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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 ***
+
+
+ MEMORIE
+ DI
+ EMMA LYONNA
+
+
+ DI
+ ALESSANDRO DUMAS
+
+
+ UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA.
+
+ Vol. I.
+
+
+
+ MILANO
+ G. DAELLI e C. EDITORI
+ MDCCCLXIV.
+
+
+
+
+ Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori.
+
+ STEREOTIPIA G. DASSI E C.
+
+ TIP. GUGLIELMINI.
+
+
+
+
+MEMORIE
+
+DI
+
+EMMA LYONNA
+
+OVVERO
+
+LE CONFESSIONI D’UNA FAVORITA
+
+
+
+
+AL LETTORE
+
+
+Il 14 gennaio 1815, verso le cinque della sera, un prete, preceduto da
+una vecchia donna che parea servirgli di guida, imprimeva i suoi passi
+sul tappeto di neve che stendevasi dal villaggio di Vimillle al piccolo
+porto d’Ambleteur, sito fra Boulogne sul mare e Calais e nel quale
+Giacomo, scacciato dall’Inghilterra, sbarcò nel 1688. — Questo prete
+moveva a rapido passo, ciò che facea credere ch’ei fosse con impazienza
+aspettato, e guarentivasi, avviluppandosi nel suo mantello, da un vento
+acre e freddo che soffiava dalle coste d’Inghilterra. La marea saliva,
+ed udivasi il mugghiare del mare misto al rumore dei ciottoli, che il
+flutto salendo rotolava sulla spiaggia.
+
+Dopo fatta presso a poco una mezza lega, seguendo la via tracciata
+da una doppia fila di olmi, sfrondati l’inverno dall’inverno stesso,
+scompigliati l’estate dal vento del mare, la vecchia prese a destra del
+cammino un sentiero appena visibile sotto la neve che il ricopriva, e
+che menava ad una piccola capanna eretta nel mezzo d’una collina che
+dominava il paesaggio. Un raggio di luce, probabilmente prodotto da
+una lampada invisibile attraverso i vetri della finestra, denotava solo
+l’esistenza di questa capanna, completamente perduta nell’oscurità.
+
+Dieci minuti bastarono a raggiungerne la soglia.
+
+La vecchia stendeva la mano verso la porta, quando questa si aprì da
+per sè, ed una giovine voce disse, con un accento inglese leggermente
+pronunciato:
+
+— Venite, signor abate, mia madre vi attende con impazienza.
+
+La vecchia si ritrasse per lasciar passare il prete. Questi entrò
+nella capanna, ella gli tenne dietro. La fanciulla richiuse la porta,
+ed indicò nella seconda camera, la sola rischiarata, una donna che a
+stento sollevavasi sul letto.
+
+— È lui? chiese con voce fioca ed in inglese l’ammalata.
+
+— Sì, madre mia, rispose la fanciulla nella stessa lingua.
+
+— Oh! entri, entri, esclamò in francese la malata.
+
+E ricadde sul letto.
+
+Il prete le si appressò: la fanciulla e la vecchia rimasero nella prima
+camera.
+
+L’ammalata parea sfinita dallo sforzo fatto; e, rovesciato il capo
+sull’origliere, indicò con mano languida una poltrona, facendo cenno
+all’uomo di Dio di accostarla al suo letto e sedervisi.
+
+Il sacerdote comprese il gesto, avvicinò la poltrona e sedette.
+
+Fuvvi un istante di silenzio, durante il quale non udivasi che
+l’oppresso respiro della morente, ed i singhiozzi cui tentava invano di
+soffocare la fanciulla.
+
+Durante questo momento d’aspettativa il prete ebbe tempo di volgere uno
+sguardo intorno.
+
+L’interno dell’appartamento offeriva un misto singolare di lusso e
+miseria. I mobili e le pareti erano ben quelli d’una capanna, ma le
+lenzuola erano della più fina tela d’Olanda; l’accappatoio, in cui
+si avvolgea l’ammalata, era d’una magnifica batista, e il fazzoletto
+annodato al suo collo era orlato da quel prezioso merletto, cui
+l’Inghilterra ha dato il suo nome.
+
+Di fronte al letto, separati solo dalla finestra, dinanzi alla quale
+cadeva una povera cortina d’indiana, staccavansi per lo splendore del
+colorito due ritratti in piedi, uno di donna, l’altro di uomo, ambedue
+di naturale grandezza.
+
+Quello d’uomo rappresentava un ufficiale superiore della marina
+inglese. Il suo abito cilestre portava al manco lato, e di sotto
+all’ordine del Bagno, tanto raro in Inghilterra, che nol si dà se
+non per grandissimi servigi resi, altre tre decorazioni, cui un
+intelligente in siffatta materia avrebbe riconosciute, l’una per
+l’ordine di S. Ferdinando e del merito di Napoli, l’altra per quella di
+S. Gioacchino di Malta istituita da Paolo I di Russia, e che morì con
+lui; la terza infine per la mezzaluna Ottomana, che portava nella sua
+curva la cifra in diamanti dell’Imperatore ottomano Selimo III.
+
+Ma ciò che soprattutto rendeva quest’uomo notabile era la gloriosa
+mutilazione, onde avea dovuto esser vittima: — una larga cicatrice
+solcavagli la fronte, su cui stendevasi una benda nera che celava
+un occhio perduto, mentre la manica destra del suo abito abbottonata
+all’uniforme, palesava un braccio monco al disopra del gomito.
+
+L’uomo, che il ritratto rappresentava, era piuttosto basso di statura;
+avea biondi i capelli; l’occhio, che gli restava, parea vibrare
+il lampo del genio; infine il suo naso aquilino ed il suo mento
+vigorosamente marcato indicavano il coraggio e la volontà, che fanno i
+tratti caratteristici dell’eroe da guerra.
+
+La donna invece era il tipo perfetto della grazia e della bellezza; i
+suoi capelli castagni senza alcun ornamento ricadevanle in folte anella
+sul collo e sul petto; avea gli occhi ed i sopraccigli neri sopra
+un incarnato di sfolgorante freschezza; il naso ben fatto; la bocca
+infantile, semi-aperta qual rosa in un mattino di primavera, lasciava
+scorgere, o piuttosto divinare due file di perle. — Vestiva una tunica
+di chachemire, fatta alla greca, con un mantello di porpora gettato
+sulla spalla destra: avea retta la persona da un largo cinto di velluto
+color ciriegia ricamato d’oro, il cui fermaglio era fatto d’un cammeo
+che rappresentava il profilo d’una testa da vecchia.
+
+Questo splendido ritratto era evidentemente quello dell’ammalata, nei
+tratti della quale potevansi ancora riconoscere, a malgrado i suoi
+cinquant’anni ed i guasti d’una crudele malattia, i resti di quella
+perfetta bellezza dal pittore dipinta sulla tela.
+
+Mentre il prete, quasi suo malgrado, davasi a questo esame, la malata
+riaperse lentamente gli occhi, e glieli fissò sopra con inquietudine.
+Si sarebbe detto ch’ella cercasse sul volto di colui, che avea mandato
+a cercare per farne l’intermediario della sua riconciliazione con Dio,
+ciò che poteva temere o sperare dalla celeste misericordia.
+
+Il sacerdote era un vecchio di sessantacinque anni; dalla dolce e
+serena sua fisonomia traspariva la semplicità dell’anima: e potea
+leggersi nel suo sguardo una scintilla di quella inesauribile
+tenerezza, che Leonardo da Vinci ha data agli occhi di Gesù.
+
+Al vederlo, l’ammalata parve rassicurarsi.
+
+— Padre mio, diss’ella, ho letto in tutti i libri santi che la
+misericordia di Dio è infinita, ma io ho mandato a cercarvi per
+udirmi a ripetere queste parole dalla bocca stessa d’un ministro di
+Dio. I miei peccati, le mie colpe, i miei delitti anche, aggiuns’ella
+abbassando la voce, sono tanto grandi, che per non morire disperata ho
+mestieri della parola d’un sant’uomo come voi.
+
+Il prete guardò con sorpresa quella donna dalla voce dolce, dalla
+fisonomia candida, dall’occhio cui la febbre che ardevala non potea
+togliere l’angelica espressione, e che pur tuttavia si accusava di
+colpe e peccati non solo, ma pur di delitti.
+
+— Figlia mia, le diss’egli, il terror della morte vi smarrisce. La
+donna è una debole creatura esposta dalla sua posizione in società a
+cader nel peccato, a commettere colpe; ma, se ho ben compreso, voi non
+vi accusate solo di colpe e peccati, ma ben anco di delitti.
+
+— Oh! di delitti, sì, di delitti, padre mio..... so bene che quando era
+giovane, bella, potente, quando un eroe mi chiamava sua amante ed una
+regina sua amica, so bene che nel trasporto della mia giovinezza, nella
+foga della mia fortuna, io non giudicava tali i miei atti; ma, dopo
+ch’egli è morto, dopo ch’ella è morta, dopo che io sono caduta nella
+miseria, e che la miseria, vendetta celeste, mi ha condotta al dubbio,
+oh! io mi vedo quale sono, padre mio, cioè con un corpo bruttato dalla
+lussuria e delle mani rosse di sangue!....
+
+— Figlia mia, la misericordia del Signore è infinita, ripigliò il
+sacerdote, e Gesù in nome del padre suo ha perdonato alla Maddalena ed
+alla donna adultera.
+
+L’ammalata stese la mano, la posò sul braccio del prete, e sollevandosi
+per avvicinarsegli:
+
+— Avrebb’Egli perdonato ad Erodiade? chiese ella.
+
+L’uomo di Dio la guardò quasi con terrore.
+
+— Chi siete voi dunque? domandò.
+
+— Di fatto avete ragione, padre mio, rispos’ella. Dirvi il mio nome è
+tutto dirvi, ma deh! non vi allentate da me quando ve lo avrò detto....
+
+— Figlia mia, disse il prete, accompagnerei e consolerei anche un
+parricida al patibolo.
+
+— Oh! il patibolo è l’espiazione, esclamò l’ammalata: se io morissi sul
+patibolo invece di morir nel mio letto, non dubiterei tanto!
+
+— Avete dunque ucciso? chiese il sacerdote con terrore.
+
+— No, padre mio, ma ho lasciato morire.
+
+— Avete sentimento del delitto che commettevate?
+
+— No, no, io credeva servire il Re, credeva servir Dio, e non serviva
+che la mia vendetta. — Come volete voi che Iddio perdoni a me che non
+ho mai perdonato?
+
+Il prete la guardò.
+
+— Siete inglese?
+
+— Sì, padre mio.
+
+— Siete protestante?
+
+— Sì.
+
+— Perchè non avete fatto cercare un pastore della vostra religione? Ve
+n’ha uno a Boulogne.
+
+— Lo so.... e l’ammalata crollò il capo gettando un sospiro.
+
+— Ebbene? Insistè il sacerdote.
+
+— I nostri pastori son troppo severi, padre mio; la nostra religione è
+troppo dura; non ho osato.
+
+— È un grand’elogio che voi fate con ciò della nostra, figlia mia. E
+come, avendo di questa una tale opinione, non avete cercato rifugio nel
+suo seno?
+
+— E se essa mi avesse respinta, padre mio?
+
+— La nostra religione non respinge alcuno, figliuola mia, Gesù non ha
+egli detto al buon ladrone: «In verità ve lo dico prima d’un’ora voi
+sarete meco nel regno del Padre mio?»
+
+— Sì, ma il buon ladrone era in croce; moriva col Salvatore.
+
+— Chi muore in lui, muore con lui, e il pentimento val pure la Croce. —
+Vi pentite voi, figlia mia?
+
+— Sì, disse la morente, levando al Cielo le mani — sinceramente, e
+ardentemente, ve lo giuro.
+
+— Vi pentite voi per la sola paura della morte?
+
+— No, padre mio, mi pento perchè, come a S. Paolo sulla via di Damasco,
+le scaglie mi sono cadute dagli occhi, e mi vedo qual sono.
+
+— Ebbene, lo vedete, non solo Dio ha perdonato a S. Paolo, ma ne ha
+fatto uno dei suoi Apostoli: eppure S. Paolo custodiva i mantelli di
+quei che lapidavano il santo martire Stefano.
+
+— Oh! voi siete buono, padre mio, di sostenermi e consolarmi in tal
+guisa.
+
+— È mio dovere, figliuola mia; quando un’agnella si allontana dal
+gregge a malgrado gli avvertimenti del cane, il buon pastore se la
+prende sulle spalle e la riporta all’ovile: con più ragione la riceve
+egli con gioia quand’essa vi ritorna da sè. Parlate dunque, ditemi
+le vostre colpe, sono pronto ad udirle, e se esse non oltrepassano il
+potere legato ad un povero prete, sono presto a perdonarvi in nome del
+Signore.
+
+— Il narrarle sarebbe lungo ed inutile: il mio nome basterà; quando
+saprete il mio nome, saprete tutto.
+
+Il sacerdote la guardò sorpreso.
+
+— Il vostro nome allora? le domandò egli.
+
+La morente si chinò verso lui, e con voce tremula ed appena
+intelligibile, mormorò queste due parole:
+
+— Lady Hamilton.
+
+— Questo nome non mi svela nulla, figlia mia, rispose il prete. Non lo
+conosco: odo pronunciarlo per la prima volta.
+
+— Oh, Dio mio! esclamò la morente con accento quasi di gioia. Havvi
+dunque un uomo che non mi conosce: havvi dunque una bocca che non m’ha
+maledetta!
+
+E ricadde sul suo letto, mormorando a bassa voce una preghiera di
+ringraziamento all’Eterno.
+
+Ma ad un tratto un vago senso di terrore passò sul suo viso.
+
+— Oh! ma allora, seguitò, io sono perduta, padre mio, giacchè non
+avrò la forza nè il tempo di tutto narrarvi: e se non posso dirvi le
+pungenti angoscie della miseria, i febbrili allettamenti dell’oro, lo
+irresistibile affascinare della passione; se voi conoscete della mia
+vita le sole colpe e non le tentazioni, non mi perdonerete giammai....
+oh! se poteste leggere....
+
+— Che!
+
+— La mia vita che scrissi io stessa in tutti i suoi dettagli come una
+prima espiazione, e soprattutto perchè serva a preservare mia figlia
+dalla via che io ho percorsa, e dal cadere nelle colpe in cui sono
+caduta.
+
+— E perchè non leggerei io questa vita scritta da voi?...
+
+— Col sangue del mio cuore, ve lo giuro.
+
+— Perchè non la leggerei io? ve lo domando.
+
+— Perchè essendo io inglese, l’ho scritta in inglese.
+
+— Ho abitato cinque anni l’Inghilterra, dal 1790 al 1795, e parlo
+l’inglese come la mia lingua materna.
+
+— Oh! padre mio, padre mio! esclamò la moribonda afferrando la mano del
+sacerdote, gli è ben realmente Iddio che vi manda, e comincio a credere
+nel suo perdono!....
+
+Poi con un ardore febbrile:
+
+— Tenete, padre mio, gli diss’ella dandogli una chiave, stretta ad un
+fazzoletto celato sotto il guanciale, prendete questa chiave, aprite
+il tiretto di quella toeletta, vi troverete un manoscritto intitolato:
+_My Life_; prendetelo, leggetelo, e tornate al più presto che vi sarà
+possibile, se mi recherete il perdono; se sono condannata, rimandatemi
+il manoscritto: saprò quel che ciò vorrà dire.
+
+Il prete si alzò, aprì il cassetto, e vi prese le carte indicate.
+
+— Figlia mia, le disse egli, bisogna che io adempia ai doveri del mio
+stato. Non mi rivedrete che domani a quest’ora stessa.
+
+— Dio mi darà grazia di vivere fino a quel momento, ripigliò
+l’ammalata, soprattutto... e ristette.
+
+Il sacerdote la guardò: il suo sguardo era un incoraggiamento.
+
+— Soprattutto, seguitò ella, se voi mi benedite.
+
+— Vi benedico, povera donna, disse il prete; e possa Dio benedirvi come
+io lo faccio.
+
+Entrato nella camera attigua vi trovò inginocchiate la fanciulla e la
+vecchia.
+
+— Vivete con Dio, figliuola, diss’egli alla giovinetta, posandole sul
+capo la destra mano.
+
+La vecchia afferrò l’altra e la baciò.
+
+Il prete uscì.
+
+L’ammalata lo seguì cogli occhi e le braccia stese fin che potè
+scorgerlo.
+
+La fanciulla entrò nella camera.
+
+— Madre, chies’ella, come vi sentite?
+
+— Oh! meglio, meglio, Orazia mia, ancora una visita come quella ch’egli
+mi ha fatta, e quest’uomo porterà seco il mio passato!
+
+ * *
+ *
+
+Il domane, all’ora stessa, il prete rientrò; era seguito da due
+chierici; l’uno portava il vaso dell’acqua santa, l’altro la croce.
+
+L’ammalata era più tranquilla, ma anche più debole del giorno innanzi.
+Era evidente che solo la fede e la speranza, queste due figlie di Dio,
+la sostenevano.
+
+Egli s’innoltrò verso il letto; il suo viso spirava carità.
+
+La giovinetta e la vecchia, questi due esseri che parevano statue poste
+ai due lati della vita per rappresentare la gioventù e la decrepitezza,
+sollevarono sul guanciale la moribonda.
+
+Il prete si fermò a due passi da lei: ella attendevalo con gli occhi al
+cielo e le mani giunte.
+
+— Credete voi ai sette sacramenti? le chies’egli.
+
+— Vi credo, rispos’ella.
+
+— Credete voi alla presenza reale di Gesù Cristo nella Eucarestia?
+
+— Vi credo.
+
+— Credete voi nella supremazia del romano Pontefice e nella sua
+infallibilità in materia di fede?
+
+— Vi credo.
+
+Il sacerdote attinse dalla pila un po’ d’acqua nel palmo della mano, e
+aspergendone la testa della morente:
+
+— Ti battezzo in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; e
+che l’acqua del battesimo lavi i tuoi peccati, le tue colpe, ed anche i
+tuoi delitti.
+
+La moribonda gettò un grido di gioia, afferrò la mano del prete ancora
+umida dal contatto dell’acqua santa, se la portò avidamente alle labbra
+e la baciò.
+
+Poi con uno slancio sublime:
+
+— Dio mio! diss’ella, ricevete l’anima mia!
+
+E si rovesciò sul guanciale, cui lasciarono ricadere la fanciulla e la
+vecchia.
+
+Il suo volto aveva ripresa una tale serenità che le due donne
+credettero dormisse: il solo prete comprese che soltanto la morte potea
+dare quella serenità.
+
+Di fatti era morta.
+
+Come lo aveva detto ella il dì prima, il sacerdote aveva alla seconda
+sua visita recato seco il suo passato; e l’acqua del battesimo,
+colandole dalla fronte all’anima, aveva tutto lavato — fango e sangue.
+
+ * *
+ *
+
+Ora ecco ciò che il prete aveva letto nel manoscritto, intitolato: _La
+mia vita_.
+
+ ALESSANDRO DUMAS
+
+
+
+
+MEMORIE DI EMMA LYONNA
+
+ 1 _gennaio_ 1814.
+
+ _Nella fiducia che Dio perdonerà al mio pentimento ed alla mia
+ umiltà, scrivo le seguenti pagine._
+
+ EMMA LYONNA, VED. HAMILTON.
+
+
+
+
+LA MIA VITA.
+
+I.
+
+
+I miei primi ricordi risalgono all’anno 1767: avevo tre o quattro anni.
+Non ho mai conosciuto l’epoca precisa della mia nascita: attraverso
+una percezione vaga come una nebbia, mi veggo colla madre a seguire
+una grande strada in mezzo ai monti, quando portata sulle sue spalle,
+quando movendo a lei d’accanto, tenendola per mano, o tirandole
+l’abito. Tratto tratto un ruscello tagliava il sentiero, allora mia
+madre mi prendeva fra le sue braccia, traversava il ruscello e mi
+posava dall’altra parte: ciò doveva avvenire durante l’inverno, od
+almeno verso il finire dell’autunno. Avevo sempre freddo; fame qualche
+volta.
+
+Quando traversavamo una città od un villaggio, mia madre si fermava
+dinanzi alla bottega d’un panettiere, e chiedevagli con voce
+supplichevole un pane, che quasi sempre le veniva dato.
+
+Ci fermavamo rare volte la notte nelle città o nei villaggi, ma
+piuttosto in qualche fattoria isolata. Là mia madre chiedeva le si
+permettesse di dormire in un granaio od in una stalla. Le notti, in
+cui il permesso ci veniva accordato, erano le mie notti di festa: avevo
+caldo, e quasi sempre il mattino, prima che ci mettessimo in cammino,
+la castalda o la domestica, che veniva a mugnere le vacche, mi dava una
+tazza di latte tiepido, il che era per me un’altra festa non essendovi
+abituata.
+
+Dalla distanza che percorrevamo, supponendo che noi facessimo quattro o
+cinque leghe al giorno, il nostro viaggio dovette presso a poco durare
+una settimana: alfine arrivammo alla città di Hawarden, che era la meta
+della nostra corsa.
+
+Il defunto mio padre avea nome John Lyon: mia madre lasciava la città,
+ove era morto, per venire a chiedere alla sua famiglia, che dimorava ad
+Hawarden, un qualche soccorso che potesse sovvenire alla mia educazione
+ed alla sua esistenza.
+
+A questo punto un’oscurità di qualche mese si stende di nuovo sulla mia
+mente, e mi ritrovo a custodia d’un piccolo gregge di montoni, in una
+masseria ove mia madre era impiegata a domestica.
+
+Relativamente al passato io mi trovava felice. La primavera era
+giunta, e con essa il caldo e la verdura. Il declivio della collina,
+ove io menava a pascere il mio gregge, era un vasto tappeto di
+serpilli e surcelle che i miei montoni sbroccolavano con delizia, e
+dei cui fiori io mi faceva corone. La sera rientrando alla fattoria
+dormivo nel pecorile dei miei montoni. Del pane, un po’ di burro o
+formaggio, qualche volta un uovo duro, bastavano ai miei bisogni
+del giorno: il mio cane divideva il mio pane, e parea quanto me
+soddisfatto di quest’ordinario. Quando avevamo finito la colezione ed
+il pranzo, andavamo a bere ad una vicina sorgente, che faceva un bacino
+trasparente come il cristallo, prima di spandersi e correre come un
+filo d’argento sul declivio della collina.
+
+Tre o quattro anni decorsero di tal fatta senza che alcun avvenimento,
+lasciando traccia nella mia memoria, venisse a rompere la dolce
+monotonia di quella esistenza.
+
+Un giorno, che mi aveva fatta una corona di surcelle color rosa miste
+alle margheritine, mentre io beveva come al solito, curvandomi verso
+la sorgente, sostai per la prima volta al momento in cui le mie labbra
+stavano per baciar l’acqua, accorgendomi ch’io era bella.
+
+Erro nel dire che m’accorsi ch’io era bella: non sapeva ciò che fosse
+bellezza: non aveva mai avuto uno specchio nel quale potessi vedermi,
+ma il sembiante che l’acqua del bacino rifletteva mi piacque, gli
+sorrisi, ed appressai le labbra all’acqua, meno per bere che per dargli
+un bacio.
+
+Da quell’istante la riva della sorgente divenne il mio gabinetto
+di toeletta; sfacendo e rifacendo le mie corone fino a che fossi
+soddisfatta di me, soddisfazione che io manifestava abbracciando la mia
+propria immagine.
+
+Un giorno poco mancò che questa tenerezza, ch’io sentiva per me stessa,
+non mi fosse fatale: — le mie mani scivolarono sull’erba, caddi nel
+bacino, e senza il mio cane che mi ritrasse per l’abito, mi sarei
+annegata.
+
+Avevo così poca idea di quel che fosse il bene e il male, che per
+far asciugare i miei abiti, mi spogliai nuda al sole; in quel momento
+udii a chiamarmi; mi alzai e vidi mia madre: le corsi incontro: ella
+mi rimproverò, senza che io comprendessi bene la cagione de’ suoi
+rimproveri.
+
+Un miglioramento s’era fatto nella nostra esistenza: ella aveva allora
+ricevuto dal conte di Halifax una piccola somma destinata parte a lei
+parte a me — la somma destinatami avea per iscopo la mia educazione.
+
+Non ho mai ben compreso la causa di questa munificenza del conte di
+Halifax, e mia madre non ha mai voluto spiegarmelo: solo corse voce in
+famiglia che un sangue più nobile di quel di John Lyon potesse scorrere
+nelle mie vene. Dio mi salvi dall’accusare mia madre, ma se ella fosse,
+potrebbe spiegarmi quei vaghi desideri, quelle incessanti aspirazioni
+ad un rango cui giunsi, ma al quale non era certo destinata.
+
+Mia madre veniva ad annunziarmi che dal domane cesserei di guardare
+il mio gregge, ed entrerei in un istituto di fanciulle, che io vedeva
+qualche volta il giovedì e la domenica a passeggiare dal lato del
+podere.
+
+La mia prima parola fu:
+
+— Mamma, avrò io un bel cappello di paglia ed un bell’abito azzurro
+com’esse?
+
+— Certamente, rispose mia madre, giacchè è l’uniforme del collegio.
+
+Feci un salto di gioia; mi parve che sarei stata assai bella con simili
+abiti, cui non avrei mai osato sognare di possedere.
+
+Baciai i miei montoni gli uni dopo gli altri, e gli abbandonai ad un
+giovinetto pastore che venne a surrogarmi.
+
+I miei più lunghi addii furono al mio cane: quel povero animale, che mi
+avea salvata la vita un’ora prima appena, sentiva una grand’affezione
+per me: accarezzai molto il povero Black, ed a stento presi da lui
+commiato.
+
+La povera bestia avea gran desiderio di seguirmi: parve esitare fra il
+suo amore ed il suo dovere, ma il dovere la vinse. Mi accompagnò fino
+ad un luogo, ove, senza perder di vista il suo gregge, potesse seguirmi
+cogli occhi: sedette sopra una rupe, la testa volta dalla mia parte,
+e mandandomi di tanto in tanto un latrato lamentoso, restò allo stesso
+posto immobile e gemente, fino a che la disposizione del terreno me lo
+ebbe celato: ma anche non vedendolo più, udiva i suoi lai.
+
+Il giorno stesso mia madre mi condusse alla città distante circa un
+mezzo miglio dalla masseria. Ella andava a pagarvi il primo trimestre
+della mia pensione, ed a far prendere le misure delle mie vesti, che
+venivan fatte dallo stabilimento, onde non vi avesse diversità fra le
+alunne.
+
+Era il mercoledì: dovevo entrare al convitto il vegnente lunedì. La
+direttrice promise di dirigere la passeggiata della domenica verso la
+fattoria, affinchè si potesse provarmi l’uniforme. Era una festa per le
+allieve che dovevano farvi colezione con uove fresche e latte caldo.
+
+Il convegno si fissò per le nove; mia madre s’incaricò di preparare il
+tutto.
+
+Per la prima volta conobbi la potenza dell’oro. Mia madre, il dì
+innanzi povera fantesca di masseria, cui parlavasi aspramente come ad
+una serva dell’ultimo grado, pareva essersi rialzata, naturalmente,
+tacitamente senza che alcuno facesse obbiezione, al rango di
+sorvegliante agli altri domestici. E tutto ciò perchè le si avea visto
+fra mani un biglietto da cento lire, che, se venivale dalla sorgente
+attribuitale, doveva piuttosto abbassarla che ingrandirla.
+
+La sera io mi coricai accanto a mia madre, in un letto che mi si fe’
+su due sedie e sotto al quale si celò il fedele mio Black, che mi
+festeggiò rivedendomi, come se avesse temuto di perdermi per sempre.
+
+Durante i tre o quattro anni decorsi e che si eran dileguati senza
+altro mutamento che quello delle stagioni, io non aveva mai avuto
+l’idea di trovare un giorno più lungo dell’altro: non avevo mai bramato
+di affrettare il passo del tempo: mi alzavo col giorno e mi coricavo
+col sole: dividevo il mio pane con Black; isbricciolavane il resto
+agli uccelli; mi facevo corone di fiori; mi specchiavo nella sorgente;
+sognavo senza saper che, e giungeva la sera senza che avessi misurato a
+quale distanza essa fosse dal giorno.
+
+Non era più così: un mutamento completo s’era operato nel mio spirito:
+i minuti s’eran fatti ore; le ore giorni; ed i giorni anni: mi parea
+di non giungere mai a quella benedetta domenica, in cui, abbandonati
+i miei cenci, indosserei quell’abito cilestre, due volte per me color
+del cielo, e quel grazioso cappello di paglia, aureola delle vaghe mie
+prime ambizioni. — Desta, io aveva confuse e incoerenti visioni quali
+si hanno nei sogni: avrei voluto salire una montagna, alta tanto da
+vedere al disopra della cinta di monti che ne circondava: non avevo
+idea alcuna di ciò che potea trovarsi al di là, ma certamente ciò
+doveva esser più bello di quel che vedevo.
+
+Oimè! in tutta la mia vita volli raggiungere le più alte cime, e vedere
+al di là dell’orizzonte, che Dio mi accordava!
+
+Il giorno tanto desiderato giunse finalmente: non dormii punto la
+notte che il precedette: prima assai dell’apparire dell’aurora io era
+in piedi: mia madre si alzò quasi subito dopo: ella pure avea comprato
+nuovi abiti, e quel giorno diede al suo acconciamento un’insolita cura.
+Il suo vestito era quello dei montagnuoli del paese di Galles, e per
+la prima volta m’avvidi che mia madre dovea essere stata molto vezzosa:
+era bella ancora.
+
+Ultimata la sua toeletta, ella si occupò di me; pettinò i miei capelli,
+che erano magnifici e per natura inanellati; e, avvedendosi che io era
+coperta dalla sola camicia, volle rimettermi gli abiti del dì innanzi;
+ma io rifiutai ostinatamente, dicendole che sperava bene, deponendoli
+la sera precedente, di essermene separata per sempre.
+
+Siccome il suo abbigliamento mi parea molto bello, le chiesi se era
+tanto ricca da farmene regalo d’uno simile: ella me ne promise uno più
+bello ancora, se dopo un mese la direttrice fosse stata contenta di me.
+
+Mi proposi di meritarlo.
+
+Per non rimettere i miei abiti del dì innanzi mi ricoricai, ed attesi
+le 9 dal mio letto.
+
+Finalmente un gioioso cicalio, simile a quello d’uno stormo di
+capinere, mi annunciò l’arrivo delle mie future compagne: mia madre
+che sapeva la mia impazienza entrò tosto con una sotto maestra che mi
+portava l’uniforme.
+
+Il mio corredo si componeva di due vestiari completi esattamente eguali
+di forma: solo quello delle domeniche era di stoffa più fina: — tutti
+gli altri oggetti dalle calze ai colletti, erano a mezze dozzine.
+
+Io non potea credere che tutte quelle ricchezze deposte sul mio letto
+fossero mie. — Mia madre ne chiese il prezzo e li pagò: solo allora
+credetti la mia proprietà assicurata; quattrocento franchi ne pagarono
+l’acquisto. — Non avevo visto mai tanto denaro.
+
+La mia toeletta ebbe principio. — Le misure erano state prese da
+un’abile mano, giacchè tutto mi andava per eccellenza: in capo a dieci
+minuti era pronta.
+
+Un frammento di specchio, nuovo lusso nella camera di mia madre, mi
+permise di vedermi. Gettai un grido di gioia; mi vidi ben più bella che
+nella fontana: il mio gran cappello di paglia dagli ondeggianti velluti
+azzurri mi stava a meraviglia, — e spesso in seguito, anche all’epoca
+della mia più alta fortuna, quando volevo trar partito di tutta la mia
+bellezza, non sceglievo altra acconciatura che quella della piccola
+alunna di Hawarden!
+
+Non feci che uno sbalzo dalla mia camera al cortile e dal cortile al
+giardino.
+
+Tutto il collegio era là: sessanta fanciulle presso a poco dell’età di
+otto a quindici anni.
+
+Elleno mi guardarono più con curiosità che simpatia.
+
+Una delle grandi disse: —
+
+— Non c’è male per una piccola contadina.
+
+Un’altra rispose:
+
+— Sì, ma ha l’aria goffa.
+
+Il mio cuore si serrò.
+
+Al mio entrare nel mondo, vi era ricevuta dal disprezzo e dal sarcasmo.
+
+Restai in piedi, muta, immobile, sentendo il rossore della vergogna
+salirmi alla fronte.
+
+— Bambina, mi disse una terza, va a dire alla masseria che ci si
+portino le uova ed il latte.
+
+Il mio orgoglio si rivoltò.
+
+— Scusate, signorina, le dissi, io non sono, parmi, la domestica di
+alcuna di voi.
+
+— No, ma siccome vostra madre è quella della masseria, disse la prima
+che avea parlato, ella avrà, spero, la bontà di servirci. Noi abbiamo
+fame.
+
+Mia madre esciva in quell’istante: mi gettai fra le sue braccia
+piangendo: ella mi chiese donde venissero le mie lagrime.
+
+In due parole le narrai il tutto.
+
+La castalda ci ascoltava: ella si avvicinò alle alunne.
+
+— Signorine, diss’ella, la mia fattoria non è un albergo: io vendo
+le mie uova, il mio latte ed il mio burro al mercato, ma non qui. A
+preghiera della mia amica madama Lyon io era felice di offerirvi tutto
+ciò, ma se l’ospitalità ha i suoi doveri, ha eziandio i suoi diritti,
+ed uno di questi è il non essere insultati. Reclamo io dunque questo
+diritto, e per me, e per tutte le persone che fan parte della mia casa.
+
+— Ben detto, madama, disse la direttrice, vi ringrazio della lezione
+che io stessa stavo loro per dare, ma non l’avrei data sì buona. Quelle
+fra queste signorine, che vorranno mostrarsi degne dell’onore che voi
+fate loro, andranno elleno stesse a prender la loro colezione; e vi
+ringrazio anticipatamente in nome di tutte le vostre convitate e mio;
+— quelle che non andranno, faran senza della refezione: — ecco tutto,
+signorine. Chi mi ama mi segua.
+
+E la direttrice, che chiamavasi mistress Colmann, diede l’esempio,
+dirigendosi verso la casa seguita dalle alunne, meno le tre che mi
+avevano rivolta direttamente o indirettamente la parola.
+
+Un momento dopo madama Colmann uscì dalla masseria tenendo da una mano
+un cestellino pieno d’uova, e dall’altra un’immensa scodella di latte
+fumante.
+
+Le due sotto-maestre la seguitavano portando ognuna com’ella uova e
+latte.
+
+La massara e mia madre venivano lor dietro con due enormi pani dalla
+corteccia bianca e appetitosa.
+
+Ogni alunna portava il suo piatto, la sua forchetta, il suo cucchiaio
+ed il suo coltello.
+
+Tutte sedettero sull’erba attorno a madama Colmann ed alle due
+sotto-maestre.
+
+Le tre ribelli sole in piedi formavano un gruppo a parte.
+
+— Madama Davison, dissi io alla massara, volete voi darmi sei uova in
+un cestellino, una scodella di latte caldo, e tre tazze?
+
+Ella comprese la mia intenzione, e baciandomi in fronte, mi diede ciò
+che io le chiedevo.
+
+Uscii dalla fattoria portando il mio cestellino, la scodella e le tre
+tazze alle tre espulse.
+
+— Signorine, lor diss’io, volete voi perdonarmi di essere la cagione
+del castigo datovi?
+
+— Grazie, rispose la maggiore delle tre, non abbiamo fame.
+
+— Emma, disse la direttrice, venite ad abbracciarmi e sedermi vicina:
+voi siete una buona fanciulla.
+
+Io posai il cestino d’uova, il latte e le tazze appiè delle tre
+renitenti, ed andai a sedermi accanto a mistress Colmann.
+
+Ella avea detto il vero; sì, io era una buona bambina. — È colpa mia
+o del mondo se sono divenuta la perversa creatura, che si prostra ora
+dinanzi a voi, o mio Dio!
+
+
+
+
+II.
+
+
+Dopo la colezione, cui le tre grandi alunne assistettero senza
+parteciparne, tutte le fanciulle condotte da madama Colmann tornarono
+in città.
+
+Il mattino innanzi sarebbe stato mio maggior desiderio di entrare
+il giorno stesso in collegio, ma dopo quel che era avvenuto, il mio
+entusiasmo s’era raffreddato, e chiesi a mia madre il permesso di
+rimanere quel dì ancora alla masseria. Fu dunque stabilito ch’ella mi
+condurrebbe al convitto la mattina del domane.
+
+Nel lasciarmi, madama Colmann che, avendo visto la reazione operatasi
+in me, temeva di perdere una alunna, mi fece mille carezze, e incitò
+alcune delle fanciulle più piccole a far altrettanto, ma io sentii bene
+che sarei sempre per quelle signorine _la piccola contadina, la figlia
+della domestica della masseria_.
+
+Mi dilungo su questi dettagli, che sembreranno forse a primo aspetto
+puerili, perchè questi ed altri, onde avrò occasione di parlare in
+seguito, ebbero una grande influenza sulla mia vita. I fiori devono
+il loro splendore ed il loro profumo, i frutti il loro gusto e la
+loro bellezza, non solo alle cure più o meno abili e premurose del
+giardiniere che li coltiva, ma anche alla temperatura atmosferica
+in cui il caso li pose. Il peccato mio originale era l’orgoglio; il
+vento dello scherno e del dispregio, soffiandovi sopra, non fe’ che
+infiammarlo invece di spegnerlo; e come Satana, il più bello ed il
+più amato di tutti gli angeli, io, povera creatura umana, caddi per
+orgoglio.
+
+Uscite madama Colmann e le alunne, mossi verso la collina, ove, per tre
+o quattr’anni, aveva guidato il mio piccolo gregge. A questa collina
+convenivano la domenica alcune persone della città: tutte quelle della
+masseria mi avevano già veduta nel mio nuovo splendore; l’impressione
+prodotta su loro al mio primo apparire non potea più rinnovarsi; cercai
+dunque da nuovi sguardi nuovi encomi.
+
+Di fatto nel salire la collina, col mio gran cappello di paglia, i miei
+lunghi capelli al vento, le guance porporine, incontrai varj gruppi
+d’individui che mi guardarono: alcune voci dissero: — Ecco una bella
+fanciulla. — Una sola chiese: — Non è ella la piccola guardiana del
+gregge di madama Davison? —
+
+Oimè, sì, era ben quella.
+
+Questa domanda, che del resto non avea nulla di malevolo, avvelenò
+tutta la gioia datami dalle lodi precedenti: — caddi in una triste
+meditazione, e seguii ad occhi bassi il mio cammino, lasciandomi ad
+uno ad uno cader di mano i fiori, che avevo raccolti per farmene una
+corona.
+
+Ad un tratto udii i festevoli latrati d’un cane, e Black, che m’avea da
+lunge riconosciuta, si slanciò a me incontro, posandomi addosso le sue
+zampe: la povera bestia non si dava pensiero degli abiti ch’io portava,
+e credeasi sempre permesso di trattare la fiera alunna di madama
+Colmann come la piccola guardiana di pecore. Un — _va via, Black_, —
+accompagnato da un colpo di verga sulle irrispettose sue zampe, che
+gli strappò un grido di dolore, fu la sola ricompensa che ottenne per
+l’atto tenero questo amico, uno dei più antichi e più fedeli ch’io
+m’ebbi.
+
+Black si allontanò ad orecchi bassi, e scuotendo la testa come se
+parlasse e rispondesse a sè stesso.
+
+Il piccolo pastore, che m’avea surrogata a guardia del gregge, si alzò,
+vedendo ch’io m’appressava, e mi disse quando gli fui vicina:
+
+— Ah! siete voi, madamigella Emma! Quanto siete bella!
+
+Gli sorrisi; era il solo complimento senza misto d’amaro ch’io avessi
+ancor ricevuto. Gliene seppi buon grado: si vedrà l’influenza che
+queste parole ebbero più tardi sul mio destino.
+
+— Buon giorno, Dick,[1] gli rispos’io, tu sei un buon figliuolo e
+saresti bello tu pure se fosti meglio vestito.
+
+— Oh! io, seguitò egli, non sono che un povero contadino, nè muterò
+probabilmente mai il mio vestito; ma voi pare si sia saputo che siete
+una signorina.
+
+Egli faceva allusione alle voci sparse intorno, circa una relazione
+che avrebbe avuto mia madre col conte di Halifax, dopo ch’ella ebbe
+ricevuto da quel signore cento lire sterline.
+
+Non gli risposi, perchè non comprendeva ciò ch’egli volesse dire: gli
+chiesi nuove di sua sorella, fanciulla presso a poco della mia età, che
+serviva in una fattoria vicina alla nostra, e che avea nome Amy Sturg.
+
+— Oh, diss’egli, ella sta bene, e sarebbe lieta di vedervi così bene
+abbigliata.
+
+— Credi? gli chies’io.
+
+— Certo, rispos’egli: ella vi ama molto, madamigella Emma, e non è
+punto invidiosa della fortuna altrui.
+
+Era giunta vicino alla fontana: mi chinai per guardarmivi, ma non osai,
+— ne ignoro il perchè, — in presenza di Riccardo dare alla mia immagine
+il bacio ch’io le dava quand’era sola.
+
+— Oh! disse Riccardo ridendo, guardatevi nelle nostre sorgenti, un
+giorno vi guarderete in grandi specchi dorati, quali ve n’ha nella
+bottega del mercante di Hawarden. Quando passerete dinanzi la sua
+porta, potrete fermarvi e guardarvi dalla testa ai piedi senza che ciò
+vi costi nulla.
+
+Sedetti vicino alla fontana non pensando più a cercare in essa
+un’incompleta riproduzione della mia immagine, ma vagheggiando di
+vedermi dinanzi ad un grande e bello specchio dorato, in una camera
+elegantemente addobbata, dai tappeti turchi, dalle cortine di seta
+cilestri come il mio abito, dai mobili riccamente ornati. Chiusi gli
+occhi per non veder più la realtà, e concentrarmi nel mio sogno.
+
+— Oimè! quante volte ho io avuto di questi sogni, profetici baleni
+dell’avvenire!
+
+Donde poteano venirmi questo visioni di cose incognite? Forse i
+primi miei sguardi avevano veduto splendori prontamente svaniti, ma
+che aveano lasciato nella mia giovine mente i riverberi d’un mondo
+anteriore. Quando io parlava di queste vaghe rimembranze a mia madre,
+ella si contentava di rispondermi che io aveva probabilmente avuto
+a matrina una fata, che la notte mi avea fatta viaggiare nei suoi
+palazzi.
+
+Questa volta ancora la mia matrina mi prese per mano, e per più
+d’un’ora mi fe’ trascorrere i suoi fantastici dominj.
+
+Mi riscossi sorridente e lieta, e riaprendo quegli occhi che avean
+traveduti i più vaghi colori dell’arcobaleno:
+
+— Addio, Dick, gli dissi; domani entro in collegio, ma i giovedì e le
+domeniche ritornerò alla masseria, e di tanto in tanto verrò qui per
+vederti.
+
+E mi allontanai senza pensare a Black: il povero animale, che non avea
+compreso il mio accoglimento, non comprese il mio addio. Mi seguì di
+qualche passo, ma men lungi della prima volta, e sedette per guardarmi
+a scendere la collina.
+
+Volsi un ultimo sguardo a quell’angolo che fu l’Eden della mia
+fanciullezza, e che io riveggo ancora col suo boschetto di querce e di
+ginepri, col suo poggio coperto d’un tappeto di surcelle rosse colla
+sua sorgente d’acqua viva, che va a cadere nella vallata a piccole
+cascate. — Black mi guardava con occhio triste, come fanno gli amici
+disconosciuti: io non pensai neppure a chiamarlo nè a consolarlo:
+la povera bestia avea al vedermi tentato di farmi comprendere il suo
+affetto, ma non avea potuto dirmi, come Dick, che io era bella.
+
+Fu questa la mia prima ingratitudine.
+
+Si vedrà invece come fui riconoscente, e troppo, a Dick.
+
+Il domane, siccom’era convenuto, mia madre mi condusse da madama
+Colmann. Vi fui ricevuta come si riceve ogni alunna che entra in
+collegio, ogni monaca che fa noviziato. Le sotto maestre ebbero
+raccomandazione di usarmi indulgenza, e madama Colmann condusse ella
+stessa mia madre in dormitorio, le fe’ visitare il letto preparato
+per me, e le mostrò ad uno ad uno gli oggetti di toeletta che mi erano
+destinati.
+
+Tutti quei nuovi oggetti, che erano per me un avviamento al lusso,
+mi fecero tollerare gli sguardi sdegnosi delle mie nuove compagne; e
+presi commiato dalla mia povera madre, assai più commossa di me, senza
+versare troppe lacrime.
+
+Fui interrogata su quel che sapevo; l’esame non fu lungo: non sapevo
+assolutamente che le mie preghiere, secondo il rito anglicano, nel
+quale ero stata educata. Di lettura e scrittura non avevo mai avuto
+notizia: mi fu dunque forza cominciare dall’alfabeto, e, malgrado
+i miei nove anni, che già mi davan la pretensione di essere una
+giovinetta, entrare nella classe delle bambine di cinque a sei.
+
+Fu una grande umiliazione per me; ma in questa occasione il mio
+orgoglio, che spesso mi fu tanto fatale, mi servì; vergognandomi della
+classe in cui mi trovava, feci sforzi inauditi per innalzarmi alle
+classi superiori. — In capo a due o tre mesi leggeva passabilmente
+e cominciava a scrivere: mi si fe’ allora passare nella classe
+dell’aritmetica e dell’inglese, ove trascorsi sei mesi, dopo i
+quali fui ammessa in quella classe che chiamavasi delle grandi. — Là
+imparavasi la geografia, la storia, la musica ed il disegno.
+
+Avevo già fatto qualche progresso in queste due arti, quando un bel
+mattino mia madre, piangendo, venne a dirmi che il mio protettore, il
+conte di Halifax, s’era ucciso subitamente cadendo da cavallo, ed era
+morto senza nulla lasciarci.
+
+La mia pensione era pagata per un mese ancora; ma dopo questo mese mia
+madre sarebbe stata obbligata ad interrompere la mia educazione, non
+avendo mezzo di pagarne le spese.
+
+La novella che la piccola contadina, i cui progressi aveano spesso
+assai umiliate le belle signorine, sarebbe astretta di tornar a
+guardare i suoi montoni, cagionò una gioia generale nella classe delle
+grandi, dove facean parte le mie tre prime nemiche, che mi avevano
+serbato un rancore inglese. Ispirai qualche rammarico nelle classi
+inferiori, ove passando mi avea fatta qualche amica; madama Colmann
+finse d’asciugarsi una lacrima nel lasciarmi, per dare il buon esempio
+alle sue alunne, ma si guardò bene dall’offerirmi di continuar _gratis_
+la mia educazione, sebbene mi avesse più d’una volta detto, soprattutto
+quando mia madre veniva a pagarle il trimestre, che io sarei fra uno o
+due anni la gloria del suo istituto.
+
+Lasciai il collegio, portando meco, per unica consolazione, i miei
+oggetti di toeletta ed un uniforme nuovissimo, coll’ingiunzione però
+fattami da madama Colmann di non servirmene, non facendo io più parte
+del suo istituto.
+
+Del resto me ne andai dopo 18 mesi, recando dalla casa di madama
+Colmann una educazione abbozzata su tutti i punti, ma imperfetta
+su tutti. Sapea leggere e scrivere; un po’ d’aritmetica, un po’ di
+geografia, un po’ di storia, i primi elementi di disegno e di musica,
+vale a dire, a parte la lettura e la scrittura, nulla che potesse
+essermi utile. Non era abbastanza per sovvenire alla mia salvezza;
+ma, dagli orizzonti traveduti, era più che non abbisognasse per la mia
+perdizione.
+
+Mia madre pure avea ricevuto la ripercussione della sventura che mi
+colpiva. Saputo che ella era ridivenuta la povera vedova senza risorse,
+la massaia l’aveva risospinta alla sua prima posizione, vale a dire a
+domestica della fattoria.
+
+Quanto a me, per metà signorina quale era diventata, non era più atta
+a nulla; non potea tornare a custodire il gregge come una pastorella
+di Marmontel col mio abito color di cielo e il mio gran cappello di
+paglia. Si cercò dunque per me un’occupazione diversa.
+
+Un giorno la sorella di Dick, Amy Strog, venne ad annunziarmi che
+sua madre mi aveva trovato il posto nella famiglia del signor Tommaso
+Hawarden, che portava non so perchè il nome della città che abitava,
+cognato dell’ultimo Alderman Boydel e padre dell’illustre chirurgo
+di Leicester Square. Questo posto, che riuniva le incumbenze di aia
+de’ fanciulli e d’istitutrice per la prima età, era ben lungi dal
+corrispondere ai miei sogni d’ambizione; ma bisognava vivere, e non
+aveva la scelta dei mezzi.
+
+Mi si compose un corredo dei resti di quello del collegio, si trasformò
+la mia veste azzurra in una veste ordinaria; e siccome io guadagnava
+dodici scellini al mese ed il vitto, si lasciò a cura della mia
+economia lo arricchirmi d’altri oggetti.
+
+Fu una grande umiliazione per me il rientrare in Hawarden in una
+posizione poco dissimile dalla servitù, ma era questo uno dei primi
+capricci del Dio Caso, che pare aversi fatto un gioco di innalzarmi ed
+abbassarmi a vicenda.
+
+Voi siete testimonio, o mio Dio, se dall’imo dell’abbassamento, da cui
+non ho più speranza di rialzarmi, vi benedico e v’imploro col cuore più
+riconoscente di quel che non ebbi al sommo della grandezza!
+
+
+
+
+III.
+
+
+Entrai presso il signor Tommaso Hawarden il 20 settembre 1778: potevo
+avere dai 12 ai 13 anni.
+
+Il signor Hawarden era un vero antico puritano, grave e giusto in
+ogni cosa. Sua moglie era dal canto suo fredda e severa: i bimbi, su
+cui doveva vegliare, erano figli della lor figlia unica, morta etica
+durante un viaggio del padre loro in America.
+
+Erano tre: i due maggiori avevano 4 o 5 anni; l’ultimo era ancora
+lattante.
+
+Un gran oriuolo a pendolo, simile a quello dello zio Tobia, pareva
+essere la divinità regolatrice della casa: tutti i sabati a mezzogiorno
+lo si caricava, e mediante questa cura, cui non vidi il signor Hawarden
+mancare una sola volta, tutta la settimana si trascorreva congegnata a
+ruote non meno esatte di quelle del pendolo.
+
+Voi mi domanderete chi rimpiazzava il signor Hawarden nel caricare
+l’oriuolo al sabbato a mezzogiorno, se egli doveva assentarsi.
+Vi risponderò che il signor Hawarden, sapendo di avere al sabbato
+quest’importante occupazione, veniva a casa a undici ore e mezza se
+era fuori, ovvero se dovea sortire non se ne andava che a mezz’ora dopo
+mezzogiorno.
+
+Durante un anno, che io passai presso il signor Hawarden, nol vidi
+mai fare un passo più veloce dell’altro, mai dire una parola più forte
+dell’altra, mai sorridere una sola volta, mai una volta sola adirarsi,
+mai rifiutare una sola occasione di far il bene, mai commettere
+un’ingiustizia per quanto leggera la fosse.
+
+Madama Hawarden era letteralmente l’ombra del suo sposo. Ella facevami
+l’effetto di quelle buone donne che indicano sul barometro il bel tempo
+e la pioggia, ove la donna esce o rientra dietro al marito ripetendone
+i gesti, aprendo l’ombrello s’egli lo apre in segno di tempesta,
+chiudendolo s’egli lo chiude ad indicare il sole.
+
+Il signor Tommaso Hawarden doveva esser ricco, per quanto non abbia
+visto splendere altro denaro che i dodici scellini ch’io riceveva
+tutti i primi del mese, alle 10 del mattino colla esattezza ordinaria,
+dalla mano scarna e bianca come l’avorio di madama Hawarden. Tutta
+la casa apparteneva ai due coniugi: guardava da una parte sulla
+strada principale della città, dall’altra sopra un giardino dai viali
+sparsi di sabbia marina, dalle aiuole circuite di bossolo, dai tassi
+tagliati a piramidi. Un giardiniere avea cura di questo giardino, in
+cui non vidi mai una foglia secca, un fiore divelto: i fanciulli vi
+passeggiavano, ma sapeano di non avere il diritto di trastullarvisi, ed
+esser loro proibito di toccare i fiori ed i frutti.
+
+In estate ci alzavamo alle sei; alle sette in inverno. Alle otto, tutta
+la famiglia, padroni e servi, entravamo in una specie d’oratorio,
+ove sopra un seggio stava una Bibbia dai fermagli d’acciaio. Il
+signor Hawarden leggeva questa Bibbia e una preghiera, cui sua moglie
+rispondeva — Amen. — Finita la lettura e chiusa la Bibbia, entravasi
+nella sala da pranzo, ove era imbandita una colezione, composta di
+latticini, di burro e di latte: un gran vaso da thè, al quale ognuno
+aveva il diritto di ricorrere a volontà, ma a cui pareva tacitamente
+convenuto che non si ricorrerebbe che due volte, conteneva una dozzina
+di tazze: eravamo cinque a tavola, il signor Hawarden, madama Hawarden,
+i due fanciulli ed io, che, grazie alla parte delle mie attribuzioni
+che innalzavami al grado d’istitutrice, aveva il diritto, poco
+invidiato del resto dagli altri domestici, di mangiare al tavolo del
+padroni.
+
+Quando il pendolo faceva sentire quel rumore che negli orologi di
+questo genere precede il suono delle ore, ci alzavamo tutti da tavola,
+era per ciò rarissimo che qualcuno si trovasse ancora in sala quando
+suonava la mezza.
+
+A mezzogiorno preciso si andava a pranzo, eccettuato il sabato in cui
+tardavasi d’un minuto, perchè il signor Tommaso Hawarden caricasse il
+pendolo. Senza essere di lusso, il pranzo era convenevole: la bevanda
+ordinaria era la birra; ma ognuno riceveva in una piccola bottiglia un
+bicchierino di vino di Bordeaux che dovea servire pel pranzo e la cena:
+i fanciulli, un mezzo bicchiere. Il pranzo durava un’ora.
+
+A cinque ore si merendava con dei sandwich, del pane di segale, del
+burro e qualche dolce; veniva in campo la thetiera della colazione, il
+thè costituiva la sola bevanda, e, come la colezione, la merenda durava
+mezz’ora.
+
+Alle otto si cenava: la cena era presso a poco la ripetizione del
+pranzo, tranne che i fanciulli non vi assistevano: alle sette e mezzo
+si dava loro una fetta di pane coperta di burro, o miele, a loro
+scelta, e poi si coricavano.
+
+Non li ho mai uditi a piangere una sol volta, a meno che cadendo non si
+facessero molto male.
+
+Il giovedì dopo pranzo si metteva il cavallo al calessino. I bimbi, la
+nutrice ed io vi salivamo, ed il cocchiere ci conduceva in qualcuno dei
+prati che confinano colla città di Hawarden.
+
+Allora era per noi tutti una festa. Il peso, che la diacciata atmosfera
+della casa aggravava sui nostri petti, si sollevava; perfino il
+lattante parea più lieto: la nutrice passeggiava, e i due fanciulli
+correvano meco nell’erba, cogliendo fiori ed inseguendo farfalle.
+
+I bambini mi adoravano perchè io era bambina com’essi.
+
+Il sabato sera, dopo cenato, la vettura attendeva alla porta. Tutti vi
+salivano, eccetto il giardiniere che rimaneva a guardia del giardino e
+della casa, incamminandosi verso _la campagna_.
+
+Chiamavasi _campagna_ un gran poggio, sito a due leghe e mezza da
+Hawarden, fra Chester e Flint, sulle rive della Dee, presso a poco ad
+un quarto di lega del luogo ove si getta nel mar d’Irlanda, o piuttosto
+nel golfo che vi comunica.
+
+Si impiegavano due ore e dieci minuti a fare la strada, mai più, mai
+meno; il cocchiere frustava tre volte il suo cavallo; la prima volta
+partendo, la seconda volta a mezza via, la terza arrivando al viale.
+
+La prima volta che vidi il mare ebbi una profonda sensazione;
+quantunque il golfo della Dee sia assai stretto, potevasi da un
+monticello scoprire all’orizzonte il largo mare: stesi le braccia verso
+l’infinito, con un gesto appassionato, come se avessi visto l’eternità.
+
+La domenica, che durante i sette bei mesi di primavera, d’estate e
+d’autunno, trascorremmo invariabilmente alla campagna, era consacrata
+alla preghiera ed al passeggio; in quel giorno io aveva la direzione
+dei bimbi non solo dopo colazione, come il giovedì, ma ancora dopo
+pranzo.
+
+Ivi non avevamo bisogno di carrozzino. La campagna posta sulla destra
+riva della Dee, fra la riviera ed il golfo, ci offeriva a scelta o la
+spiaggia del mare per raccogliervi conchiglie, o l’argine della riviera
+per cogliervi fiori. Tutto il terreno compreso fra il fiume ed il mare
+poteva offerirci una passeggiata di tre quarti di lega.
+
+Là la libertà era ancor più grande che il giovedì nei prati di
+Hawarden: insomma erano due giorni di sole per cinque giorni di ombra:
+la mia vita non è sempre stata così ben divisa.
+
+Un giorno, — era la domenica della prima settimana del maggio 1777,
+— verso le due pomeridiane, alla nostra seconda escita del giorno,
+vedemmo in riva al mare una bella barca guidata da 4 o 5 rematori. I
+banchi a poppa erano coperti di tappeti e ornati di cuscini in velluto.
+
+Qualche passo più oltre un uomo era seduto sopra uno sgabello, e
+disegnava una contadina del paese di Galles, che avea fra le braccia un
+bambino: una giovin donna stavagli a fianco in piedi e guardava al di
+sopra della spalla i progressi del disegno.
+
+L’uomo e la giovine, benchè indossassero abiti da campagna, erano
+vestiti con ricercata eleganza: divinavasi che erano abitanti di Londra
+smarriti nel Flintshire.
+
+I fanciulli, spinti dalla curiosità, mossero verso il gruppo: io li
+richiamai, ma quanto erano obbedienti in casa, tanto erano caparbi
+quando si sentivano in libertà; non mi risposero, e continuarono
+a correre fino a che giunsero l’uno vicino alla dama, l’altro al
+disegnatore.
+
+Ambedue si volsero.
+
+— Ecco un bel fanciullo, disse l’uomo posando la sua mano sul capo del
+fanciullo come per vederlo meglio. Come vi chiamate, mio piccolo amico?
+
+— Edoardo, rispose il bimbo.
+
+— E voi, madamigella? chies’egli alla bambina.
+
+— Sara, rispos’ella.
+
+— Non è egli strano, Arabella? seguitò il pittore, sono i nomi dei due
+miei figli.
+
+Poi con un sospiro:
+
+— Essi aveano l’età loro l’ultima volta ch’io li vidi.
+
+E restò pensoso senza curarsi di ripigliare il suo disegno.
+
+Frattanto gli occhi della dama s’erano fissati su me, e pareano
+inchiodati al mio viso.
+
+— In fede mia, mormorò ella, ecco una splendida creatura. Osservate
+dunque, Romney.
+
+E gli posò la mano sulla spalla a destarlo dalla sua meditazione.
+
+Egli scosse il capo come uomo che volesse scacciar dal suo spirito un
+triste ricordo.
+
+— Che dite, Arabella? domandò egli.
+
+— Dico che vi voltiate, e guardiate dietro a voi invece di guardarvi
+dinanzi.
+
+Il pittore guardò dalla mia parte, e parve compreso da meraviglia.
+
+— Avvicinatevi, madamigella, mi disse la dama, e lasciate che vi
+guardiamo a nostro bell’agio: siete bella abbastanza perchè si abbia
+piacere a vedervi.
+
+Il mio volto arrossiva per vergogna, ma il mio cuore gioiva: non era
+più un piccolo pastore che dicevami bella; non erano più sprezzanti
+compagne che mi trovavano bella, e mi rimproveravano d’esser goffa;
+erano un signore ed una signora di città che mi ammiravano francamente
+e senza restrizione.
+
+Mi appressai macchinalmente.
+
+Il pittore mi stese la mano; gliela diedi.
+
+— E qual mano, non dirò ella ha, ma ella avrà, seguitò il pittore:
+guardate, Arabella.
+
+— Oh! credete pure che la guardo con egual piacere di voi, Romney.
+Io non sono, la Dio grazia, gelosa. Puossi chiedervi il vostro nome,
+madamigella?
+
+— Mi chiamo Emma, madama, risposi.
+
+— E l’età vostra? chiese il pittore.
+
+— Devo avere presso a poco quattordici anni, signore.
+
+— Come, dovete avere...?
+
+— Mia madre non mi ha detto mai precisamente la mia età.
+
+— È la figlia di qualche duchessa, disse Romney.
+
+— No, signore, rispos’io; sono la figlia d’una semplice contadina.
+
+— Questi due fanciulli, chiese la dama, sono fratello e sorella vostri?
+
+— No, madama: i loro genitori li hanno affidati alla mia custodia, ed
+io insegno loro a leggere e a scrivere.
+
+— Dite dunque, Romney, disse la dama curvandosi verso il pittore per
+parlargli sottovoce; qual fortuna farebbe ella a Londra con un fisico
+come il suo?
+
+— Non vogliate perderla, tentatrice.
+
+Poi volgendosi a me:
+
+— Miss Emma, mi diss’egli, vorreste voi rendermi un gran servigio?
+
+— Volontieri, signore, e quale?
+
+— Volete voi star ferma cinque minuti, affinchè io faccio uno schizzo
+di voi.
+
+— Con piacere, signore.
+
+— Allora rimanete come vi trovate in questo momento.
+
+Restai: egli fe’ un mezzo giro sul suo sgabello, e in meno di dieci
+minuti ebbe fatto all’acquarello un grazioso schizzo di me stessa.
+
+Seguii avidamente il pennello sulla carta.
+
+Quando fu ultimato, mi mostrò il disegno.
+
+— Vi riconoscete voi? mi chies’egli.
+
+— Oh! gli diss’io, arrossendo questa volta dal piacere, non sono così
+bella.
+
+— Mille volte di più, — ma, vedete voi, Arabella, per questa
+trasparenza di carni, per questa limpidezza di sguardo, per questi
+morbidi capelli, abbisogna l’olio. — Venite a Londra, madamigella,
+quando sarete stanca d’abitare la provincia; e per ogni seduta
+d’un’ora, che vorrete, spero, accordarmi, vi darò quel che vi si dà in
+un anno per l’educazione di questi bimbi.
+
+— Chiamatemi ancor tentatrice, Romney.
+
+— Fate a vostra volta le vostre proposte, Arabella, non ve lo impedisco.
+
+— Oh! quanto a me, se venite a Londra, madamigella, e vi contentate del
+posto di semplice dama di compagnia a dieci lire il mese, mi troverete
+sempre lieta di ricevervi. Datemi un pezzo di carta e una matita,
+Romney.
+
+— Che volete farne?
+
+— Dare il mio indirizzo a questa bella fanciulla.
+
+— A quale scopo, disse Romney alzando le spalle.
+
+— Chi sa? disse Arabella.
+
+— Ed avrete l’ardire dì tener quel viso lì presso di voi, Arabella?
+
+— Perchè no? rispose la dama con aria provocante: io sono di quelle che
+cercano i confronti anzichè sfuggirli.
+
+Poi, rivolgendosi a me:
+
+— Tenete, madamigella, in ogni caso eccovi il mio indirizzo, diss’ella.
+
+E mi porse il foglio, su cui erano scritte queste parole, miss Arabella
+— Oxford Street, 23.
+
+Lo presi senza sapere quel che ne farei, senza intenzione di
+servirmene, come Eva prese il pomo senza intenzione di mangiarlo.
+
+— Andiamo, disse la giovine, andiamo, Romney: siamo attesi a Park Gate
+fra un’ora, ed abbiamo tutto lo stretto a traversare.
+
+Il pittore si alzò, gettò un luigi appiè della contadina che avea presa
+a modello, e venendo a due passi di distanza da me:
+
+— Venite a Londra, madamigella, farete bene; non vi venite, farete
+meglio ancora. Frattanto, — e mi salutò della mano, — addio, o a
+rivederci.
+
+— A rivederci, gridò Arabella, ponendo il piede nella barca.
+
+E la fragile navicella si allontanò rapidissima sotto lo sforzo di
+quattro rematori.
+
+Io, pensosa e taciturna, ricondussi a casa i bambini.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Se si ricorda l’effetto che m’avea prodotto Dick quando, parlandomi
+di un grande specchio dorato nel quale mi vedrei dal capo ai piedi, mi
+avea trasportata nel magico regno della fata Morgana, è facile ideare
+le folli visioni che sursero nel mio cervello dopo la mia conversazione
+col pittore e la sua bella compagna.
+
+Non comprendeva metà delle parole ch’essi aveano scambiate fra loro,
+o che mi aveano dirette, ma aveva capito soltanto l’offerta fattami
+dal pittore di cinque lire ad ogni seduta, in cui gli poserei dinanzi;
+e da miss Arabella di dieci lire al mese, se accettava di essere sua
+damigella di compagnia. Ambedue insomma mi avean detto che, andando a
+Londra, una fortuna mi attendeva.
+
+Certo non era un posto molto elevato quello di damigella d’una donna,
+la cui condizione mi pareva dubbiosa, ma per me, povera figlia d’una
+domestica di fattoria, per me, guardiana di montoni, tre anni innanzi
+spregiata alunna di madama Colmann, da dodici mesi istitutrice di
+bimbi a quattro _pences_ circa il giorno, era un gran passo fatto verso
+questa promessa fortuna lo arrivare a ricevere cento lire l’anno invece
+di sette od otto.
+
+Poi Londra, Londra dal magico nome, la città di cui tutti parlavano,
+ove tutti volevano andare, ove si gettano tutte le ambizioni, come
+tutti i fiumi al mare, — Londra! — Non era già egli un gran che lo
+essere a Londra, in una città che conta un milione e mezzo d’abitanti,
+invece di vivere in un borgo di Flintshire, in mezzo ai monti del paese
+di Galles, presso le spiaggie triste e deserte del mar d’Irlanda?
+
+E nel rientrarvi il lunedì mattina, la casa del signor Tommaso Hawarden
+mi parve di fatti più fosca e malinconica che mai.
+
+Una cosa ancora contribuì alla mia mestizia. Come al solito, il
+vegnente lunedì condussi a far trastullare nel prato i fanciulli: — era
+seduta sopra un albero atterrato, errando col pensiero in quella vasta
+città sconosciuta, cui tendevano i miei desiderj, quando udii un rumore
+di passi e un cicalìo, che mi si appressava.
+
+Alzai il capo: erano le mie antiche compagne che si dirigevano dalla
+mia parte.
+
+Il caso non me ne avea condotto alcuna dinanzi dopo la mia uscita di
+collegio, ma in compenso me le menava oggi tutte in massa.
+
+Mi levai in piedi per salutare madama Colmann, ma parve ella appena
+riconoscermi, e mi rispose con un lieve cenno del capo, senza volgermi
+parola.
+
+Le mie tre nemiche, invece, mi riconobbero: nel passarmi dinanzi, la
+maggiore, che avea nome Clarice Damby, disse alla sua vicina, Clara
+Sulton:
+
+— Vedi, ecco la nostra antica compagna Emma Lyon. Pare ch’ella non
+guadagni di più come aia di bimbi, che come guardiana di montoni,
+giacchè ha ancora l’abito del collegio.
+
+E si posero a ridere.
+
+Alcune delle più giovani mi riconobbero; una sola lasciò le compagne e
+venne ad abbracciarmi; si chiamava Fanny Campbell: era la figlia d’un
+sergente di marina.
+
+Ventidue anni dopo, questo bacio salvò la vita a suo padre.
+
+Ma il bacio non cancellò il sarcasmo che lo avea preceduto.
+
+Ed era vero, io aveva ancora il mio uniforme: aveva tanto avuto cura di
+quel della domenica, che durava ancora, e aveva potuto metter da parte
+gli uni dopo gli altri i dodici scellini che riceveva al mese.
+
+Era il mio tesoro, vale a dire la libertà.
+
+Dacchè stava presso il signor Hawarden avevo accumulato sei lire
+sterline: le mie sei monete d’oro erano chiuse in un cassettino
+dell’armadio nella camera mia, la cui chiave io non abbandonava un
+momento, precauzione inutile per altro nella casa del signor Hawarden,
+ove si avrebbe potuto lasciare il diamante del gran Mogol senza tema
+che fosse derubato.
+
+Sì, io aveva sempre lo stesso abito; Clarice Damby aveva detto il
+vero, ma andando a Londra e divenendo damigella di compagnia di miss
+Arabella con dieci lire il mese, e modello del signor Romney con cinque
+lire ogni seduta, potrei bene mutar le mie vesti tutti i mesi, tutti i
+quindici giorni, tutte le settimane!
+
+Mai tentazione morse più violentemente il cuor d’una donna di quella
+che m’assalì in quell’istante: guardai la carta che teneva in seno
+ripetendo ben dieci volte:
+
+— Miss Arabella, Oxford Street, 23.
+
+Anche perdendo quel foglio, l’indirizzo era indelebilmente scolpito nel
+mio cervello.
+
+Rientrata in casa, vi trovai un nuovo ospite; il Signor James Hawarden,
+quegli che, come ho detto, era chirurgo a Leicester Square.
+
+Egli giungeva da Londra, e doveva restare otto giorni presso suo padre:
+durante otto giorni udrei dunque a parlare di Londra!
+
+Il mio aspetto produsse su lui l’impressione che produceva su tutti:
+ei m’interrogò sulla mia famiglia, su me: mi chiese quel che contassi
+di fare e il perchè non andava a Londra, ove ei s’incaricherebbe, mi
+disse, di trovarmi un posto.
+
+Poi, mentre il mio cuore batteva tanto da spezzarmi il petto di
+desiderio e speranza, dopo avermi guardata un momento con una suprema
+espressione d’interesse:
+
+— No, diss’egli, è meglio assai che non vi veniate.
+
+Io moriva dal desiderio d’interrogarlo, ma non l’osai in presenza del
+signor Hawarden padre: fece il caso che questi uscisse; allora, prima
+ancora che la porta si richiudesse, queste parole m’erano uscite di
+bocca:
+
+— Conoscete voi il signor Romney?
+
+— Quale Romney? chiese il signor James.
+
+— Il pittore, rispos’io.
+
+— Chi non conosce Romney! È il più gran ritrattista dei tempi moderni.
+— Poi, crollando le spalle: Che peccato!..... seguitò egli.
+
+Ma non terminò la sua frase.
+
+Io lo guardai interrogandolo cogli occhi, non osando farlo colle labbra.
+
+— Sì, soggiunse egli, che peccato che una sì grande immoralità sia
+congiunta a tanto genio! — Egli aveva una moglie adorabile, due vezzosi
+bambini, ed ha tutto abbandonato per vivere con donne di teatro e
+cortigiane, che logorano la sua salute e smungono il suo avere. Egli
+pagherebbe un modello venticinque lire sterline, se questo modello gli
+offrisse qualche nuova bellezza. — Ma come conoscete voi Romney?
+
+— Non lo conosco, rispos’io, arrossendo; una mia compagna di collegio
+era sua parente.
+
+Il signor Hawarden rientrò: io mi tacqui. Il severo puritano avrebbe
+per certo trovato mal fatto che io tenessi con suo figlio una
+conversazione su tal materia.
+
+Non riparlai più di Romney col signor James Hawarden: sapeva quanto
+volea sapere. Non osai interrogarlo su miss Arabella; temevo di
+conoscere quel ch’ella fosse; il dubbio mi permetteva di servirmi della
+sua offerta.
+
+D’altronde la prima parola di quelli che mi vedevano non era essa che
+io doveva andare a Londra? Vero si è che riflettendovi ognuno se ne
+disdiceva; ma che avea dunque Londra di tanto spaventevole? Sopra un
+milione e mezzo d’individui che l’abitavano eranvi ben certo due o
+trecento mila fanciulle dell’età mia. Per abitar Londra erano elleno
+perdute?
+
+Dopo gli otto giorni il signor James Hawarden partì: il suo interesse
+per me non avea fatto che accrescersi durante il suo soggiorno dal
+padre; e nel lasciarmi, egli mi disse che se mai io andassi a Londra,
+cosa ch’egli non mi augurava, mi ricordassi di lui.
+
+Non era a temersi ch’io nol facessi; aveva scritto nella mia mente il
+suo indirizzo con quel di miss Arabella.
+
+Qualche giorno dopo la partenza di lui, fece il caso che, uscendo per
+andar a riprendere i bambini che erano andati a scorrere un’ora da una
+loro parente, passassi dinanzi il negozio di specchi, di cui mi avea
+parlato Dick cinque o sei anni innanzi.
+
+Trasalii nel vedermi tutta intera in uno degli specchi esposti alla
+porta del magazzino; mio malgrado, sostai come affascinata dalla mia
+propria immagine.
+
+In quel momento sentii toccarmi una spalla; mi volsi e riconobbi Amy
+Strug, che io non aveva vista da un anno.
+
+Senza essere elegante era vestita assai meglio di quel che non
+convenisse al suo stato: la guardai dunque con sorpresa.
+
+Ella vide ch’io stava per interrogarla, e non me ne diè il tempo.
+
+— Che facevi tu là, mi chiese.
+
+Mi posi a ridere.
+
+— Lo hai ben veduto, risposi.
+
+— Sì, ti guardavi in uno specchio, e ti vedevi bella; ed avevi ragione.
+Vorrei esserlo quanto lo sei, e so ben io quel che vorrei fare.
+
+— Che faresti?
+
+— Non resterei a lungo nel ducato di Galles.
+
+— Dove andresti?
+
+— A Londra; tutti dicono che con un bel fisico si fa fortuna a Londra:
+procura di andarvi; e quando sarai milionaria mi prenderai teco per
+cameriera.
+
+Trassi un sospiro.
+
+— Non è il desiderio che mi manca, le dissi.
+
+— Ebbene, chi te lo impedisce?
+
+— Come vuoi tu che all’età mia io parta sola per Londra.
+
+— Se non ti manca che una compagna di viaggio, eccomi.
+
+La guardai.
+
+— Parli seriamente? le dissi.
+
+— Nol potrei più seriamente.
+
+— Ma fa mestieri di molto denaro per andare a Londra.
+
+— No, al contrarlo; con una lira vi si va: me ne sono informata a
+Chester. Con una lira si ha un posto nell’interno della diligenza: noi
+prendiamo due posti con due lire e in tre giorni siamo a Londra.
+
+— Ma tua madre?
+
+— Mia madre, disse Amy, con una smorfietta; oh! v’ha un po’ di
+freddezza fra noi dopo la mia uscita dalla fattoria.
+
+— Non sei dunque più da madama Rivers?
+
+— No..... anzi, tanto vale che io ti dica il tutto. Immagina dunque
+che suo figlio Carlo venne a vederla. Nel tempo ch’el fu da sua madre
+mi ha fatto la corte; in fede mia io lo trovava troppo bello per non
+lasciarmela fare: sua madre se l’ebbe per male e mi ha messa alla
+porta. Carlo ha creduto di dovermi un compenso pel posto ch’io aveva
+perduto a cagion sua, e prima di partire mi ha dato quindici lire.
+Cinque mi sono occorse nella compera d’abiti onde avea gran bisogno; me
+ne restano dieci, vuoi tu venir meco a Londra? te ne do cinque. Oh! me
+le renderai, non ne sono inquieta.
+
+— Grazie, Amy, le rispos’io; ma son quasi ricca quanto lo sei: ne ho
+sette.
+
+— Hai sette lire, ed io dieci: abbiamo diciassette lire! ma abbiamo
+tanto da fare il giro del mondo! aggiungendo soprattutto che Carlo è a
+bordo d’un vascello.
+
+— Oh! le diss’io, se fossi certa...
+
+— Certa di che? chiese Amy.
+
+— Che la dama, di cui ho l’indirizzo, fosse tornata a Londra.
+
+— Una dama ti ha dato il suo indirizzo?
+
+— Sì.
+
+— E a quale scopo?
+
+— Perchè io vada da lei come damigella di compagnia. Mi offre dieci
+lire al mese.
+
+— Dieci lire al mese! e tu esiti?
+
+— Son quindici giorni appena che la ho veduta, in riva al mare, presso
+alla campagna del signor Hawarden.
+
+— Dove abitava?
+
+— Ho udito loro a nominare Park Gate.
+
+— Hai _loro_ udito nominare! Ella non era dunque sola?
+
+— Era con un pittore, il quale m’ha offerto cinque lire per ogni volta
+che io volessi servirgli da modello.
+
+— Come! hai trovato una dama che ti offre dieci lire, un pittore che
+te ne offre cinque ad ogni seduta, ed hai rifiutato? — Se tu fossi
+cattolica, direi che vuoi essere canonizzata. Partiamo, Emma: tu farai
+la tua fortuna dapprima, quindi la mia.
+
+— Se vi fosse mezzo di sapere se sono ancora a Park Gate, o partiti.
+
+— Nulla di più facile.
+
+— E come?
+
+— Non abbiamo noi Dick che vuole egli pure venire a Londra, e che noi
+condurremo con noi, giacchè siamo tanto ricche? In qual giorno vai tu
+alla campagna coi tuoi padroni?
+
+— Tutte le domeniche.
+
+— Dammi il nome del tuo pittore e quel della tua dama.
+
+— Il pittore si chiama Romney, la dama miss Arabella.
+
+— Romney — miss Arabella — Prender notizia a Park Gate del luogo ove
+si trovano. — Sta di buon animo, non dimenticherò nulla. Sabato sera
+partirò per Chester con Dick: domenica, alle dieci del mattino, io
+passeggerò in riva al mare: fa di trovarviti e ti darò la risposta.
+
+— Ma Dick, vuoi fargli perdere il posto di pastore?
+
+— Oh! da gran tempo egli non è più a guardia dei montoni.
+
+— E che fa egli allora?
+
+— Nol saprei bene — nulla — un po’ di contrabbando, probabilmente.
+
+— Oh! mio Dio! ma i contrabbandieri son mandati in galera.
+
+— Sì, quando li prendono, ma Dick è furbo e non si lascia prendere;
+solo, siccome egli comincia ad essere conosciuto sulle nostre sponde,
+non gli dorrebbe di mutar paese, — quindi, a domenica.
+
+— A domenica, ma non ti prometto nulla.
+
+— Chi ti chiede di promettere qualche cosa? Quando saremo là,
+combineremo. Solo, non dimenticare nè il tuo denaro nè la valigia.
+
+E si allontanò con passo noncurante e leggero, a provarmi che per conto
+suo tutte le sue riflessioni erano fatte.
+
+Io restai un istante immobile e pensosa allo stesso posto: mi
+allontanai a mia volta volgendo un ultimo sguardo allo specchio.
+
+Disgraziatamente lo specchio mi diede lo stesso consiglio di Amy Strog.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Come al solito, il sabato vegnente all’ora stessa degli altri sabati,
+partimmo per la campagna. Il cavallo s’ebbe i tre colpi di frusta cui
+era avvezzo, e dopo due ore e dieci minuti ponemmo piede a terra.
+
+Non avevo punto dimenticate le istruzioni d’Amy: aveva prese meco le
+mie sette lire aumentate da dodici scellini, che il signor Tommaso
+Hawarden mi avea pagati il dì innanzi, ma non ebbi bisogno di valigia
+per chiudere la mia roba: una salvietta annodata ai quattro lati erami
+bastata.
+
+Sarebbe difficile lo esprimere i sentimenti che mi assalirono
+nell’entrare in quella casa che io rivedeva forse per l’ultima volta,
+da cui mi allontanava forse la notte seguente, fuggitiva, senza saper
+dove andassi, ed in qual nuovo ed incognito mondo mi slancerei, sotto
+la protezione di quella capricciosa divinità che si chiama Caso.
+
+Considerai, qualora la mia fuga venisse risoluta, quali sarebbero
+gli ostacoli che avrei a superare: disgraziatamente non erano tali
+da arrestare una testa folle come la mia. La camera dei fanciulli
+e mia era a pianterreno e guardava sul giardino, la porta del quale
+metteva alla spiaggia, e sulla spiaggia Amy e Dick, liberi da ogni
+sorveglianza, potevano attendermi.
+
+Il domani all’ora stabilita io era sulla spiaggia coi bimbi: Dick e
+Amy mi aspettavano al posto stesso ove un mese prima avevo incontrato
+Romney e miss Arabella, i quali da tre settimane erano partiti da Park
+Gate, ma non potea sapersi ove fossero andati: siccome però s’eran
+fatti condurre a Chester, recavansi probabilmente a Londra.
+
+Nel dubbio, Amy e Dick eran d’avviso di partire: Dick soprattutto
+parea desideroso di allontanarsi dalle coste d’Irlanda. Siccome su’ tre
+pareri ve ne avean due per la partenza, la maggioranza prevalse.
+
+La vettura per Londra ponevasi in cammino il domani, alle sei del
+mattino, e Amy aveva avuta la cautela di ritenere i nostri due posti
+nell’interno, e quel di suo fratello sull’imperiale.
+
+A mezzanotte mi aspetterebbero ambedue alla porta del giardino: una
+barca ci condurrebbe a Chester, ove arriveremmo un’ora almeno prima
+della partenza del Coach-Post.
+
+Prese queste disposizioni, Amy e Dick si allontanarono.
+
+Il giorno trascorse colla consueta regolarità: ho osservato che nulla
+passa più presto delle giornate regolari, o piuttosto che, una volta
+passate, nulla pare essersi più velocemente dileguato, attesochè,
+lasciando solo uniformi ricordi, e non essendo notate da alcun
+avvenimento piccante, questi ricordi si cancellano nella tinta fosca e
+monotona d’una vita senza gioie e senza dolori.
+
+Giunta la sera, i bambini si coricano all’ora solita; io andai a cena
+coi coniugi Hawarden, poi, alle dieci precise, entrai nella mia camera.
+Ebbi la precauzione di portarvi penne, carta ed inchiostro, volendo
+scrivere due lettere, una al signor Hawarden, l’altra a mia madre.
+
+Scrissi al primo, ringraziandolo della bontà che aveva avuto per me,
+dicendogli che non dimenticherei mai l’anno che avevo avuto la fortuna
+di passare in sua casa, ma che un desiderio più forte della mia volontà
+mi trascinava verso quel paese di chimere che ha nome Londra; che
+io partiva raccomandandomi alle sue preci e a quelle di sua moglie,
+come fa al suo salire in un fragile schifo il povero marinaio, che si
+avventura in un incognito mare.
+
+Scrissi a mia madre che, avendo trovato a Londra, presso una ricca
+signora, un posto eccellente che dovea fruttarmi dieci lire al mese, io
+partiva per quella città. Aggiunsi, ma senza darle altre spiegazioni,
+che se il posto fosse quale mi si annunciava, non tarderei a provarle
+la mia riconoscenza per le cure prese di me: le dissi infine che se io
+non mi recava a farle i miei addii, si era nella tema di non aver più
+il coraggio di staccarmi dalle sue braccia.
+
+Scritte queste lettere, piegatele, e postivi gl’indirizzi, mi sentii
+più tranquilla.
+
+In un’altra famiglia avrei potuto temere che i padroni si ritirassero
+tardi, ovvero l’incontro del giardiniere o qualche altra persona in
+giardino; ma la casa del signor Hawarden era troppo bene regolata,
+perchè mi avvenisse un tale inconveniente.
+
+Udii a suonare le 11, poi la mezza al pendolo della sala da pranzo,
+simile per esattezza a quello di Hawarden; colla differenza, che in
+luogo del sabato a mezzogiorno, veniva caricato alla medesima ora nella
+domenica. Lasciai trascorrere ancora dieci minuti circa; abbracciai nel
+lor letto i bimbi, che, dalla regolarità con cui dormivano, attestavano
+la incontestabile figliazione; apersi la finestra, e da questa scivolai
+nel giardino, tentando, se non di chiuderla, almeno di avvicinarne le
+due imposte.
+
+Appiè della finestra fui costretta a fermarmi un istante: per quanto
+non avessi gran che a temere, il mio cuore batteva violentemente:
+per soprappiù la notte era tetra, e dacchè abitavo Hawarden io era
+ricaduta in quei puerili timori ispirati dalle tenebre, che non avevo
+avuti giammai quando abitavo la masseria e scorrevo le mie notti nelle
+montagne.
+
+Ma in capo a qualche secondo, questo terrore, piuttosto prodotto
+dall’azione stessa che io commetteva, che dalle condizioni in cui
+la eseguivo, questo terrore svanì; i miei occhi si abituarono alla
+oscurità; grazie alla ghiaia ond’era sabbiato il terreno, io lo vidi
+svolgersi dinanzi ai miei occhi come una lunga e fosca striscia: questa
+striscia menava direttamente alla porta del giardino che metteva al
+mare.
+
+Corsi verso questa porta: giuntavi, sostai: mi pareva d’aver udito a
+parlare dall’altra parte del muro: era ben naturale, Amy e Dick erano
+là che mi aspettavano.
+
+Ripigliai fiato e chiesi a mezza voce:
+
+— Sei tu, Amy?
+
+La voce d’Amy risposemi affermativamente: udii inoltre la stessa voce
+che diceva a Dick:
+
+— È dessa, eccola.
+
+Era evidente che essi, malgrado l’accordo della mattina, temevano ch’io
+mancassi alla mia parola.
+
+Apersi la porta girando solo la chiave e tirando due catenacci. Per
+vero nessuna fuga, seguita da così strani risultati, fu accompagnata da
+men romantici avvenimenti.
+
+Dietro la porta mi attendevano Amy e Dick. Osservai che Dick era armato
+di una corta carabina e d’un paio di pistole. Egli s’era fatto un
+robusto giovinotto di 18 anni, dall’aspetto coraggioso e risoluto.
+
+Chiuse la porta e la serrò al di fuori colla chiave, affinchè, noi
+partiti, nessuno potesse introdursi nel giardino, e gettò la chiave
+dall’alto del muro.
+
+Una piccola barca attendevaci a qualche passo di distanza: Amy ed io vi
+salimmo prime; Dick la spinse e vi saltò dentro, mentre già cominciava
+a correre sull’acqua; poi, impadronitosi dei remi, vogò arditamente.
+
+Era, il ricordo, una bella notte dell’agosto 1797, la notte del 15
+al 16 luglio, quando abbandonai la placida casa che non dovea più
+rivedere, lasciandomi dietro tutte le innocenti rimembranze della
+fanciullezza, attraverso le quali non dovea più ripassare che in sogno,
+e per dire, come Francesca da Rimini:
+
+ «...... Nessun maggior dolore,
+ Che ricordarsi del tempo felice
+ Nella miseria;..........»
+
+Trentasett’anni sono decorsi da quella notte, e quando chiudo gli
+occhi, e mi concentro nei miei pensieri, mi par che sia ieri, e
+riveggo tutti gli oggetti che colpirono in quel momento i miei occhi e
+preoccuparono il mio spirito.
+
+Il cielo era oscuro, ma dalla sola assenza della luna: milioni di
+stelle brillavano nel fosco suo azzurro, riflettendosi nell’azzurro
+più cupo ancora delle acque del golfo. La casa del signor Hawarden,
+dinanzi a cui passavamo tacitamente, lasciandoci dietro un solco che si
+cancellava all’istante, scompariva alla nostra destra come una massa
+grigia: un fuoco splendeva al sommo d’una collinetta sulla costa che
+avevamo appena lasciata, e sull’opposto lido un cane latrava in qualche
+invisibile fattoria.
+
+Approdammo verso le tre all’altra riva del golfo. Dick allogò il suo
+battello vicino ad uno schifo ancorato alla spiaggia: al suo richiamo
+due uomini si alzarono: egli scambiò con essi qualche parola, consegnò
+loro le sue armi, strinse la mano dell’uno, abbracciò l’altro, saltò a
+terra e ci porse la destra per discendere: i suoi addii eran fatti.
+
+Movemmo per la via di Chester, discosta presso a poco una lega dal
+lido. Una lega era ben poca cosa a campagnuoli come noi: portai il mio
+piccolo fardello; Dick, il quale probabilmente non possedeva che gli
+abiti che indossava, s’incaricò di quello d’Amy.
+
+Arrivammo a Chester all’apparire del giorno. Dick ci condusse in una
+specie di taverna vicina all’ufficio della diligenza: Amy ed io ci
+facemmo portare una coppa di latte ciascuna: Dick, meno pastorale di
+noi, trangugiò un bicchiere d’acquavite. L’ora trascorse alla meglio, e
+alle sei montammo in carrozza.
+
+La strada non ci offrì incidente alcuno che meriti d’esser qui
+ricordato. Traversammo le città principali del centro dell’Inghilterra,
+Lichfield, Coventry, Oxford, ed il terzo giorno arrivammo a Londra
+verso le quattro del pomeriggio.
+
+Dick s’era munito dell’indirizzo d’un piccolo albergo, ove qualche
+parola di riconoscimento dovea farlo il benvenuto, essendo, a quel che
+pareva, l’albergatore in relazione con tutti i contrabbandieri della
+costa.
+
+Quest’albergo era sito nella piccola via di Villiers, che confinava da
+un parte col Tamigi, dall’altra collo Strand.
+
+Confesso che al mio entrare in Londra fui più impaurita che sorpresa.
+Quelle vetture che s’incrocicchiano in tutti i sensi; quel clamore
+continuo, in mezzo al quale tenterebbe invano di farsi udire quello
+del tuono; que’ pedoni spaventati che corrono anzichè andare;
+quell’atmosfera che da limpida e pura, quale l’avevamo sentita,
+viaggiando nelle campagne, erasi fatta fosca e grave, dacchè eravamo
+entrati nella città; quel miserabile albergo, ove eravamo venuti a
+cadere, dopo una corsa di sessanta ore, tutto ciò insomma non era fatto
+per dare una dorata e poetica realtà ai miei sogni.
+
+Dick chiese una camera per Amy e per me, e siccome l’incertezza in cui
+ero sulla presenza di miss Arabella a Londra non mi lasciava un istante
+di riposo, tosto ultimata la mia toeletta, presi il braccio di Dick e
+mi feci da lui condurre a Oxford Street. Dick non conoscea meglio di
+me la via che conduceva a questa meta di tutte le mie speranze, ma ne
+prese notizia, e siccome Oxford Street era poco distante dal nostro
+albergo, in men d’un quarto d’ora vi fummo.
+
+Il numero 23 era impresso alla porta d’una graziosa palazzina, dal
+cui cortile, attraverso un’inferriata, distinguevasi la lussureggiante
+verdura d’un giardino.
+
+Uno Svizzero in gran livrea stava ritto sul limitare della porta.
+
+Ebbi un certo timore nel dirigere la parola ad un personaggio che
+parevami considerabile, e con voce tremula per doppia emozione, gli
+chiesi se miss Arabella era a Londra.
+
+— Che volete da sua signoria? domandommi egli.
+
+— Ho avuto l’onore d’incontrarla a Chester or fa quasi un mese, e mi ha
+detto di venire a ritrovarla in Londra: ed ecco l’indirizzo ch’ella mi
+ha dato, risposi.
+
+Lo Svizzero sonò una campana, ed una cameriera discese.
+
+— Rispondete a questa fanciulla, mistress Northon, disse lo Svizzero,
+ripigliando la sua maestosa immobilità.
+
+Ripetei alla donna quel che avevo già detto allo Svizzero, e le
+presentai l’indirizzo datomi da miss Arabella.
+
+— È di fatto la scrittura di madama, diss’ella, dopo averlo letto, ma
+disgraziatamente, madama non è a Londra.
+
+— Oh, Dio mio! E dov’è ella? Ed io che venni qui solo per lei!
+
+— L’ultima sua lettera veniva da Douvres: ci annunziava ch’ella partiva
+per la Francia.
+
+— E, chies’io col cuore affranto da questo primo disinganno, nulla vi
+fa sospettare l’epoca del suo ritorno?
+
+— Nulla; — è probabile però che madama sia qui per le corse.
+
+— E quando avranno luogo queste corse?
+
+— Dal 15 al 25 agosto.
+
+— Che fare? diss’io, volgendomi a Dick.
+
+— Eh! rispos’egli, attendere.
+
+— Se madamigella vuole scrivere il suo nome, ripigliò la cameriera,
+appena tornata madama, le si mostrerà.
+
+— Volentieri.
+
+Entrai nella stanzina dello Svizzero e scrissi — Emma Lyonna.
+
+— Avrete la bontà di dire a madama, seguitai, che è la giovanetta da
+lei incontrata nel ducato di Galles, in riva al mare, ed alla quale
+ella ha dato il suo indirizzo, perchè venisse a raggiungerla in Londra.
+
+— Ed ove si potrà trovarvi, se madama ordina che vi si cerchi?
+
+— Nol so ancora; arrivo da mezz’ora appena ed ignoro quel che farò.
+
+— Per ora, disse Dick, abitiamo....
+
+Lo interruppi comprendendo che l’indicazione del nostro albergo darebbe
+poca opinione di noi.
+
+— Per ora, dissi, si saprà sempre ove trovarmi — presso il signor James
+Hawarden chirurgo a Leycester Square.
+
+Volete che aggiunga, al mio, il suo indirizzo?
+
+— È inutile: egli ha curato Tom quando si ruppe la gamba.
+
+— Grazie; ed ora, dissi a Dick, abbiate la bontà di condurmi dal signor
+Hawarden.
+
+Dick s’informò del sentiero da prendere. Per fortuna Leicester Square
+non era molto discosto da Oxford Street, e ripigliammo il nostro
+cammino.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Anche il signor James Hawarden era fuor di casa, ma dovea rientrarvi
+prima delle sette, ed erano le cinque e mezzo.
+
+Mi si offerse d’attendere. Io pregai Dick di rientrare all’albergo e
+tornar a prendermi due ore dopo.
+
+Dopo una mezz’ora, udii battere tre o quattro colpi alla porta; era il
+padrone che, rientrando, s’annunciava in tal modo.
+
+Io lo aspettava in una specie di parlatorio; e quantunque la luce fossa
+scemata per l’appressar della notte, egli mi riconobbe subito.
+
+— Ah! siete voi mia bella fanciulla? mi diss’egli con un sorriso misto
+ad una certa tristezza; m’immaginavo, nel lasciare Hawarden, che non
+tarderei molto a rivedervi a Londra.
+
+— È egli un rimprovero che mi fate, signore? chies’io.
+
+— No, la gioventù è ardita, e la bellezza ha i suoi destini venturosi o
+fatali, ai quali non può sfuggire. — Volete entrare nel mio gabinetto?
+Vi saremo più liberi per parlare, giacchè suppongo che avrete non poche
+cose a dirmi.
+
+— Se voi siete tanto buono da ascoltarmi....
+
+— Venite, figliuola mia.
+
+E, prendendo un candeliere, mi precedette.
+
+Entrammo e sedemmo in un gabinetto elegante e semplice in una volta.
+
+— Ebbene, eccovi dunque, mi diss’egli; e che venite a far qui?
+
+— Signore, gli dissi, quando vi ho chiesto se conoscevate il pittore
+Romney, dicendovi ch’egli era parente d’una mia compagna di collegio,
+ho mentito.
+
+Il signor Hawarden sorrise d’un singolare sorriso.
+
+— V’ingannate, signore, soggiunsi arrossendo; non ho visto che una sola
+volta il signor Romney: egli stava alla spiaggia del mare con una dama
+a nome miss Arabella.
+
+— Diffatti, disse il signor Hawarden, mi fu detto ch’egli viaggiava con
+essa.
+
+— Ora, ripigliai, lasciate ch’io vi dica la verità.
+
+E gli raccontai il nostro incontro in tutti i suoi particolari;
+l’indirizzo datomi da miss Arabella; le offerte fattemi da ambedue; gli
+dissi senza nulla celargli come avevo lasciata la casa di suo padre,
+come ero venuta a Londra, e la visita senza risultato fatta poco prima
+ad Oxford Street.
+
+Egli mi lasciò dir tutto, poi, guardandomi fiso e serrando le mie nelle
+sue mani:
+
+— Figlia mia, mi disse con una gran dolcezza, ma al tempo stesso con
+una certa solennità, quando si ha l’età vostra e la vostra bellezza,
+due sono i cammini nella vita: l’uno, diritto e semplice attraverso una
+pianura dall’aspetto monotono e tranquillo, che mena col matrimonio e
+la maternità ad una vecchiezza onorata ed onorevole; l’altro, che si
+eleva talvolta per lasciarvi travedere splendidi orizzonti, talvolta si
+abbassa per forzarvi a traversare fangose paludi: seguendo questo, si
+giunge per tre stadi al fine della vita: l’uno si chiama l’orgoglio,
+il secondo la fortuna, il terzo l’onta. Voi siete al bivio delle due
+strade. Vedete quale delle due volete seguire.
+
+— Oh! signore, potete voi domandarmelo?
+
+— Sì, fanciulla mia, posso e devo chiedervelo, giacchè, prima d’essere
+moralista, lasciatemelo dire, sono filosofo. Ora io non credo, come
+dicono certi spiriti assoluti, che l’uomo fruisca interamente del
+suo libero arbitrio; credo al potere irresistibile della materia
+sull’anima, più che al comando dell’anima sulla materia. Ancorchè
+prendiate la via retta e semplice, talora l’oscurità della notte,
+talora l’ebbrezza de’ sensi, ve ne faranno ritorcere. Buoni consigli
+ed una buona guida vi rimetteranno in cammino; ed io sarovvi, ove
+il vogliate, guida e consiglio; ma hanvi condizioni primitive in
+certe organizzazioni, di cui non possono trionfare nè i consigli, nè
+l’esempio: la società le respinge, la legge stessa le punisce, ma la
+scienza le compiange e qualche volta anche le assolve. È però sempre
+una fortuna di più lo scegliere il buono anzichè il cattivo sentiero:
+è già una bontà della Provvidenza il non aver trovata quella donna:
+volete voi promettermi di non andar mai di moto proprio, nè a casa di
+lei nè da Romney?
+
+Stetti muta.
+
+— Voi esitate? mi diss’egli.
+
+— No, signore; ma io aveva vagheggiato un avvenire melodioso e dorato,
+mi si è tanto detto che, venendo a Londra, vi farei la mia fortuna, che
+vi sono venuta senza punto curarmi del modo con cui la si farebbe. È
+egli troppo il chiedervi cinque minuti per dar tempo all’illusione di
+dileguarsi?
+
+— Povera fanciulla! mormorò il dottore.
+
+Restai pensierosa: sentivo il suo sguardo fiso nel mio, e parevami che
+questo sguardo mi penetrasse nell’animo, dandogli una forza di volontà
+sconosciuta fin allora.
+
+— Signore, gli dissi dopo alcuni momenti, vi prometto di non cercar
+mai di rivedere nè miss Arabella nè il signor Romney: vi prometto
+di non andar da loro, ma se essi vengono a me, se io li incontro
+senza cercarli, non vi prometto di aver la forza di resistere alla
+tentazione.
+
+— Avrai fatto quanto potevi, rispose il signor Hawarden, e non si può
+chieder di più ad una figlia d’Eva.
+
+In quel momento si udì batter due volte la porta; questi due colpi
+indicavano l’umiltà di colui che picchiava.
+
+Io trasalii.
+
+— Che avete? mi chiese il dottore.
+
+— Signore, gli dissi, è probabilmente Dick, il fratello d’Amy, che
+viene a cercarmi. Se volete che io profitti dei vostri buoni consigli
+non mi lasciate tornare presso l’amica: è dessa che m’ha fatto
+abbandonare Hawarden, è dessa che m’ha trascinata a Londra; e, se mi
+perdo, ho il presentimento di perdermi per mezzo suo.
+
+— Sta bene; dite che vi fermate qui stasera, e che vi ritengo, perchè
+ho promesso di trovarvi un posto domani.
+
+Il servitore che mi aveva introdotta aprì la porta del gabinetto, e
+volgendosi al suo padrone:
+
+— Signore, disse, il giovinetto che ha accompagnato madamigella viene a
+riprenderla.
+
+— Fatelo entrare, rispose il signor Hawarden.
+
+Poi, aprendo una porta da cui vedevasi un salotto ove stava ricamando
+una giovin donna di 23 a 24 anni, con ai piedi un bimbo seduto che
+sfogliava un libro d’incisioni:
+
+— Amica mia, le diss’egli, eccoti la giovinetta di cui ti ho parlato,
+tornando da Hawarden: ella è arrivata dalla casa di mio padre; sii
+buona tanto da darle ospitalità fino a domani: domani spero trovarle il
+posto che le conviene.
+
+La signora si alzò e mi venne incontro.
+
+In quel momento Dick comparve alla porta.
+
+— Dick, gli diss’io, scusatemi con Amy, perchè mi fermo presso i
+signori Hawarden: se la speranza datami dal mio degno protettore si
+realizza, vi scriverò tosto.
+
+— Ebbene, ve lo diceva io, madamigella, che non bisognava diffidare? Il
+buon Dio è buono, e v’ha a Londra posto per tutti: in ogni caso, signor
+Hawarden, potrete vantarvi di aver reso servigio a quella che era ieri
+la più bella fanciulla della provincia, e che è oggi probabilmente la
+più bella fanciulla di Londra. A rivederci, madamigella Emma; signore e
+signora, Dio vi rimeriti.
+
+Ed uscì felice della mia felicità.
+
+Questa felicità non era precisamente quella che io aveva vagheggiata:
+ciò che a me pareva felicità era la vita clamorosa, agitata, colle
+subitanee fortune, le repentine catastrofi, le inaspettate peripezie.
+Certo quella donna che or ora m’aveva abbracciata come una sorella, che
+aveva abbracciato suo marito come un fratello, ed erasi, sorridente
+e tranquilla, riseduta accanto al bimbo, che dal canto suo non avea
+neppure alzato gli occhi dal libro per vedere chi entrasse; quella
+giovin donna che avea ripreso il suo ricamo con una mano, cui le
+passioni parevano non avere agitata giammai, che assortiva i colori dei
+fiori con una noncurante destrezza, ed una paziente abilità, quella
+donna era felice; ma come lo avea così bene spiegato il sapiente
+dottore hanvi nature alle quali non può bastare questa fredda e
+monotona felicità.
+
+E ancora, qual probabilità eravi per me di giungere al punto cui
+ella era giunta? Era io nata ricca ed onorata com’essa, per trovare
+a diciott’anni uno sposo illustre nella scienza, che mi condurrebbe
+in un elegante salotto, caldo, dolce ed aggradevole come un nido? —
+No, io era una povera contadina senza beni di fortuna e quasi senza
+educazione: non osava rispondere quando mi si chiedeva quel che
+facesse mia madre, e poteva appena rispondere quando mi si domandava
+il nome del padre mio. Era bella, ecco tutto: dovea dunque chiedere
+alla mia bellezza ciò che le altre si aspettavano dalla nascita, dalla
+educazione e dal loro stato: non avendomi largito che questo dono, Dio
+me lo avea forse dato per supplire a tutto ciò che mancavami.
+
+Spettava dunque alla mia bellezza il decider di me, anzi che a me il
+decidere della mia bellezza.
+
+Ecco le riflessioni che io facevo in vedere quella placida famiglia, in
+cui il marito leggeva, mentre la moglie ricamava ed il bimbo guardava
+le incisioni.
+
+Ma, quale distanza da questa tranquillità a quel portamento altero e
+risoluto di miss Arabella, a quell’ardente entusiasmo, a quella vita
+libera, a quella gloria artistica di Romney! Erano senza dubbio bimbi
+che si trastullavano, e una moglie che ricamava come la donna ed il
+bimbo che io aveva sott’occhi, quelli ch’egli aveva abbandonati, e per
+verità, se ciò era così, io non mi sentiva coraggio di fargliene un
+delitto!
+
+O folle giovinezza! o immaginazione insensata!
+
+Oimè! quando, giunta all’altra estremità della vita, io guardo oggi
+con gli occhi del pentimento quel che guardava allora cogli occhi
+dell’illusione, come vorrei essere stata la dolce giovine, e aver
+trascorsa la mia vita a ricamar fiori, col marito accanto ed il bimbo
+a’ piedi, anzichè la brillante e colpevole Emma Lyonna, la ricca e
+possente Lady Hamilton!
+
+Alle sette, madama Hawarden fece il thè: alle nove cenammo; tutta la
+differenza fra il signor Hawarden padre ed il Hawarden figlio fu nel
+far cenare il bimbo con noi. Alle dieci fui condotta nella mia camera.
+Dick aveva avuto cura di portarmi il mio piccolo fardello: i pochi
+panni che lo componevano e le cinque lire che mi restavano, dopo pagato
+il viaggio, erano tutto il mio avere.
+
+Il domani, non sapendo se dovessi discendere attesi che mi si
+prevenisse di quel che dovea fare: vennero ad annunciarmi che la
+colezione era pronta, e discesi.
+
+Il signor James Hawarden rientrava allora appena.
+
+Egli mi mosse incontro tutto lieto, dicendomi:
+
+— Ebbene io sono riuscito, e sta ora e voi lo scegliere il cammino
+indicatovi ieri. Uno dei miei clienti, il signor Plowden, uno dei più
+ricchi gioiellieri di Londra, ha bisogno d’una damigella di magazzino.
+I vostri occhi potranno spesso far danno a’ suoi diamanti, ed i vostri
+denti alle sue perle, ma, in fede mia, tanto peggio per essi. Voi
+avrete cinque lire al mese dapprima, in seguito, si vedrà: dico in
+seguito, perchè non intendo che basti la raccomandazione che gli ho
+fatto per voi questa mattina. Ora è convenuto che voi entrate domani in
+funzioni; vi conduco da lui e vi colloco.
+
+Poi guardandomi dal capo ai piedi:
+
+— Diavolo! esclamò.
+
+Io arrossii.
+
+— La mia toeletta; non è egli vero?
+
+— Sì; non avete un abito più fresco e un po’ più di moda?
+
+Scossi il capo.
+
+— Siete bella, per Dio, e non è ciò che m’inquieta; sareste vezzosa
+anche vestita di bigello e di cenci; ma bisogna avere una certa
+apparenza per entrare in siffatti negozi alla moda. Se vi fosse tempo
+da qui a domani...
+
+In quel momento la cameriera di madama Hawarden entrò.
+
+— Madama non è qui? chies’ella.
+
+— No; che volete da lei?
+
+— Madamigella Cecily la domanda.
+
+— Appunto la sarta! disse il signor Hawarden; pregate Cecily di
+attendere, e madama di venir qui.
+
+La cameriera uscì, e cinque minuti dopo entrò madama Hawarden. Io
+aspettava tutta confusa.
+
+— Ti ho fatto chiamare, amica mia, le disse suo marito, per chiederti
+se, da qui a domattina, madama Cecily può fare un abito a questa
+fanciulla.
+
+— Ciò mi par difficile; ma, aspetta.
+
+Madama Hawarden mi guardò a sua volta con attenzione, ed
+appressandomisi, misurò alla mia la sua spalla.
+
+— Credo che potrò trarvi d’impaccio, diss’ella.
+
+— M’affido a te.
+
+— La sarta, seguitò madama Hawarden, mi porta appunto un abito semplice
+ma elegante; madamigella ha la mia statura, è forse un po’ più gracile
+di me, in ogni modo se credi potremo combinarci così: essa potrà
+prendere il mio abito, e siccome io posso attendere, Cecily me ne farà
+un altro.
+
+Suo marito la baciò in fronte.
+
+— Tu sei un angelo, rispos’egli; no, m’inganno una santa, o piuttosto
+l’uno e l’altra ad un tempo.
+
+Poi, volgendosi a me:
+
+— Ciò vi conviene, madamigella, e vorrete voi portare un abito fatto
+per mia moglie?
+
+— Ne sarò felice e orgogliosa.
+
+Il signor Hawarden suonò il campanello.
+
+— Fate entrare madamigella Cecily.
+
+La sarta entrò.
+
+— Vi lascio, ripigliò il signor Hawarden, la cosa dee passarsi fra voi.
+
+Ed uscì.
+
+L’abito pareva fatto a mio dosso.
+
+Il domani alle dieci del mattino io era stabilita presso il signor
+Plowden, nel più bel negozio dello Strand, e il signor Hawarden
+prendeva commiato dal padrone del negozio, raccomandandomegli come
+fossi stata sua figlia.
+
+Ho certo avuto molte vesti dipoi, ma non ne ebbi mai una che mi facesse
+più bella, e mi andasse meglio di quella di madama Hawarden.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Se il signor Hawarden avea creduto allontanarmi dalla tentazione,
+ponendomi in mezzo ai diamanti, agli smeraldi, ai rubbini, agli
+zaffiri, ed alle perle del signor Plowden, egli s’era di gran lunga
+ingannato. Quel dotto anatomico, che leggeva nel petto e nei visceri
+dei suoi ammalati le loro infermità fisiche, non avea saputo leggere
+nel mio cuore la infermità morale che lo divorava.
+
+Farmi toccare ad ogni istante del giorno quei mille gioielli d’ogni
+forma, che costituiscono quel superfluo, tanto necessario, dirò anzi
+indispensabile, alla donna veramente donna: farmeli mettere al collo,
+ai polsi, agli orecchi di creature meno belle di me, ma che condotte a
+quella fonte di luce dai loro mariti o da’ loro amanti, se li portavano
+via per adornarsene ai balli, ai teatri, alle feste, era far giocare la
+polvere col fuoco.
+
+Dieci o dodici giorni dopo il mio collocamento, il signor Hawarden
+venne a chiedere mie nuove: gli furono date eccellenti: il signor
+Plowden era soddisfattissimo di me; pretendeva che la maggior parte
+dei signori che venivano a far acquisto di gioielli per le loro mogli o
+le loro amanti, si servissero del pretesto di queste compere per veder
+me, e che, se avessero osato, ne avrebbero fatto piuttosto dono al mio
+collo ed alle mie braccia, che a quelli delle loro donne.
+
+Eravi in ciò molto di vero, nè io m’ingannava sull’effetto che
+produceva.
+
+Il signor Hawarden, tutto lieto, chiese al suo cliente di permettermi
+di andare a trascorrere in casa sua la vegnente domenica, volendo
+egli farmi una sorpresa: mi ricondurrebbe il domani per tempissimo. Il
+signor Plowden acconsentì, tanto più volentieri quanto che la domenica
+a Londra non un magazzino è aperto; talchè la gentilezza ch’egli mi
+usava era più un vantaggio che una privazione per lui.
+
+La casa del signor Hawarden non era, come si sarà potuto giudicare
+da quel po’ che ne ho detto, d’una folle allegria, ma i quindici
+giorni trascorsi seduta in negozio, astretta a mostrare i gioielli, ad
+encomiare le persone che se ne adornavano, ed a spingere gli avventori
+alla generosità, mi avevano insegnato ad apprezzare ventiquatt’ore, se
+non di piacere, almeno di riposo.
+
+Poi il signor Hawarden avea parlato di sorpresa, ed io chiedeva a me
+stessa quale poteva essere.
+
+La domenica mi trovai a Leicester Square all’ora dell’asciolvere.
+
+Madama Hawarden mi ricevè colla dolcezza e la benevolenza che le erano
+abituali. Era una magnifica giornata d’agosto: si attaccarono i cavalli
+alla vettura e andammo a passeggiare a Hyde Park.
+
+Non conosceva di Londra che Williers Street, Oxford Street, Leicester
+Square e lo Strand; quest’aristocratica gita fu dunque il principio
+della mia introduzione in un altro mondo. Quegli squadroni di cavalieri
+vestiti della ricca assisa dell’epoca, quelle eleganti amazzoni dalle
+vesti e dai veli fluttuanti, quegli squisiti modi dell’alta società
+inglese mi stupirono.
+
+Avrei dato metà del tempo che restavami a vivere, per condurre uno di
+que’ leggieri calessi, che ci passavan dinanzi rapidi come il turbine,
+o per corvettare con uno di quei bel cavalli nel viali riserbati ai
+cavalieri.
+
+Decisamente il signor Hawarden avea adoperato per guarirmi
+dall’ambizione e dall’orgoglio una cura che correa rischio di produrre
+un effetto totalmente contrario a quello ch’ei s’attendeva.
+
+Tornammo per Green Park, che traversammo a piedi, pel piacere del
+bimbo, e rientrammo a casa per desinare.
+
+Chiesi ai signor Hawarden se quella era la sorpresa di cui mi aveva
+parlato.
+
+— No, mi diss’egli: pare vi siate divertita al passeggio; ma ho assai
+meglio di ciò ad offerirvi; voglio farvi vedere Garrick.
+
+Ignorava completamente chi fosse Garrick. Non ebbi la debolezza di
+nascondere la mia ignoranza; gliene chiesi la spiegazione.
+
+— Ah! è vero, mi rispos’egli, Garrick è il primo attore che sia mai
+stato al mondo.
+
+Spalancai gli occhi.
+
+— Egli recita probabilmente stasera per l’ultima volta, mentre per la
+prima esordisce una giovane attrice, cui promettono un grande avvenire,
+madama Siddons. Sheridan, del quale sono amico e chirurgo ad un tempo,
+mi ha serbato un palco per questa solennità, e, come m’ero proposto, ho
+voluto farvi partecipe di questa munificenza.
+
+— Come! esclamai, andrò al teatro, vedrò una commedia?
+
+— No, una tragedia, ma spero vi piacerà egualmente.
+
+Misi un grido di gioia, battendo l’una contro l’altra le mie mani come
+una bambina.
+
+— Oh! quanto siete buono, signor Hawarden! Vedrò una tragedia! Vi
+saranno dunque re e regine sulla scena!
+
+— Oggi no, ma vi saranno due amanti che valgono un re ed una regina.
+
+— E qual’è il titolo di questa tragedia?
+
+— _Giulietta e Romeo_, uno dei quattro capo lavori di Shakespeare.
+
+— Ed io la vedrò! esclamai con giubilo. Dio mio, quanto sono felice!
+
+— Orsù alla buon’ora! disse il signor Hawarden, è una soddisfazione il
+procurarvi un piacere.
+
+Io era di fatti in estasi: aveva udito più volte a parlar di teatro, ma
+non aveva idea di quel che fosse. Alcune alunne di madama Colmann, che
+già avevano udito a recitare qualche compagnia di provincia, ne erano
+tornate tutte sorprese.
+
+Che sarebbe dunque a Londra?
+
+— A qual ora comincia? domandai al signor Hawarden.
+
+— Alle sette e mezzo precise.
+
+— E finisce?
+
+— Presso a poco alle undici.
+
+— Quindi lo spettacolo dura tre ore e mezzo?
+
+— Ma da queste tre ore e mezzo bisogna detrarre gl’intermedj degli atti.
+
+— Assisteremo al principio, non è egli vero?
+
+— Saremo nel nostro palco all’alzar della tela.
+
+— Ma Dio mio, non sono ancora che le sei!
+
+— Meno cinque minuti, ma il tempo passerà: Abbiamo qualche cosa a fare;
+prima il thè da prendere, ed ecco appunto che ci viene portato; poi la
+vostra toeletta da preparare.
+
+— La mia toeletta? Oh! sapete pure, signor Hawarden, che io non ho
+altro abito che questo, donatomi da madama; e, salvo che io non indossi
+una altra volta la famosa veste azzurra, cosa che, v’assicuro, non
+ambisco gran che....
+
+— L’azzurro vi sta però bene.
+
+— Sì, ma non l’abito: ricordatevi che tale è stata appunto la vostra
+opinione.
+
+— Oh! ma tutto ciò si accomoderà, spero.
+
+I miei occhi non si staccavano dall’oriuolo.
+
+— Non ritarda il pendolo? chiesi.
+
+— Nella famiglia Hawarden ciò non accade giammai; ed è perciò che,
+bevuto il thè, mangiato i dolci, ognuno entrerà nella sua camera,
+perchè saranno le sei e mezzo, e bastano dieci minuti per andare da qui
+a Drury-Lane.
+
+Mangiato e bevuto, salii alla mia stanza che era la stessa ove avea
+già dormito: ignorava quel che vi farei durante i quaranta minuti che
+ci separavano ancora dall’istante di lasciar la casa, quando vidi sul
+letto un grazioso abito di taffettà cilestre, che pareva quello della
+peau d’âne tagliato da un lembo del cielo.
+
+Al tempo stesso la cameriera entrò.
+
+— Madamigella, vuol ella permettermi di aiutarla a vestirsi?
+
+Ed alzò l’abito nelle sue mani.
+
+Allora compresi ciò che m’era rimasto oscuro nelle parole del signor
+Hawarden: non solo egli aveva pensato a condurmi in teatro, ma ancora a
+darmi una veste per andarvi.
+
+Le lacrime mi spuntarono sul ciglio: sentiva il bisogno di correre a
+lui ed esprimergli la mia riconoscenza.
+
+— Ov’è il signor Hawarden? domandai.
+
+— Egli veste madama, onde io possa aiutare madamigella, acciò che
+ognuno sia pronto all’ora stabilita.
+
+Io restai muta e triste dinanzi a quella suprema bontà, di cui mi
+riconosceva del tutto indegna, e fin’anco incapace ad esprimere la mia
+gratitudine.
+
+Ero divenuta più astratta che impaziente; pensava a quell’uomo che
+godeva d’una stima universale, che era uno dei primi chirurgi di
+Londra, anatomico eminente, scienziato di prim’ordine, e che si dava
+la pena di vestire sua moglie affinchè la figlia della povera serva di
+fattoria, l’aia dei bimbi di suo padre, la damigella di magazzino non
+giungesse troppo tardi allo spettacolo, e non perdesse alcun che della
+felicità che ne attendeva.
+
+Avvi nel genio una misericordiosa bontà pe’ piccoli, una suprema
+benignità pe’ deboli, che lo avvicina alla onnipotenza di Dio.
+
+Alle sette ed un quarto battè egli stesso alla mia porta.
+
+— Ebbene, mi chies’egli, siamo presti?
+
+Io gli afferrai vivamente la mano, e prima che egli avesse tempo di
+indovinare la mia idea, gliela baciai.
+
+Egli mi guardò: doveva essere senza dubbio assai bella, perchè con un
+muover di spalle pieno d’affettuosa pietà:
+
+— Confessa, diss’egli, additandomi a sua moglie, che usciva in quel
+momento dalle sue camere, confessa che la sarebbe pure una grave
+sventura se questo portento della creazione si avviasse al male?
+
+Poi, come pentendosi d’aver dato questo alimento al mio orgoglio:
+
+— Andiamo, andiamo, soggiunse; in carrozza: ho promesso a questa
+fanciulla che arriveremmo prima dello alzar della tela.
+
+Difatti ci sedevamo nel nostro palco al momento in cui cominciava la
+sinfonia; ebbi tempo di volgere uno sguardo all’intorno. Sheridan, che
+era il direttore del teatro, lo avea fatto addobbare a nuovo dal primo
+decoratore di Londra.
+
+Avremmo potuto crederci in un palazzo di fate.
+
+Io, abbagliata dalla luce, magnetizzata dalla musica, affascinata
+dall’oro, dai diamanti e dai fiori, non potendo comprendere come
+si riunissero tante ricchezze senza rovinare l’universo, mi sentiva
+incapace di dire e di comprendere dove mi fossi.
+
+Il sipario si alzò, ed io non vidi più altro che una pubblica piazza in
+Verona.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Coloro che mi hanno seguita in tutte le fasi della mia oscura ed
+ignorante fanciullezza, possono farsi un’idea dell’effetto prodotto in
+me da questa rappresentazione di Giulietta e Romeo, recitata dal più
+gran tragico che già vantasse l’Inghilterra, e dalla più gran tragica
+che dovea vantare in avvenire. Il mio cervello, bianco ancora come le
+pagine d’un vergine libro, ricevette tutte le impressioni di poesia,
+d’affetto, di pietà, d’orrore, racchiuse in quell’ammirabile poema, le
+quali, incidendosi nel mio spirito, portarono tutti i miei sensi al più
+alto grado d’entusiasmo e d’esaltazione.
+
+Aveva appunto l’età di Giulietta; era bella ed appassionata com’essa:
+compresi quel subito amore da lei sentito pel giovine Montecchio, che
+le fa esclamare nella previsione d’una prossima morte, il primo giorno,
+o piuttosto la prima notte del loro abboccarsi.
+
+— «Corri, nutrice, corri; informati s’egli è ancor libero, chè ove
+fosse ammogliato, oimè, te lo giuro, la bara sarebbe il mio letto
+nuziale.»
+
+Il signor Hawarden contava sul mio viso le fluttuazioni del cuore e
+l’abile psicologo vi leggeva tutte le mie impressioni: era per lui uno
+studio curioso, misto a quella dolce soddisfazione che ispira la vista
+del piacere o della felicità altrui procacciata.
+
+E, difatti, il mio piacere e la mia felicità eran grandi: quando
+vennero le scene del balcone, tanto poetica la prima, tanto
+appassionata la seconda, io, strette le mani sul cuore a comprimerne
+i battiti, anelante, coll’occhio immobile, il respiro sospeso, avrei
+voluto, siccome Giulietta, rattenere e nello stesso tempo spingere fuor
+dalla scena Romeo.
+
+Si giudichi dunque a qual grado di terrore io giungessi quando
+Giulietta, bevuto il filtro che deve addormentarla, trema pensando al
+suo destarsi sola nel sepolcro de’ suoi avi, in mezzo ai defunti, e
+all’idea di veder questi morti uscire dalle loro tombe.
+
+Poi venne la catastrofe, catastrofe che mi produsse tanto maggiore
+effetto, perchè nuova, non solo a me, ma agli altri uditori. Si sa che,
+nella tragedia primitiva originale di Shakespeare, Romeo muore accanto
+all’avello di Giulietta, ignorando ch’ella è soltanto addormentata, e
+Giulietta non riprende i sensi che dopo morto Romeo.
+
+Per un lampo di genio drammatico, Garrick ha visto, o piuttosto ha
+divinato, a fianco di quale terribile scena il gran Drammaturgo sia
+passato, senza avvedersene; ed ha svegliata Giulietta al momento in
+cui Romeo, credendola morta, si è avvelenato: invece di far le due
+morti isolate e, per conseguenza, solitarie, egli ha dato ai due amanti
+una stessa agonia, che finisce per l’uno col veleno, per l’altra col
+pugnale. E con questa intuizione egli ha portato la scena dal dolore
+alla disperazione, dal bello al sublime.
+
+Al momento in cui Giulietta si uccide, io mi rovesciai all’indietro
+e svenni, mentre la intera adunanza, ringraziando Garrick della sua
+prodigiosa invenzione, e dello splendido talento onde avea fatto
+mostra, ruppe in applausi.
+
+Il mio deliquio non fu pericoloso: con un po’ di acqua fresca tornai
+in me: non seppi che prendere e stringere le mani del signor Hawarden,
+e, senza punto curarmi della convenienza o della sconvenevolezza
+dell’atto, mi gettai nelle braccia di sua moglie e la baciai.
+
+Tornammo in casa: la cena era imbandita, ma, come è facile
+comprenderlo, io non pensai a gustarne; aveva gli occhi pieni di luce,
+la mente piena di poesia, il cuore pieno d’amore e di lacrime.
+
+Chiesi al signor Hawarden il permesso di ritirarmi nella mia camera;
+egli me l’accordò, poi, prendendo un libro dalla sua biblioteca, e
+ponendomelo in mano:
+
+— So quel che volete, diss’egli; vorreste far ritorno in teatro;
+ebbene, andatevi.
+
+E mi diede un libro.
+
+Era un volume di Shakespeare, ove trovavasi la tragedia di Giulietta e
+Romeo.
+
+Trassi un grido di gioia; il signor Hawarden avea divinato il più
+ardente desiderio del mio cuore, e lo avea prevenuto.
+
+Mi slanciai nella mia stanza, e, adagiatami sopra una sedia a
+bracciuoli, rilessi dal primo all’ultimo verso la produzione.
+
+Poi tornai alle scene principali, alle scene d’amore fra Giulietta e
+Romeo, cominciando da quella del ballo a quella delle tombe.
+
+Io era incapace di apprezzare il genio che avea creato questo
+capolavoro di dramma e poesia, ma il mio cuore pieno di gioventù, di
+speranza e d’amore, suppliva alla scienza colla intuizione.
+
+D’altronde, non aveva nulla dimenticato, nè un gesto dell’attore, nè
+un accento dell’attrice: e qual attore? Quale attrice? Garrick e madama
+Siddons!
+
+Verso le tre del mattino, col cuore e la testa in fuoco, ma vinta
+dalla stanchezza, mi coricai. Fui per sognare ch’io era Giulietta, per
+stringermi fra le braccia un Romeo ideale, e morire con lui di dolore e
+d’amore.
+
+È vano il dire in quale disposizione di spirito io rientrassi il
+domani al magazzino. Avea chiesto al signor Hawarden il permesso
+di portar meco il magico libro, che io mi teneva stretto al cuore,
+quasi temessi che la poesia di cui era copioso, gli prestasse le ali
+per isfuggirmi. Oh! come i riguardi ch’io era astretta di usare agli
+avventori, le adulazioni che la mia posizione mi obbligava a far loro,
+le lodi alle merci che io loro offeriva, come pesarono al mio cuore e
+parvero basse al mio orgoglio! Esser bella quanto Giulietta, avere un
+cuore pieno d’amore e di poesia quanto il suo, e provar gioielli in un
+negozio, fosse anche quello del primo gioielliere di Londra, invece
+di strascinare un abito di broccato in un ballo, invece di scambiare
+parole d’amore con un bel cavaliere dall’alto al basso d’una finestra,
+invece di ascoltare il canto degli uccelli e discutere coll’uomo del
+cuore, se sia quello del rosignuolo o dell’allodola. Eravi, bisogna
+convenirne, un abisso da quel che era a quel che poteva essere, dal
+sogno alla realtà.
+
+Non osai leggere nel giorno: e, l’avessi ardito, il tempo mi sarebbe
+mancato, essendo il negozio del signor Plowden uno dei meglio avviati
+di Londra, ed io occupatissima per conseguenza: attesi con impazienza
+le dieci della sera, ora in cui chiudevasi.
+
+Appena chiuso, salii alla mia camera.
+
+Non mi limitai più a leggere: aveva in una notte imparato a memoria
+quasi tutto il dramma; le scene soprattutto di Giulietta m’erano rimase
+parola per parola nello spirito, e rammentava non solo i versi ma il
+tuono di voce con cui la grande attrice che rappresentava Giulietta, li
+avea pronunciati.
+
+Allora mi studiai a riprodurre i gesti e le intonazioni, ma, orgogliosa
+ch’io m’era, per quanto perfetta mi fosse sembrata madama Siddons
+quando la vedeva e l’udiva, parevami, nel ridire quelli stessi versi,
+ch’ella avrebbe potuto giungere ad una maggior dolcezza di voce.
+Difatti, madama Siddons, come ebbi agio di giudicare in seguito,
+perfetta veramente nelle parti di Lady Machbeth e di Lady Hamlet,
+lasciava qualche cosa a desiderare in quelle più dolci, più affettuose,
+più varie di Giulietta e Desdemona. — Ebbene, questa grazia del corpo,
+questo incanto della voce, pareva a me che la natura me lo avesse
+largito. La mia persona pieghevole, alta, armoniosa, poteva colle
+sue naturali ondulazioni giungere a quella perfezione di languore
+e di flessibilità che gl’italiani dinotano coll’intraducibile nome
+di morbidezza. Parevami di avere, cosa assai rara, la voce dolce e
+tragica: il mio viso, posso dirlo oggi, era tanto atto ad esprimere
+ogni impressione che, anche riproducendo le sensazioni più facili, era
+nella tristezza una melanconia, nella gioia un abbagliamento. Se la
+trasparenza del mio animo era già un po’ offuscata, il mio corpo era
+ancor puro; e la mia bellezza aveva quell’aureola d’incontrastabile
+innocenza, che fa rispettare, per quanto ignuda, la Venere dei Medici.
+In una parola, io seminava già il fuoco, ma non ardeva ancora.
+
+Trascorsi una parte della notte a declamare e a gestire dinanzi un
+piccolo specchio, che riproduceva appena la quinta o sesta parte della
+mia persona.
+
+Il domani madama Plowden, sia ingenuamente, sia ironicamente, mi chiese
+se io aveva l’abitudine di parlare ad alta voce sognando: i miei vicini
+di soffitta essendosi lagnati che io avea loro impedito di dormire,
+ella mi pregava a moderare gli slanci della mia voce, sia parlando
+desta, che in sogno.
+
+Era un dirmi di rinunciare alla sola gioia vera che fosse venuta a
+visitarmi dacchè io era al mondo.
+
+Continuai i miei studi notturni, ma sottovoce. La maggior illusione
+che mi sorridesse era quella di presentarmi ad un impresario, e farmi
+da lui scritturare: pensava pure di farmi raccomandare a Sheridan,
+di cui non aveva obliato il nome, quantunque a quell’epoca non avessi
+alcun’idea della celebrità che lo accompagnava; ma come fare una simile
+domanda al signor Hawarden? Come aver la forza di dirgli che io voleva
+lasciare il negozio del signor Plowden, per farmi attrice? Che voleva
+abbandonare la via retta ch’egli mi aveva aperta per quella tortuosa
+che avea creduto di chiudermi? Questa forza, io lo sentiva bene, non
+l’avrei mai trovata in me stessa.
+
+Che fare?
+
+Attendere: rimettermi a qualcuno di quegli strani avvenimenti che
+mutano ad un tratto l’avvenire d’una vita, e aggrapparmi nel naufragio
+al fragile sostegno della speranza.
+
+Quindici giorni decorsero di tal fatta, e furono forse i più dolorosi
+che io avessi ancora passati.
+
+Era da più d’un mese presso il signor Plowden e da quindici giorni
+almeno provava i tormenti che ho tentato descrivere, quando un’elegante
+vettura fermossi dinanzi alla porta, e un lacchè vestito d’una livrea
+grigia e rossa aprivane lo sportello, che dava adito ad una donna
+abbigliata con ammirabile ricercatezza.
+
+Appena ebbi volti gli occhi su questa donna, poco mancò non gettassi un
+grido.
+
+Era miss Arabella.
+
+Ella entrò in negozio col suo incedere risoluto ed altero; si sarebbe
+detta la regina della moda e della ricchezza, o meglio ancora, la
+stessa Fortuna.
+
+Ella mi vide, incrociò col mio il suo sguardo, ma non un muscolo del
+suo volto indicò che mi avea riconosciuta.
+
+Ciò non mi sorprese: senza dubbio non le era stato detto ch’io
+fossi andata da lei ed ella mi credeva sempre nel ducato di Galles,
+supponendo però che mi ricordasse, la sola cosa che potesse attirare i
+suoi sguardi su me, vedendomi a Londra, nel magazzino del gioielliere
+Plowden, era uno stupore cagionato dalla somiglianza.
+
+Ma questo stupore ella nol fe’ in modo alcuno manifesto.
+
+Chiese le si mostrassero de’ gioielli, e quantunque fossi io che glieli
+esibissi, ella non mi volse la parola che come ed una straniera che le
+fosse stata perfettamente sconosciuta.
+
+Preferì un fregio di smeraldi attorniato di diamanti, del valore di tre
+mila lire sterline.
+
+Fatta la scelta:
+
+— Mandate questo fregio al mio palazzo oggi alle cinque, diss’ella,
+colla fattura e la quitanza.
+
+Poi, additandomi con un semplice sguardo:
+
+— Madamigella mi porterà il tutto, soggiunse.
+
+Mi sentii correre un brivido pel corpo.
+
+Il signor Plowden, riconducendola con ogni sorta di cerimonie fino alla
+sua carrozza, le promise che sarebbe stata obbedita.
+
+— Madamigella, e non un’altra, ripigliò miss Arabella prima di salire;
+intendete, signor Plowden, o altrimenti non pago il vostro gioiello e
+ve lo rimando per non comprare più mai nulla da voi.
+
+— La S. V. stia tranquilla, rispose il signor Plowden, che sarà fatto
+com’ella desidera.
+
+Miss Arabella fe’ un cenno, e la carrozza partì a galoppo.
+
+Io era annichilita: quell’inaspettato avvenimento, che io invocava
+senza poter specificare, come quelle magiche evocazioni improvvisate
+dalla bacchetta d’una fata, era accorso alla mia chiamata. Io non aveva
+cercata miss Arabella che mi avea rinvenuta: qualunque cosa derivasse
+da quest’incontro, io non mancava alla parola data al signor Hawarden.
+
+Alle cinque il signor Plowden fe’ venire una vettura, non stimando
+prudente di lasciarmi andar a piedi per Londra con un astuccio di
+tanto valore. Era il momento decisivo. Si appiccò in me una lotta
+violenta; fui sul punto di pregare il signor Plowden a risparmiarmi la
+tentazione; ma il tentatore mi stava nell’animo, — e vinse.
+
+La carrozza si fermò ad Oxford Street, n. 23. Riconobbi la palazzina
+col giardino al fondo e lo Svizzero sulla porta. Egli suonò colla
+stessa maestà, e la stessa cameriera comparve. Dissi che veniva per
+parte del signor Plowden; l’ordine era dato di farmi entrare.
+
+Miss Arabella stava in un salottino bianco e oro, tappezzato di raso
+azzurro; vestita riccamente alla foggia turca, con un’acconciatura di
+zecchini sul capo, un giubbettino di velluto color ciriegia ricamato
+in oro, che lasciava scorgere una parte del petto; i suoi piedi ignudi
+calzavano pantofole orientali color ciriegia e d’oro come il cinto.
+
+Era seduta o piuttosto sdraiata sopra dei cuscini.
+
+Fe’ cenno a mistress Northon di chiuder la porta e lasciarmi sola con
+lei.
+
+— Madama, le diss’io con voce tremula e senza ardire d’alzar gli occhi,
+ecco il fregio che voi avete scelto dal signor Plowden ed il conto da
+voi richiesto. Il signor Plowden vi fa dire che non avrebbe mandato il
+conto se l’ordine vostro non....
+
+Ella m’interruppe.
+
+— Siete dunque voi, piccola ingrata, disse; appressatevi.
+
+La bellezza ha sempre avuto su me una potenza suprema, e miss Arabella
+era per vero d’una splendida bellezza.
+
+Me le avvicinai, e mi posi in ginocchio come avrei fatto davanti a
+Venere, nel tempo in cui gli Dei scendevano in terra, se fossi stata
+una fanciulla di Pafo.
+
+— Oh! madama, le dissi, completamente soggiogata, voi mi giudicate
+male. La mia prima visita a Londra fu per voi: si fu per seguirvi, per
+obbedirvi, per servirvi in ginocchio, come lo fo in questo momento, che
+io venni a Londra: vi sarà stato, spero, consegnato il mio nome, ma voi
+stessa lo avrete certo posto in obblio.
+
+— Venite qui, mi diss’ella, e, prendendomi per mano, mi fe’ sedere su’
+cuscini. Vedete pure, al contrario, che non vi ho dimenticata, giacchè
+vi ho seguita fino al magazzino di quell’orribile ebreo per nome
+Plowden. Ma perchè non siete tornata al palazzo?
+
+Abbassai gli occhi, perchè stavo per mentire.
+
+— Temevo che non foste ancora di ritorno.
+
+— Perchè avete proibito in casa Hawarden che mi si desse il vostro
+indirizzo?
+
+— Oh! non l’ho mai proibito, esclamai vivamente: fu senza dubbio il
+signor Hawarden che....
+
+Ella m’interruppe.
+
+— Che ha voluto salvare la vostra virtù, la quale, a parer suo, correa
+pericolo presso di me.
+
+Chinai gli occhi arrossendo.
+
+— Andiamo, voi non sapete ancora mentire: è letteralmente quel che io
+aveva indovinato.
+
+E suonò il campanello. Madama Northon rientrò.
+
+— Prendete, diss’ella, dandole un pacchetto di biglietti di banca già
+pronti: portate ciò al signor Plowden, e ditegli che io tengo il fregio
+e la persona che lo ha portato.
+
+— Oh! madama, esclamai; come volete....
+
+— Vorreste voi farmi credere che rimpiangiate il magazzino del signor
+Plowden e il posto di damigella da bottega? Andiamo, via, sarebbe un
+annientare le mie credenze in fisionomia. Qui, mia cara, soggiunse
+ridendo, potrete declamare a vostro bell’agio; nessuno si lagnerà che
+voi parliate sognando....
+
+— Come, voi sapete...
+
+— Sono assai curiosa: la curiosità, lo sapete, è il peccato delle belle
+donne. Dico dunque che potrete declamare a vostro bell’agio, senza
+contare che anderete in teatro ogniqualvolta vi piacerà.
+
+— Oh! davvero, madama?
+
+— Non è un gran favore ch’io vi faccio: ho un palco annuo che è sempre
+vuoto; ne profitterete a piacer vostro.
+
+Rivolgendosi a madama Northon:
+
+— Ebbene, che fate voi là, mia cara?
+
+— Farò osservare a V. S. ch’ella attende una visita dalle cinque alla
+sei, e se vado io stessa dal signor Plowden, la persona può venire
+mentre io sono assente, e non troverà alcuno che la introduca.
+
+— Avete ragione: mandate Tom. Se quella persona viene, voi la
+pregherete d’aspettare un momento in salotto, e mi farete avvertita;
+andate.
+
+Mistress Northon uscì.
+
+— Vediamo i diamanti, disse miss Arabella, con tuono svogliato.
+
+Le presentai l’astuccio.
+
+— Sono veramente belli.
+
+— Oh! ne ho già tanti, mio Dio; ma Giorgio mi ha detto ieri che la
+pietra di sua preferenza è lo smeraldo, e bisogna pure far qualche cosa
+per coloro che vi... oh! la brutta parola che m’era venuta alle labbra!
+stavo per dire, che vi pagano, invece di dire, che vi amano.
+
+Io la guardai: una specie di sudor freddo mi correva per la fronte:
+cominciavo a credere che il signor Hawarden avesse avuto ragione; ma
+era troppo tardi.
+
+— Aiutatemi a mettere questo fregio, mi diss’ella.
+
+E mi porse il suo collo, poi gli orecchi, poi le braccia.
+
+Mi era io innalzata, od aveva disceso, passando del negozio dello
+Strand al palazzo della via Oxford? Là, era la serva del pubblico, qui
+la cameriera di miss Arabella.
+
+Avevo appena affibbiato il secondo braccialetto, quando madama Northon
+rientrò.
+
+— È lui, diss’ella.
+
+— Dov’è?
+
+— Nel salotto.
+
+— Conducete madamigella all’appartamento che guarda sul giardino, e
+vegliate acciò non abbia a mancarle nulla. Incaricate Sara del suo
+servizio.
+
+Mistress Northon aprì una porticina celata nell’intavolato e m’invitò a
+seguirla, mentre miss Arabella, alzatasi e fatti alcuni passi verso il
+salotto, diceva colla maggior dolcezza di voce:
+
+— Entrate, mio caro principe.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Il mio appartamento componevasi di tre belle camerette che guardavano
+sul giardino: avevano l’altezza dei mezzanini comuni. Il balcone di
+quella del mezzo, tutto ricoperto di edera e di vite, prolungavasi
+a mo’ di terrazzo dinanzi alle finestre delle altre stanze, sotto a
+grandi alberi verdeggianti e frondosi.
+
+La vista di questo poggiuolo fe’ balzarmi il cuore di gioia: mi ricordò
+la decorazione del secondo atto di Giulietta e Romeo: a mezzanotte,
+al chiaror della luna, con un accappatoio bianco, affacciata a questo
+balcone, nulla m’impediva di credermi Giulietta: non mancavami che un
+Romeo.
+
+Appena mi vidi sola, pensai al nuovo mutamento fattosi nella mia
+vita, alla fatalità che mi spingeva, ed all’avvenire verso cui era
+trascinata. Certo, un volere più forte del mio disponeva della mia
+esistenza, senza lasciarmi tempo di resistergli.
+
+Dapprima, un inaspettato sussidio del conte di Halifax mi toglie
+all’umile mia posizione ed alla mia ignoranza natía, per darmi un
+principio d’educazione più nocivo forse che utile; poi, questo soccorso
+mi manca, e il destino mi spinge in seno ad una buona ed onesta
+famiglia puritana, ove credo per qualche tempo fissata la mia vita,
+quando lo inaspettato incontro di Amy Strog, non crea, ma sviluppa con
+tal forza nel mio spirito nuovi progetti, che tento invano resistere
+alla mano che mi trascina, e vengo a Londra rispondendo all’appello
+d’una donna sconosciuta. La Provvidenza, che degna abbassare il
+suo sguardo infino a me, svia questa donna dal mio sentiero, e
+trovo, in luogo suo, un uomo dal cuore nobile, una donna dall’animo
+compassionevole e dolce; per essi io m’innalzo in un momento dallo
+stato di straniera a quello d’amica. Mi si cerca, mi si trova un posto,
+tanto più alto di quello ch’io occupava presso il signor Hawarden
+padre, quanto questo era già superiore alla mia prima posizione presso
+madama Davison. Da guardiana di montoni giungo ad essere damigella di
+fiducia d’uno dei più ricchi gioiellieri di Londra, e qui, la fatalità
+cui ho sfuggito, mi ritrova, mi avvinghia di nuovo, e mi getta, senza
+che io abbia il tempo d’accorgemene, in quella via tortuosa della quale
+il signor Hawarden mi ha fatto una così triste pittura.
+
+Che fare?
+
+È ancor tempo: correre dal signor Hawarden, fuggendo questa casa
+perduta; dirgli tutto, confessargli tutto, anche il mio desiderio di
+farmi attrice; pormi sotto la di lui protezione e dirgli: — Eccomi,
+salvatemi, salvatemi; e ciò prima che trascorra la notte, chè decorsa
+una notte sulla mia assenza, tutto è perduto.
+
+O restare; lasciar la navicella, seguire il corso dell’acqua che la
+trascina, senza pilota e senza governale, in mezzo alle onde ed ai
+turbini che la spingono all’Oceano, vale a dire all’ignoto, forse al
+meraviglioso Cattai di Marco Polo, ma forse ancora ai geli del Polo.
+
+Ma qual differenza fra la vita di questa donna che ha magnifici
+cavalli, splendide vetture, lacchè riccamente vestiti, un sontuoso
+palazzo, gemme a profusione e un amante cui dice: — Entrate, mio
+caro principe, io vi attendo, e l’esistenza di questa povera figlia
+di banco, che si alza alle otto del mattino, passa le sue giornate
+a toccar fregi, di cui le sue mani non serbano che l’impronta, e
+gli occhi il riflesso; che si corica alle dieci, non osando neppure
+declamare qualche verso di Shakespeare nella sua camera, per tema che i
+vicini se ne lagnino ed il suo padrone le chieda se parla dormendo.
+
+Oh mio Dio, Signore! Sante sono quelle che hanno la forza di resistere
+al torrente, ma degne di scusa, nella posizione che le leggi umane
+lor fanno in società, scusabili assai, o mio Dio, sono quelle che si
+lascian da esso trascinare!
+
+Oimè! io fui di queste! La sera trascorse: venne la notte senza che
+io avessi il coraggio di nulla decidere: avrei almeno dovuto scrivere
+al signor Hawarden; avrei dovuto dirgli di baciare per me i piedi
+della sua degna consorte: non solo mi rifugiai da lui, non solo non
+gli scrissi, ma, vergognosa di rivederlo, evitai il suo incontro, e
+sentendo che il ricordo stesso di lui m’era un rimorso, mi studiai a
+dimenticarlo, e non potendo riuscirvi, tentai almeno sbalordirmi.
+
+Fu la mia seconda ingratitudine!
+
+Eppure mancò ben poco che non facessi tutto all’opposto: voleva
+scrivergli: entrai in un piccolo gabinetto ove avea visto uno
+scrittoio, nel quale sperava trovare l’occorrente: ma non vi rinvenni
+altro che un libro: machinalmente lo apersi e vi lessi: Clarice
+Harlowe.
+
+Non sapevo che fosse un romanzo, come ignoravo, venendo a Londra, quel
+che fosse teatro. Apersi il libro, o piuttosto schiusi una nuova porta
+in quell’incognito e fantastico mondo, nel quale ero entrata il giorno,
+in cui il sipario d’un teatro s’era alzato dinanzi ai miei occhi.
+
+Questo romanzo, che assicurasi scritto con uno scopo morale, produsse
+in me un effetto opposto d’assai a quello propostosi dall’autore.
+Lovelace invece di apparirmi un infame seduttore, mi parve un
+gentiluomo seducente. Invidiai le sventure di Clarice Harlowe a prezzo
+della felicità ch’ella aveva avuta in amore; e mi sentii presta ad
+arrischiare gli stessi suoi casi, a cimento di cadere nelle stesse
+avversità.
+
+Dall’istante in cui il libro mi cadde fra mani, dall’istante in cui
+l’ebbi aperto, non pensai più nè a scrivere al signor Hawarden, nè a
+tornare dal signor Plowden. La fata mi avea tocca di nuovo colla sua
+magica verga, ed io non mi apparteneva più.
+
+Mistress Northon venne a chiedermi se voleva discendere per bere il
+thè, e mi trovò assorta nella mia lettura. Le chiesi se era un ordine
+di miss Arabella, o un invito di lei mistress Northon; ella mi rispose
+che miss Arabella avea gente nel suo appartamento, e probabilmente
+non pensava a me. La pregai allora a mandarmi in camera il thè ed i
+sandwich, che comporrebbero la mia merenda e la mia cena, e a lasciarmi
+alla mia lettura.
+
+Un momento dopo, senza che il suo entrare ed uscire mi facessero alzar
+gli occhi dal libro, udii il lacchè portarmi quel che avevo richiesto:
+gli feci segno di porre il tutto sopra un tavolo e d’andarsene.
+
+Siccome ei non chiedeva probabilmente meglio che di non servirmi,
+obbedì tosto.
+
+Chiusi la porta quasi temessi di venir disturbata.
+
+Obliai il thè, mistress Northon, miss Arabella, il mondo intero: ero
+divenuta Clarice Harlowe, come prima mi sentivo Giulietta.
+
+Ma due o tre ore dopo una tanto ostinata lettura, si fe’ tale un caos
+nella mia mente, il sangue mi affluì con forza tale al cervello, che
+provai imperioso il bisogno di prender aria.
+
+Apersi la finestra e andai a sedermi sopra uno degli scanni di pietra
+del poggiuolo.
+
+Era una bella notte d’estate: una di quelle notti che Shakespeare
+scelse a popolare d’uno dei suoi sogni.
+
+Il chiaror della luna, adombrato dagli alberi del giardino, marezzava
+il verde tappeto delle zolle e l’acqua tranquilla della fontana: il
+rosignuolo di Giulietta cantava in un cespuglio. Era una dì quelle
+notti che più inebbrianti del sole più ardente, maturano l’amore in un
+vergine cuore.
+
+A traverso le seriche cortine, vedevansi le finestre dell’appartamento
+di miss Arabella, splendidamente illuminato: udivansi gli accordi di
+un’arpa e il suono indistinto d’una voce di donna.
+
+Non avevo mai udito l’armonia delle corde del divino istrumento: quelle
+vibrazioni quasi soffocate dall’ostacolo che loro impediva di giungere
+fino a me, avevano un’infinita dolcezza: l’arte e la natura si univano
+per dare un concerto ai miei sogni: era il rosignuolo di Giulietta, era
+l’arpa di Clarice che dicevanmi ad una volta: Tutto ama; noi abbiamo
+amato; ama tu pure.
+
+Tutt’a un tratto spalancossi una finestra e una parte del giardino ne
+rimase illuminata, lasciando me nell’ombra, di modo ch’io poteva veder
+non vista. Vi si affacciò una donna, quella donna era miss Arabella.
+
+Mi mossi per ritirarmi, ma comprendendo che io non poteva essere
+scorta, rimasi al mio posto.
+
+Colla luce un soave profumo si sparse al di fuori. Sentii quindi una
+voce domandare.
+
+— Dove siete, Arabella?
+
+— Qui, monsignore, rispose miss Arabella.
+
+— Che andate voi facendo alla finestra, mia diletta regina?
+
+— Bruciavo e cerco un refrigerio.
+
+Dietro a lei comparve allora un leggiadro giovanetto, un ragazzo quasi,
+e venne ad appoggiarsi coi gomiti sul davanzale; la testa dell’una
+era sì vicina a quella dell’altro, che i capelli ondeggianti di miss
+Arabella celavano mezzo il volto del ragazzo, confondendosi coi di lui
+biondi ricci.
+
+Il giovanetto altri non era, se non il principe di Galles, che fu di
+poi re Giorgio IV.
+
+Ei presele con ambe le mani i capelli, e li baciò appassionatamente.
+
+Porgevo attenta l’orecchio per sentir quel che si dicessero; ma
+parlavano tanto piano, che le parole loro non giungevano sino a me;
+udii soltanto lo scoccar di uno o due baci, quindi il giovane cinse
+colle braccia la vita di miss Arabella e la condusse nelle stanze.
+La finestra si chiuse, le cortine furono calate; l’amorosa e poetica
+apparizione era svanita lasciandomi immersa in un languore fin allora a
+me del tutto ignoto.
+
+L’usignuolo seguitava a cantare, ma gli accordi dell’arpa erano
+dismessi.
+
+Mi sovvenni della seconda scena di amore fra Giulietta e Romeo, e
+parevami di aver impressi in cuore accenti ancor più dolci di quelli
+ch’avevanmi colpito al teatro; pure esitai, sebbene sentissi il bisogno
+di sfogarmi con quella ammirabile poesia di Shakespeare. Non sapeva
+risolvermi a turbare questo silenzio, rotto soltanto dai gorgheggi
+dell’usignuolo, e dall’ineffabile rumore, che nelle trasparenti tenebre
+delle notti di estate rassomiglia al batter delle ali di Oberon e
+Titania.
+
+Eppure, mio malgrado, tanta era in me la piena degli affetti, che
+proruppi in questo primo verso:
+
+ Partir già vuoi? Non viene il giorno ancora.
+
+Poi, tremante, mi guardai attorno; era ben sola, e d’una voce più
+accentata continuai:
+
+ Fu l’usignuol, non già la lodoletta,
+ Ch’or ti feriva il timoroso orecchio:
+ Là sovra il melograno, ad ogni notte,
+ Ei se’n viene a cantar. Credilo, o caro,
+ Fu l’usignuol.
+
+Mi fermai ansante, mi parve d’aver udito il rumore d’una finestra che
+s’apriva dalla parte del giardino.
+
+Guardai dalla parte che supponeva venuto il rumore; ma non vidi niente:
+tutto era calmo, tutto sembrava solitario. Avea provato un immenso
+piacere a sentire il suono della mia voce, e continuai, rispondendo per
+l’assente Romeo:
+
+ La lodoletta ell’era,
+ La nunzia del mattin, non l’usignuolo:
+ Vedi, amor mio, di striscia invida ortale
+ Le sparse nubi là nell’orïente:
+ Le notturne facelle omai consunte,
+ Ve’ il giocondo mattin, che coll’estremo
+ Piè tocca i monti nebulosi! — È forza
+ Ch’io parta e viva, ovver rimanga e muoia.
+
+Superato questo primo timore, inebriata dalla melodia della mia voce,
+proseguii a declamare, con tutta la maggior espressione possibile, la
+scena fino alla fine. Venne il mio turno e con tutta l’anima mia, come
+se Romeo fosse stato presente per intendermi, o come se avessi avuto
+qual spettatore un pubblico per applaudirmi, risposi:
+
+ Quello splendor, ben io lo so, ben io,
+ L’alba non è; ma qualche eterea sfera
+ Dal sole uscita a rischiararti in questa
+ Notte, qual face, a Mantova il cammino.
+ Deh, resta! di partir non anco è l’ora.
+
+Mi sembrava di non aver sentito abbastanza passione in quest’ultimo
+verso, e quindi lo ripetei con forza.
+
+Questa volta fui contenta di me; mi parea di aver fatto vibrare tutte
+le corde del mio cuore nelle tre parole: Ti amo tanto!
+
+Indi, rimpiazzando Romeo, risposi a me stessa:
+
+ Colganmi pur, mi traggan pure a morte;
+ Pago son io, se così vuoi tu stessa.
+ Quel barlume non è, dirollo anch’io,
+ L’occhio dell’alba; è il pallido chiarore
+ Della fronte di Cinzia. Oh! non è quella
+ L’allodola che leva il canto arguto
+ Sui nostri campi, e ne rïempie il cielo.
+ Più di restar che di partirmi ho brama. —
+ Vieni, o morte, e sarai la benvenuta:
+ Giulietta così vuole. — Anima mia,
+ Che hai tu? Parliamo ancor, non è il mattino.
+
+Mi ricordai quanto era stata bella madama Siddons in questo momento,
+cioè quando, conoscendo ch’ella s’inganna, s’avvede in qual pericolo il
+suo errore, o piuttosto il suo amore, ha trascinato il suo amante, ed
+esclamai d’una voce non meno vibrante di terrore della sua:
+
+ È il mattino, è il mattin! fuggi, t’affretta!
+ L’allodola quest’è, che in tuon discorde
+ Sforza aspre note e disgustosi trilli.
+ E dicon, che può far metri soavi:
+ Ah no! che di partirci ora non teme.
+ Dicon che dessa e il sozzo rospo han fatto
+ Scambio d’occhi fra lor: perchè del paro
+ Non iscambiâr la voce? È questa voce
+ Che ne sgomenta, e braccio svelle a braccio,
+ E te spinge di fuor col suo saluto
+ Intempestivo al dì. — Pártiti, vanne:
+ Splendida più e più la luce avanza.
+
+Non appena ebbi detto quest’ultimo verso con tutta quell’espressione
+ond’io era capace, una voce gridò: Brava! e risuonarono applausi dalla
+parte ove erami sembrato sentir aprire una finestra.
+
+Misi un grido, rientrai nella stanza, chiusi la finestra, e tutta
+tremante mi gettai su di un divano.
+
+Erami creduta sola ma m’ingannava, qualcuno stava ad ascoltarmi,
+e chi? Un giovane certamente. La fresca voce ed argentina faceami
+così supporre. Gli applausi poi avean seguitato anche dopo che io
+ebbi chiusa la finestra, sarebbesi detto che, come al teatro, si
+raddoppiavano gli applausi per far ricomparir un’artista che avea
+esordito in tali strane condizioni.
+
+Ma benchè turbata, il mio turbamento era pieno di dolcezza.
+
+Tutte queste minuzie parranno forse puerili a chi le leggerà,
+eppure come dovrei cercare di impetrar perdono alla mia caduta, se
+non mostrassi quanto ripida fosse la discesa giù per la quale io
+precipitava?
+
+
+
+
+X.
+
+
+Nella notte, le emozioni della serata continuarono a svilupparsi:
+parevami di avere cominciato anch’io un romanzo.
+
+Due cose mi perseguitarono nel mio sonno, penetrandomi ambedue fino
+al core per la porta dei sensi: l’una, la dolce e amorosa visione che
+rappresentavami quelle due belle teste sì vicine l’una all’altra da
+confondere i loro capelli, il loro alito, i loro sospiri, dispiccantisi
+vivamente dal fondo della camera splendidamente illuminata; l’altra,
+quell’ascoltatore invisibile che mi avea senza dubbio seguita con gli
+occhi nei più piccoli movimenti di quella scena notturna ch’io credeva
+solitaria.
+
+Tutto si riuniva così per perdermi: gli avvenimenti del giorno, i sogni
+della notte.
+
+Miss Arabella non fu visibile che ad ora tarda: ella mi fe’ chiamare,
+la trovai nello stesso salottino ove l’avea vista il dì innanzi.
+
+— Mia cara fanciulla, mi disse con accento da regina, io lascio Londra
+per qualche giorno; vorrei condurvi meco, ma è impossibile: resterete
+dunque qui, me assente. So che amate il teatro, e metto il mio palco
+a vostra disposizione: potrete andarvi sola, se vi aggrada, ma siete
+troppo giovane, e troppo bella, e quindi sarebbe meglio se vi andaste
+con mistress Northon, che vi accompagnerà volentieri. La sola cosa di
+cui vi prego, si è di non ricevere alcuno: al mio ritorno, se la smania
+del teatro non vi avrà lasciata, parlerò di voi a Sheridan e vi faremo
+esordire. Se per caso incontraste Romney, fate ch’egli non vi vegga; se
+vi vede, evitate di parlargli; e se vi parla, non gli dite presso chi
+vi trovate: siamo divenuti mortali nemici.
+
+Promisi a miss Arabella di eseguire i suoi cenni.
+
+— Ed ora, mi disse ella, vuoi aiutarmi a svestirmi?
+
+— Voglio quanto voi mi ordinerete, rispos’io; non sono qui per
+obbedirvi?
+
+— Sì, finchè non comanderai altrove, carina, ciò che non può tardare ad
+accaderti con quel visino.
+
+E mi prese fra le dita il mento.
+
+— Davvero, ripigliò, credo che Romney avesse ragione, e che sia una
+grande presunzione la mia l’avvicinare questo vezzoso visetto al mio
+volto. Sai tu di che mi dolgo? diss’ella, passando le sue mani nella
+anella dei miei capelli.
+
+— No, risposi io, perchè non saprei veramente che abbiate a desiderare
+al mondo, voi, giovane, bella, ricca e amata.
+
+— Mi trovi tu proprio bella, o lo dici come gli altri per farmi un
+complimento? seguitò ella posandosi dinanzi uno specchio, e appressando
+al mio il suo viso come per paragonare il diverso genere delle nostre
+bellezze.
+
+— Bella, bellissima! esclamai coll’accento della più perfetta verità.
+
+— Ebbene, diss’ella, mi duole di non essere _bello, bellissimo_, invece
+di _bella, bellissima_; perchè, te lo giuro, se fossi uomo, farei per
+te tutte le follie possibili: e, vedi, ecco che senza esser uomo, le
+comincio, giacchè mi dimentico, parlando teco, che farò attendere il
+principe.
+
+Mi diè un bacio in fronte e suonò il campanello: la cameriera comparve.
+
+— Or bene? chiese miss Arabella, i miei abiti non sono ancora pronti?
+Il sarto me gli avea promessi per le tre del pomeriggio.
+
+— Sono qui da una mezz’ora madama.
+
+— Datemeli allora.
+
+La cameriera uscì e rientrò all’istante con un completo vestiario da
+uomo della più perfetta eleganza.
+
+— Come! esclamai, vi vestite così?
+
+— Sì, è un capriccio del principe. Andiamo a passare qualche giorno
+in campagna con alcuni dei suoi amici; faremo la vita de’ castellani,
+cacceremo, e che so io. Egli mi ha detto ieri: — Sapete quel che
+dovreste fare, Arabella? vestitevi da uomo.
+
+Io ho mandato a chiamare a sarto, e gli ho ordinato un vestito per
+quest’oggi alle due: egli me l’ha promesso e, come vedi, mi ha tenuto
+parola.
+
+— Ebbene, soggiunse, volgendosi alla cameriera che fate voi là?
+
+— Aspetto gli ordini di madama per abbigliarla.
+
+— No, Emma mi aiuterà: non è vero, carina, che vorrai prestarmi questo
+servigio?
+
+— Senza dubbio.
+
+— Lasciateci dunque, e fate venire i cavalli da posta, affinchè io
+possa fra mezz’ora partire.
+
+La cameriera uscì.
+
+Miss Arabella esaminò allora ad uno ad uno i diversi oggetti del suo
+vestimento; tutto era del miglior gusto, ed atto a far risaltare la
+persona che lo indossava.
+
+L’abito era di velluto color granato a bottoniere d’oro: il farsetto di
+seta bianco ricamato di un ramo di fiori; i calzoni di velluto azzurro
+e gli stivali d’un cuoio tanto fino, che pareva una stoffa, giungevano
+più alti del ginocchio, e lasciavano indovinare la gamba, mostrando il
+piede più grazioso che potesse vedersi.
+
+Arabella parve contentissima di quell’esame.
+
+— Credi tu ch’io sarò passabile in tal guisa?
+
+— Sarete adorabile, le risposi io.
+
+— Adulatrice! mi diss’ella, svestendosi dell’abito da camera; vediamo,
+aiutami.
+
+Trasse dal cassettino della sua toeletta un camiciotto in batista con
+una gala di merletto d’Inghilterra ed i manichini eguali, e me lo diede
+perchè l’aiutassi a indossarlo. Ell’era già pettinata e la pettinatura
+da uomo si addiceva perfettamente al suo bel volto, la espressione del
+quale era, bisogna convenirne, più ardita e fiera, che modesta.
+
+Finì allora di spogliarsi delle sue vesti donnesche: Arabella avrebbe
+potuto lottare per bellezza plastica, non con le statue antiche, ma
+con quelle, forse più seducenti dal punto di vista della grazia e delle
+pieghevolezza, del medio evo.
+
+Non era la Venere di Prassitele, o la Vittoria di Fidia, ma per certo,
+una delle Grazie di Germano Pilone.
+
+Io non aveva mai vista una donna ignuda; ristetti un istante a guardare
+con ammirazione quella perfezione di forme, che nell’antichità era una
+religione.
+
+— Ebbene, mi diss’ella, che pensate voi dunque, bella distratta?
+
+— Vi osservo, madama, e penso che il principe è ben fortunato.
+
+Ella sorrise, fece un grazioso moto di spalle, e si chinò perch’io
+potessi indossarle la camicia.
+
+Strana cosa è la nostra femminile natura, le cui supreme soddisfazioni
+stanno nell’orgoglio, e i complimenti più dolci sono quelli
+dell’adulazione! — Che era io per miss Arabella? Poco più d’una
+cameriera. — Eppure era evidente ch’ella ricercava i miei complimenti
+con avidità pari a quelli del principe.
+
+Il seguito dell’abbigliamento si fece colla stessa lentezza e la
+stessa civetteria. Senza dubbio non era la prima volta che la volubile
+creatura vestiva l’abito di cavaliero; ultimata la toeletta, la
+metamorfosi fu completa, e si avrebbe giurato esser ella un giovine
+gentiluomo di sedici o diciott’anni tutto al più, mentre in fogge
+donnesche ne dimostrava venticinque, per quanto avesse, secondo ogni
+probabilità, già oltrepassata questa età prima fioritura della vita.
+
+Al momento in cui, rimproverandomi la mia goffaggine perchè non sapeva
+come si mettesse la cravatta, ed ella stessa se la annodava al collo,
+con una prestezza ed un’abilità che ne svelavano l’abitudine, la
+cameriera rientrò annunciando che i cavalli eran giunti e la vettura
+attendeva.
+
+Miss Arabella diede un’ultima occhiata a sè stessa, poi a me: era
+evidente che combatteva in essa una strana battaglia, di cui io non
+sapeva rendermi conto.
+
+Poi, curvandosi al mio orecchio:
+
+— Non sai a che penso? diss’ella.
+
+— No, risposi io, con la più perfetta ingenuità.
+
+— Penso che vorrei esser uomo e rapirti in questa vettura, anzichè
+esser donna e salirvi, anche per raggiungere l’erede della corona
+d’Inghilterra.
+
+Poi, prendendo uno scudiscio nel cui manico era incastonato un
+magnifico smeraldo:
+
+— Addio, diss’ella; farò ritorno il più presto possibile, sii
+tranquilla: frattanto ti lascio padrona di casa.
+
+E si allontanò rapidamente, frustando il suo stivale e facendo risonare
+gli speroni sul pavimento.
+
+La finestra guardava sulla strada: corsi a quella per vedere ancora
+miss Arabella: ella saltò leggera nel calesse tirato da quattro
+cavalli, levò il capo, mi vide, portò la mano alle labbra e la stese
+verso me.
+
+I postiglioni fecero scoppiettare le fruste e la vettura partì al
+galoppo.
+
+Restai sola in quella camera tepida e profumata, ove era impossibile
+pensare ad altro che alla ricchezza, all’amore, ed alla voluttà. Vi
+restai un’ora ad assorbire quella molle atmosfera, che faceva Baia
+tanto pericolosa alla virtù delle matrone romane. Quanto era diversa
+dall’atmosfera dolce ed intelligente che mi avea confortata nella
+casa di Leicester Square, dall’atmosfera aspra e mercantile che avevo
+spirata nel magazzino del signor Plowden, da quella, infine, puritana e
+rigida dalla casa del signor Hawarden padre!
+
+— Ti lascio padrone della casa, mi avea detto miss Arabella partendo.
+
+— Perchè, come, e con quale diritto aveva io conquistato un tanto
+favore?
+
+Eppure, qualunque fosse il motivo cui lo doveva, era questo potere
+reale: me ne avvidi dal modo con cui la cameriera mi chiese se avevo
+nulla ad ordinarle.
+
+Comandare io! io che fino a quel momento avea sempre ricevuti comandi.
+
+Debbo dirlo, ebbi sempre il sentimento della mia umiltà. In certe ore
+d’ebbrezza obbliai forse qualche volta il punto da cui era partita: ma
+appena mi ritrovava sola con me stessa, sentivami piuttosto disposta
+a rampognar la fortuna dei suoi doni, i quali pareano elevarmi solo
+per far più profonda la mia caduta, anzichè a ringraziarla di questo
+innalzamento, che io sentiva per istinto essere un errore della
+Provvidenza.
+
+Risposi che se mistress Northon volea farmi il piacere di pranzar meco
+e d’accompagnarmi al teatro, gliene sarei riconoscente.
+
+Mistress Northon non chiedeva di meglio: era una buona fortuna per essa
+andare in teatro: mi chiese quale preferissi: io non ne conosceva che
+uno, Drury Lane.
+
+Recitavasi Macbeth: era il trionfo di mistress Siddons.
+
+Questa volta le mie impressioni furono ben diverse dalla prima: scorsi
+tutte le fasi del terrore. Ai doni di dolcezza e di leggiadria, che
+mancavano a mistress Siddons nella parte di Giulietta, supplivano
+le doti opposte in quella di Lady Macbeth: l’energia della voce,
+l’inflessibilità della fisonomia, davano alle ambiziose aspirazioni di
+quell’anima ferrea una perfezione nel dire, che giungeva al sublime.
+Nella scena, in cui spinge Macbeth al delitto, nell’altra, ove rincora
+il suo sposo minacciato dall’ombra di Banco, in quella, infine, nella
+quale affranta nel sonno più dal crollare del suo potere, che dal
+rimorso, in veste da notte, cogli occhi aperti ma senza sguardo, con
+voce ansante ma senza suono, dà, addormentata, spettacoli di quei
+terrori notturni che perseguono l’assassino, ella era d’uno splendore
+cui non vidi mai alcun’altra raggiungere. Tornai a casa forse più
+sorpresa ancora della prima volta, ma meno commossa, meno intenerita;
+ammirai, ma non piansi: sentiva di aver assistito ad una cosa d’arte,
+mentre dopo Giulietta e Romeo m’era sembrato prender parte ad una scena
+della natura.
+
+Entrai fremente nel mio appartamento e sotto l’impressione di quel
+che aveva veduto, volli provarmi, come la prima sera, in cui il
+signor Hawarden mi condusse in teatro, a riprodurre ciò che aveva
+ascoltato, ma mi avvidi tosto che nè la mia fisionomia, nè la mia voce
+si prestavano ai sentimenti terribili: la mia voce era troppo dolce,
+la mia fisionomia troppo tenera e troppo giovanile: risi di me stessa
+vedendomi incapace a ripetere que’ tetri accenti e quelle irresistibili
+tentazioni che fanno dire a Macbeth:
+
+ _... Bring forth men-children only,_
+ _For the undaunted mettle should compose_
+ _Nothing but males!.........[2]_
+
+Mio malgrado io cadeva nelle dolci e amorose inflessioni di voce, che
+facevanmi credere di aver trovato nuovi ed incogniti accenti nella
+parte di Giulietta: la mia fisionomia accordavasi allora per eccellenza
+coll’armonica solfa delle mie parole: sentiva infine che mi sarebbe
+impossibile, per quanto facessi, innalzar meco fino al trono un
+Macbeth qualunque, ma che colla sola parola, col solo sguardo, col solo
+sorriso, trascinerei il più ribelle dei Romei nella mia tomba.
+
+E mi vedeva allora passare dinanzi agli occhi tutta quella scena
+ammaliante del ballo, ove, senza quasi parlarsi, i due giovani si danno
+l’uno all’altro, in modo che, all’uscir di Romeo, Giulietta, sentendo
+il suo cuore involarsi con lui, esclama spingendogli dietro la sua
+nutrice:
+
+ Va, chiedi il nome suo. — S’egli è già sposo,
+ Sarà mio letto nuzïal la tomba!
+
+E ripetevo queste parole con tutta l’anima e tutta la passione
+ond’era capace il mio cuore, quando mi parve udire a chiamarmi nel
+giardino appiè della finestra, non col mio nome d’Emma, ma con quel di
+Giulietta.
+
+Era un errore della mia immaginazione, una sorpresa de’ miei sensi? Era
+io entrata sì addentro del sogno da incontrarvi la realtà? Mi appressai
+leggermente al balcone, l’apersi, e dolce come un alito di brezza, una
+voce ripetè:
+
+— Giulietta, Giulietta!
+
+Romeo era trovato; Romeo era appiè della finestra: ma, chi era egli?
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Fatta certa che un incognito era in giardino, avrei dovuto chiudere
+il balcone, lasciarne ricadere le cortine, fuggire al fondo della
+mia camera e chiudermivi con doppia chiave: e lo avrei fatto senza
+dubbio in tutt’altra disposizione di spirito, ma, quell’essere, cui la
+Scrittura non osa nominare e chiama _quegli che cammina nelle tenebre_,
+pare si fosse stretto a me come ad una preda ed avesse giurato di non
+lasciarmi un istante finchè non m’avesse trascinata al più profondo
+dell’abisso.
+
+Invece di chiudere la finestra, invece di fuggire appressai il mio
+orecchio alle socchiuse imposte, ed ascoltai.
+
+Allora lo sconosciuto, con voce dolce e fresca, pronunciò i versi
+seguenti, come se fossimo l’uno e l’altro chiamati a recitare la parte
+dinanzi ad un pubblico invisibile, o piuttosto, come se veramente
+fossimo stati Giulietta e Romeo.
+
+Ascoltai ansiosa:
+
+ . . . . . . . . . . . Qual luce
+ Là sul verone scintillar vegg’io?
+ È l’orïente, e n’è Giulietta il sole! —
+ Sorgi, o bel sol! La luna invida spegni,
+ Ch’egra e pallida già, par che si dolga
+ Che tu splenda di lei più bella tanto,
+ Tu, vergin sua: più non ti leghi a quella
+ Invidïosa il virginal tuo voto.
+ Già fioco e smunto appar quel che la cinge
+ Ammanto di vestal, che omai non orna
+ Più che le stolte... deh! tu pur lo spoglia. —
+ Oh! dessa è la mia donna, è l’amor mio!
+
+Conoscete il potere affascinatore attribuito dagli antichi al canto
+delle sirene, a quel magico canto, cui Ulisse si sottrasse legando i
+suoi compagni agli alberi de’ suoi vascelli, e turandosi egli stesso
+gli orecchi con cera? Oimè! Io non era stretta da alcun laccio: oimè!
+le mie orecchie erano aperte a tutte le sensuali melodie dell’amore;
+la voce mi attirava con un irresistibile fascino; misi il piede sul
+balcone, col cuor palpitante e le labbra tremule.
+
+E come avesse avuto il segreto del mio cuore, la voce continuò:
+
+ Deh! se saperlo ella potesse...! È lei
+ Che parla, e pur non dice accento. — Or come?
+ Son gli occhi suoi che parlano.... Io rispondo:
+ Ma troppo ardisco; non a me favella.
+ Ah! sì, due de’ più belli astri del cielo,
+ Svagáti altrove, supplicâr que’ cari
+ Occhi d’irradïar le loro sfere
+ Sinchè faccian ritorno. Oh! se quegli occhi
+ Fosser nel cielo, e stelle avesse in fronte?
+ Allor della sua gota il chiaro lume
+ Quelle stelle farìa discolorite,
+ Come al raggio del dì notturna lampa;
+ E gli occhi bei, del ciel ne’ scuri campi,
+ Di novello splendor versando un fiume;
+ Farìan desti gli augelli a’ lieti canti.
+ Qual se notte non fosse!...
+
+Trascinata da questa dolce poesia, e cominciando ad entrare nello
+spirito della mia parte, ricordai madama Siddons e mi posai sulla
+mano la fronte. Il mio incognito Romeo, che pareva attendere ch’io mi
+atteggiassi all’apparato scenico, seguitò:
+
+ Or vedi come
+ Posa la gota sulla mano! Oh fossi
+ Un guanto a quella man, ché almen potrei
+ Toccar la bella gota!
+
+Non seppi astenermi dal rispondere col poeta:
+
+ Aimè!
+
+E sospirai: la voce ripigliò con un accento di passione, che fe’
+vibrare tutte le fibre del mio cuore:
+
+ Favella!
+ Oh! parla, parla, angiol di luce. In questa
+ Notte tu scendi sovra il capo mio,
+ Splendido al par d’un messaggiero alato
+ Del ciel, quando i mortali a riguardarlo
+ Colle bianche pupille in su rivolte,
+ Per maraviglia cadono a ritroso;
+ Ed ei le pigre varca e lente nubi,
+ E in grembo del commosso äere veleggia.
+
+Io mi appoggiai ambo le mani al cuore, e con accento che non lasciava
+nulla da desiderare al mio interlocutore che io divinava più che nol
+distinguessi nell’ombre, risposi:
+
+ Romeo! Romeo! Perchè Romeo tu sei?
+ Deh! rinnega tuo padre e il nome tuo;
+ O se così non vuoi, giurami amore,
+ Ed io più non sarò de’ Capelletti.
+
+La voce mormorò:
+
+ Deggio starmi ad udirla? o le rispondo?
+
+Ed io, tutta alla mia parte, ripigliai con voce la più soave che per me
+si potesse:
+
+ Gli è solo il nome tuo che m’è nemico:
+ Pur lo stesso sei tu, ben che non uno
+ Dei Montecchi. E che mai ti fa Montecchio?
+ Non la mano, nè il piè, nè il braccio o il viso
+ Od altra parte che d’un uomo sia.
+ Oh! tu avessi altro nome! E che v’ha mai
+ Nel nome?... Il fior che rosa è da noi detto,
+ Un olezzo soäve avrìa del paro
+ Con altro nome. Tal Romeo, se pure
+ Romeo non si nomasse, avrebbe tutti
+ I cari pregi ond’è fornito. Oh! lascia
+ Il tuo nome, Romeo: prendi per esso,
+ Che parte tua non è, tutta me prendi.
+
+Confesso che io attendeva con emozione la risposta che impegnava
+direttamente il dialogo col mio interlocutore: la risposta non si fe’
+attendere, e Romeo ripigliò con un accento di tenerezza non minore del
+mio:
+
+ Io ti piglio al tuo detto. Oh! me sol chiama
+ Amor tuo, ch’io n’avrò nuovo battesmo;
+ Nè da tal punto sarò più Romeo!
+
+Il lettore ci vede, me alla finestra, il mio incognito Romeo celato
+nell’ombre, ma solo separati da un sì breve spazio che le nostre mani,
+stendendosi, avrebber potuto toccarsi. Non ho dunque che a trascrivere
+la scena fino al fine, perchè il lettore se ne figuri egli stesso
+l’apparato scenico, ed immagini le emozioni nate in un cuor quindicenne
+che faceva, per così dire, il suo doppio esordire in una poesia
+inebriante e in un amore misterioso.
+
+Lascerò dunque da parte i commenti e seguiterò la scena:
+
+ _Giul_.
+ Chi mai se’ tu che, nella notte ascoso,
+ Vieni a turbar l’arcano mio?
+ _Rom_.
+ Per nome
+ Dirti non so qual io mi sia, chè troppo
+ Abborrito a me stesso è il nome mio;
+ Poichè nemico a te, mia cara santa,
+ Ei mi rende; e s’io qui l’avessi scritto
+ Lacerar lo vorrei.
+ _Giul_.
+ Cento parole
+ Da tal voce profferte ancor non bevve
+ L’orecchio mio; pur ne conosco il suono:
+ Romeo non se’ tu forse un de’ Montecchi?
+ _Rom_.
+ Nè l’un nè l’altro io son, se a te disgrada,
+ O mia santa gentil!
+ _Giul_.
+ Ma come, dimmi,
+ E perchè mai venisti? Alto è il recinto
+ Del giardin, periglioso alla salita;
+ E, pensando chi sei, se alcun de’ nostri
+ Qui ti trovasse.... questo suol t’è morte.
+ _Rom_.
+ Io d’amor con le lievi ale varcai
+ Quel recinto: ad amor non vieta il passo
+ Confin di pietre; e tutto ciò che vuole
+ Amor l’ardisce. A me non fanno intoppo
+ I tuoi congiunti.
+ _Giul_.
+ Se da lor veduto
+ Qui sei, t’uccideranno.
+ _Rom_.
+ Oimè! periglio
+ Ben più fatal negli occhi tuoi vegg’io
+ Che in venti spade lor. Dolce mi guarda,
+ E saldo io son contr’essi, a tutta prova.
+ _Giul_.
+ Per quanto è in terra, non vorrei tu fossi
+ Qui veduto da lor.
+ _Rom_.
+ Di notte il manto
+ M’asconde ad essi — Ma, purchè tu m’ami,
+ Qui mi discopran pure! Oh! meglio assai
+ Finir per loro nimistà la vita,
+ Che non vedermi prolungare la morte,
+ Non amato da te!
+ _Giul_.
+ Chi mai t’apprese
+ A trovar questo loco?
+ _Rom_.
+ Amor, che primo
+ Mi pose in su la traccia; esso il consiglio,
+ Ed io gli occhi prestai. Non son nocchiero;
+ Ma pur vorrei, se tu più lunge fossi
+ Dei lidi ermi che lava il mare estremo,
+ Sfidar, per tal tesoro, ogni fortuna.
+
+Queste ultime parole furon dette con tal passione, che non ebbi a
+fingermi commossa nel rispondere:
+
+ _Giul_.
+ Sai che larva mi fa la notte al viso;
+ Se no, per quel che da me udisti, avrei
+ D’un virgineo rossor pinta la gota.
+ Star vorrei contegnosa, e vorrei pure
+ Rivocar ciò che dissi!... E invece, addio,
+ Addio, rispetto! — M’ami tu? So bene
+ Che mi dirai di sì; che la tua fede
+ M’impegnerai; ma pur, giurando, puoi
+ Farti spergiuro: intesi dir che Giove,
+ Allo spergiuro degli amanti, rida.
+ O gentile Romeo! se m’ami, dillo
+ Veracemente: o, se ben presto vinta
+ Tu mi credessi mai, farò cipiglio,
+ Sarò cattiva, e mi terrò sul niego:
+ Così preghiera mi farai d’amore.
+ Ma in altra via, non mai, per quanto è in terra!
+ In ver son troppo ardente, o bel Montecchio,
+ E il mio contegno puoi stimar leggero:
+ Ma credi, cavalier, me troverai
+ Più vera di tant’altre che ti fanno
+ Ad arte la ritrosa. E più ritrosa
+ Esser dovea, confesso; ma, già prima
+ Ch’io di me fossi accorta, avevi udito
+ La voce del mio vero amor possente.
+ Dunque perdona, nè m’apporre a colpa
+ D’amor leggero la fralezza mia,
+ Cui tolse il velo questa notte oscura.
+ _Rom_.
+ Io giuro, o donna, per la sacra luna
+ Che le cime inargenta a quei frutteti...
+ _Giul_.
+ Oh! così non giurar, no, per la luna,
+ Per l’incostante luna, che si muta
+ D’ogni mese al mutar della sua sfera,
+ Perchè non cangi anche il tuo cor, com’essa.
+ _Rom_.
+ Per chi giurar?
+ _Giul_.
+ Nol dèi per cosa alcuna:
+ O giura, se tu il vuoi, per la tua cara
+ Sembianza, ch’è mio nume, idolo mio;
+ E fede ti darò.
+ _Rom_.
+ Se del mio core
+ Il sacro amor...
+ _Giul_.
+ Deh, non giurar! Bench’io
+ Ponga ogni gioia in te, questa promessa
+ Nell’alta notte, non m’è gioia; troppo
+ È ratta, sconsigliata ed improvvisa,
+ Come balen che più non è, già prima
+ Che tu dica: Balena! — O caro, addio!
+ Questo germe d’amor, se fiato estivo
+ Lo feconda, sarà fior di bellezza,
+ Quando vedremci un’altra volta. Addio!
+ Addio! Venga al tuo cor dolce riposo
+ E così dolce nel mio cor la pace.
+ _Rom_.
+ Malcontento così dunque mi lasci?
+ _Giul_.
+ E che più brami in questa notte?
+ _Rom_.
+ Un fido
+ Contraccambio d’amore al voto mio.
+ _Giul_.
+ Io ti diedi, già pria che tu il chiedessi,
+ Il mio: così m’avessi a darlo ancora!
+ _Rom_.
+ Ritòr me lo vorresti? E perchè mai,
+ Mio dolce amore?
+ _Giul_.
+ Sol perchè vorrei
+ Libera a te ridarlo. Eppure io bramo
+ Cosa che già posseggo. È la mia grazia
+ Senza confine, come il mar; com’esso
+ Profondo è l’amor mio: più te ne dono,
+ E in me n’ho più, chè sono ambo infiniti![3]
+
+Mancavaci un terzo interlocutore; perchè nella tragedia in questo
+momento la nutrice chiama Giulietta: ma, come se il caso avesse giurato
+di far in tutto di questa finzione una realtà, all’istante in cui
+doveva essere pronunciato il nome di Giulietta, quello di Emma rintronò
+nella mia camera pronunciato da una voce di donna, e vidi alcuno
+appressarsi alla finestra.
+
+Non ebbi che il tempo di dire in prosa al mio Romeo:
+
+— Attendetemi, ritorno.
+
+Rientrai in camera e mi trovai di fronte ad Amy Strog ch’io non aveva
+riveduta dal dì del mio arrivo in Londra.
+
+La poveretta piangeva dirottamente.
+
+Quantunque la sua venuta non fosse molto opportuna, mi slanciai fra le
+sue braccia con tutto l’abbandono d’un giovin cuore troppo pieno che
+prova il bisogno di effondersi in quel d’un’amica.
+
+Compresi dalle sue prime parole ch’ella aveva una lunga storia da
+narrarmi, e che era sua intenzione nel venire ad ora sì tarda, di non
+lasciarmi che il domattina.
+
+Restavami a prender commiato dal mio Romeo: feci entrare Amy nella mia
+camera da letto e tornai al mio balcone: m’inclinai dalla balaustrata e
+stesi la mano.
+
+Due mani l’afferrarono: una bocca ardente si posò su di essa, e le
+nostre voci mormorarono unite:
+
+— A domani.
+
+Poi tornai all’amica, col cuore agitato ed i sensi scossi da quel
+nuovo ed incognito sentimento infiltratosi nelle mie vene, con quella
+inebbriante poesia e quello strano mistero.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Non sarebbe stato difficile ad Amy Strog lo indovinare che avveniva
+qualche cosa d’insolito nella mia vita, ma ella parea tanto preoccupata
+del soggetto della sua visita, che non parve punto farvi osservazione,
+e venne subito al fatto.
+
+Dick, il fratello d’Amy Strog, che, come si ricorda, era venuto con noi
+a Londra, in una leva di marina era stato preso e destinato a far parte
+dell’equipaggio del comandante John Payne.
+
+Trattavasi di ottenere dall’ufficiale la liberazione del giovine, ed
+essendo stato detto ad Amy Strog che il galante capitano non sapea
+nulla negare ad un bel visino, ella avea pensato a me per farmi
+l’interceditrice della grazia cui voleva ottenere.
+
+Allora ella s’era data a cercarmi: avea chiesto notizia di me al signor
+Hawarden, che l’avea rimandata al signor Plowden: il signor Plowden le
+avea dato l’indirizzo di miss Arabella, dicendo che io era scomparsa,
+ma che probabilmente mi si ritroverebbe colà.
+
+Due volte nella serata ella era venuta, ma le era stato risposto ch’io
+mi trovava assente; e difatti lo si ricorda, io era andata a Drury
+Lane; ma, ferma nel proposito di voler vedermi, ella era tornata una
+terza volta, ed avea talmente insistito che, quantunque fosse vicina
+la mezzanotte, l’aveano introdotta nella mia stanza. Ed era giunta,
+come si è veduto, precisamente al momento in cui la nutrice chiama
+Giulietta, ed avea fatta una doppia variante: la prima, chiamandomi col
+nome d’Emma invece di quel di Giulietta, e la seconda, astringendomi
+a prender commiato dal mio Romeo, prima assai che nol faccia la vera
+Giulietta.
+
+Io era in quella disposizione di cuore e di spirito, nella quale pare
+abbiasi tanta felicità da espanderne su tutto il genere umano.
+
+Promisi ad Amy di occuparmi il domani della libertà di Dick; e siccome
+ella non potea tornare a casa sua ad una simile ora, le preparai un
+letto sopra un divano, affine di potere, al dì dopo, prendere insieme
+le opportune misure.
+
+Amy avea già saputo che il signor John Payne era a bordo del suo
+bastimento il Théseus, ancorato nel Tamigi, fra Greenwich e Londra.
+
+Amy s’avvide che, all’opposto di lei, io aveva il volto sorridente, e
+lieto il cuore: com’ella mi avea raccontato le sue pene, le narrai io,
+non la mia felicità, perchè non avea ragione alcuna di trovarmi felice,
+ma le illusioni della mia immaginazione di quindici anni, i quali se
+non sono per le fanciulle la felicità, ne hanno almeno lo splendore.
+
+È vano il dire che, fino che fummo deste, il mio incognito Romeo fu il
+soggetto della nostra conversazione: mi addormentai col cuore pieno del
+nome di Romeo e le labbra sulla mia mano al posto ove egli avea posate
+le sue.
+
+La intera notte non fu per me che un sogno di fuoco.
+
+Il domani, nell’aprir la porta della mia camera, vidi una lettera
+a terra sul pavimento: era stata probabilmente spinta all’interno
+dell’apertura che trovavasi fra il pavimento e la finestra del
+poggiuolo.
+
+Portava questa soprascritta:
+
+ _A Giulietta._
+
+L’apersi e fissai vivamente gli occhi sulla firma: il nome di quegli
+che l’avea scritta poteva essere un nome di battesimo come un cognome;
+era sottoscritta: Harry.
+
+Allora la lessi o piuttosto la divorai.
+
+Avevo presso a poco divinato il vero; Romeo Harry era il mio vicino,
+mi avea vista alla mia finestra la sera, in cui, credendomi sola,
+io ripeteva la scena di Giulietta al balcone. Era egli che m’aveva
+applaudita al finir della scena e m’avea fatta fuggire applaudendomi:
+allora egli s’era fissato nell’idea di scendere al domani nel giardino,
+senza punto occuparsi, come Romeo, de’ pericoli cui potea correre con
+tale imprudenza, e tentar di attirarmi alla finestra, dicendo i primi
+versi della bella scena del giardino.
+
+Si sa com’ei vi fosse riuscito.
+
+Le spiegazioni ch’egli davami sul conto suo eran brevi: era studente
+all’università di Cambridge, ma trascinato da un’irresistibile
+passione per il teatro, e credendo che io dividessi questa vocazione,
+mi proponeva di tentare insieme i favori della sorte e della gloria
+artistica.
+
+Supplicavami a venir la notte seguente al poggiolo per dargli una
+risposta da cui dipendeva, diceva egli, la felicità della sua vita
+futura.
+
+Questa lettera era stata evidentemente scritta dopo l’interruzione
+della nostra scena; e quegli che ne era l’autore aveva scalato il
+mio balcone, e dopo essersi accertato che io non ero sola e nol
+sarei probabilmente in tutta la notte, era penetrato dal di fuori
+all’interno.
+
+Ciò indicavami che io non era gran che sicura nel mio appartamento, e
+che passerei bentosto, come la vera Giulietta, dalla scena del giardino
+a quella del balcone.
+
+Oimè! era ancora uno dei pericoli della mia situazione lo arrestare
+senza spavento il mio spirito sopra un vincolo del genere di quello
+che venivami offerto. Se Giulietta, l’erede dei Capuleti, vale a dire
+d’uno de’ più nobili casati di Verona, cui spettava sostenere l’onore
+d’una famiglia che adoravala, che l’avea con ogni cura educata a tutti
+i principj di virtù, a tutte le esigenze della società, aveva, in una
+di quelle giovanili attraenze nelle quali il cuore prevale su tutte le
+umane considerazioni, fatto al suo amante sacrificio della sua virtù,
+della sua fama, del suo onore, come poteva io, povera fanciulla isolata
+e senza nome, educata quasi dalla pubblica carità; io, che non avea mai
+conosciuto mio padre, mal vigilata da mia madre, che guadagnava il suo
+pane giornaliero col travaglio dell’intero suo giorno; come, io, cui
+la prima di tutte le lezioni, quella dell’esempio, mancava; io, che non
+dovea conto ad alcuno della mia condotta; io, che cadendo non macchiava
+nè un nome, nè una famiglia, e perdendomi, perdeva me sola, come poteva
+io neppur pensare a resistere, se Giulietta avea soggiaciuto?
+
+E difatti non vi pensai; non pensai altro che alla felicità di
+rivedere, o piuttosto vedere la sera il mio incognito Romeo, giacchè
+non avea potuto distinguere il suo volto nell’oscurità: solo, dalle
+intonazioni della sua voce avea riconosciuto la gioventù, e, dalla sua
+calligrafia e dal suo stile, divinata un’elegante educazione. Quanto
+alla bellezza, io era certa della sua, chè aveanvi in quest’avventura
+non solo le ispirazioni della gioventù, ma quelle eziandio dalla
+leggiadria.
+
+Baciai la lettera e me la posi sul cuore.
+
+Frattanto Amy si vestiva: avevamo presso a poco una lega e mezzo da
+fare per giungere vicino al Tamigi, al luogo ove era ancorata la flotta
+inglese; ma noi non dovevamo presentarci all’ammiraglio che verso
+il mezzogiorno, ed avevamo quindi il tempo d’asciolvere al palazzo e
+partirne dopo colezione.
+
+Chiamai per chiedere se si potesse servirmi di colezione nel mio
+appartamento: il domestico rispose che miss Arabella avea lasciato
+ordine che mi si obbedisse come a lei stessa.
+
+Mentre noi asciolvevamo mi fu chiesto se volevo che si mettessero i
+cavalli alla carrozza, ma io, non volendo si sapesse ove andavamo,
+rifiutai, dicendo soltanto che probabilmente non farei ritorno che la
+sera.
+
+Verso il mezzodì ci ponemmo in cammino. Più avvezza di me agli usi
+di Londra, la mia compagna prese una vettura, ne fissò il prezzo per
+l’intero giorno e partimmo.
+
+Io mi lasciava del resto assolutamente condurre da Amy: il mio spirito
+era tutto all’avventura del dì innanzi: ad ogni istante ponevami al
+cuore la mano per accertarmi che non avea perduta la lettera di Harry;
+la sola cosa che facea nube a quella serena illusione era lo aver
+incontrato un semplice studente, un semplice artista, che m’offriva
+di percorrere al suo braccio lo spinoso sentiero dell’arte, invece
+d’un bel gentiluomo, d’un ricco signore che mi menasse alla gloria di
+mistress Siddons e alla fortuna di miss Arabella in un’elegante vettura
+a quattro cavalli.
+
+Ma ciò che era protratto non era perduto: il teatro è un piedestallo,
+sul quale la statua della bellezza ha un culto come quella
+dell’ingegno; e siccome io era certa d’esser bella, — oimè me lo avean
+già tanto ripetuto, dal povero Dick che primo me lo avea detto nelle
+montagne del ducato di Galles, ad Harry-Romeo che me lo avea scritto
+il mattino stesso, — siccome, ripeto, era sicura d’esser bella ed avea
+speme di posseder del talento, non era che un affare di data, e potevo
+attendere.
+
+Vedasi che io sono fedele al programma che mi ho imposto scrivendo la
+mia vita, e svelo il fondo de’ miei pensieri agli uomini, che mi hanno,
+forse troppo severamente, giudicata, come a Dio che, ne ho fiducia, mi
+sarà più indulgente all’ora di morte.
+
+Se scrivessi un romanzo, potrei invertire o mutare i fatti, celare
+i miei torti e scusar le mie colpe, ma ho posto in titolo a questo
+libro la mia vita, e non ho quindi il diritto di nulla alterare negli
+avvenimenti di essa; deggio svolgerli nel loro ordine e nella loro
+sincerità. Confesso che, come romanzo scritto da pugno umano, questo
+libro sarebbe mal fatto; e, quel che è peggio, mal ideato, perchè,
+frutto dell’immaginazione, non potrebbe avere influenza alcuna sulla
+vita degli altri, ma non è di tal guisa: io stacco una pagina di storia
+dal gran libro universale dell’umanità, scritta dalla penna di ferro
+del destino che mi ha fatta passare come fatale meteora attraverso al
+mio secolo, ed usare un’infausta autorità su’ miei contemporanei. Devo
+dir tutto, anche i miei cattivi pensieri, come tutto svelare, anche
+le cattive azioni; sono gli uni che menano alle altre; la mia sola
+scusa sia nel non aver nulla preparato, nulla macchinato, nulla voluto
+di quanto mi accadde, ma di aver in vece sempre ceduto ad un fascino
+stabilito da cagioni indipendenti dalla mia volontà, e soprattutto più
+forti di essa.
+
+E poi, lo dirò io? Sì, perchè deggio dir tutto, anche ciò che dee
+servimi di difesa; le mie più cattive azioni, o piuttosto i più
+brutti avvenimenti della mia vita, hanno avuto quasi sempre una buona
+intenzione, un eccellente principio; e quella che io intraprendeva in
+questo momento, la quale dovea menarmi alla prima mia colpa, e per
+essa condurmi dagli abissi più cupi e profondi della società alle
+più brillanti sua altezze, aveva uno scopo lodevole ed era dettata
+dall’umanità, giacchè era per salvare il fratello della mia amica dal
+destino più temuto per un libero Inglese.
+
+Ma perchè poi vi poneva io tanta premura, tant’anima, tanto cuore? Non
+forse perchè Dick pel primo aveva ammirata la mia bellezza?
+
+Io era tanto assorta nelle mie riflessioni, che non m’avvidi nè del
+cammino percorso, nè del tempo impiegato a farlo, quando la vettura
+arrestossi.
+
+Ci trovavamo in riva al fiume, poco discosti da un magnifico bastimento
+da guerra.
+
+Eravamo noi aspettate? Lo ignoro, e mi ricorse in seguito più volte al
+pensiero l’idea che tutto fosse dapprima convenuto fra Amy e sir John
+Payne. Avevamo appena posto piede a terra, quando una barca guidata da
+sei rematori si scostò dal Théseus e vogò verso noi.
+
+Tutto era sì nuovo per me, ed io mi trovava in mezzo a tante e diverse
+emozioni, che questa circostanza mi sfuggì in quel momento, e non vi
+pensai che in seguito.
+
+In un istante fummo a bordo del bastimento.
+
+Una delle prime cose ch’io vidi salendo la scala fu il povero Dick già
+in assisa da marinaio, il quale, appressandomisi, mi disse con voce
+compassionevole:
+
+— Madamigella Emma, abbiate pietà del povero Dick; il mio destino è
+nelle vostre mani.
+
+Non poteva io ben comprendere come disponessi d’un sì gran potere, ma
+l’infelice giovine avea l’aria sì mesta, che io gli promisi di fare
+quanto stesse in poter mio.
+
+Un sottotenente lo respinse brutalmente, e ci condusse alla cameretta
+del comandante. Questa stanzina era uno dei più eleganti salottini
+che io abbia veduti mai, anche al tempo in cui passava la mia vita
+nelle sale d’una regina. Il tappeto era composto di magnifiche
+pelli di tigri, e la tappezzeria dei più fini casimiri dell’India!
+Nel sollevarsi questi casimiri lasciavano scorgere trofei d’armi
+magnifiche tolte dai più ricchi bazar dell’Oriente. La scranna, su cui
+il comandante era seduto o piuttosto sdraiato, era uno di quei divani
+turchi ricamati a fiori d’oro, quali appena si sognano sulle rive del
+Bosforo e del Gange; la base, su cui si posava, era di due cannoni in
+bronzo, brillanti come oro: nei giorni ordinari sparivano completamente
+sotto alla stoffa: in quei di combattimento levavansi i casimiri
+che mettevano a nudo i trofei, i cuscini del divano che scoprivano i
+cannoni, e il salottino da elegante signora, tramutavasi nell’arsenale
+d’un comandante inglese.
+
+Sir John Payne, avvolto in un magnifico abito da camera di stoffa
+chinese, era intento a leggere quando noi entrammo.
+
+Egli si volse dalla nostra parte colla trascuranza di un uomo che
+riceve una visita inaspettata; poi, vedendo due donne, si alzò.
+
+Gettai su lui un rapido sguardo, che pure mi valse a veder tutto.
+
+Sir John Payne era un bell’ufficiale dai 30 ai 35 anni, il quale, per
+certo, doveva il grado che occupava a tale età, più alla sua nascita
+ed alla sua fortuna, che alle campagne fatte: tutto in lui, come a
+lui d’intorno, annunciava il lusso. Il coltello con cui tagliava il
+suo libro era d’argento dorato, le sue dita eran carche di anelli, un
+magnifico orologio posato a lui vicino era adorno delle sue iniziali in
+diamanti.
+
+Tutto in lui indicava la suprema aristocrazia.
+
+Amy, singhiozzando (ella aveva un’ammirabile segreto per trovar
+lagrime), gli si prostrò ai piedi, o piuttosto volle prostrarvisi; ma
+egli la rattenne, chiedendole il motivo che la conduceva.
+
+Ed ella, come se i singhiozzi le soffocassero la voce, mi trasse per
+mano, accennandomi di parlare in luogo suo.
+
+Allora soltanto parve l’ammiraglio accorgersi della mia presenza; mi
+guardò, parve sorpreso della mia bellezza, e mi fe’ sedere accanto a
+lui.
+
+Amy restò in piedi, col volto nascosto dal fazzoletto, dicendomi con
+voce soffocata:
+
+— Parla, parla; Sua Signoria ti ascolterà ben più volentieri di me!
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Era io stessa fortemente turbata, e con voce commossa spiegai
+all’ammiraglio lo scopo della nostra visita, affermandogli ch’egli
+acquisterebbe un diritto eterno alla mia riconoscenza se mi desse il
+congedo del povero Dick.
+
+Sia ch’ei lo credesse di fatto, sia che volesse dirigermi
+un’adulazione, mi domandò quale motivo una persona della mia condizione
+potesse avere ad interessarsi d’uno scapestrato, come quegli di cui
+chiedevo la liberazione.
+
+Risposi allora con umiltà mista ad un certo orgoglio, che io non era
+una persona _di condizione_, ma una povera contadina compatriotta di
+Dick.
+
+Egli mi prese una mano, la guardò, e scosse il capo con aria di dubbio.
+
+Di fatto le mie mani, di cui con una civetteria superiore alla mia età
+aveva sempre avuto la più gran cura, erano assai belle.
+
+— Queste mani, mi diss’egli ridendo, non sono mani da contadina.
+
+Assicurai l’ammiraglio ch’ei s’ingannava.
+
+— Allora, seguitò egli, levandosi dal dito mignolo un diamante, non
+mancano che di quest’anello per divenir mani da duchessa.
+
+Io mi sentii arrossire, più di piacere che di vergogna però, e
+quantunque la mia mano mi sembrasse molto più bella coll’ornamento
+ricevuto, pure volli restituire all’ammiraglio l’anello che egli mi
+offeriva tanto galantemente; ma ei rattenne la mia nella sua mano,
+dicendomi che se io persisteva nel mio rifiuto, avrei a temere ch’egli
+pure persistesse nel suo.
+
+Volsi gli occhi ad Amy; ella mi guardò con uno sguardo tanto
+supplichevole in mezzo alle lacrime che irrigavanle le gote, ch’io non
+ebbi il coraggio di durare una più lunga resistenza. Tenni l’anello.
+
+Allora Amy ripigliò coraggio.
+
+— E il mio povero Dick? chies’ella.
+
+— Ascolta, rispose l’ammiraglio; io non sono solo a decidere la
+quistione: posso proporre il congedo, ma debbo farlo accettare
+dall’ammiragliato.
+
+— Sì, diss’io, prendendo le mani di sir John Payne: ma domandato da
+voi, questo congedo sarà accordato, non è egli vero?
+
+— Lo spero.
+
+— Dite che ne siete certo.
+
+— Farò quanto mi sarà possibile per esservi accetto, disse
+l’ammiraglio, inchinandosi cortesemente.
+
+— Oh! se riusciste, ve ne sarei tanto riconoscente! esclamai.
+
+— È egli proprio vero quel che mi dite? chiese l’ammiraglio,
+guardandomi fisso e con occhio, se non pieno d’amore, almeno pieno di
+desiderio.
+
+Io arrossii, e chinai il capo senza rispondere.
+
+Parvemi allora vedergli scambiare uno sguardo con Amy; ma questo
+sguardo poteva essere come il mio, uno sguardo di preghiera.
+
+— Ascoltate, ci diss’egli, voglio darvi una prova del mio buon volere:
+oggi stesso andrò a Londra, e farò i passi opportuni.
+
+— Oh! quanto siete buono! esclamai.
+
+— E, domandò Amy, come e dove avremo noi la risposta?
+
+— V’ha un mezzo assai semplice, rispose l’ammiraglio, attendetemi qui.
+
+— Qui? chies’io con esitazione, giacchè pensavo al mio appuntamento
+della sera.
+
+— No, a Londra nel mio palazzo di Piccadilly.
+
+Guardai Amy come per interrogarla.
+
+— Domandatelo ad Emma, diss’ella; io sono agli ordini della Signoria
+Vostra.
+
+— Aspetterò dove vi piacerà, Mylord, rispos’io, nella fiducia che la
+risposta sia buona: solo...
+
+— Solo che? ripetè l’ammiraglio.
+
+— Devo esser rientrata a casa alle dieci della sera.
+
+— Sarete padrona di ritirarvi quando vi piacerà; ma siccome la risposta
+può farsi attendere e ritener me stesso fino a tard’ora, prenderete
+almeno una tazza di thè ed un dolce, dopo di che vi rendo la vostra
+libertà e vi chiedo la mia, cosa che non farei certamente, se non fosse
+per rendervi servigio.
+
+E suonò un campanello chinese che fece udire un suono prolungato e
+vibrato.
+
+Entrò un servo.
+
+— Il thè, domandò l’ammiraglio.
+
+Senza dubbio gli ordini erano stati dati dapprima, perchè il domestico
+rientrò subito con un vassoio coperto di pasticcerie che posò sopra un
+tavolo.
+
+— Vediamo, mia bella interceditrice; fateci gli onori del thè, mi disse
+l’ammiraglio.
+
+Obbedii arrossendo, e versai una tazza di thè che gli offersi con una
+mano, presentandogli coll’altra lo zucchero, e facendogli un inchino da
+collegiale.
+
+— In verità, mi disse sir John, non m’era stato detto nulla di troppo,
+e voi siete adorabile.
+
+Volsi uno sguardo di rimprovero ad Amy: ciò che era sfuggito di bocca
+all’ammiraglio provavami che la mia venuta non era imprevista, come io
+il credeva, ma attesa.
+
+— Sapreste a lei mal grado, ripigliò il capitano, di avermi detto
+ch’ella aveva ad amica la più bella creatura terrena, ed a me di aver
+bramato vedervi? La sarebbe cosa crudele, perchè rifiutando di venire,
+avreste fatto del vostro amico Dick un marinaio, stato che parmi non
+sia di sua inclinazione, e non mi avreste permesso di dirmi vostro
+servitore, ciò che parmi proprio la mia.
+
+Non sapevo che rispondere a questa cortesia facile ma irrispettosa:
+egli mi porse la sua tazza perchè vi lasciassi cadere qualche goccia di
+crema, e s’accorse del tremito della mia mano.
+
+— Che? mormorò egli, in una donna sola virtù, cortesia e pudore, oltre
+la bellezza e la gioventù?
+
+Io lo guardai sorpresa.
+
+— Non avete visto recitare Amleto?
+
+— No, rispos’io.
+
+— Ebbene, ciò che vi ho detto è quel che Amleto dice ad Ofelia quando
+è sorpreso di trovar tanta grazia, tanto affetto e tanto pudore riuniti
+in una stessa donna.
+
+Scossi il capo.
+
+— E, seguitò sir John, siccome ella non crede all’amore del principe di
+Danimarca, questi prosegue:
+
+ «Dubita pure che gli astri splendano,
+ Dimmi che il sole più non appar,
+ Dimmi che il vero mente e sa fingere
+ Ma, deh! ch’io t’ami non dubitar.»
+
+Sir John mi prese ambo le mani, e dando alla sua voce la più tenera
+espressione, seguitò:
+
+ «O cara Ofelia! il mal che m’addolora
+ Cresce con questi versi. I’ non ho l’arte
+ Di vestir di bel metro i miei sospiri,
+ Ma pure io t’amo tanto! Oh non è cosa
+ Che agguagli l’amor mio! Credilo, addio.
+ Per sempre tuo, soave e cara donna,
+ Fin che sia questa macchina d’Amleto,»
+
+— E che risponde Ofelia a questi versi?
+
+Sir John si alzò.
+
+— Amleto, rispos’egli, non le lascia tempo di rispondere, ed esce,
+rimettendo al cuore di lei, che egli ama, la cura di parlare per lui
+nella sua assenza.
+
+— Voi ci lasciate? chiesi a sir John.
+
+— Dopo le tre non rinverrei più i lordi dell’ammiragliato, e voglio
+avere almeno il merito di mantenere la mia promessa, dandovi oggi,
+buona o cattiva, una risposta.
+
+— E noi? domandò Amy.
+
+— Voi, rispose sir John, avrete la bontà di attendermi a Piccadilly,
+ove il mio servitore vi accompagnerà.
+
+— Dareste frattanto un congedo di 24 ore al povero Dick?
+
+— Sì, disse l’ammiraglio ridendo, purchè miss Emma impegni la sua
+parola che il mariuolo non diserterà: nel qual caso, miss Emma
+risponderà di lui corpo per corpo.
+
+— Odi, Emma? disse Amy.
+
+Stesi la mano a sir John.
+
+— Lo prometto, Mylord, diss’io.
+
+— Ed ora ripigliò l’ammiraglio, non desidero che una cosa, la fuga in
+capo al mondo del mariuolo. Venite voi con me, o bramate ch’io vi metta
+a terra?
+
+— Eravamo venute a bordo di questo bastimento per Mylord, diss’io;
+e dal momento che Mylord lo lascia, non abbiamo nessun motivo di
+restarvi.
+
+Sir John suonò una seconda volta il campanello. Lo stesso domestico
+comparve.
+
+— La iolo, disse l’ammiraglio.
+
+— È pronta, Mylord.
+
+— Venite a terra con noi, e conducete le signore a Piccadilly. La cena
+per le sette.
+
+Volli fare un’osservazione sulla cena alle sette, ma sir John non me ne
+diede il tempo, ed offrendomi il suo braccio, mi condusse alla scala.
+
+Tutti gli ufficiali erano schierati in doppia fila a noi dinanzi.
+
+Io chinai non solo gli occhi ma il capo: tutti quei sguardi pesavano in
+certo modo sulla mia fronte, curvandola sotto il loro peso.
+
+Mi trovai nella iolo senza saper come vi fossi discesa: udii la voce
+di sir John ordinare a Dick di seguirci; poi la barca si staccò dal
+bastimento leggera come un uccello, e mosse verso terra.
+
+Quivi attendevaci la carrozza di Mylord, e poco discosta stava l’umile
+nostra vettura.
+
+— Non tornerete a Londra lì dentro, non è egli vero? ci diss’egli.
+
+— Ma in che volete voi che vi rientriamo? gli chies’io.
+
+— Piccadilly è sul mio cammino, e quivi vi lascerò passando.
+
+Fe’ un cenno al suo domestico che andò a pagare la nostra vettura; aprì
+egli stesso lo sportello e mi fe’ scendere prima, mentre Amy scambiava
+qualche parola con Dick per dargli un appuntamento, e farlo avvertito
+del risultato della faccenda.
+
+Dick, meno fiero di noi, entrò nella vettura e si fe’ trionfalmente
+condurre a Londra.
+
+Sir John sedette al dinanzi, cedendoci i due posti di fondo:
+il domestico montò accanto al cocchiere, e la carrozza partì,
+riconducendomi, strana condizione del mio destino, immersa in
+tutt’altri sogni di quelli con cui era partita.
+
+Oh! fu ben per me che la vita ebbe a simbolo una ruota che gira
+incessantemente; ma da qual lato girava questa ruota? Era per elevarmi
+o per avvilirmi?
+
+Mi era io innalzata dal dì in cui era la pastorella di mistress
+Davison, od aveva disceso?
+
+La mia meditazione era tanto profonda, che quasi non sentii sir John
+impadronirsi della mia mano: gliela lasciai inerte nelle sue.
+
+Dopo una mezz’ora di corsa la carrozza si arrestò: ci trovavamo a
+Piccadilly.
+
+Lo sportello si aprì: scese primo sir John per darci la mano: io mi
+sentiva riconoscente ad un gentiluomo di tal fatta, che ci trattava
+come duchesse: per un moto involontario strinsi la destra ch’ei mi
+stendeva.
+
+— Grazie, mormorò egli sottovoce.
+
+Ritrassi violentemente la mano.
+
+Egli mi guardò con una certa sorpresa, ma vide dal mio sorriso che non
+vi era nulla d’offensivo per lui nel mio atto.
+
+Erano le tre: non doveva egli perdere un minuto se volea giungere in
+tempo all’ammiragliato; risalì dunque in carrozza; e noi, guidate dal
+servo, entrammo in casa.
+
+Questa casa, sita presso a poco a metà strada fra Londra e la stazione,
+era una graziosa palazzina costrutta colla maggior eleganza, il cui
+solo locatario e proprietario era l’aristocratico protettore di Dick.
+
+Il lacchè lasciatoci per introdurci, ne condusse ognuna nella nostra
+camera.
+
+All’entrar nella mia, io mi fermai, cercando nelle mie rimembranze, ove
+avessi già veduta questa stanza.
+
+Eravi qualche cosa d’impossibile nella realtà di questa visione: le mie
+gite non mi aveano mai condotta dalla parte di Piccadilly, e si sa che
+venendo a Londra vi veniva per la prima volta.
+
+Mi trovava dinanzi ad un grande specchio dalla cornice dorata, in una
+camera elegante con cortine di seta azzurra e mobigliata di toelette
+e cassettoni in legno di rosa: aveva sotto ai piedi un tappeto turco,
+sovra il capo un soffitto adorno di affreschi, che si sarebbero detti
+sortiti dal pennello di Boucher o di Watteau.
+
+Senza fallo io aveva veduta questa camera.
+
+Mi lasciai cadere sopra una sedia a bracciuoli simile alle cortine: e
+questo colore azzurro mi ricordò per analogia il primo abito azzurro
+da collegiale: mi rividi seduta con quella veste vicino alla sorgente
+della collina, ove pascolava il mio gregge, il giorno in cui Dick mi
+avea detto:
+
+— Guardatevi nelle nostre sorgenti, madamigella Emma; un giorno
+anderete alla città e vi guarderete in grandi specchi e cornici dorate,
+come quelli della bottega del negoziante di Hawarden.
+
+Condotta dal filo de’ miei ricordi, rammentai il tutto.
+
+Questa camera, questo specchio, questo turco tappeto, queste cortine
+del colore del mio abito da collegiale, così lungi da me, sì, io li
+avea visti in un sogno della mia fanciullezza, ed ecco che sette od
+otto anni dopo, io li ritrovo in realtà!
+
+E Dick che me ne avea fatta la predizione era causa del suo avverarsi:
+strana concatenazione di circostanze che radicò nel mio cuore la fatale
+idea, che un potere più possente della mia volontà disponesse del mio
+destino, e che invano tenterei di oppormi al fascino di questo potere.
+
+Amy Strog entrò nella mia camera mezz’ora dopo, e mi trovò nello
+stesso seggiolone ove m’era abbandonata entrando: il mio meditare parve
+inquietarla e tentò distrarmene parlandomi di sir John Payne, della sua
+bontà per Dick, e della sua cortesia per noi.
+
+Io sorrisi senza rispondere; comprendeva lo scopo di questa cortesia,
+il calcolo di questa bontà, e sentiva per istinto che il mio onore
+sarebbe il riscatto di Dick.
+
+Disgraziatamente sir John Payne era giovane, era bello, era ricco;
+disgraziatamente era amabile e parea buono: tutto concorreva dunque
+alla mia perdizione, perfino i buoni istinti del mio cuore che mi
+portavano a salvar Dick ed a consolare Amy.
+
+Alle cinque una vettura arrestossi davanti alla porta: trasalii: Amy
+corse alla finestra.
+
+— Non avea bisogno, esclamò, di andare alla finestra per sentire che
+era sir John che rientrava.
+
+Un istante dopo la porta si aprì, ed ci comparve tutto lieto.
+
+— Che mi darete voi, miss Emma, mi disse egli, se vi porto una buona
+notizia pel vostro protetto?
+
+— Che posso io darvi Mylord, risposi alzandomi e stendendogli ambo
+le mani, se non i sinceri ringraziamenti di un cuore oltre ogni dire
+riconoscente alle vostre bontà?
+
+— Sta bene, seguitò egli; prendo per ora i ringraziamenti: regoleremo
+più tardi i conti.
+
+— Avete dunque ottenuto, Mylord? domandò Amy.
+
+— Sono almeno a buona via di riuscirvi: mi fu promesso il congedo
+di vostro fratello per questa sera: lo aspetteremo, se il volete, a
+tavola: dovete avere gran fame, avendo appena gustata una ciambella; ed
+io confesso, che le corse fatte mi hanno dato grand’appetito.
+
+Stavo per fare un’osservazione sulla necessità che io aveva di tornare
+a Oxford Street, quando il domestico entrò, annunciando che Mylord era
+servito.
+
+Sir John afferrò il mio braccio, e mi condusse nella sala da pranzo.
+
+— Andiamo, andiamo, mie belle commensali, a tavola, diss’egli.
+
+Il giorno cominciava a cadere, e dalla mezza oscurità della mia stanza,
+aumentata dallo spessore delle cortine, entrammo in una sala da pranzo
+sfolgoreggiante di luce che riflettevasi nel cristallo dei bicchieri e
+nello splendore delle argenterie.
+
+Si sarebbe detta una mensa imbandita dalle fate pel loro re Oberone e
+la loro regina Titania: l’atmosfera era tepida ed imbevuta d’un profumo
+acre e dolce ad un tempo, che parea penetrarmi per ogni poro.
+
+Alla vista di tutto quel lusso, all’impressione profumata di
+quest’atmosfera, provai un subito offuscamento: mi sentii quasi
+mancare: le mie mani tremavano, la mia testa s’inclinò sulle spalle:
+sir John mi sentì pesare al suo braccio, e vedendo al languore dei miei
+occhi ed alla curva del mio corpo ciò che avveniva in me.
+
+— Siete della specie delle sensitive, mi diss’egli; donna e fiore ad un
+tempo: felice quegli che spirerà l’olezzo del fiore e suggerà la parola
+amore sui labbri della donna.
+
+Trassi un sospiro e vacillante sedetti sulla scranna ch’egli mi indicò
+accanto a lui.
+
+Il fascino dell’opulenza è sempre stato possente su me quanto l’orrore
+della miseria. Sono io dunque realmente d’un sangue aristocratico e
+tutti i miei istinti tendono essi a ripigliare il livello distrutto
+dalla mia nascita illegittima? La mia vita non fu sotto a questo
+rapporto che un lungo inebbriamento; e quando ricca, e gran dama,
+non ebbi più nulla da chiedere al rango ed alla fortuna, sentii
+l’abbagliamento della gloria, come povera fanciulla aveva avuto quello
+dell’aristocrazia e della ricchezza.
+
+Per la prima volta io sedeva ad una mensa riccamente imbandita: per
+la prima volta i miei occhi erano accecati dallo splendore di fiamma
+dei cristalli simili ai diamanti: per la prima volta io appressava
+le mie labbra a quello spumoso vino di Francia, che simile a quel
+dell’antichità, pare premuto dalle mani delle Baccanti nella coppa del
+piacere.
+
+Nulla di tutto ciò bastava a scuotermi dal mio abbagliamento, a calmare
+il sangue che scorrevami più rapido per le vene, a spegnere il fuoco
+che, serpeggiando, salivami dal petto alla fronte. Nel sedermi a tavola
+era già ebbra di profumo e di luce.
+
+Al pospasto un domestico entrò latore d’un dispaccio a largo sigillo.
+
+Sir John lo ruppe, accertossi che fosse il congedo di Dick e lo porse
+ad Amy.
+
+Amy si alzò subito, e sotto il pretesto di non ritardare a Dick
+l’annuncio di così buona novella, chiese di ritirarsi.
+
+Sir John non vi si oppose, lodando questo slancio d’una buona sorella.
+
+Compresi che tutto l’avvenire della mia vita dipendeva da’ cinque
+minuti che stavano per decorrere: vedendo Amy alzarsi, mi levai pur io,
+e sir John non vi si oppose: ma restavami a prendere nell’altra camera
+il mio cappello e la mia mantiglia; feci uno sforzo di volontà, decisa
+a svellermi dalla seduzione, e mi slanciai nella mia stanza che trovai
+fiocamente rischiarata da una lampada d’alabastro.
+
+Nulla di più incantevole di quella camera, vista al suo dolce chiarore,
+che parea quel della luna in una bella notte d’estate: restai un
+istante muta, immobile, estasiata, in lotta fra il desiderio di
+rimanere e quello di seguire Amy: compresi allora che mi era mestieri
+cercare un appoggio altrove che in me; misi la mano sul cuore vi cercai
+e sentii la lettera di Harry.
+
+Respirai allora e volli uscire dalla stanza; ma dietro a me, la porta
+s’era chiusa, e perduta nella modanatura dell’intavolato, s’era fatta
+invisibile: sarebbesi detto che la magia fosse entrata nella mia
+esistenza e mi spingesse in un palazzo di fate.
+
+Mi volsi per chiamare qualcuno; ma, fra me e il camino stava ritto sir
+John, colle braccia aperte, mormorando la parola:
+
+— Ingrata!
+
+Al suono di quella voce, il fascino mai assopito si ridestò: una nube
+di fuoco passò dinanzi ai miei occhi e caddi fra le braccia che m’erano
+aperte.
+
+Vi ringrazio, o mio Dio, d’aver permesso che la prima mia colpa fosse
+una caduta per amicizia e bontà, non per cupidigia e dissolutezza!
+
+
+ FINE DEL PRIMO VOLUME.
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] In inglese Dick è il diminutivo di Riccardo.
+
+[2] Non mettere al mondo che figli maschi, giacchè il tuo cuore
+invincibile non dovrebbe produrre che uomini.
+
+[3] Possedendo l’Italia la traduzione in versi di Shakespeare per
+Giulio Carcano, sarebbe stato profano la intendere ad altra versione e
+credemmo perciò di trascriverne la scena suddetta.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 ***
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+</head>
+<body>
+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 ***</div>
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+MEMORIE DI EMMA LYONNA
+<span class="smaller">VOL. I.</span>
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="small">MEMORIE</span><br>
+<span class="xx-small">DI</span><br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+DI
+</p>
+
+<p class="pad1 x-large">
+ALESSANDRO DUMAS
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA.
+</p>
+
+<p class="pad1">
+Vol. I.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">MILANO</span><br>
+G. DAELLI e C. EDITORI<br>
+<span class="small">MDCCCLXIV.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori.
+</p>
+
+<p>
+STEREOTIPIA G. DASSI E C.
+</p>
+
+<p>
+TIP. GUGLIELMINI.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+MEMORIE<br>
+DI<br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+
+<p class="center small">
+OVVERO
+</p>
+
+<p class="center large">
+LE CONFESSIONI D’UNA FAVORITA
+</p>
+
+<h2 class="pad2">AL LETTORE</h2>
+</div>
+
+<p>
+Il 14 gennaio 1815, verso le cinque della sera, un
+prete, preceduto da una vecchia donna che parea
+servirgli di guida, imprimeva i suoi passi sul tappeto
+di neve che stendevasi dal villaggio di Vimillle
+al piccolo porto d’Ambleteur, sito fra Boulogne sul
+mare e Calais e nel quale Giacomo, scacciato dall’Inghilterra,
+sbarcò nel 1688. — Questo prete moveva
+a rapido passo, ciò che facea credere ch’ei fosse con
+impazienza aspettato, e guarentivasi, avviluppandosi
+nel suo mantello, da un vento acre e freddo
+che soffiava dalle coste d’Inghilterra. La marea saliva,
+ed udivasi il mugghiare del mare misto al rumore
+dei ciottoli, che il flutto salendo rotolava sulla
+spiaggia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo fatta presso a poco una mezza lega, seguendo
+la via tracciata da una doppia fila di olmi, sfrondati
+l’inverno dall’inverno stesso, scompigliati l’estate
+dal vento del mare, la vecchia prese a destra del
+cammino un sentiero appena visibile sotto la neve
+che il ricopriva, e che menava ad una piccola capanna
+eretta nel mezzo d’una collina che dominava
+il paesaggio. Un raggio di luce, probabilmente prodotto
+da una lampada invisibile attraverso i vetri
+della finestra, denotava solo l’esistenza di questa
+capanna, completamente perduta nell’oscurità.
+</p>
+
+<p>
+Dieci minuti bastarono a raggiungerne la soglia.
+</p>
+
+<p>
+La vecchia stendeva la mano verso la porta, quando
+questa si aprì da per sè, ed una giovine voce
+disse, con un accento inglese leggermente pronunciato:
+</p>
+
+<p>
+— Venite, signor abate, mia madre vi attende con
+impazienza.
+</p>
+
+<p>
+La vecchia si ritrasse per lasciar passare il prete.
+Questi entrò nella capanna, ella gli tenne dietro. La
+fanciulla richiuse la porta, ed indicò nella seconda
+camera, la sola rischiarata, una donna che a stento
+sollevavasi sul letto.
+</p>
+
+<p>
+— È lui? chiese con voce fioca ed in inglese l’ammalata.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, madre mia, rispose la fanciulla nella stessa
+lingua.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! entri, entri, esclamò in francese la malata.
+</p>
+
+<p>
+E ricadde sul letto.
+</p>
+
+<p>
+Il prete le si appressò: la fanciulla e la vecchia
+rimasero nella prima camera.
+</p>
+
+<p>
+L’ammalata parea sfinita dallo sforzo fatto; e, rovesciato
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+il capo sull’origliere, indicò con mano languida
+una poltrona, facendo cenno all’uomo di Dio
+di accostarla al suo letto e sedervisi.
+</p>
+
+<p>
+Il sacerdote comprese il gesto, avvicinò la poltrona
+e sedette.
+</p>
+
+<p>
+Fuvvi un istante di silenzio, durante il quale non
+udivasi che l’oppresso respiro della morente, ed i
+singhiozzi cui tentava invano di soffocare la fanciulla.
+</p>
+
+<p>
+Durante questo momento d’aspettativa il prete
+ebbe tempo di volgere uno sguardo intorno.
+</p>
+
+<p>
+L’interno dell’appartamento offeriva un misto singolare
+di lusso e miseria. I mobili e le pareti erano
+ben quelli d’una capanna, ma le lenzuola erano della
+più fina tela d’Olanda; l’accappatoio, in cui si avvolgea
+l’ammalata, era d’una magnifica batista, e il fazzoletto
+annodato al suo collo era orlato da quel
+prezioso merletto, cui l’Inghilterra ha dato il suo
+nome.
+</p>
+
+<p>
+Di fronte al letto, separati solo dalla finestra, dinanzi
+alla quale cadeva una povera cortina d’indiana,
+staccavansi per lo splendore del colorito due ritratti
+in piedi, uno di donna, l’altro di uomo, ambedue
+di naturale grandezza.
+</p>
+
+<p>
+Quello d’uomo rappresentava un ufficiale superiore
+della marina inglese. Il suo abito cilestre portava
+al manco lato, e di sotto all’ordine del Bagno,
+tanto raro in Inghilterra, che nol si dà se non per
+grandissimi servigi resi, altre tre decorazioni, cui un
+intelligente in siffatta materia avrebbe riconosciute,
+l’una per l’ordine di S. Ferdinando e del merito di
+Napoli, l’altra per quella di S. Gioacchino di Malta
+istituita da Paolo I di Russia, e che morì con lui;
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+la terza infine per la mezzaluna Ottomana, che portava
+nella sua curva la cifra in diamanti dell’Imperatore
+ottomano Selimo III.
+</p>
+
+<p>
+Ma ciò che soprattutto rendeva quest’uomo notabile
+era la gloriosa mutilazione, onde avea dovuto esser
+vittima: — una larga cicatrice solcavagli la
+fronte, su cui stendevasi una benda nera che celava
+un occhio perduto, mentre la manica destra del suo
+abito abbottonata all’uniforme, palesava un braccio
+monco al disopra del gomito.
+</p>
+
+<p>
+L’uomo, che il ritratto rappresentava, era piuttosto
+basso di statura; avea biondi i capelli; l’occhio, che
+gli restava, parea vibrare il lampo del genio; infine
+il suo naso aquilino ed il suo mento vigorosamente
+marcato indicavano il coraggio e la volontà, che
+fanno i tratti caratteristici dell’eroe da guerra.
+</p>
+
+<p>
+La donna invece era il tipo perfetto della grazia e
+della bellezza; i suoi capelli castagni senza alcun
+ornamento ricadevanle in folte anella sul collo e sul
+petto; avea gli occhi ed i sopraccigli neri sopra un
+incarnato di sfolgorante freschezza; il naso ben
+fatto; la bocca infantile, semi-aperta qual rosa in
+un mattino di primavera, lasciava scorgere, o piuttosto
+divinare due file di perle. — Vestiva una tunica
+di chachemire, fatta alla greca, con un mantello
+di porpora gettato sulla spalla destra: avea retta la
+persona da un largo cinto di velluto color ciriegia
+ricamato d’oro, il cui fermaglio era fatto d’un cammeo
+che rappresentava il profilo d’una testa da vecchia.
+</p>
+
+<p>
+Questo splendido ritratto era evidentemente quello
+dell’ammalata, nei tratti della quale potevansi ancora
+riconoscere, a malgrado i suoi cinquant’anni ed i
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+guasti d’una crudele malattia, i resti di quella perfetta
+bellezza dal pittore dipinta sulla tela.
+</p>
+
+<p>
+Mentre il prete, quasi suo malgrado, davasi a questo
+esame, la malata riaperse lentamente gli occhi,
+e glieli fissò sopra con inquietudine. Si sarebbe detto
+ch’ella cercasse sul volto di colui, che avea mandato
+a cercare per farne l’intermediario della sua riconciliazione
+con Dio, ciò che poteva temere o sperare
+dalla celeste misericordia.
+</p>
+
+<p>
+Il sacerdote era un vecchio di sessantacinque anni;
+dalla dolce e serena sua fisonomia traspariva la
+semplicità dell’anima: e potea leggersi nel suo sguardo
+una scintilla di quella inesauribile tenerezza, che
+Leonardo da Vinci ha data agli occhi di Gesù.
+</p>
+
+<p>
+Al vederlo, l’ammalata parve rassicurarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Padre mio, diss’ella, ho letto in tutti i libri
+santi che la misericordia di Dio è infinita, ma io ho
+mandato a cercarvi per udirmi a ripetere queste
+parole dalla bocca stessa d’un ministro di Dio. I
+miei peccati, le mie colpe, i miei delitti anche, aggiuns’ella
+abbassando la voce, sono tanto grandi,
+che per non morire disperata ho mestieri della parola
+d’un sant’uomo come voi.
+</p>
+
+<p>
+Il prete guardò con sorpresa quella donna dalla
+voce dolce, dalla fisonomia candida, dall’occhio cui
+la febbre che ardevala non potea togliere l’angelica
+espressione, e che pur tuttavia si accusava di colpe
+e peccati non solo, ma pur di delitti.
+</p>
+
+<p>
+— Figlia mia, le diss’egli, il terror della morte vi
+smarrisce. La donna è una debole creatura esposta
+dalla sua posizione in società a cader nel peccato,
+a commettere colpe; ma, se ho ben compreso, voi
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+non vi accusate solo di colpe e peccati, ma ben anco
+di delitti.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! di delitti, sì, di delitti, padre mio.....
+so bene che quando era giovane, bella, potente,
+quando un eroe mi chiamava sua amante ed una
+regina sua amica, so bene che nel trasporto della
+mia giovinezza, nella foga della mia fortuna, io non
+giudicava tali i miei atti; ma, dopo ch’egli è morto,
+dopo ch’ella è morta, dopo che io sono caduta nella
+miseria, e che la miseria, vendetta celeste, mi ha
+condotta al dubbio, oh! io mi vedo quale sono, padre
+mio, cioè con un corpo bruttato dalla lussuria
+e delle mani rosse di sangue!....
+</p>
+
+<p>
+— Figlia mia, la misericordia del Signore è infinita,
+ripigliò il sacerdote, e Gesù in nome del padre
+suo ha perdonato alla Maddalena ed alla donna
+adultera.
+</p>
+
+<p>
+L’ammalata stese la mano, la posò sul braccio del
+prete, e sollevandosi per avvicinarsegli:
+</p>
+
+<p>
+— Avrebb’Egli perdonato ad Erodiade? chiese
+ella.
+</p>
+
+<p>
+L’uomo di Dio la guardò quasi con terrore.
+</p>
+
+<p>
+— Chi siete voi dunque? domandò.
+</p>
+
+<p>
+— Di fatto avete ragione, padre mio, rispos’ella.
+Dirvi il mio nome è tutto dirvi, ma deh! non vi allentate
+da me quando ve lo avrò detto....
+</p>
+
+<p>
+— Figlia mia, disse il prete, accompagnerei e consolerei
+anche un parricida al patibolo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! il patibolo è l’espiazione, esclamò l’ammalata:
+se io morissi sul patibolo invece di morir nel
+mio letto, non dubiterei tanto!
+</p>
+
+<p>
+— Avete dunque ucciso? chiese il sacerdote con
+terrore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, padre mio, ma ho lasciato morire.
+</p>
+
+<p>
+— Avete sentimento del delitto che commettevate?
+</p>
+
+<p>
+— No, no, io credeva servire il Re, credeva servir
+Dio, e non serviva che la mia vendetta. — Come volete
+voi che Iddio perdoni a me che non ho mai perdonato?
+</p>
+
+<p>
+Il prete la guardò.
+</p>
+
+<p>
+— Siete inglese?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padre mio.
+</p>
+
+<p>
+— Siete protestante?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non avete fatto cercare un pastore della
+vostra religione? Ve n’ha uno a Boulogne.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so.... e l’ammalata crollò il capo gettando
+un sospiro.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? Insistè il sacerdote.
+</p>
+
+<p>
+— I nostri pastori son troppo severi, padre mio;
+la nostra religione è troppo dura; non ho osato.
+</p>
+
+<p>
+— È un grand’elogio che voi fate con ciò della
+nostra, figlia mia. E come, avendo di questa una
+tale opinione, non avete cercato rifugio nel suo
+seno?
+</p>
+
+<p>
+— E se essa mi avesse respinta, padre mio?
+</p>
+
+<p>
+— La nostra religione non respinge alcuno, figliuola
+mia, Gesù non ha egli detto al buon ladrone:
+«In verità ve lo dico prima d’un’ora voi
+sarete meco nel regno del Padre mio?»
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma il buon ladrone era in croce; moriva
+col Salvatore.
+</p>
+
+<p>
+— Chi muore in lui, muore con lui, e il pentimento
+val pure la Croce. — Vi pentite voi, figlia mia?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, disse la morente, levando al Cielo le mani — sinceramente,
+e ardentemente, ve lo giuro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Vi pentite voi per la sola paura della morte?
+</p>
+
+<p>
+— No, padre mio, mi pento perchè, come a S. Paolo
+sulla via di Damasco, le scaglie mi sono cadute dagli
+occhi, e mi vedo qual sono.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, lo vedete, non solo Dio ha perdonato
+a S. Paolo, ma ne ha fatto uno dei suoi Apostoli:
+eppure S. Paolo custodiva i mantelli di quei che
+lapidavano il santo martire Stefano.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! voi siete buono, padre mio, di sostenermi
+e consolarmi in tal guisa.
+</p>
+
+<p>
+— È mio dovere, figliuola mia; quando un’agnella
+si allontana dal gregge a malgrado gli avvertimenti
+del cane, il buon pastore se la prende sulle spalle
+e la riporta all’ovile: con più ragione la riceve
+egli con gioia quand’essa vi ritorna da sè. Parlate
+dunque, ditemi le vostre colpe, sono pronto ad
+udirle, e se esse non oltrepassano il potere legato ad
+un povero prete, sono presto a perdonarvi in nome
+del Signore.
+</p>
+
+<p>
+— Il narrarle sarebbe lungo ed inutile: il mio nome
+basterà; quando saprete il mio nome, saprete tutto.
+</p>
+
+<p>
+Il sacerdote la guardò sorpreso.
+</p>
+
+<p>
+— Il vostro nome allora? le domandò egli.
+</p>
+
+<p>
+La morente si chinò verso lui, e con voce tremula
+ed appena intelligibile, mormorò queste due parole:
+</p>
+
+<p>
+— Lady Hamilton.
+</p>
+
+<p>
+— Questo nome non mi svela nulla, figlia mia,
+rispose il prete. Non lo conosco: odo pronunciarlo
+per la prima volta.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Dio mio! esclamò la morente con accento
+quasi di gioia. Havvi dunque un uomo che non
+mi conosce: havvi dunque una bocca che non m’ha
+maledetta!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+</p>
+
+<p>
+E ricadde sul suo letto, mormorando a bassa voce
+una preghiera di ringraziamento all’Eterno.
+</p>
+
+<p>
+Ma ad un tratto un vago senso di terrore passò
+sul suo viso.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! ma allora, seguitò, io sono perduta, padre
+mio, giacchè non avrò la forza nè il tempo di tutto
+narrarvi: e se non posso dirvi le pungenti angoscie
+della miseria, i febbrili allettamenti dell’oro, lo irresistibile
+affascinare della passione; se voi conoscete
+della mia vita le sole colpe e non le tentazioni,
+non mi perdonerete giammai.... oh! se poteste leggere....
+</p>
+
+<p>
+— Che!
+</p>
+
+<p>
+— La mia vita che scrissi io stessa in tutti i suoi
+dettagli come una prima espiazione, e soprattutto
+perchè serva a preservare mia figlia dalla via che
+io ho percorsa, e dal cadere nelle colpe in cui sono
+caduta.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè non leggerei io questa vita scritta
+da voi?...
+</p>
+
+<p>
+— Col sangue del mio cuore, ve lo giuro.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non la leggerei io? ve lo domando.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè essendo io inglese, l’ho scritta in inglese.
+</p>
+
+<p>
+— Ho abitato cinque anni l’Inghilterra, dal 1790
+al 1795, e parlo l’inglese come la mia lingua materna.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! padre mio, padre mio! esclamò la moribonda
+afferrando la mano del sacerdote, gli è ben
+realmente Iddio che vi manda, e comincio a credere
+nel suo perdono!....
+</p>
+
+<p>
+Poi con un ardore febbrile:
+</p>
+
+<p>
+— Tenete, padre mio, gli diss’ella dandogli una
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+chiave, stretta ad un fazzoletto celato sotto il guanciale,
+prendete questa chiave, aprite il tiretto di
+quella toeletta, vi troverete un manoscritto intitolato:
+<i>My Life</i>; prendetelo, leggetelo, e tornate al
+più presto che vi sarà possibile, se mi recherete il
+perdono; se sono condannata, rimandatemi il manoscritto:
+saprò quel che ciò vorrà dire.
+</p>
+
+<p>
+Il prete si alzò, aprì il cassetto, e vi prese le carte
+indicate.
+</p>
+
+<p>
+— Figlia mia, le disse egli, bisogna che io adempia
+ai doveri del mio stato. Non mi rivedrete che
+domani a quest’ora stessa.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mi darà grazia di vivere fino a quel momento,
+ripigliò l’ammalata, soprattutto... e ristette.
+</p>
+
+<p>
+Il sacerdote la guardò: il suo sguardo era un incoraggiamento.
+</p>
+
+<p>
+— Soprattutto, seguitò ella, se voi mi benedite.
+</p>
+
+<p>
+— Vi benedico, povera donna, disse il prete; e possa
+Dio benedirvi come io lo faccio.
+</p>
+
+<p>
+Entrato nella camera attigua vi trovò inginocchiate
+la fanciulla e la vecchia.
+</p>
+
+<p>
+— Vivete con Dio, figliuola, diss’egli alla giovinetta,
+posandole sul capo la destra mano.
+</p>
+
+<p>
+La vecchia afferrò l’altra e la baciò.
+</p>
+
+<p>
+Il prete uscì.
+</p>
+
+<p>
+L’ammalata lo seguì cogli occhi e le braccia stese
+fin che potè scorgerlo.
+</p>
+
+<p>
+La fanciulla entrò nella camera.
+</p>
+
+<p>
+— Madre, chies’ella, come vi sentite?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! meglio, meglio, Orazia mia, ancora una
+visita come quella ch’egli mi ha fatta, e quest’uomo
+porterà seco il mio passato!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+</p>
+
+<p class="ast"><sup>*</sup><sub>*</sub><sup>*</sup></p>
+
+<p>
+Il domane, all’ora stessa, il prete rientrò; era seguito
+da due chierici; l’uno portava il vaso dell’acqua
+santa, l’altro la croce.
+</p>
+
+<p>
+L’ammalata era più tranquilla, ma anche più debole
+del giorno innanzi. Era evidente che solo la fede
+e la speranza, queste due figlie di Dio, la sostenevano.
+</p>
+
+<p>
+Egli s’innoltrò verso il letto; il suo viso spirava
+carità.
+</p>
+
+<p>
+La giovinetta e la vecchia, questi due esseri che
+parevano statue poste ai due lati della vita per rappresentare
+la gioventù e la decrepitezza, sollevarono
+sul guanciale la moribonda.
+</p>
+
+<p>
+Il prete si fermò a due passi da lei: ella attendevalo
+con gli occhi al cielo e le mani giunte.
+</p>
+
+<p>
+— Credete voi ai sette sacramenti? le chies’egli.
+</p>
+
+<p>
+— Vi credo, rispos’ella.
+</p>
+
+<p>
+— Credete voi alla presenza reale di Gesù Cristo
+nella Eucarestia?
+</p>
+
+<p>
+— Vi credo.
+</p>
+
+<p>
+— Credete voi nella supremazia del romano Pontefice
+e nella sua infallibilità in materia di fede?
+</p>
+
+<p>
+— Vi credo.
+</p>
+
+<p>
+Il sacerdote attinse dalla pila un po’ d’acqua nel
+palmo della mano, e aspergendone la testa della morente:
+</p>
+
+<p>
+— Ti battezzo in nome del Padre, del Figliuolo
+e dello Spirito Santo; e che l’acqua del battesimo
+lavi i tuoi peccati, le tue colpe, ed anche i tuoi
+delitti.
+</p>
+
+<p>
+La moribonda gettò un grido di gioia, afferrò la
+mano del prete ancora umida dal contatto dell’acqua
+santa, se la portò avidamente alle labbra e la
+baciò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poi con uno slancio sublime:
+</p>
+
+<p>
+— Dio mio! diss’ella, ricevete l’anima mia!
+</p>
+
+<p>
+E si rovesciò sul guanciale, cui lasciarono ricadere
+la fanciulla e la vecchia.
+</p>
+
+<p>
+Il suo volto aveva ripresa una tale serenità che le
+due donne credettero dormisse: il solo prete comprese
+che soltanto la morte potea dare quella serenità.
+</p>
+
+<p>
+Di fatti era morta.
+</p>
+
+<p>
+Come lo aveva detto ella il dì prima, il sacerdote
+aveva alla seconda sua visita recato seco il
+suo passato; e l’acqua del battesimo, colandole
+dalla fronte all’anima, aveva tutto lavato — fango
+e sangue.
+</p>
+
+<p class="ast"><sup>*</sup><sub>*</sub><sup>*</sup></p>
+
+<p>
+Ora ecco ciò che il prete aveva letto nel manoscritto,
+intitolato: <i>La mia vita</i>.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Alessandro Dumas</span>
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+MEMORIE DI EMMA LYONNA
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="center">
+1 <i>gennaio</i> 1814.
+</p>
+
+<p>
+<i>Nella fiducia che Dio perdonerà al mio
+pentimento ed alla mia umiltà, scrivo le seguenti
+pagine.</i>
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Emma Lyonna, ved. Hamilton.</span>
+</p>
+</div>
+
+<h2>LA MIA VITA.
+<span class="smaller">I.</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+I miei primi ricordi risalgono all’anno 1767: avevo
+tre o quattro anni. Non ho mai conosciuto l’epoca
+precisa della mia nascita: attraverso una percezione
+vaga come una nebbia, mi veggo colla madre a seguire
+una grande strada in mezzo ai monti, quando
+portata sulle sue spalle, quando movendo a lei d’accanto,
+tenendola per mano, o tirandole l’abito.
+Tratto tratto un ruscello tagliava il sentiero, allora
+mia madre mi prendeva fra le sue braccia, traversava
+il ruscello e mi posava dall’altra parte: ciò doveva
+avvenire durante l’inverno, od almeno verso
+il finire dell’autunno. Avevo sempre freddo; fame
+qualche volta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando traversavamo una città od un villaggio,
+mia madre si fermava dinanzi alla bottega d’un
+panettiere, e chiedevagli con voce supplichevole un
+pane, che quasi sempre le veniva dato.
+</p>
+
+<p>
+Ci fermavamo rare volte la notte nelle città o nei
+villaggi, ma piuttosto in qualche fattoria isolata.
+Là mia madre chiedeva le si permettesse di dormire
+in un granaio od in una stalla. Le notti, in cui il
+permesso ci veniva accordato, erano le mie notti di
+festa: avevo caldo, e quasi sempre il mattino, prima
+che ci mettessimo in cammino, la castalda o la domestica,
+che veniva a mugnere le vacche, mi dava
+una tazza di latte tiepido, il che era per me un’altra
+festa non essendovi abituata.
+</p>
+
+<p>
+Dalla distanza che percorrevamo, supponendo che
+noi facessimo quattro o cinque leghe al giorno, il
+nostro viaggio dovette presso a poco durare una
+settimana: alfine arrivammo alla città di Hawarden,
+che era la meta della nostra corsa.
+</p>
+
+<p>
+Il defunto mio padre avea nome John Lyon: mia
+madre lasciava la città, ove era morto, per venire a
+chiedere alla sua famiglia, che dimorava ad Hawarden,
+un qualche soccorso che potesse sovvenire alla
+mia educazione ed alla sua esistenza.
+</p>
+
+<p>
+A questo punto un’oscurità di qualche mese si
+stende di nuovo sulla mia mente, e mi ritrovo a
+custodia d’un piccolo gregge di montoni, in una
+masseria ove mia madre era impiegata a domestica.
+</p>
+
+<p>
+Relativamente al passato io mi trovava felice. La
+primavera era giunta, e con essa il caldo e la verdura.
+Il declivio della collina, ove io menava a pascere
+il mio gregge, era un vasto tappeto di serpilli
+e surcelle che i miei montoni sbroccolavano con
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+delizia, e dei cui fiori io mi faceva corone. La sera
+rientrando alla fattoria dormivo nel pecorile dei
+miei montoni. Del pane, un po’ di burro o formaggio,
+qualche volta un uovo duro, bastavano ai miei
+bisogni del giorno: il mio cane divideva il mio pane,
+e parea quanto me soddisfatto di quest’ordinario.
+Quando avevamo finito la colezione ed il pranzo,
+andavamo a bere ad una vicina sorgente, che faceva
+un bacino trasparente come il cristallo, prima di
+spandersi e correre come un filo d’argento sul declivio
+della collina.
+</p>
+
+<p>
+Tre o quattro anni decorsero di tal fatta senza
+che alcun avvenimento, lasciando traccia nella mia
+memoria, venisse a rompere la dolce monotonia di
+quella esistenza.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, che mi aveva fatta una corona di surcelle
+color rosa miste alle margheritine, mentre io
+beveva come al solito, curvandomi verso la sorgente,
+sostai per la prima volta al momento in cui le mie
+labbra stavano per baciar l’acqua, accorgendomi
+ch’io era bella.
+</p>
+
+<p>
+Erro nel dire che m’accorsi ch’io era bella: non
+sapeva ciò che fosse bellezza: non aveva mai avuto
+uno specchio nel quale potessi vedermi, ma il sembiante
+che l’acqua del bacino rifletteva mi piacque,
+gli sorrisi, ed appressai le labbra all’acqua,
+meno per bere che per dargli un bacio.
+</p>
+
+<p>
+Da quell’istante la riva della sorgente divenne il
+mio gabinetto di toeletta; sfacendo e rifacendo le mie
+corone fino a che fossi soddisfatta di me, soddisfazione
+che io manifestava abbracciando la mia propria
+immagine.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno poco mancò che questa tenerezza, ch’io
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+sentiva per me stessa, non mi fosse fatale: — le mie
+mani scivolarono sull’erba, caddi nel bacino, e senza
+il mio cane che mi ritrasse per l’abito, mi sarei
+annegata.
+</p>
+
+<p>
+Avevo così poca idea di quel che fosse il bene e
+il male, che per far asciugare i miei abiti, mi spogliai
+nuda al sole; in quel momento udii a chiamarmi;
+mi alzai e vidi mia madre: le corsi incontro:
+ella mi rimproverò, senza che io comprendessi
+bene la cagione de’ suoi rimproveri.
+</p>
+
+<p>
+Un miglioramento s’era fatto nella nostra esistenza:
+ella aveva allora ricevuto dal conte di Halifax
+una piccola somma destinata parte a lei parte a
+me — la somma destinatami avea per iscopo la mia
+educazione.
+</p>
+
+<p>
+Non ho mai ben compreso la causa di questa munificenza
+del conte di Halifax, e mia madre non
+ha mai voluto spiegarmelo: solo corse voce in famiglia
+che un sangue più nobile di quel di John
+Lyon potesse scorrere nelle mie vene. