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+ <title>Racconti incredibili e credibili | Project Gutenberg</title>
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+RACCONTI INCREDIBILI
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+<span class="smcap">Enrico Panzacchi</span>
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+<p class="pad4">
+<span class="large">ROMA</span><br>
+<span class="smcap">Stabilimento Tipografico E. PERINO</span><br>
+<span class="small">62 — Vicolo Sciarra — 62<br>
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+<div class="verso">
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+<p>
+Proprietà Letteraria
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
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+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+</p>
+
+<h2 id="sordini">COI SORDINI</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+</p>
+
+<p>
+Accadde ben presto ciò che il vecchio
+Petronio aveva preveduto e temuto;
+e, caldo ancora del rabbuffo
+che aveva toccato dalla signora contessa,
+entrò nella stanza del giovinotto.
+</p>
+
+<p>
+— Mio caro, non sono io stato indovino? Il
+vostro strumento mi tira addosso de’ guai. Scendo
+adesso dal quartiere della signora che m’ha
+parlato chiaro, o smettere di sonare o uscir
+subito da questa casa.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine prima terminò la sua frase melodica,
+posò l’arco attraverso il leggìo, il violino sulle
+sue ginocchia, poi guardò il vecchio portiere col
+viso costernato, come chi è tolto bruscamente da
+pensieri piacevoli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Uscire da questa casa, voi dite? O dove
+volete ch’io vada? Aspetterete almeno, m’immagino,
+che arrivi la fine del mese. E intanto
+pretendereste voi altri ch’io non sonassi più? È
+impossibile!
+</p>
+
+<p>
+E tolto l’arco e il violino, ricominciò la frase
+di prima, socchiudendo gli occhi per gustarla
+meglio. Il portiere allora si mise a girare per
+la stanza, a battere i piedi, a sbuffare, a bestemmiare.
+Il giovine si scosse:
+</p>
+
+<p>
+— C’è bisogno di bestemmiare! Certo io non
+patirò che, per causa mia, voi andiate incontro
+a de’ guai; ma, d’altra parte, io ho bisogno di
+studiare e non posso mica andare a sonar il
+violino nella Montagnola... Vediamo di rimediare
+alla meglio.
+</p>
+
+<p>
+E alzatosi, trasse dal cassetto del tavolo un
+gingillo d’ebano che adattò alle corde dello strumento,
+inforcandolo e premendolo molto sul
+<i>ponticello</i>: poi diede un’arcata lunga e vigorosa
+che, alla prima, fece al vecchio stendere in avanti
+tutte due le mani come per impedire che quel
+suono, così maledettamente vibrato, si diffondesse
+e scappasse fuori dalla finestra e salisse
+in alto a suscitare nuovi sdegni. Invece, con sua
+meraviglia, il portiere non intese più uscire dallo
+strumento che un suono, o, meglio, un gemitio
+velato, ottuso, tenuissimo che moriva, dopo avere
+appena vissuto, nel breve spazio della cameretta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Va bene così? — chiese sorridendo il giovine,
+dopo aver durato un poco a segare con
+l’archetto sulla corda. Il portiere, col viso tutto
+contento, senza dir parola ma facendo di gran
+segni d’assenso col capo, uscì dalla stanza e
+chiuse l’uscio.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Però il giovine fu preso da una grande melanconia:
+e rimase un pezzo fermo, la testa appoggiata
+sul leggìo, tenendo l’archetto e il violino
+con le braccia penzoloni. La sua mente usciva
+da quelle quattro pareti silenziose e saliva in
+alto. Ma adesso era sola e non l’accompagnava
+più un’onda di suoni che entravano per le grandi
+finestre e andavano a volteggiare lassù in quel
+quartiere signorile e misterioso ch’egli non aveva
+mai visto ma del quale tante volte aveva fantasticato...
+</p>
+
+<p>
+Perchè bisogna sapere che in quel palazzone
+antico, taciturno e chiuso, in cui non si vedeva
+entrare che qualche vecchio e qualche prete;
+in quel palazzone, in cui fin le cameriere parlavano
+poco e a bassa voce e i servitori pareva
+che camminassero in punta di piedi, la contessa
+bigotta e settuagenaria viveva con una nipote
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+che aveva appena toccati i sedici anni. Il padre
+e la madre di questa erano morti quand’era ancora
+bambina, e anch’essa, a vederla così pallida
+ed esile, così scema d’ogni vivacità e d’ogni calore
+di giovinezza, dava ben poca speranza che
+potesse vivere lungamente. Che malattia aveva?
+Ogni settimana veniva in casa un medico celebre
+per la cura delle malattie nervose, ma parlava
+poco e vagamente del male; non scriveva quasi
+mai alcuna ricetta, e si fermava ad alcune prescrizioni
+igieniche, a qualche consiglio intorno
+al modo di vita, che si riferiva piuttosto al morale
+che al fisico della ragazza.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine s’era innamorato di lei: ma a spiegare
+il come, egli per primo sarebbe stato molto
+imbrogliato. Appena l’aveva vista qualche volta
+un momento, essendosi trovato, per caso, nell’androne
+del palazzo mentre la carrozza usciva.
+Aveva visti i suoi occhi grandi e fissi, raggianti
+nel pallore del visino bianco e delicatamente
+profilato; e sopra quegli occhi e quel visino
+una massa di capelli biondi più che il grano
+maturo, diffusi intorno al capo come un’aureola
+vaporosa. Altro: e glie n’era rimasto nell’animo
+come una impronta di visione bella e triste,
+che gli dava, ripensandola, una dolcezza ed un
+accoramento indicibili.
+</p>
+
+<p>
+E nella sua camera chiusa non si sentiva più
+solo. Quella fanciulla era vicina a lui nel piano
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+superiore, sopra il suo capo: la sentiva vivere
+con lui, le pareva di respirare con essa. Andava
+agitando nel cervello dei sogni magnifici, strani,
+pietosi, inverosimili. Gli pareva d’essere predestinato
+ad una pia impresa di liberazione, come
+gli eroi delle leggende wagneriane; e quando la
+sua mente correva al premio, non sapeva immaginarlo
+altrimenti che vedendo sè inginocchiato
+dinanzi a quella sottile figura di bambina
+bionda, che si chinava sopra di lui e gli posava,
+leggero leggero, un bacio sulla fronte...
+</p>
+
+<p>
+Quando prendeva il violino e stava delle lunghe
+ore dinanzi al leggìo, il suo sonare da prima
+era come un balbettìo musicale incerto e timido,
+poi era una prova meno imperfetta, a periodi
+più lunghi e con qualche ripresa nei passi più
+importanti, a fine d’impadronirsene per bene;
+da ultimo, sicuro del fatto suo, il giovine violinista
+riattaccava ed eseguiva di seguito il suo
+pezzo intiero con tutta quanta la forza e la maestria
+di cui aveva saputo rendersi capace. E
+allora, mentre gli occhi parevano intenti alle pagine,
+l’anima sua saliva coi suoni, andava su
+al piano nobile, in cerca di lei, la trovava e si
+compiaceva ad avvolgerla devotamente come in
+una nube di suoni... Dopo quelle peregrinazioni
+fantastiche il giovine si raccoglieva in se stesso
+stanco e soddisfatto e con una vaga persuasione
+che quel suo messaggio musicale non era andato
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+sperso nel vuoto, ma era arrivato a lei ed era
+stato bene accetto.
+</p>
+
+<p>
+Donde traeva egli quella persuasione?
+</p>
+
+<p>
+Qualche volta si metteva alla finestra che dava
+nel grande cortile interno del palazzo. Era un
+bellissimo cortile, fabbricato parecchio tempo
+dopo la facciata del vecchio edifizio, nei primi
+anni del secolo decimosesto. Al di sopra del vasto
+portico marmoreo si lanciava una galleria ariosa
+e allegra delle sue svelte colonne d’ordine corinzio,
+e sopra la galleria girava un fregio di lavoro
+così fine ed elegante, che la tradizione volle
+attribuirlo a Francesco Francia, l’orefice. Il giovine
+guardava lungamente d’intorno e in alto.
+Pareva un curioso che aspettasse, e il cuore gli
+batteva forte. Qualche volta perfino se lo sentiva
+come salire palpitando verso la gola. Ma il cortile era
+sempre solenne e silenzioso, la galleria sempre allegra
+e vuota, e il bel fregio del Francia pioveva
+dall’alto un sentimento di bellezza pura, fredda
+e inaccessibile. Del resto non un volto o una voce
+o altro segno qualunque. Il giovine si ritraeva
+dalla finestra col viso triste; ma nell’intimo suo non
+rimaneva a lungo senza conforto, perchè pensava
+che i suoni del suo strumento erano saliti in alto, e
+un animo gli diceva che essa li aveva ascoltati.
+</p>
+
+<p>
+E prendeva coraggio e sonava ancora.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Ma d’ora innanzi non più. Quei pesanti sordini
+rendevano il suo violino quasi muto; ed egli lo
+guardava con aria scorata, come se fosse diventato
+un arnese inutile fra le sue mani. Quando
+svogliatamente si rimise a sonare, da prima gli pareva
+d’essere come in uno di questi sogni, allorchè
+noi con la volontà e con le membra ci sforziamo a
+fare una cosa e l’effetto non corrisponde. Ma,
+continuando attentissimi nel lavoro, a poco a
+poco i sensi del violinista si acconciarono ad una
+curiosa metamorfosi. Quelle note esili e lamentose
+che in principio pareva che uscissero a
+stento, un momento appena, fuor delle corde
+soffocate dal peso dei sordini, ecco che ora non solo
+si ripetevano nel suo cervello, ma vi si compievano
+riguadagnando a grado a grado la sonorità,
+il timbro, l’espansione di prima! Il giovine
+si riebbe dal suo avvilimento e si sentiva invadere
+da una letizia profonda. Ecco che egli riaveva
+ad una ad una le sue note, le sue belle
+note che aveva piante quasi per morte! Ora
+esse echeggiavano novellamente nella sensibilità
+del suo apparecchio acustico, e poteva vibrarle
+a suo piacimento ingrossandole, assottigliandole,
+stemperandole per tutte le sfumature
+del colorito musicale, atteggiandole a tutte le
+intenzioni, le carezze e i capricci del suo gusto
+d’esecutore!
+</p>
+
+<p>
+E la sua mente riprese subito con gioia l’usato
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+costume di tradurre la musica in un linguaggio
+d’amore rivolto alla bionda creatura del piano
+nobile. Il suo linguaggio divenne anzi, in quella
+seconda prova, più fantastico, più intenso, più
+ardente. Le note e le frasi vaporavano come una
+colonna d’incenso dall’anima sua: o meglio era
+la sua stessa anima che pareva dissolversi in
+esse e salire. Talvolta il giovine a un tratto interrompeva
+il suono e rimaneva alcun tempo con
+la testa voltata in su verso il soffitto ascoltando,
+aspettando...
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, verso l’imbrunire, stava ripassando
+una riduzione per violino della settima sinfonia
+di Beethoven. Terminato l’<i>andante</i> e lo <i>scherzo</i>
+egli incominciava l’<i>adagio</i>, che è un pezzo così
+bello di strana e potente bellezza, nel quale par
+d’indovinare l’invocazione d’un mondo invisibile
+fatta da un’anima che tutte le cose di questa vita
+hanno amareggiata e disillusa. Arrivato circa a
+due terzi dell’<i>adagio</i>, il giovine staccava lentamente
+i quarti di una battuta d’aspetto, quando,
+d’improvviso, balzò in piedi e recò una mano
+alla fronte, rimanendo con tutta la persona in
+un atteggiamento di ascoltazione attentissima.
+Infatti, nel silenzio, si sentiva la voce di un pianoforte,
+sommessa per la lontananza, che ripeteva
+l’<i>adagio</i> della settima sinfonia. Il giovane
+corse a spalancare la finestra e sentì che la voce
+del pianoforte continuava più sensibile. Veniva
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+dal piano superiore e si spandeva pel cortile deserto.
+Arrivata alla battuta d’aspetto, la voce si
+tacque; allora il violinista si rimise al leggìo ed
+eseguì, con mano tremante, tutto l’<i>adagio</i> fino
+in fondo; e il pianoforte non tardò a seguirlo,
+terminando qualche battuta dopo di lui.
+</p>
+
+<p>
+Il giovine era indicibilmente commosso, ma
+non aveva l’aria d’essere sorpreso.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+La misteriosa corrispondenza dei suoni continuò.
+Per la gente che abitava il palazzo, e che
+non udiva altro suono che quello del pianoforte,
+il fatto fu accolto come un lieto segnale della
+migliorata salute della fanciulla. Per il giovine
+pareva l’ultimo termine de’ suoi desiderii e non
+cercava altro. Si chiudeva nella sua stanza e vi
+rimaneva tutto il tempo che avea disponibile,
+sonando Beethoven e aspettando la risposta.
+Questa gli veniva quasi sempre verso sera, e
+consisteva in uno dei pezzi eseguiti dal violinista
+lungo la giornata; il pezzo che a lui era parso
+più appassionato degli altri e in cui egli aveva
+messo più sentimento di adorazione e più forza
+di desiderio.
+</p>
+
+<p>
+E la relazione dei due giovani rimase là; in
+tutto il rimanente la stessa separazione inalterabile;
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+non un biglietto, nè un cenno, nè un saluto;
+mai nulla.
+</p>
+
+<p>
+D’altra parte il violinista avea bisogno, per
+vivere, d’esercitare la sua professione. Andava
+per le case a dar qualche lezione, mal pagata,
+e sonava nelle chiese.
+</p>
+
+<p>
+Quando giunse l’autunno, fu scritturato nell’orchestra
+del Comunale. Soltanto due volte
+vide la fanciulla nel suo palco di famiglia, in second’ordine:
+sempre col visino pallido e l’aria
+sofferente e malinconiosa. Mostrava di non accorgersi
+quasi affatto delle persone che venivano
+in palco e d’essere attentissima alla musica. Tutte
+due le volte i suoi occhi, un momento, si volsero
+all’orchestra e fissarono il giovine violinista
+che tremava nella sua sedia sotto quello sguardo
+pieno di luce; poi li ritraeva lentamente, dolcemente,
+con una espressione di rinuncia rassegnata
+e triste. Al domani, il linguaggio del
+pianoforte parve al giovine più lungo e più appassionato.
+</p>
+
+<p>
+Verso la metà di carnevale egli accettò di
+essere direttore d’una piccola orchestra per due
+balli che la marchesa X** avrebbe dati, invitando
+specialmente le amiche di sua figlia uscita di poco
+dal collegio. Abbisognava un vestito nero col <i>frak</i>,
+ma egli, poveretto, non lo aveva. Allora mise
+in mezzo il vecchio portiere, il quale la sera del
+primo ballo, gli portò in camera un vestito completo
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+«da società», comprato con poche lire.
+Il <i>frak</i> era molto lungo per la statura del giovane,
+ma il vestito, nel suo insieme, poteva passare.
+Egli si annodò con cura la cravatta bianca,
+prese sotto il braccio il suo violino chiuso nella
+busta, e andò.
+</p>
+
+<p>
+Gli avevano preparato uno sgabello su cui
+sovrastava alquanto alla piccola orchestra e dominava
+la sala, rimanendo assai bene in vista.
+L’appartamento era pieno di luce e fragrante di
+fiori. Nella sala grande, verso le dieci ore, erano
+già adunate molte signorine delle famiglie più
+ricche e aristocratiche della città. Alcune potevano
+dirsi ancora delle bimbe.
