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diff --git a/75129-0.txt b/75129-0.txt new file mode 100644 index 0000000..972a2e9 --- /dev/null +++ b/75129-0.txt @@ -0,0 +1,8547 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75129 *** + + + EDMONDO DE AMICIS + + + LOTTE CIVILI + + + + MILANO + FRATELLI TREVES, EDITORI + 1910 + + + + + PROPRIETÀ LETTERARIA. + + _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per + tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._ + + Milano. — Tip. Treves. + + + + +PREFAZIONE. + + +Il figlio Ugo e l’editore Emilio Treves non vogliono che alla serie +delle opere di Edmondo De Amicis manchi il libro che rappresenta +l’azione da lui esercitata nella vita politica italiana con gli scritti +d’argomento sociale, sparsi finora in giornali e in opuscoli di partito +o raccolti alla rinfusa in edizioni di propaganda; pensando che essi +pure hanno un singolare valore letterario e meritano di appartenere al +retaggio universalmente noto dello scrittore. + +Si sa che il De Amicis, la cui anima affettuosa era sempre stata +riboccante di simpatia per gli umili e di pietà per i sofferenti, +si volse risolutamente al socialismo nel 1890, quando aveva +quarantaquattro anni.[1] Disse egli medesimo che il suo caloroso +aderire alle nuove dottrine era stato da prima l’espressione dei +sentimenti di carità e di giustizia, a cui tutta la sua persona +morale era preparata, anzi nata; ma poi era anche divenuto l’effetto +di un esame ragionato della questione sociale, quanto gli era stato +possibile di farlo, mettendosi coscienziosamente, sebben tardi, agli +studî necessarî a quell’esame. Persuasosi che “la sola idealità dei +tempi nuovi, la sola che abbia ancora virtù di muovere le masse e +che meriti nuovi sacrifizî di energie generose, è la redenzione delle +plebi„, sentì di non poter più avere pace nè dignità di coscienza se +non nel porre l’opera sua di scrittore in servigio di quella idealità, +immolando qualunque suo personale interesse al compimento di tale +dovere. + +Nato di sentimento, maturato nella riflessione e nello studio, nudrito +di amplissime letture, il socialismo del De Amicis doveva avere pronta +e piena manifestazione in un romanzo, _Primo maggio_, ch’egli compose +fra il 1890 e il 1893, e di cui si conserva il testo manoscritto. +Ma quel libro, ideato nel fervido “entusiasmo apostolico dei primi +giorni„, atteso con appassionata curiosità in Italia e fuori, allorchè +fu compiuto non piacque più, come opera di pensiero e di arte, al +suo autore; il quale, con mirabile esempio di probità letteraria, non +volle dare alle stampe ciò che, prima dei lettori, la sua coscienza non +poteva sicuramente approvare; non volle tentare la pubblicazione come +un gioco di fortuna; e condannò il romanzo, famoso prima che noto, a +rimanere inedito. Solo ne aveva messo fuori il primo capitolo, nella +_Nuova Antologia_ del 1.º maggio 1892; altri brani e frammenti ne +diede liberalmente qua e là, a giornali socialisti che sollecitavano la +sua collaborazione; e sarà facile al lettore riconoscerli, anche come +confessioni palesemente personali, fra i racconti e dialoghi compresi +in questo volume. + +In quegli stessi giornali, principalmente nell’_Avanti!_ di Roma e nel +_Grido del Popolo_ di Torino, allora e negli anni seguenti, mentre +proseguiva la sua azione militante nel partito, che fra asprissime +battaglie andava allora organizzandosi per la conquista dei pubblici +poteri, il De Amicis pubblicò un gran numero di articoli d’occasione +e scritterelli di propaganda, che ora non sarebbe possibile nè +conveniente raccogliere tutti quanti. E così si dica delle molte sue +pagine sparse contro il militarismo e per la pace fra i popoli. + +Egli era stato soldato valoroso, ufficiale devoto alla patria e alla +bandiera. Ma per la guerra aveva sempre avuto anzi orrore che amore; e, +terminate le sante guerre dell’indipendenza nazionale, aveva deposto +la spada, rinunziando alla carriera delle armi, per la quale non era +fatto. E naturalmente, con quel medesimo spirito con cui aveva cercato +nell’esercito e nella vita militare gli elementi dell’umana fraternità +e l’ideale di una civiltà superiore, franca dalla violenza e dal +sangue, seguitò, confortato dalla nuova fede politica, e senza però mai +vituperare le istituzioni che aveva onoratamente servito, a combattere +contro la guerra, a vagheggiare la società dei popoli pacificata +dal progresso morale e dalla necessità stessa della comune esistenza +economica. + +Col titolo di _Lotte civili_, già consacrato nell’uso dalle varie +stampe del Nerbini di Firenze (toltine i due discorsi _Per il 1.º +maggio_ e _Per la questione sociale_, che già si leggono, integri +e corretti, nel libro delle _Speranze e glorie_, e il capitolo _La +canaglia_, che appartiene al libro di _Capo d’anno, pagine parlate_), +sono ordinati nel presente volume i più notevoli scritti minori del De +Amicis per il socialismo e per la pace; nè soltanto quelli che altri +prima raccolse, ma parecchi di più, tratti da giornali e da opuscoli +dispersi, come _Una tempesta in famiglia_, _Un borghese originale_, +_Un episodio della battaglia di Custoza_: cose particolarmente +interessanti, alle quali la destinazione politica ha fatto torto, +lasciandole ignorare agli infiniti lettori che, fuor della politica, +ammirano l’arte e l’animo dello scrittore. + +È giusto, è doveroso far sì che tutti possano leggere e serbare accanto +agli altri libri del De Amicis anche questo, non messo insieme da +lui, ma pieno del suo ingegno generoso, il quale vi appare incitato a +insoliti ardimenti, a nuove prove di pensiero e di stile, dal proposito +di guadagnare il consenso altrui alla sua concezione della giustizia +e dell’armonia sociale. Ottenga o no tale consenso, il De Amicis è pur +sempre quel maestro di rettitudine e di bontà che tutti possono amare, +qualunque siano le loro opinioni; è lo scrittore profondamente sincero, +a cui tutti debbono reverenza; ed è in ogni caso tale autore, che niuna +parte del suo lavoro ha da rimanere abbandonata. + + Torino, ottobre 1910. + + DINO MANTOVANI. + + + + +PARTE PRIMA. + +RACCONTI E DIALOGHI. + + +Il primo passo. + +(FRAMMENTO DI UN ROMANZO INEDITO.) + +Alberto Bianchini aveva scelto la carriera dell’insegnamento +letterario, non solo per la tendenza naturale del proprio ingegno, +ma anche per un sentimento capriccioso di vanità mondana: perchè +gli pareva che in lui, giovane agiato, elegante, addestrato a tutti +gli esercizi cavallereschi, e destinato a brillare nella società +signorile, avrebbe acquistato una grazia insolita, sarebbe parso una +qualità singolare ed amabile quel titolo di professore di lettere, +che suol dare l’immagine d’uno studioso un po’ pedante e un po’ +sciatto, rifuggente dal bel mondo per necessità o per natura. Ma questa +vanità egli aveva perduta in parte nel corso dei suoi forti studi +universitari, e non gliene restava più traccia quando, terminati gli +studi, entrava a un tempo stesso nell’insegnamento e nell’arte. + +Nell’arte era entrato di sbalzo con un’opera d’immaginazione e +d’analisi: le confessioni d’un uomo che, rifatto fisicamente fanciullo, +ricomincia la vita scolastica, e giudica dai banchi della scuola, con +l’intelligenza e l’esperienza dell’età virile, gli studi, i compagni, +gl’insegnanti, i piccoli avvenimenti d’ogni giorno; lavoro, per le +sue forze, prematuro, e in molti punti manchevole; ma vivo e ardito, +lampeggiante d’idee originali, e condotto, da un capo all’altro, a +ondate d’eloquenza colorita e sonora, che avevano avuto una fortuna. +Ma dopo questo, cui eran seguiti altri libri, il suo ingegno s’era +urtato a un intoppo misterioso e insuperabile. Aveva ottenuto ancora +qualche favore la «Storia d’una casa di montagna», nuova nel concetto, +ma errata nel disegno, nella quale eran descritti e narrati, giorno per +giorno, il lavoro di costruzione, le fatiche, le dispute, gli amori, le +piccole vicende degli operai e delle operaie, dalla scavazione per le +fondamenta fino alla festa tradizionale per il compimento del tetto, +con una sovrabbondanza pesante di particolari tecnici, fornitigli dal +muratore Peroni, abitante nella casa: poi egli non aveva fatto più +altro che ricercar sè stesso senza ritrovarsi. E uscito deluso anche +dalla prova degli studi d’erudizione e di critica, a cui si ribellava +la sua indole impaziente e la sua calda fantasia, era vissuto lungo +tempo in uno stato doloroso d’impotenza artistica, durante il quale +aveva assistito alla morte lenta della sua prima gloria, cercando +invano una grande idea onde far scaturire una grande passione, sentendo +spegnersi, l’un dopo l’altro, tutti i suoi entusiasmi, e le sue +migliori facoltà arrugginirsi nell’inerzia, e intristire nell’ombra +anche la bontà del suo cuore. A ventitre anni era quasi celebre, a +trentacinque era come morto. + +Un piccolo avvenimento fortuito lo mise quasi a un tratto in un nuovo +corso di idee. Era entrato quell’anno, a lezioni incominciate, nel +primo corso del liceo Brofferio, dov’egli insegnava lettere italiane, +un giovanetto di sedici anni, pallido, serio, che il Preside gli aveva +annunziato un giorno avanti con cert’aria d’inquietudine, dicendogli +che era fratello di un avvocato Rateri, non conosciuto da tutti e +due che di nome, direttore d’un giornale socialista, la «Questione +sociale», fondato di fresco. Non essendosi occupato mai di tale +argomento, che gli appariva come un problema di meccanica celeste, egli +non aveva mai letto il giornale, che a Torino leggevano pochissimi, +e che gli altri giornali cittadini non rammentavano mai. La presenza +di quel giovinetto nella scuola gli destò una vaga curiosità, che lo +indusse a cercare il foglio, con la certezza di non trovarvi che dei +saggi, non nuovi, di quella vacua rettorica rivoluzionaria, di cui +finanche l’eco lontana l’aveva sempre seccato. Ma, leggendone un primo +numero, e altri dopo, stupì. + +Il giornale era scritto quasi per intero dal direttore, che si celava +sotto vari pseudonimi. Il supposto rétore arruffapopoli era una mente +ordinata e ragionatrice, dotata d’una forza d’argomentazione mirabile, +che allacciava e serrava il lettore per modo, da dargli quasi un senso +d’oppressione doloroso all’orgoglio, e aveva una potenza d’espressione +tutta propria, attinta, in parte, a forti studi letterari, la quale +s’aiutava in mille forme ardite e felici col latino, col francese, +col tedesco, col vernacoli, e col linguaggio di tutte le scienze, +condensando le idee, con uno sforzo quasi violento in uno stile +pieno di asprezze e di scosse subitanee, e come rumoreggiante giù nel +profondo, dove pareva di sentir martellare delle incudini, soffiare dei +mantici, fremere delle folle. + +Egli che ignorava ancora l’arte facile con la quale si fa il vuoto e il +silenzio intorno ai propagatori delle idee odiate, si maravigliò che un +pensatore e uno scrittore di quella fibra non avesse più autorità e più +rinomanza. Digiuno affatto com’era delle dottrine che quegli propugnava +con tanto vigore, non poteva seguitare il filo scientifico dei suoi +ragionamenti, che richiedevano nel lettore studi e consuetudini +intellettuali molto diverse dalle sue; onde si arrestava ad ogni tratto +nella lettura come chi ha smarrito la strada in un paese straniero; ma +la gagliardia delle critiche, simile a percosse di fruste metalliche, +con cui flagellava i vizi e le idee della sua classe; la profonda +limpidità dello sguardo col quale, attraversando i tempi, vedeva gli +indizi, gli aspetti, le vicende della grande quistione a tutti gli +orizzonti della storia; la fede irremovibile nella propria ragione; +la superba certezza della vittoria futura, che appariva in ogni suo +scritto, piantata sopra un fondamento saldissimo di meditazioni +continue e pacate, gli scossero l’animo, gli suscitarono un vivo +desiderio di avvicinarsi, studiando la questione, a quel singolarissimo +ingegno. Un giorno quegli venne alla scuola a domandare informazioni +del fratello e scambiò qualche parola con lui. Il suo aspetto gli rese +anche più vivo quel desiderio. Era un uomo sui trentotto anni, alto e +diritto, con un viso lungo e regolarissimo, d’una bianchezza e d’una +fermezza marmorea, al quale i capelli irti e corti e la barba piena +facevano una cornice nera, quasi funerea, e aveva due occhi azzurri +velati, che parevan sempre fissi sopra un orizzonte lontano: una +testa d’ostinato, una fronte d’uomo imperturbabile, un abito da prete +spretato, una cortesia fredda, una voce aspra, e nessun gesto, come se +avesse le braccia d’un morto. + +Di qui ebbe l’impulso primo che lo volse agli studi sociali.... + + * + +Un caso lo spinse innanzi prima del tempo. Desideroso di conoscere +le prime manifestazioni dell’ingegno del Rateri, e un poco anche di +vedere in che specie di fucina egli martellava la sua strana prosa +di battaglia, andò un giorno a cercar la raccolta del primo semestre +all’ufficio del giornale, che era in una strada fuor di mano di Borgo +San Secondo, in due stanze a terreno, in fondo a un cortile silenzioso. +Visto l’uscio aperto, entrò senza picchiare, credendo di trovar nella +prima stanza un segretario o commesso che ricevesse i visitatori; +e invece si trovò subito nell’ufficio di redazione, in uno stanzone +lungo e nudo come un parlatorio di convento, dove, a capo d’una grande +tavola senza tappeto, coperta di giornali, stava seduto il direttore, +e ritto accanto a lui una signora e un operaio, che spiccavano sul +vano luminoso d’un finestrone. N’ebbe un senso di rispetto, come se +il desiderio della raccolta, che l’aveva condotto là, potesse parere +al Rateri un pretesto puerile per fargli indovinare l’animo proprio, e +quasi per offrirsi alla Causa. + +Vedendolo entrare, il Rateri pronunziò il suo nome in accento +interrogativo, senza poter reprimere un piccolo moto di stupore, e gli +altri due lo guardarono con una curiosità evidente di saper con che +scopo fosse venuto. Gli passò sul viso un leggerissimo rossore, che +quelli notarono, e, rapidamente, guardando un busto di Carlo Marx che +era nel mezzo d’una parete, cercò un altro pretesto alla visita. Ma non +ce n’era altri che non dovesse parere anche più finto di quello. + +Espresse il suo desiderio. + +Allora quei tre lo fissarono con uno sguardo anche più intenso, col +quale egli incrociò il suo, curiosamente, indovinando il pensiero di +tutti e tre. Uno sguardo gli bastò per capire chi fossero l’uomo e la +donna che vedeva per la prima volta. La donna era certo quella Maria +Zara, della quale si parlava da un anno a Torino, dilaniandola, a +causa della propaganda che faceva tra le operaie, per raccoglierle in +associazioni, con articoli e conferenze, che si mettevano in ridicolo: +una specie di Luisa Michel, come la definivano. Il suo aspetto non +corrispondeva punto all’immagine che il Bianchini se n’era fatta, +udendone dire gli orrori che ne dicevano. Dimostrava un trentasei +o trentasett’anni: era alta di statura e pallida, e aveva gli occhi +scuri e profondi, con due grandi sopracciglia nere, da cui le risaliva +fino a mezza fronte una ruga sottile e diretta, che le dava un’aria di +energia virile, e sviava l’attenzione della grazia originale, benchè +un po’ appassita e quasi stanca, del suo viso pensieroso. Era vestita +di nero, col collo nudo, semplice, e pettinata semplicemente: pareva +una monaca che avesse buttato il velo, e il contrasto del suo viso +spirituale e triste con le belle forme del suo corpo robusto e fermo +nell’atteggiamento risoluto d’una donna abituata a parlare in pubblico, +aveva non so che di strano e seducente, da cui il Bianchini fu scosso. +L’operaio, meno alto di lei, un tipo di giovane russo, di viso fino ed +aperto, contornato d’una barba rossiccia, e vestito di panni logori, +ma pulitissimi, che lo guardava con gli occhi socchiusi d’un miope, +gli parve che dovess’essere — e non s’ingannava — un tal Mario Barra, +del quale la «Questione sociale» pubblicava certi articoli intorno +all’«organizzazione della classe operaia», veri torrenti di parole +e di pensieri monchi e disordinati, in cui si sentiva il balbettìo +impaziente d’una intelligenza affollata d’idee, che per la difficoltà +d’uscire s’ingorgavano come il liquido nel collo troppo stretto d’una +bottiglia capovolta. + +Il Bianchini notò una diversa espressione nei tre sguardi che lo +fissarono: in quello del Rateri una fredda curiosità, come davanti al +semplice enunciato d’un problema aritmetico; in quello dell’operaio +una idea di simpatia, che s’avvicinava al sorriso; in quello della +donna il senso d’una interrogazione severa e quasi diffidente, ma in +cui gli parve pure di scorgere qualche cos’altro, come l’ombra d’una +rimembranza. E capì che tutti e tre gli avevano letto nell’anima. + +Il direttore gli rispose lentamente, come distratto, che non essendo +pronta una raccolta intera, avrebbe cercato di farla mettere insieme, +e che, se anche fossero mancati dei numeri, siccome era stabilito che +i mancanti si ristampassero, egli sarebbe stato soddisfatto presto o +tardi: frattanto, gli avrebbe mandato a casa i fogli che c’erano. + +Parlando, s’era alzato egli pure, e stava in mezzo agli altri due, +immobile, formando con essi come un gruppo statuario in fondo alla +stanza nuda; davanti al quale il Bianchini ebbe un pensiero che gli +scosse l’animo, e gli rimase impresso dentro indelebilmente insieme +con l’immagine di quelle tre persone raggruppate. Erano le tre grandi +forze del socialismo: un borghese; una donna, la grande ausiliatrice +invocata ed attesa, senza la quale nulla si sarebbe compiuto, quella +che doveva infonder la costanza ai valorosi, e suscitare gli inerti, e +svergognare i codardi, e sollevare, soffiando nell’oceano umano, l’onda +che avrebbe sepolto il vecchio mondo. Erano il simbolo vivente della +rivoluzione futura. E con questo pensiero gli s’affacciò alla mente, +quasi visibile come una realtà, l’abusata immagine dell’«alba d’un’età +nuova» e gli parve un momento che quelle tre figure immobili e ardite +si disegnassero sulla bianchezza di quell’orizzonte ideale. + +Fu tentato di dire una parola; ma lo trattenne un senso di dignità, di +cui avrebbe saputo dar piena ragione. Si ristrinse a ringraziare, ed +uscì, facendo un saluto senza sorriso, a cui non risposero che i due +uomini, con un cenno del capo. Uscì socialista.... + + +Come si diventa socialisti. + +........ Spronato da quel desiderio, egli si gettò alle nuove letture +con la curiosità vivace di un viaggiatore che si affaccia a una terra +sconosciuta, sorvolando a tutto il socialismo sentimentale e filosofico +del primo periodo, per afferrarsi ai fondatori scientifici della +dottrina. Era, per sua natura, singolarmente preparato a ricevere da +quelle prime letture una impressione straordinaria, poichè il più vivo +e il più profondo dei suoi sentimenti era quello che chiamò «fondamento +d’ogni moralità» lo Scopenhauer: la pietà; raffinato in lui da una +calda immaginazione. In ogni periodo della sua vita, anche quando +egli aveva l’animo più offuscato dall’orgoglio, dalla sensualità, dai +rancori, quel sentimento aveva trovato aperta sempre e subito la via +del cuore, dal quale scacciava sull’atto, per più o meno tempo, tutti +gli altri. Egli non poteva veder soffrire senza soffrire egli stesso +con intensità quasi uguale a quella di chi l’impietosiva. La vista +di un vecchio povero, d’un fanciullo consumato dagli stenti, d’una +donna lacera e piangente, gli dava all’anima una stretta violenta, una +angoscia, un impulso di pietà appassionata, che gli faceva vuotar la +borsa, che gli avrebbe fatto dare anche i panni che portava addosso, se +non gli fosse rimasto altro da dare. + +Anche la sola idea astratta d’una creatura umana, che, in mezzo a una +grande città, con o senza sua colpa, non ha un tozzo o un pugno del +più vile alimento da cacciarsi in corpo per non morire, che manca di +quello che non manca al cane, alla belva, all’insetto più schifoso +e malefico, gli era insopportabile come un dolore fisico acuto; e +per poter vivere e lavorare doveva cacciar di continuo dalla mente, +con uno sforzo faticoso, il pensiero che siffatte miserie esistevano +intorno a lui, che gli passavano accanto non viste per la via, che +si nascondevan forse nella sua medesima casa, sopra il suo capo. Fino +allora, per altro, egli non aveva sentito che la pietà della indulgenza +e dei dolori individuali. Ma quando, nelle nuove letture, vide per +la prima volta la miseria delle classi inferiori, studiata in tutti +i paesi, esposta in tutti i suoi svariatissimi aspetti, esaminata +in tutte le sue conseguenze funeste, provata con cifre spaventevoli: +quando conobbe tutte insieme le forme più miserande e inumane della +fatica, gli orrori delle cave, delle risaie, degli opifici avvelenati, +delle terre miasmatiche, le moltitudini condannate all’ozio e alla +fame, le generazioni infantili falciate dalla morte, che sta in agguato +dietro al lavoro, i milioni di tane immonde dove milioni di uomini si +ammontano, si ammorbano e s’imbestiano, e ritto davanti a sè, come +una montagna di sozzure, il cumulo immenso di alimenti ripugnanti e +mortiferi di cui si pasce quotidianamente una moltitudine innumerevole +di gente che lavora per un consorzio civile da cui par segregata +e reietta; allora tutta l’anima sua ne fu sconvolta, come dalla +rivelazione d’un nuovo mondo. Per la prima volta egli vide scorrere +davanti a sè l’enorme fiume nero della miseria, e onde di sangue, di +sudore e di pianto, ciascuna delle quali travolge una vittima e manda +una maledizione e un singhiozzo, e come il «Faust» del Goethe sentì +tutte le angoscie dell’umanità pesare sulla sua fronte e schiacciare il +suo cuore. + +E nel tempo stesso egli udiva dire per la prima volta che questi mali +non erano effetto di una legge misteriosa di natura, ma avevano le +loro cause nelle istituzioni umane, e queste cause vedeva per la prima +volta esposte e dimostrate. E si diede a studiarle avidamente. Era la +parte critica della dottrina, la più forte e la più persuasiva, quella +in cui regnava un quasi compiuto accordo fra le scuole più discordi, +e alla quale erano opposte meno valide ragioni dagli avversari. Qui, +nondimeno, errò per qualche tempo in una nebbia d’idee, cercando di +afferrarne una, che gl’illuminasse tutte le altre. E ne afferrò una, +che era già nella sua mente da un pezzo, ma confusa e fuggevole: +cagione prima d’ogni male, il possedimento concesso a un piccolo +numero d’uomini di quello che è l’origine di tutti i prodotti e di +tutte le ricchezze, e il grande serbatoio di quanto è necessario alla +vita comune: la proprietà privata della terra, su cui tutti nascono e +muoiono, e l’uso della quale è supremo interesse di tutti; la proprietà +che toglie all’uomo il diritto di partecipare al dominio della natura, +e fa che milioni d’uomini, trovando già tutto posseduto al loro +apparire nel mondo, nascono servi e mendichi. L’ingiustizia e il danno +di una tal legge apparvero con la stessa evidenza luminosa che avrebbe +avuto per lui l’assurdità di un monopolio dell’aria che respiriamo. E +per lo squarcio fatto da questa nella cerchia delle sue vecchie idee, +un’altra gli entrò nella mente subito dopo, legata stretta alla prima: +la lucida comprensione d’un’altra causa di mali infiniti: il disordine +immenso nella produzione di tutto ciò che alla società è necessario, +l’anarchia della industria ridotta un giuoco d’azzardo, di cui scontano +le perdite le moltitudini che non hanno parte dei profitti, una libera +concorrenza che mette in perpetuo contrasto l’interesse personale con +l’interesse collettivo, che fa della vita civile una guerra combattuta +con le armi dell’astuzia e della frode, che mette il lavoro, funzione +sociale senza protezione e senza diritti, in balìa della cupidigia e +dell’egoismo, che sperpera un tesoro enorme di tempo, di forze e di +ricchezza, trascurando ogni cosa utile ad altri che non frutti a chi +la produce, arricchendo gli uni colle spoglie degli altri, mantenendo +la società in uno stato perpetuo di affanno e di violenza, in cui si +logorano le più nobili facoltà e si scatenano le più tristi passioni +umane. + +E infine egli comprese, per la prima volta, nelle sue origini e nei +suoi effetti, il grande fatto, che non aveva mai meditato della +ricchezza: intuì l’ingiustizia che presiede alla sua formazione +nell’apparente, non reale libertà di contratto tra chi compra il lavoro +e chi lo vende, la figliazione mostruosa del denaro che mantiene delle +dinastie di parassiti, vittoriosi fin dalla nascita nella lotta per +l’esistenza e conquistatori senza lotta fino alla morte; l’esenzione +iniqua della ricchezza individuale dal debito che ella avrebbe verso +la società per la grande parte in cui questa concorre a produrla; +e riconobbe nei suoi istituti e nell’opera sua la grande feudalità +finanziaria, che non contenuta da alcun freno nè di legge nè di morale, +posta quasi al disopra del diritto e dello Stato, fornita di tutti i +privilegi delle antiche classi spodestate, allaccia nella sua rete il +commercio, l’industria, l’agricoltura, incetta e gioca le ricchezze +nazionali, accaparra a suo profitto tutte le invenzioni a tutti i +progressi, impone ad ogni cosa un balzello enorme che fa duplicare a +tutti il lavoro, perturba coi suoi monopoli giganteschi le condizioni +dell’esistenza dei popoli, e raccogliendo a poco a poco nelle proprie +mani tutti i mezzi di produzione, con cui costringe una sempre maggior +moltitudine d’uomini a chiederle pane e a subire le sue leggi, tende a +dividere la società in una piccola schiera di dominatori che avranno +tutto e in una folla immensa che non avrà nulla, separate l’una +dall’altra da una disuguaglianza più odiosa, da un’avversione più +feroce, da una contrarietà d’interessi più inconciliabile e più funesta +di quella che separava la servitù e la signoria dell’età media. + +Quetato il primo tumulto di queste idee, che lo misero in uno stato di +rivolta segreta contro la società, si presentò a lui pure quell’eterna +domanda: — che fare? — e allora prese ad esame i grandi rimedi, la +trasformazione fondamentale di ogni ordinamento, che il socialismo +proponeva. Era la parte più debole della dottrina, quella in cui +è a tutti più arduo e più lungo acquistare una salda persuasione +favorevole. + +Egli fu lietamente meravigliato, sulle prime, trovando la teoria della +ricostruzione condotta già molto più innanzi di quello che si fosse +vagamente immaginato, una enorme quantità di materiali del nuovo +edifizio già lavorati e quasi ordinati dal pensiero scientifico di +mille intelletti poderosi e pazienti, la nuova vita sociale descritta +e dimostrata possibile e quasi perfetta fin nelle sue minime funzioni +e in ogni più difficile prova. Poi, voltandosi ad ascoltare le ragioni +degli avversari, s’arrestò, sgomentato. Al primo urto della loro +critica che affermava assurda la nuova teoria del valore, soffocata +dal collettivismo la libertà individuale, distrutto dall’abolizione +della proprietà privata lo stimolo al lavoro, impossibile proporzionare +legalmente il compenso alla varia natura dell’opera, inconcepibile +l’azione d’uno Stato proprietario d’ogni cosa e incaricato di tutte le +direzioni e di tutte le iniziative, gli parve che l’edificio crollasse, +ed egli indietreggiò, soverchiato per un istante dall’amarezza d’una +gran delusione. Ma se non riusciva a persuadersi della possibilità dei +rimedi, a che giovava l’indignazione contro le ingiustizie, a che la +pietà delle miserie e dei dolori? E questi sentimenti erano già in lui +così forti, che non poteva più rassegnarsi a crederli vani. + +Una forza prepotente lo cacciava innanzi. Egli aveva bisogno di una +fede, oramai, e la voleva ad ogni costo. E allora si mise a cercarla +con la passione che vuol trovare quello che cerca e abbatte tutti gli +ostacoli sulla sua via. Si lanciò a capo basso contro alla critica +nemica del suo sogno, raccolse nuove ragioni contro i suoi argomenti, +si dissimulò fra questi i più forti, ingrandendo nella propria +immaginazione l’importanza di quelli che riusciva ad abbattere, si +afferrò all’idea che la trasformazione si sarebbe compiuta per effetto +di eventi imprevedibili e di forze non ancor conosciute, che i vizi +dell’ordinamento proposto sarebbero stati corretti con le modificazioni +suggerite ed imposte dall’esperienza, che la società nuova avrebbe +creato essa medesima, come la natura negli organismi animali, gli +organi necessari alle sue nuove funzioni, che dalla concordia dei +milioni d’oppressi già vicini alla mèta sarebbe derivato nella società +un tal mutamento morale da rendere agevole quasi miracolosamente +l’attuazione d’ogni più vasta ed ardita idea; che in fine, quello che +innanzi a ogni cosa premeva e s’aveva a fare era di consacrarsi alla +santa causa, di proclamare e diffondere il sentimento di giustizia e +della intollerabilità dello stato sociale presente, di ordinare per +ora le moltitudini intorno a questa sola bandiera, poichè esse non si +raccolgono che sotto alla bandiera della negazione, e di suscitare +nella gioventù colta e generosa, con l’esempio e con la parola, la +fiamma della fede che compie i prodigi e solleva il mondo. Così un po’ +per virtù d’entusiasmo, un poco per effetto di persuasione, egli s’era +formato una illusione di certezza, che la gioia d’aver dato alla sua +vita un nuovo ideale gli fece creder così piena e ferma ed illuminata, +da non aver più bisogno di porla alla prova ritornando a pesar le +ragioni dei negatori. Datosi alla nuova idea con l’impeto della sua +natura, non comunicando più che con le menti che gliela avevano infusa, +trovava ogni giorno una nuova ragione in suo sostegno, esultava della +sua rapida diffusione, che su di lui aveva forza di argomento, e +l’accarezzava in segreto come un tesoro e n’era altero come di una +conquista aspettando d’essere abbastanza forte di meditazione di studi +per poter professarla arditamente e difenderla da valoroso. + +Tutti i suoi ideali passati, intanto, tutte le sue ambizioni di +insegnante e d’artista impallidivano davanti a quella nuova ospite +dell’anima sua, come al sorgere dell’alba la fiammella del lume con cui +aveva vegliato a meditarla.... + + +Fra padre e figlio. + +(FRAMMENTO.) + +La mattina alle dieci, quando fu tornato dalla passeggiata solita, +mentre sua moglie e la ragazza erano a messa, gli capitarono in casa +Alberto e la nuora. + +Egli si slanciò incontro al figliuolo come se non l’avesse visto da un +mese. Entrarono tutti e due nella stanza di studio, inondata di luce, +tutti e due così freschi, belli, vestiti bene, splendidi di gioventù e +di allegrezza, che il Bianchini non potè trattenere un’esclamazione di +piacere e rimase un momento immobile ad ammirarli. Ah! quell’Alberto, +quel caro figliuolo! Ogni volta che lo vedeva era tentato di cacciargli +le mani in quei folti capelli biondi arricciolati, come gliele metteva +quand’ora bambino, che ci si perdevano come dentro un mucchio di +matassine di seta. Non era molto alto della persona, ma di membra ben +proporzionate e solide, e aveva il viso di suo padre, ma raffinato di +forme e nobilitato dalla luce dell’ingegno, e quella medesima aria di +bontà, ma ingentilita e mista a una franca espressione d’alterezza +virile. Egli risentiva sempre davanti al figliuolo la gioia d’un +artista mediocre che ha imbroccato per caso un capolavoro. E godeva +a metter giù davanti a lui ogni apparenza d’autorità paterna, e +a dimostrargli che sentiva la sua superiorità, per fargli meglio +comprendere il proprio affetto e la propria gratitudine. + +Sedettero un momento tutti e tre intorno a un tavolino rotondo, di +contro la finestra, donde entrava un raggio di sole, che dorava il +capo del giovane, e metteva in vista la freschezza bianchissima di sua +moglie, e il Bianchini parlò subito degli avvenimenti del 1.º maggio, +scherzando, preparato a una scrollata di spalle del figliuolo, che +viveva tutto nei suoi studi letterari, incurante d’ogni altra cosa. + +— Hai visto — gli disse — hai sentito, ieri sera, quei mascalzoni?... + +Il figliuolo rispose con indifferenza. Sì, aveva visto. Era rimasto +un’ora sotto i portici della piazza, in fondo, davanti al caffè Rossi. +E s’arrestò a quelle parole, come se gli rincrescesse di soggiungere +quello che aveva in mente. Ma, domandandogli suo padre che cosa ne +pensasse, espresse il pensiero. + +— Che cosa vuoi — disse. — Per me.... mi fa pena vedere una società +che, quando la gente che la fa vivere domanda un po’ più di benessere e +un po’ meno di lavoro, per tutta risposta le mostra le baionette. + +Il padre lo guardò con due grandi occhi. + +— Capisco — rispose poi — ma lo domandino in un altro modo. + +— È un pezzo che lo domandano in un altro modo — osservò il figliuolo +sorridendo. — Che cosa hanno ottenuto finora? + +Il padre tornò a guardarlo stupito. + +— Ma, — disse dopo — bisogna vedere se le loro domande sono +ragionevoli. Infine.... la condizione degli operai è migliorata molto, +da una volta. + +— È un’asserzione discutibile — rispose il giovane. — È migliorata per +alcuni, è peggiorata per altri, è diventata più precaria per tutti. +Ma, ammesso pure che stessero peggio una volta.... ti parrebbe giusto +negare un diritto ad un negro affrancato, per la ragione che suo padre +schiavo, non ne aveva nessuno? + +Il Bianchini non afferrò l’argomento. + +— Sta bene — obbiettò — ma.... lasciamo andare; il migliorare la +propria condizione dipende anche in gran parte da loro; se facessero un +po’ più d’economia, se non avessero dei vizi, se s’istruissero.... + +— Ma, caro papà — gli rispose con sorriso amorevole il figliuolo — +quando i salari bastano appena alla vita, come vuoi che bastino a +far delle economie? I vizi! Dio mio, noi lo sappiamo bene che grandi +vizi si possono avere senza danaro. E che tempo è lasciato loro per +istruirsi? + +— Che tempo è lasciato loro per istruirsi! — ripetè il Bianchini un po’ +imbarazzato. — Dunque, tu sei per le otto ore di lavoro? + +— Certo. + +— E credi che le otterranno? + +— No. + +— Vedi dunque che lo stato attuale delle cose è inevitabile. + +— No, padre mio. Tu vuoi dire che lo stato attuale delle cose era +inevitabile che si producesse, come fase d’ogni svolgimento di fatti; +e questa è la verità. Ma è un’altra cosa. Come lo stato attuale è +derivato da un altro, così un altro col tempo succederà a questo, +necessariamente, per forze indipendenti dalla volontà dei privati e dei +governi. + +Il padre lo guardò un’altra volta con stupore; poi crollò il capo, non +persuaso. E domandò recisamente: + +— In che maniera? + +— Ah! in quanto a questo — rispose il giovane sorridendo.... — io +non posso saperlo. Si può prevedere a che arriverà la società: ma non +seguire la via o le vie per cui passerà per arrivarvi. + +— Vorresti dire una rivoluzione? — domandò il padre fissandolo. + +— Può anche darsi. O se non una rivoluzione, una serie di scosse +violente, di convulsioni sociali, che a poco a poco muteranno +radicalmente lo stato attuale. + +— E credi che comincerà presto questa serie di.... rivoluzioni? — +domandò il Bianchini col sorriso di chi dubita se il discorso sia serio +o faceto. + +— Credo che sia già cominciata — rispose il figliuolo. + +A queste parole il Bianchini e la signora s’alzarono tutti e due +insieme ridendo, come per fargli capire che non dubitavano più d’uno +scherzo. + +— E da quando in qua hai queste idee? — gli domandò la moglie celiando. + +E il padre ripetè la domanda, mettendogli scherzosamente una mano sulla +spalla: — Giusto; da quando in qua hai queste idee? + +Alberto s’alzò piccato e rispose: — Ho parlato sul serio. Come potete +supporre che io scherzi sopra un argomento di questo genere? + +Il padre cessò di ridere. — Perchè allora non ci hai mai espresso le +tue idee? + +— Perchè prevedevo che non ci saremmo intesi. Vedete bene che avevo +ragione. + +— Ma insomma — disse il Bianchini battendosi sulla fronte le dita +riunite della mano destra — dimmi proprio chiaro e preciso quello che +pensi. + +Il giovane rispose con dolce pacatezza: — Ecco quello che penso. +Penso che la parte che è data ai lavoratori nel prodotto generale +della ricchezza non è proporzionata alla parte che essi rappresentano +nell’opera generale della produzione. Penso che non è giusto che quella +parte della società che fa il lavoro più necessario e più faticoso +per nutrirla, vestirla e ricoverarla e dare all’altra parte il tempo +e i mezzi d’istruirsi, non guadagni abbastanza da nutrirsi, vestirsi e +ricoverarsi umanamente, e sia esclusa dalla possibilità di istruirsi. +Penso insomma, che il lavoro non raccoglie tutti i benefizi, a cui +avrebbe diritto, del progresso della civiltà, perchè questi benefizi +gli sono intercettati da un difettoso e ingiusto ordinamento sociale. +Ecco il mio pensiero. + +La signora, con la voce placida, si intromise nella discussione. — Ma, +Alberto, come vuoi che tutti si possan trovare nelle stesse condizioni +di fortuna? + +Il Bianchini approvò con un cenno del capo. + +— Non dico questo — rispose Alberto. — Ma perchè si debbono trovare, +regolarmente, nelle condizioni peggiori quelli che faticano di più e +che sono più necessari? Perchè ci deve essere tanta gente che lavora +troppo e non mangia abbastanza, tanta altra gente che lavorando +pochissimo, vive nell’agiatezza, e tant’altra che non lavorando punto, +nuota nell’abbondanza? + +— Ma perchè il mondo è fatto così, figliuol mio! — esclamò il padre, +allargando le braccia, maravigliato dall’ingenuità del figliuolo. — +Perchè così è sempre stato e sarà sempre! + +— No, papà. Così come ora non è sempre stato. C’erano la schiavitù e il +servaggio, e non ci son più; c’era il feudalismo, c’era il dispotismo, +e sono scomparsi; c’era l’ineguaglianza civile e politica delle classi, +ed è stata, almeno legalmente, soppressa. Vedi che il mondo si è +mutato; e se può mutarsi non è ragionevole il dire: — è fatto così — +per provare che non c’è rimedio alle sue ingiustizie e ai suoi mali. + +Il padre esitò un momento. + +— Ma come dovrebbe ancora mutare — domandò poi — se dici tu stesso +che abbiamo la libertà e l’eguaglianza, che è quanto dire che tutte le +strade sono aperte a tutti per migliorare la propria sorte? + +Il figliuolo fece un leggiero atto d’impazienza. Poco tollerante della +contraddizione per vivacità di natura, lo impazientiva anche di più +la contraddizione di suo padre che pure amava tanto, appunto perchè in +tutte le altre questioni egli l’aveva sempre trovato cedevole, persuaso +o no, alle sue idee. Gli salì alle guancie un leggiero rossore. + +— Ecco l’errore — esclamò. — La libertà e l’eguaglianza furono una +conquista di fatto per una parte della società; ma rimasero due parole +vuote per l’altra. L’eguaglianza vera non può sussistere fin che +l’esistenza del maggior numero dipende dalla volontà o dalla fortuna di +pochissimi. La libertà non è che per chi ha mezzi e coltura. Chi non +ha nè gli uni nè l’altra è schiavo della miseria, della sua ignoranza +e del caso. La via a migliorar la propria sorte non è aperta a tutti, +perchè tutti quelli che nascono in condizioni privilegiate di fortuna, +si trovano già a mezza strada e l’ingombrano, e non c’è uno su mille +degli altri che possa raggiungerli e aprirsi il passo fra loro. Pensaci +un poco, papà. È una ingiustizia che rivolta. Se non ce ne accorgiamo è +perchè i nostri interessi ci hanno fasciata la coscienza. + +Il padre lo guardò un’altra volta, più profondamente stupito di prima. +Poi si ribellò, ripetendo una frase udita. — Oh, infine — disse con +energia insolita — il mondo è di quelli che se lo presero, che sono +stati i più forti. + +— Saranno stati i più forti una volta — rispose Alberto. — Ora non +sono altro, in massima parte, che i più fortunati e i più furbi. — Ma +ammettiamo i più forti. Vuol dire che quando, mettendosi d’accordo, +saranno i più forti i lavoratori, avranno ragione di cacciarci il +tallone sul collo, come noi facciamo adesso con loro. + +Il Bianchini ebbe una scossa. + +— Ma, Alberto! — esclamò la moglie scandalizzata, guardandolo in +faccia, come se gli vedesse una faccia nuova + +— Ma, figliuol mio! — disse il padre con un accento di severità triste +che non aveva mai usato con lui — chi t’ha ispirato queste idee.... +così poco degne di te? + +Un’ondata di sangue salì al viso di Alberto + +— Poco degne di me?... — rispose, frenando la voce. — Ma scusami, a me +pare che fossero indegne di me quelle che avevo prima. E non ho detto +la metà di quello che penso. Penso che, così com’è ora, la società +è tutta ordinata e diretta a benefizio d’una piccola minoranza, la +quale sfrutta tutte le forze dei lavoratori sotto la protezione delle +leggi, leggi che ha fatto essa sola e per sè sola; che tutto l’edifizio +sociale si regge sull’ignoranza e sull’abbrutimento delle moltitudini; +che è la sola violenza che lo tiene insieme, e che questo stato di cose +ci corrompe tutti, che è come un’infezione nell’atmosfera morale, la +causa prima di tutte le più tristi passioni e delle azioni più nefande +e della menzogna d’ogni nostra istituzione e d’ogni nostra parola; +e che questo stato di cose non può durare e non durerà e che è sacro +dovere di tutti il far tutto il possibile perchè non duri, se anche si +dovesse sconvolgere il mondo.... + +La signora, turbata, con un rapido moto della mano gli chiuse le +labbra. Il padre lo fissò lungamente con gli occhi spalancati, e poi, +prendendogli le due mani e mettendosele sul petto, gli disse a voce +bassa, con accento di affetto profondo e di sincero dolore: — Alberto, +figlio mio, sei proprio tu che dici queste cose? + +— Son io senza dubbio — rispose il giovane con un sorriso contratto, +sciogliendo lentamente le mani. — Mi rincresce di spiacerti. Ma con chi +dovrei esser sincero, se non con mio padre? Io vedo ora il mondo sotto +altro aspetto che per il passato, ed è il suo aspetto vero. Credevo +che il mondo fosse la scienza, l’arte, la politica e tutta la gente +fortunata che si occupa di queste cose; e non vedevo altro. Ora vedo +che il mondo è la moltitudine, quasi relegata fuor del progresso, che +alla società dà tutto e non ne riceve presso che nulla, che suda sopra +e dentro la terra e si consuma nelle officine e copre delle sue ossa i +campi di battaglia senza cavarne altro frutto che di non morir di fame; +che dalla miseria è costretta a vendere la carne, l’anima e l’onestà +della donna e il sangue dell’infanzia, e per miseria minaccia, ruba, +ammazza, si dispera, impazzisce, s’uccide, fa del mondo un inferno.... + +Il padre fece l’atto d’interromperlo. + +— .... Mentre un piccolo numero — continuò il figlio risoluto — +raccolto in disparte, canta degli inni alla patria e alla civiltà e +trova che è bella la vita. Ora io mi son persuaso che a tutto questo +c’è rimedio, come milioni d’uomini lo sperarono per il passato, come +altri milioni lo credono al presente con molto più ragione dei primi. +Questa persuasione m’è entrata nell’anima come un raggio di sole. Sarà +un errore; il rimedio non sarà quello che si crede e si propone, sarà +un altro, saranno altri, complessi, lenti, difficili. Non importa. +La prima cosa da farsi per guarire un male è quella di riconoscerlo, +il primo dovere di chi vuol togliere un’ingiustizia è quello di +confessarla e di proclamare il buon diritto di chi la patisce. Io non +posso far altro, faccio questo; faccio eco alla voce degli oppressi e +dei miserevoli; rifiuto la complicità del mio silenzio all’oppressione, +e protesto. Non posso più aver pace e dignità di coscienza che +nell’adempimento di questo dovere. E lo adempirò a qualunque rischio e, +a qualunque costo! + +Il padre diventò pallido. Egli domandò con voce alterata: + +— E tu dirai queste cose a tutti? + +— Le dirò, naturalmente. + +— E lo scriverai? — domandò il Bianchini abbassando la voce. + +— Le scriverò. + +— Ma tu non sei in te, Alberto! — esclamò la moglie afferrandogli la +mano. + +— Scriverai quello che hai detto a me, — riprese il padre con maggior +commozione — che tutto è ingiustizia, menzogna e violenza, che +bisogna.... equiparar le fortune, che è necessario mutar le cose anche +se si debba sconvolgere il mondo?... E pubblicherai queste idee col +tuo nome.... a costo di metter la discordia in famiglia, di inimicarti +tutti, di rovinar la tua carriera? + +— Senza il menomo dubbio, perchè ho detto che lo credo un dovere. + +Il padre stette un momento a guardarlo, con un viso che Alberto non gli +aveva mai visto. Poi gridò, tremante di collera: — Ebbene, tu sei un +altro da quello che credevo. Tu non hai affetto nè per tuo padre, nè +per tua moglie, nè per il tuo bambino. Non hai più nè ragione nè cuore. +E sei un ingrato. Non ti riconosco più per mio figlio. + +E si slanciò nell’altra stanza. + +La signora, sconvolta da quelle parole, gli corse dietro, chiamandolo; +ma egli chiuse l’uscio con violenza. + +— Alberto, — disse allora, severamente a suo marito, stentando a +raccoglier la voce — io avevo diritto di conoscere prima d’ogni altro +queste tue idee. Perchè non me le hai mai confidate? + +Scosso profondamente da quella scena, la più grave, la sola grave che +il padre gli avesse mai fatto in vita sua, il giovane si ricompose a +fatica, e rispose con voce commossa, ma risoluta: — Perchè m’avresti +fatto come papà; hai veduto. + +— No — disse la moglie; — avrei cercato di moderarti, di farti +riflettere.... T’avrei impedito di dare a tuo padre questo dolore. + +— Sì — rispose il giovane, passandosi una mano sulla fronte — ho +ecceduto.... Ma egli pure. + +— Tu sai che t’adora — disse la signora. — Io son certa che soffre +immensamente. — E soggiunse sottovoce: — vagli a chiedere perdono. + +Alberto fece uno sforzo sopra di sè, poi rispose risolutamente, ma con +rammarico: — Non posso. + + +Fra madre e figlio. + +LA MADRE (afflitta). — Intanto tu sei socialista e non credi in Dio +(toccando un piccolo crocifisso che tiene appeso al collo) e non hai +più fede in questo, che baciavi da bambino. + +IL FIGLIUOLO. — Quando mai l’ho detto? No, cara mamma. Io non affermo; +ma non nego. Io spero. Ecco il mio stato di coscienza, che è anche +lo stato vero, credilo, della maggior parte di quelli che si dicono +credenti. Se non ho la fede ferma non è già perchè io sia socialista, +ma perchè sono un uomo del tempo mio. Il dubbio mi è venuto da +un’educazione intellettuale che non mi fu data dai socialisti. Guardati +intorno; vedi fra i nostri amici e conoscenti quante persone d’ogni +età, rispettate anche da te, avversissime al socialismo le quali +non hanno fede e lo dicono, o dicono di averla e vivono come se non +l’avessero. Il socialismo non comanda punto di non credere: dice: — La +coscienza è libera. — E non ti pare abbia ragione? Non è forse vero che +soltanto in una coscienza libera può nascere la fede vera? + +M. — Ebbene.... se in qualche momento tu credi in Dio, come mai non +pensi, povero figliuolo, tu che vuoi mutare il mondo, che se la società +è fatta come è, è perchè Dio lo consente? + +F. — No, cara mamma, non lo posso pensare. Il mondo di ora è tutt’altro +da quello che era secoli fa. Questo lo ammetti? Ebbene, se si è mutato +è perchè Dio lo ha consentito. Se ha consentito che si mutasse per +il passato, perchè non dovrebbe consentire che si muti nell’avvenire? +Quale credente oserebbe di affermare che la forma attuale della società +sia l’ultima ch’egli consente, quella che egli ha designato a non più +mutare? Che tutti i disordini e i mali che le sono inerenti egli li +voglia mantenuti per sempre? Se c’è una cosa manifesta, è che Dio ci +_lascia fare_, perchè se ciò non fosse non avremmo la libertà; senza +la quale non ci sarebbero nè meriti nè colpe. Siamo dunque liberi di +fare tutto quello che ci par bene, di distruggere tutto quello che ci +par male, di mutare la società nel modo che ci par meglio per essa, e +potendolo fare, abbiamo, davanti a Dio, il dovere di farlo. + +M. — Sarà così.... non lo nego.... Ma il vostro errore è questo, che +la vostra idea, come dicon tutti, è un’utopia, fondata sopra una idea +falsa della natura degli uomini.... + +F. — Ma allora, cara mamma, e l’idea di Cristo, che tutti gli uomini +si amino come fratelli, che i ricchi diano tutto ai poveri riducendosi +poveri anch’essi, che si perdonino tutte le offese, che non si curi +alcun interesse della terra, non ti pare forse un’utopia, fondata +sopra un concetto falso della natura degli uomini? Vedi che in mille e +novecento anni non è diventata realtà; credi che lo sarà mai? + +M. — Oh, la cosa è ben diversa! Tutto quello che prescrive il Vangelo, +ognuno che lo voglia, lo può fare; supponi che tutti lo facciano, e +il mondo sarà mutato in meglio, e sarà trasformata la società, come tu +desideri. Vedi che basta la religione a far questo. + +F. — No, cara mamma. Se bastasse la religione a mantenere e a mandare +innanzi gli uomini sulla buona via, perchè sarebbero necessarie, anche +tra i popoli più religiosi, tante leggi e tanta forza per proteggere +vita e proprietà, per frenare e punire, per conservar l’ordine e la +pace? Vuol dire che la religione non basta. Se non basta a mantenere +quel po’ di bene che esiste, non basta a conseguire il meglio a cui +aspiriamo. + +M. — Io non so.... Ma tutti lo dicono; voi volete un cambiamento +impossibile, una società che avete immaginata voi, che non è mai stata +e non sarà mai. + +F. — Ma neanche la società quale è ora non è mai stata. È quella +che ora non sta, ma cammina. Vedi un po’ intorno a noi, cara mamma, +quante istituzioni, leggi, idee, costumi, tendenze, di cui, quando eri +giovine, non c’era indizio, o se ne parlava, se te ne ricordi, come di +idee stravaganti di pochi, che non si sarebbero attuate mai. Considera +un po’ tutte queste cose: organizzazioni operaie, società cooperative, +leghe di resistenza, leggi protettrici del lavoro, giurì popolari, idee +di solidarietà e d’eguaglianza, rivendicazioni di diritti e di riforme, +lotte formidabili fra lavoratori e padroni; precorri col pensiero lo +svolgimento di tutte queste cose nuove nell’avvenire, come faresti +con l’occhio di tante linee convergenti, poichè tutte quelle forze +tendono a un fine solo, che è uno stato migliore delle moltitudini, e +interroga la tua ragione, e vedi se non ti dice che nel punto in cui +s’incontreranno ci sarà il socialismo, o qualche cosa di molto simile, +donde si verrà a quello naturalmente. Tu vedi che il mondo muta. Tu +sei certa che fra cento anni sarà molto diverso da quello che è adesso. +Ebbene, credi tu che allora sarà molto più vicino, o molto più lontano +che adesso, dall’ordinamento sociale che noi invochiamo? + +M. (turbata). — Di queste cose io non sono in grado di discutere, caro +figliuolo.... Ma per quanto tu dica, io sento per le vostre idee una +ripugnanza.... un terrore, che vuol dir qualche cosa. + +F. — Ma codesta ripugnanza, codesto terrore, pensaci bene, non sono +proprio le nostre idee che lo destano: te l’hanno destato le persone +che le travisano e ci calunniano. Pensa che milioni di uomini, per +lunghissimo tempo, hanno creduto in buona fede che i primi cristiani, +che pure vivevano in mezzo a loro, fossero gente malvagia e corrotta, +capace di ogni sozzura e di ogni delitto.... + +M. — Ah! non far di questi confronti, figliuol mio! Può darsi che il +mondo s’abbia a mutare, come tu dici; ma non muterà in meglio se non +sarà con Dio. Da lui solo vengono i buoni sentimenti e le buone idee. +E il cuore mi dice, che voi non siete con lui. Che cosa sarà mai il +progresso, la civiltà, tutto quello che tu vuoi, senza la religione? + +F. — E che cos’è mai la religione senza le opere, cara mamma? Esamina +un poco, uno per uno, i nostri propositi. Il socialismo vuole una +società in cui non si possa arricchire sul lavoro altrui nè vivere +senza lavorare, in cui chi lavora abbia diritto a vivere, in cui, +lavorando tutti, il lavoro non sia per alcuno eccessivo, e quindi +non abbrutisca e non torturi alcuno, e dia al lavoratore il tempo e +il modo di ristorar le forze, di curar la famiglia e di coltivar lo +spirito; vuole che cessi questa necessità fatale che, per alimentare +la officina, strappa le madri ai figliuoli o i figliuoli alla +casa e alla scuola, estenuando e corrompendo donne e fanciulli, +perpetuando l’ignoranza nella moltitudine e seminando la morte fra +i deboli: vuole che cessi questa concorrenza sfrenata che è causa di +tante basse passioni, angoscie e rovine, questa furia d’acquistare, +questo terrore di perdere, questa mischia feroce degli uomini che +si disputano a morsi il palmo di terra e il boccoli di pane; vuole +che cessi tutto questo per dar luogo ad una società non più divisa +da orgogli e da odii di classe, non più irritata da uno spettacolo +d’ineguaglianze, d’ingiustizie e di miserie immeritate, che contrista +e scoraggia ogni coscienza onesta; vuole, insomma, che gli uomini +si accordino e si compongano, per quanto è possibile, in una grande +famiglia operosa, in cui, se non sono soppressi l’egoismo, i dolori, +le ineguaglianze della natura, l’egoismo è contenuto, i dolori sono +consolati, le ineguaglianze sono attenuate dall’affetto reciproco e +dal sentimento dell’interesse comune e non sieno possibili la fame e +la disperazione accanto all’abbondanza e alla festa. Ebbene, di tutti +questi desideri e propositi, cara mamma, c’è uno solo che contrasti la +religione? Uno solo che il tuo cuor buono e generoso possa rifiutare? +E dimmi ancora: si può credere in Dio buono e giusto, senza credere +ch’egli desideri che quell’ideale s’avveri? E si può creder questo +e non sentire il dovere imperioso di lavorare con tutte le forze al +conseguimento di quell’ideale? Tu dici che i buoni sentimenti vengon +da Dio. E allora, madre mia, donde mi vien mai questo sentimento che +provo per la moltitudine che fatica e che soffre, questa pietà che mi +fa pianger l’anima, questo desiderio del bene, quest’odio del male e +dell’ingiustizia che ha distrutto la pace della mia vita e che pure mi +dà le più nobili gioie che si godano sulla terra? + +M. (commossa). — Certo.... se ti sento parlare.... Ebbene, se sei +sincero (con risoluzione improvvisa, prendendo il piccolo crocifisso +che tiene al collo e sporgendolo, con un dolce sorriso verso il +figliuolo) bacia un po’ questo.... + +F. (semplicemente). — Ha amato i poveri, ha consolato gl’infelici, ha +predicata la giustizia, è morto per i suoi fratelli. Con tutta l’anima +mia. (Bacia il crocifisso tre volte). + +M. (con vivo slancio di commozione). — Figliuolo mio! (ma si rattiene +subito, ripresa da un turbamento, e passandosi una mano sulla fronte, +dice con accento di tristezza): Eppure.... non so.... non capisco.... + +F. (tra sè, con un sospiro). — Ecco la gran disgrazia.... Non capisco. +(Poi con profonda tenerezza e con vigore): O madre mia, io non posso +amarti di più; ma se invece di dubitare, di farmi dei rimproveri e di +frenarmi, tu mi dicessi un giorno: — Ebbene, figliuolo, sì hai ragione, +sono con te, va, combatti per il tuo santo ideale, la benedizione di +tua madre ti segue.... — io cadrei in ginocchio davanti a te e alla tua +croce, e sarei buono come un angelo e forte come un eroe! + +M. (mettendosi il fazzoletto agli occhi). — Non dir più altro, +figliuolo.... va.... lasciami pensare. + + +Fidanzata e fidanzato. + +(DA UN RACCONTO INEDITO.) + +Si fidanzarono. E tutto andò bene fra i due cugini, stretti dal nuovo +vincolo, fin che egli non le palesò la sua nuova fede. Ma dopo che +le ebbe fatta una aperta confessione, accolta da lei, per dire il +vero, senza meraviglia e senza rammarico, cominciò tra il giovane e la +sua nuova fidanzata una lotta tranquilla, ma continua; una di quelle +infinite piccole lotte famigliari di cui si compone la grande guerra +delle idee fra un’età che muore e un’età che sorge; guerra nella quale +il cozzo meno visibile, ma più forte e più doloroso, è quello dell’uomo +audace, che corre all’avvenire, con la donna misoneica che s’avvinghia +al passato. Egli avrebbe dovuto scansare quei discorsi; ma legandosi +la grande questione quasi a ogni idea e a ogni fatto della vita d’ogni +giorno, non gli sarebbe riuscito di scansarla se non rinunziando +affatto a parlare. D’altra parte, egli sperava di conquistar l’animo +di lei lentamente, senza mostrare di volerlo, insinuandole un’idea +dopo l’altra, e ciascuna idea a poco a poco, per via della ragione +e dell’affetto ad un tempo, e quasi rifacendo la sua educazione +intellettuale e morale, come avrebbe fatto con un ragazzo. + +Ma riconobbe subito una grande difficoltà: essa non ragionava. Tutte +le nuove idee ch’egli esprimeva andavano a urtare contro cinque o sei +idee confitte e immobili nell’animo di lei, che opponevano alle sue la +resistenza molle, ma tenace, d’un’imbottitura in cui nessun argomento +penetrava. Egli comprese per la prima volta che per accogliere certi +sentimenti generosi non basta esser buoni e delicati d’animo, come gli +pareva la sua fidanzata; ma si richiede una sensività particolare che +vien soltanto da un certo ordine di cognizioni e di riflessioni, a cui +raramente la donna si eleva. Non gli era possibile di farle deviare +la visuale ordinaria del pensiero quanto e come occorreva perchè ella +vedesse quelle anomalie sociali che a lui parevano mostruose. Anzi, +quanto più queste erano grandi tanto meno essa le vedeva, e tanto +più si meravigliava ch’ei le vedesse, e faceva il viso di una persona +ragionevole a cui un allucinato indicasse con la voce e col gesto uno +spettro. + +Quando, cadendo il discorso sulle condizioni della donna, egli diceva +che è ingiusto che le sian chiuse tante vie di guadagnarsi il pane, +poichè milioni di donne non trovan marito e rimangono senza mezzi di +sussistenza; che è immorale che esse sian poste nella necessità di dar +una caccia sfrontata al marito come l’uomo dà una caccia impudente alla +dote; che è iniquo che, a lavoro eguale, esse siano meno ricompensate +degli uomini, perchè, se han meno bisogni, ci rimetton più di forza e +di salute; che è illogico che non possan votar le leggi, di cui come +figliuole, come madri, come contribuenti lavoratrici subiscon gli +effetti; che non è ragionevole che sian private dei diritti civili e +politici, come gli interdetti per imbecillità o per delinquenza, mentre +incorrono nelle stesse pene che l’altro sesso quando falliscono, e +sono sottoposte alle stesse prove intellettuali per essere ammesse agli +stessi uffici: che è assurdo il parlar d’uguaglianza fra gli uomini se +è esclusa da questa una metà del genere umano; a tutte queste ragioni +essa ne opponeva una sola. — Ma, caro Enrico — rispondeva placidamente +— la missione della donna è la famiglia! + +Quando, discorrendo della educazione pubblica dei fanciulli, su +cui pure non aveva ancora un’idea ferma, egli opponeva alle sue +esclamazioni d’orrore che l’errore di lei e degli altri era di posare +il quesito sopra la supposizione d’una famiglia ideale, e le domandava +quante famiglie rimanessero, a suo giudizio, capaci di educare, se si +toglievano quelle in cui i coniugi si odiano, leticano e si tradiscono +a vicenda, quelle a cui il padre è tutto il giorno al lavoro, la madre +in visita o in chiesa e la prole in balìa dei servitori, e quell’altre +in cui i figliuoli hanno l’esempio continuo della vanità, della +dissipazione e dell’ipocrisia, e le altre