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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75129 ***
+
+
+ EDMONDO DE AMICIS
+
+
+ LOTTE CIVILI
+
+
+
+ MILANO
+ FRATELLI TREVES, EDITORI
+ 1910
+
+
+
+
+ PROPRIETÀ LETTERARIA.
+
+ _I diritti di riproduzione e di traduzione sono riservati per
+ tutti i paesi, compresi la Svezia, la Norvegia e l’Olanda._
+
+ Milano. — Tip. Treves.
+
+
+
+
+PREFAZIONE.
+
+
+Il figlio Ugo e l’editore Emilio Treves non vogliono che alla serie
+delle opere di Edmondo De Amicis manchi il libro che rappresenta
+l’azione da lui esercitata nella vita politica italiana con gli scritti
+d’argomento sociale, sparsi finora in giornali e in opuscoli di partito
+o raccolti alla rinfusa in edizioni di propaganda; pensando che essi
+pure hanno un singolare valore letterario e meritano di appartenere al
+retaggio universalmente noto dello scrittore.
+
+Si sa che il De Amicis, la cui anima affettuosa era sempre stata
+riboccante di simpatia per gli umili e di pietà per i sofferenti,
+si volse risolutamente al socialismo nel 1890, quando aveva
+quarantaquattro anni.[1] Disse egli medesimo che il suo caloroso
+aderire alle nuove dottrine era stato da prima l’espressione dei
+sentimenti di carità e di giustizia, a cui tutta la sua persona
+morale era preparata, anzi nata; ma poi era anche divenuto l’effetto
+di un esame ragionato della questione sociale, quanto gli era stato
+possibile di farlo, mettendosi coscienziosamente, sebben tardi, agli
+studî necessarî a quell’esame. Persuasosi che “la sola idealità dei
+tempi nuovi, la sola che abbia ancora virtù di muovere le masse e
+che meriti nuovi sacrifizî di energie generose, è la redenzione delle
+plebi„, sentì di non poter più avere pace nè dignità di coscienza se
+non nel porre l’opera sua di scrittore in servigio di quella idealità,
+immolando qualunque suo personale interesse al compimento di tale
+dovere.
+
+Nato di sentimento, maturato nella riflessione e nello studio, nudrito
+di amplissime letture, il socialismo del De Amicis doveva avere pronta
+e piena manifestazione in un romanzo, _Primo maggio_, ch’egli compose
+fra il 1890 e il 1893, e di cui si conserva il testo manoscritto.
+Ma quel libro, ideato nel fervido “entusiasmo apostolico dei primi
+giorni„, atteso con appassionata curiosità in Italia e fuori, allorchè
+fu compiuto non piacque più, come opera di pensiero e di arte, al
+suo autore; il quale, con mirabile esempio di probità letteraria, non
+volle dare alle stampe ciò che, prima dei lettori, la sua coscienza non
+poteva sicuramente approvare; non volle tentare la pubblicazione come
+un gioco di fortuna; e condannò il romanzo, famoso prima che noto, a
+rimanere inedito. Solo ne aveva messo fuori il primo capitolo, nella
+_Nuova Antologia_ del 1.º maggio 1892; altri brani e frammenti ne
+diede liberalmente qua e là, a giornali socialisti che sollecitavano la
+sua collaborazione; e sarà facile al lettore riconoscerli, anche come
+confessioni palesemente personali, fra i racconti e dialoghi compresi
+in questo volume.
+
+In quegli stessi giornali, principalmente nell’_Avanti!_ di Roma e nel
+_Grido del Popolo_ di Torino, allora e negli anni seguenti, mentre
+proseguiva la sua azione militante nel partito, che fra asprissime
+battaglie andava allora organizzandosi per la conquista dei pubblici
+poteri, il De Amicis pubblicò un gran numero di articoli d’occasione
+e scritterelli di propaganda, che ora non sarebbe possibile nè
+conveniente raccogliere tutti quanti. E così si dica delle molte sue
+pagine sparse contro il militarismo e per la pace fra i popoli.
+
+Egli era stato soldato valoroso, ufficiale devoto alla patria e alla
+bandiera. Ma per la guerra aveva sempre avuto anzi orrore che amore; e,
+terminate le sante guerre dell’indipendenza nazionale, aveva deposto
+la spada, rinunziando alla carriera delle armi, per la quale non era
+fatto. E naturalmente, con quel medesimo spirito con cui aveva cercato
+nell’esercito e nella vita militare gli elementi dell’umana fraternità
+e l’ideale di una civiltà superiore, franca dalla violenza e dal
+sangue, seguitò, confortato dalla nuova fede politica, e senza però mai
+vituperare le istituzioni che aveva onoratamente servito, a combattere
+contro la guerra, a vagheggiare la società dei popoli pacificata
+dal progresso morale e dalla necessità stessa della comune esistenza
+economica.
+
+Col titolo di _Lotte civili_, già consacrato nell’uso dalle varie
+stampe del Nerbini di Firenze (toltine i due discorsi _Per il 1.º
+maggio_ e _Per la questione sociale_, che già si leggono, integri
+e corretti, nel libro delle _Speranze e glorie_, e il capitolo _La
+canaglia_, che appartiene al libro di _Capo d’anno, pagine parlate_),
+sono ordinati nel presente volume i più notevoli scritti minori del De
+Amicis per il socialismo e per la pace; nè soltanto quelli che altri
+prima raccolse, ma parecchi di più, tratti da giornali e da opuscoli
+dispersi, come _Una tempesta in famiglia_, _Un borghese originale_,
+_Un episodio della battaglia di Custoza_: cose particolarmente
+interessanti, alle quali la destinazione politica ha fatto torto,
+lasciandole ignorare agli infiniti lettori che, fuor della politica,
+ammirano l’arte e l’animo dello scrittore.
+
+È giusto, è doveroso far sì che tutti possano leggere e serbare accanto
+agli altri libri del De Amicis anche questo, non messo insieme da
+lui, ma pieno del suo ingegno generoso, il quale vi appare incitato a
+insoliti ardimenti, a nuove prove di pensiero e di stile, dal proposito
+di guadagnare il consenso altrui alla sua concezione della giustizia
+e dell’armonia sociale. Ottenga o no tale consenso, il De Amicis è pur
+sempre quel maestro di rettitudine e di bontà che tutti possono amare,
+qualunque siano le loro opinioni; è lo scrittore profondamente sincero,
+a cui tutti debbono reverenza; ed è in ogni caso tale autore, che niuna
+parte del suo lavoro ha da rimanere abbandonata.
+
+ Torino, ottobre 1910.
+
+ DINO MANTOVANI.
+
+
+
+
+PARTE PRIMA.
+
+RACCONTI E DIALOGHI.
+
+
+Il primo passo.
+
+(FRAMMENTO DI UN ROMANZO INEDITO.)
+
+Alberto Bianchini aveva scelto la carriera dell’insegnamento
+letterario, non solo per la tendenza naturale del proprio ingegno,
+ma anche per un sentimento capriccioso di vanità mondana: perchè
+gli pareva che in lui, giovane agiato, elegante, addestrato a tutti
+gli esercizi cavallereschi, e destinato a brillare nella società
+signorile, avrebbe acquistato una grazia insolita, sarebbe parso una
+qualità singolare ed amabile quel titolo di professore di lettere,
+che suol dare l’immagine d’uno studioso un po’ pedante e un po’
+sciatto, rifuggente dal bel mondo per necessità o per natura. Ma questa
+vanità egli aveva perduta in parte nel corso dei suoi forti studi
+universitari, e non gliene restava più traccia quando, terminati gli
+studi, entrava a un tempo stesso nell’insegnamento e nell’arte.
+
+Nell’arte era entrato di sbalzo con un’opera d’immaginazione e
+d’analisi: le confessioni d’un uomo che, rifatto fisicamente fanciullo,
+ricomincia la vita scolastica, e giudica dai banchi della scuola, con
+l’intelligenza e l’esperienza dell’età virile, gli studi, i compagni,
+gl’insegnanti, i piccoli avvenimenti d’ogni giorno; lavoro, per le
+sue forze, prematuro, e in molti punti manchevole; ma vivo e ardito,
+lampeggiante d’idee originali, e condotto, da un capo all’altro, a
+ondate d’eloquenza colorita e sonora, che avevano avuto una fortuna.
+Ma dopo questo, cui eran seguiti altri libri, il suo ingegno s’era
+urtato a un intoppo misterioso e insuperabile. Aveva ottenuto ancora
+qualche favore la «Storia d’una casa di montagna», nuova nel concetto,
+ma errata nel disegno, nella quale eran descritti e narrati, giorno per
+giorno, il lavoro di costruzione, le fatiche, le dispute, gli amori, le
+piccole vicende degli operai e delle operaie, dalla scavazione per le
+fondamenta fino alla festa tradizionale per il compimento del tetto,
+con una sovrabbondanza pesante di particolari tecnici, fornitigli dal
+muratore Peroni, abitante nella casa: poi egli non aveva fatto più
+altro che ricercar sè stesso senza ritrovarsi. E uscito deluso anche
+dalla prova degli studi d’erudizione e di critica, a cui si ribellava
+la sua indole impaziente e la sua calda fantasia, era vissuto lungo
+tempo in uno stato doloroso d’impotenza artistica, durante il quale
+aveva assistito alla morte lenta della sua prima gloria, cercando
+invano una grande idea onde far scaturire una grande passione, sentendo
+spegnersi, l’un dopo l’altro, tutti i suoi entusiasmi, e le sue
+migliori facoltà arrugginirsi nell’inerzia, e intristire nell’ombra
+anche la bontà del suo cuore. A ventitre anni era quasi celebre, a
+trentacinque era come morto.
+
+Un piccolo avvenimento fortuito lo mise quasi a un tratto in un nuovo
+corso di idee. Era entrato quell’anno, a lezioni incominciate, nel
+primo corso del liceo Brofferio, dov’egli insegnava lettere italiane,
+un giovanetto di sedici anni, pallido, serio, che il Preside gli aveva
+annunziato un giorno avanti con cert’aria d’inquietudine, dicendogli
+che era fratello di un avvocato Rateri, non conosciuto da tutti e
+due che di nome, direttore d’un giornale socialista, la «Questione
+sociale», fondato di fresco. Non essendosi occupato mai di tale
+argomento, che gli appariva come un problema di meccanica celeste, egli
+non aveva mai letto il giornale, che a Torino leggevano pochissimi,
+e che gli altri giornali cittadini non rammentavano mai. La presenza
+di quel giovinetto nella scuola gli destò una vaga curiosità, che lo
+indusse a cercare il foglio, con la certezza di non trovarvi che dei
+saggi, non nuovi, di quella vacua rettorica rivoluzionaria, di cui
+finanche l’eco lontana l’aveva sempre seccato. Ma, leggendone un primo
+numero, e altri dopo, stupì.
+
+Il giornale era scritto quasi per intero dal direttore, che si celava
+sotto vari pseudonimi. Il supposto rétore arruffapopoli era una mente
+ordinata e ragionatrice, dotata d’una forza d’argomentazione mirabile,
+che allacciava e serrava il lettore per modo, da dargli quasi un senso
+d’oppressione doloroso all’orgoglio, e aveva una potenza d’espressione
+tutta propria, attinta, in parte, a forti studi letterari, la quale
+s’aiutava in mille forme ardite e felici col latino, col francese,
+col tedesco, col vernacoli, e col linguaggio di tutte le scienze,
+condensando le idee, con uno sforzo quasi violento in uno stile
+pieno di asprezze e di scosse subitanee, e come rumoreggiante giù nel
+profondo, dove pareva di sentir martellare delle incudini, soffiare dei
+mantici, fremere delle folle.
+
+Egli che ignorava ancora l’arte facile con la quale si fa il vuoto e il
+silenzio intorno ai propagatori delle idee odiate, si maravigliò che un
+pensatore e uno scrittore di quella fibra non avesse più autorità e più
+rinomanza. Digiuno affatto com’era delle dottrine che quegli propugnava
+con tanto vigore, non poteva seguitare il filo scientifico dei suoi
+ragionamenti, che richiedevano nel lettore studi e consuetudini
+intellettuali molto diverse dalle sue; onde si arrestava ad ogni tratto
+nella lettura come chi ha smarrito la strada in un paese straniero; ma
+la gagliardia delle critiche, simile a percosse di fruste metalliche,
+con cui flagellava i vizi e le idee della sua classe; la profonda
+limpidità dello sguardo col quale, attraversando i tempi, vedeva gli
+indizi, gli aspetti, le vicende della grande quistione a tutti gli
+orizzonti della storia; la fede irremovibile nella propria ragione;
+la superba certezza della vittoria futura, che appariva in ogni suo
+scritto, piantata sopra un fondamento saldissimo di meditazioni
+continue e pacate, gli scossero l’animo, gli suscitarono un vivo
+desiderio di avvicinarsi, studiando la questione, a quel singolarissimo
+ingegno. Un giorno quegli venne alla scuola a domandare informazioni
+del fratello e scambiò qualche parola con lui. Il suo aspetto gli rese
+anche più vivo quel desiderio. Era un uomo sui trentotto anni, alto e
+diritto, con un viso lungo e regolarissimo, d’una bianchezza e d’una
+fermezza marmorea, al quale i capelli irti e corti e la barba piena
+facevano una cornice nera, quasi funerea, e aveva due occhi azzurri
+velati, che parevan sempre fissi sopra un orizzonte lontano: una
+testa d’ostinato, una fronte d’uomo imperturbabile, un abito da prete
+spretato, una cortesia fredda, una voce aspra, e nessun gesto, come se
+avesse le braccia d’un morto.
+
+Di qui ebbe l’impulso primo che lo volse agli studi sociali....
+
+ *
+
+Un caso lo spinse innanzi prima del tempo. Desideroso di conoscere
+le prime manifestazioni dell’ingegno del Rateri, e un poco anche di
+vedere in che specie di fucina egli martellava la sua strana prosa
+di battaglia, andò un giorno a cercar la raccolta del primo semestre
+all’ufficio del giornale, che era in una strada fuor di mano di Borgo
+San Secondo, in due stanze a terreno, in fondo a un cortile silenzioso.
+Visto l’uscio aperto, entrò senza picchiare, credendo di trovar nella
+prima stanza un segretario o commesso che ricevesse i visitatori;
+e invece si trovò subito nell’ufficio di redazione, in uno stanzone
+lungo e nudo come un parlatorio di convento, dove, a capo d’una grande
+tavola senza tappeto, coperta di giornali, stava seduto il direttore,
+e ritto accanto a lui una signora e un operaio, che spiccavano sul
+vano luminoso d’un finestrone. N’ebbe un senso di rispetto, come se
+il desiderio della raccolta, che l’aveva condotto là, potesse parere
+al Rateri un pretesto puerile per fargli indovinare l’animo proprio, e
+quasi per offrirsi alla Causa.
+
+Vedendolo entrare, il Rateri pronunziò il suo nome in accento
+interrogativo, senza poter reprimere un piccolo moto di stupore, e gli
+altri due lo guardarono con una curiosità evidente di saper con che
+scopo fosse venuto. Gli passò sul viso un leggerissimo rossore, che
+quelli notarono, e, rapidamente, guardando un busto di Carlo Marx che
+era nel mezzo d’una parete, cercò un altro pretesto alla visita. Ma non
+ce n’era altri che non dovesse parere anche più finto di quello.
+
+Espresse il suo desiderio.
+
+Allora quei tre lo fissarono con uno sguardo anche più intenso, col
+quale egli incrociò il suo, curiosamente, indovinando il pensiero di
+tutti e tre. Uno sguardo gli bastò per capire chi fossero l’uomo e la
+donna che vedeva per la prima volta. La donna era certo quella Maria
+Zara, della quale si parlava da un anno a Torino, dilaniandola, a
+causa della propaganda che faceva tra le operaie, per raccoglierle in
+associazioni, con articoli e conferenze, che si mettevano in ridicolo:
+una specie di Luisa Michel, come la definivano. Il suo aspetto non
+corrispondeva punto all’immagine che il Bianchini se n’era fatta,
+udendone dire gli orrori che ne dicevano. Dimostrava un trentasei
+o trentasett’anni: era alta di statura e pallida, e aveva gli occhi
+scuri e profondi, con due grandi sopracciglia nere, da cui le risaliva
+fino a mezza fronte una ruga sottile e diretta, che le dava un’aria di
+energia virile, e sviava l’attenzione della grazia originale, benchè
+un po’ appassita e quasi stanca, del suo viso pensieroso. Era vestita
+di nero, col collo nudo, semplice, e pettinata semplicemente: pareva
+una monaca che avesse buttato il velo, e il contrasto del suo viso
+spirituale e triste con le belle forme del suo corpo robusto e fermo
+nell’atteggiamento risoluto d’una donna abituata a parlare in pubblico,
+aveva non so che di strano e seducente, da cui il Bianchini fu scosso.
+L’operaio, meno alto di lei, un tipo di giovane russo, di viso fino ed
+aperto, contornato d’una barba rossiccia, e vestito di panni logori,
+ma pulitissimi, che lo guardava con gli occhi socchiusi d’un miope,
+gli parve che dovess’essere — e non s’ingannava — un tal Mario Barra,
+del quale la «Questione sociale» pubblicava certi articoli intorno
+all’«organizzazione della classe operaia», veri torrenti di parole
+e di pensieri monchi e disordinati, in cui si sentiva il balbettìo
+impaziente d’una intelligenza affollata d’idee, che per la difficoltà
+d’uscire s’ingorgavano come il liquido nel collo troppo stretto d’una
+bottiglia capovolta.
+
+Il Bianchini notò una diversa espressione nei tre sguardi che lo
+fissarono: in quello del Rateri una fredda curiosità, come davanti al
+semplice enunciato d’un problema aritmetico; in quello dell’operaio
+una idea di simpatia, che s’avvicinava al sorriso; in quello della
+donna il senso d’una interrogazione severa e quasi diffidente, ma in
+cui gli parve pure di scorgere qualche cos’altro, come l’ombra d’una
+rimembranza. E capì che tutti e tre gli avevano letto nell’anima.
+
+Il direttore gli rispose lentamente, come distratto, che non essendo
+pronta una raccolta intera, avrebbe cercato di farla mettere insieme,
+e che, se anche fossero mancati dei numeri, siccome era stabilito che
+i mancanti si ristampassero, egli sarebbe stato soddisfatto presto o
+tardi: frattanto, gli avrebbe mandato a casa i fogli che c’erano.
+
+Parlando, s’era alzato egli pure, e stava in mezzo agli altri due,
+immobile, formando con essi come un gruppo statuario in fondo alla
+stanza nuda; davanti al quale il Bianchini ebbe un pensiero che gli
+scosse l’animo, e gli rimase impresso dentro indelebilmente insieme
+con l’immagine di quelle tre persone raggruppate. Erano le tre grandi
+forze del socialismo: un borghese; una donna, la grande ausiliatrice
+invocata ed attesa, senza la quale nulla si sarebbe compiuto, quella
+che doveva infonder la costanza ai valorosi, e suscitare gli inerti, e
+svergognare i codardi, e sollevare, soffiando nell’oceano umano, l’onda
+che avrebbe sepolto il vecchio mondo. Erano il simbolo vivente della
+rivoluzione futura. E con questo pensiero gli s’affacciò alla mente,
+quasi visibile come una realtà, l’abusata immagine dell’«alba d’un’età
+nuova» e gli parve un momento che quelle tre figure immobili e ardite
+si disegnassero sulla bianchezza di quell’orizzonte ideale.
+
+Fu tentato di dire una parola; ma lo trattenne un senso di dignità, di
+cui avrebbe saputo dar piena ragione. Si ristrinse a ringraziare, ed
+uscì, facendo un saluto senza sorriso, a cui non risposero che i due
+uomini, con un cenno del capo. Uscì socialista....
+
+
+Come si diventa socialisti.
+
+........ Spronato da quel desiderio, egli si gettò alle nuove letture
+con la curiosità vivace di un viaggiatore che si affaccia a una terra
+sconosciuta, sorvolando a tutto il socialismo sentimentale e filosofico
+del primo periodo, per afferrarsi ai fondatori scientifici della
+dottrina. Era, per sua natura, singolarmente preparato a ricevere da
+quelle prime letture una impressione straordinaria, poichè il più vivo
+e il più profondo dei suoi sentimenti era quello che chiamò «fondamento
+d’ogni moralità» lo Scopenhauer: la pietà; raffinato in lui da una
+calda immaginazione. In ogni periodo della sua vita, anche quando
+egli aveva l’animo più offuscato dall’orgoglio, dalla sensualità, dai
+rancori, quel sentimento aveva trovato aperta sempre e subito la via
+del cuore, dal quale scacciava sull’atto, per più o meno tempo, tutti
+gli altri. Egli non poteva veder soffrire senza soffrire egli stesso
+con intensità quasi uguale a quella di chi l’impietosiva. La vista
+di un vecchio povero, d’un fanciullo consumato dagli stenti, d’una
+donna lacera e piangente, gli dava all’anima una stretta violenta, una
+angoscia, un impulso di pietà appassionata, che gli faceva vuotar la
+borsa, che gli avrebbe fatto dare anche i panni che portava addosso, se
+non gli fosse rimasto altro da dare.
+
+Anche la sola idea astratta d’una creatura umana, che, in mezzo a una
+grande città, con o senza sua colpa, non ha un tozzo o un pugno del
+più vile alimento da cacciarsi in corpo per non morire, che manca di
+quello che non manca al cane, alla belva, all’insetto più schifoso
+e malefico, gli era insopportabile come un dolore fisico acuto; e
+per poter vivere e lavorare doveva cacciar di continuo dalla mente,
+con uno sforzo faticoso, il pensiero che siffatte miserie esistevano
+intorno a lui, che gli passavano accanto non viste per la via, che
+si nascondevan forse nella sua medesima casa, sopra il suo capo. Fino
+allora, per altro, egli non aveva sentito che la pietà della indulgenza
+e dei dolori individuali. Ma quando, nelle nuove letture, vide per
+la prima volta la miseria delle classi inferiori, studiata in tutti
+i paesi, esposta in tutti i suoi svariatissimi aspetti, esaminata
+in tutte le sue conseguenze funeste, provata con cifre spaventevoli:
+quando conobbe tutte insieme le forme più miserande e inumane della
+fatica, gli orrori delle cave, delle risaie, degli opifici avvelenati,
+delle terre miasmatiche, le moltitudini condannate all’ozio e alla
+fame, le generazioni infantili falciate dalla morte, che sta in agguato
+dietro al lavoro, i milioni di tane immonde dove milioni di uomini si
+ammontano, si ammorbano e s’imbestiano, e ritto davanti a sè, come
+una montagna di sozzure, il cumulo immenso di alimenti ripugnanti e
+mortiferi di cui si pasce quotidianamente una moltitudine innumerevole
+di gente che lavora per un consorzio civile da cui par segregata
+e reietta; allora tutta l’anima sua ne fu sconvolta, come dalla
+rivelazione d’un nuovo mondo. Per la prima volta egli vide scorrere
+davanti a sè l’enorme fiume nero della miseria, e onde di sangue, di
+sudore e di pianto, ciascuna delle quali travolge una vittima e manda
+una maledizione e un singhiozzo, e come il «Faust» del Goethe sentì
+tutte le angoscie dell’umanità pesare sulla sua fronte e schiacciare il
+suo cuore.
+
+E nel tempo stesso egli udiva dire per la prima volta che questi mali
+non erano effetto di una legge misteriosa di natura, ma avevano le
+loro cause nelle istituzioni umane, e queste cause vedeva per la prima
+volta esposte e dimostrate. E si diede a studiarle avidamente. Era la
+parte critica della dottrina, la più forte e la più persuasiva, quella
+in cui regnava un quasi compiuto accordo fra le scuole più discordi,
+e alla quale erano opposte meno valide ragioni dagli avversari. Qui,
+nondimeno, errò per qualche tempo in una nebbia d’idee, cercando di
+afferrarne una, che gl’illuminasse tutte le altre. E ne afferrò una,
+che era già nella sua mente da un pezzo, ma confusa e fuggevole:
+cagione prima d’ogni male, il possedimento concesso a un piccolo
+numero d’uomini di quello che è l’origine di tutti i prodotti e di
+tutte le ricchezze, e il grande serbatoio di quanto è necessario alla
+vita comune: la proprietà privata della terra, su cui tutti nascono e
+muoiono, e l’uso della quale è supremo interesse di tutti; la proprietà
+che toglie all’uomo il diritto di partecipare al dominio della natura,
+e fa che milioni d’uomini, trovando già tutto posseduto al loro
+apparire nel mondo, nascono servi e mendichi. L’ingiustizia e il danno
+di una tal legge apparvero con la stessa evidenza luminosa che avrebbe
+avuto per lui l’assurdità di un monopolio dell’aria che respiriamo. E
+per lo squarcio fatto da questa nella cerchia delle sue vecchie idee,
+un’altra gli entrò nella mente subito dopo, legata stretta alla prima:
+la lucida comprensione d’un’altra causa di mali infiniti: il disordine
+immenso nella produzione di tutto ciò che alla società è necessario,
+l’anarchia della industria ridotta un giuoco d’azzardo, di cui scontano
+le perdite le moltitudini che non hanno parte dei profitti, una libera
+concorrenza che mette in perpetuo contrasto l’interesse personale con
+l’interesse collettivo, che fa della vita civile una guerra combattuta
+con le armi dell’astuzia e della frode, che mette il lavoro, funzione
+sociale senza protezione e senza diritti, in balìa della cupidigia e
+dell’egoismo, che sperpera un tesoro enorme di tempo, di forze e di
+ricchezza, trascurando ogni cosa utile ad altri che non frutti a chi
+la produce, arricchendo gli uni colle spoglie degli altri, mantenendo
+la società in uno stato perpetuo di affanno e di violenza, in cui si
+logorano le più nobili facoltà e si scatenano le più tristi passioni
+umane.
+
+E infine egli comprese, per la prima volta, nelle sue origini e nei
+suoi effetti, il grande fatto, che non aveva mai meditato della
+ricchezza: intuì l’ingiustizia che presiede alla sua formazione
+nell’apparente, non reale libertà di contratto tra chi compra il lavoro
+e chi lo vende, la figliazione mostruosa del denaro che mantiene delle
+dinastie di parassiti, vittoriosi fin dalla nascita nella lotta per
+l’esistenza e conquistatori senza lotta fino alla morte; l’esenzione
+iniqua della ricchezza individuale dal debito che ella avrebbe verso
+la società per la grande parte in cui questa concorre a produrla;
+e riconobbe nei suoi istituti e nell’opera sua la grande feudalità
+finanziaria, che non contenuta da alcun freno nè di legge nè di morale,
+posta quasi al disopra del diritto e dello Stato, fornita di tutti i
+privilegi delle antiche classi spodestate, allaccia nella sua rete il
+commercio, l’industria, l’agricoltura, incetta e gioca le ricchezze
+nazionali, accaparra a suo profitto tutte le invenzioni a tutti i
+progressi, impone ad ogni cosa un balzello enorme che fa duplicare a
+tutti il lavoro, perturba coi suoi monopoli giganteschi le condizioni
+dell’esistenza dei popoli, e raccogliendo a poco a poco nelle proprie
+mani tutti i mezzi di produzione, con cui costringe una sempre maggior
+moltitudine d’uomini a chiederle pane e a subire le sue leggi, tende a
+dividere la società in una piccola schiera di dominatori che avranno
+tutto e in una folla immensa che non avrà nulla, separate l’una
+dall’altra da una disuguaglianza più odiosa, da un’avversione più
+feroce, da una contrarietà d’interessi più inconciliabile e più funesta
+di quella che separava la servitù e la signoria dell’età media.
+
+Quetato il primo tumulto di queste idee, che lo misero in uno stato di
+rivolta segreta contro la società, si presentò a lui pure quell’eterna
+domanda: — che fare? — e allora prese ad esame i grandi rimedi, la
+trasformazione fondamentale di ogni ordinamento, che il socialismo
+proponeva. Era la parte più debole della dottrina, quella in cui
+è a tutti più arduo e più lungo acquistare una salda persuasione
+favorevole.
+
+Egli fu lietamente meravigliato, sulle prime, trovando la teoria della
+ricostruzione condotta già molto più innanzi di quello che si fosse
+vagamente immaginato, una enorme quantità di materiali del nuovo
+edifizio già lavorati e quasi ordinati dal pensiero scientifico di
+mille intelletti poderosi e pazienti, la nuova vita sociale descritta
+e dimostrata possibile e quasi perfetta fin nelle sue minime funzioni
+e in ogni più difficile prova. Poi, voltandosi ad ascoltare le ragioni
+degli avversari, s’arrestò, sgomentato. Al primo urto della loro
+critica che affermava assurda la nuova teoria del valore, soffocata
+dal collettivismo la libertà individuale, distrutto dall’abolizione
+della proprietà privata lo stimolo al lavoro, impossibile proporzionare
+legalmente il compenso alla varia natura dell’opera, inconcepibile
+l’azione d’uno Stato proprietario d’ogni cosa e incaricato di tutte le
+direzioni e di tutte le iniziative, gli parve che l’edificio crollasse,
+ed egli indietreggiò, soverchiato per un istante dall’amarezza d’una
+gran delusione. Ma se non riusciva a persuadersi della possibilità dei
+rimedi, a che giovava l’indignazione contro le ingiustizie, a che la
+pietà delle miserie e dei dolori? E questi sentimenti erano già in lui
+così forti, che non poteva più rassegnarsi a crederli vani.
+
+Una forza prepotente lo cacciava innanzi. Egli aveva bisogno di una
+fede, oramai, e la voleva ad ogni costo. E allora si mise a cercarla
+con la passione che vuol trovare quello che cerca e abbatte tutti gli
+ostacoli sulla sua via. Si lanciò a capo basso contro alla critica
+nemica del suo sogno, raccolse nuove ragioni contro i suoi argomenti,
+si dissimulò fra questi i più forti, ingrandendo nella propria
+immaginazione l’importanza di quelli che riusciva ad abbattere, si
+afferrò all’idea che la trasformazione si sarebbe compiuta per effetto
+di eventi imprevedibili e di forze non ancor conosciute, che i vizi
+dell’ordinamento proposto sarebbero stati corretti con le modificazioni
+suggerite ed imposte dall’esperienza, che la società nuova avrebbe
+creato essa medesima, come la natura negli organismi animali, gli
+organi necessari alle sue nuove funzioni, che dalla concordia dei
+milioni d’oppressi già vicini alla mèta sarebbe derivato nella società
+un tal mutamento morale da rendere agevole quasi miracolosamente
+l’attuazione d’ogni più vasta ed ardita idea; che in fine, quello che
+innanzi a ogni cosa premeva e s’aveva a fare era di consacrarsi alla
+santa causa, di proclamare e diffondere il sentimento di giustizia e
+della intollerabilità dello stato sociale presente, di ordinare per
+ora le moltitudini intorno a questa sola bandiera, poichè esse non si
+raccolgono che sotto alla bandiera della negazione, e di suscitare
+nella gioventù colta e generosa, con l’esempio e con la parola, la
+fiamma della fede che compie i prodigi e solleva il mondo. Così un po’
+per virtù d’entusiasmo, un poco per effetto di persuasione, egli s’era
+formato una illusione di certezza, che la gioia d’aver dato alla sua
+vita un nuovo ideale gli fece creder così piena e ferma ed illuminata,
+da non aver più bisogno di porla alla prova ritornando a pesar le
+ragioni dei negatori. Datosi alla nuova idea con l’impeto della sua
+natura, non comunicando più che con le menti che gliela avevano infusa,
+trovava ogni giorno una nuova ragione in suo sostegno, esultava della
+sua rapida diffusione, che su di lui aveva forza di argomento, e
+l’accarezzava in segreto come un tesoro e n’era altero come di una
+conquista aspettando d’essere abbastanza forte di meditazione di studi
+per poter professarla arditamente e difenderla da valoroso.
+
+Tutti i suoi ideali passati, intanto, tutte le sue ambizioni di
+insegnante e d’artista impallidivano davanti a quella nuova ospite
+dell’anima sua, come al sorgere dell’alba la fiammella del lume con cui
+aveva vegliato a meditarla....
+
+
+Fra padre e figlio.
+
+(FRAMMENTO.)
+
+La mattina alle dieci, quando fu tornato dalla passeggiata solita,
+mentre sua moglie e la ragazza erano a messa, gli capitarono in casa
+Alberto e la nuora.
+
+Egli si slanciò incontro al figliuolo come se non l’avesse visto da un
+mese. Entrarono tutti e due nella stanza di studio, inondata di luce,
+tutti e due così freschi, belli, vestiti bene, splendidi di gioventù e
+di allegrezza, che il Bianchini non potè trattenere un’esclamazione di
+piacere e rimase un momento immobile ad ammirarli. Ah! quell’Alberto,
+quel caro figliuolo! Ogni volta che lo vedeva era tentato di cacciargli
+le mani in quei folti capelli biondi arricciolati, come gliele metteva
+quand’ora bambino, che ci si perdevano come dentro un mucchio di
+matassine di seta. Non era molto alto della persona, ma di membra ben
+proporzionate e solide, e aveva il viso di suo padre, ma raffinato di
+forme e nobilitato dalla luce dell’ingegno, e quella medesima aria di
+bontà, ma ingentilita e mista a una franca espressione d’alterezza
+virile. Egli risentiva sempre davanti al figliuolo la gioia d’un
+artista mediocre che ha imbroccato per caso un capolavoro. E godeva
+a metter giù davanti a lui ogni apparenza d’autorità paterna, e
+a dimostrargli che sentiva la sua superiorità, per fargli meglio
+comprendere il proprio affetto e la propria gratitudine.
+
+Sedettero un momento tutti e tre intorno a un tavolino rotondo, di
+contro la finestra, donde entrava un raggio di sole, che dorava il
+capo del giovane, e metteva in vista la freschezza bianchissima di sua
+moglie, e il Bianchini parlò subito degli avvenimenti del 1.º maggio,
+scherzando, preparato a una scrollata di spalle del figliuolo, che
+viveva tutto nei suoi studi letterari, incurante d’ogni altra cosa.
+
+— Hai visto — gli disse — hai sentito, ieri sera, quei mascalzoni?...
+
+Il figliuolo rispose con indifferenza. Sì, aveva visto. Era rimasto
+un’ora sotto i portici della piazza, in fondo, davanti al caffè Rossi.
+E s’arrestò a quelle parole, come se gli rincrescesse di soggiungere
+quello che aveva in mente. Ma, domandandogli suo padre che cosa ne
+pensasse, espresse il pensiero.
+
+— Che cosa vuoi — disse. — Per me.... mi fa pena vedere una società
+che, quando la gente che la fa vivere domanda un po’ più di benessere e
+un po’ meno di lavoro, per tutta risposta le mostra le baionette.
+
+Il padre lo guardò con due grandi occhi.
+
+— Capisco — rispose poi — ma lo domandino in un altro modo.
+
+— È un pezzo che lo domandano in un altro modo — osservò il figliuolo
+sorridendo. — Che cosa hanno ottenuto finora?
+
+Il padre tornò a guardarlo stupito.
+
+— Ma, — disse dopo — bisogna vedere se le loro domande sono
+ragionevoli. Infine.... la condizione degli operai è migliorata molto,
+da una volta.
+
+— È un’asserzione discutibile — rispose il giovane. — È migliorata per
+alcuni, è peggiorata per altri, è diventata più precaria per tutti.
+Ma, ammesso pure che stessero peggio una volta.... ti parrebbe giusto
+negare un diritto ad un negro affrancato, per la ragione che suo padre
+schiavo, non ne aveva nessuno?
+
+Il Bianchini non afferrò l’argomento.
+
+— Sta bene — obbiettò — ma.... lasciamo andare; il migliorare la
+propria condizione dipende anche in gran parte da loro; se facessero un
+po’ più d’economia, se non avessero dei vizi, se s’istruissero....
+
+— Ma, caro papà — gli rispose con sorriso amorevole il figliuolo —
+quando i salari bastano appena alla vita, come vuoi che bastino a
+far delle economie? I vizi! Dio mio, noi lo sappiamo bene che grandi
+vizi si possono avere senza danaro. E che tempo è lasciato loro per
+istruirsi?
+
+— Che tempo è lasciato loro per istruirsi! — ripetè il Bianchini un po’
+imbarazzato. — Dunque, tu sei per le otto ore di lavoro?
+
+— Certo.
+
+— E credi che le otterranno?
+
+— No.
+
+— Vedi dunque che lo stato attuale delle cose è inevitabile.
+
+— No, padre mio. Tu vuoi dire che lo stato attuale delle cose era
+inevitabile che si producesse, come fase d’ogni svolgimento di fatti;
+e questa è la verità. Ma è un’altra cosa. Come lo stato attuale è
+derivato da un altro, così un altro col tempo succederà a questo,
+necessariamente, per forze indipendenti dalla volontà dei privati e dei
+governi.
+
+Il padre lo guardò un’altra volta con stupore; poi crollò il capo, non
+persuaso. E domandò recisamente:
+
+— In che maniera?
+
+— Ah! in quanto a questo — rispose il giovane sorridendo.... — io
+non posso saperlo. Si può prevedere a che arriverà la società: ma non
+seguire la via o le vie per cui passerà per arrivarvi.
+
+— Vorresti dire una rivoluzione? — domandò il padre fissandolo.
+
+— Può anche darsi. O se non una rivoluzione, una serie di scosse
+violente, di convulsioni sociali, che a poco a poco muteranno
+radicalmente lo stato attuale.
+
+— E credi che comincerà presto questa serie di.... rivoluzioni? —
+domandò il Bianchini col sorriso di chi dubita se il discorso sia serio
+o faceto.
+
+— Credo che sia già cominciata — rispose il figliuolo.
+
+A queste parole il Bianchini e la signora s’alzarono tutti e due
+insieme ridendo, come per fargli capire che non dubitavano più d’uno
+scherzo.
+
+— E da quando in qua hai queste idee? — gli domandò la moglie celiando.
+
+E il padre ripetè la domanda, mettendogli scherzosamente una mano sulla
+spalla: — Giusto; da quando in qua hai queste idee?
+
+Alberto s’alzò piccato e rispose: — Ho parlato sul serio. Come potete
+supporre che io scherzi sopra un argomento di questo genere?
+
+Il padre cessò di ridere. — Perchè allora non ci hai mai espresso le
+tue idee?
+
+— Perchè prevedevo che non ci saremmo intesi. Vedete bene che avevo
+ragione.
+
+— Ma insomma — disse il Bianchini battendosi sulla fronte le dita
+riunite della mano destra — dimmi proprio chiaro e preciso quello che
+pensi.
+
+Il giovane rispose con dolce pacatezza: — Ecco quello che penso.
+Penso che la parte che è data ai lavoratori nel prodotto generale
+della ricchezza non è proporzionata alla parte che essi rappresentano
+nell’opera generale della produzione. Penso che non è giusto che quella
+parte della società che fa il lavoro più necessario e più faticoso
+per nutrirla, vestirla e ricoverarla e dare all’altra parte il tempo
+e i mezzi d’istruirsi, non guadagni abbastanza da nutrirsi, vestirsi e
+ricoverarsi umanamente, e sia esclusa dalla possibilità di istruirsi.
+Penso insomma, che il lavoro non raccoglie tutti i benefizi, a cui
+avrebbe diritto, del progresso della civiltà, perchè questi benefizi
+gli sono intercettati da un difettoso e ingiusto ordinamento sociale.
+Ecco il mio pensiero.
+
+La signora, con la voce placida, si intromise nella discussione. — Ma,
+Alberto, come vuoi che tutti si possan trovare nelle stesse condizioni
+di fortuna?
+
+Il Bianchini approvò con un cenno del capo.
+
+— Non dico questo — rispose Alberto. — Ma perchè si debbono trovare,
+regolarmente, nelle condizioni peggiori quelli che faticano di più e
+che sono più necessari? Perchè ci deve essere tanta gente che lavora
+troppo e non mangia abbastanza, tanta altra gente che lavorando
+pochissimo, vive nell’agiatezza, e tant’altra che non lavorando punto,
+nuota nell’abbondanza?
+
+— Ma perchè il mondo è fatto così, figliuol mio! — esclamò il padre,
+allargando le braccia, maravigliato dall’ingenuità del figliuolo. —
+Perchè così è sempre stato e sarà sempre!
+
+— No, papà. Così come ora non è sempre stato. C’erano la schiavitù e il
+servaggio, e non ci son più; c’era il feudalismo, c’era il dispotismo,
+e sono scomparsi; c’era l’ineguaglianza civile e politica delle classi,
+ed è stata, almeno legalmente, soppressa. Vedi che il mondo si è
+mutato; e se può mutarsi non è ragionevole il dire: — è fatto così —
+per provare che non c’è rimedio alle sue ingiustizie e ai suoi mali.
+
+Il padre esitò un momento.
+
+— Ma come dovrebbe ancora mutare — domandò poi — se dici tu stesso
+che abbiamo la libertà e l’eguaglianza, che è quanto dire che tutte le
+strade sono aperte a tutti per migliorare la propria sorte?
+
+Il figliuolo fece un leggiero atto d’impazienza. Poco tollerante della
+contraddizione per vivacità di natura, lo impazientiva anche di più
+la contraddizione di suo padre che pure amava tanto, appunto perchè in
+tutte le altre questioni egli l’aveva sempre trovato cedevole, persuaso
+o no, alle sue idee. Gli salì alle guancie un leggiero rossore.
+
+— Ecco l’errore — esclamò. — La libertà e l’eguaglianza furono una
+conquista di fatto per una parte della società; ma rimasero due parole
+vuote per l’altra. L’eguaglianza vera non può sussistere fin che
+l’esistenza del maggior numero dipende dalla volontà o dalla fortuna di
+pochissimi. La libertà non è che per chi ha mezzi e coltura. Chi non
+ha nè gli uni nè l’altra è schiavo della miseria, della sua ignoranza
+e del caso. La via a migliorar la propria sorte non è aperta a tutti,
+perchè tutti quelli che nascono in condizioni privilegiate di fortuna,
+si trovano già a mezza strada e l’ingombrano, e non c’è uno su mille
+degli altri che possa raggiungerli e aprirsi il passo fra loro. Pensaci
+un poco, papà. È una ingiustizia che rivolta. Se non ce ne accorgiamo è
+perchè i nostri interessi ci hanno fasciata la coscienza.
+
+Il padre lo guardò un’altra volta, più profondamente stupito di prima.
+Poi si ribellò, ripetendo una frase udita. — Oh, infine — disse con
+energia insolita — il mondo è di quelli che se lo presero, che sono
+stati i più forti.
+
+— Saranno stati i più forti una volta — rispose Alberto. — Ora non
+sono altro, in massima parte, che i più fortunati e i più furbi. — Ma
+ammettiamo i più forti. Vuol dire che quando, mettendosi d’accordo,
+saranno i più forti i lavoratori, avranno ragione di cacciarci il
+tallone sul collo, come noi facciamo adesso con loro.
+
+Il Bianchini ebbe una scossa.
+
+— Ma, Alberto! — esclamò la moglie scandalizzata, guardandolo in
+faccia, come se gli vedesse una faccia nuova
+
+— Ma, figliuol mio! — disse il padre con un accento di severità triste
+che non aveva mai usato con lui — chi t’ha ispirato queste idee....
+così poco degne di te?
+
+Un’ondata di sangue salì al viso di Alberto
+
+— Poco degne di me?... — rispose, frenando la voce. — Ma scusami, a me
+pare che fossero indegne di me quelle che avevo prima. E non ho detto
+la metà di quello che penso. Penso che, così com’è ora, la società
+è tutta ordinata e diretta a benefizio d’una piccola minoranza, la
+quale sfrutta tutte le forze dei lavoratori sotto la protezione delle
+leggi, leggi che ha fatto essa sola e per sè sola; che tutto l’edifizio
+sociale si regge sull’ignoranza e sull’abbrutimento delle moltitudini;
+che è la sola violenza che lo tiene insieme, e che questo stato di cose
+ci corrompe tutti, che è come un’infezione nell’atmosfera morale, la
+causa prima di tutte le più tristi passioni e delle azioni più nefande
+e della menzogna d’ogni nostra istituzione e d’ogni nostra parola;
+e che questo stato di cose non può durare e non durerà e che è sacro
+dovere di tutti il far tutto il possibile perchè non duri, se anche si
+dovesse sconvolgere il mondo....
+
+La signora, turbata, con un rapido moto della mano gli chiuse le
+labbra. Il padre lo fissò lungamente con gli occhi spalancati, e poi,
+prendendogli le due mani e mettendosele sul petto, gli disse a voce
+bassa, con accento di affetto profondo e di sincero dolore: — Alberto,
+figlio mio, sei proprio tu che dici queste cose?
+
+— Son io senza dubbio — rispose il giovane con un sorriso contratto,
+sciogliendo lentamente le mani. — Mi rincresce di spiacerti. Ma con chi
+dovrei esser sincero, se non con mio padre? Io vedo ora il mondo sotto
+altro aspetto che per il passato, ed è il suo aspetto vero. Credevo
+che il mondo fosse la scienza, l’arte, la politica e tutta la gente
+fortunata che si occupa di queste cose; e non vedevo altro. Ora vedo
+che il mondo è la moltitudine, quasi relegata fuor del progresso, che
+alla società dà tutto e non ne riceve presso che nulla, che suda sopra
+e dentro la terra e si consuma nelle officine e copre delle sue ossa i
+campi di battaglia senza cavarne altro frutto che di non morir di fame;
+che dalla miseria è costretta a vendere la carne, l’anima e l’onestà
+della donna e il sangue dell’infanzia, e per miseria minaccia, ruba,
+ammazza, si dispera, impazzisce, s’uccide, fa del mondo un inferno....
+
+Il padre fece l’atto d’interromperlo.
+
+— .... Mentre un piccolo numero — continuò il figlio risoluto —
+raccolto in disparte, canta degli inni alla patria e alla civiltà e
+trova che è bella la vita. Ora io mi son persuaso che a tutto questo
+c’è rimedio, come milioni d’uomini lo sperarono per il passato, come
+altri milioni lo credono al presente con molto più ragione dei primi.
+Questa persuasione m’è entrata nell’anima come un raggio di sole. Sarà
+un errore; il rimedio non sarà quello che si crede e si propone, sarà
+un altro, saranno altri, complessi, lenti, difficili. Non importa.
+La prima cosa da farsi per guarire un male è quella di riconoscerlo,
+il primo dovere di chi vuol togliere un’ingiustizia è quello di
+confessarla e di proclamare il buon diritto di chi la patisce. Io non
+posso far altro, faccio questo; faccio eco alla voce degli oppressi e
+dei miserevoli; rifiuto la complicità del mio silenzio all’oppressione,
+e protesto. Non posso più aver pace e dignità di coscienza che
+nell’adempimento di questo dovere. E lo adempirò a qualunque rischio e,
+a qualunque costo!
+
+Il padre diventò pallido. Egli domandò con voce alterata:
+
+— E tu dirai queste cose a tutti?
+
+— Le dirò, naturalmente.
+
+— E lo scriverai? — domandò il Bianchini abbassando la voce.
+
+— Le scriverò.
+
+— Ma tu non sei in te, Alberto! — esclamò la moglie afferrandogli la
+mano.
+
+— Scriverai quello che hai detto a me, — riprese il padre con maggior
+commozione — che tutto è ingiustizia, menzogna e violenza, che
+bisogna.... equiparar le fortune, che è necessario mutar le cose anche
+se si debba sconvolgere il mondo?... E pubblicherai queste idee col
+tuo nome.... a costo di metter la discordia in famiglia, di inimicarti
+tutti, di rovinar la tua carriera?
+
+— Senza il menomo dubbio, perchè ho detto che lo credo un dovere.
+
+Il padre stette un momento a guardarlo, con un viso che Alberto non gli
+aveva mai visto. Poi gridò, tremante di collera: — Ebbene, tu sei un
+altro da quello che credevo. Tu non hai affetto nè per tuo padre, nè
+per tua moglie, nè per il tuo bambino. Non hai più nè ragione nè cuore.
+E sei un ingrato. Non ti riconosco più per mio figlio.
+
+E si slanciò nell’altra stanza.
+
+La signora, sconvolta da quelle parole, gli corse dietro, chiamandolo;
+ma egli chiuse l’uscio con violenza.
+
+— Alberto, — disse allora, severamente a suo marito, stentando a
+raccoglier la voce — io avevo diritto di conoscere prima d’ogni altro
+queste tue idee. Perchè non me le hai mai confidate?
+
+Scosso profondamente da quella scena, la più grave, la sola grave che
+il padre gli avesse mai fatto in vita sua, il giovane si ricompose a
+fatica, e rispose con voce commossa, ma risoluta: — Perchè m’avresti
+fatto come papà; hai veduto.
+
+— No — disse la moglie; — avrei cercato di moderarti, di farti
+riflettere.... T’avrei impedito di dare a tuo padre questo dolore.
+
+— Sì — rispose il giovane, passandosi una mano sulla fronte — ho
+ecceduto.... Ma egli pure.
+
+— Tu sai che t’adora — disse la signora. — Io son certa che soffre
+immensamente. — E soggiunse sottovoce: — vagli a chiedere perdono.
+
+Alberto fece uno sforzo sopra di sè, poi rispose risolutamente, ma con
+rammarico: — Non posso.
+
+
+Fra madre e figlio.
+
+LA MADRE (afflitta). — Intanto tu sei socialista e non credi in Dio
+(toccando un piccolo crocifisso che tiene appeso al collo) e non hai
+più fede in questo, che baciavi da bambino.
+
+IL FIGLIUOLO. — Quando mai l’ho detto? No, cara mamma. Io non affermo;
+ma non nego. Io spero. Ecco il mio stato di coscienza, che è anche
+lo stato vero, credilo, della maggior parte di quelli che si dicono
+credenti. Se non ho la fede ferma non è già perchè io sia socialista,
+ma perchè sono un uomo del tempo mio. Il dubbio mi è venuto da
+un’educazione intellettuale che non mi fu data dai socialisti. Guardati
+intorno; vedi fra i nostri amici e conoscenti quante persone d’ogni
+età, rispettate anche da te, avversissime al socialismo le quali
+non hanno fede e lo dicono, o dicono di averla e vivono come se non
+l’avessero. Il socialismo non comanda punto di non credere: dice: — La
+coscienza è libera. — E non ti pare abbia ragione? Non è forse vero che
+soltanto in una coscienza libera può nascere la fede vera?
+
+M. — Ebbene.... se in qualche momento tu credi in Dio, come mai non
+pensi, povero figliuolo, tu che vuoi mutare il mondo, che se la società
+è fatta come è, è perchè Dio lo consente?
+
+F. — No, cara mamma, non lo posso pensare. Il mondo di ora è tutt’altro
+da quello che era secoli fa. Questo lo ammetti? Ebbene, se si è mutato
+è perchè Dio lo ha consentito. Se ha consentito che si mutasse per
+il passato, perchè non dovrebbe consentire che si muti nell’avvenire?
+Quale credente oserebbe di affermare che la forma attuale della società
+sia l’ultima ch’egli consente, quella che egli ha designato a non più
+mutare? Che tutti i disordini e i mali che le sono inerenti egli li
+voglia mantenuti per sempre? Se c’è una cosa manifesta, è che Dio ci
+_lascia fare_, perchè se ciò non fosse non avremmo la libertà; senza
+la quale non ci sarebbero nè meriti nè colpe. Siamo dunque liberi di
+fare tutto quello che ci par bene, di distruggere tutto quello che ci
+par male, di mutare la società nel modo che ci par meglio per essa, e
+potendolo fare, abbiamo, davanti a Dio, il dovere di farlo.
+
+M. — Sarà così.... non lo nego.... Ma il vostro errore è questo, che
+la vostra idea, come dicon tutti, è un’utopia, fondata sopra una idea
+falsa della natura degli uomini....
+
+F. — Ma allora, cara mamma, e l’idea di Cristo, che tutti gli uomini
+si amino come fratelli, che i ricchi diano tutto ai poveri riducendosi
+poveri anch’essi, che si perdonino tutte le offese, che non si curi
+alcun interesse della terra, non ti pare forse un’utopia, fondata
+sopra un concetto falso della natura degli uomini? Vedi che in mille e
+novecento anni non è diventata realtà; credi che lo sarà mai?
+
+M. — Oh, la cosa è ben diversa! Tutto quello che prescrive il Vangelo,
+ognuno che lo voglia, lo può fare; supponi che tutti lo facciano, e
+il mondo sarà mutato in meglio, e sarà trasformata la società, come tu
+desideri. Vedi che basta la religione a far questo.
+
+F. — No, cara mamma. Se bastasse la religione a mantenere e a mandare
+innanzi gli uomini sulla buona via, perchè sarebbero necessarie, anche
+tra i popoli più religiosi, tante leggi e tanta forza per proteggere
+vita e proprietà, per frenare e punire, per conservar l’ordine e la
+pace? Vuol dire che la religione non basta. Se non basta a mantenere
+quel po’ di bene che esiste, non basta a conseguire il meglio a cui
+aspiriamo.
+
+M. — Io non so.... Ma tutti lo dicono; voi volete un cambiamento
+impossibile, una società che avete immaginata voi, che non è mai stata
+e non sarà mai.
+
+F. — Ma neanche la società quale è ora non è mai stata. È quella
+che ora non sta, ma cammina. Vedi un po’ intorno a noi, cara mamma,
+quante istituzioni, leggi, idee, costumi, tendenze, di cui, quando eri
+giovine, non c’era indizio, o se ne parlava, se te ne ricordi, come di
+idee stravaganti di pochi, che non si sarebbero attuate mai. Considera
+un po’ tutte queste cose: organizzazioni operaie, società cooperative,
+leghe di resistenza, leggi protettrici del lavoro, giurì popolari, idee
+di solidarietà e d’eguaglianza, rivendicazioni di diritti e di riforme,
+lotte formidabili fra lavoratori e padroni; precorri col pensiero lo
+svolgimento di tutte queste cose nuove nell’avvenire, come faresti
+con l’occhio di tante linee convergenti, poichè tutte quelle forze
+tendono a un fine solo, che è uno stato migliore delle moltitudini, e
+interroga la tua ragione, e vedi se non ti dice che nel punto in cui
+s’incontreranno ci sarà il socialismo, o qualche cosa di molto simile,
+donde si verrà a quello naturalmente. Tu vedi che il mondo muta. Tu
+sei certa che fra cento anni sarà molto diverso da quello che è adesso.
+Ebbene, credi tu che allora sarà molto più vicino, o molto più lontano
+che adesso, dall’ordinamento sociale che noi invochiamo?
+
+M. (turbata). — Di queste cose io non sono in grado di discutere, caro
+figliuolo.... Ma per quanto tu dica, io sento per le vostre idee una
+ripugnanza.... un terrore, che vuol dir qualche cosa.
+
+F. — Ma codesta ripugnanza, codesto terrore, pensaci bene, non sono
+proprio le nostre idee che lo destano: te l’hanno destato le persone
+che le travisano e ci calunniano. Pensa che milioni di uomini, per
+lunghissimo tempo, hanno creduto in buona fede che i primi cristiani,
+che pure vivevano in mezzo a loro, fossero gente malvagia e corrotta,
+capace di ogni sozzura e di ogni delitto....
+
+M. — Ah! non far di questi confronti, figliuol mio! Può darsi che il
+mondo s’abbia a mutare, come tu dici; ma non muterà in meglio se non
+sarà con Dio. Da lui solo vengono i buoni sentimenti e le buone idee.
+E il cuore mi dice, che voi non siete con lui. Che cosa sarà mai il
+progresso, la civiltà, tutto quello che tu vuoi, senza la religione?
+
+F. — E che cos’è mai la religione senza le opere, cara mamma? Esamina
+un poco, uno per uno, i nostri propositi. Il socialismo vuole una
+società in cui non si possa arricchire sul lavoro altrui nè vivere
+senza lavorare, in cui chi lavora abbia diritto a vivere, in cui,
+lavorando tutti, il lavoro non sia per alcuno eccessivo, e quindi
+non abbrutisca e non torturi alcuno, e dia al lavoratore il tempo e
+il modo di ristorar le forze, di curar la famiglia e di coltivar lo
+spirito; vuole che cessi questa necessità fatale che, per alimentare
+la officina, strappa le madri ai figliuoli o i figliuoli alla
+casa e alla scuola, estenuando e corrompendo donne e fanciulli,
+perpetuando l’ignoranza nella moltitudine e seminando la morte fra
+i deboli: vuole che cessi questa concorrenza sfrenata che è causa di
+tante basse passioni, angoscie e rovine, questa furia d’acquistare,
+questo terrore di perdere, questa mischia feroce degli uomini che
+si disputano a morsi il palmo di terra e il boccoli di pane; vuole
+che cessi tutto questo per dar luogo ad una società non più divisa
+da orgogli e da odii di classe, non più irritata da uno spettacolo
+d’ineguaglianze, d’ingiustizie e di miserie immeritate, che contrista
+e scoraggia ogni coscienza onesta; vuole, insomma, che gli uomini
+si accordino e si compongano, per quanto è possibile, in una grande
+famiglia operosa, in cui, se non sono soppressi l’egoismo, i dolori,
+le ineguaglianze della natura, l’egoismo è contenuto, i dolori sono
+consolati, le ineguaglianze sono attenuate dall’affetto reciproco e
+dal sentimento dell’interesse comune e non sieno possibili la fame e
+la disperazione accanto all’abbondanza e alla festa. Ebbene, di tutti
+questi desideri e propositi, cara mamma, c’è uno solo che contrasti la
+religione? Uno solo che il tuo cuor buono e generoso possa rifiutare?
+E dimmi ancora: si può credere in Dio buono e giusto, senza credere
+ch’egli desideri che quell’ideale s’avveri? E si può creder questo
+e non sentire il dovere imperioso di lavorare con tutte le forze al
+conseguimento di quell’ideale? Tu dici che i buoni sentimenti vengon
+da Dio. E allora, madre mia, donde mi vien mai questo sentimento che
+provo per la moltitudine che fatica e che soffre, questa pietà che mi
+fa pianger l’anima, questo desiderio del bene, quest’odio del male e
+dell’ingiustizia che ha distrutto la pace della mia vita e che pure mi
+dà le più nobili gioie che si godano sulla terra?
+
+M. (commossa). — Certo.... se ti sento parlare.... Ebbene, se sei
+sincero (con risoluzione improvvisa, prendendo il piccolo crocifisso
+che tiene al collo e sporgendolo, con un dolce sorriso verso il
+figliuolo) bacia un po’ questo....
+
+F. (semplicemente). — Ha amato i poveri, ha consolato gl’infelici, ha
+predicata la giustizia, è morto per i suoi fratelli. Con tutta l’anima
+mia. (Bacia il crocifisso tre volte).
+
+M. (con vivo slancio di commozione). — Figliuolo mio! (ma si rattiene
+subito, ripresa da un turbamento, e passandosi una mano sulla fronte,
+dice con accento di tristezza): Eppure.... non so.... non capisco....
+
+F. (tra sè, con un sospiro). — Ecco la gran disgrazia.... Non capisco.
+(Poi con profonda tenerezza e con vigore): O madre mia, io non posso
+amarti di più; ma se invece di dubitare, di farmi dei rimproveri e di
+frenarmi, tu mi dicessi un giorno: — Ebbene, figliuolo, sì hai ragione,
+sono con te, va, combatti per il tuo santo ideale, la benedizione di
+tua madre ti segue.... — io cadrei in ginocchio davanti a te e alla tua
+croce, e sarei buono come un angelo e forte come un eroe!
+
+M. (mettendosi il fazzoletto agli occhi). — Non dir più altro,
+figliuolo.... va.... lasciami pensare.
+
+
+Fidanzata e fidanzato.
+
+(DA UN RACCONTO INEDITO.)
+
+Si fidanzarono. E tutto andò bene fra i due cugini, stretti dal nuovo
+vincolo, fin che egli non le palesò la sua nuova fede. Ma dopo che
+le ebbe fatta una aperta confessione, accolta da lei, per dire il
+vero, senza meraviglia e senza rammarico, cominciò tra il giovane e la
+sua nuova fidanzata una lotta tranquilla, ma continua; una di quelle
+infinite piccole lotte famigliari di cui si compone la grande guerra
+delle idee fra un’età che muore e un’età che sorge; guerra nella quale
+il cozzo meno visibile, ma più forte e più doloroso, è quello dell’uomo
+audace, che corre all’avvenire, con la donna misoneica che s’avvinghia
+al passato. Egli avrebbe dovuto scansare quei discorsi; ma legandosi
+la grande questione quasi a ogni idea e a ogni fatto della vita d’ogni
+giorno, non gli sarebbe riuscito di scansarla se non rinunziando
+affatto a parlare. D’altra parte, egli sperava di conquistar l’animo
+di lei lentamente, senza mostrare di volerlo, insinuandole un’idea
+dopo l’altra, e ciascuna idea a poco a poco, per via della ragione
+e dell’affetto ad un tempo, e quasi rifacendo la sua educazione
+intellettuale e morale, come avrebbe fatto con un ragazzo.
+
+Ma riconobbe subito una grande difficoltà: essa non ragionava. Tutte
+le nuove idee ch’egli esprimeva andavano a urtare contro cinque o sei
+idee confitte e immobili nell’animo di lei, che opponevano alle sue la
+resistenza molle, ma tenace, d’un’imbottitura in cui nessun argomento
+penetrava. Egli comprese per la prima volta che per accogliere certi
+sentimenti generosi non basta esser buoni e delicati d’animo, come gli
+pareva la sua fidanzata; ma si richiede una sensività particolare che
+vien soltanto da un certo ordine di cognizioni e di riflessioni, a cui
+raramente la donna si eleva. Non gli era possibile di farle deviare
+la visuale ordinaria del pensiero quanto e come occorreva perchè ella
+vedesse quelle anomalie sociali che a lui parevano mostruose. Anzi,
+quanto più queste erano grandi tanto meno essa le vedeva, e tanto
+più si meravigliava ch’ei le vedesse, e faceva il viso di una persona
+ragionevole a cui un allucinato indicasse con la voce e col gesto uno
+spettro.
+
+Quando, cadendo il discorso sulle condizioni della donna, egli diceva
+che è ingiusto che le sian chiuse tante vie di guadagnarsi il pane,
+poichè milioni di donne non trovan marito e rimangono senza mezzi di
+sussistenza; che è immorale che esse sian poste nella necessità di dar
+una caccia sfrontata al marito come l’uomo dà una caccia impudente alla
+dote; che è iniquo che, a lavoro eguale, esse siano meno ricompensate
+degli uomini, perchè, se han meno bisogni, ci rimetton più di forza e
+di salute; che è illogico che non possan votar le leggi, di cui come
+figliuole, come madri, come contribuenti lavoratrici subiscon gli
+effetti; che non è ragionevole che sian private dei diritti civili e
+politici, come gli interdetti per imbecillità o per delinquenza, mentre
+incorrono nelle stesse pene che l’altro sesso quando falliscono, e
+sono sottoposte alle stesse prove intellettuali per essere ammesse agli
+stessi uffici: che è assurdo il parlar d’uguaglianza fra gli uomini se
+è esclusa da questa una metà del genere umano; a tutte queste ragioni
+essa ne opponeva una sola. — Ma, caro Enrico — rispondeva placidamente
+— la missione della donna è la famiglia!
