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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75714 ***
+
+
+ ENRICO PANZACCHI
+
+
+ RACCONTI INCREDIBILI
+
+ E CREDIBILI
+
+
+
+ ROMA
+ STABILIMENTO TIPOGRAFICO E. PERINO
+ 62 — Vicolo Sciarra — 62
+ 1885
+
+
+
+
+ Proprietà Letteraria
+
+
+
+
+COI SORDINI
+
+
+Accadde ben presto ciò che il vecchio Petronio aveva preveduto e
+temuto; e, caldo ancora del rabbuffo che aveva toccato dalla signora
+contessa, entrò nella stanza del giovinotto.
+
+— Mio caro, non sono io stato indovino? Il vostro strumento mi tira
+addosso de’ guai. Scendo adesso dal quartiere della signora che m’ha
+parlato chiaro, o smettere di sonare o uscir subito da questa casa.
+
+Il giovine prima terminò la sua frase melodica, posò l’arco attraverso
+il leggìo, il violino sulle sue ginocchia, poi guardò il vecchio
+portiere col viso costernato, come chi è tolto bruscamente da pensieri
+piacevoli.
+
+— Uscire da questa casa, voi dite? O dove volete ch’io vada?
+Aspetterete almeno, m’immagino, che arrivi la fine del mese. E intanto
+pretendereste voi altri ch’io non sonassi più? È impossibile!
+
+E tolto l’arco e il violino, ricominciò la frase di prima, socchiudendo
+gli occhi per gustarla meglio. Il portiere allora si mise a girare per
+la stanza, a battere i piedi, a sbuffare, a bestemmiare. Il giovine si
+scosse:
+
+— C’è bisogno di bestemmiare! Certo io non patirò che, per causa mia,
+voi andiate incontro a de’ guai; ma, d’altra parte, io ho bisogno di
+studiare e non posso mica andare a sonar il violino nella Montagnola...
+Vediamo di rimediare alla meglio.
+
+E alzatosi, trasse dal cassetto del tavolo un gingillo d’ebano che
+adattò alle corde dello strumento, inforcandolo e premendolo molto
+sul _ponticello_: poi diede un’arcata lunga e vigorosa che, alla
+prima, fece al vecchio stendere in avanti tutte due le mani come per
+impedire che quel suono, così maledettamente vibrato, si diffondesse
+e scappasse fuori dalla finestra e salisse in alto a suscitare nuovi
+sdegni. Invece, con sua meraviglia, il portiere non intese più uscire
+dallo strumento che un suono, o, meglio, un gemitio velato, ottuso,
+tenuissimo che moriva, dopo avere appena vissuto, nel breve spazio
+della cameretta.
+
+— Va bene così? — chiese sorridendo il giovine, dopo aver durato un
+poco a segare con l’archetto sulla corda. Il portiere, col viso tutto
+contento, senza dir parola ma facendo di gran segni d’assenso col capo,
+uscì dalla stanza e chiuse l’uscio.
+
+ *
+ * *
+
+Però il giovine fu preso da una grande melanconia: e rimase un pezzo
+fermo, la testa appoggiata sul leggìo, tenendo l’archetto e il violino
+con le braccia penzoloni. La sua mente usciva da quelle quattro pareti
+silenziose e saliva in alto. Ma adesso era sola e non l’accompagnava
+più un’onda di suoni che entravano per le grandi finestre e andavano a
+volteggiare lassù in quel quartiere signorile e misterioso ch’egli non
+aveva mai visto ma del quale tante volte aveva fantasticato...
+
+Perchè bisogna sapere che in quel palazzone antico, taciturno e chiuso,
+in cui non si vedeva entrare che qualche vecchio e qualche prete; in
+quel palazzone, in cui fin le cameriere parlavano poco e a bassa voce
+e i servitori pareva che camminassero in punta di piedi, la contessa
+bigotta e settuagenaria viveva con una nipote che aveva appena toccati
+i sedici anni. Il padre e la madre di questa erano morti quand’era
+ancora bambina, e anch’essa, a vederla così pallida ed esile, così
+scema d’ogni vivacità e d’ogni calore di giovinezza, dava ben poca
+speranza che potesse vivere lungamente. Che malattia aveva? Ogni
+settimana veniva in casa un medico celebre per la cura delle malattie
+nervose, ma parlava poco e vagamente del male; non scriveva quasi
+mai alcuna ricetta, e si fermava ad alcune prescrizioni igieniche, a
+qualche consiglio intorno al modo di vita, che si riferiva piuttosto al
+morale che al fisico della ragazza.
+
+Il giovine s’era innamorato di lei: ma a spiegare il come, egli per
+primo sarebbe stato molto imbrogliato. Appena l’aveva vista qualche
+volta un momento, essendosi trovato, per caso, nell’androne del palazzo
+mentre la carrozza usciva. Aveva visti i suoi occhi grandi e fissi,
+raggianti nel pallore del visino bianco e delicatamente profilato; e
+sopra quegli occhi e quel visino una massa di capelli biondi più che il
+grano maturo, diffusi intorno al capo come un’aureola vaporosa. Altro:
+e glie n’era rimasto nell’animo come una impronta di visione bella
+e triste, che gli dava, ripensandola, una dolcezza ed un accoramento
+indicibili.
+
+E nella sua camera chiusa non si sentiva più solo. Quella fanciulla
+era vicina a lui nel piano superiore, sopra il suo capo: la sentiva
+vivere con lui, le pareva di respirare con essa. Andava agitando nel
+cervello dei sogni magnifici, strani, pietosi, inverosimili. Gli pareva
+d’essere predestinato ad una pia impresa di liberazione, come gli eroi
+delle leggende wagneriane; e quando la sua mente correva al premio, non
+sapeva immaginarlo altrimenti che vedendo sè inginocchiato dinanzi a
+quella sottile figura di bambina bionda, che si chinava sopra di lui e
+gli posava, leggero leggero, un bacio sulla fronte...
+
+Quando prendeva il violino e stava delle lunghe ore dinanzi al leggìo,
+il suo sonare da prima era come un balbettìo musicale incerto e timido,
+poi era una prova meno imperfetta, a periodi più lunghi e con qualche
+ripresa nei passi più importanti, a fine d’impadronirsene per bene;
+da ultimo, sicuro del fatto suo, il giovine violinista riattaccava ed
+eseguiva di seguito il suo pezzo intiero con tutta quanta la forza
+e la maestria di cui aveva saputo rendersi capace. E allora, mentre
+gli occhi parevano intenti alle pagine, l’anima sua saliva coi suoni,
+andava su al piano nobile, in cerca di lei, la trovava e si compiaceva
+ad avvolgerla devotamente come in una nube di suoni... Dopo quelle
+peregrinazioni fantastiche il giovine si raccoglieva in se stesso
+stanco e soddisfatto e con una vaga persuasione che quel suo messaggio
+musicale non era andato sperso nel vuoto, ma era arrivato a lei ed era
+stato bene accetto.
+
+Donde traeva egli quella persuasione?
+
+Qualche volta si metteva alla finestra che dava nel grande cortile
+interno del palazzo. Era un bellissimo cortile, fabbricato parecchio
+tempo dopo la facciata del vecchio edifizio, nei primi anni del secolo
+decimosesto. Al di sopra del vasto portico marmoreo si lanciava una
+galleria ariosa e allegra delle sue svelte colonne d’ordine corinzio,
+e sopra la galleria girava un fregio di lavoro così fine ed elegante,
+che la tradizione volle attribuirlo a Francesco Francia, l’orefice. Il
+giovine guardava lungamente d’intorno e in alto. Pareva un curioso che
+aspettasse, e il cuore gli batteva forte. Qualche volta perfino se lo
+sentiva come salire palpitando verso la gola. Ma il cortile era sempre
+solenne e silenzioso, la galleria sempre allegra e vuota, e il bel
+fregio del Francia pioveva dall’alto un sentimento di bellezza pura,
+fredda e inaccessibile. Del resto non un volto o una voce o altro segno
+qualunque. Il giovine si ritraeva dalla finestra col viso triste; ma
+nell’intimo suo non rimaneva a lungo senza conforto, perchè pensava che
+i suoni del suo strumento erano saliti in alto, e un animo gli diceva
+che essa li aveva ascoltati.
+
+E prendeva coraggio e sonava ancora.
+
+ *
+ * *
+
+Ma d’ora innanzi non più. Quei pesanti sordini rendevano il suo
+violino quasi muto; ed egli lo guardava con aria scorata, come se fosse
+diventato un arnese inutile fra le sue mani. Quando svogliatamente si
+rimise a sonare, da prima gli pareva d’essere come in uno di questi
+sogni, allorchè noi con la volontà e con le membra ci sforziamo a fare
+una cosa e l’effetto non corrisponde. Ma, continuando attentissimi nel
+lavoro, a poco a poco i sensi del violinista si acconciarono ad una
+curiosa metamorfosi. Quelle note esili e lamentose che in principio
+pareva che uscissero a stento, un momento appena, fuor delle corde
+soffocate dal peso dei sordini, ecco che ora non solo si ripetevano
+nel suo cervello, ma vi si compievano riguadagnando a grado a grado
+la sonorità, il timbro, l’espansione di prima! Il giovine si riebbe
+dal suo avvilimento e si sentiva invadere da una letizia profonda.
+Ecco che egli riaveva ad una ad una le sue note, le sue belle note
+che aveva piante quasi per morte! Ora esse echeggiavano novellamente
+nella sensibilità del suo apparecchio acustico, e poteva vibrarle a suo
+piacimento ingrossandole, assottigliandole, stemperandole per tutte le
+sfumature del colorito musicale, atteggiandole a tutte le intenzioni,
+le carezze e i capricci del suo gusto d’esecutore!
+
+E la sua mente riprese subito con gioia l’usato costume di tradurre la
+musica in un linguaggio d’amore rivolto alla bionda creatura del piano
+nobile. Il suo linguaggio divenne anzi, in quella seconda prova, più
+fantastico, più intenso, più ardente. Le note e le frasi vaporavano
+come una colonna d’incenso dall’anima sua: o meglio era la sua stessa
+anima che pareva dissolversi in esse e salire. Talvolta il giovine a
+un tratto interrompeva il suono e rimaneva alcun tempo con la testa
+voltata in su verso il soffitto ascoltando, aspettando...
+
+Un giorno, verso l’imbrunire, stava ripassando una riduzione per
+violino della settima sinfonia di Beethoven. Terminato l’_andante_ e
+lo _scherzo_ egli incominciava l’_adagio_, che è un pezzo così bello
+di strana e potente bellezza, nel quale par d’indovinare l’invocazione
+d’un mondo invisibile fatta da un’anima che tutte le cose di questa
+vita hanno amareggiata e disillusa. Arrivato circa a due terzi
+dell’_adagio_, il giovine staccava lentamente i quarti di una battuta
+d’aspetto, quando, d’improvviso, balzò in piedi e recò una mano
+alla fronte, rimanendo con tutta la persona in un atteggiamento di
+ascoltazione attentissima. Infatti, nel silenzio, si sentiva la voce
+di un pianoforte, sommessa per la lontananza, che ripeteva l’_adagio_
+della settima sinfonia. Il giovane corse a spalancare la finestra
+e sentì che la voce del pianoforte continuava più sensibile. Veniva
+dal piano superiore e si spandeva pel cortile deserto. Arrivata alla
+battuta d’aspetto, la voce si tacque; allora il violinista si rimise al
+leggìo ed eseguì, con mano tremante, tutto l’_adagio_ fino in fondo; e
+il pianoforte non tardò a seguirlo, terminando qualche battuta dopo di
+lui.
+
+Il giovine era indicibilmente commosso, ma non aveva l’aria d’essere
+sorpreso.
+
+ *
+ * *
+
+La misteriosa corrispondenza dei suoni continuò. Per la gente che
+abitava il palazzo, e che non udiva altro suono che quello del
+pianoforte, il fatto fu accolto come un lieto segnale della migliorata
+salute della fanciulla. Per il giovine pareva l’ultimo termine de’
+suoi desiderii e non cercava altro. Si chiudeva nella sua stanza e
+vi rimaneva tutto il tempo che avea disponibile, sonando Beethoven e
+aspettando la risposta. Questa gli veniva quasi sempre verso sera, e
+consisteva in uno dei pezzi eseguiti dal violinista lungo la giornata;
+il pezzo che a lui era parso più appassionato degli altri e in cui egli
+aveva messo più sentimento di adorazione e più forza di desiderio.
+
+E la relazione dei due giovani rimase là; in tutto il rimanente la
+stessa separazione inalterabile; non un biglietto, nè un cenno, nè un
+saluto; mai nulla.
+
+D’altra parte il violinista avea bisogno, per vivere, d’esercitare la
+sua professione. Andava per le case a dar qualche lezione, mal pagata,
+e sonava nelle chiese.
+
+Quando giunse l’autunno, fu scritturato nell’orchestra del Comunale.
+Soltanto due volte vide la fanciulla nel suo palco di famiglia,
+in second’ordine: sempre col visino pallido e l’aria sofferente e
+malinconiosa. Mostrava di non accorgersi quasi affatto delle persone
+che venivano in palco e d’essere attentissima alla musica. Tutte due le
+volte i suoi occhi, un momento, si volsero all’orchestra e fissarono
+il giovine violinista che tremava nella sua sedia sotto quello
+sguardo pieno di luce; poi li ritraeva lentamente, dolcemente, con una
+espressione di rinuncia rassegnata e triste. Al domani, il linguaggio
+del pianoforte parve al giovine più lungo e più appassionato.
+
+Verso la metà di carnevale egli accettò di essere direttore d’una
+piccola orchestra per due balli che la marchesa X** avrebbe dati,
+invitando specialmente le amiche di sua figlia uscita di poco dal
+collegio. Abbisognava un vestito nero col _frak_, ma egli, poveretto,
+non lo aveva. Allora mise in mezzo il vecchio portiere, il quale la
+sera del primo ballo, gli portò in camera un vestito completo «da
+società», comprato con poche lire. Il _frak_ era molto lungo per la
+statura del giovane, ma il vestito, nel suo insieme, poteva passare.
+Egli si annodò con cura la cravatta bianca, prese sotto il braccio il
+suo violino chiuso nella busta, e andò.
+
+Gli avevano preparato uno sgabello su cui sovrastava alquanto alla
+piccola orchestra e dominava la sala, rimanendo assai bene in vista.
+L’appartamento era pieno di luce e fragrante di fiori. Nella sala
+grande, verso le dieci ore, erano già adunate molte signorine delle
+famiglie più ricche e aristocratiche della città. Alcune potevano dirsi
+ancora delle bimbe.
+
+La voglia di ballare era in tutte grandissima. — Verso le undici il
+ballo era molto bene incamminato, e già alle ragazzine cominciava a
+mescolarsi qualche mamma elegante. Il direttore della piccola orchestra
+eseguiva _valtzer_ e _polke_, le migliori del repertorio in voga.
+Dirigeva e sonava, facendo spiccare briosamente, nel concerto la bella
+voce del suo Guarnieri. La contessina R*** fece notare alle sue amiche
+che avevano per direttore d’orchestra un bel giovane bruno: le ragazze
+lo guardarono un poco con simpatia ma poi risero del suo abito troppo
+lungo.
+
+A un tratto, si propagò per la sala un moto di curiosità, e molti occhi
+si volsero verso una delle porte d’ingresso.
+
+— Hanno fatto il miracolo! — disse al vicino una vecchia signora: una
+giovinettina, alzandosi in punta di piedi, aggiunse: — Ecco finalmente,
+la principessa invisibile! — Il direttore d’orchestra impallidì.
+
+Intanto al braccio del padrone di casa, appariva la signorina del
+vecchio palazzo. Alta, sottile, nel suo abito bianco, col suo incedere
+lento e gli sguardi raccolti, pareva che entrasse non a una festa di
+ballo, ma in chiesa. Gli uomini, per la massima parte, la giudicarono
+distintamente bella.
+
+Dopo alcuni minuti le fu presentato un bel giovine, di maniere assai
+eleganti, e si mise a ballare con lui, che, finiti i giri di _valtzer_,
+le si sedette vicino, studiandosi a farla parlare. Non era facile, ma
+di tanto in tanto riusciva; e riuscì anche a farla sorridere.
+
+Aveva essa avvertita la presenza del violinista? Sì: egli n’era
+convinto, lo sentiva.
+
+Perchè dunque essa non gli volgeva gli occhi, mai?
+
+Egli sentì uno spasimo nuovo, orrendo, e delle idee strane gli
+salivano, come vampe, al cervello. Avrebbe voluto interrompere a
+un tratto la suonata e sparire; gli veniva la voglia di sbattere il
+violino contro il leggìo; di saltare, dal suo alto sgabello, in mezzo
+alla sala... Ma intanto il ballo procedeva inesorabilmente e a lui
+toccava di sonare. E sonava, sonava. La sua testa grondava di sudore
+e dei momenti pareva che il braccio e le dita gli si irrigidissero,
+mentre, agonizzando di desiderio, aspettava sempre una occhiata che non
+arrivava mai.
+
+Venne ancora la volta di sonare un _valtzer_. Era un _valtzer_ di
+Giovanni Strauss, a fondo molto malinconico; uno di quelli che Giorgio
+Sand disse nati da un lungo amplesso del dolore e della letizia. La
+bianca giovinetta lo ballava col suo solito cavaliere e pareva che gli
+s’abbandonasse fra le braccia. Intanto il violino del direttore cantava
+con una voce così sorprendente che il resto della piccola orchestra era
+come ridotto a mezza voce. Gli astanti dovettero per forza occuparsi
+di questo straordinario esecutore di balli, e guardarono il giovane
+che, ritto sullo sgabello e pallido come un morto, dava dentro al suo
+violino con delle arcate superbe.
+
+Guardavano tutti, ma la giovinetta non guardava. Se non che, verso
+la fine del _valtzer_, mentre il ritmo incalzava, mentre la voce
+nervosa del primo violino pareva che tentasse di lanciarsi a sonorità
+impossibili, nel silenzio della sala, sul fruscìo strisciato e
+cadenzato dei piedi, s’intese uno strappo secco; il cantino dello
+strumento si era spezzato. La giovinetta, a quel punto, diede un
+tremito per tutto il corpo, si fermò in tronco, e fissò i grandi occhi
+sul violinista....
+
+Il suo cavaliere la condusse alla sua sedia, ed ella disse di non
+sentirsi bene. Di lì a un quarto d’ora aveva abbandonato la festa.
+
+La quale, non ostante, continuò in piena allegria. Al tocco cominciò il
+_cotillon_ e alle tre il ballo era finito. Il direttore d’orchestra, a
+malgrado de’ complimenti e degli inviti, non volle rimanere a cena con
+gli altri sonatori, pretestando il sonno e la fatica. Chiuso nel suo
+pastrano e tremando pel freddo egli girò, a caso, per le strade deserte
+e rientrò nel palazzo dopo le quattro. Giunto nella sua camera gittò il
+violino sul letto e si mise alla finestra.
+
+La notte era fredda e serena, con la luna che volta al tramonto,
+illuminava tuttavia un pezzo del cortile e della galleria, lasciando il
+resto nell’ombra fitta. Il giovane, coi gomiti sul davanzale e la testa
+fra le mani, guardava nel cortile e piangeva delle lagrime silenziose.
+
+ *
+ * *
+
+Rimase a quel modo circa mezz’ora, quando fu scosso da un lieve rumore
+di passi che partiva di su dalla galleria. Fosse un servo? No, era
+ancora troppo presto... Il giovine guardava senza battere palpebra.
+Il suono dei passi s’andava avvicinando. A un tratto, ai piedi
+dello scalone che metteva nel porticato, vide una figura bianca che
+lentamente avanzava. Dio, era lei!
+
+La giovinetta usciva di sotto il portico e si incamminava pel cortile.
+Attraversata la parte di ombra, ella apparve nella piena luce lunare,
+vestita ancora del suo abito da ballo. Avanzava con passo sicuro,
+mostrando che si dirigeva all’uscio del portiere.
+
+Il giovane lasciò la finestra, attraversò in punta di piedi la sua
+camera, un breve corridoio, la stanza d’ingresso, ed aprì. La luce
+entrò nel buio ambiente, e dopo qualche secondo entrò la giovinetta.
+Alla prima egli volle prenderle tutte due le mani, ma subito rimase
+interdetto vedendo ch’essa aveva gli occhi chiusi. Aveva gli occhi
+chiusi e sorrideva, col volto triste, pallidissima.
+
+E con quella voce ch’egli non aveva mai intesa gli disse: — Sono venuta
+a dirti addio e per sempre... Tu hai sofferto molto questa notte, non
+è vero? Io lo sentivo bene, ma sentivo anche di non poter nulla altro
+che soffrire con te... Il nostro amore è come un filo tenue gettato
+attraverso un grande abisso. Che ci posso io? Che ci puoi tu? La natura
+si compiace talvolta a combinare di queste cose assurde...
+
+Accompagnò quest’ultima parola con un gesto di rassegnazione stanca; e
+proseguì, sorridendo.
+
+— Questa notte sei stato geloso!... Il tuo cuore, difatti, era un poco
+indovino, perchè essi pensano a far di quel giovine il mio fidanzato...
+Povera gente!... Lo so io quali nozze mi aspettano! Sento che fra pochi
+mesi io sarò morta...
+
+Il giovine ruppe in un gran singhiozzo, e cadde in ginocchio dinanzi
+alla fanciulla, mormorando: — Adriana! — La bianca veste profumata
+della fanciulla toccava quasi il suo volto.
+
+— Sai tu dirmi — ella seguitò — quanti germi di vita uccida l’inverno
+nel grembo oscuro della terra? E quanti fiori il vento di marzo faccia
+cadere morti dagli alberi?... È la legge, mio caro, ed io mi sono già
+rassegnata... Ora sono venuta per dirti addio e per esprimerti il mio
+volere, certo che tu lo eseguirai.
+
+— A costo della mia vita, io lo eseguirò. Te lo giuro...
+
+— Ebbene parti da Bologna. Parti presto e vai lontano, più lontano
+che potrai. A che rimarresti? Ad aumentare le mie e le tue sofferenze?
+Parti; me lo hai giurato.
+
+E intanto inoltrò le braccia nude e posò le mani sulle spalle del
+giovine.
+
+— Poc’anzi mi hai chiamata col mio nome. Io invece non conosco ancora
+il tuo... Non dirmelo!... Quello che t’ho dato io nel mio cuore è tanto
+bello! E non voglio saperne altro; e con quello io voglio pensare a
+te fino alla morte... e anche dopo. Addio. Non ti raccomando la mia
+memoria, perchè sono certa che tu penserai a me fino che vivrai su
+questa terra; e anche dopo. Ci siamo amati perchè così volle il nostro
+destino: e potemmo esprimere il nostro amore con un divino linguaggio,
+noto solamente a noi due. Non ti rendere mai indegno di questi santi
+ricordi. Addio! Parti.
+
+E il giovine inginocchiato, attraverso le lagrime, vide contro la luna
+la figura della giovinetta abbassarsi ancora un poco; e sentì sulla
+fronte, leggero leggero, il bacio della sua bocca... Poi la figura
+si raddrizzò con un gesto energico, si volse alla porta ed uscì. Egli
+la vide attraversare il cortile, entrare sotto il portico e dileguare
+nello scalone senza mai voltarsi. Fermo sull’uscio sperò di vederla,
+di udirla forse ancora dalla galleria; ma non sentì che il rumore
+lieve de’ suoi passi perdersi nel silenzio, mentre nell’aria fredda
+apparivano i primi colori dell’alba...
+
+Dopo una settimana il violinista era di partenza, avendo accettata
+scrittura per il teatro di Corfù.
+
+
+
+
+OCCHI ACCUSATORI
+
+
+Al signore della rocca erano giunte notizie gravi ed ordini precisi. —
+A Bologna, per volontà di Sisto V, avevano già strangolato in carcere,
+con un bel cordone di velluto rosso, il conte Giovanni Pepoli; parecchi
+de’ suoi seguaci e complici erano stati anch’essi strangolati, senza
+nemmeno l’onore del cordone di velluto; altri erravano fuggiaschi per
+le montagne dell’Appennino, ma li inseguiva l’ira del terribile papa e
+poca speranza di scampo avevano. A lui, il conte, salva la vita e gli
+averi; ma doveva andare subito a Roma a chieder perdono e fare atto di
+umile sudditanza, prostrato a’ piedi santissimi del pontefice.
+
+Non era il caso d’esitare e bisognava partir subito.
+
+La contessa sarebbe dunque rimasta sola nel castello. A esporre la
+sua delicata giovinezza ai disagi e ai pericoli del lungo viaggio in
+quella cruda invernata, nemmeno si poteva pensare. — Il conte andava
+corrugando le sopracciglia nere e si metteva spesso una mano nei
+capelli grigi perchè un brutto pensiero gli passava per la mente. Ma il
+giorno innanzi la partenza tenne un lungo e segreto colloquio con una
+sua zia, fiera vecchia di ottant’anni; poi fece schierare nella gran
+sala, al cospetto d’entrambi, tutta la gente del castello. Alla gente
+egli rivolse discorso breve, ma con quell’accento di comando insieme
+e di minaccia, al quale non si era mai osato resistere neppure con
+un moto dell’animo: ogni potere durante la sua assenza, passava nella
+vecchia contessa; legge assoluta per _tutti_, dal più alto al più umile
+abitatore della rocca, la sua sovrana volontà; e guai all’autore della
+più piccola trasgressione!
+
+L’indomani il conte partì. Gli addii della giovane sposa furono
+tenerissimi, ma senza lagrime.
+
+ *
+ * *
+
+Era venuto l’amore: l’amore negato a lei giovinetta nel freddo
+isolamento della vita claustrale; l’amore desiderio vago e timida
+speranza appena intravvista e subito distrutta, quando la famiglia
+toltala dal convento, la mise tra le braccia del conte, che poteva
+essere suo padre.
+
+Invece il giovane conte degli Alidosi aveva quattro anni meno di lei e
+non era che suo lontano parente da parte del marito. Quando pei rovesci
+di quella potente casata, il padre fu costretto a mandarlo al castello
+dell’amico perchè vi crescesse sicuro e vi fosse educato da cavaliere,
+Oliverotto degli Alidosi era poco più che un ragazzo mal fermo in
+salute, timido e come spaurito della vita che s’era aperta a lui in
+mezzo a dolori e terrori di tragedie domestiche. — Parlava di rado e
+male; solo qualche volta dai suoi occhi nerissimi pareva lampeggiasse
+intensa la vitalità della fiera schiatta da cui era nato.
+
+La dolce castellana raccolse da prima su quel taciturno fanciullo le
+cure e gli affetti della maternità, che altrimenti non le era stato
+concesso d’espandere. E vide fiorire la sua salute e le sue membra
+fortificarsi, e da quella triste puerizia uscire rapidamente la
+giovinezza ingegnosa, forte e leggiadra. — Una volta tornando insieme
+al conte da una caccia sull’Appennino pistoiese che li aveva tenuti
+fuori parecchi giorni, Oliverotto, vista la bella contessa che li
+aspettava nell’angusto cortile del castello, gittò l’arme a un servo,
+corse a lei e la baciò; poi rimase lì interdetto e turbato vedendo
+che la bella dama arrossiva, e sentendosi anch’egli salire al volto un
+gran calore come di vampata improvvisa.... Cominciarono d’allora per
+il conte i corrugamenti delle ciglia e quel gesto di portare la mano
+ai capelli, mentre la sua mente, più sovente che non avesse voluto,
+pensava insieme alla contessa e al giovane ospite.
+
+Ma l’amore non istette per questo. Penetrò fiamma occulta, sottile e
+inavvertita, dentro quei due giovani petti, invadendoli rapidamente.
+Doventò casto sogno e ardente passione, prima che i due avessero avuto
+modo d’avvertirlo e di schermirsi. Essi s’amavano già d’amore e non
+lo sapevano; e quando lo seppero s’amarono con più violento abbandono,
+obliando, calpestando, sfidando ogni cosa.
+
+Ed erano appena alle prime dolcezze, quando arrivarono gli ordini che
+fecero partire il conte per Roma!
+
+ *
+ * *
+
+Cominciò allora per i due innamorati un supplizio indicibile. — In
+tutta la rocca e nei dintorni prese subito a dominare con volontà
+strana e terribile la vecchia zia del conte; la quale, sia che agisse
+per gli ordini avuti, sia che si compiacesse ad attuare un suo proprio
+disegno, circondò e afflisse i due giovani di vigilanze così minute,
+severe e continue che ogni più viva e gelosa immaginazione ne sarebbe
+rimasta superata. La vecchia pareva ritornata indietro di vent’anni.
+Non era più nè impedita nell’andare, nè miope, nè sorda; si trovava
+sempre in ogni luogo dove la sua ingegnosa sorveglianza la richiedesse;
+e dormiva con un occhio solo, se pure è vero ch’ella dormisse là
+in quel suo lettuccio che s’era fatto portare vicino all’uscio
+della stanza da letto della contessa. Con questa poi adoperava ogni
+gentilezza più compita e col giovane anche; ma nelle ventiquattro ore
+del giorno mai un minuto secondo nel quale i due potessero trovarsi
+soli a cambiarsi una parola, a stringersi la mano di furto....
+
+Tormento siracusano: e tanto più atroce perchè i due innamorati, in
+udire della prossima partenza del conte s’erano naturalmente lasciati
+andare ad ogni sorta d’immaginazioni dilettose. Quella inattesa
+contrarietà pareva a loro una durezza ingiusta del destino a cui si
+rivoltavano, egli con le imprecazioni ed essa con le lagrime. Vane
+lagrime e vane imprecazioni. La vecchia era sempre al suo posto, e
+tutti nella rocca con una esattezza implacabile secondavano il suo
+volere.
+
+Sulle prime Oliverotto non si diede per vinto e cercò di rompere
+qualche maglia a quella perfida e fitta rete di sorveglianze e di
+spionaggi che d’ogni parte li involgeva; ma ogni suo tentativo, per
+audace o astuto che fosse, riuscì inutile. — Una notte, guardando
+dalla finestra, credè d’accorgersi che non gli facevano la solita
+guardia. Scese nel fossato della rocca, esplorò bene intorno: nessuno.
+Alzò gli occhi alla finestra della stanza ove dormiva la contessa e
+vide splendervi il lume. Allora si sentì tutto invadere dalla brama
+di salire in qualunque modo fino a quella finestra, chiamare la sua
+donna, parlarle delle sue pene e cogliere attraverso la inferriata un
+suo bacio; sì uno, cento baci per calmare un poco la sete d’amore che
+dentro lo tormentava! — Credette il giovane che la forza del volere
+e il desiderio ardentissimo gli avrebbero conferita la snellezza
+rampicante d’uno scoiattolo; ma invece il salire, non fu senza grandi
+ostacoli e dolori. Saliva adagio adagio adoprando ogni sasso sporgente
+ed ogni crepaccio del vecchio muraglione; talvolta era costretto a
+fermarsi a lungo, talvolta a ridiscendere e studiare altra combinazione
+di cavità e di sporgenze. Più d’una lucertola, sentendo le dita che il
+giovane ficcava fra le pietre, usciva spaventata strisciandogli tra la
+faccia e il muro; una nottola, turbata anch’essa nel suo nascondiglio,
+gli volava d’intorno silenziosa. Man mano che s’approssimava al termine
+desiderato, crescevano gli ostacoli, l’incertezza, la smania disperata.
+Aveva le mani e i piedi sanguinanti e grondava di sudore freddo....
+Finalmente potè abbrancare una sbarra dell’inferriata e, fatto un
+ultimo sforzo, arrivò a tirarsi su di mezza persona contro la finestra;
+gittò innanzi lo sguardo e stava per sussurrare il nome della donna
+amata, quando s’accorse d’avere dinnanzi a sè, ritta, appoggiata al
+davanzale della finestra la vecchia contessa, che lo guardava immobile,
+con occhi severi...
+
+Poco mancò che Oliverotto non cascasse all’indietro nel fossato della
+rocca.
+
+ *
+ * *
+
+Unico conforto non conteso ai due innamorati era dunque vedersi e
+parlarsi in presenza d’altri; e in quello essi condensavano tutte le
+sollecitudini e cercavano d’acquetare o contenere alla meglio, tutti i
+desiderii. — Passavano le giornate lente, uniformi, uggiose. Oliverotto
+e la contessa ogni dì stavano lunghe ore seduti uno in faccia
+all’altra, essa istoriando coll’ago i pietosi fatti di Bradamante, egli
+fingendo di leggere qualche trattato dell’arte della guerra o qualche
+libro di cavalleria. La vecchia contessa o alcun altro della casa non
+mancavano mai.
+
+I due si parlavano di rado; invece si guardavano lungamente,
+intensamente deliziandosi e tormentandosi insieme con un linguaggio
+muto e infaticabile. — E gli occhi neri d’Oliverotto parea che,
+supplicando, chiedessero: fino a quando? E gli occhi azzurri della
+contessa non sapeano che rispondere chiedendo anch’essi: fino a quando?
+— Le quattro ardenti pupille stanche e mai sazie di quella amorosa
+tensione, di tanto in tanto tremavano, si inumidivano, pareva che si
+stemperassero in bagliori languidi e tristi.... Nelle serate lunghe
+dirimpetto al focolare gigantesco, mentre sugli alari bruciavano i
+vecchi faggi di Monte Venere e si udiva fuori lamentarsi il vento
+della notte, Oliverotto leggeva alla contessa qualche scena del _Pastor
+fido_:
+
+ Ben è soave cosa
+ Quel bacio che si prende
+ Da una vermiglia e delicata rosa
+ Di bella guancia; e pur ch’il vero intende
+ Come intendete voi,
+ Avventurosi amanti che il provate,
+ Dirà che quello è morto bacio a cui
+ La baciata beltà bacio non rende;
+ Ma i colpi di due labbra innamorate
+ Quando a ferir si va bocca con bocca.....
+
+La morbosa tenerezza di questo e somiglianti passi era come olio
+bollente sulla fiamma, al cuore dei due poveri giovani, gli occhi ora
+vivi e scintillanti, ora annuvolati, smarriti e depressi riprendevano
+quel loro ufficio di esprimere insieme e di esasperare il desiderio
+infelice.... E talvolta l’interno struggimento cresceva a tal segno che
+la contessa era costretta, avanti l’ora, di ritirarsi nelle sue stanze.
+— Oliverotto allora correva ansando sugli spalti a respirare l’aria
+gelata della notte, ad imprecare alle stelle, a tempestare indarno
+contro il suo avverso destino!
+
+In meno d’un mese i due amanti erano ridotti ad uno stato davvero
+compassionevole; e guardandoli nei visi consunti si sarebbe detto che
+sulla loro giovinezza stava passando un soffio di vecchiaia precoce. Ma
+tutto ciò era nulla rimpetto ad uno stranissimo fenomeno che nei loro
+occhi si veniva manifestando.
+
+ *
+ * *
+
+Non era, no, un inganno visivo della gente, ma un fatto che saltava
+agli occhi ogni giorno più.
+
+Le grandi pupille della contessa, che erano di un bellissimo azzurro
+oltremarino, sembrò da prima che un poco si annebbiassero smontando
+in una tinta meno dolce e meno pura. Poi quell’annebbiamento si rese
+sempre più opaco e crebbe e crebbe finchè fu necessario riconoscere
+ch’essa mutava in nero il colore degli occhi. Era forse effetto
+delle lagrime dirotte che l’infelice versava di continuo, invece di
+pigliar sonno? — Ma d’altra parte anche negli occhi di Oliverotto
+accadeva mutamento: le pupille nerissime e fiere cominciarono a
+temprarsi d’una luce più dolce e mansueta che adagio adagio le veniva
+come clarificando; poi apparvero striate qua e là di piccole vene
+azzurreggianti, le quali dilatandosi ogni giorno accennavano ad
+invadere presto tutto il campo dell’iride.....
+
+Che era avvenuto nell’intimo di quei due esseri? Con che forza di
+corrente misteriosa le due anime, incontrandosi solo e sempre per
+gli occhi, agli occhi avevano potuto imporre quella trasformazione,
+quello scambio portentoso? — La vecchia sorvegliatrice non fece motto e
+nemmeno diede segno d’essersi accorta di cosa alcuna; ma la gente della
+rocca guardava, tra stupita e atterrita, a quello che essa chiamava un
+nuovo miracolo d’amore. Non andò molto tempo e già per largo tratto di
+paese s’era sparsa la voce del fatto incredibile; e molti trassero al
+castello studiando qualche pretesto d’accertarsene cogli occhi proprii.
+— I due amanti sulle prime gustarono una strana e immensa voluttà
+contemplandosi così trasformati dalla potenza dei loro sguardi; si
+sentivano come più uniti nell’amore; vedevano nei loro occhi come un
+segno di predestinazione a unione più intima e durevole. Ma ben presto
+sopraggiunse il terrore ad agitare in vario senso le loro anime. Un
+giorno o l’altro sarebbe tornato il conte....
+
+La contessa nelle veglie interminabili meditava di sottrarsi colla
+morte alla propria vergogna, e a chi sa quale dura espiazione,
+quando il terribile marito l’avrebbe guardata negli occhi accusatori;
+Oliverotto dal canto suo, inspirandolo la passione e la disperazione,
+lavorava a un piano di fuga in cui era risoluto ad affrontare, con lei,
+ogni estremo cimento. Ma intanto ogni mattina ambedue pensavano con
+angoscia indicibile che in quel giorno stesso forse sarebbe giunto alla
+rocca l’annunzio di un prossimo ritorno!
+
+Invece una improvvisa serenità sopravvenne in quell’orizzonte così
+minaccioso. Un giorno sull’imbrunire bisognò calare il ponte e ricevere
+nella rocca, con le debite onoranze, un messo del Senato bolognese.
+Egli riferì il sunto di un dispaccio da Roma: Sisto V, sia che avesse
+chiamato a sè il conte per averlo più sicuro nelle mani, sia che in
+quel frattempo nuovi e più forti capi d’accuse si fossero scoperti
+contro di lui, appena giunto il conte a Roma, lo aveva fatto legare e
+chiudere in Castel Sant’Angelo e dopo breve processo strangolare. — La
+giustizia del sommo pontefice non andava oltre nel punire, mantenendo
+alla famiglia del ribelle beni, titoli e privilegi.
+
+ . . . . . . .
+
+
+
+
+IN CASA DELL’AMICO
+
+
+Dal salotto da pranzo, guardando per di sopra alla terrazza, fu prima
+la signora a vedere il fattorino del telegrafo, che saliva ansando per
+il viale ancora tutto invaso dal sole e sonava al cancello del villino.
+Il telegramma, portato subito dal giardiniere, diceva così:
+
+«_Abbisognami sua pronta risposta, circa arazzi. È arrivato negoziante
+milanese. Riparte domani sera._»
+
+— Ah! ecco che Shylok mi vuole stringere i panni addosso, — disse il
+marito incrociando la posata sul piatto. La signora, lasciata andare
+indietro la sua testa bruna e guardando il soffitto con aria indolente,
+mise una pausa in mezzo e replicò:
+
+— E tu attacca la tua voglia ad un arpione. Faremo senza degli
+arazzi....
+
+E mostrava sorridendo i denti bianchissimi.
+
+L’avvocato rimase un poco a guardare il telegramma spiegato sulla
+tavola e scosse il capo com’uomo a cui quel consiglio non andava. Poi
+con accento risoluto:
+
+— No. È già la seconda volta che quell’imbroglione di milanese mi passa
+davanti. Questa notte prenderò la corsa delle tre e andrò a Ferrara.
+
+— Bel gusto a fare una mala nottata! Telegrafa piuttosto le tue ultime
+condizioni; e vedrai che gli arazzi saranno per noi.
+
+A queste parole il marito posò sulla donna uno sguardo in cui trapelava
+l’intimo compiacimento suo. Ebbe un momento di esitazione, ma si
+raffermò subito nel primo proposito.
+
+— Chi vuole vada, mia cara. Quando tu sarai a letto, io scenderò in
+città. Passo al _club_ un paio d’ore; ceno magari, se mi vien voglia, e
+m’arriverà l’ora di prendere il treno senza ch’io me n’avveda. Farò una
+buona dormita domani: anzi conto, con questo caldo, che avrò finalmente
+una notte di refrigerio.
+
+Il caldo, di fatti, in quegli ultimi giorni di luglio, era grandissimo;
+e sebbene la sera fosse assai vicina, nella villa non si sentiva ancora
+spirare dalla collina un fiato di vento. La signora non rifiniva di
+mettere dei pezzi di ghiaccio nel suo bicchiere e nel bicchiere del
+marito.
+
+ *
+ * *
+
+Poco prima della mezzanotte, nel piccolissimo gruppo dei frequentatori
+estivi del _club_, si levò una esclamazione lieta di sorpresa quando
+l’avvocato fu visto entrare. Egli salutò tutti allegramente: anche il
+giovane conte Salerni, ch’egli non vedeva da qualche tempo. Dopo una
+partita all’_écarté_, ordinò da cena e mangiando espose agli amici la
+causa di quel suo trovarsi in città e al _club_ ad ora così insolita.
+
+Sonarono le due. La comitiva dei cinque o sei in breve si sciolse e
+rimasero l’avvocato e il Salerni, soli, seduti a un tavolino, l’uno in
+faccia all’altro. L’avvocato sorbiva lentamente il caffè e il conte gli
+offerse una sigaretta. Poi, il discorso essendo tornato sulla gita a
+Ferrara, il conte non esitò a dichiarare ch’egli la giudicava un passo
+falso.
+
+— Come, un passo falso?
+
+— Sicuro: anzi, una sciocchezza bella e buona. Ma dov’è la tua solita
+furberia? Io non me la spiego altrimenti che pensando a questo gran
+caldo che fa. Che diavolo? E non vedi che è tutto un gioco combinato
+tra il negoziante ferrarese e quello di Milano, che gli fa da compare?
+Se tu ora ti precipiti a Ferrara, caro mio, fai conoscere d’avere degli
+arazzi una voglia matta; ed essi, sta’ certo, ti leveranno la sete con
+l’acqua salata. Oh, molto salata!...
+
+L’avvocato con un gomito sul tavolino e l’indice della mano sulla
+fronte spaziosa stette alquanto in silenzio:
+
+— E d’altra parte, anche a non andare io corro un rischio. Un gioco
+combinato, tu dici?... Può essere benissimo. Ma se non fosse? Se, come
+mi è accaduto altra volta, il milanese dice davvero e compra? Io non
+voglio che gli arazzi mi scappino. Dopo averci tanto pensato su, sento
+che mi nascerebbe un albero nello stomaco, come si suol dire. Che
+vuoi farci? Ognuno ha le sue debolezze: e anche mia moglie, quantunque
+non lo dimostri, sono sicuro che sarebbe afflittissima se mi vedesse
+tornare a mani vuote... Pensiamo al modo....
+
+— Senti — disse allora il Salerni con l’accento più naturale di questo
+mondo — se non è domani, sarà doman l’altro che io andrò a Ferrara e di
+là al _Trombone_ a vedere un cavallo. Facciamo dunque così: prendo ora
+il treno di Ferrara e mi presento domani dal mercante a contrattare gli
+arazzi per conto mio. Tu non ti muovere e dimmi solo l’ultima cifra a
+cui vuoi arrivare col prezzo: vedrai che domani sera torno con la roba
+e t’avrò probabilmente anche risparmiato un paio di mille lire.
+
+— È una buona idea e ti ringrazio! — esclamò l’avvocato alzandosi in
+piedi.
+
+Mancava mezz’ora alla partenza, e i due amici usciti dal _club_
+s’incamminarono fumando verso la stazione.
+
+ *
+ * *
+
+I due amici passeggiavano sotto la tettoia dinanzi al treno pronto; e
+già la macchina mandava i primi fischi della partenza. A un tratto,
+l’avvocato si tastò in fretta con le mani le tasche dell’abito
+esclamando:
+
+— A proposito! O come faccio io ad andare a casa a quest’ora, che non
+ho la chiave?
+
+Il conte trasse subito fuori una chiavettina inglese, porgendola
+all’amico:
+
+— In dieci minuti sei a casa mia. Tu conosci il mio mezzanino. Dormirai
+tranquillissimo, perchè sono tutti in campagna. Domattina alle nove
+verrà la portinaia a svegliarti col caffè. Buona dormita!
+
+L’avvocato, per risposta, diede in una risata ed ebbe appena tempo
+di stringere la mano all’amico montato sul treno, che già si moveva
+lentamente.
+
+Quando uscì dalla stazione rideva ancora fra sè, tenendo fra le dita la
+chiave del mezzanino del conte Salerni. Era di buon umore. Gli piaceva
+d’aver accettato il parere dell’amico circa la gita a Ferrara, gli
+piaceva d’andar a dormire una notte in città, fuori di casa: incidente
+bizzarro che gli ricordava la sua vita di scapolo, che lo faceva
+rivivere nella sua lontana vita di studente.
+
+Però, a cercar bene in fondo all’animo dell’avvocato, si sarebbe visto
+che altra era la causa di tutto quel suo buon umore. Egli era geloso
+della moglie. La sua gelosia non era di quelle che dànno ogni giorno
+in manifestazioni minute, opprimenti, volgari; ma era una idea fissa,
+una preoccupazione acuta e costante, celata quasi sempre nell’animo con
+dignitoso riserbo, e per questo assai più dolorosa. Fra le cure di una
+vita molto affaccendata, in mezzo agli alto e basso de’ suoi affari,
+quell’uomo, in apparenza positivo e freddo, traeva le ragioni di tutto
+il suo benessere e di tutto il suo malessere da un fatto solo: la
+certezza che egli aveva o no dell’amore e della fedeltà di sua moglie.
+Il rimanente veniva sempre in seconda linea.
+
+Aveva avute, a intervalli, parecchie inquietudini vive. Da ultimo i
+suoi sospetti erano stati eccitati dal conte Salerni, che s’era messo
+a corteggiare molto assiduamente la signora ed essa, pur troppo, non
+gli aveva opposto quel contegno che disanima e stanca un uomo. Questa
+volta le male apparenze si erano prolungate e aggravate in modo che il
+marito, non potendone più, aveva espressi a lei con una certa violenza
+i suoi dubbi e il suo mal contento.
+
+Era la prima volta che le faceva una scena di questo genere.
+
+La moglie accolse le parole del marito con un misto di meraviglia,
+d’offesa e di sottomissione. Si tenne con lui molto seria per una
+settimana; ma anche gli dimostrò col fatto che le stavano a cuore il
+proprio buon nome e la quiete di lui. Il Salerni tornò in visita e fu
+accolto con amichevole ma fredda cortesia: una cavalcata che di lì a
+pochi giorni sarebbe fatta e in cui il Salerni doveva intervenire, fu
+con bel garbo disdetta dalla signora; la quale, perchè proprio voleva
+che ogni nube fosse dissipata, da venti giorni non era scesa in città
+che una volta sola e accompagnata da suo marito.
+
+Già da una settimana i pensieri dell’avvocato si voltavano alla
+tranquillità; ma in quel giorno, in quella serata, in quella notte
+egli sentiva che una serenità piena e intera era venuta ad occupare
+rapidamente il suo animo. E ripensava le parole con cui sua moglie
+s’era provata a dissuaderlo dalla sua andata a Ferrara; e correva con
+la mente dietro al giovane amico, che, con sì spontanea cortesia, s’era
+offerto di allontanarsi esso, in vece sua, per un giorno dalla città.
+— Quale più favorevole occasione invece per i due, se... No! no! Egli
+era stato ingiusto a sospettare. Nè si fermava a questo unico fatto;
+ma diffondendo in largo giro le tinte rosee della sua vena confidente,
+adesso esaminava tutta la sua gelosia passata, la trovava assurda, la
+sconfessava e malediva con tutta la forza del suo volere. E intanto gli
+si ricomponeva nella mente la fisonomia di sua moglie, bella, schietta,
+amorosa degna di un affetto immenso e di una fede senza confine.
+
+Insomma, si sentiva contento. E camminava lentamente sotto i portici
+respirando l’aria fresca dell’alba, mentre spegnevano gli ultimi
+fanali. Si sentiva libero e sciolto, come se un cattivo spirito
+tormentatore fosse uscito per sempre dal suo corpo, in virtù di un
+felice scongiuro.
+
+ *
+ * *
+
+Quando entrò, con in mano un cerino acceso, nella stanza da letto del
+conte, fiutò gradevolmente un odore delicato di legno di sandalo che
+impregnava l’aria. — Sibarita! — pensò sorridendo e inoltrandosi di
+qualche passo nella stanza.
+
+Poi accese la lampada e si guardò intorno. La camera da letto era
+vasta, ricca, bellissima e, mediante una alcova in fondo, aveva anche
+l’aspetto di un salotto da ricevere. I buongustai, visitandola insieme
+a tutto il mezzanino, concordavano nel giudicare che il Salerni
+vi s’era mostrato artista, a un tempo, e gran signore. Il conte si
+scagionava d’ogni merito e confessava che, avendo lungamente vissuto a
+Vienna con un artista celebre e fortunato, egli non aveva fatto altro
+che imparare da lui, anzi copiare in piccolo dal suo appartamento. A
+ogni modo il copista aveva mostrato molto buon gusto nella scelta e
+nella esecuzione.
+
+L’avvocato, respirando l’odore di sandalo, girava gli occhi ammirati
+sui mobili e sulle pareti, li posava sul pavimento di marmo bianco
+riquadrato a liste nere, li spingeva nell’ombra discreta dell’alcova,
+in cui vedeva il letto basso e semplice con il lenzuolo bianco
+rimboccato sulla coperta azzurra, sotto i festoni azzurri delle cortine
+ricchissime.
+
+— Sibarita! — ripetè l’avvocato, ma senza sorridere. E subito pensò
+che certo delle donne erano state là dentro; e pensò che certo dovevano
+aver serbato una molto grata memoria di quel luogo.
+
+Il suo buon umore era già disceso, e seguitava a discendere rapidamente
+come la colonna di mercurio di un termometro quando è portato da
+un luogo caldo a un luogo freddo. Chi sapeva dirgli in che modo le
+ragioni tanto eloquenti del suo benessere di mezz’ora fa si erano così
+raffreddate, scolorate, spente? Adesso, ecco che altre impressioni e
+altre idee lo signoreggiavano! La figura del giovane conte, nel fisico
+come nel morale, lì in quella sua bella camera da letto, assumeva nel
+cervello dell’avvocato un improvviso fascino di seduzione ch’egli,
+suo malgrado, percepiva con una vivezza nuova, strana, esagerata,
+terrificante. Poi non potè fare a meno di tramutare quella percezione
+da se stesso in sua moglie; poi a un tratto si immaginò, sua moglie, se
+la vide dentro quella stanza..... e fu costretto a chiudere gli occhi,
+sentendosi correre un freddo per tutto il corpo...
+
+Capì che bisognava distrarsi e si provò ad osservare con curiosità
+i quadri, le armi, le maioliche. Maggiore attrattiva ebbero per lui
+alcuni _album_ di fotografie e disegni posti sovra una tavola grande.
+Passavano sotto i suoi occhi rabeschi fantastici, schizzi e caricature
+bizzarre, ricordi di luoghi veri; passavano fisonomie di persone note e
+sconosciute: ed egli seguitava a voltare le pagine piuttosto in fretta,
+come chi va in cerca di una data cosa. Prese da ultimo fra le mani un
+piccolo _album_ elegantemente rilegato in velluto con grandi fermagli e
+borchie d’oro; e si pose ad esaminarlo meno in fretta che gli altri. Si
+capiva che quello era il volume privilegiato, l’_album_ riservato alle
+più belle signore conosciute dal conte in paese e fuori.... L’avvocato
+aveva il presentimento che qui avrebbe trovato il ritratto di sua
+moglie. Invece arrivò all’ultima pagina senza trovar nulla. Ma dov’era
+dunque il bel ritratto che essa un mese fa, aveva regalato al Salerni,
+in sua presenza? Dove lo teneva egli? La mente del marito trovò in
+quella assenza del ritratto una nuova e forte ragione d’inquietudine;
+e pensò a quei dolci nascondigli ove l’immagine della donna che si ama
+è messa in salvo da ogni profano contatto, da ogni convivenza indegna,
+da ogni occhio indiscreto e geloso.... Si mise a cercare per tutto
+nella stanza, ma fu ancora inutile. Presso al letto, però, stette
+ad osservare una bella fotografia della _Glaneuse_ di Berton; e nei
+contorni di quello schietto viso di campagnuola, negli occhi e perfino
+nella linea forte e slanciata dei fianchi, credè di cogliere una tal
+quale somiglianza con le brune bellezze di sua moglie.
+
+Dentro intanto gli cresceva la smania; e se avesse avuto lì presso
+il conte Salerni, sentiva che forse non avrebbe resistito al bisogno
+di mettergli le mani addosso e di frugarlo, come una guardia daziaria
+fruga una persona sospetta di contrabbando.
+
+Intanto erano passate delle ore. Fuori la giornata estiva era
+cominciata da un pezzo, ma nel mezzanino chiuso del conte durava ancora
+piena la quiete della notte. L’avvocato ascoltò in quel silenzio,
+ove non era altro suono che il _tic tic_ continuo di un tarlo che
+lavorava entro un mobile vicino a lui: ascoltò e si mise una mano alla
+fronte, perchè gli pareva che quel tarlo lavorasse proprio entro il
+suo cervello.... E quello fu il cominciamento di un bisbiglio strano
+e interminato, che si mise a girargli intorno agli orecchi, a empirgli
+il capo e scuoterlo e assordarlo tutto con un turbamento e un fastidio
+indescrivibili. Gli pareva che quel bisbiglio venisse dai quattro
+angoli della stanza, uscisse di dietro ai quadri delle pareti, dai
+mobili, dagli _album_, dal letto: e vi sentiva dentro un vago rumorìo
+di suoni che non arrivava a distinguer bene, ma pure ci coglieva
+dentro, così in confuso, come una nenia di lamenti mista a voci di
+scherni..... Finalmente lo pigliò alla gola un fortissimo bisogno
+d’aria e corse a spalancar la finestra.
+
+Entrarono il sole oramai alto, l’aria viva e il cinguettìo mattutino
+dei passeri.
+
+L’avvocato, così com’era in maniche di camicia, stirò le braccia fuori
+della finestra e si mise a provare gli occhi abbagliati sul vasto
+giardino che si stendeva dietro il palazzo, poi gli alzò alle colline
+sorgenti in faccia a lui. Che tranquilla allegria da per tutto! Vedeva
+a mezza costa, vicinissimo, il suo bel villino, col tetto spiovente
+con le persiane ancora chiuse e i muri rosseggianti in fra gli alberi
+verdi.
+
+Certo, pensò, a quell’ora sua moglie dormiva sempre. Questa idea
+penetrò in mezzo al triste scompiglio della sua testa e, se non vi mise
+nè ordine nè calma, riuscì almeno a produrre una risoluzione: «Presto
+bisognava correre al villino, andare da lei, entrare inaspettato nella
+sua stanza, svegliarla con un bacio, dirle un mondo di cose, sentirsi
+ancora ripetere da lei alcune di quelle parole che tante volte avevano
+rianimata in lui la fede e messo un refrigerio nelle sue viscere
+tormentate dagli aculei del sospetto! Presto bisognava subito uscire
+da quella stanza maledetta ove la gorgone orrenda della gelosia lo
+aveva guardato per lunghe ore con gli occhi immobili; ove l’aria pareva
+impregnata di recente adulterio, ove tutte le cose gli bisbigliavano
+intorno una infame canzone di lamenti e di scherni! Presto! Presto!»
+
+E andò a bagnarsi il viso nell’acqua fredda e a ricomporsi in fretta i
+capelli arruffati.
+
+Stava infilando una manica dell’abito, quando gli giunse dalla stanza
+vicino un lieve rumore di passi che si fermarono all’uscio. Dopo alcuni
+secondi sentì anche picchiare... Allora corse ad aprire e si trovò in
+faccia a sua moglie, che diede indietro senza far motto, diventando
+smorta. Un momento prima, ella aveva nella bocca il sorriso trepido
+della donna innamorata che, entrando in quella stanza, s’immaginava
+d’apportarvi una sorpresa molto gradita.....
+
+
+
+
+CANTORES!
+
+
+Io non penso, mia cara, d’aver demeritata la vostra stima. E fosse
+pur vero tutto quello che voi siete andata fantasticando dopo la mia
+lettera di martedì, o credete voi proprio che anche in un desiderio a
+prima vista disumano, grottesco, bislacco e teratologico, non possa
+nascondersi un alto senso di poesia? E sopratutto un alto senso di
+verità?
+
+Voglio che m’ascoltiate attentamente e pacatamente. Io ora sento
+di potervi parlare con calma e voi non avete più a temere da me nè
+crudezza di linguaggio biblico, nè impeti di «lirismo forsennato.» Sono
+calmo, v’ho detto, e sopratutto non ho mai cessato d’esser uomo: anzi
+ho in me il convincimento profondo — dopo tutto quello che è passato
+nell’animo mio nei giorni addietro — che un aspetto nuovo della umanità
+mi si è svelato e s’è in qualche modo aggiunto all’esser mio d’uomo.
+
+Vedete dunque che io non ho niente da rimproverarmi e voi niente da
+sospettare sul conto mio.
+
+ *
+ * *
+
+Ed ecco come andò.
+
+Io nemmeno sapevo che quella fosse la festa dell’Ascensione. Avevo
+pranzato solo e di buona ora all’Albergo _Milano_. Come passare meno
+male il tempo in quel lungo dopo pranzo? A Roma in casi simili, io ho
+sempre la risposta pronta: salgo in una _botte_ e mi faccio condurre
+a San Pietro. Ho per quella grande piazza ellittica una specie di
+passione strana che alimenta in me una bramosia inesauribile di
+rivederla: il getto superbo di quelle due fontane, illuminato dal sole,
+pare ogni volta che mi slarghi il petto e mi fa ballare il cuore di
+gioia, mentre l’immane colonnato, curvilineo, serrandomi a destra e
+a sinistra l’orizzonte, e tutte quelle statue poggianti ritte sovra
+l’attico e in atto d’osservarmi severe, par che mi avvisino ch’io
+sono entrato in un vecchio mondo misterioso e magnifico. Anche per la
+basilica vaticana io ho sempre avuta una forte ammirazione, e me la
+sento dentro aumentare e ingigantire, man mano che in me si raffreddano
+i romantici entusiasmi per certe architetture gotiche.... So che
+anche voi, mia cara, mi condannate per questo, ed io chino il capo
+rassegnato, aspettando che il tempo mi renda giustizia. Lento ma ottimo
+giustiziere il tempo, non è vero? Voi lo sapete per prova.
+
+Arrivai dunque in piazza San Pietro un’ora circa prima del tramonto del
+sole. Cominciavano le grandi ombre a stendersi dalle moli colossali:
+delle due fontane quella ch’io vedevo, arrivando, alla mia sinistra,
+pareva tutta raccolta e tranquilla nella calma vespertina, ma l’altra,
+dardeggiata obliquamente dal sole occiduo, era tutta una letizia di
+raggi e di zampilli e di nebbia luminosa, diffusa intorno per largo
+tratto. Un gruppo di signori forestieri, uomini e donne, stava fermo
+ad ammirarla; e parevano contentissimi d’essere inaffiati da quella
+rugiada.
+
+Credevo come al solito di trovare la gran chiesa a quell’ora deserta,
+ma m’ingannai.
+
+La festa dell’Ascensione aveva chiamata là molta gente: forestieri
+delle provincie, romani _de_ Roma, _inglesi_, suore, trasteverini,
+_minenti_, frati, preti, pifferari, la turba mista e bizzarra insomma
+che San Pietro accoglie in alcuni giorni dell’anno e che vanamente
+cerchereste altrove; le centinaia e le migliaia che si sparpagliano,
+povero formicaio umano, sotto le navate enormi, e si perdono, come
+ombre, dietro i piloni smisurati, non facendo nemmeno sentire il
+fruscìo dei loro piedi...
+
+Mentre spingevo il pesante tendone della porta, m’arrivò subito una
+modulazione musicale. Era un istrumento? Era voce umana? Così alla
+prima non potei capire. Era un suono di timbro ed acutezza insolita,
+esilissimo, eppure vibrante per quella vastità in modo che parea tutta
+riempirla. Fatti alcuni passi nella basilica, sentii distintamente la
+frase di un verso biblico arrivarmi colle note all’orecchio. Era dunque
+canto umano senza dubbio.
+
+E quale canto, signora! Immaginate una voce che fonde insieme la
+dolcezza del flauto e l’animata soavità della laringe umana, una voce
+che sale, sale leggera e spontanea come vola per l’aria un uccello
+di paradiso, e quando vi pare che siasi posata sugli ultimissimi
+vertici della gamma sopracuta, ecco che spicca ancora altri voli e
+sale sale sempre egualmente leggera, egualmente spontanea, senza
+la più piccola espressione di sforzo, senza il più tenue indizio
+d’artifizio, di ricerca, di stento, una voce infine che vi dà l’idea
+immediata del «sentimento fatto suono» e dell’ascensione d’un’anima
+verso l’infinito sull’ali di quel sentimento Che vi dirò di più? Ho
+sentito la Frezzolini in camera e la Patti in teatro; ho ammirato
+Masini, Vögel, Cotogni; ma in mezzo alla mia ammirazione rimaneva
+sempre qualcosa di inappagato in fondo al mio desiderio; rimaneva da
+togliere un certo dissidio fra l’intenzione dell’artista, non di rado
+elevata e fine, e la piena condiscendenza de’ suoi mezzi vocali. —
+Qui invece tutto il mio essere era mirabilmente soddisfatto: non la
+minima asprezza nel passaggio da un registro all’altro della voce, non
+penuria di astensione, non disuguaglianza di timbro da nota a nota,
+ma un linguaggio musicale calmo, dolce, solenne, intonatissimo, che
+mi stupiva e mi rapiva a un punto solo colla potenza di una gratissima
+sensazione non provata innanzi mai!
+
+Mi spinsi avanti per la basilica con passi affrettati verso quella voce
+e quel canto. — Nel giorno dell’Ascensione i cantori della Cappella
+Sistina scendono in San Pietro e prendono parte alla celebrazione della
+festa. Cantano sotto la cupola di Michelangelo in una piccola cantoria
+eretta all’uopo, accompagnati da un piccolo organo, che anch’oggi, come
+al tempo di Berlioz, è mosso sovra delle rotelle pel pavimento.
+
+La folla si faceva man mano più densa, ma io m’adoprai in modo che dopo
+circa dieci minuti ero arrivato proprio sotto la cantoria e guardavo
+in faccia il mio _solista_. — Eseguivano un _mottetto_ dell’Allegri
+quasi tutto affidato a lui; il coro entrava di tanto in tanto con brevi
+_risposte_, e l’organo con pochi accordi di accompagnamento aiutava a
+sostenere l’intonazione perfetta.
+
+Finalmente ho intesa la voce vera del _soprano_. Vadano a riporsi
+le signore cantatrici che usurpano questo nome! Con più appropriato
+vocabolo le chiameremo, se vogliono, _soprane_; ma è da augurare per il
+bene dell’arte del canto, declinante a gran passi, ch’esse smettano una
+buona volta la sciagurata ambizione d’assurgere cogli sforzi della loro
+laringe a certe acutezze diatoniche solo legittimamente consentite ai
+soprani veri ed a soprani sacri — ai soprani per diritto divino.
+
+Oh chi ridona all’arte i vecchi contralti, così giustamente rimpianti
+da Gioacchino Rossini!
+
+Nè vi paia strano, o signora, ch’io in quel giorno abbia anche compreso
+e partecipato il disgusto di Parini per i soprani in teatro;
+
+ Abborro sulla scena
+ Un canoro elefante...
+
+Sì, quella voce eccezionale e quasi sorvolante agli orizzonti della
+vita è fatta per esprimere slanci di preghiere e rapimenti di estasi
+religiosa, non è fatta per disposarsi alle torbide passioni del dramma
+umano, nè per concorrere, profanandosi, al divertimento scenico. Nella
+scena essa doveva perdere il suo prestigio mistico senza acquistare il
+vigore, la pieghevolezza e la verità del dramma, e questo forse spiega
+perchè il vero dramma musicale moderno comincia e coincide col bando
+dei veri soprani dalle nostre scene melodrammatiche. E se comprendo
+l’ammirazione dei nostri nonni elevata al più alto grado, trovo
+impossibile e ridicola la passione. L’amore di Sarazine per Zambinella
+e la sanguinosa avventura a cui riesce, per quanto magistralmente
+narrati da Balzac, mi lasciano freddo ed incredulo. Meglio comprendo
+gli epigrammi scritti dal popolo napoletano sulla casa costrutta da
+Cafariello....
+
+ *
+ * *
+
+Io guardavo attento il mio soprano. Era un giovane alto, pallido, non
+grasso, con una barbetta rada e gentile, ritto e composto nella sua
+cotta bianchissima davanti al suo leggìo. Mentre la sua voce si elevava
+come un razzo canoro serpeggiando in trilli e scale, dispiegandosi
+in magnifiche declamazioni, io non riuscivo a notare in lui il più
+piccolo segno di fatica e di sforzo. La testa era lievemente inchinata
+sulla musica che teneva con le due mani immobili. Cantava a quel modo
+e pareva che leggesse. Solo i suoi occhi si dilatavano, illuminandosi
+tratto tratto allorchè una frase musicale toccava il suo momento di
+più viva espansione; solo le rughe della sua fronte si spianavano e si
+contraevano assecondando le movenze del ritmo.
+
+Ebbene, guardando quegli occhi illuminati e il tremito di quella
+fronte, io ho sentito che quel giovane cantore gustava in quell’ora
+una felicità alta ed intensa come io e voi, mia cara, non abbiamo
+probabilmente gustata mai. — Egli era felice, ma più che di
+tutta quella folla attenta e rivolta a lui, e del lieve mormorìo
+d’ammirazione contenuta che le sue mirabili note ogni tanto suscitavano
+sotto la più augusta cupola del mondo, egli era, io credo, felice della
+bellezza del suo canto che si sentiva ripiovere sull’anima come una
+rugiada celeste!
+
+Io l’ho compreso e l’ho invidiato: nel calore del mio entusiasmo ho
+pronunziato dentro di me il pazzo augurio che ho avuto la franchezza
+di significarvi e che mi ha tirato addosso le espressioni del vostro
+orrore. Che volete ch’io vi dica? Durante quel mottetto dell’Allegri
+uno strano cambiamento è avvenuto in me; e mi pareva che nell’animo
+mio si facesse una gran luce improvvisa. In quella luce io vedevo —
+bizzarra visione — gli antichi Coribanti che menavano intorno, con
+gesti e grida di gente estatica una danza vertiginosa, e in mezzo a
+quella ridda vedevo alzarsi la figura grave e serena di Origene che
+tendendo una mano e gli occhi verso le stelle esclamava: _beati!_...
+Al tempo stesso mi venivano in mente certe parole con cui il duca di
+Richelieu ringraziò la bontà divina quando s’accorse d’esser giunto al
+termine della sua carriera — nè diplomatica, nè militare.
+
+E pensavo: quando questo giovane sarà anch’esso innanzi cogli anni e
+un giorno s’accorgerà di non aver più la voce atta al mistico ufficio
+a cui ora la consacra, con che parola ringrazierà egli Dio della sua
+carriera compiuta?... In sostanza la mia mente s’andava arrampicando
+su per delle guglie perigliose e splendide. Mi tinnivano negli orecchi
+e mi sentivo vibrare per tutto l’essere accordi e dissonanze piene di
+voluttà ignota. Alzavo gli occhi e mi pareva che gli Evangelisti dai
+grandi pennacchi mi accennassero colla testa che avevo ragione. Sarò
+stato pazzo, se volete, ma ero superbo e felice.
+
+Potete condannarmi, ma, francamente, a compiangermi avreste torto.
+
+
+
+
+PRIMO RICORDO
+
+
+Io voglio risalire con la mente al primo ricordo preciso della mia
+vita. Più in là, per quanto io guardi, non veggo ondeggiarmi dinanzi
+che qualche ombra vaga, perdentesi nei primissimi crepuscoli della mia
+memoria.
+
+Ecco: io veggo ancora la casetta ove la mia famiglia passava gran parte
+dell’anno quand’ero bambino; bassa, bianca, con le finestre verdi, non
+circondata d’alberi, posta fra la strada maestra e il fiume Savena, a
+tre miglia da Bologna.
+
+Doveva da poco essere incominciato il giorno, perchè, guardando dalla
+finestra, io vedevo il cielo da una parte tutto sparso di nubi rosse;
+un rosso vivissimo, come non ho visto di poi che rarissime volte in
+qualche tramonto estivo. — Quantunque fosse così di buon ora, nella
+casa già era un tramestìo grande. Sentivo aprire e chiudere usci,
+sentivo passi affrettati e bisbigli.
+
+Certo io non mi vestii e non scesi di letto senza aiuto; ma non posso
+ricordarmi di chi m’aiutasse. Veggo la fisonomia d’una ragazza di casa,
+l’Eugenia; ma quella fisonomia si mesce confusamente a quasi tutti i
+miei ricordi infantili.
+
+Dopo, la mia memoria si perde per un certo tratto. C’è come uno strappo
+che non riesco a riunire. Dove e come io abbia passato quella giornata
+non ricordo: un momento mi veggo in confuso a passeggiare con un grosso
+cane vicino al fiume, che cominciava ad ingrossare per una delle solite
+piene d’autunno. Probabilmente mi avranno tenuto apposta fuori di casa,
+ove non poteva che essere, molto male a proposito, tra i piedi alla
+gente.
+
+Ma più tardi verso il tramonto, ecco ch’io sono ancora in casa mia e
+precisamente sulla breve scala che dalle stanze superiori mette nella
+loggia al pianterreno.
+
+La porta è aperta, spalancata, e veggo della gente che va e viene per
+la strada maestra. Nella loggia veggo tre o quattro persone, intorno
+ad un lettino situato in faccia alla porta. Distinguo benissimo mia
+madre che sta in piedi accanto al lettino e di tanto in tanto si china
+sovr’esso, con una grande espressione d’angoscia, senza pronunziar
+parola....
+
+In quella cuna agonizzava una mia sorellina di circa un anno e mezzo;
+e l’avevano portata dalla sua stanza nella loggia, vicino alla porta
+spalancata a vedere se potesse meno penosamente respirare. Io credo che
+la poverina morisse di difterite; ma allora i medici non avevano ancora
+messo in voga questa orrenda parola.
+
+La bimba era proprio agli estremi: ed io dalla scala, non osservato,
+stavo guardando la triste scena. Guardavo immobile, con gli occhi
+fissi, senza rendermi ancora conto di ciò che accadeva; ma sentendo
+confusamente dentro di me che io mi trovava in presenza di una cosa
+arcana e terribile.
+
+Il visino della bimba era tutto color di cera, fuor che intorno alla
+bocca semi-aperta, che si mutava via via in una tinta fra il nero e
+il violetto. I due braccini, fuori della coperta, stavano abbandonati
+e senza moto, sul corpo inerte. Tutto il moto del corpo poi erasi
+limitato su su verso il collo e la bocca, negli ultimi sforzi della
+respirazione, che ad ogni minuto secondo andava affrettando penosamente
+e come restringendo sempre di più il suo circolo breve.
+
+Il respiro della creaturina somigliava nel suono a un lieve rantolo
+sibilante.
+
+Ed io lo sentivo quel respiro di moribonda, e fino a che mi rimarrà
+la memoria avrò viva e presente la indicibile pena che esso mi faceva.
+Sarà forse effetto d’immaginazione, ma adesso mi par certo che, sempre
+guardando dalla scala, anch’io allora respiravo con affanno, e seguivo
+e secondavo e numeravo, in qualche guisa, quel ritmo doloroso....
+
+A un tratto il sibilo prese a diminuire rapidamente e non sentii più
+nulla. Allora il medico accese una candela e l’accostò alla bocca della
+bimba. Quando sentii singhiozzare e piangere forte intorno a me, mi
+misi a piangere forte anch’io, così che l’Eugenia mi trasse di là e mi
+condusse fuori nel prato ripetendomi spesso: _è andata in paradiso!_
+
+Che cos’era per me il paradiso? Anche questo mi venne spiegato: ma per
+quanto la descrizione fosse allegra io seguitavo ad essere triste. E
+più d’una volta volli rivedere la bambina morta, già leggiadramente
+acconciata in mezzo ai fiori nella sua cuna.
+
+La sera del giorno dopo ebbe luogo il mortorio. Io era sul ponte ad
+attenderlo e non ricordo con chi. Ricordo invece benissimo che la piena
+del fiume era grandemente cresciuta e che l’acqua faceva sotto di noi
+un gran rombo, precipitandosi dalla cascata e urtando contro i piloni
+degli archi. Ero seduto sulla spalletta del ponte e una mano mi teneva:
+io guardavo in giù nel buio da cui saliva monotono il rombo del fiume
+grosso.
+
+Intorno a me erano molti bimbi che facevano un chiasso allegro: ma io
+nella mia testa ascoltavo il fiume e associavo, non so come, a quella
+sensazione una idea triste di fuga, di violenza, di rapina.
+
+E quando finalmente si avvicinò la lunga fila dei ceri accesi, che
+misero nell’aria piovigginosa e buia come un incendio giulivo, io non
+ristetti dal guardare a basso le acque torbide, le acque fuggenti sotto
+di me; e credetti un momento, laggiù fra i tronchi d’alberi portati
+dalla piena, di veder passare la mia sorellina dentro la sua cuna; la
+mia sorellina morta, che il fiume mi portava via, lontano, per sempre,
+verso un abisso ignoto, e dove non pertanto avrei voluto seguirla e
+perdermi con lei...
+
+
+
+
+IN REPUBBLICA
+
+
+Diamo le spalle a Rimini e all’Adriatico: la vettura corre rapidissima
+traverso i campi, verso la montagna, per una larga strada fiancheggiata
+da siepi di biancospino che verdeggiano allegramente al primo sole
+d’aprile.
+
+Il primo sole d’aprile è già sorto da mezz’ora sui monti d’Albania e
+si specchia nelle acque del mare, splendido, allegro, esultante forse
+dei propri splendori e della vita primaverile che sveglia e sollecita
+per tutto sulla terra. — Io, senza volgermi e fissarlo, ma guardando
+innanzi a me la campagna bellissima, lo tratto con un’apostrofe: chi sa
+quanti _pesci d’aprile_ illuminerai tu oggi, o vecchio sole!
+
+Questa idea mi mette addosso una specie d’allegria infantile. — Io, a
+buon conto, per quest’anno non corro più alcun rischio, mettendo tre
+lunghe ore di via montuosa fra me e il mio caro mondo civilizzato.
+Addio dunque, _salons polis, hommes polis, dames polies!_ Io
+m’arrampico sulle cime dei monti a cercare ed a visitare un ultimo
+rifugio della semplicità antica... Di lassù oggi potrò gettare a queste
+_basse regioni_ le mie occhiate più tranquille, sfidando tutti i _pesci
+d’aprile_ che mai sia dato di confezionare a tutte le comari, a tutti i
+barbieri e a tutti i giornalisti del bello italo regno.
+
+ *
+ * *
+
+Così pensando, levo gli occhi alla meta del mio viaggio, al monte
+Titano, sede della città di San Marino, capitale della serenissima
+repubblica dello stesso nome.
+
+_Conveniunt rebus nomina._ Chi, viaggiando in ferrovia tra Cesena
+e Rimini, guarda verso mezzodì la catena dell’Appennino, non può a
+meno di fermare l’occhio sovra questo enorme sasso bruno, diroccato,
+torreggiante un gran tratto colle sue tre creste superbe sulle cime
+minori; ed esso richiama davvero alla mente l’idea d’un gigante
+favoloso che un tempo si levò a lottare coll’onnipotente, e ora, tutto
+solcato dalle folgori, vinto, più che domo, sta adagiato lassù da
+secoli a guardare, a sfidare sempre il cielo col piglio cruccioso e
+dispettoso di Capaneo. Vedete che effetto può fare la distanza in una
+fantasia riscaldata ancora da qualche reminiscenza del De-Colonia!
+
+La strada, dopo alcune miglia, comincia a salire; poi l’erta a breve
+andare diventa così rapida, che i cavalli non bastano più. S’aggiunge
+alla vettura un paio di bovi e malgrado il poderoso aiuto si va su
+lenti lenti guadagnando la montagna a oncia a oncia.
+
+Il monte Titano intanto vi pare vicinissimo, è lì, proprio a pochi
+passi da voi; lanciando un sasso vi sembra certo che arriverebbe
+alla cima. Come va dunque che per due lunghe ore non vi par quasi di
+procedere innanzi, come se vi moveste a passi di tartaruga? Questa
+lunga e tediosa illusione è prodotta dall’immenso _zig-zag_ ad angoli
+vicinissimi che la strada è costretta a disegnare sul dorso del monte
+per aver l’onore d’essere carrozzabile. Io inganno il tempo guardando
+la collina intorno assai bene coltivata, coi peschi ed i mandorli tutti
+in fiore, i grossi quercioni coi rami ancora ignudi, gli ulivi e i
+lecci spiccanti pel verde pallido e cupo delle loro foglie perenni.
+
+Guardo e chiacchiero con due miei compagni di viaggio.
+
+Il primo è un forlivese; amico intimo del celebre baritono Cotogni, un
+tempo baritono anch’esso; ora è uomo d’affari notissimo a Bologna e per
+tutta Romagna. E il più dilettevole compagno di viaggio che si possa
+desiderare da un musicomane par mio.
+
+Quando ogni argomento di chiacchiere è esaurito, e le ore della
+ferrovia si succedono lente, lunghe, uggiose, e il sonno promette
+sempre di venire e non viene, allora l’amico ex cantante trae fuori
+dal ricco repertorio de’ suoi ricordi teatrali una parte di basso
+o baritono a vostra scelta, dal vecchio _Faliero_ di Donizetti
+al _Mefistofele_ di Gounod, e qui, con una mezza voce intonata e
+gradevole, comincia a cantarvela tutta da cima a fondo senza saltare
+una battuta, senza sbagliare una nota, — accennando per giunta il canto
+delle altre parti e gli intermezzi orchestrali.
+
+L’altro mio compagno di salita, e insieme nostro ospite, è il conte
+Bartolomeo Manzoni-Borghesi, figlio al celebre bibliografo di Lugo,
+erede del nome e delle sostanze del sommo archeologo di Savignano. È
+un giovane molto simpatico, e ricco di quella cultura soda, a fondo
+schiettamente classico, che fu un tempo così frequente nelle buone
+famiglie di Romagna, ed oggi, pur troppo, è quasi del tutto perduta.
+Egli ama con passione due cose: la caccia e le medaglie antiche.
+L’acquisto fatto il giorno innanzi d’una moneta rara dell’imperatore
+Pertinace accresceva il suo buon umore, e gli tardava d’aggiungerla al
+famoso medagliere che ereditò dal Borghesi.
+
+Ma intanto i bovi fanno il loro dovere, e siamo oramai alla meta. Ecco
+il borgo, un allegro e grazioso paese di circa ottocento abitanti, il
+quale si adagia molto pittorescamente e abbastanza comodamente sovra
+un ultimo ripiano che gira come d’una zona sul fianco destro l’ultima e
+ripidissima cima del Titano.
+
+Si staccano i bovi, ed i cavalli da soli e da bravi fanno l’ultima
+salita in una stupenda strada a rampe, costeggiante l’abisso. Il
+cocchiere li incalza colla frusta e colle grida; a un tratto le
+quattro ruote della vettura rumoreggiano sul duro ciottolato; ed eccoci
+trasportati in mezzo alla capitale della serenissima. Evviva!
+
+Oggi è un giorno di festa magna per tutti i Sammarinesi. I due
+_Capitani reggenti_ a nome del _Consiglio principe_, dopo i sei mesi
+d’uso, depongono il supremo comando esecutivo nelle mani, o, a parlar
+più testuale, «sul collo» dei loro due successori.
+
+Noi arriviamo appunto quando la solenne cerimonia sta per cominciare.
+Sul _pianello_ (la maggior piazza della capitale) è adunata molta gente
+in abiti festivi, che attende davanti al palazzo d’udienza i vecchi ed
+i nuovi magistrati. Io osservo intanto in mezzo alla piccola piazza
+un alto piedistallo di marmo, abbastanza bello nella sua semplicità,
+e mi pare che sovr’esso verrà fra breve inaugurata una statua alla
+_Libertà_. Donde verrà la statua, e chi n’è l’autore? I Sammarinesi non
+sanno più che tanto. Una signora russa, letificata dalla repubblica
+col titolo di duchessa di Mongiardino (una città di provincia) ha
+ricambiato il magnifico dono con una bella somma di denaro e la
+promessa di quella statua per giunta. A quest’ora, probabilmente, la
+figliuola d’un mercante d’olio di balena in Finlandia, scorre per le
+capitali d’Europa facendosi salutare e inchinare duchessa in nome d’una
+repubblica. E i liberi cittadini del Titano aspettano la statua della
+_Libertà_!
+
+Attenti: dalla parte del palazzo d’udienza esce a far mostra de’
+suoi brillanti uniformi il drappello delle guardie del Consiglio
+Principe, e si schiera ad attendere i Consoli. I quali poco appresso
+escono anch’essi attorniati dai maggiori ufficiali dello stato, e
+s’incamminano verso la chiesa in processione lenta, sotto un cielo
+azzurro e splendido, accompagnati dal popolo che si profonde in atto di
+rispetto, con dietro la banda che suona una allegra marcia, mentre le
+campane suonano a festa, e più d’alto, dalla somma Rocca del Titano,
+s’odono, a giusti intervalli, gli scoppi de’ mortari ripetuti intorno
+dagli echi solenni del monte e della vallata.
+
+In chiesa la cerimonia è breve e semplicissima, perchè si limita ad una
+messa _bassa_, detta con edificante rapidità da un prete dabbene, più
+qualche _oremus_ di circostanza. L’altare è parato a festa, e intorno
+al ciborio brilla in grandi lettere il motto di San Paolo: _Voi siete
+nati per essere liberi_.
+
+Durante la cerimonia io osservavo i quattro magistrati che vi assistono
+gravi, silenziosi, ora in piedi, ora in ginocchio, davanti a uno
+sgabello parato in rosso per la circostanza. I due nuovi, malgrado che
+vestano uno stesso costume, che ha dello spagnuolo e del fiammingo,
+mostrano visibilmente al tipo che uno è tratto dal patriziato,
+uno di famiglia popolare. Non dirò quale dei due tipi sia meglio
+rappresentato: so che guardando a quelle due teste nè altere, nè umili,
+senza piglio dittatorio o lampi di genio, io, a tutto loro elogio,
+volgevo in mente un epigramma di Platen composto dal poeta tedesco
+mentre assisteva, non ricordo in che anno, a questa istessa solennità.
+
+«Quando entrai nella chiesa vi si eleggevano i consoli dell’anno come
+impone l’usanza. Veramente essi erano una coppia paesana, e non Cato e
+non Cesare. Ma promettevano al popolo ancora un anno di pace.»
+
+Il più importante della cerimonia, cioè la consegna del potere, si
+compie poi nella gran sala del Consiglio Principe.
+
+Un professore delle scuole pubbliche legge un discorso, il quale
+disserta al solito su qualche argomento di buon governo, e che i buoni
+magistrati ascoltano senza pensare (almeno sembra) alla risposta che
+diede Annibale a quel retore che l’intrattenne per due ore sul modo di
+vincere le battaglie.
+
+Giunge infine il momento solenne. I due vecchi consoli si levano dal
+collo il gran collare di S. Marino e lo appendono a quello dei nuovi;
+il segretario _prende atto_ d’ogni cosa, e il trapasso dei poteri è
+un fatto compiuto. Il governo della repubblica per altri sei mesi è
+affidato a mani sicure. — Bande, campane e mortai ripetono i saluti
+festivi, il popolo inchina al passaggio i nuovi suoi reggitori, e
+ognuno va a pranzo che già il tocco è sonato.
+
+ *
+ * *
+
+Anche noi si va a pranzo, e camminando si dà una occhiata intorno alla
+fisonomia del paese. Le vie strette e bistorte corrono su e giù per
+il dosso del monte così erte, a pendii così bizzarri e disuguali, che
+non di rado paiono scoscendimenti repentini avvenuti per terremoto.
+Le case, d’esteriore spesso modestissimo, piantate alla meglio su
+quei greppi di pietra arenaria, pare che s’addossino penosamente l’una
+all’altra per paura di cadere. Diresti che la città di San Marino siasi
+venuta formando via via per modo d’agglomerazione fortuita, come il
+sasso enorme, da cui è sorretta, il quale nel tempo dei tempi si formò,
+dicono i geologi, per una formazione venti volte millenaria di elementi
+corallini e calcari, in mezzo ai flutti vetustissimi del Mediterraneo.
+
+La casa ove il nostro ospite ci accoglie, posta in uno dei luoghi
+più eminenti della città, non ha nulla da invidiare ad un palazzo. —
+Visitiamo anzitutto il celebre medagliere di Borghesi: quarantamila
+circa tra monete e medaglie consolari, imperiali e medievali e del
+rinascimento, di cui moltissime in oro e argento. Che ricchezza
+metallica, e sopratutto quale inestimabile tesoro archeologico! La
+collezione completa delle monete consolari fu messa in ordine e tutta
+sapientemente illustrata dallo stesso Borghesi. Qual’è oggi sovrano
+o museo di Europa per cui il fortunato possessore non debba essere
+oggetto d’invidia?
+
+A pranzo (un pranzo squisito, ove specialmente si fanno onore i pesci
+dell’Adriatico e i vini del Titano) il discorso s’aggirava naturalmente
+intorno a Bartolomeo Borghesi, il vero _genius loci_. — Quest’uomo
+portentoso che tutta la dotta Europa salutò principe nella epigrafia e
+nella numismatica, che Mommsen chiama maestro suo, che Napoleone III
+volle onorare ordinando a proprie spese la stampa delle sue opere,
+visse quassù gli ultimi trent’anni della sua vita, solitario co’ suoi
+libri, semplice, alla mano, ospitale, vero eremita della scienza.
+
+Gli studi austerissimi non gli turbarono mai l’indole piacevole
+e l’elegante urbanità della vita. Convitava assai volentieri alla
+sua mensa, e là, al tramonto del sole, dopo essersi tutto il giorno
+stillato il cervello sopra una lapide osca o sannita, lasciava il freno
+all’umore gaio. A guisa di tanti altri uomini illustri, da Catone a
+Beethoven, egli a lungo e volentieri _sedebat et bibebat_, più contento
+d’un re, autorevole e modesto come un patriarca.
+
+L’amico ricordava più d’un aneddoto caratteristico della vita di
+Borghesi. — Un giorno gli venne notizia che in una montagna presso
+Ancona s’era scoperto un numero grandissimo di monete consolari.
+L’archeologo andò sollecito sul luogo e comperò in blocco tutto il
+tesoro ritrovato; poi scelse delle monete quelle che servivano ad
+empire i vuoti della sua collezione e disfece il rimanente.
+
+— O che ne fece? domandai io....
+
+— Le mise in un crogiuolo e coll’argento fuso diede a fabbricare le
+posate di cui ora ci serviamo mangiando.
+
+Eravamo proprio in pieno ambiente archeologico, anche a tavola.
+
+Dopo pranzato ci rechiamo a prendere il caffè sul vasto spianato
+dinanzi alla casa, che il vecchio Borghesi volle ridotto ad orto e
+giardino con terra portata sin lassù a coprire il nudo sasso, a schiena
+di quadrupedi. Immaginate che difficoltà e che spesa! Ma non per
+nulla la sua fantasia si aggirava di continuo in mezzo agli ardimenti
+del mondo romano. Il parapetto del giardino gira proprio sull’orlo
+dell’altissimo ciglione. Mi affacciai e rimasi incantato.
+
+Non è il panorama di Napoli, nè quello di Genova e del Bosforo.
+Non è «l’interminabile sorriso» dei piani lombardi che da una balza
+dell’Alpi si versa per gli occhi nell’anima all’esule di Berchet. È
+uno spettacolo, un quadro di natura che ha un tipo tutto suo originale.
+In faccia Rimini e l’Adriatico, vasta distesa d’acque biancheggianti,
+rotte qua e là da strisce di puro smeraldo: lontano, in fondo
+all’orizzonte, forse nubi trasparenti nella nebbia lievissima, forse
+i contorni indecisi delle montagne di Dalmazia. Alla nostra destra la
+punta d’Ancona col suo monte solitario; e girando più su l’occhio, si
+scoprono a mano a mano le giogaie di San Vicino, la catena di Carpegna,
+e più lontano confuse nei vapori azzurrognoli le cime altissime di
+Cagli. La pineta di Ravenna nereggia a sinistra, verso il mare, e
+più presso il superbo colle di Bertinoro, tutto ridente di case e di
+vigneti.
+
+Fra questi due confini si stende l’ampia vallata, che la Marrecchia
+attraversa, camminando al mare col suo meandro serpeggiante e luminoso
+sotto i raggi del sole.
+
+Questa vallata, veduta così dall’altezza del Titano, ha un aspetto
+d’austera grandiosità, che in quell’ora, in quel silenzio, mette
+nell’anima una tristezza sublime.
+
+Le colline, che degradando la fiancheggiano, di colore ferrigno e in
+apparenza incolte, paiono di lassù colossali rigonfiamenti di terreno i
+cui vertici debbano da un momento all’altro aprirsi fumando in crateri
+di vulcani.
+
+... Dall’aspetto di questi luoghi la mente corre alla loro storia,
+e coglie una somiglianza, forse fantastica, ma viva e portante. Sì,
+questi sono davvero i campi, questo il teatro, ove doveva agitarsi una
+gente feroce, indomita e generosa, così ben ritratta negli storici
+latini e nelle cronache del medio evo: una gente in cui la natura
+condensò tutti i nobili istinti della stirpe italica, ma che ereditò,
+più che ogni altra della famiglia, il difetto d’un ideale storico mal
+definito, e consumò sovente se stessa in fiere inquietudini, in lotte
+atroci ed infeconde....
+
+Gli amici mi tolgono alle mie divagazioni, chè la giornata è ormai
+al suo termine. Saliamo in fretta a visitare la vecchia Rocca della
+Repubblica, messa ad uso di prigione. Una fortezza senza cannoni, e
+delle carceri senza un solo prigioniero! Una visita facemmo anche alla
+biblioteca, che è a un tempo pinacoteca, museo, armeria e raccolta
+d’ogni oggetto notevole posseduto dalla Repubblica. Tra le cose d’arte
+ammiriamo un bassorilievo in bronzo di fare michelangiolesco, una
+tavola di Giulio Romano, e un S. Sebastiano, bellissimo nudo fieramente
+spiccato in contrasto di luce e d’ombra. Lo dicono di Ribera, ed è
+opera degna del Velasquez.
+
+Il sole tramonta dietro la bruna rôcca di San Leo, mentre noi
+discendiamo rapidamente verso Rimini: i suoi raggi obbliqui colorano
+ritirandosi or questa or quella cima di colle, e le ombre gigantesche
+si estendono per la vallata innanzi a noi, mutando con vicenda rapida
+e fantastica. Io vado sfogliando le pagine d’un bel volume regalatomi
+cortesemente dal bibliotecario della Repubblica. È la storia di San
+Marino, scritta dal conte E. De Bruc, oggi incaricato degli affari
+della Serenissima a Parigi. Mi fermo casualmente al seguente passo, che
+regalo ai lettori _pour la bone bouche_:
+
+«Nel 1872, questo trattato (fra il regno d’Italia e la Repubblica)
+lievemente modificato ricevette la sua definitiva applicazione dopo che
+l’ebbero ratificato il signor _E. Vigliani ministro plenipotenziario
+della Repubblica di San Marino e il signor Guardasigilli ministro di S.
+M. il Re d’Italia._»
+
+
+
+
+DOPO DIECI ANNI
+
+
+La contessa Florenzi fece a posta attaccare il suo _landau_ e giunse
+di buon trotto alla villa dell’amica per informarla del grande
+avvenimento.
+
+— Sai chi è arrivato?
+
+— Chi?
+
+— L’Arnaldi. L’ho incontrato stamani in via Tornabuoni. Mi ha
+subito riconosciuta e staccatosi da un gruppo d’amici mi ha fermato
+sul marciapiedi per salutarmi. — Io invece, alla prima non lo
+riconoscevo... Una trasformazione, mia cara delle più complete e
+delle più splendide! Al tempo che partì era un ragazzo impacciato, mal
+vestito, nè bello nè brutto, per me piuttosto antipatico. Adesso è un
+giovanotto biondo con la taglia forte e svelta, la fisonomia aperta e
+distinta, le maniere elegantissime. Deve avere trentacinque anni... e
+non ne dimostra trenta. Ah, mia cara! Non c’è che la vita inglese per
+fare gli uomini o per accomodarli... Sapevi del suo ritorno?...
+
+Donna Giulia sapeva, all’incirca, del ritorno dell’Arnaldi, perchè
+egli stesso glie lo aveva annunziato come imminente in una sua lettera
+ricevuta da lei quindici giorni addietro: lo sapeva ma con l’amica si
+finse sorpresa. Poi disse:
+
+— Gli scriverò stasera che venga a vedermi...
+
+Nel pronunziare la parola _vedermi_ la voce le si alterò un pochino: ma
+forse fu cosa impercettibile per l’amica, la quale si mise a discorrere
+dei pettegolezzi della città; e in quei giorni ve n’era per l’appunto
+un paio di comicissimi. Donna Giulia più volte unì le sue risate sonore
+a quelle dell’amica.
+
+— Ora che t’ho dato una buona nuova (conchiuse la Florenzi) e che t’ho
+fatto ridere di gusto, ecco che me vado.
+
+E risalì leggera in carrozza. Rifacendo la strada essa aguzzava la
+mente per veder pure di convincersi se, ascoltando l’annunzio del
+ritorno dell’Arnaldi, l’amica sua non avesse proprio tradito alcun
+turbamento dell’animo. Le pareva e non le pareva... Ma già quella
+Giulia; tanto strana, tanto impenetrabile!
+
+Giulia stette a veder partire l’amica, poi rimase un poco dinanzi alla
+villa abbassando lentamente la testa, mentre con la punta d’una delle
+sue scarpine pareva che volesse trivellare il terreno umidiccio del
+viale coperto di una ghiaia lucida e minuta.
+
+I capelli biondi, troppo biondi sotto il sole, le cadevano a larghe
+treccie parte sulle spalle parte sul viso. Nella sua vestaglia bianca
+e celeste di taglio elegantissima e ricca di pizzi, la sua alta figura
+si contornava ancora magnificamente. Si capiva che era stata una gran
+bella donna: non aveva quarant’anni e ne dimostrava almeno almeno
+quarantacinque.
+
+Quando fu in casa scrisse con mano nervosa una lettera e la consegnò
+al servo ingiungendogli di portarla subito in città. Poi abbassò ella
+stessa gli _sthor_ alle due finestre del suo salotto, s’aggomitolò più
+che non si sdraiasse sovra un piccolo divano e chiuse gli occhi.
+
+Nel salotto era quasi buio perfetto e in tutta la villa un grande
+silenzio di _siesta_ estiva.
+
+La mente di Giulia spaziava nei ricordi. Allorchè conobbe l’Arnaldi
+essa aveva 30 anni: era nella sua più splendida efflorescenza di donna.
+
+Quanti avevano detto d’amarla e quanti anche glie l’avevano provato!
+Un principe di casa regnante non aveva dubitato di compromettersi,
+restando parecchi mesi attaccato a lei e obliando nel lungo indugio le
+sue alte convenienze di principe e i suoi obblighi sacri di marito...
+L’Arnaldi invece quando la conobbe, era ancora un giovinetto uscito
+di poco dalle università col suo diploma d’ingegnere meccanico,
+solo decantato da qualche amico per il suo ingegno audace e
+promettentissimo. Le era piaciuto e l’aveva voluto: ma aveva messo
+tanto poco d’ardore e d’esclusività in questo amoretto, che essa sulle
+prime non s’era nemmeno data la briga di romperla interamente con una
+sua avventura più vecchia e non ancora del tutto venutale a noia...
+
+Egli invece no: aveva messo nell’amarla tutto l’abbandono del suo
+cuore quasi vergine e ogni giorno, serrandola fra le sue braccia pazzo
+di passione e di gelosia la obbligava a prendere i più terribili
+giuramenti: che amava lui solo, che nessuno aveva mai amato a quel
+modo, che lo amerebbe in eterno!...
+
+E la donna lo compiaceva del quotidiano spergiuro; ma, spergiurando, si
+sentiva sempre più attratta in quel vortice caldo di vita giovanile e
+di passione sincera. Finchè un bel giorno spezzò d’un colpo il legame
+vecchio e fu lieta di poter finalmente, e senza rimorso, articolare
+sulle labbra dell’adorato ragazzo le parole del giuramento... Ma,
+ahimè! proprio in quel tempo pervennero in mano al giovane le prove
+certe dell’inganno passato...
+
+Che terribili giornate tennero dietro a quel breve intervallo di
+felicità perfetta! Il giovane si sentiva il cuore infranto.
+
+— Perchè lo aveva amato? Perchè lo aveva ingannato?... E adesso com’era
+possibile che egli avesse più fede in lei?...
+
+Seguivano parole dure, rimbrotti umilianti, invettive furibonde.
+
+La vita fra i due divenne, a breve andare, intollerabile; e fu una
+fortuna che l’Arnaldi vincendo le lagrime e gli scongiuri di lei, si
+decidesse ad allontanarsi. Andò in Inghilterra a completare i suoi
+studi nella visita e nella dimora di quelle grandi officine.
+
+ *
+ * *
+
+E donna Giulia proseguendo nei ricordi, vedeva un altro periodo della
+sua vita. Una vita deplorabile e piena di contradizione. L’anima
+sua era sempre con lui, lo seguiva da per tutto, lo invocava ogni
+giorno: ma qui, nell’uggia di una solitudine, che pareva e forse
+era un abbandono, essa sentiva il bisogno di vivere, di consolarsi e
+distrarsi. L’istinto caduco della donna mondana, bella per giunta e
+ricca e corteggiata, la vinceva sopra ogni altro sentimento, ed essa
+si lasciava andare giù, giù giù... Talvolta all’Arnaldi nel fondo di
+una miniera della Cornovaglia o in mezzo ai frastuoni di un opifizio
+di Lanchaster arrivava una lettera di dieci pagine scritte per dritto e
+per traverso in cui la donna innamorata versava tutta la tenerezza dei
+ricordi e la foga dei desiderii; ma mentre egli la leggeva, non senza
+un avanzo di emozione vera, molto probabilmente donna Giulia attutiva
+ricordi e desiderii, distraendosi... perchè essa era costretta ad
+amare ma non aveva nè la forza nè la virtù di soffrire. E alle cadute
+frequenti si alternavano i vani rimorsi.
+
+Ma intanto passavano gli anni non risparmiando la scultoria bellezza
+della donna, anzi attaccandola con frettolosa crudeltà.
+
+Le brezze del tramonto erano micidiali a quel fiore superbo. Donna
+Giulia andava pensando che in quella triste discesa della vita, la
+distanza fra lei e l’Arnaldi s’aumentava oltre la proporzione degli
+anni, e poteva diventare enorme. Un giorno, mentre si guardava allo
+specchio, pensò a un tratto:
+
+— S’egli tornasse?...
+
+E il triste sorriso che ella si vide sulle labbra troppo rosee, aumentò
+la costernazione del suo cuore.
+
+ *
+ * *
+
+Ed ecco che egli era tornato per l’appunto. Ricco, bello, forte,
+ammirato: l’Arnaldi in quel momento toccava il culmine trionfale della
+vita; quel culmine che essa aveva oltrepassato da parecchi anni e che
+le pareva già tanto, tanto lontano! E donna Giulia pensava irritata:
+
+— Gli uomini ci vincono sempre, in tutto. Quand’è che essi diventano
+vecchi? Tocca a noi quando siamo ben discese, di vederceli comparire
+dinanzi meglio di prima. Dove sono stati? Che hanno fatto? Il tempo che
+noi abbiamo perduto ad invecchiare essi l’hanno speso ad entrare in una
+seconda, in una migliore giovinezza... Quale ingiustizia!
+
+E la donna era tutta invasa da un avvilimento profondo, al quale
+tentava indarno di opporre le rivolte dell’orgoglio. Poi una idea
+cominciò ad attristarla, ad atterrirla. Aveva scritto all’Arnaldi un
+biglietto nel quale lo invitava ad andare da lei la sera stessa. Il
+biglietto concludeva:
+
+— Non mancate assolutamente. A questo solo patto io potrò perdonarvi
+d’essere a Firenze da due giorni senza che vi siate ricordato di me!
+
+Quindi donna Giulia pensò che sull’imbrunire di quella stessa giornata
+l’Arnaldi sarebbe arrivato e si sarebbe trovato lì in quello stesso
+salotto, dinanzi a lei, guardandola... dieci anni dopo!... La donna
+vide tutto il suo svantaggio in quel rapido sindacato e presentì un
+immenso pericolo e un dolore e una umiliazione intollerabili. Allora
+con un movimento fiero di tutta la persona si rizzò e diede due colpi
+al bottone elettrico.