moltissime in cui i genitori +tristi o leggieri lascian crescere i figli senza alcun freno, o li +intristiscono con una durezza tirannica, o li corrompono con scandali +manifesti, o li inimican fra loro con preferenze inique, o istillano +in essi i propri odi, il proprio scetticismo, i propri vizi, e tutte +le false idee che hanno ereditate essi stessi; a tutte queste domande +essa rispondeva invariabilmente: — Ma, Enrico! Strappare i fanciulli al +santuario della famiglia! Ma come lo puoi dire seriamente? + +Quando, cadendo sul tappeto la questione del lusso, egli diceva che +il lusso è pernicioso alla società e agli individui, perchè divora i +capitali che, accumulati, produrrebbero un rialzo dei salari, perchè +storna dalle industrie veramente utili un gran numero di lavoratori, +perchè assoggetta il lavoro alla mutabilità continua dei suoi capricci, +perchè provoca ambizioni e gare rovinose, eccita la sensualità, +corrompe i gusti e le tendenze di tutti a danno della intellettualità +e della cultura e trascina alla colpa chi ha mezzi modesti e irrita +il sentimento della miseria in chi manca del necessario, a queste +osservazioni essa mostrava grande meraviglia, e rispondeva sorridendo: +— Ma, Enrico, se non ci fosse il lusso, come vivrebbe tutta la povera +gente che il lusso fa lavorare? — E non lo diceva, ma lasciava capir +chiaramente che, a suo giudizio, se si fossero soppressi i ricchi, il +popolo sarebbe morto di fame. + +Se, venendo a parlare della giustizia, egli le diceva che, nella +società presente, il principio che «la legge è uguale per tutti» è +un’aperta menzogna, perchè il povero non può litigare col ricco, perchè +le pene pecuniarie, che schiacciano l’uno, sono derisorie per l’altro, +perchè, irresistibilmente, quanti esercitano la giustizia la violentano +a difesa degli interessi della propria classe o cedono al potere da +cui dipendono, o alle simpatie e agli influssi del ceto sociale in +cui son nati e in cui vivono; e le adduceva in prova l’abbominevole +sproporzione delle pene fra il grande latrocinio finanziario e il +piccolo furto volgare, le scandalose assoluzioni dei ladri e delle +ladre in guanti gialli, i processi impediti, le fughe protette, le +prigioni addolcite, le mille complicità e indulgenze infami con cui la +classe dominante nasconde od attenua i delitti che si commettono nel +suo seno, mentre è punito senza pietà persino il grido solitario ed il +canto che s’innalza contro i suoi privilegi: a tutto questo rispondeva +ingenuamente: — Ma, Enrico, a me par naturale che la giustizia sia +più severa con la classe che commette più reati e che, essendo la più +pericolosa, ha bisogno di maggior freno, per la sicurezza di tutti! È +una necessità, caro Enrico! + +Quando infine, negando che il socialismo voglia sradicare dal cuore +dell’uomo l’amor di patria, egli le diceva che questa parola si +fraintende e si abusa ipocritamente, perchè essa non ha senso alcuno +se non significa amore delle creature umane, e questo amore non sente, +e quindi non ama la patria, chi non soffre e non s’indigna di vederla +formata da due popoli e quasi da due razze diverse, di cui l’una che +lavora per essa, vive nella povertà e nell’ignoranza, amareggiata dallo +spettacolo della ricchezza e dell’ingiustizia e offesa nell’animo dal +disprezzo che si sente pesare sul capo; quando egli le diceva questo, +e soggiungeva che come la patria stava al di sopra della famiglia, la +umanità sta al di sopra della patria, e che il patriottismo chiuso e +orgoglioso non è che l’egoismo larvato d’una classe, essa rispondeva, +quasi scandalizzata: — Ma, Enrico! Anche la patria! Ma non è il più +sacro dei nostri affetti, dopo Dio? + +E se, accalorandosi un poco, egli insisteva, essa metteva fuori +quel benedetto: — Non t’alterare! — che gli urtava i nervi: o +faceva di peggio: gli dava, tutt’a un tratto ragione, accarezzandolo +affettuosamente e sorridendo, come si fa per rabbonire un fanciullo +caparbio. Ma quello che più lo feriva, quando egli esprimeva le sue +idee intorno alla donna, alla famiglia o alla patria, era il sentirsi +dire a bassa voce: — Bada che ci ascoltano! — come s’ei tenesse dei +discorsi immorali, e il veder gli atti premurosi e i pretesti con cui +essa cercava di allontanare i suoi parenti, perchè non sentissero. + +Un giorno, finalmente, essa fece un’uscita che decise del loro destino. +— Ma già — gli disse con un sorriso — è impossibile che tu rimanga un +pezzo in queste idee.... Cambierai, ne son certa. — E se non cambiassi? +— domandò il giovane mutandosi in viso. — Se non cambiassi — rispose +essa con vivacità insolita — io ne sarei infelice per tutta la vita. + +Egli la guardò lungamente, pensieroso, senza dir parola, e poi si +asciugò con la mano una lagrima che essa non vide. + + . . . . . . . + +Tre mesi dopo, nello stesso giorno in cui Enrico, con la ferita ancora +aperta nel cuore, parlava per la prima volta in un Comizio socialista, +la bella cugina sposava placidamente un banchiere. + + +Fratello e sorella. + +(FRAMMENTO.) + +Dopo quella sera che sua sorella gli s’era buttata al collo, durante +la sua disputa col suocero, Alberto aveva notato in lei uno stato +d’animo insolito, il quale ad ogni nuova discussione, cui ella fosse +presente, intorno a questo argomento, si tradiva in lampi degli occhi, +in rossori improvvisi, in movimenti nervosi della persona, che pareva +ella si sforzasse di reprimere, quasi con un senso di vergogna; ma non +ci aveva badato gran fatto, credendo quello effetto di una sensitività +malata di ragazza romantica, tocca dai suoi discorsi più nella fantasia +che nel cuore. S’era invece operato in lei un mutamento profondo, che +non conoscendola intimamente, egli non poteva aspettare. Perchè non +era e non pareva bella, essa non era mai stata amata da sua madre la +quale disperava che potesse fare un bel matrimonio degno della casa, +e si vergognava un poco di lei, come un artista d’un’opera d’arte mal +riuscita. + +Sin da bambina ella si era accorta di questa malevolenza della madre +dagli sguardi scontenti, e qualche volta astiosi, con cui si vedeva +spesso osservata da lei, da capo ai piedi, come una persona sconosciuta +e importuna. La signora Bianchini l’aveva sempre fatta sgobbare ai +lavori di casa per risparmiar fatica alle cameriere, le aveva sempre +dato sulla voce in conversazione, come se non dicesse che sciocchezze +o fanciullaggini, l’aveva sempre tenuta nell’ombra, quando poteva, come +se, mostrandosi o parlando, avesse fatto sfigurare la famiglia. E sotto +questa oppressione, ella era venuta su penosamente, diffidente e quasi +vergognosa di sè, con un sentimento esagerato della sua imperfezione +fisica, che la rendeva timida e impacciata, e le toglieva quasi ogni +grazia. E menava una vita triste, poichè anche la consolazione di +essere amata dal padre le era diminuita dai continui contrasti che, +per cagion sua, nascevano tra sua madre e quel buon uomo; il quale non +poteva tollerare ch’ella fosse aspreggiata ed umiliata. + +Anche suo padre, d’altra parte, si mostrava più affettuoso col +figliuolo e quest’aperta parzialità dei suoi parenti era stata cagione +ch’ella non avesse mai amato il fratello, che assorto nei suoi studi +prima, e poi felice dei suoi trionfi, gli era parso sempre un poco +egoista e troppo ambizioso. Alberto, dal canto suo, invanito alquanto +fin dall’infanzia, e soddisfatto dei privilegi di cui godeva nella +famiglia, non solo non s’era mai curato gran fatto della sorella; ma +vedendola triste e fredda con lui, e credendola per questo invidiosa, +s’era fatto un falso concetto di lei, come d’un animo gretto e +acrimonioso, col quale, anche negli anni della sua più affettuosa +espansione non aveva mai potuto entrare in dimestichezza fraterna. Per +qualche tempo, dopo terminate le scuole, essa aveva preso passione per +le letture letterarie, e in ispecie per la poesia; ma non potendone +ragionar mai, nè con suo fratello che le metteva soggezione, nè con +suo padre che non ci aveva il capo, nè con sua madre che le tagliava +in bocca quei discorsi, come un’ostentazione ambiziosa disdicevole +alla sua persona, aveva rinunziato anche a questo conforto. In +seguito, s’era messa in capo di studiare da maestra; ma sua madre vi +s’era opposta a spada tratta, come a un proposito che offendesse il +decoro del casato. Da ultimo, aveva posto affetto alla cognata e al +nipote; ma non potendo star con loro che raramente, e di scappata, +per il molto lavoro che le era imposto in casa da sua madre, nemmeno +da quell’affetto poteva trar la consolazione che le abbisognava. +E s’era tornata a chiudere nella sua malinconia solitaria, qualche +volta piangente, spasso inasprita, il più del tempo rassegnata, ma +con un gran vuoto nell’anima, e come oppressa dalla sua vita arida e +senza scopo. Eppure v’era in lei una intelligenza aperta e viva, un +cuor gentile e forte, qualche cosa di dolce e di profondo, che non si +manifestava, in parte, nemmeno a lei stessa, per mancanza d’un oggetto +su cui si potesse espandere. Ora, tutto questo si scosse e si rischiarò +nell’anima sua al primo raggio della nuova Idea che udì annunziare dal +suo fratello. V’era dunque fuori della religione e della famiglia, +fuori dell’amore dell’arte, un mondo a lei sconosciuto, un grande +ordine di sentimenti e di idee, al quale anch’essa poteva sollevare +il suo spirito, e in cui, fra tanti altri propositi vasti e generosi, +primeggiava il concetto di dare alla donna la libertà, la dignità, +l’indipendenza della vita, di far sì che il suo avvenire non dipendesse +più soltanto dal suo viso e dalla sua borsa! Ella che era un’oppressa +della sua classe, che era umiliata e infelice, s’afferrò subito a +quest’idea, sentì prontamente una simpatia profonda per la moltitudine +sconosciuta degli oppressi e degli infelici, su cui non aveva mai +fissato il pensiero. Prestò attenzione a ogni parola di suo fratello, +entrò a poco a poco nell’animo suo, riconobbe di averlo mal giudicato: +nei suoi lunghi silenzi di ragazza trascurata, prese a volgere e a +rivolgere nel suo cervello tenace di piemontese le nuove idee; salì +più sovente da sua cognata, per sfogliare furtivamente i nuovi libri +di Alberto; se ne portò in casa parecchi, l’un dopo l’altro, e li +lesse avidamente la notte. Uno di questi, un discorso appassionato +e bello d’una signora socialista, diretto alle fanciulle borghesi, +che dimostrava loro il bene immenso che potevan fare dedicandosi alla +grande causa, e finiva con le parole: — Vieni dunque, o desiderata, +nelle nostre file!... — la commosse fino al pianto. Un ribollimento +nuovo di immagini, di affetti, di speranze le prese il cuore e +la mente, e divenne più violento per lo sforzo ch’ella faceva di +comprimerlo, per non provocare lo sdegno o il disprezzo di sua madre. +Ma sentiva che a tutti avrebbe potuto celarlo fuorchè a suo fratello, +che già la guardava con occhio scrutatore, in cui ella vedeva un +principio di simpatia, che le faceva battere il cuore. Sennonchè in lei +la timidezza antica, in lui il sospetto di ingannarsi e la dissuetudine +d’ogni famigliarità cordiale con essa, li rimovevano entrambi da +un’aperta spiegazione. Finalmente, questa avvenne. Salita un giorno in +casa di lui, per non lasciar solo il ragazzo con le donne di servizio, +essa entrò nello studio e si mise a leggere delle pagine sparse del +libro del «Lavoro dei fanciulli», che trovò sul tavolino. + +Mentre essa, leggeva, Alberto, di ritorno dalla scuola, entrato un +momento da sua madre, era attirato da lei nella quistione solita +con un’asprezza e un’imperiosità di linguaggio, che per poco non gli +facevan perder la testa. Per non trascendere, la lasciò bruscamente, e +salito in casa con un nodo alla gola, stanco alla fine, e sconsolato +della dura guerra che sosteneva solo da vari giorni, entra a rapidi +passi nello studio, dove sorprese sua sorella. Questa, che stava +leggendo del martirio dei ragazzi nelle zolfatare in Sicilia, una di +quelle pagine potenti che escon dall’anima e vanno all’anima con un +grido d’angoscia, balzò in piedi con un tremito e, voltandosi, presentò +al fratello il viso pieno di lacrime, in cui splendeva la santa +commozione della pietà, e a cui si aggiunse in quel punto un raggio +d’ammirazione e d’amore per chi l’aveva commossa. Alberto la guardò +un momento stupito, si chinò a guardare i fogli, capì, — e aperse le +braccia, ed essa vi si gettò con un grido: — O fratello mio! — O mia +Ernesta! — gli rispose Alberto, e con un ardore che chiedeva perdono +d’averla per venti anni disconosciuta, le coperse il capo di carezze +e di baci. Nel santo amore dell’umanità si sentirono fratelli per la +prima volta. + + +Un “malfattore„. + +Alberto — un ragazzo di dieci anni — giuocava nella stanza di suo +padre, il quale stava leggendo la «Superstizione socialista» del +Garofalo, quando la donna di servizio entrò dire: — C’è il tal dei +tali: ho da farlo entrare? + +— Cospetto! — esclamò il padrone, scattando in piedi. — Dopo cinque +mesi di carcere! Entri sul momento. + +A queste parole «cinque mesi di carcere» il ragazzo lasciò cadere +il suo balocco e si ritirò in un angolo guardando all’uscio con gli +occhi inquieti; perchè l’idea del carcere, naturalmente, non si poteva +disgiungere in lui da quella d’un delitto. + +E rimase immobile dallo stupore vedendo suo padre correre verso l’uscio +e abbracciare affettuosamente il visitatore; il quale era un uomo sui +trentacinque anni, di viso pallido e risoluto, vestito poveramente, ma +pulito e di modi semplici e franchi. + +Visitato e visitatore si fecero al vano d’una finestra e attaccarono +una conversazione vivace, che era da una parte un incalzare di domande +e dall’altra un succedersi di risposte, senza un momento di sosta. +Quando, fra le altre cose, il ragazzo udì che l’amico di suo padre era +stato condotto a traverso un villaggio, in mezzo a quattro carabinieri, +con le manette ai polsi, come un famoso assassino ch’egli aveva visto +uscire un giorno dalla Corte d’Assise, il suo stupore si cangiò in così +aperto sgomento che il nuovo entrato, dandogli una occhiata per caso, +se ne accorse. Ma prima di lui se n’era accorto suo padre. + +Questi a un certo punto andò a prendere un pacco di giornali da un +cassetto e, portandoli all’amico, gli disse: + +— Tutto quanto le vorrei dire è stampato in questi fogli, che ho +raccolti e serbati per lei. Ci dia una scorsa, vedrà che è stato sempre +ricordato durante la sua assenza. Qui è espresso il sentimento mio e +quello di tutti gli altri «malfattori». + +Il visitatore prese i giornali, sedette con le spalle alla finestra, e +cominciò a leggere. Il suo ospite lo lasciò solo e tornò dal ragazzo, +aspettando una domanda che già gli leggeva negli occhi. + +Il ragazzo, infatti, gli domandò a voce bassa: + +— Che cos’ha fatto.... quel signore? + +— Ha fatto — rispose il padre sorridendo — cinque mesi di prigione. + +Il ragazzo rimase un momento perplesso. Poi domandò timidamente: + +— Chi è? + +— Alla buon’ora — rispose il padre, sedendo e attirando il figliuolo +a sè; — a questa domanda mi è più facile rispondere. Ma temo che tu +non capisca. Ascolta bene. Tu devi sapere che v’è in ogni paese una +quantità di gente, fra cui molti uomini di grande scienza e di grande +ingegno, e anche molti ricchi, i quali credono che a una gran parte +delle infinite miserie e ingiustizie che affliggono il mondo ci sia +rimedio. E pensano che il rimedio sia questo: che la società presente, +in cui la vita di ciascuno è una lotta contro tutti, si trasformi in +una grande associazione, nella quale tutti lavorino non più per il +vantaggio e nella dipendenza e legati alla fortuna d’un piccolo numero, +ma direttamente per la società che li retribuisca tutti equamente; +in una grande associazione, in cui non ci sia più, come c’è ora, un +gran numero d’uomini che faticano da ammazzarsi e son poveri, un altro +gran numero che non trovan lavoro e sono affamati, e delle migliaia +e migliaia che non lavorano e vivon nell’agiatezza. Mi hai capito? +Ebbene, tutti costoro che desiderano e sperano che venga un giorno in +cui tutti gli uomini lavorino concordemente per il bene proprio e per +il bene comune, senza strapparsi il pane di bocca l’un l’altro, senza +odiarsi e temersi a vicenda, e partecipando tutti ai benefizi della +vita civile, come figliuoli di una famiglia nella quale tutti sono +amati e protetti ad un modo, si chiamano socialisti. E che cosa fanno +essi? Fanno questo. Si adoperano con tutte le loro forze a dimostrare +agli altri che un tale stato della società è possibile, non solo, ma +che si attuerà a poco a poco, necessariamente, per forza delle cose; +ma che per conseguirlo più presto e senza violenze bisogna che tutti +lo desiderino e lo preparino infondendo nelle moltitudini un concetto +lucido di che cosa esso sia e un sentimento profondo della concordia +fraterna necessaria ad attuarlo, educandole all’adempimento dei loro +doveri e all’esercizio dei loro diritti, persuadendole che l’unico +modo di raggiungere la mèta è che esse affidino la rappresentanza dei +loro interessi e delle loro volontà ad uomini che siano interessati a +raggiungerla, ossia che appartengono anch’essi alla immensa famiglia +su cui pesa la povertà e l’ingiustizia. Mi sono spiegato? Ora questo +signore che vedi, è un socialista. È un lavoratore che lavora per +vivere, ma in tutto il tempo che gli resta libero va attorno fra la +gente, e ragiona, spiega loro la cosa, cerca di trasfondere negli altri +la propria fede, senza istigare all’odio contro alcuno, non solo, ma +adoperandosi a spegner gli odii dove li trova, esortando i violenti +a temprarsi, gli incolti a studiare, i discordi a conciliarsi, tutti +i poveri e malcontenti a confidare in un avvenire migliore, a cui si +verrà pacificamente e legalmente, per la sola forza della verità e +della giustizia, quando la verità sarà compresa da tutti e la giustizia +sarà da tutti voluta. E bada che egli non si affatica e non si affanna +se non per produrre un bene, del quale egli è certo che non arriverà in +tempo a godere. Egli vive come un povero perchè è povero; ma dà agli +altri anche quel pochissimo che a lui par superfluo e a noi parrebbe +necessario. Se fosse ricco, darebbe per la fede tutto il suo avere. Se +gli chiedessero la vita, darebbe anche la vita, perchè non vive che +per quell’Idea. E ha un passato senza macchia, ed è buono e semplice +come un ragazzo. Puoi pensare quanti uomini ho conosciuto in vita mia; +ebbene, egli è uno di quegli uomini più onesti, più disinteressati, più +rispettabili che io abbia conosciuti. Io gli voglio bene e lo ammiro. + +Il ragazzo rimase un po’ sopra pensiero, guardando ora suo padre, ora +«il libero dal carcere». Poi domandò: + +— E allora.... perchè l’hanno messo in prigione? + +— Perchè pensa e dice tutto quello che t’ho detto, — rispose il padre. + +— Ma dunque.... potrebbero mettere in prigione anche te, che dici le +stesse cose? + +— Certo. + +— E perchè ci hanno messo lui soltanto? + +— Perchè dice tutte quelle cose più forte e più apertamente, che è +quanto dire che è più disinteressato e più sincero, che desidera più +ardentemente il bene, che è più coraggioso e più generoso di me. + +Il ragazzo non ribattè più parola e stette guardando con gli occhi +spalancati il suo ospite, che continuava a leggere. + +— Animo, — gli disse il padre all’orecchio; — quando è entrato egli s’è +accorto che tu hai avuto paura di lui come di un brigante; tu gli devi +una riparazione; vagli a domandare se sta bene. + +Il ragazzo si mosse lentamente e s’andò a mettere fra le ginocchia +del «pregiudicato» senza osar di parlare, ma come offrendo la testa +bionda alle sue carezze. Quegli smise il giornale e dato uno sguardo +a lui e al padre, capì e sorrise. Ma il suo saldo cuore che in mezzo +alle persecuzioni e sotto l’affronto delle manette non aveva mai avuto +un momento di debolezza, fu scosso dall’atto del fanciullo, il quale +rappresentava ai suoi occhi una nuova generazione gettata da un impulso +generoso dell’anima nella causa che gli era sacra. Lo fissò un momento +con gli occhi scintillanti, poi prese con le mani quella testa bionda e +vi stampò un bacio.... che gli fu reso con effusione. + +Riavvicinandosi a suo padre il ragazzo gli accennò con un gesto di +meraviglia, che la sua fronte era inumidita. + +— Non t’asciugare, — rispose il padre — è acqua di battesimo. + + +Discussioni. + +Trovò in casa del Cambiari una dozzina di convitati i quali avevan +finito allora di sparecchiare uno dei succolenti pranzi che il padrone +imbandiva ogni quindici giorni a un numero sempre incerto di amici, +poichè egli faceva gli inviti e se ne scordava, e fissava spesso a +parecchi delle ore diverse. Il piccolo salotto, in cui la disarmonia +dei mobili e dei colori e l’arruffio delle chincaglie scheggiate e +sbreccate dai ragazzi raffiguravano il tenor di vita della famiglia, +era affollato. Ma ad Alberto, tutto acceso della sua idea, non spiacque +quell’affollamento inaspettato che in altra occasione gli sarebbe +riescito molesto. Appena entrato, però, s’accorse da più d’un viso e +da un leggero mormorio che, durante il pranzo, dovevano aver parlato +dei fatti suoi, e di quali fatti s’immaginava. C’eran due ingegneri, +un impresario costruttore, degli impiegati in riposo, ch’egli aveva +trovato là qualche volta; degli sconosciuti, quasi tutti panzuti e +brizzolati, e tre giovani signore; oltre alla numerosa progenitura del +padron di casa di cui spuntava un musino roseo dietro ogni spalliera +di seggiolone. Vedendo a vari convitati gli occhi lustri e le guancie +scarlatte che tradivano il prurito della discussione, Alberto si +tenne preparato a un assalto. E questo gli fa dato quasi subito, prima +in forma di scherzo, poi a poco a poco, seriamente; ma con una così +manifesta ignoranza degli elementi della quistione, con un così ingenuo +sfoggio dei più vieti luoghi comuni, che egli seguitò a parar le botte +a colpi d’arguzia, senza perdere un momento il suo buon umore. Quando +gli assalitori cominciavano ad eccitarsi, capitò la visita dei coniugi +Luzzi, e, la comparsa della piccola signora sfavillante di vita, chiusa +in un fresco vestito avana che dava al suo visetto bruno, segnato d’un +neo, una grazia adorabile, troncò di netto la discussione. + +Alberto espose allora al Cambiari, a quattr’occhi, l’idea del suo +lavoro, e gli disse il suo desiderio di parlare col Baldieri. — Con +l’anarchico Baldieri? — esclamò il Cambiari, dando un passo indietro; +e soggiunse in tuono d’avvertimento amichevole: — Alberto, bada!... +— La cosa, d’altra parte, non era così facile: il Baldieri parlava a +cuor libero con lui perchè (e glielo diceva) era un borghese logico +e sincero, ossia un aperto nemico; ma un borghese socialista, con +un rivoluzionario tartufo, come egli li chiamava, razza anche più +odiosa a lui dei reazionari arrabbiati, doveva essere un altro paio di +maniche; c’era il rischio di pigliarsi un «no» tanto fatto. Nondimeno, +insistendo Alberto, egli promise che gli avrebbe parlato. E gli diede +qualche informazione: era un operaio colto, aveva fatto il ginnasio +inferiore, pareva un ufficiale in borghese; ma, si tenesse per +avvisato! Non doveva aspettarsi dei complimenti da lui. Poi gli disse +piano, accennando alla compagnia: — Se la riattaccano tira in avanti a +celiare, te ne prego. + +La riattaccò subito, infatti, un vecchietto arcigno, invalido, decorato +di non so qual ministero, di conosciuta avarizia; il quale domandò +bruscamente ad Alberto, agitando una mano per aria: — Ma insomma, a +quale delle scuole del socialismo appartiene lei, si può sapere? + +Alberto rispose: — A che serve dire di che scuola sono a chi non ne +accetta nessuna? E a che pro parlar di rimedi sociali con chi crede i +mali irreparabili e nega che ci siano? + +— Noi non neghiamo i mali — rispose l’altro, — ma vogliamo ripararvi +con la carità. + +Alberto si ricordò in quel punto che in una sottoscrizione pubblica +dello scorso inverno, quel signore aveva mandato ad un giornale +due lire per sè e cinquanta centesimi per ciascun membro della sua +famiglia, tutti firmati in colonna, in modo che era riuscito a far +stampare sette volte il suo nome con uno scudo: la tariffa, presso +a poco, delle inserzioni. — Con la carità? — gli disse allora, — +faccia...; ma non si rovini. + +La stoccata era forte: le signore non poterono rattenere un sorriso; la +Luzzi si coperse il viso col ventaglio. + +Uno sconosciuto, balbuziente, coperse la ritirata del vecchietto +ripetendo la sua domanda: — Dica dunque: è collettivista? è comunista? +— È per l’uguaglianza assoluta, per un ordine sociale che metterebbe +alla pari Dante Alighieri e un cretino? + +— E perchè mai, — ribattè Alberto, facendo un viso ingenuo — +respingerebbe «lei» un tale ordinamento? + +Si udirono scricchiolare alcune seggiole; ma il colpito non sentì il +colpo alla prima. Vedendo però sorridere la signora Luzzi, sospettò +qualcosa e disse piccato: — Lei fa il socialista con un secondo fine. + +Alberto lo guardò con stupore, e domandò sorridendo: — Per aver +stipendi e decorazioni? + +Quegli rimase un po’ incerto; poi rispose: — Per farsi elegger deputato! + +Alberto diede in una risata. — Ma caro signore, trovi un modo più +sensato di darmi dell’asino. Sarebbe come andarmi a imbarcare a Genova +per arrivare più presto a Venezia. + +Lo sconosciuto volle rispondere; ma il vecchio impiegato gli coprì +la voce, dicendo aspramente: — Non credo che si possano professare +sul serio quelle idee. Un borghese socialista non è che un negro +incipriato! + +— Questa immagine non è sua! — esclamò Alberto. + +— Oh! Signor cavaliere, — rincalzò la Luzzi — lei, dunque, riconosce +d’appartenere a una razza inferiore! + +Il motto fece ridere. Alberto si voltò a guardarla, e disse: — Ah! Ecco +la mia alleata! + +Ma varie voci lo assalirono tutte insieme, domandandogli perchè, se +era un socialista, non cominciasse a spartire l’aver suo fra chi non +n’aveva. + +— Oh bella, — rispose Alberto, — per due ragioni semplicissime: +prima, perchè se mi conducessi povero, perderei la mia indipendenza, e +dovendo chieder lavoro e danaro alla borghesia, non sarei più libero di +manifestare le mie idee; e poi, perchè, com’è costituita la società, +non potendo mio figlio guadagnarsi da vivere prima dei trent’anni, o +morirebbe di fame, o dovrebbe lasciar gli studi e mettersi a fare un +mestiere. + +— Benone! — uscì a dire l’impresario, con un’aria trionfale, — ma se è +socialista, perchè non mettere suo figlio a fare un mestiere? + +— Perchè non ho diritto di forzare la sua volontà, di toglierlo +violentemente dalla classe in cui l’ho posto; perchè se anche lo +facessi col suo consenso, egli per l’effetto delle idee che oggi +regnano, sarebbe disprezzato e creduto un pazzo tonto dalla classe da +cui uscirebbe, quanto da quella in cui vorrebbe entrare. + +— Magre ragioni! — rispose un vecchio maggiore pensionato, amico +del Luzzi. — Chi è persuaso d’un’idea, deve tutto sacrificarle! Lei +dovrebbe essere il primo a dar l’esempio. + +A costui rispose la signora Luzzi: — Se è così, signor maggiore, lei +vuole liberare Trieste dall’Austria, perchè non prende il fucile e +parte per il primo per la frontiera? + +Il maggiore si rivoltò, dicendo che il paragone non calzava; ma la +signora Luzzi ribattè: — E poi, mi scusi, c’è contraddizione. Se un +socialista è ricco, gli dite: — Dovete dar tutto agli altri. Se è +povero gli dite: — Siete socialista perchè non avete nulla da perdere. +Che logica è questa? + +Rimasero tutti un po’ sconcertati; ma se la cavarono fingendo +di prendere quell’argomento in ischerzo, e voltarono il discorso +per domandare ad Alberto che idee avesse sulla proprietà, e se il +socialismo volesse obbligar tutti a lavorare. + +— Non si riuscirà mai a questo! — esclamò il maggiore. — La proprietà +è un istinto! Persin lo scoiattolo, persino il topo campagnolo +sono proprietari, perchè ammassano per l’inverno delle provvigioni +sovrabbondanti, di cui resta loro una parte nella primavera. Vede +dunque che perfino tra le bestie ci sono i ricchi, che hanno del +superfluo perchè sono stati previdenti. + +— Ma le bestie — rispose Alberto — fanno le loro provviste da sè, +non le fanno fare agli altri, e non son provviste che fruttino altre +provviste senza fatica come il danaro, e i topi non le lasciano ai +figliuoli perchè marciscan nell’ozio. + +— Queste son celie! — gli rispose uno dei due ingegneri. — Non c’è +bisogno di ricorrer alle bestie. Lei che è letterato, dovrebbe sapere +la definizione che ha dato dell’uomo un grande scrittore: «L’uomo è +un animale proprietario». Che cosa gli avrebbe da rispondere, signor +professore? + +— Gli risponderei che non discuto quell’epiteto, con chi si appropria +quel sostantivo. + +La Luzzi rise: l’ingegnere fece una spallata. — Non sono questioni, mi +scusi, da trattarsi con giuochi di spirito! + +— Ma come vuol che me la cavi altrimenti, — rispose Alberto ridendo — +se m’assaltano tutti insieme e non mi lascian rifiatare. + +— La proprietà è frutto del lavoro! + +— Non tutta, nè sempre. + +— Eh, andiamo — osservò il Cambiari all’ingegnere battendogli una mano +sulla spalla, — che lavoro ti sono costate le ottantamila lire che +guadagnasti rivendendo il tuo terreno fabbricabile di San Salvario a +dieci volte il prezzo che ti era costato? + +— Sei socialista tu pure? — gli domandò l’ingegnere indispettito. + +— Quando son disoccupato, — rispose il Cambiari. + +— Ma quello è un caso eccezionale, — ribattè al Cambiari il maggiore. — +Prendiamo il nostro impresario qui presente. Egli non lavora più con le +braccia, ma è più benemerito che se lavorasse, perchè con la proprietà +acquistata dà del lavoro ogni anno a duecento operai. + +— Dà del lavoro! — interruppe Alberto. — Perdoni, signor maggiore: io +domando se non sono duecento operai che danno il loro lavoro a lui.... + +— Ma come? + +— Ma certo! Se il lavoro di quei duecento operai non fruttasse a lui +molte migliaia di lire, lo darebbe loro? + +— Ma questa è una capriola. + +— Una capriola da avvocato — aggiunse l’impresario. + +— Già, è l’avvocato del lavoro, adesso, il cavaliere degli +sfruttati.... l’_amico degli operai_: il titolo d’un almanacco a dieci +centesimi! È anche amico degli operai che _fanno_ il lunedì? — domandò +un signore grasso, amico del Bianchini padre, che teneva le mani +incrociate sul ventre. + +— E perchè no? — gli disse la signora Luzzi con un sorriso vezzoso — +non è amico di lei, che «fa» tutta la settimana? + +Risero tutti, anche il signore grasso. E questa volta Alberto si voltò +verso la signora con un moto di viva simpatia che essa vide. + +— Eh, caro signore, — riprese l’avvocato — lei fa l’avvocato dogli +operai senza conoscerli; ma cambierebbe idee se ci avesse che +fare. Restii al lavoro, briaconi, ignoranti e presuntuosi insieme, +maldicenti, feroci dei padroni: un bravo operaio è una mosca bianca, lo +creda pure.... + +— Io non capisco.... — rispose Alberto — ma se gli operai sono +fannulloni, chi è che fa tutto l’enorme lavoro manuale di cui la +società ha bisogno ogni giorno? Vanno a ubriacarsi all’osteria! Si +vanno a ubriacare anche molti signori in luoghi più puliti, è vero; +ma senza la scusa di aver per case delle buche, in cui ripugni di +passar la sera, o col vantaggio di poter nascondere l’ubriacatura in +una _cittadina_. Sono ignoranti! Questo è certo, e non hanno scusa: +quando li vedo tornare a casa la sera, rotti da dieci ore di lavoro, +io domando: O perchè non vanno al Circolo filologico? Dicono anche male +dei padroni. Ma mi pare che lei, dal canto suo, non faccia di loro dei +panegirici. + +— Ben risposto, davvero! Ma le ripeto una cosa sola: vorrei che ci +avesse da fare per una settimana e mi darebbe poi il suo bravo parere +sopra le _otto ore di lavoro_! + +— Il lavoro è un freno! — sentenziò il vecchio impiegato. + +— Un freno che ammazza — rispose Alberto — non è più un freno; è un +capestro. + +— E lo vogliono allentar bene il capestro i profeti socialisti che +profetizzano il lavoro di tre ore al giorno! + +— È un assurdo — disse dolcemente uno dei signori che non aveva parlato +— anche per rispetto alla religione. Il lavoro è un gastigo che Dio ha +inflitto agli uomini. Non sarebbe più un gastigo se fosse ridotto a tre +ore. + +— Allora, — gli rispose Alberto, — lei che vive di rendita non discende +da Adamo, perchè Dio non l’ha condannato al lavoro? + +— Ma per me ha lavorato mio padre. + +— E perchè, — domandò la signora Luzzi — Dio ha condannato suo padre e +non lei? + +Il signore rimase così impacciato che per salvarlo, l’ingegnere suo +vicino apostrofò improvvisamente la padrona di casa: + +— Ci dice lei il suo parere, signora Cambiari? + +La signora voltò verso l’interrogante il suo viso ingenuo di bella +paciona e rispose con amabile semplicità: — Il mio parere è quello di +tutti, mi pare. Perchè si lavora? Per vivere. Dunque, quando si ha da +vivere, perchè si dovrebbe lavorare? + +Applaudirono tutti, ridendo, eccettuato Alberto, che cercava con gli +occhi quelli della signora Luzzi, i quali sfuggivano. + +Ma la discussione si ravvivò intorno al solito argomento, se gli +operai avessero ragione o torto a lagnarsi, e tutti diedero addosso +al Bianchini. Il maggiore disse che era il benessere che li guastava. +Il signore grasso, che teneva ancora le mani sul ventre, approvò, +soggiungendo che appunto per quella ragione non era neppure da +desiderarsi un miglioramento notevole del loro stato. — È provato.... +— disse. — È provato — ripetè, alzando la voce per coprir quella dei +ragazzi che facevano passeraio in un angolo — che col diminuire del +prezzo dei generi alimentari, e specialmente della carne, aumenta il +numero dei delitti contro la proprietà e.... — soggiunse più basso — +contro il pudore. + +— Ah, se fosse vero, — rincalzò la signora Luzzi — lei che è un così +fino gastronomico, sarebbe già stato arrestato. + +Molti risero, altri fecero dei cenni di disapprovazione. — Ma lei +ha torto — riprese la signora, senza turbarsi, — perchè è la cattiva +nutrizione, che intristisce gli uomini. Sa il proverbio tedesco: «Der +Mensch ist was er isst». L’uomo è ciò che egli mangia! + +— Ma signor Luzzi! — esclamò il Cambiari, voltandosi verso il marito — +la sua signora è socialista! È forse lei che la catechizza? + +Il Luzzi, che non aveva ancora aperto bocca, crollò il capo in atto +di compatimento verso sua moglie, come per dirle che era una pazza, +poi espose la propria idea, mettendo nei suoi occhietti di topo +un’espressione di finissima astuzia. Eran tutti malati d’immaginazione. +Il socialismo era un fantasma creato dalla borghesia, la quale +rassomigliava a certi malati che a furia di parlare di una malattia +che non hanno, finiscono con soffrirne davvero. Egli aveva affermato il +proposito di non aprir bocca in quelle controversie, perchè gli facevan +compassione. + +Tutti scrollarono le spalle; quel Luzzi che non aveva senso comune. Il +socialismo esisteva, anche troppo; ma erano «i socialisti borghesi, +borghesi dilettanti» quelli che gli fortificavano la vita. — Sono +loro — disse il vecchio impiegato ad Alberto, ripetendo delle parole +lette di fresco — loro che giuocano col mostro ancor piccolo, ancora +innocente, con un nastro al collo come un agnello, e lo tiran su a +bocconcini, senza pensare che un giorno mostrerà i denti e divorerà +loro stessi e tutti quanti. + +— Ma è appunto quello che io penso! — rispose Alberto. + +— E anche quello che desidera? + +— Io non desidero che il bene di tutti. + +— A spese di alcuni, non è vero? + +— Sarebbe sempre più giusto che il bene di alcuni a spese di tutti. + +Tutti protestarono in coro, l’impiegato fece un atto di sdegno e +la discussione stava per volger alle brutte quando il Cambiari la +interruppe con uno scherzo, e la troncò poi affatto la comparsa di un +cameriere con un gran vassoio pieno di bicchieri. + +Allora tutti si levarono in piedi e formarono vari gruppi conversanti +a voce bassa e concitata, nei quali Alberto argomentò dai gesti e +dagli sguardi che gli si levava la pelle. E si accorse che le signore +non gli erano meno ostili degli uomini. Già, durante la conversazione, +nonostante le risatine, provocate da certe sue risposte epigrammatiche, +egli aveva colto a volo da tutte, fuorchè dalla padrona di casa, delle +occhiate malevoli, quasi sprezzanti. E quell’abbandono, a cui non era +preparato, del sesso gentile, che l’aveva sempre accarezzato cogli +occhi e con la parola, lo rattristò. Si trovava solo in un angolo: +cercò con lo sguardo la signora Luzzi. + +Era accanto a lui, come se avesse indovinato il suo pensiero. + +Egli le disse piano, con calore: — Grazie. + +E vide che i suoi occhi, belli come non gli erano mai apparsi, si +velavano. + + . . . . . . . + + +Amicizia nuova. + +..... a quell’uscita tutti e tre protestarono, ridendo, e uno più forte +degli altri, picchiando un pugno che fece sobbalzare i bicchierini del +cognac, con cui stavano coronando la colazione: + +— Sì, — ripetè con garbo, ma con fermezza il professore, — ve lo +ripeto. E volete che ve lo dimostri che non conoscete il mondo? Siete +qui un conferenziere sociologo, che insegna a rimpastare la società, e +due romanzieri che scrutate dentro e fate parlare persone di tutte le +classi sociali, e non c’è uno di voi che conosca un operaio. + +Uno dei romanzieri fece una spallata. — Ne conosco cento — rispose. — +Non è mai venuto un operaio a fare una riparazione in casa mia che io +non mi sia intrattenuto con lui per un’ora. + +— A interrogarli come i generali interrogano le sentinelle: di che +classe? quanti mesi di servizio? avete a lagnarvi di nulla? E credi +d’averne conosciuto uno solo in codesta maniera? Credi che si possa +studiare un uomo delle classi inferiori, a cui non ci lega nessun +vincolo, da cui ci separano cento idee false, nello stesso modo che ci +facciamo un concetto d’un romanzo nuovo scartabellandolo distrattamente +in un momento d’ozio? + +— Andiamo, — osservò il conferenziere agli altri due — l’amico non ha +torto. Quanto a operai, voi vi rigirate fra le mani il burattino della +letteratura romantica di cinquant’anni addietro, un po’ ritoccato dal +pennello zoliano. + +— E in che maniera l’avremo da studiare? — domandò uno dei romanzieri. +— Abbiamo da andare travestiti a lavorar nelle fabbriche come il +pastore Goerhe, o da aprire uno spaccio di liquori in un sobborgo come +Enrico Leyret. + +— No, — rispose il professore, — v’è un mezzo solo. + +— Quale? — domandarono tutti e tre a una voce. + +— L’amicizia. + +Tutti e tre risero. E uno gli disse: — Sei tu che caschi nel romanzo +falso. È un’amicizia impossibile. C’è troppa differenza di cultura, di +maniere e d’abitudini. + +— Ecco il gran pregiudizio! Strano davvero. Ciascuno di noi ha nella +propria classe qualche amico che è nei modi, nel linguaggio, in tutte +le sue abitudini un ribelle brutale alle forme convenzionali della vita +signorile e che, salvo un po’ di grammatica, non ha maggiore istruzione +d’un operaio infarinato di qualche lettura; e questo non c’impedisce +l’amicizia. + +— Ammettiamo; ma intendiamoci. Quest’amico operaio l’hai veramente, o +non è che un tuo ideale? Se non è che un ideale, è un discorso finito. + +— È una realtà. + +— E come te lo sei fatto? Sentiamo. Con che arte? Insegnaci l’arte. + +— Senz’arte. Ho capito subito che v’era un sol modo di guadagnarmi la +sua confidenza, senza la quale non c’era amicizia possibile: quella +di provargli che la meritavo dimostrandogli immediatamente la mia: +anticipazione che nessuno della nostra classe fa mai a una persona +di classe inferiore. Appena capii che era un galantuomo e un buon +uomo, lo trattai come un amico, senza restrizioni nè di parola nè di +pensiero: gli parlai delle cose mie, gli confidai dei dispiaceri gravi +che avevo in quel tempo. Ne fu meravigliato, e me ne fu grato. Se +avessi incominciato con chiedergli quanto non gli avevo dato ancora, +con interrogarlo, cioè, riguardo alla sua vita, alle sue opinioni e +ai suoi sentimenti, come tutti fanno, mostrandomi curioso di lui come +d’un animale esotico, non avrei ottenuto nulla nè subito nè poi. Con +tutto questo, non riuscii così alla lesta a quello che era mio intento, +ebbi ancora delle diffidenze da superare, delle ritrosie da vincere. +La cosa era nuova per lui. Per un pezzo, nonostante la simpatia che +gl’ispiravo, rimasi per lui un oggetto di stupore. Mi scrutava con gli +occhi, s’arrestava spesso tutt’ad un tratto, parlando; gli rinasceva +a quando a quando un senso di suggezione, ch’io credevo già strappato +dalle radici, e vi ripeto, senza arte, quasi senza volerlo, con la +famigliarità spontanea dei modi, con l’intonazione del discorso più +che con le parole, piantandogli sempre in viso gli occhi aperti e +sinceri, per cui mi poteva leggere in fondo all’animo senza scoprirvi +nessun secondo fine, senza trovarvi altro sentimento che quello di una +schietta stima e di una viva benevolenza. + +— Un momento! — interruppe il conferenziere — il tuo operaio è +socialista? + +— Sì. + +— Tu dici che non hai usato arte con lui; ma ti sei professato +socialista. + +— No, perchè non lo sono. E non sono neppure antisocialista. Il +socialismo è un problema. Non lo so risolvere. Sto a vedere come +procedano passo passo verso la soluzione, sulla gran lavagna della +pratica, quelli che lo credono solubile, desidero che ci riescano, ecco +tutto. Ma con l’amico non m’infinsi: sarebbe stato indegno, e anche +peggio che inutile, perchè avrebbe finito con scoprire l’inganno. + +— Ti ha almeno illuminato l’_amico_, riguardo alla soluzione? + +— M’ha fornito dei dati che ignoravo. + +— Riflettici la luce, dunque. + +— Ne avete bisogno, infatti. Fra l’altro, ho capito per la prima +volta dai suoi discorsi la vera natura e misurato tutta la forza +del sentimento collettivo che anima ora la classe a cui appartiene: +sentimento non prima intuito da me che in confuso: assai più profondo, +più vivo, più facile a essere urtato e ferito di quanto noi tutti +pensiamo. Ho capito che la natura di quel sentimento, in tutti i +casi di conflitto, richiede da parte della autorità, dei padroni, +della stampa, di ogni gente delle altre classi, forme di trattamento +e di linguaggio, dalle quali si discostano molto ancora le forme +generalmente usate; che una quantità di conflitti s’inaspriscono e si +prolungano non per altro che per la trascuratezza di quelle forme, le +quali non sarebbe soltanto prudenza, ma giustizia l’osservare; e che +quando questo nuovo Galateo da classe a classe, che ora manca, sarà +formato ed osservato, molti dissidi saranno facilmente composti, e +molti, ora frequentissimi, non sorgeranno più. Io ne son persuaso come +d’una verità psicologica elementare. + +— Avanti, — disse uno dei commensali — a un’altra scoperta. + +— Mi sono persuaso che v’è nella maggior parte, come in quell’uno, un +sentimento, il quale li spinge al socialismo con altrettanta forza, se +non maggiore, del desiderio e della speranza d’un miglioramento della +vita materiale, ed è la coscienza ribelle, come a un’ingiustizia, allo +stato d’inferiorità sociale e morale in cui li tiene l’opinione della +borghesia, la coscienza del loro diritto a una maggior dignità di +vita, anche fuori d’ogni considerazione di agiatezza, un’aspirazione +alla coltura, all’educazione, a tutte quelle cose, la cui mancanza li +separa, più che la disuguaglianza economica, dalle classi superiori. +Mi sono persuaso che non deriva da pigrizia o da sollecitudine della +salute il desiderio d’una riduzione della giornata di lavoro; ma da un +vero imperioso bisogno di vivere un po’ di vita del pensiero, di avere +il tempo di mescolarsi, se non altro come spettatori, alla vita del +mondo, di rompere con qualche sosta più lunga quella fuga quotidiana, +affannosa come la corsa di gente inseguita, dalla casa all’officina, +dall’officina alla pentola, dalla pentola al letto, che travolge +come un vento affetti e pensieri e opprime il respiro dello spirito e +confonde quasi come in un sogno faticoso il sentimento dell’esistenza + +— La seconda scoperta — osservò uno dei romanzieri — non val quella +dell’America; ma val più della prima. + +— Taci: è tutto un nuovo mondo per te, che non sei mai uscito dal +vecchio continente della letteratura. Ho scoperto che noi siamo +tutti in un grande errore supponendo che per effetto della distanza +da cui son separate le classi, la nostra si sottragga in gran parte +all’osservazione e all’indagine censoria delle classi lavoratrici; +mi sono accertato, studiandone uno solo, che anche fra gli operai più +incolti v’è ora l’intuizione acuta d’una quantità d’abusi dei signori, +di ingiustizie e di lacune delle leggi, d’immoralità mascherate della +vita politica e del commercio finanziario, delle quali li crediamo +ignoranti affatto come di cose dell’alta scienza; che v’è fra di loro +un gran numero di «dilettanti critici» di processi e di cronache +mondane scandalose, di «specialisti» che conoscono le sorgenti +impure della fortuna di molti loro concittadini, che segnano a dito +i figliuoli ricchi e rispettati di padri usurai o falliti con frode, +che indicano le palazzine guadagnate in un’ora con un colpo fortunato +alla Borsa, che conoscono vizi ed imbrogli di faccendieri illustri e +potenti, come giornalisti di professione, che portano in tasca e cavan +fuori a proposito, per leggerli nei crocchi, dei giornali vecchi, nei +quali sono accennati i milionari pensionati del Governo a ottomila +lire l’anno e i professori d’Università che riscuotono lo stipendio di +un decennio senz’aver fatto una lezione, e che citano esatte le somme +enormi profuse da municipi dissestati in festeggiamenti adulatorii e +le gratificazioni favolose largite da certe grandi amministrazioni ai +loro pezzi grossi, mentre fanno aspettare per anni dei miseri sussidi +a vedove e a orfani di lavoratori manuali che, faticando diciotto +ore al giorno per sessanta lire al mese, si sono accorciata la vita +a benefizio degli azionisti. Mi sono persuaso che sono tutte queste +cognizioni accumulate nei cervelli, tutti questi sentimenti, ribollenti +negli animi, che fanno trasmodare molte volte le moltitudini mosse +da prima da un intento pacifico, e che la più parte di coloro che +le condannano, accorderebbero loro molte «circostanze attenuanti» se +sapessero.... quante cose esse sanno. + +— Ci hai dell’altro? — domandò il conferenziere. + +— E del meglio? — domandarono gli altri due. + +— Dell’altro e del meglio. Ho capito quanto sia erroneo il concetto +che noi ci facciamo, generalmente, del lavoro manuale, e quindi +ingiusto nel più dei casi il rimprovero che si fa agli operai di non +«amare il lavoro» nel senso e nel modo che noi amiamo il nostro. Ho +capito quanto si debba essere indulgenti, per questo riguardo, col +grandissimo numero che compiono un lavoro monotono, il quale è duro e +opprimente per modo che molti l’abbandonano per darsi a fatiche anche +più gravi e men retribuite, non per altro che per liberarsi dall’eterna +intollerabile uniformità dei movimenti muscolari a cui li costringe +l’attuale divisione del lavoro nella grande industria, e per cui, alla +lunga, nasce in loro un abborrimento invincibile. Molte cose avevo +lette nei libri al proposito; ma il mio amico per il primo, con certe +frasi e immagini vive del suo vernacolo, molte volte ripetute, mi fece +comprendere e sentire quasi come per esperienza la tortura della fatica +avvelenata dalla noia, la tristezza delle lunghe giornate passate nelle +officine oscure, tra il fumo e il polverio, in uno strepito assordante, +l’aspettazione interminabile del suono liberatore della campanella, +il continuo affannoso desiderio che spinge tutti i pensieri verso la +domenica come a una terra promessa lontana, dove si potrà respirare e +pensare, essere un uomo per un giorno. + +Mi son quindi persuaso anche di questo: come in moltissimi non si ha +che sonnolenza, atrofia morale, prodotta da estenuazione di forze e +da un enorme tedio accumulato, quello che a noi pare rassegnazione +ragionevole al proprio stato; mi son persuaso che quello che noi +giudichiamo in molti indifferenza o avversione al socialismo che li +cerca, non è altro che inettitudine o ripugnanza allo sforzo necessario +per comprendere e appropriarsi le proprie idee, impotenza della mente +paralizzata da un lavoro macchinale di molti anni, il quale non è più +in loro, come dicono i fisiologi, di pertinenza del cervello, ma del +midollo spinale, e li ha ridotti a vivere come le rane, a cui sono +stati tolti i lobi cerebrali. A voi, romanzieri: ecco un argomento +degno dei vostri studi più dei cuoricini delle contesse. + +— Sta bene; — gli rispose uno degli apostrofati — ma.... _passez au +déluge_. + +— Eh, il diluvio verrà, se non metterete giudizio. Tutte queste cose il +mio amico non me le disse come io le ho dette a voi, si sottintende; +ma io le compresi dai frammenti dei suoi discorsi o glie le lessi +dentro per gli spiragli che mi lasciava aperti tra parola e parola. +Incoraggiato, ho continuato a scavare nell’animo suo, aprendogli +sempre il mio tutto quanto, e v’ho scoperto delicatezze di affetto +che non immaginavo, sentimenti e pensieri che non venivano fuori se +non perchè non trovavano la via d’uscita, o ne uscivano travisati +dall’espressione monca ed impropria; ho afferrato a volo idee e +intuizioni nette di una mente vergine, non viziata, come la nostra, +dalla consuetudine di guardar le cose a traverso le reminiscenze dei +libri e di giudicarle in relazione coi giudizi altrui; ho inteso da +lui giudizi sulla società e sulla vita originali e sensati, domande +elementari e profonde di bambino, che mi mettevano in impiccio, e +ragioni semplici e lucide, alle quali, con mio stupore, non trovavo +nel mio magazzino intellettuale nessuna ragione da opporre, che non +fosse un giuoco di parole. Per tutte queste cose mi son legato a lui, +e ho provato nella sua compagnia come un ringiovanimento del senso +dell’amicizia, certe compiacenze vive e delicate delle prime intimità +fraterne dell’adolescenza, delle quali non avevo quasi più memoria. +L’amicizia dura da vari anni. S’è stabilito un commercio intellettuale +fra di noi. Io gl’impresto dei libri; egli, dopo lettili, mi domanda +delle spiegazioni le quali non di rado non valgono i suoi commenti +impreveduti, che mi fanno pensare anche quando battono in falso. Ho +veduto la sua intelligenza allargarsi e rischiararsi rapidamente, come +quella d’un ragazzo che, invece d’imparare, riacquistasse la memoria +di cose dimenticate. E ciò non ostante, non so proprio chi di noi +due abbia giovato all’altro di più. Per me egli è stato la chiave che +m’aperse la porta d’un mondo ignorato. E gli sarei grato per il solo +fatto di avermi indotto questa persuasione: che il miglior modo di +istruire e di educare il popolo, di riuscirgli utili e di essere giusti +con lui, è quello di legarglisi con dei vincoli individuali d’amicizia, +e che se ogni borghese colto avesse un vero amico nelle classi operaie, +il mondo procederebbe certo egualmente verso la mèta a cui la legge +della vita lo sospinge, ma forse per altra via e con altro passo, con +maggior vantaggio di tutti. + +— Applausi dal settore di destra — disse uno dei romanzieri. — M’hai +persuaso benchè tu abbia parlato come un professore. Cedimi dunque il +tuo amico. + +— Ah no! — rispose il professore. — Fate voi altrettanto per conto +vostro. Un’amicizia di tal genere non serve a nulla, anzi non si può +avere se non si conquista. Vi trovereste a dover rifare il lavoro +medesimo, a vincere le stesse difficoltà e le stesse diffidenze ch’io +ho dovuto vincere. Non è uno di quegli amici che s’imprestano come un +soprabito. + +— E allora come trovarne? + +— Ci dovrebbero essere delle agenzie speciali. + +— Dobbiamo ricorrere alla «Camera del Lavoro». + +— Ridete pure, — rispose il professore mentre tutti si alzavano per +uscire. — Avete ingegno: son ben certo che quello che vi ho detto, vi +rimarrà stampato nel cervello, e che ci penserete molte volte.... senza +ridere. + + +Fra anarchico e socialista. + +(FRAMMENTO.) + +La visita che Alberto aspettava con maggiore impazienza era quella del +Baldieri. Il concetto un po’ fantastico che s’era fatto di lui, il +pensiero di trovarsi per la prima volta davanti a un operaio d’idee +profondamente discordi dalle sue, a un agitatore audace, provato da +processi e da prigionie, che forse gli veniva in casa di mala voglia, +e col proposito di dirgliene delle dure, lo tennero per vari giorni in +uno stato di curiosità viva; la quale diventò vivissima quando, all’ora +indicatagli dal Cambiasi con un biglietto, egli sentì una vigorosa +scampanellata. + +Dal viso con cui la cameriera gliel’annunciò e dall’incertezza con +la quale disse _un uomo_ invece di _un signore_, capì che doveva aver +visto una faccia straordinaria. + +E quando l’«uomo» gli fu davanti, egli dovette fare uno sforzo per +dissimulare l’impressione che gli produsse il suo aspetto. + +Non vide sul primo momento che due occhi azzurri potentissimi in una +testa bionda più alta della sua; la quale pronunziando il suo nome, +s’alzò invece d’inchinarsi. + +Lo fece sedere, e l’osservò a varie riprese, di sfuggita, cominciando +subito le sue interrogazioni, come se non s’occupasse punto della +sua persona. Il Cambiasi aveva ragione. Egli non avrebbe saputo +immaginare un viso che esprimesse più audacemente l’idea dell’anarchia +rivoluzionaria. Era un viso lungo e sanguigno, con un gran naso +arcato e sottile, che dava l’idea d’un’arma offensiva, e una bocca +ferma, guernita di baffi petulanti, e un poco torta verso la guancia +sinistra, dove s’apriva una cicatrice piccola e profonda, come il buco +d’una palla di pistola. Ma più fieramente parlanti erano gli occhi, +coi quali, fissando Alberto mentre rispondeva breve e netto alle sue +domande, pareva che dicesse: — Chi è costui? Cosa cova? Che fine può +avere la sua impostura? — Mai due occhi umani non gli avevano frugato +dentro all’anima come quei due. Tutto ciò che v’è ancora di dubbioso +nella sua nuova fede, tutti i pensieri e sentimenti che lo legavano +ancora alla sua classe, gli parve che si agitassero, si scontorcessero +sotto quello sguardo come un gruppo di bisce sferzate. Tanto che il +suo cuore ardito se n’adontò e si ribellò, mandandogli un’ondata +di sangue fino al collo, e invece di restringere la conversazione +come aveva fissato, al lavoro dei fanciulli, egli decise d’assalirlo +nel campo stesso delle sue idee, quando il primo argomento fosse +esaurito. E cominciò a fissarlo, alla sua volta, negli occhi. E di +volo riconobbe in lui quello che altri già riconobbero negli anarchici +idealisti e sinceri: i caratteri fisici anticriminali: fronte larga, +cranio ampio, una folta barba castagna, le pupille chiarissime. Era +un bell’uomo; ma di quella bellezza che lascia l’animo incerto fra la +simpatia e l’avversione; una di quelle figure vistose ed insolite, che, +quando s’incontrano per la strada, vi fanno dire: — chi sarà costui? +— A un certo punto sorrise, e Alberto fu stupito della espressione +singolare di quel sorriso; pensò al sorriso, come lo chiama l’Antonino, +_fantastico_, di Cola di Rienzo. Anche nella calma con cui parlava, il +suo viso, il suo gesto, la voce, la parola, tutto aveva qualche cosa di +tagliente e di aggressivo. + +Quando capì che l’interrogatorio era finito, s’alzò a un tratto, con +impeto, come se le sue gambe fossero due molle d’acciaio che avessero +dato uno scatto a suo malgrado. Ma una curiosità imperiosa costrinse +Alberto a trattenerlo. + +— Come, — gli domandò sorridendo — se ne va senza cercar di convertirmi? + +Il Baldieri lo guardò, senza comprendere: — Convertirla a che?... — +Ma nell’atto stesso che fece quella domanda, comprese. — Ah! — disse +— intendo.... No: non credo che sia il caso. Mi scusi, sa. Ha qualche +cos’altro da domandarmi? + +Alberto fu urtato da quella durezza: — Poichè rifiutate la discussione, +non mi resta nulla da dire. + +— Rifiuto la discussione! — ribattè l’anarchico. — Non la rifiuto +mai quando credo che possa servire a qualche cosa. Ma a che cosa può +servire.... tra me e lei? + +Alberto volle rispondere; ma quegli lo prevenne. — Allora — disse +— sarò franco; me lo permetterà. Noi non ci possiamo intendere. Un +borghese non può esser con noi. Si può illudere, può essere qualche +volta in buona fede....; ma alla prima occasione ci volterà le +spalle, per forza, perchè non si può cambiare il midollo delle ossa. +Tutt’al più, loro possono essere socialisti. Ma socialista e borghese +è tutt’una per noi..... come per loro anarchico o pazzo. A che pro +discutere coi pazzi? Dica la verità: per lei l’anarchismo è una pazzia. + +Alberto gli fece cenno di sedere: quegli sedette sull’orlo della +seggiola, come per fargli intendere che non si voleva trattenere. + +— Non la credo una pazzia, — disse Alberto in tuono cortese — non +mi pare irragionevole lo sperare che gli uomini potranno un giorno +far di meno delle leggi, quando avranno raggiunto quel grado di +moralità in cui la legge è superflua, perchè le basta la coscienza. +Ma credo la moralità attuale ancora tanto lontana da quel termine, da +rendere impossibile l’attuazione del vostro ideale, il quale è tutto +fondato sulla esistenza d’uomini quasi perfetti. Crede lei in una +trasformazione miracolosa della natura umana? + +— Ma che miracolosa! — rispose il Baldieri con atto di impazienza. +— Ecco la loro fissazione! Naturale, logica, non miracolosa; logica +e certa, per effetto delle condizioni d’esistenza, affatto nuove, +che dovranno mutar gli uomini per necessità, come il cambiamento del +recipiente muta la forma del metallo fuso. — E fece un gesto come per +dire: — È così chiara! + +— È impossibile — disse Alberto. — Voi credete gli uomini pronti alla +trasformazione, perchè, già sin d’ora, li giudicate migliori di quelli +che sono, perchè non pensate che gran parte del male che non fanno, non +lo fanno se non perchè non lo possono, perchè sono disarmati, compressi +dall’ordinamento civile in cui vivono; ma togliete domani tutti i +freni, come volete fare, e gli uomini ricadranno nelle barbarie d’un +salto. + +Il Baldieri scrollò le spalle in atto di pietà. — Lo dicevo che non +ci possiamo intendere! — E ribattè con vivacità febbrile, picchiando +il pugno sulla fronte e facendo scattar le parole: — Ma in che +maniera un uomo intelligente non capiva che ogni crimine, ogni trista +passione di adesso era l’effetto necessario d’una violenza, d’una +restrizione imposta alla libertà, d’un vizio o d’una ingiustizia +inerente all’organizzazione sociale? — Ma questo non si discute, — +gridò — questo è patente come una verità elementare d’aritmetica! +Ma non lo vede, non lo riconosce dieci volte al giorno, anche in sè +stesso? — E dicendo questo, piantò in viso ad Alberto due occhi ch’ei +non li aveva ancor visti, e che lo stupivano, quegli occhi fissi di +smalto delle figure dei mosaici, che il Renan dice esser propri dei +fanatici. Ed egli intuì rapidamente quella verità: che la fede assoluta +in qualche cosa è per noi, uomini del presente, un fatto assolutamente +sconosciuto, e che però ci è impossibile il metterci coll’immaginazione +in quello stato dello spirito umano. Comprese che c’era un abisso fra +quell’uomo e lui. Stette guardando un momento quegli occhi, poi disse: +— Ebbene, supposto pure un miglioramento morale immediato negli uomini, +come si può concepire una società senza organizzazione? + +— Ma non si tratta di sopprimere ogni organizzazione! — rispose +l’anarchico, impazientendosi da capo. — Questo è un altro dei loro +chiodi. Si tratta di sostituire all’organizzazione autoritaria una +volontaria, una federazione d’associazioni di lavoratori, che abbracci +la società intera! + +— Ma non sono possibili associazioni senza patti contrattuali, io +credo; e questi patti saran sempre delle leggi! + +— Non saranno leggi, perchè saranno spontanei e liberi, e si potranno +mutare e distruggere quando si vorrà! + +— Ma io non capisco neppur questo. In che maniera codeste associazioni, +e nella loro federazione, si potrà mantenere l’accordo e ottenere +l’operosità di tutti? Come potranno funzionare regolarmente l’una e +le altre senza controllo, ossia senza autorità, senza leggi, senza la +coazione dello Stato? + +— Oh, curiosa! E come funzionava la società, prima che ci fosse tutto +questo? + +— Appunto: voi volete ritornare allo stato di natura; ebbene ci siamo +stati, e siam venuti al segno in cui ci troviamo adesso. + +— Ma noi ci torniamo con l’esperienza e con la scienza. + +— Sta bene: dunque in condizioni affatto diverse, che ci permetteranno +di rimanervi. Io comprenderei l’anarchia se si potesse tornare in tutto +e per tutto allo stato primitivo. Ma non ci possiamo tornare con la +complessità attuale della società, con l’attuale sistema di produzione, +col macchinismo, con la divisione del lavoro, che richiedono la +cooperazione metodica, armonica, puntuale d’una collettività di +lavoratori, i quali debbono sacrificare la loro libera volontà. Come la +sacrificheranno, se non ci saranno costretti? + +Il Baldieri sorrise. + +— Ma non ci sarà bisogno di costringerli perchè non avranno da fare +un sacrificio! Esca un momento col cervello dallo stato presente. +Lavoreranno spontaneamente, senza sforzo, non solo perchè avranno da +lavorar meno, e vivranno meglio, ma perchè nello stato sociale in cui +si troveranno sarà evidente, chiarissima a ognuno l’idea del dovere di +ciascuno e di tutti, e questa sarà il più grande stimolo al lavoro e la +regola migliore della condotta! + +Alberto non rispose. La discussione ritornava sempre allo stesso +punto, andava a battere contro la fede in un mutamento miracoloso degli +uomini. Era inutile proseguire. Tutte le sue obbiezioni si sarebbero +spezzate contro quell’idea. Ma non voleva parer vinto. + +— No, — disse — è impossibile. Non posso concepire che due forme +d’anarchia. Una, possibile, dopo una rivoluzione, anche domani: quella +del vostro Stirner, uno dei padri dell’anarchismo; uno stato di libertà +assoluta, in cui ciascuno combatta contro tutti, e dove si formerebbero +dei gruppi di forti, per libero e mutuo consenso, senz’altro pensiero +che l’interesse personale; lo sfruttamento di tutti, insomma, fatto +da ciascuno; l’altra che sarebbe l’attuazione del vostro ideale, ma +soltanto possibile dopo che la società sarà passata per un periodo +di preparazione collettivista, in cui l’individuo svolgendosi e +perfezionandosi, ridurrà a poco a poco superflua e poi nulla l’azione +delle leggi e dello Stato: ma ciò in un tempo incalcolabile lontano. +Fuor di queste due, non c’è altra anarchia che non sia un sogno. + +L’operaio balzò in piedi col viso in fiamma. + +— E allora è peggio che un sogno — gridò — è un’assurdità, è una +stupidità il loro socialismo, con le sue leggi e col suo Stato! Come +non capiscono che lo Stato è la peste, perchè non è e non può esser mai +altro che l’organizzazione della forza per proteggere la proprietà, lo +sfruttamento, l’usurpazione? che se si lascia in piedi una sola delle +istituzioni presenti, si riformerà intorno a quella, per necessità, +tutto ciò che era prima? Che pazzia! Si rada tutto una buona volta +dalle fondamenta, come vogliamo noi, e quando non ci saranno più classi +nemiche perchè non ci sarà più proprietà individuale, non sarà più +soltanto inutile lo Stato, ma impossibile, ma ridicolo, come l’insegna +d’una bottega bruciata! Finchè non vi sarà entrata nel cranio questa, +voi altri signori socialisti non sarete mai altro che puntelli, senza +saperlo, di tutte le istituzioni odiose che volete buttar giù, e noi +vi combatteremo, noi vi odieremo peggio dei borghesi! Se non comanda +altro, la riverisco. + +Alberto notò il tremito violento della mano con cui egli riprese il +suo cappello, e capì che gli bolliva dentro un’ira anche più forte +di quella che avevano espresso le sue parole; l’ira che accende in +ogni uomo di fede la discussione, come un atto offensivo e pericoloso +insieme, per la sua fede. Per non irritarlo di più, cambiò sveltamente +di tattica. + +— E sia pure — disse. — Rimanga ciascuno nella sua idea. Non le +faccio più che una domanda: lei non crede in altri mezzi che nella +rivoluzione? + +— In nessun altro — rispose il Baldieri, avviandosi per uscire. — Senza +di questo, tutto è impostura e buffoneria, e l’inferno attuale durerà +in eterno. + +— E crede nell’azione rivoluzionaria senza organizzazione? + +— Fermissimamente, perchè l’organizzazione della rivoluzione sarebbe +la tirannia preparata, com’è stata sempre finora. E senza capi. E se +verran fuori dei capi, saranno per loro le prime fucilate. + +— E senza organizzazione e senza capi, chi manterrà l’ordine e la +giustizia nella presa di possesso del capitale sociale? + +Con questo, credette d’averlo messo al muro. Ma l’anarchico gli diede +una risposta meravigliosa: + +— Nessuno avrà interesse a prendere più di quello che gli occorre per +lavorare. + +A questa risposta inaspettata, a vedere la sincerità assoluta +che brillava nei suoi occhi chiarissimi e fissi, Alberto si sentì +disarmato, e l’obbiezione che stava per fargli ancora riguardo al +principio: «ciascuno secondo i suoi bisogni», non attuabile se non +nel caso d’una produzione sovrabbondante per i bisogni di tutti, gli +morì sulle labbra. Egli sentì una specie d’ammirazione attonita per +quella fede cieca, per quell’uomo così saldamente, così invincibilmente +persuaso della sua idea. + +— E crede anche — si restrinse a dirgli — i tempi già maturi per una +rivoluzione? + +— Magari per vincerla, no. Ma per cominciarla, per avviarla con delle +rivolte, che scuotono l’opinione pubblica, poichè non c’è altro che +la violenza che mandi avanti una causa, e non si fanno proseliti che +con degli esempi d’audacia. La miglior propaganda è di sgomentare il +nemico, di fargli tremare la terra sotto i piedi, di rendergli la vita +così tribolata e miserabile, di far desiderare anche a lui la fine di +tutto. I primi si sa, pagheranno i vasi rotti, come accade sempre; ma +ne verrà dopo degli altri, che s’andranno moltiplicando; e poi verrà +il momento favorevole, in cui agiranno tutti insieme, e allora sarà +un uragano, che non lascierà più un sasso sull’altro di questa infame +galera. E sarà presto, com’è vero che io e lei siamo qui, e che ci +guardiamo in faccia. + +E questo disse con un tale accento, con un tale sguardo che Alberto, +con sua intima vergogna, sentì scorrere un freddo istantaneo dentro il +suo sangue borghese, e si passò una mano sulla bocca per nascondere lo +sforzo di mandar giù la saliva. Dopo una breve pausa gli domandò: — È +anche per l’azione individuale? + +Quegli lo guardò fisso, e poi scrollando le spalle come si fa a una +domanda fanciullesca, rispose sprezzantemente, ma vigorosamente: + +— No! + +— E in un’azione collettiva — gli domandò Alberto — sarebbe pronto a +sacrificarsi fra i primi? + +— Io?... — quegli disse guardandolo. E soggiunse con un accento +tranquillissimo: — E non me lo legge sulla faccia? + +Alberto lo fissò senza parlare. E non sapendo dir altro: — Grazie — +disse — delle informazioni. + +— Era mio dovere, — rispose l’operaio. — Se occorrerà altro, potrà +avvertir l’ingegnere. Al piacere di rivederla. + +E senza dargli il tempo di porger la mano, se n’andò a passi risoluti, +facendo risonare i tacchi sul palchetto come tanti colpi di martello. + +Alberto rimase pensieroso in mezzo alla stanza, e gli prese un dubbio +improvviso intorno a quell’idea, la quale neppur nei libri dei suoi +propugnatori più eloquenti, egli aveva mai potuto, non che accettare, +comprendere. E fece ancora uno sforzo per concepire la società come un +tutto così fuso ed uno che non fosse possibile determinarvi la parte +che spetta a ciascuno delle ricchezze che essa produce; e in cui tutti +avessero uguale diritto sul prodotto dell’opera comune; e si compiesse +la partecipazione senza abusi, senza disordini, come una immensa +famiglia concorde.... Ah, no, era un’illusione, un sogno, una follia! +Ma lo distolse da questo un altro pensiero: — Da che poteva nascere +quella fede in una grande bontà ed equità futura degli uomini, se non +da un così appassionato desiderio del bene altrui che gli facesse velo +al giudizio? Che altri impulsi poteva egli avere, se non generosi, +poichè in un nemico d’ogni superiorità e d’ogni autorità sociale +l’ambizione non poteva essere, e la probabilità di migliorar la sua +sorte era tanto minore di quella di perder la vita o la libertà per +riuscirvi? + + * + +Poi domandò a sè stesso: — Ma quanti avranno la fede e la fibra di +costui? Forse un altro nella sua città — pensò — forse non dieci nel +suo paese, forse non mille nel mondo. + +— Ah, no, — concluse. — Non si fa un esercito di eccezioni umane. +L’esercito siamo noi, e travolgeremo nel nostro corso enorme anche +loro. Essi non sono che la schiuma delle nostre onde, che andrà perduta +nel mare.... + + +Agitazioni e scioperi. + +Il buon cavaliere, data appena una scorsa alla rubrica quotidiana +«Agitazioni e scioperi» dove gli cadde sott’occhio la notizia d’un +vasto sciopero agrario imminente in una provincia dell’Emilia, +buttò via il suo fido giornale ed esclamò con accento di grande +scoraggiamento: — Insomma, non si campa più! Questa non è più vita, è +una convulsione perpetua, è il ballo di San Vito della Nazione, è una +esistenza d’affanno a cui il mio temperamento non può reggere. Se ha +da seguitare così, piuttosto di continuare a vivere in queste ansie +dell’inferno, com’è vero il sole, io vado a finire i miei giorni in +un’isola disabitata dell’Oceania. + +E ciò detto, piantò il gomito sulla tavola, appoggiò una guancia sulla +palma della mano, e stette così, scotendo il capo, come per riaffermare +il suo proposito di emigrazione dal mondo civile. + +L’amico che conosceva a fondo la sua natura di don Abbondio borghese, +gli si fece accanto e gli disse con molta pacatezza: — Senti, caro +mio. Il solo modo di vivere in pace, quanto si può, è di persuadersi +che la pace al mondo non è possibile, perchè il mondo in pace +sarebbe un mondo morto. Noi italiani siamo male avvezzi. Dal 1866 in +qua, da quasi quarant’anni, non abbiamo più avuto scosse nazionali +profonde. La spedizione di Roma del 1870 è stata una festa. La guerra +d’Africa, oltrechè non mise in pericolo la nazione, non ci diede che +delle commozioni molto attenuate dalla lontananza dei fatti. Questi +quarant’anni di bonaccia hanno fatto nascere e crescere in tutti +l’illusione che la civiltà d’un popolo possa progredire come va avanti +un piroscafo sulla faccia d’un lago dormente. Quindi il movimento +attuale del proletariato, che ci riscuote dal lungo dormiveglia, ci +pare il finimondo. Ma voltiamoci un poco indietro col pensiero. Non +parlo del periodo della rivoluzione francese e del primo impero, che +fu anche per l’Italia una convulsione d’un quarto di secolo. Parlo +della rivoluzione nostra. Dimmi che cosa sono le agitazioni presenti +appetto a quelle per cui passò la borghesia in quel periodo. Prima le +cospirazioni e i conati falliti, con le conseguenze tragiche delle +persecuzioni, delle confische, degli esigli, delle prigionie, delle +morti; poi una sequela di guerre, ciascuna delle quali poteva finire +con l’invasione straniera e con una reazione terribile, e in cui tutto +era messo a rischio: la vita, gli averi, la libertà, l’esistenza stessa +della nazione; per una lunga serie d’anni si visse come un esercito +accampato, non davanti ad un nemico, ma in mezzo ad un cerchio di +nemici, minacciati, insidiati di fuori e di dentro da mille pericoli, +senz’alcun benefizio della pace negli intervalli di tregua, in procinto +perpetuo di un fallimento disastroso, in una vicenda continua di +speranza e di disperazione. Non ti pare che i pericoli e gli affanni +d’oggi siano ben poca cosa in confronto di quelli passati? + +Il cavaliere scrollò il capo, e rispose tre volte no. — No; +l’agitazione e i pericoli d’allora li volevamo noi, e sapevamo +quello che volevamo. Era un movimento storico, necessario, chiaro, +circoscritto. Ma questo chi sa dove andrà a finire? + +— E anche questo è determinato da una necessità storica, è un fenomeno +naturale della vita sociale. Credi che le forze della vita e della +storia agiscano in una classe sola della società? Quello era un +movimento circoscritto! Da che confini? Forse che la borghesia s’è +contentata dell’unità e della libertà? Conseguite queste, non abbiamo +noi cercato di ricavarne tutti i possibili vantaggi individuali e di +classe, morali e economici? Ora le moltitudini voglion fare lo stesso: +migliorare il proprio stato, come abbiamo fatto noi, servendosi delle +stesse conquiste che a noi giovarono. E questo non facciamo noi ancora, +tutti quanti? Chi non s’agita, in un modo o in un altro, per migliorare +lo stato proprio? Chi è pago delle proprie condizioni di vita anche +fra i più fortunati? Non diciamo noi che il malcontento è padre d’ogni +progresso? Rifletti un poco. Noi giudichiamo naturale, giustificabile, +anche lodevole che si dia moto e s’affanni per accrescer la sua fortuna +il milionario, perchè riesce a vantaggio comune l’attività ch’egli +spiega a quel fine, e non vorremmo che le classi sociali più povere +s’agitassero per innalzarsi a una condizione di vita più umana! Ti par +che sia logico? Ti par che sia umano? + +— Non c’intendiamo. Non son contrario al fine: mi spaventano i mezzi, +m’inquieta il fatto che queste classi si organizzino, si leghino e si +muovano di concerto: in questo è il pericolo, e questo condanno. + +— Ma questo condanni in loro soltanto: ecco l’ingiustizia. Non sono +collegati per l’interesse comune cittadini di altri molti ordini e ceti +sociali? C’è forse un ceto, una classe qualunque della società che, se +sperasse di conseguire un vantaggio con l’associazione degl’intenti +e degli atti, anche con lo sciopero, anche con l’arma spuntata e +prudente delle minaccie, non lo tenterebbe? Non fecero, non fanno +anche dei ceti borghesi dimostrazioni per le strade, leghe contro +il fisco, intimazioni e minaccie al Governo? Non si sono accordati +degli industriali a chiudere le loro fabbriche, mettendo sul lastrico +una folla d’operai, per forzare lo Stato ad allentare il laccio +dell’imposta? Che c’è di più naturale e di più giusto che i lavoratori +ricorrano anch’essi al mezzo riconosciuto più efficace, al solo mezzo +che possa recare effetti immediati, e di cui hanno avuto tanti esempi +al di sopra di loro? Che se, avendo essi il numero, dalla loro azione +concorde ci viene un’inquietudine che l’azione degli altri non ci +desta, che colpa hanno essi d’essere in molti? È giusto il giudicare un +diritto non per sè stesso, ma dal grado d’apprensione che può destare +in noi chi lo esercita? + +— Lasciamo andare il diritto. Quello che mi dà più pensiero è la +molteplicità, la simultaneità, la violenza dei moti, e l’esorbitanza +delle pretensioni, che rivelano un intento lontano, più grave assai dei +desideri presenti. + +— Vediamo un po’. Le pretensioni saranno inopportune e eccessive in +certi luoghi e in certi momenti; ma non son tali da pertutto nè sempre: +non si può onestamente affermare il contrario. È la tendenza generale +nelle sue cause e nei suoi effetti generali che bisogna considerare. +Quando, fra cent’anni, si giudicherà con mente di storici il movimento +attuale, chi darà importanza al fatto che esso non sia stato opportuno +e ragionevole in tutte le sue manifestazioni parziali, che in alcuni, +e anche in molti casi e punti le richieste abbiano superato la +possibilità delle concessioni? E a chi non parrà naturale il fenomeno, +che ora si chiama _febbre_ o _contagio_, voglio dire quest’altro +fatto: che l’agitazione si sia propagata con troppa rapidità, che i +moti siano stati simultanei in una gran parte del paese, assumendo +una apparenza, e qualche volta anche un carattere inquietante? Ossia, +che ogni concessione giustamente ottenuta abbia destato intorno +cento speranze inappagabili, che in ogni parte si sia manifestata +una gran furia d’afferrare il momento che pareva più propizio, quello +in cui era lasciata per la prima volta alle moltitudini una libertà +relativa nell’esercizio dei diritti comuni, la quale esse temevano +ragionevolmente che fosse passeggiera come il Governo che s’arrischiava +a concederla? + +Il cavaliere tacque un momento; poi rispose, corrugando la fronte: — +non temo le classi lavoratrici; temo chi le consiglia e le muove. C’è +un branco di mentecatti tristi che le hanno nel pugno. + +— Ma no, amico; questo è il vostro errore capitale, cagione di tanti +altri errori: quello di credere, di voler credere a ogni costo che +pochi bastino a sommuovere delle moltitudini, a stornarle dal lavoro +per settimane intere, a spingerle incontro a pericoli e a danni, a +farle volontariamente digiunare e patire mille disagi. E perchè lo +farebbero? Dite: per acquistar popolarità. Ma è un gioco rischioso, in +cui la popolarità si può acquistare e si può perdere. Nella più parte +dei casi si perde, e si mette a cimento anche dell’altro. Ma se anche +fosse vero, se bastano veramente pochi a mover le migliaia, questa è +una prova indubitabile che la disposizione nelle moltitudini c’è, che +l’idea, il sentimento, l’impulso interno preesistono, e che quindi +prima o poi, in un modo o in un altro, anche senza quei pochi, il +movimento avverrebbe. In che illusione vivete! Anche i passati governi +dicevano dell’agitazione nazionale che gli agitatori, i colpevoli di +tutto eran pochi, e si cullavano nell’illusione che, sopprimendo quei +pochi, tutto si sarebbe quetato. E credi, amico, credi che non ultima +causa dell’irritazione delle classi lavoratrici è il sentirsi ripetere +eternamente quell’antifona, la quale, insomma, equivale a dir loro: +— Noi sappiamo bene che se un pugno di mestatori non v’istigassero di +continuo per fare il vantaggio proprio alle vostre spalle, voi sareste +incapaci di qualunque accordo fra di voi, di qualunque risoluzione +e azione collettiva diretta all’utile vostro: voi non siete che +un enorme pecorame umano, senza idee e senza volontà, che qualche +ciarlatano spinge di qua e di là a suo talento, ubriacandovi di parole +e d’illusioni. — Come volete che, al sentirsi dir questo, quando pure +sarebbero disposte a seguire i consigli di moderazione che anche dagli +agitatori molte volte ricevono, le moltitudini non siano tentate +a respingerli e a passar oltre, per provarvi che non sono mandre +incoscienti, ma folle d’uomini che pensano col loro cervello e vogliono +con la volontà propria? + +Il cavaliere rimase silenzioso, stropicciandosi con le dita un orecchio. + +— Vedi — riprese l’amico: — quello che ci fa guardare con animo +inquieto e ostile al movimento presente è il pensiero che in esso +sia un pericolo prossimo per il nostro superfluo, che noi ci siamo +assuefatti a considerare come necessario. Parlo del superfluo, non del +resto, perchè sarebbe insensatezza l’affannarci di quello che potrà +seguire nel mondo quando di noi non ci sarà più che cenere. Ora è certo +che il movimento non potrà aver buoni effetti per le classi lavoratrici +senza sacrifizi gravi della borghesia. Ebbene, persuaditi che questo è +giusto, e rassegnati fin d’ora a quei sacrifizi, rinunzia fin d’ora, +dentro di te, con volontà ferma, al tuo superfluo. Tu vedrai come ti +sentirai sollevato, come si chiarirà il tuo giudizio, con che occhio +diverso guarderai a quello che accade. Il movimento è giusto: ecco la +verità che ci dobbiamo fermare saldamente nella ragione e nel cuore. +La nostra classe, con la rivoluzione italiana, è stata portata su da +un’ondata che a noi parve d’un fiume fecondatore. Ora ci pare onda di +fiumana devastatrice quella che porta su le classi inferiori. E non +è: è un’altr’onda delle stesse acque benefiche. Cerca di metterti con +l’immaginazione in un atteggiamento benevolo verso quelle moltitudini +di cui l’ascensione si turba, e dico: con l’immaginazione del vero. +Fatti sempre presente al pensiero che manca a loro tutto quello che +rende a noi più cara l’esistenza: la soddisfazione del presente, la +sicurezza del domani, il godimento dell’intelletto, il senso della +libertà e della leggerezza della vita. Considera pure che in un tempo +lontano, quando, tenendo conto delle loro condizioni materiali e del +loro stato di cultura presenti, si farà un raffronto fra la vastità +del movimento attuale e il piccolissimo numero di casi di violenza che +l’hanno accompagnato, questo sarà argomento di grande maraviglia. In +fine, se tu non mi trattassi di predicatore, ti suggerirci ancora una +considerazione molto semplice: che sono nostro sangue, che ci son fra +loro i figliuoli delle migliaia che insanguinarono i nostri campi di +battaglia, che sono le ossa e la carne della nazione, anzi la nazione +medesima, in somma, poichè non solo essa non sarebbe senza di loro, ma +non ne potremmo neppur concepire l’esistenza. + +Il cavaliere fece uno di quei gesti indeterminati, — coi quali si +scansa di dare una risposta. + +— Andiamo, dunque —, rincalzò l’amico sorridendo, e mettendogli una +mano sulla spalla —, tu che sei manzoniano! Ricordati di quello che +dice il Cardinale a don Abbondio, rimproverandolo che la carne l’abbia +fatto tremar per sè, mentre la carità doveva invece farlo tremare per +gli altri: che di quel timore egli si sarebbe dovuto umiliare, che +avrebbe dovuto invocar la forza per vincerlo e che l’amore l’avrebbe +reso intrepido. — Ah! — gli dice — se v’avessero umiliato, offeso, +tormentato, vi direi d’amarli, appunto per questo: amateli perchè hanno +patito, perchè patiscono, perchè son deboli, perchè son vostri. + +Il cavaliere continuò a star zitto per qualche momento; ma si sarebbe +potuto dir di lui quello che dice il romanziere del curato: che il +suo silenzio non era più quello di poc’anzi, che s’egli non sentiva +tutta la commozione che la predica voleva produrre, sentiva un certo +dispiacere di sè, una compassione per gli altri, un misto di tenerezza +e di confusione. + +Non si diede per vinto però, e disse tutt’a un tratto, un po’ +bruscamente: — Tu abbellisci ogni cosa. + +— Non abbellisco — rispose l’amico — no. Abbellisce la verità chi ne +nasconde i lati spiacevoli. Questo io non faccio nè con gli altri nè +con me stesso. Io non mi dissimulo i guai, i dolori che porteranno +a tutti gli avvenimenti di cui vediamo il principio; prevedo dei +giorni tristi, dei conflitti lamentevoli. Ma guardo pure al di là +di questi, vedo i resultati lontani, uno stato di cose migliore del +presente. In questo pensiero mi conforto. Nel fatto, vedi, io sono +ancora un borghese come te, immobile in un atteggiamento di difesa. +Eppure v’è un recesso in fondo alla mia coscienza, nel quale, come +filosofo antiveggente e previdente nell’avvenire, già svincolato d’ogni +interesse personale del presente, festeggio di nascosto il mio primo +maggio. + +— Ah, questo poi — esclamò scattando il cavaliere — io non lo farò mai! + +— Non lo puoi giurare, mio caro. Nell’animo d’ogni uomo di cuore e +di buon senso c’è oramai un seme segreto di socialismo, che si può +negare, che si può comprimere; ma che resta e germoglia a nostro marcio +dispetto. Germoglierà anche nel tuo cuore. + +— Ne dubito. + +— Vedrai. + +— Starò a vedere. + +Il cavaliere stette un po’ sopra pensiero, e poi, rasserenandosi +all’improvviso, disse all’amico, tendendogli la mano: — Sia come si +sia, non ti nascondo che con le tue parole m’hai un po’ risollevato +l’animo. Che cosa vuoi? Vivo in un cerchio di buona gente che vede ogni +cosa a traverso agli occhiali d’una così maledetta paura! + +— Ecco la mia prima vittoria! — esclamò l’amico, stringendogli la mano. +— Ti ho strappato gli occhiali. + + +Passano le tessitrici. + +Nel momento che s’alzavano da tavola udirono il rumore confuso d’una +folla, che s’avvicinava. + +Tutti corsero alle finestre e ai terrazzi; la padrona di casa +s’affacciò alla finestra più vicina, con una delle sue figliole. + +Venivano innanzi, per una via diritta, le operaie tessitrici, +scioperanti da due giorni; varie centinaia di ragazze e di donne, +fra le quali si vedevano delle teste grigie; tutte in capelli, molte +scarmigliate e coi panni in disordine; gruppi serrati, come grosse +pattuglie, che gridavano parole incomprensibili; schiere di dieci o +dodici, che si tenevano a braccetto e cantavano a voce altissima; molte +scompagnate, che correvano avanti e indietro e rompevano qua e là la +colonna, gesticolando, come se diffondessero una parola d’ordine, e i +canti, le grida, i discorsi, le risa stridule facevano tutt’insieme un +frastuono tra di battaglia e di baccanale, che si smorzava a quando a +quando come nel mormorio sordo d’un fiume, e poi riscoppiava più forte. + +Quando le prime furon tanto vicine da poterne vedere i visi accesi e +le bocche squarciate, la signora fece un passo indietro dalla finestra, +esclamando: — Che orrore! + +In quel punto si vide accanto uno dei molti invitati, del quale le era +noto il nome da quella mattina soltanto: un amico di suo fratello, un +giovine alto e pallido, che durante il pranzo era stato quasi sempre +silenzioso, e che per questo, o per l’espressione severa e dolce del +viso, le aveva destato curiosità e simpatia. + +Il giovine aveva udito la sua esclamazione. + +— Infatti — disse pacatamente, con un sorriso —, non è quello l’aspetto +più gentile in cui si possa presentare il suo sesso, signora. Ne +convengo. + +La signora rispose con vivacità: — Il mio sesso! Mi perdoni, signore: +lei coglie un brutto momento per farmi osservare che quelle son donne +al pari di me. + +— È vero. Ma ci sono delle verità che è bene ricordare appunto nei +momenti in cui riescono più sgradevoli. Io le ho ricordato questa con +un’intenzione cortese: per attenuare in lei una impressione penosa. +Quelle donne sono infiammate da una passione. Una passione violenta è +come una lesione passeggiera del cervello, la quale produce effetti +consimili in tutti gli esseri umani, a qualunque classe sociale +appartengano. Vada a vedere, signora, in una Casa di salute a che cosa +una lesione del cervello riduce la dignità, il pudore, l’educazione, la +gentilezza delle più nobili dame. + +— Ma quelle son pazze, signore! + +— E perciò fanno mille volte peggio di queste. Ma neanche queste +sono nel loro stato normale, voglio dire in uno stato in cui si possa +giustamente giudicare la loro indole, il loro grado d’educazione, il +loro modo abituale di sentire e di vivere. Pensi un po’, in questa +folla che ci passa davanti, quante donne ci saranno, capaci di fare +i sacrifici più generosi per la loro famiglia, che si strappano il +pane di bocca per i loro figliuoli, che li allattano fra mille cure, +fatiche, privazioni, e quante altre, di quelle che non son madri, +faranno lo stesso. + +— Questo lo so; ma non giustifica.... + +— Non dico per giustificare, signora; dico per rendere lei più +indulgente. Quelle che a lei più ripugna di vedere in codesto stato +di eccitamento scomposto, che paion briache, sono le ragazze. E a me +pure. Ebbene, quando le vedo così, io penso, guardandole, a quante di +esse hanno visto fin da bambine, forzatamente, i più brutti aspetti +della natura umana e del mondo, a quante prima dei vent’anni hanno già +avuto dalla vita delle delusioni tristissime, non confortate neppure +dalle distrazioni dello spirito e dagli agi materiali, che soccorrono +le ragazze infelici della nostra classe sociale; in quante è un vero +miracolo che si sia salvato dai contatti inevitabili della volgarità e +della brutalità umana la bontà dell’animo, l’affetto per la famiglia, +la sincerità dell’amore. E anche penso quanto saranno brevi in loro +la gioventù e la bellezza, e quante di esse, dopo aver perduto l’una +e l’altra, logorate innanzi tempo dal lavoro avranno una maturità +più travagliata dell’età bella, dei figliuoli poveri come loro, e una +vecchiaia abbandonata, che finirà all’ospedale. E allora, se è scappata +anche a me l’esclamazione che è uscita dalla sua bocca, signora, me ne +pento... e me ne vergogno, mi perdoni. + +La signora non badò alle sue ultime parole: era tutta intenta alle +operaie, che s’erano arrestate sulla piazza, formando un vasto +assembramento, intorno al quale accorrevano curiosi da ogni parte. +Pareva che tenessero consulta sul dove dirigersi, o che aspettassero un +rinforzo d’altre scioperanti; alcune, nel mezzo, agitavano le braccia +come se arringassero le compagne, scoppiavano applausi, la folla si +rimescolava, il gridìo cresceva. + +La signora fu presa da una viva inquietudine. — Chi sa che cosa stanno +macchinando, ora! — esclamò. — Ah, fortuna che ci sono ancora dei +soldati. + +— È giusto — osservò il giovane con un sorriso leggermente ironico, +che essa non vide. — Pensi a quanti soldati daranno all’esercito tutte +quelle tessitrici. + +La signora riattaccò il discorso interrotto. — Ma intanto —, disse +— lei che parla di tante virtù, perchè non sono al lavoro le sue +protette, invece di star qui a far baccano e a spaventar la gente? + +— Andiamo, cara signora: supposto pure che siano qui per puro spasso, +bisogna convenire che si danno di questi spassi assai di rado, perchè +li pagan troppo cari. Vogliamo contare cinque giorni dell’anno? +Ebbene, pensi che in tutti gli altri trecento e sessanta, escluse +le domeniche, quando lei si sveglia, esse sono già al lavoro da due +ore; che quando la sera lei ritorna a casa a desinare stanca del suo +giro di visite, esse staranno ancora al lavoro altre due ore, e che +son lì, tutti i giorni, anche nei mesi che lei passa sul mare, o in +collina, o in montagna, e che la maggior parte, con dieci ore almeno +di fatica quotidiana, non guadagnano quanto occorre giornalmente a lei +per l’acqua da profumarsi. A lei, che è buona e ragionevole, non pare +scusabile che facciano del chiasso qualche volta per migliorare un po’ +la loro condizione? + +— Migliorare! — rispose la signora. — Ma quasi sempre.... Ma nel caso +presente, per esempio, hanno delle pretensioni esorbitanti; tutti lo +dicono; i padroni non possono; si dovrebbero ridurre sul lastrico, per +contentarle.... + +— Un momento, signora. Supponiamo pure che siano in errore, che abbiano +delle pretensioni inappagabili: il fatto è che esse non lo credono. +Ecco il punto. Credono fermamente che i padroni possano: facendo dei +sacrifici, si capisce. Come può pensare che, se non credessero questo, +farebbero quello che fanno, che, se stimassero impossibili ai loro +padroni le concessioni che loro domandano, vorrebbero, smettendo il +lavoro, costringerli a chiuder le fabbriche, e ridursi a perdere per +conseguenza anche quel pezzo di pane che ora si guadagnano? Dunque +sono in buona fede, dunque sono scusabili. E lo sono anche per un’altra +ragione. Esse vedono intorno a sè, in tutte le forme più appariscenti, +il lusso, la prodigalità, lo sperpero: capiscono vagamente che +tutto questo esce in grandissima parte dal lavoro delle classi a cui +appartengono: domandano che una parte maggiore del frutto del loro +lavoro rimanga a loro invece di convertirsi in superfluo per gli altri: +a chi hanno da rivolgere questa domanda se non a chi le fa lavorare? +Sbaglieranno; quei tali appunto a cui si rivolgono, nel caso attuale, +non potranno contentarle; ma sono pure i soli nei quali esse possano +fondare la loro speranza; se fanno male i conti, sono compatibili, e +anche se non credono al _non possumus_ che loro si oppone, perchè sanno +che è una risposta che si dà quasi sempre, e spesso anche dal ricco al +povero che gli chiede un soldo. Si lasci intenerire un poco, signora. +Basta un po’ d’immaginazione per questo. Pensi come debbono aver +mangiato stamani quelle donne, e a che tavola sederanno questa sera, +e domani; si raffiguri le loro povere case, la loro vita di tutti i +giorni, il centesimo lesinato, l’ansietà continua del giorno che verrà, +le sere eterne che passano ad aspettare con trepidazione il marito o il +padre che non torna, e i mille «no» dolorosi con cui debbono rispondere +ai mille desideri dei loro bambini, tentati nella grande città da tante +cose desiderabili, che essi credono fatte per loro come per gli altri. + +— Io saprei sopportare tutti questi sacrifici, se la necessità me li +imponesse —, rispose con accento d’alterezza la signora. — Molte donne +della nostra classe li hanno affrontati coraggiosamente nel periodo +della rivoluzione nazionale. + +— Lo credo di lei, e delle altre lo so. Ma convenga che chi non si +trova in tale necessità deve usare qualche indulgenza verso quelli +che vi si trovano, perchè tra il sentirsi capaci di patire e il patire +c’è qualche divario. E poichè lei mi ricorda i sacrifici fatti dalle +«signore» alla rivoluzione, mi permetta di dirle ancora una cosa. +È vero: molte, in quel tempo, hanno sopportato nobilmente povertà, +esilio, separazioni dolorose. Ma crede lei che esse e i loro mariti e +i figliuoli avrebbero fatto quanto fecero se avessero potuto prevedere +che, liberata e unificata la patria, il popolo sarebbe rimasto +perpetuamente nelle stesse condizioni materiali e morali in cui si +trovava allora? Non crede invece che li eccitasse sopra tutto all’opera +la speranza, anzi la certezza che con la libertà e l’unità nazionale +sarebbe cominciato un grande movimento d’ascensione delle classi +popolari verso uno stato migliore di vita, economicamente migliore +per prima cosa, poichè la miseria è il primo degli impedimenti a ogni +progresso civile? E crede che questo movimento d’ascensione, sperato +allora, considerato come l’ultimo e più santo scopo d’ogni lotta, e +desiderato adesso da quanti hanno cuore e ragione, perchè è giusto, +perchè è necessario, perchè è l’adempimento d’una legge del mondo, +crede lei che si produrrebbe se il popolo lavoratore, se queste donne +come tutti gli altri non chiedessero, non si accordassero per strappare +delle concessioni, non si agitassero a quando a quando per sferzare +l’inerzia delle classi superiori, per ricordarci le promesse dei nostri +padri, e anche per impaurire l’egoismo dei soddisfatti? + +La signora non rispose. + +— E non pensa pure, signora, che l’inquietudine che essi ci danno con +questi perturbamenti dell’ordine sia per la maggior parte di noi una +piccola espiazione dovuta del non aver fatto per loro quanto potevamo, +del non pensare a loro che quando vi ci costringono? + +La folla delle scioperanti s’era riformata in colonna, e s’allontanava. +Un’operaia, che era rimasta indietro, passò sotto le finestre correndo, +per raggiungere le compagne. Era incinta. + +— Anche quella! — esclamò la signora, accompagnando la sua corsa +faticosa e scomposta con uno sguardo nel quale, però, appariva un +sentimento più di pietà che d’avversione. + +Il giovane le disse: — Sentiamo un po’, signora: sarebbe in collera +anche con lo scioperante che quella porta con sè? + +— Con quello no —, rispose la signora con un sorriso che non potè +reprimere. + +— Ebbene, non lo dev’essere nemmen con la madre perchè, sicuramente, va +a gridare con le altre non tanto per sè quanto per lui. Sia certa che +la spinge alla corsa l’illusione di sentir la sua voce che le dica: — +Va, mamma, va; fatti sentire: avrai forse un pezzo di pane di più, o +otterrai almeno di riportarmi a casa dalla fabbrica un’oretta prima. + +La signora ebbe uno di quei movimenti involontari della bocca che +tradiscono una scossa del cuore; ma cercò di dissimularlo, e disse +vivamente, un po’ piccata: + +— Ma sa lei che ha parlato come un socialista? + +— No, signora —, rispose con dolcezza il giovane —, semplicemente come +un cristiano. + + +Una tempesta in famiglia. + +La sera del sei maggio, la casa del cavalier Bianchini sfolgorava per +la solita festa dell’anniversario del suo matrimonio. Ma, come accade +spesso nelle famiglie, il ricevimento fu preceduto da una burrasca. +La signora aveva fatto un colpo di testa. Informata dal marito delle +nuove idee del figliuolo Alberto, dopo avergli promesso di serbare il +segreto, aveva creduto atto di alta saggezza l’andar di nascosto ad +avvertire il suocero «commendatore», affinchè venisse preparato al +ricevimento e, giovandosi dell’uditorio che avrebbe fatto eco alla +sua voce e rincalzato la sua autorità, ricondusse il giovane alla +ragione; e quella sera stessa, a desinare, aveva annunziato al cavalier +Bianchini il proprio tradimento con una così baldanzosa sicurezza +d’aver fatto bene, ch’egli ne era andato fuor dei gangheri. Quando il +buon Moretti, arrivato il primo, entrò nel salotto, col suo viso rosato +e ilare di vecchio ottimista, vide ancora il suo amico con una faccia +fremente, su cui si confondevano le vampe del Barolo e quelle della +collera, e la signora con l’aria altera e ostinata di chi ha difeso +tenacemente un’idea + +Ma il Bianchini sperava ancora di scongiurare la battaglia a forza di +diplomazia. E si mise subito all’opera. Tirato da una parte il Moretti, +gli raccomandò, con viso grave, che non facesse, nella serata, cadere +il discorso sul _primo maggio_ e sulla questione sociale, perchè, su +quell’argomento, sarebbe potuto seguire un urto tra il suocero e il suo +figliuolo, che la pensavano diversamente. + +— E perchè mai? — domandò il Moretti con meraviglia. — La discussione +fa la luce: finirebbero con intendersi. + +— Ah! è impossibile! — rispose il Bianchini, e insistè, fin che quegli +promise. + +Entrarono quasi ad un tempo Alberto e sua moglie, col piccolo Giulio, +e il vecchio dottor Geri — padron di casa — insieme col figliuolo +e col nipote: un ragazzo di sedici anni, che era scolaro d’Alberto. +Questi formavano una triade curiosa: somigliantissimi l’uno all’altro +nonostante le grandi differenze d’età: si vedeva che il ragazzo sarebbe +stato fra vent’anni il ritratto miniato del padre, e dopo altri venti +quello del nonno: erano una dinastia secca e fegatosa; tutti e tre +lunghi e un po’ curvi, tutti e tre sorridenti ad un modo, con la +contrazione facciale di chi si spazzola i denti. Il vecchio aveva un +viso scialbo e sbarbato, che pareva livido per effetto della parrucca +nera e degli occhiali affumicati; di sotto ai quali sporgeva un gran +naso, incurvato a becco sopra una bocca torta e inquieta, che rivelava +i sentimenti non manifestati dagli occhi sempre bassi e vaganti, come +se cercassero qualche cosa per terra. Tutti e tre risposero con lo +stesso sorriso acre alla cortesia festosa con cui furono accolti; +cortesia che il vecchio Geri, come padron di casa, scroccava, essendo +tirato a tal segno, che da anni il cavaliere Bianchini ordinava +e pagava di proprio ogni minima riparazione, per non spender con +lui parole inutili. La sua avarizia era proverbiale anche fuori di +casa sua. Non affrancava mai una lettera, non dava mai una mancia, +e d’estate, per le strade di Torino, quando arrabbiava dalla sete, +prendeva una limonata da mezzo soldo dagli acquaiuoli delle cantonate. +E non solo non faceva mai una elemosina, ma la vista d’un mendicante +lo esasperava al punto che, se avesse osato, l’avrebbe battuto. Aveva +esercitato in altri tempi la medicina, e poi smesso, perchè gli +era sfuggita tutta la clientela, a causa della sua indiscrezione. +Da anni tutte le gioie della sua vita si riducevano a quella di +esser padrone di casa. Per lui un padrone di casa era un cittadino +insigne e benemerito, una colonna dello Stato, che aveva diritto al +più ossequioso rispetto delle autorità e ai più delicati riguardi +della cittadinanza. Scriveva ogni settimana una letterina a qualche +gazzetta, firmata con le iniziali, per lagnarsi dei canti notturni, +dello strepito dei carri, delle trombe dei soldati, dello schiamazzo +degli scolari, di ogni cosa che potesse turbare la quiete del suo +«stabile». E ripeteva come un intercalare, interpretandola a modo suo, +la sentenza del Goethe, che non è un uomo degno davvero di questo nome +chi non ha fatto un figliuolo o piantato un albero o fabbricato una +casa. L’umanità, per lui, si divideva in padroni di casa e pigionali, e +questi erano d’una razza inferiore. + +Appena i tre Geri furono seduti, il cavalier Bianchini fece loro a +bassa voce la stessa raccomandazione che al Moretti. + +— Capiranno.... c’è dissenso di idee.... se si potesse evitare.... + +Il vecchio fece le meraviglie, il figliuolo sorrise, cercando con +gli occhi la signora Giulia, soddisfatto di scoprire un lato odioso e +ridicolo nel giovine professore che, per opposizione di natura, gli era +sempre stato antipatico. E stava per fare una domanda, quando entrarono +il Cambiari e sua moglie. + +Entrò con loro come un soffio di salute e di buonumore. Quella bella +bruna rotonda, semplice e allegra, e quel pezzo d’uomo dal viso aperto, +sul quale s’univan la bontà, l’intelligenza e l’astuzia, tutti e due +pieni di vita e di parlantina, erano l’immagine della loro casa: una +casa di onesti chiassoni, affollata di figliuoli e figliuole d’ogni +statura, dove si recitava, si ballava, si correva in bicicletta per +le camere, si andava a letto al tocco di notte e si mangiava a tutte +le ore, senza che alcuna contrarietà o piccola disgrazia scolastica o +domestica interrompesse mai il corso delle visite, dei pranzi, delle +scampagnate, in cui si profondeva ogni anno quanto c’entrava. E in +mezzo a quella babilonia il Cambiari lavorava di forza e con fortuna, +smarrendo e ritrovando conti e disegni fra i balocchi e i giornali di +mode, sonando il piano nei ritagli di tempo, schiassando con la prole, +leggendo un po’ di tutto da letto e corteggiando per spasso le amiche +di sua moglie, la cui ridente spensieratezza e ingenua ignoranza di +bella e buona baliona gli rallegravano la vita. + +Scambiati i saluti, il cavalier Bianchini condusse in un canto il +Cambiari e gli fece la raccomandazione. Quegli sorrise da prima: poi si +mise sul serio, per cortesia. Certo, il genero e il suocero erano due +teste da non dover lasciar che cozzassero in una quistione di quella +natura. Egli domandò se Alberto fosse sempre fermo nelle sue idee. Il +Bianchini gli rispose di sì, risolutamente, e soggiunse piano: + +— E ha ragione! Io son con lui! Sono anch’io per la verità e per la +giustizia! + +Il Cambiari lo fissò, sospettando che fosse brillo. Ma il Bianchini gli +voltò le spalle per andare incontro al signor Luzzi e alla sua signora, +che entrò con uno slancio di ballerina. + +Il Luzzi e sua moglie erano la coppia più bizzarra della compagnia. +Lui era vicedirettore d’una Società d’assicurazioni, una figura +mingherlina di scolaretto infrollito, mezzo calvo, con due occhietti +di topo, e due minuscoli baffetti neri, che parevan segnati sulla +pelle con sughero bruciato; un viso su cui mostrava un’astuzia che non +aveva, dandosi l’aria di pensare, di sapere, di capire molto di più +che in realtà non facesse. Non si poteva indovinare quanti anni avesse +di là dai quaranta. Passava per un’autorità nella sua professione, +perchè dedicava tutto il suo tempo a escogitare progetti di riforme +amministrative della Società, studiando gli ordinamenti di tutte le +società assicuratrici dell’universo; progetti che eran presi sempre +in grande considerazione, e non attuati mai. Si diceva che avesse una +fortuna; ma egli lo negava risolutamente, con un sorriso sfuggevole. +E parlava pochissimo; ma, fingendosi raccolto nei suoi pensieri, non +perdeva una parola di nessuno. + +Nessuno capiva come si fossero appaiati lui e sua moglie, che era +una brunetta ardita di trent’anni, con due occhi che bruciavano, +con un neo graziosissimo sulla guancia sinistra, con un corpicino di +ragazzetta precoce, somigliante a quelle elastiche donnine giapponesi, +che s’appallottolano e s’acchiocciolano così bene sulle stuoie delle +sale e sulle ginocchia del marito, e vestita sempre con un’eleganza e +un gusto perfettamente conformi alla sua bellezza minuta e irrequieta, +tutta guizzi e scatti e capricci che mettevan voglia d’afferrarla. E +con questo mostrava una serietà così intelligente, quando voleva, che +un uomo di Stato le avrebbe parlato di politica come a un provetto +giornalista. Da due soli mesi suo marito era stato trasferito da +Venezia a Torino, dove la signora Giulia aveva riconosciuta in lei +un’antica compagna di collegio, perduta di vista da più di vent’anni; +ma ricordata sempre fra altre cento come lo spirito più turbolento e +più ribelle della scolaresca. + +Colto un momento opportuno, il cavaliere Bianchini fece la +raccomandazione al signor Luzzi, nell’orecchio. Costui, senza +guardarlo, strizzò un occhio. Poi gli domandò in tono di compatimento: + +— E anche lei, cavaliere, è uno di quelli che credono che esista una +questione sociale? + +Il Bianchini rispose gravemente: + +— Esiste. + +E l’altro: + +— È un’allucinazione della borghesia. — Nondimeno promise di tacere. + +Dopo questo, andato a raccomandar un’ultima volta la prudenza al suo +Alberto che lo rassicurò, il cavalier Bianchini si soffermò in mezzo +al salotto e girò uno sguardo soddisfatto sulla bella compagnia; fra la +quale durava ancora il baratto dei saluti e dei complimenti con quella +strascicata e verbosa cortesia borghese, che è la contraffazione della +gentilezza aristocratica. Si vedeva però, e si sentiva che mancava +qualcuno, l’invitato più cospicuo, un personaggio tenuto da tutti, in +coscienza o per compiacenza, in gran conto, e da tutti designato con lo +stesso titolo: il Commendatore. + +— Verrà il commendatore? + +— Non c’è ancora il commendatore? + +— Quando avremo il commendatore? + +La cameriera annunziò ad alta voce: + +— Il signor commendatore! + +Entrò prima la signora Paola, una nanetta vestita di scuro, con la sua +aria timida e dolce di buona divota, e la sua inseparabile croce d’oro +appesa al collo, e poi la faccia larga del commendatore, coi baffi +alla Bismarck e i capelli grigi ravviati ad arco sulle tempie: un gran +vecchio solido e pulito, che poteva riuscir simpatico a chi non notasse +l’espressione di durezza che aveva sulla bocca un po’ ricascante dai +lati, e una luce indefinibile che gli brillava a fior d’occhi, non +derivata di dentro, simile al riflesso delle palle di vetro. Si vedeva +che era venuto di mala voglia, per puro dovere di parente. + +Alberto, che non lo vedeva da più giorni, andò tra i primi a porgergli +la mano, che egli strinse col suo fare solito, come un direttore +generale a un giovine impiegato. Quando tutti l’ebbero riverito, +rimase in un canto coi due Geri, gli altri sedettero un po’ da tutte +le parti, e incominciò un vivo cicalìo, il solito scambio di domande +che non chieggon risposta, di risposte non udito da chi le ha chieste, +di racconti incominciati e non finiti, attraversati e rotti da altri +discorsi smozzati, da risatine di signore, da esclamazioni di finto +stupore e di finto piacere, da quel palleggio di riempitivi, di +ripetizioni, di tritumi di frasi e di pensieri, che si fa in tutte +le riunioni, prima che siano avviate le conversazioni particolari. +E questo cicalìo continuò fin che i padroni di casa invitarono gli +ospiti a passare nella sala da pranzo, dove ogni anno, quella sera, +era preparata loro un’improvvisata che s’aspettavano. Era, sotto +una illuminazione da altar maggiore, una mostra appetitosa, in cui +fra i mazzi di fiori e le torricelle di confetti s’alzavan le punte +variopinte dei gelati, i colli scintillanti delle bottiglie, le +piramidi odorose dei mandarini, sparso ogni cosa con arte su varie +tavole, in mezzo a uno sfoggio di maioliche, d’argenteria e di +cristalli, che, al primo entrar nella sala, faceva passare un lampo +d’alterezza negli occhi ai due coniugi, concordi in quell’unico +sentimento. + +Qui la società, si divise in gruppi, secondo le affinità elettive: +sul sofà più grande, addossato a una parete, le signore giovani e la +ragazza; sur un sofà d’angolo, la padrona di casa e la signora Paola, +col Moretti, fido cavaliere delle vecchie signore; dalla parte opposta +il commendatore coi suoi due Geri; gli altri uomini, ritti accanto +alla gran tavola del mezzo; i due ragazzi sul terrazzino. Era una +bella serata; dagli alberi della piazza veniva una buona fragranza +di fogliame fresco, e le facciate delle case attorno, imbiancate +dalla luce elettrica, facevano alle finestre aperte un lontano sfondo +teatrale, che accresceva la gaiezza della sala. + +I vassoi erano già a mezzo sparecchiati e le conversazioni parziali già +avviate da un pezzo, e nessun discorso s’era inteso che accennasse a +quello pericoloso: il cavaliere Bianchini si cominciava a rassicurare. +E ne aveva una viva soddisfazione d’amor proprio, perchè, infine, era +lui, lui Antonio Bianchini, che con la sua saggia politica, con la +eloquenza delle sue raccomandazioni, gravi di profondi significati, +aveva ottenuto il grande scopo. Gli restava un vago timore: che il +commendatore assalisse, anche non provocato; ma dal viso non gli +pareva, e udendo che ragionava della gran quistione della fognatura di +Torino, che era una delle sue intestature, scacciò anche quel timore, e +se n’andò, tutto sereno, a dir barzellette alla signora Cambiari. + +Alberto, dal canto suo, risoluto di mantenere la promessa fatta +alla moglie, di non attaccare il lucignolo il primo, non era neanche +scontento d’essere lasciato in pace. E discorrendo d’affari di scuola, +in mezzo alla sala, col Cambiari e col Luzzi, osservava tratto tratto +la moglie di questo, che gli destava ancora la curiosità d’una persona +nuova, non avendo, nei due mesi da che la conosceva, scambiato con lei +che qualche parola. + +Ma, a un certo punto, continuando il suo discorso, egli colse a volo +una frase del suocero che discorreva coi Geri: + +— Chiunque fa sperare un miglioramento alle classi povere per altra via +che quella della moralità e dell’educazione, le inganna. + +Alberto s’interruppe, e disse piano al Cambiari e al Luzzi: + +— È il solito giro vizioso. L’educazione non è possibile senza un certo +grado di prosperità materiale, perchè non c’è moralità che resista alla +prova prolungata del bisogno. È come voler curare un malato con una +medicina che non può inghiottire. + +— Certo — disse il vecchio Geri, rispondendo al commendatore — la +moralità è nel lavoro. + +Alberto scrollò una spalla e mormorò: + +— Nel lavoro umano, non nel lavoro che abbrutisce. + +Il suocero rispose al Geri: + +— È provato, d’altra parte, che c’è dieci volte più poveri per vizio +o per indolenza che per sfortuna. Le statistiche son là. E quel tanto +di povertà che deriva dalla sfortuna non è in potere degli uomini di +toglierlo appunto perchè non è causato da loro. È una verità antica +come il mondo. + +— E così il problema è risolto — disse Alberto un po’ più forte. + +A quelle parole, il cavalier Bianchini s’avvicinò, col viso del +contadino che vede una minaccia di gragnuola all’orizzonte. + +Il commendatore, che aveva sentito, si rivolse direttamente al giovane, +e gli disse con accento autorevole: + +— Non è risolto perchè non è risolvibile, caro il mio professore. +Nessuna riforma potrà mai fare che la maggioranza degli uomini non +sia condannata a un lavoro duro e poco pagato. La povertà del maggior +numero è un male costituzionale, cronico, della società; è l’effetto +d’una legge sociale a cui è assurdo di ribellarsi. + +A quelle parole, dette con la sicurezza di non aver ribattuta, tutti +tacquero, fiutando una battaglia. + +— Non è effetto d’una legge — rispose Alberto; — ma di _leggi_. + +— E sia pure, di leggi! Ma di leggi naturali del mondo economico, +altrettanto fisse e immutabili quanto quelle del mondo fisico. + +— Fisse? — domandò Alberto, correggendo con l’accento rispettoso +l’irriverenza della forma interrogativa — immutabili?... Perchè? Senza +dubbio, sono fondate su fatti; ma questi fatti sono forse necessità +da potersene dedurre dei principii assoluti? I fatti mutano: possono +dunque mutar le leggi che vi si fondano. + +Il commendatore sorrise. + +— Sogni! — disse poi. — Non muta, non muterà mai il fatto principale, +che la vita dell’uomo è una guerra permanente contro tutto e contro +tutti, che la fortuna è dei vincitori, e che tutti non possono vincere. +La sola cosa a farsi è di mantener libera, com’è ora, la concorrenza, +che è l’anima d’ogni progresso. Non negherai questo, voglio sperare. + +— Mi scusi — rispose Alberto — lo nego. + +Il commendatore dilatò gli occhi. + +— Non c’è libertà di concorrenza — proseguì il giovane — dove le forze +sociali non sono a disposizione che d’un piccolo numero; e non ci può +essere fin che non siano parificate fra tutti i membri della società le +condizioni iniziali della lotta. + +— Le fa forse pari la natura? + +— No; ma non si tratta di sopprimere gli effetti delle disuguaglianze +che fa la natura, si tratta di sopprimere le disuguaglianze esistenti +fin dalla nascita fra quegli uomini che la natura ha fatto eguali. + +— Queste son legate a quelle, e se anche si potessero sopprimere, +rinascerebbero necessariamente. + +— No, quando non fosse possibile altra proprietà che quella che è +frutto del lavoro personale. + +— Alla buon’ora! — esclamò il suocero, con una risata, alzandosi da +sedere. — La soppressione dell’eredità! A questo sei già arrivato! +Accetta le mie sincere congratulazioni. + +Prima che il figliuolo avesse tempo di rispondere, il cavalier +Bianchini si mise in mezzo, e con un sorriso che tradiva l’affanno, +palpando il petto ad Alberto e rivolgendosi al commendatore: + +— Nessuna discussione — disse — nessuna discussione. I giorni di festa +non si discute. Questa sera comando io. Se sento ancora una parola, +spengo i lumi e sciolgo l’assemblea. + +I disputanti si chetarono, voltandosi ciascuno a dire le proprie +ragioni al suo crocchio, mentre ripigliava il cicaleccio generale. Ma +tutti e due avevano il viso mutato, e sorridevano con uno sforzo, un +po’ ansanti. Si capiva che, tra poco, avrebbero incrociato i ferri da +capo. + +Il dottor Geri, intanto, la riprese subito per conto suo col +commendatore e col proprio figliuolo. Per lui non c’era altro rimedio +ai mali sociali che nel mettere un limite alla moltiplicazione della +specie, con tutti i mezzi possibili, che egli conosceva e accettava +tutti, anche i più duri e ributtanti. Tutte le altre proposte gli +facevano pietà. Era un’idea fissa, che gli era stata trasmessa, come +un «tic» ereditario, da suo padre medico, il quale aveva conosciuto nel +1830 il Malthus, quand’era professore d’economia politica a Haileybury, +e s’era entusiasmato della sua persona e della sua teoria. Per lui il +Malthus era uno dei più grandi benefattori dell’umanità. E lo nominò +dieci volte in trenta parole. + +La signora Cambiari, alla quale quasi tutti i nomi celebri riuscivan +nuovi, stupita e contenta di conoscer quello, si voltò verso il vecchio +Geri e gli disse ad alta voce: + +— Ah! Malthus! Quello che non vuol più bambini? + +Tutti risero, perfino il Geri. Ma subito si rifece serio e ripigliò il +suo discorso: + +— L’avvenire è per la sua dottrina. Quando il basso popolo ne sarà +persuaso e la metterà in atto, il mondo sarà mutato. + +— Ah, signor dottore! — disse la signora Luzzi — non parli di quel +tristo prete, un misantropo, nemico dell’amore, un uomo brutale e +ripugnante. + +Ma il vecchio Geri non discuteva con le signore. E continuò: + +— Frenare la produzione degli affamati, non c’è altro. Tutti i nostri +mali derivano dall’essere in troppi a voler star bene. + +Il Moretti saltò su dall’angolo opposto della sala, gridando con la sua +voce di galletto: + +— No, signor dottore! Non c’è un uomo solo di troppo sulla terra! Ogni +uomo è produttore! Tre quarti della terra sono incolti per mancanza +d’uomini! + +Il Cambiari disse: + +— In nessun paese s’è mai verificata la teoria delle due progressioni. + +Il Moretti rincalzò: + +— E poi, col moltiplicarsi degli uomini, si moltiplicano, e più presto, +le piante e gli animali che li alimentano. + +E Alberto soggiunse: + +— Migliorate le condizioni economiche delle classi inferiori e saranno +meno prolifiche per la stessa ragione che lo son meno le altre classi. + +Il dottor Geri fece un segno di compatimento a tutti e tre, e domandò +in aria di dubbio ad Alberto: + +— Conosce lei la teoria del Malthus? + +Alberto si piccò. + +— La conosco — rispose — e mi pare una teoria molto comoda per +dimostrare che la miseria è inevitabile e salvare il nostro egoismo da +ogni rimprovero della coscienza. + +— Queste sono ragioni di sentimento — ribattè il dottore. — Il fatto +innegabile è che per far aumentare i salari dei lavoratori non c’è che +diminuire l’offerta delle braccia. Questa è matematica. Che altro mezzo +propone lei? + +Il commendatore lo toccò col gomito, e gli disse con ironia: + +— Ma non l’ha già detto, che il mezzo è l’abolizione della proprietà? + +Alberto si voltò, punto sul vivo, e rispose: + +— Loro dicono abolizione della proprietà come direbbero abolizione +della luce, o qualche altra cosa soprannaturale e impossibile. Ma +questa divina proprietà non è esistita sempre nè da per tutto. Come +la società l’ha istituita, la può togliere, o piuttosto, trasformare; +chè infatti non si tratta di altro. La forma della proprietà non è +forse in stato di variazione continua? Tutte le forme di essa, che +ora ci paiono più strane, esistettero, e ne esistono ancora degli +esempi. La proprietà ha seguito le trasformazioni della produzione. +Ora la produzione è diventata collettiva e la proprietà dei mezzi +di produzione è rimasta individuale. Di qui tutti i mali e tutti i +disordini. E questi non cesseranno che quando cesserà l’antagonismo che +li produce. + +— Parole sonore e vuote come i tamburi, — replicò il suocero. — +E tu credi che nello stato attuale della civiltà sia possibile lo +svolgimento della personalità umana, l’ordine della società e il buon +assetto della famiglia, senza la proprietà? + +— È indispensabile la proprietà a questo fine, secondo lei? + +— E chi può dubitarne? + +— E allora, come non trova giusto che i sette decimi della popolazione, +che lavorano e non hanno proprietà nessuna, ne vogliano la loro parte? +Ciò che è im-pos-si-bi-le a ottenere senza far la proprietà collettiva? + +Il suocero fece un atto di commiserazione, alzando gli occhi alla vôlta: + +— La proprietà collettiva! Dei del cielo! C’è ancora qualcuno che ne +parla sul serio? Io credevo il collettivismo sotterrato e decomposto da +un pezzo! + +Alberto fece per rispondere; ma il Geri figlio, col suo sorriso +sprezzante, prendendo la parola la prima volta, lo prevenne con +l’argomento solito: + +— Un momento.... Tolta la proprietà individuale, che è quanto dire la +speranza di arricchire, mi dica lei: dove sarà lo stimolo al lavoro? + +— Scusi, — rispose Alberto, con freddezza — la grandissima maggioranza +dei lavoratori d’adesso è la speranza d’arricchire che li stimola +al