+</p>
+
+<p>
+La voglia di ballare era in tutte grandissima. — Verso
+le undici il ballo era molto bene
+incamminato, e già alle ragazzine cominciava a
+mescolarsi qualche mamma elegante. Il direttore
+della piccola orchestra eseguiva <i>valtzer</i> e <i>polke</i>,
+le migliori del repertorio in voga. Dirigeva e sonava,
+facendo spiccare briosamente, nel concerto
+la bella voce del suo Guarnieri. La contessina
+R*** fece notare alle sue amiche che avevano
+per direttore d’orchestra un bel giovane bruno:
+le ragazze lo guardarono un poco con simpatia
+ma poi risero del suo abito troppo lungo.
+</p>
+
+<p>
+A un tratto, si propagò per la sala un moto
+di curiosità, e molti occhi si volsero verso una
+delle porte d’ingresso.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Hanno fatto il miracolo! — disse al vicino
+una vecchia signora: una giovinettina, alzandosi
+in punta di piedi, aggiunse: — Ecco finalmente,
+la principessa invisibile! — Il direttore d’orchestra
+impallidì.
+</p>
+
+<p>
+Intanto al braccio del padrone di casa, appariva
+la signorina del vecchio palazzo. Alta, sottile,
+nel suo abito bianco, col suo incedere lento
+e gli sguardi raccolti, pareva che entrasse non a
+una festa di ballo, ma in chiesa. Gli uomini, per
+la massima parte, la giudicarono distintamente
+bella.
+</p>
+
+<p>
+Dopo alcuni minuti le fu presentato un bel
+giovine, di maniere assai eleganti, e si mise a
+ballare con lui, che, finiti i giri di <i>valtzer</i>, le si
+sedette vicino, studiandosi a farla parlare. Non
+era facile, ma di tanto in tanto riusciva; e riuscì
+anche a farla sorridere.
+</p>
+
+<p>
+Aveva essa avvertita la presenza del violinista?
+Sì: egli n’era convinto, lo sentiva.
+</p>
+
+<p>
+Perchè dunque essa non gli volgeva gli occhi,
+mai?
+</p>
+
+<p>
+Egli sentì uno spasimo nuovo, orrendo, e
+delle idee strane gli salivano, come vampe,
+al cervello. Avrebbe voluto interrompere a
+un tratto la suonata e sparire; gli veniva la
+voglia di sbattere il violino contro il leggìo;
+di saltare, dal suo alto sgabello, in mezzo
+alla sala... Ma intanto il ballo procedeva
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+inesorabilmente e a lui toccava di sonare. E sonava,
+sonava. La sua testa grondava di sudore
+e dei momenti pareva che il braccio e le dita
+gli si irrigidissero, mentre, agonizzando di desiderio,
+aspettava sempre una occhiata che non
+arrivava mai.
+</p>
+
+<p>
+Venne ancora la volta di sonare un <i>valtzer</i>. Era
+un <i>valtzer</i> di Giovanni Strauss, a fondo molto
+malinconico; uno di quelli che Giorgio Sand
+disse nati da un lungo amplesso del dolore e
+della letizia. La bianca giovinetta lo ballava col
+suo solito cavaliere e pareva che gli s’abbandonasse
+fra le braccia. Intanto il violino del direttore
+cantava con una voce così sorprendente
+che il resto della piccola orchestra era come ridotto
+a mezza voce. Gli astanti dovettero per
+forza occuparsi di questo straordinario esecutore
+di balli, e guardarono il giovane che, ritto sullo
+sgabello e pallido come un morto, dava dentro
+al suo violino con delle arcate superbe.
+</p>
+
+<p>
+Guardavano tutti, ma la giovinetta non guardava.
+Se non che, verso la fine del <i>valtzer</i>,
+mentre il ritmo incalzava, mentre la voce nervosa
+del primo violino pareva che tentasse di
+lanciarsi a sonorità impossibili, nel silenzio della
+sala, sul fruscìo strisciato e cadenzato dei piedi,
+s’intese uno strappo secco; il cantino dello strumento
+si era spezzato. La giovinetta, a quel
+punto, diede un tremito per tutto il corpo, si
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+fermò in tronco, e fissò i grandi occhi sul violinista....
+</p>
+
+<p>
+Il suo cavaliere la condusse alla sua sedia,
+ed ella disse di non sentirsi bene. Di lì a un
+quarto d’ora aveva abbandonato la festa.
+</p>
+
+<p>
+La quale, non ostante, continuò in piena allegria.
+Al tocco cominciò il <i>cotillon</i> e alle tre il
+ballo era finito. Il direttore d’orchestra, a malgrado
+de’ complimenti e degli inviti, non volle
+rimanere a cena con gli altri sonatori, pretestando
+il sonno e la fatica. Chiuso nel suo pastrano e
+tremando pel freddo egli girò, a caso, per le
+strade deserte e rientrò nel palazzo dopo le
+quattro. Giunto nella sua camera gittò il violino
+sul letto e si mise alla finestra.
+</p>
+
+<p>
+La notte era fredda e serena, con la luna che
+volta al tramonto, illuminava tuttavia un pezzo
+del cortile e della galleria, lasciando il resto
+nell’ombra fitta. Il giovane, coi gomiti sul davanzale
+e la testa fra le mani, guardava nel cortile
+e piangeva delle lagrime silenziose.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Rimase a quel modo circa mezz’ora, quando
+fu scosso da un lieve rumore di passi che partiva
+di su dalla galleria. Fosse un servo? No,
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+era ancora troppo presto... Il giovine guardava
+senza battere palpebra. Il suono dei passi s’andava
+avvicinando. A un tratto, ai piedi dello
+scalone che metteva nel porticato, vide una
+figura bianca che lentamente avanzava. Dio, era lei!
+</p>
+
+<p>
+La giovinetta usciva di sotto il portico e si
+incamminava pel cortile. Attraversata la parte
+di ombra, ella apparve nella piena luce lunare,
+vestita ancora del suo abito da ballo. Avanzava
+con passo sicuro, mostrando che si dirigeva all’uscio
+del portiere.
+</p>
+
+<p>
+Il giovane lasciò la finestra, attraversò in punta
+di piedi la sua camera, un breve corridoio, la stanza
+d’ingresso, ed aprì. La luce entrò nel buio ambiente,
+e dopo qualche secondo entrò la giovinetta.
+Alla prima egli volle prenderle tutte due
+le mani, ma subito rimase interdetto vedendo
+ch’essa aveva gli occhi chiusi. Aveva gli occhi
+chiusi e sorrideva, col volto triste, pallidissima.
+</p>
+
+<p>
+E con quella voce ch’egli non aveva mai intesa
+gli disse: — Sono venuta a dirti addio e per
+sempre... Tu hai sofferto molto questa notte, non
+è vero? Io lo sentivo bene, ma sentivo anche
+di non poter nulla altro che soffrire con te...
+Il nostro amore è come un filo tenue gettato
+attraverso un grande abisso. Che ci posso io?
+Che ci puoi tu? La natura si compiace talvolta
+a combinare di queste cose assurde...
+</p>
+
+<p>
+Accompagnò quest’ultima parola con un gesto
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+di rassegnazione stanca; e proseguì, sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Questa notte sei stato geloso!... Il tuo cuore,
+difatti, era un poco indovino, perchè essi pensano
+a far di quel giovine il mio fidanzato... Povera
+gente!... Lo so io quali nozze mi aspettano!
+Sento che fra pochi mesi io sarò morta...
+</p>
+
+<p>
+Il giovine ruppe in un gran singhiozzo, e cadde
+in ginocchio dinanzi alla fanciulla, mormorando: — Adriana! — La
+bianca veste profumata della
+fanciulla toccava quasi il suo volto.
+</p>
+
+<p>
+— Sai tu dirmi — ella seguitò — quanti germi
+di vita uccida l’inverno nel grembo oscuro della
+terra? E quanti fiori il vento di marzo faccia
+cadere morti dagli alberi?... È la legge, mio caro,
+ed io mi sono già rassegnata... Ora sono venuta
+per dirti addio e per esprimerti il mio volere,
+certo che tu lo eseguirai.
+</p>
+
+<p>
+— A costo della mia vita, io lo eseguirò. Te
+lo giuro...
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene parti da Bologna. Parti presto e vai
+lontano, più lontano che potrai. A che rimarresti?
+Ad aumentare le mie e le tue sofferenze?
+Parti; me lo hai giurato.
+</p>
+
+<p>
+E intanto inoltrò le braccia nude e posò le
+mani sulle spalle del giovine.
+</p>
+
+<p>
+— Poc’anzi mi hai chiamata col mio nome.
+Io invece non conosco ancora il tuo... Non dirmelo!...
+Quello che t’ho dato io nel mio cuore è
+tanto bello! E non voglio saperne altro; e con
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+quello io voglio pensare a te fino alla morte...
+e anche dopo. Addio. Non ti raccomando la mia
+memoria, perchè sono certa che tu penserai a
+me fino che vivrai su questa terra; e anche dopo.
+Ci siamo amati perchè così volle il nostro destino:
+e potemmo esprimere il nostro amore con
+un divino linguaggio, noto solamente a noi due.
+Non ti rendere mai indegno di questi santi ricordi.
+Addio! Parti.
+</p>
+
+<p>
+E il giovine inginocchiato, attraverso le lagrime,
+vide contro la luna la figura della giovinetta
+abbassarsi ancora un poco; e sentì sulla
+fronte, leggero leggero, il bacio della sua bocca...
+Poi la figura si raddrizzò con un gesto energico,
+si volse alla porta ed uscì. Egli la vide attraversare
+il cortile, entrare sotto il portico e dileguare
+nello scalone senza mai voltarsi. Fermo
+sull’uscio sperò di vederla, di udirla forse ancora
+dalla galleria; ma non sentì che il rumore lieve
+de’ suoi passi perdersi nel silenzio, mentre nell’aria
+fredda apparivano i primi colori dell’alba...
+</p>
+
+<p>
+Dopo una settimana il violinista era di partenza,
+avendo accettata scrittura per il teatro di
+Corfù.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+</p>
+
+<h2 id="occhi">OCCHI ACCUSATORI</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+</p>
+
+<p>
+Al signore della rocca erano giunte notizie
+gravi ed ordini precisi. — A
+Bologna, per volontà di Sisto V, avevano
+già strangolato in carcere, con
+un bel cordone di velluto rosso, il
+conte Giovanni Pepoli; parecchi de’ suoi seguaci
+e complici erano stati anch’essi strangolati, senza
+nemmeno l’onore del cordone di velluto; altri
+erravano fuggiaschi per le montagne dell’Appennino,
+ma li inseguiva l’ira del terribile papa
+e poca speranza di scampo avevano. A lui, il
+conte, salva la vita e gli averi; ma doveva andare
+subito a Roma a chieder perdono e fare
+atto di umile sudditanza, prostrato a’ piedi santissimi
+del pontefice.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non era il caso d’esitare e bisognava partir
+subito.
+</p>
+
+<p>
+La contessa sarebbe dunque rimasta sola nel
+castello. A esporre la sua delicata giovinezza ai
+disagi e ai pericoli del lungo viaggio in quella
+cruda invernata, nemmeno si poteva pensare. — Il
+conte andava corrugando le sopracciglia nere
+e si metteva spesso una mano nei capelli grigi
+perchè un brutto pensiero gli passava per la
+mente. Ma il giorno innanzi la partenza tenne
+un lungo e segreto colloquio con una sua zia,
+fiera vecchia di ottant’anni; poi fece schierare
+nella gran sala, al cospetto d’entrambi, tutta la
+gente del castello. Alla gente egli rivolse discorso
+breve, ma con quell’accento di comando
+insieme e di minaccia, al quale non si era mai
+osato resistere neppure con un moto dell’animo:
+ogni potere durante la sua assenza, passava nella
+vecchia contessa; legge assoluta per <i>tutti</i>, dal
+più alto al più umile abitatore della rocca, la
+sua sovrana volontà; e guai all’autore della più
+piccola trasgressione!
+</p>
+
+<p>
+L’indomani il conte partì. Gli addii della giovane
+sposa furono tenerissimi, ma senza lagrime.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Era venuto l’amore: l’amore negato a lei giovinetta
+nel freddo isolamento della vita claustrale;
+l’amore desiderio vago e timida speranza appena
+intravvista e subito distrutta, quando la famiglia
+toltala dal convento, la mise tra le braccia del
+conte, che poteva essere suo padre.
+</p>
+
+<p>
+Invece il giovane conte degli Alidosi aveva
+quattro anni meno di lei e non era che suo lontano
+parente da parte del marito. Quando pei
+rovesci di quella potente casata, il padre fu
+costretto a mandarlo al castello dell’amico perchè
+vi crescesse sicuro e vi fosse educato da
+cavaliere, Oliverotto degli Alidosi era poco più
+che un ragazzo mal fermo in salute, timido e
+come spaurito della vita che s’era aperta a lui
+in mezzo a dolori e terrori di tragedie domestiche. — Parlava
+di rado e male; solo qualche
+volta dai suoi occhi nerissimi pareva lampeggiasse
+intensa la vitalità della fiera schiatta da
+cui era nato.
+</p>
+
+<p>
+La dolce castellana raccolse da prima su quel
+taciturno fanciullo le cure e gli affetti della maternità,
+che altrimenti non le era stato concesso
+d’espandere. E vide fiorire la sua salute e le
+sue membra fortificarsi, e da quella triste puerizia
+uscire rapidamente la giovinezza ingegnosa,
+forte e leggiadra. — Una volta tornando insieme
+al conte da una caccia sull’Appennino pistoiese
+che li aveva tenuti fuori parecchi giorni, Oliverotto,
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+vista la bella contessa che li aspettava
+nell’angusto cortile del castello, gittò l’arme a un
+servo, corse a lei e la baciò; poi rimase lì interdetto
+e turbato vedendo che la bella dama arrossiva,
+e sentendosi anch’egli salire al volto un gran
+calore come di vampata improvvisa.... Cominciarono
+d’allora per il conte i corrugamenti delle
+ciglia e quel gesto di portare la mano ai capelli,
+mentre la sua mente, più sovente che non avesse
+voluto, pensava insieme alla contessa e al giovane
+ospite.
+</p>
+
+<p>
+Ma l’amore non istette per questo. Penetrò
+fiamma occulta, sottile e inavvertita, dentro quei
+due giovani petti, invadendoli rapidamente. Doventò
+casto sogno e ardente passione, prima
+che i due avessero avuto modo d’avvertirlo e
+di schermirsi. Essi s’amavano già d’amore e non
+lo sapevano; e quando lo seppero s’amarono
+con più violento abbandono, obliando, calpestando,
+sfidando ogni cosa.
+</p>
+
+<p>
+Ed erano appena alle prime dolcezze, quando
+arrivarono gli ordini che fecero partire il conte
+per Roma!
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Cominciò allora per i due innamorati un supplizio
+indicibile. — In tutta la rocca e nei dintorni
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+prese subito a dominare con volontà strana
+e terribile la vecchia zia del conte; la quale,
+sia che agisse per gli ordini avuti, sia che si
+compiacesse ad attuare un suo proprio disegno,
+circondò e afflisse i due giovani di vigilanze così
+minute, severe e continue che ogni più viva e
+gelosa immaginazione ne sarebbe rimasta superata.
+La vecchia pareva ritornata indietro di
+vent’anni. Non era più nè impedita nell’andare,
+nè miope, nè sorda; si trovava sempre in ogni
+luogo dove la sua ingegnosa sorveglianza la richiedesse;
+e dormiva con un occhio solo, se
+pure è vero ch’ella dormisse là in quel suo lettuccio
+che s’era fatto portare vicino all’uscio
+della stanza da letto della contessa. Con questa
+poi adoperava ogni gentilezza più compita e col
+giovane anche; ma nelle ventiquattro ore del
+giorno mai un minuto secondo nel quale i due
+potessero trovarsi soli a cambiarsi una parola,
+a stringersi la mano di furto....
+</p>
+
+<p>
+Tormento siracusano: e tanto più atroce perchè
+i due innamorati, in udire della prossima
+partenza del conte s’erano naturalmente lasciati
+andare ad ogni sorta d’immaginazioni dilettose.
+Quella inattesa contrarietà pareva a loro una
+durezza ingiusta del destino a cui si rivoltavano,
+egli con le imprecazioni ed essa con le lagrime.
+Vane lagrime e vane imprecazioni. La vecchia
+era sempre al suo posto, e tutti nella rocca con
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+una esattezza implacabile secondavano il suo
+volere.
+</p>
+
+<p>
+Sulle prime Oliverotto non si diede per
+vinto e cercò di rompere qualche maglia a
+quella perfida e fitta rete di sorveglianze e di
+spionaggi che d’ogni parte li involgeva; ma ogni
+suo tentativo, per audace o astuto che fosse,
+riuscì inutile. — Una notte, guardando dalla
+finestra, credè d’accorgersi che non gli facevano
+la solita guardia. Scese nel fossato della rocca,
+esplorò bene intorno: nessuno. Alzò gli occhi
+alla finestra della stanza ove dormiva la contessa
+e vide splendervi il lume. Allora si sentì
+tutto invadere dalla brama di salire in qualunque
+modo fino a quella finestra, chiamare la sua
+donna, parlarle delle sue pene e cogliere attraverso
+la inferriata un suo bacio; sì uno, cento
+baci per calmare un poco la sete d’amore che
+dentro lo tormentava! — Credette il giovane
+che la forza del volere e il desiderio ardentissimo
+gli avrebbero conferita la snellezza rampicante
+d’uno scoiattolo; ma invece il salire, non fu
+senza grandi ostacoli e dolori. Saliva adagio adagio
+adoprando ogni sasso sporgente ed ogni
+crepaccio del vecchio muraglione; talvolta era
+costretto a fermarsi a lungo, talvolta a ridiscendere
+e studiare altra combinazione di cavità e
+di sporgenze. Più d’una lucertola, sentendo le
+dita che il giovane ficcava fra le pietre, usciva
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+spaventata strisciandogli tra la faccia e il muro;
+una nottola, turbata anch’essa nel suo nascondiglio,
+gli volava d’intorno silenziosa. Man mano
+che s’approssimava al termine desiderato, crescevano
+gli ostacoli, l’incertezza, la smania disperata.
+Aveva le mani e i piedi sanguinanti e
+grondava di sudore freddo.... Finalmente potè
+abbrancare una sbarra dell’inferriata e, fatto un
+ultimo sforzo, arrivò a tirarsi su di mezza persona
+contro la finestra; gittò innanzi lo sguardo
+e stava per sussurrare il nome della donna amata,
+quando s’accorse d’avere dinnanzi a sè, ritta,
+appoggiata al davanzale della finestra la vecchia
+contessa, che lo guardava immobile, con occhi
+severi...
+</p>
+
+<p>
+Poco mancò che Oliverotto non cascasse all’indietro
+nel fossato della rocca.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Unico conforto non conteso ai due innamorati
+era dunque vedersi e parlarsi in presenza
+d’altri; e in quello essi condensavano tutte le
+sollecitudini e cercavano d’acquetare o contenere
+alla meglio, tutti i desiderii. — Passavano le
+giornate lente, uniformi, uggiose. Oliverotto e la
+contessa ogni dì stavano lunghe ore seduti uno
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+in faccia all’altra, essa istoriando coll’ago i pietosi
+fatti di Bradamante, egli fingendo di leggere
+qualche trattato dell’arte della guerra o qualche
+libro di cavalleria. La vecchia contessa o alcun
+altro della casa non mancavano mai.
+</p>
+
+<p>
+I due si parlavano di rado; invece si guardavano
+lungamente, intensamente deliziandosi e
+tormentandosi insieme con un linguaggio muto
+e infaticabile. — E gli occhi neri d’Oliverotto
+parea che, supplicando, chiedessero: fino a quando?
+E gli occhi azzurri della contessa non sapeano
+che rispondere chiedendo anch’essi: fino a quando? — Le
+quattro ardenti pupille stanche e mai sazie
+di quella amorosa tensione, di tanto in tanto tremavano,
+si inumidivano, pareva che si stemperassero
+in bagliori languidi e tristi.... Nelle serate lunghe
+dirimpetto al focolare gigantesco, mentre sugli
+alari bruciavano i vecchi faggi di Monte Venere
+e si udiva fuori lamentarsi il vento della notte,
+Oliverotto leggeva alla contessa qualche scena
+del <i>Pastor fido</i>:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Ben è soave cosa</p>
+<p class="i01">Quel bacio che si prende</p>
+<p class="i01">Da una vermiglia e delicata rosa</p>
+<p class="i01">Di bella guancia; e pur ch’il vero intende</p>
+<p class="i01">Come intendete voi,</p>
+<p class="i01">Avventurosi amanti che il provate,</p>
+<p class="i01">Dirà che quello è morto bacio a cui</p>
+<p class="i01">La baciata beltà bacio non rende;</p>
+<p class="i01">Ma i colpi di due labbra innamorate</p>
+<p class="i01">Quando a ferir si va bocca con bocca.....</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<p>
+La morbosa tenerezza di questo e somiglianti
+passi era come olio bollente sulla fiamma, al
+cuore dei due poveri giovani, gli occhi ora vivi
+e scintillanti, ora annuvolati, smarriti e depressi
+riprendevano quel loro ufficio di esprimere insieme
+e di esasperare il desiderio infelice.... E talvolta
+l’interno struggimento cresceva a tal segno che
+la contessa era costretta, avanti l’ora, di ritirarsi
+nelle sue stanze. — Oliverotto allora correva
+ansando sugli spalti a respirare l’aria gelata della
+notte, ad imprecare alle stelle, a tempestare indarno
+contro il suo avverso destino!
+</p>
+
+<p>
+In meno d’un mese i due amanti erano ridotti
+ad uno stato davvero compassionevole; e
+guardandoli nei visi consunti si sarebbe detto
+che sulla loro giovinezza stava passando un soffio
+di vecchiaia precoce. Ma tutto ciò era nulla rimpetto
+ad uno stranissimo fenomeno che nei loro
+occhi si veniva manifestando.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Non era, no, un inganno visivo della gente, ma
+un fatto che saltava agli occhi ogni giorno più.
+</p>
+
+<p>
+Le grandi pupille della contessa, che erano di
+un bellissimo azzurro oltremarino, sembrò da
+prima che un poco si annebbiassero smontando
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+in una tinta meno dolce e meno pura. Poi quell’annebbiamento
+si rese sempre più opaco e
+crebbe e crebbe finchè fu necessario riconoscere
+ch’essa mutava in nero il colore degli occhi. Era
+forse effetto delle lagrime dirotte che l’infelice
+versava di continuo, invece di pigliar sonno? — Ma
+d’altra parte anche negli occhi di Oliverotto
+accadeva mutamento: le pupille nerissime e fiere
+cominciarono a temprarsi d’una luce più dolce
+e mansueta che adagio adagio le veniva come
+clarificando; poi apparvero striate qua e là di
+piccole vene azzurreggianti, le quali dilatandosi
+ogni giorno accennavano ad invadere presto tutto
+il campo dell’iride.....
+</p>
+
+<p>
+Che era avvenuto nell’intimo di quei due esseri?
+Con che forza di corrente misteriosa le due
+anime, incontrandosi solo e sempre per gli occhi,
+agli occhi avevano potuto imporre quella
+trasformazione, quello scambio portentoso? — La
+vecchia sorvegliatrice non fece motto e nemmeno
+diede segno d’essersi accorta di cosa alcuna;
+ma la gente della rocca guardava, tra stupita
+e atterrita, a quello che essa chiamava un nuovo
+miracolo d’amore. Non andò molto tempo e già
+per largo tratto di paese s’era sparsa la voce
+del fatto incredibile; e molti trassero al castello
+studiando qualche pretesto d’accertarsene cogli
+occhi proprii. — I due amanti sulle prime gustarono
+una strana e immensa voluttà contemplandosi
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+così trasformati dalla potenza dei loro
+sguardi; si sentivano come più uniti nell’amore;
+vedevano nei loro occhi come un segno di predestinazione
+a unione più intima e durevole.
+Ma ben presto sopraggiunse il terrore ad agitare
+in vario senso le loro anime. Un giorno
+o l’altro sarebbe tornato il conte....
+</p>
+
+<p>
+La contessa nelle veglie interminabili meditava
+di sottrarsi colla morte alla propria vergogna,
+e a chi sa quale dura espiazione, quando
+il terribile marito l’avrebbe guardata negli occhi
+accusatori; Oliverotto dal canto suo, inspirandolo
+la passione e la disperazione, lavorava a un
+piano di fuga in cui era risoluto ad affrontare, con
+lei, ogni estremo cimento. Ma intanto ogni mattina
+ambedue pensavano con angoscia indicibile che
+in quel giorno stesso forse sarebbe giunto alla
+rocca l’annunzio di un prossimo ritorno!
+</p>
+
+<p>
+Invece una improvvisa serenità sopravvenne
+in quell’orizzonte così minaccioso. Un giorno
+sull’imbrunire bisognò calare il ponte e ricevere
+nella rocca, con le debite onoranze, un messo
+del Senato bolognese. Egli riferì il sunto di un
+dispaccio da Roma: Sisto V, sia che avesse
+chiamato a sè il conte per averlo più sicuro
+nelle mani, sia che in quel frattempo nuovi e
+più forti capi d’accuse si fossero scoperti contro
+di lui, appena giunto il conte a Roma, lo
+aveva fatto legare e chiudere in Castel Sant’Angelo
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+e dopo breve processo strangolare. — La
+giustizia del sommo pontefice non andava oltre
+nel punire, mantenendo alla famiglia del ribelle
+beni, titoli e privilegi.
+</p>
+
+<p class="dots">················</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+</p>
+
+<h2 id="incasa">IN CASA DELL’AMICO</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dal salotto da pranzo, guardando per
+di sopra alla terrazza, fu prima la
+signora a vedere il fattorino del telegrafo,
+che saliva ansando per il
+viale ancora tutto invaso dal sole e
+sonava al cancello del villino. Il telegramma,
+portato subito dal giardiniere, diceva così:
+</p>
+
+<p>
+«<i>Abbisognami sua pronta risposta, circa
+arazzi. È arrivato negoziante milanese. Riparte
+domani sera.</i>»
+</p>
+
+<p>
+— Ah! ecco che Shylok mi vuole stringere
+i panni addosso, — disse il marito incrociando
+la posata sul piatto. La signora, lasciata andare
+indietro la sua testa bruna e guardando il soffitto
+con aria indolente, mise una pausa in mezzo
+e replicò:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E tu attacca la tua voglia ad un arpione.
+Faremo senza degli arazzi....
+</p>
+
+<p>
+E mostrava sorridendo i denti bianchissimi.
+</p>
+
+<p>
+L’avvocato rimase un poco a guardare il telegramma
+spiegato sulla tavola e scosse il capo
+com’uomo a cui quel consiglio non andava. Poi
+con accento risoluto:
+</p>
+
+<p>
+— No. È già la seconda volta che quell’imbroglione
+di milanese mi passa davanti. Questa
+notte prenderò la corsa delle tre e andrò a Ferrara.
+</p>
+
+<p>
+— Bel gusto a fare una mala nottata! Telegrafa
+piuttosto le tue ultime condizioni; e vedrai
+che gli arazzi saranno per noi.
+</p>
+
+<p>
+A queste parole il marito posò sulla donna
+uno sguardo in cui trapelava l’intimo compiacimento
+suo. Ebbe un momento di esitazione, ma
+si raffermò subito nel primo proposito.
+</p>
+
+<p>
+— Chi vuole vada, mia cara. Quando tu sarai
+a letto, io scenderò in città. Passo al <i>club</i>
+un paio d’ore; ceno magari, se mi vien voglia,
+e m’arriverà l’ora di prendere il treno senza
+ch’io me n’avveda. Farò una buona dormita domani:
+anzi conto, con questo caldo, che avrò
+finalmente una notte di refrigerio.
+</p>
+
+<p>
+Il caldo, di fatti, in quegli ultimi giorni di
+luglio, era grandissimo; e sebbene la sera fosse
+assai vicina, nella villa non si sentiva ancora spirare
+dalla collina un fiato di vento. La signora
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+non rifiniva di mettere dei pezzi di ghiaccio nel
+suo bicchiere e nel bicchiere del marito.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Poco prima della mezzanotte, nel piccolissimo
+gruppo dei frequentatori estivi del <i>club</i>, si levò
+una esclamazione lieta di sorpresa quando l’avvocato
+fu visto entrare. Egli salutò tutti allegramente:
+anche il giovane conte Salerni, ch’egli
+non vedeva da qualche tempo. Dopo una partita
+all’<i>écarté</i>, ordinò da cena e mangiando espose
+agli amici la causa di quel suo trovarsi in città
+e al <i>club</i> ad ora così insolita.
+</p>
+
+<p>
+Sonarono le due. La comitiva dei cinque o
+sei in breve si sciolse e rimasero l’avvocato e
+il Salerni, soli, seduti a un tavolino, l’uno in
+faccia all’altro. L’avvocato sorbiva lentamente il
+caffè e il conte gli offerse una sigaretta. Poi, il
+discorso essendo tornato sulla gita a Ferrara, il
+conte non esitò a dichiarare ch’egli la giudicava
+un passo falso.
+</p>
+
+<p>
+— Come, un passo falso?
+</p>
+
+<p>
+— Sicuro: anzi, una sciocchezza bella e buona.
+Ma dov’è la tua solita furberia? Io non me la
+spiego altrimenti che pensando a questo gran
+caldo che fa. Che diavolo? E non vedi che è
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+tutto un gioco combinato tra il negoziante ferrarese
+e quello di Milano, che gli fa da compare?
+Se tu ora ti precipiti a Ferrara, caro mio, fai
+conoscere d’avere degli arazzi una voglia matta;
+ed essi, sta’ certo, ti leveranno la sete con
+l’acqua salata. Oh, molto salata!...
+</p>
+
+<p>
+L’avvocato con un gomito sul tavolino e l’indice
+della mano sulla fronte spaziosa stette alquanto
+in silenzio:
+</p>
+
+<p>
+— E d’altra parte, anche a non andare io
+corro un rischio. Un gioco combinato, tu dici?...
+Può essere benissimo. Ma se non fosse? Se,
+come mi è accaduto altra volta, il milanese dice
+davvero e compra? Io non voglio che gli arazzi
+mi scappino. Dopo averci tanto pensato su, sento
+che mi nascerebbe un albero nello stomaco,
+come si suol dire. Che vuoi farci? Ognuno ha
+le sue debolezze: e anche mia moglie, quantunque
+non lo dimostri, sono sicuro che sarebbe
+afflittissima se mi vedesse tornare a mani vuote...
+Pensiamo al modo....
+</p>
+
+<p>
+— Senti — disse allora il Salerni con l’accento
+più naturale di questo mondo — se non
+è domani, sarà doman l’altro che io andrò a
+Ferrara e di là al <i>Trombone</i> a vedere un cavallo.
+Facciamo dunque così: prendo ora il treno
+di Ferrara e mi presento domani dal mercante
+a contrattare gli arazzi per conto mio. Tu non
+ti muovere e dimmi solo l’ultima cifra a cui vuoi
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+arrivare col prezzo: vedrai che domani sera
+torno con la roba e t’avrò probabilmente anche
+risparmiato un paio di mille lire.
+</p>
+
+<p>
+— È una buona idea e ti ringrazio! — esclamò
+l’avvocato alzandosi in piedi.
+</p>
+
+<p>
+Mancava mezz’ora alla partenza, e i due amici
+usciti dal <i>club</i> s’incamminarono fumando verso
+la stazione.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+I due amici passeggiavano sotto la tettoia dinanzi
+al treno pronto; e già la macchina mandava
+i primi fischi della partenza. A un tratto, l’avvocato
+si tastò in fretta con le mani le tasche
+dell’abito esclamando:
+</p>
+
+<p>
+— A proposito! O come faccio io ad andare
+a casa a quest’ora, che non ho la chiave?
+</p>
+
+<p>
+Il conte trasse subito fuori una chiavettina
+inglese, porgendola all’amico:
+</p>
+
+<p>
+— In dieci minuti sei a casa mia. Tu conosci
+il mio mezzanino. Dormirai tranquillissimo,
+perchè sono tutti in campagna. Domattina alle
+nove verrà la portinaia a svegliarti col caffè.
+Buona dormita!
+</p>
+
+<p>
+L’avvocato, per risposta, diede in una risata
+ed ebbe appena tempo di stringere la mano
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+all’amico montato sul treno, che già si moveva
+lentamente.
+</p>
+
+<p>
+Quando uscì dalla stazione rideva ancora fra
+sè, tenendo fra le dita la chiave del mezzanino del
+conte Salerni. Era di buon umore. Gli piaceva d’aver
+accettato il parere dell’amico circa la gita a
+Ferrara, gli piaceva d’andar a dormire una notte
+in città, fuori di casa: incidente bizzarro che
+gli ricordava la sua vita di scapolo, che lo faceva
+rivivere nella sua lontana vita di studente.
+</p>
+
+<p>
+Però, a cercar bene in fondo all’animo dell’avvocato,
+si sarebbe visto che altra era la causa
+di tutto quel suo buon umore. Egli era geloso
+della moglie. La sua gelosia non era di quelle
+che dànno ogni giorno in manifestazioni minute,
+opprimenti, volgari; ma era una idea fissa, una preoccupazione
+acuta e costante, celata quasi sempre
+nell’animo con dignitoso riserbo, e per
+questo assai più dolorosa. Fra le cure di una
+vita molto affaccendata, in mezzo agli alto e
+basso de’ suoi affari, quell’uomo, in apparenza
+positivo e freddo, traeva le ragioni di tutto il
+suo benessere e di tutto il suo malessere da un
+fatto solo: la certezza che egli aveva o no dell’amore
+e della fedeltà di sua moglie. Il rimanente
+veniva sempre in seconda linea.
+</p>
+
+<p>
+Aveva avute, a intervalli, parecchie inquietudini
+vive. Da ultimo i suoi sospetti erano stati
+eccitati dal conte Salerni, che s’era messo a
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+corteggiare molto assiduamente la signora ed
+essa, pur troppo, non gli aveva opposto quel
+contegno che disanima e stanca un uomo. Questa
+volta le male apparenze si erano prolungate
+e aggravate in modo che il marito, non potendone
+più, aveva espressi a lei con una certa
+violenza i suoi dubbi e il suo mal contento.
+</p>
+
+<p>
+Era la prima volta che le faceva una scena
+di questo genere.
+</p>
+
+<p>
+La moglie accolse le parole del marito con
+un misto di meraviglia, d’offesa e di sottomissione.
+Si tenne con lui molto seria per una settimana;
+ma anche gli dimostrò col fatto che le stavano
+a cuore il proprio buon nome e la quiete di
+lui. Il Salerni tornò in visita e fu accolto con
+amichevole ma fredda cortesia: una cavalcata
+che di lì a pochi giorni sarebbe fatta e in
+cui il Salerni doveva intervenire, fu con bel
+garbo disdetta dalla signora; la quale, perchè
+proprio voleva che ogni nube fosse dissipata,
+da venti giorni non era scesa in città che una
+volta sola e accompagnata da suo marito.
+</p>
+
+<p>
+Già da una settimana i pensieri dell’avvocato
+si voltavano alla tranquillità; ma in quel giorno,
+in quella serata, in quella notte egli sentiva che
+una serenità piena e intera era venuta ad occupare
+rapidamente il suo animo. E ripensava le
+parole con cui sua moglie s’era provata a dissuaderlo
+dalla sua andata a Ferrara; e correva
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+con la mente dietro al giovane amico, che, con sì
+spontanea cortesia, s’era offerto di allontanarsi
+esso, in vece sua, per un giorno dalla città. — Quale
+più favorevole occasione invece per i
+due, se... No! no! Egli era stato ingiusto a sospettare.
+Nè si fermava a questo unico fatto;
+ma diffondendo in largo giro le tinte rosee della
+sua vena confidente, adesso esaminava tutta la sua
+gelosia passata, la trovava assurda, la sconfessava
+e malediva con tutta la forza del suo volere.
+E intanto gli si ricomponeva nella mente
+la fisonomia di sua moglie, bella, schietta, amorosa
+degna di un affetto immenso e di una fede senza
+confine.
+</p>
+
+<p>
+Insomma, si sentiva contento. E camminava
+lentamente sotto i portici respirando l’aria fresca
+dell’alba, mentre spegnevano gli ultimi fanali. Si
+sentiva libero e sciolto, come se un cattivo
+spirito tormentatore fosse uscito per sempre dal
+suo corpo, in virtù di un felice scongiuro.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Quando entrò, con in mano un cerino acceso,
+nella stanza da letto del conte, fiutò gradevolmente
+un odore delicato di legno di sandalo che
+impregnava l’aria. — Sibarita! — pensò sorridendo
+e inoltrandosi di qualche passo nella stanza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poi accese la lampada e si guardò intorno.
+La camera da letto era vasta, ricca, bellissima
+e, mediante una alcova in fondo, aveva anche
+l’aspetto di un salotto da ricevere. I buongustai,
+visitandola insieme a tutto il mezzanino, concordavano
+nel giudicare che il Salerni vi s’era mostrato
+artista, a un tempo, e gran signore. Il
+conte si scagionava d’ogni merito e confessava
+che, avendo lungamente vissuto a Vienna con
+un artista celebre e fortunato, egli non aveva
+fatto altro che imparare da lui, anzi copiare in
+piccolo dal suo appartamento. A ogni modo il
+copista aveva mostrato molto buon gusto nella
+scelta e nella esecuzione.
+</p>
+
+<p>
+L’avvocato, respirando l’odore di sandalo, girava
+gli occhi ammirati sui mobili e sulle pareti,
+li posava sul pavimento di marmo bianco
+riquadrato a liste nere, li spingeva nell’ombra
+discreta dell’alcova, in cui vedeva il letto basso e
+semplice con il lenzuolo bianco rimboccato sulla
+coperta azzurra, sotto i festoni azzurri delle cortine
+ricchissime.
+</p>
+
+<p>
+— Sibarita! — ripetè l’avvocato, ma senza
+sorridere. E subito pensò che certo delle donne
+erano state là dentro; e pensò che certo dovevano
+aver serbato una molto grata memoria di
+quel luogo.
+</p>
+
+<p>
+Il suo buon umore era già disceso, e seguitava
+a discendere rapidamente come la colonna
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+di mercurio di un termometro quando è portato
+da un luogo caldo a un luogo freddo. Chi
+sapeva dirgli in che modo le ragioni tanto eloquenti
+del suo benessere di mezz’ora fa si erano
+così raffreddate, scolorate, spente? Adesso, ecco
+che altre impressioni e altre idee lo signoreggiavano!
+La figura del giovane conte, nel fisico
+come nel morale, lì in quella sua bella camera
+da letto, assumeva nel cervello dell’avvocato un
+improvviso fascino di seduzione ch’egli, suo malgrado,
+percepiva con una vivezza nuova, strana,
+esagerata, terrificante. Poi non potè fare a meno
+di tramutare quella percezione da se stesso in
+sua moglie; poi a un tratto si immaginò, sua
+moglie, se la vide dentro quella stanza..... e fu
+costretto a chiudere gli occhi, sentendosi correre
+un freddo per tutto il corpo...
+</p>
+
+<p>
+Capì che bisognava distrarsi e si provò ad
+osservare con curiosità i quadri, le armi, le maioliche.
+Maggiore attrattiva ebbero per lui alcuni
+<i>album</i> di fotografie e disegni posti sovra una tavola
+grande. Passavano sotto i suoi occhi rabeschi
+fantastici, schizzi e caricature bizzarre,
+ricordi di luoghi veri; passavano fisonomie di
+persone note e sconosciute: ed egli seguitava a
+voltare le pagine piuttosto in fretta, come chi
+va in cerca di una data cosa. Prese da ultimo
+fra le mani un piccolo <i>album</i> elegantemente rilegato
+in velluto con grandi fermagli e borchie
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+d’oro; e si pose ad esaminarlo meno in
+fretta che gli altri. Si capiva che quello era
+il volume privilegiato, l’<i>album</i> riservato alle più
+belle signore conosciute dal conte in paese e
+fuori.... L’avvocato aveva il presentimento che
+qui avrebbe trovato il ritratto di sua moglie.
+Invece arrivò all’ultima pagina senza trovar
+nulla. Ma dov’era dunque il bel ritratto che
+essa un mese fa, aveva regalato al Salerni, in
+sua presenza? Dove lo teneva egli? La mente
+del marito trovò in quella assenza del ritratto
+una nuova e forte ragione d’inquietudine; e
+pensò a quei dolci nascondigli ove l’immagine
+della donna che si ama è messa in salvo da
+ogni profano contatto, da ogni convivenza indegna,
+da ogni occhio indiscreto e geloso.... Si
+mise a cercare per tutto nella stanza, ma fu ancora
+inutile. Presso al letto, però, stette ad osservare
+una bella fotografia della <i>Glaneuse</i> di
+Berton; e nei contorni di quello schietto viso
+di campagnuola, negli occhi e perfino nella linea
+forte e slanciata dei fianchi, credè di cogliere
+una tal quale somiglianza con le brune bellezze
+di sua moglie.
+</p>
+
+<p>
+Dentro intanto gli cresceva la smania; e se
+avesse avuto lì presso il conte Salerni, sentiva
+che forse non avrebbe resistito al bisogno di
+mettergli le mani addosso e di frugarlo, come
+una guardia daziaria fruga una persona sospetta
+di contrabbando.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto erano passate delle ore. Fuori la
+giornata estiva era cominciata da un pezzo, ma
+nel mezzanino chiuso del conte durava ancora
+piena la quiete della notte. L’avvocato ascoltò
+in quel silenzio, ove non era altro suono che
+il <i>tic tic</i> continuo di un tarlo che lavorava entro
+un mobile vicino a lui: ascoltò e si mise una
+mano alla fronte, perchè gli pareva che quel tarlo
+lavorasse proprio entro il suo cervello.... E quello
+fu il cominciamento di un bisbiglio strano e interminato,
+che si mise a girargli intorno agli
+orecchi, a empirgli il capo e scuoterlo e assordarlo
+tutto con un turbamento e un fastidio indescrivibili.
+Gli pareva che quel bisbiglio venisse
+dai quattro angoli della stanza, uscisse di dietro
+ai quadri delle pareti, dai mobili, dagli <i>album</i>,
+dal letto: e vi sentiva dentro un vago rumorìo
+di suoni che non arrivava a distinguer bene, ma
+pure ci coglieva dentro, così in confuso, come
+una nenia di lamenti mista a voci di scherni.....
+Finalmente lo pigliò alla gola un fortissimo bisogno
+d’aria e corse a spalancar la finestra.
+</p>
+
+<p>
+Entrarono il sole oramai alto, l’aria viva e il
+cinguettìo mattutino dei passeri.
+</p>
+
+<p>
+L’avvocato, così com’era in maniche di camicia,
+stirò le braccia fuori della finestra e si mise
+a provare gli occhi abbagliati sul vasto giardino
+che si stendeva dietro il palazzo, poi gli alzò alle
+colline sorgenti in faccia a lui. Che tranquilla
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+allegria da per tutto! Vedeva a mezza costa,
+vicinissimo, il suo bel villino, col tetto spiovente
+con le persiane ancora chiuse e i muri rosseggianti
+in fra gli alberi verdi.
+</p>
+
+<p>
+Certo, pensò, a quell’ora sua moglie dormiva
+sempre. Questa idea penetrò in mezzo al triste
+scompiglio della sua testa e, se non vi mise nè
+ordine nè calma, riuscì almeno a produrre una
+risoluzione: «Presto bisognava correre al villino,
+andare da lei, entrare inaspettato nella sua
+stanza, svegliarla con un bacio, dirle un mondo
+di cose, sentirsi ancora ripetere da lei alcune di
+quelle parole che tante volte avevano rianimata in
+lui la fede e messo un refrigerio nelle sue viscere
+tormentate dagli aculei del sospetto! Presto bisognava
+subito uscire da quella stanza maledetta
+ove la gorgone orrenda della gelosia lo aveva
+guardato per lunghe ore con gli occhi immobili;
+ove l’aria pareva impregnata di recente adulterio,
+ove tutte le cose gli bisbigliavano intorno una
+infame canzone di lamenti e di scherni! Presto!
+Presto!»
+</p>
+
+<p>
+E andò a bagnarsi il viso nell’acqua fredda e
+a ricomporsi in fretta i capelli arruffati.
+</p>
+
+<p>
+Stava infilando una manica dell’abito, quando
+gli giunse dalla stanza vicino un lieve rumore
+di passi che si fermarono all’uscio. Dopo alcuni
+secondi sentì anche picchiare... Allora corse ad
+aprire e si trovò in faccia a sua moglie, che
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+diede indietro senza far motto, diventando smorta.
+Un momento prima, ella aveva nella bocca il
+sorriso trepido della donna innamorata che, entrando
+in quella stanza, s’immaginava d’apportarvi
+una sorpresa molto gradita.....
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+</p>
+
+<h2 id="cantores">CANTORES!</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io non penso, mia cara, d’aver demeritata
+la vostra stima. E fosse pur
+vero tutto quello che voi siete andata
+fantasticando dopo la mia lettera
+di martedì, o credete voi proprio
+che anche in un desiderio a prima vista disumano,
+grottesco, bislacco e teratologico, non
+possa nascondersi un alto senso di poesia? E sopratutto
+un alto senso di verità?
+</p>
+
+<p>
+Voglio che m’ascoltiate attentamente e pacatamente.
+Io ora sento di potervi parlare con
+calma e voi non avete più a temere da me nè
+crudezza di linguaggio biblico, nè impeti di «lirismo
+forsennato.» Sono calmo, v’ho detto, e
+sopratutto non ho mai cessato d’esser uomo:
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+anzi ho in me il convincimento profondo — dopo
+tutto quello che è passato nell’animo mio nei
+giorni addietro — che un aspetto nuovo della umanità
+mi si è svelato e s’è in qualche modo aggiunto
+all’esser mio d’uomo.
+</p>
+
+<p>
+Vedete dunque che io non ho niente da rimproverarmi
+e voi niente da sospettare sul conto
+mio.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Ed ecco come andò.
+</p>
+
+<p>
+Io nemmeno sapevo che quella fosse la festa
+dell’Ascensione. Avevo pranzato solo e di buona
+ora all’Albergo <i>Milano</i>. Come passare meno
+male il tempo in quel lungo dopo pranzo? A
+Roma in casi simili, io ho sempre la risposta
+pronta: salgo in una <i>botte</i> e mi faccio condurre
+a San Pietro. Ho per quella grande piazza ellittica
+una specie di passione strana che alimenta
+in me una bramosia inesauribile di rivederla: il
+getto superbo di quelle due fontane, illuminato
+dal sole, pare ogni volta che mi slarghi il petto
+e mi fa ballare il cuore di gioia, mentre l’immane
+colonnato, curvilineo, serrandomi a destra
+e a sinistra l’orizzonte, e tutte quelle statue poggianti
+ritte sovra l’attico e in atto d’osservarmi
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+severe, par che mi avvisino ch’io sono entrato
+in un vecchio mondo misterioso e magnifico. Anche
+per la basilica vaticana io ho sempre avuta
+una forte ammirazione, e me la sento dentro aumentare
+e ingigantire, man mano che in me si
+raffreddano i romantici entusiasmi per certe architetture
+gotiche.... So che anche voi, mia cara,
+mi condannate per questo, ed io chino il capo
+rassegnato, aspettando che il tempo mi renda
+giustizia. Lento ma ottimo giustiziere il tempo,
+non è vero? Voi lo sapete per prova.
