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Treves. + + + + +PREFAZIONE. + + +Il figlio Ugo e l’editore Emilio Treves non vogliono che alla serie +delle opere di Edmondo De Amicis manchi il libro che rappresenta +l’azione da lui esercitata nella vita politica italiana con gli scritti +d’argomento sociale, sparsi finora in giornali e in opuscoli di partito +o raccolti alla rinfusa in edizioni di propaganda; pensando che essi +pure hanno un singolare valore letterario e meritano di appartenere al +retaggio universalmente noto dello scrittore. + +Si sa che il De Amicis, la cui anima affettuosa era sempre stata +riboccante di simpatia per gli umili e di pietà per i sofferenti, +si volse risolutamente al socialismo nel 1890, quando aveva +quarantaquattro anni.[1] Disse egli medesimo che il suo caloroso +aderire alle nuove dottrine era stato da prima l’espressione dei +sentimenti di carità e di giustizia, a cui tutta la sua persona +morale era preparata, anzi nata; ma poi era anche divenuto l’effetto +di un esame ragionato della questione sociale, quanto gli era stato +possibile di farlo, mettendosi coscienziosamente, sebben tardi, agli +studî necessarî a quell’esame. Persuasosi che “la sola idealità dei +tempi nuovi, la sola che abbia ancora virtù di muovere le masse e +che meriti nuovi sacrifizî di energie generose, è la redenzione delle +plebi„, sentì di non poter più avere pace nè dignità di coscienza se +non nel porre l’opera sua di scrittore in servigio di quella idealità, +immolando qualunque suo personale interesse al compimento di tale +dovere. + +Nato di sentimento, maturato nella riflessione e nello studio, nudrito +di amplissime letture, il socialismo del De Amicis doveva avere pronta +e piena manifestazione in un romanzo, _Primo maggio_, ch’egli compose +fra il 1890 e il 1893, e di cui si conserva il testo manoscritto. +Ma quel libro, ideato nel fervido “entusiasmo apostolico dei primi +giorni„, atteso con appassionata curiosità in Italia e fuori, allorchè +fu compiuto non piacque più, come opera di pensiero e di arte, al +suo autore; il quale, con mirabile esempio di probità letteraria, non +volle dare alle stampe ciò che, prima dei lettori, la sua coscienza non +poteva sicuramente approvare; non volle tentare la pubblicazione come +un gioco di fortuna; e condannò il romanzo, famoso prima che noto, a +rimanere inedito. Solo ne aveva messo fuori il primo capitolo, nella +_Nuova Antologia_ del 1.º maggio 1892; altri brani e frammenti ne +diede liberalmente qua e là, a giornali socialisti che sollecitavano la +sua collaborazione; e sarà facile al lettore riconoscerli, anche come +confessioni palesemente personali, fra i racconti e dialoghi compresi +in questo volume. + +In quegli stessi giornali, principalmente nell’_Avanti!_ di Roma e nel +_Grido del Popolo_ di Torino, allora e negli anni seguenti, mentre +proseguiva la sua azione militante nel partito, che fra asprissime +battaglie andava allora organizzandosi per la conquista dei pubblici +poteri, il De Amicis pubblicò un gran numero di articoli d’occasione +e scritterelli di propaganda, che ora non sarebbe possibile nè +conveniente raccogliere tutti quanti. E così si dica delle molte sue +pagine sparse contro il militarismo e per la pace fra i popoli. + +Egli era stato soldato valoroso, ufficiale devoto alla patria e alla +bandiera. Ma per la guerra aveva sempre avuto anzi orrore che amore; e, +terminate le sante guerre dell’indipendenza nazionale, aveva deposto +la spada, rinunziando alla carriera delle armi, per la quale non era +fatto. E naturalmente, con quel medesimo spirito con cui aveva cercato +nell’esercito e nella vita militare gli elementi dell’umana fraternità +e l’ideale di una civiltà superiore, franca dalla violenza e dal +sangue, seguitò, confortato dalla nuova fede politica, e senza però mai +vituperare le istituzioni che aveva onoratamente servito, a combattere +contro la guerra, a vagheggiare la società dei popoli pacificata +dal progresso morale e dalla necessità stessa della comune esistenza +economica. + +Col titolo di _Lotte civili_, già consacrato nell’uso dalle varie +stampe del Nerbini di Firenze (toltine i due discorsi _Per il 1.º +maggio_ e _Per la questione sociale_, che già si leggono, integri +e corretti, nel libro delle _Speranze e glorie_, e il capitolo _La +canaglia_, che appartiene al libro di _Capo d’anno, pagine parlate_), +sono ordinati nel presente volume i più notevoli scritti minori del De +Amicis per il socialismo e per la pace; nè soltanto quelli che altri +prima raccolse, ma parecchi di più, tratti da giornali e da opuscoli +dispersi, come _Una tempesta in famiglia_, _Un borghese originale_, +_Un episodio della battaglia di Custoza_: cose particolarmente +interessanti, alle quali la destinazione politica ha fatto torto, +lasciandole ignorare agli infiniti lettori che, fuor della politica, +ammirano l’arte e l’animo dello scrittore. + +È giusto, è doveroso far sì che tutti possano leggere e serbare accanto +agli altri libri del De Amicis anche questo, non messo insieme da +lui, ma pieno del suo ingegno generoso, il quale vi appare incitato a +insoliti ardimenti, a nuove prove di pensiero e di stile, dal proposito +di guadagnare il consenso altrui alla sua concezione della giustizia +e dell’armonia sociale. Ottenga o no tale consenso, il De Amicis è pur +sempre quel maestro di rettitudine e di bontà che tutti possono amare, +qualunque siano le loro opinioni; è lo scrittore profondamente sincero, +a cui tutti debbono reverenza; ed è in ogni caso tale autore, che niuna +parte del suo lavoro ha da rimanere abbandonata. + + Torino, ottobre 1910. + + DINO MANTOVANI. + + + + +PARTE PRIMA. + +RACCONTI E DIALOGHI. + + +Il primo passo. + +(FRAMMENTO DI UN ROMANZO INEDITO.) + +Alberto Bianchini aveva scelto la carriera dell’insegnamento +letterario, non solo per la tendenza naturale del proprio ingegno, +ma anche per un sentimento capriccioso di vanità mondana: perchè +gli pareva che in lui, giovane agiato, elegante, addestrato a tutti +gli esercizi cavallereschi, e destinato a brillare nella società +signorile, avrebbe acquistato una grazia insolita, sarebbe parso una +qualità singolare ed amabile quel titolo di professore di lettere, +che suol dare l’immagine d’uno studioso un po’ pedante e un po’ +sciatto, rifuggente dal bel mondo per necessità o per natura. Ma questa +vanità egli aveva perduta in parte nel corso dei suoi forti studi +universitari, e non gliene restava più traccia quando, terminati gli +studi, entrava a un tempo stesso nell’insegnamento e nell’arte. + +Nell’arte era entrato di sbalzo con un’opera d’immaginazione e +d’analisi: le confessioni d’un uomo che, rifatto fisicamente fanciullo, +ricomincia la vita scolastica, e giudica dai banchi della scuola, con +l’intelligenza e l’esperienza dell’età virile, gli studi, i compagni, +gl’insegnanti, i piccoli avvenimenti d’ogni giorno; lavoro, per le +sue forze, prematuro, e in molti punti manchevole; ma vivo e ardito, +lampeggiante d’idee originali, e condotto, da un capo all’altro, a +ondate d’eloquenza colorita e sonora, che avevano avuto una fortuna. +Ma dopo questo, cui eran seguiti altri libri, il suo ingegno s’era +urtato a un intoppo misterioso e insuperabile. Aveva ottenuto ancora +qualche favore la «Storia d’una casa di montagna», nuova nel concetto, +ma errata nel disegno, nella quale eran descritti e narrati, giorno per +giorno, il lavoro di costruzione, le fatiche, le dispute, gli amori, le +piccole vicende degli operai e delle operaie, dalla scavazione per le +fondamenta fino alla festa tradizionale per il compimento del tetto, +con una sovrabbondanza pesante di particolari tecnici, fornitigli dal +muratore Peroni, abitante nella casa: poi egli non aveva fatto più +altro che ricercar sè stesso senza ritrovarsi. E uscito deluso anche +dalla prova degli studi d’erudizione e di critica, a cui si ribellava +la sua indole impaziente e la sua calda fantasia, era vissuto lungo +tempo in uno stato doloroso d’impotenza artistica, durante il quale +aveva assistito alla morte lenta della sua prima gloria, cercando +invano una grande idea onde far scaturire una grande passione, sentendo +spegnersi, l’un dopo l’altro, tutti i suoi entusiasmi, e le sue +migliori facoltà arrugginirsi nell’inerzia, e intristire nell’ombra +anche la bontà del suo cuore. A ventitre anni era quasi celebre, a +trentacinque era come morto. + +Un piccolo avvenimento fortuito lo mise quasi a un tratto in un nuovo +corso di idee. Era entrato quell’anno, a lezioni incominciate, nel +primo corso del liceo Brofferio, dov’egli insegnava lettere italiane, +un giovanetto di sedici anni, pallido, serio, che il Preside gli aveva +annunziato un giorno avanti con cert’aria d’inquietudine, dicendogli +che era fratello di un avvocato Rateri, non conosciuto da tutti e +due che di nome, direttore d’un giornale socialista, la «Questione +sociale», fondato di fresco. Non essendosi occupato mai di tale +argomento, che gli appariva come un problema di meccanica celeste, egli +non aveva mai letto il giornale, che a Torino leggevano pochissimi, +e che gli altri giornali cittadini non rammentavano mai. La presenza +di quel giovinetto nella scuola gli destò una vaga curiosità, che lo +indusse a cercare il foglio, con la certezza di non trovarvi che dei +saggi, non nuovi, di quella vacua rettorica rivoluzionaria, di cui +finanche l’eco lontana l’aveva sempre seccato. Ma, leggendone un primo +numero, e altri dopo, stupì. + +Il giornale era scritto quasi per intero dal direttore, che si celava +sotto vari pseudonimi. Il supposto rétore arruffapopoli era una mente +ordinata e ragionatrice, dotata d’una forza d’argomentazione mirabile, +che allacciava e serrava il lettore per modo, da dargli quasi un senso +d’oppressione doloroso all’orgoglio, e aveva una potenza d’espressione +tutta propria, attinta, in parte, a forti studi letterari, la quale +s’aiutava in mille forme ardite e felici col latino, col francese, +col tedesco, col vernacoli, e col linguaggio di tutte le scienze, +condensando le idee, con uno sforzo quasi violento in uno stile +pieno di asprezze e di scosse subitanee, e come rumoreggiante giù nel +profondo, dove pareva di sentir martellare delle incudini, soffiare dei +mantici, fremere delle folle. + +Egli che ignorava ancora l’arte facile con la quale si fa il vuoto e il +silenzio intorno ai propagatori delle idee odiate, si maravigliò che un +pensatore e uno scrittore di quella fibra non avesse più autorità e più +rinomanza. Digiuno affatto com’era delle dottrine che quegli propugnava +con tanto vigore, non poteva seguitare il filo scientifico dei suoi +ragionamenti, che richiedevano nel lettore studi e consuetudini +intellettuali molto diverse dalle sue; onde si arrestava ad ogni tratto +nella lettura come chi ha smarrito la strada in un paese straniero; ma +la gagliardia delle critiche, simile a percosse di fruste metalliche, +con cui flagellava i vizi e le idee della sua classe; la profonda +limpidità dello sguardo col quale, attraversando i tempi, vedeva gli +indizi, gli aspetti, le vicende della grande quistione a tutti gli +orizzonti della storia; la fede irremovibile nella propria ragione; +la superba certezza della vittoria futura, che appariva in ogni suo +scritto, piantata sopra un fondamento saldissimo di meditazioni +continue e pacate, gli scossero l’animo, gli suscitarono un vivo +desiderio di avvicinarsi, studiando la questione, a quel singolarissimo +ingegno. Un giorno quegli venne alla scuola a domandare informazioni +del fratello e scambiò qualche parola con lui. Il suo aspetto gli rese +anche più vivo quel desiderio. Era un uomo sui trentotto anni, alto e +diritto, con un viso lungo e regolarissimo, d’una bianchezza e d’una +fermezza marmorea, al quale i capelli irti e corti e la barba piena +facevano una cornice nera, quasi funerea, e aveva due occhi azzurri +velati, che parevan sempre fissi sopra un orizzonte lontano: una +testa d’ostinato, una fronte d’uomo imperturbabile, un abito da prete +spretato, una cortesia fredda, una voce aspra, e nessun gesto, come se +avesse le braccia d’un morto. + +Di qui ebbe l’impulso primo che lo volse agli studi sociali.... + + * + +Un caso lo spinse innanzi prima del tempo. Desideroso di conoscere +le prime manifestazioni dell’ingegno del Rateri, e un poco anche di +vedere in che specie di fucina egli martellava la sua strana prosa +di battaglia, andò un giorno a cercar la raccolta del primo semestre +all’ufficio del giornale, che era in una strada fuor di mano di Borgo +San Secondo, in due stanze a terreno, in fondo a un cortile silenzioso. +Visto l’uscio aperto, entrò senza picchiare, credendo di trovar nella +prima stanza un segretario o commesso che ricevesse i visitatori; +e invece si trovò subito nell’ufficio di redazione, in uno stanzone +lungo e nudo come un parlatorio di convento, dove, a capo d’una grande +tavola senza tappeto, coperta di giornali, stava seduto il direttore, +e ritto accanto a lui una signora e un operaio, che spiccavano sul +vano luminoso d’un finestrone. N’ebbe un senso di rispetto, come se +il desiderio della raccolta, che l’aveva condotto là, potesse parere +al Rateri un pretesto puerile per fargli indovinare l’animo proprio, e +quasi per offrirsi alla Causa. + +Vedendolo entrare, il Rateri pronunziò il suo nome in accento +interrogativo, senza poter reprimere un piccolo moto di stupore, e gli +altri due lo guardarono con una curiosità evidente di saper con che +scopo fosse venuto. Gli passò sul viso un leggerissimo rossore, che +quelli notarono, e, rapidamente, guardando un busto di Carlo Marx che +era nel mezzo d’una parete, cercò un altro pretesto alla visita. Ma non +ce n’era altri che non dovesse parere anche più finto di quello. + +Espresse il suo desiderio. + +Allora quei tre lo fissarono con uno sguardo anche più intenso, col +quale egli incrociò il suo, curiosamente, indovinando il pensiero di +tutti e tre. Uno sguardo gli bastò per capire chi fossero l’uomo e la +donna che vedeva per la prima volta. La donna era certo quella Maria +Zara, della quale si parlava da un anno a Torino, dilaniandola, a +causa della propaganda che faceva tra le operaie, per raccoglierle in +associazioni, con articoli e conferenze, che si mettevano in ridicolo: +una specie di Luisa Michel, come la definivano. Il suo aspetto non +corrispondeva punto all’immagine che il Bianchini se n’era fatta, +udendone dire gli orrori che ne dicevano. Dimostrava un trentasei +o trentasett’anni: era alta di statura e pallida, e aveva gli occhi +scuri e profondi, con due grandi sopracciglia nere, da cui le risaliva +fino a mezza fronte una ruga sottile e diretta, che le dava un’aria di +energia virile, e sviava l’attenzione della grazia originale, benchè +un po’ appassita e quasi stanca, del suo viso pensieroso. Era vestita +di nero, col collo nudo, semplice, e pettinata semplicemente: pareva +una monaca che avesse buttato il velo, e il contrasto del suo viso +spirituale e triste con le belle forme del suo corpo robusto e fermo +nell’atteggiamento risoluto d’una donna abituata a parlare in pubblico, +aveva non so che di strano e seducente, da cui il Bianchini fu scosso. +L’operaio, meno alto di lei, un tipo di giovane russo, di viso fino ed +aperto, contornato d’una barba rossiccia, e vestito di panni logori, +ma pulitissimi, che lo guardava con gli occhi socchiusi d’un miope, +gli parve che dovess’essere — e non s’ingannava — un tal Mario Barra, +del quale la «Questione sociale» pubblicava certi articoli intorno +all’«organizzazione della classe operaia», veri torrenti di parole +e di pensieri monchi e disordinati, in cui si sentiva il balbettìo +impaziente d’una intelligenza affollata d’idee, che per la difficoltà +d’uscire s’ingorgavano come il liquido nel collo troppo stretto d’una +bottiglia capovolta. + +Il Bianchini notò una diversa espressione nei tre sguardi che lo +fissarono: in quello del Rateri una fredda curiosità, come davanti al +semplice enunciato d’un problema aritmetico; in quello dell’operaio +una idea di simpatia, che s’avvicinava al sorriso; in quello della +donna il senso d’una interrogazione severa e quasi diffidente, ma in +cui gli parve pure di scorgere qualche cos’altro, come l’ombra d’una +rimembranza. E capì che tutti e tre gli avevano letto nell’anima. + +Il direttore gli rispose lentamente, come distratto, che non essendo +pronta una raccolta intera, avrebbe cercato di farla mettere insieme, +e che, se anche fossero mancati dei numeri, siccome era stabilito che +i mancanti si ristampassero, egli sarebbe stato soddisfatto presto o +tardi: frattanto, gli avrebbe mandato a casa i fogli che c’erano. + +Parlando, s’era alzato egli pure, e stava in mezzo agli altri due, +immobile, formando con essi come un gruppo statuario in fondo alla +stanza nuda; davanti al quale il Bianchini ebbe un pensiero che gli +scosse l’animo, e gli rimase impresso dentro indelebilmente insieme +con l’immagine di quelle tre persone raggruppate. Erano le tre grandi +forze del socialismo: un borghese; una donna, la grande ausiliatrice +invocata ed attesa, senza la quale nulla si sarebbe compiuto, quella +che doveva infonder la costanza ai valorosi, e suscitare gli inerti, e +svergognare i codardi, e sollevare, soffiando nell’oceano umano, l’onda +che avrebbe sepolto il vecchio mondo. Erano il simbolo vivente della +rivoluzione futura. E con questo pensiero gli s’affacciò alla mente, +quasi visibile come una realtà, l’abusata immagine dell’«alba d’un’età +nuova» e gli parve un momento che quelle tre figure immobili e ardite +si disegnassero sulla bianchezza di quell’orizzonte ideale. + +Fu tentato di dire una parola; ma lo trattenne un senso di dignità, di +cui avrebbe saputo dar piena ragione. Si ristrinse a ringraziare, ed +uscì, facendo un saluto senza sorriso, a cui non risposero che i due +uomini, con un cenno del capo. Uscì socialista.... + + +Come si diventa socialisti. + +........ Spronato da quel desiderio, egli si gettò alle nuove letture +con la curiosità vivace di un viaggiatore che si affaccia a una terra +sconosciuta, sorvolando a tutto il socialismo sentimentale e filosofico +del primo periodo, per afferrarsi ai fondatori scientifici della +dottrina. Era, per sua natura, singolarmente preparato a ricevere da +quelle prime letture una impressione straordinaria, poichè il più vivo +e il più profondo dei suoi sentimenti era quello che chiamò «fondamento +d’ogni moralità» lo Scopenhauer: la pietà; raffinato in lui da una +calda immaginazione. In ogni periodo della sua vita, anche quando +egli aveva l’animo più offuscato dall’orgoglio, dalla sensualità, dai +rancori, quel sentimento aveva trovato aperta sempre e subito la via +del cuore, dal quale scacciava sull’atto, per più o meno tempo, tutti +gli altri. Egli non poteva veder soffrire senza soffrire egli stesso +con intensità quasi uguale a quella di chi l’impietosiva. La vista +di un vecchio povero, d’un fanciullo consumato dagli stenti, d’una +donna lacera e piangente, gli dava all’anima una stretta violenta, una +angoscia, un impulso di pietà appassionata, che gli faceva vuotar la +borsa, che gli avrebbe fatto dare anche i panni che portava addosso, se +non gli fosse rimasto altro da dare. + +Anche la sola idea astratta d’una creatura umana, che, in mezzo a una +grande città, con o senza sua colpa, non ha un tozzo o un pugno del +più vile alimento da cacciarsi in corpo per non morire, che manca di +quello che non manca al cane, alla belva, all’insetto più schifoso +e malefico, gli era insopportabile come un dolore fisico acuto; e +per poter vivere e lavorare doveva cacciar di continuo dalla mente, +con uno sforzo faticoso, il pensiero che siffatte miserie esistevano +intorno a lui, che gli passavano accanto non viste per la via, che +si nascondevan forse nella sua medesima casa, sopra il suo capo. Fino +allora, per altro, egli non aveva sentito che la pietà della indulgenza +e dei dolori individuali. Ma quando, nelle nuove letture, vide per +la prima volta la miseria delle classi inferiori, studiata in tutti +i paesi, esposta in tutti i suoi svariatissimi aspetti, esaminata +in tutte le sue conseguenze funeste, provata con cifre spaventevoli: +quando conobbe tutte insieme le forme più miserande e inumane della +fatica, gli orrori delle cave, delle risaie, degli opifici avvelenati, +delle terre miasmatiche, le moltitudini condannate all’ozio e alla +fame, le generazioni infantili falciate dalla morte, che sta in agguato +dietro al lavoro, i milioni di tane immonde dove milioni di uomini si +ammontano, si ammorbano e s’imbestiano, e ritto davanti a sè, come +una montagna di sozzure, il cumulo immenso di alimenti ripugnanti e +mortiferi di cui si pasce quotidianamente una moltitudine innumerevole +di gente che lavora per un consorzio civile da cui par segregata +e reietta; allora tutta l’anima sua ne fu sconvolta, come dalla +rivelazione d’un nuovo mondo. Per la prima volta egli vide scorrere +davanti a sè l’enorme fiume nero della miseria, e onde di sangue, di +sudore e di pianto, ciascuna delle quali travolge una vittima e manda +una maledizione e un singhiozzo, e come il «Faust» del Goethe sentì +tutte le angoscie dell’umanità pesare sulla sua fronte e schiacciare il +suo cuore. + +E nel tempo stesso egli udiva dire per la prima volta che questi mali +non erano effetto di una legge misteriosa di natura, ma avevano le +loro cause nelle istituzioni umane, e queste cause vedeva per la prima +volta esposte e dimostrate. E si diede a studiarle avidamente. Era la +parte critica della dottrina, la più forte e la più persuasiva, quella +in cui regnava un quasi compiuto accordo fra le scuole più discordi, +e alla quale erano opposte meno valide ragioni dagli avversari. Qui, +nondimeno, errò per qualche tempo in una nebbia d’idee, cercando di +afferrarne una, che gl’illuminasse tutte le altre. E ne afferrò una, +che era già nella sua mente da un pezzo, ma confusa e fuggevole: +cagione prima d’ogni male, il possedimento concesso a un piccolo +numero d’uomini di quello che è l’origine di tutti i prodotti e di +tutte le ricchezze, e il grande serbatoio di quanto è necessario alla +vita comune: la proprietà privata della terra, su cui tutti nascono e +muoiono, e l’uso della quale è supremo interesse di tutti; la proprietà +che toglie all’uomo il diritto di partecipare al dominio della natura, +e fa che milioni d’uomini, trovando già tutto posseduto al loro +apparire nel mondo, nascono servi e mendichi. L’ingiustizia e il danno +di una tal legge apparvero con la stessa evidenza luminosa che avrebbe +avuto per lui l’assurdità di un monopolio dell’aria che respiriamo. E +per lo squarcio fatto da questa nella cerchia delle sue vecchie idee, +un’altra gli entrò nella mente subito dopo, legata stretta alla prima: +la lucida comprensione d’un’altra causa di mali infiniti: il disordine +immenso nella produzione di tutto ciò che alla società è necessario, +l’anarchia della industria ridotta un giuoco d’azzardo, di cui scontano +le perdite le moltitudini che non hanno parte dei profitti, una libera +concorrenza che mette in perpetuo contrasto l’interesse personale con +l’interesse collettivo, che fa della vita civile una guerra combattuta +con le armi dell’astuzia e della frode, che mette il lavoro, funzione +sociale senza protezione e senza diritti, in balìa della cupidigia e +dell’egoismo, che sperpera un tesoro enorme di tempo, di forze e di +ricchezza, trascurando ogni cosa utile ad altri che non frutti a chi +la produce, arricchendo gli uni colle spoglie degli altri, mantenendo +la società in uno stato perpetuo di affanno e di violenza, in cui si +logorano le più nobili facoltà e si scatenano le più tristi passioni +umane. + +E infine egli comprese, per la prima volta, nelle sue origini e nei +suoi effetti, il grande fatto, che non aveva mai meditato della +ricchezza: intuì l’ingiustizia che presiede alla sua formazione +nell’apparente, non reale libertà di contratto tra chi compra il lavoro +e chi lo vende, la figliazione mostruosa del denaro che mantiene delle +dinastie di parassiti, vittoriosi fin dalla nascita nella lotta per +l’esistenza e conquistatori senza lotta fino alla morte; l’esenzione +iniqua della ricchezza individuale dal debito che ella avrebbe verso +la società per la grande parte in cui questa concorre a produrla; +e riconobbe nei suoi istituti e nell’opera sua la grande feudalità +finanziaria, che non contenuta da alcun freno nè di legge nè di morale, +posta quasi al disopra del diritto e dello Stato, fornita di tutti i +privilegi delle antiche classi spodestate, allaccia nella sua rete il +commercio, l’industria, l’agricoltura, incetta e gioca le ricchezze +nazionali, accaparra a suo profitto tutte le invenzioni a tutti i +progressi, impone ad ogni cosa un balzello enorme che fa duplicare a +tutti il lavoro, perturba coi suoi monopoli giganteschi le condizioni +dell’esistenza dei popoli, e raccogliendo a poco a poco nelle proprie +mani tutti i mezzi di produzione, con cui costringe una sempre maggior +moltitudine d’uomini a chiederle pane e a subire le sue leggi, tende a +dividere la società in una piccola schiera di dominatori che avranno +tutto e in una folla immensa che non avrà nulla, separate l’una +dall’altra da una disuguaglianza più odiosa, da un’avversione più +feroce, da una contrarietà d’interessi più inconciliabile e più funesta +di quella che separava la servitù e la signoria dell’età media. + +Quetato il primo tumulto di queste idee, che lo misero in uno stato di +rivolta segreta contro la società, si presentò a lui pure quell’eterna +domanda: — che fare? — e allora prese ad esame i grandi rimedi, la +trasformazione fondamentale di ogni ordinamento, che il socialismo +proponeva. Era la parte più debole della dottrina, quella in cui +è a tutti più arduo e più lungo acquistare una salda persuasione +favorevole. + +Egli fu lietamente meravigliato, sulle prime, trovando la teoria della +ricostruzione condotta già molto più innanzi di quello che si fosse +vagamente immaginato, una enorme quantità di materiali del nuovo +edifizio già lavorati e quasi ordinati dal pensiero scientifico di +mille intelletti poderosi e pazienti, la nuova vita sociale descritta +e dimostrata possibile e quasi perfetta fin nelle sue minime funzioni +e in ogni più difficile prova. Poi, voltandosi ad ascoltare le ragioni +degli avversari, s’arrestò, sgomentato. Al primo urto della loro +critica che affermava assurda la nuova teoria del valore, soffocata +dal collettivismo la libertà individuale, distrutto dall’abolizione +della proprietà privata lo stimolo al lavoro, impossibile proporzionare +legalmente il compenso alla varia natura dell’opera, inconcepibile +l’azione d’uno Stato proprietario d’ogni cosa e incaricato di tutte le +direzioni e di tutte le iniziative, gli parve che l’edificio crollasse, +ed egli indietreggiò, soverchiato per un istante dall’amarezza d’una +gran delusione. Ma se non riusciva a persuadersi della possibilità dei +rimedi, a che giovava l’indignazione contro le ingiustizie, a che la +pietà delle miserie e dei dolori? E questi sentimenti erano già in lui +così forti, che non poteva più rassegnarsi a crederli vani. + +Una forza prepotente lo cacciava innanzi. Egli aveva bisogno di una +fede, oramai, e la voleva ad ogni costo. E allora si mise a cercarla +con la passione che vuol trovare quello che cerca e abbatte tutti gli +ostacoli sulla sua via. Si lanciò a capo basso contro alla critica +nemica del suo sogno, raccolse nuove ragioni contro i suoi argomenti, +si dissimulò fra questi i più forti, ingrandendo nella propria +immaginazione l’importanza di quelli che riusciva ad abbattere, si +afferrò all’idea che la trasformazione si sarebbe compiuta per effetto +di eventi imprevedibili e di forze non ancor conosciute, che i vizi +dell’ordinamento proposto sarebbero stati corretti con le modificazioni +suggerite ed imposte dall’esperienza, che la società nuova avrebbe +creato essa medesima, come la natura negli organismi animali, gli +organi necessari alle sue nuove funzioni, che dalla concordia dei +milioni d’oppressi già vicini alla mèta sarebbe derivato nella società +un tal mutamento morale da rendere agevole quasi miracolosamente +l’attuazione d’ogni più vasta ed ardita idea; che in fine, quello che +innanzi a ogni cosa premeva e s’aveva a fare era di consacrarsi alla +santa causa, di proclamare e diffondere il sentimento di giustizia e +della intollerabilità dello stato sociale presente, di ordinare per +ora le moltitudini intorno a questa sola bandiera, poichè esse non si +raccolgono che sotto alla bandiera della negazione, e di suscitare +nella gioventù colta e generosa, con l’esempio e con la parola, la +fiamma della fede che compie i prodigi e solleva il mondo. Così un po’ +per virtù d’entusiasmo, un poco per effetto di persuasione, egli s’era +formato una illusione di certezza, che la gioia d’aver dato alla sua +vita un nuovo ideale gli fece creder così piena e ferma ed illuminata, +da non aver più bisogno di porla alla prova ritornando a pesar le +ragioni dei negatori. Datosi alla nuova idea con l’impeto della sua +natura, non comunicando più che con le menti che gliela avevano infusa, +trovava ogni giorno una nuova ragione in suo sostegno, esultava della +sua rapida diffusione, che su di lui aveva forza di argomento, e +l’accarezzava in segreto come un tesoro e n’era altero come di una +conquista aspettando d’essere abbastanza forte di meditazione di studi +per poter professarla arditamente e difenderla da valoroso. + +Tutti i suoi ideali passati, intanto, tutte le sue ambizioni di +insegnante e d’artista impallidivano davanti a quella nuova ospite +dell’anima sua, come al sorgere dell’alba la fiammella del lume con cui +aveva vegliato a meditarla.... + + +Fra padre e figlio. + +(FRAMMENTO.) + +La mattina alle dieci, quando fu tornato dalla passeggiata solita, +mentre sua moglie e la ragazza erano a messa, gli capitarono in casa +Alberto e la nuora. + +Egli si slanciò incontro al figliuolo come se non l’avesse visto da un +mese. Entrarono tutti e due nella stanza di studio, inondata di luce, +tutti e due così freschi, belli, vestiti bene, splendidi di gioventù e +di allegrezza, che il Bianchini non potè trattenere un’esclamazione di +piacere e rimase un momento immobile ad ammirarli. Ah! quell’Alberto, +quel caro figliuolo! Ogni volta che lo vedeva era tentato di cacciargli +le mani in quei folti capelli biondi arricciolati, come gliele metteva +quand’ora bambino, che ci si perdevano come dentro un mucchio di +matassine di seta. Non era molto alto della persona, ma di membra ben +proporzionate e solide, e aveva il viso di suo padre, ma raffinato di +forme e nobilitato dalla luce dell’ingegno, e quella medesima aria di +bontà, ma ingentilita e mista a una franca espressione d’alterezza +virile. Egli risentiva sempre davanti al figliuolo la gioia d’un +artista mediocre che ha imbroccato per caso un capolavoro. E godeva +a metter giù davanti a lui ogni apparenza d’autorità paterna, e +a dimostrargli che sentiva la sua superiorità, per fargli meglio +comprendere il proprio affetto e la propria gratitudine. + +Sedettero un momento tutti e tre intorno a un tavolino rotondo, di +contro la finestra, donde entrava un raggio di sole, che dorava il +capo del giovane, e metteva in vista la freschezza bianchissima di sua +moglie, e il Bianchini parlò subito degli avvenimenti del 1.º maggio, +scherzando, preparato a una scrollata di spalle del figliuolo, che +viveva tutto nei suoi studi letterari, incurante d’ogni altra cosa. + +— Hai visto — gli disse — hai sentito, ieri sera, quei mascalzoni?... + +Il figliuolo rispose con indifferenza. Sì, aveva visto. Era rimasto +un’ora sotto i portici della piazza, in fondo, davanti al caffè Rossi. +E s’arrestò a quelle parole, come se gli rincrescesse di soggiungere +quello che aveva in mente. Ma, domandandogli suo padre che cosa ne +pensasse, espresse il pensiero. + +— Che cosa vuoi — disse. — Per me.... mi fa pena vedere una società +che, quando la gente che la fa vivere domanda un po’ più di benessere e +un po’ meno di lavoro, per tutta risposta le mostra le baionette. + +Il padre lo guardò con due grandi occhi. + +— Capisco — rispose poi — ma lo domandino in un altro modo. + +— È un pezzo che lo domandano in un altro modo — osservò il figliuolo +sorridendo. — Che cosa hanno ottenuto finora? + +Il padre tornò a guardarlo stupito. + +— Ma, — disse dopo — bisogna vedere se le loro domande sono +ragionevoli. Infine.... la condizione degli operai è migliorata molto, +da una volta. + +— È un’asserzione discutibile — rispose il giovane. — È migliorata per +alcuni, è peggiorata per altri, è diventata più precaria per tutti. +Ma, ammesso pure che stessero peggio una volta.... ti parrebbe giusto +negare un diritto ad un negro affrancato, per la ragione che suo padre +schiavo, non ne aveva nessuno? + +Il Bianchini non afferrò l’argomento. + +— Sta bene — obbiettò — ma.... lasciamo andare; il migliorare la +propria condizione dipende anche in gran parte da loro; se facessero un +po’ più d’economia, se non avessero dei vizi, se s’istruissero.... + +— Ma, caro papà — gli rispose con sorriso amorevole il figliuolo — +quando i salari bastano appena alla vita, come vuoi che bastino a +far delle economie? I vizi! Dio mio, noi lo sappiamo bene che grandi +vizi si possono avere senza danaro. E che tempo è lasciato loro per +istruirsi? + +— Che tempo è lasciato loro per istruirsi! — ripetè il Bianchini un po’ +imbarazzato. — Dunque, tu sei per le otto ore di lavoro? + +— Certo. + +— E credi che le otterranno? + +— No. + +— Vedi dunque che lo stato attuale delle cose è inevitabile. + +— No, padre mio. Tu vuoi dire che lo stato attuale delle cose era +inevitabile che si producesse, come fase d’ogni svolgimento di fatti; +e questa è la verità. Ma è un’altra cosa. Come lo stato attuale è +derivato da un altro, così un altro col tempo succederà a questo, +necessariamente, per forze indipendenti dalla volontà dei privati e dei +governi. + +Il padre lo guardò un’altra volta con stupore; poi crollò il capo, non +persuaso. E domandò recisamente: + +— In che maniera? + +— Ah! in quanto a questo — rispose il giovane sorridendo.... — io +non posso saperlo. Si può prevedere a che arriverà la società: ma non +seguire la via o le vie per cui passerà per arrivarvi. + +— Vorresti dire una rivoluzione? — domandò il padre fissandolo. + +— Può anche darsi. O se non una rivoluzione, una serie di scosse +violente, di convulsioni sociali, che a poco a poco muteranno +radicalmente lo stato attuale. + +— E credi che comincerà presto questa serie di.... rivoluzioni? — +domandò il Bianchini col sorriso di chi dubita se il discorso sia serio +o faceto. + +— Credo che sia già cominciata — rispose il figliuolo. + +A queste parole il Bianchini e la signora s’alzarono tutti e due +insieme ridendo, come per fargli capire che non dubitavano più d’uno +scherzo. + +— E da quando in qua hai queste idee? — gli domandò la moglie celiando. + +E il padre ripetè la domanda, mettendogli scherzosamente una mano sulla +spalla: — Giusto; da quando in qua hai queste idee? + +Alberto s’alzò piccato e rispose: — Ho parlato sul serio. Come potete +supporre che io scherzi sopra un argomento di questo genere? + +Il padre cessò di ridere. — Perchè allora non ci hai mai espresso le +tue idee? + +— Perchè prevedevo che non ci saremmo intesi. Vedete bene che avevo +ragione. + +— Ma insomma — disse il Bianchini battendosi sulla fronte le dita +riunite della mano destra — dimmi proprio chiaro e preciso quello che +pensi. + +Il giovane rispose con dolce pacatezza: — Ecco quello che penso. +Penso che la parte che è data ai lavoratori nel prodotto generale +della ricchezza non è proporzionata alla parte che essi rappresentano +nell’opera generale della produzione. Penso che non è giusto che quella +parte della società che fa il lavoro più necessario e più faticoso +per nutrirla, vestirla e ricoverarla e dare all’altra parte il tempo +e i mezzi d’istruirsi, non guadagni abbastanza da nutrirsi, vestirsi e +ricoverarsi umanamente, e sia esclusa dalla possibilità di istruirsi. +Penso insomma, che il lavoro non raccoglie tutti i benefizi, a cui +avrebbe diritto, del progresso della civiltà, perchè questi benefizi +gli sono intercettati da un difettoso e ingiusto ordinamento sociale. +Ecco il mio pensiero. + +La signora, con la voce placida, si intromise nella discussione. — Ma, +Alberto, come vuoi che tutti si possan trovare nelle stesse condizioni +di fortuna? + +Il Bianchini approvò con un cenno del capo. + +— Non dico questo — rispose Alberto. — Ma perchè si debbono trovare, +regolarmente, nelle condizioni peggiori quelli che faticano di più e +che sono più necessari? Perchè ci deve essere tanta gente che lavora +troppo e non mangia abbastanza, tanta altra gente che lavorando +pochissimo, vive nell’agiatezza, e tant’altra che non lavorando punto, +nuota nell’abbondanza? + +— Ma perchè il mondo è fatto così, figliuol mio! — esclamò il padre, +allargando le braccia, maravigliato dall’ingenuità del figliuolo. — +Perchè così è sempre stato e sarà sempre! + +— No, papà. Così come ora non è sempre stato. C’erano la schiavitù e il +servaggio, e non ci son più; c’era il feudalismo, c’era il dispotismo, +e sono scomparsi; c’era l’ineguaglianza civile e politica delle classi, +ed è stata, almeno legalmente, soppressa. Vedi che il mondo si è +mutato; e se può mutarsi non è ragionevole il dire: — è fatto così — +per provare che non c’è rimedio alle sue ingiustizie e ai suoi mali. + +Il padre esitò un momento. + +— Ma come dovrebbe ancora mutare — domandò poi — se dici tu stesso +che abbiamo la libertà e l’eguaglianza, che è quanto dire che tutte le +strade sono aperte a tutti per migliorare la propria sorte? + +Il figliuolo fece un leggiero atto d’impazienza. Poco tollerante della +contraddizione per vivacità di natura, lo impazientiva anche di più +la contraddizione di suo padre che pure amava tanto, appunto perchè in +tutte le altre questioni egli l’aveva sempre trovato cedevole, persuaso +o no, alle sue idee. Gli salì alle guancie un leggiero rossore. + +— Ecco l’errore — esclamò. — La libertà e l’eguaglianza furono una +conquista di fatto per una parte della società; ma rimasero due parole +vuote per l’altra. L’eguaglianza vera non può sussistere fin che +l’esistenza del maggior numero dipende dalla volontà o dalla fortuna di +pochissimi. La libertà non è che per chi ha mezzi e coltura. Chi non +ha nè gli uni nè l’altra è schiavo della miseria, della sua ignoranza +e del caso. La via a migliorar la propria sorte non è aperta a tutti, +perchè tutti quelli che nascono in condizioni privilegiate di fortuna, +si trovano già a mezza strada e l’ingombrano, e non c’è uno su mille +degli altri che possa raggiungerli e aprirsi il passo fra loro. Pensaci +un poco, papà. È una ingiustizia che rivolta. Se non ce ne accorgiamo è +perchè i nostri interessi ci hanno fasciata la coscienza. + +Il padre lo guardò un’altra volta, più profondamente stupito di prima. +Poi si ribellò, ripetendo una frase udita. — Oh, infine — disse con +energia insolita — il mondo è di quelli che se lo presero, che sono +stati i più forti. + +— Saranno stati i più forti una volta — rispose Alberto. — Ora non +sono altro, in massima parte, che i più fortunati e i più furbi. — Ma +ammettiamo i più forti. Vuol dire che quando, mettendosi d’accordo, +saranno i più forti i lavoratori, avranno ragione di cacciarci il +tallone sul collo, come noi facciamo adesso con loro. + +Il Bianchini ebbe una scossa. + +— Ma, Alberto! — esclamò la moglie scandalizzata, guardandolo in +faccia, come se gli vedesse una faccia nuova + +— Ma, figliuol mio! — disse il padre con un accento di severità triste +che non aveva mai usato con lui — chi t’ha ispirato queste idee.... +così poco degne di te? + +Un’ondata di sangue salì al viso di Alberto + +— Poco degne di me?... — rispose, frenando la voce. — Ma scusami, a me +pare che fossero indegne di me quelle che avevo prima. E non ho detto +la metà di quello che penso. Penso che, così com’è ora, la società +è tutta ordinata e diretta a benefizio d’una piccola minoranza, la +quale sfrutta tutte le forze dei lavoratori sotto la protezione delle +leggi, leggi che ha fatto essa sola e per sè sola; che tutto l’edifizio +sociale si regge sull’ignoranza e sull’abbrutimento delle moltitudini; +che è la sola violenza che lo tiene insieme, e che questo stato di cose +ci corrompe tutti, che è come un’infezione nell’atmosfera morale, la +causa prima di tutte le più tristi passioni e delle azioni più nefande +e della menzogna d’ogni nostra istituzione e d’ogni nostra parola; +e che questo stato di cose non può durare e non durerà e che è sacro +dovere di tutti il far tutto il possibile perchè non duri, se anche si +dovesse sconvolgere il mondo.... + +La signora, turbata, con un rapido moto della mano gli chiuse le +labbra. Il padre lo fissò lungamente con gli occhi spalancati, e poi, +prendendogli le due mani e mettendosele sul petto, gli disse a voce +bassa, con accento di affetto profondo e di sincero dolore: — Alberto, +figlio mio, sei proprio tu che dici queste cose? + +— Son io senza dubbio — rispose il giovane con un sorriso contratto, +sciogliendo lentamente le mani. — Mi rincresce di spiacerti. Ma con chi +dovrei esser sincero, se non con mio padre? Io vedo ora il mondo sotto +altro aspetto che per il passato, ed è il suo aspetto vero. Credevo +che il mondo fosse la scienza, l’arte, la politica e tutta la gente +fortunata che si occupa di queste cose; e non vedevo altro. Ora vedo +che il mondo è la moltitudine, quasi relegata fuor del progresso, che +alla società dà tutto e non ne riceve presso che nulla, che suda sopra +e dentro la terra e si consuma nelle officine e copre delle sue ossa i +campi di battaglia senza cavarne altro frutto che di non morir di fame; +che dalla miseria è costretta a vendere la carne, l’anima e l’onestà +della donna e il sangue dell’infanzia, e per miseria minaccia, ruba, +ammazza, si dispera, impazzisce, s’uccide, fa del mondo un inferno.... + +Il padre fece l’atto d’interromperlo. + +— .... Mentre un piccolo numero — continuò il figlio risoluto — +raccolto in disparte, canta degli inni alla patria e alla civiltà e +trova che è bella la vita. Ora io mi son persuaso che a tutto questo +c’è rimedio, come milioni d’uomini lo sperarono per il passato, come +altri milioni lo credono al presente con molto più ragione dei primi. +Questa persuasione m’è entrata nell’anima come un raggio di sole. Sarà +un errore; il rimedio non sarà quello che si crede e si propone, sarà +un altro, saranno altri, complessi, lenti, difficili. Non importa. +La prima cosa da farsi per guarire un male è quella di riconoscerlo, +il primo dovere di chi vuol togliere un’ingiustizia è quello di +confessarla e di proclamare il buon diritto di chi la patisce. Io non +posso far altro, faccio questo; faccio eco alla voce degli oppressi e +dei miserevoli; rifiuto la complicità del mio silenzio all’oppressione, +e protesto. Non posso più aver pace e dignità di coscienza che +nell’adempimento di questo dovere. E lo adempirò a qualunque rischio e, +a qualunque costo! + +Il padre diventò pallido. Egli domandò con voce alterata: + +— E tu dirai queste cose a tutti? + +— Le dirò, naturalmente. + +— E lo scriverai? — domandò il Bianchini abbassando la voce. + +— Le scriverò. + +— Ma tu non sei in te, Alberto! — esclamò la moglie afferrandogli la +mano. + +— Scriverai quello che hai detto a me, — riprese il padre con maggior +commozione — che tutto è ingiustizia, menzogna e violenza, che +bisogna.... equiparar le fortune, che è necessario mutar le cose anche +se si debba sconvolgere il mondo?... E pubblicherai queste idee col +tuo nome.... a costo di metter la discordia in famiglia, di inimicarti +tutti, di rovinar la tua carriera? + +— Senza il menomo dubbio, perchè ho detto che lo credo un dovere. + +Il padre stette un momento a guardarlo, con un viso che Alberto non gli +aveva mai visto. Poi gridò, tremante di collera: — Ebbene, tu sei un +altro da quello che credevo. Tu non hai affetto nè per tuo padre, nè +per tua moglie, nè per il tuo bambino. Non hai più nè ragione nè cuore. +E sei un ingrato. Non ti riconosco più per mio figlio. + +E si slanciò nell’altra stanza. + +La signora, sconvolta da quelle parole, gli corse dietro, chiamandolo; +ma egli chiuse l’uscio con violenza. + +— Alberto, — disse allora, severamente a suo marito, stentando a +raccoglier la voce — io avevo diritto di conoscere prima d’ogni altro +queste tue idee. Perchè non me le hai mai confidate? + +Scosso profondamente da quella scena, la più grave, la sola grave che +il padre gli avesse mai fatto in vita sua, il giovane si ricompose a +fatica, e rispose con voce commossa, ma risoluta: — Perchè m’avresti +fatto come papà; hai veduto. + +— No — disse la moglie; — avrei cercato di moderarti, di farti +riflettere.... T’avrei impedito di dare a tuo padre questo dolore. + +— Sì — rispose il giovane, passandosi una mano sulla fronte — ho +ecceduto.... Ma egli pure. + +— Tu sai che t’adora — disse la signora. — Io son certa che soffre +immensamente. — E soggiunse sottovoce: — vagli a chiedere perdono. + +Alberto fece uno sforzo sopra di sè, poi rispose risolutamente, ma con +rammarico: — Non posso. + + +Fra madre e figlio. + +LA MADRE (afflitta). — Intanto tu sei socialista e non credi in Dio +(toccando un piccolo crocifisso che tiene appeso al collo) e non hai +più fede in questo, che baciavi da bambino. + +IL FIGLIUOLO. — Quando mai l’ho detto? No, cara mamma. Io non affermo; +ma non nego. Io spero. Ecco il mio stato di coscienza, che è anche +lo stato vero, credilo, della maggior parte di quelli che si dicono +credenti. Se non ho la fede ferma non è già perchè io sia socialista, +ma perchè sono un uomo del tempo mio. Il dubbio mi è venuto da +un’educazione intellettuale che non mi fu data dai socialisti. Guardati +intorno; vedi fra i nostri amici e conoscenti quante persone d’ogni +età, rispettate anche da te, avversissime al socialismo le quali +non hanno fede e lo dicono, o dicono di averla e vivono come se non +l’avessero. Il socialismo non comanda punto di non credere: dice: — La +coscienza è libera. — E non ti pare abbia ragione? Non è forse vero che +soltanto in una coscienza libera può nascere la fede vera? + +M. — Ebbene.... se in qualche momento tu credi in Dio, come mai non +pensi, povero figliuolo, tu che vuoi mutare il mondo, che se la società +è fatta come è, è perchè Dio lo consente? + +F. — No, cara mamma, non lo posso pensare. Il mondo di ora è tutt’altro +da quello che era secoli fa. Questo lo ammetti? Ebbene, se si è mutato +è perchè Dio lo ha consentito. Se ha consentito che si mutasse per +il passato, perchè non dovrebbe consentire che si muti nell’avvenire? +Quale credente oserebbe di affermare che la forma attuale della società +sia l’ultima ch’egli consente, quella che egli ha designato a non più +mutare? Che tutti i disordini e i mali che le sono inerenti egli li +voglia mantenuti per sempre? Se c’è una cosa manifesta, è che Dio ci +_lascia fare_, perchè se ciò non fosse non avremmo la libertà; senza +la quale non ci sarebbero nè meriti nè colpe. Siamo dunque liberi di +fare tutto quello che ci par bene, di distruggere tutto quello che ci +par male, di mutare la società nel modo che ci par meglio per essa, e +potendolo fare, abbiamo, davanti a Dio, il dovere di farlo. + +M. — Sarà così.... non lo nego.... Ma il vostro errore è questo, che +la vostra idea, come dicon tutti, è un’utopia, fondata sopra una idea +falsa della natura degli uomini.... + +F. — Ma allora, cara mamma, e l’idea di Cristo, che tutti gli uomini +si amino come fratelli, che i ricchi diano tutto ai poveri riducendosi +poveri anch’essi, che si perdonino tutte le offese, che non si curi +alcun interesse della terra, non ti pare forse un’utopia, fondata +sopra un concetto falso della natura degli uomini? Vedi che in mille e +novecento anni non è diventata realtà; credi che lo sarà mai? + +M. — Oh, la cosa è ben diversa! Tutto quello che prescrive il Vangelo, +ognuno che lo voglia, lo può fare; supponi che tutti lo facciano, e +il mondo sarà mutato in meglio, e sarà trasformata la società, come tu +desideri. Vedi che basta la religione a far questo. + +F. — No, cara mamma. Se bastasse la religione a mantenere e a mandare +innanzi gli uomini sulla buona via, perchè sarebbero necessarie, anche +tra i popoli più religiosi, tante leggi e tanta forza per proteggere +vita e proprietà, per frenare e punire, per conservar l’ordine e la +pace? Vuol dire che la religione non basta. Se non basta a mantenere +quel po’ di bene che esiste, non basta a conseguire il meglio a cui +aspiriamo. + +M. — Io non so.... Ma tutti lo dicono; voi volete un cambiamento +impossibile, una società che avete immaginata voi, che non è mai stata +e non sarà mai. + +F. — Ma neanche la società quale è ora non è mai stata. È quella +che ora non sta, ma cammina. Vedi un po’ intorno a noi, cara mamma, +quante istituzioni, leggi, idee, costumi, tendenze, di cui, quando eri +giovine, non c’era indizio, o se ne parlava, se te ne ricordi, come di +idee stravaganti di pochi, che non si sarebbero attuate mai. Considera +un po’ tutte queste cose: organizzazioni operaie, società cooperative, +leghe di resistenza, leggi protettrici del lavoro, giurì popolari, idee +di solidarietà e d’eguaglianza, rivendicazioni di diritti e di riforme, +lotte formidabili fra lavoratori e padroni; precorri col pensiero lo +svolgimento di tutte queste cose nuove nell’avvenire, come faresti +con l’occhio di tante linee convergenti, poichè tutte quelle forze +tendono a un fine solo, che è uno stato migliore delle moltitudini, e +interroga la tua ragione, e vedi se non ti dice che nel punto in cui +s’incontreranno ci sarà il socialismo, o qualche cosa di molto simile, +donde si verrà a quello naturalmente. Tu vedi che il mondo muta. Tu +sei certa che fra cento anni sarà molto diverso da quello che è adesso. +Ebbene, credi tu che allora sarà molto più vicino, o molto più lontano +che adesso, dall’ordinamento sociale che noi invochiamo? + +M. (turbata). — Di queste cose io non sono in grado di discutere, caro +figliuolo.... Ma per quanto tu dica, io sento per le vostre idee una +ripugnanza.... un terrore, che vuol dir qualche cosa. + +F. — Ma codesta ripugnanza, codesto terrore, pensaci bene, non sono +proprio le nostre idee che lo destano: te l’hanno destato le persone +che le travisano e ci calunniano. Pensa che milioni di uomini, per +lunghissimo tempo, hanno creduto in buona fede che i primi cristiani, +che pure vivevano in mezzo a loro, fossero gente malvagia e corrotta, +capace di ogni sozzura e di ogni delitto.... + +M. — Ah! non far di questi confronti, figliuol mio! Può darsi che il +mondo s’abbia a mutare, come tu dici; ma non muterà in meglio se non +sarà con Dio. Da lui solo vengono i buoni sentimenti e le buone idee. +E il cuore mi dice, che voi non siete con lui. Che cosa sarà mai il +progresso, la civiltà, tutto quello che tu vuoi, senza la religione? + +F. — E che cos’è mai la religione senza le opere, cara mamma? Esamina +un poco, uno per uno, i nostri propositi. Il socialismo vuole una +società in cui non si possa arricchire sul lavoro altrui nè vivere +senza lavorare, in cui chi lavora abbia diritto a vivere, in cui, +lavorando tutti, il lavoro non sia per alcuno eccessivo, e quindi +non abbrutisca e non torturi alcuno, e dia al lavoratore il tempo e +il modo di ristorar le forze, di curar la famiglia e di coltivar lo +spirito; vuole che cessi questa necessità fatale che, per alimentare +la officina, strappa le madri ai figliuoli o i figliuoli alla +casa e alla scuola, estenuando e corrompendo donne e fanciulli, +perpetuando l’ignoranza nella moltitudine e seminando la morte fra +i deboli: vuole che cessi questa concorrenza sfrenata che è causa di +tante basse passioni, angoscie e rovine, questa furia d’acquistare, +questo terrore di perdere, questa mischia feroce degli uomini che +si disputano a morsi il palmo di terra e il boccoli di pane; vuole +che cessi tutto questo per dar luogo ad una società non più divisa +da orgogli e da odii di classe, non più irritata da uno spettacolo +d’ineguaglianze, d’ingiustizie e di miserie immeritate, che contrista +e scoraggia ogni coscienza onesta; vuole, insomma, che gli uomini +si accordino e si compongano, per quanto è possibile, in una grande +famiglia operosa, in cui, se non sono soppressi l’egoismo, i dolori, +le ineguaglianze della natura, l’egoismo è contenuto, i dolori sono +consolati, le ineguaglianze sono attenuate dall’affetto reciproco e +dal sentimento dell’interesse comune e non sieno possibili la fame e +la disperazione accanto all’abbondanza e alla festa. Ebbene, di tutti +questi desideri e propositi, cara mamma, c’è uno solo che contrasti la +religione? Uno solo che il tuo cuor buono e generoso possa rifiutare? +E dimmi ancora: si può credere in Dio buono e giusto, senza credere +ch’egli desideri che quell’ideale s’avveri? E si può creder questo +e non sentire il dovere imperioso di lavorare con tutte le forze al +conseguimento di quell’ideale? Tu dici che i buoni sentimenti vengon +da Dio. E allora, madre mia, donde mi vien mai questo sentimento che +provo per la moltitudine che fatica e che soffre, questa pietà che mi +fa pianger l’anima, questo desiderio del bene, quest’odio del male e +dell’ingiustizia che ha distrutto la pace della mia vita e che pure mi +dà le più nobili gioie che si godano sulla terra? + +M. (commossa). — Certo.... se ti sento parlare.... Ebbene, se sei +sincero (con risoluzione improvvisa, prendendo il piccolo crocifisso +che tiene al collo e sporgendolo, con un dolce sorriso verso il +figliuolo) bacia un po’ questo.... + +F. (semplicemente). — Ha amato i poveri, ha consolato gl’infelici, ha +predicata la giustizia, è morto per i suoi fratelli. Con tutta l’anima +mia. (Bacia il crocifisso tre volte). + +M. (con vivo slancio di commozione). — Figliuolo mio! (ma si rattiene +subito, ripresa da un turbamento, e passandosi una mano sulla fronte, +dice con accento di tristezza): Eppure.... non so.... non capisco.... + +F. (tra sè, con un sospiro). — Ecco la gran disgrazia.... Non capisco. +(Poi con profonda tenerezza e con vigore): O madre mia, io non posso +amarti di più; ma se invece di dubitare, di farmi dei rimproveri e di +frenarmi, tu mi dicessi un giorno: — Ebbene, figliuolo, sì hai ragione, +sono con te, va, combatti per il tuo santo ideale, la benedizione di +tua madre ti segue.... — io cadrei in ginocchio davanti a te e alla tua +croce, e sarei buono come un angelo e forte come un eroe! + +M. (mettendosi il fazzoletto agli occhi). — Non dir più altro, +figliuolo.... va.... lasciami pensare. + + +Fidanzata e fidanzato. + +(DA UN RACCONTO INEDITO.) + +Si fidanzarono. E tutto andò bene fra i due cugini, stretti dal nuovo +vincolo, fin che egli non le palesò la sua nuova fede. Ma dopo che +le ebbe fatta una aperta confessione, accolta da lei, per dire il +vero, senza meraviglia e senza rammarico, cominciò tra il giovane e la +sua nuova fidanzata una lotta tranquilla, ma continua; una di quelle +infinite piccole lotte famigliari di cui si compone la grande guerra +delle idee fra un’età che muore e un’età che sorge; guerra nella quale +il cozzo meno visibile, ma più forte e più doloroso, è quello dell’uomo +audace, che corre all’avvenire, con la donna misoneica che s’avvinghia +al passato. Egli avrebbe dovuto scansare quei discorsi; ma legandosi +la grande questione quasi a ogni idea e a ogni fatto della vita d’ogni +giorno, non gli sarebbe riuscito di scansarla se non rinunziando +affatto a parlare. D’altra parte, egli sperava di conquistar l’animo +di lei lentamente, senza mostrare di volerlo, insinuandole un’idea +dopo l’altra, e ciascuna idea a poco a poco, per via della ragione +e dell’affetto ad un tempo, e quasi rifacendo la sua educazione +intellettuale e morale, come avrebbe fatto con un ragazzo. + +Ma riconobbe subito una grande difficoltà: essa non ragionava. Tutte +le nuove idee ch’egli esprimeva andavano a urtare contro cinque o sei +idee confitte e immobili nell’animo di lei, che opponevano alle sue la +resistenza molle, ma tenace, d’un’imbottitura in cui nessun argomento +penetrava. Egli comprese per la prima volta che per accogliere certi +sentimenti generosi non basta esser buoni e delicati d’animo, come gli +pareva la sua fidanzata; ma si richiede una sensività particolare che +vien soltanto da un certo ordine di cognizioni e di riflessioni, a cui +raramente la donna si eleva. Non gli era possibile di farle deviare +la visuale ordinaria del pensiero quanto e come occorreva perchè ella +vedesse quelle anomalie sociali che a lui parevano mostruose. Anzi, +quanto più queste erano grandi tanto meno essa le vedeva, e tanto +più si meravigliava ch’ei le vedesse, e faceva il viso di una persona +ragionevole a cui un allucinato indicasse con la voce e col gesto uno +spettro. + +Quando, cadendo il discorso sulle condizioni della donna, egli diceva +che è ingiusto che le sian chiuse tante vie di guadagnarsi il pane, +poichè milioni di donne non trovan marito e rimangono senza mezzi di +sussistenza; che è immorale che esse sian poste nella necessità di dar +una caccia sfrontata al marito come l’uomo dà una caccia impudente alla +dote; che è iniquo che, a lavoro eguale, esse siano meno ricompensate +degli uomini, perchè, se han meno bisogni, ci rimetton più di forza e +di salute; che è illogico che non possan votar le leggi, di cui come +figliuole, come madri, come contribuenti lavoratrici subiscon gli +effetti; che non è ragionevole che sian private dei diritti civili e +politici, come gli interdetti per imbecillità o per delinquenza, mentre +incorrono nelle stesse pene che l’altro sesso quando falliscono, e +sono sottoposte alle stesse prove intellettuali per essere ammesse agli +stessi uffici: che è assurdo il parlar d’uguaglianza fra gli uomini se +è esclusa da questa una metà del genere umano; a tutte queste ragioni +essa ne opponeva una sola. — Ma, caro Enrico — rispondeva placidamente +— la missione della donna è la famiglia! + +Quando, discorrendo della educazione pubblica dei fanciulli, su +cui pure non aveva ancora un’idea ferma, egli opponeva alle sue +esclamazioni d’orrore che l’errore di lei e degli altri era di posare +il quesito sopra la supposizione d’una famiglia ideale, e le domandava +quante famiglie rimanessero, a suo giudizio, capaci di educare, se si +toglievano quelle in cui i coniugi si odiano, leticano e si tradiscono +a vicenda, quelle a cui il padre è tutto il giorno al lavoro, la madre +in visita o in chiesa e la prole in balìa dei servitori, e quell’altre +in cui i figliuoli hanno l’esempio continuo della vanità, della +dissipazione e dell’ipocrisia, e le altre moltissime in cui i genitori +tristi o leggieri lascian crescere i figli senza alcun freno, o li +intristiscono con una durezza tirannica, o li corrompono con scandali +manifesti, o li inimican fra loro con preferenze inique, o istillano +in essi i propri odi, il proprio scetticismo, i propri vizi, e tutte +le false idee che hanno ereditate essi stessi; a tutte queste domande +essa rispondeva invariabilmente: — Ma, Enrico! Strappare i fanciulli al +santuario della famiglia! Ma come lo puoi dire seriamente? + +Quando, cadendo sul tappeto la questione del lusso, egli diceva che +il lusso è pernicioso alla società e agli individui, perchè divora i +capitali che, accumulati, produrrebbero un rialzo dei salari, perchè +storna dalle industrie veramente utili un gran numero di lavoratori, +perchè assoggetta il lavoro alla mutabilità continua dei suoi capricci, +perchè provoca ambizioni e gare rovinose, eccita la sensualità, +corrompe i gusti e le tendenze di tutti a danno della intellettualità +e della cultura e trascina alla colpa chi ha mezzi modesti e irrita +il sentimento della miseria in chi manca del necessario, a queste +osservazioni essa mostrava grande meraviglia, e rispondeva sorridendo: +— Ma, Enrico, se non ci fosse il lusso, come vivrebbe tutta la povera +gente che il lusso fa lavorare? — E non lo diceva, ma lasciava capir +chiaramente che, a suo giudizio, se si fossero soppressi i ricchi, il +popolo sarebbe morto di fame. + +Se, venendo a parlare della giustizia, egli le diceva che, nella +società presente, il principio che «la legge è uguale per tutti» è +un’aperta menzogna, perchè il povero non può litigare col ricco, perchè +le pene pecuniarie, che schiacciano l’uno, sono derisorie per l’altro, +perchè, irresistibilmente, quanti esercitano la giustizia la violentano +a difesa degli interessi della propria classe o cedono al potere da +cui dipendono, o alle simpatie e agli influssi del ceto sociale in +cui son nati e in cui vivono; e le adduceva in prova l’abbominevole +sproporzione delle pene fra il grande latrocinio finanziario e il +piccolo furto volgare, le scandalose assoluzioni dei ladri e delle +ladre in guanti gialli, i processi impediti, le fughe protette, le +prigioni addolcite, le mille complicità e indulgenze infami con cui la +classe dominante nasconde od attenua i delitti che si commettono nel +suo seno, mentre è punito senza pietà persino il grido solitario ed il +canto che s’innalza contro i suoi privilegi: a tutto questo rispondeva +ingenuamente: — Ma, Enrico, a me par naturale che la giustizia sia +più severa con la classe che commette più reati e che, essendo la più +pericolosa, ha bisogno di maggior freno, per la sicurezza di tutti! È +una necessità, caro Enrico! + +Quando infine, negando che il socialismo voglia sradicare dal cuore +dell’uomo l’amor di patria, egli le diceva che questa parola si +fraintende e si abusa ipocritamente, perchè essa non ha senso alcuno +se non significa amore delle creature umane, e questo amore non sente, +e quindi non ama la patria, chi non soffre e non s’indigna di vederla +formata da due popoli e quasi da due razze diverse, di cui l’una che +lavora per essa, vive nella povertà e nell’ignoranza, amareggiata dallo +spettacolo della ricchezza e dell’ingiustizia e offesa nell’animo dal +disprezzo che si sente pesare sul capo; quando egli le diceva questo, +e soggiungeva che come la patria stava al di sopra della famiglia, la +umanità sta al di sopra della patria, e che il patriottismo chiuso e +orgoglioso non è che l’egoismo larvato d’una classe, essa rispondeva, +quasi scandalizzata: — Ma, Enrico! Anche la patria! Ma non è il più +sacro dei nostri affetti, dopo Dio? + +E se, accalorandosi un poco, egli insisteva, essa metteva fuori +quel benedetto: — Non t’alterare! — che gli urtava i nervi: o +faceva di peggio: gli dava, tutt’a un tratto ragione, accarezzandolo +affettuosamente e sorridendo, come si fa per rabbonire un fanciullo +caparbio. Ma quello che più lo feriva, quando egli esprimeva le sue +idee intorno alla donna, alla famiglia o alla patria, era il sentirsi +dire a bassa voce: — Bada che ci ascoltano! — come s’ei tenesse dei +discorsi immorali, e il veder gli atti premurosi e i pretesti con cui +essa cercava di allontanare i suoi parenti, perchè non sentissero. + +Un giorno, finalmente, essa fece un’uscita che decise del loro destino. +— Ma già — gli disse con un sorriso — è impossibile che tu rimanga un +pezzo in queste idee.... Cambierai, ne son certa. — E se non cambiassi? +— domandò il giovane mutandosi in viso. — Se non cambiassi — rispose +essa con vivacità insolita — io ne sarei infelice per tutta la vita. + +Egli la guardò lungamente, pensieroso, senza dir parola, e poi si +asciugò con la mano una lagrima che essa non vide. + + . . . . . . . + +Tre mesi dopo, nello stesso giorno in cui Enrico, con la ferita ancora +aperta nel cuore, parlava per la prima volta in un Comizio socialista, +la bella cugina sposava placidamente un banchiere. + + +Fratello e sorella. + +(FRAMMENTO.) + +Dopo quella sera che sua sorella gli s’era buttata al collo, durante +la sua disputa col suocero, Alberto aveva notato in lei uno stato +d’animo insolito, il quale ad ogni nuova discussione, cui ella fosse +presente, intorno a questo argomento, si tradiva in lampi degli occhi, +in rossori improvvisi, in movimenti nervosi della persona, che pareva +ella si sforzasse di reprimere, quasi con un senso di vergogna; ma non +ci aveva badato gran fatto, credendo quello effetto di una sensitività +malata di ragazza romantica, tocca dai suoi discorsi più nella fantasia +che nel cuore. S’era invece operato in lei un mutamento profondo, che +non conoscendola intimamente, egli non poteva aspettare. Perchè non +era e non pareva bella, essa non era mai stata amata da sua madre la +quale disperava che potesse fare un bel matrimonio degno della casa, +e si vergognava un poco di lei, come un artista d’un’opera d’arte mal +riuscita. + +Sin da bambina ella si era accorta di questa malevolenza della madre +dagli sguardi scontenti, e qualche volta astiosi, con cui si vedeva +spesso osservata da lei, da capo ai piedi, come una persona sconosciuta +e importuna. La signora Bianchini l’aveva sempre fatta sgobbare ai +lavori di casa per risparmiar fatica alle cameriere, le aveva sempre +dato sulla voce in conversazione, come se non dicesse che sciocchezze +o fanciullaggini, l’aveva sempre tenuta nell’ombra, quando poteva, come +se, mostrandosi o parlando, avesse fatto sfigurare la famiglia. E sotto +questa oppressione, ella era venuta su penosamente, diffidente e quasi +vergognosa di sè, con un sentimento esagerato della sua imperfezione +fisica, che la rendeva timida e impacciata, e le toglieva quasi ogni +grazia. E menava una vita triste, poichè anche la consolazione di +essere amata dal padre le era diminuita dai continui contrasti che, +per cagion sua, nascevano tra sua madre e quel buon uomo; il quale non +poteva tollerare ch’ella fosse aspreggiata ed umiliata. + +Anche suo padre, d’altra parte, si mostrava più affettuoso col +figliuolo e quest’aperta parzialità dei suoi parenti era stata cagione +ch’ella non avesse mai amato il fratello, che assorto nei suoi studi +prima, e poi felice dei suoi trionfi, gli era parso sempre un poco +egoista e troppo ambizioso. Alberto, dal canto suo, invanito alquanto +fin dall’infanzia, e soddisfatto dei privilegi di cui godeva nella +famiglia, non solo non s’era mai curato gran fatto della sorella; ma +vedendola triste e fredda con lui, e credendola per questo invidiosa, +s’era fatto un falso concetto di lei, come d’un animo gretto e +acrimonioso, col quale, anche negli anni della sua più affettuosa +espansione non aveva mai potuto entrare in dimestichezza fraterna. Per +qualche tempo, dopo terminate le scuole, essa aveva preso passione per +le letture letterarie, e in ispecie per la poesia; ma non potendone +ragionar mai, nè con suo fratello che le metteva soggezione, nè con +suo padre che non ci aveva il capo, nè con sua madre che le tagliava +in bocca quei discorsi, come un’ostentazione ambiziosa disdicevole +alla sua persona, aveva rinunziato anche a questo conforto. In +seguito, s’era messa in capo di studiare da maestra; ma sua madre vi +s’era opposta a spada tratta, come a un proposito che offendesse il +decoro del casato. Da ultimo, aveva posto affetto alla cognata e al +nipote; ma non potendo star con loro che raramente, e di scappata, +per il molto lavoro che le era imposto in casa da sua madre, nemmeno +da quell’affetto poteva trar la consolazione che le abbisognava. +E s’era tornata a chiudere nella sua malinconia solitaria, qualche +volta piangente, spasso inasprita, il più del tempo rassegnata, ma +con un gran vuoto nell’anima, e come oppressa dalla sua vita arida e +senza scopo. Eppure v’era in lei una intelligenza aperta e viva, un +cuor gentile e forte, qualche cosa di dolce e di profondo, che non si +manifestava, in parte, nemmeno a lei stessa, per mancanza d’un oggetto +su cui si potesse espandere. Ora, tutto questo si scosse e si rischiarò +nell’anima sua al primo raggio della nuova Idea che udì annunziare dal +suo fratello. V’era dunque fuori della religione e della famiglia, +fuori dell’amore dell’arte, un mondo a lei sconosciuto, un grande +ordine di sentimenti e di idee, al quale anch’essa poteva sollevare +il suo spirito, e in cui, fra tanti altri propositi vasti e generosi, +primeggiava il concetto di dare alla donna la libertà, la dignità, +l’indipendenza della vita, di far sì che il suo avvenire non dipendesse +più soltanto dal suo viso e dalla sua borsa! Ella che era un’oppressa +della sua classe, che era umiliata e infelice, s’afferrò subito a +quest’idea, sentì prontamente una simpatia profonda per la moltitudine +sconosciuta degli oppressi e degli infelici, su cui non aveva mai +fissato il pensiero. Prestò attenzione a ogni parola di suo fratello, +entrò a poco a poco nell’animo suo, riconobbe di averlo mal giudicato: +nei suoi lunghi silenzi di ragazza trascurata, prese a volgere e a +rivolgere nel suo cervello tenace di piemontese le nuove idee; salì +più sovente da sua cognata, per sfogliare furtivamente i nuovi libri +di Alberto; se ne portò in casa parecchi, l’un dopo l’altro, e li +lesse avidamente la notte. Uno di questi, un discorso appassionato +e bello d’una signora socialista, diretto alle fanciulle borghesi, +che dimostrava loro il bene immenso che potevan fare dedicandosi alla +grande causa, e finiva con le parole: — Vieni dunque, o desiderata, +nelle nostre file!... — la commosse fino al pianto. Un ribollimento +nuovo di immagini, di affetti, di speranze le prese il cuore e +la mente, e divenne più violento per lo sforzo ch’ella faceva di +comprimerlo, per non provocare lo sdegno o il disprezzo di sua madre. +Ma sentiva che a tutti avrebbe potuto celarlo fuorchè a suo fratello, +che già la guardava con occhio scrutatore, in cui ella vedeva un +principio di simpatia, che le faceva battere il cuore. Sennonchè in lei +la timidezza antica, in lui il sospetto di ingannarsi e la dissuetudine +d’ogni famigliarità cordiale con essa, li rimovevano entrambi da +un’aperta spiegazione. Finalmente, questa avvenne. Salita un giorno in +casa di lui, per non lasciar solo il ragazzo con le donne di servizio, +essa entrò nello studio e si mise a leggere delle pagine sparse del +libro del «Lavoro dei fanciulli», che trovò sul tavolino. + +Mentre essa, leggeva, Alberto, di ritorno dalla scuola, entrato un +momento da sua madre, era attirato da lei nella quistione solita +con un’asprezza e un’imperiosità di linguaggio, che per poco non gli +facevan perder la testa. Per non trascendere, la lasciò bruscamente, e +salito in casa con un nodo alla gola, stanco alla fine, e sconsolato +della dura guerra che sosteneva solo da vari giorni, entra a rapidi +passi nello studio, dove sorprese sua sorella. Questa, che stava +leggendo del martirio dei ragazzi nelle zolfatare in Sicilia, una di +quelle pagine potenti che escon dall’anima e vanno all’anima con un +grido d’angoscia, balzò in piedi con un tremito e, voltandosi, presentò +al fratello il viso pieno di lacrime, in cui splendeva la santa +commozione della pietà, e a cui si aggiunse in quel punto un raggio +d’ammirazione e d’amore per chi l’aveva commossa. Alberto la guardò +un momento stupito, si chinò a guardare i fogli, capì, — e aperse le +braccia, ed essa vi si gettò con un grido: — O fratello mio! — O mia +Ernesta! — gli rispose Alberto, e con un ardore che chiedeva perdono +d’averla per venti anni disconosciuta, le coperse il capo di carezze +e di baci. Nel santo amore dell’umanità si sentirono fratelli per la +prima volta. + + +Un “malfattore„. + +Alberto — un ragazzo di dieci anni — giuocava nella stanza di suo +padre, il quale stava leggendo la «Superstizione socialista» del +Garofalo, quando la donna di servizio entrò dire: — C’è il tal dei +tali: ho da farlo entrare? + +— Cospetto! — esclamò il padrone, scattando in piedi. — Dopo cinque +mesi di carcere! Entri sul momento. + +A queste parole «cinque mesi di carcere» il ragazzo lasciò cadere +il suo balocco e si ritirò in un angolo guardando all’uscio con gli +occhi inquieti; perchè l’idea del carcere, naturalmente, non si poteva +disgiungere in lui da quella d’un delitto. + +E rimase immobile dallo stupore vedendo suo padre correre verso l’uscio +e abbracciare affettuosamente il visitatore; il quale era un uomo sui +trentacinque anni, di viso pallido e risoluto, vestito poveramente, ma +pulito e di modi semplici e franchi. + +Visitato e visitatore si fecero al vano d’una finestra e attaccarono +una conversazione vivace, che era da una parte un incalzare di domande +e dall’altra un succedersi di risposte, senza un momento di sosta. +Quando, fra le altre cose, il ragazzo udì che l’amico di suo padre era +stato condotto a traverso un villaggio, in mezzo a quattro carabinieri, +con le manette ai polsi, come un famoso assassino ch’egli aveva visto +uscire un giorno dalla Corte d’Assise, il suo stupore si cangiò in così +aperto sgomento che il nuovo entrato, dandogli una occhiata per caso, +se ne accorse. Ma prima di lui se n’era accorto suo padre. + +Questi a un certo punto andò a prendere un pacco di giornali da un +cassetto e, portandoli all’amico, gli disse: + +— Tutto quanto le vorrei dire è stampato in questi fogli, che ho +raccolti e serbati per lei. Ci dia una scorsa, vedrà che è stato sempre +ricordato durante la sua assenza. Qui è espresso il sentimento mio e +quello di tutti gli altri «malfattori». + +Il visitatore prese i giornali, sedette con le spalle alla finestra, e +cominciò a leggere. Il suo ospite lo lasciò solo e tornò dal ragazzo, +aspettando una domanda che già gli leggeva negli occhi. + +Il ragazzo, infatti, gli domandò a voce bassa: + +— Che cos’ha fatto.... quel signore? + +— Ha fatto — rispose il padre sorridendo — cinque mesi di prigione. + +Il ragazzo rimase un momento perplesso. Poi domandò timidamente: + +— Chi è? + +— Alla buon’ora — rispose il padre, sedendo e attirando il figliuolo +a sè; — a questa domanda mi è più facile rispondere. Ma temo che tu +non capisca. Ascolta bene. Tu devi sapere che v’è in ogni paese una +quantità di gente, fra cui molti uomini di grande scienza e di grande +ingegno, e anche molti ricchi, i quali credono che a una gran parte +delle infinite miserie e ingiustizie che affliggono il mondo ci sia +rimedio. E pensano che il rimedio sia questo: che la società presente, +in cui la vita di ciascuno è una lotta contro tutti, si trasformi in +una grande associazione, nella quale tutti lavorino non più per il +vantaggio e nella dipendenza e legati alla fortuna d’un piccolo numero, +ma direttamente per la società che li retribuisca tutti equamente; +in una grande associazione, in cui non ci sia più, come c’è ora, un +gran numero d’uomini che faticano da ammazzarsi e son poveri, un altro +gran numero che non trovan lavoro e sono affamati, e delle migliaia +e migliaia che non lavorano e vivon nell’agiatezza. Mi hai capito? +Ebbene, tutti costoro che desiderano e sperano che venga un giorno in +cui tutti gli uomini lavorino concordemente per il bene proprio e per +il bene comune, senza strapparsi il pane di bocca l’un l’altro, senza +odiarsi e temersi a vicenda, e partecipando tutti ai benefizi della +vita civile, come figliuoli di una famiglia nella quale tutti sono +amati e protetti ad un modo, si chiamano socialisti. E che cosa fanno +essi? Fanno questo. Si adoperano con tutte le loro forze a dimostrare +agli altri che un tale stato della società è possibile, non solo, ma +che si attuerà a poco a poco, necessariamente, per forza delle cose; +ma che per conseguirlo più presto e senza violenze bisogna che tutti +lo desiderino e lo preparino infondendo nelle moltitudini un concetto +lucido di che cosa esso sia e un sentimento profondo della concordia +fraterna necessaria ad attuarlo, educandole all’adempimento dei loro +doveri e all’esercizio dei loro diritti, persuadendole che l’unico +modo di raggiungere la mèta è che esse affidino la rappresentanza dei +loro interessi e delle loro volontà ad uomini che siano interessati a +raggiungerla, ossia che appartengono anch’essi alla immensa famiglia +su cui pesa la povertà e l’ingiustizia. Mi sono spiegato? Ora questo +signore che vedi, è un socialista. È un lavoratore che lavora per +vivere, ma in tutto il tempo che gli resta libero va attorno fra la +gente, e ragiona, spiega loro la cosa, cerca di trasfondere negli altri +la propria fede, senza istigare all’odio contro alcuno, non solo, ma +adoperandosi a spegner gli odii dove li trova, esortando i violenti +a temprarsi, gli incolti a studiare, i discordi a conciliarsi, tutti +i poveri e malcontenti a confidare in un avvenire migliore, a cui si +verrà pacificamente e legalmente, per la sola forza della verità e +della giustizia, quando la verità sarà compresa da tutti e la giustizia +sarà da tutti voluta. E bada che egli non si affatica e non si affanna +se non per produrre un bene, del quale egli è certo che non arriverà in +tempo a godere. Egli vive come un povero perchè è povero; ma dà agli +altri anche quel pochissimo che a lui par superfluo e a noi parrebbe +necessario. Se fosse ricco, darebbe per la fede tutto il suo avere. Se +gli chiedessero la vita, darebbe anche la vita, perchè non vive che +per quell’Idea. E ha un passato senza macchia, ed è buono e semplice +come un ragazzo. Puoi pensare quanti uomini ho conosciuto in vita mia; +ebbene, egli è uno di quegli uomini più onesti, più disinteressati, più +rispettabili che io abbia conosciuti. Io gli voglio bene e lo ammiro. + +Il ragazzo rimase un po’ sopra pensiero, guardando ora suo padre, ora +«il libero dal carcere». Poi domandò: + +— E allora.... perchè l’hanno messo in prigione? + +— Perchè pensa e dice tutto quello che t’ho detto, — rispose il padre. + +— Ma dunque.... potrebbero mettere in prigione anche te, che dici le +stesse cose? + +— Certo. + +— E perchè ci hanno messo lui soltanto? + +— Perchè dice tutte quelle cose più forte e più apertamente, che è +quanto dire che è più disinteressato e più sincero, che desidera più +ardentemente il bene, che è più coraggioso e più generoso di me. + +Il ragazzo non ribattè più parola e stette guardando con gli occhi +spalancati il suo ospite, che continuava a leggere. + +— Animo, — gli disse il padre all’orecchio; — quando è entrato egli s’è +accorto che tu hai avuto paura di lui come di un brigante; tu gli devi +una riparazione; vagli a domandare se sta bene. + +Il ragazzo si mosse lentamente e s’andò a mettere fra le ginocchia +del «pregiudicato» senza osar di parlare, ma come offrendo la testa +bionda alle sue carezze. Quegli smise il giornale e dato uno sguardo +a lui e al padre, capì e sorrise. Ma il suo saldo cuore che in mezzo +alle persecuzioni e sotto l’affronto delle manette non aveva mai avuto +un momento di debolezza, fu scosso dall’atto del fanciullo, il quale +rappresentava ai suoi occhi una nuova generazione gettata da un impulso +generoso dell’anima nella causa che gli era sacra. Lo fissò un momento +con gli occhi scintillanti, poi prese con le mani quella testa bionda e +vi stampò un bacio.... che gli fu reso con effusione. + +Riavvicinandosi a suo padre il ragazzo gli accennò con un gesto di +meraviglia, che la sua fronte era inumidita. + +— Non t’asciugare, — rispose il padre — è acqua di battesimo. + + +Discussioni. + +Trovò in casa del Cambiari una dozzina di convitati i quali avevan +finito allora di sparecchiare uno dei succolenti pranzi che il padrone +imbandiva ogni quindici giorni a un numero sempre incerto di amici, +poichè egli faceva gli inviti e se ne scordava, e fissava spesso a +parecchi delle ore diverse. Il piccolo salotto, in cui la disarmonia +dei mobili e dei colori e l’arruffio delle chincaglie scheggiate e +sbreccate dai ragazzi raffiguravano il tenor di vita della famiglia, +era affollato. Ma ad Alberto, tutto acceso della sua idea, non spiacque +quell’affollamento inaspettato che in altra occasione gli sarebbe +riescito molesto. Appena entrato, però, s’accorse da più d’un viso e +da un leggero mormorio che, durante il pranzo, dovevano aver parlato +dei fatti suoi, e di quali fatti s’immaginava. C’eran due ingegneri, +un impresario costruttore, degli impiegati in riposo, ch’egli aveva +trovato là qualche volta; degli sconosciuti, quasi tutti panzuti e +brizzolati, e tre giovani signore; oltre alla numerosa progenitura del +padron di casa di cui spuntava un musino roseo dietro ogni spalliera +di seggiolone. Vedendo a vari convitati gli occhi lustri e le guancie +scarlatte che tradivano il prurito della discussione, Alberto si +tenne preparato a un assalto. E questo gli fa dato quasi subito, prima +in forma di scherzo, poi a poco a poco, seriamente; ma con una così +manifesta ignoranza degli elementi della quistione, con un così ingenuo +sfoggio dei più vieti luoghi comuni, che egli seguitò a parar le botte +a colpi d’arguzia, senza perdere un momento il suo buon umore. Quando +gli assalitori cominciavano ad eccitarsi, capitò la visita dei coniugi +Luzzi, e, la comparsa della piccola signora sfavillante di vita, chiusa +in un fresco vestito avana che dava al suo visetto bruno, segnato d’un +neo, una grazia adorabile, troncò di netto la discussione. + +Alberto espose allora al Cambiari, a quattr’occhi, l’idea del suo +lavoro, e gli disse il suo desiderio di parlare col Baldieri. — Con +l’anarchico Baldieri? — esclamò il Cambiari, dando un passo indietro; +e soggiunse in tuono d’avvertimento amichevole: — Alberto, bada!... +— La cosa, d’altra parte, non era così facile: il Baldieri parlava a +cuor libero con lui perchè (e glielo diceva) era un borghese logico +e sincero, ossia un aperto nemico; ma un borghese socialista, con +un rivoluzionario tartufo, come egli li chiamava, razza anche più +odiosa a lui dei reazionari arrabbiati, doveva essere un altro paio di +maniche; c’era il rischio di pigliarsi un «no» tanto fatto. Nondimeno, +insistendo Alberto, egli promise che gli avrebbe parlato. E gli diede +qualche informazione: era un operaio colto, aveva fatto il ginnasio +inferiore, pareva un ufficiale in borghese; ma, si tenesse per +avvisato! Non doveva aspettarsi dei complimenti da lui. Poi gli disse +piano, accennando alla compagnia: — Se la riattaccano tira in avanti a +celiare, te ne prego. + +La riattaccò subito, infatti, un vecchietto arcigno, invalido, decorato +di non so qual ministero, di conosciuta avarizia; il quale domandò +bruscamente ad Alberto, agitando una mano per aria: — Ma insomma, a +quale delle scuole del socialismo appartiene lei, si può sapere? + +Alberto rispose: — A che serve dire di che scuola sono a chi non ne +accetta nessuna? E a che pro parlar di rimedi sociali con chi crede i +mali irreparabili e nega che ci siano? + +— Noi non neghiamo i mali — rispose l’altro, — ma vogliamo ripararvi +con la carità. + +Alberto si ricordò in quel punto che in una sottoscrizione pubblica +dello scorso inverno, quel signore aveva mandato ad un giornale +due lire per sè e cinquanta centesimi per ciascun membro della sua +famiglia, tutti firmati in colonna, in modo che era riuscito a far +stampare sette volte il suo nome con uno scudo: la tariffa, presso +a poco, delle inserzioni. — Con la carità? — gli disse allora, — +faccia...; ma non si rovini. + +La stoccata era forte: le signore non poterono rattenere un sorriso; la +Luzzi si coperse il viso col ventaglio. + +Uno sconosciuto, balbuziente, coperse la ritirata del vecchietto +ripetendo la sua domanda: — Dica dunque: è collettivista? è comunista? +— È per l’uguaglianza assoluta, per un ordine sociale che metterebbe +alla pari Dante Alighieri e un cretino? + +— E perchè mai, — ribattè Alberto, facendo un viso ingenuo — +respingerebbe «lei» un tale ordinamento? + +Si udirono scricchiolare alcune seggiole; ma il colpito non sentì il +colpo alla prima. Vedendo però sorridere la signora Luzzi, sospettò +qualcosa e disse piccato: — Lei fa il socialista con un secondo fine. + +Alberto lo guardò con stupore, e domandò sorridendo: — Per aver +stipendi e decorazioni? + +Quegli rimase un po’ incerto; poi rispose: — Per farsi elegger deputato! + +Alberto diede in una risata. — Ma caro signore, trovi un modo più +sensato di darmi dell’asino. Sarebbe come andarmi a imbarcare a Genova +per arrivare più presto a Venezia. + +Lo sconosciuto volle rispondere; ma il vecchio impiegato gli coprì +la voce, dicendo aspramente: — Non credo che si possano professare +sul serio quelle idee. Un borghese socialista non è che un negro +incipriato! + +— Questa immagine non è sua! — esclamò Alberto. + +— Oh! Signor cavaliere, — rincalzò la Luzzi — lei, dunque, riconosce +d’appartenere a una razza inferiore! + +Il motto fece ridere. Alberto si voltò a guardarla, e disse: — Ah! Ecco +la mia alleata! + +Ma varie voci lo assalirono tutte insieme, domandandogli perchè, se +era un socialista, non cominciasse a spartire l’aver suo fra chi non +n’aveva. + +— Oh bella, — rispose Alberto, — per due ragioni semplicissime: +prima, perchè se mi conducessi povero, perderei la mia indipendenza, e +dovendo chieder lavoro e danaro alla borghesia, non sarei più libero di +manifestare le mie idee; e poi, perchè, com’è costituita la società, +non potendo mio figlio guadagnarsi da vivere prima dei trent’anni, o +morirebbe di fame, o dovrebbe lasciar gli studi e mettersi a fare un +mestiere. + +— Benone! — uscì a dire l’impresario, con un’aria trionfale, — ma se è +socialista, perchè non mettere suo figlio a fare un mestiere? + +— Perchè non ho diritto di forzare la sua volontà, di toglierlo +violentemente dalla classe in cui l’ho posto; perchè se anche lo +facessi col suo consenso, egli per l’effetto delle idee che oggi +regnano, sarebbe disprezzato e creduto un pazzo tonto dalla classe da +cui uscirebbe, quanto da quella in cui vorrebbe entrare. + +— Magre ragioni! — rispose un vecchio maggiore pensionato, amico +del Luzzi. — Chi è persuaso d’un’idea, deve tutto sacrificarle! Lei +dovrebbe essere il primo a dar l’esempio. + +A costui rispose la signora Luzzi: — Se è così, signor maggiore, lei +vuole liberare Trieste dall’Austria, perchè non prende il fucile e +parte per il primo per la frontiera? + +Il maggiore si rivoltò, dicendo che il paragone non calzava; ma la +signora Luzzi ribattè: — E poi, mi scusi, c’è contraddizione. Se un +socialista è ricco, gli dite: — Dovete dar tutto agli altri. Se è +povero gli dite: — Siete socialista perchè non avete nulla da perdere. +Che logica è questa? + +Rimasero tutti un po’ sconcertati; ma se la cavarono fingendo +di prendere quell’argomento in ischerzo, e voltarono il discorso +per domandare ad Alberto che idee avesse sulla proprietà, e se il +socialismo volesse obbligar tutti a lavorare. + +— Non si riuscirà mai a questo! — esclamò il maggiore. — La proprietà +è un istinto! Persin lo scoiattolo, persino il topo campagnolo +sono proprietari, perchè ammassano per l’inverno delle provvigioni +sovrabbondanti, di cui resta loro una parte nella primavera. Vede +dunque che perfino tra le bestie ci sono i ricchi, che hanno del +superfluo perchè sono stati previdenti. + +— Ma le bestie — rispose Alberto — fanno le loro provviste da sè, +non le fanno fare agli altri, e non son provviste che fruttino altre +provviste senza fatica come il danaro, e i topi non le lasciano ai +figliuoli perchè marciscan nell’ozio. + +— Queste son celie! — gli rispose uno dei due ingegneri. — Non c’è +bisogno di ricorrer alle bestie. Lei che è letterato, dovrebbe sapere +la definizione che ha dato dell’uomo un grande scrittore: «L’uomo è +un animale proprietario». Che cosa gli avrebbe da rispondere, signor +professore? + +— Gli risponderei che non discuto quell’epiteto, con chi si appropria +quel sostantivo. + +La Luzzi rise: l’ingegnere fece una spallata. — Non sono questioni, mi +scusi, da trattarsi con giuochi di spirito! + +— Ma come vuol che me la cavi altrimenti, — rispose Alberto ridendo — +se m’assaltano tutti insieme e non mi lascian rifiatare. + +— La proprietà è frutto del lavoro! + +— Non tutta, nè sempre. + +— Eh, andiamo — osservò il Cambiari all’ingegnere battendogli una mano +sulla spalla, — che lavoro ti sono costate le ottantamila lire che +guadagnasti rivendendo il tuo terreno fabbricabile di San Salvario a +dieci volte il prezzo che ti era costato? + +— Sei socialista tu pure? — gli domandò l’ingegnere indispettito. + +— Quando son disoccupato, — rispose il Cambiari. + +— Ma quello è un caso eccezionale, — ribattè al Cambiari il maggiore. — +Prendiamo il nostro impresario qui presente. Egli non lavora più con le +braccia, ma è più benemerito che se lavorasse, perchè con la proprietà +acquistata dà del lavoro ogni anno a duecento operai. + +— Dà del lavoro! — interruppe Alberto. — Perdoni, signor maggiore: io +domando se non sono duecento operai che danno il loro lavoro a lui.... + +— Ma come? + +— Ma certo! Se il lavoro di quei duecento operai non fruttasse a lui +molte migliaia di lire, lo darebbe loro? + +— Ma questa è una capriola. + +— Una capriola da avvocato — aggiunse l’impresario. + +— Già, è l’avvocato del lavoro, adesso, il cavaliere degli +sfruttati.... l’_amico degli operai_: il titolo d’un almanacco a dieci +centesimi! È anche amico degli operai che _fanno_ il lunedì? — domandò +un signore grasso, amico del Bianchini padre, che teneva le mani +incrociate sul ventre. + +— E perchè no? — gli disse la signora Luzzi con un sorriso vezzoso — +non è amico di lei, che «fa» tutta la settimana? + +Risero tutti, anche il signore grasso. E questa volta Alberto si voltò +verso la signora con un moto di viva simpatia che essa vide. + +— Eh, caro signore, — riprese l’avvocato — lei fa l’avvocato dogli +operai senza conoscerli; ma cambierebbe idee se ci avesse che +fare. Restii al lavoro, briaconi, ignoranti e presuntuosi insieme, +maldicenti, feroci dei padroni: un bravo operaio è una mosca bianca, lo +creda pure.... + +— Io non capisco.... — rispose Alberto — ma se gli operai sono +fannulloni, chi è che fa tutto l’enorme lavoro manuale di cui la +società ha bisogno ogni giorno? Vanno a ubriacarsi all’osteria! Si +vanno a ubriacare anche molti signori in luoghi più puliti, è vero; +ma senza la scusa di aver per case delle buche, in cui ripugni di +passar la sera, o col vantaggio di poter nascondere l’ubriacatura in +una _cittadina_. Sono ignoranti! Questo è certo, e non hanno scusa: +quando li vedo tornare a casa la sera, rotti da dieci ore di lavoro, +io domando: O perchè non vanno al Circolo filologico? Dicono anche male +dei padroni. Ma mi pare che lei, dal canto suo, non faccia di loro dei +panegirici. + +— Ben risposto, davvero! Ma le ripeto una cosa sola: vorrei che ci +avesse da fare per una settimana e mi darebbe poi il suo bravo parere +sopra le _otto ore di lavoro_! + +— Il lavoro è un freno! — sentenziò il vecchio impiegato. + +— Un freno che ammazza — rispose Alberto — non è più un freno; è un +capestro. + +— E lo vogliono allentar bene il capestro i profeti socialisti che +profetizzano il lavoro di tre ore al giorno! + +— È un assurdo — disse dolcemente uno dei signori che non aveva parlato +— anche per rispetto alla religione. Il lavoro è un gastigo che Dio ha +inflitto agli uomini. Non sarebbe più un gastigo se fosse ridotto a tre +ore. + +— Allora, — gli rispose Alberto, — lei che vive di rendita non discende +da Adamo, perchè Dio non l’ha condannato al lavoro? + +— Ma per me ha lavorato mio padre. + +— E perchè, — domandò la signora Luzzi — Dio ha condannato suo padre e +non lei? + +Il signore rimase così impacciato che per salvarlo, l’ingegnere suo +vicino apostrofò improvvisamente la padrona di casa: + +— Ci dice lei il suo parere, signora Cambiari? + +La signora voltò verso l’interrogante il suo viso ingenuo di bella +paciona e rispose con amabile semplicità: — Il mio parere è quello di +tutti, mi pare. Perchè si lavora? Per vivere. Dunque, quando si ha da +vivere, perchè si dovrebbe lavorare? + +Applaudirono tutti, ridendo, eccettuato Alberto, che cercava con gli +occhi quelli della signora Luzzi, i quali sfuggivano. + +Ma la discussione si ravvivò intorno al solito argomento, se gli +operai avessero ragione o torto a lagnarsi, e tutti diedero addosso +al Bianchini. Il maggiore disse che era il benessere che li guastava. +Il signore grasso, che teneva ancora le mani sul ventre, approvò, +soggiungendo che appunto per quella ragione non era neppure da +desiderarsi un miglioramento notevole del loro stato. — È provato.... +— disse. — È provato — ripetè, alzando la voce per coprir quella dei +ragazzi che facevano passeraio in un angolo — che col diminuire del +prezzo dei generi alimentari, e specialmente della carne, aumenta il +numero dei delitti contro la proprietà e.... — soggiunse più basso — +contro il pudore. + +— Ah, se fosse vero, — rincalzò la signora Luzzi — lei che è un così +fino gastronomico, sarebbe già stato arrestato. + +Molti risero, altri fecero dei cenni di disapprovazione. — Ma lei +ha torto — riprese la signora, senza turbarsi, — perchè è la cattiva +nutrizione, che intristisce gli uomini. Sa il proverbio tedesco: «Der +Mensch ist was er isst». L’uomo è ciò che egli mangia! + +— Ma signor Luzzi! — esclamò il Cambiari, voltandosi verso il marito — +la sua signora è socialista! È forse lei che la catechizza? + +Il Luzzi, che non aveva ancora aperto bocca, crollò il capo in atto +di compatimento verso sua moglie, come per dirle che era una pazza, +poi espose la propria idea, mettendo nei suoi occhietti di topo +un’espressione di finissima astuzia. Eran tutti malati d’immaginazione. +Il socialismo era un fantasma creato dalla borghesia, la quale +rassomigliava a certi malati che a furia di parlare di una malattia +che non hanno, finiscono con soffrirne davvero. Egli aveva affermato il +proposito di non aprir bocca in quelle controversie, perchè gli facevan +compassione. + +Tutti scrollarono le spalle; quel Luzzi che non aveva senso comune. Il +socialismo esisteva, anche troppo; ma erano «i socialisti borghesi, +borghesi dilettanti» quelli che gli fortificavano la vita. — Sono +loro — disse il vecchio impiegato ad Alberto, ripetendo delle parole +lette di fresco — loro che giuocano col mostro ancor piccolo, ancora +innocente, con un nastro al collo come un agnello, e lo tiran su a +bocconcini, senza pensare che un giorno mostrerà i denti e divorerà +loro stessi e tutti quanti. + +— Ma è appunto quello che io penso! — rispose Alberto. + +— E anche quello che desidera? + +— Io non desidero che il bene di tutti. + +— A spese di alcuni, non è vero? + +— Sarebbe sempre più giusto che il bene di alcuni a spese di tutti. + +Tutti protestarono in coro, l’impiegato fece un atto di sdegno e +la discussione stava per volger alle brutte quando il Cambiari la +interruppe con uno scherzo, e la troncò poi affatto la comparsa di un +cameriere con un gran vassoio pieno di bicchieri. + +Allora tutti si levarono in piedi e formarono vari gruppi conversanti +a voce bassa e concitata, nei quali Alberto argomentò dai gesti e +dagli sguardi che gli si levava la pelle. E si accorse che le signore +non gli erano meno ostili degli uomini. Già, durante la conversazione, +nonostante le risatine, provocate da certe sue risposte epigrammatiche, +egli aveva colto a volo da tutte, fuorchè dalla padrona di casa, delle +occhiate malevoli, quasi sprezzanti. E quell’abbandono, a cui non era +preparato, del sesso gentile, che l’aveva sempre accarezzato cogli +occhi e con la parola, lo rattristò. Si trovava solo in un angolo: +cercò con lo sguardo la signora Luzzi. + +Era accanto a lui, come se avesse indovinato il suo pensiero. + +Egli le disse piano, con calore: — Grazie. + +E vide che i suoi occhi, belli come non gli erano mai apparsi, si +velavano. + + . . . . . . . + + +Amicizia nuova. + +..... a quell’uscita tutti e tre protestarono, ridendo, e uno più forte +degli altri, picchiando un pugno che fece sobbalzare i bicchierini del +cognac, con cui stavano coronando la colazione: + +— Sì, — ripetè con garbo, ma con fermezza il professore, — ve lo +ripeto. E volete che ve lo dimostri che non conoscete il mondo? Siete +qui un conferenziere sociologo, che insegna a rimpastare la società, e +due romanzieri che scrutate dentro e fate parlare persone di tutte le +classi sociali, e non c’è uno di voi che conosca un operaio. + +Uno dei romanzieri fece una spallata. — Ne conosco cento — rispose. — +Non è mai venuto un operaio a fare una riparazione in casa mia che io +non mi sia intrattenuto con lui per un’ora. + +— A interrogarli come i generali interrogano le sentinelle: di che +classe? quanti mesi di servizio? avete a lagnarvi di nulla? E credi +d’averne conosciuto uno solo in codesta maniera? Credi che si possa +studiare un uomo delle classi inferiori, a cui non ci lega nessun +vincolo, da cui ci separano cento idee false, nello stesso modo che ci +facciamo un concetto d’un romanzo nuovo scartabellandolo distrattamente +in un momento d’ozio? + +— Andiamo, — osservò il conferenziere agli altri due — l’amico non ha +torto. Quanto a operai, voi vi rigirate fra le mani il burattino della +letteratura romantica di cinquant’anni addietro, un po’ ritoccato dal +pennello zoliano. + +— E in che maniera l’avremo da studiare? — domandò uno dei romanzieri. +— Abbiamo da andare travestiti a lavorar nelle fabbriche come il +pastore Goerhe, o da aprire uno spaccio di liquori in un sobborgo come +Enrico Leyret. + +— No, — rispose il professore, — v’è un mezzo solo. + +— Quale? — domandarono tutti e tre a una voce. + +— L’amicizia. + +Tutti e tre risero. E uno gli disse: — Sei tu che caschi nel romanzo +falso. È un’amicizia impossibile. C’è troppa differenza di cultura, di +maniere e d’abitudini. + +— Ecco il gran pregiudizio! Strano davvero. Ciascuno di noi ha nella +propria classe qualche amico che è nei modi, nel linguaggio, in tutte +le sue abitudini un ribelle brutale alle forme convenzionali della vita +signorile e che, salvo un po’ di grammatica, non ha maggiore istruzione +d’un operaio infarinato di qualche lettura; e questo non c’impedisce +l’amicizia. + +— Ammettiamo; ma intendiamoci. Quest’amico operaio l’hai veramente, o +non è che un tuo ideale? Se non è che un ideale, è un discorso finito. + +— È una realtà. + +— E come te lo sei fatto? Sentiamo. Con che arte? Insegnaci l’arte. + +— Senz’arte. Ho capito subito che v’era un sol modo di guadagnarmi la +sua confidenza, senza la quale non c’era amicizia possibile: quella +di provargli che la meritavo dimostrandogli immediatamente la mia: +anticipazione che nessuno della nostra classe fa mai a una persona +di classe inferiore. Appena capii che era un galantuomo e un buon +uomo, lo trattai come un amico, senza restrizioni nè di parola nè di +pensiero: gli parlai delle cose mie, gli confidai dei dispiaceri gravi +che avevo in quel tempo. Ne fu meravigliato, e me ne fu grato. Se +avessi incominciato con chiedergli quanto non gli avevo dato ancora, +con interrogarlo, cioè, riguardo alla sua vita, alle sue opinioni e +ai suoi sentimenti, come tutti fanno, mostrandomi curioso di lui come +d’un animale esotico, non avrei ottenuto nulla nè subito nè poi. Con +tutto questo, non riuscii così alla lesta a quello che era mio intento, +ebbi ancora delle diffidenze da superare, delle ritrosie da vincere. +La cosa era nuova per lui. Per un pezzo, nonostante la simpatia che +gl’ispiravo, rimasi per lui un oggetto di stupore. Mi scrutava con gli +occhi, s’arrestava spesso tutt’ad un tratto, parlando; gli rinasceva +a quando a quando un senso di suggezione, ch’io credevo già strappato +dalle radici, e vi ripeto, senza arte, quasi senza volerlo, con la +famigliarità spontanea dei modi, con l’intonazione del discorso più +che con le parole, piantandogli sempre in viso gli occhi aperti e +sinceri, per cui mi poteva leggere in fondo all’animo senza scoprirvi +nessun secondo fine, senza trovarvi altro sentimento che quello di una +schietta stima e di una viva benevolenza. + +— Un momento! — interruppe il conferenziere — il tuo operaio è +socialista? + +— Sì. + +— Tu dici che non hai usato arte con lui; ma ti sei professato +socialista. + +— No, perchè non lo sono. E non sono neppure antisocialista. Il +socialismo è un problema. Non lo so risolvere. Sto a vedere come +procedano passo passo verso la soluzione, sulla gran lavagna della +pratica, quelli che lo credono solubile, desidero che ci riescano, ecco +tutto. Ma con l’amico non m’infinsi: sarebbe stato indegno, e anche +peggio che inutile, perchè avrebbe finito con scoprire l’inganno. + +— Ti ha almeno illuminato l’_amico_, riguardo alla soluzione? + +— M’ha fornito dei dati che ignoravo. + +— Riflettici la luce, dunque. + +— Ne avete bisogno, infatti. Fra l’altro, ho capito per la prima +volta dai suoi discorsi la vera natura e misurato tutta la forza +del sentimento collettivo che anima ora la classe a cui appartiene: +sentimento non prima intuito da me che in confuso: assai più profondo, +più vivo, più facile a essere urtato e ferito di quanto noi tutti +pensiamo. Ho capito che la natura di quel sentimento, in tutti i +casi di conflitto, richiede da parte della autorità, dei padroni, +della stampa, di ogni gente delle altre classi, forme di trattamento +e di linguaggio, dalle quali si discostano molto ancora le forme +generalmente usate; che una quantità di conflitti s’inaspriscono e si +prolungano non per altro che per la trascuratezza di quelle forme, le +quali non sarebbe soltanto prudenza, ma giustizia l’osservare; e che +quando questo nuovo Galateo da classe a classe, che ora manca, sarà +formato ed osservato, molti dissidi saranno facilmente composti, e +molti, ora frequentissimi, non sorgeranno più. Io ne son persuaso come +d’una verità psicologica elementare. + +— Avanti, — disse uno dei commensali — a un’altra scoperta. + +— Mi sono persuaso che v’è nella maggior parte, come in quell’uno, un +sentimento, il quale li spinge al socialismo con altrettanta forza, se +non maggiore, del desiderio e della speranza d’un miglioramento della +vita materiale, ed è la coscienza ribelle, come a un’ingiustizia, allo +stato d’inferiorità sociale e morale in cui li tiene l’opinione della +borghesia, la coscienza del loro diritto a una maggior dignità di +vita, anche fuori d’ogni considerazione di agiatezza, un’aspirazione +alla coltura, all’educazione, a tutte quelle cose, la cui mancanza li +separa, più che la disuguaglianza economica, dalle classi superiori. +Mi sono persuaso che non deriva da pigrizia o da sollecitudine della +salute il desiderio d’una riduzione della giornata di lavoro; ma da un +vero imperioso bisogno di vivere un po’ di vita del pensiero, di avere +il tempo di mescolarsi, se non altro come spettatori, alla vita del +mondo, di rompere con qualche sosta più lunga quella fuga quotidiana, +affannosa come la corsa di gente inseguita, dalla casa all’officina, +dall’officina alla pentola, dalla pentola al letto, che travolge +come un vento affetti e pensieri e opprime il respiro dello spirito e +confonde quasi come in un sogno faticoso il sentimento dell’esistenza + +— La seconda scoperta — osservò uno dei romanzieri — non val quella +dell’America; ma val più della prima. + +— Taci: è tutto un nuovo mondo per te, che non sei mai uscito dal +vecchio continente della letteratura. Ho scoperto che noi siamo +tutti in un grande errore supponendo che per effetto della distanza +da cui son separate le classi, la nostra si sottragga in gran parte +all’osservazione e all’indagine censoria delle classi lavoratrici; +mi sono accertato, studiandone uno solo, che anche fra gli operai più +incolti v’è ora l’intuizione acuta d’una quantità d’abusi dei signori, +di ingiustizie e di lacune delle leggi, d’immoralità mascherate della +vita politica e del commercio finanziario, delle quali li crediamo +ignoranti affatto come di cose dell’alta scienza; che v’è fra di loro +un gran numero di «dilettanti critici» di processi e di cronache +mondane scandalose, di «specialisti» che conoscono le sorgenti +impure della fortuna di molti loro concittadini, che segnano a dito +i figliuoli ricchi e rispettati di padri usurai o falliti con frode, +che indicano le palazzine guadagnate in un’ora con un colpo fortunato +alla Borsa, che conoscono vizi ed imbrogli di faccendieri illustri e +potenti, come giornalisti di professione, che portano in tasca e cavan +fuori a proposito, per leggerli nei crocchi, dei giornali vecchi, nei +quali sono accennati i milionari pensionati del Governo a ottomila +lire l’anno e i professori d’Università che riscuotono lo stipendio di +un decennio senz’aver fatto una lezione, e che citano esatte le somme +enormi profuse da municipi dissestati in festeggiamenti adulatorii e +le gratificazioni favolose largite da certe grandi amministrazioni ai +loro pezzi grossi, mentre fanno aspettare per anni dei miseri sussidi +a vedove e a orfani di lavoratori manuali che, faticando diciotto +ore al giorno per sessanta lire al mese, si sono accorciata la vita +a benefizio degli azionisti. Mi sono persuaso che sono tutte queste +cognizioni accumulate nei cervelli, tutti questi sentimenti, ribollenti +negli animi, che fanno trasmodare molte volte le moltitudini mosse +da prima da un intento pacifico, e che la più parte di coloro che +le condannano, accorderebbero loro molte «circostanze attenuanti» se +sapessero.... quante cose esse sanno. + +— Ci hai dell’altro? — domandò il conferenziere. + +— E del meglio? — domandarono gli altri due. + +— Dell’altro e del meglio. Ho capito quanto sia erroneo il concetto +che noi ci facciamo, generalmente, del lavoro manuale, e quindi +ingiusto nel più dei casi il rimprovero che si fa agli operai di non +«amare il lavoro» nel senso e nel modo che noi amiamo il nostro. Ho +capito quanto si debba essere indulgenti, per questo riguardo, col +grandissimo numero che compiono un lavoro monotono, il quale è duro e +opprimente per modo che molti l’abbandonano per darsi a fatiche anche +più gravi e men retribuite, non per altro che per liberarsi dall’eterna +intollerabile uniformità dei movimenti muscolari a cui li costringe +l’attuale divisione del lavoro nella grande industria, e per cui, alla +lunga, nasce in loro un abborrimento invincibile. Molte cose avevo +lette nei libri al proposito; ma il mio amico per il primo, con certe +frasi e immagini vive del suo vernacolo, molte volte ripetute, mi fece +comprendere e sentire quasi come per esperienza la tortura della fatica +avvelenata dalla noia, la tristezza delle lunghe giornate passate nelle +officine oscure, tra il fumo e il polverio, in uno strepito assordante, +l’aspettazione interminabile del suono liberatore della campanella, +il continuo affannoso desiderio che spinge tutti i pensieri verso la +domenica come a una terra promessa lontana, dove si potrà respirare e +pensare, essere un uomo per un giorno. + +Mi son quindi persuaso anche di questo: come in moltissimi non si ha +che sonnolenza, atrofia morale, prodotta da estenuazione di forze e +da un enorme tedio accumulato, quello che a noi pare rassegnazione +ragionevole al proprio stato; mi son persuaso che quello che noi +giudichiamo in molti indifferenza o avversione al socialismo che li +cerca, non è altro che inettitudine o ripugnanza allo sforzo necessario +per comprendere e appropriarsi le proprie idee, impotenza della mente +paralizzata da un lavoro macchinale di molti anni, il quale non è più +in loro, come dicono i fisiologi, di pertinenza del cervello, ma del +midollo spinale, e li ha ridotti a vivere come le rane, a cui sono +stati tolti i lobi cerebrali. A voi, romanzieri: ecco un argomento +degno dei vostri studi più dei cuoricini delle contesse. + +— Sta bene; — gli rispose uno degli apostrofati — ma.... _passez au +déluge_. + +— Eh, il diluvio verrà, se non metterete giudizio. Tutte queste cose il +mio amico non me le disse come io le ho dette a voi, si sottintende; +ma io le compresi dai frammenti dei suoi discorsi o glie le lessi +dentro per gli spiragli che mi lasciava aperti tra parola e parola. +Incoraggiato, ho continuato a scavare nell’animo suo, aprendogli +sempre il mio tutto quanto, e v’ho scoperto delicatezze di affetto +che non immaginavo, sentimenti e pensieri che non venivano fuori se +non perchè non trovavano la via d’uscita, o ne uscivano travisati +dall’espressione monca ed impropria; ho afferrato a volo idee e +intuizioni nette di una mente vergine, non viziata, come la nostra, +dalla consuetudine di guardar le cose a traverso le reminiscenze dei +libri e di giudicarle in relazione coi giudizi altrui; ho inteso da +lui giudizi sulla società e sulla vita originali e sensati, domande +elementari e profonde di bambino, che mi mettevano in impiccio, e +ragioni semplici e lucide, alle quali, con mio stupore, non trovavo +nel mio magazzino intellettuale nessuna ragione da opporre, che non +fosse un giuoco di parole. Per tutte queste cose mi son legato a lui, +e ho provato nella sua compagnia come un ringiovanimento del senso +dell’amicizia, certe compiacenze vive e delicate delle prime intimità +fraterne dell’adolescenza, delle quali non avevo quasi più memoria. +L’amicizia dura da vari anni. S’è stabilito un commercio intellettuale +fra di noi. Io gl’impresto dei libri; egli, dopo lettili, mi domanda +delle spiegazioni le quali non di rado non valgono i suoi commenti +impreveduti, che mi fanno pensare anche quando battono in falso. Ho +veduto la sua intelligenza allargarsi e rischiararsi rapidamente, come +quella d’un ragazzo che, invece d’imparare, riacquistasse la memoria +di cose dimenticate. E ciò non ostante, non so proprio chi di noi +due abbia giovato all’altro di più. Per me egli è stato la chiave che +m’aperse la porta d’un mondo ignorato. E gli sarei grato per il solo +fatto di avermi indotto questa persuasione: che il miglior modo di +istruire e di educare il popolo, di riuscirgli utili e di essere giusti +con lui, è quello di legarglisi con dei vincoli individuali d’amicizia, +e che se ogni borghese colto avesse un vero amico nelle classi operaie, +il mondo procederebbe certo egualmente verso la mèta a cui la legge +della vita lo sospinge, ma forse per altra via e con altro passo, con +maggior vantaggio di tutti. + +— Applausi dal settore di destra — disse uno dei romanzieri. — M’hai +persuaso benchè tu abbia parlato come un professore. Cedimi dunque il +tuo amico. + +— Ah no! — rispose il professore. — Fate voi altrettanto per conto +vostro. Un’amicizia di tal genere non serve a nulla, anzi non si può +avere se non si conquista. Vi trovereste a dover rifare il lavoro +medesimo, a vincere le stesse difficoltà e le stesse diffidenze ch’io +ho dovuto vincere. Non è uno di quegli amici che s’imprestano come un +soprabito. + +— E allora come trovarne? + +— Ci dovrebbero essere delle agenzie speciali. + +— Dobbiamo ricorrere alla «Camera del Lavoro». + +— Ridete pure, — rispose il professore mentre tutti si alzavano per +uscire. — Avete ingegno: son ben certo che quello che vi ho detto, vi +rimarrà stampato nel cervello, e che ci penserete molte volte.... senza +ridere. + + +Fra anarchico e socialista. + +(FRAMMENTO.) + +La visita che Alberto aspettava con maggiore impazienza era quella del +Baldieri. Il concetto un po’ fantastico che s’era fatto di lui, il +pensiero di trovarsi per la prima volta davanti a un operaio d’idee +profondamente discordi dalle sue, a un agitatore audace, provato da +processi e da prigionie, che forse gli veniva in casa di mala voglia, +e col proposito di dirgliene delle dure, lo tennero per vari giorni in +uno stato di curiosità viva; la quale diventò vivissima quando, all’ora +indicatagli dal Cambiasi con un biglietto, egli sentì una vigorosa +scampanellata. + +Dal viso con cui la cameriera gliel’annunciò e dall’incertezza con +la quale disse _un uomo_ invece di _un signore_, capì che doveva aver +visto una faccia straordinaria. + +E quando l’«uomo» gli fu davanti, egli dovette fare uno sforzo per +dissimulare l’impressione che gli produsse il suo aspetto. + +Non vide sul primo momento che due occhi azzurri potentissimi in una +testa bionda più alta della sua; la quale pronunziando il suo nome, +s’alzò invece d’inchinarsi. + +Lo fece sedere, e l’osservò a varie riprese, di sfuggita, cominciando +subito le sue interrogazioni, come se non s’occupasse punto della +sua persona. Il Cambiasi aveva ragione. Egli non avrebbe saputo +immaginare un viso che esprimesse più audacemente l’idea dell’anarchia +rivoluzionaria. Era un viso lungo e sanguigno, con un gran naso +arcato e sottile, che dava l’idea d’un’arma offensiva, e una bocca +ferma, guernita di baffi petulanti, e un poco torta verso la guancia +sinistra, dove s’apriva una cicatrice piccola e profonda, come il buco +d’una palla di pistola. Ma più fieramente parlanti erano gli occhi, +coi quali, fissando Alberto mentre rispondeva breve e netto alle sue +domande, pareva che dicesse: — Chi è costui? Cosa cova? Che fine può +avere la sua impostura? — Mai due occhi umani non gli avevano frugato +dentro all’anima come quei due. Tutto ciò che v’è ancora di dubbioso +nella sua nuova fede, tutti i pensieri e sentimenti che lo legavano +ancora alla sua classe, gli parve che si agitassero, si scontorcessero +sotto quello sguardo come un gruppo di bisce sferzate. Tanto che il +suo cuore ardito se n’adontò e si ribellò, mandandogli un’ondata +di sangue fino al collo, e invece di restringere la conversazione +come aveva fissato, al lavoro dei fanciulli, egli decise d’assalirlo +nel campo stesso delle sue idee, quando il primo argomento fosse +esaurito. E cominciò a fissarlo, alla sua volta, negli occhi. E di +volo riconobbe in lui quello che altri già riconobbero negli anarchici +idealisti e sinceri: i caratteri fisici anticriminali: fronte larga, +cranio ampio, una folta barba castagna, le pupille chiarissime. Era +un bell’uomo; ma di quella bellezza che lascia l’animo incerto fra la +simpatia e l’avversione; una di quelle figure vistose ed insolite, che, +quando s’incontrano per la strada, vi fanno dire: — chi sarà costui? +— A un certo punto sorrise, e Alberto fu stupito della espressione +singolare di quel sorriso; pensò al sorriso, come lo chiama l’Antonino, +_fantastico_, di Cola di Rienzo. Anche nella calma con cui parlava, il +suo viso, il suo gesto, la voce, la parola, tutto aveva qualche cosa di +tagliente e di aggressivo. + +Quando capì che l’interrogatorio era finito, s’alzò a un tratto, con +impeto, come se le sue gambe fossero due molle d’acciaio che avessero +dato uno scatto a suo malgrado. Ma una curiosità imperiosa costrinse +Alberto a trattenerlo. + +— Come, — gli domandò sorridendo — se ne va senza cercar di convertirmi? + +Il Baldieri lo guardò, senza comprendere: — Convertirla a che?... — +Ma nell’atto stesso che fece quella domanda, comprese. — Ah! — disse +— intendo.... No: non credo che sia il caso. Mi scusi, sa. Ha qualche +cos’altro da domandarmi? + +Alberto fu urtato da quella durezza: — Poichè rifiutate la discussione, +non mi resta nulla da dire. + +— Rifiuto la discussione! — ribattè l’anarchico. — Non la rifiuto +mai quando credo che possa servire a qualche cosa. Ma a che cosa può +servire.... tra me e lei? + +Alberto volle rispondere; ma quegli lo prevenne. — Allora — disse +— sarò franco; me lo permetterà. Noi non ci possiamo intendere. Un +borghese non può esser con noi. Si può illudere, può essere qualche +volta in buona fede....; ma alla prima occasione ci volterà le +spalle, per forza, perchè non si può cambiare il midollo delle ossa. +Tutt’al più, loro possono essere socialisti. Ma socialista e borghese +è tutt’una per noi..... come per loro anarchico o pazzo. A che pro +discutere coi pazzi? Dica la verità: per lei l’anarchismo è una pazzia. + +Alberto gli fece cenno di sedere: quegli sedette sull’orlo della +seggiola, come per fargli intendere che non si voleva trattenere. + +— Non la credo una pazzia, — disse Alberto in tuono cortese — non +mi pare irragionevole lo sperare che gli uomini potranno un giorno +far di meno delle leggi, quando avranno raggiunto quel grado di +moralità in cui la legge è superflua, perchè le basta la coscienza. +Ma credo la moralità attuale ancora tanto lontana da quel termine, da +rendere impossibile l’attuazione del vostro ideale, il quale è tutto +fondato sulla esistenza d’uomini quasi perfetti. Crede lei in una +trasformazione miracolosa della natura umana? + +— Ma che miracolosa! — rispose il Baldieri con atto di impazienza. +— Ecco la loro fissazione! Naturale, logica, non miracolosa; logica +e certa, per effetto delle condizioni d’esistenza, affatto nuove, +che dovranno mutar gli uomini per necessità, come il cambiamento del +recipiente muta la forma del metallo fuso. — E fece un gesto come per +dire: — È così chiara! + +— È impossibile — disse Alberto. — Voi credete gli uomini pronti alla +trasformazione, perchè, già sin d’ora, li giudicate migliori di quelli +che sono, perchè non pensate che gran parte del male che non fanno, non +lo fanno se non perchè non lo possono, perchè sono disarmati, compressi +dall’ordinamento civile in cui vivono; ma togliete domani tutti i +freni, come volete fare, e gli uomini ricadranno nelle barbarie d’un +salto. + +Il Baldieri scrollò le spalle in atto di pietà. — Lo dicevo che non +ci possiamo intendere! — E ribattè con vivacità febbrile, picchiando +il pugno sulla fronte e facendo scattar le parole: — Ma in che +maniera un uomo intelligente non capiva che ogni crimine, ogni trista +passione di adesso era l’effetto necessario d’una violenza, d’una +restrizione imposta alla libertà, d’un vizio o d’una ingiustizia +inerente all’organizzazione sociale? — Ma questo non si discute, — +gridò — questo è patente come una verità elementare d’aritmetica! +Ma non lo vede, non lo riconosce dieci volte al giorno, anche in sè +stesso? — E dicendo questo, piantò in viso ad Alberto due occhi ch’ei +non li aveva ancor visti, e che lo stupivano, quegli occhi fissi di +smalto delle figure dei mosaici, che il Renan dice esser propri dei +fanatici. Ed egli intuì rapidamente quella verità: che la fede assoluta +in qualche cosa è per noi, uomini del presente, un fatto assolutamente +sconosciuto, e che però ci è impossibile il metterci coll’immaginazione +in quello stato dello spirito umano. Comprese che c’era un abisso fra +quell’uomo e lui. Stette guardando un momento quegli occhi, poi disse: +— Ebbene, supposto pure un miglioramento morale immediato negli uomini, +come si può concepire una società senza organizzazione? + +— Ma non si tratta di sopprimere ogni organizzazione! — rispose +l’anarchico, impazientendosi da capo. — Questo è un altro dei loro +chiodi. Si tratta di sostituire all’organizzazione autoritaria una +volontaria, una federazione d’associazioni di lavoratori, che abbracci +la società intera! + +— Ma non sono possibili associazioni senza patti contrattuali, io +credo; e questi patti saran sempre delle leggi! + +— Non saranno leggi, perchè saranno spontanei e liberi, e si potranno +mutare e distruggere quando si vorrà! + +— Ma io non capisco neppur questo. In che maniera codeste associazioni, +e nella loro federazione, si potrà mantenere l’accordo e ottenere +l’operosità di tutti? Come potranno funzionare regolarmente l’una e +le altre senza controllo, ossia senza autorità, senza leggi, senza la +coazione dello Stato? + +— Oh, curiosa! E come funzionava la società, prima che ci fosse tutto +questo? + +— Appunto: voi volete ritornare allo stato di natura; ebbene ci siamo +stati, e siam venuti al segno in cui ci troviamo adesso. + +— Ma noi ci torniamo con l’esperienza e con la scienza. + +— Sta bene: dunque in condizioni affatto diverse, che ci permetteranno +di rimanervi. Io comprenderei l’anarchia se si potesse tornare in tutto +e per tutto allo stato primitivo. Ma non ci possiamo tornare con la +complessità attuale della società, con l’attuale sistema di produzione, +col macchinismo, con la divisione del lavoro, che richiedono la +cooperazione metodica, armonica, puntuale d’una collettività di +lavoratori, i quali debbono sacrificare la loro libera volontà. Come la +sacrificheranno, se non ci saranno costretti? + +Il Baldieri sorrise. + +— Ma non ci sarà bisogno di costringerli perchè non avranno da fare +un sacrificio! Esca un momento col cervello dallo stato presente. +Lavoreranno spontaneamente, senza sforzo, non solo perchè avranno da +lavorar meno, e vivranno meglio, ma perchè nello stato sociale in cui +si troveranno sarà evidente, chiarissima a ognuno l’idea del dovere di +ciascuno e di tutti, e questa sarà il più grande stimolo al lavoro e la +regola migliore della condotta! + +Alberto non rispose. La discussione ritornava sempre allo stesso +punto, andava a battere contro la fede in un mutamento miracoloso degli +uomini. Era inutile proseguire. Tutte le sue obbiezioni si sarebbero +spezzate contro quell’idea. Ma non voleva parer vinto. + +— No, — disse — è impossibile. Non posso concepire che due forme +d’anarchia. Una, possibile, dopo una rivoluzione, anche domani: quella +del vostro Stirner, uno dei padri dell’anarchismo; uno stato di libertà +assoluta, in cui ciascuno combatta contro tutti, e dove si formerebbero +dei gruppi di forti, per libero e mutuo consenso, senz’altro pensiero +che l’interesse personale; lo sfruttamento di tutti, insomma, fatto +da ciascuno; l’altra che sarebbe l’attuazione del vostro ideale, ma +soltanto possibile dopo che la società sarà passata per un periodo +di preparazione collettivista, in cui l’individuo svolgendosi e +perfezionandosi, ridurrà a poco a poco superflua e poi nulla l’azione +delle leggi e dello Stato: ma ciò in un tempo incalcolabile lontano. +Fuor di queste due, non c’è altra anarchia che non sia un sogno. + +L’operaio balzò in piedi col viso in fiamma. + +— E allora è peggio che un sogno — gridò — è un’assurdità, è una +stupidità il loro socialismo, con le sue leggi e col suo Stato! Come +non capiscono che lo Stato è la peste, perchè non è e non può esser mai +altro che l’organizzazione della forza per proteggere la proprietà, lo +sfruttamento, l’usurpazione? che se si lascia in piedi una sola delle +istituzioni presenti, si riformerà intorno a quella, per necessità, +tutto ciò che era prima? Che pazzia! Si rada tutto una buona volta +dalle fondamenta, come vogliamo noi, e quando non ci saranno più classi +nemiche perchè non ci sarà più proprietà individuale, non sarà più +soltanto inutile lo Stato, ma impossibile, ma ridicolo, come l’insegna +d’una bottega bruciata! Finchè non vi sarà entrata nel cranio questa, +voi altri signori socialisti non sarete mai altro che puntelli, senza +saperlo, di tutte le istituzioni odiose che volete buttar giù, e noi +vi combatteremo, noi vi odieremo peggio dei borghesi! Se non comanda +altro, la riverisco. + +Alberto notò il tremito violento della mano con cui egli riprese il +suo cappello, e capì che gli bolliva dentro un’ira anche più forte +di quella che avevano espresso le sue parole; l’ira che accende in +ogni uomo di fede la discussione, come un atto offensivo e pericoloso +insieme, per la sua fede. Per non irritarlo di più, cambiò sveltamente +di tattica. + +— E sia pure — disse. — Rimanga ciascuno nella sua idea. Non le +faccio più che una domanda: lei non crede in altri mezzi che nella +rivoluzione? + +— In nessun altro — rispose il Baldieri, avviandosi per uscire. — Senza +di questo, tutto è impostura e buffoneria, e l’inferno attuale durerà +in eterno. + +— E crede nell’azione rivoluzionaria senza organizzazione? + +— Fermissimamente, perchè l’organizzazione della rivoluzione sarebbe +la tirannia preparata, com’è stata sempre finora. E senza capi. E se +verran fuori dei capi, saranno per loro le prime fucilate. + +— E senza organizzazione e senza capi, chi manterrà l’ordine e la +giustizia nella presa di possesso del capitale sociale? + +Con questo, credette d’averlo messo al muro. Ma l’anarchico gli diede +una risposta meravigliosa: + +— Nessuno avrà interesse a prendere più di quello che gli occorre per +lavorare. + +A questa risposta inaspettata, a vedere la sincerità assoluta +che brillava nei suoi occhi chiarissimi e fissi, Alberto si sentì +disarmato, e l’obbiezione che stava per fargli ancora riguardo al +principio: «ciascuno secondo i suoi bisogni», non attuabile se non +nel caso d’una produzione sovrabbondante per i bisogni di tutti, gli +morì sulle labbra. Egli sentì una specie d’ammirazione attonita per +quella fede cieca, per quell’uomo così saldamente, così invincibilmente +persuaso della sua idea. + +— E crede anche — si restrinse a dirgli — i tempi già maturi per una +rivoluzione? + +— Magari per vincerla, no. Ma per cominciarla, per avviarla con delle +rivolte, che scuotono l’opinione pubblica, poichè non c’è altro che +la violenza che mandi avanti una causa, e non si fanno proseliti che +con degli esempi d’audacia. La miglior propaganda è di sgomentare il +nemico, di fargli tremare la terra sotto i piedi, di rendergli la vita +così tribolata e miserabile, di far desiderare anche a lui la fine di +tutto. I primi si sa, pagheranno i vasi rotti, come accade sempre; ma +ne verrà dopo degli altri, che s’andranno moltiplicando; e poi verrà +il momento favorevole, in cui agiranno tutti insieme, e allora sarà +un uragano, che non lascierà più un sasso sull’altro di questa infame +galera. E sarà presto, com’è vero che io e lei siamo qui, e che ci +guardiamo in faccia. + +E questo disse con un tale accento, con un tale sguardo che Alberto, +con sua intima vergogna, sentì scorrere un freddo istantaneo dentro il +suo sangue borghese, e si passò una mano sulla bocca per nascondere lo +sforzo di mandar giù la saliva. Dopo una breve pausa gli domandò: — È +anche per l’azione individuale? + +Quegli lo guardò fisso, e poi scrollando le spalle come si fa a una +domanda fanciullesca, rispose sprezzantemente, ma vigorosamente: + +— No! + +— E in un’azione collettiva — gli domandò Alberto — sarebbe pronto a +sacrificarsi fra i primi? + +— Io?... — quegli disse guardandolo. E soggiunse con un accento +tranquillissimo: — E non me lo legge sulla faccia? + +Alberto lo fissò senza parlare. E non sapendo dir altro: — Grazie — +disse — delle informazioni. + +— Era mio dovere, — rispose l’operaio. — Se occorrerà altro, potrà +avvertir l’ingegnere. Al piacere di rivederla. + +E senza dargli il tempo di porger la mano, se n’andò a passi risoluti, +facendo risonare i tacchi sul palchetto come tanti colpi di martello. + +Alberto rimase pensieroso in mezzo alla stanza, e gli prese un dubbio +improvviso intorno a quell’idea, la quale neppur nei libri dei suoi +propugnatori più eloquenti, egli aveva mai potuto, non che accettare, +comprendere. E fece ancora uno sforzo per concepire la società come un +tutto così fuso ed uno che non fosse possibile determinarvi la parte +che spetta a ciascuno delle ricchezze che essa produce; e in cui tutti +avessero uguale diritto sul prodotto dell’opera comune; e si compiesse +la partecipazione senza abusi, senza disordini, come una immensa +famiglia concorde.... Ah, no, era un’illusione, un sogno, una follia! +Ma lo distolse da questo un altro pensiero: — Da che poteva nascere +quella fede in una grande bontà ed equità futura degli uomini, se non +da un così appassionato desiderio del bene altrui che gli facesse velo +al giudizio? Che altri impulsi poteva egli avere, se non generosi, +poichè in un nemico d’ogni superiorità e d’ogni autorità sociale +l’ambizione non poteva essere, e la probabilità di migliorar la sua +sorte era tanto minore di quella di perder la vita o la libertà per +riuscirvi? + + * + +Poi domandò a sè stesso: — Ma quanti avranno la fede e la fibra di +costui? Forse un altro nella sua città — pensò — forse non dieci nel +suo paese, forse non mille nel mondo. + +— Ah, no, — concluse. — Non si fa un esercito di eccezioni umane. +L’esercito siamo noi, e travolgeremo nel nostro corso enorme anche +loro. Essi non sono che la schiuma delle nostre onde, che andrà perduta +nel mare.... + + +Agitazioni e scioperi. + +Il buon cavaliere, data appena una scorsa alla rubrica quotidiana +«Agitazioni e scioperi» dove gli cadde sott’occhio la notizia d’un +vasto sciopero agrario imminente in una provincia dell’Emilia, +buttò via il suo fido giornale ed esclamò con accento di grande +scoraggiamento: — Insomma, non si campa più! Questa non è più vita, è +una convulsione perpetua, è il ballo di San Vito della Nazione, è una +esistenza d’affanno a cui il mio temperamento non può reggere. Se ha +da seguitare così, piuttosto di continuare a vivere in queste ansie +dell’inferno, com’è vero il sole, io vado a finire i miei giorni in +un’isola disabitata dell’Oceania. + +E ciò detto, piantò il gomito sulla tavola, appoggiò una guancia sulla +palma della mano, e stette così, scotendo il capo, come per riaffermare +il suo proposito di emigrazione dal mondo civile. + +L’amico che conosceva a fondo la sua natura di don Abbondio borghese, +gli si fece accanto e gli disse con molta pacatezza: — Senti, caro +mio. Il solo modo di vivere in pace, quanto si può, è di persuadersi +che la pace al mondo non è possibile, perchè il mondo in pace +sarebbe un mondo morto. Noi italiani siamo male avvezzi. Dal 1866 in +qua, da quasi quarant’anni, non abbiamo più avuto scosse nazionali +profonde. La spedizione di Roma del 1870 è stata una festa. La guerra +d’Africa, oltrechè non mise in pericolo la nazione, non ci diede che +delle commozioni molto attenuate dalla lontananza dei fatti. Questi +quarant’anni di bonaccia hanno fatto nascere e crescere in tutti +l’illusione che la civiltà d’un popolo possa progredire come va avanti +un piroscafo sulla faccia d’un lago dormente. Quindi il movimento +attuale del proletariato, che ci riscuote dal lungo dormiveglia, ci +pare il finimondo. Ma voltiamoci un poco indietro col pensiero. Non +parlo del periodo della rivoluzione francese e del primo impero, che +fu anche per l’Italia una convulsione d’un quarto di secolo. Parlo +della rivoluzione nostra. Dimmi che cosa sono le agitazioni presenti +appetto a quelle per cui passò la borghesia in quel periodo. Prima le +cospirazioni e i conati falliti, con le conseguenze tragiche delle +persecuzioni, delle confische, degli esigli, delle prigionie, delle +morti; poi una sequela di guerre, ciascuna delle quali poteva finire +con l’invasione straniera e con una reazione terribile, e in cui tutto +era messo a rischio: la vita, gli averi, la libertà, l’esistenza stessa +della nazione; per una lunga serie d’anni si visse come un esercito +accampato, non davanti ad un nemico, ma in mezzo ad un cerchio di +nemici, minacciati, insidiati di fuori e di dentro da mille pericoli, +senz’alcun benefizio della pace negli intervalli di tregua, in procinto +perpetuo di un fallimento disastroso, in una vicenda continua di +speranza e di disperazione. Non ti pare che i pericoli e gli affanni +d’oggi siano ben poca cosa in confronto di quelli passati? + +Il cavaliere scrollò il capo, e rispose tre volte no. — No; +l’agitazione e i pericoli d’allora li volevamo noi, e sapevamo +quello che volevamo. Era un movimento storico, necessario, chiaro, +circoscritto. Ma questo chi sa dove andrà a finire? + +— E anche questo è determinato da una necessità storica, è un fenomeno +naturale della vita sociale. Credi che le forze della vita e della +storia agiscano in una classe sola della società? Quello era un +movimento circoscritto! Da che confini? Forse che la borghesia s’è +contentata dell’unità e della libertà? Conseguite queste, non abbiamo +noi cercato di ricavarne tutti i possibili vantaggi individuali e di +classe, morali e economici? Ora le moltitudini voglion fare lo stesso: +migliorare il proprio stato, come abbiamo fatto noi, servendosi delle +stesse conquiste che a noi giovarono. E questo non facciamo noi ancora, +tutti quanti? Chi non s’agita, in un modo o in un altro, per migliorare +lo stato proprio? Chi è pago delle proprie condizioni di vita anche +fra i più fortunati? Non diciamo noi che il malcontento è padre d’ogni +progresso? Rifletti un poco. Noi giudichiamo naturale, giustificabile, +anche lodevole che si dia moto e s’affanni per accrescer la sua fortuna +il milionario, perchè riesce a vantaggio comune l’attività ch’egli +spiega a quel fine, e non vorremmo che le classi sociali più povere +s’agitassero per innalzarsi a una condizione di vita più umana! Ti par +che sia logico? Ti par che sia umano? + +— Non c’intendiamo. Non son contrario al fine: mi spaventano i mezzi, +m’inquieta il fatto che queste classi si organizzino, si leghino e si +muovano di concerto: in questo è il pericolo, e questo condanno. + +— Ma questo condanni in loro soltanto: ecco l’ingiustizia. Non sono +collegati per l’interesse comune cittadini di altri molti ordini e ceti +sociali? C’è forse un ceto, una classe qualunque della società che, se +sperasse di conseguire un vantaggio con l’associazione degl’intenti +e degli atti, anche con lo sciopero, anche con l’arma spuntata e +prudente delle minaccie, non lo tenterebbe? Non fecero, non fanno +anche dei ceti borghesi dimostrazioni per le strade, leghe contro +il fisco, intimazioni e minaccie al Governo? Non si sono accordati +degli industriali a chiudere le loro fabbriche, mettendo sul lastrico +una folla d’operai, per forzare lo Stato ad allentare il laccio +dell’imposta? Che c’è di più naturale e di più giusto che i lavoratori +ricorrano anch’essi al mezzo riconosciuto più efficace, al solo mezzo +che possa recare effetti immediati, e di cui hanno avuto tanti esempi +al di sopra di loro? Che se, avendo essi il numero, dalla loro azione +concorde ci viene un’inquietudine che l’azione degli altri non ci +desta, che colpa hanno essi d’essere in molti? È giusto il giudicare un +diritto non per sè stesso, ma dal grado d’apprensione che può destare +in noi chi lo esercita? + +— Lasciamo andare il diritto. Quello che mi dà più pensiero è la +molteplicità, la simultaneità, la violenza dei moti, e l’esorbitanza +delle pretensioni, che rivelano un intento lontano, più grave assai dei +desideri presenti. + +— Vediamo un po’. Le pretensioni saranno inopportune e eccessive in +certi luoghi e in certi momenti; ma non son tali da pertutto nè sempre: +non si può onestamente affermare il contrario. È la tendenza generale +nelle sue cause e nei suoi effetti generali che bisogna considerare. +Quando, fra cent’anni, si giudicherà con mente di storici il movimento +attuale, chi darà importanza al fatto che esso non sia stato opportuno +e ragionevole in tutte le sue manifestazioni parziali, che in alcuni, +e anche in molti casi e punti le richieste abbiano superato la +possibilità delle concessioni? E a chi non parrà naturale il fenomeno, +che ora si chiama _febbre_ o _contagio_, voglio dire quest’altro +fatto: che l’agitazione si sia propagata con troppa rapidità, che i +moti siano stati simultanei in una gran parte del paese, assumendo +una apparenza, e qualche volta anche un carattere inquietante? Ossia, +che ogni concessione giustamente ottenuta abbia destato intorno +cento speranze inappagabili, che in ogni parte si sia manifestata +una gran furia d’afferrare il momento che pareva più propizio, quello +in cui era lasciata per la prima volta alle moltitudini una libertà +relativa nell’esercizio dei diritti comuni, la quale esse temevano +ragionevolmente che fosse passeggiera come il Governo che s’arrischiava +a concederla? + +Il cavaliere tacque un momento; poi rispose, corrugando la fronte: — +non temo le classi lavoratrici; temo chi le consiglia e le muove. C’è +un branco di mentecatti tristi che le hanno nel pugno. + +— Ma no, amico; questo è il vostro errore capitale, cagione di tanti +altri errori: quello di credere, di voler credere a ogni costo che +pochi bastino a sommuovere delle moltitudini, a stornarle dal lavoro +per settimane intere, a spingerle incontro a pericoli e a danni, a +farle volontariamente digiunare e patire mille disagi. E perchè lo +farebbero? Dite: per acquistar popolarità. Ma è un gioco rischioso, in +cui la popolarità si può acquistare e si può perdere. Nella più parte +dei casi si perde, e si mette a cimento anche dell’altro. Ma se anche +fosse vero, se bastano veramente pochi a mover le migliaia, questa è +una prova indubitabile che la disposizione nelle moltitudini c’è, che +l’idea, il sentimento, l’impulso interno preesistono, e che quindi +prima o poi, in un modo o in un altro, anche senza quei pochi, il +movimento avverrebbe. In che illusione vivete! Anche i passati governi +dicevano dell’agitazione nazionale che gli agitatori, i colpevoli di +tutto eran pochi, e si cullavano nell’illusione che, sopprimendo quei +pochi, tutto si sarebbe quetato. E credi, amico, credi che non ultima +causa dell’irritazione delle classi lavoratrici è il sentirsi ripetere +eternamente quell’antifona, la quale, insomma, equivale a dir loro: +— Noi sappiamo bene che se un pugno di mestatori non v’istigassero di +continuo per fare il vantaggio proprio alle vostre spalle, voi sareste +incapaci di qualunque accordo fra di voi, di qualunque risoluzione +e azione collettiva diretta all’utile vostro: voi non siete che +un enorme pecorame umano, senza idee e senza volontà, che qualche +ciarlatano spinge di qua e di là a suo talento, ubriacandovi di parole +e d’illusioni. — Come volete che, al sentirsi dir questo, quando pure +sarebbero disposte a seguire i consigli di moderazione che anche dagli +agitatori molte volte ricevono, le moltitudini non siano tentate +a respingerli e a passar oltre, per provarvi che non sono mandre +incoscienti, ma folle d’uomini che pensano col loro cervello e vogliono +con la volontà propria? + +Il cavaliere rimase silenzioso, stropicciandosi con le dita un orecchio. + +— Vedi — riprese l’amico: — quello che ci fa guardare con animo +inquieto e ostile al movimento presente è il pensiero che in esso +sia un pericolo prossimo per il nostro superfluo, che noi ci siamo +assuefatti a considerare come necessario. Parlo del superfluo, non del +resto, perchè sarebbe insensatezza l’affannarci di quello che potrà +seguire nel mondo quando di noi non ci sarà più che cenere. Ora è certo +che il movimento non potrà aver buoni effetti per le classi lavoratrici +senza sacrifizi gravi della borghesia. Ebbene, persuaditi che questo è +giusto, e rassegnati fin d’ora a quei sacrifizi, rinunzia fin d’ora, +dentro di te, con volontà ferma, al tuo superfluo. Tu vedrai come ti +sentirai sollevato, come si chiarirà il tuo giudizio, con che occhio +diverso guarderai a quello che accade. Il movimento è giusto: ecco la +verità che ci dobbiamo fermare saldamente nella ragione e nel cuore. +La nostra classe, con la rivoluzione italiana, è stata portata su da +un’ondata che a noi parve d’un fiume fecondatore. Ora ci pare onda di +fiumana devastatrice quella che porta su le classi inferiori. E non +è: è un’altr’onda delle stesse acque benefiche. Cerca di metterti con +l’immaginazione in un atteggiamento benevolo verso quelle moltitudini +di cui l’ascensione si turba, e dico: con l’immaginazione del vero. +Fatti sempre presente al pensiero che manca a loro tutto quello che +rende a noi più cara l’esistenza: la soddisfazione del presente, la +sicurezza del domani, il godimento dell’intelletto, il senso della +libertà e della leggerezza della vita. Considera pure che in un tempo +lontano, quando, tenendo conto delle loro condizioni materiali e del +loro stato di cultura presenti, si farà un raffronto fra la vastità +del movimento attuale e il piccolissimo numero di casi di violenza che +l’hanno accompagnato, questo sarà argomento di grande maraviglia. In +fine, se tu non mi trattassi di predicatore, ti suggerirci ancora una +considerazione molto semplice: che sono nostro sangue, che ci son fra +loro i figliuoli delle migliaia che insanguinarono i nostri campi di +battaglia, che sono le ossa e la carne della nazione, anzi la nazione +medesima, in somma, poichè non solo essa non sarebbe senza di loro, ma +non ne potremmo neppur concepire l’esistenza. + +Il cavaliere fece uno di quei gesti indeterminati, — coi quali si +scansa di dare una risposta. + +— Andiamo, dunque —, rincalzò l’amico sorridendo, e mettendogli una +mano sulla spalla —, tu che sei manzoniano! Ricordati di quello che +dice il Cardinale a don Abbondio, rimproverandolo che la carne l’abbia +fatto tremar per sè, mentre la carità doveva invece farlo tremare per +gli altri: che di quel timore egli si sarebbe dovuto umiliare, che +avrebbe dovuto invocar la forza per vincerlo e che l’amore l’avrebbe +reso intrepido. — Ah! — gli dice — se v’avessero umiliato, offeso, +tormentato, vi direi d’amarli, appunto per questo: amateli perchè hanno +patito, perchè patiscono, perchè son deboli, perchè son vostri. + +Il cavaliere continuò a star zitto per qualche momento; ma si sarebbe +potuto dir di lui quello che dice il romanziere del curato: che il +suo silenzio non era più quello di poc’anzi, che s’egli non sentiva +tutta la commozione che la predica voleva produrre, sentiva un certo +dispiacere di sè, una compassione per gli altri, un misto di tenerezza +e di confusione. + +Non si diede per vinto però, e disse tutt’a un tratto, un po’ +bruscamente: — Tu abbellisci ogni cosa. + +— Non abbellisco — rispose l’amico — no. Abbellisce la verità chi ne +nasconde i lati spiacevoli. Questo io non faccio nè con gli altri nè +con me stesso. Io non mi dissimulo i guai, i dolori che porteranno +a tutti gli avvenimenti di cui vediamo il principio; prevedo dei +giorni tristi, dei conflitti lamentevoli. Ma guardo pure al di là +di questi, vedo i resultati lontani, uno stato di cose migliore del +presente. In questo pensiero mi conforto. Nel fatto, vedi, io sono +ancora un borghese come te, immobile in un atteggiamento di difesa. +Eppure v’è un recesso in fondo alla mia coscienza, nel quale, come +filosofo antiveggente e previdente nell’avvenire, già svincolato d’ogni +interesse personale del presente, festeggio di nascosto il mio primo +maggio. + +— Ah, questo poi — esclamò scattando il cavaliere — io non lo farò mai! + +— Non lo puoi giurare, mio caro. Nell’animo d’ogni uomo di cuore e +di buon senso c’è oramai un seme segreto di socialismo, che si può +negare, che si può comprimere; ma che resta e germoglia a nostro marcio +dispetto. Germoglierà anche nel tuo cuore. + +— Ne dubito. + +— Vedrai. + +— Starò a vedere. + +Il cavaliere stette un po’ sopra pensiero, e poi, rasserenandosi +all’improvviso, disse all’amico, tendendogli la mano: — Sia come si +sia, non ti nascondo che con le tue parole m’hai un po’ risollevato +l’animo. Che cosa vuoi? Vivo in un cerchio di buona gente che vede ogni +cosa a traverso agli occhiali d’una così maledetta paura! + +— Ecco la mia prima vittoria! — esclamò l’amico, stringendogli la mano. +— Ti ho strappato gli occhiali. + + +Passano le tessitrici. + +Nel momento che s’alzavano da tavola udirono il rumore confuso d’una +folla, che s’avvicinava. + +Tutti corsero alle finestre e ai terrazzi; la padrona di casa +s’affacciò alla finestra più vicina, con una delle sue figliole. + +Venivano innanzi, per una via diritta, le operaie tessitrici, +scioperanti da due giorni; varie centinaia di ragazze e di donne, +fra le quali si vedevano delle teste grigie; tutte in capelli, molte +scarmigliate e coi panni in disordine; gruppi serrati, come grosse +pattuglie, che gridavano parole incomprensibili; schiere di dieci o +dodici, che si tenevano a braccetto e cantavano a voce altissima; molte +scompagnate, che correvano avanti e indietro e rompevano qua e là la +colonna, gesticolando, come se diffondessero una parola d’ordine, e i +canti, le grida, i discorsi, le risa stridule facevano tutt’insieme un +frastuono tra di battaglia e di baccanale, che si smorzava a quando a +quando come nel mormorio sordo d’un fiume, e poi riscoppiava più forte. + +Quando le prime furon tanto vicine da poterne vedere i visi accesi e +le bocche squarciate, la signora fece un passo indietro dalla finestra, +esclamando: — Che orrore! + +In quel punto si vide accanto uno dei molti invitati, del quale le era +noto il nome da quella mattina soltanto: un amico di suo fratello, un +giovine alto e pallido, che durante il pranzo era stato quasi sempre +silenzioso, e che per questo, o per l’espressione severa e dolce del +viso, le aveva destato curiosità e simpatia. + +Il giovine aveva udito la sua esclamazione. + +— Infatti — disse pacatamente, con un sorriso —, non è quello l’aspetto +più gentile in cui si possa presentare il suo sesso, signora. Ne +convengo. + +La signora rispose con vivacità: — Il mio sesso! Mi perdoni, signore: +lei coglie un brutto momento per farmi osservare che quelle son donne +al pari di me. + +— È vero. Ma ci sono delle verità che è bene ricordare appunto nei +momenti in cui riescono più sgradevoli. Io le ho ricordato questa con +un’intenzione cortese: per attenuare in lei una impressione penosa. +Quelle donne sono infiammate da una passione. Una passione violenta è +come una lesione passeggiera del cervello, la quale produce effetti +consimili in tutti gli esseri umani, a qualunque classe sociale +appartengano. Vada a vedere, signora, in una Casa di salute a che cosa +una lesione del cervello riduce la dignità, il pudore, l’educazione, la +gentilezza delle più nobili dame. + +— Ma quelle son pazze, signore! + +— E perciò fanno mille volte peggio di queste. Ma neanche queste +sono nel loro stato normale, voglio dire in uno stato in cui si possa +giustamente giudicare la loro indole, il loro grado d’educazione, il +loro modo abituale di sentire e di vivere. Pensi un po’, in questa +folla che ci passa davanti, quante donne ci saranno, capaci di fare +i sacrifici più generosi per la loro famiglia, che si strappano il +pane di bocca per i loro figliuoli, che li allattano fra mille cure, +fatiche, privazioni, e quante altre, di quelle che non son madri, +faranno lo stesso. + +— Questo lo so; ma non giustifica.... + +— Non dico per giustificare, signora; dico per rendere lei più +indulgente. Quelle che a lei più ripugna di vedere in codesto stato +di eccitamento scomposto, che paion briache, sono le ragazze. E a me +pure. Ebbene, quando le vedo così, io penso, guardandole, a quante di +esse hanno visto fin da bambine, forzatamente, i più brutti aspetti +della natura umana e del mondo, a quante prima dei vent’anni hanno già +avuto dalla vita delle delusioni tristissime, non confortate neppure +dalle distrazioni dello spirito e dagli agi materiali, che soccorrono +le ragazze infelici della nostra classe sociale; in quante è un vero +miracolo che si sia salvato dai contatti inevitabili della volgarità e +della brutalità umana la bontà dell’animo, l’affetto per la famiglia, +la sincerità dell’amore. E anche penso quanto saranno brevi in loro +la gioventù e la bellezza, e quante di esse, dopo aver perduto l’una +e l’altra, logorate innanzi tempo dal lavoro avranno una maturità +più travagliata dell’età bella, dei figliuoli poveri come loro, e una +vecchiaia abbandonata, che finirà all’ospedale. E allora, se è scappata +anche a me l’esclamazione che è uscita dalla sua bocca, signora, me ne +pento... e me ne vergogno, mi perdoni. + +La signora non badò alle sue ultime parole: era tutta intenta alle +operaie, che s’erano arrestate sulla piazza, formando un vasto +assembramento, intorno al quale accorrevano curiosi da ogni parte. +Pareva che tenessero consulta sul dove dirigersi, o che aspettassero un +rinforzo d’altre scioperanti; alcune, nel mezzo, agitavano le braccia +come se arringassero le compagne, scoppiavano applausi, la folla si +rimescolava, il gridìo cresceva. + +La signora fu presa da una viva inquietudine. — Chi sa che cosa stanno +macchinando, ora! — esclamò. — Ah, fortuna che ci sono ancora dei +soldati. + +— È giusto — osservò il giovane con un sorriso leggermente ironico, +che essa non vide. — Pensi a quanti soldati daranno all’esercito tutte +quelle tessitrici. + +La signora riattaccò il discorso interrotto. — Ma intanto —, disse +— lei che parla di tante virtù, perchè non sono al lavoro le sue +protette, invece di star qui a far baccano e a spaventar la gente? + +— Andiamo, cara signora: supposto pure che siano qui per puro spasso, +bisogna convenire che si danno di questi spassi assai di rado, perchè +li pagan troppo cari. Vogliamo contare cinque giorni dell’anno? +Ebbene, pensi che in tutti gli altri trecento e sessanta, escluse +le domeniche, quando lei si sveglia, esse sono già al lavoro da due +ore; che quando la sera lei ritorna a casa a desinare stanca del suo +giro di visite, esse staranno ancora al lavoro altre due ore, e che +son lì, tutti i giorni, anche nei mesi che lei passa sul mare, o in +collina, o in montagna, e che la maggior parte, con dieci ore almeno +di fatica quotidiana, non guadagnano quanto occorre giornalmente a lei +per l’acqua da profumarsi. A lei, che è buona e ragionevole, non pare +scusabile che facciano del chiasso qualche volta per migliorare un po’ +la loro condizione? + +— Migliorare! — rispose la signora. — Ma quasi sempre.... Ma nel caso +presente, per esempio, hanno delle pretensioni esorbitanti; tutti lo +dicono; i padroni non possono; si dovrebbero ridurre sul lastrico, per +contentarle.... + +— Un momento, signora. Supponiamo pure che siano in errore, che abbiano +delle pretensioni inappagabili: il fatto è che esse non lo credono. +Ecco il punto. Credono fermamente che i padroni possano: facendo dei +sacrifici, si capisce. Come può pensare che, se non credessero questo, +farebbero quello che fanno, che, se stimassero impossibili ai loro +padroni le concessioni che loro domandano, vorrebbero, smettendo il +lavoro, costringerli a chiuder le fabbriche, e ridursi a perdere per +conseguenza anche quel pezzo di pane che ora si guadagnano? Dunque +sono in buona fede, dunque sono scusabili. E lo sono anche per un’altra +ragione. Esse vedono intorno a sè, in tutte le forme più appariscenti, +il lusso, la prodigalità, lo sperpero: capiscono vagamente che +tutto questo esce in grandissima parte dal lavoro delle classi a cui +appartengono: domandano che una parte maggiore del frutto del loro +lavoro rimanga a loro invece di convertirsi in superfluo per gli altri: +a chi hanno da rivolgere questa domanda se non a chi le fa lavorare? +Sbaglieranno; quei tali appunto a cui si rivolgono, nel caso attuale, +non potranno contentarle; ma sono pure i soli nei quali esse possano +fondare la loro speranza; se fanno male i conti, sono compatibili, e +anche se non credono al _non possumus_ che loro si oppone, perchè sanno +che è una risposta che si dà quasi sempre, e spesso anche dal ricco al +povero che gli chiede un soldo. Si lasci intenerire un poco, signora. +Basta un po’ d’immaginazione per questo. Pensi come debbono aver +mangiato stamani quelle donne, e a che tavola sederanno questa sera, +e domani; si raffiguri le loro povere case, la loro vita di tutti i +giorni, il centesimo lesinato, l’ansietà continua del giorno che verrà, +le sere eterne che passano ad aspettare con trepidazione il marito o il +padre che non torna, e i mille «no» dolorosi con cui debbono rispondere +ai mille desideri dei loro bambini, tentati nella grande città da tante +cose desiderabili, che essi credono fatte per loro come per gli altri. + +— Io saprei sopportare tutti questi sacrifici, se la necessità me li +imponesse —, rispose con accento d’alterezza la signora. — Molte donne +della nostra classe li hanno affrontati coraggiosamente nel periodo +della rivoluzione nazionale. + +— Lo credo di lei, e delle altre lo so. Ma convenga che chi non si +trova in tale necessità deve usare qualche indulgenza verso quelli +che vi si trovano, perchè tra il sentirsi capaci di patire e il patire +c’è qualche divario. E poichè lei mi ricorda i sacrifici fatti dalle +«signore» alla rivoluzione, mi permetta di dirle ancora una cosa. +È vero: molte, in quel tempo, hanno sopportato nobilmente povertà, +esilio, separazioni dolorose. Ma crede lei che esse e i loro mariti e +i figliuoli avrebbero fatto quanto fecero se avessero potuto prevedere +che, liberata e unificata la patria, il popolo sarebbe rimasto +perpetuamente nelle stesse condizioni materiali e morali in cui si +trovava allora? Non crede invece che li eccitasse sopra tutto all’opera +la speranza, anzi la certezza che con la libertà e l’unità nazionale +sarebbe cominciato un grande movimento d’ascensione delle classi +popolari verso uno stato migliore di vita, economicamente migliore +per prima cosa, poichè la miseria è il primo degli impedimenti a ogni +progresso civile? E crede che questo movimento d’ascensione, sperato +allora, considerato come l’ultimo e più santo scopo d’ogni lotta, e +desiderato adesso da quanti hanno cuore e ragione, perchè è giusto, +perchè è necessario, perchè è l’adempimento d’una legge del mondo, +crede lei che si produrrebbe se il popolo lavoratore, se queste donne +come tutti gli altri non chiedessero, non si accordassero per strappare +delle concessioni, non si agitassero a quando a quando per sferzare +l’inerzia delle classi superiori, per ricordarci le promesse dei nostri +padri, e anche per impaurire l’egoismo dei soddisfatti? + +La signora non rispose. + +— E non pensa pure, signora, che l’inquietudine che essi ci danno con +questi perturbamenti dell’ordine sia per la maggior parte di noi una +piccola espiazione dovuta del non aver fatto per loro quanto potevamo, +del non pensare a loro che quando vi ci costringono? + +La folla delle scioperanti s’era riformata in colonna, e s’allontanava. +Un’operaia, che era rimasta indietro, passò sotto le finestre correndo, +per raggiungere le compagne. Era incinta. + +— Anche quella! — esclamò la signora, accompagnando la sua corsa +faticosa e scomposta con uno sguardo nel quale, però, appariva un +sentimento più di pietà che d’avversione. + +Il giovane le disse: — Sentiamo un po’, signora: sarebbe in collera +anche con lo scioperante che quella porta con sè? + +— Con quello no —, rispose la signora con un sorriso che non potè +reprimere. + +— Ebbene, non lo dev’essere nemmen con la madre perchè, sicuramente, va +a gridare con le altre non tanto per sè quanto per lui. Sia certa che +la spinge alla corsa l’illusione di sentir la sua voce che le dica: — +Va, mamma, va; fatti sentire: avrai forse un pezzo di pane di più, o +otterrai almeno di riportarmi a casa dalla fabbrica un’oretta prima. + +La signora ebbe uno di quei movimenti involontari della bocca che +tradiscono una scossa del cuore; ma cercò di dissimularlo, e disse +vivamente, un po’ piccata: + +— Ma sa lei che ha parlato come un socialista? + +— No, signora —, rispose con dolcezza il giovane —, semplicemente come +un cristiano. + + +Una tempesta in famiglia. + +La sera del sei maggio, la casa del cavalier Bianchini sfolgorava per +la solita festa dell’anniversario del suo matrimonio. Ma, come accade +spesso nelle famiglie, il ricevimento fu preceduto da una burrasca. +La signora aveva fatto un colpo di testa. Informata dal marito delle +nuove idee del figliuolo Alberto, dopo avergli promesso di serbare il +segreto, aveva creduto atto di alta saggezza l’andar di nascosto ad +avvertire il suocero «commendatore», affinchè venisse preparato al +ricevimento e, giovandosi dell’uditorio che avrebbe fatto eco alla +sua voce e rincalzato la sua autorità, ricondusse il giovane alla +ragione; e quella sera stessa, a desinare, aveva annunziato al cavalier +Bianchini il proprio tradimento con una così baldanzosa sicurezza +d’aver fatto bene, ch’egli ne era andato fuor dei gangheri. Quando il +buon Moretti, arrivato il primo, entrò nel salotto, col suo viso rosato +e ilare di vecchio ottimista, vide ancora il suo amico con una faccia +fremente, su cui si confondevano le vampe del Barolo e quelle della +collera, e la signora con l’aria altera e ostinata di chi ha difeso +tenacemente un’idea + +Ma il Bianchini sperava ancora di scongiurare la battaglia a forza di +diplomazia. E si mise subito all’opera. Tirato da una parte il Moretti, +gli raccomandò, con viso grave, che non facesse, nella serata, cadere +il discorso sul _primo maggio_ e sulla questione sociale, perchè, su +quell’argomento, sarebbe potuto seguire un urto tra il suocero e il suo +figliuolo, che la pensavano diversamente. + +— E perchè mai? — domandò il Moretti con meraviglia. — La discussione +fa la luce: finirebbero con intendersi. + +— Ah! è impossibile! — rispose il Bianchini, e insistè, fin che quegli +promise. + +Entrarono quasi ad un tempo Alberto e sua moglie, col piccolo Giulio, +e il vecchio dottor Geri — padron di casa — insieme col figliuolo +e col nipote: un ragazzo di sedici anni, che era scolaro d’Alberto. +Questi formavano una triade curiosa: somigliantissimi l’uno all’altro +nonostante le grandi differenze d’età: si vedeva che il ragazzo sarebbe +stato fra vent’anni il ritratto miniato del padre, e dopo altri venti +quello del nonno: erano una dinastia secca e fegatosa; tutti e tre +lunghi e un po’ curvi, tutti e tre sorridenti ad un modo, con la +contrazione facciale di chi si spazzola i denti. Il vecchio aveva un +viso scialbo e sbarbato, che pareva livido per effetto della parrucca +nera e degli occhiali affumicati; di sotto ai quali sporgeva un gran +naso, incurvato a becco sopra una bocca torta e inquieta, che rivelava +i sentimenti non manifestati dagli occhi sempre bassi e vaganti, come +se cercassero qualche cosa per terra. Tutti e tre risposero con lo +stesso sorriso acre alla cortesia festosa con cui furono accolti; +cortesia che il vecchio Geri, come padron di casa, scroccava, essendo +tirato a tal segno, che da anni il cavaliere Bianchini ordinava +e pagava di proprio ogni minima riparazione, per non spender con +lui parole inutili. La sua avarizia era proverbiale anche fuori di +casa sua. Non affrancava mai una lettera, non dava mai una mancia, +e d’estate, per le strade di Torino, quando arrabbiava dalla sete, +prendeva una limonata da mezzo soldo dagli acquaiuoli delle cantonate. +E non solo non faceva mai una elemosina, ma la vista d’un mendicante +lo esasperava al punto che, se avesse osato, l’avrebbe battuto. Aveva +esercitato in altri tempi la medicina, e poi smesso, perchè gli +era sfuggita tutta la clientela, a causa della sua indiscrezione. +Da anni tutte le gioie della sua vita si riducevano a quella di +esser padrone di casa. Per lui un padrone di casa era un cittadino +insigne e benemerito, una colonna dello Stato, che aveva diritto al +più ossequioso rispetto delle autorità e ai più delicati riguardi +della cittadinanza. Scriveva ogni settimana una letterina a qualche +gazzetta, firmata con le iniziali, per lagnarsi dei canti notturni, +dello strepito dei carri, delle trombe dei soldati, dello schiamazzo +degli scolari, di ogni cosa che potesse turbare la quiete del suo +«stabile». E ripeteva come un intercalare, interpretandola a modo suo, +la sentenza del Goethe, che non è un uomo degno davvero di questo nome +chi non ha fatto un figliuolo o piantato un albero o fabbricato una +casa. L’umanità, per lui, si divideva in padroni di casa e pigionali, e +questi erano d’una razza inferiore. + +Appena i tre Geri furono seduti, il cavalier Bianchini fece loro a +bassa voce la stessa raccomandazione che al Moretti. + +— Capiranno.... c’è dissenso di idee.... se si potesse evitare.... + +Il vecchio fece le meraviglie, il figliuolo sorrise, cercando con +gli occhi la signora Giulia, soddisfatto di scoprire un lato odioso e +ridicolo nel giovine professore che, per opposizione di natura, gli era +sempre stato antipatico. E stava per fare una domanda, quando entrarono +il Cambiari e sua moglie. + +Entrò con loro come un soffio di salute e di buonumore. Quella bella +bruna rotonda, semplice e allegra, e quel pezzo d’uomo dal viso aperto, +sul quale s’univan la bontà, l’intelligenza e l’astuzia, tutti e due +pieni di vita e di parlantina, erano l’immagine della loro casa: una +casa di onesti chiassoni, affollata di figliuoli e figliuole d’ogni +statura, dove si recitava, si ballava, si correva in bicicletta per +le camere, si andava a letto al tocco di notte e si mangiava a tutte +le ore, senza che alcuna contrarietà o piccola disgrazia scolastica o +domestica interrompesse mai il corso delle visite, dei pranzi, delle +scampagnate, in cui si profondeva ogni anno quanto c’entrava. E in +mezzo a quella babilonia il Cambiari lavorava di forza e con fortuna, +smarrendo e ritrovando conti e disegni fra i balocchi e i giornali di +mode, sonando il piano nei ritagli di tempo, schiassando con la prole, +leggendo un po’ di tutto da letto e corteggiando per spasso le amiche +di sua moglie, la cui ridente spensieratezza e ingenua ignoranza di +bella e buona baliona gli rallegravano la vita. + +Scambiati i saluti, il cavalier Bianchini condusse in un canto il +Cambiari e gli fece la raccomandazione. Quegli sorrise da prima: poi si +mise sul serio, per cortesia. Certo, il genero e il suocero erano due +teste da non dover lasciar che cozzassero in una quistione di quella +natura. Egli domandò se Alberto fosse sempre fermo nelle sue idee. Il +Bianchini gli rispose di sì, risolutamente, e soggiunse piano: + +— E ha ragione! Io son con lui! Sono anch’io per la verità e per la +giustizia! + +Il Cambiari lo fissò, sospettando che fosse brillo. Ma il Bianchini gli +voltò le spalle per andare incontro al signor Luzzi e alla sua signora, +che entrò con uno slancio di ballerina. + +Il Luzzi e sua moglie erano la coppia più bizzarra della compagnia. +Lui era vicedirettore d’una Società d’assicurazioni, una figura +mingherlina di scolaretto infrollito, mezzo calvo, con due occhietti +di topo, e due minuscoli baffetti neri, che parevan segnati sulla +pelle con sughero bruciato; un viso su cui mostrava un’astuzia che non +aveva, dandosi l’aria di pensare, di sapere, di capire molto di più +che in realtà non facesse. Non si poteva indovinare quanti anni avesse +di là dai quaranta. Passava per un’autorità nella sua professione, +perchè dedicava tutto il suo tempo a escogitare progetti di riforme +amministrative della Società, studiando gli ordinamenti di tutte le +società assicuratrici dell’universo; progetti che eran presi sempre +in grande considerazione, e non attuati mai. Si diceva che avesse una +fortuna; ma egli lo negava risolutamente, con un sorriso sfuggevole. +E parlava pochissimo; ma, fingendosi raccolto nei suoi pensieri, non +perdeva una parola di nessuno. + +Nessuno capiva come si fossero appaiati lui e sua moglie, che era +una brunetta ardita di trent’anni, con due occhi che bruciavano, +con un neo graziosissimo sulla guancia sinistra, con un corpicino di +ragazzetta precoce, somigliante a quelle elastiche donnine giapponesi, +che s’appallottolano e s’acchiocciolano così bene sulle stuoie delle +sale e sulle ginocchia del marito, e vestita sempre con un’eleganza e +un gusto perfettamente conformi alla sua bellezza minuta e irrequieta, +tutta guizzi e scatti e capricci che mettevan voglia d’afferrarla. E +con questo mostrava una serietà così intelligente, quando voleva, che +un uomo di Stato le avrebbe parlato di politica come a un provetto +giornalista. Da due soli mesi suo marito era stato trasferito da +Venezia a Torino, dove la signora Giulia aveva riconosciuta in lei +un’antica compagna di collegio, perduta di vista da più di vent’anni; +ma ricordata sempre fra altre cento come lo spirito più turbolento e +più ribelle della scolaresca. + +Colto un momento opportuno, il cavaliere Bianchini fece la +raccomandazione al signor Luzzi, nell’orecchio. Costui, senza +guardarlo, strizzò un occhio. Poi gli domandò in tono di compatimento: + +— E anche lei, cavaliere, è uno di quelli che credono che esista una +questione sociale? + +Il Bianchini rispose gravemente: + +— Esiste. + +E l’altro: + +— È un’allucinazione della borghesia. — Nondimeno promise di tacere. + +Dopo questo, andato a raccomandar un’ultima volta la prudenza al suo +Alberto che lo rassicurò, il cavalier Bianchini si soffermò in mezzo +al salotto e girò uno sguardo soddisfatto sulla bella compagnia; fra la +quale durava ancora il baratto dei saluti e dei complimenti con quella +strascicata e verbosa cortesia borghese, che è la contraffazione della +gentilezza aristocratica. Si vedeva però, e si sentiva che mancava +qualcuno, l’invitato più cospicuo, un personaggio tenuto da tutti, in +coscienza o per compiacenza, in gran conto, e da tutti designato con lo +stesso titolo: il Commendatore. + +— Verrà il commendatore? + +— Non c’è ancora il commendatore? + +— Quando avremo il commendatore? + +La cameriera annunziò ad alta voce: + +— Il signor commendatore! + +Entrò prima la signora Paola, una nanetta vestita di scuro, con la sua +aria timida e dolce di buona divota, e la sua inseparabile croce d’oro +appesa al collo, e poi la faccia larga del commendatore, coi baffi +alla Bismarck e i capelli grigi ravviati ad arco sulle tempie: un gran +vecchio solido e pulito, che poteva riuscir simpatico a chi non notasse +l’espressione di durezza che aveva sulla bocca un po’ ricascante dai +lati, e una luce indefinibile che gli brillava a fior d’occhi, non +derivata di dentro, simile al riflesso delle palle di vetro. Si vedeva +che era venuto di mala voglia, per puro dovere di parente. + +Alberto, che non lo vedeva da più giorni, andò tra i primi a porgergli +la mano, che egli strinse col suo fare solito, come un direttore +generale a un giovine impiegato. Quando tutti l’ebbero riverito, +rimase in un canto coi due Geri, gli altri sedettero un po’ da tutte +le parti, e incominciò un vivo cicalìo, il solito scambio di domande +che non chieggon risposta, di risposte non udito da chi le ha chieste, +di racconti incominciati e non finiti, attraversati e rotti da altri +discorsi smozzati, da risatine di signore, da esclamazioni di finto +stupore e di finto piacere, da quel palleggio di riempitivi, di +ripetizioni, di tritumi di frasi e di pensieri, che si fa in tutte +le riunioni, prima che siano avviate le conversazioni particolari. +E questo cicalìo continuò fin che i padroni di casa invitarono gli +ospiti a passare nella sala da pranzo, dove ogni anno, quella sera, +era preparata loro un’improvvisata che s’aspettavano. Era, sotto +una illuminazione da altar maggiore, una mostra appetitosa, in cui +fra i mazzi di fiori e le torricelle di confetti s’alzavan le punte +variopinte dei gelati, i colli scintillanti delle bottiglie, le +piramidi odorose dei mandarini, sparso ogni cosa con arte su varie +tavole, in mezzo a uno sfoggio di maioliche, d’argenteria e di +cristalli, che, al primo entrar nella sala, faceva passare un lampo +d’alterezza negli occhi ai due coniugi, concordi in quell’unico +sentimento. + +Qui la società, si divise in gruppi, secondo le affinità elettive: +sul sofà più grande, addossato a una parete, le signore giovani e la +ragazza; sur un sofà d’angolo, la padrona di casa e la signora Paola, +col Moretti, fido cavaliere delle vecchie signore; dalla parte opposta +il commendatore coi suoi due Geri; gli altri uomini, ritti accanto +alla gran tavola del mezzo; i due ragazzi sul terrazzino. Era una +bella serata; dagli alberi della piazza veniva una buona fragranza +di fogliame fresco, e le facciate delle case attorno, imbiancate +dalla luce elettrica, facevano alle finestre aperte un lontano sfondo +teatrale, che accresceva la gaiezza della sala. + +I vassoi erano già a mezzo sparecchiati e le conversazioni parziali già +avviate da un pezzo, e nessun discorso s’era inteso che accennasse a +quello pericoloso: il cavaliere Bianchini si cominciava a rassicurare. +E ne aveva una viva soddisfazione d’amor proprio, perchè, infine, era +lui, lui Antonio Bianchini, che con la sua saggia politica, con la +eloquenza delle sue raccomandazioni, gravi di profondi significati, +aveva ottenuto il grande scopo. Gli restava un vago timore: che il +commendatore assalisse, anche non provocato; ma dal viso non gli +pareva, e udendo che ragionava della gran quistione della fognatura di +Torino, che era una delle sue intestature, scacciò anche quel timore, e +se n’andò, tutto sereno, a dir barzellette alla signora Cambiari. + +Alberto, dal canto suo, risoluto di mantenere la promessa fatta +alla moglie, di non attaccare il lucignolo il primo, non era neanche +scontento d’essere lasciato in pace. E discorrendo d’affari di scuola, +in mezzo alla sala, col Cambiari e col Luzzi, osservava tratto tratto +la moglie di questo, che gli destava ancora la curiosità d’una persona +nuova, non avendo, nei due mesi da che la conosceva, scambiato con lei +che qualche parola. + +Ma, a un certo punto, continuando il suo discorso, egli colse a volo +una frase del suocero che discorreva coi Geri: + +— Chiunque fa sperare un miglioramento alle classi povere per altra via +che quella della moralità e dell’educazione, le inganna. + +Alberto s’interruppe, e disse piano al Cambiari e al Luzzi: + +— È il solito giro vizioso. L’educazione non è possibile senza un certo +grado di prosperità materiale, perchè non c’è moralità che resista alla +prova prolungata del bisogno. È come voler curare un malato con una +medicina che non può inghiottire. + +— Certo — disse il vecchio Geri, rispondendo al commendatore — la +moralità è nel lavoro. + +Alberto scrollò una spalla e mormorò: + +— Nel lavoro umano, non nel lavoro che abbrutisce. + +Il suocero rispose al Geri: + +— È provato, d’altra parte, che c’è dieci volte più poveri per vizio +o per indolenza che per sfortuna. Le statistiche son là. E quel tanto +di povertà che deriva dalla sfortuna non è in potere degli uomini di +toglierlo appunto perchè non è causato da loro. È una verità antica +come il mondo. + +— E così il problema è risolto — disse Alberto un po’ più forte. + +A quelle parole, il cavalier Bianchini s’avvicinò, col viso del +contadino che vede una minaccia di gragnuola all’orizzonte. + +Il commendatore, che aveva sentito, si rivolse direttamente al giovane, +e gli disse con accento autorevole: + +— Non è risolto perchè non è risolvibile, caro il mio professore. +Nessuna riforma potrà mai fare che la maggioranza degli uomini non +sia condannata a un lavoro duro e poco pagato. La povertà del maggior +numero è un male costituzionale, cronico, della società; è l’effetto +d’una legge sociale a cui è assurdo di ribellarsi. + +A quelle parole, dette con la sicurezza di non aver ribattuta, tutti +tacquero, fiutando una battaglia. + +— Non è effetto d’una legge — rispose Alberto; — ma di _leggi_. + +— E sia pure, di leggi! Ma di leggi naturali del mondo economico, +altrettanto fisse e immutabili quanto quelle del mondo fisico. + +— Fisse? — domandò Alberto, correggendo con l’accento rispettoso +l’irriverenza della forma interrogativa — immutabili?... Perchè? Senza +dubbio, sono fondate su fatti; ma questi fatti sono forse necessità +da potersene dedurre dei principii assoluti? I fatti mutano: possono +dunque mutar le leggi che vi si fondano. + +Il commendatore sorrise. + +— Sogni! — disse poi. — Non muta, non muterà mai il fatto principale, +che la vita dell’uomo è una guerra permanente contro tutto e contro +tutti, che la fortuna è dei vincitori, e che tutti non possono vincere. +La sola cosa a farsi è di mantener libera, com’è ora, la concorrenza, +che è l’anima d’ogni progresso. Non negherai questo, voglio sperare. + +— Mi scusi — rispose Alberto — lo nego. + +Il commendatore dilatò gli occhi. + +— Non c’è libertà di concorrenza — proseguì il giovane — dove le forze +sociali non sono a disposizione che d’un piccolo numero; e non ci può +essere fin che non siano parificate fra tutti i membri della società le +condizioni iniziali della lotta. + +— Le fa forse pari la natura? + +— No; ma non si tratta di sopprimere gli effetti delle disuguaglianze +che fa la natura, si tratta di sopprimere le disuguaglianze esistenti +fin dalla nascita fra quegli uomini che la natura ha fatto eguali. + +— Queste son legate a quelle, e se anche si potessero sopprimere, +rinascerebbero necessariamente. + +— No, quando non fosse possibile altra proprietà che quella che è +frutto del lavoro personale. + +— Alla buon’ora! — esclamò il suocero, con una risata, alzandosi da +sedere. — La soppressione dell’eredità! A questo sei già arrivato! +Accetta le mie sincere congratulazioni. + +Prima che il figliuolo avesse tempo di rispondere, il cavalier +Bianchini si mise in mezzo, e con un sorriso che tradiva l’affanno, +palpando il petto ad Alberto e rivolgendosi al commendatore: + +— Nessuna discussione — disse — nessuna discussione. I giorni di festa +non si discute. Questa sera comando io. Se sento ancora una parola, +spengo i lumi e sciolgo l’assemblea. + +I disputanti si chetarono, voltandosi ciascuno a dire le proprie +ragioni al suo crocchio, mentre ripigliava il cicaleccio generale. Ma +tutti e due avevano il viso mutato, e sorridevano con uno sforzo, un +po’ ansanti. Si capiva che, tra poco, avrebbero incrociato i ferri da +capo. + +Il dottor Geri, intanto, la riprese subito per conto suo col +commendatore e col proprio figliuolo. Per lui non c’era altro rimedio +ai mali sociali che nel mettere un limite alla moltiplicazione della +specie, con tutti i mezzi possibili, che egli conosceva e accettava +tutti, anche i più duri e ributtanti. Tutte le altre proposte gli +facevano pietà. Era un’idea fissa, che gli era stata trasmessa, come +un «tic» ereditario, da suo padre medico, il quale aveva conosciuto nel +1830 il Malthus, quand’era professore d’economia politica a Haileybury, +e s’era entusiasmato della sua persona e della sua teoria. Per lui il +Malthus era uno dei più grandi benefattori dell’umanità. E lo nominò +dieci volte in trenta parole. + +La signora Cambiari, alla quale quasi tutti i nomi celebri riuscivan +nuovi, stupita e contenta di conoscer quello, si voltò verso il vecchio +Geri e gli disse ad alta voce: + +— Ah! Malthus! Quello che non vuol più bambini? + +Tutti risero, perfino il Geri. Ma subito si rifece serio e ripigliò il +suo discorso: + +— L’avvenire è per la sua dottrina. Quando il basso popolo ne sarà +persuaso e la metterà in atto, il mondo sarà mutato. + +— Ah, signor dottore! — disse la signora Luzzi — non parli di quel +tristo prete, un misantropo, nemico dell’amore, un uomo brutale e +ripugnante. + +Ma il vecchio Geri non discuteva con le signore. E continuò: + +— Frenare la produzione degli affamati, non c’è altro. Tutti i nostri +mali derivano dall’essere in troppi a voler star bene. + +Il Moretti saltò su dall’angolo opposto della sala, gridando con la sua +voce di galletto: + +— No, signor dottore! Non c’è un uomo solo di troppo sulla terra! Ogni +uomo è produttore! Tre quarti della terra sono incolti per mancanza +d’uomini! + +Il Cambiari disse: + +— In nessun paese s’è mai verificata la teoria delle due progressioni. + +Il Moretti rincalzò: + +— E poi, col moltiplicarsi degli uomini, si moltiplicano, e più presto, +le piante e gli animali che li alimentano. + +E Alberto soggiunse: + +— Migliorate le condizioni economiche delle classi inferiori e saranno +meno prolifiche per la stessa ragione che lo son meno le altre classi. + +Il dottor Geri fece un segno di compatimento a tutti e tre, e domandò +in aria di dubbio ad Alberto: + +— Conosce lei la teoria del Malthus? + +Alberto si piccò. + +— La conosco — rispose — e mi pare una teoria molto comoda per +dimostrare che la miseria è inevitabile e salvare il nostro egoismo da +ogni rimprovero della coscienza. + +— Queste sono ragioni di sentimento — ribattè il dottore. — Il fatto +innegabile è che per far aumentare i salari dei lavoratori non c’è che +diminuire l’offerta delle braccia. Questa è matematica. Che altro mezzo +propone lei? + +Il commendatore lo toccò col gomito, e gli disse con ironia: + +— Ma non l’ha già detto, che il mezzo è l’abolizione della proprietà? + +Alberto si voltò, punto sul vivo, e rispose: + +— Loro dicono abolizione della proprietà come direbbero abolizione +della luce, o qualche altra cosa soprannaturale e impossibile. Ma +questa divina proprietà non è esistita sempre nè da per tutto. Come +la società l’ha istituita, la può togliere, o piuttosto, trasformare; +chè infatti non si tratta di altro. La forma della proprietà non è +forse in stato di variazione continua? Tutte le forme di essa, che +ora ci paiono più strane, esistettero, e ne esistono ancora degli +esempi. La proprietà ha seguito le trasformazioni della produzione. +Ora la produzione è diventata collettiva e la proprietà dei mezzi +di produzione è rimasta individuale. Di qui tutti i mali e tutti i +disordini. E questi non cesseranno che quando cesserà l’antagonismo che +li produce. + +— Parole sonore e vuote come i tamburi, — replicò il suocero. — +E tu credi che nello stato attuale della civiltà sia possibile lo +svolgimento della personalità umana, l’ordine della società e il buon +assetto della famiglia, senza la proprietà? + +— È indispensabile la proprietà a questo fine, secondo lei? + +— E chi può dubitarne? + +— E allora, come non trova giusto che i sette decimi della popolazione, +che lavorano e non hanno proprietà nessuna, ne vogliano la loro parte? +Ciò che è im-pos-si-bi-le a ottenere senza far la proprietà collettiva? + +Il suocero fece un atto di commiserazione, alzando gli occhi alla vôlta: + +— La proprietà collettiva! Dei del cielo! C’è ancora qualcuno che ne +parla sul serio? Io credevo il collettivismo sotterrato e decomposto da +un pezzo! + +Alberto fece per rispondere; ma il Geri figlio, col suo sorriso +sprezzante, prendendo la parola la prima volta, lo prevenne con +l’argomento solito: + +— Un momento.... Tolta la proprietà individuale, che è quanto dire la +speranza di arricchire, mi dica lei: dove sarà lo stimolo al lavoro? + +— Scusi, — rispose Alberto, con freddezza — la grandissima maggioranza +dei lavoratori d’adesso è la speranza d’arricchire che li stimola +al lavoro? E i centomila impiegati, che mandano avanti tutte le +amministrazioni piccole e grandi, lavorano per arricchirsi? + +Il Geri scrollò il capo. + +— Ma al lavoro libero, a quello dei più intelligenti della nostra +classe, che lavorano il doppio del dovere d’ogni onest’uomo, e +unicamente per far fortuna, che stimolo rimarrebbe? + +— Ma se hanno coscienza di fare un lavoro utile alla società.... +No, questo è un tasto che non suona. Le dirò invece: Crede lei che +l’eccesso d’attività che quelli spiegano ora per far fortuna vada tutto +a vantaggio della società? Non conta per nulla tutte le birbonate che +per far fortuna si commettono? e il danno che si fa agli altri? e la +vita arrabbiata che si conduce? e la corruzione che si semina? + +Il Geri scambiò uno sguardo e un sorriso col commendatore; ma prima che +rispondesse entrò di mezzo il Moretti, dicendo: + +— Un’obiezione capitale, caro amico, capitale. Lasciamo da parte il +lavoro meccanico. Io domando che stimolo avrebbe il più difficile, il +più prezioso, il più benefico dei lavori, quello degli inventori! + +— Ma signor Moretti! — esclamò la signora Luzzi dal suo sofà. — Non si +dice anche adesso che tutti gli inventori muoiono all’ospedale? + +Molti risero. Alberto guardò con curiosità la signora; poi disse: + +— A lei, signor Moretti, risponda. — Ma mentre questi cercava la +risposta, il commendatore, irritato che al giovane rimanesse anche +solo un’apparenza di vittoria, gli andò a piantar davanti la sua mole +maestosa, con l’aria di volerla far finita, e fra l’attenzione di +tutti, che aspettavano il colpo di grazia, gli domandò: + +— Dunque tu sei per lo Stato collettivista? + +— Sì — rispose Alberto. + +— Sei per lo Stato che sopprime l’industria e il commercio privato, che +resta solo e unico proprietario di tutto ciò che regola i prodotti, +che tiene in bilancia tutti gl’interessi, che governa la vita e il +progresso d’un popolo come il cammino d’una mandra di pecore? Dimmi +questo soltanto. Dimmi se hai mai pensato, almeno per un quarto d’ora, +all’assurdità di questo Stato prepotente e strapotente, che avrebbe +bisogno, per funzionare, d’un sistema burocratico appetto al quale il +nostro è un congegno da bambini, e che riprodurrebbe centuplicati tutti +i difetti e gli errori di lentezza, di imprevidenza, di confusione, di +spreco che già si rimproverano allo Stato attuale? Dimmi se hai pensato +a questo, perchè io sappia se debbo continuare o no a ragionare. + +Dando uno sguardo intorno prima di rispondere, Alberto vide sua moglie +col capo basso, come già vergognata della cattiva figura che egli stava +per fare: n’ebbe dispiacere e ne prese animo. + +— Stia tranquillo — rispose — potrà continuare a ragionare. Lo Stato +che lei ha definito non è quello del socialismo. Loro giudicano questo +da quello, come se l’uno non fosse che l’altro ingrossato, e qui è +l’errore. Lasciamo pur stare che neanche ora lo Stato fa tutto male, +come non fa tutto bene l’iniziativa privata; che se non fa sempre +bene, non è almeno interessato a far male, come i privati son troppo +spesso, e che se bene non può fare in molte cose è perchè, fuor della +classe privilegiata di cui è in mano e che lo sfrutta, non trova, per +questa ragione appunto, che diffidenza e ribellione. Lasciamo anche +stare che, con tutta la vostra tenerezza per la libera concorrenza, voi +invocate l’intervento dello Stato per sopprimerla ogni volta che avete +un interesse di classe da salvare, e che è assurdo il parlare di libera +concorrenza quando ogni industria non si sviluppa che accentrandosi, +ossia creando un monopolio. Ma è una fiaba che il socialismo voglia uno +Stato onnipotente, un autoritarismo senza limiti. Il socialismo vuole +uno Stato che serva la nazione, non che governi nel senso d’ora, che +sia subordinato alla società, non che la domini. E non ha da essere un +organismo prefisso e immobile, ma una forza d’organizzazione che si +perfezionerà semplificandosi, ripartendo la propria azione in organi +secondari, in corpi di governi locali, in un gran numero di meccanismi +inferiori, i quali si formeranno per necessità, a poco a poco, sotto +l’impulso del nuovo principio a cui sarà informata tutta la vita +sociale. + +— «Fata viam invenient» — disse il Cambiari. + +Il commendatore voltò verso l’ingegnere il sorriso compassionevole che +aveva preparato per il genero, e gli disse: + +— Signor Cambiari, avrebbe anche lei perduto il bene dell’intelletto? + +— Ma no — rispose questi tra il faceto e il serio, con l’aria di chi +gode a soffiar nelle dispute. — Trovo giusta l’idea d’Alberto, che +per l’organizzazione della Società, come i socialisti la vogliono, +si debba anche tener conto della cooperazione dei fatti. Mi permette +d’esprimer tutto il mio pensiero? L’edifizio futuro si costruirà come +si è costrutto il presente, che fu tirato su ed accomodato a poco a +poco dalle generazioni, secondo i loro bisogni, che mutavano, e secondo +le norme successive dell’esperienza. Non si può quindi giudicare fin +d’ora quello che sarà per l’appunto lo Stato socialista, nè pretendere +che qualcuno lo dica. Si vedrà. — E soggiunse, accarezzandosi il mento: +— Sapeva la borghesia francese dell’89 che governo avrebbe costituito? +Voleva il potere politico per fare i suoi affari a comodo suo; ma non +prevedeva nemmeno la repubblica, non prevedeva nemmeno che cosa sarebbe +stato la sua costituzione economica. — E non essendo guardato dal +commendatore, mise fuori due dita di lingua. + +Quegli lo fissò, quand’ebbe finito, e disse, dondolando il capo: + +— Lasciatevi dire una cosa: mi fate pietà tutt’e due. — E voltò +le spalle; mentre il Cambiari si stropicciava le mani, come chi ha +fatto uno scherzo ben riuscito, e il cavalier Bianchini rivolgeva un +atto supplichevole al figliuolo, perchè tacesse. Questi acconsentì +mordendosi le labbra. Ma il vecchio Geri tornò all’assalto. + +— O mi dica un po’, signor professore? — disse con voce dottorale. — +Tutte le istituzioni sociali, proprietà, famiglia, stato, religione, +son legate fra di loro intimamente; non si può toccare l’una senza +toccare l’altra: che cosa farà della famiglia? + +— Sì, sentiamo — dissero altre voci — che cosa farà lei della religione +e della famiglia? + +E il Geri giovane, dando un’occhiata alla signora Giulia, soggiunse: + +— Avrebbe in proposito le idee di Maria Zara? + +Quasi tutti risero. + +— Che orrore! — esclamò la signora Giulia. + +La vecchia Bianchini fece un atto di ribrezzo. Non avevan mai +letto nulla di lei; ma sapevano chi era, una specie di petroliera, +un’apostolessa e praticante dell’amor libero, la ganza di tutto +il partito, una donna da non nominarsi fra gente per bene. La sua +reputazione era così orribile che Alberto, benchè la sapesse una donna +onestissima e immensamente buona, non s’attentò neppure a difenderla. + +— Che cosa farà lei della famiglia? — domandò di nuovo il dottor Geri. + +Alberto non aveva ancora idee ferme su quell’argomento, che era il +più pericoloso di tutti; ma capì che non poteva ceder su quello, senza +lasciar il sopravvento agli avversari anche negli altri. + +— Non creda di sgomentarmi con questa domanda — rispose, ostentando +sicurezza d’animo. + +— Neanche la famiglia non è una istituzione immutabile: si modifica e +progredisce col progredire della società; col mutarsi della condizione +sociale della donna. Questa è molto mutata dal passato, anche lei lo +deve riconoscere. Ora, come la famiglia d’oggi non è più quella del +medio evo, così essa assumerà necessariamente un’altra forma quando la +donna sarà affrancata dalla servitù economica e avrà tutti i diritti +dell’uomo. + +S’alzò un grido di protesta. + +— Le idee di Maria Zara! — esclamò il Geri figlio. + +— E di Luisa Michel! — gridò il suocero. — Ora farai l’apologia degli +orrori della Comune! + +— Eh, lasciamo stare gli _orrori_! — rispose Alberto, cominciando a +irritarsi. — In servigio di tutte le cause si commisero degli orrori: +la religione ebbe i roghi e la tortura, e la difesa della proprietà +male acquistata fu sempre più feroce che gli assalti della fame. + +— Ma se lo dicevo — gridò il commendatore — che avresti anche difeso i +fucilatori dei prigionieri! + +— Non è vero! Io non difendo nè chi ammazza i prigionieri in nome della +rivoluzione, nè chi li macella in nome dell’ordine. + +— E non fai differenza fra gli uni e gli altri! — ribattè il suocero, +scoppiando. + +Qui s’intromise da capo il Bianchini padre, supplichevole, e con lui +la signora Giulia e la sorella d’Alberto, accarezzando l’uno e l’altro +e sospingendoli dolcemente da due parti opposte, fin che il cerchio +si spezzò in vari gruppi, e la battaglia si ruppe in una serie di +scaramucce. + +Vicino alla finestra, nacque una discussione intorno alle condizioni +degli operai fra il dottor Geri, il Cambiari e il Moretti, ai quali +s’aggiunse la signora Luzzi. Il dottor Geri affermava che i salari +erano aumentati in proporzione dei prezzi delle derrate. + +— Questo vorrebbe dire — osservò il Cambiari sorridendo — che siccome +erano scarsi prima, sono insufficienti anche adesso. + +— Il pane è ribassato. + +— Ma è rincarata la carne. + +— È scemato il prezzo del riso. + +— Ma son rincarati il vino, l’olio, lo zucchero, il caffè.... lo +spirito.... + +— E le pigioni, signor dottore? — domandò la Luzzi. + +— Ma che pigioni! — rispose il dottore. — Badiamo ai fatti generali. Il +fatto è che gli operai vestivano di grossa tela, ora veston di panni; +che andavano a piedi nudi, e ora portan le scarpe, e sono alloggiati +meglio d’una volta. Oltredichè godono dei vantaggi comuni della civiltà +progredita: strade ferrate, gas, luce elettrica, acqua potabile, +giardini pubblici, musei aperti a tutti. Conta per nulla lei tutto +questo? + +— Ma questi vantaggi li pagano con le tasse. + +— O che tasse paga chi non ha quattrini? + +— Ma come! Non sa che ogni operaio che guadagni tanto da vivere paga il +venti per cento del suo salario in tasse indirette? + +— Ma che venti per cento! Si sa come si fanno questi calcoli.... E poi +consideri le case operaie, gli istituti ospitalieri, i bagni popolari, +la maggior igiene, che diminuisce le malattie infettive. Una volta eran +decimati dal vaiolo.... + +— Già — disse scherzosamente la Luzzi. — Come osano di lamentarsi? Son +vaccinati! + +Fu una risata. Alberto, sopraggiunto in quel momento, le disse: + +— Brava, signora Luzzi! Val più una delle sue bottate che tutti i +nostri ragionamenti. + +La discussione continuò; ma da qualche minuto il Cambiari s’era +staccato dal gruppo e discorreva con la signora Paola, seduta accanto +alla madre d’Alberto; questa sdegnata, quella stupefatta e quasi +tremante per la disputa che aveva ascoltato. L’ingegnere finiva +di confonderle la testa dicendole che il socialismo non era che +la risurrezione del cristianesimo, e citandole cardinali e vescovi +tedeschi, inglesi e americani che avevano espresso idee socialiste. + +— Ah! non è possibile — rispose la signora. — Non scherzi su questo +soggetto, signor ingegnere! + +— Come, non è possibile? Ma, cara signora, sono fatti sacrosanti. E i +padri della chiesa? Lei rispetterà i padri della chiesa. Ebbene, San +Clemente ha detto che «tutto dovrebbe appartenere a tutti», San Basilio +ha detto che «il ricco è un ladro», San Giovanni Crisostomo che «tutti +i beni dovrebbero essere in comune». + +La signora lo guardò; poi scosse la testa. + +— Ma non avran detto proprio così. Lei m’ha l’aria d’inventare. Se il +mondo è com’è, è perchè il Signore vuole che sia così. Se Sua Santità +benedice anche i ricchi, vuol dire che la ricchezza non è una colpa. + +— Sua Santità? Ma Sua Santità è un socialista dichiarato. Non sa che +in una sua pastorale, quand’era vescovo di Perugia, ha detto che gli +operai sono «sfruttati da una cupidità senza viscere»? + +— L’avrà voluto dire in un altro senso. Lei si vuol burlare di me. Che +gusto ci ha a tormentarmi? + +— Ma no, lei vedrà.... finirà con diventare anarchica. — E le parlò +del suo famoso anarchico, il Baldieri, che aveva un libro terribile +di propaganda tutto fatto con frasi delle Sacre Scritture, e che a +sentirlo parlare, alle volte, pareva un sacerdote sul pergamo. + +— Ah! che profanazione! E lei sta a sentire di questi orrori? + +E si voltò a chiedere soccorso alla signora Bianchini. Ma questa s’era +avvicinata a un crocchietto dove il Geri figlio, ridendo, ma schizzando +bile dagli occhi, metteva in burletta lo Stato collettivista: + +— .... E così avremo lo Stato muratore, fabro ferraio, calzolaio, +contadino, filatore, stampatore, impresario d’omnibus e di tranvai. Il +debito pubblico sarà trasformato in «titoli di consumazione» e invece +della moneta si avranno i «buoni di lavoro». Non fo celia, signori +miei. Sono profezie stampate. E siccome i valori delle cose non saranno +più determinati che dal tempo necessario a farle, così, vedete, non si +comprerà più, per esempio, un soprabito da cento lire, ma un soprabito +da cento ore; si comprerà tre quarti d’ora di sapone, un quarto d’ora +di spago, cinque minuti di zolfanelli. E le fatiche più penose essendo +le meglio retribuite, un’ora di lavoro alle fogne frutterà quanto due +ore di lezione d’un professore di letteratura. E non più proprietà +privata. Ciascun italiano sarà proprietario d’un trenta milionesimo +della proprietà nazionale. Non ci sarà più nè mercato, nè borsa, nè +pigioni di casa, nè lusso, nè servitori, nè serve: la cucina sarà +un’istituzione sociale.... + +Gli uditori ridevano. Ma egli tacque vedendo avvicinarsi Alberto, che +l’aveva inteso, e si guardarono l’un l’altro nel bianco degli occhi, +con un sorriso sarcastico. La signora Bianchini prevenne l’urto, +facendo in là il suo figliuolo, e gli disse a voce bassa, risentita: + +— Ma dove hai la testa? Per che via ti metti? Il commendatore è +indignato. Non ricominciare. Che cosa diventa la nostra casa! + +Alberto non rispose. Aveva ancora un peso sul cuore, un bisogno +prepotente di lotta e di sfogo, stimolato anche dallo stato +d’eccitazione in cui si trovava tutta la compagnia. Uno dei più +eccitati era il Moretti, che incantucciava ora l’uno ora l’altro, +per esporgli i suoi progetti, coi quali risolveva la gran quistione. +Sgusciatogli di mano il cavalier Bianchini, che aveva altro pel capo, +egli afferrò il signor Luzzi, per comunicargli una sua nuova idea, che +era di fondere insieme tutte le società cooperative di consumo, per +formarne una sola immensa, che abbracciasse tutti i generi, e in cui +entrassero a poco a poco tutti i cittadini dello Stato. + +— Stia bene a sentire. La cifra degli affari di questa società sarebbe +uguale alla cifra totale della consumazione d’Italia, e pari a un +dipresso a quella della produzione. Ebbene, quando questa gigantesca +cooperativa sarà in grado di comperare tutta la somma della produzione +annuale della nazione, è evidente che sarà assolutamente padrona, +non solo del commercio (si sottintende), ma di tutte le industrie +produttive; e allora le potrà comprare, e le comprerà. Ed ecco sciolta +pacificamente la gran quistione che affanna il mondo! Che cosa ne dice? + +Ma il Luzzi, che non credeva alla _gran quistione_, sogghignò, come +se non prendesse sul serio nè il progetto di lui, nè tutte le altre +chiacchiere che sentiva da un’ora. + +Allora il Moretti, con l’immaginazione sempre più accesa, agguantò +il Cambiari, e mise fuori un’altra pensata. — Chi sa, la quistione +sociale avrebbe avuto forse una soluzione affatto diversa da quella +che il socialismo proponeva; una soluzione fatta balenare dall’ultimo +congresso dei naturalisti a Berlino, nel quale s’era espresso il +concetto che, per mezzo dell’elettricità, fosse possibile trasformare +la materia prima in alimento. Non aveva detto il chimico Meyer che +si potrebbero convertire in cibo le fibre legnose, e un altro, che si +sarebbe fatto una specie di pane con la pietra? + +— Ma certo! — rispose il Cambiari. — E sarebbe una cuccagna, per +noi, che abbiamo gli Appennini e le Alpi. — Ma lasciò ad un tratto il +Moretti, udendo Geri il giovane e Alberto, che discutevano acremente in +mezzo alle signore. + +— E crede lei — domandava il Geri — che una massa d’operai ignoranti +potrebbe da sè sola mandare avanti le industrie? + +— E chi le dice che le manderebbero avanti gli operai ignoranti? — +ribattè Alberto. — E adesso, sono forse i capitalisti, in generale, +gli azionisti, i padroni, insomma, che mandano avanti le industrie più +grandi? Non sono dei salariati come gli operai, dal primo ingegnere +all’ultimo computista? Che cosa sarebbe mutato, mi dica, con la +soppressione del capitalista, rimanendo nella società il capitale! E +crede che tutta l’intelligenza e la scienza che ora fanno andare il +mondo non accetterebbero, per necessità, la nuova condizione di cose, +continuando a fare la parte loro? + +— No, mai! — rispose il Geri. — Piuttosto che annientarsi, si farebbero +annientare. Non si piegherebbero al vostro dispotismo. + +La signora Luzzi lo rimbeccò. + +— No, signor Geri — disse. — Gl’intelligenti, i dotti si +convertirebbero a mille per volta, come s’è sempre visto. E tutti +proverebbero con dei documenti d’essere stati socialisti fin +dall’infanzia. + +Il Geri le lanciò uno sguardo come una frustata e Alberto la guardò con +viva simpatia. Ma la discussione ripigliò, inasprendosi, e cadde d’un +salto sulla quistione del diritto al lavoro. + +— Non c’è senso comune! — disse il Geri. — Come ci sarà del lavoro per +tutti, se ora già ne manca, e se, soppressi i ricchi, avverrà un’enorme +diminuzione nei consumi? + +— Non ci ha altro argomento?... Ma questa diminuzione sarà ampiamente +compensata dal maggior consumo della grande maggioranza, messa in +condizioni migliori; maggioranza che ora, per la scarsità dei salari +e per la disoccupazione, consuma appena lo stretto necessario, e anche +meno! + +Il Geri levò gli occhi in alto, come per dire: — Che spropositi! + +— Ma come si farà allora — disse forte — a mantenere la produzione +a paro coi nuovi bisogni, che cresceranno enormemente, e in +corrispondenza all’aumento della popolazione, che sarà effetto della +vita migliorata? + +— E c’è bisogno che io glielo spieghi? Ma è chiarissimo! Si raddoppierà +il prodotto della terra in virtù della grande cultura razionale, +impossibile ora per il frazionamento della proprietà.... Un momento, +mi lasci finire.... Si svolgerà largamente il macchinismo circoscritto +ora dalla sovrapproduzione, dal basso prezzo del lavoro umano, dalla +insufficienza del capitale privato, e ci sarà un maggior numero di +lavoratori per la soppressione dei parassiti, degli intermediari, +dei produttori di cose inutili. — E vedendo il Geri ridere, soggiunse +bruscamente: + +— Ma come non lo capisce? + +— Ma come non capisce lei che gira in un povero circolo vizioso? + +— Ma lei lo chiama vizioso perchè non è capace d’uscirne! + +In quel punto, per fortuna, il dottor Geri prese per un braccio il +figliuolo, e gli osservò che non era conveniente il prolungar quella +discussione col professore in presenza del suo scolaro, il quale stava +lì a sentire, con gli occhi scintillanti di compiacenza maligna. E +nello stesso tempo Alberto si sentì tirare il vestito da sua moglie, +che lo scongiurava di quetarsi. + +Seguì una breve tregua agitata, mentre la cameriera riportava attorno i +vassoi, e il cavalier Bianchini notò con vivo rammarico che il Geri, il +commendatore ed Alberto, nell’atto di recare il bicchiere alla bocca, +avevan le mani tremanti: pessimo segno. + +Intanto tutte le signore, meno la moglie dell’ingegnere, eran passate +nel salotto, dove commentavano a bassa voce la discussione. La signora +Paola, la madre e la moglie di Alberto erano turbate, avevano tutte un +presentimento che sarebbe finita male, che qualche cosa di molto triste +per la famiglia dovesse accadere quella sera. Soltanto la signorina +Ernesta taceva, ma col viso pensieroso, con due fiammelle guizzanti nei +piccoli occhi neri e dolci, che annunziavano un fermento insolito di +idee. + +Nella sala da pranzo si tornavano a sentire delle voci concitate. +Sopraggiunse la signora Cambiari, ridendo, e disse: + +— Hanno ricominciato. Oh questi uomini! Tiran fuori delle parole così +stravaganti! — E provò, ma non riuscì a dire: _socializzazione della +terra._ — No, non ci riesco: mi fa starnutare. Provi un po’ lei, +signora Luzzi. + +Ma, vedendo che la signora Giulia era inquieta, la esilarò un momento, +dicendole con la più grande ingenuità: + +— Ma io credo che il signor Alberto faccia per celia, per stuzzicare un +poco quei signori. Lo confesserà all’ultimo, vedrai, e tutto finirà in +una risata. + +Poi fecero tutte dei complimenti alla signora Luzzi per lo spirito +che aveva mostrato nella conversazione, e il Cambiari, entrando, ci +aggiunse il suo. Mentre le altre non sentivano, le disse piano, con +gravità comica, guardandola negli occhi: + +— Lei è socialista? + +— Non so — rispose la signora — ma ho le mie idee. Non foss’altro +che perchè il socialismo vuol fondare il matrimonio sull’amore, sulla +dignità umana, mentre ora non è che un contratto mercantile. + +— Lei vuole la libertà della donna? + +— Certo. + +— È forse schiava, ora? Non è forse la donna che impera? + +— Sì, le donne belle. Ma le altre? + +— Perchè s’interessa lei delle altre? + +La Luzzi rispose seria: + +— Un complimento non è una ragione. + +Il Cambiari la fissò ancora, e gli balenò il sospetto che quel +socialismo non fosse schietta farina, che nascondesse un suo disegno +sopra il bel socialista, a danno del brutto vicedirettore. Ma udendo +la voce del commendatore che parlava con acrimonia straordinaria, +rientrarono tutti in fretta nella sala da pranzo. + +L’oratore, in piedi, parlava ai due Geri, fingendo di non badare +ad Alberto, della lotta fra capitale e lavoro. No, per quanto +armeggiassero con società di resistenza, coalizioni internazionali +e l’inferno, il capitale non sarebbe stato mai soggiogato; anche +a costo di far da per tutto come a Melbourne, in occasione dello +sciopero famoso dei cavatori di carbone, degli accenditori del gas +e dei facchini, quando s’erano uniti in lega ingegneri, avvocati, +ecclesiastici, impiegati, studenti, e avevan lavorato alle officine, +improvvisata l’illuminazione elettrica, caricato e scaricato le navi +con le proprie braccia. No, piuttosto di subire la prepotenza del +numero, sia d’operai, sia di contadini, si sarebbero inventate macchine +su macchine, si sarebbe ridotta a pascolo mezza l’Europa, si sarebbero +fatti venire lavoratori industriali e agricoli dalla China e i negri +dall’Africa. + +— E le scimmie! — aggiunse Alberto, non potendosi più contenere. — +Perisca il mondo, purchè si salvi il capitale e duri lo sfruttamento. + +Il suocero si voltò, come sferzato da quella ultima parola, che egli +odiava, e urlò quasi: + +— Eh! finiamola una volta con questa parola bugiarda, di cui ci empite +gli orecchi! Di che sfruttamento andate cianciando? In che maniera il +capitalista sfrutta l’operaio, se questi può accettare o respingere le +condizioni che egli propone? Come può il capitalista esser tiranno se +l’operaio è libero? + +— Libero?... — ribattè Alberto. — E io dico dal canto mio: finiamola +con questa parola bugiarda di libertà. Chi non ha nulla non è libero, +perchè non può aspettare e non si può muovere. Il capitale può +aspettare e può muoversi. Non c’è libertà reale di contratto fra chi ha +bisogno del pane e chi può rifiutarlo. + +— E allora non è libero neppure il capitalista, perchè è costretto +dalla concorrenza a dare il meno possibile: la intendi? + +— Poichè la intende lei! Ma il male è appunto nella concorrenza, che il +socialismo vuol sopprimere. + +— Ah! È dunque una forza maggiore che il capitalista subisce. Che ci +venite a blaterar d’ingiustizia, allora? + +— Ma l’ingiustizia c’è ugualmente, e patentissima È che il capitale +pretende e si appropria una parte che non gli spetta. + +— E quale parte? — domandò il suocero, sogghignandogli in viso. + +— Quale parte? — domandarono insieme i due Geri. + +— Ma è chiaro. Quando il capitalista ha cavato dal guadagno +gl’interessi del capitale che impiegò nella produzione, e tutte le +spese, e la quota annua d’ammortizzamento, e anche un largo compenso +per il suo lavoro personale (se lo presta), con qual giustizia si +appropria il resto, invece di ripartirlo fra tutti i lavoratori che +hanno concorso alla produzione? + +Il commendatore e i due Geri si guardarono un momento in aria di +stupore, come credendo d’aver franteso; poi diedero in una risata. + +— Questa è enorme! — esclamò il suocero, fingendosi esilarato. — Ma se +l’appropria come premio per il rischio che ha corso il suo capitale! +Negherai, professore, che c’è un gran numero d’industriali che vanno in +rovina? + +Alberto fremè a quell’interrogazione burlevole; ma il suocero non gli +lasciò il tempo di rispondere. + +— Venga lei — disse — signor Cambiari, che pure poco fa gli dava +ragione: venga lei a spiegare questa elementarissima verità al suo +amico. + +Il Cambiari, col suo sorriso astuto, s’avvicinò al gruppo, lisciandosi +il mento, e disse con molta placidità: + +— In questo, mi scusi.... sarei piuttosto d’accordo col mio amico. +Il rischio esiste per questo o per quel capitalista, per Tizio o per +Caio, ma non per la classe intera, nella quale rimangono ad ogni modo +i profitti. Mi spiego? Poichè, non essendo i capitalisti collegati, +ma in lotta fra di loro, quello che l’uno perde l’altro guadagna. Non +è forse vero? Per la qual cosa, se taluni si rovinano, se il lavoro +dei loro salariati non ha dato un prodotto rimuneratore, non se ne può +dedurre.... dico il mio parere.... che debba il lavoro fortunato degli +altri operai esser defraudato d’una parte del compenso che gli spetta, +e questa parte accumularsi tutta a vantaggio del capitale. + +— Ecco l’argomento — disse Alberto. + +I tre avversari guardarono prima il Cambiari e poi si guardarono tra +loro, come per dirsi: + +— Costui vuol fare il buffone alle nostre spalle. + +— Ma questi sono miserabili cavilli da avvocato — rispose il +commendatore. — Ma appunto perchè non sono collegati tra di loro è +logico e giusto che ciascun capitalista pensi a sè solo!... — Poi +scrollò le spalle. — Ma io son ben ingenuo a risponderle. Lei non parla +sul serio. Io non discuto più nè con chi manca di sincerità, nè con chi +manca di senso morale. + +Alberto si scosse. + +— Mi spieghi — disse con accento quasi di comando — perchè manco di +senso morale. + +— E hai bisogno che te lo spieghi! Ma è perchè non comprendi, non senti +che non si potrebbero attuare le tue idee senza commettere un’odiosa +spogliazione, senza violare il più sacro diritto. + +— Quale «più» sacro diritto? C’è qualche diritto superiore a quello +che ha la società di modificare i propri ordinamenti? Lo stato moderno +non è forse fondato sul diritto delle maggioranze? Chi si potrà opporre +alla maggioranza quando essa vorrà valersi di questo suo diritto per la +revisione del diritto di proprietà? + +— Non alteri il senso delle parole, signor professore di letteratura; +non si tratterebbe di revisione; ma d’una vera e propria spogliazione +delle classi abbienti. + +— Adagio un po’.... — entrò a dire il Cambiari, con viso d’innocente +— non si tratterebbe che di riscattare, io credo. Ai capitalisti +espropriati si farebbe un pagamento rateale in forma di mezzi di +godimenti.... per un tempo da convenirsi.... + +— Buffonate! — rispose il suocero, perdendo la pazienza. — Chiamate +almeno il latrocinio col suo nome! + +— Latrocinio? — domandò Alberto, con quanta calma gli fu possibile. — +C’è latrocinio, c’è spogliazione quando si toglie a un cittadino ciò +che possiede, in onta alla legge che glielo guarentisce. Ma quando la +legge si muta, quando lo si espropria in virtù della legge stessa, in +nome d’un interesse pubblico superiore al privato, dov’è il latrocinio? + +— Dov’è il latrocinio? Ma con che faccia...? Ma sarebbe un latrocinio +tanto più sfacciato, tanto più odiosa perchè fatto colle leggi e coi +carabinieri, senza possibile difesa! Ma il tuo _senso morale_ non te lo +dice? Ma con chi parlo, alla fine? + +— E io mi rivolgo al «suo» senso morale, alla sua coscienza di +cittadino e di patriotta. Ma la storia degli ultimi secoli, lei lo +deve sapere, non è che una storia di continue spogliazioni, fatte in +nome del bene pubblico. La monarchia ha spogliato i grandi feudatari, +la borghesia ha spogliato l’aristocrazia e il clero, l’Italia ha +confiscato il patrimonio ecclesiastico, l’America ha espropriato i +possessori di schiavi. Ma noi saremmo ancora al Medio Evo, se non si +fosse fatto tutto questo! + +— Non barattar le carte. Qui non si tratta d’una espropriazione, +tu lo sai; si tratta di una spogliazione, d’una ruberia universale, +perpetrata per fondare uno stato di cose che nulla assicura debba esser +migliore del presente, che tutto fa presagire peggio mille volte. Qui +si tratta di rubar tutto ed a tutti! + +— No, non _rubare_, ma riprendere; non a tutti, ma ad un’infima +minoranza, a una piccola casta, che senza il popolo non può sussistere, +e di cui il popolo non ha più bisogno. + +— Non dire castronerie: non è una casta, poichè tutti vi possono +entrare. + +— V’entra uno su mille; e intanto essa sfrutta ed opprime tutti quelli +che ne restan fuori. + +Il suocero fece uno sforzo manifesto per frenarsi, passandosi una mano +sulla fronte, e cercando a un tempo un’idea, una frase che troncasse la +discussione in un modo onorevole per lui, senza essere una troppo grave +provocazione. E in quel mentre, tra il mormorio vivace di tutti, il +cavalier Bianchini, tutto sossopra, diceva piano ai vicini: + +— Alberto passa il segno.... passa il segno.... Ma anche il +commendatore è un po’ duro.... Parla con un tuono.... Che cosa crede +alla fine?... Ma Alberto passa il segno.... — E sballottato fra gli +argomenti contrari, desiderava insieme che il figliuolo avesse il +disopra, per onor del suo nome, e che il commendatore la finisse con +una ragione vittoriosa, per esser rassicurato sull’avvenire della +società. Tremò, vedendo che quegli si moveva per uscire, senza dir +nulla. + +Ma arrivato a un passo dall’uscio il commendatore si arrestò, e +voltandosi verso Alberto, gli disse con una ostentazione di pacatezza +che il tremito della bocca smentiva: + +— Senta, signor professore. Il modo di rifare la società non l’hanno +ancor trovato nemmeno i socialisti. Se l’avessero trovato, sarebbero +già padroni del mondo, perchè gli interessati a crederci e a seguirli +sono la maggioranza. Se non riescono a tirar questa con sè, è perchè +non possono persuaderla delle loro idee. E non solo la maggioranza non +n’è persuasa, ma non ci arriva neppure col pensiero. Il popolo non si +moverà mai, ne sia certo, per una dottrina che non capisce. + +— Non la capisce per ora — rispose Alberto — non perchè non sia chiara +e logica, ma perchè egli è ignorante. Ma l’ignoranza va scemando. La +capirà tra poco, e capire ed essere persuaso, esser persuaso ed agire, +agire e vincere, saranno per lui una cosa sola. + +Il suocero s’imbrunì. + +— È quello che si vedrà — disse avviandosi di nuovo per uscire. — +Provatevi! La società è più solida delle vostre teste, e voi ve le +spezzerete come contro un muro di granito. + +— Così si diceva anche prima della rivoluzione francese. + +Il commendatore tornò indietro vivamente: + +— Il confronto è insensato. L’ordinamento attuale è ben altrimenti +forte che il governo francese dell’89, e l’impresa del socialismo è +tutt’altra, perchè vuol rovesciare l’edifizio dalle fondamenta. La +proprietà assalita sarà ancora la più grande forza del mondo. Avrete +una Vandea che vi sterminerà come uno sciame d’insetti. + +— Ci ho i miei dubbi! La borghesia è divisa, scettica e sfibrata. E +poi, badate, l’esercito dei vostri futuri eroi s’assottiglia di giorno +in giorno, poichè in tutti i campi della proprietà i grossi vanno +mangiando i piccoli, e questi passano dalla parte opposta. Già tutto +lo strato inferiore della borghesia non ha più nulla da perdere ad +abbandonarla. + +— Oh! basteranno a difendersi quelli che rimarranno, con un fucile da +una mano e uno scudo dall’altra! + +— Sarà troppo tardi per offrir lo scudo. + +— E allora v’ammazzeranno senza offrirlo. + +— Ah! Non oserete nemmeno di barricarvi in casa! + +A quelle parole, seguì un improvviso mutamento sulla faccia +del vecchio: egli guardò il giovane con un’espressione di viva +curiosità, poi gli s’avvicinò, e gli domandò con un accento di comica +commiserazione: + +— Ma chi t’ha messo su? Con chi pratichi? Chi ti ha attaccato questa +peste? + +— Il socialismo non è una peste — rispose Alberto, sdegnoso, — è la +guarigione d’una peste, della peste dell’egoismo, che ci accieca +e c’infradicia tutti. Nessuno m’ha messo su. Non ho avuto bisogno +d’istigatori per diventare un galantuomo. + +L’ultima frase fu come un pugno nel petto al commendatore, che diede un +passo indietro, livido, e poi scoppiò, balbettando dalla rabbia: + +— .... Ah! sei diventato un galantuomo.... Questo vorrebbe dire.... Il +socialismo è la guarigione.... Te lo dirò io che cos’è il socialismo! +È la malattia dei cervelli dissestati e incompresi, è la maschera +delle ambizioni malsane.... in voi altri; e negli altri sai che +cos’è? È l’orrore del lavoro, è la frenesia dell’invidia, l’odio di +ogni superiorità, il furore di godere a ufo, lo scatenamento di tutte +le più basse passioni e di tutti i più tristi istinti, che tendono +a sopprimere la responsabilità personale, a cancellare ogni dovere, +a onorare il vizio e a giustificare il delitto. Ecco che cos’è il +socialismo. E ora ho finito. + +Mentre egli parlava, tutti gli s’affollarono intorno per quetarlo +cercando di prenderlo per le mani o pei panni, di modo che, all’atto +di rispondergli, Alberto si trovò solo in mezzo alla sala, come se +combattesse contro tutti; e così ritto e risoluto in quella solitudine, +col capo biondo che pareva d’oro, con la fronte alta e accesa, era +bello di tutta la generosità della sua passione e di tutta la grandezza +del suo ideale. Ma mentre tutti s’aspettavano una risposta fulminea, +rimasero stupefatti al vedergli gli occhi inumiditi, all’udir la sua +voce raddolcita a un tratto, e quasi supplichevole. + +— Ma come è possibile? — disse con profonda commozione, battendosi +una mano sulla fronte. — Io non capisco! Ma perchè v’infuriate tutti +a codesto modo quando s’esprime la fede in un miglioramento del mondo? +Come non sentite che, se anche l’idea è erronea, la passione è nobile +e santa? Come mai il cuore non vi dice nulla? Che cos’è quest’astio, +quest’ira implacabile contro chi cerca il bene e difende i deboli e +vuol scemare la miseria, il dolore, l’odio, il delitto? Mai, mai che +v’esca un grido generoso dall’anima! O perchè fate battezzare i vostri +figliuoli nel nome di Cristo? + +A quel punto sua sorella si spiccò dal gruppo degli uditori e gli si +slanciò al collo d’un salto. + +— Ah! brava! — esclamò la Luzzi. + +Ma la madre la tirò indietro con uno strappo, e le disse piano in viso: + +— Ridicola! + +Irritato anche più da quell’atto, il commendatore, asciugandosi la +fronte col fazzoletto come dopo un assalto di scherma, rispose ad +Alberto: + +— Se tu credi di mutare il mondo con delle tirate di sentimento!... — E +finì di versare tutta la sua compassione in una parola: — .... Poeta! + +— Piglio atto della parola ingiuriosa, — ribattè Alberto con un sorriso +amaro. — Ma se non salveremo il mondo noi col sentimento, lo condurrete +alla rovina voi con la vostra ostinazione, con la vostra negazione +eterna, col vostro inesorabile egoismo di classe.... + +— Siete voi, che lo trascinate alla rovina — gridò il suocero, +rifacendo il viso torvo — voi col lavorìo infernale che fate tra le +classi povere per renderle tanto più malcontente quanto più la società +si sforza di migliorarne lo stato, voi che pervertite il popolo +adulandolo, ubriacandolo di illusioni e stillandogli il veleno nel +sangue! Voi, le serpi che noi ci scaldiamo nel seno! + +— Ebbene, credetelo pure, è forse meglio così. Così voi date ragione ai +violenti, secondo i quali non si può ottener nulla che con la forza, e +convertite in violenti anche i miti. Provocate la forza, la subirete. + +— Anche delle minacce! — Non occorreva più altro! Ma per fortuna, +signor genero, c’è ancora della polvere e del piombo! + +— Non li avrete sempre. + +— Questo è un pensiero scellerato! + +— E il suo è sanguinario e inumano. + +Tutti s’interposero; ma il commendatore era fuori di sè, si sciolse +da tutti, si slanciò verso Alberto e mettendogli il viso contro il +viso, pallido e convulso, gli gridò in faccia con un riso stridente di +disprezzo: + +— Ah! Povero mentecatto! + +— No, no, papà! — gridò la signora Giulia quasi piangendo e mettendogli +una mano sulla bocca. + +Alberto rimase muto, immobile, bianco. Il suocero se n’andò a passi +impetuosi in mezzo a un gran disordine, a un mormorio di esclamazioni, +di preghiere e di commenti; e un momento dopo, approfittando della +confusione che durava ancora, se ne andò anche Alberto, seguito dal +ragazzo spaventato e dalla moglie tremante, senza badare a suo padre +che lo chiamava, trinciando l’aria con dei gesti di naufrago, fra le +condoglianze degl’invitati. + + +Un giovane perduto. + + (Dialogo fra due signori ultra cinquantenni, un cavaliere, e + un.... pedone, che si rivedono dopo molti anni, in casa del primo: + seduti di qua e di là da un tavolino, sul quale fra due bicchieri a + calice, c’è una bottiglia di vin di Madera.) + +PEDONE (bevendo un sorso). — Mi rallegro, mi rallegro davvero di +ritrovarti sano come una lasca. E il tuo figliuolo, che vidi ragazzo? +Sarà un uomo. Che cosa fa? L’avrai ancora in casa, m’immagino. + +CAVALIERE (rannuvolandosi). — Non me ne parlare. + +P. (ansioso). — Che cosa vuoi dire? + +C. — Cosa voglio dire?... Una cosa che non vorrei dire, caro mio. +Tu sai l’adorazione che avevo per quel figliuolo unico; sai quanto +ho fatto per dargli una buona educazione, per istillargli dei buoni +principî, per metterlo sulla buona via.... Ebbene (emettendo un +profondo sospiro), è diventato un socialista! + +P. (dà un balzo sulla seggiola; poi, dissimulando un sorriso sotto +l’aspetto grave). — O che mi dici?... Era un così buon figliuolo! +Vorrai dire: un filantropo, come si diceva una volta; un socialista +cristiano, come si dice ora; in somma, un socialista platonico.... +andiamo. Ebbene, e con questo? Chi non l’è a vent’anni, ai tempi che +corrono? + +C. — Ah no, pur troppo, amico mio! È un socialista socialista, un +militante, come dicono, un iscritto al partito, un propagandista, +un’ira di Dio. Ah, non me ne parlare, te ne prego. Tu tocchi una piaga +che sanguina. Un giovane perduto! + +P. (pensieroso ma con un sorriso sulle labbra). — Diavolo!... +diavolo!... Ed era così buono e affettuoso! Chi gli ha pervertito il +cuore? + +C. (guardandolo). — Non dico che abbia il cuore pervertito. No. È +sempre quello.... in fondo. Non ho da lagnarmi di lui.... da questo +lato. + +P. — Non ti manca di rispetto? Non s’è mutato con te? + +C. — Ma no, nonostante.... perchè puoi immaginare le battaglie che +abbiamo avuto e che abbiamo di continuo, a ogni proposito.... No, +proprio, a dir la verità, egli ha sempre mantenuto nella contraddizione +una buona maniera, una temperanza, dirò anche.... uno spirito di +conciliazione.... Perchè di natura è buono. Sto per dire che quanto +a bontà.... Tira a convertirmi con la dolcezza, capisci? Ci vuole una +bella ingenuità.... e una bella faccia, ti pare? + +P. — Ma, in somma, s’è rovinata la carriera: questo è quel che vuoi +dirmi. + +C. — La carriera per esser giusti, no. Ti debbo dire una cosa, che +forse immagini. Tu sai che, se non altro, egli ha il pane assicurato +per l’avvenire. Ho voluto che studiasse da avvocato, per avere un +titolo. Mi contentò. Ma, ti dico il vero, m’ha sempre spaventato l’idea +di vederlo buttarsi alla caccia della clientela in mezzo a una banda +di concorrenti affamati. Gli dissi: — non esercitare l’avvocatura; +lascerai il posto a un bisognoso; purchè tu studi, purchè ti appassioni +per qualche scienza e ti proponga uno scopo alla vita; a me basta. +— Ebbene, è questo appunto che mi danna! Che si dia al socialismo +uno di quei figliuoli di famiglia spiantati che ci hanno qualcosa da +guadagnare e nulla da perdere, lo capisco; ma lui, che non aveva nulla +da desiderare, che non può sperare di migliorare la propria sorte.... o +come s’è potuto buttare per quella maledetta via? Come s’è potuto dare +alla macchia? + +P. — Ho capito. Tu volevi almeno che studiasse. E mena una vita +scioperata. Il socialismo, per lui, è un pretesto della fannullaggine. + +C. — Non dico questo. Eh, se non fosse che lo studiare. Non ha mai +studiato tanto. È sempre lì al chiodo, col capo tra i libri e gli +opuscoli, che gli fanno un monte sul tavolino, e ne raccatta di nuovi +ogni giorno. Si scervella sopra una quantità di quistioni impossibili +a risolvere. Questioni utili, non nego, importanti, se si vuole; ma +superiori alla sua età, e pericolose, che gli montan la testa. Oh, per +questo.... ha delle cognizioni; tanto che mi trovo spesso impacciato +a discutere, non perchè mi manchino le buone ragioni, s’intende; ma +perchè non so citare le autorità, mi capisci?... E lui cita come un +quaresimalista. + +P. — E allora?... Ah, ho inteso. Ti spilla molti quattrini! + +C. — Molti, no; ma.... troppi. + +P. — Ah! ah! I quattrini per la santa causa! Già si capisce. E li +spillerà sotto altri pretesti. + +C. — Ma che! Tu vedessi che disinvoltura. Non cerca pretesti. Credi +tu che ha il coraggio di dirmi: — Ho bisogno di tanto per le elezioni +— per gli scioperanti — per il giornale — per il diavolo che li +porti. Ma con una mutria, ti dico, e una voce, che non c’è modo di +rifiutarglieli, come se chiedesse la sua parte di pane. + +F. — Intendo, è irritante. + +C. — Irritante? Che io debba dar dei quattrini per rifornir la cassa a +un partito che vuol mandar per aria me, l’aver mio e tutta la baracca? +Tu sei indulgente. È mostruoso e intollerabile! + +P. — Già; tu preferiresti quasi quasi ch’egli spendesse i tuoi denari +al gioco, o in vino di Champagne, con le ragazze allegre: di’ la +verità? + +C. — Quasi.... + +P. — Ebbene, non dubitare! Chi sa quanti di quei denari vanno in quella +maniera! + +C. — Eh, no.... Per questo, ci metterei una mano sul fuoco. Lo capisco +da tante cose. Ho l’occhio esperto. Questo no, vedi; ne sono certo come +della luce del giorno. + +P. — O dunque?... Ah, ho capito, finalmente. Tu temi per l’avvenire, +quando avrà il patrimonio fra le mani, che lo spoglino, che profonda +tutto, e che si trovi poi ridotto nelle strettezze, in una condizione +che gli riuscirà doppiamente dura dopo esser vissuto tanto tempo +nella bambagia. Ti sgomenta, per lui, lo spettro d’una povertà, che lo +potrebbe mettere sulla mala via.... + +C. (dopo aver pensato un po’). — Ecco.... senti. Da questo lato, per +esser sincero.... È una cosa curiosa. Per un tempo ebbi timore. Fra i +quindici e i diciott’anni aveva preso l’andare d’un figliuol di ricco; +una tendenza alla vanità, la gola lunga, non mai contento di nulla in +casa, di cattivi modi con le persone di servizio che se ne lagnavano. +(Ridendo) Non sai che poi, per qualche mese, ha spinto la pazzia +fino a non voler che la serva gli lustrasse le scarpe! Pazzie, vere +ridicolaggini, come quella che suo padre, ancor adesso, debba leticar +con lui per fargli fare un cappotto nuovo. E lo stesso è a tavola, dove +si contenta di tutto, come un frate questuante. Strano davvero! Oh, +quanto a questo, te l’assicuro, io che temevo una volta che, ridotto +al bisogno, non sarebbe stato capace di rassegnarsi e di fare dei +sacrifici, io, vedi, adesso, sono fermamente persuaso che, se mutasse +la sua fortuna, egli s’adatterebbe a qualunque condizione di vita, +allegramente senza un rimprovero al mondo, come se ci fosse sempre +vissuto. + +P. — Ma dunque? + +C. — Ma dunque! Ma lavora a scalzare la società, ma si compromette, ma +fa professione d’una dottrina falsa e fatale. Non sai che parla perfino +nei comizi? + +P. — Poh! _Verba volant_. + +C. — Ma disgraziato! scusa la parola. Ma scrive anche per le stampe! +Pazienza se parlasse soltanto. Scrive articoli.... su quei giornali!... + +P. — Sciocchezze, m’immagino. + +C. (dopo un po’ di esitazione). — Senza dubbio; ma..... Eppure, vedi, a +parte le ragionacce.... Anzi, è quello che più m’addolora. C’è qualche +cosa in quei deplorevoli articoli ch’io non leggo.... quasi mai. C’è +dell’ingegno.... male speso. Ti dirò che, ai primi che lessi, rimasi +stupito. Non mi parevano roba sua. Alle scuole non s’era mai distinto. +Tu capisci: sono scritti.... notevoli, che rimangono, che gli potranno +essere rinfacciati.... + +P. — Eh, via, non te ne dar pensiero. Sai quello che io penso del +tuo figliuolo? Che non è persuaso, come non lo sono tanti altri. Il +socialismo ora, per i giovani, è quello che era la lirica in altri +tempi. Bisogna che tutti ci passino. È una malattia passeggiera. +C’entra in gran parte la vanità, la smania di far l’originale, di +ribellarsi a chi li tiene in briglia, e di levar rumore. Io mi son +fatto l’idea che il tuo figliuolo è un carattere leggiero e volubile, +che rivolterà la giubba tutt’a un tratto, quando meno tu te l’aspetti. + +C. (quasi risentito). — Leggiero, volubile! Tu non lo conosci. Ma è la +tenacia, è l’ostinazione in carne e ossa, un tutt’altro capo da quello +che era. Ma tu non sai che hanno tentato tutti i modi di ricondurlo +alla ragione, e parenti, e amici, e persone autorevoli, e.... belle +signore, ed è stato come dar del capo in un macigno. Ah, lasciamo +questo discorso. Tu non sai i dolori che m’ha dato, e io solo presento +quelli che mi darà: È un giovane perduto! + +P. — Già, comincio a capire.... anche perchè, m’immagino, vivrà in una +classe sociale inferiore, avrà delle cattive pratiche.... Bazzica dei +soggettacci, di’ un po’? + +C. — Non dico.... Non posso dire, almeno, perchè ne vedrei gli effetti, +non è vero? nei suoi sentimenti, nei suoi modi...... anche nel suo +linguaggio. Ma, tu capisci: naturalmente, logicamente, per sentimento +del proprio decoro, ognuno dovrebbe restringere le proprie amicizie +nella classe sociale in cui la sorte l’ha posto. Ma lui! Ma figurati +che quando usciamo insieme mi capita qualche volta d’incontrare un +gassista con l’accendilume in mano, un muratore con la giacchetta sulle +spalle, o anche un ciabattino col grembiule di cuoio, che passandoci +accanto, gli dicono: — Buon giorno, buona sera — sorridendo, senza +toccarsi il cappello, come a un amicone. Tu intendi: gente che ha +conosciuto nelle congreghe. + +P. — Intendo benissimo: questo t’offende. + +C. — Dio mio! Non dico che m’offenda. Son liberale, rispetto i +lavoratori, non faccio differenza fra le classi. Ma ci sono dei +sentimenti, delle consuetudini sociali.... E mi tocca di vederne d’ogni +sorta. Figurati; viene tempo fa un operaio ad accomodare una stufa. +Gli dico: — Fate così — vuol fare a modo suo. Ribatto, s’inasprisce; +insisto, alza la voce. Capita il mio figliuolo: quello fa un atto di +sorpresa: lo conosceva, ma non sapeva d’esser venuto in casa sua. — +Buon giorno, compagno! — Compagno!! E si stringon la mano! Sotto i miei +occhi! Cose d’un altro mondo. Ma che! Non ci può esser altro mondo che +questo in cui segua a un padre di far di queste figure! + +P. — E, naturalmente, quello ne profittò subito per rialzare la voce +con te.... + +C. — No, anzi.... mutò tono e fece a mio modo, chiedendomi scusa. Ma, +tu capisci, io non potei disfare lì per lì la faccia d’imbecille che +m’avevan fatto fare. A questo ci ritroviamo! _Compagno_! Ah, questa è +enorme! + +P. — Ah! ora ci sono. Ecco. A te rincresce che egli viva tra quella +gente perchè ti pare che dalla piccola popolarità che ha fra di loro +ricaschi su di te, sul tuo nome, davanti ai tuoi amici e conoscenti.... +un cattivo riflesso; poichè, già, m’immagino che avrai avuto dei +dispiaceri.... che ti tireranno delle satire, delle impertinenze, +fors’anche. Dev’essere doloroso, in fatti, sentirsi dire sulla faccia: +— O come mai un galantuomo sensato come lei può esser padre di un tipo +di quella fatta? + +C. (scattando). — Oh questo, perdio, nessuno me l’ha detto mai, nè me +lo lascierei dire. Che gli diano dell’illuso, del.... fuorviato, lo +posso tollerare; ma che ne parlino con disprezzo, mai al mondo! Il mio +figliuolo è un giovane onesto, buono, generoso. Alto là, amico mio! +L’avvertimento è anche per te. + +P. — Ma allora, scusami tanto. Stringiamo i conti. A questo ragazzo non +s’è guastato il cuore, non è scemato l’affetto e il rispetto per te. Si +occupa con passione di studi, come tu li riconosci, importanti. Non ha +vizi. Si è ridotto a una semplicità di gusti e di vita che ti rassicura +riguardo al suo avvenire, comunque gli si possa voltar la fortuna. +Manifesta una forza di volontà, una fermezza di carattere che prima +non aveva. Si fa benvolere dalla gente che lavora e che tu rispetti. +O perchè dunque lo chiami un giovane perduto. Mi par piuttosto un +figliuolo _ritrovato_! + +C. (balzando in piedi, mette una mano sulla spalla all’amico e lo +guarda negli occhi). — O dimmi un po’: m’avresti forse preso giuoco +fino adesso?... E mi nasce un sospetto: — avrebbe dato di volta il +cervello a te pure in questi anni che non ci siamo più visti? Eh? +Saresti diventato socialista? Rispondi! + +P. (dando una risata e alzandosi). — Io socialista! Ma tu sei matto nel +mezzo del cervello. Poichè t’è entrato il rosso in famiglia, vedi rosso +da tutte le parti. Andiamo! beviamone un altro bicchiere e cacciamo le +malinconie. (Mesce.) + +C. (racquetato). — Alla buon’ora! + +P. (toccando il bicchiere). — Bevo alla tua salute, vecchio amico, e ti +auguro quello che tu desideri: che il tuo figliuolo, fra poco o molto, +cadendogli la benda rossa dagli occhi, si ravveda e ritorni sulla +buona via, dopo aver fatto una apostasia pubblica e solenne, che a te +renda la pace per sempre e metta lui per l’avvenire nell’impossibilità +assoluta di riconvertirsi. Non è vero che è quello che desideri? Che +s’egli facesse questo domani, ne saresti felice? + +C. (tace, facendo ballar nella mano la catenella dell’orologio). + +P. (dopo averlo guardato di sott’occhio con uno sguardo acuto e +sorridente). — Aspetto la risposta. + +C. (impacciato). — Sì, naturalmente.... Però.... non ci sarebbe bisogno +d’un’apostasia «pubblica e solenne». Non occorre di far tanto chiasso +per rimetter la testa a partito. Ma già, (rinfrancato) quello che tu +dici è impossibile! + +P. — Oh diavolo! Hai detto la seconda parte della risposta con accento +più soddisfatto che la prima. + +C. (impazientito). — Oh come sei diventato sottile, pedante, sofistico! +Già è sempre stato il tuo difetto. Sarebbe stato meglio che non +t’avessi detto nulla.... E sarà anche meglio che cambiamo discorso. +(Una scampanellata. Si rasserena ad un tratto.) Zitto! È lui. Non +accennare ai nostri discorsi. Non lo vedo da stamattina presto. Che +cosa vuoi? da un pezzo in qua, siccome son sempre un po’ inquieto +quando è fuori, provo una certa commozione ogni volta che rientra. +Povero ragazzo! Aspetta un po’; non mi posso tenere dall’andargli +incontro. (Si slancia fuori.) + +P. (seguitandolo con gli occhi a sorridendo). — Lo chiama _andare_! +Mi par che sia un _correre_. (Dandosi una fregatina alle mani) Ed è +perfettamente illuso il buon uomo. Non ha proprio coscienza di stimarlo +di più e volergli più bene di prima perchè.... è un _giovine perduto_! + + +Un borghese originale. + +Se ne può parlare pubblicamente perchè è morto. Era un bell’originale. +Per esempio, accettava in massima la parte critica della dottrina +socialista, e la sosteneva, con grave scandalo dei suoi amici borghesi +e conservatori, quasi tutti avanzati negli anni come lui. Qualcuno gli +domandava: — Perchè, con codeste idee, non vi dichiarate addirittura +socialista? — Perchè — rispondeva — non sono persuaso della possibilità +del collettivismo. — E allora — ribattevano — perchè non lo combattete? +— Perchè — rispondeva — non sono persuaso che sia impossibile. + +Allora saltavan su, accusandolo di contraddizione. + +— No, — rispondeva tranquillamente — non son persuaso della possibilità +del collettivismo, ma vedo che tutto vi tende, e perciò dubito. +— E faceva suo proprio il ragionamento d’un illustre accademico +francese, Anatole France, una testa quadra. — Noi possiamo argomentare +presso a poco l’avvenire della società da quello che conosciamo +del suo passato; argomentare dalle condizioni in cui certi fenomeni +sociali si produssero le condizioni in cui si produrranno ancora. +Considerando certi ordini di fatti che vediamo incominciare al presente +e paragonandoli a certi ordini di fatti analoghi già compiuti, ne +possiamo indurre che i primi avranno un compimento simile a quelli +che ebbero i secondi. Non si tratta che di «prolungar col pensiero +nell’avvenire le curve che si disegnano al presente sotto i nostri +occhi». Dove pensate che conduca la curva già percorsa dalle forme del +lavoro, dalla schiavitù al servaggio e da questo al salariato? E quella +dalla piccola proprietà artigiana ed agraria al capitale industriale? +E quella dal riscatto delle servitù feudali al riscatto dei mezzi di +produzione? E quella dagli antichi servizi privati agli attuali grandi +servizi dello Stato? Tutte queste curve tendono innegabilmente al +collettivismo. + +— Ma non v’arriveranno mai — gli obbiettavano. + +— Non lo so —, rispondeva —; ma d’una cosa son certo: che se non +v’arriveranno mai, vi tenderanno sempre. Ora basta riconoscere, e +non si può far di meno, che il cammino della società è e sarà sempre +diretto verso il socialismo, sia pure per non mai raggiungerlo nella +piena attuazione dei suoi principii; basta il riconoscer questo per non +potere logicamente esser conservatori quali voi siete. Del socialismo +siete avversari assoluti perchè «non prolungate col pensiero le curve +dei fatti sociali di cui siete spettatori». Prolungatele, e sarete se +non altro giudici più sereni ed equi del movimento presente. + +Questo era il fondamento del suo sistema d’idee. E a chi gli diceva +che se nella sua classe avessero avuto predominio quelle idee si +sarebbe mutato in precipizio il cammino della società immatura, dava la +risposta d’un celebre uomo di Stato contemporaneo: — Non lo credete. +L’umanità non si lascia far violenza. Essa resiste del pari alla +stupidità cieca che le vorrebbe chiudere la strada e all’ardimento +incauto che tenta di trascinarla d’un passo troppo rapido sulle vie +rischiose dell’avvenire. Essa va lentamente, obbedendo a leggi mal +conosciute, ma inflessibili. Essa dispone dei secoli, e noi non abbiamo +che un giorno: di qui gli urti fra l’uomo e l’umanità. Tutto quello +che per noi è sobbalzo, scossa terribile, perturbazione distruttiva si +perde, nell’insieme, in un andamento facile e piano. + +Quando sentiva inveire contro gli agitatori, e citare le loro +intemperanze e i loro spropositi come argomenti contro le idee ch’essi +propugnano, scrollava le spalle. Era insensato, secondo lui, il +pigliarsela con gli agitatori delle moltitudini. E pensava anche in +questo come un uomo di Stato insigne. Essi operano per impulso di forze +che son fuori della loro volontà, nè più nè meno che i governanti, la +cui azione è piuttosto l’arte di seguire che quella di dirigere. Per +indole possono essere più o meno temperati, più o meno ragionevoli; ma +sono perchè bisogna che siano, perchè sono un portato del loro tempo. +L’inesorabile legge del mondo vuole che noi non possiamo riuscire a +nulla di bene senza far per la via molto di male. + +Egli credeva che se di queste verità tutti fossero stati persuasi, +tutti i conflitti sociali presenti sarebbero stati grandemente +attenuati, poichè quella persuasione avrebbe indotto le classi +superiori a innumerevoli piccoli atti di condiscendenza, di benignità +e di cortesia: di poca importanza ciascuno per sè, ma, nella somma +loro, d’un effetto benefico immenso. Dalla mancanza di quella +persuasione nasceva, secondo lui, una mala disposizione d’animo, che +inaspriva tutte le difficoltà; e di questa mala disposizione egli +diceva d’avere una prova nel sentimento che destava in tutti i suoi +amici la vista d’ogni moltitudine popolare che passasse per la via, +anche col solo intento d’una dimostrazione pacifica. Il loro primo +sentimento era sempre di repulsione e d’inquietudine come se in +quella folla non vedessero che i suoi peggiori elementi (elementi che +in ogni agglomerazione di gente d’ogni classe, in forme diverse, si +trovano) e le immagini di quanto di peggio può fare una folla sfrenata. +Perchè non ci vedevano di preferenza la somma enorme di lavoro +quotidiano, faticoso, tedioso, pericoloso pure, e utile e necessario, +che ogni moltitudine di popolo rappresenta, e l’incertezza continua +dell’avvenire, e le privazioni abituali, e le mille virtù, che pur ci +sono, di rassegnazione, di coraggio, di costanza, di carità famigliare +e di sacrificio fraterno? Perchè non pensavano che, sotto l’apparenza +del prepotere del numero, quella moltitudine è ancora, nei conflitti +sociali, la parte più debole, e quella che più soffre, delle due parti +contendenti? + +Manifestava pure idee singolari riguardo agli scioperi. A ognun di +questi si maravigliava che la prima parola dei suoi amici fosse sempre +di disapprovazione. Si maravigliava dell’accusa di «incontentabilità» +che essi facevano alle classi lavoratrici in una società dove la più +parte degli arricchiti s’affanna e si stronca e si danna l’anima +per arricchire ancora. E qual classe sociale, in qualunque tempo, +fu mai contenta del proprio stato? E non è il malcontento, congenito +all’anima umana, che ha fatto progredire il mondo? Non saremmo ancora +allo stato selvaggio se il malcontento universale non fosse? E chi può +ragionevolmente, onestamente pretendere o desiderare che la società +rimanga immobile nello stato presente? E quanto alla consuetudine, +che notava intorno a sè, in occasione d’ogni sciopero, di dar torto +ai lavoratori, domandava: — Che ne sapete, nella più parte dei casi? +Conoscete la quistione nei suoi dati numerici? In ogni modo, non potete +negare che siano in buona fede, perchè non potete supporre che si +deciderebbero mai a quel passo se non credessero fermamente di chiedere +un vantaggio che si può loro concedere. E a chi gli diceva: — Ma ci son +dei giornali del partito che approvano tutti gli scioperi — rispondeva +che ce ne son altri, d’altri partiti, che non ne approvano nessuno. +E ne citava parecchi in cui, nei vent’anni da che li leggeva, non +si ricordava d’aver mai trovato una parola di consenso o di simpatia +neppure per gli scioperi ai quali era stata più apertamente favorevole +l’opinione pubblica. E a questo proposito diceva uno sproposito +inaudito: che, secondo ragione, anche i giornali dell’ordine, +quando credevano uno sciopero giustificato, avrebbero dovuto aprire +una sottoscrizione per sostenere il buon diritto dei lavoratori. +Immaginate, domandava, quanto maggior autorità avrebbe la stampa quando +condanna gli scioperi se li aiutasse quando li approva? + +Non vedeva però torti ed errori da una parte sola. Biasimava la +fungaia dei piccoli giornali, che per insufficienza di cultura dei +redattori facevano dell’Idea socialista una propaganda non degna, +e quindi perniciosa all’Idea medesima, non foss’altro che per la +soverchia presa che offrivano al dileggio degli avversarii. Poi: che i +socialisti combattessero il fanatismo e la superstizione riconosceva +logico e necessario; ma che mirassero a sradicare ogni sentimento +religioso, egli, benchè non credente, giudicava un errore esiziale alla +loro causa. Oltrechè il sentimento religioso era radicato nell’animo +umano a una profondità a cui la loro forza non poteva arrivare, essi, +predicando la miscredenza, alienavano da sè gli animi inclini alla +fede, sgomentavano la donna, davano un’arma potente di reazione in +mano agli avversarii, mettevano un impedimento di più, e formidabile, +sul proprio cammino. Le loro vittorie, in questo campo, non potevano +essere che effimere. Ben più avvisati erano stati quelli che, da +principio, della dottrina cristiana facevano leva all’idea socialista: +la loro propaganda era stata ben altrimenti efficace, in special modo +fra il popolo men culto. E così disapprovava nella stampa socialista +l’abitudine del linguaggio violento, la quale toglieva forza alla +sua parola in tutti quei casi in cui l’indignazione dell’animo e la +violenza del linguaggio sono giustificate, e non lasciava distinguere +alla moltitudine le menti culte e forti, che pensano e ragionano, dagli +spiriti leggeri, in cui la passione nasconde il vuoto delle idee e +l’assenza della logica; non solo, ma dava modo a questi di prevalere. +Quella violenza abituale, a suo giudizio, eccitando gli animi oscurava +le intelligenze, radunava intorno all’Idea ire fugaci, ma non coscienze +ferme. Chi si fa più ascoltare non è chi grida; lasciando che a gridare +non si regge un pezzo. La vera forza è nel ragionamento tranquillo e +lucido. Egli avrebbe voluto che la stampa socialista desse l’esempio +della dignità e della correttezza: parlando più dall’alto si sarebbe +fatta sentir più di lontano. E lo diceva ai pochi amici che aveva da +quella parte. Disse una volta a uno: — Dici delle cose giuste; ma urli +come uno che sappia d’aver torto. — E a un altro, che in occasione +d’uno sciopero raccomandava la calma: — Come vuoi che sia calma oggi +della gente che tu ecciti tutto l’anno? + +Parlava spesso dell’educazione del popolo. Una volta, in un crocchio, +fece una tirata curiosa contro un tale, che aveva lanciato nella +discussione, come argomento decisivo: — Il popolo non è educato. — +Conosco — disse — una sola arguzia del generale Boulanger, che mi pare +felicissima. Egli scrisse: — Sento sovente padri e madri trattare i +loro figliuoli di maleducati, e in questo hanno pienamente ragione. +— Male educati, sì; ma da chi? Così si può dir del popolo. Che +avete fatto, che fate per educarlo? Gli danno esempio di moralità le +classi superiori corrotte, affamate del superfluo quanto i poveri del +necessario? Gl’insegna la dignità e la moderazione il Parlamento? E +la fede nella giustizia la Magistratura? E il culto degli Ideali la +Borsa? E come gli potete rimproverare la mancanza di quell’istruzione, +di cui tanti di voi hanno paura? E vi par proprio che egli non sia +all’altezza dell’insegnamento primario che gli date? Che cosa fate per +distruggere in lui la superstizione che sterilizza ogni buona sementa? +Che cosa fanno per lui gli scrittori? E i grandi giornali, diventati +oramai la letteratura della Corte d’Assise, non più divulgatori +soltanto, ma illustratori amorosi dello scandalo e del delitto? Che +fate voi individualmente, nei vostri contatti fortuiti o abituali +col popolo, con cui non v’intrattenete che per necessità, e il minor +tempo possibile, come se parlaste due lingue diverse? E questo per +qual ragione se non perchè vi trovate a disagio con lui, sentendo di +non aver autorità d’insegnargli nè di promettergli nulla di buono e di +credibile? + +Più spesso esprimeva il suo pensiero in forma epigrammatica. A un +amico ricco, che gli voleva dimostrare inattuabile l’Idea socialista +perchè fondata sull’ipotesi di virtù collettive impossibili, disse: — +Sta bene; ma è proprio questa la ragione per cui combatti quell’Idea +con tanto calore? Io ti faccio la famosa ipotesi del Rousseau. Se tu +potessi, alzando un dito, creare istantaneamente nel tuo paese lo +Stato socialista, con tutte le virtù civili che esso richiede, con +tutti i beni che ne deriverebbero al maggior numero e col danno che ne +seguirebbe ai tuoi interessi privati, alzeresti il dito? Sii sincero. +— L’amico rimase un momento sconcertato; poi rispose: — Sì! — E lui: — +Ah, che brutto viso hai fatto, se ti vedessi nello specchio! Ebbene, io +son più sincero di te: io non so se avrei la virtù di far quell’atto. +— E quella sincerità tolse all’amico il coraggio di ripetere la sua +affermazione. + +Anche scherzando soleva affermare la sua fede nell’avvenire. — +Socialisti, conservatori, retrogradi — diceva — siamo tutti come gente +affollata sur una di quelle strade mobili di Nuova York, che scorrono +fra le case come fiumi. I socialisti possono dividersi e azzuffarsi fra +loro, gli altri star a sedere, o dormire supini, o camminare a ritroso +della direzione della strada; ma tutti insieme vanno avanti per forza. +Per questo io non me la piglio neanche col più arrabbiato nemico d’ogni +idea nuova. Dico tra me: — Poveretto! Non se n’accorge, perchè cammina +col viso voltato indietro, come quei dannati di Dante che si piangono +sulle natiche; ma va innanzi anche lui, come tutti vanno. + +A un socialista che diceva: — Il socialismo trionferà perchè è la +Giustizia! — rispose: — Che idea stramba! Trionferà l’interesse del +maggior numero, e sarà bene; ma trionferà non perchè sia giusto, +ma perchè avrà con sè la forza, che ora gli manca: l’istruzione, +l’educazione, la disciplina. Non c’è ragione al mondo per credere al +trionfo della Giustizia, perchè gli uomini non saranno mai più giusti +di quello che son ora. Stareste freschi, compagni! + +Scherzò in questo modo fino ai suoi ultimi giorni. Quando era +malato grave, e lo tenevano in vita con l’ossigeno, una sera chiamò +improvvisamente i parenti e gli amici, che stavano rosolando il +socialismo nella stanza vicina, a bassa voce, ma non tanto ch’egli +non sentisse; e disse loro, respirando a fatica: — Prolungate.... +prolungate.... + +Quelli diedero subito mano all’imbuto dell’ossigeno, credendo ch’egli +volesse dire: — Prolungatemi la vita; — ma il malato, respingendo +l’imbuto, soggiunse con un leggero sorriso —: No.... prolungate le +curve.... + +Fu l’ultimo consiglio politico che diede alla sua classe. + +Curiosi furono i giudizi che diedero di lui i parenti e gli amici +dopo la sua morte. — Un galantuomo, in fondo; ma aveva delle idee +così strane! — Un po’ squilibrato, ma buono. — Un uomo d’ingegno e +di cuore; ma di quelli che, se fossero in molti, sovvertirebbero il +mondo. — Giudizi che provano quanto sia difficile il far con la mente +nell’ordine dei fatti sociali quello che è così facile il far con la +mano sopra un foglio di carta: prolungare delle linee curve. + + + + +PARTE SECONDA. + +PER IL SOCIALISMO. + + +Primo maggio 1904. + +Oggi tace ogni dissenso e ogni rancore: è giorno di festa e di pace. +Oggi noi storniamo il pensiero dal presente e cerchiamo conforto nel +passato: passato recentissimo, ma che par già molto lontano, come pare +ogni ricordo dell’età più bella anche a chi non n’è uscito che da pochi +anni. + +Il partito socialista, fra di noi, era nel bel periodo +dell’adolescenza; nel quale, ad ogni manifestazione pubblica in cui +misurasse le proprie forze, appariva cresciuto oltre ogni speranza +dei più impazienti. Non c’erano ancora scissure nella sua compagine, +nè disordine nelle sue file, nè incertezze nel suo cammino. Non si +designavano ancora con un aggiunto ironicamente onorevole quelli +che portavano all’opera sua il concorso della cultura intellettuale, +per distinguerli, e quasi per separarli da quelli che vi portavano +soltanto la forza del numero e della fede: la loro voce era ascoltata +da tutti; ma il loro capo non s’alzava al di sopra della moltitudine, e +non c’era fronte che ne fosse adombrata. La concordia, la disciplina, +l’ardore che spiegava il socialismo nelle lotte elettorali destavano +l’ammirazione anche di chi ne temeva gli effetti come una sventura +della patria. Molti, anche fra i suoi più fieri avversari, eran vinti +da un sentimento di simpatia per quel partito appena sorto, che col suo +poderoso giovanile soffio scoteva la sonnolenza della vita pubblica +e costringeva ogni altro partito a stringere le file e a difendersi; +molti che l’avrebbero voluto disperdere con la violenza, non potevano +dissimulare un senso di rispetto per quella «grande illusione» che +suscitava tanti entusiasmi in un tempo, in cui ogni altro entusiasmo +era morto o moriva, che con vincoli così intimi e saldi legava fra +di loro cittadini di classi diverse, divisi fino allora da passioni, +interessi, pregiudizi, costumi; e mentre sorridevano palesemente +di quei nuovi «compagni» affratellati nel culto dell’utopia, +riconoscevano con rammarico, nel segreto dell’animo, che mancava +ad ogni altro partito il sentimento e il legame che quella parola +esprimeva, sentivano che era espressa in quella parola una idea grande +e bella, benchè destinata a rimanere per sempre un’idea; della quale +penetrava un vago riflesso anche nella loro coscienza. E il partito +dell’illusione cresceva, come un torrente, senza disperdersi, coprendo +col suo scroscio sonoro le mille voci paurose e nemiche che s’alzavano +lungo il suo corso. + +E ricordiamo i grandi comizi di quel tempo, dove, più che a discutere +e a conciliare opinioni discordi, s’andava a ritemprare nel consenso +universale la propria fede. Dopo il periodo dei fervori patriottici +non s’erano più veduti esempi d’una così ardente e solenne comunione +di pensiero e d’affetto fra cittadini di tutti i ceti. Che importava +la valentìa degli oratori? Al deputato succedeva l’operaio, allo +scrittore il commesso, al vecchio il giovinetto, al discorso italiano +il ragionamento in vernacolo; erano stranamente diverse le forme del +linguaggio; ma la voce di ciascuno pareva l’eco della voce di tutti; ad +ogni più informe e ingenua manifestazione del pensiero e del sentimento +collettivo applaudivano insieme, con lo stesso calore, i colti e +gl’incolti; pareva alle volte che le migliaia d’ascoltatori avessero +un solo respiro; la moltitudine dava l’immagine d’una società nuova, +in cui l’antica divisione delle classi non fosse più che un’apparenza, +ultimo resto del passato, sotto la quale già palpitasse la santa +fraternità dell’avvenire sognato. E da quelle assemblee uscivano i +nuovi convertiti della borghesia, sciolti anche dagli ultimi dubbi, +in uno stato di coscienza nuovo, di una serenità sconosciuta prima +d’allora; i giovani, occupati da pensieri insoliti alla loro età +spensierata; i maturi, ringiovaniti nel cuore e nello spirito; tutti +compresi d’un senso di compiacenza profonda, come se nell’adunanza +donde uscivano non si fosse soltanto parlato, ma fatto del bene, +lavorato a benefizio del mondo, gettato all’avvenire una semenza +benedetta di verità, di benevolenza e di giustizia. + +Poi venne la bufera della persecuzione; ma non fece vacillare, nè +divise gli animi: li rafforzò, li strinse, li rinfiammò d’uno zelo +più operoso e d’un amor fraterno più intrepido. Tutto l’ardore, che +era prima spiegato nella propaganda della fede, si voltò in soccorso +e conforto delle sue vittime. Si videro fra queste, e fra le più +ingiustamente colpite, esempi di coraggio e di fermezza non meno +ammirabili di quelli che la storia del risorgimento nazionale ha +tramandati all’ammirazione dei posteri; si videro fra i benefattori +più poveri dei compagni prigionieri o esuli, e delle loro famiglie +derelitte, esempi di generosità e di sacrificio da ridestare anche +negli animi più scettici la stima della natura umana. I perseguitati +uscirono dalle prove rinvigoriti di fibra, più ardentemente devoti +all’idea per la quale avevano sofferto, più affettuosamente legati +ai compagni che anche di lontano eran rimasti congiunti a loro col +pensiero e con l’opera. L’aver sofferto per la causa comune era nel +concetto di tutti un onore che metteva a paro i più umili coi più alti, +e la comunanza dei patimenti risuggellava fra gli uni e gli altri il +patto solidale col suggello di un’amicizia fraterna. Era in tutti come +un secondo soffio di gioventù, un rinnovellamento della prima fede, +purificata. Il partito, piegato per poco da una dittatura brutale, le +scattava sotto come una molla potente, lacerando la mano che l’aveva +compresso. L’esercito rifatto, ingrossato, fortificato dall’esperienza +dell’avversità e del dolore, riforbiva le armi, rialzava la bandiera e +riprendeva il cammino. + +Giorni venturosi, ricordati con rimpianto non da noi solamente; ma +anche da molti di coloro che, pur professando altra fede, riconoscono +nel movimento socialista una grande virtù vivificatrice del mondo; +scaduta la quale, rialzerebbe la fronte il passato. + +Ma quei giorni ritorneranno. + +È nella ragion delle cose che quando un partito esce dal campo +della semplice propaganda e dell’azione necessaria a costituirsi, a +rassodarsi e a difendersi, ed entra in quello più vasto e difficile +dell’esercizio politico delle sue forze per conseguir riforme +determinate e immediate, nascano nel suo seno dissensi d’opinioni +e contrasti di tendenze, che ne sconcertano l’organismo. Nascono +i dissensi in quelli che lo ispirano e lo guidano da differenze +d’indole, che prima non apparivano, nè potevano apparire nell’azione +comune diretta ad un fine unico, a cui non si poteva giungere che per +una sola via; derivano i contrasti da diversità di facoltà morali +e intellettuali, per cui ciascuno dà la preferenza a quelle forme +d’azione, nelle quali ha coscienza di operare con maggior vantaggio +altrui ed onore proprio; provengono dal diverso grado d’esperienza +politica, onde sono diversamente misurate la grandezza degli ostacoli +e la potenza delle forze occorrenti a superarli; e nascon pure da +passioni individuali, che, quando svigorisce la passione comune +onde erano prima travolte, prendon più forza; perchè non c’è grande +causa che affranchi i suoi propugnatori da ogni miseria della natura +umana. Ma gli stessi dissensi, e ben più gravi, gli stessi contrasti, +assai più violenti, si produssero fra grandi partiti e grandi uomini +nell’opera dell’unificazione nazionale, e parvero più volte ai +contemporanei indizi d’imminente rovina; e pare oggi a noi, giudici +lontani e spassionati dei fatti, che dall’una e dall’altra parte si +giovasse egualmente, in opposti modi, alla causa di tutti. E così +parrà ai futuri, qual’è in realtà, la crisi presente del partito +socialista: elaborazione feconda di idee; lotta di forze intellettuali +e morali in cui gl’ingegni e i caratteri si scoprono e si provano; +non infermità senile, ma febbre di giovinezza; preparazione, non +decadenza. Le divisioni momentanee non rallentano che in apparenza il +cammino dell’idea; gli uni vanno per una via, gli altri divergono; +ma tutti procedono. Noi abbiamo ferma fede che al sorgere d’un +pericolo comune non rimarrebbe in campo che una bandiera, quella +intorno a cui si raccolsero le prime schiere; che se anche l’unità si +scindesse profondamente per ora, si ricomporrebbe più salda dopo un +primo rovescio cagionato dalla scissura. Sono ugualmente legge della +vita d’un grande partito, sorto da una idea che non può morire, la +tendenza a dividersi e la necessità di ramificarsi. Così un grande +fiume, nel suo lungo corso, qualche volta si biforca, e s’allontanano +l’un dall’altro i due rami, che lunghe isole boscose separano; ma si +ricongiungono più oltre le acque per andar confuse in una corrente +all’oceano. + +Ma perchè ciò avvenga è necessario che nella lotta entrino tutti senza +diffidenze e senza mal animo; che ciascuno soffochi nel suo cuore ogni +germe di odio, come un principio di tradimento; che nelle controversie +non sia mai disconosciuta ad alcuno la libertà della coscienza e la +onestà dell’intento; che alla mente di tutti siano presenti sempre +l’immagine cara della concordia antica e lo spettro minaccioso del +nemico comune, e sopra ogni cosa questo pensiero terribile: che dal +perpetuarsi della discordia sarebbe miseramente disperso il frutto d’un +lavoro enorme e d’infiniti dolori, e scoraggiato l’animo e contristato +il cuore a una moltitudine immensa, che aspetta e che spera. Fermiamo +tutti questo proposito in questo giorno di tregua e di festa; sia il +1.º Maggio anche quest’anno la festa della fraternità e della speranza; +suoni sulle labbra e nel cuore di tutti con la cordialità antica, +si ricambi fra tutti, con la voce e col pensiero, da vicino e da +lontano, fra conoscenti e fra sconosciuti, a traverso ogni distanza, +con l’affetto dei giorni migliori, la parola a cui diede il socialismo +un significato nuovo, che rimarrà nella storia e nel cuore delle +generazioni: — Compagno! — Compagno, discuteremo domani; oggi è il 1.º +Maggio; oggi ci rallegriamo insieme contemplando l’orizzonte sereno del +passato, e quello luminoso dell’avvenire; oggi abbiamo una sola idea e +un’anima sola. + + +Ai fanciulli. + +Un saluto a voi in questo giorno di festa e di speranza, a cui voi non +pensate ancora. + +Non mai così pietosamente come in questo giorno il nostro pensiero vi +cerca e vi abbraccia trascorrendo per tutti i paesi «civili» dove la +cupidità e la fame concordi curvano la fanciullezza a una fatica che le +contrista l’anima e le divora le forze. + +Dentro a un’atmosfera tetra, velata dal fumo delle officine, dai nuvoli +di zolfo, dalla polvere di carbone, dai vapori delle risaie, passa la +processione infinita di piccoli lavoratori, da quelli sepolti nelle +miniere del settentrione, che si trascinano nudi e carponi nel fango e +nelle tenebre, col sacco attaccato al collo, fino a quelli che sudano +nelle cave della Sicilia dai ventri enfiati e dalle ossa scontorte, +nutriti d’un pane orribile, intinto nell’olio nauseabondo delle loro +lampade; passa l’esercito miserando dei fanciulli oppressi, con le +faccie smunte ed esangui, con le mani e coi piedi piagati, gli uni +cadenti dal sonno, gli altri piangenti in silenzio; file di ragazzi +avvizziti ed anemici, curvi come vecchi, che feriscon l’aria di tossi +secche e di aneliti dolorosi; passano gli avvelenati dal fosforo, gli +acciecati dalle fornaci, i mutilati dalle macchine, gli arsi dal grisù, +i seppelliti dalle frane — e mille occhi, passando, si fissano nei +nostri — occhi spenti, duri, sdegnosi, supplichevoli, che ci dicono: — +Noi avemmo una infanzia senza cure, noi abbiamo una fanciullezza senza +gioie, noi avremo una gioventù senza salute, e una vecchiaia senza +conforti; e molti di noi aspetta l’ospedale o la carcere, o, prima +del tempo, la terra, dove altri figliuoli di lavoratori ci aspettano +innumerevoli, o nati morti, o uccisi in culla dai narcotici, o finiti +dai maltrattamenti o dall’inazione; è questo il nostro destino; e +perchè? — E altre cose ci dicono quegli occhi. Ci dicono la legge +protettrice dei fanciulli con mille inganni violata, la complicità +dei parenti famelici, la cecità degli ispettori, l’indifferenza delle +autorità, e la ipocrisia di una società civile che crede di pagare ogni +suo debito porgendo la mano a uno su cento dei miseri che essa medesima +atterra, e l’aberrazione di una carità che va a cercar miserie e +dolori a migliaia di miglia lontano da quelli che le gemono inutilmente +d’intorno, e la ingiustizia d’un mondo che vitupera l’inerzia in coloro +in cui fu spento dalle fatiche precoci l’amor del lavoro, e dice causa +unica della sua miseria i vizi che semina egli stesso e di cui dà pel +primo l’esempio e punisce senza pietà i delitti a cui è indotta tanta +gente da una ignoranza e da una corruzione della quale non ha colpa. + +E passano ancora e passano senza fine i piccoli schiavi, gli uni +rassegnati, gli altri frementi, malaticci, istupiditi, paurosi, +stravolti, diretti alle capanne o alle grotte o alle stalle o alle +stamberghe infette delle città grandi, dove la promiscuità selvaggia +dei sensi finisce di corrompere l’anima e il corpo. E mentre ci +stringe il core quel coro di gemiti, di rampogne e di imprecazioni, più +amaramente ci addolora una voce grassa e pacata che risuona al di sopra +di quel coro, e vi dice: — _Non c’è rimedio._ + +Ah, non lo credete, ragazzi! Per quanto v’è di più sacro al mondo, non +è vero. Se fosse vero, noi dovremmo sputare sulla parola _civiltà_ ogni +volta che la troviamo stampata in un libro. Empia è la voce che dice +al misero: — Dispera. — Vana è quella che dice di tutto aspettare dal +cielo, di nulla pretendere dagli uomini. Una forza immensa si leva nel +mondo in prò dei vostri padri e di voi, e questo è il giorno in cui +essa palpita in milioni di cuori e parla da milioni di labbra, da per +tutto dove piange un fanciullo spossato, dove si stende invano a cercar +lavoro un braccio virile, dove sospira un vecchio senza pane dopo aver +lavorato finchè gli bastaron le forze. E non soltanto fra i vostri +compagni di fatiche e di stenti quella forza si leva. Ma nelle belle +case che invidiate, in mezzo agli agi ed ai piaceri che voi non godrete +mai, una generazione vien su, che voi credete ignara e sprezzante dei +vostri dolori, una moltitudine di fanciulli e di giovinetti dalle mani +bianche e dal viso florido nella cui mente entra ogni giorno una idea +che offusca la serenità, che tormenta la loro coscienza, che affanna +e dilata e innalza il loro cuore, e li sospinge verso di voi, e li +prepara ai sacrifici generosi, e li arma e li ammaestra a combattere +con amoroso coraggio per la causa vostra e dei vostri figli. + +No, i vostri figli non avranno più, pensando alla fanciullezza dei +lavoratori, la visione sciagurata che riempie noi di tristezza e di +vergogna. La fanciullezza sarà risparmiata perchè tutti gli uomini +lavoreranno e la produzione avrà per fine la soddisfazione dei bisogni +comuni, non il lucro di pochi, e la macchina sarà serva, non tiranna +dell’uomo; i vostri fanciulli andranno alla scuola essi pure, perchè +tutti avranno il diritto a coltivare lo spirito fino al segno richiesto +dal riconoscimento delle attitudini e della dignità dell’uomo civile; +essi cresceranno lieti e benevoli, perchè non cresceranno più nella +miseria tetra e nella fatica bestiale che confonde la coscienza e +perverte il cuore; essi ameranno il lavoro e la vita, perchè il lavoro +sarà umanamente misurato e compensato, e la vita non sarà più una +guerra fratricida per cui gli uni nascono armati e gli altri inermi, +e in cui per un forte o un astuto che trionfa, mille deboli mordon +la terra; ma la lotta ordinata e onesta di tutti per ciascuno e di +ciascuno per tutti, della quale apparirà la necessità e la giustizia +con la stessa luminosa evidenza con cui ci appaiono quelle verità +elementari che sono i fondamenti stessi della ragione e della coscienza +umana. + +Sì, questo è l’avvenire, com’è vero che ci regge la terra e ci +rischiara il sole. E voi, fanciulli, fissate nell’animo la data del +1.º Maggio, che nulla forse vi dice ancora. Un giorno essa vorrà dire +anche per voi: concordia, speranza, vittoria, pacificazione. Cristo +sarà ritornato dopo venti secoli per dire un’altra volta: — «Lasciate +i fanciulli venire a me» — ossia: Lasciate che siano fanciulli, che +crescano col sorriso sul volto e con la fronte rivolta al cielo, perchè +Dio non vuole che si faccia la ricchezza col sangue delle loro vene e +col midollo delle loro ossa, e a prezzo dell’innocenza e della bontà +dell’anima loro. + +E Cristo ritornerà, fanciulli. Oggi che si festeggia il suo futuro +ritorno, invocatelo e fidate in lui; sentirete anche voi che Egli si +avvicina. + + +A una signora. + +Giorni or sono, udendo un socialista parlare in pubblico intorno a un +argomento estraneo alla propria fede, e approvando, commossa, le parole +di lui, che rispondevano in tutto ai sentimenti affettuosi e gentili +dell’animo suo, ella esclamò con meraviglia: — Chi direbbe mai che è un +socialista! + +Ella non ha pensato che con quella esclamazione, accusava le sue amiche +e i suoi amici, e quasi tutta la classe a cui appartiene, d’una nera +calunnia. Ecco, dunque, come le siamo dipinti; come gente cui sia a +meravigliarsi che possa esprimere qualche volta di quei pensieri e di +quei sentimenti, nei quali tutte le anime oneste concordano. + +Ma veda che abisso ci separa! Io mi meraviglio ogni giorno di più +della cosa opposta: che si possano avere quei sentimenti e non essere +socialisti. + +Ella scatta, ed io ripeto e mantengo. + +Rifletta un momento, signora. + +Soffrire delle miserie e dei dolori sociali come d’un male proprio, in +modo da non averne più quiete, e non sapersi rassegnare allo spettacolo +delle disuguaglianze ingiuste che offendono e avviliscono gli uomini; +credere che non vi sarà mai pace, nè prosperità, nè moralità, nè +civiltà vera, fin che un piccolo numero d’uomini avrà nelle mani +i mezzi con cui, direttamente o no, tutto si corrompe, tutto si fa +piegare, tutto servire al fine di accrescere continuamente la potenza +di comprare, di corrompere e di dominare; aver fede che la pace e la +prosperità vera si otterranno affrancando il lavoro dalla schiavitù +economica che lo opprime, e non lo assicura, e riducendolo più umano +con una distribuzione più equa, e più fecondo con l’associazione di +tutte le forze; e con questa fede adoperarsi a educare, a istruire, +a ordinare le moltitudini affinchè, diventate maggioranza cosciente +e concorde, possano costituire legalmente uno stato sociale (già +maturato, quando esse prevarranno, dall’evoluzione) nel quale tutti +si trovino nelle stesse condizioni iniziali per la lotta della vita, +e il diritto alla vita sia assicurato a quanti voglion lavorare e non +possono e non si possa lasciar in eredità l’ozio e la dominazione, +e l’uomo non veda più nei suoi simili dei concorrenti nemici, ma dei +cooperatori fraterni; tutti questi sentimenti e concetti, che sono, +insomma, la sostanza del socialismo, può ella dimostrare, mi può ella +dire soltanto, che non siano tali da doversi maravigliare che non li +accolga ogni anima nobile? + +Una cosa sola mi può rispondere: che non sono accolti perchè si fondano +sopra un’utopia. — Ma con questa risposta non mi contradice, perchè +in qual modo mi può negare che per essere utopisti così fatti conviene +avere una fede nella bontà della nostra natura, un desiderio del bene +e un amore per l’umanità, non possibili che in animi onesti e in cuori +generosi? + +E come di questo ella si accerterebbe facilmente, e riconoscerebbe +d’essere stata finora ingannata, e dai giornali che legge e dagli +amici a cui crede e da tutte le vecchie idee non discusse in cui vive +imprigionata, se potesse conoscer da vicino quella gente disseminata +e malefica piena di passioni e di propositi iniqui e della quale sente +parlar con orrore! + +Ella, per esempio, ha inteso parlare di studenti socialisti, e avrà +lamentato, con parole amare, che si sia attaccata anche alla gioventù +studiosa quella lebbra. Ebbene, io ne conosco, e anche se prescindo +dalle idee che a loro mi legano, mi paion di tanto superiori agli +altri! Mai che apparisca nei loro discorsi sull’avvenire quel duro +proposito di farsi strada nel mondo a qualunque prezzo, quella smaniosa +avidità di ricchezza e di piaceri, che è già confitta nel cuore di +tanti giovani della loro condizione. L’avere uno scopo alla vita posto +fuori di sè stessi, così alto e bello, dà loro una sicurezza e una +serenità di coscienza, e una tendenza a meditare sui fatti e sugli +uomini, e a cercare in tutte le opere la manifestazione dell’animo +e del pensiero, sotto le apparenze ingannevoli quello che c’è di +vero, di umano e di benefico, che non si trova negli altri se non +come rara eccezione. Ed hanno un modo di famigliarità così giusto e +così amabile con la gente delle classi inferiori a cui si mescolano, +spiegano con essa un sentimento di fraternità tanto più schietto e +profondo, perchè dedotto da più intime e salde ragioni, di quello che +io ricordo dell’ultimo periodo degli entusiasmi patriottici, sopportan +con una così degna rassegnazione le diffidenze, le ingratitudini, +qualche volta le aspre parole, che in quell’affratellamento cercato +s’attirano, e annunziano e difendono la propria idea fra gli amici +ostili e nella famiglia sdegnata, tra le rampogne e gli scherni, con +un così coraggioso ardore, con una così tenace ed ingenua fede nella +vittoria del bene, che lei, se li udisse e li vedesse all’opera, lei +che è buona e gentile, sarebbe costretta ad ammirarli e ad amarli, e +desidererebbe che il suo figliuolo li rassomigliasse, e potesse — senza +compromettersi, s’intende, e serbandosi immune dalla lebbra delle loro +dottrine — godere della loro sana e vivificante amicizia. + +Ella udrà parlar sovente di operai socialisti, e che concetto n’abbia +me lo immagino: li crede la feccia della loro classe. Eppure, signora, +se è una cosa bella in un operaio rinunziare al giuoco e alla taverna +per udire discorsi e ragionare egli stesso, come può, su questioni +economiche e morali, che lo costringono a uno sforzo di mente e gli +destano il bisogno di una vita intellettuale e il rispetto della +scienza e dell’ingegno; se è prova di animo ingentilito il riconoscere +e il predicare che la donna non è una bestia da soma per picchiarsi +per sfogo, quando s’è arrabbiati o briachi, ma un essere che ha +diritto a una migliore condizione economica e civile e a una nuova +e più alta forma di rispetto pubblico, se è degno di dignità il non +imitare, lo sdegnare i compagni di lavoro delatori, i pronti a curvarsi +davanti a tutti i venditori di voti, i bruti che hanno la coscienza +nel ventre e postergano ogni interesse collettivo della loro classe +ad ogni immediato ed anche passeggero vantaggio proprio, se è bontà +e carità l’esser sempre disposti a levarsi il pane di bocca e a dare +il soldo del sigaro e del bicchiere per soccorrere i compagni ridotti +indegnamente sul lastrico, se anche sono sconosciuti o stranieri; se, +infine, l’avere una viva coscienza della fraternità degli uomini e dei +popoli, e fede in una grande missione economica e politica del proprio +stato, se il convertire l’odio cieco contro i privilegiati della +fortuna in un’avversione ragionata contro l’ordinamento sociale, se il +comprendere e far comprendere altrui che non dalla violenza disordinata +e selvaggia egli ha da sperare un grande mutamento della sua sorte, +ma dalla pacifica conquista dei poteri pubblici, non possibile se +non per una successiva trasformazione delle idee e una lenta vittoria +sulle coscienze; se tutti questi son segni di superiorità d’animo e +d’intelligenza — e i segni sono palesi, ad ogni uomo di buona fede, lo +creda — come può ella negare che gli operai socialisti non solo siano, +ma debbano essere di necessità moralmente migliori degli altri e degni +del suo rispetto e della sua simpatia? + +Più sovente ella udrà parlare di pubblicisti di dottrina e d’ingegno, +che fanno ardente propaganda di socialismo e gliene parleranno in modo, +suppongo, che ella convocherebbe un consiglio di famiglia prima di +riceverne uno in casa sua. Ebbene, ci pensi un poco. Questo è certo, +frattanto: che tutti, dal primo fino all’ultimo, sono necessariamente +disinteressati, perchè nessuno dei giornali di cui si valgono può +rimunerar l’opera loro, che anzi ricevon da loro prosa ed obolo +insieme. Pensi che se sono letterati ed artisti pure sono obbligati, +non foss’altro che per sostenere le proprie idee, a studi ingrati +e difficili, alieni dalla loro natura, e a rifar quasi, con grande +fatica, la propria educazione intellettuale, e che tutti condannano sè +stessi ad aver nella parte del pubblico, a cui si rivolgono, tanto meno +lettori e ammiratori quanto più il loro pensiero è profondo e l’arte +loro squisita. E se sono scienziati e uomini politici non possono aver +di mira nè onorificenze, nè cariche, da cui è escluso il partito che li +accoglie; nè sperare un vantaggio proprio da un mutamento radicale di +cose, perchè son ben certi che non vivranno tanto da vederlo, e che se +pure avvenisse quale essi lo invocano, sarebbe tale di sua natura, da +non consentire ad alcuno nè ricchezze, nè potenza, nè onori. Non resta +dunque che una sola ambizione, da cui ella può pensare che sian mossi: +quella d’esser mandati alla Camera. Ma ci rifletta un minuto, veda se +— concessa pure quell’ambizione — essi sceglierebbero per soddisfarla +una via così rischiosa e se si può chiamar davvero ambizione quella +d’andare in Parlamento, in mezzo a un gruppo minuscolo, a farsi +soffocar la voce da tutti partiti concordi e dare addosso come a un +pugno di banditi. Pensi pure, cerchi, si faccia anche cercare dai +suoi amici una sola ragione, la quale le dia diritto di credere che +quei signori non sono gente di buona fede, generosa se non altro, di +sentimenti e di intenti, e piena di cuore e di coraggio. + +Le pare ancora che sia ragionevole il meravigliarsi che tutti costoro +— studenti, operai, pubblicisti, — siano capaci di sentimenti nobili? O +non le pare invece che ci sarebbe da meravigliar del contrario? + +Le dirò di più, francamente: ch’io non vedo più bontà, generosità +vera che in chi professa quella fede. Conosco, sì, molti uomini +dotati di quelle virtù fra coloro che avversano anche fieramente +l’idea socialista, e ho sempre fra di essi dei cari amici. Ma dopo +che giudico l’anima loro da quell’idea, sono un po’ scaduti nel mio +concetto, debbo dirlo, anche i migliori. Io non li trovo più logici +neppur nell’esplicazione dei loro sentimenti più degni. Vedo i loro +pensieri di fraternità e di carità sociale intoppare ogni sentimento +in un ostacolo, arrestarsi quasi impauriti, a dei confini, davanti +ai quali l’animo dei socialisti piglia maggior forza per lanciarsi +oltre. M’accorgo che l’idea d’un lontano danno della loro classe +getta un’ombra sul loro già sacro amore di libertà e di eguaglianza, +e li rende avversi, in segreto, a quella diffusione dell’istruzione +popolare, che fu già il più caldo dei loro voti. Sono condotti a ogni +tratto, per combattere le nostre idee, a negare o a palliare miserie +evidenti e colpe imperdonabili; a fare, per non essere tirati a certe +concessioni, una scelta guardinga, non generosa nè schietta, fra le +ingiustizie sociali contro cui debbono levare la voce. E trovo che nel +cercare e proporre dei rimedi, s’ingegnano in ogni modo di lasciar da +parte, di finger di non vedere quelle cause, alle quali non posson +toccare senza riconoscere le ingiustizie che a loro convien tacere. +E nei credenti più sinceri scopro un sentimento religioso pieno di +pregiudizi mondani e di accortezze, che si sforza di conciliare le cose +più inconciliabili e si rassegna troppo facilmente al concetto della +necessità di troppi mali; e nei non credenti, in onta alle loro idee +liberali, sorprendo una troppo frequente tentazione di rifugiarsi, +per terrore di un avvenire infausto ai loro interessi, tra quelle del +passato, che essi combatterono per tutta la vita, e di cercare in una +religione in cui non credono, un’alleanza, della quale non potrebbero, +e lo sanno, mantenere i patti lealmente. E gli uni e gli altri, +finalmente, li vedo sforzarsi di continuo a far tacere il cuore e la +ragione, che, confusamente, ma senza tregua, susurrano loro la verità, +e a nascondere a noi questo stato d’animo, ciò che stende su tutti un +leggiero velo d’ipocrisia, sotto al quale m’appare alquanto alterata la +loro antica faccia di galantuomini. + +Di queste cose ella non s’avvede, naturalmente, perchè non può +raffrontare le persone che la circondano con la gente che ella +giudica dal giudizio loro. Ma se ne avvedrebbe, non ne dubito, se +quel raffronto potesse fare. E quante idee sue si muterebbero se ella +leggesse quei libri e quei giornali di ogni paese, che vede qualche +volta ammontati sul mio tavolino e guarda con un senso di ripugnanza! + +Scoprirebbe una legione di pensatori potenti e sereni, di cui +stupirebbe d’aver ignorato il nome finora, e che ognuno l’ignori +intorno a lei, nei quali s’accoppia alla forza d’una fede fiammeggiante +l’autorità d’una vasta e nuova coltura; nature intellettuali, tempre +d’animo nuove, gagliarde ed ingenue, appassionate ad un tempo e +pazienti; donne d’ingegno virile e di cuore angelico; poeti incolti +nelle cui strofe informi balenano immagini immense; autodidattici +solitari venuti su dalla gleba, dei quali s’indovinano gli studi +faticosi, contrastati, violenti come una lotta fisica, proseguiti per +venti anni in soffitte senza fuoco, a prezzo di sacrifici eroici; una +falange di scrittori strani, aspri, tormentati, oscuri, di cui si vede +attraverso a ogni pagina sudar la fronte nera di polvere e sanguinar +gli occhi bruciati dal riverbero delle fornaci, ma dotati d’una +eloquenza misteriosa, che la farebbe pensare per giorni e per notti. + +E udrebbe da rozze bocche di lavoratori verità e ragioni che nessun +libro le ha mai dette, narrazioni di miserie e grida dell’anima che la +farebbero fremere come il suono del pianto d’un mondo, parole di pietà +e di tenerezza, che sarebbe forzata a ripetere ai suoi figliuoli, e che +non le uscirebbero mai più dalla mente. + +E finirebbe ad amare tutti quegli uomini di ogni classe e d’ogni paese, +portanti tutti sulla fronte, come una stella vermiglia, la stessa Idea, +che si scambiano attraverso a mari e a frontiere parole di fraternità +e di speranza, e a poco a poco, abbracciando col pensiero l’orizzonte +vastissimo, vedendo l’Idea sfolgorare su mille campi di battaglia, e le +legioni stellate avanzarsi e salire da ogni parte, ingrossando lungo il +cammino come torrente in piena e sommergendo a ogni onda una rovina del +passato, sarebbe forse scossa ella pure da un fremito d’entusiasmo ed +esclamerebbe: — È giusto, è benefico, è necessario che questo sia. + +Ma no; nulla seguirebbe in lei di quanto io dico, e non gliene faccio +rimprovero, poichè troppo saldo è ancora nella sua mente quel ferreo +cerchio di idee ereditate, senza spezzare il quale le nuove non +entrano. E quando pure incominciasse in lei un mutamento, se passasse +allora sotto le sue finestre una dimostrazione d’operai socialisti, +chiedenti, lei consapevole, la più giusta delle concessioni, lei, +al veder quelle facce e all’udir quelle voci, spaventata e sdegnata, +scorderebbe in un punto tutte le sue letture e disdirebbe tutti i suoi +consensi, per maravigliarsi da capo che si possa esser socialisti e +aver dei sentimenti onesti e gentili. + +D’altra parte, io ho scelto a proposito, per parlare a lei, questo +quarto d’ora della vita nazionale. + +E anche qui, veda, ci separa un abisso, perchè tutto ciò che in questi +giorni fa respingere più sdegnosamente da lei e dai suoi amici le nuove +idee, produce in noi l’effetto opposto. + +Noi vediamo una moltitudine, che par la maggioranza del paese, urlare +e imprecare col pugno teso contro una frotta di gente cacciata a furia +nelle carceri, non colpevoli, in massima parte, che d’un’illusione, +d’un grido o d’un impeto d’ira provocata, e volere e approvare che ai +credenti nel nuovo verbo sieno violate le case, manomesse le robe, e +impedito di adunarsi, di parlare, di lagnarsi e di vivere, e accusarli +d’ogni follìa e d’ogni infamia. Ebbene, tutto questo non fa vacillare +un istante, ma rinsalda profondamente la nostra fede; la nostra +compassione non è per quelli contro cui s’impreca, ma per quelli che +imprecano; tutto ciò che accade non ci pare che un accidente sfuggevole +del grande cammino vittorioso della nostra causa; e con più serena +e imperturbabile sicurezza crediamo che la ragione, la verità, la +giustizia, l’avvenire sono dalla parte dei maledetti e che il fascio +enorme d’interessi e di forze che s’aggrava sul loro capo non è che un +mostruoso avanzo del passato, di cui gli anni sono numerati. + +Ella non lo crede; ma lo crederanno i suoi figliuoli, e i suoi nipoti +lo vedranno, e ai figli di questi non parrà possibile che gli avi loro +non l’abbiano creduto. + +Ed ora, la saluto con affettuoso rispetto. Ella risalga fra la gente +per bene; io ridiscendo.... fra gli altri. + + +Discordie in famiglia. + +Ecco una famiglia quale ve n’ha mille oramai e ve ne avrà migliaia fra +pochi anni. + +I legami dell’affetto non si sono allentati; ma la bella armonia delle +conversazioni intime e liete non v’è più. Vi entrò la nuova Idea e +v’accese la discordia tra il padre e il figliuolo, tra la figliuola +e la madre, e turbò i sonni di tutti. Le conversazioni si son mutate +in discussioni, in cui risuonano parole insolite e proposizioni +temerarie, che le persone di servizio ascoltano dilatando gli occhi +e commentano vivamente tra di loro, parteggiando pei ribelli. Ogni +giorno, sotto mille forme, la questione eterna risorge. Lo studente +adduce argomenti economici e cifre; la fanciulla ragiona, in nome d’una +pietà vasta e nuova, che abbraccia milioni d’uomini sconosciuti, e +che la vecchia madre non comprende. In parte, la comprende il padre, +o qualche cosa approva e concede, ma alle ultime conclusioni resiste +con fermezza ostinata, e, incalzato, si sdegna e disdice ciò che +ha concesso, e tronca la disputa con minaccie e rimproveri amari; +mentre la sua compagna fissa in silenzio i figliuoli, dondolando il +capo con tristezza, turbata al presentimento d’un avvenire sinistro. +Nelle controversie sempre rinascenti cozzano l’egoismo paterno e la +generosità umana, la verità di ieri che si va cangiando in menzogna, +l’utopia d’oggi che sarà verità domani, le forze tenaci dell’interesse, +le forze impetuose dell’amore, le paure della vecchiezza per cui +l’avvenire non è che minaccia, le virili baldanze della gioventù +per cui l’avvenire è tutta speranza. Chi ci ha mutato i figliuoli? — +dicono i vecchi fra due sospiri, — e passano in rassegna sospettosa +gli amici e i conoscenti, non pensando che l’idea non entra nelle case +per la porta, ma per le finestre, con le ondate d’aria e i raggi del +sole. Qua e là, pei tavolini e sugli scaffali, appaiono libri nuovi, +dai titoli strani, in cui ricorre sempre la parola malaugurata, e la +madre li guarda senza toccarli, e il padre n’apre uno ogni tanto, ma +lo richiude, corrugando la fronte. Ahimè! i libri: un altro argomento +di discordia che salta su, tra la minestra e le frutta, ogni giorno. +Scrittori che erano come i santi domestici, ai quali si rendeva +un culto concorde, son tirati giù l’un dopo l’altro dall’altare; i +figliuoli li accusano di indifferenze e di silenzi colpevoli, di idee +monche e di sentimenti angusti. Essi vanno scoprendo che la vecchia +biblioteca è piena di menzogne, di pregiudizi barbarici, di sentenze +ingiuste e stolide, accettate senza esame e ripetute macchinalmente +come ritornelli di canzoni imparate dai bimbi. Ma neppur sull’amore +di patria il vecchio patriota e i figliuoli non s’intendono più; quel +grande amore, in questi, non ha più per oggetto simbolico l’antica +bella donna superba, con la corona in capo e la spada in pugno, +fiorente di una salute alla più parte dei suoi figli negata: ma si +espande sopra una moltitudine immensa di creature umane, povere e +stanche, che pregano, si lamentano e fremono; dalle quali il pensiero +del vecchio, infiacchito dagli anni, rifugge diffidente e sgomento. +E cent’altre parole usuali, in casa sua, par che abbiano acquistato +un secondo senso, che non significhino più per i figli la medesima +idea che per lui. S’è alterata la loro ragione? S’è pervertito il +loro animo? Padre e madre, su questo punto, vivono in una incertezza +dolorosa. Sì, dell’una e dell’altra cosa son certi, se badano al +fondo dei loro discorsi: le idee sono insensate e funeste; chi ne può +dubitare?... Ma ciò che li fa dubitare è il fremito vivo e sincero +delle loro indignazioni, è l’accento amoroso e profondo della loro +pietà, è la forza virile della loro persuasione, è la pertinacia +infaticabile con cui ripetono senza fine le stesse ragioni, rincalzate +ogni giorno da nuovi consensi inaspettati d’autorità rispettabili, è la +bella luce intellettuale che lampeggia sulla loro fronte, è un non so +che di sicuro, di indomato, di grande, che si sente confusamente nella +concitazione disordinata, della loro eloquenza provocatrice. Così è. In +quei momenti il giovinetto sembra un uomo e la signorina è più bella, +e i loro visi accesi son come coloriti dal riflesso di un’aurora, +che vedono essi soli. Con quelle idee, però, l’uno non farà carriera, +l’altra resterà ragazza. E questo è il pensiero che affligge più forte +le due canizie. — A questa vecchiaia eravamo riserbati! — si dicono, e +non vi si sanno rassegnare.... + +Eh! buoni vecchi, non sapevate che eterna è la lotta fra la vecchiaia +e la giovinezza, che la casa è il piccolo campo su cui principiano in +scaramucce tutte le grandi battaglie sociali, che altri padri, altre +madri hanno sofferto, tremato, lottato prima di voi, che ogni nuova +Idea costò alla famiglia affanni e terrori, perchè la famiglia pure +è un organismo che non concepisce senza turbamenti e non partorisce +senza spasimo? Fatti coraggio, buon vecchio: per la tua figliuola e +per quelle che la somigliano sorge una nuova generazione di giovani +magnanimi, che disprezzano le donne da cui non sono compresi, e adorano +quelle che a te paion fuorviate: la tua figliuola sarà adorata da un +uomo degno dell’anima sua, e dal pieno e possente amor loro nasceranno +dei figli superbi. E tu, povera donna, che vegli fino a mezzanotte, +col cuore trepidante, aspettando il figliuolo che andò alla Sede +dei Lavoratori, datti pace; non gli far rimproveri quando apparirà +sull’uscio; accoglilo dolcemente: egli ritorna a te più buono, più +onesto, più nobile di quand’è partito; egli porta nella mente un’idea +che gli illumina la vita e nel cuore una speranza che gli fa amare +il mondo. Datti pace: egli non sarà fortunato, forse: ma non sarà +egoista, non adorerà il danaro, non opprimerà i deboli, non rimpiangerà +un passato nefando per paura d’un avvenire che il mondo invoca. E +non raccomandarti, come fai ogni sera, a quella piccola immagine di +Cristo crocifisso che pende a capo del tuo letto, perchè ti converta +il ribelle. Se quel crocifisso si staccasse dalla croce e scendesse un +momento, grande e vivo, in mezzo a voi due, non sarebbe la tua fronte +quella che sentirebbe per la prima la dolce carezza della sua mano +trafitta. + + +Il partito socialista. + + _A un piccolo borghese liberale._ + +Tu detesti il partito socialista: ma tu vuoi l’istruzione, vuoi +l’incivilimento della moltitudine perchè comprendi che la civiltà +ora è composta d’un piccolo numero d’uomini civili e d’un armento +infinito di pecore. Ebbene, rifletti un po’. Questo partito che si +rivolge alla moltitudine incolta e inerte, intorpidita da secoli di +schiavitù, ignorante a un tempo dei suoi diritti e dei suoi doveri, +e le dissuggella gli occhi, la scrolla, le soffia nella mente e nel +cuore, le grida continuamente: — Svegliati, pensa, impara, dirozzati, +migliorati, organizzati, fa il tuo bene da te stessa, affrancati da +una tutela che ti terrà perpetuamente nell’oscurità e nell’impotenza, +— questo Partito, pure condannandolo per altri rispetti, tu lo dovresti +ringraziare, se non altro, in nome della civiltà e della dignità umana. + +Tu hai in orrore la dottrina socialista; ma tu vuoi la moralità in +alto come in basso, la giustizia per tutti, una classe dirigente +illuminata, generosa, fautrice del progresso e della prosperità +pubblica. Ebbene, questo Partito, che con l’occhio vigile sulla +politica, sull’amministrazione, su tutte le forme del lavoro, su tutte +le funzioni dell’organismo sociale, continuamente e infaticabilmente, +senza riguardi e senza paure, rivela miserie, denuncia ingiustizie, +mette a nudo corruzioni, smaschera imposture, combatte false idee +ereditarie e pregiudizi barbari e privilegi iniqui, e incalzando +e tormentando con mille stimoli l’egoismo e l’inerzia della classe +privilegiata la costringe a discutere, a difendersi, a concedere, a +promettere, a fissare lo sguardo, se non altro, sulle miserie e sui +dolori umani, onde i migliori n’abbiano almeno pietà e i peggiori +almeno paura; questo Partito, credilo, esercita un’azione benefica, +della quale — se cessasse domani — avvertiresti la mancanza tu stesso +con un senso di rammarico e di sgomento. + +Tu hai il socialismo in orrore; ma tu vorresti che la gioventù, che il +popolo avesse nell’animo un alto ideale, che i collegi elettorali non +fossero mercati in cui spadroneggia chi ha più danaro e meno coscienza, +che i rappresentanti della nazione cessassero d’essere servitori e +sensali degli elettori che hanno comprati e che disprezzano. Ebbene, +questo Partito, a cui accorrono giovani d’ogni classe, senz’altro +vantaggio personale prossimo nè remoto, anzi con la certezza di +persecuzioni e di danni immediati o futuri; questo Partito che, solo, +dà in qualche luogo l’esempio confortante d’un povero lavoratore +senza un soldo, più pauroso che desideroso d’essere eletto, il quale +vince nella lotta un ambizioso potente che ha dalla parte sua tutte +le forze dell’autorità, della clientela e dell’oro; questo Partito +che respingendo blandizie, promesse e favori di chi ha tutto e può +tutto, manda al Parlamento dei deputati che non hanno nulla, che non +gli promettono nulla, che nulla possono fare nemmeno per il più umile +dei loro elettori, che non faranno mai altro per tutti che lanciare +in loro nome delle proteste soffocate dagli urli della maggioranza e +dai presagi d’un avvenire migliore, accolti con risate di scherno da +tutti i soddisfatti del presente; questo Partito, credilo, è l’unico +che rappresenti ancora la giovinezza, la poesia, l’entusiasmo della +nazione; e se queste cose tu ami, come lo affermi, dovresti dire di lui +quello che il Voltaire disse di Dio: — che bisognerebbe inventarlo se +non esistesse. + +Infine, tu vedi nel socialismo una calamità pubblica: ma tu desideri la +pace, tu vivi nel timore continuo d’una guerra che darebbe il crollo +all’economia nazionale e che porterebbe forse tuo figlio a morire +in una guerra lontana per una causa ripugnante alla tua ragione e al +tuo cuore. Ebbene, questo Partito che, mentre principi e governi si +gridano a vicenda, con simulata mansuetudine, parole d’amore e di pace, +ma senza smettere mai d’apparecchiare le armi, senza spogliarsi d’un +solo dei pregiudizi, senza rinunciare a una sola delle ambizioni, da +cui può erompere da un momento all’altro la guerra, questo Partito +che diffonde ed afforza nei popoli il sentimento d’una fratellanza +nuova; fondato sui veri ed eterni interessi di ciascuno e di tutti, +così che a ogni ombra di pericolo che sorga fra due nazioni milioni di +cuori gridano dalle due parti: — No, giù le armi, la causa per cui si +vuol combattere non è la nostra; mente chi afferma che ci odiamo, ci +tradisce chi ci vuol condurre al macello, noi siamo fratelli nel lavoro +e nella fede, e la bianca bandiera dell’avvenire è per tutti una sola; +— questo Partito, al quale si deve forse che non sia scoppiata ancora +in un quarto di secolo e che non scoppi mai più una guerra fatale che +coprirebbe di sangue e di rovine l’Europa, questo Partito, credilo, +non è una calamità, ma una benedizione, e invece di mostrare il pugno, +dovresti mandare un bacio alla sua bandiera. + +E un giorno, forse, tu lo farai. + +Intanto, continua pure a mostrarci il pugno: noi continueremo a +stenderti la mano. Continua a rallegrarti di tutte le violazioni +della libertà che in danno al Partito socialista si compiono: noi +continueremo a difendere anche la tua libertà. Continua ad accusarci +di non sognar che disordine, violenza e rapina: e il grande movimento +evolutivo dell’Idea socialista seguirà il suo corso di fiume enorme +che da ogni parte accoglie affluenti e allaga la terra «per deporvi il +limo fecondo per la coltura dell’avvenire»; continua a eccitare i tuoi +figliuoli a odiarci e a fuggirci: tu potrai strappare dal cuor loro, +ma non dal nostro, il sentimento divino della fraternità e la santa +speranza d’una società più giusta e d’una età più felice per tutti. + + +Compagno. + +Non sorrida di questa parola, professore egregio; è passato il tempo +in cui si poteva ridere dei fatti nostri. Se ella, dotto cultore degli +studi storici, vivrà altri cinquant’anni, si potrà fare molto onore, un +giorno, studiando come sia sorto e come si sia diffuso tra noi l’uso di +quella parola. + +Ma è il semplice vocabolo, forse, non l’idea, che fa sorridere, ed +ella ci vorrebbe domandare, come gli altri già fecero, perchè abbiamo +adottato quello e non altro. + +_Amici_, vorrebbe dire? + +Amici si può essere anche dissentendo intorno alle più grandi quistioni +che agitano il mondo, e, d’altra parte, noi siamo tanto numerosi, anche +in una città sola, da non poterci più chiamare propriamente con quel +nome. + +_Fratelli?_ + +Con questa parola non ci possiamo distinguere e riconoscere, perchè per +noi tutti gli uomini sono fratelli. + +_Camerati?_ + +È in uso tra la «forza armata», e nostro supremo desiderio e nostra +ferma fede è di non aver mai ad usare altra forza che quella della +parola. + +_Compagno_, dunque, è il nostro vero appellativo, che significa +chi è avviato con noi, per la medesima strada, alla medesima mèta, +acceso della stessa speranza, esposto agli stessi pericoli, pronto a +soccorrerci, sicuro d’esser soccorso, commosso dalla stessa gioia che +commuove noi ad ogni nuova conquista compiuta, nel lungo cammino, dal +grande esercito inerme e invincibile a cui apparteniamo, e con cui +combattiamo senz’ambizioni, senza rivalità, senza vantaggi, coll’unico +compenso che vien dalla coscienza di servir la verità e la giustizia, +di preparare al mondo un’età migliore. + +Ma già a che serve spiegare, professore egregio? Come il nome d’una +persona amata ha per chi l’ama un significato occulto e quasi un +suono intimo che altri non può comprendere nè sentire, così la parola +«compagno» per noi; e sarebbe inutile ogni sforzo che noi facessimo +per spiegarne a lei il valore, come è inutile spiegar la bellezza d’un +verso a chi ignori la lingua nella quale è scritto. + +Solo l’operaio che s’ode chiamar «compagno» dallo studente, il +«signore» che si sente dar quel nome dal povero, il dotto a cui lo +dice l’uomo incolto, il giovinetto a cui lo dice il vecchio; solo il +propagandista appassionato che se lo sente dire per la prima volta +dall’amico per un lungo tempo restio, il quale adotta la parola come +segno e prova della sua conversione desiderata; solo il prigioniero +che in fondo a un pezzetto di carta, fattogli pervenire con mille +stenti, trova scritto: i compagni, sotto la consolante promessa che a +sua moglie e ai suoi figli non mancherà il pane: solo l’oratore che +lancia quella parola compagni a una folla di cinquemila uditori di +ogni classe, che l’accolgono tutti con lo stesso fremito di compiacenza +altera; solo colui che giunto in una città sconosciuta, si ode chiamar +«compagno» da cento giovani non mai veduti, ai quali, per l’effetto +di quell’apostrofe, si sente legato a un tratto da mille vincoli di +affetto e di pensiero come ad amici d’infanzia ritrovati; questi +soltanto, noi soli, possiamo sentire e comprendere la poesia e la +forza, il suono delle voci innumerevoli, il soffio possente di gioventù +e di vittoria che questa parola racchiude. + +Come nei giorni della fanciullezza, alla scuola, in luogo della parola +«amico» che non s’usa ancora, s’usa quella di «compagno» e si rivolge +a tutti, signori e poveri, col sentimento stesso non turbato ancora da +alcun concetto di diversità di classe sociale; così a noi, con l’uso +di quel nome si ridesta nell’anima il senso istintivo di fraternità +e d’uguaglianza di quell’età più bella, che era rimasto sepolto per +molti anni sotto un cumulo, sovrappostosi a poco a poco, di false idee, +d’orgogli miseri e d’interesse di classe diventati egoismo pauroso +e incosciente; e in questo ringiovanimento di cuore e di linguaggio +sentiamo come un presagio e un avviamento a quel ritorno degli uomini +— illuminati dalla scienza e dalla esperienza — a certe condizioni e +forme di vita della fanciullezza dell’umanità, che è la definizione +poetica e incompiuta del socialismo. + +Sì, questa parola «compagno» che ha acquistato un senso nuovo in +tutte le lingue europee, che si scambia famigliarmente da Parigi a +Berlino, da Milano a Madrid, da Nuova York a Londra, da Bruxelles a +Sidney, fra uomini che non si vedranno mai; questa parola al cui suono +grave ed amorevole, quando lo diciamo al più umile lavoratore della +nostra famiglia, tace in noi, come per virtù d’una parola magica, ogni +sentimento d’orgoglio vano, o se un momento persiste, è soffocato dopo +quel momento da un senso di vergogna, e di rimorso violento come una +rivolta del sangue; questa parola che a vederla scritta in capo a una +lettera diretta a noi, ci par tanto più bella e solenne quanto più +rozza ed inetta si rivela la mano che l’ha tracciata a fatica; questa +parola è per noi un alto e prossimo argomento di conforto e di gioia. + +Del non poter più dire, del non sentirsi più dire da molti il caro +nome di amico, ci conforta il poter chiamare, il sentirci chiamar +da molti col nome di compagno. Ad ogni amico perduto cento compagni +sottentrano, uniti a noi, anche se conosciuti appena, da un nodo meno +intimo, ma più saldo e più fortemente umano di quello che s’è spezzato. +Nella folla che passa e nelle moltitudini immobili, cercando dei visi +amici, il nostro sguardo si arresta di preferenza sul viso di coloro +che chiamiamo compagni; visi mal noti, quasi sempre, veduti forse una +volta sola fra altri mille; ma che ci ricordano riunioni fraterne, +ore d’entusiasmo, moltitudini eccitate, sempre serene, cui su tutte +le fronti brillava la stessa fiamma. E più ci rallegra quella parola, +non detta a noi dalla bocca, ma dall’atteggiamento del viso, in mille +incontri fortuiti, espressa con un sorriso indefinibile, significata in +un saluto familiare cordiale. Che importa sapere il nome del passante? +Il suo sguardo, il suo saluto ci dice: — Sono un tuo compagno. — E +in quelle tre sillabe non udite, ma viste quasi, come i tre colori +sfuggevoli d’una bandiera, si sono incrociate due correnti luminose di +idee, di simpatie e di speranze. + +Intanto la parola si diffonde. Ogni anno nuove miriadi di uomini la +comprendono e l’accettano. Essa corre di bocca in bocca in borgate dove +ieri era ignorata, è imparata da donne e da fanciulli, penetra nelle +scuole, risuona nelle assemblee, entra nelle letterature, s’impone +nella storia. E quanto più s’estende sulla faccia della terra e tanto +più echeggia profonda nel nostro spirito, tanto più si fa grande al +nostro pensiero e diventa dolce al nostro cuore. E per questo, con +sempre maggior ardore, noi raccomandiamo ai giovani di rispettarla +e d’onorarla, di non profonderla improvvidamente, di meditar bene su +tutto ciò che essa significa e impone, di pronunciarla sempre col cuore +e con la coscienza, di far comprendere alle loro sorelle, alle loro +fidanzate, ai loro vecchi che nulla dice quella parola ch’essi non +possono gridare a fronte alta davanti alle immagini della patria che +amano e del Dio che pregano; non solo, ma che debbono accettarla essi +pure, diffonderla intorno a sè, e benedir la gioventù che l’ha fatta +sua e la grida al mondo, perchè essa esprime la comunione di milioni +d’anime in un ideale che abbraccia le più grandi aspirazioni e le più +sante leggi di Cristo. + +Questo diciamo ai giovani. È superfluo dirlo a coloro che hanno accolto +la fede socialista in quell’età, nella quale, quando essa nasce, nasce +a un punto dal cuore, dalla ragione e dalla esperienza della vita. Chi, +per un tempo, ha pronunciato la parola «compagno» con accento paterno +e la intese dire a sè con accento filiale, continuerà ad amarla e +propagarla, anche se la fede nella dottrina gli verrà meno; perchè non +potrà più rinunciare alla profonda e austera dolcezza che quella parola +gli fe’ conoscere, e rimarrà afferrato, illuso volontario al suo sogno, +come a un’illusione necessaria alla sua vita. E non sperino i fidi +e vecchi amici che ci combattono, e neppur i più amati parenti, che +quella parola possa mai morire sulle nostre labbra e nel nostro cuore. +Quando pure la vecchiaia e l’infermità e l’oscurarsi dell’intelligenza +o un rovescio di fortuna ci condannasse nei nostri ultimi anni ad +essere soldati disarmati e inoperosi dell’idea che ci splende alla +mente, quella parola ci rimarrebbe sempre nell’anima come l’espressione +del più alto stato a cui la nostra coscienza e la nostra vita d’uomini +e di cittadini si siano sollevate. E all’ultima nostra ora, dopo che +avremo detto addio alle creature strette a noi più caramente dal legame +del sangue, il nostro sguardo cercherà un amico, uno almeno, al quale +possiamo dire ancora una volta «compagno» come nei nostri bei giorni +di lavoro o di battaglia. E la più ambita, la sola gloria postuma, +desiderata da quelli fra noi che avranno degnamente operato per la +grande causa, sarà d’essere accompagnato là dove siamo tutti attesi da +un drappello di coloro a cui demmo quel nome e che sia il più povero di +loro quello che dandoci l’ultimo addio, ci saluti una volta ancora con +quella parola che ci fu così dolce e onorevole, e ci dica: compagno, +riposa; noi proseguiamo il cammino. + + +Nel campo nemico. + +Compagno ingenuo, che ti perdi d’animo, qualche volta, considerando il +grande numero degli avversari che si combattono e degli indifferenti +che non ci badano, tu ti lasci scoraggiare da un’illusione. Chi esamina +gli uni e gli altri, classe per classe, con occhio attento, non solo +non si perde d’animo, ma sente rinvigorita la propria fede, e trova un +vero diletto nello spettacolo che gli offre il campo nemico. + + * + +Per esempio, tu vedi una legione di giornalisti che tuonano e lanciano +scherni e calunnie contro il socialismo. Non ti sgomentare. Non tutti +credono e sentono quello che scrivono. Molti di essi, quando ragionano +a quattr’occhi con socialisti loro amici, non sono così feroci e +inflessibili come paiono nei loro giornali. Molti, nel giudicare la +società presente, non sono molto discordi da noi; non pochi riconoscono +nel Partito socialista la grandezza del fine, la logica e la lealtà del +procedere, il disinteresse, la generosità, la dottrina dei principali +propagatori; altri consentono anche in una parte del programma nostro +e giungon fino ad ammettere che il socialismo è un freno salutare alla +prepotenza di un individualismo senza pietà che ci condurrebbe alla +rivoluzione; alcuni vanno più oltre, e presagiscono che il socialismo +trionferà per cadere in breve tempo, è vero; ma dopo aver sgombrato +e preparato il terreno a una riforma meno ardita, ma pure grande +e durevole. E se di queste idee non lasciano trasparire nemmeno un +barlume nei loro articoli, se il più delle volte dicono violentemente +il contrario, è perchè non possono fare diversamente, perchè il +contrario vuole che dicano la gran maggioranza dei lettori che tengono +in vita il giornale di cui essi vivono, e se scrivessero la sola +metà di quello che pensano, si vedrebbero grandinar nell’ufficio le +disdette d’abbonamento. Ma se domani si fondasse un giornale socialista +con un milione di capitale, che offrisse diecimila lire l’anno ai +collaboratori, tieni per certo che molti di essi accetterebbero +con gratitudine un posto nella redazione e vi adempirebbero +«coscienziosamente» il loro dovere. La forza vera e tenace non è che +nella profondità delle convinzioni. Quelli non son dunque dei nemici +forti e incrollabili, che il socialismo abbia a temere. + + * + +Così, tu vedi combattuto furiosamente il socialismo da tutti i così +detti «ben pensanti», i quali temono che il mondo mutando in meglio +per molti, muti in peggio per i pochi. Costoro chiamano i socialisti +«spostati, sobillatori, ribelli, invidiosi della ricchezza, nemici +del consorzio civile». Non te ne inquietare. Se tu li sentissi, la +maggior parte, quando parlano in privato dei borghesi più benestanti di +loro, di quell’aristocrazia milionaria, che li offusca col suo lusso, +li domina con la sua influenza e li offende con la sua alterigia; tu +sentiresti sulla loro bocca tutte le formule della critica socialista +più ardita, una identità di argomenti e di parole da farti credere che +studino a mente i nostri giornali; ma condite di ben altra acrimonia. +Bisogna vedere come analizzano le sorgenti torbide delle grandi +fortune, come flagellano l’ozio fastoso e superbo, come si rivoltano +contro la potenza corruttrice delle grandi ricchezze «accumulate in +poche mani». Essi gridano la croce ai socialisti della soffitta; ma +sono dei socialisti del terzo piano, furibondi contro gli sfruttatori +e i parassiti del piano nobile. Se non mirasse più in alto di questo +piano la nuova dottrina, si inscriverebbero forse nel Partito. In +ogni modo, sono socialisti dalla cifra del loro patrimonio all’insù, +«istigatori all’odio» tra cerchio e cerchio della loro classe, alleati +nostri indiretti, fautori parziali, avvocati segreti e inconsapevoli +della nostra Idea. + + * + +V’è un’altra classe di avversari nostri che forse ti danno a pensare; +sociologi in carica, economisti insegnanti, accademici e conferenzieri, +i quali dimostrano scientificamente che il socialismo è una dottrina +assurda e funesta. Non bisogna dar loro un’importanza eccessiva. Molti +di essi si trovan nella condizione di quei sacerdoti che non han più +fede: bisogna pur che fingano di averla. Certo non esiste ancora un +programma governativo per le scienze economiche e sociali, come lo +chiedeva al ministero non è molto tempo, un senatore israelita; ma, +dentro a certi limiti, si può dire che è sottinteso. Lo stipendio segna +la strada; non si può professar socialismo dalla cattedra scientifica. +Può un cittadino qualunque, anche colto, giustificar la sua conversione +alle nuove idee, dicendo: — Mi son messo a studiare e mi son persuaso; +— ma come può dire un economista: Dopo trent’anni di studio riconosco +che ho battuto una strada falsa? — Non si può pretender l’eroismo da +alcuno. E quanti di essi, che combattono il socialismo con baldanzosa +sicurezza, sono assaliti da mille dubbi, che li fanno tentennare +e transigere nelle dispute private, e quanti dissensi dividon la +loro famiglia anche in faccia all’avversario comune, anche sui +punti capitali delle loro dottrine! Ma già l’edifizio della scienza +ufficiale, screpolato e rotto da ogni parte, somiglia a una di quelle +vecchie case di via Pietro Micca, di cui non restan più che i muri +esteriori, in mezzo ai quali si va innalzando, non veduta, la casa +nuova. Vista di lontano, la facciata ha ancora aspetto di solidità +e alcun che di maestoso, ma non è più che un simulacro d’edifizio, +condannato anch’esso a cader fra poco. + + * + +V’è un’altra famiglia di nostri concittadini, che ti è cagione di +sconforto e di amarezza. Sono poveri impiegati, istitutori, borghesi +d’apparenza soltanto, formanti la così detta coda della borghesia, non +più legati a questa che di nome; i quali, per mille ragioni d’interesse +e di sentimento dovrebbero far causa comune con noi e schierarsi +primi nel nostro campo. Non pochi, è vero, vi son già schierati. Ma +i più rimangono ancora dall’altra parte, resistono all’azione della +propaganda, non si fanno veder mai con uno dei nostri giornali tra +le mani, sfuggono perfino visibilmente la nostra compagnia. E, tu li +credi nemici del socialismo e li chiami ciechi e li hai in ira. Quanto +t’inganni, per la maggior parte di loro. Non son ciechi, non timidi; +vedono e capiscono quanto noi; con noi sono la loro coscienza e il +loro cuore; ma il pane loro e della loro famiglia è nelle mani altrui; +se entrano nel socialismo, lo perdono; sono vigilati e minacciati; +non hanno libertà nè sicurezza. Ma non dubitare: i nostri giornali e +i nostri libri li leggono di nascosto, in seno alla propria famiglia +esprimono le nostre idee e le nostre speranze, sulla scheda elettorale +scrivono i nomi che noi scriviamo, e dell’incremento maraviglioso +del moto socialista che seguono con tutta l’anima, gioiscono e +insuperbiscono in segreto. Attendi che il partito diventi così alto e +vasto da poterli proteggere, e ve li vedrai accorrere a migliaia, alla +luce del sole, e riconoscerai che, in ispirito, v’appartengono per +sempre. + + * + +Tu consideri ancora come nemica quella gran moltitudine di gente +di tutte le classi che al nome del socialismo scrolla le spalle e +risponde che non vuol nemmeno udirne discorrere e volta la schiena ai +propagandisti. Ma t’inganni. Tutti costoro ripugnano dal socialismo, +non perchè è quello che è ma per l’unica ragione che è una idea nuova, +e ripugnano egualmente da tutte le altre idee consimili per quella +inerzia dell’intelligenza e dell’animo chiamata ora misoneismo, per +cui l’accettazione d’ogni idea è una fatica, anzi un vero dolore, +che offende e sconcerta l’organismo come una violenza fatta alla sua +natura. Essi non hanno nè convinzioni nè passioni: stanno dalla parte +dove si può stare senza muoversi e senza pensare. Sono monarchici +sotto la monarchia, repubblicani con la repubblica, clericali dove il +clericalismo predomina, democratici dove impera la democrazia. La loro +divisa è: — Non vogliamo esser seccati. Non si curano di sapere se i +socialisti abbiano torto o ragione, se possano condurre la società al +meglio o al peggio: per loro sono dei disturbatori: e per questo solo +li hanno a noia e chiudon le orecchie alla loro voce. Non li udrai +mai neppure esprimere un giudizio sulla dottrina socialista; o se +lo esprimono sarà un giudizio d’altri, ripetuto macchinalmente, che +non ha alcuna radice nell’animo loro in cui nessuna idea può mettere +radice. La moltitudine è numerosa, certamente; ma non è forza ostile +e temibile. Non c’è bisogno di conquistarla, poichè su di essa non le +idee, ma i fatti soltanto hanno potere. Essa cederà ai fatti. Essa non +sostiene alcuna forma politica o sociale se non fino al momento in cui +è più comodo sostenerla che lasciarla cascare. Essa non ha altra forza +che quella del suo peso, e appena sentirà inclinato il terreno verso il +socialismo, scivolerà in questo tutt’a un tratto e tutta insieme come +una massa di neve giù per la china a un leggero soffio di vento. + + * + +V’è poi nelle classi colte una categoria a parte di avversari nostri, +specialmente di personaggi in vista, fini d’ingegno ed elastici di +coscienza, i quali combattono il socialismo; ma spiando l’orizzonte +e fiutando il vento. Sono professionisti, scienziati, scrittori, +uomini politici, persuasi, in fondo, della inevitabilità di un grande +mutamento di cose; ma persuasi a un tempo che, per ora, è loro più +utile combatterlo che secondarlo. Lo combattono però con gli opportuni +riguardi per non precludersi la via al gran passaggio che si propongon +di fare al momento propizio. Accarezzano con una mano il proletariato, +ma lisciando con l’altra la borghesia! Parlano dell’affratellamento +delle classi, ma senza dire qual sia la prima che deve tender le +braccia; inneggiano all’avvenire migliore, ma senza determinare in +che cosa esso debba diversificar dal passato; approvano le leggi +eccezionali, ma a condizione che siano «applicate» con delicatezza. +Così potranno dire un giorno d’esser fautori antichi delle nuove idee e +d’aver cooperato al loro trionfo. V’è nella pelle di ciascuno di questi +borghesi un socialista rimpiattato, pronto a saltar fuori; il quale, +quando vanno in piazza, fa capolino, e quando entrano in un salotto si +aggomitola. Ma salterà tutto fuori fra non lungo tempo, non dubitare, +e senza aspettare scioccamente l’ultima ora. Chi sa quanti di costoro +volgono già in mente degli eloquenti opuscoli di propaganda diretti +a convincere o a vituperare gli ultimi renitenti ostinati! E sarà un +bello spettacolo in quel tempo una furia di conversazioni inaspettate, +una baldoria di coscienze rifatte, un carnevale di trasvestimenti e di +trasformazioni e di giravolte da superare in grandiosità e in lepidezza +quanto si è veduto al mondo finora. + + * + +Così è. I nemici del socialismo, gli ostacoli che gli attraversano il +cammino, giudicati dai più così formidabili, son tali in apparenza +più che in realtà. È un sistema di vecchie fortezze disposto in +maniera che, caduta l’una, le altre non reggono; un esercito scrivente +e parlante, composto in gran parte di penne mercenarie che non +hanno forza alcuna sui cuori e sulle coscienze; una confederazione +d’interessati, ai quali non rimane più un solo grande principio, +dietro a cui nascondere la difesa dei propri interessi; e serrata +intorno a loro, una moltitudine d’infingardi e di abbrutiti incapaci +di difenderli, e, mescolati a questa moltitudine, gran numero di +astuti che covano già in cuore il tradimento. La prova che, sentendosi +deboli, sono sgomenti, è che non han nemmeno l’elementare prudenza di +difendersi con delle concessioni ragionevoli e di fare il loro festino +con un po’ di modestia: negano più avaramente che per il passato +e fanno un carnevale provocatore. A loro conviene veramente quella +similitudine di Louis Blanc che paragona la società del suo tempo a +Luigi XI nei suoi ultimi giorni, quando si sforzava di sorridere, di +dissimulare il suo pallore, di non vacillare camminando, e diceva al +suo medico: — Ma guardate! io non sono mai stato così bene. — Così la +società d’oggi, dice egli, si sento morire e nega la sua decadenza. +Circondandosi di tutte le menzogne della sua ricchezza, di tutte le +pompe vane d’una potenza che svanisce, essa afferma puerilmente la +sua forza e, nell’eccesso medesimo del suo turbamento, si vanta. I +privilegiati della civiltà moderna somigliano a quel fanciullo spartano +che sorrideva, tenendo nascosta sotto la veste la serpe che gli rodeva +le viscere. Essi pure mostrano un viso ridente, e si sforzano d’esser +felici; ma l’inquietudine sta nel cuore e li rode. — Ma già neppure +più sorridono: gridano il socialismo barbarie, chiamano i socialisti +malfattori, bestemmiano la libertà, si raccomandano a quel Dio in cui +non credono. La malattia volge al suo termine quando incomincia il +delirio. + +Ecco la verità consolante. + +Ed ora ti saluto, giovine compagno, e ti esorto a procedere serenamente +e nobilmente sulla via.... del domicilio coatto. + + +Obiezioni al socialismo. + +Molti avversari dichiarati del socialismo sono fautori di una tassa +fortemente progressiva, qual’è nel «programma socialista minimo», e +presagiscono che questa tassa, fra cinquant’anni, sarà in vigore in +tutti gli Stati civili; oppure propugnano la necessità d’un’imposta +proporzionale sulle successioni, diretta a vantaggio esclusivo delle +classi lavoratrici, la quale costituisca una specie di diritto +successorio per tutti coloro che non hanno alcuna successione da +attendere, rendendo obbligatorio per tutti i ricchi quello che ora non +è che spontaneo atto di carità di qualcuno. + +Altri dicono, come il Richet: — Non crediamo nel socialismo; ma +prevediamo che, per effetto della progressiva inevitabile diminuzione +del valore del capitale (prodotta da un complesso di cause che +dimostriamo), sarà un giorno quasi soppresso il capitalista; poichè +per avere una rendita corrispondente al guadagno accresciuto +del lavoratore, occorrerà un capitale così ingente, che saranno +un’eccezione minima quelli che potranno vivere senza lavorare. + +Dicono altri come il Secrétan: — Noi non siamo socialisti; ma pensiamo +che le associazioni operaie si svolgeranno fino a un punto in cui +coordinandosi tutte in una vasta associazione nazionale, si troveranno +in grado di riscattare dai capitalisti tutti quanti i mezzi di +produzione e di attuare un sistema che ripartirà più largamente e più +equamente fra tutti i suoi lavoratori la somma delle ricchezze sociali. + +Dicono molti altri come il Nitti: — Noi non abbiam fede nell’Idea +socialista; ma siamo persuasi che, allargandosi e perfezionandosi +l’organizzazione e l’educazione delle classi operaie, diventando anche +più meccanica l’industria, partecipando direttamente al potere come è +giusto e necessario il popolo lavoratore, la funzione della borghesia +sarà ridotta col tempo presso che a nulla. + +Altri molti, del socialismo nemici inconciliabili, come lo Spencer, +ammettono come cosa possibile che il tipo sociale industriale +«forse con lo svilupparsi delle cooperative, le quali cancellano, +teoricamente, la distinzione fra lavoratore e padrone» abbia a produrre +in avvenire un ordinamento politico ed economico, in cui non esistano +più interessi opposti di classe. + +Molti altri, come il Sonnino nel suo libro sulla Sicilia, dicono: — +Noi neghiamo la lotta di classe (e si sottintende); ma riconosciamo +che le nostre istituzioni libere sono ordinate in modo da perpetuare e +peggiorare uno stato di cose disumano ed iniquo, che esse non son che +armi messe nelle mani d’una classe perchè possa seguitare a vivere e +a godere a spese delle altre, e che bisogna fare in modo che questo +cessi, ossia «che l’aumento della ricchezza vada a benefizio delle +condizioni generali del lavoratore, invece di andar tutto quanto, sotto +forma di rendita fondiaria, nelle tasche dei proprietari». + +Noi non siamo socialisti, dicono altri, come Pietro Ellero; ma vogliamo +che il lavoro abbia una legislazione propria che lo sciolga dai ceppi +servili, in cui lo lasciò il diritto romano e che i lavoratori abbiano +un’assoluta libertà «d’associazione, di concerti e di lotta»; vogliamo +delle istituzioni che facilitino loro in tutti i modi «il fido e il +procacciamento degli strumenti e della materia e l’avviamento alla +consecuzione del capitale». + +Dicono altri, come il cardinale Manning: — Noi non accettiamo il +socialismo; ma vogliamo l’intervento diuturno dello Stato nelle +relazioni fra capitale e lavoro, vogliamo del lavoro l’ordinamento +internazionale e la fissazione delle ore e d’un salario minimo; non +vogliamo che continui l’accumulamento delle ricchezze a profitto +unico di certe classi e di certi individui «perchè è cosa ingiusta e +immorale, che conduce allo sfacelo del consorzio civile». + +Dicono altri, come i conservatori dello stampo del Meyer di Germania: +— Crediamo noi pure un’utopia il socialismo; ma vogliamo tassati +fortemente tutti i profitti dell’industria e della banca, limitato +l’interesse a ogni capitale non messo in valore dal suo proprietario, +obbligati dallo Stato gli industriali a costrurre case per gli operai, +e migliorare le condizioni di questi in tutte le forme, e per forza di +legge. + +Altri, difensori del principio di proprietà sotto ogni altra forma, +propugnano come molti in Inghilterra, la nazionalizzazione del suolo, +e dicono come James Mill: — Noi non siamo pel socialismo; ma vogliamo +vôlto a profitto dello Stato, per mezzo dell’imposta, quel plus-valore +della terra o almeno una gran parte di esso, che è conseguenza naturale +dell’accrescimento della popolazione e della ricchezza senza il +concorso di alcuno sforzo o d’alcuna spesa del possessore. + +Altri ripudiano il socialismo; ma proclamano l’utilità di convertire +in servizi pubblici il maggior numero possibile dei servizi che sono +affidati ora alla speculazione privata e ritengono col Chamberlain +che il governo municipale sia il migliore strumento di riforme sociali +che debba essere suo ufficio l’accumulare le ricchezze della comunità +e adoperarle a sopperire ai bisogni dei cittadini men fortunati, ed +esercitare come la direzione d’una grande società cooperativa, della +quale ogni cittadino sia un azionista. + +Dicono altri, come disse il Molinari, direttore del «Journal des +Economistes»: — Noi crediamo assurdo il socialismo; ma siamo costretti +a riconoscere che, per quanto debba esser grande il mutamento che da +ciò deve nascere, «i giorni dell’agricoltura individuale sono contati»; +e quale sia quel «grande mutamento» che il Molinari non determina, lo +accennano altri, come lo Zangtar, che, dopo aver studiato le proprietà +collettive dell’Ungheria e d’altri paesi, dicono: — Noi non siamo +socialisti; ma chi sa che il comunismo incosciente dei popoli fanciulli +non sia appunto quella forma naturale della produzione che, messa in +pratica scientemente, sarà chiamata a riportarci, nella maturità del +progresso, i giorni felici della fanciullezza, senza le tempeste che a +questa s’accompagnarono? + +Altri, combattendo il socialismo, dicono, come il Barazzuoli, +che bisogna estendere la proprietà al maggior numero possibile di +contadini, «perchè il contadino che non possiede non sarà mai altro che +un servo della gleba»; e come si possa accordare questo frazionamento +della proprietà terriera con la fine della agricoltura individuale +pronosticata dal Molinari, che è ben altro economista che il +Barazzuoli, lo dica chi ha mente più acuta della nostra. Altri nemici +del socialismo come Vittorio Bersezio, mettono però innanzi la massima: +La terra a chi lavora. — Altri, come la nostra Rassegna «L’Economista», +respingono il programma socialista, ma caldeggiano l’idea della +_nazione armata_. — Altri, come la più parte dei soci della «Lega della +pace», dicono: — Non siamo socialisti: ma crediamo nella federazione +dei popoli e nella pace universale. — Altri, come il Clemenceau: — +Non siamo socialisti; ma vogliamo assicurata a tutti i lavoratori la +vecchiaia. — Ed altri ancora: — Non siamo socialisti, ma vogliamo +parificati i diritti della donna a quelli dell’uomo. — Non siamo +socialisti; ma vogliamo la giustizia gratuita. — Non siamo socialisti, +ma vogliamo con l’istruzione obbligatoria il mantenimento dei fanciulli +poveri: senza di che l’istruzione obbligatoria è una tirannia e una +menzogna. — E si potrebbe continuar senza fine in citazioni consimili; +le quali ci dimostrano la verità di quella sentenza che ricordò poco fa +Carlo Wagner agli studenti universitari francesi: — L’avversario è un +collaboratore. + +Mettete insieme, infatti, tutte le affermazioni, le proposte, le +tendenze, le speranze dei valentuomini sopracitati, per ciascuno +dei quali il socialismo è un’utopia, e vedete, se, supponendo le une +attuate e le altre avviate ad attuarsi, non conducono necessariamente, +fra tutte, all’attuazione integrale della idea socialista; vedete +se nel centro a cui tutte queste linee ideali convergono si possa +essere altra cosa che il socialismo. Tutti questi nostri avversari +ci fanno l’effetto di tante persone che portino inconsciamente una +pietra per la costruzione d’un edifizio il quale dicono impossibile +a costruirsi. Essi non possono concepire una riforma, un’idea di +progresso e di miglioramento sociale, la quale non sia un argomento che +indirettamente ci confermi nelle nostre convinzioni, un involontario +impulso al movimento delle nostre idee, una prova di più che non è +possibile progredire se non per la via sulla quale noi li precediamo, +e che per non essere trascinati al socialismo non ci son che due mezzi +logici: rimanere immobili o retrocedere. Ma il rimanere immobili è +per forza d’una legge sociale, inviolabile quanto una legge di natura, +impossibile, e il retrocedere pare a quelli stessi che lo vorrebbero +una cosa anche più temeraria e funesta che l’andare avanti. + +Spontanei o forzati, consapevoli o no, sono dunque tutti in varia +misura nostri collaboratori. Progressisti arditi o cauti, conservatori +tenaci, retrogradi di cuore, se non di fatto, tutti i nostri avversari +si ritrovano, rispetto al socialismo, nella condizione di quei +cittadini di Nuova York, che vanno sulle «strade giranti»; possono gli +uni correre innanzi, altri star fermi, altri camminare in direzione +opposta al moto del ponte che li sostiene; ma tutti son portati +irresistibilmente da quella parte verso cui la strada procede. + +E questa verità è compresa oramai anche dalla parte più incolta e più +apatica del popolo lavoratore. Non è un socialista italiano che lo +dice: è un francese legittimista e conservatore: «Intorno al letto di +porpora e di letame su cui muore questa società in decomposizione, +il popolo aspetta. Ben persuaso che tutto sarà per lui un giorno o +l’altro, egli è più burlone che violento, e meno impaziente che non +si creda: egli mostra invece una certa rassegnazione sorniona — una +pazienza di erede....» + + +Età agitata. + +I moti delle classi lavoratrici che interrompono a quando a quando +il corso regolare della vita pubblica non paion ai contenti del mondo +che perturbamenti funesti dell’ordine, somiglianti ai terremoti, alle +inondazioni e a quell’altre commozioni della natura, le quali non +producono che rovine. Ma, considerati insieme e in un vasto spazio di +tempo, tutti questi sforzi vasti o circoscritti, quieti o violenti, +fortunati o sfortunati, con cui le moltitudini tendono a migliorare +il proprio stato, tutte queste agitazioni e convulsioni che mettono +innanzi alla società nuovi problemi da risolvere, che le ripresentano +sotto nuovi aspetti problemi antichi, che la fanno temere, pensare, +discutere, cercar rimedi, esperimentar mutamenti, che la costringono, +per preservare e risanare il suo organismo, a estirpare da sè abusi +e privilegi del passato, a tentar continuamente nuovi modi e forme di +funzione e di conciliazione dei propri elementi, sono correnti di vita +intellettuale e morale che la ringiovaniscono e la fecondano. + +Se un miglioramento grande si avrà nell’avvenire, sarà effetto delle +perturbazioni e degli affanni che rendono quasi intollerabile la +vita presente a tutti coloro a cui pare che l’essere soddisfatti dia +il diritto di vivere in pace. Quello che a noi pare irrequietezza +morbosa e disordine fatale, a chi giudicherà in tempi lontani il tempo +nostro parrà preparazione, lavoro, lotta necessaria, generatrice di +bene. A noi sembra di essere in balìa d’un turbine che ci rigiri di +continuo nello stesso spazio; ma il turbine, rigirandosi procede, e +ci porta innanzi fra le sue spire; e il polverio che ci avvolge e ci +fa difficile il cammino è un nuvolo di semi che ricadono sulla terra +e germogliano. La società non partorisce senza dolore: soffriamo +tutti; ma è legge benefica della vita. Anche nell’animo del borghese +impaurito che impreca agli agitatori, e rivorrebbe la quiete antica a +prezzo della libertà, si vien formando sotto la paura e la collera un +concetto nuovo della giustizia sociale, doloroso, come un dente che +spunta, ma ch’egli non può reprimere; ogni giorno, nel secreto della +sua coscienza, e a malgrado proprio, egli fa una concessione alle +tendenze che avversa; e il germe, che in lui non ha ancora forza di +rompere l’involucro dell’egoismo di classe, fiorirà nel suo figliuolo +in un’idea umana. In questo cozzo tempestoso di forze e di passioni, +che travaglia tutti gli spiriti, l’anima umana ingrandisce, e s’apre +lentamente alla luce d’una bontà nuova, che sorge come un astro +all’orizzonte del mondo. + +Simboleggiò forse questo pensiero il grande scrittore del «Germinal» +nella scena culminante del suo libro terribile. Dopo i lunghi giorni +d’affanno mortali passati dal minatore nelle tenebre delle gallerie +franate e dall’ingegnere nel lavoro disperato del salvamento, Stefano, +operaio ardente e ribelle, e Negriel, il capo autoritario e scettico, +che fino allora s’eran odiati, quando s’incontrano si gettano nelle +braccia l’un dell’altro e «singhiozzano a grandi singhiozzi nella +commozione profonda di tutta l’umanità che è nell’anima loro». Così nel +poema. Passerà la tempesta, e s’incontreranno così nella storia. + + +Mentre passano gli scioperanti. + +V’è un certo numero di borghesi, i quali, in fondo, per bontà di cuore +e per lume di ragione, sono favorevoli, benchè indeterminatamente, +al movimento attuale del proletariato; ma che dallo spettacolo +di qualunque agitazione di popolo, sia pure nel loro concetto +giustificabile, e anche da una semplice passeggiata rumorosa di +scioperanti per le strade cittadine, hanno una scossa violenta +all’animo, da cui son messe in fuga, come un branco di passeri +spaventati, tutte le loro idee democratiche. In ogni torbido popolare +vedono la minaccia e il principio d’uno scatenamento fatale dei +peggiori istinti della moltitudine, il quale li fa disperare che essa +possa mai progredire civilmente per la via della libertà e dell’ordine, +nè incivilirsi mai per alcun’altra via. Io ne vidi parecchi, in +un’occasione recente, impallidire al passaggio d’una folla agitata, ma +non minacciosa, d’operai, e lessi nel loro viso l’amarezza profonda, +ch’essi provavano in quel punto, di sentir vacillare e cadere in sè +opinioni e sentimenti, dei quali abitualmente si vantavano. È un senso +di sgomento improvviso e irragionevole, somigliante a quello che si +ridesta a ogni più leggiero tremito reale o illusorio dei muri della +casa in chi ha esperimentato una volta il terrore d’un terremoto. + +E non di meno son gente che, a mente calma, capisce quanta parte di +responsabilità, nelle agitazioni del popolo, sia tolta a ciascuno dalla +forza che esercita sull’individuo l’eccitazione collettiva, e quanto +trascenda la passione e la volontà di ciascuno il fluido inebbriante +che si sprigiona dal contatto delle persone e dalla confusione delle +voci. Essi non rammentano, in quei momenti, le urlate e le baruffe +selvagge dei parlamenti, le irruenze devastatrici delle studentesche, +i tumulti furiosi di molte adunanze, non composte che di cittadini +delle classi superiori, ma divisi da passioni di partito e da +opposizioni d’interessi economici. Essi non pensano in che larga misura +concorra a far trasmodare la folla popolare una naturale reazione +che, in quella breve ebbrezza di libertà, s’opera in essa contro +la monotonia pesante della vita ordinaria, del lungo lavoro sempre +eguale, del pensiero ristretto, dell’immaginazione compressa dalle +consuetudini meccaniche, della necessaria rinunzia quotidiana a mille +piccoli desideri, continuamente rieccitati dallo spettacolo di chi +li appaga e ne cerca senza posa di nuovi, non per altro che per aver +l’occupazione d’appagarli. Essi non considerano, quando eccessi veri +si hanno a lamentare, che in quelle folle s’intromettono, non voluti +e irriconoscibili, elementi sfrenati e malefici, delle cui violenze è +ingiusto il far ricadere la colpa sulla moltitudine intera: elementi +che s’insinuano anche nelle dimostrazioni pubbliche, quando queste si +prolungano, della gioventù studiosa, che s’intromettevano anche nelle +più nobili agitazioni patriottiche del passato, che da per tutto si +fanno armi offensive d’ogni idea e d’ogni passione più santa, quando +questa invade in forma di torrente umano le vie e involontariamente +ricopre e protegge con le sue onde gli sfoghi individuali della +malvagità e della vendetta. + +Per questo il «buon popolo lavoratore» ogni volta che appena si +muova, si trasmuta ai loro occhi nella «Gran Bestia» e assistendo alle +manifestazioni del suo malcontento essi passano davvero di assai brutti +quarti d’ora di ansietà e di amarezza. È il ricordo e il timore di quei +quarti d’ora che, al primo annunzio di ogni sciopero, e prima d’ogni +considerazione delle sue cagioni e del suo scopo, desta in loro un +senso di molestia e d’avversione, una tendenza a condannarlo senz’altro +come un turbamento colpevole della pace pubblica, a giudicarlo non +mosso da altre cause che dall’istigazione di pochi mestatori e da un +bisogno turbolento di ribellione e di fannullaggine. E sogliono dire: +— In che maniera non pensano questi male ispirati alle privazioni e +alle angoscie a cui vanno incontro, e a cui trascinano le loro povere +famiglie? — Come se fosse possibile che non ci pensassero di continuo, +poichè esse cominciano, si può dire, fin dal primo giorno, e come se +avessero altro a cui pensare! + +Il vero è che, mentre lo sciopero dura, sono essi, gl’impauriti, quelli +che a tali privazioni ed angoscie non pensano, avendo tutto l’animo +occupato dall’affanno proprio; chè se le avessero presenti al pensiero, +come dovrebbero, sarebbero disposti ad una grande indulgenza per +coloro che le patiscono, anche giudicando che questi ci siano andati +incontro senza ragione. E se serbassero maggiore tranquillità d’animo +in quei giorni, invece di approvare i privati che, giudicando uno +sciopero ingiusto e dannoso a un interesse generale della cittadinanza, +largiscono pubblicamente dei premi in danaro agli operai rimasti al +lavoro, riconoscerebbero che un tale atto sarebbe soltanto ragionevole +e umano quando quegli stessi donatori aiutassero con oblazioni i +lavoratori a sostenere la lotta, nei casi non rari di sciopero, in cui +la ragione è palesemente dalla parte loro, e nessun interesse generale +è danneggiato: del qual fatto sarebbero molto imbarazzati a citare un +esempio. + +Così è. Fa più nemici a ogni buona causa la paura che la persuasione +e l’interesse: anche l’interesse, sebbene la paura nasca da questo, +perchè in molti, a cuor pacato, il sentimento dell’interesse +individuale o di classe non è tanto forte da toglier loro la percezione +e il rispetto dell’interesse altrui: è la paura che lo ingigantisce +e lo accieca. Disse Garibaldi che «la paura non serve a niente». Così +fosse soltanto! Ma è ben di peggio. Essa confonde la visione del vero, +offusca il concetto della giustizia, comprime il sentimento della +pietà, e paralizza ogni forza benefica d’azione civile. + + +Il malinteso borghese. + +L’«ignoranza plebea» è quella della moltitudine, la quale non sa perchè +non ha studiato e non ha studiato perchè non ha potuto; nè si può +disconoscere che questa ignoranza sia senza colpa. Eppure come d’una +colpa ne parlano con iroso disprezzo coloro che attribuiscono ad essa +la facilità con cui il popolo accoglie «le illusioni del socialismo». +Se poi osservate loro che in tutti i paesi queste «illusioni» sono +più facilmente accolte dalla parte più incolta, essi rispondono che +sono egualmente facili ad illudersi «l’ignoranza e la mezza cultura». +Ebbene, arrestiamoci qui, perchè l’argomento si può rivoltare. + +La mezza cultura è facile del pari ad accettare idee false e a +respingere e a dileggiare delle giuste, soltanto perchè nuove e grandi. +Non sarebbe per l’appunto la mezza cultura della nostra borghesia +quella che la fa così arditamente sentenziar false, insensate, +chimeriche le idee socialistiche? + +Ogni socialista si persuade di questa verità dopo aver riconosciuto per +esperienza che, quanto più gli avversari con cui gli occorre discutere +quelle idee sono largamente e profondamente colti, tanto più si +mostrano inclini ad accettarne alcune, cauti nel respingere le altre, +disposti a ponderarle tutte, e gravemente pensierosi del corso e degli +effetti che esse possano avere nell’avvenire. Via via che si discende +sulla scala della cultura, si trova una più feroce ostilità. Toccato +sul socialismo il professore universitario riflette e ragiona; il +capomastro arricchito strepita e sputa. E questa diversità ha un grande +e consolante significato. + +Si obbietterà: — In che maniera potete parlare di mezza cultura in +Italia, dove gli studi economici, per consenso anche di illustri +stranieri, sono spinti innanzi e diffusi più che in ogni altro paese? +A questa domanda risponde un valente sociologo italiano (che non +è socialista) in uno scritto «sul movimento economico e sociale in +Italia» pubblicato da un’importante rivista belga. Risponde che i +cultori di questi studi, fra noi, formano quasi una classe a parte, che +influisce pochissimo sulla borghesia, la quale sta fuori quasi affatto +dalla cultura superiore, in modo che il grande progresso degli studi +economici e sociali non è in relazione diretta con quello della cultura +pubblica. E in prova di ciò allega il fatto che la grande maggioranza +delle nostre persone colte, ignorando che le dottrine del socialismo +hanno ormai un largo e saldo fondamento scientifico, ne parlano +ancora candidamente come di compassionevoli utopie. E cita un grande +e autorevole giornale italiano, che pochi mesi sono pronunciava ancora +questa sentenza: «Il socialismo è il danaro degli altri». + +Ebbene è così. Ma uomini dotti in scienze e in lettere, persone +che reggono alte cariche dello Stato, giovani e signore brillanti +dell’aristocrazia intellettuale, e bravi insegnanti e ottimi impiegati +e funzionari e proprietari anche di alto bordo, la grandissima +maggioranza, insomma, della nostra media ed alta borghesia, è ancora +a questo segno. Interrogateli, tastateli intorno alla più grande +questione del tempo nostro, voi riconoscerete subito, in quasi +tutti, l’ignoranza perfino del significato proprio delle parole più +indispensabili a discutere; v’udite dare di quelle risposte che vi +rivelano istantaneamente l’assoluta inutilità di ogni discussione, e +vi fanno rimanere stupefatti, presi da un senso di tristezza e di pietà +che vi mozza la parola. + +Sì, a questo punto siamo ancora in Italia. + +Questa profonda agitazione di popoli, che ha la sua causa in tutte +le miserie e in tutti i dolori umani e trae la sua forza da tutti i +progressi materiali e morali dei tempi nuovi; questa aspirazione di +milioni e milioni d’uomini a salire ad un ordine di vita più degno, +a godere della parte che loro spetta dei beni che essi producono, +ad affrancare il proprio lavoro dalla servitù che lo strozza e +l’anima loro dalla ignoranza che li incatena e li avvilisce, questo +irresistibile movimento del proletariato «spinto da tutte le forze +della storia e da tutte le necessità economiche del secolo» ad un +miglioramento di Stato che andrà a vantaggio di tutto quanto il +corpo sociale e attuerà una forma di civiltà superiore, impossibile +a immaginarsi raggiunta per altra via; tutto questo non è che.... «il +denaro degli altri». + +Questo sentimento invincibile, d’un nuovo diritto che in questi paesi +urta e scuote dalle fondamenta l’edificio delle vecchie legislazioni +e vuole conversa in pro dei milioni di deboli la protezione della +legge non sfruttata finora se non da pochi che la dettarono; questa +ribellione della coscienza universale contro il disordine della +produzione, contro la furia pazza della concorrenza seminatrice di +rovine; contro le disuguaglianze mostruose e la mostruosa tirannia +delle ricchezze usurpate e confederate a pubblico danno; questo vasto +e possente soffio di pietà e di fraternità che tende ad associare tutte +le forze a benefizio comune, sopprimendo le cagioni degli odii e delle +violenze sociali e conciliando tutta la libertà con tutta l’uguaglianza +possibile in una forma di Stato che non sia altro che «la volontà +organizzata di tutti»; tutto questo non è che.... «il danaro degli +altri». + +Tutti i grandi intelligenti che da mezzo secolo hanno forzato +l’economia politica a riconoscere di non esser soltanto «la coscienza +dell’egoismo umano» e hanno gettato lo sgomento e il disordine +fra le file dei vecchi campioni del brigantaggio legale: l’uomo di +genio che con uno dei più poderosi sforzi che abbia mai compiuto +il pensiero umano ha dimostrato la trasformazione sociale come la +meta inevitabile di tutta l’evoluzione storica, suscitando dietro di +sè una legione di dotti e intrepidi apostoli che hanno conquistato +la Germania; i potenti pensatori americani ed inglesi che con +maraviglioso apparecchio di dottrina agitano da anni la formidabile +questione della «nazionalizzazione della terra»; i sapienti ed +infaticabili organizzatori belgi che con un lavoro miracolosamente +paziente hanno fatto già «emergere dal mare borghese un arcipelago +di isole socialiste» pronte a riunirsi alla prima scossa tellurica +in un continente; tutti i privilegiati e i ricchi d’ogni nazione, +che, spinti dalla ragione e dal cuore verso la nuova Idea, hanno +per essa rinunziato agli onori, alle ricchezze e alla pace; e tutti +quegli altri innumerevoli di ogni classe che, senza alcuna speranza di +vantaggio personale neanche remoto, hanno affrontato ed affrontano per +quella Idea calunnie, persecuzioni, esilii, miseria, alteri dei loro +sacrifizi, incrollabili nella loro fede, ricompensati di ogni danno e +felici per quella speranza d’un mondo migliore che portan nell’anima; +tutti costoro non sono che gente.... che vuole «il denaro degli altri». + +Questo a molti della classe proletaria parrà incredibile. — Non credono +quello che dicono — penseranno essi — così diranno per ira o per +ostentazione di noncuranza a chi con lo spauracchio del socialismo li +turba: ma, in realtà, intuiranno la grandezza dell’Idea e dei fatti, e +celatamente se ne occuperanno con curiosità e con coscienza. — Ma no, +punto. Ci sarà qualche rara eccezione. Ma la grandissima maggioranza, +giudicando come giudica, è in piena buona fede, e per naturale +indolenza o per dispettoso proposito tiene rigorosamente chiuso +l’intelletto a tutto quest’ordine di idee, e con puerile ostinatezza +ripete all’infinito contro le nuove dottrine degli stessi logori, +decrepiti argomenti ereditati dalle passate generazioni, strepitando +contro chi, anche con le più miti forme, insiste a farle osservare +che non servono più. Bene ha detto non so che storico: che Dio acceca +le classi sociali che vuol perdere. Ed è fiato perso dir loro come il +cardinale Manning — che è insensatezza il chiudere gli occhi per non +vedere l’abisso verso cui si corre. + +Si consolino dunque quei rozzi lavoratori, che qualche volta si dolgono +e si vergognano di mancar della coltura necessaria per comprendere +pienamente la grande questione che li interessa. + +Quel monco e vago concetto che essi possono avere dei vizi del nostro +ordinamento sociale e delle vaste riforme disegnate è quasi una +cognizione luminosa in confronto della «_voluta oscurità del sepolcro_» +in cui rimane a tal riguardo la mente della maggior parte della gente +colta, oscurità in cui socialisti e ladri di strada, collettivismo e +anarchia, Carlo Marx e Davide Lazzaretti, e organizzazione del lavoro +e divisione dei beni e naufragio della civiltà, formando tutto una +arruffata inestricabile fantasmagoria, attraverso alla quale passa una +volta all’anno un lampo livido di paura, non tanto per illuminarla, +quanto per accrescerne la miseranda confusione. + +Si consolino dunque. Coll’andar del tempo, istruiti dalla propaganda, +esercitati dalla riflessione, essi comprenderanno sempre meglio gli +elementi della dottrina e la ragione degli avvenimenti; mentre il +maggior numero dei loro avversari, avendo sempre più annebbiata la +mente dall’orgoglio offeso e dalla crescente inquietudine, _capiranno +sempre meno_ dell’una e dell’altra cosa. + +Il socialismo, rovesciate le ultime barriere internazionali, invaderà +il loro paese come un oceano, ed essi cercheranno ancora all’orizzonte +i «pochi abitatori», cagione unica della inondazione, per denunziarli +alle Autorità costituite. La marea montante inghiottirà l’una dopo +l’altra istituzioni fracide, privilegi iniqui, idoli falsi e ricchezze +scellerate, ed essi crederanno quello il trionfo passeggiero di +un’idea pazza, portata in su da un’ondata improvvisa della canaglia; +«e avranno l’acqua alla gola che non capiranno ancora»; _e moriranno +affogati, senz’aver capito ancora_. E se risuscitando di qui a +cent’anni, potessero vedere estirpata dal mondo la miseria, rigenerate +le plebi, trionfante la giustizia e mutata in libertà vera questa larva +miserabile che ne porta il nome, credo che davanti a quello spettacolo +crollerebbero il capo in atto di sdegno, dicendo: — Tutto questo non è +che.... «il danaro degli altri». + + +L’eguaglianza nel socialismo. + +Tempo fa, un giovane drammatico, del quale ammiriamo l’ingegno +vigoroso, rispondeva alla circolare d’un giornale, che domandavagli la +sua opinione intorno al socialismo: + +« — Vi sono avverso perchè _socialismo_ significa _eguaglianza_, e +questa sola parola mi irrita». + +Questa risposta, che esprime il pensiero di molti, ci suggerisce alcune +considerazioni. + +Prima di tutto, non ci pare una risposta chiara. + +A quale eguaglianza, domandiamo all’egregio autore, volete alludere? + +Non vi domandiamo se è «l’eguaglianza davanti a Dio» perchè, se siete +credente, la domanda sarebbe per voi un’offesa, e se non lo siete, non +avrebbe per voi alcun senso. + +Non vi domandiamo se avete accennato all’«eguaglianza davanti alla +legge», perchè per voi, cittadino italiano liberale, sarebbe anche +questa domanda un’ingiuria. + +Non vi domandiamo neppure se avete inteso di dire «l’eguaglianza +di tutti gli uomini nell’estimazione pubblica», perchè non possiamo +supporre che voi attribuiate al socialismo l’ideale assurdo di una +società in cui l’uomo ottuso, fiacco, inutile, vile o malvagio e +l’uomo d’ingegno, di cuore e di carattere, operoso e utile ai suoi +concittadini, siano considerati tutt’uno. Voi capite benissimo che, +qualunque eguaglianza debba regnare nella società da noi presagita, +fra il semplice lavoratore meccanico e l’inventore d’una macchina +che allevierà il lavoro a migliaia di braccia, fra il portinaio del +teatro e l’autor drammatico che rallegrerà e commoverà migliaia di +cuori, vi sarà sempre nel concetto pubblico, la distanza che separa +la stima dall’ammirazione, la benevolenza dall’entusiasmo, l’oscurità +dalla gloria. Dicono il contrario i nemici del socialismo ignoranti ed +ipocriti; non lo dite dunque voi, si capisce. + +Non pensiamo nemmeno che abbiate fatto allusione all’«eguaglianza +economica», poichè la favola dello Stato socialista in cui tutti +mangiano la stessa razione e vestono gli stessi panni non è più +sfruttata neppure dai burloni di mala fede e di poco spirito; perchè +voi non ignorate, senza dubbio, che la formola: «a ciascuno secondo i +suoi bisogni» non esprime che un ideale remoto, non reputato attuabile, +anche dai socialisti, se non in un tempo in cui la produzione sia +cresciuta sotto ogni sua forma, a tal segno, da sopprimere il problema +stesso della ripartizione; perchè voi sapete certamente (e lo sa il +più incolto degli operai socialisti) che la formula del socialismo è: +«a ciascuno secondo le sue opere»; ciò che sottintende una diversità +di guadagni, corrispondente alla varia qualità e quantità del lavoro, +e quindi una diversità di agiatezza e di modi di vita, non contradetta +punto dal principio dell’abolizione «della proprietà privata dei mezzi +di produzione»; la quale consente ogni altra maniera di proprietà, +di oggetti utili e superflui, di comodità, di diletto e d’ornamento, +acquistabili col frutto diretto del proprio lavoro. + +Quale può esser dunque il Vostro pensiero? È forse questo: che nello +stato d’eguaglianza voluto dal socialismo non sarà più possibile a chi +è dotato di grandi facoltà d’intelletto e di elette qualità d’animo +l’ottenere il premio, secondo voi meritato, della ricchezza? Se tale +è il vostro pensiero: — Guardate intorno a voi, vi rispondiamo — e +vedrete se, nella società presente, son le facoltà più alte della +mente e le qualità più elette dell’animo quelle che, nella maggioranza +grandissima dei casi, conducono alla ricchezza. È evidente anche +all’intelligenza d’un fanciullo che esse non vi conducono se non per +rarissime e quasi miracolose eccezioni, e per via assai più lunga e +difficile di quella per cui vi giungono delle facoltà intellettuali +di second’ordine, aiutate dall’audacia, dalla fortuna, dall’astuzia, +dalla mancanza di scrupoli, dal disprezzo dell’opinione pubblica, +da un vigore selvaggio di volontà, da una violenza brutale di +egoismo che toglie all’uomo ogni carattere di creatura cristiana e +civile. Guardatevi intorno e vedrete, in tutti i campi dell’attività +intellettuale, e specialmente in quello delle scienze, delle lettere e +delle arti, che è il campo vostro, quanti sono gli uomini d’ingegno, +anche elettissimo, e di rara operosità, i quali, non per loro +particolare sfortuna, ma per forza regolare delle cose, rimangono per +tutta la vita in uno stato di mediocrità economica vicino all’angustia, +costretti a un lavoro logorante e a una lotta affannosa, piena +d’umiliazioni e dà amarezze. Su cento uomini d’ingegno — ed onesti, +si sottintende — perverrà uno solo — per la sola virtù del proprio +ingegno, — all’agiatezza; e all’opulenza, uno su mille. Il numero dei +fortunati è dunque così scarso che non sarebbe ragionevole nè umano, +solo per lasciare a quei pochissimi la strada aperta alla ricchezza, il +respingere una riforma sociale che condurrebbe a uno stato migliore dei +milioni. + +L’eguaglianza che voi non volete sarebbe forse quell’«eguaglianza +nelle condizioni iniziali della lotta per la vita» voluta dal +socialismo, la quale renderebbe possibile a tutti gli uomini d’ingegno +di qualunque stato sociale l’educazione delle loro migliori facoltà +e quindi il concorso ai più alti uffici intellettuali, che sono +ora in massima parte circoscritti, e quasi ereditari in una classe +sola? Non lo crediamo perchè vi sarebbe contraddizione stridente fra +la vostra avversione a siffatta eguaglianza e la vostra coscienza +d’uomo d’ingegno a cui pare che l’esercizio utile di una intelligenza +superiore dia diritto a una condizione di vita privilegiata. Non lo +crediamo, perchè è impossibile che voi non sentiate nel cuore le mille +voci che vi gridano dai campi e dalle officine: — O signori, poichè +dite che l’ingegno è un dono di Dio, e lo volete onorato e protetto, +affermato che ha lui il governo del mondo, perchè non lo cercate, +come l’oro nella terra, da per tutto dove si cela? Nascono anche fra +noi intelletti potenti che poggerebbero nelle scienze e nelle arti ad +altezze mirabili, giovando al mondo: perchè li lasciate all’aratro e +all’incudine? Perchè alla gara degl’ingegni, fra cui la società deve +scegliere a servirla i più forti, non chiamate anche i nostri, voi che +dite che la libertà politica ha aperto a tutti le vie? — No, voi non +potete non sentire che questo grido è giusto, nè potete non comprendere +che l’eguaglianza «nelle condizioni iniziali della lotta per la vita» +fra tutti i cittadini, consentendo la scelta degli ingegni sopra +una concorrenza centuplicata, produrrebbe a vantaggio della società +una selezione intellettuale cento volte più rigorosa e feconda di +quella che oggi si compie. Non è dunque neppur questa, senza dubbio, +l’eguaglianza da cui voi ripugnate. + +Quale può essere allora il vostro pensiero e quello degli altri +moltissimi che avrebbero dato la vostra stessa risposta? Qual’è la +ragione per cui, anche astraendo da ogni idea d’eguaglianza economica, +suona così ingrata e spaurevole questa parola alle persone della vostra +classe, siano coltissime o inverniciate appena di lettere, siano +ricche o agiate e anche vicine alla povertà? Sono, a parer nostro, +molte ragioni e sentimenti diversi e confusi, ragioni d’interesse e +d’orgoglio, legate ad abitudini e a pregiudizi antichi; la maggior +parte delle quali nessuno osa dire apertamente, e moltissimi non +saprebbero neppur spiegare a sè stessi. + +Prima di tutto, essendo fermo nella più parte il concetto che la +gran moltitudine dei lavoratori poveri non possa innalzarsi mai, +quasi per legge di natura e per una specie d’inferiorità congenita, +a dignità di vita intellettuale e a gentilezza di sensi e di modi, +pare alla più parte che il voler l’eguaglianza non possa significar +altro che voler rendere tutti ignoranti e rozzi a un modo. Oltre di +ciò, nelle condizioni attuali della società, noi della classe borghese +(diciamo «noi» soltanto per esprimerci più chiaramente per il fatto +d’appartenere a una classe che ha in mano la somma delle forze sociali +e trae dalla comunanza degli interessi uno spirito di solidarietà suo +esclusivo) godiamo di mille soddisfazioni morali e protezioni e favori, +che temiamo, confondendosi le classi, di perdere. La prima protezione, +innegabile ed evidentissima, è quella della giustizia, esercitata da +cittadini della classe nostra, compresi dei nostri sentimenti; dei +nostri interessi e delle nostre idee. La prima soddisfazione è quella +di sentirci, anche se mediocri d’intelligenza e scarsi di cultura, +infinitamente superiori ai nove decimi della popolazione, mantenuti +necessariamente in uno stato di ignoranza quasi barbarica: facile +superiorità, che, coll’assurgere della moltitudine a un più alto grado +d’educazione intellettuale, ci sarebbe tolta o scemata. Di più, noi +abbiamo assegnato, per interesse di classe, ad ogni anche facilissimo +ed umile lavoro intellettuale un grado di nobiltà, così ingiustamente +superiore a quello d’ogni lavoro meccanico anche più utile e difficile +e pericoloso, che un mutamento dello spirito pubblico, il quale +innalzasse l’opera manuale all’estimazione che le è dovuta, ridurrebbe +l’opera della maggior parte di noi al livello di questa; onde temiamo +quel mutamento.... S’aggiunga che noi temiamo di perdere il diritto, +che, per un’esagerazione egoistica, di amor paterno, ci siamo creati, +ma della cui giustizia non siamo veramente persuasi, di tramandare ai +nostri figli l’agiatezza che abbiamo acquistata, col nostro lavoro: +ossia la facoltà di vivere senza lavorare, di godere dei beni da noi +non guadagnati, senza quella ingiustificazione che li fa nostri nella +nostra coscienza. E non basta: noi ci siamo fatto un mondo a parte, in +cui si può goder la stima o l’apparenza del rispetto di tutti anche non +facendo nulla, o smettendo di lavorare, per vivere a spese pubbliche, +venti anni prima di non esser più abili al lavoro, o esercitando +l’ingegno in frivolezze o sciupando insensatamente il proprio avere: +un mondo in cui si può acquistar simpatia e considerazione sfoggiando +un’istruzione superficiale e in gran parte inutile, usando certi modi +convenzionali, parlando un certo linguaggio di cerimonia e vivendo +secondo certe regole di decoro da noi stabilite: tutti vantaggi e +privilegi che svanirebbero affatto in una società in cui il valore +degli uomini si misurasse alla sola stregua della loro opera di +lavoratori. Noi temiamo, infine, la perdita del lusso, che dà in parte +le compiacenze della gloria, e che è una specie di gioia comprata; la +facilità di acquistar nome di benefici e di esser lodati e benedetti +dando alla povertà la centesima parte del nostro superfluo, la +soddisfazione di andar distinti dalla moltitudine per mezzo di titoli +e di segni onorifici di agevole acquisto, che sono per la nostra +classe ciò che i gioielli e i fiori di cui s’orna la donna davanti +allo specchio, ed altri infiniti godimenti e diletti raffinati, non +possibili che a chi ha denaro e tempo da gettar via; nei quali diciamo +che consiste l’essenza della civiltà, mentre non son che i segni della +sua vanità e della sua corruzione. + +Queste sono le ragioni vere, per le quali aborriamo tutti, quasi +istintivamente, da quella qualsiasi eguaglianza che il socialismo +annunzia, e perchè queste ragioni ci vergogniamo di dirle, ne +alleghiamo dell’altre, a cui neppure noi diamo fede, come quelle della +«società convertita in caserma» e della «terra distribuita a pezzi +fra tutti» e delle «anime ridotte tutte a uno stampo», per dirla con +l’autore delle «Vergini delle rocce»; la quale ultima è il più sciocco, +il più vieto e il più compassionevole sproposito che si possa lanciare +contro il socialismo. + +A tutte le accennate ragioni d’avversione alle nostre idee se ne +aggiunge negli scrittori una particolare, ed è un segreto risentimento +che essi nutrono contro le moltitudini incolte, le quali non +comprendono l’opera loro ed anche ignorano in gran parte la loro fama. +Ma chi ha mente e cuor vero d’artista non dovrebbe esser capace di +questo risentimento ingiusto, che ha radice in un orgoglio meschino; +dovrebbe anzi in quel fatto che può addolorarlo, ma non offenderlo, +riconoscere un argomento in favore dell’idea socialista, la quale +portando con sè un più alto grado d’istruzione popolare, innalzando la +folla a uno stato di vita più intellettuale, promette agli scrittori +e agli artisti un ben altro campo di gloria da quello che oggi è +loro concesso. Come non pensano essi che cosa sarebbe la loro potenza +quando il raggio del loro pensiero, non più intercettato dal baluardo +d’ignoranza che divide ora la società in una piccola minoranza civile +e in una grandissima maggioranza semi-barbara, penetrasse a traverso a +tutti gli strati sociali, recando la sua luce e il calore dalle capanne +della montagna ai sotterranei della mina, dappertutto dove c’è un cuore +che palpita e una fronte che suda? Come l’anima loro non s’infiamma +di speranza e di entusiasmo a questa idea? E come non presentono che +questo dev’essere e che sarà certamente, se la ragione umana non si +spegne? + +Sì, questo sarà. La parola dello scrittore di genio che ora corre come +un rigagnolo, serpeggiante in un vasto letto arido dove pochi passanti +ne raccolgono il mormorio e ne godono il refrigerio, sarà nella società +avvenire un fiume dalla voce enorme, chiamerà a dissetarsi sulle sue +vaste sponde e ad attingere acque fecondatrici un popolo intero. E il +piccolo plauso teatrale che dà agli scrittori d’oggi il coro angusto +dei privilegiati della cultura, parrà ai grandi scrittori d’allora una +ben misera cosa appetto alla suprema dolcezza di sentir mormorare il +proprio nome in suono di gratitudine dall’onda immensa del popolo che +lavora. + +E molti di essi diranno in quel tempo: — Non ci ricordate la +«disuguaglianza» della società passata, che inceppava l’ingegno e +strozzava la gloria: «quella sola parola c’irrita». + + +Filippo Turati al Tribunale di Guerra. + +Giungeva il carrozzone del cellulare, un gran cassone chiuso e tetro +come un feretro. Mi parve di vedere, attraverso le pareti, gli imputati +— Turati, De Andreis, Morgari — coi ferri ai polsi e mi gonfiò il +cuore. + +— Oh, no! — pensai — lì dentro non c’è un delitto, ma una idea! + +E mi consolai al pensiero che l’idea nazionale aveva patito per +cinquant’anni la stessa sorte. Un minuto dopo giunse a piedi un gruppo +di ufficiali di varie armi, in alta tenuta, con la fuciacca azzurra +a bandoliera, muti e gravi, visibilmente compresi della terribile +responsabilità che stavano per assumere. Entrai fra loro.... + +Giunse poco dopo, sola, la madre di Turati, che da tre mesi conduceva +una vita di mortale angoscia. Ha il volto pallido, interroga tutte le +faccie con attento sguardo e inquieto, e parla con voce tremante. La +maggior inquietudine sua è per la salute del figlio, che teme non possa +reggere al regime della prigione.... + +Un ricordo assai lontano mi tornò alla memoria nell’udir parlare la +povera signora. Trentasei anni or sono suo marito era prefetto di +Cuneo, dove mio padre era impiegato; veniva qualche volta da noi un +bimbo di quattro anni, la cui giacchetta corta, di color nocciuola, +mi è rimasta impressa nella memoria. Quel bimbo era Filippo, il futuro +direttore della «Critica sociale» e deputato per Milano predestinato al +Tribunale di guerra.... + +..... Venne il mio turno. L’ufficiale difensore pregò il Presidente +d’interrogarmi se credevo possibile che Turati fosse stato preparatore +o istigatore o complice in alcun modo ai tumulti! La risposta era +facile. Io conoscevo tutti gli scritti e i discorsi suoi dai quali +emerge lucidissimo questo convincimento, che è assurdo condurre a fine +una rivoluzione economica con la violenza; che può prepararsi solo +con l’educazione intellettuale, morale e civile delle moltitudini, con +una trasformazione profonda della coscienza pubblica, con una lenta e +progressiva organizzazione delle classi lavoratrici; che i predicatori +della rivolta, specialmente nel nostro paese, meno maturato d’ogni +altro a qualsiasi improvvisa e radicale trasformazione sociale, sono i +più pericolosi nemici del socialismo. + +Turati non s’era mai sviato da queste idee. Era violento nella forma, +ma per temperamento di scrittore, non con propositi di propagandista. +Comunque non era mai stato un propagandista da esercitare immediata +influenza su le masse, per la sua forma troppo letteraria, pel +ragionamento troppo fine.... + +.... Il presidente mi rilasciò in libertà. Gli domandai il permesso di +salutare gli accusati. Me lo concesse. Mi avvicinai al banco e strinsi +le tre mani che cercavano la mia, dicendo: A rivederci! + +Ma la mia mano tremò nello stringere quella di Turati: un triste +presentimento mi passò pel cuore: quello di non rivederlo più! + + * + +La mia deposizione nel processo a Filippo Turati. + +Ho letto tutti gli scritti di Filippo Turati. L’opera del sul ingegno +acutissimo, sostenuto da una salda coltura scientifica ed armato +d’una dialettica potente, concorse in gran parte a farmi accettare +la dottrina ed abbracciare la causa del socialismo. Non parlai con +lui che poche volte. — Fra le prime parole di lui, che mi rimasero +più impresse, ricordo le seguenti, ch’erano in un articolo ch’egli +diresse alla classe lavoratrice per distoglierla da ogni tentativo di +ribellione violenta. + +— «E se anche vinceste, sareste capace di cogliere i frutti della +vittoria? Vi trovereste ora in grado di mandare avanti le industrie e +le amministrazioni, di sostituire la borghesia nella funzione sociale +che essa compie attualmente?» + +In tutti i suoi scritti letti dappoi lo trovai sempre coerente a +quel concetto. Non conosco altro scrittore socialista in cui mi sia +sempre parsa così profonda, così lucida come in lui la convinzione +dell’assoluta inefficacia d’un’azione improvvisa e violenta a compiere +una rivoluzione economica; nessuno più profondamente persuaso della +impossibilità di trasformare l’organismo sociale senza una previa, +graduale, lenta trasformazione delle idee e delle istituzioni +presenti; nessuno che abbia più spesso e più evidentemente dimostrato +la lunghezza e la difficoltà del cammino che resta a percorrere +al proletariato italiano sulla via dell’educazione morale e civile +dell’organizzazione delle proprie forze e dell’esercizio dei propri +diritti politici per giungere all’attuazione dell’idea socialista. + +Nei suoi scritti lo trovai violento spesso, anzi quasi sempre, contro +avversari, contro idee, contro sistemi; non violento per ciò che +riguarda i mezzi e i modi di lotta che il partito socialista dovesse +seguire per raggiungere i suoi fini. + +Se qualche volta egli fosse uscito dalla retta via, io mi sarei valso +dell’autorità che mi dava su lui l’età maggiore per richiamarlo su +quella via. + +Se avessi una volta sospettato che fosse intento occulto del partito +socialista, del quale riconoscevo in lui il più autorevole interprete, +l’azione violenta — persuaso com’ero, e come sono, dell’insensatezza +di un tale intento — non avrei esitato un’ora a ritirarmi dal partito +pubblicamente, e sarebbe stato Turati il primo a cui ne avrei dato +l’annuncio. + +Se, d’altra parte, avesse avuto un tale intento il Turati, logicamente +gli sarebbero dovuti parere discordanti dal suo modo di sentire e di +pensare, troppo pacifici, troppo miti gli scritti e i discorsi miei; +egli non mi diede mai su questi, invece, che le più benevole, le più +esplicite approvazioni. + +E un’altra prova per me evidentissima ch’egli non intese mai ad +eccitare le passioni della moltitudine, a muovere il popolo alla +rivolta, è questa: che adoperò sempre nei suoi scritti un linguaggio +letterario e scientifico condensato e sottile, pieno di citazioni, +di finezze e di sottintesi artistici, assolutamente superiore alla +intelligenza media dei lettori della classe operaia. + +Ero tanto persuaso, tanto certo ch’egli non avesse provocato in +nessun modo i tumulti di Milano, che quando ne intesi la prima +notizia domandai subito a me stesso: — Come mai Turati non è riuscito +a impedirli? — E senza saper altro non dubitai un momento che per +impedirli egli non avesse fatto ogni sforzo possibile, come seppi in +seguito che veramente fece. + +E subito e poi, a chiunque mi domandò se credevo ch’egli avesse in +qualsiasi maniera, o apertamente o di nascosto, preparato o contribuito +a preparare o non cercato di scongiurare o anche soltanto approvato +o desiderato quello che avvenne, una sola risposta diedi sempre, +immediata, sicura, risoluta come un grido del cuore e della coscienza: +— Lui! Turati!... Ah! è impossibile, è assurdo! Ne son certo come della +mia esistenza. + + +Un Comitato elettorale. + +Quattro anni fa, una sera d’autunno, andai per la prima volta a +portare il mio obolo al Comitato Elettorale Socialista, che era in +una delle più povere case d’una delle più vecchie strade di Torino. +Attraversai due cortili oscuri, salii quasi a tentoni per una scaletta +da campanile, ed entrai in una stanza bassa e nuda, mal rischiarata da +un piccolo lume a petrolio, posto sopra a un tavolino senza vernice, +intorno al quale stavano seduti tre operai che scrivevano. Non credo +che alcun Comitato elettorale democratico abbia mai avuto un ricetto +più conforme all’austerità dei suoi principii. + +V’era in un angolo, sopra una cassetta, un poligrafo di prezzo minimo; +in mezzo a una parete un foglio di carta, appeso ad un chiodo, con su +il motto di Garibaldi: IL SOCIALISMO È IL SOLE DELL’AVVENIRE, scritto a +mano; pacchi di circolari ammucchiati sull’ammattonato; nessun mobile, +fuorchè il tavolino e due panche; le pareti chiazzate d’umido, le +finestre coi vetri rotti, uno squallore di carcere. + +— Povero Comitato Socialista — dissi fra me — e che potrai fare qui +dentro? + +E pensando agli altri Comitati che si davano moto in quei giorni, ai +grandi uffici di giornali, ai salotti politicanti, alle belle sale +d’Alberghi e di Circoli dove si preparano le altre candidature, e alle +centinaia di servitori e alle migliaia di lire e agli innumerevoli +mezzi di coazione e di corruzione di cui gli altri partiti potevano +servirsi e si servivano, per comperar coscienze ed estorcere voti, e +paragonando quella potenza lontana alla miseria presente, confesso +che fui preso da un sentimento di pietà e di tristezza misto a +quell’accoramento amaro che ci dà l’umiliazione di una persona amata. +E una sfiducia improvvisa — faccio anche questa confessione poco +onorevole — mi vinse. + +Mi appoggiai a una parete e stetti pensando. + +Intanto altri entravano. Entrando buttavano sul pavimento i fiammiferi +che avevano accesi per rischiarare la scala. Erano operai che venivano +dalle officine coi capelli arruffati e le mani nere, studenti, +impiegati, maestri; uomini maturi e giovinetti; qualcuno coi capelli +bianchi. Entravano a coppie, a gruppi, a uno a uno, in silenzio. Alcuni +parevano stanchi, altri sopra pensiero. Ma appena entrati, e stretta +la mano agli amici, mutavano viso. Poi s’avvicinavano al tavolino, e +ciascuno dava il suo obolo, in logori biglietti d’una lira o cinquanta +centesimi, o in soldi, che contavano sulla mano. Davano gli uni la +bottiglia di vino di cui avevano bisogno, gli altri la provvista di +tabacco d’una settimana, chi la serata al teatro che desiderava, chi la +scampagnata domenicale che vagheggiava da un mese. — E perchè? pensavo, +guardandoli. Ne conoscevo una buona parte e avevo ragionato con loro. +Nessuno sperava una vittoria, e neppur una dimostrazione elettorale +notevole. Nessuno anche confidando in avvenimenti straordinariamente +favorevoli e in una diffusione meravigliosamente rapida dell’Idea +socialista, sperava in un miglioramento qualsiasi del proprio stato; +molti, da un mutamento prossimo dello stato sociale avevan piuttosto +a temere danni che a sperare vantaggi; ed io sapevo che lo sapevano. +E nondimeno davano il loro danaro con la compiacenza manifesta di chi +compie un dovere di cui è profondamente persuaso. Sul viso di tutta +quella gente traspariva la coscienza ferma e tranquilla di servire +una causa, di esser sulla via della verità, di volere il bene di +tutti e di aver per sè l’avvenire. Si poteva esser certi che non vi +era fra di loro un’ambizione nascosta, una coscienza comprata, una +volontà costretta, un sentimento malfido. Vedevo giovani studenti che +chiamavano per nome operai cinquantenni, mani bianche che stringevano +mani nere, crocchi di persone d’ogni classe fra cui appariva un accordo +di sentimenti e una maniera di familiarità, che non avevo visto mai +in alcun tempo e in alcun paese. Mi pareva di veder gli elementi della +nostra società disciolta che si cercassero e si unissero in una forma +di società nuova, animata da un nuovo concetto della vita e del mondo, +retta da nuove ragioni di stima e d’affetto reciproco e da leggi nuove +di rispetto e di gentilezza, più sapientemente civili, più sinceramente +cristiane di quelle che vedevo seguite in ogni altro convegno o +commercio di cittadini di diverso stato. Quell’adunanza era per me ad +un tempo una realtà e una visione che appagavano un confuso, istintivo, +ardentissimo desiderio di tutta la mia vita. + +E a questi pensieri, improvvisamente, come una fiamma sotto un soffio, +la mia fiducia si ravvivò. — Ah! se anche credessi che siete tutti +illusi — pensai — io v’amerei e v’ammirerei egualmente, o bravi +giovani, o rudi lavoratori, o poveri vecchi che non avete altro +impulso all’opera e al sacrificio che la speranza d’un bene di cui non +godrete, e che sopportando le durezze della vita e soffocando le ire +provocate e sfidando le persecuzioni pubbliche e sagrificando la pace +domestica, fondate la vostra speranza sul diritto del voto, conquistato +col sangue dei vostri padri, ossia sulla libertà, sulla ragione, sul +presentimento del trionfo necessario della verità e della giustizia. Ma +no, voi non siete illusi, poichè la verità non può essere dalla parte +dell’ambizione, del mercimonio e dell’egoismo; la verità è nella vostra +coscienza libera e serena, è nella santità del vostro ideale, è in +quest’affratellamento generoso che condanna e corregge le ingiustizie +della fortuna, è in questa fede invitta che dà ai giovani una maturità +precoce, e ringiovanisce i maturi, e consola i vecchi, e nobilita +tutti. E ogni propaganda d’ogni grande idea, predestinata a mutare +il mondo, è cominciata, come questa, in luoghi oscuri, fra pareti +nude, in mezzo a gente sprovveduta di tutto, e odiata, e calunniata, +e derisa, mentre i difensori del passato, armati e ricchi d’ogni cosa, +si festeggiano a vicenda — in sale splendide e risonanti del plauso dei +parassiti — sicuri del presente e dell’avvenire. + +E tutt’a un tratto — con mio stupore — non perchè mancasse un legame +tra il pensiero e l’immagine, ma per la subitaneità dell’apparizione +— mi rividi dinanzi la statua di Ledru-Rollin, veduta anni addietro a +Parigi, eretta in atteggiamento profetico, con la mano stesa sull’urna, +come dicendo: Qui è la salute. + +E allora, precorrendo il tempo con l’immaginazione, vidi quella povera +stanza dilatarsi, e aprirsi altre sale lontane l’una dopo l’altra, in +tutti i quartieri cittadini, tutte rigurgitanti d’una folla simile a +quella che avevo dinanzi; e tutte quelle folle, agitate e ardenti, +salutare con evviva frenetici gli annunzi delle grandi vittorie +elettorali, giungenti l’un sull’altro dai vari quartieri, e da tutte +le piccole e grandi città d’Italia; e, tra gli evviva, le mani bianche +cercar le mani nere, e abbracciarsi i giovani e i vecchi, e scambiarsi +il bacio dei fratelli i figli di coloro che oggi si minacciano e si +odiano.... + +Troncai il soliloquio, ed entrai nella folla dei miei compagni con +uno slancio d’allegrezza e d’affetto, che non m’aveva mai data nessuna +amicizia del passato. + + +Lavoratori, alle urne! + +I nostri compagni del Comitato elettorale, che m’invitarono a parlarvi, +determinarono il soggetto del discorso con queste parole: — Eccitare +i ferrovieri, e specialmente gli operai, a prender parte attiva alla +lotta per le elezioni amministrative; dimostrar loro che essi hanno +interesse a mandare nel Consiglio comunale dei rappresentanti della +classe lavoratrice a cui appartengono. + +La cosa mi parve superflua. — Ma come — pensai — vi sono ancora dei +lavoratori non persuasi di questa verità, della quale sono compresi, in +fondo all’animo, anche molti di coloro che stimerebbero un’imprudenza +di proclamarla? E subito mi si affacciò alla mente che il primo, il più +efficace mezzo di persuadere gli ostili e di scuotere gl’indifferenti, +sarebbe stato di riferir loro quello che io mi intendo dire ogni giorno +da chi combatte le nostre idee utopistiche di progresso, di redenzione, +di missione politica ed economica delle classi lavoratrici. + +Queste idee — mi dicono — sono in voi, borghesi traviati e allucinati, +non nei vostri adulati lavoratori; e non sono che in una infima +minoranza di essi, a cui avete attaccato la vostra infermità cerebrale. +Come potete parlare sul serio delle loro aspirazioni e dei loro +propositi, quando non ve n’ha cinque su dieci che concordino in +un’idea, quando la parte maggiore non si dà pensiero alcuno delle +lotte a cui la chiamate con tanta insistenza, quando non hanno dato +ancora, qui specialmente, nessuna seria manifestazione di solidarietà, +di armonia, d’unità d’intenti, quando hanno anzi provato in mille modi +che la classe lavoratrice, come ente collettivo, non esiste ancora? +Voi dite che le classi dirigenti, che la borghesia è debole perchè è +lacerata dai partiti, scossa da mille contrasti di interessi, divisa in +dieci fedi diverse, e che per questo non opporrà una lunga resistenza +al movimento progressivo delle classi inferiori. Ma queste son più +divise e più deboli di noi! Noi davanti a un pericolo, nel nostro +interesse comune, ci uniremo in un sol fascio, e voi lo capite, e lo +preannunziate. Essi, nel loro interesse comune, non si uniscono. Che +c’importa che siano il numero, se, non essendo nè concordi nè attivi, +non sono la forza, senza di cui non vale il diritto? Che c’importa +che la scheda elettorale possa essere, come voi dite, lo strumento +della loro emancipazione, se essi o non se ne servono, o l’adoperano +contro sè stessi, o la mettono al servizio d’ogni richiedente? Non +uniti nell’esercizio dei mezzi e legali e pacifici, non lo saranno +mai neppure, non lo potranno mai essere nell’uso dei mezzi violenti. +Noi possiamo dunque riposare tranquilli e ripetere cento volte a chi +ci parla d’un esercito di lavoratori, che l’esercito non esiste, che +non ci sono che caporali e pattuglie disperse, e la gran moltitudine +si ride della vostra conquista dei poteri, e che voi sognate a occhi +aperti. + + * + +A voi tocca di smentire col fatto quelle asserzioni. Io mi ingegnerò +di persuadervi a smentire. E notate, non avrei bisogno di parlarvi +come socialista. L’interesse che hanno i lavoratori a organizzarsi, a +concertarsi per mandare alle amministrazioni comunali e nei parlamenti +dei loro compagni esiste, secondo me, anche fuori della ragione +del socialismo. Non c’è bisogno di creder possibile o necessario +nell’avvenire un determinato ordinamento sociale per comprendere +quell’interesse. Basta desiderare dei miglioramenti nella vostra +condizione, come tutti desiderate; basta capire che, siccome nessun +miglioramento importante nello stato delle classi inferiori può +avvenire senza sacrifici gravi nelle classi sovrastanti, e poichè +sui sacrifici spontanei, essendo qual’è la natura umana, è illogico +il fare assegnamento, così quei miglioramenti bisogna conquistarli; +e che nessuna conquista si fa da una classe sociale senza lotta, e +nessuna lotta si vince senza forza, e la forza non si consegue senza +l’accordo della classe. Ora quest’accordo è possibile, è ragionevole, +si deve compiere anche tra i lavoratori che non siano d’una sola idea +e d’un sol sentimento riguardo al socialismo. Non si deve forse, prima +di giungere a questo, passare per una serie di riforme e di conquiste +minori che tutti vogliono ugualmente? Ma io dico questo a voi! Ma se +son molti i borghesi stessi persuasi di questa verità. + +Ve n’ha molti, ostili al socialismo, che credono inattuabile, ma che +pure, essendo onesti, vedon con occhio favorevole e affrettano col +desiderio il movimento d’organizzazione delle classi lavoratrici, +anche sotto la bandiera socialista, come il solo mezzo che rimanga di +pervenire a riforme radicali a vantaggio loro, senza le quali credono +anch’essi inevitabili degli sconvolgimenti funesti alla società. E +fanno questo ragionamento che non manca di logica: — O hanno ragione +i socialisti, i quali affermano, non già di voler rifare il mondo +sopra un disegno della loro fantasia, ma di sollecitare soltanto una +trasformazione a cui la società è condotta irresistibilmente dalla +forza stessa delle leggi vitali che la reggono, — e se questo è vero, +se la trasformazione è inevitabile, non solo è inutile d’intralciare, +ma è logico assecondare il movimento. — O se è vero l’opposto, ossia +che questa trasformazione non è necessaria, e la società non avverrà +pel solo fatto che i socialisti la vogliono, una forza invincibile vi +si opporrà, contro cui tutti i loro conati si spezzeranno come contro +una legge di natura; e in questo caso non c’è nulla a temere, e si ha +da assecondare egualmente un movimento il quale, senza arrivare alla +mèta che si propone e da cui noi rifuggiamo, produrrà pure dei vantaggi +grandissimi, non conseguibili per altra via. Vorrete voi essere meno +arditi di questi prudenti conservatori? + + * + +Veniamo ora al vivo dell’argomento. + +Non vi pare un’anomalia singolarissima che nei Consigli comunali di +città dalle centinaia di migliaia d’abitanti, in Consigli dove si +trattano interessi di tutte le classi sociali, tutte le classi siano +personalmente rappresentate, tutte, fuorchè la più numerosa, che è +anche quella che ha maggior bisogno d’esser tutelata? Io credo che la +cosa parrà un giorno tanto strana che se n’andranno a cercar le cause +con la stessa curiosità con cui si ricercano quelle dei più singolari +fenomeni sociali del tempo andato. + +Io m’immagino uno straniero semi-barbaro, ma di molto acume, piovuto +qui da un paese in cui non sia idea di regime rappresentativo, lo +metto col pensiero in uno di quei Consigli, e mi par di sentirlo +dire: — Ma come mai! Ecco un’assemblea in cui si parla ogni momento +d’interessi del lavoro e di lavoratori, in cui l’uno accusa l’altro a +ogni tratto di non essere vero interprete dei loro sentimenti, delle +loro aspirazioni, e d’operai non c’è un solo, non uno che possa dire: +i _nostri_ sentimenti, le _nostre_ aspirazioni, i _nostri_ bisogni son +questi! — Dopo essersi fatto spiegare a un di presso in qual maniera si +formino queste assemblee, il mio semi-barbaro direbbe al suo cicerone: +— Ho capito! Qui non c’è operai perchè gli operai non sono elettori. +— Ma no, lo sono — gli sarebbe risposto — e dispongono di migliaia di +voti. — Allora direbbe: — Sono elettori, ma non sono eleggibili: ma +essi non eleggono alcuno dei loro perchè non ce n’è alcuno che sappia +parlare nè scrivere. — Ma no, vi ingannate: ce n’è molti che parlano +mirabilmente dei propri interessi nelle loro riunioni professionali o +di partito e ce n’è anche molti che sanno trattare la penna a dovere, +tanto che se si fondasse un giornale come quel tal «Buon senso», +fondato a Parigi nel ’48, aperto a tutti i lavoratori, si farebbero +anche qui delle scoperte particolari curiose. — Ho capito questa volta +— direbbe finalmente lo straniero. — Essi non eleggono nessuno della +propria classe perchè vedono gl’interessi loro ben patrocinati dai +rappresentanti della classe borghese, che stimano inutile aver dei +rappresentanti propri, e si tengono per ampiamente soddisfatti. — Ma +no, veda, non sono soddisfatti, si lagnano, dicono d’aver delle ragioni +da far valere, gridano che ci sono delle ingiustizie da correggere, +delle riforme da proporre, mille cose da fare. — E allora.... il mio +semi-barbaro non capirebbe proprio nulla. + + * + +Mi soffermo un momento all’ultima supposizione di questo straniero +immaginario, perchè esprime forse il pensiero di alcuno di voi; mi ci +soffermo per dire che nessun rappresentante borghese, per quanto sia +sincero ed efficace propugnatore della causa de’ lavoratori, potrà mai +avere in un’assemblea quell’efficacia particolare che vi ha uno della +vostra classe, il quale la rappresenta con la sua stessa persona e +ne spira l’alito dalle labbra, che può parlare di bisogni che sente +egli stesso e di sacrifizi ch’egli stesso compie e ha compiuti, che +protegge gli interessi del lavoro ch’egli fa e di cui vive, che è in +relazione intima, fraterna e continua coi suoi rappresentanti, che non +è legato ai rappresentanti degli interessi diversi od opposti da mille +sottilissimi vincoli, non lacerabili, di amicizie antiche, d’identità +d’abitudini, di idee comuni in altri campi, che non è impacciato dal +fatto d’aver professato in altri tempi opinioni discordi da quelle suo +d’oggigiorno, o di essere stato per queste indifferente; e che non può +essere sospetto in alcun modo di mancanza di sincerità.... perchè siamo +a questo ancora — che par tanto illogico e strano che uno si appassioni +e combatta per interessi sian pure sacrosanti, ma non strettamente +collegati o contrari a quelli della propria classe, che il pensiero +ch’ei sia un uomo generoso è l’ultimo che s’affacci alla mente degli +avversari: il primo è che sia un impostore. + + * + +Certo, io mi rendo conto dei dubbi che hanno molti di voi a questo +proposito, dubbi che non si danno, generalmente, negli operai di Comuni +rurali. Là il Lavoratore vede partecipare all’amministrazione pubblica +persone della sua medesima classe, di coltura non maggiore alla sua, +e che trattano dei piccoli interessi comuni con la semplicità, e col +linguaggio che egli stesso adopera: gli par quindi naturale, e non può +parergli inutile di mandar fra gli amministratori del Comune uno dei +suoi. + +La cosa è diversa, si capisce, nelle grandi città. Abituato per +tradizione a veder sedere nei Consigli cittadini di una sola classe, a +vedervi rappresentati largamente la scienza, l’ingegno, l’esperienza +degli affari, la ricchezza, e la discussione sollevata spesso al +di sopra della sua cerchia di cognizioni e di idee, l’operaio ha +finito per considerare quella rappresentanza quasi come un privilegio +signorile, e stenta a capacitarsi del come un suo compagno vi potrebbe +prender parte utilmente, non riesce a raffigurarselo là che come uno +spostato e un inetto. Ma egli è in errore. Egli non considera che +il suo compagno andrebbe là a rappresentare un ordine di idee sue +proprie, di interessi di cui ha conoscenza pratica, di questioni in +cui ha un criterio preciso: non pensa che in ogni discussione ha un +grande valore anche una sola idea netta, espressa a proposito, sia +pure con la più rozza parola; che ciò che in molte discussioni gli par +superiore alla sua intelligenza e alla sua coltura non è che zavorra +accademica e curialesca gittata sulla vacuità degli argomenti; che il +buon senso è in ogni luogo e in ogni cosa la prima forza, e che una +gran parte delle lungaggini deplorevoli a cui si abbandonano spesso le +più colte assemblee, derivano appunto dal non esservi un sufficiente +numero di quegli ingenui parlatori, a cui manca l’arte d’ingrandire, +di assottigliare, d’intricare, di confondere tutte quante le questioni, +invece di attenersi al fondo delle cose, come suol fare l’uomo incolto, +che è persuaso di un’idea. + + * + +E d’altra parte convien che si persuadano i lavoratori che la +loro classe non s’innalzerà mai fin che un gran numero di loro non +saranno passati per quella impareggiabile scuola pratica che sono le +amministrazioni pubbliche e le amministrazioni private: intendo per +private quelle delle loro Società e delle loro Corporazioni. + +A questa scuola si formarono la maggior parte dei quarantaquattro +deputati del Parlamento germanico — meccanici, calzolai, falegnami, +doratori, operai d’ogni arte e d’ogni mestiere — in molti dei quali +riconoscono gli stessi avversari, spesso con parole d’ammirazione, +cultura varia, abilità parlamentare, e, nelle discussioni che toccano +le idee e gli interessi del loro partito, un’efficace eloquenza. +A questa scuola si formò quel valoroso, quel benemerito Anseele, +fiammingo, fondatore di quell’ammirabile complesso di Cooperative +di Consumo e di produzione che è il «Vooruit», il più fortunato +esempio di organizzazione socialista che sia stato attuato finora. +Si educò a questa scuola quel Luigi Bertrand, operaio marmista, in +cui sembra incarnato il genio organizzatore della sua razza che da +un capo all’altro del suo paese fondò Società cooperative, Case del +popolo, Circoli di studi sociali, e che è, col Volder, l’anima del +Partito operaio belga, rispettato, ammirato anche dai più appassionati +oppugnatori e scalzatori dell’opera sua. E alla scuola medesima +crebbero tutti quegli operai della sua nazione, i quali, all’ultimo +Congresso internazionale di Bruxelles, diedero prova di tal senso +pratico, di tanta chiarezza d’idee, di una così larga cognizione di +molte questioni sociali ed economiche, che se li avessero uditi certi +uomini d’ordine d’una grande città italiana, radunatisi l’inverno +scorso in Assemblea por provvedere agli affari propri, avrebbero +deplorato anche più amaramente di quanto fecero i funesti effetti +dell’istruzione popolare. + + * + +Comprendo un’altra difficoltà che si oppone, in molti lavoratori, alla +concordia nella lotta elettorale. E ve lo accenno senza un’ombra di +intenzione di farvi un rimprovero. La difficoltà risiede in un vostro +difetto. — Vostro? — No. È un difetto di tutti gli uomini, e che si fa +sentire in tutte le classi. Ma è naturale, è scusabile che si faccia +sentire nella vostra forse più fortemente che nelle altre. Nella classe +che ha più fondate ragioni di lagnarsi delle ingiuste disuguaglianze +sociali, si comprende che sia più viva la renitenza a conferire ai +propri uguali una forma qualsiasi di superiorità, come si diffidi più +facilmente del compagno che aspira ad innalzarsi, e anche di quello che +è portato in alto suo malgrado, come sorga il più forte sospetto che +chi esce dalla sua schiera possa abusare dell’autorità e della fortuna. +Ma è pure una tendenza a cui convien resistere a qualunque costo. Già +lo disse un bravo lavoratore francese ai suoi camerati, con parole +scolpite che io vi voglio ripetere, non solo perchè possano riferirsi a +voi le sue censure, ma anche per mostrare che il male è in ogni paese. + +Certo — egli disse — l’opera è lunga, penosa, irta di difficoltà. +Ma se noi non perveniamo a unirci in uno spirito di larga e forte +solidarietà; se passiamo il tempo a lacerarci l’un l’altro, parodiando +i borghesi nelle loro dispute vane; se ci divertiamo a giuocare alle +chiesuole e alle consorterie; se non uccidiamo in noi stessi quel +deplorevole senso di gelosia, per cui non possiamo sopportare tra le +nostre file alcuna superiorità intellettuale; se non ci eleggiamo dei +capi che per obbligarli ad obbedire alle nostre cangianti volontà, e +non per seguire la loro direzione e ascoltare i loro consigli; se, in +una parola, non riesciamo a governare noi stessi, a nulla mai potremo +riuscire. + +E, senza dubbio, è la virtù opposta a questo difetto quella che +costituisce la principal forza di quel grande partito operaio di +Germania, nel quale — come osservò uno scrittore che lo studiò addentro +— l’osservanza verso i capi è più profonda che in ogni altro partito +dell’impero, e va non di rado fino all’eccesso, fino a una cieca +sottomissione. Ma è perchè là si comprende quello che da per tutto +si dovrebbe comprendere: che se è possibile immaginare una società +in cui tutte le disuguaglianze economiche e sociali siano soppresse +anche in forma assoluta, non è possibile immaginarne una in cui +siano anche soppresse le influenze della superiorità dell’intelletto +e del carattere e si faccia una colpa dell’ambizione, presa nel +suo senso migliore; perchè il voler togliere alle facoltà e alle +opere eccezionali degli uomini oltre ad ogni eccezionale compenso +economico, anche le soddisfazioni d’una ambizione legittima, è voler +isterilire, paralizzare la natura umana. E se sapessero i gelosi che +povera cosa sono le soddisfazioni dell’ambiente, con quante segrete +mortificazioni di amor proprio si scontano, da quante amarezze sono +turbate, specialmente in chi è spinto in su a combattere fra una classe +che non è la sua, invece d’invidiare e di osteggiare i compagni che +salgono, non darebbero, ne son certo, che incoraggiamenti e conforti di +fratelli. + + * + +Vediamo l’esempio che ci danno altri paesi, la Francia per la prima, +dove si accusava il partito dei lavoratori di essere «una fungaia +di gruppi dissidenti» incapace da dieci anni di muovere innanzi +d’un passo. Prima delle ultime elezioni, non vi erano che due Comuni +socialisti; mi spiace di non aver tempo d’accennarvi le molte riforme +ardite e benefiche attuate da uno di essi, di cui fu costretto a +encomiare la saggia amministrazione persino il prefetto della Senna. +Ebbene, nelle elezioni del 1892, il partito operaio socialista, +concorde nel programma del Congresso nazionale di Lione, pose le +proprie candidature in più di 80 Comuni. Ottenne al primo scrutinio +più di 100,000 suffragi, con circa 450 dei suoi candidati eletti nei +Consigli. A Marsiglia, trionfarono tutti i candidati del partito con +oltre 6000 voti di eccedenza sugli avversari. In altri 16 Comuni il +partito occupò l’intero Consiglio o v’ebbe una maggioranza notevole. +Al ballottaggio riescirono eletti altri 200 candidati operai, col +concorso alle urne di 50.000 votanti in più della prima volta. Insomma, +furano 26 i Comuni conquistati, e moltissimi quelli in cui il Partito +operaio, pure lottando per la prima volta, ebbe tali minoranze da far +ritenere sicura una prossima vittoria. Nè ciò avvenne nelle sole città +industriali. Persin nel cuore della vecchia Bretagna, la regione più +conservatrice della Francia, vi fu un comune che elesse con 700 voti +di maggioranza una municipalità socialista. E s’intende che s’usarono +contro il nuovo partito arti e minaccie d’ogni maniera, e che contro di +esso, dove non riuscì a primo scrutinio, si collegarono, alle elezioni +di ballottaggio, tutti gli altri partiti, anche i più ripugnanti fra +loro, donde è lecito argomentare che le elezioni del 1896 daranno in +mano del Partito operaio una gran parte delle amministrazioni comunali +francesi. E già ne appariscono i sintomi anche nelle popolazioni +delle campagne; gravi sintomi, di cui tutti gli accorti conservatori +s’inquietano: gridando alla rivoluzione e al finimondo. E con +finimondo, si capisce, voglion dire modestamente la fine del loro +dominio. + + * + +In Germania l’organizzazione generale del Partito è rafforzata, in un +gran numero di circoscrizioni, dalle cosidette «Società Elettorali», +che sono come i focolari del socialismo comunale, e che convocano a +intervalli determinati delle assemblee popolari, sempre numerosissime, +in cui tutte le questioni locali, legate agli interessi dei lavoratori, +sono largamente discusse. Questi prendono parte attivissima alle +elezioni del Consigli municipali. Se non ottennero grandi effetti +sin ora, ne è cagione unica il suffragio troppo ristretto. Ma dove i +socialisti entrarono nei Consigli, fu notevolissima l’azione loro. Non +c’è Comune importante in cui, l’inverno scorso, essi non abbian fatte +proposte per provvedere con sussidi dei Comuni e dello Stato alle più +stringenti miserie e propugnato validamente un programma pratico di +riforme che va dai provvedimenti per la disoccupazione al riordinamento +delle scuole, dalla soppressione delle imposte indirette in forma di +dazi all’avocazione ai Comuni di tutti i servizi pubblici esercitati +da privati. Fate che ottengano l’allargamento del suffragio e le loro +vittorie non si conteranno. + +E non può parer troppo ardito presagio a chi conosca con che ardore +prendan parte alle elezioni, in quel paese, non i lavoratori soltanto, +ma le loro intere famiglie; con che infaticabile attività le donne +medesime, anzi quasi esclusivamente le donne, compiano il lavoro di +distribuzione delle schede e dei manifesti, e si costituiscano in +Comitati elettorali per eccitar le compagne a concorrere all’opera +loro, e girino pei sobborghi i giorni di elezione, a scuoter gli +inerti, e spingano persino alle urne gli elettori recalcitranti. Perchè +esse comprendono non meno degli uomini che cosa significhi e che cosa +valga la loro scheda: un povero pezzo di carta, ma che turba il sonno +ai dominatori come recasse la loro sentenza; e non si può sopprimere, +perchè sarebbe troppo rischioso, e non è incriminabile, perchè non +c’è scritto che dei nomi, e non si può comprare, perchè chi lo porta +venderà la camicia, ma non la fede. + + * + +Lasciate ancora ch’io ricordi, a incoraggiamento di tutte quelle +ammirabili «Unioni dei mestieri» d’Inghilterra, forti di milioni di +lavoratori, passate per tante lotte e tante avversità che le fecero +potenti, precedute dall’avanguardia socialista delle «nuove unioni», +socialiste oramai — in sostanza — esse medesime, come si chiamarono +nell’ultimo Congresso di Belfast e nelle recenti elezioni municipali, +e continuamente rinvigorite e, spinte innanzi dalle generazioni nuove, +fresche di forze e, di speranze. — Trent’anni fa — come disse pochi +dì sono un deputato autorevole alla Camera dei Comuni — il loro nome +suonava biasimo e quasi ingiuria; sorgeva di rado in Parlamento un +uomo che avesse il coraggio di assumerne le difese; erano assalite +con violenza dalla tribuna, dal pulpito, dalla stampa; nel 1867 se +n’era decretata la soppressione. Ora, non solo esse hanno riportate +meravigliose vittorie nella legislazione del lavoro, non solo si +sono liberate a poco a poco di quasi tutte le vecchie leggi che le +inceppavano; ma esercitano un’influenza grande nei Consigli edilizi +e d’istruzione, e in tutte le Corporazioni locali. Ora sono lodate +dagli uomini di Stato e dalla stampa d’ogni colore, i governi cedono +alle loro domande e seguono i loro consigli, le Corporazioni d’ogni +specie accettano le loro deliberazioni intorno ai contratti di lavoro +o ai salari, i loro principii s’insinuano in ogni classe sociale, la +loro azione conquista il mondo industriale e si dilata nel Parlamento. +— E han serbato inalterato, notatelo, il loro carattere operaio, son +costituite da operai, fatte per loro, da loro dirette. Nè le gelosie +e le discordie individuali, che son là come altrove, nè i tribuni +che mirano a soppiantarsi a vicenda, nè gli ambiziosi che tendono a +formarsi un partito, sfibrano menomamente l’enorme forza delle loro +file serrate e concordi; quell’enorme forza di organizzazione e di +fede, che fece dire a Luigi Kossuth negli ultimi giorni della sua +vita, a un pubblicista qui presente: — Il socialismo, credete a me, +rovescierà tutto. + + * + +Ed ora, c’è bisogno che io vi dimostri con altri argomenti ciò che mi +proposi di dimostrarvi? Certamente, la conquista del potere politico +deve star sopra a quella dei municipi: ve lo dice per bocca mia uno +dei nostri più bravi pubblicisti, del quale vi ripeto le parole. +Importa che vadano al Parlamento dei rappresentanti dei lavoratori, +non foss’altro che per indicar la forza e la coesione del Partito, +per esercitare un sindacato continuo, almeno d’efficacia astratta, +per alzar la voce risoluta in favore di tutte le libertà a cui ha +diritto, di cui ha bisogno l’Idea per espandersi. Ma fin che quei +rappresentanti non saranno che un’esigua minoranza, ossia per molto +tempo, pur troppo non c’è gran che da aspettare da loro; nemmeno che +ottengano importanti modificazioni a quelle piccole riforme sociali +che spuntano di tanto in tanto anche alla Camera nostra. Ora la lotta +nei Comuni, oltre ad altri vantaggi immediati, presenta anche quelli di +dare al Partito dei lavoratori movimento e vigore, di disciplinarlo, di +addestrarlo a un’azione ordinata e proficua nelle elezioni politiche. +In Francia, prima della rivoluzione, furono le assemblee provinciali, +furono i Consigli di circondari e parrocchie quelli in cui la borghesia +s’ordinò e preparò meglio all’azione che la condusse al trionfo. La +stessa rivoluzione italiana che ci condusse all’unità, si è grandemente +giovata, s’è innestata su di esse e di esse s’è alimentata. — Ed è +evidente che dovrà seguire il medesimo per l’Idea che unisce ora i +lavoratori. Già nei Comuni minori si riportarono segnalate vittorie, +di cui non cito che l’ultima, quella di Gualtieri, conseguita dopo più +d’un anno di commissario regio. Tocca ora alle città grandi di seguir +l’esempio. Tocca a voi in ispecial modo, di far sì che Torino non abbia +questa poco onorevole singolarità, di esser l’ultima delle grandi città +italiane a mandar nel Consiglio comunale un operaio. + + * + +Ma — mi sento opporre — quanto tempo si dovranno aspettare i vantaggi +che ci son promessi, se questi non verranno prima che il nostro Partito +sia maggioranza! Anche questo è un errore. Molti e grandi vantaggi +precederanno di gran lunga la vittoria finale. Fate che i lavoratori +dian prova di concordia, di unità d’intenti e di risoluzione, e che +comincino a riportare delle vittorie elettorali notevoli, e vedrete +quante cose cambieranno sull’atto. Dove sono divisi, ciascuno di essi +non ha che l’importanza minima che può avere un operaio per sè stesso; +ma dove formano un’associazione vasta ed unanime, che dia certezza +di continuo e vigoroso incremento, la considerazione che ispira il +complesso delle forze si riflette su ciascun di loro. + +Prima assai di ottener dei vantaggi materiali s’accorgerebbe ciascun di +voi, perfin nelle sue relazioni individuali con persone di altri ceti, +di trovarsi in una condizione mutata; la coscienza stessa della forza +collettiva della propria classe, darebbe a ognuno una dignità nuova e +una sicurezza di sè, che non ha mai avuta. + +Ma neanche i vantaggi materiali si farebbero attendere, poichè a +chi mostra che avrà la forza di ottenere delle concessioni fra poco, +molte di queste si anticipano, e per mostrar di farle di buon grado +e per sfuggire al disdoro di vedersele strappare. Accade il medesimo +che nelle battaglie, dove il solo avanzarsi d’una truppa ordinata e +risoluta fa assai sovente indietreggiare il nemico, mentre lo stesso +numero degli assalitori non fa che eccitarne il coraggio, se s’avanzano +ondeggianti e scomposti. E come scemerebbe a un tratto questo sfacciato +abuso delle persecuzioni e delle minaccie, che son tanto facili e hanno +tanto effetto sugli individui isolati? Si sorride ora delle vostre +bandiere, perchè? Perchè son mille. Provate a serrarvi tutti intorno +a una sola, e si scopriranno al suo passaggio anche le fronti più +superbe. + + * + +È un altro errore — fortunatamente — quello in cui cadono molti di +voi, misurando il tempo che impiegheranno le nuove idee a compiere il +loro cammino vittorioso, da quello che impiegarono finora a percorrere +il primo tratto di strada, e traendo da questo computo una ragione di +sconforto. No, il computo è errato. + +Tutte le idee sociali che hanno in sè una ragione potente di vita, +vanno col moto accelerato dei gravi cadenti; stentano a prender forma, +muovono i primi passi lentissimi, par che ogni tratto s’arrestino; poi +prendono un regolare andamento, e dopo s’affrettano, e quindi corrono, +e infine volano, calano con una rapidità che fa rabbrividire anche i +più arditi. + +Basta confrontare, per accertarsene, il cammino fatto dall’idea +socialista; anche nel nostro paese, negli ultimi cinque anni, con +quello che fece nei primi, appena vi sorse. I proseliti venivano +allora a uno a uno, o a manipoli, e si potevano contare; per lunghi +intervalli di tempo nessuno aveva indizio dell’esistenza della nuova +_setta_: la stampa non ne parlava che di rado, e vagamente, come di +cosa di un mondo lontano, e per la dottrina non c’era che derisione, +disprezzo e stupore. Ora i nuovi credenti si affollano intorno a +centinaia, ogni giorno che passa ne leva su un’ondata; non aprite +più un giornale in cui non troviate scritto dieci volte, quasi per +forza il loro barbaro nome di guerra; si posson combattere quelle idee +tutti i giorni, ma non si può più tacerne per ventiquattr’ore; esse +hanno un’eco continua nel Parlamento, nelle chiese e nelle scuole; nel +Parlamento stesso, voci autorevoli e sdegnose d’altri partiti, alle +quali è costretto a consentire perfino il ministro di quella che si +chiama ancora Giustizia, si alzano con fiere parole contro i magistrati +che giudicano i ribelli senza conoscenza di causa, ignari perfin degli +elementi della loro dottrina; non c’è più autorità che non si trovi +costretta a studiar la questione, per poter distinguere, disputare, +governarsi; non si fa più pubblicazione che abbia la più lontana +attinenza all’interesse pubblico, in cui quelle idee non siano discusse +o accennate; non c’è più esposizione d’arte in cui esse non trovino la +loro espressione; non c’è più frivola conversazione di spensierati in +cui per un istante almeno, sia pure come un’ombra fuggevole, non passi +quell’argomento malaugurato. + +Si confondono ancora con quella, in buona e in mala fede, dottrine +diverse ed opposte, si calunniano gli uomini che le professano, +si tacciono o si sminuiscono le vittorie che essa riporta, e si +preannunzia che essa morrà di tisi o di piombo; ma non se ne ride più, +o se ne ride con quel riso che mostra i denti e corruga la pelle, +ma non ha negli occhi l’ilarità che vien dal cuore. E questo gran +mutamento, fra noi, è avvenuto in cinque anni, dal 1890, dopo il primo +maggio. Argomentate quale sarà il moto fra gli altri cinque anni, +quando la massa dei lavoratori avrà dato segno di concordia e di vita. +Perchè siatene certi, una delle più forti ragioni per cui non si mette +apertamente al servizio delle nuove idee tanta gente che v’è favorevole +in cuore — benchè vi ripugnino i suoi interessi di classe — è lo +spettacolo dell’apatia di quella classe medesima per la quale sarebbero +disposti a combattere. A che pro — essi dicono — turbarsi la vita e +affrettare il danno proprio per una moltitudine che non ha coscienza +dei tempi nè fede in sè stessa, e che par rassegnata ai mali di cui si +lagna, e determinata a nulla chiedere e a nulla fare, nemmeno coi mezzi +che la legge pone in sua mano? Chiudiamoci in un tranquillo egoismo e +vada il mondo per la sua china. + + * + +E questi sono assai più di quanti credete. Come più di quanti credete +sono coloro, a cui ho accennato da principio, i quali, pure non +essendo socialisti, sono profondamente persuasi che l’organizzazione +delle classi lavoratrici e la loro partecipazione al potere siano una +condizione indispensabile del progresso civile. Di uno di questi, d’un +valente economista, riferisco il ragionamento per quelli tra voi che +possono dire: — Io non voto per operai perchè non sono socialista. +— La nostra condanna — egli dice presso a poco — è che la classe +borghese è tutta scettica e pessimista. — Ora il pessimismo, per +lui, è un fenomeno di classe. E ne adduce giustamente per prova che +al principio del secolo in Francia, tutta la borghesia liberale, che +sentiva giunto il suo regno, non diede che scrittori ottimisti; la nota +pessimista usciva dagli scrittori aristocratici, i quali sentivano +che la loro classe moriva, o meglio era assorbita. Ora — soggiunge +— noi non diamo che scrittori scettici e pessimisti nelle cui pagine +non è un solo principio di riforma morale, non una parola che esprima +fede nell’avvenire. Le classi lavoratrici, invece, sono ottimiste al +presente quali non furono mai: la riforma economica, come la riforma +morale, ci verranno dunque da coloro che sono in basso, da quella +moltitudine oscura, in cui alita un sentimento umano, che manca in noi, +uomini aridi e freddi. Quando essa s’unirà per muovere alla conquista +del potere pubblico, e l’associazione l’avrà migliorata e la lotta +resa più forte, essa produrrà un cambiamento anche nelle nostre idee +morali. Fate che il potere politico non sia più un monopolio, ossia che +non appartenga più a una classe sola che ha gli stessi istinti e gli +stessi bisogni e vedrete che «la funzione di controllo lo moralizzerà». +Quelle riforme che ora non si vogliono per cieco spirito di classe, +si faranno allora per necessità, tutta la nostra vita sociale ne +risentirà l’influenza e una ben altra concezione della vita finirà per +prevalere. La feudalità è finita non per la rivoluzione, non perchè gli +uomini fossero diventati migliori, ma perchè, aumentata la produzione, +cresciuti gli scambi, rinsaldatesi le relazioni sociali, addensatasi +la popolazione, di utile come era quando nacque, s’era fatta dannosa e +insopportabile. E ciò che fu dell’aristocrazia sarà senza dubbio della +classe che la vinse, che è la borghesia. Quando la tecnica industriale +sarà progredita anche di più, quando la concorrenza sarà soppressa, +o dalla vittoria duratura del più forte o dall’associazione, quando +la produzione sarà diventata interamente meccanica, la borghesia +sussisterà nuova perchè ha in sè delle qualità di iniziativa, di +ordine e di economia, che mancheranno ancora per lungo tempo alle altre +classi; ma la sua funzione s’indebolirà, e l’organo, indebolendosi la +funzione, finirà anch’esso coll’indebolirsi. Questo grande movimento +operaio è dunque logico, necessario, benefico. E notate che a chi +esprime questo pensiero l’attuazione compiuta del socialismo non par +altro che un sogno. + + * + +Ma la sua previsione va molto vicino a quel sogno. + +E ha proprio da essere un sogno quello di uno stato sociale fondato +sull’accordo invece che sulla lotta per la vita; quello d’un organismo +sociale, in cui la produzione e la ripartizione delle ricchezze si +compiono come si compiono le funzioni d’assimilazione e di circolazione +in ogni organismo vivente, quello d’una società non più divisa in un +piccolo numero di vincitori, a cui sembrano riserbati tutti i beni +della civiltà, tutti i godimenti che danno la bellezza, l’arte, la +scienza, l’indipendenza, tutto ciò che fa amare la vita, e una immensa +massa inorganica e oscura di vinti, senza sicurezza, senz’agi, senza +cultura, quasi relegata fuori della luce e della speranza, come una +razza inferiore? + +Che abbia ad essere un sogno, una società in cui a ogni uomo sia +assicurato il lavoro, a ogni lavoratore un’esistenza umana, a nessuno +l’agiatezza oziosa, a tutti la coltura dello spirito, e in cui il +lavoro sia onorato di fatto, non a false parole, e la giustizia sia +una realtà, non una larva, e la libertà sia un bene di tutti, non un +vantaggio d’alcuni, e l’uguaglianza — quanto lo consente la cecità +della fortuna — sia una verità, e non una irrisione? + +Che sia davvero un sogno una società nella quale, davanti a ogni +moltitudine di persone d’ogni condizione si possa dire: — In questa +folla non c’è uno che viva del frutto delle fatiche altrui, non c’è un +ordine di cittadini che disprezzi l’altro o lo minacci o lo tema o ne +viva separato come da un abisso; questa è un’accolta di persone tutte +civili, strette da un patto comune, che ne fa una sola grande famiglia, +non un branco di belve in veste d’uomini, che tirano a divorarsi fra +loro; non un’accozzaglia di selvaggi inverniciati di civiltà, in cui +infuriano tante cupidigie, tanti odî, tante invidie, tante scellerate +passioni da disgradarne un inferno? + +Che debba essere un sogno una società in cui ogni onesto lavoratore +possa dire, guardandosi intorno: — Questi sono i miei alleati e i +miei fratelli; io non tolgo nulla a nessuno, nessuno usurpa nulla +a me, questa terra dove son nato è retaggio comune; tutta questa +civiltà, tutta questa ricchezza non è privilegio d’alcuno, ma è nostra, +appartiene a loro, a me, ai loro figli, ai miei figli, a quanti la +crearono e la fecondarono col pensiero, con le braccia e col sangue? +Che una cosa così semplice, così giusta, così bella, debba essere un +sogno? + +È un sogno punibile con la reclusione tra i dodici anni e i diciotto! +E questo in un paese libero, dopo cinquant’anni di lotta contro la +tirannìa! E mentre la più sfrenata manomissione del danaro pubblico, +spremuto dalle vene e dalle ossa di chi lavora, o è colpita di pene +irrisorie, o va impunita e trionfante! E quando pure fosse un sogno, +meglio mille volte creder nel sogno dei generosi che rassegnarsi +all’abbominevole realtà contro cui combattono e da cui sono soffocati. + + * + +Ma non credo che sia un sogno. Per crederlo dovrei rinunziare alla fede +nel progresso umano. O si tornerà indietro o si procederà per quella +via. E per quella via si procede. + +Un’altra volta ho accennato qui come questa tendenza appare evidente in +tutti i paesi civili, nell’avviamento di tutte le legislazioni, anche +nelle più piccole trasformazioni di tutte le istituzioni antiche, nel +sorgere e nello svolgersi di innumerevoli istituzioni nuove, in mille +tentativi, proposte, esperienze, quasi da per tutto respinte e mandate +a male per ora, ma che da per tutto si presentano con la vitalità +prepotente del germe in primavera, che tenta e rompe l’involucro che lo +imprigiona. + +Ma oltre che per ragioni dicibili, si è persuasi di una Idea per virtù +di una infinità di impressioni, di sentimenti, di riflessi di idee, che +sfuggono alla parola; per una successione di visioni istantanee della +mente, che fanno gridare alla coscienza: — Ecco la verità — e lasciano +in fondo all’anima un’incancellabile traccia. E quando è così l’idea +è una fede contro cui tutti gli argomenti si spezzano, che tutti gli +avvenimenti confermano, che le stesse contraddizioni rinsaldano; una +fede che ha in sè una forza impulsiva proporzionata alle resistenze +che incontrerà nel mondo la verità che essa racchiude; una fede per cui +possiamo dire schiettamente che le derisioni non giungono all’altezza +del nostro disprezzo. + +Sì, io credo che la società porti nel suo seno delle soluzioni +inaspettate per tutte le difficoltà che ora fanno credere impossibile +l’attuazione dell’idea socialista. Credo che il grande miracolo, senza +il quale essa non può attuarsi, la compenetrazione del sentimento +individuale col sentimento della collettività nell’animo e nella +vita dell’uomo, si compirà davanti alla irresistibile evidenza +dell’immenso bene che ne dovrà conseguire! Fede! idealismo! ci si dirà +commiserando. E noi rispondiamo con le parole d’un buon dotto tedesco +(non socialista, notate), il quale ha scritto poco fa: — Ebbene sì: +la storia ci insegna che la fede e l’idealismo sono le due grandi +forze, e che hanno sempre trionfato nel mondo. — Ed in fondo, ne son +forse persuasi anche gli avversari. Soltanto, più saggi di noi, essi +combatteranno per l’Idea in un tempo più favorevole ossia quando avrà +vinto. + + * + +Ma per giungere a questo.... No, non parliamo di questo, poichè +lo scopo della nostra adunanza e delle mie parole è determinato e +ristretto. + +Per ottenere, dico invece, un principio di miglioramento nelle vostre +condizioni, dovete fare dei sacrifizi! Dei sacrifizi! Ma è questa una +parola di cui l’uso e l’abuso snaturano affatto il significato. È forse +un sacrifizio lo scrivere dei nomi di vostri compagni sopra una scheda, +senza perdersi in vane discussioni e soffocando i sentimenti personali +che la coscienza riprova, a rinunziare a un’ora di ricreazione per +andare a compiere un dovere? Fate dunque questo, e fate anche di più, +esortate i vostri compagni a imitarvi: dica ciascuno di voi a uno di +loro: — Vieni con me. L’atto di deporre questo foglio nell’urna, che +ti par così inutile, ha un così grande valore che per avere il diritto +di compierlo si sparsero torrenti di sangue. Compiamolo, se non per +noi, per i nostri figli, perchè se noi non lo faremo essi non lo +faranno e troveranno la società quale noi l’abbiamo trovata. Votiamo +pei nostri compagni, se non altro per far vedere che non è vero che noi +andiamo a votare come un branco di servitori, che abbiamo coscienza dei +nostri interessi, senso d’alterezza, volontà, fiducia nell’avvenire. +— Credete che facendovi questa esortazione, non vi parlo soltanto +come socialista, nell’interesse di un partito, ma come cittadino, che +vuole la dignità, la prosperità, la forza del paese, dov’egli è nato e +ch’egli ama: dignità, prosperità, forza, che sono vuote parole dove le +classi lavoratrici non lottano per salire. Credete a uno che vi vuol +bene, e che ve ne volle sempre, anche quando non ve lo diceva, e che +ve lo dice ora senza secondi fini, poichè non solo non vi chiederà mai +il voto per andare al Parlamento, ma non ve lo chiederà nemmeno mai più +per tornare al Consiglio; credete ad uno, di cui tutte le ambizioni si +riducono ormai ad un solo desiderio: quello di poter dire, prima che si +compia la sua giornata, l’ultima volta che parlerà ai fanciulli delle +scuole pubbliche: — Rallegratevi! Voi vedrete certamente una società +più giusta e più felice di quella in cui vi lascio: — quello di vedere +il proletariato italiano, ossia il popolo vero, fondamento e scopo di +ogni cosa, corpo ed anima della patria, procedere trionfalmente sulla +via benedetta della sua redenzione. + + +Amor di patria. + +— È vero che il socialismo combatte l’amor di patria? + +— L’amor di patria bugiardo, sì. Ma se per amor di patria s’intende +amare il popolo fra cui siam nati, con cui abbiamo comuni la lingua, +l’indole, la storia e l’avvenire e amar la terra dove abbiamo passato +l’infanzia, dove son nati i nostri figli e son sepolti i nostri morti; +l’accusare il socialismo di combattere un tale affetto è cosa stolida +e assurda, come sarebbe l’accusare chicchessia di combattere l’amor +filiale o materno; il che non è possibile a chi ha viscere umane. Può +ella credere che se questo fosse vero si sarebbero volti al socialismo +tanti uomini generosi, tanti cittadini che per la patria hanno sofferto +e combattuto, e sentono profondamente tutti gli affetti? Può ella +pensare che un socialista, perchè tale, possa abbandonar la patria +senza sentirsi uno schianto nel cuore, e non ricordarla da lontano con +tristezza e con desiderio, e non rivederla dopo molti anni con gioia +profonda? Con qual fondamento si possono accusare i socialisti, in cui +si suol deridere il predominio del sentimento sulla ragione, di aver +l’animo chiuso e di voler chiudere l’animo altrui a uno dei più forti e +dei più naturali sentimenti umani? + +— Eppure, è una credenza universale. + +— Vuol dire una calunnia universale, che è tutt’altra cosa. Amare la +propria patria significa amare il proprio popolo. Quando si dice il +popolo d’un paese s’intende principalmente quella grande moltitudine +che coltiva la sua terra, che manda innanzi le sue industrie, che +forma il nerbo del suo esercito, che dà il maggior contributo al suo +erario, e la cui prosperità, moralità, forza è una cosa sola con la +forza, la moralità e la prosperità della nazione, poichè senza di +essa non vi è nazione nè vita. Ora il desiderare che questa grande +moltitudine, i nove decimi della nazione, s’innalzi a una condizione di +vita materialmente e moralmente migliore, il preparare, sollecitare un +ordinamento sociale (e sia pure un’utopia, che la natura del sentimento +non muta) in cui le sia dato un lavoro più umano e un compenso più +equo e resa possibile una vita intellettuale e più degna e tolto +dall’animo il terrore continuo della miseria e il sentimento amaro di +una inferiorità civile non giustificata nemmeno nella coscienza di chi +la vuol mantenere, in maniera che non più la forza, ma l’armonia degli +animi e degli interessi tenga unita la compagine dello Stato, il portar +nel cuore questa speranza di un migliore avvenire del proprio popolo +come la più santa delle proprie aspirazioni, e con lo scopo di tradurla +in realtà, studiare, combattere, rinunziare alla pace, rischiar la +libertà, patire danni e persecuzioni, dica lei, non è questo amare la +patria? E se questo non è amor di patria, con qual altro termine, di +grazia, le pare di poterlo definire? + +— Eppure la parola «patria» voi non la usate mai, o ben raramente, +nella manifestazione delle vostre idee. + +— Perchè di questa parola s’è falsato il senso, e, usandola, non +ci possiamo più intendere con la maggior parte di coloro che ne han +piena la bocca. È accaduto di questo come di altri grandi nomi, che +non c’è più nella parola l’idea netta della cosa. La parola «patria» +significa ora per i più qualche cosa d’astratto e di mal definibile, +posto quasi al di fuori di ciò che realmente la costituisce. Per alcuni +la patria è un’istituzione politica o una pura tradizione storica o +un dato ordinamento economico da conservare e difendere a qualunque +prezzo. Per chi gridava in Parlamento che si doveva nascondere la +cancrena bancaria _per carità di patria_, la patria era la Banca. +Nella mente di quell’imperatore il quale dice che per conservare due +provincie conquistate si dovrebbero far uccidere «dal primo all’ultimo» +tutti i sudditi dell’impero, pare che la patria non sia altro che un +determinato spazio di terreno segnato sulla carta geografica con una +linea di un dato colore. Per un gran numero di patriotti in buona fede +l’amor di patria è l’aspirazione a un ideale vago di grandezza, a cui +par debito e giusto di sacrificare ogni bene, o anche il solo culto +immobile dell’ideale unitario raggiunto, ossia una commemorazione +eterna del passato, in cui si scorda il presente e non si pensa +all’avvenire, e una febbre permanente dell’immaginazione, che vede +o cerca ogni giorno e da ogni parte un pericolo nazionale e vorrebbe +che la vita della nazione fosse uno sventolìo continuo di bandiere e +un arrotìo perpetuo di durlindane. Gridando «patria» si pretende che +tutti i lamenti tacciano, che tutte le ingiustizie sieno tollerate, che +tutti i mali si dissimulino, che tutte le grandi questioni rimangano +insolute, come se la patria e i suoi figli fossero due cose diverse +e separabili, come se il bene dei viventi non fosse che lo sperare un +avvenire migliore senza migliorare il presente e fosse possibile fare +una patria prospera, felice e gloriosa, con milioni d’uomini poveri, +dolenti e avviliti. Per queste ragioni non nominiamo la patria, e anche +perchè il suo nome è adulterato e profanato da troppi astuti che si +pagano da sè dei servizi che le resero o dicono di averle resi, da +troppi impostori che si fanno della parola una maschera, da troppi +farabutti che fanno della cosa un mercato. La parola che costoro +disonorano noi non vogliamo usarla per esprimere l’idea augusta e santa +che è il suo vero significato. + +— E sia pure; ma nell’idea della fratellanza, che il socialismo +propugna, e della federazione dei popoli, l’amor di patria non va +naturalmente perduto? + +— E perchè mai? Al padre che dice ai suoi figli: — Amate i vostri +concittadini come fratelli — oserebbe ella dire: — Badi che nell’amor +patrio va perduto l’amor figliale? — Se quando l’Italia era lacerata +dalle guerre civili, e ciascuna città reputava fortuna propria +la rovina della città vicina e si gloriava delle bandiere che le +aveva strappate e dei figli che le aveva uccisi, se un italiano +di Pisa, di Venezia, di Firenze, di Genova avesse detto allora ai +suoi concittadini: Questi odî sono insensati; queste guerre debbono +aver fine, e l’avranno; la prosperità di tutti gli italiani sarà +nell’accordo di tutte le città loro, perchè ci lega un ordine +d’interessi più alti di quelli che ora ci fanno combattere — si +sarebbe potuto dire a quell’italiano ch’egli non amava la patria? +E l’idea internazionale che annunzia il socialismo ai popoli non +è figlia legittima di quella che avrebbe annunziato quell’italiano +ai concittadini? Non è irragionevole giudicar disamore della patria +il desiderare e sperare che il bene di essa derivi da una stabile +e illuminata fraternità di tutte le nazioni civili, non più dalla +vittoria violenta e passeggera degli interessi dell’una su quelli +dell’altra? E in che cosa contrasta questo ideale con quello che +ciascun popolo serbi la sua unità e il suo carattere, l’amore della sua +terra e della sua storia, concorrendo alla grande opera della civiltà +generale con la somma di quelle facoltà distinte, che gli danno un +essere proprio e una gloria a parte? E perchè pensare che quella forza +unificatrice e benefica che oltrepassò le frontiere dei piccoli comuni, +delle grandi città e dei forti Stati minori, si arresterà eternamente +alle frontiere delle nazioni, già legate da vincoli innumerevoli +d’interesse, di lavoro e di pensiero, che s’accrescono e si rafforzano +continuamente? È possibile affermare che questo non avverrà? Non è +logico sperarlo, non è giusto desiderarlo, non è debito volerlo? E con +che fronte si può dire che il voler questo sia non amare la patria? + +Anche questo potrei ammettere; ma ciò che noi chiamiamo «ambizione +patriottica» e «orgoglio nazionale» voi non sentite. + +È come se ella dicesse a un padre: — Riconosco che voi amate i vostri +figli; ma che desideriate ch’essi siano rispettati ed onorati non +credo. — Veda la differenza delle opinioni! Noi crediamo che quei +sentimenti siano veramente sani e forti in noi soli. Soltanto le +ambizioni patriottiche hanno un’altra meta e la nostra alterezza +nazionale non può derivare dalla stessa sorgente. Noi immaginiamo +qualche volta di trovarci in un paese straniero e di udir suonare +intorno a noi le seguenti parole: — Ecco degl’Italiani. Salutiamoli +con rispetto. Essi danno alle nazioni un esempio splendido. La grande +lotta sociale si combatte nel loro paese sotto la protezione di +un’ampia libertà, non violata mai dal patto nazionale. La borghesia +si difende là pure, per necessità e per istinto; ma lealmente e con +sapienti concessioni, non con cieche violenze, combattendo l’idea +senza soffocare la parola, senza raccattare per combatterla le armi +odiose della tirannìa che essa stessa ha infrante e calpestate. In +poco più di trent’anni il loro paese ha innalzato l’edifizio della +legislazione sociale ammirabile. Tutte le stolte ambizioni vi son +morte. Tutto l’antico entusiasmo patriottico vi si è mutato, in tutte +le classi, in forza feconda di studi e di sacrifici diretti al supremo +scopo di estirpar la miseria, di diffondere la cultura, di assicurare +la concordia, di stabilir la giustizia. Quello è il solo paese +d’Europa, nel quale per generosità e per saggezza di tutti, la grande +trasformazione sociale che è necessaria, e che nulla può arrestare, si +compirà con un processo pacifico e solenne, che desterà l’ammirazione +del mondo. — Ebbene, il solo immaginare questo giudizio dato +sull’Italia ci fa battere il cuore e alzare la fronte e pronunciare il +nome della patria con un sentimento di gioia e di alterezza che non può +essere più puro, più dolce e più profondo nell’animo d’alcun patriotta. +Ma ambiziosi di ciò che ci pare vanità o stoltezza, e orgogliosi di ciò +che reputiamo sciagura e vergogna, non possiamo essere, nè saremo mai. + +— Insomma, voi amate la patria a modo vostro. + +— Certo, e non è colpa. La colpa è di non amarla nel miglior modo. Qui +sta la gran questione. Ci sono anche diversi modi di amar la propria +famiglia. Credette un tempo di amarla più d’ogni altro il patrizio che +sacrificava tutti i figli al primogenito, destinato egli solo a tener +alto il nome e lo splendore della casa, a spese dei suoi fratelli; e +questo amore parve saggio anche al mondo, che ora lo giudica iniquo, +e crede prima legge dell’amor paterno l’equità. Così v’è un amor di +patria che vuole la gloria anche a prezzo della miseria, e soffia negli +odî tra popolo e popolo e li pasce di orgoglio vuoto e di idee morte; +e questa è una passione barbarica, che la nostra ragione condanna e il +nostro cuore rifiuta. E v’è amor di patria fatto di carità e di pietà, +che vuol la prosperità anzi che il fasto, la moralità prima della +gloria, la pace nei cuori, la luce e il calore della civiltà equamente +diffusi, la patria non sfruttata da alcuno e benedetta da tutti, e +cancellato dalla sua faccia, prima d’ogni cosa e a qualunque costo, il +marchio vergognoso dell’ignoranza e della fame. + +— E il simbolo della patria, per voi?... + +— È una madre, come fu sempre per tutti quelli che l’amarono +sinceramente. Ma, dopo che professiamo queste idee, la sua immagine +ci appare più bella e più luminosa, perchè le splende sulla fronte un +avvenire più grande di quello che hanno sognato i nostri padri, ed è +più ardente che per il passato l’offerta che noi le facciamo ancora, +come nei giorni delle battaglie, del sangue e dell’anima nostra. + +— Questo non si crede. + +— Si crede; ma si nega, perchè giova. + + +Verso l’avvenire. + +Hanno torto coloro che si scoraggiano pensando che la fede socialista +non si diffonderà mai tanto nella borghesia quanto sarebbe necessario +a mettervi il disordine e a sfibrarne la resistenza, perchè una gran +parte della classe dominante si getterà a capo basso, spontaneamente, +sulla nuova via, assai prima d’esser persuasa che questa conduca +davvero alla «terra promessa» del socialismo. «Il movimento attuale +somiglia allo sfacelo del secolo passato, quando una società intera +si precipitò nell’ignoto per stanchezza o per errore di vivere sotto +le rovine di un mondo morto». — E non è il giudizio di un Marxista +fanatico: è del visconte ed accademico De Vogué, una delle menti più +profonde e più serene della Francia. + +Così è, così avverrà. E se da molti se ne dubita ancora, è perchè si +scambia con una malattia passeggiera del corpo sociale ciò che è invece +il principio della sua decomposizione. + +Puerile è il pensare che questa fiacca reazione sorta da ultimo contro +l’alta batteria politica e il grande brigantaggio finanziario possa +produrre nella società l’effetto d’una vigorosa cura rigeneratrice. +Essa produrrà l’effetto opposto, d’incoraggiare alla truffa scellerata +altri innumerevoli, dimostrando su quante complicità, su quante +difese, su quante vie di scampo possono fare assegnamento, nello stato +attuale delle cose, i grandi mercanti della coscienza e frodatori +delle nazioni, e quanto impudenti, sfrenati, mostruosi debbano essere +il mercimonio e la rapina per iscuotere quello che resta di senso +morale nelle alte classi e render necessaria almeno una simulazione +di giustizia. Questa corruzione si andrà estendendo, fatalmente, e si +dilateranno man mano con essa, per necessità, tutte le altre piaghe del +nostro ordinamento economico, generate tutte dal principio immorale +della formazione della ricchezza, come da un unico germe mortifero, +che la società borghese non si può strappar dalle viscere se non colla +vita. + +È fatale che per effetto del nuovo avviamento, della complessità +sempre maggiore degli affari finanziari, e della sempre più larga +separazione della proprietà dal lavoro, si vadano confondendo per modo, +a poco a poco, l’affare lecito e l’illecito, l’onestà e la bindoleria, +che questa libera quasi da ogni freno esteriore e fin anche dai +rimproveri e dai dubbi della coscienza, finisca a regnare nel mondo, +sovrana assoluta e intangibile sulle rovine d’ogni moralità e d’ogni +giustizia. È fatale che, crescendo ancora la febbre delle speculazioni +temerarie, dilagando il contagio dei fallimenti, ingigantendo coi +debiti il pericolo delle bancherotte nazionali, non debba più un giorno +rimanere ai risparmi di chi lavora e al capitale di chi ozia luogo o +modo alcuno di collocamento, che non condanni i possessori a una vita +d’ansietà e di terrore quasi altrettanto dura a sopportarsi quanto le +angustie medesime della povertà. È fatale che il difendere, il salvare +la piccola e la media proprietà terriera dall’imposta, dall’usura, +dal furto, dalla forza assimilatrice della proprietà grande e delle +pretensioni sempre più ardite e più potenti del lavoro, diventi col +tempo un’impresa anche più difficile di quella di preservare gli averi +e la vita in mezzo ad un popolo ancora composto a stato civile. È +fatale che in un avvenire non lontano la piena della gioventù colta, +fluttuante fra le vie già affollate degli impieghi e delle professioni +libere e la «degradazione» abborrita del lavoro manuale, malata d’ozio +rabbioso e famelico, giunga a tale altezza che la società n’abbia come +la soffocazione e i tormenti mortali dell’idropisia. È fatale, infine, +che la nuova feudalità finanziaria, che fa col danaro ciò che faceva +l’antica colla spada, allarghi e rafforzi sempre più la sua vastissima +rete, e allacci e assoggetti a una sempre più infesta tirannia +moltitudini, governanti e istituzioni, sfruttando e corrompendo tutti e +ogni cosa. + +Quando tutto questo sarà, e quando, oltre a questo, pigliando sempre +più campo per le raddoppiate difficoltà della vita e il cresciuto +furor del lusso e degli agi, il matrimonio mercantile, prodotto +necessario del presente stato sociale, si moltiplicheranno a tal +segno gli scandali e le sventure da far tremare per l’avvenire della +famiglia anche i più scettici sfruttatori dei suoi ordini e delle sue +debolezze; quando sferzata sempre più forte dalla concorrenza e fatta +più audace dall’impunità comprata e dal perfezionamento scientifico +dei metodi, la produzione privata sarà giunta con la ciarlataneria, +col veneficio, coll’adulterazione spudorata d’ogni cosa a tal punto da +non esser più che una vasta, continua e spietata insidia alla borsa +e alla vita di tutti; quando un’aristocrazia del danaro disonesta e +villana, quanto scemata di numero altrettanto cresciuta di potenza, +avrà spinto il fasto e l’insolenza fino ad offendere l’orgoglio della +media borghesia, intisichita da lei, assai più fieramente di quel +che l’agiatezza di questa non offenda ora la «plebe»; quando nessun +onesto padre di famiglia non potrà più, nemmen per pura consuetudine +pedagogica, consigliare la generosità, la delicatezza, l’amor dei +propri simili, la nobile ambizione della stima pubblica ai propri +figliuoli, senza che questi gli rispondano con beffarda risata, +mostrandogli da ogni parte il trionfo incontrastato e durevole di tutti +coloro che quelle virtù calpestano col più freddo cinismo; quando +finalmente, con l’ingrandire e l’incalzare delle crisi commerciali +e col progressivo organamento delle classi lavoratrici, crescendo di +gravità e di frequenza le miserie e i pericoli della disoccupazione, +gli scioperi, le lotte, i digiuni e le ire delle moltitudini cittadine +e rurali, sarà sempre più spesso necessario, per mantenere almeno +l’apparenza dell’ordine, rispondere ai lamenti e alle maledizioni +con quelle sciagurate falciature di vite umane, che lascian nella +terra insanguinata tanti germi d’odî e di vendette feroci; quando le +cose saranno a questi termini — e non ci vorrà un lunghissimo tempo +— alla propaganda socialista non rimarrà più molto da fare. Farà per +essa, nelle classi superiori, una stanchezza e una nausea infinita, +la cura paurosa di scongiurare una rivoluzione di sangue e di fuoco, +un bisogno immenso di ringiovanimento e di ideale, l’orrore — infine +— di «vivere sotto le rovine d’un mondo morto». E allora forse alla +borghesia non parranno altro che atti di rassegnazione logica e facile +quelle «virtù sovrumane» sulle quali essa giudica ora il socialismo +ponga il fondamento del suo futuro; troverà forse naturale in sè e in +tutti quella prevalenza benefica del sentimento della collettività +all’insipiente egoismo della nostra natura, e s’avvedrà che +l’impedimento più forte che ella aveva ad accettare l’idea socialista +non era nella sua ragione, ma nella sua borsa. Ma comunque sia, anche +spinta dalla «ferrata necessità», essa si getterà nell’ignoto. + +Ora, se non avessimo fede che in quell’«ignoto», per forza delle +cose, la società troverà a poco a poco un ordinamento in cui sarà +soppressa la più mostruosa e la più funesta delle ingiustizie presenti +— la divisione degli uomini e in un piccolo numero di possessori di +ogni bene e in una enorme maggioranza di servi spogliati, abbrutiti, +angariati e sprezzati sotto le apparenze d’una eguaglianza bugiarda e +d’una libertà anche più bugiarda dell’uguaglianza — noi non avremmo più +alcuna speranza nel progresso umano: non ci rimarrebbe che incrociare +le braccia e dire: — Abbia libero corso la cancrena che ci divora, e +la putrefazione universale si compia. — Ma quella fede noi l’abbiamo, e +così profonda, che nel bel giorno di primavera designato a celebrarla, +ci prende un senso di pietà e quasi di stupore, vedendo per le vie +tristi della città, in mezzo a pochi cittadini sospettosi, passar la +minaccia armata dello Stato. Noi ci domandiamo a momenti perchè non +scendan tutti dalle case, uomini e donne d’ogni classe, coi bambini per +mano e con le rose di maggio sul petto. Oh certo, in un tempo remoto, +questo si vedrà! Le case saranno vermiglie di bandiere, per le strade +scorrerà una fiumana vivente, le fronti, le grida s’alzeranno libere al +cielo, e nel fremito sano ed immenso di popolo, penetrando nelle case +silenziose degli ultimi malinconici negatori della nuova fede, vincerà +finalmente anche il cuor loro, e li trarrà di forza alla finestra, +con le lacrime agli occhi e l’amore nell’anima a benedire la festa del +mondo. + + + + +PARTE TERZA. + +PER LA PACE. + + +Il socialismo e la guerra. + +Disse il Jaurès all’assemblea francese, in un discorso che scosse tutta +la Francia, a coloro che accusano il socialismo di — indebolire il +coraggio — predicando la pace — e di fiaccare le energie nazionali: +— «Io dico, al contrario, che quello che può snervare il coraggio +è l’eccitazione continua in vista d’un pericolo che è continuamente +aggiornato, il sistema d’abituare la nazione all’illusione del coraggio +e ad un eroismo verbale. Le energie morali sono come le energie +fisiche: non si distruggono, ma si convertono le une nell’altre. È +inutile perciò il fermare l’energia d’una nazione nell’una o nell’altra +forma sotto il pretesto che essa dovrà servire un giorno al tale o +al tal altro scopo. Date a una nazione delle energie vive e sane: +l’energia del lavoro, l’energia del pensiero, l’energia della libertà, +l’energia del diritto, e se queste forze saranno minacciate un giorno +da un’aggressione straniera, esse si convertiranno spontaneamente in +una magnifica espansione di coraggio». + +Le parole del grande oratore socialista della Francia dovrebbero +essere meditate dai reazionari bellicosi d’ogni paese, per i quali pare +che non esista questo quesito: se il sentimento dell’amor di patria, +principal forza d’un esercito in una guerra di difesa nazionale, non +debba essere più o men forte nelle moltitudini combattenti secondo +la maggiore o minor quantità di beni materiali e morali che l’idea +di patria rappresenta per esse; se da moltitudini che, difendendo +il paese proprio, sono consapevoli di difendere uno Stato dove hanno +libertà, giustizia, vita umana, non sia da attendersi maggior valore +e costanza che dai figli d’un popolo, nel quale quei beni non siano +ancora che aspirazioni temute e compresse; se, essendo in guerra una +grande forza la coscienza della propria superiorità morale sul nemico, +non abbia, di due eserciti, a battersi più fieramente quello che sa di +rappresentare un più alto grado di perfezione sociale, di combattere +per conservare una maggior somma di conquiste civili o economiche; se, +in fine, non debbano prevalere per virtù d’ardimento e di sacrificio +quei soldati che difendono l’integrità d’una patria, alla quale, oltre +che dall’affetto istintivo, si sentono legati dalla gratitudine di +figliuoli beneficati e protetti. + +È fuor di dubbio che dei miracoli di valore compiuti dagli eserciti +della rivoluzione francese fu prima cagione l’idea, fiammeggiante fin +nell’ultimo dei loro soldati, di difendere una nazione che innalzava +in faccia al mondo la bandiera d’una nuova storia, di portare sulle +punte delle loro baionette il verbo della libertà contro un dispotismo +inteso ad eternare il passato per terrore dell’avvenire; ond’era +universale in quegli eserciti la coscienza di sovrastare moralmente, +quasi come una razza superiore, alle masse asservite e inconscienti +che avevan di fronte. È dunque strano e quasi inesplicabile come gli +avversari ostinati del presente moto del proletariato, che accusano +chi lo guida e lo seconda di voler distruggere il sentimento e le +forze militari della patria, e da quel moto mirano a distrarre gli +animi con lo spauracchio perpetuo d’una guerra nazionale, non pensino +che il mantenere le classi lavoratrici, come essi vorrebbero, nel +presente stato di miseria intellettuale o economica, avrebbe per +effetto certissimo d’indebolire alle radici il vigore difensivo della +nazione, principalmente costituito dalla fede del maggior numero nella +virtù benefica delle istituzioni che la reggono e dalla speranza comune +di uno stato migliore; il quale dal sopravvento straniero sarebbe +allontanato o precluso. Essi vogliono nel pugno della nazione una spada +enorme; ma non considerando se sarebbe gagliardo o fiacco il braccio +che l’ha da reggere, se ardente d’entusiasmo o restìa l’anima che deve +movere il braccio, se sarebbero sane e concordi, o inferme e slegate, +tutte le facoltà di quell’anima; se, insomma, si possa avere in guerra +un grande esercito quando non s’ha in pace un grande popolo, e se tale +possa essere un popolo povero, malcontento ed incolto. Il corollario +di queste osservazioni è un paradosso apparente, che noi stimiamo +una grande verità; cioè, che di due nazioni in guerra, di cui l’una +attentasse all’integrità dell’altra, non essendo troppo diseguali le +forze del numero e delle armi, la più valorosa, la più tenace, la più +sicura della vittoria sarebbe quella in cui l’evoluzione socialista +avesse portato le moltitudini a un più alto grado di prosperità e di +coscienza civile: l’evoluzione socialista, poichè non v’è oramai altra +via di progresso sociale, anche se l’ultimo ideale del socialismo fosse +un’illusione. + + +Dopo Algesiras. + +Quando pareva che dalla conferenza d’Algesiras fosse per nascere +una conflagrazione europea, dalla voce dei profeti del peggio fummo +maravigliati a tutta prima come dal pronostico di una cosa insensata +e incredibile. — Come, nello stato presente di civiltà —, domandammo +a noi stessi — perchè due potenze europee non riescono a conciliare +certi loro interessi commerciali in un angolo dell’Affrica, è ancora +possibile lo scoppio d’una guerra che metterebbe a fuoco e a sangue +forse l’Europa intera, e farebbe tale sperpero di vite, d’oro e di +lavoro, e accumulerebbe tanti orrori, e avrebbe effetti funesti per +così grande spazio di tempo, da non potervi fermare l’immaginazione +senza un brivido di sgomento mortale? È possibile ancora che il +presente e l’avvenire di milioni d’uomini di dieci paesi dipendano +dalle discussioni di venti persone, delegate dai Governi, non dalle +Assemblee dei loro Stati, a trattare una quistione che la grandissima +maggioranza di quei milioni d’uomini non conosce, o non comprende, +o non cura, e che, comunque si consideri, non è una quistione vitale +per nessun popolo, ma un contrasto d’interessi ristretti, a cui non ha +dato importanza improvvisa che un risentimento d’orgoglio nazionale? +È dunque così barbaricamente costituito ancora, dopo tanto corso di +civiltà, l’organismo politico e sociale delle nazioni, che resti in +balìa di pochissimi lo scatenare i popoli a un macello immenso, e +che da questi se ne attenda il cenno come una sentenza del destino; +che d’un fatto così formidabile, del quale i popoli stessi hanno pur +da essere attori e vittime, si dica rassegnatamente: — Avverrà? non +avverrà? — come d’un fenomeno della natura, indipendente da ogni azione +umana? È possibile che si esprimano ancora, parlando di individui, +soggetti, per quanto posti in alto, a tutti gli errori umani, concetti +spaventevoli come: — Se questi o quegli «vorrà» o «non vorrà» la +guerra? — Che si possa dire ancora (e non paia orrendo): — Meglio il +disastro passeggiero d’una guerra che quello perpetuo della pace armata +—, come se fra le due vie: di far la guerra per poter disarmare e di +disarmare per non farla, non si potesse sensatamente neppur discutere +la preferenza da darsi alla prima? Che, in fine, si consideri ancora +la guerra con la mentalità selvaggia di quel condottiero spagnuolo, +per cui essa era «el verdadero estado del hombre»? È possibile? — Che +tutto questo fosse possibile sapevamo bene prima che la Conferenza +d’Algesiras si radunasse; ma le voci, che questa fece sorgere, d’una +guerra probabile e prossima, ci destarono, come fa sempre l’avvicinarsi +d’un pericolo che prima era lontano, quasi un concetto nuovo del +pericolo medesimo, e un nuovo sentimento, che fu di maraviglia dolorosa +e sdegnosa, e d’umiliazione e di rivolta insieme della nostra coscienza +d’uomini civili. + + * + +Più vivo ci fu reso questo sentimento dalla considerazione d’un +fatto. È fuor di dubbio che a una guerra per la quistione affricana +era risolutamente avversa l’opinione dei più in ogni nazione; che, +non parlando delle classi lavoratrici, in tutte le altre classi +sociali d’ogni paese d’Europa, a consultare cittadino per cittadino, +non si sarebbe trovato uno su mille, che non giudicasse tal guerra +una mostruosa follia. Or bene, come mai fra quelle classi, che pure +tante volte concordarono da paese a paese in potenti iniziative +di carità pubblica e in affermazioni di grandi principii e intenti +d’umanità, non s’è manifestato un accordo internazionale, nè vasto nè +circoscritto, per iscongiurare una tal follia, non s’è levato almeno +un grido di molti, che esprimesse il giudizio di tutti, e ammonisse +tanto solennemente i Governi e i rappresentanti loro da assicurare il +mondo che d’un tale ammonimento non avrebbero potuto non curarsi? Come +lasciarono che soltanto dalle file del socialismo s’alzasse la voce che +diceva il pensiero e l’animo delle nazioni? È dunque vero che esse non +hanno più ideali, nè forza, nè fede in sè medesime e nella necessità +della loro funzione sociale, e che si lasciano andare con inerte +acquiescenza agli eventi, poichè non sono più in grado di governarli? +O sentono che la consuetudine di deridere gli apostoli della pace +universale, perchè troppi di questi sono anche apostoli d’un’altra +fede, toglie loro il diritto e l’autorità di bandir crociate contro una +guerra, qualunque sia? E che è questo sentimento religioso, in alcuni +paesi pur così ardito e pugnace, e che pare si ridesti in tutti con +nuovo colore sociale e nuovi intendimenti umanitari, se nella recente +occasione non inspirò, non solo alcuna solenne voce collettiva, ma +neppure qualche grande voce solitaria a deprecare l’eccidio minacciato, +gridando in nome della fede il «no» della coscienza universale? E +non si dica che ciò non si fece per essere ancor remoto e vago il +pericolo, poichè una dimostrazione efficace non si sarebbe potuta +fare se non appunto in quel periodo in cui le menti e gli animi erano +ancor tranquilli, e sarebbe stata troppo tarda quando la rottura dei +negoziati avesse turbato gli spiriti e fatto incominciare dai Governi +in lotta quell’opera di sovreccitamento delle passioni nazionali, per +cui hanno in mano tanti mezzi pronti e sicuri. Che segno hanno dato in +quest’occasione le classi superiori di spirito umanitario progredito, +di civiltà affinata, di sentimento religioso sincero? + + * + +Un altro fatto singolare notammo. Quella parte della stampa, che +si dice «dell’ordine» non solo delle due nazioni che sarebbero +state immediatamente alle prese, ma anche dell’altre, che più +probabilmente sarebbero state travolte poi nella lotta; quella parte, +in special modo, che si mostrò più incline a giudicar probabile il +grande disastro, ne parlò come avrebbe parlato d’un pericolo simile +cinquant’anni sono, ossia, come d’una guerra che, dove fosse stata +decisa, sarebbe avvenuta senz’altro, e si sarebbe svolta nei modi, +nelle condizioni e con gli effetti stessi degli altri tempi. In nessuna +delle sue considerazioni vedemmo considerato l’avvenimento probabile +in relazione col mutato spirito delle moltitudini, con le nuove forze +politiche sorte, col nuovo stato d’opposizione profonda e permanente +in cui si trovano in ogni paese, con effetti quotidianamente visibili, +e spesso gravissimi, le classi sociali che hanno la ricchezza e il +potere e quelle che hanno il numero e l’avvenire; non espresso mai +alcun dubbio sulla persistenza dell’antica solidità e docilità di +questi smisurati organismi di guerra, che non sono più veri eserciti, +ma popoli armati, portanti in sè un nuovo mondo d’idee, manifesto a più +segni anche in quello che è il loro nucleo stabile in tempo di pace, +e che è pur composto degli elementi loro più quieti e più semplici; +nessun presentimento od accenno a qualche cosa di più grande e di più +terribile della guerra stessa, che avrebbe potuto prevenirla o renderla +impossibile, o scoppiar con essa e troncarla, precipitando gli Stati in +una convulsione, dalla quale, per l’immaturità dei tempi, non sarebbe +potuto uscir altro che desolazione e miseria per tutti, seguìte da una +riscossa di tutte le idee del passato. Quello che seguì in Europa da +trent’anni nell’ordine delle idee, dei partiti, delle relazioni fra +le classi, del movimento delle forze sociali, parve non avvenuto, a +considerare il criterio e il linguaggio con cui quella stampa ragionò +della guerra. + + * + +Ma questo fatto non ci maravigliò, poichè sarebbe assurdo l’attribuirlo +a ignoranza o a trascuranza della verità; nel qual caso soltanto +potrebbe maravigliare. Esso non fu effetto che d’uno spontaneo e +tacito accordo, non fu che una finzione logica e necessaria, che si +ripeterà in ogni caso simile. Considerare i pericoli d’una guerra +europea sotto l’aspetto che s’è accennato, sarebbe un riconoscere nelle +nuove idee, nell’organizzazione internazionale del proletariato, negli +effetti ottenuti dall’azione del socialismo una potenza, che convien +disconoscere invece, per non ingrandirla nel concetto di chi ci ha +fede e di chi la teme; sarebbe un ammettere che il socialismo domina +già virtualmente la storia. Ora, si tacciono con tanto maggior cura +le verità invise quanto più sono palesi. E questa è così palese per la +prova dei fatti che non c’è più alcuno che, pur negandola, non ne sia +intimamente persuaso. Troppo è manifesto che è la forza crescente del +socialismo la principal cagione per cui non iscoppiò in Europa dopo il +1870 la tanto temuta guerra, benchè tante volte ci siano state propizie +le occasioni politiche e se ne sia predicata l’imminenza. Monarchi, +governi, oligarchie interessate trattenne la coscienza che il terreno è +mal fido per il gran duello e che la lama è mal ferma nell’impugnatura. +In tutti è la persuasione profonda, benchè dissimulata, che v’è una +sola, grande e urgente quistione nel mondo civile, e che, se anche +la guerra potesse compiersi, non sarebbe da quella che una diversione +passeggiera; dopo la quale la quistione suprema risorgerebbe con tutta +l’urgenza di prima nel paese o nei paesi vittoriosi, accresciuta +forse dall’eccitamento febbrile che lascia nei popoli la vittoria, +e divamperebbe come un incendio nei paesi vinti. E forse la prima +causa della lamentata indifferenza delle classi superiori in faccia +al recente pericolo fu quella persuasione; per la quale non credevano, +in fondo, che si sarebbe fatta la pazzia di tentar l’avventura. Così, +mentre si deride l’utopia socialista della pace perpetua, l’utopia va +diventando realtà, in Europa, principalmente per opera degli stessi +utopisti. Di tanto in tanto, quando certi loro interessi si trovano +a cozzo, uno Stato innalza di faccia all’altro, per minaccia, una +gigantesca armatura; ma l’armatura resta là come uno spauracchio, e +dopo qualche tempo è rimessa nell’armeria. È perchè il gigante antico, +a cui i Governi la dovrebbero vestire, ha una nuova coscienza, e la +volontà sua non è più in loro potere. Egli vuol lavorare, non uccidere, +e le conquiste a cui aspira non le può più compiere sotto la loro +bandiera. + + +Otto frammenti. + +I. — A un banchetto. + +È un pezzo che io domando a me stesso — e sarà forse una domanda +ingenua — perchè tutti gli uomini onesti e sensati d’ogni paese non +siano con noi, per quale ostinazione o per qual malinteso tutti, +anche coloro che non credono possibile il conseguimento del nostro +ideale, non si associno cordialmente all’opera nostra; tanto mi paion +certi e evidenti gli effetti benefici ch’essa produce con la semplice +diffusione delle idee e dei sentimenti a cui s’ispira. + +Noi portiamo dentro una eredità sciagurata di falsi concetti e di +tristi passioni, oscuri e quasi ignorati avanzi di barbarie, che forman +fra tutti come una quantità enorme di materia infiammabile diffusa +per ogni popolo; la quale, o spontaneamente o per arte di pochi, anche +per una causa futile, o iniqua, o insensata, può di giorno in giorno +infiammarsi e scoppiare nella calamità terribile della guerra. Ebbene, +questi pericolosi avanzi di barbarie, quasi tutti celati sotto aspetti +ingannevoli, noi vogliamo afferrarli, analizzarli, farli vedere nella +loro essenza vera, disonorarli e distruggerli, affinchè nella decisione +delle contese fra popolo e popolo abbia una parte sempre maggiore la +Ragione, una parte sempre minore la Morte. Chi, onestamente, ci può +rifiutare il suo consenso e il suo aiuto? + +Noi diciamo ai padri e alle madri: — Educate fortemente i vostri +figliuoli; ma non sia uno strumento omicida il primo trastullo che +ponete nelle loro mani, non sia la finzione della strage il primo +diletto della loro fantasia, perchè è un troppo vecchio e funesto +errore quello di secondar nel fanciullo l’istinto della ferocia +credendo di educarlo al valor pensato e generoso dell’uomo civile. + +Diciamo ai giovani d’ogni paese: — Amate la patria; ma sia il vostro +quell’amor di patria, illuminato da un più largo e sapiente amore, che +di ogni popolo ci fa onorar le virtù e benedir le fortune, come d’un +necessario alleato nostro e di tutti nella eterna lotta per la vita +e per la civiltà che combattiamo con la Natura; non già quell’altro +gonfio d’orgoglio e roso di gelosia, che s’inalbera ad ogni ombra e +s’abbassa a ogni piato e ha bisogno d’eccitarsi con l’odio — col più +ingiusto, col più dissennato degli odi — quello che abbraccia milioni +di creature umane sconosciute e innocenti. + +Diciamo a coloro a cui è affidata la difesa nazionale: — Bello è il +tener l’animo pronto al supremo sacrifizio per la patria, nobile è +l’ambizione di meritare la sua gratitudine; ma nessuna ambizione vi +mova a desiderar la guerra per la guerra, perchè di tutti gli eccessi +dell’egoismo questo è il più orrendo, e chi l’accoglie nel cuore non +è più un difensore del proprio paese, è un suo sanguinario nemico, +e doppiamente colpevole perchè si nasconde sotto le insegne dei più +diletti suoi figli. + +Diciamo agli insegnanti, agli educatori: — Ispirate ai giovani +l’ammirazione delle grandezze antiche; ma non confondete in una +ammirazione medesima le anime grandi e i briganti fortunati, perchè è +un pervertire nella gioventù il senso della giustizia; non li avvezzate +a considerar gli eccidi dei popoli come quelli dei formicai che si +calpestan passando, perchè è inaridire le sorgenti della pietà; non +inculcate loro il concetto della necessità fatale della guerra, perchè +è uccidere in essi la fede nella civiltà e indurli al disprezzo della +razza umana; e non dite loro che le forze morali dei popoli non si +ritemprano che col ferro e col fuoco, perchè son là il lavoro, la +scienza, la carità, la miseria, il dolore che vi gridano: — Bastiamo +noi a far degli eroi e dei martiri sopra la terra! — e ve ne mostrano +ogni giorno una legione. + +Diciamo infine ai credenti: — Che cos’è la religione, che non predica +la pace, non solo, ma che domanda a Dio che si spargano dei torrenti +di sangue, e lo ringrazia mentre fumano ancora? Venite con noi, se è +vero che portate nell’anima l’amore e il perdono, levate la voce per la +nostra causa, se non mentite a Gesù Cristo quando invocate il suo regno +sopra la terra. + +Questo noi diciamo, e per il conseguimento dell’alto fine abbiamo una +fede profonda nella potenza della parola ragionata e appassionata, +infaticabilmente ripetuta e diffusa dalle scuole alle officine, alle +chiese, agli atenei, alle reggie, gridata in tutte le lingue e su +tutte le frontiere, prima da migliaia, poi da milioni di voci, fin che +diventi così formidabile da far cadere dai pugni del mostro la spada +spietata e la fiaccola infame. + +— È un sogno! — ci gridano. — Ebbene — sì — è un sogno; — ma come +quello che tra l’infuriare degli odi e delle guerre cittadine, quando +l’Italia, era tutta in brani sanguinanti, doveva allietare qualche +volta i nostri antichi padri, mostrando loro nell’avvenire, come +un prodigio incredibile, tutte quelle frontiere cancellate, tutte +quelle ire spente, tutti quegli implacabili fratricidi disarmati e +riconciliati per sempre intorno a una sola bandiera. + +E si compirà il sogno di oggi come si compì quello d’allora. + +Sì, soffiate pure nelle vanità patriottiche, riattizzate antichi +e recenti rancori, alzate barriere doganali, coprite di fortezze i +confini: contro ai grandi fiumi che corrono a mescolarsi nell’oceano +non giova impedimento di dighe: i popoli inciviliti vanno l’uno verso +l’altro spinti da una forza a cui nulla resiste, riconoscono a poco a +poco immaginarie più che reali le tanto predicate avversioni di razza +e falsa apparenza l’antagonismo dogli interessi, e confondono idee, +usanze, lavoro, arte, sangue, e vanno con rapidità così maravigliosa +moltiplicando e serrando fra di loro, sotto l’impulso dei bisogni +crescenti, i vincoli della vita, che l’idea di reciderli con la spada, +per qualunque sia causa, parrà tra non molto altrettanto assurda e +abbominevole che quella di risolvere le quistioni interne d’una nazione +scagliando l’una contro l’altra le sue provincie, riaccese dei furori +selvaggi del medio evo. + +Questa è la fede di tutti noi, forza e conforto divino dell’anima +nostra; fede che neppure da una gigantesca guerra europea, che +scoppiasse domani, non sarebbe minimamente scemata. + +Quanto a me, n’ho un’altra anche più ardita, che ai più di voi parrà +illusione. Io credo che l’idea della pace abbia già percorso, per +effetto di forze estranee alla vostra propaganda, un cammino assai +maggiore di quello che non appaia a noi stessi, assai maggiore di +quello che l’orgoglio ferito d’un grande popolo possa consentire che +si affermi. Credo che le quistioni internazionali che sono oggi un +pericolo avranno una soluzione lontana, ma pacifica, compresa nel +giro d’una più vasta mutazione di cose. Credo che alle moltitudini +innumerevoli che domandano nutrimento umano, vita intellettuale e +giustizia, non si risponderà mandandole come armenti al macello, +dopo del quale, per preparare nuove rivincite e nuove difese, si +ricomincerebbe ad affamarle più spietatamente di prima; — credo che +questo esecrando sterminio di popoli da cui rifugge l’imaginazione +inorridita e che da vent’anni ci pende sul capo come una maledizione +di Dio, non seguirà —; che l’aurora del ventesimo secolo non si leverà +su questa vergogna del mondo. Io lo credo — voi, forse, lo sperate. +Alziamo dunque insieme i bicchieri, e salutiamo con un cuor solo, con +un solo evviva questa santa speranza! + +II. — La guerra educatrice. + +Disse il maresciallo Moltke che la guerra svolge nel cuore umano dei +sentimenti nobili. + +Si può dir lo stesso di tutte le grandi calamità pubbliche, compresa la +peste. A proposito della peste di Milano, appunto, osserva Alessandro +Manzoni che «nei pubblici infortuni, e nelle lunghe perturbazioni +di quel qual si sia ordine consueto, si vede sempre un aumento, una +sublimazione di virtù». Ma soggiunge: — «e, pur troppo, non manca mai +insieme un aumento, e d’ordinario ben più generale, di perversità». + +Il giudizio del Moltke, dunque, non esprime che una mezza verità; anzi +meno che mezza. + +Che molti concordino in quel giudizio deriva dall’essere generalmente +considerata come giusta la definizione: «La guerra è un duello tra due +popoli»; la quale è invece falsissima, perchè nella maggior parte degli +atti e dei procedimenti riconosciuti legittimi in guerra non v’è ombra +di quel qualsiasi sentimento o concetto cavalleresco a cui è informato +il codice del duello fra gentiluomini. La guerra, certo, offre ai +coraggiosi e ai generosi molte occasioni di dar prova onorata e utile +della loro virtù, e molti begli atti individuali lo dimostrano, in +tutte le guerre, compiuti anche da quella parte, la quale combatte per +una causa iniqua. + +Ma questi atti, che compiono soltanto gli uomini forti e nobili, non +sono che piccoli e rari episodi; non sono la guerra. + +Quando si combatte il nemico, come s’intende a far sempre, con duplice, +triplice forza numerica e con tutti quei vantaggi d’armi, di tempo e +di terreno che danno la certezza assoluta della vittoria, come ad un +uomo che lotti con un fanciullo; quando da un’altura conquistata si +fulmina a fuochi di fila una mandra di fuggenti, di cui non si vedon +più che le spalle; quando, guidati dallo spionaggio e dal tradimento, +si assiale nelle tenebre e nel sonno un accampamento mal guardato e +vi si semina la morte prima che vi si possa tentare un principio di +resistenza; quando si casca inaspettati, mille contro cento, sopra un +convoglio di viveri, e si macella la scorta e si preda il convoglio, +affamando migliaia d’uomini che si batterono forse eroicamente il +giorno innanzi; quando da lontano molte miglia, e senza pericolo, si +rovesciano sopra una città dei nembi di ferro e di fuoco, che vanno a +mutilare monumenti d’arte secolari, a incendiar biblioteche, a rovinare +edifizi d’utilità pubblica, a sterminare nei loro letti donne, vecchi, +fanciulli, malati, feriti; quando ai cittadini d’una città disarmata +si estorcono con le armi alla mano gli ultimi scudi, che, dopo essersi +impoveriti per la patria, essi serbavano agli ultimi sacrifizi; quando, +sia pure per necessità e senza ferocia, s’invadono e si manomettono +le case dei privati, si trascinano prigioniere «in ostaggio» delle +famiglie atterrite e tremanti, e si strappano le derrate e gli animali +e si devastano i campi ai coloni affamati e supplichevoli; quando, +stando in agguato dietro ai muri o alle siepi, si uccidono alle spalle +gli esploratori solitari, o si fucilano dei cittadini per il solo +fatto d’aver difeso la patria senza vestire una divisa, o si spara +nel dorso ai prigionieri inermi ed affranti che tentano di mettersi in +salvo; quando si fa tutto questo — e si fa di continuo in ogni guerra +— quali «sentimenti nobili» si possono «svolgere» nel cuore umano? Il +vero è che per far tutto questo, come vuol esser fatto, vigorosamente, +bisogna soffocare nel proprio cuore quei sentimenti. Basterebbero a +provarlo, fra mille altri fatti, il seguente: che uno scrittore noto in +Europa, e non sospetto di malo animo verso la Germania, abbia osservato +negli operai affluiti a Berlino, in quel breve periodo di prosperità +fastosa e fittizia che succedette alla guerra con la Francia, un +grande cambiamento; davanti al quale egli domandò a sè stesso «se +essi avessero serbato in fondo al loro nervo visivo l’immagine +dogli uomini uccisi e dei villaggi incendiati, poichè s’erano fatti +violenti e rissosi, indifferenti ai ferimenti e agli omicidi, e +facili a servirsi del coltello». Ma che più? Ne dà una prova lo +stesso maresciallo Moltke, nell’appendice alla sua Storia della guerra +franco-germanica, con una frase, che forse egli non avrebbe scritta, +se quando gli venne sulla punta della penna gli fosse tornato in mente +ad un tempo il giudizio suo sopra citato. È la pagina dove parla del +suo incontro col principe di Bismarck sul campo di Sadowa coperto di +cadaveri sfracellati e di feriti rantolanti nel sangue, nel momento +che arrivava il corpo d’esercito del principe ereditario. Egli dice: — +«Noi galoppavamo allegramente a traverso al vasto campo, senza badare +agli orrori che esso ci offriva». — Tale effetto aveva prodotto nel suo +cuore, pur naturalmente buono, la guerra. + +III. — È un errore.... + +È un errore il credere che si educhino i giovani al coraggio e +ai sacrifici patriottici destando in essi il furore della gloria +soldatesca e quella febbre d’orgoglio nazionale, che non è amor di +patria sapiente, ma orgoglio individuale, dilatato e larvato. Si +destano in loro, insieme con questi sensi, un desiderio spensierato +della guerra, un disprezzo facile e crudele della vita altrui e altre +passioni e tendenze che li sviano dal culto degli alti ideali. Ma +quanto al farne dei cittadini forti e dei soldati intrepidi, la cosa è +diversa. + +Nel fatto, sui campi di battaglia e nei cimenti della vita civile, +si vedon far mala prova molti di quelli che eran più smaniosi della +lotta, molti patriotti furibondi e squassapennacchi terribili, ed anche +uomini a cui l’educazione letteraria o militare diede tutti i caratteri +apparenti del cittadino valoroso o del bravo soldato, e mostrare invece +una intrepidità e una fermezza inaspettata giovani e uomini maturi, +d’indole grave e modesta e d’idee miti e ragionevoli, i quali non +avevan dato innanzi alcun indizio della loro forza. La fermezza e il +coraggio, in costoro, derivano da un sentimento profondo di dignità +personale, dalla coscienza di combattere per una causa giusta, da +un concetto particolare che hanno della vita, e da altre forze mal +definibili che sono in fondo all’animo loro. Su queste forze non hanno +potere alcuno quelli che credono di formar dei prodi cittadini e di +suscitar degli eroi gridando perpetuamente alla gioventù: — Patria, +armi, sangue, guerra, gloria! + +Questi non fanno che seminar del vento e ritardare il cammino della +civiltà col mantener vivo il pregiudizio funesto che si fortifichi un +popolo inebbriandolo d’ambizione e facendogli adorare la spada. + +IV. — La guerra e la menzogna. + +Potrebbe scrivere un libro utile chi dimostrasse quante bugie dicano e +mettano in giro, durante una guerra, quante leggende assurde creino ed +accettino l’ambizione degli individui, l’orgoglio nazionale credulo, +la condiscendenza della stampa interessata a adularlo, e l’ignoranza +infantile della moltitudine. Neppur da questo lato, certamente, giova +la guerra a «innalzare i caratteri» poichè intorno a un piccolo numero +d’eroi veri e a un numero maggiore di combattenti valorosi, ma non +eroici, suscita un numero grandissimo di sballoni e di millantatori e +di complici loro conscienti od ingenui, che offrono tutti insieme a chi +serbi sereno lo spirito uno degli spettacoli più compassionevoli che +possa dar di sè la natura umana. + +E non parliamo dei moltissimi che, non avendo preso parte ad alcun +fatto d’armi, affermano dopo un certo numero d’anni, quando si son +confusi i ricordi degli avvenimenti, d’aver _visto il fuoco_ di ogni +battaglia; nè degli altri molti che, non essendo stati a una battaglia +che come spettatori fuor di pericolo, si vantano, in capo a un certo +tempo, d’avervi preso parte vivissima, e scroccano nella loro famiglia, +fra gli amici e nel pubblico una considerazione che non meritano. +Ma di quelli stessi che combatterono e rischiarono la vita davvero +quanti mentiscono i sentimenti che hanno provati, e ingrandiscono le +gesta proprie e le altrui, e danno per verità delle fantasie! Se n’ha +la prova nelle diversità grandissime e nelle contraddizioni enormi +che si riscontrano fra i racconti di quelli stessi che assistettero +allo stesso fatto, non già molti anni, ma pochi giorni dopo ch’esso è +avvenuto. + +Certo, vi sono uomini di tempra quasi superiore alla umana, che +danno esempio, fra i pericoli supremi, d’una tranquillità d’animo +maravigliosa, che compiono atti e pronunciano parole, anche morendo, +degni dell’ammirazione d’un popolo. Ma sono, in realtà, rare eccezioni, +e non diventan molti se non perchè l’immaginazione ambiziosa li +moltiplica. Nove volte su dieci, quelle tanto frequenti descrizioni +di gente che «non batte ciglio» sotto il grandinar delle palle, che +scherza sulle proprie membra lacerate e spira gridando evviva, sono +purissime favole; le quali sono anche spinte il più delle volte a +un’esagerazione di particolari così impudente e puerile da mover +le risa o lo sdegno in chiunque sia stato una volta sul campo di +battaglia. Così, di recente, abbiamo letto d’un combattimento in +cui, mentre la morte li decimava, una schiera di combattenti faceva +una tale allegria che era _un vero carnevale_ e d’un ufficiale che, +mezzo affogato in un pantano, ammazzò non so quanti e mise in fuga il +resto d’un drappello di nemici, e di _tre soldati_ che arrestarono da +un’altura cento assalitori, e altri tanti e tali prodigi, che indussero +un ufficiale valoroso a levar la voce perchè si mettesse un termine, +per sentimento di dignità nazionale, alla fabbricazione delle leggende. +E in tutti i paesi, in tutte le guerre, segue il medesimo, e più forse +nelle guerre sfortunate che nelle vittoriose, per una ragione facile +a comprendersi; il qual fatto può anche far dubitare della verità +della sentenza: che le sconfitte ritemprano i popoli insuperbiti e +corrotti dalla fortuna riconducendoli a un giusto giudizio del proprio +valore. Nè questa è l’ultima cagione della persistenza d’un avventato +e provocante spirito bellicoso in un così gran numero d’uomini, che +non videro mai la guerra fuor che nei quadri; vale a dire: un concetto +falsissimo, creato in loro dalla menzogna convenzionale e tradizionale, +della guerra stessa, della facilità dell’eroismo e della moltiplicità +degli eroi; concetto falsissimo che si comunica e si tramanda in tutti +gli scritti storici, apologetici e poetici, relativi alla guerra, ai +quali s’informa l’educazione della gioventù, e fa sì che la letteratura +guerresca sia la più adulatrice e la più bugiarda di tutte le +letterature. + +V. — Ai maestri. + +Sarebbe opera utile al trionfo della Pace il cercar di correggere +nelle scuole, e in particolar modo nell’insegnamento storico, la +troppo facile e cieca ammirazione dei grandi macelli e dei famosi +macellatori; il combattere la leggierezza, il linguaggio inconsciamente +barbarico con cui s’avvezzano i giovanetti a raccontare e a descrivere +le stragi più orrende, con l’idea falsissima che siano una cosa sola +l’indifferenza per lo spargimento del sangue e il coraggio; l’educarli +a congiunger sempre all’ammirazione del valore guerriero un sentimento +di pietà profonda per le vittime e di alto rispetto per la vita umana; +il far sì che al sentimento della necessità ed anche della santità di +certe lotte cruente uniscano sempre quello d’un orrore doloroso per +questa necessità medesima e la speranza che un giorno essa non sia più +per l’umanità che un ricordo funesto e non abbiano più a sorgere statue +d’eroi sopra piedestalli di carne umana lacerata. Se questo si facesse, +non avverrebbe così di frequente d’udir persone civili e gentili, +non per altro che per spirito d’avventura o per ambizione di gloria +patriottica o per scopo d’educazione nazionale, esprimere placidamente +il desiderio di una guerra, senza che dieci voci indignate s’alzino +loro d’intorno a dire che hanno proferito la parola più stolida e più +scellerata che possa uscir dal labbro d’un uomo. + +VI. — Per i pazzi. + +Sapere, per l’esempio della Francia nel ’71 e della Russia nell’anno in +corso (1906) che cosa segue nelle nazioni vinte in una grande guerra; +riconoscere, come ognuno riconosce, che gli eserciti attuali, formati +di milioni d’uomini, non sono più veri eserciti, ma popoli armati, il +cui spirito è un’incognita, e di cui la vittoria soltanto può mantener +la coesione; non ignorare le quistioni vitali che agitano la società +presente e che tengono le moltitudini in uno stato quasi continuo +di febbre e di convulsione; sentir cantare l’«inno dei lavoratori» +dai coscritti, chiedere il congedo in assembramenti dai richiamati e +protestare nei comizi i reduci dalle grandi manovre; sapere, sentire, +veder tali cose, e parlar d’una guerra, e desiderarla, come un modo di +soffocare per un periodo di tempo le grandi quistioni urgenti che non +si sanno risolvere, ossia, proporre d’uscire dalle difficoltà presenti +tentando la fortuna nazionale in un gioco d’azzardo che, se fallisse, +avrebbe per conseguenza la miseria pubblica triplicata, l’inasprimento +di tutte le ire, la difficoltà ingigantita di tutti i problemi, e quasi +senza dubbio uno sfacelo spaventevole della compagine dello Stato: +questo dovrebbe parere assurdo ad ogni uomo che abbia lume di ragione. +Eppure a molti non pare, e lo dicono. A chi lo dice non c’è altro che +metter le mani sulle spalle, fissarlo negli occhi e gridargli sul viso: +— Al manicomio! + +VII. — Per ritemprare la fibra.... + +Scrisse tempo fa un mite filosofo: — Se fosse assicurata la pace +perpetua l’umanità imputridirebbe. — E chiarì il suo concetto, +aggiungendo: La guerra è necessaria per ritemprar la fibra alle +nazioni. + +La fibra di quale parte, di quali elementi delle nazioni? + +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti quei milioni d’uomini, +i quali nei campi, nelle officine, nelle miniere, sulle montagne e sul +mare sudano sangue per campar la vita, condannati a un lavoro senza +tregua, che, quando non prostra o non uccide, fa le anime e i corpi di +ferro? + +Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte quelle miriadi di +uomini d’ogni classe, pei quali tutta la vita è un’aspra lotta con +la sfortuna, un perpetuo sforzo ostinato e impotente per uscir dalla +oscurità e dalle strettezze, una quasi continua e non meritata sequela +di privazioni, d’umiliazioni e di disinganni, che li trascinano a cento +a cento al suicidio? + +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti quegli innumerevoli +infelici, a cui le malattie, le disgrazie e i delitti strappano +ferocemente dalle braccia le persone più care, aprendo nel cuor loro +delle ferite che sanguinano senza fine, gettando nell’anima loro una +tristezza, che dura fino alla morte? + +Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte quelle migliaia di +creature, naturalmente coraggiose e magnanime, che in ogni occasione +di sventura privata o pubblica sono le prime a offrire e a dar l’opera +propria e il proprio sangue, e compiono ogni giorno, senz’ambizione +e senza compenso, quei mille atti di virtù oscuri o dimenticati, che +onorano più altamente la natura umana? + +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra quelle migliaia di giovani e +d’uomini maturi, che ai doveri della loro professione, a una ambizione +nobile e utile a tutti, all’arte, alla scienza, all’amore appassionato +del lavoro sacrificano gli agi, i piaceri, la libertà, la pace, +segregandosi dal mondo e accorciandosi la vita? + +Tutti costoro, per certo, non hanno bisogno di rinvigorirsi la fibra +nella guerra. + +Ma se si tolgono tutti costoro, che cosa rimane di una nazione altro +che un branco di parassiti gaudenti, di oziosi tarlati dalla noja, +d’avventurieri scioperati, di quattrinai mestatori, d’anime nulle o +triste o bislacche, che neppure amano la patria e la gloria, perchè non +hanno in sè nulla di gentile e di grande! + +È forse per rinvigorir la fibra a costoro che si dice necessario e +desiderabile che ogni tanti anni corrano sulla terra dei torrenti di +sangue generoso e di pianto disperato? + +Non è credibile. + +La sentenza, dunque, vuol essere corretta così: La guerra è necessaria +per ritemprare la fibra agli eserciti. + +Questo forse pensava il buon filosofo; ma, per pudor filosofico, non +osò di dirlo. Deploriamo la sentenza e rallegriamoci del pudore. + +VIII. — Un episodio della battaglia di Custoza. + +Di quanti episodi di guerra io lessi od intesi, quello che mi fa +più spesso e più lungamente pensare è il seguente, che mi narrò un +ufficiale valoroso, il quale ne fu parte. + +Nella battaglia di Custoza del 1866, non ricordo se sulle alture di +Montecroce o d’un altro colle, in una di quelle vicende d’assalti +e di contrassalti, in cui le colonne dell’una e dell’altra parte si +rompono in truppe disordinate e in drappelli, alcuni dei quali errano +per qualche tempo tra il fumo, o s’arrestano qua e là come smarriti, +arrivarono di corsa sul culmine, da due parti opposte, due manipoli +fuorviati d’italiani e d’austriaci, tutti così oppressi dalla fatica, +trafelati, sfiniti, che nell’atto stesso del vedersi, s’arrestarono +gli uni in faccia agli altri, come a un comando dei loro capi, ridotti +nell’impotenza assoluta di muovere un passo di più e di far pure un +atto di offesa. + +Ristettero gli uni e gli altri sotto il raggio ardente del sole, +grondanti di sudore, con le bocche spalancate e gli occhi fuor +dell’orbita, ansando orribilmente e guardandosi, come istupiditi. + +Ripreso appena fiato, prima uno degli austriaci, poi due, poi quasi +tutti cacciarono l’indice nella canna del fucile e, trattolo fuori, +lo mostrarono ai nostri, senza far parola. Nessuno aveva il dito nero +di polvere. Quell’atto voleva dire: — Non abbiamo sparato, non abbiamo +ucciso: non uccideteci. + +« — Furon pochi momenti — mi disse l’ufficiale — ma in quel brevissimo +tempo, come si dice che accada ai naufraghi avanti di perder la +coscienza, m’attraversò la mente un pensiero lucidissimo, quasi portato +sopra un’onda d’altri pensieri affollati e fuggenti, ch’io non espressi +che più tardi a me medesimo. Quanta pietà dei propri simili può entrar +nel cuore di un uomo, che abbia egli stesso la morte alla gola, entrò +nel mio cuore in quel punto. Pensai che quei soldati non ci odiavano; +che neppure gli altri loro compagni d’armi odiavano gli altri compagni +nostri, e che nemmeno gli altri giovani del loro paese e le famiglie +loro, ossia la maggior parte del loro popolo, non odiava il nostro +popolo; che, certo, non era quella grandissima maggioranza che aveva +voluto una tal guerra; che tutti dovevano comprendere l’ingiustizia +della causa per cui combattevano, e che avrebbero, potendo, fatto +ragione ai nostri diritti, patenti al mondo; che era dunque, in quel +caso come in altri mille, una forza estranea al maggior numero, al +paese vero, una lega dell’orgoglio, degl’interessi e dei pregiudizi di +pochi, che aveva spinto tante migliaia d’uomini a una guerra ingiusta +ed inutile; e come un lampo mi balenò alla mente, che un giorno, +col salire della civiltà, in quello come negli altri paesi, quella +forza sarebbe stata vinta e quella lega distrutta; che le questioni +tra i popoli le avrebbe risolte la libera coscienza di quelle grandi +moltitudini in cui non nascono spontaneamente nè false ambizioni nè +odi iniqui, e che un incontro terribile e miserando, come quello che io +vedevo, non sarebbe stato più possibile fra creature umane incivilite. + +«Tutto questo fu come una visione istantanea del mio pensiero. Due +squilli di tromba di qua e di là fecero sparire dalle due parti i +drappelli, che si ricongiunsero ai loro corpi, — il combattimento +riprese, — e forse parecchi di quei soldati che, vedendosi, s’eran +risparmiati la vita, di lontano, senza vedersi, s’uccisero. — » + +Questo fatto mi ritorna alla mente ogni volta che penso alla guerra, +e sempre una voce mi ripete ostinatamente, solennemente, con un +accento di pietà profonda e quasi di sovrumana certezza: — Sì, un +tempo verrà in cui ciò che dissero quei poveri soldati austriaci ai +soldati italiani, l’un popolo lo dirà all’altro: — Io non uccido: non +uccidere! — + + + FINE. + + + + +INDICE. + + + PARTE PRIMA. + RACCONTI E DIALOGHI. + + Il primo passo _Pag._ 3 + Come si diventa socialisti 11 + Fra padre e figlio 18 + Fra madre e figlio 28 + Fidanzata e fidanzato 35 + Fratello e sorella 41 + Un “malfattore„ 46 + Discussioni 51 + Amicizia nuova 62 + Fra anarchico e socialista 72 + Agitazioni e scioperi 83 + Passano le tessitrici.... 92 + Una tempesta in famiglia 100 + Un giovine perduto 140 + Un borghese originale 149 + + PARTE SECONDA. + PER IL SOCIALISMO. + + Primo maggio 1904 161 + Ai fanciulli 167 + A una signora 171 + Discordie in famiglia 181 + Il partito socialista 185 + Compagno 189 + Nel campo nemico 195 + Obiezioni al socialismo 203 + Età agitata 210 + Mentre passano gli scioperanti 212 + Il malinteso borghese 215 + L’eguaglianza nel socialismo 222 + Filippo Turati al Tribunale di Guerra 230 + Un comitato elettorale 235 + Lavoratori, alle urne! 239 + Amor di patria 266 + Verso l’avvenire 273 + + PARTE TERZA. + PER LA PACE. + + Il socialismo e la guerra 281 + Dopo Algesiras 284 + _Otto frammenti_: + I. — A un banchetto 290 + II. — La guerra educatrice 295 + III. — È un errore.... 298 + IV. — La guerra e la menzogna 299 + V. — Ai maestri 301 + VI. — Per i pazzi 302 + VII. — Per ritemprare la fibra.... 303 + VIII. — Un episodio della battaglia di Custoza 305 + + + + +NOTE: + + +[1] V. specialmente A. GRAF, _Come fu socialista E. De Amicis?_, nella +_Nuova Antologia_ del 1.º aprile 1908; DOTT. ROBERTO MICHELE, _Ed. De +Amicis_, nei _Sozialistische Monatshefte_ di Berlino, 1909, VI; D. +MANTOVANI, _Il “Primo maggio„ di E. De Amicis_, nel _Corriere della +Sera_ del 1.º maggio 1909. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75129 *** diff --git a/75129-h/75129-h.htm b/75129-h/75129-h.htm new file mode 100644 index 0000000..a79face --- /dev/null +++ b/75129-h/75129-h.htm @@ -0,0 +1,14175 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <title>Lotte civili | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 10% 2em 10%; font-size: 95%;} +.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.break-before {page-break-before: always;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2,h3,h4 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} +h3 {font-size: 120%; margin-top: 2.5em;} +h4 {font-size: 100%; margin-top: 1.5em;} + +span.smaller {display: block; font-size: 70%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.spaced1 {margin-left: 1.5em;} + +.pad6 {margin-top: 6em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} + +.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;} +.dots {text-align: center; letter-spacing: .5em; margin-top: 1.5em; margin-bottom: 1.5em;} + +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 95%;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75129 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +LOTTE CIVILI. +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="x-large"> +EDMONDO DE AMICIS +</p> + +<p class="pad2 main-t"> +LOTTE CIVILI +</p> + +<p class="pad6"> +<span class="large">MILANO</span><br> +FRATELLI TREVES, EDITORI<br> +<span class="small">1910</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +PROPRIETÀ LETTERARIA. +</p> + +<p> +<i>I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per +tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda.</i> +</p> + +<p> +Milano. — Tip. Treves. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_v">[v]</span> +</p> + +<h2>PREFAZIONE.</h2> +</div> + +<p> +Il figlio Ugo e l’editore Emilio Treves non vogliono +che alla serie delle opere di Edmondo De Amicis +manchi il libro che rappresenta l’azione da lui esercitata +nella vita politica italiana con gli scritti d’argomento +sociale, sparsi finora in giornali e in opuscoli +di partito o raccolti alla rinfusa in edizioni di +propaganda; pensando che essi pure hanno un singolare +valore letterario e meritano di appartenere +al retaggio universalmente noto dello scrittore. +</p> + +<p> +Si sa che il De Amicis, la cui anima affettuosa +era sempre stata riboccante di simpatia per gli umili +e di pietà per i sofferenti, si volse risolutamente al +socialismo nel 1890, quando aveva quarantaquattro +anni.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> Disse egli medesimo che il suo caloroso aderire +alle nuove dottrine era stato da prima l’espressione +dei sentimenti di carità e di giustizia, a cui +tutta la sua persona morale era preparata, anzi +nata; ma poi era anche divenuto l’effetto di un +esame ragionato della questione sociale, quanto gli +era stato possibile di farlo, mettendosi coscienziosamente, +<span class="pagenum" id="Page_vi">[vi]</span> +sebben tardi, agli studî necessarî a quell’esame. +Persuasosi che “la sola idealità dei tempi +nuovi, la sola che abbia ancora virtù di muovere +le masse e che meriti nuovi sacrifizî di energie generose, +è la redenzione delle plebi„, sentì di non +poter più avere pace nè dignità di coscienza se non +nel porre l’opera sua di scrittore in servigio di quella +idealità, immolando qualunque suo personale interesse +al compimento di tale dovere. +</p> + +<p> +Nato di sentimento, maturato nella riflessione e +nello studio, nudrito di amplissime letture, il socialismo +del De Amicis doveva avere pronta e piena +manifestazione in un romanzo, <i>Primo maggio</i>, ch’egli +compose fra il 1890 e il 1893, e di cui si conserva +il testo manoscritto. Ma quel libro, ideato nel +fervido “entusiasmo apostolico dei primi giorni„, +atteso con appassionata curiosità in Italia e fuori, +allorchè fu compiuto non piacque più, come opera +di pensiero e di arte, al suo autore; il quale, con +mirabile esempio di probità letteraria, non volle +dare alle stampe ciò che, prima dei lettori, la sua +coscienza non poteva sicuramente approvare; non +volle tentare la pubblicazione come un gioco di fortuna; +e condannò il romanzo, famoso prima che +noto, a rimanere inedito. Solo ne aveva messo fuori +il primo capitolo, nella <i>Nuova Antologia</i> del 1.º maggio +1892; altri brani e frammenti ne diede liberalmente +qua e là, a giornali socialisti che sollecitavano +la sua collaborazione; e sarà facile al lettore +riconoscerli, anche come confessioni palesemente personali, +fra i racconti e dialoghi compresi in questo +volume. +</p> + +<p> +In quegli stessi giornali, principalmente nell’<i>Avanti!</i> +di Roma e nel <i>Grido del Popolo</i> di Torino, +allora e negli anni seguenti, mentre proseguiva la +<span class="pagenum" id="Page_vii">[vii]</span> +sua azione militante nel partito, che fra asprissime +battaglie andava allora organizzandosi per la conquista +dei pubblici poteri, il De Amicis pubblicò +un gran numero di articoli d’occasione e scritterelli +di propaganda, che ora non sarebbe possibile nè +conveniente raccogliere tutti quanti. E così si dica +delle molte sue pagine sparse contro il militarismo +e per la pace fra i popoli. +</p> + +<p> +Egli era stato soldato valoroso, ufficiale devoto +alla patria e alla bandiera. Ma per la guerra aveva +sempre avuto anzi orrore che amore; e, terminate +le sante guerre dell’indipendenza nazionale, aveva +deposto la spada, rinunziando alla carriera delle +armi, per la quale non era fatto. E naturalmente, +con quel medesimo spirito con cui aveva cercato +nell’esercito e nella vita militare gli elementi dell’umana +fraternità e l’ideale di una civiltà superiore, +franca dalla violenza e dal sangue, seguitò, confortato +dalla nuova fede politica, e senza però mai +vituperare le istituzioni che aveva onoratamente +servito, a combattere contro la guerra, a vagheggiare +la società dei popoli pacificata dal progresso +morale e dalla necessità stessa della comune esistenza +economica. +</p> + +<p> +Col titolo di <i>Lotte civili</i>, già consacrato nell’uso +dalle varie stampe del Nerbini di Firenze (toltine i +due discorsi <i>Per il 1.º maggio</i> e <i>Per la questione +sociale</i>, che già si leggono, integri e corretti, nel libro +delle <i>Speranze e glorie</i>, e il capitolo <i>La canaglia</i>, +che appartiene al libro di <i>Capo d’anno, pagine parlate</i>), +sono ordinati nel presente volume i più notevoli +scritti minori del De Amicis per il socialismo +e per la pace; nè soltanto quelli che altri prima +raccolse, ma parecchi di più, tratti da giornali e +da opuscoli dispersi, come <i>Una tempesta in famiglia</i>, +<span class="pagenum" id="Page_viii">[viii]</span> +<i>Un borghese originale</i>, <i>Un episodio della battaglia +di Custoza</i>: cose particolarmente interessanti, +alle quali la destinazione politica ha fatto torto, lasciandole +ignorare agli infiniti lettori che, fuor della +politica, ammirano l’arte e l’animo dello scrittore. +</p> + +<p> +È giusto, è doveroso far sì che tutti possano leggere +e serbare accanto agli altri libri del De Amicis +anche questo, non messo insieme da lui, ma pieno +del suo ingegno generoso, il quale vi appare incitato +a insoliti ardimenti, a nuove prove di pensiero +e di stile, dal proposito di guadagnare il consenso +altrui alla sua concezione della giustizia e dell’armonia +sociale. Ottenga o no tale consenso, il De +Amicis è pur sempre quel maestro di rettitudine e +di bontà che tutti possono amare, qualunque siano +le loro opinioni; è lo scrittore profondamente sincero, +a cui tutti debbono reverenza; ed è in ogni +caso tale autore, che niuna parte del suo lavoro +ha da rimanere abbandonata. +</p> + +<p class="indl"> +Torino, ottobre 1910. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Dino Mantovani.</span> +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> +</p> + +<h2 id="parte1">PARTE PRIMA. +<span class="smaller">RACCONTI E DIALOGHI.</span></h2> +</div> + +<div class="break-before"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +</p> + +<h3 id="primopasso">Il primo passo. +<span class="smaller">(FRAMMENTO DI UN ROMANZO INEDITO.)</span></h3> +</div> + +<p> +Alberto Bianchini aveva scelto la carriera dell’insegnamento +letterario, non solo per la tendenza +naturale del proprio ingegno, ma anche +per un sentimento capriccioso di vanità mondana: +perchè gli pareva che in lui, giovane +agiato, elegante, addestrato a tutti gli esercizi +cavallereschi, e destinato a brillare nella società +signorile, avrebbe acquistato una grazia insolita, +sarebbe parso una qualità singolare ed +amabile quel titolo di professore di lettere, che +suol dare l’immagine d’uno studioso un po’ pedante +e un po’ sciatto, rifuggente dal bel mondo +per necessità o per natura. Ma questa vanità +egli aveva perduta in parte nel corso dei suoi +forti studi universitari, e non gliene restava più +traccia quando, terminati gli studi, entrava a un +tempo stesso nell’insegnamento e nell’arte. +</p> + +<p> +Nell’arte era entrato di sbalzo con un’opera +d’immaginazione e d’analisi: le confessioni d’un +uomo che, rifatto fisicamente fanciullo, ricomincia +la vita scolastica, e giudica dai banchi della +scuola, con l’intelligenza e l’esperienza dell’età +virile, gli studi, i compagni, gl’insegnanti, i +piccoli avvenimenti d’ogni giorno; lavoro, per le +sue forze, prematuro, e in molti punti manchevole; +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +ma vivo e ardito, lampeggiante d’idee originali, +e condotto, da un capo all’altro, a ondate +d’eloquenza colorita e sonora, che avevano avuto +una fortuna. Ma dopo questo, cui eran seguiti +altri libri, il suo ingegno s’era urtato a un intoppo +misterioso e insuperabile. Aveva ottenuto +ancora qualche favore la «Storia d’una casa di +montagna», nuova nel concetto, ma errata nel disegno, +nella quale eran descritti e narrati, giorno +per giorno, il lavoro di costruzione, le fatiche, +le dispute, gli amori, le piccole vicende degli operai +e delle operaie, dalla scavazione per le +fondamenta fino alla festa tradizionale per il +compimento del tetto, con una sovrabbondanza +pesante di particolari tecnici, fornitigli dal muratore +Peroni, abitante nella casa: poi egli non aveva +fatto più altro che ricercar sè stesso senza ritrovarsi. +E uscito deluso anche dalla prova degli +studi d’erudizione e di critica, a cui si +ribellava la sua indole impaziente e la sua calda +fantasia, era vissuto lungo tempo in uno stato +doloroso d’impotenza artistica, durante il quale +aveva assistito alla morte lenta della sua prima +gloria, cercando invano una grande idea onde far +scaturire una grande passione, sentendo spegnersi, +l’un dopo l’altro, tutti i suoi entusiasmi, e +le sue migliori facoltà arrugginirsi nell’inerzia, +e intristire nell’ombra anche la bontà del suo +cuore. A ventitre anni era quasi celebre, a trentacinque +era come morto. +</p> + +<p> +Un piccolo avvenimento fortuito lo mise quasi +a un tratto in un nuovo corso di idee. Era entrato +quell’anno, a lezioni incominciate, nel primo +corso del liceo Brofferio, dov’egli insegnava lettere +italiane, un giovanetto di sedici anni, pallido, +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +serio, che il Preside gli aveva annunziato +un giorno avanti con cert’aria d’inquietudine, dicendogli +che era fratello di un avvocato Rateri, +non conosciuto da tutti e due che di nome, direttore +d’un giornale socialista, la «Questione +sociale», fondato di fresco. Non essendosi occupato +mai di tale argomento, che gli appariva +come un problema di meccanica celeste, egli non +aveva mai letto il giornale, che a Torino leggevano +pochissimi, e che gli altri giornali cittadini +non rammentavano mai. La presenza di +quel giovinetto nella scuola gli destò una vaga +curiosità, che lo indusse a cercare il foglio, con +la certezza di non trovarvi che dei saggi, non +nuovi, di quella vacua rettorica rivoluzionaria, +di cui finanche l’eco lontana l’aveva sempre seccato. +Ma, leggendone un primo numero, e altri +dopo, stupì. +</p> + +<p> +Il giornale era scritto quasi per intero dal direttore, +che si celava sotto vari pseudonimi. Il +supposto rétore arruffapopoli era una mente ordinata +e ragionatrice, dotata d’una forza d’argomentazione +mirabile, che allacciava e serrava +il lettore per modo, da dargli quasi un senso +d’oppressione doloroso all’orgoglio, e aveva una +potenza d’espressione tutta propria, attinta, in +parte, a forti studi letterari, la quale s’aiutava +in mille forme ardite e felici col latino, col francese, +col tedesco, col vernacoli, e col linguaggio +di tutte le scienze, condensando le idee, con +uno sforzo quasi violento in uno stile pieno di +asprezze e di scosse subitanee, e come rumoreggiante +giù nel profondo, dove pareva di sentir +martellare delle incudini, soffiare dei mantici, +fremere delle folle. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +</p> + +<p> +Egli che ignorava ancora l’arte facile con la +quale si fa il vuoto e il silenzio intorno ai propagatori +delle idee odiate, si maravigliò che un +pensatore e uno scrittore di quella fibra non avesse +più autorità e più rinomanza. Digiuno affatto +com’era delle dottrine che quegli propugnava con +tanto vigore, non poteva seguitare il filo scientifico +dei suoi ragionamenti, che richiedevano +nel lettore studi e consuetudini intellettuali molto +diverse dalle sue; onde si arrestava ad ogni +tratto nella lettura come chi ha smarrito la strada +in un paese straniero; ma la gagliardia delle +critiche, simile a percosse di fruste metalliche, +con cui flagellava i vizi e le idee della sua classe; +la profonda limpidità dello sguardo col quale, +attraversando i tempi, vedeva gli indizi, gli aspetti, +le vicende della grande quistione a tutti gli +orizzonti della storia; la fede irremovibile nella +propria ragione; la superba certezza della vittoria +futura, che appariva in ogni suo scritto, piantata +sopra un fondamento saldissimo di meditazioni +continue e pacate, gli scossero l’animo, gli +suscitarono un vivo desiderio di avvicinarsi, studiando +la questione, a quel singolarissimo ingegno. +Un giorno quegli venne alla scuola a domandare +informazioni del fratello e scambiò +qualche parola con lui. Il suo aspetto gli rese +anche più vivo quel desiderio. Era un uomo sui +trentotto anni, alto e diritto, con un viso lungo +e regolarissimo, d’una bianchezza e d’una fermezza +marmorea, al quale i capelli irti e corti e +la barba piena facevano una cornice nera, quasi +funerea, e aveva due occhi azzurri velati, che +parevan sempre fissi sopra un orizzonte lontano: +una testa d’ostinato, una fronte d’uomo imperturbabile, +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +un abito da prete spretato, una cortesia +fredda, una voce aspra, e nessun gesto, come +se avesse le braccia d’un morto. +</p> + +<p> +Di qui ebbe l’impulso primo che lo volse agli +studi sociali.... +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Un caso lo spinse innanzi prima del tempo. +Desideroso di conoscere le prime manifestazioni +dell’ingegno del Rateri, e un poco anche di vedere +in che specie di fucina egli martellava la sua +strana prosa di battaglia, andò un giorno a cercar +la raccolta del primo semestre all’ufficio del +giornale, che era in una strada fuor di mano di +Borgo San Secondo, in due stanze a terreno, in +fondo a un cortile silenzioso. Visto l’uscio aperto, +entrò senza picchiare, credendo di trovar nella +prima stanza un segretario o commesso che ricevesse +i visitatori; e invece si trovò subito nell’ufficio +di redazione, in uno stanzone lungo e +nudo come un parlatorio di convento, dove, a +capo d’una grande tavola senza tappeto, coperta +di giornali, stava seduto il direttore, e ritto accanto +a lui una signora e un operaio, che spiccavano +sul vano luminoso d’un finestrone. N’ebbe +un senso di rispetto, come se il desiderio della +raccolta, che l’aveva condotto là, potesse parere +al Rateri un pretesto puerile per fargli indovinare +l’animo proprio, e quasi per offrirsi alla +Causa. +</p> + +<p> +Vedendolo entrare, il Rateri pronunziò il suo +nome in accento interrogativo, senza poter reprimere +un piccolo moto di stupore, e gli altri due +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +lo guardarono con una curiosità evidente di saper +con che scopo fosse venuto. Gli passò sul viso +un leggerissimo rossore, che quelli notarono, e, +rapidamente, guardando un busto di Carlo Marx +che era nel mezzo d’una parete, cercò un altro +pretesto alla visita. Ma non ce n’era altri che +non dovesse parere anche più finto di quello. +</p> + +<p> +Espresse il suo desiderio. +</p> + +<p> +Allora quei tre lo fissarono con uno sguardo +anche più intenso, col quale egli incrociò il suo, +curiosamente, indovinando il pensiero di tutti e +tre. Uno sguardo gli bastò per capire chi fossero +l’uomo e la donna che vedeva per la prima volta. +La donna era certo quella Maria Zara, della quale +si parlava da un anno a Torino, dilaniandola, +a causa della propaganda che faceva tra le operaie, +per raccoglierle in associazioni, con articoli +e conferenze, che si mettevano in ridicolo: una +specie di Luisa Michel, come la definivano. Il +suo aspetto non corrispondeva punto all’immagine +che il Bianchini se n’era fatta, udendone +dire gli orrori che ne dicevano. Dimostrava un +trentasei o trentasett’anni: era alta di statura +e pallida, e aveva gli occhi scuri e profondi, +con due grandi sopracciglia nere, da cui le +risaliva fino a mezza fronte una ruga sottile e +diretta, che le dava un’aria di energia virile, +e sviava l’attenzione della grazia originale, benchè +un po’ appassita e quasi stanca, del suo viso +pensieroso. Era vestita di nero, col collo nudo, +semplice, e pettinata semplicemente: pareva una +monaca che avesse buttato il velo, e il contrasto +del suo viso spirituale e triste con le belle forme +del suo corpo robusto e fermo nell’atteggiamento +risoluto d’una donna abituata a parlare +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +in pubblico, aveva non so che di strano e seducente, +da cui il Bianchini fu scosso. L’operaio, +meno alto di lei, un tipo di giovane russo, di +viso fino ed aperto, contornato d’una barba rossiccia, +e vestito di panni logori, ma pulitissimi, +che lo guardava con gli occhi socchiusi d’un miope, +gli parve che dovess’essere — e non s’ingannava — un +tal Mario Barra, del quale la «Questione +sociale» pubblicava certi articoli intorno +all’«organizzazione della classe operaia», veri torrenti +di parole e di pensieri monchi e disordinati, +in cui si sentiva il balbettìo impaziente d’una +intelligenza affollata d’idee, che per la difficoltà +d’uscire s’ingorgavano come il liquido nel collo +troppo stretto d’una bottiglia capovolta. +</p> + +<p> +Il Bianchini notò una diversa espressione nei +tre sguardi che lo fissarono: in quello del Rateri +una fredda curiosità, come davanti al semplice +enunciato d’un problema aritmetico; in quello +dell’operaio una idea di simpatia, che s’avvicinava +al sorriso; in quello della donna il senso +d’una interrogazione severa e quasi diffidente, ma +in cui gli parve pure di scorgere qualche cos’altro, +come l’ombra d’una rimembranza. E capì che +tutti e tre gli avevano letto nell’anima. +</p> + +<p> +Il direttore gli rispose lentamente, come distratto, +che non essendo pronta una raccolta intera, +avrebbe cercato di farla mettere insieme, +e che, se anche fossero mancati dei numeri, siccome +era stabilito che i mancanti si ristampassero, +egli sarebbe stato soddisfatto presto o tardi: +frattanto, gli avrebbe mandato a casa i fogli +che c’erano. +</p> + +<p> +Parlando, s’era alzato egli pure, e stava in mezzo +agli altri due, immobile, formando con essi +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +come un gruppo statuario in fondo alla stanza +nuda; davanti al quale il Bianchini ebbe un pensiero +che gli scosse l’animo, e gli rimase impresso +dentro indelebilmente insieme con l’immagine +di quelle tre persone raggruppate. Erano le tre +grandi forze del socialismo: un borghese; una +donna, la grande ausiliatrice invocata ed attesa, +senza la quale nulla si sarebbe compiuto, quella +che doveva infonder la costanza ai valorosi, e +suscitare gli inerti, e svergognare i codardi, e +sollevare, soffiando nell’oceano umano, l’onda che +avrebbe sepolto il vecchio mondo. Erano il simbolo +vivente della rivoluzione futura. E con questo +pensiero gli s’affacciò alla mente, quasi visibile +come una realtà, l’abusata immagine dell’«alba +d’un’età nuova» e gli parve un momento che +quelle tre figure immobili e ardite si disegnassero +sulla bianchezza di quell’orizzonte ideale. +</p> + +<p> +Fu tentato di dire una parola; ma lo trattenne +un senso di dignità, di cui avrebbe saputo dar +piena ragione. Si ristrinse a ringraziare, ed uscì, +facendo un saluto senza sorriso, a cui non risposero +che i due uomini, con un cenno del capo. +Uscì socialista.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +</p> + +<h3 id="diventasoc">Come si diventa socialisti.</h3> + +<p> +........ Spronato da quel desiderio, egli si gettò +alle nuove letture con la curiosità vivace di un +viaggiatore che si affaccia a una terra sconosciuta, +sorvolando a tutto il socialismo sentimentale +e filosofico del primo periodo, per afferrarsi ai +fondatori scientifici della dottrina. Era, per sua +natura, singolarmente preparato a ricevere da +quelle prime letture una impressione straordinaria, +poichè il più vivo e il più profondo dei suoi +sentimenti era quello che chiamò «fondamento +d’ogni moralità» lo Scopenhauer: la pietà; raffinato +in lui da una calda immaginazione. In ogni +periodo della sua vita, anche quando egli aveva +l’animo più offuscato dall’orgoglio, dalla sensualità, +dai rancori, quel sentimento aveva trovato +aperta sempre e subito la via del cuore, dal quale +scacciava sull’atto, per più o meno tempo, tutti +gli altri. Egli non poteva veder soffrire senza +soffrire egli stesso con intensità quasi uguale a +quella di chi l’impietosiva. La vista di un vecchio +povero, d’un fanciullo consumato dagli +stenti, d’una donna lacera e piangente, gli dava +all’anima una stretta violenta, una angoscia, un +impulso di pietà appassionata, che gli faceva +vuotar la borsa, che gli avrebbe fatto dare anche +i panni che portava addosso, se non gli fosse rimasto +altro da dare. +</p> + +<p> +Anche la sola idea astratta d’una creatura umana, +che, in mezzo a una grande città, con o senza +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +sua colpa, non ha un tozzo o un pugno del +più vile alimento da cacciarsi in corpo per non +morire, che manca di quello che non manca al +cane, alla belva, all’insetto più schifoso e malefico, +gli era insopportabile come un dolore fisico +acuto; e per poter vivere e lavorare doveva +cacciar di continuo dalla mente, con uno sforzo +faticoso, il pensiero che siffatte miserie esistevano +intorno a lui, che gli passavano accanto +non viste per la via, che si nascondevan forse +nella sua medesima casa, sopra il suo capo. Fino +allora, per altro, egli non aveva sentito che la +pietà della indulgenza e dei dolori individuali. +Ma quando, nelle nuove letture, vide per la prima +volta la miseria delle classi inferiori, studiata +in tutti i paesi, esposta in tutti i suoi +svariatissimi aspetti, esaminata in tutte le sue +conseguenze funeste, provata con cifre spaventevoli: +quando conobbe tutte insieme le forme +più miserande e inumane della fatica, gli orrori +delle cave, delle risaie, degli opifici avvelenati, +delle terre miasmatiche, le moltitudini condannate +all’ozio e alla fame, le generazioni infantili +falciate dalla morte, che sta in agguato dietro +al lavoro, i milioni di tane immonde dove milioni +di uomini si ammontano, si ammorbano e s’imbestiano, +e ritto davanti a sè, come una montagna +di sozzure, il cumulo immenso di alimenti +ripugnanti e mortiferi di cui si pasce quotidianamente +una moltitudine innumerevole di gente +che lavora per un consorzio civile da cui par segregata +e reietta; allora tutta l’anima sua ne fu +sconvolta, come dalla rivelazione d’un nuovo mondo. +Per la prima volta egli vide scorrere davanti +a sè l’enorme fiume nero della miseria, e onde +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +di sangue, di sudore e di pianto, ciascuna delle +quali travolge una vittima e manda una maledizione +e un singhiozzo, e come il «Faust» del +Goethe sentì tutte le angoscie dell’umanità pesare +sulla sua fronte e schiacciare il suo cuore. +</p> + +<p> +E nel tempo stesso egli udiva dire per la prima +volta che questi mali non erano effetto di +una legge misteriosa di natura, ma avevano le +loro cause nelle istituzioni umane, e queste cause +vedeva per la prima volta esposte e dimostrate. +E si diede a studiarle avidamente. Era la +parte critica della dottrina, la più forte e la +più persuasiva, quella in cui regnava un quasi +compiuto accordo fra le scuole più discordi, e +alla quale erano opposte meno valide ragioni dagli +avversari. Qui, nondimeno, errò per qualche +tempo in una nebbia d’idee, cercando di afferrarne +una, che gl’illuminasse tutte le altre. E ne +afferrò una, che era già nella sua mente da un +pezzo, ma confusa e fuggevole: cagione prima +d’ogni male, il possedimento concesso a un piccolo +numero d’uomini di quello che è l’origine +di tutti i prodotti e di tutte le ricchezze, e il +grande serbatoio di quanto è necessario alla vita +comune: la proprietà privata della terra, su cui +tutti nascono e muoiono, e l’uso della quale è +supremo interesse di tutti; la proprietà che toglie +all’uomo il diritto di partecipare al dominio +della natura, e fa che milioni d’uomini, trovando +già tutto posseduto al loro apparire nel mondo, +nascono servi e mendichi. L’ingiustizia e il +danno di una tal legge apparvero con la stessa +evidenza luminosa che avrebbe avuto per lui l’assurdità +di un monopolio dell’aria che respiriamo. +E per lo squarcio fatto da questa nella +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +cerchia delle sue vecchie idee, un’altra gli entrò +nella mente subito dopo, legata stretta alla prima: +la lucida comprensione d’un’altra causa di +mali infiniti: il disordine immenso nella produzione +di tutto ciò che alla società è necessario, +l’anarchia della industria ridotta un giuoco d’azzardo, +di cui scontano le perdite le moltitudini +che non hanno parte dei profitti, una libera concorrenza +che mette in perpetuo contrasto l’interesse +personale con l’interesse collettivo, che fa +della vita civile una guerra combattuta con le +armi dell’astuzia e della frode, che mette il lavoro, +funzione sociale senza protezione e senza +diritti, in balìa della cupidigia e dell’egoismo, +che sperpera un tesoro enorme di tempo, di forze +e di ricchezza, trascurando ogni cosa utile ad +altri che non frutti a chi la produce, arricchendo +gli uni colle spoglie degli altri, mantenendo +la società in uno stato perpetuo di affanno e di +violenza, in cui si logorano le più nobili facoltà +e si scatenano le più tristi passioni umane. +</p> + +<p> +E infine egli comprese, per la prima volta, nelle +sue origini e nei suoi effetti, il grande fatto, che +non aveva mai meditato della ricchezza: intuì +l’ingiustizia che presiede alla sua formazione nell’apparente, +non reale libertà di contratto tra +chi compra il lavoro e chi lo vende, la figliazione +mostruosa del denaro che mantiene delle +dinastie di parassiti, vittoriosi fin dalla nascita +nella lotta per l’esistenza e conquistatori senza +lotta fino alla morte; l’esenzione iniqua della +ricchezza individuale dal debito che ella avrebbe +verso la società per la grande parte in cui questa +concorre a produrla; e riconobbe nei suoi istituti +e nell’opera sua la grande feudalità finanziaria, +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +che non contenuta da alcun freno nè di +legge nè di morale, posta quasi al disopra del diritto +e dello Stato, fornita di tutti i privilegi +delle antiche classi spodestate, allaccia nella sua +rete il commercio, l’industria, l’agricoltura, incetta +e gioca le ricchezze nazionali, accaparra +a suo profitto tutte le invenzioni a tutti i progressi, +impone ad ogni cosa un balzello enorme +che fa duplicare a tutti il lavoro, perturba +coi suoi monopoli giganteschi le condizioni dell’esistenza +dei popoli, e raccogliendo a poco a +poco nelle proprie mani tutti i mezzi di produzione, +con cui costringe una sempre maggior moltitudine +d’uomini a chiederle pane e a subire le +sue leggi, tende a dividere la società in una piccola +schiera di dominatori che avranno tutto +e in una folla immensa che non avrà nulla, separate +l’una dall’altra da una disuguaglianza più +odiosa, da un’avversione più feroce, da una contrarietà +d’interessi più inconciliabile e più funesta +di quella che separava la servitù e la signoria +dell’età media. +</p> + +<p> +Quetato il primo tumulto di queste idee, che +lo misero in uno stato di rivolta segreta contro +la società, si presentò a lui pure quell’eterna +domanda: — che fare? — e allora prese ad esame +i grandi rimedi, la trasformazione fondamentale +di ogni ordinamento, che il socialismo proponeva. +Era la parte più debole della dottrina, +quella in cui è a tutti più arduo e più lungo +acquistare una salda persuasione favorevole. +</p> + +<p> +Egli fu lietamente meravigliato, sulle prime, +trovando la teoria della ricostruzione condotta +già molto più innanzi di quello che si fosse vagamente +immaginato, una enorme quantità di +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +materiali del nuovo edifizio già lavorati e quasi +ordinati dal pensiero scientifico di mille intelletti +poderosi e pazienti, la nuova vita sociale +descritta e dimostrata possibile e quasi perfetta +fin nelle sue minime funzioni e in ogni più +difficile prova. Poi, voltandosi ad ascoltare le +ragioni degli avversari, s’arrestò, sgomentato. Al +primo urto della loro critica che affermava assurda +la nuova teoria del valore, soffocata dal +collettivismo la libertà individuale, distrutto dall’abolizione +della proprietà privata lo stimolo +al lavoro, impossibile proporzionare legalmente +il compenso alla varia natura dell’opera, inconcepibile +l’azione d’uno Stato proprietario d’ogni +cosa e incaricato di tutte le direzioni e di tutte +le iniziative, gli parve che l’edificio crollasse, +ed egli indietreggiò, soverchiato per un istante +dall’amarezza d’una gran delusione. Ma se non +riusciva a persuadersi della possibilità dei rimedi, +a che giovava l’indignazione contro le ingiustizie, +a che la pietà delle miserie e dei dolori? +E questi sentimenti erano già in lui così +forti, che non poteva più rassegnarsi a crederli +vani. +</p> + +<p> +Una forza prepotente lo cacciava innanzi. Egli +aveva bisogno di una fede, oramai, e la voleva +ad ogni costo. E allora si mise a cercarla con +la passione che vuol trovare quello che cerca e +abbatte tutti gli ostacoli sulla sua via. Si lanciò +a capo basso contro alla critica nemica del suo +sogno, raccolse nuove ragioni contro i suoi argomenti, +si dissimulò fra questi i più forti, ingrandendo +nella propria immaginazione l’importanza +di quelli che riusciva ad abbattere, si afferrò +all’idea che la trasformazione si sarebbe +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +compiuta per effetto di eventi imprevedibili e di +forze non ancor conosciute, che i vizi dell’ordinamento +proposto sarebbero stati corretti con +le modificazioni suggerite ed imposte dall’esperienza, +che la società nuova avrebbe creato essa +medesima, come la natura negli organismi animali, +gli organi necessari alle sue nuove funzioni, +che dalla concordia dei milioni d’oppressi già +vicini alla mèta sarebbe derivato nella società +un tal mutamento morale da rendere agevole +quasi miracolosamente l’attuazione d’ogni più vasta +ed ardita idea; che in fine, quello che innanzi +a ogni cosa premeva e s’aveva a fare era di consacrarsi +alla santa causa, di proclamare e diffondere +il sentimento di giustizia e della intollerabilità +dello stato sociale presente, di ordinare +per ora le moltitudini intorno a questa sola bandiera, +poichè esse non si raccolgono che sotto +alla bandiera della negazione, e di suscitare nella +gioventù colta e generosa, con l’esempio e con +la parola, la fiamma della fede che compie i prodigi +e solleva il mondo. Così un po’ per virtù +d’entusiasmo, un poco per effetto di persuasione, +egli s’era formato una illusione di certezza, +che la gioia d’aver dato alla sua vita un nuovo +ideale gli fece creder così piena e ferma ed illuminata, +da non aver più bisogno di porla alla +prova ritornando a pesar le ragioni dei negatori. +Datosi alla nuova idea con l’impeto della sua natura, +non comunicando più che con le menti +che gliela avevano infusa, trovava ogni giorno +una nuova ragione in suo sostegno, esultava della +sua rapida diffusione, che su di lui aveva forza +di argomento, e l’accarezzava in segreto come +un tesoro e n’era altero come di una conquista +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +aspettando d’essere abbastanza forte di meditazione +di studi per poter professarla arditamente +e difenderla da valoroso. +</p> + +<p> +Tutti i suoi ideali passati, intanto, tutte le sue +ambizioni di insegnante e d’artista impallidivano +davanti a quella nuova ospite dell’anima sua, come +al sorgere dell’alba la fiammella del lume con +cui aveva vegliato a meditarla.... +</p> + +<h3 id="padrefiglio">Fra padre e figlio. +<span class="smaller">(FRAMMENTO.)</span></h3> + +<p> +La mattina alle dieci, quando fu tornato dalla +passeggiata solita, mentre sua moglie e la ragazza +erano a messa, gli capitarono in casa Alberto +e la nuora. +</p> + +<p> +Egli si slanciò incontro al figliuolo come se +non l’avesse visto da un mese. Entrarono tutti +e due nella stanza di studio, inondata di luce, +tutti e due così freschi, belli, vestiti bene, splendidi +di gioventù e di allegrezza, che il Bianchini +non potè trattenere un’esclamazione di piacere +e rimase un momento immobile ad ammirarli. +Ah! quell’Alberto, quel caro figliuolo! Ogni volta +che lo vedeva era tentato di cacciargli le mani +in quei folti capelli biondi arricciolati, come gliele +metteva quand’ora bambino, che ci si perdevano +come dentro un mucchio di matassine di seta. +Non era molto alto della persona, ma di membra +ben proporzionate e solide, e aveva il viso di suo +padre, ma raffinato di forme e nobilitato dalla +luce dell’ingegno, e quella medesima aria di bontà, +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +ma ingentilita e mista a una franca espressione +d’alterezza virile. Egli risentiva sempre davanti +al figliuolo la gioia d’un artista mediocre +che ha imbroccato per caso un capolavoro. E +godeva a metter giù davanti a lui ogni apparenza +d’autorità paterna, e a dimostrargli che +sentiva la sua superiorità, per fargli meglio comprendere +il proprio affetto e la propria gratitudine. +</p> + +<p> +Sedettero un momento tutti e tre intorno a +un tavolino rotondo, di contro la finestra, donde +entrava un raggio di sole, che dorava il capo del +giovane, e metteva in vista la freschezza bianchissima +di sua moglie, e il Bianchini parlò subito +degli avvenimenti del 1.º maggio, scherzando, +preparato a una scrollata di spalle del figliuolo, +che viveva tutto nei suoi studi letterari, incurante +d’ogni altra cosa. +</p> + +<p> +— Hai visto — gli disse — hai sentito, ieri +sera, quei mascalzoni?... +</p> + +<p> +Il figliuolo rispose con indifferenza. Sì, aveva +visto. Era rimasto un’ora sotto i portici della +piazza, in fondo, davanti al caffè Rossi. E s’arrestò +a quelle parole, come se gli rincrescesse +di soggiungere quello che aveva in mente. Ma, +domandandogli suo padre che cosa ne pensasse, +espresse il pensiero. +</p> + +<p> +— Che cosa vuoi — disse. — Per me.... mi fa +pena vedere una società che, quando la gente +che la fa vivere domanda un po’ più di benessere +e un po’ meno di lavoro, per tutta risposta le +mostra le baionette. +</p> + +<p> +Il padre lo guardò con due grandi occhi. +</p> + +<p> +— Capisco — rispose poi — ma lo domandino +in un altro modo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +</p> + +<p> +— È un pezzo che lo domandano in un altro +modo — osservò il figliuolo sorridendo. — Che +cosa hanno ottenuto finora? +</p> + +<p> +Il padre tornò a guardarlo stupito. +</p> + +<p> +— Ma, — disse dopo — bisogna vedere se le +loro domande sono ragionevoli. Infine.... la condizione +degli operai è migliorata molto, da una +volta. +</p> + +<p> +— È un’asserzione discutibile — rispose il giovane. — È +migliorata per alcuni, è peggiorata +per altri, è diventata più precaria per tutti. Ma, +ammesso pure che stessero peggio una volta.... +ti parrebbe giusto negare un diritto ad un negro +affrancato, per la ragione che suo padre schiavo, +non ne aveva nessuno? +</p> + +<p> +Il Bianchini non afferrò l’argomento. +</p> + +<p> +— Sta bene — obbiettò — ma.... lasciamo andare; +il migliorare la propria condizione dipende +anche in gran parte da loro; se facessero un +po’ più d’economia, se non avessero dei vizi, se +s’istruissero.... +</p> + +<p> +— Ma, caro papà — gli rispose con sorriso amorevole +il figliuolo — quando i salari bastano appena +alla vita, come vuoi che bastino a far delle +economie? I vizi! Dio mio, noi lo sappiamo bene +che grandi vizi si possono avere senza danaro. +E che tempo è lasciato loro per istruirsi? +</p> + +<p> +— Che tempo è lasciato loro per istruirsi! — ripetè +il Bianchini un po’ imbarazzato. — Dunque, +tu sei per le otto ore di lavoro? +</p> + +<p> +— Certo. +</p> + +<p> +— E credi che le otterranno? +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +— Vedi dunque che lo stato attuale delle cose +è inevitabile. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +</p> + +<p> +— No, padre mio. Tu vuoi dire che lo stato +attuale delle cose era inevitabile che si producesse, +come fase d’ogni svolgimento di fatti; e +questa è la verità. Ma è un’altra cosa. Come lo +stato attuale è derivato da un altro, così un +altro col tempo succederà a questo, necessariamente, +per forze indipendenti dalla volontà dei +privati e dei governi. +</p> + +<p> +Il padre lo guardò un’altra volta con stupore; +poi crollò il capo, non persuaso. E domandò recisamente: +</p> + +<p> +— In che maniera? +</p> + +<p> +— Ah! in quanto a questo — rispose il giovane +sorridendo.... — io non posso saperlo. Si +può prevedere a che arriverà la società: ma non +seguire la via o le vie per cui passerà per arrivarvi. +</p> + +<p> +— Vorresti dire una rivoluzione? — domandò +il padre fissandolo. +</p> + +<p> +— Può anche darsi. O se non una rivoluzione, +una serie di scosse violente, di convulsioni sociali, +che a poco a poco muteranno radicalmente +lo stato attuale. +</p> + +<p> +— E credi che comincerà presto questa serie +di.... rivoluzioni? — domandò il Bianchini col +sorriso di chi dubita se il discorso sia serio o +faceto. +</p> + +<p> +— Credo che sia già cominciata — rispose il +figliuolo. +</p> + +<p> +A queste parole il Bianchini e la signora s’alzarono +tutti e due insieme ridendo, come per +fargli capire che non dubitavano più d’uno +scherzo. +</p> + +<p> +— E da quando in qua hai queste idee? — gli +domandò la moglie celiando. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +E il padre ripetè la domanda, mettendogli +scherzosamente una mano sulla spalla: — Giusto; +da quando in qua hai queste idee? +</p> + +<p> +Alberto s’alzò piccato e rispose: — Ho parlato +sul serio. Come potete supporre che io scherzi +sopra un argomento di questo genere? +</p> + +<p> +Il padre cessò di ridere. — Perchè allora non ci +hai mai espresso le tue idee? +</p> + +<p> +— Perchè prevedevo che non ci saremmo intesi. +Vedete bene che avevo ragione. +</p> + +<p> +— Ma insomma — disse il Bianchini battendosi +sulla fronte le dita riunite della mano destra — dimmi +proprio chiaro e preciso quello +che pensi. +</p> + +<p> +Il giovane rispose con dolce pacatezza: — Ecco +quello che penso. Penso che la parte che è data +ai lavoratori nel prodotto generale della ricchezza +non è proporzionata alla parte che essi rappresentano +nell’opera generale della produzione. +Penso che non è giusto che quella parte della +società che fa il lavoro più necessario e più faticoso +per nutrirla, vestirla e ricoverarla e dare +all’altra parte il tempo e i mezzi d’istruirsi, non +guadagni abbastanza da nutrirsi, vestirsi e ricoverarsi +umanamente, e sia esclusa dalla possibilità +di istruirsi. Penso insomma, che il lavoro +non raccoglie tutti i benefizi, a cui avrebbe diritto, +del progresso della civiltà, perchè questi +benefizi gli sono intercettati da un difettoso e +ingiusto ordinamento sociale. Ecco il mio pensiero. +</p> + +<p> +La signora, con la voce placida, si intromise +nella discussione. — Ma, Alberto, come vuoi che +tutti si possan trovare nelle stesse condizioni +di fortuna? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +Il Bianchini approvò con un cenno del capo. +</p> + +<p> +— Non dico questo — rispose Alberto. — Ma +perchè si debbono trovare, regolarmente, nelle +condizioni peggiori quelli che faticano di più +e che sono più necessari? Perchè ci deve essere +tanta gente che lavora troppo e non mangia abbastanza, +tanta altra gente che lavorando pochissimo, +vive nell’agiatezza, e tant’altra che non lavorando +punto, nuota nell’abbondanza? +</p> + +<p> +— Ma perchè il mondo è fatto così, figliuol +mio! — esclamò il padre, allargando le braccia, +maravigliato dall’ingenuità del figliuolo. — Perchè +così è sempre stato e sarà sempre! +</p> + +<p> +— No, papà. Così come ora non è sempre stato. +C’erano la schiavitù e il servaggio, e non ci son +più; c’era il feudalismo, c’era il dispotismo, e sono +scomparsi; c’era l’ineguaglianza civile e politica +delle classi, ed è stata, almeno legalmente, +soppressa. Vedi che il mondo si è mutato; e se +può mutarsi non è ragionevole il dire: — è fatto +così — per provare che non c’è rimedio alle +sue ingiustizie e ai suoi mali. +</p> + +<p> +Il padre esitò un momento. +</p> + +<p> +— Ma come dovrebbe ancora mutare — domandò +poi — se dici tu stesso che abbiamo la libertà +e l’eguaglianza, che è quanto dire che tutte le +strade sono aperte a tutti per migliorare la propria +sorte? +</p> + +<p> +Il figliuolo fece un leggiero atto d’impazienza. +Poco tollerante della contraddizione per vivacità +di natura, lo impazientiva anche di più la +contraddizione di suo padre che pure amava tanto, +appunto perchè in tutte le altre questioni +egli l’aveva sempre trovato cedevole, persuaso +o no, alle sue idee. Gli salì alle guancie un leggiero +rossore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +— Ecco l’errore — esclamò. — La libertà e l’eguaglianza +furono una conquista di fatto per una +parte della società; ma rimasero due parole vuote +per l’altra. L’eguaglianza vera non può sussistere +fin che l’esistenza del maggior numero dipende +dalla volontà o dalla fortuna di pochissimi. +La libertà non è che per chi ha mezzi e coltura. +Chi non ha nè gli uni nè l’altra è schiavo +della miseria, della sua ignoranza e del caso. +La via a migliorar la propria sorte non è aperta +a tutti, perchè tutti quelli che nascono in condizioni +privilegiate di fortuna, si trovano già +a mezza strada e l’ingombrano, e non c’è uno +su mille degli altri che possa raggiungerli e +aprirsi il passo fra loro. Pensaci un poco, papà. +È una ingiustizia che rivolta. Se non ce ne accorgiamo +è perchè i nostri interessi ci hanno fasciata +la coscienza. +</p> + +<p> +Il padre lo guardò un’altra volta, più profondamente +stupito di prima. Poi si ribellò, ripetendo +una frase udita. — Oh, infine — disse con +energia insolita — il mondo è di quelli che se +lo presero, che sono stati i più forti. +</p> + +<p> +— Saranno stati i più forti una volta — rispose +Alberto. — Ora non sono altro, in massima +parte, che i più fortunati e i più furbi. — Ma +ammettiamo i più forti. Vuol dire che quando, +mettendosi d’accordo, saranno i più forti i lavoratori, +avranno ragione di cacciarci il tallone +sul collo, come noi facciamo adesso con loro. +</p> + +<p> +Il Bianchini ebbe una scossa. +</p> + +<p> +— Ma, Alberto! — esclamò la moglie scandalizzata, +guardandolo in faccia, come se gli vedesse +una faccia nuova +</p> + +<p> +— Ma, figliuol mio! — disse il padre con un +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +accento di severità triste che non aveva mai usato +con lui — chi t’ha ispirato queste idee.... così +poco degne di te? +</p> + +<p> +Un’ondata di sangue salì al viso di Alberto +</p> + +<p> +— Poco degne di me?... — rispose, frenando +la voce. — Ma scusami, a me pare che fossero +indegne di me quelle che avevo prima. E non ho +detto la metà di quello che penso. Penso che, così +com’è ora, la società è tutta ordinata e diretta +a benefizio d’una piccola minoranza, la quale +sfrutta tutte le forze dei lavoratori sotto la protezione +delle leggi, leggi che ha fatto essa sola +e per sè sola; che tutto l’edifizio sociale si regge +sull’ignoranza e sull’abbrutimento delle moltitudini; +che è la sola violenza che lo tiene insieme, +e che questo stato di cose ci corrompe +tutti, che è come un’infezione nell’atmosfera morale, +la causa prima di tutte le più tristi passioni +e delle azioni più nefande e della menzogna +d’ogni nostra istituzione e d’ogni nostra parola; +e che questo stato di cose non può durare +e non durerà e che è sacro dovere di tutti il +far tutto il possibile perchè non duri, se anche +si dovesse sconvolgere il mondo.... +</p> + +<p> +La signora, turbata, con un rapido moto della +mano gli chiuse le labbra. Il padre lo fissò lungamente +con gli occhi spalancati, e poi, prendendogli +le due mani e mettendosele sul petto, +gli disse a voce bassa, con accento di affetto profondo +e di sincero dolore: — Alberto, figlio mio, +sei proprio tu che dici queste cose? +</p> + +<p> +— Son io senza dubbio — rispose il giovane +con un sorriso contratto, sciogliendo lentamente +le mani. — Mi rincresce di spiacerti. Ma con chi +dovrei esser sincero, se non con mio padre? Io +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +vedo ora il mondo sotto altro aspetto che per +il passato, ed è il suo aspetto vero. Credevo che +il mondo fosse la scienza, l’arte, la politica e +tutta la gente fortunata che si occupa di queste +cose; e non vedevo altro. Ora vedo che il mondo +è la moltitudine, quasi relegata fuor del progresso, +che alla società dà tutto e non ne riceve +presso che nulla, che suda sopra e dentro la +terra e si consuma nelle officine e copre delle +sue ossa i campi di battaglia senza cavarne altro +frutto che di non morir di fame; che dalla miseria +è costretta a vendere la carne, l’anima e l’onestà +della donna e il sangue dell’infanzia, e per +miseria minaccia, ruba, ammazza, si dispera, impazzisce, +s’uccide, fa del mondo un inferno.... +</p> + +<p> +Il padre fece l’atto d’interromperlo. +</p> + +<p> +— .... Mentre un piccolo numero — continuò +il figlio risoluto — raccolto in disparte, canta +degli inni alla patria e alla civiltà e trova che +è bella la vita. Ora io mi son persuaso che a tutto +questo c’è rimedio, come milioni d’uomini lo sperarono +per il passato, come altri milioni lo credono +al presente con molto più ragione dei primi. +Questa persuasione m’è entrata nell’anima +come un raggio di sole. Sarà un errore; il rimedio +non sarà quello che si crede e si propone, +sarà un altro, saranno altri, complessi, lenti, difficili. +Non importa. La prima cosa da farsi per +guarire un male è quella di riconoscerlo, il primo +dovere di chi vuol togliere un’ingiustizia è +quello di confessarla e di proclamare il buon diritto +di chi la patisce. Io non posso far altro, +faccio questo; faccio eco alla voce degli oppressi +e dei miserevoli; rifiuto la complicità del mio +silenzio all’oppressione, e protesto. Non posso più +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +aver pace e dignità di coscienza che nell’adempimento +di questo dovere. E lo adempirò a qualunque +rischio e, a qualunque costo! +</p> + +<p> +Il padre diventò pallido. Egli domandò con voce +alterata: +</p> + +<p> +— E tu dirai queste cose a tutti? +</p> + +<p> +— Le dirò, naturalmente. +</p> + +<p> +— E lo scriverai? — domandò il Bianchini abbassando +la voce. +</p> + +<p> +— Le scriverò. +</p> + +<p> +— Ma tu non sei in te, Alberto! — esclamò +la moglie afferrandogli la mano. +</p> + +<p> +— Scriverai quello che hai detto a me, — riprese +il padre con maggior commozione — che +tutto è ingiustizia, menzogna e violenza, che bisogna.... +equiparar le fortune, che è necessario +mutar le cose anche se si debba sconvolgere il +mondo?... E pubblicherai queste idee col tuo nome.... +a costo di metter la discordia in famiglia, +di inimicarti tutti, di rovinar la tua carriera? +</p> + +<p> +— Senza il menomo dubbio, perchè ho detto +che lo credo un dovere. +</p> + +<p> +Il padre stette un momento a guardarlo, con +un viso che Alberto non gli aveva mai visto. +Poi gridò, tremante di collera: — Ebbene, tu sei +un altro da quello che credevo. Tu non hai affetto +nè per tuo padre, nè per tua moglie, nè per il tuo +bambino. Non hai più nè ragione nè cuore. E +sei un ingrato. Non ti riconosco più per mio +figlio. +</p> + +<p> +E si slanciò nell’altra stanza. +</p> + +<p> +La signora, sconvolta da quelle parole, gli corse +dietro, chiamandolo; ma egli chiuse l’uscio con +violenza. +</p> + +<p> +— Alberto, — disse allora, severamente a suo +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +marito, stentando a raccoglier la voce — io avevo +diritto di conoscere prima d’ogni altro queste +tue idee. Perchè non me le hai mai confidate? +</p> + +<p> +Scosso profondamente da quella scena, la più +grave, la sola grave che il padre gli avesse mai +fatto in vita sua, il giovane si ricompose a fatica, +e rispose con voce commossa, ma risoluta: — Perchè +m’avresti fatto come papà; hai veduto. +</p> + +<p> +— No — disse la moglie; — avrei cercato di +moderarti, di farti riflettere.... T’avrei impedito +di dare a tuo padre questo dolore. +</p> + +<p> +— Sì — rispose il giovane, passandosi una mano +sulla fronte — ho ecceduto.... Ma egli pure. +</p> + +<p> +— Tu sai che t’adora — disse la signora. — Io +son certa che soffre immensamente. — E soggiunse +sottovoce: — vagli a chiedere perdono. +</p> + +<p> +Alberto fece uno sforzo sopra di sè, poi rispose +risolutamente, ma con rammarico: — Non posso. +</p> + +<h3 id="madrefiglio">Fra madre e figlio.</h3> + +<p> +<span class="smcap">La Madre</span> (afflitta). — Intanto tu sei socialista +e non credi in Dio (toccando un piccolo crocifisso +che tiene appeso al collo) e non hai più +fede in questo, che baciavi da bambino. +</p> + +<p> +<span class="smcap">Il Figliuolo</span>. — Quando mai l’ho detto? No, +cara mamma. Io non affermo; ma non nego. Io +spero. Ecco il mio stato di coscienza, che è anche +lo stato vero, credilo, della maggior parte +di quelli che si dicono credenti. Se non ho la +fede ferma non è già perchè io sia socialista, +ma perchè sono un uomo del tempo mio. Il dubbio +mi è venuto da un’educazione intellettuale +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +che non mi fu data dai socialisti. Guardati intorno; +vedi fra i nostri amici e conoscenti quante +persone d’ogni età, rispettate anche da te, avversissime +al socialismo le quali non hanno fede +e lo dicono, o dicono di averla e vivono come +se non l’avessero. Il socialismo non comanda punto +di non credere: dice: — La coscienza è libera. — E +non ti pare abbia ragione? Non è +forse vero che soltanto in una coscienza libera +può nascere la fede vera? +</p> + +<p> +M. — Ebbene.... se in qualche momento tu credi +in Dio, come mai non pensi, povero figliuolo, +tu che vuoi mutare il mondo, che se la società +è fatta come è, è perchè Dio lo consente? +</p> + +<p> +F. — No, cara mamma, non lo posso pensare. +Il mondo di ora è tutt’altro da quello che era +secoli fa. Questo lo ammetti? Ebbene, se si è +mutato è perchè Dio lo ha consentito. Se ha consentito +che si mutasse per il passato, perchè non +dovrebbe consentire che si muti nell’avvenire? +Quale credente oserebbe di affermare che la forma +attuale della società sia l’ultima ch’egli consente, +quella che egli ha designato a non più +mutare? Che tutti i disordini e i mali che le +sono inerenti egli li voglia mantenuti per sempre? +Se c’è una cosa manifesta, è che Dio ci +<i>lascia fare</i>, perchè se ciò non fosse non +avremmo la libertà; senza la quale non ci sarebbero +nè meriti nè colpe. Siamo dunque liberi +di fare tutto quello che ci par bene, di distruggere +tutto quello che ci par male, di mutare +la società nel modo che ci par meglio per +essa, e potendolo fare, abbiamo, davanti a Dio, +il dovere di farlo. +</p> + +<p> +M. — Sarà così.... non lo nego.... Ma il vostro +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +errore è questo, che la vostra idea, come +dicon tutti, è un’utopia, fondata sopra una idea +falsa della natura degli uomini.... +</p> + +<p> +F. — Ma allora, cara mamma, e l’idea di Cristo, +che tutti gli uomini si amino come fratelli, +che i ricchi diano tutto ai poveri riducendosi poveri +anch’essi, che si perdonino tutte le offese, +che non si curi alcun interesse della terra, non +ti pare forse un’utopia, fondata sopra un concetto +falso della natura degli uomini? Vedi che +in mille e novecento anni non è diventata realtà; +credi che lo sarà mai? +</p> + +<p> +M. — Oh, la cosa è ben diversa! Tutto quello +che prescrive il Vangelo, ognuno che lo voglia, +lo può fare; supponi che tutti lo facciano, e il +mondo sarà mutato in meglio, e sarà trasformata +la società, come tu desideri. Vedi che basta la +religione a far questo. +</p> + +<p> +F. — No, cara mamma. Se bastasse la religione +a mantenere e a mandare innanzi gli uomini +sulla buona via, perchè sarebbero necessarie, anche +tra i popoli più religiosi, tante leggi e tanta +forza per proteggere vita e proprietà, per frenare +e punire, per conservar l’ordine e la pace? +Vuol dire che la religione non basta. Se non basta +a mantenere quel po’ di bene che esiste, non +basta a conseguire il meglio a cui aspiriamo. +</p> + +<p> +M. — Io non so.... Ma tutti lo dicono; voi volete +un cambiamento impossibile, una società che +avete immaginata voi, che non è mai stata e +non sarà mai. +</p> + +<p> +F. — Ma neanche la società quale è ora non +è mai stata. È quella che ora non sta, ma cammina. +Vedi un po’ intorno a noi, cara mamma, +quante istituzioni, leggi, idee, costumi, tendenze, +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +di cui, quando eri giovine, non c’era indizio, +o se ne parlava, se te ne ricordi, come di idee +stravaganti di pochi, che non si sarebbero attuate +mai. Considera un po’ tutte queste cose: +organizzazioni operaie, società cooperative, leghe +di resistenza, leggi protettrici del lavoro, giurì +popolari, idee di solidarietà e d’eguaglianza, rivendicazioni +di diritti e di riforme, lotte formidabili +fra lavoratori e padroni; precorri col pensiero +lo svolgimento di tutte queste cose nuove +nell’avvenire, come faresti con l’occhio di tante +linee convergenti, poichè tutte quelle forze tendono +a un fine solo, che è uno stato migliore +delle moltitudini, e interroga la tua ragione, e +vedi se non ti dice che nel punto in cui s’incontreranno +ci sarà il socialismo, o qualche cosa di +molto simile, donde si verrà a quello naturalmente. +Tu vedi che il mondo muta. Tu sei certa +che fra cento anni sarà molto diverso da quello +che è adesso. Ebbene, credi tu che allora sarà +molto più vicino, o molto più lontano che adesso, +dall’ordinamento sociale che noi invochiamo? +</p> + +<p> +M. (turbata). — Di queste cose io non sono +in grado di discutere, caro figliuolo.... Ma per +quanto tu dica, io sento per le vostre idee una +ripugnanza.... un terrore, che vuol dir qualche +cosa. +</p> + +<p> +F. — Ma codesta ripugnanza, codesto terrore, +pensaci bene, non sono proprio le nostre idee +che lo destano: te l’hanno destato le persone +che le travisano e ci calunniano. Pensa che milioni +di uomini, per lunghissimo tempo, hanno +creduto in buona fede che i primi cristiani, che +pure vivevano in mezzo a loro, fossero gente malvagia +e corrotta, capace di ogni sozzura e di +ogni delitto.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +</p> + +<p> +M. — Ah! non far di questi confronti, figliuol +mio! Può darsi che il mondo s’abbia a mutare, +come tu dici; ma non muterà in meglio se non +sarà con Dio. Da lui solo vengono i buoni sentimenti +e le buone idee. E il cuore mi dice, che +voi non siete con lui. Che cosa sarà mai il progresso, +la civiltà, tutto quello che tu vuoi, senza +la religione? +</p> + +<p> +F. — E che cos’è mai la religione senza le +opere, cara mamma? Esamina un poco, uno per +uno, i nostri propositi. Il socialismo vuole una +società in cui non si possa arricchire sul lavoro +altrui nè vivere senza lavorare, in cui chi lavora +abbia diritto a vivere, in cui, lavorando tutti, +il lavoro non sia per alcuno eccessivo, e quindi +non abbrutisca e non torturi alcuno, e dia al lavoratore +il tempo e il modo di ristorar le forze, +di curar la famiglia e di coltivar lo spirito; vuole +che cessi questa necessità fatale che, per alimentare +la officina, strappa le madri ai figliuoli +o i figliuoli alla casa e alla scuola, estenuando +e corrompendo donne e fanciulli, perpetuando l’ignoranza +nella moltitudine e seminando la morte +fra i deboli: vuole che cessi questa concorrenza +sfrenata che è causa di tante basse passioni, angoscie +e rovine, questa furia d’acquistare, questo +terrore di perdere, questa mischia feroce degli +uomini che si disputano a morsi il palmo di +terra e il boccoli di pane; vuole che cessi tutto +questo per dar luogo ad una società non più +divisa da orgogli e da odii di classe, non più irritata +da uno spettacolo d’ineguaglianze, d’ingiustizie +e di miserie immeritate, che contrista e +scoraggia ogni coscienza onesta; vuole, insomma, +che gli uomini si accordino e si compongano, +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +per quanto è possibile, in una grande famiglia +operosa, in cui, se non sono soppressi l’egoismo, +i dolori, le ineguaglianze della natura, +l’egoismo è contenuto, i dolori sono consolati, le +ineguaglianze sono attenuate dall’affetto reciproco +e dal sentimento dell’interesse comune e non +sieno possibili la fame e la disperazione accanto +all’abbondanza e alla festa. Ebbene, di tutti +questi desideri e propositi, cara mamma, c’è uno +solo che contrasti la religione? Uno solo che il +tuo cuor buono e generoso possa rifiutare? E +dimmi ancora: si può credere in Dio buono e +giusto, senza credere ch’egli desideri che quell’ideale +s’avveri? E si può creder questo e non +sentire il dovere imperioso di lavorare con tutte +le forze al conseguimento di quell’ideale? Tu dici +che i buoni sentimenti vengon da Dio. E allora, +madre mia, donde mi vien mai questo sentimento +che provo per la moltitudine che fatica e +che soffre, questa pietà che mi fa pianger l’anima, +questo desiderio del bene, quest’odio del +male e dell’ingiustizia che ha distrutto la pace +della mia vita e che pure mi dà le più nobili +gioie che si godano sulla terra? +</p> + +<p> +M. (commossa). — Certo.... se ti sento parlare.... +Ebbene, se sei sincero (con risoluzione improvvisa, +prendendo il piccolo crocifisso che tiene +al collo e sporgendolo, con un dolce sorriso +verso il figliuolo) bacia un po’ questo.... +</p> + +<p> +F. (semplicemente). — Ha amato i poveri, ha +consolato gl’infelici, ha predicata la giustizia, è +morto per i suoi fratelli. Con tutta l’anima mia. +(Bacia il crocifisso tre volte). +</p> + +<p> +M. (con vivo slancio di commozione). — Figliuolo +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +mio! (ma si rattiene subito, ripresa da +un turbamento, e passandosi una mano sulla fronte, +dice con accento di tristezza): Eppure.... non +so.... non capisco.... +</p> + +<p> +F. (tra sè, con un sospiro). — Ecco la gran +disgrazia.... Non capisco. (Poi con profonda tenerezza +e con vigore): O madre mia, io non posso +amarti di più; ma se invece di dubitare, di +farmi dei rimproveri e di frenarmi, tu mi dicessi +un giorno: — Ebbene, figliuolo, sì hai ragione, +sono con te, va, combatti per il tuo santo +ideale, la benedizione di tua madre ti segue.... — io +cadrei in ginocchio davanti a te e alla tua +croce, e sarei buono come un angelo e forte come +un eroe! +</p> + +<p> +M. (mettendosi il fazzoletto agli occhi). — Non +dir più altro, figliuolo.... va.... lasciami pensare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<h3 id="fidanzati">Fidanzata e fidanzato. +<span class="smaller">(DA UN RACCONTO INEDITO.)</span></h3> + +<p> +Si fidanzarono. E tutto andò bene fra i due +cugini, stretti dal nuovo vincolo, fin che egli +non le palesò la sua nuova fede. Ma dopo che +le ebbe fatta una aperta confessione, accolta da +lei, per dire il vero, senza meraviglia e senza +rammarico, cominciò tra il giovane e la sua nuova +fidanzata una lotta tranquilla, ma continua; +una di quelle infinite piccole lotte famigliari di +cui si compone la grande guerra delle idee fra +un’età che muore e un’età che sorge; guerra nella +quale il cozzo meno visibile, ma più forte e +più doloroso, è quello dell’uomo audace, che corre +all’avvenire, con la donna misoneica che s’avvinghia +al passato. Egli avrebbe dovuto scansare +quei discorsi; ma legandosi la grande questione +quasi a ogni idea e a ogni fatto della vita d’ogni +giorno, non gli sarebbe riuscito di scansarla se +non rinunziando affatto a parlare. D’altra parte, +egli sperava di conquistar l’animo di lei lentamente, +senza mostrare di volerlo, insinuandole +un’idea dopo l’altra, e ciascuna idea a poco a +poco, per via della ragione e dell’affetto ad un +tempo, e quasi rifacendo la sua educazione intellettuale +e morale, come avrebbe fatto con un +ragazzo. +</p> + +<p> +Ma riconobbe subito una grande difficoltà: essa +non ragionava. Tutte le nuove idee ch’egli +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +esprimeva andavano a urtare contro cinque o sei +idee confitte e immobili nell’animo di lei, che +opponevano alle sue la resistenza molle, ma tenace, +d’un’imbottitura in cui nessun argomento +penetrava. Egli comprese per la prima volta che +per accogliere certi sentimenti generosi non basta +esser buoni e delicati d’animo, come gli pareva +la sua fidanzata; ma si richiede una sensività +particolare che vien soltanto da un certo +ordine di cognizioni e di riflessioni, a cui raramente +la donna si eleva. Non gli era possibile +di farle deviare la visuale ordinaria del pensiero +quanto e come occorreva perchè ella vedesse +quelle anomalie sociali che a lui parevano mostruose. +Anzi, quanto più queste erano grandi +tanto meno essa le vedeva, e tanto più si meravigliava +ch’ei le vedesse, e faceva il viso di una +persona ragionevole a cui un allucinato indicasse +con la voce e col gesto uno spettro. +</p> + +<p> +Quando, cadendo il discorso sulle condizioni +della donna, egli diceva che è ingiusto che le +sian chiuse tante vie di guadagnarsi il pane, poichè +milioni di donne non trovan marito e rimangono +senza mezzi di sussistenza; che è immorale +che esse sian poste nella necessità di +dar una caccia sfrontata al marito come l’uomo +dà una caccia impudente alla dote; che è iniquo +che, a lavoro eguale, esse siano meno ricompensate +degli uomini, perchè, se han meno +bisogni, ci rimetton più di forza e di salute; +che è illogico che non possan votar le leggi, di +cui come figliuole, come madri, come contribuenti +lavoratrici subiscon gli effetti; che non è ragionevole +che sian private dei diritti civili e politici, +come gli interdetti per imbecillità o per +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +delinquenza, mentre incorrono nelle stesse pene +che l’altro sesso quando falliscono, e sono sottoposte +alle stesse prove intellettuali per essere +ammesse agli stessi uffici: che è assurdo il parlar +d’uguaglianza fra gli uomini se è esclusa da +questa una metà del genere umano; a tutte queste +ragioni essa ne opponeva una sola. — Ma, +caro Enrico — rispondeva placidamente — la +missione della donna è la famiglia! +</p> + +<p> +Quando, discorrendo della educazione pubblica +dei fanciulli, su cui pure non aveva ancora un’idea +ferma, egli opponeva alle sue esclamazioni +d’orrore che l’errore di lei e degli altri era di +posare il quesito sopra la supposizione d’una famiglia +ideale, e le domandava quante famiglie +rimanessero, a suo giudizio, capaci di educare, +se si toglievano quelle in cui i coniugi si odiano, +leticano e si tradiscono a vicenda, quelle a +cui il padre è tutto il giorno al lavoro, la madre +in visita o in chiesa e la prole in balìa dei +servitori, e quell’altre in cui i figliuoli hanno l’esempio +continuo della vanità, della dissipazione +e dell’ipocrisia, e le altre moltissime in cui i genitori +tristi o leggieri lascian crescere i figli +senza alcun freno, o li intristiscono con una durezza +tirannica, o li corrompono con scandali manifesti, +o li inimican fra loro con preferenze inique, +o istillano in essi i propri odi, il proprio +scetticismo, i propri vizi, e tutte le false idee +che hanno ereditate essi stessi; a tutte queste +domande essa rispondeva invariabilmente: — Ma, +Enrico! Strappare i fanciulli al santuario della +famiglia! Ma come lo puoi dire seriamente? +</p> + +<p> +Quando, cadendo sul tappeto la questione del +lusso, egli diceva che il lusso è pernicioso alla +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +società e agli individui, perchè divora i capitali +che, accumulati, produrrebbero un rialzo dei salari, +perchè storna dalle industrie veramente utili +un gran numero di lavoratori, perchè assoggetta +il lavoro alla mutabilità continua dei suoi capricci, +perchè provoca ambizioni e gare rovinose, +eccita la sensualità, corrompe i gusti e le tendenze +di tutti a danno della intellettualità e della +cultura e trascina alla colpa chi ha mezzi modesti +e irrita il sentimento della miseria in chi +manca del necessario, a queste osservazioni essa +mostrava grande meraviglia, e rispondeva sorridendo: — Ma, +Enrico, se non ci fosse il lusso, +come vivrebbe tutta la povera gente che il lusso +fa lavorare? — E non lo diceva, ma lasciava capir +chiaramente che, a suo giudizio, se si fossero +soppressi i ricchi, il popolo sarebbe morto di +fame. +</p> + +<p> +Se, venendo a parlare della giustizia, egli le +diceva che, nella società presente, il principio che +«la legge è uguale per tutti» è un’aperta menzogna, +perchè il povero non può litigare col ricco, +perchè le pene pecuniarie, che schiacciano +l’uno, sono derisorie per l’altro, perchè, irresistibilmente, +quanti esercitano la giustizia la violentano +a difesa degli interessi della propria classe +o cedono al potere da cui dipendono, o alle +simpatie e agli influssi del ceto sociale in cui +son nati e in cui vivono; e le adduceva in prova +l’abbominevole sproporzione delle pene fra il +grande latrocinio finanziario e il piccolo furto +volgare, le scandalose assoluzioni dei ladri e delle +ladre in guanti gialli, i processi impediti, le fughe +protette, le prigioni addolcite, le mille complicità +e indulgenze infami con cui la classe dominante +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +nasconde od attenua i delitti che si +commettono nel suo seno, mentre è punito senza +pietà persino il grido solitario ed il canto che +s’innalza contro i suoi privilegi: a tutto questo +rispondeva ingenuamente: — Ma, Enrico, a me +par naturale che la giustizia sia più severa con +la classe che commette più reati e che, essendo +la più pericolosa, ha bisogno di maggior freno, +per la sicurezza di tutti! È una necessità, +caro Enrico! +</p> + +<p> +Quando infine, negando che il socialismo voglia +sradicare dal cuore dell’uomo l’amor di patria, +egli le diceva che questa parola si fraintende e +si abusa ipocritamente, perchè essa non ha senso +alcuno se non significa amore delle creature +umane, e questo amore non sente, e quindi non +ama la patria, chi non soffre e non s’indigna +di vederla formata da due popoli e quasi da due +razze diverse, di cui l’una che lavora per essa, +vive nella povertà e nell’ignoranza, amareggiata +dallo spettacolo della ricchezza e dell’ingiustizia +e offesa nell’animo dal disprezzo che si sente +pesare sul capo; quando egli le diceva questo, +e soggiungeva che come la patria stava al di +sopra della famiglia, la umanità sta al di sopra +della patria, e che il patriottismo chiuso e +orgoglioso non è che l’egoismo larvato d’una classe, +essa rispondeva, quasi scandalizzata: — Ma, +Enrico! Anche la patria! Ma non è il più sacro +dei nostri affetti, dopo Dio? +</p> + +<p> +E se, accalorandosi un poco, egli insisteva, essa +metteva fuori quel benedetto: — Non t’alterare! — che +gli urtava i nervi: o faceva di peggio: +gli dava, tutt’a un tratto ragione, accarezzandolo +affettuosamente e sorridendo, come si fa +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +per rabbonire un fanciullo caparbio. Ma quello +che più lo feriva, quando egli esprimeva le sue +idee intorno alla donna, alla famiglia o alla patria, +era il sentirsi dire a bassa voce: — Bada +che ci ascoltano! — come s’ei tenesse dei discorsi +immorali, e il veder gli atti premurosi e +i pretesti con cui essa cercava di allontanare i +suoi parenti, perchè non sentissero. +</p> + +<p> +Un giorno, finalmente, essa fece un’uscita che +decise del loro destino. — Ma già — gli disse +con un sorriso — è impossibile che tu rimanga +un pezzo in queste idee.... Cambierai, ne son certa. — E +se non cambiassi? — domandò il giovane +mutandosi in viso. — Se non cambiassi — rispose +essa con vivacità insolita — io ne +sarei infelice per tutta la vita. +</p> + +<p> +Egli la guardò lungamente, pensieroso, senza +dir parola, e poi si asciugò con la mano una lagrima +che essa non vide. +</p> + +<p class="dots">················</p> + +<p> +Tre mesi dopo, nello stesso giorno in cui Enrico, +con la ferita ancora aperta nel cuore, parlava +per la prima volta in un Comizio socialista, +la bella cugina sposava placidamente un +banchiere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +</p> + +<h3 id="fratelli">Fratello e sorella. +<span class="smaller">(FRAMMENTO.)</span></h3> + +<p> +Dopo quella sera che sua sorella gli s’era buttata +al collo, durante la sua disputa col suocero, +Alberto aveva notato in lei uno stato d’animo +insolito, il quale ad ogni nuova discussione, +cui ella fosse presente, intorno a questo argomento, +si tradiva in lampi degli occhi, in rossori +improvvisi, in movimenti nervosi della persona, +che pareva ella si sforzasse di reprimere, quasi con +un senso di vergogna; ma non ci aveva badato +gran fatto, credendo quello effetto di una sensitività +malata di ragazza romantica, tocca dai +suoi discorsi più nella fantasia che nel cuore. +S’era invece operato in lei un mutamento profondo, +che non conoscendola intimamente, egli +non poteva aspettare. Perchè non era e non pareva +bella, essa non era mai stata amata da sua +madre la quale disperava che potesse fare un +bel matrimonio degno della casa, e si vergognava +un poco di lei, come un artista d’un’opera +d’arte mal riuscita. +</p> + +<p> +Sin da bambina ella si era accorta di questa +malevolenza della madre dagli sguardi scontenti, +e qualche volta astiosi, con cui si vedeva spesso +osservata da lei, da capo ai piedi, come una persona +sconosciuta e importuna. La signora Bianchini +l’aveva sempre fatta sgobbare ai lavori di +casa per risparmiar fatica alle cameriere, le aveva +sempre dato sulla voce in conversazione, come +se non dicesse che sciocchezze o fanciullaggini, +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +l’aveva sempre tenuta nell’ombra, quando +poteva, come se, mostrandosi o parlando, avesse +fatto sfigurare la famiglia. E sotto questa oppressione, +ella era venuta su penosamente, diffidente +e quasi vergognosa di sè, con un sentimento +esagerato della sua imperfezione fisica, +che la rendeva timida e impacciata, e le toglieva +quasi ogni grazia. E menava una vita triste, +poichè anche la consolazione di essere amata dal +padre le era diminuita dai continui contrasti che, +per cagion sua, nascevano tra sua madre e quel +buon uomo; il quale non poteva tollerare ch’ella +fosse aspreggiata ed umiliata. +</p> + +<p> +Anche suo padre, d’altra parte, si mostrava +più affettuoso col figliuolo e quest’aperta parzialità +dei suoi parenti era stata cagione ch’ella +non avesse mai amato il fratello, che assorto +nei suoi studi prima, e poi felice dei suoi trionfi, +gli era parso sempre un poco egoista e troppo +ambizioso. Alberto, dal canto suo, invanito alquanto +fin dall’infanzia, e soddisfatto dei privilegi +di cui godeva nella famiglia, non solo non +s’era mai curato gran fatto della sorella; ma vedendola +triste e fredda con lui, e credendola per +questo invidiosa, s’era fatto un falso concetto +di lei, come d’un animo gretto e acrimonioso, +col quale, anche negli anni della sua più affettuosa +espansione non aveva mai potuto entrare +in dimestichezza fraterna. Per qualche tempo, +dopo terminate le scuole, essa aveva preso passione +per le letture letterarie, e in ispecie per +la poesia; ma non potendone ragionar mai, nè +con suo fratello che le metteva soggezione, nè +con suo padre che non ci aveva il capo, nè con +sua madre che le tagliava in bocca quei discorsi, +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +come un’ostentazione ambiziosa disdicevole alla +sua persona, aveva rinunziato anche a questo conforto. +In seguito, s’era messa in capo di studiare +da maestra; ma sua madre vi s’era opposta a +spada tratta, come a un proposito che offendesse +il decoro del casato. Da ultimo, aveva posto affetto +alla cognata e al nipote; ma non potendo +star con loro che raramente, e di scappata, per +il molto lavoro che le era imposto in casa da +sua madre, nemmeno da quell’affetto poteva trar +la consolazione che le abbisognava. E s’era tornata +a chiudere nella sua malinconia solitaria, +qualche volta piangente, spasso inasprita, il più +del tempo rassegnata, ma con un gran vuoto nell’anima, +e come oppressa dalla sua vita arida +e senza scopo. Eppure v’era in lei una intelligenza +aperta e viva, un cuor gentile e forte, +qualche cosa di dolce e di profondo, che non si +manifestava, in parte, nemmeno a lei stessa, per +mancanza d’un oggetto su cui si potesse espandere. +Ora, tutto questo si scosse e si rischiarò +nell’anima sua al primo raggio della nuova Idea +che udì annunziare dal suo fratello. V’era dunque +fuori della religione e della famiglia, fuori +dell’amore dell’arte, un mondo a lei sconosciuto, +un grande ordine di sentimenti e di idee, al quale +anch’essa poteva sollevare il suo spirito, e in +cui, fra tanti altri propositi vasti e generosi, primeggiava +il concetto di dare alla donna la libertà, +la dignità, l’indipendenza della vita, di far +sì che il suo avvenire non dipendesse più soltanto +dal suo viso e dalla sua borsa! Ella +che era un’oppressa della sua classe, che era +umiliata e infelice, s’afferrò subito a quest’idea, +sentì prontamente una simpatia profonda per la +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +moltitudine sconosciuta degli oppressi e degli infelici, +su cui non aveva mai fissato il pensiero. +Prestò attenzione a ogni parola di suo fratello, +entrò a poco a poco nell’animo suo, riconobbe +di averlo mal giudicato: nei suoi lunghi silenzi +di ragazza trascurata, prese a volgere e a rivolgere +nel suo cervello tenace di piemontese le +nuove idee; salì più sovente da sua cognata, +per sfogliare furtivamente i nuovi libri di Alberto; +se ne portò in casa parecchi, l’un dopo +l’altro, e li lesse avidamente la notte. Uno di +questi, un discorso appassionato e bello d’una +signora socialista, diretto alle fanciulle borghesi, +che dimostrava loro il bene immenso che potevan +fare dedicandosi alla grande causa, e finiva +con le parole: — Vieni dunque, o desiderata, +nelle nostre file!... — la commosse fino al +pianto. Un ribollimento nuovo di immagini, di +affetti, di speranze le prese il cuore e la mente, +e divenne più violento per lo sforzo ch’ella faceva +di comprimerlo, per non provocare lo sdegno +o il disprezzo di sua madre. Ma sentiva che a +tutti avrebbe potuto celarlo fuorchè a suo fratello, +che già la guardava con occhio scrutatore, +in cui ella vedeva un principio di simpatia, che +le faceva battere il cuore. Sennonchè in lei la +timidezza antica, in lui il sospetto di ingannarsi +e la dissuetudine d’ogni famigliarità cordiale con +essa, li rimovevano entrambi da un’aperta spiegazione. +Finalmente, questa avvenne. Salita un +giorno in casa di lui, per non lasciar solo il ragazzo +con le donne di servizio, essa entrò nello +studio e si mise a leggere delle pagine sparse +del libro del «Lavoro dei fanciulli», che trovò +sul tavolino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<p> +Mentre essa, leggeva, Alberto, di ritorno dalla +scuola, entrato un momento da sua madre, era +attirato da lei nella quistione solita con un’asprezza +e un’imperiosità di linguaggio, che per +poco non gli facevan perder la testa. Per non trascendere, +la lasciò bruscamente, e salito in casa +con un nodo alla gola, stanco alla fine, e sconsolato +della dura guerra che sosteneva solo da +vari giorni, entra a rapidi passi nello studio, dove +sorprese sua sorella. Questa, che stava leggendo +del martirio dei ragazzi nelle zolfatare in +Sicilia, una di quelle pagine potenti che escon +dall’anima e vanno all’anima con un grido d’angoscia, +balzò in piedi con un tremito e, voltandosi, +presentò al fratello il viso pieno di lacrime, +in cui splendeva la santa commozione della pietà, +e a cui si aggiunse in quel punto un raggio d’ammirazione +e d’amore per chi l’aveva commossa. +Alberto la guardò un momento stupito, si chinò +a guardare i fogli, capì, — e aperse le braccia, +ed essa vi si gettò con un grido: — O fratello +mio! — O mia Ernesta! — gli rispose Alberto, +e con un ardore che chiedeva perdono d’averla +per venti anni disconosciuta, le coperse il capo +di carezze e di baci. Nel santo amore dell’umanità +si sentirono fratelli per la prima volta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<h3 id="malfattore">Un “malfattore„.</h3> + +<p> +Alberto — un ragazzo di dieci anni — giuocava +nella stanza di suo padre, il quale stava leggendo +la «Superstizione socialista» del Garofalo, quando +la donna di servizio entrò dire: — C’è il +tal dei tali: ho da farlo entrare? +</p> + +<p> +— Cospetto! — esclamò il padrone, scattando +in piedi. — Dopo cinque mesi di carcere! Entri +sul momento. +</p> + +<p> +A queste parole «cinque mesi di carcere» il +ragazzo lasciò cadere il suo balocco e si ritirò +in un angolo guardando all’uscio con gli occhi +inquieti; perchè l’idea del carcere, naturalmente, +non si poteva disgiungere in lui da quella d’un +delitto. +</p> + +<p> +E rimase immobile dallo stupore vedendo suo +padre correre verso l’uscio e abbracciare affettuosamente +il visitatore; il quale era un uomo +sui trentacinque anni, di viso pallido e risoluto, +vestito poveramente, ma pulito e di modi semplici +e franchi. +</p> + +<p> +Visitato e visitatore si fecero al vano d’una +finestra e attaccarono una conversazione vivace, +che era da una parte un incalzare di domande +e dall’altra un succedersi di risposte, senza +un momento di sosta. Quando, fra le altre cose, +il ragazzo udì che l’amico di suo padre era stato +condotto a traverso un villaggio, in mezzo a quattro +carabinieri, con le manette ai polsi, come un +famoso assassino ch’egli aveva visto uscire un +giorno dalla Corte d’Assise, il suo stupore si cangiò +in così aperto sgomento che il nuovo entrato, +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +dandogli una occhiata per caso, se ne accorse. +Ma prima di lui se n’era accorto suo padre. +</p> + +<p> +Questi a un certo punto andò a prendere un +pacco di giornali da un cassetto e, portandoli all’amico, +gli disse: +</p> + +<p> +— Tutto quanto le vorrei dire è stampato in +questi fogli, che ho raccolti e serbati per lei. +Ci dia una scorsa, vedrà che è stato sempre ricordato +durante la sua assenza. Qui è espresso +il sentimento mio e quello di tutti gli altri «malfattori». +</p> + +<p> +Il visitatore prese i giornali, sedette con le +spalle alla finestra, e cominciò a leggere. Il suo +ospite lo lasciò solo e tornò dal ragazzo, aspettando +una domanda che già gli leggeva negli occhi. +</p> + +<p> +Il ragazzo, infatti, gli domandò a voce bassa: +</p> + +<p> +— Che cos’ha fatto.... quel signore? +</p> + +<p> +— Ha fatto — rispose il padre sorridendo — cinque +mesi di prigione. +</p> + +<p> +Il ragazzo rimase un momento perplesso. Poi +domandò timidamente: +</p> + +<p> +— Chi è? +</p> + +<p> +— Alla buon’ora — rispose il padre, sedendo +e attirando il figliuolo a sè; — a questa domanda +mi è più facile rispondere. Ma temo che tu +non capisca. Ascolta bene. Tu devi sapere che +v’è in ogni paese una quantità di gente, fra cui +molti uomini di grande scienza e di grande ingegno, +e anche molti ricchi, i quali credono che +a una gran parte delle infinite miserie e ingiustizie +che affliggono il mondo ci sia rimedio. E pensano +che il rimedio sia questo: che la società +presente, in cui la vita di ciascuno è una lotta +contro tutti, si trasformi in una grande associazione, +nella quale tutti lavorino non più per il +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +vantaggio e nella dipendenza e legati alla fortuna +d’un piccolo numero, ma direttamente per +la società che li retribuisca tutti equamente; in +una grande associazione, in cui non ci sia più, +come c’è ora, un gran numero d’uomini che faticano +da ammazzarsi e son poveri, un altro gran +numero che non trovan lavoro e sono affamati, +e delle migliaia e migliaia che non lavorano e +vivon nell’agiatezza. Mi hai capito? Ebbene, tutti +costoro che desiderano e sperano che venga un +giorno in cui tutti gli uomini lavorino concordemente +per il bene proprio e per il bene comune, +senza strapparsi il pane di bocca l’un l’altro, +senza odiarsi e temersi a vicenda, e partecipando +tutti ai benefizi della vita civile, come figliuoli +di una famiglia nella quale tutti sono amati e +protetti ad un modo, si chiamano socialisti. E +che cosa fanno essi? Fanno questo. Si adoperano +con tutte le loro forze a dimostrare agli altri che +un tale stato della società è possibile, non solo, +ma che si attuerà a poco a poco, necessariamente, +per forza delle cose; ma che per conseguirlo più +presto e senza violenze bisogna che tutti lo desiderino +e lo preparino infondendo nelle moltitudini +un concetto lucido di che cosa esso sia +e un sentimento profondo della concordia fraterna +necessaria ad attuarlo, educandole all’adempimento +dei loro doveri e all’esercizio dei loro +diritti, persuadendole che l’unico modo di raggiungere +la mèta è che esse affidino la rappresentanza +dei loro interessi e delle loro volontà +ad uomini che siano interessati a raggiungerla, +ossia che appartengono anch’essi alla immensa +famiglia su cui pesa la povertà e l’ingiustizia. +Mi sono spiegato? Ora questo signore che vedi, +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +è un socialista. È un lavoratore che lavora per +vivere, ma in tutto il tempo che gli resta libero +va attorno fra la gente, e ragiona, spiega loro +la cosa, cerca di trasfondere negli altri la propria +fede, senza istigare all’odio contro alcuno, +non solo, ma adoperandosi a spegner gli odii dove +li trova, esortando i violenti a temprarsi, gli +incolti a studiare, i discordi a conciliarsi, tutti +i poveri e malcontenti a confidare in un avvenire +migliore, a cui si verrà pacificamente e legalmente, +per la sola forza della verità e della +giustizia, quando la verità sarà compresa da tutti +e la giustizia sarà da tutti voluta. E bada che +egli non si affatica e non si affanna se non per +produrre un bene, del quale egli è certo che +non arriverà in tempo a godere. Egli vive come +un povero perchè è povero; ma dà agli altri anche +quel pochissimo che a lui par superfluo e +a noi parrebbe necessario. Se fosse ricco, darebbe +per la fede tutto il suo avere. Se gli chiedessero +la vita, darebbe anche la vita, perchè non +vive che per quell’Idea. E ha un passato senza +macchia, ed è buono e semplice come un ragazzo. +Puoi pensare quanti uomini ho conosciuto +in vita mia; ebbene, egli è uno di quegli uomini +più onesti, più disinteressati, più rispettabili +che io abbia conosciuti. Io gli voglio bene +e lo ammiro. +</p> + +<p> +Il ragazzo rimase un po’ sopra pensiero, guardando +ora suo padre, ora «il libero dal carcere». +Poi domandò: +</p> + +<p> +— E allora.... perchè l’hanno messo in prigione? +</p> + +<p> +— Perchè pensa e dice tutto quello che t’ho +detto, — rispose il padre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p> +— Ma dunque.... potrebbero mettere in prigione +anche te, che dici le stesse cose? +</p> + +<p> +— Certo. +</p> + +<p> +— E perchè ci hanno messo lui soltanto? +</p> + +<p> +— Perchè dice tutte quelle cose più forte e +più apertamente, che è quanto dire che è più disinteressato +e più sincero, che desidera più ardentemente +il bene, che è più coraggioso e più generoso +di me. +</p> + +<p> +Il ragazzo non ribattè più parola e stette guardando +con gli occhi spalancati il suo ospite, +che continuava a leggere. +</p> + +<p> +— Animo, — gli disse il padre all’orecchio; — quando +è entrato egli s’è accorto che tu hai avuto +paura di lui come di un brigante; tu gli devi +una riparazione; vagli a domandare se sta bene. +</p> + +<p> +Il ragazzo si mosse lentamente e s’andò a mettere +fra le ginocchia del «pregiudicato» senza +osar di parlare, ma come offrendo la testa bionda +alle sue carezze. Quegli smise il giornale e +dato uno sguardo a lui e al padre, capì e sorrise. +Ma il suo saldo cuore che in mezzo alle +persecuzioni e sotto l’affronto delle manette non +aveva mai avuto un momento di debolezza, fu +scosso dall’atto del fanciullo, il quale rappresentava +ai suoi occhi una nuova generazione gettata +da un impulso generoso dell’anima nella causa +che gli era sacra. Lo fissò un momento con +gli occhi scintillanti, poi prese con le mani quella +testa bionda e vi stampò un bacio.... che gli fu +reso con effusione. +</p> + +<p> +Riavvicinandosi a suo padre il ragazzo gli accennò +con un gesto di meraviglia, che la sua +fronte era inumidita. +</p> + +<p> +— Non t’asciugare, — rispose il padre — è +acqua di battesimo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +</p> + +<h3 id="discussioni">Discussioni.</h3> + +<p> +Trovò in casa del Cambiari una dozzina di convitati +i quali avevan finito allora di sparecchiare +uno dei succolenti pranzi che il padrone imbandiva +ogni quindici giorni a un numero sempre +incerto di amici, poichè egli faceva gli inviti e +se ne scordava, e fissava spesso a parecchi delle +ore diverse. Il piccolo salotto, in cui la disarmonia +dei mobili e dei colori e l’arruffio delle chincaglie +scheggiate e sbreccate dai ragazzi raffiguravano +il tenor di vita della famiglia, era affollato. +Ma ad Alberto, tutto acceso della sua +idea, non spiacque quell’affollamento inaspettato +che in altra occasione gli sarebbe riescito molesto. +Appena entrato, però, s’accorse da più d’un +viso e da un leggero mormorio che, durante il +pranzo, dovevano aver parlato dei fatti suoi, e +di quali fatti s’immaginava. C’eran due ingegneri, +un impresario costruttore, degli impiegati in riposo, +ch’egli aveva trovato là qualche volta; degli +sconosciuti, quasi tutti panzuti e brizzolati, e tre +giovani signore; oltre alla numerosa progenitura +del padron di casa di cui spuntava un musino +roseo dietro ogni spalliera di seggiolone. Vedendo +a vari convitati gli occhi lustri e le guancie +scarlatte che tradivano il prurito della discussione, +Alberto si tenne preparato a un assalto. +E questo gli fa dato quasi subito, prima in forma +di scherzo, poi a poco a poco, seriamente; ma +con una così manifesta ignoranza degli elementi +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +della quistione, con un così ingenuo sfoggio dei più +vieti luoghi comuni, che egli seguitò a parar le +botte a colpi d’arguzia, senza perdere un momento +il suo buon umore. Quando gli assalitori cominciavano +ad eccitarsi, capitò la visita dei coniugi +Luzzi, e, la comparsa della piccola signora sfavillante +di vita, chiusa in un fresco vestito avana +che dava al suo visetto bruno, segnato d’un neo, +una grazia adorabile, troncò di netto la discussione. +</p> + +<p> +Alberto espose allora al Cambiari, a quattr’occhi, +l’idea del suo lavoro, e gli disse il suo desiderio +di parlare col Baldieri. — Con l’anarchico +Baldieri? — esclamò il Cambiari, dando +un passo indietro; e soggiunse in tuono d’avvertimento +amichevole: — Alberto, bada!... — La +cosa, d’altra parte, non era così facile: il Baldieri +parlava a cuor libero con lui perchè (e glielo +diceva) era un borghese logico e sincero, ossia +un aperto nemico; ma un borghese socialista, +con un rivoluzionario tartufo, come egli li +chiamava, razza anche più odiosa a lui dei reazionari +arrabbiati, doveva essere un altro paio di +maniche; c’era il rischio di pigliarsi un «no» +tanto fatto. Nondimeno, insistendo Alberto, egli +promise che gli avrebbe parlato. E gli diede qualche +informazione: era un operaio colto, aveva +fatto il ginnasio inferiore, pareva un ufficiale +in borghese; ma, si tenesse per avvisato! Non doveva +aspettarsi dei complimenti da lui. Poi gli +disse piano, accennando alla compagnia: — Se +la riattaccano tira in avanti a celiare, te ne +prego. +</p> + +<p> +La riattaccò subito, infatti, un vecchietto arcigno, +invalido, decorato di non so qual ministero, +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +di conosciuta avarizia; il quale domandò +bruscamente ad Alberto, agitando una mano per +aria: — Ma insomma, a quale delle scuole del +socialismo appartiene lei, si può sapere? +</p> + +<p> +Alberto rispose: — A che serve dire di che +scuola sono a chi non ne accetta nessuna? E +a che pro parlar di rimedi sociali con chi crede +i mali irreparabili e nega che ci siano? +</p> + +<p> +— Noi non neghiamo i mali — rispose l’altro, — ma +vogliamo ripararvi con la carità. +</p> + +<p> +Alberto si ricordò in quel punto che in una +sottoscrizione pubblica dello scorso inverno, quel +signore aveva mandato ad un giornale due lire +per sè e cinquanta centesimi per ciascun membro +della sua famiglia, tutti firmati in colonna, +in modo che era riuscito a far stampare sette +volte il suo nome con uno scudo: la tariffa, +presso a poco, delle inserzioni. — Con la carità? — gli +disse allora, — faccia...; ma non si +rovini. +</p> + +<p> +La stoccata era forte: le signore non poterono +rattenere un sorriso; la Luzzi si coperse il viso +col ventaglio. +</p> + +<p> +Uno sconosciuto, balbuziente, coperse la ritirata +del vecchietto ripetendo la sua domanda: — Dica +dunque: è collettivista? è comunista? — È +per l’uguaglianza assoluta, per un ordine sociale +che metterebbe alla pari Dante Alighieri +e un cretino? +</p> + +<p> +— E perchè mai, — ribattè Alberto, facendo +un viso ingenuo — respingerebbe «lei» un tale +ordinamento? +</p> + +<p> +Si udirono scricchiolare alcune seggiole; ma +il colpito non sentì il colpo alla prima. Vedendo +però sorridere la signora Luzzi, sospettò qualcosa +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +e disse piccato: — Lei fa il socialista con un +secondo fine. +</p> + +<p> +Alberto lo guardò con stupore, e domandò sorridendo: — Per +aver stipendi e decorazioni? +</p> + +<p> +Quegli rimase un po’ incerto; poi rispose: — Per +farsi elegger deputato! +</p> + +<p> +Alberto diede in una risata. — Ma caro signore, +trovi un modo più sensato di darmi dell’asino. +Sarebbe come andarmi a imbarcare a Genova per +arrivare più presto a Venezia. +</p> + +<p> +Lo sconosciuto volle rispondere; ma il vecchio +impiegato gli coprì la voce, dicendo aspramente: — Non +credo che si possano professare sul serio +quelle idee. Un borghese socialista non è che +un negro incipriato! +</p> + +<p> +— Questa immagine non è sua! — esclamò +Alberto. +</p> + +<p> +— Oh! Signor cavaliere, — rincalzò la Luzzi — lei, +dunque, riconosce d’appartenere a una +razza inferiore! +</p> + +<p> +Il motto fece ridere. Alberto si voltò a guardarla, +e disse: — Ah! Ecco la mia alleata! +</p> + +<p> +Ma varie voci lo assalirono tutte insieme, domandandogli +perchè, se era un socialista, non +cominciasse a spartire l’aver suo fra chi non +n’aveva. +</p> + +<p> +— Oh bella, — rispose Alberto, — per due ragioni +semplicissime: prima, perchè se mi conducessi +povero, perderei la mia indipendenza, e +dovendo chieder lavoro e danaro alla borghesia, +non sarei più libero di manifestare le mie idee; +e poi, perchè, com’è costituita la società, non +potendo mio figlio guadagnarsi da vivere prima +dei trent’anni, o morirebbe di fame, o dovrebbe +lasciar gli studi e mettersi a fare un mestiere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<p> +— Benone! — uscì a dire l’impresario, con +un’aria trionfale, — ma se è socialista, perchè +non mettere suo figlio a fare un mestiere? +</p> + +<p> +— Perchè non ho diritto di forzare la sua volontà, +di toglierlo violentemente dalla classe in +cui l’ho posto; perchè se anche lo facessi col suo +consenso, egli per l’effetto delle idee che oggi +regnano, sarebbe disprezzato e creduto un pazzo +tonto dalla classe da cui uscirebbe, quanto da +quella in cui vorrebbe entrare. +</p> + +<p> +— Magre ragioni! — rispose un vecchio maggiore +pensionato, amico del Luzzi. — Chi è persuaso +d’un’idea, deve tutto sacrificarle! Lei dovrebbe +essere il primo a dar l’esempio. +</p> + +<p> +A costui rispose la signora Luzzi: — Se è così, +signor maggiore, lei vuole liberare Trieste dall’Austria, +perchè non prende il fucile e parte per +il primo per la frontiera? +</p> + +<p> +Il maggiore si rivoltò, dicendo che il paragone +non calzava; ma la signora Luzzi ribattè: — E +poi, mi scusi, c’è contraddizione. Se un socialista +è ricco, gli dite: — Dovete dar tutto agli altri. +Se è povero gli dite: — Siete socialista perchè +non avete nulla da perdere. Che logica è +questa? +</p> + +<p> +Rimasero tutti un po’ sconcertati; ma se la +cavarono fingendo di prendere quell’argomento +in ischerzo, e voltarono il discorso per domandare +ad Alberto che idee avesse sulla proprietà, e +se il socialismo volesse obbligar tutti a lavorare. +</p> + +<p> +— Non si riuscirà mai a questo! — esclamò +il maggiore. — La proprietà è un istinto! Persin +lo scoiattolo, persino il topo campagnolo sono +proprietari, perchè ammassano per l’inverno +delle provvigioni sovrabbondanti, di cui resta loro +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +una parte nella primavera. Vede dunque che perfino +tra le bestie ci sono i ricchi, che hanno +del superfluo perchè sono stati previdenti. +</p> + +<p> +— Ma le bestie — rispose Alberto — fanno le +loro provviste da sè, non le fanno fare agli altri, +e non son provviste che fruttino altre provviste +senza fatica come il danaro, e i topi non le lasciano +ai figliuoli perchè marciscan nell’ozio. +</p> + +<p> +— Queste son celie! — gli rispose uno dei due +ingegneri. — Non c’è bisogno di ricorrer alle bestie. +Lei che è letterato, dovrebbe sapere la definizione +che ha dato dell’uomo un grande scrittore: +«L’uomo è un animale proprietario». Che +cosa gli avrebbe da rispondere, signor professore? +</p> + +<p> +— Gli risponderei che non discuto quell’epiteto, +con chi si appropria quel sostantivo. +</p> + +<p> +La Luzzi rise: l’ingegnere fece una spallata. — Non +sono questioni, mi scusi, da trattarsi +con giuochi di spirito! +</p> + +<p> +— Ma come vuol che me la cavi altrimenti, — rispose +Alberto ridendo — se m’assaltano tutti +insieme e non mi lascian rifiatare. +</p> + +<p> +— La proprietà è frutto del lavoro! +</p> + +<p> +— Non tutta, nè sempre. +</p> + +<p> +— Eh, andiamo — osservò il Cambiari all’ingegnere +battendogli una mano sulla spalla, — che +lavoro ti sono costate le ottantamila lire che +guadagnasti rivendendo il tuo terreno fabbricabile +di San Salvario a dieci volte il prezzo che +ti era costato? +</p> + +<p> +— Sei socialista tu pure? — gli domandò l’ingegnere +indispettito. +</p> + +<p> +— Quando son disoccupato, — rispose il Cambiari. +</p> + +<p> +— Ma quello è un caso eccezionale, — ribattè +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +al Cambiari il maggiore. — Prendiamo il nostro +impresario qui presente. Egli non lavora più con +le braccia, ma è più benemerito che se lavorasse, +perchè con la proprietà acquistata dà del lavoro +ogni anno a duecento operai. +</p> + +<p> +— Dà del lavoro! — interruppe Alberto. — Perdoni, +signor maggiore: io domando se non sono +duecento operai che danno il loro lavoro +a lui.... +</p> + +<p> +— Ma come? +</p> + +<p> +— Ma certo! Se il lavoro di quei duecento operai +non fruttasse a lui molte migliaia di lire, lo +darebbe loro? +</p> + +<p> +— Ma questa è una capriola. +</p> + +<p> +— Una capriola da avvocato — aggiunse l’impresario. +</p> + +<p> +— Già, è l’avvocato del lavoro, adesso, il cavaliere +degli sfruttati.... l’<i>amico degli operai</i>: +il titolo d’un almanacco a dieci centesimi! +È anche amico degli operai che <i>fanno</i> il lunedì? — domandò +un signore grasso, amico del Bianchini +padre, che teneva le mani incrociate sul +ventre. +</p> + +<p> +— E perchè no? — gli disse la signora Luzzi +con un sorriso vezzoso — non è amico di lei, +che «fa» tutta la settimana? +</p> + +<p> +Risero tutti, anche il signore grasso. E questa +volta Alberto si voltò verso la signora con +un moto di viva simpatia che essa vide. +</p> + +<p> +— Eh, caro signore, — riprese l’avvocato — lei +fa l’avvocato dogli operai senza conoscerli; +ma cambierebbe idee se ci avesse che fare. Restii +al lavoro, briaconi, ignoranti e presuntuosi +insieme, maldicenti, feroci dei padroni: un bravo +operaio è una mosca bianca, lo creda pure.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +</p> + +<p> +— Io non capisco.... — rispose Alberto — ma +se gli operai sono fannulloni, chi è che fa tutto +l’enorme lavoro manuale di cui la società ha +bisogno ogni giorno? Vanno a ubriacarsi all’osteria! +Si vanno a ubriacare anche molti signori +in luoghi più puliti, è vero; ma senza la scusa +di aver per case delle buche, in cui ripugni di +passar la sera, o col vantaggio di poter nascondere +l’ubriacatura in una <i>cittadina</i>. Sono +ignoranti! Questo è certo, e non hanno scusa: +quando li vedo tornare a casa la sera, rotti da +dieci ore di lavoro, io domando: O perchè non +vanno al Circolo filologico? Dicono anche male +dei padroni. Ma mi pare che lei, dal canto suo, +non faccia di loro dei panegirici. +</p> + +<p> +— Ben risposto, davvero! Ma le ripeto una cosa +sola: vorrei che ci avesse da fare per una settimana +e mi darebbe poi il suo bravo parere sopra +le <i>otto ore di lavoro</i>! +</p> + +<p> +— Il lavoro è un freno! — sentenziò il vecchio +impiegato. +</p> + +<p> +— Un freno che ammazza — rispose Alberto — non +è più un freno; è un capestro. +</p> + +<p> +— E lo vogliono allentar bene il capestro i +profeti socialisti che profetizzano il lavoro di tre +ore al giorno! +</p> + +<p> +— È un assurdo — disse dolcemente uno dei +signori che non aveva parlato — anche per rispetto +alla religione. Il lavoro è un gastigo che +Dio ha inflitto agli uomini. Non sarebbe più un +gastigo se fosse ridotto a tre ore. +</p> + +<p> +— Allora, — gli rispose Alberto, — lei che vive +di rendita non discende da Adamo, perchè Dio +non l’ha condannato al lavoro? +</p> + +<p> +— Ma per me ha lavorato mio padre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +</p> + +<p> +— E perchè, — domandò la signora Luzzi — Dio +ha condannato suo padre e non lei? +</p> + +<p> +Il signore rimase così impacciato che per salvarlo, +l’ingegnere suo vicino apostrofò improvvisamente +la padrona di casa: +</p> + +<p> +— Ci dice lei il suo parere, signora Cambiari? +</p> + +<p> +La signora voltò verso l’interrogante il suo viso +ingenuo di bella paciona e rispose con amabile +semplicità: — Il mio parere è quello di tutti, +mi pare. Perchè si lavora? Per vivere. Dunque, +quando si ha da vivere, perchè si dovrebbe lavorare? +</p> + +<p> +Applaudirono tutti, ridendo, eccettuato Alberto, +che cercava con gli occhi quelli della signora +Luzzi, i quali sfuggivano. +</p> + +<p> +Ma la discussione si ravvivò intorno al solito +argomento, se gli operai avessero ragione o torto +a lagnarsi, e tutti diedero addosso al Bianchini. +Il maggiore disse che era il benessere che +li guastava. Il signore grasso, che teneva ancora +le mani sul ventre, approvò, soggiungendo che +appunto per quella ragione non era neppure da +desiderarsi un miglioramento notevole del loro +stato. — È provato.... — disse. — È provato — ripetè, +alzando la voce per coprir quella dei ragazzi +che facevano passeraio in un angolo — che col +diminuire del prezzo dei generi alimentari, e specialmente +della carne, aumenta il numero dei delitti +contro la proprietà e.... — soggiunse più +basso — contro il pudore. +</p> + +<p> +— Ah, se fosse vero, — rincalzò la signora +Luzzi — lei che è un così fino gastronomico, sarebbe +già stato arrestato. +</p> + +<p> +Molti risero, altri fecero dei cenni di disapprovazione. — Ma +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +lei ha torto — riprese la signora, +senza turbarsi, — perchè è la cattiva nutrizione, +che intristisce gli uomini. Sa il proverbio +tedesco: «Der Mensch ist was er isst». +L’uomo è ciò che egli mangia! +</p> + +<p> +— Ma signor Luzzi! — esclamò il Cambiari, +voltandosi verso il marito — la sua signora è +socialista! È forse lei che la catechizza? +</p> + +<p> +Il Luzzi, che non aveva ancora aperto bocca, +crollò il capo in atto di compatimento verso sua +moglie, come per dirle che era una pazza, poi espose +la propria idea, mettendo nei suoi occhietti +di topo un’espressione di finissima astuzia. Eran +tutti malati d’immaginazione. Il socialismo era un +fantasma creato dalla borghesia, la quale rassomigliava +a certi malati che a furia di parlare +di una malattia che non hanno, finiscono con +soffrirne davvero. Egli aveva affermato il proposito +di non aprir bocca in quelle controversie, +perchè gli facevan compassione. +</p> + +<p> +Tutti scrollarono le spalle; quel Luzzi che non +aveva senso comune. Il socialismo esisteva, anche +troppo; ma erano «i socialisti borghesi, borghesi +dilettanti» quelli che gli fortificavano la +vita. — Sono loro — disse il vecchio impiegato +ad Alberto, ripetendo delle parole lette di fresco — loro +che giuocano col mostro ancor piccolo, +ancora innocente, con un nastro al collo come +un agnello, e lo tiran su a bocconcini, senza pensare +che un giorno mostrerà i denti e divorerà +loro stessi e tutti quanti. +</p> + +<p> +— Ma è appunto quello che io penso! — rispose +Alberto. +</p> + +<p> +— E anche quello che desidera? +</p> + +<p> +— Io non desidero che il bene di tutti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +</p> + +<p> +— A spese di alcuni, non è vero? +</p> + +<p> +— Sarebbe sempre più giusto che il bene di alcuni +a spese di tutti. +</p> + +<p> +Tutti protestarono in coro, l’impiegato fece un +atto di sdegno e la discussione stava per volger +alle brutte quando il Cambiari la interruppe con +uno scherzo, e la troncò poi affatto la comparsa +di un cameriere con un gran vassoio pieno di +bicchieri. +</p> + +<p> +Allora tutti si levarono in piedi e formarono +vari gruppi conversanti a voce bassa e concitata, +nei quali Alberto argomentò dai gesti e dagli +sguardi che gli si levava la pelle. E si accorse +che le signore non gli erano meno ostili degli +uomini. Già, durante la conversazione, nonostante +le risatine, provocate da certe sue risposte +epigrammatiche, egli aveva colto a volo da tutte, +fuorchè dalla padrona di casa, delle occhiate +malevoli, quasi sprezzanti. E quell’abbandono, a +cui non era preparato, del sesso gentile, che l’aveva +sempre accarezzato cogli occhi e con la parola, +lo rattristò. Si trovava solo in un angolo: +cercò con lo sguardo la signora Luzzi. +</p> + +<p> +Era accanto a lui, come se avesse indovinato +il suo pensiero. +</p> + +<p> +Egli le disse piano, con calore: — Grazie. +</p> + +<p> +E vide che i suoi occhi, belli come non gli +erano mai apparsi, si velavano. +</p> + +<p class="dots">················</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<h3 id="amicizianuova">Amicizia nuova.</h3> + +<p> +..... a quell’uscita tutti e tre protestarono, ridendo, +e uno più forte degli altri, picchiando +un pugno che fece sobbalzare i bicchierini del +cognac, con cui stavano coronando la colazione: +</p> + +<p> +— Sì, — ripetè con garbo, ma con fermezza il +professore, — ve lo ripeto. E volete che ve lo +dimostri che non conoscete il mondo? Siete qui +un conferenziere sociologo, che insegna a rimpastare +la società, e due romanzieri che scrutate +dentro e fate parlare persone di tutte le classi +sociali, e non c’è uno di voi che conosca un +operaio. +</p> + +<p> +Uno dei romanzieri fece una spallata. — Ne +conosco cento — rispose. — Non è mai venuto +un operaio a fare una riparazione in casa mia +che io non mi sia intrattenuto con lui per +un’ora. +</p> + +<p> +— A interrogarli come i generali interrogano +le sentinelle: di che classe? quanti mesi di servizio? +avete a lagnarvi di nulla? E credi d’averne +conosciuto uno solo in codesta maniera? Credi +che si possa studiare un uomo delle classi +inferiori, a cui non ci lega nessun vincolo, da +cui ci separano cento idee false, nello stesso +modo che ci facciamo un concetto d’un romanzo +nuovo scartabellandolo distrattamente in un momento +d’ozio? +</p> + +<p> +— Andiamo, — osservò il conferenziere agli altri +due — l’amico non ha torto. Quanto a operai, +voi vi rigirate fra le mani il burattino della +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +letteratura romantica di cinquant’anni addietro, +un po’ ritoccato dal pennello zoliano. +</p> + +<p> +— E in che maniera l’avremo da studiare? — domandò +uno dei romanzieri. — Abbiamo da andare +travestiti a lavorar nelle fabbriche come il +pastore Goerhe, o da aprire uno spaccio di liquori +in un sobborgo come Enrico Leyret. +</p> + +<p> +— No, — rispose il professore, — v’è un mezzo +solo. +</p> + +<p> +— Quale? — domandarono tutti e tre a una +voce. +</p> + +<p> +— L’amicizia. +</p> + +<p> +Tutti e tre risero. E uno gli disse: — Sei tu +che caschi nel romanzo falso. È un’amicizia impossibile. +C’è troppa differenza di cultura, di +maniere e d’abitudini. +</p> + +<p> +— Ecco il gran pregiudizio! Strano davvero. +Ciascuno di noi ha nella propria classe qualche +amico che è nei modi, nel linguaggio, in tutte +le sue abitudini un ribelle brutale alle forme convenzionali +della vita signorile e che, salvo un +po’ di grammatica, non ha maggiore istruzione +d’un operaio infarinato di qualche lettura; e questo +non c’impedisce l’amicizia. +</p> + +<p> +— Ammettiamo; ma intendiamoci. Quest’amico +operaio l’hai veramente, o non è che un tuo +ideale? Se non è che un ideale, è un discorso +finito. +</p> + +<p> +— È una realtà. +</p> + +<p> +— E come te lo sei fatto? Sentiamo. Con che +arte? Insegnaci l’arte. +</p> + +<p> +— Senz’arte. Ho capito subito che v’era un sol +modo di guadagnarmi la sua confidenza, senza +la quale non c’era amicizia possibile: quella di +provargli che la meritavo dimostrandogli immediatamente +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +la mia: anticipazione che nessuno +della nostra classe fa mai a una persona di +classe inferiore. Appena capii che era un galantuomo +e un buon uomo, lo trattai come un amico, +senza restrizioni nè di parola nè di pensiero: +gli parlai delle cose mie, gli confidai dei dispiaceri +gravi che avevo in quel tempo. Ne fu meravigliato, +e me ne fu grato. Se avessi incominciato +con chiedergli quanto non gli avevo dato +ancora, con interrogarlo, cioè, riguardo alla sua +vita, alle sue opinioni e ai suoi sentimenti, come +tutti fanno, mostrandomi curioso di lui come +d’un animale esotico, non avrei ottenuto nulla +nè subito nè poi. Con tutto questo, non riuscii +così alla lesta a quello che era mio intento, ebbi +ancora delle diffidenze da superare, delle ritrosie +da vincere. La cosa era nuova per lui. Per un +pezzo, nonostante la simpatia che gl’ispiravo, rimasi +per lui un oggetto di stupore. Mi scrutava +con gli occhi, s’arrestava spesso tutt’ad un tratto, +parlando; gli rinasceva a quando a quando un +senso di suggezione, ch’io credevo già strappato +dalle radici, e vi ripeto, senza arte, quasi senza +volerlo, con la famigliarità spontanea dei modi, +con l’intonazione del discorso più che con le +parole, piantandogli sempre in viso gli occhi +aperti e sinceri, per cui mi poteva leggere in fondo +all’animo senza scoprirvi nessun secondo fine, +senza trovarvi altro sentimento che quello +di una schietta stima e di una viva benevolenza. +</p> + +<p> +— Un momento! — interruppe il conferenziere — il +tuo operaio è socialista? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Tu dici che non hai usato arte con lui; ma +ti sei professato socialista. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +</p> + +<p> +— No, perchè non lo sono. E non sono neppure +antisocialista. Il socialismo è un problema. +Non lo so risolvere. Sto a vedere come procedano +passo passo verso la soluzione, sulla gran +lavagna della pratica, quelli che lo credono solubile, +desidero che ci riescano, ecco tutto. Ma +con l’amico non m’infinsi: sarebbe stato indegno, +e anche peggio che inutile, perchè avrebbe +finito con scoprire l’inganno. +</p> + +<p> +— Ti ha almeno illuminato l’<i>amico</i>, riguardo +alla soluzione? +</p> + +<p> +— M’ha fornito dei dati che ignoravo. +</p> + +<p> +— Riflettici la luce, dunque. +</p> + +<p> +— Ne avete bisogno, infatti. Fra l’altro, ho +capito per la prima volta dai suoi discorsi la +vera natura e misurato tutta la forza del sentimento +collettivo che anima ora la classe a cui +appartiene: sentimento non prima intuito da me +che in confuso: assai più profondo, più vivo, più +facile a essere urtato e ferito di quanto noi tutti +pensiamo. Ho capito che la natura di quel sentimento, +in tutti i casi di conflitto, richiede da +parte della autorità, dei padroni, della stampa, +di ogni gente delle altre classi, forme di trattamento +e di linguaggio, dalle quali si discostano +molto ancora le forme generalmente usate; che +una quantità di conflitti s’inaspriscono e si prolungano +non per altro che per la trascuratezza +di quelle forme, le quali non sarebbe soltanto prudenza, +ma giustizia l’osservare; e che quando questo +nuovo Galateo da classe a classe, che ora +manca, sarà formato ed osservato, molti dissidi +saranno facilmente composti, e molti, ora frequentissimi, +non sorgeranno più. Io ne son persuaso +come d’una verità psicologica elementare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +</p> + +<p> +— Avanti, — disse uno dei commensali — a +un’altra scoperta. +</p> + +<p> +— Mi sono persuaso che v’è nella maggior parte, +come in quell’uno, un sentimento, il quale +li spinge al socialismo con altrettanta forza, se +non maggiore, del desiderio e della speranza d’un +miglioramento della vita materiale, ed è la coscienza +ribelle, come a un’ingiustizia, allo stato +d’inferiorità sociale e morale in cui li tiene l’opinione +della borghesia, la coscienza del loro diritto +a una maggior dignità di vita, anche fuori +d’ogni considerazione di agiatezza, un’aspirazione +alla coltura, all’educazione, a tutte quelle cose, +la cui mancanza li separa, più che la disuguaglianza +economica, dalle classi superiori. Mi sono +persuaso che non deriva da pigrizia o da sollecitudine +della salute il desiderio d’una riduzione +della giornata di lavoro; ma da un vero imperioso +bisogno di vivere un po’ di vita del pensiero, di +avere il tempo di mescolarsi, se non altro come +spettatori, alla vita del mondo, di rompere con +qualche sosta più lunga quella fuga quotidiana, +affannosa come la corsa di gente inseguita, dalla +casa all’officina, dall’officina alla pentola, dalla +pentola al letto, che travolge come un vento affetti +e pensieri e opprime il respiro dello spirito +e confonde quasi come in un sogno faticoso +il sentimento dell’esistenza +</p> + +<p> +— La seconda scoperta — osservò uno dei romanzieri — non +val quella dell’America; ma val +più della prima. +</p> + +<p> +— Taci: è tutto un nuovo mondo per te, che +non sei mai uscito dal vecchio continente della +letteratura. Ho scoperto che noi siamo tutti in +un grande errore supponendo che per effetto della +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +distanza da cui son separate le classi, la nostra +si sottragga in gran parte all’osservazione e all’indagine +censoria delle classi lavoratrici; mi +sono accertato, studiandone uno solo, che anche +fra gli operai più incolti v’è ora l’intuizione acuta +d’una quantità d’abusi dei signori, di ingiustizie +e di lacune delle leggi, d’immoralità mascherate +della vita politica e del commercio +finanziario, delle quali li crediamo ignoranti affatto +come di cose dell’alta scienza; che v’è fra +di loro un gran numero di «dilettanti critici» +di processi e di cronache mondane scandalose, +di «specialisti» che conoscono le sorgenti impure +della fortuna di molti loro concittadini, che segnano +a dito i figliuoli ricchi e rispettati di padri +usurai o falliti con frode, che indicano le palazzine +guadagnate in un’ora con un colpo +fortunato alla Borsa, che conoscono vizi ed +imbrogli di faccendieri illustri e potenti, come +giornalisti di professione, che portano in +tasca e cavan fuori a proposito, per leggerli +nei crocchi, dei giornali vecchi, nei quali sono +accennati i milionari pensionati del Governo +a ottomila lire l’anno e i professori d’Università +che riscuotono lo stipendio di un decennio senz’aver +fatto una lezione, e che citano esatte le +somme enormi profuse da municipi dissestati in +festeggiamenti adulatorii e le gratificazioni favolose +largite da certe grandi amministrazioni ai +loro pezzi grossi, mentre fanno aspettare per anni +dei miseri sussidi a vedove e a orfani di lavoratori +manuali che, faticando diciotto ore al giorno +per sessanta lire al mese, si sono accorciata +la vita a benefizio degli azionisti. Mi sono persuaso +che sono tutte queste cognizioni accumulate +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +nei cervelli, tutti questi sentimenti, ribollenti +negli animi, che fanno trasmodare molte +volte le moltitudini mosse da prima da un intento +pacifico, e che la più parte di coloro che +le condannano, accorderebbero loro molte «circostanze +attenuanti» se sapessero.... quante cose +esse sanno. +</p> + +<p> +— Ci hai dell’altro? — domandò il conferenziere. +</p> + +<p> +— E del meglio? — domandarono gli altri +due. +</p> + +<p> +— Dell’altro e del meglio. Ho capito quanto +sia erroneo il concetto che noi ci facciamo, generalmente, +del lavoro manuale, e quindi ingiusto +nel più dei casi il rimprovero che si fa agli +operai di non «amare il lavoro» nel senso e nel +modo che noi amiamo il nostro. Ho capito quanto +si debba essere indulgenti, per questo riguardo, +col grandissimo numero che compiono un +lavoro monotono, il quale è duro e opprimente +per modo che molti l’abbandonano per darsi a +fatiche anche più gravi e men retribuite, non +per altro che per liberarsi dall’eterna intollerabile +uniformità dei movimenti muscolari a cui +li costringe l’attuale divisione del lavoro nella +grande industria, e per cui, alla lunga, nasce +in loro un abborrimento invincibile. Molte cose +avevo lette nei libri al proposito; ma il mio amico +per il primo, con certe frasi e immagini vive +del suo vernacolo, molte volte ripetute, mi fece +comprendere e sentire quasi come per esperienza +la tortura della fatica avvelenata dalla noia, +la tristezza delle lunghe giornate passate nelle +officine oscure, tra il fumo e il polverio, in uno +strepito assordante, l’aspettazione interminabile +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +del suono liberatore della campanella, il continuo +affannoso desiderio che spinge tutti i pensieri +verso la domenica come a una terra promessa +lontana, dove si potrà respirare e pensare, +essere un uomo per un giorno. +</p> + +<p> +Mi son quindi persuaso anche di questo: come +in moltissimi non si ha che sonnolenza, atrofia +morale, prodotta da estenuazione di forze e +da un enorme tedio accumulato, quello che a noi +pare rassegnazione ragionevole al proprio stato; +mi son persuaso che quello che noi giudichiamo +in molti indifferenza o avversione al socialismo +che li cerca, non è altro che inettitudine o ripugnanza +allo sforzo necessario per comprendere +e appropriarsi le proprie idee, impotenza della +mente paralizzata da un lavoro macchinale di +molti anni, il quale non è più in loro, come dicono +i fisiologi, di pertinenza del cervello, ma +del midollo spinale, e li ha ridotti a vivere come +le rane, a cui sono stati tolti i lobi cerebrali. +A voi, romanzieri: ecco un argomento degno dei +vostri studi più dei cuoricini delle contesse. +</p> + +<p> +— Sta bene; — gli rispose uno degli apostrofati — ma.... +<i>passez au déluge</i>. +</p> + +<p> +— Eh, il diluvio verrà, se non metterete giudizio. +Tutte queste cose il mio amico non me le +disse come io le ho dette a voi, si sottintende; +ma io le compresi dai frammenti dei suoi discorsi +o glie le lessi dentro per gli spiragli che mi lasciava +aperti tra parola e parola. Incoraggiato, +ho continuato a scavare nell’animo suo, aprendogli +sempre il mio tutto quanto, e v’ho scoperto +delicatezze di affetto che non immaginavo, sentimenti +e pensieri che non venivano fuori se non +perchè non trovavano la via d’uscita, o ne uscivano +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +travisati dall’espressione monca ed impropria; +ho afferrato a volo idee e intuizioni nette +di una mente vergine, non viziata, come la nostra, +dalla consuetudine di guardar le cose a +traverso le reminiscenze dei libri e di giudicarle +in relazione coi giudizi altrui; ho inteso da lui +giudizi sulla società e sulla vita originali e sensati, +domande elementari e profonde di bambino, +che mi mettevano in impiccio, e ragioni semplici +e lucide, alle quali, con mio stupore, non +trovavo nel mio magazzino intellettuale nessuna +ragione da opporre, che non fosse un giuoco di +parole. Per tutte queste cose mi son legato a +lui, e ho provato nella sua compagnia come un +ringiovanimento del senso dell’amicizia, certe +compiacenze vive e delicate delle prime intimità +fraterne dell’adolescenza, delle quali non avevo +quasi più memoria. L’amicizia dura da vari anni. +S’è stabilito un commercio intellettuale fra di +noi. Io gl’impresto dei libri; egli, dopo lettili, +mi domanda delle spiegazioni le quali non di rado +non valgono i suoi commenti impreveduti, che +mi fanno pensare anche quando battono in falso. +Ho veduto la sua intelligenza allargarsi e rischiararsi +rapidamente, come quella d’un ragazzo che, +invece d’imparare, riacquistasse la memoria di +cose dimenticate. E ciò non ostante, non so proprio +chi di noi due abbia giovato all’altro di più. +Per me egli è stato la chiave che m’aperse la +porta d’un mondo ignorato. E gli sarei grato per +il solo fatto di avermi indotto questa persuasione: +che il miglior modo di istruire e di educare +il popolo, di riuscirgli utili e di essere giusti +con lui, è quello di legarglisi con dei vincoli +individuali d’amicizia, e che se ogni borghese colto +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +avesse un vero amico nelle classi operaie, il +mondo procederebbe certo egualmente verso la +mèta a cui la legge della vita lo sospinge, ma +forse per altra via e con altro passo, con maggior +vantaggio di tutti. +</p> + +<p> +— Applausi dal settore di destra — disse uno +dei romanzieri. — M’hai persuaso benchè tu abbia +parlato come un professore. Cedimi dunque +il tuo amico. +</p> + +<p> +— Ah no! — rispose il professore. — Fate voi +altrettanto per conto vostro. Un’amicizia di tal +genere non serve a nulla, anzi non si può avere +se non si conquista. Vi trovereste a dover rifare +il lavoro medesimo, a vincere le stesse difficoltà +e le stesse diffidenze ch’io ho dovuto vincere. Non +è uno di quegli amici che s’imprestano come un +soprabito. +</p> + +<p> +— E allora come trovarne? +</p> + +<p> +— Ci dovrebbero essere delle agenzie speciali. +</p> + +<p> +— Dobbiamo ricorrere alla «Camera del Lavoro». +</p> + +<p> +— Ridete pure, — rispose il professore mentre +tutti si alzavano per uscire. — Avete ingegno: +son ben certo che quello che vi ho detto, vi rimarrà +stampato nel cervello, e che ci penserete +molte volte.... senza ridere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +</p> + +<h3 id="anarchico">Fra anarchico e socialista. +<span class="smaller">(FRAMMENTO.)</span></h3> + +<p> +La visita che Alberto aspettava con maggiore +impazienza era quella del Baldieri. Il concetto +un po’ fantastico che s’era fatto di lui, il pensiero +di trovarsi per la prima volta davanti a +un operaio d’idee profondamente discordi dalle +sue, a un agitatore audace, provato da processi +e da prigionie, che forse gli veniva in casa di +mala voglia, e col proposito di dirgliene delle +dure, lo tennero per vari giorni in uno stato +di curiosità viva; la quale diventò vivissima +quando, all’ora indicatagli dal Cambiasi con +un biglietto, egli sentì una vigorosa scampanellata. +</p> + +<p> +Dal viso con cui la cameriera gliel’annunciò e +dall’incertezza con la quale disse <i>un uomo</i> invece +di <i>un signore</i>, capì che doveva aver visto +una faccia straordinaria. +</p> + +<p> +E quando l’«uomo» gli fu davanti, egli dovette +fare uno sforzo per dissimulare l’impressione che +gli produsse il suo aspetto. +</p> + +<p> +Non vide sul primo momento che due occhi +azzurri potentissimi in una testa bionda più alta +della sua; la quale pronunziando il suo nome, +s’alzò invece d’inchinarsi. +</p> + +<p> +Lo fece sedere, e l’osservò a varie riprese, di +sfuggita, cominciando subito le sue interrogazioni, +come se non s’occupasse punto della sua +persona. Il Cambiasi aveva ragione. Egli non +avrebbe saputo immaginare un viso che esprimesse +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +più audacemente l’idea dell’anarchia rivoluzionaria. +Era un viso lungo e sanguigno, con +un gran naso arcato e sottile, che dava l’idea +d’un’arma offensiva, e una bocca ferma, guernita +di baffi petulanti, e un poco torta verso +la guancia sinistra, dove s’apriva una cicatrice +piccola e profonda, come il buco d’una palla di +pistola. Ma più fieramente parlanti erano gli occhi, +coi quali, fissando Alberto mentre rispondeva +breve e netto alle sue domande, pareva che dicesse: — Chi +è costui? Cosa cova? Che fine può +avere la sua impostura? — Mai due occhi umani +non gli avevano frugato dentro all’anima come +quei due. Tutto ciò che v’è ancora di dubbioso +nella sua nuova fede, tutti i pensieri e sentimenti +che lo legavano ancora alla sua classe, +gli parve che si agitassero, si scontorcessero sotto +quello sguardo come un gruppo di bisce sferzate. +Tanto che il suo cuore ardito se n’adontò +e si ribellò, mandandogli un’ondata di sangue +fino al collo, e invece di restringere la conversazione +come aveva fissato, al lavoro dei fanciulli, +egli decise d’assalirlo nel campo stesso delle sue +idee, quando il primo argomento fosse esaurito. +E cominciò a fissarlo, alla sua volta, negli occhi. +E di volo riconobbe in lui quello che altri già +riconobbero negli anarchici idealisti e sinceri: i +caratteri fisici anticriminali: fronte larga, cranio +ampio, una folta barba castagna, le pupille +chiarissime. Era un bell’uomo; ma di quella bellezza +che lascia l’animo incerto fra la simpatia +e l’avversione; una di quelle figure vistose ed +insolite, che, quando s’incontrano per la strada, +vi fanno dire: — chi sarà costui? — A un certo +punto sorrise, e Alberto fu stupito della espressione +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +singolare di quel sorriso; pensò al sorriso, +come lo chiama l’Antonino, <i>fantastico</i>, di +Cola di Rienzo. Anche nella calma con cui parlava, +il suo viso, il suo gesto, la voce, la parola, +tutto aveva qualche cosa di tagliente e di aggressivo. +</p> + +<p> +Quando capì che l’interrogatorio era finito, +s’alzò a un tratto, con impeto, come se le sue +gambe fossero due molle d’acciaio che avessero +dato uno scatto a suo malgrado. Ma una curiosità +imperiosa costrinse Alberto a trattenerlo. +</p> + +<p> +— Come, — gli domandò sorridendo — se ne +va senza cercar di convertirmi? +</p> + +<p> +Il Baldieri lo guardò, senza comprendere: — Convertirla +a che?... — Ma nell’atto stesso che +fece quella domanda, comprese. — Ah! — disse — intendo.... +No: non credo che sia il caso. Mi +scusi, sa. Ha qualche cos’altro da domandarmi? +</p> + +<p> +Alberto fu urtato da quella durezza: — Poichè +rifiutate la discussione, non mi resta nulla da +dire. +</p> + +<p> +— Rifiuto la discussione! — ribattè l’anarchico. — Non +la rifiuto mai quando credo che possa +servire a qualche cosa. Ma a che cosa può servire.... +tra me e lei? +</p> + +<p> +Alberto volle rispondere; ma quegli lo prevenne. — Allora — disse — sarò +franco; me lo permetterà. +Noi non ci possiamo intendere. Un borghese +non può esser con noi. Si può illudere, +può essere qualche volta in buona fede....; ma +alla prima occasione ci volterà le spalle, per +forza, perchè non si può cambiare il midollo delle +ossa. Tutt’al più, loro possono essere socialisti. +Ma socialista e borghese è tutt’una per noi..... +come per loro anarchico o pazzo. A che pro discutere +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +coi pazzi? Dica la verità: per lei l’anarchismo +è una pazzia. +</p> + +<p> +Alberto gli fece cenno di sedere: quegli sedette +sull’orlo della seggiola, come per fargli intendere +che non si voleva trattenere. +</p> + +<p> +— Non la credo una pazzia, — disse Alberto +in tuono cortese — non mi pare irragionevole +lo sperare che gli uomini potranno un giorno +far di meno delle leggi, quando avranno raggiunto +quel grado di moralità in cui la legge è +superflua, perchè le basta la coscienza. Ma credo +la moralità attuale ancora tanto lontana da +quel termine, da rendere impossibile l’attuazione +del vostro ideale, il quale è tutto fondato sulla +esistenza d’uomini quasi perfetti. Crede lei in una +trasformazione miracolosa della natura umana? +</p> + +<p> +— Ma che miracolosa! — rispose il Baldieri +con atto di impazienza. — Ecco la loro fissazione! +Naturale, logica, non miracolosa; logica e certa, +per effetto delle condizioni d’esistenza, affatto +nuove, che dovranno mutar gli uomini per necessità, +come il cambiamento del recipiente muta +la forma del metallo fuso. — E fece un gesto +come per dire: — È così chiara! +</p> + +<p> +— È impossibile — disse Alberto. — Voi credete +gli uomini pronti alla trasformazione, perchè, +già sin d’ora, li giudicate migliori di quelli +che sono, perchè non pensate che gran parte del +male che non fanno, non lo fanno se non perchè +non lo possono, perchè sono disarmati, compressi +dall’ordinamento civile in cui vivono; ma togliete +domani tutti i freni, come volete fare, e gli +uomini ricadranno nelle barbarie d’un salto. +</p> + +<p> +Il Baldieri scrollò le spalle in atto di pietà. — Lo +dicevo che non ci possiamo intendere! — E +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +ribattè con vivacità febbrile, picchiando il pugno +sulla fronte e facendo scattar le parole: — Ma +in che maniera un uomo intelligente non +capiva che ogni crimine, ogni trista passione +di adesso era l’effetto necessario d’una violenza, +d’una restrizione imposta alla libertà, d’un vizio +o d’una ingiustizia inerente all’organizzazione +sociale? — Ma questo non si discute, — gridò — questo +è patente come una verità elementare +d’aritmetica! Ma non lo vede, non lo riconosce +dieci volte al giorno, anche in sè stesso? — E +dicendo questo, piantò in viso ad Alberto due +occhi ch’ei non li aveva ancor visti, e che lo +stupivano, quegli occhi fissi di smalto delle figure +dei mosaici, che il Renan dice esser propri +dei fanatici. Ed egli intuì rapidamente quella +verità: che la fede assoluta in qualche cosa è +per noi, uomini del presente, un fatto assolutamente +sconosciuto, e che però ci è impossibile +il metterci coll’immaginazione in quello stato +dello spirito umano. Comprese che c’era un abisso +fra quell’uomo e lui. Stette guardando un momento +quegli occhi, poi disse: — Ebbene, supposto +pure un miglioramento morale immediato +negli uomini, come si può concepire una società +senza organizzazione? +</p> + +<p> +— Ma non si tratta di sopprimere ogni organizzazione! — rispose +l’anarchico, impazientendosi +da capo. — Questo è un altro dei loro chiodi. Si +tratta di sostituire all’organizzazione autoritaria +una volontaria, una federazione d’associazioni +di lavoratori, che abbracci la società intera! +</p> + +<p> +— Ma non sono possibili associazioni senza +patti contrattuali, io credo; e questi patti saran +sempre delle leggi! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +</p> + +<p> +— Non saranno leggi, perchè saranno spontanei +e liberi, e si potranno mutare e distruggere +quando si vorrà! +</p> + +<p> +— Ma io non capisco neppur questo. In che +maniera codeste associazioni, e nella loro federazione, +si potrà mantenere l’accordo e ottenere +l’operosità di tutti? Come potranno funzionare +regolarmente l’una e le altre senza controllo, ossia +senza autorità, senza leggi, senza la coazione +dello Stato? +</p> + +<p> +— Oh, curiosa! E come funzionava la società, +prima che ci fosse tutto questo? +</p> + +<p> +— Appunto: voi volete ritornare allo stato di +natura; ebbene ci siamo stati, e siam venuti al +segno in cui ci troviamo adesso. +</p> + +<p> +— Ma noi ci torniamo con l’esperienza e con +la scienza. +</p> + +<p> +— Sta bene: dunque in condizioni affatto diverse, +che ci permetteranno di rimanervi. Io comprenderei +l’anarchia se si potesse tornare in tutto +e per tutto allo stato primitivo. Ma non ci possiamo +tornare con la complessità attuale della +società, con l’attuale sistema di produzione, col +macchinismo, con la divisione del lavoro, che richiedono +la cooperazione metodica, armonica, +puntuale d’una collettività di lavoratori, i quali +debbono sacrificare la loro libera volontà. Come +la sacrificheranno, se non ci saranno costretti? +</p> + +<p> +Il Baldieri sorrise. +</p> + +<p> +— Ma non ci sarà bisogno di costringerli perchè +non avranno da fare un sacrificio! Esca un +momento col cervello dallo stato presente. Lavoreranno +spontaneamente, senza sforzo, non solo +perchè avranno da lavorar meno, e vivranno meglio, +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +ma perchè nello stato sociale in cui si troveranno +sarà evidente, chiarissima a ognuno l’idea +del dovere di ciascuno e di tutti, e questa +sarà il più grande stimolo al lavoro e la regola +migliore della condotta! +</p> + +<p> +Alberto non rispose. La discussione ritornava +sempre allo stesso punto, andava a battere contro +la fede in un mutamento miracoloso degli +uomini. Era inutile proseguire. Tutte le sue obbiezioni +si sarebbero spezzate contro quell’idea. +Ma non voleva parer vinto. +</p> + +<p> +— No, — disse — è impossibile. Non posso +concepire che due forme d’anarchia. Una, possibile, +dopo una rivoluzione, anche domani: quella +del vostro Stirner, uno dei padri dell’anarchismo; +uno stato di libertà assoluta, in cui ciascuno +combatta contro tutti, e dove si formerebbero +dei gruppi di forti, per libero e mutuo consenso, +senz’altro pensiero che l’interesse personale; lo +sfruttamento di tutti, insomma, fatto da ciascuno; +l’altra che sarebbe l’attuazione del vostro +ideale, ma soltanto possibile dopo che la società +sarà passata per un periodo di preparazione +collettivista, in cui l’individuo svolgendosi e +perfezionandosi, ridurrà a poco a poco superflua +e poi nulla l’azione delle leggi e dello Stato: ma +ciò in un tempo incalcolabile lontano. Fuor di +queste due, non c’è altra anarchia che non sia un +sogno. +</p> + +<p> +L’operaio balzò in piedi col viso in fiamma. +</p> + +<p> +— E allora è peggio che un sogno — gridò — è +un’assurdità, è una stupidità il loro socialismo, +con le sue leggi e col suo Stato! Come +non capiscono che lo Stato è la peste, perchè +non è e non può esser mai altro che l’organizzazione +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +della forza per proteggere la proprietà, +lo sfruttamento, l’usurpazione? che se si lascia +in piedi una sola delle istituzioni presenti, si +riformerà intorno a quella, per necessità, tutto +ciò che era prima? Che pazzia! Si rada tutto +una buona volta dalle fondamenta, come vogliamo +noi, e quando non ci saranno più classi nemiche +perchè non ci sarà più proprietà individuale, +non sarà più soltanto inutile lo Stato, +ma impossibile, ma ridicolo, come l’insegna d’una +bottega bruciata! Finchè non vi sarà entrata +nel cranio questa, voi altri signori socialisti non +sarete mai altro che puntelli, senza saperlo, di +tutte le istituzioni odiose che volete buttar giù, +e noi vi combatteremo, noi vi odieremo peggio +dei borghesi! Se non comanda altro, la riverisco. +</p> + +<p> +Alberto notò il tremito violento della mano +con cui egli riprese il suo cappello, e capì che +gli bolliva dentro un’ira anche più forte di quella +che avevano espresso le sue parole; l’ira che accende +in ogni uomo di fede la discussione, come +un atto offensivo e pericoloso insieme, per la +sua fede. Per non irritarlo di più, cambiò sveltamente +di tattica. +</p> + +<p> +— E sia pure — disse. — Rimanga ciascuno +nella sua idea. Non le faccio più che una +domanda: lei non crede in altri mezzi che nella rivoluzione? +</p> + +<p> +— In nessun altro — rispose il Baldieri, avviandosi +per uscire. — Senza di questo, tutto +è impostura e buffoneria, e l’inferno attuale durerà +in eterno. +</p> + +<p> +— E crede nell’azione rivoluzionaria senza organizzazione? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +</p> + +<p> +— Fermissimamente, perchè l’organizzazione +della rivoluzione sarebbe la tirannia preparata, +com’è stata sempre finora. E senza capi. E se +verran fuori dei capi, saranno per loro le prime +fucilate. +</p> + +<p> +— E senza organizzazione e senza capi, chi +manterrà l’ordine e la giustizia nella presa di +possesso del capitale sociale? +</p> + +<p> +Con questo, credette d’averlo messo al muro. +Ma l’anarchico gli diede una risposta meravigliosa: +</p> + +<p> +— Nessuno avrà interesse a prendere più di +quello che gli occorre per lavorare. +</p> + +<p> +A questa risposta inaspettata, a vedere la sincerità +assoluta che brillava nei suoi occhi chiarissimi +e fissi, Alberto si sentì disarmato, e l’obbiezione +che stava per fargli ancora riguardo al +principio: «ciascuno secondo i suoi bisogni», non +attuabile se non nel caso d’una produzione sovrabbondante +per i bisogni di tutti, gli morì sulle +labbra. Egli sentì una specie d’ammirazione +attonita per quella fede cieca, per quell’uomo +così saldamente, così invincibilmente persuaso +della sua idea. +</p> + +<p> +— E crede anche — si restrinse a dirgli — i +tempi già maturi per una rivoluzione? +</p> + +<p> +— Magari per vincerla, no. Ma per cominciarla, +per avviarla con delle rivolte, che scuotono l’opinione +pubblica, poichè non c’è altro che la violenza +che mandi avanti una causa, e non si fanno +proseliti che con degli esempi d’audacia. La +miglior propaganda è di sgomentare il nemico, +di fargli tremare la terra sotto i piedi, di rendergli +la vita così tribolata e miserabile, di far +desiderare anche a lui la fine di tutto. I primi +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +si sa, pagheranno i vasi rotti, come accade sempre; +ma ne verrà dopo degli altri, che s’andranno +moltiplicando; e poi verrà il momento favorevole, +in cui agiranno tutti insieme, e allora +sarà un uragano, che non lascierà più un sasso +sull’altro di questa infame galera. E sarà presto, +com’è vero che io e lei siamo qui, e che ci guardiamo +in faccia. +</p> + +<p> +E questo disse con un tale accento, con un +tale sguardo che Alberto, con sua intima vergogna, +sentì scorrere un freddo istantaneo dentro +il suo sangue borghese, e si passò una mano +sulla bocca per nascondere lo sforzo di mandar +giù la saliva. Dopo una breve pausa gli domandò: — È +anche per l’azione individuale? +</p> + +<p> +Quegli lo guardò fisso, e poi scrollando le spalle +come si fa a una domanda fanciullesca, rispose +sprezzantemente, ma vigorosamente: +</p> + +<p> +— No! +</p> + +<p> +— E in un’azione collettiva — gli domandò +Alberto — sarebbe pronto a sacrificarsi fra i +primi? +</p> + +<p> +— Io?... — quegli disse guardandolo. E soggiunse +con un accento tranquillissimo: — E non +me lo legge sulla faccia? +</p> + +<p> +Alberto lo fissò senza parlare. E non sapendo +dir altro: — Grazie — disse — delle informazioni. +</p> + +<p> +— Era mio dovere, — rispose l’operaio. — Se +occorrerà altro, potrà avvertir l’ingegnere. Al +piacere di rivederla. +</p> + +<p> +E senza dargli il tempo di porger la mano, se +n’andò a passi risoluti, facendo risonare i tacchi +sul palchetto come tanti colpi di martello. +</p> + +<p> +Alberto rimase pensieroso in mezzo alla stanza, +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +e gli prese un dubbio improvviso intorno a quell’idea, +la quale neppur nei libri dei suoi propugnatori +più eloquenti, egli aveva mai potuto, non +che accettare, comprendere. E fece ancora uno +sforzo per concepire la società come un tutto +così fuso ed uno che non fosse possibile determinarvi +la parte che spetta a ciascuno delle ricchezze +che essa produce; e in cui tutti avessero +uguale diritto sul prodotto dell’opera comune; +e si compiesse la partecipazione senza abusi, senza +disordini, come una immensa famiglia concorde.... +Ah, no, era un’illusione, un sogno, una follia! +Ma lo distolse da questo un altro pensiero: — Da +che poteva nascere quella fede in una grande +bontà ed equità futura degli uomini, se non da +un così appassionato desiderio del bene altrui +che gli facesse velo al giudizio? Che altri impulsi +poteva egli avere, se non generosi, poichè +in un nemico d’ogni superiorità e d’ogni autorità +sociale l’ambizione non poteva essere, e +la probabilità di migliorar la sua sorte era tanto +minore di quella di perder la vita o la libertà +per riuscirvi? +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Poi domandò a sè stesso: — Ma quanti +avranno la fede e la fibra di costui? Forse un +altro nella sua città — pensò — forse non dieci +nel suo paese, forse non mille nel mondo. +</p> + +<p> +— Ah, no, — concluse. — Non si fa un esercito +di eccezioni umane. L’esercito siamo noi, +e travolgeremo nel nostro corso enorme anche +loro. Essi non sono che la schiuma delle nostre +onde, che andrà perduta nel mare.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +</p> + +<h3 id="agitazioni">Agitazioni e scioperi.</h3> + +<p> +Il buon cavaliere, data appena una scorsa alla +rubrica quotidiana «Agitazioni e scioperi» dove +gli cadde sott’occhio la notizia d’un vasto sciopero +agrario imminente in una provincia dell’Emilia, +buttò via il suo fido giornale ed esclamò +con accento di grande scoraggiamento: — Insomma, +non si campa più! Questa non è più +vita, è una convulsione perpetua, è il ballo di +San Vito della Nazione, è una esistenza d’affanno +a cui il mio temperamento non può reggere. +Se ha da seguitare così, piuttosto di continuare +a vivere in queste ansie dell’inferno, +com’è vero il sole, io vado a finire i miei giorni +in un’isola disabitata dell’Oceania. +</p> + +<p> +E ciò detto, piantò il gomito sulla tavola, appoggiò +una guancia sulla palma della mano, e +stette così, scotendo il capo, come per riaffermare +il suo proposito di emigrazione dal mondo +civile. +</p> + +<p> +L’amico che conosceva a fondo la sua natura +di don Abbondio borghese, gli si fece accanto +e gli disse con molta pacatezza: — Senti, caro +mio. Il solo modo di vivere in pace, quanto si +può, è di persuadersi che la pace al mondo non +è possibile, perchè il mondo in pace sarebbe un +mondo morto. Noi italiani siamo male avvezzi. +Dal 1866 in qua, da quasi quarant’anni, non abbiamo +più avuto scosse nazionali profonde. La +spedizione di Roma del 1870 è stata una festa. +La guerra d’Africa, oltrechè non mise in pericolo +la nazione, non ci diede che delle commozioni +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +molto attenuate dalla lontananza dei fatti. Questi +quarant’anni di bonaccia hanno fatto nascere +e crescere in tutti l’illusione che la civiltà +d’un popolo possa progredire come va avanti un +piroscafo sulla faccia d’un lago dormente. Quindi +il movimento attuale del proletariato, che ci +riscuote dal lungo dormiveglia, ci pare il finimondo. +Ma voltiamoci un poco indietro col pensiero. +Non parlo del periodo della rivoluzione +francese e del primo impero, che fu anche per +l’Italia una convulsione d’un quarto di secolo. +Parlo della rivoluzione nostra. Dimmi che cosa +sono le agitazioni presenti appetto a quelle per +cui passò la borghesia in quel periodo. Prima +le cospirazioni e i conati falliti, con le conseguenze +tragiche delle persecuzioni, delle confische, +degli esigli, delle prigionie, delle morti; +poi una sequela di guerre, ciascuna delle quali +poteva finire con l’invasione straniera e con una +reazione terribile, e in cui tutto era messo a rischio: +la vita, gli averi, la libertà, l’esistenza +stessa della nazione; per una lunga serie d’anni +si visse come un esercito accampato, non davanti +ad un nemico, ma in mezzo ad un cerchio di nemici, +minacciati, insidiati di fuori e di dentro +da mille pericoli, senz’alcun benefizio della pace +negli intervalli di tregua, in procinto perpetuo +di un fallimento disastroso, in una vicenda continua +di speranza e di disperazione. Non ti pare +che i pericoli e gli affanni d’oggi siano ben poca +cosa in confronto di quelli passati? +</p> + +<p> +Il cavaliere scrollò il capo, e rispose tre volte +no. — No; l’agitazione e i pericoli d’allora li +volevamo noi, e sapevamo quello che volevamo. +Era un movimento storico, necessario, chiaro, +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +circoscritto. Ma questo chi sa dove andrà a +finire? +</p> + +<p> +— E anche questo è determinato da una necessità +storica, è un fenomeno naturale della vita +sociale. Credi che le forze della vita e della storia +agiscano in una classe sola della società? +Quello era un movimento circoscritto! Da che +confini? Forse che la borghesia s’è contentata +dell’unità e della libertà? Conseguite queste, non +abbiamo noi cercato di ricavarne tutti i possibili +vantaggi individuali e di classe, morali e +economici? Ora le moltitudini voglion fare lo +stesso: migliorare il proprio stato, come abbiamo +fatto noi, servendosi delle stesse conquiste +che a noi giovarono. E questo non facciamo noi +ancora, tutti quanti? Chi non s’agita, in un modo +o in un altro, per migliorare lo stato proprio? +Chi è pago delle proprie condizioni di vita anche +fra i più fortunati? Non diciamo noi che il malcontento +è padre d’ogni progresso? Rifletti un +poco. Noi giudichiamo naturale, giustificabile, +anche lodevole che si dia moto e s’affanni per +accrescer la sua fortuna il milionario, perchè riesce +a vantaggio comune l’attività ch’egli spiega +a quel fine, e non vorremmo che le classi sociali +più povere s’agitassero per innalzarsi a una +condizione di vita più umana! Ti par che sia logico? +Ti par che sia umano? +</p> + +<p> +— Non c’intendiamo. Non son contrario al fine: +mi spaventano i mezzi, m’inquieta il fatto +che queste classi si organizzino, si leghino e +si muovano di concerto: in questo è il pericolo, +e questo condanno. +</p> + +<p> +— Ma questo condanni in loro soltanto: ecco +l’ingiustizia. Non sono collegati per l’interesse comune +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +cittadini di altri molti ordini e ceti sociali? +C’è forse un ceto, una classe qualunque +della società che, se sperasse di conseguire un +vantaggio con l’associazione degl’intenti e degli +atti, anche con lo sciopero, anche con l’arma +spuntata e prudente delle minaccie, non lo tenterebbe? +Non fecero, non fanno anche dei ceti +borghesi dimostrazioni per le strade, leghe contro +il fisco, intimazioni e minaccie al Governo? +Non si sono accordati degli industriali a chiudere +le loro fabbriche, mettendo sul lastrico una +folla d’operai, per forzare lo Stato ad allentare +il laccio dell’imposta? Che c’è di più naturale +e di più giusto che i lavoratori ricorrano anch’essi +al mezzo riconosciuto più efficace, al solo +mezzo che possa recare effetti immediati, e di +cui hanno avuto tanti esempi al di sopra di loro? +Che se, avendo essi il numero, dalla loro azione +concorde ci viene un’inquietudine che l’azione +degli altri non ci desta, che colpa hanno essi +d’essere in molti? È giusto il giudicare un diritto +non per sè stesso, ma dal grado d’apprensione +che può destare in noi chi lo esercita? +</p> + +<p> +— Lasciamo andare il diritto. Quello che mi dà +più pensiero è la molteplicità, la simultaneità, la +violenza dei moti, e l’esorbitanza delle pretensioni, +che rivelano un intento lontano, più grave +assai dei desideri presenti. +</p> + +<p> +— Vediamo un po’. Le pretensioni saranno +inopportune e eccessive in certi luoghi e in certi +momenti; ma non son tali da pertutto nè sempre: +non si può onestamente affermare il contrario. +È la tendenza generale nelle sue cause e nei +suoi effetti generali che bisogna considerare. +Quando, fra cent’anni, si giudicherà con mente +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +di storici il movimento attuale, chi darà importanza +al fatto che esso non sia stato opportuno +e ragionevole in tutte le sue manifestazioni parziali, +che in alcuni, e anche in molti casi e punti +le richieste abbiano superato la possibilità delle +concessioni? E a chi non parrà naturale il fenomeno, +che ora si chiama <i>febbre</i> o <i>contagio</i>, +voglio dire quest’altro fatto: che l’agitazione +si sia propagata con troppa rapidità, che +i moti siano stati simultanei in una gran parte +del paese, assumendo una apparenza, e qualche +volta anche un carattere inquietante? Ossia, che +ogni concessione giustamente ottenuta abbia destato +intorno cento speranze inappagabili, che in +ogni parte si sia manifestata una gran furia +d’afferrare il momento che pareva più propizio, +quello in cui era lasciata per la prima volta alle +moltitudini una libertà relativa nell’esercizio dei +diritti comuni, la quale esse temevano ragionevolmente +che fosse passeggiera come il Governo +che s’arrischiava a concederla? +</p> + +<p> +Il cavaliere tacque un momento; poi rispose, +corrugando la fronte: — non temo le classi lavoratrici; +temo chi le consiglia e le muove. C’è un +branco di mentecatti tristi che le hanno nel pugno. +</p> + +<p> +— Ma no, amico; questo è il vostro errore capitale, +cagione di tanti altri errori: quello di +credere, di voler credere a ogni costo che pochi +bastino a sommuovere delle moltitudini, a +stornarle dal lavoro per settimane intere, a spingerle +incontro a pericoli e a danni, a farle volontariamente +digiunare e patire mille disagi. E +perchè lo farebbero? Dite: per acquistar popolarità. +Ma è un gioco rischioso, in cui la popolarità +si può acquistare e si può perdere. Nella +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +più parte dei casi si perde, e si mette a cimento +anche dell’altro. Ma se anche fosse vero, se +bastano veramente pochi a mover le migliaia, +questa è una prova indubitabile che la disposizione +nelle moltitudini c’è, che l’idea, il sentimento, +l’impulso interno preesistono, e che quindi +prima o poi, in un modo o in un altro, anche +senza quei pochi, il movimento avverrebbe. +In che illusione vivete! Anche i passati governi +dicevano dell’agitazione nazionale che gli agitatori, +i colpevoli di tutto eran pochi, e si cullavano +nell’illusione che, sopprimendo quei pochi, +tutto si sarebbe quetato. E credi, amico, +credi che non ultima causa dell’irritazione delle +classi lavoratrici è il sentirsi ripetere eternamente +quell’antifona, la quale, insomma, equivale a +dir loro: — Noi sappiamo bene che se un pugno +di mestatori non v’istigassero di continuo per +fare il vantaggio proprio alle vostre spalle, voi +sareste incapaci di qualunque accordo fra di voi, +di qualunque risoluzione e azione collettiva diretta +all’utile vostro: voi non siete che un enorme +pecorame umano, senza idee e senza volontà, +che qualche ciarlatano spinge di qua e di là a +suo talento, ubriacandovi di parole e d’illusioni. — Come +volete che, al sentirsi dir questo, quando +pure sarebbero disposte a seguire i consigli +di moderazione che anche dagli agitatori molte +volte ricevono, le moltitudini non siano tentate +a respingerli e a passar oltre, per provarvi che +non sono mandre incoscienti, ma folle d’uomini +che pensano col loro cervello e vogliono con la +volontà propria? +</p> + +<p> +Il cavaliere rimase silenzioso, stropicciandosi +con le dita un orecchio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +</p> + +<p> +— Vedi — riprese l’amico: — quello che ci +fa guardare con animo inquieto e ostile al movimento +presente è il pensiero che in esso sia +un pericolo prossimo per il nostro superfluo, che +noi ci siamo assuefatti a considerare come necessario. +Parlo del superfluo, non del resto, perchè +sarebbe insensatezza l’affannarci di quello +che potrà seguire nel mondo quando di noi non +ci sarà più che cenere. Ora è certo che il movimento +non potrà aver buoni effetti per le classi +lavoratrici senza sacrifizi gravi della borghesia. +Ebbene, persuaditi che questo è giusto, e rassegnati +fin d’ora a quei sacrifizi, rinunzia fin +d’ora, dentro di te, con volontà ferma, al tuo +superfluo. Tu vedrai come ti sentirai sollevato, +come si chiarirà il tuo giudizio, con che occhio +diverso guarderai a quello che accade. Il movimento +è giusto: ecco la verità che ci dobbiamo +fermare saldamente nella ragione e nel cuore. +La nostra classe, con la rivoluzione italiana, è +stata portata su da un’ondata che a noi parve +d’un fiume fecondatore. Ora ci pare onda di fiumana +devastatrice quella che porta su le classi +inferiori. E non è: è un’altr’onda delle stesse acque +benefiche. Cerca di metterti con l’immaginazione +in un atteggiamento benevolo verso +quelle moltitudini di cui l’ascensione si turba, +e dico: con l’immaginazione del vero. Fatti sempre +presente al pensiero che manca a loro tutto +quello che rende a noi più cara l’esistenza: la +soddisfazione del presente, la sicurezza del domani, +il godimento dell’intelletto, il senso della +libertà e della leggerezza della vita. Considera +pure che in un tempo lontano, quando, tenendo +conto delle loro condizioni materiali e del loro +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +stato di cultura presenti, si farà un raffronto +fra la vastità del movimento attuale e il piccolissimo +numero di casi di violenza che l’hanno +accompagnato, questo sarà argomento di grande +maraviglia. In fine, se tu non mi trattassi di predicatore, +ti suggerirci ancora una considerazione +molto semplice: che sono nostro sangue, che +ci son fra loro i figliuoli delle migliaia che insanguinarono +i nostri campi di battaglia, che +sono le ossa e la carne della nazione, anzi la +nazione medesima, in somma, poichè non solo +essa non sarebbe senza di loro, ma non ne potremmo +neppur concepire l’esistenza. +</p> + +<p> +Il cavaliere fece uno di quei gesti indeterminati, — coi +quali si scansa di dare una risposta. +</p> + +<p> +— Andiamo, dunque —, rincalzò l’amico sorridendo, +e mettendogli una mano sulla spalla —, tu +che sei manzoniano! Ricordati di quello che +dice il Cardinale a don Abbondio, rimproverandolo +che la carne l’abbia fatto tremar per sè, +mentre la carità doveva invece farlo tremare +per gli altri: che di quel timore egli si sarebbe +dovuto umiliare, che avrebbe dovuto invocar la +forza per vincerlo e che l’amore l’avrebbe reso intrepido. — Ah! — gli +dice — se v’avessero umiliato, +offeso, tormentato, vi direi d’amarli, appunto +per questo: amateli perchè hanno patito, +perchè patiscono, perchè son deboli, perchè son +vostri. +</p> + +<p> +Il cavaliere continuò a star zitto per qualche +momento; ma si sarebbe potuto dir di lui +quello che dice il romanziere del curato: che +il suo silenzio non era più quello di poc’anzi, +che s’egli non sentiva tutta la commozione che +la predica voleva produrre, sentiva un certo dispiacere +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +di sè, una compassione per gli altri, un +misto di tenerezza e di confusione. +</p> + +<p> +Non si diede per vinto però, e disse tutt’a +un tratto, un po’ bruscamente: — Tu abbellisci +ogni cosa. +</p> + +<p> +— Non abbellisco — rispose l’amico — no. +Abbellisce la verità chi ne nasconde i lati spiacevoli. +Questo io non faccio nè con gli altri nè +con me stesso. Io non mi dissimulo i guai, i +dolori che porteranno a tutti gli avvenimenti di +cui vediamo il principio; prevedo dei giorni tristi, +dei conflitti lamentevoli. Ma guardo pure +al di là di questi, vedo i resultati lontani, uno +stato di cose migliore del presente. In questo +pensiero mi conforto. Nel fatto, vedi, io sono +ancora un borghese come te, immobile in un +atteggiamento di difesa. Eppure v’è un recesso +in fondo alla mia coscienza, nel quale, come +filosofo antiveggente e previdente nell’avvenire, +già svincolato d’ogni interesse personale del +presente, festeggio di nascosto il mio primo +maggio. +</p> + +<p> +— Ah, questo poi — esclamò scattando il cavaliere — io +non lo farò mai! +</p> + +<p> +— Non lo puoi giurare, mio caro. Nell’animo +d’ogni uomo di cuore e di buon senso c’è oramai +un seme segreto di socialismo, che si può negare, +che si può comprimere; ma che resta e germoglia +a nostro marcio dispetto. Germoglierà anche +nel tuo cuore. +</p> + +<p> +— Ne dubito. +</p> + +<p> +— Vedrai. +</p> + +<p> +— Starò a vedere. +</p> + +<p> +Il cavaliere stette un po’ sopra pensiero, e poi, +rasserenandosi all’improvviso, disse all’amico, +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +tendendogli la mano: — Sia come si sia, non ti +nascondo che con le tue parole m’hai un po’ risollevato +l’animo. Che cosa vuoi? Vivo in un +cerchio di buona gente che vede ogni cosa a +traverso agli occhiali d’una così maledetta paura! +</p> + +<p> +— Ecco la mia prima vittoria! — esclamò l’amico, +stringendogli la mano. — Ti ho strappato +gli occhiali. +</p> + +<h3 id="tessitrici">Passano le tessitrici.</h3> + +<p> +Nel momento che s’alzavano da tavola udirono +il rumore confuso d’una folla, che s’avvicinava. +</p> + +<p> +Tutti corsero alle finestre e ai terrazzi; la padrona +di casa s’affacciò alla finestra più vicina, +con una delle sue figliole. +</p> + +<p> +Venivano innanzi, per una via diritta, le operaie +tessitrici, scioperanti da due giorni; varie centinaia +di ragazze e di donne, fra le quali si vedevano +delle teste grigie; tutte in capelli, molte +scarmigliate e coi panni in disordine; gruppi +serrati, come grosse pattuglie, che gridavano parole +incomprensibili; schiere di dieci o dodici, +che si tenevano a braccetto e cantavano a voce +altissima; molte scompagnate, che correvano +avanti e indietro e rompevano qua e là la colonna, +gesticolando, come se diffondessero una +parola d’ordine, e i canti, le grida, i discorsi, +le risa stridule facevano tutt’insieme un frastuono +tra di battaglia e di baccanale, che si smorzava +a quando a quando come nel mormorio sordo +d’un fiume, e poi riscoppiava più forte. +</p> + +<p> +Quando le prime furon tanto vicine da poterne +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +vedere i visi accesi e le bocche squarciate, la +signora fece un passo indietro dalla finestra, +esclamando: — Che orrore! +</p> + +<p> +In quel punto si vide accanto uno dei molti invitati, +del quale le era noto il nome da quella +mattina soltanto: un amico di suo fratello, un +giovine alto e pallido, che durante il pranzo era +stato quasi sempre silenzioso, e che per questo, +o per l’espressione severa e dolce del viso, le +aveva destato curiosità e simpatia. +</p> + +<p> +Il giovine aveva udito la sua esclamazione. +</p> + +<p> +— Infatti — disse pacatamente, con un sorriso —, non +è quello l’aspetto più gentile in cui +si possa presentare il suo sesso, signora. Ne convengo. +</p> + +<p> +La signora rispose con vivacità: — Il mio +sesso! Mi perdoni, signore: lei coglie un brutto +momento per farmi osservare che quelle son donne +al pari di me. +</p> + +<p> +— È vero. Ma ci sono delle verità che è bene +ricordare appunto nei momenti in cui riescono +più sgradevoli. Io le ho ricordato questa con +un’intenzione cortese: per attenuare in lei una +impressione penosa. Quelle donne sono infiammate +da una passione. Una passione violenta è +come una lesione passeggiera del cervello, la +quale produce effetti consimili in tutti gli esseri +umani, a qualunque classe sociale appartengano. +Vada a vedere, signora, in una Casa di +salute a che cosa una lesione del cervello riduce +la dignità, il pudore, l’educazione, la gentilezza +delle più nobili dame. +</p> + +<p> +— Ma quelle son pazze, signore! +</p> + +<p> +— E perciò fanno mille volte peggio di queste. +Ma neanche queste sono nel loro stato normale, +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +voglio dire in uno stato in cui si possa giustamente +giudicare la loro indole, il loro grado d’educazione, +il loro modo abituale di sentire e di +vivere. Pensi un po’, in questa folla che ci passa +davanti, quante donne ci saranno, capaci di fare +i sacrifici più generosi per la loro famiglia, che +si strappano il pane di bocca per i loro figliuoli, +che li allattano fra mille cure, fatiche, privazioni, +e quante altre, di quelle che non son madri, +faranno lo stesso. +</p> + +<p> +— Questo lo so; ma non giustifica.... +</p> + +<p> +— Non dico per giustificare, signora; dico per +rendere lei più indulgente. Quelle che a lei più +ripugna di vedere in codesto stato di eccitamento +scomposto, che paion briache, sono le ragazze. +E a me pure. Ebbene, quando le vedo così, +io penso, guardandole, a quante di esse hanno +visto fin da bambine, forzatamente, i più brutti +aspetti della natura umana e del mondo, a +quante prima dei vent’anni hanno già avuto +dalla vita delle delusioni tristissime, non confortate +neppure dalle distrazioni dello spirito e +dagli agi materiali, che soccorrono le ragazze +infelici della nostra classe sociale; in quante è +un vero miracolo che si sia salvato dai contatti +inevitabili della volgarità e della brutalità umana +la bontà dell’animo, l’affetto per la famiglia, +la sincerità dell’amore. E anche penso quanto +saranno brevi in loro la gioventù e la bellezza, +e quante di esse, dopo aver perduto l’una e l’altra, +logorate innanzi tempo dal lavoro avranno +una maturità più travagliata dell’età bella, dei +figliuoli poveri come loro, e una vecchiaia abbandonata, +che finirà all’ospedale. E allora, se +è scappata anche a me l’esclamazione che è uscita +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +dalla sua bocca, signora, me ne pento... e +me ne vergogno, mi perdoni. +</p> + +<p> +La signora non badò alle sue ultime parole: +era tutta intenta alle operaie, che s’erano arrestate +sulla piazza, formando un vasto assembramento, +intorno al quale accorrevano curiosi da +ogni parte. Pareva che tenessero consulta sul +dove dirigersi, o che aspettassero un rinforzo d’altre +scioperanti; alcune, nel mezzo, agitavano le +braccia come se arringassero le compagne, scoppiavano +applausi, la folla si rimescolava, il gridìo +cresceva. +</p> + +<p> +La signora fu presa da una viva inquietudine. — Chi +sa che cosa stanno macchinando, ora! — esclamò. — Ah, +fortuna che ci sono ancora dei +soldati. +</p> + +<p> +— È giusto — osservò il giovane con un sorriso +leggermente ironico, che essa non vide. — Pensi +a quanti soldati daranno all’esercito tutte +quelle tessitrici. +</p> + +<p> +La signora riattaccò il discorso interrotto. — Ma +intanto —, disse — lei che parla di tante +virtù, perchè non sono al lavoro le sue protette, +invece di star qui a far baccano e a spaventar +la gente? +</p> + +<p> +— Andiamo, cara signora: supposto pure che +siano qui per puro spasso, bisogna convenire che +si danno di questi spassi assai di rado, perchè +li pagan troppo cari. Vogliamo contare cinque +giorni dell’anno? Ebbene, pensi che in tutti gli +altri trecento e sessanta, escluse le domeniche, +quando lei si sveglia, esse sono già al lavoro da +due ore; che quando la sera lei ritorna a casa +a desinare stanca del suo giro di visite, esse +staranno ancora al lavoro altre due ore, e che +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +son lì, tutti i giorni, anche nei mesi che lei passa +sul mare, o in collina, o in montagna, e che +la maggior parte, con dieci ore almeno di fatica +quotidiana, non guadagnano quanto occorre giornalmente +a lei per l’acqua da profumarsi. A lei, +che è buona e ragionevole, non pare scusabile +che facciano del chiasso qualche volta per migliorare +un po’ la loro condizione? +</p> + +<p> +— Migliorare! — rispose la signora. — Ma +quasi sempre.... Ma nel caso presente, per esempio, +hanno delle pretensioni esorbitanti; tutti +lo dicono; i padroni non possono; si dovrebbero +ridurre sul lastrico, per contentarle.... +</p> + +<p> +— Un momento, signora. Supponiamo pure che +siano in errore, che abbiano delle pretensioni +inappagabili: il fatto è che esse non lo credono. +Ecco il punto. Credono fermamente che i +padroni possano: facendo dei sacrifici, si capisce. +Come può pensare che, se non credessero +questo, farebbero quello che fanno, che, se stimassero +impossibili ai loro padroni le concessioni +che loro domandano, vorrebbero, smettendo +il lavoro, costringerli a chiuder le fabbriche, +e ridursi a perdere per conseguenza anche quel +pezzo di pane che ora si guadagnano? Dunque +sono in buona fede, dunque sono scusabili. E +lo sono anche per un’altra ragione. Esse vedono +intorno a sè, in tutte le forme più appariscenti, +il lusso, la prodigalità, lo sperpero: capiscono +vagamente che tutto questo esce in grandissima +parte dal lavoro delle classi a cui appartengono: +domandano che una parte maggiore del frutto +del loro lavoro rimanga a loro invece di convertirsi +in superfluo per gli altri: a chi hanno da +rivolgere questa domanda se non a chi le fa +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +lavorare? Sbaglieranno; quei tali appunto a cui +si rivolgono, nel caso attuale, non potranno contentarle; +ma sono pure i soli nei quali esse possano +fondare la loro speranza; se fanno male i +conti, sono compatibili, e anche se non credono +al <i>non possumus</i> che loro si oppone, perchè +sanno che è una risposta che si dà quasi sempre, +e spesso anche dal ricco al povero che gli +chiede un soldo. Si lasci intenerire un poco, signora. +Basta un po’ d’immaginazione per questo. +Pensi come debbono aver mangiato stamani +quelle donne, e a che tavola sederanno questa +sera, e domani; si raffiguri le loro povere case, +la loro vita di tutti i giorni, il centesimo lesinato, +l’ansietà continua del giorno che verrà, +le sere eterne che passano ad aspettare con trepidazione +il marito o il padre che non torna, e +i mille «no» dolorosi con cui debbono rispondere +ai mille desideri dei loro bambini, tentati nella +grande città da tante cose desiderabili, che essi +credono fatte per loro come per gli altri. +</p> + +<p> +— Io saprei sopportare tutti questi sacrifici, +se la necessità me li imponesse —, rispose con +accento d’alterezza la signora. — Molte donne +della nostra classe li hanno affrontati coraggiosamente +nel periodo della rivoluzione nazionale. +</p> + +<p> +— Lo credo di lei, e delle altre lo so. Ma convenga +che chi non si trova in tale necessità +deve usare qualche indulgenza verso quelli che +vi si trovano, perchè tra il sentirsi capaci di +patire e il patire c’è qualche divario. E poichè +lei mi ricorda i sacrifici fatti dalle «signore» +alla rivoluzione, mi permetta di dirle ancora una +cosa. È vero: molte, in quel tempo, hanno sopportato +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +nobilmente povertà, esilio, separazioni +dolorose. Ma crede lei che esse e i loro mariti +e i figliuoli avrebbero fatto quanto fecero se +avessero potuto prevedere che, liberata e unificata +la patria, il popolo sarebbe rimasto perpetuamente +nelle stesse condizioni materiali e morali +in cui si trovava allora? Non crede invece +che li eccitasse sopra tutto all’opera la speranza, +anzi la certezza che con la libertà e l’unità +nazionale sarebbe cominciato un grande movimento +d’ascensione delle classi popolari verso +uno stato migliore di vita, economicamente migliore +per prima cosa, poichè la miseria è il +primo degli impedimenti a ogni progresso civile? +E crede che questo movimento d’ascensione, +sperato allora, considerato come l’ultimo e più +santo scopo d’ogni lotta, e desiderato adesso da +quanti hanno cuore e ragione, perchè è giusto, +perchè è necessario, perchè è l’adempimento d’una +legge del mondo, crede lei che si produrrebbe +se il popolo lavoratore, se queste donne come +tutti gli altri non chiedessero, non si accordassero +per strappare delle concessioni, non si agitassero +a quando a quando per sferzare l’inerzia +delle classi superiori, per ricordarci le promesse +dei nostri padri, e anche per impaurire +l’egoismo dei soddisfatti? +</p> + +<p> +La signora non rispose. +</p> + +<p> +— E non pensa pure, signora, che l’inquietudine +che essi ci danno con questi perturbamenti +dell’ordine sia per la maggior parte di noi una +piccola espiazione dovuta del non aver fatto per +loro quanto potevamo, del non pensare a loro +che quando vi ci costringono? +</p> + +<p> +La folla delle scioperanti s’era riformata in +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +colonna, e s’allontanava. Un’operaia, che era rimasta +indietro, passò sotto le finestre correndo, +per raggiungere le compagne. Era incinta. +</p> + +<p> +— Anche quella! — esclamò la signora, accompagnando +la sua corsa faticosa e scomposta +con uno sguardo nel quale, però, appariva un +sentimento più di pietà che d’avversione. +</p> + +<p> +Il giovane le disse: — Sentiamo un po’, signora: +sarebbe in collera anche con lo scioperante +che quella porta con sè? +</p> + +<p> +— Con quello no —, rispose la signora con un +sorriso che non potè reprimere. +</p> + +<p> +— Ebbene, non lo dev’essere nemmen con la +madre perchè, sicuramente, va a gridare con le +altre non tanto per sè quanto per lui. Sia certa +che la spinge alla corsa l’illusione di sentir la +sua voce che le dica: — Va, mamma, va; fatti +sentire: avrai forse un pezzo di pane di più, o +otterrai almeno di riportarmi a casa dalla fabbrica +un’oretta prima. +</p> + +<p> +La signora ebbe uno di quei movimenti involontari +della bocca che tradiscono una scossa +del cuore; ma cercò di dissimularlo, e disse vivamente, +un po’ piccata: +</p> + +<p> +— Ma sa lei che ha parlato come un socialista? +</p> + +<p> +— No, signora —, rispose con dolcezza il giovane —, +semplicemente come un cristiano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +</p> + +<h3 id="tempesta">Una tempesta in famiglia.</h3> + +<p> +La sera del sei maggio, la casa del cavalier +Bianchini sfolgorava per la solita festa dell’anniversario +del suo matrimonio. Ma, come accade +spesso nelle famiglie, il ricevimento fu preceduto +da una burrasca. La signora aveva fatto +un colpo di testa. Informata dal marito delle +nuove idee del figliuolo Alberto, dopo avergli promesso +di serbare il segreto, aveva creduto atto +di alta saggezza l’andar di nascosto ad avvertire +il suocero «commendatore», affinchè venisse preparato +al ricevimento e, giovandosi dell’uditorio +che avrebbe fatto eco alla sua voce e rincalzato +la sua autorità, ricondusse il giovane alla +ragione; e quella sera stessa, a desinare, aveva +annunziato al cavalier Bianchini il proprio +tradimento con una così baldanzosa sicurezza +d’aver fatto bene, ch’egli ne era andato fuor dei +gangheri. Quando il buon Moretti, arrivato il primo, +entrò nel salotto, col suo viso rosato e ilare +di vecchio ottimista, vide ancora il suo amico +con una faccia fremente, su cui si confondevano +le vampe del Barolo e quelle della collera, +e la signora con l’aria altera e ostinata di chi +ha difeso tenacemente un’idea +</p> + +<p> +Ma il Bianchini sperava ancora di scongiurare +la battaglia a forza di diplomazia. E si mise +subito all’opera. Tirato da una parte il Moretti, +gli raccomandò, con viso grave, che non facesse, +nella serata, cadere il discorso sul <i>primo maggio</i> +e sulla questione sociale, perchè, su quell’argomento, +sarebbe potuto seguire un urto tra +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +il suocero e il suo figliuolo, che la pensavano +diversamente. +</p> + +<p> +— E perchè mai? — domandò il Moretti con +meraviglia. — La discussione fa la luce: finirebbero +con intendersi. +</p> + +<p> +— Ah! è impossibile! — rispose il Bianchini, +e insistè, fin che quegli promise. +</p> + +<p> +Entrarono quasi ad un tempo Alberto e sua +moglie, col piccolo Giulio, e il vecchio dottor +Geri — padron di casa — insieme col figliuolo +e col nipote: un ragazzo di sedici anni, che era +scolaro d’Alberto. Questi formavano una triade +curiosa: somigliantissimi l’uno all’altro nonostante +le grandi differenze d’età: si vedeva che il +ragazzo sarebbe stato fra vent’anni il ritratto +miniato del padre, e dopo altri venti quello del +nonno: erano una dinastia secca e fegatosa; tutti +e tre lunghi e un po’ curvi, tutti e tre sorridenti +ad un modo, con la contrazione facciale +di chi si spazzola i denti. Il vecchio aveva un +viso scialbo e sbarbato, che pareva livido per +effetto della parrucca nera e degli occhiali affumicati; +di sotto ai quali sporgeva un gran +naso, incurvato a becco sopra una bocca torta +e inquieta, che rivelava i sentimenti non manifestati +dagli occhi sempre bassi e vaganti, come +se cercassero qualche cosa per terra. Tutti +e tre risposero con lo stesso sorriso acre alla +cortesia festosa con cui furono accolti; cortesia +che il vecchio Geri, come padron di casa, +scroccava, essendo tirato a tal segno, che da +anni il cavaliere Bianchini ordinava e pagava di +proprio ogni minima riparazione, per non spender +con lui parole inutili. La sua avarizia era +proverbiale anche fuori di casa sua. Non affrancava +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +mai una lettera, non dava mai una mancia, +e d’estate, per le strade di Torino, quando arrabbiava +dalla sete, prendeva una limonata da +mezzo soldo dagli acquaiuoli delle cantonate. E +non solo non faceva mai una elemosina, ma la +vista d’un mendicante lo esasperava al punto +che, se avesse osato, l’avrebbe battuto. Aveva +esercitato in altri tempi la medicina, e poi smesso, +perchè gli era sfuggita tutta la clientela, a +causa della sua indiscrezione. Da anni tutte le +gioie della sua vita si riducevano a quella di +esser padrone di casa. Per lui un padrone di +casa era un cittadino insigne e benemerito, una +colonna dello Stato, che aveva diritto al più +ossequioso rispetto delle autorità e ai più delicati +riguardi della cittadinanza. Scriveva ogni +settimana una letterina a qualche gazzetta, firmata +con le iniziali, per lagnarsi dei canti notturni, +dello strepito dei carri, delle trombe dei +soldati, dello schiamazzo degli scolari, di ogni +cosa che potesse turbare la quiete del suo «stabile». +E ripeteva come un intercalare, interpretandola +a modo suo, la sentenza del Goethe, che +non è un uomo degno davvero di questo nome +chi non ha fatto un figliuolo o piantato un albero +o fabbricato una casa. L’umanità, per lui, +si divideva in padroni di casa e pigionali, e +questi erano d’una razza inferiore. +</p> + +<p> +Appena i tre Geri furono seduti, il cavalier +Bianchini fece loro a bassa voce la stessa raccomandazione +che al Moretti. +</p> + +<p> +— Capiranno.... c’è dissenso di idee.... se si +potesse evitare.... +</p> + +<p> +Il vecchio fece le meraviglie, il figliuolo sorrise, +cercando con gli occhi la signora Giulia, +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +soddisfatto di scoprire un lato odioso e ridicolo +nel giovine professore che, per opposizione di +natura, gli era sempre stato antipatico. E stava +per fare una domanda, quando entrarono il +Cambiari e sua moglie. +</p> + +<p> +Entrò con loro come un soffio di salute e di +buonumore. Quella bella bruna rotonda, semplice +e allegra, e quel pezzo d’uomo dal viso aperto, +sul quale s’univan la bontà, l’intelligenza e l’astuzia, +tutti e due pieni di vita e di parlantina, +erano l’immagine della loro casa: una casa di +onesti chiassoni, affollata di figliuoli e figliuole +d’ogni statura, dove si recitava, si ballava, +si correva in bicicletta per le camere, si andava +a letto al tocco di notte e si mangiava a tutte +le ore, senza che alcuna contrarietà o piccola +disgrazia scolastica o domestica interrompesse +mai il corso delle visite, dei pranzi, delle scampagnate, +in cui si profondeva ogni anno quanto +c’entrava. E in mezzo a quella babilonia il Cambiari +lavorava di forza e con fortuna, smarrendo +e ritrovando conti e disegni fra i balocchi e +i giornali di mode, sonando il piano nei ritagli +di tempo, schiassando con la prole, leggendo un +po’ di tutto da letto e corteggiando per spasso +le amiche di sua moglie, la cui ridente spensieratezza +e ingenua ignoranza di bella e buona baliona +gli rallegravano la vita. +</p> + +<p> +Scambiati i saluti, il cavalier Bianchini condusse +in un canto il Cambiari e gli fece la raccomandazione. +Quegli sorrise da prima: poi si mise +sul serio, per cortesia. Certo, il genero e il suocero +erano due teste da non dover lasciar +che cozzassero in una quistione di quella natura. +Egli domandò se Alberto fosse sempre fermo +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +nelle sue idee. Il Bianchini gli rispose di +sì, risolutamente, e soggiunse piano: +</p> + +<p> +— E ha ragione! Io son con lui! Sono anch’io +per la verità e per la giustizia! +</p> + +<p> +Il Cambiari lo fissò, sospettando che fosse +brillo. Ma il Bianchini gli voltò le spalle per andare +incontro al signor Luzzi e alla sua signora, +che entrò con uno slancio di ballerina. +</p> + +<p> +Il Luzzi e sua moglie erano la coppia più bizzarra +della compagnia. Lui era vicedirettore d’una +Società d’assicurazioni, una figura mingherlina +di scolaretto infrollito, mezzo calvo, con +due occhietti di topo, e due minuscoli baffetti +neri, che parevan segnati sulla pelle con sughero +bruciato; un viso su cui mostrava un’astuzia che +non aveva, dandosi l’aria di pensare, di sapere, +di capire molto di più che in realtà non facesse. +Non si poteva indovinare quanti anni avesse di +là dai quaranta. Passava per un’autorità nella +sua professione, perchè dedicava tutto il suo +tempo a escogitare progetti di riforme amministrative +della Società, studiando gli ordinamenti +di tutte le società assicuratrici dell’universo; +progetti che eran presi sempre in grande +considerazione, e non attuati mai. Si diceva che +avesse una fortuna; ma egli lo negava risolutamente, +con un sorriso sfuggevole. E parlava +pochissimo; ma, fingendosi raccolto nei suoi pensieri, +non perdeva una parola di nessuno. +</p> + +<p> +Nessuno capiva come si fossero appaiati lui +e sua moglie, che era una brunetta ardita di trent’anni, +con due occhi che bruciavano, con un +neo graziosissimo sulla guancia sinistra, con un +corpicino di ragazzetta precoce, somigliante a +quelle elastiche donnine giapponesi, che s’appallottolano +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +e s’acchiocciolano così bene sulle stuoie +delle sale e sulle ginocchia del marito, e vestita +sempre con un’eleganza e un gusto perfettamente +conformi alla sua bellezza minuta e irrequieta, +tutta guizzi e scatti e capricci che mettevan voglia +d’afferrarla. E con questo mostrava una serietà +così intelligente, quando voleva, che un +uomo di Stato le avrebbe parlato di politica come +a un provetto giornalista. Da due soli mesi +suo marito era stato trasferito da Venezia a Torino, +dove la signora Giulia aveva riconosciuta +in lei un’antica compagna di collegio, perduta +di vista da più di vent’anni; ma ricordata sempre +fra altre cento come lo spirito più turbolento +e più ribelle della scolaresca. +</p> + +<p> +Colto un momento opportuno, il cavaliere Bianchini +fece la raccomandazione al signor Luzzi, +nell’orecchio. Costui, senza guardarlo, strizzò un +occhio. Poi gli domandò in tono di compatimento: +</p> + +<p> +— E anche lei, cavaliere, è uno di quelli che +credono che esista una questione sociale? +</p> + +<p> +Il Bianchini rispose gravemente: +</p> + +<p> +— Esiste. +</p> + +<p> +E l’altro: +</p> + +<p> +— È un’allucinazione della borghesia. — Nondimeno +promise di tacere. +</p> + +<p> +Dopo questo, andato a raccomandar un’ultima +volta la prudenza al suo Alberto che lo rassicurò, +il cavalier Bianchini si soffermò in mezzo +al salotto e girò uno sguardo soddisfatto sulla +bella compagnia; fra la quale durava ancora il +baratto dei saluti e dei complimenti con quella +strascicata e verbosa cortesia borghese, che è +la contraffazione della gentilezza aristocratica. +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +Si vedeva però, e si sentiva che mancava qualcuno, +l’invitato più cospicuo, un personaggio tenuto +da tutti, in coscienza o per compiacenza, +in gran conto, e da tutti designato con lo stesso +titolo: il Commendatore. +</p> + +<p> +— Verrà il commendatore? +</p> + +<p> +— Non c’è ancora il commendatore? +</p> + +<p> +— Quando avremo il commendatore? +</p> + +<p> +La cameriera annunziò ad alta voce: +</p> + +<p> +— Il signor commendatore! +</p> + +<p> +Entrò prima la signora Paola, una nanetta vestita +di scuro, con la sua aria timida e dolce di +buona divota, e la sua inseparabile croce d’oro +appesa al collo, e poi la faccia larga del commendatore, +coi baffi alla Bismarck e i capelli grigi +ravviati ad arco sulle tempie: un gran vecchio +solido e pulito, che poteva riuscir simpatico a +chi non notasse l’espressione di durezza che aveva +sulla bocca un po’ ricascante dai lati, e una luce +indefinibile che gli brillava a fior d’occhi, non +derivata di dentro, simile al riflesso delle palle +di vetro. Si vedeva che era venuto di mala voglia, +per puro dovere di parente. +</p> + +<p> +Alberto, che non lo vedeva da più giorni, andò +tra i primi a porgergli la mano, che egli +strinse col suo fare solito, come un direttore +generale a un giovine impiegato. Quando tutti +l’ebbero riverito, rimase in un canto coi due Geri, +gli altri sedettero un po’ da tutte le parti, e incominciò +un vivo cicalìo, il solito scambio di domande +che non chieggon risposta, di risposte non +udito da chi le ha chieste, di racconti incominciati +e non finiti, attraversati e rotti da altri discorsi +smozzati, da risatine di signore, da esclamazioni +di finto stupore e di finto piacere, da +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +quel palleggio di riempitivi, di ripetizioni, di +tritumi di frasi e di pensieri, che si fa in tutte +le riunioni, prima che siano avviate le conversazioni +particolari. E questo cicalìo continuò fin +che i padroni di casa invitarono gli ospiti a passare +nella sala da pranzo, dove ogni anno, quella +sera, era preparata loro un’improvvisata che s’aspettavano. +Era, sotto una illuminazione da altar +maggiore, una mostra appetitosa, in cui fra +i mazzi di fiori e le torricelle di confetti s’alzavan +le punte variopinte dei gelati, i colli scintillanti +delle bottiglie, le piramidi odorose dei +mandarini, sparso ogni cosa con arte su varie +tavole, in mezzo a uno sfoggio di maioliche, d’argenteria +e di cristalli, che, al primo entrar nella +sala, faceva passare un lampo d’alterezza negli +occhi ai due coniugi, concordi in quell’unico sentimento. +</p> + +<p> +Qui la società, si divise in gruppi, secondo le +affinità elettive: sul sofà più grande, addossato +a una parete, le signore giovani e la ragazza; +sur un sofà d’angolo, la padrona di casa e la signora +Paola, col Moretti, fido cavaliere delle +vecchie signore; dalla parte opposta il commendatore +coi suoi due Geri; gli altri uomini, ritti +accanto alla gran tavola del mezzo; i due ragazzi +sul terrazzino. Era una bella serata; dagli +alberi della piazza veniva una buona fragranza +di fogliame fresco, e le facciate delle case attorno, +imbiancate dalla luce elettrica, facevano +alle finestre aperte un lontano sfondo teatrale, +che accresceva la gaiezza della sala. +</p> + +<p> +I vassoi erano già a mezzo sparecchiati e le +conversazioni parziali già avviate da un pezzo, +e nessun discorso s’era inteso che accennasse +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +a quello pericoloso: il cavaliere Bianchini si cominciava +a rassicurare. E ne aveva una viva soddisfazione +d’amor proprio, perchè, infine, era lui, +lui Antonio Bianchini, che con la sua saggia +politica, con la eloquenza delle sue raccomandazioni, +gravi di profondi significati, aveva ottenuto +il grande scopo. Gli restava un vago timore: +che il commendatore assalisse, anche non provocato; +ma dal viso non gli pareva, e udendo +che ragionava della gran quistione della fognatura +di Torino, che era una delle sue intestature, +scacciò anche quel timore, e se n’andò, tutto sereno, +a dir barzellette alla signora Cambiari. +</p> + +<p> +Alberto, dal canto suo, risoluto di mantenere +la promessa fatta alla moglie, di non attaccare +il lucignolo il primo, non era neanche scontento +d’essere lasciato in pace. E discorrendo d’affari +di scuola, in mezzo alla sala, col Cambiari +e col Luzzi, osservava tratto tratto la moglie di +questo, che gli destava ancora la curiosità d’una +persona nuova, non avendo, nei due mesi da che +la conosceva, scambiato con lei che qualche +parola. +</p> + +<p> +Ma, a un certo punto, continuando il suo discorso, +egli colse a volo una frase del suocero +che discorreva coi Geri: +</p> + +<p> +— Chiunque fa sperare un miglioramento alle +classi povere per altra via che quella della moralità +e dell’educazione, le inganna. +</p> + +<p> +Alberto s’interruppe, e disse piano al Cambiari +e al Luzzi: +</p> + +<p> +— È il solito giro vizioso. L’educazione non +è possibile senza un certo grado di prosperità +materiale, perchè non c’è moralità che resista +alla prova prolungata del bisogno. È come voler +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +curare un malato con una medicina che non +può inghiottire. +</p> + +<p> +— Certo — disse il vecchio Geri, rispondendo +al commendatore — la moralità è nel lavoro. +</p> + +<p> +Alberto scrollò una spalla e mormorò: +</p> + +<p> +— Nel lavoro umano, non nel lavoro che abbrutisce. +</p> + +<p> +Il suocero rispose al Geri: +</p> + +<p> +— È provato, d’altra parte, che c’è dieci volte +più poveri per vizio o per indolenza che per sfortuna. +Le statistiche son là. E quel tanto di povertà +che deriva dalla sfortuna non è in potere +degli uomini di toglierlo appunto perchè non è +causato da loro. È una verità antica come il +mondo. +</p> + +<p> +— E così il problema è risolto — disse Alberto +un po’ più forte. +</p> + +<p> +A quelle parole, il cavalier Bianchini s’avvicinò, +col viso del contadino che vede una minaccia +di gragnuola all’orizzonte. +</p> + +<p> +Il commendatore, che aveva sentito, si rivolse +direttamente al giovane, e gli disse con accento +autorevole: +</p> + +<p> +— Non è risolto perchè non è risolvibile, +caro il mio professore. Nessuna riforma potrà +mai fare che la maggioranza degli uomini non +sia condannata a un lavoro duro e poco pagato. +La povertà del maggior numero è un male costituzionale, +cronico, della società; è l’effetto +d’una legge sociale a cui è assurdo di ribellarsi. +</p> + +<p> +A quelle parole, dette con la sicurezza di non +aver ribattuta, tutti tacquero, fiutando una battaglia. +</p> + +<p> +— Non è effetto d’una legge — rispose Alberto; — ma +di <i>leggi</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +</p> + +<p> +— E sia pure, di leggi! Ma di leggi naturali +del mondo economico, altrettanto fisse e immutabili +quanto quelle del mondo fisico. +</p> + +<p> +— Fisse? — domandò Alberto, correggendo con +l’accento rispettoso l’irriverenza della forma interrogativa — immutabili?... +Perchè? Senza dubbio, +sono fondate su fatti; ma questi fatti sono +forse necessità da potersene dedurre dei principii +assoluti? I fatti mutano: possono dunque +mutar le leggi che vi si fondano. +</p> + +<p> +Il commendatore sorrise. +</p> + +<p> +— Sogni! — disse poi. — Non muta, non muterà +mai il fatto principale, che la vita dell’uomo +è una guerra permanente contro tutto e contro +tutti, che la fortuna è dei vincitori, e che +tutti non possono vincere. La sola cosa a farsi +è di mantener libera, com’è ora, la concorrenza, +che è l’anima d’ogni progresso. Non negherai questo, +voglio sperare. +</p> + +<p> +— Mi scusi — rispose Alberto — lo nego. +</p> + +<p> +Il commendatore dilatò gli occhi. +</p> + +<p> +— Non c’è libertà di concorrenza — proseguì +il giovane — dove le forze sociali non sono a +disposizione che d’un piccolo numero; e non ci +può essere fin che non siano parificate fra tutti +i membri della società le condizioni iniziali della +lotta. +</p> + +<p> +— Le fa forse pari la natura? +</p> + +<p> +— No; ma non si tratta di sopprimere gli effetti +delle disuguaglianze che fa la natura, si +tratta di sopprimere le disuguaglianze esistenti +fin dalla nascita fra quegli uomini che la natura +ha fatto eguali. +</p> + +<p> +— Queste son legate a quelle, e se anche si +potessero sopprimere, rinascerebbero necessariamente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +</p> + +<p> +— No, quando non fosse possibile altra proprietà +che quella che è frutto del lavoro personale. +</p> + +<p> +— Alla buon’ora! — esclamò il suocero, con +una risata, alzandosi da sedere. — La soppressione +dell’eredità! A questo sei già arrivato! Accetta +le mie sincere congratulazioni. +</p> + +<p> +Prima che il figliuolo avesse tempo di rispondere, +il cavalier Bianchini si mise in mezzo, +e con un sorriso che tradiva l’affanno, palpando +il petto ad Alberto e rivolgendosi al commendatore: +</p> + +<p> +— Nessuna discussione — disse — nessuna discussione. +I giorni di festa non si discute. Questa +sera comando io. Se sento ancora una parola, +spengo i lumi e sciolgo l’assemblea. +</p> + +<p> +I disputanti si chetarono, voltandosi ciascuno +a dire le proprie ragioni al suo crocchio, mentre +ripigliava il cicaleccio generale. Ma tutti e due +avevano il viso mutato, e sorridevano con uno +sforzo, un po’ ansanti. Si capiva che, tra poco, +avrebbero incrociato i ferri da capo. +</p> + +<p> +Il dottor Geri, intanto, la riprese subito per +conto suo col commendatore e col proprio figliuolo. +Per lui non c’era altro rimedio ai mali +sociali che nel mettere un limite alla moltiplicazione +della specie, con tutti i mezzi possibili, +che egli conosceva e accettava tutti, anche i +più duri e ributtanti. Tutte le altre proposte +gli facevano pietà. Era un’idea fissa, che gli +era stata trasmessa, come un «tic» ereditario, +da suo padre medico, il quale aveva conosciuto +nel 1830 il Malthus, quand’era professore d’economia +politica a Haileybury, e s’era entusiasmato +della sua persona e della sua teoria. Per +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +lui il Malthus era uno dei più grandi benefattori +dell’umanità. E lo nominò dieci volte in +trenta parole. +</p> + +<p> +La signora Cambiari, alla quale quasi tutti +i nomi celebri riuscivan nuovi, stupita e contenta +di conoscer quello, si voltò verso il vecchio +Geri e gli disse ad alta voce: +</p> + +<p> +— Ah! Malthus! Quello che non vuol più bambini? +</p> + +<p> +Tutti risero, perfino il Geri. Ma subito si rifece +serio e ripigliò il suo discorso: +</p> + +<p> +— L’avvenire è per la sua dottrina. Quando +il basso popolo ne sarà persuaso e la metterà +in atto, il mondo sarà mutato. +</p> + +<p> +— Ah, signor dottore! — disse la signora Luzzi — non +parli di quel tristo prete, un misantropo, +nemico dell’amore, un uomo brutale e ripugnante. +</p> + +<p> +Ma il vecchio Geri non discuteva con le signore. +E continuò: +</p> + +<p> +— Frenare la produzione degli affamati, non +c’è altro. Tutti i nostri mali derivano dall’essere +in troppi a voler star bene. +</p> + +<p> +Il Moretti saltò su dall’angolo opposto della +sala, gridando con la sua voce di galletto: +</p> + +<p> +— No, signor dottore! Non c’è un uomo solo +di troppo sulla terra! Ogni uomo è produttore! +Tre quarti della terra sono incolti per mancanza +d’uomini! +</p> + +<p> +Il Cambiari disse: +</p> + +<p> +— In nessun paese s’è mai verificata la teoria +delle due progressioni. +</p> + +<p> +Il Moretti rincalzò: +</p> + +<p> +— E poi, col moltiplicarsi degli uomini, si moltiplicano, +e più presto, le piante e gli animali +che li alimentano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +</p> + +<p> +E Alberto soggiunse: +</p> + +<p> +— Migliorate le condizioni economiche delle +classi inferiori e saranno meno prolifiche per la +stessa ragione che lo son meno le altre classi. +</p> + +<p> +Il dottor Geri fece un segno di compatimento +a tutti e tre, e domandò in aria di dubbio ad +Alberto: +</p> + +<p> +— Conosce lei la teoria del Malthus? +</p> + +<p> +Alberto si piccò. +</p> + +<p> +— La conosco — rispose — e mi pare una +teoria molto comoda per dimostrare che la miseria +è inevitabile e salvare il nostro egoismo da +ogni rimprovero della coscienza. +</p> + +<p> +— Queste sono ragioni di sentimento — ribattè +il dottore. — Il fatto innegabile è che per +far aumentare i salari dei lavoratori non c’è +che diminuire l’offerta delle braccia. Questa è +matematica. Che altro mezzo propone lei? +</p> + +<p> +Il commendatore lo toccò col gomito, e gli +disse con ironia: +</p> + +<p> +— Ma non l’ha già detto, che il mezzo è l’abolizione +della proprietà? +</p> + +<p> +Alberto si voltò, punto sul vivo, e rispose: +</p> + +<p> +— Loro dicono abolizione della proprietà come +direbbero abolizione della luce, o qualche altra +cosa soprannaturale e impossibile. Ma questa +divina proprietà non è esistita sempre nè +da per tutto. Come la società l’ha istituita, la +può togliere, o piuttosto, trasformare; chè infatti +non si tratta di altro. La forma della proprietà +non è forse in stato di variazione continua? +Tutte le forme di essa, che ora ci paiono +più strane, esistettero, e ne esistono ancora degli +esempi. La proprietà ha seguito le trasformazioni +della produzione. Ora la produzione è +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +diventata collettiva e la proprietà dei mezzi di +produzione è rimasta individuale. Di qui tutti +i mali e tutti i disordini. E questi non cesseranno +che quando cesserà l’antagonismo che li +produce. +</p> + +<p> +— Parole sonore e vuote come i tamburi, — replicò +il suocero. — E tu credi che nello stato +attuale della civiltà sia possibile lo svolgimento +della personalità umana, l’ordine della società +e il buon assetto della famiglia, senza la +proprietà? +</p> + +<p> +— È indispensabile la proprietà a questo fine, +secondo lei? +</p> + +<p> +— E chi può dubitarne? +</p> + +<p> +— E allora, come non trova giusto che i sette +decimi della popolazione, che lavorano e non +hanno proprietà nessuna, ne vogliano la loro +parte? Ciò che è im-pos-si-bi-le a ottenere senza +far la proprietà collettiva? +</p> + +<p> +Il suocero fece un atto di commiserazione, alzando +gli occhi alla vôlta: +</p> + +<p> +— La proprietà collettiva! Dei del cielo! C’è +ancora qualcuno che ne parla sul serio? Io credevo +il collettivismo sotterrato e decomposto da +un pezzo! +</p> + +<p> +Alberto fece per rispondere; ma il Geri figlio, +col suo sorriso sprezzante, prendendo la parola +la prima volta, lo prevenne con l’argomento solito: +</p> + +<p> +— Un momento.... Tolta la proprietà individuale, +che è quanto dire la speranza di arricchire, +mi dica lei: dove sarà lo stimolo al lavoro? +</p> + +<p> +— Scusi, — rispose Alberto, con freddezza — la +grandissima maggioranza dei lavoratori d’adesso +è la speranza d’arricchire che li stimola +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +al lavoro? E i centomila impiegati, che mandano +avanti tutte le amministrazioni piccole e grandi, +lavorano per arricchirsi? +</p> + +<p> +Il Geri scrollò il capo. +</p> + +<p> +— Ma al lavoro libero, a quello dei più intelligenti +della nostra classe, che lavorano il doppio +del dovere d’ogni onest’uomo, e unicamente +per far fortuna, che stimolo rimarrebbe? +</p> + +<p> +— Ma se hanno coscienza di fare un lavoro +utile alla società.... No, questo è un tasto che +non suona. Le dirò invece: Crede lei che l’eccesso +d’attività che quelli spiegano ora per far +fortuna vada tutto a vantaggio della società? +Non conta per nulla tutte le birbonate che per +far fortuna si commettono? e il danno che si +fa agli altri? e la vita arrabbiata che si conduce? +e la corruzione che si semina? +</p> + +<p> +Il Geri scambiò uno sguardo e un sorriso col +commendatore; ma prima che rispondesse entrò +di mezzo il Moretti, dicendo: +</p> + +<p> +— Un’obiezione capitale, caro amico, capitale. +Lasciamo da parte il lavoro meccanico. Io +domando che stimolo avrebbe il più difficile, il +più prezioso, il più benefico dei lavori, quello +degli inventori! +</p> + +<p> +— Ma signor Moretti! — esclamò la signora +Luzzi dal suo sofà. — Non si dice anche adesso +che tutti gli inventori muoiono all’ospedale? +</p> + +<p> +Molti risero. Alberto guardò con curiosità la +signora; poi disse: +</p> + +<p> +— A lei, signor Moretti, risponda. — Ma mentre +questi cercava la risposta, il commendatore, +irritato che al giovane rimanesse anche solo +un’apparenza di vittoria, gli andò a piantar davanti +la sua mole maestosa, con l’aria di volerla +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +far finita, e fra l’attenzione di tutti, che +aspettavano il colpo di grazia, gli domandò: +</p> + +<p> +— Dunque tu sei per lo Stato collettivista? +</p> + +<p> +— Sì — rispose Alberto. +</p> + +<p> +— Sei per lo Stato che sopprime l’industria +e il commercio privato, che resta solo e unico +proprietario di tutto ciò che regola i prodotti, +che tiene in bilancia tutti gl’interessi, che governa +la vita e il progresso d’un popolo come +il cammino d’una mandra di pecore? Dimmi questo +soltanto. Dimmi se hai mai pensato, almeno +per un quarto d’ora, all’assurdità di questo +Stato prepotente e strapotente, che avrebbe bisogno, +per funzionare, d’un sistema burocratico +appetto al quale il nostro è un congegno da bambini, +e che riprodurrebbe centuplicati tutti i difetti +e gli errori di lentezza, di imprevidenza, +di confusione, di spreco che già si rimproverano +allo Stato attuale? Dimmi se hai pensato a questo, +perchè io sappia se debbo continuare o no +a ragionare. +</p> + +<p> +Dando uno sguardo intorno prima di rispondere, +Alberto vide sua moglie col capo basso, +come già vergognata della cattiva figura che +egli stava per fare: n’ebbe dispiacere e ne prese +animo. +</p> + +<p> +— Stia tranquillo — rispose — potrà continuare +a ragionare. Lo Stato che lei ha definito +non è quello del socialismo. Loro giudicano questo +da quello, come se l’uno non fosse che l’altro +ingrossato, e qui è l’errore. Lasciamo pur stare +che neanche ora lo Stato fa tutto male, come +non fa tutto bene l’iniziativa privata; che +se non fa sempre bene, non è almeno interessato +a far male, come i privati son troppo spesso, +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +e che se bene non può fare in molte cose è perchè, +fuor della classe privilegiata di cui è in +mano e che lo sfrutta, non trova, per questa +ragione appunto, che diffidenza e ribellione. +Lasciamo anche stare che, con tutta la vostra +tenerezza per la libera concorrenza, voi invocate +l’intervento dello Stato per sopprimerla ogni +volta che avete un interesse di classe da salvare, +e che è assurdo il parlare di libera concorrenza +quando ogni industria non si sviluppa che accentrandosi, +ossia creando un monopolio. Ma è +una fiaba che il socialismo voglia uno Stato onnipotente, +un autoritarismo senza limiti. Il socialismo +vuole uno Stato che serva la nazione, +non che governi nel senso d’ora, che sia subordinato +alla società, non che la domini. E non +ha da essere un organismo prefisso e immobile, +ma una forza d’organizzazione che si perfezionerà +semplificandosi, ripartendo la propria azione +in organi secondari, in corpi di governi locali, +in un gran numero di meccanismi inferiori, +i quali si formeranno per necessità, a poco a +poco, sotto l’impulso del nuovo principio a cui +sarà informata tutta la vita sociale. +</p> + +<p> +— «Fata viam invenient» — disse il Cambiari. +</p> + +<p> +Il commendatore voltò verso l’ingegnere il sorriso +compassionevole che aveva preparato per il +genero, e gli disse: +</p> + +<p> +— Signor Cambiari, avrebbe anche lei perduto +il bene dell’intelletto? +</p> + +<p> +— Ma no — rispose questi tra il faceto e il +serio, con l’aria di chi gode a soffiar nelle dispute. — Trovo +giusta l’idea d’Alberto, che per l’organizzazione +della Società, come i socialisti la vogliono, +si debba anche tener conto della cooperazione +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +dei fatti. Mi permette d’esprimer tutto +il mio pensiero? L’edifizio futuro si costruirà +come si è costrutto il presente, che fu tirato +su ed accomodato a poco a poco dalle generazioni, +secondo i loro bisogni, che mutavano, e +secondo le norme successive dell’esperienza. Non +si può quindi giudicare fin d’ora quello che sarà +per l’appunto lo Stato socialista, nè pretendere +che qualcuno lo dica. Si vedrà. — E +soggiunse, accarezzandosi il mento: — Sapeva +la borghesia francese dell’89 che governo +avrebbe costituito? Voleva il potere politico +per fare i suoi affari a comodo suo; ma +non prevedeva nemmeno la repubblica, non prevedeva +nemmeno che cosa sarebbe stato la sua +costituzione economica. — E non essendo guardato +dal commendatore, mise fuori due dita +di lingua. +</p> + +<p> +Quegli lo fissò, quand’ebbe finito, e disse, dondolando +il capo: +</p> + +<p> +— Lasciatevi dire una cosa: mi fate pietà tutt’e +due. — E voltò le spalle; mentre il Cambiari +si stropicciava le mani, come chi ha fatto uno +scherzo ben riuscito, e il cavalier Bianchini rivolgeva +un atto supplichevole al figliuolo, perchè +tacesse. Questi acconsentì mordendosi le labbra. +Ma il vecchio Geri tornò all’assalto. +</p> + +<p> +— O mi dica un po’, signor professore? — disse +con voce dottorale. — Tutte le istituzioni sociali, +proprietà, famiglia, stato, religione, son legate +fra di loro intimamente; non si può toccare l’una +senza toccare l’altra: che cosa farà della famiglia? +</p> + +<p> +— Sì, sentiamo — dissero altre voci — che +cosa farà lei della religione e della famiglia? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +</p> + +<p> +E il Geri giovane, dando un’occhiata alla signora +Giulia, soggiunse: +</p> + +<p> +— Avrebbe in proposito le idee di Maria +Zara? +</p> + +<p> +Quasi tutti risero. +</p> + +<p> +— Che orrore! — esclamò la signora Giulia. +</p> + +<p> +La vecchia Bianchini fece un atto di ribrezzo. +Non avevan mai letto nulla di lei; ma sapevano +chi era, una specie di petroliera, un’apostolessa +e praticante dell’amor libero, la ganza di tutto +il partito, una donna da non nominarsi fra gente +per bene. La sua reputazione era così orribile +che Alberto, benchè la sapesse una donna +onestissima e immensamente buona, non s’attentò +neppure a difenderla. +</p> + +<p> +— Che cosa farà lei della famiglia? — domandò +di nuovo il dottor Geri. +</p> + +<p> +Alberto non aveva ancora idee ferme su quell’argomento, +che era il più pericoloso di tutti; +ma capì che non poteva ceder su quello, senza +lasciar il sopravvento agli avversari anche negli +altri. +</p> + +<p> +— Non creda di sgomentarmi con questa domanda — rispose, +ostentando sicurezza d’animo. +</p> + +<p> +— Neanche la famiglia non è una istituzione +immutabile: si modifica e progredisce col progredire +della società; col mutarsi della condizione +sociale della donna. Questa è molto mutata +dal passato, anche lei lo deve riconoscere. Ora, +come la famiglia d’oggi non è più quella del +medio evo, così essa assumerà necessariamente +un’altra forma quando la donna sarà affrancata +dalla servitù economica e avrà tutti i diritti +dell’uomo. +</p> + +<p> +S’alzò un grido di protesta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<p> +— Le idee di Maria Zara! — esclamò il Geri +figlio. +</p> + +<p> +— E di Luisa Michel! — gridò il suocero. — Ora +farai l’apologia degli orrori della Comune! +</p> + +<p> +— Eh, lasciamo stare gli <i>orrori</i>! — rispose +Alberto, cominciando a irritarsi. — In servigio +di tutte le cause si commisero degli orrori: la +religione ebbe i roghi e la tortura, e la difesa +della proprietà male acquistata fu sempre più +feroce che gli assalti della fame. +</p> + +<p> +— Ma se lo dicevo — gridò il commendatore — che +avresti anche difeso i fucilatori dei prigionieri! +</p> + +<p> +— Non è vero! Io non difendo nè chi ammazza +i prigionieri in nome della rivoluzione, nè +chi li macella in nome dell’ordine. +</p> + +<p> +— E non fai differenza fra gli uni e gli altri! — ribattè +il suocero, scoppiando. +</p> + +<p> +Qui s’intromise da capo il Bianchini padre, supplichevole, +e con lui la signora Giulia e la sorella +d’Alberto, accarezzando l’uno e l’altro e +sospingendoli dolcemente da due parti opposte, +fin che il cerchio si spezzò in vari gruppi, e +la battaglia si ruppe in una serie di scaramucce. +</p> + +<p> +Vicino alla finestra, nacque una discussione +intorno alle condizioni degli operai fra il dottor +Geri, il Cambiari e il Moretti, ai quali s’aggiunse +la signora Luzzi. Il dottor Geri affermava +che i salari erano aumentati in proporzione +dei prezzi delle derrate. +</p> + +<p> +— Questo vorrebbe dire — osservò il Cambiari +sorridendo — che siccome erano scarsi prima, +sono insufficienti anche adesso. +</p> + +<p> +— Il pane è ribassato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +</p> + +<p> +— Ma è rincarata la carne. +</p> + +<p> +— È scemato il prezzo del riso. +</p> + +<p> +— Ma son rincarati il vino, l’olio, lo zucchero, +il caffè.... lo spirito.... +</p> + +<p> +— E le pigioni, signor dottore? — domandò +la Luzzi. +</p> + +<p> +— Ma che pigioni! — rispose il dottore. — Badiamo +ai fatti generali. Il fatto è che gli operai +vestivano di grossa tela, ora veston di panni; +che andavano a piedi nudi, e ora portan le +scarpe, e sono alloggiati meglio d’una volta. Oltredichè +godono dei vantaggi comuni della civiltà +progredita: strade ferrate, gas, luce elettrica, +acqua potabile, giardini pubblici, musei aperti +a tutti. Conta per nulla lei tutto questo? +</p> + +<p> +— Ma questi vantaggi li pagano con le tasse. +</p> + +<p> +— O che tasse paga chi non ha quattrini? +</p> + +<p> +— Ma come! Non sa che ogni operaio che +guadagni tanto da vivere paga il venti per cento +del suo salario in tasse indirette? +</p> + +<p> +— Ma che venti per cento! Si sa come si fanno +questi calcoli.... E poi consideri le case operaie, +gli istituti ospitalieri, i bagni popolari, la +maggior igiene, che diminuisce le malattie infettive. +Una volta eran decimati dal vaiolo.... +</p> + +<p> +— Già — disse scherzosamente la Luzzi. — Come +osano di lamentarsi? Son vaccinati! +</p> + +<p> +Fu una risata. Alberto, sopraggiunto in quel +momento, le disse: +</p> + +<p> +— Brava, signora Luzzi! Val più una delle +sue bottate che tutti i nostri ragionamenti. +</p> + +<p> +La discussione continuò; ma da qualche minuto +il Cambiari s’era staccato dal gruppo e discorreva +con la signora Paola, seduta accanto +alla madre d’Alberto; questa sdegnata, quella +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +stupefatta e quasi tremante per la disputa che +aveva ascoltato. L’ingegnere finiva di confonderle +la testa dicendole che il socialismo non era che +la risurrezione del cristianesimo, e citandole cardinali +e vescovi tedeschi, inglesi e americani che +avevano espresso idee socialiste. +</p> + +<p> +— Ah! non è possibile — rispose la signora. — Non +scherzi su questo soggetto, signor ingegnere! +</p> + +<p> +— Come, non è possibile? Ma, cara signora, +sono fatti sacrosanti. E i padri della chiesa? +Lei rispetterà i padri della chiesa. Ebbene, San +Clemente ha detto che «tutto dovrebbe appartenere +a tutti», San Basilio ha detto che «il ricco +è un ladro», San Giovanni Crisostomo che «tutti +i beni dovrebbero essere in comune». +</p> + +<p> +La signora lo guardò; poi scosse la testa. +</p> + +<p> +— Ma non avran detto proprio così. Lei m’ha +l’aria d’inventare. Se il mondo è com’è, è perchè +il Signore vuole che sia così. Se Sua Santità +benedice anche i ricchi, vuol dire che la ricchezza +non è una colpa. +</p> + +<p> +— Sua Santità? Ma Sua Santità è un socialista +dichiarato. Non sa che in una sua pastorale, +quand’era vescovo di Perugia, ha detto che gli +operai sono «sfruttati da una cupidità senza viscere»? +</p> + +<p> +— L’avrà voluto dire in un altro senso. Lei +si vuol burlare di me. Che gusto ci ha a tormentarmi? +</p> + +<p> +— Ma no, lei vedrà.... finirà con diventare +anarchica. — E le parlò del suo famoso anarchico, +il Baldieri, che aveva un libro terribile +di propaganda tutto fatto con frasi delle Sacre +Scritture, e che a sentirlo parlare, alle volte, pareva +un sacerdote sul pergamo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +</p> + +<p> +— Ah! che profanazione! E lei sta a sentire +di questi orrori? +</p> + +<p> +E si voltò a chiedere soccorso alla signora +Bianchini. Ma questa s’era avvicinata a un crocchietto +dove il Geri figlio, ridendo, ma schizzando +bile dagli occhi, metteva in burletta lo Stato +collettivista: +</p> + +<p> +— .... E così avremo lo Stato muratore, fabro +ferraio, calzolaio, contadino, filatore, stampatore, +impresario d’omnibus e di tranvai. Il debito +pubblico sarà trasformato in «titoli di consumazione» +e invece della moneta si avranno i «buoni +di lavoro». Non fo celia, signori miei. Sono +profezie stampate. E siccome i valori delle cose +non saranno più determinati che dal tempo necessario +a farle, così, vedete, non si comprerà +più, per esempio, un soprabito da cento lire, ma +un soprabito da cento ore; si comprerà tre quarti +d’ora di sapone, un quarto d’ora di spago, cinque +minuti di zolfanelli. E le fatiche più penose essendo +le meglio retribuite, un’ora di lavoro alle +fogne frutterà quanto due ore di lezione d’un professore +di letteratura. E non più proprietà privata. +Ciascun italiano sarà proprietario d’un trenta +milionesimo della proprietà nazionale. Non +ci sarà più nè mercato, nè borsa, nè pigioni di +casa, nè lusso, nè servitori, nè serve: la cucina +sarà un’istituzione sociale.... +</p> + +<p> +Gli uditori ridevano. Ma egli tacque vedendo +avvicinarsi Alberto, che l’aveva inteso, e si guardarono +l’un l’altro nel bianco degli occhi, con un +sorriso sarcastico. La signora Bianchini prevenne +l’urto, facendo in là il suo figliuolo, e gli +disse a voce bassa, risentita: +</p> + +<p> +— Ma dove hai la testa? Per che via ti metti? +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +Il commendatore è indignato. Non ricominciare. +Che cosa diventa la nostra casa! +</p> + +<p> +Alberto non rispose. Aveva ancora un peso sul +cuore, un bisogno prepotente di lotta e di sfogo, +stimolato anche dallo stato d’eccitazione in cui +si trovava tutta la compagnia. Uno dei più eccitati +era il Moretti, che incantucciava ora l’uno +ora l’altro, per esporgli i suoi progetti, coi quali +risolveva la gran quistione. Sgusciatogli di mano +il cavalier Bianchini, che aveva altro pel capo, +egli afferrò il signor Luzzi, per comunicargli +una sua nuova idea, che era di fondere insieme +tutte le società cooperative di consumo, per +formarne una sola immensa, che abbracciasse +tutti i generi, e in cui entrassero a poco a poco +tutti i cittadini dello Stato. +</p> + +<p> +— Stia bene a sentire. La cifra degli affari di +questa società sarebbe uguale alla cifra totale +della consumazione d’Italia, e pari a un dipresso +a quella della produzione. Ebbene, quando questa +gigantesca cooperativa sarà in grado di comperare +tutta la somma della produzione annuale +della nazione, è evidente che sarà assolutamente +padrona, non solo del commercio (si sottintende), +ma di tutte le industrie produttive; e allora +le potrà comprare, e le comprerà. Ed ecco +sciolta pacificamente la gran quistione che affanna +il mondo! Che cosa ne dice? +</p> + +<p> +Ma il Luzzi, che non credeva alla <i>gran +quistione</i>, sogghignò, come se non prendesse +sul serio nè il progetto di lui, nè tutte le altre +chiacchiere che sentiva da un’ora. +</p> + +<p> +Allora il Moretti, con l’immaginazione sempre +più accesa, agguantò il Cambiari, e mise fuori +un’altra pensata. — Chi sa, la quistione sociale +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +avrebbe avuto forse una soluzione affatto diversa +da quella che il socialismo proponeva; +una soluzione fatta balenare dall’ultimo congresso +dei naturalisti a Berlino, nel quale s’era +espresso il concetto che, per mezzo dell’elettricità, +fosse possibile trasformare la materia prima +in alimento. Non aveva detto il chimico +Meyer che si potrebbero convertire in cibo le +fibre legnose, e un altro, che si sarebbe fatto +una specie di pane con la pietra? +</p> + +<p> +— Ma certo! — rispose il Cambiari. — E sarebbe +una cuccagna, per noi, che abbiamo gli +Appennini e le Alpi. — Ma lasciò ad un tratto +il Moretti, udendo Geri il giovane e Alberto, che +discutevano acremente in mezzo alle signore. +</p> + +<p> +— E crede lei — domandava il Geri — che una +massa d’operai ignoranti potrebbe da sè sola mandare +avanti le industrie? +</p> + +<p> +— E chi le dice che le manderebbero avanti gli +operai ignoranti? — ribattè Alberto. — E adesso, +sono forse i capitalisti, in generale, gli azionisti, +i padroni, insomma, che mandano avanti +le industrie più grandi? Non sono dei salariati +come gli operai, dal primo ingegnere all’ultimo +computista? Che cosa sarebbe mutato, mi dica, +con la soppressione del capitalista, rimanendo +nella società il capitale! E crede che tutta l’intelligenza +e la scienza che ora fanno andare il +mondo non accetterebbero, per necessità, la nuova +condizione di cose, continuando a fare la parte +loro? +</p> + +<p> +— No, mai! — rispose il Geri. — Piuttosto +che annientarsi, si farebbero annientare. Non si +piegherebbero al vostro dispotismo. +</p> + +<p> +La signora Luzzi lo rimbeccò. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +</p> + +<p> +— No, signor Geri — disse. — Gl’intelligenti, +i dotti si convertirebbero a mille per volta, come +s’è sempre visto. E tutti proverebbero con +dei documenti d’essere stati socialisti fin dall’infanzia. +</p> + +<p> +Il Geri le lanciò uno sguardo come una frustata +e Alberto la guardò con viva simpatia. Ma +la discussione ripigliò, inasprendosi, e cadde d’un +salto sulla quistione del diritto al lavoro. +</p> + +<p> +— Non c’è senso comune! — disse il Geri. — Come +ci sarà del lavoro per tutti, se ora già ne +manca, e se, soppressi i ricchi, avverrà un’enorme +diminuzione nei consumi? +</p> + +<p> +— Non ci ha altro argomento?... Ma questa +diminuzione sarà ampiamente compensata dal +maggior consumo della grande maggioranza, messa +in condizioni migliori; maggioranza che ora, +per la scarsità dei salari e per la disoccupazione, +consuma appena lo stretto necessario, e anche +meno! +</p> + +<p> +Il Geri levò gli occhi in alto, come per dire: — Che +spropositi! +</p> + +<p> +— Ma come si farà allora — disse forte — a +mantenere la produzione a paro coi nuovi bisogni, +che cresceranno enormemente, e in corrispondenza +all’aumento della popolazione, che sarà +effetto della vita migliorata? +</p> + +<p> +— E c’è bisogno che io glielo spieghi? Ma è +chiarissimo! Si raddoppierà il prodotto della terra +in virtù della grande cultura razionale, impossibile +ora per il frazionamento della proprietà.... +Un momento, mi lasci finire.... Si svolgerà +largamente il macchinismo circoscritto ora dalla +sovrapproduzione, dal basso prezzo del lavoro +umano, dalla insufficienza del capitale privato, +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +e ci sarà un maggior numero di lavoratori per +la soppressione dei parassiti, degli intermediari, +dei produttori di cose inutili. — E vedendo il +Geri ridere, soggiunse bruscamente: +</p> + +<p> +— Ma come non lo capisce? +</p> + +<p> +— Ma come non capisce lei che gira in un povero +circolo vizioso? +</p> + +<p> +— Ma lei lo chiama vizioso perchè non è capace +d’uscirne! +</p> + +<p> +In quel punto, per fortuna, il dottor Geri prese +per un braccio il figliuolo, e gli osservò che non +era conveniente il prolungar quella discussione +col professore in presenza del suo scolaro, il quale +stava lì a sentire, con gli occhi scintillanti di +compiacenza maligna. E nello stesso tempo Alberto +si sentì tirare il vestito da sua moglie, +che lo scongiurava di quetarsi. +</p> + +<p> +Seguì una breve tregua agitata, mentre la cameriera +riportava attorno i vassoi, e il cavalier +Bianchini notò con vivo rammarico che il Geri, +il commendatore ed Alberto, nell’atto di recare +il bicchiere alla bocca, avevan le mani tremanti: +pessimo segno. +</p> + +<p> +Intanto tutte le signore, meno la moglie dell’ingegnere, +eran passate nel salotto, dove commentavano +a bassa voce la discussione. La signora +Paola, la madre e la moglie di Alberto +erano turbate, avevano tutte un presentimento +che sarebbe finita male, che qualche cosa di molto +triste per la famiglia dovesse accadere quella +sera. Soltanto la signorina Ernesta taceva, ma +col viso pensieroso, con due fiammelle guizzanti +nei piccoli occhi neri e dolci, che annunziavano +un fermento insolito di idee. +</p> + +<p> +Nella sala da pranzo si tornavano a sentire +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +delle voci concitate. Sopraggiunse la signora +Cambiari, ridendo, e disse: +</p> + +<p> +— Hanno ricominciato. Oh questi uomini! Tiran +fuori delle parole così stravaganti! — E +provò, ma non riuscì a dire: <i>socializzazione +della terra.</i> — No, non ci riesco: mi fa +starnutare. Provi un po’ lei, signora Luzzi. +</p> + +<p> +Ma, vedendo che la signora Giulia era inquieta, +la esilarò un momento, dicendole con +la più grande ingenuità: +</p> + +<p> +— Ma io credo che il signor Alberto faccia +per celia, per stuzzicare un poco quei signori. +Lo confesserà all’ultimo, vedrai, e tutto finirà +in una risata. +</p> + +<p> +Poi fecero tutte dei complimenti alla signora +Luzzi per lo spirito che aveva mostrato nella +conversazione, e il Cambiari, entrando, ci aggiunse +il suo. Mentre le altre non sentivano, le +disse piano, con gravità comica, guardandola negli +occhi: +</p> + +<p> +— Lei è socialista? +</p> + +<p> +— Non so — rispose la signora — ma ho le +mie idee. Non foss’altro che perchè il socialismo +vuol fondare il matrimonio sull’amore, sulla +dignità umana, mentre ora non è che un contratto +mercantile. +</p> + +<p> +— Lei vuole la libertà della donna? +</p> + +<p> +— Certo. +</p> + +<p> +— È forse schiava, ora? Non è forse la donna +che impera? +</p> + +<p> +— Sì, le donne belle. Ma le altre? +</p> + +<p> +— Perchè s’interessa lei delle altre? +</p> + +<p> +La Luzzi rispose seria: +</p> + +<p> +— Un complimento non è una ragione. +</p> + +<p> +Il Cambiari la fissò ancora, e gli balenò il +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +sospetto che quel socialismo non fosse schietta +farina, che nascondesse un suo disegno sopra +il bel socialista, a danno del brutto vicedirettore. +Ma udendo la voce del commendatore che parlava +con acrimonia straordinaria, rientrarono +tutti in fretta nella sala da pranzo. +</p> + +<p> +L’oratore, in piedi, parlava ai due Geri, fingendo +di non badare ad Alberto, della lotta fra +capitale e lavoro. No, per quanto armeggiassero +con società di resistenza, coalizioni internazionali +e l’inferno, il capitale non sarebbe stato mai +soggiogato; anche a costo di far da per tutto +come a Melbourne, in occasione dello sciopero +famoso dei cavatori di carbone, degli accenditori +del gas e dei facchini, quando s’erano uniti in +lega ingegneri, avvocati, ecclesiastici, impiegati, +studenti, e avevan lavorato alle officine, improvvisata +l’illuminazione elettrica, caricato e +scaricato le navi con le proprie braccia. No, piuttosto +di subire la prepotenza del numero, sia +d’operai, sia di contadini, si sarebbero inventate +macchine su macchine, si sarebbe ridotta a pascolo +mezza l’Europa, si sarebbero fatti venire +lavoratori industriali e agricoli dalla China e +i negri dall’Africa. +</p> + +<p> +— E le scimmie! — aggiunse Alberto, non potendosi +più contenere. — Perisca il mondo, purchè +si salvi il capitale e duri lo sfruttamento. +</p> + +<p> +Il suocero si voltò, come sferzato da quella +ultima parola, che egli odiava, e urlò quasi: +</p> + +<p> +— Eh! finiamola una volta con questa parola +bugiarda, di cui ci empite gli orecchi! Di che +sfruttamento andate cianciando? In che maniera +il capitalista sfrutta l’operaio, se questi può +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +accettare o respingere le condizioni che egli propone? +Come può il capitalista esser tiranno se +l’operaio è libero? +</p> + +<p> +— Libero?... — ribattè Alberto. — E io dico dal +canto mio: finiamola con questa parola bugiarda +di libertà. Chi non ha nulla non è libero, perchè +non può aspettare e non si può muovere. Il capitale +può aspettare e può muoversi. Non c’è +libertà reale di contratto fra chi ha bisogno del +pane e chi può rifiutarlo. +</p> + +<p> +— E allora non è libero neppure il capitalista, +perchè è costretto dalla concorrenza a dare il +meno possibile: la intendi? +</p> + +<p> +— Poichè la intende lei! Ma il male è appunto +nella concorrenza, che il socialismo vuol sopprimere. +</p> + +<p> +— Ah! È dunque una forza maggiore che il +capitalista subisce. Che ci venite a blaterar d’ingiustizia, +allora? +</p> + +<p> +— Ma l’ingiustizia c’è ugualmente, e patentissima +È che il capitale pretende e si appropria +una parte che non gli spetta. +</p> + +<p> +— E quale parte? — domandò il suocero, sogghignandogli +in viso. +</p> + +<p> +— Quale parte? — domandarono insieme i due +Geri. +</p> + +<p> +— Ma è chiaro. Quando il capitalista ha cavato +dal guadagno gl’interessi del capitale che +impiegò nella produzione, e tutte le spese, e la +quota annua d’ammortizzamento, e anche un largo +compenso per il suo lavoro personale (se lo +presta), con qual giustizia si appropria il resto, +invece di ripartirlo fra tutti i lavoratori che +hanno concorso alla produzione? +</p> + +<p> +Il commendatore e i due Geri si guardarono +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +un momento in aria di stupore, come credendo +d’aver franteso; poi diedero in una risata. +</p> + +<p> +— Questa è enorme! — esclamò il suocero, +fingendosi esilarato. — Ma se l’appropria come +premio per il rischio che ha corso il suo capitale! +Negherai, professore, che c’è un gran +numero d’industriali che vanno in rovina? +</p> + +<p> +Alberto fremè a quell’interrogazione burlevole; +ma il suocero non gli lasciò il tempo di rispondere. +</p> + +<p> +— Venga lei — disse — signor Cambiari, che +pure poco fa gli dava ragione: venga lei a spiegare +questa elementarissima verità al suo amico. +</p> + +<p> +Il Cambiari, col suo sorriso astuto, s’avvicinò +al gruppo, lisciandosi il mento, e disse con molta +placidità: +</p> + +<p> +— In questo, mi scusi.... sarei piuttosto d’accordo +col mio amico. Il rischio esiste per questo +o per quel capitalista, per Tizio o per Caio, +ma non per la classe intera, nella quale rimangono +ad ogni modo i profitti. Mi spiego? Poichè, +non essendo i capitalisti collegati, ma in +lotta fra di loro, quello che l’uno perde l’altro +guadagna. Non è forse vero? Per la qual cosa, +se taluni si rovinano, se il lavoro dei loro salariati +non ha dato un prodotto rimuneratore, non +se ne può dedurre.... dico il mio parere.... che +debba il lavoro fortunato degli altri operai esser +defraudato d’una parte del compenso che +gli spetta, e questa parte accumularsi tutta a +vantaggio del capitale. +</p> + +<p> +— Ecco l’argomento — disse Alberto. +</p> + +<p> +I tre avversari guardarono prima il Cambiari +e poi si guardarono tra loro, come per +dirsi: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +— Costui vuol fare il buffone alle nostre spalle. +</p> + +<p> +— Ma questi sono miserabili cavilli da avvocato — rispose +il commendatore. — Ma appunto +perchè non sono collegati tra di loro è logico +e giusto che ciascun capitalista pensi a sè solo!... — Poi +scrollò le spalle. — Ma io son ben ingenuo +a risponderle. Lei non parla sul serio. Io non +discuto più nè con chi manca di sincerità, nè +con chi manca di senso morale. +</p> + +<p> +Alberto si scosse. +</p> + +<p> +— Mi spieghi — disse con accento quasi di +comando — perchè manco di senso morale. +</p> + +<p> +— E hai bisogno che te lo spieghi! Ma è perchè +non comprendi, non senti che non si potrebbero +attuare le tue idee senza commettere un’odiosa +spogliazione, senza violare il più sacro diritto. +</p> + +<p> +— Quale «più» sacro diritto? C’è qualche diritto +superiore a quello che ha la società di modificare +i propri ordinamenti? Lo stato moderno +non è forse fondato sul diritto delle maggioranze? +Chi si potrà opporre alla maggioranza +quando essa vorrà valersi di questo suo diritto +per la revisione del diritto di proprietà? +</p> + +<p> +— Non alteri il senso delle parole, signor professore +di letteratura; non si tratterebbe di revisione; +ma d’una vera e propria spogliazione +delle classi abbienti. +</p> + +<p> +— Adagio un po’.... — entrò a dire il Cambiari, +con viso d’innocente — non si tratterebbe che +di riscattare, io credo. Ai capitalisti espropriati +si farebbe un pagamento rateale in forma di +mezzi di godimenti.... per un tempo da convenirsi.... +</p> + +<p> +— Buffonate! — rispose il suocero, perdendo +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +la pazienza. — Chiamate almeno il latrocinio col +suo nome! +</p> + +<p> +— Latrocinio? — domandò Alberto, con quanta +calma gli fu possibile. — C’è latrocinio, c’è spogliazione +quando si toglie a un cittadino ciò che +possiede, in onta alla legge che glielo guarentisce. +Ma quando la legge si muta, quando lo +si espropria in virtù della legge stessa, in nome +d’un interesse pubblico superiore al privato, +dov’è il latrocinio? +</p> + +<p> +— Dov’è il latrocinio? Ma con che faccia...? +Ma sarebbe un latrocinio tanto più sfacciato, +tanto più odiosa perchè fatto colle leggi e coi +carabinieri, senza possibile difesa! Ma il tuo +<i>senso morale</i> non te lo dice? Ma con chi +parlo, alla fine? +</p> + +<p> +— E io mi rivolgo al «suo» senso morale, alla +sua coscienza di cittadino e di patriotta. Ma la +storia degli ultimi secoli, lei lo deve sapere, +non è che una storia di continue spogliazioni, +fatte in nome del bene pubblico. La monarchia +ha spogliato i grandi feudatari, la borghesia ha +spogliato l’aristocrazia e il clero, l’Italia ha confiscato +il patrimonio ecclesiastico, l’America ha +espropriato i possessori di schiavi. Ma noi saremmo +ancora al Medio Evo, se non si fosse +fatto tutto questo! +</p> + +<p> +— Non barattar le carte. Qui non si tratta +d’una espropriazione, tu lo sai; si tratta di una +spogliazione, d’una ruberia universale, perpetrata +per fondare uno stato di cose che nulla assicura +debba esser migliore del presente, che tutto +fa presagire peggio mille volte. Qui si tratta di +rubar tutto ed a tutti! +</p> + +<p> +— No, non <i>rubare</i>, ma riprendere; non a +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +tutti, ma ad un’infima minoranza, a una piccola +casta, che senza il popolo non può sussistere, +e di cui il popolo non ha più bisogno. +</p> + +<p> +— Non dire castronerie: non è una casta, poichè +tutti vi possono entrare. +</p> + +<p> +— V’entra uno su mille; e intanto essa sfrutta +ed opprime tutti quelli che ne restan fuori. +</p> + +<p> +Il suocero fece uno sforzo manifesto per frenarsi, +passandosi una mano sulla fronte, e cercando +a un tempo un’idea, una frase che troncasse +la discussione in un modo onorevole per +lui, senza essere una troppo grave provocazione. +E in quel mentre, tra il mormorio vivace +di tutti, il cavalier Bianchini, tutto sossopra, +diceva piano ai vicini: +</p> + +<p> +— Alberto passa il segno.... passa il segno.... +Ma anche il commendatore è un po’ duro.... Parla +con un tuono.... Che cosa crede alla fine?... +Ma Alberto passa il segno.... — E sballottato +fra gli argomenti contrari, desiderava insieme +che il figliuolo avesse il disopra, per onor del +suo nome, e che il commendatore la finisse con +una ragione vittoriosa, per esser rassicurato sull’avvenire +della società. Tremò, vedendo che quegli +si moveva per uscire, senza dir nulla. +</p> + +<p> +Ma arrivato a un passo dall’uscio il commendatore +si arrestò, e voltandosi verso Alberto, gli +disse con una ostentazione di pacatezza che il +tremito della bocca smentiva: +</p> + +<p> +— Senta, signor professore. Il modo di rifare +la società non l’hanno ancor trovato nemmeno +i socialisti. Se l’avessero trovato, sarebbero già +padroni del mondo, perchè gli interessati a crederci +e a seguirli sono la maggioranza. Se non +riescono a tirar questa con sè, è perchè non possono +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +persuaderla delle loro idee. E non solo +la maggioranza non n’è persuasa, ma non ci arriva +neppure col pensiero. Il popolo non si moverà +mai, ne sia certo, per una dottrina che non +capisce. +</p> + +<p> +— Non la capisce per ora — rispose Alberto — non +perchè non sia chiara e logica, ma perchè +egli è ignorante. Ma l’ignoranza va scemando. +La capirà tra poco, e capire ed essere persuaso, +esser persuaso ed agire, agire e vincere, +saranno per lui una cosa sola. +</p> + +<p> +Il suocero s’imbrunì. +</p> + +<p> +— È quello che si vedrà — disse avviandosi +di nuovo per uscire. — Provatevi! La società +è più solida delle vostre teste, e voi ve le spezzerete +come contro un muro di granito. +</p> + +<p> +— Così si diceva anche prima della rivoluzione +francese. +</p> + +<p> +Il commendatore tornò indietro vivamente: +</p> + +<p> +— Il confronto è insensato. L’ordinamento attuale +è ben altrimenti forte che il governo francese +dell’89, e l’impresa del socialismo è tutt’altra, +perchè vuol rovesciare l’edifizio dalle fondamenta. +La proprietà assalita sarà ancora la più grande +forza del mondo. Avrete una Vandea che vi +sterminerà come uno sciame d’insetti. +</p> + +<p> +— Ci ho i miei dubbi! La borghesia è divisa, +scettica e sfibrata. E poi, badate, l’esercito dei +vostri futuri eroi s’assottiglia di giorno in giorno, +poichè in tutti i campi della proprietà i grossi +vanno mangiando i piccoli, e questi passano dalla +parte opposta. Già tutto lo strato inferiore della +borghesia non ha più nulla da perdere ad abbandonarla. +</p> + +<p> +— Oh! basteranno a difendersi quelli che rimarranno, +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +con un fucile da una mano e uno +scudo dall’altra! +</p> + +<p> +— Sarà troppo tardi per offrir lo scudo. +</p> + +<p> +— E allora v’ammazzeranno senza offrirlo. +</p> + +<p> +— Ah! Non oserete nemmeno di barricarvi in +casa! +</p> + +<p> +A quelle parole, seguì un improvviso mutamento +sulla faccia del vecchio: egli guardò il giovane +con un’espressione di viva curiosità, poi +gli s’avvicinò, e gli domandò con un accento di +comica commiserazione: +</p> + +<p> +— Ma chi t’ha messo su? Con chi pratichi? +Chi ti ha attaccato questa peste? +</p> + +<p> +— Il socialismo non è una peste — rispose +Alberto, sdegnoso, — è la guarigione d’una peste, +della peste dell’egoismo, che ci accieca e c’infradicia +tutti. Nessuno m’ha messo su. Non ho +avuto bisogno d’istigatori per diventare un galantuomo. +</p> + +<p> +L’ultima frase fu come un pugno nel petto +al commendatore, che diede un passo indietro, +livido, e poi scoppiò, balbettando dalla rabbia: +</p> + +<p> +— .... Ah! sei diventato un galantuomo.... Questo +vorrebbe dire.... Il socialismo è la guarigione.... +Te lo dirò io che cos’è il socialismo! È +la malattia dei cervelli dissestati e incompresi, +è la maschera delle ambizioni malsane.... in voi +altri; e negli altri sai che cos’è? È l’orrore del +lavoro, è la frenesia dell’invidia, l’odio di ogni +superiorità, il furore di godere a ufo, lo scatenamento +di tutte le più basse passioni e di tutti +i più tristi istinti, che tendono a sopprimere la +responsabilità personale, a cancellare ogni dovere, +a onorare il vizio e a giustificare il delitto. +Ecco che cos’è il socialismo. E ora ho finito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<p> +Mentre egli parlava, tutti gli s’affollarono intorno +per quetarlo cercando di prenderlo per le +mani o pei panni, di modo che, all’atto di rispondergli, +Alberto si trovò solo in mezzo alla sala, +come se combattesse contro tutti; e così ritto +e risoluto in quella solitudine, col capo biondo +che pareva d’oro, con la fronte alta e accesa, era +bello di tutta la generosità della sua passione +e di tutta la grandezza del suo ideale. Ma mentre +tutti s’aspettavano una risposta fulminea, +rimasero stupefatti al vedergli gli occhi inumiditi, +all’udir la sua voce raddolcita a un tratto, +e quasi supplichevole. +</p> + +<p> +— Ma come è possibile? — disse con profonda +commozione, battendosi una mano sulla fronte. — Io +non capisco! Ma perchè v’infuriate tutti +a codesto modo quando s’esprime la fede in un +miglioramento del mondo? Come non sentite che, +se anche l’idea è erronea, la passione è nobile +e santa? Come mai il cuore non vi dice nulla? +Che cos’è quest’astio, quest’ira implacabile contro +chi cerca il bene e difende i deboli e vuol +scemare la miseria, il dolore, l’odio, il delitto? +Mai, mai che v’esca un grido generoso dall’anima! +O perchè fate battezzare i vostri figliuoli +nel nome di Cristo? +</p> + +<p> +A quel punto sua sorella si spiccò dal gruppo +degli uditori e gli si slanciò al collo d’un salto. +</p> + +<p> +— Ah! brava! — esclamò la Luzzi. +</p> + +<p> +Ma la madre la tirò indietro con uno strappo, +e le disse piano in viso: +</p> + +<p> +— Ridicola! +</p> + +<p> +Irritato anche più da quell’atto, il commendatore, +asciugandosi la fronte col fazzoletto come +dopo un assalto di scherma, rispose ad Alberto: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +</p> + +<p> +— Se tu credi di mutare il mondo con delle +tirate di sentimento!... — E finì di versare tutta +la sua compassione in una parola: — .... Poeta! +</p> + +<p> +— Piglio atto della parola ingiuriosa, — ribattè +Alberto con un sorriso amaro. — Ma se +non salveremo il mondo noi col sentimento, +lo condurrete alla rovina voi con la vostra ostinazione, +con la vostra negazione eterna, col vostro +inesorabile egoismo di classe.... +</p> + +<p> +— Siete voi, che lo trascinate alla rovina — gridò +il suocero, rifacendo il viso torvo — voi +col lavorìo infernale che fate tra le classi povere +per renderle tanto più malcontente quanto più +la società si sforza di migliorarne lo stato, voi +che pervertite il popolo adulandolo, ubriacandolo +di illusioni e stillandogli il veleno nel sangue! +Voi, le serpi che noi ci scaldiamo nel seno! +</p> + +<p> +— Ebbene, credetelo pure, è forse meglio così. +Così voi date ragione ai violenti, secondo i quali +non si può ottener nulla che con la forza, e convertite +in violenti anche i miti. Provocate la +forza, la subirete. +</p> + +<p> +— Anche delle minacce! — Non occorreva più +altro! Ma per fortuna, signor genero, c’è ancora +della polvere e del piombo! +</p> + +<p> +— Non li avrete sempre. +</p> + +<p> +— Questo è un pensiero scellerato! +</p> + +<p> +— E il suo è sanguinario e inumano. +</p> + +<p> +Tutti s’interposero; ma il commendatore era +fuori di sè, si sciolse da tutti, si slanciò verso +Alberto e mettendogli il viso contro il viso, pallido +e convulso, gli gridò in faccia con un riso +stridente di disprezzo: +</p> + +<p> +— Ah! Povero mentecatto! +</p> + +<p> +— No, no, papà! — gridò la signora Giulia +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +quasi piangendo e mettendogli una mano sulla +bocca. +</p> + +<p> +Alberto rimase muto, immobile, bianco. Il suocero +se n’andò a passi impetuosi in mezzo a +un gran disordine, a un mormorio di esclamazioni, +di preghiere e di commenti; e un momento +dopo, approfittando della confusione che +durava ancora, se ne andò anche Alberto, seguito +dal ragazzo spaventato e dalla moglie tremante, +senza badare a suo padre che lo chiamava, +trinciando l’aria con dei gesti di naufrago, +fra le condoglianze degl’invitati. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +</p> + +<h3 id="gioperduto">Un giovane perduto.</h3> + +<p class="blockquote"> +(Dialogo fra due signori ultra cinquantenni, un cavaliere, e +un.... pedone, che si rivedono dopo molti anni, in casa del primo: +seduti di qua e di là da un tavolino, sul quale fra due bicchieri +a calice, c’è una bottiglia di vin di Madera.) +</p> + +<p> +<span class="smcap">Pedone</span> (bevendo un sorso). — Mi rallegro, mi +rallegro davvero di ritrovarti sano come una lasca. +E il tuo figliuolo, che vidi ragazzo? Sarà +un uomo. Che cosa fa? L’avrai ancora in casa, +m’immagino. +</p> + +<p> +<span class="smcap">Cavaliere</span> (rannuvolandosi). — Non me ne parlare. +</p> + +<p> +P. (ansioso). — Che cosa vuoi dire? +</p> + +<p> +C. — Cosa voglio dire?... Una cosa che non +vorrei dire, caro mio. Tu sai l’adorazione che +avevo per quel figliuolo unico; sai quanto ho +fatto per dargli una buona educazione, per istillargli +dei buoni principî, per metterlo sulla buona +via.... Ebbene (emettendo un profondo sospiro), +è diventato un socialista! +</p> + +<p> +P. (dà un balzo sulla seggiola; poi, dissimulando +un sorriso sotto l’aspetto grave). — O che +mi dici?... Era un così buon figliuolo! Vorrai +dire: un filantropo, come si diceva una volta; +un socialista cristiano, come si dice ora; in somma, +un socialista platonico.... andiamo. Ebbene, +e con questo? Chi non l’è a vent’anni, ai tempi +che corrono? +</p> + +<p> +C. — Ah no, pur troppo, amico mio! È un socialista +socialista, un militante, come dicono, un +iscritto al partito, un propagandista, un’ira di +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +Dio. Ah, non me ne parlare, te ne prego. Tu +tocchi una piaga che sanguina. Un giovane perduto! +</p> + +<p> +P. (pensieroso ma con un sorriso sulle labbra). — Diavolo!... +diavolo!... Ed era così buono +e affettuoso! Chi gli ha pervertito il cuore? +</p> + +<p> +C. (guardandolo). — Non dico che abbia il +cuore pervertito. No. È sempre quello.... in fondo. +Non ho da lagnarmi di lui.... da questo lato. +</p> + +<p> +P. — Non ti manca di rispetto? Non s’è mutato +con te? +</p> + +<p> +C. — Ma no, nonostante.... perchè puoi immaginare +le battaglie che abbiamo avuto e che abbiamo +di continuo, a ogni proposito.... No, proprio, +a dir la verità, egli ha sempre mantenuto +nella contraddizione una buona maniera, una +temperanza, dirò anche.... uno spirito di conciliazione.... +Perchè di natura è buono. Sto per dire +che quanto a bontà.... Tira a convertirmi con la +dolcezza, capisci? Ci vuole una bella ingenuità.... +e una bella faccia, ti pare? +</p> + +<p> +P. — Ma, in somma, s’è rovinata la carriera: +questo è quel che vuoi dirmi. +</p> + +<p> +C. — La carriera per esser giusti, no. Ti debbo +dire una cosa, che forse immagini. Tu sai che, +se non altro, egli ha il pane assicurato per l’avvenire. +Ho voluto che studiasse da avvocato, per +avere un titolo. Mi contentò. Ma, ti dico il vero, +m’ha sempre spaventato l’idea di vederlo buttarsi +alla caccia della clientela in mezzo a una +banda di concorrenti affamati. Gli dissi: — non +esercitare l’avvocatura; lascerai il posto a un bisognoso; +purchè tu studi, purchè ti appassioni +per qualche scienza e ti proponga uno scopo alla +vita; a me basta. — Ebbene, è questo appunto +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +che mi danna! Che si dia al socialismo uno +di quei figliuoli di famiglia spiantati che ci hanno +qualcosa da guadagnare e nulla da perdere, +lo capisco; ma lui, che non aveva nulla da desiderare, +che non può sperare di migliorare la +propria sorte.... o come s’è potuto buttare per +quella maledetta via? Come s’è potuto dare alla +macchia? +</p> + +<p> +P. — Ho capito. Tu volevi almeno che studiasse. +E mena una vita scioperata. Il socialismo, +per lui, è un pretesto della fannullaggine. +</p> + +<p> +C. — Non dico questo. Eh, se non fosse che +lo studiare. Non ha mai studiato tanto. È sempre +lì al chiodo, col capo tra i libri e gli opuscoli, +che gli fanno un monte sul tavolino, e ne +raccatta di nuovi ogni giorno. Si scervella sopra +una quantità di quistioni impossibili a risolvere. +Questioni utili, non nego, importanti, se +si vuole; ma superiori alla sua età, e pericolose, +che gli montan la testa. Oh, per questo.... ha +delle cognizioni; tanto che mi trovo spesso impacciato +a discutere, non perchè mi manchino +le buone ragioni, s’intende; ma perchè non so +citare le autorità, mi capisci?... E lui cita come +un quaresimalista. +</p> + +<p> +P. — E allora?... Ah, ho inteso. Ti spilla molti +quattrini! +</p> + +<p> +C. — Molti, no; ma.... troppi. +</p> + +<p> +P. — Ah! ah! I quattrini per la santa causa! +Già si capisce. E li spillerà sotto altri pretesti. +</p> + +<p> +C. — Ma che! Tu vedessi che disinvoltura. +Non cerca pretesti. Credi tu che ha il coraggio +di dirmi: — Ho bisogno di tanto per le elezioni — per +gli scioperanti — per il giornale — per +il diavolo che li porti. Ma con una mutria, ti +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +dico, e una voce, che non c’è modo di rifiutarglieli, +come se chiedesse la sua parte di pane. +</p> + +<p> +F. — Intendo, è irritante. +</p> + +<p> +C. — Irritante? Che io debba dar dei quattrini +per rifornir la cassa a un partito che vuol mandar +per aria me, l’aver mio e tutta la baracca? +Tu sei indulgente. È mostruoso e intollerabile! +</p> + +<p> +P. — Già; tu preferiresti quasi quasi ch’egli +spendesse i tuoi denari al gioco, o in vino di +Champagne, con le ragazze allegre: di’ la verità? +</p> + +<p> +C. — Quasi.... +</p> + +<p> +P. — Ebbene, non dubitare! Chi sa quanti di +quei denari vanno in quella maniera! +</p> + +<p> +C. — Eh, no.... Per questo, ci metterei una +mano sul fuoco. Lo capisco da tante cose. Ho +l’occhio esperto. Questo no, vedi; ne sono certo +come della luce del giorno. +</p> + +<p> +P. — O dunque?... Ah, ho capito, finalmente. +Tu temi per l’avvenire, quando avrà il patrimonio +fra le mani, che lo spoglino, che profonda +tutto, e che si trovi poi ridotto nelle strettezze, +in una condizione che gli riuscirà doppiamente +dura dopo esser vissuto tanto tempo nella bambagia. +Ti sgomenta, per lui, lo spettro d’una povertà, +che lo potrebbe mettere sulla mala via.... +</p> + +<p> +C. (dopo aver pensato un po’). — Ecco.... senti. +Da questo lato, per esser sincero.... È una cosa +curiosa. Per un tempo ebbi timore. Fra i quindici +e i diciott’anni aveva preso l’andare d’un +figliuol di ricco; una tendenza alla vanità, la +gola lunga, non mai contento di nulla in casa, +di cattivi modi con le persone di servizio che +se ne lagnavano. (Ridendo) Non sai che poi, +per qualche mese, ha spinto la pazzia fino a +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +non voler che la serva gli lustrasse le scarpe! +Pazzie, vere ridicolaggini, come quella che suo +padre, ancor adesso, debba leticar con lui per +fargli fare un cappotto nuovo. E lo stesso è a +tavola, dove si contenta di tutto, come un frate +questuante. Strano davvero! Oh, quanto a questo, +te l’assicuro, io che temevo una volta che, +ridotto al bisogno, non sarebbe stato capace di +rassegnarsi e di fare dei sacrifici, io, vedi, adesso, +sono fermamente persuaso che, se mutasse +la sua fortuna, egli s’adatterebbe a qualunque +condizione di vita, allegramente senza un rimprovero +al mondo, come se ci fosse sempre vissuto. +</p> + +<p> +P. — Ma dunque? +</p> + +<p> +C. — Ma dunque! Ma lavora a scalzare la società, +ma si compromette, ma fa professione d’una +dottrina falsa e fatale. Non sai che parla perfino +nei comizi? +</p> + +<p> +P. — Poh! <i>Verba volant</i>. +</p> + +<p> +C. — Ma disgraziato! scusa la parola. Ma scrive +anche per le stampe! Pazienza se parlasse +soltanto. Scrive articoli.... su quei giornali!... +</p> + +<p> +P. — Sciocchezze, m’immagino. +</p> + +<p> +C. (dopo un po’ di esitazione). — Senza dubbio; +ma..... Eppure, vedi, a parte le ragionacce.... +Anzi, è quello che più m’addolora. C’è qualche +cosa in quei deplorevoli articoli ch’io non leggo.... +quasi mai. C’è dell’ingegno.... male speso. +Ti dirò che, ai primi che lessi, rimasi stupito. +Non mi parevano roba sua. Alle scuole non s’era +mai distinto. Tu capisci: sono scritti.... notevoli, +che rimangono, che gli potranno essere rinfacciati.... +</p> + +<p> +P. — Eh, via, non te ne dar pensiero. Sai quello +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +che io penso del tuo figliuolo? Che non è +persuaso, come non lo sono tanti altri. Il socialismo +ora, per i giovani, è quello che era la +lirica in altri tempi. Bisogna che tutti ci passino. +È una malattia passeggiera. C’entra in gran +parte la vanità, la smania di far l’originale, di +ribellarsi a chi li tiene in briglia, e di levar rumore. +Io mi son fatto l’idea che il tuo figliuolo +è un carattere leggiero e volubile, che rivolterà +la giubba tutt’a un tratto, quando meno tu te +l’aspetti. +</p> + +<p> +C. (quasi risentito). — Leggiero, volubile! Tu +non lo conosci. Ma è la tenacia, è l’ostinazione +in carne e ossa, un tutt’altro capo da quello che +era. Ma tu non sai che hanno tentato tutti i +modi di ricondurlo alla ragione, e parenti, e +amici, e persone autorevoli, e.... belle signore, ed +è stato come dar del capo in un macigno. Ah, +lasciamo questo discorso. Tu non sai i dolori che +m’ha dato, e io solo presento quelli che mi darà: +È un giovane perduto! +</p> + +<p> +P. — Già, comincio a capire.... anche perchè, +m’immagino, vivrà in una classe sociale inferiore, +avrà delle cattive pratiche.... Bazzica dei soggettacci, +di’ un po’? +</p> + +<p> +C. — Non dico.... Non posso dire, almeno, perchè +ne vedrei gli effetti, non è vero? nei suoi +sentimenti, nei suoi modi...... anche nel suo linguaggio. +Ma, tu capisci: naturalmente, logicamente, +per sentimento del proprio decoro, ognuno +dovrebbe restringere le proprie amicizie nella +classe sociale in cui la sorte l’ha posto. Ma lui! +Ma figurati che quando usciamo insieme mi capita +qualche volta d’incontrare un gassista con +l’accendilume in mano, un muratore con la giacchetta +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +sulle spalle, o anche un ciabattino col +grembiule di cuoio, che passandoci accanto, gli +dicono: — Buon giorno, buona sera — sorridendo, +senza toccarsi il cappello, come a un amicone. +Tu intendi: gente che ha conosciuto nelle +congreghe. +</p> + +<p> +P. — Intendo benissimo: questo t’offende. +</p> + +<p> +C. — Dio mio! Non dico che m’offenda. Son +liberale, rispetto i lavoratori, non faccio differenza +fra le classi. Ma ci sono dei sentimenti, +delle consuetudini sociali.... E mi tocca di vederne +d’ogni sorta. Figurati; viene tempo fa un +operaio ad accomodare una stufa. Gli dico: — Fate +così — vuol fare a modo suo. Ribatto, s’inasprisce; +insisto, alza la voce. Capita il mio +figliuolo: quello fa un atto di sorpresa: lo conosceva, +ma non sapeva d’esser venuto in casa +sua. — Buon giorno, compagno! — Compagno!! +E si stringon la mano! Sotto i miei occhi! +Cose d’un altro mondo. Ma che! Non ci può esser +altro mondo che questo in cui segua a un +padre di far di queste figure! +</p> + +<p> +P. — E, naturalmente, quello ne profittò subito +per rialzare la voce con te.... +</p> + +<p> +C. — No, anzi.... mutò tono e fece a mio modo, +chiedendomi scusa. Ma, tu capisci, io non potei +disfare lì per lì la faccia d’imbecille che m’avevan +fatto fare. A questo ci ritroviamo! <i>Compagno</i>! +Ah, questa è enorme! +</p> + +<p> +P. — Ah! ora ci sono. Ecco. A te rincresce +che egli viva tra quella gente perchè ti pare che +dalla piccola popolarità che ha fra di loro ricaschi +su di te, sul tuo nome, davanti ai tuoi +amici e conoscenti.... un cattivo riflesso; poichè, +già, m’immagino che avrai avuto dei dispiaceri.... +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +che ti tireranno delle satire, delle impertinenze, +fors’anche. Dev’essere doloroso, in fatti, sentirsi +dire sulla faccia: — O come mai un galantuomo +sensato come lei può esser padre di un tipo +di quella fatta? +</p> + +<p> +C. (scattando). — Oh questo, perdio, nessuno +me l’ha detto mai, nè me lo lascierei dire. Che +gli diano dell’illuso, del.... fuorviato, lo posso tollerare; +ma che ne parlino con disprezzo, mai al +mondo! Il mio figliuolo è un giovane onesto, buono, +generoso. Alto là, amico mio! L’avvertimento +è anche per te. +</p> + +<p> +P. — Ma allora, scusami tanto. Stringiamo i +conti. A questo ragazzo non s’è guastato il cuore, +non è scemato l’affetto e il rispetto per te. +Si occupa con passione di studi, come tu li riconosci, +importanti. Non ha vizi. Si è ridotto a +una semplicità di gusti e di vita che ti rassicura +riguardo al suo avvenire, comunque gli si +possa voltar la fortuna. Manifesta una forza di +volontà, una fermezza di carattere che prima non +aveva. Si fa benvolere dalla gente che lavora +e che tu rispetti. O perchè dunque lo chiami +un giovane perduto. Mi par piuttosto un figliuolo +<i>ritrovato</i>! +</p> + +<p> +C. (balzando in piedi, mette una mano sulla +spalla all’amico e lo guarda negli occhi). — O +dimmi un po’: m’avresti forse preso giuoco fino +adesso?... E mi nasce un sospetto: — avrebbe +dato di volta il cervello a te pure in questi +anni che non ci siamo più visti? Eh? Saresti +diventato socialista? Rispondi! +</p> + +<p> +P. (dando una risata e alzandosi). — Io socialista! +Ma tu sei matto nel mezzo del cervello. +Poichè t’è entrato il rosso in famiglia, vedi rosso +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +da tutte le parti. Andiamo! beviamone un +altro bicchiere e cacciamo le malinconie. (Mesce.) +</p> + +<p> +C. (racquetato). — Alla buon’ora! +</p> + +<p> +P. (toccando il bicchiere). — Bevo alla tua +salute, vecchio amico, e ti auguro quello che tu +desideri: che il tuo figliuolo, fra poco o molto, +cadendogli la benda rossa dagli occhi, si ravveda +e ritorni sulla buona via, dopo aver fatto una +apostasia pubblica e solenne, che a te renda la +pace per sempre e metta lui per l’avvenire nell’impossibilità +assoluta di riconvertirsi. Non è vero +che è quello che desideri? Che s’egli facesse +questo domani, ne saresti felice? +</p> + +<p> +C. (tace, facendo ballar nella mano la catenella +dell’orologio). +</p> + +<p> +P. (dopo averlo guardato di sott’occhio con +uno sguardo acuto e sorridente). — Aspetto la +risposta. +</p> + +<p> +C. (impacciato). — Sì, naturalmente.... Però.... +non ci sarebbe bisogno d’un’apostasia «pubblica +e solenne». Non occorre di far tanto chiasso per +rimetter la testa a partito. Ma già, (rinfrancato) +quello che tu dici è impossibile! +</p> + +<p> +P. — Oh diavolo! Hai detto la seconda parte +della risposta con accento più soddisfatto che +la prima. +</p> + +<p> +C. (impazientito). — Oh come sei diventato +sottile, pedante, sofistico! Già è sempre stato il +tuo difetto. Sarebbe stato meglio che non t’avessi +detto nulla.... E sarà anche meglio che cambiamo +discorso. (Una scampanellata. Si rasserena +ad un tratto.) Zitto! È lui. Non accennare +ai nostri discorsi. Non lo vedo da stamattina +presto. Che cosa vuoi? da un pezzo in qua, siccome +son sempre un po’ inquieto quando è fuori, +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +provo una certa commozione ogni volta che rientra. +Povero ragazzo! Aspetta un po’; non mi posso +tenere dall’andargli incontro. (Si slancia fuori.) +</p> + +<p> +P. (seguitandolo con gli occhi a sorridendo). — Lo +chiama <i>andare</i>! Mi par che sia un <i>correre</i>. +(Dandosi una fregatina alle mani) Ed è +perfettamente illuso il buon uomo. Non ha proprio +coscienza di stimarlo di più e volergli più +bene di prima perchè.... è un <i>giovine perduto</i>! +</p> + +<h3 id="borghese">Un borghese originale.</h3> + +<p> +Se ne può parlare pubblicamente perchè è morto. +Era un bell’originale. Per esempio, accettava +in massima la parte critica della dottrina socialista, +e la sosteneva, con grave scandalo dei suoi +amici borghesi e conservatori, quasi tutti avanzati +negli anni come lui. Qualcuno gli domandava: — Perchè, +con codeste idee, non vi dichiarate +addirittura socialista? — Perchè — rispondeva — non +sono persuaso della possibilità +del collettivismo. — E allora — ribattevano — perchè +non lo combattete? — Perchè — rispondeva — non +sono persuaso che sia impossibile. +</p> + +<p> +Allora saltavan su, accusandolo di contraddizione. +</p> + +<p> +— No, — rispondeva tranquillamente — non +son persuaso della possibilità del collettivismo, +ma vedo che tutto vi tende, e perciò dubito. — E +faceva suo proprio il ragionamento d’un illustre +accademico francese, Anatole France, una +testa quadra. — Noi possiamo argomentare presso +a poco l’avvenire della società da quello che +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +conosciamo del suo passato; argomentare dalle +condizioni in cui certi fenomeni sociali si produssero +le condizioni in cui si produrranno ancora. +Considerando certi ordini di fatti che vediamo +incominciare al presente e paragonandoli +a certi ordini di fatti analoghi già compiuti, ne +possiamo indurre che i primi avranno un compimento +simile a quelli che ebbero i secondi. Non +si tratta che di «prolungar col pensiero nell’avvenire +le curve che si disegnano al presente +sotto i nostri occhi». Dove pensate che conduca +la curva già percorsa dalle forme del lavoro, +dalla schiavitù al servaggio e da questo +al salariato? E quella dalla piccola proprietà artigiana +ed agraria al capitale industriale? E +quella dal riscatto delle servitù feudali al riscatto +dei mezzi di produzione? E quella dagli +antichi servizi privati agli attuali grandi servizi +dello Stato? Tutte queste curve tendono innegabilmente +al collettivismo. +</p> + +<p> +— Ma non v’arriveranno mai — gli obbiettavano. +</p> + +<p> +— Non lo so —, rispondeva —; ma d’una cosa +son certo: che se non v’arriveranno mai, vi +tenderanno sempre. Ora basta riconoscere, e non +si può far di meno, che il cammino della società +è e sarà sempre diretto verso il socialismo, sia +pure per non mai raggiungerlo nella piena attuazione +dei suoi principii; basta il riconoscer +questo per non potere logicamente esser conservatori +quali voi siete. Del socialismo siete avversari +assoluti perchè «non prolungate col pensiero +le curve dei fatti sociali di cui siete spettatori». +Prolungatele, e sarete se non altro giudici più +sereni ed equi del movimento presente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +Questo era il fondamento del suo sistema d’idee. +E a chi gli diceva che se nella sua classe +avessero avuto predominio quelle idee si sarebbe +mutato in precipizio il cammino della società +immatura, dava la risposta d’un celebre uomo +di Stato contemporaneo: — Non lo credete. L’umanità +non si lascia far violenza. Essa resiste +del pari alla stupidità cieca che le vorrebbe chiudere +la strada e all’ardimento incauto che tenta +di trascinarla d’un passo troppo rapido sulle vie +rischiose dell’avvenire. Essa va lentamente, obbedendo +a leggi mal conosciute, ma inflessibili. +Essa dispone dei secoli, e noi non abbiamo che +un giorno: di qui gli urti fra l’uomo e l’umanità. +Tutto quello che per noi è sobbalzo, scossa terribile, +perturbazione distruttiva si perde, nell’insieme, +in un andamento facile e piano. +</p> + +<p> +Quando sentiva inveire contro gli agitatori, e +citare le loro intemperanze e i loro spropositi come +argomenti contro le idee ch’essi propugnano, +scrollava le spalle. Era insensato, secondo lui, +il pigliarsela con gli agitatori delle moltitudini. +E pensava anche in questo come un uomo di +Stato insigne. Essi operano per impulso di forze +che son fuori della loro volontà, nè più nè meno +che i governanti, la cui azione è piuttosto l’arte +di seguire che quella di dirigere. Per indole possono +essere più o meno temperati, più o meno +ragionevoli; ma sono perchè bisogna che siano, +perchè sono un portato del loro tempo. L’inesorabile +legge del mondo vuole che noi non possiamo +riuscire a nulla di bene senza far per la +via molto di male. +</p> + +<p> +Egli credeva che se di queste verità tutti fossero +stati persuasi, tutti i conflitti sociali presenti +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +sarebbero stati grandemente attenuati, poichè +quella persuasione avrebbe indotto le classi +superiori a innumerevoli piccoli atti di condiscendenza, +di benignità e di cortesia: di poca importanza +ciascuno per sè, ma, nella somma loro, +d’un effetto benefico immenso. Dalla mancanza +di quella persuasione nasceva, secondo lui, una +mala disposizione d’animo, che inaspriva tutte +le difficoltà; e di questa mala disposizione egli +diceva d’avere una prova nel sentimento che destava +in tutti i suoi amici la vista d’ogni moltitudine +popolare che passasse per la via, anche +col solo intento d’una dimostrazione pacifica. Il +loro primo sentimento era sempre di repulsione e +d’inquietudine come se in quella folla non vedessero +che i suoi peggiori elementi (elementi che +in ogni agglomerazione di gente d’ogni classe, +in forme diverse, si trovano) e le immagini di +quanto di peggio può fare una folla sfrenata. +Perchè non ci vedevano di preferenza la somma +enorme di lavoro quotidiano, faticoso, tedioso, +pericoloso pure, e utile e necessario, che ogni +moltitudine di popolo rappresenta, e l’incertezza +continua dell’avvenire, e le privazioni abituali, e +le mille virtù, che pur ci sono, di rassegnazione, +di coraggio, di costanza, di carità famigliare e +di sacrificio fraterno? Perchè non pensavano +che, sotto l’apparenza del prepotere del numero, +quella moltitudine è ancora, nei conflitti sociali, +la parte più debole, e quella che più soffre, delle +due parti contendenti? +</p> + +<p> +Manifestava pure idee singolari riguardo agli +scioperi. A ognun di questi si maravigliava che +la prima parola dei suoi amici fosse sempre di +disapprovazione. Si maravigliava dell’accusa di +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +«incontentabilità» che essi facevano alle classi +lavoratrici in una società dove la più parte degli +arricchiti s’affanna e si stronca e si danna l’anima +per arricchire ancora. E qual classe sociale, +in qualunque tempo, fu mai contenta del +proprio stato? E non è il malcontento, congenito +all’anima umana, che ha fatto progredire il mondo? +Non saremmo ancora allo stato selvaggio +se il malcontento universale non fosse? E chi +può ragionevolmente, onestamente pretendere o +desiderare che la società rimanga immobile nello +stato presente? E quanto alla consuetudine, che +notava intorno a sè, in occasione d’ogni sciopero, +di dar torto ai lavoratori, domandava: — Che +ne sapete, nella più parte dei casi? Conoscete +la quistione nei suoi dati numerici? In ogni +modo, non potete negare che siano in buona fede, +perchè non potete supporre che si deciderebbero +mai a quel passo se non credessero fermamente +di chiedere un vantaggio che si può loro concedere. +E a chi gli diceva: — Ma ci son dei giornali +del partito che approvano tutti gli scioperi — rispondeva +che ce ne son altri, d’altri partiti, +che non ne approvano nessuno. E ne citava parecchi +in cui, nei vent’anni da che li leggeva, +non si ricordava d’aver mai trovato una parola +di consenso o di simpatia neppure per gli scioperi +ai quali era stata più apertamente favorevole +l’opinione pubblica. E a questo proposito +diceva uno sproposito inaudito: che, secondo ragione, +anche i giornali dell’ordine, quando credevano +uno sciopero giustificato, avrebbero dovuto +aprire una sottoscrizione per sostenere il +buon diritto dei lavoratori. Immaginate, domandava, +quanto maggior autorità avrebbe la stampa +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +quando condanna gli scioperi se li aiutasse +quando li approva? +</p> + +<p> +Non vedeva però torti ed errori da una parte +sola. Biasimava la fungaia dei piccoli giornali, +che per insufficienza di cultura dei redattori facevano +dell’Idea socialista una propaganda non +degna, e quindi perniciosa all’Idea medesima, non +foss’altro che per la soverchia presa che offrivano +al dileggio degli avversarii. Poi: che i socialisti +combattessero il fanatismo e la superstizione +riconosceva logico e necessario; ma che mirassero +a sradicare ogni sentimento religioso, egli, +benchè non credente, giudicava un errore esiziale +alla loro causa. Oltrechè il sentimento religioso +era radicato nell’animo umano a una profondità +a cui la loro forza non poteva arrivare, essi, +predicando la miscredenza, alienavano da sè gli +animi inclini alla fede, sgomentavano la donna, +davano un’arma potente di reazione in mano agli +avversarii, mettevano un impedimento di più, e +formidabile, sul proprio cammino. Le loro vittorie, +in questo campo, non potevano essere che +effimere. Ben più avvisati erano stati quelli che, +da principio, della dottrina cristiana facevano +leva all’idea socialista: la loro propaganda era +stata ben altrimenti efficace, in special modo +fra il popolo men culto. E così disapprovava nella +stampa socialista l’abitudine del linguaggio +violento, la quale toglieva forza alla sua parola +in tutti quei casi in cui l’indignazione dell’animo +e la violenza del linguaggio sono giustificate, +e non lasciava distinguere alla moltitudine le +menti culte e forti, che pensano e ragionano, dagli +spiriti leggeri, in cui la passione nasconde +il vuoto delle idee e l’assenza della logica; non +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +solo, ma dava modo a questi di prevalere. Quella +violenza abituale, a suo giudizio, eccitando gli +animi oscurava le intelligenze, radunava intorno +all’Idea ire fugaci, ma non coscienze ferme. Chi +si fa più ascoltare non è chi grida; lasciando +che a gridare non si regge un pezzo. La vera +forza è nel ragionamento tranquillo e lucido. Egli +avrebbe voluto che la stampa socialista desse +l’esempio della dignità e della correttezza: parlando +più dall’alto si sarebbe fatta sentir più +di lontano. E lo diceva ai pochi amici che aveva +da quella parte. Disse una volta a uno: — Dici +delle cose giuste; ma urli come uno che +sappia d’aver torto. — E a un altro, che in occasione +d’uno sciopero raccomandava la calma: — Come +vuoi che sia calma oggi della gente +che tu ecciti tutto l’anno? +</p> + +<p> +Parlava spesso dell’educazione del popolo. Una +volta, in un crocchio, fece una tirata curiosa contro +un tale, che aveva lanciato nella discussione, +come argomento decisivo: — Il popolo non è educato. — Conosco — disse — una +sola arguzia +del generale Boulanger, che mi pare felicissima. +Egli scrisse: — Sento sovente padri e madri trattare +i loro figliuoli di maleducati, e in questo +hanno pienamente ragione. — Male educati, sì; +ma da chi? Così si può dir del popolo. Che avete +fatto, che fate per educarlo? Gli danno esempio +di moralità le classi superiori corrotte, affamate +del superfluo quanto i poveri del necessario? +Gl’insegna la dignità e la moderazione il Parlamento? +E la fede nella giustizia la Magistratura? +E il culto degli Ideali la Borsa? E come gli potete +rimproverare la mancanza di quell’istruzione, di +cui tanti di voi hanno paura? E vi par proprio +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +che egli non sia all’altezza dell’insegnamento primario +che gli date? Che cosa fate per distruggere +in lui la superstizione che sterilizza ogni buona +sementa? Che cosa fanno per lui gli scrittori? E +i grandi giornali, diventati oramai la letteratura +della Corte d’Assise, non più divulgatori soltanto, +ma illustratori amorosi dello scandalo e del +delitto? Che fate voi individualmente, nei vostri +contatti fortuiti o abituali col popolo, con cui +non v’intrattenete che per necessità, e il minor +tempo possibile, come se parlaste due lingue diverse? +E questo per qual ragione se non perchè +vi trovate a disagio con lui, sentendo di non +aver autorità d’insegnargli nè di promettergli +nulla di buono e di credibile? +</p> + +<p> +Più spesso esprimeva il suo pensiero in forma +epigrammatica. A un amico ricco, che gli voleva +dimostrare inattuabile l’Idea socialista perchè +fondata sull’ipotesi di virtù collettive impossibili, +disse: — Sta bene; ma è proprio questa +la ragione per cui combatti quell’Idea con tanto +calore? Io ti faccio la famosa ipotesi del Rousseau. +Se tu potessi, alzando un dito, creare istantaneamente +nel tuo paese lo Stato socialista, con +tutte le virtù civili che esso richiede, con tutti +i beni che ne deriverebbero al maggior numero +e col danno che ne seguirebbe ai tuoi interessi +privati, alzeresti il dito? Sii sincero. — L’amico +rimase un momento sconcertato; poi rispose: — Sì! — E +lui: — Ah, che brutto viso hai fatto, +se ti vedessi nello specchio! Ebbene, io son più +sincero di te: io non so se avrei la virtù di far +quell’atto. — E quella sincerità tolse all’amico +il coraggio di ripetere la sua affermazione. +</p> + +<p> +Anche scherzando soleva affermare la sua fede +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +nell’avvenire. — Socialisti, conservatori, retrogradi — diceva — siamo +tutti come gente +affollata sur una di quelle strade mobili di Nuova +York, che scorrono fra le case come fiumi. +I socialisti possono dividersi e azzuffarsi fra loro, +gli altri star a sedere, o dormire supini, o +camminare a ritroso della direzione della strada; +ma tutti insieme vanno avanti per forza. Per +questo io non me la piglio neanche col più arrabbiato +nemico d’ogni idea nuova. Dico tra me: — Poveretto! +Non se n’accorge, perchè cammina +col viso voltato indietro, come quei dannati di +Dante che si piangono sulle natiche; ma va innanzi +anche lui, come tutti vanno. +</p> + +<p> +A un socialista che diceva: — Il socialismo +trionferà perchè è la Giustizia! — rispose: — Che +idea stramba! Trionferà l’interesse del maggior +numero, e sarà bene; ma trionferà non perchè +sia giusto, ma perchè avrà con sè la forza, +che ora gli manca: l’istruzione, l’educazione, la +disciplina. Non c’è ragione al mondo per credere +al trionfo della Giustizia, perchè gli uomini non +saranno mai più giusti di quello che son ora. +Stareste freschi, compagni! +</p> + +<p> +Scherzò in questo modo fino ai suoi ultimi +giorni. Quando era malato grave, e lo tenevano +in vita con l’ossigeno, una sera chiamò improvvisamente +i parenti e gli amici, che stavano rosolando +il socialismo nella stanza vicina, a bassa +voce, ma non tanto ch’egli non sentisse; e +disse loro, respirando a fatica: — Prolungate.... +prolungate.... +</p> + +<p> +Quelli diedero subito mano all’imbuto dell’ossigeno, +credendo ch’egli volesse dire: — Prolungatemi +la vita; — ma il malato, respingendo l’imbuto, +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +soggiunse con un leggero sorriso —: No.... +prolungate le curve.... +</p> + +<p> +Fu l’ultimo consiglio politico che diede alla +sua classe. +</p> + +<p> +Curiosi furono i giudizi che diedero di lui i +parenti e gli amici dopo la sua morte. — Un +galantuomo, in fondo; ma aveva delle idee così +strane! — Un po’ squilibrato, ma buono. — Un +uomo d’ingegno e di cuore; ma di quelli che, +se fossero in molti, sovvertirebbero il mondo. — Giudizi +che provano quanto sia difficile il far +con la mente nell’ordine dei fatti sociali quello +che è così facile il far con la mano sopra un +foglio di carta: prolungare delle linee curve. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +</p> + +<h2 id="parte2">PARTE SECONDA. +<span class="smaller">PER IL SOCIALISMO.</span></h2> +</div> + +<div class="break-before"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +</p> + +<h3 id="primomaggio">Primo maggio 1904.</h3> +</div> + +<p> +Oggi tace ogni dissenso e ogni rancore: è +giorno di festa e di pace. Oggi noi storniamo +il pensiero dal presente e cerchiamo conforto +nel passato: passato recentissimo, ma che par +già molto lontano, come pare ogni ricordo dell’età +più bella anche a chi non n’è uscito che +da pochi anni. +</p> + +<p> +Il partito socialista, fra di noi, era nel bel +periodo dell’adolescenza; nel quale, ad ogni manifestazione +pubblica in cui misurasse le proprie +forze, appariva cresciuto oltre ogni speranza +dei più impazienti. Non c’erano ancora scissure +nella sua compagine, nè disordine nelle sue file, +nè incertezze nel suo cammino. Non si designavano +ancora con un aggiunto ironicamente onorevole +quelli che portavano all’opera sua il concorso +della cultura intellettuale, per distinguerli, +e quasi per separarli da quelli che vi portavano +soltanto la forza del numero e della fede: la loro +voce era ascoltata da tutti; ma il loro capo non +s’alzava al di sopra della moltitudine, e non c’era +fronte che ne fosse adombrata. La concordia, +la disciplina, l’ardore che spiegava il socialismo +nelle lotte elettorali destavano l’ammirazione anche +di chi ne temeva gli effetti come una sventura +della patria. Molti, anche fra i suoi più fieri +avversari, eran vinti da un sentimento di simpatia +per quel partito appena sorto, che col suo +poderoso giovanile soffio scoteva la sonnolenza +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +della vita pubblica e costringeva ogni altro partito +a stringere le file e a difendersi; molti che +l’avrebbero voluto disperdere con la violenza, non +potevano dissimulare un senso di rispetto per +quella «grande illusione» che suscitava tanti entusiasmi +in un tempo, in cui ogni altro entusiasmo +era morto o moriva, che con vincoli così +intimi e saldi legava fra di loro cittadini di classi +diverse, divisi fino allora da passioni, interessi, +pregiudizi, costumi; e mentre sorridevano palesemente +di quei nuovi «compagni» affratellati +nel culto dell’utopia, riconoscevano con rammarico, +nel segreto dell’animo, che mancava ad +ogni altro partito il sentimento e il legame che +quella parola esprimeva, sentivano che era espressa +in quella parola una idea grande e bella, +benchè destinata a rimanere per sempre un’idea; +della quale penetrava un vago riflesso anche nella +loro coscienza. E il partito dell’illusione cresceva, +come un torrente, senza disperdersi, coprendo +col suo scroscio sonoro le mille voci paurose +e nemiche che s’alzavano lungo il suo +corso. +</p> + +<p> +E ricordiamo i grandi comizi di quel tempo, +dove, più che a discutere e a conciliare opinioni +discordi, s’andava a ritemprare nel consenso +universale la propria fede. Dopo il periodo +dei fervori patriottici non s’erano più +veduti esempi d’una così ardente e solenne comunione +di pensiero e d’affetto fra cittadini di +tutti i ceti. Che importava la valentìa degli oratori? +Al deputato succedeva l’operaio, allo scrittore +il commesso, al vecchio il giovinetto, al discorso +italiano il ragionamento in vernacolo; +erano stranamente diverse le forme del linguaggio; +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +ma la voce di ciascuno pareva l’eco della +voce di tutti; ad ogni più informe e ingenua +manifestazione del pensiero e del sentimento collettivo +applaudivano insieme, con lo stesso calore, +i colti e gl’incolti; pareva alle volte che +le migliaia d’ascoltatori avessero un solo respiro; +la moltitudine dava l’immagine d’una società +nuova, in cui l’antica divisione delle classi non +fosse più che un’apparenza, ultimo resto del passato, +sotto la quale già palpitasse la santa fraternità +dell’avvenire sognato. E da quelle assemblee +uscivano i nuovi convertiti della borghesia, +sciolti anche dagli ultimi dubbi, in uno stato +di coscienza nuovo, di una serenità sconosciuta +prima d’allora; i giovani, occupati da pensieri +insoliti alla loro età spensierata; i maturi, ringiovaniti +nel cuore e nello spirito; tutti compresi +d’un senso di compiacenza profonda, come +se nell’adunanza donde uscivano non si fosse soltanto +parlato, ma fatto del bene, lavorato a benefizio +del mondo, gettato all’avvenire una semenza +benedetta di verità, di benevolenza e di +giustizia. +</p> + +<p> +Poi venne la bufera della persecuzione; ma non +fece vacillare, nè divise gli animi: li rafforzò, +li strinse, li rinfiammò d’uno zelo più operoso e +d’un amor fraterno più intrepido. Tutto l’ardore, +che era prima spiegato nella propaganda della +fede, si voltò in soccorso e conforto delle sue +vittime. Si videro fra queste, e fra le più ingiustamente +colpite, esempi di coraggio e di fermezza +non meno ammirabili di quelli che la storia +del risorgimento nazionale ha tramandati +all’ammirazione dei posteri; si videro fra i benefattori +più poveri dei compagni prigionieri o +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +esuli, e delle loro famiglie derelitte, esempi di +generosità e di sacrificio da ridestare anche negli +animi più scettici la stima della natura umana. +I perseguitati uscirono dalle prove rinvigoriti +di fibra, più ardentemente devoti all’idea +per la quale avevano sofferto, più affettuosamente +legati ai compagni che anche di lontano +eran rimasti congiunti a loro col pensiero e con +l’opera. L’aver sofferto per la causa comune era +nel concetto di tutti un onore che metteva a +paro i più umili coi più alti, e la comunanza +dei patimenti risuggellava fra gli uni e gli altri +il patto solidale col suggello di un’amicizia fraterna. +Era in tutti come un secondo soffio di +gioventù, un rinnovellamento della prima fede, +purificata. Il partito, piegato per poco da una +dittatura brutale, le scattava sotto come una +molla potente, lacerando la mano che l’aveva +compresso. L’esercito rifatto, ingrossato, fortificato +dall’esperienza dell’avversità e del dolore, +riforbiva le armi, rialzava la bandiera e riprendeva +il cammino. +</p> + +<p> +Giorni venturosi, ricordati con rimpianto non +da noi solamente; ma anche da molti di coloro +che, pur professando altra fede, riconoscono nel +movimento socialista una grande virtù vivificatrice +del mondo; scaduta la quale, rialzerebbe la +fronte il passato. +</p> + +<p> +Ma quei giorni ritorneranno. +</p> + +<p> +È nella ragion delle cose che quando un partito +esce dal campo della semplice propaganda +e dell’azione necessaria a costituirsi, a rassodarsi +e a difendersi, ed entra in quello più vasto e +difficile dell’esercizio politico delle sue forze per +conseguir riforme determinate e immediate, nascano +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +nel suo seno dissensi d’opinioni e contrasti +di tendenze, che ne sconcertano l’organismo. +Nascono i dissensi in quelli che lo ispirano e lo +guidano da differenze d’indole, che prima non +apparivano, nè potevano apparire nell’azione comune +diretta ad un fine unico, a cui non si poteva +giungere che per una sola via; derivano +i contrasti da diversità di facoltà morali e intellettuali, +per cui ciascuno dà la preferenza a +quelle forme d’azione, nelle quali ha coscienza +di operare con maggior vantaggio altrui ed onore +proprio; provengono dal diverso grado d’esperienza +politica, onde sono diversamente misurate +la grandezza degli ostacoli e la potenza delle forze +occorrenti a superarli; e nascon pure da passioni +individuali, che, quando svigorisce la passione +comune onde erano prima travolte, prendon +più forza; perchè non c’è grande causa che +affranchi i suoi propugnatori da ogni miseria +della natura umana. Ma gli stessi dissensi, e +ben più gravi, gli stessi contrasti, assai più violenti, +si produssero fra grandi partiti e grandi +uomini nell’opera dell’unificazione nazionale, e +parvero più volte ai contemporanei indizi d’imminente +rovina; e pare oggi a noi, giudici lontani +e spassionati dei fatti, che dall’una e dall’altra +parte si giovasse egualmente, in opposti +modi, alla causa di tutti. E così parrà ai futuri, +qual’è in realtà, la crisi presente del partito socialista: +elaborazione feconda di idee; lotta di +forze intellettuali e morali in cui gl’ingegni e +i caratteri si scoprono e si provano; non infermità +senile, ma febbre di giovinezza; preparazione, +non decadenza. Le divisioni momentanee +non rallentano che in apparenza il cammino dell’idea; +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +gli uni vanno per una via, gli altri divergono; +ma tutti procedono. Noi abbiamo ferma +fede che al sorgere d’un pericolo comune non +rimarrebbe in campo che una bandiera, quella +intorno a cui si raccolsero le prime schiere; che +se anche l’unità si scindesse profondamente per +ora, si ricomporrebbe più salda dopo un primo +rovescio cagionato dalla scissura. Sono ugualmente +legge della vita d’un grande partito, sorto +da una idea che non può morire, la tendenza a +dividersi e la necessità di ramificarsi. Così un +grande fiume, nel suo lungo corso, qualche volta +si biforca, e s’allontanano l’un dall’altro i due +rami, che lunghe isole boscose separano; ma si +ricongiungono più oltre le acque per andar confuse +in una corrente all’oceano. +</p> + +<p> +Ma perchè ciò avvenga è necessario che nella +lotta entrino tutti senza diffidenze e senza mal +animo; che ciascuno soffochi nel suo cuore ogni +germe di odio, come un principio di tradimento; +che nelle controversie non sia mai disconosciuta +ad alcuno la libertà della coscienza e la onestà +dell’intento; che alla mente di tutti siano presenti +sempre l’immagine cara della concordia antica +e lo spettro minaccioso del nemico comune, +e sopra ogni cosa questo pensiero terribile: che +dal perpetuarsi della discordia sarebbe miseramente +disperso il frutto d’un lavoro enorme e +d’infiniti dolori, e scoraggiato l’animo e contristato +il cuore a una moltitudine immensa, che +aspetta e che spera. Fermiamo tutti questo proposito +in questo giorno di tregua e di festa; sia +il 1.º Maggio anche quest’anno la festa della +fraternità e della speranza; suoni sulle labbra +e nel cuore di tutti con la cordialità antica, si +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +ricambi fra tutti, con la voce e col pensiero, da +vicino e da lontano, fra conoscenti e fra sconosciuti, +a traverso ogni distanza, con l’affetto dei +giorni migliori, la parola a cui diede il socialismo +un significato nuovo, che rimarrà nella storia +e nel cuore delle generazioni: — Compagno! — Compagno, +discuteremo domani; oggi è il +1.º Maggio; oggi ci rallegriamo insieme contemplando +l’orizzonte sereno del passato, e quello +luminoso dell’avvenire; oggi abbiamo una sola +idea e un’anima sola. +</p> + +<h3 id="fanciulli">Ai fanciulli.</h3> + +<p> +Un saluto a voi in questo giorno di festa e +di speranza, a cui voi non pensate ancora. +</p> + +<p> +Non mai così pietosamente come in questo +giorno il nostro pensiero vi cerca e vi abbraccia +trascorrendo per tutti i paesi «civili» dove la +cupidità e la fame concordi curvano la fanciullezza +a una fatica che le contrista l’anima e le +divora le forze. +</p> + +<p> +Dentro a un’atmosfera tetra, velata dal fumo +delle officine, dai nuvoli di zolfo, dalla polvere +di carbone, dai vapori delle risaie, passa la processione +infinita di piccoli lavoratori, da quelli +sepolti nelle miniere del settentrione, che si trascinano +nudi e carponi nel fango e nelle tenebre, +col sacco attaccato al collo, fino a quelli +che sudano nelle cave della Sicilia dai ventri +enfiati e dalle ossa scontorte, nutriti d’un pane +orribile, intinto nell’olio nauseabondo delle loro +lampade; passa l’esercito miserando dei fanciulli +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +oppressi, con le faccie smunte ed esangui, con +le mani e coi piedi piagati, gli uni cadenti dal +sonno, gli altri piangenti in silenzio; file di ragazzi +avvizziti ed anemici, curvi come vecchi, +che feriscon l’aria di tossi secche e di aneliti dolorosi; +passano gli avvelenati dal fosforo, gli acciecati +dalle fornaci, i mutilati dalle macchine, +gli arsi dal grisù, i seppelliti dalle frane — e +mille occhi, passando, si fissano nei nostri — occhi +spenti, duri, sdegnosi, supplichevoli, che +ci dicono: — Noi avemmo una infanzia senza +cure, noi abbiamo una fanciullezza senza gioie, +noi avremo una gioventù senza salute, e una vecchiaia +senza conforti; e molti di noi aspetta l’ospedale +o la carcere, o, prima del tempo, la terra, +dove altri figliuoli di lavoratori ci aspettano +innumerevoli, o nati morti, o uccisi in culla dai +narcotici, o finiti dai maltrattamenti o dall’inazione; +è questo il nostro destino; e perchè? — E +altre cose ci dicono quegli occhi. Ci dicono +la legge protettrice dei fanciulli con mille inganni +violata, la complicità dei parenti famelici, +la cecità degli ispettori, l’indifferenza delle autorità, +e la ipocrisia di una società civile che +crede di pagare ogni suo debito porgendo la mano +a uno su cento dei miseri che essa medesima +atterra, e l’aberrazione di una carità che va a +cercar miserie e dolori a migliaia di miglia lontano +da quelli che le gemono inutilmente d’intorno, +e la ingiustizia d’un mondo che vitupera +l’inerzia in coloro in cui fu spento dalle fatiche +precoci l’amor del lavoro, e dice causa unica della +sua miseria i vizi che semina egli stesso e +di cui dà pel primo l’esempio e punisce senza +pietà i delitti a cui è indotta tanta gente da una +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +ignoranza e da una corruzione della quale non +ha colpa. +</p> + +<p> +E passano ancora e passano senza fine i piccoli +schiavi, gli uni rassegnati, gli altri frementi, +malaticci, istupiditi, paurosi, stravolti, diretti alle +capanne o alle grotte o alle stalle o alle stamberghe +infette delle città grandi, dove la promiscuità +selvaggia dei sensi finisce di corrompere +l’anima e il corpo. E mentre ci stringe il core +quel coro di gemiti, di rampogne e di imprecazioni, +più amaramente ci addolora una voce grassa +e pacata che risuona al di sopra di quel coro, +e vi dice: — <i>Non c’è rimedio.</i> +</p> + +<p> +Ah, non lo credete, ragazzi! Per quanto v’è di +più sacro al mondo, non è vero. Se fosse vero, +noi dovremmo sputare sulla parola <i>civiltà</i> +ogni volta che la troviamo stampata in un libro. +Empia è la voce che dice al misero: — Dispera. — Vana +è quella che dice di tutto aspettare +dal cielo, di nulla pretendere dagli uomini. +Una forza immensa si leva nel mondo in prò dei +vostri padri e di voi, e questo è il giorno in cui +essa palpita in milioni di cuori e parla da milioni +di labbra, da per tutto dove piange un fanciullo +spossato, dove si stende invano a cercar +lavoro un braccio virile, dove sospira un vecchio +senza pane dopo aver lavorato finchè gli bastaron +le forze. E non soltanto fra i vostri compagni +di fatiche e di stenti quella forza si leva. Ma +nelle belle case che invidiate, in mezzo agli agi +ed ai piaceri che voi non godrete mai, una generazione +vien su, che voi credete ignara e sprezzante +dei vostri dolori, una moltitudine di fanciulli +e di giovinetti dalle mani bianche e dal +viso florido nella cui mente entra ogni giorno +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +una idea che offusca la serenità, che tormenta la +loro coscienza, che affanna e dilata e innalza il +loro cuore, e li sospinge verso di voi, e li prepara +ai sacrifici generosi, e li arma e li ammaestra +a combattere con amoroso coraggio per la causa +vostra e dei vostri figli. +</p> + +<p> +No, i vostri figli non avranno più, pensando +alla fanciullezza dei lavoratori, la visione sciagurata +che riempie noi di tristezza e di vergogna. +La fanciullezza sarà risparmiata perchè tutti +gli uomini lavoreranno e la produzione avrà per +fine la soddisfazione dei bisogni comuni, non il +lucro di pochi, e la macchina sarà serva, non tiranna +dell’uomo; i vostri fanciulli andranno alla +scuola essi pure, perchè tutti avranno il diritto +a coltivare lo spirito fino al segno richiesto dal +riconoscimento delle attitudini e della dignità +dell’uomo civile; essi cresceranno lieti e benevoli, +perchè non cresceranno più nella miseria +tetra e nella fatica bestiale che confonde la coscienza +e perverte il cuore; essi ameranno il lavoro +e la vita, perchè il lavoro sarà umanamente +misurato e compensato, e la vita non sarà più +una guerra fratricida per cui gli uni nascono armati +e gli altri inermi, e in cui per un forte o +un astuto che trionfa, mille deboli mordon la +terra; ma la lotta ordinata e onesta di tutti per +ciascuno e di ciascuno per tutti, della quale apparirà +la necessità e la giustizia con la stessa +luminosa evidenza con cui ci appaiono quelle verità +elementari che sono i fondamenti stessi della +ragione e della coscienza umana. +</p> + +<p> +Sì, questo è l’avvenire, com’è vero che ci regge +la terra e ci rischiara il sole. E voi, fanciulli, +fissate nell’animo la data del 1.º Maggio, che +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +nulla forse vi dice ancora. Un giorno essa vorrà +dire anche per voi: concordia, speranza, vittoria, +pacificazione. Cristo sarà ritornato dopo venti +secoli per dire un’altra volta: — «Lasciate i fanciulli +venire a me» — ossia: Lasciate che siano +fanciulli, che crescano col sorriso sul volto e +con la fronte rivolta al cielo, perchè Dio non +vuole che si faccia la ricchezza col sangue delle +loro vene e col midollo delle loro ossa, e a prezzo +dell’innocenza e della bontà dell’anima loro. +</p> + +<p> +E Cristo ritornerà, fanciulli. Oggi che si festeggia +il suo futuro ritorno, invocatelo e fidate +in lui; sentirete anche voi che Egli si avvicina. +</p> + +<h3 id="signora">A una signora.</h3> + +<p> +Giorni or sono, udendo un socialista parlare +in pubblico intorno a un argomento estraneo alla +propria fede, e approvando, commossa, le parole +di lui, che rispondevano in tutto ai sentimenti +affettuosi e gentili dell’animo suo, ella +esclamò con meraviglia: — Chi direbbe mai che +è un socialista! +</p> + +<p> +Ella non ha pensato che con quella esclamazione, +accusava le sue amiche e i suoi amici, +e quasi tutta la classe a cui appartiene, d’una +nera calunnia. Ecco, dunque, come le siamo dipinti; +come gente cui sia a meravigliarsi che possa +esprimere qualche volta di quei pensieri e +di quei sentimenti, nei quali tutte le anime oneste +concordano. +</p> + +<p> +Ma veda che abisso ci separa! Io mi meraviglio +ogni giorno di più della cosa opposta: che +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +si possano avere quei sentimenti e non essere +socialisti. +</p> + +<p> +Ella scatta, ed io ripeto e mantengo. +</p> + +<p> +Rifletta un momento, signora. +</p> + +<p> +Soffrire delle miserie e dei dolori sociali come +d’un male proprio, in modo da non averne +più quiete, e non sapersi rassegnare allo spettacolo +delle disuguaglianze ingiuste che offendono +e avviliscono gli uomini; credere che non +vi sarà mai pace, nè prosperità, nè moralità, nè +civiltà vera, fin che un piccolo numero d’uomini +avrà nelle mani i mezzi con cui, direttamente o +no, tutto si corrompe, tutto si fa piegare, tutto +servire al fine di accrescere continuamente la +potenza di comprare, di corrompere e di dominare; +aver fede che la pace e la prosperità vera +si otterranno affrancando il lavoro dalla schiavitù +economica che lo opprime, e non lo assicura, +e riducendolo più umano con una distribuzione +più equa, e più fecondo con l’associazione di tutte +le forze; e con questa fede adoperarsi a educare, +a istruire, a ordinare le moltitudini affinchè, +diventate maggioranza cosciente e concorde, +possano costituire legalmente uno stato +sociale (già maturato, quando esse prevarranno, +dall’evoluzione) nel quale tutti si trovino nelle +stesse condizioni iniziali per la lotta della vita, +e il diritto alla vita sia assicurato a quanti voglion +lavorare e non possono e non si possa lasciar +in eredità l’ozio e la dominazione, e l’uomo +non veda più nei suoi simili dei concorrenti +nemici, ma dei cooperatori fraterni; tutti questi +sentimenti e concetti, che sono, insomma, la sostanza +del socialismo, può ella dimostrare, mi +può ella dire soltanto, che non siano tali da +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +doversi maravigliare che non li accolga ogni anima +nobile? +</p> + +<p> +Una cosa sola mi può rispondere: che non sono +accolti perchè si fondano sopra un’utopia. — Ma +con questa risposta non mi contradice, perchè +in qual modo mi può negare che per essere +utopisti così fatti conviene avere una fede nella +bontà della nostra natura, un desiderio del bene +e un amore per l’umanità, non possibili che in +animi onesti e in cuori generosi? +</p> + +<p> +E come di questo ella si accerterebbe facilmente, +e riconoscerebbe d’essere stata finora ingannata, +e dai giornali che legge e dagli amici a +cui crede e da tutte le vecchie idee non discusse +in cui vive imprigionata, se potesse conoscer da +vicino quella gente disseminata e malefica piena +di passioni e di propositi iniqui e della quale +sente parlar con orrore! +</p> + +<p> +Ella, per esempio, ha inteso parlare di studenti +socialisti, e avrà lamentato, con parole +amare, che si sia attaccata anche alla gioventù +studiosa quella lebbra. Ebbene, io ne conosco, +e anche se prescindo dalle idee che a loro mi +legano, mi paion di tanto superiori agli altri! +Mai che apparisca nei loro discorsi sull’avvenire +quel duro proposito di farsi strada nel mondo +a qualunque prezzo, quella smaniosa avidità di +ricchezza e di piaceri, che è già confitta nel cuore +di tanti giovani della loro condizione. L’avere +uno scopo alla vita posto fuori di sè stessi, +così alto e bello, dà loro una sicurezza e una +serenità di coscienza, e una tendenza a meditare +sui fatti e sugli uomini, e a cercare in tutte le +opere la manifestazione dell’animo e del pensiero, +sotto le apparenze ingannevoli quello che +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +c’è di vero, di umano e di benefico, che non si +trova negli altri se non come rara eccezione. Ed +hanno un modo di famigliarità così giusto e così +amabile con la gente delle classi inferiori a cui +si mescolano, spiegano con essa un sentimento +di fraternità tanto più schietto e profondo, perchè +dedotto da più intime e salde ragioni, di +quello che io ricordo dell’ultimo periodo degli +entusiasmi patriottici, sopportan con una così +degna rassegnazione le diffidenze, le ingratitudini, +qualche volta le aspre parole, che in quell’affratellamento +cercato s’attirano, e annunziano +e difendono la propria idea fra gli amici ostili +e nella famiglia sdegnata, tra le rampogne e gli +scherni, con un così coraggioso ardore, con una +così tenace ed ingenua fede nella vittoria del +bene, che lei, se li udisse e li vedesse all’opera, +lei che è buona e gentile, sarebbe costretta ad +ammirarli e ad amarli, e desidererebbe che il suo +figliuolo li rassomigliasse, e potesse — senza +compromettersi, s’intende, e serbandosi immune +dalla lebbra delle loro dottrine — godere della +loro sana e vivificante amicizia. +</p> + +<p> +Ella udrà parlar sovente di operai socialisti, +e che concetto n’abbia me lo immagino: li crede +la feccia della loro classe. Eppure, signora, se è +una cosa bella in un operaio rinunziare al giuoco +e alla taverna per udire discorsi e ragionare egli +stesso, come può, su questioni economiche e morali, +che lo costringono a uno sforzo di mente +e gli destano il bisogno di una vita intellettuale +e il rispetto della scienza e dell’ingegno; se è +prova di animo ingentilito il riconoscere e il +predicare che la donna non è una bestia da soma +per picchiarsi per sfogo, quando s’è arrabbiati +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +o briachi, ma un essere che ha diritto a una +migliore condizione economica e civile e a una +nuova e più alta forma di rispetto pubblico, se +è degno di dignità il non imitare, lo sdegnare +i compagni di lavoro delatori, i pronti a curvarsi +davanti a tutti i venditori di voti, i bruti che +hanno la coscienza nel ventre e postergano ogni +interesse collettivo della loro classe ad ogni immediato +ed anche passeggero vantaggio proprio, +se è bontà e carità l’esser sempre disposti a levarsi +il pane di bocca e a dare il soldo del sigaro +e del bicchiere per soccorrere i compagni ridotti +indegnamente sul lastrico, se anche sono sconosciuti +o stranieri; se, infine, l’avere una viva +coscienza della fraternità degli uomini e dei popoli, +e fede in una grande missione economica +e politica del proprio stato, se il convertire l’odio +cieco contro i privilegiati della fortuna in +un’avversione ragionata contro l’ordinamento sociale, +se il comprendere e far comprendere altrui +che non dalla violenza disordinata e selvaggia +egli ha da sperare un grande mutamento della +sua sorte, ma dalla pacifica conquista dei poteri +pubblici, non possibile se non per una successiva +trasformazione delle idee e una lenta vittoria +sulle coscienze; se tutti questi son segni di +superiorità d’animo e d’intelligenza — e i segni +sono palesi, ad ogni uomo di buona fede, lo creda — come +può ella negare che gli operai socialisti +non solo siano, ma debbano essere di +necessità moralmente migliori degli altri e degni +del suo rispetto e della sua simpatia? +</p> + +<p> +Più sovente ella udrà parlare di pubblicisti di +dottrina e d’ingegno, che fanno ardente propaganda +di socialismo e gliene parleranno in modo, +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +suppongo, che ella convocherebbe un consiglio +di famiglia prima di riceverne uno in casa sua. +Ebbene, ci pensi un poco. Questo è certo, frattanto: +che tutti, dal primo fino all’ultimo, sono +necessariamente disinteressati, perchè nessuno +dei giornali di cui si valgono può rimunerar +l’opera loro, che anzi ricevon da loro prosa ed +obolo insieme. Pensi che se sono letterati ed artisti +pure sono obbligati, non foss’altro che per +sostenere le proprie idee, a studi ingrati e difficili, +alieni dalla loro natura, e a rifar quasi, +con grande fatica, la propria educazione intellettuale, +e che tutti condannano sè stessi ad aver +nella parte del pubblico, a cui si rivolgono, tanto +meno lettori e ammiratori quanto più il loro +pensiero è profondo e l’arte loro squisita. E se +sono scienziati e uomini politici non possono aver +di mira nè onorificenze, nè cariche, da cui è +escluso il partito che li accoglie; nè sperare un +vantaggio proprio da un mutamento radicale di +cose, perchè son ben certi che non vivranno tanto +da vederlo, e che se pure avvenisse quale essi +lo invocano, sarebbe tale di sua natura, da non +consentire ad alcuno nè ricchezze, nè potenza, nè +onori. Non resta dunque che una sola ambizione, +da cui ella può pensare che sian mossi: quella +d’esser mandati alla Camera. Ma ci rifletta un +minuto, veda se — concessa pure quell’ambizione — essi +sceglierebbero per soddisfarla una via +così rischiosa e se si può chiamar davvero ambizione +quella d’andare in Parlamento, in mezzo +a un gruppo minuscolo, a farsi soffocar la voce +da tutti partiti concordi e dare addosso come a +un pugno di banditi. Pensi pure, cerchi, si faccia +anche cercare dai suoi amici una sola ragione, +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +la quale le dia diritto di credere che quei +signori non sono gente di buona fede, generosa +se non altro, di sentimenti e di intenti, e piena +di cuore e di coraggio. +</p> + +<p> +Le pare ancora che sia ragionevole il meravigliarsi +che tutti costoro — studenti, operai, +pubblicisti, — siano capaci di sentimenti nobili? +O non le pare invece che ci sarebbe da meravigliar +del contrario? +</p> + +<p> +Le dirò di più, francamente: ch’io non vedo +più bontà, generosità vera che in chi professa +quella fede. Conosco, sì, molti uomini dotati di +quelle virtù fra coloro che avversano anche fieramente +l’idea socialista, e ho sempre fra di essi +dei cari amici. Ma dopo che giudico l’anima loro +da quell’idea, sono un po’ scaduti nel mio concetto, +debbo dirlo, anche i migliori. Io non li +trovo più logici neppur nell’esplicazione dei loro +sentimenti più degni. Vedo i loro pensieri di +fraternità e di carità sociale intoppare ogni sentimento +in un ostacolo, arrestarsi quasi impauriti, +a dei confini, davanti ai quali l’animo dei +socialisti piglia maggior forza per lanciarsi oltre. +M’accorgo che l’idea d’un lontano danno della +loro classe getta un’ombra sul loro già sacro +amore di libertà e di eguaglianza, e li rende +avversi, in segreto, a quella diffusione dell’istruzione +popolare, che fu già il più caldo dei loro +voti. Sono condotti a ogni tratto, per combattere +le nostre idee, a negare o a palliare miserie evidenti +e colpe imperdonabili; a fare, per non essere +tirati a certe concessioni, una scelta guardinga, +non generosa nè schietta, fra le ingiustizie +sociali contro cui debbono levare la voce. E trovo +che nel cercare e proporre dei rimedi, s’ingegnano +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +in ogni modo di lasciar da parte, di +finger di non vedere quelle cause, alle quali non +posson toccare senza riconoscere le ingiustizie +che a loro convien tacere. E nei credenti più +sinceri scopro un sentimento religioso pieno di +pregiudizi mondani e di accortezze, che si sforza +di conciliare le cose più inconciliabili e si rassegna +troppo facilmente al concetto della necessità +di troppi mali; e nei non credenti, in onta +alle loro idee liberali, sorprendo una troppo frequente +tentazione di rifugiarsi, per terrore di un +avvenire infausto ai loro interessi, tra quelle del +passato, che essi combatterono per tutta la vita, +e di cercare in una religione in cui non credono, +un’alleanza, della quale non potrebbero, e lo sanno, +mantenere i patti lealmente. E gli uni e gli +altri, finalmente, li vedo sforzarsi di continuo +a far tacere il cuore e la ragione, che, confusamente, +ma senza tregua, susurrano loro la verità, +e a nascondere a noi questo stato d’animo, ciò +che stende su tutti un leggiero velo d’ipocrisia, +sotto al quale m’appare alquanto alterata la loro +antica faccia di galantuomini. +</p> + +<p> +Di queste cose ella non s’avvede, naturalmente, +perchè non può raffrontare le persone che +la circondano con la gente che ella giudica dal +giudizio loro. Ma se ne avvedrebbe, non ne dubito, +se quel raffronto potesse fare. E quante +idee sue si muterebbero se ella leggesse quei libri +e quei giornali di ogni paese, che vede qualche +volta ammontati sul mio tavolino e guarda +con un senso di ripugnanza! +</p> + +<p> +Scoprirebbe una legione di pensatori potenti e +sereni, di cui stupirebbe d’aver ignorato il nome +finora, e che ognuno l’ignori intorno a lei, +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +nei quali s’accoppia alla forza d’una fede fiammeggiante +l’autorità d’una vasta e nuova coltura; +nature intellettuali, tempre d’animo nuove, +gagliarde ed ingenue, appassionate ad un tempo +e pazienti; donne d’ingegno virile e di cuore angelico; +poeti incolti nelle cui strofe informi balenano +immagini immense; autodidattici solitari +venuti su dalla gleba, dei quali s’indovinano gli +studi faticosi, contrastati, violenti come una lotta +fisica, proseguiti per venti anni in soffitte +senza fuoco, a prezzo di sacrifici eroici; una falange +di scrittori strani, aspri, tormentati, oscuri, +di cui si vede attraverso a ogni pagina sudar +la fronte nera di polvere e sanguinar gli occhi +bruciati dal riverbero delle fornaci, ma dotati +d’una eloquenza misteriosa, che la farebbe pensare +per giorni e per notti. +</p> + +<p> +E udrebbe da rozze bocche di lavoratori verità +e ragioni che nessun libro le ha mai dette, +narrazioni di miserie e grida dell’anima che la +farebbero fremere come il suono del pianto d’un +mondo, parole di pietà e di tenerezza, che sarebbe +forzata a ripetere ai suoi figliuoli, e che non le +uscirebbero mai più dalla mente. +</p> + +<p> +E finirebbe ad amare tutti quegli uomini di +ogni classe e d’ogni paese, portanti tutti sulla +fronte, come una stella vermiglia, la stessa Idea, +che si scambiano attraverso a mari e a frontiere +parole di fraternità e di speranza, e a poco a +poco, abbracciando col pensiero l’orizzonte vastissimo, +vedendo l’Idea sfolgorare su mille campi +di battaglia, e le legioni stellate avanzarsi e +salire da ogni parte, ingrossando lungo il cammino +come torrente in piena e sommergendo a +ogni onda una rovina del passato, sarebbe forse +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +scossa ella pure da un fremito d’entusiasmo ed +esclamerebbe: — È giusto, è benefico, è necessario +che questo sia. +</p> + +<p> +Ma no; nulla seguirebbe in lei di quanto io +dico, e non gliene faccio rimprovero, poichè troppo +saldo è ancora nella sua mente quel ferreo +cerchio di idee ereditate, senza spezzare il quale +le nuove non entrano. E quando pure incominciasse +in lei un mutamento, se passasse allora +sotto le sue finestre una dimostrazione d’operai +socialisti, chiedenti, lei consapevole, la più giusta +delle concessioni, lei, al veder quelle facce +e all’udir quelle voci, spaventata e sdegnata, scorderebbe +in un punto tutte le sue letture e disdirebbe +tutti i suoi consensi, per maravigliarsi da +capo che si possa esser socialisti e aver dei sentimenti +onesti e gentili. +</p> + +<p> +D’altra parte, io ho scelto a proposito, per +parlare a lei, questo quarto d’ora della vita nazionale. +</p> + +<p> +E anche qui, veda, ci separa un abisso, perchè +tutto ciò che in questi giorni fa respingere più +sdegnosamente da lei e dai suoi amici le nuove +idee, produce in noi l’effetto opposto. +</p> + +<p> +Noi vediamo una moltitudine, che par la maggioranza +del paese, urlare e imprecare col pugno +teso contro una frotta di gente cacciata a +furia nelle carceri, non colpevoli, in massima +parte, che d’un’illusione, d’un grido o d’un impeto +d’ira provocata, e volere e approvare che ai +credenti nel nuovo verbo sieno violate le case, +manomesse le robe, e impedito di adunarsi, di +parlare, di lagnarsi e di vivere, e accusarli d’ogni +follìa e d’ogni infamia. Ebbene, tutto questo +non fa vacillare un istante, ma rinsalda profondamente +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +la nostra fede; la nostra compassione +non è per quelli contro cui s’impreca, ma per +quelli che imprecano; tutto ciò che accade non +ci pare che un accidente sfuggevole del grande +cammino vittorioso della nostra causa; e con +più serena e imperturbabile sicurezza crediamo +che la ragione, la verità, la giustizia, l’avvenire +sono dalla parte dei maledetti e che il fascio +enorme d’interessi e di forze che s’aggrava sul +loro capo non è che un mostruoso avanzo del +passato, di cui gli anni sono numerati. +</p> + +<p> +Ella non lo crede; ma lo crederanno i suoi figliuoli, +e i suoi nipoti lo vedranno, e ai figli di +questi non parrà possibile che gli avi loro non +l’abbiano creduto. +</p> + +<p> +Ed ora, la saluto con affettuoso rispetto. Ella +risalga fra la gente per bene; io ridiscendo.... +fra gli altri. +</p> + +<h3 id="discordie">Discordie in famiglia.</h3> + +<p> +Ecco una famiglia quale ve n’ha mille oramai +e ve ne avrà migliaia fra pochi anni. +</p> + +<p> +I legami dell’affetto non si sono allentati; ma +la bella armonia delle conversazioni intime e +liete non v’è più. Vi entrò la nuova Idea e v’accese +la discordia tra il padre e il figliuolo, tra +la figliuola e la madre, e turbò i sonni di tutti. +Le conversazioni si son mutate in discussioni, +in cui risuonano parole insolite e proposizioni temerarie, +che le persone di servizio ascoltano dilatando +gli occhi e commentano vivamente tra +di loro, parteggiando pei ribelli. Ogni giorno, sotto +mille forme, la questione eterna risorge. Lo +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +studente adduce argomenti economici e cifre; la +fanciulla ragiona, in nome d’una pietà vasta e +nuova, che abbraccia milioni d’uomini sconosciuti, +e che la vecchia madre non comprende. +In parte, la comprende il padre, o qualche cosa +approva e concede, ma alle ultime conclusioni +resiste con fermezza ostinata, e, incalzato, si sdegna +e disdice ciò che ha concesso, e tronca la +disputa con minaccie e rimproveri amari; mentre +la sua compagna fissa in silenzio i figliuoli, +dondolando il capo con tristezza, turbata al presentimento +d’un avvenire sinistro. Nelle controversie +sempre rinascenti cozzano l’egoismo paterno +e la generosità umana, la verità di ieri +che si va cangiando in menzogna, l’utopia d’oggi +che sarà verità domani, le forze tenaci dell’interesse, +le forze impetuose dell’amore, le paure +della vecchiezza per cui l’avvenire non è che minaccia, +le virili baldanze della gioventù per cui +l’avvenire è tutta speranza. Chi ci ha mutato i +figliuoli? — dicono i vecchi fra due sospiri, — e +passano in rassegna sospettosa gli amici e i +conoscenti, non pensando che l’idea non entra +nelle case per la porta, ma per le finestre, con +le ondate d’aria e i raggi del sole. Qua e là, pei +tavolini e sugli scaffali, appaiono libri nuovi, dai +titoli strani, in cui ricorre sempre la parola +malaugurata, e la madre li guarda senza toccarli, +e il padre n’apre uno ogni tanto, ma lo richiude, +corrugando la fronte. Ahimè! i libri: un altro +argomento di discordia che salta su, tra la minestra +e le frutta, ogni giorno. Scrittori che erano +come i santi domestici, ai quali si rendeva +un culto concorde, son tirati giù l’un dopo l’altro +dall’altare; i figliuoli li accusano di indifferenze +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +e di silenzi colpevoli, di idee monche e di sentimenti +angusti. Essi vanno scoprendo che la vecchia +biblioteca è piena di menzogne, di pregiudizi +barbarici, di sentenze ingiuste e stolide, accettate +senza esame e ripetute macchinalmente +come ritornelli di canzoni imparate dai bimbi. +Ma neppur sull’amore di patria il vecchio patriota +e i figliuoli non s’intendono più; quel +grande amore, in questi, non ha più per oggetto +simbolico l’antica bella donna superba, con la +corona in capo e la spada in pugno, fiorente di +una salute alla più parte dei suoi figli negata: +ma si espande sopra una moltitudine immensa +di creature umane, povere e stanche, che pregano, +si lamentano e fremono; dalle quali il pensiero +del vecchio, infiacchito dagli anni, rifugge +diffidente e sgomento. E cent’altre parole usuali, +in casa sua, par che abbiano acquistato un secondo +senso, che non significhino più per i figli +la medesima idea che per lui. S’è alterata la loro +ragione? S’è pervertito il loro animo? Padre e +madre, su questo punto, vivono in una incertezza +dolorosa. Sì, dell’una e dell’altra cosa son +certi, se badano al fondo dei loro discorsi: le +idee sono insensate e funeste; chi ne può dubitare?... +Ma ciò che li fa dubitare è il fremito +vivo e sincero delle loro indignazioni, è l’accento +amoroso e profondo della loro pietà, è la forza +virile della loro persuasione, è la pertinacia infaticabile +con cui ripetono senza fine le stesse +ragioni, rincalzate ogni giorno da nuovi consensi +inaspettati d’autorità rispettabili, è la bella luce +intellettuale che lampeggia sulla loro fronte, +è un non so che di sicuro, di indomato, di grande, +che si sente confusamente nella concitazione +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +disordinata, della loro eloquenza provocatrice. +Così è. In quei momenti il giovinetto sembra un +uomo e la signorina è più bella, e i loro visi accesi +son come coloriti dal riflesso di un’aurora, +che vedono essi soli. Con quelle idee, però, l’uno +non farà carriera, l’altra resterà ragazza. E questo +è il pensiero che affligge più forte le due canizie. — A +questa vecchiaia eravamo riserbati! — si +dicono, e non vi si sanno rassegnare.... +</p> + +<p> +Eh! buoni vecchi, non sapevate che eterna è +la lotta fra la vecchiaia e la giovinezza, che la +casa è il piccolo campo su cui principiano in +scaramucce tutte le grandi battaglie sociali, che +altri padri, altre madri hanno sofferto, tremato, +lottato prima di voi, che ogni nuova Idea costò +alla famiglia affanni e terrori, perchè la famiglia +pure è un organismo che non concepisce +senza turbamenti e non partorisce senza spasimo? +Fatti coraggio, buon vecchio: per la tua figliuola +e per quelle che la somigliano sorge una nuova +generazione di giovani magnanimi, che disprezzano +le donne da cui non sono compresi, e adorano +quelle che a te paion fuorviate: la tua figliuola +sarà adorata da un uomo degno dell’anima +sua, e dal pieno e possente amor loro nasceranno +dei figli superbi. E tu, povera donna, +che vegli fino a mezzanotte, col cuore trepidante, +aspettando il figliuolo che andò alla Sede dei +Lavoratori, datti pace; non gli far rimproveri +quando apparirà sull’uscio; accoglilo dolcemente: +egli ritorna a te più buono, più onesto, più nobile +di quand’è partito; egli porta nella mente +un’idea che gli illumina la vita e nel cuore una +speranza che gli fa amare il mondo. Datti pace: +egli non sarà fortunato, forse: ma non sarà egoista, +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +non adorerà il danaro, non opprimerà i deboli, +non rimpiangerà un passato nefando per +paura d’un avvenire che il mondo invoca. E non +raccomandarti, come fai ogni sera, a quella piccola +immagine di Cristo crocifisso che pende a +capo del tuo letto, perchè ti converta il ribelle. +Se quel crocifisso si staccasse dalla croce e scendesse +un momento, grande e vivo, in mezzo a +voi due, non sarebbe la tua fronte quella che +sentirebbe per la prima la dolce carezza della +sua mano trafitta. +</p> + +<h3 id="partitosoc">Il partito socialista.</h3> + +<p class="indr"> +<i>A un piccolo borghese liberale.</i> +</p> + +<p> +Tu detesti il partito socialista: ma tu vuoi +l’istruzione, vuoi l’incivilimento della moltitudine +perchè comprendi che la civiltà ora è composta +d’un piccolo numero d’uomini civili e d’un +armento infinito di pecore. Ebbene, rifletti un po’. +Questo partito che si rivolge alla moltitudine +incolta e inerte, intorpidita da secoli di schiavitù, +ignorante a un tempo dei suoi diritti e dei +suoi doveri, e le dissuggella gli occhi, la scrolla, +le soffia nella mente e nel cuore, le grida continuamente: — Svegliati, +pensa, impara, dirozzati, +migliorati, organizzati, fa il tuo bene da +te stessa, affrancati da una tutela che ti terrà +perpetuamente nell’oscurità e nell’impotenza, — questo +Partito, pure condannandolo per altri rispetti, +tu lo dovresti ringraziare, se non altro, +in nome della civiltà e della dignità umana. +</p> + +<p> +Tu hai in orrore la dottrina socialista; ma tu +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +vuoi la moralità in alto come in basso, la giustizia +per tutti, una classe dirigente illuminata, +generosa, fautrice del progresso e della prosperità +pubblica. Ebbene, questo Partito, che con +l’occhio vigile sulla politica, sull’amministrazione, +su tutte le forme del lavoro, su tutte le funzioni +dell’organismo sociale, continuamente e infaticabilmente, +senza riguardi e senza paure, rivela +miserie, denuncia ingiustizie, mette a nudo +corruzioni, smaschera imposture, combatte false +idee ereditarie e pregiudizi barbari e privilegi iniqui, +e incalzando e tormentando con mille stimoli +l’egoismo e l’inerzia della classe privilegiata +la costringe a discutere, a difendersi, a concedere, +a promettere, a fissare lo sguardo, se +non altro, sulle miserie e sui dolori umani, onde +i migliori n’abbiano almeno pietà e i peggiori +almeno paura; questo Partito, credilo, esercita +un’azione benefica, della quale — se cessasse +domani — avvertiresti la mancanza tu stesso con +un senso di rammarico e di sgomento. +</p> + +<p> +Tu hai il socialismo in orrore; ma tu vorresti +che la gioventù, che il popolo avesse nell’animo +un alto ideale, che i collegi elettorali non fossero +mercati in cui spadroneggia chi ha più danaro +e meno coscienza, che i rappresentanti della +nazione cessassero d’essere servitori e sensali degli +elettori che hanno comprati e che disprezzano. +Ebbene, questo Partito, a cui accorrono giovani +d’ogni classe, senz’altro vantaggio personale +prossimo nè remoto, anzi con la certezza di persecuzioni +e di danni immediati o futuri; questo +Partito che, solo, dà in qualche luogo l’esempio +confortante d’un povero lavoratore senza un soldo, +più pauroso che desideroso d’essere eletto, +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +il quale vince nella lotta un ambizioso potente +che ha dalla parte sua tutte le forze dell’autorità, +della clientela e dell’oro; questo Partito che respingendo +blandizie, promesse e favori di chi ha +tutto e può tutto, manda al Parlamento dei deputati +che non hanno nulla, che non gli promettono +nulla, che nulla possono fare nemmeno per +il più umile dei loro elettori, che non faranno +mai altro per tutti che lanciare in loro nome delle +proteste soffocate dagli urli della maggioranza +e dai presagi d’un avvenire migliore, accolti con +risate di scherno da tutti i soddisfatti del presente; +questo Partito, credilo, è l’unico che rappresenti +ancora la giovinezza, la poesia, l’entusiasmo +della nazione; e se queste cose tu ami, +come lo affermi, dovresti dire di lui quello che +il Voltaire disse di Dio: — che bisognerebbe inventarlo +se non esistesse. +</p> + +<p> +Infine, tu vedi nel socialismo una calamità pubblica: +ma tu desideri la pace, tu vivi nel timore +continuo d’una guerra che darebbe il crollo all’economia +nazionale e che porterebbe forse tuo +figlio a morire in una guerra lontana per una +causa ripugnante alla tua ragione e al tuo cuore. +Ebbene, questo Partito che, mentre principi +e governi si gridano a vicenda, con simulata mansuetudine, +parole d’amore e di pace, ma senza +smettere mai d’apparecchiare le armi, senza spogliarsi +d’un solo dei pregiudizi, senza rinunciare +a una sola delle ambizioni, da cui può erompere +da un momento all’altro la guerra, questo Partito +che diffonde ed afforza nei popoli il sentimento +d’una fratellanza nuova; fondato sui veri ed eterni +interessi di ciascuno e di tutti, così che a ogni +ombra di pericolo che sorga fra due nazioni milioni +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +di cuori gridano dalle due parti: — No, +giù le armi, la causa per cui si vuol combattere +non è la nostra; mente chi afferma che ci odiamo, +ci tradisce chi ci vuol condurre al macello, +noi siamo fratelli nel lavoro e nella fede, e la +bianca bandiera dell’avvenire è per tutti una +sola; — questo Partito, al quale si deve forse +che non sia scoppiata ancora in un quarto di +secolo e che non scoppi mai più una guerra fatale +che coprirebbe di sangue e di rovine l’Europa, +questo Partito, credilo, non è una calamità, +ma una benedizione, e invece di mostrare il pugno, +dovresti mandare un bacio alla sua bandiera. +</p> + +<p> +E un giorno, forse, tu lo farai. +</p> + +<p> +Intanto, continua pure a mostrarci il pugno: +noi continueremo a stenderti la mano. Continua +a rallegrarti di tutte le violazioni della libertà +che in danno al Partito socialista si compiono: +noi continueremo a difendere anche la tua libertà. +Continua ad accusarci di non sognar che +disordine, violenza e rapina: e il grande movimento +evolutivo dell’Idea socialista seguirà il +suo corso di fiume enorme che da ogni parte +accoglie affluenti e allaga la terra «per deporvi +il limo fecondo per la coltura dell’avvenire»; continua +a eccitare i tuoi figliuoli a odiarci e a fuggirci: +tu potrai strappare dal cuor loro, ma non +dal nostro, il sentimento divino della fraternità +e la santa speranza d’una società più giusta +e d’una età più felice per tutti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +</p> + +<h3 id="compagno">Compagno.</h3> + +<p> +Non sorrida di questa parola, professore egregio; +è passato il tempo in cui si poteva ridere +dei fatti nostri. Se ella, dotto cultore degli studi +storici, vivrà altri cinquant’anni, si potrà fare +molto onore, un giorno, studiando come sia sorto +e come si sia diffuso tra noi l’uso di quella parola. +</p> + +<p> +Ma è il semplice vocabolo, forse, non l’idea, +che fa sorridere, ed ella ci vorrebbe domandare, +come gli altri già fecero, perchè abbiamo adottato +quello e non altro. +</p> + +<p> +<i>Amici</i>, vorrebbe dire? +</p> + +<p> +Amici si può essere anche dissentendo intorno +alle più grandi quistioni che agitano il +mondo, e, d’altra parte, noi siamo tanto numerosi, +anche in una città sola, da non poterci più +chiamare propriamente con quel nome. +</p> + +<p> +<i>Fratelli?</i> +</p> + +<p> +Con questa parola non ci possiamo distinguere +e riconoscere, perchè per noi tutti gli uomini +sono fratelli. +</p> + +<p> +<i>Camerati?</i> +</p> + +<p> +È in uso tra la «forza armata», e nostro supremo +desiderio e nostra ferma fede è di non +aver mai ad usare altra forza che quella della +parola. +</p> + +<p> +<i>Compagno</i>, dunque, è il nostro vero appellativo, +che significa chi è avviato con noi, per +la medesima strada, alla medesima mèta, acceso +della stessa speranza, esposto agli stessi pericoli, +pronto a soccorrerci, sicuro d’esser soccorso, +commosso dalla stessa gioia che commuove noi +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +ad ogni nuova conquista compiuta, nel lungo cammino, +dal grande esercito inerme e invincibile +a cui apparteniamo, e con cui combattiamo senz’ambizioni, +senza rivalità, senza vantaggi, coll’unico +compenso che vien dalla coscienza di servir +la verità e la giustizia, di preparare al mondo +un’età migliore. +</p> + +<p> +Ma già a che serve spiegare, professore egregio? +Come il nome d’una persona amata ha per +chi l’ama un significato occulto e quasi un suono +intimo che altri non può comprendere nè sentire, +così la parola «compagno» per noi; e sarebbe +inutile ogni sforzo che noi facessimo per +spiegarne a lei il valore, come è inutile spiegar +la bellezza d’un verso a chi ignori la lingua nella +quale è scritto. +</p> + +<p> +Solo l’operaio che s’ode chiamar «compagno» +dallo studente, il «signore» che si sente dar quel +nome dal povero, il dotto a cui lo dice l’uomo +incolto, il giovinetto a cui lo dice il vecchio; +solo il propagandista appassionato che se lo sente +dire per la prima volta dall’amico per un lungo +tempo restio, il quale adotta la parola come +segno e prova della sua conversione desiderata; +solo il prigioniero che in fondo a un pezzetto +di carta, fattogli pervenire con mille stenti, trova +scritto: i compagni, sotto la consolante +promessa che a sua moglie e ai suoi figli non +mancherà il pane: solo l’oratore che lancia quella +parola compagni a una folla di cinquemila +uditori di ogni classe, che l’accolgono tutti con +lo stesso fremito di compiacenza altera; solo +colui che giunto in una città sconosciuta, si +ode chiamar «compagno» da cento giovani non +mai veduti, ai quali, per l’effetto di quell’apostrofe, +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +si sente legato a un tratto da mille vincoli +di affetto e di pensiero come ad amici d’infanzia +ritrovati; questi soltanto, noi soli, possiamo +sentire e comprendere la poesia e la forza, +il suono delle voci innumerevoli, il soffio possente +di gioventù e di vittoria che questa parola +racchiude. +</p> + +<p> +Come nei giorni della fanciullezza, alla scuola, +in luogo della parola «amico» che non s’usa ancora, +s’usa quella di «compagno» e si rivolge a +tutti, signori e poveri, col sentimento stesso non +turbato ancora da alcun concetto di diversità +di classe sociale; così a noi, con l’uso di quel +nome si ridesta nell’anima il senso istintivo di +fraternità e d’uguaglianza di quell’età più bella, +che era rimasto sepolto per molti anni sotto un +cumulo, sovrappostosi a poco a poco, di false +idee, d’orgogli miseri e d’interesse di classe diventati +egoismo pauroso e incosciente; e in questo +ringiovanimento di cuore e di linguaggio sentiamo +come un presagio e un avviamento a quel +ritorno degli uomini — illuminati dalla scienza +e dalla esperienza — a certe condizioni e forme +di vita della fanciullezza dell’umanità, che è la +definizione poetica e incompiuta del socialismo. +</p> + +<p> +Sì, questa parola «compagno» che ha acquistato +un senso nuovo in tutte le lingue europee, che +si scambia famigliarmente da Parigi a Berlino, +da Milano a Madrid, da Nuova York a Londra, +da Bruxelles a Sidney, fra uomini che non si vedranno +mai; questa parola al cui suono grave +ed amorevole, quando lo diciamo al più umile +lavoratore della nostra famiglia, tace in noi, come +per virtù d’una parola magica, ogni sentimento +d’orgoglio vano, o se un momento persiste, +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +è soffocato dopo quel momento da un senso di +vergogna, e di rimorso violento come una rivolta +del sangue; questa parola che a vederla scritta +in capo a una lettera diretta a noi, ci par tanto +più bella e solenne quanto più rozza ed inetta si +rivela la mano che l’ha tracciata a fatica; questa +parola è per noi un alto e prossimo argomento +di conforto e di gioia. +</p> + +<p> +Del non poter più dire, del non sentirsi più +dire da molti il caro nome di amico, ci conforta +il poter chiamare, il sentirci chiamar da molti +col nome di compagno. Ad ogni amico perduto +cento compagni sottentrano, uniti a noi, anche +se conosciuti appena, da un nodo meno intimo, +ma più saldo e più fortemente umano di quello +che s’è spezzato. Nella folla che passa e nelle moltitudini +immobili, cercando dei visi amici, il nostro +sguardo si arresta di preferenza sul viso +di coloro che chiamiamo compagni; visi mal noti, +quasi sempre, veduti forse una volta sola fra altri +mille; ma che ci ricordano riunioni fraterne, +ore d’entusiasmo, moltitudini eccitate, sempre serene, +cui su tutte le fronti brillava la stessa +fiamma. E più ci rallegra quella parola, non detta +a noi dalla bocca, ma dall’atteggiamento del viso, +in mille incontri fortuiti, espressa con un sorriso +indefinibile, significata in un saluto familiare +cordiale. Che importa sapere il nome del passante? +Il suo sguardo, il suo saluto ci dice: — Sono +un tuo compagno. — E in quelle tre sillabe +non udite, ma viste quasi, come i tre colori +sfuggevoli d’una bandiera, si sono incrociate +due correnti luminose di idee, di simpatie e +di speranze. +</p> + +<p> +Intanto la parola si diffonde. Ogni anno nuove +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +miriadi di uomini la comprendono e l’accettano. +Essa corre di bocca in bocca in borgate dove ieri +era ignorata, è imparata da donne e da fanciulli, +penetra nelle scuole, risuona nelle assemblee, entra +nelle letterature, s’impone nella storia. E +quanto più s’estende sulla faccia della terra e +tanto più echeggia profonda nel nostro spirito, +tanto più si fa grande al nostro pensiero e diventa +dolce al nostro cuore. E per questo, con +sempre maggior ardore, noi raccomandiamo ai +giovani di rispettarla e d’onorarla, di non profonderla +improvvidamente, di meditar bene su +tutto ciò che essa significa e impone, di pronunciarla +sempre col cuore e con la coscienza, di +far comprendere alle loro sorelle, alle loro fidanzate, +ai loro vecchi che nulla dice quella parola +ch’essi non possono gridare a fronte alta davanti +alle immagini della patria che amano e +del Dio che pregano; non solo, ma che debbono +accettarla essi pure, diffonderla intorno a sè, +e benedir la gioventù che l’ha fatta sua e la grida +al mondo, perchè essa esprime la comunione +di milioni d’anime in un ideale che abbraccia le +più grandi aspirazioni e le più sante leggi di +Cristo. +</p> + +<p> +Questo diciamo ai giovani. È superfluo dirlo +a coloro che hanno accolto la fede socialista +in quell’età, nella quale, quando essa nasce, nasce +a un punto dal cuore, dalla ragione e dalla +esperienza della vita. Chi, per un tempo, ha pronunciato +la parola «compagno» con accento paterno +e la intese dire a sè con accento filiale, +continuerà ad amarla e propagarla, anche se la +fede nella dottrina gli verrà meno; perchè non +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +potrà più rinunciare alla profonda e austera dolcezza +che quella parola gli fe’ conoscere, e rimarrà +afferrato, illuso volontario al suo sogno, +come a un’illusione necessaria alla sua vita. E +non sperino i fidi e vecchi amici che ci combattono, +e neppur i più amati parenti, che quella +parola possa mai morire sulle nostre labbra e +nel nostro cuore. Quando pure la vecchiaia e +l’infermità e l’oscurarsi dell’intelligenza o un rovescio +di fortuna ci condannasse nei nostri ultimi +anni ad essere soldati disarmati e inoperosi +dell’idea che ci splende alla mente, quella +parola ci rimarrebbe sempre nell’anima come l’espressione +del più alto stato a cui la nostra coscienza +e la nostra vita d’uomini e di cittadini +si siano sollevate. E all’ultima nostra ora, dopo +che avremo detto addio alle creature strette a +noi più caramente dal legame del sangue, il nostro +sguardo cercherà un amico, uno almeno, al +quale possiamo dire ancora una volta «compagno» +come nei nostri bei giorni di lavoro +o di battaglia. E la più ambita, la sola gloria +postuma, desiderata da quelli fra noi che avranno +degnamente operato per la grande causa, sarà +d’essere accompagnato là dove siamo tutti attesi +da un drappello di coloro a cui demmo quel +nome e che sia il più povero di loro quello che +dandoci l’ultimo addio, ci saluti una volta ancora +con quella parola che ci fu così dolce e onorevole, +e ci dica: compagno, riposa; noi proseguiamo +il cammino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +</p> + +<h3 id="nemico">Nel campo nemico.</h3> + +<p> +Compagno ingenuo, che ti perdi d’animo, qualche +volta, considerando il grande numero degli +avversari che si combattono e degli indifferenti +che non ci badano, tu ti lasci scoraggiare da +un’illusione. Chi esamina gli uni e gli altri, classe +per classe, con occhio attento, non solo non +si perde d’animo, ma sente rinvigorita la propria +fede, e trova un vero diletto nello spettacolo +che gli offre il campo nemico. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Per esempio, tu vedi una legione di giornalisti +che tuonano e lanciano scherni e calunnie +contro il socialismo. Non ti sgomentare. Non +tutti credono e sentono quello che scrivono. +Molti di essi, quando ragionano a quattr’occhi +con socialisti loro amici, non sono così feroci +e inflessibili come paiono nei loro giornali. Molti, +nel giudicare la società presente, non sono molto +discordi da noi; non pochi riconoscono nel Partito +socialista la grandezza del fine, la logica e la +lealtà del procedere, il disinteresse, la generosità, +la dottrina dei principali propagatori; altri consentono +anche in una parte del programma nostro +e giungon fino ad ammettere che il socialismo +è un freno salutare alla prepotenza di un individualismo +senza pietà che ci condurrebbe alla +rivoluzione; alcuni vanno più oltre, e presagiscono +che il socialismo trionferà per cadere in +breve tempo, è vero; ma dopo aver sgombrato +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +e preparato il terreno a una riforma meno ardita, +ma pure grande e durevole. E se di queste +idee non lasciano trasparire nemmeno un +barlume nei loro articoli, se il più delle volte +dicono violentemente il contrario, è perchè non +possono fare diversamente, perchè il contrario +vuole che dicano la gran maggioranza dei lettori +che tengono in vita il giornale di cui essi vivono, +e se scrivessero la sola metà di quello +che pensano, si vedrebbero grandinar nell’ufficio +le disdette d’abbonamento. Ma se domani +si fondasse un giornale socialista con un milione +di capitale, che offrisse diecimila lire l’anno +ai collaboratori, tieni per certo che molti di essi +accetterebbero con gratitudine un posto nella +redazione e vi adempirebbero «coscienziosamente» +il loro dovere. La forza vera e tenace non +è che nella profondità delle convinzioni. Quelli +non son dunque dei nemici forti e incrollabili, +che il socialismo abbia a temere. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Così, tu vedi combattuto furiosamente il socialismo +da tutti i così detti «ben pensanti», +i quali temono che il mondo mutando in meglio +per molti, muti in peggio per i pochi. Costoro +chiamano i socialisti «spostati, sobillatori, ribelli, +invidiosi della ricchezza, nemici del consorzio +civile». Non te ne inquietare. Se tu li +sentissi, la maggior parte, quando parlano in +privato dei borghesi più benestanti di loro, di +quell’aristocrazia milionaria, che li offusca col +suo lusso, li domina con la sua influenza e li +offende con la sua alterigia; tu sentiresti sulla +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +loro bocca tutte le formule della critica socialista +più ardita, una identità di argomenti e di +parole da farti credere che studino a mente i +nostri giornali; ma condite di ben altra acrimonia. +Bisogna vedere come analizzano le sorgenti +torbide delle grandi fortune, come flagellano l’ozio +fastoso e superbo, come si rivoltano contro +la potenza corruttrice delle grandi ricchezze «accumulate +in poche mani». Essi gridano la croce +ai socialisti della soffitta; ma sono dei socialisti +del terzo piano, furibondi contro gli sfruttatori +e i parassiti del piano nobile. Se non mirasse +più in alto di questo piano la nuova dottrina, +si inscriverebbero forse nel Partito. In ogni modo, +sono socialisti dalla cifra del loro patrimonio +all’insù, «istigatori all’odio» tra cerchio e +cerchio della loro classe, alleati nostri indiretti, +fautori parziali, avvocati segreti e inconsapevoli +della nostra Idea. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +V’è un’altra classe di avversari nostri che forse +ti danno a pensare; sociologi in carica, economisti +insegnanti, accademici e conferenzieri, i +quali dimostrano scientificamente che il socialismo +è una dottrina assurda e funesta. Non bisogna +dar loro un’importanza eccessiva. Molti +di essi si trovan nella condizione di quei sacerdoti +che non han più fede: bisogna pur che fingano +di averla. Certo non esiste ancora un programma +governativo per le scienze economiche +e sociali, come lo chiedeva al ministero non è +molto tempo, un senatore israelita; ma, dentro +a certi limiti, si può dire che è sottinteso. Lo +<span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span> +stipendio segna la strada; non si può professar +socialismo dalla cattedra scientifica. Può un cittadino +qualunque, anche colto, giustificar la sua +conversione alle nuove idee, dicendo: — Mi son +messo a studiare e mi son persuaso; — ma come +può dire un economista: Dopo trent’anni di +studio riconosco che ho battuto una strada falsa? — Non +si può pretender l’eroismo da alcuno. +E quanti di essi, che combattono il socialismo +con baldanzosa sicurezza, sono assaliti da mille +dubbi, che li fanno tentennare e transigere nelle +dispute private, e quanti dissensi dividon la loro +famiglia anche in faccia all’avversario comune, +anche sui punti capitali delle loro dottrine! +Ma già l’edifizio della scienza ufficiale, screpolato +e rotto da ogni parte, somiglia a una di +quelle vecchie case di via Pietro Micca, di cui +non restan più che i muri esteriori, in mezzo +ai quali si va innalzando, non veduta, la casa +nuova. Vista di lontano, la facciata ha ancora +aspetto di solidità e alcun che di maestoso, ma +non è più che un simulacro d’edifizio, condannato +anch’esso a cader fra poco. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +V’è un’altra famiglia di nostri concittadini, +che ti è cagione di sconforto e di amarezza. Sono +poveri impiegati, istitutori, borghesi d’apparenza +soltanto, formanti la così detta coda della borghesia, +non più legati a questa che di nome; +i quali, per mille ragioni d’interesse e di sentimento +dovrebbero far causa comune con noi e +schierarsi primi nel nostro campo. Non pochi, +è vero, vi son già schierati. Ma i più rimangono +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +ancora dall’altra parte, resistono all’azione della +propaganda, non si fanno veder mai con uno dei +nostri giornali tra le mani, sfuggono perfino +visibilmente la nostra compagnia. E, tu li credi +nemici del socialismo e li chiami ciechi e li hai +in ira. Quanto t’inganni, per la maggior parte di +loro. Non son ciechi, non timidi; vedono e capiscono +quanto noi; con noi sono la loro coscienza +e il loro cuore; ma il pane loro e della loro famiglia +è nelle mani altrui; se entrano nel socialismo, +lo perdono; sono vigilati e minacciati; non +hanno libertà nè sicurezza. Ma non dubitare: i +nostri giornali e i nostri libri li leggono di nascosto, +in seno alla propria famiglia esprimono le +nostre idee e le nostre speranze, sulla scheda +elettorale scrivono i nomi che noi scriviamo, e +dell’incremento maraviglioso del moto socialista +che seguono con tutta l’anima, gioiscono e insuperbiscono +in segreto. Attendi che il partito diventi +così alto e vasto da poterli proteggere, e +ve li vedrai accorrere a migliaia, alla luce del +sole, e riconoscerai che, in ispirito, v’appartengono +per sempre. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Tu consideri ancora come nemica quella gran +moltitudine di gente di tutte le classi che al +nome del socialismo scrolla le spalle e risponde +che non vuol nemmeno udirne discorrere e volta +la schiena ai propagandisti. Ma t’inganni. Tutti +costoro ripugnano dal socialismo, non perchè è +quello che è ma per l’unica ragione che è una +idea nuova, e ripugnano egualmente da tutte le +altre idee consimili per quella inerzia dell’intelligenza +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +e dell’animo chiamata ora misoneismo, +per cui l’accettazione d’ogni idea è una fatica, +anzi un vero dolore, che offende e sconcerta l’organismo +come una violenza fatta alla sua natura. +Essi non hanno nè convinzioni nè passioni: stanno +dalla parte dove si può stare senza muoversi +e senza pensare. Sono monarchici sotto la monarchia, +repubblicani con la repubblica, clericali +dove il clericalismo predomina, democratici +dove impera la democrazia. La loro divisa è: — Non +vogliamo esser seccati. Non si curano di sapere +se i socialisti abbiano torto o ragione, se +possano condurre la società al meglio o al peggio: +per loro sono dei disturbatori: e per questo +solo li hanno a noia e chiudon le orecchie +alla loro voce. Non li udrai mai neppure esprimere +un giudizio sulla dottrina socialista; o se lo +esprimono sarà un giudizio d’altri, ripetuto macchinalmente, +che non ha alcuna radice nell’animo +loro in cui nessuna idea può mettere radice. +La moltitudine è numerosa, certamente; ma non +è forza ostile e temibile. Non c’è bisogno di conquistarla, +poichè su di essa non le idee, ma i fatti +soltanto hanno potere. Essa cederà ai fatti. Essa +non sostiene alcuna forma politica o sociale se +non fino al momento in cui è più comodo sostenerla +che lasciarla cascare. Essa non ha altra +forza che quella del suo peso, e appena sentirà +inclinato il terreno verso il socialismo, scivolerà +in questo tutt’a un tratto e tutta insieme +come una massa di neve giù per la china a un +leggero soffio di vento. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +V’è poi nelle classi colte una categoria a parte +di avversari nostri, specialmente di personaggi +in vista, fini d’ingegno ed elastici di coscienza, +i quali combattono il socialismo; ma spiando +l’orizzonte e fiutando il vento. Sono professionisti, +scienziati, scrittori, uomini politici, persuasi, +in fondo, della inevitabilità di un grande mutamento +di cose; ma persuasi a un tempo che, +per ora, è loro più utile combatterlo che secondarlo. +Lo combattono però con gli opportuni +riguardi per non precludersi la via al gran passaggio +che si propongon di fare al momento propizio. +Accarezzano con una mano il proletariato, +ma lisciando con l’altra la borghesia! Parlano +dell’affratellamento delle classi, ma senza dire +qual sia la prima che deve tender le braccia; inneggiano +all’avvenire migliore, ma senza determinare +in che cosa esso debba diversificar dal +passato; approvano le leggi eccezionali, ma a condizione +che siano «applicate» con delicatezza. +Così potranno dire un giorno d’esser fautori antichi +delle nuove idee e d’aver cooperato al loro +trionfo. V’è nella pelle di ciascuno di questi +borghesi un socialista rimpiattato, pronto a saltar +fuori; il quale, quando vanno in piazza, fa +capolino, e quando entrano in un salotto si aggomitola. +Ma salterà tutto fuori fra non lungo +tempo, non dubitare, e senza aspettare scioccamente +l’ultima ora. Chi sa quanti di costoro volgono +già in mente degli eloquenti opuscoli di +propaganda diretti a convincere o a vituperare +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +gli ultimi renitenti ostinati! E sarà un bello +spettacolo in quel tempo una furia di conversazioni +inaspettate, una baldoria di coscienze rifatte, +un carnevale di trasvestimenti e di trasformazioni +e di giravolte da superare in grandiosità +e in lepidezza quanto si è veduto al +mondo finora. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Così è. I nemici del socialismo, gli ostacoli +che gli attraversano il cammino, giudicati dai +più così formidabili, son tali in apparenza più che +in realtà. È un sistema di vecchie fortezze disposto +in maniera che, caduta l’una, le altre +non reggono; un esercito scrivente e parlante, +composto in gran parte di penne mercenarie che +non hanno forza alcuna sui cuori e sulle coscienze; +una confederazione d’interessati, ai quali non +rimane più un solo grande principio, dietro a cui +nascondere la difesa dei propri interessi; e serrata +intorno a loro, una moltitudine d’infingardi +e di abbrutiti incapaci di difenderli, e, mescolati +a questa moltitudine, gran numero di astuti +che covano già in cuore il tradimento. La prova +che, sentendosi deboli, sono sgomenti, è che non +han nemmeno l’elementare prudenza di difendersi +con delle concessioni ragionevoli e di fare il loro +festino con un po’ di modestia: negano più avaramente +che per il passato e fanno un carnevale +provocatore. A loro conviene veramente quella +similitudine di Louis Blanc che paragona la società +del suo tempo a Luigi XI nei suoi ultimi +giorni, quando si sforzava di sorridere, di dissimulare +il suo pallore, di non vacillare camminando, +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +e diceva al suo medico: — Ma guardate! +io non sono mai stato così bene. — Così la +società d’oggi, dice egli, si sento morire e nega +la sua decadenza. Circondandosi di tutte le menzogne +della sua ricchezza, di tutte le pompe vane +d’una potenza che svanisce, essa afferma puerilmente +la sua forza e, nell’eccesso medesimo +del suo turbamento, si vanta. I privilegiati della +civiltà moderna somigliano a quel fanciullo spartano +che sorrideva, tenendo nascosta sotto la +veste la serpe che gli rodeva le viscere. Essi pure +mostrano un viso ridente, e si sforzano d’esser +felici; ma l’inquietudine sta nel cuore e li rode. — Ma +già neppure più sorridono: gridano il socialismo +barbarie, chiamano i socialisti malfattori, +bestemmiano la libertà, si raccomandano +a quel Dio in cui non credono. La malattia volge +al suo termine quando incomincia il delirio. +</p> + +<p> +Ecco la verità consolante. +</p> + +<p> +Ed ora ti saluto, giovine compagno, e ti esorto +a procedere serenamente e nobilmente sulla +via.... del domicilio coatto. +</p> + +<h3 id="obiezioni">Obiezioni al socialismo.</h3> + +<p> +Molti avversari dichiarati del socialismo sono +fautori di una tassa fortemente progressiva, +qual’è nel «programma socialista minimo», e presagiscono +che questa tassa, fra cinquant’anni, +sarà in vigore in tutti gli Stati civili; oppure +propugnano la necessità d’un’imposta proporzionale +sulle successioni, diretta a vantaggio esclusivo +delle classi lavoratrici, la quale costituisca +una specie di diritto successorio per tutti coloro +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +che non hanno alcuna successione da attendere, +rendendo obbligatorio per tutti i ricchi quello +che ora non è che spontaneo atto di carità di +qualcuno. +</p> + +<p> +Altri dicono, come il Richet: — Non crediamo +nel socialismo; ma prevediamo che, per effetto +della progressiva inevitabile diminuzione del valore +del capitale (prodotta da un complesso di +cause che dimostriamo), sarà un giorno quasi +soppresso il capitalista; poichè per avere una +rendita corrispondente al guadagno accresciuto +del lavoratore, occorrerà un capitale così ingente, +che saranno un’eccezione minima quelli che potranno +vivere senza lavorare. +</p> + +<p> +Dicono altri come il Secrétan: — Noi non siamo +socialisti; ma pensiamo che le associazioni +operaie si svolgeranno fino a un punto in cui +coordinandosi tutte in una vasta associazione nazionale, +si troveranno in grado di riscattare dai +capitalisti tutti quanti i mezzi di produzione e +di attuare un sistema che ripartirà più largamente +e più equamente fra tutti i suoi lavoratori +la somma delle ricchezze sociali. +</p> + +<p> +Dicono molti altri come il Nitti: — Noi non +abbiam fede nell’Idea socialista; ma siamo persuasi +che, allargandosi e perfezionandosi l’organizzazione +e l’educazione delle classi operaie, diventando +anche più meccanica l’industria, partecipando +direttamente al potere come è giusto +e necessario il popolo lavoratore, la funzione +della borghesia sarà ridotta col tempo presso che +a nulla. +</p> + +<p> +Altri molti, del socialismo nemici inconciliabili, +come lo Spencer, ammettono come cosa possibile +che il tipo sociale industriale «forse con +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +lo svilupparsi delle cooperative, le quali cancellano, +teoricamente, la distinzione fra lavoratore +e padrone» abbia a produrre in avvenire un ordinamento +politico ed economico, in cui non esistano +più interessi opposti di classe. +</p> + +<p> +Molti altri, come il Sonnino nel suo libro sulla +Sicilia, dicono: — Noi neghiamo la lotta di classe +(e si sottintende); ma riconosciamo che le nostre +istituzioni libere sono ordinate in modo da perpetuare +e peggiorare uno stato di cose disumano +ed iniquo, che esse non son che armi messe nelle +mani d’una classe perchè possa seguitare a vivere +e a godere a spese delle altre, e che bisogna +fare in modo che questo cessi, ossia «che +l’aumento della ricchezza vada a benefizio delle +condizioni generali del lavoratore, invece di andar +tutto quanto, sotto forma di rendita fondiaria, +nelle tasche dei proprietari». +</p> + +<p> +Noi non siamo socialisti, dicono altri, come +Pietro Ellero; ma vogliamo che il lavoro abbia +una legislazione propria che lo sciolga dai ceppi +servili, in cui lo lasciò il diritto romano e che +i lavoratori abbiano un’assoluta libertà «d’associazione, +di concerti e di lotta»; vogliamo delle +istituzioni che facilitino loro in tutti i modi «il +fido e il procacciamento degli strumenti e della +materia e l’avviamento alla consecuzione del capitale». +</p> + +<p> +Dicono altri, come il cardinale Manning: — Noi +non accettiamo il socialismo; ma vogliamo +l’intervento diuturno dello Stato nelle relazioni +fra capitale e lavoro, vogliamo del lavoro l’ordinamento +internazionale e la fissazione delle ore +e d’un salario minimo; non vogliamo che continui +l’accumulamento delle ricchezze a profitto +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +unico di certe classi e di certi individui «perchè +è cosa ingiusta e immorale, che conduce allo +sfacelo del consorzio civile». +</p> + +<p> +Dicono altri, come i conservatori dello stampo +del Meyer di Germania: — Crediamo noi pure +un’utopia il socialismo; ma vogliamo tassati fortemente +tutti i profitti dell’industria e della banca, +limitato l’interesse a ogni capitale non messo +in valore dal suo proprietario, obbligati dallo +Stato gli industriali a costrurre case per gli operai, +e migliorare le condizioni di questi in tutte +le forme, e per forza di legge. +</p> + +<p> +Altri, difensori del principio di proprietà sotto +ogni altra forma, propugnano come molti in Inghilterra, +la nazionalizzazione del suolo, e dicono +come James Mill: — Noi non siamo pel +socialismo; ma vogliamo vôlto a profitto dello +Stato, per mezzo dell’imposta, quel plus-valore +della terra o almeno una gran parte di esso, +che è conseguenza naturale dell’accrescimento +della popolazione e della ricchezza senza il concorso +di alcuno sforzo o d’alcuna spesa del possessore. +</p> + +<p> +Altri ripudiano il socialismo; ma proclamano +l’utilità di convertire in servizi pubblici il maggior +numero possibile dei servizi che sono affidati +ora alla speculazione privata e ritengono +col Chamberlain che il governo municipale sia +il migliore strumento di riforme sociali che debba +essere suo ufficio l’accumulare le ricchezze +della comunità e adoperarle a sopperire ai bisogni +dei cittadini men fortunati, ed esercitare +come la direzione d’una grande società cooperativa, +della quale ogni cittadino sia un azionista. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +</p> + +<p> +Dicono altri, come disse il Molinari, direttore +del «Journal des Economistes»: — Noi crediamo +assurdo il socialismo; ma siamo costretti a +riconoscere che, per quanto debba esser grande +il mutamento che da ciò deve nascere, «i giorni +dell’agricoltura individuale sono contati»; e +quale sia quel «grande mutamento» che il Molinari +non determina, lo accennano altri, come +lo Zangtar, che, dopo aver studiato le proprietà +collettive dell’Ungheria e d’altri paesi, dicono: — Noi +non siamo socialisti; ma chi sa che il +comunismo incosciente dei popoli fanciulli non +sia appunto quella forma naturale della produzione +che, messa in pratica scientemente, sarà +chiamata a riportarci, nella maturità del progresso, +i giorni felici della fanciullezza, senza +le tempeste che a questa s’accompagnarono? +</p> + +<p> +Altri, combattendo il socialismo, dicono, come +il Barazzuoli, che bisogna estendere la proprietà +al maggior numero possibile di contadini, +«perchè il contadino che non possiede non sarà +mai altro che un servo della gleba»; e come +si possa accordare questo frazionamento della +proprietà terriera con la fine della agricoltura +individuale pronosticata dal Molinari, che è ben +altro economista che il Barazzuoli, lo dica chi +ha mente più acuta della nostra. Altri nemici +del socialismo come Vittorio Bersezio, mettono +però innanzi la massima: La terra a chi lavora. — Altri, +come la nostra Rassegna «L’Economista», +respingono il programma socialista, ma caldeggiano +l’idea della <i>nazione armata</i>. — Altri, +come la più parte dei soci della «Lega della +pace», dicono: — Non siamo socialisti: ma crediamo +nella federazione dei popoli e nella pace universale. — Altri, +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +come il Clemenceau: — Non +siamo socialisti; ma vogliamo assicurata a tutti +i lavoratori la vecchiaia. — Ed altri ancora: — Non +siamo socialisti, ma vogliamo parificati i +diritti della donna a quelli dell’uomo. — Non siamo +socialisti; ma vogliamo la giustizia gratuita. — Non +siamo socialisti, ma vogliamo con l’istruzione +obbligatoria il mantenimento dei fanciulli +poveri: senza di che l’istruzione obbligatoria è +una tirannia e una menzogna. — E si potrebbe +continuar senza fine in citazioni consimili; le +quali ci dimostrano la verità di quella sentenza +che ricordò poco fa Carlo Wagner agli studenti +universitari francesi: — L’avversario è un collaboratore. +</p> + +<p> +Mettete insieme, infatti, tutte le affermazioni, +le proposte, le tendenze, le speranze dei valentuomini +sopracitati, per ciascuno dei quali +il socialismo è un’utopia, e vedete, se, supponendo +le une attuate e le altre avviate ad attuarsi, +non conducono necessariamente, fra tutte, +all’attuazione integrale della idea socialista; vedete +se nel centro a cui tutte queste linee ideali +convergono si possa essere altra cosa che il socialismo. +Tutti questi nostri avversari ci fanno +l’effetto di tante persone che portino inconsciamente +una pietra per la costruzione d’un edifizio +il quale dicono impossibile a costruirsi. Essi non +possono concepire una riforma, un’idea di progresso +e di miglioramento sociale, la quale non +sia un argomento che indirettamente ci confermi +nelle nostre convinzioni, un involontario impulso +al movimento delle nostre idee, una prova di +più che non è possibile progredire se non per la +via sulla quale noi li precediamo, e che per non +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +essere trascinati al socialismo non ci son che due +mezzi logici: rimanere immobili o retrocedere. Ma +il rimanere immobili è per forza d’una legge sociale, +inviolabile quanto una legge di natura, impossibile, +e il retrocedere pare a quelli stessi che +lo vorrebbero una cosa anche più temeraria e funesta +che l’andare avanti. +</p> + +<p> +Spontanei o forzati, consapevoli o no, sono dunque +tutti in varia misura nostri collaboratori. +Progressisti arditi o cauti, conservatori tenaci, +retrogradi di cuore, se non di fatto, tutti i nostri +avversari si ritrovano, rispetto al socialismo, nella +condizione di quei cittadini di Nuova York, che +vanno sulle «strade giranti»; possono gli uni +correre innanzi, altri star fermi, altri camminare +in direzione opposta al moto del ponte che li sostiene; +ma tutti son portati irresistibilmente da +quella parte verso cui la strada procede. +</p> + +<p> +E questa verità è compresa oramai anche dalla +parte più incolta e più apatica del popolo lavoratore. +Non è un socialista italiano che lo dice: +è un francese legittimista e conservatore: «Intorno +al letto di porpora e di letame su cui muore +questa società in decomposizione, il popolo +aspetta. Ben persuaso che tutto sarà per lui un +giorno o l’altro, egli è più burlone che violento, +e meno impaziente che non si creda: egli mostra +invece una certa rassegnazione sorniona — una +pazienza di erede....» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +</p> + +<h3 id="etagitata">Età agitata.</h3> + +<p> +I moti delle classi lavoratrici che interrompono +a quando a quando il corso regolare della vita +pubblica non paion ai contenti del mondo che perturbamenti +funesti dell’ordine, somiglianti ai +terremoti, alle inondazioni e a quell’altre commozioni +della natura, le quali non producono che +rovine. Ma, considerati insieme e in un vasto +spazio di tempo, tutti questi sforzi vasti o circoscritti, +quieti o violenti, fortunati o sfortunati, +con cui le moltitudini tendono a migliorare +il proprio stato, tutte queste agitazioni e +convulsioni che mettono innanzi alla società nuovi +problemi da risolvere, che le ripresentano sotto +nuovi aspetti problemi antichi, che la fanno temere, +pensare, discutere, cercar rimedi, esperimentar +mutamenti, che la costringono, per preservare +e risanare il suo organismo, a estirpare da sè +abusi e privilegi del passato, a tentar continuamente +nuovi modi e forme di funzione e di conciliazione +dei propri elementi, sono correnti di +vita intellettuale e morale che la ringiovaniscono +e la fecondano. +</p> + +<p> +Se un miglioramento grande si avrà nell’avvenire, +sarà effetto delle perturbazioni e degli affanni +che rendono quasi intollerabile la vita presente +a tutti coloro a cui pare che l’essere soddisfatti +dia il diritto di vivere in pace. Quello +che a noi pare irrequietezza morbosa e disordine +fatale, a chi giudicherà in tempi lontani il tempo +nostro parrà preparazione, lavoro, lotta necessaria, +generatrice di bene. A noi sembra di essere +in balìa d’un turbine che ci rigiri di continuo +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +nello stesso spazio; ma il turbine, rigirandosi +procede, e ci porta innanzi fra le sue spire; e +il polverio che ci avvolge e ci fa difficile il cammino +è un nuvolo di semi che ricadono sulla terra +e germogliano. La società non partorisce senza +dolore: soffriamo tutti; ma è legge benefica della +vita. Anche nell’animo del borghese impaurito +che impreca agli agitatori, e rivorrebbe la quiete +antica a prezzo della libertà, si vien formando +sotto la paura e la collera un concetto nuovo +della giustizia sociale, doloroso, come un dente +che spunta, ma ch’egli non può reprimere; ogni +giorno, nel secreto della sua coscienza, e a malgrado +proprio, egli fa una concessione alle tendenze +che avversa; e il germe, che in lui non ha +ancora forza di rompere l’involucro dell’egoismo +di classe, fiorirà nel suo figliuolo in un’idea +umana. In questo cozzo tempestoso di forze e +di passioni, che travaglia tutti gli spiriti, l’anima +umana ingrandisce, e s’apre lentamente alla +luce d’una bontà nuova, che sorge come un astro +all’orizzonte del mondo. +</p> + +<p> +Simboleggiò forse questo pensiero il grande +scrittore del «Germinal» nella scena culminante +del suo libro terribile. Dopo i lunghi giorni d’affanno +mortali passati dal minatore nelle tenebre +delle gallerie franate e dall’ingegnere nel lavoro +disperato del salvamento, Stefano, operaio ardente +e ribelle, e Negriel, il capo autoritario e +scettico, che fino allora s’eran odiati, quando +s’incontrano si gettano nelle braccia l’un dell’altro +e «singhiozzano a grandi singhiozzi nella +commozione profonda di tutta l’umanità che è +nell’anima loro». Così nel poema. Passerà la tempesta, +e s’incontreranno così nella storia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +</p> + +<h3 id="scioperanti">Mentre passano gli scioperanti.</h3> + +<p> +V’è un certo numero di borghesi, i quali, in +fondo, per bontà di cuore e per lume di ragione, +sono favorevoli, benchè indeterminatamente, +al movimento attuale del proletariato; +ma che dallo spettacolo di qualunque agitazione +di popolo, sia pure nel loro concetto giustificabile, +e anche da una semplice passeggiata rumorosa +di scioperanti per le strade cittadine, +hanno una scossa violenta all’animo, da cui son +messe in fuga, come un branco di passeri spaventati, +tutte le loro idee democratiche. In ogni +torbido popolare vedono la minaccia e il principio +d’uno scatenamento fatale dei peggiori +istinti della moltitudine, il quale li fa disperare +che essa possa mai progredire civilmente +per la via della libertà e dell’ordine, nè incivilirsi +mai per alcun’altra via. Io ne vidi parecchi, +in un’occasione recente, impallidire al +passaggio d’una folla agitata, ma non minacciosa, +d’operai, e lessi nel loro viso l’amarezza +profonda, ch’essi provavano in quel punto, di +sentir vacillare e cadere in sè opinioni e sentimenti, +dei quali abitualmente si vantavano. +È un senso di sgomento improvviso e irragionevole, +somigliante a quello che si ridesta a +ogni più leggiero tremito reale o illusorio dei +muri della casa in chi ha esperimentato una +volta il terrore d’un terremoto. +</p> + +<p> +E non di meno son gente che, a mente calma, +capisce quanta parte di responsabilità, nelle +agitazioni del popolo, sia tolta a ciascuno dalla +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +forza che esercita sull’individuo l’eccitazione collettiva, +e quanto trascenda la passione e la volontà +di ciascuno il fluido inebbriante che si +sprigiona dal contatto delle persone e dalla confusione +delle voci. Essi non rammentano, in quei +momenti, le urlate e le baruffe selvagge dei +parlamenti, le irruenze devastatrici delle studentesche, +i tumulti furiosi di molte adunanze, +non composte che di cittadini delle classi superiori, +ma divisi da passioni di partito e da +opposizioni d’interessi economici. Essi non pensano +in che larga misura concorra a far trasmodare +la folla popolare una naturale reazione +che, in quella breve ebbrezza di libertà, s’opera +in essa contro la monotonia pesante della vita +ordinaria, del lungo lavoro sempre eguale, del +pensiero ristretto, dell’immaginazione compressa +dalle consuetudini meccaniche, della necessaria +rinunzia quotidiana a mille piccoli desideri, +continuamente rieccitati dallo spettacolo di chi +li appaga e ne cerca senza posa di nuovi, non +per altro che per aver l’occupazione d’appagarli. +Essi non considerano, quando eccessi veri si +hanno a lamentare, che in quelle folle s’intromettono, +non voluti e irriconoscibili, elementi +sfrenati e malefici, delle cui violenze è ingiusto +il far ricadere la colpa sulla moltitudine +intera: elementi che s’insinuano anche nelle dimostrazioni +pubbliche, quando queste si prolungano, +della gioventù studiosa, che s’intromettevano +anche nelle più nobili agitazioni patriottiche +del passato, che da per tutto si fanno armi +offensive d’ogni idea e d’ogni passione più santa, +quando questa invade in forma di torrente umano +le vie e involontariamente ricopre e protegge +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +con le sue onde gli sfoghi individuali della malvagità +e della vendetta. +</p> + +<p> +Per questo il «buon popolo lavoratore» ogni +volta che appena si muova, si trasmuta ai loro +occhi nella «Gran Bestia» e assistendo alle manifestazioni +del suo malcontento essi passano +davvero di assai brutti quarti d’ora di ansietà +e di amarezza. È il ricordo e il timore di quei +quarti d’ora che, al primo annunzio di ogni sciopero, +e prima d’ogni considerazione delle sue cagioni +e del suo scopo, desta in loro un senso di +molestia e d’avversione, una tendenza a condannarlo +senz’altro come un turbamento colpevole +della pace pubblica, a giudicarlo non mosso da +altre cause che dall’istigazione di pochi mestatori +e da un bisogno turbolento di ribellione e +di fannullaggine. E sogliono dire: — In che maniera +non pensano questi male ispirati alle privazioni +e alle angoscie a cui vanno incontro, e +a cui trascinano le loro povere famiglie? — Come +se fosse possibile che non ci pensassero di +continuo, poichè esse cominciano, si può dire, +fin dal primo giorno, e come se avessero altro +a cui pensare! +</p> + +<p> +Il vero è che, mentre lo sciopero dura, sono +essi, gl’impauriti, quelli che a tali privazioni +ed angoscie non pensano, avendo tutto l’animo +occupato dall’affanno proprio; chè se le avessero +presenti al pensiero, come dovrebbero, sarebbero +disposti ad una grande indulgenza per +coloro che le patiscono, anche giudicando che +questi ci siano andati incontro senza ragione. +E se serbassero maggiore tranquillità d’animo +in quei giorni, invece di approvare i privati che, +giudicando uno sciopero ingiusto e dannoso a un +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +interesse generale della cittadinanza, largiscono +pubblicamente dei premi in danaro agli operai +rimasti al lavoro, riconoscerebbero che un tale +atto sarebbe soltanto ragionevole e umano quando +quegli stessi donatori aiutassero con oblazioni +i lavoratori a sostenere la lotta, nei casi non +rari di sciopero, in cui la ragione è palesemente +dalla parte loro, e nessun interesse generale è +danneggiato: del qual fatto sarebbero molto imbarazzati +a citare un esempio. +</p> + +<p> +Così è. Fa più nemici a ogni buona causa la +paura che la persuasione e l’interesse: anche l’interesse, +sebbene la paura nasca da questo, perchè +in molti, a cuor pacato, il sentimento dell’interesse +individuale o di classe non è tanto forte +da toglier loro la percezione e il rispetto dell’interesse +altrui: è la paura che lo ingigantisce +e lo accieca. Disse Garibaldi che «la paura non +serve a niente». Così fosse soltanto! Ma è ben +di peggio. Essa confonde la visione del vero, offusca +il concetto della giustizia, comprime il sentimento +della pietà, e paralizza ogni forza benefica +d’azione civile. +</p> + +<h3 id="malinteso">Il malinteso borghese.</h3> + +<p> +L’«ignoranza plebea» è quella della moltitudine, +la quale non sa perchè non ha studiato e +non ha studiato perchè non ha potuto; nè si +può disconoscere che questa ignoranza sia senza +colpa. Eppure come d’una colpa ne parlano con +iroso disprezzo coloro che attribuiscono ad essa +la facilità con cui il popolo accoglie «le illusioni +del socialismo». Se poi osservate loro che +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +in tutti i paesi queste «illusioni» sono più facilmente +accolte dalla parte più incolta, essi rispondono +che sono egualmente facili ad illudersi +«l’ignoranza e la mezza cultura». Ebbene, arrestiamoci +qui, perchè l’argomento si può rivoltare. +</p> + +<p> +La mezza cultura è facile del pari ad accettare +idee false e a respingere e a dileggiare delle giuste, +soltanto perchè nuove e grandi. Non sarebbe +per l’appunto la mezza cultura della nostra borghesia +quella che la fa così arditamente sentenziar +false, insensate, chimeriche le idee socialistiche? +</p> + +<p> +Ogni socialista si persuade di questa verità +dopo aver riconosciuto per esperienza che, quanto +più gli avversari con cui gli occorre discutere +quelle idee sono largamente e profondamente +colti, tanto più si mostrano inclini ad accettarne +alcune, cauti nel respingere le altre, disposti +a ponderarle tutte, e gravemente pensierosi +del corso e degli effetti che esse possano +avere nell’avvenire. Via via che si discende sulla +scala della cultura, si trova una più feroce ostilità. +Toccato sul socialismo il professore universitario +riflette e ragiona; il capomastro arricchito +strepita e sputa. E questa diversità ha un +grande e consolante significato. +</p> + +<p> +Si obbietterà: — In che maniera potete parlare +di mezza cultura in Italia, dove gli studi economici, +per consenso anche di illustri stranieri, sono +spinti innanzi e diffusi più che in ogni altro +paese? A questa domanda risponde un valente +sociologo italiano (che non è socialista) in uno +scritto «sul movimento economico e sociale in +Italia» pubblicato da un’importante rivista belga. +Risponde che i cultori di questi studi, fra +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +noi, formano quasi una classe a parte, che influisce +pochissimo sulla borghesia, la quale sta +fuori quasi affatto dalla cultura superiore, in +modo che il grande progresso degli studi economici +e sociali non è in relazione diretta con quello +della cultura pubblica. E in prova di ciò allega +il fatto che la grande maggioranza delle nostre +persone colte, ignorando che le dottrine del +socialismo hanno ormai un largo e saldo fondamento +scientifico, ne parlano ancora candidamente +come di compassionevoli utopie. E cita un +grande e autorevole giornale italiano, che pochi +mesi sono pronunciava ancora questa sentenza: +«Il socialismo è il danaro degli altri». +</p> + +<p> +Ebbene è così. Ma uomini dotti in scienze e in +lettere, persone che reggono alte cariche dello +Stato, giovani e signore brillanti dell’aristocrazia +intellettuale, e bravi insegnanti e ottimi impiegati +e funzionari e proprietari anche di alto bordo, +la grandissima maggioranza, insomma, della +nostra media ed alta borghesia, è ancora a questo +segno. Interrogateli, tastateli intorno alla +più grande questione del tempo nostro, voi riconoscerete +subito, in quasi tutti, l’ignoranza perfino +del significato proprio delle parole più indispensabili +a discutere; v’udite dare di quelle +risposte che vi rivelano istantaneamente l’assoluta +inutilità di ogni discussione, e vi fanno rimanere +stupefatti, presi da un senso di tristezza +e di pietà che vi mozza la parola. +</p> + +<p> +Sì, a questo punto siamo ancora in Italia. +</p> + +<p> +Questa profonda agitazione di popoli, che ha +la sua causa in tutte le miserie e in tutti i dolori +umani e trae la sua forza da tutti i progressi +materiali e morali dei tempi nuovi; questa aspirazione +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +di milioni e milioni d’uomini a salire ad +un ordine di vita più degno, a godere della parte +che loro spetta dei beni che essi producono, ad +affrancare il proprio lavoro dalla servitù che lo +strozza e l’anima loro dalla ignoranza che li incatena +e li avvilisce, questo irresistibile movimento +del proletariato «spinto da tutte le forze +della storia e da tutte le necessità economiche +del secolo» ad un miglioramento di Stato che +andrà a vantaggio di tutto quanto il corpo sociale +e attuerà una forma di civiltà superiore, impossibile +a immaginarsi raggiunta per altra via; +tutto questo non è che.... «il denaro degli altri». +</p> + +<p> +Questo sentimento invincibile, d’un nuovo diritto +che in questi paesi urta e scuote dalle fondamenta +l’edificio delle vecchie legislazioni e +vuole conversa in pro dei milioni di deboli la +protezione della legge non sfruttata finora se +non da pochi che la dettarono; questa ribellione +della coscienza universale contro il disordine della +produzione, contro la furia pazza della concorrenza +seminatrice di rovine; contro le disuguaglianze +mostruose e la mostruosa tirannia delle +ricchezze usurpate e confederate a pubblico +danno; questo vasto e possente soffio di pietà +e di fraternità che tende ad associare tutte le +forze a benefizio comune, sopprimendo le cagioni +degli odii e delle violenze sociali e conciliando +tutta la libertà con tutta l’uguaglianza possibile +in una forma di Stato che non sia altro +che «la volontà organizzata di tutti»; tutto questo +non è che.... «il danaro degli altri». +</p> + +<p> +Tutti i grandi intelligenti che da mezzo secolo +hanno forzato l’economia politica a riconoscere +di non esser soltanto «la coscienza dell’egoismo +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +umano» e hanno gettato lo sgomento e il disordine +fra le file dei vecchi campioni del brigantaggio +legale: l’uomo di genio che con uno dei +più poderosi sforzi che abbia mai compiuto il +pensiero umano ha dimostrato la trasformazione +sociale come la meta inevitabile di tutta l’evoluzione +storica, suscitando dietro di sè una +legione di dotti e intrepidi apostoli che hanno +conquistato la Germania; i potenti pensatori +americani ed inglesi che con maraviglioso apparecchio +di dottrina agitano da anni la formidabile +questione della «nazionalizzazione della +terra»; i sapienti ed infaticabili organizzatori +belgi che con un lavoro miracolosamente paziente +hanno fatto già «emergere dal mare borghese +un arcipelago di isole socialiste» pronte a riunirsi +alla prima scossa tellurica in un continente; +tutti i privilegiati e i ricchi d’ogni nazione, +che, spinti dalla ragione e dal cuore verso la +nuova Idea, hanno per essa rinunziato agli onori, +alle ricchezze e alla pace; e tutti quegli altri +innumerevoli di ogni classe che, senza alcuna +speranza di vantaggio personale neanche remoto, +hanno affrontato ed affrontano per quella +Idea calunnie, persecuzioni, esilii, miseria, alteri +dei loro sacrifizi, incrollabili nella loro fede, ricompensati +di ogni danno e felici per quella speranza +d’un mondo migliore che portan nell’anima; +tutti costoro non sono che gente.... che vuole +«il denaro degli altri». +</p> + +<p> +Questo a molti della classe proletaria parrà +incredibile. — Non credono quello che dicono — penseranno +essi — così diranno per ira o per +ostentazione di noncuranza a chi con lo spauracchio +del socialismo li turba: ma, in realtà, +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +intuiranno la grandezza dell’Idea e dei fatti, e +celatamente se ne occuperanno con curiosità e +con coscienza. — Ma no, punto. Ci sarà qualche +rara eccezione. Ma la grandissima maggioranza, +giudicando come giudica, è in piena buona fede, +e per naturale indolenza o per dispettoso proposito +tiene rigorosamente chiuso l’intelletto a tutto +quest’ordine di idee, e con puerile ostinatezza ripete +all’infinito contro le nuove dottrine degli +stessi logori, decrepiti argomenti ereditati dalle +passate generazioni, strepitando contro chi, anche +con le più miti forme, insiste a farle osservare +che non servono più. Bene ha detto non +so che storico: che Dio acceca le classi sociali +che vuol perdere. Ed è fiato perso dir loro come +il cardinale Manning — che è insensatezza il +chiudere gli occhi per non vedere l’abisso verso +cui si corre. +</p> + +<p> +Si consolino dunque quei rozzi lavoratori, che +qualche volta si dolgono e si vergognano di mancar +della coltura necessaria per comprendere pienamente +la grande questione che li interessa. +</p> + +<p> +Quel monco e vago concetto che essi possono +avere dei vizi del nostro ordinamento sociale e +delle vaste riforme disegnate è quasi una cognizione +luminosa in confronto della «<i>voluta +oscurità del sepolcro</i>» in cui rimane a +tal riguardo la mente della maggior parte della +gente colta, oscurità in cui socialisti e ladri +di strada, collettivismo e anarchia, Carlo Marx +e Davide Lazzaretti, e organizzazione del lavoro +e divisione dei beni e naufragio della civiltà, formando +tutto una arruffata inestricabile fantasmagoria, +attraverso alla quale passa una volta +all’anno un lampo livido di paura, non tanto +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +per illuminarla, quanto per accrescerne la miseranda +confusione. +</p> + +<p> +Si consolino dunque. Coll’andar del tempo, +istruiti dalla propaganda, esercitati dalla riflessione, +essi comprenderanno sempre meglio gli elementi +della dottrina e la ragione degli avvenimenti; +mentre il maggior numero dei loro avversari, +avendo sempre più annebbiata la mente +dall’orgoglio offeso e dalla crescente inquietudine, +<i>capiranno sempre meno</i> dell’una e +dell’altra cosa. +</p> + +<p> +Il socialismo, rovesciate le ultime barriere internazionali, +invaderà il loro paese come un oceano, +ed essi cercheranno ancora all’orizzonte i «pochi +abitatori», cagione unica della inondazione, +per denunziarli alle Autorità costituite. La marea +montante inghiottirà l’una dopo l’altra istituzioni +fracide, privilegi iniqui, idoli falsi e ricchezze +scellerate, ed essi crederanno quello il +trionfo passeggiero di un’idea pazza, portata in +su da un’ondata improvvisa della canaglia; «e +avranno l’acqua alla gola che non capiranno ancora»; +<i>e moriranno affogati, senz’aver +capito ancora</i>. E se risuscitando di qui a +cent’anni, potessero vedere estirpata dal mondo +la miseria, rigenerate le plebi, trionfante la giustizia +e mutata in libertà vera questa larva miserabile +che ne porta il nome, credo che davanti +a quello spettacolo crollerebbero il capo in atto +di sdegno, dicendo: — Tutto questo non è che.... +«il danaro degli altri». +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +</p> + +<h3 id="eguaglianza">L’eguaglianza nel socialismo.</h3> + +<p> +Tempo fa, un giovane drammatico, del quale +ammiriamo l’ingegno vigoroso, rispondeva alla +circolare d’un giornale, che domandavagli la sua +opinione intorno al socialismo: +</p> + +<p> +« — Vi sono avverso perchè <i>socialismo</i> significa +<i>eguaglianza</i>, e questa sola parola mi +irrita». +</p> + +<p> +Questa risposta, che esprime il pensiero di +molti, ci suggerisce alcune considerazioni. +</p> + +<p> +Prima di tutto, non ci pare una risposta chiara. +</p> + +<p> +A quale eguaglianza, domandiamo all’egregio +autore, volete alludere? +</p> + +<p> +Non vi domandiamo se è «l’eguaglianza davanti +a Dio» perchè, se siete credente, la domanda +sarebbe per voi un’offesa, e se non lo siete, non +avrebbe per voi alcun senso. +</p> + +<p> +Non vi domandiamo se avete accennato all’«eguaglianza +davanti alla legge», perchè per +voi, cittadino italiano liberale, sarebbe anche questa +domanda un’ingiuria. +</p> + +<p> +Non vi domandiamo neppure se avete inteso +di dire «l’eguaglianza di tutti gli uomini nell’estimazione +pubblica», perchè non possiamo supporre +che voi attribuiate al socialismo l’ideale assurdo +di una società in cui l’uomo ottuso, fiacco, inutile, +vile o malvagio e l’uomo d’ingegno, di cuore +e di carattere, operoso e utile ai suoi concittadini, +siano considerati tutt’uno. Voi capite benissimo +che, qualunque eguaglianza debba regnare +nella società da noi presagita, fra il semplice +lavoratore meccanico e l’inventore d’una macchina +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +che allevierà il lavoro a migliaia di braccia, +fra il portinaio del teatro e l’autor drammatico +che rallegrerà e commoverà migliaia di cuori, vi +sarà sempre nel concetto pubblico, la distanza +che separa la stima dall’ammirazione, la benevolenza +dall’entusiasmo, l’oscurità dalla gloria. +Dicono il contrario i nemici del socialismo ignoranti +ed ipocriti; non lo dite dunque voi, si capisce. +</p> + +<p> +Non pensiamo nemmeno che abbiate fatto allusione +all’«eguaglianza economica», poichè la +favola dello Stato socialista in cui tutti mangiano +la stessa razione e vestono gli stessi panni +non è più sfruttata neppure dai burloni di +mala fede e di poco spirito; perchè voi non ignorate, +senza dubbio, che la formola: «a ciascuno +secondo i suoi bisogni» non esprime che un ideale +remoto, non reputato attuabile, anche dai socialisti, +se non in un tempo in cui la produzione +sia cresciuta sotto ogni sua forma, a tal segno, +da sopprimere il problema stesso della ripartizione; +perchè voi sapete certamente (e lo sa il +più incolto degli operai socialisti) che la formula +del socialismo è: «a ciascuno secondo le +sue opere»; ciò che sottintende una diversità +di guadagni, corrispondente alla varia qualità +e quantità del lavoro, e quindi una diversità di +agiatezza e di modi di vita, non contradetta punto +dal principio dell’abolizione «della proprietà +privata dei mezzi di produzione»; la quale consente +ogni altra maniera di proprietà, di oggetti +utili e superflui, di comodità, di diletto e d’ornamento, +acquistabili col frutto diretto del proprio +lavoro. +</p> + +<p> +Quale può esser dunque il Vostro pensiero? È +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +forse questo: che nello stato d’eguaglianza voluto +dal socialismo non sarà più possibile a chi +è dotato di grandi facoltà d’intelletto e di elette +qualità d’animo l’ottenere il premio, secondo voi +meritato, della ricchezza? Se tale è il vostro pensiero: — Guardate +intorno a voi, vi rispondiamo — e +vedrete se, nella società presente, son +le facoltà più alte della mente e le qualità più +elette dell’animo quelle che, nella maggioranza +grandissima dei casi, conducono alla ricchezza. +È evidente anche all’intelligenza d’un fanciullo +che esse non vi conducono se non per rarissime +e quasi miracolose eccezioni, e per via assai più +lunga e difficile di quella per cui vi giungono +delle facoltà intellettuali di second’ordine, aiutate +dall’audacia, dalla fortuna, dall’astuzia, dalla +mancanza di scrupoli, dal disprezzo dell’opinione +pubblica, da un vigore selvaggio di volontà, +da una violenza brutale di egoismo che +toglie all’uomo ogni carattere di creatura cristiana +e civile. Guardatevi intorno e vedrete, in +tutti i campi dell’attività intellettuale, e specialmente +in quello delle scienze, delle lettere e delle +arti, che è il campo vostro, quanti sono gli uomini +d’ingegno, anche elettissimo, e di rara operosità, +i quali, non per loro particolare sfortuna, +ma per forza regolare delle cose, rimangono per +tutta la vita in uno stato di mediocrità economica +vicino all’angustia, costretti a un lavoro +logorante e a una lotta affannosa, piena d’umiliazioni +e dà amarezze. Su cento uomini d’ingegno — ed +onesti, si sottintende — perverrà uno +solo — per la sola virtù del proprio ingegno, — all’agiatezza; +e all’opulenza, uno su mille. Il numero +dei fortunati è dunque così scarso che non +<span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span> +sarebbe ragionevole nè umano, solo per lasciare +a quei pochissimi la strada aperta alla ricchezza, +il respingere una riforma sociale che condurrebbe +a uno stato migliore dei milioni. +</p> + +<p> +L’eguaglianza che voi non volete sarebbe forse +quell’«eguaglianza nelle condizioni iniziali della +lotta per la vita» voluta dal socialismo, la quale +renderebbe possibile a tutti gli uomini d’ingegno +di qualunque stato sociale l’educazione delle +loro migliori facoltà e quindi il concorso ai più +alti uffici intellettuali, che sono ora in massima +parte circoscritti, e quasi ereditari in una +classe sola? Non lo crediamo perchè vi sarebbe +contraddizione stridente fra la vostra avversione +a siffatta eguaglianza e la vostra coscienza d’uomo +d’ingegno a cui pare che l’esercizio utile di +una intelligenza superiore dia diritto a una condizione +di vita privilegiata. Non lo crediamo, perchè +è impossibile che voi non sentiate nel cuore +le mille voci che vi gridano dai campi e dalle officine: — O +signori, poichè dite che l’ingegno +è un dono di Dio, e lo volete onorato e protetto, +affermato che ha lui il governo del mondo, perchè +non lo cercate, come l’oro nella terra, da +per tutto dove si cela? Nascono anche fra noi +intelletti potenti che poggerebbero nelle scienze +e nelle arti ad altezze mirabili, giovando al mondo: +perchè li lasciate all’aratro e all’incudine? +Perchè alla gara degl’ingegni, fra cui la società +deve scegliere a servirla i più forti, non chiamate +anche i nostri, voi che dite che la libertà +politica ha aperto a tutti le vie? — No, voi non +potete non sentire che questo grido è giusto, nè +potete non comprendere che l’eguaglianza «nelle +condizioni iniziali della lotta per la vita» fra +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +tutti i cittadini, consentendo la scelta degli ingegni +sopra una concorrenza centuplicata, produrrebbe +a vantaggio della società una selezione +intellettuale cento volte più rigorosa e feconda +di quella che oggi si compie. Non è dunque neppur +questa, senza dubbio, l’eguaglianza da cui +voi ripugnate. +</p> + +<p> +Quale può essere allora il vostro pensiero e +quello degli altri moltissimi che avrebbero dato +la vostra stessa risposta? Qual’è la ragione per +cui, anche astraendo da ogni idea d’eguaglianza +economica, suona così ingrata e spaurevole questa +parola alle persone della vostra classe, siano +coltissime o inverniciate appena di lettere, siano +ricche o agiate e anche vicine alla povertà? +Sono, a parer nostro, molte ragioni e sentimenti +diversi e confusi, ragioni d’interesse e d’orgoglio, +legate ad abitudini e a pregiudizi antichi; la maggior +parte delle quali nessuno osa dire apertamente, +e moltissimi non saprebbero neppur spiegare +a sè stessi. +</p> + +<p> +Prima di tutto, essendo fermo nella più parte +il concetto che la gran moltitudine dei lavoratori +poveri non possa innalzarsi mai, quasi per +legge di natura e per una specie d’inferiorità congenita, +a dignità di vita intellettuale e a gentilezza +di sensi e di modi, pare alla più parte che +il voler l’eguaglianza non possa significar altro +che voler rendere tutti ignoranti e rozzi a un +modo. Oltre di ciò, nelle condizioni attuali della +società, noi della classe borghese (diciamo «noi» +soltanto per esprimerci più chiaramente per il +fatto d’appartenere a una classe che ha in mano +la somma delle forze sociali e trae dalla comunanza +degli interessi uno spirito di solidarietà +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +suo esclusivo) godiamo di mille soddisfazioni morali +e protezioni e favori, che temiamo, confondendosi +le classi, di perdere. La prima protezione, +innegabile ed evidentissima, è quella della giustizia, +esercitata da cittadini della classe nostra, +compresi dei nostri sentimenti; dei nostri +interessi e delle nostre idee. La prima soddisfazione +è quella di sentirci, anche se mediocri +d’intelligenza e scarsi di cultura, infinitamente +superiori ai nove decimi della popolazione, mantenuti +necessariamente in uno stato di ignoranza +quasi barbarica: facile superiorità, che, coll’assurgere +della moltitudine a un più alto grado +d’educazione intellettuale, ci sarebbe tolta o +scemata. Di più, noi abbiamo assegnato, per interesse +di classe, ad ogni anche facilissimo ed +umile lavoro intellettuale un grado di nobiltà, +così ingiustamente superiore a quello d’ogni lavoro +meccanico anche più utile e difficile e pericoloso, +che un mutamento dello spirito pubblico, +il quale innalzasse l’opera manuale all’estimazione +che le è dovuta, ridurrebbe l’opera +della maggior parte di noi al livello di questa; +onde temiamo quel mutamento.... S’aggiunga che +noi temiamo di perdere il diritto, che, per un’esagerazione +egoistica, di amor paterno, ci siamo +creati, ma della cui giustizia non siamo veramente +persuasi, di tramandare ai nostri figli l’agiatezza +che abbiamo acquistata, col nostro lavoro: +ossia la facoltà di vivere senza lavorare, +di godere dei beni da noi non guadagnati, senza +quella ingiustificazione che li fa nostri nella nostra +coscienza. E non basta: noi ci siamo fatto +un mondo a parte, in cui si può goder la stima +o l’apparenza del rispetto di tutti anche non facendo +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +nulla, o smettendo di lavorare, per vivere +a spese pubbliche, venti anni prima di non esser +più abili al lavoro, o esercitando l’ingegno in +frivolezze o sciupando insensatamente il proprio +avere: un mondo in cui si può acquistar simpatia +e considerazione sfoggiando un’istruzione superficiale +e in gran parte inutile, usando certi modi +convenzionali, parlando un certo linguaggio di +cerimonia e vivendo secondo certe regole di decoro +da noi stabilite: tutti vantaggi e privilegi +che svanirebbero affatto in una società in cui +il valore degli uomini si misurasse alla sola stregua +della loro opera di lavoratori. Noi temiamo, +infine, la perdita del lusso, che dà in parte le +compiacenze della gloria, e che è una specie di +gioia comprata; la facilità di acquistar nome +di benefici e di esser lodati e benedetti dando +alla povertà la centesima parte del nostro superfluo, +la soddisfazione di andar distinti dalla +moltitudine per mezzo di titoli e di segni onorifici +di agevole acquisto, che sono per la nostra +classe ciò che i gioielli e i fiori di cui s’orna +la donna davanti allo specchio, ed altri infiniti +godimenti e diletti raffinati, non possibili +che a chi ha denaro e tempo da gettar via; nei +quali diciamo che consiste l’essenza della civiltà, +mentre non son che i segni della sua vanità +e della sua corruzione. +</p> + +<p> +Queste sono le ragioni vere, per le quali aborriamo +tutti, quasi istintivamente, da quella qualsiasi +eguaglianza che il socialismo annunzia, e +perchè queste ragioni ci vergogniamo di dirle, +ne alleghiamo dell’altre, a cui neppure noi diamo +fede, come quelle della «società convertita +in caserma» e della «terra distribuita a pezzi +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +fra tutti» e delle «anime ridotte tutte a uno +stampo», per dirla con l’autore delle «Vergini +delle rocce»; la quale ultima è il più sciocco, il +più vieto e il più compassionevole sproposito che +si possa lanciare contro il socialismo. +</p> + +<p> +A tutte le accennate ragioni d’avversione alle +nostre idee se ne aggiunge negli scrittori una +particolare, ed è un segreto risentimento che essi +nutrono contro le moltitudini incolte, le quali +non comprendono l’opera loro ed anche ignorano +in gran parte la loro fama. Ma chi ha mente e +cuor vero d’artista non dovrebbe esser capace +di questo risentimento ingiusto, che ha radice +in un orgoglio meschino; dovrebbe anzi in quel +fatto che può addolorarlo, ma non offenderlo, +riconoscere un argomento in favore dell’idea socialista, +la quale portando con sè un più alto +grado d’istruzione popolare, innalzando la folla +a uno stato di vita più intellettuale, promette +agli scrittori e agli artisti un ben altro campo +di gloria da quello che oggi è loro concesso. Come +non pensano essi che cosa sarebbe la loro +potenza quando il raggio del loro pensiero, non +più intercettato dal baluardo d’ignoranza che divide +ora la società in una piccola minoranza civile +e in una grandissima maggioranza semi-barbara, +penetrasse a traverso a tutti gli strati +sociali, recando la sua luce e il calore dalle capanne +della montagna ai sotterranei della mina, +dappertutto dove c’è un cuore che palpita e +una fronte che suda? Come l’anima loro non s’infiamma +di speranza e di entusiasmo a questa +idea? E come non presentono che questo dev’essere +e che sarà certamente, se la ragione umana +non si spegne? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +</p> + +<p> +Sì, questo sarà. La parola dello scrittore di +genio che ora corre come un rigagnolo, serpeggiante +in un vasto letto arido dove pochi passanti +ne raccolgono il mormorio e ne godono il refrigerio, +sarà nella società avvenire un fiume dalla +voce enorme, chiamerà a dissetarsi sulle sue vaste +sponde e ad attingere acque fecondatrici un +popolo intero. E il piccolo plauso teatrale che +dà agli scrittori d’oggi il coro angusto dei privilegiati +della cultura, parrà ai grandi scrittori +d’allora una ben misera cosa appetto alla suprema +dolcezza di sentir mormorare il proprio nome +in suono di gratitudine dall’onda immensa del +popolo che lavora. +</p> + +<p> +E molti di essi diranno in quel tempo: — Non +ci ricordate la «disuguaglianza» della società +passata, che inceppava l’ingegno e strozzava la +gloria: «quella sola parola c’irrita». +</p> + +<h3 id="turati">Filippo Turati al Tribunale di Guerra.</h3> + +<p> +Giungeva il carrozzone del cellulare, un gran +cassone chiuso e tetro come un feretro. Mi parve +di vedere, attraverso le pareti, gli imputati — Turati, +De Andreis, Morgari — coi ferri ai polsi +e mi gonfiò il cuore. +</p> + +<p> +— Oh, no! — pensai — lì dentro non c’è un +delitto, ma una idea! +</p> + +<p> +E mi consolai al pensiero che l’idea nazionale +aveva patito per cinquant’anni la stessa sorte. +Un minuto dopo giunse a piedi un gruppo di ufficiali +di varie armi, in alta tenuta, con la fuciacca +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +azzurra a bandoliera, muti e gravi, visibilmente +compresi della terribile responsabilità che +stavano per assumere. Entrai fra loro.... +</p> + +<p> +Giunse poco dopo, sola, la madre di Turati, +che da tre mesi conduceva una vita di mortale angoscia. +Ha il volto pallido, interroga tutte le +faccie con attento sguardo e inquieto, e parla +con voce tremante. La maggior inquietudine sua +è per la salute del figlio, che teme non possa reggere +al regime della prigione.... +</p> + +<p> +Un ricordo assai lontano mi tornò alla memoria +nell’udir parlare la povera signora. Trentasei +anni or sono suo marito era prefetto di Cuneo, +dove mio padre era impiegato; veniva qualche +volta da noi un bimbo di quattro anni, la cui +giacchetta corta, di color nocciuola, mi è rimasta +impressa nella memoria. Quel bimbo era Filippo, +il futuro direttore della «Critica sociale» +e deputato per Milano predestinato al Tribunale +di guerra.... +</p> + +<p> +..... Venne il mio turno. L’ufficiale difensore +pregò il Presidente d’interrogarmi se credevo +possibile che Turati fosse stato preparatore o +istigatore o complice in alcun modo ai tumulti! +La risposta era facile. Io conoscevo tutti gli +scritti e i discorsi suoi dai quali emerge lucidissimo +questo convincimento, che è assurdo condurre +a fine una rivoluzione economica con la +violenza; che può prepararsi solo con l’educazione +intellettuale, morale e civile delle moltitudini, +con una trasformazione profonda della coscienza +pubblica, con una lenta e progressiva +organizzazione delle classi lavoratrici; che i predicatori +della rivolta, specialmente nel nostro +paese, meno maturato d’ogni altro a qualsiasi +<span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span> +improvvisa e radicale trasformazione sociale, +sono i più pericolosi nemici del socialismo. +</p> + +<p> +Turati non s’era mai sviato da queste idee. +Era violento nella forma, ma per temperamento +di scrittore, non con propositi di propagandista. +Comunque non era mai stato un propagandista +da esercitare immediata influenza su le masse, +per la sua forma troppo letteraria, pel ragionamento +troppo fine.... +</p> + +<p> +.... Il presidente mi rilasciò in libertà. Gli +domandai il permesso di salutare gli accusati. +Me lo concesse. Mi avvicinai al banco e strinsi +le tre mani che cercavano la mia, dicendo: A +rivederci! +</p> + +<p> +Ma la mia mano tremò nello stringere quella +di Turati: un triste presentimento mi passò pel +cuore: quello di non rivederlo più! +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<h4>La mia deposizione nel processo a Filippo Turati.</h4> + +<p> +Ho letto tutti gli scritti di Filippo Turati. L’opera +del sul ingegno acutissimo, sostenuto da +una salda coltura scientifica ed armato d’una +dialettica potente, concorse in gran parte a farmi +accettare la dottrina ed abbracciare la causa del +socialismo. Non parlai con lui che poche volte. — Fra +le prime parole di lui, che mi rimasero più +impresse, ricordo le seguenti, ch’erano in un articolo +ch’egli diresse alla classe lavoratrice per +distoglierla da ogni tentativo di ribellione violenta. +</p> + +<p> +— «E se anche vinceste, sareste capace di cogliere +i frutti della vittoria? Vi trovereste ora +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +in grado di mandare avanti le industrie e le amministrazioni, +di sostituire la borghesia nella funzione +sociale che essa compie attualmente?» +</p> + +<p> +In tutti i suoi scritti letti dappoi lo trovai sempre +coerente a quel concetto. Non conosco altro +scrittore socialista in cui mi sia sempre parsa +così profonda, così lucida come in lui la convinzione +dell’assoluta inefficacia d’un’azione improvvisa +e violenta a compiere una rivoluzione economica; +nessuno più profondamente persuaso +della impossibilità di trasformare l’organismo sociale +senza una previa, graduale, lenta trasformazione +delle idee e delle istituzioni presenti; +nessuno che abbia più spesso e più evidentemente +dimostrato la lunghezza e la difficoltà +del cammino che resta a percorrere al proletariato +italiano sulla via dell’educazione morale +e civile dell’organizzazione delle proprie forze e +dell’esercizio dei propri diritti politici per giungere +all’attuazione dell’idea socialista. +</p> + +<p> +Nei suoi scritti lo trovai violento spesso, anzi +quasi sempre, contro avversari, contro idee, contro +sistemi; non violento per ciò che riguarda i +mezzi e i modi di lotta che il partito socialista +dovesse seguire per raggiungere i suoi fini. +</p> + +<p> +Se qualche volta egli fosse uscito dalla retta +via, io mi sarei valso dell’autorità che mi dava +su lui l’età maggiore per richiamarlo su quella +via. +</p> + +<p> +Se avessi una volta sospettato che fosse intento +occulto del partito socialista, del quale +riconoscevo in lui il più autorevole interprete, +l’azione violenta — persuaso com’ero, e come sono, +dell’insensatezza di un tale intento — non +avrei esitato un’ora a ritirarmi dal partito pubblicamente, +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +e sarebbe stato Turati il primo a cui +ne avrei dato l’annuncio. +</p> + +<p> +Se, d’altra parte, avesse avuto un tale intento +il Turati, logicamente gli sarebbero dovuti parere +discordanti dal suo modo di sentire e di pensare, +troppo pacifici, troppo miti gli scritti e +i discorsi miei; egli non mi diede mai su questi, +invece, che le più benevole, le più esplicite approvazioni. +</p> + +<p> +E un’altra prova per me evidentissima ch’egli +non intese mai ad eccitare le passioni della moltitudine, +a muovere il popolo alla rivolta, è questa: +che adoperò sempre nei suoi scritti un linguaggio +letterario e scientifico condensato e +sottile, pieno di citazioni, di finezze e di sottintesi +artistici, assolutamente superiore alla intelligenza +media dei lettori della classe operaia. +</p> + +<p> +Ero tanto persuaso, tanto certo ch’egli non +avesse provocato in nessun modo i tumulti di +Milano, che quando ne intesi la prima notizia +domandai subito a me stesso: — Come mai Turati +non è riuscito a impedirli? — E senza saper altro +non dubitai un momento che per impedirli +egli non avesse fatto ogni sforzo possibile, come +seppi in seguito che veramente fece. +</p> + +<p> +E subito e poi, a chiunque mi domandò se credevo +ch’egli avesse in qualsiasi maniera, o apertamente +o di nascosto, preparato o contribuito +a preparare o non cercato di scongiurare o anche +soltanto approvato o desiderato quello che avvenne, +una sola risposta diedi sempre, immediata, +sicura, risoluta come un grido del cuore e +della coscienza: — Lui! Turati!... Ah! è impossibile, +è assurdo! Ne son certo come della mia +esistenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +</p> + +<h3 id="comitato">Un Comitato elettorale.</h3> + +<p> +Quattro anni fa, una sera d’autunno, andai per +la prima volta a portare il mio obolo al Comitato +Elettorale Socialista, che era in una delle più +povere case d’una delle più vecchie strade di +Torino. Attraversai due cortili oscuri, salii quasi +a tentoni per una scaletta da campanile, ed entrai +in una stanza bassa e nuda, mal rischiarata +da un piccolo lume a petrolio, posto sopra a +un tavolino senza vernice, intorno al quale stavano +seduti tre operai che scrivevano. Non credo +che alcun Comitato elettorale democratico abbia +mai avuto un ricetto più conforme all’austerità +dei suoi principii. +</p> + +<p> +V’era in un angolo, sopra una cassetta, un +poligrafo di prezzo minimo; in mezzo a una parete +un foglio di carta, appeso ad un chiodo, con +su il motto di Garibaldi: IL SOCIALISMO È IL +SOLE DELL’AVVENIRE, scritto a mano; pacchi +di circolari ammucchiati sull’ammattonato; +nessun mobile, fuorchè il tavolino e due panche; +le pareti chiazzate d’umido, le finestre coi vetri +rotti, uno squallore di carcere. +</p> + +<p> +— Povero Comitato Socialista — dissi fra me — e +che potrai fare qui dentro? +</p> + +<p> +E pensando agli altri Comitati che si davano +moto in quei giorni, ai grandi uffici di giornali, +ai salotti politicanti, alle belle sale d’Alberghi +e di Circoli dove si preparano le altre candidature, +e alle centinaia di servitori e alle migliaia +di lire e agli innumerevoli mezzi di coazione e +di corruzione di cui gli altri partiti potevano servirsi +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +e si servivano, per comperar coscienze ed +estorcere voti, e paragonando quella potenza lontana +alla miseria presente, confesso che fui preso +da un sentimento di pietà e di tristezza misto a +quell’accoramento amaro che ci dà l’umiliazione +di una persona amata. E una sfiducia improvvisa — faccio +anche questa confessione poco onorevole — mi +vinse. +</p> + +<p> +Mi appoggiai a una parete e stetti pensando. +</p> + +<p> +Intanto altri entravano. Entrando buttavano +sul pavimento i fiammiferi che avevano accesi +per rischiarare la scala. Erano operai che venivano +dalle officine coi capelli arruffati e le mani +nere, studenti, impiegati, maestri; uomini maturi +e giovinetti; qualcuno coi capelli bianchi. +Entravano a coppie, a gruppi, a uno a uno, in +silenzio. Alcuni parevano stanchi, altri sopra pensiero. +Ma appena entrati, e stretta la mano agli +amici, mutavano viso. Poi s’avvicinavano al tavolino, +e ciascuno dava il suo obolo, in logori +biglietti d’una lira o cinquanta centesimi, o in +soldi, che contavano sulla mano. Davano gli uni +la bottiglia di vino di cui avevano bisogno, gli +altri la provvista di tabacco d’una settimana, +chi la serata al teatro che desiderava, chi la +scampagnata domenicale che vagheggiava da un +mese. — E perchè? pensavo, guardandoli. Ne conoscevo +una buona parte e avevo ragionato con +loro. Nessuno sperava una vittoria, e neppur una +dimostrazione elettorale notevole. Nessuno anche +confidando in avvenimenti straordinariamente favorevoli +e in una diffusione meravigliosamente +rapida dell’Idea socialista, sperava in un miglioramento +qualsiasi del proprio stato; molti, da un +mutamento prossimo dello stato sociale avevan +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +piuttosto a temere danni che a sperare vantaggi; +ed io sapevo che lo sapevano. E nondimeno +davano il loro danaro con la compiacenza manifesta +di chi compie un dovere di cui è profondamente +persuaso. Sul viso di tutta quella gente +traspariva la coscienza ferma e tranquilla di servire +una causa, di esser sulla via della verità, +di volere il bene di tutti e di aver per sè l’avvenire. +Si poteva esser certi che non vi era fra +di loro un’ambizione nascosta, una coscienza comprata, +una volontà costretta, un sentimento malfido. +Vedevo giovani studenti che chiamavano +per nome operai cinquantenni, mani bianche che +stringevano mani nere, crocchi di persone d’ogni +classe fra cui appariva un accordo di sentimenti +e una maniera di familiarità, che non avevo +visto mai in alcun tempo e in alcun paese. Mi +pareva di veder gli elementi della nostra società +disciolta che si cercassero e si unissero in una +forma di società nuova, animata da un nuovo +concetto della vita e del mondo, retta da nuove +ragioni di stima e d’affetto reciproco e da +leggi nuove di rispetto e di gentilezza, più sapientemente +civili, più sinceramente cristiane di +quelle che vedevo seguite in ogni altro convegno +o commercio di cittadini di diverso stato. Quell’adunanza +era per me ad un tempo una realtà +e una visione che appagavano un confuso, istintivo, +ardentissimo desiderio di tutta la mia +vita. +</p> + +<p> +E a questi pensieri, improvvisamente, come una +fiamma sotto un soffio, la mia fiducia si ravvivò. — Ah! +se anche credessi che siete tutti illusi — pensai — io +v’amerei e v’ammirerei egualmente, +o bravi giovani, o rudi lavoratori, o poveri vecchi +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +che non avete altro impulso all’opera e al +sacrificio che la speranza d’un bene di cui non +godrete, e che sopportando le durezze della vita +e soffocando le ire provocate e sfidando le persecuzioni +pubbliche e sagrificando la pace domestica, +fondate la vostra speranza sul diritto +del voto, conquistato col sangue dei vostri padri, +ossia sulla libertà, sulla ragione, sul presentimento +del trionfo necessario della verità e +della giustizia. Ma no, voi non siete illusi, poichè +la verità non può essere dalla parte dell’ambizione, +del mercimonio e dell’egoismo; la verità +è nella vostra coscienza libera e serena, è +nella santità del vostro ideale, è in quest’affratellamento +generoso che condanna e corregge le +ingiustizie della fortuna, è in questa fede invitta +che dà ai giovani una maturità precoce, e ringiovanisce +i maturi, e consola i vecchi, e nobilita +tutti. E ogni propaganda d’ogni grande idea, +predestinata a mutare il mondo, è cominciata, +come questa, in luoghi oscuri, fra pareti nude, +in mezzo a gente sprovveduta di tutto, e odiata, +e calunniata, e derisa, mentre i difensori del +passato, armati e ricchi d’ogni cosa, si festeggiano +a vicenda — in sale splendide e risonanti +del plauso dei parassiti — sicuri del presente e +dell’avvenire. +</p> + +<p> +E tutt’a un tratto — con mio stupore — non +perchè mancasse un legame tra il pensiero e l’immagine, +ma per la subitaneità dell’apparizione — mi +rividi dinanzi la statua di Ledru-Rollin, +veduta anni addietro a Parigi, eretta in atteggiamento +profetico, con la mano stesa sull’urna, +come dicendo: Qui è la salute. +</p> + +<p> +E allora, precorrendo il tempo con l’immaginazione, +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +vidi quella povera stanza dilatarsi, e +aprirsi altre sale lontane l’una dopo l’altra, in +tutti i quartieri cittadini, tutte rigurgitanti d’una +folla simile a quella che avevo dinanzi; e tutte +quelle folle, agitate e ardenti, salutare con evviva +frenetici gli annunzi delle grandi vittorie +elettorali, giungenti l’un sull’altro dai vari quartieri, +e da tutte le piccole e grandi città d’Italia; +e, tra gli evviva, le mani bianche cercar le mani +nere, e abbracciarsi i giovani e i vecchi, e scambiarsi +il bacio dei fratelli i figli di coloro che +oggi si minacciano e si odiano.... +</p> + +<p> +Troncai il soliloquio, ed entrai nella folla dei +miei compagni con uno slancio d’allegrezza e +d’affetto, che non m’aveva mai data nessuna amicizia +del passato. +</p> + +<h3 id="alleurne">Lavoratori, alle urne!</h3> + +<p> +I nostri compagni del Comitato elettorale, che +m’invitarono a parlarvi, determinarono il soggetto +del discorso con queste parole: — Eccitare +i ferrovieri, e specialmente gli operai, a prender +parte attiva alla lotta per le elezioni amministrative; +dimostrar loro che essi hanno interesse a +mandare nel Consiglio comunale dei rappresentanti +della classe lavoratrice a cui appartengono. +</p> + +<p> +La cosa mi parve superflua. — Ma come — pensai — vi +sono ancora dei lavoratori non persuasi +di questa verità, della quale sono compresi, +in fondo all’animo, anche molti di coloro che stimerebbero +un’imprudenza di proclamarla? E subito +mi si affacciò alla mente che il primo, il +più efficace mezzo di persuadere gli ostili e di +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +scuotere gl’indifferenti, sarebbe stato di riferir +loro quello che io mi intendo dire ogni giorno +da chi combatte le nostre idee utopistiche di +progresso, di redenzione, di missione politica ed +economica delle classi lavoratrici. +</p> + +<p> +Queste idee — mi dicono — sono in voi, borghesi +traviati e allucinati, non nei vostri adulati +lavoratori; e non sono che in una infima minoranza +di essi, a cui avete attaccato la vostra infermità +cerebrale. Come potete parlare sul serio +delle loro aspirazioni e dei loro propositi, quando +non ve n’ha cinque su dieci che concordino in +un’idea, quando la parte maggiore non si dà +pensiero alcuno delle lotte a cui la chiamate con +tanta insistenza, quando non hanno dato ancora, +qui specialmente, nessuna seria manifestazione +di solidarietà, di armonia, d’unità d’intenti, quando +hanno anzi provato in mille modi che la classe +lavoratrice, come ente collettivo, non esiste ancora? +Voi dite che le classi dirigenti, che la borghesia +è debole perchè è lacerata dai partiti, +scossa da mille contrasti di interessi, divisa in +dieci fedi diverse, e che per questo non opporrà +una lunga resistenza al movimento progressivo +delle classi inferiori. Ma queste son più divise +e più deboli di noi! Noi davanti a un pericolo, +nel nostro interesse comune, ci uniremo in un +sol fascio, e voi lo capite, e lo preannunziate. +Essi, nel loro interesse comune, non si uniscono. +Che c’importa che siano il numero, se, non essendo +nè concordi nè attivi, non sono la forza, +senza di cui non vale il diritto? Che c’importa +che la scheda elettorale possa essere, come voi +dite, lo strumento della loro emancipazione, se +essi o non se ne servono, o l’adoperano contro +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +sè stessi, o la mettono al servizio d’ogni richiedente? +Non uniti nell’esercizio dei mezzi e legali +e pacifici, non lo saranno mai neppure, non lo +potranno mai essere nell’uso dei mezzi violenti. +Noi possiamo dunque riposare tranquilli e ripetere +cento volte a chi ci parla d’un esercito di +lavoratori, che l’esercito non esiste, che non ci +sono che caporali e pattuglie disperse, e la gran +moltitudine si ride della vostra conquista dei +poteri, e che voi sognate a occhi aperti. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +A voi tocca di smentire col fatto quelle asserzioni. +Io mi ingegnerò di persuadervi a smentire. +E notate, non avrei bisogno di parlarvi come +socialista. L’interesse che hanno i lavoratori a +organizzarsi, a concertarsi per mandare alle amministrazioni +comunali e nei parlamenti dei loro +compagni esiste, secondo me, anche fuori della +ragione del socialismo. Non c’è bisogno di creder +possibile o necessario nell’avvenire un determinato +ordinamento sociale per comprendere quell’interesse. +Basta desiderare dei miglioramenti nella +vostra condizione, come tutti desiderate; basta +capire che, siccome nessun miglioramento importante +nello stato delle classi inferiori può avvenire +senza sacrifici gravi nelle classi sovrastanti, +e poichè sui sacrifici spontanei, essendo qual’è +la natura umana, è illogico il fare assegnamento, +così quei miglioramenti bisogna conquistarli; e +che nessuna conquista si fa da una classe sociale +senza lotta, e nessuna lotta si vince senza +forza, e la forza non si consegue senza l’accordo +della classe. Ora quest’accordo è possibile, è ragionevole, +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +si deve compiere anche tra i lavoratori +che non siano d’una sola idea e d’un sol +sentimento riguardo al socialismo. Non si deve +forse, prima di giungere a questo, passare per +una serie di riforme e di conquiste minori che +tutti vogliono ugualmente? Ma io dico questo +a voi! Ma se son molti i borghesi stessi persuasi +di questa verità. +</p> + +<p> +Ve n’ha molti, ostili al socialismo, che credono +inattuabile, ma che pure, essendo onesti, vedon +con occhio favorevole e affrettano col desiderio +il movimento d’organizzazione delle classi lavoratrici, +anche sotto la bandiera socialista, come +il solo mezzo che rimanga di pervenire a riforme +radicali a vantaggio loro, senza le quali credono +anch’essi inevitabili degli sconvolgimenti funesti +alla società. E fanno questo ragionamento +che non manca di logica: — O hanno ragione +i socialisti, i quali affermano, non già di voler +rifare il mondo sopra un disegno della loro fantasia, +ma di sollecitare soltanto una trasformazione +a cui la società è condotta irresistibilmente +dalla forza stessa delle leggi vitali che la reggono, — e +se questo è vero, se la trasformazione +è inevitabile, non solo è inutile d’intralciare, ma +è logico assecondare il movimento. — O se è +vero l’opposto, ossia che questa trasformazione +non è necessaria, e la società non avverrà pel +solo fatto che i socialisti la vogliono, una forza +invincibile vi si opporrà, contro cui tutti i loro +conati si spezzeranno come contro una legge di +natura; e in questo caso non c’è nulla a temere, +e si ha da assecondare egualmente un movimento +il quale, senza arrivare alla mèta che si propone +e da cui noi rifuggiamo, produrrà pure dei vantaggi +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +grandissimi, non conseguibili per altra via. +Vorrete voi essere meno arditi di questi prudenti +conservatori? +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Veniamo ora al vivo dell’argomento. +</p> + +<p> +Non vi pare un’anomalia singolarissima che +nei Consigli comunali di città dalle centinaia +di migliaia d’abitanti, in Consigli dove si trattano +interessi di tutte le classi sociali, tutte le +classi siano personalmente rappresentate, tutte, +fuorchè la più numerosa, che è anche quella che +ha maggior bisogno d’esser tutelata? Io credo +che la cosa parrà un giorno tanto strana che se +n’andranno a cercar le cause con la stessa curiosità +con cui si ricercano quelle dei più singolari +fenomeni sociali del tempo andato. +</p> + +<p> +Io m’immagino uno straniero semi-barbaro, ma +di molto acume, piovuto qui da un paese in cui +non sia idea di regime rappresentativo, lo metto +col pensiero in uno di quei Consigli, e mi par +di sentirlo dire: — Ma come mai! Ecco un’assemblea +in cui si parla ogni momento d’interessi +del lavoro e di lavoratori, in cui l’uno accusa +l’altro a ogni tratto di non essere vero interprete +dei loro sentimenti, delle loro aspirazioni, e d’operai +non c’è un solo, non uno che possa dire: +i <i>nostri</i> sentimenti, le <i>nostre</i> aspirazioni, i +<i>nostri</i> bisogni son questi! — Dopo essersi fatto +spiegare a un di presso in qual maniera si formino +queste assemblee, il mio semi-barbaro direbbe +al suo cicerone: — Ho capito! Qui non c’è +operai perchè gli operai non sono elettori. — Ma +no, lo sono — gli sarebbe risposto — e dispongono +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +di migliaia di voti. — Allora direbbe: — Sono +elettori, ma non sono eleggibili: ma essi +non eleggono alcuno dei loro perchè non ce n’è +alcuno che sappia parlare nè scrivere. — Ma no, +vi ingannate: ce n’è molti che parlano mirabilmente +dei propri interessi nelle loro riunioni professionali +o di partito e ce n’è anche molti che +sanno trattare la penna a dovere, tanto che se +si fondasse un giornale come quel tal «Buon +senso», fondato a Parigi nel ’48, aperto a tutti +i lavoratori, si farebbero anche qui delle scoperte +particolari curiose. — Ho capito questa volta — direbbe +finalmente lo straniero. — Essi non +eleggono nessuno della propria classe perchè vedono +gl’interessi loro ben patrocinati dai rappresentanti +della classe borghese, che stimano inutile +aver dei rappresentanti propri, e si tengono +per ampiamente soddisfatti. — Ma no, veda, non +sono soddisfatti, si lagnano, dicono d’aver delle +ragioni da far valere, gridano che ci sono delle +ingiustizie da correggere, delle riforme da proporre, +mille cose da fare. — E allora.... il mio +semi-barbaro non capirebbe proprio nulla. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Mi soffermo un momento all’ultima supposizione +di questo straniero immaginario, perchè +esprime forse il pensiero di alcuno di voi; mi +ci soffermo per dire che nessun rappresentante +borghese, per quanto sia sincero ed efficace propugnatore +della causa de’ lavoratori, potrà mai +avere in un’assemblea quell’efficacia particolare +che vi ha uno della vostra classe, il quale la +rappresenta con la sua stessa persona e ne spira +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +l’alito dalle labbra, che può parlare di bisogni +che sente egli stesso e di sacrifizi ch’egli stesso +compie e ha compiuti, che protegge gli interessi +del lavoro ch’egli fa e di cui vive, che è in relazione +intima, fraterna e continua coi suoi rappresentanti, +che non è legato ai rappresentanti +degli interessi diversi od opposti da mille sottilissimi +vincoli, non lacerabili, di amicizie antiche, +d’identità d’abitudini, di idee comuni in altri +campi, che non è impacciato dal fatto d’aver +professato in altri tempi opinioni discordi da +quelle suo d’oggigiorno, o di essere stato per queste +indifferente; e che non può essere sospetto +in alcun modo di mancanza di sincerità.... perchè +siamo a questo ancora — che par tanto illogico +e strano che uno si appassioni e combatta per +interessi sian pure sacrosanti, ma non strettamente +collegati o contrari a quelli della propria +classe, che il pensiero ch’ei sia un uomo generoso +è l’ultimo che s’affacci alla mente degli +avversari: il primo è che sia un impostore. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Certo, io mi rendo conto dei dubbi che hanno +molti di voi a questo proposito, dubbi che non +si danno, generalmente, negli operai di Comuni +rurali. Là il Lavoratore vede partecipare all’amministrazione +pubblica persone della sua medesima +classe, di coltura non maggiore alla sua, +e che trattano dei piccoli interessi comuni con la +semplicità, e col linguaggio che egli stesso adopera: +gli par quindi naturale, e non può parergli +inutile di mandar fra gli amministratori del Comune +uno dei suoi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_246">[246]</span> +</p> + +<p> +La cosa è diversa, si capisce, nelle grandi città. +Abituato per tradizione a veder sedere nei Consigli +cittadini di una sola classe, a vedervi rappresentati +largamente la scienza, l’ingegno, l’esperienza +degli affari, la ricchezza, e la discussione +sollevata spesso al di sopra della sua cerchia +di cognizioni e di idee, l’operaio ha finito per +considerare quella rappresentanza quasi come un +privilegio signorile, e stenta a capacitarsi del come +un suo compagno vi potrebbe prender parte +utilmente, non riesce a raffigurarselo là che come +uno spostato e un inetto. Ma egli è in errore. Egli +non considera che il suo compagno andrebbe là +a rappresentare un ordine di idee sue proprie, di +interessi di cui ha conoscenza pratica, di questioni +in cui ha un criterio preciso: non pensa +che in ogni discussione ha un grande valore anche +una sola idea netta, espressa a proposito, +sia pure con la più rozza parola; che ciò +che in molte discussioni gli par superiore alla +sua intelligenza e alla sua coltura non è che +zavorra accademica e curialesca gittata sulla +vacuità degli argomenti; che il buon senso +è in ogni luogo e in ogni cosa la prima forza, +e che una gran parte delle lungaggini deplorevoli +a cui si abbandonano spesso le più +colte assemblee, derivano appunto dal non esservi +un sufficiente numero di quegli ingenui +parlatori, a cui manca l’arte d’ingrandire, di assottigliare, +d’intricare, di confondere tutte quante +le questioni, invece di attenersi al fondo delle +cose, come suol fare l’uomo incolto, che è persuaso +di un’idea. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span> +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +E d’altra parte convien che si persuadano i +lavoratori che la loro classe non s’innalzerà mai +fin che un gran numero di loro non saranno passati +per quella impareggiabile scuola pratica che +sono le amministrazioni pubbliche e le amministrazioni +private: intendo per private quelle +delle loro Società e delle loro Corporazioni. +</p> + +<p> +A questa scuola si formarono la maggior parte +dei quarantaquattro deputati del Parlamento germanico — meccanici, +calzolai, falegnami, doratori, +operai d’ogni arte e d’ogni mestiere — in +molti dei quali riconoscono gli stessi avversari, +spesso con parole d’ammirazione, cultura varia, +abilità parlamentare, e, nelle discussioni che toccano +le idee e gli interessi del loro partito, un’efficace +eloquenza. A questa scuola si formò quel +valoroso, quel benemerito Anseele, fiammingo, +fondatore di quell’ammirabile complesso di Cooperative +di Consumo e di produzione che è il +«Vooruit», il più fortunato esempio di organizzazione +socialista che sia stato attuato finora. +Si educò a questa scuola quel Luigi Bertrand, +operaio marmista, in cui sembra incarnato il +genio organizzatore della sua razza che da un +capo all’altro del suo paese fondò Società cooperative, +Case del popolo, Circoli di studi sociali, +e che è, col Volder, l’anima del Partito operaio +belga, rispettato, ammirato anche dai più appassionati +oppugnatori e scalzatori dell’opera +sua. E alla scuola medesima crebbero tutti quegli +operai della sua nazione, i quali, all’ultimo +Congresso internazionale di Bruxelles, diedero +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +prova di tal senso pratico, di tanta chiarezza d’idee, +di una così larga cognizione di molte questioni +sociali ed economiche, che se li avessero +uditi certi uomini d’ordine d’una grande città +italiana, radunatisi l’inverno scorso in Assemblea +por provvedere agli affari propri, avrebbero deplorato +anche più amaramente di quanto fecero +i funesti effetti dell’istruzione popolare. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Comprendo un’altra difficoltà che si oppone, +in molti lavoratori, alla concordia nella lotta +elettorale. E ve lo accenno senza un’ombra di +intenzione di farvi un rimprovero. La difficoltà +risiede in un vostro difetto. — Vostro? — No. +È un difetto di tutti gli uomini, e che si fa sentire +in tutte le classi. Ma è naturale, è scusabile +che si faccia sentire nella vostra forse più +fortemente che nelle altre. Nella classe che ha +più fondate ragioni di lagnarsi delle ingiuste disuguaglianze +sociali, si comprende che sia più +viva la renitenza a conferire ai propri uguali una +forma qualsiasi di superiorità, come si diffidi +più facilmente del compagno che aspira ad innalzarsi, +e anche di quello che è portato in alto +suo malgrado, come sorga il più forte sospetto +che chi esce dalla sua schiera possa abusare dell’autorità +e della fortuna. Ma è pure una tendenza +a cui convien resistere a qualunque costo. +Già lo disse un bravo lavoratore francese +ai suoi camerati, con parole scolpite che io vi +voglio ripetere, non solo perchè possano riferirsi +a voi le sue censure, ma anche per mostrare che +il male è in ogni paese. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +</p> + +<p> +Certo — egli disse — l’opera è lunga, penosa, +irta di difficoltà. Ma se noi non perveniamo a +unirci in uno spirito di larga e forte solidarietà; +se passiamo il tempo a lacerarci l’un l’altro, parodiando +i borghesi nelle loro dispute vane; se +ci divertiamo a giuocare alle chiesuole e alle +consorterie; se non uccidiamo in noi stessi quel +deplorevole senso di gelosia, per cui non possiamo +sopportare tra le nostre file alcuna superiorità +intellettuale; se non ci eleggiamo dei capi +che per obbligarli ad obbedire alle nostre cangianti +volontà, e non per seguire la loro direzione +e ascoltare i loro consigli; se, in una parola, +non riesciamo a governare noi stessi, a nulla mai +potremo riuscire. +</p> + +<p> +E, senza dubbio, è la virtù opposta a questo +difetto quella che costituisce la principal forza +di quel grande partito operaio di Germania, nel +quale — come osservò uno scrittore che lo studiò +addentro — l’osservanza verso i capi è più +profonda che in ogni altro partito dell’impero, +e va non di rado fino all’eccesso, fino a una +cieca sottomissione. Ma è perchè là si comprende +quello che da per tutto si dovrebbe comprendere: +che se è possibile immaginare una società +in cui tutte le disuguaglianze economiche e sociali +siano soppresse anche in forma assoluta, +non è possibile immaginarne una in cui siano +anche soppresse le influenze della superiorità +dell’intelletto e del carattere e si faccia una colpa +dell’ambizione, presa nel suo senso migliore; perchè +il voler togliere alle facoltà e alle opere eccezionali +degli uomini oltre ad ogni eccezionale +compenso economico, anche le soddisfazioni d’una +ambizione legittima, è voler isterilire, paralizzare +<span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span> +la natura umana. E se sapessero i gelosi +che povera cosa sono le soddisfazioni dell’ambiente, +con quante segrete mortificazioni di amor +proprio si scontano, da quante amarezze sono turbate, +specialmente in chi è spinto in su a combattere +fra una classe che non è la sua, invece +d’invidiare e di osteggiare i compagni che salgono, +non darebbero, ne son certo, che incoraggiamenti +e conforti di fratelli. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Vediamo l’esempio che ci danno altri paesi, +la Francia per la prima, dove si accusava il partito +dei lavoratori di essere «una fungaia di +gruppi dissidenti» incapace da dieci anni di muovere +innanzi d’un passo. Prima delle ultime elezioni, +non vi erano che due Comuni socialisti; +mi spiace di non aver tempo d’accennarvi le molte +riforme ardite e benefiche attuate da uno di essi, +di cui fu costretto a encomiare la saggia amministrazione +persino il prefetto della Senna. Ebbene, +nelle elezioni del 1892, il partito operaio +socialista, concorde nel programma del Congresso +nazionale di Lione, pose le proprie candidature +in più di 80 Comuni. Ottenne al primo scrutinio +più di 100,000 suffragi, con circa 450 dei suoi candidati +eletti nei Consigli. A Marsiglia, trionfarono +tutti i candidati del partito con oltre 6000 +voti di eccedenza sugli avversari. In altri 16 Comuni +il partito occupò l’intero Consiglio o v’ebbe +una maggioranza notevole. Al ballottaggio +riescirono eletti altri 200 candidati operai, col +concorso alle urne di 50.000 votanti in più della +prima volta. Insomma, furano 26 i Comuni conquistati, +<span class="pagenum" id="Page_251">[251]</span> +e moltissimi quelli in cui il Partito +operaio, pure lottando per la prima volta, ebbe +tali minoranze da far ritenere sicura una prossima +vittoria. Nè ciò avvenne nelle sole città +industriali. Persin nel cuore della vecchia Bretagna, +la regione più conservatrice della Francia, +vi fu un comune che elesse con 700 voti di maggioranza +una municipalità socialista. E s’intende +che s’usarono contro il nuovo partito arti e minaccie +d’ogni maniera, e che contro di esso, dove +non riuscì a primo scrutinio, si collegarono, +alle elezioni di ballottaggio, tutti gli altri partiti, +anche i più ripugnanti fra loro, donde è +lecito argomentare che le elezioni del 1896 daranno +in mano del Partito operaio una gran parte +delle amministrazioni comunali francesi. E già +ne appariscono i sintomi anche nelle popolazioni +delle campagne; gravi sintomi, di cui tutti gli accorti +conservatori s’inquietano: gridando alla rivoluzione +e al finimondo. E con finimondo, si capisce, +voglion dire modestamente la fine del loro +dominio. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +In Germania l’organizzazione generale del Partito +è rafforzata, in un gran numero di circoscrizioni, +dalle cosidette «Società Elettorali», che +sono come i focolari del socialismo comunale, +e che convocano a intervalli determinati delle +assemblee popolari, sempre numerosissime, in +cui tutte le questioni locali, legate agli interessi +dei lavoratori, sono largamente discusse. Questi +prendono parte attivissima alle elezioni del +Consigli municipali. Se non ottennero grandi effetti +<span class="pagenum" id="Page_252">[252]</span> +sin ora, ne è cagione unica il suffragio +troppo ristretto. Ma dove i socialisti entrarono +nei Consigli, fu notevolissima l’azione loro. Non +c’è Comune importante in cui, l’inverno scorso, +essi non abbian fatte proposte per provvedere +con sussidi dei Comuni e dello Stato alle più +stringenti miserie e propugnato validamente un +programma pratico di riforme che va dai provvedimenti +per la disoccupazione al riordinamento +delle scuole, dalla soppressione delle imposte +indirette in forma di dazi all’avocazione ai Comuni +di tutti i servizi pubblici esercitati da privati. +Fate che ottengano l’allargamento del suffragio +e le loro vittorie non si conteranno. +</p> + +<p> +E non può parer troppo ardito presagio a chi +conosca con che ardore prendan parte alle elezioni, +in quel paese, non i lavoratori soltanto, ma +le loro intere famiglie; con che infaticabile attività +le donne medesime, anzi quasi esclusivamente +le donne, compiano il lavoro di distribuzione +delle schede e dei manifesti, e si costituiscano +in Comitati elettorali per eccitar le +compagne a concorrere all’opera loro, e girino +pei sobborghi i giorni di elezione, a scuoter gli +inerti, e spingano persino alle urne gli elettori +recalcitranti. Perchè esse comprendono non meno +degli uomini che cosa significhi e che cosa valga +la loro scheda: un povero pezzo di carta, ma che +turba il sonno ai dominatori come recasse la +loro sentenza; e non si può sopprimere, perchè +sarebbe troppo rischioso, e non è incriminabile, +perchè non c’è scritto che dei nomi, e non si +può comprare, perchè chi lo porta venderà la camicia, +ma non la fede. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_253">[253]</span> +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Lasciate ancora ch’io ricordi, a incoraggiamento +di tutte quelle ammirabili «Unioni dei +mestieri» d’Inghilterra, forti di milioni di lavoratori, +passate per tante lotte e tante avversità +che le fecero potenti, precedute dall’avanguardia +socialista delle «nuove unioni», socialiste +oramai — in sostanza — esse medesime, +come si chiamarono nell’ultimo Congresso di Belfast +e nelle recenti elezioni municipali, e continuamente +rinvigorite e, spinte innanzi dalle generazioni +nuove, fresche di forze e, di speranze. — Trent’anni +fa — come disse pochi dì sono un +deputato autorevole alla Camera dei Comuni — il +loro nome suonava biasimo e quasi ingiuria; +sorgeva di rado in Parlamento un uomo che avesse +il coraggio di assumerne le difese; erano assalite +con violenza dalla tribuna, dal pulpito, dalla +stampa; nel 1867 se n’era decretata la soppressione. +Ora, non solo esse hanno riportate meravigliose +vittorie nella legislazione del lavoro, non +solo si sono liberate a poco a poco di quasi tutte +le vecchie leggi che le inceppavano; ma esercitano +un’influenza grande nei Consigli edilizi e +d’istruzione, e in tutte le Corporazioni locali. Ora +sono lodate dagli uomini di Stato e dalla stampa +d’ogni colore, i governi cedono alle loro domande +e seguono i loro consigli, le Corporazioni d’ogni +specie accettano le loro deliberazioni intorno +ai contratti di lavoro o ai salari, i loro principii +s’insinuano in ogni classe sociale, la loro azione +conquista il mondo industriale e si dilata nel +Parlamento. — E han serbato inalterato, notatelo, +<span class="pagenum" id="Page_254">[254]</span> +il loro carattere operaio, son costituite da +operai, fatte per loro, da loro dirette. Nè le gelosie +e le discordie individuali, che son là come altrove, +nè i tribuni che mirano a soppiantarsi a +vicenda, nè gli ambiziosi che tendono a formarsi +un partito, sfibrano menomamente l’enorme forza +delle loro file serrate e concordi; quell’enorme +forza di organizzazione e di fede, che fece dire +a Luigi Kossuth negli ultimi giorni della sua vita, +a un pubblicista qui presente: — Il socialismo, +credete a me, rovescierà tutto. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Ed ora, c’è bisogno che io vi dimostri con altri +argomenti ciò che mi proposi di dimostrarvi? Certamente, +la conquista del potere politico deve +star sopra a quella dei municipi: ve lo dice per +bocca mia uno dei nostri più bravi pubblicisti, +del quale vi ripeto le parole. Importa che vadano +al Parlamento dei rappresentanti dei lavoratori, +non foss’altro che per indicar la forza e la coesione +del Partito, per esercitare un sindacato +continuo, almeno d’efficacia astratta, per alzar +la voce risoluta in favore di tutte le libertà a +cui ha diritto, di cui ha bisogno l’Idea per espandersi. +Ma fin che quei rappresentanti non saranno +che un’esigua minoranza, ossia per molto tempo, +pur troppo non c’è gran che da aspettare da +loro; nemmeno che ottengano importanti modificazioni +a quelle piccole riforme sociali che spuntano +di tanto in tanto anche alla Camera nostra. +Ora la lotta nei Comuni, oltre ad altri vantaggi +immediati, presenta anche quelli di dare al Partito +dei lavoratori movimento e vigore, di disciplinarlo, +<span class="pagenum" id="Page_255">[255]</span> +di addestrarlo a un’azione ordinata +e proficua nelle elezioni politiche. In Francia, +prima della rivoluzione, furono le assemblee provinciali, +furono i Consigli di circondari e parrocchie +quelli in cui la borghesia s’ordinò e preparò +meglio all’azione che la condusse al trionfo. +La stessa rivoluzione italiana che ci condusse all’unità, +si è grandemente giovata, s’è innestata +su di esse e di esse s’è alimentata. — Ed è evidente +che dovrà seguire il medesimo per l’Idea +che unisce ora i lavoratori. Già nei Comuni minori +si riportarono segnalate vittorie, di cui non +cito che l’ultima, quella di Gualtieri, conseguita +dopo più d’un anno di commissario regio. Tocca +ora alle città grandi di seguir l’esempio. Tocca +a voi in ispecial modo, di far sì che Torino non +abbia questa poco onorevole singolarità, di esser +l’ultima delle grandi città italiane a mandar +nel Consiglio comunale un operaio. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Ma — mi sento opporre — quanto tempo si +dovranno aspettare i vantaggi che ci son promessi, +se questi non verranno prima che il nostro +Partito sia maggioranza! Anche questo è +un errore. Molti e grandi vantaggi precederanno +di gran lunga la vittoria finale. Fate che i lavoratori +dian prova di concordia, di unità d’intenti +e di risoluzione, e che comincino a riportare +delle vittorie elettorali notevoli, e vedrete +quante cose cambieranno sull’atto. Dove sono +divisi, ciascuno di essi non ha che l’importanza +minima che può avere un operaio per sè stesso; +ma dove formano un’associazione vasta ed unanime, +<span class="pagenum" id="Page_256">[256]</span> +che dia certezza di continuo e vigoroso +incremento, la considerazione che ispira il complesso +delle forze si riflette su ciascun di loro. +</p> + +<p> +Prima assai di ottener dei vantaggi materiali +s’accorgerebbe ciascun di voi, perfin nelle sue +relazioni individuali con persone di altri ceti, +di trovarsi in una condizione mutata; la coscienza +stessa della forza collettiva della propria +classe, darebbe a ognuno una dignità nuova e +una sicurezza di sè, che non ha mai avuta. +</p> + +<p> +Ma neanche i vantaggi materiali si farebbero +attendere, poichè a chi mostra che avrà la forza +di ottenere delle concessioni fra poco, molte di +queste si anticipano, e per mostrar di farle di +buon grado e per sfuggire al disdoro di vedersele +strappare. Accade il medesimo che nelle battaglie, +dove il solo avanzarsi d’una truppa ordinata +e risoluta fa assai sovente indietreggiare +il nemico, mentre lo stesso numero degli assalitori +non fa che eccitarne il coraggio, se s’avanzano +ondeggianti e scomposti. E come scemerebbe +a un tratto questo sfacciato abuso delle persecuzioni +e delle minaccie, che son tanto facili +e hanno tanto effetto sugli individui isolati? Si +sorride ora delle vostre bandiere, perchè? Perchè +son mille. Provate a serrarvi tutti intorno a una +sola, e si scopriranno al suo passaggio anche +le fronti più superbe. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +È un altro errore — fortunatamente — quello +in cui cadono molti di voi, misurando il tempo +che impiegheranno le nuove idee a compiere il +loro cammino vittorioso, da quello che impiegarono +<span class="pagenum" id="Page_257">[257]</span> +finora a percorrere il primo tratto di strada, +e traendo da questo computo una ragione +di sconforto. No, il computo è errato. +</p> + +<p> +Tutte le idee sociali che hanno in sè una ragione +potente di vita, vanno col moto accelerato +dei gravi cadenti; stentano a prender forma, +muovono i primi passi lentissimi, par che ogni +tratto s’arrestino; poi prendono un regolare andamento, +e dopo s’affrettano, e quindi corrono, +e infine volano, calano con una rapidità che fa +rabbrividire anche i più arditi. +</p> + +<p> +Basta confrontare, per accertarsene, il cammino +fatto dall’idea socialista; anche nel nostro +paese, negli ultimi cinque anni, con quello che +fece nei primi, appena vi sorse. I proseliti venivano +allora a uno a uno, o a manipoli, e si +potevano contare; per lunghi intervalli di tempo +nessuno aveva indizio dell’esistenza della nuova +<i>setta</i>: la stampa non ne parlava che di rado, +e vagamente, come di cosa di un mondo lontano, +e per la dottrina non c’era che derisione, disprezzo +e stupore. Ora i nuovi credenti si affollano +intorno a centinaia, ogni giorno che passa +ne leva su un’ondata; non aprite più un giornale +in cui non troviate scritto dieci volte, quasi +per forza il loro barbaro nome di guerra; si posson +combattere quelle idee tutti i giorni, ma +non si può più tacerne per ventiquattr’ore; esse +hanno un’eco continua nel Parlamento, nelle chiese +e nelle scuole; nel Parlamento stesso, voci +autorevoli e sdegnose d’altri partiti, alle quali +è costretto a consentire perfino il ministro di +quella che si chiama ancora Giustizia, si alzano +con fiere parole contro i magistrati che giudicano +i ribelli senza conoscenza di causa, ignari +<span class="pagenum" id="Page_258">[258]</span> +perfin degli elementi della loro dottrina; non c’è +più autorità che non si trovi costretta a studiar +la questione, per poter distinguere, disputare, +governarsi; non si fa più pubblicazione che abbia +la più lontana attinenza all’interesse pubblico, +in cui quelle idee non siano discusse o +accennate; non c’è più esposizione d’arte in cui +esse non trovino la loro espressione; non c’è +più frivola conversazione di spensierati in cui per +un istante almeno, sia pure come un’ombra fuggevole, +non passi quell’argomento malaugurato. +</p> + +<p> +Si confondono ancora con quella, in buona e +in mala fede, dottrine diverse ed opposte, si calunniano +gli uomini che le professano, si tacciono +o si sminuiscono le vittorie che essa riporta, +e si preannunzia che essa morrà di tisi o di +piombo; ma non se ne ride più, o se ne ride con +quel riso che mostra i denti e corruga la pelle, +ma non ha negli occhi l’ilarità che vien dal cuore. +E questo gran mutamento, fra noi, è avvenuto in +cinque anni, dal 1890, dopo il primo maggio. +Argomentate quale sarà il moto fra gli altri cinque +anni, quando la massa dei lavoratori avrà +dato segno di concordia e di vita. Perchè siatene +certi, una delle più forti ragioni per cui non si +mette apertamente al servizio delle nuove idee +tanta gente che v’è favorevole in cuore — benchè +vi ripugnino i suoi interessi di classe — è lo +spettacolo dell’apatia di quella classe medesima +per la quale sarebbero disposti a combattere. A +che pro — essi dicono — turbarsi la vita e affrettare +il danno proprio per una moltitudine +che non ha coscienza dei tempi nè fede in sè stessa, +e che par rassegnata ai mali di cui si lagna, +e determinata a nulla chiedere e a nulla fare, +<span class="pagenum" id="Page_259">[259]</span> +nemmeno coi mezzi che la legge pone in sua mano? +Chiudiamoci in un tranquillo egoismo e vada +il mondo per la sua china. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +E questi sono assai più di quanti credete. Come +più di quanti credete sono coloro, a cui ho +accennato da principio, i quali, pure non essendo +socialisti, sono profondamente persuasi che +l’organizzazione delle classi lavoratrici e la loro +partecipazione al potere siano una condizione indispensabile +del progresso civile. Di uno di questi, +d’un valente economista, riferisco il ragionamento +per quelli tra voi che possono dire: — Io +non voto per operai perchè non sono socialista. — La +nostra condanna — egli dice presso +a poco — è che la classe borghese è tutta scettica +e pessimista. — Ora il pessimismo, per lui, +è un fenomeno di classe. E ne adduce giustamente +per prova che al principio del secolo in Francia, +tutta la borghesia liberale, che sentiva giunto +il suo regno, non diede che scrittori ottimisti; +la nota pessimista usciva dagli scrittori aristocratici, +i quali sentivano che la loro classe moriva, +o meglio era assorbita. Ora — soggiunge — noi +non diamo che scrittori scettici e pessimisti +nelle cui pagine non è un solo principio di riforma +morale, non una parola che esprima fede +nell’avvenire. Le classi lavoratrici, invece, sono +ottimiste al presente quali non furono mai: la +riforma economica, come la riforma morale, ci +verranno dunque da coloro che sono in basso, +da quella moltitudine oscura, in cui alita un sentimento +umano, che manca in noi, uomini aridi +<span class="pagenum" id="Page_260">[260]</span> +e freddi. Quando essa s’unirà per muovere alla +conquista del potere pubblico, e l’associazione l’avrà +migliorata e la lotta resa più forte, essa +produrrà un cambiamento anche nelle nostre idee +morali. Fate che il potere politico non sia più +un monopolio, ossia che non appartenga più a +una classe sola che ha gli stessi istinti e gli stessi +bisogni e vedrete che «la funzione di controllo +lo moralizzerà». Quelle riforme che ora non si +vogliono per cieco spirito di classe, si faranno +allora per necessità, tutta la nostra vita sociale +ne risentirà l’influenza e una ben altra concezione +della vita finirà per prevalere. La feudalità +è finita non per la rivoluzione, non perchè gli uomini +fossero diventati migliori, ma perchè, aumentata +la produzione, cresciuti gli scambi, rinsaldatesi +le relazioni sociali, addensatasi la popolazione, +di utile come era quando nacque, s’era +fatta dannosa e insopportabile. E ciò che fu dell’aristocrazia +sarà senza dubbio della classe che +la vinse, che è la borghesia. Quando la tecnica +industriale sarà progredita anche di più, quando +la concorrenza sarà soppressa, o dalla vittoria +duratura del più forte o dall’associazione, +quando la produzione sarà diventata interamente +meccanica, la borghesia sussisterà nuova perchè +ha in sè delle qualità di iniziativa, di ordine e +di economia, che mancheranno ancora per lungo +tempo alle altre classi; ma la sua funzione s’indebolirà, +e l’organo, indebolendosi la funzione, +finirà anch’esso coll’indebolirsi. Questo grande +movimento operaio è dunque logico, necessario, +benefico. E notate che a chi esprime questo pensiero +l’attuazione compiuta del socialismo non +par altro che un sogno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_261">[261]</span> +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Ma la sua previsione va molto vicino a quel +sogno. +</p> + +<p> +E ha proprio da essere un sogno quello di uno +stato sociale fondato sull’accordo invece che sulla +lotta per la vita; quello d’un organismo sociale, +in cui la produzione e la ripartizione delle ricchezze +si compiono come si compiono le funzioni +d’assimilazione e di circolazione in ogni organismo +vivente, quello d’una società non più divisa +in un piccolo numero di vincitori, a cui sembrano +riserbati tutti i beni della civiltà, tutti i +godimenti che danno la bellezza, l’arte, la scienza, +l’indipendenza, tutto ciò che fa amare la vita, e +una immensa massa inorganica e oscura di vinti, +senza sicurezza, senz’agi, senza cultura, quasi relegata +fuori della luce e della speranza, come +una razza inferiore? +</p> + +<p> +Che abbia ad essere un sogno, una società +in cui a ogni uomo sia assicurato il lavoro, a +ogni lavoratore un’esistenza umana, a nessuno +l’agiatezza oziosa, a tutti la coltura dello spirito, +e in cui il lavoro sia onorato di fatto, non +a false parole, e la giustizia sia una realtà, non +una larva, e la libertà sia un bene di tutti, non +un vantaggio d’alcuni, e l’uguaglianza — quanto +lo consente la cecità della fortuna — sia una +verità, e non una irrisione? +</p> + +<p> +Che sia davvero un sogno una società nella +quale, davanti a ogni moltitudine di persone d’ogni +condizione si possa dire: — In questa folla +non c’è uno che viva del frutto delle fatiche altrui, +non c’è un ordine di cittadini che disprezzi +<span class="pagenum" id="Page_262">[262]</span> +l’altro o lo minacci o lo tema o ne viva separato +come da un abisso; questa è un’accolta di +persone tutte civili, strette da un patto comune, +che ne fa una sola grande famiglia, non un branco +di belve in veste d’uomini, che tirano a divorarsi +fra loro; non un’accozzaglia di selvaggi +inverniciati di civiltà, in cui infuriano tante cupidigie, +tanti odî, tante invidie, tante scellerate +passioni da disgradarne un inferno? +</p> + +<p> +Che debba essere un sogno una società in cui +ogni onesto lavoratore possa dire, guardandosi +intorno: — Questi sono i miei alleati e i miei +fratelli; io non tolgo nulla a nessuno, nessuno +usurpa nulla a me, questa terra dove son nato +è retaggio comune; tutta questa civiltà, tutta +questa ricchezza non è privilegio d’alcuno, ma +è nostra, appartiene a loro, a me, ai loro figli, +ai miei figli, a quanti la crearono e la fecondarono +col pensiero, con le braccia e col sangue? +Che una cosa così semplice, così giusta, così +bella, debba essere un sogno? +</p> + +<p> +È un sogno punibile con la reclusione tra i +dodici anni e i diciotto! E questo in un paese +libero, dopo cinquant’anni di lotta contro la tirannìa! +E mentre la più sfrenata manomissione +del danaro pubblico, spremuto dalle vene e dalle +ossa di chi lavora, o è colpita di pene irrisorie, +o va impunita e trionfante! E quando pure fosse +un sogno, meglio mille volte creder nel sogno +dei generosi che rassegnarsi all’abbominevole +realtà contro cui combattono e da cui sono soffocati. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_263">[263]</span> +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Ma non credo che sia un sogno. Per crederlo +dovrei rinunziare alla fede nel progresso umano. +O si tornerà indietro o si procederà per quella +via. E per quella via si procede. +</p> + +<p> +Un’altra volta ho accennato qui come questa +tendenza appare evidente in tutti i paesi civili, +nell’avviamento di tutte le legislazioni, anche +nelle più piccole trasformazioni di tutte le istituzioni +antiche, nel sorgere e nello svolgersi di +innumerevoli istituzioni nuove, in mille tentativi, +proposte, esperienze, quasi da per tutto respinte +e mandate a male per ora, ma che da +per tutto si presentano con la vitalità prepotente +del germe in primavera, che tenta e rompe l’involucro +che lo imprigiona. +</p> + +<p> +Ma oltre che per ragioni dicibili, si è persuasi +di una Idea per virtù di una infinità di impressioni, +di sentimenti, di riflessi di idee, che sfuggono +alla parola; per una successione di visioni +istantanee della mente, che fanno gridare alla +coscienza: — Ecco la verità — e lasciano in +fondo all’anima un’incancellabile traccia. E quando +è così l’idea è una fede contro cui tutti gli +argomenti si spezzano, che tutti gli avvenimenti +confermano, che le stesse contraddizioni rinsaldano; +una fede che ha in sè una forza impulsiva +proporzionata alle resistenze che incontrerà nel +mondo la verità che essa racchiude; una fede +per cui possiamo dire schiettamente che le derisioni +non giungono all’altezza del nostro disprezzo. +</p> + +<p> +Sì, io credo che la società porti nel suo seno +<span class="pagenum" id="Page_264">[264]</span> +delle soluzioni inaspettate per tutte le difficoltà +che ora fanno credere impossibile l’attuazione +dell’idea socialista. Credo che il grande miracolo, +senza il quale essa non può attuarsi, la +compenetrazione del sentimento individuale col +sentimento della collettività nell’animo e nella +vita dell’uomo, si compirà davanti alla irresistibile +evidenza dell’immenso bene che ne dovrà +conseguire! Fede! idealismo! ci si dirà commiserando. +E noi rispondiamo con le parole d’un +buon dotto tedesco (non socialista, notate), il +quale ha scritto poco fa: — Ebbene sì: la storia +ci insegna che la fede e l’idealismo sono le due +grandi forze, e che hanno sempre trionfato nel +mondo. — Ed in fondo, ne son forse persuasi +anche gli avversari. Soltanto, più saggi di noi, +essi combatteranno per l’Idea in un tempo più +favorevole ossia quando avrà vinto. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Ma per giungere a questo.... No, non parliamo +di questo, poichè lo scopo della nostra adunanza +e delle mie parole è determinato e ristretto. +</p> + +<p> +Per ottenere, dico invece, un principio di miglioramento +nelle vostre condizioni, dovete fare dei +sacrifizi! Dei sacrifizi! Ma è questa una parola +di cui l’uso e l’abuso snaturano affatto il significato. +È forse un sacrifizio lo scrivere dei nomi +di vostri compagni sopra una scheda, senza perdersi +in vane discussioni e soffocando i sentimenti +personali che la coscienza riprova, a rinunziare +a un’ora di ricreazione per andare a +compiere un dovere? Fate dunque questo, e fate +anche di più, esortate i vostri compagni a imitarvi: +<span class="pagenum" id="Page_265">[265]</span> +dica ciascuno di voi a uno di loro: — Vieni +con me. L’atto di deporre questo foglio +nell’urna, che ti par così inutile, ha un così grande +valore che per avere il diritto di compierlo +si sparsero torrenti di sangue. Compiamolo, se +non per noi, per i nostri figli, perchè se noi non +lo faremo essi non lo faranno e troveranno la +società quale noi l’abbiamo trovata. Votiamo pei +nostri compagni, se non altro per far vedere che +non è vero che noi andiamo a votare come un +branco di servitori, che abbiamo coscienza dei +nostri interessi, senso d’alterezza, volontà, fiducia +nell’avvenire. — Credete che facendovi questa +esortazione, non vi parlo soltanto come socialista, +nell’interesse di un partito, ma come +cittadino, che vuole la dignità, la prosperità, +la forza del paese, dov’egli è nato e ch’egli +ama: dignità, prosperità, forza, che sono vuote +parole dove le classi lavoratrici non lottano per +salire. Credete a uno che vi vuol bene, e che ve +ne volle sempre, anche quando non ve lo diceva, +e che ve lo dice ora senza secondi fini, poichè +non solo non vi chiederà mai il voto per andare +al Parlamento, ma non ve lo chiederà nemmeno +mai più per tornare al Consiglio; credete ad uno, +di cui tutte le ambizioni si riducono ormai ad un +solo desiderio: quello di poter dire, prima che si +compia la sua giornata, l’ultima volta che parlerà +ai fanciulli delle scuole pubbliche: — Rallegratevi! +Voi vedrete certamente una società più giusta +e più felice di quella in cui vi lascio: — quello +di vedere il proletariato italiano, ossia +il popolo vero, fondamento e scopo di ogni cosa, +corpo ed anima della patria, procedere trionfalmente +sulla via benedetta della sua redenzione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_266">[266]</span> +</p> + +<h3 id="patria">Amor di patria.</h3> + +<p> +— È vero che il socialismo combatte l’amor di +patria? +</p> + +<p> +— L’amor di patria bugiardo, sì. Ma se per +amor di patria s’intende amare il popolo fra cui +siam nati, con cui abbiamo comuni la lingua, +l’indole, la storia e l’avvenire e amar la terra dove +abbiamo passato l’infanzia, dove son nati i +nostri figli e son sepolti i nostri morti; l’accusare +il socialismo di combattere un tale affetto +è cosa stolida e assurda, come sarebbe l’accusare +chicchessia di combattere l’amor filiale o materno; +il che non è possibile a chi ha viscere +umane. Può ella credere che se questo fosse vero +si sarebbero volti al socialismo tanti uomini +generosi, tanti cittadini che per la patria hanno +sofferto e combattuto, e sentono profondamente +tutti gli affetti? Può ella pensare che un socialista, +perchè tale, possa abbandonar la patria +senza sentirsi uno schianto nel cuore, e non ricordarla +da lontano con tristezza e con desiderio, +e non rivederla dopo molti anni con gioia profonda? +Con qual fondamento si possono accusare +i socialisti, in cui si suol deridere il predominio +del sentimento sulla ragione, di aver l’animo chiuso +e di voler chiudere l’animo altrui a uno dei +più forti e dei più naturali sentimenti umani? +</p> + +<p> +— Eppure, è una credenza universale. +</p> + +<p> +— Vuol dire una calunnia universale, che è +tutt’altra cosa. Amare la propria patria significa +amare il proprio popolo. Quando si dice il +popolo d’un paese s’intende principalmente quella +<span class="pagenum" id="Page_267">[267]</span> +grande moltitudine che coltiva la sua terra, +che manda innanzi le sue industrie, che forma +il nerbo del suo esercito, che dà il maggior contributo +al suo erario, e la cui prosperità, moralità, +forza è una cosa sola con la forza, la moralità +e la prosperità della nazione, poichè +senza di essa non vi è nazione nè vita. Ora il +desiderare che questa grande moltitudine, i nove +decimi della nazione, s’innalzi a una condizione +di vita materialmente e moralmente migliore, il +preparare, sollecitare un ordinamento sociale (e +sia pure un’utopia, che la natura del sentimento +non muta) in cui le sia dato un lavoro più umano +e un compenso più equo e resa possibile una vita +intellettuale e più degna e tolto dall’animo il terrore +continuo della miseria e il sentimento amaro +di una inferiorità civile non giustificata nemmeno +nella coscienza di chi la vuol mantenere, +in maniera che non più la forza, ma l’armonia +degli animi e degli interessi tenga unita la compagine +dello Stato, il portar nel cuore questa +speranza di un migliore avvenire del proprio popolo +come la più santa delle proprie aspirazioni, +e con lo scopo di tradurla in realtà, studiare, +combattere, rinunziare alla pace, rischiar la libertà, +patire danni e persecuzioni, dica lei, non +è questo amare la patria? E se questo non è +amor di patria, con qual altro termine, di grazia, +le pare di poterlo definire? +</p> + +<p> +— Eppure la parola «patria» voi non la usate +mai, o ben raramente, nella manifestazione delle +vostre idee. +</p> + +<p> +— Perchè di questa parola s’è falsato il senso, +e, usandola, non ci possiamo più intendere con +la maggior parte di coloro che ne han piena +<span class="pagenum" id="Page_268">[268]</span> +la bocca. È accaduto di questo come di altri +grandi nomi, che non c’è più nella parola l’idea +netta della cosa. La parola «patria» significa +ora per i più qualche cosa d’astratto e di mal +definibile, posto quasi al di fuori di ciò che realmente +la costituisce. Per alcuni la patria è un’istituzione +politica o una pura tradizione storica +o un dato ordinamento economico da conservare +e difendere a qualunque prezzo. Per chi gridava +in Parlamento che si doveva nascondere la cancrena +bancaria <i>per carità di patria</i>, la +patria era la Banca. Nella mente di quell’imperatore +il quale dice che per conservare due provincie +conquistate si dovrebbero far uccidere «dal +primo all’ultimo» tutti i sudditi dell’impero, pare +che la patria non sia altro che un determinato +spazio di terreno segnato sulla carta geografica +con una linea di un dato colore. Per un +gran numero di patriotti in buona fede l’amor +di patria è l’aspirazione a un ideale vago di grandezza, +a cui par debito e giusto di sacrificare +ogni bene, o anche il solo culto immobile dell’ideale +unitario raggiunto, ossia una commemorazione +eterna del passato, in cui si scorda il +presente e non si pensa all’avvenire, e una febbre +permanente dell’immaginazione, che vede o +cerca ogni giorno e da ogni parte un pericolo +nazionale e vorrebbe che la vita della nazione +fosse uno sventolìo continuo di bandiere e un +arrotìo perpetuo di durlindane. Gridando «patria» +si pretende che tutti i lamenti tacciano, +che tutte le ingiustizie sieno tollerate, che tutti +i mali si dissimulino, che tutte le grandi questioni +rimangano insolute, come se la patria e +i suoi figli fossero due cose diverse e separabili, +<span class="pagenum" id="Page_269">[269]</span> +come se il bene dei viventi non fosse che lo sperare +un avvenire migliore senza migliorare il presente +e fosse possibile fare una patria prospera, +felice e gloriosa, con milioni d’uomini poveri, dolenti +e avviliti. Per queste ragioni non nominiamo +la patria, e anche perchè il suo nome è adulterato +e profanato da troppi astuti che si pagano +da sè dei servizi che le resero o dicono di averle +resi, da troppi impostori che si fanno della parola +una maschera, da troppi farabutti che fanno +della cosa un mercato. La parola che costoro +disonorano noi non vogliamo usarla per esprimere +l’idea augusta e santa che è il suo vero significato. +</p> + +<p> +— E sia pure; ma nell’idea della fratellanza, +che il socialismo propugna, e della federazione +dei popoli, l’amor di patria non va naturalmente +perduto? +</p> + +<p> +— E perchè mai? Al padre che dice ai suoi +figli: — Amate i vostri concittadini come fratelli — oserebbe +ella dire: — Badi che nell’amor +patrio va perduto l’amor figliale? — Se quando +l’Italia era lacerata dalle guerre civili, e ciascuna +città reputava fortuna propria la rovina +della città vicina e si gloriava delle bandiere che +le aveva strappate e dei figli che le aveva uccisi, +se un italiano di Pisa, di Venezia, di Firenze, +di Genova avesse detto allora ai suoi concittadini: +Questi odî sono insensati; queste guerre +debbono aver fine, e l’avranno; la prosperità di +tutti gli italiani sarà nell’accordo di tutte le +città loro, perchè ci lega un ordine d’interessi +più alti di quelli che ora ci fanno combattere — si +sarebbe potuto dire a quell’italiano ch’egli non +amava la patria? E l’idea internazionale che annunzia +<span class="pagenum" id="Page_270">[270]</span> +il socialismo ai popoli non è figlia legittima +di quella che avrebbe annunziato quell’italiano +ai concittadini? Non è irragionevole giudicar +disamore della patria il desiderare e +sperare che il bene di essa derivi da una stabile e +illuminata fraternità di tutte le nazioni civili, +non più dalla vittoria violenta e passeggera degli +interessi dell’una su quelli dell’altra? E in che +cosa contrasta questo ideale con quello che ciascun +popolo serbi la sua unità e il suo carattere, +l’amore della sua terra e della sua storia, concorrendo +alla grande opera della civiltà generale +con la somma di quelle facoltà distinte, che gli +danno un essere proprio e una gloria a parte? +E perchè pensare che quella forza unificatrice +e benefica che oltrepassò le frontiere dei piccoli +comuni, delle grandi città e dei forti Stati minori, +si arresterà eternamente alle frontiere delle +nazioni, già legate da vincoli innumerevoli d’interesse, +di lavoro e di pensiero, che s’accrescono +e si rafforzano continuamente? È possibile affermare +che questo non avverrà? Non è logico +sperarlo, non è giusto desiderarlo, non è debito +volerlo? E con che fronte si può dire che il voler +questo sia non amare la patria? +</p> + +<p> +Anche questo potrei ammettere; ma ciò che +noi chiamiamo «ambizione patriottica» e «orgoglio +nazionale» voi non sentite. +</p> + +<p> +È come se ella dicesse a un padre: — Riconosco +che voi amate i vostri figli; ma che desideriate +ch’essi siano rispettati ed onorati non +credo. — Veda la differenza delle opinioni! Noi +crediamo che quei sentimenti siano veramente +sani e forti in noi soli. Soltanto le ambizioni +patriottiche hanno un’altra meta e la nostra alterezza +<span class="pagenum" id="Page_271">[271]</span> +nazionale non può derivare dalla stessa +sorgente. Noi immaginiamo qualche volta di trovarci +in un paese straniero e di udir suonare +intorno a noi le seguenti parole: — Ecco degl’Italiani. +Salutiamoli con rispetto. Essi danno +alle nazioni un esempio splendido. La grande lotta +sociale si combatte nel loro paese sotto la +protezione di un’ampia libertà, non violata mai +dal patto nazionale. La borghesia si difende là +pure, per necessità e per istinto; ma lealmente +e con sapienti concessioni, non con cieche violenze, +combattendo l’idea senza soffocare la parola, +senza raccattare per combatterla le armi +odiose della tirannìa che essa stessa ha infrante +e calpestate. In poco più di trent’anni il +loro paese ha innalzato l’edifizio della legislazione +sociale ammirabile. Tutte le stolte ambizioni +vi son morte. Tutto l’antico entusiasmo patriottico +vi si è mutato, in tutte le classi, in +forza feconda di studi e di sacrifici diretti al +supremo scopo di estirpar la miseria, di diffondere +la cultura, di assicurare la concordia, di +stabilir la giustizia. Quello è il solo paese d’Europa, +nel quale per generosità e per saggezza di +tutti, la grande trasformazione sociale che è necessaria, +e che nulla può arrestare, si compirà +con un processo pacifico e solenne, che desterà +l’ammirazione del mondo. — Ebbene, il solo immaginare +questo giudizio dato sull’Italia ci fa +battere il cuore e alzare la fronte e pronunciare +il nome della patria con un sentimento di gioia +e di alterezza che non può essere più puro, più +dolce e più profondo nell’animo d’alcun patriotta. +Ma ambiziosi di ciò che ci pare vanità o +stoltezza, e orgogliosi di ciò che reputiamo sciagura +<span class="pagenum" id="Page_272">[272]</span> +e vergogna, non possiamo essere, nè saremo +mai. +</p> + +<p> +— Insomma, voi amate la patria a modo +vostro. +</p> + +<p> +— Certo, e non è colpa. La colpa è di non +amarla nel miglior modo. Qui sta la gran questione. +Ci sono anche diversi modi di amar la +propria famiglia. Credette un tempo di amarla +più d’ogni altro il patrizio che sacrificava tutti +i figli al primogenito, destinato egli solo a tener +alto il nome e lo splendore della casa, a +spese dei suoi fratelli; e questo amore parve saggio +anche al mondo, che ora lo giudica iniquo, +e crede prima legge dell’amor paterno l’equità. +Così v’è un amor di patria che vuole la gloria +anche a prezzo della miseria, e soffia negli odî +tra popolo e popolo e li pasce di orgoglio vuoto +e di idee morte; e questa è una passione barbarica, +che la nostra ragione condanna e il nostro +cuore rifiuta. E v’è amor di patria fatto di carità +e di pietà, che vuol la prosperità anzi che il +fasto, la moralità prima della gloria, la pace nei +cuori, la luce e il calore della civiltà equamente +diffusi, la patria non sfruttata da alcuno e benedetta +da tutti, e cancellato dalla sua faccia, +prima d’ogni cosa e a qualunque costo, il marchio +vergognoso dell’ignoranza e della fame. +</p> + +<p> +— E il simbolo della patria, per voi?... +</p> + +<p> +— È una madre, come fu sempre per tutti quelli +che l’amarono sinceramente. Ma, dopo che professiamo +queste idee, la sua immagine ci appare +più bella e più luminosa, perchè le splende +sulla fronte un avvenire più grande di quello +che hanno sognato i nostri padri, ed è più ardente +che per il passato l’offerta che noi le facciamo +<span class="pagenum" id="Page_273">[273]</span> +ancora, come nei giorni delle battaglie, +del sangue e dell’anima nostra. +</p> + +<p> +— Questo non si crede. +</p> + +<p> +— Si crede; ma si nega, perchè giova. +</p> + +<h3 id="avvenire">Verso l’avvenire.</h3> + +<p> +Hanno torto coloro che si scoraggiano pensando +che la fede socialista non si diffonderà mai +tanto nella borghesia quanto sarebbe necessario +a mettervi il disordine e a sfibrarne la resistenza, +perchè una gran parte della classe dominante +si getterà a capo basso, spontaneamente, sulla +nuova via, assai prima d’esser persuasa che questa +conduca davvero alla «terra promessa» del +socialismo. «Il movimento attuale somiglia allo +sfacelo del secolo passato, quando una società +intera si precipitò nell’ignoto per stanchezza o +per errore di vivere sotto le rovine di un mondo +morto». — E non è il giudizio di un Marxista +fanatico: è del visconte ed accademico De Vogué, +una delle menti più profonde e più serene +della Francia. +</p> + +<p> +Così è, così avverrà. E se da molti se ne dubita +ancora, è perchè si scambia con una malattia +passeggiera del corpo sociale ciò che è +invece il principio della sua decomposizione. +</p> + +<p> +Puerile è il pensare che questa fiacca reazione +sorta da ultimo contro l’alta batteria politica +e il grande brigantaggio finanziario possa produrre +nella società l’effetto d’una vigorosa cura +rigeneratrice. Essa produrrà l’effetto opposto, +d’incoraggiare alla truffa scellerata altri innumerevoli, +dimostrando su quante complicità, su +<span class="pagenum" id="Page_274">[274]</span> +quante difese, su quante vie di scampo possono +fare assegnamento, nello stato attuale delle cose, +i grandi mercanti della coscienza e frodatori +delle nazioni, e quanto impudenti, sfrenati, mostruosi +debbano essere il mercimonio e la rapina +per iscuotere quello che resta di senso morale +nelle alte classi e render necessaria almeno una +simulazione di giustizia. Questa corruzione si andrà +estendendo, fatalmente, e si dilateranno man +mano con essa, per necessità, tutte le altre piaghe +del nostro ordinamento economico, generate +tutte dal principio immorale della formazione della +ricchezza, come da un unico germe mortifero, +che la società borghese non si può strappar dalle +viscere se non colla vita. +</p> + +<p> +È fatale che per effetto del nuovo avviamento, +della complessità sempre maggiore degli affari +finanziari, e della sempre più larga separazione +della proprietà dal lavoro, si vadano confondendo +per modo, a poco a poco, l’affare lecito e l’illecito, +l’onestà e la bindoleria, che questa libera +quasi da ogni freno esteriore e fin anche dai rimproveri +e dai dubbi della coscienza, finisca a regnare +nel mondo, sovrana assoluta e intangibile +sulle rovine d’ogni moralità e d’ogni giustizia. +È fatale che, crescendo ancora la febbre delle +speculazioni temerarie, dilagando il contagio dei +fallimenti, ingigantendo coi debiti il pericolo +delle bancherotte nazionali, non debba più un +giorno rimanere ai risparmi di chi lavora e al +capitale di chi ozia luogo o modo alcuno di collocamento, +che non condanni i possessori a una +vita d’ansietà e di terrore quasi altrettanto dura +a sopportarsi quanto le angustie medesime della +povertà. È fatale che il difendere, il salvare +<span class="pagenum" id="Page_275">[275]</span> +la piccola e la media proprietà terriera dall’imposta, +dall’usura, dal furto, dalla forza assimilatrice +della proprietà grande e delle pretensioni +sempre più ardite e più potenti del lavoro, diventi +col tempo un’impresa anche più difficile +di quella di preservare gli averi e la vita in mezzo +ad un popolo ancora composto a stato civile. +È fatale che in un avvenire non lontano la piena +della gioventù colta, fluttuante fra le vie già +affollate degli impieghi e delle professioni libere +e la «degradazione» abborrita del lavoro manuale, +malata d’ozio rabbioso e famelico, giunga a +tale altezza che la società n’abbia come la soffocazione +e i tormenti mortali dell’idropisia. È +fatale, infine, che la nuova feudalità finanziaria, +che fa col danaro ciò che faceva l’antica +colla spada, allarghi e rafforzi sempre più la sua +vastissima rete, e allacci e assoggetti a una sempre +più infesta tirannia moltitudini, governanti +e istituzioni, sfruttando e corrompendo tutti e +ogni cosa. +</p> + +<p> +Quando tutto questo sarà, e quando, oltre a +questo, pigliando sempre più campo per le raddoppiate +difficoltà della vita e il cresciuto furor +del lusso e degli agi, il matrimonio mercantile, +prodotto necessario del presente stato sociale, +si moltiplicheranno a tal segno gli scandali +e le sventure da far tremare per l’avvenire +della famiglia anche i più scettici sfruttatori dei +suoi ordini e delle sue debolezze; quando sferzata +sempre più forte dalla concorrenza e fatta +più audace dall’impunità comprata e dal perfezionamento +scientifico dei metodi, la produzione +privata sarà giunta con la ciarlataneria, col veneficio, +coll’adulterazione spudorata d’ogni cosa +<span class="pagenum" id="Page_276">[276]</span> +a tal punto da non esser più che una vasta, +continua e spietata insidia alla borsa e alla vita +di tutti; quando un’aristocrazia del danaro disonesta +e villana, quanto scemata di numero altrettanto +cresciuta di potenza, avrà spinto il fasto +e l’insolenza fino ad offendere l’orgoglio della +media borghesia, intisichita da lei, assai più +fieramente di quel che l’agiatezza di questa non +offenda ora la «plebe»; quando nessun onesto +padre di famiglia non potrà più, nemmen per pura +consuetudine pedagogica, consigliare la generosità, +la delicatezza, l’amor dei propri simili, la +nobile ambizione della stima pubblica ai propri +figliuoli, senza che questi gli rispondano con beffarda +risata, mostrandogli da ogni parte il trionfo +incontrastato e durevole di tutti coloro che +quelle virtù calpestano col più freddo cinismo; +quando finalmente, con l’ingrandire e l’incalzare +delle crisi commerciali e col progressivo organamento +delle classi lavoratrici, crescendo di +gravità e di frequenza le miserie e i pericoli della +disoccupazione, gli scioperi, le lotte, i digiuni e +le ire delle moltitudini cittadine e rurali, sarà +sempre più spesso necessario, per mantenere almeno +l’apparenza dell’ordine, rispondere ai lamenti +e alle maledizioni con quelle sciagurate +falciature di vite umane, che lascian nella terra +insanguinata tanti germi d’odî e di vendette feroci; +quando le cose saranno a questi termini — e +non ci vorrà un lunghissimo tempo — alla +propaganda socialista non rimarrà più molto da +fare. Farà per essa, nelle classi superiori, una +stanchezza e una nausea infinita, la cura paurosa +di scongiurare una rivoluzione di sangue +e di fuoco, un bisogno immenso di ringiovanimento +<span class="pagenum" id="Page_277">[277]</span> +e di ideale, l’orrore — infine — di «vivere +sotto le rovine d’un mondo morto». E allora +forse alla borghesia non parranno altro che +atti di rassegnazione logica e facile quelle «virtù +sovrumane» sulle quali essa giudica ora il socialismo +ponga il fondamento del suo futuro; troverà +forse naturale in sè e in tutti quella prevalenza +benefica del sentimento della collettività +all’insipiente egoismo della nostra natura, e s’avvedrà +che l’impedimento più forte che ella aveva +ad accettare l’idea socialista non era nella sua +ragione, ma nella sua borsa. Ma comunque sia, +anche spinta dalla «ferrata necessità», essa si +getterà nell’ignoto. +</p> + +<p> +Ora, se non avessimo fede che in quell’«ignoto», +per forza delle cose, la società troverà a poco +a poco un ordinamento in cui sarà soppressa +la più mostruosa e la più funesta delle ingiustizie +presenti — la divisione degli uomini e in +un piccolo numero di possessori di ogni bene e in +una enorme maggioranza di servi spogliati, abbrutiti, +angariati e sprezzati sotto le apparenze +d’una eguaglianza bugiarda e d’una libertà anche +più bugiarda dell’uguaglianza — noi non +avremmo più alcuna speranza nel progresso umano: +non ci rimarrebbe che incrociare le braccia e +dire: — Abbia libero corso la cancrena che ci +divora, e la putrefazione universale si compia. — Ma +quella fede noi l’abbiamo, e così profonda, +che nel bel giorno di primavera designato +a celebrarla, ci prende un senso di pietà e quasi +di stupore, vedendo per le vie tristi della città, +in mezzo a pochi cittadini sospettosi, passar la +minaccia armata dello Stato. Noi ci domandiamo +a momenti perchè non scendan tutti dalle case, +<span class="pagenum" id="Page_278">[278]</span> +uomini e donne d’ogni classe, coi bambini per +mano e con le rose di maggio sul petto. Oh certo, +in un tempo remoto, questo si vedrà! Le case +saranno vermiglie di bandiere, per le strade scorrerà +una fiumana vivente, le fronti, le grida s’alzeranno +libere al cielo, e nel fremito sano ed +immenso di popolo, penetrando nelle case silenziose +degli ultimi malinconici negatori della nuova +fede, vincerà finalmente anche il cuor loro, e +li trarrà di forza alla finestra, con le lacrime +agli occhi e l’amore nell’anima a benedire la festa +del mondo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_279">[279]</span> +</p> + +<h2 id="parte3">PARTE TERZA. +<span class="smaller">PER LA PACE.</span></h2> +</div> + +<div class="break-before"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_281">[281]</span> +</p> + +<h3 id="guerra">Il socialismo e la guerra.</h3> +</div> + +<p> +Disse il Jaurès all’assemblea francese, in un +discorso che scosse tutta la Francia, a coloro +che accusano il socialismo di — indebolire il coraggio — predicando +la pace — e di fiaccare le +energie nazionali: — «Io dico, al contrario, che +quello che può snervare il coraggio è l’eccitazione +continua in vista d’un pericolo che è continuamente +aggiornato, il sistema d’abituare la nazione +all’illusione del coraggio e ad un eroismo +verbale. Le energie morali sono come le energie +fisiche: non si distruggono, ma si convertono +le une nell’altre. È inutile perciò il fermare l’energia +d’una nazione nell’una o nell’altra forma +sotto il pretesto che essa dovrà servire un giorno +al tale o al tal altro scopo. Date a una nazione +delle energie vive e sane: l’energia del lavoro, +l’energia del pensiero, l’energia della libertà, l’energia +del diritto, e se queste forze saranno minacciate +un giorno da un’aggressione straniera, +esse si convertiranno spontaneamente in una magnifica +espansione di coraggio». +</p> + +<p> +Le parole del grande oratore socialista della +Francia dovrebbero essere meditate dai reazionari +bellicosi d’ogni paese, per i quali pare che +non esista questo quesito: se il sentimento dell’amor +di patria, principal forza d’un esercito +in una guerra di difesa nazionale, non debba essere +più o men forte nelle moltitudini combattenti +secondo la maggiore o minor quantità di +beni materiali e morali che l’idea di patria rappresenta +<span class="pagenum" id="Page_282">[282]</span> +per esse; se da moltitudini che, difendendo +il paese proprio, sono consapevoli di difendere +uno Stato dove hanno libertà, giustizia, +vita umana, non sia da attendersi maggior valore +e costanza che dai figli d’un popolo, nel +quale quei beni non siano ancora che aspirazioni +temute e compresse; se, essendo in guerra +una grande forza la coscienza della propria superiorità +morale sul nemico, non abbia, di due +eserciti, a battersi più fieramente quello che sa +di rappresentare un più alto grado di perfezione +sociale, di combattere per conservare una maggior +somma di conquiste civili o economiche; se, +in fine, non debbano prevalere per virtù d’ardimento +e di sacrificio quei soldati che difendono +l’integrità d’una patria, alla quale, oltre +che dall’affetto istintivo, si sentono legati dalla +gratitudine di figliuoli beneficati e protetti. +</p> + +<p> +È fuor di dubbio che dei miracoli di valore +compiuti dagli eserciti della rivoluzione francese +fu prima cagione l’idea, fiammeggiante fin nell’ultimo +dei loro soldati, di difendere una nazione +che innalzava in faccia al mondo la bandiera +d’una nuova storia, di portare sulle punte +delle loro baionette il verbo della libertà contro +un dispotismo inteso ad eternare il passato per +terrore dell’avvenire; ond’era universale in quegli +eserciti la coscienza di sovrastare moralmente, +quasi come una razza superiore, alle masse +asservite e inconscienti che avevan di fronte. È +dunque strano e quasi inesplicabile come gli avversari +ostinati del presente moto del proletariato, +che accusano chi lo guida e lo seconda +di voler distruggere il sentimento e le forze militari +della patria, e da quel moto mirano a distrarre +<span class="pagenum" id="Page_283">[283]</span> +gli animi con lo spauracchio perpetuo +d’una guerra nazionale, non pensino che il mantenere +le classi lavoratrici, come essi vorrebbero, +nel presente stato di miseria intellettuale o +economica, avrebbe per effetto certissimo d’indebolire +alle radici il vigore difensivo della nazione, +principalmente costituito dalla fede del +maggior numero nella virtù benefica delle istituzioni +che la reggono e dalla speranza comune +di uno stato migliore; il quale dal sopravvento +straniero sarebbe allontanato o precluso. Essi vogliono +nel pugno della nazione una spada enorme; +ma non considerando se sarebbe gagliardo +o fiacco il braccio che l’ha da reggere, se ardente +d’entusiasmo o restìa l’anima che deve movere +il braccio, se sarebbero sane e concordi, o +inferme e slegate, tutte le facoltà di quell’anima; +se, insomma, si possa avere in guerra un grande +esercito quando non s’ha in pace un grande popolo, +e se tale possa essere un popolo povero, +malcontento ed incolto. Il corollario di queste +osservazioni è un paradosso apparente, che noi +stimiamo una grande verità; cioè, che di due +nazioni in guerra, di cui l’una attentasse all’integrità +dell’altra, non essendo troppo diseguali +le forze del numero e delle armi, la più valorosa, +la più tenace, la più sicura della vittoria sarebbe +quella in cui l’evoluzione socialista avesse +portato le moltitudini a un più alto grado di +prosperità e di coscienza civile: l’evoluzione socialista, +poichè non v’è oramai altra via di progresso +sociale, anche se l’ultimo ideale del socialismo +fosse un’illusione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_284">[284]</span> +</p> + +<h3 id="algesiras">Dopo Algesiras.</h3> + +<p> +Quando pareva che dalla conferenza d’Algesiras +fosse per nascere una conflagrazione europea, +dalla voce dei profeti del peggio fummo +maravigliati a tutta prima come dal pronostico +di una cosa insensata e incredibile. — Come, +nello stato presente di civiltà —, domandammo +a noi stessi — perchè due potenze europee non +riescono a conciliare certi loro interessi commerciali +in un angolo dell’Affrica, è ancora possibile +lo scoppio d’una guerra che metterebbe a fuoco +e a sangue forse l’Europa intera, e farebbe tale +sperpero di vite, d’oro e di lavoro, e accumulerebbe +tanti orrori, e avrebbe effetti funesti per +così grande spazio di tempo, da non potervi fermare +l’immaginazione senza un brivido di sgomento +mortale? È possibile ancora che il presente +e l’avvenire di milioni d’uomini di dieci paesi +dipendano dalle discussioni di venti persone, delegate +dai Governi, non dalle Assemblee dei loro +Stati, a trattare una quistione che la grandissima +maggioranza di quei milioni d’uomini non +conosce, o non comprende, o non cura, e che, comunque +si consideri, non è una quistione vitale +per nessun popolo, ma un contrasto d’interessi +ristretti, a cui non ha dato importanza improvvisa +che un risentimento d’orgoglio nazionale? +È dunque così barbaricamente costituito ancora, +dopo tanto corso di civiltà, l’organismo politico +e sociale delle nazioni, che resti in balìa di pochissimi +lo scatenare i popoli a un macello immenso, +e che da questi se ne attenda il cenno +<span class="pagenum" id="Page_285">[285]</span> +come una sentenza del destino; che d’un fatto +così formidabile, del quale i popoli stessi hanno +pur da essere attori e vittime, si dica rassegnatamente: — Avverrà? +non avverrà? — come d’un +fenomeno della natura, indipendente da ogni +azione umana? È possibile che si esprimano ancora, +parlando di individui, soggetti, per quanto +posti in alto, a tutti gli errori umani, concetti +spaventevoli come: — Se questi o quegli +«vorrà» o «non vorrà» la guerra? — Che si possa +dire ancora (e non paia orrendo): — Meglio +il disastro passeggiero d’una guerra che quello +perpetuo della pace armata —, come se fra le +due vie: di far la guerra per poter disarmare +e di disarmare per non farla, non si potesse sensatamente +neppur discutere la preferenza da darsi +alla prima? Che, in fine, si consideri ancora +la guerra con la mentalità selvaggia di quel condottiero +spagnuolo, per cui essa era «el verdadero +estado del hombre»? È possibile? — Che +tutto questo fosse possibile sapevamo bene prima +che la Conferenza d’Algesiras si radunasse; +ma le voci, che questa fece sorgere, d’una guerra +probabile e prossima, ci destarono, come fa sempre +l’avvicinarsi d’un pericolo che prima era lontano, +quasi un concetto nuovo del pericolo medesimo, +e un nuovo sentimento, che fu di maraviglia +dolorosa e sdegnosa, e d’umiliazione e di +rivolta insieme della nostra coscienza d’uomini +civili. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Più vivo ci fu reso questo sentimento dalla +considerazione d’un fatto. È fuor di dubbio che +a una guerra per la quistione affricana era risolutamente +<span class="pagenum" id="Page_286">[286]</span> +avversa l’opinione dei più in ogni +nazione; che, non parlando delle classi lavoratrici, +in tutte le altre classi sociali d’ogni paese +d’Europa, a consultare cittadino per cittadino, +non si sarebbe trovato uno su mille, che non +giudicasse tal guerra una mostruosa follia. Or +bene, come mai fra quelle classi, che pure tante +volte concordarono da paese a paese in potenti +iniziative di carità pubblica e in affermazioni di +grandi principii e intenti d’umanità, non s’è manifestato +un accordo internazionale, nè vasto nè +circoscritto, per iscongiurare una tal follia, non +s’è levato almeno un grido di molti, che esprimesse +il giudizio di tutti, e ammonisse tanto solennemente +i Governi e i rappresentanti loro da +assicurare il mondo che d’un tale ammonimento +non avrebbero potuto non curarsi? Come lasciarono +che soltanto dalle file del socialismo s’alzasse +la voce che diceva il pensiero e l’animo delle +nazioni? È dunque vero che esse non hanno +più ideali, nè forza, nè fede in sè medesime e +nella necessità della loro funzione sociale, e che +si lasciano andare con inerte acquiescenza agli +eventi, poichè non sono più in grado di governarli? +O sentono che la consuetudine di deridere +gli apostoli della pace universale, perchè +troppi di questi sono anche apostoli d’un’altra +fede, toglie loro il diritto e l’autorità di bandir +crociate contro una guerra, qualunque sia? E che +è questo sentimento religioso, in alcuni paesi pur +così ardito e pugnace, e che pare si ridesti in +tutti con nuovo colore sociale e nuovi intendimenti +umanitari, se nella recente occasione non +inspirò, non solo alcuna solenne voce collettiva, +ma neppure qualche grande voce solitaria a deprecare +<span class="pagenum" id="Page_287">[287]</span> +l’eccidio minacciato, gridando in nome +della fede il «no» della coscienza universale? E +non si dica che ciò non si fece per essere ancor +remoto e vago il pericolo, poichè una dimostrazione +efficace non si sarebbe potuta fare se non +appunto in quel periodo in cui le menti e gli +animi erano ancor tranquilli, e sarebbe stata troppo +tarda quando la rottura dei negoziati avesse +turbato gli spiriti e fatto incominciare dai Governi +in lotta quell’opera di sovreccitamento +delle passioni nazionali, per cui hanno in mano +tanti mezzi pronti e sicuri. Che segno hanno dato +in quest’occasione le classi superiori di spirito +umanitario progredito, di civiltà affinata, di sentimento +religioso sincero? +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Un altro fatto singolare notammo. Quella parte +della stampa, che si dice «dell’ordine» non +solo delle due nazioni che sarebbero state immediatamente +alle prese, ma anche dell’altre, che +più probabilmente sarebbero state travolte poi +nella lotta; quella parte, in special modo, che +si mostrò più incline a giudicar probabile il +grande disastro, ne parlò come avrebbe parlato +d’un pericolo simile cinquant’anni sono, ossia, come +d’una guerra che, dove fosse stata decisa, +sarebbe avvenuta senz’altro, e si sarebbe svolta +nei modi, nelle condizioni e con gli effetti stessi +degli altri tempi. In nessuna delle sue considerazioni +vedemmo considerato l’avvenimento probabile +in relazione col mutato spirito delle moltitudini, +con le nuove forze politiche sorte, col +nuovo stato d’opposizione profonda e permanente +<span class="pagenum" id="Page_288">[288]</span> +in cui si trovano in ogni paese, con effetti +quotidianamente visibili, e spesso gravissimi, le +classi sociali che hanno la ricchezza e il potere +e quelle che hanno il numero e l’avvenire; non +espresso mai alcun dubbio sulla persistenza dell’antica +solidità e docilità di questi smisurati organismi +di guerra, che non sono più veri eserciti, +ma popoli armati, portanti in sè un nuovo mondo +d’idee, manifesto a più segni anche in quello che +è il loro nucleo stabile in tempo di pace, e che +è pur composto degli elementi loro più quieti e +più semplici; nessun presentimento od accenno +a qualche cosa di più grande e di più terribile +della guerra stessa, che avrebbe potuto prevenirla +o renderla impossibile, o scoppiar con essa +e troncarla, precipitando gli Stati in una convulsione, +dalla quale, per l’immaturità dei tempi, +non sarebbe potuto uscir altro che desolazione +e miseria per tutti, seguìte da una riscossa +di tutte le idee del passato. Quello che seguì +in Europa da trent’anni nell’ordine delle idee, +dei partiti, delle relazioni fra le classi, del movimento +delle forze sociali, parve non avvenuto, +a considerare il criterio e il linguaggio con cui +quella stampa ragionò della guerra. +</p> + +<p class="ast">*</p> + +<p> +Ma questo fatto non ci maravigliò, poichè sarebbe +assurdo l’attribuirlo a ignoranza o a trascuranza +della verità; nel qual caso soltanto potrebbe +maravigliare. Esso non fu effetto che d’uno +spontaneo e tacito accordo, non fu che una +finzione logica e necessaria, che si ripeterà in +ogni caso simile. Considerare i pericoli d’una +<span class="pagenum" id="Page_289">[289]</span> +guerra europea sotto l’aspetto che s’è accennato, +sarebbe un riconoscere nelle nuove idee, nell’organizzazione +internazionale del proletariato, negli +effetti ottenuti dall’azione del socialismo una +potenza, che convien disconoscere invece, per non +ingrandirla nel concetto di chi ci ha fede e di +chi la teme; sarebbe un ammettere che il socialismo +domina già virtualmente la storia. Ora, +si tacciono con tanto maggior cura le verità invise +quanto più sono palesi. E questa è così palese +per la prova dei fatti che non c’è più alcuno +che, pur negandola, non ne sia intimamente persuaso. +Troppo è manifesto che è la forza crescente +del socialismo la principal cagione per +cui non iscoppiò in Europa dopo il 1870 la tanto +temuta guerra, benchè tante volte ci siano state +propizie le occasioni politiche e se ne sia predicata +l’imminenza. Monarchi, governi, oligarchie +interessate trattenne la coscienza che il terreno +è mal fido per il gran duello e che la lama è +mal ferma nell’impugnatura. In tutti è la persuasione +profonda, benchè dissimulata, che v’è +una sola, grande e urgente quistione nel mondo +civile, e che, se anche la guerra potesse compiersi, +non sarebbe da quella che una diversione +passeggiera; dopo la quale la quistione suprema +risorgerebbe con tutta l’urgenza di prima nel +paese o nei paesi vittoriosi, accresciuta forse dall’eccitamento +febbrile che lascia nei popoli la +vittoria, e divamperebbe come un incendio nei +paesi vinti. E forse la prima causa della lamentata +indifferenza delle classi superiori in faccia +al recente pericolo fu quella persuasione; per la +quale non credevano, in fondo, che si sarebbe fatta +la pazzia di tentar l’avventura. Così, mentre si +<span class="pagenum" id="Page_290">[290]</span> +deride l’utopia socialista della pace perpetua, l’utopia +va diventando realtà, in Europa, principalmente +per opera degli stessi utopisti. Di tanto +in tanto, quando certi loro interessi si trovano +a cozzo, uno Stato innalza di faccia all’altro, +per minaccia, una gigantesca armatura; ma l’armatura +resta là come uno spauracchio, e dopo +qualche tempo è rimessa nell’armeria. È perchè +il gigante antico, a cui i Governi la dovrebbero +vestire, ha una nuova coscienza, e la volontà sua +non è più in loro potere. Egli vuol lavorare, non +uccidere, e le conquiste a cui aspira non le può +più compiere sotto la loro bandiera. +</p> + +<h3 id="frammenti">Otto frammenti.</h3> + +<h4 class="indr" id="framm1">I. — A un banchetto.</h4> + +<p> +È un pezzo che io domando a me stesso — e +sarà forse una domanda ingenua — perchè +tutti gli uomini onesti e sensati d’ogni paese non +siano con noi, per quale ostinazione o per qual +malinteso tutti, anche coloro che non credono +possibile il conseguimento del nostro ideale, non +si associno cordialmente all’opera nostra; tanto +mi paion certi e evidenti gli effetti benefici +ch’essa produce con la semplice diffusione delle +idee e dei sentimenti a cui s’ispira. +</p> + +<p> +Noi portiamo dentro una eredità sciagurata +di falsi concetti e di tristi passioni, oscuri e +quasi ignorati avanzi di barbarie, che forman +fra tutti come una quantità enorme di materia +infiammabile diffusa per ogni popolo; la quale, +o spontaneamente o per arte di pochi, anche +<span class="pagenum" id="Page_291">[291]</span> +per una causa futile, o iniqua, o insensata, +può di giorno in giorno infiammarsi e scoppiare +nella calamità terribile della guerra. Ebbene, +questi pericolosi avanzi di barbarie, quasi tutti +celati sotto aspetti ingannevoli, noi vogliamo afferrarli, +analizzarli, farli vedere nella loro essenza +vera, disonorarli e distruggerli, affinchè nella decisione +delle contese fra popolo e popolo abbia +una parte sempre maggiore la Ragione, una parte +sempre minore la Morte. Chi, onestamente, ci +può rifiutare il suo consenso e il suo aiuto? +</p> + +<p> +Noi diciamo ai padri e alle madri: — Educate +fortemente i vostri figliuoli; ma non sia uno +strumento omicida il primo trastullo che ponete +nelle loro mani, non sia la finzione della strage +il primo diletto della loro fantasia, perchè è un +troppo vecchio e funesto errore quello di secondar +nel fanciullo l’istinto della ferocia credendo +di educarlo al valor pensato e generoso dell’uomo +civile. +</p> + +<p> +Diciamo ai giovani d’ogni paese: — Amate la +patria; ma sia il vostro quell’amor di patria, illuminato +da un più largo e sapiente amore, che +di ogni popolo ci fa onorar le virtù e benedir +le fortune, come d’un necessario alleato nostro e +di tutti nella eterna lotta per la vita e per la +civiltà che combattiamo con la Natura; non già +quell’altro gonfio d’orgoglio e roso di gelosia, che +s’inalbera ad ogni ombra e s’abbassa a ogni +piato e ha bisogno d’eccitarsi con l’odio — col +più ingiusto, col più dissennato degli odi — quello +che abbraccia milioni di creature umane +sconosciute e innocenti. +</p> + +<p> +Diciamo a coloro a cui è affidata la difesa nazionale: — Bello +è il tener l’animo pronto al +<span class="pagenum" id="Page_292">[292]</span> +supremo sacrifizio per la patria, nobile è l’ambizione +di meritare la sua gratitudine; ma nessuna +ambizione vi mova a desiderar la guerra per +la guerra, perchè di tutti gli eccessi dell’egoismo +questo è il più orrendo, e chi l’accoglie nel cuore +non è più un difensore del proprio paese, è un +suo sanguinario nemico, e doppiamente colpevole +perchè si nasconde sotto le insegne dei più diletti +suoi figli. +</p> + +<p> +Diciamo agli insegnanti, agli educatori: — Ispirate +ai giovani l’ammirazione delle grandezze +antiche; ma non confondete in una ammirazione +medesima le anime grandi e i briganti fortunati, +perchè è un pervertire nella gioventù il +senso della giustizia; non li avvezzate a considerar +gli eccidi dei popoli come quelli dei formicai +che si calpestan passando, perchè è inaridire +le sorgenti della pietà; non inculcate loro +il concetto della necessità fatale della guerra, +perchè è uccidere in essi la fede nella civiltà e +indurli al disprezzo della razza umana; e non +dite loro che le forze morali dei popoli non si +ritemprano che col ferro e col fuoco, perchè son +là il lavoro, la scienza, la carità, la miseria, il +dolore che vi gridano: — Bastiamo noi a far +degli eroi e dei martiri sopra la terra! — e ve +ne mostrano ogni giorno una legione. +</p> + +<p> +Diciamo infine ai credenti: — Che cos’è la religione, +che non predica la pace, non solo, ma +che domanda a Dio che si spargano dei torrenti +di sangue, e lo ringrazia mentre fumano ancora? +Venite con noi, se è vero che portate nell’anima +l’amore e il perdono, levate la voce per la nostra +causa, se non mentite a Gesù Cristo quando +invocate il suo regno sopra la terra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_293">[293]</span> +</p> + +<p> +Questo noi diciamo, e per il conseguimento +dell’alto fine abbiamo una fede profonda nella +potenza della parola ragionata e appassionata, +infaticabilmente ripetuta e diffusa dalle scuole +alle officine, alle chiese, agli atenei, alle reggie, +gridata in tutte le lingue e su tutte le frontiere, +prima da migliaia, poi da milioni di voci, fin che +diventi così formidabile da far cadere dai pugni +del mostro la spada spietata e la fiaccola infame. +</p> + +<p> +— È un sogno! — ci gridano. — Ebbene — sì — è +un sogno; — ma come quello che tra l’infuriare +degli odi e delle guerre cittadine, quando l’Italia, +era tutta in brani sanguinanti, doveva allietare +qualche volta i nostri antichi padri, mostrando +loro nell’avvenire, come un prodigio incredibile, +tutte quelle frontiere cancellate, tutte quelle ire +spente, tutti quegli implacabili fratricidi disarmati +e riconciliati per sempre intorno a una sola +bandiera. +</p> + +<p> +E si compirà il sogno di oggi come si compì +quello d’allora. +</p> + +<p> +Sì, soffiate pure nelle vanità patriottiche, riattizzate +antichi e recenti rancori, alzate barriere +doganali, coprite di fortezze i confini: contro ai +grandi fiumi che corrono a mescolarsi nell’oceano +non giova impedimento di dighe: i popoli inciviliti +vanno l’uno verso l’altro spinti da una forza +a cui nulla resiste, riconoscono a poco a poco +immaginarie più che reali le tanto predicate avversioni +di razza e falsa apparenza l’antagonismo +dogli interessi, e confondono idee, usanze, lavoro, +arte, sangue, e vanno con rapidità così maravigliosa +moltiplicando e serrando fra di loro, +sotto l’impulso dei bisogni crescenti, i vincoli della +<span class="pagenum" id="Page_294">[294]</span> +vita, che l’idea di reciderli con la spada, per +qualunque sia causa, parrà tra non molto altrettanto +assurda e abbominevole che quella di risolvere +le quistioni interne d’una nazione scagliando +l’una contro l’altra le sue provincie, riaccese +dei furori selvaggi del medio evo. +</p> + +<p> +Questa è la fede di tutti noi, forza e conforto +divino dell’anima nostra; fede che neppure da +una gigantesca guerra europea, che scoppiasse +domani, non sarebbe minimamente scemata. +</p> + +<p> +Quanto a me, n’ho un’altra anche più ardita, +che ai più di voi parrà illusione. Io credo che +l’idea della pace abbia già percorso, per effetto +di forze estranee alla vostra propaganda, un cammino +assai maggiore di quello che non appaia a +noi stessi, assai maggiore di quello che l’orgoglio +ferito d’un grande popolo possa consentire +che si affermi. Credo che le quistioni internazionali +che sono oggi un pericolo avranno una +soluzione lontana, ma pacifica, compresa nel giro +d’una più vasta mutazione di cose. Credo che +alle moltitudini innumerevoli che domandano nutrimento +umano, vita intellettuale e giustizia, non +si risponderà mandandole come armenti al macello, +dopo del quale, per preparare nuove rivincite +e nuove difese, si ricomincerebbe ad affamarle +più spietatamente di prima; — credo che questo +esecrando sterminio di popoli da cui rifugge l’imaginazione +inorridita e che da vent’anni ci pende +sul capo come una maledizione di Dio, non +seguirà —; che l’aurora del ventesimo secolo non +si leverà su questa vergogna del mondo. Io lo +credo — voi, forse, lo sperate. Alziamo dunque +insieme i bicchieri, e salutiamo con un cuor solo, +con un solo evviva questa santa speranza! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_295">[295]</span> +</p> + +<h4 class="indr" id="educatrice">II. — La guerra educatrice.</h4> + +<p> +Disse il maresciallo Moltke che la guerra svolge +nel cuore umano dei sentimenti nobili. +</p> + +<p> +Si può dir lo stesso di tutte le grandi calamità +pubbliche, compresa la peste. A proposito +della peste di Milano, appunto, osserva Alessandro +Manzoni che «nei pubblici infortuni, e nelle +lunghe perturbazioni di quel qual si sia ordine +consueto, si vede sempre un aumento, una sublimazione +di virtù». Ma soggiunge: — «e, pur +troppo, non manca mai insieme un aumento, e +d’ordinario ben più generale, di perversità». +</p> + +<p> +Il giudizio del Moltke, dunque, non esprime che +una mezza verità; anzi meno che mezza. +</p> + +<p> +Che molti concordino in quel giudizio deriva +dall’essere generalmente considerata come giusta +la definizione: «La guerra è un duello tra +due popoli»; la quale è invece falsissima, perchè +nella maggior parte degli atti e dei procedimenti +riconosciuti legittimi in guerra non v’è ombra +di quel qualsiasi sentimento o concetto cavalleresco +a cui è informato il codice del duello fra +gentiluomini. La guerra, certo, offre ai coraggiosi +e ai generosi molte occasioni di dar prova +onorata e utile della loro virtù, e molti begli atti +individuali lo dimostrano, in tutte le guerre, compiuti +anche da quella parte, la quale combatte +per una causa iniqua. +</p> + +<p> +Ma questi atti, che compiono soltanto gli uomini +forti e nobili, non sono che piccoli e rari +episodi; non sono la guerra. +</p> + +<p> +Quando si combatte il nemico, come s’intende +a far sempre, con duplice, triplice forza numerica +<span class="pagenum" id="Page_296">[296]</span> +e con tutti quei vantaggi d’armi, di tempo +e di terreno che danno la certezza assoluta +della vittoria, come ad un uomo che lotti con +un fanciullo; quando da un’altura conquistata +si fulmina a fuochi di fila una mandra di fuggenti, +di cui non si vedon più che le spalle; +quando, guidati dallo spionaggio e dal tradimento, +si assiale nelle tenebre e nel sonno un accampamento +mal guardato e vi si semina la morte +prima che vi si possa tentare un principio di +resistenza; quando si casca inaspettati, mille contro +cento, sopra un convoglio di viveri, e si macella +la scorta e si preda il convoglio, affamando +migliaia d’uomini che si batterono forse eroicamente +il giorno innanzi; quando da lontano molte +miglia, e senza pericolo, si rovesciano sopra una +città dei nembi di ferro e di fuoco, che vanno +a mutilare monumenti d’arte secolari, a incendiar +biblioteche, a rovinare edifizi d’utilità pubblica, +a sterminare nei loro letti donne, vecchi, +fanciulli, malati, feriti; quando ai cittadini d’una +città disarmata si estorcono con le armi alla +mano gli ultimi scudi, che, dopo essersi impoveriti +per la patria, essi serbavano agli ultimi sacrifizi; +quando, sia pure per necessità e senza +ferocia, s’invadono e si manomettono le case dei +privati, si trascinano prigioniere «in ostaggio» +delle famiglie atterrite e tremanti, e si strappano +le derrate e gli animali e si devastano i campi +ai coloni affamati e supplichevoli; quando, +stando in agguato dietro ai muri o alle siepi, +si uccidono alle spalle gli esploratori solitari, +o si fucilano dei cittadini per il solo fatto d’aver +difeso la patria senza vestire una divisa, o si +spara nel dorso ai prigionieri inermi ed affranti +<span class="pagenum" id="Page_297">[297]</span> +che tentano di mettersi in salvo; quando si fa +tutto questo — e si fa di continuo in ogni guerra — quali +«sentimenti nobili» si possono «svolgere» +nel cuore umano? Il vero è che per far +tutto questo, come vuol esser fatto, vigorosamente, +bisogna soffocare nel proprio cuore quei +sentimenti. Basterebbero a provarlo, fra mille altri +fatti, il seguente: che uno scrittore noto in +Europa, e non sospetto di malo animo verso la +Germania, abbia osservato negli operai affluiti +a Berlino, in quel breve periodo di prosperità +fastosa e fittizia che succedette alla guerra con +la Francia, un grande cambiamento; davanti al +quale egli domandò a sè stesso «se essi avessero +serbato in fondo al loro nervo visivo l’immagine +dogli uomini uccisi e dei villaggi incendiati, poichè +s’erano fatti violenti e rissosi, indifferenti +ai ferimenti e agli omicidi, e facili a servirsi del +coltello». Ma che più? Ne dà una prova lo stesso +maresciallo Moltke, nell’appendice alla sua Storia +della guerra franco-germanica, con una frase, +che forse egli non avrebbe scritta, se quando +gli venne sulla punta della penna gli fosse tornato +in mente ad un tempo il giudizio suo sopra +citato. È la pagina dove parla del suo incontro +col principe di Bismarck sul campo di Sadowa +coperto di cadaveri sfracellati e di feriti rantolanti +nel sangue, nel momento che arrivava il +corpo d’esercito del principe ereditario. Egli dice: — «Noi +galoppavamo allegramente a traverso +al vasto campo, senza badare agli orrori che esso +ci offriva». — Tale effetto aveva prodotto nel +suo cuore, pur naturalmente buono, la guerra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_298">[298]</span> +</p> + +<h4 class="indr" id="errore">III. — È un errore....</h4> + +<p> +È un errore il credere che si educhino i giovani +al coraggio e ai sacrifici patriottici destando in +essi il furore della gloria soldatesca e quella +febbre d’orgoglio nazionale, che non è amor di +patria sapiente, ma orgoglio individuale, dilatato +e larvato. Si destano in loro, insieme con +questi sensi, un desiderio spensierato della guerra, +un disprezzo facile e crudele della vita altrui +e altre passioni e tendenze che li sviano dal culto +degli alti ideali. Ma quanto al farne dei cittadini +forti e dei soldati intrepidi, la cosa è diversa. +</p> + +<p> +Nel fatto, sui campi di battaglia e nei cimenti +della vita civile, si vedon far mala prova molti +di quelli che eran più smaniosi della lotta, molti +patriotti furibondi e squassapennacchi terribili, +ed anche uomini a cui l’educazione letteraria o +militare diede tutti i caratteri apparenti del cittadino +valoroso o del bravo soldato, e mostrare +invece una intrepidità e una fermezza inaspettata +giovani e uomini maturi, d’indole grave e +modesta e d’idee miti e ragionevoli, i quali non +avevan dato innanzi alcun indizio della loro forza. +La fermezza e il coraggio, in costoro, derivano +da un sentimento profondo di dignità personale, +dalla coscienza di combattere per una +causa giusta, da un concetto particolare che hanno +della vita, e da altre forze mal definibili che +sono in fondo all’animo loro. Su queste forze +non hanno potere alcuno quelli che credono di +formar dei prodi cittadini e di suscitar degli eroi +gridando perpetuamente alla gioventù: — Patria, +armi, sangue, guerra, gloria! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_299">[299]</span> +</p> + +<p> +Questi non fanno che seminar del vento e +ritardare il cammino della civiltà col mantener +vivo il pregiudizio funesto che si fortifichi un +popolo inebbriandolo d’ambizione e facendogli +adorare la spada. +</p> + +<h4 class="indr" id="menzogna">IV. — La guerra e la menzogna.</h4> + +<p> +Potrebbe scrivere un libro utile chi dimostrasse +quante bugie dicano e mettano in giro, durante +una guerra, quante leggende assurde creino ed +accettino l’ambizione degli individui, l’orgoglio +nazionale credulo, la condiscendenza della stampa +interessata a adularlo, e l’ignoranza infantile +della moltitudine. Neppur da questo lato, certamente, +giova la guerra a «innalzare i caratteri» +poichè intorno a un piccolo numero d’eroi +veri e a un numero maggiore di combattenti valorosi, +ma non eroici, suscita un numero grandissimo +di sballoni e di millantatori e di complici +loro conscienti od ingenui, che offrono tutti +insieme a chi serbi sereno lo spirito uno degli +spettacoli più compassionevoli che possa dar di +sè la natura umana. +</p> + +<p> +E non parliamo dei moltissimi che, non avendo +preso parte ad alcun fatto d’armi, affermano +dopo un certo numero d’anni, quando si son confusi +i ricordi degli avvenimenti, d’aver <i>visto +il fuoco</i> di ogni battaglia; nè degli altri molti +che, non essendo stati a una battaglia che come +spettatori fuor di pericolo, si vantano, in +capo a un certo tempo, d’avervi preso parte vivissima, +e scroccano nella loro famiglia, fra gli +amici e nel pubblico una considerazione che non +meritano. Ma di quelli stessi che combatterono +<span class="pagenum" id="Page_300">[300]</span> +e rischiarono la vita davvero quanti mentiscono +i sentimenti che hanno provati, e ingrandiscono +le gesta proprie e le altrui, e danno per +verità delle fantasie! Se n’ha la prova nelle diversità +grandissime e nelle contraddizioni enormi +che si riscontrano fra i racconti di quelli +stessi che assistettero allo stesso fatto, non già +molti anni, ma pochi giorni dopo ch’esso è avvenuto. +</p> + +<p> +Certo, vi sono uomini di tempra quasi superiore +alla umana, che danno esempio, fra i pericoli +supremi, d’una tranquillità d’animo maravigliosa, +che compiono atti e pronunciano parole, +anche morendo, degni dell’ammirazione d’un popolo. +Ma sono, in realtà, rare eccezioni, e non +diventan molti se non perchè l’immaginazione +ambiziosa li moltiplica. Nove volte su dieci, quelle +tanto frequenti descrizioni di gente che «non +batte ciglio» sotto il grandinar delle palle, che +scherza sulle proprie membra lacerate e spira +gridando evviva, sono purissime favole; le quali +sono anche spinte il più delle volte a un’esagerazione +di particolari così impudente e puerile +da mover le risa o lo sdegno in chiunque sia +stato una volta sul campo di battaglia. Così, +di recente, abbiamo letto d’un combattimento in +cui, mentre la morte li decimava, una schiera +di combattenti faceva una tale allegria che era +<i>un vero carnevale</i> e d’un ufficiale che, mezzo +affogato in un pantano, ammazzò non so quanti +e mise in fuga il resto d’un drappello di nemici, +e di <i>tre soldati</i> che arrestarono da un’altura +cento assalitori, e altri tanti e tali prodigi, che +indussero un ufficiale valoroso a levar la voce +perchè si mettesse un termine, per sentimento +<span class="pagenum" id="Page_301">[301]</span> +di dignità nazionale, alla fabbricazione delle leggende. +E in tutti i paesi, in tutte le guerre, segue +il medesimo, e più forse nelle guerre sfortunate +che nelle vittoriose, per una ragione facile a comprendersi; +il qual fatto può anche far dubitare +della verità della sentenza: che le sconfitte ritemprano +i popoli insuperbiti e corrotti dalla fortuna +riconducendoli a un giusto giudizio del proprio +valore. Nè questa è l’ultima cagione della +persistenza d’un avventato e provocante spirito +bellicoso in un così gran numero d’uomini, che +non videro mai la guerra fuor che nei quadri; +vale a dire: un concetto falsissimo, creato in loro +dalla menzogna convenzionale e tradizionale, +della guerra stessa, della facilità dell’eroismo e +della moltiplicità degli eroi; concetto falsissimo +che si comunica e si tramanda in tutti gli scritti +storici, apologetici e poetici, relativi alla guerra, +ai quali s’informa l’educazione della gioventù, e +fa sì che la letteratura guerresca sia la più adulatrice +e la più bugiarda di tutte le letterature. +</p> + +<h4 class="indr" id="maestri">V. — Ai maestri.</h4> + +<p> +Sarebbe opera utile al trionfo della Pace il +cercar di correggere nelle scuole, e in particolar +modo nell’insegnamento storico, la troppo facile +e cieca ammirazione dei grandi macelli e dei +famosi macellatori; il combattere la leggierezza, +il linguaggio inconsciamente barbarico con cui +s’avvezzano i giovanetti a raccontare e a descrivere +le stragi più orrende, con l’idea falsissima +che siano una cosa sola l’indifferenza per lo spargimento +del sangue e il coraggio; l’educarli a +congiunger sempre all’ammirazione del valore +<span class="pagenum" id="Page_302">[302]</span> +guerriero un sentimento di pietà profonda per +le vittime e di alto rispetto per la vita umana; +il far sì che al sentimento della necessità ed +anche della santità di certe lotte cruente uniscano +sempre quello d’un orrore doloroso per questa +necessità medesima e la speranza che un giorno +essa non sia più per l’umanità che un ricordo +funesto e non abbiano più a sorgere statue d’eroi +sopra piedestalli di carne umana lacerata. Se +questo si facesse, non avverrebbe così di frequente +d’udir persone civili e gentili, non per +altro che per spirito d’avventura o per ambizione +di gloria patriottica o per scopo d’educazione +nazionale, esprimere placidamente il desiderio +di una guerra, senza che dieci voci indignate +s’alzino loro d’intorno a dire che hanno +proferito la parola più stolida e più scellerata +che possa uscir dal labbro d’un uomo. +</p> + +<h4 class="indr" id="pazzi">VI. — Per i pazzi.</h4> + +<p> +Sapere, per l’esempio della Francia nel ’71 e +della Russia nell’anno in corso (1906) che cosa segue +nelle nazioni vinte in una grande guerra; riconoscere, +come ognuno riconosce, che gli eserciti +attuali, formati di milioni d’uomini, non sono +più veri eserciti, ma popoli armati, il cui spirito +è un’incognita, e di cui la vittoria soltanto può +mantener la coesione; non ignorare le quistioni +vitali che agitano la società presente e che tengono +le moltitudini in uno stato quasi continuo +di febbre e di convulsione; sentir cantare l’«inno +dei lavoratori» dai coscritti, chiedere il congedo +in assembramenti dai richiamati e protestare nei +comizi i reduci dalle grandi manovre; sapere, sentire, +<span class="pagenum" id="Page_303">[303]</span> +veder tali cose, e parlar d’una guerra, e desiderarla, +come un modo di soffocare per un periodo +di tempo le grandi quistioni urgenti che +non si sanno risolvere, ossia, proporre d’uscire +dalle difficoltà presenti tentando la fortuna nazionale +in un gioco d’azzardo che, se fallisse, +avrebbe per conseguenza la miseria pubblica triplicata, +l’inasprimento di tutte le ire, la difficoltà +ingigantita di tutti i problemi, e quasi +senza dubbio uno sfacelo spaventevole della compagine +dello Stato: questo dovrebbe parere assurdo +ad ogni uomo che abbia lume di ragione. +Eppure a molti non pare, e lo dicono. A chi lo +dice non c’è altro che metter le mani sulle spalle, +fissarlo negli occhi e gridargli sul viso: — Al +manicomio! +</p> + +<h4 class="indr" id="fibra">VII. — Per ritemprare la fibra....</h4> + +<p> +Scrisse tempo fa un mite filosofo: — Se fosse +assicurata la pace perpetua l’umanità imputridirebbe. — E +chiarì il suo concetto, aggiungendo: +La guerra è necessaria per ritemprar la fibra +alle nazioni. +</p> + +<p> +La fibra di quale parte, di quali elementi delle +nazioni? +</p> + +<p> +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti +quei milioni d’uomini, i quali nei campi, nelle +officine, nelle miniere, sulle montagne e sul mare +sudano sangue per campar la vita, condannati +a un lavoro senza tregua, che, quando non prostra +o non uccide, fa le anime e i corpi di ferro? +</p> + +<p> +Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte +quelle miriadi di uomini d’ogni classe, pei quali +tutta la vita è un’aspra lotta con la sfortuna, +<span class="pagenum" id="Page_304">[304]</span> +un perpetuo sforzo ostinato e impotente per uscir +dalla oscurità e dalle strettezze, una quasi continua +e non meritata sequela di privazioni, d’umiliazioni +e di disinganni, che li trascinano a +cento a cento al suicidio? +</p> + +<p> +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti +quegli innumerevoli infelici, a cui le malattie, +le disgrazie e i delitti strappano ferocemente +dalle braccia le persone più care, aprendo nel +cuor loro delle ferite che sanguinano senza fine, +gettando nell’anima loro una tristezza, che dura +fino alla morte? +</p> + +<p> +Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte +quelle migliaia di creature, naturalmente coraggiose +e magnanime, che in ogni occasione di +sventura privata o pubblica sono le prime a offrire +e a dar l’opera propria e il proprio sangue, +e compiono ogni giorno, senz’ambizione e senza +compenso, quei mille atti di virtù oscuri o dimenticati, +che onorano più altamente la natura +umana? +</p> + +<p> +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra quelle +migliaia di giovani e d’uomini maturi, che ai +doveri della loro professione, a una ambizione +nobile e utile a tutti, all’arte, alla scienza, all’amore +appassionato del lavoro sacrificano gli +agi, i piaceri, la libertà, la pace, segregandosi +dal mondo e accorciandosi la vita? +</p> + +<p> +Tutti costoro, per certo, non hanno bisogno +di rinvigorirsi la fibra nella guerra. +</p> + +<p> +Ma se si tolgono tutti costoro, che cosa rimane +di una nazione altro che un branco di parassiti +gaudenti, di oziosi tarlati dalla noja, d’avventurieri +scioperati, di quattrinai mestatori, d’anime +nulle o triste o bislacche, che neppure amano +<span class="pagenum" id="Page_305">[305]</span> +la patria e la gloria, perchè non hanno in sè +nulla di gentile e di grande! +</p> + +<p> +È forse per rinvigorir la fibra a costoro che +si dice necessario e desiderabile che ogni tanti +anni corrano sulla terra dei torrenti di sangue +generoso e di pianto disperato? +</p> + +<p> +Non è credibile. +</p> + +<p> +La sentenza, dunque, vuol essere corretta così: +La guerra è necessaria per ritemprare la fibra +agli eserciti. +</p> + +<p> +Questo forse pensava il buon filosofo; ma, per +pudor filosofico, non osò di dirlo. Deploriamo +la sentenza e rallegriamoci del pudore. +</p> + +<h4 class="indr" id="custoza">VIII. — Un episodio della battaglia di Custoza.</h4> + +<p> +Di quanti episodi di guerra io lessi od intesi, +quello che mi fa più spesso e più lungamente +pensare è il seguente, che mi narrò un ufficiale +valoroso, il quale ne fu parte. +</p> + +<p> +Nella battaglia di Custoza del 1866, non ricordo +se sulle alture di Montecroce o d’un altro +colle, in una di quelle vicende d’assalti e di +contrassalti, in cui le colonne dell’una e dell’altra +parte si rompono in truppe disordinate e in +drappelli, alcuni dei quali errano per qualche +tempo tra il fumo, o s’arrestano qua e là come +smarriti, arrivarono di corsa sul culmine, da due +parti opposte, due manipoli fuorviati d’italiani +e d’austriaci, tutti così oppressi dalla fatica, trafelati, +sfiniti, che nell’atto stesso del vedersi, +s’arrestarono gli uni in faccia agli altri, come +a un comando dei loro capi, ridotti nell’impotenza +assoluta di muovere un passo di più e di far +pure un atto di offesa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_306">[306]</span> +</p> + +<p> +Ristettero gli uni e gli altri sotto il raggio ardente +del sole, grondanti di sudore, con le bocche +spalancate e gli occhi fuor dell’orbita, ansando +orribilmente e guardandosi, come istupiditi. +</p> + +<p> +Ripreso appena fiato, prima uno degli austriaci, +poi due, poi quasi tutti cacciarono l’indice +nella canna del fucile e, trattolo fuori, lo mostrarono +ai nostri, senza far parola. Nessuno aveva +il dito nero di polvere. Quell’atto voleva dire: — Non +abbiamo sparato, non abbiamo ucciso: +non uccideteci. +</p> + +<p> +« — Furon pochi momenti — mi disse l’ufficiale — ma +in quel brevissimo tempo, come si +dice che accada ai naufraghi avanti di perder +la coscienza, m’attraversò la mente un pensiero +lucidissimo, quasi portato sopra un’onda d’altri +pensieri affollati e fuggenti, ch’io non espressi +che più tardi a me medesimo. Quanta pietà dei +propri simili può entrar nel cuore di un uomo, +che abbia egli stesso la morte alla gola, entrò +nel mio cuore in quel punto. Pensai che quei +soldati non ci odiavano; che neppure gli altri +loro compagni d’armi odiavano gli altri compagni +nostri, e che nemmeno gli altri giovani del +loro paese e le famiglie loro, ossia la maggior +parte del loro popolo, non odiava il nostro popolo; +che, certo, non era quella grandissima maggioranza +che aveva voluto una tal guerra; che +tutti dovevano comprendere l’ingiustizia della +causa per cui combattevano, e che avrebbero, potendo, +fatto ragione ai nostri diritti, patenti al +mondo; che era dunque, in quel caso come in +altri mille, una forza estranea al maggior numero, +al paese vero, una lega dell’orgoglio, degl’interessi +e dei pregiudizi di pochi, che aveva +<span class="pagenum" id="Page_307">[307]</span> +spinto tante migliaia d’uomini a una guerra ingiusta +ed inutile; e come un lampo mi balenò +alla mente, che un giorno, col salire della civiltà, +in quello come negli altri paesi, quella +forza sarebbe stata vinta e quella lega distrutta; +che le questioni tra i popoli le avrebbe risolte +la libera coscienza di quelle grandi moltitudini +in cui non nascono spontaneamente nè false ambizioni +nè odi iniqui, e che un incontro terribile +e miserando, come quello che io vedevo, non sarebbe +stato più possibile fra creature umane incivilite. +</p> + +<p> +«Tutto questo fu come una visione istantanea +del mio pensiero. Due squilli di tromba di qua +e di là fecero sparire dalle due parti i drappelli, +che si ricongiunsero ai loro corpi, — il combattimento +riprese, — e forse parecchi di quei soldati +che, vedendosi, s’eran risparmiati la vita, +di lontano, senza vedersi, s’uccisero. — » +</p> + +<p> +Questo fatto mi ritorna alla mente ogni volta +che penso alla guerra, e sempre una voce mi ripete +ostinatamente, solennemente, con un accento +di pietà profonda e quasi di sovrumana certezza: — Sì, +un tempo verrà in cui ciò che dissero +quei poveri soldati austriaci ai soldati italiani, +l’un popolo lo dirà all’altro: — Io non +uccido: non uccidere! — +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_309">[309]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE.</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><span class="smcap">Parte Prima</span>.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">RACCONTI E DIALOGHI.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>Il primo passo</td> <td class="pag"><a href="#primopasso"><i>Pag.</i> 3</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Come si diventa socialisti</td> <td class="pag"><a href="#diventasoc">11</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Fra padre e figlio</td> <td class="pag"><a href="#padrefiglio">18</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Fra madre e figlio</td> <td class="pag"><a href="#madrefiglio">28</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Fidanzata e fidanzato</td> <td class="pag"><a href="#fidanzati">35</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Fratello e sorella</td> <td class="pag"><a href="#fratelli">41</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Un “malfattore„</td> <td class="pag"><a href="#malfattore">46</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Discussioni</td> <td class="pag"><a href="#discussioni">51</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Amicizia nuova</td> <td class="pag"><a href="#amicizianuova">62</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Fra anarchico e socialista</td> <td class="pag"><a href="#anarchico">72</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Agitazioni e scioperi</td> <td class="pag"><a href="#agitazioni">83</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Passano le tessitrici....</td> <td class="pag"><a href="#tessitrici">92</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Una tempesta in famiglia</td> <td class="pag"><a href="#tempesta">100</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Un giovine perduto</td> <td class="pag"><a href="#gioperduto">140</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Un borghese originale</td> <td class="pag"><a href="#borghese">149</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><span class="smcap">Parte Seconda.</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">PER IL SOCIALISMO.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>Primo maggio 1904</td> <td class="pag"><a href="#primomaggio">161</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Ai fanciulli</td> <td class="pag"><a href="#fanciulli">167</a></td> + </tr> + <tr> + <td>A una signora</td> <td class="pag"><a href="#signora">171</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Discordie in famiglia</td> <td class="pag"><a href="#discordie">181</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Il partito socialista</td> <td class="pag"><a href="#partitosoc">185</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Compagno</td> <td class="pag"><a href="#compagno">189</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="pagenum" id="Page_310">[310]</span></td> + </tr> + <tr> + <td>Nel campo nemico</td> <td class="pag"><a href="#nemico">195</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Obiezioni al socialismo</td> <td class="pag"><a href="#obiezioni">203</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Età agitata</td> <td class="pag"><a href="#etagitata">210</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Mentre passano gli scioperanti</td> <td class="pag"><a href="#scioperanti">212</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Il malinteso borghese</td> <td class="pag"><a href="#malinteso">215</a></td> + </tr> + <tr> + <td>L’eguaglianza nel socialismo</td> <td class="pag"><a href="#eguaglianza">222</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Filippo Turati al Tribunale di Guerra</td> <td class="pag"><a href="#turati">230</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Un comitato elettorale</td> <td class="pag"><a href="#comitato">235</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Lavoratori, alle urne!</td> <td class="pag"><a href="#alleurne">239</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Amor di patria</td> <td class="pag"><a href="#patria">266</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Verso l’avvenire</td> <td class="pag"><a href="#avvenire">273</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><span class="smcap">Parte Terza.</span></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center">PER LA PACE.</td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"> </td> + </tr> + <tr> + <td>Il socialismo e la guerra</td> <td class="pag"><a href="#guerra">281</a></td> + </tr> + <tr> + <td>Dopo Algesiras</td> <td class="pag"><a href="#algesiras">284</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2" class="center"><i>Otto frammenti</i>:</td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">I.</span> — A un banchetto</td> <td class="pag"><a href="#framm1">290</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">II.</span> — La guerra educatrice</td> <td class="pag"><a href="#educatrice">295</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">III.</span> — È un errore....</td> <td class="pag"><a href="#errore">298</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">IV.</span> — La guerra e la menzogna</td> <td class="pag"><a href="#menzogna">299</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">V.</span> — Ai maestri</td> <td class="pag"><a href="#maestri">301</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">VI.</span> — Per i pazzi</td> <td class="pag"><a href="#pazzi">302</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">VII.</span> — Per ritemprare la fibra....</td> <td class="pag"><a href="#fibra">303</a></td> + </tr> + <tr> + <td><span class="spaced1">VIII.</span> — Un episodio della battaglia di Custoza</td> <td class="pag"><a href="#custoza">305</a></td> + </tr> +</table> +<hr> +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>V. specialmente <span class="smcap">A. Graf</span>, <i>Come fu socialista E. De +Amicis?</i>, nella <i>Nuova Antologia</i> del 1.º aprile 1908; <span class="smcap">Dott. Roberto +Michele</span>, <i>Ed. De Amicis</i>, nei <i>Sozialistische Monatshefte</i> +di Berlino, 1909, VI; <span class="smcap">D. Mantovani</span>, <i>Il “Primo maggio„ di +E. De Amicis</i>, nel <i>Corriere della Sera</i> del 1.º maggio 1909.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75129 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/75129-h/images/cover.jpg b/75129-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..361b479 --- /dev/null +++ b/75129-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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