+
+Quando, discorrendo della educazione pubblica dei fanciulli, su
+cui pure non aveva ancora un’idea ferma, egli opponeva alle sue
+esclamazioni d’orrore che l’errore di lei e degli altri era di posare
+il quesito sopra la supposizione d’una famiglia ideale, e le domandava
+quante famiglie rimanessero, a suo giudizio, capaci di educare, se si
+toglievano quelle in cui i coniugi si odiano, leticano e si tradiscono
+a vicenda, quelle a cui il padre è tutto il giorno al lavoro, la madre
+in visita o in chiesa e la prole in balìa dei servitori, e quell’altre
+in cui i figliuoli hanno l’esempio continuo della vanità, della
+dissipazione e dell’ipocrisia, e le altre moltissime in cui i genitori
+tristi o leggieri lascian crescere i figli senza alcun freno, o li
+intristiscono con una durezza tirannica, o li corrompono con scandali
+manifesti, o li inimican fra loro con preferenze inique, o istillano
+in essi i propri odi, il proprio scetticismo, i propri vizi, e tutte
+le false idee che hanno ereditate essi stessi; a tutte queste domande
+essa rispondeva invariabilmente: — Ma, Enrico! Strappare i fanciulli al
+santuario della famiglia! Ma come lo puoi dire seriamente?
+
+Quando, cadendo sul tappeto la questione del lusso, egli diceva che
+il lusso è pernicioso alla società e agli individui, perchè divora i
+capitali che, accumulati, produrrebbero un rialzo dei salari, perchè
+storna dalle industrie veramente utili un gran numero di lavoratori,
+perchè assoggetta il lavoro alla mutabilità continua dei suoi capricci,
+perchè provoca ambizioni e gare rovinose, eccita la sensualità,
+corrompe i gusti e le tendenze di tutti a danno della intellettualità
+e della cultura e trascina alla colpa chi ha mezzi modesti e irrita
+il sentimento della miseria in chi manca del necessario, a queste
+osservazioni essa mostrava grande meraviglia, e rispondeva sorridendo:
+— Ma, Enrico, se non ci fosse il lusso, come vivrebbe tutta la povera
+gente che il lusso fa lavorare? — E non lo diceva, ma lasciava capir
+chiaramente che, a suo giudizio, se si fossero soppressi i ricchi, il
+popolo sarebbe morto di fame.
+
+Se, venendo a parlare della giustizia, egli le diceva che, nella
+società presente, il principio che «la legge è uguale per tutti» è
+un’aperta menzogna, perchè il povero non può litigare col ricco, perchè
+le pene pecuniarie, che schiacciano l’uno, sono derisorie per l’altro,
+perchè, irresistibilmente, quanti esercitano la giustizia la violentano
+a difesa degli interessi della propria classe o cedono al potere da
+cui dipendono, o alle simpatie e agli influssi del ceto sociale in
+cui son nati e in cui vivono; e le adduceva in prova l’abbominevole
+sproporzione delle pene fra il grande latrocinio finanziario e il
+piccolo furto volgare, le scandalose assoluzioni dei ladri e delle
+ladre in guanti gialli, i processi impediti, le fughe protette, le
+prigioni addolcite, le mille complicità e indulgenze infami con cui la
+classe dominante nasconde od attenua i delitti che si commettono nel
+suo seno, mentre è punito senza pietà persino il grido solitario ed il
+canto che s’innalza contro i suoi privilegi: a tutto questo rispondeva
+ingenuamente: — Ma, Enrico, a me par naturale che la giustizia sia
+più severa con la classe che commette più reati e che, essendo la più
+pericolosa, ha bisogno di maggior freno, per la sicurezza di tutti! È
+una necessità, caro Enrico!
+
+Quando infine, negando che il socialismo voglia sradicare dal cuore
+dell’uomo l’amor di patria, egli le diceva che questa parola si
+fraintende e si abusa ipocritamente, perchè essa non ha senso alcuno
+se non significa amore delle creature umane, e questo amore non sente,
+e quindi non ama la patria, chi non soffre e non s’indigna di vederla
+formata da due popoli e quasi da due razze diverse, di cui l’una che
+lavora per essa, vive nella povertà e nell’ignoranza, amareggiata dallo
+spettacolo della ricchezza e dell’ingiustizia e offesa nell’animo dal
+disprezzo che si sente pesare sul capo; quando egli le diceva questo,
+e soggiungeva che come la patria stava al di sopra della famiglia, la
+umanità sta al di sopra della patria, e che il patriottismo chiuso e
+orgoglioso non è che l’egoismo larvato d’una classe, essa rispondeva,
+quasi scandalizzata: — Ma, Enrico! Anche la patria! Ma non è il più
+sacro dei nostri affetti, dopo Dio?
+
+E se, accalorandosi un poco, egli insisteva, essa metteva fuori
+quel benedetto: — Non t’alterare! — che gli urtava i nervi: o
+faceva di peggio: gli dava, tutt’a un tratto ragione, accarezzandolo
+affettuosamente e sorridendo, come si fa per rabbonire un fanciullo
+caparbio. Ma quello che più lo feriva, quando egli esprimeva le sue
+idee intorno alla donna, alla famiglia o alla patria, era il sentirsi
+dire a bassa voce: — Bada che ci ascoltano! — come s’ei tenesse dei
+discorsi immorali, e il veder gli atti premurosi e i pretesti con cui
+essa cercava di allontanare i suoi parenti, perchè non sentissero.
+
+Un giorno, finalmente, essa fece un’uscita che decise del loro destino.
+— Ma già — gli disse con un sorriso — è impossibile che tu rimanga un
+pezzo in queste idee.... Cambierai, ne son certa. — E se non cambiassi?
+— domandò il giovane mutandosi in viso. — Se non cambiassi — rispose
+essa con vivacità insolita — io ne sarei infelice per tutta la vita.
+
+Egli la guardò lungamente, pensieroso, senza dir parola, e poi si
+asciugò con la mano una lagrima che essa non vide.
+
+ . . . . . . .
+
+Tre mesi dopo, nello stesso giorno in cui Enrico, con la ferita ancora
+aperta nel cuore, parlava per la prima volta in un Comizio socialista,
+la bella cugina sposava placidamente un banchiere.
+
+
+Fratello e sorella.
+
+(FRAMMENTO.)
+
+Dopo quella sera che sua sorella gli s’era buttata al collo, durante
+la sua disputa col suocero, Alberto aveva notato in lei uno stato
+d’animo insolito, il quale ad ogni nuova discussione, cui ella fosse
+presente, intorno a questo argomento, si tradiva in lampi degli occhi,
+in rossori improvvisi, in movimenti nervosi della persona, che pareva
+ella si sforzasse di reprimere, quasi con un senso di vergogna; ma non
+ci aveva badato gran fatto, credendo quello effetto di una sensitività
+malata di ragazza romantica, tocca dai suoi discorsi più nella fantasia
+che nel cuore. S’era invece operato in lei un mutamento profondo, che
+non conoscendola intimamente, egli non poteva aspettare. Perchè non
+era e non pareva bella, essa non era mai stata amata da sua madre la
+quale disperava che potesse fare un bel matrimonio degno della casa,
+e si vergognava un poco di lei, come un artista d’un’opera d’arte mal
+riuscita.
+
+Sin da bambina ella si era accorta di questa malevolenza della madre
+dagli sguardi scontenti, e qualche volta astiosi, con cui si vedeva
+spesso osservata da lei, da capo ai piedi, come una persona sconosciuta
+e importuna. La signora Bianchini l’aveva sempre fatta sgobbare ai
+lavori di casa per risparmiar fatica alle cameriere, le aveva sempre
+dato sulla voce in conversazione, come se non dicesse che sciocchezze
+o fanciullaggini, l’aveva sempre tenuta nell’ombra, quando poteva, come
+se, mostrandosi o parlando, avesse fatto sfigurare la famiglia. E sotto
+questa oppressione, ella era venuta su penosamente, diffidente e quasi
+vergognosa di sè, con un sentimento esagerato della sua imperfezione
+fisica, che la rendeva timida e impacciata, e le toglieva quasi ogni
+grazia. E menava una vita triste, poichè anche la consolazione di
+essere amata dal padre le era diminuita dai continui contrasti che,
+per cagion sua, nascevano tra sua madre e quel buon uomo; il quale non
+poteva tollerare ch’ella fosse aspreggiata ed umiliata.
+
+Anche suo padre, d’altra parte, si mostrava più affettuoso col
+figliuolo e quest’aperta parzialità dei suoi parenti era stata cagione
+ch’ella non avesse mai amato il fratello, che assorto nei suoi studi
+prima, e poi felice dei suoi trionfi, gli era parso sempre un poco
+egoista e troppo ambizioso. Alberto, dal canto suo, invanito alquanto
+fin dall’infanzia, e soddisfatto dei privilegi di cui godeva nella
+famiglia, non solo non s’era mai curato gran fatto della sorella; ma
+vedendola triste e fredda con lui, e credendola per questo invidiosa,
+s’era fatto un falso concetto di lei, come d’un animo gretto e
+acrimonioso, col quale, anche negli anni della sua più affettuosa
+espansione non aveva mai potuto entrare in dimestichezza fraterna. Per
+qualche tempo, dopo terminate le scuole, essa aveva preso passione per
+le letture letterarie, e in ispecie per la poesia; ma non potendone
+ragionar mai, nè con suo fratello che le metteva soggezione, nè con
+suo padre che non ci aveva il capo, nè con sua madre che le tagliava
+in bocca quei discorsi, come un’ostentazione ambiziosa disdicevole
+alla sua persona, aveva rinunziato anche a questo conforto. In
+seguito, s’era messa in capo di studiare da maestra; ma sua madre vi
+s’era opposta a spada tratta, come a un proposito che offendesse il
+decoro del casato. Da ultimo, aveva posto affetto alla cognata e al
+nipote; ma non potendo star con loro che raramente, e di scappata,
+per il molto lavoro che le era imposto in casa da sua madre, nemmeno
+da quell’affetto poteva trar la consolazione che le abbisognava.
+E s’era tornata a chiudere nella sua malinconia solitaria, qualche
+volta piangente, spasso inasprita, il più del tempo rassegnata, ma
+con un gran vuoto nell’anima, e come oppressa dalla sua vita arida e
+senza scopo. Eppure v’era in lei una intelligenza aperta e viva, un
+cuor gentile e forte, qualche cosa di dolce e di profondo, che non si
+manifestava, in parte, nemmeno a lei stessa, per mancanza d’un oggetto
+su cui si potesse espandere. Ora, tutto questo si scosse e si rischiarò
+nell’anima sua al primo raggio della nuova Idea che udì annunziare dal
+suo fratello. V’era dunque fuori della religione e della famiglia,
+fuori dell’amore dell’arte, un mondo a lei sconosciuto, un grande
+ordine di sentimenti e di idee, al quale anch’essa poteva sollevare
+il suo spirito, e in cui, fra tanti altri propositi vasti e generosi,
+primeggiava il concetto di dare alla donna la libertà, la dignità,
+l’indipendenza della vita, di far sì che il suo avvenire non dipendesse
+più soltanto dal suo viso e dalla sua borsa! Ella che era un’oppressa
+della sua classe, che era umiliata e infelice, s’afferrò subito a
+quest’idea, sentì prontamente una simpatia profonda per la moltitudine
+sconosciuta degli oppressi e degli infelici, su cui non aveva mai
+fissato il pensiero. Prestò attenzione a ogni parola di suo fratello,
+entrò a poco a poco nell’animo suo, riconobbe di averlo mal giudicato:
+nei suoi lunghi silenzi di ragazza trascurata, prese a volgere e a
+rivolgere nel suo cervello tenace di piemontese le nuove idee; salì
+più sovente da sua cognata, per sfogliare furtivamente i nuovi libri
+di Alberto; se ne portò in casa parecchi, l’un dopo l’altro, e li
+lesse avidamente la notte. Uno di questi, un discorso appassionato
+e bello d’una signora socialista, diretto alle fanciulle borghesi,
+che dimostrava loro il bene immenso che potevan fare dedicandosi alla
+grande causa, e finiva con le parole: — Vieni dunque, o desiderata,
+nelle nostre file!... — la commosse fino al pianto. Un ribollimento
+nuovo di immagini, di affetti, di speranze le prese il cuore e
+la mente, e divenne più violento per lo sforzo ch’ella faceva di
+comprimerlo, per non provocare lo sdegno o il disprezzo di sua madre.
+Ma sentiva che a tutti avrebbe potuto celarlo fuorchè a suo fratello,
+che già la guardava con occhio scrutatore, in cui ella vedeva un
+principio di simpatia, che le faceva battere il cuore. Sennonchè in lei
+la timidezza antica, in lui il sospetto di ingannarsi e la dissuetudine
+d’ogni famigliarità cordiale con essa, li rimovevano entrambi da
+un’aperta spiegazione. Finalmente, questa avvenne. Salita un giorno in
+casa di lui, per non lasciar solo il ragazzo con le donne di servizio,
+essa entrò nello studio e si mise a leggere delle pagine sparse del
+libro del «Lavoro dei fanciulli», che trovò sul tavolino.
+
+Mentre essa, leggeva, Alberto, di ritorno dalla scuola, entrato un
+momento da sua madre, era attirato da lei nella quistione solita
+con un’asprezza e un’imperiosità di linguaggio, che per poco non gli
+facevan perder la testa. Per non trascendere, la lasciò bruscamente, e
+salito in casa con un nodo alla gola, stanco alla fine, e sconsolato
+della dura guerra che sosteneva solo da vari giorni, entra a rapidi
+passi nello studio, dove sorprese sua sorella. Questa, che stava
+leggendo del martirio dei ragazzi nelle zolfatare in Sicilia, una di
+quelle pagine potenti che escon dall’anima e vanno all’anima con un
+grido d’angoscia, balzò in piedi con un tremito e, voltandosi, presentò
+al fratello il viso pieno di lacrime, in cui splendeva la santa
+commozione della pietà, e a cui si aggiunse in quel punto un raggio
+d’ammirazione e d’amore per chi l’aveva commossa. Alberto la guardò
+un momento stupito, si chinò a guardare i fogli, capì, — e aperse le
+braccia, ed essa vi si gettò con un grido: — O fratello mio! — O mia
+Ernesta! — gli rispose Alberto, e con un ardore che chiedeva perdono
+d’averla per venti anni disconosciuta, le coperse il capo di carezze
+e di baci. Nel santo amore dell’umanità si sentirono fratelli per la
+prima volta.
+
+
+Un “malfattore„.
+
+Alberto — un ragazzo di dieci anni — giuocava nella stanza di suo
+padre, il quale stava leggendo la «Superstizione socialista» del
+Garofalo, quando la donna di servizio entrò dire: — C’è il tal dei
+tali: ho da farlo entrare?
+
+— Cospetto! — esclamò il padrone, scattando in piedi. — Dopo cinque
+mesi di carcere! Entri sul momento.
+
+A queste parole «cinque mesi di carcere» il ragazzo lasciò cadere
+il suo balocco e si ritirò in un angolo guardando all’uscio con gli
+occhi inquieti; perchè l’idea del carcere, naturalmente, non si poteva
+disgiungere in lui da quella d’un delitto.
+
+E rimase immobile dallo stupore vedendo suo padre correre verso l’uscio
+e abbracciare affettuosamente il visitatore; il quale era un uomo sui
+trentacinque anni, di viso pallido e risoluto, vestito poveramente, ma
+pulito e di modi semplici e franchi.
+
+Visitato e visitatore si fecero al vano d’una finestra e attaccarono
+una conversazione vivace, che era da una parte un incalzare di domande
+e dall’altra un succedersi di risposte, senza un momento di sosta.
+Quando, fra le altre cose, il ragazzo udì che l’amico di suo padre era
+stato condotto a traverso un villaggio, in mezzo a quattro carabinieri,
+con le manette ai polsi, come un famoso assassino ch’egli aveva visto
+uscire un giorno dalla Corte d’Assise, il suo stupore si cangiò in così
+aperto sgomento che il nuovo entrato, dandogli una occhiata per caso,
+se ne accorse. Ma prima di lui se n’era accorto suo padre.
+
+Questi a un certo punto andò a prendere un pacco di giornali da un
+cassetto e, portandoli all’amico, gli disse:
+
+— Tutto quanto le vorrei dire è stampato in questi fogli, che ho
+raccolti e serbati per lei. Ci dia una scorsa, vedrà che è stato sempre
+ricordato durante la sua assenza. Qui è espresso il sentimento mio e
+quello di tutti gli altri «malfattori».
+
+Il visitatore prese i giornali, sedette con le spalle alla finestra, e
+cominciò a leggere. Il suo ospite lo lasciò solo e tornò dal ragazzo,
+aspettando una domanda che già gli leggeva negli occhi.
+
+Il ragazzo, infatti, gli domandò a voce bassa:
+
+— Che cos’ha fatto.... quel signore?
+
+— Ha fatto — rispose il padre sorridendo — cinque mesi di prigione.
+
+Il ragazzo rimase un momento perplesso. Poi domandò timidamente:
+
+— Chi è?
+
+— Alla buon’ora — rispose il padre, sedendo e attirando il figliuolo
+a sè; — a questa domanda mi è più facile rispondere. Ma temo che tu
+non capisca. Ascolta bene. Tu devi sapere che v’è in ogni paese una
+quantità di gente, fra cui molti uomini di grande scienza e di grande
+ingegno, e anche molti ricchi, i quali credono che a una gran parte
+delle infinite miserie e ingiustizie che affliggono il mondo ci sia
+rimedio. E pensano che il rimedio sia questo: che la società presente,
+in cui la vita di ciascuno è una lotta contro tutti, si trasformi in
+una grande associazione, nella quale tutti lavorino non più per il
+vantaggio e nella dipendenza e legati alla fortuna d’un piccolo numero,
+ma direttamente per la società che li retribuisca tutti equamente;
+in una grande associazione, in cui non ci sia più, come c’è ora, un
+gran numero d’uomini che faticano da ammazzarsi e son poveri, un altro
+gran numero che non trovan lavoro e sono affamati, e delle migliaia
+e migliaia che non lavorano e vivon nell’agiatezza. Mi hai capito?
+Ebbene, tutti costoro che desiderano e sperano che venga un giorno in
+cui tutti gli uomini lavorino concordemente per il bene proprio e per
+il bene comune, senza strapparsi il pane di bocca l’un l’altro, senza
+odiarsi e temersi a vicenda, e partecipando tutti ai benefizi della
+vita civile, come figliuoli di una famiglia nella quale tutti sono
+amati e protetti ad un modo, si chiamano socialisti. E che cosa fanno
+essi? Fanno questo. Si adoperano con tutte le loro forze a dimostrare
+agli altri che un tale stato della società è possibile, non solo, ma
+che si attuerà a poco a poco, necessariamente, per forza delle cose;
+ma che per conseguirlo più presto e senza violenze bisogna che tutti
+lo desiderino e lo preparino infondendo nelle moltitudini un concetto
+lucido di che cosa esso sia e un sentimento profondo della concordia
+fraterna necessaria ad attuarlo, educandole all’adempimento dei loro
+doveri e all’esercizio dei loro diritti, persuadendole che l’unico
+modo di raggiungere la mèta è che esse affidino la rappresentanza dei
+loro interessi e delle loro volontà ad uomini che siano interessati a
+raggiungerla, ossia che appartengono anch’essi alla immensa famiglia
+su cui pesa la povertà e l’ingiustizia. Mi sono spiegato? Ora questo
+signore che vedi, è un socialista. È un lavoratore che lavora per
+vivere, ma in tutto il tempo che gli resta libero va attorno fra la
+gente, e ragiona, spiega loro la cosa, cerca di trasfondere negli altri
+la propria fede, senza istigare all’odio contro alcuno, non solo, ma
+adoperandosi a spegner gli odii dove li trova, esortando i violenti
+a temprarsi, gli incolti a studiare, i discordi a conciliarsi, tutti
+i poveri e malcontenti a confidare in un avvenire migliore, a cui si
+verrà pacificamente e legalmente, per la sola forza della verità e
+della giustizia, quando la verità sarà compresa da tutti e la giustizia
+sarà da tutti voluta. E bada che egli non si affatica e non si affanna
+se non per produrre un bene, del quale egli è certo che non arriverà in
+tempo a godere. Egli vive come un povero perchè è povero; ma dà agli
+altri anche quel pochissimo che a lui par superfluo e a noi parrebbe
+necessario. Se fosse ricco, darebbe per la fede tutto il suo avere. Se
+gli chiedessero la vita, darebbe anche la vita, perchè non vive che
+per quell’Idea. E ha un passato senza macchia, ed è buono e semplice
+come un ragazzo. Puoi pensare quanti uomini ho conosciuto in vita mia;
+ebbene, egli è uno di quegli uomini più onesti, più disinteressati, più
+rispettabili che io abbia conosciuti. Io gli voglio bene e lo ammiro.
+
+Il ragazzo rimase un po’ sopra pensiero, guardando ora suo padre, ora
+«il libero dal carcere». Poi domandò:
+
+— E allora.... perchè l’hanno messo in prigione?
+
+— Perchè pensa e dice tutto quello che t’ho detto, — rispose il padre.
+
+— Ma dunque.... potrebbero mettere in prigione anche te, che dici le
+stesse cose?
+
+— Certo.
+
+— E perchè ci hanno messo lui soltanto?
+
+— Perchè dice tutte quelle cose più forte e più apertamente, che è
+quanto dire che è più disinteressato e più sincero, che desidera più
+ardentemente il bene, che è più coraggioso e più generoso di me.
+
+Il ragazzo non ribattè più parola e stette guardando con gli occhi
+spalancati il suo ospite, che continuava a leggere.
+
+— Animo, — gli disse il padre all’orecchio; — quando è entrato egli s’è
+accorto che tu hai avuto paura di lui come di un brigante; tu gli devi
+una riparazione; vagli a domandare se sta bene.
+
+Il ragazzo si mosse lentamente e s’andò a mettere fra le ginocchia
+del «pregiudicato» senza osar di parlare, ma come offrendo la testa
+bionda alle sue carezze. Quegli smise il giornale e dato uno sguardo
+a lui e al padre, capì e sorrise. Ma il suo saldo cuore che in mezzo
+alle persecuzioni e sotto l’affronto delle manette non aveva mai avuto
+un momento di debolezza, fu scosso dall’atto del fanciullo, il quale
+rappresentava ai suoi occhi una nuova generazione gettata da un impulso
+generoso dell’anima nella causa che gli era sacra. Lo fissò un momento
+con gli occhi scintillanti, poi prese con le mani quella testa bionda e
+vi stampò un bacio.... che gli fu reso con effusione.
+
+Riavvicinandosi a suo padre il ragazzo gli accennò con un gesto di
+meraviglia, che la sua fronte era inumidita.
+
+— Non t’asciugare, — rispose il padre — è acqua di battesimo.
+
+
+Discussioni.
+
+Trovò in casa del Cambiari una dozzina di convitati i quali avevan
+finito allora di sparecchiare uno dei succolenti pranzi che il padrone
+imbandiva ogni quindici giorni a un numero sempre incerto di amici,
+poichè egli faceva gli inviti e se ne scordava, e fissava spesso a
+parecchi delle ore diverse. Il piccolo salotto, in cui la disarmonia
+dei mobili e dei colori e l’arruffio delle chincaglie scheggiate e
+sbreccate dai ragazzi raffiguravano il tenor di vita della famiglia,
+era affollato. Ma ad Alberto, tutto acceso della sua idea, non spiacque
+quell’affollamento inaspettato che in altra occasione gli sarebbe
+riescito molesto. Appena entrato, però, s’accorse da più d’un viso e
+da un leggero mormorio che, durante il pranzo, dovevano aver parlato
+dei fatti suoi, e di quali fatti s’immaginava. C’eran due ingegneri,
+un impresario costruttore, degli impiegati in riposo, ch’egli aveva
+trovato là qualche volta; degli sconosciuti, quasi tutti panzuti e
+brizzolati, e tre giovani signore; oltre alla numerosa progenitura del
+padron di casa di cui spuntava un musino roseo dietro ogni spalliera
+di seggiolone. Vedendo a vari convitati gli occhi lustri e le guancie
+scarlatte che tradivano il prurito della discussione, Alberto si
+tenne preparato a un assalto. E questo gli fa dato quasi subito, prima
+in forma di scherzo, poi a poco a poco, seriamente; ma con una così
+manifesta ignoranza degli elementi della quistione, con un così ingenuo
+sfoggio dei più vieti luoghi comuni, che egli seguitò a parar le botte
+a colpi d’arguzia, senza perdere un momento il suo buon umore. Quando
+gli assalitori cominciavano ad eccitarsi, capitò la visita dei coniugi
+Luzzi, e, la comparsa della piccola signora sfavillante di vita, chiusa
+in un fresco vestito avana che dava al suo visetto bruno, segnato d’un
+neo, una grazia adorabile, troncò di netto la discussione.
+
+Alberto espose allora al Cambiari, a quattr’occhi, l’idea del suo
+lavoro, e gli disse il suo desiderio di parlare col Baldieri. — Con
+l’anarchico Baldieri? — esclamò il Cambiari, dando un passo indietro;
+e soggiunse in tuono d’avvertimento amichevole: — Alberto, bada!...
+— La cosa, d’altra parte, non era così facile: il Baldieri parlava a
+cuor libero con lui perchè (e glielo diceva) era un borghese logico
+e sincero, ossia un aperto nemico; ma un borghese socialista, con
+un rivoluzionario tartufo, come egli li chiamava, razza anche più
+odiosa a lui dei reazionari arrabbiati, doveva essere un altro paio di
+maniche; c’era il rischio di pigliarsi un «no» tanto fatto. Nondimeno,
+insistendo Alberto, egli promise che gli avrebbe parlato. E gli diede
+qualche informazione: era un operaio colto, aveva fatto il ginnasio
+inferiore, pareva un ufficiale in borghese; ma, si tenesse per
+avvisato! Non doveva aspettarsi dei complimenti da lui. Poi gli disse
+piano, accennando alla compagnia: — Se la riattaccano tira in avanti a
+celiare, te ne prego.
+
+La riattaccò subito, infatti, un vecchietto arcigno, invalido, decorato
+di non so qual ministero, di conosciuta avarizia; il quale domandò
+bruscamente ad Alberto, agitando una mano per aria: — Ma insomma, a
+quale delle scuole del socialismo appartiene lei, si può sapere?
+
+Alberto rispose: — A che serve dire di che scuola sono a chi non ne
+accetta nessuna? E a che pro parlar di rimedi sociali con chi crede i
+mali irreparabili e nega che ci siano?
+
+— Noi non neghiamo i mali — rispose l’altro, — ma vogliamo ripararvi
+con la carità.
+
+Alberto si ricordò in quel punto che in una sottoscrizione pubblica
+dello scorso inverno, quel signore aveva mandato ad un giornale
+due lire per sè e cinquanta centesimi per ciascun membro della sua
+famiglia, tutti firmati in colonna, in modo che era riuscito a far
+stampare sette volte il suo nome con uno scudo: la tariffa, presso
+a poco, delle inserzioni. — Con la carità? — gli disse allora, —
+faccia...; ma non si rovini.
+
+La stoccata era forte: le signore non poterono rattenere un sorriso; la
+Luzzi si coperse il viso col ventaglio.
+
+Uno sconosciuto, balbuziente, coperse la ritirata del vecchietto
+ripetendo la sua domanda: — Dica dunque: è collettivista? è comunista?
+— È per l’uguaglianza assoluta, per un ordine sociale che metterebbe
+alla pari Dante Alighieri e un cretino?
+
+— E perchè mai, — ribattè Alberto, facendo un viso ingenuo —
+respingerebbe «lei» un tale ordinamento?
+
+Si udirono scricchiolare alcune seggiole; ma il colpito non sentì il
+colpo alla prima. Vedendo però sorridere la signora Luzzi, sospettò
+qualcosa e disse piccato: — Lei fa il socialista con un secondo fine.
+
+Alberto lo guardò con stupore, e domandò sorridendo: — Per aver
+stipendi e decorazioni?
+
+Quegli rimase un po’ incerto; poi rispose: — Per farsi elegger deputato!
+
+Alberto diede in una risata. — Ma caro signore, trovi un modo più
+sensato di darmi dell’asino. Sarebbe come andarmi a imbarcare a Genova
+per arrivare più presto a Venezia.
+
+Lo sconosciuto volle rispondere; ma il vecchio impiegato gli coprì
+la voce, dicendo aspramente: — Non credo che si possano professare
+sul serio quelle idee. Un borghese socialista non è che un negro
+incipriato!
+
+— Questa immagine non è sua! — esclamò Alberto.
+
+— Oh! Signor cavaliere, — rincalzò la Luzzi — lei, dunque, riconosce
+d’appartenere a una razza inferiore!
+
+Il motto fece ridere. Alberto si voltò a guardarla, e disse: — Ah! Ecco
+la mia alleata!
+
+Ma varie voci lo assalirono tutte insieme, domandandogli perchè, se
+era un socialista, non cominciasse a spartire l’aver suo fra chi non
+n’aveva.
+
+— Oh bella, — rispose Alberto, — per due ragioni semplicissime:
+prima, perchè se mi conducessi povero, perderei la mia indipendenza, e
+dovendo chieder lavoro e danaro alla borghesia, non sarei più libero di
+manifestare le mie idee; e poi, perchè, com’è costituita la società,
+non potendo mio figlio guadagnarsi da vivere prima dei trent’anni, o
+morirebbe di fame, o dovrebbe lasciar gli studi e mettersi a fare un
+mestiere.
+
+— Benone! — uscì a dire l’impresario, con un’aria trionfale, — ma se è
+socialista, perchè non mettere suo figlio a fare un mestiere?
+
+— Perchè non ho diritto di forzare la sua volontà, di toglierlo
+violentemente dalla classe in cui l’ho posto; perchè se anche lo
+facessi col suo consenso, egli per l’effetto delle idee che oggi
+regnano, sarebbe disprezzato e creduto un pazzo tonto dalla classe da
+cui uscirebbe, quanto da quella in cui vorrebbe entrare.
+
+— Magre ragioni! — rispose un vecchio maggiore pensionato, amico
+del Luzzi. — Chi è persuaso d’un’idea, deve tutto sacrificarle! Lei
+dovrebbe essere il primo a dar l’esempio.
+
+A costui rispose la signora Luzzi: — Se è così, signor maggiore, lei
+vuole liberare Trieste dall’Austria, perchè non prende il fucile e
+parte per il primo per la frontiera?
+
+Il maggiore si rivoltò, dicendo che il paragone non calzava; ma la
+signora Luzzi ribattè: — E poi, mi scusi, c’è contraddizione. Se un
+socialista è ricco, gli dite: — Dovete dar tutto agli altri. Se è
+povero gli dite: — Siete socialista perchè non avete nulla da perdere.
+Che logica è questa?
+
+Rimasero tutti un po’ sconcertati; ma se la cavarono fingendo
+di prendere quell’argomento in ischerzo, e voltarono il discorso
+per domandare ad Alberto che idee avesse sulla proprietà, e se il
+socialismo volesse obbligar tutti a lavorare.
+
+— Non si riuscirà mai a questo! — esclamò il maggiore. — La proprietà
+è un istinto! Persin lo scoiattolo, persino il topo campagnolo
+sono proprietari, perchè ammassano per l’inverno delle provvigioni
+sovrabbondanti, di cui resta loro una parte nella primavera. Vede
+dunque che perfino tra le bestie ci sono i ricchi, che hanno del
+superfluo perchè sono stati previdenti.
+
+— Ma le bestie — rispose Alberto — fanno le loro provviste da sè,
+non le fanno fare agli altri, e non son provviste che fruttino altre
+provviste senza fatica come il danaro, e i topi non le lasciano ai
+figliuoli perchè marciscan nell’ozio.
+
+— Queste son celie! — gli rispose uno dei due ingegneri. — Non c’è
+bisogno di ricorrer alle bestie. Lei che è letterato, dovrebbe sapere
+la definizione che ha dato dell’uomo un grande scrittore: «L’uomo è
+un animale proprietario». Che cosa gli avrebbe da rispondere, signor
+professore?
+
+— Gli risponderei che non discuto quell’epiteto, con chi si appropria
+quel sostantivo.
+
+La Luzzi rise: l’ingegnere fece una spallata. — Non sono questioni, mi
+scusi, da trattarsi con giuochi di spirito!
+
+— Ma come vuol che me la cavi altrimenti, — rispose Alberto ridendo —
+se m’assaltano tutti insieme e non mi lascian rifiatare.
+
+— La proprietà è frutto del lavoro!
+
+— Non tutta, nè sempre.
+
+— Eh, andiamo — osservò il Cambiari all’ingegnere battendogli una mano
+sulla spalla, — che lavoro ti sono costate le ottantamila lire che
+guadagnasti rivendendo il tuo terreno fabbricabile di San Salvario a
+dieci volte il prezzo che ti era costato?
+
+— Sei socialista tu pure? — gli domandò l’ingegnere indispettito.
+
+— Quando son disoccupato, — rispose il Cambiari.
+
+— Ma quello è un caso eccezionale, — ribattè al Cambiari il maggiore. —
+Prendiamo il nostro impresario qui presente. Egli non lavora più con le
+braccia, ma è più benemerito che se lavorasse, perchè con la proprietà
+acquistata dà del lavoro ogni anno a duecento operai.
+
+— Dà del lavoro! — interruppe Alberto. — Perdoni, signor maggiore: io
+domando se non sono duecento operai che danno il loro lavoro a lui....
+
+— Ma come?
+
+— Ma certo! Se il lavoro di quei duecento operai non fruttasse a lui
+molte migliaia di lire, lo darebbe loro?
+
+— Ma questa è una capriola.
+
+— Una capriola da avvocato — aggiunse l’impresario.
+
+— Già, è l’avvocato del lavoro, adesso, il cavaliere degli
+sfruttati.... l’_amico degli operai_: il titolo d’un almanacco a dieci
+centesimi! È anche amico degli operai che _fanno_ il lunedì? — domandò
+un signore grasso, amico del Bianchini padre, che teneva le mani
+incrociate sul ventre.
+
+— E perchè no? — gli disse la signora Luzzi con un sorriso vezzoso —
+non è amico di lei, che «fa» tutta la settimana?
+
+Risero tutti, anche il signore grasso. E questa volta Alberto si voltò
+verso la signora con un moto di viva simpatia che essa vide.
+
+— Eh, caro signore, — riprese l’avvocato — lei fa l’avvocato dogli
+operai senza conoscerli; ma cambierebbe idee se ci avesse che
+fare. Restii al lavoro, briaconi, ignoranti e presuntuosi insieme,
+maldicenti, feroci dei padroni: un bravo operaio è una mosca bianca, lo
+creda pure....
+
+— Io non capisco.... — rispose Alberto — ma se gli operai sono
+fannulloni, chi è che fa tutto l’enorme lavoro manuale di cui la
+società ha bisogno ogni giorno? Vanno a ubriacarsi all’osteria! Si
+vanno a ubriacare anche molti signori in luoghi più puliti, è vero;
+ma senza la scusa di aver per case delle buche, in cui ripugni di
+passar la sera, o col vantaggio di poter nascondere l’ubriacatura in
+una _cittadina_. Sono ignoranti! Questo è certo, e non hanno scusa:
+quando li vedo tornare a casa la sera, rotti da dieci ore di lavoro,
+io domando: O perchè non vanno al Circolo filologico? Dicono anche male
+dei padroni. Ma mi pare che lei, dal canto suo, non faccia di loro dei
+panegirici.
+
+— Ben risposto, davvero! Ma le ripeto una cosa sola: vorrei che ci
+avesse da fare per una settimana e mi darebbe poi il suo bravo parere
+sopra le _otto ore di lavoro_!
+
+— Il lavoro è un freno! — sentenziò il vecchio impiegato.
+
+— Un freno che ammazza — rispose Alberto — non è più un freno; è un
+capestro.
+
+— E lo vogliono allentar bene il capestro i profeti socialisti che
+profetizzano il lavoro di tre ore al giorno!
+
+— È un assurdo — disse dolcemente uno dei signori che non aveva parlato
+— anche per rispetto alla religione. Il lavoro è un gastigo che Dio ha
+inflitto agli uomini. Non sarebbe più un gastigo se fosse ridotto a tre
+ore.
+
+— Allora, — gli rispose Alberto, — lei che vive di rendita non discende
+da Adamo, perchè Dio non l’ha condannato al lavoro?
+
+— Ma per me ha lavorato mio padre.
+
+— E perchè, — domandò la signora Luzzi — Dio ha condannato suo padre e
+non lei?
+
+Il signore rimase così impacciato che per salvarlo, l’ingegnere suo
+vicino apostrofò improvvisamente la padrona di casa:
+
+— Ci dice lei il suo parere, signora Cambiari?
+
+La signora voltò verso l’interrogante il suo viso ingenuo di bella
+paciona e rispose con amabile semplicità: — Il mio parere è quello di
+tutti, mi pare. Perchè si lavora? Per vivere. Dunque, quando si ha da
+vivere, perchè si dovrebbe lavorare?
+
+Applaudirono tutti, ridendo, eccettuato Alberto, che cercava con gli
+occhi quelli della signora Luzzi, i quali sfuggivano.
+
+Ma la discussione si ravvivò intorno al solito argomento, se gli
+operai avessero ragione o torto a lagnarsi, e tutti diedero addosso
+al Bianchini. Il maggiore disse che era il benessere che li guastava.
+Il signore grasso, che teneva ancora le mani sul ventre, approvò,
+soggiungendo che appunto per quella ragione non era neppure da
+desiderarsi un miglioramento notevole del loro stato. — È provato....
+— disse. — È provato — ripetè, alzando la voce per coprir quella dei
+ragazzi che facevano passeraio in un angolo — che col diminuire del
+prezzo dei generi alimentari, e specialmente della carne, aumenta il
+numero dei delitti contro la proprietà e.... — soggiunse più basso —
+contro il pudore.
+
+— Ah, se fosse vero, — rincalzò la signora Luzzi — lei che è un così
+fino gastronomico, sarebbe già stato arrestato.
+
+Molti risero, altri fecero dei cenni di disapprovazione. — Ma lei
+ha torto — riprese la signora, senza turbarsi, — perchè è la cattiva
+nutrizione, che intristisce gli uomini. Sa il proverbio tedesco: «Der
+Mensch ist was er isst». L’uomo è ciò che egli mangia!
+
+— Ma signor Luzzi! — esclamò il Cambiari, voltandosi verso il marito —
+la sua signora è socialista! È forse lei che la catechizza?
+
+Il Luzzi, che non aveva ancora aperto bocca, crollò il capo in atto
+di compatimento verso sua moglie, come per dirle che era una pazza,
+poi espose la propria idea, mettendo nei suoi occhietti di topo
+un’espressione di finissima astuzia. Eran tutti malati d’immaginazione.
+Il socialismo era un fantasma creato dalla borghesia, la quale
+rassomigliava a certi malati che a furia di parlare di una malattia
+che non hanno, finiscono con soffrirne davvero. Egli aveva affermato il
+proposito di non aprir bocca in quelle controversie, perchè gli facevan
+compassione.
+
+Tutti scrollarono le spalle; quel Luzzi che non aveva senso comune. Il
+socialismo esisteva, anche troppo; ma erano «i socialisti borghesi,
+borghesi dilettanti» quelli che gli fortificavano la vita. — Sono
+loro — disse il vecchio impiegato ad Alberto, ripetendo delle parole
+lette di fresco — loro che giuocano col mostro ancor piccolo, ancora
+innocente, con un nastro al collo come un agnello, e lo tiran su a
+bocconcini, senza pensare che un giorno mostrerà i denti e divorerà
+loro stessi e tutti quanti.
+
+— Ma è appunto quello che io penso! — rispose Alberto.
+
+— E anche quello che desidera?
+
+— Io non desidero che il bene di tutti.
+
+— A spese di alcuni, non è vero?
+
+— Sarebbe sempre più giusto che il bene di alcuni a spese di tutti.
+
+Tutti protestarono in coro, l’impiegato fece un atto di sdegno e
+la discussione stava per volger alle brutte quando il Cambiari la
+interruppe con uno scherzo, e la troncò poi affatto la comparsa di un
+cameriere con un gran vassoio pieno di bicchieri.
+
+Allora tutti si levarono in piedi e formarono vari gruppi conversanti
+a voce bassa e concitata, nei quali Alberto argomentò dai gesti e
+dagli sguardi che gli si levava la pelle. E si accorse che le signore
+non gli erano meno ostili degli uomini. Già, durante la conversazione,
+nonostante le risatine, provocate da certe sue risposte epigrammatiche,
+egli aveva colto a volo da tutte, fuorchè dalla padrona di casa, delle
+occhiate malevoli, quasi sprezzanti. E quell’abbandono, a cui non era
+preparato, del sesso gentile, che l’aveva sempre accarezzato cogli
+occhi e con la parola, lo rattristò. Si trovava solo in un angolo:
+cercò con lo sguardo la signora Luzzi.
+
+Era accanto a lui, come se avesse indovinato il suo pensiero.
+
+Egli le disse piano, con calore: — Grazie.
+
+E vide che i suoi occhi, belli come non gli erano mai apparsi, si
+velavano.
+
+ . . . . . . .
+
+
+Amicizia nuova.
+
+..... a quell’uscita tutti e tre protestarono, ridendo, e uno più forte
+degli altri, picchiando un pugno che fece sobbalzare i bicchierini del
+cognac, con cui stavano coronando la colazione:
+
+— Sì, — ripetè con garbo, ma con fermezza il professore, — ve lo
+ripeto. E volete che ve lo dimostri che non conoscete il mondo? Siete
+qui un conferenziere sociologo, che insegna a rimpastare la società, e
+due romanzieri che scrutate dentro e fate parlare persone di tutte le
+classi sociali, e non c’è uno di voi che conosca un operaio.
+
+Uno dei romanzieri fece una spallata. — Ne conosco cento — rispose. —
+Non è mai venuto un operaio a fare una riparazione in casa mia che io
+non mi sia intrattenuto con lui per un’ora.
+
+— A interrogarli come i generali interrogano le sentinelle: di che
+classe? quanti mesi di servizio? avete a lagnarvi di nulla? E credi
+d’averne conosciuto uno solo in codesta maniera? Credi che si possa
+studiare un uomo delle classi inferiori, a cui non ci lega nessun
+vincolo, da cui ci separano cento idee false, nello stesso modo che ci
+facciamo un concetto d’un romanzo nuovo scartabellandolo distrattamente
+in un momento d’ozio?
+
+— Andiamo, — osservò il conferenziere agli altri due — l’amico non ha
+torto. Quanto a operai, voi vi rigirate fra le mani il burattino della
+letteratura romantica di cinquant’anni addietro, un po’ ritoccato dal
+pennello zoliano.
+
+— E in che maniera l’avremo da studiare? — domandò uno dei romanzieri.
+— Abbiamo da andare travestiti a lavorar nelle fabbriche come il
+pastore Goerhe, o da aprire uno spaccio di liquori in un sobborgo come
+Enrico Leyret.
+
+— No, — rispose il professore, — v’è un mezzo solo.
+
+— Quale? — domandarono tutti e tre a una voce.
+
+— L’amicizia.
+
+Tutti e tre risero. E uno gli disse: — Sei tu che caschi nel romanzo
+falso. È un’amicizia impossibile. C’è troppa differenza di cultura, di
+maniere e d’abitudini.
+
+— Ecco il gran pregiudizio! Strano davvero. Ciascuno di noi ha nella
+propria classe qualche amico che è nei modi, nel linguaggio, in tutte
+le sue abitudini un ribelle brutale alle forme convenzionali della vita
+signorile e che, salvo un po’ di grammatica, non ha maggiore istruzione
+d’un operaio infarinato di qualche lettura; e questo non c’impedisce
+l’amicizia.
+
+— Ammettiamo; ma intendiamoci. Quest’amico operaio l’hai veramente, o
+non è che un tuo ideale? Se non è che un ideale, è un discorso finito.
+
+— È una realtà.
+
+— E come te lo sei fatto? Sentiamo. Con che arte? Insegnaci l’arte.
+
+— Senz’arte. Ho capito subito che v’era un sol modo di guadagnarmi la
+sua confidenza, senza la quale non c’era amicizia possibile: quella
+di provargli che la meritavo dimostrandogli immediatamente la mia:
+anticipazione che nessuno della nostra classe fa mai a una persona
+di classe inferiore. Appena capii che era un galantuomo e un buon
+uomo, lo trattai come un amico, senza restrizioni nè di parola nè di
+pensiero: gli parlai delle cose mie, gli confidai dei dispiaceri gravi
+che avevo in quel tempo. Ne fu meravigliato, e me ne fu grato. Se
+avessi incominciato con chiedergli quanto non gli avevo dato ancora,
+con interrogarlo, cioè, riguardo alla sua vita, alle sue opinioni e
+ai suoi sentimenti, come tutti fanno, mostrandomi curioso di lui come
+d’un animale esotico, non avrei ottenuto nulla nè subito nè poi. Con
+tutto questo, non riuscii così alla lesta a quello che era mio intento,
+ebbi ancora delle diffidenze da superare, delle ritrosie da vincere.
+La cosa era nuova per lui. Per un pezzo, nonostante la simpatia che
+gl’ispiravo, rimasi per lui un oggetto di stupore. Mi scrutava con gli
+occhi, s’arrestava spesso tutt’ad un tratto, parlando; gli rinasceva
+a quando a quando un senso di suggezione, ch’io credevo già strappato
+dalle radici, e vi ripeto, senza arte, quasi senza volerlo, con la
+famigliarità spontanea dei modi, con l’intonazione del discorso più
+che con le parole, piantandogli sempre in viso gli occhi aperti e
+sinceri, per cui mi poteva leggere in fondo all’animo senza scoprirvi
+nessun secondo fine, senza trovarvi altro sentimento che quello di una
+schietta stima e di una viva benevolenza.
+
+— Un momento! — interruppe il conferenziere — il tuo operaio è
+socialista?
+
+— Sì.
+
+— Tu dici che non hai usato arte con lui; ma ti sei professato
+socialista.
+
+— No, perchè non lo sono. E non sono neppure antisocialista. Il
+socialismo è un problema. Non lo so risolvere. Sto a vedere come
+procedano passo passo verso la soluzione, sulla gran lavagna della
+pratica, quelli che lo credono solubile, desidero che ci riescano, ecco
+tutto. Ma con l’amico non m’infinsi: sarebbe stato indegno, e anche
+peggio che inutile, perchè avrebbe finito con scoprire l’inganno.
+
+— Ti ha almeno illuminato l’_amico_, riguardo alla soluzione?
+
+— M’ha fornito dei dati che ignoravo.
+
+— Riflettici la luce, dunque.
+
+— Ne avete bisogno, infatti. Fra l’altro, ho capito per la prima
+volta dai suoi discorsi la vera natura e misurato tutta la forza
+del sentimento collettivo che anima ora la classe a cui appartiene:
+sentimento non prima intuito da me che in confuso: assai più profondo,
+più vivo, più facile a essere urtato e ferito di quanto noi tutti
+pensiamo. Ho capito che la natura di quel sentimento, in tutti i
+casi di conflitto, richiede da parte della autorità, dei padroni,
+della stampa, di ogni gente delle altre classi, forme di trattamento
+e di linguaggio, dalle quali si discostano molto ancora le forme
+generalmente usate; che una quantità di conflitti s’inaspriscono e si
+prolungano non per altro che per la trascuratezza di quelle forme, le
+quali non sarebbe soltanto prudenza, ma giustizia l’osservare; e che
+quando questo nuovo Galateo da classe a classe, che ora manca, sarà
+formato ed osservato, molti dissidi saranno facilmente composti, e
+molti, ora frequentissimi, non sorgeranno più. Io ne son persuaso come
+d’una verità psicologica elementare.
+
+— Avanti, — disse uno dei commensali — a un’altra scoperta.
+
+— Mi sono persuaso che v’è nella maggior parte, come in quell’uno, un
+sentimento, il quale li spinge al socialismo con altrettanta forza, se
+non maggiore, del desiderio e della speranza d’un miglioramento della
+vita materiale, ed è la coscienza ribelle, come a un’ingiustizia, allo
+stato d’inferiorità sociale e morale in cui li tiene l’opinione della
+borghesia, la coscienza del loro diritto a una maggior dignità di
+vita, anche fuori d’ogni considerazione di agiatezza, un’aspirazione
+alla coltura, all’educazione, a tutte quelle cose, la cui mancanza li
+separa, più che la disuguaglianza economica, dalle classi superiori.
+Mi sono persuaso che non deriva da pigrizia o da sollecitudine della
+salute il desiderio d’una riduzione della giornata di lavoro; ma da un
+vero imperioso bisogno di vivere un po’ di vita del pensiero, di avere
+il tempo di mescolarsi, se non altro come spettatori, alla vita del
+mondo, di rompere con qualche sosta più lunga quella fuga quotidiana,
+affannosa come la corsa di gente inseguita, dalla casa all’officina,
+dall’officina alla pentola, dalla pentola al letto, che travolge
+come un vento affetti e pensieri e opprime il respiro dello spirito e
+confonde quasi come in un sogno faticoso il sentimento dell’esistenza
+
+— La seconda scoperta — osservò uno dei romanzieri — non val quella
+dell’America; ma val più della prima.
+
+— Taci: è tutto un nuovo mondo per te, che non sei mai uscito dal
+vecchio continente della letteratura. Ho scoperto che noi siamo
+tutti in un grande errore supponendo che per effetto della distanza
+da cui son separate le classi, la nostra si sottragga in gran parte
+all’osservazione e all’indagine censoria delle classi lavoratrici;
+mi sono accertato, studiandone uno solo, che anche fra gli operai più
+incolti v’è ora l’intuizione acuta d’una quantità d’abusi dei signori,
+di ingiustizie e di lacune delle leggi, d’immoralità mascherate della
+vita politica e del commercio finanziario, delle quali li crediamo
+ignoranti affatto come di cose dell’alta scienza; che v’è fra di loro
+un gran numero di «dilettanti critici» di processi e di cronache
+mondane scandalose, di «specialisti» che conoscono le sorgenti
+impure della fortuna di molti loro concittadini, che segnano a dito
+i figliuoli ricchi e rispettati di padri usurai o falliti con frode,
+che indicano le palazzine guadagnate in un’ora con un colpo fortunato
+alla Borsa, che conoscono vizi ed imbrogli di faccendieri illustri e
+potenti, come giornalisti di professione, che portano in tasca e cavan
+fuori a proposito, per leggerli nei crocchi, dei giornali vecchi, nei
+quali sono accennati i milionari pensionati del Governo a ottomila
+lire l’anno e i professori d’Università che riscuotono lo stipendio di
+un decennio senz’aver fatto una lezione, e che citano esatte le somme
+enormi profuse da municipi dissestati in festeggiamenti adulatorii e
+le gratificazioni favolose largite da certe grandi amministrazioni ai
+loro pezzi grossi, mentre fanno aspettare per anni dei miseri sussidi
+a vedove e a orfani di lavoratori manuali che, faticando diciotto
+ore al giorno per sessanta lire al mese, si sono accorciata la vita
+a benefizio degli azionisti. Mi sono persuaso che sono tutte queste
+cognizioni accumulate nei cervelli, tutti questi sentimenti, ribollenti
+negli animi, che fanno trasmodare molte volte le moltitudini mosse
+da prima da un intento pacifico, e che la più parte di coloro che
+le condannano, accorderebbero loro molte «circostanze attenuanti» se
+sapessero.... quante cose esse sanno.
+
+— Ci hai dell’altro? — domandò il conferenziere.
+
+— E del meglio? — domandarono gli altri due.
+
+— Dell’altro e del meglio. Ho capito quanto sia erroneo il concetto
+che noi ci facciamo, generalmente, del lavoro manuale, e quindi
+ingiusto nel più dei casi il rimprovero che si fa agli operai di non
+«amare il lavoro» nel senso e nel modo che noi amiamo il nostro. Ho
+capito quanto si debba essere indulgenti, per questo riguardo, col
+grandissimo numero che compiono un lavoro monotono, il quale è duro e
+opprimente per modo che molti l’abbandonano per darsi a fatiche anche
+più gravi e men retribuite, non per altro che per liberarsi dall’eterna
+intollerabile uniformità dei movimenti muscolari a cui li costringe
+l’attuale divisione del lavoro nella grande industria, e per cui, alla
+lunga, nasce in loro un abborrimento invincibile. Molte cose avevo
+lette nei libri al proposito; ma il mio amico per il primo, con certe
+frasi e immagini vive del suo vernacolo, molte volte ripetute, mi fece
+comprendere e sentire quasi come per esperienza la tortura della fatica
+avvelenata dalla noia, la tristezza delle lunghe giornate passate nelle
+officine oscure, tra il fumo e il polverio, in uno strepito assordante,
+l’aspettazione interminabile del suono liberatore della campanella,
+il continuo affannoso desiderio che spinge tutti i pensieri verso la
+domenica come a una terra promessa lontana, dove si potrà respirare e
+pensare, essere un uomo per un giorno.
+
+Mi son quindi persuaso anche di questo: come in moltissimi non si ha
+che sonnolenza, atrofia morale, prodotta da estenuazione di forze e
+da un enorme tedio accumulato, quello che a noi pare rassegnazione
+ragionevole al proprio stato; mi son persuaso che quello che noi
+giudichiamo in molti indifferenza o avversione al socialismo che li
+cerca, non è altro che inettitudine o ripugnanza allo sforzo necessario
+per comprendere e appropriarsi le proprie idee, impotenza della mente
+paralizzata da un lavoro macchinale di molti anni, il quale non è più
+in loro, come dicono i fisiologi, di pertinenza del cervello, ma del
+midollo spinale, e li ha ridotti a vivere come le rane, a cui sono
+stati tolti i lobi cerebrali. A voi, romanzieri: ecco un argomento
+degno dei vostri studi più dei cuoricini delle contesse.
+
+— Sta bene; — gli rispose uno degli apostrofati — ma.... _passez au
+déluge_.
+
+— Eh, il diluvio verrà, se non metterete giudizio. Tutte queste cose il
+mio amico non me le disse come io le ho dette a voi, si sottintende;
+ma io le compresi dai frammenti dei suoi discorsi o glie le lessi
+dentro per gli spiragli che mi lasciava aperti tra parola e parola.
+Incoraggiato, ho continuato a scavare nell’animo suo, aprendogli
+sempre il mio tutto quanto, e v’ho scoperto delicatezze di affetto
+che non immaginavo, sentimenti e pensieri che non venivano fuori se
+non perchè non trovavano la via d’uscita, o ne uscivano travisati
+dall’espressione monca ed impropria; ho afferrato a volo idee e
+intuizioni nette di una mente vergine, non viziata, come la nostra,
+dalla consuetudine di guardar le cose a traverso le reminiscenze dei
+libri e di giudicarle in relazione coi giudizi altrui; ho inteso da
+lui giudizi sulla società e sulla vita originali e sensati, domande
+elementari e profonde di bambino, che mi mettevano in impiccio, e
+ragioni semplici e lucide, alle quali, con mio stupore, non trovavo
+nel mio magazzino intellettuale nessuna ragione da opporre, che non
+fosse un giuoco di parole. Per tutte queste cose mi son legato a lui,
+e ho provato nella sua compagnia come un ringiovanimento del senso
+dell’amicizia, certe compiacenze vive e delicate delle prime intimità
+fraterne dell’adolescenza, delle quali non avevo quasi più memoria.
+L’amicizia dura da vari anni. S’è stabilito un commercio intellettuale
+fra di noi. Io gl’impresto dei libri; egli, dopo lettili, mi domanda
+delle spiegazioni le quali non di rado non valgono i suoi commenti
+impreveduti, che mi fanno pensare anche quando battono in falso. Ho
+veduto la sua intelligenza allargarsi e rischiararsi rapidamente, come
+quella d’un ragazzo che, invece d’imparare, riacquistasse la memoria
+di cose dimenticate. E ciò non ostante, non so proprio chi di noi
+due abbia giovato all’altro di più. Per me egli è stato la chiave che
+m’aperse la porta d’un mondo ignorato. E gli sarei grato per il solo
+fatto di avermi indotto questa persuasione: che il miglior modo di
+istruire e di educare il popolo, di riuscirgli utili e di essere giusti
+con lui, è quello di legarglisi con dei vincoli individuali d’amicizia,
+e che se ogni borghese colto avesse un vero amico nelle classi operaie,
+il mondo procederebbe certo egualmente verso la mèta a cui la legge
+della vita lo sospinge, ma forse per altra via e con altro passo, con
+maggior vantaggio di tutti.
+
+— Applausi dal settore di destra — disse uno dei romanzieri. — M’hai
+persuaso benchè tu abbia parlato come un professore. Cedimi dunque il
+tuo amico.
+
+— Ah no! — rispose il professore. — Fate voi altrettanto per conto
+vostro. Un’amicizia di tal genere non serve a nulla, anzi non si può
+avere se non si conquista. Vi trovereste a dover rifare il lavoro
+medesimo, a vincere le stesse difficoltà e le stesse diffidenze ch’io
+ho dovuto vincere. Non è uno di quegli amici che s’imprestano come un
+soprabito.
+
+— E allora come trovarne?
+
+— Ci dovrebbero essere delle agenzie speciali.
+
+— Dobbiamo ricorrere alla «Camera del Lavoro».
+
+— Ridete pure, — rispose il professore mentre tutti si alzavano per
+uscire. — Avete ingegno: son ben certo che quello che vi ho detto, vi
+rimarrà stampato nel cervello, e che ci penserete molte volte.... senza
+ridere.
+
+
+Fra anarchico e socialista.
+
+(FRAMMENTO.)
+
+La visita che Alberto aspettava con maggiore impazienza era quella del
+Baldieri. Il concetto un po’ fantastico che s’era fatto di lui, il
+pensiero di trovarsi per la prima volta davanti a un operaio d’idee
+profondamente discordi dalle sue, a un agitatore audace, provato da
+processi e da prigionie, che forse gli veniva in casa di mala voglia,
+e col proposito di dirgliene delle dure, lo tennero per vari giorni in
+uno stato di curiosità viva; la quale diventò vivissima quando, all’ora
+indicatagli dal Cambiasi con un biglietto, egli sentì una vigorosa
+scampanellata.
+
+Dal viso con cui la cameriera gliel’annunciò e dall’incertezza con
+la quale disse _un uomo_ invece di _un signore_, capì che doveva aver
+visto una faccia straordinaria.
+
+E quando l’«uomo» gli fu davanti, egli dovette fare uno sforzo per
+dissimulare l’impressione che gli produsse il suo aspetto.
+
+Non vide sul primo momento che due occhi azzurri potentissimi in una
+testa bionda più alta della sua; la quale pronunziando il suo nome,
+s’alzò invece d’inchinarsi.
+
+Lo fece sedere, e l’osservò a varie riprese, di sfuggita, cominciando
+subito le sue interrogazioni, come se non s’occupasse punto della
+sua persona. Il Cambiasi aveva ragione. Egli non avrebbe saputo
+immaginare un viso che esprimesse più audacemente l’idea dell’anarchia
+rivoluzionaria. Era un viso lungo e sanguigno, con un gran naso
+arcato e sottile, che dava l’idea d’un’arma offensiva, e una bocca
+ferma, guernita di baffi petulanti, e un poco torta verso la guancia
+sinistra, dove s’apriva una cicatrice piccola e profonda, come il buco
+d’una palla di pistola. Ma più fieramente parlanti erano gli occhi,
+coi quali, fissando Alberto mentre rispondeva breve e netto alle sue
+domande, pareva che dicesse: — Chi è costui? Cosa cova? Che fine può
+avere la sua impostura? — Mai due occhi umani non gli avevano frugato
+dentro all’anima come quei due. Tutto ciò che v’è ancora di dubbioso
+nella sua nuova fede, tutti i pensieri e sentimenti che lo legavano
+ancora alla sua classe, gli parve che si agitassero, si scontorcessero
+sotto quello sguardo come un gruppo di bisce sferzate. Tanto che il
+suo cuore ardito se n’adontò e si ribellò, mandandogli un’ondata
+di sangue fino al collo, e invece di restringere la conversazione
+come aveva fissato, al lavoro dei fanciulli, egli decise d’assalirlo
+nel campo stesso delle sue idee, quando il primo argomento fosse
+esaurito. E cominciò a fissarlo, alla sua volta, negli occhi. E di
+volo riconobbe in lui quello che altri già riconobbero negli anarchici
+idealisti e sinceri: i caratteri fisici anticriminali: fronte larga,
+cranio ampio, una folta barba castagna, le pupille chiarissime. Era
+un bell’uomo; ma di quella bellezza che lascia l’animo incerto fra la
+simpatia e l’avversione; una di quelle figure vistose ed insolite, che,
+quando s’incontrano per la strada, vi fanno dire: — chi sarà costui?
+— A un certo punto sorrise, e Alberto fu stupito della espressione
+singolare di quel sorriso; pensò al sorriso, come lo chiama l’Antonino,
+_fantastico_, di Cola di Rienzo. Anche nella calma con cui parlava, il
+suo viso, il suo gesto, la voce, la parola, tutto aveva qualche cosa di
+tagliente e di aggressivo.
+
+Quando capì che l’interrogatorio era finito, s’alzò a un tratto, con
+impeto, come se le sue gambe fossero due molle d’acciaio che avessero
+dato uno scatto a suo malgrado. Ma una curiosità imperiosa costrinse
+Alberto a trattenerlo.
+
+— Come, — gli domandò sorridendo — se ne va senza cercar di convertirmi?
+
+Il Baldieri lo guardò, senza comprendere: — Convertirla a che?... —
+Ma nell’atto stesso che fece quella domanda, comprese. — Ah! — disse
+— intendo.... No: non credo che sia il caso. Mi scusi, sa. Ha qualche
+cos’altro da domandarmi?
+
+Alberto fu urtato da quella durezza: — Poichè rifiutate la discussione,
+non mi resta nulla da dire.
+
+— Rifiuto la discussione! — ribattè l’anarchico. — Non la rifiuto
+mai quando credo che possa servire a qualche cosa. Ma a che cosa può
+servire.... tra me e lei?
+
+Alberto volle rispondere; ma quegli lo prevenne. — Allora — disse
+— sarò franco; me lo permetterà. Noi non ci possiamo intendere. Un
+borghese non può esser con noi. Si può illudere, può essere qualche
+volta in buona fede....; ma alla prima occasione ci volterà le
+spalle, per forza, perchè non si può cambiare il midollo delle ossa.
+Tutt’al più, loro possono essere socialisti. Ma socialista e borghese
+è tutt’una per noi..... come per loro anarchico o pazzo. A che pro
+discutere coi pazzi? Dica la verità: per lei l’anarchismo è una pazzia.
+
+Alberto gli fece cenno di sedere: quegli sedette sull’orlo della
+seggiola, come per fargli intendere che non si voleva trattenere.
+
+— Non la credo una pazzia, — disse Alberto in tuono cortese — non
+mi pare irragionevole lo sperare che gli uomini potranno un giorno
+far di meno delle leggi, quando avranno raggiunto quel grado di
+moralità in cui la legge è superflua, perchè le basta la coscienza.
+Ma credo la moralità attuale ancora tanto lontana da quel termine, da
+rendere impossibile l’attuazione del vostro ideale, il quale è tutto
+fondato sulla esistenza d’uomini quasi perfetti. Crede lei in una
+trasformazione miracolosa della natura umana?
+
+— Ma che miracolosa! — rispose il Baldieri con atto di impazienza.
+— Ecco la loro fissazione! Naturale, logica, non miracolosa; logica
+e certa, per effetto delle condizioni d’esistenza, affatto nuove,
+che dovranno mutar gli uomini per necessità, come il cambiamento del
+recipiente muta la forma del metallo fuso. — E fece un gesto come per
+dire: — È così chiara!
+
+— È impossibile — disse Alberto. — Voi credete gli uomini pronti alla
+trasformazione, perchè, già sin d’ora, li giudicate migliori di quelli
+che sono, perchè non pensate che gran parte del male che non fanno, non
+lo fanno se non perchè non lo possono, perchè sono disarmati, compressi
+dall’ordinamento civile in cui vivono; ma togliete domani tutti i
+freni, come volete fare, e gli uomini ricadranno nelle barbarie d’un
+salto.
+
+Il Baldieri scrollò le spalle in atto di pietà. — Lo dicevo che non
+ci possiamo intendere! — E ribattè con vivacità febbrile, picchiando
+il pugno sulla fronte e facendo scattar le parole: — Ma in che
+maniera un uomo intelligente non capiva che ogni crimine, ogni trista
+passione di adesso era l’effetto necessario d’una violenza, d’una
+restrizione imposta alla libertà, d’un vizio o d’una ingiustizia
+inerente all’organizzazione sociale? — Ma questo non si discute, —
+gridò — questo è patente come una verità elementare d’aritmetica!
+Ma non lo vede, non lo riconosce dieci volte al giorno, anche in sè
+stesso? — E dicendo questo, piantò in viso ad Alberto due occhi ch’ei
+non li aveva ancor visti, e che lo stupivano, quegli occhi fissi di
+smalto delle figure dei mosaici, che il Renan dice esser propri dei
+fanatici. Ed egli intuì rapidamente quella verità: che la fede assoluta
+in qualche cosa è per noi, uomini del presente, un fatto assolutamente
+sconosciuto, e che però ci è impossibile il metterci coll’immaginazione
+in quello stato dello spirito umano. Comprese che c’era un abisso fra
+quell’uomo e lui. Stette guardando un momento quegli occhi, poi disse:
+— Ebbene, supposto pure un miglioramento morale immediato negli uomini,
+come si può concepire una società senza organizzazione?
+
+— Ma non si tratta di sopprimere ogni organizzazione! — rispose
+l’anarchico, impazientendosi da capo. — Questo è un altro dei loro
+chiodi. Si tratta di sostituire all’organizzazione autoritaria una
+volontaria, una federazione d’associazioni di lavoratori, che abbracci
+la società intera!
+
+— Ma non sono possibili associazioni senza patti contrattuali, io
+credo; e questi patti saran sempre delle leggi!
+
+— Non saranno leggi, perchè saranno spontanei e liberi, e si potranno
+mutare e distruggere quando si vorrà!
+
+— Ma io non capisco neppur questo. In che maniera codeste associazioni,
+e nella loro federazione, si potrà mantenere l’accordo e ottenere
+l’operosità di tutti? Come potranno funzionare regolarmente l’una e
+le altre senza controllo, ossia senza autorità, senza leggi, senza la
+coazione dello Stato?
+
+— Oh, curiosa! E come funzionava la società, prima che ci fosse tutto
+questo?
+
+— Appunto: voi volete ritornare allo stato di natura; ebbene ci siamo
+stati, e siam venuti al segno in cui ci troviamo adesso.
+
+— Ma noi ci torniamo con l’esperienza e con la scienza.
+
+— Sta bene: dunque in condizioni affatto diverse, che ci permetteranno
+di rimanervi. Io comprenderei l’anarchia se si potesse tornare in tutto
+e per tutto allo stato primitivo. Ma non ci possiamo tornare con la
+complessità attuale della società, con l’attuale sistema di produzione,
+col macchinismo, con la divisione del lavoro, che richiedono la
+cooperazione metodica, armonica, puntuale d’una collettività di
+lavoratori, i quali debbono sacrificare la loro libera volontà. Come la
+sacrificheranno, se non ci saranno costretti?
+
+Il Baldieri sorrise.
+
+— Ma non ci sarà bisogno di costringerli perchè non avranno da fare
+un sacrificio! Esca un momento col cervello dallo stato presente.
+Lavoreranno spontaneamente, senza sforzo, non solo perchè avranno da
+lavorar meno, e vivranno meglio, ma perchè nello stato sociale in cui
+si troveranno sarà evidente, chiarissima a ognuno l’idea del dovere di
+ciascuno e di tutti, e questa sarà il più grande stimolo al lavoro e la
+regola migliore della condotta!
+
+Alberto non rispose. La discussione ritornava sempre allo stesso
+punto, andava a battere contro la fede in un mutamento miracoloso degli
+uomini. Era inutile proseguire. Tutte le sue obbiezioni si sarebbero
+spezzate contro quell’idea. Ma non voleva parer vinto.
+
+— No, — disse — è impossibile. Non posso concepire che due forme
+d’anarchia. Una, possibile, dopo una rivoluzione, anche domani: quella
+del vostro Stirner, uno dei padri dell’anarchismo; uno stato di libertà
+assoluta, in cui ciascuno combatta contro tutti, e dove si formerebbero
+dei gruppi di forti, per libero e mutuo consenso, senz’altro pensiero
+che l’interesse personale; lo sfruttamento di tutti, insomma, fatto
+da ciascuno; l’altra che sarebbe l’attuazione del vostro ideale, ma
+soltanto possibile dopo che la società sarà passata per un periodo
+di preparazione collettivista, in cui l’individuo svolgendosi e
+perfezionandosi, ridurrà a poco a poco superflua e poi nulla l’azione
+delle leggi e dello Stato: ma ciò in un tempo incalcolabile lontano.
+Fuor di queste due, non c’è altra anarchia che non sia un sogno.
+
+L’operaio balzò in piedi col viso in fiamma.
+
+— E allora è peggio che un sogno — gridò — è un’assurdità, è una
+stupidità il loro socialismo, con le sue leggi e col suo Stato! Come
+non capiscono che lo Stato è la peste, perchè non è e non può esser mai
+altro che l’organizzazione della forza per proteggere la proprietà, lo
+sfruttamento, l’usurpazione? che se si lascia in piedi una sola delle
+istituzioni presenti, si riformerà intorno a quella, per necessità,
+tutto ciò che era prima? Che pazzia! Si rada tutto una buona volta
+dalle fondamenta, come vogliamo noi, e quando non ci saranno più classi
+nemiche perchè non ci sarà più proprietà individuale, non sarà più
+soltanto inutile lo Stato, ma impossibile, ma ridicolo, come l’insegna
+d’una bottega bruciata! Finchè non vi sarà entrata nel cranio questa,
+voi altri signori socialisti non sarete mai altro che puntelli, senza
+saperlo, di tutte le istituzioni odiose che volete buttar giù, e noi
+vi combatteremo, noi vi odieremo peggio dei borghesi! Se non comanda
+altro, la riverisco.
+
+Alberto notò il tremito violento della mano con cui egli riprese il
+suo cappello, e capì che gli bolliva dentro un’ira anche più forte
+di quella che avevano espresso le sue parole; l’ira che accende in
+ogni uomo di fede la discussione, come un atto offensivo e pericoloso
+insieme, per la sua fede. Per non irritarlo di più, cambiò sveltamente
+di tattica.
+
+— E sia pure — disse. — Rimanga ciascuno nella sua idea. Non le
+faccio più che una domanda: lei non crede in altri mezzi che nella
+rivoluzione?
+
+— In nessun altro — rispose il Baldieri, avviandosi per uscire. — Senza
+di questo, tutto è impostura e buffoneria, e l’inferno attuale durerà
+in eterno.
+
+— E crede nell’azione rivoluzionaria senza organizzazione?
+
+— Fermissimamente, perchè l’organizzazione della rivoluzione sarebbe
+la tirannia preparata, com’è stata sempre finora. E senza capi. E se
+verran fuori dei capi, saranno per loro le prime fucilate.
+
+— E senza organizzazione e senza capi, chi manterrà l’ordine e la
+giustizia nella presa di possesso del capitale sociale?
+
+Con questo, credette d’averlo messo al muro. Ma l’anarchico gli diede
+una risposta meravigliosa:
+
+— Nessuno avrà interesse a prendere più di quello che gli occorre per
+lavorare.
+
+A questa risposta inaspettata, a vedere la sincerità assoluta
+che brillava nei suoi occhi chiarissimi e fissi, Alberto si sentì
+disarmato, e l’obbiezione che stava per fargli ancora riguardo al
+principio: «ciascuno secondo i suoi bisogni», non attuabile se non
+nel caso d’una produzione sovrabbondante per i bisogni di tutti, gli
+morì sulle labbra. Egli sentì una specie d’ammirazione attonita per
+quella fede cieca, per quell’uomo così saldamente, così invincibilmente
+persuaso della sua idea.
+
+— E crede anche — si restrinse a dirgli — i tempi già maturi per una
+rivoluzione?
+
+— Magari per vincerla, no. Ma per cominciarla, per avviarla con delle
+rivolte, che scuotono l’opinione pubblica, poichè non c’è altro che
+la violenza che mandi avanti una causa, e non si fanno proseliti che
+con degli esempi d’audacia. La miglior propaganda è di sgomentare il
+nemico, di fargli tremare la terra sotto i piedi, di rendergli la vita
+così tribolata e miserabile, di far desiderare anche a lui la fine di
+tutto. I primi si sa, pagheranno i vasi rotti, come accade sempre; ma
+ne verrà dopo degli altri, che s’andranno moltiplicando; e poi verrà
+il momento favorevole, in cui agiranno tutti insieme, e allora sarà
+un uragano, che non lascierà più un sasso sull’altro di questa infame
+galera. E sarà presto, com’è vero che io e lei siamo qui, e che ci
+guardiamo in faccia.
+
+E questo disse con un tale accento, con un tale sguardo che Alberto,
+con sua intima vergogna, sentì scorrere un freddo istantaneo dentro il
+suo sangue borghese, e si passò una mano sulla bocca per nascondere lo
+sforzo di mandar giù la saliva. Dopo una breve pausa gli domandò: — È
+anche per l’azione individuale?
+
+Quegli lo guardò fisso, e poi scrollando le spalle come si fa a una
+domanda fanciullesca, rispose sprezzantemente, ma vigorosamente:
+
+— No!
+
+— E in un’azione collettiva — gli domandò Alberto — sarebbe pronto a
+sacrificarsi fra i primi?
+
+— Io?... — quegli disse guardandolo. E soggiunse con un accento
+tranquillissimo: — E non me lo legge sulla faccia?
+
+Alberto lo fissò senza parlare. E non sapendo dir altro: — Grazie —
+disse — delle informazioni.
+
+— Era mio dovere, — rispose l’operaio. — Se occorrerà altro, potrà
+avvertir l’ingegnere. Al piacere di rivederla.
+
+E senza dargli il tempo di porger la mano, se n’andò a passi risoluti,
+facendo risonare i tacchi sul palchetto come tanti colpi di martello.
+
+Alberto rimase pensieroso in mezzo alla stanza, e gli prese un dubbio
+improvviso intorno a quell’idea, la quale neppur nei libri dei suoi
+propugnatori più eloquenti, egli aveva mai potuto, non che accettare,
+comprendere. E fece ancora uno sforzo per concepire la società come un
+tutto così fuso ed uno che non fosse possibile determinarvi la parte
+che spetta a ciascuno delle ricchezze che essa produce; e in cui tutti
+avessero uguale diritto sul prodotto dell’opera comune; e si compiesse
+la partecipazione senza abusi, senza disordini, come una immensa
+famiglia concorde.... Ah, no, era un’illusione, un sogno, una follia!
+Ma lo distolse da questo un altro pensiero: — Da che poteva nascere
+quella fede in una grande bontà ed equità futura degli uomini, se non
+da un così appassionato desiderio del bene altrui che gli facesse velo
+al giudizio? Che altri impulsi poteva egli avere, se non generosi,
+poichè in un nemico d’ogni superiorità e d’ogni autorità sociale
+l’ambizione non poteva essere, e la probabilità di migliorar la sua
+sorte era tanto minore di quella di perder la vita o la libertà per
+riuscirvi?
+
+ *
+
+Poi domandò a sè stesso: — Ma quanti avranno la fede e la fibra di
+costui? Forse un altro nella sua città — pensò — forse non dieci nel
+suo paese, forse non mille nel mondo.
+
+— Ah, no, — concluse. — Non si fa un esercito di eccezioni umane.
+L’esercito siamo noi, e travolgeremo nel nostro corso enorme anche
+loro. Essi non sono che la schiuma delle nostre onde, che andrà perduta
+nel mare....
+
+
+Agitazioni e scioperi.
+
+Il buon cavaliere, data appena una scorsa alla rubrica quotidiana
+«Agitazioni e scioperi» dove gli cadde sott’occhio la notizia d’un
+vasto sciopero agrario imminente in una provincia dell’Emilia,
+buttò via il suo fido giornale ed esclamò con accento di grande
+scoraggiamento: — Insomma, non si campa più! Questa non è più vita, è
+una convulsione perpetua, è il ballo di San Vito della Nazione, è una
+esistenza d’affanno a cui il mio temperamento non può reggere. Se ha
+da seguitare così, piuttosto di continuare a vivere in queste ansie
+dell’inferno, com’è vero il sole, io vado a finire i miei giorni in
+un’isola disabitata dell’Oceania.
+
+E ciò detto, piantò il gomito sulla tavola, appoggiò una guancia sulla
+palma della mano, e stette così, scotendo il capo, come per riaffermare
+il suo proposito di emigrazione dal mondo civile.
+
+L’amico che conosceva a fondo la sua natura di don Abbondio borghese,
+gli si fece accanto e gli disse con molta pacatezza: — Senti, caro
+mio. Il solo modo di vivere in pace, quanto si può, è di persuadersi
+che la pace al mondo non è possibile, perchè il mondo in pace
+sarebbe un mondo morto. Noi italiani siamo male avvezzi. Dal 1866 in
+qua, da quasi quarant’anni, non abbiamo più avuto scosse nazionali
+profonde. La spedizione di Roma del 1870 è stata una festa. La guerra
+d’Africa, oltrechè non mise in pericolo la nazione, non ci diede che
+delle commozioni molto attenuate dalla lontananza dei fatti. Questi
+quarant’anni di bonaccia hanno fatto nascere e crescere in tutti
+l’illusione che la civiltà d’un popolo possa progredire come va avanti
+un piroscafo sulla faccia d’un lago dormente. Quindi il movimento
+attuale del proletariato, che ci riscuote dal lungo dormiveglia, ci
+pare il finimondo. Ma voltiamoci un poco indietro col pensiero. Non
+parlo del periodo della rivoluzione francese e del primo impero, che
+fu anche per l’Italia una convulsione d’un quarto di secolo. Parlo
+della rivoluzione nostra. Dimmi che cosa sono le agitazioni presenti
+appetto a quelle per cui passò la borghesia in quel periodo. Prima le
+cospirazioni e i conati falliti, con le conseguenze tragiche delle
+persecuzioni, delle confische, degli esigli, delle prigionie, delle
+morti; poi una sequela di guerre, ciascuna delle quali poteva finire
+con l’invasione straniera e con una reazione terribile, e in cui tutto
+era messo a rischio: la vita, gli averi, la libertà, l’esistenza stessa
+della nazione; per una lunga serie d’anni si visse come un esercito
+accampato, non davanti ad un nemico, ma in mezzo ad un cerchio di
+nemici, minacciati, insidiati di fuori e di dentro da mille pericoli,
+senz’alcun benefizio della pace negli intervalli di tregua, in procinto
+perpetuo di un fallimento disastroso, in una vicenda continua di
+speranza e di disperazione. Non ti pare che i pericoli e gli affanni
+d’oggi siano ben poca cosa in confronto di quelli passati?
+
+Il cavaliere scrollò il capo, e rispose tre volte no. — No;
+l’agitazione e i pericoli d’allora li volevamo noi, e sapevamo
+quello che volevamo. Era un movimento storico, necessario, chiaro,
+circoscritto. Ma questo chi sa dove andrà a finire?
+
+— E anche questo è determinato da una necessità storica, è un fenomeno
+naturale della vita sociale. Credi che le forze della vita e della
+storia agiscano in una classe sola della società? Quello era un
+movimento circoscritto! Da che confini? Forse che la borghesia s’è
+contentata dell’unità e della libertà? Conseguite queste, non abbiamo
+noi cercato di ricavarne tutti i possibili vantaggi individuali e di
+classe, morali e economici? Ora le moltitudini voglion fare lo stesso:
+migliorare il proprio stato, come abbiamo fatto noi, servendosi delle
+stesse conquiste che a noi giovarono. E questo non facciamo noi ancora,
+tutti quanti? Chi non s’agita, in un modo o in un altro, per migliorare
+lo stato proprio? Chi è pago delle proprie condizioni di vita anche
+fra i più fortunati? Non diciamo noi che il malcontento è padre d’ogni
+progresso? Rifletti un poco. Noi giudichiamo naturale, giustificabile,
+anche lodevole che si dia moto e s’affanni per accrescer la sua fortuna
+il milionario, perchè riesce a vantaggio comune l’attività ch’egli
+spiega a quel fine, e non vorremmo che le classi sociali più povere
+s’agitassero per innalzarsi a una condizione di vita più umana! Ti par
+che sia logico? Ti par che sia umano?
+
+— Non c’intendiamo. Non son contrario al fine: mi spaventano i mezzi,
+m’inquieta il fatto che queste classi si organizzino, si leghino e si
+muovano di concerto: in questo è il pericolo, e questo condanno.
+
+— Ma questo condanni in loro soltanto: ecco l’ingiustizia. Non sono
+collegati per l’interesse comune cittadini di altri molti ordini e ceti
+sociali? C’è forse un ceto, una classe qualunque della società che, se
+sperasse di conseguire un vantaggio con l’associazione degl’intenti
+e degli atti, anche con lo sciopero, anche con l’arma spuntata e
+prudente delle minaccie, non lo tenterebbe? Non fecero, non fanno
+anche dei ceti borghesi dimostrazioni per le strade, leghe contro
+il fisco, intimazioni e minaccie al Governo? Non si sono accordati
+degli industriali a chiudere le loro fabbriche, mettendo sul lastrico
+una folla d’operai, per forzare lo Stato ad allentare il laccio
+dell’imposta? Che c’è di più naturale e di più giusto che i lavoratori
+ricorrano anch’essi al mezzo riconosciuto più efficace, al solo mezzo
+che possa recare effetti immediati, e di cui hanno avuto tanti esempi
+al di sopra di loro? Che se, avendo essi il numero, dalla loro azione
+concorde ci viene un’inquietudine che l’azione degli altri non ci
+desta, che colpa hanno essi d’essere in molti? È giusto il giudicare un
+diritto non per sè stesso, ma dal grado d’apprensione che può destare
+in noi chi lo esercita?
+
+— Lasciamo andare il diritto. Quello che mi dà più pensiero è la
+molteplicità, la simultaneità, la violenza dei moti, e l’esorbitanza
+delle pretensioni, che rivelano un intento lontano, più grave assai dei
+desideri presenti.
+
+— Vediamo un po’. Le pretensioni saranno inopportune e eccessive in
+certi luoghi e in certi momenti; ma non son tali da pertutto nè sempre:
+non si può onestamente affermare il contrario. È la tendenza generale
+nelle sue cause e nei suoi effetti generali che bisogna considerare.
+Quando, fra cent’anni, si giudicherà con mente di storici il movimento
+attuale, chi darà importanza al fatto che esso non sia stato opportuno
+e ragionevole in tutte le sue manifestazioni parziali, che in alcuni,
+e anche in molti casi e punti le richieste abbiano superato la
+possibilità delle concessioni? E a chi non parrà naturale il fenomeno,
+che ora si chiama _febbre_ o _contagio_, voglio dire quest’altro
+fatto: che l’agitazione si sia propagata con troppa rapidità, che i
+moti siano stati simultanei in una gran parte del paese, assumendo
+una apparenza, e qualche volta anche un carattere inquietante? Ossia,
+che ogni concessione giustamente ottenuta abbia destato intorno
+cento speranze inappagabili, che in ogni parte si sia manifestata
+una gran furia d’afferrare il momento che pareva più propizio, quello
+in cui era lasciata per la prima volta alle moltitudini una libertà
+relativa nell’esercizio dei diritti comuni, la quale esse temevano
+ragionevolmente che fosse passeggiera come il Governo che s’arrischiava
+a concederla?
+
+Il cavaliere tacque un momento; poi rispose, corrugando la fronte: —
+non temo le classi lavoratrici; temo chi le consiglia e le muove. C’è
+un branco di mentecatti tristi che le hanno nel pugno.
+
+— Ma no, amico; questo è il vostro errore capitale, cagione di tanti
+altri errori: quello di credere, di voler credere a ogni costo che
+pochi bastino a sommuovere delle moltitudini, a stornarle dal lavoro
+per settimane intere, a spingerle incontro a pericoli e a danni, a
+farle volontariamente digiunare e patire mille disagi. E perchè lo
+farebbero? Dite: per acquistar popolarità. Ma è un gioco rischioso, in
+cui la popolarità si può acquistare e si può perdere. Nella più parte
+dei casi si perde, e si mette a cimento anche dell’altro. Ma se anche
+fosse vero, se bastano veramente pochi a mover le migliaia, questa è
+una prova indubitabile che la disposizione nelle moltitudini c’è, che
+l’idea, il sentimento, l’impulso interno preesistono, e che quindi
+prima o poi, in un modo o in un altro, anche senza quei pochi, il
+movimento avverrebbe. In che illusione vivete! Anche i passati governi
+dicevano dell’agitazione nazionale che gli agitatori, i colpevoli di
+tutto eran pochi, e si cullavano nell’illusione che, sopprimendo quei
+pochi, tutto si sarebbe quetato. E credi, amico, credi che non ultima
+causa dell’irritazione delle classi lavoratrici è il sentirsi ripetere
+eternamente quell’antifona, la quale, insomma, equivale a dir loro:
+— Noi sappiamo bene che se un pugno di mestatori non v’istigassero di
+continuo per fare il vantaggio proprio alle vostre spalle, voi sareste
+incapaci di qualunque accordo fra di voi, di qualunque risoluzione
+e azione collettiva diretta all’utile vostro: voi non siete che
+un enorme pecorame umano, senza idee e senza volontà, che qualche
+ciarlatano spinge di qua e di là a suo talento, ubriacandovi di parole
+e d’illusioni. — Come volete che, al sentirsi dir questo, quando pure
+sarebbero disposte a seguire i consigli di moderazione che anche dagli
+agitatori molte volte ricevono, le moltitudini non siano tentate
+a respingerli e a passar oltre, per provarvi che non sono mandre
+incoscienti, ma folle d’uomini che pensano col loro cervello e vogliono
+con la volontà propria?
+
+Il cavaliere rimase silenzioso, stropicciandosi con le dita un orecchio.
+
+— Vedi — riprese l’amico: — quello che ci fa guardare con animo
+inquieto e ostile al movimento presente è il pensiero che in esso
+sia un pericolo prossimo per il nostro superfluo, che noi ci siamo
+assuefatti a considerare come necessario. Parlo del superfluo, non del
+resto, perchè sarebbe insensatezza l’affannarci di quello che potrà
+seguire nel mondo quando di noi non ci sarà più che cenere. Ora è certo
+che il movimento non potrà aver buoni effetti per le classi lavoratrici
+senza sacrifizi gravi della borghesia. Ebbene, persuaditi che questo è
+giusto, e rassegnati fin d’ora a quei sacrifizi, rinunzia fin d’ora,
+dentro di te, con volontà ferma, al tuo superfluo. Tu vedrai come ti
+sentirai sollevato, come si chiarirà il tuo giudizio, con che occhio
+diverso guarderai a quello che accade. Il movimento è giusto: ecco la
+verità che ci dobbiamo fermare saldamente nella ragione e nel cuore.
+La nostra classe, con la rivoluzione italiana, è stata portata su da
+un’ondata che a noi parve d’un fiume fecondatore. Ora ci pare onda di
+fiumana devastatrice quella che porta su le classi inferiori. E non
+è: è un’altr’onda delle stesse acque benefiche. Cerca di metterti con
+l’immaginazione in un atteggiamento benevolo verso quelle moltitudini
+di cui l’ascensione si turba, e dico: con l’immaginazione del vero.
+Fatti sempre presente al pensiero che manca a loro tutto quello che
+rende a noi più cara l’esistenza: la soddisfazione del presente, la
+sicurezza del domani, il godimento dell’intelletto, il senso della
+libertà e della leggerezza della vita. Considera pure che in un tempo
+lontano, quando, tenendo conto delle loro condizioni materiali e del
+loro stato di cultura presenti, si farà un raffronto fra la vastità
+del movimento attuale e il piccolissimo numero di casi di violenza che
+l’hanno accompagnato, questo sarà argomento di grande maraviglia. In
+fine, se tu non mi trattassi di predicatore, ti suggerirci ancora una
+considerazione molto semplice: che sono nostro sangue, che ci son fra
+loro i figliuoli delle migliaia che insanguinarono i nostri campi di
+battaglia, che sono le ossa e la carne della nazione, anzi la nazione
+medesima, in somma, poichè non solo essa non sarebbe senza di loro, ma
+non ne potremmo neppur concepire l’esistenza.
+
+Il cavaliere fece uno di quei gesti indeterminati, — coi quali si
+scansa di dare una risposta.
+
+— Andiamo, dunque —, rincalzò l’amico sorridendo, e mettendogli una
+mano sulla spalla —, tu che sei manzoniano! Ricordati di quello che
+dice il Cardinale a don Abbondio, rimproverandolo che la carne l’abbia
+fatto tremar per sè, mentre la carità doveva invece farlo tremare per
+gli altri: che di quel timore egli si sarebbe dovuto umiliare, che
+avrebbe dovuto invocar la forza per vincerlo e che l’amore l’avrebbe
+reso intrepido. — Ah! — gli dice — se v’avessero umiliato, offeso,
+tormentato, vi direi d’amarli, appunto per questo: amateli perchè hanno
+patito, perchè patiscono, perchè son deboli, perchè son vostri.
+
+Il cavaliere continuò a star zitto per qualche momento; ma si sarebbe
+potuto dir di lui quello che dice il romanziere del curato: che il
+suo silenzio non era più quello di poc’anzi, che s’egli non sentiva
+tutta la commozione che la predica voleva produrre, sentiva un certo
+dispiacere di sè, una compassione per gli altri, un misto di tenerezza
+e di confusione.
+
+Non si diede per vinto però, e disse tutt’a un tratto, un po’
+bruscamente: — Tu abbellisci ogni cosa.
+
+— Non abbellisco — rispose l’amico — no. Abbellisce la verità chi ne
+nasconde i lati spiacevoli. Questo io non faccio nè con gli altri nè
+con me stesso. Io non mi dissimulo i guai, i dolori che porteranno
+a tutti gli avvenimenti di cui vediamo il principio; prevedo dei
+giorni tristi, dei conflitti lamentevoli. Ma guardo pure al di là
+di questi, vedo i resultati lontani, uno stato di cose migliore del
+presente. In questo pensiero mi conforto. Nel fatto, vedi, io sono
+ancora un borghese come te, immobile in un atteggiamento di difesa.
+Eppure v’è un recesso in fondo alla mia coscienza, nel quale, come
+filosofo antiveggente e previdente nell’avvenire, già svincolato d’ogni
+interesse personale del presente, festeggio di nascosto il mio primo
+maggio.
+
+— Ah, questo poi — esclamò scattando il cavaliere — io non lo farò mai!
+
+— Non lo puoi giurare, mio caro. Nell’animo d’ogni uomo di cuore e
+di buon senso c’è oramai un seme segreto di socialismo, che si può
+negare, che si può comprimere; ma che resta e germoglia a nostro marcio
+dispetto. Germoglierà anche nel tuo cuore.
+
+— Ne dubito.
+
+— Vedrai.
+
+— Starò a vedere.
+
+Il cavaliere stette un po’ sopra pensiero, e poi, rasserenandosi
+all’improvviso, disse all’amico, tendendogli la mano: — Sia come si
+sia, non ti nascondo che con le tue parole m’hai un po’ risollevato
+l’animo. Che cosa vuoi? Vivo in un cerchio di buona gente che vede ogni
+cosa a traverso agli occhiali d’una così maledetta paura!
+
+— Ecco la mia prima vittoria! — esclamò l’amico, stringendogli la mano.
+— Ti ho strappato gli occhiali.
+
+
+Passano le tessitrici.
+
+Nel momento che s’alzavano da tavola udirono il rumore confuso d’una
+folla, che s’avvicinava.
+
+Tutti corsero alle finestre e ai terrazzi; la padrona di casa
+s’affacciò alla finestra più vicina, con una delle sue figliole.
+
+Venivano innanzi, per una via diritta, le operaie tessitrici,
+scioperanti da due giorni; varie centinaia di ragazze e di donne,
+fra le quali si vedevano delle teste grigie; tutte in capelli, molte
+scarmigliate e coi panni in disordine; gruppi serrati, come grosse
+pattuglie, che gridavano parole incomprensibili; schiere di dieci o
+dodici, che si tenevano a braccetto e cantavano a voce altissima; molte
+scompagnate, che correvano avanti e indietro e rompevano qua e là la
+colonna, gesticolando, come se diffondessero una parola d’ordine, e i
+canti, le grida, i discorsi, le risa stridule facevano tutt’insieme un
+frastuono tra di battaglia e di baccanale, che si smorzava a quando a
+quando come nel mormorio sordo d’un fiume, e poi riscoppiava più forte.
+
+Quando le prime furon tanto vicine da poterne vedere i visi accesi e
+le bocche squarciate, la signora fece un passo indietro dalla finestra,
+esclamando: — Che orrore!
+
+In quel punto si vide accanto uno dei molti invitati, del quale le era
+noto il nome da quella mattina soltanto: un amico di suo fratello, un
+giovine alto e pallido, che durante il pranzo era stato quasi sempre
+silenzioso, e che per questo, o per l’espressione severa e dolce del
+viso, le aveva destato curiosità e simpatia.
+
+Il giovine aveva udito la sua esclamazione.
+
+— Infatti — disse pacatamente, con un sorriso —, non è quello l’aspetto
+più gentile in cui si possa presentare il suo sesso, signora. Ne
+convengo.
+
+La signora rispose con vivacità: — Il mio sesso! Mi perdoni, signore:
+lei coglie un brutto momento per farmi osservare che quelle son donne
+al pari di me.
+
+— È vero. Ma ci sono delle verità che è bene ricordare appunto nei
+momenti in cui riescono più sgradevoli. Io le ho ricordato questa con
+un’intenzione cortese: per attenuare in lei una impressione penosa.
+Quelle donne sono infiammate da una passione. Una passione violenta è
+come una lesione passeggiera del cervello, la quale produce effetti
+consimili in tutti gli esseri umani, a qualunque classe sociale
+appartengano. Vada a vedere, signora, in una Casa di salute a che cosa
+una lesione del cervello riduce la dignità, il pudore, l’educazione, la
+gentilezza delle più nobili dame.
+
+— Ma quelle son pazze, signore!
+
+— E perciò fanno mille volte peggio di queste. Ma neanche queste
+sono nel loro stato normale, voglio dire in uno stato in cui si possa
+giustamente giudicare la loro indole, il loro grado d’educazione, il
+loro modo abituale di sentire e di vivere. Pensi un po’, in questa
+folla che ci passa davanti, quante donne ci saranno, capaci di fare
+i sacrifici più generosi per la loro famiglia, che si strappano il
+pane di bocca per i loro figliuoli, che li allattano fra mille cure,
+fatiche, privazioni, e quante altre, di quelle che non son madri,
+faranno lo stesso.
+
+— Questo lo so; ma non giustifica....
+
+— Non dico per giustificare, signora; dico per rendere lei più
+indulgente. Quelle che a lei più ripugna di vedere in codesto stato
+di eccitamento scomposto, che paion briache, sono le ragazze. E a me
+pure. Ebbene, quando le vedo così, io penso, guardandole, a quante di
+esse hanno visto fin da bambine, forzatamente, i più brutti aspetti
+della natura umana e del mondo, a quante prima dei vent’anni hanno già
+avuto dalla vita delle delusioni tristissime, non confortate neppure
+dalle distrazioni dello spirito e dagli agi materiali, che soccorrono
+le ragazze infelici della nostra classe sociale; in quante è un vero
+miracolo che si sia salvato dai contatti inevitabili della volgarità e
+della brutalità umana la bontà dell’animo, l’affetto per la famiglia,
+la sincerità dell’amore. E anche penso quanto saranno brevi in loro
+la gioventù e la bellezza, e quante di esse, dopo aver perduto l’una
+e l’altra, logorate innanzi tempo dal lavoro avranno una maturità
+più travagliata dell’età bella, dei figliuoli poveri come loro, e una
+vecchiaia abbandonata, che finirà all’ospedale. E allora, se è scappata
+anche a me l’esclamazione che è uscita dalla sua bocca, signora, me ne
+pento... e me ne vergogno, mi perdoni.
+
+La signora non badò alle sue ultime parole: era tutta intenta alle
+operaie, che s’erano arrestate sulla piazza, formando un vasto
+assembramento, intorno al quale accorrevano curiosi da ogni parte.
+Pareva che tenessero consulta sul dove dirigersi, o che aspettassero un
+rinforzo d’altre scioperanti; alcune, nel mezzo, agitavano le braccia
+come se arringassero le compagne, scoppiavano applausi, la folla si
+rimescolava, il gridìo cresceva.
+
+La signora fu presa da una viva inquietudine. — Chi sa che cosa stanno
+macchinando, ora! — esclamò. — Ah, fortuna che ci sono ancora dei
+soldati.
+
+— È giusto — osservò il giovane con un sorriso leggermente ironico,
+che essa non vide. — Pensi a quanti soldati daranno all’esercito tutte
+quelle tessitrici.
+
+La signora riattaccò il discorso interrotto. — Ma intanto —, disse
+— lei che parla di tante virtù, perchè non sono al lavoro le sue
+protette, invece di star qui a far baccano e a spaventar la gente?
+
+— Andiamo, cara signora: supposto pure che siano qui per puro spasso,
+bisogna convenire che si danno di questi spassi assai di rado, perchè
+li pagan troppo cari. Vogliamo contare cinque giorni dell’anno?
+Ebbene, pensi che in tutti gli altri trecento e sessanta, escluse
+le domeniche, quando lei si sveglia, esse sono già al lavoro da due
+ore; che quando la sera lei ritorna a casa a desinare stanca del suo
+giro di visite, esse staranno ancora al lavoro altre due ore, e che
+son lì, tutti i giorni, anche nei mesi che lei passa sul mare, o in
+collina, o in montagna, e che la maggior parte, con dieci ore almeno
+di fatica quotidiana, non guadagnano quanto occorre giornalmente a lei
+per l’acqua da profumarsi. A lei, che è buona e ragionevole, non pare
+scusabile che facciano del chiasso qualche volta per migliorare un po’
+la loro condizione?
+
+— Migliorare! — rispose la signora. — Ma quasi sempre.... Ma nel caso
+presente, per esempio, hanno delle pretensioni esorbitanti; tutti lo
+dicono; i padroni non possono; si dovrebbero ridurre sul lastrico, per
+contentarle....
+
+— Un momento, signora. Supponiamo pure che siano in errore, che abbiano
+delle pretensioni inappagabili: il fatto è che esse non lo credono.
+Ecco il punto. Credono fermamente che i padroni possano: facendo dei
+sacrifici, si capisce. Come può pensare che, se non credessero questo,
+farebbero quello che fanno, che, se stimassero impossibili ai loro
+padroni le concessioni che loro domandano, vorrebbero, smettendo il
+lavoro, costringerli a chiuder le fabbriche, e ridursi a perdere per
+conseguenza anche quel pezzo di pane che ora si guadagnano? Dunque
+sono in buona fede, dunque sono scusabili. E lo sono anche per un’altra
+ragione. Esse vedono intorno a sè, in tutte le forme più appariscenti,
+il lusso, la prodigalità, lo sperpero: capiscono vagamente che
+tutto questo esce in grandissima parte dal lavoro delle classi a cui
+appartengono: domandano che una parte maggiore del frutto del loro
+lavoro rimanga a loro invece di convertirsi in superfluo per gli altri:
+a chi hanno da rivolgere questa domanda se non a chi le fa lavorare?
+Sbaglieranno; quei tali appunto a cui si rivolgono, nel caso attuale,
+non potranno contentarle; ma sono pure i soli nei quali esse possano
+fondare la loro speranza; se fanno male i conti, sono compatibili, e
+anche se non credono al _non possumus_ che loro si oppone, perchè sanno
+che è una risposta che si dà quasi sempre, e spesso anche dal ricco al
+povero che gli chiede un soldo. Si lasci intenerire un poco, signora.
+Basta un po’ d’immaginazione per questo. Pensi come debbono aver
+mangiato stamani quelle donne, e a che tavola sederanno questa sera,
+e domani; si raffiguri le loro povere case, la loro vita di tutti i
+giorni, il centesimo lesinato, l’ansietà continua del giorno che verrà,
+le sere eterne che passano ad aspettare con trepidazione il marito o il
+padre che non torna, e i mille «no» dolorosi con cui debbono rispondere
+ai mille desideri dei loro bambini, tentati nella grande città da tante
+cose desiderabili, che essi credono fatte per loro come per gli altri.
+
+— Io saprei sopportare tutti questi sacrifici, se la necessità me li
+imponesse —, rispose con accento d’alterezza la signora. — Molte donne
+della nostra classe li hanno affrontati coraggiosamente nel periodo
+della rivoluzione nazionale.
+
+— Lo credo di lei, e delle altre lo so. Ma convenga che chi non si
+trova in tale necessità deve usare qualche indulgenza verso quelli
+che vi si trovano, perchè tra il sentirsi capaci di patire e il patire
+c’è qualche divario. E poichè lei mi ricorda i sacrifici fatti dalle
+«signore» alla rivoluzione, mi permetta di dirle ancora una cosa.
+È vero: molte, in quel tempo, hanno sopportato nobilmente povertà,
+esilio, separazioni dolorose. Ma crede lei che esse e i loro mariti e
+i figliuoli avrebbero fatto quanto fecero se avessero potuto prevedere
+che, liberata e unificata la patria, il popolo sarebbe rimasto
+perpetuamente nelle stesse condizioni materiali e morali in cui si
+trovava allora? Non crede invece che li eccitasse sopra tutto all’opera
+la speranza, anzi la certezza che con la libertà e l’unità nazionale
+sarebbe cominciato un grande movimento d’ascensione delle classi
+popolari verso uno stato migliore di vita, economicamente migliore
+per prima cosa, poichè la miseria è il primo degli impedimenti a ogni
+progresso civile? E crede che questo movimento d’ascensione, sperato
+allora, considerato come l’ultimo e più santo scopo d’ogni lotta, e
+desiderato adesso da quanti hanno cuore e ragione, perchè è giusto,
+perchè è necessario, perchè è l’adempimento d’una legge del mondo,
+crede lei che si produrrebbe se il popolo lavoratore, se queste donne
+come tutti gli altri non chiedessero, non si accordassero per strappare
+delle concessioni, non si agitassero a quando a quando per sferzare
+l’inerzia delle classi superiori, per ricordarci le promesse dei nostri
+padri, e anche per impaurire l’egoismo dei soddisfatti?
+
+La signora non rispose.
+
+— E non pensa pure, signora, che l’inquietudine che essi ci danno con
+questi perturbamenti dell’ordine sia per la maggior parte di noi una
+piccola espiazione dovuta del non aver fatto per loro quanto potevamo,
+del non pensare a loro che quando vi ci costringono?
+
+La folla delle scioperanti s’era riformata in colonna, e s’allontanava.
+Un’operaia, che era rimasta indietro, passò sotto le finestre correndo,
+per raggiungere le compagne. Era incinta.
+
+— Anche quella! — esclamò la signora, accompagnando la sua corsa
+faticosa e scomposta con uno sguardo nel quale, però, appariva un
+sentimento più di pietà che d’avversione.
+
+Il giovane le disse: — Sentiamo un po’, signora: sarebbe in collera
+anche con lo scioperante che quella porta con sè?
+
+— Con quello no —, rispose la signora con un sorriso che non potè
+reprimere.
+
+— Ebbene, non lo dev’essere nemmen con la madre perchè, sicuramente, va
+a gridare con le altre non tanto per sè quanto per lui. Sia certa che
+la spinge alla corsa l’illusione di sentir la sua voce che le dica: —
+Va, mamma, va; fatti sentire: avrai forse un pezzo di pane di più, o
+otterrai almeno di riportarmi a casa dalla fabbrica un’oretta prima.
+
+La signora ebbe uno di quei movimenti involontari della bocca che
+tradiscono una scossa del cuore; ma cercò di dissimularlo, e disse
+vivamente, un po’ piccata:
+
+— Ma sa lei che ha parlato come un socialista?
+
+— No, signora —, rispose con dolcezza il giovane —, semplicemente come
+un cristiano.
+
+
+Una tempesta in famiglia.
+
+La sera del sei maggio, la casa del cavalier Bianchini sfolgorava per
+la solita festa dell’anniversario del suo matrimonio. Ma, come accade
+spesso nelle famiglie, il ricevimento fu preceduto da una burrasca.
+La signora aveva fatto un colpo di testa. Informata dal marito delle
+nuove idee del figliuolo Alberto, dopo avergli promesso di serbare il
+segreto, aveva creduto atto di alta saggezza l’andar di nascosto ad
+avvertire il suocero «commendatore», affinchè venisse preparato al
+ricevimento e, giovandosi dell’uditorio che avrebbe fatto eco alla
+sua voce e rincalzato la sua autorità, ricondusse il giovane alla
+ragione; e quella sera stessa, a desinare, aveva annunziato al cavalier
+Bianchini il proprio tradimento con una così baldanzosa sicurezza
+d’aver fatto bene, ch’egli ne era andato fuor dei gangheri. Quando il
+buon Moretti, arrivato il primo, entrò nel salotto, col suo viso rosato
+e ilare di vecchio ottimista, vide ancora il suo amico con una faccia
+fremente, su cui si confondevano le vampe del Barolo e quelle della
+collera, e la signora con l’aria altera e ostinata di chi ha difeso
+tenacemente un’idea
+
+Ma il Bianchini sperava ancora di scongiurare la battaglia a forza di
+diplomazia. E si mise subito all’opera. Tirato da una parte il Moretti,
+gli raccomandò, con viso grave, che non facesse, nella serata, cadere
+il discorso sul _primo maggio_ e sulla questione sociale, perchè, su
+quell’argomento, sarebbe potuto seguire un urto tra il suocero e il suo
+figliuolo, che la pensavano diversamente.
+
+— E perchè mai? — domandò il Moretti con meraviglia. — La discussione
+fa la luce: finirebbero con intendersi.
+
+— Ah! è impossibile! — rispose il Bianchini, e insistè, fin che quegli
+promise.
+
+Entrarono quasi ad un tempo Alberto e sua moglie, col piccolo Giulio,
+e il vecchio dottor Geri — padron di casa — insieme col figliuolo
+e col nipote: un ragazzo di sedici anni, che era scolaro d’Alberto.
+Questi formavano una triade curiosa: somigliantissimi l’uno all’altro
+nonostante le grandi differenze d’età: si vedeva che il ragazzo sarebbe
+stato fra vent’anni il ritratto miniato del padre, e dopo altri venti
+quello del nonno: erano una dinastia secca e fegatosa; tutti e tre
+lunghi e un po’ curvi, tutti e tre sorridenti ad un modo, con la
+contrazione facciale di chi si spazzola i denti. Il vecchio aveva un
+viso scialbo e sbarbato, che pareva livido per effetto della parrucca
+nera e degli occhiali affumicati; di sotto ai quali sporgeva un gran
+naso, incurvato a becco sopra una bocca torta e inquieta, che rivelava
+i sentimenti non manifestati dagli occhi sempre bassi e vaganti, come
+se cercassero qualche cosa per terra. Tutti e tre risposero con lo
+stesso sorriso acre alla cortesia festosa con cui furono accolti;
+cortesia che il vecchio Geri, come padron di casa, scroccava, essendo
+tirato a tal segno, che da anni il cavaliere Bianchini ordinava
+e pagava di proprio ogni minima riparazione, per non spender con
+lui parole inutili. La sua avarizia era proverbiale anche fuori di
+casa sua. Non affrancava mai una lettera, non dava mai una mancia,
+e d’estate, per le strade di Torino, quando arrabbiava dalla sete,
+prendeva una limonata da mezzo soldo dagli acquaiuoli delle cantonate.
+E non solo non faceva mai una elemosina, ma la vista d’un mendicante
+lo esasperava al punto che, se avesse osato, l’avrebbe battuto. Aveva
+esercitato in altri tempi la medicina, e poi smesso, perchè gli
+era sfuggita tutta la clientela, a causa della sua indiscrezione.
+Da anni tutte le gioie della sua vita si riducevano a quella di
+esser padrone di casa. Per lui un padrone di casa era un cittadino
+insigne e benemerito, una colonna dello Stato, che aveva diritto al
+più ossequioso rispetto delle autorità e ai più delicati riguardi
+della cittadinanza. Scriveva ogni settimana una letterina a qualche
+gazzetta, firmata con le iniziali, per lagnarsi dei canti notturni,
+dello strepito dei carri, delle trombe dei soldati, dello schiamazzo
+degli scolari, di ogni cosa che potesse turbare la quiete del suo
+«stabile». E ripeteva come un intercalare, interpretandola a modo suo,
+la sentenza del Goethe, che non è un uomo degno davvero di questo nome
+chi non ha fatto un figliuolo o piantato un albero o fabbricato una
+casa. L’umanità, per lui, si divideva in padroni di casa e pigionali, e
+questi erano d’una razza inferiore.
+
+Appena i tre Geri furono seduti, il cavalier Bianchini fece loro a
+bassa voce la stessa raccomandazione che al Moretti.
+
+— Capiranno.... c’è dissenso di idee.... se si potesse evitare....
+
+Il vecchio fece le meraviglie, il figliuolo sorrise, cercando con
+gli occhi la signora Giulia, soddisfatto di scoprire un lato odioso e
+ridicolo nel giovine professore che, per opposizione di natura, gli era
+sempre stato antipatico. E stava per fare una domanda, quando entrarono
+il Cambiari e sua moglie.
+
+Entrò con loro come un soffio di salute e di buonumore. Quella bella
+bruna rotonda, semplice e allegra, e quel pezzo d’uomo dal viso aperto,
+sul quale s’univan la bontà, l’intelligenza e l’astuzia, tutti e due
+pieni di vita e di parlantina, erano l’immagine della loro casa: una
+casa di onesti chiassoni, affollata di figliuoli e figliuole d’ogni
+statura, dove si recitava, si ballava, si correva in bicicletta per
+le camere, si andava a letto al tocco di notte e si mangiava a tutte
+le ore, senza che alcuna contrarietà o piccola disgrazia scolastica o
+domestica interrompesse mai il corso delle visite, dei pranzi, delle
+scampagnate, in cui si profondeva ogni anno quanto c’entrava. E in
+mezzo a quella babilonia il Cambiari lavorava di forza e con fortuna,
+smarrendo e ritrovando conti e disegni fra i balocchi e i giornali di
+mode, sonando il piano nei ritagli di tempo, schiassando con la prole,
+leggendo un po’ di tutto da letto e corteggiando per spasso le amiche
+di sua moglie, la cui ridente spensieratezza e ingenua ignoranza di
+bella e buona baliona gli rallegravano la vita.
+
+Scambiati i saluti, il cavalier Bianchini condusse in un canto il
+Cambiari e gli fece la raccomandazione. Quegli sorrise da prima: poi si
+mise sul serio, per cortesia. Certo, il genero e il suocero erano due
+teste da non dover lasciar che cozzassero in una quistione di quella
+natura. Egli domandò se Alberto fosse sempre fermo nelle sue idee. Il
+Bianchini gli rispose di sì, risolutamente, e soggiunse piano:
+
+— E ha ragione! Io son con lui! Sono anch’io per la verità e per la
+giustizia!
+
+Il Cambiari lo fissò, sospettando che fosse brillo. Ma il Bianchini gli
+voltò le spalle per andare incontro al signor Luzzi e alla sua signora,
+che entrò con uno slancio di ballerina.
+
+Il Luzzi e sua moglie erano la coppia più bizzarra della compagnia.
+Lui era vicedirettore d’una Società d’assicurazioni, una figura
+mingherlina di scolaretto infrollito, mezzo calvo, con due occhietti
+di topo, e due minuscoli baffetti neri, che parevan segnati sulla
+pelle con sughero bruciato; un viso su cui mostrava un’astuzia che non
+aveva, dandosi l’aria di pensare, di sapere, di capire molto di più
+che in realtà non facesse. Non si poteva indovinare quanti anni avesse
+di là dai quaranta. Passava per un’autorità nella sua professione,
+perchè dedicava tutto il suo tempo a escogitare progetti di riforme
+amministrative della Società, studiando gli ordinamenti di tutte le
+società assicuratrici dell’universo; progetti che eran presi sempre
+in grande considerazione, e non attuati mai. Si diceva che avesse una
+fortuna; ma egli lo negava risolutamente, con un sorriso sfuggevole.
+E parlava pochissimo; ma, fingendosi raccolto nei suoi pensieri, non
+perdeva una parola di nessuno.
+
+Nessuno capiva come si fossero appaiati lui e sua moglie, che era
+una brunetta ardita di trent’anni, con due occhi che bruciavano,
+con un neo graziosissimo sulla guancia sinistra, con un corpicino di
+ragazzetta precoce, somigliante a quelle elastiche donnine giapponesi,
+che s’appallottolano e s’acchiocciolano così bene sulle stuoie delle
+sale e sulle ginocchia del marito, e vestita sempre con un’eleganza e
+un gusto perfettamente conformi alla sua bellezza minuta e irrequieta,
+tutta guizzi e scatti e capricci che mettevan voglia d’afferrarla. E
+con questo mostrava una serietà così intelligente, quando voleva, che
+un uomo di Stato le avrebbe parlato di politica come a un provetto
+giornalista. Da due soli mesi suo marito era stato trasferito da
+Venezia a Torino, dove la signora Giulia aveva riconosciuta in lei
+un’antica compagna di collegio, perduta di vista da più di vent’anni;
+ma ricordata sempre fra altre cento come lo spirito più turbolento e
+più ribelle della scolaresca.
+
+Colto un momento opportuno, il cavaliere Bianchini fece la
+raccomandazione al signor Luzzi, nell’orecchio. Costui, senza
+guardarlo, strizzò un occhio. Poi gli domandò in tono di compatimento:
+
+— E anche lei, cavaliere, è uno di quelli che credono che esista una
+questione sociale?
+
+Il Bianchini rispose gravemente:
+
+— Esiste.
+
+E l’altro:
+
+— È un’allucinazione della borghesia. — Nondimeno promise di tacere.
+
+Dopo questo, andato a raccomandar un’ultima volta la prudenza al suo
+Alberto che lo rassicurò, il cavalier Bianchini si soffermò in mezzo
+al salotto e girò uno sguardo soddisfatto sulla bella compagnia; fra la
+quale durava ancora il baratto dei saluti e dei complimenti con quella
+strascicata e verbosa cortesia borghese, che è la contraffazione della
+gentilezza aristocratica. Si vedeva però, e si sentiva che mancava
+qualcuno, l’invitato più cospicuo, un personaggio tenuto da tutti, in
+coscienza o per compiacenza, in gran conto, e da tutti designato con lo
+stesso titolo: il Commendatore.
+
+— Verrà il commendatore?
+
+— Non c’è ancora il commendatore?
+
+— Quando avremo il commendatore?
+
+La cameriera annunziò ad alta voce:
+
+— Il signor commendatore!
+
+Entrò prima la signora Paola, una nanetta vestita di scuro, con la sua
+aria timida e dolce di buona divota, e la sua inseparabile croce d’oro
+appesa al collo, e poi la faccia larga del commendatore, coi baffi
+alla Bismarck e i capelli grigi ravviati ad arco sulle tempie: un gran
+vecchio solido e pulito, che poteva riuscir simpatico a chi non notasse
+l’espressione di durezza che aveva sulla bocca un po’ ricascante dai
+lati, e una luce indefinibile che gli brillava a fior d’occhi, non
+derivata di dentro, simile al riflesso delle palle di vetro. Si vedeva
+che era venuto di mala voglia, per puro dovere di parente.
+
+Alberto, che non lo vedeva da più giorni, andò tra i primi a porgergli
+la mano, che egli strinse col suo fare solito, come un direttore
+generale a un giovine impiegato. Quando tutti l’ebbero riverito,
+rimase in un canto coi due Geri, gli altri sedettero un po’ da tutte
+le parti, e incominciò un vivo cicalìo, il solito scambio di domande
+che non chieggon risposta, di risposte non udito da chi le ha chieste,
+di racconti incominciati e non finiti, attraversati e rotti da altri
+discorsi smozzati, da risatine di signore, da esclamazioni di finto
+stupore e di finto piacere, da quel palleggio di riempitivi, di
+ripetizioni, di tritumi di frasi e di pensieri, che si fa in tutte
+le riunioni, prima che siano avviate le conversazioni particolari.
+E questo cicalìo continuò fin che i padroni di casa invitarono gli
+ospiti a passare nella sala da pranzo, dove ogni anno, quella sera,
+era preparata loro un’improvvisata che s’aspettavano. Era, sotto
+una illuminazione da altar maggiore, una mostra appetitosa, in cui
+fra i mazzi di fiori e le torricelle di confetti s’alzavan le punte
+variopinte dei gelati, i colli scintillanti delle bottiglie, le
+piramidi odorose dei mandarini, sparso ogni cosa con arte su varie
+tavole, in mezzo a uno sfoggio di maioliche, d’argenteria e di
+cristalli, che, al primo entrar nella sala, faceva passare un lampo
+d’alterezza negli occhi ai due coniugi, concordi in quell’unico
+sentimento.
+
+Qui la società, si divise in gruppi, secondo le affinità elettive:
+sul sofà più grande, addossato a una parete, le signore giovani e la
+ragazza; sur un sofà d’angolo, la padrona di casa e la signora Paola,
+col Moretti, fido cavaliere delle vecchie signore; dalla parte opposta
+il commendatore coi suoi due Geri; gli altri uomini, ritti accanto
+alla gran tavola del mezzo; i due ragazzi sul terrazzino. Era una
+bella serata; dagli alberi della piazza veniva una buona fragranza
+di fogliame fresco, e le facciate delle case attorno, imbiancate
+dalla luce elettrica, facevano alle finestre aperte un lontano sfondo
+teatrale, che accresceva la gaiezza della sala.
+
+I vassoi erano già a mezzo sparecchiati e le conversazioni parziali già
+avviate da un pezzo, e nessun discorso s’era inteso che accennasse a
+quello pericoloso: il cavaliere Bianchini si cominciava a rassicurare.
+E ne aveva una viva soddisfazione d’amor proprio, perchè, infine, era
+lui, lui Antonio Bianchini, che con la sua saggia politica, con la
+eloquenza delle sue raccomandazioni, gravi di profondi significati,
+aveva ottenuto il grande scopo. Gli restava un vago timore: che il
+commendatore assalisse, anche non provocato; ma dal viso non gli
+pareva, e udendo che ragionava della gran quistione della fognatura di
+Torino, che era una delle sue intestature, scacciò anche quel timore, e
+se n’andò, tutto sereno, a dir barzellette alla signora Cambiari.
+
+Alberto, dal canto suo, risoluto di mantenere la promessa fatta
+alla moglie, di non attaccare il lucignolo il primo, non era neanche
+scontento d’essere lasciato in pace. E discorrendo d’affari di scuola,
+in mezzo alla sala, col Cambiari e col Luzzi, osservava tratto tratto
+la moglie di questo, che gli destava ancora la curiosità d’una persona
+nuova, non avendo, nei due mesi da che la conosceva, scambiato con lei
+che qualche parola.
+
+Ma, a un certo punto, continuando il suo discorso, egli colse a volo
+una frase del suocero che discorreva coi Geri:
+
+— Chiunque fa sperare un miglioramento alle classi povere per altra via
+che quella della moralità e dell’educazione, le inganna.
+
+Alberto s’interruppe, e disse piano al Cambiari e al Luzzi:
+
+— È il solito giro vizioso. L’educazione non è possibile senza un certo
+grado di prosperità materiale, perchè non c’è moralità che resista alla
+prova prolungata del bisogno. È come voler curare un malato con una
+medicina che non può inghiottire.
+
+— Certo — disse il vecchio Geri, rispondendo al commendatore — la
+moralità è nel lavoro.
+
+Alberto scrollò una spalla e mormorò:
+
+— Nel lavoro umano, non nel lavoro che abbrutisce.
+
+Il suocero rispose al Geri:
+
+— È provato, d’altra parte, che c’è dieci volte più poveri per vizio
+o per indolenza che per sfortuna. Le statistiche son là. E quel tanto
+di povertà che deriva dalla sfortuna non è in potere degli uomini di
+toglierlo appunto perchè non è causato da loro. È una verità antica
+come il mondo.
+
+— E così il problema è risolto — disse Alberto un po’ più forte.
+
+A quelle parole, il cavalier Bianchini s’avvicinò, col viso del
+contadino che vede una minaccia di gragnuola all’orizzonte.
+
+Il commendatore, che aveva sentito, si rivolse direttamente al giovane,
+e gli disse con accento autorevole:
+
+— Non è risolto perchè non è risolvibile, caro il mio professore.
+Nessuna riforma potrà mai fare che la maggioranza degli uomini non
+sia condannata a un lavoro duro e poco pagato. La povertà del maggior
+numero è un male costituzionale, cronico, della società; è l’effetto
+d’una legge sociale a cui è assurdo di ribellarsi.
+
+A quelle parole, dette con la sicurezza di non aver ribattuta, tutti
+tacquero, fiutando una battaglia.
+
+— Non è effetto d’una legge — rispose Alberto; — ma di _leggi_.
+
+— E sia pure, di leggi! Ma di leggi naturali del mondo economico,
+altrettanto fisse e immutabili quanto quelle del mondo fisico.
+
+— Fisse? — domandò Alberto, correggendo con l’accento rispettoso
+l’irriverenza della forma interrogativa — immutabili?... Perchè? Senza
+dubbio, sono fondate su fatti; ma questi fatti sono forse necessità
+da potersene dedurre dei principii assoluti? I fatti mutano: possono
+dunque mutar le leggi che vi si fondano.
+
+Il commendatore sorrise.
+
+— Sogni! — disse poi. — Non muta, non muterà mai il fatto principale,
+che la vita dell’uomo è una guerra permanente contro tutto e contro
+tutti, che la fortuna è dei vincitori, e che tutti non possono vincere.
+La sola cosa a farsi è di mantener libera, com’è ora, la concorrenza,
+che è l’anima d’ogni progresso. Non negherai questo, voglio sperare.
+
+— Mi scusi — rispose Alberto — lo nego.
+
+Il commendatore dilatò gli occhi.
+
+— Non c’è libertà di concorrenza — proseguì il giovane — dove le forze
+sociali non sono a disposizione che d’un piccolo numero; e non ci può
+essere fin che non siano parificate fra tutti i membri della società le
+condizioni iniziali della lotta.
+
+— Le fa forse pari la natura?
+
+— No; ma non si tratta di sopprimere gli effetti delle disuguaglianze
+che fa la natura, si tratta di sopprimere le disuguaglianze esistenti
+fin dalla nascita fra quegli uomini che la natura ha fatto eguali.
+
+— Queste son legate a quelle, e se anche si potessero sopprimere,
+rinascerebbero necessariamente.
+
+— No, quando non fosse possibile altra proprietà che quella che è
+frutto del lavoro personale.
+
+— Alla buon’ora! — esclamò il suocero, con una risata, alzandosi da
+sedere. — La soppressione dell’eredità! A questo sei già arrivato!
+Accetta le mie sincere congratulazioni.
+
+Prima che il figliuolo avesse tempo di rispondere, il cavalier
+Bianchini si mise in mezzo, e con un sorriso che tradiva l’affanno,
+palpando il petto ad Alberto e rivolgendosi al commendatore:
+
+— Nessuna discussione — disse — nessuna discussione. I giorni di festa
+non si discute. Questa sera comando io. Se sento ancora una parola,
+spengo i lumi e sciolgo l’assemblea.
+
+I disputanti si chetarono, voltandosi ciascuno a dire le proprie
+ragioni al suo crocchio, mentre ripigliava il cicaleccio generale. Ma
+tutti e due avevano il viso mutato, e sorridevano con uno sforzo, un
+po’ ansanti. Si capiva che, tra poco, avrebbero incrociato i ferri da
+capo.
+
+Il dottor Geri, intanto, la riprese subito per conto suo col
+commendatore e col proprio figliuolo. Per lui non c’era altro rimedio
+ai mali sociali che nel mettere un limite alla moltiplicazione della
+specie, con tutti i mezzi possibili, che egli conosceva e accettava
+tutti, anche i più duri e ributtanti. Tutte le altre proposte gli
+facevano pietà. Era un’idea fissa, che gli era stata trasmessa, come
+un «tic» ereditario, da suo padre medico, il quale aveva conosciuto nel
+1830 il Malthus, quand’era professore d’economia politica a Haileybury,
+e s’era entusiasmato della sua persona e della sua teoria. Per lui il
+Malthus era uno dei più grandi benefattori dell’umanità. E lo nominò
+dieci volte in trenta parole.
+
+La signora Cambiari, alla quale quasi tutti i nomi celebri riuscivan
+nuovi, stupita e contenta di conoscer quello, si voltò verso il vecchio
+Geri e gli disse ad alta voce:
+
+— Ah! Malthus! Quello che non vuol più bambini?
+
+Tutti risero, perfino il Geri. Ma subito si rifece serio e ripigliò il
+suo discorso:
+
+— L’avvenire è per la sua dottrina. Quando il basso popolo ne sarà
+persuaso e la metterà in atto, il mondo sarà mutato.
+
+— Ah, signor dottore! — disse la signora Luzzi — non parli di quel
+tristo prete, un misantropo, nemico dell’amore, un uomo brutale e
+ripugnante.
+
+Ma il vecchio Geri non discuteva con le signore. E continuò:
+
+— Frenare la produzione degli affamati, non c’è altro. Tutti i nostri
+mali derivano dall’essere in troppi a voler star bene.
+
+Il Moretti saltò su dall’angolo opposto della sala, gridando con la sua
+voce di galletto:
+
+— No, signor dottore! Non c’è un uomo solo di troppo sulla terra! Ogni
+uomo è produttore! Tre quarti della terra sono incolti per mancanza
+d’uomini!
+
+Il Cambiari disse:
+
+— In nessun paese s’è mai verificata la teoria delle due progressioni.
+
+Il Moretti rincalzò:
+
+— E poi, col moltiplicarsi degli uomini, si moltiplicano, e più presto,
+le piante e gli animali che li alimentano.
+
+E Alberto soggiunse:
+
+— Migliorate le condizioni economiche delle classi inferiori e saranno
+meno prolifiche per la stessa ragione che lo son meno le altre classi.
+
+Il dottor Geri fece un segno di compatimento a tutti e tre, e domandò
+in aria di dubbio ad Alberto:
+
+— Conosce lei la teoria del Malthus?
+
+Alberto si piccò.
+
+— La conosco — rispose — e mi pare una teoria molto comoda per
+dimostrare che la miseria è inevitabile e salvare il nostro egoismo da
+ogni rimprovero della coscienza.
+
+— Queste sono ragioni di sentimento — ribattè il dottore. — Il fatto
+innegabile è che per far aumentare i salari dei lavoratori non c’è che
+diminuire l’offerta delle braccia. Questa è matematica. Che altro mezzo
+propone lei?
+
+Il commendatore lo toccò col gomito, e gli disse con ironia:
+
+— Ma non l’ha già detto, che il mezzo è l’abolizione della proprietà?
+
+Alberto si voltò, punto sul vivo, e rispose:
+
+— Loro dicono abolizione della proprietà come direbbero abolizione
+della luce, o qualche altra cosa soprannaturale e impossibile. Ma
+questa divina proprietà non è esistita sempre nè da per tutto. Come
+la società l’ha istituita, la può togliere, o piuttosto, trasformare;
+chè infatti non si tratta di altro. La forma della proprietà non è
+forse in stato di variazione continua? Tutte le forme di essa, che
+ora ci paiono più strane, esistettero, e ne esistono ancora degli
+esempi. La proprietà ha seguito le trasformazioni della produzione.
+Ora la produzione è diventata collettiva e la proprietà dei mezzi
+di produzione è rimasta individuale. Di qui tutti i mali e tutti i
+disordini. E questi non cesseranno che quando cesserà l’antagonismo che
+li produce.
+
+— Parole sonore e vuote come i tamburi, — replicò il suocero. —
+E tu credi che nello stato attuale della civiltà sia possibile lo
+svolgimento della personalità umana, l’ordine della società e il buon
+assetto della famiglia, senza la proprietà?
+
+— È indispensabile la proprietà a questo fine, secondo lei?
+
+— E chi può dubitarne?
+
+— E allora, come non trova giusto che i sette decimi della popolazione,
+che lavorano e non hanno proprietà nessuna, ne vogliano la loro parte?
+Ciò che è im-pos-si-bi-le a ottenere senza far la proprietà collettiva?
+
+Il suocero fece un atto di commiserazione, alzando gli occhi alla vôlta:
+
+— La proprietà collettiva! Dei del cielo! C’è ancora qualcuno che ne
+parla sul serio? Io credevo il collettivismo sotterrato e decomposto da
+un pezzo!
+
+Alberto fece per rispondere; ma il Geri figlio, col suo sorriso
+sprezzante, prendendo la parola la prima volta, lo prevenne con
+l’argomento solito:
+
+— Un momento.... Tolta la proprietà individuale, che è quanto dire la
+speranza di arricchire, mi dica lei: dove sarà lo stimolo al lavoro?
+
+— Scusi, — rispose Alberto, con freddezza — la grandissima maggioranza
+dei lavoratori d’adesso è la speranza d’arricchire che li stimola
+al lavoro? E i centomila impiegati, che mandano avanti tutte le
+amministrazioni piccole e grandi, lavorano per arricchirsi?
+
+Il Geri scrollò il capo.
+
+— Ma al lavoro libero, a quello dei più intelligenti della nostra
+classe, che lavorano il doppio del dovere d’ogni onest’uomo, e
+unicamente per far fortuna, che stimolo rimarrebbe?
+
+— Ma se hanno coscienza di fare un lavoro utile alla società....
+No, questo è un tasto che non suona. Le dirò invece: Crede lei che
+l’eccesso d’attività che quelli spiegano ora per far fortuna vada tutto
+a vantaggio della società? Non conta per nulla tutte le birbonate che
+per far fortuna si commettono? e il danno che si fa agli altri? e la
+vita arrabbiata che si conduce? e la corruzione che si semina?
+
+Il Geri scambiò uno sguardo e un sorriso col commendatore; ma prima che
+rispondesse entrò di mezzo il Moretti, dicendo:
+
+— Un’obiezione capitale, caro amico, capitale. Lasciamo da parte il
+lavoro meccanico. Io domando che stimolo avrebbe il più difficile, il
+più prezioso, il più benefico dei lavori, quello degli inventori!
+
+— Ma signor Moretti! — esclamò la signora Luzzi dal suo sofà. — Non si
+dice anche adesso che tutti gli inventori muoiono all’ospedale?
+
+Molti risero. Alberto guardò con curiosità la signora; poi disse:
+
+— A lei, signor Moretti, risponda. — Ma mentre questi cercava la
+risposta, il commendatore, irritato che al giovane rimanesse anche
+solo un’apparenza di vittoria, gli andò a piantar davanti la sua mole
+maestosa, con l’aria di volerla far finita, e fra l’attenzione di
+tutti, che aspettavano il colpo di grazia, gli domandò:
+
+— Dunque tu sei per lo Stato collettivista?
+
+— Sì — rispose Alberto.
+
+— Sei per lo Stato che sopprime l’industria e il commercio privato, che
+resta solo e unico proprietario di tutto ciò che regola i prodotti,
+che tiene in bilancia tutti gl’interessi, che governa la vita e il
+progresso d’un popolo come il cammino d’una mandra di pecore? Dimmi
+questo soltanto. Dimmi se hai mai pensato, almeno per un quarto d’ora,
+all’assurdità di questo Stato prepotente e strapotente, che avrebbe
+bisogno, per funzionare, d’un sistema burocratico appetto al quale il
+nostro è un congegno da bambini, e che riprodurrebbe centuplicati tutti
+i difetti e gli errori di lentezza, di imprevidenza, di confusione, di
+spreco che già si rimproverano allo Stato attuale? Dimmi se hai pensato
+a questo, perchè io sappia se debbo continuare o no a ragionare.
+
+Dando uno sguardo intorno prima di rispondere, Alberto vide sua moglie
+col capo basso, come già vergognata della cattiva figura che egli stava
+per fare: n’ebbe dispiacere e ne prese animo.
+
+— Stia tranquillo — rispose — potrà continuare a ragionare. Lo Stato
+che lei ha definito non è quello del socialismo. Loro giudicano questo
+da quello, come se l’uno non fosse che l’altro ingrossato, e qui è
+l’errore. Lasciamo pur stare che neanche ora lo Stato fa tutto male,
+come non fa tutto bene l’iniziativa privata; che se non fa sempre
+bene, non è almeno interessato a far male, come i privati son troppo
+spesso, e che se bene non può fare in molte cose è perchè, fuor della
+classe privilegiata di cui è in mano e che lo sfrutta, non trova, per
+questa ragione appunto, che diffidenza e ribellione. Lasciamo anche
+stare che, con tutta la vostra tenerezza per la libera concorrenza, voi
+invocate l’intervento dello Stato per sopprimerla ogni volta che avete
+un interesse di classe da salvare, e che è assurdo il parlare di libera
+concorrenza quando ogni industria non si sviluppa che accentrandosi,
+ossia creando un monopolio. Ma è una fiaba che il socialismo voglia uno
+Stato onnipotente, un autoritarismo senza limiti. Il socialismo vuole
+uno Stato che serva la nazione, non che governi nel senso d’ora, che
+sia subordinato alla società, non che la domini. E non ha da essere un
+organismo prefisso e immobile, ma una forza d’organizzazione che si
+perfezionerà semplificandosi, ripartendo la propria azione in organi
+secondari, in corpi di governi locali, in un gran numero di meccanismi
+inferiori, i quali si formeranno per necessità, a poco a poco, sotto
+l’impulso del nuovo principio a cui sarà informata tutta la vita
+sociale.
+
+— «Fata viam invenient» — disse il Cambiari.
+
+Il commendatore voltò verso l’ingegnere il sorriso compassionevole che
+aveva preparato per il genero, e gli disse:
+
+— Signor Cambiari, avrebbe anche lei perduto il bene dell’intelletto?
+
+— Ma no — rispose questi tra il faceto e il serio, con l’aria di chi
+gode a soffiar nelle dispute. — Trovo giusta l’idea d’Alberto, che
+per l’organizzazione della Società, come i socialisti la vogliono,
+si debba anche tener conto della cooperazione dei fatti. Mi permette
+d’esprimer tutto il mio pensiero? L’edifizio futuro si costruirà come
+si è costrutto il presente, che fu tirato su ed accomodato a poco a
+poco dalle generazioni, secondo i loro bisogni, che mutavano, e secondo
+le norme successive dell’esperienza. Non si può quindi giudicare fin
+d’ora quello che sarà per l’appunto lo Stato socialista, nè pretendere
+che qualcuno lo dica. Si vedrà. — E soggiunse, accarezzandosi il mento:
+— Sapeva la borghesia francese dell’89 che governo avrebbe costituito?
+Voleva il potere politico per fare i suoi affari a comodo suo; ma non
+prevedeva nemmeno la repubblica, non prevedeva nemmeno che cosa sarebbe
+stato la sua costituzione economica. — E non essendo guardato dal
+commendatore, mise fuori due dita di lingua.
+
+Quegli lo fissò, quand’ebbe finito, e disse, dondolando il capo:
+
+— Lasciatevi dire una cosa: mi fate pietà tutt’e due. — E voltò
+le spalle; mentre il Cambiari si stropicciava le mani, come chi ha
+fatto uno scherzo ben riuscito, e il cavalier Bianchini rivolgeva un
+atto supplichevole al figliuolo, perchè tacesse. Questi acconsentì
+mordendosi le labbra. Ma il vecchio Geri tornò all’assalto.
+
+— O mi dica un po’, signor professore? — disse con voce dottorale. —
+Tutte le istituzioni sociali, proprietà, famiglia, stato, religione,
+son legate fra di loro intimamente; non si può toccare l’una senza
+toccare l’altra: che cosa farà della famiglia?
+
+— Sì, sentiamo — dissero altre voci — che cosa farà lei della religione
+e della famiglia?
+
+E il Geri giovane, dando un’occhiata alla signora Giulia, soggiunse:
+
+— Avrebbe in proposito le idee di Maria Zara?
+
+Quasi tutti risero.
+
+— Che orrore! — esclamò la signora Giulia.
+
+La vecchia Bianchini fece un atto di ribrezzo. Non avevan mai
+letto nulla di lei; ma sapevano chi era, una specie di petroliera,
+un’apostolessa e praticante dell’amor libero, la ganza di tutto
+il partito, una donna da non nominarsi fra gente per bene. La sua
+reputazione era così orribile che Alberto, benchè la sapesse una donna
+onestissima e immensamente buona, non s’attentò neppure a difenderla.
+
+— Che cosa farà lei della famiglia? — domandò di nuovo il dottor Geri.
+
+Alberto non aveva ancora idee ferme su quell’argomento, che era il
+più pericoloso di tutti; ma capì che non poteva ceder su quello, senza
+lasciar il sopravvento agli avversari anche negli altri.
+
+— Non creda di sgomentarmi con questa domanda — rispose, ostentando
+sicurezza d’animo.
+
+— Neanche la famiglia non è una istituzione immutabile: si modifica e
+progredisce col progredire della società; col mutarsi della condizione
+sociale della donna. Questa è molto mutata dal passato, anche lei lo
+deve riconoscere. Ora, come la famiglia d’oggi non è più quella del
+medio evo, così essa assumerà necessariamente un’altra forma quando la
+donna sarà affrancata dalla servitù economica e avrà tutti i diritti
+dell’uomo.
+
+S’alzò un grido di protesta.
+
+— Le idee di Maria Zara! — esclamò il Geri figlio.
+
+— E di Luisa Michel! — gridò il suocero. — Ora farai l’apologia degli
+orrori della Comune!
+
+— Eh, lasciamo stare gli _orrori_! — rispose Alberto, cominciando a
+irritarsi. — In servigio di tutte le cause si commisero degli orrori:
+la religione ebbe i roghi e la tortura, e la difesa della proprietà
+male acquistata fu sempre più feroce che gli assalti della fame.
+
+— Ma se lo dicevo — gridò il commendatore — che avresti anche difeso i
+fucilatori dei prigionieri!
+
+— Non è vero! Io non difendo nè chi ammazza i prigionieri in nome della
+rivoluzione, nè chi li macella in nome dell’ordine.
+
+— E non fai differenza fra gli uni e gli altri! — ribattè il suocero,
+scoppiando.
+
+Qui s’intromise da capo il Bianchini padre, supplichevole, e con lui
+la signora Giulia e la sorella d’Alberto, accarezzando l’uno e l’altro
+e sospingendoli dolcemente da due parti opposte, fin che il cerchio
+si spezzò in vari gruppi, e la battaglia si ruppe in una serie di
+scaramucce.
+
+Vicino alla finestra, nacque una discussione intorno alle condizioni
+degli operai fra il dottor Geri, il Cambiari e il Moretti, ai quali
+s’aggiunse la signora Luzzi. Il dottor Geri affermava che i salari
+erano aumentati in proporzione dei prezzi delle derrate.
+
+— Questo vorrebbe dire — osservò il Cambiari sorridendo — che siccome
+erano scarsi prima, sono insufficienti anche adesso.
+
+— Il pane è ribassato.
+
+— Ma è rincarata la carne.
+
+— È scemato il prezzo del riso.
+
+— Ma son rincarati il vino, l’olio, lo zucchero, il caffè.... lo
+spirito....
+
+— E le pigioni, signor dottore? — domandò la Luzzi.
+
+— Ma che pigioni! — rispose il dottore. — Badiamo ai fatti generali. Il
+fatto è che gli operai vestivano di grossa tela, ora veston di panni;
+che andavano a piedi nudi, e ora portan le scarpe, e sono alloggiati
+meglio d’una volta. Oltredichè godono dei vantaggi comuni della civiltà
+progredita: strade ferrate, gas, luce elettrica, acqua potabile,
+giardini pubblici, musei aperti a tutti. Conta per nulla lei tutto
+questo?
+
+— Ma questi vantaggi li pagano con le tasse.
+
+— O che tasse paga chi non ha quattrini?
+
+— Ma come! Non sa che ogni operaio che guadagni tanto da vivere paga il
+venti per cento del suo salario in tasse indirette?
+
+— Ma che venti per cento! Si sa come si fanno questi calcoli.... E poi
+consideri le case operaie, gli istituti ospitalieri, i bagni popolari,
+la maggior igiene, che diminuisce le malattie infettive. Una volta eran
+decimati dal vaiolo....
+
+— Già — disse scherzosamente la Luzzi. — Come osano di lamentarsi? Son
+vaccinati!
+
+Fu una risata. Alberto, sopraggiunto in quel momento, le disse:
+
+— Brava, signora Luzzi! Val più una delle sue bottate che tutti i
+nostri ragionamenti.
+
+La discussione continuò; ma da qualche minuto il Cambiari s’era
+staccato dal gruppo e discorreva con la signora Paola, seduta accanto
+alla madre d’Alberto; questa sdegnata, quella stupefatta e quasi
+tremante per la disputa che aveva ascoltato. L’ingegnere finiva
+di confonderle la testa dicendole che il socialismo non era che
+la risurrezione del cristianesimo, e citandole cardinali e vescovi
+tedeschi, inglesi e americani che avevano espresso idee socialiste.
+
+— Ah! non è possibile — rispose la signora. — Non scherzi su questo
+soggetto, signor ingegnere!
+
+— Come, non è possibile? Ma, cara signora, sono fatti sacrosanti. E i
+padri della chiesa? Lei rispetterà i padri della chiesa. Ebbene, San
+Clemente ha detto che «tutto dovrebbe appartenere a tutti», San Basilio
+ha detto che «il ricco è un ladro», San Giovanni Crisostomo che «tutti
+i beni dovrebbero essere in comune».
+
+La signora lo guardò; poi scosse la testa.
+
+— Ma non avran detto proprio così. Lei m’ha l’aria d’inventare. Se il
+mondo è com’è, è perchè il Signore vuole che sia così. Se Sua Santità
+benedice anche i ricchi, vuol dire che la ricchezza non è una colpa.
+
+— Sua Santità? Ma Sua Santità è un socialista dichiarato. Non sa che
+in una sua pastorale, quand’era vescovo di Perugia, ha detto che gli
+operai sono «sfruttati da una cupidità senza viscere»?
+
+— L’avrà voluto dire in un altro senso. Lei si vuol burlare di me. Che
+gusto ci ha a tormentarmi?
+
+— Ma no, lei vedrà.... finirà con diventare anarchica. — E le parlò
+del suo famoso anarchico, il Baldieri, che aveva un libro terribile
+di propaganda tutto fatto con frasi delle Sacre Scritture, e che a
+sentirlo parlare, alle volte, pareva un sacerdote sul pergamo.
+
+— Ah! che profanazione! E lei sta a sentire di questi orrori?
+
+E si voltò a chiedere soccorso alla signora Bianchini. Ma questa s’era
+avvicinata a un crocchietto dove il Geri figlio, ridendo, ma schizzando
+bile dagli occhi, metteva in burletta lo Stato collettivista:
+
+— .... E così avremo lo Stato muratore, fabro ferraio, calzolaio,
+contadino, filatore, stampatore, impresario d’omnibus e di tranvai. Il
+debito pubblico sarà trasformato in «titoli di consumazione» e invece
+della moneta si avranno i «buoni di lavoro». Non fo celia, signori
+miei. Sono profezie stampate. E siccome i valori delle cose non saranno
+più determinati che dal tempo necessario a farle, così, vedete, non si
+comprerà più, per esempio, un soprabito da cento lire, ma un soprabito
+da cento ore; si comprerà tre quarti d’ora di sapone, un quarto d’ora
+di spago, cinque minuti di zolfanelli. E le fatiche più penose essendo
+le meglio retribuite, un’ora di lavoro alle fogne frutterà quanto due
+ore di lezione d’un professore di letteratura. E non più proprietà
+privata. Ciascun italiano sarà proprietario d’un trenta milionesimo
+della proprietà nazionale. Non ci sarà più nè mercato, nè borsa, nè
+pigioni di casa, nè lusso, nè servitori, nè serve: la cucina sarà
+un’istituzione sociale....
+
+Gli uditori ridevano. Ma egli tacque vedendo avvicinarsi Alberto, che
+l’aveva inteso, e si guardarono l’un l’altro nel bianco degli occhi,
+con un sorriso sarcastico. La signora Bianchini prevenne l’urto,
+facendo in là il suo figliuolo, e gli disse a voce bassa, risentita:
+
+— Ma dove hai la testa? Per che via ti metti? Il commendatore è
+indignato. Non ricominciare. Che cosa diventa la nostra casa!
+
+Alberto non rispose. Aveva ancora un peso sul cuore, un bisogno
+prepotente di lotta e di sfogo, stimolato anche dallo stato
+d’eccitazione in cui si trovava tutta la compagnia. Uno dei più
+eccitati era il Moretti, che incantucciava ora l’uno ora l’altro,
+per esporgli i suoi progetti, coi quali risolveva la gran quistione.
+Sgusciatogli di mano il cavalier Bianchini, che aveva altro pel capo,
+egli afferrò il signor Luzzi, per comunicargli una sua nuova idea, che
+era di fondere insieme tutte le società cooperative di consumo, per
+formarne una sola immensa, che abbracciasse tutti i generi, e in cui
+entrassero a poco a poco tutti i cittadini dello Stato.
+
+— Stia bene a sentire. La cifra degli affari di questa società sarebbe
+uguale alla cifra totale della consumazione d’Italia, e pari a un
+dipresso a quella della produzione. Ebbene, quando questa gigantesca
+cooperativa sarà in grado di comperare tutta la somma della produzione
+annuale della nazione, è evidente che sarà assolutamente padrona,
+non solo del commercio (si sottintende), ma di tutte le industrie
+produttive; e allora le potrà comprare, e le comprerà. Ed ecco sciolta
+pacificamente la gran quistione che affanna il mondo! Che cosa ne dice?
+
+Ma il Luzzi, che non credeva alla _gran quistione_, sogghignò, come
+se non prendesse sul serio nè il progetto di lui, nè tutte le altre
+chiacchiere che sentiva da un’ora.
+
+Allora il Moretti, con l’immaginazione sempre più accesa, agguantò
+il Cambiari, e mise fuori un’altra pensata. — Chi sa, la quistione
+sociale avrebbe avuto forse una soluzione affatto diversa da quella
+che il socialismo proponeva; una soluzione fatta balenare dall’ultimo
+congresso dei naturalisti a Berlino, nel quale s’era espresso il
+concetto che, per mezzo dell’elettricità, fosse possibile trasformare
+la materia prima in alimento. Non aveva detto il chimico Meyer che
+si potrebbero convertire in cibo le fibre legnose, e un altro, che si
+sarebbe fatto una specie di pane con la pietra?
+
+— Ma certo! — rispose il Cambiari. — E sarebbe una cuccagna, per
+noi, che abbiamo gli Appennini e le Alpi. — Ma lasciò ad un tratto il
+Moretti, udendo Geri il giovane e Alberto, che discutevano acremente in
+mezzo alle signore.
+
+— E crede lei — domandava il Geri — che una massa d’operai ignoranti
+potrebbe da sè sola mandare avanti le industrie?
+
+— E chi le dice che le manderebbero avanti gli operai ignoranti? —
+ribattè Alberto. — E adesso, sono forse i capitalisti, in generale,
+gli azionisti, i padroni, insomma, che mandano avanti le industrie più
+grandi? Non sono dei salariati come gli operai, dal primo ingegnere
+all’ultimo computista? Che cosa sarebbe mutato, mi dica, con la
+soppressione del capitalista, rimanendo nella società il capitale! E
+crede che tutta l’intelligenza e la scienza che ora fanno andare il
+mondo non accetterebbero, per necessità, la nuova condizione di cose,
+continuando a fare la parte loro?
+
+— No, mai! — rispose il Geri. — Piuttosto che annientarsi, si farebbero
+annientare. Non si piegherebbero al vostro dispotismo.
+
+La signora Luzzi lo rimbeccò.
+
+— No, signor Geri — disse. — Gl’intelligenti, i dotti si
+convertirebbero a mille per volta, come s’è sempre visto. E tutti
+proverebbero con dei documenti d’essere stati socialisti fin
+dall’infanzia.
+
+Il Geri le lanciò uno sguardo come una frustata e Alberto la guardò con
+viva simpatia. Ma la discussione ripigliò, inasprendosi, e cadde d’un
+salto sulla quistione del diritto al lavoro.
+
+— Non c’è senso comune! — disse il Geri. — Come ci sarà del lavoro per
+tutti, se ora già ne manca, e se, soppressi i ricchi, avverrà un’enorme
+diminuzione nei consumi?
+
+— Non ci ha altro argomento?... Ma questa diminuzione sarà ampiamente
+compensata dal maggior consumo della grande maggioranza, messa in
+condizioni migliori; maggioranza che ora, per la scarsità dei salari
+e per la disoccupazione, consuma appena lo stretto necessario, e anche
+meno!
+
+Il Geri levò gli occhi in alto, come per dire: — Che spropositi!
+
+— Ma come si farà allora — disse forte — a mantenere la produzione
+a paro coi nuovi bisogni, che cresceranno enormemente, e in
+corrispondenza all’aumento della popolazione, che sarà effetto della
+vita migliorata?
+
+— E c’è bisogno che io glielo spieghi? Ma è chiarissimo! Si raddoppierà
+il prodotto della terra in virtù della grande cultura razionale,
+impossibile ora per il frazionamento della proprietà.... Un momento,
+mi lasci finire.... Si svolgerà largamente il macchinismo circoscritto
+ora dalla sovrapproduzione, dal basso prezzo del lavoro umano, dalla
+insufficienza del capitale privato, e ci sarà un maggior numero di
+lavoratori per la soppressione dei parassiti, degli intermediari,
+dei produttori di cose inutili. — E vedendo il Geri ridere, soggiunse
+bruscamente:
+
+— Ma come non lo capisce?
+
+— Ma come non capisce lei che gira in un povero circolo vizioso?
+
+— Ma lei lo chiama vizioso perchè non è capace d’uscirne!
+
+In quel punto, per fortuna, il dottor Geri prese per un braccio il
+figliuolo, e gli osservò che non era conveniente il prolungar quella
+discussione col professore in presenza del suo scolaro, il quale stava
+lì a sentire, con gli occhi scintillanti di compiacenza maligna. E
+nello stesso tempo Alberto si sentì tirare il vestito da sua moglie,
+che lo scongiurava di quetarsi.
+
+Seguì una breve tregua agitata, mentre la cameriera riportava attorno i
+vassoi, e il cavalier Bianchini notò con vivo rammarico che il Geri, il
+commendatore ed Alberto, nell’atto di recare il bicchiere alla bocca,
+avevan le mani tremanti: pessimo segno.
+
+Intanto tutte le signore, meno la moglie dell’ingegnere, eran passate
+nel salotto, dove commentavano a bassa voce la discussione. La signora
+Paola, la madre e la moglie di Alberto erano turbate, avevano tutte un
+presentimento che sarebbe finita male, che qualche cosa di molto triste
+per la famiglia dovesse accadere quella sera. Soltanto la signorina
+Ernesta taceva, ma col viso pensieroso, con due fiammelle guizzanti nei
+piccoli occhi neri e dolci, che annunziavano un fermento insolito di
+idee.
+
+Nella sala da pranzo si tornavano a sentire delle voci concitate.
+Sopraggiunse la signora Cambiari, ridendo, e disse:
+
+— Hanno ricominciato. Oh questi uomini! Tiran fuori delle parole così
+stravaganti! — E provò, ma non riuscì a dire: _socializzazione della
+terra._ — No, non ci riesco: mi fa starnutare. Provi un po’ lei,
+signora Luzzi.
+
+Ma, vedendo che la signora Giulia era inquieta, la esilarò un momento,
+dicendole con la più grande ingenuità:
+
+— Ma io credo che il signor Alberto faccia per celia, per stuzzicare un
+poco quei signori. Lo confesserà all’ultimo, vedrai, e tutto finirà in
+una risata.
+
+Poi fecero tutte dei complimenti alla signora Luzzi per lo spirito
+che aveva mostrato nella conversazione, e il Cambiari, entrando, ci
+aggiunse il suo. Mentre le altre non sentivano, le disse piano, con
+gravità comica, guardandola negli occhi:
+
+— Lei è socialista?
+
+— Non so — rispose la signora — ma ho le mie idee. Non foss’altro
+che perchè il socialismo vuol fondare il matrimonio sull’amore, sulla
+dignità umana, mentre ora non è che un contratto mercantile.
+
+— Lei vuole la libertà della donna?
+
+— Certo.
+
+— È forse schiava, ora? Non è forse la donna che impera?
+
+— Sì, le donne belle. Ma le altre?
+
+— Perchè s’interessa lei delle altre?
+
+La Luzzi rispose seria:
+
+— Un complimento non è una ragione.
+
+Il Cambiari la fissò ancora, e gli balenò il sospetto che quel
+socialismo non fosse schietta farina, che nascondesse un suo disegno
+sopra il bel socialista, a danno del brutto vicedirettore. Ma udendo
+la voce del commendatore che parlava con acrimonia straordinaria,
+rientrarono tutti in fretta nella sala da pranzo.
+
+L’oratore, in piedi, parlava ai due Geri, fingendo di non badare
+ad Alberto, della lotta fra capitale e lavoro. No, per quanto
+armeggiassero con società di resistenza, coalizioni internazionali
+e l’inferno, il capitale non sarebbe stato mai soggiogato; anche
+a costo di far da per tutto come a Melbourne, in occasione dello
+sciopero famoso dei cavatori di carbone, degli accenditori del gas
+e dei facchini, quando s’erano uniti in lega ingegneri, avvocati,
+ecclesiastici, impiegati, studenti, e avevan lavorato alle officine,
+improvvisata l’illuminazione elettrica, caricato e scaricato le navi
+con le proprie braccia. No, piuttosto di subire la prepotenza del
+numero, sia d’operai, sia di contadini, si sarebbero inventate macchine
+su macchine, si sarebbe ridotta a pascolo mezza l’Europa, si sarebbero
+fatti venire lavoratori industriali e agricoli dalla China e i negri
+dall’Africa.
+
+— E le scimmie! — aggiunse Alberto, non potendosi più contenere. —
+Perisca il mondo, purchè si salvi il capitale e duri lo sfruttamento.
+
+Il suocero si voltò, come sferzato da quella ultima parola, che egli
+odiava, e urlò quasi:
+
+— Eh! finiamola una volta con questa parola bugiarda, di cui ci empite
+gli orecchi! Di che sfruttamento andate cianciando? In che maniera il
+capitalista sfrutta l’operaio, se questi può accettare o respingere le
+condizioni che egli propone? Come può il capitalista esser tiranno se
+l’operaio è libero?
+
+— Libero?... — ribattè Alberto. — E io dico dal canto mio: finiamola
+con questa parola bugiarda di libertà. Chi non ha nulla non è libero,
+perchè non può aspettare e non si può muovere. Il capitale può
+aspettare e può muoversi. Non c’è libertà reale di contratto fra chi ha
+bisogno del pane e chi può rifiutarlo.
+
+— E allora non è libero neppure il capitalista, perchè è costretto
+dalla concorrenza a dare il meno possibile: la intendi?
+
+— Poichè la intende lei! Ma il male è appunto nella concorrenza, che il
+socialismo vuol sopprimere.
+
+— Ah! È dunque una forza maggiore che il capitalista subisce. Che ci
+venite a blaterar d’ingiustizia, allora?
+
+— Ma l’ingiustizia c’è ugualmente, e patentissima È che il capitale
+pretende e si appropria una parte che non gli spetta.
+
+— E quale parte? — domandò il suocero, sogghignandogli in viso.
+
+— Quale parte? — domandarono insieme i due Geri.
+
+— Ma è chiaro. Quando il capitalista ha cavato dal guadagno
+gl’interessi del capitale che impiegò nella produzione, e tutte le
+spese, e la quota annua d’ammortizzamento, e anche un largo compenso
+per il suo lavoro personale (se lo presta), con qual giustizia si
+appropria il resto, invece di ripartirlo fra tutti i lavoratori che
+hanno concorso alla produzione?
+
+Il commendatore e i due Geri si guardarono un momento in aria di
+stupore, come credendo d’aver franteso; poi diedero in una risata.
+
+— Questa è enorme! — esclamò il suocero, fingendosi esilarato. — Ma se
+l’appropria come premio per il rischio che ha corso il suo capitale!
+Negherai, professore, che c’è un gran numero d’industriali che vanno in
+rovina?
+
+Alberto fremè a quell’interrogazione burlevole; ma il suocero non gli
+lasciò il tempo di rispondere.
+
+— Venga lei — disse — signor Cambiari, che pure poco fa gli dava
+ragione: venga lei a spiegare questa elementarissima verità al suo
+amico.
+
+Il Cambiari, col suo sorriso astuto, s’avvicinò al gruppo, lisciandosi
+il mento, e disse con molta placidità:
+
+— In questo, mi scusi.... sarei piuttosto d’accordo col mio amico.
+Il rischio esiste per questo o per quel capitalista, per Tizio o per
+Caio, ma non per la classe intera, nella quale rimangono ad ogni modo
+i profitti. Mi spiego? Poichè, non essendo i capitalisti collegati,
+ma in lotta fra di loro, quello che l’uno perde l’altro guadagna. Non
+è forse vero? Per la qual cosa, se taluni si rovinano, se il lavoro
+dei loro salariati non ha dato un prodotto rimuneratore, non se ne può
+dedurre.... dico il mio parere.... che debba il lavoro fortunato degli
+altri operai esser defraudato d’una parte del compenso che gli spetta,
+e questa parte accumularsi tutta a vantaggio del capitale.
+
+— Ecco l’argomento — disse Alberto.
+
+I tre avversari guardarono prima il Cambiari e poi si guardarono tra
+loro, come per dirsi:
+
+— Costui vuol fare il buffone alle nostre spalle.
+
+— Ma questi sono miserabili cavilli da avvocato — rispose il
+commendatore. — Ma appunto perchè non sono collegati tra di loro è
+logico e giusto che ciascun capitalista pensi a sè solo!... — Poi
+scrollò le spalle. — Ma io son ben ingenuo a risponderle. Lei non parla
+sul serio. Io non discuto più nè con chi manca di sincerità, nè con chi
+manca di senso morale.
+
+Alberto si scosse.
+
+— Mi spieghi — disse con accento quasi di comando — perchè manco di
+senso morale.
+
+— E hai bisogno che te lo spieghi! Ma è perchè non comprendi, non senti
+che non si potrebbero attuare le tue idee senza commettere un’odiosa
+spogliazione, senza violare il più sacro diritto.
+
+— Quale «più» sacro diritto? C’è qualche diritto superiore a quello
+che ha la società di modificare i propri ordinamenti? Lo stato moderno
+non è forse fondato sul diritto delle maggioranze? Chi si potrà opporre
+alla maggioranza quando essa vorrà valersi di questo suo diritto per la
+revisione del diritto di proprietà?
+
+— Non alteri il senso delle parole, signor professore di letteratura;
+non si tratterebbe di revisione; ma d’una vera e propria spogliazione
+delle classi abbienti.
+
+— Adagio un po’.... — entrò a dire il Cambiari, con viso d’innocente
+— non si tratterebbe che di riscattare, io credo. Ai capitalisti
+espropriati si farebbe un pagamento rateale in forma di mezzi di
+godimenti.... per un tempo da convenirsi....
+
+— Buffonate! — rispose il suocero, perdendo la pazienza. — Chiamate
+almeno il latrocinio col suo nome!
+
+— Latrocinio? — domandò Alberto, con quanta calma gli fu possibile. —
+C’è latrocinio, c’è spogliazione quando si toglie a un cittadino ciò
+che possiede, in onta alla legge che glielo guarentisce. Ma quando la
+legge si muta, quando lo si espropria in virtù della legge stessa, in
+nome d’un interesse pubblico superiore al privato, dov’è il latrocinio?
+
+— Dov’è il latrocinio? Ma con che faccia...? Ma sarebbe un latrocinio
+tanto più sfacciato, tanto più odiosa perchè fatto colle leggi e coi
+carabinieri, senza possibile difesa! Ma il tuo _senso morale_ non te lo
+dice? Ma con chi parlo, alla fine?
+
+— E io mi rivolgo al «suo» senso morale, alla sua coscienza di
+cittadino e di patriotta. Ma la storia degli ultimi secoli, lei lo
+deve sapere, non è che una storia di continue spogliazioni, fatte in
+nome del bene pubblico. La monarchia ha spogliato i grandi feudatari,
+la borghesia ha spogliato l’aristocrazia e il clero, l’Italia ha
+confiscato il patrimonio ecclesiastico, l’America ha espropriato i
+possessori di schiavi. Ma noi saremmo ancora al Medio Evo, se non si
+fosse fatto tutto questo!
+
+— Non barattar le carte. Qui non si tratta d’una espropriazione,
+tu lo sai; si tratta di una spogliazione, d’una ruberia universale,
+perpetrata per fondare uno stato di cose che nulla assicura debba esser
+migliore del presente, che tutto fa presagire peggio mille volte. Qui
+si tratta di rubar tutto ed a tutti!
+
+— No, non _rubare_, ma riprendere; non a tutti, ma ad un’infima
+minoranza, a una piccola casta, che senza il popolo non può sussistere,
+e di cui il popolo non ha più bisogno.
+
+— Non dire castronerie: non è una casta, poichè tutti vi possono
+entrare.
+
+— V’entra uno su mille; e intanto essa sfrutta ed opprime tutti quelli
+che ne restan fuori.
+
+Il suocero fece uno sforzo manifesto per frenarsi, passandosi una mano
+sulla fronte, e cercando a un tempo un’idea, una frase che troncasse la
+discussione in un modo onorevole per lui, senza essere una troppo grave
+provocazione. E in quel mentre, tra il mormorio vivace di tutti, il
+cavalier Bianchini, tutto sossopra, diceva piano ai vicini:
+
+— Alberto passa il segno.... passa il segno.... Ma anche il
+commendatore è un po’ duro.... Parla con un tuono.... Che cosa crede
+alla fine?... Ma Alberto passa il segno.... — E sballottato fra gli
+argomenti contrari, desiderava insieme che il figliuolo avesse il
+disopra, per onor del suo nome, e che il commendatore la finisse con
+una ragione vittoriosa, per esser rassicurato sull’avvenire della
+società. Tremò, vedendo che quegli si moveva per uscire, senza dir
+nulla.
+
+Ma arrivato a un passo dall’uscio il commendatore si arrestò, e
+voltandosi verso Alberto, gli disse con una ostentazione di pacatezza
+che il tremito della bocca smentiva:
+
+— Senta, signor professore. Il modo di rifare la società non l’hanno
+ancor trovato nemmeno i socialisti. Se l’avessero trovato, sarebbero
+già padroni del mondo, perchè gli interessati a crederci e a seguirli
+sono la maggioranza. Se non riescono a tirar questa con sè, è perchè
+non possono persuaderla delle loro idee. E non solo la maggioranza non
+n’è persuasa, ma non ci arriva neppure col pensiero. Il popolo non si
+moverà mai, ne sia certo, per una dottrina che non capisce.
+
+— Non la capisce per ora — rispose Alberto — non perchè non sia chiara
+e logica, ma perchè egli è ignorante. Ma l’ignoranza va scemando. La
+capirà tra poco, e capire ed essere persuaso, esser persuaso ed agire,
+agire e vincere, saranno per lui una cosa sola.
+
+Il suocero s’imbrunì.
+
+— È quello che si vedrà — disse avviandosi di nuovo per uscire. —
+Provatevi! La società è più solida delle vostre teste, e voi ve le
+spezzerete come contro un muro di granito.
+
+— Così si diceva anche prima della rivoluzione francese.
+
+Il commendatore tornò indietro vivamente:
+
+— Il confronto è insensato. L’ordinamento attuale è ben altrimenti
+forte che il governo francese dell’89, e l’impresa del socialismo è
+tutt’altra, perchè vuol rovesciare l’edifizio dalle fondamenta. La
+proprietà assalita sarà ancora la più grande forza del mondo. Avrete
+una Vandea che vi sterminerà come uno sciame d’insetti.
+
+— Ci ho i miei dubbi! La borghesia è divisa, scettica e sfibrata. E
+poi, badate, l’esercito dei vostri futuri eroi s’assottiglia di giorno
+in giorno, poichè in tutti i campi della proprietà i grossi vanno
+mangiando i piccoli, e questi passano dalla parte opposta. Già tutto
+lo strato inferiore della borghesia non ha più nulla da perdere ad
+abbandonarla.
+
+— Oh! basteranno a difendersi quelli che rimarranno, con un fucile da
+una mano e uno scudo dall’altra!
+
+— Sarà troppo tardi per offrir lo scudo.
+
+— E allora v’ammazzeranno senza offrirlo.
+
+— Ah! Non oserete nemmeno di barricarvi in casa!
+
+A quelle parole, seguì un improvviso mutamento sulla faccia
+del vecchio: egli guardò il giovane con un’espressione di viva
+curiosità, poi gli s’avvicinò, e gli domandò con un accento di comica
+commiserazione:
+
+— Ma chi t’ha messo su? Con chi pratichi? Chi ti ha attaccato questa
+peste?
+
+— Il socialismo non è una peste — rispose Alberto, sdegnoso, — è la
+guarigione d’una peste, della peste dell’egoismo, che ci accieca
+e c’infradicia tutti. Nessuno m’ha messo su. Non ho avuto bisogno
+d’istigatori per diventare un galantuomo.
+
+L’ultima frase fu come un pugno nel petto al commendatore, che diede un
+passo indietro, livido, e poi scoppiò, balbettando dalla rabbia:
+
+— .... Ah! sei diventato un galantuomo.... Questo vorrebbe dire.... Il
+socialismo è la guarigione.... Te lo dirò io che cos’è il socialismo!
+È la malattia dei cervelli dissestati e incompresi, è la maschera
+delle ambizioni malsane.... in voi altri; e negli altri sai che
+cos’è? È l’orrore del lavoro, è la frenesia dell’invidia, l’odio di
+ogni superiorità, il furore di godere a ufo, lo scatenamento di tutte
+le più basse passioni e di tutti i più tristi istinti, che tendono
+a sopprimere la responsabilità personale, a cancellare ogni dovere,
+a onorare il vizio e a giustificare il delitto. Ecco che cos’è il
+socialismo. E ora ho finito.
+
+Mentre egli parlava, tutti gli s’affollarono intorno per quetarlo
+cercando di prenderlo per le mani o pei panni, di modo che, all’atto
+di rispondergli, Alberto si trovò solo in mezzo alla sala, come se
+combattesse contro tutti; e così ritto e risoluto in quella solitudine,
+col capo biondo che pareva d’oro, con la fronte alta e accesa, era
+bello di tutta la generosità della sua passione e di tutta la grandezza
+del suo ideale. Ma mentre tutti s’aspettavano una risposta fulminea,
+rimasero stupefatti al vedergli gli occhi inumiditi, all’udir la sua
+voce raddolcita a un tratto, e quasi supplichevole.
+
+— Ma come è possibile? — disse con profonda commozione, battendosi
+una mano sulla fronte. — Io non capisco! Ma perchè v’infuriate tutti
+a codesto modo quando s’esprime la fede in un miglioramento del mondo?
+Come non sentite che, se anche l’idea è erronea, la passione è nobile
+e santa? Come mai il cuore non vi dice nulla? Che cos’è quest’astio,
+quest’ira implacabile contro chi cerca il bene e difende i deboli e
+vuol scemare la miseria, il dolore, l’odio, il delitto? Mai, mai che
+v’esca un grido generoso dall’anima! O perchè fate battezzare i vostri
+figliuoli nel nome di Cristo?
+
+A quel punto sua sorella si spiccò dal gruppo degli uditori e gli si
+slanciò al collo d’un salto.
+
+— Ah! brava! — esclamò la Luzzi.
+
+Ma la madre la tirò indietro con uno strappo, e le disse piano in viso:
+
+— Ridicola!
+
+Irritato anche più da quell’atto, il commendatore, asciugandosi la
+fronte col fazzoletto come dopo un assalto di scherma, rispose ad
+Alberto:
+
+— Se tu credi di mutare il mondo con delle tirate di sentimento!... — E
+finì di versare tutta la sua compassione in una parola: — .... Poeta!
+
+— Piglio atto della parola ingiuriosa, — ribattè Alberto con un sorriso
+amaro. — Ma se non salveremo il mondo noi col sentimento, lo condurrete
+alla rovina voi con la vostra ostinazione, con la vostra negazione
+eterna, col vostro inesorabile egoismo di classe....
+
+— Siete voi, che lo trascinate alla rovina — gridò il suocero,
+rifacendo il viso torvo — voi col lavorìo infernale che fate tra le
+classi povere per renderle tanto più malcontente quanto più la società
+si sforza di migliorarne lo stato, voi che pervertite il popolo
+adulandolo, ubriacandolo di illusioni e stillandogli il veleno nel
+sangue! Voi, le serpi che noi ci scaldiamo nel seno!
+
+— Ebbene, credetelo pure, è forse meglio così. Così voi date ragione ai
+violenti, secondo i quali non si può ottener nulla che con la forza, e
+convertite in violenti anche i miti. Provocate la forza, la subirete.
+
+— Anche delle minacce! — Non occorreva più altro! Ma per fortuna,
+signor genero, c’è ancora della polvere e del piombo!
+
+— Non li avrete sempre.
+
+— Questo è un pensiero scellerato!
+
+— E il suo è sanguinario e inumano.
+
+Tutti s’interposero; ma il commendatore era fuori di sè, si sciolse
+da tutti, si slanciò verso Alberto e mettendogli il viso contro il
+viso, pallido e convulso, gli gridò in faccia con un riso stridente di
+disprezzo:
+
+— Ah! Povero mentecatto!
+
+— No, no, papà! — gridò la signora Giulia quasi piangendo e mettendogli
+una mano sulla bocca.
+
+Alberto rimase muto, immobile, bianco. Il suocero se n’andò a passi
+impetuosi in mezzo a un gran disordine, a un mormorio di esclamazioni,
+di preghiere e di commenti; e un momento dopo, approfittando della
+confusione che durava ancora, se ne andò anche Alberto, seguito dal
+ragazzo spaventato e dalla moglie tremante, senza badare a suo padre
+che lo chiamava, trinciando l’aria con dei gesti di naufrago, fra le
+condoglianze degl’invitati.
+
+
+Un giovane perduto.
+
+ (Dialogo fra due signori ultra cinquantenni, un cavaliere, e
+ un.... pedone, che si rivedono dopo molti anni, in casa del primo:
+ seduti di qua e di là da un tavolino, sul quale fra due bicchieri a
+ calice, c’è una bottiglia di vin di Madera.)
+
+PEDONE (bevendo un sorso). — Mi rallegro, mi rallegro davvero di
+ritrovarti sano come una lasca. E il tuo figliuolo, che vidi ragazzo?
+Sarà un uomo. Che cosa fa? L’avrai ancora in casa, m’immagino.
+
+CAVALIERE (rannuvolandosi). — Non me ne parlare.
+
+P. (ansioso). — Che cosa vuoi dire?
+
+C. — Cosa voglio dire?... Una cosa che non vorrei dire, caro mio.
+Tu sai l’adorazione che avevo per quel figliuolo unico; sai quanto
+ho fatto per dargli una buona educazione, per istillargli dei buoni
+principî, per metterlo sulla buona via.... Ebbene (emettendo un
+profondo sospiro), è diventato un socialista!
+
+P. (dà un balzo sulla seggiola; poi, dissimulando un sorriso sotto
+l’aspetto grave). — O che mi dici?... Era un così buon figliuolo!
+Vorrai dire: un filantropo, come si diceva una volta; un socialista
+cristiano, come si dice ora; in somma, un socialista platonico....
+andiamo. Ebbene, e con questo? Chi non l’è a vent’anni, ai tempi che
+corrono?
+
+C. — Ah no, pur troppo, amico mio! È un socialista socialista, un
+militante, come dicono, un iscritto al partito, un propagandista,
+un’ira di Dio. Ah, non me ne parlare, te ne prego. Tu tocchi una piaga
+che sanguina. Un giovane perduto!
+
+P. (pensieroso ma con un sorriso sulle labbra). — Diavolo!...
+diavolo!... Ed era così buono e affettuoso! Chi gli ha pervertito il
+cuore?
+
+C. (guardandolo). — Non dico che abbia il cuore pervertito. No. È
+sempre quello.... in fondo. Non ho da lagnarmi di lui.... da questo
+lato.
+
+P. — Non ti manca di rispetto? Non s’è mutato con te?
+
+C. — Ma no, nonostante.... perchè puoi immaginare le battaglie che
+abbiamo avuto e che abbiamo di continuo, a ogni proposito.... No,
+proprio, a dir la verità, egli ha sempre mantenuto nella contraddizione
+una buona maniera, una temperanza, dirò anche.... uno spirito di
+conciliazione.... Perchè di natura è buono. Sto per dire che quanto
+a bontà.... Tira a convertirmi con la dolcezza, capisci? Ci vuole una
+bella ingenuità.... e una bella faccia, ti pare?
+
+P. — Ma, in somma, s’è rovinata la carriera: questo è quel che vuoi
+dirmi.
+
+C. — La carriera per esser giusti, no. Ti debbo dire una cosa, che
+forse immagini. Tu sai che, se non altro, egli ha il pane assicurato
+per l’avvenire. Ho voluto che studiasse da avvocato, per avere un
+titolo. Mi contentò. Ma, ti dico il vero, m’ha sempre spaventato l’idea
+di vederlo buttarsi alla caccia della clientela in mezzo a una banda
+di concorrenti affamati. Gli dissi: — non esercitare l’avvocatura;
+lascerai il posto a un bisognoso; purchè tu studi, purchè ti appassioni
+per qualche scienza e ti proponga uno scopo alla vita; a me basta.
+— Ebbene, è questo appunto che mi danna! Che si dia al socialismo
+uno di quei figliuoli di famiglia spiantati che ci hanno qualcosa da
+guadagnare e nulla da perdere, lo capisco; ma lui, che non aveva nulla
+da desiderare, che non può sperare di migliorare la propria sorte.... o
+come s’è potuto buttare per quella maledetta via? Come s’è potuto dare
+alla macchia?
+
+P. — Ho capito. Tu volevi almeno che studiasse. E mena una vita
+scioperata. Il socialismo, per lui, è un pretesto della fannullaggine.
+
+C. — Non dico questo. Eh, se non fosse che lo studiare. Non ha mai
+studiato tanto. È sempre lì al chiodo, col capo tra i libri e gli
+opuscoli, che gli fanno un monte sul tavolino, e ne raccatta di nuovi
+ogni giorno. Si scervella sopra una quantità di quistioni impossibili
+a risolvere. Questioni utili, non nego, importanti, se si vuole; ma
+superiori alla sua età, e pericolose, che gli montan la testa. Oh, per
+questo.... ha delle cognizioni; tanto che mi trovo spesso impacciato
+a discutere, non perchè mi manchino le buone ragioni, s’intende; ma
+perchè non so citare le autorità, mi capisci?... E lui cita come un
+quaresimalista.
+
+P. — E allora?... Ah, ho inteso. Ti spilla molti quattrini!
+
+C. — Molti, no; ma.... troppi.
+
+P. — Ah! ah! I quattrini per la santa causa! Già si capisce. E li
+spillerà sotto altri pretesti.
+
+C. — Ma che! Tu vedessi che disinvoltura. Non cerca pretesti. Credi
+tu che ha il coraggio di dirmi: — Ho bisogno di tanto per le elezioni
+— per gli scioperanti — per il giornale — per il diavolo che li
+porti. Ma con una mutria, ti dico, e una voce, che non c’è modo di
+rifiutarglieli, come se chiedesse la sua parte di pane.
+
+F. — Intendo, è irritante.
+
+C. — Irritante? Che io debba dar dei quattrini per rifornir la cassa a
+un partito che vuol mandar per aria me, l’aver mio e tutta la baracca?
+Tu sei indulgente. È mostruoso e intollerabile!
+
+P. — Già; tu preferiresti quasi quasi ch’egli spendesse i tuoi denari
+al gioco, o in vino di Champagne, con le ragazze allegre: di’ la
+verità?
+
+C. — Quasi....
+
+P. — Ebbene, non dubitare! Chi sa quanti di quei denari vanno in quella
+maniera!
+
+C. — Eh, no.... Per questo, ci metterei una mano sul fuoco. Lo capisco
+da tante cose. Ho l’occhio esperto. Questo no, vedi; ne sono certo come
+della luce del giorno.
+
+P. — O dunque?... Ah, ho capito, finalmente. Tu temi per l’avvenire,
+quando avrà il patrimonio fra le mani, che lo spoglino, che profonda
+tutto, e che si trovi poi ridotto nelle strettezze, in una condizione
+che gli riuscirà doppiamente dura dopo esser vissuto tanto tempo
+nella bambagia. Ti sgomenta, per lui, lo spettro d’una povertà, che lo
+potrebbe mettere sulla mala via....
+
+C. (dopo aver pensato un po’). — Ecco.... senti. Da questo lato, per
+esser sincero.... È una cosa curiosa. Per un tempo ebbi timore. Fra i
+quindici e i diciott’anni aveva preso l’andare d’un figliuol di ricco;
+una tendenza alla vanità, la gola lunga, non mai contento di nulla in
+casa, di cattivi modi con le persone di servizio che se ne lagnavano.
+(Ridendo) Non sai che poi, per qualche mese, ha spinto la pazzia
+fino a non voler che la serva gli lustrasse le scarpe! Pazzie, vere
+ridicolaggini, come quella che suo padre, ancor adesso, debba leticar
+con lui per fargli fare un cappotto nuovo. E lo stesso è a tavola, dove
+si contenta di tutto, come un frate questuante. Strano davvero! Oh,
+quanto a questo, te l’assicuro, io che temevo una volta che, ridotto
+al bisogno, non sarebbe stato capace di rassegnarsi e di fare dei
+sacrifici, io, vedi, adesso, sono fermamente persuaso che, se mutasse
+la sua fortuna, egli s’adatterebbe a qualunque condizione di vita,
+allegramente senza un rimprovero al mondo, come se ci fosse sempre
+vissuto.
+
+P. — Ma dunque?
+
+C. — Ma dunque! Ma lavora a scalzare la società, ma si compromette, ma
+fa professione d’una dottrina falsa e fatale. Non sai che parla perfino
+nei comizi?
+
+P. — Poh! _Verba volant_.
+
+C. — Ma disgraziato! scusa la parola. Ma scrive anche per le stampe!
+Pazienza se parlasse soltanto. Scrive articoli.... su quei giornali!...
+
+P. — Sciocchezze, m’immagino.
+
+C. (dopo un po’ di esitazione). — Senza dubbio; ma..... Eppure, vedi, a
+parte le ragionacce.... Anzi, è quello che più m’addolora. C’è qualche
+cosa in quei deplorevoli articoli ch’io non leggo.... quasi mai. C’è
+dell’ingegno.... male speso. Ti dirò che, ai primi che lessi, rimasi
+stupito. Non mi parevano roba sua. Alle scuole non s’era mai distinto.
+Tu capisci: sono scritti.... notevoli, che rimangono, che gli potranno
+essere rinfacciati....
+
+P. — Eh, via, non te ne dar pensiero. Sai quello che io penso del
+tuo figliuolo? Che non è persuaso, come non lo sono tanti altri. Il
+socialismo ora, per i giovani, è quello che era la lirica in altri
+tempi. Bisogna che tutti ci passino. È una malattia passeggiera.
+C’entra in gran parte la vanità, la smania di far l’originale, di
+ribellarsi a chi li tiene in briglia, e di levar rumore. Io mi son
+fatto l’idea che il tuo figliuolo è un carattere leggiero e volubile,
+che rivolterà la giubba tutt’a un tratto, quando meno tu te l’aspetti.
+
+C. (quasi risentito). — Leggiero, volubile! Tu non lo conosci. Ma è la
+tenacia, è l’ostinazione in carne e ossa, un tutt’altro capo da quello
+che era. Ma tu non sai che hanno tentato tutti i modi di ricondurlo
+alla ragione, e parenti, e amici, e persone autorevoli, e.... belle
+signore, ed è stato come dar del capo in un macigno. Ah, lasciamo
+questo discorso. Tu non sai i dolori che m’ha dato, e io solo presento
+quelli che mi darà: È un giovane perduto!
+
+P. — Già, comincio a capire.... anche perchè, m’immagino, vivrà in una
+classe sociale inferiore, avrà delle cattive pratiche.... Bazzica dei
+soggettacci, di’ un po’?
+
+C. — Non dico.... Non posso dire, almeno, perchè ne vedrei gli effetti,
+non è vero? nei suoi sentimenti, nei suoi modi...... anche nel suo
+linguaggio. Ma, tu capisci: naturalmente, logicamente, per sentimento
+del proprio decoro, ognuno dovrebbe restringere le proprie amicizie
+nella classe sociale in cui la sorte l’ha posto. Ma lui! Ma figurati
+che quando usciamo insieme mi capita qualche volta d’incontrare un
+gassista con l’accendilume in mano, un muratore con la giacchetta sulle
+spalle, o anche un ciabattino col grembiule di cuoio, che passandoci
+accanto, gli dicono: — Buon giorno, buona sera — sorridendo, senza
+toccarsi il cappello, come a un amicone. Tu intendi: gente che ha
+conosciuto nelle congreghe.
+
+P. — Intendo benissimo: questo t’offende.
+
+C. — Dio mio! Non dico che m’offenda. Son liberale, rispetto i
+lavoratori, non faccio differenza fra le classi. Ma ci sono dei
+sentimenti, delle consuetudini sociali.... E mi tocca di vederne d’ogni
+sorta. Figurati; viene tempo fa un operaio ad accomodare una stufa.
+Gli dico: — Fate così — vuol fare a modo suo. Ribatto, s’inasprisce;
+insisto, alza la voce. Capita il mio figliuolo: quello fa un atto di
+sorpresa: lo conosceva, ma non sapeva d’esser venuto in casa sua. —
+Buon giorno, compagno! — Compagno!! E si stringon la mano! Sotto i miei
+occhi! Cose d’un altro mondo. Ma che! Non ci può esser altro mondo che
+questo in cui segua a un padre di far di queste figure!
+
+P. — E, naturalmente, quello ne profittò subito per rialzare la voce
+con te....
+
+C. — No, anzi.... mutò tono e fece a mio modo, chiedendomi scusa. Ma,
+tu capisci, io non potei disfare lì per lì la faccia d’imbecille che
+m’avevan fatto fare. A questo ci ritroviamo! _Compagno_! Ah, questa è
+enorme!
+
+P. — Ah! ora ci sono. Ecco. A te rincresce che egli viva tra quella
+gente perchè ti pare che dalla piccola popolarità che ha fra di loro
+ricaschi su di te, sul tuo nome, davanti ai tuoi amici e conoscenti....
+un cattivo riflesso; poichè, già, m’immagino che avrai avuto dei
+dispiaceri.... che ti tireranno delle satire, delle impertinenze,
+fors’anche. Dev’essere doloroso, in fatti, sentirsi dire sulla faccia:
+— O come mai un galantuomo sensato come lei può esser padre di un tipo
+di quella fatta?
+
+C. (scattando). — Oh questo, perdio, nessuno me l’ha detto mai, nè me
+lo lascierei dire. Che gli diano dell’illuso, del.... fuorviato, lo
+posso tollerare; ma che ne parlino con disprezzo, mai al mondo! Il mio
+figliuolo è un giovane onesto, buono, generoso. Alto là, amico mio!
+L’avvertimento è anche per te.
+
+P. — Ma allora, scusami tanto. Stringiamo i conti. A questo ragazzo non
+s’è guastato il cuore, non è scemato l’affetto e il rispetto per te. Si
+occupa con passione di studi, come tu li riconosci, importanti. Non ha
+vizi. Si è ridotto a una semplicità di gusti e di vita che ti rassicura
+riguardo al suo avvenire, comunque gli si possa voltar la fortuna.
+Manifesta una forza di volontà, una fermezza di carattere che prima
+non aveva. Si fa benvolere dalla gente che lavora e che tu rispetti.
+O perchè dunque lo chiami un giovane perduto. Mi par piuttosto un
+figliuolo _ritrovato_!
+
+C. (balzando in piedi, mette una mano sulla spalla all’amico e lo
+guarda negli occhi). — O dimmi un po’: m’avresti forse preso giuoco
+fino adesso?... E mi nasce un sospetto: — avrebbe dato di volta il
+cervello a te pure in questi anni che non ci siamo più visti? Eh?
+Saresti diventato socialista? Rispondi!
+
+P. (dando una risata e alzandosi). — Io socialista! Ma tu sei matto nel
+mezzo del cervello. Poichè t’è entrato il rosso in famiglia, vedi rosso
+da tutte le parti. Andiamo! beviamone un altro bicchiere e cacciamo le
+malinconie. (Mesce.)
+
+C. (racquetato). — Alla buon’ora!
+
+P. (toccando il bicchiere). — Bevo alla tua salute, vecchio amico, e ti
+auguro quello che tu desideri: che il tuo figliuolo, fra poco o molto,
+cadendogli la benda rossa dagli occhi, si ravveda e ritorni sulla
+buona via, dopo aver fatto una apostasia pubblica e solenne, che a te
+renda la pace per sempre e metta lui per l’avvenire nell’impossibilità
+assoluta di riconvertirsi. Non è vero che è quello che desideri? Che
+s’egli facesse questo domani, ne saresti felice?
+
+C. (tace, facendo ballar nella mano la catenella dell’orologio).
+
+P. (dopo averlo guardato di sott’occhio con uno sguardo acuto e
+sorridente). — Aspetto la risposta.
+
+C. (impacciato). — Sì, naturalmente.... Però.... non ci sarebbe bisogno
+d’un’apostasia «pubblica e solenne». Non occorre di far tanto chiasso
+per rimetter la testa a partito. Ma già, (rinfrancato) quello che tu
+dici è impossibile!
+
+P. — Oh diavolo! Hai detto la seconda parte della risposta con accento
+più soddisfatto che la prima.
+
+C. (impazientito). — Oh come sei diventato sottile, pedante, sofistico!
+Già è sempre stato il tuo difetto. Sarebbe stato meglio che non
+t’avessi detto nulla.... E sarà anche meglio che cambiamo discorso.
+(Una scampanellata. Si rasserena ad un tratto.) Zitto! È lui. Non
+accennare ai nostri discorsi. Non lo vedo da stamattina presto. Che
+cosa vuoi? da un pezzo in qua, siccome son sempre un po’ inquieto
+quando è fuori, provo una certa commozione ogni volta che rientra.
+Povero ragazzo! Aspetta un po’; non mi posso tenere dall’andargli
+incontro. (Si slancia fuori.)
+
+P. (seguitandolo con gli occhi a sorridendo). — Lo chiama _andare_!
+Mi par che sia un _correre_. (Dandosi una fregatina alle mani) Ed è
+perfettamente illuso il buon uomo. Non ha proprio coscienza di stimarlo
+di più e volergli più bene di prima perchè.... è un _giovine perduto_!
+
+
+Un borghese originale.
+
+Se ne può parlare pubblicamente perchè è morto. Era un bell’originale.
+Per esempio, accettava in massima la parte critica della dottrina
+socialista, e la sosteneva, con grave scandalo dei suoi amici borghesi
+e conservatori, quasi tutti avanzati negli anni come lui. Qualcuno gli
+domandava: — Perchè, con codeste idee, non vi dichiarate addirittura
+socialista? — Perchè — rispondeva — non sono persuaso della possibilità
+del collettivismo. — E allora — ribattevano — perchè non lo combattete?
+— Perchè — rispondeva — non sono persuaso che sia impossibile.
+
+Allora saltavan su, accusandolo di contraddizione.
+
+— No, — rispondeva tranquillamente — non son persuaso della possibilità
+del collettivismo, ma vedo che tutto vi tende, e perciò dubito.
+— E faceva suo proprio il ragionamento d’un illustre accademico
+francese, Anatole France, una testa quadra. — Noi possiamo argomentare
+presso a poco l’avvenire della società da quello che conosciamo
+del suo passato; argomentare dalle condizioni in cui certi fenomeni
+sociali si produssero le condizioni in cui si produrranno ancora.
+Considerando certi ordini di fatti che vediamo incominciare al presente
+e paragonandoli a certi ordini di fatti analoghi già compiuti, ne
+possiamo indurre che i primi avranno un compimento simile a quelli
+che ebbero i secondi. Non si tratta che di «prolungar col pensiero
+nell’avvenire le curve che si disegnano al presente sotto i nostri
+occhi». Dove pensate che conduca la curva già percorsa dalle forme del
+lavoro, dalla schiavitù al servaggio e da questo al salariato? E quella
+dalla piccola proprietà artigiana ed agraria al capitale industriale?
+E quella dal riscatto delle servitù feudali al riscatto dei mezzi di
+produzione? E quella dagli antichi servizi privati agli attuali grandi
+servizi dello Stato? Tutte queste curve tendono innegabilmente al
+collettivismo.
+
+— Ma non v’arriveranno mai — gli obbiettavano.
+
+— Non lo so —, rispondeva —; ma d’una cosa son certo: che se non
+v’arriveranno mai, vi tenderanno sempre. Ora basta riconoscere, e
+non si può far di meno, che il cammino della società è e sarà sempre
+diretto verso il socialismo, sia pure per non mai raggiungerlo nella
+piena attuazione dei suoi principii; basta il riconoscer questo per non
+potere logicamente esser conservatori quali voi siete. Del socialismo
+siete avversari assoluti perchè «non prolungate col pensiero le curve
+dei fatti sociali di cui siete spettatori». Prolungatele, e sarete se
+non altro giudici più sereni ed equi del movimento presente.
+
+Questo era il fondamento del suo sistema d’idee. E a chi gli diceva
+che se nella sua classe avessero avuto predominio quelle idee si
+sarebbe mutato in precipizio il cammino della società immatura, dava la
+risposta d’un celebre uomo di Stato contemporaneo: — Non lo credete.
+L’umanità non si lascia far violenza. Essa resiste del pari alla
+stupidità cieca che le vorrebbe chiudere la strada e all’ardimento
+incauto che tenta di trascinarla d’un passo troppo rapido sulle vie
+rischiose dell’avvenire. Essa va lentamente, obbedendo a leggi mal
+conosciute, ma inflessibili. Essa dispone dei secoli, e noi non abbiamo
+che un giorno: di qui gli urti fra l’uomo e l’umanità. Tutto quello
+che per noi è sobbalzo, scossa terribile, perturbazione distruttiva si
+perde, nell’insieme, in un andamento facile e piano.
+
+Quando sentiva inveire contro gli agitatori, e citare le loro
+intemperanze e i loro spropositi come argomenti contro le idee ch’essi
+propugnano, scrollava le spalle. Era insensato, secondo lui, il
+pigliarsela con gli agitatori delle moltitudini. E pensava anche in
+questo come un uomo di Stato insigne. Essi operano per impulso di forze
+che son fuori della loro volontà, nè più nè meno che i governanti, la
+cui azione è piuttosto l’arte di seguire che quella di dirigere. Per
+indole possono essere più o meno temperati, più o meno ragionevoli; ma
+sono perchè bisogna che siano, perchè sono un portato del loro tempo.
+L’inesorabile legge del mondo vuole che noi non possiamo riuscire a
+nulla di bene senza far per la via molto di male.
+
+Egli credeva che se di queste verità tutti fossero stati persuasi,
+tutti i conflitti sociali presenti sarebbero stati grandemente
+attenuati, poichè quella persuasione avrebbe indotto le classi
+superiori a innumerevoli piccoli atti di condiscendenza, di benignità
+e di cortesia: di poca importanza ciascuno per sè, ma, nella somma
+loro, d’un effetto benefico immenso. Dalla mancanza di quella
+persuasione nasceva, secondo lui, una mala disposizione d’animo, che
+inaspriva tutte le difficoltà; e di questa mala disposizione egli
+diceva d’avere una prova nel sentimento che destava in tutti i suoi
+amici la vista d’ogni moltitudine popolare che passasse per la via,
+anche col solo intento d’una dimostrazione pacifica. Il loro primo
+sentimento era sempre di repulsione e d’inquietudine come se in
+quella folla non vedessero che i suoi peggiori elementi (elementi che
+in ogni agglomerazione di gente d’ogni classe, in forme diverse, si
+trovano) e le immagini di quanto di peggio può fare una folla sfrenata.
+Perchè non ci vedevano di preferenza la somma enorme di lavoro
+quotidiano, faticoso, tedioso, pericoloso pure, e utile e necessario,
+che ogni moltitudine di popolo rappresenta, e l’incertezza continua
+dell’avvenire, e le privazioni abituali, e le mille virtù, che pur ci
+sono, di rassegnazione, di coraggio, di costanza, di carità famigliare
+e di sacrificio fraterno? Perchè non pensavano che, sotto l’apparenza
+del prepotere del numero, quella moltitudine è ancora, nei conflitti
+sociali, la parte più debole, e quella che più soffre, delle due parti
+contendenti?
+
+Manifestava pure idee singolari riguardo agli scioperi. A ognun di
+questi si maravigliava che la prima parola dei suoi amici fosse sempre
+di disapprovazione. Si maravigliava dell’accusa di «incontentabilità»
+che essi facevano alle classi lavoratrici in una società dove la più
+parte degli arricchiti s’affanna e si stronca e si danna l’anima
+per arricchire ancora. E qual classe sociale, in qualunque tempo,
+fu mai contenta del proprio stato? E non è il malcontento, congenito
+all’anima umana, che ha fatto progredire il mondo? Non saremmo ancora
+allo stato selvaggio se il malcontento universale non fosse? E chi può
+ragionevolmente, onestamente pretendere o desiderare che la società
+rimanga immobile nello stato presente? E quanto alla consuetudine,
+che notava intorno a sè, in occasione d’ogni sciopero, di dar torto
+ai lavoratori, domandava: — Che ne sapete, nella più parte dei casi?
+Conoscete la quistione nei suoi dati numerici? In ogni modo, non potete
+negare che siano in buona fede, perchè non potete supporre che si
+deciderebbero mai a quel passo se non credessero fermamente di chiedere
+un vantaggio che si può loro concedere. E a chi gli diceva: — Ma ci son
+dei giornali del partito che approvano tutti gli scioperi — rispondeva
+che ce ne son altri, d’altri partiti, che non ne approvano nessuno.
+E ne citava parecchi in cui, nei vent’anni da che li leggeva, non
+si ricordava d’aver mai trovato una parola di consenso o di simpatia
+neppure per gli scioperi ai quali era stata più apertamente favorevole
+l’opinione pubblica. E a questo proposito diceva uno sproposito
+inaudito: che, secondo ragione, anche i giornali dell’ordine,
+quando credevano uno sciopero giustificato, avrebbero dovuto aprire
+una sottoscrizione per sostenere il buon diritto dei lavoratori.
+Immaginate, domandava, quanto maggior autorità avrebbe la stampa quando
+condanna gli scioperi se li aiutasse quando li approva?
+
+Non vedeva però torti ed errori da una parte sola. Biasimava la
+fungaia dei piccoli giornali, che per insufficienza di cultura dei
+redattori facevano dell’Idea socialista una propaganda non degna,
+e quindi perniciosa all’Idea medesima, non foss’altro che per la
+soverchia presa che offrivano al dileggio degli avversarii. Poi: che i
+socialisti combattessero il fanatismo e la superstizione riconosceva
+logico e necessario; ma che mirassero a sradicare ogni sentimento
+religioso, egli, benchè non credente, giudicava un errore esiziale alla
+loro causa. Oltrechè il sentimento religioso era radicato nell’animo
+umano a una profondità a cui la loro forza non poteva arrivare, essi,
+predicando la miscredenza, alienavano da sè gli animi inclini alla
+fede, sgomentavano la donna, davano un’arma potente di reazione in
+mano agli avversarii, mettevano un impedimento di più, e formidabile,
+sul proprio cammino. Le loro vittorie, in questo campo, non potevano
+essere che effimere. Ben più avvisati erano stati quelli che, da
+principio, della dottrina cristiana facevano leva all’idea socialista:
+la loro propaganda era stata ben altrimenti efficace, in special modo
+fra il popolo men culto. E così disapprovava nella stampa socialista
+l’abitudine del linguaggio violento, la quale toglieva forza alla
+sua parola in tutti quei casi in cui l’indignazione dell’animo e la
+violenza del linguaggio sono giustificate, e non lasciava distinguere
+alla moltitudine le menti culte e forti, che pensano e ragionano, dagli
+spiriti leggeri, in cui la passione nasconde il vuoto delle idee e
+l’assenza della logica; non solo, ma dava modo a questi di prevalere.
+Quella violenza abituale, a suo giudizio, eccitando gli animi oscurava
+le intelligenze, radunava intorno all’Idea ire fugaci, ma non coscienze
+ferme. Chi si fa più ascoltare non è chi grida; lasciando che a gridare
+non si regge un pezzo. La vera forza è nel ragionamento tranquillo e
+lucido. Egli avrebbe voluto che la stampa socialista desse l’esempio
+della dignità e della correttezza: parlando più dall’alto si sarebbe
+fatta sentir più di lontano. E lo diceva ai pochi amici che aveva da
+quella parte. Disse una volta a uno: — Dici delle cose giuste; ma urli
+come uno che sappia d’aver torto. — E a un altro, che in occasione
+d’uno sciopero raccomandava la calma: — Come vuoi che sia calma oggi
+della gente che tu ecciti tutto l’anno?
+
+Parlava spesso dell’educazione del popolo. Una volta, in un crocchio,
+fece una tirata curiosa contro un tale, che aveva lanciato nella
+discussione, come argomento decisivo: — Il popolo non è educato. —
+Conosco — disse — una sola arguzia del generale Boulanger, che mi pare
+felicissima. Egli scrisse: — Sento sovente padri e madri trattare i
+loro figliuoli di maleducati, e in questo hanno pienamente ragione.
+— Male educati, sì; ma da chi? Così si può dir del popolo. Che
+avete fatto, che fate per educarlo? Gli danno esempio di moralità le
+classi superiori corrotte, affamate del superfluo quanto i poveri del
+necessario? Gl’insegna la dignità e la moderazione il Parlamento? E
+la fede nella giustizia la Magistratura? E il culto degli Ideali la
+Borsa? E come gli potete rimproverare la mancanza di quell’istruzione,
+di cui tanti di voi hanno paura? E vi par proprio che egli non sia
+all’altezza dell’insegnamento primario che gli date? Che cosa fate per
+distruggere in lui la superstizione che sterilizza ogni buona sementa?
+Che cosa fanno per lui gli scrittori? E i grandi giornali, diventati
+oramai la letteratura della Corte d’Assise, non più divulgatori
+soltanto, ma illustratori amorosi dello scandalo e del delitto? Che
+fate voi individualmente, nei vostri contatti fortuiti o abituali
+col popolo, con cui non v’intrattenete che per necessità, e il minor
+tempo possibile, come se parlaste due lingue diverse? E questo per
+qual ragione se non perchè vi trovate a disagio con lui, sentendo di
+non aver autorità d’insegnargli nè di promettergli nulla di buono e di
+credibile?
+
+Più spesso esprimeva il suo pensiero in forma epigrammatica. A un
+amico ricco, che gli voleva dimostrare inattuabile l’Idea socialista
+perchè fondata sull’ipotesi di virtù collettive impossibili, disse: —
+Sta bene; ma è proprio questa la ragione per cui combatti quell’Idea
+con tanto calore? Io ti faccio la famosa ipotesi del Rousseau. Se tu
+potessi, alzando un dito, creare istantaneamente nel tuo paese lo
+Stato socialista, con tutte le virtù civili che esso richiede, con
+tutti i beni che ne deriverebbero al maggior numero e col danno che ne
+seguirebbe ai tuoi interessi privati, alzeresti il dito? Sii sincero.
+— L’amico rimase un momento sconcertato; poi rispose: — Sì! — E lui: —
+Ah, che brutto viso hai fatto, se ti vedessi nello specchio! Ebbene, io
+son più sincero di te: io non so se avrei la virtù di far quell’atto.
+— E quella sincerità tolse all’amico il coraggio di ripetere la sua
+affermazione.
+
+Anche scherzando soleva affermare la sua fede nell’avvenire. —
+Socialisti, conservatori, retrogradi — diceva — siamo tutti come gente
+affollata sur una di quelle strade mobili di Nuova York, che scorrono
+fra le case come fiumi. I socialisti possono dividersi e azzuffarsi fra
+loro, gli altri star a sedere, o dormire supini, o camminare a ritroso
+della direzione della strada; ma tutti insieme vanno avanti per forza.
+Per questo io non me la piglio neanche col più arrabbiato nemico d’ogni
+idea nuova. Dico tra me: — Poveretto! Non se n’accorge, perchè cammina
+col viso voltato indietro, come quei dannati di Dante che si piangono
+sulle natiche; ma va innanzi anche lui, come tutti vanno.
+
+A un socialista che diceva: — Il socialismo trionferà perchè è la
+Giustizia! — rispose: — Che idea stramba! Trionferà l’interesse del
+maggior numero, e sarà bene; ma trionferà non perchè sia giusto,
+ma perchè avrà con sè la forza, che ora gli manca: l’istruzione,
+l’educazione, la disciplina. Non c’è ragione al mondo per credere al
+trionfo della Giustizia, perchè gli uomini non saranno mai più giusti
+di quello che son ora. Stareste freschi, compagni!
+
+Scherzò in questo modo fino ai suoi ultimi giorni. Quando era
+malato grave, e lo tenevano in vita con l’ossigeno, una sera chiamò
+improvvisamente i parenti e gli amici, che stavano rosolando il
+socialismo nella stanza vicina, a bassa voce, ma non tanto ch’egli
+non sentisse; e disse loro, respirando a fatica: — Prolungate....
+prolungate....
+
+Quelli diedero subito mano all’imbuto dell’ossigeno, credendo ch’egli
+volesse dire: — Prolungatemi la vita; — ma il malato, respingendo
+l’imbuto, soggiunse con un leggero sorriso —: No.... prolungate le
+curve....
+
+Fu l’ultimo consiglio politico che diede alla sua classe.
+
+Curiosi furono i giudizi che diedero di lui i parenti e gli amici
+dopo la sua morte. — Un galantuomo, in fondo; ma aveva delle idee
+così strane! — Un po’ squilibrato, ma buono. — Un uomo d’ingegno e
+di cuore; ma di quelli che, se fossero in molti, sovvertirebbero il
+mondo. — Giudizi che provano quanto sia difficile il far con la mente
+nell’ordine dei fatti sociali quello che è così facile il far con la
+mano sopra un foglio di carta: prolungare delle linee curve.
+
+
+
+
+PARTE SECONDA.
+
+PER IL SOCIALISMO.
+
+
+Primo maggio 1904.
+
+Oggi tace ogni dissenso e ogni rancore: è giorno di festa e di pace.
+Oggi noi storniamo il pensiero dal presente e cerchiamo conforto nel
+passato: passato recentissimo, ma che par già molto lontano, come pare
+ogni ricordo dell’età più bella anche a chi non n’è uscito che da pochi
+anni.
+
+Il partito socialista, fra di noi, era nel bel periodo
+dell’adolescenza; nel quale, ad ogni manifestazione pubblica in cui
+misurasse le proprie forze, appariva cresciuto oltre ogni speranza
+dei più impazienti. Non c’erano ancora scissure nella sua compagine,
+nè disordine nelle sue file, nè incertezze nel suo cammino. Non si
+designavano ancora con un aggiunto ironicamente onorevole quelli
+che portavano all’opera sua il concorso della cultura intellettuale,
+per distinguerli, e quasi per separarli da quelli che vi portavano
+soltanto la forza del numero e della fede: la loro voce era ascoltata
+da tutti; ma il loro capo non s’alzava al di sopra della moltitudine, e
+non c’era fronte che ne fosse adombrata. La concordia, la disciplina,
+l’ardore che spiegava il socialismo nelle lotte elettorali destavano
+l’ammirazione anche di chi ne temeva gli effetti come una sventura
+della patria. Molti, anche fra i suoi più fieri avversari, eran vinti
+da un sentimento di simpatia per quel partito appena sorto, che col suo
+poderoso giovanile soffio scoteva la sonnolenza della vita pubblica
+e costringeva ogni altro partito a stringere le file e a difendersi;
+molti che l’avrebbero voluto disperdere con la violenza, non potevano
+dissimulare un senso di rispetto per quella «grande illusione» che
+suscitava tanti entusiasmi in un tempo, in cui ogni altro entusiasmo
+era morto o moriva, che con vincoli così intimi e saldi legava fra
+di loro cittadini di classi diverse, divisi fino allora da passioni,
+interessi, pregiudizi, costumi; e mentre sorridevano palesemente
+di quei nuovi «compagni» affratellati nel culto dell’utopia,
+riconoscevano con rammarico, nel segreto dell’animo, che mancava
+ad ogni altro partito il sentimento e il legame che quella parola
+esprimeva, sentivano che era espressa in quella parola una idea grande
+e bella, benchè destinata a rimanere per sempre un’idea; della quale
+penetrava un vago riflesso anche nella loro coscienza. E il partito
+dell’illusione cresceva, come un torrente, senza disperdersi, coprendo
+col suo scroscio sonoro le mille voci paurose e nemiche che s’alzavano
+lungo il suo corso.
+
+E ricordiamo i grandi comizi di quel tempo, dove, più che a discutere
+e a conciliare opinioni discordi, s’andava a ritemprare nel consenso
+universale la propria fede. Dopo il periodo dei fervori patriottici
+non s’erano più veduti esempi d’una così ardente e solenne comunione
+di pensiero e d’affetto fra cittadini di tutti i ceti. Che importava
+la valentìa degli oratori? Al deputato succedeva l’operaio, allo
+scrittore il commesso, al vecchio il giovinetto, al discorso italiano
+il ragionamento in vernacolo; erano stranamente diverse le forme del
+linguaggio; ma la voce di ciascuno pareva l’eco della voce di tutti; ad
+ogni più informe e ingenua manifestazione del pensiero e del sentimento
+collettivo applaudivano insieme, con lo stesso calore, i colti e
+gl’incolti; pareva alle volte che le migliaia d’ascoltatori avessero
+un solo respiro; la moltitudine dava l’immagine d’una società nuova,
+in cui l’antica divisione delle classi non fosse più che un’apparenza,
+ultimo resto del passato, sotto la quale già palpitasse la santa
+fraternità dell’avvenire sognato. E da quelle assemblee uscivano i
+nuovi convertiti della borghesia, sciolti anche dagli ultimi dubbi,
+in uno stato di coscienza nuovo, di una serenità sconosciuta prima
+d’allora; i giovani, occupati da pensieri insoliti alla loro età
+spensierata; i maturi, ringiovaniti nel cuore e nello spirito; tutti
+compresi d’un senso di compiacenza profonda, come se nell’adunanza
+donde uscivano non si fosse soltanto parlato, ma fatto del bene,
+lavorato a benefizio del mondo, gettato all’avvenire una semenza
+benedetta di verità, di benevolenza e di giustizia.
+
+Poi venne la bufera della persecuzione; ma non fece vacillare, nè
+divise gli animi: li rafforzò, li strinse, li rinfiammò d’uno zelo
+più operoso e d’un amor fraterno più intrepido. Tutto l’ardore, che
+era prima spiegato nella propaganda della fede, si voltò in soccorso
+e conforto delle sue vittime. Si videro fra queste, e fra le più
+ingiustamente colpite, esempi di coraggio e di fermezza non meno
+ammirabili di quelli che la storia del risorgimento nazionale ha
+tramandati all’ammirazione dei posteri; si videro fra i benefattori
+più poveri dei compagni prigionieri o esuli, e delle loro famiglie
+derelitte, esempi di generosità e di sacrificio da ridestare anche
+negli animi più scettici la stima della natura umana. I perseguitati
+uscirono dalle prove rinvigoriti di fibra, più ardentemente devoti
+all’idea per la quale avevano sofferto, più affettuosamente legati
+ai compagni che anche di lontano eran rimasti congiunti a loro col
+pensiero e con l’opera. L’aver sofferto per la causa comune era nel
+concetto di tutti un onore che metteva a paro i più umili coi più alti,
+e la comunanza dei patimenti risuggellava fra gli uni e gli altri il
+patto solidale col suggello di un’amicizia fraterna. Era in tutti come
+un secondo soffio di gioventù, un rinnovellamento della prima fede,
+purificata. Il partito, piegato per poco da una dittatura brutale, le
+scattava sotto come una molla potente, lacerando la mano che l’aveva
+compresso. L’esercito rifatto, ingrossato, fortificato dall’esperienza
+dell’avversità e del dolore, riforbiva le armi, rialzava la bandiera e
+riprendeva il cammino.
+
+Giorni venturosi, ricordati con rimpianto non da noi solamente; ma
+anche da molti di coloro che, pur professando altra fede, riconoscono
+nel movimento socialista una grande virtù vivificatrice del mondo;
+scaduta la quale, rialzerebbe la fronte il passato.
+
+Ma quei giorni ritorneranno.
+
+È nella ragion delle cose che quando un partito esce dal campo
+della semplice propaganda e dell’azione necessaria a costituirsi, a
+rassodarsi e a difendersi, ed entra in quello più vasto e difficile
+dell’esercizio politico delle sue forze per conseguir riforme
+determinate e immediate, nascano nel suo seno dissensi d’opinioni
+e contrasti di tendenze, che ne sconcertano l’organismo. Nascono
+i dissensi in quelli che lo ispirano e lo guidano da differenze
+d’indole, che prima non apparivano, nè potevano apparire nell’azione
+comune diretta ad un fine unico, a cui non si poteva giungere che per
+una sola via; derivano i contrasti da diversità di facoltà morali
+e intellettuali, per cui ciascuno dà la preferenza a quelle forme
+d’azione, nelle quali ha coscienza di operare con maggior vantaggio
+altrui ed onore proprio; provengono dal diverso grado d’esperienza
+politica, onde sono diversamente misurate la grandezza degli ostacoli
+e la potenza delle forze occorrenti a superarli; e nascon pure da
+passioni individuali, che, quando svigorisce la passione comune
+onde erano prima travolte, prendon più forza; perchè non c’è grande
+causa che affranchi i suoi propugnatori da ogni miseria della natura
+umana. Ma gli stessi dissensi, e ben più gravi, gli stessi contrasti,
+assai più violenti, si produssero fra grandi partiti e grandi uomini
+nell’opera dell’unificazione nazionale, e parvero più volte ai
+contemporanei indizi d’imminente rovina; e pare oggi a noi, giudici
+lontani e spassionati dei fatti, che dall’una e dall’altra parte si
+giovasse egualmente, in opposti modi, alla causa di tutti. E così
+parrà ai futuri, qual’è in realtà, la crisi presente del partito
+socialista: elaborazione feconda di idee; lotta di forze intellettuali
+e morali in cui gl’ingegni e i caratteri si scoprono e si provano;
+non infermità senile, ma febbre di giovinezza; preparazione, non
+decadenza. Le divisioni momentanee non rallentano che in apparenza il
+cammino dell’idea; gli uni vanno per una via, gli altri divergono;
+ma tutti procedono. Noi abbiamo ferma fede che al sorgere d’un
+pericolo comune non rimarrebbe in campo che una bandiera, quella
+intorno a cui si raccolsero le prime schiere; che se anche l’unità si
+scindesse profondamente per ora, si ricomporrebbe più salda dopo un
+primo rovescio cagionato dalla scissura. Sono ugualmente legge della
+vita d’un grande partito, sorto da una idea che non può morire, la
+tendenza a dividersi e la necessità di ramificarsi. Così un grande
+fiume, nel suo lungo corso, qualche volta si biforca, e s’allontanano
+l’un dall’altro i due rami, che lunghe isole boscose separano; ma si
+ricongiungono più oltre le acque per andar confuse in una corrente
+all’oceano.
+
+Ma perchè ciò avvenga è necessario che nella lotta entrino tutti senza
+diffidenze e senza mal animo; che ciascuno soffochi nel suo cuore ogni
+germe di odio, come un principio di tradimento; che nelle controversie
+non sia mai disconosciuta ad alcuno la libertà della coscienza e la
+onestà dell’intento; che alla mente di tutti siano presenti sempre
+l’immagine cara della concordia antica e lo spettro minaccioso del
+nemico comune, e sopra ogni cosa questo pensiero terribile: che dal
+perpetuarsi della discordia sarebbe miseramente disperso il frutto d’un
+lavoro enorme e d’infiniti dolori, e scoraggiato l’animo e contristato
+il cuore a una moltitudine immensa, che aspetta e che spera. Fermiamo
+tutti questo proposito in questo giorno di tregua e di festa; sia il
+1.º Maggio anche quest’anno la festa della fraternità e della speranza;
+suoni sulle labbra e nel cuore di tutti con la cordialità antica,
+si ricambi fra tutti, con la voce e col pensiero, da vicino e da
+lontano, fra conoscenti e fra sconosciuti, a traverso ogni distanza,
+con l’affetto dei giorni migliori, la parola a cui diede il socialismo
+un significato nuovo, che rimarrà nella storia e nel cuore delle
+generazioni: — Compagno! — Compagno, discuteremo domani; oggi è il 1.º
+Maggio; oggi ci rallegriamo insieme contemplando l’orizzonte sereno del
+passato, e quello luminoso dell’avvenire; oggi abbiamo una sola idea e
+un’anima sola.
+
+
+Ai fanciulli.
+
+Un saluto a voi in questo giorno di festa e di speranza, a cui voi non
+pensate ancora.
+
+Non mai così pietosamente come in questo giorno il nostro pensiero vi
+cerca e vi abbraccia trascorrendo per tutti i paesi «civili» dove la
+cupidità e la fame concordi curvano la fanciullezza a una fatica che le
+contrista l’anima e le divora le forze.
+
+Dentro a un’atmosfera tetra, velata dal fumo delle officine, dai nuvoli
+di zolfo, dalla polvere di carbone, dai vapori delle risaie, passa la
+processione infinita di piccoli lavoratori, da quelli sepolti nelle
+miniere del settentrione, che si trascinano nudi e carponi nel fango e
+nelle tenebre, col sacco attaccato al collo, fino a quelli che sudano
+nelle cave della Sicilia dai ventri enfiati e dalle ossa scontorte,
+nutriti d’un pane orribile, intinto nell’olio nauseabondo delle loro
+lampade; passa l’esercito miserando dei fanciulli oppressi, con le
+faccie smunte ed esangui, con le mani e coi piedi piagati, gli uni
+cadenti dal sonno, gli altri piangenti in silenzio; file di ragazzi
+avvizziti ed anemici, curvi come vecchi, che feriscon l’aria di tossi
+secche e di aneliti dolorosi; passano gli avvelenati dal fosforo, gli
+acciecati dalle fornaci, i mutilati dalle macchine, gli arsi dal grisù,
+i seppelliti dalle frane — e mille occhi, passando, si fissano nei
+nostri — occhi spenti, duri, sdegnosi, supplichevoli, che ci dicono: —
+Noi avemmo una infanzia senza cure, noi abbiamo una fanciullezza senza
+gioie, noi avremo una gioventù senza salute, e una vecchiaia senza
+conforti; e molti di noi aspetta l’ospedale o la carcere, o, prima
+del tempo, la terra, dove altri figliuoli di lavoratori ci aspettano
+innumerevoli, o nati morti, o uccisi in culla dai narcotici, o finiti
+dai maltrattamenti o dall’inazione; è questo il nostro destino; e
+perchè? — E altre cose ci dicono quegli occhi. Ci dicono la legge
+protettrice dei fanciulli con mille inganni violata, la complicità
+dei parenti famelici, la cecità degli ispettori, l’indifferenza delle
+autorità, e la ipocrisia di una società civile che crede di pagare ogni
+suo debito porgendo la mano a uno su cento dei miseri che essa medesima
+atterra, e l’aberrazione di una carità che va a cercar miserie e
+dolori a migliaia di miglia lontano da quelli che le gemono inutilmente
+d’intorno, e la ingiustizia d’un mondo che vitupera l’inerzia in coloro
+in cui fu spento dalle fatiche precoci l’amor del lavoro, e dice causa
+unica della sua miseria i vizi che semina egli stesso e di cui dà pel
+primo l’esempio e punisce senza pietà i delitti a cui è indotta tanta
+gente da una ignoranza e da una corruzione della quale non ha colpa.
+
+E passano ancora e passano senza fine i piccoli schiavi, gli uni
+rassegnati, gli altri frementi, malaticci, istupiditi, paurosi,
+stravolti, diretti alle capanne o alle grotte o alle stalle o alle
+stamberghe infette delle città grandi, dove la promiscuità selvaggia
+dei sensi finisce di corrompere l’anima e il corpo. E mentre ci
+stringe il core quel coro di gemiti, di rampogne e di imprecazioni, più
+amaramente ci addolora una voce grassa e pacata che risuona al di sopra
+di quel coro, e vi dice: — _Non c’è rimedio._
+
+Ah, non lo credete, ragazzi! Per quanto v’è di più sacro al mondo, non
+è vero. Se fosse vero, noi dovremmo sputare sulla parola _civiltà_ ogni
+volta che la troviamo stampata in un libro. Empia è la voce che dice
+al misero: — Dispera. — Vana è quella che dice di tutto aspettare dal
+cielo, di nulla pretendere dagli uomini. Una forza immensa si leva nel
+mondo in prò dei vostri padri e di voi, e questo è il giorno in cui
+essa palpita in milioni di cuori e parla da milioni di labbra, da per
+tutto dove piange un fanciullo spossato, dove si stende invano a cercar
+lavoro un braccio virile, dove sospira un vecchio senza pane dopo aver
+lavorato finchè gli bastaron le forze. E non soltanto fra i vostri
+compagni di fatiche e di stenti quella forza si leva. Ma nelle belle
+case che invidiate, in mezzo agli agi ed ai piaceri che voi non godrete
+mai, una generazione vien su, che voi credete ignara e sprezzante dei
+vostri dolori, una moltitudine di fanciulli e di giovinetti dalle mani
+bianche e dal viso florido nella cui mente entra ogni giorno una idea
+che offusca la serenità, che tormenta la loro coscienza, che affanna
+e dilata e innalza il loro cuore, e li sospinge verso di voi, e li
+prepara ai sacrifici generosi, e li arma e li ammaestra a combattere
+con amoroso coraggio per la causa vostra e dei vostri figli.
+
+No, i vostri figli non avranno più, pensando alla fanciullezza dei
+lavoratori, la visione sciagurata che riempie noi di tristezza e di
+vergogna. La fanciullezza sarà risparmiata perchè tutti gli uomini
+lavoreranno e la produzione avrà per fine la soddisfazione dei bisogni
+comuni, non il lucro di pochi, e la macchina sarà serva, non tiranna
+dell’uomo; i vostri fanciulli andranno alla scuola essi pure, perchè
+tutti avranno il diritto a coltivare lo spirito fino al segno richiesto
+dal riconoscimento delle attitudini e della dignità dell’uomo civile;
+essi cresceranno lieti e benevoli, perchè non cresceranno più nella
+miseria tetra e nella fatica bestiale che confonde la coscienza e
+perverte il cuore; essi ameranno il lavoro e la vita, perchè il lavoro
+sarà umanamente misurato e compensato, e la vita non sarà più una
+guerra fratricida per cui gli uni nascono armati e gli altri inermi,
+e in cui per un forte o un astuto che trionfa, mille deboli mordon
+la terra; ma la lotta ordinata e onesta di tutti per ciascuno e di
+ciascuno per tutti, della quale apparirà la necessità e la giustizia
+con la stessa luminosa evidenza con cui ci appaiono quelle verità
+elementari che sono i fondamenti stessi della ragione e della coscienza
+umana.
+
+Sì, questo è l’avvenire, com’è vero che ci regge la terra e ci
+rischiara il sole. E voi, fanciulli, fissate nell’animo la data del
+1.º Maggio, che nulla forse vi dice ancora. Un giorno essa vorrà dire
+anche per voi: concordia, speranza, vittoria, pacificazione. Cristo
+sarà ritornato dopo venti secoli per dire un’altra volta: — «Lasciate
+i fanciulli venire a me» — ossia: Lasciate che siano fanciulli, che
+crescano col sorriso sul volto e con la fronte rivolta al cielo, perchè
+Dio non vuole che si faccia la ricchezza col sangue delle loro vene e
+col midollo delle loro ossa, e a prezzo dell’innocenza e della bontà
+dell’anima loro.
+
+E Cristo ritornerà, fanciulli. Oggi che si festeggia il suo futuro
+ritorno, invocatelo e fidate in lui; sentirete anche voi che Egli si
+avvicina.
+
+
+A una signora.
+
+Giorni or sono, udendo un socialista parlare in pubblico intorno a un
+argomento estraneo alla propria fede, e approvando, commossa, le parole
+di lui, che rispondevano in tutto ai sentimenti affettuosi e gentili
+dell’animo suo, ella esclamò con meraviglia: — Chi direbbe mai che è un
+socialista!
+
+Ella non ha pensato che con quella esclamazione, accusava le sue amiche
+e i suoi amici, e quasi tutta la classe a cui appartiene, d’una nera
+calunnia. Ecco, dunque, come le siamo dipinti; come gente cui sia a
+meravigliarsi che possa esprimere qualche volta di quei pensieri e di
+quei sentimenti, nei quali tutte le anime oneste concordano.
+
+Ma veda che abisso ci separa! Io mi meraviglio ogni giorno di più
+della cosa opposta: che si possano avere quei sentimenti e non essere
+socialisti.
+
+Ella scatta, ed io ripeto e mantengo.
+
+Rifletta un momento, signora.
+
+Soffrire delle miserie e dei dolori sociali come d’un male proprio, in
+modo da non averne più quiete, e non sapersi rassegnare allo spettacolo
+delle disuguaglianze ingiuste che offendono e avviliscono gli uomini;
+credere che non vi sarà mai pace, nè prosperità, nè moralità, nè
+civiltà vera, fin che un piccolo numero d’uomini avrà nelle mani
+i mezzi con cui, direttamente o no, tutto si corrompe, tutto si fa
+piegare, tutto servire al fine di accrescere continuamente la potenza
+di comprare, di corrompere e di dominare; aver fede che la pace e la
+prosperità vera si otterranno affrancando il lavoro dalla schiavitù
+economica che lo opprime, e non lo assicura, e riducendolo più umano
+con una distribuzione più equa, e più fecondo con l’associazione di
+tutte le forze; e con questa fede adoperarsi a educare, a istruire,
+a ordinare le moltitudini affinchè, diventate maggioranza cosciente
+e concorde, possano costituire legalmente uno stato sociale (già
+maturato, quando esse prevarranno, dall’evoluzione) nel quale tutti
+si trovino nelle stesse condizioni iniziali per la lotta della vita,
+e il diritto alla vita sia assicurato a quanti voglion lavorare e non
+possono e non si possa lasciar in eredità l’ozio e la dominazione,
+e l’uomo non veda più nei suoi simili dei concorrenti nemici, ma dei
+cooperatori fraterni; tutti questi sentimenti e concetti, che sono,
+insomma, la sostanza del socialismo, può ella dimostrare, mi può ella
+dire soltanto, che non siano tali da doversi maravigliare che non li
+accolga ogni anima nobile?
+
+Una cosa sola mi può rispondere: che non sono accolti perchè si fondano
+sopra un’utopia. — Ma con questa risposta non mi contradice, perchè
+in qual modo mi può negare che per essere utopisti così fatti conviene
+avere una fede nella bontà della nostra natura, un desiderio del bene
+e un amore per l’umanità, non possibili che in animi onesti e in cuori
+generosi?
+
+E come di questo ella si accerterebbe facilmente, e riconoscerebbe
+d’essere stata finora ingannata, e dai giornali che legge e dagli
+amici a cui crede e da tutte le vecchie idee non discusse in cui vive
+imprigionata, se potesse conoscer da vicino quella gente disseminata
+e malefica piena di passioni e di propositi iniqui e della quale sente
+parlar con orrore!
+
+Ella, per esempio, ha inteso parlare di studenti socialisti, e avrà
+lamentato, con parole amare, che si sia attaccata anche alla gioventù
+studiosa quella lebbra. Ebbene, io ne conosco, e anche se prescindo
+dalle idee che a loro mi legano, mi paion di tanto superiori agli
+altri! Mai che apparisca nei loro discorsi sull’avvenire quel duro
+proposito di farsi strada nel mondo a qualunque prezzo, quella smaniosa
+avidità di ricchezza e di piaceri, che è già confitta nel cuore di
+tanti giovani della loro condizione. L’avere uno scopo alla vita posto
+fuori di sè stessi, così alto e bello, dà loro una sicurezza e una
+serenità di coscienza, e una tendenza a meditare sui fatti e sugli
+uomini, e a cercare in tutte le opere la manifestazione dell’animo
+e del pensiero, sotto le apparenze ingannevoli quello che c’è di
+vero, di umano e di benefico, che non si trova negli altri se non
+come rara eccezione. Ed hanno un modo di famigliarità così giusto e
+così amabile con la gente delle classi inferiori a cui si mescolano,
+spiegano con essa un sentimento di fraternità tanto più schietto e
+profondo, perchè dedotto da più intime e salde ragioni, di quello che
+io ricordo dell’ultimo periodo degli entusiasmi patriottici, sopportan
+con una così degna rassegnazione le diffidenze, le ingratitudini,
+qualche volta le aspre parole, che in quell’affratellamento cercato
+s’attirano, e annunziano e difendono la propria idea fra gli amici
+ostili e nella famiglia sdegnata, tra le rampogne e gli scherni, con
+un così coraggioso ardore, con una così tenace ed ingenua fede nella
+vittoria del bene, che lei, se li udisse e li vedesse all’opera, lei
+che è buona e gentile, sarebbe costretta ad ammirarli e ad amarli, e
+desidererebbe che il suo figliuolo li rassomigliasse, e potesse — senza
+compromettersi, s’intende, e serbandosi immune dalla lebbra delle loro
+dottrine — godere della loro sana e vivificante amicizia.
+
+Ella udrà parlar sovente di operai socialisti, e che concetto n’abbia
+me lo immagino: li crede la feccia della loro classe. Eppure, signora,
+se è una cosa bella in un operaio rinunziare al giuoco e alla taverna
+per udire discorsi e ragionare egli stesso, come può, su questioni
+economiche e morali, che lo costringono a uno sforzo di mente e gli
+destano il bisogno di una vita intellettuale e il rispetto della
+scienza e dell’ingegno; se è prova di animo ingentilito il riconoscere
+e il predicare che la donna non è una bestia da soma per picchiarsi
+per sfogo, quando s’è arrabbiati o briachi, ma un essere che ha
+diritto a una migliore condizione economica e civile e a una nuova
+e più alta forma di rispetto pubblico, se è degno di dignità il non
+imitare, lo sdegnare i compagni di lavoro delatori, i pronti a curvarsi
+davanti a tutti i venditori di voti, i bruti che hanno la coscienza
+nel ventre e postergano ogni interesse collettivo della loro classe
+ad ogni immediato ed anche passeggero vantaggio proprio, se è bontà
+e carità l’esser sempre disposti a levarsi il pane di bocca e a dare
+il soldo del sigaro e del bicchiere per soccorrere i compagni ridotti
+indegnamente sul lastrico, se anche sono sconosciuti o stranieri; se,
+infine, l’avere una viva coscienza della fraternità degli uomini e dei
+popoli, e fede in una grande missione economica e politica del proprio
+stato, se il convertire l’odio cieco contro i privilegiati della
+fortuna in un’avversione ragionata contro l’ordinamento sociale, se il
+comprendere e far comprendere altrui che non dalla violenza disordinata
+e selvaggia egli ha da sperare un grande mutamento della sua sorte,
+ma dalla pacifica conquista dei poteri pubblici, non possibile se
+non per una successiva trasformazione delle idee e una lenta vittoria
+sulle coscienze; se tutti questi son segni di superiorità d’animo e
+d’intelligenza — e i segni sono palesi, ad ogni uomo di buona fede, lo
+creda — come può ella negare che gli operai socialisti non solo siano,
+ma debbano essere di necessità moralmente migliori degli altri e degni
+del suo rispetto e della sua simpatia?
+
+Più sovente ella udrà parlare di pubblicisti di dottrina e d’ingegno,
+che fanno ardente propaganda di socialismo e gliene parleranno in modo,
+suppongo, che ella convocherebbe un consiglio di famiglia prima di
+riceverne uno in casa sua. Ebbene, ci pensi un poco. Questo è certo,
+frattanto: che tutti, dal primo fino all’ultimo, sono necessariamente
+disinteressati, perchè nessuno dei giornali di cui si valgono può
+rimunerar l’opera loro, che anzi ricevon da loro prosa ed obolo
+insieme. Pensi che se sono letterati ed artisti pure sono obbligati,
+non foss’altro che per sostenere le proprie idee, a studi ingrati
+e difficili, alieni dalla loro natura, e a rifar quasi, con grande
+fatica, la propria educazione intellettuale, e che tutti condannano sè
+stessi ad aver nella parte del pubblico, a cui si rivolgono, tanto meno
+lettori e ammiratori quanto più il loro pensiero è profondo e l’arte
+loro squisita. E se sono scienziati e uomini politici non possono aver
+di mira nè onorificenze, nè cariche, da cui è escluso il partito che li
+accoglie; nè sperare un vantaggio proprio da un mutamento radicale di
+cose, perchè son ben certi che non vivranno tanto da vederlo, e che se
+pure avvenisse quale essi lo invocano, sarebbe tale di sua natura, da
+non consentire ad alcuno nè ricchezze, nè potenza, nè onori. Non resta
+dunque che una sola ambizione, da cui ella può pensare che sian mossi:
+quella d’esser mandati alla Camera. Ma ci rifletta un minuto, veda se
+— concessa pure quell’ambizione — essi sceglierebbero per soddisfarla
+una via così rischiosa e se si può chiamar davvero ambizione quella
+d’andare in Parlamento, in mezzo a un gruppo minuscolo, a farsi
+soffocar la voce da tutti partiti concordi e dare addosso come a un
+pugno di banditi. Pensi pure, cerchi, si faccia anche cercare dai
+suoi amici una sola ragione, la quale le dia diritto di credere che
+quei signori non sono gente di buona fede, generosa se non altro, di
+sentimenti e di intenti, e piena di cuore e di coraggio.
+
+Le pare ancora che sia ragionevole il meravigliarsi che tutti costoro
+— studenti, operai, pubblicisti, — siano capaci di sentimenti nobili? O
+non le pare invece che ci sarebbe da meravigliar del contrario?
+
+Le dirò di più, francamente: ch’io non vedo più bontà, generosità
+vera che in chi professa quella fede. Conosco, sì, molti uomini
+dotati di quelle virtù fra coloro che avversano anche fieramente
+l’idea socialista, e ho sempre fra di essi dei cari amici. Ma dopo
+che giudico l’anima loro da quell’idea, sono un po’ scaduti nel mio
+concetto, debbo dirlo, anche i migliori. Io non li trovo più logici
+neppur nell’esplicazione dei loro sentimenti più degni. Vedo i loro
+pensieri di fraternità e di carità sociale intoppare ogni sentimento
+in un ostacolo, arrestarsi quasi impauriti, a dei confini, davanti
+ai quali l’animo dei socialisti piglia maggior forza per lanciarsi
+oltre. M’accorgo che l’idea d’un lontano danno della loro classe
+getta un’ombra sul loro già sacro amore di libertà e di eguaglianza,
+e li rende avversi, in segreto, a quella diffusione dell’istruzione
+popolare, che fu già il più caldo dei loro voti. Sono condotti a ogni
+tratto, per combattere le nostre idee, a negare o a palliare miserie
+evidenti e colpe imperdonabili; a fare, per non essere tirati a certe
+concessioni, una scelta guardinga, non generosa nè schietta, fra le
+ingiustizie sociali contro cui debbono levare la voce. E trovo che nel
+cercare e proporre dei rimedi, s’ingegnano in ogni modo di lasciar da
+parte, di finger di non vedere quelle cause, alle quali non posson
+toccare senza riconoscere le ingiustizie che a loro convien tacere.
+E nei credenti più sinceri scopro un sentimento religioso pieno di
+pregiudizi mondani e di accortezze, che si sforza di conciliare le cose
+più inconciliabili e si rassegna troppo facilmente al concetto della
+necessità di troppi mali; e nei non credenti, in onta alle loro idee
+liberali, sorprendo una troppo frequente tentazione di rifugiarsi,
+per terrore di un avvenire infausto ai loro interessi, tra quelle del
+passato, che essi combatterono per tutta la vita, e di cercare in una
+religione in cui non credono, un’alleanza, della quale non potrebbero,
+e lo sanno, mantenere i patti lealmente. E gli uni e gli altri,
+finalmente, li vedo sforzarsi di continuo a far tacere il cuore e la
+ragione, che, confusamente, ma senza tregua, susurrano loro la verità,
+e a nascondere a noi questo stato d’animo, ciò che stende su tutti un
+leggiero velo d’ipocrisia, sotto al quale m’appare alquanto alterata la
+loro antica faccia di galantuomini.
+
+Di queste cose ella non s’avvede, naturalmente, perchè non può
+raffrontare le persone che la circondano con la gente che ella
+giudica dal giudizio loro. Ma se ne avvedrebbe, non ne dubito, se
+quel raffronto potesse fare. E quante idee sue si muterebbero se ella
+leggesse quei libri e quei giornali di ogni paese, che vede qualche
+volta ammontati sul mio tavolino e guarda con un senso di ripugnanza!
+
+Scoprirebbe una legione di pensatori potenti e sereni, di cui
+stupirebbe d’aver ignorato il nome finora, e che ognuno l’ignori
+intorno a lei, nei quali s’accoppia alla forza d’una fede fiammeggiante
+l’autorità d’una vasta e nuova coltura; nature intellettuali, tempre
+d’animo nuove, gagliarde ed ingenue, appassionate ad un tempo e
+pazienti; donne d’ingegno virile e di cuore angelico; poeti incolti
+nelle cui strofe informi balenano immagini immense; autodidattici
+solitari venuti su dalla gleba, dei quali s’indovinano gli studi
+faticosi, contrastati, violenti come una lotta fisica, proseguiti per
+venti anni in soffitte senza fuoco, a prezzo di sacrifici eroici; una
+falange di scrittori strani, aspri, tormentati, oscuri, di cui si vede
+attraverso a ogni pagina sudar la fronte nera di polvere e sanguinar
+gli occhi bruciati dal riverbero delle fornaci, ma dotati d’una
+eloquenza misteriosa, che la farebbe pensare per giorni e per notti.
+
+E udrebbe da rozze bocche di lavoratori verità e ragioni che nessun
+libro le ha mai dette, narrazioni di miserie e grida dell’anima che la
+farebbero fremere come il suono del pianto d’un mondo, parole di pietà
+e di tenerezza, che sarebbe forzata a ripetere ai suoi figliuoli, e che
+non le uscirebbero mai più dalla mente.
+
+E finirebbe ad amare tutti quegli uomini di ogni classe e d’ogni paese,
+portanti tutti sulla fronte, come una stella vermiglia, la stessa Idea,
+che si scambiano attraverso a mari e a frontiere parole di fraternità
+e di speranza, e a poco a poco, abbracciando col pensiero l’orizzonte
+vastissimo, vedendo l’Idea sfolgorare su mille campi di battaglia, e le
+legioni stellate avanzarsi e salire da ogni parte, ingrossando lungo il
+cammino come torrente in piena e sommergendo a ogni onda una rovina del
+passato, sarebbe forse scossa ella pure da un fremito d’entusiasmo ed
+esclamerebbe: — È giusto, è benefico, è necessario che questo sia.
+
+Ma no; nulla seguirebbe in lei di quanto io dico, e non gliene faccio
+rimprovero, poichè troppo saldo è ancora nella sua mente quel ferreo
+cerchio di idee ereditate, senza spezzare il quale le nuove non
+entrano. E quando pure incominciasse in lei un mutamento, se passasse
+allora sotto le sue finestre una dimostrazione d’operai socialisti,
+chiedenti, lei consapevole, la più giusta delle concessioni, lei,
+al veder quelle facce e all’udir quelle voci, spaventata e sdegnata,
+scorderebbe in un punto tutte le sue letture e disdirebbe tutti i suoi
+consensi, per maravigliarsi da capo che si possa esser socialisti e
+aver dei sentimenti onesti e gentili.
+
+D’altra parte, io ho scelto a proposito, per parlare a lei, questo
+quarto d’ora della vita nazionale.
+
+E anche qui, veda, ci separa un abisso, perchè tutto ciò che in questi
+giorni fa respingere più sdegnosamente da lei e dai suoi amici le nuove
+idee, produce in noi l’effetto opposto.
+
+Noi vediamo una moltitudine, che par la maggioranza del paese, urlare
+e imprecare col pugno teso contro una frotta di gente cacciata a furia
+nelle carceri, non colpevoli, in massima parte, che d’un’illusione,
+d’un grido o d’un impeto d’ira provocata, e volere e approvare che ai
+credenti nel nuovo verbo sieno violate le case, manomesse le robe, e
+impedito di adunarsi, di parlare, di lagnarsi e di vivere, e accusarli
+d’ogni follìa e d’ogni infamia. Ebbene, tutto questo non fa vacillare
+un istante, ma rinsalda profondamente la nostra fede; la nostra
+compassione non è per quelli contro cui s’impreca, ma per quelli che
+imprecano; tutto ciò che accade non ci pare che un accidente sfuggevole
+del grande cammino vittorioso della nostra causa; e con più serena
+e imperturbabile sicurezza crediamo che la ragione, la verità, la
+giustizia, l’avvenire sono dalla parte dei maledetti e che il fascio
+enorme d’interessi e di forze che s’aggrava sul loro capo non è che un
+mostruoso avanzo del passato, di cui gli anni sono numerati.
+
+Ella non lo crede; ma lo crederanno i suoi figliuoli, e i suoi nipoti
+lo vedranno, e ai figli di questi non parrà possibile che gli avi loro
+non l’abbiano creduto.
+
+Ed ora, la saluto con affettuoso rispetto. Ella risalga fra la gente
+per bene; io ridiscendo.... fra gli altri.
+
+
+Discordie in famiglia.
+
+Ecco una famiglia quale ve n’ha mille oramai e ve ne avrà migliaia fra
+pochi anni.
+
+I legami dell’affetto non si sono allentati; ma la bella armonia delle
+conversazioni intime e liete non v’è più. Vi entrò la nuova Idea e
+v’accese la discordia tra il padre e il figliuolo, tra la figliuola
+e la madre, e turbò i sonni di tutti. Le conversazioni si son mutate
+in discussioni, in cui risuonano parole insolite e proposizioni
+temerarie, che le persone di servizio ascoltano dilatando gli occhi
+e commentano vivamente tra di loro, parteggiando pei ribelli. Ogni
+giorno, sotto mille forme, la questione eterna risorge. Lo studente
+adduce argomenti economici e cifre; la fanciulla ragiona, in nome d’una
+pietà vasta e nuova, che abbraccia milioni d’uomini sconosciuti, e
+che la vecchia madre non comprende. In parte, la comprende il padre,
+o qualche cosa approva e concede, ma alle ultime conclusioni resiste
+con fermezza ostinata, e, incalzato, si sdegna e disdice ciò che
+ha concesso, e tronca la disputa con minaccie e rimproveri amari;
+mentre la sua compagna fissa in silenzio i figliuoli, dondolando il
+capo con tristezza, turbata al presentimento d’un avvenire sinistro.
+Nelle controversie sempre rinascenti cozzano l’egoismo paterno e la
+generosità umana, la verità di ieri che si va cangiando in menzogna,
+l’utopia d’oggi che sarà verità domani, le forze tenaci dell’interesse,
+le forze impetuose dell’amore, le paure della vecchiezza per cui
+l’avvenire non è che minaccia, le virili baldanze della gioventù
+per cui l’avvenire è tutta speranza. Chi ci ha mutato i figliuoli? —
+dicono i vecchi fra due sospiri, — e passano in rassegna sospettosa
+gli amici e i conoscenti, non pensando che l’idea non entra nelle case
+per la porta, ma per le finestre, con le ondate d’aria e i raggi del
+sole. Qua e là, pei tavolini e sugli scaffali, appaiono libri nuovi,
+dai titoli strani, in cui ricorre sempre la parola malaugurata, e la
+madre li guarda senza toccarli, e il padre n’apre uno ogni tanto, ma
+lo richiude, corrugando la fronte. Ahimè! i libri: un altro argomento
+di discordia che salta su, tra la minestra e le frutta, ogni giorno.
+Scrittori che erano come i santi domestici, ai quali si rendeva
+un culto concorde, son tirati giù l’un dopo l’altro dall’altare; i
+figliuoli li accusano di indifferenze e di silenzi colpevoli, di idee
+monche e di sentimenti angusti. Essi vanno scoprendo che la vecchia
+biblioteca è piena di menzogne, di pregiudizi barbarici, di sentenze
+ingiuste e stolide, accettate senza esame e ripetute macchinalmente
+come ritornelli di canzoni imparate dai bimbi. Ma neppur sull’amore
+di patria il vecchio patriota e i figliuoli non s’intendono più; quel
+grande amore, in questi, non ha più per oggetto simbolico l’antica
+bella donna superba, con la corona in capo e la spada in pugno,
+fiorente di una salute alla più parte dei suoi figli negata: ma si
+espande sopra una moltitudine immensa di creature umane, povere e
+stanche, che pregano, si lamentano e fremono; dalle quali il pensiero
+del vecchio, infiacchito dagli anni, rifugge diffidente e sgomento.
+E cent’altre parole usuali, in casa sua, par che abbiano acquistato
+un secondo senso, che non significhino più per i figli la medesima
+idea che per lui. S’è alterata la loro ragione? S’è pervertito il
+loro animo? Padre e madre, su questo punto, vivono in una incertezza
+dolorosa. Sì, dell’una e dell’altra cosa son certi, se badano al
+fondo dei loro discorsi: le idee sono insensate e funeste; chi ne può
+dubitare?... Ma ciò che li fa dubitare è il fremito vivo e sincero
+delle loro indignazioni, è l’accento amoroso e profondo della loro
+pietà, è la forza virile della loro persuasione, è la pertinacia
+infaticabile con cui ripetono senza fine le stesse ragioni, rincalzate
+ogni giorno da nuovi consensi inaspettati d’autorità rispettabili, è la
+bella luce intellettuale che lampeggia sulla loro fronte, è un non so
+che di sicuro, di indomato, di grande, che si sente confusamente nella
+concitazione disordinata, della loro eloquenza provocatrice. Così è. In
+quei momenti il giovinetto sembra un uomo e la signorina è più bella,
+e i loro visi accesi son come coloriti dal riflesso di un’aurora,
+che vedono essi soli. Con quelle idee, però, l’uno non farà carriera,
+l’altra resterà ragazza. E questo è il pensiero che affligge più forte
+le due canizie. — A questa vecchiaia eravamo riserbati! — si dicono, e
+non vi si sanno rassegnare....
+
+Eh! buoni vecchi, non sapevate che eterna è la lotta fra la vecchiaia
+e la giovinezza, che la casa è il piccolo campo su cui principiano in
+scaramucce tutte le grandi battaglie sociali, che altri padri, altre
+madri hanno sofferto, tremato, lottato prima di voi, che ogni nuova
+Idea costò alla famiglia affanni e terrori, perchè la famiglia pure
+è un organismo che non concepisce senza turbamenti e non partorisce
+senza spasimo? Fatti coraggio, buon vecchio: per la tua figliuola e
+per quelle che la somigliano sorge una nuova generazione di giovani
+magnanimi, che disprezzano le donne da cui non sono compresi, e adorano
+quelle che a te paion fuorviate: la tua figliuola sarà adorata da un
+uomo degno dell’anima sua, e dal pieno e possente amor loro nasceranno
+dei figli superbi. E tu, povera donna, che vegli fino a mezzanotte,
+col cuore trepidante, aspettando il figliuolo che andò alla Sede
+dei Lavoratori, datti pace; non gli far rimproveri quando apparirà
+sull’uscio; accoglilo dolcemente: egli ritorna a te più buono, più
+onesto, più nobile di quand’è partito; egli porta nella mente un’idea
+che gli illumina la vita e nel cuore una speranza che gli fa amare
+il mondo. Datti pace: egli non sarà fortunato, forse: ma non sarà
+egoista, non adorerà il danaro, non opprimerà i deboli, non rimpiangerà
+un passato nefando per paura d’un avvenire che il mondo invoca. E
+non raccomandarti, come fai ogni sera, a quella piccola immagine di
+Cristo crocifisso che pende a capo del tuo letto, perchè ti converta
+il ribelle. Se quel crocifisso si staccasse dalla croce e scendesse un
+momento, grande e vivo, in mezzo a voi due, non sarebbe la tua fronte
+quella che sentirebbe per la prima la dolce carezza della sua mano
+trafitta.
+
+
+Il partito socialista.
+
+ _A un piccolo borghese liberale._
+
+Tu detesti il partito socialista: ma tu vuoi l’istruzione, vuoi
+l’incivilimento della moltitudine perchè comprendi che la civiltà
+ora è composta d’un piccolo numero d’uomini civili e d’un armento
+infinito di pecore. Ebbene, rifletti un po’. Questo partito che si
+rivolge alla moltitudine incolta e inerte, intorpidita da secoli di
+schiavitù, ignorante a un tempo dei suoi diritti e dei suoi doveri,
+e le dissuggella gli occhi, la scrolla, le soffia nella mente e nel
+cuore, le grida continuamente: — Svegliati, pensa, impara, dirozzati,
+migliorati, organizzati, fa il tuo bene da te stessa, affrancati da
+una tutela che ti terrà perpetuamente nell’oscurità e nell’impotenza,
+— questo Partito, pure condannandolo per altri rispetti, tu lo dovresti
+ringraziare, se non altro, in nome della civiltà e della dignità umana.
+
+Tu hai in orrore la dottrina socialista; ma tu vuoi la moralità in
+alto come in basso, la giustizia per tutti, una classe dirigente
+illuminata, generosa, fautrice del progresso e della prosperità
+pubblica. Ebbene, questo Partito, che con l’occhio vigile sulla
+politica, sull’amministrazione, su tutte le forme del lavoro, su tutte
+le funzioni dell’organismo sociale, continuamente e infaticabilmente,
+senza riguardi e senza paure, rivela miserie, denuncia ingiustizie,
+mette a nudo corruzioni, smaschera imposture, combatte false idee
+ereditarie e pregiudizi barbari e privilegi iniqui, e incalzando
+e tormentando con mille stimoli l’egoismo e l’inerzia della classe
+privilegiata la costringe a discutere, a difendersi, a concedere, a
+promettere, a fissare lo sguardo, se non altro, sulle miserie e sui
+dolori umani, onde i migliori n’abbiano almeno pietà e i peggiori
+almeno paura; questo Partito, credilo, esercita un’azione benefica,
+della quale — se cessasse domani — avvertiresti la mancanza tu stesso
+con un senso di rammarico e di sgomento.
+
+Tu hai il socialismo in orrore; ma tu vorresti che la gioventù, che il
+popolo avesse nell’animo un alto ideale, che i collegi elettorali non
+fossero mercati in cui spadroneggia chi ha più danaro e meno coscienza,
+che i rappresentanti della nazione cessassero d’essere servitori e
+sensali degli elettori che hanno comprati e che disprezzano. Ebbene,
+questo Partito, a cui accorrono giovani d’ogni classe, senz’altro
+vantaggio personale prossimo nè remoto, anzi con la certezza di
+persecuzioni e di danni immediati o futuri; questo Partito che, solo,
+dà in qualche luogo l’esempio confortante d’un povero lavoratore
+senza un soldo, più pauroso che desideroso d’essere eletto, il quale
+vince nella lotta un ambizioso potente che ha dalla parte sua tutte
+le forze dell’autorità, della clientela e dell’oro; questo Partito
+che respingendo blandizie, promesse e favori di chi ha tutto e può
+tutto, manda al Parlamento dei deputati che non hanno nulla, che non
+gli promettono nulla, che nulla possono fare nemmeno per il più umile
+dei loro elettori, che non faranno mai altro per tutti che lanciare
+in loro nome delle proteste soffocate dagli urli della maggioranza e
+dai presagi d’un avvenire migliore, accolti con risate di scherno da
+tutti i soddisfatti del presente; questo Partito, credilo, è l’unico
+che rappresenti ancora la giovinezza, la poesia, l’entusiasmo della
+nazione; e se queste cose tu ami, come lo affermi, dovresti dire di lui
+quello che il Voltaire disse di Dio: — che bisognerebbe inventarlo se
+non esistesse.
+
+Infine, tu vedi nel socialismo una calamità pubblica: ma tu desideri la
+pace, tu vivi nel timore continuo d’una guerra che darebbe il crollo
+all’economia nazionale e che porterebbe forse tuo figlio a morire
+in una guerra lontana per una causa ripugnante alla tua ragione e al
+tuo cuore. Ebbene, questo Partito che, mentre principi e governi si
+gridano a vicenda, con simulata mansuetudine, parole d’amore e di pace,
+ma senza smettere mai d’apparecchiare le armi, senza spogliarsi d’un
+solo dei pregiudizi, senza rinunciare a una sola delle ambizioni, da
+cui può erompere da un momento all’altro la guerra, questo Partito
+che diffonde ed afforza nei popoli il sentimento d’una fratellanza
+nuova; fondato sui veri ed eterni interessi di ciascuno e di tutti,
+così che a ogni ombra di pericolo che sorga fra due nazioni milioni di
+cuori gridano dalle due parti: — No, giù le armi, la causa per cui si
+vuol combattere non è la nostra; mente chi afferma che ci odiamo, ci
+tradisce chi ci vuol condurre al macello, noi siamo fratelli nel lavoro
+e nella fede, e la bianca bandiera dell’avvenire è per tutti una sola;
+— questo Partito, al quale si deve forse che non sia scoppiata ancora
+in un quarto di secolo e che non scoppi mai più una guerra fatale che
+coprirebbe di sangue e di rovine l’Europa, questo Partito, credilo,
+non è una calamità, ma una benedizione, e invece di mostrare il pugno,
+dovresti mandare un bacio alla sua bandiera.
+
+E un giorno, forse, tu lo farai.
+
+Intanto, continua pure a mostrarci il pugno: noi continueremo a
+stenderti la mano. Continua a rallegrarti di tutte le violazioni
+della libertà che in danno al Partito socialista si compiono: noi
+continueremo a difendere anche la tua libertà. Continua ad accusarci
+di non sognar che disordine, violenza e rapina: e il grande movimento
+evolutivo dell’Idea socialista seguirà il suo corso di fiume enorme
+che da ogni parte accoglie affluenti e allaga la terra «per deporvi il
+limo fecondo per la coltura dell’avvenire»; continua a eccitare i tuoi
+figliuoli a odiarci e a fuggirci: tu potrai strappare dal cuor loro,
+ma non dal nostro, il sentimento divino della fraternità e la santa
+speranza d’una società più giusta e d’una età più felice per tutti.
+
+
+Compagno.
+
+Non sorrida di questa parola, professore egregio; è passato il tempo
+in cui si poteva ridere dei fatti nostri. Se ella, dotto cultore degli
+studi storici, vivrà altri cinquant’anni, si potrà fare molto onore, un
+giorno, studiando come sia sorto e come si sia diffuso tra noi l’uso di
+quella parola.
+
+Ma è il semplice vocabolo, forse, non l’idea, che fa sorridere, ed
+ella ci vorrebbe domandare, come gli altri già fecero, perchè abbiamo
+adottato quello e non altro.
+
+_Amici_, vorrebbe dire?
+
+Amici si può essere anche dissentendo intorno alle più grandi quistioni
+che agitano il mondo, e, d’altra parte, noi siamo tanto numerosi, anche
+in una città sola, da non poterci più chiamare propriamente con quel
+nome.
+
+_Fratelli?_
+
+Con questa parola non ci possiamo distinguere e riconoscere, perchè per
+noi tutti gli uomini sono fratelli.
+
+_Camerati?_
+
+È in uso tra la «forza armata», e nostro supremo desiderio e nostra
+ferma fede è di non aver mai ad usare altra forza che quella della
+parola.
+
+_Compagno_, dunque, è il nostro vero appellativo, che significa
+chi è avviato con noi, per la medesima strada, alla medesima mèta,
+acceso della stessa speranza, esposto agli stessi pericoli, pronto a
+soccorrerci, sicuro d’esser soccorso, commosso dalla stessa gioia che
+commuove noi ad ogni nuova conquista compiuta, nel lungo cammino, dal
+grande esercito inerme e invincibile a cui apparteniamo, e con cui
+combattiamo senz’ambizioni, senza rivalità, senza vantaggi, coll’unico
+compenso che vien dalla coscienza di servir la verità e la giustizia,
+di preparare al mondo un’età migliore.
+
+Ma già a che serve spiegare, professore egregio? Come il nome d’una
+persona amata ha per chi l’ama un significato occulto e quasi un
+suono intimo che altri non può comprendere nè sentire, così la parola
+«compagno» per noi; e sarebbe inutile ogni sforzo che noi facessimo
+per spiegarne a lei il valore, come è inutile spiegar la bellezza d’un
+verso a chi ignori la lingua nella quale è scritto.
+
+Solo l’operaio che s’ode chiamar «compagno» dallo studente, il
+«signore» che si sente dar quel nome dal povero, il dotto a cui lo
+dice l’uomo incolto, il giovinetto a cui lo dice il vecchio; solo il
+propagandista appassionato che se lo sente dire per la prima volta
+dall’amico per un lungo tempo restio, il quale adotta la parola come
+segno e prova della sua conversione desiderata; solo il prigioniero
+che in fondo a un pezzetto di carta, fattogli pervenire con mille
+stenti, trova scritto: i compagni, sotto la consolante promessa che a
+sua moglie e ai suoi figli non mancherà il pane: solo l’oratore che
+lancia quella parola compagni a una folla di cinquemila uditori di
+ogni classe, che l’accolgono tutti con lo stesso fremito di compiacenza
+altera; solo colui che giunto in una città sconosciuta, si ode chiamar
+«compagno» da cento giovani non mai veduti, ai quali, per l’effetto
+di quell’apostrofe, si sente legato a un tratto da mille vincoli di
+affetto e di pensiero come ad amici d’infanzia ritrovati; questi
+soltanto, noi soli, possiamo sentire e comprendere la poesia e la
+forza, il suono delle voci innumerevoli, il soffio possente di gioventù
+e di vittoria che questa parola racchiude.
+
+Come nei giorni della fanciullezza, alla scuola, in luogo della parola
+«amico» che non s’usa ancora, s’usa quella di «compagno» e si rivolge
+a tutti, signori e poveri, col sentimento stesso non turbato ancora da
+alcun concetto di diversità di classe sociale; così a noi, con l’uso
+di quel nome si ridesta nell’anima il senso istintivo di fraternità
+e d’uguaglianza di quell’età più bella, che era rimasto sepolto per
+molti anni sotto un cumulo, sovrappostosi a poco a poco, di false idee,
+d’orgogli miseri e d’interesse di classe diventati egoismo pauroso
+e incosciente; e in questo ringiovanimento di cuore e di linguaggio
+sentiamo come un presagio e un avviamento a quel ritorno degli uomini
+— illuminati dalla scienza e dalla esperienza — a certe condizioni e
+forme di vita della fanciullezza dell’umanità, che è la definizione
+poetica e incompiuta del socialismo.
+
+Sì, questa parola «compagno» che ha acquistato un senso nuovo in
+tutte le lingue europee, che si scambia famigliarmente da Parigi a
+Berlino, da Milano a Madrid, da Nuova York a Londra, da Bruxelles a
+Sidney, fra uomini che non si vedranno mai; questa parola al cui suono
+grave ed amorevole, quando lo diciamo al più umile lavoratore della
+nostra famiglia, tace in noi, come per virtù d’una parola magica, ogni
+sentimento d’orgoglio vano, o se un momento persiste, è soffocato dopo
+quel momento da un senso di vergogna, e di rimorso violento come una
+rivolta del sangue; questa parola che a vederla scritta in capo a una
+lettera diretta a noi, ci par tanto più bella e solenne quanto più
+rozza ed inetta si rivela la mano che l’ha tracciata a fatica; questa
+parola è per noi un alto e prossimo argomento di conforto e di gioia.
+
+Del non poter più dire, del non sentirsi più dire da molti il caro
+nome di amico, ci conforta il poter chiamare, il sentirci chiamar
+da molti col nome di compagno. Ad ogni amico perduto cento compagni
+sottentrano, uniti a noi, anche se conosciuti appena, da un nodo meno
+intimo, ma più saldo e più fortemente umano di quello che s’è spezzato.
+Nella folla che passa e nelle moltitudini immobili, cercando dei visi
+amici, il nostro sguardo si arresta di preferenza sul viso di coloro
+che chiamiamo compagni; visi mal noti, quasi sempre, veduti forse una
+volta sola fra altri mille; ma che ci ricordano riunioni fraterne,
+ore d’entusiasmo, moltitudini eccitate, sempre serene, cui su tutte
+le fronti brillava la stessa fiamma. E più ci rallegra quella parola,
+non detta a noi dalla bocca, ma dall’atteggiamento del viso, in mille
+incontri fortuiti, espressa con un sorriso indefinibile, significata in
+un saluto familiare cordiale. Che importa sapere il nome del passante?
+Il suo sguardo, il suo saluto ci dice: — Sono un tuo compagno. — E
+in quelle tre sillabe non udite, ma viste quasi, come i tre colori
+sfuggevoli d’una bandiera, si sono incrociate due correnti luminose di
+idee, di simpatie e di speranze.
+
+Intanto la parola si diffonde. Ogni anno nuove miriadi di uomini la
+comprendono e l’accettano. Essa corre di bocca in bocca in borgate dove
+ieri era ignorata, è imparata da donne e da fanciulli, penetra nelle
+scuole, risuona nelle assemblee, entra nelle letterature, s’impone
+nella storia. E quanto più s’estende sulla faccia della terra e tanto
+più echeggia profonda nel nostro spirito, tanto più si fa grande al
+nostro pensiero e diventa dolce al nostro cuore. E per questo, con
+sempre maggior ardore, noi raccomandiamo ai giovani di rispettarla
+e d’onorarla, di non profonderla improvvidamente, di meditar bene su
+tutto ciò che essa significa e impone, di pronunciarla sempre col cuore
+e con la coscienza, di far comprendere alle loro sorelle, alle loro
+fidanzate, ai loro vecchi che nulla dice quella parola ch’essi non
+possono gridare a fronte alta davanti alle immagini della patria che
+amano e del Dio che pregano; non solo, ma che debbono accettarla essi
+pure, diffonderla intorno a sè, e benedir la gioventù che l’ha fatta
+sua e la grida al mondo, perchè essa esprime la comunione di milioni
+d’anime in un ideale che abbraccia le più grandi aspirazioni e le più
+sante leggi di Cristo.
+
+Questo diciamo ai giovani. È superfluo dirlo a coloro che hanno accolto
+la fede socialista in quell’età, nella quale, quando essa nasce, nasce
+a un punto dal cuore, dalla ragione e dalla esperienza della vita. Chi,
+per un tempo, ha pronunciato la parola «compagno» con accento paterno
+e la intese dire a sè con accento filiale, continuerà ad amarla e
+propagarla, anche se la fede nella dottrina gli verrà meno; perchè non
+potrà più rinunciare alla profonda e austera dolcezza che quella parola
+gli fe’ conoscere, e rimarrà afferrato, illuso volontario al suo sogno,
+come a un’illusione necessaria alla sua vita. E non sperino i fidi
+e vecchi amici che ci combattono, e neppur i più amati parenti, che
+quella parola possa mai morire sulle nostre labbra e nel nostro cuore.
+Quando pure la vecchiaia e l’infermità e l’oscurarsi dell’intelligenza
+o un rovescio di fortuna ci condannasse nei nostri ultimi anni ad
+essere soldati disarmati e inoperosi dell’idea che ci splende alla
+mente, quella parola ci rimarrebbe sempre nell’anima come l’espressione
+del più alto stato a cui la nostra coscienza e la nostra vita d’uomini
+e di cittadini si siano sollevate. E all’ultima nostra ora, dopo che
+avremo detto addio alle creature strette a noi più caramente dal legame
+del sangue, il nostro sguardo cercherà un amico, uno almeno, al quale
+possiamo dire ancora una volta «compagno» come nei nostri bei giorni
+di lavoro o di battaglia. E la più ambita, la sola gloria postuma,
+desiderata da quelli fra noi che avranno degnamente operato per la
+grande causa, sarà d’essere accompagnato là dove siamo tutti attesi da
+un drappello di coloro a cui demmo quel nome e che sia il più povero di
+loro quello che dandoci l’ultimo addio, ci saluti una volta ancora con
+quella parola che ci fu così dolce e onorevole, e ci dica: compagno,
+riposa; noi proseguiamo il cammino.
+
+
+Nel campo nemico.
+
+Compagno ingenuo, che ti perdi d’animo, qualche volta, considerando il
+grande numero degli avversari che si combattono e degli indifferenti
+che non ci badano, tu ti lasci scoraggiare da un’illusione. Chi esamina
+gli uni e gli altri, classe per classe, con occhio attento, non solo
+non si perde d’animo, ma sente rinvigorita la propria fede, e trova un
+vero diletto nello spettacolo che gli offre il campo nemico.
+
+ *
+
+Per esempio, tu vedi una legione di giornalisti che tuonano e lanciano
+scherni e calunnie contro il socialismo. Non ti sgomentare. Non tutti
+credono e sentono quello che scrivono. Molti di essi, quando ragionano
+a quattr’occhi con socialisti loro amici, non sono così feroci e
+inflessibili come paiono nei loro giornali. Molti, nel giudicare la
+società presente, non sono molto discordi da noi; non pochi riconoscono
+nel Partito socialista la grandezza del fine, la logica e la lealtà del
+procedere, il disinteresse, la generosità, la dottrina dei principali
+propagatori; altri consentono anche in una parte del programma nostro
+e giungon fino ad ammettere che il socialismo è un freno salutare alla
+prepotenza di un individualismo senza pietà che ci condurrebbe alla
+rivoluzione; alcuni vanno più oltre, e presagiscono che il socialismo
+trionferà per cadere in breve tempo, è vero; ma dopo aver sgombrato
+e preparato il terreno a una riforma meno ardita, ma pure grande
+e durevole. E se di queste idee non lasciano trasparire nemmeno un
+barlume nei loro articoli, se il più delle volte dicono violentemente
+il contrario, è perchè non possono fare diversamente, perchè il
+contrario vuole che dicano la gran maggioranza dei lettori che tengono
+in vita il giornale di cui essi vivono, e se scrivessero la sola
+metà di quello che pensano, si vedrebbero grandinar nell’ufficio le
+disdette d’abbonamento. Ma se domani si fondasse un giornale socialista
+con un milione di capitale, che offrisse diecimila lire l’anno ai
+collaboratori, tieni per certo che molti di essi accetterebbero
+con gratitudine un posto nella redazione e vi adempirebbero
+«coscienziosamente» il loro dovere. La forza vera e tenace non è che
+nella profondità delle convinzioni. Quelli non son dunque dei nemici
+forti e incrollabili, che il socialismo abbia a temere.
+
+ *
+
+Così, tu vedi combattuto furiosamente il socialismo da tutti i così
+detti «ben pensanti», i quali temono che il mondo mutando in meglio
+per molti, muti in peggio per i pochi. Costoro chiamano i socialisti
+«spostati, sobillatori, ribelli, invidiosi della ricchezza, nemici
+del consorzio civile». Non te ne inquietare. Se tu li sentissi, la
+maggior parte, quando parlano in privato dei borghesi più benestanti di
+loro, di quell’aristocrazia milionaria, che li offusca col suo lusso,
+li domina con la sua influenza e li offende con la sua alterigia; tu
+sentiresti sulla loro bocca tutte le formule della critica socialista
+più ardita, una identità di argomenti e di parole da farti credere che
+studino a mente i nostri giornali; ma condite di ben altra acrimonia.
+Bisogna vedere come analizzano le sorgenti torbide delle grandi
+fortune, come flagellano l’ozio fastoso e superbo, come si rivoltano
+contro la potenza corruttrice delle grandi ricchezze «accumulate in
+poche mani». Essi gridano la croce ai socialisti della soffitta; ma
+sono dei socialisti del terzo piano, furibondi contro gli sfruttatori
+e i parassiti del piano nobile. Se non mirasse più in alto di questo
+piano la nuova dottrina, si inscriverebbero forse nel Partito. In
+ogni modo, sono socialisti dalla cifra del loro patrimonio all’insù,
+«istigatori all’odio» tra cerchio e cerchio della loro classe, alleati
+nostri indiretti, fautori parziali, avvocati segreti e inconsapevoli
+della nostra Idea.
+
+ *
+
+V’è un’altra classe di avversari nostri che forse ti danno a pensare;
+sociologi in carica, economisti insegnanti, accademici e conferenzieri,
+i quali dimostrano scientificamente che il socialismo è una dottrina
+assurda e funesta. Non bisogna dar loro un’importanza eccessiva. Molti
+di essi si trovan nella condizione di quei sacerdoti che non han più
+fede: bisogna pur che fingano di averla. Certo non esiste ancora un
+programma governativo per le scienze economiche e sociali, come lo
+chiedeva al ministero non è molto tempo, un senatore israelita; ma,
+dentro a certi limiti, si può dire che è sottinteso. Lo stipendio segna
+la strada; non si può professar socialismo dalla cattedra scientifica.
+Può un cittadino qualunque, anche colto, giustificar la sua conversione
+alle nuove idee, dicendo: — Mi son messo a studiare e mi son persuaso;
+— ma come può dire un economista: Dopo trent’anni di studio riconosco
+che ho battuto una strada falsa? — Non si può pretender l’eroismo da
+alcuno. E quanti di essi, che combattono il socialismo con baldanzosa
+sicurezza, sono assaliti da mille dubbi, che li fanno tentennare
+e transigere nelle dispute private, e quanti dissensi dividon la
+loro famiglia anche in faccia all’avversario comune, anche sui
+punti capitali delle loro dottrine! Ma già l’edifizio della scienza
+ufficiale, screpolato e rotto da ogni parte, somiglia a una di quelle
+vecchie case di via Pietro Micca, di cui non restan più che i muri
+esteriori, in mezzo ai quali si va innalzando, non veduta, la casa
+nuova. Vista di lontano, la facciata ha ancora aspetto di solidità
+e alcun che di maestoso, ma non è più che un simulacro d’edifizio,
+condannato anch’esso a cader fra poco.
+
+ *
+
+V’è un’altra famiglia di nostri concittadini, che ti è cagione di
+sconforto e di amarezza. Sono poveri impiegati, istitutori, borghesi
+d’apparenza soltanto, formanti la così detta coda della borghesia, non
+più legati a questa che di nome; i quali, per mille ragioni d’interesse
+e di sentimento dovrebbero far causa comune con noi e schierarsi
+primi nel nostro campo. Non pochi, è vero, vi son già schierati. Ma
+i più rimangono ancora dall’altra parte, resistono all’azione della
+propaganda, non si fanno veder mai con uno dei nostri giornali tra
+le mani, sfuggono perfino visibilmente la nostra compagnia. E, tu li
+credi nemici del socialismo e li chiami ciechi e li hai in ira. Quanto
+t’inganni, per la maggior parte di loro. Non son ciechi, non timidi;
+vedono e capiscono quanto noi; con noi sono la loro coscienza e il
+loro cuore; ma il pane loro e della loro famiglia è nelle mani altrui;
+se entrano nel socialismo, lo perdono; sono vigilati e minacciati;
+non hanno libertà nè sicurezza. Ma non dubitare: i nostri giornali e
+i nostri libri li leggono di nascosto, in seno alla propria famiglia
+esprimono le nostre idee e le nostre speranze, sulla scheda elettorale
+scrivono i nomi che noi scriviamo, e dell’incremento maraviglioso
+del moto socialista che seguono con tutta l’anima, gioiscono e
+insuperbiscono in segreto. Attendi che il partito diventi così alto e
+vasto da poterli proteggere, e ve li vedrai accorrere a migliaia, alla
+luce del sole, e riconoscerai che, in ispirito, v’appartengono per
+sempre.
+
+ *
+
+Tu consideri ancora come nemica quella gran moltitudine di gente
+di tutte le classi che al nome del socialismo scrolla le spalle e
+risponde che non vuol nemmeno udirne discorrere e volta la schiena ai
+propagandisti. Ma t’inganni. Tutti costoro ripugnano dal socialismo,
+non perchè è quello che è ma per l’unica ragione che è una idea nuova,
+e ripugnano egualmente da tutte le altre idee consimili per quella
+inerzia dell’intelligenza e dell’animo chiamata ora misoneismo, per
+cui l’accettazione d’ogni idea è una fatica, anzi un vero dolore,
+che offende e sconcerta l’organismo come una violenza fatta alla sua
+natura. Essi non hanno nè convinzioni nè passioni: stanno dalla parte
+dove si può stare senza muoversi e senza pensare. Sono monarchici
+sotto la monarchia, repubblicani con la repubblica, clericali dove il
+clericalismo predomina, democratici dove impera la democrazia. La loro
+divisa è: — Non vogliamo esser seccati. Non si curano di sapere se i
+socialisti abbiano torto o ragione, se possano condurre la società al
+meglio o al peggio: per loro sono dei disturbatori: e per questo solo
+li hanno a noia e chiudon le orecchie alla loro voce. Non li udrai
+mai neppure esprimere un giudizio sulla dottrina socialista; o se
+lo esprimono sarà un giudizio d’altri, ripetuto macchinalmente, che
+non ha alcuna radice nell’animo loro in cui nessuna idea può mettere
+radice. La moltitudine è numerosa, certamente; ma non è forza ostile
+e temibile. Non c’è bisogno di conquistarla, poichè su di essa non le
+idee, ma i fatti soltanto hanno potere. Essa cederà ai fatti. Essa non
+sostiene alcuna forma politica o sociale se non fino al momento in cui
+è più comodo sostenerla che lasciarla cascare. Essa non ha altra forza
+che quella del suo peso, e appena sentirà inclinato il terreno verso il
+socialismo, scivolerà in questo tutt’a un tratto e tutta insieme come
+una massa di neve giù per la china a un leggero soffio di vento.
+
+ *
+
+V’è poi nelle classi colte una categoria a parte di avversari nostri,
+specialmente di personaggi in vista, fini d’ingegno ed elastici di
+coscienza, i quali combattono il socialismo; ma spiando l’orizzonte
+e fiutando il vento. Sono professionisti, scienziati, scrittori,
+uomini politici, persuasi, in fondo, della inevitabilità di un grande
+mutamento di cose; ma persuasi a un tempo che, per ora, è loro più
+utile combatterlo che secondarlo. Lo combattono però con gli opportuni
+riguardi per non precludersi la via al gran passaggio che si propongon
+di fare al momento propizio. Accarezzano con una mano il proletariato,
+ma lisciando con l’altra la borghesia! Parlano dell’affratellamento
+delle classi, ma senza dire qual sia la prima che deve tender le
+braccia; inneggiano all’avvenire migliore, ma senza determinare in
+che cosa esso debba diversificar dal passato; approvano le leggi
+eccezionali, ma a condizione che siano «applicate» con delicatezza.
+Così potranno dire un giorno d’esser fautori antichi delle nuove idee e
+d’aver cooperato al loro trionfo. V’è nella pelle di ciascuno di questi
+borghesi un socialista rimpiattato, pronto a saltar fuori; il quale,
+quando vanno in piazza, fa capolino, e quando entrano in un salotto si
+aggomitola. Ma salterà tutto fuori fra non lungo tempo, non dubitare,
+e senza aspettare scioccamente l’ultima ora. Chi sa quanti di costoro
+volgono già in mente degli eloquenti opuscoli di propaganda diretti
+a convincere o a vituperare gli ultimi renitenti ostinati! E sarà un
+bello spettacolo in quel tempo una furia di conversazioni inaspettate,
+una baldoria di coscienze rifatte, un carnevale di trasvestimenti e di
+trasformazioni e di giravolte da superare in grandiosità e in lepidezza
+quanto si è veduto al mondo finora.
+
+ *
+
+Così è. I nemici del socialismo, gli ostacoli che gli attraversano il
+cammino, giudicati dai più così formidabili, son tali in apparenza
+più che in realtà. È un sistema di vecchie fortezze disposto in
+maniera che, caduta l’una, le altre non reggono; un esercito scrivente
+e parlante, composto in gran parte di penne mercenarie che non
+hanno forza alcuna sui cuori e sulle coscienze; una confederazione
+d’interessati, ai quali non rimane più un solo grande principio,
+dietro a cui nascondere la difesa dei propri interessi; e serrata
+intorno a loro, una moltitudine d’infingardi e di abbrutiti incapaci
+di difenderli, e, mescolati a questa moltitudine, gran numero di
+astuti che covano già in cuore il tradimento. La prova che, sentendosi
+deboli, sono sgomenti, è che non han nemmeno l’elementare prudenza di
+difendersi con delle concessioni ragionevoli e di fare il loro festino
+con un po’ di modestia: negano più avaramente che per il passato
+e fanno un carnevale provocatore. A loro conviene veramente quella
+similitudine di Louis Blanc che paragona la società del suo tempo a
+Luigi XI nei suoi ultimi giorni, quando si sforzava di sorridere, di
+dissimulare il suo pallore, di non vacillare camminando, e diceva al
+suo medico: — Ma guardate! io non sono mai stato così bene. — Così la
+società d’oggi, dice egli, si sento morire e nega la sua decadenza.
+Circondandosi di tutte le menzogne della sua ricchezza, di tutte le
+pompe vane d’una potenza che svanisce, essa afferma puerilmente la
+sua forza e, nell’eccesso medesimo del suo turbamento, si vanta. I
+privilegiati della civiltà moderna somigliano a quel fanciullo spartano
+che sorrideva, tenendo nascosta sotto la veste la serpe che gli rodeva
+le viscere. Essi pure mostrano un viso ridente, e si sforzano d’esser
+felici; ma l’inquietudine sta nel cuore e li rode. — Ma già neppure
+più sorridono: gridano il socialismo barbarie, chiamano i socialisti
+malfattori, bestemmiano la libertà, si raccomandano a quel Dio in cui
+non credono. La malattia volge al suo termine quando incomincia il
+delirio.
+
+Ecco la verità consolante.
+
+Ed ora ti saluto, giovine compagno, e ti esorto a procedere serenamente
+e nobilmente sulla via.... del domicilio coatto.
+
+
+Obiezioni al socialismo.
+
+Molti avversari dichiarati del socialismo sono fautori di una tassa
+fortemente progressiva, qual’è nel «programma socialista minimo», e
+presagiscono che questa tassa, fra cinquant’anni, sarà in vigore in
+tutti gli Stati civili; oppure propugnano la necessità d’un’imposta
+proporzionale sulle successioni, diretta a vantaggio esclusivo delle
+classi lavoratrici, la quale costituisca una specie di diritto
+successorio per tutti coloro che non hanno alcuna successione da
+attendere, rendendo obbligatorio per tutti i ricchi quello che ora non
+è che spontaneo atto di carità di qualcuno.
+
+Altri dicono, come il Richet: — Non crediamo nel socialismo; ma
+prevediamo che, per effetto della progressiva inevitabile diminuzione
+del valore del capitale (prodotta da un complesso di cause che
+dimostriamo), sarà un giorno quasi soppresso il capitalista; poichè
+per avere una rendita corrispondente al guadagno accresciuto
+del lavoratore, occorrerà un capitale così ingente, che saranno
+un’eccezione minima quelli che potranno vivere senza lavorare.
+
+Dicono altri come il Secrétan: — Noi non siamo socialisti; ma pensiamo
+che le associazioni operaie si svolgeranno fino a un punto in cui
+coordinandosi tutte in una vasta associazione nazionale, si troveranno
+in grado di riscattare dai capitalisti tutti quanti i mezzi di
+produzione e di attuare un sistema che ripartirà più largamente e più
+equamente fra tutti i suoi lavoratori la somma delle ricchezze sociali.
+
+Dicono molti altri come il Nitti: — Noi non abbiam fede nell’Idea
+socialista; ma siamo persuasi che, allargandosi e perfezionandosi
+l’organizzazione e l’educazione delle classi operaie, diventando anche
+più meccanica l’industria, partecipando direttamente al potere come è
+giusto e necessario il popolo lavoratore, la funzione della borghesia
+sarà ridotta col tempo presso che a nulla.
+
+Altri molti, del socialismo nemici inconciliabili, come lo Spencer,
+ammettono come cosa possibile che il tipo sociale industriale
+«forse con lo svilupparsi delle cooperative, le quali cancellano,
+teoricamente, la distinzione fra lavoratore e padrone» abbia a produrre
+in avvenire un ordinamento politico ed economico, in cui non esistano
+più interessi opposti di classe.
+
+Molti altri, come il Sonnino nel suo libro sulla Sicilia, dicono: —
+Noi neghiamo la lotta di classe (e si sottintende); ma riconosciamo
+che le nostre istituzioni libere sono ordinate in modo da perpetuare e
+peggiorare uno stato di cose disumano ed iniquo, che esse non son che
+armi messe nelle mani d’una classe perchè possa seguitare a vivere e
+a godere a spese delle altre, e che bisogna fare in modo che questo
+cessi, ossia «che l’aumento della ricchezza vada a benefizio delle
+condizioni generali del lavoratore, invece di andar tutto quanto, sotto
+forma di rendita fondiaria, nelle tasche dei proprietari».
+
+Noi non siamo socialisti, dicono altri, come Pietro Ellero; ma vogliamo
+che il lavoro abbia una legislazione propria che lo sciolga dai ceppi
+servili, in cui lo lasciò il diritto romano e che i lavoratori abbiano
+un’assoluta libertà «d’associazione, di concerti e di lotta»; vogliamo
+delle istituzioni che facilitino loro in tutti i modi «il fido e il
+procacciamento degli strumenti e della materia e l’avviamento alla
+consecuzione del capitale».
+
+Dicono altri, come il cardinale Manning: — Noi non accettiamo il
+socialismo; ma vogliamo l’intervento diuturno dello Stato nelle
+relazioni fra capitale e lavoro, vogliamo del lavoro l’ordinamento
+internazionale e la fissazione delle ore e d’un salario minimo; non
+vogliamo che continui l’accumulamento delle ricchezze a profitto
+unico di certe classi e di certi individui «perchè è cosa ingiusta e
+immorale, che conduce allo sfacelo del consorzio civile».
+
+Dicono altri, come i conservatori dello stampo del Meyer di Germania:
+— Crediamo noi pure un’utopia il socialismo; ma vogliamo tassati
+fortemente tutti i profitti dell’industria e della banca, limitato
+l’interesse a ogni capitale non messo in valore dal suo proprietario,
+obbligati dallo Stato gli industriali a costrurre case per gli operai,
+e migliorare le condizioni di questi in tutte le forme, e per forza di
+legge.
+
+Altri, difensori del principio di proprietà sotto ogni altra forma,
+propugnano come molti in Inghilterra, la nazionalizzazione del suolo,
+e dicono come James Mill: — Noi non siamo pel socialismo; ma vogliamo
+vôlto a profitto dello Stato, per mezzo dell’imposta, quel plus-valore
+della terra o almeno una gran parte di esso, che è conseguenza naturale
+dell’accrescimento della popolazione e della ricchezza senza il
+concorso di alcuno sforzo o d’alcuna spesa del possessore.
+
+Altri ripudiano il socialismo; ma proclamano l’utilità di convertire
+in servizi pubblici il maggior numero possibile dei servizi che sono
+affidati ora alla speculazione privata e ritengono col Chamberlain
+che il governo municipale sia il migliore strumento di riforme sociali
+che debba essere suo ufficio l’accumulare le ricchezze della comunità
+e adoperarle a sopperire ai bisogni dei cittadini men fortunati, ed
+esercitare come la direzione d’una grande società cooperativa, della
+quale ogni cittadino sia un azionista.
+
+Dicono altri, come disse il Molinari, direttore del «Journal des
+Economistes»: — Noi crediamo assurdo il socialismo; ma siamo costretti
+a riconoscere che, per quanto debba esser grande il mutamento che da
+ciò deve nascere, «i giorni dell’agricoltura individuale sono contati»;
+e quale sia quel «grande mutamento» che il Molinari non determina, lo
+accennano altri, come lo Zangtar, che, dopo aver studiato le proprietà
+collettive dell’Ungheria e d’altri paesi, dicono: — Noi non siamo
+socialisti; ma chi sa che il comunismo incosciente dei popoli fanciulli
+non sia appunto quella forma naturale della produzione che, messa in
+pratica scientemente, sarà chiamata a riportarci, nella maturità del
+progresso, i giorni felici della fanciullezza, senza le tempeste che a
+questa s’accompagnarono?
+
+Altri, combattendo il socialismo, dicono, come il Barazzuoli,
+che bisogna estendere la proprietà al maggior numero possibile di
+contadini, «perchè il contadino che non possiede non sarà mai altro che
+un servo della gleba»; e come si possa accordare questo frazionamento
+della proprietà terriera con la fine della agricoltura individuale
+pronosticata dal Molinari, che è ben altro economista che il
+Barazzuoli, lo dica chi ha mente più acuta della nostra. Altri nemici
+del socialismo come Vittorio Bersezio, mettono però innanzi la massima:
+La terra a chi lavora. — Altri, come la nostra Rassegna «L’Economista»,
+respingono il programma socialista, ma caldeggiano l’idea della
+_nazione armata_. — Altri, come la più parte dei soci della «Lega della
+pace», dicono: — Non siamo socialisti: ma crediamo nella federazione
+dei popoli e nella pace universale. — Altri, come il Clemenceau: —
+Non siamo socialisti; ma vogliamo assicurata a tutti i lavoratori la
+vecchiaia. — Ed altri ancora: — Non siamo socialisti, ma vogliamo
+parificati i diritti della donna a quelli dell’uomo. — Non siamo
+socialisti; ma vogliamo la giustizia gratuita. — Non siamo socialisti,
+ma vogliamo con l’istruzione obbligatoria il mantenimento dei fanciulli
+poveri: senza di che l’istruzione obbligatoria è una tirannia e una
+menzogna. — E si potrebbe continuar senza fine in citazioni consimili;
+le quali ci dimostrano la verità di quella sentenza che ricordò poco fa
+Carlo Wagner agli studenti universitari francesi: — L’avversario è un
+collaboratore.
+
+Mettete insieme, infatti, tutte le affermazioni, le proposte, le
+tendenze, le speranze dei valentuomini sopracitati, per ciascuno
+dei quali il socialismo è un’utopia, e vedete, se, supponendo le une
+attuate e le altre avviate ad attuarsi, non conducono necessariamente,
+fra tutte, all’attuazione integrale della idea socialista; vedete
+se nel centro a cui tutte queste linee ideali convergono si possa
+essere altra cosa che il socialismo. Tutti questi nostri avversari
+ci fanno l’effetto di tante persone che portino inconsciamente una
+pietra per la costruzione d’un edifizio il quale dicono impossibile
+a costruirsi. Essi non possono concepire una riforma, un’idea di
+progresso e di miglioramento sociale, la quale non sia un argomento che
+indirettamente ci confermi nelle nostre convinzioni, un involontario
+impulso al movimento delle nostre idee, una prova di più che non è
+possibile progredire se non per la via sulla quale noi li precediamo,
+e che per non essere trascinati al socialismo non ci son che due mezzi
+logici: rimanere immobili o retrocedere. Ma il rimanere immobili è
+per forza d’una legge sociale, inviolabile quanto una legge di natura,
+impossibile, e il retrocedere pare a quelli stessi che lo vorrebbero
+una cosa anche più temeraria e funesta che l’andare avanti.
+
+Spontanei o forzati, consapevoli o no, sono dunque tutti in varia
+misura nostri collaboratori. Progressisti arditi o cauti, conservatori
+tenaci, retrogradi di cuore, se non di fatto, tutti i nostri avversari
+si ritrovano, rispetto al socialismo, nella condizione di quei
+cittadini di Nuova York, che vanno sulle «strade giranti»; possono gli
+uni correre innanzi, altri star fermi, altri camminare in direzione
+opposta al moto del ponte che li sostiene; ma tutti son portati
+irresistibilmente da quella parte verso cui la strada procede.
+
+E questa verità è compresa oramai anche dalla parte più incolta e più
+apatica del popolo lavoratore. Non è un socialista italiano che lo
+dice: è un francese legittimista e conservatore: «Intorno al letto di
+porpora e di letame su cui muore questa società in decomposizione,
+il popolo aspetta. Ben persuaso che tutto sarà per lui un giorno o
+l’altro, egli è più burlone che violento, e meno impaziente che non
+si creda: egli mostra invece una certa rassegnazione sorniona — una
+pazienza di erede....»
+
+
+Età agitata.
+
+I moti delle classi lavoratrici che interrompono a quando a quando
+il corso regolare della vita pubblica non paion ai contenti del mondo
+che perturbamenti funesti dell’ordine, somiglianti ai terremoti, alle
+inondazioni e a quell’altre commozioni della natura, le quali non
+producono che rovine. Ma, considerati insieme e in un vasto spazio di
+tempo, tutti questi sforzi vasti o circoscritti, quieti o violenti,
+fortunati o sfortunati, con cui le moltitudini tendono a migliorare
+il proprio stato, tutte queste agitazioni e convulsioni che mettono
+innanzi alla società nuovi problemi da risolvere, che le ripresentano
+sotto nuovi aspetti problemi antichi, che la fanno temere, pensare,
+discutere, cercar rimedi, esperimentar mutamenti, che la costringono,
+per preservare e risanare il suo organismo, a estirpare da sè abusi
+e privilegi del passato, a tentar continuamente nuovi modi e forme di
+funzione e di conciliazione dei propri elementi, sono correnti di vita
+intellettuale e morale che la ringiovaniscono e la fecondano.
+
+Se un miglioramento grande si avrà nell’avvenire, sarà effetto delle
+perturbazioni e degli affanni che rendono quasi intollerabile la
+vita presente a tutti coloro a cui pare che l’essere soddisfatti dia
+il diritto di vivere in pace. Quello che a noi pare irrequietezza
+morbosa e disordine fatale, a chi giudicherà in tempi lontani il tempo
+nostro parrà preparazione, lavoro, lotta necessaria, generatrice di
+bene. A noi sembra di essere in balìa d’un turbine che ci rigiri di
+continuo nello stesso spazio; ma il turbine, rigirandosi procede, e
+ci porta innanzi fra le sue spire; e il polverio che ci avvolge e ci
+fa difficile il cammino è un nuvolo di semi che ricadono sulla terra
+e germogliano. La società non partorisce senza dolore: soffriamo
+tutti; ma è legge benefica della vita. Anche nell’animo del borghese
+impaurito che impreca agli agitatori, e rivorrebbe la quiete antica a
+prezzo della libertà, si vien formando sotto la paura e la collera un
+concetto nuovo della giustizia sociale, doloroso, come un dente che
+spunta, ma ch’egli non può reprimere; ogni giorno, nel secreto della
+sua coscienza, e a malgrado proprio, egli fa una concessione alle
+tendenze che avversa; e il germe, che in lui non ha ancora forza di
+rompere l’involucro dell’egoismo di classe, fiorirà nel suo figliuolo
+in un’idea umana. In questo cozzo tempestoso di forze e di passioni,
+che travaglia tutti gli spiriti, l’anima umana ingrandisce, e s’apre
+lentamente alla luce d’una bontà nuova, che sorge come un astro
+all’orizzonte del mondo.
+
+Simboleggiò forse questo pensiero il grande scrittore del «Germinal»
+nella scena culminante del suo libro terribile. Dopo i lunghi giorni
+d’affanno mortali passati dal minatore nelle tenebre delle gallerie
+franate e dall’ingegnere nel lavoro disperato del salvamento, Stefano,
+operaio ardente e ribelle, e Negriel, il capo autoritario e scettico,
+che fino allora s’eran odiati, quando s’incontrano si gettano nelle
+braccia l’un dell’altro e «singhiozzano a grandi singhiozzi nella
+commozione profonda di tutta l’umanità che è nell’anima loro». Così nel
+poema. Passerà la tempesta, e s’incontreranno così nella storia.
+
+
+Mentre passano gli scioperanti.
+
+V’è un certo numero di borghesi, i quali, in fondo, per bontà di cuore
+e per lume di ragione, sono favorevoli, benchè indeterminatamente,
+al movimento attuale del proletariato; ma che dallo spettacolo
+di qualunque agitazione di popolo, sia pure nel loro concetto
+giustificabile, e anche da una semplice passeggiata rumorosa di
+scioperanti per le strade cittadine, hanno una scossa violenta
+all’animo, da cui son messe in fuga, come un branco di passeri
+spaventati, tutte le loro idee democratiche. In ogni torbido popolare
+vedono la minaccia e il principio d’uno scatenamento fatale dei
+peggiori istinti della moltitudine, il quale li fa disperare che essa
+possa mai progredire civilmente per la via della libertà e dell’ordine,
+nè incivilirsi mai per alcun’altra via. Io ne vidi parecchi, in
+un’occasione recente, impallidire al passaggio d’una folla agitata, ma
+non minacciosa, d’operai, e lessi nel loro viso l’amarezza profonda,
+ch’essi provavano in quel punto, di sentir vacillare e cadere in sè
+opinioni e sentimenti, dei quali abitualmente si vantavano. È un senso
+di sgomento improvviso e irragionevole, somigliante a quello che si
+ridesta a ogni più leggiero tremito reale o illusorio dei muri della
+casa in chi ha esperimentato una volta il terrore d’un terremoto.
+
+E non di meno son gente che, a mente calma, capisce quanta parte di
+responsabilità, nelle agitazioni del popolo, sia tolta a ciascuno dalla
+forza che esercita sull’individuo l’eccitazione collettiva, e quanto
+trascenda la passione e la volontà di ciascuno il fluido inebbriante
+che si sprigiona dal contatto delle persone e dalla confusione delle
+voci. Essi non rammentano, in quei momenti, le urlate e le baruffe
+selvagge dei parlamenti, le irruenze devastatrici delle studentesche,
+i tumulti furiosi di molte adunanze, non composte che di cittadini
+delle classi superiori, ma divisi da passioni di partito e da
+opposizioni d’interessi economici. Essi non pensano in che larga misura
+concorra a far trasmodare la folla popolare una naturale reazione
+che, in quella breve ebbrezza di libertà, s’opera in essa contro
+la monotonia pesante della vita ordinaria, del lungo lavoro sempre
+eguale, del pensiero ristretto, dell’immaginazione compressa dalle
+consuetudini meccaniche, della necessaria rinunzia quotidiana a mille
+piccoli desideri, continuamente rieccitati dallo spettacolo di chi
+li appaga e ne cerca senza posa di nuovi, non per altro che per aver
+l’occupazione d’appagarli. Essi non considerano, quando eccessi veri
+si hanno a lamentare, che in quelle folle s’intromettono, non voluti
+e irriconoscibili, elementi sfrenati e malefici, delle cui violenze è
+ingiusto il far ricadere la colpa sulla moltitudine intera: elementi
+che s’insinuano anche nelle dimostrazioni pubbliche, quando queste si
+prolungano, della gioventù studiosa, che s’intromettevano anche nelle
+più nobili agitazioni patriottiche del passato, che da per tutto si
+fanno armi offensive d’ogni idea e d’ogni passione più santa, quando
+questa invade in forma di torrente umano le vie e involontariamente
+ricopre e protegge con le sue onde gli sfoghi individuali della
+malvagità e della vendetta.
+
+Per questo il «buon popolo lavoratore» ogni volta che appena si
+muova, si trasmuta ai loro occhi nella «Gran Bestia» e assistendo alle
+manifestazioni del suo malcontento essi passano davvero di assai brutti
+quarti d’ora di ansietà e di amarezza. È il ricordo e il timore di quei
+quarti d’ora che, al primo annunzio di ogni sciopero, e prima d’ogni
+considerazione delle sue cagioni e del suo scopo, desta in loro un
+senso di molestia e d’avversione, una tendenza a condannarlo senz’altro
+come un turbamento colpevole della pace pubblica, a giudicarlo non
+mosso da altre cause che dall’istigazione di pochi mestatori e da un
+bisogno turbolento di ribellione e di fannullaggine. E sogliono dire:
+— In che maniera non pensano questi male ispirati alle privazioni e
+alle angoscie a cui vanno incontro, e a cui trascinano le loro povere
+famiglie? — Come se fosse possibile che non ci pensassero di continuo,
+poichè esse cominciano, si può dire, fin dal primo giorno, e come se
+avessero altro a cui pensare!
+
+Il vero è che, mentre lo sciopero dura, sono essi, gl’impauriti, quelli
+che a tali privazioni ed angoscie non pensano, avendo tutto l’animo
+occupato dall’affanno proprio; chè se le avessero presenti al pensiero,
+come dovrebbero, sarebbero disposti ad una grande indulgenza per
+coloro che le patiscono, anche giudicando che questi ci siano andati
+incontro senza ragione. E se serbassero maggiore tranquillità d’animo
+in quei giorni, invece di approvare i privati che, giudicando uno
+sciopero ingiusto e dannoso a un interesse generale della cittadinanza,
+largiscono pubblicamente dei premi in danaro agli operai rimasti al
+lavoro, riconoscerebbero che un tale atto sarebbe soltanto ragionevole
+e umano quando quegli stessi donatori aiutassero con oblazioni i
+lavoratori a sostenere la lotta, nei casi non rari di sciopero, in cui
+la ragione è palesemente dalla parte loro, e nessun interesse generale
+è danneggiato: del qual fatto sarebbero molto imbarazzati a citare un
+esempio.
+
+Così è. Fa più nemici a ogni buona causa la paura che la persuasione
+e l’interesse: anche l’interesse, sebbene la paura nasca da questo,
+perchè in molti, a cuor pacato, il sentimento dell’interesse
+individuale o di classe non è tanto forte da toglier loro la percezione
+e il rispetto dell’interesse altrui: è la paura che lo ingigantisce
+e lo accieca. Disse Garibaldi che «la paura non serve a niente». Così
+fosse soltanto! Ma è ben di peggio. Essa confonde la visione del vero,
+offusca il concetto della giustizia, comprime il sentimento della
+pietà, e paralizza ogni forza benefica d’azione civile.
+
+
+Il malinteso borghese.
+
+L’«ignoranza plebea» è quella della moltitudine, la quale non sa perchè
+non ha studiato e non ha studiato perchè non ha potuto; nè si può
+disconoscere che questa ignoranza sia senza colpa. Eppure come d’una
+colpa ne parlano con iroso disprezzo coloro che attribuiscono ad essa
+la facilità con cui il popolo accoglie «le illusioni del socialismo».
+Se poi osservate loro che in tutti i paesi queste «illusioni» sono
+più facilmente accolte dalla parte più incolta, essi rispondono che
+sono egualmente facili ad illudersi «l’ignoranza e la mezza cultura».
+Ebbene, arrestiamoci qui, perchè l’argomento si può rivoltare.
+
+La mezza cultura è facile del pari ad accettare idee false e a
+respingere e a dileggiare delle giuste, soltanto perchè nuove e grandi.
+Non sarebbe per l’appunto la mezza cultura della nostra borghesia
+quella che la fa così arditamente sentenziar false, insensate,
+chimeriche le idee socialistiche?
+
+Ogni socialista si persuade di questa verità dopo aver riconosciuto per
+esperienza che, quanto più gli avversari con cui gli occorre discutere
+quelle idee sono largamente e profondamente colti, tanto più si
+mostrano inclini ad accettarne alcune, cauti nel respingere le altre,
+disposti a ponderarle tutte, e gravemente pensierosi del corso e degli
+effetti che esse possano avere nell’avvenire. Via via che si discende
+sulla scala della cultura, si trova una più feroce ostilità. Toccato
+sul socialismo il professore universitario riflette e ragiona; il
+capomastro arricchito strepita e sputa. E questa diversità ha un grande
+e consolante significato.
+
+Si obbietterà: — In che maniera potete parlare di mezza cultura in
+Italia, dove gli studi economici, per consenso anche di illustri
+stranieri, sono spinti innanzi e diffusi più che in ogni altro paese?
+A questa domanda risponde un valente sociologo italiano (che non
+è socialista) in uno scritto «sul movimento economico e sociale in
+Italia» pubblicato da un’importante rivista belga. Risponde che i
+cultori di questi studi, fra noi, formano quasi una classe a parte, che
+influisce pochissimo sulla borghesia, la quale sta fuori quasi affatto
+dalla cultura superiore, in modo che il grande progresso degli studi
+economici e sociali non è in relazione diretta con quello della cultura
+pubblica. E in prova di ciò allega il fatto che la grande maggioranza
+delle nostre persone colte, ignorando che le dottrine del socialismo
+hanno ormai un largo e saldo fondamento scientifico, ne parlano
+ancora candidamente come di compassionevoli utopie. E cita un grande
+e autorevole giornale italiano, che pochi mesi sono pronunciava ancora
+questa sentenza: «Il socialismo è il danaro degli altri».
+
+Ebbene è così. Ma uomini dotti in scienze e in lettere, persone
+che reggono alte cariche dello Stato, giovani e signore brillanti
+dell’aristocrazia intellettuale, e bravi insegnanti e ottimi impiegati
+e funzionari e proprietari anche di alto bordo, la grandissima
+maggioranza, insomma, della nostra media ed alta borghesia, è ancora
+a questo segno. Interrogateli, tastateli intorno alla più grande
+questione del tempo nostro, voi riconoscerete subito, in quasi
+tutti, l’ignoranza perfino del significato proprio delle parole più
+indispensabili a discutere; v’udite dare di quelle risposte che vi
+rivelano istantaneamente l’assoluta inutilità di ogni discussione, e
+vi fanno rimanere stupefatti, presi da un senso di tristezza e di pietà
+che vi mozza la parola.
+
+Sì, a questo punto siamo ancora in Italia.
+
+Questa profonda agitazione di popoli, che ha la sua causa in tutte
+le miserie e in tutti i dolori umani e trae la sua forza da tutti i
+progressi materiali e morali dei tempi nuovi; questa aspirazione di
+milioni e milioni d’uomini a salire ad un ordine di vita più degno,
+a godere della parte che loro spetta dei beni che essi producono,
+ad affrancare il proprio lavoro dalla servitù che lo strozza e
+l’anima loro dalla ignoranza che li incatena e li avvilisce, questo
+irresistibile movimento del proletariato «spinto da tutte le forze
+della storia e da tutte le necessità economiche del secolo» ad un
+miglioramento di Stato che andrà a vantaggio di tutto quanto il
+corpo sociale e attuerà una forma di civiltà superiore, impossibile
+a immaginarsi raggiunta per altra via; tutto questo non è che.... «il
+denaro degli altri».
+
+Questo sentimento invincibile, d’un nuovo diritto che in questi paesi
+urta e scuote dalle fondamenta l’edificio delle vecchie legislazioni
+e vuole conversa in pro dei milioni di deboli la protezione della
+legge non sfruttata finora se non da pochi che la dettarono; questa
+ribellione della coscienza universale contro il disordine della
+produzione, contro la furia pazza della concorrenza seminatrice di
+rovine; contro le disuguaglianze mostruose e la mostruosa tirannia
+delle ricchezze usurpate e confederate a pubblico danno; questo vasto
+e possente soffio di pietà e di fraternità che tende ad associare tutte
+le forze a benefizio comune, sopprimendo le cagioni degli odii e delle
+violenze sociali e conciliando tutta la libertà con tutta l’uguaglianza
+possibile in una forma di Stato che non sia altro che «la volontà
+organizzata di tutti»; tutto questo non è che.... «il danaro degli
+altri».
+
+Tutti i grandi intelligenti che da mezzo secolo hanno forzato
+l’economia politica a riconoscere di non esser soltanto «la coscienza
+dell’egoismo umano» e hanno gettato lo sgomento e il disordine
+fra le file dei vecchi campioni del brigantaggio legale: l’uomo di
+genio che con uno dei più poderosi sforzi che abbia mai compiuto
+il pensiero umano ha dimostrato la trasformazione sociale come la
+meta inevitabile di tutta l’evoluzione storica, suscitando dietro di
+sè una legione di dotti e intrepidi apostoli che hanno conquistato
+la Germania; i potenti pensatori americani ed inglesi che con
+maraviglioso apparecchio di dottrina agitano da anni la formidabile
+questione della «nazionalizzazione della terra»; i sapienti ed
+infaticabili organizzatori belgi che con un lavoro miracolosamente
+paziente hanno fatto già «emergere dal mare borghese un arcipelago
+di isole socialiste» pronte a riunirsi alla prima scossa tellurica
+in un continente; tutti i privilegiati e i ricchi d’ogni nazione,
+che, spinti dalla ragione e dal cuore verso la nuova Idea, hanno
+per essa rinunziato agli onori, alle ricchezze e alla pace; e tutti
+quegli altri innumerevoli di ogni classe che, senza alcuna speranza di
+vantaggio personale neanche remoto, hanno affrontato ed affrontano per
+quella Idea calunnie, persecuzioni, esilii, miseria, alteri dei loro
+sacrifizi, incrollabili nella loro fede, ricompensati di ogni danno e
+felici per quella speranza d’un mondo migliore che portan nell’anima;
+tutti costoro non sono che gente.... che vuole «il denaro degli altri».
+
+Questo a molti della classe proletaria parrà incredibile. — Non credono
+quello che dicono — penseranno essi — così diranno per ira o per
+ostentazione di noncuranza a chi con lo spauracchio del socialismo li
+turba: ma, in realtà, intuiranno la grandezza dell’Idea e dei fatti, e
+celatamente se ne occuperanno con curiosità e con coscienza. — Ma no,
+punto. Ci sarà qualche rara eccezione. Ma la grandissima maggioranza,
+giudicando come giudica, è in piena buona fede, e per naturale
+indolenza o per dispettoso proposito tiene rigorosamente chiuso
+l’intelletto a tutto quest’ordine di idee, e con puerile ostinatezza
+ripete all’infinito contro le nuove dottrine degli stessi logori,
+decrepiti argomenti ereditati dalle passate generazioni, strepitando
+contro chi, anche con le più miti forme, insiste a farle osservare
+che non servono più. Bene ha detto non so che storico: che Dio acceca
+le classi sociali che vuol perdere. Ed è fiato perso dir loro come il
+cardinale Manning — che è insensatezza il chiudere gli occhi per non
+vedere l’abisso verso cui si corre.
+
+Si consolino dunque quei rozzi lavoratori, che qualche volta si dolgono
+e si vergognano di mancar della coltura necessaria per comprendere
+pienamente la grande questione che li interessa.
+
+Quel monco e vago concetto che essi possono avere dei vizi del nostro
+ordinamento sociale e delle vaste riforme disegnate è quasi una
+cognizione luminosa in confronto della «_voluta oscurità del sepolcro_»
+in cui rimane a tal riguardo la mente della maggior parte della gente
+colta, oscurità in cui socialisti e ladri di strada, collettivismo e
+anarchia, Carlo Marx e Davide Lazzaretti, e organizzazione del lavoro
+e divisione dei beni e naufragio della civiltà, formando tutto una
+arruffata inestricabile fantasmagoria, attraverso alla quale passa una
+volta all’anno un lampo livido di paura, non tanto per illuminarla,
+quanto per accrescerne la miseranda confusione.
+
+Si consolino dunque. Coll’andar del tempo, istruiti dalla propaganda,
+esercitati dalla riflessione, essi comprenderanno sempre meglio gli
+elementi della dottrina e la ragione degli avvenimenti; mentre il
+maggior numero dei loro avversari, avendo sempre più annebbiata la
+mente dall’orgoglio offeso e dalla crescente inquietudine, _capiranno
+sempre meno_ dell’una e dell’altra cosa.
+
+Il socialismo, rovesciate le ultime barriere internazionali, invaderà
+il loro paese come un oceano, ed essi cercheranno ancora all’orizzonte
+i «pochi abitatori», cagione unica della inondazione, per denunziarli
+alle Autorità costituite. La marea montante inghiottirà l’una dopo
+l’altra istituzioni fracide, privilegi iniqui, idoli falsi e ricchezze
+scellerate, ed essi crederanno quello il trionfo passeggiero di
+un’idea pazza, portata in su da un’ondata improvvisa della canaglia;
+«e avranno l’acqua alla gola che non capiranno ancora»; _e moriranno
+affogati, senz’aver capito ancora_. E se risuscitando di qui a
+cent’anni, potessero vedere estirpata dal mondo la miseria, rigenerate
+le plebi, trionfante la giustizia e mutata in libertà vera questa larva
+miserabile che ne porta il nome, credo che davanti a quello spettacolo
+crollerebbero il capo in atto di sdegno, dicendo: — Tutto questo non è
+che.... «il danaro degli altri».
+
+
+L’eguaglianza nel socialismo.
+
+Tempo fa, un giovane drammatico, del quale ammiriamo l’ingegno
+vigoroso, rispondeva alla circolare d’un giornale, che domandavagli la
+sua opinione intorno al socialismo:
+
+« — Vi sono avverso perchè _socialismo_ significa _eguaglianza_, e
+questa sola parola mi irrita».
+
+Questa risposta, che esprime il pensiero di molti, ci suggerisce alcune
+considerazioni.
+
+Prima di tutto, non ci pare una risposta chiara.
+
+A quale eguaglianza, domandiamo all’egregio autore, volete alludere?
+
+Non vi domandiamo se è «l’eguaglianza davanti a Dio» perchè, se siete
+credente, la domanda sarebbe per voi un’offesa, e se non lo siete, non
+avrebbe per voi alcun senso.
+
+Non vi domandiamo se avete accennato all’«eguaglianza davanti alla
+legge», perchè per voi, cittadino italiano liberale, sarebbe anche
+questa domanda un’ingiuria.
+
+Non vi domandiamo neppure se avete inteso di dire «l’eguaglianza
+di tutti gli uomini nell’estimazione pubblica», perchè non possiamo
+supporre che voi attribuiate al socialismo l’ideale assurdo di una
+società in cui l’uomo ottuso, fiacco, inutile, vile o malvagio e
+l’uomo d’ingegno, di cuore e di carattere, operoso e utile ai suoi
+concittadini, siano considerati tutt’uno. Voi capite benissimo che,
+qualunque eguaglianza debba regnare nella società da noi presagita,
+fra il semplice lavoratore meccanico e l’inventore d’una macchina
+che allevierà il lavoro a migliaia di braccia, fra il portinaio del
+teatro e l’autor drammatico che rallegrerà e commoverà migliaia di
+cuori, vi sarà sempre nel concetto pubblico, la distanza che separa
+la stima dall’ammirazione, la benevolenza dall’entusiasmo, l’oscurità
+dalla gloria. Dicono il contrario i nemici del socialismo ignoranti ed
+ipocriti; non lo dite dunque voi, si capisce.
+
+Non pensiamo nemmeno che abbiate fatto allusione all’«eguaglianza
+economica», poichè la favola dello Stato socialista in cui tutti
+mangiano la stessa razione e vestono gli stessi panni non è più
+sfruttata neppure dai burloni di mala fede e di poco spirito; perchè
+voi non ignorate, senza dubbio, che la formola: «a ciascuno secondo i
+suoi bisogni» non esprime che un ideale remoto, non reputato attuabile,
+anche dai socialisti, se non in un tempo in cui la produzione sia
+cresciuta sotto ogni sua forma, a tal segno, da sopprimere il problema
+stesso della ripartizione; perchè voi sapete certamente (e lo sa il
+più incolto degli operai socialisti) che la formula del socialismo è:
+«a ciascuno secondo le sue opere»; ciò che sottintende una diversità
+di guadagni, corrispondente alla varia qualità e quantità del lavoro,
+e quindi una diversità di agiatezza e di modi di vita, non contradetta
+punto dal principio dell’abolizione «della proprietà privata dei mezzi
+di produzione»; la quale consente ogni altra maniera di proprietà,
+di oggetti utili e superflui, di comodità, di diletto e d’ornamento,
+acquistabili col frutto diretto del proprio lavoro.
+
+Quale può esser dunque il Vostro pensiero? È forse questo: che nello
+stato d’eguaglianza voluto dal socialismo non sarà più possibile a chi
+è dotato di grandi facoltà d’intelletto e di elette qualità d’animo
+l’ottenere il premio, secondo voi meritato, della ricchezza? Se tale
+è il vostro pensiero: — Guardate intorno a voi, vi rispondiamo — e
+vedrete se, nella società presente, son le facoltà più alte della
+mente e le qualità più elette dell’animo quelle che, nella maggioranza
+grandissima dei casi, conducono alla ricchezza. È evidente anche
+all’intelligenza d’un fanciullo che esse non vi conducono se non per
+rarissime e quasi miracolose eccezioni, e per via assai più lunga e
+difficile di quella per cui vi giungono delle facoltà intellettuali
+di second’ordine, aiutate dall’audacia, dalla fortuna, dall’astuzia,
+dalla mancanza di scrupoli, dal disprezzo dell’opinione pubblica,
+da un vigore selvaggio di volontà, da una violenza brutale di
+egoismo che toglie all’uomo ogni carattere di creatura cristiana e
+civile. Guardatevi intorno e vedrete, in tutti i campi dell’attività
+intellettuale, e specialmente in quello delle scienze, delle lettere e
+delle arti, che è il campo vostro, quanti sono gli uomini d’ingegno,
+anche elettissimo, e di rara operosità, i quali, non per loro
+particolare sfortuna, ma per forza regolare delle cose, rimangono per
+tutta la vita in uno stato di mediocrità economica vicino all’angustia,
+costretti a un lavoro logorante e a una lotta affannosa, piena
+d’umiliazioni e dà amarezze. Su cento uomini d’ingegno — ed onesti,
+si sottintende — perverrà uno solo — per la sola virtù del proprio
+ingegno, — all’agiatezza; e all’opulenza, uno su mille. Il numero dei
+fortunati è dunque così scarso che non sarebbe ragionevole nè umano,
+solo per lasciare a quei pochissimi la strada aperta alla ricchezza, il
+respingere una riforma sociale che condurrebbe a uno stato migliore dei
+milioni.
+
+L’eguaglianza che voi non volete sarebbe forse quell’«eguaglianza
+nelle condizioni iniziali della lotta per la vita» voluta dal
+socialismo, la quale renderebbe possibile a tutti gli uomini d’ingegno
+di qualunque stato sociale l’educazione delle loro migliori facoltà
+e quindi il concorso ai più alti uffici intellettuali, che sono
+ora in massima parte circoscritti, e quasi ereditari in una classe
+sola? Non lo crediamo perchè vi sarebbe contraddizione stridente fra
+la vostra avversione a siffatta eguaglianza e la vostra coscienza
+d’uomo d’ingegno a cui pare che l’esercizio utile di una intelligenza
+superiore dia diritto a una condizione di vita privilegiata. Non lo
+crediamo, perchè è impossibile che voi non sentiate nel cuore le mille
+voci che vi gridano dai campi e dalle officine: — O signori, poichè
+dite che l’ingegno è un dono di Dio, e lo volete onorato e protetto,
+affermato che ha lui il governo del mondo, perchè non lo cercate,
+come l’oro nella terra, da per tutto dove si cela? Nascono anche fra
+noi intelletti potenti che poggerebbero nelle scienze e nelle arti ad
+altezze mirabili, giovando al mondo: perchè li lasciate all’aratro e
+all’incudine? Perchè alla gara degl’ingegni, fra cui la società deve
+scegliere a servirla i più forti, non chiamate anche i nostri, voi che
+dite che la libertà politica ha aperto a tutti le vie? — No, voi non
+potete non sentire che questo grido è giusto, nè potete non comprendere
+che l’eguaglianza «nelle condizioni iniziali della lotta per la vita»
+fra tutti i cittadini, consentendo la scelta degli ingegni sopra
+una concorrenza centuplicata, produrrebbe a vantaggio della società
+una selezione intellettuale cento volte più rigorosa e feconda di
+quella che oggi si compie. Non è dunque neppur questa, senza dubbio,
+l’eguaglianza da cui voi ripugnate.
+
+Quale può essere allora il vostro pensiero e quello degli altri
+moltissimi che avrebbero dato la vostra stessa risposta? Qual’è la
+ragione per cui, anche astraendo da ogni idea d’eguaglianza economica,
+suona così ingrata e spaurevole questa parola alle persone della vostra
+classe, siano coltissime o inverniciate appena di lettere, siano
+ricche o agiate e anche vicine alla povertà? Sono, a parer nostro,
+molte ragioni e sentimenti diversi e confusi, ragioni d’interesse e
+d’orgoglio, legate ad abitudini e a pregiudizi antichi; la maggior
+parte delle quali nessuno osa dire apertamente, e moltissimi non
+saprebbero neppur spiegare a sè stessi.
+
+Prima di tutto, essendo fermo nella più parte il concetto che la
+gran moltitudine dei lavoratori poveri non possa innalzarsi mai,
+quasi per legge di natura e per una specie d’inferiorità congenita,
+a dignità di vita intellettuale e a gentilezza di sensi e di modi,
+pare alla più parte che il voler l’eguaglianza non possa significar
+altro che voler rendere tutti ignoranti e rozzi a un modo. Oltre di
+ciò, nelle condizioni attuali della società, noi della classe borghese
+(diciamo «noi» soltanto per esprimerci più chiaramente per il fatto
+d’appartenere a una classe che ha in mano la somma delle forze sociali
+e trae dalla comunanza degli interessi uno spirito di solidarietà suo
+esclusivo) godiamo di mille soddisfazioni morali e protezioni e favori,
+che temiamo, confondendosi le classi, di perdere. La prima protezione,
+innegabile ed evidentissima, è quella della giustizia, esercitata da
+cittadini della classe nostra, compresi dei nostri sentimenti; dei
+nostri interessi e delle nostre idee. La prima soddisfazione è quella
+di sentirci, anche se mediocri d’intelligenza e scarsi di cultura,
+infinitamente superiori ai nove decimi della popolazione, mantenuti
+necessariamente in uno stato di ignoranza quasi barbarica: facile
+superiorità, che, coll’assurgere della moltitudine a un più alto grado
+d’educazione intellettuale, ci sarebbe tolta o scemata. Di più, noi
+abbiamo assegnato, per interesse di classe, ad ogni anche facilissimo
+ed umile lavoro intellettuale un grado di nobiltà, così ingiustamente
+superiore a quello d’ogni lavoro meccanico anche più utile e difficile
+e pericoloso, che un mutamento dello spirito pubblico, il quale
+innalzasse l’opera manuale all’estimazione che le è dovuta, ridurrebbe
+l’opera della maggior parte di noi al livello di questa; onde temiamo
+quel mutamento.... S’aggiunga che noi temiamo di perdere il diritto,
+che, per un’esagerazione egoistica, di amor paterno, ci siamo creati,
+ma della cui giustizia non siamo veramente persuasi, di tramandare ai
+nostri figli l’agiatezza che abbiamo acquistata, col nostro lavoro:
+ossia la facoltà di vivere senza lavorare, di godere dei beni da noi
+non guadagnati, senza quella ingiustificazione che li fa nostri nella
+nostra coscienza. E non basta: noi ci siamo fatto un mondo a parte, in
+cui si può goder la stima o l’apparenza del rispetto di tutti anche non
+facendo nulla, o smettendo di lavorare, per vivere a spese pubbliche,
+venti anni prima di non esser più abili al lavoro, o esercitando
+l’ingegno in frivolezze o sciupando insensatamente il proprio avere:
+un mondo in cui si può acquistar simpatia e considerazione sfoggiando
+un’istruzione superficiale e in gran parte inutile, usando certi modi
+convenzionali, parlando un certo linguaggio di cerimonia e vivendo
+secondo certe regole di decoro da noi stabilite: tutti vantaggi e
+privilegi che svanirebbero affatto in una società in cui il valore
+degli uomini si misurasse alla sola stregua della loro opera di
+lavoratori. Noi temiamo, infine, la perdita del lusso, che dà in parte
+le compiacenze della gloria, e che è una specie di gioia comprata; la
+facilità di acquistar nome di benefici e di esser lodati e benedetti
+dando alla povertà la centesima parte del nostro superfluo, la
+soddisfazione di andar distinti dalla moltitudine per mezzo di titoli
+e di segni onorifici di agevole acquisto, che sono per la nostra
+classe ciò che i gioielli e i fiori di cui s’orna la donna davanti
+allo specchio, ed altri infiniti godimenti e diletti raffinati, non
+possibili che a chi ha denaro e tempo da gettar via; nei quali diciamo
+che consiste l’essenza della civiltà, mentre non son che i segni della
+sua vanità e della sua corruzione.
+
+Queste sono le ragioni vere, per le quali aborriamo tutti, quasi
+istintivamente, da quella qualsiasi eguaglianza che il socialismo
+annunzia, e perchè queste ragioni ci vergogniamo di dirle, ne
+alleghiamo dell’altre, a cui neppure noi diamo fede, come quelle della
+«società convertita in caserma» e della «terra distribuita a pezzi
+fra tutti» e delle «anime ridotte tutte a uno stampo», per dirla con
+l’autore delle «Vergini delle rocce»; la quale ultima è il più sciocco,
+il più vieto e il più compassionevole sproposito che si possa lanciare
+contro il socialismo.
+
+A tutte le accennate ragioni d’avversione alle nostre idee se ne
+aggiunge negli scrittori una particolare, ed è un segreto risentimento
+che essi nutrono contro le moltitudini incolte, le quali non
+comprendono l’opera loro ed anche ignorano in gran parte la loro fama.
+Ma chi ha mente e cuor vero d’artista non dovrebbe esser capace di
+questo risentimento ingiusto, che ha radice in un orgoglio meschino;
+dovrebbe anzi in quel fatto che può addolorarlo, ma non offenderlo,
+riconoscere un argomento in favore dell’idea socialista, la quale
+portando con sè un più alto grado d’istruzione popolare, innalzando la
+folla a uno stato di vita più intellettuale, promette agli scrittori
+e agli artisti un ben altro campo di gloria da quello che oggi è
+loro concesso. Come non pensano essi che cosa sarebbe la loro potenza
+quando il raggio del loro pensiero, non più intercettato dal baluardo
+d’ignoranza che divide ora la società in una piccola minoranza civile
+e in una grandissima maggioranza semi-barbara, penetrasse a traverso a
+tutti gli strati sociali, recando la sua luce e il calore dalle capanne
+della montagna ai sotterranei della mina, dappertutto dove c’è un cuore
+che palpita e una fronte che suda? Come l’anima loro non s’infiamma
+di speranza e di entusiasmo a questa idea? E come non presentono che
+questo dev’essere e che sarà certamente, se la ragione umana non si
+spegne?
+
+Sì, questo sarà. La parola dello scrittore di genio che ora corre come
+un rigagnolo, serpeggiante in un vasto letto arido dove pochi passanti
+ne raccolgono il mormorio e ne godono il refrigerio, sarà nella società
+avvenire un fiume dalla voce enorme, chiamerà a dissetarsi sulle sue
+vaste sponde e ad attingere acque fecondatrici un popolo intero. E il
+piccolo plauso teatrale che dà agli scrittori d’oggi il coro angusto
+dei privilegiati della cultura, parrà ai grandi scrittori d’allora una
+ben misera cosa appetto alla suprema dolcezza di sentir mormorare il
+proprio nome in suono di gratitudine dall’onda immensa del popolo che
+lavora.
+
+E molti di essi diranno in quel tempo: — Non ci ricordate la
+«disuguaglianza» della società passata, che inceppava l’ingegno e
+strozzava la gloria: «quella sola parola c’irrita».
+
+
+Filippo Turati al Tribunale di Guerra.
+
+Giungeva il carrozzone del cellulare, un gran cassone chiuso e tetro
+come un feretro. Mi parve di vedere, attraverso le pareti, gli imputati
+— Turati, De Andreis, Morgari — coi ferri ai polsi e mi gonfiò il
+cuore.
+
+— Oh, no! — pensai — lì dentro non c’è un delitto, ma una idea!
+
+E mi consolai al pensiero che l’idea nazionale aveva patito per
+cinquant’anni la stessa sorte. Un minuto dopo giunse a piedi un gruppo
+di ufficiali di varie armi, in alta tenuta, con la fuciacca azzurra
+a bandoliera, muti e gravi, visibilmente compresi della terribile
+responsabilità che stavano per assumere. Entrai fra loro....
+
+Giunse poco dopo, sola, la madre di Turati, che da tre mesi conduceva
+una vita di mortale angoscia. Ha il volto pallido, interroga tutte le
+faccie con attento sguardo e inquieto, e parla con voce tremante. La
+maggior inquietudine sua è per la salute del figlio, che teme non possa
+reggere al regime della prigione....
+
+Un ricordo assai lontano mi tornò alla memoria nell’udir parlare la
+povera signora. Trentasei anni or sono suo marito era prefetto di
+Cuneo, dove mio padre era impiegato; veniva qualche volta da noi un
+bimbo di quattro anni, la cui giacchetta corta, di color nocciuola,
+mi è rimasta impressa nella memoria. Quel bimbo era Filippo, il futuro
+direttore della «Critica sociale» e deputato per Milano predestinato al
+Tribunale di guerra....
+
+..... Venne il mio turno. L’ufficiale difensore pregò il Presidente
+d’interrogarmi se credevo possibile che Turati fosse stato preparatore
+o istigatore o complice in alcun modo ai tumulti! La risposta era
+facile. Io conoscevo tutti gli scritti e i discorsi suoi dai quali
+emerge lucidissimo questo convincimento, che è assurdo condurre a fine
+una rivoluzione economica con la violenza; che può prepararsi solo
+con l’educazione intellettuale, morale e civile delle moltitudini, con
+una trasformazione profonda della coscienza pubblica, con una lenta e
+progressiva organizzazione delle classi lavoratrici; che i predicatori
+della rivolta, specialmente nel nostro paese, meno maturato d’ogni
+altro a qualsiasi improvvisa e radicale trasformazione sociale, sono i
+più pericolosi nemici del socialismo.
+
+Turati non s’era mai sviato da queste idee. Era violento nella forma,
+ma per temperamento di scrittore, non con propositi di propagandista.
+Comunque non era mai stato un propagandista da esercitare immediata
+influenza su le masse, per la sua forma troppo letteraria, pel
+ragionamento troppo fine....
+
+.... Il presidente mi rilasciò in libertà. Gli domandai il permesso di
+salutare gli accusati. Me lo concesse. Mi avvicinai al banco e strinsi
+le tre mani che cercavano la mia, dicendo: A rivederci!
+
+Ma la mia mano tremò nello stringere quella di Turati: un triste
+presentimento mi passò pel cuore: quello di non rivederlo più!
+
+ *
+
+La mia deposizione nel processo a Filippo Turati.
+
+Ho letto tutti gli scritti di Filippo Turati. L’opera del sul ingegno
+acutissimo, sostenuto da una salda coltura scientifica ed armato
+d’una dialettica potente, concorse in gran parte a farmi accettare
+la dottrina ed abbracciare la causa del socialismo. Non parlai con
+lui che poche volte. — Fra le prime parole di lui, che mi rimasero
+più impresse, ricordo le seguenti, ch’erano in un articolo ch’egli
+diresse alla classe lavoratrice per distoglierla da ogni tentativo di
+ribellione violenta.
+
+— «E se anche vinceste, sareste capace di cogliere i frutti della
+vittoria? Vi trovereste ora in grado di mandare avanti le industrie e
+le amministrazioni, di sostituire la borghesia nella funzione sociale
+che essa compie attualmente?»
+
+In tutti i suoi scritti letti dappoi lo trovai sempre coerente a
+quel concetto. Non conosco altro scrittore socialista in cui mi sia
+sempre parsa così profonda, così lucida come in lui la convinzione
+dell’assoluta inefficacia d’un’azione improvvisa e violenta a compiere
+una rivoluzione economica; nessuno più profondamente persuaso della
+impossibilità di trasformare l’organismo sociale senza una previa,
+graduale, lenta trasformazione delle idee e delle istituzioni
+presenti; nessuno che abbia più spesso e più evidentemente dimostrato
+la lunghezza e la difficoltà del cammino che resta a percorrere
+al proletariato italiano sulla via dell’educazione morale e civile
+dell’organizzazione delle proprie forze e dell’esercizio dei propri
+diritti politici per giungere all’attuazione dell’idea socialista.
+
+Nei suoi scritti lo trovai violento spesso, anzi quasi sempre, contro
+avversari, contro idee, contro sistemi; non violento per ciò che
+riguarda i mezzi e i modi di lotta che il partito socialista dovesse
+seguire per raggiungere i suoi fini.
+
+Se qualche volta egli fosse uscito dalla retta via, io mi sarei valso
+dell’autorità che mi dava su lui l’età maggiore per richiamarlo su
+quella via.
+
+Se avessi una volta sospettato che fosse intento occulto del partito
+socialista, del quale riconoscevo in lui il più autorevole interprete,
+l’azione violenta — persuaso com’ero, e come sono, dell’insensatezza
+di un tale intento — non avrei esitato un’ora a ritirarmi dal partito
+pubblicamente, e sarebbe stato Turati il primo a cui ne avrei dato
+l’annuncio.
+
+Se, d’altra parte, avesse avuto un tale intento il Turati, logicamente
+gli sarebbero dovuti parere discordanti dal suo modo di sentire e di
+pensare, troppo pacifici, troppo miti gli scritti e i discorsi miei;
+egli non mi diede mai su questi, invece, che le più benevole, le più
+esplicite approvazioni.
+
+E un’altra prova per me evidentissima ch’egli non intese mai ad
+eccitare le passioni della moltitudine, a muovere il popolo alla
+rivolta, è questa: che adoperò sempre nei suoi scritti un linguaggio
+letterario e scientifico condensato e sottile, pieno di citazioni,
+di finezze e di sottintesi artistici, assolutamente superiore alla
+intelligenza media dei lettori della classe operaia.
+
+Ero tanto persuaso, tanto certo ch’egli non avesse provocato in
+nessun modo i tumulti di Milano, che quando ne intesi la prima
+notizia domandai subito a me stesso: — Come mai Turati non è riuscito
+a impedirli? — E senza saper altro non dubitai un momento che per
+impedirli egli non avesse fatto ogni sforzo possibile, come seppi in
+seguito che veramente fece.
+
+E subito e poi, a chiunque mi domandò se credevo ch’egli avesse in
+qualsiasi maniera, o apertamente o di nascosto, preparato o contribuito
+a preparare o non cercato di scongiurare o anche soltanto approvato
+o desiderato quello che avvenne, una sola risposta diedi sempre,
+immediata, sicura, risoluta come un grido del cuore e della coscienza:
+— Lui! Turati!... Ah! è impossibile, è assurdo! Ne son certo come della
+mia esistenza.
+
+
+Un Comitato elettorale.
+
+Quattro anni fa, una sera d’autunno, andai per la prima volta a
+portare il mio obolo al Comitato Elettorale Socialista, che era in
+una delle più povere case d’una delle più vecchie strade di Torino.
+Attraversai due cortili oscuri, salii quasi a tentoni per una scaletta
+da campanile, ed entrai in una stanza bassa e nuda, mal rischiarata da
+un piccolo lume a petrolio, posto sopra a un tavolino senza vernice,
+intorno al quale stavano seduti tre operai che scrivevano. Non credo
+che alcun Comitato elettorale democratico abbia mai avuto un ricetto
+più conforme all’austerità dei suoi principii.
+
+V’era in un angolo, sopra una cassetta, un poligrafo di prezzo minimo;
+in mezzo a una parete un foglio di carta, appeso ad un chiodo, con su
+il motto di Garibaldi: IL SOCIALISMO È IL SOLE DELL’AVVENIRE, scritto a
+mano; pacchi di circolari ammucchiati sull’ammattonato; nessun mobile,
+fuorchè il tavolino e due panche; le pareti chiazzate d’umido, le
+finestre coi vetri rotti, uno squallore di carcere.
+
+— Povero Comitato Socialista — dissi fra me — e che potrai fare qui
+dentro?
+
+E pensando agli altri Comitati che si davano moto in quei giorni, ai
+grandi uffici di giornali, ai salotti politicanti, alle belle sale
+d’Alberghi e di Circoli dove si preparano le altre candidature, e alle
+centinaia di servitori e alle migliaia di lire e agli innumerevoli
+mezzi di coazione e di corruzione di cui gli altri partiti potevano
+servirsi e si servivano, per comperar coscienze ed estorcere voti, e
+paragonando quella potenza lontana alla miseria presente, confesso
+che fui preso da un sentimento di pietà e di tristezza misto a
+quell’accoramento amaro che ci dà l’umiliazione di una persona amata.
+E una sfiducia improvvisa — faccio anche questa confessione poco
+onorevole — mi vinse.
+
+Mi appoggiai a una parete e stetti pensando.
+
+Intanto altri entravano. Entrando buttavano sul pavimento i fiammiferi
+che avevano accesi per rischiarare la scala. Erano operai che venivano
+dalle officine coi capelli arruffati e le mani nere, studenti,
+impiegati, maestri; uomini maturi e giovinetti; qualcuno coi capelli
+bianchi. Entravano a coppie, a gruppi, a uno a uno, in silenzio. Alcuni
+parevano stanchi, altri sopra pensiero. Ma appena entrati, e stretta
+la mano agli amici, mutavano viso. Poi s’avvicinavano al tavolino, e
+ciascuno dava il suo obolo, in logori biglietti d’una lira o cinquanta
+centesimi, o in soldi, che contavano sulla mano. Davano gli uni la
+bottiglia di vino di cui avevano bisogno, gli altri la provvista di
+tabacco d’una settimana, chi la serata al teatro che desiderava, chi la
+scampagnata domenicale che vagheggiava da un mese. — E perchè? pensavo,
+guardandoli. Ne conoscevo una buona parte e avevo ragionato con loro.
+Nessuno sperava una vittoria, e neppur una dimostrazione elettorale
+notevole. Nessuno anche confidando in avvenimenti straordinariamente
+favorevoli e in una diffusione meravigliosamente rapida dell’Idea
+socialista, sperava in un miglioramento qualsiasi del proprio stato;
+molti, da un mutamento prossimo dello stato sociale avevan piuttosto
+a temere danni che a sperare vantaggi; ed io sapevo che lo sapevano.
+E nondimeno davano il loro danaro con la compiacenza manifesta di chi
+compie un dovere di cui è profondamente persuaso. Sul viso di tutta
+quella gente traspariva la coscienza ferma e tranquilla di servire
+una causa, di esser sulla via della verità, di volere il bene di
+tutti e di aver per sè l’avvenire. Si poteva esser certi che non vi
+era fra di loro un’ambizione nascosta, una coscienza comprata, una
+volontà costretta, un sentimento malfido. Vedevo giovani studenti che
+chiamavano per nome operai cinquantenni, mani bianche che stringevano
+mani nere, crocchi di persone d’ogni classe fra cui appariva un accordo
+di sentimenti e una maniera di familiarità, che non avevo visto mai
+in alcun tempo e in alcun paese. Mi pareva di veder gli elementi della
+nostra società disciolta che si cercassero e si unissero in una forma
+di società nuova, animata da un nuovo concetto della vita e del mondo,
+retta da nuove ragioni di stima e d’affetto reciproco e da leggi nuove
+di rispetto e di gentilezza, più sapientemente civili, più sinceramente
+cristiane di quelle che vedevo seguite in ogni altro convegno o
+commercio di cittadini di diverso stato. Quell’adunanza era per me ad
+un tempo una realtà e una visione che appagavano un confuso, istintivo,
+ardentissimo desiderio di tutta la mia vita.
+
+E a questi pensieri, improvvisamente, come una fiamma sotto un soffio,
+la mia fiducia si ravvivò. — Ah! se anche credessi che siete tutti
+illusi — pensai — io v’amerei e v’ammirerei egualmente, o bravi
+giovani, o rudi lavoratori, o poveri vecchi che non avete altro
+impulso all’opera e al sacrificio che la speranza d’un bene di cui non
+godrete, e che sopportando le durezze della vita e soffocando le ire
+provocate e sfidando le persecuzioni pubbliche e sagrificando la pace
+domestica, fondate la vostra speranza sul diritto del voto, conquistato
+col sangue dei vostri padri, ossia sulla libertà, sulla ragione, sul
+presentimento del trionfo necessario della verità e della giustizia. Ma
+no, voi non siete illusi, poichè la verità non può essere dalla parte
+dell’ambizione, del mercimonio e dell’egoismo; la verità è nella vostra
+coscienza libera e serena, è nella santità del vostro ideale, è in
+quest’affratellamento generoso che condanna e corregge le ingiustizie
+della fortuna, è in questa fede invitta che dà ai giovani una maturità
+precoce, e ringiovanisce i maturi, e consola i vecchi, e nobilita
+tutti. E ogni propaganda d’ogni grande idea, predestinata a mutare
+il mondo, è cominciata, come questa, in luoghi oscuri, fra pareti
+nude, in mezzo a gente sprovveduta di tutto, e odiata, e calunniata,
+e derisa, mentre i difensori del passato, armati e ricchi d’ogni cosa,
+si festeggiano a vicenda — in sale splendide e risonanti del plauso dei
+parassiti — sicuri del presente e dell’avvenire.
+
+E tutt’a un tratto — con mio stupore — non perchè mancasse un legame
+tra il pensiero e l’immagine, ma per la subitaneità dell’apparizione
+— mi rividi dinanzi la statua di Ledru-Rollin, veduta anni addietro a
+Parigi, eretta in atteggiamento profetico, con la mano stesa sull’urna,
+come dicendo: Qui è la salute.
+
+E allora, precorrendo il tempo con l’immaginazione, vidi quella povera
+stanza dilatarsi, e aprirsi altre sale lontane l’una dopo l’altra, in
+tutti i quartieri cittadini, tutte rigurgitanti d’una folla simile a
+quella che avevo dinanzi; e tutte quelle folle, agitate e ardenti,
+salutare con evviva frenetici gli annunzi delle grandi vittorie
+elettorali, giungenti l’un sull’altro dai vari quartieri, e da tutte
+le piccole e grandi città d’Italia; e, tra gli evviva, le mani bianche
+cercar le mani nere, e abbracciarsi i giovani e i vecchi, e scambiarsi
+il bacio dei fratelli i figli di coloro che oggi si minacciano e si
+odiano....
+
+Troncai il soliloquio, ed entrai nella folla dei miei compagni con
+uno slancio d’allegrezza e d’affetto, che non m’aveva mai data nessuna
+amicizia del passato.
+
+
+Lavoratori, alle urne!
+
+I nostri compagni del Comitato elettorale, che m’invitarono a parlarvi,
+determinarono il soggetto del discorso con queste parole: — Eccitare
+i ferrovieri, e specialmente gli operai, a prender parte attiva alla
+lotta per le elezioni amministrative; dimostrar loro che essi hanno
+interesse a mandare nel Consiglio comunale dei rappresentanti della
+classe lavoratrice a cui appartengono.
+
+La cosa mi parve superflua. — Ma come — pensai — vi sono ancora dei
+lavoratori non persuasi di questa verità, della quale sono compresi, in
+fondo all’animo, anche molti di coloro che stimerebbero un’imprudenza
+di proclamarla? E subito mi si affacciò alla mente che il primo, il più
+efficace mezzo di persuadere gli ostili e di scuotere gl’indifferenti,
+sarebbe stato di riferir loro quello che io mi intendo dire ogni giorno
+da chi combatte le nostre idee utopistiche di progresso, di redenzione,
+di missione politica ed economica delle classi lavoratrici.
+
+Queste idee — mi dicono — sono in voi, borghesi traviati e allucinati,
+non nei vostri adulati lavoratori; e non sono che in una infima
+minoranza di essi, a cui avete attaccato la vostra infermità cerebrale.
+Come potete parlare sul serio delle loro aspirazioni e dei loro
+propositi, quando non ve n’ha cinque su dieci che concordino in
+un’idea, quando la parte maggiore non si dà pensiero alcuno delle
+lotte a cui la chiamate con tanta insistenza, quando non hanno dato
+ancora, qui specialmente, nessuna seria manifestazione di solidarietà,
+di armonia, d’unità d’intenti, quando hanno anzi provato in mille modi
+che la classe lavoratrice, come ente collettivo, non esiste ancora?
+Voi dite che le classi dirigenti, che la borghesia è debole perchè è
+lacerata dai partiti, scossa da mille contrasti di interessi, divisa in
+dieci fedi diverse, e che per questo non opporrà una lunga resistenza
+al movimento progressivo delle classi inferiori. Ma queste son più
+divise e più deboli di noi! Noi davanti a un pericolo, nel nostro
+interesse comune, ci uniremo in un sol fascio, e voi lo capite, e lo
+preannunziate. Essi, nel loro interesse comune, non si uniscono. Che
+c’importa che siano il numero, se, non essendo nè concordi nè attivi,
+non sono la forza, senza di cui non vale il diritto? Che c’importa
+che la scheda elettorale possa essere, come voi dite, lo strumento
+della loro emancipazione, se essi o non se ne servono, o l’adoperano
+contro sè stessi, o la mettono al servizio d’ogni richiedente? Non
+uniti nell’esercizio dei mezzi e legali e pacifici, non lo saranno
+mai neppure, non lo potranno mai essere nell’uso dei mezzi violenti.
+Noi possiamo dunque riposare tranquilli e ripetere cento volte a chi
+ci parla d’un esercito di lavoratori, che l’esercito non esiste, che
+non ci sono che caporali e pattuglie disperse, e la gran moltitudine
+si ride della vostra conquista dei poteri, e che voi sognate a occhi
+aperti.
+
+ *
+
+A voi tocca di smentire col fatto quelle asserzioni. Io mi ingegnerò
+di persuadervi a smentire. E notate, non avrei bisogno di parlarvi
+come socialista. L’interesse che hanno i lavoratori a organizzarsi, a
+concertarsi per mandare alle amministrazioni comunali e nei parlamenti
+dei loro compagni esiste, secondo me, anche fuori della ragione
+del socialismo. Non c’è bisogno di creder possibile o necessario
+nell’avvenire un determinato ordinamento sociale per comprendere
+quell’interesse. Basta desiderare dei miglioramenti nella vostra
+condizione, come tutti desiderate; basta capire che, siccome nessun
+miglioramento importante nello stato delle classi inferiori può
+avvenire senza sacrifici gravi nelle classi sovrastanti, e poichè
+sui sacrifici spontanei, essendo qual’è la natura umana, è illogico
+il fare assegnamento, così quei miglioramenti bisogna conquistarli;
+e che nessuna conquista si fa da una classe sociale senza lotta, e
+nessuna lotta si vince senza forza, e la forza non si consegue senza
+l’accordo della classe. Ora quest’accordo è possibile, è ragionevole,
+si deve compiere anche tra i lavoratori che non siano d’una sola idea
+e d’un sol sentimento riguardo al socialismo. Non si deve forse, prima
+di giungere a questo, passare per una serie di riforme e di conquiste
+minori che tutti vogliono ugualmente? Ma io dico questo a voi! Ma se
+son molti i borghesi stessi persuasi di questa verità.
+
+Ve n’ha molti, ostili al socialismo, che credono inattuabile, ma che
+pure, essendo onesti, vedon con occhio favorevole e affrettano col
+desiderio il movimento d’organizzazione delle classi lavoratrici,
+anche sotto la bandiera socialista, come il solo mezzo che rimanga di
+pervenire a riforme radicali a vantaggio loro, senza le quali credono
+anch’essi inevitabili degli sconvolgimenti funesti alla società. E
+fanno questo ragionamento che non manca di logica: — O hanno ragione
+i socialisti, i quali affermano, non già di voler rifare il mondo
+sopra un disegno della loro fantasia, ma di sollecitare soltanto una
+trasformazione a cui la società è condotta irresistibilmente dalla
+forza stessa delle leggi vitali che la reggono, — e se questo è vero,
+se la trasformazione è inevitabile, non solo è inutile d’intralciare,
+ma è logico assecondare il movimento. — O se è vero l’opposto, ossia
+che questa trasformazione non è necessaria, e la società non avverrà
+pel solo fatto che i socialisti la vogliono, una forza invincibile vi
+si opporrà, contro cui tutti i loro conati si spezzeranno come contro
+una legge di natura; e in questo caso non c’è nulla a temere, e si ha
+da assecondare egualmente un movimento il quale, senza arrivare alla
+mèta che si propone e da cui noi rifuggiamo, produrrà pure dei vantaggi
+grandissimi, non conseguibili per altra via. Vorrete voi essere meno
+arditi di questi prudenti conservatori?
+
+ *
+
+Veniamo ora al vivo dell’argomento.
+
+Non vi pare un’anomalia singolarissima che nei Consigli comunali di
+città dalle centinaia di migliaia d’abitanti, in Consigli dove si
+trattano interessi di tutte le classi sociali, tutte le classi siano
+personalmente rappresentate, tutte, fuorchè la più numerosa, che è
+anche quella che ha maggior bisogno d’esser tutelata? Io credo che la
+cosa parrà un giorno tanto strana che se n’andranno a cercar le cause
+con la stessa curiosità con cui si ricercano quelle dei più singolari
+fenomeni sociali del tempo andato.
+
+Io m’immagino uno straniero semi-barbaro, ma di molto acume, piovuto
+qui da un paese in cui non sia idea di regime rappresentativo, lo
+metto col pensiero in uno di quei Consigli, e mi par di sentirlo
+dire: — Ma come mai! Ecco un’assemblea in cui si parla ogni momento
+d’interessi del lavoro e di lavoratori, in cui l’uno accusa l’altro a
+ogni tratto di non essere vero interprete dei loro sentimenti, delle
+loro aspirazioni, e d’operai non c’è un solo, non uno che possa dire:
+i _nostri_ sentimenti, le _nostre_ aspirazioni, i _nostri_ bisogni son
+questi! — Dopo essersi fatto spiegare a un di presso in qual maniera si
+formino queste assemblee, il mio semi-barbaro direbbe al suo cicerone:
+— Ho capito! Qui non c’è operai perchè gli operai non sono elettori.
+— Ma no, lo sono — gli sarebbe risposto — e dispongono di migliaia di
+voti. — Allora direbbe: — Sono elettori, ma non sono eleggibili: ma
+essi non eleggono alcuno dei loro perchè non ce n’è alcuno che sappia
+parlare nè scrivere. — Ma no, vi ingannate: ce n’è molti che parlano
+mirabilmente dei propri interessi nelle loro riunioni professionali o
+di partito e ce n’è anche molti che sanno trattare la penna a dovere,
+tanto che se si fondasse un giornale come quel tal «Buon senso»,
+fondato a Parigi nel ’48, aperto a tutti i lavoratori, si farebbero
+anche qui delle scoperte particolari curiose. — Ho capito questa volta
+— direbbe finalmente lo straniero. — Essi non eleggono nessuno della
+propria classe perchè vedono gl’interessi loro ben patrocinati dai
+rappresentanti della classe borghese, che stimano inutile aver dei
+rappresentanti propri, e si tengono per ampiamente soddisfatti. — Ma
+no, veda, non sono soddisfatti, si lagnano, dicono d’aver delle ragioni
+da far valere, gridano che ci sono delle ingiustizie da correggere,
+delle riforme da proporre, mille cose da fare. — E allora.... il mio
+semi-barbaro non capirebbe proprio nulla.
+
+ *
+
+Mi soffermo un momento all’ultima supposizione di questo straniero
+immaginario, perchè esprime forse il pensiero di alcuno di voi; mi ci
+soffermo per dire che nessun rappresentante borghese, per quanto sia
+sincero ed efficace propugnatore della causa de’ lavoratori, potrà mai
+avere in un’assemblea quell’efficacia particolare che vi ha uno della
+vostra classe, il quale la rappresenta con la sua stessa persona e
+ne spira l’alito dalle labbra, che può parlare di bisogni che sente
+egli stesso e di sacrifizi ch’egli stesso compie e ha compiuti, che
+protegge gli interessi del lavoro ch’egli fa e di cui vive, che è in
+relazione intima, fraterna e continua coi suoi rappresentanti, che non
+è legato ai rappresentanti degli interessi diversi od opposti da mille
+sottilissimi vincoli, non lacerabili, di amicizie antiche, d’identità
+d’abitudini, di idee comuni in altri campi, che non è impacciato dal
+fatto d’aver professato in altri tempi opinioni discordi da quelle suo
+d’oggigiorno, o di essere stato per queste indifferente; e che non può
+essere sospetto in alcun modo di mancanza di sincerità.... perchè siamo
+a questo ancora — che par tanto illogico e strano che uno si appassioni
+e combatta per interessi sian pure sacrosanti, ma non strettamente
+collegati o contrari a quelli della propria classe, che il pensiero
+ch’ei sia un uomo generoso è l’ultimo che s’affacci alla mente degli
+avversari: il primo è che sia un impostore.
+
+ *
+
+Certo, io mi rendo conto dei dubbi che hanno molti di voi a questo
+proposito, dubbi che non si danno, generalmente, negli operai di Comuni
+rurali. Là il Lavoratore vede partecipare all’amministrazione pubblica
+persone della sua medesima classe, di coltura non maggiore alla sua,
+e che trattano dei piccoli interessi comuni con la semplicità, e col
+linguaggio che egli stesso adopera: gli par quindi naturale, e non può
+parergli inutile di mandar fra gli amministratori del Comune uno dei
+suoi.
+
+La cosa è diversa, si capisce, nelle grandi città. Abituato per
+tradizione a veder sedere nei Consigli cittadini di una sola classe, a
+vedervi rappresentati largamente la scienza, l’ingegno, l’esperienza
+degli affari, la ricchezza, e la discussione sollevata spesso al
+di sopra della sua cerchia di cognizioni e di idee, l’operaio ha
+finito per considerare quella rappresentanza quasi come un privilegio
+signorile, e stenta a capacitarsi del come un suo compagno vi potrebbe
+prender parte utilmente, non riesce a raffigurarselo là che come uno
+spostato e un inetto. Ma egli è in errore. Egli non considera che
+il suo compagno andrebbe là a rappresentare un ordine di idee sue
+proprie, di interessi di cui ha conoscenza pratica, di questioni in
+cui ha un criterio preciso: non pensa che in ogni discussione ha un
+grande valore anche una sola idea netta, espressa a proposito, sia
+pure con la più rozza parola; che ciò che in molte discussioni gli par
+superiore alla sua intelligenza e alla sua coltura non è che zavorra
+accademica e curialesca gittata sulla vacuità degli argomenti; che il
+buon senso è in ogni luogo e in ogni cosa la prima forza, e che una
+gran parte delle lungaggini deplorevoli a cui si abbandonano spesso le
+più colte assemblee, derivano appunto dal non esservi un sufficiente
+numero di quegli ingenui parlatori, a cui manca l’arte d’ingrandire,
+di assottigliare, d’intricare, di confondere tutte quante le questioni,
+invece di attenersi al fondo delle cose, come suol fare l’uomo incolto,
+che è persuaso di un’idea.
+
+ *
+
+E d’altra parte convien che si persuadano i lavoratori che la
+loro classe non s’innalzerà mai fin che un gran numero di loro non
+saranno passati per quella impareggiabile scuola pratica che sono le
+amministrazioni pubbliche e le amministrazioni private: intendo per
+private quelle delle loro Società e delle loro Corporazioni.
+
+A questa scuola si formarono la maggior parte dei quarantaquattro
+deputati del Parlamento germanico — meccanici, calzolai, falegnami,
+doratori, operai d’ogni arte e d’ogni mestiere — in molti dei quali
+riconoscono gli stessi avversari, spesso con parole d’ammirazione,
+cultura varia, abilità parlamentare, e, nelle discussioni che toccano
+le idee e gli interessi del loro partito, un’efficace eloquenza.
+A questa scuola si formò quel valoroso, quel benemerito Anseele,
+fiammingo, fondatore di quell’ammirabile complesso di Cooperative
+di Consumo e di produzione che è il «Vooruit», il più fortunato
+esempio di organizzazione socialista che sia stato attuato finora.
+Si educò a questa scuola quel Luigi Bertrand, operaio marmista, in
+cui sembra incarnato il genio organizzatore della sua razza che da
+un capo all’altro del suo paese fondò Società cooperative, Case del
+popolo, Circoli di studi sociali, e che è, col Volder, l’anima del
+Partito operaio belga, rispettato, ammirato anche dai più appassionati
+oppugnatori e scalzatori dell’opera sua. E alla scuola medesima
+crebbero tutti quegli operai della sua nazione, i quali, all’ultimo
+Congresso internazionale di Bruxelles, diedero prova di tal senso
+pratico, di tanta chiarezza d’idee, di una così larga cognizione di
+molte questioni sociali ed economiche, che se li avessero uditi certi
+uomini d’ordine d’una grande città italiana, radunatisi l’inverno
+scorso in Assemblea por provvedere agli affari propri, avrebbero
+deplorato anche più amaramente di quanto fecero i funesti effetti
+dell’istruzione popolare.
+
+ *
+
+Comprendo un’altra difficoltà che si oppone, in molti lavoratori, alla
+concordia nella lotta elettorale. E ve lo accenno senza un’ombra di
+intenzione di farvi un rimprovero. La difficoltà risiede in un vostro
+difetto. — Vostro? — No. È un difetto di tutti gli uomini, e che si fa
+sentire in tutte le classi. Ma è naturale, è scusabile che si faccia
+sentire nella vostra forse più fortemente che nelle altre. Nella classe
+che ha più fondate ragioni di lagnarsi delle ingiuste disuguaglianze
+sociali, si comprende che sia più viva la renitenza a conferire ai
+propri uguali una forma qualsiasi di superiorità, come si diffidi più
+facilmente del compagno che aspira ad innalzarsi, e anche di quello che
+è portato in alto suo malgrado, come sorga il più forte sospetto che
+chi esce dalla sua schiera possa abusare dell’autorità e della fortuna.
+Ma è pure una tendenza a cui convien resistere a qualunque costo. Già
+lo disse un bravo lavoratore francese ai suoi camerati, con parole
+scolpite che io vi voglio ripetere, non solo perchè possano riferirsi a
+voi le sue censure, ma anche per mostrare che il male è in ogni paese.
+
+Certo — egli disse — l’opera è lunga, penosa, irta di difficoltà.
+Ma se noi non perveniamo a unirci in uno spirito di larga e forte
+solidarietà; se passiamo il tempo a lacerarci l’un l’altro, parodiando
+i borghesi nelle loro dispute vane; se ci divertiamo a giuocare alle
+chiesuole e alle consorterie; se non uccidiamo in noi stessi quel
+deplorevole senso di gelosia, per cui non possiamo sopportare tra le
+nostre file alcuna superiorità intellettuale; se non ci eleggiamo dei
+capi che per obbligarli ad obbedire alle nostre cangianti volontà, e
+non per seguire la loro direzione e ascoltare i loro consigli; se, in
+una parola, non riesciamo a governare noi stessi, a nulla mai potremo
+riuscire.
+
+E, senza dubbio, è la virtù opposta a questo difetto quella che
+costituisce la principal forza di quel grande partito operaio di
+Germania, nel quale — come osservò uno scrittore che lo studiò addentro
+— l’osservanza verso i capi è più profonda che in ogni altro partito
+dell’impero, e va non di rado fino all’eccesso, fino a una cieca
+sottomissione. Ma è perchè là si comprende quello che da per tutto
+si dovrebbe comprendere: che se è possibile immaginare una società
+in cui tutte le disuguaglianze economiche e sociali siano soppresse
+anche in forma assoluta, non è possibile immaginarne una in cui
+siano anche soppresse le influenze della superiorità dell’intelletto
+e del carattere e si faccia una colpa dell’ambizione, presa nel
+suo senso migliore; perchè il voler togliere alle facoltà e alle
+opere eccezionali degli uomini oltre ad ogni eccezionale compenso
+economico, anche le soddisfazioni d’una ambizione legittima, è voler
+isterilire, paralizzare la natura umana. E se sapessero i gelosi che
+povera cosa sono le soddisfazioni dell’ambiente, con quante segrete
+mortificazioni di amor proprio si scontano, da quante amarezze sono
+turbate, specialmente in chi è spinto in su a combattere fra una classe
+che non è la sua, invece d’invidiare e di osteggiare i compagni che
+salgono, non darebbero, ne son certo, che incoraggiamenti e conforti di
+fratelli.
+
+ *
+
+Vediamo l’esempio che ci danno altri paesi, la Francia per la prima,
+dove si accusava il partito dei lavoratori di essere «una fungaia
+di gruppi dissidenti» incapace da dieci anni di muovere innanzi
+d’un passo. Prima delle ultime elezioni, non vi erano che due Comuni
+socialisti; mi spiace di non aver tempo d’accennarvi le molte riforme
+ardite e benefiche attuate da uno di essi, di cui fu costretto a
+encomiare la saggia amministrazione persino il prefetto della Senna.
+Ebbene, nelle elezioni del 1892, il partito operaio socialista,
+concorde nel programma del Congresso nazionale di Lione, pose le
+proprie candidature in più di 80 Comuni. Ottenne al primo scrutinio
+più di 100,000 suffragi, con circa 450 dei suoi candidati eletti nei
+Consigli. A Marsiglia, trionfarono tutti i candidati del partito con
+oltre 6000 voti di eccedenza sugli avversari. In altri 16 Comuni il
+partito occupò l’intero Consiglio o v’ebbe una maggioranza notevole.
+Al ballottaggio riescirono eletti altri 200 candidati operai, col
+concorso alle urne di 50.000 votanti in più della prima volta. Insomma,
+furano 26 i Comuni conquistati, e moltissimi quelli in cui il Partito
+operaio, pure lottando per la prima volta, ebbe tali minoranze da far
+ritenere sicura una prossima vittoria. Nè ciò avvenne nelle sole città
+industriali. Persin nel cuore della vecchia Bretagna, la regione più
+conservatrice della Francia, vi fu un comune che elesse con 700 voti
+di maggioranza una municipalità socialista. E s’intende che s’usarono
+contro il nuovo partito arti e minaccie d’ogni maniera, e che contro di
+esso, dove non riuscì a primo scrutinio, si collegarono, alle elezioni
+di ballottaggio, tutti gli altri partiti, anche i più ripugnanti fra
+loro, donde è lecito argomentare che le elezioni del 1896 daranno in
+mano del Partito operaio una gran parte delle amministrazioni comunali
+francesi. E già ne appariscono i sintomi anche nelle popolazioni
+delle campagne; gravi sintomi, di cui tutti gli accorti conservatori
+s’inquietano: gridando alla rivoluzione e al finimondo. E con
+finimondo, si capisce, voglion dire modestamente la fine del loro
+dominio.
+
+ *
+
+In Germania l’organizzazione generale del Partito è rafforzata, in un
+gran numero di circoscrizioni, dalle cosidette «Società Elettorali»,
+che sono come i focolari del socialismo comunale, e che convocano a
+intervalli determinati delle assemblee popolari, sempre numerosissime,
+in cui tutte le questioni locali, legate agli interessi dei lavoratori,
+sono largamente discusse. Questi prendono parte attivissima alle
+elezioni del Consigli municipali. Se non ottennero grandi effetti
+sin ora, ne è cagione unica il suffragio troppo ristretto. Ma dove i
+socialisti entrarono nei Consigli, fu notevolissima l’azione loro. Non
+c’è Comune importante in cui, l’inverno scorso, essi non abbian fatte
+proposte per provvedere con sussidi dei Comuni e dello Stato alle più
+stringenti miserie e propugnato validamente un programma pratico di
+riforme che va dai provvedimenti per la disoccupazione al riordinamento
+delle scuole, dalla soppressione delle imposte indirette in forma di
+dazi all’avocazione ai Comuni di tutti i servizi pubblici esercitati
+da privati. Fate che ottengano l’allargamento del suffragio e le loro
+vittorie non si conteranno.
+
+E non può parer troppo ardito presagio a chi conosca con che ardore
+prendan parte alle elezioni, in quel paese, non i lavoratori soltanto,
+ma le loro intere famiglie; con che infaticabile attività le donne
+medesime, anzi quasi esclusivamente le donne, compiano il lavoro di
+distribuzione delle schede e dei manifesti, e si costituiscano in
+Comitati elettorali per eccitar le compagne a concorrere all’opera
+loro, e girino pei sobborghi i giorni di elezione, a scuoter gli
+inerti, e spingano persino alle urne gli elettori recalcitranti. Perchè
+esse comprendono non meno degli uomini che cosa significhi e che cosa
+valga la loro scheda: un povero pezzo di carta, ma che turba il sonno
+ai dominatori come recasse la loro sentenza; e non si può sopprimere,
+perchè sarebbe troppo rischioso, e non è incriminabile, perchè non
+c’è scritto che dei nomi, e non si può comprare, perchè chi lo porta
+venderà la camicia, ma non la fede.
+
+ *
+
+Lasciate ancora ch’io ricordi, a incoraggiamento di tutte quelle
+ammirabili «Unioni dei mestieri» d’Inghilterra, forti di milioni di
+lavoratori, passate per tante lotte e tante avversità che le fecero
+potenti, precedute dall’avanguardia socialista delle «nuove unioni»,
+socialiste oramai — in sostanza — esse medesime, come si chiamarono
+nell’ultimo Congresso di Belfast e nelle recenti elezioni municipali,
+e continuamente rinvigorite e, spinte innanzi dalle generazioni nuove,
+fresche di forze e, di speranze. — Trent’anni fa — come disse pochi
+dì sono un deputato autorevole alla Camera dei Comuni — il loro nome
+suonava biasimo e quasi ingiuria; sorgeva di rado in Parlamento un
+uomo che avesse il coraggio di assumerne le difese; erano assalite
+con violenza dalla tribuna, dal pulpito, dalla stampa; nel 1867 se
+n’era decretata la soppressione. Ora, non solo esse hanno riportate
+meravigliose vittorie nella legislazione del lavoro, non solo si
+sono liberate a poco a poco di quasi tutte le vecchie leggi che le
+inceppavano; ma esercitano un’influenza grande nei Consigli edilizi
+e d’istruzione, e in tutte le Corporazioni locali. Ora sono lodate
+dagli uomini di Stato e dalla stampa d’ogni colore, i governi cedono
+alle loro domande e seguono i loro consigli, le Corporazioni d’ogni
+specie accettano le loro deliberazioni intorno ai contratti di lavoro
+o ai salari, i loro principii s’insinuano in ogni classe sociale, la
+loro azione conquista il mondo industriale e si dilata nel Parlamento.
+— E han serbato inalterato, notatelo, il loro carattere operaio, son
+costituite da operai, fatte per loro, da loro dirette. Nè le gelosie
+e le discordie individuali, che son là come altrove, nè i tribuni
+che mirano a soppiantarsi a vicenda, nè gli ambiziosi che tendono a
+formarsi un partito, sfibrano menomamente l’enorme forza delle loro
+file serrate e concordi; quell’enorme forza di organizzazione e di
+fede, che fece dire a Luigi Kossuth negli ultimi giorni della sua
+vita, a un pubblicista qui presente: — Il socialismo, credete a me,
+rovescierà tutto.
+
+ *
+
+Ed ora, c’è bisogno che io vi dimostri con altri argomenti ciò che mi
+proposi di dimostrarvi? Certamente, la conquista del potere politico
+deve star sopra a quella dei municipi: ve lo dice per bocca mia uno
+dei nostri più bravi pubblicisti, del quale vi ripeto le parole.
+Importa che vadano al Parlamento dei rappresentanti dei lavoratori,
+non foss’altro che per indicar la forza e la coesione del Partito,
+per esercitare un sindacato continuo, almeno d’efficacia astratta,
+per alzar la voce risoluta in favore di tutte le libertà a cui ha
+diritto, di cui ha bisogno l’Idea per espandersi. Ma fin che quei
+rappresentanti non saranno che un’esigua minoranza, ossia per molto
+tempo, pur troppo non c’è gran che da aspettare da loro; nemmeno che
+ottengano importanti modificazioni a quelle piccole riforme sociali
+che spuntano di tanto in tanto anche alla Camera nostra. Ora la lotta
+nei Comuni, oltre ad altri vantaggi immediati, presenta anche quelli di
+dare al Partito dei lavoratori movimento e vigore, di disciplinarlo, di
+addestrarlo a un’azione ordinata e proficua nelle elezioni politiche.
+In Francia, prima della rivoluzione, furono le assemblee provinciali,
+furono i Consigli di circondari e parrocchie quelli in cui la borghesia
+s’ordinò e preparò meglio all’azione che la condusse al trionfo. La
+stessa rivoluzione italiana che ci condusse all’unità, si è grandemente
+giovata, s’è innestata su di esse e di esse s’è alimentata. — Ed è
+evidente che dovrà seguire il medesimo per l’Idea che unisce ora i
+lavoratori. Già nei Comuni minori si riportarono segnalate vittorie,
+di cui non cito che l’ultima, quella di Gualtieri, conseguita dopo più
+d’un anno di commissario regio. Tocca ora alle città grandi di seguir
+l’esempio. Tocca a voi in ispecial modo, di far sì che Torino non abbia
+questa poco onorevole singolarità, di esser l’ultima delle grandi città
+italiane a mandar nel Consiglio comunale un operaio.
+
+ *
+
+Ma — mi sento opporre — quanto tempo si dovranno aspettare i vantaggi
+che ci son promessi, se questi non verranno prima che il nostro Partito
+sia maggioranza! Anche questo è un errore. Molti e grandi vantaggi
+precederanno di gran lunga la vittoria finale. Fate che i lavoratori
+dian prova di concordia, di unità d’intenti e di risoluzione, e che
+comincino a riportare delle vittorie elettorali notevoli, e vedrete
+quante cose cambieranno sull’atto. Dove sono divisi, ciascuno di essi
+non ha che l’importanza minima che può avere un operaio per sè stesso;
+ma dove formano un’associazione vasta ed unanime, che dia certezza
+di continuo e vigoroso incremento, la considerazione che ispira il
+complesso delle forze si riflette su ciascun di loro.
+
+Prima assai di ottener dei vantaggi materiali s’accorgerebbe ciascun di
+voi, perfin nelle sue relazioni individuali con persone di altri ceti,
+di trovarsi in una condizione mutata; la coscienza stessa della forza
+collettiva della propria classe, darebbe a ognuno una dignità nuova e
+una sicurezza di sè, che non ha mai avuta.
+
+Ma neanche i vantaggi materiali si farebbero attendere, poichè a
+chi mostra che avrà la forza di ottenere delle concessioni fra poco,
+molte di queste si anticipano, e per mostrar di farle di buon grado
+e per sfuggire al disdoro di vedersele strappare. Accade il medesimo
+che nelle battaglie, dove il solo avanzarsi d’una truppa ordinata e
+risoluta fa assai sovente indietreggiare il nemico, mentre lo stesso
+numero degli assalitori non fa che eccitarne il coraggio, se s’avanzano
+ondeggianti e scomposti. E come scemerebbe a un tratto questo sfacciato
+abuso delle persecuzioni e delle minaccie, che son tanto facili e hanno
+tanto effetto sugli individui isolati? Si sorride ora delle vostre
+bandiere, perchè? Perchè son mille. Provate a serrarvi tutti intorno
+a una sola, e si scopriranno al suo passaggio anche le fronti più
+superbe.
+
+ *
+
+È un altro errore — fortunatamente — quello in cui cadono molti di
+voi, misurando il tempo che impiegheranno le nuove idee a compiere il
+loro cammino vittorioso, da quello che impiegarono finora a percorrere
+il primo tratto di strada, e traendo da questo computo una ragione di
+sconforto. No, il computo è errato.
+
+Tutte le idee sociali che hanno in sè una ragione potente di vita,
+vanno col moto accelerato dei gravi cadenti; stentano a prender forma,
+muovono i primi passi lentissimi, par che ogni tratto s’arrestino; poi
+prendono un regolare andamento, e dopo s’affrettano, e quindi corrono,
+e infine volano, calano con una rapidità che fa rabbrividire anche i
+più arditi.
+
+Basta confrontare, per accertarsene, il cammino fatto dall’idea
+socialista; anche nel nostro paese, negli ultimi cinque anni, con
+quello che fece nei primi, appena vi sorse. I proseliti venivano
+allora a uno a uno, o a manipoli, e si potevano contare; per lunghi
+intervalli di tempo nessuno aveva indizio dell’esistenza della nuova
+_setta_: la stampa non ne parlava che di rado, e vagamente, come di
+cosa di un mondo lontano, e per la dottrina non c’era che derisione,
+disprezzo e stupore. Ora i nuovi credenti si affollano intorno a
+centinaia, ogni giorno che passa ne leva su un’ondata; non aprite
+più un giornale in cui non troviate scritto dieci volte, quasi per
+forza il loro barbaro nome di guerra; si posson combattere quelle idee
+tutti i giorni, ma non si può più tacerne per ventiquattr’ore; esse
+hanno un’eco continua nel Parlamento, nelle chiese e nelle scuole; nel
+Parlamento stesso, voci autorevoli e sdegnose d’altri partiti, alle
+quali è costretto a consentire perfino il ministro di quella che si
+chiama ancora Giustizia, si alzano con fiere parole contro i magistrati
+che giudicano i ribelli senza conoscenza di causa, ignari perfin degli
+elementi della loro dottrina; non c’è più autorità che non si trovi
+costretta a studiar la questione, per poter distinguere, disputare,
+governarsi; non si fa più pubblicazione che abbia la più lontana
+attinenza all’interesse pubblico, in cui quelle idee non siano discusse
+o accennate; non c’è più esposizione d’arte in cui esse non trovino la
+loro espressione; non c’è più frivola conversazione di spensierati in
+cui per un istante almeno, sia pure come un’ombra fuggevole, non passi
+quell’argomento malaugurato.
+
+Si confondono ancora con quella, in buona e in mala fede, dottrine
+diverse ed opposte, si calunniano gli uomini che le professano,
+si tacciono o si sminuiscono le vittorie che essa riporta, e si
+preannunzia che essa morrà di tisi o di piombo; ma non se ne ride più,
+o se ne ride con quel riso che mostra i denti e corruga la pelle,
+ma non ha negli occhi l’ilarità che vien dal cuore. E questo gran
+mutamento, fra noi, è avvenuto in cinque anni, dal 1890, dopo il primo
+maggio. Argomentate quale sarà il moto fra gli altri cinque anni,
+quando la massa dei lavoratori avrà dato segno di concordia e di vita.
+Perchè siatene certi, una delle più forti ragioni per cui non si mette
+apertamente al servizio delle nuove idee tanta gente che v’è favorevole
+in cuore — benchè vi ripugnino i suoi interessi di classe — è lo
+spettacolo dell’apatia di quella classe medesima per la quale sarebbero
+disposti a combattere. A che pro — essi dicono — turbarsi la vita e
+affrettare il danno proprio per una moltitudine che non ha coscienza
+dei tempi nè fede in sè stessa, e che par rassegnata ai mali di cui si
+lagna, e determinata a nulla chiedere e a nulla fare, nemmeno coi mezzi
+che la legge pone in sua mano? Chiudiamoci in un tranquillo egoismo e
+vada il mondo per la sua china.
+
+ *
+
+E questi sono assai più di quanti credete. Come più di quanti credete
+sono coloro, a cui ho accennato da principio, i quali, pure non
+essendo socialisti, sono profondamente persuasi che l’organizzazione
+delle classi lavoratrici e la loro partecipazione al potere siano una
+condizione indispensabile del progresso civile. Di uno di questi, d’un
+valente economista, riferisco il ragionamento per quelli tra voi che
+possono dire: — Io non voto per operai perchè non sono socialista.
+— La nostra condanna — egli dice presso a poco — è che la classe
+borghese è tutta scettica e pessimista. — Ora il pessimismo, per
+lui, è un fenomeno di classe. E ne adduce giustamente per prova che
+al principio del secolo in Francia, tutta la borghesia liberale, che
+sentiva giunto il suo regno, non diede che scrittori ottimisti; la nota
+pessimista usciva dagli scrittori aristocratici, i quali sentivano
+che la loro classe moriva, o meglio era assorbita. Ora — soggiunge
+— noi non diamo che scrittori scettici e pessimisti nelle cui pagine
+non è un solo principio di riforma morale, non una parola che esprima
+fede nell’avvenire. Le classi lavoratrici, invece, sono ottimiste al
+presente quali non furono mai: la riforma economica, come la riforma
+morale, ci verranno dunque da coloro che sono in basso, da quella
+moltitudine oscura, in cui alita un sentimento umano, che manca in noi,
+uomini aridi e freddi. Quando essa s’unirà per muovere alla conquista
+del potere pubblico, e l’associazione l’avrà migliorata e la lotta
+resa più forte, essa produrrà un cambiamento anche nelle nostre idee
+morali. Fate che il potere politico non sia più un monopolio, ossia che
+non appartenga più a una classe sola che ha gli stessi istinti e gli
+stessi bisogni e vedrete che «la funzione di controllo lo moralizzerà».
+Quelle riforme che ora non si vogliono per cieco spirito di classe,
+si faranno allora per necessità, tutta la nostra vita sociale ne
+risentirà l’influenza e una ben altra concezione della vita finirà per
+prevalere. La feudalità è finita non per la rivoluzione, non perchè gli
+uomini fossero diventati migliori, ma perchè, aumentata la produzione,
+cresciuti gli scambi, rinsaldatesi le relazioni sociali, addensatasi
+la popolazione, di utile come era quando nacque, s’era fatta dannosa e
+insopportabile. E ciò che fu dell’aristocrazia sarà senza dubbio della
+classe che la vinse, che è la borghesia. Quando la tecnica industriale
+sarà progredita anche di più, quando la concorrenza sarà soppressa,
+o dalla vittoria duratura del più forte o dall’associazione, quando
+la produzione sarà diventata interamente meccanica, la borghesia
+sussisterà nuova perchè ha in sè delle qualità di iniziativa, di
+ordine e di economia, che mancheranno ancora per lungo tempo alle altre
+classi; ma la sua funzione s’indebolirà, e l’organo, indebolendosi la
+funzione, finirà anch’esso coll’indebolirsi. Questo grande movimento
+operaio è dunque logico, necessario, benefico. E notate che a chi
+esprime questo pensiero l’attuazione compiuta del socialismo non par
+altro che un sogno.
+
+ *
+
+Ma la sua previsione va molto vicino a quel sogno.
+
+E ha proprio da essere un sogno quello di uno stato sociale fondato
+sull’accordo invece che sulla lotta per la vita; quello d’un organismo
+sociale, in cui la produzione e la ripartizione delle ricchezze si
+compiono come si compiono le funzioni d’assimilazione e di circolazione
+in ogni organismo vivente, quello d’una società non più divisa in un
+piccolo numero di vincitori, a cui sembrano riserbati tutti i beni
+della civiltà, tutti i godimenti che danno la bellezza, l’arte, la
+scienza, l’indipendenza, tutto ciò che fa amare la vita, e una immensa
+massa inorganica e oscura di vinti, senza sicurezza, senz’agi, senza
+cultura, quasi relegata fuori della luce e della speranza, come una
+razza inferiore?
+
+Che abbia ad essere un sogno, una società in cui a ogni uomo sia
+assicurato il lavoro, a ogni lavoratore un’esistenza umana, a nessuno
+l’agiatezza oziosa, a tutti la coltura dello spirito, e in cui il
+lavoro sia onorato di fatto, non a false parole, e la giustizia sia
+una realtà, non una larva, e la libertà sia un bene di tutti, non un
+vantaggio d’alcuni, e l’uguaglianza — quanto lo consente la cecità
+della fortuna — sia una verità, e non una irrisione?
+
+Che sia davvero un sogno una società nella quale, davanti a ogni
+moltitudine di persone d’ogni condizione si possa dire: — In questa
+folla non c’è uno che viva del frutto delle fatiche altrui, non c’è un
+ordine di cittadini che disprezzi l’altro o lo minacci o lo tema o ne
+viva separato come da un abisso; questa è un’accolta di persone tutte
+civili, strette da un patto comune, che ne fa una sola grande famiglia,
+non un branco di belve in veste d’uomini, che tirano a divorarsi fra
+loro; non un’accozzaglia di selvaggi inverniciati di civiltà, in cui
+infuriano tante cupidigie, tanti odî, tante invidie, tante scellerate
+passioni da disgradarne un inferno?
+
+Che debba essere un sogno una società in cui ogni onesto lavoratore
+possa dire, guardandosi intorno: — Questi sono i miei alleati e i
+miei fratelli; io non tolgo nulla a nessuno, nessuno usurpa nulla
+a me, questa terra dove son nato è retaggio comune; tutta questa
+civiltà, tutta questa ricchezza non è privilegio d’alcuno, ma è nostra,
+appartiene a loro, a me, ai loro figli, ai miei figli, a quanti la
+crearono e la fecondarono col pensiero, con le braccia e col sangue?
+Che una cosa così semplice, così giusta, così bella, debba essere un
+sogno?
+
+È un sogno punibile con la reclusione tra i dodici anni e i diciotto!
+E questo in un paese libero, dopo cinquant’anni di lotta contro la
+tirannìa! E mentre la più sfrenata manomissione del danaro pubblico,
+spremuto dalle vene e dalle ossa di chi lavora, o è colpita di pene
+irrisorie, o va impunita e trionfante! E quando pure fosse un sogno,
+meglio mille volte creder nel sogno dei generosi che rassegnarsi
+all’abbominevole realtà contro cui combattono e da cui sono soffocati.
+
+ *
+
+Ma non credo che sia un sogno. Per crederlo dovrei rinunziare alla fede
+nel progresso umano. O si tornerà indietro o si procederà per quella
+via. E per quella via si procede.
+
+Un’altra volta ho accennato qui come questa tendenza appare evidente in
+tutti i paesi civili, nell’avviamento di tutte le legislazioni, anche
+nelle più piccole trasformazioni di tutte le istituzioni antiche, nel
+sorgere e nello svolgersi di innumerevoli istituzioni nuove, in mille
+tentativi, proposte, esperienze, quasi da per tutto respinte e mandate
+a male per ora, ma che da per tutto si presentano con la vitalità
+prepotente del germe in primavera, che tenta e rompe l’involucro che lo
+imprigiona.
+
+Ma oltre che per ragioni dicibili, si è persuasi di una Idea per virtù
+di una infinità di impressioni, di sentimenti, di riflessi di idee, che
+sfuggono alla parola; per una successione di visioni istantanee della
+mente, che fanno gridare alla coscienza: — Ecco la verità — e lasciano
+in fondo all’anima un’incancellabile traccia. E quando è così l’idea
+è una fede contro cui tutti gli argomenti si spezzano, che tutti gli
+avvenimenti confermano, che le stesse contraddizioni rinsaldano; una
+fede che ha in sè una forza impulsiva proporzionata alle resistenze
+che incontrerà nel mondo la verità che essa racchiude; una fede per cui
+possiamo dire schiettamente che le derisioni non giungono all’altezza
+del nostro disprezzo.
+
+Sì, io credo che la società porti nel suo seno delle soluzioni
+inaspettate per tutte le difficoltà che ora fanno credere impossibile
+l’attuazione dell’idea socialista. Credo che il grande miracolo, senza
+il quale essa non può attuarsi, la compenetrazione del sentimento
+individuale col sentimento della collettività nell’animo e nella
+vita dell’uomo, si compirà davanti alla irresistibile evidenza
+dell’immenso bene che ne dovrà conseguire! Fede! idealismo! ci si dirà
+commiserando. E noi rispondiamo con le parole d’un buon dotto tedesco
+(non socialista, notate), il quale ha scritto poco fa: — Ebbene sì:
+la storia ci insegna che la fede e l’idealismo sono le due grandi
+forze, e che hanno sempre trionfato nel mondo. — Ed in fondo, ne son
+forse persuasi anche gli avversari. Soltanto, più saggi di noi, essi
+combatteranno per l’Idea in un tempo più favorevole ossia quando avrà
+vinto.
+
+ *
+
+Ma per giungere a questo.... No, non parliamo di questo, poichè
+lo scopo della nostra adunanza e delle mie parole è determinato e
+ristretto.
+
+Per ottenere, dico invece, un principio di miglioramento nelle vostre
+condizioni, dovete fare dei sacrifizi! Dei sacrifizi! Ma è questa una
+parola di cui l’uso e l’abuso snaturano affatto il significato. È forse
+un sacrifizio lo scrivere dei nomi di vostri compagni sopra una scheda,
+senza perdersi in vane discussioni e soffocando i sentimenti personali
+che la coscienza riprova, a rinunziare a un’ora di ricreazione per
+andare a compiere un dovere? Fate dunque questo, e fate anche di più,
+esortate i vostri compagni a imitarvi: dica ciascuno di voi a uno di
+loro: — Vieni con me. L’atto di deporre questo foglio nell’urna, che
+ti par così inutile, ha un così grande valore che per avere il diritto
+di compierlo si sparsero torrenti di sangue. Compiamolo, se non per
+noi, per i nostri figli, perchè se noi non lo faremo essi non lo
+faranno e troveranno la società quale noi l’abbiamo trovata. Votiamo
+pei nostri compagni, se non altro per far vedere che non è vero che noi
+andiamo a votare come un branco di servitori, che abbiamo coscienza dei
+nostri interessi, senso d’alterezza, volontà, fiducia nell’avvenire.
+— Credete che facendovi questa esortazione, non vi parlo soltanto
+come socialista, nell’interesse di un partito, ma come cittadino, che
+vuole la dignità, la prosperità, la forza del paese, dov’egli è nato e
+ch’egli ama: dignità, prosperità, forza, che sono vuote parole dove le
+classi lavoratrici non lottano per salire. Credete a uno che vi vuol
+bene, e che ve ne volle sempre, anche quando non ve lo diceva, e che
+ve lo dice ora senza secondi fini, poichè non solo non vi chiederà mai
+il voto per andare al Parlamento, ma non ve lo chiederà nemmeno mai più
+per tornare al Consiglio; credete ad uno, di cui tutte le ambizioni si
+riducono ormai ad un solo desiderio: quello di poter dire, prima che si
+compia la sua giornata, l’ultima volta che parlerà ai fanciulli delle
+scuole pubbliche: — Rallegratevi! Voi vedrete certamente una società
+più giusta e più felice di quella in cui vi lascio: — quello di vedere
+il proletariato italiano, ossia il popolo vero, fondamento e scopo di
+ogni cosa, corpo ed anima della patria, procedere trionfalmente sulla
+via benedetta della sua redenzione.
+
+
+Amor di patria.
+
+— È vero che il socialismo combatte l’amor di patria?
+
+— L’amor di patria bugiardo, sì. Ma se per amor di patria s’intende
+amare il popolo fra cui siam nati, con cui abbiamo comuni la lingua,
+l’indole, la storia e l’avvenire e amar la terra dove abbiamo passato
+l’infanzia, dove son nati i nostri figli e son sepolti i nostri morti;
+l’accusare il socialismo di combattere un tale affetto è cosa stolida
+e assurda, come sarebbe l’accusare chicchessia di combattere l’amor
+filiale o materno; il che non è possibile a chi ha viscere umane. Può
+ella credere che se questo fosse vero si sarebbero volti al socialismo
+tanti uomini generosi, tanti cittadini che per la patria hanno sofferto
+e combattuto, e sentono profondamente tutti gli affetti? Può ella
+pensare che un socialista, perchè tale, possa abbandonar la patria
+senza sentirsi uno schianto nel cuore, e non ricordarla da lontano con
+tristezza e con desiderio, e non rivederla dopo molti anni con gioia
+profonda? Con qual fondamento si possono accusare i socialisti, in cui
+si suol deridere il predominio del sentimento sulla ragione, di aver
+l’animo chiuso e di voler chiudere l’animo altrui a uno dei più forti e
+dei più naturali sentimenti umani?
+
+— Eppure, è una credenza universale.
+
+— Vuol dire una calunnia universale, che è tutt’altra cosa. Amare la
+propria patria significa amare il proprio popolo. Quando si dice il
+popolo d’un paese s’intende principalmente quella grande moltitudine
+che coltiva la sua terra, che manda innanzi le sue industrie, che
+forma il nerbo del suo esercito, che dà il maggior contributo al suo
+erario, e la cui prosperità, moralità, forza è una cosa sola con la
+forza, la moralità e la prosperità della nazione, poichè senza di
+essa non vi è nazione nè vita. Ora il desiderare che questa grande
+moltitudine, i nove decimi della nazione, s’innalzi a una condizione di
+vita materialmente e moralmente migliore, il preparare, sollecitare un
+ordinamento sociale (e sia pure un’utopia, che la natura del sentimento
+non muta) in cui le sia dato un lavoro più umano e un compenso più
+equo e resa possibile una vita intellettuale e più degna e tolto
+dall’animo il terrore continuo della miseria e il sentimento amaro di
+una inferiorità civile non giustificata nemmeno nella coscienza di chi
+la vuol mantenere, in maniera che non più la forza, ma l’armonia degli
+animi e degli interessi tenga unita la compagine dello Stato, il portar
+nel cuore questa speranza di un migliore avvenire del proprio popolo
+come la più santa delle proprie aspirazioni, e con lo scopo di tradurla
+in realtà, studiare, combattere, rinunziare alla pace, rischiar la
+libertà, patire danni e persecuzioni, dica lei, non è questo amare la
+patria? E se questo non è amor di patria, con qual altro termine, di
+grazia, le pare di poterlo definire?
+
+— Eppure la parola «patria» voi non la usate mai, o ben raramente,
+nella manifestazione delle vostre idee.
+
+— Perchè di questa parola s’è falsato il senso, e, usandola, non
+ci possiamo più intendere con la maggior parte di coloro che ne han
+piena la bocca. È accaduto di questo come di altri grandi nomi, che
+non c’è più nella parola l’idea netta della cosa. La parola «patria»
+significa ora per i più qualche cosa d’astratto e di mal definibile,
+posto quasi al di fuori di ciò che realmente la costituisce. Per alcuni
+la patria è un’istituzione politica o una pura tradizione storica o
+un dato ordinamento economico da conservare e difendere a qualunque
+prezzo. Per chi gridava in Parlamento che si doveva nascondere la
+cancrena bancaria _per carità di patria_, la patria era la Banca.