lavoro? E i centomila impiegati, che mandano avanti tutte le +amministrazioni piccole e grandi, lavorano per arricchirsi? + +Il Geri scrollò il capo. + +— Ma al lavoro libero, a quello dei più intelligenti della nostra +classe, che lavorano il doppio del dovere d’ogni onest’uomo, e +unicamente per far fortuna, che stimolo rimarrebbe? + +— Ma se hanno coscienza di fare un lavoro utile alla società.... +No, questo è un tasto che non suona. Le dirò invece: Crede lei che +l’eccesso d’attività che quelli spiegano ora per far fortuna vada tutto +a vantaggio della società? Non conta per nulla tutte le birbonate che +per far fortuna si commettono? e il danno che si fa agli altri? e la +vita arrabbiata che si conduce? e la corruzione che si semina? + +Il Geri scambiò uno sguardo e un sorriso col commendatore; ma prima che +rispondesse entrò di mezzo il Moretti, dicendo: + +— Un’obiezione capitale, caro amico, capitale. Lasciamo da parte il +lavoro meccanico. Io domando che stimolo avrebbe il più difficile, il +più prezioso, il più benefico dei lavori, quello degli inventori! + +— Ma signor Moretti! — esclamò la signora Luzzi dal suo sofà. — Non si +dice anche adesso che tutti gli inventori muoiono all’ospedale? + +Molti risero. Alberto guardò con curiosità la signora; poi disse: + +— A lei, signor Moretti, risponda. — Ma mentre questi cercava la +risposta, il commendatore, irritato che al giovane rimanesse anche +solo un’apparenza di vittoria, gli andò a piantar davanti la sua mole +maestosa, con l’aria di volerla far finita, e fra l’attenzione di +tutti, che aspettavano il colpo di grazia, gli domandò: + +— Dunque tu sei per lo Stato collettivista? + +— Sì — rispose Alberto. + +— Sei per lo Stato che sopprime l’industria e il commercio privato, che +resta solo e unico proprietario di tutto ciò che regola i prodotti, +che tiene in bilancia tutti gl’interessi, che governa la vita e il +progresso d’un popolo come il cammino d’una mandra di pecore? Dimmi +questo soltanto. Dimmi se hai mai pensato, almeno per un quarto d’ora, +all’assurdità di questo Stato prepotente e strapotente, che avrebbe +bisogno, per funzionare, d’un sistema burocratico appetto al quale il +nostro è un congegno da bambini, e che riprodurrebbe centuplicati tutti +i difetti e gli errori di lentezza, di imprevidenza, di confusione, di +spreco che già si rimproverano allo Stato attuale? Dimmi se hai pensato +a questo, perchè io sappia se debbo continuare o no a ragionare. + +Dando uno sguardo intorno prima di rispondere, Alberto vide sua moglie +col capo basso, come già vergognata della cattiva figura che egli stava +per fare: n’ebbe dispiacere e ne prese animo. + +— Stia tranquillo — rispose — potrà continuare a ragionare. Lo Stato +che lei ha definito non è quello del socialismo. Loro giudicano questo +da quello, come se l’uno non fosse che l’altro ingrossato, e qui è +l’errore. Lasciamo pur stare che neanche ora lo Stato fa tutto male, +come non fa tutto bene l’iniziativa privata; che se non fa sempre +bene, non è almeno interessato a far male, come i privati son troppo +spesso, e che se bene non può fare in molte cose è perchè, fuor della +classe privilegiata di cui è in mano e che lo sfrutta, non trova, per +questa ragione appunto, che diffidenza e ribellione. Lasciamo anche +stare che, con tutta la vostra tenerezza per la libera concorrenza, voi +invocate l’intervento dello Stato per sopprimerla ogni volta che avete +un interesse di classe da salvare, e che è assurdo il parlare di libera +concorrenza quando ogni industria non si sviluppa che accentrandosi, +ossia creando un monopolio. Ma è una fiaba che il socialismo voglia uno +Stato onnipotente, un autoritarismo senza limiti. Il socialismo vuole +uno Stato che serva la nazione, non che governi nel senso d’ora, che +sia subordinato alla società, non che la domini. E non ha da essere un +organismo prefisso e immobile, ma una forza d’organizzazione che si +perfezionerà semplificandosi, ripartendo la propria azione in organi +secondari, in corpi di governi locali, in un gran numero di meccanismi +inferiori, i quali si formeranno per necessità, a poco a poco, sotto +l’impulso del nuovo principio a cui sarà informata tutta la vita +sociale. + +— «Fata viam invenient» — disse il Cambiari. + +Il commendatore voltò verso l’ingegnere il sorriso compassionevole che +aveva preparato per il genero, e gli disse: + +— Signor Cambiari, avrebbe anche lei perduto il bene dell’intelletto? + +— Ma no — rispose questi tra il faceto e il serio, con l’aria di chi +gode a soffiar nelle dispute. — Trovo giusta l’idea d’Alberto, che +per l’organizzazione della Società, come i socialisti la vogliono, +si debba anche tener conto della cooperazione dei fatti. Mi permette +d’esprimer tutto il mio pensiero? L’edifizio futuro si costruirà come +si è costrutto il presente, che fu tirato su ed accomodato a poco a +poco dalle generazioni, secondo i loro bisogni, che mutavano, e secondo +le norme successive dell’esperienza. Non si può quindi giudicare fin +d’ora quello che sarà per l’appunto lo Stato socialista, nè pretendere +che qualcuno lo dica. Si vedrà. — E soggiunse, accarezzandosi il mento: +— Sapeva la borghesia francese dell’89 che governo avrebbe costituito? +Voleva il potere politico per fare i suoi affari a comodo suo; ma non +prevedeva nemmeno la repubblica, non prevedeva nemmeno che cosa sarebbe +stato la sua costituzione economica. — E non essendo guardato dal +commendatore, mise fuori due dita di lingua. + +Quegli lo fissò, quand’ebbe finito, e disse, dondolando il capo: + +— Lasciatevi dire una cosa: mi fate pietà tutt’e due. — E voltò +le spalle; mentre il Cambiari si stropicciava le mani, come chi ha +fatto uno scherzo ben riuscito, e il cavalier Bianchini rivolgeva un +atto supplichevole al figliuolo, perchè tacesse. Questi acconsentì +mordendosi le labbra. Ma il vecchio Geri tornò all’assalto. + +— O mi dica un po’, signor professore? — disse con voce dottorale. — +Tutte le istituzioni sociali, proprietà, famiglia, stato, religione, +son legate fra di loro intimamente; non si può toccare l’una senza +toccare l’altra: che cosa farà della famiglia? + +— Sì, sentiamo — dissero altre voci — che cosa farà lei della religione +e della famiglia? + +E il Geri giovane, dando un’occhiata alla signora Giulia, soggiunse: + +— Avrebbe in proposito le idee di Maria Zara? + +Quasi tutti risero. + +— Che orrore! — esclamò la signora Giulia. + +La vecchia Bianchini fece un atto di ribrezzo. Non avevan mai +letto nulla di lei; ma sapevano chi era, una specie di petroliera, +un’apostolessa e praticante dell’amor libero, la ganza di tutto +il partito, una donna da non nominarsi fra gente per bene. La sua +reputazione era così orribile che Alberto, benchè la sapesse una donna +onestissima e immensamente buona, non s’attentò neppure a difenderla. + +— Che cosa farà lei della famiglia? — domandò di nuovo il dottor Geri. + +Alberto non aveva ancora idee ferme su quell’argomento, che era il +più pericoloso di tutti; ma capì che non poteva ceder su quello, senza +lasciar il sopravvento agli avversari anche negli altri. + +— Non creda di sgomentarmi con questa domanda — rispose, ostentando +sicurezza d’animo. + +— Neanche la famiglia non è una istituzione immutabile: si modifica e +progredisce col progredire della società; col mutarsi della condizione +sociale della donna. Questa è molto mutata dal passato, anche lei lo +deve riconoscere. Ora, come la famiglia d’oggi non è più quella del +medio evo, così essa assumerà necessariamente un’altra forma quando la +donna sarà affrancata dalla servitù economica e avrà tutti i diritti +dell’uomo. + +S’alzò un grido di protesta. + +— Le idee di Maria Zara! — esclamò il Geri figlio. + +— E di Luisa Michel! — gridò il suocero. — Ora farai l’apologia degli +orrori della Comune! + +— Eh, lasciamo stare gli _orrori_! — rispose Alberto, cominciando a +irritarsi. — In servigio di tutte le cause si commisero degli orrori: +la religione ebbe i roghi e la tortura, e la difesa della proprietà +male acquistata fu sempre più feroce che gli assalti della fame. + +— Ma se lo dicevo — gridò il commendatore — che avresti anche difeso i +fucilatori dei prigionieri! + +— Non è vero! Io non difendo nè chi ammazza i prigionieri in nome della +rivoluzione, nè chi li macella in nome dell’ordine. + +— E non fai differenza fra gli uni e gli altri! — ribattè il suocero, +scoppiando. + +Qui s’intromise da capo il Bianchini padre, supplichevole, e con lui +la signora Giulia e la sorella d’Alberto, accarezzando l’uno e l’altro +e sospingendoli dolcemente da due parti opposte, fin che il cerchio +si spezzò in vari gruppi, e la battaglia si ruppe in una serie di +scaramucce. + +Vicino alla finestra, nacque una discussione intorno alle condizioni +degli operai fra il dottor Geri, il Cambiari e il Moretti, ai quali +s’aggiunse la signora Luzzi. Il dottor Geri affermava che i salari +erano aumentati in proporzione dei prezzi delle derrate. + +— Questo vorrebbe dire — osservò il Cambiari sorridendo — che siccome +erano scarsi prima, sono insufficienti anche adesso. + +— Il pane è ribassato. + +— Ma è rincarata la carne. + +— È scemato il prezzo del riso. + +— Ma son rincarati il vino, l’olio, lo zucchero, il caffè.... lo +spirito.... + +— E le pigioni, signor dottore? — domandò la Luzzi. + +— Ma che pigioni! — rispose il dottore. — Badiamo ai fatti generali. Il +fatto è che gli operai vestivano di grossa tela, ora veston di panni; +che andavano a piedi nudi, e ora portan le scarpe, e sono alloggiati +meglio d’una volta. Oltredichè godono dei vantaggi comuni della civiltà +progredita: strade ferrate, gas, luce elettrica, acqua potabile, +giardini pubblici, musei aperti a tutti. Conta per nulla lei tutto +questo? + +— Ma questi vantaggi li pagano con le tasse. + +— O che tasse paga chi non ha quattrini? + +— Ma come! Non sa che ogni operaio che guadagni tanto da vivere paga il +venti per cento del suo salario in tasse indirette? + +— Ma che venti per cento! Si sa come si fanno questi calcoli.... E poi +consideri le case operaie, gli istituti ospitalieri, i bagni popolari, +la maggior igiene, che diminuisce le malattie infettive. Una volta eran +decimati dal vaiolo.... + +— Già — disse scherzosamente la Luzzi. — Come osano di lamentarsi? Son +vaccinati! + +Fu una risata. Alberto, sopraggiunto in quel momento, le disse: + +— Brava, signora Luzzi! Val più una delle sue bottate che tutti i +nostri ragionamenti. + +La discussione continuò; ma da qualche minuto il Cambiari s’era +staccato dal gruppo e discorreva con la signora Paola, seduta accanto +alla madre d’Alberto; questa sdegnata, quella stupefatta e quasi +tremante per la disputa che aveva ascoltato. L’ingegnere finiva +di confonderle la testa dicendole che il socialismo non era che +la risurrezione del cristianesimo, e citandole cardinali e vescovi +tedeschi, inglesi e americani che avevano espresso idee socialiste. + +— Ah! non è possibile — rispose la signora. — Non scherzi su questo +soggetto, signor ingegnere! + +— Come, non è possibile? Ma, cara signora, sono fatti sacrosanti. E i +padri della chiesa? Lei rispetterà i padri della chiesa. Ebbene, San +Clemente ha detto che «tutto dovrebbe appartenere a tutti», San Basilio +ha detto che «il ricco è un ladro», San Giovanni Crisostomo che «tutti +i beni dovrebbero essere in comune». + +La signora lo guardò; poi scosse la testa. + +— Ma non avran detto proprio così. Lei m’ha l’aria d’inventare. Se il +mondo è com’è, è perchè il Signore vuole che sia così. Se Sua Santità +benedice anche i ricchi, vuol dire che la ricchezza non è una colpa. + +— Sua Santità? Ma Sua Santità è un socialista dichiarato. Non sa che +in una sua pastorale, quand’era vescovo di Perugia, ha detto che gli +operai sono «sfruttati da una cupidità senza viscere»? + +— L’avrà voluto dire in un altro senso. Lei si vuol burlare di me. Che +gusto ci ha a tormentarmi? + +— Ma no, lei vedrà.... finirà con diventare anarchica. — E le parlò +del suo famoso anarchico, il Baldieri, che aveva un libro terribile +di propaganda tutto fatto con frasi delle Sacre Scritture, e che a +sentirlo parlare, alle volte, pareva un sacerdote sul pergamo. + +— Ah! che profanazione! E lei sta a sentire di questi orrori? + +E si voltò a chiedere soccorso alla signora Bianchini. Ma questa s’era +avvicinata a un crocchietto dove il Geri figlio, ridendo, ma schizzando +bile dagli occhi, metteva in burletta lo Stato collettivista: + +— .... E così avremo lo Stato muratore, fabro ferraio, calzolaio, +contadino, filatore, stampatore, impresario d’omnibus e di tranvai. Il +debito pubblico sarà trasformato in «titoli di consumazione» e invece +della moneta si avranno i «buoni di lavoro». Non fo celia, signori +miei. Sono profezie stampate. E siccome i valori delle cose non saranno +più determinati che dal tempo necessario a farle, così, vedete, non si +comprerà più, per esempio, un soprabito da cento lire, ma un soprabito +da cento ore; si comprerà tre quarti d’ora di sapone, un quarto d’ora +di spago, cinque minuti di zolfanelli. E le fatiche più penose essendo +le meglio retribuite, un’ora di lavoro alle fogne frutterà quanto due +ore di lezione d’un professore di letteratura. E non più proprietà +privata. Ciascun italiano sarà proprietario d’un trenta milionesimo +della proprietà nazionale. Non ci sarà più nè mercato, nè borsa, nè +pigioni di casa, nè lusso, nè servitori, nè serve: la cucina sarà +un’istituzione sociale.... + +Gli uditori ridevano. Ma egli tacque vedendo avvicinarsi Alberto, che +l’aveva inteso, e si guardarono l’un l’altro nel bianco degli occhi, +con un sorriso sarcastico. La signora Bianchini prevenne l’urto, +facendo in là il suo figliuolo, e gli disse a voce bassa, risentita: + +— Ma dove hai la testa? Per che via ti metti? Il commendatore è +indignato. Non ricominciare. Che cosa diventa la nostra casa! + +Alberto non rispose. Aveva ancora un peso sul cuore, un bisogno +prepotente di lotta e di sfogo, stimolato anche dallo stato +d’eccitazione in cui si trovava tutta la compagnia. Uno dei più +eccitati era il Moretti, che incantucciava ora l’uno ora l’altro, +per esporgli i suoi progetti, coi quali risolveva la gran quistione. +Sgusciatogli di mano il cavalier Bianchini, che aveva altro pel capo, +egli afferrò il signor Luzzi, per comunicargli una sua nuova idea, che +era di fondere insieme tutte le società cooperative di consumo, per +formarne una sola immensa, che abbracciasse tutti i generi, e in cui +entrassero a poco a poco tutti i cittadini dello Stato. + +— Stia bene a sentire. La cifra degli affari di questa società sarebbe +uguale alla cifra totale della consumazione d’Italia, e pari a un +dipresso a quella della produzione. Ebbene, quando questa gigantesca +cooperativa sarà in grado di comperare tutta la somma della produzione +annuale della nazione, è evidente che sarà assolutamente padrona, +non solo del commercio (si sottintende), ma di tutte le industrie +produttive; e allora le potrà comprare, e le comprerà. Ed ecco sciolta +pacificamente la gran quistione che affanna il mondo! Che cosa ne dice? + +Ma il Luzzi, che non credeva alla _gran quistione_, sogghignò, come +se non prendesse sul serio nè il progetto di lui, nè tutte le altre +chiacchiere che sentiva da un’ora. + +Allora il Moretti, con l’immaginazione sempre più accesa, agguantò +il Cambiari, e mise fuori un’altra pensata. — Chi sa, la quistione +sociale avrebbe avuto forse una soluzione affatto diversa da quella +che il socialismo proponeva; una soluzione fatta balenare dall’ultimo +congresso dei naturalisti a Berlino, nel quale s’era espresso il +concetto che, per mezzo dell’elettricità, fosse possibile trasformare +la materia prima in alimento. Non aveva detto il chimico Meyer che +si potrebbero convertire in cibo le fibre legnose, e un altro, che si +sarebbe fatto una specie di pane con la pietra? + +— Ma certo! — rispose il Cambiari. — E sarebbe una cuccagna, per +noi, che abbiamo gli Appennini e le Alpi. — Ma lasciò ad un tratto il +Moretti, udendo Geri il giovane e Alberto, che discutevano acremente in +mezzo alle signore. + +— E crede lei — domandava il Geri — che una massa d’operai ignoranti +potrebbe da sè sola mandare avanti le industrie? + +— E chi le dice che le manderebbero avanti gli operai ignoranti? — +ribattè Alberto. — E adesso, sono forse i capitalisti, in generale, +gli azionisti, i padroni, insomma, che mandano avanti le industrie più +grandi? Non sono dei salariati come gli operai, dal primo ingegnere +all’ultimo computista? Che cosa sarebbe mutato, mi dica, con la +soppressione del capitalista, rimanendo nella società il capitale! E +crede che tutta l’intelligenza e la scienza che ora fanno andare il +mondo non accetterebbero, per necessità, la nuova condizione di cose, +continuando a fare la parte loro? + +— No, mai! — rispose il Geri. — Piuttosto che annientarsi, si farebbero +annientare. Non si piegherebbero al vostro dispotismo. + +La signora Luzzi lo rimbeccò. + +— No, signor Geri — disse. — Gl’intelligenti, i dotti si +convertirebbero a mille per volta, come s’è sempre visto. E tutti +proverebbero con dei documenti d’essere stati socialisti fin +dall’infanzia. + +Il Geri le lanciò uno sguardo come una frustata e Alberto la guardò con +viva simpatia. Ma la discussione ripigliò, inasprendosi, e cadde d’un +salto sulla quistione del diritto al lavoro. + +— Non c’è senso comune! — disse il Geri. — Come ci sarà del lavoro per +tutti, se ora già ne manca, e se, soppressi i ricchi, avverrà un’enorme +diminuzione nei consumi? + +— Non ci ha altro argomento?... Ma questa diminuzione sarà ampiamente +compensata dal maggior consumo della grande maggioranza, messa in +condizioni migliori; maggioranza che ora, per la scarsità dei salari +e per la disoccupazione, consuma appena lo stretto necessario, e anche +meno! + +Il Geri levò gli occhi in alto, come per dire: — Che spropositi! + +— Ma come si farà allora — disse forte — a mantenere la produzione +a paro coi nuovi bisogni, che cresceranno enormemente, e in +corrispondenza all’aumento della popolazione, che sarà effetto della +vita migliorata? + +— E c’è bisogno che io glielo spieghi? Ma è chiarissimo! Si raddoppierà +il prodotto della terra in virtù della grande cultura razionale, +impossibile ora per il frazionamento della proprietà.... Un momento, +mi lasci finire.... Si svolgerà largamente il macchinismo circoscritto +ora dalla sovrapproduzione, dal basso prezzo del lavoro umano, dalla +insufficienza del capitale privato, e ci sarà un maggior numero di +lavoratori per la soppressione dei parassiti, degli intermediari, +dei produttori di cose inutili. — E vedendo il Geri ridere, soggiunse +bruscamente: + +— Ma come non lo capisce? + +— Ma come non capisce lei che gira in un povero circolo vizioso? + +— Ma lei lo chiama vizioso perchè non è capace d’uscirne! + +In quel punto, per fortuna, il dottor Geri prese per un braccio il +figliuolo, e gli osservò che non era conveniente il prolungar quella +discussione col professore in presenza del suo scolaro, il quale stava +lì a sentire, con gli occhi scintillanti di compiacenza maligna. E +nello stesso tempo Alberto si sentì tirare il vestito da sua moglie, +che lo scongiurava di quetarsi. + +Seguì una breve tregua agitata, mentre la cameriera riportava attorno i +vassoi, e il cavalier Bianchini notò con vivo rammarico che il Geri, il +commendatore ed Alberto, nell’atto di recare il bicchiere alla bocca, +avevan le mani tremanti: pessimo segno. + +Intanto tutte le signore, meno la moglie dell’ingegnere, eran passate +nel salotto, dove commentavano a bassa voce la discussione. La signora +Paola, la madre e la moglie di Alberto erano turbate, avevano tutte un +presentimento che sarebbe finita male, che qualche cosa di molto triste +per la famiglia dovesse accadere quella sera. Soltanto la signorina +Ernesta taceva, ma col viso pensieroso, con due fiammelle guizzanti nei +piccoli occhi neri e dolci, che annunziavano un fermento insolito di +idee. + +Nella sala da pranzo si tornavano a sentire delle voci concitate. +Sopraggiunse la signora Cambiari, ridendo, e disse: + +— Hanno ricominciato. Oh questi uomini! Tiran fuori delle parole così +stravaganti! — E provò, ma non riuscì a dire: _socializzazione della +terra._ — No, non ci riesco: mi fa starnutare. Provi un po’ lei, +signora Luzzi. + +Ma, vedendo che la signora Giulia era inquieta, la esilarò un momento, +dicendole con la più grande ingenuità: + +— Ma io credo che il signor Alberto faccia per celia, per stuzzicare un +poco quei signori. Lo confesserà all’ultimo, vedrai, e tutto finirà in +una risata. + +Poi fecero tutte dei complimenti alla signora Luzzi per lo spirito +che aveva mostrato nella conversazione, e il Cambiari, entrando, ci +aggiunse il suo. Mentre le altre non sentivano, le disse piano, con +gravità comica, guardandola negli occhi: + +— Lei è socialista? + +— Non so — rispose la signora — ma ho le mie idee. Non foss’altro +che perchè il socialismo vuol fondare il matrimonio sull’amore, sulla +dignità umana, mentre ora non è che un contratto mercantile. + +— Lei vuole la libertà della donna? + +— Certo. + +— È forse schiava, ora? Non è forse la donna che impera? + +— Sì, le donne belle. Ma le altre? + +— Perchè s’interessa lei delle altre? + +La Luzzi rispose seria: + +— Un complimento non è una ragione. + +Il Cambiari la fissò ancora, e gli balenò il sospetto che quel +socialismo non fosse schietta farina, che nascondesse un suo disegno +sopra il bel socialista, a danno del brutto vicedirettore. Ma udendo +la voce del commendatore che parlava con acrimonia straordinaria, +rientrarono tutti in fretta nella sala da pranzo. + +L’oratore, in piedi, parlava ai due Geri, fingendo di non badare +ad Alberto, della lotta fra capitale e lavoro. No, per quanto +armeggiassero con società di resistenza, coalizioni internazionali +e l’inferno, il capitale non sarebbe stato mai soggiogato; anche +a costo di far da per tutto come a Melbourne, in occasione dello +sciopero famoso dei cavatori di carbone, degli accenditori del gas +e dei facchini, quando s’erano uniti in lega ingegneri, avvocati, +ecclesiastici, impiegati, studenti, e avevan lavorato alle officine, +improvvisata l’illuminazione elettrica, caricato e scaricato le navi +con le proprie braccia. No, piuttosto di subire la prepotenza del +numero, sia d’operai, sia di contadini, si sarebbero inventate macchine +su macchine, si sarebbe ridotta a pascolo mezza l’Europa, si sarebbero +fatti venire lavoratori industriali e agricoli dalla China e i negri +dall’Africa. + +— E le scimmie! — aggiunse Alberto, non potendosi più contenere. — +Perisca il mondo, purchè si salvi il capitale e duri lo sfruttamento. + +Il suocero si voltò, come sferzato da quella ultima parola, che egli +odiava, e urlò quasi: + +— Eh! finiamola una volta con questa parola bugiarda, di cui ci empite +gli orecchi! Di che sfruttamento andate cianciando? In che maniera il +capitalista sfrutta l’operaio, se questi può accettare o respingere le +condizioni che egli propone? Come può il capitalista esser tiranno se +l’operaio è libero? + +— Libero?... — ribattè Alberto. — E io dico dal canto mio: finiamola +con questa parola bugiarda di libertà. Chi non ha nulla non è libero, +perchè non può aspettare e non si può muovere. Il capitale può +aspettare e può muoversi. Non c’è libertà reale di contratto fra chi ha +bisogno del pane e chi può rifiutarlo. + +— E allora non è libero neppure il capitalista, perchè è costretto +dalla concorrenza a dare il meno possibile: la intendi? + +— Poichè la intende lei! Ma il male è appunto nella concorrenza, che il +socialismo vuol sopprimere. + +— Ah! È dunque una forza maggiore che il capitalista subisce. Che ci +venite a blaterar d’ingiustizia, allora? + +— Ma l’ingiustizia c’è ugualmente, e patentissima È che il capitale +pretende e si appropria una parte che non gli spetta. + +— E quale parte? — domandò il suocero, sogghignandogli in viso. + +— Quale parte? — domandarono insieme i due Geri. + +— Ma è chiaro. Quando il capitalista ha cavato dal guadagno +gl’interessi del capitale che impiegò nella produzione, e tutte le +spese, e la quota annua d’ammortizzamento, e anche un largo compenso +per il suo lavoro personale (se lo presta), con qual giustizia si +appropria il resto, invece di ripartirlo fra tutti i lavoratori che +hanno concorso alla produzione? + +Il commendatore e i due Geri si guardarono un momento in aria di +stupore, come credendo d’aver franteso; poi diedero in una risata. + +— Questa è enorme! — esclamò il suocero, fingendosi esilarato. — Ma se +l’appropria come premio per il rischio che ha corso il suo capitale! +Negherai, professore, che c’è un gran numero d’industriali che vanno in +rovina? + +Alberto fremè a quell’interrogazione burlevole; ma il suocero non gli +lasciò il tempo di rispondere. + +— Venga lei — disse — signor Cambiari, che pure poco fa gli dava +ragione: venga lei a spiegare questa elementarissima verità al suo +amico. + +Il Cambiari, col suo sorriso astuto, s’avvicinò al gruppo, lisciandosi +il mento, e disse con molta placidità: + +— In questo, mi scusi.... sarei piuttosto d’accordo col mio amico. +Il rischio esiste per questo o per quel capitalista, per Tizio o per +Caio, ma non per la classe intera, nella quale rimangono ad ogni modo +i profitti. Mi spiego? Poichè, non essendo i capitalisti collegati, +ma in lotta fra di loro, quello che l’uno perde l’altro guadagna. Non +è forse vero? Per la qual cosa, se taluni si rovinano, se il lavoro +dei loro salariati non ha dato un prodotto rimuneratore, non se ne può +dedurre.... dico il mio parere.... che debba il lavoro fortunato degli +altri operai esser defraudato d’una parte del compenso che gli spetta, +e questa parte accumularsi tutta a vantaggio del capitale. + +— Ecco l’argomento — disse Alberto. + +I tre avversari guardarono prima il Cambiari e poi si guardarono tra +loro, come per dirsi: + +— Costui vuol fare il buffone alle nostre spalle. + +— Ma questi sono miserabili cavilli da avvocato — rispose il +commendatore. — Ma appunto perchè non sono collegati tra di loro è +logico e giusto che ciascun capitalista pensi a sè solo!... — Poi +scrollò le spalle. — Ma io son ben ingenuo a risponderle. Lei non parla +sul serio. Io non discuto più nè con chi manca di sincerità, nè con chi +manca di senso morale. + +Alberto si scosse. + +— Mi spieghi — disse con accento quasi di comando — perchè manco di +senso morale. + +— E hai bisogno che te lo spieghi! Ma è perchè non comprendi, non senti +che non si potrebbero attuare le tue idee senza commettere un’odiosa +spogliazione, senza violare il più sacro diritto. + +— Quale «più» sacro diritto? C’è qualche diritto superiore a quello +che ha la società di modificare i propri ordinamenti? Lo stato moderno +non è forse fondato sul diritto delle maggioranze? Chi si potrà opporre +alla maggioranza quando essa vorrà valersi di questo suo diritto per la +revisione del diritto di proprietà? + +— Non alteri il senso delle parole, signor professore di letteratura; +non si tratterebbe di revisione; ma d’una vera e propria spogliazione +delle classi abbienti. + +— Adagio un po’.... — entrò a dire il Cambiari, con viso d’innocente +— non si tratterebbe che di riscattare, io credo. Ai capitalisti +espropriati si farebbe un pagamento rateale in forma di mezzi di +godimenti.... per un tempo da convenirsi.... + +— Buffonate! — rispose il suocero, perdendo la pazienza. — Chiamate +almeno il latrocinio col suo nome! + +— Latrocinio? — domandò Alberto, con quanta calma gli fu possibile. — +C’è latrocinio, c’è spogliazione quando si toglie a un cittadino ciò +che possiede, in onta alla legge che glielo guarentisce. Ma quando la +legge si muta, quando lo si espropria in virtù della legge stessa, in +nome d’un interesse pubblico superiore al privato, dov’è il latrocinio? + +— Dov’è il latrocinio? Ma con che faccia...? Ma sarebbe un latrocinio +tanto più sfacciato, tanto più odiosa perchè fatto colle leggi e coi +carabinieri, senza possibile difesa! Ma il tuo _senso morale_ non te lo +dice? Ma con chi parlo, alla fine? + +— E io mi rivolgo al «suo» senso morale, alla sua coscienza di +cittadino e di patriotta. Ma la storia degli ultimi secoli, lei lo +deve sapere, non è che una storia di continue spogliazioni, fatte in +nome del bene pubblico. La monarchia ha spogliato i grandi feudatari, +la borghesia ha spogliato l’aristocrazia e il clero, l’Italia ha +confiscato il patrimonio ecclesiastico, l’America ha espropriato i +possessori di schiavi. Ma noi saremmo ancora al Medio Evo, se non si +fosse fatto tutto questo! + +— Non barattar le carte. Qui non si tratta d’una espropriazione, +tu lo sai; si tratta di una spogliazione, d’una ruberia universale, +perpetrata per fondare uno stato di cose che nulla assicura debba esser +migliore del presente, che tutto fa presagire peggio mille volte. Qui +si tratta di rubar tutto ed a tutti! + +— No, non _rubare_, ma riprendere; non a tutti, ma ad un’infima +minoranza, a una piccola casta, che senza il popolo non può sussistere, +e di cui il popolo non ha più bisogno. + +— Non dire castronerie: non è una casta, poichè tutti vi possono +entrare. + +— V’entra uno su mille; e intanto essa sfrutta ed opprime tutti quelli +che ne restan fuori. + +Il suocero fece uno sforzo manifesto per frenarsi, passandosi una mano +sulla fronte, e cercando a un tempo un’idea, una frase che troncasse la +discussione in un modo onorevole per lui, senza essere una troppo grave +provocazione. E in quel mentre, tra il mormorio vivace di tutti, il +cavalier Bianchini, tutto sossopra, diceva piano ai vicini: + +— Alberto passa il segno.... passa il segno.... Ma anche il +commendatore è un po’ duro.... Parla con un tuono.... Che cosa crede +alla fine?... Ma Alberto passa il segno.... — E sballottato fra gli +argomenti contrari, desiderava insieme che il figliuolo avesse il +disopra, per onor del suo nome, e che il commendatore la finisse con +una ragione vittoriosa, per esser rassicurato sull’avvenire della +società. Tremò, vedendo che quegli si moveva per uscire, senza dir +nulla. + +Ma arrivato a un passo dall’uscio il commendatore si arrestò, e +voltandosi verso Alberto, gli disse con una ostentazione di pacatezza +che il tremito della bocca smentiva: + +— Senta, signor professore. Il modo di rifare la società non l’hanno +ancor trovato nemmeno i socialisti. Se l’avessero trovato, sarebbero +già padroni del mondo, perchè gli interessati a crederci e a seguirli +sono la maggioranza. Se non riescono a tirar questa con sè, è perchè +non possono persuaderla delle loro idee. E non solo la maggioranza non +n’è persuasa, ma non ci arriva neppure col pensiero. Il popolo non si +moverà mai, ne sia certo, per una dottrina che non capisce. + +— Non la capisce per ora — rispose Alberto — non perchè non sia chiara +e logica, ma perchè egli è ignorante. Ma l’ignoranza va scemando. La +capirà tra poco, e capire ed essere persuaso, esser persuaso ed agire, +agire e vincere, saranno per lui una cosa sola. + +Il suocero s’imbrunì. + +— È quello che si vedrà — disse avviandosi di nuovo per uscire. — +Provatevi! La società è più solida delle vostre teste, e voi ve le +spezzerete come contro un muro di granito. + +— Così si diceva anche prima della rivoluzione francese. + +Il commendatore tornò indietro vivamente: + +— Il confronto è insensato. L’ordinamento attuale è ben altrimenti +forte che il governo francese dell’89, e l’impresa del socialismo è +tutt’altra, perchè vuol rovesciare l’edifizio dalle fondamenta. La +proprietà assalita sarà ancora la più grande forza del mondo. Avrete +una Vandea che vi sterminerà come uno sciame d’insetti. + +— Ci ho i miei dubbi! La borghesia è divisa, scettica e sfibrata. E +poi, badate, l’esercito dei vostri futuri eroi s’assottiglia di giorno +in giorno, poichè in tutti i campi della proprietà i grossi vanno +mangiando i piccoli, e questi passano dalla parte opposta. Già tutto +lo strato inferiore della borghesia non ha più nulla da perdere ad +abbandonarla. + +— Oh! basteranno a difendersi quelli che rimarranno, con un fucile da +una mano e uno scudo dall’altra! + +— Sarà troppo tardi per offrir lo scudo. + +— E allora v’ammazzeranno senza offrirlo. + +— Ah! Non oserete nemmeno di barricarvi in casa! + +A quelle parole, seguì un improvviso mutamento sulla faccia +del vecchio: egli guardò il giovane con un’espressione di viva +curiosità, poi gli s’avvicinò, e gli domandò con un accento di comica +commiserazione: + +— Ma chi t’ha messo su? Con chi pratichi? Chi ti ha attaccato questa +peste? + +— Il socialismo non è una peste — rispose Alberto, sdegnoso, — è la +guarigione d’una peste, della peste dell’egoismo, che ci accieca +e c’infradicia tutti. Nessuno m’ha messo su. Non ho avuto bisogno +d’istigatori per diventare un galantuomo. + +L’ultima frase fu come un pugno nel petto al commendatore, che diede un +passo indietro, livido, e poi scoppiò, balbettando dalla rabbia: + +— .... Ah! sei diventato un galantuomo.... Questo vorrebbe dire.... Il +socialismo è la guarigione.... Te lo dirò io che cos’è il socialismo! +È la malattia dei cervelli dissestati e incompresi, è la maschera +delle ambizioni malsane.... in voi altri; e negli altri sai che +cos’è? È l’orrore del lavoro, è la frenesia dell’invidia, l’odio di +ogni superiorità, il furore di godere a ufo, lo scatenamento di tutte +le più basse passioni e di tutti i più tristi istinti, che tendono +a sopprimere la responsabilità personale, a cancellare ogni dovere, +a onorare il vizio e a giustificare il delitto. Ecco che cos’è il +socialismo. E ora ho finito. + +Mentre egli parlava, tutti gli s’affollarono intorno per quetarlo +cercando di prenderlo per le mani o pei panni, di modo che, all’atto +di rispondergli, Alberto si trovò solo in mezzo alla sala, come se +combattesse contro tutti; e così ritto e risoluto in quella solitudine, +col capo biondo che pareva d’oro, con la fronte alta e accesa, era +bello di tutta la generosità della sua passione e di tutta la grandezza +del suo ideale. Ma mentre tutti s’aspettavano una risposta fulminea, +rimasero stupefatti al vedergli gli occhi inumiditi, all’udir la sua +voce raddolcita a un tratto, e quasi supplichevole. + +— Ma come è possibile? — disse con profonda commozione, battendosi +una mano sulla fronte. — Io non capisco! Ma perchè v’infuriate tutti +a codesto modo quando s’esprime la fede in un miglioramento del mondo? +Come non sentite che, se anche l’idea è erronea, la passione è nobile +e santa? Come mai il cuore non vi dice nulla? Che cos’è quest’astio, +quest’ira implacabile contro chi cerca il bene e difende i deboli e +vuol scemare la miseria, il dolore, l’odio, il delitto? Mai, mai che +v’esca un grido generoso dall’anima! O perchè fate battezzare i vostri +figliuoli nel nome di Cristo? + +A quel punto sua sorella si spiccò dal gruppo degli uditori e gli si +slanciò al collo d’un salto. + +— Ah! brava! — esclamò la Luzzi. + +Ma la madre la tirò indietro con uno strappo, e le disse piano in viso: + +— Ridicola! + +Irritato anche più da quell’atto, il commendatore, asciugandosi la +fronte col fazzoletto come dopo un assalto di scherma, rispose ad +Alberto: + +— Se tu credi di mutare il mondo con delle tirate di sentimento!... — E +finì di versare tutta la sua compassione in una parola: — .... Poeta! + +— Piglio atto della parola ingiuriosa, — ribattè Alberto con un sorriso +amaro. — Ma se non salveremo il mondo noi col sentimento, lo condurrete +alla rovina voi con la vostra ostinazione, con la vostra negazione +eterna, col vostro inesorabile egoismo di classe.... + +— Siete voi, che lo trascinate alla rovina — gridò il suocero, +rifacendo il viso torvo — voi col lavorìo infernale che fate tra le +classi povere per renderle tanto più malcontente quanto più la società +si sforza di migliorarne lo stato, voi che pervertite il popolo +adulandolo, ubriacandolo di illusioni e stillandogli il veleno nel +sangue! Voi, le serpi che noi ci scaldiamo nel seno! + +— Ebbene, credetelo pure, è forse meglio così. Così voi date ragione ai +violenti, secondo i quali non si può ottener nulla che con la forza, e +convertite in violenti anche i miti. Provocate la forza, la subirete. + +— Anche delle minacce! — Non occorreva più altro! Ma per fortuna, +signor genero, c’è ancora della polvere e del piombo! + +— Non li avrete sempre. + +— Questo è un pensiero scellerato! + +— E il suo è sanguinario e inumano. + +Tutti s’interposero; ma il commendatore era fuori di sè, si sciolse +da tutti, si slanciò verso Alberto e mettendogli il viso contro il +viso, pallido e convulso, gli gridò in faccia con un riso stridente di +disprezzo: + +— Ah! Povero mentecatto! + +— No, no, papà! — gridò la signora Giulia quasi piangendo e mettendogli +una mano sulla bocca. + +Alberto rimase muto, immobile, bianco. Il suocero se n’andò a passi +impetuosi in mezzo a un gran disordine, a un mormorio di esclamazioni, +di preghiere e di commenti; e un momento dopo, approfittando della +confusione che durava ancora, se ne andò anche Alberto, seguito dal +ragazzo spaventato e dalla moglie tremante, senza badare a suo padre +che lo chiamava, trinciando l’aria con dei gesti di naufrago, fra le +condoglianze degl’invitati. + + +Un giovane perduto. + + (Dialogo fra due signori ultra cinquantenni, un cavaliere, e + un.... pedone, che si rivedono dopo molti anni, in casa del primo: + seduti di qua e di là da un tavolino, sul quale fra due bicchieri a + calice, c’è una bottiglia di vin di Madera.) + +PEDONE (bevendo un sorso). — Mi rallegro, mi rallegro davvero di +ritrovarti sano come una lasca. E il tuo figliuolo, che vidi ragazzo? +Sarà un uomo. Che cosa fa? L’avrai ancora in casa, m’immagino. + +CAVALIERE (rannuvolandosi). — Non me ne parlare. + +P. (ansioso). — Che cosa vuoi dire? + +C. — Cosa voglio dire?... Una cosa che non vorrei dire, caro mio. +Tu sai l’adorazione che avevo per quel figliuolo unico; sai quanto +ho fatto per dargli una buona educazione, per istillargli dei buoni +principî, per metterlo sulla buona via.... Ebbene (emettendo un +profondo sospiro), è diventato un socialista! + +P. (dà un balzo sulla seggiola; poi, dissimulando un sorriso sotto +l’aspetto grave). — O che mi dici?... Era un così buon figliuolo! +Vorrai dire: un filantropo, come si diceva una volta; un socialista +cristiano, come si dice ora; in somma, un socialista platonico.... +andiamo. Ebbene, e con questo? Chi non l’è a vent’anni, ai tempi che +corrono? + +C. — Ah no, pur troppo, amico mio! È un socialista socialista, un +militante, come dicono, un iscritto al partito, un propagandista, +un’ira di Dio. Ah, non me ne parlare, te ne prego. Tu tocchi una piaga +che sanguina. Un giovane perduto! + +P. (pensieroso ma con un sorriso sulle labbra). — Diavolo!... +diavolo!... Ed era così buono e affettuoso! Chi gli ha pervertito il +cuore? + +C. (guardandolo). — Non dico che abbia il cuore pervertito. No. È +sempre quello.... in fondo. Non ho da lagnarmi di lui.... da questo +lato. + +P. — Non ti manca di rispetto? Non s’è mutato con te? + +C. — Ma no, nonostante.... perchè puoi immaginare le battaglie che +abbiamo avuto e che abbiamo di continuo, a ogni proposito.... No, +proprio, a dir la verità, egli ha sempre mantenuto nella contraddizione +una buona maniera, una temperanza, dirò anche.... uno spirito di +conciliazione.... Perchè di natura è buono. Sto per dire che quanto +a bontà.... Tira a convertirmi con la dolcezza, capisci? Ci vuole una +bella ingenuità.... e una bella faccia, ti pare? + +P. — Ma, in somma, s’è rovinata la carriera: questo è quel che vuoi +dirmi. + +C. — La carriera per esser giusti, no. Ti debbo dire una cosa, che +forse immagini. Tu sai che, se non altro, egli ha il pane assicurato +per l’avvenire. Ho voluto che studiasse da avvocato, per avere un +titolo. Mi contentò. Ma, ti dico il vero, m’ha sempre spaventato l’idea +di vederlo buttarsi alla caccia della clientela in mezzo a una banda +di concorrenti affamati. Gli dissi: — non esercitare l’avvocatura; +lascerai il posto a un bisognoso; purchè tu studi, purchè ti appassioni +per qualche scienza e ti proponga uno scopo alla vita; a me basta. +— Ebbene, è questo appunto che mi danna! Che si dia al socialismo +uno di quei figliuoli di famiglia spiantati che ci hanno qualcosa da +guadagnare e nulla da perdere, lo capisco; ma lui, che non aveva nulla +da desiderare, che non può sperare di migliorare la propria sorte.... o +come s’è potuto buttare per quella maledetta via? Come s’è potuto dare +alla macchia? + +P. — Ho capito. Tu volevi almeno che studiasse. E mena una vita +scioperata. Il socialismo, per lui, è un pretesto della fannullaggine. + +C. — Non dico questo. Eh, se non fosse che lo studiare. Non ha mai +studiato tanto. È sempre lì al chiodo, col capo tra i libri e gli +opuscoli, che gli fanno un monte sul tavolino, e ne raccatta di nuovi +ogni giorno. Si scervella sopra una quantità di quistioni impossibili +a risolvere. Questioni utili, non nego, importanti, se si vuole; ma +superiori alla sua età, e pericolose, che gli montan la testa. Oh, per +questo.... ha delle cognizioni; tanto che mi trovo spesso impacciato +a discutere, non perchè mi manchino le buone ragioni, s’intende; ma +perchè non so citare le autorità, mi capisci?... E lui cita come un +quaresimalista. + +P. — E allora?... Ah, ho inteso. Ti spilla molti quattrini! + +C. — Molti, no; ma.... troppi. + +P. — Ah! ah! I quattrini per la santa causa! Già si capisce. E li +spillerà sotto altri pretesti. + +C. — Ma che! Tu vedessi che disinvoltura. Non cerca pretesti. Credi +tu che ha il coraggio di dirmi: — Ho bisogno di tanto per le elezioni +— per gli scioperanti — per il giornale — per il diavolo che li +porti. Ma con una mutria, ti dico, e una voce, che non c’è modo di +rifiutarglieli, come se chiedesse la sua parte di pane. + +F. — Intendo, è irritante. + +C. — Irritante? Che io debba dar dei quattrini per rifornir la cassa a +un partito che vuol mandar per aria me, l’aver mio e tutta la baracca? +Tu sei indulgente. È mostruoso e intollerabile! + +P. — Già; tu preferiresti quasi quasi ch’egli spendesse i tuoi denari +al gioco, o in vino di Champagne, con le ragazze allegre: di’ la +verità? + +C. — Quasi.... + +P. — Ebbene, non dubitare! Chi sa quanti di quei denari vanno in quella +maniera! + +C. — Eh, no.... Per questo, ci metterei una mano sul fuoco. Lo capisco +da tante cose. Ho l’occhio esperto. Questo no, vedi; ne sono certo come +della luce del giorno. + +P. — O dunque?... Ah, ho capito, finalmente. Tu temi per l’avvenire, +quando avrà il patrimonio fra le mani, che lo spoglino, che profonda +tutto, e che si trovi poi ridotto nelle strettezze, in una condizione +che gli riuscirà doppiamente dura dopo esser vissuto tanto tempo +nella bambagia. Ti sgomenta, per lui, lo spettro d’una povertà, che lo +potrebbe mettere sulla mala via.... + +C. (dopo aver pensato un po’). — Ecco.... senti. Da questo lato, per +esser sincero.... È una cosa curiosa. Per un tempo ebbi timore. Fra i +quindici e i diciott’anni aveva preso l’andare d’un figliuol di ricco; +una tendenza alla vanità, la gola lunga, non mai contento di nulla in +casa, di cattivi modi con le persone di servizio che se ne lagnavano. +(Ridendo) Non sai che poi, per qualche mese, ha spinto la pazzia +fino a non voler che la serva gli lustrasse le scarpe! Pazzie, vere +ridicolaggini, come quella che suo padre, ancor adesso, debba leticar +con lui per fargli fare un cappotto nuovo. E lo stesso è a tavola, dove +si contenta di tutto, come un frate questuante. Strano davvero! Oh, +quanto a questo, te l’assicuro, io che temevo una volta che, ridotto +al bisogno, non sarebbe stato capace di rassegnarsi e di fare dei +sacrifici, io, vedi, adesso, sono fermamente persuaso che, se mutasse +la sua fortuna, egli s’adatterebbe a qualunque condizione di vita, +allegramente senza un rimprovero al mondo, come se ci fosse sempre +vissuto. + +P. — Ma dunque? + +C. — Ma dunque! Ma lavora a scalzare la società, ma si compromette, ma +fa professione d’una dottrina falsa e fatale. Non sai che parla perfino +nei comizi? + +P. — Poh! _Verba volant_. + +C. — Ma disgraziato! scusa la parola. Ma scrive anche per le stampe! +Pazienza se parlasse soltanto. Scrive articoli.... su quei giornali!... + +P. — Sciocchezze, m’immagino. + +C. (dopo un po’ di esitazione). — Senza dubbio; ma..... Eppure, vedi, a +parte le ragionacce.... Anzi, è quello che più m’addolora. C’è qualche +cosa in quei deplorevoli articoli ch’io non leggo.... quasi mai. C’è +dell’ingegno.... male speso. Ti dirò che, ai primi che lessi, rimasi +stupito. Non mi parevano roba sua. Alle scuole non s’era mai distinto. +Tu capisci: sono scritti.... notevoli, che rimangono, che gli potranno +essere rinfacciati.... + +P. — Eh, via, non te ne dar pensiero. Sai quello che io penso del +tuo figliuolo? Che non è persuaso, come non lo sono tanti altri. Il +socialismo ora, per i giovani, è quello che era la lirica in altri +tempi. Bisogna che tutti ci passino. È una malattia passeggiera. +C’entra in gran parte la vanità, la smania di far l’originale, di +ribellarsi a chi li tiene in briglia, e di levar rumore. Io mi son +fatto l’idea che il tuo figliuolo è un carattere leggiero e volubile, +che rivolterà la giubba tutt’a un tratto, quando meno tu te l’aspetti. + +C. (quasi risentito). — Leggiero, volubile! Tu non lo conosci. Ma è la +tenacia, è l’ostinazione in carne e ossa, un tutt’altro capo da quello +che era. Ma tu non sai che hanno tentato tutti i modi di ricondurlo +alla ragione, e parenti, e amici, e persone autorevoli, e.... belle +signore, ed è stato come dar del capo in un macigno. Ah, lasciamo +questo discorso. Tu non sai i dolori che m’ha dato, e io solo presento +quelli che mi darà: È un giovane perduto! + +P. — Già, comincio a capire.... anche perchè, m’immagino, vivrà in una +classe sociale inferiore, avrà delle cattive pratiche.... Bazzica dei +soggettacci, di’ un po’? + +C. — Non dico.... Non posso dire, almeno, perchè ne vedrei gli effetti, +non è vero? nei suoi sentimenti, nei suoi modi...... anche nel suo +linguaggio. Ma, tu capisci: naturalmente, logicamente, per sentimento +del proprio decoro, ognuno dovrebbe restringere le proprie amicizie +nella classe sociale in cui la sorte l’ha posto. Ma lui! Ma figurati +che quando usciamo insieme mi capita qualche volta d’incontrare un +gassista con l’accendilume in mano, un muratore con la giacchetta sulle +spalle, o anche un ciabattino col grembiule di cuoio, che passandoci +accanto, gli dicono: — Buon giorno, buona sera — sorridendo, senza +toccarsi il cappello, come a un amicone. Tu intendi: gente che ha +conosciuto nelle congreghe. + +P. — Intendo benissimo: questo t’offende. + +C. — Dio mio! Non dico che m’offenda. Son liberale, rispetto i +lavoratori, non faccio differenza fra le classi. Ma ci sono dei +sentimenti, delle consuetudini sociali.... E mi tocca di vederne d’ogni +sorta. Figurati; viene tempo fa un operaio ad accomodare una stufa. +Gli dico: — Fate così — vuol fare a modo suo. Ribatto, s’inasprisce; +insisto, alza la voce. Capita il mio figliuolo: quello fa un atto di +sorpresa: lo conosceva, ma non sapeva d’esser venuto in casa sua. — +Buon giorno, compagno! — Compagno!! E si stringon la mano! Sotto i miei +occhi! Cose d’un altro mondo. Ma che! Non ci può esser altro mondo che +questo in cui segua a un padre di far di queste figure! + +P. — E, naturalmente, quello ne profittò subito per rialzare la voce +con te.... + +C. — No, anzi.... mutò tono e fece a mio modo, chiedendomi scusa. Ma, +tu capisci, io non potei disfare lì per lì la faccia d’imbecille che +m’avevan fatto fare. A questo ci ritroviamo! _Compagno_! Ah, questa è +enorme! + +P. — Ah! ora ci sono. Ecco. A te rincresce che egli viva tra quella +gente perchè ti pare che dalla piccola popolarità che ha fra di loro +ricaschi su di te, sul tuo nome, davanti ai tuoi amici e conoscenti.... +un cattivo riflesso; poichè, già, m’immagino che avrai avuto dei +dispiaceri.... che ti tireranno delle satire, delle impertinenze, +fors’anche. Dev’essere doloroso, in fatti, sentirsi dire sulla faccia: +— O come mai un galantuomo sensato come lei può esser padre di un tipo +di quella fatta? + +C. (scattando). — Oh questo, perdio, nessuno me l’ha detto mai, nè me +lo lascierei dire. Che gli diano dell’illuso, del.... fuorviato, lo +posso tollerare; ma che ne parlino con disprezzo, mai al mondo! Il mio +figliuolo è un giovane onesto, buono, generoso. Alto là, amico mio! +L’avvertimento è anche per te. + +P. — Ma allora, scusami tanto. Stringiamo i conti. A questo ragazzo non +s’è guastato il cuore, non è scemato l’affetto e il rispetto per te. Si +occupa con passione di studi, come tu li riconosci, importanti. Non ha +vizi. Si è ridotto a una semplicità di gusti e di vita che ti rassicura +riguardo al suo avvenire, comunque gli si possa voltar la fortuna. +Manifesta una forza di volontà, una fermezza di carattere che prima +non aveva. Si fa benvolere dalla gente che lavora e che tu rispetti. +O perchè dunque lo chiami un giovane perduto. Mi par piuttosto un +figliuolo _ritrovato_! + +C. (balzando in piedi, mette una mano sulla spalla all’amico e lo +guarda negli occhi). — O dimmi un po’: m’avresti forse preso giuoco +fino adesso?... E mi nasce un sospetto: — avrebbe dato di volta il +cervello a te pure in questi anni che non ci siamo più visti? Eh? +Saresti diventato socialista? Rispondi! + +P. (dando una risata e alzandosi). — Io socialista! Ma tu sei matto nel +mezzo del cervello. Poichè t’è entrato il rosso in famiglia, vedi rosso +da tutte le parti. Andiamo! beviamone un altro bicchiere e cacciamo le +malinconie. (Mesce.) + +C. (racquetato). — Alla buon’ora! + +P. (toccando il bicchiere). — Bevo alla tua salute, vecchio amico, e ti +auguro quello che tu desideri: che il tuo figliuolo, fra poco o molto, +cadendogli la benda rossa dagli occhi, si ravveda e ritorni sulla +buona via, dopo aver fatto una apostasia pubblica e solenne, che a te +renda la pace per sempre e metta lui per l’avvenire nell’impossibilità +assoluta di riconvertirsi. Non è vero che è quello che desideri? Che +s’egli facesse questo domani, ne saresti felice? + +C. (tace, facendo ballar nella mano la catenella dell’orologio). + +P. (dopo averlo guardato di sott’occhio con uno sguardo acuto e +sorridente). — Aspetto la risposta. + +C. (impacciato). — Sì, naturalmente.... Però.... non ci sarebbe bisogno +d’un’apostasia «pubblica e solenne». Non occorre di far tanto chiasso +per rimetter la testa a partito. Ma già, (rinfrancato) quello che tu +dici è impossibile! + +P. — Oh diavolo! Hai detto la seconda parte della risposta con accento +più soddisfatto che la prima. + +C. (impazientito). — Oh come sei diventato sottile, pedante, sofistico! +Già è sempre stato il tuo difetto. Sarebbe stato meglio che non +t’avessi detto nulla.... E sarà anche meglio che cambiamo discorso. +(Una scampanellata. Si rasserena ad un tratto.) Zitto! È lui. Non +accennare ai nostri discorsi. Non lo vedo da stamattina presto. Che +cosa vuoi? da un pezzo in qua, siccome son sempre un po’ inquieto +quando è fuori, provo una certa commozione ogni volta che rientra. +Povero ragazzo! Aspetta un po’; non mi posso tenere dall’andargli +incontro. (Si slancia fuori.) + +P. (seguitandolo con gli occhi a sorridendo). — Lo chiama _andare_! +Mi par che sia un _correre_. (Dandosi una fregatina alle mani) Ed è +perfettamente illuso il buon uomo. Non ha proprio coscienza di stimarlo +di più e volergli più bene di prima perchè.... è un _giovine perduto_! + + +Un borghese originale. + +Se ne può parlare pubblicamente perchè è morto. Era un bell’originale. +Per esempio, accettava in massima la parte critica della dottrina +socialista, e la sosteneva, con grave scandalo dei suoi amici borghesi +e conservatori, quasi tutti avanzati negli anni come lui. Qualcuno gli +domandava: — Perchè, con codeste idee, non vi dichiarate addirittura +socialista? — Perchè — rispondeva — non sono persuaso della possibilità +del collettivismo. — E allora — ribattevano — perchè non lo combattete? +— Perchè — rispondeva — non sono persuaso che sia impossibile. + +Allora saltavan su, accusandolo di contraddizione. + +— No, — rispondeva tranquillamente — non son persuaso della possibilità +del collettivismo, ma vedo che tutto vi tende, e perciò dubito. +— E faceva suo proprio il ragionamento d’un illustre accademico +francese, Anatole France, una testa quadra. — Noi possiamo argomentare +presso a poco l’avvenire della società da quello che conosciamo +del suo passato; argomentare dalle condizioni in cui certi fenomeni +sociali si produssero le condizioni in cui si produrranno ancora. +Considerando certi ordini di fatti che vediamo incominciare al presente +e paragonandoli a certi ordini di fatti analoghi già compiuti, ne +possiamo indurre che i primi avranno un compimento simile a quelli +che ebbero i secondi. Non si tratta che di «prolungar col pensiero +nell’avvenire le curve che si disegnano al presente sotto i nostri +occhi». Dove pensate che conduca la curva già percorsa dalle forme del +lavoro, dalla schiavitù al servaggio e da questo al salariato? E quella +dalla piccola proprietà artigiana ed agraria al capitale industriale? +E quella dal riscatto delle servitù feudali al riscatto dei mezzi di +produzione? E quella dagli antichi servizi privati agli attuali grandi +servizi dello Stato? Tutte queste curve tendono innegabilmente al +collettivismo. + +— Ma non v’arriveranno mai — gli obbiettavano. + +— Non lo so —, rispondeva —; ma d’una cosa son certo: che se non +v’arriveranno mai, vi tenderanno sempre. Ora basta riconoscere, e +non si può far di meno, che il cammino della società è e sarà sempre +diretto verso il socialismo, sia pure per non mai raggiungerlo nella +piena attuazione dei suoi principii; basta il riconoscer questo per non +potere logicamente esser conservatori quali voi siete. Del socialismo +siete avversari assoluti perchè «non prolungate col pensiero le curve +dei fatti sociali di cui siete spettatori». Prolungatele, e sarete se +non altro giudici più sereni ed equi del movimento presente. + +Questo era il fondamento del suo sistema d’idee. E a chi gli diceva +che se nella sua classe avessero avuto predominio quelle idee si +sarebbe mutato in precipizio il cammino della società immatura, dava la +risposta d’un celebre uomo di Stato contemporaneo: — Non lo credete. +L’umanità non si lascia far violenza. Essa resiste del pari alla +stupidità cieca che le vorrebbe chiudere la strada e all’ardimento +incauto che tenta di trascinarla d’un passo troppo rapido sulle vie +rischiose dell’avvenire. Essa va lentamente, obbedendo a leggi mal +conosciute, ma inflessibili. Essa dispone dei secoli, e noi non abbiamo +che un giorno: di qui gli urti fra l’uomo e l’umanità. Tutto quello +che per noi è sobbalzo, scossa terribile, perturbazione distruttiva si +perde, nell’insieme, in un andamento facile e piano. + +Quando sentiva inveire contro gli agitatori, e citare le loro +intemperanze e i loro spropositi come argomenti contro le idee ch’essi +propugnano, scrollava le spalle. Era insensato, secondo lui, il +pigliarsela con gli agitatori delle moltitudini. E pensava anche in +questo come un uomo di Stato insigne. Essi operano per impulso di forze +che son fuori della loro volontà, nè più nè meno che i governanti, la +cui azione è piuttosto l’arte di seguire che quella di dirigere. Per +indole possono essere più o meno temperati, più o meno ragionevoli; ma +sono perchè bisogna che siano, perchè sono un portato del loro tempo. +L’inesorabile legge del mondo vuole che noi non possiamo riuscire a +nulla di bene senza far per la via molto di male. + +Egli credeva che se di queste verità tutti fossero stati persuasi, +tutti i conflitti sociali presenti sarebbero stati grandemente +attenuati, poichè quella persuasione avrebbe indotto le classi +superiori a innumerevoli piccoli atti di condiscendenza, di benignità +e di cortesia: di poca importanza ciascuno per sè, ma, nella somma +loro, d’un effetto benefico immenso. Dalla mancanza di quella +persuasione nasceva, secondo lui, una mala disposizione d’animo, che +inaspriva tutte le difficoltà; e di questa mala disposizione egli +diceva d’avere una prova nel sentimento che destava in tutti i suoi +amici la vista d’ogni moltitudine popolare che passasse per la via, +anche col solo intento d’una dimostrazione pacifica. Il loro primo +sentimento era sempre di repulsione e d’inquietudine come se in +quella folla non vedessero che i suoi peggiori elementi (elementi che +in ogni agglomerazione di gente d’ogni classe, in forme diverse, si +trovano) e le immagini di quanto di peggio può fare una folla sfrenata. +Perchè non ci vedevano di preferenza la somma enorme di lavoro +quotidiano, faticoso, tedioso, pericoloso pure, e utile e necessario, +che ogni moltitudine di popolo rappresenta, e l’incertezza continua +dell’avvenire, e le privazioni abituali, e le mille virtù, che pur ci +sono, di rassegnazione, di coraggio, di costanza, di carità famigliare +e di sacrificio fraterno? Perchè non pensavano che, sotto l’apparenza +del prepotere del numero, quella moltitudine è ancora, nei conflitti +sociali, la parte più debole, e quella che più soffre, delle due parti +contendenti? + +Manifestava pure idee singolari riguardo agli scioperi. A ognun di +questi si maravigliava che la prima parola dei suoi amici fosse sempre +di disapprovazione. Si maravigliava dell’accusa di «incontentabilità» +che essi facevano alle classi lavoratrici in una società dove la più +parte degli arricchiti s’affanna e si stronca e si danna l’anima +per arricchire ancora. E qual classe sociale, in qualunque tempo, +fu mai contenta del proprio stato? E non è il malcontento, congenito +all’anima umana, che ha fatto progredire il mondo? Non saremmo ancora +allo stato selvaggio se il malcontento universale non fosse? E chi può +ragionevolmente, onestamente pretendere o desiderare che la società +rimanga immobile nello stato presente? E quanto alla consuetudine, +che notava intorno a sè, in occasione d’ogni sciopero, di dar torto +ai lavoratori, domandava: — Che ne sapete, nella più parte dei casi? +Conoscete la quistione nei suoi dati numerici? In ogni modo, non potete +negare che siano in buona fede, perchè non potete supporre che si +deciderebbero mai a quel passo se non credessero fermamente di chiedere +un vantaggio che si può loro concedere. E a chi gli diceva: — Ma ci son +dei giornali del partito che approvano tutti gli scioperi — rispondeva +che ce ne son altri, d’altri partiti, che non ne approvano nessuno. +E ne citava parecchi in cui, nei vent’anni da che li leggeva, non +si ricordava d’aver mai trovato una parola di consenso o di simpatia +neppure per gli scioperi ai quali era stata più apertamente favorevole +l’opinione pubblica. E a questo proposito diceva uno sproposito +inaudito: che, secondo ragione, anche i giornali dell’ordine, +quando credevano uno sciopero giustificato, avrebbero dovuto aprire +una sottoscrizione per sostenere il buon diritto dei lavoratori. +Immaginate, domandava, quanto maggior autorità avrebbe la stampa quando +condanna gli scioperi se li aiutasse quando li approva? + +Non vedeva però torti ed errori da una parte sola. Biasimava la +fungaia dei piccoli giornali, che per insufficienza di cultura dei +redattori facevano dell’Idea socialista una propaganda non degna, +e quindi perniciosa all’Idea medesima, non foss’altro che per la +soverchia presa che offrivano al dileggio degli avversarii. Poi: che i +socialisti combattessero il fanatismo e la superstizione riconosceva +logico e necessario; ma che mirassero a sradicare ogni sentimento +religioso, egli, benchè non credente, giudicava un errore esiziale alla +loro causa. Oltrechè il sentimento religioso era radicato nell’animo +umano a una profondità a cui la loro forza non poteva arrivare, essi, +predicando la miscredenza, alienavano da sè gli animi inclini alla +fede, sgomentavano la donna, davano un’arma potente di reazione in +mano agli avversarii, mettevano un impedimento di più, e formidabile, +sul proprio cammino. Le loro vittorie, in questo campo, non potevano +essere che effimere. Ben più avvisati erano stati quelli che, da +principio, della dottrina cristiana facevano leva all’idea socialista: +la loro propaganda era stata ben altrimenti efficace, in special modo +fra il popolo men culto. E così disapprovava nella stampa socialista +l’abitudine del linguaggio violento, la quale toglieva forza alla +sua parola in tutti quei casi in cui l’indignazione dell’animo e la +violenza del linguaggio sono giustificate, e non lasciava distinguere +alla moltitudine le menti culte e forti, che pensano e ragionano, dagli +spiriti leggeri, in cui la passione nasconde il vuoto delle idee e +l’assenza della logica; non solo, ma dava modo a questi di prevalere. +Quella violenza abituale, a suo giudizio, eccitando gli animi oscurava +le intelligenze, radunava intorno all’Idea ire fugaci, ma non coscienze +ferme. Chi si fa più ascoltare non è chi grida; lasciando che a gridare +non si regge un pezzo. La vera forza è nel ragionamento tranquillo e +lucido. Egli avrebbe voluto che la stampa socialista desse l’esempio +della dignità e della correttezza: parlando più dall’alto si sarebbe +fatta sentir più di lontano. E lo diceva ai pochi amici che aveva da +quella parte. Disse una volta a uno: — Dici delle cose giuste; ma urli +come uno che sappia d’aver torto. — E a un altro, che in occasione +d’uno sciopero raccomandava la calma: — Come vuoi che sia calma oggi +della gente che tu ecciti tutto l’anno? + +Parlava spesso dell’educazione del popolo. Una volta, in un crocchio, +fece una tirata curiosa contro un tale, che aveva lanciato nella +discussione, come argomento decisivo: — Il popolo non è educato. — +Conosco — disse — una sola arguzia del generale Boulanger, che mi pare +felicissima. Egli scrisse: — Sento sovente padri e madri trattare i +loro figliuoli di maleducati, e in questo hanno pienamente ragione. +— Male educati, sì; ma da chi? Così si può dir del popolo. Che +avete fatto, che fate per educarlo? Gli danno esempio di moralità le +classi superiori corrotte, affamate del superfluo quanto i poveri del +necessario? Gl’insegna la dignità e la moderazione il Parlamento? E +la fede nella giustizia la Magistratura? E il culto degli Ideali la +Borsa? E come gli potete rimproverare la mancanza di quell’istruzione, +di cui tanti di voi hanno paura? E vi par proprio che egli non sia +all’altezza dell’insegnamento primario che gli date? Che cosa fate per +distruggere in lui la superstizione che sterilizza ogni buona sementa? +Che cosa fanno per lui gli scrittori? E i grandi giornali, diventati +oramai la letteratura della Corte d’Assise, non più divulgatori +soltanto, ma illustratori amorosi dello scandalo e del delitto? Che +fate voi individualmente, nei vostri contatti fortuiti o abituali +col popolo, con cui non v’intrattenete che per necessità, e il minor +tempo possibile, come se parlaste due lingue diverse? E questo per +qual ragione se non perchè vi trovate a disagio con lui, sentendo di +non aver autorità d’insegnargli nè di promettergli nulla di buono e di +credibile? + +Più spesso esprimeva il suo pensiero in forma epigrammatica. A un +amico ricco, che gli voleva dimostrare inattuabile l’Idea socialista +perchè fondata sull’ipotesi di virtù collettive impossibili, disse: — +Sta bene; ma è proprio questa la ragione per cui combatti quell’Idea +con tanto calore? Io ti faccio la famosa ipotesi del Rousseau. Se tu +potessi, alzando un dito, creare istantaneamente nel tuo paese lo +Stato socialista, con tutte le virtù civili che esso richiede, con +tutti i beni che ne deriverebbero al maggior numero e col danno che ne +seguirebbe ai tuoi interessi privati, alzeresti il dito? Sii sincero. +— L’amico rimase un momento sconcertato; poi rispose: — Sì! — E lui: — +Ah, che brutto viso hai fatto, se ti vedessi nello specchio! Ebbene, io +son più sincero di te: io non so se avrei la virtù di far quell’atto. +— E quella sincerità tolse all’amico il coraggio di ripetere la sua +affermazione. + +Anche scherzando soleva affermare la sua fede nell’avvenire. — +Socialisti, conservatori, retrogradi — diceva — siamo tutti come gente +affollata sur una di quelle strade mobili di Nuova York, che scorrono +fra le case come fiumi. I socialisti possono dividersi e azzuffarsi fra +loro, gli altri star a sedere, o dormire supini, o camminare a ritroso +della direzione della strada; ma tutti insieme vanno avanti per forza. +Per questo io non me la piglio neanche col più arrabbiato nemico d’ogni +idea nuova. Dico tra me: — Poveretto! Non se n’accorge, perchè cammina +col viso voltato indietro, come quei dannati di Dante che si piangono +sulle natiche; ma va innanzi anche lui, come tutti vanno. + +A un socialista che diceva: — Il socialismo trionferà perchè è la +Giustizia! — rispose: — Che idea stramba! Trionferà l’interesse del +maggior numero, e sarà bene; ma trionferà non perchè sia giusto, +ma perchè avrà con sè la forza, che ora gli manca: l’istruzione, +l’educazione, la disciplina. Non c’è ragione al mondo per credere al +trionfo della Giustizia, perchè gli uomini non saranno mai più giusti +di quello che son ora. Stareste freschi, compagni! + +Scherzò in questo modo fino ai suoi ultimi giorni. Quando era +malato grave, e lo tenevano in vita con l’ossigeno, una sera chiamò +improvvisamente i parenti e gli amici, che stavano rosolando il +socialismo nella stanza vicina, a bassa voce, ma non tanto ch’egli +non sentisse; e disse loro, respirando a fatica: — Prolungate.... +prolungate.... + +Quelli diedero subito mano all’imbuto dell’ossigeno, credendo ch’egli +volesse dire: — Prolungatemi la vita; — ma il malato, respingendo +l’imbuto, soggiunse con un leggero sorriso —: No.... prolungate le +curve.... + +Fu l’ultimo consiglio politico che diede alla sua classe. + +Curiosi furono i giudizi che diedero di lui i parenti e gli amici +dopo la sua morte. — Un galantuomo, in fondo; ma aveva delle idee +così strane! — Un po’ squilibrato, ma buono. — Un uomo d’ingegno e +di cuore; ma di quelli che, se fossero in molti, sovvertirebbero il +mondo. — Giudizi che provano quanto sia difficile il far con la mente +nell’ordine dei fatti sociali quello che è così facile il far con la +mano sopra un foglio di carta: prolungare delle linee curve. + + + + +PARTE SECONDA. + +PER IL SOCIALISMO. + + +Primo maggio 1904. + +Oggi tace ogni dissenso e ogni rancore: è giorno di festa e di pace. +Oggi noi storniamo il pensiero dal presente e cerchiamo conforto nel +passato: passato recentissimo, ma che par già molto lontano, come pare +ogni ricordo dell’età più bella anche a chi non n’è uscito che da pochi +anni. + +Il partito socialista, fra di noi, era nel bel periodo +dell’adolescenza; nel quale, ad ogni manifestazione pubblica in cui +misurasse le proprie forze, appariva cresciuto oltre ogni speranza +dei più impazienti. Non c’erano ancora scissure nella sua compagine, +nè disordine nelle sue file, nè incertezze nel suo cammino. Non si +designavano ancora con un aggiunto ironicamente onorevole quelli +che portavano all’opera sua il concorso della cultura intellettuale, +per distinguerli, e quasi per separarli da quelli che vi portavano +soltanto la forza del numero e della fede: la loro voce era ascoltata +da tutti; ma il loro capo non s’alzava al di sopra della moltitudine, e +non c’era fronte che ne fosse adombrata. La concordia, la disciplina, +l’ardore che spiegava il socialismo nelle lotte elettorali destavano +l’ammirazione anche di chi ne temeva gli effetti come una sventura +della patria. Molti, anche fra i suoi più fieri avversari, eran vinti +da un sentimento di simpatia per quel partito appena sorto, che col suo +poderoso giovanile soffio scoteva la sonnolenza della vita pubblica +e costringeva ogni altro partito a stringere le file e a difendersi; +molti che l’avrebbero voluto disperdere con la violenza, non potevano +dissimulare un senso di rispetto per quella «grande illusione» che +suscitava tanti entusiasmi in un tempo, in cui ogni altro entusiasmo +era morto o moriva, che con vincoli così intimi e saldi legava fra +di loro cittadini di classi diverse, divisi fino allora da passioni, +interessi, pregiudizi, costumi; e mentre sorridevano palesemente +di quei nuovi «compagni» affratellati nel culto dell’utopia, +riconoscevano con rammarico, nel segreto dell’animo, che mancava +ad ogni altro partito il sentimento e il legame che quella parola +esprimeva, sentivano che era espressa in quella parola una idea grande +e bella, benchè destinata a rimanere per sempre un’idea; della quale +penetrava un vago riflesso anche nella loro coscienza. E il partito +dell’illusione cresceva, come un torrente, senza disperdersi, coprendo +col suo scroscio sonoro le mille voci paurose e nemiche che s’alzavano +lungo il suo corso. + +E ricordiamo i grandi comizi di quel tempo, dove, più che a discutere +e a conciliare opinioni discordi, s’andava a ritemprare nel consenso +universale la propria fede. Dopo il periodo dei fervori patriottici +non s’erano più veduti esempi d’una così ardente e solenne comunione +di pensiero e d’affetto fra cittadini di tutti i ceti. Che importava +la valentìa degli oratori? Al deputato succedeva l’operaio, allo +scrittore il commesso, al vecchio il giovinetto, al discorso italiano +il ragionamento in vernacolo; erano stranamente diverse le forme del +linguaggio; ma la voce di ciascuno pareva l’eco della voce di tutti; ad +ogni più informe e ingenua manifestazione del pensiero e del sentimento +collettivo applaudivano insieme, con lo stesso calore, i colti e +gl’incolti; pareva alle volte che le migliaia d’ascoltatori avessero +un solo respiro; la moltitudine dava l’immagine d’una società nuova, +in cui l’antica divisione delle classi non fosse più che un’apparenza, +ultimo resto del passato, sotto la quale già palpitasse la santa +fraternità dell’avvenire sognato. E da quelle assemblee uscivano i +nuovi convertiti della borghesia, sciolti anche dagli ultimi dubbi, +in uno stato di coscienza nuovo, di una serenità sconosciuta prima +d’allora; i giovani, occupati da pensieri insoliti alla loro età +spensierata; i maturi, ringiovaniti nel cuore e nello spirito; tutti +compresi d’un senso di compiacenza profonda, come se nell’adunanza +donde uscivano non si fosse soltanto parlato, ma fatto del bene, +lavorato a benefizio del mondo, gettato all’avvenire una semenza +benedetta di verità, di benevolenza e di giustizia. + +Poi venne la bufera della persecuzione; ma non fece vacillare, nè +divise gli animi: li rafforzò, li strinse, li rinfiammò d’uno zelo +più operoso e d’un amor fraterno più intrepido. Tutto l’ardore, che +era prima spiegato nella propaganda della fede, si voltò in soccorso +e conforto delle sue vittime. Si videro fra queste, e fra le più +ingiustamente colpite, esempi di coraggio e di fermezza non meno +ammirabili di quelli che la storia del risorgimento nazionale ha +tramandati all’ammirazione dei posteri; si videro fra i benefattori +più poveri dei compagni prigionieri o esuli, e delle loro famiglie +derelitte, esempi di generosità e di sacrificio da ridestare anche +negli animi più scettici la stima della natura umana. I perseguitati +uscirono dalle prove rinvigoriti di fibra, più ardentemente devoti +all’idea per la quale avevano sofferto, più affettuosamente legati +ai compagni che anche di lontano eran rimasti congiunti a loro col +pensiero e con l’opera. L’aver sofferto per la causa comune era nel +concetto di tutti un onore che metteva a paro i più umili coi più alti, +e la comunanza dei patimenti risuggellava fra gli uni e gli altri il +patto solidale col suggello di un’amicizia fraterna. Era in tutti come +un secondo soffio di gioventù, un rinnovellamento della prima fede, +purificata. Il partito, piegato per poco da una dittatura brutale, le +scattava sotto come una molla potente, lacerando la mano che l’aveva +compresso. L’esercito rifatto, ingrossato, fortificato dall’esperienza +dell’avversità e del dolore, riforbiva le armi, rialzava la bandiera e +riprendeva il cammino. + +Giorni venturosi, ricordati con rimpianto non da noi solamente; ma +anche da molti di coloro che, pur professando altra fede, riconoscono +nel movimento socialista una grande virtù vivificatrice del mondo; +scaduta la quale, rialzerebbe la fronte il passato. + +Ma quei giorni ritorneranno. + +È nella ragion delle cose che quando un partito esce dal campo +della semplice propaganda e dell’azione necessaria a costituirsi, a +rassodarsi e a difendersi, ed entra in quello più vasto e difficile +dell’esercizio politico delle sue forze per conseguir riforme +determinate e immediate, nascano nel suo seno dissensi d’opinioni +e contrasti di tendenze, che ne sconcertano l’organismo. Nascono +i dissensi in quelli che lo ispirano e lo guidano da differenze +d’indole, che prima non apparivano, nè potevano apparire nell’azione +comune diretta ad un fine unico, a cui non si poteva giungere che per +una sola via; derivano i contrasti da diversità di facoltà morali +e intellettuali, per cui ciascuno dà la preferenza a quelle forme +d’azione, nelle quali ha coscienza di operare con maggior vantaggio +altrui ed onore proprio; provengono dal diverso grado d’esperienza +politica, onde sono diversamente misurate la grandezza degli ostacoli +e la potenza delle forze occorrenti a superarli; e nascon pure da +passioni individuali, che, quando svigorisce la passione comune +onde erano prima travolte, prendon più forza; perchè non c’è grande +causa che affranchi i suoi propugnatori da ogni miseria della natura +umana. Ma gli stessi dissensi, e ben più gravi, gli stessi contrasti, +assai più violenti, si produssero fra grandi partiti e grandi uomini +nell’opera dell’unificazione nazionale, e parvero più volte ai +contemporanei indizi d’imminente rovina; e pare oggi a noi, giudici +lontani e spassionati dei fatti, che dall’una e dall’altra parte si +giovasse egualmente, in opposti modi, alla causa di tutti. E così +parrà ai futuri, qual’è in realtà, la crisi presente del partito +socialista: elaborazione feconda di idee; lotta di forze intellettuali +e morali in cui gl’ingegni e i caratteri si scoprono e si provano; +non infermità senile, ma febbre di giovinezza; preparazione, non +decadenza. Le divisioni momentanee non rallentano che in apparenza il +cammino dell’idea; gli uni vanno per una via, gli altri divergono; +ma tutti procedono. Noi abbiamo ferma fede che al sorgere d’un +pericolo comune non rimarrebbe in campo che una bandiera, quella +intorno a cui si raccolsero le prime schiere; che se anche l’unità si +scindesse profondamente per ora, si ricomporrebbe più salda dopo un +primo rovescio cagionato dalla scissura. Sono ugualmente legge della +vita d’un grande partito, sorto da una idea che non può morire, la +tendenza a dividersi e la necessità di ramificarsi. Così un grande +fiume, nel suo lungo corso, qualche volta si biforca, e s’allontanano +l’un dall’altro i due rami, che lunghe isole boscose separano; ma si +ricongiungono più oltre le acque per andar confuse in una corrente +all’oceano. + +Ma perchè ciò avvenga è necessario che nella lotta entrino tutti senza +diffidenze e senza mal animo; che ciascuno soffochi nel suo cuore ogni +germe di odio, come un principio di tradimento; che nelle controversie +non sia mai disconosciuta ad alcuno la libertà della coscienza e la +onestà dell’intento; che alla mente di tutti siano presenti sempre +l’immagine cara della concordia antica e lo spettro minaccioso del +nemico comune, e sopra ogni cosa questo pensiero terribile: che dal +perpetuarsi della discordia sarebbe miseramente disperso il frutto d’un +lavoro enorme e d’infiniti dolori, e scoraggiato l’animo e contristato +il cuore a una moltitudine immensa, che aspetta e che spera. Fermiamo +tutti questo proposito in questo giorno di tregua e di festa; sia il +1.º Maggio anche quest’anno la festa della fraternità e della speranza; +suoni sulle labbra e nel cuore di tutti con la cordialità antica, +si ricambi fra tutti, con la voce e col pensiero, da vicino e da +lontano, fra conoscenti e fra sconosciuti, a traverso ogni distanza, +con l’affetto dei giorni migliori, la parola a cui diede il socialismo +un significato nuovo, che rimarrà nella storia e nel cuore delle +generazioni: — Compagno! — Compagno, discuteremo domani; oggi è il 1.º +Maggio; oggi ci rallegriamo insieme contemplando l’orizzonte sereno del +passato, e quello luminoso dell’avvenire; oggi abbiamo una sola idea e +un’anima sola. + + +Ai fanciulli. + +Un saluto a voi in questo giorno di festa e di speranza, a cui voi non +pensate ancora. + +Non mai così pietosamente come in questo giorno il nostro pensiero vi +cerca e vi abbraccia trascorrendo per tutti i paesi «civili» dove la +cupidità e la fame concordi curvano la fanciullezza a una fatica che le +contrista l’anima e le divora le forze. + +Dentro a un’atmosfera tetra, velata dal fumo delle officine, dai nuvoli +di zolfo, dalla polvere di carbone, dai vapori delle risaie, passa la +processione infinita di piccoli lavoratori, da quelli sepolti nelle +miniere del settentrione, che si trascinano nudi e carponi nel fango e +nelle tenebre, col sacco attaccato al collo, fino a quelli che sudano +nelle cave della Sicilia dai ventri enfiati e dalle ossa scontorte, +nutriti d’un pane orribile, intinto nell’olio nauseabondo delle loro +lampade; passa l’esercito miserando dei fanciulli oppressi, con le +faccie smunte ed esangui, con le mani e coi piedi piagati, gli uni +cadenti dal sonno, gli altri piangenti in silenzio; file di ragazzi +avvizziti ed anemici, curvi come vecchi, che feriscon l’aria di tossi +secche e di aneliti dolorosi; passano gli avvelenati dal fosforo, gli +acciecati dalle fornaci, i mutilati dalle macchine, gli arsi dal grisù, +i seppelliti dalle frane — e mille occhi, passando, si fissano nei +nostri — occhi spenti, duri, sdegnosi, supplichevoli, che ci dicono: — +Noi avemmo una infanzia senza cure, noi abbiamo una fanciullezza senza +gioie, noi avremo una gioventù senza salute, e una vecchiaia senza +conforti; e molti di noi aspetta l’ospedale o la carcere, o, prima +del tempo, la terra, dove altri figliuoli di lavoratori ci aspettano +innumerevoli, o nati morti, o uccisi in culla dai narcotici, o finiti +dai maltrattamenti o dall’inazione; è questo il nostro destino; e +perchè? — E altre cose ci dicono quegli occhi. Ci dicono la legge +protettrice dei fanciulli con mille inganni violata, la complicità +dei parenti famelici, la cecità degli ispettori, l’indifferenza delle +autorità, e la ipocrisia di una società civile che crede di pagare ogni +suo debito porgendo la mano a uno su cento dei miseri che essa medesima +atterra, e l’aberrazione di una carità che va a cercar miserie e +dolori a migliaia di miglia lontano da quelli che le gemono inutilmente +d’intorno, e la ingiustizia d’un mondo che vitupera l’inerzia in coloro +in cui fu spento dalle fatiche precoci l’amor del lavoro, e dice causa +unica della sua miseria i vizi che semina egli stesso e di cui dà pel +primo l’esempio e punisce senza pietà i delitti a cui è indotta tanta +gente da una ignoranza e da una corruzione della quale non ha colpa. + +E passano ancora e passano senza fine i piccoli schiavi, gli uni +rassegnati, gli altri frementi, malaticci, istupiditi, paurosi, +stravolti, diretti alle capanne o alle grotte o alle stalle o alle +stamberghe infette delle città grandi, dove la promiscuità selvaggia +dei sensi finisce di corrompere l’anima e il corpo. E mentre ci +stringe il core quel coro di gemiti, di rampogne e di imprecazioni, più +amaramente ci addolora una voce grassa e pacata che risuona al di sopra +di quel coro, e vi dice: — _Non c’è rimedio._ + +Ah, non lo credete, ragazzi! Per quanto v’è di più sacro al mondo, non +è vero. Se fosse vero, noi dovremmo sputare sulla parola _civiltà_ ogni +volta che la troviamo stampata in un libro. Empia è la voce che dice +al misero: — Dispera. — Vana è quella che dice di tutto aspettare dal +cielo, di nulla pretendere dagli uomini. Una forza immensa si leva nel +mondo in prò dei vostri padri e di voi, e questo è il giorno in cui +essa palpita in milioni di cuori e parla da milioni di labbra, da per +tutto dove piange un fanciullo spossato, dove si stende invano a cercar +lavoro un braccio virile, dove sospira un vecchio senza pane dopo aver +lavorato finchè gli bastaron le forze. E non soltanto fra i vostri +compagni di fatiche e di stenti quella forza si leva. Ma nelle belle +case che invidiate, in mezzo agli agi ed ai piaceri che voi non godrete +mai, una generazione vien su, che voi credete ignara e sprezzante dei +vostri dolori, una moltitudine di fanciulli e di giovinetti dalle mani +bianche e dal viso florido nella cui mente entra ogni giorno una idea +che offusca la serenità, che tormenta la loro coscienza, che affanna +e dilata e innalza il loro cuore, e li sospinge verso di voi, e li +prepara ai sacrifici generosi, e li arma e li ammaestra a combattere +con amoroso coraggio per la causa vostra e dei vostri figli. + +No, i vostri figli non avranno più, pensando alla fanciullezza dei +lavoratori, la visione sciagurata che riempie noi di tristezza e di +vergogna. La fanciullezza sarà risparmiata perchè tutti gli uomini +lavoreranno e la produzione avrà per fine la soddisfazione dei bisogni +comuni, non il lucro di pochi, e la macchina sarà serva, non tiranna +dell’uomo; i vostri fanciulli andranno alla scuola essi pure, perchè +tutti avranno il diritto a coltivare lo spirito fino al segno richiesto +dal riconoscimento delle attitudini e della dignità dell’uomo civile; +essi cresceranno lieti e benevoli, perchè non cresceranno più nella +miseria tetra e nella fatica bestiale che confonde la coscienza e +perverte il cuore; essi ameranno il lavoro e la vita, perchè il lavoro +sarà umanamente misurato e compensato, e la vita non sarà più una +guerra fratricida per cui gli uni nascono armati e gli altri inermi, +e in cui per un forte o un astuto che trionfa, mille deboli mordon +la terra; ma la lotta ordinata e onesta di tutti per ciascuno e di +ciascuno per tutti, della quale apparirà la necessità e la giustizia +con la stessa luminosa evidenza con cui ci appaiono quelle verità +elementari che sono i fondamenti stessi della ragione e della coscienza +umana. + +Sì, questo è l’avvenire, com’è vero che ci regge la terra e ci +rischiara il sole. E voi, fanciulli, fissate nell’animo la data del +1.º Maggio, che nulla forse vi dice ancora. Un giorno essa vorrà dire +anche per voi: concordia, speranza, vittoria, pacificazione. Cristo +sarà ritornato dopo venti secoli per dire un’altra volta: — «Lasciate +i fanciulli venire a me» — ossia: Lasciate che siano fanciulli, che +crescano col sorriso sul volto e con la fronte rivolta al cielo, perchè +Dio non vuole che si faccia la ricchezza col sangue delle loro vene e +col midollo delle loro ossa, e a prezzo dell’innocenza e della bontà +dell’anima loro. + +E Cristo ritornerà, fanciulli. Oggi che si festeggia il suo futuro +ritorno, invocatelo e fidate in lui; sentirete anche voi che Egli si +avvicina. + + +A una signora. + +Giorni or sono, udendo un socialista parlare in pubblico intorno a un +argomento estraneo alla propria fede, e approvando, commossa, le parole +di lui, che rispondevano in tutto ai sentimenti affettuosi e gentili +dell’animo suo, ella esclamò con meraviglia: — Chi direbbe mai che è un +socialista! + +Ella non ha pensato che con quella esclamazione, accusava le sue amiche +e i suoi amici, e quasi tutta la classe a cui appartiene, d’una nera +calunnia. Ecco, dunque, come le siamo dipinti; come gente cui sia a +meravigliarsi che possa esprimere qualche volta di quei pensieri e di +quei sentimenti, nei quali tutte le anime oneste concordano. + +Ma veda che abisso ci separa! Io mi meraviglio ogni giorno di più +della cosa opposta: che si possano avere quei sentimenti e non essere +socialisti. + +Ella scatta, ed io ripeto e mantengo. + +Rifletta un momento, signora. + +Soffrire delle miserie e dei dolori sociali come d’un male proprio, in +modo da non averne più quiete, e non sapersi rassegnare allo spettacolo +delle disuguaglianze ingiuste che offendono e avviliscono gli uomini; +credere che non vi sarà mai pace, nè prosperità, nè moralità, nè +civiltà vera, fin che un piccolo numero d’uomini avrà nelle mani +i mezzi con cui, direttamente o no, tutto si corrompe, tutto si fa +piegare, tutto servire al fine di accrescere continuamente la potenza +di comprare, di corrompere e di dominare; aver fede che la pace e la +prosperità vera si otterranno affrancando il lavoro dalla schiavitù +economica che lo opprime, e non lo assicura, e riducendolo più umano +con una distribuzione più equa, e più fecondo con l’associazione di +tutte le forze; e con questa fede adoperarsi a educare, a istruire, +a ordinare le moltitudini affinchè, diventate maggioranza cosciente +e concorde, possano costituire legalmente uno stato sociale (già +maturato, quando esse prevarranno, dall’evoluzione) nel quale tutti +si trovino nelle stesse condizioni iniziali per la lotta della vita, +e il diritto alla vita sia assicurato a quanti voglion lavorare e non +possono e non si possa lasciar in eredità l’ozio e la dominazione, +e l’uomo non veda più nei suoi simili dei concorrenti nemici, ma dei +cooperatori fraterni; tutti questi sentimenti e concetti, che sono, +insomma, la sostanza del socialismo, può ella dimostrare, mi può ella +dire soltanto, che non siano tali da doversi maravigliare che non li +accolga ogni anima nobile? + +Una cosa sola mi può rispondere: che non sono accolti perchè si fondano +sopra un’utopia. — Ma con questa risposta non mi contradice, perchè +in qual modo mi può negare che per essere utopisti così fatti conviene +avere una fede nella bontà della nostra natura, un desiderio del bene +e un amore per l’umanità, non possibili che in animi onesti e in cuori +generosi? + +E come di questo ella si accerterebbe facilmente, e riconoscerebbe +d’essere stata finora ingannata, e dai giornali che legge e dagli +amici a cui crede e da tutte le vecchie idee non discusse in cui vive +imprigionata, se potesse conoscer da vicino quella gente disseminata +e malefica piena di passioni e di propositi iniqui e della quale sente +parlar con orrore! + +Ella, per esempio, ha inteso parlare di studenti socialisti, e avrà +lamentato, con parole amare, che si sia attaccata anche alla gioventù +studiosa quella lebbra. Ebbene, io ne conosco, e anche se prescindo +dalle idee che a loro mi legano, mi paion di tanto superiori agli +altri! Mai che apparisca nei loro discorsi sull’avvenire quel duro +proposito di farsi strada nel mondo a qualunque prezzo, quella smaniosa +avidità di ricchezza e di piaceri, che è già confitta nel cuore di +tanti giovani della loro condizione. L’avere uno scopo alla vita posto +fuori di sè stessi, così alto e bello, dà loro una sicurezza e una +serenità di coscienza, e una tendenza a meditare sui fatti e sugli +uomini, e a cercare in tutte le opere la manifestazione dell’animo +e del pensiero, sotto le apparenze ingannevoli quello che c’è di +vero, di umano e di benefico, che non si trova negli altri se non +come rara eccezione. Ed hanno un modo di famigliarità così giusto e +così amabile con la gente delle classi inferiori a cui si mescolano, +spiegano con essa un sentimento di fraternità tanto più schietto e +profondo, perchè dedotto da più intime e salde ragioni, di quello che +io ricordo dell’ultimo periodo degli entusiasmi patriottici, sopportan +con una così degna rassegnazione le diffidenze, le ingratitudini, +qualche volta le aspre parole, che in quell’affratellamento cercato +s’attirano, e annunziano e difendono la propria idea fra gli amici +ostili e nella famiglia sdegnata, tra le rampogne e gli scherni, con +un così coraggioso ardore, con una così tenace ed ingenua fede nella +vittoria del bene, che lei, se li udisse e li vedesse all’opera, lei +che è buona e gentile, sarebbe costretta ad ammirarli e ad amarli, e +desidererebbe che il suo figliuolo li rassomigliasse, e potesse — senza +compromettersi, s’intende, e serbandosi immune dalla lebbra delle loro +dottrine — godere della loro sana e vivificante amicizia. + +Ella udrà parlar sovente di operai socialisti, e che concetto n’abbia +me lo immagino: li crede la feccia della loro classe. Eppure, signora, +se è una cosa bella in un operaio rinunziare al giuoco e alla taverna +per udire discorsi e ragionare egli stesso, come può, su questioni +economiche e morali, che lo costringono a uno sforzo di mente e gli +destano il bisogno di una vita intellettuale e il rispetto della +scienza e dell’ingegno; se è prova di animo ingentilito il riconoscere +e il predicare che la donna non è una bestia da soma per picchiarsi +per sfogo, quando s’è arrabbiati o briachi, ma un essere che ha +diritto a una migliore condizione economica e civile e a una nuova +e più alta forma di rispetto pubblico, se è degno di dignità il non +imitare, lo sdegnare i compagni di lavoro delatori, i pronti a curvarsi +davanti a tutti i venditori di voti, i bruti che hanno la coscienza +nel ventre e postergano ogni interesse collettivo della loro classe +ad ogni immediato ed anche passeggero vantaggio proprio, se è bontà +e carità l’esser sempre disposti a levarsi il pane di bocca e a dare +il soldo del sigaro e del bicchiere per soccorrere i compagni ridotti +indegnamente sul lastrico, se anche sono sconosciuti o stranieri; se, +infine, l’avere una viva coscienza della fraternità degli uomini e dei +popoli, e fede in una grande missione economica e politica del proprio +stato, se il convertire l’odio cieco contro i privilegiati della +fortuna in un’avversione ragionata contro l’ordinamento sociale, se il +comprendere e far comprendere altrui che non dalla violenza disordinata +e selvaggia egli ha da sperare un grande mutamento della sua sorte, +ma dalla pacifica conquista dei poteri pubblici, non possibile se +non per una successiva trasformazione delle idee e una lenta vittoria +sulle coscienze; se tutti questi son segni di superiorità d’animo e +d’intelligenza — e i segni sono palesi, ad ogni uomo di buona fede, lo +creda — come può ella negare che gli operai socialisti non solo siano, +ma debbano essere di necessità moralmente migliori degli altri e degni +del suo rispetto e della sua simpatia? + +Più sovente ella udrà parlare di pubblicisti di dottrina e d’ingegno, +che fanno ardente propaganda di socialismo e gliene parleranno in modo, +suppongo, che ella convocherebbe un consiglio di famiglia prima di +riceverne uno in casa sua. Ebbene, ci pensi un poco. Questo è certo, +frattanto: che tutti, dal primo fino all’ultimo, sono necessariamente +disinteressati, perchè nessuno dei giornali di cui si valgono può +rimunerar l’opera loro, che anzi ricevon da loro prosa ed obolo +insieme. Pensi che se sono letterati ed artisti pure sono obbligati, +non foss’altro che per sostenere le proprie idee, a studi ingrati +e difficili, alieni dalla loro natura, e a rifar quasi, con grande +fatica, la propria educazione intellettuale, e che tutti condannano sè +stessi ad aver nella parte del pubblico, a cui si rivolgono, tanto meno +lettori e ammiratori quanto più il loro pensiero è profondo e l’arte +loro squisita. E se sono scienziati e uomini politici non possono aver +di mira nè onorificenze, nè cariche, da cui è escluso il partito che li +accoglie; nè sperare un vantaggio proprio da un mutamento radicale di +cose, perchè son ben certi che non vivranno tanto da vederlo, e che se +pure avvenisse quale essi lo invocano, sarebbe tale di sua natura, da +non consentire ad alcuno nè ricchezze, nè potenza, nè onori. Non resta +dunque che una sola ambizione, da cui ella può pensare che sian mossi: +quella d’esser mandati alla Camera. Ma ci rifletta un minuto, veda se +— concessa pure quell’ambizione — essi sceglierebbero per soddisfarla +una via così rischiosa e se si può chiamar davvero ambizione quella +d’andare in Parlamento, in mezzo a un gruppo minuscolo, a farsi +soffocar la voce da tutti partiti concordi e dare addosso come a un +pugno di banditi. Pensi pure, cerchi, si faccia anche cercare dai +suoi amici una sola ragione, la quale le dia diritto di credere che +quei signori non sono gente di buona fede, generosa se non altro, di +sentimenti e di intenti, e piena di cuore e di coraggio. + +Le pare ancora che sia ragionevole il meravigliarsi che tutti costoro +— studenti, operai, pubblicisti, — siano capaci di sentimenti nobili? O +non le pare invece che ci sarebbe da meravigliar del contrario? + +Le dirò di più, francamente: ch’io non vedo più bontà, generosità +vera che in chi professa quella fede. Conosco, sì, molti uomini +dotati di quelle virtù fra coloro che avversano anche fieramente +l’idea socialista, e ho sempre fra di essi dei cari amici. Ma dopo +che giudico l’anima loro da quell’idea, sono un po’ scaduti nel mio +concetto, debbo dirlo, anche i migliori. Io non li trovo più logici +neppur nell’esplicazione dei loro sentimenti più degni. Vedo i loro +pensieri di fraternità e di carità sociale intoppare ogni sentimento +in un ostacolo, arrestarsi quasi impauriti, a dei confini, davanti +ai quali l’animo dei socialisti piglia maggior forza per lanciarsi +oltre. M’accorgo che l’idea d’un lontano danno della loro classe +getta un’ombra sul loro già sacro amore di libertà e di eguaglianza, +e li rende avversi, in segreto, a quella diffusione dell’istruzione +popolare, che fu già il più caldo dei loro voti. Sono condotti a ogni +tratto, per combattere le nostre idee, a negare o a palliare miserie +evidenti e colpe imperdonabili; a fare, per non essere tirati a certe +concessioni, una scelta guardinga, non generosa nè schietta, fra le +ingiustizie sociali contro cui debbono levare la voce. E trovo che nel +cercare e proporre dei rimedi, s’ingegnano in ogni modo di lasciar da +parte, di finger di non vedere quelle cause, alle quali non posson +toccare senza riconoscere le ingiustizie che a loro convien tacere. +E nei credenti più sinceri scopro un sentimento religioso pieno di +pregiudizi mondani e di accortezze, che si sforza di conciliare le cose +più inconciliabili e si rassegna troppo facilmente al concetto della +necessità di troppi mali; e nei non credenti, in onta alle loro idee +liberali, sorprendo una troppo frequente tentazione di rifugiarsi, +per terrore di un avvenire infausto ai loro interessi, tra quelle del +passato, che essi combatterono per tutta la vita, e di cercare in una +religione in cui non credono, un’alleanza, della quale non potrebbero, +e lo sanno, mantenere i patti lealmente. E gli uni e gli altri, +finalmente, li vedo sforzarsi di continuo a far tacere il cuore e la +ragione, che, confusamente, ma senza tregua, susurrano loro la verità, +e a nascondere a noi questo stato d’animo, ciò che stende su tutti un +leggiero velo d’ipocrisia, sotto al quale m’appare alquanto alterata la +loro antica faccia di galantuomini. + +Di queste cose ella non s’avvede, naturalmente, perchè non può +raffrontare le persone che la circondano con la gente che ella +giudica dal giudizio loro. Ma se ne avvedrebbe, non ne dubito, se +quel raffronto potesse fare. E quante idee sue si muterebbero se ella +leggesse quei libri e quei giornali di ogni paese, che vede qualche +volta ammontati sul mio tavolino e guarda con un senso di ripugnanza! + +Scoprirebbe una legione di pensatori potenti e sereni, di cui +stupirebbe d’aver ignorato il nome finora, e che ognuno l’ignori +intorno a lei, nei quali s’accoppia alla forza d’una fede fiammeggiante +l’autorità d’una vasta e nuova coltura; nature intellettuali, tempre +d’animo nuove, gagliarde ed ingenue, appassionate ad un tempo e +pazienti; donne d’ingegno virile e di cuore angelico; poeti incolti +nelle cui strofe informi balenano immagini immense; autodidattici +solitari venuti su dalla gleba, dei quali s’indovinano gli studi +faticosi, contrastati, violenti come una lotta fisica, proseguiti per +venti anni in soffitte senza fuoco, a prezzo di sacrifici eroici; una +falange di scrittori strani, aspri, tormentati, oscuri, di cui si vede +attraverso a ogni pagina sudar la fronte nera di polvere e sanguinar +gli occhi bruciati dal riverbero delle fornaci, ma dotati d’una +eloquenza misteriosa, che la farebbe pensare per giorni e per notti. + +E udrebbe da rozze bocche di lavoratori verità e ragioni che nessun +libro le ha mai dette, narrazioni di miserie e grida dell’anima che la +farebbero fremere come il suono del pianto d’un mondo, parole di pietà +e di tenerezza, che sarebbe forzata a ripetere ai suoi figliuoli, e che +non le uscirebbero mai più dalla mente. + +E finirebbe ad amare tutti quegli uomini di ogni classe e d’ogni paese, +portanti tutti sulla fronte, come una stella vermiglia, la stessa Idea, +che si scambiano attraverso a mari e a frontiere parole di fraternità +e di speranza, e a poco a poco, abbracciando col pensiero l’orizzonte +vastissimo, vedendo l’Idea sfolgorare su mille campi di battaglia, e le +legioni stellate avanzarsi e salire da ogni parte, ingrossando lungo il +cammino come torrente in piena e sommergendo a ogni onda una rovina del +passato, sarebbe forse scossa ella pure da un fremito d’entusiasmo ed +esclamerebbe: — È giusto, è benefico, è necessario che questo sia. + +Ma no; nulla seguirebbe in lei di quanto io dico, e non gliene faccio +rimprovero, poichè troppo saldo è ancora nella sua mente quel ferreo +cerchio di idee ereditate, senza spezzare il quale le nuove non +entrano. E quando pure incominciasse in lei un mutamento, se passasse +allora sotto le sue finestre una dimostrazione d’operai socialisti, +chiedenti, lei consapevole, la più giusta delle concessioni, lei, +al veder quelle facce e all’udir quelle voci, spaventata e sdegnata, +scorderebbe in un punto tutte le sue letture e disdirebbe tutti i suoi +consensi, per maravigliarsi da capo che si possa esser socialisti e +aver dei sentimenti onesti e gentili. + +D’altra parte, io ho scelto a proposito, per parlare a lei, questo +quarto d’ora della vita nazionale. + +E anche qui, veda, ci separa un abisso, perchè tutto ciò che in questi +giorni fa respingere più sdegnosamente da lei e dai suoi amici le nuove +idee, produce in noi l’effetto opposto. + +Noi vediamo una moltitudine, che par la maggioranza del paese, urlare +e imprecare col pugno teso contro una frotta di gente cacciata a furia +nelle carceri, non colpevoli, in massima parte, che d’un’illusione, +d’un grido o d’un impeto d’ira provocata, e volere e approvare che ai +credenti nel nuovo verbo sieno violate le case, manomesse le robe, e +impedito di adunarsi, di parlare, di lagnarsi e di vivere, e accusarli +d’ogni follìa e d’ogni infamia. Ebbene, tutto questo non fa vacillare +un istante, ma rinsalda profondamente la nostra fede; la nostra +compassione non è per quelli contro cui s’impreca, ma per quelli che +imprecano; tutto ciò che accade non ci pare che un accidente sfuggevole +del grande cammino vittorioso della nostra causa; e con più serena +e imperturbabile sicurezza crediamo che la ragione, la verità, la +giustizia, l’avvenire sono dalla parte dei maledetti e che il fascio +enorme d’interessi e di forze che s’aggrava sul loro capo non è che un +mostruoso avanzo del passato, di cui gli anni sono numerati. + +Ella non lo crede; ma lo crederanno i suoi figliuoli, e i suoi nipoti +lo vedranno, e ai figli di questi non parrà possibile che gli avi loro +non l’abbiano creduto. + +Ed ora, la saluto con affettuoso rispetto. Ella risalga fra la gente +per bene; io ridiscendo.... fra gli altri. + + +Discordie in famiglia. + +Ecco una famiglia quale ve n’ha mille oramai e ve ne avrà migliaia fra +pochi anni. + +I legami dell’affetto non si sono allentati; ma la bella armonia delle +conversazioni intime e liete non v’è più. Vi entrò la nuova Idea e +v’accese la discordia tra il padre e il figliuolo, tra la figliuola +e la madre, e turbò i sonni di tutti. Le conversazioni si son mutate +in discussioni, in cui risuonano parole insolite e proposizioni +temerarie, che le persone di servizio ascoltano dilatando gli occhi +e commentano vivamente tra di loro, parteggiando pei ribelli. Ogni +giorno, sotto mille forme, la questione eterna risorge. Lo studente +adduce argomenti economici e cifre; la fanciulla ragiona, in nome d’una +pietà vasta e nuova, che abbraccia milioni d’uomini sconosciuti, e +che la vecchia madre non comprende. In parte, la comprende il padre, +o qualche cosa approva e concede, ma alle ultime conclusioni resiste +con fermezza ostinata, e, incalzato, si sdegna e disdice ciò che +ha concesso, e tronca la disputa con minaccie e rimproveri amari; +mentre la sua compagna fissa in silenzio i figliuoli, dondolando il +capo con tristezza, turbata al presentimento d’un avvenire sinistro. +Nelle controversie sempre rinascenti cozzano l’egoismo paterno e la +generosità umana, la verità di ieri che si va cangiando in menzogna, +l’utopia d’oggi che sarà verità domani, le forze tenaci dell’interesse, +le forze impetuose dell’amore, le paure della vecchiezza per cui +l’avvenire non è che minaccia, le virili baldanze della gioventù +per cui l’avvenire è tutta speranza. Chi ci ha mutato i figliuoli? — +dicono i vecchi fra due sospiri, — e passano in rassegna sospettosa +gli amici e i conoscenti, non pensando che l’idea non entra nelle case +per la porta, ma per le finestre, con le ondate d’aria e i raggi del +sole. Qua e là, pei tavolini e sugli scaffali, appaiono libri nuovi, +dai titoli strani, in cui ricorre sempre la parola malaugurata, e la +madre li guarda senza toccarli, e il padre n’apre uno ogni tanto, ma +lo richiude, corrugando la fronte. Ahimè! i libri: un altro argomento +di discordia che salta su, tra la minestra e le frutta, ogni giorno. +Scrittori che erano come i santi domestici, ai quali si rendeva +un culto concorde, son tirati giù l’un dopo l’altro dall’altare; i +figliuoli li accusano di indifferenze e di silenzi colpevoli, di idee +monche e di sentimenti angusti. Essi vanno scoprendo che la vecchia +biblioteca è piena di menzogne, di pregiudizi barbarici, di sentenze +ingiuste e stolide, accettate senza esame e ripetute macchinalmente +come ritornelli di canzoni imparate dai bimbi. Ma neppur sull’amore +di patria il vecchio patriota e i figliuoli non s’intendono più; quel +grande amore, in questi, non ha più per oggetto simbolico l’antica +bella donna superba, con la corona in capo e la spada in pugno, +fiorente di una salute alla più parte dei suoi figli negata: ma si +espande sopra una moltitudine immensa di creature umane, povere e +stanche, che pregano, si lamentano e fremono; dalle quali il pensiero +del vecchio, infiacchito dagli anni, rifugge diffidente e sgomento. +E cent’altre parole usuali, in casa sua, par che abbiano acquistato +un secondo senso, che non significhino più per i figli la medesima +idea che per lui. S’è alterata la loro ragione? S’è pervertito il +loro animo? Padre e madre, su questo punto, vivono in una incertezza +dolorosa. Sì, dell’una e dell’altra cosa son certi, se badano al +fondo dei loro discorsi: le idee sono insensate e funeste; chi ne può +dubitare?... Ma ciò che li fa dubitare è il fremito vivo e sincero +delle loro indignazioni, è l’accento amoroso e profondo della loro +pietà, è la forza virile della loro persuasione, è la pertinacia +infaticabile con cui ripetono senza fine le stesse ragioni, rincalzate +ogni giorno da nuovi consensi inaspettati d’autorità rispettabili, è la +bella luce intellettuale che lampeggia sulla loro fronte, è un non so +che di sicuro, di indomato, di grande, che si sente confusamente nella +concitazione disordinata, della loro eloquenza provocatrice. Così è. In +quei momenti il giovinetto sembra un uomo e la signorina è più bella, +e i loro visi accesi son come coloriti dal riflesso di un’aurora, +che vedono essi soli. Con quelle idee, però, l’uno non farà carriera, +l’altra resterà ragazza. E questo è il pensiero che affligge più forte +le due canizie. — A questa vecchiaia eravamo riserbati! — si dicono, e +non vi si sanno rassegnare.... + +Eh! buoni vecchi, non sapevate che eterna è la lotta fra la vecchiaia +e la giovinezza, che la casa è il piccolo campo su cui principiano in +scaramucce tutte le grandi battaglie sociali, che altri padri, altre +madri hanno sofferto, tremato, lottato prima di voi, che ogni nuova +Idea costò alla famiglia affanni e terrori, perchè la famiglia pure +è un organismo che non concepisce senza turbamenti e non partorisce +senza spasimo? Fatti coraggio, buon vecchio: per la tua figliuola e +per quelle che la somigliano sorge una nuova generazione di giovani +magnanimi, che disprezzano le donne da cui non sono compresi, e adorano +quelle che a te paion fuorviate: la tua figliuola sarà adorata da un +uomo degno dell’anima sua, e dal pieno e possente amor loro nasceranno +dei figli superbi. E tu, povera donna, che vegli fino a mezzanotte, +col cuore trepidante, aspettando il figliuolo che andò alla Sede +dei Lavoratori, datti pace; non gli far rimproveri quando apparirà +sull’uscio; accoglilo dolcemente: egli ritorna a te più buono, più +onesto, più nobile di quand’è partito; egli porta nella mente un’idea +che gli illumina la vita e nel cuore una speranza che gli fa amare +il mondo. Datti pace: egli non sarà fortunato, forse: ma non sarà +egoista, non adorerà il danaro, non opprimerà i deboli, non rimpiangerà +un passato nefando per paura d’un avvenire che il mondo invoca. E +non raccomandarti, come fai ogni sera, a quella piccola immagine di +Cristo crocifisso che pende a capo del tuo letto, perchè ti converta +il ribelle. Se quel crocifisso si staccasse dalla croce e scendesse un +momento, grande e vivo, in mezzo a voi due, non sarebbe la tua fronte +quella che sentirebbe per la prima la dolce carezza della sua mano +trafitta. + + +Il partito socialista. + + _A un piccolo borghese liberale._ + +Tu detesti il partito socialista: ma tu vuoi l’istruzione, vuoi +l’incivilimento della moltitudine perchè comprendi che la civiltà +ora è composta d’un piccolo numero d’uomini civili e d’un armento +infinito di pecore. Ebbene, rifletti un po’. Questo partito che si +rivolge alla moltitudine incolta e inerte, intorpidita da secoli di +schiavitù, ignorante a un tempo dei suoi diritti e dei suoi doveri, +e le dissuggella gli occhi, la scrolla, le soffia nella mente e nel +cuore, le grida continuamente: — Svegliati, pensa, impara, dirozzati, +migliorati, organizzati, fa il tuo bene da te stessa, affrancati da +una tutela che ti terrà perpetuamente nell’oscurità e nell’impotenza, +— questo Partito, pure condannandolo per altri rispetti, tu lo dovresti +ringraziare, se non altro, in nome della civiltà e della dignità umana. + +Tu hai in orrore la dottrina socialista; ma tu vuoi la moralità in +alto come in basso, la giustizia per tutti, una classe dirigente +illuminata, generosa, fautrice del progresso e della prosperità +pubblica. Ebbene, questo Partito, che con l’occhio vigile sulla +politica, sull’amministrazione, su tutte le forme del lavoro, su tutte +le funzioni dell’organismo sociale, continuamente e infaticabilmente, +senza riguardi e senza paure, rivela miserie, denuncia ingiustizie, +mette a nudo corruzioni, smaschera imposture, combatte false idee +ereditarie e pregiudizi barbari e privilegi iniqui, e incalzando +e tormentando con mille stimoli l’egoismo e l’inerzia della classe +privilegiata la costringe a discutere, a difendersi, a concedere, a +promettere, a fissare lo sguardo, se non altro, sulle miserie e sui +dolori umani, onde i migliori n’abbiano almeno pietà e i peggiori +almeno paura; questo Partito, credilo, esercita un’azione benefica, +della quale — se cessasse domani — avvertiresti la mancanza tu stesso +con un senso di rammarico e di sgomento. + +Tu hai il socialismo in orrore; ma tu vorresti che la gioventù, che il +popolo avesse nell’animo un alto ideale, che i collegi elettorali non +fossero mercati in cui spadroneggia chi ha più danaro e meno coscienza, +che i rappresentanti della nazione cessassero d’essere servitori e +sensali degli elettori che hanno comprati e che disprezzano. Ebbene, +questo Partito, a cui accorrono giovani d’ogni classe, senz’altro +vantaggio personale prossimo nè remoto, anzi con la certezza di +persecuzioni e di danni immediati o futuri; questo Partito che, solo, +dà in qualche luogo l’esempio confortante d’un povero lavoratore +senza un soldo, più pauroso che desideroso d’essere eletto, il quale +vince nella lotta un ambizioso potente che ha dalla parte sua tutte +le forze dell’autorità, della clientela e dell’oro; questo Partito +che respingendo blandizie, promesse e favori di chi ha tutto e può +tutto, manda al Parlamento dei deputati che non hanno nulla, che non +gli promettono nulla, che nulla possono fare nemmeno per il più umile +dei loro elettori, che non faranno mai altro per tutti che lanciare +in loro nome delle proteste soffocate dagli urli della maggioranza e +dai presagi d’un avvenire migliore, accolti con risate di scherno da +tutti i soddisfatti del presente; questo Partito, credilo, è l’unico +che rappresenti ancora la giovinezza, la poesia, l’entusiasmo della +nazione; e se queste cose tu ami, come lo affermi, dovresti dire di lui +quello che il Voltaire disse di Dio: — che bisognerebbe inventarlo se +non esistesse. + +Infine, tu vedi nel socialismo una calamità pubblica: ma tu desideri la +pace, tu vivi nel timore continuo d’una guerra che darebbe il crollo +all’economia nazionale e che porterebbe forse tuo figlio a morire +in una guerra lontana per una causa ripugnante alla tua ragione e al +tuo cuore. Ebbene, questo Partito che, mentre principi e governi si +gridano a vicenda, con simulata mansuetudine, parole d’amore e di pace, +ma senza smettere mai d’apparecchiare le armi, senza spogliarsi d’un +solo dei pregiudizi, senza rinunciare a una sola delle ambizioni, da +cui può erompere da un momento all’altro la guerra, questo Partito +che diffonde ed afforza nei popoli il sentimento d’una fratellanza +nuova; fondato sui veri ed eterni interessi di ciascuno e di tutti, +così che a ogni ombra di pericolo che sorga fra due nazioni milioni di +cuori gridano dalle due parti: — No, giù le armi, la causa per cui si +vuol combattere non è la nostra; mente chi afferma che ci odiamo, ci +tradisce chi ci vuol condurre al macello, noi siamo fratelli nel lavoro +e nella fede, e la bianca bandiera dell’avvenire è per tutti una sola; +— questo Partito, al quale si deve forse che non sia scoppiata ancora +in un quarto di secolo e che non scoppi mai più una guerra fatale che +coprirebbe di sangue e di rovine l’Europa, questo Partito, credilo, +non è una calamità, ma una benedizione, e invece di mostrare il pugno, +dovresti mandare un bacio alla sua bandiera. + +E un giorno, forse, tu lo farai. + +Intanto, continua pure a mostrarci il pugno: noi continueremo a +stenderti la mano. Continua a rallegrarti di tutte le violazioni +della libertà che in danno al Partito socialista si compiono: noi +continueremo a difendere anche la tua libertà. Continua ad accusarci +di non sognar che disordine, violenza e rapina: e il grande movimento +evolutivo dell’Idea socialista seguirà il suo corso di fiume enorme +che da ogni parte accoglie affluenti e allaga la terra «per deporvi il +limo fecondo per la coltura dell’avvenire»; continua a eccitare i tuoi +figliuoli a odiarci e a fuggirci: tu potrai strappare dal cuor loro, +ma non dal nostro, il sentimento divino della fraternità e la santa +speranza d’una società più giusta e d’una età più felice per tutti. + + +Compagno. + +Non sorrida di questa parola, professore egregio; è passato il tempo +in cui si poteva ridere dei fatti nostri. Se ella, dotto cultore degli +studi storici, vivrà altri cinquant’anni, si potrà fare molto onore, un +giorno, studiando come sia sorto e come si sia diffuso tra noi l’uso di +quella parola. + +Ma è il semplice vocabolo, forse, non l’idea, che fa sorridere, ed +ella ci vorrebbe domandare, come gli altri già fecero, perchè abbiamo +adottato quello e non altro. + +_Amici_, vorrebbe dire? + +Amici si può essere anche dissentendo intorno alle più grandi quistioni +che agitano il mondo, e, d’altra parte, noi siamo tanto numerosi, anche +in una città sola, da non poterci più chiamare propriamente con quel +nome. + +_Fratelli?_ + +Con questa parola non ci possiamo distinguere e riconoscere, perchè per +noi tutti gli uomini sono fratelli. + +_Camerati?_ + +È in uso tra la «forza armata», e nostro supremo desiderio e nostra +ferma fede è di non aver mai ad usare altra forza che quella della +parola. + +_Compagno_, dunque, è il nostro vero appellativo, che significa +chi è avviato con noi, per la medesima strada, alla medesima mèta, +acceso della stessa speranza, esposto agli stessi pericoli, pronto a +soccorrerci, sicuro d’esser soccorso, commosso dalla stessa gioia che +commuove noi ad ogni nuova conquista compiuta, nel lungo cammino, dal +grande esercito inerme e invincibile a cui apparteniamo, e con cui +combattiamo senz’ambizioni, senza rivalità, senza vantaggi, coll’unico +compenso che vien dalla coscienza di servir la verità e la giustizia, +di preparare al mondo un’età migliore. + +Ma già a che serve spiegare, professore egregio? Come il nome d’una +persona amata ha per chi l’ama un significato occulto e quasi un +suono intimo che altri non può comprendere nè sentire, così la parola +«compagno» per noi; e sarebbe inutile ogni sforzo che noi facessimo +per spiegarne a lei il valore, come è inutile spiegar la bellezza d’un +verso a chi ignori la lingua nella quale è scritto. + +Solo l’operaio che s’ode chiamar «compagno» dallo studente, il +«signore» che si sente dar quel nome dal povero, il dotto a cui lo +dice l’uomo incolto, il giovinetto a cui lo dice il vecchio; solo il +propagandista appassionato che se lo sente dire per la prima volta +dall’amico per un lungo tempo restio, il quale adotta la parola come +segno e prova della sua conversione desiderata; solo il prigioniero +che in fondo a un pezzetto di carta, fattogli pervenire con mille +stenti, trova scritto: i compagni, sotto la consolante promessa che a +sua moglie e ai suoi figli non mancherà il pane: solo l’oratore che +lancia quella parola compagni a una folla di cinquemila uditori di +ogni classe, che l’accolgono tutti con lo stesso fremito di compiacenza +altera; solo colui che giunto in una città sconosciuta, si ode chiamar +«compagno» da cento giovani non mai veduti, ai quali, per l’effetto +di quell’apostrofe, si sente legato a un tratto da mille vincoli di +affetto e di pensiero come ad amici d’infanzia ritrovati; questi +soltanto, noi soli, possiamo sentire e comprendere la poesia e la +forza, il suono delle voci innumerevoli, il soffio possente di gioventù +e di vittoria che questa parola racchiude. + +Come nei giorni della fanciullezza, alla scuola, in luogo della parola +«amico» che non s’usa ancora, s’usa quella di «compagno» e si rivolge +a tutti, signori e poveri, col sentimento stesso non turbato ancora da +alcun concetto di diversità di classe sociale; così a noi, con l’uso +di quel nome si ridesta nell’anima il senso istintivo di fraternità +e d’uguaglianza di quell’età più bella, che era rimasto sepolto per +molti anni sotto un cumulo, sovrappostosi a poco a poco, di false idee, +d’orgogli miseri e d’interesse di classe diventati egoismo pauroso +e incosciente; e in questo ringiovanimento di cuore e di linguaggio +sentiamo come un presagio e un avviamento a quel ritorno degli uomini +— illuminati dalla scienza e dalla esperienza — a certe condizioni e +forme di vita della fanciullezza dell’umanità, che è la definizione +poetica e incompiuta del socialismo. + +Sì, questa parola «compagno» che ha acquistato un senso nuovo in +tutte le lingue europee, che si scambia famigliarmente da Parigi a +Berlino, da Milano a Madrid, da Nuova York a Londra, da Bruxelles a +Sidney, fra uomini che non si vedranno mai; questa parola al cui suono +grave ed amorevole, quando lo diciamo al più umile lavoratore della +nostra famiglia, tace in noi, come per virtù d’una parola magica, ogni +sentimento d’orgoglio vano, o se un momento persiste, è soffocato dopo +quel momento da un senso di vergogna, e di rimorso violento come una +rivolta del sangue; questa parola che a vederla scritta in capo a una +lettera diretta a noi, ci par tanto più bella e solenne quanto più +rozza ed inetta si rivela la mano che l’ha tracciata a fatica; questa +parola è per noi un alto e prossimo argomento di conforto e di gioia. + +Del non poter più dire, del non sentirsi più dire da molti il caro +nome di amico, ci conforta il poter chiamare, il sentirci chiamar +da molti col nome di compagno. Ad ogni amico perduto cento compagni +sottentrano, uniti a noi, anche se conosciuti appena, da un nodo meno +intimo, ma più saldo e più fortemente umano di quello che s’è spezzato. +Nella folla che passa e nelle moltitudini immobili, cercando dei visi +amici, il nostro sguardo si arresta di preferenza sul viso di coloro +che chiamiamo compagni; visi mal noti, quasi sempre, veduti forse una +volta sola fra altri mille; ma che ci ricordano riunioni fraterne, +ore d’entusiasmo, moltitudini eccitate, sempre serene, cui su tutte +le fronti brillava la stessa fiamma. E più ci rallegra quella parola, +non detta a noi dalla bocca, ma dall’atteggiamento del viso, in mille +incontri fortuiti, espressa con un sorriso indefinibile, significata in +un saluto familiare cordiale. Che importa sapere il nome del passante? +Il suo sguardo, il suo saluto ci dice: — Sono un tuo compagno. — E +in quelle tre sillabe non udite, ma viste quasi, come i tre colori +sfuggevoli d’una bandiera, si sono incrociate due correnti luminose di +idee, di simpatie e di speranze. + +Intanto la parola si diffonde. Ogni anno nuove miriadi di uomini la +comprendono e l’accettano. Essa corre di bocca in bocca in borgate dove +ieri era ignorata, è imparata da donne e da fanciulli, penetra nelle +scuole, risuona nelle assemblee, entra nelle letterature, s’impone +nella storia. E quanto più s’estende sulla faccia della terra e tanto +più echeggia profonda nel nostro spirito, tanto più si fa grande al +nostro pensiero e diventa dolce al nostro cuore. E per questo, con +sempre maggior ardore, noi raccomandiamo ai giovani di rispettarla +e d’onorarla, di non profonderla improvvidamente, di meditar bene su +tutto ciò che essa significa e impone, di pronunciarla sempre col cuore +e con la coscienza, di far comprendere alle loro sorelle, alle loro +fidanzate, ai loro vecchi che nulla dice quella parola ch’essi non +possono gridare a fronte alta davanti alle immagini della patria che +amano e del Dio che pregano; non solo, ma che debbono accettarla essi +pure, diffonderla intorno a sè, e benedir la gioventù che l’ha fatta +sua e la grida al mondo, perchè essa esprime la comunione di milioni +d’anime in un ideale che abbraccia le più grandi aspirazioni e le più +sante leggi di Cristo. + +Questo diciamo ai giovani. È superfluo dirlo a coloro che hanno accolto +la fede socialista in quell’età, nella quale, quando essa nasce, nasce +a un punto dal cuore, dalla ragione e dalla esperienza della vita. Chi, +per un tempo, ha pronunciato la parola «compagno» con accento paterno +e la intese dire a sè con accento filiale, continuerà ad amarla e +propagarla, anche se la fede nella dottrina gli verrà meno; perchè non +potrà più rinunciare alla profonda e austera dolcezza che quella parola +gli fe’ conoscere, e rimarrà afferrato, illuso volontario al suo sogno, +come a un’illusione necessaria alla sua vita. E non sperino i fidi +e vecchi amici che ci combattono, e neppur i più amati parenti, che +quella parola possa mai morire sulle nostre labbra e nel nostro cuore. +Quando pure la vecchiaia e l’infermità e l’oscurarsi dell’intelligenza +o un rovescio di fortuna ci condannasse nei nostri ultimi anni ad +essere soldati disarmati e inoperosi dell’idea che ci splende alla +mente, quella parola ci rimarrebbe sempre nell’anima come l’espressione +del più alto stato a cui la nostra coscienza e la nostra vita d’uomini +e di cittadini si siano sollevate. E all’ultima nostra ora, dopo che +avremo detto addio alle creature strette a noi più caramente dal legame +del sangue, il nostro sguardo cercherà un amico, uno almeno, al quale +possiamo dire ancora una volta «compagno» come nei nostri bei giorni +di lavoro o di battaglia. E la più ambita, la sola gloria postuma, +desiderata da quelli fra noi che avranno degnamente operato per la +grande causa, sarà d’essere accompagnato là dove siamo tutti attesi da +un drappello di coloro a cui demmo quel nome e che sia il più povero di +loro quello che dandoci l’ultimo addio, ci saluti una volta ancora con +quella parola che ci fu così dolce e onorevole, e ci dica: compagno, +riposa; noi proseguiamo il cammino. + + +Nel campo nemico. + +Compagno ingenuo, che ti perdi d’animo, qualche volta, considerando il +grande numero degli avversari che si combattono e degli indifferenti +che non ci badano, tu ti lasci scoraggiare da un’illusione. Chi esamina +gli uni e gli altri, classe per classe, con occhio attento, non solo +non si perde d’animo, ma sente rinvigorita la propria fede, e trova un +vero diletto nello spettacolo che gli offre il campo nemico. + + * + +Per esempio, tu vedi una legione di giornalisti che tuonano e lanciano +scherni e calunnie contro il socialismo. Non ti sgomentare. Non tutti +credono e sentono quello che scrivono. Molti di essi, quando ragionano +a quattr’occhi con socialisti loro amici, non sono così feroci e +inflessibili come paiono nei loro giornali. Molti, nel giudicare la +società presente, non sono molto discordi da noi; non pochi riconoscono +nel Partito socialista la grandezza del fine, la logica e la lealtà del +procedere, il disinteresse, la generosità, la dottrina dei principali +propagatori; altri consentono anche in una parte del programma nostro +e giungon fino ad ammettere che il socialismo è un freno salutare alla +prepotenza di un individualismo senza pietà che ci condurrebbe alla +rivoluzione; alcuni vanno più oltre, e presagiscono che il socialismo +trionferà per cadere in breve tempo, è vero; ma dopo aver sgombrato +e preparato il terreno a una riforma meno ardita, ma pure grande +e durevole. E se di queste idee non lasciano trasparire nemmeno un +barlume nei loro articoli, se il più delle volte dicono violentemente +il contrario, è perchè non possono fare diversamente, perchè il +contrario vuole che dicano la gran maggioranza dei lettori che tengono +in vita il giornale di cui essi vivono, e se scrivessero la sola +metà di quello che pensano, si vedrebbero grandinar nell’ufficio le +disdette d’abbonamento. Ma se domani si fondasse un giornale socialista +con un milione di capitale, che offrisse diecimila lire l’anno ai +collaboratori, tieni per certo che molti di essi accetterebbero +con gratitudine un posto nella redazione e vi adempirebbero +«coscienziosamente» il loro dovere. La forza vera e tenace non è che +nella profondità delle convinzioni. Quelli non son dunque dei nemici +forti e incrollabili, che il socialismo abbia a temere. + + * + +Così, tu vedi combattuto furiosamente il socialismo da tutti i così +detti «ben pensanti», i quali temono che il mondo mutando in meglio +per molti, muti in peggio per i pochi. Costoro chiamano i socialisti +«spostati, sobillatori, ribelli, invidiosi della ricchezza, nemici +del consorzio civile». Non te ne inquietare. Se tu li sentissi, la +maggior parte, quando parlano in privato dei borghesi più benestanti di +loro, di quell’aristocrazia milionaria, che li offusca col suo lusso, +li domina con la sua influenza e li offende con la sua alterigia; tu +sentiresti sulla loro bocca tutte le formule della critica socialista +più ardita, una identità di argomenti e di parole da farti credere che +studino a mente i nostri giornali; ma condite di ben altra acrimonia. +Bisogna vedere come analizzano le sorgenti torbide delle grandi +fortune, come flagellano l’ozio fastoso e superbo, come si rivoltano +contro la potenza corruttrice delle grandi ricchezze «accumulate in +poche mani». Essi gridano la croce ai socialisti della soffitta; ma +sono dei socialisti del terzo piano, furibondi contro gli sfruttatori +e i parassiti del piano nobile. Se non mirasse più in alto di questo +piano la nuova dottrina, si inscriverebbero forse nel Partito. In +ogni modo, sono socialisti dalla cifra del loro patrimonio all’insù, +«istigatori all’odio» tra cerchio e cerchio della loro classe, alleati +nostri indiretti, fautori parziali, avvocati segreti e inconsapevoli +della nostra Idea. + + * + +V’è un’altra classe di avversari nostri che forse ti danno a pensare; +sociologi in carica, economisti insegnanti, accademici e conferenzieri, +i quali dimostrano scientificamente che il socialismo è una dottrina +assurda e funesta. Non bisogna dar loro un’importanza eccessiva. Molti +di essi si trovan nella condizione di quei sacerdoti che non han più +fede: bisogna pur che fingano di averla. Certo non esiste ancora un +programma governativo per le scienze economiche e sociali, come lo +chiedeva al ministero non è molto tempo, un senatore israelita; ma, +dentro a certi limiti, si può dire che è sottinteso. Lo stipendio segna +la strada; non si può professar socialismo dalla cattedra scientifica. +Può un cittadino qualunque, anche colto, giustificar la sua conversione +alle nuove idee, dicendo: — Mi son messo a studiare e mi son persuaso; +— ma come può dire un economista: Dopo trent’anni di studio riconosco +che ho battuto una strada falsa? — Non si può pretender l’eroismo da +alcuno. E quanti di essi, che combattono il socialismo con baldanzosa +sicurezza, sono assaliti da mille dubbi, che li fanno tentennare +e transigere nelle dispute private, e quanti dissensi dividon la +loro famiglia anche in faccia all’avversario comune, anche sui +punti capitali delle loro dottrine! Ma già l’edifizio della scienza +ufficiale, screpolato e rotto da ogni parte, somiglia a una di quelle +vecchie case di via Pietro Micca, di cui non restan più che i muri +esteriori, in mezzo ai quali si va innalzando, non veduta, la casa +nuova. Vista di lontano, la facciata ha ancora aspetto di solidità +e alcun che di maestoso, ma non è più che un simulacro d’edifizio, +condannato anch’esso a cader fra poco. + + * + +V’è un’altra famiglia di nostri concittadini, che ti è cagione di +sconforto e di amarezza. Sono poveri impiegati, istitutori, borghesi +d’apparenza soltanto, formanti la così detta coda della borghesia, non +più legati a questa che di nome; i quali, per mille ragioni d’interesse +e di sentimento dovrebbero far causa comune con noi e schierarsi +primi nel nostro campo. Non pochi, è vero, vi son già schierati. Ma +i più rimangono ancora dall’altra parte, resistono all’azione della +propaganda, non si fanno veder mai con uno dei nostri giornali tra +le mani, sfuggono perfino visibilmente la nostra compagnia. E, tu li +credi nemici del socialismo e li chiami ciechi e li hai in ira. Quanto +t’inganni, per la maggior parte di loro. Non son ciechi, non timidi; +vedono e capiscono quanto noi; con noi sono la loro coscienza e il +loro cuore; ma il pane loro e della loro famiglia è nelle mani altrui; +se entrano nel socialismo, lo perdono; sono vigilati e minacciati; +non hanno libertà nè sicurezza. Ma non dubitare: i nostri giornali e +i nostri libri li leggono di nascosto, in seno alla propria famiglia +esprimono le nostre idee e le nostre speranze, sulla scheda elettorale +scrivono i nomi che noi scriviamo, e dell’incremento maraviglioso +del moto socialista che seguono con tutta l’anima, gioiscono e +insuperbiscono in segreto. Attendi che il partito diventi così alto e +vasto da poterli proteggere, e ve li vedrai accorrere a migliaia, alla +luce del sole, e riconoscerai che, in ispirito, v’appartengono per +sempre. + + * + +Tu consideri ancora come nemica quella gran moltitudine di gente +di tutte le classi che al nome del socialismo scrolla le spalle e +risponde che non vuol nemmeno udirne discorrere e volta la schiena ai +propagandisti. Ma t’inganni. Tutti costoro ripugnano dal socialismo, +non perchè è quello che è ma per l’unica ragione che è una idea nuova, +e ripugnano egualmente da tutte le altre idee consimili per quella +inerzia dell’intelligenza e dell’animo chiamata ora misoneismo, per +cui l’accettazione d’ogni idea è una fatica, anzi un vero dolore, +che offende e sconcerta l’organismo come una violenza fatta alla sua +natura. Essi non hanno nè convinzioni nè passioni: stanno dalla parte +dove si può stare senza muoversi e senza pensare. Sono monarchici +sotto la monarchia, repubblicani con la repubblica, clericali dove il +clericalismo predomina, democratici dove impera la democrazia. La loro +divisa è: — Non vogliamo esser seccati. Non si curano di sapere se i +socialisti abbiano torto o ragione, se possano condurre la società al +meglio o al peggio: per loro sono dei disturbatori: e per questo solo +li hanno a noia e chiudon le orecchie alla loro voce. Non li udrai +mai neppure esprimere un giudizio sulla dottrina socialista; o se +lo esprimono sarà un giudizio d’altri, ripetuto macchinalmente, che +non ha alcuna radice nell’animo loro in cui nessuna idea può mettere +radice. La moltitudine è numerosa, certamente; ma non è forza ostile +e temibile. Non c’è bisogno di conquistarla, poichè su di essa non le +idee, ma i fatti soltanto hanno potere. Essa cederà ai fatti. Essa non +sostiene alcuna forma politica o sociale se non fino al momento in cui +è più comodo sostenerla che lasciarla cascare. Essa non ha altra forza +che quella del suo peso, e appena sentirà inclinato il terreno verso il +socialismo, scivolerà in questo tutt’a un tratto e tutta insieme come +una massa di neve giù per la china a un leggero soffio di vento. + + * + +V’è poi nelle classi colte una categoria a parte di avversari nostri, +specialmente di personaggi in vista, fini d’ingegno ed elastici di +coscienza, i quali combattono il socialismo; ma spiando l’orizzonte +e fiutando il vento. Sono professionisti, scienziati, scrittori, +uomini politici, persuasi, in fondo, della inevitabilità di un grande +mutamento di cose; ma persuasi a un tempo che, per ora, è loro più +utile combatterlo che secondarlo. Lo combattono però con gli opportuni +riguardi per non precludersi la via al gran passaggio che si propongon +di fare al momento propizio. Accarezzano con una mano il proletariato, +ma lisciando con l’altra la borghesia! Parlano dell’affratellamento +delle classi, ma senza dire qual sia la prima che deve tender le +braccia; inneggiano all’avvenire migliore, ma senza determinare in +che cosa esso debba diversificar dal passato; approvano le leggi +eccezionali, ma a condizione che siano «applicate» con delicatezza. +Così potranno dire un giorno d’esser fautori antichi delle nuove idee e +d’aver cooperato al loro trionfo. V’è nella pelle di ciascuno di questi +borghesi un socialista rimpiattato, pronto a saltar fuori; il quale, +quando vanno in piazza, fa capolino, e quando entrano in un salotto si +aggomitola. Ma salterà tutto fuori fra non lungo tempo, non dubitare, +e senza aspettare scioccamente l’ultima ora. Chi sa quanti di costoro +volgono già in mente degli eloquenti opuscoli di propaganda diretti +a convincere o a vituperare gli ultimi renitenti ostinati! E sarà un +bello spettacolo in quel tempo una furia di conversazioni inaspettate, +una baldoria di coscienze rifatte, un carnevale di trasvestimenti e di +trasformazioni e di giravolte da superare in grandiosità e in lepidezza +quanto si è veduto al mondo finora. + + * + +Così è. I nemici del socialismo, gli ostacoli che gli attraversano il +cammino, giudicati dai più così formidabili, son tali in apparenza +più che in realtà. È un sistema di vecchie fortezze disposto in +maniera che, caduta l’una, le altre non reggono; un esercito scrivente +e parlante, composto in gran parte di penne mercenarie che non +hanno forza alcuna sui cuori e sulle coscienze; una confederazione +d’interessati, ai quali non rimane più un solo grande principio, +dietro a cui nascondere la difesa dei propri interessi; e serrata +intorno a loro, una moltitudine d’infingardi e di abbrutiti incapaci +di difenderli, e, mescolati a questa moltitudine, gran numero di +astuti che covano già in cuore il tradimento. La prova che, sentendosi +deboli, sono sgomenti, è che non han nemmeno l’elementare prudenza di +difendersi con delle concessioni ragionevoli e di fare il loro festino +con un po’ di modestia: negano più avaramente che per il passato +e fanno un carnevale provocatore. A loro conviene veramente quella +similitudine di Louis Blanc che paragona la società del suo tempo a +Luigi XI nei suoi ultimi giorni, quando si sforzava di sorridere, di +dissimulare il suo pallore, di non vacillare camminando, e diceva al +suo medico: — Ma guardate! io non sono mai stato così bene. — Così la +società d’oggi, dice egli, si sento morire e nega la sua decadenza. +Circondandosi di tutte le menzogne della sua ricchezza, di tutte le +pompe vane d’una potenza che svanisce, essa afferma puerilmente la +sua forza e, nell’eccesso medesimo del suo turbamento, si vanta. I +privilegiati della civiltà moderna somigliano a quel fanciullo spartano +che sorrideva, tenendo nascosta sotto la veste la serpe che gli rodeva +le viscere. Essi pure mostrano un viso ridente, e si sforzano d’esser +felici; ma l’inquietudine sta nel cuore e li rode. — Ma già neppure +più sorridono: gridano il socialismo barbarie, chiamano i socialisti +malfattori, bestemmiano la libertà, si raccomandano a quel Dio in cui +non credono. La malattia volge al suo termine quando incomincia il +delirio. + +Ecco la verità consolante. + +Ed ora ti saluto, giovine compagno, e ti esorto a procedere serenamente +e nobilmente sulla via.... del domicilio coatto. + + +Obiezioni al socialismo. + +Molti avversari dichiarati del socialismo sono fautori di una tassa +fortemente progressiva, qual’è nel «programma socialista minimo», e +presagiscono che questa tassa, fra cinquant’anni, sarà in vigore in +tutti gli Stati civili; oppure propugnano la necessità d’un’imposta +proporzionale sulle successioni, diretta a vantaggio esclusivo delle +classi lavoratrici, la quale costituisca una specie di diritto +successorio per tutti coloro che non hanno alcuna successione da +attendere, rendendo obbligatorio per tutti i ricchi quello che ora non +è che spontaneo atto di carità di qualcuno. + +Altri dicono, come il Richet: — Non crediamo nel socialismo; ma +prevediamo che, per effetto della progressiva inevitabile diminuzione +del valore del capitale (prodotta da un complesso di cause che +dimostriamo), sarà un giorno quasi soppresso il capitalista; poichè +per avere una rendita corrispondente al guadagno accresciuto +del lavoratore, occorrerà un capitale così ingente, che saranno +un’eccezione minima quelli che potranno vivere senza lavorare. + +Dicono altri come il Secrétan: — Noi non siamo socialisti; ma pensiamo +che le associazioni operaie si svolgeranno fino a un punto in cui +coordinandosi tutte in una vasta associazione nazionale, si troveranno +in grado di riscattare dai capitalisti tutti quanti i mezzi di +produzione e di attuare un sistema che ripartirà più largamente e più +equamente fra tutti i suoi lavoratori la somma delle ricchezze sociali. + +Dicono molti altri come il Nitti: — Noi non abbiam fede nell’Idea +socialista; ma siamo persuasi che, allargandosi e perfezionandosi +l’organizzazione e l’educazione delle classi operaie, diventando anche +più meccanica l’industria, partecipando direttamente al potere come è +giusto e necessario il popolo lavoratore, la funzione della borghesia +sarà ridotta col tempo presso che a nulla. + +Altri molti, del socialismo nemici inconciliabili, come lo Spencer, +ammettono come cosa possibile che il tipo sociale industriale +«forse con lo svilupparsi delle cooperative, le quali cancellano, +teoricamente, la distinzione fra lavoratore e padrone» abbia a produrre +in avvenire un ordinamento politico ed economico, in cui non esistano +più interessi opposti di classe. + +Molti altri, come il Sonnino nel suo libro sulla Sicilia, dicono: — +Noi neghiamo la lotta di classe (e si sottintende); ma riconosciamo +che le nostre istituzioni libere sono ordinate in modo da perpetuare e +peggiorare uno stato di cose disumano ed iniquo, che esse non son che +armi messe nelle mani d’una classe perchè possa seguitare a vivere e +a godere a spese delle altre, e che bisogna fare in modo che questo +cessi, ossia «che l’aumento della ricchezza vada a benefizio delle +condizioni generali del lavoratore, invece di andar tutto quanto, sotto +forma di rendita fondiaria, nelle tasche dei proprietari». + +Noi non siamo socialisti, dicono altri, come Pietro Ellero; ma vogliamo +che il lavoro abbia una legislazione propria che lo sciolga dai ceppi +servili, in cui lo lasciò il diritto romano e che i lavoratori abbiano +un’assoluta libertà «d’associazione, di concerti e di lotta»; vogliamo +delle istituzioni che facilitino loro in tutti i modi «il fido e il +procacciamento degli strumenti e della materia e l’avviamento alla +consecuzione del capitale». + +Dicono altri, come il cardinale Manning: — Noi non accettiamo il +socialismo; ma vogliamo l’intervento diuturno dello Stato nelle +relazioni fra capitale e lavoro, vogliamo del lavoro l’ordinamento +internazionale e la fissazione delle ore e d’un salario minimo; non +vogliamo che continui l’accumulamento delle ricchezze a profitto +unico di certe classi e di certi individui «perchè è cosa ingiusta e +immorale, che conduce allo sfacelo del consorzio civile». + +Dicono altri, come i conservatori dello stampo del Meyer di Germania: +— Crediamo noi pure un’utopia il socialismo; ma vogliamo tassati +fortemente tutti i profitti dell’industria e della banca, limitato +l’interesse a ogni capitale non messo in valore dal suo proprietario, +obbligati dallo Stato gli industriali a costrurre case per gli operai, +e migliorare le condizioni di questi in tutte le forme, e per forza di +legge. + +Altri, difensori del principio di proprietà sotto ogni altra forma, +propugnano come molti in Inghilterra, la nazionalizzazione del suolo, +e dicono come James Mill: — Noi non siamo pel socialismo; ma vogliamo +vôlto a profitto dello Stato, per mezzo dell’imposta, quel plus-valore +della terra o almeno una gran parte di esso, che è conseguenza naturale +dell’accrescimento della popolazione e della ricchezza senza il +concorso di alcuno sforzo o d’alcuna spesa del possessore. + +Altri ripudiano il socialismo; ma proclamano l’utilità di convertire +in servizi pubblici il maggior numero possibile dei servizi che sono +affidati ora alla speculazione privata e ritengono col Chamberlain +che il governo municipale sia il migliore strumento di riforme sociali +che debba essere suo ufficio l’accumulare le ricchezze della comunità +e adoperarle a sopperire ai bisogni dei cittadini men fortunati, ed +esercitare come la direzione d’una grande società cooperativa, della +quale ogni cittadino sia un azionista. + +Dicono altri, come disse il Molinari, direttore del «Journal des +Economistes»: — Noi crediamo assurdo il socialismo; ma siamo costretti +a riconoscere che, per quanto debba esser grande il mutamento che da +ciò deve nascere, «i giorni dell’agricoltura individuale sono contati»; +e quale sia quel «grande mutamento» che il Molinari non determina, lo +accennano altri, come lo Zangtar, che, dopo aver studiato le proprietà +collettive dell’Ungheria e d’altri paesi, dicono: — Noi non siamo +socialisti; ma chi sa che il comunismo incosciente dei popoli fanciulli +non sia appunto quella forma naturale della produzione che, messa in +pratica scientemente, sarà chiamata a riportarci, nella maturità del +progresso, i giorni felici della fanciullezza, senza le tempeste che a +questa s’accompagnarono? + +Altri, combattendo il socialismo, dicono, come il Barazzuoli, +che bisogna estendere la proprietà al maggior numero possibile di +contadini, «perchè il contadino che non possiede non sarà mai altro che +un servo della gleba»; e come si possa accordare questo frazionamento +della proprietà terriera con la fine della agricoltura individuale +pronosticata dal Molinari, che è ben altro economista che il +Barazzuoli, lo dica chi ha mente più acuta della nostra. Altri nemici +del socialismo come Vittorio Bersezio, mettono però innanzi la massima: +La terra a chi lavora. — Altri, come la nostra Rassegna «L’Economista», +respingono il programma socialista, ma caldeggiano l’idea della +_nazione armata_. — Altri, come la più parte dei soci della «Lega della +pace», dicono: — Non siamo socialisti: ma crediamo nella federazione +dei popoli e nella pace universale. — Altri, come il Clemenceau: — +Non siamo socialisti; ma vogliamo assicurata a tutti i lavoratori la +vecchiaia. — Ed altri ancora: — Non siamo socialisti, ma vogliamo +parificati i diritti della donna a quelli dell’uomo. — Non siamo +socialisti; ma vogliamo la giustizia gratuita. — Non siamo socialisti, +ma vogliamo con l’istruzione obbligatoria il mantenimento dei fanciulli +poveri: senza di che l’istruzione obbligatoria è una tirannia e una +menzogna. — E si potrebbe continuar senza fine in citazioni consimili; +le quali ci dimostrano la verità di quella sentenza che ricordò poco fa +Carlo Wagner agli studenti universitari francesi: — L’avversario è un +collaboratore. + +Mettete insieme, infatti, tutte le affermazioni, le proposte, le +tendenze, le speranze dei valentuomini sopracitati, per ciascuno +dei quali il socialismo è un’utopia, e vedete, se, supponendo le une +attuate e le altre avviate ad attuarsi, non conducono necessariamente, +fra tutte, all’attuazione integrale della idea socialista; vedete +se nel centro a cui tutte queste linee ideali convergono si possa +essere altra cosa che il socialismo. Tutti questi nostri avversari +ci fanno l’effetto di tante persone che portino inconsciamente una +pietra per la costruzione d’un edifizio il quale dicono impossibile +a costruirsi. Essi non possono concepire una riforma, un’idea di +progresso e di miglioramento sociale, la quale non sia un argomento che +indirettamente ci confermi nelle nostre convinzioni, un involontario +impulso al movimento delle nostre idee, una prova di più che non è +possibile progredire se non per la via sulla quale noi li precediamo, +e che per non essere trascinati al socialismo non ci son che due mezzi +logici: rimanere immobili o retrocedere. Ma il rimanere immobili è +per forza d’una legge sociale, inviolabile quanto una legge di natura, +impossibile, e il retrocedere pare a quelli stessi che lo vorrebbero +una cosa anche più temeraria e funesta che l’andare avanti. + +Spontanei o forzati, consapevoli o no, sono dunque tutti in varia +misura nostri collaboratori. Progressisti arditi o cauti, conservatori +tenaci, retrogradi di cuore, se non di fatto, tutti i nostri avversari +si ritrovano, rispetto al socialismo, nella condizione di quei +cittadini di Nuova York, che vanno sulle «strade giranti»; possono gli +uni correre innanzi, altri star fermi, altri camminare in direzione +opposta al moto del ponte che li sostiene; ma tutti son portati +irresistibilmente da quella parte verso cui la strada procede. + +E questa verità è compresa oramai anche dalla parte più incolta e più +apatica del popolo lavoratore. Non è un socialista italiano che lo +dice: è un francese legittimista e conservatore: «Intorno al letto di +porpora e di letame su cui muore questa società in decomposizione, +il popolo aspetta. Ben persuaso che tutto sarà per lui un giorno o +l’altro, egli è più burlone che violento, e meno impaziente che non +si creda: egli mostra invece una certa rassegnazione sorniona — una +pazienza di erede....» + + +Età agitata. + +I moti delle classi lavoratrici che interrompono a quando a quando +il corso regolare della vita pubblica non paion ai contenti del mondo +che perturbamenti funesti dell’ordine, somiglianti ai terremoti, alle +inondazioni e a quell’altre commozioni della natura, le quali non +producono che rovine. Ma, considerati insieme e in un vasto spazio di +tempo, tutti questi sforzi vasti o circoscritti, quieti o violenti, +fortunati o sfortunati, con cui le moltitudini tendono a migliorare +il proprio stato, tutte queste agitazioni e convulsioni che mettono +innanzi alla società nuovi problemi da risolvere, che le ripresentano +sotto nuovi aspetti problemi antichi, che la fanno temere, pensare, +discutere, cercar rimedi, esperimentar mutamenti, che la costringono, +per preservare e risanare il suo organismo, a estirpare da sè abusi +e privilegi del passato, a tentar continuamente nuovi modi e forme di +funzione e di conciliazione dei propri elementi, sono correnti di vita +intellettuale e morale che la ringiovaniscono e la fecondano. + +Se un miglioramento grande si avrà nell’avvenire, sarà effetto delle +perturbazioni e degli affanni che rendono quasi intollerabile la +vita presente a tutti coloro a cui pare che l’essere soddisfatti dia +il diritto di vivere in pace. Quello che a noi pare irrequietezza +morbosa e disordine fatale, a chi giudicherà in tempi lontani il tempo +nostro parrà preparazione, lavoro, lotta necessaria, generatrice di +bene. A noi sembra di essere in balìa d’un turbine che ci rigiri di +continuo nello stesso spazio; ma il turbine, rigirandosi procede, e +ci porta innanzi fra le sue spire; e il polverio che ci avvolge e ci +fa difficile il cammino è un nuvolo di semi che ricadono sulla terra +e germogliano. La società non partorisce senza dolore: soffriamo +tutti; ma è legge benefica della vita. Anche nell’animo del borghese +impaurito che impreca agli agitatori, e rivorrebbe la quiete antica a +prezzo della libertà, si vien formando sotto la paura e la collera un +concetto nuovo della giustizia sociale, doloroso, come un dente che +spunta, ma ch’egli non può reprimere; ogni giorno, nel secreto della +sua coscienza, e a malgrado proprio, egli fa una concessione alle +tendenze che avversa; e il germe, che in lui non ha ancora forza di +rompere l’involucro dell’egoismo di classe, fiorirà nel suo figliuolo +in un’idea umana. In questo cozzo tempestoso di forze e di passioni, +che travaglia tutti gli spiriti, l’anima umana ingrandisce, e s’apre +lentamente alla luce d’una bontà nuova, che sorge come un astro +all’orizzonte del mondo. + +Simboleggiò forse questo pensiero il grande scrittore del «Germinal» +nella scena culminante del suo libro terribile. Dopo i lunghi giorni +d’affanno mortali passati dal minatore nelle tenebre delle gallerie +franate e dall’ingegnere nel lavoro disperato del salvamento, Stefano, +operaio ardente e ribelle, e Negriel, il capo autoritario e scettico, +che fino allora s’eran odiati, quando s’incontrano si gettano nelle +braccia l’un dell’altro e «singhiozzano a grandi singhiozzi nella +commozione profonda di tutta l’umanità che è nell’anima loro». Così nel +poema. Passerà la tempesta, e s’incontreranno così nella storia. + + +Mentre passano gli scioperanti. + +V’è un certo numero di borghesi, i quali, in fondo, per bontà di cuore +e per lume di ragione, sono favorevoli, benchè indeterminatamente, +al movimento attuale del proletariato; ma che dallo spettacolo +di qualunque agitazione di popolo, sia pure nel loro concetto +giustificabile, e anche da una semplice passeggiata rumorosa di +scioperanti per le strade cittadine, hanno una scossa violenta +all’animo, da cui son messe in fuga, come un branco di passeri +spaventati, tutte le loro idee democratiche. In ogni torbido popolare +vedono la minaccia e il principio d’uno scatenamento fatale dei +peggiori istinti della moltitudine, il quale li fa disperare che essa +possa mai progredire civilmente per la via della libertà e dell’ordine, +nè incivilirsi mai per alcun’altra via. Io ne vidi parecchi, in +un’occasione recente, impallidire al passaggio d’una folla agitata, ma +non minacciosa, d’operai, e lessi nel loro viso l’amarezza profonda, +ch’essi provavano in quel punto, di sentir vacillare e cadere in sè +opinioni e sentimenti, dei quali abitualmente si vantavano. È un senso +di sgomento improvviso e irragionevole, somigliante a quello che si +ridesta a ogni più leggiero tremito reale o illusorio dei muri della +casa in chi ha esperimentato una volta il terrore d’un terremoto. + +E non di meno son gente che, a mente calma, capisce quanta parte di +responsabilità, nelle agitazioni del popolo, sia tolta a ciascuno dalla +forza che esercita sull’individuo l’eccitazione collettiva, e quanto +trascenda la passione e la volontà di ciascuno il fluido inebbriante +che si sprigiona dal contatto delle persone e dalla confusione delle +voci. Essi non rammentano, in quei momenti, le urlate e le baruffe +selvagge dei parlamenti, le irruenze devastatrici delle studentesche, +i tumulti furiosi di molte adunanze, non composte che di cittadini +delle classi superiori, ma divisi da passioni di partito e da +opposizioni d’interessi economici. Essi non pensano in che larga misura +concorra a far trasmodare la folla popolare una naturale reazione +che, in quella breve ebbrezza di libertà, s’opera in essa contro +la monotonia pesante della vita ordinaria, del lungo lavoro sempre +eguale, del pensiero ristretto, dell’immaginazione compressa dalle +consuetudini meccaniche, della necessaria rinunzia quotidiana a mille +piccoli desideri, continuamente rieccitati dallo spettacolo di chi +li appaga e ne cerca senza posa di nuovi, non per altro che per aver +l’occupazione d’appagarli. Essi non considerano, quando eccessi veri +si hanno a lamentare, che in quelle folle s’intromettono, non voluti +e irriconoscibili, elementi sfrenati e malefici, delle cui violenze è +ingiusto il far ricadere la colpa sulla moltitudine intera: elementi +che s’insinuano anche nelle dimostrazioni pubbliche, quando queste si +prolungano, della gioventù studiosa, che s’intromettevano anche nelle +più nobili agitazioni patriottiche del passato, che da per tutto si +fanno armi offensive d’ogni idea e d’ogni passione più santa, quando +questa invade in forma di torrente umano le vie e involontariamente +ricopre e protegge con le sue onde gli sfoghi individuali della +malvagità e della vendetta. + +Per questo il «buon popolo lavoratore» ogni volta che appena si +muova, si trasmuta ai loro occhi nella «Gran Bestia» e assistendo alle +manifestazioni del suo malcontento essi passano davvero di assai brutti +quarti d’ora di ansietà e di amarezza. È il ricordo e il timore di quei +quarti d’ora che, al primo annunzio di ogni sciopero, e prima d’ogni +considerazione delle sue cagioni e del suo scopo, desta in loro un +senso di molestia e d’avversione, una tendenza a condannarlo senz’altro +come un turbamento colpevole della pace pubblica, a giudicarlo non +mosso da altre cause che dall’istigazione di pochi mestatori e da un +bisogno turbolento di ribellione e di fannullaggine. E sogliono dire: +— In che maniera non pensano questi male ispirati alle privazioni e +alle angoscie a cui vanno incontro, e a cui trascinano le loro povere +famiglie? — Come se fosse possibile che non ci pensassero di continuo, +poichè esse cominciano, si può dire, fin dal primo giorno, e come se +avessero altro a cui pensare! + +Il vero è che, mentre lo sciopero dura, sono essi, gl’impauriti, quelli +che a tali privazioni ed angoscie non pensano, avendo tutto l’animo +occupato dall’affanno proprio; chè se le avessero presenti al pensiero, +come dovrebbero, sarebbero disposti ad una grande indulgenza per +coloro che le patiscono, anche giudicando che questi ci siano andati +incontro senza ragione. E se serbassero maggiore tranquillità d’animo +in quei giorni, invece di approvare i privati che, giudicando uno +sciopero ingiusto e dannoso a un interesse generale della cittadinanza, +largiscono pubblicamente dei premi in danaro agli operai rimasti al +lavoro, riconoscerebbero che un tale atto sarebbe soltanto ragionevole +e umano quando quegli stessi donatori aiutassero con oblazioni i +lavoratori a sostenere la lotta, nei casi non rari di sciopero, in cui +la ragione è palesemente dalla parte loro, e nessun interesse generale +è danneggiato: del qual fatto sarebbero molto imbarazzati a citare un +esempio. + +Così è. Fa più nemici a ogni buona causa la paura che la persuasione +e l’interesse: anche l’interesse, sebbene la paura nasca da questo, +perchè in molti, a cuor pacato, il sentimento dell’interesse +individuale o di classe non è tanto forte da toglier loro la percezione +e il rispetto dell’interesse altrui: è la paura che lo ingigantisce +e lo accieca. Disse Garibaldi che «la paura non serve a niente». Così +fosse soltanto! Ma è ben di peggio. Essa confonde la visione del vero, +offusca il concetto della giustizia, comprime il sentimento della +pietà, e paralizza ogni forza benefica d’azione civile. + + +Il malinteso borghese. + +L’«ignoranza plebea» è quella della moltitudine, la quale non sa perchè +non ha studiato e non ha studiato perchè non ha potuto; nè si può +disconoscere che questa ignoranza sia senza colpa. Eppure come d’una +colpa ne parlano con iroso disprezzo coloro che attribuiscono ad essa +la facilità con cui il popolo accoglie «le illusioni del socialismo». +Se poi osservate loro che in tutti i paesi queste «illusioni» sono +più facilmente accolte dalla parte più incolta, essi rispondono che +sono egualmente facili ad illudersi «l’ignoranza e la mezza cultura». +Ebbene, arrestiamoci qui, perchè l’argomento si può rivoltare. + +La mezza cultura è facile del pari ad accettare idee false e a +respingere e a dileggiare delle giuste, soltanto perchè nuove e grandi. +Non sarebbe per l’appunto la mezza cultura della nostra borghesia +quella che la fa così arditamente sentenziar false, insensate, +chimeriche le idee socialistiche? + +Ogni socialista si persuade di questa verità dopo aver riconosciuto per +esperienza che, quanto più gli avversari con cui gli occorre discutere +quelle idee sono largamente e profondamente colti, tanto più si +mostrano inclini ad accettarne alcune, cauti nel respingere le altre, +disposti a ponderarle tutte, e gravemente pensierosi del corso e degli +effetti che esse possano avere nell’avvenire. Via via che si discende +sulla scala della cultura, si trova una più feroce ostilità. Toccato +sul socialismo il professore universitario riflette e ragiona; il +capomastro arricchito strepita e sputa. E questa diversità ha un grande +e consolante significato. + +Si obbietterà: — In che maniera potete parlare di mezza cultura in +Italia, dove gli studi economici, per consenso anche di illustri +stranieri, sono spinti innanzi e diffusi più che in ogni altro paese? +A questa domanda risponde un valente sociologo italiano (che non +è socialista) in uno scritto «sul movimento economico e sociale in +Italia» pubblicato da un’importante rivista belga. Risponde che i +cultori di questi studi, fra noi, formano quasi una classe a parte, che +influisce pochissimo sulla borghesia, la quale sta fuori quasi affatto +dalla cultura superiore, in modo che il grande progresso degli studi +economici e sociali non è in relazione diretta con quello della cultura +pubblica. E in prova di ciò allega il fatto che la grande maggioranza +delle nostre persone colte, ignorando che le dottrine del socialismo +hanno ormai un largo e saldo fondamento scientifico, ne parlano +ancora candidamente come di compassionevoli utopie. E cita un grande +e autorevole giornale italiano, che pochi mesi sono pronunciava ancora +questa sentenza: «Il socialismo è il danaro degli altri». + +Ebbene è così. Ma uomini dotti in scienze e in lettere, persone +che reggono alte cariche dello Stato, giovani e signore brillanti +dell’aristocrazia intellettuale, e bravi insegnanti e ottimi impiegati +e funzionari e proprietari anche di alto bordo, la grandissima +maggioranza, insomma, della nostra media ed alta borghesia, è ancora +a questo segno. Interrogateli, tastateli intorno alla più grande +questione del tempo nostro, voi riconoscerete subito, in quasi +tutti, l’ignoranza perfino del significato proprio delle parole più +indispensabili a discutere; v’udite dare di quelle risposte che vi +rivelano istantaneamente l’assoluta inutilità di ogni discussione, e +vi fanno rimanere stupefatti, presi da un senso di tristezza e di pietà +che vi mozza la parola. + +Sì, a questo punto siamo ancora in Italia. + +Questa profonda agitazione di popoli, che ha la sua causa in tutte +le miserie e in tutti i dolori umani e trae la sua forza da tutti i +progressi materiali e morali dei tempi nuovi; questa aspirazione di +milioni e milioni d’uomini a salire ad un ordine di vita più degno, +a godere della parte che loro spetta dei beni che essi producono, +ad affrancare il proprio lavoro dalla servitù che lo strozza e +l’anima loro dalla ignoranza che li incatena e li avvilisce, questo +irresistibile movimento del proletariato «spinto da tutte le forze +della storia e da tutte le necessità economiche del secolo» ad un +miglioramento di Stato che andrà a vantaggio di tutto quanto il +corpo sociale e attuerà una forma di civiltà superiore, impossibile +a immaginarsi raggiunta per altra via; tutto questo non è che.... «il +denaro degli altri». + +Questo sentimento invincibile, d’un nuovo diritto che in questi paesi +urta e scuote dalle fondamenta l’edificio delle vecchie legislazioni +e vuole conversa in pro dei milioni di deboli la protezione della +legge non sfruttata finora se non da pochi che la dettarono; questa +ribellione della coscienza universale contro il disordine della +produzione, contro la furia pazza della concorrenza seminatrice di +rovine; contro le disuguaglianze mostruose e la mostruosa tirannia +delle ricchezze usurpate e confederate a pubblico danno; questo vasto +e possente soffio di pietà e di fraternità che tende ad associare tutte +le forze a benefizio comune, sopprimendo le cagioni degli odii e delle +violenze sociali e conciliando tutta la libertà con tutta l’uguaglianza +possibile in una forma di Stato che non sia altro che «la volontà +organizzata di tutti»; tutto questo non è che.... «il danaro degli +altri». + +Tutti i grandi intelligenti che da mezzo secolo hanno forzato +l’economia politica a riconoscere di non esser soltanto «la coscienza +dell’egoismo umano» e hanno gettato lo sgomento e il disordine +fra le file dei vecchi campioni del brigantaggio legale: l’uomo di +genio che con uno dei più poderosi sforzi che abbia mai compiuto +il pensiero umano ha dimostrato la trasformazione sociale come la +meta inevitabile di tutta l’evoluzione storica, suscitando dietro di +sè una legione di dotti e intrepidi apostoli che hanno conquistato +la Germania; i potenti pensatori americani ed inglesi che con +maraviglioso apparecchio di dottrina agitano da anni la formidabile +questione della «nazionalizzazione della terra»; i sapienti ed +infaticabili organizzatori belgi che con un lavoro miracolosamente +paziente hanno fatto già «emergere dal mare borghese un arcipelago +di isole socialiste» pronte a riunirsi alla prima scossa tellurica +in un continente; tutti i privilegiati e i ricchi d’ogni nazione, +che, spinti dalla ragione e dal cuore verso la nuova Idea, hanno +per essa rinunziato agli onori, alle ricchezze e alla pace; e tutti +quegli altri innumerevoli di ogni classe che, senza alcuna speranza di +vantaggio personale neanche remoto, hanno affrontato ed affrontano per +quella Idea calunnie, persecuzioni, esilii, miseria, alteri dei loro +sacrifizi, incrollabili nella loro fede, ricompensati di ogni danno e +felici per quella speranza d’un mondo migliore che portan nell’anima; +tutti costoro non sono che gente.... che vuole «il denaro degli altri». + +Questo a molti della classe proletaria parrà incredibile. — Non credono +quello che dicono — penseranno essi — così diranno per ira o per +ostentazione di noncuranza a chi con lo spauracchio del socialismo li +turba: ma, in realtà, intuiranno la grandezza dell’Idea e dei fatti, e +celatamente se ne occuperanno con curiosità e con coscienza. — Ma no, +punto. Ci sarà qualche rara eccezione. Ma la grandissima maggioranza, +giudicando come giudica, è in piena buona fede, e per naturale +indolenza o per dispettoso proposito tiene rigorosamente chiuso +l’intelletto a tutto quest’ordine di idee, e con puerile ostinatezza +ripete all’infinito contro le nuove dottrine degli stessi logori, +decrepiti argomenti ereditati dalle passate generazioni, strepitando +contro chi, anche con le più miti forme, insiste a farle osservare +che non servono più. Bene ha detto non so che storico: che Dio acceca +le classi sociali che vuol perdere. Ed è fiato perso dir loro come il +cardinale Manning — che è insensatezza il chiudere gli occhi per non +vedere l’abisso verso cui si corre. + +Si consolino dunque quei rozzi lavoratori, che qualche volta si dolgono +e si vergognano di mancar della coltura necessaria per comprendere +pienamente la grande questione che li interessa. + +Quel monco e vago concetto che essi possono avere dei vizi del nostro +ordinamento sociale e delle vaste riforme disegnate è quasi una +cognizione luminosa in confronto della «_voluta oscurità del sepolcro_» +in cui rimane a tal riguardo la mente della maggior parte della gente +colta, oscurità in cui socialisti e ladri di strada, collettivismo e +anarchia, Carlo Marx e Davide Lazzaretti, e organizzazione del lavoro +e divisione dei beni e naufragio della civiltà, formando tutto una +arruffata inestricabile fantasmagoria, attraverso alla quale passa una +volta all’anno un lampo livido di paura, non tanto per illuminarla, +quanto per accrescerne la miseranda confusione. + +Si consolino dunque. Coll’andar del tempo, istruiti dalla propaganda, +esercitati dalla riflessione, essi comprenderanno sempre meglio gli +elementi della dottrina e la ragione degli avvenimenti; mentre il +maggior numero dei loro avversari, avendo sempre più annebbiata la +mente dall’orgoglio offeso e dalla crescente inquietudine, _capiranno +sempre meno_ dell’una e dell’altra cosa. + +Il socialismo, rovesciate le ultime barriere internazionali, invaderà +il loro paese come un oceano, ed essi cercheranno ancora all’orizzonte +i «pochi abitatori», cagione unica della inondazione, per denunziarli +alle Autorità costituite. La marea montante inghiottirà l’una dopo +l’altra istituzioni fracide, privilegi iniqui, idoli falsi e ricchezze +scellerate, ed essi crederanno quello il trionfo passeggiero di +un’idea pazza, portata in su da un’ondata improvvisa della canaglia; +«e avranno l’acqua alla gola che non capiranno ancora»; _e moriranno +affogati, senz’aver capito ancora_. E se risuscitando di qui a +cent’anni, potessero vedere estirpata dal mondo la miseria, rigenerate +le plebi, trionfante la giustizia e mutata in libertà vera questa larva +miserabile che ne porta il nome, credo che davanti a quello spettacolo +crollerebbero il capo in atto di sdegno, dicendo: — Tutto questo non è +che.... «il danaro degli altri». + + +L’eguaglianza nel socialismo. + +Tempo fa, un giovane drammatico, del quale ammiriamo l’ingegno +vigoroso, rispondeva alla circolare d’un giornale, che domandavagli la +sua opinione intorno al socialismo: + +« — Vi sono avverso perchè _socialismo_ significa _eguaglianza_, e +questa sola parola mi irrita». + +Questa risposta, che esprime il pensiero di molti, ci suggerisce alcune +considerazioni. + +Prima di tutto, non ci pare una risposta chiara. + +A quale eguaglianza, domandiamo all’egregio autore, volete alludere? + +Non vi domandiamo se è «l’eguaglianza davanti a Dio» perchè, se siete +credente, la domanda sarebbe per voi un’offesa, e se non lo siete, non +avrebbe per voi alcun senso. + +Non vi domandiamo se avete accennato all’«eguaglianza davanti alla +legge», perchè per voi, cittadino italiano liberale, sarebbe anche +questa domanda un’ingiuria. + +Non vi domandiamo neppure se avete inteso di dire «l’eguaglianza +di tutti gli uomini nell’estimazione pubblica», perchè non possiamo +supporre che voi attribuiate al socialismo l’ideale assurdo di una +società in cui l’uomo ottuso, fiacco, inutile, vile o malvagio e +l’uomo d’ingegno, di cuore e di carattere, operoso e utile ai suoi +concittadini, siano considerati tutt’uno. Voi capite benissimo che, +qualunque eguaglianza debba regnare nella società da noi presagita, +fra il semplice lavoratore meccanico e l’inventore d’una macchina +che allevierà il lavoro a migliaia di braccia, fra il portinaio del +teatro e l’autor drammatico che rallegrerà e commoverà migliaia di +cuori, vi sarà sempre nel concetto pubblico, la distanza che separa +la stima dall’ammirazione, la benevolenza dall’entusiasmo, l’oscurità +dalla gloria. Dicono il contrario i nemici del socialismo ignoranti ed +ipocriti; non lo dite dunque voi, si capisce. + +Non pensiamo nemmeno che abbiate fatto allusione all’«eguaglianza +economica», poichè la favola dello Stato socialista in cui tutti +mangiano la stessa razione e vestono gli stessi panni non è più +sfruttata neppure dai burloni di mala fede e di poco spirito; perchè +voi non ignorate, senza dubbio, che la formola: «a ciascuno secondo i +suoi bisogni» non esprime che un ideale remoto, non reputato attuabile, +anche dai socialisti, se non in un tempo in cui la produzione sia +cresciuta sotto ogni sua forma, a tal segno, da sopprimere il problema +stesso della ripartizione; perchè voi sapete certamente (e lo sa il +più incolto degli operai socialisti) che la formula del socialismo è: +«a ciascuno secondo le sue opere»; ciò che sottintende una diversità +di guadagni, corrispondente alla varia qualità e quantità del lavoro, +e quindi una diversità di agiatezza e di modi di vita, non contradetta +punto dal principio dell’abolizione «della proprietà privata dei mezzi +di produzione»; la quale consente ogni altra maniera di proprietà, +di oggetti utili e superflui, di comodità, di diletto e d’ornamento, +acquistabili col frutto diretto del proprio lavoro. + +Quale può esser dunque il Vostro pensiero? È forse questo: che nello +stato d’eguaglianza voluto dal socialismo non sarà più possibile a chi +è dotato di grandi facoltà d’intelletto e di elette qualità d’animo +l’ottenere il premio, secondo voi meritato, della ricchezza? Se tale +è il vostro pensiero: — Guardate intorno a voi, vi rispondiamo — e +vedrete se, nella società presente, son le facoltà più alte della +mente e le qualità più elette dell’animo quelle che, nella maggioranza +grandissima dei casi, conducono alla ricchezza. È evidente anche +all’intelligenza d’un fanciullo che esse non vi conducono se non per +rarissime e quasi miracolose eccezioni, e per via assai più lunga e +difficile di quella per cui vi giungono delle facoltà intellettuali +di second’ordine, aiutate dall’audacia, dalla fortuna, dall’astuzia, +dalla mancanza di scrupoli, dal disprezzo dell’opinione pubblica, +da un vigore selvaggio di volontà, da una violenza brutale di +egoismo che toglie all’uomo ogni carattere di creatura cristiana e +civile. Guardatevi intorno e vedrete, in tutti i campi dell’attività +intellettuale, e specialmente in quello delle scienze, delle lettere e +delle arti, che è il campo vostro, quanti sono gli uomini d’ingegno, +anche elettissimo, e di rara operosità, i quali, non per loro +particolare sfortuna, ma per forza regolare delle cose, rimangono per +tutta la vita in uno stato di mediocrità economica vicino all’angustia, +costretti a un lavoro logorante e a una lotta affannosa, piena +d’umiliazioni e dà amarezze. Su cento uomini d’ingegno — ed onesti, +si sottintende — perverrà uno solo — per la sola virtù del proprio +ingegno, — all’agiatezza; e all’opulenza, uno su mille. Il numero dei +fortunati è dunque così scarso che non sarebbe ragionevole nè umano, +solo per lasciare a quei pochissimi la strada aperta alla ricchezza, il +respingere una riforma sociale che condurrebbe a uno stato migliore dei +milioni. + +L’eguaglianza che voi non volete sarebbe forse quell’«eguaglianza +nelle condizioni iniziali della lotta per la vita» voluta dal +socialismo, la quale renderebbe possibile a tutti gli uomini d’ingegno +di qualunque stato sociale l’educazione delle loro migliori facoltà +e quindi il concorso ai più alti uffici intellettuali, che sono +ora in massima parte circoscritti, e quasi ereditari in una classe +sola? Non lo crediamo perchè vi sarebbe contraddizione stridente fra +la vostra avversione a siffatta eguaglianza e la vostra coscienza +d’uomo d’ingegno a cui pare che l’esercizio utile di una intelligenza +superiore dia diritto a una condizione di vita privilegiata. Non lo +crediamo, perchè è impossibile che voi non sentiate nel cuore le mille +voci che vi gridano dai campi e dalle officine: — O signori, poichè +dite che l’ingegno è un dono di Dio, e lo volete onorato e protetto, +affermato che ha lui il governo del mondo, perchè non lo cercate, +come l’oro nella terra, da per tutto dove si cela? Nascono anche fra +noi intelletti potenti che poggerebbero nelle scienze e nelle arti ad +altezze mirabili, giovando al mondo: perchè li lasciate all’aratro e +all’incudine? Perchè alla gara degl’ingegni, fra cui la società deve +scegliere a servirla i più forti, non chiamate anche i nostri, voi che +dite che la libertà politica ha aperto a tutti le vie? — No, voi non +potete non sentire che questo grido è giusto, nè potete non comprendere +che l’eguaglianza «nelle condizioni iniziali della lotta per la vita» +fra tutti i cittadini, consentendo la scelta degli ingegni sopra +una concorrenza centuplicata, produrrebbe a vantaggio della società +una selezione intellettuale cento volte più rigorosa e feconda di +quella che oggi si compie. Non è dunque neppur questa, senza dubbio, +l’eguaglianza da cui voi ripugnate. + +Quale può essere allora il vostro pensiero e quello degli altri +moltissimi che avrebbero dato la vostra stessa risposta? Qual’è la +ragione per cui, anche astraendo da ogni idea d’eguaglianza economica, +suona così ingrata e spaurevole questa parola alle persone della vostra +classe, siano coltissime o inverniciate appena di lettere, siano +ricche o agiate e anche vicine alla povertà? Sono, a parer nostro, +molte ragioni e sentimenti diversi e confusi, ragioni d’interesse e +d’orgoglio, legate ad abitudini e a pregiudizi antichi; la maggior +parte delle quali nessuno osa dire apertamente, e moltissimi non +saprebbero neppur spiegare a sè stessi. + +Prima di tutto, essendo fermo nella più parte il concetto che la +gran moltitudine dei lavoratori poveri non possa innalzarsi mai, +quasi per legge di natura e per una specie d’inferiorità congenita, +a dignità di vita intellettuale e a gentilezza di sensi e di modi, +pare alla più parte che il voler l’eguaglianza non possa significar +altro che voler rendere tutti ignoranti e rozzi a un modo. Oltre di +ciò, nelle condizioni attuali della società, noi della classe borghese +(diciamo «noi» soltanto per esprimerci più chiaramente per il fatto +d’appartenere a una classe che ha in mano la somma delle forze sociali +e trae dalla comunanza degli interessi uno spirito di solidarietà suo +esclusivo) godiamo di mille soddisfazioni morali e protezioni e favori, +che temiamo, confondendosi le classi, di perdere. La prima protezione, +innegabile ed evidentissima, è quella della giustizia, esercitata da +cittadini della classe nostra, compresi dei nostri sentimenti; dei +nostri interessi e delle nostre idee. La prima soddisfazione è quella +di sentirci, anche se mediocri d’intelligenza e scarsi di cultura, +infinitamente superiori ai nove decimi della popolazione, mantenuti +necessariamente in uno stato di ignoranza quasi barbarica: facile +superiorità, che, coll’assurgere della moltitudine a un più alto grado +d’educazione intellettuale, ci sarebbe tolta o scemata. Di più, noi +abbiamo assegnato, per interesse di classe, ad ogni anche facilissimo +ed umile lavoro intellettuale un grado di nobiltà, così ingiustamente +superiore a quello d’ogni lavoro meccanico anche più utile e difficile +e pericoloso, che un mutamento dello spirito pubblico, il quale +innalzasse l’opera manuale all’estimazione che le è dovuta, ridurrebbe +l’opera della maggior parte di noi al livello di questa; onde temiamo +quel mutamento.... S’aggiunga che noi temiamo di perdere il diritto, +che, per un’esagerazione egoistica, di amor paterno, ci siamo creati, +ma della cui giustizia non siamo veramente persuasi, di tramandare ai +nostri figli l’agiatezza che abbiamo acquistata, col nostro lavoro: +ossia la facoltà di vivere senza lavorare, di godere dei beni da noi +non guadagnati, senza quella ingiustificazione che li fa nostri nella +nostra coscienza. E non basta: noi ci siamo fatto un mondo a parte, in +cui si può goder la stima o l’apparenza del rispetto di tutti anche non +facendo nulla, o smettendo di lavorare, per vivere a spese pubbliche, +venti anni prima di non esser più abili al lavoro, o esercitando +l’ingegno in frivolezze o sciupando insensatamente il proprio avere: +un mondo in cui si può acquistar simpatia e considerazione sfoggiando +un’istruzione superficiale e in gran parte inutile, usando certi modi +convenzionali, parlando un certo linguaggio di cerimonia e vivendo +secondo certe regole di decoro da noi stabilite: tutti vantaggi e +privilegi che svanirebbero affatto in una società in cui il valore +degli uomini si misurasse alla sola stregua della loro opera di +lavoratori. Noi temiamo, infine, la perdita del lusso, che dà in parte +le compiacenze della gloria, e che è una specie di gioia comprata; la +facilità di acquistar nome di benefici e di esser lodati e benedetti +dando alla povertà la centesima parte del nostro superfluo, la +soddisfazione di andar distinti dalla moltitudine per mezzo di titoli +e di segni onorifici di agevole acquisto, che sono per la nostra +classe ciò che i gioielli e i fiori di cui s’orna la donna davanti +allo specchio, ed altri infiniti godimenti e diletti raffinati, non +possibili che a chi ha denaro e tempo da gettar via; nei quali diciamo +che consiste l’essenza della civiltà, mentre non son che i segni della +sua vanità e della sua corruzione. + +Queste sono le ragioni vere, per le quali aborriamo tutti, quasi +istintivamente, da quella qualsiasi eguaglianza che il socialismo +annunzia, e perchè queste ragioni ci vergogniamo di dirle, ne +alleghiamo dell’altre, a cui neppure noi diamo fede, come quelle della +«società convertita in caserma» e della «terra distribuita a pezzi +fra tutti» e delle «anime ridotte tutte a uno stampo», per dirla con +l’autore delle «Vergini delle rocce»; la quale ultima è il più sciocco, +il più vieto e il più compassionevole sproposito che si possa lanciare +contro il socialismo. + +A tutte le accennate ragioni d’avversione alle nostre idee se ne +aggiunge negli scrittori una particolare, ed è un segreto risentimento +che essi nutrono contro le moltitudini incolte, le quali non +comprendono l’opera loro ed anche ignorano in gran parte la loro fama. +Ma chi ha mente e cuor vero d’artista non dovrebbe esser capace di +questo risentimento ingiusto, che ha radice in un orgoglio meschino; +dovrebbe anzi in quel fatto che può addolorarlo, ma non offenderlo, +riconoscere un argomento in favore dell’idea socialista, la quale +portando con sè un più alto grado d’istruzione popolare, innalzando la +folla a uno stato di vita più intellettuale, promette agli scrittori +e agli artisti un ben altro campo di gloria da quello che oggi è +loro concesso. Come non pensano essi che cosa sarebbe la loro potenza +quando il raggio del loro pensiero, non più intercettato dal baluardo +d’ignoranza che divide ora la società in una piccola minoranza civile +e in una grandissima maggioranza semi-barbara, penetrasse a traverso a +tutti gli strati sociali, recando la sua luce e il calore dalle capanne +della montagna ai sotterranei della mina, dappertutto dove c’è un cuore +che palpita e una fronte che suda? Come l’anima loro non s’infiamma +di speranza e di entusiasmo a questa idea? E come non presentono che +questo dev’essere e che sarà certamente, se la ragione umana non si +spegne? + +Sì, questo sarà. La parola dello scrittore di genio che ora corre come +un rigagnolo, serpeggiante in un vasto letto arido dove pochi passanti +ne raccolgono il mormorio e ne godono il refrigerio, sarà nella società +avvenire un fiume dalla voce enorme, chiamerà a dissetarsi sulle sue +vaste sponde e ad attingere acque fecondatrici un popolo intero. E il +piccolo plauso teatrale che dà agli scrittori d’oggi il coro angusto +dei privilegiati della cultura, parrà ai grandi scrittori d’allora una +ben misera cosa appetto alla suprema dolcezza di sentir mormorare il +proprio nome in suono di gratitudine dall’onda immensa del popolo che +lavora. + +E molti di essi diranno in quel tempo: — Non ci ricordate la +«disuguaglianza» della società passata, che inceppava l’ingegno e +strozzava la gloria: «quella sola parola c’irrita». + + +Filippo Turati al Tribunale di Guerra. + +Giungeva il carrozzone del cellulare, un gran cassone chiuso e tetro +come un feretro. Mi parve di vedere, attraverso le pareti, gli imputati +— Turati, De Andreis, Morgari — coi ferri ai polsi e mi gonfiò il +cuore. + +— Oh, no! — pensai — lì dentro non c’è un delitto, ma una idea! + +E mi consolai al pensiero che l’idea nazionale aveva patito per +cinquant’anni la stessa sorte. Un minuto dopo giunse a piedi un gruppo +di ufficiali di varie armi, in alta tenuta, con la fuciacca azzurra +a bandoliera, muti e gravi, visibilmente compresi della terribile +responsabilità che stavano per assumere. Entrai fra loro.... + +Giunse poco dopo, sola, la madre di Turati, che da tre mesi conduceva +una vita di mortale angoscia. Ha il volto pallido, interroga tutte le +faccie con attento sguardo e inquieto, e parla con voce tremante. La +maggior inquietudine sua è per la salute del figlio, che teme non possa +reggere al regime della prigione.... + +Un ricordo assai lontano mi tornò alla memoria nell’udir parlare la +povera signora. Trentasei anni or sono suo marito era prefetto di +Cuneo, dove mio padre era impiegato; veniva qualche volta da noi un +bimbo di quattro anni, la cui giacchetta corta, di color nocciuola, +mi è rimasta impressa nella memoria. Quel bimbo era Filippo, il futuro +direttore della «Critica sociale» e deputato per Milano predestinato al +Tribunale di guerra.... + +..... Venne il mio turno. L’ufficiale difensore pregò il Presidente +d’interrogarmi se credevo possibile che Turati fosse stato preparatore +o istigatore o complice in alcun modo ai tumulti! La risposta era +facile. Io conoscevo tutti gli scritti e i discorsi suoi dai quali +emerge lucidissimo questo convincimento, che è assurdo condurre a fine +una rivoluzione economica con la violenza; che può prepararsi solo +con l’educazione intellettuale, morale e civile delle moltitudini, con +una trasformazione profonda della coscienza pubblica, con una lenta e +progressiva organizzazione delle classi lavoratrici; che i predicatori +della rivolta, specialmente nel nostro paese, meno maturato d’ogni +altro a qualsiasi improvvisa e radicale trasformazione sociale, sono i +più pericolosi nemici del socialismo. + +Turati non s’era mai sviato da queste idee. Era violento nella forma, +ma per temperamento di scrittore, non con propositi di propagandista. +Comunque non era mai stato un propagandista da esercitare immediata +influenza su le masse, per la sua forma troppo letteraria, pel +ragionamento troppo fine.... + +.... Il presidente mi rilasciò in libertà. Gli domandai il permesso di +salutare gli accusati. Me lo concesse. Mi avvicinai al banco e strinsi +le tre mani che cercavano la mia, dicendo: A rivederci! + +Ma la mia mano tremò nello stringere quella di Turati: un triste +presentimento mi passò pel cuore: quello di non rivederlo più! + + * + +La mia deposizione nel processo a Filippo Turati. + +Ho letto tutti gli scritti di Filippo Turati. L’opera del sul ingegno +acutissimo, sostenuto da una salda coltura scientifica ed armato +d’una dialettica potente, concorse in gran parte a farmi accettare +la dottrina ed abbracciare la causa del socialismo. Non parlai con +lui che poche volte. — Fra le prime parole di lui, che mi rimasero +più impresse, ricordo le seguenti, ch’erano in un articolo ch’egli +diresse alla classe lavoratrice per distoglierla da ogni tentativo di +ribellione violenta. + +— «E se anche vinceste, sareste capace di cogliere i frutti della +vittoria? Vi trovereste ora in grado di mandare avanti le industrie e +le amministrazioni, di sostituire la borghesia nella funzione sociale +che essa compie attualmente?» + +In tutti i suoi scritti letti dappoi lo trovai sempre coerente a +quel concetto. Non conosco altro scrittore socialista in cui mi sia +sempre parsa così profonda, così lucida come in lui la convinzione +dell’assoluta inefficacia d’un’azione improvvisa e violenta a compiere +una rivoluzione economica; nessuno più profondamente persuaso della +impossibilità di trasformare l’organismo sociale senza una previa, +graduale, lenta trasformazione delle idee e delle istituzioni +presenti; nessuno che abbia più spesso e più evidentemente dimostrato +la lunghezza e la difficoltà del cammino che resta a percorrere +al proletariato italiano sulla via dell’educazione morale e civile +dell’organizzazione delle proprie forze e dell’esercizio dei propri +diritti politici per giungere all’attuazione dell’idea socialista. + +Nei suoi scritti lo trovai violento spesso, anzi quasi sempre, contro +avversari, contro idee, contro sistemi; non violento per ciò che +riguarda i mezzi e i modi di lotta che il partito socialista dovesse +seguire per raggiungere i suoi fini. + +Se qualche volta egli fosse uscito dalla retta via, io mi sarei valso +dell’autorità che mi dava su lui l’età maggiore per richiamarlo su +quella via. + +Se avessi una volta sospettato che fosse intento occulto del partito +socialista, del quale riconoscevo in lui il più autorevole interprete, +l’azione violenta — persuaso com’ero, e come sono, dell’insensatezza +di un tale intento — non avrei esitato un’ora a ritirarmi dal partito +pubblicamente, e sarebbe stato Turati il primo a cui ne avrei dato +l’annuncio. + +Se, d’altra parte, avesse avuto un tale intento il Turati, logicamente +gli sarebbero dovuti parere discordanti dal suo modo di sentire e di +pensare, troppo pacifici, troppo miti gli scritti e i discorsi miei; +egli non mi diede mai su questi, invece, che le più benevole, le più +esplicite approvazioni. + +E un’altra prova per me evidentissima ch’egli non intese mai ad +eccitare le passioni della moltitudine, a muovere il popolo alla +rivolta, è questa: che adoperò sempre nei suoi scritti un linguaggio +letterario e scientifico condensato e sottile, pieno di citazioni, +di finezze e di sottintesi artistici, assolutamente superiore alla +intelligenza media dei lettori della classe operaia. + +Ero tanto persuaso, tanto certo ch’egli non avesse provocato in +nessun modo i tumulti di Milano, che quando ne intesi la prima +notizia domandai subito a me stesso: — Come mai Turati non è riuscito +a impedirli? — E senza saper altro non dubitai un momento che per +impedirli egli non avesse fatto ogni sforzo possibile, come seppi in +seguito che veramente fece. + +E subito e poi, a chiunque mi domandò se credevo ch’egli avesse in +qualsiasi maniera, o apertamente o di nascosto, preparato o contribuito +a preparare o non cercato di scongiurare o anche soltanto approvato +o desiderato quello che avvenne, una sola risposta diedi sempre, +immediata, sicura, risoluta come un grido del cuore e della coscienza: +— Lui! Turati!... Ah! è impossibile, è assurdo! Ne son certo come della +mia esistenza. + + +Un Comitato elettorale. + +Quattro anni fa, una sera d’autunno, andai per la prima volta a +portare il mio obolo al Comitato Elettorale Socialista, che era in +una delle più povere case d’una delle più vecchie strade di Torino. +Attraversai due cortili oscuri, salii quasi a tentoni per una scaletta +da campanile, ed entrai in una stanza bassa e nuda, mal rischiarata da +un piccolo lume a petrolio, posto sopra a un tavolino senza vernice, +intorno al quale stavano seduti tre operai che scrivevano. Non credo +che alcun Comitato elettorale democratico abbia mai avuto un ricetto +più conforme all’austerità dei suoi principii. + +V’era in un angolo, sopra una cassetta, un poligrafo di prezzo minimo; +in mezzo a una parete un foglio di carta, appeso ad un chiodo, con su +il motto di Garibaldi: IL SOCIALISMO È IL SOLE DELL’AVVENIRE, scritto a +mano; pacchi di circolari ammucchiati sull’ammattonato; nessun mobile, +fuorchè il tavolino e due panche; le pareti chiazzate d’umido, le +finestre coi vetri rotti, uno squallore di carcere. + +— Povero Comitato Socialista — dissi fra me — e che potrai fare qui +dentro? + +E pensando agli altri Comitati che si davano moto in quei giorni, ai +grandi uffici di giornali, ai salotti politicanti, alle belle sale +d’Alberghi e di Circoli dove si preparano le altre candidature, e alle +centinaia di servitori e alle migliaia di lire e agli innumerevoli +mezzi di coazione e di corruzione di cui gli altri partiti potevano +servirsi e si servivano, per comperar coscienze ed estorcere voti, e +paragonando quella potenza lontana alla miseria presente, confesso +che fui preso da un sentimento di pietà e di tristezza misto a +quell’accoramento amaro che ci dà l’umiliazione di una persona amata. +E una sfiducia improvvisa — faccio anche questa confessione poco +onorevole — mi vinse. + +Mi appoggiai a una parete e stetti pensando. + +Intanto altri entravano. Entrando buttavano sul pavimento i fiammiferi +che avevano accesi per rischiarare la scala. Erano operai che venivano +dalle officine coi capelli arruffati e le mani nere, studenti, +impiegati, maestri; uomini maturi e giovinetti; qualcuno coi capelli +bianchi. Entravano a coppie, a gruppi, a uno a uno, in silenzio. Alcuni +parevano stanchi, altri sopra pensiero. Ma appena entrati, e stretta +la mano agli amici, mutavano viso. Poi s’avvicinavano al tavolino, e +ciascuno dava il suo obolo, in logori biglietti d’una lira o cinquanta +centesimi, o in soldi, che contavano sulla mano. Davano gli uni la +bottiglia di vino di cui avevano bisogno, gli altri la provvista di +tabacco d’una settimana, chi la serata al teatro che desiderava, chi la +scampagnata domenicale che vagheggiava da un mese. — E perchè? pensavo, +guardandoli. Ne conoscevo una buona parte e avevo ragionato con loro. +Nessuno sperava una vittoria, e neppur una dimostrazione elettorale +notevole. Nessuno anche confidando in avvenimenti straordinariamente +favorevoli e in una diffusione meravigliosamente rapida dell’Idea +socialista, sperava in un miglioramento qualsiasi del proprio stato; +molti, da un mutamento prossimo dello stato sociale avevan piuttosto +a temere danni che a sperare vantaggi; ed io sapevo che lo sapevano. +E nondimeno davano il loro danaro con la compiacenza manifesta di chi +compie un dovere di cui è profondamente persuaso. Sul viso di tutta +quella gente traspariva la coscienza ferma e tranquilla di servire +una causa, di esser sulla via della verità, di volere il bene di +tutti e di aver per sè l’avvenire. Si poteva esser certi che non vi +era fra di loro un’ambizione nascosta, una coscienza comprata, una +volontà costretta, un sentimento malfido. Vedevo giovani studenti che +chiamavano per nome operai cinquantenni, mani bianche che stringevano +mani nere, crocchi di persone d’ogni classe fra cui appariva un accordo +di sentimenti e una maniera di familiarità, che non avevo visto mai +in alcun tempo e in alcun paese. Mi pareva di veder gli elementi della +nostra società disciolta che si cercassero e si unissero in una forma +di società nuova, animata da un nuovo concetto della vita e del mondo, +retta da nuove ragioni di stima e d’affetto reciproco e da leggi nuove +di rispetto e di gentilezza, più sapientemente civili, più sinceramente +cristiane di quelle che vedevo seguite in ogni altro convegno o +commercio di cittadini di diverso stato. Quell’adunanza era per me ad +un tempo una realtà e una visione che appagavano un confuso, istintivo, +ardentissimo desiderio di tutta la mia vita. + +E a questi pensieri, improvvisamente, come una fiamma sotto un soffio, +la mia fiducia si ravvivò. — Ah! se anche credessi che siete tutti +illusi — pensai — io v’amerei e v’ammirerei egualmente, o bravi +giovani, o rudi lavoratori, o poveri vecchi che non avete altro +impulso all’opera e al sacrificio che la speranza d’un bene di cui non +godrete, e che sopportando le durezze della vita e soffocando le ire +provocate e sfidando le persecuzioni pubbliche e sagrificando la pace +domestica, fondate la vostra speranza sul diritto del voto, conquistato +col sangue dei vostri padri, ossia sulla libertà, sulla ragione, sul +presentimento del trionfo necessario della verità e della giustizia. Ma +no, voi non siete illusi, poichè la verità non può essere dalla parte +dell’ambizione, del mercimonio e dell’egoismo; la verità è nella vostra +coscienza libera e serena, è nella santità del vostro ideale, è in +quest’affratellamento generoso che condanna e corregge le ingiustizie +della fortuna, è in questa fede invitta che dà ai giovani una maturità +precoce, e ringiovanisce i maturi, e consola i vecchi, e nobilita +tutti. E ogni propaganda d’ogni grande idea, predestinata a mutare +il mondo, è cominciata, come questa, in luoghi oscuri, fra pareti +nude, in mezzo a gente sprovveduta di tutto, e odiata, e calunniata, +e derisa, mentre i difensori del passato, armati e ricchi d’ogni cosa, +si festeggiano a vicenda — in sale splendide e risonanti del plauso dei +parassiti — sicuri del presente e dell’avvenire. + +E tutt’a un tratto — con mio stupore — non perchè mancasse un legame +tra il pensiero e l’immagine, ma per la subitaneità dell’apparizione +— mi rividi dinanzi la statua di Ledru-Rollin, veduta anni addietro a +Parigi, eretta in atteggiamento profetico, con la mano stesa sull’urna, +come dicendo: Qui è la salute. + +E allora, precorrendo il tempo con l’immaginazione, vidi quella povera +stanza dilatarsi, e aprirsi altre sale lontane l’una dopo l’altra, in +tutti i quartieri cittadini, tutte rigurgitanti d’una folla simile a +quella che avevo dinanzi; e tutte quelle folle, agitate e ardenti, +salutare con evviva frenetici gli annunzi delle grandi vittorie +elettorali, giungenti l’un sull’altro dai vari quartieri, e da tutte +le piccole e grandi città d’Italia; e, tra gli evviva, le mani bianche +cercar le mani nere, e abbracciarsi i giovani e i vecchi, e scambiarsi +il bacio dei fratelli i figli di coloro che oggi si minacciano e si +odiano.... + +Troncai il soliloquio, ed entrai nella folla dei miei compagni con +uno slancio d’allegrezza e d’affetto, che non m’aveva mai data nessuna +amicizia del passato. + + +Lavoratori, alle urne! + +I nostri compagni del Comitato elettorale, che m’invitarono a parlarvi, +determinarono il soggetto del discorso con queste parole: — Eccitare +i ferrovieri, e specialmente gli operai, a prender parte attiva alla +lotta per le elezioni amministrative; dimostrar loro che essi hanno +interesse a mandare nel Consiglio comunale dei rappresentanti della +classe lavoratrice a cui appartengono. + +La cosa mi parve superflua. — Ma come — pensai — vi sono ancora dei +lavoratori non persuasi di questa verità, della quale sono compresi, in +fondo all’animo, anche molti di coloro che stimerebbero un’imprudenza +di proclamarla? E subito mi si affacciò alla mente che il primo, il più +efficace mezzo di persuadere gli ostili e di scuotere gl’indifferenti, +sarebbe stato di riferir loro quello che io mi intendo dire ogni giorno +da chi combatte le nostre idee utopistiche di progresso, di redenzione, +di missione politica ed economica delle classi lavoratrici. + +Queste idee — mi dicono — sono in voi, borghesi traviati e allucinati, +non nei vostri adulati lavoratori; e non sono che in una infima +minoranza di essi, a cui avete attaccato la vostra infermità cerebrale. +Come potete parlare sul serio delle loro aspirazioni e dei loro +propositi, quando non ve n’ha cinque su dieci che concordino in +un’idea, quando la parte maggiore non si dà pensiero alcuno delle +lotte a cui la chiamate con tanta insistenza, quando non hanno dato +ancora, qui specialmente, nessuna seria manifestazione di solidarietà, +di armonia, d’unità d’intenti, quando hanno anzi provato in mille modi +che la classe lavoratrice, come ente collettivo, non esiste ancora? +Voi dite che le classi dirigenti, che la borghesia è debole perchè è +lacerata dai partiti, scossa da mille contrasti di interessi, divisa in +dieci fedi diverse, e che per questo non opporrà una lunga resistenza +al movimento progressivo delle classi inferiori. Ma queste son più +divise e più deboli di noi! Noi davanti a un pericolo, nel nostro +interesse comune, ci uniremo in un sol fascio, e voi lo capite, e lo +preannunziate. Essi, nel loro interesse comune, non si uniscono. Che +c’importa che siano il numero, se, non essendo nè concordi nè attivi, +non sono la forza, senza di cui non vale il diritto? Che c’importa +che la scheda elettorale possa essere, come voi dite, lo strumento +della loro emancipazione, se essi o non se ne servono, o l’adoperano +contro sè stessi, o la mettono al servizio d’ogni richiedente? Non +uniti nell’esercizio dei mezzi e legali e pacifici, non lo saranno +mai neppure, non lo potranno mai essere nell’uso dei mezzi violenti. +Noi possiamo dunque riposare tranquilli e ripetere cento volte a chi +ci parla d’un esercito di lavoratori, che l’esercito non esiste, che +non ci sono che caporali e pattuglie disperse, e la gran moltitudine +si ride della vostra conquista dei poteri, e che voi sognate a occhi +aperti. + + * + +A voi tocca di smentire col fatto quelle asserzioni. Io mi ingegnerò +di persuadervi a smentire. E notate, non avrei bisogno di parlarvi +come socialista. L’interesse che hanno i lavoratori a organizzarsi, a +concertarsi per mandare alle amministrazioni comunali e nei parlamenti +dei loro compagni esiste, secondo me, anche fuori della ragione +del socialismo. Non c’è bisogno di creder possibile o necessario +nell’avvenire un determinato ordinamento sociale per comprendere +quell’interesse. Basta desiderare dei miglioramenti nella vostra +condizione, come tutti desiderate; basta capire che, siccome nessun +miglioramento importante nello stato delle classi inferiori può +avvenire senza sacrifici gravi nelle classi sovrastanti, e poichè +sui sacrifici spontanei, essendo qual’è la natura umana, è illogico +il fare assegnamento, così quei miglioramenti bisogna conquistarli; +e che nessuna conquista si fa da una classe sociale senza lotta, e +nessuna lotta si vince senza forza, e la forza non si consegue senza +l’accordo della classe. Ora quest’accordo è possibile, è ragionevole, +si deve compiere anche tra i lavoratori che non siano d’una sola idea +e d’un sol sentimento riguardo al socialismo. Non si deve forse, prima +di giungere a questo, passare per una serie di riforme e di conquiste +minori che tutti vogliono ugualmente? Ma io dico questo a voi! Ma se +son molti i borghesi stessi persuasi di questa verità. + +Ve n’ha molti, ostili al socialismo, che credono inattuabile, ma che +pure, essendo onesti, vedon con occhio favorevole e affrettano col +desiderio il movimento d’organizzazione delle classi lavoratrici, +anche sotto la bandiera socialista, come il solo mezzo che rimanga di +pervenire a riforme radicali a vantaggio loro, senza le quali credono +anch’essi inevitabili degli sconvolgimenti funesti alla società. E +fanno questo ragionamento che non manca di logica: — O hanno ragione +i socialisti, i quali affermano, non già di voler rifare il mondo +sopra un disegno della loro fantasia, ma di sollecitare soltanto una +trasformazione a cui la società è condotta irresistibilmente dalla +forza stessa delle leggi vitali che la reggono, — e se questo è vero, +se la trasformazione è inevitabile, non solo è inutile d’intralciare, +ma è logico assecondare il movimento. — O se è vero l’opposto, ossia +che questa trasformazione non è necessaria, e la società non avverrà +pel solo fatto che i socialisti la vogliono, una forza invincibile vi +si opporrà, contro cui tutti i loro conati si spezzeranno come contro +una legge di natura; e in questo caso non c’è nulla a temere, e si ha +da assecondare egualmente un movimento il quale, senza arrivare alla +mèta che si propone e da cui noi rifuggiamo, produrrà pure dei vantaggi +grandissimi, non conseguibili per altra via. Vorrete voi essere meno +arditi di questi prudenti conservatori? + + * + +Veniamo ora al vivo dell’argomento. + +Non vi pare un’anomalia singolarissima che nei Consigli comunali di +città dalle centinaia di migliaia d’abitanti, in Consigli dove si +trattano interessi di tutte le classi sociali, tutte le classi siano +personalmente rappresentate, tutte, fuorchè la più numerosa, che è +anche quella che ha maggior bisogno d’esser tutelata? Io credo che la +cosa parrà un giorno tanto strana che se n’andranno a cercar le cause +con la stessa curiosità con cui si ricercano quelle dei più singolari +fenomeni sociali del tempo andato. + +Io m’immagino uno straniero semi-barbaro, ma di molto acume, piovuto +qui da un paese in cui non sia idea di regime rappresentativo, lo +metto col pensiero in uno di quei Consigli, e mi par di sentirlo +dire: — Ma come mai! Ecco un’assemblea in cui si parla ogni momento +d’interessi del lavoro e di lavoratori, in cui l’uno accusa l’altro a +ogni tratto di non essere vero interprete dei loro sentimenti, delle +loro aspirazioni, e d’operai non c’è un solo, non uno che possa dire: +i _nostri_ sentimenti, le _nostre_ aspirazioni, i _nostri_ bisogni son +questi! — Dopo essersi fatto spiegare a un di presso in qual maniera si +formino queste assemblee, il mio semi-barbaro direbbe al suo cicerone: +— Ho capito! Qui non c’è operai perchè gli operai non sono elettori. +— Ma no, lo sono — gli sarebbe risposto — e dispongono di migliaia di +voti. — Allora direbbe: — Sono elettori, ma non sono eleggibili: ma +essi non eleggono alcuno dei loro perchè non ce n’è alcuno che sappia +parlare nè scrivere. — Ma no, vi ingannate: ce n’è molti che parlano +mirabilmente dei propri interessi nelle loro riunioni professionali o +di partito e ce n’è anche molti che sanno trattare la penna a dovere, +tanto che se si fondasse un giornale come quel tal «Buon senso», +fondato a Parigi nel ’48, aperto a tutti i lavoratori, si farebbero +anche qui delle scoperte particolari curiose. — Ho capito questa volta +— direbbe finalmente lo straniero. — Essi non eleggono nessuno della +propria classe perchè vedono gl’interessi loro ben patrocinati dai +rappresentanti della classe borghese, che stimano inutile aver dei +rappresentanti propri, e si tengono per ampiamente soddisfatti. — Ma +no, veda, non sono soddisfatti, si lagnano, dicono d’aver delle ragioni +da far valere, gridano che ci sono delle ingiustizie da correggere, +delle riforme da proporre, mille cose da fare. — E allora.... il mio +semi-barbaro non capirebbe proprio nulla. + + * + +Mi soffermo un momento all’ultima supposizione di questo straniero +immaginario, perchè esprime forse il pensiero di alcuno di voi; mi ci +soffermo per dire che nessun rappresentante borghese, per quanto sia +sincero ed efficace propugnatore della causa de’ lavoratori, potrà mai +avere in un’assemblea quell’efficacia particolare che vi ha uno della +vostra classe, il quale la rappresenta con la sua stessa persona e +ne spira l’alito dalle labbra, che può parlare di bisogni che sente +egli stesso e di sacrifizi ch’egli stesso compie e ha compiuti, che +protegge gli interessi del lavoro ch’egli fa e di cui vive, che è in +relazione intima, fraterna e continua coi suoi rappresentanti, che non +è legato ai rappresentanti degli interessi diversi od opposti da mille +sottilissimi vincoli, non lacerabili, di amicizie antiche, d’identità +d’abitudini, di idee comuni in altri campi, che non è impacciato dal +fatto d’aver professato in altri tempi opinioni discordi da quelle suo +d’oggigiorno, o di essere stato per queste indifferente; e che non può +essere sospetto in alcun modo di mancanza di sincerità.... perchè siamo +a questo ancora — che par tanto illogico e strano che uno si appassioni +e combatta per interessi sian pure sacrosanti, ma non strettamente +collegati o contrari a quelli della propria classe, che il pensiero +ch’ei sia un uomo generoso è l’ultimo che s’affacci alla mente degli +avversari: il primo è che sia un impostore. + + * + +Certo, io mi rendo conto dei dubbi che hanno molti di voi a questo +proposito, dubbi che non si danno, generalmente, negli operai di Comuni +rurali. Là il Lavoratore vede partecipare all’amministrazione pubblica +persone della sua medesima classe, di coltura non maggiore alla sua, +e che trattano dei piccoli interessi comuni con la semplicità, e col +linguaggio che egli stesso adopera: gli par quindi naturale, e non può +parergli inutile di mandar fra gli amministratori del Comune uno dei +suoi. + +La cosa è diversa, si capisce, nelle grandi città. Abituato per +tradizione a veder sedere nei Consigli cittadini di una sola classe, a +vedervi rappresentati largamente la scienza, l’ingegno, l’esperienza +degli affari, la ricchezza, e la discussione sollevata spesso al +di sopra della sua cerchia di cognizioni e di idee, l’operaio ha +finito per considerare quella rappresentanza quasi come un privilegio +signorile, e stenta a capacitarsi del come un suo compagno vi potrebbe +prender parte utilmente, non riesce a raffigurarselo là che come uno +spostato e un inetto. Ma egli è in errore. Egli non considera che +il suo compagno andrebbe là a rappresentare un ordine di idee sue +proprie, di interessi di cui ha conoscenza pratica, di questioni in +cui ha un criterio preciso: non pensa che in ogni discussione ha un +grande valore anche una sola idea netta, espressa a proposito, sia +pure con la più rozza parola; che ciò che in molte discussioni gli par +superiore alla sua intelligenza e alla sua coltura non è che zavorra +accademica e curialesca gittata sulla vacuità degli argomenti; che il +buon senso è in ogni luogo e in ogni cosa la prima forza, e che una +gran parte delle lungaggini deplorevoli a cui si abbandonano spesso le +più colte assemblee, derivano appunto dal non esservi un sufficiente +numero di quegli ingenui parlatori, a cui manca l’arte d’ingrandire, +di assottigliare, d’intricare, di confondere tutte quante le questioni, +invece di attenersi al fondo delle cose, come suol fare l’uomo incolto, +che è persuaso di un’idea. + + * + +E d’altra parte convien che si persuadano i lavoratori che la +loro classe non s’innalzerà mai fin che un gran numero di loro non +saranno passati per quella impareggiabile scuola pratica che sono le +amministrazioni pubbliche e le amministrazioni private: intendo per +private quelle delle loro Società e delle loro Corporazioni. + +A questa scuola si formarono la maggior parte dei quarantaquattro +deputati del Parlamento germanico — meccanici, calzolai, falegnami, +doratori, operai d’ogni arte e d’ogni mestiere — in molti dei quali +riconoscono gli stessi avversari, spesso con parole d’ammirazione, +cultura varia, abilità parlamentare, e, nelle discussioni che toccano +le idee e gli interessi del loro partito, un’efficace eloquenza. +A questa scuola si formò quel valoroso, quel benemerito Anseele, +fiammingo, fondatore di quell’ammirabile complesso di Cooperative +di Consumo e di produzione che è il «Vooruit», il più fortunato +esempio di organizzazione socialista che sia stato attuato finora. +Si educò a questa scuola quel Luigi Bertrand, operaio marmista, in +cui sembra incarnato il genio organizzatore della sua razza che da +un capo all’altro del suo paese fondò Società cooperative, Case del +popolo, Circoli di studi sociali, e che è, col Volder, l’anima del +Partito operaio belga, rispettato, ammirato anche dai più appassionati +oppugnatori e scalzatori dell’opera sua. E alla scuola medesima +crebbero tutti quegli operai della sua nazione, i quali, all’ultimo +Congresso internazionale di Bruxelles, diedero prova di tal senso +pratico, di tanta chiarezza d’idee, di una così larga cognizione di +molte questioni sociali ed economiche, che se li avessero uditi certi +uomini d’ordine d’una grande città italiana, radunatisi l’inverno +scorso in Assemblea por provvedere agli affari propri, avrebbero +deplorato anche più amaramente di quanto fecero i funesti effetti +dell’istruzione popolare. + + * + +Comprendo un’altra difficoltà che si oppone, in molti lavoratori, alla +concordia nella lotta elettorale. E ve lo accenno senza un’ombra di +intenzione di farvi un rimprovero. La difficoltà risiede in un vostro +difetto. — Vostro? — No. È un difetto di tutti gli uomini, e che si fa +sentire in tutte le classi. Ma è naturale, è scusabile che si faccia +sentire nella vostra forse più fortemente che nelle altre. Nella classe +che ha più fondate ragioni di lagnarsi delle ingiuste disuguaglianze +sociali, si comprende che sia più viva la renitenza a conferire ai +propri uguali una forma qualsiasi di superiorità, come si diffidi più +facilmente del compagno che aspira ad innalzarsi, e anche di quello che +è portato in alto suo malgrado, come sorga il più forte sospetto che +chi esce dalla sua schiera possa abusare dell’autorità e della fortuna. +Ma è pure una tendenza a cui convien resistere a qualunque costo. Già +lo disse un bravo lavoratore francese ai suoi camerati, con parole +scolpite che io vi voglio ripetere, non solo perchè possano riferirsi a +voi le sue censure, ma anche per mostrare che il male è in ogni paese. + +Certo — egli disse — l’opera è lunga, penosa, irta di difficoltà. +Ma se noi non perveniamo a unirci in uno spirito di larga e forte +solidarietà; se passiamo il tempo a lacerarci l’un l’altro, parodiando +i borghesi nelle loro dispute vane; se ci divertiamo a giuocare alle +chiesuole e alle consorterie; se non uccidiamo in noi stessi quel +deplorevole senso di gelosia, per cui non possiamo sopportare tra le +nostre file alcuna superiorità intellettuale; se non ci eleggiamo dei +capi che per obbligarli ad obbedire alle nostre cangianti volontà, e +non per seguire la loro direzione e ascoltare i loro consigli; se, in +una parola, non riesciamo a governare noi stessi, a nulla mai potremo +riuscire. + +E, senza dubbio, è la virtù opposta a questo difetto quella che +costituisce la principal forza di quel grande partito operaio di +Germania, nel quale — come osservò uno scrittore che lo studiò addentro +— l’osservanza verso i capi è più profonda che in ogni altro partito +dell’impero, e va non di rado fino all’eccesso, fino a una cieca +sottomissione. Ma è perchè là si comprende quello che da per tutto +si dovrebbe comprendere: che se è possibile immaginare una società +in cui tutte le disuguaglianze economiche e sociali siano soppresse +anche in forma assoluta, non è possibile immaginarne una in cui +siano anche soppresse le influenze della superiorità dell’intelletto +e del carattere e si faccia una colpa dell’ambizione, presa nel +suo senso migliore; perchè il voler togliere alle facoltà e alle +opere eccezionali degli uomini oltre ad ogni eccezionale compenso +economico, anche le soddisfazioni d’una ambizione legittima, è voler +isterilire, paralizzare la natura umana. E se sapessero i gelosi che +povera cosa sono le soddisfazioni dell’ambiente, con quante segrete +mortificazioni di amor proprio si scontano, da quante amarezze sono +turbate, specialmente in chi è spinto in su a combattere fra una classe +che non è la sua, invece d’invidiare e di osteggiare i compagni che +salgono, non darebbero, ne son certo, che incoraggiamenti e conforti di +fratelli. + + * + +Vediamo l’esempio che ci danno altri paesi, la Francia per la prima, +dove si accusava il partito dei lavoratori di essere «una fungaia +di gruppi dissidenti» incapace da dieci anni di muovere innanzi +d’un passo. Prima delle ultime elezioni, non vi erano che due Comuni +socialisti; mi spiace di non aver tempo d’accennarvi le molte riforme +ardite e benefiche attuate da uno di essi, di cui fu costretto a +encomiare la saggia amministrazione persino il prefetto della Senna. +Ebbene, nelle elezioni del 1892, il partito operaio socialista, +concorde nel programma del Congresso nazionale di Lione, pose le +proprie candidature in più di 80 Comuni. Ottenne al primo scrutinio +più di 100,000 suffragi, con circa 450 dei suoi candidati eletti nei +Consigli. A Marsiglia, trionfarono tutti i candidati del partito con +oltre 6000 voti di eccedenza sugli avversari. In altri 16 Comuni il +partito occupò l’intero Consiglio o v’ebbe una maggioranza notevole. +Al ballottaggio riescirono eletti altri 200 candidati operai, col +concorso alle urne di 50.000 votanti in più della prima volta. Insomma, +furano 26 i Comuni conquistati, e moltissimi quelli in cui il Partito +operaio, pure lottando per la prima volta, ebbe tali minoranze da far +ritenere sicura una prossima vittoria. Nè ciò avvenne nelle sole città +industriali. Persin nel cuore della vecchia Bretagna, la regione più +conservatrice della Francia, vi fu un comune che elesse con 700 voti +di maggioranza una municipalità socialista. E s’intende che s’usarono +contro il nuovo partito arti e minaccie d’ogni maniera, e che contro di +esso, dove non riuscì a primo scrutinio, si collegarono, alle elezioni +di ballottaggio, tutti gli altri partiti, anche i più ripugnanti fra +loro, donde è lecito argomentare che le elezioni del 1896 daranno in +mano del Partito operaio una gran parte delle amministrazioni comunali +francesi. E già ne appariscono i sintomi anche nelle popolazioni +delle campagne; gravi sintomi, di cui tutti gli accorti conservatori +s’inquietano: gridando alla rivoluzione e al finimondo. E con +finimondo, si capisce, voglion dire modestamente la fine del loro +dominio. + + * + +In Germania l’organizzazione generale del Partito è rafforzata, in un +gran numero di circoscrizioni, dalle cosidette «Società Elettorali», +che sono come i focolari del socialismo comunale, e che convocano a +intervalli determinati delle assemblee popolari, sempre numerosissime, +in cui tutte le questioni locali, legate agli interessi dei lavoratori, +sono largamente discusse. Questi prendono parte attivissima alle +elezioni del Consigli municipali. Se non ottennero grandi effetti +sin ora, ne è cagione unica il suffragio troppo ristretto. Ma dove i +socialisti entrarono nei Consigli, fu notevolissima l’azione loro. Non +c’è Comune importante in cui, l’inverno scorso, essi non abbian fatte +proposte per provvedere con sussidi dei Comuni e dello Stato alle più +stringenti miserie e propugnato validamente un programma pratico di +riforme che va dai provvedimenti per la disoccupazione al riordinamento +delle scuole, dalla soppressione delle imposte indirette in forma di +dazi all’avocazione ai Comuni di tutti i servizi pubblici esercitati +da privati. Fate che ottengano l’allargamento del suffragio e le loro +vittorie non si conteranno. + +E non può parer troppo ardito presagio a chi conosca con che ardore +prendan parte alle elezioni, in quel paese, non i lavoratori soltanto, +ma le loro intere famiglie; con che infaticabile attività le donne +medesime, anzi quasi esclusivamente le donne, compiano il lavoro di +distribuzione delle schede e dei manifesti, e si costituiscano in +Comitati elettorali per eccitar le compagne a concorrere all’opera +loro, e girino pei sobborghi i giorni di elezione, a scuoter gli +inerti, e spingano persino alle urne gli elettori recalcitranti. Perchè +esse comprendono non meno degli uomini che cosa significhi e che cosa +valga la loro scheda: un povero pezzo di carta, ma che turba il sonno +ai dominatori come recasse la loro sentenza; e non si può sopprimere, +perchè sarebbe troppo rischioso, e non è incriminabile, perchè non +c’è scritto che dei nomi, e non si può comprare, perchè chi lo porta +venderà la camicia, ma non la fede. + + * + +Lasciate ancora ch’io ricordi, a incoraggiamento di tutte quelle +ammirabili «Unioni dei mestieri» d’Inghilterra, forti di milioni di +lavoratori, passate per tante lotte e tante avversità che le fecero +potenti, precedute dall’avanguardia socialista delle «nuove unioni», +socialiste oramai — in sostanza — esse medesime, come si chiamarono +nell’ultimo Congresso di Belfast e nelle recenti elezioni municipali, +e continuamente rinvigorite e, spinte innanzi dalle generazioni nuove, +fresche di forze e, di speranze. — Trent’anni fa — come disse pochi +dì sono un deputato autorevole alla Camera dei Comuni — il loro nome +suonava biasimo e quasi ingiuria; sorgeva di rado in Parlamento un +uomo che avesse il coraggio di assumerne le difese; erano assalite +con violenza dalla tribuna, dal pulpito, dalla stampa; nel 1867 se +n’era decretata la soppressione. Ora, non solo esse hanno riportate +meravigliose vittorie nella legislazione del lavoro, non solo si +sono liberate a poco a poco di quasi tutte le vecchie leggi che le +inceppavano; ma esercitano un’influenza grande nei Consigli edilizi +e d’istruzione, e in tutte le Corporazioni locali. Ora sono lodate +dagli uomini di Stato e dalla stampa d’ogni colore, i governi cedono +alle loro domande e seguono i loro consigli, le Corporazioni d’ogni +specie accettano le loro deliberazioni intorno ai contratti di lavoro +o ai salari, i loro principii s’insinuano in ogni classe sociale, la +loro azione conquista il mondo industriale e si dilata nel Parlamento. +— E han serbato inalterato, notatelo, il loro carattere operaio, son +costituite da operai, fatte per loro, da loro dirette. Nè le gelosie +e le discordie individuali, che son là come altrove, nè i tribuni +che mirano a soppiantarsi a vicenda, nè gli ambiziosi che tendono a +formarsi un partito, sfibrano menomamente l’enorme forza delle loro +file serrate e concordi; quell’enorme forza di organizzazione e di +fede, che fece dire a Luigi Kossuth negli ultimi giorni della sua +vita, a un pubblicista qui presente: — Il socialismo, credete a me, +rovescierà tutto. + + * + +Ed ora, c’è bisogno che io vi dimostri con altri argomenti ciò che mi +proposi di dimostrarvi? Certamente, la conquista del potere politico +deve star sopra a quella dei municipi: ve lo dice per bocca mia uno +dei nostri più bravi pubblicisti, del quale vi ripeto le parole. +Importa che vadano al Parlamento dei rappresentanti dei lavoratori, +non foss’altro che per indicar la forza e la coesione del Partito, +per esercitare un sindacato continuo, almeno d’efficacia astratta, +per alzar la voce risoluta in favore di tutte le libertà a cui ha +diritto, di cui ha bisogno l’Idea per espandersi. Ma fin che quei +rappresentanti non saranno che un’esigua minoranza, ossia per molto +tempo, pur troppo non c’è gran che da aspettare da loro; nemmeno che +ottengano importanti modificazioni a quelle piccole riforme sociali +che spuntano di tanto in tanto anche alla Camera nostra. Ora la lotta +nei Comuni, oltre ad altri vantaggi immediati, presenta anche quelli di +dare al Partito dei lavoratori movimento e vigore, di disciplinarlo, di +addestrarlo a un’azione ordinata e proficua nelle elezioni politiche. +In Francia, prima della rivoluzione, furono le assemblee provinciali, +furono i Consigli di circondari e parrocchie quelli in cui la borghesia +s’ordinò e preparò meglio all’azione che la condusse al trionfo. La +stessa rivoluzione italiana che ci condusse all’unità, si è grandemente +giovata, s’è innestata su di esse e di esse s’è alimentata. — Ed è +evidente che dovrà seguire il medesimo per l’Idea che unisce ora i +lavoratori. Già nei Comuni minori si riportarono segnalate vittorie, +di cui non cito che l’ultima, quella di Gualtieri, conseguita dopo più +d’un anno di commissario regio. Tocca ora alle città grandi di seguir +l’esempio. Tocca a voi in ispecial modo, di far sì che Torino non abbia +questa poco onorevole singolarità, di esser l’ultima delle grandi città +italiane a mandar nel Consiglio comunale un operaio. + + * + +Ma — mi sento opporre — quanto tempo si dovranno aspettare i vantaggi +che ci son promessi, se questi non verranno prima che il nostro Partito +sia maggioranza! Anche questo è un errore. Molti e grandi vantaggi +precederanno di gran lunga la vittoria finale. Fate che i lavoratori +dian prova di concordia, di unità d’intenti e di risoluzione, e che +comincino a riportare delle vittorie elettorali notevoli, e vedrete +quante cose cambieranno sull’atto. Dove sono divisi, ciascuno di essi +non ha che l’importanza minima che può avere un operaio per sè stesso; +ma dove formano un’associazione vasta ed unanime, che dia certezza +di continuo e vigoroso incremento, la considerazione che ispira il +complesso delle forze si riflette su ciascun di loro. + +Prima assai di ottener dei vantaggi materiali s’accorgerebbe ciascun di +voi, perfin nelle sue relazioni individuali con persone di altri ceti, +di trovarsi in una condizione mutata; la coscienza stessa della forza +collettiva della propria classe, darebbe a ognuno una dignità nuova e +una sicurezza di sè, che non ha mai avuta. + +Ma neanche i vantaggi materiali si farebbero attendere, poichè a +chi mostra che avrà la forza di ottenere delle concessioni fra poco, +molte di queste si anticipano, e per mostrar di farle di buon grado +e per sfuggire al disdoro di vedersele strappare. Accade il medesimo +che nelle battaglie, dove il solo avanzarsi d’una truppa ordinata e +risoluta fa assai sovente indietreggiare il nemico, mentre lo stesso +numero degli assalitori non fa che eccitarne il coraggio, se s’avanzano +ondeggianti e scomposti. E come scemerebbe a un tratto questo sfacciato +abuso delle persecuzioni e delle minaccie, che son tanto facili e hanno +tanto effetto sugli individui isolati? Si sorride ora delle vostre +bandiere, perchè? Perchè son mille. Provate a serrarvi tutti intorno +a una sola, e si scopriranno al suo passaggio anche le fronti più +superbe. + + * + +È un altro errore — fortunatamente — quello in cui cadono molti di +voi, misurando il tempo che impiegheranno le nuove idee a compiere il +loro cammino vittorioso, da quello che impiegarono finora a percorrere +il primo tratto di strada, e traendo da questo computo una ragione di +sconforto. No, il computo è errato. + +Tutte le idee sociali che hanno in sè una ragione potente di vita, +vanno col moto accelerato dei gravi cadenti; stentano a prender forma, +muovono i primi passi lentissimi, par che ogni tratto s’arrestino; poi +prendono un regolare andamento, e dopo s’affrettano, e quindi corrono, +e infine volano, calano con una rapidità che fa rabbrividire anche i +più arditi. + +Basta confrontare, per accertarsene, il cammino fatto dall’idea +socialista; anche nel nostro paese, negli ultimi cinque anni, con +quello che fece nei primi, appena vi sorse. I proseliti venivano +allora a uno a uno, o a manipoli, e si potevano contare; per lunghi +intervalli di tempo nessuno aveva indizio dell’esistenza della nuova +_setta_: la stampa non ne parlava che di rado, e vagamente, come di +cosa di un mondo lontano, e per la dottrina non c’era che derisione, +disprezzo e stupore. Ora i nuovi credenti si affollano intorno a +centinaia, ogni giorno che passa ne leva su un’ondata; non aprite +più un giornale in cui non troviate scritto dieci volte, quasi per +forza il loro barbaro nome di guerra; si posson combattere quelle idee +tutti i giorni, ma non si può più tacerne per ventiquattr’ore; esse +hanno un’eco continua nel Parlamento, nelle chiese e nelle scuole; nel +Parlamento stesso, voci autorevoli e sdegnose d’altri partiti, alle +quali è costretto a consentire perfino il ministro di quella che si +chiama ancora Giustizia, si alzano con fiere parole contro i magistrati +che giudicano i ribelli senza conoscenza di causa, ignari perfin degli +elementi della loro dottrina; non c’è più autorità che non si trovi +costretta a studiar la questione, per poter distinguere, disputare, +governarsi; non si fa più pubblicazione che abbia la più lontana +attinenza all’interesse pubblico, in cui quelle idee non siano discusse +o accennate; non c’è più esposizione d’arte in cui esse non trovino la +loro espressione; non c’è più frivola conversazione di spensierati in +cui per un istante almeno, sia pure come un’ombra fuggevole, non passi +quell’argomento malaugurato. + +Si confondono ancora con quella, in buona e in mala fede, dottrine +diverse ed opposte, si calunniano gli uomini che le professano, +si tacciono o si sminuiscono le vittorie che essa riporta, e si +preannunzia che essa morrà di tisi o di piombo; ma non se ne ride più, +o se ne ride con quel riso che mostra i denti e corruga la pelle, +ma non ha negli occhi l’ilarità che vien dal cuore. E questo gran +mutamento, fra noi, è avvenuto in cinque anni, dal 1890, dopo il primo +maggio. Argomentate quale sarà il moto fra gli altri cinque anni, +quando la massa dei lavoratori avrà dato segno di concordia e di vita. +Perchè siatene certi, una delle più forti ragioni per cui non si mette +apertamente al servizio delle nuove idee tanta gente che v’è favorevole +in cuore — benchè vi ripugnino i suoi interessi di classe — è lo +spettacolo dell’apatia di quella classe medesima per la quale sarebbero +disposti a combattere. A che pro — essi dicono — turbarsi la vita e +affrettare il danno proprio per una moltitudine che non ha coscienza +dei tempi nè fede in sè stessa, e che par rassegnata ai mali di cui si +lagna, e determinata a nulla chiedere e a nulla fare, nemmeno coi mezzi +che la legge pone in sua mano? Chiudiamoci in un tranquillo egoismo e +vada il mondo per la sua china. + + * + +E questi sono assai più di quanti credete. Come più di quanti credete +sono coloro, a cui ho accennato da principio, i quali, pure non +essendo socialisti, sono profondamente persuasi che l’organizzazione +delle classi lavoratrici e la loro partecipazione al potere siano una +condizione indispensabile del progresso civile. Di uno di questi, d’un +valente economista, riferisco il ragionamento per quelli tra voi che +possono dire: — Io non voto per operai perchè non sono socialista. +— La nostra condanna — egli dice presso a poco — è che la classe +borghese è tutta scettica e pessimista. — Ora il pessimismo, per +lui, è un fenomeno di classe. E ne adduce giustamente per prova che +al principio del secolo in Francia, tutta la borghesia liberale, che +sentiva giunto il suo regno, non diede che scrittori ottimisti; la nota +pessimista usciva dagli scrittori aristocratici, i quali sentivano +che la loro classe moriva, o meglio era assorbita. Ora — soggiunge +— noi non diamo che scrittori scettici e pessimisti nelle cui pagine +non è un solo principio di riforma morale, non una parola che esprima +fede nell’avvenire. Le classi lavoratrici, invece, sono ottimiste al +presente quali non furono mai: la riforma economica, come la riforma +morale, ci verranno dunque da coloro che sono in basso, da quella +moltitudine oscura, in cui alita un sentimento umano, che manca in noi, +uomini aridi e freddi. Quando essa s’unirà per muovere alla conquista +del potere pubblico, e l’associazione l’avrà migliorata e la lotta +resa più forte, essa produrrà un cambiamento anche nelle nostre idee +morali. Fate che il potere politico non sia più un monopolio, ossia che +non appartenga più a una classe sola che ha gli stessi istinti e gli +stessi bisogni e vedrete che «la funzione di controllo lo moralizzerà». +Quelle riforme che ora non si vogliono per cieco spirito di classe, +si faranno allora per necessità, tutta la nostra vita sociale ne +risentirà l’influenza e una ben altra concezione della vita finirà per +prevalere. La feudalità è finita non per la rivoluzione, non perchè gli +uomini fossero diventati migliori, ma perchè, aumentata la produzione, +cresciuti gli scambi, rinsaldatesi le relazioni sociali, addensatasi +la popolazione, di utile come era quando nacque, s’era fatta dannosa e +insopportabile. E ciò che fu dell’aristocrazia sarà senza dubbio della +classe che la vinse, che è la borghesia. Quando la tecnica industriale +sarà progredita anche di più, quando la concorrenza sarà soppressa, +o dalla vittoria duratura del più forte o dall’associazione, quando +la produzione sarà diventata interamente meccanica, la borghesia +sussisterà nuova perchè ha in sè delle qualità di iniziativa, di +ordine e di economia, che mancheranno ancora per lungo tempo alle altre +classi; ma la sua funzione s’indebolirà, e l’organo, indebolendosi la +funzione, finirà anch’esso coll’indebolirsi. Questo grande movimento +operaio è dunque logico, necessario, benefico. E notate che a chi +esprime questo pensiero l’attuazione compiuta del socialismo non par +altro che un sogno. + + * + +Ma la sua previsione va molto vicino a quel sogno. + +E ha proprio da essere un sogno quello di uno stato sociale fondato +sull’accordo invece che sulla lotta per la vita; quello d’un organismo +sociale, in cui la produzione e la ripartizione delle ricchezze si +compiono come si compiono le funzioni d’assimilazione e di circolazione +in ogni organismo vivente, quello d’una società non più divisa in un +piccolo numero di vincitori, a cui sembrano riserbati tutti i beni +della civiltà, tutti i godimenti che danno la bellezza, l’arte, la +scienza, l’indipendenza, tutto ciò che fa amare la vita, e una immensa +massa inorganica e oscura di vinti, senza sicurezza, senz’agi, senza +cultura, quasi relegata fuori della luce e della speranza, come una +razza inferiore? + +Che abbia ad essere un sogno, una società in cui a ogni uomo sia +assicurato il lavoro, a ogni lavoratore un’esistenza umana, a nessuno +l’agiatezza oziosa, a tutti la coltura dello spirito, e in cui il +lavoro sia onorato di fatto, non a false parole, e la giustizia sia +una realtà, non una larva, e la libertà sia un bene di tutti, non un +vantaggio d’alcuni, e l’uguaglianza — quanto lo consente la cecità +della fortuna — sia una verità, e non una irrisione? + +Che sia davvero un sogno una società nella quale, davanti a ogni +moltitudine di persone d’ogni condizione si possa dire: — In questa +folla non c’è uno che viva del frutto delle fatiche altrui, non c’è un +ordine di cittadini che disprezzi l’altro o lo minacci o lo tema o ne +viva separato come da un abisso; questa è un’accolta di persone tutte +civili, strette da un patto comune, che ne fa una sola grande famiglia, +non un branco di belve in veste d’uomini, che tirano a divorarsi fra +loro; non un’accozzaglia di selvaggi inverniciati di civiltà, in cui +infuriano tante cupidigie, tanti odî, tante invidie, tante scellerate +passioni da disgradarne un inferno? + +Che debba essere un sogno una società in cui ogni onesto lavoratore +possa dire, guardandosi intorno: — Questi sono i miei alleati e i +miei fratelli; io non tolgo nulla a nessuno, nessuno usurpa nulla +a me, questa terra dove son nato è retaggio comune; tutta questa +civiltà, tutta questa ricchezza non è privilegio d’alcuno, ma è nostra, +appartiene a loro, a me, ai loro figli, ai miei figli, a quanti la +crearono e la fecondarono col pensiero, con le braccia e col sangue? +Che una cosa così semplice, così giusta, così bella, debba essere un +sogno? + +È un sogno punibile con la reclusione tra i dodici anni e i diciotto! +E questo in un paese libero, dopo cinquant’anni di lotta contro la +tirannìa! E mentre la più sfrenata manomissione del danaro pubblico, +spremuto dalle vene e dalle ossa di chi lavora, o è colpita di pene +irrisorie, o va impunita e trionfante! E quando pure fosse un sogno, +meglio mille volte creder nel sogno dei generosi che rassegnarsi +all’abbominevole realtà contro cui combattono e da cui sono soffocati. + + * + +Ma non credo che sia un sogno. Per crederlo dovrei rinunziare alla fede +nel progresso umano. O si tornerà indietro o si procederà per quella +via. E per quella via si procede. + +Un’altra volta ho accennato qui come questa tendenza appare evidente in +tutti i paesi civili, nell’avviamento di tutte le legislazioni, anche +nelle più piccole trasformazioni di tutte le istituzioni antiche, nel +sorgere e nello svolgersi di innumerevoli istituzioni nuove, in mille +tentativi, proposte, esperienze, quasi da per tutto respinte e mandate +a male per ora, ma che da per tutto si presentano con la vitalità +prepotente del germe in primavera, che tenta e rompe l’involucro che lo +imprigiona. + +Ma oltre che per ragioni dicibili, si è persuasi di una Idea per virtù +di una infinità di impressioni, di sentimenti, di riflessi di idee, che +sfuggono alla parola; per una successione di visioni istantanee della +mente, che fanno gridare alla coscienza: — Ecco la verità — e lasciano +in fondo all’anima un’incancellabile traccia. E quando è così l’idea +è una fede contro cui tutti gli argomenti si spezzano, che tutti gli +avvenimenti confermano, che le stesse contraddizioni rinsaldano; una +fede che ha in sè una forza impulsiva proporzionata alle resistenze +che incontrerà nel mondo la verità che essa racchiude; una fede per cui +possiamo dire schiettamente che le derisioni non giungono all’altezza +del nostro disprezzo. + +Sì, io credo che la società porti nel suo seno delle soluzioni +inaspettate per tutte le difficoltà che ora fanno credere impossibile +l’attuazione dell’idea socialista. Credo che il grande miracolo, senza +il quale essa non può attuarsi, la compenetrazione del sentimento +individuale col sentimento della collettività nell’animo e nella +vita dell’uomo, si compirà davanti alla irresistibile evidenza +dell’immenso bene che ne dovrà conseguire! Fede! idealismo! ci si dirà +commiserando. E noi rispondiamo con le parole d’un buon dotto tedesco +(non socialista, notate), il quale ha scritto poco fa: — Ebbene sì: +la storia ci insegna che la fede e l’idealismo sono le due grandi +forze, e che hanno sempre trionfato nel mondo. — Ed in fondo, ne son +forse persuasi anche gli avversari. Soltanto, più saggi di noi, essi +combatteranno per l’Idea in un tempo più favorevole ossia quando avrà +vinto. + + * + +Ma per giungere a questo.... No, non parliamo di questo, poichè +lo scopo della nostra adunanza e delle mie parole è determinato e +ristretto. + +Per ottenere, dico invece, un principio di miglioramento nelle vostre +condizioni, dovete fare dei sacrifizi! Dei sacrifizi! Ma è questa una +parola di cui l’uso e l’abuso snaturano affatto il significato. È forse +un sacrifizio lo scrivere dei nomi di vostri compagni sopra una scheda, +senza perdersi in vane discussioni e soffocando i sentimenti personali +che la coscienza riprova, a rinunziare a un’ora di ricreazione per +andare a compiere un dovere? Fate dunque questo, e fate anche di più, +esortate i vostri compagni a imitarvi: dica ciascuno di voi a uno di +loro: — Vieni con me. L’atto di deporre questo foglio nell’urna, che +ti par così inutile, ha un così grande valore che per avere il diritto +di compierlo si sparsero torrenti di sangue. Compiamolo, se non per +noi, per i nostri figli, perchè se noi non lo faremo essi non lo +faranno e troveranno la società quale noi l’abbiamo trovata. Votiamo +pei nostri compagni, se non altro per far vedere che non è vero che noi +andiamo a votare come un branco di servitori, che abbiamo coscienza dei +nostri interessi, senso d’alterezza, volontà, fiducia nell’avvenire. +— Credete che facendovi questa esortazione, non vi parlo soltanto +come socialista, nell’interesse di un partito, ma come cittadino, che +vuole la dignità, la prosperità, la forza del paese, dov’egli è nato e +ch’egli ama: dignità, prosperità, forza, che sono vuote parole dove le +classi lavoratrici non lottano per salire. Credete a uno che vi vuol +bene, e che ve ne volle sempre, anche quando non ve lo diceva, e che +ve lo dice ora senza secondi fini, poichè non solo non vi chiederà mai +il voto per andare al Parlamento, ma non ve lo chiederà nemmeno mai più +per tornare al Consiglio; credete ad uno, di cui tutte le ambizioni si +riducono ormai ad un solo desiderio: quello di poter dire, prima che si +compia la sua giornata, l’ultima volta che parlerà ai fanciulli delle +scuole pubbliche: — Rallegratevi! Voi vedrete certamente una società +più giusta e più felice di quella in cui vi lascio: — quello di vedere +il proletariato italiano, ossia il popolo vero, fondamento e scopo di +ogni cosa, corpo ed anima della patria, procedere trionfalmente sulla +via benedetta della sua redenzione. + + +Amor di patria. + +— È vero che il socialismo combatte l’amor di patria? + +— L’amor di patria bugiardo, sì. Ma se per amor di patria s’intende +amare il popolo fra cui siam nati, con cui abbiamo comuni la lingua, +l’indole, la storia e l’avvenire e amar la terra dove abbiamo passato +l’infanzia, dove son nati i nostri figli e son sepolti i nostri morti; +l’accusare il socialismo di combattere un tale affetto è cosa stolida +e assurda, come sarebbe l’accusare chicchessia di combattere l’amor +filiale o materno; il che non è possibile a chi ha viscere umane. Può +ella credere che se questo fosse vero si sarebbero volti al socialismo +tanti uomini generosi, tanti cittadini che per la patria hanno sofferto +e combattuto, e sentono profondamente tutti gli affetti? Può ella +pensare che un socialista, perchè tale, possa abbandonar la patria +senza sentirsi uno schianto nel cuore, e non ricordarla da lontano con +tristezza e con desiderio, e non rivederla dopo molti anni con gioia +profonda? Con qual fondamento si possono accusare i socialisti, in cui +si suol deridere il predominio del sentimento sulla ragione, di aver +l’animo chiuso e di voler chiudere l’animo altrui a uno dei più forti e +dei più naturali sentimenti umani? + +— Eppure, è una credenza universale. + +— Vuol dire una calunnia universale, che è tutt’altra cosa. Amare la +propria patria significa amare il proprio popolo. Quando si dice il +popolo d’un paese s’intende principalmente quella grande moltitudine +che coltiva la sua terra, che manda innanzi le sue industrie, che +forma il nerbo del suo esercito, che dà il maggior contributo al suo +erario, e la cui prosperità, moralità, forza è una cosa sola con la +forza, la moralità e la prosperità della nazione, poichè senza di +essa non vi è nazione nè vita. Ora il desiderare che questa grande +moltitudine, i nove decimi della nazione, s’innalzi a una condizione di +vita materialmente e moralmente migliore, il preparare, sollecitare un +ordinamento sociale (e sia pure un’utopia, che la natura del sentimento +non muta) in cui le sia dato un lavoro più umano e un compenso più +equo e resa possibile una vita intellettuale e più degna e tolto +dall’animo il terrore continuo della miseria e il sentimento amaro di +una inferiorità civile non giustificata nemmeno nella coscienza di chi +la vuol mantenere, in maniera che non più la forza, ma l’armonia degli +animi e degli interessi tenga unita la compagine dello Stato, il portar +nel cuore questa speranza di un migliore avvenire del proprio popolo +come la più santa delle proprie aspirazioni, e con lo scopo di tradurla +in realtà, studiare, combattere, rinunziare alla pace, rischiar la +libertà, patire danni e persecuzioni, dica lei, non è questo amare la +patria? E se questo non è amor di patria, con qual altro termine, di +grazia, le pare di poterlo definire? + +— Eppure la parola «patria» voi non la usate mai, o ben raramente, +nella manifestazione delle vostre idee. + +— Perchè di questa parola s’è falsato il senso, e, usandola, non +ci possiamo più intendere con la maggior parte di coloro che ne han +piena la bocca. È accaduto di questo come di altri grandi nomi, che +non c’è più nella parola l’idea netta della cosa. La parola «patria» +significa ora per i più qualche cosa d’astratto e di mal definibile, +posto quasi al di fuori di ciò che realmente la costituisce. Per alcuni +la patria è un’istituzione politica o una pura tradizione storica o +un dato ordinamento economico da conservare e difendere a qualunque +prezzo. Per chi gridava in Parlamento che si doveva nascondere la +cancrena bancaria _per carità di patria_, la patria era la Banca. +Nella mente di quell’imperatore il quale dice che per conservare due +provincie conquistate si dovrebbero far uccidere «dal primo all’ultimo» +tutti i sudditi dell’impero, pare che la patria non sia altro che un +determinato spazio di terreno segnato sulla carta geografica con una +linea di un dato colore. Per un gran numero di patriotti in buona fede +l’amor di patria è l’aspirazione a un ideale vago di grandezza, a cui +par debito e giusto di sacrificare ogni bene, o anche il solo culto +immobile dell’ideale unitario raggiunto, ossia una commemorazione +eterna del passato, in cui si scorda il presente e non si pensa +all’avvenire, e una febbre permanente dell’immaginazione, che vede +o cerca ogni giorno e da ogni parte un pericolo nazionale e vorrebbe +che la vita della nazione fosse uno sventolìo continuo di bandiere e +un arrotìo perpetuo di durlindane. Gridando «patria» si pretende che +tutti i lamenti tacciano, che tutte le ingiustizie sieno tollerate, che +tutti i mali si dissimulino, che tutte le grandi questioni rimangano +insolute, come se la patria e i suoi figli fossero due cose diverse +e separabili, come se il bene dei viventi non fosse che lo sperare un +avvenire migliore senza migliorare il presente e fosse possibile fare +una patria prospera, felice e gloriosa, con milioni d’uomini poveri, +dolenti e avviliti. Per queste ragioni non nominiamo la patria, e anche +perchè il suo nome è adulterato e profanato da troppi astuti che si +pagano da sè dei servizi che le resero o dicono di averle resi, da +troppi impostori che si fanno della parola una maschera, da troppi +farabutti che fanno della cosa un mercato. La parola che costoro +disonorano noi non vogliamo usarla per esprimere l’idea augusta e santa +che è il suo vero significato. + +— E sia pure; ma nell’idea della fratellanza, che il socialismo +propugna, e della federazione dei popoli, l’amor di patria non va +naturalmente perduto? + +— E perchè mai? Al padre che dice ai suoi figli: — Amate i vostri +concittadini come fratelli — oserebbe ella dire: — Badi che nell’amor +patrio va perduto l’amor figliale? — Se quando l’Italia era lacerata +dalle guerre civili, e ciascuna città reputava fortuna propria +la rovina della città vicina e si gloriava delle bandiere che le +aveva strappate e dei figli che le aveva uccisi, se un italiano +di Pisa, di Venezia, di Firenze, di Genova avesse detto allora ai +suoi concittadini: Questi odî sono insensati; queste guerre debbono +aver fine, e l’avranno; la prosperità di tutti gli italiani sarà +nell’accordo di tutte le città loro, perchè ci lega un ordine +d’interessi più alti di quelli che ora ci fanno combattere — si +sarebbe potuto dire a quell’italiano ch’egli non amava la patria? +E l’idea internazionale che annunzia il socialismo ai popoli non +è figlia legittima di quella che avrebbe annunziato quell’italiano +ai concittadini? Non è irragionevole giudicar disamore della patria +il desiderare e sperare che il bene di essa derivi da una stabile +e illuminata fraternità di tutte le nazioni civili, non più dalla +vittoria violenta e passeggera degli interessi dell’una su quelli +dell’altra? E in che cosa contrasta questo ideale con quello che +ciascun popolo serbi la sua unità e il suo carattere, l’amore della sua +terra e della sua storia, concorrendo alla grande opera della civiltà +generale con la somma di quelle facoltà distinte, che gli danno un +essere proprio e una gloria a parte? E perchè pensare che quella forza +unificatrice e benefica che oltrepassò le frontiere dei piccoli comuni, +delle grandi città e dei forti Stati minori, si arresterà eternamente +alle frontiere delle nazioni, già legate da vincoli innumerevoli +d’interesse, di lavoro e di pensiero, che s’accrescono e si rafforzano +continuamente? È possibile affermare che questo non avverrà? Non è +logico sperarlo, non è giusto desiderarlo, non è debito volerlo? E con +che fronte si può dire che il voler questo sia non amare la patria? + +Anche questo potrei ammettere; ma ciò che noi chiamiamo «ambizione +patriottica» e «orgoglio nazionale» voi non sentite. + +È come se ella dicesse a un padre: — Riconosco che voi amate i vostri +figli; ma che desideriate ch’essi siano rispettati ed onorati non +credo. — Veda la differenza delle opinioni! Noi crediamo che quei +sentimenti siano veramente sani e forti in noi soli. Soltanto le +ambizioni patriottiche hanno un’altra meta e la nostra alterezza +nazionale non può derivare dalla stessa sorgente. Noi immaginiamo +qualche volta di trovarci in un paese straniero e di udir suonare +intorno a noi le seguenti parole: — Ecco degl’Italiani. Salutiamoli +con rispetto. Essi danno alle nazioni un esempio splendido. La grande +lotta sociale si combatte nel loro paese sotto la protezione di +un’ampia libertà, non violata mai dal patto nazionale. La borghesia +si difende là pure, per necessità e per istinto; ma lealmente e con +sapienti concessioni, non con cieche violenze, combattendo l’idea +senza soffocare la parola, senza raccattare per combatterla le armi +odiose della tirannìa che essa stessa ha infrante e calpestate. In +poco più di trent’anni il loro paese ha innalzato l’edifizio della +legislazione sociale ammirabile. Tutte le stolte ambizioni vi son +morte. Tutto l’antico entusiasmo patriottico vi si è mutato, in tutte +le classi, in forza feconda di studi e di sacrifici diretti al supremo +scopo di estirpar la miseria, di diffondere la cultura, di assicurare +la concordia, di stabilir la giustizia. Quello è il solo paese +d’Europa, nel quale per generosità e per saggezza di tutti, la grande +trasformazione sociale che è necessaria, e che nulla può arrestare, si +compirà con un processo pacifico e solenne, che desterà l’ammirazione +del mondo. — Ebbene, il solo immaginare questo giudizio dato +sull’Italia ci fa battere il cuore e alzare la fronte e pronunciare il +nome della patria con un sentimento di gioia e di alterezza che non può +essere più puro, più dolce e più profondo nell’animo d’alcun patriotta. +Ma ambiziosi di ciò che ci pare vanità o stoltezza, e orgogliosi di ciò +che reputiamo sciagura e vergogna, non possiamo essere, nè saremo mai. + +— Insomma, voi amate la patria a modo vostro. + +— Certo, e non è colpa. La colpa è di non amarla nel miglior modo. Qui +sta la gran questione. Ci sono anche diversi modi di amar la propria +famiglia. Credette un tempo di amarla più d’ogni altro il patrizio che +sacrificava tutti i figli al primogenito, destinato egli solo a tener +alto il nome e lo splendore della casa, a spese dei suoi fratelli; e +questo amore parve saggio anche al mondo, che ora lo giudica iniquo, +e crede prima legge dell’amor paterno l’equità. Così v’è un amor di +patria che vuole la gloria anche a prezzo della miseria, e soffia negli +odî tra popolo e popolo e li pasce di orgoglio vuoto e di idee morte; +e questa è una passione barbarica, che la nostra ragione condanna e il +nostro cuore rifiuta. E v’è amor di patria fatto di carità e di pietà, +che vuol la prosperità anzi che il fasto, la moralità prima della +gloria, la pace nei cuori, la luce e il calore della civiltà equamente +diffusi, la patria non sfruttata da alcuno e benedetta da tutti, e +cancellato dalla sua faccia, prima d’ogni cosa e a qualunque costo, il +marchio vergognoso dell’ignoranza e della fame. + +— E il simbolo della patria, per voi?... + +— È una madre, come fu sempre per tutti quelli che l’amarono +sinceramente. Ma, dopo che professiamo queste idee, la sua immagine +ci appare più bella e più luminosa, perchè le splende sulla fronte un +avvenire più grande di quello che hanno sognato i nostri padri, ed è +più ardente che per il passato l’offerta che noi le facciamo ancora, +come nei giorni delle battaglie, del sangue e dell’anima nostra. + +— Questo non si crede. + +— Si crede; ma si nega, perchè giova. + + +Verso l’avvenire. + +Hanno torto coloro che si scoraggiano pensando che la fede socialista +non si diffonderà mai tanto nella borghesia quanto sarebbe necessario +a mettervi il disordine e a sfibrarne la resistenza, perchè una gran +parte della classe dominante si getterà a capo basso, spontaneamente, +sulla nuova via, assai prima d’esser persuasa che questa conduca +davvero alla «terra promessa» del socialismo. «Il movimento attuale +somiglia allo sfacelo del secolo passato, quando una società intera +si precipitò nell’ignoto per stanchezza o per errore di vivere sotto +le rovine di un mondo morto». — E non è il giudizio di un Marxista +fanatico: è del visconte ed accademico De Vogué, una delle menti più +profonde e più serene della Francia. + +Così è, così avverrà. E se da molti se ne dubita ancora, è perchè si +scambia con una malattia passeggiera del corpo sociale ciò che è invece +il principio della sua decomposizione. + +Puerile è il pensare che questa fiacca reazione sorta da ultimo contro +l’alta batteria politica e il grande brigantaggio finanziario possa +produrre nella società l’effetto d’una vigorosa cura rigeneratrice. +Essa produrrà l’effetto opposto, d’incoraggiare alla truffa scellerata +altri innumerevoli, dimostrando su quante complicità, su quante +difese, su quante vie di scampo possono fare assegnamento, nello stato +attuale delle cose, i grandi mercanti della coscienza e frodatori +delle nazioni, e quanto impudenti, sfrenati, mostruosi debbano essere +il mercimonio e la rapina per iscuotere quello che resta di senso +morale nelle alte classi e render necessaria almeno una simulazione +di giustizia. Questa corruzione si andrà estendendo, fatalmente, e si +dilateranno man mano con essa, per necessità, tutte le altre piaghe del +nostro ordinamento economico, generate tutte dal principio immorale +della formazione della ricchezza, come da un unico germe mortifero, +che la società borghese non si può strappar dalle viscere se non colla +vita. + +È fatale che per effetto del nuovo avviamento, della complessità +sempre maggiore degli affari finanziari, e della sempre più larga +separazione della proprietà dal lavoro, si vadano confondendo per modo, +a poco a poco, l’affare lecito e l’illecito, l’onestà e la bindoleria, +che questa libera quasi da ogni freno esteriore e fin anche dai +rimproveri e dai dubbi della coscienza, finisca a regnare nel mondo, +sovrana assoluta e intangibile sulle rovine d’ogni moralità e d’ogni +giustizia. È fatale che, crescendo ancora la febbre delle speculazioni +temerarie, dilagando il contagio dei fallimenti, ingigantendo coi +debiti il pericolo delle bancherotte nazionali, non debba più un giorno +rimanere ai risparmi di chi lavora e al capitale di chi ozia luogo o +modo alcuno di collocamento, che non condanni i possessori a una vita +d’ansietà e di terrore quasi altrettanto dura a sopportarsi quanto le +angustie medesime della povertà. È fatale che il difendere, il salvare +la piccola e la media proprietà terriera dall’imposta, dall’usura, +dal furto, dalla forza assimilatrice della proprietà grande e delle +pretensioni sempre più ardite e più potenti del lavoro, diventi col +tempo un’impresa anche più difficile di quella di preservare gli averi +e la vita in mezzo ad un popolo ancora composto a stato civile. È +fatale che in un avvenire non lontano la piena della gioventù colta, +fluttuante fra le vie già affollate degli impieghi e delle professioni +libere e la «degradazione» abborrita del lavoro manuale, malata d’ozio +rabbioso e famelico, giunga a tale altezza che la società n’abbia come +la soffocazione e i tormenti mortali dell’idropisia. È fatale, infine, +che la nuova feudalità finanziaria, che fa col danaro ciò che faceva +l’antica colla spada, allarghi e rafforzi sempre più la sua vastissima +rete, e allacci e assoggetti a una sempre più infesta tirannia +moltitudini, governanti e istituzioni, sfruttando e corrompendo tutti e +ogni cosa. + +Quando tutto questo sarà, e quando, oltre a questo, pigliando sempre +più campo per le raddoppiate difficoltà della vita e il cresciuto +furor del lusso e degli agi, il matrimonio mercantile, prodotto +necessario del presente stato sociale, si moltiplicheranno a tal +segno gli scandali e le sventure da far tremare per l’avvenire della +famiglia anche i più scettici sfruttatori dei suoi ordini e delle sue +debolezze; quando sferzata sempre più forte dalla concorrenza e fatta +più audace dall’impunità comprata e dal perfezionamento scientifico +dei metodi, la produzione privata sarà giunta con la ciarlataneria, +col veneficio, coll’adulterazione spudorata d’ogni cosa a tal punto da +non esser più che una vasta, continua e spietata insidia alla borsa +e alla vita di tutti; quando un’aristocrazia del danaro disonesta e +villana, quanto scemata di numero altrettanto cresciuta di potenza, +avrà spinto il fasto e l’insolenza fino ad offendere l’orgoglio della +media borghesia, intisichita da lei, assai più fieramente di quel +che l’agiatezza di questa non offenda ora la «plebe»; quando nessun +onesto padre di famiglia non potrà più, nemmen per pura consuetudine +pedagogica, consigliare la generosità, la delicatezza, l’amor dei +propri simili, la nobile ambizione della stima pubblica ai propri +figliuoli, senza che questi gli rispondano con beffarda risata, +mostrandogli da ogni parte il trionfo incontrastato e durevole di tutti +coloro che quelle virtù calpestano col più freddo cinismo; quando +finalmente, con l’ingrandire e l’incalzare delle crisi commerciali +e col progressivo organamento delle classi lavoratrici, crescendo di +gravità e di frequenza le miserie e i pericoli della disoccupazione, +gli scioperi, le lotte, i digiuni e le ire delle moltitudini cittadine +e rurali, sarà sempre più spesso necessario, per mantenere almeno +l’apparenza dell’ordine, rispondere ai lamenti e alle maledizioni +con quelle sciagurate falciature di vite umane, che lascian nella +terra insanguinata tanti germi d’odî e di vendette feroci; quando le +cose saranno a questi termini — e non ci vorrà un lunghissimo tempo +— alla propaganda socialista non rimarrà più molto da fare. Farà per +essa, nelle classi superiori, una stanchezza e una nausea infinita, +la cura paurosa di scongiurare una rivoluzione di sangue e di fuoco, +un bisogno immenso di ringiovanimento e di ideale, l’orrore — infine +— di «vivere sotto le rovine d’un mondo morto». E allora forse alla +borghesia non parranno altro che atti di rassegnazione logica e facile +quelle «virtù sovrumane» sulle quali essa giudica ora il socialismo +ponga il fondamento del suo futuro; troverà forse naturale in sè e in +tutti quella prevalenza benefica del sentimento della collettività +all’insipiente egoismo della nostra natura, e s’avvedrà che +l’impedimento più forte che ella aveva ad accettare l’idea socialista +non era nella sua ragione, ma nella sua borsa. Ma comunque sia, anche +spinta dalla «ferrata necessità», essa si getterà nell’ignoto. + +Ora, se non avessimo fede che in quell’«ignoto», per forza delle +cose, la società troverà a poco a poco un ordinamento in cui sarà +soppressa la più mostruosa e la più funesta delle ingiustizie presenti +— la divisione degli uomini e in un piccolo numero di possessori di +ogni bene e in una enorme maggioranza di servi spogliati, abbrutiti, +angariati e sprezzati sotto le apparenze d’una eguaglianza bugiarda e +d’una libertà anche più bugiarda dell’uguaglianza — noi non avremmo più +alcuna speranza nel progresso umano: non ci rimarrebbe che incrociare +le braccia e dire: — Abbia libero corso la cancrena che ci divora, e +la putrefazione universale si compia. — Ma quella fede noi l’abbiamo, e +così profonda, che nel bel giorno di primavera designato a celebrarla, +ci prende un senso di pietà e quasi di stupore, vedendo per le vie +tristi della città, in mezzo a pochi cittadini sospettosi, passar la +minaccia armata dello Stato. Noi ci domandiamo a momenti perchè non +scendan tutti dalle case, uomini e donne d’ogni classe, coi bambini per +mano e con le rose di maggio sul petto. Oh certo, in un tempo remoto, +questo si vedrà! Le case saranno vermiglie di bandiere, per le strade +scorrerà una fiumana vivente, le fronti, le grida s’alzeranno libere al +cielo, e nel fremito sano ed immenso di popolo, penetrando nelle case +silenziose degli ultimi malinconici negatori della nuova fede, vincerà +finalmente anche il cuor loro, e li trarrà di forza alla finestra, +con le lacrime agli occhi e l’amore nell’anima a benedire la festa del +mondo. + + + + +PARTE TERZA. + +PER LA PACE. + + +Il socialismo e la guerra. + +Disse il Jaurès all’assemblea francese, in un discorso che scosse tutta +la Francia, a coloro che accusano il socialismo di — indebolire il +coraggio — predicando la pace — e di fiaccare le energie nazionali: +— «Io dico, al contrario, che quello che può snervare il coraggio +è l’eccitazione continua in vista d’un pericolo che è continuamente +aggiornato, il sistema d’abituare la nazione all’illusione del coraggio +e ad un eroismo verbale. Le energie morali sono come le energie +fisiche: non si distruggono, ma si convertono le une nell’altre. È +inutile perciò il fermare l’energia d’una nazione nell’una o nell’altra +forma sotto il pretesto che essa dovrà servire un giorno al tale o +al tal altro scopo. Date a una nazione delle energie vive e sane: +l’energia del lavoro, l’energia del pensiero, l’energia della libertà, +l’energia del diritto, e se queste forze saranno minacciate un giorno +da un’aggressione straniera, esse si convertiranno spontaneamente in +una magnifica espansione di coraggio». + +Le parole del grande oratore socialista della Francia dovrebbero +essere meditate dai reazionari bellicosi d’ogni paese, per i quali pare +che non esista questo quesito: se il sentimento dell’amor di patria, +principal forza d’un esercito in una guerra di difesa nazionale, non +debba essere più o men forte nelle moltitudini combattenti secondo +la maggiore o minor quantità di beni materiali e morali che l’idea +di patria rappresenta per esse; se da moltitudini che, difendendo +il paese proprio, sono consapevoli di difendere uno Stato dove hanno +libertà, giustizia, vita umana, non sia da attendersi maggior valore +e costanza che dai figli d’un popolo, nel quale quei beni non siano +ancora che aspirazioni temute e compresse; se, essendo in guerra una +grande forza la coscienza della propria superiorità morale sul nemico, +non abbia, di due eserciti, a battersi più fieramente quello che sa di +rappresentare un più alto grado di perfezione sociale, di combattere +per conservare una maggior somma di conquiste civili o economiche; se, +in fine, non debbano prevalere per virtù d’ardimento e di sacrificio +quei soldati che difendono l’integrità d’una patria, alla quale, oltre +che dall’affetto istintivo, si sentono legati dalla gratitudine di +figliuoli beneficati e protetti. + +È fuor di dubbio che dei miracoli di valore compiuti dagli eserciti +della rivoluzione francese fu prima cagione l’idea, fiammeggiante fin +nell’ultimo dei loro soldati, di difendere una nazione che innalzava +in faccia al mondo la bandiera d’una nuova storia, di portare sulle +punte delle loro baionette il verbo della libertà contro un dispotismo +inteso ad eternare il passato per terrore dell’avvenire; ond’era +universale in quegli eserciti la coscienza di sovrastare moralmente, +quasi come una razza superiore, alle masse asservite e inconscienti +che avevan di fronte. È dunque strano e quasi inesplicabile come gli +avversari ostinati del presente moto del proletariato, che accusano +chi lo guida e lo seconda di voler distruggere il sentimento e le +forze militari della patria, e da quel moto mirano a distrarre gli +animi con lo spauracchio perpetuo d’una guerra nazionale, non pensino +che il mantenere le classi lavoratrici, come essi vorrebbero, nel +presente stato di miseria intellettuale o economica, avrebbe per +effetto certissimo d’indebolire alle radici il vigore difensivo della +nazione, principalmente costituito dalla fede del maggior numero nella +virtù benefica delle istituzioni che la reggono e dalla speranza comune +di uno stato migliore; il quale dal sopravvento straniero sarebbe +allontanato o precluso. Essi vogliono nel pugno della nazione una spada +enorme; ma non considerando se sarebbe gagliardo o fiacco il braccio +che l’ha da reggere, se ardente d’entusiasmo o restìa l’anima che deve +movere il braccio, se sarebbero sane e concordi, o inferme e slegate, +tutte le facoltà di quell’anima; se, insomma, si possa avere in guerra +un grande esercito quando non s’ha in pace un grande popolo, e se tale +possa essere un popolo povero, malcontento ed incolto. Il corollario +di queste osservazioni è un paradosso apparente, che noi stimiamo +una grande verità; cioè, che di due nazioni in guerra, di cui l’una +attentasse all’integrità dell’altra, non essendo troppo diseguali le +forze del numero e delle armi, la più valorosa, la più tenace, la più +sicura della vittoria sarebbe quella in cui l’evoluzione socialista +avesse portato le moltitudini a un più alto grado di prosperità e di +coscienza civile: l’evoluzione socialista, poichè non v’è oramai altra +via di progresso sociale, anche se l’ultimo ideale del socialismo fosse +un’illusione. + + +Dopo Algesiras. + +Quando pareva che dalla conferenza d’Algesiras fosse per nascere +una conflagrazione europea, dalla voce dei profeti del peggio fummo +maravigliati a tutta prima come dal pronostico di una cosa insensata +e incredibile. — Come, nello stato presente di civiltà —, domandammo +a noi stessi — perchè due potenze europee non riescono a conciliare +certi loro interessi commerciali in un angolo dell’Affrica, è ancora +possibile lo scoppio d’una guerra che metterebbe a fuoco e a sangue +forse l’Europa intera, e farebbe tale sperpero di vite, d’oro e di +lavoro, e accumulerebbe tanti orrori, e avrebbe effetti funesti per +così grande spazio di tempo, da non potervi fermare l’immaginazione +senza un brivido di sgomento mortale? È possibile ancora che il +presente e l’avvenire di milioni d’uomini di dieci paesi dipendano +dalle discussioni di venti persone, delegate dai Governi, non dalle +Assemblee dei loro Stati, a trattare una quistione che la grandissima +maggioranza di quei milioni d’uomini non conosce, o non comprende, +o non cura, e che, comunque si consideri, non è una quistione vitale +per nessun popolo, ma un contrasto d’interessi ristretti, a cui non ha +dato importanza improvvisa che un risentimento d’orgoglio nazionale? +È dunque così barbaricamente costituito ancora, dopo tanto corso di +civiltà, l’organismo politico e sociale delle nazioni, che resti in +balìa di pochissimi lo scatenare i popoli a un macello immenso, e +che da questi se ne attenda il cenno come una sentenza del destino; +che d’un fatto così formidabile, del quale i popoli stessi hanno pur +da essere attori e vittime, si dica rassegnatamente: — Avverrà? non +avverrà? — come d’un fenomeno della natura, indipendente da ogni azione +umana? È possibile che si esprimano ancora, parlando di individui, +soggetti, per quanto posti in alto, a tutti gli errori umani, concetti +spaventevoli come: — Se questi o quegli «vorrà» o «non vorrà» la +guerra? — Che si possa dire ancora (e non paia orrendo): — Meglio il +disastro passeggiero d’una guerra che quello perpetuo della pace armata +—, come se fra le due vie: di far la guerra per poter disarmare e di +disarmare per non farla, non si potesse sensatamente neppur discutere +la preferenza da darsi alla prima? Che, in fine, si consideri ancora +la guerra con la mentalità selvaggia di quel condottiero spagnuolo, +per cui essa era «el verdadero estado del hombre»? È possibile? — Che +tutto questo fosse possibile sapevamo bene prima che la Conferenza +d’Algesiras si radunasse; ma le voci, che questa fece sorgere, d’una +guerra probabile e prossima, ci destarono, come fa sempre l’avvicinarsi +d’un pericolo che prima era lontano, quasi un concetto nuovo del +pericolo medesimo, e un nuovo sentimento, che fu di maraviglia dolorosa +e sdegnosa, e d’umiliazione e di rivolta insieme della nostra coscienza +d’uomini civili. + + * + +Più vivo ci fu reso questo sentimento dalla considerazione d’un +fatto. È fuor di dubbio che a una guerra per la quistione affricana +era risolutamente avversa l’opinione dei più in ogni nazione; che, +non parlando delle classi lavoratrici, in tutte le altre classi +sociali d’ogni paese d’Europa, a consultare cittadino per cittadino, +non si sarebbe trovato uno su mille, che non giudicasse tal guerra +una mostruosa follia. Or bene, come mai fra quelle classi, che pure +tante volte concordarono da paese a paese in potenti iniziative +di carità pubblica e in affermazioni di grandi principii e intenti +d’umanità, non s’è manifestato un accordo internazionale, nè vasto nè +circoscritto, per iscongiurare una tal follia, non s’è levato almeno +un grido di molti, che esprimesse il giudizio di tutti, e ammonisse +tanto solennemente i Governi e i rappresentanti loro da assicurare il +mondo che d’un tale ammonimento non avrebbero potuto non curarsi? Come +lasciarono che soltanto dalle file del socialismo s’alzasse la voce che +diceva il pensiero e l’animo delle nazioni? È dunque vero che esse non +hanno più ideali, nè forza, nè fede in sè medesime e nella necessità +della loro funzione sociale, e che si lasciano andare con inerte +acquiescenza agli eventi, poichè non sono più in grado di governarli? +O sentono che la consuetudine di deridere gli apostoli della pace +universale, perchè troppi di questi sono anche apostoli d’un’altra +fede, toglie loro il diritto e l’autorità di bandir crociate contro una +guerra, qualunque sia? E che è questo sentimento religioso, in alcuni +paesi pur così ardito e pugnace, e che pare si ridesti in tutti con +nuovo colore sociale e nuovi intendimenti umanitari, se nella recente +occasione non inspirò, non solo alcuna solenne voce collettiva, ma +neppure qualche grande voce solitaria a deprecare l’eccidio minacciato, +gridando in nome della fede il «no» della coscienza universale? E +non si dica che ciò non si fece per essere ancor remoto e vago il +pericolo, poichè una dimostrazione efficace non si sarebbe potuta +fare se non appunto in quel periodo in cui le menti e gli animi erano +ancor tranquilli, e sarebbe stata troppo tarda quando la rottura dei +negoziati avesse turbato gli spiriti e fatto incominciare dai Governi +in lotta quell’opera di sovreccitamento delle passioni nazionali, per +cui hanno in mano tanti mezzi pronti e sicuri. Che segno hanno dato in +quest’occasione le classi superiori di spirito umanitario progredito, +di civiltà affinata, di sentimento religioso sincero? + + * + +Un altro fatto singolare notammo. Quella parte della stampa, che +si dice «dell’ordine» non solo delle due nazioni che sarebbero +state immediatamente alle prese, ma anche dell’altre, che più +probabilmente sarebbero state travolte poi nella lotta; quella parte, +in special modo, che si mostrò più incline a giudicar probabile il +grande disastro, ne parlò come avrebbe parlato d’un pericolo simile +cinquant’anni sono, ossia, come d’una guerra che, dove fosse stata +decisa, sarebbe avvenuta senz’altro, e si sarebbe svolta nei modi, +nelle condizioni e con gli effetti stessi degli altri tempi. In nessuna +delle sue considerazioni vedemmo considerato l’avvenimento probabile +in relazione col mutato spirito delle moltitudini, con le nuove forze +politiche sorte, col nuovo stato d’opposizione profonda e permanente +in cui si trovano in ogni paese, con effetti quotidianamente visibili, +e spesso gravissimi, le classi sociali che hanno la ricchezza e il +potere e quelle che hanno il numero e l’avvenire; non espresso mai +alcun dubbio sulla persistenza dell’antica solidità e docilità di +questi smisurati organismi di guerra, che non sono più veri eserciti, +ma popoli armati, portanti in sè un nuovo mondo d’idee, manifesto a più +segni anche in quello che è il loro nucleo stabile in tempo di pace, +e che è pur composto degli elementi loro più quieti e più semplici; +nessun presentimento od accenno a qualche cosa di più grande e di più +terribile della guerra stessa, che avrebbe potuto prevenirla o renderla +impossibile, o scoppiar con essa e troncarla, precipitando gli Stati in +una convulsione, dalla quale, per l’immaturità dei tempi, non sarebbe +potuto uscir altro che desolazione e miseria per tutti, seguìte da una +riscossa di tutte le idee del passato. Quello che seguì in Europa da +trent’anni nell’ordine delle idee, dei partiti, delle relazioni fra +le classi, del movimento delle forze sociali, parve non avvenuto, a +considerare il criterio e il linguaggio con cui quella stampa ragionò +della guerra. + + * + +Ma questo fatto non ci maravigliò, poichè sarebbe assurdo l’attribuirlo +a ignoranza o a trascuranza della verità; nel qual caso soltanto +potrebbe maravigliare. Esso non fu effetto che d’uno spontaneo e +tacito accordo, non fu che una finzione logica e necessaria, che si +ripeterà in ogni caso simile. Considerare i pericoli d’una guerra +europea sotto l’aspetto che s’è accennato, sarebbe un riconoscere nelle +nuove idee, nell’organizzazione internazionale del proletariato, negli +effetti ottenuti dall’azione del socialismo una potenza, che convien +disconoscere invece, per non ingrandirla nel concetto di chi ci ha +fede e di chi la teme; sarebbe un ammettere che il socialismo domina +già virtualmente la storia. Ora, si tacciono con tanto maggior cura +le verità invise quanto più sono palesi. E questa è così palese per la +prova dei fatti che non c’è più alcuno che, pur negandola, non ne sia +intimamente persuaso. Troppo è manifesto che è la forza crescente del +socialismo la principal cagione per cui non iscoppiò in Europa dopo il +1870 la tanto temuta guerra, benchè tante volte ci siano state propizie +le occasioni politiche e se ne sia predicata l’imminenza. Monarchi, +governi, oligarchie interessate trattenne la coscienza che il terreno è +mal fido per il gran duello e che la lama è mal ferma nell’impugnatura. +In tutti è la persuasione profonda, benchè dissimulata, che v’è una +sola, grande e urgente quistione nel mondo civile, e che, se anche +la guerra potesse compiersi, non sarebbe da quella che una diversione +passeggiera; dopo la quale la quistione suprema risorgerebbe con tutta +l’urgenza di prima nel paese o nei paesi vittoriosi, accresciuta +forse dall’eccitamento febbrile che lascia nei popoli la vittoria, +e divamperebbe come un incendio nei paesi vinti. E forse la prima +causa della lamentata indifferenza delle classi superiori in faccia +al recente pericolo fu quella persuasione; per la quale non credevano, +in fondo, che si sarebbe fatta la pazzia di tentar l’avventura. Così, +mentre si deride l’utopia socialista della pace perpetua, l’utopia va +diventando realtà, in Europa, principalmente per opera degli stessi +utopisti. Di tanto in tanto, quando certi loro interessi si trovano +a cozzo, uno Stato innalza di faccia all’altro, per minaccia, una +gigantesca armatura; ma l’armatura resta là come uno spauracchio, e +dopo qualche tempo è rimessa nell’armeria. È perchè il gigante antico, +a cui i Governi la dovrebbero vestire, ha una nuova coscienza, e la +volontà sua non è più in loro potere. Egli vuol lavorare, non uccidere, +e le conquiste a cui aspira non le può più compiere sotto la loro +bandiera. + + +Otto frammenti. + +I. — A un banchetto. + +È un pezzo che io domando a me stesso — e sarà forse una domanda +ingenua — perchè tutti gli uomini onesti e sensati d’ogni paese non +siano con noi, per quale ostinazione o per qual malinteso tutti, +anche coloro che non credono possibile il conseguimento del nostro +ideale, non si associno cordialmente all’opera nostra; tanto mi paion +certi e evidenti gli effetti benefici ch’essa produce con la semplice +diffusione delle idee e dei sentimenti a cui s’ispira. + +Noi portiamo dentro una eredità sciagurata di falsi concetti e di +tristi passioni, oscuri e quasi ignorati avanzi di barbarie, che forman +fra tutti come una quantità enorme di materia infiammabile diffusa +per ogni popolo; la quale, o spontaneamente o per arte di pochi, anche +per una causa futile, o iniqua, o insensata, può di giorno in giorno +infiammarsi e scoppiare nella calamità terribile della guerra. Ebbene, +questi pericolosi avanzi di barbarie, quasi tutti celati sotto aspetti +ingannevoli, noi vogliamo afferrarli, analizzarli, farli vedere nella +loro essenza vera, disonorarli e distruggerli, affinchè nella decisione +delle contese fra popolo e popolo abbia una parte sempre maggiore la +Ragione, una parte sempre minore la Morte. Chi, onestamente, ci può +rifiutare il suo consenso e il suo aiuto? + +Noi diciamo ai padri e alle madri: — Educate fortemente i vostri +figliuoli; ma non sia uno strumento omicida il primo trastullo che +ponete nelle loro mani, non sia la finzione della strage il primo +diletto della loro fantasia, perchè è un troppo vecchio e funesto +errore quello di secondar nel fanciullo l’istinto della ferocia +credendo di educarlo al valor pensato e generoso dell’uomo civile. + +Diciamo ai giovani d’ogni paese: — Amate la patria; ma sia il vostro +quell’amor di patria, illuminato da un più largo e sapiente amore, che +di ogni popolo ci fa onorar le virtù e benedir le fortune, come d’un +necessario alleato nostro e di tutti nella eterna lotta per la vita +e per la civiltà che combattiamo con la Natura; non già quell’altro +gonfio d’orgoglio e roso di gelosia, che s’inalbera ad ogni ombra e +s’abbassa a ogni piato e ha bisogno d’eccitarsi con l’odio — col più +ingiusto, col più dissennato degli odi — quello che abbraccia milioni +di creature umane sconosciute e innocenti. + +Diciamo a coloro a cui è affidata la difesa nazionale: — Bello è il +tener l’animo pronto al supremo sacrifizio per la patria, nobile è +l’ambizione di meritare la sua gratitudine; ma nessuna ambizione vi +mova a desiderar la guerra per la guerra, perchè di tutti gli eccessi +dell’egoismo questo è il più orrendo, e chi l’accoglie nel cuore non +è più un difensore del proprio paese, è un suo sanguinario nemico, +e doppiamente colpevole perchè si nasconde sotto le insegne dei più +diletti suoi figli. + +Diciamo agli insegnanti, agli educatori: — Ispirate ai giovani +l’ammirazione delle grandezze antiche; ma non confondete in una +ammirazione medesima le anime grandi e i briganti fortunati, perchè è +un pervertire nella gioventù il senso della giustizia; non li avvezzate +a considerar gli eccidi dei popoli come quelli dei formicai che si +calpestan passando, perchè è inaridire le sorgenti della pietà; non +inculcate loro il concetto della necessità fatale della guerra, perchè +è uccidere in essi la fede nella civiltà e indurli al disprezzo della +razza umana; e non dite loro che le forze morali dei popoli non si +ritemprano che col ferro e col fuoco, perchè son là il lavoro, la +scienza, la carità, la miseria, il dolore che vi gridano: — Bastiamo +noi a far degli eroi e dei martiri sopra la terra! — e ve ne mostrano +ogni giorno una legione. + +Diciamo infine ai credenti: — Che cos’è la religione, che non predica +la pace, non solo, ma che domanda a Dio che si spargano dei torrenti +di sangue, e lo ringrazia mentre fumano ancora? Venite con noi, se è +vero che portate nell’anima l’amore e il perdono, levate la voce per la +nostra causa, se non mentite a Gesù Cristo quando invocate il suo regno +sopra la terra. + +Questo noi diciamo, e per il conseguimento dell’alto fine abbiamo una +fede profonda nella potenza della parola ragionata e appassionata, +infaticabilmente ripetuta e diffusa dalle scuole alle officine, alle +chiese, agli atenei, alle reggie, gridata in tutte le lingue e su +tutte le frontiere, prima da migliaia, poi da milioni di voci, fin che +diventi così formidabile da far cadere dai pugni del mostro la spada +spietata e la fiaccola infame. + +— È un sogno! — ci gridano. — Ebbene — sì — è un sogno; — ma come +quello che tra l’infuriare degli odi e delle guerre cittadine, quando +l’Italia, era tutta in brani sanguinanti, doveva allietare qualche +volta i nostri antichi padri, mostrando loro nell’avvenire, come +un prodigio incredibile, tutte quelle frontiere cancellate, tutte +quelle ire spente, tutti quegli implacabili fratricidi disarmati e +riconciliati per sempre intorno a una sola bandiera. + +E si compirà il sogno di oggi come si compì quello d’allora. + +Sì, soffiate pure nelle vanità patriottiche, riattizzate antichi +e recenti rancori, alzate barriere doganali, coprite di fortezze i +confini: contro ai grandi fiumi che corrono a mescolarsi nell’oceano +non giova impedimento di dighe: i popoli inciviliti vanno l’uno verso +l’altro spinti da una forza a cui nulla resiste, riconoscono a poco a +poco immaginarie più che reali le tanto predicate avversioni di razza +e falsa apparenza l’antagonismo dogli interessi, e confondono idee, +usanze, lavoro, arte, sangue, e vanno con rapidità così maravigliosa +moltiplicando e serrando fra di loro, sotto l’impulso dei bisogni +crescenti, i vincoli della vita, che l’idea di reciderli con la spada, +per qualunque sia causa, parrà tra non molto altrettanto assurda e +abbominevole che quella di risolvere le quistioni interne d’una nazione +scagliando l’una contro l’altra le sue provincie, riaccese dei furori +selvaggi del medio evo. + +Questa è la fede di tutti noi, forza e conforto divino dell’anima +nostra; fede che neppure da una gigantesca guerra europea, che +scoppiasse domani, non sarebbe minimamente scemata. + +Quanto a me, n’ho un’altra anche più ardita, che ai più di voi parrà +illusione. Io credo che l’idea della pace abbia già percorso, per +effetto di forze estranee alla vostra propaganda, un cammino assai +maggiore di quello che non appaia a noi stessi, assai maggiore di +quello che l’orgoglio ferito d’un grande popolo possa consentire che +si affermi. Credo che le quistioni internazionali che sono oggi un +pericolo avranno una soluzione lontana, ma pacifica, compresa nel +giro d’una più vasta mutazione di cose. Credo che alle moltitudini +innumerevoli che domandano nutrimento umano, vita intellettuale e +giustizia, non si risponderà mandandole come armenti al macello, +dopo del quale, per preparare nuove rivincite e nuove difese, si +ricomincerebbe ad affamarle più spietatamente di prima; — credo che +questo esecrando sterminio di popoli da cui rifugge l’imaginazione +inorridita e che da vent’anni ci pende sul capo come una maledizione +di Dio, non seguirà —; che l’aurora del ventesimo secolo non si leverà +su questa vergogna del mondo. Io lo credo — voi, forse, lo sperate. +Alziamo dunque insieme i bicchieri, e salutiamo con un cuor solo, con +un solo evviva questa santa speranza! + +II. — La guerra educatrice. + +Disse il maresciallo Moltke che la guerra svolge nel cuore umano dei +sentimenti nobili. + +Si può dir lo stesso di tutte le grandi calamità pubbliche, compresa la +peste. A proposito della peste di Milano, appunto, osserva Alessandro +Manzoni che «nei pubblici infortuni, e nelle lunghe perturbazioni +di quel qual si sia ordine consueto, si vede sempre un aumento, una +sublimazione di virtù». Ma soggiunge: — «e, pur troppo, non manca mai +insieme un aumento, e d’ordinario ben più generale, di perversità». + +Il giudizio del Moltke, dunque, non esprime che una mezza verità; anzi +meno che mezza. + +Che molti concordino in quel giudizio deriva dall’essere generalmente +considerata come giusta la definizione: «La guerra è un duello tra due +popoli»; la quale è invece falsissima, perchè nella maggior parte degli +atti e dei procedimenti riconosciuti legittimi in guerra non v’è ombra +di quel qualsiasi sentimento o concetto cavalleresco a cui è informato +il codice del duello fra gentiluomini. La guerra, certo, offre ai +coraggiosi e ai generosi molte occasioni di dar prova onorata e utile +della loro virtù, e molti begli atti individuali lo dimostrano, in +tutte le guerre, compiuti anche da quella parte, la quale combatte per +una causa iniqua. + +Ma questi atti, che compiono soltanto gli uomini forti e nobili, non +sono che piccoli e rari episodi; non sono la guerra. + +Quando si combatte il nemico, come s’intende a far sempre, con duplice, +triplice forza numerica e con tutti quei vantaggi d’armi, di tempo e +di terreno che danno la certezza assoluta della vittoria, come ad un +uomo che lotti con un fanciullo; quando da un’altura conquistata si +fulmina a fuochi di fila una mandra di fuggenti, di cui non si vedon +più che le spalle; quando, guidati dallo spionaggio e dal tradimento, +si assiale nelle tenebre e nel sonno un accampamento mal guardato e +vi si semina la morte prima che vi si possa tentare un principio di +resistenza; quando si casca inaspettati, mille contro cento, sopra un +convoglio di viveri, e si macella la scorta e si preda il convoglio, +affamando migliaia d’uomini che si batterono forse eroicamente il +giorno innanzi; quando da lontano molte miglia, e senza pericolo, si +rovesciano sopra una città dei nembi di ferro e di fuoco, che vanno a +mutilare monumenti d’arte secolari, a incendiar biblioteche, a rovinare +edifizi d’utilità pubblica, a sterminare nei loro letti donne, vecchi, +fanciulli, malati, feriti; quando ai cittadini d’una città disarmata +si estorcono con le armi alla mano gli ultimi scudi, che, dopo essersi +impoveriti per la patria, essi serbavano agli ultimi sacrifizi; quando, +sia pure per necessità e senza ferocia, s’invadono e si manomettono +le case dei privati, si trascinano prigioniere «in ostaggio» delle +famiglie atterrite e tremanti, e si strappano le derrate e gli animali +e si devastano i campi ai coloni affamati e supplichevoli; quando, +stando in agguato dietro ai muri o alle siepi, si uccidono alle spalle +gli esploratori solitari, o si fucilano dei cittadini per il solo +fatto d’aver difeso la patria senza vestire una divisa, o si spara +nel dorso ai prigionieri inermi ed affranti che tentano di mettersi in +salvo; quando si fa tutto questo — e si fa di continuo in ogni guerra +— quali «sentimenti nobili» si possono «svolgere» nel cuore umano? Il +vero è che per far tutto questo, come vuol esser fatto, vigorosamente, +bisogna soffocare nel proprio cuore quei sentimenti. Basterebbero a +provarlo, fra mille altri fatti, il seguente: che uno scrittore noto in +Europa, e non sospetto di malo animo verso la Germania, abbia osservato +negli operai affluiti a Berlino, in quel breve periodo di prosperità +fastosa e fittizia che succedette alla guerra con la Francia, un +grande cambiamento; davanti al quale egli domandò a sè stesso «se +essi avessero serbato in fondo al loro nervo visivo l’immagine +dogli uomini uccisi e dei villaggi incendiati, poichè s’erano fatti +violenti e rissosi, indifferenti ai ferimenti e agli omicidi, e +facili a servirsi del coltello». Ma che più? Ne dà una prova lo +stesso maresciallo Moltke, nell’appendice alla sua Storia della guerra +franco-germanica, con una frase, che forse egli non avrebbe scritta, +se quando gli venne sulla punta della penna gli fosse tornato in mente +ad un tempo il giudizio suo sopra citato. È la pagina dove parla del +suo incontro col principe di Bismarck sul campo di Sadowa coperto di +cadaveri sfracellati e di feriti rantolanti nel sangue, nel momento +che arrivava il corpo d’esercito del principe ereditario. Egli dice: — +«Noi galoppavamo allegramente a traverso al vasto campo, senza badare +agli orrori che esso ci offriva». — Tale effetto aveva prodotto nel suo +cuore, pur naturalmente buono, la guerra. + +III. — È un errore.... + +È un errore il credere che si educhino i giovani al coraggio e +ai sacrifici patriottici destando in essi il furore della gloria +soldatesca e quella febbre d’orgoglio nazionale, che non è amor di +patria sapiente, ma orgoglio individuale, dilatato e larvato. Si +destano in loro, insieme con questi sensi, un desiderio spensierato +della guerra, un disprezzo facile e crudele della vita altrui e altre +passioni e tendenze che li sviano dal culto degli alti ideali. Ma +quanto al farne dei cittadini forti e dei soldati intrepidi, la cosa è +diversa. + +Nel fatto, sui campi di battaglia e nei cimenti della vita civile, +si vedon far mala prova molti di quelli che eran più smaniosi della +lotta, molti patriotti furibondi e squassapennacchi terribili, ed anche +uomini a cui l’educazione letteraria o militare diede tutti i caratteri +apparenti del cittadino valoroso o del bravo soldato, e mostrare invece +una intrepidità e una fermezza inaspettata giovani e uomini maturi, +d’indole grave e modesta e d’idee miti e ragionevoli, i quali non +avevan dato innanzi alcun indizio della loro forza. La fermezza e il +coraggio, in costoro, derivano da un sentimento profondo di dignità +personale, dalla coscienza di combattere per una causa giusta, da +un concetto particolare che hanno della vita, e da altre forze mal +definibili che sono in fondo all’animo loro. Su queste forze non hanno +potere alcuno quelli che credono di formar dei prodi cittadini e di +suscitar degli eroi gridando perpetuamente alla gioventù: — Patria, +armi, sangue, guerra, gloria! + +Questi non fanno che seminar del vento e ritardare il cammino della +civiltà col mantener vivo il pregiudizio funesto che si fortifichi un +popolo inebbriandolo d’ambizione e facendogli adorare la spada. + +IV. — La guerra e la menzogna. + +Potrebbe scrivere un libro utile chi dimostrasse quante bugie dicano e +mettano in giro, durante una guerra, quante leggende assurde creino ed +accettino l’ambizione degli individui, l’orgoglio nazionale credulo, +la condiscendenza della stampa interessata a adularlo, e l’ignoranza +infantile della moltitudine. Neppur da questo lato, certamente, giova +la guerra a «innalzare i caratteri» poichè intorno a un piccolo numero +d’eroi veri e a un numero maggiore di combattenti valorosi, ma non +eroici, suscita un numero grandissimo di sballoni e di millantatori e +di complici loro conscienti od ingenui, che offrono tutti insieme a chi +serbi sereno lo spirito uno degli spettacoli più compassionevoli che +possa dar di sè la natura umana. + +E non parliamo dei moltissimi che, non avendo preso parte ad alcun +fatto d’armi, affermano dopo un certo numero d’anni, quando si son +confusi i ricordi degli avvenimenti, d’aver _visto il fuoco_ di ogni +battaglia; nè degli altri molti che, non essendo stati a una battaglia +che come spettatori fuor di pericolo, si vantano, in capo a un certo +tempo, d’avervi preso parte vivissima, e scroccano nella loro famiglia, +fra gli amici e nel pubblico una considerazione che non meritano. +Ma di quelli stessi che combatterono e rischiarono la vita davvero +quanti mentiscono i sentimenti che hanno provati, e ingrandiscono le +gesta proprie e le altrui, e danno per verità delle fantasie! Se n’ha +la prova nelle diversità grandissime e nelle contraddizioni enormi +che si riscontrano fra i racconti di quelli stessi che assistettero +allo stesso fatto, non già molti anni, ma pochi giorni dopo ch’esso è +avvenuto. + +Certo, vi sono uomini di tempra quasi superiore alla umana, che +danno esempio, fra i pericoli supremi, d’una tranquillità d’animo +maravigliosa, che compiono atti e pronunciano parole, anche morendo, +degni dell’ammirazione d’un popolo. Ma sono, in realtà, rare eccezioni, +e non diventan molti se non perchè l’immaginazione ambiziosa li +moltiplica. Nove volte su dieci, quelle tanto frequenti descrizioni +di gente che «non batte ciglio» sotto il grandinar delle palle, che +scherza sulle proprie membra lacerate e spira gridando evviva, sono +purissime favole; le quali sono anche spinte il più delle volte a +un’esagerazione di particolari così impudente e puerile da mover +le risa o lo sdegno in chiunque sia stato una volta sul campo di +battaglia. Così, di recente, abbiamo letto d’un combattimento in +cui, mentre la morte li decimava, una schiera di combattenti faceva +una tale allegria che era _un vero carnevale_ e d’un ufficiale che, +mezzo affogato in un pantano, ammazzò non so quanti e mise in fuga il +resto d’un drappello di nemici, e di _tre soldati_ che arrestarono da +un’altura cento assalitori, e altri tanti e tali prodigi, che indussero +un ufficiale valoroso a levar la voce perchè si mettesse un termine, +per sentimento di dignità nazionale, alla fabbricazione delle leggende. +E in tutti i paesi, in tutte le guerre, segue il medesimo, e più forse +nelle guerre sfortunate che nelle vittoriose, per una ragione facile +a comprendersi; il qual fatto può anche far dubitare della verità +della sentenza: che le sconfitte ritemprano i popoli insuperbiti e +corrotti dalla fortuna riconducendoli a un giusto giudizio del proprio +valore. Nè questa è l’ultima cagione della persistenza d’un avventato +e provocante spirito bellicoso in un così gran numero d’uomini, che +non videro mai la guerra fuor che nei quadri; vale a dire: un concetto +falsissimo, creato in loro dalla menzogna convenzionale e tradizionale, +della guerra stessa, della facilità dell’eroismo e della moltiplicità +degli eroi; concetto falsissimo che si comunica e si tramanda in tutti +gli scritti storici, apologetici e poetici, relativi alla guerra, ai +quali s’informa l’educazione della gioventù, e fa sì che la letteratura +guerresca sia la più adulatrice e la più bugiarda di tutte le +letterature. + +V. — Ai maestri. + +Sarebbe opera utile al trionfo della Pace il cercar di correggere +nelle scuole, e in particolar modo nell’insegnamento storico, la +troppo facile e cieca ammirazione dei grandi macelli e dei famosi +macellatori; il combattere la leggierezza, il linguaggio inconsciamente +barbarico con cui s’avvezzano i giovanetti a raccontare e a descrivere +le stragi più orrende, con l’idea falsissima che siano una cosa sola +l’indifferenza per lo spargimento del sangue e il coraggio; l’educarli +a congiunger sempre all’ammirazione del valore guerriero un sentimento +di pietà profonda per le vittime e di alto rispetto per la vita umana; +il far sì che al sentimento della necessità ed anche della santità di +certe lotte cruente uniscano sempre quello d’un orrore doloroso per +questa necessità medesima e la speranza che un giorno essa non sia più +per l’umanità che un ricordo funesto e non abbiano più a sorgere statue +d’eroi sopra piedestalli di carne umana lacerata. Se questo si facesse, +non avverrebbe così di frequente d’udir persone civili e gentili, +non per altro che per spirito d’avventura o per ambizione di gloria +patriottica o per scopo d’educazione nazionale, esprimere placidamente +il desiderio di una guerra, senza che dieci voci indignate s’alzino +loro d’intorno a dire che hanno proferito la parola più stolida e più +scellerata che possa uscir dal labbro d’un uomo. + +VI. — Per i pazzi. + +Sapere, per l’esempio della Francia nel ’71 e della Russia nell’anno in +corso (1906) che cosa segue nelle nazioni vinte in una grande guerra; +riconoscere, come ognuno riconosce, che gli eserciti attuali, formati +di milioni d’uomini, non sono più veri eserciti, ma popoli armati, il +cui spirito è un’incognita, e di cui la vittoria soltanto può mantener +la coesione; non ignorare le quistioni vitali che agitano la società +presente e che tengono le moltitudini in uno stato quasi continuo +di febbre e di convulsione; sentir cantare l’«inno dei lavoratori» +dai coscritti, chiedere il congedo in assembramenti dai richiamati e +protestare nei comizi i reduci dalle grandi manovre; sapere, sentire, +veder tali cose, e parlar d’una guerra, e desiderarla, come un modo di +soffocare per un periodo di tempo le grandi quistioni urgenti che non +si sanno risolvere, ossia, proporre d’uscire dalle difficoltà presenti +tentando la fortuna nazionale in un gioco d’azzardo che, se fallisse, +avrebbe per conseguenza la miseria pubblica triplicata, l’inasprimento +di tutte le ire, la difficoltà ingigantita di tutti i problemi, e quasi +senza dubbio uno sfacelo spaventevole della compagine dello Stato: +questo dovrebbe parere assurdo ad ogni uomo che abbia lume di ragione. +Eppure a molti non pare, e lo dicono. A chi lo dice non c’è altro che +metter le mani sulle spalle, fissarlo negli occhi e gridargli sul viso: +— Al manicomio! + +VII. — Per ritemprare la fibra.... + +Scrisse tempo fa un mite filosofo: — Se fosse assicurata la pace +perpetua l’umanità imputridirebbe. — E chiarì il suo concetto, +aggiungendo: La guerra è necessaria per ritemprar la fibra alle +nazioni. + +La fibra di quale parte, di quali elementi delle nazioni? + +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti quei milioni d’uomini, +i quali nei campi, nelle officine, nelle miniere, sulle montagne e sul +mare sudano sangue per campar la vita, condannati a un lavoro senza +tregua, che, quando non prostra o non uccide, fa le anime e i corpi di +ferro? + +Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte quelle miriadi di +uomini d’ogni classe, pei quali tutta la vita è un’aspra lotta con +la sfortuna, un perpetuo sforzo ostinato e impotente per uscir dalla +oscurità e dalle strettezze, una quasi continua e non meritata sequela +di privazioni, d’umiliazioni e di disinganni, che li trascinano a cento +a cento al suicidio? + +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti quegli innumerevoli +infelici, a cui le malattie, le disgrazie e i delitti strappano +ferocemente dalle braccia le persone più care, aprendo nel cuor loro +delle ferite che sanguinano senza fine, gettando nell’anima loro una +tristezza, che dura fino alla morte? + +Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte quelle migliaia di +creature, naturalmente coraggiose e magnanime, che in ogni occasione +di sventura privata o pubblica sono le prime a offrire e a dar l’opera +propria e il proprio sangue, e compiono ogni giorno, senz’ambizione +e senza compenso, quei mille atti di virtù oscuri o dimenticati, che +onorano più altamente la natura umana? + +Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra quelle migliaia di giovani e +d’uomini maturi, che ai doveri della loro professione, a una ambizione +nobile e utile a tutti, all’arte, alla scienza, all’amore appassionato +del lavoro sacrificano gli agi, i piaceri, la libertà, la pace, +segregandosi dal mondo e accorciandosi la vita? + +Tutti costoro, per certo, non hanno bisogno di rinvigorirsi la fibra +nella guerra. + +Ma se si tolgono tutti costoro, che cosa rimane di una nazione altro +che un branco di parassiti gaudenti, di oziosi tarlati dalla noja, +d’avventurieri scioperati, di quattrinai mestatori, d’anime nulle o +triste o bislacche, che neppure amano la patria e la gloria, perchè non +hanno in sè nulla di gentile e di grande! + +È forse per rinvigorir la fibra a costoro che si dice necessario e +desiderabile che ogni tanti anni corrano sulla terra dei torrenti di +sangue generoso e di pianto disperato? + +Non è credibile. + +La sentenza, dunque, vuol essere corretta così: La guerra è necessaria +per ritemprare la fibra agli eserciti. + +Questo forse pensava il buon filosofo; ma, per pudor filosofico, non +osò di dirlo. Deploriamo la sentenza e rallegriamoci del pudore. + +VIII. — Un episodio della battaglia di Custoza. + +Di quanti episodi di guerra io lessi od intesi, quello che mi fa +più spesso e più lungamente pensare è il seguente, che mi narrò un +ufficiale valoroso, il quale ne fu parte. + +Nella battaglia di Custoza del 1866, non ricordo se sulle alture di +Montecroce o d’un altro colle, in una di quelle vicende d’assalti +e di contrassalti, in cui le colonne dell’una e dell’altra parte si +rompono in truppe disordinate e in drappelli, alcuni dei quali errano +per qualche tempo tra il fumo, o s’arrestano qua e là come smarriti, +arrivarono di corsa sul culmine, da due parti opposte, due manipoli +fuorviati d’italiani e d’austriaci, tutti così oppressi dalla fatica, +trafelati, sfiniti, che nell’atto stesso del vedersi, s’arrestarono +gli uni in faccia agli altri, come a un comando dei loro capi, ridotti +nell’impotenza assoluta di muovere un passo di più e di far pure un +atto di offesa. + +Ristettero gli uni e gli altri sotto il raggio ardente del sole, +grondanti di sudore, con le bocche spalancate e gli occhi fuor +dell’orbita, ansando orribilmente e guardandosi, come istupiditi. + +Ripreso appena fiato, prima uno degli austriaci, poi due, poi quasi +tutti cacciarono l’indice nella canna del fucile e, trattolo fuori, +lo mostrarono ai nostri, senza far parola. Nessuno aveva il dito nero +di polvere. Quell’atto voleva dire: — Non abbiamo sparato, non abbiamo +ucciso: non uccideteci. + +« — Furon pochi momenti — mi disse l’ufficiale — ma in quel brevissimo +tempo, come si dice che accada ai naufraghi avanti di perder la +coscienza, m’attraversò la mente un pensiero lucidissimo, quasi portato +sopra un’onda d’altri pensieri affollati e fuggenti, ch’io non espressi +che più tardi a me medesimo. Quanta pietà dei propri simili può entrar +nel cuore di un uomo, che abbia egli stesso la morte alla gola, entrò +nel mio cuore in quel punto. Pensai che quei soldati non ci odiavano; +che neppure gli altri loro compagni d’armi odiavano gli altri compagni +nostri, e che nemmeno gli altri giovani del loro paese e le famiglie +loro, ossia la maggior parte del loro popolo, non odiava il nostro +popolo; che, certo, non era quella grandissima maggioranza che aveva +voluto una tal guerra; che tutti dovevano comprendere l’ingiustizia +della causa per cui combattevano, e che avrebbero, potendo, fatto +ragione ai nostri diritti, patenti al mondo; che era dunque, in quel +caso come in altri mille, una forza estranea al maggior numero, al +paese vero, una lega dell’orgoglio, degl’interessi e dei pregiudizi di +pochi, che aveva spinto tante migliaia d’uomini a una guerra ingiusta +ed inutile; e come un lampo mi balenò alla mente, che un giorno, +col salire della civiltà, in quello come negli altri paesi, quella +forza sarebbe stata vinta e quella lega distrutta; che le questioni +tra i popoli le avrebbe risolte la libera coscienza di quelle grandi +moltitudini in cui non nascono spontaneamente nè false ambizioni nè +odi iniqui, e che un incontro terribile e miserando, come quello che io +vedevo, non sarebbe stato più possibile fra creature umane incivilite. + +«Tutto questo fu come una visione istantanea del mio pensiero. Due +squilli di tromba di qua e di là fecero sparire dalle due parti i +drappelli, che si ricongiunsero ai loro corpi, — il combattimento +riprese, — e forse parecchi di quei soldati che, vedendosi, s’eran +risparmiati la vita, di lontano, senza vedersi, s’uccisero. — » + +Questo fatto mi ritorna alla mente ogni volta che penso alla guerra, +e sempre una voce mi ripete ostinatamente, solennemente, con un +accento di pietà profonda e quasi di sovrumana certezza: — Sì, un +tempo verrà in cui ciò che dissero quei poveri soldati austriaci ai +soldati italiani, l’un popolo lo dirà all’altro: — Io non uccido: non +uccidere! — + + + FINE. + + + + +INDICE. + + + PARTE PRIMA. + RACCONTI E DIALOGHI. + + Il primo passo _Pag._ 3 + Come si diventa socialisti 11 + Fra padre e figlio 18 + Fra madre e figlio 28 + Fidanzata e fidanzato 35 + Fratello e sorella 41 + Un “malfattore„ 46 + Discussioni 51 + Amicizia nuova 62 + Fra anarchico e socialista 72 + Agitazioni e scioperi 83 + Passano le tessitrici.... 92 + Una tempesta in famiglia 100 + Un giovine perduto 140 + Un borghese originale 149 + + PARTE SECONDA. + PER IL SOCIALISMO. + + Primo maggio 1904 161 + Ai fanciulli 167 + A una signora 171 + Discordie in famiglia 181 + Il partito socialista 185 + Compagno 189 + Nel campo nemico 195 + Obiezioni al socialismo 203 + Età agitata 210 + Mentre passano gli scioperanti 212 + Il malinteso borghese 215 + L’eguaglianza nel socialismo 222 + Filippo Turati al Tribunale di Guerra 230 + Un comitato elettorale 235 + Lavoratori, alle urne! 239 + Amor di patria 266 + Verso l’avvenire 273 + + PARTE TERZA. + PER LA PACE. + + Il socialismo e la guerra 281 + Dopo Algesiras 284 + _Otto frammenti_: + I. — A un banchetto 290 + II. — La guerra educatrice 295 + III. — È un errore.... 298 + IV. — La guerra e la menzogna 299 + V. — Ai maestri 301 + VI. — Per i pazzi 302 + VII. — Per ritemprare la fibra.... 303 + VIII. — Un episodio della battaglia di Custoza 305 + + + + +NOTE: + + +[1] V. specialmente A. GRAF, _Come fu socialista E. De Amicis?_, nella +_Nuova Antologia_ del 1.º aprile 1908; DOTT. ROBERTO MICHELE, _Ed. De +Amicis_, nei _Sozialistische Monatshefte_ di Berlino, 1909, VI; D. +MANTOVANI, _Il “Primo maggio„ di E. De Amicis_, nel _Corriere della +Sera_ del 1.º maggio 1909. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75129 *** |