+</p>
+
+<p>
+Arrivai dunque in piazza San Pietro un’ora
+circa prima del tramonto del sole. Cominciavano
+le grandi ombre a stendersi dalle moli colossali:
+delle due fontane quella ch’io vedevo, arrivando,
+alla mia sinistra, pareva tutta raccolta e tranquilla
+nella calma vespertina, ma l’altra, dardeggiata
+obliquamente dal sole occiduo, era tutta
+una letizia di raggi e di zampilli e di nebbia luminosa,
+diffusa intorno per largo tratto. Un gruppo
+di signori forestieri, uomini e donne, stava fermo
+ad ammirarla; e parevano contentissimi d’essere
+inaffiati da quella rugiada.
+</p>
+
+<p>
+Credevo come al solito di trovare la gran
+chiesa a quell’ora deserta, ma m’ingannai.
+</p>
+
+<p>
+La festa dell’Ascensione aveva chiamata là
+molta gente: forestieri delle provincie, romani <i>de</i>
+Roma, <i>inglesi</i>, suore, trasteverini, <i>minenti</i>, frati,
+preti, pifferari, la turba mista e bizzarra insomma
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+che San Pietro accoglie in alcuni giorni dell’anno
+e che vanamente cerchereste altrove; le centinaia
+e le migliaia che si sparpagliano, povero formicaio
+umano, sotto le navate enormi, e si perdono,
+come ombre, dietro i piloni smisurati, non
+facendo nemmeno sentire il fruscìo dei loro piedi...
+</p>
+
+<p>
+Mentre spingevo il pesante tendone della porta,
+m’arrivò subito una modulazione musicale. Era
+un istrumento? Era voce umana? Così alla prima
+non potei capire. Era un suono di timbro ed acutezza
+insolita, esilissimo, eppure vibrante per
+quella vastità in modo che parea tutta riempirla.
+Fatti alcuni passi nella basilica, sentii distintamente
+la frase di un verso biblico arrivarmi colle note all’orecchio.
+Era dunque canto umano senza dubbio.
+</p>
+
+<p>
+E quale canto, signora! Immaginate una voce
+che fonde insieme la dolcezza del flauto e l’animata
+soavità della laringe umana, una voce che
+sale, sale leggera e spontanea come vola per
+l’aria un uccello di paradiso, e quando vi pare
+che siasi posata sugli ultimissimi vertici della
+gamma sopracuta, ecco che spicca ancora altri
+voli e sale sale sempre egualmente leggera, egualmente
+spontanea, senza la più piccola espressione
+di sforzo, senza il più tenue indizio d’artifizio,
+di ricerca, di stento, una voce infine che
+vi dà l’idea immediata del «sentimento fatto
+suono» e dell’ascensione d’un’anima verso l’infinito
+sull’ali di quel sentimento
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+Che vi dirò di più? Ho sentito la Frezzolini
+in camera e la Patti in teatro; ho ammirato Masini,
+Vögel, Cotogni; ma in mezzo alla mia ammirazione
+rimaneva sempre qualcosa di inappagato
+in fondo al mio desiderio; rimaneva da togliere
+un certo dissidio fra l’intenzione dell’artista,
+non di rado elevata e fine, e la piena condiscendenza
+de’ suoi mezzi vocali. — Qui invece
+tutto il mio essere era mirabilmente soddisfatto:
+non la minima asprezza nel passaggio da un registro
+all’altro della voce, non penuria di astensione,
+non disuguaglianza di timbro da nota a
+nota, ma un linguaggio musicale calmo, dolce,
+solenne, intonatissimo, che mi stupiva e mi rapiva
+a un punto solo colla potenza di una gratissima
+sensazione non provata innanzi mai!
+</p>
+
+<p>
+Mi spinsi avanti per la basilica con passi affrettati
+verso quella voce e quel canto. — Nel
+giorno dell’Ascensione i cantori della Cappella
+Sistina scendono in San Pietro e prendono parte
+alla celebrazione della festa. Cantano sotto la
+cupola di Michelangelo in una piccola cantoria
+eretta all’uopo, accompagnati da un piccolo organo,
+che anch’oggi, come al tempo di Berlioz,
+è mosso sovra delle rotelle pel pavimento.
+</p>
+
+<p>
+La folla si faceva man mano più densa, ma
+io m’adoprai in modo che dopo circa dieci minuti
+ero arrivato proprio sotto la cantoria e guardavo
+in faccia il mio <i>solista</i>. — Eseguivano un
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+<i>mottetto</i> dell’Allegri quasi tutto affidato a lui; il
+coro entrava di tanto in tanto con brevi <i>risposte</i>,
+e l’organo con pochi accordi di accompagnamento
+aiutava a sostenere l’intonazione perfetta.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente ho intesa la voce vera del <i>soprano</i>.
+Vadano a riporsi le signore cantatrici che usurpano
+questo nome! Con più appropriato vocabolo
+le chiameremo, se vogliono, <i>soprane</i>; ma è da augurare
+per il bene dell’arte del canto, declinante
+a gran passi, ch’esse smettano una buona volta
+la sciagurata ambizione d’assurgere cogli sforzi
+della loro laringe a certe acutezze diatoniche solo
+legittimamente consentite ai soprani veri ed a
+soprani sacri — ai soprani per diritto divino.
+</p>
+
+<p>
+Oh chi ridona all’arte i vecchi contralti, così
+giustamente rimpianti da Gioacchino Rossini!
+</p>
+
+<p>
+Nè vi paia strano, o signora, ch’io in quel
+giorno abbia anche compreso e partecipato il
+disgusto di Parini per i soprani in teatro;
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Abborro sulla scena</p>
+<p class="i01">Un canoro elefante...</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sì, quella voce eccezionale e quasi sorvolante
+agli orizzonti della vita è fatta per esprimere
+slanci di preghiere e rapimenti di estasi religiosa,
+non è fatta per disposarsi alle torbide passioni
+del dramma umano, nè per concorrere, profanandosi,
+al divertimento scenico. Nella scena
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+essa doveva perdere il suo prestigio mistico senza
+acquistare il vigore, la pieghevolezza e la verità
+del dramma, e questo forse spiega perchè il vero
+dramma musicale moderno comincia e coincide
+col bando dei veri soprani dalle nostre scene
+melodrammatiche. E se comprendo l’ammirazione
+dei nostri nonni elevata al più alto grado, trovo
+impossibile e ridicola la passione. L’amore di
+Sarazine per Zambinella e la sanguinosa avventura
+a cui riesce, per quanto magistralmente
+narrati da Balzac, mi lasciano freddo ed incredulo.
+Meglio comprendo gli epigrammi scritti dal popolo
+napoletano sulla casa costrutta da Cafariello....
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Io guardavo attento il mio soprano. Era un
+giovane alto, pallido, non grasso, con una barbetta
+rada e gentile, ritto e composto nella sua
+cotta bianchissima davanti al suo leggìo. Mentre
+la sua voce si elevava come un razzo canoro
+serpeggiando in trilli e scale, dispiegandosi in
+magnifiche declamazioni, io non riuscivo a notare
+in lui il più piccolo segno di fatica e di
+sforzo. La testa era lievemente inchinata sulla
+musica che teneva con le due mani immobili.
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+Cantava a quel modo e pareva che leggesse.
+Solo i suoi occhi si dilatavano, illuminandosi
+tratto tratto allorchè una frase musicale toccava
+il suo momento di più viva espansione; solo le
+rughe della sua fronte si spianavano e si contraevano
+assecondando le movenze del ritmo.
+</p>
+
+<p>
+Ebbene, guardando quegli occhi illuminati e
+il tremito di quella fronte, io ho sentito che
+quel giovane cantore gustava in quell’ora una
+felicità alta ed intensa come io e voi, mia cara,
+non abbiamo probabilmente gustata mai. — Egli
+era felice, ma più che di tutta quella folla attenta
+e rivolta a lui, e del lieve mormorìo d’ammirazione
+contenuta che le sue mirabili note ogni
+tanto suscitavano sotto la più augusta cupola
+del mondo, egli era, io credo, felice della bellezza
+del suo canto che si sentiva ripiovere sull’anima
+come una rugiada celeste!
+</p>
+
+<p>
+Io l’ho compreso e l’ho invidiato: nel calore
+del mio entusiasmo ho pronunziato dentro di
+me il pazzo augurio che ho avuto la franchezza
+di significarvi e che mi ha tirato addosso le
+espressioni del vostro orrore. Che volete ch’io vi
+dica? Durante quel mottetto dell’Allegri uno
+strano cambiamento è avvenuto in me; e mi pareva
+che nell’animo mio si facesse una gran luce
+improvvisa. In quella luce io vedevo — bizzarra
+visione — gli antichi Coribanti che menavano
+intorno, con gesti e grida di gente estatica una
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+danza vertiginosa, e in mezzo a quella ridda
+vedevo alzarsi la figura grave e serena di Origene
+che tendendo una mano e gli occhi verso
+le stelle esclamava: <i>beati!</i>... Al tempo stesso mi
+venivano in mente certe parole con cui il duca
+di Richelieu ringraziò la bontà divina quando
+s’accorse d’esser giunto al termine della sua
+carriera — nè diplomatica, nè militare.
+</p>
+
+<p>
+E pensavo: quando questo giovane sarà anch’esso
+innanzi cogli anni e un giorno s’accorgerà
+di non aver più la voce atta al mistico
+ufficio a cui ora la consacra, con che parola
+ringrazierà egli Dio della sua carriera compiuta?...
+In sostanza la mia mente s’andava arrampicando
+su per delle guglie perigliose e splendide. Mi
+tinnivano negli orecchi e mi sentivo vibrare per
+tutto l’essere accordi e dissonanze piene di voluttà
+ignota. Alzavo gli occhi e mi pareva che
+gli Evangelisti dai grandi pennacchi mi accennassero
+colla testa che avevo ragione. Sarò stato
+pazzo, se volete, ma ero superbo e felice.
+</p>
+
+<p>
+Potete condannarmi, ma, francamente, a compiangermi
+avreste torto.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+</p>
+
+<h2 id="ricordo">PRIMO RICORDO</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io voglio risalire con la mente al
+primo ricordo preciso della mia vita.
+Più in là, per quanto io guardi, non
+veggo ondeggiarmi dinanzi che qualche
+ombra vaga, perdentesi nei primissimi
+crepuscoli della mia memoria.
+</p>
+
+<p>
+Ecco: io veggo ancora la casetta ove la mia
+famiglia passava gran parte dell’anno quand’ero
+bambino; bassa, bianca, con le finestre verdi,
+non circondata d’alberi, posta fra la strada maestra
+e il fiume Savena, a tre miglia da Bologna.
+</p>
+
+<p>
+Doveva da poco essere incominciato il giorno,
+perchè, guardando dalla finestra, io vedevo il
+cielo da una parte tutto sparso di nubi rosse;
+un rosso vivissimo, come non ho visto di poi che
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+rarissime volte in qualche tramonto estivo. — Quantunque
+fosse così di buon ora, nella casa
+già era un tramestìo grande. Sentivo aprire e
+chiudere usci, sentivo passi affrettati e bisbigli.
+</p>
+
+<p>
+Certo io non mi vestii e non scesi di letto
+senza aiuto; ma non posso ricordarmi di chi
+m’aiutasse. Veggo la fisonomia d’una ragazza di
+casa, l’Eugenia; ma quella fisonomia si mesce
+confusamente a quasi tutti i miei ricordi infantili.
+</p>
+
+<p>
+Dopo, la mia memoria si perde per un certo
+tratto. C’è come uno strappo che non riesco a
+riunire. Dove e come io abbia passato quella
+giornata non ricordo: un momento mi veggo in
+confuso a passeggiare con un grosso cane vicino
+al fiume, che cominciava ad ingrossare per una
+delle solite piene d’autunno. Probabilmente mi
+avranno tenuto apposta fuori di casa, ove non
+poteva che essere, molto male a proposito, tra
+i piedi alla gente.
+</p>
+
+<p>
+Ma più tardi verso il tramonto, ecco ch’io
+sono ancora in casa mia e precisamente sulla
+breve scala che dalle stanze superiori mette nella
+loggia al pianterreno.
+</p>
+
+<p>
+La porta è aperta, spalancata, e veggo della
+gente che va e viene per la strada maestra. Nella
+loggia veggo tre o quattro persone, intorno ad
+un lettino situato in faccia alla porta. Distinguo
+benissimo mia madre che sta in piedi accanto al
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+lettino e di tanto in tanto si china sovr’esso, con
+una grande espressione d’angoscia, senza pronunziar
+parola....
+</p>
+
+<p>
+In quella cuna agonizzava una mia sorellina
+di circa un anno e mezzo; e l’avevano portata
+dalla sua stanza nella loggia, vicino alla porta
+spalancata a vedere se potesse meno penosamente
+respirare. Io credo che la poverina morisse
+di difterite; ma allora i medici non avevano
+ancora messo in voga questa orrenda parola.
+</p>
+
+<p>
+La bimba era proprio agli estremi: ed io dalla
+scala, non osservato, stavo guardando la triste
+scena. Guardavo immobile, con gli occhi fissi,
+senza rendermi ancora conto di ciò che accadeva;
+ma sentendo confusamente dentro di me che io
+mi trovava in presenza di una cosa arcana e
+terribile.
+</p>
+
+<p>
+Il visino della bimba era tutto color di cera,
+fuor che intorno alla bocca semi-aperta, che si
+mutava via via in una tinta fra il nero e il
+violetto. I due braccini, fuori della coperta, stavano
+abbandonati e senza moto, sul corpo inerte.
+Tutto il moto del corpo poi erasi limitato su su
+verso il collo e la bocca, negli ultimi sforzi della
+respirazione, che ad ogni minuto secondo andava
+affrettando penosamente e come restringendo sempre
+di più il suo circolo breve.
+</p>
+
+<p>
+Il respiro della creaturina somigliava nel suono
+a un lieve rantolo sibilante.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ed io lo sentivo quel respiro di moribonda, e
+fino a che mi rimarrà la memoria avrò viva e
+presente la indicibile pena che esso mi faceva.
+Sarà forse effetto d’immaginazione, ma adesso
+mi par certo che, sempre guardando dalla scala,
+anch’io allora respiravo con affanno, e seguivo
+e secondavo e numeravo, in qualche guisa, quel
+ritmo doloroso....
+</p>
+
+<p>
+A un tratto il sibilo prese a diminuire rapidamente
+e non sentii più nulla. Allora il medico
+accese una candela e l’accostò alla bocca della
+bimba. Quando sentii singhiozzare e piangere
+forte intorno a me, mi misi a piangere forte
+anch’io, così che l’Eugenia mi trasse di là e mi
+condusse fuori nel prato ripetendomi spesso: <i>è
+andata in paradiso!</i>
+</p>
+
+<p>
+Che cos’era per me il paradiso? Anche questo
+mi venne spiegato: ma per quanto la descrizione
+fosse allegra io seguitavo ad essere triste.
+E più d’una volta volli rivedere la bambina
+morta, già leggiadramente acconciata in mezzo
+ai fiori nella sua cuna.
+</p>
+
+<p>
+La sera del giorno dopo ebbe luogo il mortorio.
+Io era sul ponte ad attenderlo e non ricordo
+con chi. Ricordo invece benissimo che la
+piena del fiume era grandemente cresciuta e che
+l’acqua faceva sotto di noi un gran rombo, precipitandosi
+dalla cascata e urtando contro i piloni
+degli archi. Ero seduto sulla spalletta del
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+ponte e una mano mi teneva: io guardavo in
+giù nel buio da cui saliva monotono il rombo
+del fiume grosso.
+</p>
+
+<p>
+Intorno a me erano molti bimbi che facevano
+un chiasso allegro: ma io nella mia testa ascoltavo
+il fiume e associavo, non so come, a quella
+sensazione una idea triste di fuga, di violenza,
+di rapina.
+</p>
+
+<p>
+E quando finalmente si avvicinò la lunga fila
+dei ceri accesi, che misero nell’aria piovigginosa
+e buia come un incendio giulivo, io non ristetti
+dal guardare a basso le acque torbide, le acque
+fuggenti sotto di me; e credetti un momento,
+laggiù fra i tronchi d’alberi portati dalla piena,
+di veder passare la mia sorellina dentro la sua
+cuna; la mia sorellina morta, che il fiume mi
+portava via, lontano, per sempre, verso un abisso
+ignoto, e dove non pertanto avrei voluto seguirla
+e perdermi con lei...
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+</p>
+
+<h2 id="repubblica">IN REPUBBLICA</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+</p>
+
+<p>
+Diamo le spalle a Rimini e all’Adriatico:
+la vettura corre rapidissima traverso
+i campi, verso la montagna, per una
+larga strada fiancheggiata da siepi
+di biancospino che verdeggiano allegramente
+al primo sole d’aprile.
+</p>
+
+<p>
+Il primo sole d’aprile è già sorto da mezz’ora
+sui monti d’Albania e si specchia nelle acque
+del mare, splendido, allegro, esultante forse dei
+propri splendori e della vita primaverile che
+sveglia e sollecita per tutto sulla terra. — Io,
+senza volgermi e fissarlo, ma guardando innanzi
+a me la campagna bellissima, lo tratto con un’apostrofe:
+chi sa quanti <i>pesci d’aprile</i> illuminerai
+tu oggi, o vecchio sole!
+</p>
+
+<p>
+Questa idea mi mette addosso una specie d’allegria
+infantile. — Io, a buon conto, per quest’anno
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+non corro più alcun rischio, mettendo
+tre lunghe ore di via montuosa fra me e il mio
+caro mondo civilizzato. Addio dunque, <i>salons
+polis, hommes polis, dames polies!</i> Io m’arrampico
+sulle cime dei monti a cercare ed a visitare
+un ultimo rifugio della semplicità antica...
+Di lassù oggi potrò gettare a queste
+<i>basse regioni</i> le mie occhiate più tranquille, sfidando
+tutti i <i>pesci d’aprile</i> che mai sia dato di
+confezionare a tutte le comari, a tutti i barbieri
+e a tutti i giornalisti del bello italo regno.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Così pensando, levo gli occhi alla meta del
+mio viaggio, al monte Titano, sede della città
+di San Marino, capitale della serenissima repubblica
+dello stesso nome.
+</p>
+
+<p>
+<i>Conveniunt rebus nomina.</i> Chi, viaggiando in
+ferrovia tra Cesena e Rimini, guarda verso mezzodì
+la catena dell’Appennino, non può a meno
+di fermare l’occhio sovra questo enorme sasso
+bruno, diroccato, torreggiante un gran tratto
+colle sue tre creste superbe sulle cime minori;
+ed esso richiama davvero alla mente l’idea d’un
+gigante favoloso che un tempo si levò a lottare
+coll’onnipotente, e ora, tutto solcato dalle folgori,
+vinto, più che domo, sta adagiato lassù da secoli
+a guardare, a sfidare sempre il cielo col piglio
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+cruccioso e dispettoso di Capaneo. Vedete che
+effetto può fare la distanza in una fantasia riscaldata
+ancora da qualche reminiscenza del De-Colonia!
+</p>
+
+<p>
+La strada, dopo alcune miglia, comincia a
+salire; poi l’erta a breve andare diventa così rapida,
+che i cavalli non bastano più. S’aggiunge
+alla vettura un paio di bovi e malgrado il poderoso
+aiuto si va su lenti lenti guadagnando la
+montagna a oncia a oncia.
+</p>
+
+<p>
+Il monte Titano intanto vi pare vicinissimo, è
+lì, proprio a pochi passi da voi; lanciando un
+sasso vi sembra certo che arriverebbe alla cima.
+Come va dunque che per due lunghe ore non
+vi par quasi di procedere innanzi, come se vi
+moveste a passi di tartaruga? Questa lunga e tediosa
+illusione è prodotta dall’immenso <i>zig-zag</i>
+ad angoli vicinissimi che la strada è costretta a
+disegnare sul dorso del monte per aver l’onore
+d’essere carrozzabile. Io inganno il tempo guardando
+la collina intorno assai bene coltivata, coi
+peschi ed i mandorli tutti in fiore, i grossi quercioni
+coi rami ancora ignudi, gli ulivi e i lecci
+spiccanti pel verde pallido e cupo delle loro foglie
+perenni.
+</p>
+
+<p>
+Guardo e chiacchiero con due miei compagni
+di viaggio.
+</p>
+
+<p>
+Il primo è un forlivese; amico intimo del celebre
+baritono Cotogni, un tempo baritono
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+anch’esso; ora è uomo d’affari notissimo a Bologna
+e per tutta Romagna. E il più dilettevole
+compagno di viaggio che si possa desiderare
+da un musicomane par mio.
+</p>
+
+<p>
+Quando ogni argomento di chiacchiere è esaurito,
+e le ore della ferrovia si succedono lente, lunghe,
+uggiose, e il sonno promette sempre di venire e
+non viene, allora l’amico ex cantante trae fuori
+dal ricco repertorio de’ suoi ricordi teatrali una
+parte di basso o baritono a vostra scelta, dal
+vecchio <i>Faliero</i> di Donizetti al <i>Mefistofele</i> di
+Gounod, e qui, con una mezza voce intonata e
+gradevole, comincia a cantarvela tutta da cima
+a fondo senza saltare una battuta, senza sbagliare
+una nota, — accennando per giunta il
+canto delle altre parti e gli intermezzi orchestrali.
+</p>
+
+<p>
+L’altro mio compagno di salita, e insieme nostro
+ospite, è il conte Bartolomeo Manzoni-Borghesi,
+figlio al celebre bibliografo di Lugo, erede
+del nome e delle sostanze del sommo archeologo
+di Savignano. È un giovane molto simpatico, e
+ricco di quella cultura soda, a fondo schiettamente
+classico, che fu un tempo così frequente
+nelle buone famiglie di Romagna, ed oggi, pur
+troppo, è quasi del tutto perduta. Egli ama con
+passione due cose: la caccia e le medaglie antiche.
+L’acquisto fatto il giorno innanzi d’una
+moneta rara dell’imperatore Pertinace accresceva
+il suo buon umore, e gli tardava d’aggiungerla
+al famoso medagliere che ereditò dal Borghesi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma intanto i bovi fanno il loro dovere, e siamo
+oramai alla meta. Ecco il borgo, un allegro e
+grazioso paese di circa ottocento abitanti, il quale
+si adagia molto pittorescamente e abbastanza
+comodamente sovra un ultimo ripiano che gira
+come d’una zona sul fianco destro l’ultima e ripidissima
+cima del Titano.
+</p>
+
+<p>
+Si staccano i bovi, ed i cavalli da soli e da
+bravi fanno l’ultima salita in una stupenda strada
+a rampe, costeggiante l’abisso. Il cocchiere li incalza
+colla frusta e colle grida; a un tratto le
+quattro ruote della vettura rumoreggiano sul duro
+ciottolato; ed eccoci trasportati in mezzo alla
+capitale della serenissima. Evviva!
+</p>
+
+<p>
+Oggi è un giorno di festa magna per tutti i
+Sammarinesi. I due <i>Capitani reggenti</i> a nome
+del <i>Consiglio principe</i>, dopo i sei mesi d’uso, depongono
+il supremo comando esecutivo nelle
+mani, o, a parlar più testuale, «sul collo» dei
+loro due successori.
+</p>
+
+<p>
+Noi arriviamo appunto quando la solenne cerimonia
+sta per cominciare. Sul <i>pianello</i> (la maggior
+piazza della capitale) è adunata molta gente
+in abiti festivi, che attende davanti al palazzo
+d’udienza i vecchi ed i nuovi magistrati. Io osservo
+intanto in mezzo alla piccola piazza un
+alto piedistallo di marmo, abbastanza bello nella
+sua semplicità, e mi pare che sovr’esso verrà
+fra breve inaugurata una statua alla <i>Libertà</i>.
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+Donde verrà la statua, e chi n’è l’autore? I
+Sammarinesi non sanno più che tanto. Una signora
+russa, letificata dalla repubblica col titolo
+di duchessa di Mongiardino (una città di provincia)
+ha ricambiato il magnifico dono con una bella
+somma di denaro e la promessa di quella statua
+per giunta. A quest’ora, probabilmente, la figliuola
+d’un mercante d’olio di balena in Finlandia,
+scorre per le capitali d’Europa facendosi salutare
+e inchinare duchessa in nome d’una repubblica.
+E i liberi cittadini del Titano aspettano la
+statua della <i>Libertà</i>!
+</p>
+
+<p>
+Attenti: dalla parte del palazzo d’udienza esce
+a far mostra de’ suoi brillanti uniformi il drappello
+delle guardie del Consiglio Principe, e si
+schiera ad attendere i Consoli. I quali poco appresso
+escono anch’essi attorniati dai maggiori
+ufficiali dello stato, e s’incamminano verso la
+chiesa in processione lenta, sotto un cielo azzurro
+e splendido, accompagnati dal popolo che
+si profonde in atto di rispetto, con dietro la
+banda che suona una allegra marcia, mentre le
+campane suonano a festa, e più d’alto, dalla
+somma Rocca del Titano, s’odono, a giusti intervalli,
+gli scoppi de’ mortari ripetuti intorno
+dagli echi solenni del monte e della vallata.
+</p>
+
+<p>
+In chiesa la cerimonia è breve e semplicissima,
+perchè si limita ad una messa <i>bassa</i>, detta con
+edificante rapidità da un prete dabbene, più
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+qualche <i>oremus</i> di circostanza. L’altare è parato
+a festa, e intorno al ciborio brilla in grandi lettere
+il motto di San Paolo: <i>Voi siete nati per
+essere liberi</i>.
+</p>
+
+<p>
+Durante la cerimonia io osservavo i quattro
+magistrati che vi assistono gravi, silenziosi, ora
+in piedi, ora in ginocchio, davanti a uno sgabello
+parato in rosso per la circostanza. I due
+nuovi, malgrado che vestano uno stesso costume,
+che ha dello spagnuolo e del fiammingo, mostrano
+visibilmente al tipo che uno è tratto dal
+patriziato, uno di famiglia popolare. Non dirò
+quale dei due tipi sia meglio rappresentato: so
+che guardando a quelle due teste nè altere, nè
+umili, senza piglio dittatorio o lampi di genio,
+io, a tutto loro elogio, volgevo in mente un epigramma
+di Platen composto dal poeta tedesco
+mentre assisteva, non ricordo in che anno, a
+questa istessa solennità.
+</p>
+
+<p>
+«Quando entrai nella chiesa vi si eleggevano
+i consoli dell’anno come impone l’usanza. Veramente
+essi erano una coppia paesana, e non Cato
+e non Cesare. Ma promettevano al popolo ancora
+un anno di pace.»
+</p>
+
+<p>
+Il più importante della cerimonia, cioè la consegna
+del potere, si compie poi nella gran sala
+del Consiglio Principe.
+</p>
+
+<p>
+Un professore delle scuole pubbliche legge
+un discorso, il quale disserta al solito su qualche
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+argomento di buon governo, e che i buoni magistrati
+ascoltano senza pensare (almeno sembra)
+alla risposta che diede Annibale a quel retore
+che l’intrattenne per due ore sul modo di vincere
+le battaglie.
+</p>
+
+<p>
+Giunge infine il momento solenne. I due vecchi
+consoli si levano dal collo il gran collare di
+S. Marino e lo appendono a quello dei nuovi;
+il segretario <i>prende atto</i> d’ogni cosa, e il trapasso
+dei poteri è un fatto compiuto. Il governo della
+repubblica per altri sei mesi è affidato a mani
+sicure. — Bande, campane e mortai ripetono
+i saluti festivi, il popolo inchina al passaggio i
+nuovi suoi reggitori, e ognuno va a pranzo che
+già il tocco è sonato.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Anche noi si va a pranzo, e camminando si dà
+una occhiata intorno alla fisonomia del paese.
+Le vie strette e bistorte corrono su e giù per
+il dosso del monte così erte, a pendii così bizzarri
+e disuguali, che non di rado paiono scoscendimenti
+repentini avvenuti per terremoto. Le
+case, d’esteriore spesso modestissimo, piantate
+alla meglio su quei greppi di pietra arenaria,
+pare che s’addossino penosamente l’una all’altra
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+per paura di cadere. Diresti che la città di San
+Marino siasi venuta formando via via per modo
+d’agglomerazione fortuita, come il sasso enorme,
+da cui è sorretta, il quale nel tempo dei tempi si
+formò, dicono i geologi, per una formazione venti
+volte millenaria di elementi corallini e calcari,
+in mezzo ai flutti vetustissimi del Mediterraneo.
+</p>
+
+<p>
+La casa ove il nostro ospite ci accoglie, posta
+in uno dei luoghi più eminenti della città, non
+ha nulla da invidiare ad un palazzo. — Visitiamo
+anzitutto il celebre medagliere di Borghesi: quarantamila
+circa tra monete e medaglie consolari,
+imperiali e medievali e del rinascimento, di cui
+moltissime in oro e argento. Che ricchezza metallica,
+e sopratutto quale inestimabile tesoro
+archeologico! La collezione completa delle monete
+consolari fu messa in ordine e tutta sapientemente
+illustrata dallo stesso Borghesi. Qual’è
+oggi sovrano o museo di Europa per cui il fortunato
+possessore non debba essere oggetto
+d’invidia?
+</p>
+
+<p>
+A pranzo (un pranzo squisito, ove specialmente
+si fanno onore i pesci dell’Adriatico e i vini del Titano)
+il discorso s’aggirava naturalmente intorno
+a Bartolomeo Borghesi, il vero <i>genius loci</i>. — Quest’uomo
+portentoso che tutta la dotta Europa
+salutò principe nella epigrafia e nella numismatica,
+che Mommsen chiama maestro suo, che
+Napoleone III volle onorare ordinando a proprie
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+spese la stampa delle sue opere, visse quassù gli
+ultimi trent’anni della sua vita, solitario co’ suoi
+libri, semplice, alla mano, ospitale, vero eremita
+della scienza.
+</p>
+
+<p>
+Gli studi austerissimi non gli turbarono mai
+l’indole piacevole e l’elegante urbanità della vita.
+Convitava assai volentieri alla sua mensa, e là,
+al tramonto del sole, dopo essersi tutto il giorno
+stillato il cervello sopra una lapide osca o
+sannita, lasciava il freno all’umore gaio. A guisa
+di tanti altri uomini illustri, da Catone a Beethoven,
+egli a lungo e volentieri <i>sedebat et
+bibebat</i>, più contento d’un re, autorevole e modesto
+come un patriarca.
+</p>
+
+<p>
+L’amico ricordava più d’un aneddoto caratteristico
+della vita di Borghesi. — Un giorno
+gli venne notizia che in una montagna presso
+Ancona s’era scoperto un numero grandissimo
+di monete consolari. L’archeologo andò sollecito
+sul luogo e comperò in blocco tutto il tesoro
+ritrovato; poi scelse delle monete quelle che servivano
+ad empire i vuoti della sua collezione e
+disfece il rimanente.
+</p>
+
+<p>
+— O che ne fece? domandai io....
+</p>
+
+<p>
+— Le mise in un crogiuolo e coll’argento fuso
+diede a fabbricare le posate di cui ora ci serviamo
+mangiando.
+</p>
+
+<p>
+Eravamo proprio in pieno ambiente archeologico,
+anche a tavola.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo pranzato ci rechiamo a prendere il caffè
+sul vasto spianato dinanzi alla casa, che il vecchio
+Borghesi volle ridotto ad orto e giardino
+con terra portata sin lassù a coprire il nudo
+sasso, a schiena di quadrupedi. Immaginate che
+difficoltà e che spesa! Ma non per nulla la sua
+fantasia si aggirava di continuo in mezzo agli
+ardimenti del mondo romano. Il parapetto del
+giardino gira proprio sull’orlo dell’altissimo ciglione.
+Mi affacciai e rimasi incantato.
+</p>
+
+<p>
+Non è il panorama di Napoli, nè quello di
+Genova e del Bosforo. Non è «l’interminabile
+sorriso» dei piani lombardi che da una balza
+dell’Alpi si versa per gli occhi nell’anima all’esule
+di Berchet. È uno spettacolo, un quadro
+di natura che ha un tipo tutto suo originale. In
+faccia Rimini e l’Adriatico, vasta distesa d’acque
+biancheggianti, rotte qua e là da strisce di puro
+smeraldo: lontano, in fondo all’orizzonte, forse
+nubi trasparenti nella nebbia lievissima, forse i
+contorni indecisi delle montagne di Dalmazia.
+Alla nostra destra la punta d’Ancona col suo
+monte solitario; e girando più su l’occhio, si scoprono
+a mano a mano le giogaie di San Vicino,
+la catena di Carpegna, e più lontano confuse
+nei vapori azzurrognoli le cime altissime di Cagli.
+La pineta di Ravenna nereggia a sinistra, verso
+il mare, e più presso il superbo colle di Bertinoro,
+tutto ridente di case e di vigneti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fra questi due confini si stende l’ampia vallata,
+che la Marrecchia attraversa, camminando
+al mare col suo meandro serpeggiante e luminoso
+sotto i raggi del sole.
+</p>
+
+<p>
+Questa vallata, veduta così dall’altezza del
+Titano, ha un aspetto d’austera grandiosità, che
+in quell’ora, in quel silenzio, mette nell’anima
+una tristezza sublime.
+</p>
+
+<p>
+Le colline, che degradando la fiancheggiano,
+di colore ferrigno e in apparenza incolte, paiono
+di lassù colossali rigonfiamenti di terreno i cui
+vertici debbano da un momento all’altro aprirsi
+fumando in crateri di vulcani.
+</p>
+
+<p>
+... Dall’aspetto di questi luoghi la mente corre
+alla loro storia, e coglie una somiglianza, forse
+fantastica, ma viva e portante. Sì, questi sono
+davvero i campi, questo il teatro, ove doveva
+agitarsi una gente feroce, indomita e generosa,
+così ben ritratta negli storici latini e nelle cronache
+del medio evo: una gente in cui la natura
+condensò tutti i nobili istinti della stirpe italica,
+ma che ereditò, più che ogni altra della famiglia,
+il difetto d’un ideale storico mal definito, e consumò
+sovente se stessa in fiere inquietudini, in
+lotte atroci ed infeconde....
+</p>
+
+<p>
+Gli amici mi tolgono alle mie divagazioni,
+chè la giornata è ormai al suo termine. Saliamo
+in fretta a visitare la vecchia Rocca della Repubblica,
+messa ad uso di prigione. Una fortezza
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+senza cannoni, e delle carceri senza un solo prigioniero!
+Una visita facemmo anche alla biblioteca,
+che è a un tempo pinacoteca, museo,
+armeria e raccolta d’ogni oggetto notevole posseduto
+dalla Repubblica. Tra le cose d’arte ammiriamo
+un bassorilievo in bronzo di fare michelangiolesco,
+una tavola di Giulio Romano, e un
+S. Sebastiano, bellissimo nudo fieramente spiccato
+in contrasto di luce e d’ombra. Lo dicono
+di Ribera, ed è opera degna del Velasquez.
+</p>
+
+<p>
+Il sole tramonta dietro la bruna rôcca di San
+Leo, mentre noi discendiamo rapidamente verso
+Rimini: i suoi raggi obbliqui colorano ritirandosi
+or questa or quella cima di colle, e le ombre
+gigantesche si estendono per la vallata innanzi
+a noi, mutando con vicenda rapida e fantastica.
+Io vado sfogliando le pagine d’un bel volume
+regalatomi cortesemente dal bibliotecario della
+Repubblica. È la storia di San Marino, scritta
+dal conte E. De Bruc, oggi incaricato degli
+affari della Serenissima a Parigi. Mi fermo casualmente
+al seguente passo, che regalo ai lettori
+<i>pour la bone bouche</i>:
+</p>
+
+<p>
+«Nel 1872, questo trattato (fra il regno
+d’Italia e la Repubblica) lievemente modificato
+ricevette la sua definitiva applicazione dopo
+che l’ebbero ratificato il signor <i>E. Vigliani
+ministro plenipotenziario della Repubblica di
+San Marino e il signor Guardasigilli ministro
+di S. M. il Re d’Italia.</i>»
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+</p>
+
+<h2 id="dieci">DOPO DIECI ANNI</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+</p>
+
+<p>
+La contessa Florenzi fece a posta attaccare
+il suo <i>landau</i> e giunse di buon
+trotto alla villa dell’amica per informarla
+del grande avvenimento.
+</p>
+
+<p>
+— Sai chi è arrivato?
+</p>
+
+<p>
+— Chi?
+</p>
+
+<p>
+— L’Arnaldi. L’ho incontrato stamani in via
+Tornabuoni. Mi ha subito riconosciuta e staccatosi
+da un gruppo d’amici mi ha fermato sul
+marciapiedi per salutarmi. — Io invece, alla prima
+non lo riconoscevo... Una trasformazione, mia
+cara delle più complete e delle più splendide!
+Al tempo che partì era un ragazzo impacciato,
+mal vestito, nè bello nè brutto, per me piuttosto
+antipatico. Adesso è un giovanotto biondo
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+con la taglia forte e svelta, la fisonomia aperta
+e distinta, le maniere elegantissime. Deve avere
+trentacinque anni... e non ne dimostra trenta.
+Ah, mia cara! Non c’è che la vita inglese per
+fare gli uomini o per accomodarli... Sapevi del
+suo ritorno?...
+</p>
+
+<p>
+Donna Giulia sapeva, all’incirca, del ritorno
+dell’Arnaldi, perchè egli stesso glie lo aveva
+annunziato come imminente in una sua lettera
+ricevuta da lei quindici giorni addietro: lo sapeva
+ma con l’amica si finse sorpresa. Poi disse:
+</p>
+
+<p>
+— Gli scriverò stasera che venga a vedermi...
+</p>
+
+<p>
+Nel pronunziare la parola <i>vedermi</i> la voce le
+si alterò un pochino: ma forse fu cosa impercettibile
+per l’amica, la quale si mise a discorrere
+dei pettegolezzi della città; e in quei giorni
+ve n’era per l’appunto un paio di comicissimi.
+Donna Giulia più volte unì le sue risate sonore
+a quelle dell’amica.
+</p>
+
+<p>
+— Ora che t’ho dato una buona nuova (conchiuse
+la Florenzi) e che t’ho fatto ridere di
+gusto, ecco che me vado.
+</p>
+
+<p>
+E risalì leggera in carrozza. Rifacendo la strada
+essa aguzzava la mente per veder pure di convincersi
+se, ascoltando l’annunzio del ritorno dell’Arnaldi,
+l’amica sua non avesse proprio tradito
+alcun turbamento dell’animo. Le pareva e non
+le pareva... Ma già quella Giulia; tanto strana,
+tanto impenetrabile!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+</p>
+
+<p>
+Giulia stette a veder partire l’amica, poi rimase
+un poco dinanzi alla villa abbassando lentamente
+la testa, mentre con la punta d’una delle
+sue scarpine pareva che volesse trivellare il
+terreno umidiccio del viale coperto di una ghiaia
+lucida e minuta.
+</p>
+
+<p>
+I capelli biondi, troppo biondi sotto il sole,
+le cadevano a larghe treccie parte sulle spalle
+parte sul viso. Nella sua vestaglia bianca e celeste
+di taglio elegantissima e ricca di pizzi, la
+sua alta figura si contornava ancora magnificamente.
+Si capiva che era stata una gran bella
+donna: non aveva quarant’anni e ne dimostrava
+almeno almeno quarantacinque.
+</p>
+
+<p>
+Quando fu in casa scrisse con mano nervosa
+una lettera e la consegnò al servo ingiungendogli
+di portarla subito in città. Poi abbassò ella
+stessa gli <i>sthor</i> alle due finestre del suo salotto,
+s’aggomitolò più che non si sdraiasse sovra un
+piccolo divano e chiuse gli occhi.
+</p>
+
+<p>
+Nel salotto era quasi buio perfetto e in tutta
+la villa un grande silenzio di <i>siesta</i> estiva.
+</p>
+
+<p>
+La mente di Giulia spaziava nei ricordi. Allorchè
+conobbe l’Arnaldi essa aveva 30 anni:
+era nella sua più splendida efflorescenza di donna.
+</p>
+
+<p>
+Quanti avevano detto d’amarla e quanti anche
+glie l’avevano provato! Un principe di casa regnante
+non aveva dubitato di compromettersi,
+restando parecchi mesi attaccato a lei e obliando
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+nel lungo indugio le sue alte convenienze di principe
+e i suoi obblighi sacri di marito... L’Arnaldi
+invece quando la conobbe, era ancora un giovinetto
+uscito di poco dalle università col suo diploma
+d’ingegnere meccanico, solo decantato da
+qualche amico per il suo ingegno audace e promettentissimo.
+Le era piaciuto e l’aveva voluto:
+ma aveva messo tanto poco d’ardore e d’esclusività
+in questo amoretto, che essa sulle prime
+non s’era nemmeno data la briga di romperla
+interamente con una sua avventura più vecchia
+e non ancora del tutto venutale a noia...
+</p>
+
+<p>
+Egli invece no: aveva messo nell’amarla tutto
+l’abbandono del suo cuore quasi vergine e ogni
+giorno, serrandola fra le sue braccia pazzo di
+passione e di gelosia la obbligava a prendere i
+più terribili giuramenti: che amava lui solo, che
+nessuno aveva mai amato a quel modo, che lo
+amerebbe in eterno!...
+</p>
+
+<p>
+E la donna lo compiaceva del quotidiano spergiuro;
+ma, spergiurando, si sentiva sempre più
+attratta in quel vortice caldo di vita giovanile e di
+passione sincera. Finchè un bel giorno spezzò
+d’un colpo il legame vecchio e fu lieta di poter
+finalmente, e senza rimorso, articolare sulle labbra
+dell’adorato ragazzo le parole del giuramento...
+Ma, ahimè! proprio in quel tempo pervennero
+in mano al giovane le prove certe dell’inganno
+passato...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+</p>
+
+<p>
+Che terribili giornate tennero dietro a quel
+breve intervallo di felicità perfetta! Il giovane
+si sentiva il cuore infranto.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè lo aveva amato? Perchè lo aveva
+ingannato?... E adesso com’era possibile che egli
+avesse più fede in lei?...
+</p>
+
+<p>
+Seguivano parole dure, rimbrotti umilianti,
+invettive furibonde.
+</p>
+
+<p>
+La vita fra i due divenne, a breve andare, intollerabile;
+e fu una fortuna che l’Arnaldi vincendo
+le lagrime e gli scongiuri di lei, si decidesse
+ad allontanarsi. Andò in Inghilterra a completare
+i suoi studi nella visita e nella dimora
+di quelle grandi officine.
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+E donna Giulia proseguendo nei ricordi, vedeva
+un altro periodo della sua vita. Una vita
+deplorabile e piena di contradizione. L’anima
+sua era sempre con lui, lo seguiva da per tutto,
+lo invocava ogni giorno: ma qui, nell’uggia di
+una solitudine, che pareva e forse era un abbandono,
+essa sentiva il bisogno di vivere, di consolarsi
+e distrarsi. L’istinto caduco della donna
+mondana, bella per giunta e ricca e corteggiata,
+la vinceva sopra ogni altro sentimento, ed essa si
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+lasciava andare giù, giù giù... Talvolta all’Arnaldi
+nel fondo di una miniera della Cornovaglia o in
+mezzo ai frastuoni di un opifizio di Lanchaster
+arrivava una lettera di dieci pagine scritte per
+dritto e per traverso in cui la donna innamorata
+versava tutta la tenerezza dei ricordi e la foga
+dei desiderii; ma mentre egli la leggeva, non
+senza un avanzo di emozione vera, molto probabilmente
+donna Giulia attutiva ricordi e desiderii,
+distraendosi... perchè essa era costretta
+ad amare ma non aveva nè la forza nè la virtù
+di soffrire. E alle cadute frequenti si alternavano
+i vani rimorsi.
+</p>
+
+<p>
+Ma intanto passavano gli anni non risparmiando
+la scultoria bellezza della donna, anzi
+attaccandola con frettolosa crudeltà.
+</p>
+
+<p>
+Le brezze del tramonto erano micidiali a quel
+fiore superbo. Donna Giulia andava pensando
+che in quella triste discesa della vita, la distanza
+fra lei e l’Arnaldi s’aumentava oltre la proporzione
+degli anni, e poteva diventare enorme. Un
+giorno, mentre si guardava allo specchio, pensò
+a un tratto:
+</p>
+
+<p>
+— S’egli tornasse?...
+</p>
+
+<p>
+E il triste sorriso che ella si vide sulle labbra
+troppo rosee, aumentò la costernazione del suo
+cuore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Ed ecco che egli era tornato per l’appunto.
+Ricco, bello, forte, ammirato: l’Arnaldi in quel
+momento toccava il culmine trionfale della vita;
+quel culmine che essa aveva oltrepassato da parecchi
+anni e che le pareva già tanto, tanto
+lontano! E donna Giulia pensava irritata:
+</p>
+
+<p>
+— Gli uomini ci vincono sempre, in tutto.
+Quand’è che essi diventano vecchi? Tocca a noi
+quando siamo ben discese, di vederceli comparire
+dinanzi meglio di prima. Dove sono stati?
+Che hanno fatto? Il tempo che noi abbiamo perduto
+ad invecchiare essi l’hanno speso ad entrare
+in una seconda, in una migliore giovinezza...
+Quale ingiustizia!
+</p>
+
+<p>
+E la donna era tutta invasa da un avvilimento
+profondo, al quale tentava indarno di opporre le
+rivolte dell’orgoglio. Poi una idea cominciò ad
+attristarla, ad atterrirla. Aveva scritto all’Arnaldi
+un biglietto nel quale lo invitava ad andare
+da lei la sera stessa. Il biglietto concludeva:
+</p>
+
+<p>
+— Non mancate assolutamente. A questo solo
+patto io potrò perdonarvi d’essere a Firenze da
+due giorni senza che vi siate ricordato di me!
+</p>
+
+<p>
+Quindi donna Giulia pensò che sull’imbrunire
+di quella stessa giornata l’Arnaldi sarebbe arrivato
+e si sarebbe trovato lì in quello stesso
+salotto, dinanzi a lei, guardandola... dieci anni
+dopo!... La donna vide tutto il suo svantaggio
+in quel rapido sindacato e presentì un immenso
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+pericolo e un dolore e una umiliazione intollerabili.
+Allora con un movimento fiero di tutta
+la persona si rizzò e diede due colpi al bottone
+elettrico.
+</p>
+
+<p>
+Comparve la cameriera...
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Pochi minuti dopo le ventiquattro l’Arnaldi
+entro una vettura da città scoperta usciva da
+porta Romana. Dai campi, nell’aria temperata
+del vespero, veniva di quando in quando una
+allegra canzone e le prime lucciole cominciavano
+a balenare sulle spighe del frumento ancora
+verde.
+</p>
+
+<p>
+L’Arnaldi fumava il sigaro fantasticando. Nei
+suoi pensieri, strano miscuglio di ricordi e di sogni,
+la figura di donna Giulia s’insinuava sempre
+più dolcemente. — Non era essa la donna che
+egli aveva amata più di tutte le altre? E appunto
+perchè da lei gli erano venuti i più grandi dolori
+e i più acerbi disinganni, non gli aveva essa
+date le gioie più ineffabili... le sole complete, le sole
+vere?... Colpevole sì... spergiura, indegna... Ma
+quanta poesia, quanta sincerità di passione e di
+abbandono in quella donna!...
+</p>
+
+<p>
+Il passato risuscitava nella sua parte più dolce
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+e più buona: e l’Arnaldi si sentiva come tornato
+dieci anni addietro in una di quelle sere in
+cui, col petto gonfio di desiderii, faceva la stessa
+strada, così, circa a quell’ora, in cittadina scoperta,
+impaziente di arrivare alla villa di donna
+Giulia... Il cuore del giovane s’apriva adesso ad
+una immensa benevolenza, e stava combinando
+nella sua testa delle frasi gentili e delicatissime da
+dire a Giulia in quella serata, dopo tanti anni
+che non s’erano visti!
+</p>
+
+<p>
+A quattro chilometri da Firenze l’Arnaldi era
+tutto immerso ne’ suoi pensieri, e non badò a
+una bella carrozza signorile che gli veniva incontro
+co’ suoi due grandi fanali accesi: e non
+badò nemmeno che, mentre i due legni si passavano
+accanto, una signora mise fuori dello sportello
+la testa fissandolo alla luce dei fanali.
+</p>
+
+<p>
+Donna Giulia, che aveva fatto tutto allestire
+in fretta per la partenza, ora andava verso la
+stazione a prendervi il diretto delle nove.
+</p>
+
+<p>
+Quando sentì il rumore della vettura, un gran
+battito del cuore e dei polsi la avvertì che dentro
+c’era l’Arnaldi. Volle vederlo anche una volta
+e lo avrebbe anche chiamato per nome; ma non
+ebbe la forza. — Passato il legno, si avvolse bene
+in un grande scialle, poggiò il capo all’angolo
+della carrozza e prese l’attitudine di chi s’addormenta...
+Ma la cameriera che era con lei, s’accorse
+che la signora piangeva.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+</p>
+
+<h2 id="montagnola">NELLA “MONTAGNOLA„</h2>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+</p>
+
+<p>
+Die Nachtigall! È egli possibile immaginare
+un nome più disadatto e più
+prosaico di questo dato dalla lingua
+tedesca all’usignolo? Rozza, brutta,
+ridicola parola....
+</p>
+
+<p>
+E forse Ottone avrebbe durato un pezzo ad
+inveire, non so se a torto o a ragione; ma intanto
+c’eravamo già messi per il viale tortuoso
+e angusto del boschetto. Io gli feci cenno di
+star zitto e ci fermammo ad ascoltare.
+</p>
+
+<p>
+L’usignuolo era a poca distanza da noi; non
+so se posato sopra la frasca d’un giovine tiglio
+o se, più probabilmente, nascoso nel folto di una
+vecchia acacia capitozza, che ergeva la sua testa
+raccolta e densa, a cui i raggi della luna davano
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+una tinta fra il lattiginoso e l’argenteo. L’usignuolo
+cantava nel gran silenzio. Poco prima
+avevamo udito alla chiesa di San Martino suonare
+le due dopo mezzanotte: nella piazza d’armi
+non s’era incontrata anima viva; nessuno girando
+il gran viale rotondo della Montagnola; e ora
+lì circondati ogni intorno dagli alti cespugli del
+boschetto, nè vedendo altro che il cielo stellato
+sopra di noi, provavamo tutti e due un senso
+di isolamento e di calma perfetta, come se ci
+fossimo trovati a quell’ora nella solitudine d’un
+bosco sull’Appennino a venti miglia da Bologna.
+</p>
+
+<p>
+L’usignuolo cantava: e ci era, ripeto, tanto
+vicino che, senza vederlo, udivamo a quando a
+quando il leggero fruscìo delle foglie mosse da
+lui. L’aria immobile era tutta piena del suo canto,
+e il silenzio profondo pareva un silenzio d’ascoltazione,
+secondo l’idea degli antichi poeti che
+immaginavano i venti sospesi e gli alberi e le
+rupi intente ad ascoltare qualche suono grato e
+solenne. Io pensavo a questo proposito: Perchè
+i poeti antichi, da Esiodo a Virgilio, descrivono
+sempre il canto dell’usignuolo flebile e quasi
+piagnucoloso?... A noi invece, avvezzi alle querimonie
+della poesia moderna, a noi coll’orecchie
+piene de’ piagnistei della musica melodrammatica,
+e anche, ohimè! delle <i>romanze</i> da camera,
+il canto dell’usignolo fa provare un senso
+di dolcezza calma, temperata e quasi allegra.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+</p>
+
+<p>
+È la gran legge della progressione che signoreggia
+tutte le sensazioni, massime se vi entra
+l’arte, e massime se quest’arte è la musica. Un
+coro infernale nell’<i>Orfeo</i> di Gluk parve nel secolo
+passato l’ultimo segno della terribilità
+espressa con voci e suoni: ponete ora quel coro
+in mezzo a quelli del <i>gran finale</i> della <i>Regina
+di Saba</i>, e farà l’effetto d’un lamento timido e
+sommesso...
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Pensavo all’usignuolo, e sono cascato a parlar
+d’arte. Che salto enorme coll’apparenza di un
+passo agevole! In arte le forme si inseguono, si
+raggiungono, s’urtano e si soverchiano in una
+corsa affannosa ed infaticabile. Non solamente
+ogni scuola ed ogni maniera ha il suo breve
+tempo d’auge e di dominio; ma ogni singolo artista
+ha spesso nella sua vita più atteggiamenti
+d’ingegno e più stili, che rubano al pubblico un
+suffragio esclusivo ed intollerante. A vedere la
+energia degli assensi che riscuote d’ogni parte,
+direste che finalmente egli sia giunto ad una
+mèta stabile. Sì davvero! Ripassate fra qualche
+anno e vedrete quel che rimane dell’opera e delle
+ammirazioni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+</p>
+
+<p>
+Arrivati poi al termine d’un periodo storico,
+noi critici ci voltiamo indietro, provando a tirare
+la somma: ma se vogliamo essere schietti
+innanzi alla nostra e all’altrui vanità, dobbiamo
+confessare che del molto lavoro fatto ciò che
+rimane di vitale e di perenne è ben piccola cosa.
+La più parte della suppellettile artistica somiglia
+un magazzino d’abiti smessi o la raccolta delle
+incisioni d’un giornale di mode. Come paiono
+goffe e sgraziate quelle fogge che, viste cogli
+occhi d’una volta, raddoppiavano la prestanza
+degli uomini e la seduzione delle donne eleganti!
+</p>
+
+<p>
+Fui due anni fa a Milano, poco dopo la morte
+del povero Cremona. Il fervore per la sua pittura
+era al colmo. Un critico che, pur facendo
+di cappello all’ingegno del pittore, volle mettere
+una nota sorda in quel coro di lodi, fu a un pelo
+d’essere lapidato. Intanto un giovine poeta cantava
+in metro lirico l’apoteosi dei toni gialli e
+rossi, paragonandoli, se ben mi ricordo, a cavalli
+scalpitanti in guerra. Si giunse perfino ad
+escogitare uno speciale sistema di ottica soggettiva
+per giustificare certe tinte particolari al Cremona,
+non riscontrabili in natura, e tutto quell’indefinito
+e sfumato e nebbioso ch’egli metteva
+nei piani e nei contorni. Passando poi dalle esecuzioni
+ai concetti e agli intendimenti del pittore,
+l’estro della esegèsi non aveva più limiti. Per
+esempio quei due che si stringevano le mani con
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+passione, non erano solo due amanti: erano anche
+due cugini. Si capiva, o almeno si era obbligati
+a capire, guardando alla espressione finissimamente
+cuginesca messa nei volti dal pittore...
+</p>
+
+<p>
+Io partii da quella esposizione intronato e confuso
+per tutta quella critica mirabolana e, come
+accade spesso, repugnandomi il decidere con una
+affermazione secca, se ero io che non capivo od
+essi i panegiristi che passavano il segno, mi acconciai
+alla sospensiva, dicendo fra me e me:
+Vedremo!
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+E non ho avuto bisogno d’aspettare un pezzo.
+Li abbiamo veduti testè a Torino gli ultimi riflessi
+di quella pittura cremoniana, inavvertiti e
+confusi in mezzo ai quadri della mostra. — Un
+Milanese che era meco, appassionato e schietto
+cultore dell’arte, non sapeva riaversi dalla sorpresa,
+paragonando i suoi entusiasmi di tre anni
+fa colla delusione presente.
+</p>
+
+<p>
+E questa è storia che dura e si ripete fino
+dal tempo in cui l’arte è divenuta una forma
+della vita. La distanza dei secoli avvicina e confonde
+i fatti, ma ciò che avviene ora sotto i
+nostri occhi è avvenuto sempre più o meno.
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+Adesso i trapassi sono più rapidi, perchè la vita
+moderna corre più inquieta e cupida alla cerca
+del nuovo e del diverso; e la mole enorme delle
+impressioni d’arte, accumulate nel cervello di noi
+moderni, rende più frequenti le combinazioni
+elettriche e le parvenze di novità, che un soffio
+compone e un altro discompone. Intanto par
+d’essere nel regno della ballata tedesca: <i>I morti
+corrono!</i> Quante fronti che ieri nell’arringo
+dell’arte si ergevano con piglio trionfale, vanno
+oggi crucciate e dimesse! E ai trionfatori d’oggi
+qual sorte è serbata per domani?
+</p>
+
+<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p>
+
+<p>
+Fortunato l’usignuolo! Il suo canto invariato
+passò i secoli, arrivando sempre dolce e gradito
+all’orecchio degli ascoltatori.
+</p>
+
+<p>
+«Tu sei giunto, o pellegrino, su questo sacro
+colle fiorente d’ulivi, e alimentatore di cavalli.
+Di qui s’ode l’usignuolo soavemente lamentarsi
+nelle valli ombrose»... Sono passate migliaia
+d’anni dal giorno in cui i vecchi di Colono con
+queste parole salutavano Epidio cieco e ramingo:
+altre migliaia di anni passeranno ancora, e avverrà
+sempre che una semplice progressione di
+note flautate e un rapido gorgheggio fermino di
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+notte a mezza strada il viandante, immemore
+dell’ora tarda, o chiamino rapidamente alla finestra
+la fanciulla mezzo spogliata, incurante della
+umida brezza notturna. Frattanto intere cataste
+d’istrumenti musicali inventati dall’uomo hanno
+avuto tempo d’andare in disuso. Che n’è delle note
+che placarono Saul, delle patrie canzoni che fecero
+piangere Attila di tenerezza, delle melodie
+di Casella che innamorarono Dante Alighieri?
+</p>
+
+<p>
+L’usignuolo nel silenzio ascoltante della natura
+seguita ad essere il cantore prediletto della foresta;
+e non vi ha dotto poeta che non fosse
+pronto a dare tutto il suo greco e tutto il suo
+latino, per tradurre in una strofa sola ciò che
+egli dice alla notte e alla luna. E se noi potessimo
+penetrare la intima essenza delle cose, credo
+che scopriremmo non essere governata da diversa
+legge la vera bellezza effusiva che durevolmente
+ci viene dalle grandi opere d’arte.
+</p>
+
+<p>
+Di fatti, a raccogliere bene nel fondo dell’anima
+nostra ciò che proprio costituisce la singolare
+potenza di un grande artista, per esempio
+un poeta come Omero, un pittore come Raffaello,
+un melodista come Bellini, e a poco a
+poco eliminando tutto quello che è in lui di generico,
+di collettivo ed impersonale, all’ultimo
+che rimane? Un <i>incognito indistinto</i> che non
+troviamo parole ad esprimere e che vagamente
+vorremmo significare con un gesto della mano,
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+un cenno del capo, una esclamazione... Salirono
+le alte cime dell’ideale, scrutarono con penetrazione
+insolita il libro della natura e furono a
+ragione salutati spiriti magni; ma l’argomento
+della loro grandezza è tutto in un fatto semplicissimo:
+il quale consiste nell’aver essi fatta
+vibrare una nota nuova nell’ime corde dell’essere
+e con quella generato in noi una nuova
+sensazione della vita. Nel linguaggio dell’arte
+potrà poi chiamarsi la «sensazione omerica»
+la «sensazione raffaellesca» la «sensazione
+belliniana» e via dicendo. E questa piccola frase
+sarà alle loro glorie monumento assai più durevole
+e splendido di quelli in marmo e in bronzo
+eretti loro dai mecenati o decretati dai governi
+e dai popoli.
+</p>
+
+<p>
+Fuori di quest’àmbito misterioso abbiamo la
+mediocrità, fin che vi piace aurea e invidiata:
+dei quadri che durano a piacere dieci anni, delle
+<i>arie</i> che per dieci mesi fanno la delizia di tutte
+le platee, e dei poeti che sono alla moda per
+una stagione di bagni. Fortunato l’usignuolo!...
+</p>
+
+<p>
+Che è? Io e l’amico dobbiamo a un tratto
+mutare l’ascoltazione piacevole in un delizioso
+rapimento. Non ci eravamo ancora accorti del
+primo sorgere dell’alba; ma egli l’usignolo dalla
+sua frasca aveva certo veduto comparire all’orizzonte
+le prime tinte rosate e crocee, e sfumare
+nell’azzurro perlato del cielo. E’ salutava il giorno
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+nascente. Non erano più le note sospirose e i
+tenui trilli soavemente modulati, ma un impeto
+di canto meraviglioso ora disteso, ora fiorito,
+con gorgheggi a salti, a scale, a note picchiettate
+con passaggi nuovi, strani, inattesi, con
+volate di un ardimento e d’un lirismo indescrivibile.
+Si sarebbe detto che l’usignuolo voleva
+epilogare il suo lungo canto notturno gittando
+incontro alla bella aurora uno sprazzo di rugiada
+melodiosa. — Di fatti dopo breve tempo cessò
+ad un punto il canto e volò via.
+</p>
+
+<p>
+O nobili amanti di Verona, voi eravate molto
+inesperti del linguaggio degli uccelli! — La povera
+allodola deve ad essi gratitudine eterna,
+perchè presero argomento a un dolce indugio
+d’amore, confondendo il suo canto con quello
+dell’usignuolo... Ma forse i due innamorati giovinetti
+non erano pienamente in buona fede, per
+ragioni scusabili e invidiabili.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+<span class="smcap">Fine.</span>
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td><i>Coi Sordini</i></td> <td class="pag"><a href="#sordini">Pag. 6</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Occhi Accusatori</i></td> <td class="pag"><a href="#occhi">27</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>In Casa dell’Amico</i></td> <td class="pag"><a href="#incasa">41</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Cantores!</i></td> <td class="pag"><a href="#cantores">57</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Primo Ricordo</i></td> <td class="pag"><a href="#ricordo">69</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>In Repubblica</i></td> <td class="pag"><a href="#repubblica">77</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Dopo Dieci Anni</i></td> <td class="pag"><a href="#dieci">93</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td><i>Nella “Montagnola„</i></td> <td class="pag"><a href="#montagnola">105</a></td>
+ </tr>
+</table>
+<hr>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75714 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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