+Nella mente di quell’imperatore il quale dice che per conservare due
+provincie conquistate si dovrebbero far uccidere «dal primo all’ultimo»
+tutti i sudditi dell’impero, pare che la patria non sia altro che un
+determinato spazio di terreno segnato sulla carta geografica con una
+linea di un dato colore. Per un gran numero di patriotti in buona fede
+l’amor di patria è l’aspirazione a un ideale vago di grandezza, a cui
+par debito e giusto di sacrificare ogni bene, o anche il solo culto
+immobile dell’ideale unitario raggiunto, ossia una commemorazione
+eterna del passato, in cui si scorda il presente e non si pensa
+all’avvenire, e una febbre permanente dell’immaginazione, che vede
+o cerca ogni giorno e da ogni parte un pericolo nazionale e vorrebbe
+che la vita della nazione fosse uno sventolìo continuo di bandiere e
+un arrotìo perpetuo di durlindane. Gridando «patria» si pretende che
+tutti i lamenti tacciano, che tutte le ingiustizie sieno tollerate, che
+tutti i mali si dissimulino, che tutte le grandi questioni rimangano
+insolute, come se la patria e i suoi figli fossero due cose diverse
+e separabili, come se il bene dei viventi non fosse che lo sperare un
+avvenire migliore senza migliorare il presente e fosse possibile fare
+una patria prospera, felice e gloriosa, con milioni d’uomini poveri,
+dolenti e avviliti. Per queste ragioni non nominiamo la patria, e anche
+perchè il suo nome è adulterato e profanato da troppi astuti che si
+pagano da sè dei servizi che le resero o dicono di averle resi, da
+troppi impostori che si fanno della parola una maschera, da troppi
+farabutti che fanno della cosa un mercato. La parola che costoro
+disonorano noi non vogliamo usarla per esprimere l’idea augusta e santa
+che è il suo vero significato.
+
+— E sia pure; ma nell’idea della fratellanza, che il socialismo
+propugna, e della federazione dei popoli, l’amor di patria non va
+naturalmente perduto?
+
+— E perchè mai? Al padre che dice ai suoi figli: — Amate i vostri
+concittadini come fratelli — oserebbe ella dire: — Badi che nell’amor
+patrio va perduto l’amor figliale? — Se quando l’Italia era lacerata
+dalle guerre civili, e ciascuna città reputava fortuna propria
+la rovina della città vicina e si gloriava delle bandiere che le
+aveva strappate e dei figli che le aveva uccisi, se un italiano
+di Pisa, di Venezia, di Firenze, di Genova avesse detto allora ai
+suoi concittadini: Questi odî sono insensati; queste guerre debbono
+aver fine, e l’avranno; la prosperità di tutti gli italiani sarà
+nell’accordo di tutte le città loro, perchè ci lega un ordine
+d’interessi più alti di quelli che ora ci fanno combattere — si
+sarebbe potuto dire a quell’italiano ch’egli non amava la patria?
+E l’idea internazionale che annunzia il socialismo ai popoli non
+è figlia legittima di quella che avrebbe annunziato quell’italiano
+ai concittadini? Non è irragionevole giudicar disamore della patria
+il desiderare e sperare che il bene di essa derivi da una stabile
+e illuminata fraternità di tutte le nazioni civili, non più dalla
+vittoria violenta e passeggera degli interessi dell’una su quelli
+dell’altra? E in che cosa contrasta questo ideale con quello che
+ciascun popolo serbi la sua unità e il suo carattere, l’amore della sua
+terra e della sua storia, concorrendo alla grande opera della civiltà
+generale con la somma di quelle facoltà distinte, che gli danno un
+essere proprio e una gloria a parte? E perchè pensare che quella forza
+unificatrice e benefica che oltrepassò le frontiere dei piccoli comuni,
+delle grandi città e dei forti Stati minori, si arresterà eternamente
+alle frontiere delle nazioni, già legate da vincoli innumerevoli
+d’interesse, di lavoro e di pensiero, che s’accrescono e si rafforzano
+continuamente? È possibile affermare che questo non avverrà? Non è
+logico sperarlo, non è giusto desiderarlo, non è debito volerlo? E con
+che fronte si può dire che il voler questo sia non amare la patria?
+
+Anche questo potrei ammettere; ma ciò che noi chiamiamo «ambizione
+patriottica» e «orgoglio nazionale» voi non sentite.
+
+È come se ella dicesse a un padre: — Riconosco che voi amate i vostri
+figli; ma che desideriate ch’essi siano rispettati ed onorati non
+credo. — Veda la differenza delle opinioni! Noi crediamo che quei
+sentimenti siano veramente sani e forti in noi soli. Soltanto le
+ambizioni patriottiche hanno un’altra meta e la nostra alterezza
+nazionale non può derivare dalla stessa sorgente. Noi immaginiamo
+qualche volta di trovarci in un paese straniero e di udir suonare
+intorno a noi le seguenti parole: — Ecco degl’Italiani. Salutiamoli
+con rispetto. Essi danno alle nazioni un esempio splendido. La grande
+lotta sociale si combatte nel loro paese sotto la protezione di
+un’ampia libertà, non violata mai dal patto nazionale. La borghesia
+si difende là pure, per necessità e per istinto; ma lealmente e con
+sapienti concessioni, non con cieche violenze, combattendo l’idea
+senza soffocare la parola, senza raccattare per combatterla le armi
+odiose della tirannìa che essa stessa ha infrante e calpestate. In
+poco più di trent’anni il loro paese ha innalzato l’edifizio della
+legislazione sociale ammirabile. Tutte le stolte ambizioni vi son
+morte. Tutto l’antico entusiasmo patriottico vi si è mutato, in tutte
+le classi, in forza feconda di studi e di sacrifici diretti al supremo
+scopo di estirpar la miseria, di diffondere la cultura, di assicurare
+la concordia, di stabilir la giustizia. Quello è il solo paese
+d’Europa, nel quale per generosità e per saggezza di tutti, la grande
+trasformazione sociale che è necessaria, e che nulla può arrestare, si
+compirà con un processo pacifico e solenne, che desterà l’ammirazione
+del mondo. — Ebbene, il solo immaginare questo giudizio dato
+sull’Italia ci fa battere il cuore e alzare la fronte e pronunciare il
+nome della patria con un sentimento di gioia e di alterezza che non può
+essere più puro, più dolce e più profondo nell’animo d’alcun patriotta.
+Ma ambiziosi di ciò che ci pare vanità o stoltezza, e orgogliosi di ciò
+che reputiamo sciagura e vergogna, non possiamo essere, nè saremo mai.
+
+— Insomma, voi amate la patria a modo vostro.
+
+— Certo, e non è colpa. La colpa è di non amarla nel miglior modo. Qui
+sta la gran questione. Ci sono anche diversi modi di amar la propria
+famiglia. Credette un tempo di amarla più d’ogni altro il patrizio che
+sacrificava tutti i figli al primogenito, destinato egli solo a tener
+alto il nome e lo splendore della casa, a spese dei suoi fratelli; e
+questo amore parve saggio anche al mondo, che ora lo giudica iniquo,
+e crede prima legge dell’amor paterno l’equità. Così v’è un amor di
+patria che vuole la gloria anche a prezzo della miseria, e soffia negli
+odî tra popolo e popolo e li pasce di orgoglio vuoto e di idee morte;
+e questa è una passione barbarica, che la nostra ragione condanna e il
+nostro cuore rifiuta. E v’è amor di patria fatto di carità e di pietà,
+che vuol la prosperità anzi che il fasto, la moralità prima della
+gloria, la pace nei cuori, la luce e il calore della civiltà equamente
+diffusi, la patria non sfruttata da alcuno e benedetta da tutti, e
+cancellato dalla sua faccia, prima d’ogni cosa e a qualunque costo, il
+marchio vergognoso dell’ignoranza e della fame.
+
+— E il simbolo della patria, per voi?...
+
+— È una madre, come fu sempre per tutti quelli che l’amarono
+sinceramente. Ma, dopo che professiamo queste idee, la sua immagine
+ci appare più bella e più luminosa, perchè le splende sulla fronte un
+avvenire più grande di quello che hanno sognato i nostri padri, ed è
+più ardente che per il passato l’offerta che noi le facciamo ancora,
+come nei giorni delle battaglie, del sangue e dell’anima nostra.
+
+— Questo non si crede.
+
+— Si crede; ma si nega, perchè giova.
+
+
+Verso l’avvenire.
+
+Hanno torto coloro che si scoraggiano pensando che la fede socialista
+non si diffonderà mai tanto nella borghesia quanto sarebbe necessario
+a mettervi il disordine e a sfibrarne la resistenza, perchè una gran
+parte della classe dominante si getterà a capo basso, spontaneamente,
+sulla nuova via, assai prima d’esser persuasa che questa conduca
+davvero alla «terra promessa» del socialismo. «Il movimento attuale
+somiglia allo sfacelo del secolo passato, quando una società intera
+si precipitò nell’ignoto per stanchezza o per errore di vivere sotto
+le rovine di un mondo morto». — E non è il giudizio di un Marxista
+fanatico: è del visconte ed accademico De Vogué, una delle menti più
+profonde e più serene della Francia.
+
+Così è, così avverrà. E se da molti se ne dubita ancora, è perchè si
+scambia con una malattia passeggiera del corpo sociale ciò che è invece
+il principio della sua decomposizione.
+
+Puerile è il pensare che questa fiacca reazione sorta da ultimo contro
+l’alta batteria politica e il grande brigantaggio finanziario possa
+produrre nella società l’effetto d’una vigorosa cura rigeneratrice.
+Essa produrrà l’effetto opposto, d’incoraggiare alla truffa scellerata
+altri innumerevoli, dimostrando su quante complicità, su quante
+difese, su quante vie di scampo possono fare assegnamento, nello stato
+attuale delle cose, i grandi mercanti della coscienza e frodatori
+delle nazioni, e quanto impudenti, sfrenati, mostruosi debbano essere
+il mercimonio e la rapina per iscuotere quello che resta di senso
+morale nelle alte classi e render necessaria almeno una simulazione
+di giustizia. Questa corruzione si andrà estendendo, fatalmente, e si
+dilateranno man mano con essa, per necessità, tutte le altre piaghe del
+nostro ordinamento economico, generate tutte dal principio immorale
+della formazione della ricchezza, come da un unico germe mortifero,
+che la società borghese non si può strappar dalle viscere se non colla
+vita.
+
+È fatale che per effetto del nuovo avviamento, della complessità
+sempre maggiore degli affari finanziari, e della sempre più larga
+separazione della proprietà dal lavoro, si vadano confondendo per modo,
+a poco a poco, l’affare lecito e l’illecito, l’onestà e la bindoleria,
+che questa libera quasi da ogni freno esteriore e fin anche dai
+rimproveri e dai dubbi della coscienza, finisca a regnare nel mondo,
+sovrana assoluta e intangibile sulle rovine d’ogni moralità e d’ogni
+giustizia. È fatale che, crescendo ancora la febbre delle speculazioni
+temerarie, dilagando il contagio dei fallimenti, ingigantendo coi
+debiti il pericolo delle bancherotte nazionali, non debba più un giorno
+rimanere ai risparmi di chi lavora e al capitale di chi ozia luogo o
+modo alcuno di collocamento, che non condanni i possessori a una vita
+d’ansietà e di terrore quasi altrettanto dura a sopportarsi quanto le
+angustie medesime della povertà. È fatale che il difendere, il salvare
+la piccola e la media proprietà terriera dall’imposta, dall’usura,
+dal furto, dalla forza assimilatrice della proprietà grande e delle
+pretensioni sempre più ardite e più potenti del lavoro, diventi col
+tempo un’impresa anche più difficile di quella di preservare gli averi
+e la vita in mezzo ad un popolo ancora composto a stato civile. È
+fatale che in un avvenire non lontano la piena della gioventù colta,
+fluttuante fra le vie già affollate degli impieghi e delle professioni
+libere e la «degradazione» abborrita del lavoro manuale, malata d’ozio
+rabbioso e famelico, giunga a tale altezza che la società n’abbia come
+la soffocazione e i tormenti mortali dell’idropisia. È fatale, infine,
+che la nuova feudalità finanziaria, che fa col danaro ciò che faceva
+l’antica colla spada, allarghi e rafforzi sempre più la sua vastissima
+rete, e allacci e assoggetti a una sempre più infesta tirannia
+moltitudini, governanti e istituzioni, sfruttando e corrompendo tutti e
+ogni cosa.
+
+Quando tutto questo sarà, e quando, oltre a questo, pigliando sempre
+più campo per le raddoppiate difficoltà della vita e il cresciuto
+furor del lusso e degli agi, il matrimonio mercantile, prodotto
+necessario del presente stato sociale, si moltiplicheranno a tal
+segno gli scandali e le sventure da far tremare per l’avvenire della
+famiglia anche i più scettici sfruttatori dei suoi ordini e delle sue
+debolezze; quando sferzata sempre più forte dalla concorrenza e fatta
+più audace dall’impunità comprata e dal perfezionamento scientifico
+dei metodi, la produzione privata sarà giunta con la ciarlataneria,
+col veneficio, coll’adulterazione spudorata d’ogni cosa a tal punto da
+non esser più che una vasta, continua e spietata insidia alla borsa
+e alla vita di tutti; quando un’aristocrazia del danaro disonesta e
+villana, quanto scemata di numero altrettanto cresciuta di potenza,
+avrà spinto il fasto e l’insolenza fino ad offendere l’orgoglio della
+media borghesia, intisichita da lei, assai più fieramente di quel
+che l’agiatezza di questa non offenda ora la «plebe»; quando nessun
+onesto padre di famiglia non potrà più, nemmen per pura consuetudine
+pedagogica, consigliare la generosità, la delicatezza, l’amor dei
+propri simili, la nobile ambizione della stima pubblica ai propri
+figliuoli, senza che questi gli rispondano con beffarda risata,
+mostrandogli da ogni parte il trionfo incontrastato e durevole di tutti
+coloro che quelle virtù calpestano col più freddo cinismo; quando
+finalmente, con l’ingrandire e l’incalzare delle crisi commerciali
+e col progressivo organamento delle classi lavoratrici, crescendo di
+gravità e di frequenza le miserie e i pericoli della disoccupazione,
+gli scioperi, le lotte, i digiuni e le ire delle moltitudini cittadine
+e rurali, sarà sempre più spesso necessario, per mantenere almeno
+l’apparenza dell’ordine, rispondere ai lamenti e alle maledizioni
+con quelle sciagurate falciature di vite umane, che lascian nella
+terra insanguinata tanti germi d’odî e di vendette feroci; quando le
+cose saranno a questi termini — e non ci vorrà un lunghissimo tempo
+— alla propaganda socialista non rimarrà più molto da fare. Farà per
+essa, nelle classi superiori, una stanchezza e una nausea infinita,
+la cura paurosa di scongiurare una rivoluzione di sangue e di fuoco,
+un bisogno immenso di ringiovanimento e di ideale, l’orrore — infine
+— di «vivere sotto le rovine d’un mondo morto». E allora forse alla
+borghesia non parranno altro che atti di rassegnazione logica e facile
+quelle «virtù sovrumane» sulle quali essa giudica ora il socialismo
+ponga il fondamento del suo futuro; troverà forse naturale in sè e in
+tutti quella prevalenza benefica del sentimento della collettività
+all’insipiente egoismo della nostra natura, e s’avvedrà che
+l’impedimento più forte che ella aveva ad accettare l’idea socialista
+non era nella sua ragione, ma nella sua borsa. Ma comunque sia, anche
+spinta dalla «ferrata necessità», essa si getterà nell’ignoto.
+
+Ora, se non avessimo fede che in quell’«ignoto», per forza delle
+cose, la società troverà a poco a poco un ordinamento in cui sarà
+soppressa la più mostruosa e la più funesta delle ingiustizie presenti
+— la divisione degli uomini e in un piccolo numero di possessori di
+ogni bene e in una enorme maggioranza di servi spogliati, abbrutiti,
+angariati e sprezzati sotto le apparenze d’una eguaglianza bugiarda e
+d’una libertà anche più bugiarda dell’uguaglianza — noi non avremmo più
+alcuna speranza nel progresso umano: non ci rimarrebbe che incrociare
+le braccia e dire: — Abbia libero corso la cancrena che ci divora, e
+la putrefazione universale si compia. — Ma quella fede noi l’abbiamo, e
+così profonda, che nel bel giorno di primavera designato a celebrarla,
+ci prende un senso di pietà e quasi di stupore, vedendo per le vie
+tristi della città, in mezzo a pochi cittadini sospettosi, passar la
+minaccia armata dello Stato. Noi ci domandiamo a momenti perchè non
+scendan tutti dalle case, uomini e donne d’ogni classe, coi bambini per
+mano e con le rose di maggio sul petto. Oh certo, in un tempo remoto,
+questo si vedrà! Le case saranno vermiglie di bandiere, per le strade
+scorrerà una fiumana vivente, le fronti, le grida s’alzeranno libere al
+cielo, e nel fremito sano ed immenso di popolo, penetrando nelle case
+silenziose degli ultimi malinconici negatori della nuova fede, vincerà
+finalmente anche il cuor loro, e li trarrà di forza alla finestra,
+con le lacrime agli occhi e l’amore nell’anima a benedire la festa del
+mondo.
+
+
+
+
+PARTE TERZA.
+
+PER LA PACE.
+
+
+Il socialismo e la guerra.
+
+Disse il Jaurès all’assemblea francese, in un discorso che scosse tutta
+la Francia, a coloro che accusano il socialismo di — indebolire il
+coraggio — predicando la pace — e di fiaccare le energie nazionali:
+— «Io dico, al contrario, che quello che può snervare il coraggio
+è l’eccitazione continua in vista d’un pericolo che è continuamente
+aggiornato, il sistema d’abituare la nazione all’illusione del coraggio
+e ad un eroismo verbale. Le energie morali sono come le energie
+fisiche: non si distruggono, ma si convertono le une nell’altre. È
+inutile perciò il fermare l’energia d’una nazione nell’una o nell’altra
+forma sotto il pretesto che essa dovrà servire un giorno al tale o
+al tal altro scopo. Date a una nazione delle energie vive e sane:
+l’energia del lavoro, l’energia del pensiero, l’energia della libertà,
+l’energia del diritto, e se queste forze saranno minacciate un giorno
+da un’aggressione straniera, esse si convertiranno spontaneamente in
+una magnifica espansione di coraggio».
+
+Le parole del grande oratore socialista della Francia dovrebbero
+essere meditate dai reazionari bellicosi d’ogni paese, per i quali pare
+che non esista questo quesito: se il sentimento dell’amor di patria,
+principal forza d’un esercito in una guerra di difesa nazionale, non
+debba essere più o men forte nelle moltitudini combattenti secondo
+la maggiore o minor quantità di beni materiali e morali che l’idea
+di patria rappresenta per esse; se da moltitudini che, difendendo
+il paese proprio, sono consapevoli di difendere uno Stato dove hanno
+libertà, giustizia, vita umana, non sia da attendersi maggior valore
+e costanza che dai figli d’un popolo, nel quale quei beni non siano
+ancora che aspirazioni temute e compresse; se, essendo in guerra una
+grande forza la coscienza della propria superiorità morale sul nemico,
+non abbia, di due eserciti, a battersi più fieramente quello che sa di
+rappresentare un più alto grado di perfezione sociale, di combattere
+per conservare una maggior somma di conquiste civili o economiche; se,
+in fine, non debbano prevalere per virtù d’ardimento e di sacrificio
+quei soldati che difendono l’integrità d’una patria, alla quale, oltre
+che dall’affetto istintivo, si sentono legati dalla gratitudine di
+figliuoli beneficati e protetti.
+
+È fuor di dubbio che dei miracoli di valore compiuti dagli eserciti
+della rivoluzione francese fu prima cagione l’idea, fiammeggiante fin
+nell’ultimo dei loro soldati, di difendere una nazione che innalzava
+in faccia al mondo la bandiera d’una nuova storia, di portare sulle
+punte delle loro baionette il verbo della libertà contro un dispotismo
+inteso ad eternare il passato per terrore dell’avvenire; ond’era
+universale in quegli eserciti la coscienza di sovrastare moralmente,
+quasi come una razza superiore, alle masse asservite e inconscienti
+che avevan di fronte. È dunque strano e quasi inesplicabile come gli
+avversari ostinati del presente moto del proletariato, che accusano
+chi lo guida e lo seconda di voler distruggere il sentimento e le
+forze militari della patria, e da quel moto mirano a distrarre gli
+animi con lo spauracchio perpetuo d’una guerra nazionale, non pensino
+che il mantenere le classi lavoratrici, come essi vorrebbero, nel
+presente stato di miseria intellettuale o economica, avrebbe per
+effetto certissimo d’indebolire alle radici il vigore difensivo della
+nazione, principalmente costituito dalla fede del maggior numero nella
+virtù benefica delle istituzioni che la reggono e dalla speranza comune
+di uno stato migliore; il quale dal sopravvento straniero sarebbe
+allontanato o precluso. Essi vogliono nel pugno della nazione una spada
+enorme; ma non considerando se sarebbe gagliardo o fiacco il braccio
+che l’ha da reggere, se ardente d’entusiasmo o restìa l’anima che deve
+movere il braccio, se sarebbero sane e concordi, o inferme e slegate,
+tutte le facoltà di quell’anima; se, insomma, si possa avere in guerra
+un grande esercito quando non s’ha in pace un grande popolo, e se tale
+possa essere un popolo povero, malcontento ed incolto. Il corollario
+di queste osservazioni è un paradosso apparente, che noi stimiamo
+una grande verità; cioè, che di due nazioni in guerra, di cui l’una
+attentasse all’integrità dell’altra, non essendo troppo diseguali le
+forze del numero e delle armi, la più valorosa, la più tenace, la più
+sicura della vittoria sarebbe quella in cui l’evoluzione socialista
+avesse portato le moltitudini a un più alto grado di prosperità e di
+coscienza civile: l’evoluzione socialista, poichè non v’è oramai altra
+via di progresso sociale, anche se l’ultimo ideale del socialismo fosse
+un’illusione.
+
+
+Dopo Algesiras.
+
+Quando pareva che dalla conferenza d’Algesiras fosse per nascere
+una conflagrazione europea, dalla voce dei profeti del peggio fummo
+maravigliati a tutta prima come dal pronostico di una cosa insensata
+e incredibile. — Come, nello stato presente di civiltà —, domandammo
+a noi stessi — perchè due potenze europee non riescono a conciliare
+certi loro interessi commerciali in un angolo dell’Affrica, è ancora
+possibile lo scoppio d’una guerra che metterebbe a fuoco e a sangue
+forse l’Europa intera, e farebbe tale sperpero di vite, d’oro e di
+lavoro, e accumulerebbe tanti orrori, e avrebbe effetti funesti per
+così grande spazio di tempo, da non potervi fermare l’immaginazione
+senza un brivido di sgomento mortale? È possibile ancora che il
+presente e l’avvenire di milioni d’uomini di dieci paesi dipendano
+dalle discussioni di venti persone, delegate dai Governi, non dalle
+Assemblee dei loro Stati, a trattare una quistione che la grandissima
+maggioranza di quei milioni d’uomini non conosce, o non comprende,
+o non cura, e che, comunque si consideri, non è una quistione vitale
+per nessun popolo, ma un contrasto d’interessi ristretti, a cui non ha
+dato importanza improvvisa che un risentimento d’orgoglio nazionale?
+È dunque così barbaricamente costituito ancora, dopo tanto corso di
+civiltà, l’organismo politico e sociale delle nazioni, che resti in
+balìa di pochissimi lo scatenare i popoli a un macello immenso, e
+che da questi se ne attenda il cenno come una sentenza del destino;
+che d’un fatto così formidabile, del quale i popoli stessi hanno pur
+da essere attori e vittime, si dica rassegnatamente: — Avverrà? non
+avverrà? — come d’un fenomeno della natura, indipendente da ogni azione
+umana? È possibile che si esprimano ancora, parlando di individui,
+soggetti, per quanto posti in alto, a tutti gli errori umani, concetti
+spaventevoli come: — Se questi o quegli «vorrà» o «non vorrà» la
+guerra? — Che si possa dire ancora (e non paia orrendo): — Meglio il
+disastro passeggiero d’una guerra che quello perpetuo della pace armata
+—, come se fra le due vie: di far la guerra per poter disarmare e di
+disarmare per non farla, non si potesse sensatamente neppur discutere
+la preferenza da darsi alla prima? Che, in fine, si consideri ancora
+la guerra con la mentalità selvaggia di quel condottiero spagnuolo,
+per cui essa era «el verdadero estado del hombre»? È possibile? — Che
+tutto questo fosse possibile sapevamo bene prima che la Conferenza
+d’Algesiras si radunasse; ma le voci, che questa fece sorgere, d’una
+guerra probabile e prossima, ci destarono, come fa sempre l’avvicinarsi
+d’un pericolo che prima era lontano, quasi un concetto nuovo del
+pericolo medesimo, e un nuovo sentimento, che fu di maraviglia dolorosa
+e sdegnosa, e d’umiliazione e di rivolta insieme della nostra coscienza
+d’uomini civili.
+
+ *
+
+Più vivo ci fu reso questo sentimento dalla considerazione d’un
+fatto. È fuor di dubbio che a una guerra per la quistione affricana
+era risolutamente avversa l’opinione dei più in ogni nazione; che,
+non parlando delle classi lavoratrici, in tutte le altre classi
+sociali d’ogni paese d’Europa, a consultare cittadino per cittadino,
+non si sarebbe trovato uno su mille, che non giudicasse tal guerra
+una mostruosa follia. Or bene, come mai fra quelle classi, che pure
+tante volte concordarono da paese a paese in potenti iniziative
+di carità pubblica e in affermazioni di grandi principii e intenti
+d’umanità, non s’è manifestato un accordo internazionale, nè vasto nè
+circoscritto, per iscongiurare una tal follia, non s’è levato almeno
+un grido di molti, che esprimesse il giudizio di tutti, e ammonisse
+tanto solennemente i Governi e i rappresentanti loro da assicurare il
+mondo che d’un tale ammonimento non avrebbero potuto non curarsi? Come
+lasciarono che soltanto dalle file del socialismo s’alzasse la voce che
+diceva il pensiero e l’animo delle nazioni? È dunque vero che esse non
+hanno più ideali, nè forza, nè fede in sè medesime e nella necessità
+della loro funzione sociale, e che si lasciano andare con inerte
+acquiescenza agli eventi, poichè non sono più in grado di governarli?
+O sentono che la consuetudine di deridere gli apostoli della pace
+universale, perchè troppi di questi sono anche apostoli d’un’altra
+fede, toglie loro il diritto e l’autorità di bandir crociate contro una
+guerra, qualunque sia? E che è questo sentimento religioso, in alcuni
+paesi pur così ardito e pugnace, e che pare si ridesti in tutti con
+nuovo colore sociale e nuovi intendimenti umanitari, se nella recente
+occasione non inspirò, non solo alcuna solenne voce collettiva, ma
+neppure qualche grande voce solitaria a deprecare l’eccidio minacciato,
+gridando in nome della fede il «no» della coscienza universale? E
+non si dica che ciò non si fece per essere ancor remoto e vago il
+pericolo, poichè una dimostrazione efficace non si sarebbe potuta
+fare se non appunto in quel periodo in cui le menti e gli animi erano
+ancor tranquilli, e sarebbe stata troppo tarda quando la rottura dei
+negoziati avesse turbato gli spiriti e fatto incominciare dai Governi
+in lotta quell’opera di sovreccitamento delle passioni nazionali, per
+cui hanno in mano tanti mezzi pronti e sicuri. Che segno hanno dato in
+quest’occasione le classi superiori di spirito umanitario progredito,
+di civiltà affinata, di sentimento religioso sincero?
+
+ *
+
+Un altro fatto singolare notammo. Quella parte della stampa, che
+si dice «dell’ordine» non solo delle due nazioni che sarebbero
+state immediatamente alle prese, ma anche dell’altre, che più
+probabilmente sarebbero state travolte poi nella lotta; quella parte,
+in special modo, che si mostrò più incline a giudicar probabile il
+grande disastro, ne parlò come avrebbe parlato d’un pericolo simile
+cinquant’anni sono, ossia, come d’una guerra che, dove fosse stata
+decisa, sarebbe avvenuta senz’altro, e si sarebbe svolta nei modi,
+nelle condizioni e con gli effetti stessi degli altri tempi. In nessuna
+delle sue considerazioni vedemmo considerato l’avvenimento probabile
+in relazione col mutato spirito delle moltitudini, con le nuove forze
+politiche sorte, col nuovo stato d’opposizione profonda e permanente
+in cui si trovano in ogni paese, con effetti quotidianamente visibili,
+e spesso gravissimi, le classi sociali che hanno la ricchezza e il
+potere e quelle che hanno il numero e l’avvenire; non espresso mai
+alcun dubbio sulla persistenza dell’antica solidità e docilità di
+questi smisurati organismi di guerra, che non sono più veri eserciti,
+ma popoli armati, portanti in sè un nuovo mondo d’idee, manifesto a più
+segni anche in quello che è il loro nucleo stabile in tempo di pace,
+e che è pur composto degli elementi loro più quieti e più semplici;
+nessun presentimento od accenno a qualche cosa di più grande e di più
+terribile della guerra stessa, che avrebbe potuto prevenirla o renderla
+impossibile, o scoppiar con essa e troncarla, precipitando gli Stati in
+una convulsione, dalla quale, per l’immaturità dei tempi, non sarebbe
+potuto uscir altro che desolazione e miseria per tutti, seguìte da una
+riscossa di tutte le idee del passato. Quello che seguì in Europa da
+trent’anni nell’ordine delle idee, dei partiti, delle relazioni fra
+le classi, del movimento delle forze sociali, parve non avvenuto, a
+considerare il criterio e il linguaggio con cui quella stampa ragionò
+della guerra.
+
+ *
+
+Ma questo fatto non ci maravigliò, poichè sarebbe assurdo l’attribuirlo
+a ignoranza o a trascuranza della verità; nel qual caso soltanto
+potrebbe maravigliare. Esso non fu effetto che d’uno spontaneo e
+tacito accordo, non fu che una finzione logica e necessaria, che si
+ripeterà in ogni caso simile. Considerare i pericoli d’una guerra
+europea sotto l’aspetto che s’è accennato, sarebbe un riconoscere nelle
+nuove idee, nell’organizzazione internazionale del proletariato, negli
+effetti ottenuti dall’azione del socialismo una potenza, che convien
+disconoscere invece, per non ingrandirla nel concetto di chi ci ha
+fede e di chi la teme; sarebbe un ammettere che il socialismo domina
+già virtualmente la storia. Ora, si tacciono con tanto maggior cura
+le verità invise quanto più sono palesi. E questa è così palese per la
+prova dei fatti che non c’è più alcuno che, pur negandola, non ne sia
+intimamente persuaso. Troppo è manifesto che è la forza crescente del
+socialismo la principal cagione per cui non iscoppiò in Europa dopo il
+1870 la tanto temuta guerra, benchè tante volte ci siano state propizie
+le occasioni politiche e se ne sia predicata l’imminenza. Monarchi,
+governi, oligarchie interessate trattenne la coscienza che il terreno è
+mal fido per il gran duello e che la lama è mal ferma nell’impugnatura.
+In tutti è la persuasione profonda, benchè dissimulata, che v’è una
+sola, grande e urgente quistione nel mondo civile, e che, se anche
+la guerra potesse compiersi, non sarebbe da quella che una diversione
+passeggiera; dopo la quale la quistione suprema risorgerebbe con tutta
+l’urgenza di prima nel paese o nei paesi vittoriosi, accresciuta
+forse dall’eccitamento febbrile che lascia nei popoli la vittoria,
+e divamperebbe come un incendio nei paesi vinti. E forse la prima
+causa della lamentata indifferenza delle classi superiori in faccia
+al recente pericolo fu quella persuasione; per la quale non credevano,
+in fondo, che si sarebbe fatta la pazzia di tentar l’avventura. Così,
+mentre si deride l’utopia socialista della pace perpetua, l’utopia va
+diventando realtà, in Europa, principalmente per opera degli stessi
+utopisti. Di tanto in tanto, quando certi loro interessi si trovano
+a cozzo, uno Stato innalza di faccia all’altro, per minaccia, una
+gigantesca armatura; ma l’armatura resta là come uno spauracchio, e
+dopo qualche tempo è rimessa nell’armeria. È perchè il gigante antico,
+a cui i Governi la dovrebbero vestire, ha una nuova coscienza, e la
+volontà sua non è più in loro potere. Egli vuol lavorare, non uccidere,
+e le conquiste a cui aspira non le può più compiere sotto la loro
+bandiera.
+
+
+Otto frammenti.
+
+I. — A un banchetto.
+
+È un pezzo che io domando a me stesso — e sarà forse una domanda
+ingenua — perchè tutti gli uomini onesti e sensati d’ogni paese non
+siano con noi, per quale ostinazione o per qual malinteso tutti,
+anche coloro che non credono possibile il conseguimento del nostro
+ideale, non si associno cordialmente all’opera nostra; tanto mi paion
+certi e evidenti gli effetti benefici ch’essa produce con la semplice
+diffusione delle idee e dei sentimenti a cui s’ispira.
+
+Noi portiamo dentro una eredità sciagurata di falsi concetti e di
+tristi passioni, oscuri e quasi ignorati avanzi di barbarie, che forman
+fra tutti come una quantità enorme di materia infiammabile diffusa
+per ogni popolo; la quale, o spontaneamente o per arte di pochi, anche
+per una causa futile, o iniqua, o insensata, può di giorno in giorno
+infiammarsi e scoppiare nella calamità terribile della guerra. Ebbene,
+questi pericolosi avanzi di barbarie, quasi tutti celati sotto aspetti
+ingannevoli, noi vogliamo afferrarli, analizzarli, farli vedere nella
+loro essenza vera, disonorarli e distruggerli, affinchè nella decisione
+delle contese fra popolo e popolo abbia una parte sempre maggiore la
+Ragione, una parte sempre minore la Morte. Chi, onestamente, ci può
+rifiutare il suo consenso e il suo aiuto?
+
+Noi diciamo ai padri e alle madri: — Educate fortemente i vostri
+figliuoli; ma non sia uno strumento omicida il primo trastullo che
+ponete nelle loro mani, non sia la finzione della strage il primo
+diletto della loro fantasia, perchè è un troppo vecchio e funesto
+errore quello di secondar nel fanciullo l’istinto della ferocia
+credendo di educarlo al valor pensato e generoso dell’uomo civile.
+
+Diciamo ai giovani d’ogni paese: — Amate la patria; ma sia il vostro
+quell’amor di patria, illuminato da un più largo e sapiente amore, che
+di ogni popolo ci fa onorar le virtù e benedir le fortune, come d’un
+necessario alleato nostro e di tutti nella eterna lotta per la vita
+e per la civiltà che combattiamo con la Natura; non già quell’altro
+gonfio d’orgoglio e roso di gelosia, che s’inalbera ad ogni ombra e
+s’abbassa a ogni piato e ha bisogno d’eccitarsi con l’odio — col più
+ingiusto, col più dissennato degli odi — quello che abbraccia milioni
+di creature umane sconosciute e innocenti.
+
+Diciamo a coloro a cui è affidata la difesa nazionale: — Bello è il
+tener l’animo pronto al supremo sacrifizio per la patria, nobile è
+l’ambizione di meritare la sua gratitudine; ma nessuna ambizione vi
+mova a desiderar la guerra per la guerra, perchè di tutti gli eccessi
+dell’egoismo questo è il più orrendo, e chi l’accoglie nel cuore non
+è più un difensore del proprio paese, è un suo sanguinario nemico,
+e doppiamente colpevole perchè si nasconde sotto le insegne dei più
+diletti suoi figli.
+
+Diciamo agli insegnanti, agli educatori: — Ispirate ai giovani
+l’ammirazione delle grandezze antiche; ma non confondete in una
+ammirazione medesima le anime grandi e i briganti fortunati, perchè è
+un pervertire nella gioventù il senso della giustizia; non li avvezzate
+a considerar gli eccidi dei popoli come quelli dei formicai che si
+calpestan passando, perchè è inaridire le sorgenti della pietà; non
+inculcate loro il concetto della necessità fatale della guerra, perchè
+è uccidere in essi la fede nella civiltà e indurli al disprezzo della
+razza umana; e non dite loro che le forze morali dei popoli non si
+ritemprano che col ferro e col fuoco, perchè son là il lavoro, la
+scienza, la carità, la miseria, il dolore che vi gridano: — Bastiamo
+noi a far degli eroi e dei martiri sopra la terra! — e ve ne mostrano
+ogni giorno una legione.
+
+Diciamo infine ai credenti: — Che cos’è la religione, che non predica
+la pace, non solo, ma che domanda a Dio che si spargano dei torrenti
+di sangue, e lo ringrazia mentre fumano ancora? Venite con noi, se è
+vero che portate nell’anima l’amore e il perdono, levate la voce per la
+nostra causa, se non mentite a Gesù Cristo quando invocate il suo regno
+sopra la terra.
+
+Questo noi diciamo, e per il conseguimento dell’alto fine abbiamo una
+fede profonda nella potenza della parola ragionata e appassionata,
+infaticabilmente ripetuta e diffusa dalle scuole alle officine, alle
+chiese, agli atenei, alle reggie, gridata in tutte le lingue e su
+tutte le frontiere, prima da migliaia, poi da milioni di voci, fin che
+diventi così formidabile da far cadere dai pugni del mostro la spada
+spietata e la fiaccola infame.
+
+— È un sogno! — ci gridano. — Ebbene — sì — è un sogno; — ma come
+quello che tra l’infuriare degli odi e delle guerre cittadine, quando
+l’Italia, era tutta in brani sanguinanti, doveva allietare qualche
+volta i nostri antichi padri, mostrando loro nell’avvenire, come
+un prodigio incredibile, tutte quelle frontiere cancellate, tutte
+quelle ire spente, tutti quegli implacabili fratricidi disarmati e
+riconciliati per sempre intorno a una sola bandiera.
+
+E si compirà il sogno di oggi come si compì quello d’allora.
+
+Sì, soffiate pure nelle vanità patriottiche, riattizzate antichi
+e recenti rancori, alzate barriere doganali, coprite di fortezze i
+confini: contro ai grandi fiumi che corrono a mescolarsi nell’oceano
+non giova impedimento di dighe: i popoli inciviliti vanno l’uno verso
+l’altro spinti da una forza a cui nulla resiste, riconoscono a poco a
+poco immaginarie più che reali le tanto predicate avversioni di razza
+e falsa apparenza l’antagonismo dogli interessi, e confondono idee,
+usanze, lavoro, arte, sangue, e vanno con rapidità così maravigliosa
+moltiplicando e serrando fra di loro, sotto l’impulso dei bisogni
+crescenti, i vincoli della vita, che l’idea di reciderli con la spada,
+per qualunque sia causa, parrà tra non molto altrettanto assurda e
+abbominevole che quella di risolvere le quistioni interne d’una nazione
+scagliando l’una contro l’altra le sue provincie, riaccese dei furori
+selvaggi del medio evo.
+
+Questa è la fede di tutti noi, forza e conforto divino dell’anima
+nostra; fede che neppure da una gigantesca guerra europea, che
+scoppiasse domani, non sarebbe minimamente scemata.
+
+Quanto a me, n’ho un’altra anche più ardita, che ai più di voi parrà
+illusione. Io credo che l’idea della pace abbia già percorso, per
+effetto di forze estranee alla vostra propaganda, un cammino assai
+maggiore di quello che non appaia a noi stessi, assai maggiore di
+quello che l’orgoglio ferito d’un grande popolo possa consentire che
+si affermi. Credo che le quistioni internazionali che sono oggi un
+pericolo avranno una soluzione lontana, ma pacifica, compresa nel
+giro d’una più vasta mutazione di cose. Credo che alle moltitudini
+innumerevoli che domandano nutrimento umano, vita intellettuale e
+giustizia, non si risponderà mandandole come armenti al macello,
+dopo del quale, per preparare nuove rivincite e nuove difese, si
+ricomincerebbe ad affamarle più spietatamente di prima; — credo che
+questo esecrando sterminio di popoli da cui rifugge l’imaginazione
+inorridita e che da vent’anni ci pende sul capo come una maledizione
+di Dio, non seguirà —; che l’aurora del ventesimo secolo non si leverà
+su questa vergogna del mondo. Io lo credo — voi, forse, lo sperate.
+Alziamo dunque insieme i bicchieri, e salutiamo con un cuor solo, con
+un solo evviva questa santa speranza!
+
+II. — La guerra educatrice.
+
+Disse il maresciallo Moltke che la guerra svolge nel cuore umano dei
+sentimenti nobili.
+
+Si può dir lo stesso di tutte le grandi calamità pubbliche, compresa la
+peste. A proposito della peste di Milano, appunto, osserva Alessandro
+Manzoni che «nei pubblici infortuni, e nelle lunghe perturbazioni
+di quel qual si sia ordine consueto, si vede sempre un aumento, una
+sublimazione di virtù». Ma soggiunge: — «e, pur troppo, non manca mai
+insieme un aumento, e d’ordinario ben più generale, di perversità».
+
+Il giudizio del Moltke, dunque, non esprime che una mezza verità; anzi
+meno che mezza.
+
+Che molti concordino in quel giudizio deriva dall’essere generalmente
+considerata come giusta la definizione: «La guerra è un duello tra due
+popoli»; la quale è invece falsissima, perchè nella maggior parte degli
+atti e dei procedimenti riconosciuti legittimi in guerra non v’è ombra
+di quel qualsiasi sentimento o concetto cavalleresco a cui è informato
+il codice del duello fra gentiluomini. La guerra, certo, offre ai
+coraggiosi e ai generosi molte occasioni di dar prova onorata e utile
+della loro virtù, e molti begli atti individuali lo dimostrano, in
+tutte le guerre, compiuti anche da quella parte, la quale combatte per
+una causa iniqua.
+
+Ma questi atti, che compiono soltanto gli uomini forti e nobili, non
+sono che piccoli e rari episodi; non sono la guerra.
+
+Quando si combatte il nemico, come s’intende a far sempre, con duplice,
+triplice forza numerica e con tutti quei vantaggi d’armi, di tempo e
+di terreno che danno la certezza assoluta della vittoria, come ad un
+uomo che lotti con un fanciullo; quando da un’altura conquistata si
+fulmina a fuochi di fila una mandra di fuggenti, di cui non si vedon
+più che le spalle; quando, guidati dallo spionaggio e dal tradimento,
+si assiale nelle tenebre e nel sonno un accampamento mal guardato e
+vi si semina la morte prima che vi si possa tentare un principio di
+resistenza; quando si casca inaspettati, mille contro cento, sopra un
+convoglio di viveri, e si macella la scorta e si preda il convoglio,
+affamando migliaia d’uomini che si batterono forse eroicamente il
+giorno innanzi; quando da lontano molte miglia, e senza pericolo, si
+rovesciano sopra una città dei nembi di ferro e di fuoco, che vanno a
+mutilare monumenti d’arte secolari, a incendiar biblioteche, a rovinare
+edifizi d’utilità pubblica, a sterminare nei loro letti donne, vecchi,
+fanciulli, malati, feriti; quando ai cittadini d’una città disarmata
+si estorcono con le armi alla mano gli ultimi scudi, che, dopo essersi
+impoveriti per la patria, essi serbavano agli ultimi sacrifizi; quando,
+sia pure per necessità e senza ferocia, s’invadono e si manomettono
+le case dei privati, si trascinano prigioniere «in ostaggio» delle
+famiglie atterrite e tremanti, e si strappano le derrate e gli animali
+e si devastano i campi ai coloni affamati e supplichevoli; quando,
+stando in agguato dietro ai muri o alle siepi, si uccidono alle spalle
+gli esploratori solitari, o si fucilano dei cittadini per il solo
+fatto d’aver difeso la patria senza vestire una divisa, o si spara
+nel dorso ai prigionieri inermi ed affranti che tentano di mettersi in
+salvo; quando si fa tutto questo — e si fa di continuo in ogni guerra
+— quali «sentimenti nobili» si possono «svolgere» nel cuore umano? Il
+vero è che per far tutto questo, come vuol esser fatto, vigorosamente,
+bisogna soffocare nel proprio cuore quei sentimenti. Basterebbero a
+provarlo, fra mille altri fatti, il seguente: che uno scrittore noto in
+Europa, e non sospetto di malo animo verso la Germania, abbia osservato
+negli operai affluiti a Berlino, in quel breve periodo di prosperità
+fastosa e fittizia che succedette alla guerra con la Francia, un
+grande cambiamento; davanti al quale egli domandò a sè stesso «se
+essi avessero serbato in fondo al loro nervo visivo l’immagine
+dogli uomini uccisi e dei villaggi incendiati, poichè s’erano fatti
+violenti e rissosi, indifferenti ai ferimenti e agli omicidi, e
+facili a servirsi del coltello». Ma che più? Ne dà una prova lo
+stesso maresciallo Moltke, nell’appendice alla sua Storia della guerra
+franco-germanica, con una frase, che forse egli non avrebbe scritta,
+se quando gli venne sulla punta della penna gli fosse tornato in mente
+ad un tempo il giudizio suo sopra citato. È la pagina dove parla del
+suo incontro col principe di Bismarck sul campo di Sadowa coperto di
+cadaveri sfracellati e di feriti rantolanti nel sangue, nel momento
+che arrivava il corpo d’esercito del principe ereditario. Egli dice: —
+«Noi galoppavamo allegramente a traverso al vasto campo, senza badare
+agli orrori che esso ci offriva». — Tale effetto aveva prodotto nel suo
+cuore, pur naturalmente buono, la guerra.
+
+III. — È un errore....
+
+È un errore il credere che si educhino i giovani al coraggio e
+ai sacrifici patriottici destando in essi il furore della gloria
+soldatesca e quella febbre d’orgoglio nazionale, che non è amor di
+patria sapiente, ma orgoglio individuale, dilatato e larvato. Si
+destano in loro, insieme con questi sensi, un desiderio spensierato
+della guerra, un disprezzo facile e crudele della vita altrui e altre
+passioni e tendenze che li sviano dal culto degli alti ideali. Ma
+quanto al farne dei cittadini forti e dei soldati intrepidi, la cosa è
+diversa.
+
+Nel fatto, sui campi di battaglia e nei cimenti della vita civile,
+si vedon far mala prova molti di quelli che eran più smaniosi della
+lotta, molti patriotti furibondi e squassapennacchi terribili, ed anche
+uomini a cui l’educazione letteraria o militare diede tutti i caratteri
+apparenti del cittadino valoroso o del bravo soldato, e mostrare invece
+una intrepidità e una fermezza inaspettata giovani e uomini maturi,
+d’indole grave e modesta e d’idee miti e ragionevoli, i quali non
+avevan dato innanzi alcun indizio della loro forza. La fermezza e il
+coraggio, in costoro, derivano da un sentimento profondo di dignità
+personale, dalla coscienza di combattere per una causa giusta, da
+un concetto particolare che hanno della vita, e da altre forze mal
+definibili che sono in fondo all’animo loro. Su queste forze non hanno
+potere alcuno quelli che credono di formar dei prodi cittadini e di
+suscitar degli eroi gridando perpetuamente alla gioventù: — Patria,
+armi, sangue, guerra, gloria!
+
+Questi non fanno che seminar del vento e ritardare il cammino della
+civiltà col mantener vivo il pregiudizio funesto che si fortifichi un
+popolo inebbriandolo d’ambizione e facendogli adorare la spada.
+
+IV. — La guerra e la menzogna.
+
+Potrebbe scrivere un libro utile chi dimostrasse quante bugie dicano e
+mettano in giro, durante una guerra, quante leggende assurde creino ed
+accettino l’ambizione degli individui, l’orgoglio nazionale credulo,
+la condiscendenza della stampa interessata a adularlo, e l’ignoranza
+infantile della moltitudine. Neppur da questo lato, certamente, giova
+la guerra a «innalzare i caratteri» poichè intorno a un piccolo numero
+d’eroi veri e a un numero maggiore di combattenti valorosi, ma non
+eroici, suscita un numero grandissimo di sballoni e di millantatori e
+di complici loro conscienti od ingenui, che offrono tutti insieme a chi
+serbi sereno lo spirito uno degli spettacoli più compassionevoli che
+possa dar di sè la natura umana.
+
+E non parliamo dei moltissimi che, non avendo preso parte ad alcun
+fatto d’armi, affermano dopo un certo numero d’anni, quando si son
+confusi i ricordi degli avvenimenti, d’aver _visto il fuoco_ di ogni
+battaglia; nè degli altri molti che, non essendo stati a una battaglia
+che come spettatori fuor di pericolo, si vantano, in capo a un certo
+tempo, d’avervi preso parte vivissima, e scroccano nella loro famiglia,
+fra gli amici e nel pubblico una considerazione che non meritano.
+Ma di quelli stessi che combatterono e rischiarono la vita davvero
+quanti mentiscono i sentimenti che hanno provati, e ingrandiscono le
+gesta proprie e le altrui, e danno per verità delle fantasie! Se n’ha
+la prova nelle diversità grandissime e nelle contraddizioni enormi
+che si riscontrano fra i racconti di quelli stessi che assistettero
+allo stesso fatto, non già molti anni, ma pochi giorni dopo ch’esso è
+avvenuto.
+
+Certo, vi sono uomini di tempra quasi superiore alla umana, che
+danno esempio, fra i pericoli supremi, d’una tranquillità d’animo
+maravigliosa, che compiono atti e pronunciano parole, anche morendo,
+degni dell’ammirazione d’un popolo. Ma sono, in realtà, rare eccezioni,
+e non diventan molti se non perchè l’immaginazione ambiziosa li
+moltiplica. Nove volte su dieci, quelle tanto frequenti descrizioni
+di gente che «non batte ciglio» sotto il grandinar delle palle, che
+scherza sulle proprie membra lacerate e spira gridando evviva, sono
+purissime favole; le quali sono anche spinte il più delle volte a
+un’esagerazione di particolari così impudente e puerile da mover
+le risa o lo sdegno in chiunque sia stato una volta sul campo di
+battaglia. Così, di recente, abbiamo letto d’un combattimento in
+cui, mentre la morte li decimava, una schiera di combattenti faceva
+una tale allegria che era _un vero carnevale_ e d’un ufficiale che,
+mezzo affogato in un pantano, ammazzò non so quanti e mise in fuga il
+resto d’un drappello di nemici, e di _tre soldati_ che arrestarono da
+un’altura cento assalitori, e altri tanti e tali prodigi, che indussero
+un ufficiale valoroso a levar la voce perchè si mettesse un termine,
+per sentimento di dignità nazionale, alla fabbricazione delle leggende.
+E in tutti i paesi, in tutte le guerre, segue il medesimo, e più forse
+nelle guerre sfortunate che nelle vittoriose, per una ragione facile
+a comprendersi; il qual fatto può anche far dubitare della verità
+della sentenza: che le sconfitte ritemprano i popoli insuperbiti e
+corrotti dalla fortuna riconducendoli a un giusto giudizio del proprio
+valore. Nè questa è l’ultima cagione della persistenza d’un avventato
+e provocante spirito bellicoso in un così gran numero d’uomini, che
+non videro mai la guerra fuor che nei quadri; vale a dire: un concetto
+falsissimo, creato in loro dalla menzogna convenzionale e tradizionale,
+della guerra stessa, della facilità dell’eroismo e della moltiplicità
+degli eroi; concetto falsissimo che si comunica e si tramanda in tutti
+gli scritti storici, apologetici e poetici, relativi alla guerra, ai
+quali s’informa l’educazione della gioventù, e fa sì che la letteratura
+guerresca sia la più adulatrice e la più bugiarda di tutte le
+letterature.
+
+V. — Ai maestri.
+
+Sarebbe opera utile al trionfo della Pace il cercar di correggere
+nelle scuole, e in particolar modo nell’insegnamento storico, la
+troppo facile e cieca ammirazione dei grandi macelli e dei famosi
+macellatori; il combattere la leggierezza, il linguaggio inconsciamente
+barbarico con cui s’avvezzano i giovanetti a raccontare e a descrivere
+le stragi più orrende, con l’idea falsissima che siano una cosa sola
+l’indifferenza per lo spargimento del sangue e il coraggio; l’educarli
+a congiunger sempre all’ammirazione del valore guerriero un sentimento
+di pietà profonda per le vittime e di alto rispetto per la vita umana;
+il far sì che al sentimento della necessità ed anche della santità di
+certe lotte cruente uniscano sempre quello d’un orrore doloroso per
+questa necessità medesima e la speranza che un giorno essa non sia più
+per l’umanità che un ricordo funesto e non abbiano più a sorgere statue
+d’eroi sopra piedestalli di carne umana lacerata. Se questo si facesse,
+non avverrebbe così di frequente d’udir persone civili e gentili,
+non per altro che per spirito d’avventura o per ambizione di gloria
+patriottica o per scopo d’educazione nazionale, esprimere placidamente
+il desiderio di una guerra, senza che dieci voci indignate s’alzino
+loro d’intorno a dire che hanno proferito la parola più stolida e più
+scellerata che possa uscir dal labbro d’un uomo.
+
+VI. — Per i pazzi.
+
+Sapere, per l’esempio della Francia nel ’71 e della Russia nell’anno in
+corso (1906) che cosa segue nelle nazioni vinte in una grande guerra;
+riconoscere, come ognuno riconosce, che gli eserciti attuali, formati
+di milioni d’uomini, non sono più veri eserciti, ma popoli armati, il
+cui spirito è un’incognita, e di cui la vittoria soltanto può mantener
+la coesione; non ignorare le quistioni vitali che agitano la società
+presente e che tengono le moltitudini in uno stato quasi continuo
+di febbre e di convulsione; sentir cantare l’«inno dei lavoratori»
+dai coscritti, chiedere il congedo in assembramenti dai richiamati e
+protestare nei comizi i reduci dalle grandi manovre; sapere, sentire,
+veder tali cose, e parlar d’una guerra, e desiderarla, come un modo di
+soffocare per un periodo di tempo le grandi quistioni urgenti che non
+si sanno risolvere, ossia, proporre d’uscire dalle difficoltà presenti
+tentando la fortuna nazionale in un gioco d’azzardo che, se fallisse,
+avrebbe per conseguenza la miseria pubblica triplicata, l’inasprimento
+di tutte le ire, la difficoltà ingigantita di tutti i problemi, e quasi
+senza dubbio uno sfacelo spaventevole della compagine dello Stato:
+questo dovrebbe parere assurdo ad ogni uomo che abbia lume di ragione.
+Eppure a molti non pare, e lo dicono. A chi lo dice non c’è altro che
+metter le mani sulle spalle, fissarlo negli occhi e gridargli sul viso:
+— Al manicomio!
+
+VII. — Per ritemprare la fibra....
+
+Scrisse tempo fa un mite filosofo: — Se fosse assicurata la pace
+perpetua l’umanità imputridirebbe. — E chiarì il suo concetto,
+aggiungendo: La guerra è necessaria per ritemprar la fibra alle
+nazioni.
+
+La fibra di quale parte, di quali elementi delle nazioni?
+
+Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti quei milioni d’uomini,
+i quali nei campi, nelle officine, nelle miniere, sulle montagne e sul
+mare sudano sangue per campar la vita, condannati a un lavoro senza
+tregua, che, quando non prostra o non uccide, fa le anime e i corpi di
+ferro?
+
+Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte quelle miriadi di
+uomini d’ogni classe, pei quali tutta la vita è un’aspra lotta con
+la sfortuna, un perpetuo sforzo ostinato e impotente per uscir dalla
+oscurità e dalle strettezze, una quasi continua e non meritata sequela
+di privazioni, d’umiliazioni e di disinganni, che li trascinano a cento
+a cento al suicidio?
+
+Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra tutti quegli innumerevoli
+infelici, a cui le malattie, le disgrazie e i delitti strappano
+ferocemente dalle braccia le persone più care, aprendo nel cuor loro
+delle ferite che sanguinano senza fine, gettando nell’anima loro una
+tristezza, che dura fino alla morte?
+
+Hanno bisogno di aver ritemprata la fibra tutte quelle migliaia di
+creature, naturalmente coraggiose e magnanime, che in ogni occasione
+di sventura privata o pubblica sono le prime a offrire e a dar l’opera
+propria e il proprio sangue, e compiono ogni giorno, senz’ambizione
+e senza compenso, quei mille atti di virtù oscuri o dimenticati, che
+onorano più altamente la natura umana?
+
+Hanno bisogno d’aver ritemprata la fibra quelle migliaia di giovani e
+d’uomini maturi, che ai doveri della loro professione, a una ambizione
+nobile e utile a tutti, all’arte, alla scienza, all’amore appassionato
+del lavoro sacrificano gli agi, i piaceri, la libertà, la pace,
+segregandosi dal mondo e accorciandosi la vita?
+
+Tutti costoro, per certo, non hanno bisogno di rinvigorirsi la fibra
+nella guerra.
+
+Ma se si tolgono tutti costoro, che cosa rimane di una nazione altro
+che un branco di parassiti gaudenti, di oziosi tarlati dalla noja,
+d’avventurieri scioperati, di quattrinai mestatori, d’anime nulle o
+triste o bislacche, che neppure amano la patria e la gloria, perchè non
+hanno in sè nulla di gentile e di grande!
+
+È forse per rinvigorir la fibra a costoro che si dice necessario e
+desiderabile che ogni tanti anni corrano sulla terra dei torrenti di
+sangue generoso e di pianto disperato?
+
+Non è credibile.
+
+La sentenza, dunque, vuol essere corretta così: La guerra è necessaria
+per ritemprare la fibra agli eserciti.
+
+Questo forse pensava il buon filosofo; ma, per pudor filosofico, non
+osò di dirlo. Deploriamo la sentenza e rallegriamoci del pudore.
+
+VIII. — Un episodio della battaglia di Custoza.
+
+Di quanti episodi di guerra io lessi od intesi, quello che mi fa
+più spesso e più lungamente pensare è il seguente, che mi narrò un
+ufficiale valoroso, il quale ne fu parte.
+
+Nella battaglia di Custoza del 1866, non ricordo se sulle alture di
+Montecroce o d’un altro colle, in una di quelle vicende d’assalti
+e di contrassalti, in cui le colonne dell’una e dell’altra parte si
+rompono in truppe disordinate e in drappelli, alcuni dei quali errano
+per qualche tempo tra il fumo, o s’arrestano qua e là come smarriti,
+arrivarono di corsa sul culmine, da due parti opposte, due manipoli
+fuorviati d’italiani e d’austriaci, tutti così oppressi dalla fatica,
+trafelati, sfiniti, che nell’atto stesso del vedersi, s’arrestarono
+gli uni in faccia agli altri, come a un comando dei loro capi, ridotti
+nell’impotenza assoluta di muovere un passo di più e di far pure un
+atto di offesa.
+
+Ristettero gli uni e gli altri sotto il raggio ardente del sole,
+grondanti di sudore, con le bocche spalancate e gli occhi fuor
+dell’orbita, ansando orribilmente e guardandosi, come istupiditi.
+
+Ripreso appena fiato, prima uno degli austriaci, poi due, poi quasi
+tutti cacciarono l’indice nella canna del fucile e, trattolo fuori,
+lo mostrarono ai nostri, senza far parola. Nessuno aveva il dito nero
+di polvere. Quell’atto voleva dire: — Non abbiamo sparato, non abbiamo
+ucciso: non uccideteci.
+
+« — Furon pochi momenti — mi disse l’ufficiale — ma in quel brevissimo
+tempo, come si dice che accada ai naufraghi avanti di perder la
+coscienza, m’attraversò la mente un pensiero lucidissimo, quasi portato
+sopra un’onda d’altri pensieri affollati e fuggenti, ch’io non espressi
+che più tardi a me medesimo. Quanta pietà dei propri simili può entrar
+nel cuore di un uomo, che abbia egli stesso la morte alla gola, entrò
+nel mio cuore in quel punto. Pensai che quei soldati non ci odiavano;
+che neppure gli altri loro compagni d’armi odiavano gli altri compagni
+nostri, e che nemmeno gli altri giovani del loro paese e le famiglie
+loro, ossia la maggior parte del loro popolo, non odiava il nostro
+popolo; che, certo, non era quella grandissima maggioranza che aveva
+voluto una tal guerra; che tutti dovevano comprendere l’ingiustizia
+della causa per cui combattevano, e che avrebbero, potendo, fatto
+ragione ai nostri diritti, patenti al mondo; che era dunque, in quel
+caso come in altri mille, una forza estranea al maggior numero, al
+paese vero, una lega dell’orgoglio, degl’interessi e dei pregiudizi di
+pochi, che aveva spinto tante migliaia d’uomini a una guerra ingiusta
+ed inutile; e come un lampo mi balenò alla mente, che un giorno,
+col salire della civiltà, in quello come negli altri paesi, quella
+forza sarebbe stata vinta e quella lega distrutta; che le questioni
+tra i popoli le avrebbe risolte la libera coscienza di quelle grandi
+moltitudini in cui non nascono spontaneamente nè false ambizioni nè
+odi iniqui, e che un incontro terribile e miserando, come quello che io
+vedevo, non sarebbe stato più possibile fra creature umane incivilite.
+
+«Tutto questo fu come una visione istantanea del mio pensiero. Due
+squilli di tromba di qua e di là fecero sparire dalle due parti i
+drappelli, che si ricongiunsero ai loro corpi, — il combattimento
+riprese, — e forse parecchi di quei soldati che, vedendosi, s’eran
+risparmiati la vita, di lontano, senza vedersi, s’uccisero. — »
+
+Questo fatto mi ritorna alla mente ogni volta che penso alla guerra,
+e sempre una voce mi ripete ostinatamente, solennemente, con un
+accento di pietà profonda e quasi di sovrumana certezza: — Sì, un
+tempo verrà in cui ciò che dissero quei poveri soldati austriaci ai
+soldati italiani, l’un popolo lo dirà all’altro: — Io non uccido: non
+uccidere! —
+
+
+ FINE.
+
+
+
+
+INDICE.
+
+
+ PARTE PRIMA.
+ RACCONTI E DIALOGHI.
+
+ Il primo passo _Pag._ 3
+ Come si diventa socialisti 11
+ Fra padre e figlio 18
+ Fra madre e figlio 28
+ Fidanzata e fidanzato 35
+ Fratello e sorella 41
+ Un “malfattore„ 46
+ Discussioni 51
+ Amicizia nuova 62
+ Fra anarchico e socialista 72
+ Agitazioni e scioperi 83
+ Passano le tessitrici.... 92
+ Una tempesta in famiglia 100
+ Un giovine perduto 140
+ Un borghese originale 149
+
+ PARTE SECONDA.
+ PER IL SOCIALISMO.
+
+ Primo maggio 1904 161
+ Ai fanciulli 167
+ A una signora 171
+ Discordie in famiglia 181
+ Il partito socialista 185
+ Compagno 189
+ Nel campo nemico 195
+ Obiezioni al socialismo 203
+ Età agitata 210
+ Mentre passano gli scioperanti 212
+ Il malinteso borghese 215
+ L’eguaglianza nel socialismo 222
+ Filippo Turati al Tribunale di Guerra 230
+ Un comitato elettorale 235
+ Lavoratori, alle urne! 239
+ Amor di patria 266
+ Verso l’avvenire 273
+
+ PARTE TERZA.
+ PER LA PACE.
+
+ Il socialismo e la guerra 281
+ Dopo Algesiras 284
+ _Otto frammenti_:
+ I. — A un banchetto 290
+ II. — La guerra educatrice 295
+ III. — È un errore.... 298
+ IV. — La guerra e la menzogna 299
+ V. — Ai maestri 301
+ VI. — Per i pazzi 302
+ VII. — Per ritemprare la fibra.... 303
+ VIII. — Un episodio della battaglia di Custoza 305
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] V. specialmente A. GRAF, _Come fu socialista E. De Amicis?_, nella
+_Nuova Antologia_ del 1.º aprile 1908; DOTT. ROBERTO MICHELE, _Ed. De
+Amicis_, nei _Sozialistische Monatshefte_ di Berlino, 1909, VI; D.
+MANTOVANI, _Il “Primo maggio„ di E. De Amicis_, nel _Corriere della
+Sera_ del 1.º maggio 1909.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75129 ***