte incombe fatale sopra di loro; ed essi
+la aspettano stoicamente, ridendo in faccia alla
+morte, aggradendo con raffinata cortesia gli
+ultimi favori della loro fortuna fuggente. Non
+sono essi mirabili in questa loro indifferenza
+ai capricci del destino come in quel loro indistruttibile
+amore per la Vita e pe’ suoi godimenti?
+Non sono essi mille volte più lodevoli
+che se scendessero in campo, irosi e meschini,
+a difendere i loro privilegi, sollecitando vanamente
+<span class="pagenum" id="Page_335">[335]</span>
+i suffragi popolari, predicando al deserto
+le loro teorie antiquate, misurandosi tra i fischi
+nelle assemblee con gli avversarii acclamati e
+portati alle stelle?»
+</p>
+
+<p>
+Aurelio era giunto senz’accorgersi in mezzo
+alla piazza del Duomo: si fermò, incerto. L’apatia
+desolata di quei giorni l’aveva ripreso;
+ed egli, riudendo da lontano gli squilli delle
+fanfare e il gridìo della folla, sorrise mestamente,
+come già dalla sua finestra, mentre il
+sole esulava su i fastigi delle case, aveva mestamente
+sorriso della smania di lavoro che affaccendava
+gli uomini laggiù, nella via. «Perchè
+lavorare? Perchè agitarsi, così? Perchè soffrire
+e appassionarsi? Si muore, e questa vita triste
+e precaria non vale che si soffra un’ora pe’ suoi
+destini.»
+</p>
+
+<p>
+Egli si guardò d’intorno. La luna colma spaziava
+alta, quasi alla sommità del cielo immacolato.
+Il Duomo, avvolto dai raggi, era bianco
+e fantastico come una di quelle montagne di
+ghiaccio che navigano nei mari polari. Milano
+di nuovo s’assopiva, nel silenzio. L’aria commossa
+odorava d’aperta campagna.
+</p>
+
+<p>
+«Ritorna, ritorna presto!» disse una voce
+sommessa nel cuore del giovine. «Ritorna, ritorna
+presto!» Il saluto di Flavia ricantò in
+lui, accorso dagli orizzonti delle sue memorie in
+quell’ora di supremo accasciamento. — Dov’era
+dunque Flavia? Che faceva? A che pensava?
+Perchè, perchè non aveva risposto all’ultima
+sua lettera? Non l’aspettava forse più? Incominciava
+a dimenticarlo?... Oh, se l’avesse avuta
+al suo fianco in quel momento! Se avesse potuto
+<span class="pagenum" id="Page_336">[336]</span>
+sentir nella sua la mano di lei, come nei
+lugubri giorni al letto della morente!...
+</p>
+
+<p>
+Al giovine parve d’un tratto che scendesse
+uno spiraglio di luce nelle tenebre dell’anima
+sua. Parve come di vedere nelle onde oscure,
+che circondavan furenti la sua navicella smarrita,
+il chiarore d’una figura viva e misteriosa
+che lo invitava a sè con un sorriso divinamente
+incantevole. — A lei, a lei egli doveva andare.
+Verso quell’unico sorriso, che rompeva l’aspro
+cipiglio di tutte le cose, doveva tendere la sua
+anima travagliata. Verso quelle candide braccia
+aperte egli doveva piegare e abbandonarsi dolcemente
+come nel grembo alla Morte!... Non era
+là, tra quelle onde, nell’oblio, il riposo, la salvezza,
+la luce, la gioja? Là certo era l’Amore, e
+l’Amore era tutto: era la gioja, era la luce, era
+la salvezza, era il riposo. «Senza l’Amore,» cantavano
+i poeti, «il mondo non avrebbe più sole;
+senza l’Amore, la gloria, la ricchezza, la fama,
+la pace, la stessa fede non sarebbero se non
+parole vuote di senso, ornamenti derisorii gittati
+su un corpo piagato e difforme. Perchè, perchè
+vivere se non per amare?» Oh, quei poeti gli
+avevano spiegato il vero; quei poeti gli avevan
+già da tempo indicato la via sicura, insegnandogli
+che una sola dolcezza certa e durevole si
+può gustare su la Terra: l’Amore.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine levò in alto il capo risolutamente.
+Si disse: «Domani partirò! Domani sarò lontano
+di qui! Domani sarò presso di lei!» Gli
+apparvero in un baleno il palazzo, la pineta,
+l’orto, il colle solatìo; gli apparve la sala ombrosa
+dove l’aveva stretta a sè la prima volta
+<span class="pagenum" id="Page_337">[337]</span>
+nella notte tragica, tra il frastuono della bufera;
+gli apparve l’imagine di lei, alta e agile, in un’attitudine
+di grazia, su lo sfondo verde del prato.
+</p>
+
+<p>
+«O Flavia! Flavia!...»
+</p>
+
+<p>
+Si mosse, si diresse verso casa.
+</p>
+
+<p>
+Udì il clamore della folla, che ritornava indietro
+confusamente, ventargli di nuovo sul viso.
+Non si sgominò: non cercò pur d’evitarla.
+</p>
+
+<p>
+Procedette tranquillo e sdegnoso il suo cammino,
+andandole incontro.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_338">[338]</span></p>
+
+<h2 id="cap12">XII.
+<span class="smaller"><span class="smcap">Il Poema eterno.</span></span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Notte d’autunno calma, lucida, benigna come
+una notte d’inoltrata primavera.
+</p>
+
+<p>
+Nell’antico parco è il silenzio: qualche fievole
+fruscìo di piante, qualche gemito alto di gufi,
+qualche sospiro, qualche fremito, qualche brivido,
+ignoti....
+</p>
+
+<p>
+In quel silenzio la luna, saliente per l’arco
+del cielo, dispensa pallidi baci di luce e cupe
+carezze, d’ombra....
+</p>
+
+<p>
+Cadono i baci, strisciano le carezze ma non
+sembran toccare che il tenue velo di vapore,
+che avvolge tutte le apparenze come per custodia.
+</p>
+
+<p>
+Solamente i vertici degli alberi nella pineta,
+sopra il velo, sentono i timidi contatti e rispondono:
+le fronde eccelse son madide di rugiada,
+e le innumeri gocce scintillano al chiarore,
+quasi piccole iridi tremanti, inumidite da lacrime
+di tenerezza.
+</p>
+
+<p>
+Il luogo par deserto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_339">[339]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ritte su gli stalli muscosi, le statue rigide
+e tristi aspettano, stendendo i loro monconi
+verso un fantasma invisibile....
+</p>
+
+<p>
+E le grandi scalee biancheggiano, a pena
+turbate qua e là dalla macchia di qualche foglia
+vizza caduta.
+</p>
+
+<p>
+Un profondo incantesimo sembra pesare su
+la stabilità di tutte le cose presenti....
+</p>
+
+<p>
+Non un soffio di brezza attraversa a intervalli
+la notte: il fogliame della selva stanco riposa;
+i crisantemi restano fermi e diritti su i loro steli,
+come chiusi in un cristallo diafano; e nei cespi
+delle ortensie ramificano ombre immutabili....
+</p>
+
+<p>
+Perfin dai tralci delle rose rampicanti, dove gli
+estremi fiori pendono moribondi, non un petalo
+solo si distacca e vola oscillando nell’aria.
+</p>
+
+<p>
+Tutto è muto e tutto è stabile.
+</p>
+
+<p>
+Tutto pare stabile e muto da tempo infinito.
+</p>
+
+<p>
+Si direbbe che, senza cessare, la vita del
+parco sia stata arrestata da una volontà misteriosa
+in una immortale compostezza d’arte.
+Si potrebbe credere che a un cenno di questa
+volontà, non solo gli alberi e i fiori dovessero
+muoversi, ma le statue medesime discender
+vivificate dai loro stalli e avviarsi sollecite verso
+il fantasma che invocano.
+</p>
+
+<p>
+Una campana batte l’ora, da presso....
+</p>
+
+<p>
+Squilla lentamente, come per riprender lena
+a ogni rintocco, e poi si tace.
+</p>
+
+<p>
+Mentre l’ultimo suono vibra ancora nell’aria,
+alcune frasche lassù, al sommo della scalea, si
+piegano, scricchiolando forte; e una piccola
+ombra si sposta....
+</p>
+
+<p>
+Che avviene? È il vento della valle che sorge?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_340">[340]</span>
+</p>
+
+<p>
+No: una figura, prima invisibile dietro i fusti
+d’un oleandro, s’avanza a passo furtivo verso
+i balaustri....
+</p>
+
+<p>
+Entra nella luce....
+</p>
+
+<p>
+S’appoggia con le braccia al marmo....
+</p>
+
+<p>
+Affonda intenta gli sguardi al basso, verso
+l’oscurità del pertugio....
+</p>
+
+<p>
+Come partecipe dell’incantesimo, la figura rimane
+là lungamente, rigida, immota nell’immobilità
+del parco favoloso.
+</p>
+
+<p>
+Un’altra volta, dopo una pausa, la campana
+batte la stessa ora con uguale lentezza. Ahi,
+quanto scorre tardo il tempo nell’aspettazione!
+L’uomo non ha un gesto d’impazienza; ma i
+suoi occhi, sempre fissi, lampeggiano e il suo
+petto si gonfia a un respiro profondo. Sul suo
+pallido viso, rischiarato dal plenilunio, è impressa
+un’ansietà mortale: forse, egli pensa che
+ogni attimo scoccato è un attimo perduto in
+eterno per la Felicità che egli aspetta.... Ed è
+veramente un’apportatrice di Felicità, ch’egli
+aspetta là, al sommo della scalea; un’apportatrice
+fragile e segreta, che gli correrà incontro
+tremando, ansimando, paventando come lui a
+traverso i misteri della notte. «Se non venisse?..»
+si domanda a ogni tratto il giovine, mentre i
+suoi sguardi non si stancano d’interrogare le
+tenebre dell’andito, sempre chiuse e sempre
+avare. «Se non venisse?!...» Ogni volta, la
+richiesta dubbiosa apre nella sua anima abissi
+senza fondo. Ogni volta, per soffocarla, egli
+deve riandare le memorie di quel giorno e ripetere
+a sè stesso le parole precise che stabilirono
+il convegno. — È stato dopo il pranzo, sul
+<span class="pagenum" id="Page_341">[341]</span>
+rialto. Parecchie persone vi stavan raccolte,
+gli ospiti dei vicini, per la più parte a lui
+sconosciuti; e l’ebreo era tra questi e guardava
+a tratti lui o la fanciulla, con aria sospettosa.
+Essi parlavan piano, di cose indifferenti, in un
+angolo, presso il sedile di pietra infisso nel
+muro. Egli era calmo, quasi felice: aveva dimenticato
+i mutamenti terribili ch’eran sopravvenuti;
+credeva che tutto fosse come per il
+passato, e aveva quasi la coscienza che la
+povera nonna fosse presente. La sera scendeva
+in fatti tepida e mite, tra i noti rossori del
+cielo sopra le Alpi; l’odor di pesci e d’alghe
+fracide saliva blandamente dal lago, odore acre
+ma pieno di soavi rimembranze per lui; le vacche
+traballanti, le pecore mute, i pescatori tardivi
+passarono su lo spiazzo d’avanti a loro nell’ordine
+consueto, come ogni sera, un tempo. Ed
+egli d’improvviso la interrogò: — Perchè non
+hai risposto all’ultima mia lettera? — (È la domanda
+che l’aveva torturato durante tutta la
+notte, durante tutto il viaggio, la domanda che
+in vano aveva cercato di rivolgerle sùbito, al
+suo arrivo, nel salutarla). Ella è impallidita, s’è
+turbata, s’è guardata d’intorno timorosa come
+se qualcuno li dovesse spiare. — È impossibile
+che ti risponda, qui, — ha detto in fretta, con
+visibile concitazione, così piano che a stento egli
+la udì. E poi, dopo un silenzio, in cui parve
+profondamente riflettere: — Tròvati stanotte in
+giardino. Quando tutti si saràn ritirati, io verrò.
+Aspettami. Ci parleremo.
+</p>
+
+<p>
+Queste sono state le sue precise parole. Il
+giovine ricorda persino il suono basso e un
+<span class="pagenum" id="Page_342">[342]</span>
+po’ rôco della voce e il tremito continuo, che
+agitava le belle labbra nel proferirle. Oh, sopra
+tutto quelle labbra egli ricorda, egli rivede
+d’innanzi a sè in imagine allucinante.... quelle
+tumide e fresche labbra, su cui le più semplici
+parole acquistano il valore d’una rivelazione o
+d’un enimma!
+</p>
+
+<p>
+Ella gli ha dato convegno in quel luogo; ella
+non può mancare.
+</p>
+
+<p>
+Ma il tempo fluisce, e nulla si muta nel parco
+deserto e silenzioso: le statue stendon sempre,
+infaticabilmente, le braccia mutilate a un fantasma
+increato, ed egli fissa sempre, infaticabilmente,
+gli sguardi alle tenebre dell’andito, dove la
+sua accesa imaginazione dipinge talvolta il gesto
+repentino d’un altro vano fantasma!... Tormento
+fiero dell’attesa, in cui la mente si perde nelle
+ipotesi più assurde e i sensi troppo vigili riempion
+l’anima d’illusioni e di delusioni fulminee!
+</p>
+
+<p>
+La campana da presso, a tocchi lenti come
+per un’agonia, batte l’ora successiva, e poi si tace.
+</p>
+
+<p>
+L’aspettante di sbalzo si solleva ritto in piedi:
+il dubbio si ripete più forte dentro di lui e
+l’impazienza si fa manifesta. «Se non venisse?...
+Dio, se non venisse!...» Il suo cuore non regge
+più all’ansietà che lo sprona; i suoi polsi hanno
+palpiti affrettati e sonori come in un accesso di
+alta febbre. Un solo pensiero lo tiene, un solo
+pensiero lo tormenta: ch’ella possa mancare.
+E non mai una possibilità in vita gli ha dato
+un’ambascia e un’inquietudine maggiori! Egli ha
+la certezza assoluta, limpida, evidente che senza
+lei quella notte non debba avere un termine.
+</p>
+
+<p>
+E la solitudine incomincia già a turbarlo, e
+<span class="pagenum" id="Page_343">[343]</span>
+quella luce uniformemente bianca lo agghiaccia,
+e le apparenze irreali che lo avvolgono nel loro
+incantesimo, infondono in lui a poco a poco una
+strana temenza superstiziosa.
+</p>
+
+<p>
+Allora tutto il suo essere si scioglie in un’invocazione
+suprema: «O Flavia, vieni, vieni! Non
+farmi soffrire così; non prolungare oltre questo
+mio supplizio!... Come, come ti desidero!... M’intendi?
+Voglio vederti, parlarti, accarezzarti:
+vieni! Voglio morire a’ tuoi piedi di tenerezza
+e di passione! Vieni, anima, vieni!» E, con uno
+sforzo cerebrale a lungo insostenibile, egli lancia
+le parole infocate nel vuoto, lontano lontano,
+oltre le cose presenti, oltre la massa nera che
+chiude e adombra il parco laggiù, come se l’assente
+dovesse raccoglierle per qualche occulto
+senso e commuoversi e accorrere affascinata al
+suo richiamo.
+</p>
+
+<p>
+È un abbaglio?... Uno scalpiccìo lievissimo
+s’ode ora nell’andito.... Qualche cosa si muove
+veramente sotto la grotta tenebrosa, che mette
+in comunicazione il giardino con il cortile del
+palazzo. Non è più un abbaglio; no, no, no,
+non è più un’illusione!... Una figura alta e velata
+di donna appare su la soglia del pertugio e si
+ferma un attimo sospesa, forse maravigliata dal
+superbo spettacolo notturno.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine si scuote, accenna con un braccio
+dall’alto.
+</p>
+
+<p>
+Ella lo vede, attraversa a passi celeri lo spianato
+delle statue e s’avvia su per la scalea
+bianca, in corsa.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente!... — esclama il giovine, quand’ella
+gli è vicina, stendendole ambo le mani.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_344">[344]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il suo volto s’è trasfigurato: un rossor vivo
+ne tinge le guance; gli occhi raccolgono nelle
+pupille dilatate il più fulgido raggio lunare.
+Tutta l’onda di felicità, che l’ha investito d’improvviso,
+passa nella sua voce maschia e sonora.
+</p>
+
+<p>
+— Perdonami. T’ho fatto aspettar molto... — mormora
+la donna, agitata, rauca, convulsa. — Ma
+che vuoi? La mamma è alzata ancora adesso:
+il babbo s’è sentito male, d’un tratto... Non sapevo
+come lasciarlo...
+</p>
+
+<p>
+Aurelio è felice, indicibilmente felice. Ogni
+ansietà è scomparsa; ogni temenza, fugata; ogni
+nube, dispersa. La guarda con occhi intenti, e
+a pena ode il murmure delle sue parole. Ella
+ha il viso mezzo nascosto in uno scialletto nero,
+che le cade a punta su la fronte e si piega in
+doppio giro intorno al collo fino a coprirle il
+mento e le orecchie. La sua bellezza appare più
+regolare, più pura, quasi mistica in quel contorno
+oscuro e fittizio; e gli occhi come la bocca
+hanno un’espressione nuova e complessa, insieme
+di sgomento e di volontà tenace, che il
+giovine, senza interpretare, contempla e ammira.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni, dolcezza, — le dice amorosamente.
+</p>
+
+<p>
+Circonda i suoi fianchi con un braccio e la
+trascina, passiva e quasi inerte, su su per il viale
+ombroso, nella pineta.
+</p>
+
+<p>
+— Dio, che imprudenza mi fai commettere! — continua
+Flavia con la voce sommessa, sempre
+più affannata e più convulsa. — Pensa: per
+liberarmi, ho detto alla mamma che avevo l’emicrania
+e che andavo a coricarmi sùbito. Ma
+il babbo era ancora sofferente, ed ella mi ha
+guardata con certi occhi pieni di rimprovero!...
+<span class="pagenum" id="Page_345">[345]</span>
+S’ella mi venisse a cercare nella camera e non
+mi trovasse! Dio, sarei perduta, perduta... Non
+verrà a cercarmi, non è vero? Di’, Aurelio: non
+verrà a cercarmi?
+</p>
+
+<p>
+— Ma no! Tranquillizzati. Non verrà. Perché
+dovrebbe venire?
+</p>
+
+<p>
+— Non so, non so... Sono così inquieta, così
+nervosa; ho come il presentimento d’una disgrazia.
+Tutte le paure son dentro di me, stasera;
+non ho più una goccia di sangue nelle vene.
+Senti, senti come son fredda, — ella soggiunge,
+prendendogli la mano che le cinge il fianco,
+gelida quanto la sua.
+</p>
+
+<p>
+— Povero amore!
+</p>
+
+<p>
+— E quanto sono stata in pena per te, Aurelio!
+Sapevo che tu eri qua ad aspettare, e
+non potevo muovermi e vedevo là, sul caminetto,
+la sfera dell’orologio che correva, correva
+senza misericordia, con una celerità non mai
+avuta! Imagina, Aurelio, il mio tormento. Imagina:
+ho temuto di non poter venire...
+</p>
+
+<p>
+— Guai, guai se non fossi venuta! — egli
+prorompe, rabbrividendo al ricordo della lunga
+aspettazione, esaltandosi al pensiero della gioja
+presente, provando un bisogno folle di travolgere,
+di confondere nel suo sogno di felicità colei
+ch’è sempre trepida e smarrita al suo lato. — Sarei
+morto d’angoscia! Sarei morto di desiderio!
+Credo che non avrei potuto veder l’alba di
+domani.
+</p>
+
+<p>
+Son giunti nel folto della selva, dove l’ombra
+è più fitta e il silenzio più misterioso.
+</p>
+
+<p>
+Gli alberi li circondano da ogni parte, neri e
+profondi; è impossibile distinguerne le forme
+dei tronchi e dei rami.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_346">[346]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto si ammanta nell’oscurità, e a pena
+qualche livido raggio di luna occhieggia qua e
+là, insinuandosi tra le fronde più alte, senza
+illuminare.
+</p>
+
+<p>
+I pini odorano di resine.
+</p>
+
+<p>
+Un uccello notturno si lagna ostinatamente
+sopra una vetta.
+</p>
+
+<p>
+In basso, al termine del sentiere, un brano
+della balaustrata s’intravede ancora, candido e
+funereo come una pietra cimiteriale.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine si ferma. Non regge più all’émpito
+della commozione, e sente sgorgare dall’intimo
+del cuore un fiotto incontenibile di parole dolci
+e appassionate.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia! — esclama con una voce nuova,
+tremula e bassa, infinitamente carezzevole.
+</p>
+
+<p>
+Tenendola sempre stretta con un braccio, le
+appoggia l’altra mano su la spalla e l’attira
+lentamente a sè.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, — egli prosegue, — tu non sai,
+tu non puoi imaginare da quanto tempo io sogno
+quest’ora di solitudine e d’abbandono. Nessuna,
+nessuna ansietà mai nella vita ho provata
+simile a quella che m’ha tenuto e torturato mentre
+t’aspettavo. Era una febbre, un delirio, una
+sofferenza così forte che mi toglieva il respiro,
+m’opprimeva il cuore fino a fermarlo, mi faceva
+barcollare come ebro a ogni passo!... Son pochi
+mesi che ti conosco: mi sembrano anni ed anni
+che ti amo e ti sospiro. La mia giovinezza è
+così piena della tua imagine che per quanto
+affondi gli sguardi nel passato non trovo che
+te, te sola, padrona e arbitra d’ogni mio momento.
