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| author | nfenwick <nfenwick@pglaf.org> | 2025-03-25 12:22:01 -0700 |
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PERINO</span><br> +<span class="small">62 — Vicolo Sciarra — 62<br> +1885</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +Proprietà Letteraria +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +</p> + +<h2 id="sordini">COI SORDINI</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +</p> + +<p> +Accadde ben presto ciò che il vecchio +Petronio aveva preveduto e temuto; +e, caldo ancora del rabbuffo +che aveva toccato dalla signora contessa, +entrò nella stanza del giovinotto. +</p> + +<p> +— Mio caro, non sono io stato indovino? Il +vostro strumento mi tira addosso de’ guai. Scendo +adesso dal quartiere della signora che m’ha +parlato chiaro, o smettere di sonare o uscir +subito da questa casa. +</p> + +<p> +Il giovine prima terminò la sua frase melodica, +posò l’arco attraverso il leggìo, il violino sulle +sue ginocchia, poi guardò il vecchio portiere col +viso costernato, come chi è tolto bruscamente da +pensieri piacevoli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +</p> + +<p> +— Uscire da questa casa, voi dite? O dove +volete ch’io vada? Aspetterete almeno, m’immagino, +che arrivi la fine del mese. E intanto +pretendereste voi altri ch’io non sonassi più? È +impossibile! +</p> + +<p> +E tolto l’arco e il violino, ricominciò la frase +di prima, socchiudendo gli occhi per gustarla +meglio. Il portiere allora si mise a girare per +la stanza, a battere i piedi, a sbuffare, a bestemmiare. +Il giovine si scosse: +</p> + +<p> +— C’è bisogno di bestemmiare! Certo io non +patirò che, per causa mia, voi andiate incontro +a de’ guai; ma, d’altra parte, io ho bisogno di +studiare e non posso mica andare a sonar il +violino nella Montagnola... Vediamo di rimediare +alla meglio. +</p> + +<p> +E alzatosi, trasse dal cassetto del tavolo un +gingillo d’ebano che adattò alle corde dello strumento, +inforcandolo e premendolo molto sul +<i>ponticello</i>: poi diede un’arcata lunga e vigorosa +che, alla prima, fece al vecchio stendere in avanti +tutte due le mani come per impedire che quel +suono, così maledettamente vibrato, si diffondesse +e scappasse fuori dalla finestra e salisse +in alto a suscitare nuovi sdegni. Invece, con sua +meraviglia, il portiere non intese più uscire dallo +strumento che un suono, o, meglio, un gemitio +velato, ottuso, tenuissimo che moriva, dopo avere +appena vissuto, nel breve spazio della cameretta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +</p> + +<p> +— Va bene così? — chiese sorridendo il giovine, +dopo aver durato un poco a segare con +l’archetto sulla corda. Il portiere, col viso tutto +contento, senza dir parola ma facendo di gran +segni d’assenso col capo, uscì dalla stanza e +chiuse l’uscio. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Però il giovine fu preso da una grande melanconia: +e rimase un pezzo fermo, la testa appoggiata +sul leggìo, tenendo l’archetto e il violino +con le braccia penzoloni. La sua mente usciva +da quelle quattro pareti silenziose e saliva in +alto. Ma adesso era sola e non l’accompagnava +più un’onda di suoni che entravano per le grandi +finestre e andavano a volteggiare lassù in quel +quartiere signorile e misterioso ch’egli non aveva +mai visto ma del quale tante volte aveva fantasticato... +</p> + +<p> +Perchè bisogna sapere che in quel palazzone +antico, taciturno e chiuso, in cui non si vedeva +entrare che qualche vecchio e qualche prete; +in quel palazzone, in cui fin le cameriere parlavano +poco e a bassa voce e i servitori pareva +che camminassero in punta di piedi, la contessa +bigotta e settuagenaria viveva con una nipote +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +che aveva appena toccati i sedici anni. Il padre +e la madre di questa erano morti quand’era ancora +bambina, e anch’essa, a vederla così pallida +ed esile, così scema d’ogni vivacità e d’ogni calore +di giovinezza, dava ben poca speranza che +potesse vivere lungamente. Che malattia aveva? +Ogni settimana veniva in casa un medico celebre +per la cura delle malattie nervose, ma parlava +poco e vagamente del male; non scriveva quasi +mai alcuna ricetta, e si fermava ad alcune prescrizioni +igieniche, a qualche consiglio intorno +al modo di vita, che si riferiva piuttosto al morale +che al fisico della ragazza. +</p> + +<p> +Il giovine s’era innamorato di lei: ma a spiegare +il come, egli per primo sarebbe stato molto +imbrogliato. Appena l’aveva vista qualche volta +un momento, essendosi trovato, per caso, nell’androne +del palazzo mentre la carrozza usciva. +Aveva visti i suoi occhi grandi e fissi, raggianti +nel pallore del visino bianco e delicatamente +profilato; e sopra quegli occhi e quel visino +una massa di capelli biondi più che il grano +maturo, diffusi intorno al capo come un’aureola +vaporosa. Altro: e glie n’era rimasto nell’animo +come una impronta di visione bella e triste, +che gli dava, ripensandola, una dolcezza ed un +accoramento indicibili. +</p> + +<p> +E nella sua camera chiusa non si sentiva più +solo. Quella fanciulla era vicina a lui nel piano +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +superiore, sopra il suo capo: la sentiva vivere +con lui, le pareva di respirare con essa. Andava +agitando nel cervello dei sogni magnifici, strani, +pietosi, inverosimili. Gli pareva d’essere predestinato +ad una pia impresa di liberazione, come +gli eroi delle leggende wagneriane; e quando la +sua mente correva al premio, non sapeva immaginarlo +altrimenti che vedendo sè inginocchiato +dinanzi a quella sottile figura di bambina +bionda, che si chinava sopra di lui e gli posava, +leggero leggero, un bacio sulla fronte... +</p> + +<p> +Quando prendeva il violino e stava delle lunghe +ore dinanzi al leggìo, il suo sonare da prima +era come un balbettìo musicale incerto e timido, +poi era una prova meno imperfetta, a periodi +più lunghi e con qualche ripresa nei passi più +importanti, a fine d’impadronirsene per bene; +da ultimo, sicuro del fatto suo, il giovine violinista +riattaccava ed eseguiva di seguito il suo +pezzo intiero con tutta quanta la forza e la maestria +di cui aveva saputo rendersi capace. E +allora, mentre gli occhi parevano intenti alle pagine, +l’anima sua saliva coi suoni, andava su +al piano nobile, in cerca di lei, la trovava e si +compiaceva ad avvolgerla devotamente come in +una nube di suoni... Dopo quelle peregrinazioni +fantastiche il giovine si raccoglieva in se stesso +stanco e soddisfatto e con una vaga persuasione +che quel suo messaggio musicale non era andato +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +sperso nel vuoto, ma era arrivato a lei ed era +stato bene accetto. +</p> + +<p> +Donde traeva egli quella persuasione? +</p> + +<p> +Qualche volta si metteva alla finestra che dava +nel grande cortile interno del palazzo. Era un +bellissimo cortile, fabbricato parecchio tempo +dopo la facciata del vecchio edifizio, nei primi +anni del secolo decimosesto. Al di sopra del vasto +portico marmoreo si lanciava una galleria ariosa +e allegra delle sue svelte colonne d’ordine corinzio, +e sopra la galleria girava un fregio di lavoro +così fine ed elegante, che la tradizione volle +attribuirlo a Francesco Francia, l’orefice. Il giovine +guardava lungamente d’intorno e in alto. +Pareva un curioso che aspettasse, e il cuore gli +batteva forte. Qualche volta perfino se lo sentiva +come salire palpitando verso la gola. Ma il cortile era +sempre solenne e silenzioso, la galleria sempre allegra +e vuota, e il bel fregio del Francia pioveva +dall’alto un sentimento di bellezza pura, fredda +e inaccessibile. Del resto non un volto o una voce +o altro segno qualunque. Il giovine si ritraeva +dalla finestra col viso triste; ma nell’intimo suo non +rimaneva a lungo senza conforto, perchè pensava +che i suoni del suo strumento erano saliti in alto, e +un animo gli diceva che essa li aveva ascoltati. +</p> + +<p> +E prendeva coraggio e sonava ancora. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ma d’ora innanzi non più. Quei pesanti sordini +rendevano il suo violino quasi muto; ed egli lo +guardava con aria scorata, come se fosse diventato +un arnese inutile fra le sue mani. Quando +svogliatamente si rimise a sonare, da prima gli pareva +d’essere come in uno di questi sogni, allorchè +noi con la volontà e con le membra ci sforziamo a +fare una cosa e l’effetto non corrisponde. Ma, +continuando attentissimi nel lavoro, a poco a +poco i sensi del violinista si acconciarono ad una +curiosa metamorfosi. Quelle note esili e lamentose +che in principio pareva che uscissero a +stento, un momento appena, fuor delle corde +soffocate dal peso dei sordini, ecco che ora non solo +si ripetevano nel suo cervello, ma vi si compievano +riguadagnando a grado a grado la sonorità, +il timbro, l’espansione di prima! Il giovine +si riebbe dal suo avvilimento e si sentiva invadere +da una letizia profonda. Ecco che egli riaveva +ad una ad una le sue note, le sue belle +note che aveva piante quasi per morte! Ora +esse echeggiavano novellamente nella sensibilità +del suo apparecchio acustico, e poteva vibrarle +a suo piacimento ingrossandole, assottigliandole, +stemperandole per tutte le sfumature +del colorito musicale, atteggiandole a tutte le +intenzioni, le carezze e i capricci del suo gusto +d’esecutore! +</p> + +<p> +E la sua mente riprese subito con gioia l’usato +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +costume di tradurre la musica in un linguaggio +d’amore rivolto alla bionda creatura del piano +nobile. Il suo linguaggio divenne anzi, in quella +seconda prova, più fantastico, più intenso, più +ardente. Le note e le frasi vaporavano come una +colonna d’incenso dall’anima sua: o meglio era +la sua stessa anima che pareva dissolversi in +esse e salire. Talvolta il giovine a un tratto interrompeva +il suono e rimaneva alcun tempo con +la testa voltata in su verso il soffitto ascoltando, +aspettando... +</p> + +<p> +Un giorno, verso l’imbrunire, stava ripassando +una riduzione per violino della settima sinfonia +di Beethoven. Terminato l’<i>andante</i> e lo <i>scherzo</i> +egli incominciava l’<i>adagio</i>, che è un pezzo così +bello di strana e potente bellezza, nel quale par +d’indovinare l’invocazione d’un mondo invisibile +fatta da un’anima che tutte le cose di questa vita +hanno amareggiata e disillusa. Arrivato circa a +due terzi dell’<i>adagio</i>, il giovine staccava lentamente +i quarti di una battuta d’aspetto, quando, +d’improvviso, balzò in piedi e recò una mano +alla fronte, rimanendo con tutta la persona in +un atteggiamento di ascoltazione attentissima. +Infatti, nel silenzio, si sentiva la voce di un pianoforte, +sommessa per la lontananza, che ripeteva +l’<i>adagio</i> della settima sinfonia. Il giovane +corse a spalancare la finestra e sentì che la voce +del pianoforte continuava più sensibile. Veniva +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +dal piano superiore e si spandeva pel cortile deserto. +Arrivata alla battuta d’aspetto, la voce si +tacque; allora il violinista si rimise al leggìo ed +eseguì, con mano tremante, tutto l’<i>adagio</i> fino +in fondo; e il pianoforte non tardò a seguirlo, +terminando qualche battuta dopo di lui. +</p> + +<p> +Il giovine era indicibilmente commosso, ma +non aveva l’aria d’essere sorpreso. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +La misteriosa corrispondenza dei suoni continuò. +Per la gente che abitava il palazzo, e che +non udiva altro suono che quello del pianoforte, +il fatto fu accolto come un lieto segnale della +migliorata salute della fanciulla. Per il giovine +pareva l’ultimo termine de’ suoi desiderii e non +cercava altro. Si chiudeva nella sua stanza e vi +rimaneva tutto il tempo che avea disponibile, +sonando Beethoven e aspettando la risposta. +Questa gli veniva quasi sempre verso sera, e +consisteva in uno dei pezzi eseguiti dal violinista +lungo la giornata; il pezzo che a lui era parso +più appassionato degli altri e in cui egli aveva +messo più sentimento di adorazione e più forza +di desiderio. +</p> + +<p> +E la relazione dei due giovani rimase là; in +tutto il rimanente la stessa separazione inalterabile; +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +non un biglietto, nè un cenno, nè un saluto; +mai nulla. +</p> + +<p> +D’altra parte il violinista avea bisogno, per +vivere, d’esercitare la sua professione. Andava +per le case a dar qualche lezione, mal pagata, +e sonava nelle chiese. +</p> + +<p> +Quando giunse l’autunno, fu scritturato nell’orchestra +del Comunale. Soltanto due volte +vide la fanciulla nel suo palco di famiglia, in second’ordine: +sempre col visino pallido e l’aria +sofferente e malinconiosa. Mostrava di non accorgersi +quasi affatto delle persone che venivano +in palco e d’essere attentissima alla musica. Tutte +due le volte i suoi occhi, un momento, si volsero +all’orchestra e fissarono il giovine violinista +che tremava nella sua sedia sotto quello sguardo +pieno di luce; poi li ritraeva lentamente, dolcemente, +con una espressione di rinuncia rassegnata +e triste. Al domani, il linguaggio del +pianoforte parve al giovine più lungo e più appassionato. +</p> + +<p> +Verso la metà di carnevale egli accettò di +essere direttore d’una piccola orchestra per due +balli che la marchesa X** avrebbe dati, invitando +specialmente le amiche di sua figlia uscita di poco +dal collegio. Abbisognava un vestito nero col <i>frak</i>, +ma egli, poveretto, non lo aveva. Allora mise +in mezzo il vecchio portiere, il quale la sera del +primo ballo, gli portò in camera un vestito completo +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +«da società», comprato con poche lire. +Il <i>frak</i> era molto lungo per la statura del giovane, +ma il vestito, nel suo insieme, poteva passare. +Egli si annodò con cura la cravatta bianca, +prese sotto il braccio il suo violino chiuso nella +busta, e andò. +</p> + +<p> +Gli avevano preparato uno sgabello su cui +sovrastava alquanto alla piccola orchestra e dominava +la sala, rimanendo assai bene in vista. +L’appartamento era pieno di luce e fragrante di +fiori. Nella sala grande, verso le dieci ore, erano +già adunate molte signorine delle famiglie più +ricche e aristocratiche della città. Alcune potevano +dirsi ancora delle bimbe. +</p> + +<p> +La voglia di ballare era in tutte grandissima. — Verso +le undici il ballo era molto bene +incamminato, e già alle ragazzine cominciava a +mescolarsi qualche mamma elegante. Il direttore +della piccola orchestra eseguiva <i>valtzer</i> e <i>polke</i>, +le migliori del repertorio in voga. Dirigeva e sonava, +facendo spiccare briosamente, nel concerto +la bella voce del suo Guarnieri. La contessina +R*** fece notare alle sue amiche che avevano +per direttore d’orchestra un bel giovane bruno: +le ragazze lo guardarono un poco con simpatia +ma poi risero del suo abito troppo lungo. +</p> + +<p> +A un tratto, si propagò per la sala un moto +di curiosità, e molti occhi si volsero verso una +delle porte d’ingresso. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +</p> + +<p> +— Hanno fatto il miracolo! — disse al vicino +una vecchia signora: una giovinettina, alzandosi +in punta di piedi, aggiunse: — Ecco finalmente, +la principessa invisibile! — Il direttore d’orchestra +impallidì. +</p> + +<p> +Intanto al braccio del padrone di casa, appariva +la signorina del vecchio palazzo. Alta, sottile, +nel suo abito bianco, col suo incedere lento +e gli sguardi raccolti, pareva che entrasse non a +una festa di ballo, ma in chiesa. Gli uomini, per +la massima parte, la giudicarono distintamente +bella. +</p> + +<p> +Dopo alcuni minuti le fu presentato un bel +giovine, di maniere assai eleganti, e si mise a +ballare con lui, che, finiti i giri di <i>valtzer</i>, le si +sedette vicino, studiandosi a farla parlare. Non +era facile, ma di tanto in tanto riusciva; e riuscì +anche a farla sorridere. +</p> + +<p> +Aveva essa avvertita la presenza del violinista? +Sì: egli n’era convinto, lo sentiva. +</p> + +<p> +Perchè dunque essa non gli volgeva gli occhi, +mai? +</p> + +<p> +Egli sentì uno spasimo nuovo, orrendo, e +delle idee strane gli salivano, come vampe, +al cervello. Avrebbe voluto interrompere a +un tratto la suonata e sparire; gli veniva la +voglia di sbattere il violino contro il leggìo; +di saltare, dal suo alto sgabello, in mezzo +alla sala... Ma intanto il ballo procedeva +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +inesorabilmente e a lui toccava di sonare. E sonava, +sonava. La sua testa grondava di sudore +e dei momenti pareva che il braccio e le dita +gli si irrigidissero, mentre, agonizzando di desiderio, +aspettava sempre una occhiata che non +arrivava mai. +</p> + +<p> +Venne ancora la volta di sonare un <i>valtzer</i>. Era +un <i>valtzer</i> di Giovanni Strauss, a fondo molto +malinconico; uno di quelli che Giorgio Sand +disse nati da un lungo amplesso del dolore e +della letizia. La bianca giovinetta lo ballava col +suo solito cavaliere e pareva che gli s’abbandonasse +fra le braccia. Intanto il violino del direttore +cantava con una voce così sorprendente +che il resto della piccola orchestra era come ridotto +a mezza voce. Gli astanti dovettero per +forza occuparsi di questo straordinario esecutore +di balli, e guardarono il giovane che, ritto sullo +sgabello e pallido come un morto, dava dentro +al suo violino con delle arcate superbe. +</p> + +<p> +Guardavano tutti, ma la giovinetta non guardava. +Se non che, verso la fine del <i>valtzer</i>, +mentre il ritmo incalzava, mentre la voce nervosa +del primo violino pareva che tentasse di +lanciarsi a sonorità impossibili, nel silenzio della +sala, sul fruscìo strisciato e cadenzato dei piedi, +s’intese uno strappo secco; il cantino dello strumento +si era spezzato. La giovinetta, a quel +punto, diede un tremito per tutto il corpo, si +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +fermò in tronco, e fissò i grandi occhi sul violinista.... +</p> + +<p> +Il suo cavaliere la condusse alla sua sedia, +ed ella disse di non sentirsi bene. Di lì a un +quarto d’ora aveva abbandonato la festa. +</p> + +<p> +La quale, non ostante, continuò in piena allegria. +Al tocco cominciò il <i>cotillon</i> e alle tre il +ballo era finito. Il direttore d’orchestra, a malgrado +de’ complimenti e degli inviti, non volle +rimanere a cena con gli altri sonatori, pretestando +il sonno e la fatica. Chiuso nel suo pastrano e +tremando pel freddo egli girò, a caso, per le +strade deserte e rientrò nel palazzo dopo le +quattro. Giunto nella sua camera gittò il violino +sul letto e si mise alla finestra. +</p> + +<p> +La notte era fredda e serena, con la luna che +volta al tramonto, illuminava tuttavia un pezzo +del cortile e della galleria, lasciando il resto +nell’ombra fitta. Il giovane, coi gomiti sul davanzale +e la testa fra le mani, guardava nel cortile +e piangeva delle lagrime silenziose. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Rimase a quel modo circa mezz’ora, quando +fu scosso da un lieve rumore di passi che partiva +di su dalla galleria. Fosse un servo? No, +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +era ancora troppo presto... Il giovine guardava +senza battere palpebra. Il suono dei passi s’andava +avvicinando. A un tratto, ai piedi dello +scalone che metteva nel porticato, vide una +figura bianca che lentamente avanzava. Dio, era lei! +</p> + +<p> +La giovinetta usciva di sotto il portico e si +incamminava pel cortile. Attraversata la parte +di ombra, ella apparve nella piena luce lunare, +vestita ancora del suo abito da ballo. Avanzava +con passo sicuro, mostrando che si dirigeva all’uscio +del portiere. +</p> + +<p> +Il giovane lasciò la finestra, attraversò in punta +di piedi la sua camera, un breve corridoio, la stanza +d’ingresso, ed aprì. La luce entrò nel buio ambiente, +e dopo qualche secondo entrò la giovinetta. +Alla prima egli volle prenderle tutte due +le mani, ma subito rimase interdetto vedendo +ch’essa aveva gli occhi chiusi. Aveva gli occhi +chiusi e sorrideva, col volto triste, pallidissima. +</p> + +<p> +E con quella voce ch’egli non aveva mai intesa +gli disse: — Sono venuta a dirti addio e per +sempre... Tu hai sofferto molto questa notte, non +è vero? Io lo sentivo bene, ma sentivo anche +di non poter nulla altro che soffrire con te... +Il nostro amore è come un filo tenue gettato +attraverso un grande abisso. Che ci posso io? +Che ci puoi tu? La natura si compiace talvolta +a combinare di queste cose assurde... +</p> + +<p> +Accompagnò quest’ultima parola con un gesto +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +di rassegnazione stanca; e proseguì, sorridendo. +</p> + +<p> +— Questa notte sei stato geloso!... Il tuo cuore, +difatti, era un poco indovino, perchè essi pensano +a far di quel giovine il mio fidanzato... Povera +gente!... Lo so io quali nozze mi aspettano! +Sento che fra pochi mesi io sarò morta... +</p> + +<p> +Il giovine ruppe in un gran singhiozzo, e cadde +in ginocchio dinanzi alla fanciulla, mormorando: — Adriana! — La +bianca veste profumata della +fanciulla toccava quasi il suo volto. +</p> + +<p> +— Sai tu dirmi — ella seguitò — quanti germi +di vita uccida l’inverno nel grembo oscuro della +terra? E quanti fiori il vento di marzo faccia +cadere morti dagli alberi?... È la legge, mio caro, +ed io mi sono già rassegnata... Ora sono venuta +per dirti addio e per esprimerti il mio volere, +certo che tu lo eseguirai. +</p> + +<p> +— A costo della mia vita, io lo eseguirò. Te +lo giuro... +</p> + +<p> +— Ebbene parti da Bologna. Parti presto e vai +lontano, più lontano che potrai. A che rimarresti? +Ad aumentare le mie e le tue sofferenze? +Parti; me lo hai giurato. +</p> + +<p> +E intanto inoltrò le braccia nude e posò le +mani sulle spalle del giovine. +</p> + +<p> +— Poc’anzi mi hai chiamata col mio nome. +Io invece non conosco ancora il tuo... Non dirmelo!... +Quello che t’ho dato io nel mio cuore è +tanto bello! E non voglio saperne altro; e con +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +quello io voglio pensare a te fino alla morte... +e anche dopo. Addio. Non ti raccomando la mia +memoria, perchè sono certa che tu penserai a +me fino che vivrai su questa terra; e anche dopo. +Ci siamo amati perchè così volle il nostro destino: +e potemmo esprimere il nostro amore con +un divino linguaggio, noto solamente a noi due. +Non ti rendere mai indegno di questi santi ricordi. +Addio! Parti. +</p> + +<p> +E il giovine inginocchiato, attraverso le lagrime, +vide contro la luna la figura della giovinetta +abbassarsi ancora un poco; e sentì sulla +fronte, leggero leggero, il bacio della sua bocca... +Poi la figura si raddrizzò con un gesto energico, +si volse alla porta ed uscì. Egli la vide attraversare +il cortile, entrare sotto il portico e dileguare +nello scalone senza mai voltarsi. Fermo +sull’uscio sperò di vederla, di udirla forse ancora +dalla galleria; ma non sentì che il rumore lieve +de’ suoi passi perdersi nel silenzio, mentre nell’aria +fredda apparivano i primi colori dell’alba... +</p> + +<p> +Dopo una settimana il violinista era di partenza, +avendo accettata scrittura per il teatro di +Corfù. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +</p> + +<h2 id="occhi">OCCHI ACCUSATORI</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +</p> + +<p> +Al signore della rocca erano giunte notizie +gravi ed ordini precisi. — A +Bologna, per volontà di Sisto V, avevano +già strangolato in carcere, con +un bel cordone di velluto rosso, il +conte Giovanni Pepoli; parecchi de’ suoi seguaci +e complici erano stati anch’essi strangolati, senza +nemmeno l’onore del cordone di velluto; altri +erravano fuggiaschi per le montagne dell’Appennino, +ma li inseguiva l’ira del terribile papa +e poca speranza di scampo avevano. A lui, il +conte, salva la vita e gli averi; ma doveva andare +subito a Roma a chieder perdono e fare +atto di umile sudditanza, prostrato a’ piedi santissimi +del pontefice. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<p> +Non era il caso d’esitare e bisognava partir +subito. +</p> + +<p> +La contessa sarebbe dunque rimasta sola nel +castello. A esporre la sua delicata giovinezza ai +disagi e ai pericoli del lungo viaggio in quella +cruda invernata, nemmeno si poteva pensare. — Il +conte andava corrugando le sopracciglia nere +e si metteva spesso una mano nei capelli grigi +perchè un brutto pensiero gli passava per la +mente. Ma il giorno innanzi la partenza tenne +un lungo e segreto colloquio con una sua zia, +fiera vecchia di ottant’anni; poi fece schierare +nella gran sala, al cospetto d’entrambi, tutta la +gente del castello. Alla gente egli rivolse discorso +breve, ma con quell’accento di comando +insieme e di minaccia, al quale non si era mai +osato resistere neppure con un moto dell’animo: +ogni potere durante la sua assenza, passava nella +vecchia contessa; legge assoluta per <i>tutti</i>, dal +più alto al più umile abitatore della rocca, la +sua sovrana volontà; e guai all’autore della più +piccola trasgressione! +</p> + +<p> +L’indomani il conte partì. Gli addii della giovane +sposa furono tenerissimi, ma senza lagrime. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Era venuto l’amore: l’amore negato a lei giovinetta +nel freddo isolamento della vita claustrale; +l’amore desiderio vago e timida speranza appena +intravvista e subito distrutta, quando la famiglia +toltala dal convento, la mise tra le braccia del +conte, che poteva essere suo padre. +</p> + +<p> +Invece il giovane conte degli Alidosi aveva +quattro anni meno di lei e non era che suo lontano +parente da parte del marito. Quando pei +rovesci di quella potente casata, il padre fu +costretto a mandarlo al castello dell’amico perchè +vi crescesse sicuro e vi fosse educato da +cavaliere, Oliverotto degli Alidosi era poco più +che un ragazzo mal fermo in salute, timido e +come spaurito della vita che s’era aperta a lui +in mezzo a dolori e terrori di tragedie domestiche. — Parlava +di rado e male; solo qualche +volta dai suoi occhi nerissimi pareva lampeggiasse +intensa la vitalità della fiera schiatta da +cui era nato. +</p> + +<p> +La dolce castellana raccolse da prima su quel +taciturno fanciullo le cure e gli affetti della maternità, +che altrimenti non le era stato concesso +d’espandere. E vide fiorire la sua salute e le +sue membra fortificarsi, e da quella triste puerizia +uscire rapidamente la giovinezza ingegnosa, +forte e leggiadra. — Una volta tornando insieme +al conte da una caccia sull’Appennino pistoiese +che li aveva tenuti fuori parecchi giorni, Oliverotto, +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +vista la bella contessa che li aspettava +nell’angusto cortile del castello, gittò l’arme a un +servo, corse a lei e la baciò; poi rimase lì interdetto +e turbato vedendo che la bella dama arrossiva, +e sentendosi anch’egli salire al volto un gran +calore come di vampata improvvisa.... Cominciarono +d’allora per il conte i corrugamenti delle +ciglia e quel gesto di portare la mano ai capelli, +mentre la sua mente, più sovente che non avesse +voluto, pensava insieme alla contessa e al giovane +ospite. +</p> + +<p> +Ma l’amore non istette per questo. Penetrò +fiamma occulta, sottile e inavvertita, dentro quei +due giovani petti, invadendoli rapidamente. Doventò +casto sogno e ardente passione, prima +che i due avessero avuto modo d’avvertirlo e +di schermirsi. Essi s’amavano già d’amore e non +lo sapevano; e quando lo seppero s’amarono +con più violento abbandono, obliando, calpestando, +sfidando ogni cosa. +</p> + +<p> +Ed erano appena alle prime dolcezze, quando +arrivarono gli ordini che fecero partire il conte +per Roma! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Cominciò allora per i due innamorati un supplizio +indicibile. — In tutta la rocca e nei dintorni +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +prese subito a dominare con volontà strana +e terribile la vecchia zia del conte; la quale, +sia che agisse per gli ordini avuti, sia che si +compiacesse ad attuare un suo proprio disegno, +circondò e afflisse i due giovani di vigilanze così +minute, severe e continue che ogni più viva e +gelosa immaginazione ne sarebbe rimasta superata. +La vecchia pareva ritornata indietro di +vent’anni. Non era più nè impedita nell’andare, +nè miope, nè sorda; si trovava sempre in ogni +luogo dove la sua ingegnosa sorveglianza la richiedesse; +e dormiva con un occhio solo, se +pure è vero ch’ella dormisse là in quel suo lettuccio +che s’era fatto portare vicino all’uscio +della stanza da letto della contessa. Con questa +poi adoperava ogni gentilezza più compita e col +giovane anche; ma nelle ventiquattro ore del +giorno mai un minuto secondo nel quale i due +potessero trovarsi soli a cambiarsi una parola, +a stringersi la mano di furto.... +</p> + +<p> +Tormento siracusano: e tanto più atroce perchè +i due innamorati, in udire della prossima +partenza del conte s’erano naturalmente lasciati +andare ad ogni sorta d’immaginazioni dilettose. +Quella inattesa contrarietà pareva a loro una +durezza ingiusta del destino a cui si rivoltavano, +egli con le imprecazioni ed essa con le lagrime. +Vane lagrime e vane imprecazioni. La vecchia +era sempre al suo posto, e tutti nella rocca con +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +una esattezza implacabile secondavano il suo +volere. +</p> + +<p> +Sulle prime Oliverotto non si diede per +vinto e cercò di rompere qualche maglia a +quella perfida e fitta rete di sorveglianze e di +spionaggi che d’ogni parte li involgeva; ma ogni +suo tentativo, per audace o astuto che fosse, +riuscì inutile. — Una notte, guardando dalla +finestra, credè d’accorgersi che non gli facevano +la solita guardia. Scese nel fossato della rocca, +esplorò bene intorno: nessuno. Alzò gli occhi +alla finestra della stanza ove dormiva la contessa +e vide splendervi il lume. Allora si sentì +tutto invadere dalla brama di salire in qualunque +modo fino a quella finestra, chiamare la sua +donna, parlarle delle sue pene e cogliere attraverso +la inferriata un suo bacio; sì uno, cento +baci per calmare un poco la sete d’amore che +dentro lo tormentava! — Credette il giovane +che la forza del volere e il desiderio ardentissimo +gli avrebbero conferita la snellezza rampicante +d’uno scoiattolo; ma invece il salire, non fu +senza grandi ostacoli e dolori. Saliva adagio adagio +adoprando ogni sasso sporgente ed ogni +crepaccio del vecchio muraglione; talvolta era +costretto a fermarsi a lungo, talvolta a ridiscendere +e studiare altra combinazione di cavità e +di sporgenze. Più d’una lucertola, sentendo le +dita che il giovane ficcava fra le pietre, usciva +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +spaventata strisciandogli tra la faccia e il muro; +una nottola, turbata anch’essa nel suo nascondiglio, +gli volava d’intorno silenziosa. Man mano +che s’approssimava al termine desiderato, crescevano +gli ostacoli, l’incertezza, la smania disperata. +Aveva le mani e i piedi sanguinanti e +grondava di sudore freddo.... Finalmente potè +abbrancare una sbarra dell’inferriata e, fatto un +ultimo sforzo, arrivò a tirarsi su di mezza persona +contro la finestra; gittò innanzi lo sguardo +e stava per sussurrare il nome della donna amata, +quando s’accorse d’avere dinnanzi a sè, ritta, +appoggiata al davanzale della finestra la vecchia +contessa, che lo guardava immobile, con occhi +severi... +</p> + +<p> +Poco mancò che Oliverotto non cascasse all’indietro +nel fossato della rocca. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Unico conforto non conteso ai due innamorati +era dunque vedersi e parlarsi in presenza +d’altri; e in quello essi condensavano tutte le +sollecitudini e cercavano d’acquetare o contenere +alla meglio, tutti i desiderii. — Passavano le +giornate lente, uniformi, uggiose. Oliverotto e la +contessa ogni dì stavano lunghe ore seduti uno +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +in faccia all’altra, essa istoriando coll’ago i pietosi +fatti di Bradamante, egli fingendo di leggere +qualche trattato dell’arte della guerra o qualche +libro di cavalleria. La vecchia contessa o alcun +altro della casa non mancavano mai. +</p> + +<p> +I due si parlavano di rado; invece si guardavano +lungamente, intensamente deliziandosi e +tormentandosi insieme con un linguaggio muto +e infaticabile. — E gli occhi neri d’Oliverotto +parea che, supplicando, chiedessero: fino a quando? +E gli occhi azzurri della contessa non sapeano +che rispondere chiedendo anch’essi: fino a quando? — Le +quattro ardenti pupille stanche e mai sazie +di quella amorosa tensione, di tanto in tanto tremavano, +si inumidivano, pareva che si stemperassero +in bagliori languidi e tristi.... Nelle serate lunghe +dirimpetto al focolare gigantesco, mentre sugli +alari bruciavano i vecchi faggi di Monte Venere +e si udiva fuori lamentarsi il vento della notte, +Oliverotto leggeva alla contessa qualche scena +del <i>Pastor fido</i>: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Ben è soave cosa</p> +<p class="i01">Quel bacio che si prende</p> +<p class="i01">Da una vermiglia e delicata rosa</p> +<p class="i01">Di bella guancia; e pur ch’il vero intende</p> +<p class="i01">Come intendete voi,</p> +<p class="i01">Avventurosi amanti che il provate,</p> +<p class="i01">Dirà che quello è morto bacio a cui</p> +<p class="i01">La baciata beltà bacio non rende;</p> +<p class="i01">Ma i colpi di due labbra innamorate</p> +<p class="i01">Quando a ferir si va bocca con bocca.....</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<p> +La morbosa tenerezza di questo e somiglianti +passi era come olio bollente sulla fiamma, al +cuore dei due poveri giovani, gli occhi ora vivi +e scintillanti, ora annuvolati, smarriti e depressi +riprendevano quel loro ufficio di esprimere insieme +e di esasperare il desiderio infelice.... E talvolta +l’interno struggimento cresceva a tal segno che +la contessa era costretta, avanti l’ora, di ritirarsi +nelle sue stanze. — Oliverotto allora correva +ansando sugli spalti a respirare l’aria gelata della +notte, ad imprecare alle stelle, a tempestare indarno +contro il suo avverso destino! +</p> + +<p> +In meno d’un mese i due amanti erano ridotti +ad uno stato davvero compassionevole; e +guardandoli nei visi consunti si sarebbe detto +che sulla loro giovinezza stava passando un soffio +di vecchiaia precoce. Ma tutto ciò era nulla rimpetto +ad uno stranissimo fenomeno che nei loro +occhi si veniva manifestando. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Non era, no, un inganno visivo della gente, ma +un fatto che saltava agli occhi ogni giorno più. +</p> + +<p> +Le grandi pupille della contessa, che erano di +un bellissimo azzurro oltremarino, sembrò da +prima che un poco si annebbiassero smontando +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +in una tinta meno dolce e meno pura. Poi quell’annebbiamento +si rese sempre più opaco e +crebbe e crebbe finchè fu necessario riconoscere +ch’essa mutava in nero il colore degli occhi. Era +forse effetto delle lagrime dirotte che l’infelice +versava di continuo, invece di pigliar sonno? — Ma +d’altra parte anche negli occhi di Oliverotto +accadeva mutamento: le pupille nerissime e fiere +cominciarono a temprarsi d’una luce più dolce +e mansueta che adagio adagio le veniva come +clarificando; poi apparvero striate qua e là di +piccole vene azzurreggianti, le quali dilatandosi +ogni giorno accennavano ad invadere presto tutto +il campo dell’iride..... +</p> + +<p> +Che era avvenuto nell’intimo di quei due esseri? +Con che forza di corrente misteriosa le due +anime, incontrandosi solo e sempre per gli occhi, +agli occhi avevano potuto imporre quella +trasformazione, quello scambio portentoso? — La +vecchia sorvegliatrice non fece motto e nemmeno +diede segno d’essersi accorta di cosa alcuna; +ma la gente della rocca guardava, tra stupita +e atterrita, a quello che essa chiamava un nuovo +miracolo d’amore. Non andò molto tempo e già +per largo tratto di paese s’era sparsa la voce +del fatto incredibile; e molti trassero al castello +studiando qualche pretesto d’accertarsene cogli +occhi proprii. — I due amanti sulle prime gustarono +una strana e immensa voluttà contemplandosi +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +così trasformati dalla potenza dei loro +sguardi; si sentivano come più uniti nell’amore; +vedevano nei loro occhi come un segno di predestinazione +a unione più intima e durevole. +Ma ben presto sopraggiunse il terrore ad agitare +in vario senso le loro anime. Un giorno +o l’altro sarebbe tornato il conte.... +</p> + +<p> +La contessa nelle veglie interminabili meditava +di sottrarsi colla morte alla propria vergogna, +e a chi sa quale dura espiazione, quando +il terribile marito l’avrebbe guardata negli occhi +accusatori; Oliverotto dal canto suo, inspirandolo +la passione e la disperazione, lavorava a un +piano di fuga in cui era risoluto ad affrontare, con +lei, ogni estremo cimento. Ma intanto ogni mattina +ambedue pensavano con angoscia indicibile che +in quel giorno stesso forse sarebbe giunto alla +rocca l’annunzio di un prossimo ritorno! +</p> + +<p> +Invece una improvvisa serenità sopravvenne +in quell’orizzonte così minaccioso. Un giorno +sull’imbrunire bisognò calare il ponte e ricevere +nella rocca, con le debite onoranze, un messo +del Senato bolognese. Egli riferì il sunto di un +dispaccio da Roma: Sisto V, sia che avesse +chiamato a sè il conte per averlo più sicuro +nelle mani, sia che in quel frattempo nuovi e +più forti capi d’accuse si fossero scoperti contro +di lui, appena giunto il conte a Roma, lo +aveva fatto legare e chiudere in Castel Sant’Angelo +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +e dopo breve processo strangolare. — La +giustizia del sommo pontefice non andava oltre +nel punire, mantenendo alla famiglia del ribelle +beni, titoli e privilegi. +</p> + +<p class="dots">················</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +</p> + +<h2 id="incasa">IN CASA DELL’AMICO</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +</p> + +<p> +Dal salotto da pranzo, guardando per +di sopra alla terrazza, fu prima la +signora a vedere il fattorino del telegrafo, +che saliva ansando per il +viale ancora tutto invaso dal sole e +sonava al cancello del villino. Il telegramma, +portato subito dal giardiniere, diceva così: +</p> + +<p> +«<i>Abbisognami sua pronta risposta, circa +arazzi. È arrivato negoziante milanese. Riparte +domani sera.</i>» +</p> + +<p> +— Ah! ecco che Shylok mi vuole stringere +i panni addosso, — disse il marito incrociando +la posata sul piatto. La signora, lasciata andare +indietro la sua testa bruna e guardando il soffitto +con aria indolente, mise una pausa in mezzo +e replicò: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +</p> + +<p> +— E tu attacca la tua voglia ad un arpione. +Faremo senza degli arazzi.... +</p> + +<p> +E mostrava sorridendo i denti bianchissimi. +</p> + +<p> +L’avvocato rimase un poco a guardare il telegramma +spiegato sulla tavola e scosse il capo +com’uomo a cui quel consiglio non andava. Poi +con accento risoluto: +</p> + +<p> +— No. È già la seconda volta che quell’imbroglione +di milanese mi passa davanti. Questa +notte prenderò la corsa delle tre e andrò a Ferrara. +</p> + +<p> +— Bel gusto a fare una mala nottata! Telegrafa +piuttosto le tue ultime condizioni; e vedrai +che gli arazzi saranno per noi. +</p> + +<p> +A queste parole il marito posò sulla donna +uno sguardo in cui trapelava l’intimo compiacimento +suo. Ebbe un momento di esitazione, ma +si raffermò subito nel primo proposito. +</p> + +<p> +— Chi vuole vada, mia cara. Quando tu sarai +a letto, io scenderò in città. Passo al <i>club</i> +un paio d’ore; ceno magari, se mi vien voglia, +e m’arriverà l’ora di prendere il treno senza +ch’io me n’avveda. Farò una buona dormita domani: +anzi conto, con questo caldo, che avrò +finalmente una notte di refrigerio. +</p> + +<p> +Il caldo, di fatti, in quegli ultimi giorni di +luglio, era grandissimo; e sebbene la sera fosse +assai vicina, nella villa non si sentiva ancora spirare +dalla collina un fiato di vento. La signora +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +non rifiniva di mettere dei pezzi di ghiaccio nel +suo bicchiere e nel bicchiere del marito. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Poco prima della mezzanotte, nel piccolissimo +gruppo dei frequentatori estivi del <i>club</i>, si levò +una esclamazione lieta di sorpresa quando l’avvocato +fu visto entrare. Egli salutò tutti allegramente: +anche il giovane conte Salerni, ch’egli +non vedeva da qualche tempo. Dopo una partita +all’<i>écarté</i>, ordinò da cena e mangiando espose +agli amici la causa di quel suo trovarsi in città +e al <i>club</i> ad ora così insolita. +</p> + +<p> +Sonarono le due. La comitiva dei cinque o +sei in breve si sciolse e rimasero l’avvocato e +il Salerni, soli, seduti a un tavolino, l’uno in +faccia all’altro. L’avvocato sorbiva lentamente il +caffè e il conte gli offerse una sigaretta. Poi, il +discorso essendo tornato sulla gita a Ferrara, il +conte non esitò a dichiarare ch’egli la giudicava +un passo falso. +</p> + +<p> +— Come, un passo falso? +</p> + +<p> +— Sicuro: anzi, una sciocchezza bella e buona. +Ma dov’è la tua solita furberia? Io non me la +spiego altrimenti che pensando a questo gran +caldo che fa. Che diavolo? E non vedi che è +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +tutto un gioco combinato tra il negoziante ferrarese +e quello di Milano, che gli fa da compare? +Se tu ora ti precipiti a Ferrara, caro mio, fai +conoscere d’avere degli arazzi una voglia matta; +ed essi, sta’ certo, ti leveranno la sete con +l’acqua salata. Oh, molto salata!... +</p> + +<p> +L’avvocato con un gomito sul tavolino e l’indice +della mano sulla fronte spaziosa stette alquanto +in silenzio: +</p> + +<p> +— E d’altra parte, anche a non andare io +corro un rischio. Un gioco combinato, tu dici?... +Può essere benissimo. Ma se non fosse? Se, +come mi è accaduto altra volta, il milanese dice +davvero e compra? Io non voglio che gli arazzi +mi scappino. Dopo averci tanto pensato su, sento +che mi nascerebbe un albero nello stomaco, +come si suol dire. Che vuoi farci? Ognuno ha +le sue debolezze: e anche mia moglie, quantunque +non lo dimostri, sono sicuro che sarebbe +afflittissima se mi vedesse tornare a mani vuote... +Pensiamo al modo.... +</p> + +<p> +— Senti — disse allora il Salerni con l’accento +più naturale di questo mondo — se non +è domani, sarà doman l’altro che io andrò a +Ferrara e di là al <i>Trombone</i> a vedere un cavallo. +Facciamo dunque così: prendo ora il treno +di Ferrara e mi presento domani dal mercante +a contrattare gli arazzi per conto mio. Tu non +ti muovere e dimmi solo l’ultima cifra a cui vuoi +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +arrivare col prezzo: vedrai che domani sera +torno con la roba e t’avrò probabilmente anche +risparmiato un paio di mille lire. +</p> + +<p> +— È una buona idea e ti ringrazio! — esclamò +l’avvocato alzandosi in piedi. +</p> + +<p> +Mancava mezz’ora alla partenza, e i due amici +usciti dal <i>club</i> s’incamminarono fumando verso +la stazione. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +I due amici passeggiavano sotto la tettoia dinanzi +al treno pronto; e già la macchina mandava +i primi fischi della partenza. A un tratto, l’avvocato +si tastò in fretta con le mani le tasche +dell’abito esclamando: +</p> + +<p> +— A proposito! O come faccio io ad andare +a casa a quest’ora, che non ho la chiave? +</p> + +<p> +Il conte trasse subito fuori una chiavettina +inglese, porgendola all’amico: +</p> + +<p> +— In dieci minuti sei a casa mia. Tu conosci +il mio mezzanino. Dormirai tranquillissimo, +perchè sono tutti in campagna. Domattina alle +nove verrà la portinaia a svegliarti col caffè. +Buona dormita! +</p> + +<p> +L’avvocato, per risposta, diede in una risata +ed ebbe appena tempo di stringere la mano +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +all’amico montato sul treno, che già si moveva +lentamente. +</p> + +<p> +Quando uscì dalla stazione rideva ancora fra +sè, tenendo fra le dita la chiave del mezzanino del +conte Salerni. Era di buon umore. Gli piaceva d’aver +accettato il parere dell’amico circa la gita a +Ferrara, gli piaceva d’andar a dormire una notte +in città, fuori di casa: incidente bizzarro che +gli ricordava la sua vita di scapolo, che lo faceva +rivivere nella sua lontana vita di studente. +</p> + +<p> +Però, a cercar bene in fondo all’animo dell’avvocato, +si sarebbe visto che altra era la causa +di tutto quel suo buon umore. Egli era geloso +della moglie. La sua gelosia non era di quelle +che dànno ogni giorno in manifestazioni minute, +opprimenti, volgari; ma era una idea fissa, una preoccupazione +acuta e costante, celata quasi sempre +nell’animo con dignitoso riserbo, e per +questo assai più dolorosa. Fra le cure di una +vita molto affaccendata, in mezzo agli alto e +basso de’ suoi affari, quell’uomo, in apparenza +positivo e freddo, traeva le ragioni di tutto il +suo benessere e di tutto il suo malessere da un +fatto solo: la certezza che egli aveva o no dell’amore +e della fedeltà di sua moglie. Il rimanente +veniva sempre in seconda linea. +</p> + +<p> +Aveva avute, a intervalli, parecchie inquietudini +vive. Da ultimo i suoi sospetti erano stati +eccitati dal conte Salerni, che s’era messo a +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +corteggiare molto assiduamente la signora ed +essa, pur troppo, non gli aveva opposto quel +contegno che disanima e stanca un uomo. Questa +volta le male apparenze si erano prolungate +e aggravate in modo che il marito, non potendone +più, aveva espressi a lei con una certa +violenza i suoi dubbi e il suo mal contento. +</p> + +<p> +Era la prima volta che le faceva una scena +di questo genere. +</p> + +<p> +La moglie accolse le parole del marito con +un misto di meraviglia, d’offesa e di sottomissione. +Si tenne con lui molto seria per una settimana; +ma anche gli dimostrò col fatto che le stavano +a cuore il proprio buon nome e la quiete di +lui. Il Salerni tornò in visita e fu accolto con +amichevole ma fredda cortesia: una cavalcata +che di lì a pochi giorni sarebbe fatta e in +cui il Salerni doveva intervenire, fu con bel +garbo disdetta dalla signora; la quale, perchè +proprio voleva che ogni nube fosse dissipata, +da venti giorni non era scesa in città che una +volta sola e accompagnata da suo marito. +</p> + +<p> +Già da una settimana i pensieri dell’avvocato +si voltavano alla tranquillità; ma in quel giorno, +in quella serata, in quella notte egli sentiva che +una serenità piena e intera era venuta ad occupare +rapidamente il suo animo. E ripensava le +parole con cui sua moglie s’era provata a dissuaderlo +dalla sua andata a Ferrara; e correva +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +con la mente dietro al giovane amico, che, con sì +spontanea cortesia, s’era offerto di allontanarsi +esso, in vece sua, per un giorno dalla città. — Quale +più favorevole occasione invece per i +due, se... No! no! Egli era stato ingiusto a sospettare. +Nè si fermava a questo unico fatto; +ma diffondendo in largo giro le tinte rosee della +sua vena confidente, adesso esaminava tutta la sua +gelosia passata, la trovava assurda, la sconfessava +e malediva con tutta la forza del suo volere. +E intanto gli si ricomponeva nella mente +la fisonomia di sua moglie, bella, schietta, amorosa +degna di un affetto immenso e di una fede senza +confine. +</p> + +<p> +Insomma, si sentiva contento. E camminava +lentamente sotto i portici respirando l’aria fresca +dell’alba, mentre spegnevano gli ultimi fanali. Si +sentiva libero e sciolto, come se un cattivo +spirito tormentatore fosse uscito per sempre dal +suo corpo, in virtù di un felice scongiuro. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Quando entrò, con in mano un cerino acceso, +nella stanza da letto del conte, fiutò gradevolmente +un odore delicato di legno di sandalo che +impregnava l’aria. — Sibarita! — pensò sorridendo +e inoltrandosi di qualche passo nella stanza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<p> +Poi accese la lampada e si guardò intorno. +La camera da letto era vasta, ricca, bellissima +e, mediante una alcova in fondo, aveva anche +l’aspetto di un salotto da ricevere. I buongustai, +visitandola insieme a tutto il mezzanino, concordavano +nel giudicare che il Salerni vi s’era mostrato +artista, a un tempo, e gran signore. Il +conte si scagionava d’ogni merito e confessava +che, avendo lungamente vissuto a Vienna con +un artista celebre e fortunato, egli non aveva +fatto altro che imparare da lui, anzi copiare in +piccolo dal suo appartamento. A ogni modo il +copista aveva mostrato molto buon gusto nella +scelta e nella esecuzione. +</p> + +<p> +L’avvocato, respirando l’odore di sandalo, girava +gli occhi ammirati sui mobili e sulle pareti, +li posava sul pavimento di marmo bianco +riquadrato a liste nere, li spingeva nell’ombra +discreta dell’alcova, in cui vedeva il letto basso e +semplice con il lenzuolo bianco rimboccato sulla +coperta azzurra, sotto i festoni azzurri delle cortine +ricchissime. +</p> + +<p> +— Sibarita! — ripetè l’avvocato, ma senza +sorridere. E subito pensò che certo delle donne +erano state là dentro; e pensò che certo dovevano +aver serbato una molto grata memoria di +quel luogo. +</p> + +<p> +Il suo buon umore era già disceso, e seguitava +a discendere rapidamente come la colonna +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +di mercurio di un termometro quando è portato +da un luogo caldo a un luogo freddo. Chi +sapeva dirgli in che modo le ragioni tanto eloquenti +del suo benessere di mezz’ora fa si erano +così raffreddate, scolorate, spente? Adesso, ecco +che altre impressioni e altre idee lo signoreggiavano! +La figura del giovane conte, nel fisico +come nel morale, lì in quella sua bella camera +da letto, assumeva nel cervello dell’avvocato un +improvviso fascino di seduzione ch’egli, suo malgrado, +percepiva con una vivezza nuova, strana, +esagerata, terrificante. Poi non potè fare a meno +di tramutare quella percezione da se stesso in +sua moglie; poi a un tratto si immaginò, sua +moglie, se la vide dentro quella stanza..... e fu +costretto a chiudere gli occhi, sentendosi correre +un freddo per tutto il corpo... +</p> + +<p> +Capì che bisognava distrarsi e si provò ad +osservare con curiosità i quadri, le armi, le maioliche. +Maggiore attrattiva ebbero per lui alcuni +<i>album</i> di fotografie e disegni posti sovra una tavola +grande. Passavano sotto i suoi occhi rabeschi +fantastici, schizzi e caricature bizzarre, +ricordi di luoghi veri; passavano fisonomie di +persone note e sconosciute: ed egli seguitava a +voltare le pagine piuttosto in fretta, come chi +va in cerca di una data cosa. Prese da ultimo +fra le mani un piccolo <i>album</i> elegantemente rilegato +in velluto con grandi fermagli e borchie +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +d’oro; e si pose ad esaminarlo meno in +fretta che gli altri. Si capiva che quello era +il volume privilegiato, l’<i>album</i> riservato alle più +belle signore conosciute dal conte in paese e +fuori.... L’avvocato aveva il presentimento che +qui avrebbe trovato il ritratto di sua moglie. +Invece arrivò all’ultima pagina senza trovar +nulla. Ma dov’era dunque il bel ritratto che +essa un mese fa, aveva regalato al Salerni, in +sua presenza? Dove lo teneva egli? La mente +del marito trovò in quella assenza del ritratto +una nuova e forte ragione d’inquietudine; e +pensò a quei dolci nascondigli ove l’immagine +della donna che si ama è messa in salvo da +ogni profano contatto, da ogni convivenza indegna, +da ogni occhio indiscreto e geloso.... Si +mise a cercare per tutto nella stanza, ma fu ancora +inutile. Presso al letto, però, stette ad osservare +una bella fotografia della <i>Glaneuse</i> di +Berton; e nei contorni di quello schietto viso +di campagnuola, negli occhi e perfino nella linea +forte e slanciata dei fianchi, credè di cogliere +una tal quale somiglianza con le brune bellezze +di sua moglie. +</p> + +<p> +Dentro intanto gli cresceva la smania; e se +avesse avuto lì presso il conte Salerni, sentiva +che forse non avrebbe resistito al bisogno di +mettergli le mani addosso e di frugarlo, come +una guardia daziaria fruga una persona sospetta +di contrabbando. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +</p> + +<p> +Intanto erano passate delle ore. Fuori la +giornata estiva era cominciata da un pezzo, ma +nel mezzanino chiuso del conte durava ancora +piena la quiete della notte. L’avvocato ascoltò +in quel silenzio, ove non era altro suono che +il <i>tic tic</i> continuo di un tarlo che lavorava entro +un mobile vicino a lui: ascoltò e si mise una +mano alla fronte, perchè gli pareva che quel tarlo +lavorasse proprio entro il suo cervello.... E quello +fu il cominciamento di un bisbiglio strano e interminato, +che si mise a girargli intorno agli +orecchi, a empirgli il capo e scuoterlo e assordarlo +tutto con un turbamento e un fastidio indescrivibili. +Gli pareva che quel bisbiglio venisse +dai quattro angoli della stanza, uscisse di dietro +ai quadri delle pareti, dai mobili, dagli <i>album</i>, +dal letto: e vi sentiva dentro un vago rumorìo +di suoni che non arrivava a distinguer bene, ma +pure ci coglieva dentro, così in confuso, come +una nenia di lamenti mista a voci di scherni..... +Finalmente lo pigliò alla gola un fortissimo bisogno +d’aria e corse a spalancar la finestra. +</p> + +<p> +Entrarono il sole oramai alto, l’aria viva e il +cinguettìo mattutino dei passeri. +</p> + +<p> +L’avvocato, così com’era in maniche di camicia, +stirò le braccia fuori della finestra e si mise +a provare gli occhi abbagliati sul vasto giardino +che si stendeva dietro il palazzo, poi gli alzò alle +colline sorgenti in faccia a lui. Che tranquilla +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +allegria da per tutto! Vedeva a mezza costa, +vicinissimo, il suo bel villino, col tetto spiovente +con le persiane ancora chiuse e i muri rosseggianti +in fra gli alberi verdi. +</p> + +<p> +Certo, pensò, a quell’ora sua moglie dormiva +sempre. Questa idea penetrò in mezzo al triste +scompiglio della sua testa e, se non vi mise nè +ordine nè calma, riuscì almeno a produrre una +risoluzione: «Presto bisognava correre al villino, +andare da lei, entrare inaspettato nella sua +stanza, svegliarla con un bacio, dirle un mondo +di cose, sentirsi ancora ripetere da lei alcune di +quelle parole che tante volte avevano rianimata in +lui la fede e messo un refrigerio nelle sue viscere +tormentate dagli aculei del sospetto! Presto bisognava +subito uscire da quella stanza maledetta +ove la gorgone orrenda della gelosia lo aveva +guardato per lunghe ore con gli occhi immobili; +ove l’aria pareva impregnata di recente adulterio, +ove tutte le cose gli bisbigliavano intorno una +infame canzone di lamenti e di scherni! Presto! +Presto!» +</p> + +<p> +E andò a bagnarsi il viso nell’acqua fredda e +a ricomporsi in fretta i capelli arruffati. +</p> + +<p> +Stava infilando una manica dell’abito, quando +gli giunse dalla stanza vicino un lieve rumore +di passi che si fermarono all’uscio. Dopo alcuni +secondi sentì anche picchiare... Allora corse ad +aprire e si trovò in faccia a sua moglie, che +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +diede indietro senza far motto, diventando smorta. +Un momento prima, ella aveva nella bocca il +sorriso trepido della donna innamorata che, entrando +in quella stanza, s’immaginava d’apportarvi +una sorpresa molto gradita..... +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<h2 id="cantores">CANTORES!</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +</p> + +<p> +Io non penso, mia cara, d’aver demeritata +la vostra stima. E fosse pur +vero tutto quello che voi siete andata +fantasticando dopo la mia lettera +di martedì, o credete voi proprio +che anche in un desiderio a prima vista disumano, +grottesco, bislacco e teratologico, non +possa nascondersi un alto senso di poesia? E sopratutto +un alto senso di verità? +</p> + +<p> +Voglio che m’ascoltiate attentamente e pacatamente. +Io ora sento di potervi parlare con +calma e voi non avete più a temere da me nè +crudezza di linguaggio biblico, nè impeti di «lirismo +forsennato.» Sono calmo, v’ho detto, e +sopratutto non ho mai cessato d’esser uomo: +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +anzi ho in me il convincimento profondo — dopo +tutto quello che è passato nell’animo mio nei +giorni addietro — che un aspetto nuovo della umanità +mi si è svelato e s’è in qualche modo aggiunto +all’esser mio d’uomo. +</p> + +<p> +Vedete dunque che io non ho niente da rimproverarmi +e voi niente da sospettare sul conto +mio. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ed ecco come andò. +</p> + +<p> +Io nemmeno sapevo che quella fosse la festa +dell’Ascensione. Avevo pranzato solo e di buona +ora all’Albergo <i>Milano</i>. Come passare meno +male il tempo in quel lungo dopo pranzo? A +Roma in casi simili, io ho sempre la risposta +pronta: salgo in una <i>botte</i> e mi faccio condurre +a San Pietro. Ho per quella grande piazza ellittica +una specie di passione strana che alimenta +in me una bramosia inesauribile di rivederla: il +getto superbo di quelle due fontane, illuminato +dal sole, pare ogni volta che mi slarghi il petto +e mi fa ballare il cuore di gioia, mentre l’immane +colonnato, curvilineo, serrandomi a destra +e a sinistra l’orizzonte, e tutte quelle statue poggianti +ritte sovra l’attico e in atto d’osservarmi +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +severe, par che mi avvisino ch’io sono entrato +in un vecchio mondo misterioso e magnifico. Anche +per la basilica vaticana io ho sempre avuta +una forte ammirazione, e me la sento dentro aumentare +e ingigantire, man mano che in me si +raffreddano i romantici entusiasmi per certe architetture +gotiche.... So che anche voi, mia cara, +mi condannate per questo, ed io chino il capo +rassegnato, aspettando che il tempo mi renda +giustizia. Lento ma ottimo giustiziere il tempo, +non è vero? Voi lo sapete per prova. +</p> + +<p> +Arrivai dunque in piazza San Pietro un’ora +circa prima del tramonto del sole. Cominciavano +le grandi ombre a stendersi dalle moli colossali: +delle due fontane quella ch’io vedevo, arrivando, +alla mia sinistra, pareva tutta raccolta e tranquilla +nella calma vespertina, ma l’altra, dardeggiata +obliquamente dal sole occiduo, era tutta +una letizia di raggi e di zampilli e di nebbia luminosa, +diffusa intorno per largo tratto. Un gruppo +di signori forestieri, uomini e donne, stava fermo +ad ammirarla; e parevano contentissimi d’essere +inaffiati da quella rugiada. +</p> + +<p> +Credevo come al solito di trovare la gran +chiesa a quell’ora deserta, ma m’ingannai. +</p> + +<p> +La festa dell’Ascensione aveva chiamata là +molta gente: forestieri delle provincie, romani <i>de</i> +Roma, <i>inglesi</i>, suore, trasteverini, <i>minenti</i>, frati, +preti, pifferari, la turba mista e bizzarra insomma +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +che San Pietro accoglie in alcuni giorni dell’anno +e che vanamente cerchereste altrove; le centinaia +e le migliaia che si sparpagliano, povero formicaio +umano, sotto le navate enormi, e si perdono, +come ombre, dietro i piloni smisurati, non +facendo nemmeno sentire il fruscìo dei loro piedi... +</p> + +<p> +Mentre spingevo il pesante tendone della porta, +m’arrivò subito una modulazione musicale. Era +un istrumento? Era voce umana? Così alla prima +non potei capire. Era un suono di timbro ed acutezza +insolita, esilissimo, eppure vibrante per +quella vastità in modo che parea tutta riempirla. +Fatti alcuni passi nella basilica, sentii distintamente +la frase di un verso biblico arrivarmi colle note all’orecchio. +Era dunque canto umano senza dubbio. +</p> + +<p> +E quale canto, signora! Immaginate una voce +che fonde insieme la dolcezza del flauto e l’animata +soavità della laringe umana, una voce che +sale, sale leggera e spontanea come vola per +l’aria un uccello di paradiso, e quando vi pare +che siasi posata sugli ultimissimi vertici della +gamma sopracuta, ecco che spicca ancora altri +voli e sale sale sempre egualmente leggera, egualmente +spontanea, senza la più piccola espressione +di sforzo, senza il più tenue indizio d’artifizio, +di ricerca, di stento, una voce infine che +vi dà l’idea immediata del «sentimento fatto +suono» e dell’ascensione d’un’anima verso l’infinito +sull’ali di quel sentimento +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +Che vi dirò di più? Ho sentito la Frezzolini +in camera e la Patti in teatro; ho ammirato Masini, +Vögel, Cotogni; ma in mezzo alla mia ammirazione +rimaneva sempre qualcosa di inappagato +in fondo al mio desiderio; rimaneva da togliere +un certo dissidio fra l’intenzione dell’artista, +non di rado elevata e fine, e la piena condiscendenza +de’ suoi mezzi vocali. — Qui invece +tutto il mio essere era mirabilmente soddisfatto: +non la minima asprezza nel passaggio da un registro +all’altro della voce, non penuria di astensione, +non disuguaglianza di timbro da nota a +nota, ma un linguaggio musicale calmo, dolce, +solenne, intonatissimo, che mi stupiva e mi rapiva +a un punto solo colla potenza di una gratissima +sensazione non provata innanzi mai! +</p> + +<p> +Mi spinsi avanti per la basilica con passi affrettati +verso quella voce e quel canto. — Nel +giorno dell’Ascensione i cantori della Cappella +Sistina scendono in San Pietro e prendono parte +alla celebrazione della festa. Cantano sotto la +cupola di Michelangelo in una piccola cantoria +eretta all’uopo, accompagnati da un piccolo organo, +che anch’oggi, come al tempo di Berlioz, +è mosso sovra delle rotelle pel pavimento. +</p> + +<p> +La folla si faceva man mano più densa, ma +io m’adoprai in modo che dopo circa dieci minuti +ero arrivato proprio sotto la cantoria e guardavo +in faccia il mio <i>solista</i>. — Eseguivano un +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +<i>mottetto</i> dell’Allegri quasi tutto affidato a lui; il +coro entrava di tanto in tanto con brevi <i>risposte</i>, +e l’organo con pochi accordi di accompagnamento +aiutava a sostenere l’intonazione perfetta. +</p> + +<p> +Finalmente ho intesa la voce vera del <i>soprano</i>. +Vadano a riporsi le signore cantatrici che usurpano +questo nome! Con più appropriato vocabolo +le chiameremo, se vogliono, <i>soprane</i>; ma è da augurare +per il bene dell’arte del canto, declinante +a gran passi, ch’esse smettano una buona volta +la sciagurata ambizione d’assurgere cogli sforzi +della loro laringe a certe acutezze diatoniche solo +legittimamente consentite ai soprani veri ed a +soprani sacri — ai soprani per diritto divino. +</p> + +<p> +Oh chi ridona all’arte i vecchi contralti, così +giustamente rimpianti da Gioacchino Rossini! +</p> + +<p> +Nè vi paia strano, o signora, ch’io in quel +giorno abbia anche compreso e partecipato il +disgusto di Parini per i soprani in teatro; +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Abborro sulla scena</p> +<p class="i01">Un canoro elefante...</p> +</div></div> + +<p> +Sì, quella voce eccezionale e quasi sorvolante +agli orizzonti della vita è fatta per esprimere +slanci di preghiere e rapimenti di estasi religiosa, +non è fatta per disposarsi alle torbide passioni +del dramma umano, nè per concorrere, profanandosi, +al divertimento scenico. Nella scena +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +essa doveva perdere il suo prestigio mistico senza +acquistare il vigore, la pieghevolezza e la verità +del dramma, e questo forse spiega perchè il vero +dramma musicale moderno comincia e coincide +col bando dei veri soprani dalle nostre scene +melodrammatiche. E se comprendo l’ammirazione +dei nostri nonni elevata al più alto grado, trovo +impossibile e ridicola la passione. L’amore di +Sarazine per Zambinella e la sanguinosa avventura +a cui riesce, per quanto magistralmente +narrati da Balzac, mi lasciano freddo ed incredulo. +Meglio comprendo gli epigrammi scritti dal popolo +napoletano sulla casa costrutta da Cafariello.... +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Io guardavo attento il mio soprano. Era un +giovane alto, pallido, non grasso, con una barbetta +rada e gentile, ritto e composto nella sua +cotta bianchissima davanti al suo leggìo. Mentre +la sua voce si elevava come un razzo canoro +serpeggiando in trilli e scale, dispiegandosi in +magnifiche declamazioni, io non riuscivo a notare +in lui il più piccolo segno di fatica e di +sforzo. La testa era lievemente inchinata sulla +musica che teneva con le due mani immobili. +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +Cantava a quel modo e pareva che leggesse. +Solo i suoi occhi si dilatavano, illuminandosi +tratto tratto allorchè una frase musicale toccava +il suo momento di più viva espansione; solo le +rughe della sua fronte si spianavano e si contraevano +assecondando le movenze del ritmo. +</p> + +<p> +Ebbene, guardando quegli occhi illuminati e +il tremito di quella fronte, io ho sentito che +quel giovane cantore gustava in quell’ora una +felicità alta ed intensa come io e voi, mia cara, +non abbiamo probabilmente gustata mai. — Egli +era felice, ma più che di tutta quella folla attenta +e rivolta a lui, e del lieve mormorìo d’ammirazione +contenuta che le sue mirabili note ogni +tanto suscitavano sotto la più augusta cupola +del mondo, egli era, io credo, felice della bellezza +del suo canto che si sentiva ripiovere sull’anima +come una rugiada celeste! +</p> + +<p> +Io l’ho compreso e l’ho invidiato: nel calore +del mio entusiasmo ho pronunziato dentro di +me il pazzo augurio che ho avuto la franchezza +di significarvi e che mi ha tirato addosso le +espressioni del vostro orrore. Che volete ch’io vi +dica? Durante quel mottetto dell’Allegri uno +strano cambiamento è avvenuto in me; e mi pareva +che nell’animo mio si facesse una gran luce +improvvisa. In quella luce io vedevo — bizzarra +visione — gli antichi Coribanti che menavano +intorno, con gesti e grida di gente estatica una +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +danza vertiginosa, e in mezzo a quella ridda +vedevo alzarsi la figura grave e serena di Origene +che tendendo una mano e gli occhi verso +le stelle esclamava: <i>beati!</i>... Al tempo stesso mi +venivano in mente certe parole con cui il duca +di Richelieu ringraziò la bontà divina quando +s’accorse d’esser giunto al termine della sua +carriera — nè diplomatica, nè militare. +</p> + +<p> +E pensavo: quando questo giovane sarà anch’esso +innanzi cogli anni e un giorno s’accorgerà +di non aver più la voce atta al mistico +ufficio a cui ora la consacra, con che parola +ringrazierà egli Dio della sua carriera compiuta?... +In sostanza la mia mente s’andava arrampicando +su per delle guglie perigliose e splendide. Mi +tinnivano negli orecchi e mi sentivo vibrare per +tutto l’essere accordi e dissonanze piene di voluttà +ignota. Alzavo gli occhi e mi pareva che +gli Evangelisti dai grandi pennacchi mi accennassero +colla testa che avevo ragione. Sarò stato +pazzo, se volete, ma ero superbo e felice. +</p> + +<p> +Potete condannarmi, ma, francamente, a compiangermi +avreste torto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +</p> + +<h2 id="ricordo">PRIMO RICORDO</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +</p> + +<p> +Io voglio risalire con la mente al +primo ricordo preciso della mia vita. +Più in là, per quanto io guardi, non +veggo ondeggiarmi dinanzi che qualche +ombra vaga, perdentesi nei primissimi +crepuscoli della mia memoria. +</p> + +<p> +Ecco: io veggo ancora la casetta ove la mia +famiglia passava gran parte dell’anno quand’ero +bambino; bassa, bianca, con le finestre verdi, +non circondata d’alberi, posta fra la strada maestra +e il fiume Savena, a tre miglia da Bologna. +</p> + +<p> +Doveva da poco essere incominciato il giorno, +perchè, guardando dalla finestra, io vedevo il +cielo da una parte tutto sparso di nubi rosse; +un rosso vivissimo, come non ho visto di poi che +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +rarissime volte in qualche tramonto estivo. — Quantunque +fosse così di buon ora, nella casa +già era un tramestìo grande. Sentivo aprire e +chiudere usci, sentivo passi affrettati e bisbigli. +</p> + +<p> +Certo io non mi vestii e non scesi di letto +senza aiuto; ma non posso ricordarmi di chi +m’aiutasse. Veggo la fisonomia d’una ragazza di +casa, l’Eugenia; ma quella fisonomia si mesce +confusamente a quasi tutti i miei ricordi infantili. +</p> + +<p> +Dopo, la mia memoria si perde per un certo +tratto. C’è come uno strappo che non riesco a +riunire. Dove e come io abbia passato quella +giornata non ricordo: un momento mi veggo in +confuso a passeggiare con un grosso cane vicino +al fiume, che cominciava ad ingrossare per una +delle solite piene d’autunno. Probabilmente mi +avranno tenuto apposta fuori di casa, ove non +poteva che essere, molto male a proposito, tra +i piedi alla gente. +</p> + +<p> +Ma più tardi verso il tramonto, ecco ch’io +sono ancora in casa mia e precisamente sulla +breve scala che dalle stanze superiori mette nella +loggia al pianterreno. +</p> + +<p> +La porta è aperta, spalancata, e veggo della +gente che va e viene per la strada maestra. Nella +loggia veggo tre o quattro persone, intorno ad +un lettino situato in faccia alla porta. Distinguo +benissimo mia madre che sta in piedi accanto al +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +lettino e di tanto in tanto si china sovr’esso, con +una grande espressione d’angoscia, senza pronunziar +parola.... +</p> + +<p> +In quella cuna agonizzava una mia sorellina +di circa un anno e mezzo; e l’avevano portata +dalla sua stanza nella loggia, vicino alla porta +spalancata a vedere se potesse meno penosamente +respirare. Io credo che la poverina morisse +di difterite; ma allora i medici non avevano +ancora messo in voga questa orrenda parola. +</p> + +<p> +La bimba era proprio agli estremi: ed io dalla +scala, non osservato, stavo guardando la triste +scena. Guardavo immobile, con gli occhi fissi, +senza rendermi ancora conto di ciò che accadeva; +ma sentendo confusamente dentro di me che io +mi trovava in presenza di una cosa arcana e +terribile. +</p> + +<p> +Il visino della bimba era tutto color di cera, +fuor che intorno alla bocca semi-aperta, che si +mutava via via in una tinta fra il nero e il +violetto. I due braccini, fuori della coperta, stavano +abbandonati e senza moto, sul corpo inerte. +Tutto il moto del corpo poi erasi limitato su su +verso il collo e la bocca, negli ultimi sforzi della +respirazione, che ad ogni minuto secondo andava +affrettando penosamente e come restringendo sempre +di più il suo circolo breve. +</p> + +<p> +Il respiro della creaturina somigliava nel suono +a un lieve rantolo sibilante. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +</p> + +<p> +Ed io lo sentivo quel respiro di moribonda, e +fino a che mi rimarrà la memoria avrò viva e +presente la indicibile pena che esso mi faceva. +Sarà forse effetto d’immaginazione, ma adesso +mi par certo che, sempre guardando dalla scala, +anch’io allora respiravo con affanno, e seguivo +e secondavo e numeravo, in qualche guisa, quel +ritmo doloroso.... +</p> + +<p> +A un tratto il sibilo prese a diminuire rapidamente +e non sentii più nulla. Allora il medico +accese una candela e l’accostò alla bocca della +bimba. Quando sentii singhiozzare e piangere +forte intorno a me, mi misi a piangere forte +anch’io, così che l’Eugenia mi trasse di là e mi +condusse fuori nel prato ripetendomi spesso: <i>è +andata in paradiso!