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| author | nfenwick <nfenwick@pglaf.org> | 2025-05-14 10:21:02 -0700 |
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GUGLIELMINI. + + + + +MEMORIE + +DI + +EMMA LYONNA + +OVVERO + +LE CONFESSIONI D’UNA FAVORITA + + + + +AL LETTORE + + +Il 14 gennaio 1815, verso le cinque della sera, un prete, preceduto da +una vecchia donna che parea servirgli di guida, imprimeva i suoi passi +sul tappeto di neve che stendevasi dal villaggio di Vimillle al piccolo +porto d’Ambleteur, sito fra Boulogne sul mare e Calais e nel quale +Giacomo, scacciato dall’Inghilterra, sbarcò nel 1688. — Questo prete +moveva a rapido passo, ciò che facea credere ch’ei fosse con impazienza +aspettato, e guarentivasi, avviluppandosi nel suo mantello, da un vento +acre e freddo che soffiava dalle coste d’Inghilterra. La marea saliva, +ed udivasi il mugghiare del mare misto al rumore dei ciottoli, che il +flutto salendo rotolava sulla spiaggia. + +Dopo fatta presso a poco una mezza lega, seguendo la via tracciata +da una doppia fila di olmi, sfrondati l’inverno dall’inverno stesso, +scompigliati l’estate dal vento del mare, la vecchia prese a destra del +cammino un sentiero appena visibile sotto la neve che il ricopriva, e +che menava ad una piccola capanna eretta nel mezzo d’una collina che +dominava il paesaggio. Un raggio di luce, probabilmente prodotto da +una lampada invisibile attraverso i vetri della finestra, denotava solo +l’esistenza di questa capanna, completamente perduta nell’oscurità. + +Dieci minuti bastarono a raggiungerne la soglia. + +La vecchia stendeva la mano verso la porta, quando questa si aprì da +per sè, ed una giovine voce disse, con un accento inglese leggermente +pronunciato: + +— Venite, signor abate, mia madre vi attende con impazienza. + +La vecchia si ritrasse per lasciar passare il prete. Questi entrò +nella capanna, ella gli tenne dietro. La fanciulla richiuse la porta, +ed indicò nella seconda camera, la sola rischiarata, una donna che a +stento sollevavasi sul letto. + +— È lui? chiese con voce fioca ed in inglese l’ammalata. + +— Sì, madre mia, rispose la fanciulla nella stessa lingua. + +— Oh! entri, entri, esclamò in francese la malata. + +E ricadde sul letto. + +Il prete le si appressò: la fanciulla e la vecchia rimasero nella prima +camera. + +L’ammalata parea sfinita dallo sforzo fatto; e, rovesciato il capo +sull’origliere, indicò con mano languida una poltrona, facendo cenno +all’uomo di Dio di accostarla al suo letto e sedervisi. + +Il sacerdote comprese il gesto, avvicinò la poltrona e sedette. + +Fuvvi un istante di silenzio, durante il quale non udivasi che +l’oppresso respiro della morente, ed i singhiozzi cui tentava invano di +soffocare la fanciulla. + +Durante questo momento d’aspettativa il prete ebbe tempo di volgere uno +sguardo intorno. + +L’interno dell’appartamento offeriva un misto singolare di lusso e +miseria. I mobili e le pareti erano ben quelli d’una capanna, ma le +lenzuola erano della più fina tela d’Olanda; l’accappatoio, in cui +si avvolgea l’ammalata, era d’una magnifica batista, e il fazzoletto +annodato al suo collo era orlato da quel prezioso merletto, cui +l’Inghilterra ha dato il suo nome. + +Di fronte al letto, separati solo dalla finestra, dinanzi alla quale +cadeva una povera cortina d’indiana, staccavansi per lo splendore del +colorito due ritratti in piedi, uno di donna, l’altro di uomo, ambedue +di naturale grandezza. + +Quello d’uomo rappresentava un ufficiale superiore della marina +inglese. Il suo abito cilestre portava al manco lato, e di sotto +all’ordine del Bagno, tanto raro in Inghilterra, che nol si dà se +non per grandissimi servigi resi, altre tre decorazioni, cui un +intelligente in siffatta materia avrebbe riconosciute, l’una per +l’ordine di S. Ferdinando e del merito di Napoli, l’altra per quella di +S. Gioacchino di Malta istituita da Paolo I di Russia, e che morì con +lui; la terza infine per la mezzaluna Ottomana, che portava nella sua +curva la cifra in diamanti dell’Imperatore ottomano Selimo III. + +Ma ciò che soprattutto rendeva quest’uomo notabile era la gloriosa +mutilazione, onde avea dovuto esser vittima: — una larga cicatrice +solcavagli la fronte, su cui stendevasi una benda nera che celava +un occhio perduto, mentre la manica destra del suo abito abbottonata +all’uniforme, palesava un braccio monco al disopra del gomito. + +L’uomo, che il ritratto rappresentava, era piuttosto basso di statura; +avea biondi i capelli; l’occhio, che gli restava, parea vibrare +il lampo del genio; infine il suo naso aquilino ed il suo mento +vigorosamente marcato indicavano il coraggio e la volontà, che fanno i +tratti caratteristici dell’eroe da guerra. + +La donna invece era il tipo perfetto della grazia e della bellezza; i +suoi capelli castagni senza alcun ornamento ricadevanle in folte anella +sul collo e sul petto; avea gli occhi ed i sopraccigli neri sopra +un incarnato di sfolgorante freschezza; il naso ben fatto; la bocca +infantile, semi-aperta qual rosa in un mattino di primavera, lasciava +scorgere, o piuttosto divinare due file di perle. — Vestiva una tunica +di chachemire, fatta alla greca, con un mantello di porpora gettato +sulla spalla destra: avea retta la persona da un largo cinto di velluto +color ciriegia ricamato d’oro, il cui fermaglio era fatto d’un cammeo +che rappresentava il profilo d’una testa da vecchia. + +Questo splendido ritratto era evidentemente quello dell’ammalata, nei +tratti della quale potevansi ancora riconoscere, a malgrado i suoi +cinquant’anni ed i guasti d’una crudele malattia, i resti di quella +perfetta bellezza dal pittore dipinta sulla tela. + +Mentre il prete, quasi suo malgrado, davasi a questo esame, la malata +riaperse lentamente gli occhi, e glieli fissò sopra con inquietudine. +Si sarebbe detto ch’ella cercasse sul volto di colui, che avea mandato +a cercare per farne l’intermediario della sua riconciliazione con Dio, +ciò che poteva temere o sperare dalla celeste misericordia. + +Il sacerdote era un vecchio di sessantacinque anni; dalla dolce e +serena sua fisonomia traspariva la semplicità dell’anima: e potea +leggersi nel suo sguardo una scintilla di quella inesauribile +tenerezza, che Leonardo da Vinci ha data agli occhi di Gesù. + +Al vederlo, l’ammalata parve rassicurarsi. + +— Padre mio, diss’ella, ho letto in tutti i libri santi che la +misericordia di Dio è infinita, ma io ho mandato a cercarvi per +udirmi a ripetere queste parole dalla bocca stessa d’un ministro di +Dio. I miei peccati, le mie colpe, i miei delitti anche, aggiuns’ella +abbassando la voce, sono tanto grandi, che per non morire disperata ho +mestieri della parola d’un sant’uomo come voi. + +Il prete guardò con sorpresa quella donna dalla voce dolce, dalla +fisonomia candida, dall’occhio cui la febbre che ardevala non potea +togliere l’angelica espressione, e che pur tuttavia si accusava di +colpe e peccati non solo, ma pur di delitti. + +— Figlia mia, le diss’egli, il terror della morte vi smarrisce. La +donna è una debole creatura esposta dalla sua posizione in società a +cader nel peccato, a commettere colpe; ma, se ho ben compreso, voi non +vi accusate solo di colpe e peccati, ma ben anco di delitti. + +— Oh! di delitti, sì, di delitti, padre mio..... so bene che quando era +giovane, bella, potente, quando un eroe mi chiamava sua amante ed una +regina sua amica, so bene che nel trasporto della mia giovinezza, nella +foga della mia fortuna, io non giudicava tali i miei atti; ma, dopo +ch’egli è morto, dopo ch’ella è morta, dopo che io sono caduta nella +miseria, e che la miseria, vendetta celeste, mi ha condotta al dubbio, +oh! io mi vedo quale sono, padre mio, cioè con un corpo bruttato dalla +lussuria e delle mani rosse di sangue!.... + +— Figlia mia, la misericordia del Signore è infinita, ripigliò il +sacerdote, e Gesù in nome del padre suo ha perdonato alla Maddalena ed +alla donna adultera. + +L’ammalata stese la mano, la posò sul braccio del prete, e sollevandosi +per avvicinarsegli: + +— Avrebb’Egli perdonato ad Erodiade? chiese ella. + +L’uomo di Dio la guardò quasi con terrore. + +— Chi siete voi dunque? domandò. + +— Di fatto avete ragione, padre mio, rispos’ella. Dirvi il mio nome è +tutto dirvi, ma deh! non vi allentate da me quando ve lo avrò detto.... + +— Figlia mia, disse il prete, accompagnerei e consolerei anche un +parricida al patibolo. + +— Oh! il patibolo è l’espiazione, esclamò l’ammalata: se io morissi sul +patibolo invece di morir nel mio letto, non dubiterei tanto! + +— Avete dunque ucciso? chiese il sacerdote con terrore. + +— No, padre mio, ma ho lasciato morire. + +— Avete sentimento del delitto che commettevate? + +— No, no, io credeva servire il Re, credeva servir Dio, e non serviva +che la mia vendetta. — Come volete voi che Iddio perdoni a me che non +ho mai perdonato? + +Il prete la guardò. + +— Siete inglese? + +— Sì, padre mio. + +— Siete protestante? + +— Sì. + +— Perchè non avete fatto cercare un pastore della vostra religione? Ve +n’ha uno a Boulogne. + +— Lo so.... e l’ammalata crollò il capo gettando un sospiro. + +— Ebbene? Insistè il sacerdote. + +— I nostri pastori son troppo severi, padre mio; la nostra religione è +troppo dura; non ho osato. + +— È un grand’elogio che voi fate con ciò della nostra, figlia mia. E +come, avendo di questa una tale opinione, non avete cercato rifugio nel +suo seno? + +— E se essa mi avesse respinta, padre mio? + +— La nostra religione non respinge alcuno, figliuola mia, Gesù non ha +egli detto al buon ladrone: «In verità ve lo dico prima d’un’ora voi +sarete meco nel regno del Padre mio?» + +— Sì, ma il buon ladrone era in croce; moriva col Salvatore. + +— Chi muore in lui, muore con lui, e il pentimento val pure la Croce. — +Vi pentite voi, figlia mia? + +— Sì, disse la morente, levando al Cielo le mani — sinceramente, e +ardentemente, ve lo giuro. + +— Vi pentite voi per la sola paura della morte? + +— No, padre mio, mi pento perchè, come a S. Paolo sulla via di Damasco, +le scaglie mi sono cadute dagli occhi, e mi vedo qual sono. + +— Ebbene, lo vedete, non solo Dio ha perdonato a S. Paolo, ma ne ha +fatto uno dei suoi Apostoli: eppure S. Paolo custodiva i mantelli di +quei che lapidavano il santo martire Stefano. + +— Oh! voi siete buono, padre mio, di sostenermi e consolarmi in tal +guisa. + +— È mio dovere, figliuola mia; quando un’agnella si allontana dal +gregge a malgrado gli avvertimenti del cane, il buon pastore se la +prende sulle spalle e la riporta all’ovile: con più ragione la riceve +egli con gioia quand’essa vi ritorna da sè. Parlate dunque, ditemi +le vostre colpe, sono pronto ad udirle, e se esse non oltrepassano il +potere legato ad un povero prete, sono presto a perdonarvi in nome del +Signore. + +— Il narrarle sarebbe lungo ed inutile: il mio nome basterà; quando +saprete il mio nome, saprete tutto. + +Il sacerdote la guardò sorpreso. + +— Il vostro nome allora? le domandò egli. + +La morente si chinò verso lui, e con voce tremula ed appena +intelligibile, mormorò queste due parole: + +— Lady Hamilton. + +— Questo nome non mi svela nulla, figlia mia, rispose il prete. Non lo +conosco: odo pronunciarlo per la prima volta. + +— Oh, Dio mio! esclamò la morente con accento quasi di gioia. Havvi +dunque un uomo che non mi conosce: havvi dunque una bocca che non m’ha +maledetta! + +E ricadde sul suo letto, mormorando a bassa voce una preghiera di +ringraziamento all’Eterno. + +Ma ad un tratto un vago senso di terrore passò sul suo viso. + +— Oh! ma allora, seguitò, io sono perduta, padre mio, giacchè non +avrò la forza nè il tempo di tutto narrarvi: e se non posso dirvi le +pungenti angoscie della miseria, i febbrili allettamenti dell’oro, lo +irresistibile affascinare della passione; se voi conoscete della mia +vita le sole colpe e non le tentazioni, non mi perdonerete giammai.... +oh! se poteste leggere.... + +— Che! + +— La mia vita che scrissi io stessa in tutti i suoi dettagli come una +prima espiazione, e soprattutto perchè serva a preservare mia figlia +dalla via che io ho percorsa, e dal cadere nelle colpe in cui sono +caduta. + +— E perchè non leggerei io questa vita scritta da voi?... + +— Col sangue del mio cuore, ve lo giuro. + +— Perchè non la leggerei io? ve lo domando. + +— Perchè essendo io inglese, l’ho scritta in inglese. + +— Ho abitato cinque anni l’Inghilterra, dal 1790 al 1795, e parlo +l’inglese come la mia lingua materna. + +— Oh! padre mio, padre mio! esclamò la moribonda afferrando la mano del +sacerdote, gli è ben realmente Iddio che vi manda, e comincio a credere +nel suo perdono!.... + +Poi con un ardore febbrile: + +— Tenete, padre mio, gli diss’ella dandogli una chiave, stretta ad un +fazzoletto celato sotto il guanciale, prendete questa chiave, aprite +il tiretto di quella toeletta, vi troverete un manoscritto intitolato: +_My Life_; prendetelo, leggetelo, e tornate al più presto che vi sarà +possibile, se mi recherete il perdono; se sono condannata, rimandatemi +il manoscritto: saprò quel che ciò vorrà dire. + +Il prete si alzò, aprì il cassetto, e vi prese le carte indicate. + +— Figlia mia, le disse egli, bisogna che io adempia ai doveri del mio +stato. Non mi rivedrete che domani a quest’ora stessa. + +— Dio mi darà grazia di vivere fino a quel momento, ripigliò +l’ammalata, soprattutto... e ristette. + +Il sacerdote la guardò: il suo sguardo era un incoraggiamento. + +— Soprattutto, seguitò ella, se voi mi benedite. + +— Vi benedico, povera donna, disse il prete; e possa Dio benedirvi come +io lo faccio. + +Entrato nella camera attigua vi trovò inginocchiate la fanciulla e la +vecchia. + +— Vivete con Dio, figliuola, diss’egli alla giovinetta, posandole sul +capo la destra mano. + +La vecchia afferrò l’altra e la baciò. + +Il prete uscì. + +L’ammalata lo seguì cogli occhi e le braccia stese fin che potè +scorgerlo. + +La fanciulla entrò nella camera. + +— Madre, chies’ella, come vi sentite? + +— Oh! meglio, meglio, Orazia mia, ancora una visita come quella ch’egli +mi ha fatta, e quest’uomo porterà seco il mio passato! + + * * + * + +Il domane, all’ora stessa, il prete rientrò; era seguito da due +chierici; l’uno portava il vaso dell’acqua santa, l’altro la croce. + +L’ammalata era più tranquilla, ma anche più debole del giorno innanzi. +Era evidente che solo la fede e la speranza, queste due figlie di Dio, +la sostenevano. + +Egli s’innoltrò verso il letto; il suo viso spirava carità. + +La giovinetta e la vecchia, questi due esseri che parevano statue poste +ai due lati della vita per rappresentare la gioventù e la decrepitezza, +sollevarono sul guanciale la moribonda. + +Il prete si fermò a due passi da lei: ella attendevalo con gli occhi al +cielo e le mani giunte. + +— Credete voi ai sette sacramenti? le chies’egli. + +— Vi credo, rispos’ella. + +— Credete voi alla presenza reale di Gesù Cristo nella Eucarestia? + +— Vi credo. + +— Credete voi nella supremazia del romano Pontefice e nella sua +infallibilità in materia di fede? + +— Vi credo. + +Il sacerdote attinse dalla pila un po’ d’acqua nel palmo della mano, e +aspergendone la testa della morente: + +— Ti battezzo in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; e +che l’acqua del battesimo lavi i tuoi peccati, le tue colpe, ed anche i +tuoi delitti. + +La moribonda gettò un grido di gioia, afferrò la mano del prete ancora +umida dal contatto dell’acqua santa, se la portò avidamente alle labbra +e la baciò. + +Poi con uno slancio sublime: + +— Dio mio! diss’ella, ricevete l’anima mia! + +E si rovesciò sul guanciale, cui lasciarono ricadere la fanciulla e la +vecchia. + +Il suo volto aveva ripresa una tale serenità che le due donne +credettero dormisse: il solo prete comprese che soltanto la morte potea +dare quella serenità. + +Di fatti era morta. + +Come lo aveva detto ella il dì prima, il sacerdote aveva alla seconda +sua visita recato seco il suo passato; e l’acqua del battesimo, +colandole dalla fronte all’anima, aveva tutto lavato — fango e sangue. + + * * + * + +Ora ecco ciò che il prete aveva letto nel manoscritto, intitolato: _La +mia vita_. + + ALESSANDRO DUMAS + + + + +MEMORIE DI EMMA LYONNA + + 1 _gennaio_ 1814. + + _Nella fiducia che Dio perdonerà al mio pentimento ed alla mia + umiltà, scrivo le seguenti pagine._ + + EMMA LYONNA, VED. HAMILTON. + + + + +LA MIA VITA. + +I. + + +I miei primi ricordi risalgono all’anno 1767: avevo tre o quattro anni. +Non ho mai conosciuto l’epoca precisa della mia nascita: attraverso +una percezione vaga come una nebbia, mi veggo colla madre a seguire +una grande strada in mezzo ai monti, quando portata sulle sue spalle, +quando movendo a lei d’accanto, tenendola per mano, o tirandole +l’abito. Tratto tratto un ruscello tagliava il sentiero, allora mia +madre mi prendeva fra le sue braccia, traversava il ruscello e mi +posava dall’altra parte: ciò doveva avvenire durante l’inverno, od +almeno verso il finire dell’autunno. Avevo sempre freddo; fame qualche +volta. + +Quando traversavamo una città od un villaggio, mia madre si fermava +dinanzi alla bottega d’un panettiere, e chiedevagli con voce +supplichevole un pane, che quasi sempre le veniva dato. + +Ci fermavamo rare volte la notte nelle città o nei villaggi, ma +piuttosto in qualche fattoria isolata. Là mia madre chiedeva le si +permettesse di dormire in un granaio od in una stalla. Le notti, in +cui il permesso ci veniva accordato, erano le mie notti di festa: avevo +caldo, e quasi sempre il mattino, prima che ci mettessimo in cammino, +la castalda o la domestica, che veniva a mugnere le vacche, mi dava una +tazza di latte tiepido, il che era per me un’altra festa non essendovi +abituata. + +Dalla distanza che percorrevamo, supponendo che noi facessimo quattro o +cinque leghe al giorno, il nostro viaggio dovette presso a poco durare +una settimana: alfine arrivammo alla città di Hawarden, che era la meta +della nostra corsa. + +Il defunto mio padre avea nome John Lyon: mia madre lasciava la città, +ove era morto, per venire a chiedere alla sua famiglia, che dimorava ad +Hawarden, un qualche soccorso che potesse sovvenire alla mia educazione +ed alla sua esistenza. + +A questo punto un’oscurità di qualche mese si stende di nuovo sulla mia +mente, e mi ritrovo a custodia d’un piccolo gregge di montoni, in una +masseria ove mia madre era impiegata a domestica. + +Relativamente al passato io mi trovava felice. La primavera era +giunta, e con essa il caldo e la verdura. Il declivio della collina, +ove io menava a pascere il mio gregge, era un vasto tappeto di +serpilli e surcelle che i miei montoni sbroccolavano con delizia, e +dei cui fiori io mi faceva corone. La sera rientrando alla fattoria +dormivo nel pecorile dei miei montoni. Del pane, un po’ di burro o +formaggio, qualche volta un uovo duro, bastavano ai miei bisogni +del giorno: il mio cane divideva il mio pane, e parea quanto me +soddisfatto di quest’ordinario. Quando avevamo finito la colezione ed +il pranzo, andavamo a bere ad una vicina sorgente, che faceva un bacino +trasparente come il cristallo, prima di spandersi e correre come un +filo d’argento sul declivio della collina. + +Tre o quattro anni decorsero di tal fatta senza che alcun avvenimento, +lasciando traccia nella mia memoria, venisse a rompere la dolce +monotonia di quella esistenza. + +Un giorno, che mi aveva fatta una corona di surcelle color rosa miste +alle margheritine, mentre io beveva come al solito, curvandomi verso +la sorgente, sostai per la prima volta al momento in cui le mie labbra +stavano per baciar l’acqua, accorgendomi ch’io era bella. + +Erro nel dire che m’accorsi ch’io era bella: non sapeva ciò che fosse +bellezza: non aveva mai avuto uno specchio nel quale potessi vedermi, +ma il sembiante che l’acqua del bacino rifletteva mi piacque, gli +sorrisi, ed appressai le labbra all’acqua, meno per bere che per dargli +un bacio. + +Da quell’istante la riva della sorgente divenne il mio gabinetto +di toeletta; sfacendo e rifacendo le mie corone fino a che fossi +soddisfatta di me, soddisfazione che io manifestava abbracciando la mia +propria immagine. + +Un giorno poco mancò che questa tenerezza, ch’io sentiva per me stessa, +non mi fosse fatale: — le mie mani scivolarono sull’erba, caddi nel +bacino, e senza il mio cane che mi ritrasse per l’abito, mi sarei +annegata. + +Avevo così poca idea di quel che fosse il bene e il male, che per +far asciugare i miei abiti, mi spogliai nuda al sole; in quel momento +udii a chiamarmi; mi alzai e vidi mia madre: le corsi incontro: ella +mi rimproverò, senza che io comprendessi bene la cagione de’ suoi +rimproveri. + +Un miglioramento s’era fatto nella nostra esistenza: ella aveva allora +ricevuto dal conte di Halifax una piccola somma destinata parte a lei +parte a me — la somma destinatami avea per iscopo la mia educazione. + +Non ho mai ben compreso la causa di questa munificenza del conte di +Halifax, e mia madre non ha mai voluto spiegarmelo: solo corse voce in +famiglia che un sangue più nobile di quel di John Lyon potesse scorrere +nelle mie vene. Dio mi salvi dall’accusare mia madre, ma se ella fosse, +potrebbe spiegarmi quei vaghi desideri, quelle incessanti aspirazioni +ad un rango cui giunsi, ma al quale non era certo destinata. + +Mia madre veniva ad annunziarmi che dal domane cesserei di guardare +il mio gregge, ed entrerei in un istituto di fanciulle, che io vedeva +qualche volta il giovedì e la domenica a passeggiare dal lato del +podere. + +La mia prima parola fu: + +— Mamma, avrò io un bel cappello di paglia ed un bell’abito azzurro +com’esse? + +— Certamente, rispose mia madre, giacchè è l’uniforme del collegio. + +Feci un salto di gioia; mi parve che sarei stata assai bella con simili +abiti, cui non avrei mai osato sognare di possedere. + +Baciai i miei montoni gli uni dopo gli altri, e gli abbandonai ad un +giovinetto pastore che venne a surrogarmi. + +I miei più lunghi addii furono al mio cane: quel povero animale, che mi +avea salvata la vita un’ora prima appena, sentiva una grand’affezione +per me: accarezzai molto il povero Black, ed a stento presi da lui +commiato. + +La povera bestia avea gran desiderio di seguirmi: parve esitare fra il +suo amore ed il suo dovere, ma il dovere la vinse. Mi accompagnò fino +ad un luogo, ove, senza perder di vista il suo gregge, potesse seguirmi +cogli occhi: sedette sopra una rupe, la testa volta dalla mia parte, +e mandandomi di tanto in tanto un latrato lamentoso, restò allo stesso +posto immobile e gemente, fino a che la disposizione del terreno me lo +ebbe celato: ma anche non vedendolo più, udiva i suoi lai. + +Il giorno stesso mia madre mi condusse alla città distante circa un +mezzo miglio dalla masseria. Ella andava a pagarvi il primo trimestre +della mia pensione, ed a far prendere le misure delle mie vesti, che +venivan fatte dallo stabilimento, onde non vi avesse diversità fra le +alunne. + +Era il mercoledì: dovevo entrare al convitto il vegnente lunedì. La +direttrice promise di dirigere la passeggiata della domenica verso la +fattoria, affinchè si potesse provarmi l’uniforme. Era una festa per le +allieve che dovevano farvi colezione con uove fresche e latte caldo. + +Il convegno si fissò per le nove; mia madre s’incaricò di preparare il +tutto. + +Per la prima volta conobbi la potenza dell’oro. Mia madre, il dì +innanzi povera fantesca di masseria, cui parlavasi aspramente come ad +una serva dell’ultimo grado, pareva essersi rialzata, naturalmente, +tacitamente senza che alcuno facesse obbiezione, al rango di +sorvegliante agli altri domestici. E tutto ciò perchè le si avea visto +fra mani un biglietto da cento lire, che, se venivale dalla sorgente +attribuitale, doveva piuttosto abbassarla che ingrandirla. + +La sera io mi coricai accanto a mia madre, in un letto che mi si fe’ +su due sedie e sotto al quale si celò il fedele mio Black, che mi +festeggiò rivedendomi, come se avesse temuto di perdermi per sempre. + +Durante i tre o quattro anni decorsi e che si eran dileguati senza +altro mutamento che quello delle stagioni, io non aveva mai avuto +l’idea di trovare un giorno più lungo dell’altro: non avevo mai bramato +di affrettare il passo del tempo: mi alzavo col giorno e mi coricavo +col sole: dividevo il mio pane con Black; isbricciolavane il resto +agli uccelli; mi facevo corone di fiori; mi specchiavo nella sorgente; +sognavo senza saper che, e giungeva la sera senza che avessi misurato a +quale distanza essa fosse dal giorno. + +Non era più così: un mutamento completo s’era operato nel mio spirito: +i minuti s’eran fatti ore; le ore giorni; ed i giorni anni: mi parea +di non giungere mai a quella benedetta domenica, in cui, abbandonati +i miei cenci, indosserei quell’abito cilestre, due volte per me color +del cielo, e quel grazioso cappello di paglia, aureola delle vaghe mie +prime ambizioni. — Desta, io aveva confuse e incoerenti visioni quali +si hanno nei sogni: avrei voluto salire una montagna, alta tanto da +vedere al disopra della cinta di monti che ne circondava: non avevo +idea alcuna di ciò che potea trovarsi al di là, ma certamente ciò +doveva esser più bello di quel che vedevo. + +Oimè! in tutta la mia vita volli raggiungere le più alte cime, e vedere +al di là dell’orizzonte, che Dio mi accordava! + +Il giorno tanto desiderato giunse finalmente: non dormii punto la +notte che il precedette: prima assai dell’apparire dell’aurora io era +in piedi: mia madre si alzò quasi subito dopo: ella pure avea comprato +nuovi abiti, e quel giorno diede al suo acconciamento un’insolita cura. +Il suo vestito era quello dei montagnuoli del paese di Galles, e per +la prima volta m’avvidi che mia madre dovea essere stata molto vezzosa: +era bella ancora. + +Ultimata la sua toeletta, ella si occupò di me; pettinò i miei capelli, +che erano magnifici e per natura inanellati; e, avvedendosi che io era +coperta dalla sola camicia, volle rimettermi gli abiti del dì innanzi; +ma io rifiutai ostinatamente, dicendole che sperava bene, deponendoli +la sera precedente, di essermene separata per sempre. + +Siccome il suo abbigliamento mi parea molto bello, le chiesi se era +tanto ricca da farmene regalo d’uno simile: ella me ne promise uno più +bello ancora, se dopo un mese la direttrice fosse stata contenta di me. + +Mi proposi di meritarlo. + +Per non rimettere i miei abiti del dì innanzi mi ricoricai, ed attesi +le 9 dal mio letto. + +Finalmente un gioioso cicalio, simile a quello d’uno stormo di +capinere, mi annunciò l’arrivo delle mie future compagne: mia madre +che sapeva la mia impazienza entrò tosto con una sotto maestra che mi +portava l’uniforme. + +Il mio corredo si componeva di due vestiari completi esattamente eguali +di forma: solo quello delle domeniche era di stoffa più fina: — tutti +gli altri oggetti dalle calze ai colletti, erano a mezze dozzine. + +Io non potea credere che tutte quelle ricchezze deposte sul mio letto +fossero mie. — Mia madre ne chiese il prezzo e li pagò: solo allora +credetti la mia proprietà assicurata; quattrocento franchi ne pagarono +l’acquisto. — Non avevo visto mai tanto denaro. + +La mia toeletta ebbe principio. — Le misure erano state prese da +un’abile mano, giacchè tutto mi andava per eccellenza: in capo a dieci +minuti era pronta. + +Un frammento di specchio, nuovo lusso nella camera di mia madre, mi +permise di vedermi. Gettai un grido di gioia; mi vidi ben più bella che +nella fontana: il mio gran cappello di paglia dagli ondeggianti velluti +azzurri mi stava a meraviglia, — e spesso in seguito, anche all’epoca +della mia più alta fortuna, quando volevo trar partito di tutta la mia +bellezza, non sceglievo altra acconciatura che quella della piccola +alunna di Hawarden! + +Non feci che uno sbalzo dalla mia camera al cortile e dal cortile al +giardino. + +Tutto il collegio era là: sessanta fanciulle presso a poco dell’età di +otto a quindici anni. + +Elleno mi guardarono più con curiosità che simpatia. + +Una delle grandi disse: — + +— Non c’è male per una piccola contadina. + +Un’altra rispose: + +— Sì, ma ha l’aria goffa. + +Il mio cuore si serrò. + +Al mio entrare nel mondo, vi era ricevuta dal disprezzo e dal sarcasmo. + +Restai in piedi, muta, immobile, sentendo il rossore della vergogna +salirmi alla fronte. + +— Bambina, mi disse una terza, va a dire alla masseria che ci si +portino le uova ed il latte. + +Il mio orgoglio si rivoltò. + +— Scusate, signorina, le dissi, io non sono, parmi, la domestica di +alcuna di voi. + +— No, ma siccome vostra madre è quella della masseria, disse la prima +che avea parlato, ella avrà, spero, la bontà di servirci. Noi abbiamo +fame. + +Mia madre esciva in quell’istante: mi gettai fra le sue braccia +piangendo: ella mi chiese donde venissero le mie lagrime. + +In due parole le narrai il tutto. + +La castalda ci ascoltava: ella si avvicinò alle alunne. + +— Signorine, diss’ella, la mia fattoria non è un albergo: io vendo +le mie uova, il mio latte ed il mio burro al mercato, ma non qui. A +preghiera della mia amica madama Lyon io era felice di offerirvi tutto +ciò, ma se l’ospitalità ha i suoi doveri, ha eziandio i suoi diritti, +ed uno di questi è il non essere insultati. Reclamo io dunque questo +diritto, e per me, e per tutte le persone che fan parte della mia casa. + +— Ben detto, madama, disse la direttrice, vi ringrazio della lezione +che io stessa stavo loro per dare, ma non l’avrei data sì buona. Quelle +fra queste signorine, che vorranno mostrarsi degne dell’onore che voi +fate loro, andranno elleno stesse a prender la loro colezione; e vi +ringrazio anticipatamente in nome di tutte le vostre convitate e mio; +— quelle che non andranno, faran senza della refezione: — ecco tutto, +signorine. Chi mi ama mi segua. + +E la direttrice, che chiamavasi mistress Colmann, diede l’esempio, +dirigendosi verso la casa seguita dalle alunne, meno le tre che mi +avevano rivolta direttamente o indirettamente la parola. + +Un momento dopo madama Colmann uscì dalla masseria tenendo da una mano +un cestellino pieno d’uova, e dall’altra un’immensa scodella di latte +fumante. + +Le due sotto-maestre la seguitavano portando ognuna com’ella uova e +latte. + +La massara e mia madre venivano lor dietro con due enormi pani dalla +corteccia bianca e appetitosa. + +Ogni alunna portava il suo piatto, la sua forchetta, il suo cucchiaio +ed il suo coltello. + +Tutte sedettero sull’erba attorno a madama Colmann ed alle due +sotto-maestre. + +Le tre ribelli sole in piedi formavano un gruppo a parte. + +— Madama Davison, dissi io alla massara, volete voi darmi sei uova in +un cestellino, una scodella di latte caldo, e tre tazze? + +Ella comprese la mia intenzione, e baciandomi in fronte, mi diede ciò +che io le chiedevo. + +Uscii dalla fattoria portando il mio cestellino, la scodella e le tre +tazze alle tre espulse. + +— Signorine, lor diss’io, volete voi perdonarmi di essere la cagione +del castigo datovi? + +— Grazie, rispose la maggiore delle tre, non abbiamo fame. + +— Emma, disse la direttrice, venite ad abbracciarmi e sedermi vicina: +voi siete una buona fanciulla. + +Io posai il cestino d’uova, il latte e le tazze appiè delle tre +renitenti, ed andai a sedermi accanto a mistress Colmann. + +Ella avea detto il vero; sì, io era una buona bambina. — È colpa mia +o del mondo se sono divenuta la perversa creatura, che si prostra ora +dinanzi a voi, o mio Dio! + + + + +II. + + +Dopo la colezione, cui le tre grandi alunne assistettero senza +parteciparne, tutte le fanciulle condotte da madama Colmann tornarono +in città. + +Il mattino innanzi sarebbe stato mio maggior desiderio di entrare +il giorno stesso in collegio, ma dopo quel che era avvenuto, il mio +entusiasmo s’era raffreddato, e chiesi a mia madre il permesso di +rimanere quel dì ancora alla masseria. Fu dunque stabilito ch’ella mi +condurrebbe al convitto la mattina del domane. + +Nel lasciarmi, madama Colmann che, avendo visto la reazione operatasi +in me, temeva di perdere una alunna, mi fece mille carezze, e incitò +alcune delle fanciulle più piccole a far altrettanto, ma io sentii bene +che sarei sempre per quelle signorine _la piccola contadina, la figlia +della domestica della masseria_. + +Mi dilungo su questi dettagli, che sembreranno forse a primo aspetto +puerili, perchè questi ed altri, onde avrò occasione di parlare in +seguito, ebbero una grande influenza sulla mia vita. I fiori devono +il loro splendore ed il loro profumo, i frutti il loro gusto e la +loro bellezza, non solo alle cure più o meno abili e premurose del +giardiniere che li coltiva, ma anche alla temperatura atmosferica +in cui il caso li pose. Il peccato mio originale era l’orgoglio; il +vento dello scherno e del dispregio, soffiandovi sopra, non fe’ che +infiammarlo invece di spegnerlo; e come Satana, il più bello ed il +più amato di tutti gli angeli, io, povera creatura umana, caddi per +orgoglio. + +Uscite madama Colmann e le alunne, mossi verso la collina, ove, per tre +o quattr’anni, aveva guidato il mio piccolo gregge. A questa collina +convenivano la domenica alcune persone della città: tutte quelle della +masseria mi avevano già veduta nel mio nuovo splendore; l’impressione +prodotta su loro al mio primo apparire non potea più rinnovarsi; cercai +dunque da nuovi sguardi nuovi encomi. + +Di fatto nel salire la collina, col mio gran cappello di paglia, i miei +lunghi capelli al vento, le guance porporine, incontrai varj gruppi +d’individui che mi guardarono: alcune voci dissero: — Ecco una bella +fanciulla. — Una sola chiese: — Non è ella la piccola guardiana del +gregge di madama Davison? — + +Oimè, sì, era ben quella. + +Questa domanda, che del resto non avea nulla di malevolo, avvelenò +tutta la gioia datami dalle lodi precedenti: — caddi in una triste +meditazione, e seguii ad occhi bassi il mio cammino, lasciandomi ad +uno ad uno cader di mano i fiori, che avevo raccolti per farmene una +corona. + +Ad un tratto udii i festevoli latrati d’un cane, e Black, che m’avea da +lunge riconosciuta, si slanciò a me incontro, posandomi addosso le sue +zampe: la povera bestia non si dava pensiero degli abiti ch’io portava, +e credeasi sempre permesso di trattare la fiera alunna di madama +Colmann come la piccola guardiana di pecore. Un — _va via, Black_, — +accompagnato da un colpo di verga sulle irrispettose sue zampe, che +gli strappò un grido di dolore, fu la sola ricompensa che ottenne per +l’atto tenero questo amico, uno dei più antichi e più fedeli ch’io +m’ebbi. + +Black si allontanò ad orecchi bassi, e scuotendo la testa come se +parlasse e rispondesse a sè stesso. + +Il piccolo pastore, che m’avea surrogata a guardia del gregge, si alzò, +vedendo ch’io m’appressava, e mi disse quando gli fui vicina: + +— Ah! siete voi, madamigella Emma! Quanto siete bella! + +Gli sorrisi; era il solo complimento senza misto d’amaro ch’io avessi +ancor ricevuto. Gliene seppi buon grado: si vedrà l’influenza che +queste parole ebbero più tardi sul mio destino. + +— Buon giorno, Dick,[1] gli rispos’io, tu sei un buon figliuolo e +saresti bello tu pure se fosti meglio vestito. + +— Oh! io, seguitò egli, non sono che un povero contadino, nè muterò +probabilmente mai il mio vestito; ma voi pare si sia saputo che siete +una signorina. + +Egli faceva allusione alle voci sparse intorno, circa una relazione +che avrebbe avuto mia madre col conte di Halifax, dopo ch’ella ebbe +ricevuto da quel signore cento lire sterline. + +Non gli risposi, perchè non comprendeva ciò ch’egli volesse dire: gli +chiesi nuove di sua sorella, fanciulla presso a poco della mia età, che +serviva in una fattoria vicina alla nostra, e che avea nome Amy Sturg. + +— Oh, diss’egli, ella sta bene, e sarebbe lieta di vedervi così bene +abbigliata. + +— Credi? gli chies’io. + +— Certo, rispos’egli: ella vi ama molto, madamigella Emma, e non è +punto invidiosa della fortuna altrui. + +Era giunta vicino alla fontana: mi chinai per guardarmivi, ma non osai, +— ne ignoro il perchè, — in presenza di Riccardo dare alla mia immagine +il bacio ch’io le dava quand’era sola. + +— Oh! disse Riccardo ridendo, guardatevi nelle nostre sorgenti, un +giorno vi guarderete in grandi specchi dorati, quali ve n’ha nella +bottega del mercante di Hawarden. Quando passerete dinanzi la sua +porta, potrete fermarvi e guardarvi dalla testa ai piedi senza che ciò +vi costi nulla. + +Sedetti vicino alla fontana non pensando più a cercare in essa +un’incompleta riproduzione della mia immagine, ma vagheggiando di +vedermi dinanzi ad un grande e bello specchio dorato, in una camera +elegantemente addobbata, dai tappeti turchi, dalle cortine di seta +cilestri come il mio abito, dai mobili riccamente ornati. Chiusi gli +occhi per non veder più la realtà, e concentrarmi nel mio sogno. + +— Oimè! quante volte ho io avuto di questi sogni, profetici baleni +dell’avvenire! + +Donde poteano venirmi questo visioni di cose incognite? Forse i +primi miei sguardi avevano veduto splendori prontamente svaniti, ma +che aveano lasciato nella mia giovine mente i riverberi d’un mondo +anteriore. Quando io parlava di queste vaghe rimembranze a mia madre, +ella si contentava di rispondermi che io aveva probabilmente avuto +a matrina una fata, che la notte mi avea fatta viaggiare nei suoi +palazzi. + +Questa volta ancora la mia matrina mi prese per mano, e per più +d’un’ora mi fe’ trascorrere i suoi fantastici dominj. + +Mi riscossi sorridente e lieta, e riaprendo quegli occhi che avean +traveduti i più vaghi colori dell’arcobaleno: + +— Addio, Dick, gli dissi; domani entro in collegio, ma i giovedì e le +domeniche ritornerò alla masseria, e di tanto in tanto verrò qui per +vederti. + +E mi allontanai senza pensare a Black: il povero animale, che non avea +compreso il mio accoglimento, non comprese il mio addio. Mi seguì di +qualche passo, ma men lungi della prima volta, e sedette per guardarmi +a scendere la collina. + +Volsi un ultimo sguardo a quell’angolo che fu l’Eden della mia +fanciullezza, e che io riveggo ancora col suo boschetto di querce e di +ginepri, col suo poggio coperto d’un tappeto di surcelle rosse colla +sua sorgente d’acqua viva, che va a cadere nella vallata a piccole +cascate. — Black mi guardava con occhio triste, come fanno gli amici +disconosciuti: io non pensai neppure a chiamarlo nè a consolarlo: +la povera bestia avea al vedermi tentato di farmi comprendere il suo +affetto, ma non avea potuto dirmi, come Dick, che io era bella. + +Fu questa la mia prima ingratitudine. + +Si vedrà invece come fui riconoscente, e troppo, a Dick. + +Il domane, siccom’era convenuto, mia madre mi condusse da madama +Colmann. Vi fui ricevuta come si riceve ogni alunna che entra in +collegio, ogni monaca che fa noviziato. Le sotto maestre ebbero +raccomandazione di usarmi indulgenza, e madama Colmann condusse ella +stessa mia madre in dormitorio, le fe’ visitare il letto preparato +per me, e le mostrò ad uno ad uno gli oggetti di toeletta che mi erano +destinati. + +Tutti quei nuovi oggetti, che erano per me un avviamento al lusso, +mi fecero tollerare gli sguardi sdegnosi delle mie nuove compagne; e +presi commiato dalla mia povera madre, assai più commossa di me, senza +versare troppe lacrime. + +Fui interrogata su quel che sapevo; l’esame non fu lungo: non sapevo +assolutamente che le mie preghiere, secondo il rito anglicano, nel +quale ero stata educata. Di lettura e scrittura non avevo mai avuto +notizia: mi fu dunque forza cominciare dall’alfabeto, e, malgrado +i miei nove anni, che già mi davan la pretensione di essere una +giovinetta, entrare nella classe delle bambine di cinque a sei. + +Fu una grande umiliazione per me; ma in questa occasione il mio +orgoglio, che spesso mi fu tanto fatale, mi servì; vergognandomi della +classe in cui mi trovava, feci sforzi inauditi per innalzarmi alle +classi superiori. — In capo a due o tre mesi leggeva passabilmente +e cominciava a scrivere: mi si fe’ allora passare nella classe +dell’aritmetica e dell’inglese, ove trascorsi sei mesi, dopo i +quali fui ammessa in quella classe che chiamavasi delle grandi. — Là +imparavasi la geografia, la storia, la musica ed il disegno. + +Avevo già fatto qualche progresso in queste due arti, quando un bel +mattino mia madre, piangendo, venne a dirmi che il mio protettore, il +conte di Halifax, s’era ucciso subitamente cadendo da cavallo, ed era +morto senza nulla lasciarci. + +La mia pensione era pagata per un mese ancora; ma dopo questo mese mia +madre sarebbe stata obbligata ad interrompere la mia educazione, non +avendo mezzo di pagarne le spese. + +La novella che la piccola contadina, i cui progressi aveano spesso +assai umiliate le belle signorine, sarebbe astretta di tornar a +guardare i suoi montoni, cagionò una gioia generale nella classe delle +grandi, dove facean parte le mie tre prime nemiche, che mi avevano +serbato un rancore inglese. Ispirai qualche rammarico nelle classi +inferiori, ove passando mi avea fatta qualche amica; madama Colmann +finse d’asciugarsi una lacrima nel lasciarmi, per dare il buon esempio +alle sue alunne, ma si guardò bene dall’offerirmi di continuar _gratis_ +la mia educazione, sebbene mi avesse più d’una volta detto, soprattutto +quando mia madre veniva a pagarle il trimestre, che io sarei fra uno o +due anni la gloria del suo istituto. + +Lasciai il collegio, portando meco, per unica consolazione, i miei +oggetti di toeletta ed un uniforme nuovissimo, coll’ingiunzione però +fattami da madama Colmann di non servirmene, non facendo io più parte +del suo istituto. + +Del resto me ne andai dopo 18 mesi, recando dalla casa di madama +Colmann una educazione abbozzata su tutti i punti, ma imperfetta +su tutti. Sapea leggere e scrivere; un po’ d’aritmetica, un po’ di +geografia, un po’ di storia, i primi elementi di disegno e di musica, +vale a dire, a parte la lettura e la scrittura, nulla che potesse +essermi utile. Non era abbastanza per sovvenire alla mia salvezza; +ma, dagli orizzonti traveduti, era più che non abbisognasse per la mia +perdizione. + +Mia madre pure avea ricevuto la ripercussione della sventura che mi +colpiva. Saputo che ella era ridivenuta la povera vedova senza risorse, +la massaia l’aveva risospinta alla sua prima posizione, vale a dire a +domestica della fattoria. + +Quanto a me, per metà signorina quale era diventata, non era più atta +a nulla; non potea tornare a custodire il gregge come una pastorella +di Marmontel col mio abito color di cielo e il mio gran cappello di +paglia. Si cercò dunque per me un’occupazione diversa. + +Un giorno la sorella di Dick, Amy Strog, venne ad annunziarmi che +sua madre mi aveva trovato il posto nella famiglia del signor Tommaso +Hawarden, che portava non so perchè il nome della città che abitava, +cognato dell’ultimo Alderman Boydel e padre dell’illustre chirurgo +di Leicester Square. Questo posto, che riuniva le incumbenze di aia +de’ fanciulli e d’istitutrice per la prima età, era ben lungi dal +corrispondere ai miei sogni d’ambizione; ma bisognava vivere, e non +aveva la scelta dei mezzi. + +Mi si compose un corredo dei resti di quello del collegio, si trasformò +la mia veste azzurra in una veste ordinaria; e siccome io guadagnava +dodici scellini al mese ed il vitto, si lasciò a cura della mia +economia lo arricchirmi d’altri oggetti. + +Fu una grande umiliazione per me il rientrare in Hawarden in una +posizione poco dissimile dalla servitù, ma era questo uno dei primi +capricci del Dio Caso, che pare aversi fatto un gioco di innalzarmi ed +abbassarmi a vicenda. + +Voi siete testimonio, o mio Dio, se dall’imo dell’abbassamento, da cui +non ho più speranza di rialzarmi, vi benedico e v’imploro col cuore più +riconoscente di quel che non ebbi al sommo della grandezza! + + + + +III. + + +Entrai presso il signor Tommaso Hawarden il 20 settembre 1778: potevo +avere dai 12 ai 13 anni. + +Il signor Hawarden era un vero antico puritano, grave e giusto in +ogni cosa. Sua moglie era dal canto suo fredda e severa: i bimbi, su +cui doveva vegliare, erano figli della lor figlia unica, morta etica +durante un viaggio del padre loro in America. + +Erano tre: i due maggiori avevano 4 o 5 anni; l’ultimo era ancora +lattante. + +Un gran oriuolo a pendolo, simile a quello dello zio Tobia, pareva +essere la divinità regolatrice della casa: tutti i sabati a mezzogiorno +lo si caricava, e mediante questa cura, cui non vidi il signor Hawarden +mancare una sola volta, tutta la settimana si trascorreva congegnata a +ruote non meno esatte di quelle del pendolo. + +Voi mi domanderete chi rimpiazzava il signor Hawarden nel caricare +l’oriuolo al sabbato a mezzogiorno, se egli doveva assentarsi. +Vi risponderò che il signor Hawarden, sapendo di avere al sabbato +quest’importante occupazione, veniva a casa a undici ore e mezza se +era fuori, ovvero se dovea sortire non se ne andava che a mezz’ora dopo +mezzogiorno. + +Durante un anno, che io passai presso il signor Hawarden, nol vidi +mai fare un passo più veloce dell’altro, mai dire una parola più forte +dell’altra, mai sorridere una sola volta, mai una volta sola adirarsi, +mai rifiutare una sola occasione di far il bene, mai commettere +un’ingiustizia per quanto leggera la fosse. + +Madama Hawarden era letteralmente l’ombra del suo sposo. Ella facevami +l’effetto di quelle buone donne che indicano sul barometro il bel tempo +e la pioggia, ove la donna esce o rientra dietro al marito ripetendone +i gesti, aprendo l’ombrello s’egli lo apre in segno di tempesta, +chiudendolo s’egli lo chiude ad indicare il sole. + +Il signor Tommaso Hawarden doveva esser ricco, per quanto non abbia +visto splendere altro denaro che i dodici scellini ch’io riceveva +tutti i primi del mese, alle 10 del mattino colla esattezza ordinaria, +dalla mano scarna e bianca come l’avorio di madama Hawarden. Tutta +la casa apparteneva ai due coniugi: guardava da una parte sulla +strada principale della città, dall’altra sopra un giardino dai viali +sparsi di sabbia marina, dalle aiuole circuite di bossolo, dai tassi +tagliati a piramidi. Un giardiniere avea cura di questo giardino, in +cui non vidi mai una foglia secca, un fiore divelto: i fanciulli vi +passeggiavano, ma sapeano di non avere il diritto di trastullarvisi, ed +esser loro proibito di toccare i fiori ed i frutti. + +In estate ci alzavamo alle sei; alle sette in inverno. Alle otto, tutta +la famiglia, padroni e servi, entravamo in una specie d’oratorio, +ove sopra un seggio stava una Bibbia dai fermagli d’acciaio. Il +signor Hawarden leggeva questa Bibbia e una preghiera, cui sua moglie +rispondeva — Amen. — Finita la lettura e chiusa la Bibbia, entravasi +nella sala da pranzo, ove era imbandita una colezione, composta di +latticini, di burro e di latte: un gran vaso da thè, al quale ognuno +aveva il diritto di ricorrere a volontà, ma a cui pareva tacitamente +convenuto che non si ricorrerebbe che due volte, conteneva una dozzina +di tazze: eravamo cinque a tavola, il signor Hawarden, madama Hawarden, +i due fanciulli ed io, che, grazie alla parte delle mie attribuzioni +che innalzavami al grado d’istitutrice, aveva il diritto, poco +invidiato del resto dagli altri domestici, di mangiare al tavolo del +padroni. + +Quando il pendolo faceva sentire quel rumore che negli orologi di +questo genere precede il suono delle ore, ci alzavamo tutti da tavola, +era per ciò rarissimo che qualcuno si trovasse ancora in sala quando +suonava la mezza. + +A mezzogiorno preciso si andava a pranzo, eccettuato il sabato in cui +tardavasi d’un minuto, perchè il signor Tommaso Hawarden caricasse il +pendolo. Senza essere di lusso, il pranzo era convenevole: la bevanda +ordinaria era la birra; ma ognuno riceveva in una piccola bottiglia un +bicchierino di vino di Bordeaux che dovea servire pel pranzo e la cena: +i fanciulli, un mezzo bicchiere. Il pranzo durava un’ora. + +A cinque ore si merendava con dei sandwich, del pane di segale, del +burro e qualche dolce; veniva in campo la thetiera della colazione, il +thè costituiva la sola bevanda, e, come la colezione, la merenda durava +mezz’ora. + +Alle otto si cenava: la cena era presso a poco la ripetizione del +pranzo, tranne che i fanciulli non vi assistevano: alle sette e mezzo +si dava loro una fetta di pane coperta di burro, o miele, a loro +scelta, e poi si coricavano. + +Non li ho mai uditi a piangere una sol volta, a meno che cadendo non si +facessero molto male. + +Il giovedì dopo pranzo si metteva il cavallo al calessino. I bimbi, la +nutrice ed io vi salivamo, ed il cocchiere ci conduceva in qualcuno dei +prati che confinano colla città di Hawarden. + +Allora era per noi tutti una festa. Il peso, che la diacciata atmosfera +della casa aggravava sui nostri petti, si sollevava; perfino il +lattante parea più lieto: la nutrice passeggiava, e i due fanciulli +correvano meco nell’erba, cogliendo fiori ed inseguendo farfalle. + +I bambini mi adoravano perchè io era bambina com’essi. + +Il sabato sera, dopo cenato, la vettura attendeva alla porta. Tutti vi +salivano, eccetto il giardiniere che rimaneva a guardia del giardino e +della casa, incamminandosi verso _la campagna_. + +Chiamavasi _campagna_ un gran poggio, sito a due leghe e mezza da +Hawarden, fra Chester e Flint, sulle rive della Dee, presso a poco ad +un quarto di lega del luogo ove si getta nel mar d’Irlanda, o piuttosto +nel golfo che vi comunica. + +Si impiegavano due ore e dieci minuti a fare la strada, mai più, mai +meno; il cocchiere frustava tre volte il suo cavallo; la prima volta +partendo, la seconda volta a mezza via, la terza arrivando al viale. + +La prima volta che vidi il mare ebbi una profonda sensazione; +quantunque il golfo della Dee sia assai stretto, potevasi da un +monticello scoprire all’orizzonte il largo mare: stesi le braccia verso +l’infinito, con un gesto appassionato, come se avessi visto l’eternità. + +La domenica, che durante i sette bei mesi di primavera, d’estate e +d’autunno, trascorremmo invariabilmente alla campagna, era consacrata +alla preghiera ed al passeggio; in quel giorno io aveva la direzione +dei bimbi non solo dopo colazione, come il giovedì, ma ancora dopo +pranzo. + +Ivi non avevamo bisogno di carrozzino. La campagna posta sulla destra +riva della Dee, fra la riviera ed il golfo, ci offeriva a scelta o la +spiaggia del mare per raccogliervi conchiglie, o l’argine della riviera +per cogliervi fiori. Tutto il terreno compreso fra il fiume ed il mare +poteva offerirci una passeggiata di tre quarti di lega. + +Là la libertà era ancor più grande che il giovedì nei prati di +Hawarden: insomma erano due giorni di sole per cinque giorni di ombra: +la mia vita non è sempre stata così ben divisa. + +Un giorno, — era la domenica della prima settimana del maggio 1777, +— verso le due pomeridiane, alla nostra seconda escita del giorno, +vedemmo in riva al mare una bella barca guidata da 4 o 5 rematori. I +banchi a poppa erano coperti di tappeti e ornati di cuscini in velluto. + +Qualche passo più oltre un uomo era seduto sopra uno sgabello, e +disegnava una contadina del paese di Galles, che avea fra le braccia un +bambino: una giovin donna stavagli a fianco in piedi e guardava al di +sopra della spalla i progressi del disegno. + +L’uomo e la giovine, benchè indossassero abiti da campagna, erano +vestiti con ricercata eleganza: divinavasi che erano abitanti di Londra +smarriti nel Flintshire. + +I fanciulli, spinti dalla curiosità, mossero verso il gruppo: io li +richiamai, ma quanto erano obbedienti in casa, tanto erano caparbi +quando si sentivano in libertà; non mi risposero, e continuarono +a correre fino a che giunsero l’uno vicino alla dama, l’altro al +disegnatore. + +Ambedue si volsero. + +— Ecco un bel fanciullo, disse l’uomo posando la sua mano sul capo del +fanciullo come per vederlo meglio. Come vi