+Non sei tu quella che ho sognata nelle
+<span class="pagenum" id="Page_347">[347]</span>
+mie prime fantasie d’adolescenza? Non è per
+te che ho avuto un giorno il desiderio della
+gloria? Non è per te che ho studiato, ho scritto,
+ho voluto esser qualcuno?.... Perchè, perchè
+avrei sacrificato i miei più begli anni su i libri
+e con le vane meditazioni, se non per te, per
+attenderti e per riserbarti intatto il fiore della
+mia anima?.... Tu non mi credi, forse; lo so,
+altri, prima di me, ti ha insegnato a diffidare
+di tutto e di tutti; altri ti ha detto le stesse
+parole e ti ha delusa; ma io voglio oggi ridarti
+la fede, io sento oggi d’averne in me tanta che
+non mi sarà difficile d’infonderne una parte nel
+tuo cuore... Ti ricordi tu i primi tempi della
+nostra conoscenza? Hai tu compreso allora il
+perchè della mia continua, crescente malinconia?...
+Io ti posso dire che un’ora innanzi
+ch’io ti vedessi la prima volta, qui appunto
+nel giardino, ero sfiduciato, accasciato, triste
+da desiderar la morte, e che la tua sola apparizione
+è bastata a ricrearmi, a ridonarmi il
+desiderio della vita, a rendermi d’un tratto consapevole
+del mio lungo errore passato. Da quel
+momento io credo d’averti amata; certo, da quel
+momento avrei dovuto abbandonarmi lieto e
+fiducioso all’incanto che da te mi veniva. Eppure
+no, non è stato così. Ho lottato contro di
+te, ora per ora, come tu fossi la nemica mandata
+a mio danno da qualche Genio malefico.
+Ah, sciocco, illuso, misero! Tu eri la gioja, ed
+io non ti vedevo. Tu, diletta, mi movevi incontro,
+e l’essere fittizio, che viveva in me, mi
+gridava: «Fuggila!» ed io ti fuggivo! No. Ora,
+ora che son tuo (perchè son tuo, Flavia, lo
+<span class="pagenum" id="Page_348">[348]</span>
+senti? tutto tuo), ora maledico me stesso per
+aver ritardato questo istante divino; ora che
+ho aperto gli occhi e visto la luce, io ti dico:
+«Flavia, Flavia mia, perdona! Io ti amo!» Mi
+credi, Flavia? Di’: mi credi?
+</p>
+
+<p>
+Ella è sempre passiva, sempre inerte. Cede
+a ogni suo minimo impulso, come una cosa
+morta. Attratta, gli si è abbattuta sul petto, con
+l’atto di chi sta per cader bocconi, pesantemente.
+Avvinta tra le sue braccia, rimane immobile e
+taciturna, con le mani pendule lungo i fianchi,
+con il capo reclinato su la spalla di lui. Ascolta
+ella le parole appassionate e dolci? Si direbbe
+che queste passino sopra di lei inavvertite, come
+il gemito del gufo in alto della pineta, come
+il fruscìo leggero che suscita ora nei rami un
+primo soffio di brezza.
+</p>
+
+<p>
+— Non rispondi? — prosegue il giovine, oppresso
+d’un tratto da un vago senso d’inquietudine. — Non
+hai nulla da rispondermi?... Non
+mi credi da vero, dunque! Tu temi ch’io t’inganni
+o pensi ch’io m’illuda, parlandoti così in
+quest’ora fuggevole d’abbandono... Oh, dovresti
+rammentare, Flavia, il dramma terribile a cui
+abbiamo assistito insieme; dovresti rammentare
+le mie lacrime e le mie disperazioni, che non
+ho cercato di nasconderti; dovresti rammentare
+l’ultimo gesto della mia povera mamma, quando
+morendo riunì le nostre mani sul suo cuore....
+Non sono, lo sai, nè un uomo perverso nè un
+fanciullo esaltato. Quei lugubri ricordi, a cui si
+lega indissolubilmente il nostro amore, ti dovrebbero
+persuadere ch’io non posso illudermi e non
+saprei ingannarti. Son solo, schiacciato ancora
+<span class="pagenum" id="Page_349">[349]</span>
+sotto il peso d’un lutto tremendo, in un momento
+assai grave e penoso della vita.... Come
+non credermi? Come puoi tu, Flavia, diffidare
+di me?
+</p>
+
+<p>
+Egli pronunzia le ultime frasi con una voce
+più debole e più incerta, in cui si sente palese
+lo sforzo per contenere i singhiozzi. L’evocazione
+della sciagura recente ha riaperto la
+piaga profonda della sua anima, e l’ha fatta
+sanguinare. Una grossa lacrima discende per
+le sue gote, si stacca e piomba su la testa
+china di Flavia.
+</p>
+
+<p>
+— Ti credo, sì, ti credo..., — mormora ella,
+scotendosi vivamente, sollevando il volto incontro
+al suo, cercando di scorgere tra le tenebre
+gli occhi che l’hanno bagnata.
+</p>
+
+<p>
+— E mi ami?
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio!... Sarei qui, se non t’amassi?
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, mia consolazione, mia vita, mia
+gioja!... — grida il giovine, con un brivido di
+ebrezza suprema, stringendola più forte più
+forte tra le braccia.
+</p>
+
+<p>
+Le loro teste si toccano: le loro bocche son
+vicine; egli sente l’alito di lei sfiorare la sua
+pelle come una carezza infinitamente leggera.
+Un attimo d’indugio; un lampo, un vero lampo
+visibile, negli occhi; una breve esclamazione,
+e il suo viso si piega e le sue labbra cercano
+il caro viso, lo percorrono tutto in un bacio
+lungo e molteplice, s’accostano alla bocca, alla
+divina bocca sospirata, e vi si arrestano umide
+e protese come per ferirne il mistero. Ella,
+sotto la furia improvvisa, sembra smarrita e
+sgomenta: non parla, non si muove, non cerca
+<span class="pagenum" id="Page_350">[350]</span>
+di sottrarsi al suo ardore e neppur lo seconda.
+Fredda, rigida, scossa tutta da un tremito, riceve
+la pioggia dei baci senza rispondere e si
+abbandona a lui come soggiogata dalla paura.
+</p>
+
+<p>
+D’un tratto, un singulto profondo sale dalle
+sue viscere e un pianto dirotto le si sparge a
+rivi caldi su le guance.
+</p>
+
+<p>
+— Anima, tu piangi! — le susurra all’orecchio
+l’amante, beato, immemore di tutto, avviluppandola
+più forte, vie più forte nella sua
+stretta. — Perchè piangi, ora? Perchè?...
+</p>
+
+<p>
+— Anche tu piangi, Aurelio...
+</p>
+
+<p>
+In fatti anch’egli piange; anch’egli ha la
+faccia inondata dalle proprie lacrime. Entrambi
+piangono insieme, come già nella tragica notte
+spasimosa; piangono avvinti, inconsci, disperati, — disperati
+come se sentissero l’ombra
+della Morte sempre presente tra le loro due
+beatitudini.
+</p>
+
+<p>
+— Dio, Dio, mi par d’impazzire! — ella prorompe,
+sciogliendosi con un movimento brusco
+dall’amplesso, indietreggiando un poco, passandosi
+una mano nei capelli, che lo scialletto
+cadendo ha scoperti. — Andiamo avanti. Qui
+fa troppo bujo. Andiamo, Aurelio!
+</p>
+
+<p>
+E sola, d’innanzi al giovine, s’interna per il
+viale, con un passo più celere.
+</p>
+
+<p>
+Egli la segue in silenzio, turbato da una
+folla di pensieri inquietanti. Dopo il distacco
+repentino, si è fatta dentro di lui un’oscurità imperscrutabile;
+egli s’è svegliato come da un
+sogno luminoso e s’è trovato d’improvviso nel
+più fitto d’una notte. Non riesce a spiegarsi il
+contegno di lei, quello smarrimento pertinace,
+<span class="pagenum" id="Page_351">[351]</span>
+quel mutismo opaco mentr’egli le parlava,
+quella passività gelida e quasi repugnante tra
+le sue braccia. — Che pensa ella? Che teme? Che
+vuole? — Egli lo ignora, egli non sa, egli s’interroga
+in vano; e pure, in confuso, intende che
+nell’animo di lei si cela qualche cosa indubbiamente
+avversa al loro amore e minaccevole
+per la loro felicità.
+</p>
+
+<p>
+Così procedono uno dietro l’altra, disgiunti
+da un ostacolo misterioso, lungo il sentiere che
+monta ora un po’ ripido a traverso la pineta.
+</p>
+
+<p>
+Le tenebre son sempre densissime, rotte soltanto
+qua e là da qualche bolla di luce che
+filtra dagli interstizii e piomba sul verde cupo
+delle conifere.
+</p>
+
+<p>
+I soffii lievi di brezza, passando tra i rami,
+agitano a intervalli quelle bolle livide, che salgono,
+scendono, si spostano, si gonfiano, si restringono
+con una irrequietezza nervosa di cose
+viventi.
+</p>
+
+<p>
+Al sommo però, un fascio compatto di raggi
+precipita sul viale, e pare in distanza un’immane
+colonna bianca e diafana, che sorga dalla terra
+tra il nero dell’ombra circostante.
+</p>
+
+<p>
+In silenzio essi raggiungono il luogo rischiarato
+dalla luna.
+</p>
+
+<p>
+Sono al crocicchio delle due stradette, dov’è
+un sedile, dove sta custode impassibile l’antica
+erma dal viso corroso e dai seni intatti, come
+gonfii d’un desiderio immortale.
+</p>
+
+<p>
+— Sono stanca! — ella mormora, fermandosi
+di fronte a lui. — Vuoi che sediamo, un poco?
+</p>
+
+<p>
+Siedono entrambi, alquanto discosti sì che
+l’ombra dell’erma si compone sul suolo tra le
+loro due ombre.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_352">[352]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tacciono.
+</p>
+
+<p>
+Ella tiene il capo reclinato sul petto e le
+palpebre socchiuse; egli in vece guarda d’intorno
+curiosamente quasi distratto dallo spettacolo, ma
+ha una lunga ruga pensosa, su la fronte, tra
+ciglio e ciglio. In fine si volge a lei e con accento
+d’indifferenza simulata:
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi dirmi ora, — le chiede — perchè
+non hai risposto all’ultima mia lettera?...
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non ho risposto...?! — esclama
+Flavia concitatamente, rialzando di scatto la
+testa come sbigottita dal suono della sua voce.
+E gli occhi, ancora umidi di lacrime, le si dilatano
+esprimendo un’ambascia profonda. — Ah,
+è vero: debbo dirti perchè non ho risposto,
+perchè non ho più scritto... Ora ricordo: è
+stato per questo che t’ho dato convegno qui,
+non per altro, non per altro...
+</p>
+
+<p>
+Pronunzia le ultime parole con una voce
+spenta che non par più la sua. Poi, dopo una
+pausa di raccoglimento in cui gli occhi si son
+per poco sottratti all’investigazione acuta del
+giovine, lo fissa di nuovo deliberatamente, con
+una specie di violenza spasmodica; e riprende:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, Aurelio, giacchè vuoi sapere.... io
+non voleva più scriverti, ero decisa a non scriverti
+mai più...
+</p>
+
+<p>
+— E perché?
+</p>
+
+<p>
+— Perché... Perché credevo che non saresti
+più ritornato, credevo che le abitudini cittadine
+ti avrebbero ripreso interamente a me,
+facendoti sentire tutto il peso e l’impaccio del
+legame che si era stretto tra noi in un momento
+di comune debolezza. Che vuoi? Mi pareva
+<span class="pagenum" id="Page_353">[353]</span>
+che il nostro amore non fosse che un
+sogno, un bel sogno che, come gli altri tutti,
+non si sarebbe mai realizzato!... E ancora adesso,
+vedi, io non so convincermi che possa essere
+una cosa durevole, seria, resistente agli attacchi
+del tempo e degli eventi. Mi amerai tu sempre
+come oggi dici di amarmi? Non verrà un giorno
+in cui ti sarò d’ingombro nella tua via e sarà
+troppo tardi per potertene liberare? In quel
+giorno che sarà di noi?... Tu non hai mai
+considerato questa possibilità; ma io, intendi?
+io, qui sola, da che sei partito, non ho pensato
+ad altro. E, certo, se tu m’avessi dimenticata,
+se avessi cercato in qualunque modo
+d’allontanarti da me, credi pure che non avrei
+fatto un passo per richiamarti, non avrei scritto
+una riga per rammentarti ch’io t’amava e ti
+aspettava.
+</p>
+
+<p>
+Egli l’ha ascoltata a testa bassa, guardando
+la terra, senza fare un atto di protesta. Le tre
+ombre vicine, ch’egli vede sul suolo, sembrano
+attirare tutta la sua attenzione; e in verità
+egli sente, sente che qualcuno estraneo sta
+tra loro in quel momento, a dividerli e a spiarli.
+</p>
+
+<p>
+— O Flavia, — egli dice con voce dolente,
+poi ch’ella non accenna a proseguire: — e così
+tu mi parli ora, dopo quel che hai udito dalle
+mie labbra, uscendo appena dalle mie braccia,
+ancor bagnata dalle mie lacrime e da’ miei
+baci?...
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio, per carità, non fraintendermi!
+Non credere ch’io non t’ami; non credere neppure
+che dubiti del tuo amore. Ci amiamo,
+lo so. Pur troppo, so che io, io t’amo come
+<span class="pagenum" id="Page_354">[354]</span>
+una pazza. Ma, vedi, temo.... penso che non
+potrò mai renderti felice; ed è questo che mi
+spaventa, questo che mi fa guardare l’avvenire
+con una specie di terrore, come vi vedessi
+scritta la nostra condanna sicura!... Sai tu che
+non ho avuto un momento di pace, con questo
+pensiero sempre fisso in mente? Sai tu che ho
+letto le tue lettere appassionate, tremando d’angoscia
+per me, per te..? Sai, sai che son
+giunta perfino a desiderare che tu, tu per il
+primo non mi scrivessi?...
+</p>
+
+<p>
+— Anima sublime! — egli esclama, con accento
+d’amaro sarcasmo, alzandosi in piedi, non
+per allontanarsi da lei ma per togliersi alla
+visione molesta delle tre ombre vicine. — Intendo:
+l’idillio t’ha già stancata. Vuoi che ci
+lasciamo? Lasciamoci.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Aurelio!
+</p>
+
+<p>
+È un grido che è uscito dalla gola di Flavia,
+un grido di dolore, di stupefazione, d’implorazione
+disperata; e le due mani si son levate
+con un atto istintivo verso il giovine, come per
+trattenerlo.
+</p>
+
+<p>
+— Quanto sei ingiusto e crudele! — continua
+ella, dopo un silenzio, scotendo mestamente il
+capo. — Come mi tratti male!... Dimmi, dimmi
+tu, Aurelio; che fiducia posso io avere in te,
+quando mi parli così?... E tu non puoi giudicarmi;
+tu non sai le torture ch’io ho sofferte
+in questi giorni per causa tua, mentre tu eri
+lontano e tranquillo, torture d’ogni genere, torture
+che mi venivano da ogni parte come una
+persecuzione! Se fossi libera della mia volontà
+come tu sei, se potessi liberamente disporre
+<span class="pagenum" id="Page_355">[355]</span>
+della mia vita, forse avresti ragione di sospettare
+di me, di rimproverarmi questi scrupoli,
+queste paure, queste esitazioni... Ma io, lo sai,
+non sono sola, io vivo in famiglia, e molte
+volte debbo seguire la volontà altrui più che
+la mia, debbo pensare agli altri più che a me
+stessa. E non ho il diritto di rendere infelici i
+miei cari, di sacrificarli leggermente al mio
+egoismo, di ricambiare il loro affetto con la
+disobbedienza e con l’ingratitudine...
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, — egli interrompe, mettendosi in
+faccia a lei con le braccia conserte, fissandola
+violentemente come per penetrare a forza nel
+fondo della sua anima, — tu mi nascondi
+qualche cosa...
+</p>
+
+<p>
+— Ma no... voglio dire...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì, tu mi nascondi qualche cosa!
+</p>
+
+<p>
+Una breve pausa, in cui i loro respiri affannosi
+s’alternano, in cui i loro sguardi s’interrogano
+reciprocamente, avidi e sospesi....
+</p>
+
+<p>
+E poi, d’improvviso, un’esclamazione rauca
+di lui, l’urlo breve e soffocato d’un uomo colpito
+a morte.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, ho compreso!... So, so di che si
+tratta!
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa sai?
+</p>
+
+<p>
+— So tutto!
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio?...
+</p>
+
+<p>
+— Tutto, tutto. Nega, se puoi: tu devi sposare
+l’avvocato Siena!
+</p>
+
+<p>
+— Chi ti ha detto...?
+</p>
+
+<p>
+— Ah, lo confessi?... È vero, dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi ti ha detto questo?
+</p>
+
+<p>
+— Presto, rispondi: è vero? È vero?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_356">[356]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ella sùbito non risponde. Appoggia i gomiti
+alle ginocchia e nasconde il viso tra le palme,
+in un atteggiamento di prostrazione suprema.
+Piange?
+</p>
+
+<p>
+Il suo corpo reclinato non ha un fremito: la
+sua ombra è immobile, accanto all’altra ombra
+immobile dell’erma.
+</p>
+
+<p>
+— È vero! È vero! — ripete il giovine nel
+silenzio, come un’eco fioca e lontana.
+</p>
+
+<p>
+Lascia cader le braccia lungo i fianchi, e
+rimane a lungo attonito, in contemplazione della
+donna così prostrata e quasi vergognosa d’avanti
+a lui.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltami, Aurelio. Ormai è necessario
+ch’io ti dica tutto... perché tu possa giudicarmi,
+e al caso anche consigliarmi. Sì, è vero: l’avvocato
+ha chiesto la mia mano e mio padre
+glie l’ha accordata... senza chiedere un mio cenno
+d’assenso, puoi imaginare, perché, se l’avesse
+fatto, avrei risposto senz’altro con un rifiuto
+aperto e decisivo. È inutile che ti racconti ora
+le scene che son successe in quest’ultima settimana
+tra me, il babbo e la mamma, quando
+poi ho cercato di ribellarmi, di far prevalere
+i diritti del mio cuore su le dispotiche pretensioni
+della loro esperienza e della loro autorità.
+Il babbo ha gridato, ha imprecato, ha detto
+che aveva impegnata omai la sua parola per
+concludere ogni volta con la stessa terribile
+frase: «Devi sposarlo e lo sposerai»; e la
+mamma, poveretta, non ha fatto che piangere,
+supplicarmi, dimostrarmi tra le lacrime e le
+carezze ch’io respingeva per un capriccio la
+fortuna della mia vita, infliggendo un dolore
+<span class="pagenum" id="Page_357">[357]</span>
+immenso e immeritato a loro due che in fine
+non volevano se non la mia felicità!... Tu, tu,
+Aurelio, eri lontano.... Se fossi stato qui a sostenermi
+nella lotta, a consigliarmi, a infondermi
+la fede nel tuo amore, oh, non avrei ceduto....
+Ma tu non arrivavi mai, mai.... e i dubbii nel mio
+cuore, quei dubbii che tu conosci, divenivan
+sempre più forti, mi circondavano, mi schiacciavano,
+mi toglievan forza e coraggio assai
+più delle rampogne del babbo, assai più delle
+preghiere della mamma!.. Quando io mi rifugiavo
+nella mia camera per sottrarmi alle pressioni
+dell’uno o dell’altra, i dubbii, vedi, incominciavano
+ad assalirmi da ogni parte; ed io,
+affranta, smarrita, sfiduciata mi chiedeva se non
+sarebbe stato meglio anche per te che accettassi,
+se non avrei fatto sopra tutto il tuo bene,
+liberandoti da ogni legame con me.... Jeri, proprio
+jeri, poco prima che l’avvocato giungesse,
+la mamma mi chiamò a sè e, implorando, singhiozzando,
+ricorrendo a ogni mezzo di persuasione,
+riuscì a trascinarmi vinta e rassegnata
+d’avanti al babbo!.... Ora che si fa, Aurelio?
+Che posso fare? Che debbo fare?... Consigliami
+tu, dimmi, ordinami tu quel che debbo fare ed
+io, lo giuro, ti obedirò a costo di qualunque
+follìa!
+</p>
+
+<p>
+Ella ha parlato calma, senza un gesto, con
+un’espressione di serietà ferma e misurata, tenendo
+continuamente fissi gli occhi, che sono
+asciutti e solo un po’ rossi per le lacrime di
+prima, in quelli intenti d’Aurelio.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, — dice questi, dopo un’esitazione
+cupa, — non bisogna che t’illuda: io sono povero,
+<span class="pagenum" id="Page_358">[358]</span>
+molto povero. L’agiatezza, di cui la mia povera
+mamma ha potuto fortunatamente godere fino
+all’ultima sua ora, ella la traeva da un vitalizio...
+Io sono povero; e costui in vece è ricco; egli può
+assicurarti un’esistenza felice, senza privazioni di
+sorta e senza preoccupazioni per il domani.
+T’amo troppo, Flavia, per esigere da te un sacrifizio
+di questo genere: se tu credi di potermi
+lasciare senza grande dolore, io mi rassegnerò,
+m’eclisserò, andrò lontano e, t’accerto, non sentirai
+mai più parlare di me in vita. Vuoi che
+ti consigli, come un amico, come un fratello?...
+Sposa quell’uomo e dimenticami.
+</p>
+
+<p>
+— Anche tu! Anche tu m’abbandoni!.... — ella
+grida esterrefatta, congiungendo le palme
+come in atto di preghiera. — Ma non capisci,
+Aurelio, ch’è impossibile? Non capisci che non
+l’amo, non l’amo e mai non potrò amarlo? Non
+capisci che non potrò mai esser felice, insieme
+con un uomo che mi spiace e mi ripugna?.... Oh,
+è con un senso d’orrore indicibile ch’io penso
+al giorno in cui sarò sua, in cui dovrò appartenergli
+tutta, anima e corpo, per sempre!...
+</p>
+
+<p>
+Ella s’interrompe, senza respiro: ha un sussulto
+violento, un moto istintivo di raccapriccio,
+quasi avesse già visto la mano del tiranno avvicinarsi
+sicura e audace alle sue carni. Si
+passa le dita nei capelli, e soggiunge con un
+accento di disperazione infinita:
+</p>
+
+<p>
+— Dio, o mio Dio, quanto sarò infelice!
+</p>
+
+<p>
+— Ed io, Flavia, ed io?!.... Io, che non ho
+nessuna persona cara vicina a me? Io, che non
+ho altri che te al mondo e, perdendoti, non posso
+sperare in una parola di conforto e d’incoraggiamento
+<span class="pagenum" id="Page_359">[359]</span>
+da nessuno, intendi? da nessuno....?!
+Pensa, pensa quando ritornerò solo nella mia
+casa deserta e dirò a me stesso: «Tutto, tutto
+è finito!» Che sarà poi? Dove porterò il mio
+dolore? Come potrò trovare un mezzo, se non
+di vincerlo, di lenirlo, di renderlo sopportabile
+al mio povero cuore ancora affranto dall’altra
+terribile sciagura?... Oh, la morte, Flavia, non
+c’è che la morte che possa sorridermi, quando
+ti avrò perduta.
+</p>
+
+<p>
+— No, la morte no! Non la morte! — esclama
+ella, precipitosamente, poichè vede le palpebre
+del giovine gonfiarsi di nuovo e luccicare.
+</p>
+
+<p>
+Qualche cosa d’oscuro passa come un fulmine
+ne’ suoi occhi. Ella sembra concentrarsi tutta
+in un suo pensiero, come chi riflette e delibera
+su l’istante. Poi scrolla il capo, il suo viso fiammeggia
+d’una gioja selvaggia, e, inchinandosi
+verso di lui:
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltami, Aurelio, — dice. — Ho un’idea
+pazza, pazza come sono io in questo momento.
+Un solo rimedio c’è omai per salvare te, me, la
+nostra vita, il nostro amore!... Dopo che t’ho
+visto, dopo quel che ho udito dalle tue labbra
+stanotte, io sento che non potrò mai esser d’altri
+che tua.... e tua sono da questo momento, pronta
+a offrirmi a te così, tutta quanta, appena tu lo
+voglia!... Nessuno sa che sono uscita di casa; le
+notti son lunghe, ora, e l’alba è lontana:... se mi
+vuoi, Aurelio, (bada: se mi vuoi) stanotte stessa
+abbandono la mia famiglia, ti seguo, fuggo con
+te.... Sarà un colpo tremendo per il babbo, e
+sopra tutto per la povera mamma.... Non m’importa:
+sono essi che l’hanno voluto.... E, non temere,
+<span class="pagenum" id="Page_360">[360]</span>
+Aurelio; più tardi essi medesimi finiranno
+per cedere, per acconsentire alla nostra unione
+e perdonarci..... Al punto in cui siamo, soltanto
+una follìa, una grandissima follìa ci può
+salvare!
+</p>
+
+<p>
+Straordinario è lo slancio di passione e di
+volontà, che ha rialzato la voce, tutta la persona
+di Flavia in quel momento. Una nuova creatura
+è apparsa in lei d’improvviso e s’è rivelata all’amante
+in tutta la sua magnificenza: una creatura
+superbamente bella, sostanziale, foggiata
+per l’esperienza d’amore, maturata dalla avversità,
+forte, pugnace, sicura del suo scopo,
+schiusa a tutte le sensazioni e pronta a tutti
+gli ardimenti.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine la guarda stupito, incerto, come
+sopraffatto da tanta bellezza e da tanta energia
+morale. Ma la sua esitazione non dura che un
+attimo. Anche il suo capo si scuote, anche i suoi
+sguardi fiammeggiano, anche la sua persona
+s’aderge fiera e possente nella notte come la
+figura d’un eroe.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi? — egli chiede.
+</p>
+
+<p>
+E la sua voce è dolce, serena e pur risoluta.
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio?!
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi? — egli ripete, stendendole la mano
+con un gesto semplice e solenne.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, grazie!
+</p>
+
+<p>
+È un grido, ma un divino grido d’ebrezza,
+di gratitudine e d’abbandono. Ed ella di sbalzo
+s’è levata in piedi per gittarsi perdutamente tra
+le sue braccia. E le labbra hanno cercato spontanee
+quelle di lui, si sono unite con queste,
+si son fuse insieme in una prima concordia di
+<span class="pagenum" id="Page_361">[361]</span>
+voluttà furiosa, quasi frenetica, come labbra
+arse dalla sete che suggano l’acqua d’una sorgente
+impreveduta.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, Aurelio! — ella prosegue, staccandosi
+dal bacio, interrotta a tratti da un
+breve riso nervoso. — Tu m’hai ridato la forza,
+m’hai ridato la vita, la fede, la felicità!... Ora,
+vedi, non son più sgomenta, ora non tremo più...
+Qui, tra le tue braccia, mi sento così sicura
+che sfiderei il mondo.... Oh, il dubbio, l’orribile
+dubbio che tu avessi a sdegno il mio amore e
+provassi onta del tuo!... È finito, è finito, non
+c’è più!... Dio, mi sembra di morire, tanto sono
+beata! Mi sembra d’esser divenuta un’altra
+donna.... Non temo più nessuno, non temo più
+nulla.... Sono tua, tua, tua.... a dispetto di tutti,
+a costo di qualunque felicità che non sia la
+nostra!... Vedi, Aurelio: adesso sento che potrei
+anche affrontare il babbo e farlo piegare alla
+mia volontà.... In fine, perchè dovrei aver paura
+di lui? Che mi può fare? Sono io dunque la
+sua schiava? E il nostro amore è forse un delitto,
+chè noi per difenderlo si debba fuggire?...
+Grazie, Aurelio, mille volte grazie! Tu sei
+buono.... e mi ami.... ora son certa che mi ami....
+Una tua parola è bastata a rischiararmi tutta
+l’anima; è bastata a ridonarmi la ragione e la
+calma, a indicarmi la via migliore per raggiungere
+il nostro intento.... Io resto, ora, io resto
+qua.... Non bisogna più fuggire.... Ieri ho detto:
+«Sì»; ebbene domani dirò: «No, no, no»,
+e il mio rifiuto sarà irremovibile.... Oh, Aurelio,
+amore, mio amore!...
+</p>
+
+<p>
+E, con un moto languido e felino, si raccoglie
+<span class="pagenum" id="Page_362">[362]</span>
+palpitando sul suo petto, umile d’un
+tratto, tanto debole e sottomessa quanto le sue
+ultime frasi sono state energiche e risolute.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine non pensa più, non considera più.
+Estatico, travolto da quell’onda improvvisa di
+passione, egli segue e rispecchia ogni atto di
+lei, ogni moto delle sue labbra, ogni capriccio
+della sua volontà, come se tutto si fosse annullato
+nella sua mente. Una cosa egli intende,
+una sola cosa, questa: la donna ch’egli ama è
+lì, avvinta a lui, fiduciosa, inebriata dal suo
+bacio, tutta sua alfine; è l’ora suprema delle
+delizie e degli oblii; e in torno si distende una
+notte profonda, piena di segreti e d’incanti. Bisogna
+amare, inebriarsi, sognare.
+</p>
+
+<p>
+— Vedi, anche la mia stanchezza è passata! — ella
+continua, scossa sempre da quel breve
+riso spasmodico. — Vuoi che ci muoviamo? che
+andiamo più in su, verso l’orto (ti ricordi le
+ciliege, quel giorno?), verso il mio nascondiglio,
+dove tu venivi a trovarmi, forse troppo di rado?...
+Chi sa che effetto farà con questa luna!... Sarà
+bello! Se andassimo là?...
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, sì, andiamo....
+</p>
+
+<p>
+Ella è, questa volta, che lo spinge; ella che
+lo guida su per il sentiero un po’ ripido, a
+traverso la pineta in cui le tenebre si son di
+nuovo addensate. Tenendolo stretto a sè e sollecitandolo,
+ella gli parla senza tregua all’orecchio
+con quella voce che vien di lontano,
+trepida, un po’ affannosa, indefinibile. Ed è
+palese lo sforzo ch’ella fa per distrarlo, per
+dissipare in lui qualunque ombra, nella sua
+animazione eccessiva, nell’alterazione nervosa
+<span class="pagenum" id="Page_363">[363]</span>
+de’ suoi movimenti, nell’incoerenza delle sue
+parole. Le ricordanze, le più fioche ricordanze
+del loro amore passano così a una a una su la
+sua bocca, evocate in confuso, trasformate dal
+suo sentimento nascosto, dalla confessione dei
+suoi intimi pensieri, che il giovine conosce per
+la prima volta, estasiandosi, maravigliandosi.
+</p>
+
+<p>
+— Ti ricordi, nell’orto? — ella mormora: — tu
+mi raggiungesti, io ti caddi tra le braccia,
+e mi parve di morire, non so se per la gioja o
+per la vergogna.... Ti ricordi? Io t’amava già e
+ho cercato d’interrogarti: tu sei stato scortese,
+molto scortese con me, quella sera in barca....
+non puoi imaginare il dolore che mi hai dato....
+Rammenti? Oh, che rivelazione sono state per me
+due lacrime, due goccioloni tremanti ne’ tuoi
+occhi sempre serii, sempre aridi, sempre attenti
+e così freddi!... E quel giorno, su al mio rifugio?
+Io ho voluto vendicarmi con le tue stesse armi;
+ma che forza ho dovuto fare su me stessa per non
+saltarti al collo e non coprirti la faccia di baci....
+E quella mattina, sul Motterone, quando ci
+siam trovati soli e m’hai parlato? Io mi sono
+fermata, ho detto: «Aspettiamo gli altri!»; ero
+così commossa, così confusa, così turbata dalla
+tua dichiarazione improvvisa! Se non avessi
+preso tempo, mi sarei tradita!... Tu non crederai,
+Aurelio, tu non potrai credere a quanto sto
+per dirti; e pure quella sera lontana, la stessa
+sera, in cui t’ho raccontato il mio primo amoretto
+infantile, io simulavo un rammarico enorme,
+soltanto perchè temevo che tu e Luisa mi leggeste
+in volto la nuova passione, che già mi
+infiammava. La memoria dell’altro era già
+<span class="pagenum" id="Page_364">[364]</span>
+morta e avvizzita; io era già tutta piena di te,
+come adesso, intendi, come sempre.....
+</p>
+
+<p>
+Così arrivano al limite più alto della pineta,
+leggeri, stretti, come volando sul suolo. E Flavia
+parla sempre, non altro forse che per affascinar
+l’amante con la musica della sua voce. E Aurelio
+obedisce, sempre docile e rapito, alla
+minima pressione del braccio che lo circonda.
+</p>
+
+<p>
+La cerchia degli alberi si rompe; l’oscurità li
+abbandona, rifugiandosi dietro le loro spalle;
+il chiarore li riprende, li avviluppa, li divinizza,
+arrestandoli attoniti e maravigliati su la soglia
+tenebrosa della selva.
+</p>
+
+<p>
+Allora, istintivamente, Aurelio e Flavia levano
+la testa. Di fronte a loro il prato dalle erbe
+intonse, l’orto lussureggiante di piante fruttifere,
+il colle coltivato a vigneti fin quasi alla sommità,
+si ergono pallidi per nuova luce, trasfigurati
+da nuove ombre, nell’inondazione dei
+raggi lunari. Il prato sembra scosceso come un
+bastione tappezzato dal muschio; nell’orto, le
+diverse forme degli alberi si fondono tutte insieme
+in un’unica massa porosa e fiorita, su
+cui ondeggia un fluido grigio e iridescente; e
+gli scaglioni petrosi risplendono nitidi e ben
+definiti tra il bruno della terra, simili a lunghe
+strisce candide distese per uno strano ornamento
+su i fianchi della collina. Ogni colore è
+scomparso; ogni rilievo, spostato. Tinte, linee,
+contorni, sporgenze, sinuosità, tutto resta vago,
+trasparente, fantastico, come languente sotto
+una carezza diffusa che prostra, snerva, dissangua,
+disanima ogni apparenza.
+</p>
+
+<p>
+— Osserva! Che maraviglia!... Un sogno! — ella
+esclama.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_365">[365]</span>
+</p>
+
+<p>
+Egli ripete, come un’eco:
+</p>
+
+<p>
+— Un sogno!
+</p>
+
+<p>
+Ella domanda:
+</p>
+
+<p>
+— Credi tu che riconosceresti il luogo, se
+t’avesser condotto qui con gli occhi bendati?...
+Io, no: io credo che non lo riconoscerei.
+</p>
+
+<p>
+Poi, dopo una pausa, aggiunge sorridendo,
+abbracciando il paesaggio con un gran gesto
+circolare:
+</p>
+
+<p>
+— Tutto nostro, non è vero? Tutto nostro!...
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Flavia! — egli prorompe con un singhiozzo
+violento di commozione, quasi oppresso
+e sfinito dal peso di tanta felicità.
+</p>
+
+<p>
+Le sue braccia si aprono, si chiudono di
+nuovo sopra Flavia, ch’egli afferra come una
+preda, preme contro il suo petto con tutta la
+frenesia de’ suoi muscoli. E la sua bocca si
+attacca a quella di lei in un secondo bacio
+più lungo, più profondo, e pure infinitamente
+men dolce del primo. Così intensa è la sensazione
+di quel contatto, e pure così smaniosa e
+imperfetta, che le sue mani s’aggrappano alle
+spalle di lei, ed egli crede di cadere come se
+la terra gli mancasse sotto i piedi. La vista gli
+si offusca; il battito delle arterie diventa insostenibile.
+È il delirio che lo prende; è l’eterna
+fiamma della sessualità che si sprigiona da
+tutto il suo essere, investendo impetuosamente
+la donna che gli sta vicina. Un flutto bruciante
+di parole, l’invito inconscio e fatale alla dedizione,
+sale fino alle sue labbra e si disperde
+senza suono, vaporando, nel vuoto. Egli la
+stringe più forte a sè; le accarezza le guance,
+il collo, le vesti; la bacia ancora; le soffia in
+<span class="pagenum" id="Page_366">[366]</span>
+viso il suo desiderio ineffabile, non sapendo più
+che fare, non sapendo più che dire, esultando
+di piacere e spasimando d’un’ansietà senza
+nome....
+</p>
+
+<p>
+— No, Aurelio, lasciami! Mi fai male!... — ella
+dice d’un tratto; e si scioglie dall’abbraccio
+con un respiro profondo.
+</p>
+
+<p>
+Accesa, anelante, con gli occhi semichiusi,
+ella sembra risvegliarsi da un letargo malefico:
+si guarda d’intorno con un’espressione angosciosa
+di smarrimento; si passa le palme su le
+tempia, su i capelli omai disciolti e sparsi; si
+piega convulsamente su le reni, quasi curvata
+in dietro dalle gravità delle folte trecce cadenti.
+</p>
+
+<p>
+Poi prende una mano di lui, e se la porta
+sul seno.
+</p>
+
+<p>
+— Senti il mio povero cuore!... Quasi si
+spezzava nella stretta... Credevo di morire... Oh,
+dimmi, Aurelio, se fossi morta tra le tue
+braccia?
+</p>
+
+<p>
+— Anch’io sarei morto tra le tue, — risponde
+il giovine, con un pallido sorriso. — Saremmo
+morti insieme, avvinti, immemori, felici....
+</p>
+
+<p>
+— Felici!... Forse era meglio, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— No, — egli esclama con forza, ergendosi
+di tutta la persona, mentre il suo volto si rischiara
+come alla visione prossima d’una gioja
+anche più grande.
+</p>
+
+<p>
+Ella sùbito ha inteso; ella sùbito approva
+con il capo, ripetutamente, senza poter parlare.
+Ambedue, senza poter parlare, si comunicano
+ora con gli occhi lo stesso pensiero inebriante:
+«È vero! Non bisogna morire! Guai, guai se
+fossimo morti! Bisogna vivere, vivere molto
+<span class="pagenum" id="Page_367">[367]</span>
+per amarci, per provare ogni gaudio, per conoscere
+ogni segreto, per vedere tutte le forme,
+udire tutte le armonie, aspirare tutti i profumi.
+La vita è bella, maravigliosamente bella; e noi
+abbiamo le mani colme de’ suoi doni più preziosi:
+la giovinezza, la libertà, l’amore. Di che
+temiamo? Tutto il male che abbiamo sofferto
+non era in noi, era fuori di noi; non traeva
+origine dalla nostra sostanza, ma ne veniva
+dalle cose estranee che ci toccavano. Conviene
+adunque che ciascuno di noi faccia scudo all’altro
+della propria persona; conviene che ci
+chiudiamo nella nostra realità, come in una
+rocca impenetrabile, non accettando dall’esterno
+che quelle sole comunioni le quali possan
+rendere più gradevole la nostra gelosa dimora.
+Abbiamo con noi il favore della Fortuna; e la
+Felicità ci parla dai nostri occhi, dove si riflettono
+e si moltiplicano senza fine le stesse
+nostre imagini. L’Universo è in noi, poichè noi
+siamo un universo. Viviamo per intensamente
+amarci, per sfruttare ramo per ramo l’albero
+fecondo della nostra giovinezza, per provare
+ogni gaudio e conoscere ogni segreto.»
+</p>
+
+<p>
+Rimangono così lungamente taciti, tenendosi
+per mano, guardandosi, sorridendosi.
+</p>
+
+<p>
+E la luna, come in un sogno, li avvolge nel
+suo pallido incantesimo.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni, — ella mormora in fine con una
+voce morbida e insinuante, in cui trepidano
+tutte le promesse. — Andiamo alla mia casa,
+nel mio nido... Bisogna rivederlo questa notte...
+È là ch’è nato veramente il nostro amore...
+Vieni!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_368">[368]</span>
+</p>
+
+<p>
+E s’avvia prima, la faccia mezzo rivolta in
+dietro verso di lui, traendolo per la mano.
+</p>
+
+<p>
+Attraversano il breve prato senza sollevare il
+minimo strepito, più leggeri delle loro ombre;
+s’affacciano al luogo memore e s’arrestano ancora
+su la soglia, trattenuti da un nuovo stupore,
+come da un sentimento religioso, da un
+timore oscuro di profanazione.
+</p>
+
+<p>
+Nell’ombra densa della notte, che il riflesso
+del colle a pena addolcisce, il piccolo spiazzo
+tondo pare un tabernacolo misterioso, creato
+per qualche antico culto silvano nel cuore di
+un bosco sacro. In torno gli abeti venerabili
+si piegano discretamente in arco, riparandolo
+da ogni lato, non lasciandovi penetrare un sol
+raggio di luna. E un languore d’alcova, un silenzio
+di solitudine non mai turbata, un profumo
+complesso d’essenze selvagge native, stagnano
+nell’immobilità dell’aria, che non un
+fremito muove. Tutto è chiuso, raccolto, nascosto
+in quella nicchia vegetale. Perfino il
+brano d’aperto cielo, che si stende su le vette
+degli alberi, dà l’illusione d’una cupola, dipinta
+in tempi assai remoti, su cui le figure siano a
+poco a poco svanite, lasciando solo nel fondo
+azzurro l’oro delle stelle, onde le loro vesti
+splendevano.
+</p>
+
+<p>
+— Entriamo. Che si aspetta? — ella dice,
+esultante ma con la voce sommessa di chi sta
+per varcare la soglia d’un tempio.
+</p>
+
+<p>
+— Entriamo.
+</p>
+
+<p>
+Ella s’avanza cautamente, d’avanti a lui.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Dio, guarda! — esclama d’un tratto, accennando
+verso il suolo. — Giuseppe stasera s’è
+<span class="pagenum" id="Page_369">[369]</span>
+dimenticato di portar giù le sedie, i miei scialli,
+i miei arnesi. Guarda!
+</p>
+
+<p>
+Entrambi sorridono alla scoperta; entrambi
+si stringono la mano con la medesima intenzione.
+A entrambi la presenza di quegli oggetti
+in tal momento pare un segno straordinariamente
+favorevole alla loro felicità; pare la
+conferma sicura che ogni loro desiderio abbia
+a essere in ugual modo esaudito.
+</p>
+
+<p>
+— Si direbbe ch’egli abbia preveduto la nostra
+visita — ella soggiunge. — Tutto è come
+doveva essere. Tutto è come tu ricordi.
+</p>
+
+<p>
+E, staccandosi da lui, s’avvicina con aria di
+malizia infantile a uno degli sgabelli, vi siede
+e, a testa china, un po’ abbandonata su sè
+stessa, finge di riprendere con grande alacrità
+il suo paziente lavoro di ricamo.
+</p>
+
+<p>
+— Eccomi al posto. Ora io t’aspetto.
+</p>
+
+<p>
+— Anima! — mormora l’amante affascinato
+da quel giuoco, con un brivido di gioja orgogliosa,
+mentre tutte le memorie dell’incerto
+passato si accumulano nell’anima sua e si disperdono
+a brani, nebbie dissolte dal sole.
+</p>
+
+<p>
+Barcollante in guisa d’un ebro, egli s’accosta
+all’incantatrice; si gitta alle sue ginocchia, le
+mette supino la testa nel grembo e, con un
+gesto tremulo d’invocazione le tende in dietro
+le mani aperte per un invito d’amplesso delirante.
+</p>
+
+<p>
+Non è che un attimo.
+</p>
+
+<p>
+Ella si solleva ritta sul busto e rimane seria
+e immobile a osservarlo dall’alto con un’espressione
+dura e quasi ostile di penetrazione. Su
+la sua fronte, dove i capelli più brevi insorgono
+<span class="pagenum" id="Page_370">[370]</span>
+come i raggi d’un barbaro diadema, un pensiero
+cupo e profondo si disegna nella profondità delle
+rughe. Pare che la sua fisonomia si complichi,
+s’oscuri fino a divenire enimmatica....
+</p>
+
+<p>
+Poi d’un tratto il suo capo si scuote vivamente
+ed ella, come vinta da un languore repentino,
+piega sopra di lui e gli si concede sospirosa tra
+le braccia.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, — egli implora sommessamente,
+non potendo dal basso vederla, non potendo
+sentirla bene contro il suo cuore, non riuscendo
+a incontrare con la sua bocca le labbra desiderate — Vieni,
+vieni qui più vicina.
+</p>
+
+<p>
+— Dove vuoi, — mormora ella come in sogno.
+</p>
+
+<p>
+E, attratta con dolce violenza dalle mani del
+giovine, scivola senza resistere giù dalla sediuola
+per cadergli mollemente al fianco su l’ampio
+scialle disteso al suolo a mo’ di tappeto.
+</p>
+
+<p>
+L’oscurità del luogo li assorbe; taciti, confusi
+in gruppo, invisibili nell’ombra, essi restano là
+protetti dalle ali della notte clemente, mentre
+nel cielo la luna incomincia a dichinare verso
+i monti occidui e su la terra i primi segni antelucani
+si manifestano di qua e di là, perduti
+nell’infinita calma, come timide inascoltate sollecitazioni
+all’alba che indugia.
+</p>
+
+<p>
+Lo strillo acuto d’un gallo ha già risonato
+d’improvviso, simile a un grido guerriero, là su
+i colli, in lontananza; sùbito dopo, un altro
+strillo solitario ha risposto da presso, sotto la
+chiesa, men forte, meno libero del primo, rauco
+e come soffocato in gola dal sonno bruscamente
+interrotto. E già a più riprese il brivido del
+gelo crepuscolare ha percorso il giardino, turbando
+<span class="pagenum" id="Page_371">[371]</span>
+la quiete della selva e del prato, diffondendo
+intorno un susurro fioco di vita che si
+ridesta, preannunziando alle cose tutte il termine
+delle tenebre e del silenzio. Ma gli amanti,
+chiusi e isolati nel cerchio del loro gaudioso
+mistero, non sentono, non odono, non vedono
+più nulla. In vano il soffio della brezza bisbiglia
+alle loro orecchie il suo gelido ammonimento;
+in vano gli abeti s’agitano in giro con
+un fragore sordo di minaccia; in vano trepidano
+sgomente l’erbe ai loro piedi; in vano
+su le loro teste intona una capinera il melodioso
+inno mattutino. Nulla vale a vincere la potenza
+fatale ed esclusiva del Sogno! Essi non sentono
+se non il tepore delle loro carni; non odono se
+non i sospiri delle loro bocche; non vedono se
+non la luce delle loro anime, dove l’eterno fuoco
+brilla e avvampa, omai inestinguibile. Qualunque
+comunicazione con l’esterno è rotta; il
+mondo delle apparenze è scomparso; il passato
+è abolito; l’avvenire non è che un velo opaco
+e fluttuante su cui l’attimo fuggevole projetta il
+bagliore della sua bellezza. Essi son soli, assolutamente
+soli, in uno squallore senza confini,
+fuori del tempo e dello spazio, fuori della realtà,
+nel nulla. E vivono, vivono, e son felici di vivere,
+ignari di tutto e di tutti, immemori forse
+anche di sè medesimi, sconosciuti, umili, abjetti;
+vivono, paghi di quell’attimo più che d’una eternità,
+contenti del palmo di terra, che li raccoglie,
+più che d’un immenso magnifico impero.
+</p>
+
+<p>
+È l’ora delle delizie e degli oblii, supremi. — Esiste
+un’umanità? Esistono altri esseri su la
+Terra? Non son plaghe ignote e deserte quelle
+<span class="pagenum" id="Page_372">[372]</span>
+che si distendono nell’ombra oltre la spira avvolgente
+delle loro braccia intrecciate? Non
+bastan forse le loro due vite ad animare tutto
+l’universo? — Certo, entrambi hanno in quel
+breve lasso di tempo la ferma convinzione d’una
+assoluta solitudine intorno a essi, il sentimento
+netto e definitivo della loro sufficienza in una
+assoluta solitudine. E ciascuno, inconscio e risoluto,
+prova il bisogno imperioso d’unirsi all’altra
+creatura superstite d’un mondo inutile
+e distrutto, di sentirla, di mescolarsi perdutamente
+con essa in un abbraccio quasi cruento,
+in una congiunzione così intima da divenire
+insieme un solo unico essere.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia!
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio!
+</p>
+
+<p>
+— Anima mia!
+</p>
+
+<p>
+— Mia vita!
+</p>
+
+<p>
+— Amore! Amore! Amore!.....
+</p>
+
+<p>
+Essi si chiamano a vicenda, continuamente.
+Essi si allettano piano, senza voce, soffiando le
+proprie parole più che non proferendole, bevendo
+le parole altrui più che non udendole. E
+tutte le dolcezze, tutte le tenerezze, tutte le delicatezze
+del linguaggio umano rampollano dai loro
+labbri, spontanee e vive come le stelle dal cielo in
+un vespero sereno; e tutte le eloquenze parlano
+nelle loro anime, tutti i gaudi sospirano, pregano
+tutti i fervori, osannano tutti gli entusiasmi
+che nessun linguaggio mai riuscì a
+esprimere. È l’estro oscuro della Specie che
+stimola e infiamma le loro facoltà liriche, quell’estro
+medesimo onde sono ispirati i canti maravigliosi
+degli uccelli nel tempo sacro alle
+<span class="pagenum" id="Page_373">[373]</span>
+nozze. È l’eterno Poema della Passione che si
+svolge impetuosamente dentro di loro, attingendo
+i culmini dell’estasi e dello spasimo. È
+il turbine della Felicità creatrice, che li avviluppa,
+li acceca, li inebria, ne precipita i corpi
+avvinti in fondo agli abissi della materia per
+sollevarne gli spiriti fusi in alto, sempre più in
+alto, verso le magiche regioni invocate dal loro
+desiderio, là dove non dominano nè orgoglio nè
+vanità nè convenienza, là dove è sola realità il
+Sogno, sola e suprema legge l’Istinto.
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, ti amo!
+</p>
+
+<p>
+— Ti amo, Aurelio! Ti amo!
+</p>
+
+<p>
+«Amore! Amore! Amore!» La più che dolcissima
+parola ritorna a ogni tratto nel loro
+bisbiglio continuo, come il motivo dominante
+d’un’irrequieta e sublime polifonia; si ripete
+senza fine, sempre la stessa e sempre nuova, — sintesi
+insuperabile d’ogni loro pensiero, di
+ogni sentimento, d’ogni sensazione, — sovrano
+Verbo che tutto significa, tutto spiega e giustifica.
+</p>
+
+<p>
+— Sei felice? — egli domanda, stringendosi
+più forte a lei, come se un dubbio improvviso
+l’avesse turbato.
+</p>
+
+<p>
+— Son tua, tua, tua.... — ella risponde con
+la voce rauca, follemente, smarritamente.
+</p>
+
+<p>
+E gli afferra il capo nelle mani, gli avventa
+in faccia la sua intenzione disperata d’ebrezza
+e d’oblio:
+</p>
+
+<p>
+— Son tua, tua tutta quanta, anima e corpo....
+non d’altri che tua, perché io voglio così, intendi?
+da ora, per sempre... Amo te, amo te solo,
+non ho amato che te in vita, lo giuro, lo giuro....
+<span class="pagenum" id="Page_374">[374]</span>
+Per accontentarti, son pronta anche a sacrificarmi,
+anche a perdermi, anche a morire.... Fa
+ciò che vuoi di me, Aurelio.... Prendimi, soffocami,
+uccidimi, se ti piace.... Il tuo piacere è
+tutta la mia felicità!
+</p>
+
+<p>
+Un attimo d’esitazione nel giovine; e poi l’effetto
+d’un impulso oscuro, selvaggio, irresistibile.
+Ella si abbandona a lui quasi senz’anima, supina,
+inerte, con due lacrime fisse negli angoli degli
+occhi come due gemme, trasfigurata.
+</p>
+
+<p>
+...... E il tempo vola. Il tempo si precipita
+nel nulla inavvertito, sopra la loro letargica
+voluttà. Quanti istanti ha battuto il palpito dei
+loro cuori? Quante ore son passate? Quanti
+secoli?....
+</p>
+
+<p>
+..... D’improvviso ella riapre gli occhi faticosamente,
+come destandosi da un sopore mortale,
+come tornando alla vita da un’altra vita increata
+e divina, di cui non serba nella memoria che
+un rammarico immenso e confuso. — Mio Dio,
+che freddo! Che chiaror livido! Che strani suoni
+dispersi nell’aria!.... Dove si trova ella mai?
+D’onde proviene quell’umido gelo che tutta la
+intirizzisce? Chi le opprime il respiro? Chi bisbiglia,
+chi si muove, chi fugge intorno a lei?... — Passano
+alcuni minuti in cui ella lotta in
+vano contro la nebbia che le offusca il cervello;
+in cui cerca inutilmente di coordinare i suoi pensieri,
+di rendersi conto delle sensazioni inesplicabili
+ond’è sorpresa.... Finalmente con uno sforzo
+enorme, solleva un poco il capo e si guarda in
+giro, smarrita.
+</p>
+
+<p>
+È l’alba.
+</p>
+
+<p>
+È la fredda livida alba che succede alla benigna
+notte lunare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_375">[375]</span>
+</p>
+
+<p>
+È la realità che succede al Sogno.
+</p>
+
+<p>
+È la luce nemica e beffarda che fuga trionfando
+la coorte delle Tenebre e sembra disperdere
+con queste l’incanto breve che esse hanno
+tramato. Per sempre? Forse, per sempre!...
+</p>
+
+<p>
+— Aurelio! — ella chiama, invasa dall’orrore,
+con un fioco grido. — Lévati! È giorno.
+</p>
+
+<p>
+— È giorno? — domanda il giovine, aprendo
+a sua volta gli occhi, balzando fresco e agile
+a sedere, mentre un vasto sorriso illumina la
+sua faccia a quel risveglio inaspettato.
+</p>
+
+<p>
+Una profonda gioja è dentro di lui: nessuna
+nebbia offusca il suo cervello; nessuna paura
+turba il suo spirito. Egli vede, ode, respira liberamente.
+E l’aria del mattino lo delizia come
+un elisire; e il frullo d’ali, il cinguettìo dei passeri
+su gli alberi, gli strilli dei galli sparsi per
+la campagna gli accarezzano dolcissimamente
+l’udito come una musica; e quel cielo pallido
+pallido, dove qualche raro astro tremula ancora,
+quel paesaggio raccolto, vergine, un po’ nebbioso,
+affascinano la sua vista e lo rapiscono.
+Egli esce dall’estasi e rientra nella vita col sentimento
+orgoglioso e sereno di chi ritorna in
+patria dal paese della Fortuna. — È giorno?
+È un nuovo giorno che s’avanza? E benedetto
+sia questo giorno che lo ridesta alfine tra le
+braccia della Felicità!
+</p>
+
+<p>
+— Flavia, ti amo — egli esclama, volgendo
+le pupille piene di luce verso di lei, prendendole
+la mano come per esprimerle tutta la gratitudine
+che gli fluttua nell’animo.
+</p>
+
+<p>
+Ella arrossisce, si turba, si svincola tremante
+e inquieta dalla sua stretta. Lo sgomento, onde
+<span class="pagenum" id="Page_376">[376]</span>
+fu assalita, in vece di diminuire, sembra che
+aumenti sotto lo sguardo beato e riconoscente
+che tutta l’avvolge.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mio, che ho fatto! — mormora, coprendosi
+il viso colle palme, rabbrividendo forte
+al ricordo del fallo irreparabile. — Che penserai
+tu di me, ora?
+</p>
+
+<p>
+— Penso che tu sei la <i>mia</i> donna e che nessuno
+omai mi ti può contendere, perchè sei mia,
+interamente mia.
+</p>
+
+<p>
+Ella gli gitta un’occhiata obliqua e paurosa,
+e s’avvicina un poco a lui, timida, umile, sottomessa
+come una schiava.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Aurelio, — continua con la voce implorante: — tu
+non devi pensar male di me,
+non devi accusarmi.... Sei tu che l’hai voluto,
+tu che m’hai inebriata, tu che m’hai resa folle...
+Ora tu devi amarmi molto, soccorrermi, salvarmi,
+perchè, lo vedi, io son debole e non ho più che
+te solo al mondo.... Puoi far di me ciò che tu
+vuoi... Io sono una cosa tua, io t’appartengo....
+</p>
+
+<p>
+— Tu m’appartieni ed io pure t’appartengo,
+Flavia, — egli interrompe, sorridendo, rassicurandola
+con un gesto calmo e affettuoso. — Se
+tu temi, se dubiti di me, sei ingiusta. Quest’ora
+di beatitudine che m’hai data, è la prima ora
+felice della mia vita, ed anche la prima sincera.
+Io non potrò dimenticarla mai, intendi? mai,
+ed essa mi lega a te più di qualunque giuramento,
+di qualunque rito, di qualunque legge.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna ch’io discenda, adesso, — ella prorompe
+d’un tratto, concitata, scrollando la testa,
+distogliendo gli occhi da quelli di lui. — Forse
+è già troppo tardi!.. Ah, che imprudenza! Che
+imprudenza!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_377">[377]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fa l’atto di levarsi bruscamente in piedi, ma
+le forze l’abbandonano ed ella ricade di peso
+su la terra.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedi? Son morta!... Ajutami, per piacere.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine di scatto s’è alzato. Sembra che sia
+più grande, più valido, più forte che non mai,
+tanto energico e fiero è il suo portamento. Offrendole
+le due mani aperte, egli l’attira a sè
+e la solleva ritta senza il minimo sforzo, come
+una piuma.
+</p>
+
+<p>
+— Addio, Aurelio, — ella dice freddamente,
+sotto voce, senz’osare di guardarlo, arrossendo
+di nuovo poi che si trova in piedi d’avanti
+a lui.
+</p>
+
+<p>
+— Non vuoi che t’accompagni?
+</p>
+
+<p>
+— No, no! È meglio che tu resti qui, è meglio
+ch’io discenda sola.... Posso incontrare qualcuno
+in giardino....
+</p>
+
+<p>
+— A più tardi, dunque!
+</p>
+
+<p>
+La riprende con dolcezza tra le braccia e soggiunge
+con un accento teneramente carezzevole:
+</p>
+
+<p>
+— A più tardi, anima, e.... per sempre!
+</p>
+
+<p>
+— Oh, sì, per sempre, Aurelio! Per sempre!
+</p>
+
+<p>
+È questo l’ultimo fuggevole lampo di passione
+in lei — il primo dopo il risveglio.
+</p>
+
+<p>
+Ella lo bacia su le labbra con un furore disperato;
+si scioglie immediatamente da lui; tenta
+di ricomporre un poco il disordine dei capelli
+e delle vesti; poi, senz’altro, gli volge le spalle
+ed esce in corsa dal nascondiglio.
+</p>
+
+<p>
+— Ti amo! Ricordami! — le grida dietro il
+giovine, che il suo sgomento e la sua confusione
+sembrano aver reso anche più sereno e più
+grato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_378">[378]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ella non fa cenno d’averlo udito.
+</p>
+
+<p>
+Attraversa il prato a brevi passi assai rapidi;
+giunge all’imbocco oscuro della pineta e, senza
+più rivolgersi, s’occulta d’un tratto in questa, — anzi
+meglio è dire, per esprimere la sensazione
+ch’egli n’ha avuta, vi si sprofonda.
+</p>
+
+<p>
+Rimasto solo, Aurelio s’incammina lentamente
+verso il poggio, sospinto da un bisogno intenso
+di spazio e di frescura. Persiste dentro di lui
+quel sentimento di placida allegrezza, che l’ha
+invaso destandosi dal suo sogno di delizia, riprendendo
+la coscienza della vita al fianco
+d’una donna amata, nei limpidi prestigi mattutini.
+Pare a lui in quel momento che tutta la
+bellezza dell’Universo gli si spieghi d’avanti agli
+occhi soltanto per festeggiare la sua presenza.
+Pare a lui che la luce della propria persona
+sia quella che illumini con palpito crescente le
+cose circostanti e la vólta del cielo. Un’onda di
+poesia gli scorre nel sangue; i polmoni gli si
+dilatano ai sapidi effluvii della campagna; le
+idee gli balzano dalla mente agili e leggere,
+ciascuna portando in sommo l’imagine incantatrice;
+e una rifioritura di giovinezza gli si
+schiude nel cuore, come un’aspirazione possente
+alla semplicità originaria, ai salubri esercizii
+corporali, a una vita di piacere quasi selvaggia,
+alla grande e spensierata e primitiva libertà
+degli infimi o degli eroi.
+</p>
+
+<p>
+E la sua anima dice, esultando: «Ah, finalmente:
+anche la mia festa è incominciata! Finalmente:
+anche per me è battuta l’ora divina
+della rivelazione! A che soffrire? A che combattere?
+Perché inseguire affannosamente una
+<span class="pagenum" id="Page_379">[379]</span>
+Chimera, che sfugge a ogni presa e, anche raggiunta,
+non lascia tra le mani se non un cencio
+vacuo e inutile? Amare! Magnificamente amare!
+Ecco il segreto della gioja di vivere! Ecco la
+causa suprema e il supremo scopo d’ogni esistenza
+creata!»
+</p>
+
+<p>
+Egli vuol rivolgersi in dietro ancora una volta
+verso il Dolore e verso l’Ideale; ma non riesce
+più a scorgere nè l’uno nè l’altro. La Donna è
+venuta; e con essa il riposo, l’oblio, l’umiltà,
+l’acquiescenza beata all’eterna incommutabile
+legge che regola nell’infinito spazio il trasmutare
+della materia organica.
+</p>
+
+<p>
+Così egli sale, solitario tra i mobili rossori
+dell’aurora, la dolce erta impressa dalle orme
+di mille passanti, verso un’altura limitata perduta
+tra altre innumerevoli alture.
+</p>
+
+<p>
+Intorno a lui, i rami degli alberi vacillano a
+pena a pena, abbandonando al vento qualche
+foglia vizza o qualche stilla di rugiada. Nella
+calma pallidezza dell’aria un nuvolo di passeri
+mette un cinguettìo vivace; i galli, delle fattorie
+sparse su le colline, mettono i loro gridi spavaldi;
+e le pecore dai chiusi, qualche tenero
+belato; e le giovenche, qualche profondo cupido
+mugghio; e un asino dalla valle, il suo immenso
+singhiozzo, unico lamento nell’universale gajezza
+delle cose.
+</p>
+
+<p>
+Egli è giunto al sommo dell’altura e deve sostare,
+sconosciuto pellegrino stretto intorno dall’umile
+giogaja, avendo a tergo, invisibili, le
+creste alpestri baciate dal cielo.
+</p>
+
+<p>
+D’innanzi è la natività del sole, e in questa
+s’affissa ebro il suo sguardo. Da un mare di
+<span class="pagenum" id="Page_380">[380]</span>
+nebbie quasi sanguigne si libera un gran disco
+vermiglio e s’estolle con lento moto fatale verso
+l’alta purezza degli spazii.
+</p>
+
+<p>
+L’Illuso leva le due braccia trionfalmente e
+lo saluta, come l’apportatore d’un giorno senza
+tramonto.
+</p>
+
+<p class="pad2 indl">
+<i>Cerro Verbano, luglio 1894.</i>
+</p>
+
+<p class="indl">
+<i>Quinto al Mare, dicembre 1896.</i>
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DE <i>LA SIRENA</i>.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_381">[381]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE.</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center"><span class="smcap">La Sirena.</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">I.</td> <td>L’apparizione</td> <td class="pag"><a href="#cap1"><i>Pag</i>. 1</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">II.</td> <td>L’incontro</td> <td class="pag"><a href="#cap2">30</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">III.</td> <td>I fantasmi e le idee</td> <td class="pag"><a href="#cap3">63</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IV.</td> <td>L’Albero del Bene e del Male</td> <td class="pag"><a href="#cap4">86</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">V.</td> <td>Echi del passato</td> <td class="pag"><a href="#cap5">105</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VI.</td> <td>Prime nebbie</td> <td class="pag"><a href="#cap6">123</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VII.</td> <td>Al bivio</td> <td class="pag"><a href="#cap7">151</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">VIII.</td> <td>Una festa</td> <td class="pag"><a href="#cap8">183</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">IX.</td> <td>Il Sogno</td> <td class="pag"><a href="#cap9">205</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">X.</td> <td>Tra l’Amore e la Morte</td> <td class="pag"><a href="#cap10">251</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XI.</td> <td>Solo</td> <td class="pag"><a href="#cap11">303</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td class="cap">XII.</td> <td>Il Poema eterno</td> <td class="pag"><a href="#cap12">338</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3" class="center">Segue <span class="smcap">La Chimera</span>.</td>
+ </tr>
+</table>
+
+<hr>
+</div>
+
+<div class="opere">
+<p class="title">
+<i>OPERE DI E. A. BUTTI.</i>
+</p>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">ROMANZI E NOVELLE:</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>L’Automa. 4.ª ediz. (Ed. Treves)</td> <td class="pag">L. 4 —</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>L’Anima. 4.º migliaio. (Ed. Galli)</td> <td class="pag">4 —</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>L’Immorale. 3.ª ediz. (Ed. Galli)</td> <td class="pag">3 —</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>L’incantesimo. (Ed. Treves)</td> <td class="pag">4 —</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>La Chimera (<i>di prossima pubblicazione</i>).</td> <td> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Un apostata (<i>in preparazione</i>).</td> <td> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>L’Eroe del domani (<i>in preparazione</i>).</td> <td> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">TEATRO:</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Il Vortice. (Ed. Galli)</td> <td class="pag">1 50</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>L’Utopia. (Ed. Galli)</td> <td class="pag">2 —</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Gli atei (<i>in preparazione</i>).</td> <td> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">VERSI:</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Le dolorose (<i>in preparazione</i>).</td> <td> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2" class="center">CRITICA:</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"> </td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>Né odii né amori. (Ed. Bocca)</td> <td class="pag">3 50</td>
+ </tr>
+</table>
+
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p class="covernote">
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK L'INCANTESIMO ***</div>
+</body>
+</html>
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