</i> +</p> + +<p> +Che cos’era per me il paradiso? Anche questo +mi venne spiegato: ma per quanto la descrizione +fosse allegra io seguitavo ad essere triste. +E più d’una volta volli rivedere la bambina +morta, già leggiadramente acconciata in mezzo +ai fiori nella sua cuna. +</p> + +<p> +La sera del giorno dopo ebbe luogo il mortorio. +Io era sul ponte ad attenderlo e non ricordo +con chi. Ricordo invece benissimo che la +piena del fiume era grandemente cresciuta e che +l’acqua faceva sotto di noi un gran rombo, precipitandosi +dalla cascata e urtando contro i piloni +degli archi. Ero seduto sulla spalletta del +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +ponte e una mano mi teneva: io guardavo in +giù nel buio da cui saliva monotono il rombo +del fiume grosso. +</p> + +<p> +Intorno a me erano molti bimbi che facevano +un chiasso allegro: ma io nella mia testa ascoltavo +il fiume e associavo, non so come, a quella +sensazione una idea triste di fuga, di violenza, +di rapina. +</p> + +<p> +E quando finalmente si avvicinò la lunga fila +dei ceri accesi, che misero nell’aria piovigginosa +e buia come un incendio giulivo, io non ristetti +dal guardare a basso le acque torbide, le acque +fuggenti sotto di me; e credetti un momento, +laggiù fra i tronchi d’alberi portati dalla piena, +di veder passare la mia sorellina dentro la sua +cuna; la mia sorellina morta, che il fiume mi +portava via, lontano, per sempre, verso un abisso +ignoto, e dove non pertanto avrei voluto seguirla +e perdermi con lei... +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +</p> + +<h2 id="repubblica">IN REPUBBLICA</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +</p> + +<p> +Diamo le spalle a Rimini e all’Adriatico: +la vettura corre rapidissima traverso +i campi, verso la montagna, per una +larga strada fiancheggiata da siepi +di biancospino che verdeggiano allegramente +al primo sole d’aprile. +</p> + +<p> +Il primo sole d’aprile è già sorto da mezz’ora +sui monti d’Albania e si specchia nelle acque +del mare, splendido, allegro, esultante forse dei +propri splendori e della vita primaverile che +sveglia e sollecita per tutto sulla terra. — Io, +senza volgermi e fissarlo, ma guardando innanzi +a me la campagna bellissima, lo tratto con un’apostrofe: +chi sa quanti <i>pesci d’aprile</i> illuminerai +tu oggi, o vecchio sole! +</p> + +<p> +Questa idea mi mette addosso una specie d’allegria +infantile. — Io, a buon conto, per quest’anno +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +non corro più alcun rischio, mettendo +tre lunghe ore di via montuosa fra me e il mio +caro mondo civilizzato. Addio dunque, <i>salons +polis, hommes polis, dames polies!</i> Io m’arrampico +sulle cime dei monti a cercare ed a visitare +un ultimo rifugio della semplicità antica... +Di lassù oggi potrò gettare a queste +<i>basse regioni</i> le mie occhiate più tranquille, sfidando +tutti i <i>pesci d’aprile</i> che mai sia dato di +confezionare a tutte le comari, a tutti i barbieri +e a tutti i giornalisti del bello italo regno. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Così pensando, levo gli occhi alla meta del +mio viaggio, al monte Titano, sede della città +di San Marino, capitale della serenissima repubblica +dello stesso nome. +</p> + +<p> +<i>Conveniunt rebus nomina.</i> Chi, viaggiando in +ferrovia tra Cesena e Rimini, guarda verso mezzodì +la catena dell’Appennino, non può a meno +di fermare l’occhio sovra questo enorme sasso +bruno, diroccato, torreggiante un gran tratto +colle sue tre creste superbe sulle cime minori; +ed esso richiama davvero alla mente l’idea d’un +gigante favoloso che un tempo si levò a lottare +coll’onnipotente, e ora, tutto solcato dalle folgori, +vinto, più che domo, sta adagiato lassù da secoli +a guardare, a sfidare sempre il cielo col piglio +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +cruccioso e dispettoso di Capaneo. Vedete che +effetto può fare la distanza in una fantasia riscaldata +ancora da qualche reminiscenza del De-Colonia! +</p> + +<p> +La strada, dopo alcune miglia, comincia a +salire; poi l’erta a breve andare diventa così rapida, +che i cavalli non bastano più. S’aggiunge +alla vettura un paio di bovi e malgrado il poderoso +aiuto si va su lenti lenti guadagnando la +montagna a oncia a oncia. +</p> + +<p> +Il monte Titano intanto vi pare vicinissimo, è +lì, proprio a pochi passi da voi; lanciando un +sasso vi sembra certo che arriverebbe alla cima. +Come va dunque che per due lunghe ore non +vi par quasi di procedere innanzi, come se vi +moveste a passi di tartaruga? Questa lunga e tediosa +illusione è prodotta dall’immenso <i>zig-zag</i> +ad angoli vicinissimi che la strada è costretta a +disegnare sul dorso del monte per aver l’onore +d’essere carrozzabile. Io inganno il tempo guardando +la collina intorno assai bene coltivata, coi +peschi ed i mandorli tutti in fiore, i grossi quercioni +coi rami ancora ignudi, gli ulivi e i lecci +spiccanti pel verde pallido e cupo delle loro foglie +perenni. +</p> + +<p> +Guardo e chiacchiero con due miei compagni +di viaggio. +</p> + +<p> +Il primo è un forlivese; amico intimo del celebre +baritono Cotogni, un tempo baritono +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +anch’esso; ora è uomo d’affari notissimo a Bologna +e per tutta Romagna. E il più dilettevole +compagno di viaggio che si possa desiderare +da un musicomane par mio. +</p> + +<p> +Quando ogni argomento di chiacchiere è esaurito, +e le ore della ferrovia si succedono lente, lunghe, +uggiose, e il sonno promette sempre di venire e +non viene, allora l’amico ex cantante trae fuori +dal ricco repertorio de’ suoi ricordi teatrali una +parte di basso o baritono a vostra scelta, dal +vecchio <i>Faliero</i> di Donizetti al <i>Mefistofele</i> di +Gounod, e qui, con una mezza voce intonata e +gradevole, comincia a cantarvela tutta da cima +a fondo senza saltare una battuta, senza sbagliare +una nota, — accennando per giunta il +canto delle altre parti e gli intermezzi orchestrali. +</p> + +<p> +L’altro mio compagno di salita, e insieme nostro +ospite, è il conte Bartolomeo Manzoni-Borghesi, +figlio al celebre bibliografo di Lugo, erede +del nome e delle sostanze del sommo archeologo +di Savignano. È un giovane molto simpatico, e +ricco di quella cultura soda, a fondo schiettamente +classico, che fu un tempo così frequente +nelle buone famiglie di Romagna, ed oggi, pur +troppo, è quasi del tutto perduta. Egli ama con +passione due cose: la caccia e le medaglie antiche. +L’acquisto fatto il giorno innanzi d’una +moneta rara dell’imperatore Pertinace accresceva +il suo buon umore, e gli tardava d’aggiungerla +al famoso medagliere che ereditò dal Borghesi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +</p> + +<p> +Ma intanto i bovi fanno il loro dovere, e siamo +oramai alla meta. Ecco il borgo, un allegro e +grazioso paese di circa ottocento abitanti, il quale +si adagia molto pittorescamente e abbastanza +comodamente sovra un ultimo ripiano che gira +come d’una zona sul fianco destro l’ultima e ripidissima +cima del Titano. +</p> + +<p> +Si staccano i bovi, ed i cavalli da soli e da +bravi fanno l’ultima salita in una stupenda strada +a rampe, costeggiante l’abisso. Il cocchiere li incalza +colla frusta e colle grida; a un tratto le +quattro ruote della vettura rumoreggiano sul duro +ciottolato; ed eccoci trasportati in mezzo alla +capitale della serenissima. Evviva! +</p> + +<p> +Oggi è un giorno di festa magna per tutti i +Sammarinesi. I due <i>Capitani reggenti</i> a nome +del <i>Consiglio principe</i>, dopo i sei mesi d’uso, depongono +il supremo comando esecutivo nelle +mani, o, a parlar più testuale, «sul collo» dei +loro due successori. +</p> + +<p> +Noi arriviamo appunto quando la solenne cerimonia +sta per cominciare. Sul <i>pianello</i> (la maggior +piazza della capitale) è adunata molta gente +in abiti festivi, che attende davanti al palazzo +d’udienza i vecchi ed i nuovi magistrati. Io osservo +intanto in mezzo alla piccola piazza un +alto piedistallo di marmo, abbastanza bello nella +sua semplicità, e mi pare che sovr’esso verrà +fra breve inaugurata una statua alla <i>Libertà</i>. +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +Donde verrà la statua, e chi n’è l’autore? I +Sammarinesi non sanno più che tanto. Una signora +russa, letificata dalla repubblica col titolo +di duchessa di Mongiardino (una città di provincia) +ha ricambiato il magnifico dono con una bella +somma di denaro e la promessa di quella statua +per giunta. A quest’ora, probabilmente, la figliuola +d’un mercante d’olio di balena in Finlandia, +scorre per le capitali d’Europa facendosi salutare +e inchinare duchessa in nome d’una repubblica. +E i liberi cittadini del Titano aspettano la +statua della <i>Libertà</i>! +</p> + +<p> +Attenti: dalla parte del palazzo d’udienza esce +a far mostra de’ suoi brillanti uniformi il drappello +delle guardie del Consiglio Principe, e si +schiera ad attendere i Consoli. I quali poco appresso +escono anch’essi attorniati dai maggiori +ufficiali dello stato, e s’incamminano verso la +chiesa in processione lenta, sotto un cielo azzurro +e splendido, accompagnati dal popolo che +si profonde in atto di rispetto, con dietro la +banda che suona una allegra marcia, mentre le +campane suonano a festa, e più d’alto, dalla +somma Rocca del Titano, s’odono, a giusti intervalli, +gli scoppi de’ mortari ripetuti intorno +dagli echi solenni del monte e della vallata. +</p> + +<p> +In chiesa la cerimonia è breve e semplicissima, +perchè si limita ad una messa <i>bassa</i>, detta con +edificante rapidità da un prete dabbene, più +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +qualche <i>oremus</i> di circostanza. L’altare è parato +a festa, e intorno al ciborio brilla in grandi lettere +il motto di San Paolo: <i>Voi siete nati per +essere liberi</i>. +</p> + +<p> +Durante la cerimonia io osservavo i quattro +magistrati che vi assistono gravi, silenziosi, ora +in piedi, ora in ginocchio, davanti a uno sgabello +parato in rosso per la circostanza. I due +nuovi, malgrado che vestano uno stesso costume, +che ha dello spagnuolo e del fiammingo, mostrano +visibilmente al tipo che uno è tratto dal +patriziato, uno di famiglia popolare. Non dirò +quale dei due tipi sia meglio rappresentato: so +che guardando a quelle due teste nè altere, nè +umili, senza piglio dittatorio o lampi di genio, +io, a tutto loro elogio, volgevo in mente un epigramma +di Platen composto dal poeta tedesco +mentre assisteva, non ricordo in che anno, a +questa istessa solennità. +</p> + +<p> +«Quando entrai nella chiesa vi si eleggevano +i consoli dell’anno come impone l’usanza. Veramente +essi erano una coppia paesana, e non Cato +e non Cesare. Ma promettevano al popolo ancora +un anno di pace.» +</p> + +<p> +Il più importante della cerimonia, cioè la consegna +del potere, si compie poi nella gran sala +del Consiglio Principe. +</p> + +<p> +Un professore delle scuole pubbliche legge +un discorso, il quale disserta al solito su qualche +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +argomento di buon governo, e che i buoni magistrati +ascoltano senza pensare (almeno sembra) +alla risposta che diede Annibale a quel retore +che l’intrattenne per due ore sul modo di vincere +le battaglie. +</p> + +<p> +Giunge infine il momento solenne. I due vecchi +consoli si levano dal collo il gran collare di +S. Marino e lo appendono a quello dei nuovi; +il segretario <i>prende atto</i> d’ogni cosa, e il trapasso +dei poteri è un fatto compiuto. Il governo della +repubblica per altri sei mesi è affidato a mani +sicure. — Bande, campane e mortai ripetono +i saluti festivi, il popolo inchina al passaggio i +nuovi suoi reggitori, e ognuno va a pranzo che +già il tocco è sonato. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Anche noi si va a pranzo, e camminando si dà +una occhiata intorno alla fisonomia del paese. +Le vie strette e bistorte corrono su e giù per +il dosso del monte così erte, a pendii così bizzarri +e disuguali, che non di rado paiono scoscendimenti +repentini avvenuti per terremoto. Le +case, d’esteriore spesso modestissimo, piantate +alla meglio su quei greppi di pietra arenaria, +pare che s’addossino penosamente l’una all’altra +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +per paura di cadere. Diresti che la città di San +Marino siasi venuta formando via via per modo +d’agglomerazione fortuita, come il sasso enorme, +da cui è sorretta, il quale nel tempo dei tempi si +formò, dicono i geologi, per una formazione venti +volte millenaria di elementi corallini e calcari, +in mezzo ai flutti vetustissimi del Mediterraneo. +</p> + +<p> +La casa ove il nostro ospite ci accoglie, posta +in uno dei luoghi più eminenti della città, non +ha nulla da invidiare ad un palazzo. — Visitiamo +anzitutto il celebre medagliere di Borghesi: quarantamila +circa tra monete e medaglie consolari, +imperiali e medievali e del rinascimento, di cui +moltissime in oro e argento. Che ricchezza metallica, +e sopratutto quale inestimabile tesoro +archeologico! La collezione completa delle monete +consolari fu messa in ordine e tutta sapientemente +illustrata dallo stesso Borghesi. Qual’è +oggi sovrano o museo di Europa per cui il fortunato +possessore non debba essere oggetto +d’invidia? +</p> + +<p> +A pranzo (un pranzo squisito, ove specialmente +si fanno onore i pesci dell’Adriatico e i vini del Titano) +il discorso s’aggirava naturalmente intorno +a Bartolomeo Borghesi, il vero <i>genius loci</i>. — Quest’uomo +portentoso che tutta la dotta Europa +salutò principe nella epigrafia e nella numismatica, +che Mommsen chiama maestro suo, che +Napoleone III volle onorare ordinando a proprie +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +spese la stampa delle sue opere, visse quassù gli +ultimi trent’anni della sua vita, solitario co’ suoi +libri, semplice, alla mano, ospitale, vero eremita +della scienza. +</p> + +<p> +Gli studi austerissimi non gli turbarono mai +l’indole piacevole e l’elegante urbanità della vita. +Convitava assai volentieri alla sua mensa, e là, +al tramonto del sole, dopo essersi tutto il giorno +stillato il cervello sopra una lapide osca o +sannita, lasciava il freno all’umore gaio. A guisa +di tanti altri uomini illustri, da Catone a Beethoven, +egli a lungo e volentieri <i>sedebat et +bibebat</i>, più contento d’un re, autorevole e modesto +come un patriarca. +</p> + +<p> +L’amico ricordava più d’un aneddoto caratteristico +della vita di Borghesi. — Un giorno +gli venne notizia che in una montagna presso +Ancona s’era scoperto un numero grandissimo +di monete consolari. L’archeologo andò sollecito +sul luogo e comperò in blocco tutto il tesoro +ritrovato; poi scelse delle monete quelle che servivano +ad empire i vuoti della sua collezione e +disfece il rimanente. +</p> + +<p> +— O che ne fece? domandai io.... +</p> + +<p> +— Le mise in un crogiuolo e coll’argento fuso +diede a fabbricare le posate di cui ora ci serviamo +mangiando. +</p> + +<p> +Eravamo proprio in pieno ambiente archeologico, +anche a tavola. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +</p> + +<p> +Dopo pranzato ci rechiamo a prendere il caffè +sul vasto spianato dinanzi alla casa, che il vecchio +Borghesi volle ridotto ad orto e giardino +con terra portata sin lassù a coprire il nudo +sasso, a schiena di quadrupedi. Immaginate che +difficoltà e che spesa! Ma non per nulla la sua +fantasia si aggirava di continuo in mezzo agli +ardimenti del mondo romano. Il parapetto del +giardino gira proprio sull’orlo dell’altissimo ciglione. +Mi affacciai e rimasi incantato. +</p> + +<p> +Non è il panorama di Napoli, nè quello di +Genova e del Bosforo. Non è «l’interminabile +sorriso» dei piani lombardi che da una balza +dell’Alpi si versa per gli occhi nell’anima all’esule +di Berchet. È uno spettacolo, un quadro +di natura che ha un tipo tutto suo originale. In +faccia Rimini e l’Adriatico, vasta distesa d’acque +biancheggianti, rotte qua e là da strisce di puro +smeraldo: lontano, in fondo all’orizzonte, forse +nubi trasparenti nella nebbia lievissima, forse i +contorni indecisi delle montagne di Dalmazia. +Alla nostra destra la punta d’Ancona col suo +monte solitario; e girando più su l’occhio, si scoprono +a mano a mano le giogaie di San Vicino, +la catena di Carpegna, e più lontano confuse +nei vapori azzurrognoli le cime altissime di Cagli. +La pineta di Ravenna nereggia a sinistra, verso +il mare, e più presso il superbo colle di Bertinoro, +tutto ridente di case e di vigneti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<p> +Fra questi due confini si stende l’ampia vallata, +che la Marrecchia attraversa, camminando +al mare col suo meandro serpeggiante e luminoso +sotto i raggi del sole. +</p> + +<p> +Questa vallata, veduta così dall’altezza del +Titano, ha un aspetto d’austera grandiosità, che +in quell’ora, in quel silenzio, mette nell’anima +una tristezza sublime. +</p> + +<p> +Le colline, che degradando la fiancheggiano, +di colore ferrigno e in apparenza incolte, paiono +di lassù colossali rigonfiamenti di terreno i cui +vertici debbano da un momento all’altro aprirsi +fumando in crateri di vulcani. +</p> + +<p> +... Dall’aspetto di questi luoghi la mente corre +alla loro storia, e coglie una somiglianza, forse +fantastica, ma viva e portante. Sì, questi sono +davvero i campi, questo il teatro, ove doveva +agitarsi una gente feroce, indomita e generosa, +così ben ritratta negli storici latini e nelle cronache +del medio evo: una gente in cui la natura +condensò tutti i nobili istinti della stirpe italica, +ma che ereditò, più che ogni altra della famiglia, +il difetto d’un ideale storico mal definito, e consumò +sovente se stessa in fiere inquietudini, in +lotte atroci ed infeconde.... +</p> + +<p> +Gli amici mi tolgono alle mie divagazioni, +chè la giornata è ormai al suo termine. Saliamo +in fretta a visitare la vecchia Rocca della Repubblica, +messa ad uso di prigione. Una fortezza +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +senza cannoni, e delle carceri senza un solo prigioniero! +Una visita facemmo anche alla biblioteca, +che è a un tempo pinacoteca, museo, +armeria e raccolta d’ogni oggetto notevole posseduto +dalla Repubblica. Tra le cose d’arte ammiriamo +un bassorilievo in bronzo di fare michelangiolesco, +una tavola di Giulio Romano, e un +S. Sebastiano, bellissimo nudo fieramente spiccato +in contrasto di luce e d’ombra. Lo dicono +di Ribera, ed è opera degna del Velasquez. +</p> + +<p> +Il sole tramonta dietro la bruna rôcca di San +Leo, mentre noi discendiamo rapidamente verso +Rimini: i suoi raggi obbliqui colorano ritirandosi +or questa or quella cima di colle, e le ombre +gigantesche si estendono per la vallata innanzi +a noi, mutando con vicenda rapida e fantastica. +Io vado sfogliando le pagine d’un bel volume +regalatomi cortesemente dal bibliotecario della +Repubblica. È la storia di San Marino, scritta +dal conte E. De Bruc, oggi incaricato degli +affari della Serenissima a Parigi. Mi fermo casualmente +al seguente passo, che regalo ai lettori +<i>pour la bone bouche</i>: +</p> + +<p> +«Nel 1872, questo trattato (fra il regno +d’Italia e la Repubblica) lievemente modificato +ricevette la sua definitiva applicazione dopo +che l’ebbero ratificato il signor <i>E. Vigliani +ministro plenipotenziario della Repubblica di +San Marino e il signor Guardasigilli ministro +di S. M. il Re d’Italia.</i>» +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +</p> + +<h2 id="dieci">DOPO DIECI ANNI</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +</p> + +<p> +La contessa Florenzi fece a posta attaccare +il suo <i>landau</i> e giunse di buon +trotto alla villa dell’amica per informarla +del grande avvenimento. +</p> + +<p> +— Sai chi è arrivato? +</p> + +<p> +— Chi? +</p> + +<p> +— L’Arnaldi. L’ho incontrato stamani in via +Tornabuoni. Mi ha subito riconosciuta e staccatosi +da un gruppo d’amici mi ha fermato sul +marciapiedi per salutarmi. — Io invece, alla prima +non lo riconoscevo... Una trasformazione, mia +cara delle più complete e delle più splendide! +Al tempo che partì era un ragazzo impacciato, +mal vestito, nè bello nè brutto, per me piuttosto +antipatico. Adesso è un giovanotto biondo +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +con la taglia forte e svelta, la fisonomia aperta +e distinta, le maniere elegantissime. Deve avere +trentacinque anni... e non ne dimostra trenta. +Ah, mia cara! Non c’è che la vita inglese per +fare gli uomini o per accomodarli... Sapevi del +suo ritorno?... +</p> + +<p> +Donna Giulia sapeva, all’incirca, del ritorno +dell’Arnaldi, perchè egli stesso glie lo aveva +annunziato come imminente in una sua lettera +ricevuta da lei quindici giorni addietro: lo sapeva +ma con l’amica si finse sorpresa. Poi disse: +</p> + +<p> +— Gli scriverò stasera che venga a vedermi... +</p> + +<p> +Nel pronunziare la parola <i>vedermi</i> la voce le +si alterò un pochino: ma forse fu cosa impercettibile +per l’amica, la quale si mise a discorrere +dei pettegolezzi della città; e in quei giorni +ve n’era per l’appunto un paio di comicissimi. +Donna Giulia più volte unì le sue risate sonore +a quelle dell’amica. +</p> + +<p> +— Ora che t’ho dato una buona nuova (conchiuse +la Florenzi) e che t’ho fatto ridere di +gusto, ecco che me vado. +</p> + +<p> +E risalì leggera in carrozza. Rifacendo la strada +essa aguzzava la mente per veder pure di convincersi +se, ascoltando l’annunzio del ritorno dell’Arnaldi, +l’amica sua non avesse proprio tradito +alcun turbamento dell’animo. Le pareva e non +le pareva... Ma già quella Giulia; tanto strana, +tanto impenetrabile! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +</p> + +<p> +Giulia stette a veder partire l’amica, poi rimase +un poco dinanzi alla villa abbassando lentamente +la testa, mentre con la punta d’una delle +sue scarpine pareva che volesse trivellare il +terreno umidiccio del viale coperto di una ghiaia +lucida e minuta. +</p> + +<p> +I capelli biondi, troppo biondi sotto il sole, +le cadevano a larghe treccie parte sulle spalle +parte sul viso. Nella sua vestaglia bianca e celeste +di taglio elegantissima e ricca di pizzi, la +sua alta figura si contornava ancora magnificamente. +Si capiva che era stata una gran bella +donna: non aveva quarant’anni e ne dimostrava +almeno almeno quarantacinque. +</p> + +<p> +Quando fu in casa scrisse con mano nervosa +una lettera e la consegnò al servo ingiungendogli +di portarla subito in città. Poi abbassò ella +stessa gli <i>sthor</i> alle due finestre del suo salotto, +s’aggomitolò più che non si sdraiasse sovra un +piccolo divano e chiuse gli occhi. +</p> + +<p> +Nel salotto era quasi buio perfetto e in tutta +la villa un grande silenzio di <i>siesta</i> estiva. +</p> + +<p> +La mente di Giulia spaziava nei ricordi. Allorchè +conobbe l’Arnaldi essa aveva 30 anni: +era nella sua più splendida efflorescenza di donna. +</p> + +<p> +Quanti avevano detto d’amarla e quanti anche +glie l’avevano provato! Un principe di casa regnante +non aveva dubitato di compromettersi, +restando parecchi mesi attaccato a lei e obliando +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +nel lungo indugio le sue alte convenienze di principe +e i suoi obblighi sacri di marito... L’Arnaldi +invece quando la conobbe, era ancora un giovinetto +uscito di poco dalle università col suo diploma +d’ingegnere meccanico, solo decantato da +qualche amico per il suo ingegno audace e promettentissimo. +Le era piaciuto e l’aveva voluto: +ma aveva messo tanto poco d’ardore e d’esclusività +in questo amoretto, che essa sulle prime +non s’era nemmeno data la briga di romperla +interamente con una sua avventura più vecchia +e non ancora del tutto venutale a noia... +</p> + +<p> +Egli invece no: aveva messo nell’amarla tutto +l’abbandono del suo cuore quasi vergine e ogni +giorno, serrandola fra le sue braccia pazzo di +passione e di gelosia la obbligava a prendere i +più terribili giuramenti: che amava lui solo, che +nessuno aveva mai amato a quel modo, che lo +amerebbe in eterno!... +</p> + +<p> +E la donna lo compiaceva del quotidiano spergiuro; +ma, spergiurando, si sentiva sempre più +attratta in quel vortice caldo di vita giovanile e di +passione sincera. Finchè un bel giorno spezzò +d’un colpo il legame vecchio e fu lieta di poter +finalmente, e senza rimorso, articolare sulle labbra +dell’adorato ragazzo le parole del giuramento... +Ma, ahimè! proprio in quel tempo pervennero +in mano al giovane le prove certe dell’inganno +passato... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<p> +Che terribili giornate tennero dietro a quel +breve intervallo di felicità perfetta! Il giovane +si sentiva il cuore infranto. +</p> + +<p> +— Perchè lo aveva amato? Perchè lo aveva +ingannato?... E adesso com’era possibile che egli +avesse più fede in lei?... +</p> + +<p> +Seguivano parole dure, rimbrotti umilianti, +invettive furibonde. +</p> + +<p> +La vita fra i due divenne, a breve andare, intollerabile; +e fu una fortuna che l’Arnaldi vincendo +le lagrime e gli scongiuri di lei, si decidesse +ad allontanarsi. Andò in Inghilterra a completare +i suoi studi nella visita e nella dimora +di quelle grandi officine. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +E donna Giulia proseguendo nei ricordi, vedeva +un altro periodo della sua vita. Una vita +deplorabile e piena di contradizione. L’anima +sua era sempre con lui, lo seguiva da per tutto, +lo invocava ogni giorno: ma qui, nell’uggia di +una solitudine, che pareva e forse era un abbandono, +essa sentiva il bisogno di vivere, di consolarsi +e distrarsi. L’istinto caduco della donna +mondana, bella per giunta e ricca e corteggiata, +la vinceva sopra ogni altro sentimento, ed essa si +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +lasciava andare giù, giù giù... Talvolta all’Arnaldi +nel fondo di una miniera della Cornovaglia o in +mezzo ai frastuoni di un opifizio di Lanchaster +arrivava una lettera di dieci pagine scritte per +dritto e per traverso in cui la donna innamorata +versava tutta la tenerezza dei ricordi e la foga +dei desiderii; ma mentre egli la leggeva, non +senza un avanzo di emozione vera, molto probabilmente +donna Giulia attutiva ricordi e desiderii, +distraendosi... perchè essa era costretta +ad amare ma non aveva nè la forza nè la virtù +di soffrire. E alle cadute frequenti si alternavano +i vani rimorsi. +</p> + +<p> +Ma intanto passavano gli anni non risparmiando +la scultoria bellezza della donna, anzi +attaccandola con frettolosa crudeltà. +</p> + +<p> +Le brezze del tramonto erano micidiali a quel +fiore superbo. Donna Giulia andava pensando +che in quella triste discesa della vita, la distanza +fra lei e l’Arnaldi s’aumentava oltre la proporzione +degli anni, e poteva diventare enorme. Un +giorno, mentre si guardava allo specchio, pensò +a un tratto: +</p> + +<p> +— S’egli tornasse?... +</p> + +<p> +E il triste sorriso che ella si vide sulle labbra +troppo rosee, aumentò la costernazione del suo +cuore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Ed ecco che egli era tornato per l’appunto. +Ricco, bello, forte, ammirato: l’Arnaldi in quel +momento toccava il culmine trionfale della vita; +quel culmine che essa aveva oltrepassato da parecchi +anni e che le pareva già tanto, tanto +lontano! E donna Giulia pensava irritata: +</p> + +<p> +— Gli uomini ci vincono sempre, in tutto. +Quand’è che essi diventano vecchi? Tocca a noi +quando siamo ben discese, di vederceli comparire +dinanzi meglio di prima. Dove sono stati? +Che hanno fatto? Il tempo che noi abbiamo perduto +ad invecchiare essi l’hanno speso ad entrare +in una seconda, in una migliore giovinezza... +Quale ingiustizia! +</p> + +<p> +E la donna era tutta invasa da un avvilimento +profondo, al quale tentava indarno di opporre le +rivolte dell’orgoglio. Poi una idea cominciò ad +attristarla, ad atterrirla. Aveva scritto all’Arnaldi +un biglietto nel quale lo invitava ad andare +da lei la sera stessa. Il biglietto concludeva: +</p> + +<p> +— Non mancate assolutamente. A questo solo +patto io potrò perdonarvi d’essere a Firenze da +due giorni senza che vi siate ricordato di me! +</p> + +<p> +Quindi donna Giulia pensò che sull’imbrunire +di quella stessa giornata l’Arnaldi sarebbe arrivato +e si sarebbe trovato lì in quello stesso +salotto, dinanzi a lei, guardandola... dieci anni +dopo!... La donna vide tutto il suo svantaggio +in quel rapido sindacato e presentì un immenso +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +pericolo e un dolore e una umiliazione intollerabili. +Allora con un movimento fiero di tutta +la persona si rizzò e diede due colpi al bottone +elettrico. +</p> + +<p> +Comparve la cameriera... +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Pochi minuti dopo le ventiquattro l’Arnaldi +entro una vettura da città scoperta usciva da +porta Romana. Dai campi, nell’aria temperata +del vespero, veniva di quando in quando una +allegra canzone e le prime lucciole cominciavano +a balenare sulle spighe del frumento ancora +verde. +</p> + +<p> +L’Arnaldi fumava il sigaro fantasticando. Nei +suoi pensieri, strano miscuglio di ricordi e di sogni, +la figura di donna Giulia s’insinuava sempre +più dolcemente. — Non era essa la donna che +egli aveva amata più di tutte le altre? E appunto +perchè da lei gli erano venuti i più grandi dolori +e i più acerbi disinganni, non gli aveva essa +date le gioie più ineffabili... le sole complete, le sole +vere?... Colpevole sì... spergiura, indegna... Ma +quanta poesia, quanta sincerità di passione e di +abbandono in quella donna!... +</p> + +<p> +Il passato risuscitava nella sua parte più dolce +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +e più buona: e l’Arnaldi si sentiva come tornato +dieci anni addietro in una di quelle sere in +cui, col petto gonfio di desiderii, faceva la stessa +strada, così, circa a quell’ora, in cittadina scoperta, +impaziente di arrivare alla villa di donna +Giulia... Il cuore del giovane s’apriva adesso ad +una immensa benevolenza, e stava combinando +nella sua testa delle frasi gentili e delicatissime da +dire a Giulia in quella serata, dopo tanti anni +che non s’erano visti! +</p> + +<p> +A quattro chilometri da Firenze l’Arnaldi era +tutto immerso ne’ suoi pensieri, e non badò a +una bella carrozza signorile che gli veniva incontro +co’ suoi due grandi fanali accesi: e non +badò nemmeno che, mentre i due legni si passavano +accanto, una signora mise fuori dello sportello +la testa fissandolo alla luce dei fanali. +</p> + +<p> +Donna Giulia, che aveva fatto tutto allestire +in fretta per la partenza, ora andava verso la +stazione a prendervi il diretto delle nove. +</p> + +<p> +Quando sentì il rumore della vettura, un gran +battito del cuore e dei polsi la avvertì che dentro +c’era l’Arnaldi. Volle vederlo anche una volta +e lo avrebbe anche chiamato per nome; ma non +ebbe la forza. — Passato il legno, si avvolse bene +in un grande scialle, poggiò il capo all’angolo +della carrozza e prese l’attitudine di chi s’addormenta... +Ma la cameriera che era con lei, s’accorse +che la signora piangeva. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<h2 id="montagnola">NELLA “MONTAGNOLA„</h2> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +</p> + +<p> +Die Nachtigall! È egli possibile immaginare +un nome più disadatto e più +prosaico di questo dato dalla lingua +tedesca all’usignolo? Rozza, brutta, +ridicola parola.... +</p> + +<p> +E forse Ottone avrebbe durato un pezzo ad +inveire, non so se a torto o a ragione; ma intanto +c’eravamo già messi per il viale tortuoso +e angusto del boschetto. Io gli feci cenno di +star zitto e ci fermammo ad ascoltare. +</p> + +<p> +L’usignuolo era a poca distanza da noi; non +so se posato sopra la frasca d’un giovine tiglio +o se, più probabilmente, nascoso nel folto di una +vecchia acacia capitozza, che ergeva la sua testa +raccolta e densa, a cui i raggi della luna davano +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +una tinta fra il lattiginoso e l’argenteo. L’usignuolo +cantava nel gran silenzio. Poco prima +avevamo udito alla chiesa di San Martino suonare +le due dopo mezzanotte: nella piazza d’armi +non s’era incontrata anima viva; nessuno girando +il gran viale rotondo della Montagnola; e ora +lì circondati ogni intorno dagli alti cespugli del +boschetto, nè vedendo altro che il cielo stellato +sopra di noi, provavamo tutti e due un senso +di isolamento e di calma perfetta, come se ci +fossimo trovati a quell’ora nella solitudine d’un +bosco sull’Appennino a venti miglia da Bologna. +</p> + +<p> +L’usignuolo cantava: e ci era, ripeto, tanto +vicino che, senza vederlo, udivamo a quando a +quando il leggero fruscìo delle foglie mosse da +lui. L’aria immobile era tutta piena del suo canto, +e il silenzio profondo pareva un silenzio d’ascoltazione, +secondo l’idea degli antichi poeti che +immaginavano i venti sospesi e gli alberi e le +rupi intente ad ascoltare qualche suono grato e +solenne. Io pensavo a questo proposito: Perchè +i poeti antichi, da Esiodo a Virgilio, descrivono +sempre il canto dell’usignuolo flebile e quasi +piagnucoloso?... A noi invece, avvezzi alle querimonie +della poesia moderna, a noi coll’orecchie +piene de’ piagnistei della musica melodrammatica, +e anche, ohimè! delle <i>romanze</i> da camera, +il canto dell’usignolo fa provare un senso +di dolcezza calma, temperata e quasi allegra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +</p> + +<p> +È la gran legge della progressione che signoreggia +tutte le sensazioni, massime se vi entra +l’arte, e massime se quest’arte è la musica. Un +coro infernale nell’<i>Orfeo</i> di Gluk parve nel secolo +passato l’ultimo segno della terribilità +espressa con voci e suoni: ponete ora quel coro +in mezzo a quelli del <i>gran finale</i> della <i>Regina +di Saba</i>, e farà l’effetto d’un lamento timido e +sommesso... +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Pensavo all’usignuolo, e sono cascato a parlar +d’arte. Che salto enorme coll’apparenza di un +passo agevole! In arte le forme si inseguono, si +raggiungono, s’urtano e si soverchiano in una +corsa affannosa ed infaticabile. Non solamente +ogni scuola ed ogni maniera ha il suo breve +tempo d’auge e di dominio; ma ogni singolo artista +ha spesso nella sua vita più atteggiamenti +d’ingegno e più stili, che rubano al pubblico un +suffragio esclusivo ed intollerante. A vedere la +energia degli assensi che riscuote d’ogni parte, +direste che finalmente egli sia giunto ad una +mèta stabile. Sì davvero! Ripassate fra qualche +anno e vedrete quel che rimane dell’opera e delle +ammirazioni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +</p> + +<p> +Arrivati poi al termine d’un periodo storico, +noi critici ci voltiamo indietro, provando a tirare +la somma: ma se vogliamo essere schietti +innanzi alla nostra e all’altrui vanità, dobbiamo +confessare che del molto lavoro fatto ciò che +rimane di vitale e di perenne è ben piccola cosa. +La più parte della suppellettile artistica somiglia +un magazzino d’abiti smessi o la raccolta delle +incisioni d’un giornale di mode. Come paiono +goffe e sgraziate quelle fogge che, viste cogli +occhi d’una volta, raddoppiavano la prestanza +degli uomini e la seduzione delle donne eleganti! +</p> + +<p> +Fui due anni fa a Milano, poco dopo la morte +del povero Cremona. Il fervore per la sua pittura +era al colmo. Un critico che, pur facendo +di cappello all’ingegno del pittore, volle mettere +una nota sorda in quel coro di lodi, fu a un pelo +d’essere lapidato. Intanto un giovine poeta cantava +in metro lirico l’apoteosi dei toni gialli e +rossi, paragonandoli, se ben mi ricordo, a cavalli +scalpitanti in guerra. Si giunse perfino ad +escogitare uno speciale sistema di ottica soggettiva +per giustificare certe tinte particolari al Cremona, +non riscontrabili in natura, e tutto quell’indefinito +e sfumato e nebbioso ch’egli metteva +nei piani e nei contorni. Passando poi dalle esecuzioni +ai concetti e agli intendimenti del pittore, +l’estro della esegèsi non aveva più limiti. Per +esempio quei due che si stringevano le mani con +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +passione, non erano solo due amanti: erano anche +due cugini. Si capiva, o almeno si era obbligati +a capire, guardando alla espressione finissimamente +cuginesca messa nei volti dal pittore... +</p> + +<p> +Io partii da quella esposizione intronato e confuso +per tutta quella critica mirabolana e, come +accade spesso, repugnandomi il decidere con una +affermazione secca, se ero io che non capivo od +essi i panegiristi che passavano il segno, mi acconciai +alla sospensiva, dicendo fra me e me: +Vedremo! +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +E non ho avuto bisogno d’aspettare un pezzo. +Li abbiamo veduti testè a Torino gli ultimi riflessi +di quella pittura cremoniana, inavvertiti e +confusi in mezzo ai quadri della mostra. — Un +Milanese che era meco, appassionato e schietto +cultore dell’arte, non sapeva riaversi dalla sorpresa, +paragonando i suoi entusiasmi di tre anni +fa colla delusione presente. +</p> + +<p> +E questa è storia che dura e si ripete fino +dal tempo in cui l’arte è divenuta una forma +della vita. La distanza dei secoli avvicina e confonde +i fatti, ma ciò che avviene ora sotto i +nostri occhi è avvenuto sempre più o meno. +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +Adesso i trapassi sono più rapidi, perchè la vita +moderna corre più inquieta e cupida alla cerca +del nuovo e del diverso; e la mole enorme delle +impressioni d’arte, accumulate nel cervello di noi +moderni, rende più frequenti le combinazioni +elettriche e le parvenze di novità, che un soffio +compone e un altro discompone. Intanto par +d’essere nel regno della ballata tedesca: <i>I morti +corrono!</i> Quante fronti che ieri nell’arringo +dell’arte si ergevano con piglio trionfale, vanno +oggi crucciate e dimesse! E ai trionfatori d’oggi +qual sorte è serbata per domani? +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Fortunato l’usignuolo! Il suo canto invariato +passò i secoli, arrivando sempre dolce e gradito +all’orecchio degli ascoltatori. +</p> + +<p> +«Tu sei giunto, o pellegrino, su questo sacro +colle fiorente d’ulivi, e alimentatore di cavalli. +Di qui s’ode l’usignuolo soavemente lamentarsi +nelle valli ombrose»... Sono passate migliaia +d’anni dal giorno in cui i vecchi di Colono con +queste parole salutavano Epidio cieco e ramingo: +altre migliaia di anni passeranno ancora, e avverrà +sempre che una semplice progressione di +note flautate e un rapido gorgheggio fermino di +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +notte a mezza strada il viandante, immemore +dell’ora tarda, o chiamino rapidamente alla finestra +la fanciulla mezzo spogliata, incurante della +umida brezza notturna. Frattanto intere cataste +d’istrumenti musicali inventati dall’uomo hanno +avuto tempo d’andare in disuso. Che n’è delle note +che placarono Saul, delle patrie canzoni che fecero +piangere Attila di tenerezza, delle melodie +di Casella che innamorarono Dante Alighieri? +</p> + +<p> +L’usignuolo nel silenzio ascoltante della natura +seguita ad essere il cantore prediletto della foresta; +e non vi ha dotto poeta che non fosse +pronto a dare tutto il suo greco e tutto il suo +latino, per tradurre in una strofa sola ciò che +egli dice alla notte e alla luna. E se noi potessimo +penetrare la intima essenza delle cose, credo +che scopriremmo non essere governata da diversa +legge la vera bellezza effusiva che durevolmente +ci viene dalle grandi opere d’arte. +</p> + +<p> +Di fatti, a raccogliere bene nel fondo dell’anima +nostra ciò che proprio costituisce la singolare +potenza di un grande artista, per esempio +un poeta come Omero, un pittore come Raffaello, +un melodista come Bellini, e a poco a +poco eliminando tutto quello che è in lui di generico, +di collettivo ed impersonale, all’ultimo +che rimane? Un <i>incognito indistinto</i> che non +troviamo parole ad esprimere e che vagamente +vorremmo significare con un gesto della mano, +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +un cenno del capo, una esclamazione... Salirono +le alte cime dell’ideale, scrutarono con penetrazione +insolita il libro della natura e furono a +ragione salutati spiriti magni; ma l’argomento +della loro grandezza è tutto in un fatto semplicissimo: +il quale consiste nell’aver essi fatta +vibrare una nota nuova nell’ime corde dell’essere +e con quella generato in noi una nuova +sensazione della vita. Nel linguaggio dell’arte +potrà poi chiamarsi la «sensazione omerica» +la «sensazione raffaellesca» la «sensazione +belliniana» e via dicendo. E questa piccola frase +sarà alle loro glorie monumento assai più durevole +e splendido di quelli in marmo e in bronzo +eretti loro dai mecenati o decretati dai governi +e dai popoli. +</p> + +<p> +Fuori di quest’àmbito misterioso abbiamo la +mediocrità, fin che vi piace aurea e invidiata: +dei quadri che durano a piacere dieci anni, delle +<i>arie</i> che per dieci mesi fanno la delizia di tutte +le platee, e dei poeti che sono alla moda per +una stagione di bagni. Fortunato l’usignuolo!... +</p> + +<p> +Che è? Io e l’amico dobbiamo a un tratto +mutare l’ascoltazione piacevole in un delizioso +rapimento. Non ci eravamo ancora accorti del +primo sorgere dell’alba; ma egli l’usignolo dalla +sua frasca aveva certo veduto comparire all’orizzonte +le prime tinte rosate e crocee, e sfumare +nell’azzurro perlato del cielo. E’ salutava il giorno +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +nascente. Non erano più le note sospirose e i +tenui trilli soavemente modulati, ma un impeto +di canto meraviglioso ora disteso, ora fiorito, +con gorgheggi a salti, a scale, a note picchiettate +con passaggi nuovi, strani, inattesi, con +volate di un ardimento e d’un lirismo indescrivibile. +Si sarebbe detto che l’usignuolo voleva +epilogare il suo lungo canto notturno gittando +incontro alla bella aurora uno sprazzo di rugiada +melodiosa. — Di fatti dopo breve tempo cessò +ad un punto il canto e volò via. +</p> + +<p> +O nobili amanti di Verona, voi eravate molto +inesperti del linguaggio degli uccelli! — La povera +allodola deve ad essi gratitudine eterna, +perchè presero argomento a un dolce indugio +d’amore, confondendo il suo canto con quello +dell’usignuolo... Ma forse i due innamorati giovinetti +non erano pienamente in buona fede, per +ragioni scusabili e invidiabili. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +<span class="smcap">Fine.</span> +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td><i>Coi Sordini</i></td> <td class="pag"><a href="#sordini">Pag. 6</a></td> + </tr> + <tr> + <td><i>Occhi Accusatori</i></td> <td class="pag"><a href="#occhi">27</a></td> + </tr> + <tr> + <td><i>In Casa dell’Amico</i></td> <td class="pag"><a href="#incasa">41</a></td> + </tr> + <tr> + <td><i>Cantores!</i></td> <td class="pag"><a href="#cantores">57</a></td> + </tr> + <tr> + <td><i>Primo Ricordo</i></td> <td class="pag"><a href="#ricordo">69</a></td> + </tr> + <tr> + <td><i>In Repubblica</i></td> <td class="pag"><a href="#repubblica">77</a></td> + </tr> + <tr> + <td><i>Dopo Dieci Anni</i></td> <td class="pag"><a href="#dieci">93</a></td> + </tr> + <tr> + <td><i>Nella “Montagnola„</i></td> <td class="pag"><a href="#montagnola">105</a></td> + </tr> +</table> +<hr> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75714 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/75714-h/images/cover.jpg b/75714-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..f26dfa8 --- /dev/null +++ b/75714-h/images/cover.jpg |