+
+Comparve la cameriera...
+
+ *
+ * *
+
+Pochi minuti dopo le ventiquattro l’Arnaldi entro una vettura da città
+scoperta usciva da porta Romana. Dai campi, nell’aria temperata del
+vespero, veniva di quando in quando una allegra canzone e le prime
+lucciole cominciavano a balenare sulle spighe del frumento ancora
+verde.
+
+L’Arnaldi fumava il sigaro fantasticando. Nei suoi pensieri, strano
+miscuglio di ricordi e di sogni, la figura di donna Giulia s’insinuava
+sempre più dolcemente. — Non era essa la donna che egli aveva amata
+più di tutte le altre? E appunto perchè da lei gli erano venuti i più
+grandi dolori e i più acerbi disinganni, non gli aveva essa date le
+gioie più ineffabili... le sole complete, le sole vere?... Colpevole
+sì... spergiura, indegna... Ma quanta poesia, quanta sincerità di
+passione e di abbandono in quella donna!...
+
+Il passato risuscitava nella sua parte più dolce e più buona: e
+l’Arnaldi si sentiva come tornato dieci anni addietro in una di quelle
+sere in cui, col petto gonfio di desiderii, faceva la stessa strada,
+così, circa a quell’ora, in cittadina scoperta, impaziente di arrivare
+alla villa di donna Giulia... Il cuore del giovane s’apriva adesso ad
+una immensa benevolenza, e stava combinando nella sua testa delle frasi
+gentili e delicatissime da dire a Giulia in quella serata, dopo tanti
+anni che non s’erano visti!
+
+A quattro chilometri da Firenze l’Arnaldi era tutto immerso ne’ suoi
+pensieri, e non badò a una bella carrozza signorile che gli veniva
+incontro co’ suoi due grandi fanali accesi: e non badò nemmeno che,
+mentre i due legni si passavano accanto, una signora mise fuori dello
+sportello la testa fissandolo alla luce dei fanali.
+
+Donna Giulia, che aveva fatto tutto allestire in fretta per la
+partenza, ora andava verso la stazione a prendervi il diretto delle
+nove.
+
+Quando sentì il rumore della vettura, un gran battito del cuore e dei
+polsi la avvertì che dentro c’era l’Arnaldi. Volle vederlo anche una
+volta e lo avrebbe anche chiamato per nome; ma non ebbe la forza. —
+Passato il legno, si avvolse bene in un grande scialle, poggiò il capo
+all’angolo della carrozza e prese l’attitudine di chi s’addormenta...
+Ma la cameriera che era con lei, s’accorse che la signora piangeva.
+
+
+
+
+NELLA “MONTAGNOLA„
+
+
+Die Nachtigall! È egli possibile immaginare un nome più disadatto e
+più prosaico di questo dato dalla lingua tedesca all’usignolo? Rozza,
+brutta, ridicola parola....
+
+E forse Ottone avrebbe durato un pezzo ad inveire, non so se a torto
+o a ragione; ma intanto c’eravamo già messi per il viale tortuoso e
+angusto del boschetto. Io gli feci cenno di star zitto e ci fermammo ad
+ascoltare.
+
+L’usignuolo era a poca distanza da noi; non so se posato sopra la
+frasca d’un giovine tiglio o se, più probabilmente, nascoso nel folto
+di una vecchia acacia capitozza, che ergeva la sua testa raccolta e
+densa, a cui i raggi della luna davano una tinta fra il lattiginoso e
+l’argenteo. L’usignuolo cantava nel gran silenzio. Poco prima avevamo
+udito alla chiesa di San Martino suonare le due dopo mezzanotte: nella
+piazza d’armi non s’era incontrata anima viva; nessuno girando il gran
+viale rotondo della Montagnola; e ora lì circondati ogni intorno dagli
+alti cespugli del boschetto, nè vedendo altro che il cielo stellato
+sopra di noi, provavamo tutti e due un senso di isolamento e di calma
+perfetta, come se ci fossimo trovati a quell’ora nella solitudine d’un
+bosco sull’Appennino a venti miglia da Bologna.
+
+L’usignuolo cantava: e ci era, ripeto, tanto vicino che, senza vederlo,
+udivamo a quando a quando il leggero fruscìo delle foglie mosse da lui.
+L’aria immobile era tutta piena del suo canto, e il silenzio profondo
+pareva un silenzio d’ascoltazione, secondo l’idea degli antichi poeti
+che immaginavano i venti sospesi e gli alberi e le rupi intente ad
+ascoltare qualche suono grato e solenne. Io pensavo a questo proposito:
+Perchè i poeti antichi, da Esiodo a Virgilio, descrivono sempre il
+canto dell’usignuolo flebile e quasi piagnucoloso?... A noi invece,
+avvezzi alle querimonie della poesia moderna, a noi coll’orecchie piene
+de’ piagnistei della musica melodrammatica, e anche, ohimè! delle
+_romanze_ da camera, il canto dell’usignolo fa provare un senso di
+dolcezza calma, temperata e quasi allegra.
+
+È la gran legge della progressione che signoreggia tutte le sensazioni,
+massime se vi entra l’arte, e massime se quest’arte è la musica. Un
+coro infernale nell’_Orfeo_ di Gluk parve nel secolo passato l’ultimo
+segno della terribilità espressa con voci e suoni: ponete ora quel
+coro in mezzo a quelli del _gran finale_ della _Regina di Saba_, e farà
+l’effetto d’un lamento timido e sommesso...
+
+ *
+ * *
+
+Pensavo all’usignuolo, e sono cascato a parlar d’arte. Che salto enorme
+coll’apparenza di un passo agevole! In arte le forme si inseguono,
+si raggiungono, s’urtano e si soverchiano in una corsa affannosa ed
+infaticabile. Non solamente ogni scuola ed ogni maniera ha il suo breve
+tempo d’auge e di dominio; ma ogni singolo artista ha spesso nella sua
+vita più atteggiamenti d’ingegno e più stili, che rubano al pubblico un
+suffragio esclusivo ed intollerante. A vedere la energia degli assensi
+che riscuote d’ogni parte, direste che finalmente egli sia giunto ad
+una mèta stabile. Sì davvero! Ripassate fra qualche anno e vedrete quel
+che rimane dell’opera e delle ammirazioni.
+
+Arrivati poi al termine d’un periodo storico, noi critici ci voltiamo
+indietro, provando a tirare la somma: ma se vogliamo essere schietti
+innanzi alla nostra e all’altrui vanità, dobbiamo confessare che del
+molto lavoro fatto ciò che rimane di vitale e di perenne è ben piccola
+cosa. La più parte della suppellettile artistica somiglia un magazzino
+d’abiti smessi o la raccolta delle incisioni d’un giornale di mode.
+Come paiono goffe e sgraziate quelle fogge che, viste cogli occhi d’una
+volta, raddoppiavano la prestanza degli uomini e la seduzione delle
+donne eleganti!
+
+Fui due anni fa a Milano, poco dopo la morte del povero Cremona. Il
+fervore per la sua pittura era al colmo. Un critico che, pur facendo
+di cappello all’ingegno del pittore, volle mettere una nota sorda in
+quel coro di lodi, fu a un pelo d’essere lapidato. Intanto un giovine
+poeta cantava in metro lirico l’apoteosi dei toni gialli e rossi,
+paragonandoli, se ben mi ricordo, a cavalli scalpitanti in guerra. Si
+giunse perfino ad escogitare uno speciale sistema di ottica soggettiva
+per giustificare certe tinte particolari al Cremona, non riscontrabili
+in natura, e tutto quell’indefinito e sfumato e nebbioso ch’egli
+metteva nei piani e nei contorni. Passando poi dalle esecuzioni ai
+concetti e agli intendimenti del pittore, l’estro della esegèsi non
+aveva più limiti. Per esempio quei due che si stringevano le mani
+con passione, non erano solo due amanti: erano anche due cugini. Si
+capiva, o almeno si era obbligati a capire, guardando alla espressione
+finissimamente cuginesca messa nei volti dal pittore...
+
+Io partii da quella esposizione intronato e confuso per tutta quella
+critica mirabolana e, come accade spesso, repugnandomi il decidere con
+una affermazione secca, se ero io che non capivo od essi i panegiristi
+che passavano il segno, mi acconciai alla sospensiva, dicendo fra me e
+me: Vedremo!
+
+ *
+ * *
+
+E non ho avuto bisogno d’aspettare un pezzo. Li abbiamo veduti testè a
+Torino gli ultimi riflessi di quella pittura cremoniana, inavvertiti e
+confusi in mezzo ai quadri della mostra. — Un Milanese che era meco,
+appassionato e schietto cultore dell’arte, non sapeva riaversi dalla
+sorpresa, paragonando i suoi entusiasmi di tre anni fa colla delusione
+presente.
+
+E questa è storia che dura e si ripete fino dal tempo in cui l’arte
+è divenuta una forma della vita. La distanza dei secoli avvicina
+e confonde i fatti, ma ciò che avviene ora sotto i nostri occhi è
+avvenuto sempre più o meno. Adesso i trapassi sono più rapidi, perchè
+la vita moderna corre più inquieta e cupida alla cerca del nuovo e
+del diverso; e la mole enorme delle impressioni d’arte, accumulate nel
+cervello di noi moderni, rende più frequenti le combinazioni elettriche
+e le parvenze di novità, che un soffio compone e un altro discompone.
+Intanto par d’essere nel regno della ballata tedesca: _I morti
+corrono!_ Quante fronti che ieri nell’arringo dell’arte si ergevano
+con piglio trionfale, vanno oggi crucciate e dimesse! E ai trionfatori
+d’oggi qual sorte è serbata per domani?
+
+ *
+ * *
+
+Fortunato l’usignuolo! Il suo canto invariato passò i secoli, arrivando
+sempre dolce e gradito all’orecchio degli ascoltatori.
+
+«Tu sei giunto, o pellegrino, su questo sacro colle fiorente d’ulivi, e
+alimentatore di cavalli. Di qui s’ode l’usignuolo soavemente lamentarsi
+nelle valli ombrose»... Sono passate migliaia d’anni dal giorno in
+cui i vecchi di Colono con queste parole salutavano Epidio cieco e
+ramingo: altre migliaia di anni passeranno ancora, e avverrà sempre
+che una semplice progressione di note flautate e un rapido gorgheggio
+fermino di notte a mezza strada il viandante, immemore dell’ora tarda,
+o chiamino rapidamente alla finestra la fanciulla mezzo spogliata,
+incurante della umida brezza notturna. Frattanto intere cataste
+d’istrumenti musicali inventati dall’uomo hanno avuto tempo d’andare
+in disuso. Che n’è delle note che placarono Saul, delle patrie canzoni
+che fecero piangere Attila di tenerezza, delle melodie di Casella che
+innamorarono Dante Alighieri?
+
+L’usignuolo nel silenzio ascoltante della natura seguita ad essere il
+cantore prediletto della foresta; e non vi ha dotto poeta che non fosse
+pronto a dare tutto il suo greco e tutto il suo latino, per tradurre
+in una strofa sola ciò che egli dice alla notte e alla luna. E se noi
+potessimo penetrare la intima essenza delle cose, credo che scopriremmo
+non essere governata da diversa legge la vera bellezza effusiva che
+durevolmente ci viene dalle grandi opere d’arte.
+
+Di fatti, a raccogliere bene nel fondo dell’anima nostra ciò che
+proprio costituisce la singolare potenza di un grande artista, per
+esempio un poeta come Omero, un pittore come Raffaello, un melodista
+come Bellini, e a poco a poco eliminando tutto quello che è in lui
+di generico, di collettivo ed impersonale, all’ultimo che rimane?
+Un _incognito indistinto_ che non troviamo parole ad esprimere e che
+vagamente vorremmo significare con un gesto della mano, un cenno del
+capo, una esclamazione... Salirono le alte cime dell’ideale, scrutarono
+con penetrazione insolita il libro della natura e furono a ragione
+salutati spiriti magni; ma l’argomento della loro grandezza è tutto in
+un fatto semplicissimo: il quale consiste nell’aver essi fatta vibrare
+una nota nuova nell’ime corde dell’essere e con quella generato in
+noi una nuova sensazione della vita. Nel linguaggio dell’arte potrà
+poi chiamarsi la «sensazione omerica» la «sensazione raffaellesca» la
+«sensazione belliniana» e via dicendo. E questa piccola frase sarà alle
+loro glorie monumento assai più durevole e splendido di quelli in marmo
+e in bronzo eretti loro dai mecenati o decretati dai governi e dai
+popoli.
+
+Fuori di quest’àmbito misterioso abbiamo la mediocrità, fin che vi
+piace aurea e invidiata: dei quadri che durano a piacere dieci anni,
+delle _arie_ che per dieci mesi fanno la delizia di tutte le platee,
+e dei poeti che sono alla moda per una stagione di bagni. Fortunato
+l’usignuolo!...
+
+Che è? Io e l’amico dobbiamo a un tratto mutare l’ascoltazione
+piacevole in un delizioso rapimento. Non ci eravamo ancora accorti
+del primo sorgere dell’alba; ma egli l’usignolo dalla sua frasca
+aveva certo veduto comparire all’orizzonte le prime tinte rosate e
+crocee, e sfumare nell’azzurro perlato del cielo. E’ salutava il giorno
+nascente. Non erano più le note sospirose e i tenui trilli soavemente
+modulati, ma un impeto di canto meraviglioso ora disteso, ora fiorito,
+con gorgheggi a salti, a scale, a note picchiettate con passaggi
+nuovi, strani, inattesi, con volate di un ardimento e d’un lirismo
+indescrivibile. Si sarebbe detto che l’usignuolo voleva epilogare
+il suo lungo canto notturno gittando incontro alla bella aurora uno
+sprazzo di rugiada melodiosa. — Di fatti dopo breve tempo cessò ad un
+punto il canto e volò via.
+
+O nobili amanti di Verona, voi eravate molto inesperti del linguaggio
+degli uccelli! — La povera allodola deve ad essi gratitudine eterna,
+perchè presero argomento a un dolce indugio d’amore, confondendo
+il suo canto con quello dell’usignuolo... Ma forse i due innamorati
+giovinetti non erano pienamente in buona fede, per ragioni scusabili e
+invidiabili.
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+ FINE.
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+INDICE
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+ _Coi Sordini_ Pag. 6
+ _Occhi Accusatori_ » 27
+ _In Casa dell’Amico_ » 41
+ _Cantores!_ » 57
+ _Primo Ricordo_ » 69
+ _In Repubblica_ » 77
+ _Dopo Dieci Anni_ » 93
+ _Nella “Montagnola„_ » 105
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+Nota del Trascrittore
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+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
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+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 75714 ***