chiamate, mio piccolo amico? + +— Edoardo, rispose il bimbo. + +— E voi, madamigella? chies’egli alla bambina. + +— Sara, rispos’ella. + +— Non è egli strano, Arabella? seguitò il pittore, sono i nomi dei due +miei figli. + +Poi con un sospiro: + +— Essi aveano l’età loro l’ultima volta ch’io li vidi. + +E restò pensoso senza curarsi di ripigliare il suo disegno. + +Frattanto gli occhi della dama s’erano fissati su me, e pareano +inchiodati al mio viso. + +— In fede mia, mormorò ella, ecco una splendida creatura. Osservate +dunque, Romney. + +E gli posò la mano sulla spalla a destarlo dalla sua meditazione. + +Egli scosse il capo come uomo che volesse scacciar dal suo spirito un +triste ricordo. + +— Che dite, Arabella? domandò egli. + +— Dico che vi voltiate, e guardiate dietro a voi invece di guardarvi +dinanzi. + +Il pittore guardò dalla mia parte, e parve compreso da meraviglia. + +— Avvicinatevi, madamigella, mi disse la dama, e lasciate che vi +guardiamo a nostro bell’agio: siete bella abbastanza perchè si abbia +piacere a vedervi. + +Il mio volto arrossiva per vergogna, ma il mio cuore gioiva: non era +più un piccolo pastore che dicevami bella; non erano più sprezzanti +compagne che mi trovavano bella, e mi rimproveravano d’esser goffa; +erano un signore ed una signora di città che mi ammiravano francamente +e senza restrizione. + +Mi appressai macchinalmente. + +Il pittore mi stese la mano; gliela diedi. + +— E qual mano, non dirò ella ha, ma ella avrà, seguitò il pittore: +guardate, Arabella. + +— Oh! credete pure che la guardo con egual piacere di voi, Romney. +Io non sono, la Dio grazia, gelosa. Puossi chiedervi il vostro nome, +madamigella? + +— Mi chiamo Emma, madama, risposi. + +— E l’età vostra? chiese il pittore. + +— Devo avere presso a poco quattordici anni, signore. + +— Come, dovete avere...? + +— Mia madre non mi ha detto mai precisamente la mia età. + +— È la figlia di qualche duchessa, disse Romney. + +— No, signore, rispos’io; sono la figlia d’una semplice contadina. + +— Questi due fanciulli, chiese la dama, sono fratello e sorella vostri? + +— No, madama: i loro genitori li hanno affidati alla mia custodia, ed +io insegno loro a leggere e a scrivere. + +— Dite dunque, Romney, disse la dama curvandosi verso il pittore per +parlargli sottovoce; qual fortuna farebbe ella a Londra con un fisico +come il suo? + +— Non vogliate perderla, tentatrice. + +Poi volgendosi a me: + +— Miss Emma, mi diss’egli, vorreste voi rendermi un gran servigio? + +— Volontieri, signore, e quale? + +— Volete voi star ferma cinque minuti, affinchè io faccio uno schizzo +di voi. + +— Con piacere, signore. + +— Allora rimanete come vi trovate in questo momento. + +Restai: egli fe’ un mezzo giro sul suo sgabello, e in meno di dieci +minuti ebbe fatto all’acquarello un grazioso schizzo di me stessa. + +Seguii avidamente il pennello sulla carta. + +Quando fu ultimato, mi mostrò il disegno. + +— Vi riconoscete voi? mi chies’egli. + +— Oh! gli diss’io, arrossendo questa volta dal piacere, non sono così +bella. + +— Mille volte di più, — ma, vedete voi, Arabella, per questa +trasparenza di carni, per questa limpidezza di sguardo, per questi +morbidi capelli, abbisogna l’olio. — Venite a Londra, madamigella, +quando sarete stanca d’abitare la provincia; e per ogni seduta +d’un’ora, che vorrete, spero, accordarmi, vi darò quel che vi si dà in +un anno per l’educazione di questi bimbi. + +— Chiamatemi ancor tentatrice, Romney. + +— Fate a vostra volta le vostre proposte, Arabella, non ve lo impedisco. + +— Oh! quanto a me, se venite a Londra, madamigella, e vi contentate del +posto di semplice dama di compagnia a dieci lire il mese, mi troverete +sempre lieta di ricevervi. Datemi un pezzo di carta e una matita, +Romney. + +— Che volete farne? + +— Dare il mio indirizzo a questa bella fanciulla. + +— A quale scopo, disse Romney alzando le spalle. + +— Chi sa? disse Arabella. + +— Ed avrete l’ardire dì tener quel viso lì presso di voi, Arabella? + +— Perchè no? rispose la dama con aria provocante: io sono di quelle che +cercano i confronti anzichè sfuggirli. + +Poi, rivolgendosi a me: + +— Tenete, madamigella, in ogni caso eccovi il mio indirizzo, diss’ella. + +E mi porse il foglio, su cui erano scritte queste parole, miss Arabella +— Oxford Street, 23. + +Lo presi senza sapere quel che ne farei, senza intenzione di +servirmene, come Eva prese il pomo senza intenzione di mangiarlo. + +— Andiamo, disse la giovine, andiamo, Romney: siamo attesi a Park Gate +fra un’ora, ed abbiamo tutto lo stretto a traversare. + +Il pittore si alzò, gettò un luigi appiè della contadina che avea presa +a modello, e venendo a due passi di distanza da me: + +— Venite a Londra, madamigella, farete bene; non vi venite, farete +meglio ancora. Frattanto, — e mi salutò della mano, — addio, o a +rivederci. + +— A rivederci, gridò Arabella, ponendo il piede nella barca. + +E la fragile navicella si allontanò rapidissima sotto lo sforzo di +quattro rematori. + +Io, pensosa e taciturna, ricondussi a casa i bambini. + + + + +IV. + + +Se si ricorda l’effetto che m’avea prodotto Dick quando, parlandomi +di un grande specchio dorato nel quale mi vedrei dal capo ai piedi, mi +avea trasportata nel magico regno della fata Morgana, è facile ideare +le folli visioni che sursero nel mio cervello dopo la mia conversazione +col pittore e la sua bella compagna. + +Non comprendeva metà delle parole ch’essi aveano scambiate fra loro, +o che mi aveano dirette, ma aveva capito soltanto l’offerta fattami +dal pittore di cinque lire ad ogni seduta, in cui gli poserei dinanzi; +e da miss Arabella di dieci lire al mese, se accettava di essere sua +damigella di compagnia. Ambedue insomma mi avean detto che, andando a +Londra, una fortuna mi attendeva. + +Certo non era un posto molto elevato quello di damigella d’una donna, +la cui condizione mi pareva dubbiosa, ma per me, povera figlia d’una +domestica di fattoria, per me, guardiana di montoni, tre anni innanzi +spregiata alunna di madama Colmann, da dodici mesi istitutrice di +bimbi a quattro _pences_ circa il giorno, era un gran passo fatto verso +questa promessa fortuna lo arrivare a ricevere cento lire l’anno invece +di sette od otto. + +Poi Londra, Londra dal magico nome, la città di cui tutti parlavano, +ove tutti volevano andare, ove si gettano tutte le ambizioni, come +tutti i fiumi al mare, — Londra! — Non era già egli un gran che lo +essere a Londra, in una città che conta un milione e mezzo d’abitanti, +invece di vivere in un borgo di Flintshire, in mezzo ai monti del paese +di Galles, presso le spiaggie triste e deserte del mar d’Irlanda? + +E nel rientrarvi il lunedì mattina, la casa del signor Tommaso Hawarden +mi parve di fatti più fosca e malinconica che mai. + +Una cosa ancora contribuì alla mia mestizia. Come al solito, il +vegnente lunedì condussi a far trastullare nel prato i fanciulli: — era +seduta sopra un albero atterrato, errando col pensiero in quella vasta +città sconosciuta, cui tendevano i miei desiderj, quando udii un rumore +di passi e un cicalìo, che mi si appressava. + +Alzai il capo: erano le mie antiche compagne che si dirigevano dalla +mia parte. + +Il caso non me ne avea condotto alcuna dinanzi dopo la mia uscita di +collegio, ma in compenso me le menava oggi tutte in massa. + +Mi levai in piedi per salutare madama Colmann, ma parve ella appena +riconoscermi, e mi rispose con un lieve cenno del capo, senza volgermi +parola. + +Le mie tre nemiche, invece, mi riconobbero: nel passarmi dinanzi, la +maggiore, che avea nome Clarice Damby, disse alla sua vicina, Clara +Sulton: + +— Vedi, ecco la nostra antica compagna Emma Lyon. Pare ch’ella non +guadagni di più come aia di bimbi, che come guardiana di montoni, +giacchè ha ancora l’abito del collegio. + +E si posero a ridere. + +Alcune delle più giovani mi riconobbero; una sola lasciò le compagne e +venne ad abbracciarmi; si chiamava Fanny Campbell: era la figlia d’un +sergente di marina. + +Ventidue anni dopo, questo bacio salvò la vita a suo padre. + +Ma il bacio non cancellò il sarcasmo che lo avea preceduto. + +Ed era vero, io aveva ancora il mio uniforme: aveva tanto avuto cura di +quel della domenica, che durava ancora, e aveva potuto metter da parte +gli uni dopo gli altri i dodici scellini che riceveva al mese. + +Era il mio tesoro, vale a dire la libertà. + +Dacchè stava presso il signor Hawarden avevo accumulato sei lire +sterline: le mie sei monete d’oro erano chiuse in un cassettino +dell’armadio nella camera mia, la cui chiave io non abbandonava un +momento, precauzione inutile per altro nella casa del signor Hawarden, +ove si avrebbe potuto lasciare il diamante del gran Mogol senza tema +che fosse derubato. + +Sì, io aveva sempre lo stesso abito; Clarice Damby aveva detto il +vero, ma andando a Londra e divenendo damigella di compagnia di miss +Arabella con dieci lire il mese, e modello del signor Romney con cinque +lire ogni seduta, potrei bene mutar le mie vesti tutti i mesi, tutti i +quindici giorni, tutte le settimane! + +Mai tentazione morse più violentemente il cuor d’una donna di quella +che m’assalì in quell’istante: guardai la carta che teneva in seno +ripetendo ben dieci volte: + +— Miss Arabella, Oxford Street, 23. + +Anche perdendo quel foglio, l’indirizzo era indelebilmente scolpito nel +mio cervello. + +Rientrata in casa, vi trovai un nuovo ospite; il Signor James Hawarden, +quegli che, come ho detto, era chirurgo a Leicester Square. + +Egli giungeva da Londra, e doveva restare otto giorni presso suo padre: +durante otto giorni udrei dunque a parlare di Londra! + +Il mio aspetto produsse su lui l’impressione che produceva su tutti: +ei m’interrogò sulla mia famiglia, su me: mi chiese quel che contassi +di fare e il perchè non andava a Londra, ove ei s’incaricherebbe, mi +disse, di trovarmi un posto. + +Poi, mentre il mio cuore batteva tanto da spezzarmi il petto di +desiderio e speranza, dopo avermi guardata un momento con una suprema +espressione d’interesse: + +— No, diss’egli, è meglio assai che non vi veniate. + +Io moriva dal desiderio d’interrogarlo, ma non l’osai in presenza del +signor Hawarden padre: fece il caso che questi uscisse; allora, prima +ancora che la porta si richiudesse, queste parole m’erano uscite di +bocca: + +— Conoscete voi il signor Romney? + +— Quale Romney? chiese il signor James. + +— Il pittore, rispos’io. + +— Chi non conosce Romney! È il più gran ritrattista dei tempi moderni. +— Poi, crollando le spalle: Che peccato!..... seguitò egli. + +Ma non terminò la sua frase. + +Io lo guardai interrogandolo cogli occhi, non osando farlo colle labbra. + +— Sì, soggiunse egli, che peccato che una sì grande immoralità sia +congiunta a tanto genio! — Egli aveva una moglie adorabile, due vezzosi +bambini, ed ha tutto abbandonato per vivere con donne di teatro e +cortigiane, che logorano la sua salute e smungono il suo avere. Egli +pagherebbe un modello venticinque lire sterline, se questo modello gli +offrisse qualche nuova bellezza. — Ma come conoscete voi Romney? + +— Non lo conosco, rispos’io, arrossendo; una mia compagna di collegio +era sua parente. + +Il signor Hawarden rientrò: io mi tacqui. Il severo puritano avrebbe +per certo trovato mal fatto che io tenessi con suo figlio una +conversazione su tal materia. + +Non riparlai più di Romney col signor James Hawarden: sapeva quanto +volea sapere. Non osai interrogarlo su miss Arabella; temevo di +conoscere quel ch’ella fosse; il dubbio mi permetteva di servirmi della +sua offerta. + +D’altronde la prima parola di quelli che mi vedevano non era essa che +io doveva andare a Londra? Vero si è che riflettendovi ognuno se ne +disdiceva; ma che avea dunque Londra di tanto spaventevole? Sopra un +milione e mezzo d’individui che l’abitavano eranvi ben certo due o +trecento mila fanciulle dell’età mia. Per abitar Londra erano elleno +perdute? + +Dopo gli otto giorni il signor James Hawarden partì: il suo interesse +per me non avea fatto che accrescersi durante il suo soggiorno dal +padre; e nel lasciarmi, egli mi disse che se mai io andassi a Londra, +cosa ch’egli non mi augurava, mi ricordassi di lui. + +Non era a temersi ch’io nol facessi; aveva scritto nella mia mente il +suo indirizzo con quel di miss Arabella. + +Qualche giorno dopo la partenza di lui, fece il caso che, uscendo per +andar a riprendere i bambini che erano andati a scorrere un’ora da una +loro parente, passassi dinanzi il negozio di specchi, di cui mi avea +parlato Dick cinque o sei anni innanzi. + +Trasalii nel vedermi tutta intera in uno degli specchi esposti alla +porta del magazzino; mio malgrado, sostai come affascinata dalla mia +propria immagine. + +In quel momento sentii toccarmi una spalla; mi volsi e riconobbi Amy +Strug, che io non aveva vista da un anno. + +Senza essere elegante era vestita assai meglio di quel che non +convenisse al suo stato: la guardai dunque con sorpresa. + +Ella vide ch’io stava per interrogarla, e non me ne diè il tempo. + +— Che facevi tu là, mi chiese. + +Mi posi a ridere. + +— Lo hai ben veduto, risposi. + +— Sì, ti guardavi in uno specchio, e ti vedevi bella; ed avevi ragione. +Vorrei esserlo quanto lo sei, e so ben io quel che vorrei fare. + +— Che faresti? + +— Non resterei a lungo nel ducato di Galles. + +— Dove andresti? + +— A Londra; tutti dicono che con un bel fisico si fa fortuna a Londra: +procura di andarvi; e quando sarai milionaria mi prenderai teco per +cameriera. + +Trassi un sospiro. + +— Non è il desiderio che mi manca, le dissi. + +— Ebbene, chi te lo impedisce? + +— Come vuoi tu che all’età mia io parta sola per Londra. + +— Se non ti manca che una compagna di viaggio, eccomi. + +La guardai. + +— Parli seriamente? le dissi. + +— Nol potrei più seriamente. + +— Ma fa mestieri di molto denaro per andare a Londra. + +— No, al contrarlo; con una lira vi si va: me ne sono informata a +Chester. Con una lira si ha un posto nell’interno della diligenza: noi +prendiamo due posti con due lire e in tre giorni siamo a Londra. + +— Ma tua madre? + +— Mia madre, disse Amy, con una smorfietta; oh! v’ha un po’ di +freddezza fra noi dopo la mia uscita dalla fattoria. + +— Non sei dunque più da madama Rivers? + +— No..... anzi, tanto vale che io ti dica il tutto. Immagina dunque +che suo figlio Carlo venne a vederla. Nel tempo ch’el fu da sua madre +mi ha fatto la corte; in fede mia io lo trovava troppo bello per non +lasciarmela fare: sua madre se l’ebbe per male e mi ha messa alla +porta. Carlo ha creduto di dovermi un compenso pel posto ch’io aveva +perduto a cagion sua, e prima di partire mi ha dato quindici lire. +Cinque mi sono occorse nella compera d’abiti onde avea gran bisogno; me +ne restano dieci, vuoi tu venir meco a Londra? te ne do cinque. Oh! me +le renderai, non ne sono inquieta. + +— Grazie, Amy, le rispos’io; ma son quasi ricca quanto lo sei: ne ho +sette. + +— Hai sette lire, ed io dieci: abbiamo diciassette lire! ma abbiamo +tanto da fare il giro del mondo! aggiungendo soprattutto che Carlo è a +bordo d’un vascello. + +— Oh! le diss’io, se fossi certa... + +— Certa di che? chiese Amy. + +— Che la dama, di cui ho l’indirizzo, fosse tornata a Londra. + +— Una dama ti ha dato il suo indirizzo? + +— Sì. + +— E a quale scopo? + +— Perchè io vada da lei come damigella di compagnia. Mi offre dieci +lire al mese. + +— Dieci lire al mese! e tu esiti? + +— Son quindici giorni appena che la ho veduta, in riva al mare, presso +alla campagna del signor Hawarden. + +— Dove abitava? + +— Ho udito loro a nominare Park Gate. + +— Hai _loro_ udito nominare! Ella non era dunque sola? + +— Era con un pittore, il quale m’ha offerto cinque lire per ogni volta +che io volessi servirgli da modello. + +— Come! hai trovato una dama che ti offre dieci lire, un pittore che +te ne offre cinque ad ogni seduta, ed hai rifiutato? — Se tu fossi +cattolica, direi che vuoi essere canonizzata. Partiamo, Emma: tu farai +la tua fortuna dapprima, quindi la mia. + +— Se vi fosse mezzo di sapere se sono ancora a Park Gate, o partiti. + +— Nulla di più facile. + +— E come? + +— Non abbiamo noi Dick che vuole egli pure venire a Londra, e che noi +condurremo con noi, giacchè siamo tanto ricche? In qual giorno vai tu +alla campagna coi tuoi padroni? + +— Tutte le domeniche. + +— Dammi il nome del tuo pittore e quel della tua dama. + +— Il pittore si chiama Romney, la dama miss Arabella. + +— Romney — miss Arabella — Prender notizia a Park Gate del luogo ove +si trovano. — Sta di buon animo, non dimenticherò nulla. Sabato sera +partirò per Chester con Dick: domenica, alle dieci del mattino, io +passeggerò in riva al mare: fa di trovarviti e ti darò la risposta. + +— Ma Dick, vuoi fargli perdere il posto di pastore? + +— Oh! da gran tempo egli non è più a guardia dei montoni. + +— E che fa egli allora? + +— Nol saprei bene — nulla — un po’ di contrabbando, probabilmente. + +— Oh! mio Dio! ma i contrabbandieri son mandati in galera. + +— Sì, quando li prendono, ma Dick è furbo e non si lascia prendere; +solo, siccome egli comincia ad essere conosciuto sulle nostre sponde, +non gli dorrebbe di mutar paese, — quindi, a domenica. + +— A domenica, ma non ti prometto nulla. + +— Chi ti chiede di promettere qualche cosa? Quando saremo là, +combineremo. Solo, non dimenticare nè il tuo denaro nè la valigia. + +E si allontanò con passo noncurante e leggero, a provarmi che per conto +suo tutte le sue riflessioni erano fatte. + +Io restai un istante immobile e pensosa allo stesso posto: mi +allontanai a mia volta volgendo un ultimo sguardo allo specchio. + +Disgraziatamente lo specchio mi diede lo stesso consiglio di Amy Strog. + + + + +V. + + +Come al solito, il sabato vegnente all’ora stessa degli altri sabati, +partimmo per la campagna. Il cavallo s’ebbe i tre colpi di frusta cui +era avvezzo, e dopo due ore e dieci minuti ponemmo piede a terra. + +Non avevo punto dimenticate le istruzioni d’Amy: aveva prese meco le +mie sette lire aumentate da dodici scellini, che il signor Tommaso +Hawarden mi avea pagati il dì innanzi, ma non ebbi bisogno di valigia +per chiudere la mia roba: una salvietta annodata ai quattro lati erami +bastata. + +Sarebbe difficile lo esprimere i sentimenti che mi assalirono +nell’entrare in quella casa che io rivedeva forse per l’ultima volta, +da cui mi allontanava forse la notte seguente, fuggitiva, senza saper +dove andassi, ed in qual nuovo ed incognito mondo mi slancerei, sotto +la protezione di quella capricciosa divinità che si chiama Caso. + +Considerai, qualora la mia fuga venisse risoluta, quali sarebbero +gli ostacoli che avrei a superare: disgraziatamente non erano tali +da arrestare una testa folle come la mia. La camera dei fanciulli +e mia era a pianterreno e guardava sul giardino, la porta del quale +metteva alla spiaggia, e sulla spiaggia Amy e Dick, liberi da ogni +sorveglianza, potevano attendermi. + +Il domani all’ora stabilita io era sulla spiaggia coi bimbi: Dick e +Amy mi aspettavano al posto stesso ove un mese prima avevo incontrato +Romney e miss Arabella, i quali da tre settimane erano partiti da Park +Gate, ma non potea sapersi ove fossero andati: siccome però s’eran +fatti condurre a Chester, recavansi probabilmente a Londra. + +Nel dubbio, Amy e Dick eran d’avviso di partire: Dick soprattutto +parea desideroso di allontanarsi dalle coste d’Irlanda. Siccome su’ tre +pareri ve ne avean due per la partenza, la maggioranza prevalse. + +La vettura per Londra ponevasi in cammino il domani, alle sei del +mattino, e Amy aveva avuta la cautela di ritenere i nostri due posti +nell’interno, e quel di suo fratello sull’imperiale. + +A mezzanotte mi aspetterebbero ambedue alla porta del giardino: una +barca ci condurrebbe a Chester, ove arriveremmo un’ora almeno prima +della partenza del Coach-Post. + +Prese queste disposizioni, Amy e Dick si allontanarono. + +Il giorno trascorse colla consueta regolarità: ho osservato che nulla +passa più presto delle giornate regolari, o piuttosto che, una volta +passate, nulla pare essersi più velocemente dileguato, attesochè, +lasciando solo uniformi ricordi, e non essendo notate da alcun +avvenimento piccante, questi ricordi si cancellano nella tinta fosca e +monotona d’una vita senza gioie e senza dolori. + +Giunta la sera, i bambini si coricano all’ora solita; io andai a cena +coi coniugi Hawarden, poi, alle dieci precise, entrai nella mia camera. +Ebbi la precauzione di portarvi penne, carta ed inchiostro, volendo +scrivere due lettere, una al signor Hawarden, l’altra a mia madre. + +Scrissi al primo, ringraziandolo della bontà che aveva avuto per me, +dicendogli che non dimenticherei mai l’anno che avevo avuto la fortuna +di passare in sua casa, ma che un desiderio più forte della mia volontà +mi trascinava verso quel paese di chimere che ha nome Londra; che +io partiva raccomandandomi alle sue preci e a quelle di sua moglie, +come fa al suo salire in un fragile schifo il povero marinaio, che si +avventura in un incognito mare. + +Scrissi a mia madre che, avendo trovato a Londra, presso una ricca +signora, un posto eccellente che dovea fruttarmi dieci lire al mese, io +partiva per quella città. Aggiunsi, ma senza darle altre spiegazioni, +che se il posto fosse quale mi si annunciava, non tarderei a provarle +la mia riconoscenza per le cure prese di me: le dissi infine che se io +non mi recava a farle i miei addii, si era nella tema di non aver più +il coraggio di staccarmi dalle sue braccia. + +Scritte queste lettere, piegatele, e postivi gl’indirizzi, mi sentii +più tranquilla. + +In un’altra famiglia avrei potuto temere che i padroni si ritirassero +tardi, ovvero l’incontro del giardiniere o qualche altra persona in +giardino; ma la casa del signor Hawarden era troppo bene regolata, +perchè mi avvenisse un tale inconveniente. + +Udii a suonare le 11, poi la mezza al pendolo della sala da pranzo, +simile per esattezza a quello di Hawarden; colla differenza, che in +luogo del sabato a mezzogiorno, veniva caricato alla medesima ora nella +domenica. Lasciai trascorrere ancora dieci minuti circa; abbracciai nel +lor letto i bimbi, che, dalla regolarità con cui dormivano, attestavano +la incontestabile figliazione; apersi la finestra, e da questa scivolai +nel giardino, tentando, se non di chiuderla, almeno di avvicinarne le +due imposte. + +Appiè della finestra fui costretta a fermarmi un istante: per quanto +non avessi gran che a temere, il mio cuore batteva violentemente: +per soprappiù la notte era tetra, e dacchè abitavo Hawarden io era +ricaduta in quei puerili timori ispirati dalle tenebre, che non avevo +avuti giammai quando abitavo la masseria e scorrevo le mie notti nelle +montagne. + +Ma in capo a qualche secondo, questo terrore, piuttosto prodotto +dall’azione stessa che io commetteva, che dalle condizioni in cui +la eseguivo, questo terrore svanì; i miei occhi si abituarono alla +oscurità; grazie alla ghiaia ond’era sabbiato il terreno, io lo vidi +svolgersi dinanzi ai miei occhi come una lunga e fosca striscia: questa +striscia menava direttamente alla porta del giardino che metteva al +mare. + +Corsi verso questa porta: giuntavi, sostai: mi pareva d’aver udito a +parlare dall’altra parte del muro: era ben naturale, Amy e Dick erano +là che mi aspettavano. + +Ripigliai fiato e chiesi a mezza voce: + +— Sei tu, Amy? + +La voce d’Amy risposemi affermativamente: udii inoltre la stessa voce +che diceva a Dick: + +— È dessa, eccola. + +Era evidente che essi, malgrado l’accordo della mattina, temevano ch’io +mancassi alla mia parola. + +Apersi la porta girando solo la chiave e tirando due catenacci. Per +vero nessuna fuga, seguita da così strani risultati, fu accompagnata da +men romantici avvenimenti. + +Dietro la porta mi attendevano Amy e Dick. Osservai che Dick era armato +di una corta carabina e d’un paio di pistole. Egli s’era fatto un +robusto giovinotto di 18 anni, dall’aspetto coraggioso e risoluto. + +Chiuse la porta e la serrò al di fuori colla chiave, affinchè, noi +partiti, nessuno potesse introdursi nel giardino, e gettò la chiave +dall’alto del muro. + +Una piccola barca attendevaci a qualche passo di distanza: Amy ed io vi +salimmo prime; Dick la spinse e vi saltò dentro, mentre già cominciava +a correre sull’acqua; poi, impadronitosi dei remi, vogò arditamente. + +Era, il ricordo, una bella notte dell’agosto 1797, la notte del 15 +al 16 luglio, quando abbandonai la placida casa che non dovea più +rivedere, lasciandomi dietro tutte le innocenti rimembranze della +fanciullezza, attraverso le quali non dovea più ripassare che in sogno, +e per dire, come Francesca da Rimini: + + «...... Nessun maggior dolore, + Che ricordarsi del tempo felice + Nella miseria;..........» + +Trentasett’anni sono decorsi da quella notte, e quando chiudo gli +occhi, e mi concentro nei miei pensieri, mi par che sia ieri, e +riveggo tutti gli oggetti che colpirono in quel momento i miei occhi e +preoccuparono il mio spirito. + +Il cielo era oscuro, ma dalla sola assenza della luna: milioni di +stelle brillavano nel fosco suo azzurro, riflettendosi nell’azzurro +più cupo ancora delle acque del golfo. La casa del signor Hawarden, +dinanzi a cui passavamo tacitamente, lasciandoci dietro un solco che si +cancellava all’istante, scompariva alla nostra destra come una massa +grigia: un fuoco splendeva al sommo d’una collinetta sulla costa che +avevamo appena lasciata, e sull’opposto lido un cane latrava in qualche +invisibile fattoria. + +Approdammo verso le tre all’altra riva del golfo. Dick allogò il suo +battello vicino ad uno schifo ancorato alla spiaggia: al suo richiamo +due uomini si alzarono: egli scambiò con essi qualche parola, consegnò +loro le sue armi, strinse la mano dell’uno, abbracciò l’altro, saltò a +terra e ci porse la destra per discendere: i suoi addii eran fatti. + +Movemmo per la via di Chester, discosta presso a poco una lega dal +lido. Una lega era ben poca cosa a campagnuoli come noi: portai il mio +piccolo fardello; Dick, il quale probabilmente non possedeva che gli +abiti che indossava, s’incaricò di quello d’Amy. + +Arrivammo a Chester all’apparire del giorno. Dick ci condusse in una +specie di taverna vicina all’ufficio della diligenza: Amy ed io ci +facemmo portare una coppa di latte ciascuna: Dick, meno pastorale di +noi, trangugiò un bicchiere d’acquavite. L’ora trascorse alla meglio, e +alle sei montammo in carrozza. + +La strada non ci offrì incidente alcuno che meriti d’esser qui +ricordato. Traversammo le città principali del centro dell’Inghilterra, +Lichfield, Coventry, Oxford, ed il terzo giorno arrivammo a Londra +verso le quattro del pomeriggio. + +Dick s’era munito dell’indirizzo d’un piccolo albergo, ove qualche +parola di riconoscimento dovea farlo il benvenuto, essendo, a quel che +pareva, l’albergatore in relazione con tutti i contrabbandieri della +costa. + +Quest’albergo era sito nella piccola via di Villiers, che confinava da +un parte col Tamigi, dall’altra collo Strand. + +Confesso che al mio entrare in Londra fui più impaurita che sorpresa. +Quelle vetture che s’incrocicchiano in tutti i sensi; quel clamore +continuo, in mezzo al quale tenterebbe invano di farsi udire quello +del tuono; que’ pedoni spaventati che corrono anzichè andare; +quell’atmosfera che da limpida e pura, quale l’avevamo sentita, +viaggiando nelle campagne, erasi fatta fosca e grave, dacchè eravamo +entrati nella città; quel miserabile albergo, ove eravamo venuti a +cadere, dopo una corsa di sessanta ore, tutto ciò insomma non era fatto +per dare una dorata e poetica realtà ai miei sogni. + +Dick chiese una camera per Amy e per me, e siccome l’incertezza in cui +ero sulla presenza di miss Arabella a Londra non mi lasciava un istante +di riposo, tosto ultimata la mia toeletta, presi il braccio di Dick e +mi feci da lui condurre a Oxford Street. Dick non conoscea meglio di +me la via che conduceva a questa meta di tutte le mie speranze, ma ne +prese notizia, e siccome Oxford Street era poco distante dal nostro +albergo, in men d’un quarto d’ora vi fummo. + +Il numero 23 era impresso alla porta d’una graziosa palazzina, dal +cui cortile, attraverso un’inferriata, distinguevasi la lussureggiante +verdura d’un giardino. + +Uno Svizzero in gran livrea stava ritto sul limitare della porta. + +Ebbi un certo timore nel dirigere la parola ad un personaggio che +parevami considerabile, e con voce tremula per doppia emozione, gli +chiesi se miss Arabella era a Londra. + +— Che volete da sua signoria? domandommi egli. + +— Ho avuto l’onore d’incontrarla a Chester or fa quasi un mese, e mi ha +detto di venire a ritrovarla in Londra: ed ecco l’indirizzo ch’ella mi +ha dato, risposi. + +Lo Svizzero sonò una campana, ed una cameriera discese. + +— Rispondete a questa fanciulla, mistress Northon, disse lo Svizzero, +ripigliando la sua maestosa immobilità. + +Ripetei alla donna quel che avevo già detto allo Svizzero, e le +presentai l’indirizzo datomi da miss Arabella. + +— È di fatto la scrittura di madama, diss’ella, dopo averlo letto, ma +disgraziatamente, madama non è a Londra. + +— Oh, Dio mio! E dov’è ella? Ed io che venni qui solo per lei! + +— L’ultima sua lettera veniva da Douvres: ci annunziava ch’ella partiva +per la Francia. + +— E, chies’io col cuore affranto da questo primo disinganno, nulla vi +fa sospettare l’epoca del suo ritorno? + +— Nulla; — è probabile però che madama sia qui per le corse. + +— E quando avranno luogo queste corse? + +— Dal 15 al 25 agosto. + +— Che fare? diss’io, volgendomi a Dick. + +— Eh! rispos’egli, attendere. + +— Se madamigella vuole scrivere il suo nome, ripigliò la cameriera, +appena tornata madama, le si mostrerà. + +— Volentieri. + +Entrai nella stanzina dello Svizzero e scrissi — Emma Lyonna. + +— Avrete la bontà di dire a madama, seguitai, che è la giovanetta da +lei incontrata nel ducato di Galles, in riva al mare, ed alla quale +ella ha dato il suo indirizzo, perchè venisse a raggiungerla in Londra. + +— Ed ove si potrà trovarvi, se madama ordina che vi si cerchi? + +— Nol so ancora; arrivo da mezz’ora appena ed ignoro quel che farò. + +— Per ora, disse Dick, abitiamo.... + +Lo interruppi comprendendo che l’indicazione del nostro albergo darebbe +poca opinione di noi. + +— Per ora, dissi, si saprà sempre ove trovarmi — presso il signor James +Hawarden chirurgo a Leycester Square. + +Volete che aggiunga, al mio, il suo indirizzo? + +— È inutile: egli ha curato Tom quando si ruppe la gamba. + +— Grazie; ed ora, dissi a Dick, abbiate la bontà di condurmi dal signor +Hawarden. + +Dick s’informò del sentiero da prendere. Per fortuna Leicester Square +non era molto discosto da Oxford Street, e ripigliammo il nostro +cammino. + + + + +VI. + + +Anche il signor James Hawarden era fuor di casa, ma dovea rientrarvi +prima delle sette, ed erano le cinque e mezzo. + +Mi si offerse d’attendere. Io pregai Dick di rientrare all’albergo e +tornar a prendermi due ore dopo. + +Dopo una mezz’ora, udii battere tre o quattro colpi alla porta; era il +padrone che, rientrando, s’annunciava in tal modo. + +Io lo aspettava in una specie di parlatorio; e quantunque la luce fossa +scemata per l’appressar della notte, egli mi riconobbe subito. + +— Ah! siete voi mia bella fanciulla? mi diss’egli con un sorriso misto +ad una certa tristezza; m’immaginavo, nel lasciare Hawarden, che non +tarderei molto a rivedervi a Londra. + +— È egli un rimprovero che mi fate, signore? chies’io. + +— No, la gioventù è ardita, e la bellezza ha i suoi destini venturosi o +fatali, ai quali non può sfuggire. — Volete entrare nel mio gabinetto? +Vi saremo più liberi per parlare, giacchè suppongo che avrete non poche +cose a dirmi. + +— Se voi siete tanto buono da ascoltarmi.... + +— Venite, figliuola mia. + +E, prendendo un candeliere, mi precedette. + +Entrammo e sedemmo in un gabinetto elegante e semplice in una volta. + +— Ebbene, eccovi dunque, mi diss’egli; e che venite a far qui? + +— Signore, gli dissi, quando vi ho chiesto se conoscevate il pittore +Romney, dicendovi ch’egli era parente d’una mia compagna di collegio, +ho mentito. + +Il signor Hawarden sorrise d’un singolare sorriso. + +— V’ingannate, signore, soggiunsi arrossendo; non ho visto che una sola +volta il signor Romney: egli stava alla spiaggia del mare con una dama +a nome miss Arabella. + +— Diffatti, disse il signor Hawarden, mi fu detto ch’egli viaggiava con +essa. + +— Ora, ripigliai, lasciate ch’io vi dica la verità. + +E gli raccontai il nostro incontro in tutti i suoi particolari; +l’indirizzo datomi da miss Arabella; le offerte fattemi da ambedue; gli +dissi senza nulla celargli come avevo lasciata la casa di suo padre, +come ero venuta a Londra, e la visita senza risultato fatta poco prima +ad Oxford Street. + +Egli mi lasciò dir tutto, poi, guardandomi fiso e serrando le mie nelle +sue mani: + +— Figlia mia, mi disse con una gran dolcezza, ma al tempo stesso con +una certa solennità, quando si ha l’età vostra e la vostra bellezza, +due sono i cammini nella vita: l’uno, diritto e semplice attraverso una +pianura dall’aspetto monotono e tranquillo, che mena col matrimonio e +la maternità ad una vecchiezza onorata ed onorevole; l’altro, che si +eleva talvolta per lasciarvi travedere splendidi orizzonti, talvolta si +abbassa per forzarvi a traversare fangose paludi: seguendo questo, si +giunge per tre stadi al fine della vita: l’uno si chiama l’orgoglio, +il secondo la fortuna, il terzo l’onta. Voi siete al bivio delle due +strade. Vedete quale delle due volete seguire. + +— Oh! signore, potete voi domandarmelo? + +— Sì, fanciulla mia, posso e devo chiedervelo, giacchè, prima d’essere +moralista, lasciatemelo dire, sono filosofo. Ora io non credo, come +dicono certi spiriti assoluti, che l’uomo fruisca interamente del +suo libero arbitrio; credo al potere irresistibile della materia +sull’anima, più che al comando dell’anima sulla materia. Ancorchè +prendiate la via retta e semplice, talora l’oscurità della notte, +talora l’ebbrezza de’ sensi, ve ne faranno ritorcere. Buoni consigli +ed una buona guida vi rimetteranno in cammino; ed io sarovvi, ove +il vogliate, guida e consiglio; ma hanvi condizioni primitive in +certe organizzazioni, di cui non possono trionfare nè i consigli, nè +l’esempio: la società le respinge, la legge stessa le punisce, ma la +scienza le compiange e qualche volta anche le assolve. È però sempre +una fortuna di più lo scegliere il buono anzichè il cattivo sentiero: +è già una bontà della Provvidenza il non aver trovata quella donna: +volete voi promettermi di non andar mai di moto proprio, nè a casa di +lei nè da Romney? + +Stetti muta. + +— Voi esitate? mi diss’egli. + +— No, signore; ma io aveva vagheggiato un avvenire melodioso e dorato, +mi si è tanto detto che, venendo a Londra, vi farei la mia fortuna, che +vi sono venuta senza punto curarmi del modo con cui la si farebbe. È +egli troppo il chiedervi cinque minuti per dar tempo all’illusione di +dileguarsi? + +— Povera fanciulla! mormorò il dottore. + +Restai pensierosa: sentivo il suo sguardo fiso nel mio, e parevami che +questo sguardo mi penetrasse nell’animo, dandogli una forza di volontà +sconosciuta fin allora. + +— Signore, gli dissi dopo alcuni momenti, vi prometto di non cercar +mai di rivedere nè miss Arabella nè il signor Romney: vi prometto +di non andar da loro, ma se essi vengono a me, se io li incontro +senza cercarli, non vi prometto di aver la forza di resistere alla +tentazione. + +— Avrai fatto quanto potevi, rispose il signor Hawarden, e non si può +chieder di più ad una figlia d’Eva. + +In quel momento si udì batter due volte la porta; questi due colpi +indicavano l’umiltà di colui che picchiava. + +Io trasalii. + +— Che avete? mi chiese il dottore. + +— Signore, gli dissi, è probabilmente Dick, il fratello d’Amy, che +viene a cercarmi. Se volete che io profitti dei vostri buoni consigli +non mi lasciate tornare presso l’amica: è dessa che m’ha fatto +abbandonare Hawarden, è dessa che m’ha trascinata a Londra; e, se mi +perdo, ho il presentimento di perdermi per mezzo suo. + +— Sta bene; dite che vi fermate qui stasera, e che vi ritengo, perchè +ho promesso di trovarvi un posto domani. + +Il servitore che mi aveva introdotta aprì la porta del gabinetto, e +volgendosi al suo padrone: + +— Signore, disse, il giovinetto che ha accompagnato madamigella viene a +riprenderla. + +— Fatelo entrare, rispose il signor Hawarden. + +Poi, aprendo una porta da cui vedevasi un salotto ove stava ricamando +una giovin donna di 23 a 24 anni, con ai piedi un bimbo seduto che +sfogliava un libro d’incisioni: + +— Amica mia, le diss’egli, eccoti la giovinetta di cui ti ho parlato, +tornando da Hawarden: ella è arrivata dalla casa di mio padre; sii +buona tanto da darle ospitalità fino a domani: domani spero trovarle il +posto che le conviene. + +La signora si alzò e mi venne incontro. + +In quel momento Dick comparve alla porta. + +— Dick, gli diss’io, scusatemi con Amy, perchè mi fermo presso i +signori Hawarden: se la speranza datami dal mio degno protettore si +realizza, vi scriverò tosto. + +— Ebbene, ve lo diceva io, madamigella, che non bisognava diffidare? Il +buon Dio è buono, e v’ha a Londra posto per tutti: in ogni caso, signor +Hawarden, potrete vantarvi di aver reso servigio a quella che era ieri +la più bella fanciulla della provincia, e che è oggi probabilmente la +più bella fanciulla di Londra. A rivederci, madamigella Emma; signore e +signora, Dio vi rimeriti. + +Ed uscì felice della mia felicità. + +Questa felicità non era precisamente quella che io aveva vagheggiata: +ciò che a me pareva felicità era la vita clamorosa, agitata, colle +subitanee fortune, le repentine catastrofi, le inaspettate peripezie. +Certo quella donna che or ora m’aveva abbracciata come una sorella, che +aveva abbracciato suo marito come un fratello, ed erasi, sorridente +e tranquilla, riseduta accanto al bimbo, che dal canto suo non avea +neppure alzato gli occhi dal libro per vedere chi entrasse; quella +giovin donna che avea ripreso il suo ricamo con una mano, cui le +passioni parevano non avere agitata giammai, che assortiva i colori dei +fiori con una noncurante destrezza, ed una paziente abilità, quella +donna era felice; ma come lo avea così bene spiegato il sapiente +dottore hanvi nature alle quali non può bastare questa fredda e +monotona felicità. + +E ancora, qual probabilità eravi per me di giungere al punto cui +ella era giunta? Era io nata ricca ed onorata com’essa, per trovare +a diciott’anni uno sposo illustre nella scienza, che mi condurrebbe +in un elegante salotto, caldo, dolce ed aggradevole come un nido? — +No, io era una povera contadina senza beni di fortuna e quasi senza +educazione: non osava rispondere quando mi si chiedeva quel che +facesse mia madre, e poteva appena rispondere quando mi si domandava +il nome del padre mio. Era bella, ecco tutto: dovea dunque chiedere +alla mia bellezza ciò che le altre si aspettavano dalla nascita, dalla +educazione e dal loro stato: non avendomi largito che questo dono, Dio +me lo avea forse dato per supplire a tutto ciò che mancavami. + +Spettava dunque alla mia bellezza il decider di me, anzi che a me il +decidere della mia bellezza. + +Ecco le riflessioni che io facevo in vedere quella placida famiglia, in +cui il marito leggeva, mentre la moglie ricamava ed il bimbo guardava +le incisioni. + +Ma, quale distanza da questa tranquillità a quel portamento altero e +risoluto di miss Arabella, a quell’ardente entusiasmo, a quella vita +libera, a quella gloria artistica di Romney! Erano senza dubbio bimbi +che si trastullavano, e una moglie che ricamava come la donna ed il +bimbo che io aveva sott’occhi, quelli ch’egli aveva abbandonati, e per +verità, se ciò era così, io non mi sentiva coraggio di fargliene un +delitto! + +O folle giovinezza! o immaginazione insensata! + +Oimè! quando, giunta all’altra estremità della vita, io guardo oggi +con gli occhi del pentimento quel che guardava allora cogli occhi +dell’illusione, come vorrei essere stata la dolce giovine, e aver +trascorsa la mia vita a ricamar fiori, col marito accanto ed il bimbo +a’ piedi, anzichè la brillante e colpevole Emma Lyonna, la ricca e +possente Lady Hamilton! + +Alle sette, madama Hawarden fece il thè: alle nove cenammo; tutta la +differenza fra il signor Hawarden padre ed il Hawarden figlio fu nel +far cenare il bimbo con noi. Alle dieci fui condotta nella mia camera. +Dick aveva avuto cura di portarmi il mio piccolo fardello: i pochi +panni che lo componevano e le cinque lire che mi restavano, dopo pagato +il viaggio, erano tutto il mio avere. + +Il domani, non sapendo se dovessi discendere attesi che mi si +prevenisse di quel che dovea fare: vennero ad annunciarmi che la +colezione era pronta, e discesi. + +Il signor James Hawarden rientrava allora appena. + +Egli mi mosse incontro tutto lieto, dicendomi: + +— Ebbene io sono riuscito, e sta ora e voi lo scegliere il cammino +indicatovi ieri. Uno dei miei clienti, il signor Plowden, uno dei più +ricchi gioiellieri di Londra, ha bisogno d’una damigella di magazzino. +I vostri occhi potranno spesso far danno a’ suoi diamanti, ed i vostri +denti alle sue perle, ma, in fede mia, tanto peggio per essi. Voi +avrete cinque lire al mese dapprima, in seguito, si vedrà: dico in +seguito, perchè non intendo che basti la raccomandazione che gli ho +fatto per voi questa mattina. Ora è convenuto che voi entrate domani in +funzioni; vi conduco da lui e vi colloco. + +Poi guardandomi dal capo ai piedi: + +— Diavolo! esclamò. + +Io arrossii. + +— La mia toeletta; non è egli vero? + +— Sì; non avete un abito più fresco e un po’ più di moda? + +Scossi il capo. + +— Siete bella, per Dio, e non è ciò che m’inquieta; sareste vezzosa +anche vestita di bigello e di cenci; ma bisogna avere una certa +apparenza per entrare in siffatti negozi alla moda. Se vi fosse tempo +da qui a domani... + +In quel momento la cameriera di madama Hawarden entrò. + +— Madama non è qui? chies’ella. + +— No; che volete da lei? + +— Madamigella Cecily la domanda. + +— Appunto la sarta! disse il signor Hawarden; pregate Cecily di +attendere, e madama di venir qui. + +La cameriera uscì, e cinque minuti dopo entrò madama Hawarden. Io +aspettava tutta confusa. + +— Ti ho fatto chiamare, amica mia, le disse suo marito, per chiederti +se, da qui a domattina, madama Cecily può fare un abito a questa +fanciulla. + +— Ciò mi par difficile; ma, aspetta. + +Madama Hawarden mi guardò a sua volta con attenzione, ed +appressandomisi, misurò alla mia la sua spalla. + +— Credo che potrò trarvi d’impaccio, diss’ella. + +— M’affido a te. + +— La sarta, seguitò madama Hawarden, mi porta appunto un abito semplice +ma elegante; madamigella ha la mia statura, è forse un po’ più gracile +di me, in ogni modo se credi potremo combinarci così: essa potrà +prendere il mio abito, e siccome io posso attendere, Cecily me ne farà +un altro. + +Suo marito la baciò in fronte. + +— Tu sei un angelo, rispos’egli; no, m’inganno una santa, o piuttosto +l’uno e l’altra ad un tempo. + +Poi, volgendosi a me: + +— Ciò vi conviene, madamigella, e vorrete voi portare un abito fatto +per mia moglie? + +— Ne sarò felice e orgogliosa. + +Il signor Hawarden suonò il campanello. + +— Fate entrare madamigella Cecily. + +La sarta entrò. + +— Vi lascio, ripigliò il signor Hawarden, la cosa dee passarsi fra voi. + +Ed uscì. + +L’abito pareva fatto a mio dosso. + +Il domani alle dieci del mattino io era stabilita presso il signor +Plowden, nel più bel negozio dello Strand, e il signor Hawarden +prendeva commiato dal padrone del negozio, raccomandandomegli come +fossi stata sua figlia. + +Ho certo avuto molte vesti dipoi, ma non ne ebbi mai una che mi facesse +più bella, e mi andasse meglio di quella di madama Hawarden. + + + + +VII. + + +Se il signor Hawarden avea creduto allontanarmi dalla tentazione, +ponendomi in mezzo ai diamanti, agli smeraldi, ai rubbini, agli +zaffiri, ed alle perle del signor Plowden, egli s’era di gran lunga +ingannato. Quel dotto anatomico, che leggeva nel petto e nei visceri +dei suoi ammalati le loro infermità fisiche, non avea saputo leggere +nel mio cuore la infermità morale che lo divorava. + +Farmi toccare ad ogni istante del giorno quei mille gioielli d’ogni +forma, che costituiscono quel superfluo, tanto necessario, dirò anzi +indispensabile, alla donna veramente donna: farmeli mettere al collo, +ai polsi, agli orecchi di creature meno belle di me, ma che condotte a +quella fonte di luce dai loro mariti o da’ loro amanti, se li portavano +via per adornarsene ai balli, ai teatri, alle feste, era far giocare la +polvere col fuoco. + +Dieci o dodici giorni dopo il mio collocamento, il signor Hawarden +venne a chiedere mie nuove: gli furono date eccellenti: il signor +Plowden era soddisfattissimo di me; pretendeva che la maggior parte +dei signori che venivano a far acquisto di gioielli per le loro mogli o +le loro amanti, si servissero del pretesto di queste compere per veder +me, e che, se avessero osato, ne avrebbero fatto piuttosto dono al mio +collo ed alle mie braccia, che a quelli delle loro donne. + +Eravi in ciò molto di vero, nè io m’ingannava sull’effetto che +produceva. + +Il signor Hawarden, tutto lieto, chiese al suo cliente di permettermi +di andare a trascorrere in casa sua la vegnente domenica, volendo +egli farmi una sorpresa: mi ricondurrebbe il domani per tempissimo. Il +signor Plowden acconsentì, tanto più volentieri quanto che la domenica +a Londra non un magazzino è aperto; talchè la gentilezza ch’egli mi +usava era più un vantaggio che una privazione per lui. + +La casa del signor Hawarden non era, come si sarà potuto giudicare +da quel po’ che ne ho detto, d’una folle allegria, ma i quindici +giorni trascorsi seduta in negozio, astretta a mostrare i gioielli, ad +encomiare le persone che se ne adornavano, ed a spingere gli avventori +alla generosità, mi avevano insegnato ad apprezzare ventiquatt’ore, se +non di piacere, almeno di riposo. + +Poi il signor Hawarden avea parlato di sorpresa, ed io chiedeva a me +stessa quale poteva essere. + +La domenica mi trovai a Leicester Square all’ora dell’asciolvere. + +Madama Hawarden mi ricevè colla dolcezza e la benevolenza che le erano +abituali. Era una magnifica giornata d’agosto: si attaccarono i cavalli +alla vettura e andammo a passeggiare a Hyde Park. + +Non conosceva di Londra che Williers Street, Oxford Street, Leicester +Square e lo Strand; quest’aristocratica gita fu dunque il principio +della mia introduzione in un altro mondo. Quegli squadroni di cavalieri +vestiti della ricca assisa dell’epoca, quelle eleganti amazzoni dalle +vesti e dai veli fluttuanti, quegli squisiti modi dell’alta società +inglese mi stupirono. + +Avrei dato metà del tempo che restavami a vivere, per condurre uno di +que’ leggieri calessi, che ci passavan dinanzi rapidi come il turbine, +o per corvettare con uno di quei bel cavalli nel viali riserbati ai +cavalieri. + +Decisamente il signor Hawarden avea adoperato per guarirmi +dall’ambizione e dall’orgoglio una cura che correa rischio di produrre +un effetto totalmente contrario a quello ch’ei s’attendeva. + +Tornammo per Green Park, che traversammo a piedi, pel piacere del +bimbo, e rientrammo a casa per desinare. + +Chiesi ai signor Hawarden se quella era la sorpresa di cui mi aveva +parlato. + +— No, mi diss’egli: pare vi siate divertita al passeggio; ma ho assai +meglio di ciò ad offerirvi; voglio farvi vedere Garrick. + +Ignorava completamente chi fosse Garrick. Non ebbi la debolezza di +nascondere la mia ignoranza; gliene chiesi la spiegazione. + +— Ah! è vero, mi rispos’egli, Garrick è il primo attore che sia mai +stato al mondo. + +Spalancai gli occhi. + +— Egli recita probabilmente stasera per l’ultima volta, mentre per la +prima esordisce una giovane attrice, cui promettono un grande avvenire, +madama Siddons. Sheridan, del quale sono amico e chirurgo ad un tempo, +mi ha serbato un palco per questa solennità, e, come m’ero proposto, ho +voluto farvi partecipe di questa munificenza. + +— Come! esclamai, andrò al teatro, vedrò una commedia? + +— No, una tragedia, ma spero vi piacerà egualmente. + +Misi un grido di gioia, battendo l’una contro l’altra le mie mani come +una bambina. + +— Oh! quanto siete buono, signor Hawarden! Vedrò una tragedia! Vi +saranno dunque re e regine sulla scena! + +— Oggi no, ma vi saranno due amanti che valgono un re ed una regina. + +— E qual’è il titolo di questa tragedia? + +— _Giulietta e Romeo_, uno dei quattro capo lavori di Shakespeare. + +— Ed io la vedrò! esclamai con giubilo. Dio mio, quanto sono felice! + +— Orsù alla buon’ora! disse il signor Hawarden, è una soddisfazione il +procurarvi un piacere. + +Io era di fatti in estasi: aveva udito più volte a parlar di teatro, ma +non aveva idea di quel che fosse. Alcune alunne di madama Colmann, che +già avevano udito a recitare qualche compagnia di provincia, ne erano +tornate tutte sorprese. + +Che sarebbe dunque a Londra? + +— A qual ora comincia? domandai al signor Hawarden. + +— Alle sette e mezzo precise. + +— E finisce? + +— Presso a poco alle undici. + +— Quindi lo spettacolo dura tre ore e mezzo? + +— Ma da queste tre ore e mezzo bisogna detrarre gl’intermedj degli atti. + +— Assisteremo al principio, non è egli vero? + +— Saremo nel nostro palco all’alzar della tela. + +— Ma Dio mio, non sono ancora che le sei! + +— Meno cinque minuti, ma il tempo passerà: Abbiamo qualche cosa a fare; +prima il thè da prendere, ed ecco appunto che ci viene portato; poi la +vostra toeletta da preparare. + +— La mia toeletta? Oh! sapete pure, signor Hawarden, che io non ho +altro abito che questo, donatomi da madama; e, salvo che io non indossi +una altra volta la famosa veste azzurra, cosa che, v’assicuro, non +ambisco gran che.... + +— L’azzurro vi sta però bene. + +— Sì, ma non l’abito: ricordatevi che tale è stata appunto la vostra +opinione. + +— Oh! ma tutto ciò si accomoderà, spero. + +I miei occhi non si staccavano dall’oriuolo. + +— Non ritarda il pendolo? chiesi. + +— Nella famiglia Hawarden ciò non accade giammai; ed è perciò che, +bevuto il thè, mangiato i dolci, ognuno entrerà nella sua camera, +perchè saranno le sei e mezzo, e bastano dieci minuti per andare da qui +a Drury-Lane. + +Mangiato e bevuto, salii alla mia stanza che era la stessa ove avea +già dormito: ignorava quel che vi farei durante i quaranta minuti che +ci separavano ancora dall’istante di lasciar la casa, quando vidi sul +letto un grazioso abito di taffettà cilestre, che pareva quello della +peau d’âne tagliato da un lembo del cielo. + +Al tempo stesso la cameriera entrò. + +— Madamigella, vuol ella permettermi di aiutarla a vestirsi? + +Ed alzò l’abito nelle sue mani. + +Allora compresi ciò che m’era rimasto oscuro nelle parole del signor +Hawarden: non solo egli aveva pensato a condurmi in teatro, ma ancora a +darmi una veste per andarvi. + +Le lacrime mi spuntarono sul ciglio: sentiva il bisogno di correre a +lui ed esprimergli la mia riconoscenza. + +— Ov’è il signor Hawarden? domandai. + +— Egli veste madama, onde io possa aiutare madamigella, acciò che +ognuno sia pronto all’ora stabilita. + +Io restai muta e triste dinanzi a quella suprema bontà, di cui mi +riconosceva del tutto indegna, e fin’anco incapace ad esprimere la mia +gratitudine. + +Ero divenuta più astratta che impaziente; pensava a quell’uomo che +godeva d’una stima universale, che era uno dei primi chirurgi di +Londra, anatomico eminente, scienziato di prim’ordine, e che si dava +la pena di vestire sua moglie affinchè la figlia della povera serva di +fattoria, l’aia dei bimbi di suo padre, la damigella di magazzino non +giungesse troppo tardi allo spettacolo, e non perdesse alcun che della +felicità che ne attendeva. + +Avvi nel genio una misericordiosa bontà pe’ piccoli, una suprema +benignità pe’ deboli, che lo avvicina alla onnipotenza di Dio. + +Alle sette ed un quarto battè egli stesso alla mia porta. + +— Ebbene, mi chies’egli, siamo presti? + +Io gli afferrai vivamente la mano, e prima che egli avesse tempo di +indovinare la mia idea, gliela baciai. + +Egli mi guardò: doveva essere senza dubbio assai bella, perchè con un +muover di spalle pieno d’affettuosa pietà: + +— Confessa, diss’egli, additandomi a sua moglie, che usciva in quel +momento dalle sue camere, confessa che la sarebbe pure una grave +sventura se questo portento della creazione si avviasse al male? + +Poi, come pentendosi d’aver dato questo alimento al mio orgoglio: + +— Andiamo, andiamo, soggiunse; in carrozza: ho promesso a questa +fanciulla che arriveremmo prima dello alzar della tela. + +Difatti ci sedevamo nel nostro palco al momento in cui cominciava la +sinfonia; ebbi tempo di volgere uno sguardo all’intorno. Sheridan, che +era il direttore del teatro, lo avea fatto addobbare a nuovo dal primo +decoratore di Londra. + +Avremmo potuto crederci in un palazzo di fate. + +Io, abbagliata dalla luce, magnetizzata dalla musica, affascinata +dall’oro, dai diamanti e dai fiori, non potendo comprendere come +si riunissero tante ricchezze senza rovinare l’universo, mi sentiva +incapace di dire e di comprendere dove mi fossi. + +Il sipario si alzò, ed io non vidi più altro che una pubblica piazza in +Verona. + + + + +VIII. + + +Coloro che mi hanno seguita in tutte le fasi della mia oscura ed +ignorante fanciullezza, possono farsi un’idea dell’effetto prodotto in +me da questa rappresentazione di Giulietta e Romeo, recitata dal più +gran tragico che già vantasse l’Inghilterra, e dalla più gran tragica +che dovea vantare in avvenire. Il mio cervello, bianco ancora come le +pagine d’un vergine libro, ricevette tutte le impressioni di poesia, +d’affetto, di pietà, d’orrore, racchiuse in quell’ammirabile poema, le +quali, incidendosi nel mio spirito, portarono tutti i miei sensi al più +alto grado d’entusiasmo e d’esaltazione. + +Aveva appunto l’età di Giulietta; era bella ed appassionata com’essa: +compresi quel subito amore da lei sentito pel giovine Montecchio, che +le fa esclamare nella previsione d’una prossima morte, il primo giorno, +o piuttosto la prima notte del loro abboccarsi. + +— «Corri, nutrice, corri; informati s’egli è ancor libero, chè ove +fosse ammogliato, oimè, te lo giuro, la bara sarebbe il mio letto +nuziale.» + +Il signor Hawarden contava sul mio viso le fluttuazioni del cuore e +l’abile psicologo vi leggeva tutte le mie impressioni: era per lui uno +studio curioso, misto a quella dolce soddisfazione che ispira la vista +del piacere o della felicità altrui procacciata. + +E, difatti, il mio piacere e la mia felicità eran grandi: quando +vennero le scene del balcone, tanto poetica la prima, tanto +appassionata la seconda, io, strette le mani sul cuore a comprimerne +i battiti, anelante, coll’occhio immobile, il respiro sospeso, avrei +voluto, siccome Giulietta, rattenere e nello stesso tempo spingere fuor +dalla scena Romeo. + +Si giudichi dunque a qual grado di terrore io giungessi quando +Giulietta, bevuto il filtro che deve addormentarla, trema pensando al +suo destarsi sola nel sepolcro de’ suoi avi, in mezzo ai defunti, e +all’idea di veder questi morti uscire dalle loro tombe. + +Poi venne la catastrofe, catastrofe che mi produsse tanto maggiore +effetto, perchè nuova, non solo a me, ma agli altri uditori. Si sa che, +nella tragedia primitiva originale di Shakespeare, Romeo muore accanto +all’avello di Giulietta, ignorando ch’ella è soltanto addormentata, e +Giulietta non riprende i sensi che dopo morto Romeo. + +Per un lampo di genio drammatico, Garrick ha visto, o piuttosto ha +divinato, a fianco di quale terribile scena il gran Drammaturgo sia +passato, senza avvedersene; ed ha svegliata Giulietta al momento in +cui Romeo, credendola morta, si è avvelenato: invece di far le due +morti isolate e, per conseguenza, solitarie, egli ha dato ai due amanti +una stessa agonia, che finisce per l’uno col veleno, per l’altra col +pugnale. E con questa intuizione egli ha portato la scena dal dolore +alla disperazione, dal bello al sublime. + +Al momento in cui Giulietta si uccide, io mi rovesciai all’indietro +e svenni, mentre la intera adunanza, ringraziando Garrick della sua +prodigiosa invenzione, e dello splendido talento onde avea fatto +mostra, ruppe in applausi. + +Il mio deliquio non fu pericoloso: con un po’ di acqua fresca tornai +in me: non seppi che prendere e stringere le mani del signor Hawarden, +e, senza punto curarmi della convenienza o della sconvenevolezza +dell’atto, mi gettai nelle braccia di sua moglie e la baciai. + +Tornammo in casa: la cena era imbandita, ma, come è facile +comprenderlo, io non pensai a gustarne; aveva gli occhi pieni di luce, +la mente piena di poesia, il cuore pieno d’amore e di lacrime. + +Chiesi al signor Hawarden il permesso di ritirarmi nella mia camera; +egli me l’accordò, poi, prendendo un libro dalla sua biblioteca, e +ponendomelo in mano: + +— So quel che volete, diss’egli; vorreste far ritorno in teatro; +ebbene, andatevi. + +E mi diede un libro. + +Era un volume di Shakespeare, ove trovavasi la tragedia di Giulietta e +Romeo. + +Trassi un grido di gioia; il signor Hawarden avea divinato il più +ardente desiderio del mio cuore, e lo avea prevenuto. + +Mi slanciai nella mia stanza, e, adagiatami sopra una sedia a +bracciuoli, rilessi dal primo all’ultimo verso la produzione. + +Poi tornai alle scene principali, alle scene d’amore fra Giulietta e +Romeo, cominciando da quella del ballo a quella delle tombe. + +Io era incapace di apprezzare il genio che avea creato questo +capolavoro di dramma e poesia, ma il mio cuore pieno di gioventù, di +speranza e d’amore, suppliva alla scienza colla intuizione. + +D’altronde, non aveva nulla dimenticato, nè un gesto dell’attore, nè +un accento dell’attrice: e qual attore? Quale attrice? Garrick e madama +Siddons! + +Verso le tre del mattino, col cuore e la testa in fuoco, ma vinta +dalla stanchezza, mi coricai. Fui per sognare ch’io era Giulietta, per +stringermi fra le braccia un Romeo ideale, e morire con lui di dolore e +d’amore. + +È vano il dire in quale disposizione di spirito io rientrassi il +domani al magazzino. Avea chiesto al signor Hawarden il permesso +di portar meco il magico libro, che io mi teneva stretto al cuore, +quasi temessi che la poesia di cui era copioso, gli prestasse le ali +per isfuggirmi. Oh! come i riguardi ch’io era astretta di usare agli +avventori, le adulazioni che la mia posizione mi obbligava a far loro, +le lodi alle merci che io loro offeriva, come pesarono al mio cuore e +parvero basse al mio orgoglio! Esser bella quanto Giulietta, avere un +cuore pieno d’amore e di poesia quanto il suo, e provar gioielli in un +negozio, fosse anche quello del primo gioielliere di Londra, invece +di strascinare un abito di broccato in un ballo, invece di scambiare +parole d’amore con un bel cavaliere dall’alto al basso d’una finestra, +invece di ascoltare il canto degli uccelli e discutere coll’uomo del +cuore, se sia quello del rosignuolo o dell’allodola. Eravi, bisogna +convenirne, un abisso da quel che era a quel che poteva essere, dal +sogno alla realtà. + +Non osai leggere nel giorno: e, l’avessi ardito, il tempo mi sarebbe +mancato, essendo il negozio del signor Plowden uno dei meglio avviati +di Londra, ed io occupatissima per conseguenza: attesi con impazienza +le dieci della sera, ora in cui chiudevasi. + +Appena chiuso, salii alla mia camera. + +Non mi limitai più a leggere: aveva in una notte imparato a memoria +quasi tutto il dramma; le scene soprattutto di Giulietta m’erano rimase +parola per parola nello spirito, e rammentava non solo i versi ma il +tuono di voce con cui la grande attrice che rappresentava Giulietta, li +avea pronunciati. + +Allora mi studiai a riprodurre i gesti e le intonazioni, ma, orgogliosa +ch’io m’era, per quanto perfetta mi fosse sembrata madama Siddons +quando la vedeva e l’udiva, parevami, nel ridire quelli stessi versi, +ch’ella avrebbe potuto giungere ad una maggior dolcezza di voce. +Difatti, madama Siddons, come ebbi agio di giudicare in seguito, +perfetta veramente nelle parti di Lady Machbeth e di Lady Hamlet, +lasciava qualche cosa a desiderare in quelle più dolci, più affettuose, +più varie di Giulietta e Desdemona. — Ebbene, questa grazia del corpo, +questo incanto della voce, pareva a me che la natura me lo avesse +largito. La mia persona pieghevole, alta, armoniosa, poteva colle +sue naturali ondulazioni giungere a quella perfezione di languore +e di flessibilità che gl’italiani dinotano coll’intraducibile nome +di morbidezza. Parevami di avere, cosa assai rara, la voce dolce e +tragica: il mio viso, posso dirlo oggi, era tanto atto ad esprimere +ogni impressione che, anche riproducendo le sensazioni più facili, era +nella tristezza una melanconia, nella gioia un abbagliamento. Se la +trasparenza del mio animo era già un po’ offuscata, il mio corpo era +ancor puro; e la mia bellezza aveva quell’aureola d’incontrastabile +innocenza, che fa rispettare, per quanto ignuda, la Venere dei Medici. +In una parola, io seminava già il fuoco, ma non ardeva ancora. + +Trascorsi una parte della notte a declamare e a gestire dinanzi un +piccolo specchio, che riproduceva appena la quinta o sesta parte della +mia persona. + +Il domani madama Plowden, sia ingenuamente, sia ironicamente, mi chiese +se io aveva l’abitudine di parlare ad alta voce sognando: i miei vicini +di soffitta essendosi lagnati che io avea loro impedito di dormire, +ella mi pregava a moderare gli slanci della mia voce, sia parlando +desta, che in sogno. + +Era un dirmi di rinunciare alla sola gioia vera che fosse venuta a +visitarmi dacchè io era al mondo. + +Continuai i miei studi notturni, ma sottovoce. La maggior illusione +che mi sorridesse era quella di presentarmi ad un impresario, e farmi +da lui scritturare: pensava pure di farmi raccomandare a Sheridan, +di cui non aveva obliato il nome, quantunque a quell’epoca non avessi +alcun’idea della celebrità che lo accompagnava; ma come fare una simile +domanda al signor Hawarden? Come aver la forza di dirgli che io voleva +lasciare il negozio del signor Plowden, per farmi attrice? Che voleva +abbandonare la via retta ch’egli mi aveva aperta per quella tortuosa +che avea creduto di chiudermi? Questa forza, io lo sentiva bene, non +l’avrei mai trovata in me stessa. + +Che fare? + +Attendere: rimettermi a qualcuno di quegli strani avvenimenti che +mutano ad un tratto l’avvenire d’una vita, e aggrapparmi nel naufragio +al fragile sostegno della speranza. + +Quindici giorni decorsero di tal fatta, e furono forse i più dolorosi +che io avessi ancora passati. + +Era da più d’un mese presso il signor Plowden e da quindici giorni +almeno provava i tormenti che ho tentato descrivere, quando un’elegante +vettura fermossi dinanzi alla porta, e un lacchè vestito d’una livrea +grigia e rossa aprivane lo sportello, che dava adito ad una donna +abbigliata con ammirabile ricercatezza. + +Appena ebbi volti gli occhi su questa donna, poco mancò non gettassi un +grido. + +Era miss Arabella. + +Ella entrò in negozio col suo incedere risoluto ed altero; si sarebbe +detta la regina della moda e della ricchezza, o meglio ancora, la +stessa Fortuna. + +Ella mi vide, incrociò col mio il suo sguardo, ma non un muscolo del +suo volto indicò che mi avea riconosciuta. + +Ciò non mi sorprese: senza dubbio non le era stato detto ch’io +fossi andata da lei ed ella mi credeva sempre nel ducato di Galles, +supponendo però che mi ricordasse, la sola cosa che potesse attirare i +suoi sguardi su me, vedendomi a Londra, nel magazzino del gioielliere +Plowden, era uno stupore cagionato dalla somiglianza. + +Ma questo stupore ella nol fe’ in modo alcuno manifesto. + +Chiese le si mostrassero de’ gioielli, e quantunque fossi io che glieli +esibissi, ella non mi volse la parola che come ed una straniera che le +fosse stata perfettamente sconosciuta. + +Preferì un fregio di smeraldi attorniato di diamanti, del valore di tre +mila lire sterline. + +Fatta la scelta: + +— Mandate questo fregio al mio palazzo oggi alle cinque, diss’ella, +colla fattura e la quitanza. + +Poi, additandomi con un semplice sguardo: + +— Madamigella mi porterà il tutto, soggiunse. + +Mi sentii correre un brivido pel corpo. + +Il signor Plowden, riconducendola con ogni sorta di cerimonie fino alla +sua carrozza, le promise che sarebbe stata obbedita. + +— Madamigella, e non un’altra, ripigliò miss Arabella prima di salire; +intendete, signor Plowden, o altrimenti non pago il vostro gioiello e +ve lo rimando per non comprare più mai nulla da voi. + +— La S. V. stia tranquilla, rispose il signor Plowden, che sarà fatto +com’ella desidera. + +Miss Arabella fe’ un cenno, e la carrozza partì a galoppo. + +Io era annichilita: quell’inaspettato avvenimento, che io invocava +senza poter specificare, come quelle magiche evocazioni improvvisate +dalla bacchetta d’una fata, era accorso alla mia chiamata. Io non aveva +cercata miss Arabella che mi avea rinvenuta: qualunque cosa derivasse +da quest’incontro, io non mancava alla parola data al signor Hawarden. + +Alle cinque il signor Plowden fe’ venire una vettura, non stimando +prudente di lasciarmi andar a piedi per Londra con un astuccio di +tanto valore. Era il momento decisivo. Si appiccò in me una lotta +violenta; fui sul punto di pregare il signor Plowden a risparmiarmi la +tentazione; ma il tentatore mi stava nell’animo, — e vinse. + +La carrozza si fermò ad Oxford Street, n. 23. Riconobbi la palazzina +col giardino al fondo e lo Svizzero sulla porta. Egli suonò colla +stessa maestà, e la stessa cameriera comparve. Dissi che veniva per +parte del signor Plowden; l’ordine era dato di farmi entrare. + +Miss Arabella stava in un salottino bianco e oro, tappezzato di raso +azzurro; vestita riccamente alla foggia turca, con un’acconciatura di +zecchini sul capo, un giubbettino di velluto color ciriegia ricamato +in oro, che lasciava scorgere una parte del petto; i suoi piedi ignudi +calzavano pantofole orientali color ciriegia e d’oro come il cinto. + +Era seduta o piuttosto sdraiata sopra dei cuscini. + +Fe’ cenno a mistress Northon di chiuder la porta e lasciarmi sola con +lei. + +— Madama, le diss’io con voce tremula e senza ardire d’alzar gli occhi, +ecco il fregio che voi avete scelto dal signor Plowden ed il conto da +voi richiesto. Il signor Plowden vi fa dire che non avrebbe mandato il +conto se l’ordine vostro non.... + +Ella m’interruppe. + +— Siete dunque voi, piccola ingrata, disse; appressatevi. + +La bellezza ha sempre avuto su me una potenza suprema, e miss Arabella +era per vero d’una splendida bellezza. + +Me le avvicinai, e mi posi in ginocchio come avrei fatto davanti a +Venere, nel tempo in cui gli Dei scendevano in terra, se fossi stata +una fanciulla di Pafo. + +— Oh! madama, le dissi, completamente soggiogata, voi mi giudicate +male. La mia prima visita a Londra fu per voi: si fu per seguirvi, per +obbedirvi, per servirvi in ginocchio, come lo fo in questo momento, che +io venni a Londra: vi sarà stato, spero, consegnato il mio nome, ma voi +stessa lo avrete certo posto in obblio. + +— Venite qui, mi diss’ella, e, prendendomi per mano, mi fe’ sedere su’ +cuscini. Vedete pure, al contrario, che non vi ho dimenticata, giacchè +vi ho seguita fino al magazzino di quell’orribile ebreo per nome +Plowden. Ma perchè non siete tornata al palazzo? + +Abbassai gli occhi, perchè stavo per mentire. + +— Temevo che non foste ancora di ritorno. + +— Perchè avete proibito in casa Hawarden che mi si desse il vostro +indirizzo? + +— Oh! non l’ho mai proibito, esclamai vivamente: fu senza dubbio il +signor Hawarden che.... + +Ella m’interruppe. + +— Che ha voluto salvare la vostra virtù, la quale, a parer suo, correa +pericolo presso di me. + +Chinai gli occhi arrossendo. + +— Andiamo, voi non sapete ancora mentire: è letteralmente quel che io +aveva indovinato. + +E suonò il campanello. Madama Northon rientrò. + +— Prendete, diss’ella, dandole un pacchetto di biglietti di banca già +pronti: portate ciò al signor Plowden, e ditegli che io tengo il fregio +e la persona che lo ha portato. + +— Oh! madama, esclamai; come volete.... + +— Vorreste voi farmi credere che rimpiangiate il magazzino del signor +Plowden e il posto di damigella da bottega? Andiamo, via, sarebbe un +annientare le mie credenze in fisionomia. Qui, mia cara, soggiunse +ridendo, potrete declamare a vostro bell’agio; nessuno si lagnerà che +voi parliate sognando.... + +— Come, voi sapete... + +— Sono assai curiosa: la curiosità, lo sapete, è il peccato delle belle +donne. Dico dunque che potrete declamare a vostro bell’agio, senza +contare che anderete in teatro ogniqualvolta vi piacerà. + +— Oh! davvero, madama? + +— Non è un gran favore ch’io vi faccio: ho un palco annuo che è sempre +vuoto; ne profitterete a piacer vostro. + +Rivolgendosi a madama Northon: + +— Ebbene, che fate voi là, mia cara? + +— Farò osservare a V. S. ch’ella attende una visita dalle cinque alla +sei, e se vado io stessa dal signor Plowden, la persona può venire +mentre io sono assente, e non troverà alcuno che la introduca. + +— Avete ragione: mandate Tom. Se quella persona viene, voi la +pregherete d’aspettare un momento in salotto, e mi farete avvertita; +andate. + +Mistress Northon uscì. + +— Vediamo i diamanti, disse miss Arabella, con tuono svogliato. + +Le presentai l’astuccio. + +— Sono veramente belli. + +— Oh! ne ho già tanti, mio Dio; ma Giorgio mi ha detto ieri che la +pietra di sua preferenza è lo smeraldo, e bisogna pure far qualche cosa +per coloro che vi... oh! la brutta parola che m’era venuta alle labbra! +stavo per dire, che vi pagano, invece di dire, che vi amano. + +Io la guardai: una specie di sudor freddo mi correva per la fronte: +cominciavo a credere che il signor Hawarden avesse avuto ragione; ma +era troppo tardi. + +— Aiutatemi a mettere questo fregio, mi diss’ella. + +E mi porse il suo collo, poi gli orecchi, poi le braccia. + +Mi era io innalzata, od aveva disceso, passando del negozio dello +Strand al palazzo della via Oxford? Là, era la serva del pubblico, qui +la cameriera di miss Arabella. + +Avevo appena affibbiato il secondo braccialetto, quando madama Northon +rientrò. + +— È lui, diss’ella. + +— Dov’è? + +— Nel salotto. + +— Conducete madamigella all’appartamento che guarda sul giardino, e +vegliate acciò non abbia a mancarle nulla. Incaricate Sara del suo +servizio. + +Mistress Northon aprì una porticina celata nell’intavolato e m’invitò a +seguirla, mentre miss Arabella, alzatasi e fatti alcuni passi verso il +salotto, diceva colla maggior dolcezza di voce: + +— Entrate, mio caro principe. + + + + +IX. + + +Il mio appartamento componevasi di tre belle camerette che guardavano +sul giardino: avevano l’altezza dei mezzanini comuni. Il balcone di +quella del mezzo, tutto ricoperto di edera e di vite, prolungavasi +a mo’ di terrazzo dinanzi alle finestre delle altre stanze, sotto a +grandi alberi verdeggianti e frondosi. + +La vista di questo poggiuolo fe’ balzarmi il cuore di gioia: mi ricordò +la decorazione del secondo atto di Giulietta e Romeo: a mezzanotte, +al chiaror della luna, con un accappatoio bianco, affacciata a questo +balcone, nulla m’impediva di credermi Giulietta: non mancavami che un +Romeo. + +Appena mi vidi sola, pensai al nuovo mutamento fattosi nella mia +vita, alla fatalità che mi spingeva, ed all’avvenire verso cui era +trascinata. Certo, un volere più forte del mio disponeva della mia +esistenza, senza lasciarmi tempo di resistergli. + +Dapprima, un inaspettato sussidio del conte di Halifax mi toglie +all’umile mia posizione ed alla mia ignoranza natía, per darmi un +principio d’educazione più nocivo forse che utile; poi, questo soccorso +mi manca, e il destino mi spinge in seno ad una buona ed onesta +famiglia puritana, ove credo per qualche tempo fissata la mia vita, +quando lo inaspettato incontro di Amy Strog, non crea, ma sviluppa con +tal forza nel mio spirito nuovi progetti, che tento invano resistere +alla mano che mi trascina, e vengo a Londra rispondendo all’appello +d’una donna sconosciuta. La Provvidenza, che degna abbassare il +suo sguardo infino a me, svia questa donna dal mio sentiero, e +trovo, in luogo suo, un uomo dal cuore nobile, una donna dall’animo +compassionevole e dolce; per essi io m’innalzo in un momento dallo +stato di straniera a quello d’amica. Mi si cerca, mi si trova un posto, +tanto più alto di quello ch’io occupava presso il signor Hawarden +padre, quanto questo era già superiore alla mia prima posizione presso +madama Davison. Da guardiana di montoni giungo ad essere damigella di +fiducia d’uno dei più ricchi gioiellieri di Londra, e qui, la fatalità +cui ho sfuggito, mi ritrova, mi avvinghia di nuovo, e mi getta, senza +che io abbia il tempo d’accorgemene, in quella via tortuosa della quale +il signor Hawarden mi ha fatto una così triste pittura. + +Che fare? + +È ancor tempo: correre dal signor Hawarden, fuggendo questa casa +perduta; dirgli tutto, confessargli tutto, anche il mio desiderio di +farmi attrice; pormi sotto la di lui protezione e dirgli: — Eccomi, +salvatemi, salvatemi; e ciò prima che trascorra la notte, chè decorsa +una notte sulla mia assenza, tutto è perduto. + +O restare; lasciar la navicella, seguire il corso dell’acqua che la +trascina, senza pilota e senza governale, in mezzo alle onde ed ai +turbini che la spingono all’Oceano, vale a dire all’ignoto, forse al +meraviglioso Cattai di Marco Polo, ma forse ancora ai geli del Polo. + +Ma qual differenza fra la vita di questa donna che ha magnifici +cavalli, splendide vetture, lacchè riccamente vestiti, un sontuoso +palazzo, gemme a profusione e un amante cui dice: — Entrate, mio +caro principe, io vi attendo, e l’esistenza di questa povera figlia +di banco, che si alza alle otto del mattino, passa le sue giornate +a toccar fregi, di cui le sue mani non serbano che l’impronta, e +gli occhi il riflesso; che si corica alle dieci, non osando neppure +declamare qualche verso di Shakespeare nella sua camera, per tema che i +vicini se ne lagnino ed il suo padrone le chieda se parla dormendo. + +Oh mio Dio, Signore! Sante sono quelle che hanno la forza di resistere +al torrente, ma degne di scusa, nella posizione che le leggi umane +lor fanno in società, scusabili assai, o mio Dio, sono quelle che si +lascian da esso trascinare! + +Oimè! io fui di queste! La sera trascorse: venne la notte senza che +io avessi il coraggio di nulla decidere: avrei almeno dovuto scrivere +al signor Hawarden; avrei dovuto dirgli di baciare per me i piedi +della sua degna consorte: non solo mi rifugiai da lui, non solo non +gli scrissi, ma, vergognosa di rivederlo, evitai il suo incontro, e +sentendo che il ricordo stesso di lui m’era un rimorso, mi studiai a +dimenticarlo, e non potendo riuscirvi, tentai almeno sbalordirmi. + +Fu la mia seconda ingratitudine! + +Eppure mancò ben poco che non facessi tutto all’opposto: voleva +scrivergli: entrai in un piccolo gabinetto ove avea visto uno +scrittoio, nel quale sperava trovare l’occorrente: ma non vi rinvenni +altro che un libro: machinalmente lo apersi e vi lessi: Clarice +Harlowe. + +Non sapevo che fosse un romanzo, come ignoravo, venendo a Londra, quel +che fosse teatro. Apersi il libro, o piuttosto schiusi una nuova porta +in quell’incognito e fantastico mondo, nel quale ero entrata il giorno, +in cui il sipario d’un teatro s’era alzato dinanzi ai miei occhi. + +Questo romanzo, che assicurasi scritto con uno scopo morale, produsse +in me un effetto opposto d’assai a quello propostosi dall’autore. +Lovelace invece di apparirmi un infame seduttore, mi parve un +gentiluomo seducente. Invidiai le sventure di Clarice Harlowe a prezzo +della felicità ch’ella aveva avuta in amore; e mi sentii presta ad +arrischiare gli stessi suoi casi, a cimento di cadere nelle stesse +avversità. + +Dall’istante in cui il libro mi cadde fra mani, dall’istante in cui +l’ebbi aperto, non pensai più nè a scrivere al signor Hawarden, nè a +tornare dal signor Plowden. La fata mi avea tocca di nuovo colla sua +magica verga, ed io non mi apparteneva più. + +Mistress Northon venne a chiedermi se voleva discendere per bere il +thè, e mi trovò assorta nella mia lettura. Le chiesi se era un ordine +di miss Arabella, o un invito di lei mistress Northon; ella mi rispose +che miss Arabella avea gente nel suo appartamento, e probabilmente +non pensava a me. La pregai allora a mandarmi in camera il thè ed i +sandwich, che comporrebbero la mia merenda e la mia cena, e a lasciarmi +alla mia lettura. + +Un momento dopo, senza che il suo entrare ed uscire mi facessero alzar +gli occhi dal libro, udii il lacchè portarmi quel che avevo richiesto: +gli feci segno di porre il tutto sopra un tavolo e d’andarsene. + +Siccome ei non chiedeva probabilmente meglio che di non servirmi, +obbedì tosto. + +Chiusi la porta quasi temessi di venir disturbata. + +Obliai il thè, mistress Northon, miss Arabella, il mondo intero: ero +divenuta Clarice Harlowe, come prima mi sentivo Giulietta. + +Ma due o tre ore dopo una tanto ostinata lettura, si fe’ tale un caos +nella mia mente, il sangue mi affluì con forza tale al cervello, che +provai imperioso il bisogno di prender aria. + +Apersi la finestra e andai a sedermi sopra uno degli scanni di pietra +del poggiuolo. + +Era una bella notte d’estate: una di quelle notti che Shakespeare +scelse a popolare d’uno dei suoi sogni. + +Il chiaror della luna, adombrato dagli alberi del giardino, marezzava +il verde tappeto delle zolle e l’acqua tranquilla della fontana: il +rosignuolo di Giulietta cantava in un cespuglio. Era una dì quelle +notti che più inebbrianti del sole più ardente, maturano l’amore in un +vergine cuore. + +A traverso le seriche cortine, vedevansi le finestre dell’appartamento +di miss Arabella, splendidamente illuminato: udivansi gli accordi di +un’arpa e il suono indistinto d’una voce di donna. + +Non avevo mai udito l’armonia delle corde del divino istrumento: quelle +vibrazioni quasi soffocate dall’ostacolo che loro impediva di giungere +fino a me, avevano un’infinita dolcezza: l’arte e la natura si univano +per dare un concerto ai miei sogni: era il rosignuolo di Giulietta, era +l’arpa di Clarice che dicevanmi ad una volta: Tutto ama; noi abbiamo +amato; ama tu pure. + +Tutt’a un tratto spalancossi una finestra e una parte del giardino ne +rimase illuminata, lasciando me nell’ombra, di modo ch’io poteva veder +non vista. Vi si affacciò una donna, quella donna era miss Arabella. + +Mi mossi per ritirarmi, ma comprendendo che io non poteva essere +scorta, rimasi al mio posto. + +Colla luce un soave profumo si sparse al di fuori. Sentii quindi una +voce domandare. + +— Dove siete, Arabella? + +— Qui, monsignore, rispose miss Arabella. + +— Che andate voi facendo alla finestra, mia diletta regina? + +— Bruciavo e cerco un refrigerio. + +Dietro a lei comparve allora un leggiadro giovanetto, un ragazzo quasi, +e venne ad appoggiarsi coi gomiti sul davanzale; la testa dell’una +era sì vicina a quella dell’altro, che i capelli ondeggianti di miss +Arabella celavano mezzo il volto del ragazzo, confondendosi coi di lui +biondi ricci. + +Il giovanetto altri non era, se non il principe di Galles, che fu di +poi re Giorgio IV. + +Ei presele con ambe le mani i capelli, e li baciò appassionatamente. + +Porgevo attenta l’orecchio per sentir quel che si dicessero; ma +parlavano tanto piano, che le parole loro non giungevano sino a me; +udii soltanto lo scoccar di uno o due baci, quindi il giovane cinse +colle braccia la vita di miss Arabella e la condusse nelle stanze. +La finestra si chiuse, le cortine furono calate; l’amorosa e poetica +apparizione era svanita lasciandomi immersa in un languore fin allora a +me del tutto ignoto. + +L’usignuolo seguitava a cantare, ma gli accordi dell’arpa erano +dismessi. + +Mi sovvenni della seconda scena di amore fra Giulietta e Romeo, e +parevami di aver impressi in cuore accenti ancor più dolci di quelli +ch’avevanmi colpito al teatro; pure esitai, sebbene sentissi il bisogno +di sfogarmi con quella ammirabile poesia di Shakespeare. Non sapeva +risolvermi a turbare questo silenzio, rotto soltanto dai gorgheggi +dell’usignuolo, e dall’ineffabile rumore, che nelle trasparenti tenebre +delle notti di estate rassomiglia al batter delle ali di Oberon e +Titania. + +Eppure, mio malgrado, tanta era in me la piena degli affetti, che +proruppi in questo primo verso: + + Partir già vuoi? Non viene il giorno ancora. + +Poi, tremante, mi guardai attorno; era ben sola, e d’una voce più +accentata continuai: + + Fu l’usignuol, non già la lodoletta, + Ch’or ti feriva il timoroso orecchio: + Là sovra il melograno, ad ogni notte, + Ei se’n viene a cantar. Credilo, o caro, + Fu l’usignuol. + +Mi fermai ansante, mi parve d’aver udito il rumore d’una finestra che +s’apriva dalla parte del giardino. + +Guardai dalla parte che supponeva venuto il rumore; ma non vidi niente: +tutto era calmo, tutto sembrava solitario. Avea provato un immenso +piacere a sentire il suono della mia voce, e continuai, rispondendo per +l’assente Romeo: + + La lodoletta ell’era, + La nunzia del mattin, non l’usignuolo: + Vedi, amor mio, di striscia invida ortale + Le sparse nubi là nell’orïente: + Le notturne facelle omai consunte, + Ve’ il giocondo mattin, che coll’estremo + Piè tocca i monti nebulosi! — È forza + Ch’io parta e viva, ovver rimanga e muoia. + +Superato questo primo timore, inebriata dalla melodia della mia voce, +proseguii a declamare, con tutta la maggior espressione possibile, la +scena fino alla fine. Venne il mio turno e con tutta l’anima mia, come +se Romeo fosse stato presente per intendermi, o come se avessi avuto +qual spettatore un pubblico per applaudirmi, risposi: + + Quello splendor, ben io lo so, ben io, + L’alba non è; ma qualche eterea sfera + Dal sole uscita a rischiararti in questa + Notte, qual face, a Mantova il cammino. + Deh, resta! di partir non anco è l’ora. + +Mi sembrava di non aver sentito abbastanza passione in quest’ultimo +verso, e quindi lo ripetei con forza. + +Questa volta fui contenta di me; mi parea di aver fatto vibrare tutte +le corde del mio cuore nelle tre parole: Ti amo tanto! + +Indi, rimpiazzando Romeo, risposi a me stessa: + + Colganmi pur, mi traggan pure a morte; + Pago son io, se così vuoi tu stessa. + Quel barlume non è, dirollo anch’io, + L’occhio dell’alba; è il pallido chiarore + Della fronte di Cinzia. Oh! non è quella + L’allodola che leva il canto arguto + Sui nostri campi, e ne rïempie il cielo. + Più di restar che di partirmi ho brama. — + Vieni, o morte, e sarai la benvenuta: + Giulietta così vuole. — Anima mia, + Che hai tu? Parliamo ancor, non è il mattino. + +Mi ricordai quanto era stata bella madama Siddons in questo momento, +cioè quando, conoscendo ch’ella s’inganna, s’avvede in qual pericolo il +suo errore, o piuttosto il suo amore, ha trascinato il suo amante, ed +esclamai d’una voce non meno vibrante di terrore della sua: + + È il mattino, è il mattin! fuggi, t’affretta! + L’allodola quest’è, che in tuon discorde + Sforza aspre note e disgustosi trilli. + E dicon, che può far metri soavi: + Ah no! che di partirci ora non teme. + Dicon che dessa e il sozzo rospo han fatto + Scambio d’occhi fra lor: perchè del paro + Non iscambiâr la voce? È questa voce + Che ne sgomenta, e braccio svelle a braccio, + E te spinge di fuor col suo saluto + Intempestivo al dì. — Pártiti, vanne: + Splendida più e più la luce avanza. + +Non appena ebbi detto quest’ultimo verso con tutta quell’espressione +ond’io era capace, una voce gridò: Brava! e risuonarono applausi dalla +parte ove erami sembrato sentir aprire una finestra. + +Misi un grido, rientrai nella stanza, chiusi la finestra, e tutta +tremante mi gettai su di un divano. + +Erami creduta sola ma m’ingannava, qualcuno stava ad ascoltarmi, +e chi? Un giovane certamente. La fresca voce ed argentina faceami +così supporre. Gli applausi poi avean seguitato anche dopo che io +ebbi chiusa la finestra, sarebbesi detto che, come al teatro, si +raddoppiavano gli applausi per far ricomparir un’artista che avea +esordito in tali strane condizioni. + +Ma benchè turbata, il mio turbamento era pieno di dolcezza. + +Tutte queste minuzie parranno forse puerili a chi le leggerà, +eppure come dovrei cercare di impetrar perdono alla mia caduta, se +non mostrassi quanto ripida fosse la discesa giù per la quale io +precipitava? + + + + +X. + + +Nella notte, le emozioni della serata continuarono a svilupparsi: +parevami di avere cominciato anch’io un romanzo. + +Due cose mi perseguitarono nel mio sonno, penetrandomi ambedue fino +al core per la porta dei sensi: l’una, la dolce e amorosa visione che +rappresentavami quelle due belle teste sì vicine l’una all’altra da +confondere i loro capelli, il loro alito, i loro sospiri, dispiccantisi +vivamente dal fondo della camera splendidamente illuminata; l’altra, +quell’ascoltatore invisibile che mi avea senza dubbio seguita con gli +occhi nei più piccoli movimenti di quella scena notturna ch’io credeva +solitaria. + +Tutto si riuniva così per perdermi: gli avvenimenti del giorno, i sogni +della notte. + +Miss Arabella non fu visibile che ad ora tarda: ella mi fe’ chiamare, +la trovai nello stesso salottino ove l’avea vista il dì innanzi. + +— Mia cara fanciulla, mi disse con accento da regina, io lascio Londra +per qualche giorno; vorrei condurvi meco, ma è impossibile: resterete +dunque qui, me assente. So che amate il teatro, e metto il mio palco +a vostra disposizione: potrete andarvi sola, se vi aggrada, ma siete +troppo giovane, e troppo bella, e quindi sarebbe meglio se vi andaste +con mistress Northon, che vi accompagnerà volentieri. La sola cosa di +cui vi prego, si è di non ricevere alcuno: al mio ritorno, se la smania +del teatro non vi avrà lasciata, parlerò di voi a Sheridan e vi faremo +esordire. Se per caso incontraste Romney, fate ch’egli non vi vegga; se +vi vede, evitate di parlargli; e se vi parla, non gli dite presso chi +vi trovate: siamo divenuti mortali nemici. + +Promisi a miss Arabella di eseguire i suoi cenni. + +— Ed ora, mi disse ella, vuoi aiutarmi a svestirmi? + +— Voglio quanto voi mi ordinerete, rispos’io; non sono qui per +obbedirvi? + +— Sì, finchè non comanderai altrove, carina, ciò che non può tardare ad +accaderti con quel visino. + +E mi prese fra le dita il mento. + +— Davvero, ripigliò, credo che Romney avesse ragione, e che sia una +grande presunzione la mia l’avvicinare questo vezzoso visetto al mio +volto. Sai tu di che mi dolgo? diss’ella, passando le sue mani nella +anella dei miei capelli. + +— No, risposi io, perchè non saprei veramente che abbiate a desiderare +al mondo, voi, giovane, bella, ricca e amata. + +— Mi trovi tu proprio bella, o lo dici come gli altri per farmi un +complimento? seguitò ella posandosi dinanzi uno specchio, e appressando +al mio il suo viso come per paragonare il diverso genere delle nostre +bellezze. + +— Bella, bellissima! esclamai coll’accento della più perfetta verità. + +— Ebbene, diss’ella, mi duole di non essere _bello, bellissimo_, invece +di _bella, bellissima_; perchè, te lo giuro, se fossi uomo, farei per +te tutte le follie possibili: e, vedi, ecco che senza esser uomo, le +comincio, giacchè mi dimentico, parlando teco, che farò attendere il +principe. + +Mi diè un bacio in fronte e suonò il campanello: la cameriera comparve. + +— Or bene? chiese miss Arabella, i miei abiti non sono ancora pronti? +Il sarto me gli avea promessi per le tre del pomeriggio. + +— Sono qui da una mezz’ora madama. + +— Datemeli allora. + +La cameriera uscì e rientrò all’istante con un completo vestiario da +uomo della più perfetta eleganza. + +— Come! esclamai, vi vestite così? + +— Sì, è un capriccio del principe. Andiamo a passare qualche giorno +in campagna con alcuni dei suoi amici; faremo la vita de’ castellani, +cacceremo, e che so io. Egli mi ha detto ieri: — Sapete quel che +dovreste fare, Arabella? vestitevi da uomo. + +Io ho mandato a chiamare a sarto, e gli ho ordinato un vestito per +quest’oggi alle due: egli me l’ha promesso e, come vedi, mi ha tenuto +parola. + +— Ebbene, soggiunse, volgendosi alla cameriera che fate voi là? + +— Aspetto gli ordini di madama per abbigliarla. + +— No, Emma mi aiuterà: non è vero, carina, che vorrai prestarmi questo +servigio? + +— Senza dubbio. + +— Lasciateci dunque, e fate venire i cavalli da posta, affinchè io +possa fra mezz’ora partire. + +La cameriera uscì. + +Miss Arabella esaminò allora ad uno ad uno i diversi oggetti del suo +vestimento; tutto era del miglior gusto, ed atto a far risaltare la +persona che lo indossava. + +L’abito era di velluto color granato a bottoniere d’oro: il farsetto di +seta bianco ricamato di un ramo di fiori; i calzoni di velluto azzurro +e gli stivali d’un cuoio tanto fino, che pareva una stoffa, giungevano +più alti del ginocchio, e lasciavano indovinare la gamba, mostrando il +piede più grazioso che potesse vedersi. + +Arabella parve contentissima di quell’esame. + +— Credi tu ch’io sarò passabile in tal guisa? + +— Sarete adorabile, le risposi io. + +— Adulatrice! mi diss’ella, svestendosi dell’abito da camera; vediamo, +aiutami. + +Trasse dal cassettino della sua toeletta un camiciotto in batista con +una gala di merletto d’Inghilterra ed i manichini eguali, e me lo diede +perchè l’aiutassi a indossarlo. Ell’era già pettinata e la pettinatura +da uomo si addiceva perfettamente al suo bel volto, la espressione del +quale era, bisogna convenirne, più ardita e fiera, che modesta. + +Finì allora di spogliarsi delle sue vesti donnesche: Arabella avrebbe +potuto lottare per bellezza plastica, non con le statue antiche, ma +con quelle, forse più seducenti dal punto di vista della grazia e delle +pieghevolezza, del medio evo. + +Non era la Venere di Prassitele, o la Vittoria di Fidia, ma per certo, +una delle Grazie di Germano Pilone. + +Io non aveva mai vista una donna ignuda; ristetti un istante a guardare +con ammirazione quella perfezione di forme, che nell’antichità era una +religione. + +— Ebbene, mi diss’ella, che pensate voi dunque, bella distratta? + +— Vi osservo, madama, e penso che il principe è ben fortunato. + +Ella sorrise, fece un grazioso moto di spalle, e si chinò perch’io +potessi indossarle la camicia. + +Strana cosa è la nostra femminile natura, le cui supreme soddisfazioni +stanno nell’orgoglio, e i complimenti più dolci sono quelli +dell’adulazione! — Che era io per miss Arabella? Poco più d’una +cameriera. — Eppure era evidente ch’ella ricercava i miei complimenti +con avidità pari a quelli del principe. + +Il seguito dell’abbigliamento si fece colla stessa lentezza e la +stessa civetteria. Senza dubbio non era la prima volta che la volubile +creatura vestiva l’abito di cavaliero; ultimata la toeletta, la +metamorfosi fu completa, e si avrebbe giurato esser ella un giovine +gentiluomo di sedici o diciott’anni tutto al più, mentre in fogge +donnesche ne dimostrava venticinque, per quanto avesse, secondo ogni +probabilità, già oltrepassata questa età prima fioritura della vita. + +Al momento in cui, rimproverandomi la mia goffaggine perchè non sapeva +come si mettesse la cravatta, ed ella stessa se la annodava al collo, +con una prestezza ed un’abilità che ne svelavano l’abitudine, la +cameriera rientrò annunciando che i cavalli eran giunti e la vettura +attendeva. + +Miss Arabella diede un’ultima occhiata a sè stessa, poi a me: era +evidente che combatteva in essa una strana battaglia, di cui io non +sapeva rendermi conto. + +Poi, curvandosi al mio orecchio: + +— Non sai a che penso? diss’ella. + +— No, risposi io, con la più perfetta ingenuità. + +— Penso che vorrei esser uomo e rapirti in questa vettura, anzichè +esser donna e salirvi, anche per raggiungere l’erede della corona +d’Inghilterra. + +Poi, prendendo uno scudiscio nel cui manico era incastonato un +magnifico smeraldo: + +— Addio, diss’ella; farò ritorno il più presto possibile, sii +tranquilla: frattanto ti lascio padrona di casa. + +E si allontanò rapidamente, frustando il suo stivale e facendo risonare +gli speroni sul pavimento. + +La finestra guardava sulla strada: corsi a quella per vedere ancora +miss Arabella: ella saltò leggera nel calesse tirato da quattro +cavalli, levò il capo, mi vide, portò la mano alle labbra e la stese +verso me. + +I postiglioni fecero scoppiettare le fruste e la vettura partì al +galoppo. + +Restai sola in quella camera tepida e profumata, ove era impossibile +pensare ad altro che alla ricchezza, all’amore, ed alla voluttà. Vi +restai un’ora ad assorbire quella molle atmosfera, che faceva Baia +tanto pericolosa alla virtù delle matrone romane. Quanto era diversa +dall’atmosfera dolce ed intelligente che mi avea confortata nella +casa di Leicester Square, dall’atmosfera aspra e mercantile che avevo +spirata nel magazzino del signor Plowden, da quella, infine, puritana e +rigida dalla casa del signor Hawarden padre! + +— Ti lascio padrone della casa, mi avea detto miss Arabella partendo. + +— Perchè, come, e con quale diritto aveva io conquistato un tanto +favore? + +Eppure, qualunque fosse il motivo cui lo doveva, era questo potere +reale: me ne avvidi dal modo con cui la cameriera mi chiese se avevo +nulla ad ordinarle. + +Comandare io! io che fino a quel momento avea sempre ricevuti comandi. + +Debbo dirlo, ebbi sempre il sentimento della mia umiltà. In certe ore +d’ebbrezza obbliai forse qualche volta il punto da cui era partita: ma +appena mi ritrovava sola con me stessa, sentivami piuttosto disposta +a rampognar la fortuna dei suoi doni, i quali pareano elevarmi solo +per far più profonda la mia caduta, anzichè a ringraziarla di questo +innalzamento, che io sentiva per istinto essere un errore della +Provvidenza. + +Risposi che se mistress Northon volea farmi il piacere di pranzar meco +e d’accompagnarmi al teatro, gliene sarei riconoscente. + +Mistress Northon non chiedeva di meglio: era una buona fortuna per essa +andare in teatro: mi chiese quale preferissi: io non ne conosceva che +uno, Drury Lane. + +Recitavasi Macbeth: era il trionfo di mistress Siddons. + +Questa volta le mie impressioni furono ben diverse dalla prima: scorsi +tutte le fasi del terrore. Ai doni di dolcezza e di leggiadria, che +mancavano a mistress Siddons nella parte di Giulietta, supplivano +le doti opposte in quella di Lady Macbeth: l’energia della voce, +l’inflessibilità della fisonomia, davano alle ambiziose aspirazioni di +quell’anima ferrea una perfezione nel dire, che giungeva al sublime. +Nella scena, in cui spinge Macbeth al delitto, nell’altra, ove rincora +il suo sposo minacciato dall’ombra di Banco, in quella, infine, nella +quale affranta nel sonno più dal crollare del suo potere, che dal +rimorso, in veste da notte, cogli occhi aperti ma senza sguardo, con +voce ansante ma senza suono, dà, addormentata, spettacoli di quei +terrori notturni che perseguono l’assassino, ella era d’uno splendore +cui non vidi mai alcun’altra raggiungere. Tornai a casa forse più +sorpresa ancora della prima volta, ma meno commossa, meno intenerita; +ammirai, ma non piansi: sentiva di aver assistito ad una cosa d’arte, +mentre dopo Giulietta e Romeo m’era sembrato prender parte ad una scena +della natura. + +Entrai fremente nel mio appartamento e sotto l’impressione di quel +che aveva veduto, volli provarmi, come la prima sera, in cui il +signor Hawarden mi condusse in teatro, a riprodurre ciò che aveva +ascoltato, ma mi avvidi tosto che nè la mia fisionomia, nè la mia voce +si prestavano ai sentimenti terribili: la mia voce era troppo dolce, +la mia fisionomia troppo tenera e troppo giovanile: risi di me stessa +vedendomi incapace a ripetere que’ tetri accenti e quelle irresistibili +tentazioni che fanno dire a Macbeth: + + _... Bring forth men-children only,_ + _For the undaunted mettle should compose_ + _Nothing but males!.........[2]_ + +Mio malgrado io cadeva nelle dolci e amorose inflessioni di voce, che +facevanmi credere di aver trovato nuovi ed incogniti accenti nella +parte di Giulietta: la mia fisionomia accordavasi allora per eccellenza +coll’armonica solfa delle mie parole: sentiva infine che mi sarebbe +impossibile, per quanto facessi, innalzar meco fino al trono un +Macbeth qualunque, ma che colla sola parola, col solo sguardo, col solo +sorriso, trascinerei il più ribelle dei Romei nella mia tomba. + +E mi vedeva allora passare dinanzi agli occhi tutta quella scena +ammaliante del ballo, ove, senza quasi parlarsi, i due giovani si danno +l’uno all’altro, in modo che, all’uscir di Romeo, Giulietta, sentendo +il suo cuore involarsi con lui, esclama spingendogli dietro la sua +nutrice: + + Va, chiedi il nome suo. — S’egli è già sposo, + Sarà mio letto nuzïal la tomba! + +E ripetevo queste parole con tutta l’anima e tutta la passione +ond’era capace il mio cuore, quando mi parve udire a chiamarmi nel +giardino appiè della finestra, non col mio nome d’Emma, ma con quel di +Giulietta. + +Era un errore della mia immaginazione, una sorpresa de’ miei sensi? Era +io entrata sì addentro del sogno da incontrarvi la realtà? Mi appressai +leggermente al balcone, l’apersi, e dolce come un alito di brezza, una +voce ripetè: + +— Giulietta, Giulietta! + +Romeo era trovato; Romeo era appiè della finestra: ma, chi era egli? + + + + +XI. + + +Fatta certa che un incognito era in giardino, avrei dovuto chiudere +il balcone, lasciarne ricadere le cortine, fuggire al fondo della +mia camera e chiudermivi con doppia chiave: e lo avrei fatto senza +dubbio in tutt’altra disposizione di spirito, ma, quell’essere, cui la +Scrittura non osa nominare e chiama _quegli che cammina nelle tenebre_, +pare si fosse stretto a me come ad una preda ed avesse giurato di non +lasciarmi un istante finchè non m’avesse trascinata al più profondo +dell’abisso. + +Invece di chiudere la finestra, invece di fuggire appressai il mio +orecchio alle socchiuse imposte, ed ascoltai. + +Allora lo sconosciuto, con voce dolce e fresca, pronunciò i versi +seguenti, come se fossimo l’uno e l’altro chiamati a recitare la parte +dinanzi ad un pubblico invisibile, o piuttosto, come se veramente +fossimo stati Giulietta e Romeo. + +Ascoltai ansiosa: + + . . . . . . . . . . . Qual luce + Là sul verone scintillar vegg’io? + È l’orïente, e n’è Giulietta il sole! — + Sorgi, o bel sol! La luna invida spegni, + Ch’egra e pallida già, par che si dolga + Che tu splenda di lei più bella tanto, + Tu, vergin sua: più non ti leghi a quella + Invidïosa il virginal tuo voto. + Già fioco e smunto appar quel che la cinge + Ammanto di vestal, che omai non orna + Più che le stolte... deh! tu pur lo spoglia. — + Oh! dessa è la mia donna, è l’amor mio! + +Conoscete il potere affascinatore attribuito dagli antichi al canto +delle sirene, a quel magico canto, cui Ulisse si sottrasse legando i +suoi compagni agli alberi de’ suoi vascelli, e turandosi egli stesso +gli orecchi con cera? Oimè! Io non era stretta da alcun laccio: oimè! +le mie orecchie erano aperte a tutte le sensuali melodie dell’amore; +la voce mi attirava con un irresistibile fascino; misi il piede sul +balcone, col cuor palpitante e le labbra tremule. + +E come avesse avuto il segreto del mio cuore, la voce continuò: + + Deh! se saperlo ella potesse...! È lei + Che parla, e pur non dice accento. — Or come? + Son gli occhi suoi che parlano.... Io rispondo: + Ma troppo ardisco; non a me favella. + Ah! sì, due de’ più belli astri del cielo, + Svagáti altrove, supplicâr que’ cari + Occhi d’irradïar le loro sfere + Sinchè faccian ritorno. Oh! se quegli occhi + Fosser nel cielo, e stelle avesse in fronte? + Allor della sua gota il chiaro lume + Quelle stelle farìa discolorite, + Come al raggio del dì notturna lampa; + E gli occhi bei, del ciel ne’ scuri campi, + Di novello splendor versando un fiume; + Farìan desti gli augelli a’ lieti canti. + Qual se notte non fosse!... + +Trascinata da questa dolce poesia, e cominciando ad entrare nello +spirito della mia parte, ricordai madama Siddons e mi posai sulla +mano la fronte. Il mio incognito Romeo, che pareva attendere ch’io mi +atteggiassi all’apparato scenico, seguitò: + + Or vedi come + Posa la gota sulla mano! Oh fossi + Un guanto a quella man, ché almen potrei + Toccar la bella gota! + +Non seppi astenermi dal rispondere col poeta: + + Aimè! + +E sospirai: la voce ripigliò con un accento di passione, che fe’ +vibrare tutte le fibre del mio cuore: + + Favella! + Oh! parla, parla, angiol di luce. In questa + Notte tu scendi sovra il capo mio, + Splendido al par d’un messaggiero alato + Del ciel, quando i mortali a riguardarlo + Colle bianche pupille in su rivolte, + Per maraviglia cadono a ritroso; + Ed ei le pigre varca e lente nubi, + E in grembo del commosso äere veleggia. + +Io mi appoggiai ambo le mani al cuore, e con accento che non lasciava +nulla da desiderare al mio interlocutore che io divinava più che nol +distinguessi nell’ombre, risposi: + + Romeo! Romeo! Perchè Romeo tu sei? + Deh! rinnega tuo padre e il nome tuo; + O se così non vuoi, giurami amore, + Ed io più non sarò de’ Capelletti. + +La voce mormorò: + + Deggio starmi ad udirla? o le rispondo? + +Ed io, tutta alla mia parte, ripigliai con voce la più soave che per me +si potesse: + + Gli è solo il nome tuo che m’è nemico: + Pur lo stesso sei tu, ben che non uno + Dei Montecchi. E che mai ti fa Montecchio? + Non la mano, nè il piè, nè il braccio o il viso + Od altra parte che d’un uomo sia. + Oh! tu avessi altro nome! E che v’ha mai + Nel nome?... Il fior che rosa è da noi detto, + Un olezzo soäve avrìa del paro + Con altro nome. Tal Romeo, se pure + Romeo non si nomasse, avrebbe tutti + I cari pregi ond’è fornito. Oh! lascia + Il tuo nome, Romeo: prendi per esso, + Che parte tua non è, tutta me prendi. + +Confesso che io attendeva con emozione la risposta che impegnava +direttamente il dialogo col mio interlocutore: la risposta non si fe’ +attendere, e Romeo ripigliò con un accento di tenerezza non minore del +mio: + + Io ti piglio al tuo detto. Oh! me sol chiama + Amor tuo, ch’io n’avrò nuovo battesmo; + Nè da tal punto sarò più Romeo! + +Il lettore ci vede, me alla finestra, il mio incognito Romeo celato +nell’ombre, ma solo separati da un sì breve spazio che le nostre mani, +stendendosi, avrebber potuto toccarsi. Non ho dunque che a trascrivere +la scena fino al fine, perchè il lettore se ne figuri egli stesso +l’apparato scenico, ed immagini le emozioni nate in un cuor quindicenne +che faceva, per così dire, il suo doppio esordire in una poesia +inebriante e in un amore misterioso. + +Lascerò dunque da parte i commenti e seguiterò la scena: + + _Giul_. + Chi mai se’ tu che, nella notte ascoso, + Vieni a turbar l’arcano mio? + _Rom_. + Per nome + Dirti non so qual io mi sia, chè troppo + Abborrito a me stesso è il nome mio; + Poichè nemico a te, mia cara santa, + Ei mi rende; e s’io qui l’avessi scritto + Lacerar lo vorrei. + _Giul_. + Cento parole + Da tal voce profferte ancor non bevve + L’orecchio mio; pur ne conosco il suono: + Romeo non se’ tu forse un de’ Montecchi? + _Rom_. + Nè l’un nè l’altro io son, se a te disgrada, + O mia santa gentil! + _Giul_. + Ma come, dimmi, + E perchè mai venisti? Alto è il recinto + Del giardin, periglioso alla salita; + E, pensando chi sei, se alcun de’ nostri + Qui ti trovasse.... questo suol t’è morte. + _Rom_. + Io d’amor con le lievi ale varcai + Quel recinto: ad amor non vieta il passo + Confin di pietre; e tutto ciò che vuole + Amor l’ardisce. A me non fanno intoppo + I tuoi congiunti. + _Giul_. + Se da lor veduto + Qui sei, t’uccideranno. + _Rom_. + Oimè! periglio + Ben più fatal negli occhi tuoi vegg’io + Che in venti spade lor. Dolce mi guarda, + E saldo io son contr’essi, a tutta prova. + _Giul_. + Per quanto è in terra, non vorrei tu fossi + Qui veduto da lor. + _Rom_. + Di notte il manto + M’asconde ad essi — Ma, purchè tu m’ami, + Qui mi discopran pure! Oh! meglio assai + Finir per loro nimistà la vita, + Che non vedermi prolungare la morte, + Non amato da te! + _Giul_. + Chi mai t’apprese + A trovar questo loco? + _Rom_. + Amor, che primo + Mi pose in su la traccia; esso il consiglio, + Ed io gli occhi prestai. Non son nocchiero; + Ma pur vorrei, se tu più lunge fossi + Dei lidi ermi che lava il mare estremo, + Sfidar, per tal tesoro, ogni fortuna. + +Queste ultime parole furon dette con tal passione, che non ebbi a +fingermi commossa nel rispondere: + + _Giul_. + Sai che larva mi fa la notte al viso; + Se no, per quel che da me udisti, avrei + D’un virgineo rossor pinta la gota. + Star vorrei contegnosa, e vorrei pure + Rivocar ciò che dissi!... E invece, addio, + Addio, rispetto! — M’ami tu? So bene + Che mi dirai di sì; che la tua fede + M’impegnerai; ma pur, giurando, puoi + Farti spergiuro: intesi dir che Giove, + Allo spergiuro degli amanti, rida. + O gentile Romeo! se m’ami, dillo + Veracemente: o, se ben presto vinta + Tu mi credessi mai, farò cipiglio, + Sarò cattiva, e mi terrò sul niego: + Così preghiera mi farai d’amore. + Ma in altra via, non mai, per quanto è in terra! + In ver son troppo ardente, o bel Montecchio, + E il mio contegno puoi stimar leggero: + Ma credi, cavalier, me troverai + Più vera di tant’altre che ti fanno + Ad arte la ritrosa. E più ritrosa + Esser dovea, confesso; ma, già prima + Ch’io di me fossi accorta, avevi udito + La voce del mio vero amor possente. + Dunque perdona, nè m’apporre a colpa + D’amor leggero la fralezza mia, + Cui tolse il velo questa notte oscura. + _Rom_. + Io giuro, o donna, per la sacra luna + Che le cime inargenta a quei frutteti... + _Giul_. + Oh! così non giurar, no, per la luna, + Per l’incostante luna, che si muta + D’ogni mese al mutar della sua sfera, + Perchè non cangi anche il tuo cor, com’essa. + _Rom_. + Per chi giurar? + _Giul_. + Nol dèi per cosa alcuna: + O giura, se tu il vuoi, per la tua cara + Sembianza, ch’è mio nume, idolo mio; + E fede ti darò. + _Rom_. + Se del mio core + Il sacro amor... + _Giul_. + Deh, non giurar! Bench’io + Ponga ogni gioia in te, questa promessa + Nell’alta notte, non m’è gioia; troppo + È ratta, sconsigliata ed improvvisa, + Come balen che più non è, già prima + Che tu dica: Balena! — O caro, addio! + Questo germe d’amor, se fiato estivo + Lo feconda, sarà fior di bellezza, + Quando vedremci un’altra volta. Addio! + Addio! Venga al tuo cor dolce riposo + E così dolce nel mio cor la pace. + _Rom_. + Malcontento così dunque mi lasci? + _Giul_. + E che più brami in questa notte? + _Rom_. + Un fido + Contraccambio d’amore al voto mio. + _Giul_. + Io ti diedi, già pria che tu il chiedessi, + Il mio: così m’avessi a darlo ancora! + _Rom_. + Ritòr me lo vorresti? E perchè mai, + Mio dolce amore? + _Giul_. + Sol perchè vorrei + Libera a te ridarlo. Eppure io bramo + Cosa che già posseggo. È la mia grazia + Senza confine, come il mar; com’esso + Profondo è l’amor mio: più te ne dono, + E in me n’ho più, chè sono ambo infiniti![3] + +Mancavaci un terzo interlocutore; perchè nella tragedia in questo +momento la nutrice chiama Giulietta: ma, come se il caso avesse giurato +di far in tutto di questa finzione una realtà, all’istante in cui +doveva essere pronunciato il nome di Giulietta, quello di Emma rintronò +nella mia camera pronunciato da una voce di donna, e vidi alcuno +appressarsi alla finestra. + +Non ebbi che il tempo di dire in prosa al mio Romeo: + +— Attendetemi, ritorno. + +Rientrai in camera e mi trovai di fronte ad Amy Strog ch’io non aveva +riveduta dal dì del mio arrivo in Londra. + +La poveretta piangeva dirottamente. + +Quantunque la sua venuta non fosse molto opportuna, mi slanciai fra le +sue braccia con tutto l’abbandono d’un giovin cuore troppo pieno che +prova il bisogno di effondersi in quel d’un’amica. + +Compresi dalle sue prime parole ch’ella aveva una lunga storia da +narrarmi, e che era sua intenzione nel venire ad ora sì tarda, di non +lasciarmi che il domattina. + +Restavami a prender commiato dal mio Romeo: feci entrare Amy nella mia +camera da letto e tornai al mio balcone: m’inclinai dalla balaustrata e +stesi la mano. + +Due mani l’afferrarono: una bocca ardente si posò su di essa, e le +nostre voci mormorarono unite: + +— A domani. + +Poi tornai all’amica, col cuore agitato ed i sensi scossi da quel +nuovo ed incognito sentimento infiltratosi nelle mie vene, con quella +inebbriante poesia e quello strano mistero. + + + + +XII. + + +Non sarebbe stato difficile ad Amy Strog lo indovinare che avveniva +qualche cosa d’insolito nella mia vita, ma ella parea tanto preoccupata +del soggetto della sua visita, che non parve punto farvi osservazione, +e venne subito al fatto. + +Dick, il fratello d’Amy Strog, che, come si ricorda, era venuto con noi +a Londra, in una leva di marina era stato preso e destinato a far parte +dell’equipaggio del comandante John Payne. + +Trattavasi di ottenere dall’ufficiale la liberazione del giovine, ed +essendo stato detto ad Amy Strog che il galante capitano non sapea +nulla negare ad un bel visino, ella avea pensato a me per farmi +l’interceditrice della grazia cui voleva ottenere. + +Allora ella s’era data a cercarmi: avea chiesto notizia di me al signor +Hawarden, che l’avea rimandata al signor Plowden: il signor Plowden le +avea dato l’indirizzo di miss Arabella, dicendo che io era scomparsa, +ma che probabilmente mi si ritroverebbe colà. + +Due volte nella serata ella era venuta, ma le era stato risposto ch’io +mi trovava assente; e difatti lo si ricorda, io era andata a Drury +Lane; ma, ferma nel proposito di voler vedermi, ella era tornata una +terza volta, ed avea talmente insistito che, quantunque fosse vicina +la mezzanotte, l’aveano introdotta nella mia stanza. Ed era giunta, +come si è veduto, precisamente al momento in cui la nutrice chiama +Giulietta, ed avea fatta una doppia variante: la prima, chiamandomi col +nome d’Emma invece di quel di Giulietta, e la seconda, astringendomi +a prender commiato dal mio Romeo, prima assai che nol faccia la vera +Giulietta. + +Io era in quella disposizione di cuore e di spirito, nella quale pare +abbiasi tanta felicità da espanderne su tutto il genere umano. + +Promisi ad Amy di occuparmi il domani della libertà di Dick; e siccome +ella non potea tornare a casa sua ad una simile ora, le preparai un +letto sopra un divano, affine di potere, al dì dopo, prendere insieme +le opportune misure. + +Amy avea già saputo che il signor John Payne era a bordo del suo +bastimento il Théseus, ancorato nel Tamigi, fra Greenwich e Londra. + +Amy s’avvide che, all’opposto di lei, io aveva il volto sorridente, e +lieto il cuore: com’ella mi avea raccontato le sue pene, le narrai io, +non la mia felicità, perchè non avea ragione alcuna di trovarmi felice, +ma le illusioni della mia immaginazione di quindici anni, i quali se +non sono per le fanciulle la felicità, ne hanno almeno lo splendore. + +È vano il dire che, fino che fummo deste, il mio incognito Romeo fu il +soggetto della nostra conversazione: mi addormentai col cuore pieno del +nome di Romeo e le labbra sulla mia mano al posto ove egli avea posate +le sue. + +La intera notte non fu per me che un sogno di fuoco. + +Il domani, nell’aprir la porta della mia camera, vidi una lettera +a terra sul pavimento: era stata probabilmente spinta all’interno +dell’apertura che trovavasi fra il pavimento e la finestra del +poggiuolo. + +Portava questa soprascritta: + + _A Giulietta._ + +L’apersi e fissai vivamente gli occhi sulla firma: il nome di quegli +che l’avea scritta poteva essere un nome di battesimo come un cognome; +era sottoscritta: Harry. + +Allora la lessi o piuttosto la divorai. + +Avevo presso a poco divinato il vero; Romeo Harry era il mio vicino, +mi avea vista alla mia finestra la sera, in cui, credendomi sola, +io ripeteva la scena di Giulietta al balcone. Era egli che m’aveva +applaudita al finir della scena e m’avea fatta fuggire applaudendomi: +allora egli s’era fissato nell’idea di scendere al domani nel giardino, +senza punto occuparsi, come Romeo, de’ pericoli cui potea correre con +tale imprudenza, e tentar di attirarmi alla finestra, dicendo i primi +versi della bella scena del giardino. + +Si sa com’ei vi fosse riuscito. + +Le spiegazioni ch’egli davami sul conto suo eran brevi: era studente +all’università di Cambridge, ma trascinato da un’irresistibile +passione per il teatro, e credendo che io dividessi questa vocazione, +mi proponeva di tentare insieme i favori della sorte e della gloria +artistica. + +Supplicavami a venir la notte seguente al poggiolo per dargli una +risposta da cui dipendeva, diceva egli, la felicità della sua vita +futura. + +Questa lettera era stata evidentemente scritta dopo l’interruzione +della nostra scena; e quegli che ne era l’autore aveva scalato il +mio balcone, e dopo essersi accertato che io non ero sola e nol +sarei probabilmente in tutta la notte, era penetrato dal di fuori +all’interno. + +Ciò indicavami che io non era gran che sicura nel mio appartamento, e +che passerei bentosto, come la vera Giulietta, dalla scena del giardino +a quella del balcone. + +Oimè! era ancora uno dei pericoli della mia situazione lo arrestare +senza spavento il mio spirito sopra un vincolo del genere di quello +che venivami offerto. Se Giulietta, l’erede dei Capuleti, vale a dire +d’uno de’ più nobili casati di Verona, cui spettava sostenere l’onore +d’una famiglia che adoravala, che l’avea con ogni cura educata a tutti +i principj di virtù, a tutte le esigenze della società, aveva, in una +di quelle giovanili attraenze nelle quali il cuore prevale su tutte le +umane considerazioni, fatto al suo amante sacrificio della sua virtù, +della sua fama, del suo onore, come poteva io, povera fanciulla isolata +e senza nome, educata quasi dalla pubblica carità; io, che non avea mai +conosciuto mio padre, mal vigilata da mia madre, che guadagnava il suo +pane giornaliero col travaglio dell’intero suo giorno; come, io, cui +la prima di tutte le lezioni, quella dell’esempio, mancava; io, che non +dovea conto ad alcuno della mia condotta; io, che cadendo non macchiava +nè un nome, nè una famiglia, e perdendomi, perdeva me sola, come poteva +io neppur pensare a resistere, se Giulietta avea soggiaciuto? + +E difatti non vi pensai; non pensai altro che alla felicità di +rivedere, o piuttosto vedere la sera il mio incognito Romeo, giacchè +non avea potuto distinguere il suo volto nell’oscurità: solo, dalle +intonazioni della sua voce avea riconosciuto la gioventù, e, dalla sua +calligrafia e dal suo stile, divinata un’elegante educazione. Quanto +alla bellezza, io era certa della sua, chè aveanvi in quest’avventura +non solo le ispirazioni della gioventù, ma quelle eziandio dalla +leggiadria. + +Baciai la lettera e me la posi sul cuore. + +Frattanto Amy si vestiva: avevamo presso a poco una lega e mezzo da +fare per giungere vicino al Tamigi, al luogo ove era ancorata la flotta +inglese; ma noi non dovevamo presentarci all’ammiraglio che verso +il mezzogiorno, ed avevamo quindi il tempo d’asciolvere al palazzo e +partirne dopo colezione. + +Chiamai per chiedere se si potesse servirmi di colezione nel mio +appartamento: il domestico rispose che miss Arabella avea lasciato +ordine che mi si obbedisse come a lei stessa. + +Mentre noi asciolvevamo mi fu chiesto se volevo che si mettessero i +cavalli alla carrozza, ma io, non volendo si sapesse ove andavamo, +rifiutai, dicendo soltanto che probabilmente non farei ritorno che la +sera. + +Verso il mezzodì ci ponemmo in cammino. Più avvezza di me agli usi +di Londra, la mia compagna prese una vettura, ne fissò il prezzo per +l’intero giorno e partimmo. + +Io mi lasciava del resto assolutamente condurre da Amy: il mio spirito +era tutto all’avventura del dì innanzi: ad ogni istante ponevami al +cuore la mano per accertarmi che non avea perduta la lettera di Harry; +la sola cosa che facea nube a quella serena illusione era lo aver +incontrato un semplice studente, un semplice artista, che m’offriva +di percorrere al suo braccio lo spinoso sentiero dell’arte, invece +d’un bel gentiluomo, d’un ricco signore che mi menasse alla gloria di +mistress Siddons e alla fortuna di miss Arabella in un’elegante vettura +a quattro cavalli. + +Ma ciò che era protratto non era perduto: il teatro è un piedestallo, +sul quale la statua della bellezza ha un culto come quella +dell’ingegno; e siccome io era certa d’esser bella, — oimè me lo avean +già tanto ripetuto, dal povero Dick che primo me lo avea detto nelle +montagne del ducato di Galles, ad Harry-Romeo che me lo avea scritto +il mattino stesso, — siccome, ripeto, era sicura d’esser bella ed avea +speme di posseder del talento, non era che un affare di data, e potevo +attendere. + +Vedasi che io sono fedele al programma che mi ho imposto scrivendo la +mia vita, e svelo il fondo de’ miei pensieri agli uomini, che mi hanno, +forse troppo severamente, giudicata, come a Dio che, ne ho fiducia, mi +sarà più indulgente all’ora di morte. + +Se scrivessi un romanzo, potrei invertire o mutare i fatti, celare +i miei torti e scusar le mie colpe, ma ho posto in titolo a questo +libro la mia vita, e non ho quindi il diritto di nulla alterare negli +avvenimenti di essa; deggio svolgerli nel loro ordine e nella loro +sincerità. Confesso che, come romanzo scritto da pugno umano, questo +libro sarebbe mal fatto; e, quel che è peggio, mal ideato, perchè, +frutto dell’immaginazione, non potrebbe avere influenza alcuna sulla +vita degli altri, ma non è di tal guisa: io stacco una pagina di storia +dal gran libro universale dell’umanità, scritta dalla penna di ferro +del destino che mi ha fatta passare come fatale meteora attraverso al +mio secolo, ed usare un’infausta autorità su’ miei contemporanei. Devo +dir tutto, anche i miei cattivi pensieri, come tutto svelare, anche +le cattive azioni; sono gli uni che menano alle altre; la mia sola +scusa sia nel non aver nulla preparato, nulla macchinato, nulla voluto +di quanto mi accadde, ma di aver in vece sempre ceduto ad un fascino +stabilito da cagioni indipendenti dalla mia volontà, e soprattutto più +forti di essa. + +E poi, lo dirò io? Sì, perchè deggio dir tutto, anche ciò che dee +servimi di difesa; le mie più cattive azioni, o piuttosto i più +brutti avvenimenti della mia vita, hanno avuto quasi sempre una buona +intenzione, un eccellente principio; e quella che io intraprendeva in +questo momento, la quale dovea menarmi alla prima mia colpa, e per +essa condurmi dagli abissi più cupi e profondi della società alle +più brillanti sua altezze, aveva uno scopo lodevole ed era dettata +dall’umanità, giacchè era per salvare il fratello della mia amica dal +destino più temuto per un libero Inglese. + +Ma perchè poi vi poneva io tanta premura, tant’anima, tanto cuore? Non +forse perchè Dick pel primo aveva ammirata la mia bellezza? + +Io era tanto assorta nelle mie riflessioni, che non m’avvidi nè del +cammino percorso, nè del tempo impiegato a farlo, quando la vettura +arrestossi. + +Ci trovavamo in riva al fiume, poco discosti da un magnifico bastimento +da guerra. + +Eravamo noi aspettate? Lo ignoro, e mi ricorse in seguito più volte al +pensiero l’idea che tutto fosse dapprima convenuto fra Amy e sir John +Payne. Avevamo appena posto piede a terra, quando una barca guidata da +sei rematori si scostò dal Théseus e vogò verso noi. + +Tutto era sì nuovo per me, ed io mi trovava in mezzo a tante e diverse +emozioni, che questa circostanza mi sfuggì in quel momento, e non vi +pensai che in seguito. + +In un istante fummo a bordo del bastimento. + +Una delle prime cose ch’io vidi salendo la scala fu il povero Dick già +in assisa da marinaio, il quale, appressandomisi, mi disse con voce +compassionevole: + +— Madamigella Emma, abbiate pietà del povero Dick; il mio destino è +nelle vostre mani. + +Non poteva io ben comprendere come disponessi d’un sì gran potere, ma +l’infelice giovine avea l’aria sì mesta, che io gli promisi di fare +quanto stesse in poter mio. + +Un sottotenente lo respinse brutalmente, e ci condusse alla cameretta +del comandante. Questa stanzina era uno dei più eleganti salottini +che io abbia veduti mai, anche al tempo in cui passava la mia vita +nelle sale d’una regina. Il tappeto era composto di magnifiche +pelli di tigri, e la tappezzeria dei più fini casimiri dell’India! +Nel sollevarsi questi casimiri lasciavano scorgere trofei d’armi +magnifiche tolte dai più ricchi bazar dell’Oriente. La scranna, su cui +il comandante era seduto o piuttosto sdraiato, era uno di quei divani +turchi ricamati a fiori d’oro, quali appena si sognano sulle rive del +Bosforo e del Gange; la base, su cui si posava, era di due cannoni in +bronzo, brillanti come oro: nei giorni ordinari sparivano completamente +sotto alla stoffa: in quei di combattimento levavansi i casimiri +che mettevano a nudo i trofei, i cuscini del divano che scoprivano i +cannoni, e il salottino da elegante signora, tramutavasi nell’arsenale +d’un comandante inglese. + +Sir John Payne, avvolto in un magnifico abito da camera di stoffa +chinese, era intento a leggere quando noi entrammo. + +Egli si volse dalla nostra parte colla trascuranza di un uomo che +riceve una visita inaspettata; poi, vedendo due donne, si alzò. + +Gettai su lui un rapido sguardo, che pure mi valse a veder tutto. + +Sir John Payne era un bell’ufficiale dai 30 ai 35 anni, il quale, per +certo, doveva il grado che occupava a tale età, più alla sua nascita +ed alla sua fortuna, che alle campagne fatte: tutto in lui, come a +lui d’intorno, annunciava il lusso. Il coltello con cui tagliava il +suo libro era d’argento dorato, le sue dita eran carche di anelli, un +magnifico orologio posato a lui vicino era adorno delle sue iniziali in +diamanti. + +Tutto in lui indicava la suprema aristocrazia. + +Amy, singhiozzando (ella aveva un’ammirabile segreto per trovar +lagrime), gli si prostrò ai piedi, o piuttosto volle prostrarvisi; ma +egli la rattenne, chiedendole il motivo che la conduceva. + +Ed ella, come se i singhiozzi le soffocassero la voce, mi trasse per +mano, accennandomi di parlare in luogo suo. + +Allora soltanto parve l’ammiraglio accorgersi della mia presenza; mi +guardò, parve sorpreso della mia bellezza, e mi fe’ sedere accanto a +lui. + +Amy restò in piedi, col volto nascosto dal fazzoletto, dicendomi con +voce soffocata: + +— Parla, parla; Sua Signoria ti ascolterà ben più volentieri di me! + + + + +XIII. + + +Era io stessa fortemente turbata, e con voce commossa spiegai +all’ammiraglio lo scopo della nostra visita, affermandogli ch’egli +acquisterebbe un diritto eterno alla mia riconoscenza se mi desse il +congedo del povero Dick. + +Sia ch’ei lo credesse di fatto, sia che volesse dirigermi +un’adulazione, mi domandò quale motivo una persona della mia condizione +potesse avere ad interessarsi d’uno scapestrato, come quegli di cui +chiedevo la liberazione. + +Risposi allora con umiltà mista ad un certo orgoglio, che io non era +una persona _di condizione_, ma una povera contadina compatriotta di +Dick. + +Egli mi prese una mano, la guardò, e scosse il capo con aria di dubbio. + +Di fatto le mie mani, di cui con una civetteria superiore alla mia età +aveva sempre avuto la più gran cura, erano assai belle. + +— Queste mani, mi diss’egli ridendo, non sono mani da contadina. + +Assicurai l’ammiraglio ch’ei s’ingannava. + +— Allora, seguitò egli, levandosi dal dito mignolo un diamante, non +mancano che di quest’anello per divenir mani da duchessa. + +Io mi sentii arrossire, più di piacere che di vergogna però, e +quantunque la mia mano mi sembrasse molto più bella coll’ornamento +ricevuto, pure volli restituire all’ammiraglio l’anello che egli mi +offeriva tanto galantemente; ma ei rattenne la mia nella sua mano, +dicendomi che se io persisteva nel mio rifiuto, avrei a temere ch’egli +pure persistesse nel suo. + +Volsi gli occhi ad Amy; ella mi guardò con uno sguardo tanto +supplichevole in mezzo alle lacrime che irrigavanle le gote, ch’io non +ebbi il coraggio di durare una più lunga resistenza. Tenni l’anello. + +Allora Amy ripigliò coraggio. + +— E il mio povero Dick? chies’ella. + +— Ascolta, rispose l’ammiraglio; io non sono solo a decidere la +quistione: posso proporre il congedo, ma debbo farlo accettare +dall’ammiragliato. + +— Sì, diss’io, prendendo le mani di sir John Payne: ma domandato da +voi, questo congedo sarà accordato, non è egli vero? + +— Lo spero. + +— Dite che ne siete certo. + +— Farò quanto mi sarà possibile per esservi accetto, disse +l’ammiraglio, inchinandosi cortesemente. + +— Oh! se riusciste, ve ne sarei tanto riconoscente! esclamai. + +— È egli proprio vero quel che mi dite? chiese l’ammiraglio, +guardandomi fisso e con occhio, se non pieno d’amore, almeno pieno di +desiderio. + +Io arrossii, e chinai il capo senza rispondere. + +Parvemi allora vedergli scambiare uno sguardo con Amy; ma questo +sguardo poteva essere come il mio, uno sguardo di preghiera. + +— Ascoltate, ci diss’egli, voglio darvi una prova del mio buon volere: +oggi stesso andrò a Londra, e farò i passi opportuni. + +— Oh! quanto siete buono! esclamai. + +— E, domandò Amy, come e dove avremo noi la risposta? + +— V’ha un mezzo assai semplice, rispose l’ammiraglio, attendetemi qui. + +— Qui? chies’io con esitazione, giacchè pensavo al mio appuntamento +della sera. + +— No, a Londra nel mio palazzo di Piccadilly. + +Guardai Amy come per interrogarla. + +— Domandatelo ad Emma, diss’ella; io sono agli ordini della Signoria +Vostra. + +— Aspetterò dove vi piacerà, Mylord, rispos’io, nella fiducia che la +risposta sia buona: solo... + +— Solo che? ripetè l’ammiraglio. + +— Devo esser rientrata a casa alle dieci della sera. + +— Sarete padrona di ritirarvi quando vi piacerà; ma siccome la risposta +può farsi attendere e ritener me stesso fino a tard’ora, prenderete +almeno una tazza di thè ed un dolce, dopo di che vi rendo la vostra +libertà e vi chiedo la mia, cosa che non farei certamente, se non fosse +per rendervi servigio. + +E suonò un campanello chinese che fece udire un suono prolungato e +vibrato. + +Entrò un servo. + +— Il thè, domandò l’ammiraglio. + +Senza dubbio gli ordini erano stati dati dapprima, perchè il domestico +rientrò subito con un vassoio coperto di pasticcerie che posò sopra un +tavolo. + +— Vediamo, mia bella interceditrice; fateci gli onori del thè, mi disse +l’ammiraglio. + +Obbedii arrossendo, e versai una tazza di thè che gli offersi con una +mano, presentandogli coll’altra lo zucchero, e facendogli un inchino da +collegiale. + +— In verità, mi disse sir John, non m’era stato detto nulla di troppo, +e voi siete adorabile. + +Volsi uno sguardo di rimprovero ad Amy: ciò che era sfuggito di bocca +all’ammiraglio provavami che la mia venuta non era imprevista, come io +il credeva, ma attesa. + +— Sapreste a lei mal grado, ripigliò il capitano, di avermi detto +ch’ella aveva ad amica la più bella creatura terrena, ed a me di aver +bramato vedervi? La sarebbe cosa crudele, perchè rifiutando di venire, +avreste fatto del vostro amico Dick un marinaio, stato che parmi non +sia di sua inclinazione, e non mi avreste permesso di dirmi vostro +servitore, ciò che parmi proprio la mia. + +Non sapevo che rispondere a questa cortesia facile ma irrispettosa: +egli mi porse la sua tazza perchè vi lasciassi cadere qualche goccia di +crema, e s’accorse del tremito della mia mano. + +— Che? mormorò egli, in una donna sola virtù, cortesia e pudore, oltre +la bellezza e la gioventù? + +Io lo guardai sorpresa. + +— Non avete visto recitare Amleto? + +— No, rispos’io. + +— Ebbene, ciò che vi ho detto è quel che Amleto dice ad Ofelia quando +è sorpreso di trovar tanta grazia, tanto affetto e tanto pudore riuniti +in una stessa donna. + +Scossi il capo. + +— E, seguitò sir John, siccome ella non crede all’amore del principe di +Danimarca, questi prosegue: + + «Dubita pure che gli astri splendano, + Dimmi che il sole più non appar, + Dimmi che il vero mente e sa fingere + Ma, deh! ch’io t’ami non dubitar.» + +Sir John mi prese ambo le mani, e dando alla sua voce la più tenera +espressione, seguitò: + + «O cara Ofelia! il mal che m’addolora + Cresce con questi versi. I’ non ho l’arte + Di vestir di bel metro i miei sospiri, + Ma pure io t’amo tanto! Oh non è cosa + Che agguagli l’amor mio! Credilo, addio. + Per sempre tuo, soave e cara donna, + Fin che sia questa macchina d’Amleto,» + +— E che risponde Ofelia a questi versi? + +Sir John si alzò. + +— Amleto, rispos’egli, non le lascia tempo di rispondere, ed esce, +rimettendo al cuore di lei, che egli ama, la cura di parlare per lui +nella sua assenza. + +— Voi ci lasciate? chiesi a sir John. + +— Dopo le tre non rinverrei più i lordi dell’ammiragliato, e voglio +avere almeno il merito di mantenere la mia promessa, dandovi oggi, +buona o cattiva, una risposta. + +— E noi? domandò Amy. + +— Voi, rispose sir John, avrete la bontà di attendermi a Piccadilly, +ove il mio servitore vi accompagnerà. + +— Dareste frattanto un congedo di 24 ore al povero Dick? + +— Sì, disse l’ammiraglio ridendo, purchè miss Emma impegni la sua +parola che il mariuolo non diserterà: nel qual caso, miss Emma +risponderà di lui corpo per corpo. + +— Odi, Emma? disse Amy. + +Stesi la mano a sir John. + +— Lo prometto, Mylord, diss’io. + +— Ed ora ripigliò l’ammiraglio, non desidero che una cosa, la fuga in +capo al mondo del mariuolo. Venite voi con me, o bramate ch’io vi metta +a terra? + +— Eravamo venute a bordo di questo bastimento per Mylord, diss’io; +e dal momento che Mylord lo lascia, non abbiamo nessun motivo di +restarvi. + +Sir John suonò una seconda volta il campanello. Lo stesso domestico +comparve. + +— La iolo, disse l’ammiraglio. + +— È pronta, Mylord. + +— Venite a terra con noi, e conducete le signore a Piccadilly. La cena +per le sette. + +Volli fare un’osservazione sulla cena alle sette, ma sir John non me ne +diede il tempo, ed offrendomi il suo braccio, mi condusse alla scala. + +Tutti gli ufficiali erano schierati in doppia fila a noi dinanzi. + +Io chinai non solo gli occhi ma il capo: tutti quei sguardi pesavano in +certo modo sulla mia fronte, curvandola sotto il loro peso. + +Mi trovai nella iolo senza saper come vi fossi discesa: udii la voce +di sir John ordinare a Dick di seguirci; poi la barca si staccò dal +bastimento leggera come un uccello, e mosse verso terra. + +Quivi attendevaci la carrozza di Mylord, e poco discosta stava l’umile +nostra vettura. + +— Non tornerete a Londra lì dentro, non è egli vero? ci diss’egli. + +— Ma in che volete voi che vi rientriamo? gli chies’io. + +— Piccadilly è sul mio cammino, e quivi vi lascerò passando. + +Fe’ un cenno al suo domestico che andò a pagare la nostra vettura; aprì +egli stesso lo sportello e mi fe’ scendere prima, mentre Amy scambiava +qualche parola con Dick per dargli un appuntamento, e farlo avvertito +del risultato della faccenda. + +Dick, meno fiero di noi, entrò nella vettura e si fe’ trionfalmente +condurre a Londra. + +Sir John sedette al dinanzi, cedendoci i due posti di fondo: +il domestico montò accanto al cocchiere, e la carrozza partì, +riconducendomi, strana condizione del mio destino, immersa in +tutt’altri sogni di quelli con cui era partita. + +Oh! fu ben per me che la vita ebbe a simbolo una ruota che gira +incessantemente; ma da qual lato girava questa ruota? Era per elevarmi +o per avvilirmi? + +Mi era io innalzata dal dì in cui era la pastorella di mistress +Davison, od aveva disceso? + +La mia meditazione era tanto profonda, che quasi non sentii sir John +impadronirsi della mia mano: gliela lasciai inerte nelle sue. + +Dopo una mezz’ora di corsa la carrozza si arrestò: ci trovavamo a +Piccadilly. + +Lo sportello si aprì: scese primo sir John per darci la mano: io mi +sentiva riconoscente ad un gentiluomo di tal fatta, che ci trattava +come duchesse: per un moto involontario strinsi la destra ch’ei mi +stendeva. + +— Grazie, mormorò egli sottovoce. + +Ritrassi violentemente la mano. + +Egli mi guardò con una certa sorpresa, ma vide dal mio sorriso che non +vi era nulla d’offensivo per lui nel mio atto. + +Erano le tre: non doveva egli perdere un minuto se volea giungere in +tempo all’ammiragliato; risalì dunque in carrozza; e noi, guidate dal +servo, entrammo in casa. + +Questa casa, sita presso a poco a metà strada fra Londra e la stazione, +era una graziosa palazzina costrutta colla maggior eleganza, il cui +solo locatario e proprietario era l’aristocratico protettore di Dick. + +Il lacchè lasciatoci per introdurci, ne condusse ognuna nella nostra +camera. + +All’entrar nella mia, io mi fermai, cercando nelle mie rimembranze, ove +avessi già veduta questa stanza. + +Eravi qualche cosa d’impossibile nella realtà di questa visione: le mie +gite non mi aveano mai condotta dalla parte di Piccadilly, e si sa che +venendo a Londra vi veniva per la prima volta. + +Mi trovava dinanzi ad un grande specchio dalla cornice dorata, in una +camera elegante con cortine di seta azzurra e mobigliata di toelette +e cassettoni in legno di rosa: aveva sotto ai piedi un tappeto turco, +sovra il capo un soffitto adorno di affreschi, che si sarebbero detti +sortiti dal pennello di Boucher o di Watteau. + +Senza fallo io aveva veduta questa camera. + +Mi lasciai cadere sopra una sedia a bracciuoli simile alle cortine: e +questo colore azzurro mi ricordò per analogia il primo abito azzurro +da collegiale: mi rividi seduta con quella veste vicino alla sorgente +della collina, ove pascolava il mio gregge, il giorno in cui Dick mi +avea detto: + +— Guardatevi nelle nostre sorgenti, madamigella Emma; un giorno +anderete alla città e vi guarderete in grandi specchi e cornici dorate, +come quelli della bottega del negoziante di Hawarden. + +Condotta dal filo de’ miei ricordi, rammentai il tutto. + +Questa camera, questo specchio, questo turco tappeto, queste cortine +del colore del mio abito da collegiale, così lungi da me, sì, io li +avea visti in un sogno della mia fanciullezza, ed ecco che sette od +otto anni dopo, io li ritrovo in realtà! + +E Dick che me ne avea fatta la predizione era causa del suo avverarsi: +strana concatenazione di circostanze che radicò nel mio cuore la fatale +idea, che un potere più possente della mia volontà disponesse del mio +destino, e che invano tenterei di oppormi al fascino di questo potere. + +Amy Strog entrò nella mia camera mezz’ora dopo, e mi trovò nello +stesso seggiolone ove m’era abbandonata entrando: il mio meditare parve +inquietarla e tentò distrarmene parlandomi di sir John Payne, della sua +bontà per Dick, e della sua cortesia per noi. + +Io sorrisi senza rispondere; comprendeva lo scopo di questa cortesia, +il calcolo di questa bontà, e sentiva per istinto che il mio onore +sarebbe il riscatto di Dick. + +Disgraziatamente sir John Payne era giovane, era bello, era ricco; +disgraziatamente era amabile e parea buono: tutto concorreva dunque +alla mia perdizione, perfino i buoni istinti del mio cuore che mi +portavano a salvar Dick ed a consolare Amy. + +Alle cinque una vettura arrestossi davanti alla porta: trasalii: Amy +corse alla finestra. + +— Non avea bisogno, esclamò, di andare alla finestra per sentire che +era sir John che rientrava. + +Un istante dopo la porta si aprì, ed ci comparve tutto lieto. + +— Che mi darete voi, miss Emma, mi disse egli, se vi porto una buona +notizia pel vostro protetto? + +— Che posso io darvi Mylord, risposi alzandomi e stendendogli ambo +le mani, se non i sinceri ringraziamenti di un cuore oltre ogni dire +riconoscente alle vostre bontà? + +— Sta bene, seguitò egli; prendo per ora i ringraziamenti: regoleremo +più tardi i conti. + +— Avete dunque ottenuto, Mylord? domandò Amy. + +— Sono almeno a buona via di riuscirvi: mi fu promesso il congedo +di vostro fratello per questa sera: lo aspetteremo, se il volete, a +tavola: dovete avere gran fame, avendo appena gustata una ciambella; ed +io confesso, che le corse fatte mi hanno dato grand’appetito. + +Stavo per fare un’osservazione sulla necessità che io aveva di tornare +a Oxford Street, quando il domestico entrò, annunciando che Mylord era +servito. + +Sir John afferrò il mio braccio, e mi condusse nella sala da pranzo. + +— Andiamo, andiamo, mie belle commensali, a tavola, diss’egli. + +Il giorno cominciava a cadere, e dalla mezza oscurità della mia stanza, +aumentata dallo spessore delle cortine, entrammo in una sala da pranzo +sfolgoreggiante di luce che riflettevasi nel cristallo dei bicchieri e +nello splendore delle argenterie. + +Si sarebbe detta una mensa imbandita dalle fate pel loro re Oberone e +la loro regina Titania: l’atmosfera era tepida ed imbevuta d’un profumo +acre e dolce ad un tempo, che parea penetrarmi per ogni poro. + +Alla vista di tutto quel lusso, all’impressione profumata di +quest’atmosfera, provai un subito offuscamento: mi sentii quasi +mancare: le mie mani tremavano, la mia testa s’inclinò sulle spalle: +sir John mi sentì pesare al suo braccio, e vedendo al languore dei miei +occhi ed alla curva del mio corpo ciò che avveniva in me. + +— Siete della specie delle sensitive, mi diss’egli; donna e fiore ad un +tempo: felice quegli che spirerà l’olezzo del fiore e suggerà la parola +amore sui labbri della donna. + +Trassi un sospiro e vacillante sedetti sulla scranna ch’egli mi indicò +accanto a lui. + +Il fascino dell’opulenza è sempre stato possente su me quanto l’orrore +della miseria. Sono io dunque realmente d’un sangue aristocratico e +tutti i miei istinti tendono essi a ripigliare il livello distrutto +dalla mia nascita illegittima? La mia vita non fu sotto a questo +rapporto che un lungo inebbriamento; e quando ricca, e gran dama, +non ebbi più nulla da chiedere al rango ed alla fortuna, sentii +l’abbagliamento della gloria, come povera fanciulla aveva avuto quello +dell’aristocrazia e della ricchezza. + +Per la prima volta io sedeva ad una mensa riccamente imbandita: per +la prima volta i miei occhi erano accecati dallo splendore di fiamma +dei cristalli simili ai diamanti: per la prima volta io appressava +le mie labbra a quello spumoso vino di Francia, che simile a quel +dell’antichità, pare premuto dalle mani delle Baccanti nella coppa del +piacere. + +Nulla di tutto ciò bastava a scuotermi dal mio abbagliamento, a calmare +il sangue che scorrevami più rapido per le vene, a spegnere il fuoco +che, serpeggiando, salivami dal petto alla fronte. Nel sedermi a tavola +era già ebbra di profumo e di luce. + +Al pospasto un domestico entrò latore d’un dispaccio a largo sigillo. + +Sir John lo ruppe, accertossi che fosse il congedo di Dick e lo porse +ad Amy. + +Amy si alzò subito, e sotto il pretesto di non ritardare a Dick +l’annuncio di così buona novella, chiese di ritirarsi. + +Sir John non vi si oppose, lodando questo slancio d’una buona sorella. + +Compresi che tutto l’avvenire della mia vita dipendeva da’ cinque +minuti che stavano per decorrere: vedendo Amy alzarsi, mi levai pur io, +e sir John non vi si oppose: ma restavami a prendere nell’altra camera +il mio cappello e la mia mantiglia; feci uno sforzo di volontà, decisa +a svellermi dalla seduzione, e mi slanciai nella mia stanza che trovai +fiocamente rischiarata da una lampada d’alabastro. + +Nulla di più incantevole di quella camera, vista al suo dolce chiarore, +che parea quel della luna in una bella notte d’estate: restai un +istante muta, immobile, estasiata, in lotta fra il desiderio di +rimanere e quello di seguire Amy: compresi allora che mi era mestieri +cercare un appoggio altrove che in me; misi la mano sul cuore vi cercai +e sentii la lettera di Harry. + +Respirai allora e volli uscire dalla stanza; ma dietro a me, la porta +s’era chiusa, e perduta nella modanatura dell’intavolato, s’era fatta +invisibile: sarebbesi detto che la magia fosse entrata nella mia +esistenza e mi spingesse in un palazzo di fate. + +Mi volsi per chiamare qualcuno; ma, fra me e il camino stava ritto sir +John, colle braccia aperte, mormorando la parola: + +— Ingrata! + +Al suono di quella voce, il fascino mai assopito si ridestò: una nube +di fuoco passò dinanzi ai miei occhi e caddi fra le braccia che m’erano +aperte. + +Vi ringrazio, o mio Dio, d’aver permesso che la prima mia colpa fosse +una caduta per amicizia e bontà, non per cupidigia e dissolutezza! + + + FINE DEL PRIMO VOLUME. + + + + +NOTE: + + +[1] In inglese Dick è il diminutivo di Riccardo. + +[2] Non mettere al mondo che figli maschi, giacchè il tuo cuore +invincibile non dovrebbe produrre che uomini. + +[3] Possedendo l’Italia la traduzione in versi di Shakespeare per +Giulio Carcano, sarebbe stato profano la intendere ad altra versione e +credemmo perciò di trascriverne la scena suddetta. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 *** diff --git a/76089-h/76089-h.htm b/76089-h/76089-h.htm new file mode 100644 index 0000000..9b77240 --- /dev/null +++ b/76089-h/76089-h.htm @@ -0,0 +1,8254 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <title>Memorie di Emma Lyonna, vol. I | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 2em 10% 3em 10%; font-size: 95%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 130%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;} + +.xx-small {font-size: 50%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +sup {vertical-align: .3em;} +sub {vertical-align: -.5em;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +.poem p.i08 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 4em;} +.poem p.i09 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 5em;} +.poem p.i10 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 6em;} +.poem p.i11 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 7em;} +.poem p.i12 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 8em;} +.poem p.i14 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 10em;} +.dotted {letter-spacing: .2em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +MEMORIE DI EMMA LYONNA +<span class="smaller">VOL. I.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +<span class="small">MEMORIE</span><br> +<span class="xx-small">DI</span><br> +EMMA LYONNA +</p> + +<p class="pad2 small"> +DI +</p> + +<p class="pad1 x-large"> +ALESSANDRO DUMAS +</p> + +<p class="pad2 small"> +UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. +</p> + +<p class="pad1"> +Vol. I. +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="large">MILANO</span><br> +G. DAELLI e C. EDITORI<br> +<span class="small">MDCCCLXIV.</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. +</p> + +<p> +STEREOTIPIA G. DASSI E C. +</p> + +<p> +TIP. GUGLIELMINI. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +</p> + +<p class="title"> +MEMORIE<br> +DI<br> +EMMA LYONNA +</p> + +<p class="center small"> +OVVERO +</p> + +<p class="center large"> +LE CONFESSIONI D’UNA FAVORITA +</p> + +<h2 class="pad2">AL LETTORE</h2> +</div> + +<p> +Il 14 gennaio 1815, verso le cinque della sera, un +prete, preceduto da una vecchia donna che parea +servirgli di guida, imprimeva i suoi passi sul tappeto +di neve che stendevasi dal villaggio di Vimillle +al piccolo porto d’Ambleteur, sito fra Boulogne sul +mare e Calais e nel quale Giacomo, scacciato dall’Inghilterra, +sbarcò nel 1688. — Questo prete moveva +a rapido passo, ciò che facea credere ch’ei fosse con +impazienza aspettato, e guarentivasi, avviluppandosi +nel suo mantello, da un vento acre e freddo +che soffiava dalle coste d’Inghilterra. La marea saliva, +ed udivasi il mugghiare del mare misto al rumore +dei ciottoli, che il flutto salendo rotolava sulla +spiaggia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +</p> + +<p> +Dopo fatta presso a poco una mezza lega, seguendo +la via tracciata da una doppia fila di olmi, sfrondati +l’inverno dall’inverno stesso, scompigliati l’estate +dal vento del mare, la vecchia prese a destra del +cammino un sentiero appena visibile sotto la neve +che il ricopriva, e che menava ad una piccola capanna +eretta nel mezzo d’una collina che dominava +il paesaggio. Un raggio di luce, probabilmente prodotto +da una lampada invisibile attraverso i vetri +della finestra, denotava solo l’esistenza di questa +capanna, completamente perduta nell’oscurità. +</p> + +<p> +Dieci minuti bastarono a raggiungerne la soglia. +</p> + +<p> +La vecchia stendeva la mano verso la porta, quando +questa si aprì da per sè, ed una giovine voce +disse, con un accento inglese leggermente pronunciato: +</p> + +<p> +— Venite, signor abate, mia madre vi attende con +impazienza. +</p> + +<p> +La vecchia si ritrasse per lasciar passare il prete. +Questi entrò nella capanna, ella gli tenne dietro. La +fanciulla richiuse la porta, ed indicò nella seconda +camera, la sola rischiarata, una donna che a stento +sollevavasi sul letto. +</p> + +<p> +— È lui? chiese con voce fioca ed in inglese l’ammalata. +</p> + +<p> +— Sì, madre mia, rispose la fanciulla nella stessa +lingua. +</p> + +<p> +— Oh! entri, entri, esclamò in francese la malata. +</p> + +<p> +E ricadde sul letto. +</p> + +<p> +Il prete le si appressò: la fanciulla e la vecchia +rimasero nella prima camera. +</p> + +<p> +L’ammalata parea sfinita dallo sforzo fatto; e, rovesciato +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +il capo sull’origliere, indicò con mano languida +una poltrona, facendo cenno all’uomo di Dio +di accostarla al suo letto e sedervisi. +</p> + +<p> +Il sacerdote comprese il gesto, avvicinò la poltrona +e sedette. +</p> + +<p> +Fuvvi un istante di silenzio, durante il quale non +udivasi che l’oppresso respiro della morente, ed i +singhiozzi cui tentava invano di soffocare la fanciulla. +</p> + +<p> +Durante questo momento d’aspettativa il prete +ebbe tempo di volgere uno sguardo intorno. +</p> + +<p> +L’interno dell’appartamento offeriva un misto singolare +di lusso e miseria. I mobili e le pareti erano +ben quelli d’una capanna, ma le lenzuola erano della +più fina tela d’Olanda; l’accappatoio, in cui si avvolgea +l’ammalata, era d’una magnifica batista, e il fazzoletto +annodato al suo collo era orlato da quel +prezioso merletto, cui l’Inghilterra ha dato il suo +nome. +</p> + +<p> +Di fronte al letto, separati solo dalla finestra, dinanzi +alla quale cadeva una povera cortina d’indiana, +staccavansi per lo splendore del colorito due ritratti +in piedi, uno di donna, l’altro di uomo, ambedue +di naturale grandezza. +</p> + +<p> +Quello d’uomo rappresentava un ufficiale superiore +della marina inglese. Il suo abito cilestre portava +al manco lato, e di sotto all’ordine del Bagno, +tanto raro in Inghilterra, che nol si dà se non per +grandissimi servigi resi, altre tre decorazioni, cui un +intelligente in siffatta materia avrebbe riconosciute, +l’una per l’ordine di S. Ferdinando e del merito di +Napoli, l’altra per quella di S. Gioacchino di Malta +istituita da Paolo I di Russia, e che morì con lui; +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +la terza infine per la mezzaluna Ottomana, che portava +nella sua curva la cifra in diamanti dell’Imperatore +ottomano Selimo III. +</p> + +<p> +Ma ciò che soprattutto rendeva quest’uomo notabile +era la gloriosa mutilazione, onde avea dovuto esser +vittima: — una larga cicatrice solcavagli la +fronte, su cui stendevasi una benda nera che celava +un occhio perduto, mentre la manica destra del suo +abito abbottonata all’uniforme, palesava un braccio +monco al disopra del gomito. +</p> + +<p> +L’uomo, che il ritratto rappresentava, era piuttosto +basso di statura; avea biondi i capelli; l’occhio, che +gli restava, parea vibrare il lampo del genio; infine +il suo naso aquilino ed il suo mento vigorosamente +marcato indicavano il coraggio e la volontà, che +fanno i tratti caratteristici dell’eroe da guerra. +</p> + +<p> +La donna invece era il tipo perfetto della grazia e +della bellezza; i suoi capelli castagni senza alcun +ornamento ricadevanle in folte anella sul collo e sul +petto; avea gli occhi ed i sopraccigli neri sopra un +incarnato di sfolgorante freschezza; il naso ben +fatto; la bocca infantile, semi-aperta qual rosa in +un mattino di primavera, lasciava scorgere, o piuttosto +divinare due file di perle. — Vestiva una tunica +di chachemire, fatta alla greca, con un mantello +di porpora gettato sulla spalla destra: avea retta la +persona da un largo cinto di velluto color ciriegia +ricamato d’oro, il cui fermaglio era fatto d’un cammeo +che rappresentava il profilo d’una testa da vecchia. +</p> + +<p> +Questo splendido ritratto era evidentemente quello +dell’ammalata, nei tratti della quale potevansi ancora +riconoscere, a malgrado i suoi cinquant’anni ed i +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +guasti d’una crudele malattia, i resti di quella perfetta +bellezza dal pittore dipinta sulla tela. +</p> + +<p> +Mentre il prete, quasi suo malgrado, davasi a questo +esame, la malata riaperse lentamente gli occhi, +e glieli fissò sopra con inquietudine. Si sarebbe detto +ch’ella cercasse sul volto di colui, che avea mandato +a cercare per farne l’intermediario della sua riconciliazione +con Dio, ciò che poteva temere o sperare +dalla celeste misericordia. +</p> + +<p> +Il sacerdote era un vecchio di sessantacinque anni; +dalla dolce e serena sua fisonomia traspariva la +semplicità dell’anima: e potea leggersi nel suo sguardo +una scintilla di quella inesauribile tenerezza, che +Leonardo da Vinci ha data agli occhi di Gesù. +</p> + +<p> +Al vederlo, l’ammalata parve rassicurarsi. +</p> + +<p> +— Padre mio, diss’ella, ho letto in tutti i libri +santi che la misericordia di Dio è infinita, ma io ho +mandato a cercarvi per udirmi a ripetere queste +parole dalla bocca stessa d’un ministro di Dio. I +miei peccati, le mie colpe, i miei delitti anche, aggiuns’ella +abbassando la voce, sono tanto grandi, +che per non morire disperata ho mestieri della parola +d’un sant’uomo come voi. +</p> + +<p> +Il prete guardò con sorpresa quella donna dalla +voce dolce, dalla fisonomia candida, dall’occhio cui +la febbre che ardevala non potea togliere l’angelica +espressione, e che pur tuttavia si accusava di colpe +e peccati non solo, ma pur di delitti. +</p> + +<p> +— Figlia mia, le diss’egli, il terror della morte vi +smarrisce. La donna è una debole creatura esposta +dalla sua posizione in società a cader nel peccato, +a commettere colpe; ma, se ho ben compreso, voi +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +non vi accusate solo di colpe e peccati, ma ben anco +di delitti. +</p> + +<p> +— Oh! di delitti, sì, di delitti, padre mio..... +so bene che quando era giovane, bella, potente, +quando un eroe mi chiamava sua amante ed una +regina sua amica, so bene che nel trasporto della +mia giovinezza, nella foga della mia fortuna, io non +giudicava tali i miei atti; ma, dopo ch’egli è morto, +dopo ch’ella è morta, dopo che io sono caduta nella +miseria, e che la miseria, vendetta celeste, mi ha +condotta al dubbio, oh! io mi vedo quale sono, padre +mio, cioè con un corpo bruttato dalla lussuria +e delle mani rosse di sangue!.... +</p> + +<p> +— Figlia mia, la misericordia del Signore è infinita, +ripigliò il sacerdote, e Gesù in nome del padre +suo ha perdonato alla Maddalena ed alla donna +adultera. +</p> + +<p> +L’ammalata stese la mano, la posò sul braccio del +prete, e sollevandosi per avvicinarsegli: +</p> + +<p> +— Avrebb’Egli perdonato ad Erodiade? chiese +ella. +</p> + +<p> +L’uomo di Dio la guardò quasi con terrore. +</p> + +<p> +— Chi siete voi dunque? domandò. +</p> + +<p> +— Di fatto avete ragione, padre mio, rispos’ella. +Dirvi il mio nome è tutto dirvi, ma deh! non vi allentate +da me quando ve lo avrò detto.... +</p> + +<p> +— Figlia mia, disse il prete, accompagnerei e consolerei +anche un parricida al patibolo. +</p> + +<p> +— Oh! il patibolo è l’espiazione, esclamò l’ammalata: +se io morissi sul patibolo invece di morir nel +mio letto, non dubiterei tanto! +</p> + +<p> +— Avete dunque ucciso? chiese il sacerdote con +terrore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +</p> + +<p> +— No, padre mio, ma ho lasciato morire. +</p> + +<p> +— Avete sentimento del delitto che commettevate? +</p> + +<p> +— No, no, io credeva servire il Re, credeva servir +Dio, e non serviva che la mia vendetta. — Come volete +voi che Iddio perdoni a me che non ho mai perdonato? +</p> + +<p> +Il prete la guardò. +</p> + +<p> +— Siete inglese? +</p> + +<p> +— Sì, padre mio. +</p> + +<p> +— Siete protestante? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Perchè non avete fatto cercare un pastore della +vostra religione? Ve n’ha uno a Boulogne. +</p> + +<p> +— Lo so.... e l’ammalata crollò il capo gettando +un sospiro. +</p> + +<p> +— Ebbene? Insistè il sacerdote. +</p> + +<p> +— I nostri pastori son troppo severi, padre mio; +la nostra religione è troppo dura; non ho osato. +</p> + +<p> +— È un grand’elogio che voi fate con ciò della +nostra, figlia mia. E come, avendo di questa una +tale opinione, non avete cercato rifugio nel suo +seno? +</p> + +<p> +— E se essa mi avesse respinta, padre mio? +</p> + +<p> +— La nostra religione non respinge alcuno, figliuola +mia, Gesù non ha egli detto al buon ladrone: +«In verità ve lo dico prima d’un’ora voi +sarete meco nel regno del Padre mio?» +</p> + +<p> +— Sì, ma il buon ladrone era in croce; moriva +col Salvatore. +</p> + +<p> +— Chi muore in lui, muore con lui, e il pentimento +val pure la Croce. — Vi pentite voi, figlia mia? +</p> + +<p> +— Sì, disse la morente, levando al Cielo le mani — sinceramente, +e ardentemente, ve lo giuro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +</p> + +<p> +— Vi pentite voi per la sola paura della morte? +</p> + +<p> +— No, padre mio, mi pento perchè, come a S. Paolo +sulla via di Damasco, le scaglie mi sono cadute dagli +occhi, e mi vedo qual sono. +</p> + +<p> +— Ebbene, lo vedete, non solo Dio ha perdonato +a S. Paolo, ma ne ha fatto uno dei suoi Apostoli: +eppure S. Paolo custodiva i mantelli di quei che +lapidavano il santo martire Stefano. +</p> + +<p> +— Oh! voi siete buono, padre mio, di sostenermi +e consolarmi in tal guisa. +</p> + +<p> +— È mio dovere, figliuola mia; quando un’agnella +si allontana dal gregge a malgrado gli avvertimenti +del cane, il buon pastore se la prende sulle spalle +e la riporta all’ovile: con più ragione la riceve +egli con gioia quand’essa vi ritorna da sè. Parlate +dunque, ditemi le vostre colpe, sono pronto ad +udirle, e se esse non oltrepassano il potere legato ad +un povero prete, sono presto a perdonarvi in nome +del Signore. +</p> + +<p> +— Il narrarle sarebbe lungo ed inutile: il mio nome +basterà; quando saprete il mio nome, saprete tutto. +</p> + +<p> +Il sacerdote la guardò sorpreso. +</p> + +<p> +— Il vostro nome allora? le domandò egli. +</p> + +<p> +La morente si chinò verso lui, e con voce tremula +ed appena intelligibile, mormorò queste due parole: +</p> + +<p> +— Lady Hamilton. +</p> + +<p> +— Questo nome non mi svela nulla, figlia mia, +rispose il prete. Non lo conosco: odo pronunciarlo +per la prima volta. +</p> + +<p> +— Oh, Dio mio! esclamò la morente con accento +quasi di gioia. Havvi dunque un uomo che non +mi conosce: havvi dunque una bocca che non m’ha +maledetta! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +</p> + +<p> +E ricadde sul suo letto, mormorando a bassa voce +una preghiera di ringraziamento all’Eterno. +</p> + +<p> +Ma ad un tratto un vago senso di terrore passò +sul suo viso. +</p> + +<p> +— Oh! ma allora, seguitò, io sono perduta, padre +mio, giacchè non avrò la forza nè il tempo di tutto +narrarvi: e se non posso dirvi le pungenti angoscie +della miseria, i febbrili allettamenti dell’oro, lo irresistibile +affascinare della passione; se voi conoscete +della mia vita le sole colpe e non le tentazioni, +non mi perdonerete giammai.... oh! se poteste leggere.... +</p> + +<p> +— Che! +</p> + +<p> +— La mia vita che scrissi io stessa in tutti i suoi +dettagli come una prima espiazione, e soprattutto +perchè serva a preservare mia figlia dalla via che +io ho percorsa, e dal cadere nelle colpe in cui sono +caduta. +</p> + +<p> +— E perchè non leggerei io questa vita scritta +da voi?... +</p> + +<p> +— Col sangue del mio cuore, ve lo giuro. +</p> + +<p> +— Perchè non la leggerei io? ve lo domando. +</p> + +<p> +— Perchè essendo io inglese, l’ho scritta in inglese. +</p> + +<p> +— Ho abitato cinque anni l’Inghilterra, dal 1790 +al 1795, e parlo l’inglese come la mia lingua materna. +</p> + +<p> +— Oh! padre mio, padre mio! esclamò la moribonda +afferrando la mano del sacerdote, gli è ben +realmente Iddio che vi manda, e comincio a credere +nel suo perdono!.... +</p> + +<p> +Poi con un ardore febbrile: +</p> + +<p> +— Tenete, padre mio, gli diss’ella dandogli una +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +chiave, stretta ad un fazzoletto celato sotto il guanciale, +prendete questa chiave, aprite il tiretto di +quella toeletta, vi troverete un manoscritto intitolato: +<i>My Life</i>; prendetelo, leggetelo, e tornate al +più presto che vi sarà possibile, se mi recherete il +perdono; se sono condannata, rimandatemi il manoscritto: +saprò quel che ciò vorrà dire. +</p> + +<p> +Il prete si alzò, aprì il cassetto, e vi prese le carte +indicate. +</p> + +<p> +— Figlia mia, le disse egli, bisogna che io adempia +ai doveri del mio stato. Non mi rivedrete che +domani a quest’ora stessa. +</p> + +<p> +— Dio mi darà grazia di vivere fino a quel momento, +ripigliò l’ammalata, soprattutto... e ristette. +</p> + +<p> +Il sacerdote la guardò: il suo sguardo era un incoraggiamento. +</p> + +<p> +— Soprattutto, seguitò ella, se voi mi benedite. +</p> + +<p> +— Vi benedico, povera donna, disse il prete; e possa +Dio benedirvi come io lo faccio. +</p> + +<p> +Entrato nella camera attigua vi trovò inginocchiate +la fanciulla e la vecchia. +</p> + +<p> +— Vivete con Dio, figliuola, diss’egli alla giovinetta, +posandole sul capo la destra mano. +</p> + +<p> +La vecchia afferrò l’altra e la baciò. +</p> + +<p> +Il prete uscì. +</p> + +<p> +L’ammalata lo seguì cogli occhi e le braccia stese +fin che potè scorgerlo. +</p> + +<p> +La fanciulla entrò nella camera. +</p> + +<p> +— Madre, chies’ella, come vi sentite? +</p> + +<p> +— Oh! meglio, meglio, Orazia mia, ancora una +visita come quella ch’egli mi ha fatta, e quest’uomo +porterà seco il mio passato! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +</p> + +<p class="ast"><sup>*</sup><sub>*</sub><sup>*</sup></p> + +<p> +Il domane, all’ora stessa, il prete rientrò; era seguito +da due chierici; l’uno portava il vaso dell’acqua +santa, l’altro la croce. +</p> + +<p> +L’ammalata era più tranquilla, ma anche più debole +del giorno innanzi. Era evidente che solo la fede +e la speranza, queste due figlie di Dio, la sostenevano. +</p> + +<p> +Egli s’innoltrò verso il letto; il suo viso spirava +carità. +</p> + +<p> +La giovinetta e la vecchia, questi due esseri che +parevano statue poste ai due lati della vita per rappresentare +la gioventù e la decrepitezza, sollevarono +sul guanciale la moribonda. +</p> + +<p> +Il prete si fermò a due passi da lei: ella attendevalo +con gli occhi al cielo e le mani giunte. +</p> + +<p> +— Credete voi ai sette sacramenti? le chies’egli. +</p> + +<p> +— Vi credo, rispos’ella. +</p> + +<p> +— Credete voi alla presenza reale di Gesù Cristo +nella Eucarestia? +</p> + +<p> +— Vi credo. +</p> + +<p> +— Credete voi nella supremazia del romano Pontefice +e nella sua infallibilità in materia di fede? +</p> + +<p> +— Vi credo. +</p> + +<p> +Il sacerdote attinse dalla pila un po’ d’acqua nel +palmo della mano, e aspergendone la testa della morente: +</p> + +<p> +— Ti battezzo in nome del Padre, del Figliuolo +e dello Spirito Santo; e che l’acqua del battesimo +lavi i tuoi peccati, le tue colpe, ed anche i tuoi +delitti. +</p> + +<p> +La moribonda gettò un grido di gioia, afferrò la +mano del prete ancora umida dal contatto dell’acqua +santa, se la portò avidamente alle labbra e la +baciò. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +</p> + +<p> +Poi con uno slancio sublime: +</p> + +<p> +— Dio mio! diss’ella, ricevete l’anima mia! +</p> + +<p> +E si rovesciò sul guanciale, cui lasciarono ricadere +la fanciulla e la vecchia. +</p> + +<p> +Il suo volto aveva ripresa una tale serenità che le +due donne credettero dormisse: il solo prete comprese +che soltanto la morte potea dare quella serenità. +</p> + +<p> +Di fatti era morta. +</p> + +<p> +Come lo aveva detto ella il dì prima, il sacerdote +aveva alla seconda sua visita recato seco il +suo passato; e l’acqua del battesimo, colandole +dalla fronte all’anima, aveva tutto lavato — fango +e sangue. +</p> + +<p class="ast"><sup>*</sup><sub>*</sub><sup>*</sup></p> + +<p> +Ora ecco ciò che il prete aveva letto nel manoscritto, +intitolato: <i>La mia vita</i>. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Alessandro Dumas</span> +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +</p> + +<p class="title"> +MEMORIE DI EMMA LYONNA +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="center"> +1 <i>gennaio</i> 1814. +</p> + +<p> +<i>Nella fiducia che Dio perdonerà al mio +pentimento ed alla mia umiltà, scrivo le seguenti +pagine.</i> +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Emma Lyonna, ved. Hamilton.</span> +</p> +</div> + +<h2>LA MIA VITA. +<span class="smaller">I.</span></h2> +</div> + +<p> +I miei primi ricordi risalgono all’anno 1767: avevo +tre o quattro anni. Non ho mai conosciuto l’epoca +precisa della mia nascita: attraverso una percezione +vaga come una nebbia, mi veggo colla madre a seguire +una grande strada in mezzo ai monti, quando +portata sulle sue spalle, quando movendo a lei d’accanto, +tenendola per mano, o tirandole l’abito. +Tratto tratto un ruscello tagliava il sentiero, allora +mia madre mi prendeva fra le sue braccia, traversava +il ruscello e mi posava dall’altra parte: ciò doveva +avvenire durante l’inverno, od almeno verso +il finire dell’autunno. Avevo sempre freddo; fame +qualche volta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +</p> + +<p> +Quando traversavamo una città od un villaggio, +mia madre si fermava dinanzi alla bottega d’un +panettiere, e chiedevagli con voce supplichevole un +pane, che quasi sempre le veniva dato. +</p> + +<p> +Ci fermavamo rare volte la notte nelle città o nei +villaggi, ma piuttosto in qualche fattoria isolata. +Là mia madre chiedeva le si permettesse di dormire +in un granaio od in una stalla. Le notti, in cui il +permesso ci veniva accordato, erano le mie notti di +festa: avevo caldo, e quasi sempre il mattino, prima +che ci mettessimo in cammino, la castalda o la domestica, +che veniva a mugnere le vacche, mi dava +una tazza di latte tiepido, il che era per me un’altra +festa non essendovi abituata. +</p> + +<p> +Dalla distanza che percorrevamo, supponendo che +noi facessimo quattro o cinque leghe al giorno, il +nostro viaggio dovette presso a poco durare una +settimana: alfine arrivammo alla città di Hawarden, +che era la meta della nostra corsa. +</p> + +<p> +Il defunto mio padre avea nome John Lyon: mia +madre lasciava la città, ove era morto, per venire a +chiedere alla sua famiglia, che dimorava ad Hawarden, +un qualche soccorso che potesse sovvenire alla +mia educazione ed alla sua esistenza. +</p> + +<p> +A questo punto un’oscurità di qualche mese si +stende di nuovo sulla mia mente, e mi ritrovo a +custodia d’un piccolo gregge di montoni, in una +masseria ove mia madre era impiegata a domestica. +</p> + +<p> +Relativamente al passato io mi trovava felice. La +primavera era giunta, e con essa il caldo e la verdura. +Il declivio della collina, ove io menava a pascere +il mio gregge, era un vasto tappeto di serpilli +e surcelle che i miei montoni sbroccolavano con +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +delizia, e dei cui fiori io mi faceva corone. La sera +rientrando alla fattoria dormivo nel pecorile dei +miei montoni. Del pane, un po’ di burro o formaggio, +qualche volta un uovo duro, bastavano ai miei +bisogni del giorno: il mio cane divideva il mio pane, +e parea quanto me soddisfatto di quest’ordinario. +Quando avevamo finito la colezione ed il pranzo, +andavamo a bere ad una vicina sorgente, che faceva +un bacino trasparente come il cristallo, prima di +spandersi e correre come un filo d’argento sul declivio +della collina. +</p> + +<p> +Tre o quattro anni decorsero di tal fatta senza +che alcun avvenimento, lasciando traccia nella mia +memoria, venisse a rompere la dolce monotonia di +quella esistenza. +</p> + +<p> +Un giorno, che mi aveva fatta una corona di surcelle +color rosa miste alle margheritine, mentre io +beveva come al solito, curvandomi verso la sorgente, +sostai per la prima volta al momento in cui le mie +labbra stavano per baciar l’acqua, accorgendomi +ch’io era bella. +</p> + +<p> +Erro nel dire che m’accorsi ch’io era bella: non +sapeva ciò che fosse bellezza: non aveva mai avuto +uno specchio nel quale potessi vedermi, ma il sembiante +che l’acqua del bacino rifletteva mi piacque, +gli sorrisi, ed appressai le labbra all’acqua, +meno per bere che per dargli un bacio. +</p> + +<p> +Da quell’istante la riva della sorgente divenne il +mio gabinetto di toeletta; sfacendo e rifacendo le mie +corone fino a che fossi soddisfatta di me, soddisfazione +che io manifestava abbracciando la mia propria +immagine. +</p> + +<p> +Un giorno poco mancò che questa tenerezza, ch’io +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +sentiva per me stessa, non mi fosse fatale: — le mie +mani scivolarono sull’erba, caddi nel bacino, e senza +il mio cane che mi ritrasse per l’abito, mi sarei +annegata. +</p> + +<p> +Avevo così poca idea di quel che fosse il bene e +il male, che per far asciugare i miei abiti, mi spogliai +nuda al sole; in quel momento udii a chiamarmi; +mi alzai e vidi mia madre: le corsi incontro: +ella mi rimproverò, senza che io comprendessi +bene la cagione de’ suoi rimproveri. +</p> + +<p> +Un miglioramento s’era fatto nella nostra esistenza: +ella aveva allora ricevuto dal conte di Halifax +una piccola somma destinata parte a lei parte a +me — la somma destinatami avea per iscopo la mia +educazione. +</p> + +<p> +Non ho mai ben compreso la causa di questa munificenza +del conte di Halifax, e mia madre non +ha mai voluto spiegarmelo: solo corse voce in famiglia +che un sangue più nobile di quel di John +Lyon potesse scorrere nelle mie vene. Dio mi salvi +dall’accusare mia madre, ma se ella fosse, potrebbe +spiegarmi quei vaghi desideri, quelle incessanti +aspirazioni ad un rango cui giunsi, ma al +quale non era certo destinata. +</p> + +<p> +Mia madre veniva ad annunziarmi che dal domane +cesserei di guardare il mio gregge, ed entrerei in +un istituto di fanciulle, che io vedeva qualche volta +il giovedì e la domenica a passeggiare dal lato del +podere. +</p> + +<p> +La mia prima parola fu: +</p> + +<p> +— Mamma, avrò io un bel cappello di paglia ed +un bell’abito azzurro com’esse? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +</p> + +<p> +— Certamente, rispose mia madre, giacchè è l’uniforme +del collegio. +</p> + +<p> +Feci un salto di gioia; mi parve che sarei stata +assai bella con simili abiti, cui non avrei mai osato +sognare di possedere. +</p> + +<p> +Baciai i miei montoni gli uni dopo gli altri, e gli +abbandonai ad un giovinetto pastore che venne a +surrogarmi. +</p> + +<p> +I miei più lunghi addii furono al mio cane: quel +povero animale, che mi avea salvata la vita un’ora +prima appena, sentiva una grand’affezione per me: +accarezzai molto il povero Black, ed a stento presi +da lui commiato. +</p> + +<p> +La povera bestia avea gran desiderio di seguirmi: +parve esitare fra il suo amore ed il suo dovere, +ma il dovere la vinse. Mi accompagnò fino ad un +luogo, ove, senza perder di vista il suo gregge, potesse +seguirmi cogli occhi: sedette sopra una rupe, +la testa volta dalla mia parte, e mandandomi di +tanto in tanto un latrato lamentoso, restò allo stesso +posto immobile e gemente, fino a che la disposizione +del terreno me lo ebbe celato: ma anche non vedendolo +più, udiva i suoi lai. +</p> + +<p> +Il giorno stesso mia madre mi condusse alla città +distante circa un mezzo miglio dalla masseria. Ella +andava a pagarvi il primo trimestre della mia pensione, +ed a far prendere le misure delle mie vesti, +che venivan fatte dallo stabilimento, onde non vi +avesse diversità fra le alunne. +</p> + +<p> +Era il mercoledì: dovevo entrare al convitto il +vegnente lunedì. La direttrice promise di dirigere la +passeggiata della domenica verso la fattoria, affinchè +si potesse provarmi l’uniforme. Era una festa +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +per le allieve che dovevano farvi colezione con uove +fresche e latte caldo. +</p> + +<p> +Il convegno si fissò per le nove; mia madre s’incaricò +di preparare il tutto. +</p> + +<p> +Per la prima volta conobbi la potenza dell’oro. +Mia madre, il dì innanzi povera fantesca di masseria, +cui parlavasi aspramente come ad una serva +dell’ultimo grado, pareva essersi rialzata, naturalmente, +tacitamente senza che alcuno facesse obbiezione, +al rango di sorvegliante agli altri domestici. +E tutto ciò perchè le si avea visto fra mani un biglietto +da cento lire, che, se venivale dalla sorgente attribuitale, +doveva piuttosto abbassarla che ingrandirla. +</p> + +<p> +La sera io mi coricai accanto a mia madre, in un +letto che mi si fe’ su due sedie e sotto al quale si +celò il fedele mio Black, che mi festeggiò rivedendomi, +come se avesse temuto di perdermi per sempre. +</p> + +<p> +Durante i tre o quattro anni decorsi e che si eran +dileguati senza altro mutamento che quello delle +stagioni, io non aveva mai avuto l’idea di trovare +un giorno più lungo dell’altro: non avevo mai bramato +di affrettare il passo del tempo: mi alzavo col +giorno e mi coricavo col sole: dividevo il mio pane +con Black; isbricciolavane il resto agli uccelli; mi +facevo corone di fiori; mi specchiavo nella sorgente; +sognavo senza saper che, e giungeva la sera senza +che avessi misurato a quale distanza essa fosse dal +giorno. +</p> + +<p> +Non era più così: un mutamento completo s’era +operato nel mio spirito: i minuti s’eran fatti ore; le +ore giorni; ed i giorni anni: mi parea di non giungere +mai a quella benedetta domenica, in cui, abbandonati +i miei cenci, indosserei quell’abito cilestre, +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +due volte per me color del cielo, e quel grazioso +cappello di paglia, aureola delle vaghe mie +prime ambizioni. — Desta, io aveva confuse e incoerenti +visioni quali si hanno nei sogni: avrei voluto +salire una montagna, alta tanto da vedere al +disopra della cinta di monti che ne circondava: non +avevo idea alcuna di ciò che potea trovarsi al di +là, ma certamente ciò doveva esser più bello di +quel che vedevo. +</p> + +<p> +Oimè! in tutta la mia vita volli raggiungere le +più alte cime, e vedere al di là dell’orizzonte, che +Dio mi accordava! +</p> + +<p> +Il giorno tanto desiderato giunse finalmente: non +dormii punto la notte che il precedette: prima assai +dell’apparire dell’aurora io era in piedi: mia +madre si alzò quasi subito dopo: ella pure avea +comprato nuovi abiti, e quel giorno diede al suo +acconciamento un’insolita cura. Il suo vestito era +quello dei montagnuoli del paese di Galles, e per +la prima volta m’avvidi che mia madre dovea essere +stata molto vezzosa: era bella ancora. +</p> + +<p> +Ultimata la sua toeletta, ella si occupò di me; pettinò +i miei capelli, che erano magnifici e per natura +inanellati; e, avvedendosi che io era coperta +dalla sola camicia, volle rimettermi gli abiti del dì +innanzi; ma io rifiutai ostinatamente, dicendole che +sperava bene, deponendoli la sera precedente, di +essermene separata per sempre. +</p> + +<p> +Siccome il suo abbigliamento mi parea molto +bello, le chiesi se era tanto ricca da farmene regalo +d’uno simile: ella me ne promise uno più bello +ancora, se dopo un mese la direttrice fosse stata +contenta di me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +Mi proposi di meritarlo. +</p> + +<p> +Per non rimettere i miei abiti del dì innanzi mi +ricoricai, ed attesi le 9 dal mio letto. +</p> + +<p> +Finalmente un gioioso cicalio, simile a quello +d’uno stormo di capinere, mi annunciò l’arrivo delle +mie future compagne: mia madre che sapeva la +mia impazienza entrò tosto con una sotto maestra +che mi portava l’uniforme. +</p> + +<p> +Il mio corredo si componeva di due vestiari completi +esattamente eguali di forma: solo quello delle +domeniche era di stoffa più fina: — tutti gli altri +oggetti dalle calze ai colletti, erano a mezze dozzine. +</p> + +<p> +Io non potea credere che tutte quelle ricchezze +deposte sul mio letto fossero mie. — Mia madre ne +chiese il prezzo e li pagò: solo allora credetti la +mia proprietà assicurata; quattrocento franchi ne +pagarono l’acquisto. — Non avevo visto mai tanto +denaro. +</p> + +<p> +La mia toeletta ebbe principio. — Le misure erano +state prese da un’abile mano, giacchè tutto mi andava +per eccellenza: in capo a dieci minuti era +pronta. +</p> + +<p> +Un frammento di specchio, nuovo lusso nella camera +di mia madre, mi permise di vedermi. Gettai +un grido di gioia; mi vidi ben più bella che nella +fontana: il mio gran cappello di paglia dagli ondeggianti +velluti azzurri mi stava a meraviglia, — e +spesso in seguito, anche all’epoca della mia più +alta fortuna, quando volevo trar partito di tutta la +mia bellezza, non sceglievo altra acconciatura che +quella della piccola alunna di Hawarden! +</p> + +<p> +Non feci che uno sbalzo dalla mia camera al cortile +e dal cortile al giardino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +Tutto il collegio era là: sessanta fanciulle presso +a poco dell’età di otto a quindici anni. +</p> + +<p> +Elleno mi guardarono più con curiosità che simpatia. +</p> + +<p> +Una delle grandi disse: — +</p> + +<p> +— Non c’è male per una piccola contadina. +</p> + +<p> +Un’altra rispose: +</p> + +<p> +— Sì, ma ha l’aria goffa. +</p> + +<p> +Il mio cuore si serrò. +</p> + +<p> +Al mio entrare nel mondo, vi era ricevuta dal disprezzo +e dal sarcasmo. +</p> + +<p> +Restai in piedi, muta, immobile, sentendo il rossore +della vergogna salirmi alla fronte. +</p> + +<p> +— Bambina, mi disse una terza, va a dire alla +masseria che ci si portino le uova ed il latte. +</p> + +<p> +Il mio orgoglio si rivoltò. +</p> + +<p> +— Scusate, signorina, le dissi, io non sono, parmi, +la domestica di alcuna di voi. +</p> + +<p> +— No, ma siccome vostra madre è quella della +masseria, disse la prima che avea parlato, ella avrà, +spero, la bontà di servirci. Noi abbiamo fame. +</p> + +<p> +Mia madre esciva in quell’istante: mi gettai fra +le sue braccia piangendo: ella mi chiese donde venissero +le mie lagrime. +</p> + +<p> +In due parole le narrai il tutto. +</p> + +<p> +La castalda ci ascoltava: ella si avvicinò alle +alunne. +</p> + +<p> +— Signorine, diss’ella, la mia fattoria non è un +albergo: io vendo le mie uova, il mio latte ed il mio +burro al mercato, ma non qui. A preghiera della +mia amica madama Lyon io era felice di offerirvi +tutto ciò, ma se l’ospitalità ha i suoi doveri, ha +eziandio i suoi diritti, ed uno di questi è il non +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +essere insultati. Reclamo io dunque questo diritto, +e per me, e per tutte le persone che fan parte della +mia casa. +</p> + +<p> +— Ben detto, madama, disse la direttrice, vi ringrazio +della lezione che io stessa stavo loro per dare, +ma non l’avrei data sì buona. Quelle fra queste +signorine, che vorranno mostrarsi degne dell’onore +che voi fate loro, andranno elleno stesse a prender +la loro colezione; e vi ringrazio anticipatamente in +nome di tutte le vostre convitate e mio; — quelle +che non andranno, faran senza della refezione: — ecco +tutto, signorine. Chi mi ama mi segua. +</p> + +<p> +E la direttrice, che chiamavasi mistress Colmann, +diede l’esempio, dirigendosi verso la casa seguita +dalle alunne, meno le tre che mi avevano rivolta +direttamente o indirettamente la parola. +</p> + +<p> +Un momento dopo madama Colmann uscì dalla +masseria tenendo da una mano un cestellino pieno +d’uova, e dall’altra un’immensa scodella di latte fumante. +</p> + +<p> +Le due sotto-maestre la seguitavano portando +ognuna com’ella uova e latte. +</p> + +<p> +La massara e mia madre venivano lor dietro con +due enormi pani dalla corteccia bianca e appetitosa. +</p> + +<p> +Ogni alunna portava il suo piatto, la sua forchetta, +il suo cucchiaio ed il suo coltello. +</p> + +<p> +Tutte sedettero sull’erba attorno a madama Colmann +ed alle due sotto-maestre. +</p> + +<p> +Le tre ribelli sole in piedi formavano un gruppo +a parte. +</p> + +<p> +— Madama Davison, dissi io alla massara, volete +voi darmi sei uova in un cestellino, una scodella +di latte caldo, e tre tazze? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +</p> + +<p> +Ella comprese la mia intenzione, e baciandomi +in fronte, mi diede ciò che io le chiedevo. +</p> + +<p> +Uscii dalla fattoria portando il mio cestellino, la +scodella e le tre tazze alle tre espulse. +</p> + +<p> +— Signorine, lor diss’io, volete voi perdonarmi +di essere la cagione del castigo datovi? +</p> + +<p> +— Grazie, rispose la maggiore delle tre, non abbiamo +fame. +</p> + +<p> +— Emma, disse la direttrice, venite ad abbracciarmi +e sedermi vicina: voi siete una buona fanciulla. +</p> + +<p> +Io posai il cestino d’uova, il latte e le tazze appiè +delle tre renitenti, ed andai a sedermi accanto +a mistress Colmann. +</p> + +<p> +Ella avea detto il vero; sì, io era una buona bambina. — È +colpa mia o del mondo se sono divenuta +la perversa creatura, che si prostra ora dinanzi a +voi, o mio Dio! +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +</p> + +<h2>II.</h2> +</div> + +<p> +Dopo la colezione, cui le tre grandi alunne assistettero +senza parteciparne, tutte le fanciulle condotte +da madama Colmann tornarono in città. +</p> + +<p> +Il mattino innanzi sarebbe stato mio maggior desiderio +di entrare il giorno stesso in collegio, ma +dopo quel che era avvenuto, il mio entusiasmo s’era +raffreddato, e chiesi a mia madre il permesso di rimanere +quel dì ancora alla masseria. Fu dunque +stabilito ch’ella mi condurrebbe al convitto la mattina +del domane. +</p> + +<p> +Nel lasciarmi, madama Colmann che, avendo visto +la reazione operatasi in me, temeva di perdere una +alunna, mi fece mille carezze, e incitò alcune delle +fanciulle più piccole a far altrettanto, ma io sentii +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +bene che sarei sempre per quelle signorine <i>la piccola +contadina, la figlia della domestica della masseria</i>. +</p> + +<p> +Mi dilungo su questi dettagli, che sembreranno +forse a primo aspetto puerili, perchè questi ed altri, +onde avrò occasione di parlare in seguito, ebbero +una grande influenza sulla mia vita. I fiori devono +il loro splendore ed il loro profumo, i frutti +il loro gusto e la loro bellezza, non solo alle cure +più o meno abili e premurose del giardiniere che +li coltiva, ma anche alla temperatura atmosferica +in cui il caso li pose. Il peccato mio originale era +l’orgoglio; il vento dello scherno e del dispregio, +soffiandovi sopra, non fe’ che infiammarlo invece +di spegnerlo; e come Satana, il più bello ed il più +amato di tutti gli angeli, io, povera creatura umana, +caddi per orgoglio. +</p> + +<p> +Uscite madama Colmann e le alunne, mossi verso +la collina, ove, per tre o quattr’anni, aveva guidato +il mio piccolo gregge. A questa collina convenivano +la domenica alcune persone della città: tutte quelle +della masseria mi avevano già veduta nel mio nuovo +splendore; l’impressione prodotta su loro al mio +primo apparire non potea più rinnovarsi; cercai dunque +da nuovi sguardi nuovi encomi. +</p> + +<p> +Di fatto nel salire la collina, col mio gran cappello +di paglia, i miei lunghi capelli al vento, le +guance porporine, incontrai varj gruppi d’individui +che mi guardarono: alcune voci dissero: — Ecco +una bella fanciulla. — Una sola chiese: — Non +è ella la piccola guardiana del gregge di madama +Davison? — +</p> + +<p> +Oimè, sì, era ben quella. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +</p> + +<p> +Questa domanda, che del resto non avea nulla di +malevolo, avvelenò tutta la gioia datami dalle lodi +precedenti: — caddi in una triste meditazione, e seguii +ad occhi bassi il mio cammino, lasciandomi ad +uno ad uno cader di mano i fiori, che avevo raccolti +per farmene una corona. +</p> + +<p> +Ad un tratto udii i festevoli latrati d’un cane, e +Black, che m’avea da lunge riconosciuta, si slanciò +a me incontro, posandomi addosso le sue zampe: la +povera bestia non si dava pensiero degli abiti ch’io +portava, e credeasi sempre permesso di trattare la +fiera alunna di madama Colmann come la piccola +guardiana di pecore. Un — <i>va via, Black</i>, — accompagnato +da un colpo di verga sulle irrispettose sue +zampe, che gli strappò un grido di dolore, fu la +sola ricompensa che ottenne per l’atto tenero questo +amico, uno dei più antichi e più fedeli ch’io +m’ebbi. +</p> + +<p> +Black si allontanò ad orecchi bassi, e scuotendo la +testa come se parlasse e rispondesse a sè stesso. +</p> + +<p> +Il piccolo pastore, che m’avea surrogata a guardia +del gregge, si alzò, vedendo ch’io m’appressava, e +mi disse quando gli fui vicina: +</p> + +<p> +— Ah! siete voi, madamigella Emma! Quanto siete +bella! +</p> + +<p> +Gli sorrisi; era il solo complimento senza misto +d’amaro ch’io avessi ancor ricevuto. Gliene seppi +buon grado: si vedrà l’influenza che queste parole +ebbero più tardi sul mio destino. +</p> + +<p> +— Buon giorno, Dick,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> gli rispos’io, tu sei un buon +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +figliuolo e saresti bello tu pure se fosti meglio vestito. +</p> + +<p> +— Oh! io, seguitò egli, non sono che un povero +contadino, nè muterò probabilmente mai il mio vestito; +ma voi pare si sia saputo che siete una signorina. +</p> + +<p> +Egli faceva allusione alle voci sparse intorno, circa +una relazione che avrebbe avuto mia madre col conte +di Halifax, dopo ch’ella ebbe ricevuto da quel signore +cento lire sterline. +</p> + +<p> +Non gli risposi, perchè non comprendeva ciò ch’egli +volesse dire: gli chiesi nuove di sua sorella, fanciulla +presso a poco della mia età, che serviva in +una fattoria vicina alla nostra, e che avea nome Amy +Sturg. +</p> + +<p> +— Oh, diss’egli, ella sta bene, e sarebbe lieta di +vedervi così bene abbigliata. +</p> + +<p> +— Credi? gli chies’io. +</p> + +<p> +— Certo, rispos’egli: ella vi ama molto, madamigella +Emma, e non è punto invidiosa della fortuna +altrui. +</p> + +<p> +Era giunta vicino alla fontana: mi chinai per guardarmivi, +ma non osai, — ne ignoro il perchè, — in +presenza di Riccardo dare alla mia immagine il bacio +ch’io le dava quand’era sola. +</p> + +<p> +— Oh! disse Riccardo ridendo, guardatevi nelle +nostre sorgenti, un giorno vi guarderete in grandi +specchi dorati, quali ve n’ha nella bottega del mercante +di Hawarden. Quando passerete dinanzi la sua +porta, potrete fermarvi e guardarvi dalla testa ai +piedi senza che ciò vi costi nulla. +</p> + +<p> +Sedetti vicino alla fontana non pensando più a +cercare in essa un’incompleta riproduzione della +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +mia immagine, ma vagheggiando di vedermi dinanzi +ad un grande e bello specchio dorato, in una camera +elegantemente addobbata, dai tappeti turchi, +dalle cortine di seta cilestri come il mio abito, dai +mobili riccamente ornati. Chiusi gli occhi per non +veder più la realtà, e concentrarmi nel mio sogno. +</p> + +<p> +— Oimè! quante volte ho io avuto di questi sogni, +profetici baleni dell’avvenire! +</p> + +<p> +Donde poteano venirmi questo visioni di cose incognite? +Forse i primi miei sguardi avevano veduto +splendori prontamente svaniti, ma che aveano lasciato +nella mia giovine mente i riverberi d’un mondo +anteriore. Quando io parlava di queste vaghe rimembranze +a mia madre, ella si contentava di rispondermi +che io aveva probabilmente avuto a matrina +una fata, che la notte mi avea fatta viaggiare nei +suoi palazzi. +</p> + +<p> +Questa volta ancora la mia matrina mi prese per +mano, e per più d’un’ora mi fe’ trascorrere i suoi +fantastici dominj. +</p> + +<p> +Mi riscossi sorridente e lieta, e riaprendo quegli +occhi che avean traveduti i più vaghi colori dell’arcobaleno: +</p> + +<p> +— Addio, Dick, gli dissi; domani entro in collegio, +ma i giovedì e le domeniche ritornerò alla masseria, +e di tanto in tanto verrò qui per vederti. +</p> + +<p> +E mi allontanai senza pensare a Black: il povero +animale, che non avea compreso il mio accoglimento, +non comprese il mio addio. Mi seguì di qualche +passo, ma men lungi della prima volta, e sedette +per guardarmi a scendere la collina. +</p> + +<p> +Volsi un ultimo sguardo a quell’angolo che fu +l’Eden della mia fanciullezza, e che io riveggo ancora +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +col suo boschetto di querce e di ginepri, col +suo poggio coperto d’un tappeto di surcelle rosse +colla sua sorgente d’acqua viva, che va a cadere nella +vallata a piccole cascate. — Black mi guardava con +occhio triste, come fanno gli amici disconosciuti: io +non pensai neppure a chiamarlo nè a consolarlo: la +povera bestia avea al vedermi tentato di farmi comprendere +il suo affetto, ma non avea potuto dirmi, +come Dick, che io era bella. +</p> + +<p> +Fu questa la mia prima ingratitudine. +</p> + +<p> +Si vedrà invece come fui riconoscente, e troppo, a +Dick. +</p> + +<p> +Il domane, siccom’era convenuto, mia madre mi +condusse da madama Colmann. Vi fui ricevuta come +si riceve ogni alunna che entra in collegio, ogni +monaca che fa noviziato. Le sotto maestre ebbero +raccomandazione di usarmi indulgenza, e madama +Colmann condusse ella stessa mia madre in dormitorio, +le fe’ visitare il letto preparato per me, e le +mostrò ad uno ad uno gli oggetti di toeletta che mi +erano destinati. +</p> + +<p> +Tutti quei nuovi oggetti, che erano per me un avviamento +al lusso, mi fecero tollerare gli sguardi +sdegnosi delle mie nuove compagne; e presi commiato +dalla mia povera madre, assai più commossa +di me, senza versare troppe lacrime. +</p> + +<p> +Fui interrogata su quel che sapevo; l’esame non +fu lungo: non sapevo assolutamente che le mie preghiere, +secondo il rito anglicano, nel quale ero stata +educata. Di lettura e scrittura non avevo mai avuto +notizia: mi fu dunque forza cominciare dall’alfabeto, +e, malgrado i miei nove anni, che già mi davan la +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +pretensione di essere una giovinetta, entrare nella +classe delle bambine di cinque a sei. +</p> + +<p> +Fu una grande umiliazione per me; ma in questa +occasione il mio orgoglio, che spesso mi fu tanto +fatale, mi servì; vergognandomi della classe in cui +mi trovava, feci sforzi inauditi per innalzarmi alle +classi superiori. — In capo a due o tre mesi leggeva +passabilmente e cominciava a scrivere: mi si fe’ allora +passare nella classe dell’aritmetica e dell’inglese, +ove trascorsi sei mesi, dopo i quali fui ammessa +in quella classe che chiamavasi delle grandi. — Là +imparavasi la geografia, la storia, la musica ed il +disegno. +</p> + +<p> +Avevo già fatto qualche progresso in queste due +arti, quando un bel mattino mia madre, piangendo, +venne a dirmi che il mio protettore, il conte di Halifax, +s’era ucciso subitamente cadendo da cavallo, +ed era morto senza nulla lasciarci. +</p> + +<p> +La mia pensione era pagata per un mese ancora; +ma dopo questo mese mia madre sarebbe stata obbligata +ad interrompere la mia educazione, non +avendo mezzo di pagarne le spese. +</p> + +<p> +La novella che la piccola contadina, i cui progressi +aveano spesso assai umiliate le belle signorine, sarebbe +astretta di tornar a guardare i suoi montoni, +cagionò una gioia generale nella classe delle grandi, +dove facean parte le mie tre prime nemiche, che +mi avevano serbato un rancore inglese. Ispirai qualche +rammarico nelle classi inferiori, ove passando +mi avea fatta qualche amica; madama Colmann finse +d’asciugarsi una lacrima nel lasciarmi, per dare il +buon esempio alle sue alunne, ma si guardò bene +dall’offerirmi di continuar <i>gratis</i> la mia educazione, +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +sebbene mi avesse più d’una volta detto, soprattutto +quando mia madre veniva a pagarle il trimestre, che +io sarei fra uno o due anni la gloria del suo istituto. +</p> + +<p> +Lasciai il collegio, portando meco, per unica consolazione, +i miei oggetti di toeletta ed un uniforme +nuovissimo, coll’ingiunzione però fattami da madama +Colmann di non servirmene, non facendo io +più parte del suo istituto. +</p> + +<p> +Del resto me ne andai dopo 18 mesi, recando dalla +casa di madama Colmann una educazione abbozzata +su tutti i punti, ma imperfetta su tutti. Sapea leggere +e scrivere; un po’ d’aritmetica, un po’ di geografia, +un po’ di storia, i primi elementi di disegno +e di musica, vale a dire, a parte la lettura e la +scrittura, nulla che potesse essermi utile. Non era +abbastanza per sovvenire alla mia salvezza; ma, dagli +orizzonti traveduti, era più che non abbisognasse +per la mia perdizione. +</p> + +<p> +Mia madre pure avea ricevuto la ripercussione +della sventura che mi colpiva. Saputo che ella era +ridivenuta la povera vedova senza risorse, la massaia +l’aveva risospinta alla sua prima posizione, vale +a dire a domestica della fattoria. +</p> + +<p> +Quanto a me, per metà signorina quale era diventata, +non era più atta a nulla; non potea tornare +a custodire il gregge come una pastorella di +Marmontel col mio abito color di cielo e il mio +gran cappello di paglia. Si cercò dunque per me +un’occupazione diversa. +</p> + +<p> +Un giorno la sorella di Dick, Amy Strog, venne ad +annunziarmi che sua madre mi aveva trovato il posto +nella famiglia del signor Tommaso Hawarden, che +portava non so perchè il nome della città che abitava, +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +cognato dell’ultimo Alderman Boydel e padre dell’illustre +chirurgo di Leicester Square. Questo posto, +che riuniva le incumbenze di aia de’ fanciulli e d’istitutrice +per la prima età, era ben lungi dal corrispondere +ai miei sogni d’ambizione; ma bisognava +vivere, e non aveva la scelta dei mezzi. +</p> + +<p> +Mi si compose un corredo dei resti di quello del +collegio, si trasformò la mia veste azzurra in una +veste ordinaria; e siccome io guadagnava dodici +scellini al mese ed il vitto, si lasciò a cura della mia +economia lo arricchirmi d’altri oggetti. +</p> + +<p> +Fu una grande umiliazione per me il rientrare in +Hawarden in una posizione poco dissimile dalla +servitù, ma era questo uno dei primi capricci del +Dio Caso, che pare aversi fatto un gioco di innalzarmi +ed abbassarmi a vicenda. +</p> + +<p> +Voi siete testimonio, o mio Dio, se dall’imo dell’abbassamento, +da cui non ho più speranza di +rialzarmi, vi benedico e v’imploro col cuore più riconoscente +di quel che non ebbi al sommo della +grandezza! +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +</p> + +<h2>III.</h2> +</div> + +<p> +Entrai presso il signor Tommaso Hawarden il 20 +settembre 1778: potevo avere dai 12 ai 13 anni. +</p> + +<p> +Il signor Hawarden era un vero antico puritano, +grave e giusto in ogni cosa. Sua moglie era dal +canto suo fredda e severa: i bimbi, su cui doveva +vegliare, erano figli della lor figlia unica, morta +etica durante un viaggio del padre loro in America. +</p> + +<p> +Erano tre: i due maggiori avevano 4 o 5 anni; +l’ultimo era ancora lattante. +</p> + +<p> +Un gran oriuolo a pendolo, simile a quello dello zio +Tobia, pareva essere la divinità regolatrice della casa: +tutti i sabati a mezzogiorno lo si caricava, e mediante +questa cura, cui non vidi il signor Hawarden mancare +una sola volta, tutta la settimana si trascorreva +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +congegnata a ruote non meno esatte di quelle +del pendolo. +</p> + +<p> +Voi mi domanderete chi rimpiazzava il signor Hawarden +nel caricare l’oriuolo al sabbato a mezzogiorno, +se egli doveva assentarsi. Vi risponderò +che il signor Hawarden, sapendo di avere al sabbato +quest’importante occupazione, veniva a casa a undici +ore e mezza se era fuori, ovvero se dovea sortire +non se ne andava che a mezz’ora dopo mezzogiorno. +</p> + +<p> +Durante un anno, che io passai presso il signor +Hawarden, nol vidi mai fare un passo più veloce +dell’altro, mai dire una parola più forte dell’altra, +mai sorridere una sola volta, mai una volta sola +adirarsi, mai rifiutare una sola occasione di far il +bene, mai commettere un’ingiustizia per quanto +leggera la fosse. +</p> + +<p> +Madama Hawarden era letteralmente l’ombra del +suo sposo. Ella facevami l’effetto di quelle buone +donne che indicano sul barometro il bel tempo e la +pioggia, ove la donna esce o rientra dietro al marito +ripetendone i gesti, aprendo l’ombrello s’egli +lo apre in segno di tempesta, chiudendolo s’egli lo +chiude ad indicare il sole. +</p> + +<p> +Il signor Tommaso Hawarden doveva esser ricco, +per quanto non abbia visto splendere altro denaro +che i dodici scellini ch’io riceveva tutti i primi del +mese, alle 10 del mattino colla esattezza ordinaria, +dalla mano scarna e bianca come l’avorio di madama +Hawarden. Tutta la casa apparteneva ai due coniugi: +guardava da una parte sulla strada principale +della città, dall’altra sopra un giardino dai viali +sparsi di sabbia marina, dalle aiuole circuite di bossolo, +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +dai tassi tagliati a piramidi. Un giardiniere +avea cura di questo giardino, in cui non vidi mai +una foglia secca, un fiore divelto: i fanciulli vi passeggiavano, +ma sapeano di non avere il diritto di +trastullarvisi, ed esser loro proibito di toccare i fiori +ed i frutti. +</p> + +<p> +In estate ci alzavamo alle sei; alle sette in inverno. +Alle otto, tutta la famiglia, padroni e servi, entravamo +in una specie d’oratorio, ove sopra un seggio +stava una Bibbia dai fermagli d’acciaio. Il signor +Hawarden leggeva questa Bibbia e una preghiera, +cui sua moglie rispondeva — Amen. — Finita la +lettura e chiusa la Bibbia, entravasi nella sala da +pranzo, ove era imbandita una colezione, composta +di latticini, di burro e di latte: un gran vaso da +thè, al quale ognuno aveva il diritto di ricorrere a +volontà, ma a cui pareva tacitamente convenuto che +non si ricorrerebbe che due volte, conteneva una +dozzina di tazze: eravamo cinque a tavola, il signor +Hawarden, madama Hawarden, i due fanciulli ed io, +che, grazie alla parte delle mie attribuzioni che innalzavami +al grado d’istitutrice, aveva il diritto, +poco invidiato del resto dagli altri domestici, di +mangiare al tavolo del padroni. +</p> + +<p> +Quando il pendolo faceva sentire quel rumore che +negli orologi di questo genere precede il suono delle +ore, ci alzavamo tutti da tavola, era per ciò rarissimo +che qualcuno si trovasse ancora in sala quando +suonava la mezza. +</p> + +<p> +A mezzogiorno preciso si andava a pranzo, eccettuato +il sabato in cui tardavasi d’un minuto, perchè +il signor Tommaso Hawarden caricasse il pendolo. +Senza essere di lusso, il pranzo era convenevole: la +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +bevanda ordinaria era la birra; ma ognuno riceveva +in una piccola bottiglia un bicchierino di vino +di Bordeaux che dovea servire pel pranzo e la cena: +i fanciulli, un mezzo bicchiere. Il pranzo durava +un’ora. +</p> + +<p> +A cinque ore si merendava con dei sandwich, del +pane di segale, del burro e qualche dolce; veniva +in campo la thetiera della colazione, il thè costituiva +la sola bevanda, e, come la colezione, la merenda +durava mezz’ora. +</p> + +<p> +Alle otto si cenava: la cena era presso a poco la +ripetizione del pranzo, tranne che i fanciulli non vi +assistevano: alle sette e mezzo si dava loro una fetta +di pane coperta di burro, o miele, a loro scelta, e +poi si coricavano. +</p> + +<p> +Non li ho mai uditi a piangere una sol volta, a +meno che cadendo non si facessero molto male. +</p> + +<p> +Il giovedì dopo pranzo si metteva il cavallo al +calessino. I bimbi, la nutrice ed io vi salivamo, ed +il cocchiere ci conduceva in qualcuno dei prati che +confinano colla città di Hawarden. +</p> + +<p> +Allora era per noi tutti una festa. Il peso, che la +diacciata atmosfera della casa aggravava sui nostri +petti, si sollevava; perfino il lattante parea più +lieto: la nutrice passeggiava, e i due fanciulli correvano +meco nell’erba, cogliendo fiori ed inseguendo +farfalle. +</p> + +<p> +I bambini mi adoravano perchè io era bambina +com’essi. +</p> + +<p> +Il sabato sera, dopo cenato, la vettura attendeva +alla porta. Tutti vi salivano, eccetto il giardiniere +che rimaneva a guardia del giardino e della casa, +incamminandosi verso <i>la campagna</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +</p> + +<p> +Chiamavasi <i>campagna</i> un gran poggio, sito a due +leghe e mezza da Hawarden, fra Chester e Flint, sulle +rive della Dee, presso a poco ad un quarto di lega +del luogo ove si getta nel mar d’Irlanda, o piuttosto +nel golfo che vi comunica. +</p> + +<p> +Si impiegavano due ore e dieci minuti a fare la +strada, mai più, mai meno; il cocchiere frustava tre +volte il suo cavallo; la prima volta partendo, la seconda +volta a mezza via, la terza arrivando al +viale. +</p> + +<p> +La prima volta che vidi il mare ebbi una profonda +sensazione; quantunque il golfo della Dee sia assai +stretto, potevasi da un monticello scoprire all’orizzonte +il largo mare: stesi le braccia verso l’infinito, +con un gesto appassionato, come se avessi visto l’eternità. +</p> + +<p> +La domenica, che durante i sette bei mesi di primavera, +d’estate e d’autunno, trascorremmo invariabilmente +alla campagna, era consacrata alla preghiera +ed al passeggio; in quel giorno io aveva la +direzione dei bimbi non solo dopo colazione, come +il giovedì, ma ancora dopo pranzo. +</p> + +<p> +Ivi non avevamo bisogno di carrozzino. La campagna +posta sulla destra riva della Dee, fra la riviera +ed il golfo, ci offeriva a scelta o la spiaggia +del mare per raccogliervi conchiglie, o l’argine della +riviera per cogliervi fiori. Tutto il terreno compreso +fra il fiume ed il mare poteva offerirci una passeggiata +di tre quarti di lega. +</p> + +<p> +Là la libertà era ancor più grande che il giovedì +nei prati di Hawarden: insomma erano due giorni +di sole per cinque giorni di ombra: la mia vita non +è sempre stata così ben divisa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +</p> + +<p> +Un giorno, — era la domenica della prima settimana +del maggio 1777, — verso le due pomeridiane, +alla nostra seconda escita del giorno, vedemmo in +riva al mare una bella barca guidata da 4 o 5 rematori. +I banchi a poppa erano coperti di tappeti +e ornati di cuscini in velluto. +</p> + +<p> +Qualche passo più oltre un uomo era seduto sopra +uno sgabello, e disegnava una contadina del paese +di Galles, che avea fra le braccia un bambino: una +giovin donna stavagli a fianco in piedi e guardava +al di sopra della spalla i progressi del disegno. +</p> + +<p> +L’uomo e la giovine, benchè indossassero abiti da +campagna, erano vestiti con ricercata eleganza: divinavasi +che erano abitanti di Londra smarriti nel +Flintshire. +</p> + +<p> +I fanciulli, spinti dalla curiosità, mossero verso il +gruppo: io li richiamai, ma quanto erano obbedienti +in casa, tanto erano caparbi quando si sentivano in +libertà; non mi risposero, e continuarono a correre +fino a che giunsero l’uno vicino alla dama, l’altro +al disegnatore. +</p> + +<p> +Ambedue si volsero. +</p> + +<p> +— Ecco un bel fanciullo, disse l’uomo posando la +sua mano sul capo del fanciullo come per vederlo +meglio. Come vi chiamate, mio piccolo amico? +</p> + +<p> +— Edoardo, rispose il bimbo. +</p> + +<p> +— E voi, madamigella? chies’egli alla bambina. +</p> + +<p> +— Sara, rispos’ella. +</p> + +<p> +— Non è egli strano, Arabella? seguitò il pittore, +sono i nomi dei due miei figli. +</p> + +<p> +Poi con un sospiro: +</p> + +<p> +— Essi aveano l’età loro l’ultima volta ch’io li +vidi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +</p> + +<p> +E restò pensoso senza curarsi di ripigliare il suo +disegno. +</p> + +<p> +Frattanto gli occhi della dama s’erano fissati su +me, e pareano inchiodati al mio viso. +</p> + +<p> +— In fede mia, mormorò ella, ecco una splendida +creatura. Osservate dunque, Romney. +</p> + +<p> +E gli posò la mano sulla spalla a destarlo dalla +sua meditazione. +</p> + +<p> +Egli scosse il capo come uomo che volesse scacciar +dal suo spirito un triste ricordo. +</p> + +<p> +— Che dite, Arabella? domandò egli. +</p> + +<p> +— Dico che vi voltiate, e guardiate dietro a voi +invece di guardarvi dinanzi. +</p> + +<p> +Il pittore guardò dalla mia parte, e parve compreso +da meraviglia. +</p> + +<p> +— Avvicinatevi, madamigella, mi disse la dama, +e lasciate che vi guardiamo a nostro bell’agio: +siete bella abbastanza perchè si abbia piacere a vedervi. +</p> + +<p> +Il mio volto arrossiva per vergogna, ma il mio +cuore gioiva: non era più un piccolo pastore che +dicevami bella; non erano più sprezzanti compagne +che mi trovavano bella, e mi rimproveravano d’esser +goffa; erano un signore ed una signora di città che +mi ammiravano francamente e senza restrizione. +</p> + +<p> +Mi appressai macchinalmente. +</p> + +<p> +Il pittore mi stese la mano; gliela diedi. +</p> + +<p> +— E qual mano, non dirò ella ha, ma ella avrà, +seguitò il pittore: guardate, Arabella. +</p> + +<p> +— Oh! credete pure che la guardo con egual piacere +di voi, Romney. Io non sono, la Dio grazia, gelosa. +Puossi chiedervi il vostro nome, madamigella? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +</p> + +<p> +— Mi chiamo Emma, madama, risposi. +</p> + +<p> +— E l’età vostra? chiese il pittore. +</p> + +<p> +— Devo avere presso a poco quattordici anni, signore. +</p> + +<p> +— Come, dovete avere...? +</p> + +<p> +— Mia madre non mi ha detto mai precisamente +la mia età. +</p> + +<p> +— È la figlia di qualche duchessa, disse Romney. +</p> + +<p> +— No, signore, rispos’io; sono la figlia d’una semplice +contadina. +</p> + +<p> +— Questi due fanciulli, chiese la dama, sono fratello +e sorella vostri? +</p> + +<p> +— No, madama: i loro genitori li hanno affidati +alla mia custodia, ed io insegno loro a leggere e a +scrivere. +</p> + +<p> +— Dite dunque, Romney, disse la dama curvandosi +verso il pittore per parlargli sottovoce; qual +fortuna farebbe ella a Londra con un fisico come +il suo? +</p> + +<p> +— Non vogliate perderla, tentatrice. +</p> + +<p> +Poi volgendosi a me: +</p> + +<p> +— Miss Emma, mi diss’egli, vorreste voi rendermi +un gran servigio? +</p> + +<p> +— Volontieri, signore, e quale? +</p> + +<p> +— Volete voi star ferma cinque minuti, affinchè +io faccio uno schizzo di voi. +</p> + +<p> +— Con piacere, signore. +</p> + +<p> +— Allora rimanete come vi trovate in questo momento. +</p> + +<p> +Restai: egli fe’ un mezzo giro sul suo sgabello, e +in meno di dieci minuti ebbe fatto all’acquarello +un grazioso schizzo di me stessa. +</p> + +<p> +Seguii avidamente il pennello sulla carta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<p> +Quando fu ultimato, mi mostrò il disegno. +</p> + +<p> +— Vi riconoscete voi? mi chies’egli. +</p> + +<p> +— Oh! gli diss’io, arrossendo questa volta dal piacere, +non sono così bella. +</p> + +<p> +— Mille volte di più, — ma, vedete voi, Arabella, +per questa trasparenza di carni, per questa limpidezza +di sguardo, per questi morbidi capelli, abbisogna +l’olio. — Venite a Londra, madamigella, quando +sarete stanca d’abitare la provincia; e per ogni seduta +d’un’ora, che vorrete, spero, accordarmi, vi +darò quel che vi si dà in un anno per l’educazione +di questi bimbi. +</p> + +<p> +— Chiamatemi ancor tentatrice, Romney. +</p> + +<p> +— Fate a vostra volta le vostre proposte, Arabella, +non ve lo impedisco. +</p> + +<p> +— Oh! quanto a me, se venite a Londra, madamigella, +e vi contentate del posto di semplice dama +di compagnia a dieci lire il mese, mi troverete sempre +lieta di ricevervi. Datemi un pezzo di carta e +una matita, Romney. +</p> + +<p> +— Che volete farne? +</p> + +<p> +— Dare il mio indirizzo a questa bella fanciulla. +</p> + +<p> +— A quale scopo, disse Romney alzando le spalle. +</p> + +<p> +— Chi sa? disse Arabella. +</p> + +<p> +— Ed avrete l’ardire dì tener quel viso lì presso +di voi, Arabella? +</p> + +<p> +— Perchè no? rispose la dama con aria provocante: +io sono di quelle che cercano i confronti anzichè +sfuggirli. +</p> + +<p> +Poi, rivolgendosi a me: +</p> + +<p> +— Tenete, madamigella, in ogni caso eccovi il mio +indirizzo, diss’ella. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<p> +E mi porse il foglio, su cui erano scritte queste +parole, miss Arabella — Oxford Street, 23. +</p> + +<p> +Lo presi senza sapere quel che ne farei, senza intenzione +di servirmene, come Eva prese il pomo +senza intenzione di mangiarlo. +</p> + +<p> +— Andiamo, disse la giovine, andiamo, Romney: +siamo attesi a Park Gate fra un’ora, ed abbiamo +tutto lo stretto a traversare. +</p> + +<p> +Il pittore si alzò, gettò un luigi appiè della contadina +che avea presa a modello, e venendo a due +passi di distanza da me: +</p> + +<p> +— Venite a Londra, madamigella, farete bene; non +vi venite, farete meglio ancora. Frattanto, — e mi +salutò della mano, — addio, o a rivederci. +</p> + +<p> +— A rivederci, gridò Arabella, ponendo il piede +nella barca. +</p> + +<p> +E la fragile navicella si allontanò rapidissima sotto +lo sforzo di quattro rematori. +</p> + +<p> +Io, pensosa e taciturna, ricondussi a casa i bambini. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +</p> + +<h2>IV.</h2> +</div> + +<p> +Se si ricorda l’effetto che m’avea prodotto Dick +quando, parlandomi di un grande specchio dorato +nel quale mi vedrei dal capo ai piedi, mi avea trasportata +nel magico regno della fata Morgana, è facile +ideare le folli visioni che sursero nel mio cervello +dopo la mia conversazione col pittore e la sua +bella compagna. +</p> + +<p> +Non comprendeva metà delle parole ch’essi aveano +scambiate fra loro, o che mi aveano dirette, ma +aveva capito soltanto l’offerta fattami dal pittore di +cinque lire ad ogni seduta, in cui gli poserei dinanzi; +e da miss Arabella di dieci lire al mese, se accettava +di essere sua damigella di compagnia. Ambedue +insomma mi avean detto che, andando a +Londra, una fortuna mi attendeva. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +</p> + +<p> +Certo non era un posto molto elevato quello di +damigella d’una donna, la cui condizione mi pareva +dubbiosa, ma per me, povera figlia d’una domestica +di fattoria, per me, guardiana di montoni, tre anni +innanzi spregiata alunna di madama Colmann, da +dodici mesi istitutrice di bimbi a quattro <i>pences</i> circa +il giorno, era un gran passo fatto verso questa promessa +fortuna lo arrivare a ricevere cento lire l’anno +invece di sette od otto. +</p> + +<p> +Poi Londra, Londra dal magico nome, la città di +cui tutti parlavano, ove tutti volevano andare, ove +si gettano tutte le ambizioni, come tutti i fiumi al +mare, — Londra! — Non era già egli un gran che +lo essere a Londra, in una città che conta un milione +e mezzo d’abitanti, invece di vivere in un +borgo di Flintshire, in mezzo ai monti del paese di +Galles, presso le spiaggie triste e deserte del mar +d’Irlanda? +</p> + +<p> +E nel rientrarvi il lunedì mattina, la casa del signor +Tommaso Hawarden mi parve di fatti più fosca +e malinconica che mai. +</p> + +<p> +Una cosa ancora contribuì alla mia mestizia. Come +al solito, il vegnente lunedì condussi a far trastullare +nel prato i fanciulli: — era seduta sopra un +albero atterrato, errando col pensiero in quella vasta +città sconosciuta, cui tendevano i miei desiderj, +quando udii un rumore di passi e un cicalìo, che +mi si appressava. +</p> + +<p> +Alzai il capo: erano le mie antiche compagne che +si dirigevano dalla mia parte. +</p> + +<p> +Il caso non me ne avea condotto alcuna dinanzi +dopo la mia uscita di collegio, ma in compenso me +le menava oggi tutte in massa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +</p> + +<p> +Mi levai in piedi per salutare madama Colmann, +ma parve ella appena riconoscermi, e mi rispose con +un lieve cenno del capo, senza volgermi parola. +</p> + +<p> +Le mie tre nemiche, invece, mi riconobbero: nel +passarmi dinanzi, la maggiore, che avea nome Clarice +Damby, disse alla sua vicina, Clara Sulton: +</p> + +<p> +— Vedi, ecco la nostra antica compagna Emma +Lyon. Pare ch’ella non guadagni di più come aia di +bimbi, che come guardiana di montoni, giacchè ha +ancora l’abito del collegio. +</p> + +<p> +E si posero a ridere. +</p> + +<p> +Alcune delle più giovani mi riconobbero; una sola +lasciò le compagne e venne ad abbracciarmi; si chiamava +Fanny Campbell: era la figlia d’un sergente +di marina. +</p> + +<p> +Ventidue anni dopo, questo bacio salvò la vita a +suo padre. +</p> + +<p> +Ma il bacio non cancellò il sarcasmo che lo avea +preceduto. +</p> + +<p> +Ed era vero, io aveva ancora il mio uniforme: +aveva tanto avuto cura di quel della domenica, che +durava ancora, e aveva potuto metter da parte +gli uni dopo gli altri i dodici scellini che riceveva +al mese. +</p> + +<p> +Era il mio tesoro, vale a dire la libertà. +</p> + +<p> +Dacchè stava presso il signor Hawarden avevo accumulato +sei lire sterline: le mie sei monete d’oro +erano chiuse in un cassettino dell’armadio nella +camera mia, la cui chiave io non abbandonava un +momento, precauzione inutile per altro nella casa +del signor Hawarden, ove si avrebbe potuto lasciare +il diamante del gran Mogol senza tema che fosse +derubato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p> +Sì, io aveva sempre lo stesso abito; Clarice Damby +aveva detto il vero, ma andando a Londra e divenendo +damigella di compagnia di miss Arabella +con dieci lire il mese, e modello del signor Romney +con cinque lire ogni seduta, potrei bene mutar le +mie vesti tutti i mesi, tutti i quindici giorni, tutte +le settimane! +</p> + +<p> +Mai tentazione morse più violentemente il cuor +d’una donna di quella che m’assalì in quell’istante: +guardai la carta che teneva in seno ripetendo ben +dieci volte: +</p> + +<p> +— Miss Arabella, Oxford Street, 23. +</p> + +<p> +Anche perdendo quel foglio, l’indirizzo era indelebilmente +scolpito nel mio cervello. +</p> + +<p> +Rientrata in casa, vi trovai un nuovo ospite; il +Signor James Hawarden, quegli che, come ho detto, +era chirurgo a Leicester Square. +</p> + +<p> +Egli giungeva da Londra, e doveva restare otto +giorni presso suo padre: durante otto giorni udrei +dunque a parlare di Londra! +</p> + +<p> +Il mio aspetto produsse su lui l’impressione che +produceva su tutti: ei m’interrogò sulla mia famiglia, +su me: mi chiese quel che contassi di fare e +il perchè non andava a Londra, ove ei s’incaricherebbe, +mi disse, di trovarmi un posto. +</p> + +<p> +Poi, mentre il mio cuore batteva tanto da spezzarmi +il petto di desiderio e speranza, dopo avermi +guardata un momento con una suprema espressione +d’interesse: +</p> + +<p> +— No, diss’egli, è meglio assai che non vi veniate. +</p> + +<p> +Io moriva dal desiderio d’interrogarlo, ma non +l’osai in presenza del signor Hawarden padre: fece il +caso che questi uscisse; allora, prima ancora che la +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +porta si richiudesse, queste parole m’erano uscite +di bocca: +</p> + +<p> +— Conoscete voi il signor Romney? +</p> + +<p> +— Quale Romney? chiese il signor James. +</p> + +<p> +— Il pittore, rispos’io. +</p> + +<p> +— Chi non conosce Romney! È il più gran ritrattista +dei tempi moderni. — Poi, crollando le spalle: +Che peccato!..... seguitò egli. +</p> + +<p> +Ma non terminò la sua frase. +</p> + +<p> +Io lo guardai interrogandolo cogli occhi, non osando +farlo colle labbra. +</p> + +<p> +— Sì, soggiunse egli, che peccato che una sì +grande immoralità sia congiunta a tanto genio! — Egli +aveva una moglie adorabile, due vezzosi bambini, +ed ha tutto abbandonato per vivere con donne +di teatro e cortigiane, che logorano la sua salute e +smungono il suo avere. Egli pagherebbe un modello +venticinque lire sterline, se questo modello gli offrisse +qualche nuova bellezza. — Ma come conoscete +voi Romney? +</p> + +<p> +— Non lo conosco, rispos’io, arrossendo; una mia +compagna di collegio era sua parente. +</p> + +<p> +Il signor Hawarden rientrò: io mi tacqui. Il severo +puritano avrebbe per certo trovato mal fatto che io +tenessi con suo figlio una conversazione su tal materia. +</p> + +<p> +Non riparlai più di Romney col signor James Hawarden: +sapeva quanto volea sapere. Non osai interrogarlo +su miss Arabella; temevo di conoscere quel +ch’ella fosse; il dubbio mi permetteva di servirmi +della sua offerta. +</p> + +<p> +D’altronde la prima parola di quelli che mi vedevano +non era essa che io doveva andare a Londra? +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +Vero si è che riflettendovi ognuno se ne disdiceva; +ma che avea dunque Londra di tanto spaventevole? +Sopra un milione e mezzo d’individui che l’abitavano +eranvi ben certo due o trecento mila fanciulle +dell’età mia. Per abitar Londra erano elleno +perdute? +</p> + +<p> +Dopo gli otto giorni il signor James Hawarden +partì: il suo interesse per me non avea fatto che +accrescersi durante il suo soggiorno dal padre; e +nel lasciarmi, egli mi disse che se mai io andassi a +Londra, cosa ch’egli non mi augurava, mi ricordassi +di lui. +</p> + +<p> +Non era a temersi ch’io nol facessi; aveva scritto +nella mia mente il suo indirizzo con quel di miss +Arabella. +</p> + +<p> +Qualche giorno dopo la partenza di lui, fece il +caso che, uscendo per andar a riprendere i bambini +che erano andati a scorrere un’ora da una loro parente, +passassi dinanzi il negozio di specchi, di cui +mi avea parlato Dick cinque o sei anni innanzi. +</p> + +<p> +Trasalii nel vedermi tutta intera in uno degli specchi +esposti alla porta del magazzino; mio malgrado, +sostai come affascinata dalla mia propria immagine. +</p> + +<p> +In quel momento sentii toccarmi una spalla; mi +volsi e riconobbi Amy Strug, che io non aveva vista +da un anno. +</p> + +<p> +Senza essere elegante era vestita assai meglio di +quel che non convenisse al suo stato: la guardai +dunque con sorpresa. +</p> + +<p> +Ella vide ch’io stava per interrogarla, e non me +ne diè il tempo. +</p> + +<p> +— Che facevi tu là, mi chiese. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +</p> + +<p> +Mi posi a ridere. +</p> + +<p> +— Lo hai ben veduto, risposi. +</p> + +<p> +— Sì, ti guardavi in uno specchio, e ti vedevi bella; +ed avevi ragione. Vorrei esserlo quanto lo sei, e so +ben io quel che vorrei fare. +</p> + +<p> +— Che faresti? +</p> + +<p> +— Non resterei a lungo nel ducato di Galles. +</p> + +<p> +— Dove andresti? +</p> + +<p> +— A Londra; tutti dicono che con un bel fisico +si fa fortuna a Londra: procura di andarvi; e quando +sarai milionaria mi prenderai teco per cameriera. +</p> + +<p> +Trassi un sospiro. +</p> + +<p> +— Non è il desiderio che mi manca, le dissi. +</p> + +<p> +— Ebbene, chi te lo impedisce? +</p> + +<p> +— Come vuoi tu che all’età mia io parta sola per +Londra. +</p> + +<p> +— Se non ti manca che una compagna di viaggio, +eccomi. +</p> + +<p> +La guardai. +</p> + +<p> +— Parli seriamente? le dissi. +</p> + +<p> +— Nol potrei più seriamente. +</p> + +<p> +— Ma fa mestieri di molto denaro per andare a +Londra. +</p> + +<p> +— No, al contrarlo; con una lira vi si va: me +ne sono informata a Chester. Con una lira si ha +un posto nell’interno della diligenza: noi prendiamo +due posti con due lire e in tre giorni siamo a +Londra. +</p> + +<p> +— Ma tua madre? +</p> + +<p> +— Mia madre, disse Amy, con una smorfietta; oh! +v’ha un po’ di freddezza fra noi dopo la mia uscita +dalla fattoria. +</p> + +<p> +— Non sei dunque più da madama Rivers? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +</p> + +<p> +— No..... anzi, tanto vale che io ti dica il tutto. +Immagina dunque che suo figlio Carlo venne a vederla. +Nel tempo ch’el fu da sua madre mi ha fatto +la corte; in fede mia io lo trovava troppo bello per +non lasciarmela fare: sua madre se l’ebbe per male +e mi ha messa alla porta. Carlo ha creduto di dovermi +un compenso pel posto ch’io aveva perduto +a cagion sua, e prima di partire mi ha dato quindici +lire. Cinque mi sono occorse nella compera +d’abiti onde avea gran bisogno; me ne restano +dieci, vuoi tu venir meco a Londra? te ne do cinque. +Oh! me le renderai, non ne sono inquieta. +</p> + +<p> +— Grazie, Amy, le rispos’io; ma son quasi ricca +quanto lo sei: ne ho sette. +</p> + +<p> +— Hai sette lire, ed io dieci: abbiamo diciassette +lire! ma abbiamo tanto da fare il giro del mondo! +aggiungendo soprattutto che Carlo è a bordo d’un +vascello. +</p> + +<p> +— Oh! le diss’io, se fossi certa... +</p> + +<p> +— Certa di che? chiese Amy. +</p> + +<p> +— Che la dama, di cui ho l’indirizzo, fosse tornata +a Londra. +</p> + +<p> +— Una dama ti ha dato il suo indirizzo? +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— E a quale scopo? +</p> + +<p> +— Perchè io vada da lei come damigella di compagnia. +Mi offre dieci lire al mese. +</p> + +<p> +— Dieci lire al mese! e tu esiti? +</p> + +<p> +— Son quindici giorni appena che la ho veduta, +in riva al mare, presso alla campagna del signor +Hawarden. +</p> + +<p> +— Dove abitava? +</p> + +<p> +— Ho udito loro a nominare Park Gate. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +</p> + +<p> +— Hai <i>loro</i> udito nominare! Ella non era dunque +sola? +</p> + +<p> +— Era con un pittore, il quale m’ha offerto cinque +lire per ogni volta che io volessi servirgli da +modello. +</p> + +<p> +— Come! hai trovato una dama che ti offre dieci +lire, un pittore che te ne offre cinque ad ogni seduta, +ed hai rifiutato? — Se tu fossi cattolica, direi +che vuoi essere canonizzata. Partiamo, Emma: tu +farai la tua fortuna dapprima, quindi la mia. +</p> + +<p> +— Se vi fosse mezzo di sapere se sono ancora a +Park Gate, o partiti. +</p> + +<p> +— Nulla di più facile. +</p> + +<p> +— E come? +</p> + +<p> +— Non abbiamo noi Dick che vuole egli pure venire +a Londra, e che noi condurremo con noi, giacchè +siamo tanto ricche? In qual giorno vai tu alla +campagna coi tuoi padroni? +</p> + +<p> +— Tutte le domeniche. +</p> + +<p> +— Dammi il nome del tuo pittore e quel della tua +dama. +</p> + +<p> +— Il pittore si chiama Romney, la dama miss Arabella. +</p> + +<p> +— Romney — miss Arabella — Prender notizia a +Park Gate del luogo ove si trovano. — Sta di buon +animo, non dimenticherò nulla. Sabato sera partirò +per Chester con Dick: domenica, alle dieci del mattino, +io passeggerò in riva al mare: fa di trovarviti +e ti darò la risposta. +</p> + +<p> +— Ma Dick, vuoi fargli perdere il posto di pastore? +</p> + +<p> +— Oh! da gran tempo egli non è più a guardia +dei montoni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +</p> + +<p> +— E che fa egli allora? +</p> + +<p> +— Nol saprei bene — nulla — un po’ di contrabbando, +probabilmente. +</p> + +<p> +— Oh! mio Dio! ma i contrabbandieri son mandati +in galera. +</p> + +<p> +— Sì, quando li prendono, ma Dick è furbo e non +si lascia prendere; solo, siccome egli comincia ad +essere conosciuto sulle nostre sponde, non gli dorrebbe +di mutar paese, — quindi, a domenica. +</p> + +<p> +— A domenica, ma non ti prometto nulla. +</p> + +<p> +— Chi ti chiede di promettere qualche cosa? Quando +saremo là, combineremo. Solo, non dimenticare +nè il tuo denaro nè la valigia. +</p> + +<p> +E si allontanò con passo noncurante e leggero, a +provarmi che per conto suo tutte le sue riflessioni +erano fatte. +</p> + +<p> +Io restai un istante immobile e pensosa allo stesso +posto: mi allontanai a mia volta volgendo un ultimo +sguardo allo specchio. +</p> + +<p> +Disgraziatamente lo specchio mi diede lo stesso +consiglio di Amy Strog. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +</p> + +<h2>V.</h2> +</div> + +<p> +Come al solito, il sabato vegnente all’ora stessa +degli altri sabati, partimmo per la campagna. Il +cavallo s’ebbe i tre colpi di frusta cui era avvezzo, +e dopo due ore e dieci minuti ponemmo piede a +terra. +</p> + +<p> +Non avevo punto dimenticate le istruzioni d’Amy: +aveva prese meco le mie sette lire aumentate da +dodici scellini, che il signor Tommaso Hawarden mi +avea pagati il dì innanzi, ma non ebbi bisogno di +valigia per chiudere la mia roba: una salvietta annodata +ai quattro lati erami bastata. +</p> + +<p> +Sarebbe difficile lo esprimere i sentimenti che mi +assalirono nell’entrare in quella casa che io rivedeva +forse per l’ultima volta, da cui mi allontanava +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +forse la notte seguente, fuggitiva, senza saper dove +andassi, ed in qual nuovo ed incognito mondo mi +slancerei, sotto la protezione di quella capricciosa +divinità che si chiama Caso. +</p> + +<p> +Considerai, qualora la mia fuga venisse risoluta, +quali sarebbero gli ostacoli che avrei a superare: +disgraziatamente non erano tali da arrestare una +testa folle come la mia. La camera dei fanciulli e +mia era a pianterreno e guardava sul giardino, la +porta del quale metteva alla spiaggia, e sulla spiaggia +Amy e Dick, liberi da ogni sorveglianza, potevano +attendermi. +</p> + +<p> +Il domani all’ora stabilita io era sulla spiaggia +coi bimbi: Dick e Amy mi aspettavano al posto +stesso ove un mese prima avevo incontrato Romney +e miss Arabella, i quali da tre settimane erano partiti +da Park Gate, ma non potea sapersi ove fossero +andati: siccome però s’eran fatti condurre a Chester, +recavansi probabilmente a Londra. +</p> + +<p> +Nel dubbio, Amy e Dick eran d’avviso di partire: +Dick soprattutto parea desideroso di allontanarsi +dalle coste d’Irlanda. Siccome su’ tre pareri ve ne +avean due per la partenza, la maggioranza prevalse. +</p> + +<p> +La vettura per Londra ponevasi in cammino il domani, +alle sei del mattino, e Amy aveva avuta la +cautela di ritenere i nostri due posti nell’interno, e +quel di suo fratello sull’imperiale. +</p> + +<p> +A mezzanotte mi aspetterebbero ambedue alla +porta del giardino: una barca ci condurrebbe a Chester, +ove arriveremmo un’ora almeno prima della +partenza del Coach-Post. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +</p> + +<p> +Prese queste disposizioni, Amy e Dick si allontanarono. +</p> + +<p> +Il giorno trascorse colla consueta regolarità: ho +osservato che nulla passa più presto delle giornate +regolari, o piuttosto che, una volta passate, nulla +pare essersi più velocemente dileguato, attesochè, +lasciando solo uniformi ricordi, e non essendo notate +da alcun avvenimento piccante, questi ricordi +si cancellano nella tinta fosca e monotona d’una +vita senza gioie e senza dolori. +</p> + +<p> +Giunta la sera, i bambini si coricano all’ora solita; +io andai a cena coi coniugi Hawarden, poi, alle +dieci precise, entrai nella mia camera. Ebbi la precauzione +di portarvi penne, carta ed inchiostro, volendo +scrivere due lettere, una al signor Hawarden, +l’altra a mia madre. +</p> + +<p> +Scrissi al primo, ringraziandolo della bontà che +aveva avuto per me, dicendogli che non dimenticherei +mai l’anno che avevo avuto la fortuna di passare +in sua casa, ma che un desiderio più forte +della mia volontà mi trascinava verso quel paese di +chimere che ha nome Londra; che io partiva raccomandandomi +alle sue preci e a quelle di sua moglie, +come fa al suo salire in un fragile schifo il +povero marinaio, che si avventura in un incognito +mare. +</p> + +<p> +Scrissi a mia madre che, avendo trovato a Londra, +presso una ricca signora, un posto eccellente che dovea +fruttarmi dieci lire al mese, io partiva per quella +città. Aggiunsi, ma senza darle altre spiegazioni, +che se il posto fosse quale mi si annunciava, non +tarderei a provarle la mia riconoscenza per le cure +prese di me: le dissi infine che se io non mi recava +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +a farle i miei addii, si era nella tema di non aver +più il coraggio di staccarmi dalle sue braccia. +</p> + +<p> +Scritte queste lettere, piegatele, e postivi gl’indirizzi, +mi sentii più tranquilla. +</p> + +<p> +In un’altra famiglia avrei potuto temere che i padroni +si ritirassero tardi, ovvero l’incontro del giardiniere +o qualche altra persona in giardino; ma la +casa del signor Hawarden era troppo bene regolata, +perchè mi avvenisse un tale inconveniente. +</p> + +<p> +Udii a suonare le 11, poi la mezza al pendolo della +sala da pranzo, simile per esattezza a quello di +Hawarden; colla differenza, che in luogo del sabato +a mezzogiorno, veniva caricato alla medesima ora +nella domenica. Lasciai trascorrere ancora dieci minuti +circa; abbracciai nel lor letto i bimbi, che, dalla +regolarità con cui dormivano, attestavano la incontestabile +figliazione; apersi la finestra, e da questa +scivolai nel giardino, tentando, se non di chiuderla, +almeno di avvicinarne le due imposte. +</p> + +<p> +Appiè della finestra fui costretta a fermarmi un +istante: per quanto non avessi gran che a temere, +il mio cuore batteva violentemente: per soprappiù +la notte era tetra, e dacchè abitavo Hawarden io era +ricaduta in quei puerili timori ispirati dalle tenebre, +che non avevo avuti giammai quando abitavo +la masseria e scorrevo le mie notti nelle montagne. +</p> + +<p> +Ma in capo a qualche secondo, questo terrore, +piuttosto prodotto dall’azione stessa che io commetteva, +che dalle condizioni in cui la eseguivo, +questo terrore svanì; i miei occhi si abituarono alla +oscurità; grazie alla ghiaia ond’era sabbiato il terreno, +io lo vidi svolgersi dinanzi ai miei occhi come una +lunga e fosca striscia: questa striscia menava direttamente +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +alla porta del giardino che metteva al mare. +</p> + +<p> +Corsi verso questa porta: giuntavi, sostai: mi pareva +d’aver udito a parlare dall’altra parte del muro: +era ben naturale, Amy e Dick erano là che mi aspettavano. +</p> + +<p> +Ripigliai fiato e chiesi a mezza voce: +</p> + +<p> +— Sei tu, Amy? +</p> + +<p> +La voce d’Amy risposemi affermativamente: udii inoltre +la stessa voce che diceva a Dick: +</p> + +<p> +— È dessa, eccola. +</p> + +<p> +Era evidente che essi, malgrado l’accordo della +mattina, temevano ch’io mancassi alla mia parola. +</p> + +<p> +Apersi la porta girando solo la chiave e tirando +due catenacci. Per vero nessuna fuga, seguita da +così strani risultati, fu accompagnata da men romantici +avvenimenti. +</p> + +<p> +Dietro la porta mi attendevano Amy e Dick. Osservai +che Dick era armato di una corta carabina +e d’un paio di pistole. Egli s’era fatto un robusto +giovinotto di 18 anni, dall’aspetto coraggioso e risoluto. +</p> + +<p> +Chiuse la porta e la serrò al di fuori colla chiave, +affinchè, noi partiti, nessuno potesse introdursi nel +giardino, e gettò la chiave dall’alto del muro. +</p> + +<p> +Una piccola barca attendevaci a qualche passo di +distanza: Amy ed io vi salimmo prime; Dick la +spinse e vi saltò dentro, mentre già cominciava a +correre sull’acqua; poi, impadronitosi dei remi, vogò +arditamente. +</p> + +<p> +Era, il ricordo, una bella notte dell’agosto 1797, +la notte del 15 al 16 luglio, quando abbandonai la +placida casa che non dovea più rivedere, lasciandomi +dietro tutte le innocenti rimembranze della fanciullezza, +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +attraverso le quali non dovea più ripassare +che in sogno, e per dire, come Francesca da +Rimini: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«...... Nessun maggior dolore,</p> +<p class="i01">Che ricordarsi del tempo felice</p> +<p class="i01">Nella miseria;..........»</p> +</div></div> + +<p> +Trentasett’anni sono decorsi da quella notte, e +quando chiudo gli occhi, e mi concentro nei miei pensieri, +mi par che sia ieri, e riveggo tutti gli oggetti +che colpirono in quel momento i miei occhi e preoccuparono +il mio spirito. +</p> + +<p> +Il cielo era oscuro, ma dalla sola assenza della +luna: milioni di stelle brillavano nel fosco suo azzurro, +riflettendosi nell’azzurro più cupo ancora delle +acque del golfo. La casa del signor Hawarden, dinanzi +a cui passavamo tacitamente, lasciandoci dietro +un solco che si cancellava all’istante, scompariva +alla nostra destra come una massa grigia: un +fuoco splendeva al sommo d’una collinetta sulla costa +che avevamo appena lasciata, e sull’opposto lido +un cane latrava in qualche invisibile fattoria. +</p> + +<p> +Approdammo verso le tre all’altra riva del golfo. +Dick allogò il suo battello vicino ad uno schifo ancorato +alla spiaggia: al suo richiamo due uomini +si alzarono: egli scambiò con essi qualche parola, +consegnò loro le sue armi, strinse la mano dell’uno, +abbracciò l’altro, saltò a terra e ci porse la destra +per discendere: i suoi addii eran fatti. +</p> + +<p> +Movemmo per la via di Chester, discosta presso a +poco una lega dal lido. Una lega era ben poca cosa a +campagnuoli come noi: portai il mio piccolo fardello; +Dick, il quale probabilmente non possedeva che gli +abiti che indossava, s’incaricò di quello d’Amy. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +</p> + +<p> +Arrivammo a Chester all’apparire del giorno. Dick +ci condusse in una specie di taverna vicina all’ufficio +della diligenza: Amy ed io ci facemmo portare +una coppa di latte ciascuna: Dick, meno pastorale +di noi, trangugiò un bicchiere d’acquavite. L’ora trascorse +alla meglio, e alle sei montammo in carrozza. +</p> + +<p> +La strada non ci offrì incidente alcuno che meriti +d’esser qui ricordato. Traversammo le città principali +del centro dell’Inghilterra, Lichfield, Coventry, +Oxford, ed il terzo giorno arrivammo a Londra verso +le quattro del pomeriggio. +</p> + +<p> +Dick s’era munito dell’indirizzo d’un piccolo albergo, +ove qualche parola di riconoscimento dovea +farlo il benvenuto, essendo, a quel che pareva, l’albergatore +in relazione con tutti i contrabbandieri +della costa. +</p> + +<p> +Quest’albergo era sito nella piccola via di Villiers, +che confinava da un parte col Tamigi, dall’altra +collo Strand. +</p> + +<p> +Confesso che al mio entrare in Londra fui più impaurita +che sorpresa. Quelle vetture che s’incrocicchiano +in tutti i sensi; quel clamore continuo, in +mezzo al quale tenterebbe invano di farsi udire +quello del tuono; que’ pedoni spaventati che corrono +anzichè andare; quell’atmosfera che da limpida e +pura, quale l’avevamo sentita, viaggiando nelle campagne, +erasi fatta fosca e grave, dacchè eravamo entrati +nella città; quel miserabile albergo, ove eravamo +venuti a cadere, dopo una corsa di sessanta +ore, tutto ciò insomma non era fatto per dare una +dorata e poetica realtà ai miei sogni. +</p> + +<p> +Dick chiese una camera per Amy e per me, e siccome +l’incertezza in cui ero sulla presenza di miss +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +Arabella a Londra non mi lasciava un istante di +riposo, tosto ultimata la mia toeletta, presi il braccio +di Dick e mi feci da lui condurre a Oxford Street. +Dick non conoscea meglio di me la via che conduceva +a questa meta di tutte le mie speranze, ma ne +prese notizia, e siccome Oxford Street era poco distante +dal nostro albergo, in men d’un quarto d’ora +vi fummo. +</p> + +<p> +Il numero 23 era impresso alla porta d’una graziosa +palazzina, dal cui cortile, attraverso un’inferriata, +distinguevasi la lussureggiante verdura d’un +giardino. +</p> + +<p> +Uno Svizzero in gran livrea stava ritto sul limitare +della porta. +</p> + +<p> +Ebbi un certo timore nel dirigere la parola ad un +personaggio che parevami considerabile, e con voce +tremula per doppia emozione, gli chiesi se miss Arabella +era a Londra. +</p> + +<p> +— Che volete da sua signoria? domandommi egli. +</p> + +<p> +— Ho avuto l’onore d’incontrarla a Chester or fa +quasi un mese, e mi ha detto di venire a ritrovarla +in Londra: ed ecco l’indirizzo ch’ella mi ha dato, +risposi. +</p> + +<p> +Lo Svizzero sonò una campana, ed una cameriera +discese. +</p> + +<p> +— Rispondete a questa fanciulla, mistress Northon, +disse lo Svizzero, ripigliando la sua maestosa +immobilità. +</p> + +<p> +Ripetei alla donna quel che avevo già detto allo +Svizzero, e le presentai l’indirizzo datomi da miss +Arabella. +</p> + +<p> +— È di fatto la scrittura di madama, diss’ella, +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +dopo averlo letto, ma disgraziatamente, madama non +è a Londra. +</p> + +<p> +— Oh, Dio mio! E dov’è ella? Ed io che venni qui +solo per lei! +</p> + +<p> +— L’ultima sua lettera veniva da Douvres: ci annunziava +ch’ella partiva per la Francia. +</p> + +<p> +— E, chies’io col cuore affranto da questo primo +disinganno, nulla vi fa sospettare l’epoca del suo +ritorno? +</p> + +<p> +— Nulla; — è probabile però che madama sia qui +per le corse. +</p> + +<p> +— E quando avranno luogo queste corse? +</p> + +<p> +— Dal 15 al 25 agosto. +</p> + +<p> +— Che fare? diss’io, volgendomi a Dick. +</p> + +<p> +— Eh! rispos’egli, attendere. +</p> + +<p> +— Se madamigella vuole scrivere il suo nome, ripigliò +la cameriera, appena tornata madama, le si +mostrerà. +</p> + +<p> +— Volentieri. +</p> + +<p> +Entrai nella stanzina dello Svizzero e scrissi — Emma +Lyonna. +</p> + +<p> +— Avrete la bontà di dire a madama, seguitai, che +è la giovanetta da lei incontrata nel ducato di Galles, +in riva al mare, ed alla quale ella ha dato il +suo indirizzo, perchè venisse a raggiungerla in +Londra. +</p> + +<p> +— Ed ove si potrà trovarvi, se madama ordina che +vi si cerchi? +</p> + +<p> +— Nol so ancora; arrivo da mezz’ora appena ed +ignoro quel che farò. +</p> + +<p> +— Per ora, disse Dick, abitiamo.... +</p> + +<p> +Lo interruppi comprendendo che l’indicazione del +nostro albergo darebbe poca opinione di noi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +</p> + +<p> +— Per ora, dissi, si saprà sempre ove trovarmi — presso +il signor James Hawarden chirurgo a Leycester +Square. +</p> + +<p> +Volete che aggiunga, al mio, il suo indirizzo? +</p> + +<p> +— È inutile: egli ha curato Tom quando si ruppe +la gamba. +</p> + +<p> +— Grazie; ed ora, dissi a Dick, abbiate la bontà +di condurmi dal signor Hawarden. +</p> + +<p> +Dick s’informò del sentiero da prendere. Per fortuna +Leicester Square non era molto discosto da +Oxford Street, e ripigliammo il nostro cammino. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +</p> + +<h2>VI.</h2> +</div> + +<p> +Anche il signor James Hawarden era fuor di casa, +ma dovea rientrarvi prima delle sette, ed erano le +cinque e mezzo. +</p> + +<p> +Mi si offerse d’attendere. Io pregai Dick di rientrare +all’albergo e tornar a prendermi due ore dopo. +</p> + +<p> +Dopo una mezz’ora, udii battere tre o quattro colpi +alla porta; era il padrone che, rientrando, s’annunciava +in tal modo. +</p> + +<p> +Io lo aspettava in una specie di parlatorio; e +quantunque la luce fossa scemata per l’appressar +della notte, egli mi riconobbe subito. +</p> + +<p> +— Ah! siete voi mia bella fanciulla? mi diss’egli +con un sorriso misto ad una certa tristezza; m’immaginavo, +nel lasciare Hawarden, che non tarderei +molto a rivedervi a Londra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +</p> + +<p> +— È egli un rimprovero che mi fate, signore? +chies’io. +</p> + +<p> +— No, la gioventù è ardita, e la bellezza ha i suoi +destini venturosi o fatali, ai quali non può sfuggire. — Volete +entrare nel mio gabinetto? Vi saremo +più liberi per parlare, giacchè suppongo che +avrete non poche cose a dirmi. +</p> + +<p> +— Se voi siete tanto buono da ascoltarmi.... +</p> + +<p> +— Venite, figliuola mia. +</p> + +<p> +E, prendendo un candeliere, mi precedette. +</p> + +<p> +Entrammo e sedemmo in un gabinetto elegante +e semplice in una volta. +</p> + +<p> +— Ebbene, eccovi dunque, mi diss’egli; e che venite +a far qui? +</p> + +<p> +— Signore, gli dissi, quando vi ho chiesto se conoscevate +il pittore Romney, dicendovi ch’egli era +parente d’una mia compagna di collegio, ho mentito. +</p> + +<p> +Il signor Hawarden sorrise d’un singolare sorriso. +</p> + +<p> +— V’ingannate, signore, soggiunsi arrossendo; +non ho visto che una sola volta il signor Romney: +egli stava alla spiaggia del mare con una dama a +nome miss Arabella. +</p> + +<p> +— Diffatti, disse il signor Hawarden, mi fu detto +ch’egli viaggiava con essa. +</p> + +<p> +— Ora, ripigliai, lasciate ch’io vi dica la verità. +</p> + +<p> +E gli raccontai il nostro incontro in tutti i suoi +particolari; l’indirizzo datomi da miss Arabella; le +offerte fattemi da ambedue; gli dissi senza nulla celargli +come avevo lasciata la casa di suo padre, come +ero venuta a Londra, e la visita senza risultato +fatta poco prima ad Oxford Street. +</p> + +<p> +Egli mi lasciò dir tutto, poi, guardandomi fiso e +serrando le mie nelle sue mani: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +</p> + +<p> +— Figlia mia, mi disse con una gran dolcezza, +ma al tempo stesso con una certa solennità, quando +si ha l’età vostra e la vostra bellezza, due sono i +cammini nella vita: l’uno, diritto e semplice attraverso +una pianura dall’aspetto monotono e tranquillo, +che mena col matrimonio e la maternità ad +una vecchiezza onorata ed onorevole; l’altro, che si +eleva talvolta per lasciarvi travedere splendidi orizzonti, +talvolta si abbassa per forzarvi a traversare +fangose paludi: seguendo questo, si giunge per tre +stadi al fine della vita: l’uno si chiama l’orgoglio, +il secondo la fortuna, il terzo l’onta. Voi siete al +bivio delle due strade. Vedete quale delle due volete +seguire. +</p> + +<p> +— Oh! signore, potete voi domandarmelo? +</p> + +<p> +— Sì, fanciulla mia, posso e devo chiedervelo, +giacchè, prima d’essere moralista, lasciatemelo dire, +sono filosofo. Ora io non credo, come dicono certi +spiriti assoluti, che l’uomo fruisca interamente del +suo libero arbitrio; credo al potere irresistibile della +materia sull’anima, più che al comando dell’anima +sulla materia. Ancorchè prendiate la via retta e semplice, +talora l’oscurità della notte, talora l’ebbrezza +de’ sensi, ve ne faranno ritorcere. Buoni consigli ed +una buona guida vi rimetteranno in cammino; ed +io sarovvi, ove il vogliate, guida e consiglio; ma +hanvi condizioni primitive in certe organizzazioni, +di cui non possono trionfare nè i consigli, nè l’esempio: +la società le respinge, la legge stessa le +punisce, ma la scienza le compiange e qualche +volta anche le assolve. È però sempre una fortuna +di più lo scegliere il buono anzichè il cattivo sentiero: +è già una bontà della Provvidenza il non aver +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +trovata quella donna: volete voi promettermi di +non andar mai di moto proprio, nè a casa di lei nè +da Romney? +</p> + +<p> +Stetti muta. +</p> + +<p> +— Voi esitate? mi diss’egli. +</p> + +<p> +— No, signore; ma io aveva vagheggiato un avvenire +melodioso e dorato, mi si è tanto detto che, +venendo a Londra, vi farei la mia fortuna, che +vi sono venuta senza punto curarmi del modo con +cui la si farebbe. È egli troppo il chiedervi cinque +minuti per dar tempo all’illusione di dileguarsi? +</p> + +<p> +— Povera fanciulla! mormorò il dottore. +</p> + +<p> +Restai pensierosa: sentivo il suo sguardo fiso nel +mio, e parevami che questo sguardo mi penetrasse +nell’animo, dandogli una forza di volontà sconosciuta +fin allora. +</p> + +<p> +— Signore, gli dissi dopo alcuni momenti, vi prometto +di non cercar mai di rivedere nè miss Arabella +nè il signor Romney: vi prometto di non andar +da loro, ma se essi vengono a me, se io li incontro +senza cercarli, non vi prometto di aver la +forza di resistere alla tentazione. +</p> + +<p> +— Avrai fatto quanto potevi, rispose il signor Hawarden, +e non si può chieder di più ad una figlia +d’Eva. +</p> + +<p> +In quel momento si udì batter due volte la porta; +questi due colpi indicavano l’umiltà di colui che +picchiava. +</p> + +<p> +Io trasalii. +</p> + +<p> +— Che avete? mi chiese il dottore. +</p> + +<p> +— Signore, gli dissi, è probabilmente Dick, il +fratello d’Amy, che viene a cercarmi. Se volete che +io profitti dei vostri buoni consigli non mi lasciate +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +tornare presso l’amica: è dessa che m’ha fatto abbandonare +Hawarden, è dessa che m’ha trascinata +a Londra; e, se mi perdo, ho il presentimento di +perdermi per mezzo suo. +</p> + +<p> +— Sta bene; dite che vi fermate qui stasera, e +che vi ritengo, perchè ho promesso di trovarvi un +posto domani. +</p> + +<p> +Il servitore che mi aveva introdotta aprì la porta +del gabinetto, e volgendosi al suo padrone: +</p> + +<p> +— Signore, disse, il giovinetto che ha accompagnato +madamigella viene a riprenderla. +</p> + +<p> +— Fatelo entrare, rispose il signor Hawarden. +</p> + +<p> +Poi, aprendo una porta da cui vedevasi un salotto +ove stava ricamando una giovin donna di 23 a 24 +anni, con ai piedi un bimbo seduto che sfogliava un +libro d’incisioni: +</p> + +<p> +— Amica mia, le diss’egli, eccoti la giovinetta di +cui ti ho parlato, tornando da Hawarden: ella è arrivata +dalla casa di mio padre; sii buona tanto da +darle ospitalità fino a domani: domani spero trovarle +il posto che le conviene. +</p> + +<p> +La signora si alzò e mi venne incontro. +</p> + +<p> +In quel momento Dick comparve alla porta. +</p> + +<p> +— Dick, gli diss’io, scusatemi con Amy, perchè mi +fermo presso i signori Hawarden: se la speranza +datami dal mio degno protettore si realizza, vi scriverò +tosto. +</p> + +<p> +— Ebbene, ve lo diceva io, madamigella, che non +bisognava diffidare? Il buon Dio è buono, e v’ha a +Londra posto per tutti: in ogni caso, signor Hawarden, +potrete vantarvi di aver reso servigio a +quella che era ieri la più bella fanciulla della provincia, +e che è oggi probabilmente la più bella fanciulla +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +di Londra. A rivederci, madamigella Emma; +signore e signora, Dio vi rimeriti. +</p> + +<p> +Ed uscì felice della mia felicità. +</p> + +<p> +Questa felicità non era precisamente quella che +io aveva vagheggiata: ciò che a me pareva felicità +era la vita clamorosa, agitata, colle subitanee fortune, +le repentine catastrofi, le inaspettate peripezie. +Certo quella donna che or ora m’aveva abbracciata +come una sorella, che aveva abbracciato suo +marito come un fratello, ed erasi, sorridente e tranquilla, +riseduta accanto al bimbo, che dal canto suo +non avea neppure alzato gli occhi dal libro per +vedere chi entrasse; quella giovin donna che avea +ripreso il suo ricamo con una mano, cui le passioni +parevano non avere agitata giammai, che assortiva +i colori dei fiori con una noncurante destrezza, ed +una paziente abilità, quella donna era felice; ma +come lo avea così bene spiegato il sapiente dottore +hanvi nature alle quali non può bastare questa +fredda e monotona felicità. +</p> + +<p> +E ancora, qual probabilità eravi per me di giungere +al punto cui ella era giunta? Era io nata ricca +ed onorata com’essa, per trovare a diciott’anni uno +sposo illustre nella scienza, che mi condurrebbe in +un elegante salotto, caldo, dolce ed aggradevole +come un nido? — No, io era una povera contadina +senza beni di fortuna e quasi senza educazione: non +osava rispondere quando mi si chiedeva quel che +facesse mia madre, e poteva appena rispondere +quando mi si domandava il nome del padre mio. +Era bella, ecco tutto: dovea dunque chiedere alla +mia bellezza ciò che le altre si aspettavano dalla +nascita, dalla educazione e dal loro stato: non avendomi +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +largito che questo dono, Dio me lo avea forse +dato per supplire a tutto ciò che mancavami. +</p> + +<p> +Spettava dunque alla mia bellezza il decider di +me, anzi che a me il decidere della mia bellezza. +</p> + +<p> +Ecco le riflessioni che io facevo in vedere quella +placida famiglia, in cui il marito leggeva, mentre la +moglie ricamava ed il bimbo guardava le incisioni. +</p> + +<p> +Ma, quale distanza da questa tranquillità a quel +portamento altero e risoluto di miss Arabella, a +quell’ardente entusiasmo, a quella vita libera, a +quella gloria artistica di Romney! Erano senza dubbio +bimbi che si trastullavano, e una moglie che +ricamava come la donna ed il bimbo che io aveva +sott’occhi, quelli ch’egli aveva abbandonati, e per +verità, se ciò era così, io non mi sentiva coraggio +di fargliene un delitto! +</p> + +<p> +O folle giovinezza! o immaginazione insensata! +</p> + +<p> +Oimè! quando, giunta all’altra estremità della vita, +io guardo oggi con gli occhi del pentimento quel che +guardava allora cogli occhi dell’illusione, come vorrei +essere stata la dolce giovine, e aver trascorsa la +mia vita a ricamar fiori, col marito accanto ed il +bimbo a’ piedi, anzichè la brillante e colpevole Emma +Lyonna, la ricca e possente Lady Hamilton! +</p> + +<p> +Alle sette, madama Hawarden fece il thè: alle +nove cenammo; tutta la differenza fra il signor Hawarden +padre ed il Hawarden figlio fu nel far cenare +il bimbo con noi. Alle dieci fui condotta nella +mia camera. Dick aveva avuto cura di portarmi il +mio piccolo fardello: i pochi panni che lo componevano +e le cinque lire che mi restavano, dopo pagato +il viaggio, erano tutto il mio avere. +</p> + +<p> +Il domani, non sapendo se dovessi discendere +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +attesi che mi si prevenisse di quel che dovea fare: +vennero ad annunciarmi che la colezione era pronta, +e discesi. +</p> + +<p> +Il signor James Hawarden rientrava allora appena. +</p> + +<p> +Egli mi mosse incontro tutto lieto, dicendomi: +</p> + +<p> +— Ebbene io sono riuscito, e sta ora e voi lo scegliere +il cammino indicatovi ieri. Uno dei miei clienti, +il signor Plowden, uno dei più ricchi gioiellieri di +Londra, ha bisogno d’una damigella di magazzino. +I vostri occhi potranno spesso far danno a’ suoi diamanti, +ed i vostri denti alle sue perle, ma, in fede +mia, tanto peggio per essi. Voi avrete cinque lire +al mese dapprima, in seguito, si vedrà: dico in seguito, +perchè non intendo che basti la raccomandazione +che gli ho fatto per voi questa mattina. Ora +è convenuto che voi entrate domani in funzioni; +vi conduco da lui e vi colloco. +</p> + +<p> +Poi guardandomi dal capo ai piedi: +</p> + +<p> +— Diavolo! esclamò. +</p> + +<p> +Io arrossii. +</p> + +<p> +— La mia toeletta; non è egli vero? +</p> + +<p> +— Sì; non avete un abito più fresco e un po’ più +di moda? +</p> + +<p> +Scossi il capo. +</p> + +<p> +— Siete bella, per Dio, e non è ciò che m’inquieta; +sareste vezzosa anche vestita di bigello e di cenci; +ma bisogna avere una certa apparenza per entrare +in siffatti negozi alla moda. Se vi fosse tempo da +qui a domani... +</p> + +<p> +In quel momento la cameriera di madama Hawarden +entrò. +</p> + +<p> +— Madama non è qui? chies’ella. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +</p> + +<p> +— No; che volete da lei? +</p> + +<p> +— Madamigella Cecily la domanda. +</p> + +<p> +— Appunto la sarta! disse il signor Hawarden; +pregate Cecily di attendere, e madama di venir qui. +</p> + +<p> +La cameriera uscì, e cinque minuti dopo entrò +madama Hawarden. Io aspettava tutta confusa. +</p> + +<p> +— Ti ho fatto chiamare, amica mia, le disse suo +marito, per chiederti se, da qui a domattina, madama +Cecily può fare un abito a questa fanciulla. +</p> + +<p> +— Ciò mi par difficile; ma, aspetta. +</p> + +<p> +Madama Hawarden mi guardò a sua volta con attenzione, +ed appressandomisi, misurò alla mia la +sua spalla. +</p> + +<p> +— Credo che potrò trarvi d’impaccio, diss’ella. +</p> + +<p> +— M’affido a te. +</p> + +<p> +— La sarta, seguitò madama Hawarden, mi porta +appunto un abito semplice ma elegante; madamigella +ha la mia statura, è forse un po’ più gracile +di me, in ogni modo se credi potremo combinarci +così: essa potrà prendere il mio abito, e siccome io +posso attendere, Cecily me ne farà un altro. +</p> + +<p> +Suo marito la baciò in fronte. +</p> + +<p> +— Tu sei un angelo, rispos’egli; no, m’inganno +una santa, o piuttosto l’uno e l’altra ad un tempo. +</p> + +<p> +Poi, volgendosi a me: +</p> + +<p> +— Ciò vi conviene, madamigella, e vorrete voi portare +un abito fatto per mia moglie? +</p> + +<p> +— Ne sarò felice e orgogliosa. +</p> + +<p> +Il signor Hawarden suonò il campanello. +</p> + +<p> +— Fate entrare madamigella Cecily. +</p> + +<p> +La sarta entrò. +</p> + +<p> +— Vi lascio, ripigliò il signor Hawarden, la cosa +dee passarsi fra voi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +Ed uscì. +</p> + +<p> +L’abito pareva fatto a mio dosso. +</p> + +<p> +Il domani alle dieci del mattino io era stabilita +presso il signor Plowden, nel più bel negozio dello +Strand, e il signor Hawarden prendeva commiato +dal padrone del negozio, raccomandandomegli come +fossi stata sua figlia. +</p> + +<p> +Ho certo avuto molte vesti dipoi, ma non ne ebbi +mai una che mi facesse più bella, e mi andasse meglio +di quella di madama Hawarden. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +</p> + +<h2>VII.</h2> +</div> + +<p> +Se il signor Hawarden avea creduto allontanarmi +dalla tentazione, ponendomi in mezzo ai diamanti, +agli smeraldi, ai rubbini, agli zaffiri, ed alle perle +del signor Plowden, egli s’era di gran lunga ingannato. +Quel dotto anatomico, che leggeva nel petto +e nei visceri dei suoi ammalati le loro infermità fisiche, +non avea saputo leggere nel mio cuore la infermità +morale che lo divorava. +</p> + +<p> +Farmi toccare ad ogni istante del giorno quei mille +gioielli d’ogni forma, che costituiscono quel superfluo, +tanto necessario, dirò anzi indispensabile, alla +donna veramente donna: farmeli mettere al collo, +ai polsi, agli orecchi di creature meno belle di me, +ma che condotte a quella fonte di luce dai loro mariti +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +o da’ loro amanti, se li portavano via per adornarsene +ai balli, ai teatri, alle feste, era far giocare +la polvere col fuoco. +</p> + +<p> +Dieci o dodici giorni dopo il mio collocamento, il +signor Hawarden venne a chiedere mie nuove: gli +furono date eccellenti: il signor Plowden era soddisfattissimo +di me; pretendeva che la maggior parte +dei signori che venivano a far acquisto di gioielli +per le loro mogli o le loro amanti, si servissero +del pretesto di queste compere per veder me, e che, +se avessero osato, ne avrebbero fatto piuttosto dono +al mio collo ed alle mie braccia, che a quelli delle +loro donne. +</p> + +<p> +Eravi in ciò molto di vero, nè io m’ingannava +sull’effetto che produceva. +</p> + +<p> +Il signor Hawarden, tutto lieto, chiese al suo cliente +di permettermi di andare a trascorrere in casa +sua la vegnente domenica, volendo egli farmi una +sorpresa: mi ricondurrebbe il domani per tempissimo. +Il signor Plowden acconsentì, tanto più volentieri +quanto che la domenica a Londra non un +magazzino è aperto; talchè la gentilezza ch’egli +mi usava era più un vantaggio che una privazione +per lui. +</p> + +<p> +La casa del signor Hawarden non era, come si +sarà potuto giudicare da quel po’ che ne ho detto, +d’una folle allegria, ma i quindici giorni trascorsi +seduta in negozio, astretta a mostrare i gioielli, ad +encomiare le persone che se ne adornavano, ed a +spingere gli avventori alla generosità, mi avevano +insegnato ad apprezzare ventiquatt’ore, se non di +piacere, almeno di riposo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +</p> + +<p> +Poi il signor Hawarden avea parlato di sorpresa, +ed io chiedeva a me stessa quale poteva essere. +</p> + +<p> +La domenica mi trovai a Leicester Square all’ora +dell’asciolvere. +</p> + +<p> +Madama Hawarden mi ricevè colla dolcezza e la +benevolenza che le erano abituali. Era una magnifica +giornata d’agosto: si attaccarono i cavalli alla +vettura e andammo a passeggiare a Hyde Park. +</p> + +<p> +Non conosceva di Londra che Williers Street, Oxford +Street, Leicester Square e lo Strand; quest’aristocratica +gita fu dunque il principio della mia +introduzione in un altro mondo. Quegli squadroni +di cavalieri vestiti della ricca assisa dell’epoca, +quelle eleganti amazzoni dalle vesti e dai veli fluttuanti, +quegli squisiti modi dell’alta società inglese +mi stupirono. +</p> + +<p> +Avrei dato metà del tempo che restavami a vivere, +per condurre uno di que’ leggieri calessi, che ci +passavan dinanzi rapidi come il turbine, o per corvettare +con uno di quei bel cavalli nel viali riserbati +ai cavalieri. +</p> + +<p> +Decisamente il signor Hawarden avea adoperato +per guarirmi dall’ambizione e dall’orgoglio una cura +che correa rischio di produrre un effetto totalmente +contrario a quello ch’ei s’attendeva. +</p> + +<p> +Tornammo per Green Park, che traversammo a +piedi, pel piacere del bimbo, e rientrammo a casa +per desinare. +</p> + +<p> +Chiesi ai signor Hawarden se quella era la sorpresa +di cui mi aveva parlato. +</p> + +<p> +— No, mi diss’egli: pare vi siate divertita al passeggio; +ma ho assai meglio di ciò ad offerirvi; voglio +farvi vedere Garrick. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +</p> + +<p> +Ignorava completamente chi fosse Garrick. Non +ebbi la debolezza di nascondere la mia ignoranza; +gliene chiesi la spiegazione. +</p> + +<p> +— Ah! è vero, mi rispos’egli, Garrick è il primo +attore che sia mai stato al mondo. +</p> + +<p> +Spalancai gli occhi. +</p> + +<p> +— Egli recita probabilmente stasera per l’ultima +volta, mentre per la prima esordisce una giovane +attrice, cui promettono un grande avvenire, madama +Siddons. Sheridan, del quale sono amico e +chirurgo ad un tempo, mi ha serbato un palco per +questa solennità, e, come m’ero proposto, ho voluto +farvi partecipe di questa munificenza. +</p> + +<p> +— Come! esclamai, andrò al teatro, vedrò una +commedia? +</p> + +<p> +— No, una tragedia, ma spero vi piacerà egualmente. +</p> + +<p> +Misi un grido di gioia, battendo l’una contro l’altra +le mie mani come una bambina. +</p> + +<p> +— Oh! quanto siete buono, signor Hawarden! Vedrò +una tragedia! Vi saranno dunque re e regine +sulla scena! +</p> + +<p> +— Oggi no, ma vi saranno due amanti che valgono +un re ed una regina. +</p> + +<p> +— E qual’è il titolo di questa tragedia? +</p> + +<p> +— <i>Giulietta e Romeo</i>, uno dei quattro capo lavori +di Shakespeare. +</p> + +<p> +— Ed io la vedrò! esclamai con giubilo. Dio mio, +quanto sono felice! +</p> + +<p> +— Orsù alla buon’ora! disse il signor Hawarden, +è una soddisfazione il procurarvi un piacere. +</p> + +<p> +Io era di fatti in estasi: aveva udito più volte a +parlar di teatro, ma non aveva idea di quel che +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +fosse. Alcune alunne di madama Colmann, che già +avevano udito a recitare qualche compagnia di provincia, +ne erano tornate tutte sorprese. +</p> + +<p> +Che sarebbe dunque a Londra? +</p> + +<p> +— A qual ora comincia? domandai al signor Hawarden. +</p> + +<p> +— Alle sette e mezzo precise. +</p> + +<p> +— E finisce? +</p> + +<p> +— Presso a poco alle undici. +</p> + +<p> +— Quindi lo spettacolo dura tre ore e mezzo? +</p> + +<p> +— Ma da queste tre ore e mezzo bisogna detrarre +gl’intermedj degli atti. +</p> + +<p> +— Assisteremo al principio, non è egli vero? +</p> + +<p> +— Saremo nel nostro palco all’alzar della tela. +</p> + +<p> +— Ma Dio mio, non sono ancora che le sei! +</p> + +<p> +— Meno cinque minuti, ma il tempo passerà: Abbiamo +qualche cosa a fare; prima il thè da prendere, +ed ecco appunto che ci viene portato; poi la +vostra toeletta da preparare. +</p> + +<p> +— La mia toeletta? Oh! sapete pure, signor Hawarden, +che io non ho altro abito che questo, donatomi +da madama; e, salvo che io non indossi una +altra volta la famosa veste azzurra, cosa che, v’assicuro, +non ambisco gran che.... +</p> + +<p> +— L’azzurro vi sta però bene. +</p> + +<p> +— Sì, ma non l’abito: ricordatevi che tale è stata +appunto la vostra opinione. +</p> + +<p> +— Oh! ma tutto ciò si accomoderà, spero. +</p> + +<p> +I miei occhi non si staccavano dall’oriuolo. +</p> + +<p> +— Non ritarda il pendolo? chiesi. +</p> + +<p> +— Nella famiglia Hawarden ciò non accade giammai; +ed è perciò che, bevuto il thè, mangiato i dolci, +ognuno entrerà nella sua camera, perchè saranno +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +le sei e mezzo, e bastano dieci minuti per andare +da qui a Drury-Lane. +</p> + +<p> +Mangiato e bevuto, salii alla mia stanza che era +la stessa ove avea già dormito: ignorava quel che +vi farei durante i quaranta minuti che ci separavano +ancora dall’istante di lasciar la casa, quando vidi +sul letto un grazioso abito di taffettà cilestre, che +pareva quello della peau d’âne tagliato da un lembo +del cielo. +</p> + +<p> +Al tempo stesso la cameriera entrò. +</p> + +<p> +— Madamigella, vuol ella permettermi di aiutarla +a vestirsi? +</p> + +<p> +Ed alzò l’abito nelle sue mani. +</p> + +<p> +Allora compresi ciò che m’era rimasto oscuro nelle +parole del signor Hawarden: non solo egli aveva +pensato a condurmi in teatro, ma ancora a darmi +una veste per andarvi. +</p> + +<p> +Le lacrime mi spuntarono sul ciglio: sentiva il +bisogno di correre a lui ed esprimergli la mia riconoscenza. +</p> + +<p> +— Ov’è il signor Hawarden? domandai. +</p> + +<p> +— Egli veste madama, onde io possa aiutare madamigella, +acciò che ognuno sia pronto all’ora stabilita. +</p> + +<p> +Io restai muta e triste dinanzi a quella suprema +bontà, di cui mi riconosceva del tutto indegna, e +fin’anco incapace ad esprimere la mia gratitudine. +</p> + +<p> +Ero divenuta più astratta che impaziente; pensava +a quell’uomo che godeva d’una stima universale, +che era uno dei primi chirurgi di Londra, anatomico +eminente, scienziato di prim’ordine, e che si +dava la pena di vestire sua moglie affinchè la figlia +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +della povera serva di fattoria, l’aia dei bimbi di suo +padre, la damigella di magazzino non giungesse +troppo tardi allo spettacolo, e non perdesse alcun +che della felicità che ne attendeva. +</p> + +<p> +Avvi nel genio una misericordiosa bontà pe’ piccoli, +una suprema benignità pe’ deboli, che lo avvicina +alla onnipotenza di Dio. +</p> + +<p> +Alle sette ed un quarto battè egli stesso alla mia +porta. +</p> + +<p> +— Ebbene, mi chies’egli, siamo presti? +</p> + +<p> +Io gli afferrai vivamente la mano, e prima che +egli avesse tempo di indovinare la mia idea, gliela +baciai. +</p> + +<p> +Egli mi guardò: doveva essere senza dubbio assai +bella, perchè con un muover di spalle pieno +d’affettuosa pietà: +</p> + +<p> +— Confessa, diss’egli, additandomi a sua moglie, +che usciva in quel momento dalle sue camere, +confessa che la sarebbe pure una grave sventura +se questo portento della creazione si avviasse al +male? +</p> + +<p> +Poi, come pentendosi d’aver dato questo alimento +al mio orgoglio: +</p> + +<p> +— Andiamo, andiamo, soggiunse; in carrozza: ho +promesso a questa fanciulla che arriveremmo prima +dello alzar della tela. +</p> + +<p> +Difatti ci sedevamo nel nostro palco al momento +in cui cominciava la sinfonia; ebbi tempo di volgere +uno sguardo all’intorno. Sheridan, che era il +direttore del teatro, lo avea fatto addobbare a nuovo +dal primo decoratore di Londra. +</p> + +<p> +Avremmo potuto crederci in un palazzo di fate. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +Io, abbagliata dalla luce, magnetizzata dalla musica, +affascinata dall’oro, dai diamanti e dai fiori, +non potendo comprendere come si riunissero tante +ricchezze senza rovinare l’universo, mi sentiva incapace +di dire e di comprendere dove mi fossi. +</p> + +<p> +Il sipario si alzò, ed io non vidi più altro che una +pubblica piazza in Verona. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +</p> + +<h2>VIII.</h2> +</div> + +<p> +Coloro che mi hanno seguita in tutte le fasi della +mia oscura ed ignorante fanciullezza, possono farsi +un’idea dell’effetto prodotto in me da questa rappresentazione +di Giulietta e Romeo, recitata dal più +gran tragico che già vantasse l’Inghilterra, e dalla +più gran tragica che dovea vantare in avvenire. Il +mio cervello, bianco ancora come le pagine d’un +vergine libro, ricevette tutte le impressioni di poesia, +d’affetto, di pietà, d’orrore, racchiuse in quell’ammirabile +poema, le quali, incidendosi nel mio +spirito, portarono tutti i miei sensi al più alto grado +d’entusiasmo e d’esaltazione. +</p> + +<p> +Aveva appunto l’età di Giulietta; era bella ed appassionata +com’essa: compresi quel subito amore da +lei sentito pel giovine Montecchio, che le fa esclamare +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +nella previsione d’una prossima morte, il primo +giorno, o piuttosto la prima notte del loro abboccarsi. +</p> + +<p> +— «Corri, nutrice, corri; informati s’egli è ancor +libero, chè ove fosse ammogliato, oimè, te lo giuro, +la bara sarebbe il mio letto nuziale.» +</p> + +<p> +Il signor Hawarden contava sul mio viso le fluttuazioni +del cuore e l’abile psicologo vi leggeva tutte +le mie impressioni: era per lui uno studio curioso, +misto a quella dolce soddisfazione che ispira la vista +del piacere o della felicità altrui procacciata. +</p> + +<p> +E, difatti, il mio piacere e la mia felicità eran +grandi: quando vennero le scene del balcone, tanto +poetica la prima, tanto appassionata la seconda, io, +strette le mani sul cuore a comprimerne i battiti, +anelante, coll’occhio immobile, il respiro sospeso, +avrei voluto, siccome Giulietta, rattenere e nello +stesso tempo spingere fuor dalla scena Romeo. +</p> + +<p> +Si giudichi dunque a qual grado di terrore io +giungessi quando Giulietta, bevuto il filtro che +deve addormentarla, trema pensando al suo destarsi +sola nel sepolcro de’ suoi avi, in mezzo ai defunti, +e all’idea di veder questi morti uscire dalle +loro tombe. +</p> + +<p> +Poi venne la catastrofe, catastrofe che mi produsse +tanto maggiore effetto, perchè nuova, non solo a me, +ma agli altri uditori. Si sa che, nella tragedia primitiva +originale di Shakespeare, Romeo muore accanto +all’avello di Giulietta, ignorando ch’ella è +soltanto addormentata, e Giulietta non riprende i +sensi che dopo morto Romeo. +</p> + +<p> +Per un lampo di genio drammatico, Garrick ha +visto, o piuttosto ha divinato, a fianco di quale terribile +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +scena il gran Drammaturgo sia passato, senza +avvedersene; ed ha svegliata Giulietta al momento +in cui Romeo, credendola morta, si è avvelenato: +invece di far le due morti isolate e, per conseguenza, +solitarie, egli ha dato ai due amanti una stessa +agonia, che finisce per l’uno col veleno, per l’altra +col pugnale. E con questa intuizione egli ha portato +la scena dal dolore alla disperazione, dal bello +al sublime. +</p> + +<p> +Al momento in cui Giulietta si uccide, io mi rovesciai +all’indietro e svenni, mentre la intera adunanza, +ringraziando Garrick della sua prodigiosa invenzione, +e dello splendido talento onde avea fatto +mostra, ruppe in applausi. +</p> + +<p> +Il mio deliquio non fu pericoloso: con un po’ di +acqua fresca tornai in me: non seppi che prendere +e stringere le mani del signor Hawarden, e, senza +punto curarmi della convenienza o della sconvenevolezza +dell’atto, mi gettai nelle braccia di sua moglie +e la baciai. +</p> + +<p> +Tornammo in casa: la cena era imbandita, ma, +come è facile comprenderlo, io non pensai a gustarne; +aveva gli occhi pieni di luce, la mente piena di +poesia, il cuore pieno d’amore e di lacrime. +</p> + +<p> +Chiesi al signor Hawarden il permesso di ritirarmi +nella mia camera; egli me l’accordò, poi, prendendo +un libro dalla sua biblioteca, e ponendomelo in +mano: +</p> + +<p> +— So quel che volete, diss’egli; vorreste far ritorno +in teatro; ebbene, andatevi. +</p> + +<p> +E mi diede un libro. +</p> + +<p> +Era un volume di Shakespeare, ove trovavasi la +tragedia di Giulietta e Romeo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<p> +Trassi un grido di gioia; il signor Hawarden avea +divinato il più ardente desiderio del mio cuore, e lo +avea prevenuto. +</p> + +<p> +Mi slanciai nella mia stanza, e, adagiatami sopra +una sedia a bracciuoli, rilessi dal primo all’ultimo +verso la produzione. +</p> + +<p> +Poi tornai alle scene principali, alle scene d’amore +fra Giulietta e Romeo, cominciando da quella +del ballo a quella delle tombe. +</p> + +<p> +Io era incapace di apprezzare il genio che avea +creato questo capolavoro di dramma e poesia, ma +il mio cuore pieno di gioventù, di speranza e d’amore, +suppliva alla scienza colla intuizione. +</p> + +<p> +D’altronde, non aveva nulla dimenticato, nè un +gesto dell’attore, nè un accento dell’attrice: e qual +attore? Quale attrice? Garrick e madama Siddons! +</p> + +<p> +Verso le tre del mattino, col cuore e la testa in +fuoco, ma vinta dalla stanchezza, mi coricai. Fui +per sognare ch’io era Giulietta, per stringermi fra +le braccia un Romeo ideale, e morire con lui di dolore +e d’amore. +</p> + +<p> +È vano il dire in quale disposizione di spirito io +rientrassi il domani al magazzino. Avea chiesto al +signor Hawarden il permesso di portar meco il magico +libro, che io mi teneva stretto al cuore, quasi +temessi che la poesia di cui era copioso, gli prestasse +le ali per isfuggirmi. Oh! come i riguardi +ch’io era astretta di usare agli avventori, le adulazioni +che la mia posizione mi obbligava a far loro, +le lodi alle merci che io loro offeriva, come pesarono +al mio cuore e parvero basse al mio orgoglio! +Esser bella quanto Giulietta, avere un cuore pieno +d’amore e di poesia quanto il suo, e provar gioielli +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +in un negozio, fosse anche quello del primo gioielliere +di Londra, invece di strascinare un abito di +broccato in un ballo, invece di scambiare parole +d’amore con un bel cavaliere dall’alto al basso d’una +finestra, invece di ascoltare il canto degli uccelli e +discutere coll’uomo del cuore, se sia quello del rosignuolo +o dell’allodola. Eravi, bisogna convenirne, +un abisso da quel che era a quel che poteva essere, +dal sogno alla realtà. +</p> + +<p> +Non osai leggere nel giorno: e, l’avessi ardito, il +tempo mi sarebbe mancato, essendo il negozio del +signor Plowden uno dei meglio avviati di Londra, +ed io occupatissima per conseguenza: attesi con +impazienza le dieci della sera, ora in cui chiudevasi. +</p> + +<p> +Appena chiuso, salii alla mia camera. +</p> + +<p> +Non mi limitai più a leggere: aveva in una notte +imparato a memoria quasi tutto il dramma; le +scene soprattutto di Giulietta m’erano rimase parola +per parola nello spirito, e rammentava non +solo i versi ma il tuono di voce con cui la grande +attrice che rappresentava Giulietta, li avea pronunciati. +</p> + +<p> +Allora mi studiai a riprodurre i gesti e le intonazioni, +ma, orgogliosa ch’io m’era, per quanto perfetta +mi fosse sembrata madama Siddons quando la +vedeva e l’udiva, parevami, nel ridire quelli stessi +versi, ch’ella avrebbe potuto giungere ad una maggior +dolcezza di voce. Difatti, madama Siddons, come +ebbi agio di giudicare in seguito, perfetta veramente +nelle parti di Lady Machbeth e di Lady +Hamlet, lasciava qualche cosa a desiderare in quelle +più dolci, più affettuose, più varie di Giulietta e +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +Desdemona. — Ebbene, questa grazia del corpo, questo +incanto della voce, pareva a me che la natura +me lo avesse largito. La mia persona pieghevole, +alta, armoniosa, poteva colle sue naturali ondulazioni +giungere a quella perfezione di languore e di +flessibilità che gl’italiani dinotano coll’intraducibile +nome di morbidezza. Parevami di avere, cosa assai +rara, la voce dolce e tragica: il mio viso, posso +dirlo oggi, era tanto atto ad esprimere ogni impressione +che, anche riproducendo le sensazioni più +facili, era nella tristezza una melanconia, nella +gioia un abbagliamento. Se la trasparenza del mio +animo era già un po’ offuscata, il mio corpo era +ancor puro; e la mia bellezza aveva quell’aureola +d’incontrastabile innocenza, che fa rispettare, per +quanto ignuda, la Venere dei Medici. In una parola, +io seminava già il fuoco, ma non ardeva ancora. +</p> + +<p> +Trascorsi una parte della notte a declamare e a +gestire dinanzi un piccolo specchio, che riproduceva +appena la quinta o sesta parte della mia persona. +</p> + +<p> +Il domani madama Plowden, sia ingenuamente, +sia ironicamente, mi chiese se io aveva l’abitudine +di parlare ad alta voce sognando: i miei vicini di +soffitta essendosi lagnati che io avea loro impedito +di dormire, ella mi pregava a moderare gli slanci +della mia voce, sia parlando desta, che in sogno. +</p> + +<p> +Era un dirmi di rinunciare alla sola gioia vera +che fosse venuta a visitarmi dacchè io era al mondo. +</p> + +<p> +Continuai i miei studi notturni, ma sottovoce. La +maggior illusione che mi sorridesse era quella di +presentarmi ad un impresario, e farmi da lui scritturare: +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +pensava pure di farmi raccomandare a Sheridan, +di cui non aveva obliato il nome, quantunque +a quell’epoca non avessi alcun’idea della celebrità +che lo accompagnava; ma come fare una simile domanda +al signor Hawarden? Come aver la forza di +dirgli che io voleva lasciare il negozio del signor +Plowden, per farmi attrice? Che voleva abbandonare +la via retta ch’egli mi aveva aperta per quella tortuosa +che avea creduto di chiudermi? Questa forza, io +lo sentiva bene, non l’avrei mai trovata in me stessa. +</p> + +<p> +Che fare? +</p> + +<p> +Attendere: rimettermi a qualcuno di quegli strani +avvenimenti che mutano ad un tratto l’avvenire +d’una vita, e aggrapparmi nel naufragio al fragile +sostegno della speranza. +</p> + +<p> +Quindici giorni decorsero di tal fatta, e furono +forse i più dolorosi che io avessi ancora passati. +</p> + +<p> +Era da più d’un mese presso il signor Plowden e +da quindici giorni almeno provava i tormenti che +ho tentato descrivere, quando un’elegante vettura +fermossi dinanzi alla porta, e un lacchè vestito d’una +livrea grigia e rossa aprivane lo sportello, che dava +adito ad una donna abbigliata con ammirabile ricercatezza. +</p> + +<p> +Appena ebbi volti gli occhi su questa donna, poco +mancò non gettassi un grido. +</p> + +<p> +Era miss Arabella. +</p> + +<p> +Ella entrò in negozio col suo incedere risoluto ed +altero; si sarebbe detta la regina della moda e della +ricchezza, o meglio ancora, la stessa Fortuna. +</p> + +<p> +Ella mi vide, incrociò col mio il suo sguardo, ma +non un muscolo del suo volto indicò che mi avea +riconosciuta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +</p> + +<p> +Ciò non mi sorprese: senza dubbio non le era +stato detto ch’io fossi andata da lei ed ella mi credeva +sempre nel ducato di Galles, supponendo però +che mi ricordasse, la sola cosa che potesse attirare +i suoi sguardi su me, vedendomi a Londra, nel magazzino +del gioielliere Plowden, era uno stupore +cagionato dalla somiglianza. +</p> + +<p> +Ma questo stupore ella nol fe’ in modo alcuno manifesto. +</p> + +<p> +Chiese le si mostrassero de’ gioielli, e quantunque +fossi io che glieli esibissi, ella non mi volse la parola +che come ed una straniera che le fosse stata +perfettamente sconosciuta. +</p> + +<p> +Preferì un fregio di smeraldi attorniato di diamanti, +del valore di tre mila lire sterline. +</p> + +<p> +Fatta la scelta: +</p> + +<p> +— Mandate questo fregio al mio palazzo oggi alle +cinque, diss’ella, colla fattura e la quitanza. +</p> + +<p> +Poi, additandomi con un semplice sguardo: +</p> + +<p> +— Madamigella mi porterà il tutto, soggiunse. +</p> + +<p> +Mi sentii correre un brivido pel corpo. +</p> + +<p> +Il signor Plowden, riconducendola con ogni sorta +di cerimonie fino alla sua carrozza, le promise che +sarebbe stata obbedita. +</p> + +<p> +— Madamigella, e non un’altra, ripigliò miss Arabella +prima di salire; intendete, signor Plowden, o +altrimenti non pago il vostro gioiello e ve lo rimando +per non comprare più mai nulla da voi. +</p> + +<p> +— La S. V. stia tranquilla, rispose il signor Plowden, +che sarà fatto com’ella desidera. +</p> + +<p> +Miss Arabella fe’ un cenno, e la carrozza partì a +galoppo. +</p> + +<p> +Io era annichilita: quell’inaspettato avvenimento, +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +che io invocava senza poter specificare, come quelle +magiche evocazioni improvvisate dalla bacchetta +d’una fata, era accorso alla mia chiamata. Io non +aveva cercata miss Arabella che mi avea rinvenuta: +qualunque cosa derivasse da quest’incontro, io non +mancava alla parola data al signor Hawarden. +</p> + +<p> +Alle cinque il signor Plowden fe’ venire una vettura, +non stimando prudente di lasciarmi andar a +piedi per Londra con un astuccio di tanto valore. +Era il momento decisivo. Si appiccò in me una lotta +violenta; fui sul punto di pregare il signor Plowden +a risparmiarmi la tentazione; ma il tentatore mi +stava nell’animo, — e vinse. +</p> + +<p> +La carrozza si fermò ad Oxford Street, n. 23. +Riconobbi la palazzina col giardino al fondo e lo +Svizzero sulla porta. Egli suonò colla stessa maestà, +e la stessa cameriera comparve. Dissi che veniva +per parte del signor Plowden; l’ordine era dato di +farmi entrare. +</p> + +<p> +Miss Arabella stava in un salottino bianco e oro, +tappezzato di raso azzurro; vestita riccamente alla +foggia turca, con un’acconciatura di zecchini sul +capo, un giubbettino di velluto color ciriegia ricamato +in oro, che lasciava scorgere una parte del +petto; i suoi piedi ignudi calzavano pantofole orientali +color ciriegia e d’oro come il cinto. +</p> + +<p> +Era seduta o piuttosto sdraiata sopra dei cuscini. +</p> + +<p> +Fe’ cenno a mistress Northon di chiuder la porta +e lasciarmi sola con lei. +</p> + +<p> +— Madama, le diss’io con voce tremula e senza +ardire d’alzar gli occhi, ecco il fregio che voi avete +scelto dal signor Plowden ed il conto da voi richiesto. +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +Il signor Plowden vi fa dire che non avrebbe +mandato il conto se l’ordine vostro non.... +</p> + +<p> +Ella m’interruppe. +</p> + +<p> +— Siete dunque voi, piccola ingrata, disse; appressatevi. +</p> + +<p> +La bellezza ha sempre avuto su me una potenza +suprema, e miss Arabella era per vero d’una splendida +bellezza. +</p> + +<p> +Me le avvicinai, e mi posi in ginocchio come avrei +fatto davanti a Venere, nel tempo in cui gli Dei +scendevano in terra, se fossi stata una fanciulla di +Pafo. +</p> + +<p> +— Oh! madama, le dissi, completamente soggiogata, +voi mi giudicate male. La mia prima visita a +Londra fu per voi: si fu per seguirvi, per obbedirvi, +per servirvi in ginocchio, come lo fo in questo momento, +che io venni a Londra: vi sarà stato, spero, +consegnato il mio nome, ma voi stessa lo avrete +certo posto in obblio. +</p> + +<p> +— Venite qui, mi diss’ella, e, prendendomi per +mano, mi fe’ sedere su’ cuscini. Vedete pure, al +contrario, che non vi ho dimenticata, giacchè vi +ho seguita fino al magazzino di quell’orribile ebreo +per nome Plowden. Ma perchè non siete tornata al +palazzo? +</p> + +<p> +Abbassai gli occhi, perchè stavo per mentire. +</p> + +<p> +— Temevo che non foste ancora di ritorno. +</p> + +<p> +— Perchè avete proibito in casa Hawarden che +mi si desse il vostro indirizzo? +</p> + +<p> +— Oh! non l’ho mai proibito, esclamai vivamente: +fu senza dubbio il signor Hawarden che.... +</p> + +<p> +Ella m’interruppe. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +</p> + +<p> +— Che ha voluto salvare la vostra virtù, la quale, +a parer suo, correa pericolo presso di me. +</p> + +<p> +Chinai gli occhi arrossendo. +</p> + +<p> +— Andiamo, voi non sapete ancora mentire: è letteralmente +quel che io aveva indovinato. +</p> + +<p> +E suonò il campanello. Madama Northon rientrò. +</p> + +<p> +— Prendete, diss’ella, dandole un pacchetto di biglietti +di banca già pronti: portate ciò al signor +Plowden, e ditegli che io tengo il fregio e la persona +che lo ha portato. +</p> + +<p> +— Oh! madama, esclamai; come volete.... +</p> + +<p> +— Vorreste voi farmi credere che rimpiangiate il +magazzino del signor Plowden e il posto di damigella +da bottega? Andiamo, via, sarebbe un annientare +le mie credenze in fisionomia. Qui, mia +cara, soggiunse ridendo, potrete declamare a vostro +bell’agio; nessuno si lagnerà che voi parliate +sognando.... +</p> + +<p> +— Come, voi sapete... +</p> + +<p> +— Sono assai curiosa: la curiosità, lo sapete, è il +peccato delle belle donne. Dico dunque che potrete +declamare a vostro bell’agio, senza contare +che anderete in teatro ogniqualvolta vi piacerà. +</p> + +<p> +— Oh! davvero, madama? +</p> + +<p> +— Non è un gran favore ch’io vi faccio: ho un +palco annuo che è sempre vuoto; ne profitterete a +piacer vostro. +</p> + +<p> +Rivolgendosi a madama Northon: +</p> + +<p> +— Ebbene, che fate voi là, mia cara? +</p> + +<p> +— Farò osservare a V. S. ch’ella attende una visita +dalle cinque alla sei, e se vado io stessa dal +signor Plowden, la persona può venire mentre io +sono assente, e non troverà alcuno che la introduca. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +</p> + +<p> +— Avete ragione: mandate Tom. Se quella persona +viene, voi la pregherete d’aspettare un momento +in salotto, e mi farete avvertita; andate. +</p> + +<p> +Mistress Northon uscì. +</p> + +<p> +— Vediamo i diamanti, disse miss Arabella, con +tuono svogliato. +</p> + +<p> +Le presentai l’astuccio. +</p> + +<p> +— Sono veramente belli. +</p> + +<p> +— Oh! ne ho già tanti, mio Dio; ma Giorgio mi +ha detto ieri che la pietra di sua preferenza è lo +smeraldo, e bisogna pure far qualche cosa per coloro +che vi... oh! la brutta parola che m’era venuta +alle labbra! stavo per dire, che vi pagano, invece +di dire, che vi amano. +</p> + +<p> +Io la guardai: una specie di sudor freddo mi +correva per la fronte: cominciavo a credere che il +signor Hawarden avesse avuto ragione; ma era +troppo tardi. +</p> + +<p> +— Aiutatemi a mettere questo fregio, mi diss’ella. +</p> + +<p> +E mi porse il suo collo, poi gli orecchi, poi le +braccia. +</p> + +<p> +Mi era io innalzata, od aveva disceso, passando +del negozio dello Strand al palazzo della via Oxford? +Là, era la serva del pubblico, qui la cameriera di +miss Arabella. +</p> + +<p> +Avevo appena affibbiato il secondo braccialetto, +quando madama Northon rientrò. +</p> + +<p> +— È lui, diss’ella. +</p> + +<p> +— Dov’è? +</p> + +<p> +— Nel salotto. +</p> + +<p> +— Conducete madamigella all’appartamento che +guarda sul giardino, e vegliate acciò non abbia a +mancarle nulla. Incaricate Sara del suo servizio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<p> +Mistress Northon aprì una porticina celata nell’intavolato +e m’invitò a seguirla, mentre miss Arabella, +alzatasi e fatti alcuni passi verso il salotto, +diceva colla maggior dolcezza di voce: +</p> + +<p> +— Entrate, mio caro principe. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +</p> + +<h2>IX.</h2> +</div> + +<p> +Il mio appartamento componevasi di tre belle camerette +che guardavano sul giardino: avevano l’altezza +dei mezzanini comuni. Il balcone di quella +del mezzo, tutto ricoperto di edera e di vite, prolungavasi +a mo’ di terrazzo dinanzi alle finestre +delle altre stanze, sotto a grandi alberi verdeggianti +e frondosi. +</p> + +<p> +La vista di questo poggiuolo fe’ balzarmi il cuore +di gioia: mi ricordò la decorazione del secondo atto +di Giulietta e Romeo: a mezzanotte, al chiaror della +luna, con un accappatoio bianco, affacciata a questo +balcone, nulla m’impediva di credermi Giulietta: +non mancavami che un Romeo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +</p> + +<p> +Appena mi vidi sola, pensai al nuovo mutamento +fattosi nella mia vita, alla fatalità che mi spingeva, +ed all’avvenire verso cui era trascinata. Certo, un +volere più forte del mio disponeva della mia esistenza, +senza lasciarmi tempo di resistergli. +</p> + +<p> +Dapprima, un inaspettato sussidio del conte di Halifax +mi toglie all’umile mia posizione ed alla mia ignoranza +natía, per darmi un principio d’educazione più +nocivo forse che utile; poi, questo soccorso mi manca, +e il destino mi spinge in seno ad una buona +ed onesta famiglia puritana, ove credo per qualche +tempo fissata la mia vita, quando lo inaspettato incontro +di Amy Strog, non crea, ma sviluppa con +tal forza nel mio spirito nuovi progetti, che tento +invano resistere alla mano che mi trascina, e vengo +a Londra rispondendo all’appello d’una donna sconosciuta. +La Provvidenza, che degna abbassare il +suo sguardo infino a me, svia questa donna dal mio +sentiero, e trovo, in luogo suo, un uomo dal cuore +nobile, una donna dall’animo compassionevole e +dolce; per essi io m’innalzo in un momento dallo +stato di straniera a quello d’amica. Mi si cerca, +mi si trova un posto, tanto più alto di quello ch’io +occupava presso il signor Hawarden padre, quanto +questo era già superiore alla mia prima posizione +presso madama Davison. Da guardiana di montoni +giungo ad essere damigella di fiducia d’uno dei più +ricchi gioiellieri di Londra, e qui, la fatalità cui +ho sfuggito, mi ritrova, mi avvinghia di nuovo, e +mi getta, senza che io abbia il tempo d’accorgemene, +in quella via tortuosa della quale il signor Hawarden +mi ha fatto una così triste pittura. +</p> + +<p> +Che fare? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +</p> + +<p> +È ancor tempo: correre dal signor Hawarden, fuggendo +questa casa perduta; dirgli tutto, confessargli +tutto, anche il mio desiderio di farmi attrice; +pormi sotto la di lui protezione e dirgli: — Eccomi, +salvatemi, salvatemi; e ciò prima che trascorra la +notte, chè decorsa una notte sulla mia assenza, tutto +è perduto. +</p> + +<p> +O restare; lasciar la navicella, seguire il corso +dell’acqua che la trascina, senza pilota e senza governale, +in mezzo alle onde ed ai turbini che la +spingono all’Oceano, vale a dire all’ignoto, forse al +meraviglioso Cattai di Marco Polo, ma forse ancora +ai geli del Polo. +</p> + +<p> +Ma qual differenza fra la vita di questa donna +che ha magnifici cavalli, splendide vetture, lacchè +riccamente vestiti, un sontuoso palazzo, gemme a +profusione e un amante cui dice: — Entrate, mio +caro principe, io vi attendo, e l’esistenza di questa +povera figlia di banco, che si alza alle otto del mattino, +passa le sue giornate a toccar fregi, di cui le +sue mani non serbano che l’impronta, e gli occhi +il riflesso; che si corica alle dieci, non osando neppure +declamare qualche verso di Shakespeare nella +sua camera, per tema che i vicini se ne lagnino ed +il suo padrone le chieda se parla dormendo. +</p> + +<p> +Oh mio Dio, Signore! Sante sono quelle che hanno +la forza di resistere al torrente, ma degne di scusa, +nella posizione che le leggi umane lor fanno in società, +scusabili assai, o mio Dio, sono quelle che +si lascian da esso trascinare! +</p> + +<p> +Oimè! io fui di queste! La sera trascorse: venne +la notte senza che io avessi il coraggio di nulla decidere: +avrei almeno dovuto scrivere al signor Hawarden; +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +avrei dovuto dirgli di baciare per me i piedi +della sua degna consorte: non solo mi rifugiai da lui, +non solo non gli scrissi, ma, vergognosa di rivederlo, +evitai il suo incontro, e sentendo che il ricordo +stesso di lui m’era un rimorso, mi studiai a +dimenticarlo, e non potendo riuscirvi, tentai almeno +sbalordirmi. +</p> + +<p> +Fu la mia seconda ingratitudine! +</p> + +<p> +Eppure mancò ben poco che non facessi tutto all’opposto: +voleva scrivergli: entrai in un piccolo gabinetto +ove avea visto uno scrittoio, nel quale sperava +trovare l’occorrente: ma non vi rinvenni altro +che un libro: machinalmente lo apersi e vi lessi: +Clarice Harlowe. +</p> + +<p> +Non sapevo che fosse un romanzo, come ignoravo, +venendo a Londra, quel che fosse teatro. Apersi +il libro, o piuttosto schiusi una nuova porta in quell’incognito +e fantastico mondo, nel quale ero entrata +il giorno, in cui il sipario d’un teatro s’era alzato +dinanzi ai miei occhi. +</p> + +<p> +Questo romanzo, che assicurasi scritto con uno +scopo morale, produsse in me un effetto opposto d’assai +a quello propostosi dall’autore. Lovelace invece +di apparirmi un infame seduttore, mi parve un gentiluomo +seducente. Invidiai le sventure di Clarice +Harlowe a prezzo della felicità ch’ella aveva avuta +in amore; e mi sentii presta ad arrischiare gli stessi +suoi casi, a cimento di cadere nelle stesse avversità. +</p> + +<p> +Dall’istante in cui il libro mi cadde fra mani, dall’istante +in cui l’ebbi aperto, non pensai più nè a +scrivere al signor Hawarden, nè a tornare dal signor +Plowden. La fata mi avea tocca di nuovo +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +colla sua magica verga, ed io non mi apparteneva +più. +</p> + +<p> +Mistress Northon venne a chiedermi se voleva discendere +per bere il thè, e mi trovò assorta nella +mia lettura. Le chiesi se era un ordine di miss Arabella, +o un invito di lei mistress Northon; ella mi +rispose che miss Arabella avea gente nel suo appartamento, +e probabilmente non pensava a me. La +pregai allora a mandarmi in camera il thè ed i sandwich, +che comporrebbero la mia merenda e la mia +cena, e a lasciarmi alla mia lettura. +</p> + +<p> +Un momento dopo, senza che il suo entrare ed +uscire mi facessero alzar gli occhi dal libro, udii il +lacchè portarmi quel che avevo richiesto: gli feci +segno di porre il tutto sopra un tavolo e d’andarsene. +</p> + +<p> +Siccome ei non chiedeva probabilmente meglio che +di non servirmi, obbedì tosto. +</p> + +<p> +Chiusi la porta quasi temessi di venir disturbata. +</p> + +<p> +Obliai il thè, mistress Northon, miss Arabella, il +mondo intero: ero divenuta Clarice Harlowe, come +prima mi sentivo Giulietta. +</p> + +<p> +Ma due o tre ore dopo una tanto ostinata lettura, +si fe’ tale un caos nella mia mente, il sangue mi +affluì con forza tale al cervello, che provai imperioso +il bisogno di prender aria. +</p> + +<p> +Apersi la finestra e andai a sedermi sopra uno +degli scanni di pietra del poggiuolo. +</p> + +<p> +Era una bella notte d’estate: una di quelle notti +che Shakespeare scelse a popolare d’uno dei suoi +sogni. +</p> + +<p> +Il chiaror della luna, adombrato dagli alberi del +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +giardino, marezzava il verde tappeto delle zolle e +l’acqua tranquilla della fontana: il rosignuolo di +Giulietta cantava in un cespuglio. Era una dì quelle +notti che più inebbrianti del sole più ardente, maturano +l’amore in un vergine cuore. +</p> + +<p> +A traverso le seriche cortine, vedevansi le finestre +dell’appartamento di miss Arabella, splendidamente +illuminato: udivansi gli accordi di un’arpa +e il suono indistinto d’una voce di donna. +</p> + +<p> +Non avevo mai udito l’armonia delle corde del divino +istrumento: quelle vibrazioni quasi soffocate +dall’ostacolo che loro impediva di giungere fino a +me, avevano un’infinita dolcezza: l’arte e la natura +si univano per dare un concerto ai miei sogni: era +il rosignuolo di Giulietta, era l’arpa di Clarice che +dicevanmi ad una volta: Tutto ama; noi abbiamo +amato; ama tu pure. +</p> + +<p> +Tutt’a un tratto spalancossi una finestra e una +parte del giardino ne rimase illuminata, lasciando +me nell’ombra, di modo ch’io poteva veder non vista. +Vi si affacciò una donna, quella donna era miss +Arabella. +</p> + +<p> +Mi mossi per ritirarmi, ma comprendendo che io +non poteva essere scorta, rimasi al mio posto. +</p> + +<p> +Colla luce un soave profumo si sparse al di fuori. +Sentii quindi una voce domandare. +</p> + +<p> +— Dove siete, Arabella? +</p> + +<p> +— Qui, monsignore, rispose miss Arabella. +</p> + +<p> +— Che andate voi facendo alla finestra, mia diletta +regina? +</p> + +<p> +— Bruciavo e cerco un refrigerio. +</p> + +<p> +Dietro a lei comparve allora un leggiadro giovanetto, +un ragazzo quasi, e venne ad appoggiarsi +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +coi gomiti sul davanzale; la testa dell’una era sì +vicina a quella dell’altro, che i capelli ondeggianti +di miss Arabella celavano mezzo il volto del ragazzo, +confondendosi coi di lui biondi ricci. +</p> + +<p> +Il giovanetto altri non era, se non il principe di +Galles, che fu di poi re Giorgio IV. +</p> + +<p> +Ei presele con ambe le mani i capelli, e li baciò +appassionatamente. +</p> + +<p> +Porgevo attenta l’orecchio per sentir quel che si +dicessero; ma parlavano tanto piano, che le parole +loro non giungevano sino a me; udii soltanto lo +scoccar di uno o due baci, quindi il giovane cinse +colle braccia la vita di miss Arabella e la condusse +nelle stanze. La finestra si chiuse, le cortine furono +calate; l’amorosa e poetica apparizione era svanita +lasciandomi immersa in un languore fin allora a me +del tutto ignoto. +</p> + +<p> +L’usignuolo seguitava a cantare, ma gli accordi +dell’arpa erano dismessi. +</p> + +<p> +Mi sovvenni della seconda scena di amore fra +Giulietta e Romeo, e parevami di aver impressi in +cuore accenti ancor più dolci di quelli ch’avevanmi +colpito al teatro; pure esitai, sebbene sentissi il bisogno +di sfogarmi con quella ammirabile poesia +di Shakespeare. Non sapeva risolvermi a turbare +questo silenzio, rotto soltanto dai gorgheggi dell’usignuolo, +e dall’ineffabile rumore, che nelle +trasparenti tenebre delle notti di estate rassomiglia +al batter delle ali di Oberon e Titania. +</p> + +<p> +Eppure, mio malgrado, tanta era in me la piena +degli affetti, che proruppi in questo primo verso: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Partir già vuoi? Non viene il giorno ancora.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +</p> + +<p> +Poi, tremante, mi guardai attorno; era ben sola, +e d’una voce più accentata continuai: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Fu l’usignuol, non già la lodoletta,</p> +<p class="i01">Ch’or ti feriva il timoroso orecchio:</p> +<p class="i01">Là sovra il melograno, ad ogni notte,</p> +<p class="i01">Ei se’n viene a cantar. Credilo, o caro,</p> +<p class="i01">Fu l’usignuol.</p> +</div></div> + +<p> +Mi fermai ansante, mi parve d’aver udito il rumore +d’una finestra che s’apriva dalla parte del giardino. +</p> + +<p> +Guardai dalla parte che supponeva venuto il rumore; +ma non vidi niente: tutto era calmo, tutto +sembrava solitario. Avea provato un immenso piacere +a sentire il suono della mia voce, e continuai, +rispondendo per l’assente Romeo: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i08"> La lodoletta ell’era,</p> +<p class="i01">La nunzia del mattin, non l’usignuolo:</p> +<p class="i01">Vedi, amor mio, di striscia invida ortale</p> +<p class="i01">Le sparse nubi là nell’orïente:</p> +<p class="i01">Le notturne facelle omai consunte,</p> +<p class="i01">Ve’ il giocondo mattin, che coll’estremo</p> +<p class="i01">Piè tocca i monti nebulosi! — È forza</p> +<p class="i01">Ch’io parta e viva, ovver rimanga e muoia.</p> +</div></div> + +<p> +Superato questo primo timore, inebriata dalla melodia +della mia voce, proseguii a declamare, con tutta +la maggior espressione possibile, la scena fino alla +fine. Venne il mio turno e con tutta l’anima mia, +come se Romeo fosse stato presente per intendermi, +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +o come se avessi avuto qual spettatore un pubblico +per applaudirmi, risposi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Quello splendor, ben io lo so, ben io,</p> +<p class="i01">L’alba non è; ma qualche eterea sfera</p> +<p class="i01">Dal sole uscita a rischiararti in questa</p> +<p class="i01">Notte, qual face, a Mantova il cammino.</p> +<p class="i01">Deh, resta! di partir non anco è l’ora.</p> +</div></div> + +<p> +Mi sembrava di non aver sentito abbastanza passione +in quest’ultimo verso, e quindi lo ripetei con +forza. +</p> + +<p> +Questa volta fui contenta di me; mi parea di aver +fatto vibrare tutte le corde del mio cuore nelle tre +parole: Ti amo tanto! +</p> + +<p> +Indi, rimpiazzando Romeo, risposi a me stessa: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Colganmi pur, mi traggan pure a morte;</p> +<p class="i01">Pago son io, se così vuoi tu stessa.</p> +<p class="i01">Quel barlume non è, dirollo anch’io,</p> +<p class="i01">L’occhio dell’alba; è il pallido chiarore</p> +<p class="i01">Della fronte di Cinzia. Oh! non è quella</p> +<p class="i01">L’allodola che leva il canto arguto</p> +<p class="i01">Sui nostri campi, e ne rïempie il cielo.</p> +<p class="i01">Più di restar che di partirmi ho brama. —</p> +<p class="i01">Vieni, o morte, e sarai la benvenuta:</p> +<p class="i01">Giulietta così vuole. — Anima mia,</p> +<p class="i01">Che hai tu? Parliamo ancor, non è il mattino.</p> +</div></div> + +<p> +Mi ricordai quanto era stata bella madama Siddons +in questo momento, cioè quando, conoscendo ch’ella +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +s’inganna, s’avvede in qual pericolo il suo errore, +o piuttosto il suo amore, ha trascinato il suo amante, +ed esclamai d’una voce non meno vibrante di terrore +della sua: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">È il mattino, è il mattin! fuggi, t’affretta!</p> +<p class="i01">L’allodola quest’è, che in tuon discorde</p> +<p class="i01">Sforza aspre note e disgustosi trilli.</p> +<p class="i01">E dicon, che può far metri soavi:</p> +<p class="i01">Ah no! che di partirci ora non teme.</p> +<p class="i01">Dicon che dessa e il sozzo rospo han fatto</p> +<p class="i01">Scambio d’occhi fra lor: perchè del paro</p> +<p class="i01">Non iscambiâr la voce? È questa voce</p> +<p class="i01">Che ne sgomenta, e braccio svelle a braccio,</p> +<p class="i01">E te spinge di fuor col suo saluto</p> +<p class="i01">Intempestivo al dì. — Pártiti, vanne:</p> +<p class="i01">Splendida più e più la luce avanza.</p> +</div></div> + +<p> +Non appena ebbi detto quest’ultimo verso con +tutta quell’espressione ond’io era capace, una voce +gridò: Brava! e risuonarono applausi dalla parte +ove erami sembrato sentir aprire una finestra. +</p> + +<p> +Misi un grido, rientrai nella stanza, chiusi la finestra, +e tutta tremante mi gettai su di un divano. +</p> + +<p> +Erami creduta sola ma m’ingannava, qualcuno +stava ad ascoltarmi, e chi? Un giovane certamente. +La fresca voce ed argentina faceami così supporre. +Gli applausi poi avean seguitato anche dopo che io +ebbi chiusa la finestra, sarebbesi detto che, come +al teatro, si raddoppiavano gli applausi per far ricomparir +un’artista che avea esordito in tali strane +condizioni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +</p> + +<p> +Ma benchè turbata, il mio turbamento era pieno +di dolcezza. +</p> + +<p> +Tutte queste minuzie parranno forse puerili a chi +le leggerà, eppure come dovrei cercare di impetrar +perdono alla mia caduta, se non mostrassi quanto +ripida fosse la discesa giù per la quale io precipitava? +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +</p> + +<h2>X.</h2> +</div> + +<p> +Nella notte, le emozioni della serata continuarono +a svilupparsi: parevami di avere cominciato anch’io +un romanzo. +</p> + +<p> +Due cose mi perseguitarono nel mio sonno, penetrandomi +ambedue fino al core per la porta dei +sensi: l’una, la dolce e amorosa visione che rappresentavami +quelle due belle teste sì vicine l’una +all’altra da confondere i loro capelli, il loro alito, +i loro sospiri, dispiccantisi vivamente dal fondo +della camera splendidamente illuminata; l’altra, +quell’ascoltatore invisibile che mi avea senza dubbio +seguita con gli occhi nei più piccoli movimenti +di quella scena notturna ch’io credeva solitaria. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +</p> + +<p> +Tutto si riuniva così per perdermi: gli avvenimenti +del giorno, i sogni della notte. +</p> + +<p> +Miss Arabella non fu visibile che ad ora tarda: +ella mi fe’ chiamare, la trovai nello stesso salottino +ove l’avea vista il dì innanzi. +</p> + +<p> +— Mia cara fanciulla, mi disse con accento da regina, +io lascio Londra per qualche giorno; vorrei +condurvi meco, ma è impossibile: resterete dunque +qui, me assente. So che amate il teatro, e metto il +mio palco a vostra disposizione: potrete andarvi +sola, se vi aggrada, ma siete troppo giovane, e troppo +bella, e quindi sarebbe meglio se vi andaste con mistress +Northon, che vi accompagnerà volentieri. La +sola cosa di cui vi prego, si è di non ricevere +alcuno: al mio ritorno, se la smania del teatro non +vi avrà lasciata, parlerò di voi a Sheridan e vi faremo +esordire. Se per caso incontraste Romney, fate +ch’egli non vi vegga; se vi vede, evitate di parlargli; +e se vi parla, non gli dite presso chi vi trovate: +siamo divenuti mortali nemici. +</p> + +<p> +Promisi a miss Arabella di eseguire i suoi cenni. +</p> + +<p> +— Ed ora, mi disse ella, vuoi aiutarmi a svestirmi? +</p> + +<p> +— Voglio quanto voi mi ordinerete, rispos’io; non +sono qui per obbedirvi? +</p> + +<p> +— Sì, finchè non comanderai altrove, carina, ciò +che non può tardare ad accaderti con quel visino. +</p> + +<p> +E mi prese fra le dita il mento. +</p> + +<p> +— Davvero, ripigliò, credo che Romney avesse ragione, +e che sia una grande presunzione la mia +l’avvicinare questo vezzoso visetto al mio volto. Sai +tu di che mi dolgo? diss’ella, passando le sue mani +nella anella dei miei capelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +</p> + +<p> +— No, risposi io, perchè non saprei veramente che +abbiate a desiderare al mondo, voi, giovane, bella, +ricca e amata. +</p> + +<p> +— Mi trovi tu proprio bella, o lo dici come gli +altri per farmi un complimento? seguitò ella posandosi +dinanzi uno specchio, e appressando al mio +il suo viso come per paragonare il diverso genere +delle nostre bellezze. +</p> + +<p> +— Bella, bellissima! esclamai coll’accento della +più perfetta verità. +</p> + +<p> +— Ebbene, diss’ella, mi duole di non essere <i>bello, +bellissimo</i>, invece di <i>bella, bellissima</i>; perchè, te lo +giuro, se fossi uomo, farei per te tutte le follie possibili: +e, vedi, ecco che senza esser uomo, le comincio, +giacchè mi dimentico, parlando teco, che farò +attendere il principe. +</p> + +<p> +Mi diè un bacio in fronte e suonò il campanello: +la cameriera comparve. +</p> + +<p> +— Or bene? chiese miss Arabella, i miei abiti non +sono ancora pronti? Il sarto me gli avea promessi +per le tre del pomeriggio. +</p> + +<p> +— Sono qui da una mezz’ora madama. +</p> + +<p> +— Datemeli allora. +</p> + +<p> +La cameriera uscì e rientrò all’istante con un +completo vestiario da uomo della più perfetta eleganza. +</p> + +<p> +— Come! esclamai, vi vestite così? +</p> + +<p> +— Sì, è un capriccio del principe. Andiamo a passare +qualche giorno in campagna con alcuni dei +suoi amici; faremo la vita de’ castellani, cacceremo, +e che so io. Egli mi ha detto ieri: — Sapete quel +che dovreste fare, Arabella? vestitevi da uomo. +</p> + +<p> +Io ho mandato a chiamare a sarto, e gli ho ordinato +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +un vestito per quest’oggi alle due: egli me +l’ha promesso e, come vedi, mi ha tenuto parola. +</p> + +<p> +— Ebbene, soggiunse, volgendosi alla cameriera +che fate voi là? +</p> + +<p> +— Aspetto gli ordini di madama per abbigliarla. +</p> + +<p> +— No, Emma mi aiuterà: non è vero, carina, che +vorrai prestarmi questo servigio? +</p> + +<p> +— Senza dubbio. +</p> + +<p> +— Lasciateci dunque, e fate venire i cavalli da posta, +affinchè io possa fra mezz’ora partire. +</p> + +<p> +La cameriera uscì. +</p> + +<p> +Miss Arabella esaminò allora ad uno ad uno i diversi +oggetti del suo vestimento; tutto era del miglior +gusto, ed atto a far risaltare la persona che +lo indossava. +</p> + +<p> +L’abito era di velluto color granato a bottoniere +d’oro: il farsetto di seta bianco ricamato di un ramo +di fiori; i calzoni di velluto azzurro e gli stivali +d’un cuoio tanto fino, che pareva una stoffa, +giungevano più alti del ginocchio, e lasciavano indovinare +la gamba, mostrando il piede più grazioso +che potesse vedersi. +</p> + +<p> +Arabella parve contentissima di quell’esame. +</p> + +<p> +— Credi tu ch’io sarò passabile in tal guisa? +</p> + +<p> +— Sarete adorabile, le risposi io. +</p> + +<p> +— Adulatrice! mi diss’ella, svestendosi dell’abito +da camera; vediamo, aiutami. +</p> + +<p> +Trasse dal cassettino della sua toeletta un camiciotto +in batista con una gala di merletto d’Inghilterra +ed i manichini eguali, e me lo diede perchè +l’aiutassi a indossarlo. Ell’era già pettinata e la pettinatura +da uomo si addiceva perfettamente al suo +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +bel volto, la espressione del quale era, bisogna convenirne, +più ardita e fiera, che modesta. +</p> + +<p> +Finì allora di spogliarsi delle sue vesti donnesche: +Arabella avrebbe potuto lottare per bellezza +plastica, non con le statue antiche, ma con quelle, +forse più seducenti dal punto di vista della grazia e +delle pieghevolezza, del medio evo. +</p> + +<p> +Non era la Venere di Prassitele, o la Vittoria di +Fidia, ma per certo, una delle Grazie di Germano +Pilone. +</p> + +<p> +Io non aveva mai vista una donna ignuda; ristetti +un istante a guardare con ammirazione quella +perfezione di forme, che nell’antichità era una religione. +</p> + +<p> +— Ebbene, mi diss’ella, che pensate voi dunque, +bella distratta? +</p> + +<p> +— Vi osservo, madama, e penso che il principe è +ben fortunato. +</p> + +<p> +Ella sorrise, fece un grazioso moto di spalle, e si +chinò perch’io potessi indossarle la camicia. +</p> + +<p> +Strana cosa è la nostra femminile natura, le cui +supreme soddisfazioni stanno nell’orgoglio, e i complimenti +più dolci sono quelli dell’adulazione! — Che +era io per miss Arabella? Poco più d’una cameriera. — Eppure +era evidente ch’ella ricercava i miei +complimenti con avidità pari a quelli del principe. +</p> + +<p> +Il seguito dell’abbigliamento si fece colla stessa +lentezza e la stessa civetteria. Senza dubbio non era +la prima volta che la volubile creatura vestiva l’abito +di cavaliero; ultimata la toeletta, la metamorfosi +fu completa, e si avrebbe giurato esser ella un +giovine gentiluomo di sedici o diciott’anni tutto al +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +più, mentre in fogge donnesche ne dimostrava venticinque, +per quanto avesse, secondo ogni probabilità, +già oltrepassata questa età prima fioritura +della vita. +</p> + +<p> +Al momento in cui, rimproverandomi la mia goffaggine +perchè non sapeva come si mettesse la cravatta, +ed ella stessa se la annodava al collo, con +una prestezza ed un’abilità che ne svelavano l’abitudine, +la cameriera rientrò annunciando che i cavalli +eran giunti e la vettura attendeva. +</p> + +<p> +Miss Arabella diede un’ultima occhiata a sè stessa, +poi a me: era evidente che combatteva in essa una +strana battaglia, di cui io non sapeva rendermi +conto. +</p> + +<p> +Poi, curvandosi al mio orecchio: +</p> + +<p> +— Non sai a che penso? diss’ella. +</p> + +<p> +— No, risposi io, con la più perfetta ingenuità. +</p> + +<p> +— Penso che vorrei esser uomo e rapirti in questa +vettura, anzichè esser donna e salirvi, anche +per raggiungere l’erede della corona d’Inghilterra. +</p> + +<p> +Poi, prendendo uno scudiscio nel cui manico era +incastonato un magnifico smeraldo: +</p> + +<p> +— Addio, diss’ella; farò ritorno il più presto possibile, +sii tranquilla: frattanto ti lascio padrona di +casa. +</p> + +<p> +E si allontanò rapidamente, frustando il suo stivale +e facendo risonare gli speroni sul pavimento. +</p> + +<p> +La finestra guardava sulla strada: corsi a quella +per vedere ancora miss Arabella: ella saltò leggera +nel calesse tirato da quattro cavalli, levò il capo, +mi vide, portò la mano alle labbra e la stese verso +me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +</p> + +<p> +I postiglioni fecero scoppiettare le fruste e la vettura +partì al galoppo. +</p> + +<p> +Restai sola in quella camera tepida e profumata, +ove era impossibile pensare ad altro che alla ricchezza, +all’amore, ed alla voluttà. Vi restai un’ora +ad assorbire quella molle atmosfera, che faceva Baia +tanto pericolosa alla virtù delle matrone romane. +Quanto era diversa dall’atmosfera dolce ed intelligente +che mi avea confortata nella casa di Leicester +Square, dall’atmosfera aspra e mercantile che +avevo spirata nel magazzino del signor Plowden, da +quella, infine, puritana e rigida dalla casa del signor +Hawarden padre! +</p> + +<p> +— Ti lascio padrone della casa, mi avea detto miss +Arabella partendo. +</p> + +<p> +— Perchè, come, e con quale diritto aveva io conquistato +un tanto favore? +</p> + +<p> +Eppure, qualunque fosse il motivo cui lo doveva, +era questo potere reale: me ne avvidi dal modo con +cui la cameriera mi chiese se avevo nulla ad ordinarle. +</p> + +<p> +Comandare io! io che fino a quel momento avea +sempre ricevuti comandi. +</p> + +<p> +Debbo dirlo, ebbi sempre il sentimento della mia +umiltà. In certe ore d’ebbrezza obbliai forse qualche +volta il punto da cui era partita: ma appena +mi ritrovava sola con me stessa, sentivami piuttosto +disposta a rampognar la fortuna dei suoi doni, +i quali pareano elevarmi solo per far più profonda +la mia caduta, anzichè a ringraziarla di questo innalzamento, +che io sentiva per istinto essere un errore +della Provvidenza. +</p> + +<p> +Risposi che se mistress Northon volea farmi il +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +piacere di pranzar meco e d’accompagnarmi al teatro, +gliene sarei riconoscente. +</p> + +<p> +Mistress Northon non chiedeva di meglio: era una +buona fortuna per essa andare in teatro: mi chiese +quale preferissi: io non ne conosceva che uno, Drury +Lane. +</p> + +<p> +Recitavasi Macbeth: era il trionfo di mistress +Siddons. +</p> + +<p> +Questa volta le mie impressioni furono ben diverse +dalla prima: scorsi tutte le fasi del terrore. +Ai doni di dolcezza e di leggiadria, che mancavano +a mistress Siddons nella parte di Giulietta, supplivano +le doti opposte in quella di Lady Macbeth: +l’energia della voce, l’inflessibilità della fisonomia, +davano alle ambiziose aspirazioni di quell’anima ferrea +una perfezione nel dire, che giungeva al sublime. +Nella scena, in cui spinge Macbeth al delitto, +nell’altra, ove rincora il suo sposo minacciato dall’ombra +di Banco, in quella, infine, nella quale affranta +nel sonno più dal crollare del suo potere, +che dal rimorso, in veste da notte, cogli occhi +aperti ma senza sguardo, con voce ansante ma +senza suono, dà, addormentata, spettacoli di quei +terrori notturni che perseguono l’assassino, ella +era d’uno splendore cui non vidi mai alcun’altra +raggiungere. Tornai a casa forse più sorpresa ancora +della prima volta, ma meno commossa, meno +intenerita; ammirai, ma non piansi: sentiva di aver +assistito ad una cosa d’arte, mentre dopo Giulietta +e Romeo m’era sembrato prender parte ad una scena +della natura. +</p> + +<p> +Entrai fremente nel mio appartamento e sotto +l’impressione di quel che aveva veduto, volli provarmi, +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +come la prima sera, in cui il signor Hawarden +mi condusse in teatro, a riprodurre ciò che +aveva ascoltato, ma mi avvidi tosto che nè la mia +fisionomia, nè la mia voce si prestavano ai sentimenti +terribili: la mia voce era troppo dolce, la mia +fisionomia troppo tenera e troppo giovanile: risi di +me stessa vedendomi incapace a ripetere que’ tetri +accenti e quelle irresistibili tentazioni che fanno +dire a Macbeth: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>... Bring forth men-children only,</i></p> +<p class="i01"><i>For the undaunted mettle should compose</i></p> +<p class="i01"><i>Nothing but males!.........<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a></i></p> +</div></div> + +<p> +Mio malgrado io cadeva nelle dolci e amorose inflessioni +di voce, che facevanmi credere di aver trovato +nuovi ed incogniti accenti nella parte di Giulietta: +la mia fisionomia accordavasi allora per eccellenza +coll’armonica solfa delle mie parole: sentiva +infine che mi sarebbe impossibile, per quanto +facessi, innalzar meco fino al trono un Macbeth +qualunque, ma che colla sola parola, col solo sguardo, +col solo sorriso, trascinerei il più ribelle dei Romei +nella mia tomba. +</p> + +<p> +E mi vedeva allora passare dinanzi agli occhi tutta +quella scena ammaliante del ballo, ove, senza quasi +parlarsi, i due giovani si danno l’uno all’altro, in +modo che, all’uscir di Romeo, Giulietta, sentendo +il suo cuore involarsi con lui, esclama spingendogli +dietro la sua nutrice: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Va, chiedi il nome suo. — S’egli è già sposo,</p> +<p class="i01">Sarà mio letto nuzïal la tomba!</p> +</div></div> + +<p> +E ripetevo queste parole con tutta l’anima e tutta +la passione ond’era capace il mio cuore, quando mi +parve udire a chiamarmi nel giardino appiè della finestra, +non col mio nome d’Emma, ma con quel di +Giulietta. +</p> + +<p> +Era un errore della mia immaginazione, una sorpresa +de’ miei sensi? Era io entrata sì addentro del +sogno da incontrarvi la realtà? Mi appressai leggermente +al balcone, l’apersi, e dolce come un alito +di brezza, una voce ripetè: +</p> + +<p> +— Giulietta, Giulietta! +</p> + +<p> +Romeo era trovato; Romeo era appiè della finestra: +ma, chi era egli? +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +</p> + +<h2>XI.</h2> +</div> + +<p> +Fatta certa che un incognito era in giardino, avrei +dovuto chiudere il balcone, lasciarne ricadere le cortine, +fuggire al fondo della mia camera e chiudermivi +con doppia chiave: e lo avrei fatto senza dubbio +in tutt’altra disposizione di spirito, ma, quell’essere, +cui la Scrittura non osa nominare e chiama <i>quegli +che cammina nelle tenebre</i>, pare si fosse stretto a +me come ad una preda ed avesse giurato di non +lasciarmi un istante finchè non m’avesse trascinata +al più profondo dell’abisso. +</p> + +<p> +Invece di chiudere la finestra, invece di fuggire +appressai il mio orecchio alle socchiuse imposte, ed +ascoltai. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +</p> + +<p> +Allora lo sconosciuto, con voce dolce e fresca, pronunciò +i versi seguenti, come se fossimo l’uno e +l’altro chiamati a recitare la parte dinanzi ad un +pubblico invisibile, o piuttosto, come se veramente +fossimo stati Giulietta e Romeo. +</p> + +<p> +Ascoltai ansiosa: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . .</span> Qual luce</p> +<p class="i01">Là sul verone scintillar vegg’io?</p> +<p class="i01">È l’orïente, e n’è Giulietta il sole! —</p> +<p class="i01">Sorgi, o bel sol! La luna invida spegni,</p> +<p class="i01">Ch’egra e pallida già, par che si dolga</p> +<p class="i01">Che tu splenda di lei più bella tanto,</p> +<p class="i01">Tu, vergin sua: più non ti leghi a quella</p> +<p class="i01">Invidïosa il virginal tuo voto.</p> +<p class="i01">Già fioco e smunto appar quel che la cinge</p> +<p class="i01">Ammanto di vestal, che omai non orna</p> +<p class="i01">Più che le stolte... deh! tu pur lo spoglia. —</p> +<p class="i01">Oh! dessa è la mia donna, è l’amor mio!</p> +</div></div> + +<p> +Conoscete il potere affascinatore attribuito dagli +antichi al canto delle sirene, a quel magico canto, +cui Ulisse si sottrasse legando i suoi compagni agli +alberi de’ suoi vascelli, e turandosi egli stesso gli +orecchi con cera? Oimè! Io non era stretta da alcun +laccio: oimè! le mie orecchie erano aperte a +tutte le sensuali melodie dell’amore; la voce mi attirava +con un irresistibile fascino; misi il piede sul +balcone, col cuor palpitante e le labbra tremule. +</p> + +<p> +E come avesse avuto il segreto del mio cuore, la +voce continuò: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Deh! se saperlo ella potesse...! È lei</p> +<p class="i01">Che parla, e pur non dice accento. — Or come?</p> +<p class="i01">Son gli occhi suoi che parlano.... Io rispondo:</p> +<p class="i01">Ma troppo ardisco; non a me favella.</p> +<p class="i01">Ah! sì, due de’ più belli astri del cielo,</p> +<p class="i01">Svagáti altrove, supplicâr que’ cari</p> +<p class="i01">Occhi d’irradïar le loro sfere</p> +<p class="i01">Sinchè faccian ritorno. Oh! se quegli occhi</p> +<p class="i01">Fosser nel cielo, e stelle avesse in fronte?</p> +<p class="i01">Allor della sua gota il chiaro lume</p> +<p class="i01">Quelle stelle farìa discolorite,</p> +<p class="i01">Come al raggio del dì notturna lampa;</p> +<p class="i01">E gli occhi bei, del ciel ne’ scuri campi,</p> +<p class="i01">Di novello splendor versando un fiume;</p> +<p class="i01">Farìan desti gli augelli a’ lieti canti.</p> +<p class="i01">Qual se notte non fosse!...</p> +</div></div> + +<p> +Trascinata da questa dolce poesia, e cominciando +ad entrare nello spirito della mia parte, ricordai +madama Siddons e mi posai sulla mano la fronte. +Il mio incognito Romeo, che pareva attendere ch’io +mi atteggiassi all’apparato scenico, seguitò: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i10"> Or vedi come</p> +<p class="i01">Posa la gota sulla mano! Oh fossi</p> +<p class="i01">Un guanto a quella man, ché almen potrei</p> +<p class="i01">Toccar la bella gota!</p> +</div></div> + +<p> +Non seppi astenermi dal rispondere col poeta: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i12"> Aimè!</p> +</div></div> + +<p> +E sospirai: la voce ripigliò con un accento di passione, +che fe’ vibrare tutte le fibre del mio cuore: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i14"> Favella!</p> +<p class="i01">Oh! parla, parla, angiol di luce. In questa</p> +<p class="i01">Notte tu scendi sovra il capo mio,</p> +<p class="i01">Splendido al par d’un messaggiero alato</p> +<p class="i01">Del ciel, quando i mortali a riguardarlo</p> +<p class="i01">Colle bianche pupille in su rivolte,</p> +<p class="i01">Per maraviglia cadono a ritroso;</p> +<p class="i01">Ed ei le pigre varca e lente nubi,</p> +<p class="i01">E in grembo del commosso äere veleggia.</p> +</div></div> + +<p> +Io mi appoggiai ambo le mani al cuore, e con +accento che non lasciava nulla da desiderare al mio +interlocutore che io divinava più che nol distinguessi +nell’ombre, risposi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Romeo! Romeo! Perchè Romeo tu sei?</p> +<p class="i01">Deh! rinnega tuo padre e il nome tuo;</p> +<p class="i01">O se così non vuoi, giurami amore,</p> +<p class="i01">Ed io più non sarò de’ Capelletti.</p> +</div></div> + +<p> +La voce mormorò: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Deggio starmi ad udirla? o le rispondo?</p> +</div></div> + +<p> +Ed io, tutta alla mia parte, ripigliai con voce la +più soave che per me si potesse: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Gli è solo il nome tuo che m’è nemico:</p> +<p class="i01">Pur lo stesso sei tu, ben che non uno</p> +<p class="i01">Dei Montecchi. E che mai ti fa Montecchio?</p> +<p class="i01">Non la mano, nè il piè, nè il braccio o il viso</p> +<p class="i01">Od altra parte che d’un uomo sia.</p> +<p class="i01">Oh! tu avessi altro nome! E che v’ha mai</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p> +<p class="i01">Nel nome?... Il fior che rosa è da noi detto,</p> +<p class="i01">Un olezzo soäve avrìa del paro</p> +<p class="i01">Con altro nome. Tal Romeo, se pure</p> +<p class="i01">Romeo non si nomasse, avrebbe tutti</p> +<p class="i01">I cari pregi ond’è fornito. Oh! lascia</p> +<p class="i01">Il tuo nome, Romeo: prendi per esso,</p> +<p class="i01">Che parte tua non è, tutta me prendi.</p> +</div></div> + +<p> +Confesso che io attendeva con emozione la risposta +che impegnava direttamente il dialogo col mio +interlocutore: la risposta non si fe’ attendere, e Romeo +ripigliò con un accento di tenerezza non minore +del mio: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Io ti piglio al tuo detto. Oh! me sol chiama</p> +<p class="i01">Amor tuo, ch’io n’avrò nuovo battesmo;</p> +<p class="i01">Nè da tal punto sarò più Romeo!</p> +</div></div> + +<p> +Il lettore ci vede, me alla finestra, il mio incognito +Romeo celato nell’ombre, ma solo separati da un sì +breve spazio che le nostre mani, stendendosi, avrebber +potuto toccarsi. Non ho dunque che a trascrivere +la scena fino al fine, perchè il lettore se ne figuri +egli stesso l’apparato scenico, ed immagini le +emozioni nate in un cuor quindicenne che faceva, +per così dire, il suo doppio esordire in una poesia +inebriante e in un amore misterioso. +</p> + +<p> +Lascerò dunque da parte i commenti e seguiterò +la scena: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i02"> Chi mai se’ tu che, nella notte ascoso,</p> +<p class="i02"> Vieni a turbar l’arcano mio?</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span></p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i12"> Per nome</p> +<p class="i02"> Dirti non so qual io mi sia, chè troppo</p> +<p class="i02"> Abborrito a me stesso è il nome mio;</p> +<p class="i02"> Poichè nemico a te, mia cara santa,</p> +<p class="i02"> Ei mi rende; e s’io qui l’avessi scritto</p> +<p class="i02"> Lacerar lo vorrei.</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i11"> Cento parole</p> +<p class="i02"> Da tal voce profferte ancor non bevve</p> +<p class="i02"> L’orecchio mio; pur ne conosco il suono:</p> +<p class="i02"> Romeo non se’ tu forse un de’ Montecchi?</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i02"> Nè l’un nè l’altro io son, se a te disgrada,</p> +<p class="i02"> O mia santa gentil!</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i10"> Ma come, dimmi,</p> +<p class="i02"> E perchè mai venisti? Alto è il recinto</p> +<p class="i02"> Del giardin, periglioso alla salita;</p> +<p class="i02"> E, pensando chi sei, se alcun de’ nostri</p> +<p class="i02"> Qui ti trovasse.... questo suol t’è morte.</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i02"> Io d’amor con le lievi ale varcai</p> +<p class="i02"> Quel recinto: ad amor non vieta il passo</p> +<p class="i02"> Confin di pietre; e tutto ciò che vuole</p> +<p class="i02"> Amor l’ardisce. A me non fanno intoppo</p> +<p class="i02"> I tuoi congiunti.</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i09"> Se da lor veduto</p> +<p class="i02"> Qui sei, t’uccideranno.</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i12"> Oimè! periglio</p> +<p class="i02"> Ben più fatal negli occhi tuoi vegg’io</p> +<p class="i02"> Che in venti spade lor. Dolce mi guarda,</p> +<p class="i02"> E saldo io son contr’essi, a tutta prova.</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i02"> Per quanto è in terra, non vorrei tu fossi</p> +<p class="i02"> Qui veduto da lor.</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i11"> Di notte il manto</p> +<p class="i02"> M’asconde ad essi — Ma, purchè tu m’ami,</p> +<p class="i02"> Qui mi discopran pure! Oh! meglio assai</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p> +<p class="i02"> Finir per loro nimistà la vita,</p> +<p class="i02"> Che non vedermi prolungare la morte,</p> +<p class="i02"> Non amato da te!</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i09"> Chi mai t’apprese</p> +<p class="i02"> A trovar questo loco?</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i11"> Amor, che primo</p> +<p class="i02"> Mi pose in su la traccia; esso il consiglio,</p> +<p class="i02"> Ed io gli occhi prestai. Non son nocchiero;</p> +<p class="i02"> Ma pur vorrei, se tu più lunge fossi</p> +<p class="i02"> Dei lidi ermi che lava il mare estremo,</p> +<p class="i02"> Sfidar, per tal tesoro, ogni fortuna.</p> +</div></div> + +<p> +Queste ultime parole furon dette con tal passione, +che non ebbi a fingermi commossa nel rispondere: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i02"> Sai che larva mi fa la notte al viso;</p> +<p class="i02"> Se no, per quel che da me udisti, avrei</p> +<p class="i02"> D’un virgineo rossor pinta la gota.</p> +<p class="i02"> Star vorrei contegnosa, e vorrei pure</p> +<p class="i02"> Rivocar ciò che dissi!... E invece, addio,</p> +<p class="i02"> Addio, rispetto! — M’ami tu? So bene</p> +<p class="i02"> Che mi dirai di sì; che la tua fede</p> +<p class="i02"> M’impegnerai; ma pur, giurando, puoi</p> +<p class="i02"> Farti spergiuro: intesi dir che Giove,</p> +<p class="i02"> Allo spergiuro degli amanti, rida.</p> +<p class="i02"> O gentile Romeo! se m’ami, dillo</p> +<p class="i02"> Veracemente: o, se ben presto vinta</p> +<p class="i02"> Tu mi credessi mai, farò cipiglio,</p> +<p class="i02"> Sarò cattiva, e mi terrò sul niego:</p> +<p class="i02"> Così preghiera mi farai d’amore.</p> +<p class="i02"> Ma in altra via, non mai, per quanto è in terra!</p> +<p class="i02"> In ver son troppo ardente, o bel Montecchio,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p> +<p class="i02"> E il mio contegno puoi stimar leggero:</p> +<p class="i02"> Ma credi, cavalier, me troverai</p> +<p class="i02"> Più vera di tant’altre che ti fanno</p> +<p class="i02"> Ad arte la ritrosa. E più ritrosa</p> +<p class="i02"> Esser dovea, confesso; ma, già prima</p> +<p class="i02"> Ch’io di me fossi accorta, avevi udito</p> +<p class="i02"> La voce del mio vero amor possente.</p> +<p class="i02"> Dunque perdona, nè m’apporre a colpa</p> +<p class="i02"> D’amor leggero la fralezza mia,</p> +<p class="i02"> Cui tolse il velo questa notte oscura.</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i02"> Io giuro, o donna, per la sacra luna</p> +<p class="i02"> Che le cime inargenta a quei frutteti...</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i02"> Oh! così non giurar, no, per la luna,</p> +<p class="i02"> Per l’incostante luna, che si muta</p> +<p class="i02"> D’ogni mese al mutar della sua sfera,</p> +<p class="i02"> Perchè non cangi anche il tuo cor, com’essa.</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i02"> Per chi giurar?</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i08"> Nol dèi per cosa alcuna:</p> +<p class="i02"> O giura, se tu il vuoi, per la tua cara</p> +<p class="i02"> Sembianza, ch’è mio nume, idolo mio;</p> +<p class="i02"> E fede ti darò.</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i08"> Se del mio core</p> +<p class="i02"> Il sacro amor...</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i08"> Deh, non giurar! Bench’io</p> +<p class="i02"> Ponga ogni gioia in te, questa promessa</p> +<p class="i02"> Nell’alta notte, non m’è gioia; troppo</p> +<p class="i02"> È ratta, sconsigliata ed improvvisa,</p> +<p class="i02"> Come balen che più non è, già prima</p> +<p class="i02"> Che tu dica: Balena! — O caro, addio!</p> +<p class="i02"> Questo germe d’amor, se fiato estivo</p> +<p class="i02"> Lo feconda, sarà fior di bellezza,</p> +<p class="i02"> Quando vedremci un’altra volta. Addio!</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span></p> +<p class="i02"> Addio! Venga al tuo cor dolce riposo</p> +<p class="i02"> E così dolce nel mio cor la pace.</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i02"> Malcontento così dunque mi lasci?</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i02"> E che più brami in questa notte?</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i14"> Un fido</p> +<p class="i02"> Contraccambio d’amore al voto mio.</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i02"> Io ti diedi, già pria che tu il chiedessi,</p> +<p class="i02"> Il mio: così m’avessi a darlo ancora!</p> +<p class="i01"><i>Rom</i>.</p> +<p class="i02"> Ritòr me lo vorresti? E perchè mai,</p> +<p class="i02"> Mio dolce amore?</p> +<p class="i01"><i>Giul</i>.</p> +<p class="i08"> Sol perchè vorrei</p> +<p class="i02"> Libera a te ridarlo. Eppure io bramo</p> +<p class="i02"> Cosa che già posseggo. È la mia grazia</p> +<p class="i02"> Senza confine, come il mar; com’esso</p> +<p class="i02"> Profondo è l’amor mio: più te ne dono,</p> +<p class="i02"> E in me n’ho più, chè sono ambo infiniti!<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a></p> +</div></div> + +<p> +Mancavaci un terzo interlocutore; perchè nella +tragedia in questo momento la nutrice chiama Giulietta: +ma, come se il caso avesse giurato di far in +tutto di questa finzione una realtà, all’istante in +cui doveva essere pronunciato il nome di Giulietta, +quello di Emma rintronò nella mia camera pronunciato +da una voce di donna, e vidi alcuno appressarsi +alla finestra. +</p> + +<p> +Non ebbi che il tempo di dire in prosa al mio Romeo: +</p> + +<p> +— Attendetemi, ritorno. +</p> + +<p> +Rientrai in camera e mi trovai di fronte ad Amy +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +Strog ch’io non aveva riveduta dal dì del mio arrivo +in Londra. +</p> + +<p> +La poveretta piangeva dirottamente. +</p> + +<p> +Quantunque la sua venuta non fosse molto opportuna, +mi slanciai fra le sue braccia con tutto l’abbandono +d’un giovin cuore troppo pieno che prova +il bisogno di effondersi in quel d’un’amica. +</p> + +<p> +Compresi dalle sue prime parole ch’ella aveva una +lunga storia da narrarmi, e che era sua intenzione +nel venire ad ora sì tarda, di non lasciarmi che il +domattina. +</p> + +<p> +Restavami a prender commiato dal mio Romeo: +feci entrare Amy nella mia camera da letto e tornai +al mio balcone: m’inclinai dalla balaustrata e +stesi la mano. +</p> + +<p> +Due mani l’afferrarono: una bocca ardente si posò +su di essa, e le nostre voci mormorarono unite: +</p> + +<p> +— A domani. +</p> + +<p> +Poi tornai all’amica, col cuore agitato ed i sensi +scossi da quel nuovo ed incognito sentimento infiltratosi +nelle mie vene, con quella inebbriante poesia +e quello strano mistero. +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +</p> + +<h2>XII.</h2> +</div> + +<p> +Non sarebbe stato difficile ad Amy Strog lo indovinare +che avveniva qualche cosa d’insolito nella +mia vita, ma ella parea tanto preoccupata del soggetto +della sua visita, che non parve punto farvi +osservazione, e venne subito al fatto. +</p> + +<p> +Dick, il fratello d’Amy Strog, che, come si ricorda, +era venuto con noi a Londra, in una leva di marina +era stato preso e destinato a far parte dell’equipaggio +del comandante John Payne. +</p> + +<p> +Trattavasi di ottenere dall’ufficiale la liberazione +del giovine, ed essendo stato detto ad Amy Strog +che il galante capitano non sapea nulla negare ad +un bel visino, ella avea pensato a me per farmi l’interceditrice +della grazia cui voleva ottenere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +Allora ella s’era data a cercarmi: avea chiesto +notizia di me al signor Hawarden, che l’avea rimandata +al signor Plowden: il signor Plowden le avea +dato l’indirizzo di miss Arabella, dicendo che io +era scomparsa, ma che probabilmente mi si ritroverebbe +colà. +</p> + +<p> +Due volte nella serata ella era venuta, ma le era +stato risposto ch’io mi trovava assente; e difatti lo +si ricorda, io era andata a Drury Lane; ma, ferma +nel proposito di voler vedermi, ella era tornata una +terza volta, ed avea talmente insistito che, quantunque +fosse vicina la mezzanotte, l’aveano introdotta +nella mia stanza. Ed era giunta, come si è +veduto, precisamente al momento in cui la nutrice +chiama Giulietta, ed avea fatta una doppia variante: +la prima, chiamandomi col nome d’Emma invece di +quel di Giulietta, e la seconda, astringendomi a +prender commiato dal mio Romeo, prima assai che +nol faccia la vera Giulietta. +</p> + +<p> +Io era in quella disposizione di cuore e di spirito, +nella quale pare abbiasi tanta felicità da espanderne +su tutto il genere umano. +</p> + +<p> +Promisi ad Amy di occuparmi il domani della libertà +di Dick; e siccome ella non potea tornare a +casa sua ad una simile ora, le preparai un letto sopra +un divano, affine di potere, al dì dopo, prendere +insieme le opportune misure. +</p> + +<p> +Amy avea già saputo che il signor John Payne era +a bordo del suo bastimento il Théseus, ancorato nel +Tamigi, fra Greenwich e Londra. +</p> + +<p> +Amy s’avvide che, all’opposto di lei, io aveva il +volto sorridente, e lieto il cuore: com’ella mi avea +raccontato le sue pene, le narrai io, non la mia felicità, +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +perchè non avea ragione alcuna di trovarmi +felice, ma le illusioni della mia immaginazione di +quindici anni, i quali se non sono per le fanciulle +la felicità, ne hanno almeno lo splendore. +</p> + +<p> +È vano il dire che, fino che fummo deste, il mio +incognito Romeo fu il soggetto della nostra conversazione: +mi addormentai col cuore pieno del nome +di Romeo e le labbra sulla mia mano al posto ove +egli avea posate le sue. +</p> + +<p> +La intera notte non fu per me che un sogno di +fuoco. +</p> + +<p> +Il domani, nell’aprir la porta della mia camera, +vidi una lettera a terra sul pavimento: era stata +probabilmente spinta all’interno dell’apertura che +trovavasi fra il pavimento e la finestra del poggiuolo. +</p> + +<p> +Portava questa soprascritta: +</p> + +<p class="indl"> +<i>A Giulietta.</i> +</p> + +<p> +L’apersi e fissai vivamente gli occhi sulla firma: +il nome di quegli che l’avea scritta poteva essere +un nome di battesimo come un cognome; era sottoscritta: +Harry. +</p> + +<p> +Allora la lessi o piuttosto la divorai. +</p> + +<p> +Avevo presso a poco divinato il vero; Romeo +Harry era il mio vicino, mi avea vista alla mia finestra +la sera, in cui, credendomi sola, io ripeteva +la scena di Giulietta al balcone. Era egli che m’aveva +applaudita al finir della scena e m’avea fatta +fuggire applaudendomi: allora egli s’era fissato +nell’idea di scendere al domani nel giardino, senza +punto occuparsi, come Romeo, de’ pericoli cui potea +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +correre con tale imprudenza, e tentar di attirarmi +alla finestra, dicendo i primi versi della bella +scena del giardino. +</p> + +<p> +Si sa com’ei vi fosse riuscito. +</p> + +<p> +Le spiegazioni ch’egli davami sul conto suo eran +brevi: era studente all’università di Cambridge, ma +trascinato da un’irresistibile passione per il teatro, +e credendo che io dividessi questa vocazione, mi +proponeva di tentare insieme i favori della sorte e +della gloria artistica. +</p> + +<p> +Supplicavami a venir la notte seguente al poggiolo +per dargli una risposta da cui dipendeva, +diceva egli, la felicità della sua vita futura. +</p> + +<p> +Questa lettera era stata evidentemente scritta dopo +l’interruzione della nostra scena; e quegli che ne +era l’autore aveva scalato il mio balcone, e dopo +essersi accertato che io non ero sola e nol sarei +probabilmente in tutta la notte, era penetrato dal +di fuori all’interno. +</p> + +<p> +Ciò indicavami che io non era gran che sicura +nel mio appartamento, e che passerei bentosto, come +la vera Giulietta, dalla scena del giardino a quella +del balcone. +</p> + +<p> +Oimè! era ancora uno dei pericoli della mia situazione +lo arrestare senza spavento il mio spirito +sopra un vincolo del genere di quello che venivami +offerto. Se Giulietta, l’erede dei Capuleti, vale a dire +d’uno de’ più nobili casati di Verona, cui spettava +sostenere l’onore d’una famiglia che adoravala, che +l’avea con ogni cura educata a tutti i principj di +virtù, a tutte le esigenze della società, aveva, in +una di quelle giovanili attraenze nelle quali il cuore +prevale su tutte le umane considerazioni, fatto al +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +suo amante sacrificio della sua virtù, della sua fama, +del suo onore, come poteva io, povera fanciulla isolata +e senza nome, educata quasi dalla pubblica carità; +io, che non avea mai conosciuto mio padre, +mal vigilata da mia madre, che guadagnava il suo +pane giornaliero col travaglio dell’intero suo giorno; +come, io, cui la prima di tutte le lezioni, quella dell’esempio, +mancava; io, che non dovea conto ad +alcuno della mia condotta; io, che cadendo non +macchiava nè un nome, nè una famiglia, e perdendomi, +perdeva me sola, come poteva io neppur +pensare a resistere, se Giulietta avea soggiaciuto? +</p> + +<p> +E difatti non vi pensai; non pensai altro che +alla felicità di rivedere, o piuttosto vedere la sera +il mio incognito Romeo, giacchè non avea potuto +distinguere il suo volto nell’oscurità: solo, dalle intonazioni +della sua voce avea riconosciuto la gioventù, +e, dalla sua calligrafia e dal suo stile, divinata +un’elegante educazione. Quanto alla bellezza, +io era certa della sua, chè aveanvi in quest’avventura +non solo le ispirazioni della gioventù, ma quelle +eziandio dalla leggiadria. +</p> + +<p> +Baciai la lettera e me la posi sul cuore. +</p> + +<p> +Frattanto Amy si vestiva: avevamo presso a poco +una lega e mezzo da fare per giungere vicino al Tamigi, +al luogo ove era ancorata la flotta inglese; +ma noi non dovevamo presentarci all’ammiraglio +che verso il mezzogiorno, ed avevamo quindi il +tempo d’asciolvere al palazzo e partirne dopo colezione. +</p> + +<p> +Chiamai per chiedere se si potesse servirmi di colezione +nel mio appartamento: il domestico rispose +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +che miss Arabella avea lasciato ordine che mi si +obbedisse come a lei stessa. +</p> + +<p> +Mentre noi asciolvevamo mi fu chiesto se volevo +che si mettessero i cavalli alla carrozza, ma io, non +volendo si sapesse ove andavamo, rifiutai, dicendo +soltanto che probabilmente non farei ritorno che +la sera. +</p> + +<p> +Verso il mezzodì ci ponemmo in cammino. Più +avvezza di me agli usi di Londra, la mia compagna +prese una vettura, ne fissò il prezzo per l’intero +giorno e partimmo. +</p> + +<p> +Io mi lasciava del resto assolutamente condurre +da Amy: il mio spirito era tutto all’avventura del +dì innanzi: ad ogni istante ponevami al cuore la +mano per accertarmi che non avea perduta la lettera +di Harry; la sola cosa che facea nube a quella +serena illusione era lo aver incontrato un semplice +studente, un semplice artista, che m’offriva di percorrere +al suo braccio lo spinoso sentiero dell’arte, +invece d’un bel gentiluomo, d’un ricco signore che +mi menasse alla gloria di mistress Siddons e alla +fortuna di miss Arabella in un’elegante vettura a +quattro cavalli. +</p> + +<p> +Ma ciò che era protratto non era perduto: il teatro +è un piedestallo, sul quale la statua della bellezza +ha un culto come quella dell’ingegno; e siccome +io era certa d’esser bella, — oimè me lo avean +già tanto ripetuto, dal povero Dick che primo me +lo avea detto nelle montagne del ducato di Galles, +ad Harry-Romeo che me lo avea scritto il mattino +stesso, — siccome, ripeto, era sicura d’esser bella +ed avea speme di posseder del talento, non era che +un affare di data, e potevo attendere. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<p> +Vedasi che io sono fedele al programma che mi +ho imposto scrivendo la mia vita, e svelo il fondo +de’ miei pensieri agli uomini, che mi hanno, forse +troppo severamente, giudicata, come a Dio che, ne +ho fiducia, mi sarà più indulgente all’ora di morte. +</p> + +<p> +Se scrivessi un romanzo, potrei invertire o mutare +i fatti, celare i miei torti e scusar le mie colpe, +ma ho posto in titolo a questo libro la mia vita, e +non ho quindi il diritto di nulla alterare negli avvenimenti +di essa; deggio svolgerli nel loro ordine +e nella loro sincerità. Confesso che, come romanzo +scritto da pugno umano, questo libro sarebbe mal +fatto; e, quel che è peggio, mal ideato, perchè, frutto +dell’immaginazione, non potrebbe avere influenza +alcuna sulla vita degli altri, ma non è di tal guisa: +io stacco una pagina di storia dal gran libro universale +dell’umanità, scritta dalla penna di ferro del +destino che mi ha fatta passare come fatale meteora +attraverso al mio secolo, ed usare un’infausta autorità +su’ miei contemporanei. Devo dir tutto, anche +i miei cattivi pensieri, come tutto svelare, anche le +cattive azioni; sono gli uni che menano alle altre; la +mia sola scusa sia nel non aver nulla preparato, +nulla macchinato, nulla voluto di quanto mi accadde, +ma di aver in vece sempre ceduto ad un fascino +stabilito da cagioni indipendenti dalla mia volontà, +e soprattutto più forti di essa. +</p> + +<p> +E poi, lo dirò io? Sì, perchè deggio dir tutto, anche +ciò che dee servimi di difesa; le mie più cattive +azioni, o piuttosto i più brutti avvenimenti della +mia vita, hanno avuto quasi sempre una buona intenzione, +un eccellente principio; e quella che io +intraprendeva in questo momento, la quale dovea +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +menarmi alla prima mia colpa, e per essa condurmi +dagli abissi più cupi e profondi della società alle +più brillanti sua altezze, aveva uno scopo lodevole +ed era dettata dall’umanità, giacchè era per salvare +il fratello della mia amica dal destino più temuto +per un libero Inglese. +</p> + +<p> +Ma perchè poi vi poneva io tanta premura, tant’anima, +tanto cuore? Non forse perchè Dick pel +primo aveva ammirata la mia bellezza? +</p> + +<p> +Io era tanto assorta nelle mie riflessioni, che non +m’avvidi nè del cammino percorso, nè del tempo +impiegato a farlo, quando la vettura arrestossi. +</p> + +<p> +Ci trovavamo in riva al fiume, poco discosti da un +magnifico bastimento da guerra. +</p> + +<p> +Eravamo noi aspettate? Lo ignoro, e mi ricorse in +seguito più volte al pensiero l’idea che tutto fosse +dapprima convenuto fra Amy e sir John Payne. Avevamo +appena posto piede a terra, quando una barca +guidata da sei rematori si scostò dal Théseus e vogò +verso noi. +</p> + +<p> +Tutto era sì nuovo per me, ed io mi trovava in +mezzo a tante e diverse emozioni, che questa circostanza +mi sfuggì in quel momento, e non vi pensai +che in seguito. +</p> + +<p> +In un istante fummo a bordo del bastimento. +</p> + +<p> +Una delle prime cose ch’io vidi salendo la scala +fu il povero Dick già in assisa da marinaio, il quale, +appressandomisi, mi disse con voce compassionevole: +</p> + +<p> +— Madamigella Emma, abbiate pietà del povero +Dick; il mio destino è nelle vostre mani. +</p> + +<p> +Non poteva io ben comprendere come disponessi +d’un sì gran potere, ma l’infelice giovine avea l’aria +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +sì mesta, che io gli promisi di fare quanto stesse +in poter mio. +</p> + +<p> +Un sottotenente lo respinse brutalmente, e ci condusse +alla cameretta del comandante. Questa stanzina +era uno dei più eleganti salottini che io abbia +veduti mai, anche al tempo in cui passava la mia +vita nelle sale d’una regina. Il tappeto era composto +di magnifiche pelli di tigri, e la tappezzeria dei +più fini casimiri dell’India! Nel sollevarsi questi casimiri +lasciavano scorgere trofei d’armi magnifiche +tolte dai più ricchi bazar dell’Oriente. La scranna, +su cui il comandante era seduto o piuttosto sdraiato, +era uno di quei divani turchi ricamati a fiori d’oro, +quali appena si sognano sulle rive del Bosforo e del +Gange; la base, su cui si posava, era di due cannoni +in bronzo, brillanti come oro: nei giorni ordinari +sparivano completamente sotto alla stoffa: in quei +di combattimento levavansi i casimiri che mettevano +a nudo i trofei, i cuscini del divano che scoprivano +i cannoni, e il salottino da elegante signora, tramutavasi +nell’arsenale d’un comandante inglese. +</p> + +<p> +Sir John Payne, avvolto in un magnifico abito da +camera di stoffa chinese, era intento a leggere quando +noi entrammo. +</p> + +<p> +Egli si volse dalla nostra parte colla trascuranza +di un uomo che riceve una visita inaspettata; poi, +vedendo due donne, si alzò. +</p> + +<p> +Gettai su lui un rapido sguardo, che pure mi valse +a veder tutto. +</p> + +<p> +Sir John Payne era un bell’ufficiale dai 30 ai 35 anni, +il quale, per certo, doveva il grado che occupava a +tale età, più alla sua nascita ed alla sua fortuna, che +alle campagne fatte: tutto in lui, come a lui d’intorno, +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +annunciava il lusso. Il coltello con cui tagliava +il suo libro era d’argento dorato, le sue dita +eran carche di anelli, un magnifico orologio posato +a lui vicino era adorno delle sue iniziali in +diamanti. +</p> + +<p> +Tutto in lui indicava la suprema aristocrazia. +</p> + +<p> +Amy, singhiozzando (ella aveva un’ammirabile segreto +per trovar lagrime), gli si prostrò ai piedi, o +piuttosto volle prostrarvisi; ma egli la rattenne, +chiedendole il motivo che la conduceva. +</p> + +<p> +Ed ella, come se i singhiozzi le soffocassero la +voce, mi trasse per mano, accennandomi di parlare +in luogo suo. +</p> + +<p> +Allora soltanto parve l’ammiraglio accorgersi della +mia presenza; mi guardò, parve sorpreso della mia +bellezza, e mi fe’ sedere accanto a lui. +</p> + +<p> +Amy restò in piedi, col volto nascosto dal fazzoletto, +dicendomi con voce soffocata: +</p> + +<p> +— Parla, parla; Sua Signoria ti ascolterà ben più +volentieri di me! +</p> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +</p> + +<h2>XIII.</h2> +</div> + +<p> +Era io stessa fortemente turbata, e con voce commossa +spiegai all’ammiraglio lo scopo della nostra +visita, affermandogli ch’egli acquisterebbe un diritto +eterno alla mia riconoscenza se mi desse il congedo +del povero Dick. +</p> + +<p> +Sia ch’ei lo credesse di fatto, sia che volesse dirigermi +un’adulazione, mi domandò quale motivo +una persona della mia condizione potesse avere ad +interessarsi d’uno scapestrato, come quegli di cui +chiedevo la liberazione. +</p> + +<p> +Risposi allora con umiltà mista ad un certo orgoglio, +che io non era una persona <i>di condizione</i>, ma +una povera contadina compatriotta di Dick. +</p> + +<p> +Egli mi prese una mano, la guardò, e scosse il +capo con aria di dubbio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +</p> + +<p> +Di fatto le mie mani, di cui con una civetteria +superiore alla mia età aveva sempre avuto la più +gran cura, erano assai belle. +</p> + +<p> +— Queste mani, mi diss’egli ridendo, non sono +mani da contadina. +</p> + +<p> +Assicurai l’ammiraglio ch’ei s’ingannava. +</p> + +<p> +— Allora, seguitò egli, levandosi dal dito mignolo +un diamante, non mancano che di quest’anello per +divenir mani da duchessa. +</p> + +<p> +Io mi sentii arrossire, più di piacere che di vergogna +però, e quantunque la mia mano mi sembrasse +molto più bella coll’ornamento ricevuto, pure +volli restituire all’ammiraglio l’anello che egli mi +offeriva tanto galantemente; ma ei rattenne la mia +nella sua mano, dicendomi che se io persisteva nel +mio rifiuto, avrei a temere ch’egli pure persistesse +nel suo. +</p> + +<p> +Volsi gli occhi ad Amy; ella mi guardò con uno +sguardo tanto supplichevole in mezzo alle lacrime che +irrigavanle le gote, ch’io non ebbi il coraggio di +durare una più lunga resistenza. Tenni l’anello. +</p> + +<p> +Allora Amy ripigliò coraggio. +</p> + +<p> +— E il mio povero Dick? chies’ella. +</p> + +<p> +— Ascolta, rispose l’ammiraglio; io non sono solo +a decidere la quistione: posso proporre il congedo, +ma debbo farlo accettare dall’ammiragliato. +</p> + +<p> +— Sì, diss’io, prendendo le mani di sir John Payne: +ma domandato da voi, questo congedo sarà accordato, +non è egli vero? +</p> + +<p> +— Lo spero. +</p> + +<p> +— Dite che ne siete certo. +</p> + +<p> +— Farò quanto mi sarà possibile per esservi accetto, +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +disse l’ammiraglio, inchinandosi cortesemente. +</p> + +<p> +— Oh! se riusciste, ve ne sarei tanto riconoscente! +esclamai. +</p> + +<p> +— È egli proprio vero quel che mi dite? chiese +l’ammiraglio, guardandomi fisso e con occhio, se +non pieno d’amore, almeno pieno di desiderio. +</p> + +<p> +Io arrossii, e chinai il capo senza rispondere. +</p> + +<p> +Parvemi allora vedergli scambiare uno sguardo +con Amy; ma questo sguardo poteva essere come il +mio, uno sguardo di preghiera. +</p> + +<p> +— Ascoltate, ci diss’egli, voglio darvi una prova +del mio buon volere: oggi stesso andrò a Londra, e +farò i passi opportuni. +</p> + +<p> +— Oh! quanto siete buono! esclamai. +</p> + +<p> +— E, domandò Amy, come e dove avremo noi la +risposta? +</p> + +<p> +— V’ha un mezzo assai semplice, rispose l’ammiraglio, +attendetemi qui. +</p> + +<p> +— Qui? chies’io con esitazione, giacchè pensavo +al mio appuntamento della sera. +</p> + +<p> +— No, a Londra nel mio palazzo di Piccadilly. +</p> + +<p> +Guardai Amy come per interrogarla. +</p> + +<p> +— Domandatelo ad Emma, diss’ella; io sono agli +ordini della Signoria Vostra. +</p> + +<p> +— Aspetterò dove vi piacerà, Mylord, rispos’io, +nella fiducia che la risposta sia buona: solo... +</p> + +<p> +— Solo che? ripetè l’ammiraglio. +</p> + +<p> +— Devo esser rientrata a casa alle dieci della sera. +</p> + +<p> +— Sarete padrona di ritirarvi quando vi piacerà; +ma siccome la risposta può farsi attendere e ritener +me stesso fino a tard’ora, prenderete almeno +una tazza di thè ed un dolce, dopo di che vi rendo +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +la vostra libertà e vi chiedo la mia, cosa che non +farei certamente, se non fosse per rendervi servigio. +</p> + +<p> +E suonò un campanello chinese che fece udire un +suono prolungato e vibrato. +</p> + +<p> +Entrò un servo. +</p> + +<p> +— Il thè, domandò l’ammiraglio. +</p> + +<p> +Senza dubbio gli ordini erano stati dati dapprima, +perchè il domestico rientrò subito con un vassoio +coperto di pasticcerie che posò sopra un tavolo. +</p> + +<p> +— Vediamo, mia bella interceditrice; fateci gli +onori del thè, mi disse l’ammiraglio. +</p> + +<p> +Obbedii arrossendo, e versai una tazza di thè che +gli offersi con una mano, presentandogli coll’altra +lo zucchero, e facendogli un inchino da collegiale. +</p> + +<p> +— In verità, mi disse sir John, non m’era stato +detto nulla di troppo, e voi siete adorabile. +</p> + +<p> +Volsi uno sguardo di rimprovero ad Amy: ciò che +era sfuggito di bocca all’ammiraglio provavami che +la mia venuta non era imprevista, come io il credeva, +ma attesa. +</p> + +<p> +— Sapreste a lei mal grado, ripigliò il capitano, +di avermi detto ch’ella aveva ad amica la più bella +creatura terrena, ed a me di aver bramato vedervi? +La sarebbe cosa crudele, perchè rifiutando di venire, +avreste fatto del vostro amico Dick un marinaio, +stato che parmi non sia di sua inclinazione, e non +mi avreste permesso di dirmi vostro servitore, ciò +che parmi proprio la mia. +</p> + +<p> +Non sapevo che rispondere a questa cortesia facile +ma irrispettosa: egli mi porse la sua tazza perchè +vi lasciassi cadere qualche goccia di crema, e s’accorse +del tremito della mia mano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +</p> + +<p> +— Che? mormorò egli, in una donna sola virtù, +cortesia e pudore, oltre la bellezza e la gioventù? +</p> + +<p> +Io lo guardai sorpresa. +</p> + +<p> +— Non avete visto recitare Amleto? +</p> + +<p> +— No, rispos’io. +</p> + +<p> +— Ebbene, ciò che vi ho detto è quel che Amleto +dice ad Ofelia quando è sorpreso di trovar tanta +grazia, tanto affetto e tanto pudore riuniti in una +stessa donna. +</p> + +<p> +Scossi il capo. +</p> + +<p> +— E, seguitò sir John, siccome ella non crede all’amore +del principe di Danimarca, questi prosegue: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Dubita pure che gli astri splendano,</p> +<p class="i01">Dimmi che il sole più non appar,</p> +<p class="i01">Dimmi che il vero mente e sa fingere</p> +<p class="i01">Ma, deh! ch’io t’ami non dubitar.»</p> +</div></div> + +<p> +Sir John mi prese ambo le mani, e dando alla sua +voce la più tenera espressione, seguitò: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«O cara Ofelia! il mal che m’addolora</p> +<p class="i01">Cresce con questi versi. I’ non ho l’arte</p> +<p class="i01">Di vestir di bel metro i miei sospiri,</p> +<p class="i01">Ma pure io t’amo tanto! Oh non è cosa</p> +<p class="i01">Che agguagli l’amor mio! Credilo, addio.</p> +<p class="i02"> Per sempre tuo, soave e cara donna,</p> +<p class="i02"> Fin che sia questa macchina d’Amleto,»</p> +</div></div> + +<p> +— E che risponde Ofelia a questi versi? +</p> + +<p> +Sir John si alzò. +</p> + +<p> +— Amleto, rispos’egli, non le lascia tempo di rispondere, +ed esce, rimettendo al cuore di lei, che +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +egli ama, la cura di parlare per lui nella sua assenza. +</p> + +<p> +— Voi ci lasciate? chiesi a sir John. +</p> + +<p> +— Dopo le tre non rinverrei più i lordi dell’ammiragliato, +e voglio avere almeno il merito di mantenere +la mia promessa, dandovi oggi, buona o cattiva, +una risposta. +</p> + +<p> +— E noi? domandò Amy. +</p> + +<p> +— Voi, rispose sir John, avrete la bontà di attendermi +a Piccadilly, ove il mio servitore vi accompagnerà. +</p> + +<p> +— Dareste frattanto un congedo di 24 ore al povero +Dick? +</p> + +<p> +— Sì, disse l’ammiraglio ridendo, purchè miss Emma +impegni la sua parola che il mariuolo non diserterà: +nel qual caso, miss Emma risponderà di lui +corpo per corpo. +</p> + +<p> +— Odi, Emma? disse Amy. +</p> + +<p> +Stesi la mano a sir John. +</p> + +<p> +— Lo prometto, Mylord, diss’io. +</p> + +<p> +— Ed ora ripigliò l’ammiraglio, non desidero che +una cosa, la fuga in capo al mondo del mariuolo. +Venite voi con me, o bramate ch’io vi metta a +terra? +</p> + +<p> +— Eravamo venute a bordo di questo bastimento +per Mylord, diss’io; e dal momento che Mylord lo +lascia, non abbiamo nessun motivo di restarvi. +</p> + +<p> +Sir John suonò una seconda volta il campanello. +Lo stesso domestico comparve. +</p> + +<p> +— La iolo, disse l’ammiraglio. +</p> + +<p> +— È pronta, Mylord. +</p> + +<p> +— Venite a terra con noi, e conducete le signore +a Piccadilly. La cena per le sette. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +</p> + +<p> +Volli fare un’osservazione sulla cena alle sette, +ma sir John non me ne diede il tempo, ed offrendomi +il suo braccio, mi condusse alla scala. +</p> + +<p> +Tutti gli ufficiali erano schierati in doppia fila +a noi dinanzi. +</p> + +<p> +Io chinai non solo gli occhi ma il capo: tutti quei +sguardi pesavano in certo modo sulla mia fronte, +curvandola sotto il loro peso. +</p> + +<p> +Mi trovai nella iolo senza saper come vi fossi discesa: +udii la voce di sir John ordinare a Dick di +seguirci; poi la barca si staccò dal bastimento leggera +come un uccello, e mosse verso terra. +</p> + +<p> +Quivi attendevaci la carrozza di Mylord, e poco +discosta stava l’umile nostra vettura. +</p> + +<p> +— Non tornerete a Londra lì dentro, non è egli +vero? ci diss’egli. +</p> + +<p> +— Ma in che volete voi che vi rientriamo? gli +chies’io. +</p> + +<p> +— Piccadilly è sul mio cammino, e quivi vi lascerò +passando. +</p> + +<p> +Fe’ un cenno al suo domestico che andò a pagare +la nostra vettura; aprì egli stesso lo sportello e mi +fe’ scendere prima, mentre Amy scambiava qualche +parola con Dick per dargli un appuntamento, e farlo +avvertito del risultato della faccenda. +</p> + +<p> +Dick, meno fiero di noi, entrò nella vettura e si +fe’ trionfalmente condurre a Londra. +</p> + +<p> +Sir John sedette al dinanzi, cedendoci i due posti +di fondo: il domestico montò accanto al cocchiere, +e la carrozza partì, riconducendomi, strana condizione +del mio destino, immersa in tutt’altri sogni +di quelli con cui era partita. +</p> + +<p> +Oh! fu ben per me che la vita ebbe a simbolo +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +una ruota che gira incessantemente; ma da qual +lato girava questa ruota? Era per elevarmi o per +avvilirmi? +</p> + +<p> +Mi era io innalzata dal dì in cui era la pastorella +di mistress Davison, od aveva disceso? +</p> + +<p> +La mia meditazione era tanto profonda, che quasi +non sentii sir John impadronirsi della mia mano: +gliela lasciai inerte nelle sue. +</p> + +<p> +Dopo una mezz’ora di corsa la carrozza si arrestò: +ci trovavamo a Piccadilly. +</p> + +<p> +Lo sportello si aprì: scese primo sir John per darci +la mano: io mi sentiva riconoscente ad un gentiluomo +di tal fatta, che ci trattava come duchesse: +per un moto involontario strinsi la destra ch’ei mi +stendeva. +</p> + +<p> +— Grazie, mormorò egli sottovoce. +</p> + +<p> +Ritrassi violentemente la mano. +</p> + +<p> +Egli mi guardò con una certa sorpresa, ma vide +dal mio sorriso che non vi era nulla d’offensivo per +lui nel mio atto. +</p> + +<p> +Erano le tre: non doveva egli perdere un minuto +se volea giungere in tempo all’ammiragliato; risalì +dunque in carrozza; e noi, guidate dal servo, entrammo +in casa. +</p> + +<p> +Questa casa, sita presso a poco a metà strada fra +Londra e la stazione, era una graziosa palazzina +costrutta colla maggior eleganza, il cui solo locatario +e proprietario era l’aristocratico protettore di +Dick. +</p> + +<p> +Il lacchè lasciatoci per introdurci, ne condusse +ognuna nella nostra camera. +</p> + +<p> +All’entrar nella mia, io mi fermai, cercando nelle +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +mie rimembranze, ove avessi già veduta questa +stanza. +</p> + +<p> +Eravi qualche cosa d’impossibile nella realtà di +questa visione: le mie gite non mi aveano mai condotta +dalla parte di Piccadilly, e si sa che venendo +a Londra vi veniva per la prima volta. +</p> + +<p> +Mi trovava dinanzi ad un grande specchio dalla +cornice dorata, in una camera elegante con cortine +di seta azzurra e mobigliata di toelette e cassettoni +in legno di rosa: aveva sotto ai piedi un tappeto +turco, sovra il capo un soffitto adorno di affreschi, +che si sarebbero detti sortiti dal pennello di Boucher +o di Watteau. +</p> + +<p> +Senza fallo io aveva veduta questa camera. +</p> + +<p> +Mi lasciai cadere sopra una sedia a bracciuoli simile +alle cortine: e questo colore azzurro mi ricordò +per analogia il primo abito azzurro da collegiale: +mi rividi seduta con quella veste vicino alla sorgente +della collina, ove pascolava il mio gregge, il +giorno in cui Dick mi avea detto: +</p> + +<p> +— Guardatevi nelle nostre sorgenti, madamigella +Emma; un giorno anderete alla città e vi guarderete +in grandi specchi e cornici dorate, come quelli +della bottega del negoziante di Hawarden. +</p> + +<p> +Condotta dal filo de’ miei ricordi, rammentai il +tutto. +</p> + +<p> +Questa camera, questo specchio, questo turco tappeto, +queste cortine del colore del mio abito da collegiale, +così lungi da me, sì, io li avea visti in un +sogno della mia fanciullezza, ed ecco che sette od +otto anni dopo, io li ritrovo in realtà! +</p> + +<p> +E Dick che me ne avea fatta la predizione era +causa del suo avverarsi: strana concatenazione di +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +circostanze che radicò nel mio cuore la fatale idea, +che un potere più possente della mia volontà disponesse +del mio destino, e che invano tenterei di oppormi +al fascino di questo potere. +</p> + +<p> +Amy Strog entrò nella mia camera mezz’ora dopo, +e mi trovò nello stesso seggiolone ove m’era abbandonata +entrando: il mio meditare parve inquietarla +e tentò distrarmene parlandomi di sir John Payne, +della sua bontà per Dick, e della sua cortesia +per noi. +</p> + +<p> +Io sorrisi senza rispondere; comprendeva lo scopo +di questa cortesia, il calcolo di questa bontà, e sentiva +per istinto che il mio onore sarebbe il riscatto +di Dick. +</p> + +<p> +Disgraziatamente sir John Payne era giovane, era +bello, era ricco; disgraziatamente era amabile e parea +buono: tutto concorreva dunque alla mia perdizione, +perfino i buoni istinti del mio cuore che +mi portavano a salvar Dick ed a consolare Amy. +</p> + +<p> +Alle cinque una vettura arrestossi davanti alla +porta: trasalii: Amy corse alla finestra. +</p> + +<p> +— Non avea bisogno, esclamò, di andare alla finestra +per sentire che era sir John che rientrava. +</p> + +<p> +Un istante dopo la porta si aprì, ed ci comparve +tutto lieto. +</p> + +<p> +— Che mi darete voi, miss Emma, mi disse egli, +se vi porto una buona notizia pel vostro protetto? +</p> + +<p> +— Che posso io darvi Mylord, risposi alzandomi +e stendendogli ambo le mani, se non i sinceri ringraziamenti +di un cuore oltre ogni dire riconoscente +alle vostre bontà? +</p> + +<p> +— Sta bene, seguitò egli; prendo per ora i ringraziamenti: +regoleremo più tardi i conti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +— Avete dunque ottenuto, Mylord? domandò +Amy. +</p> + +<p> +— Sono almeno a buona via di riuscirvi: mi fu +promesso il congedo di vostro fratello per questa +sera: lo aspetteremo, se il volete, a tavola: dovete +avere gran fame, avendo appena gustata una ciambella; +ed io confesso, che le corse fatte mi hanno +dato grand’appetito. +</p> + +<p> +Stavo per fare un’osservazione sulla necessità che +io aveva di tornare a Oxford Street, quando il domestico +entrò, annunciando che Mylord era servito. +</p> + +<p> +Sir John afferrò il mio braccio, e mi condusse nella +sala da pranzo. +</p> + +<p> +— Andiamo, andiamo, mie belle commensali, a tavola, +diss’egli. +</p> + +<p> +Il giorno cominciava a cadere, e dalla mezza oscurità +della mia stanza, aumentata dallo spessore delle +cortine, entrammo in una sala da pranzo sfolgoreggiante +di luce che riflettevasi nel cristallo dei bicchieri +e nello splendore delle argenterie. +</p> + +<p> +Si sarebbe detta una mensa imbandita dalle fate +pel loro re Oberone e la loro regina Titania: l’atmosfera +era tepida ed imbevuta d’un profumo acre +e dolce ad un tempo, che parea penetrarmi per ogni +poro. +</p> + +<p> +Alla vista di tutto quel lusso, all’impressione profumata +di quest’atmosfera, provai un subito offuscamento: +mi sentii quasi mancare: le mie mani +tremavano, la mia testa s’inclinò sulle spalle: sir +John mi sentì pesare al suo braccio, e vedendo al +languore dei miei occhi ed alla curva del mio corpo +ciò che avveniva in me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +</p> + +<p> +— Siete della specie delle sensitive, mi diss’egli; +donna e fiore ad un tempo: felice quegli che spirerà +l’olezzo del fiore e suggerà la parola amore sui +labbri della donna. +</p> + +<p> +Trassi un sospiro e vacillante sedetti sulla scranna +ch’egli mi indicò accanto a lui. +</p> + +<p> +Il fascino dell’opulenza è sempre stato possente +su me quanto l’orrore della miseria. Sono io dunque +realmente d’un sangue aristocratico e tutti i +miei istinti tendono essi a ripigliare il livello distrutto +dalla mia nascita illegittima? La mia vita +non fu sotto a questo rapporto che un lungo inebbriamento; +e quando ricca, e gran dama, non ebbi +più nulla da chiedere al rango ed alla fortuna, sentii +l’abbagliamento della gloria, come povera fanciulla +aveva avuto quello dell’aristocrazia e della +ricchezza. +</p> + +<p> +Per la prima volta io sedeva ad una mensa riccamente +imbandita: per la prima volta i miei occhi +erano accecati dallo splendore di fiamma dei +cristalli simili ai diamanti: per la prima volta io +appressava le mie labbra a quello spumoso vino di +Francia, che simile a quel dell’antichità, pare premuto +dalle mani delle Baccanti nella coppa del +piacere. +</p> + +<p> +Nulla di tutto ciò bastava a scuotermi dal mio +abbagliamento, a calmare il sangue che scorrevami +più rapido per le vene, a spegnere il fuoco +che, serpeggiando, salivami dal petto alla fronte. +Nel sedermi a tavola era già ebbra di profumo e +di luce. +</p> + +<p> +Al pospasto un domestico entrò latore d’un dispaccio +a largo sigillo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +</p> + +<p> +Sir John lo ruppe, accertossi che fosse il congedo +di Dick e lo porse ad Amy. +</p> + +<p> +Amy si alzò subito, e sotto il pretesto di non ritardare +a Dick l’annuncio di così buona novella, +chiese di ritirarsi. +</p> + +<p> +Sir John non vi si oppose, lodando questo slancio +d’una buona sorella. +</p> + +<p> +Compresi che tutto l’avvenire della mia vita dipendeva +da’ cinque minuti che stavano per decorrere: +vedendo Amy alzarsi, mi levai pur io, e sir +John non vi si oppose: ma restavami a prendere +nell’altra camera il mio cappello e la mia mantiglia; +feci uno sforzo di volontà, decisa a svellermi +dalla seduzione, e mi slanciai nella mia stanza che +trovai fiocamente rischiarata da una lampada d’alabastro. +</p> + +<p> +Nulla di più incantevole di quella camera, vista al +suo dolce chiarore, che parea quel della luna in una +bella notte d’estate: restai un istante muta, immobile, +estasiata, in lotta fra il desiderio di rimanere +e quello di seguire Amy: compresi allora che mi +era mestieri cercare un appoggio altrove che in me; +misi la mano sul cuore vi cercai e sentii la lettera +di Harry. +</p> + +<p> +Respirai allora e volli uscire dalla stanza; ma dietro +a me, la porta s’era chiusa, e perduta nella modanatura +dell’intavolato, s’era fatta invisibile: sarebbesi +detto che la magia fosse entrata nella mia +esistenza e mi spingesse in un palazzo di fate. +</p> + +<p> +Mi volsi per chiamare qualcuno; ma, fra me e il +camino stava ritto sir John, colle braccia aperte, +mormorando la parola: +</p> + +<p> +— Ingrata! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +</p> + +<p> +Al suono di quella voce, il fascino mai assopito +si ridestò: una nube di fuoco passò dinanzi ai miei +occhi e caddi fra le braccia che m’erano aperte. +</p> + +<p> +Vi ringrazio, o mio Dio, d’aver permesso che la +prima mia colpa fosse una caduta per amicizia e +bontà, non per cupidigia e dissolutezza! +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE DEL PRIMO VOLUME. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>In inglese Dick è il diminutivo di Riccardo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Non mettere al mondo che figli maschi, giacchè il tuo +cuore invincibile non dovrebbe produrre che uomini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Possedendo l’Italia la traduzione in versi di Shakespeare +per Giulio Carcano, sarebbe stato profano la intendere ad altra +versione e credemmo perciò di trascriverne la scena suddetta.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/76089-h/images/cover.jpg b/76089-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..4307c42 --- /dev/null +++ b/76089-h/images/cover.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..b5dba15 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This book, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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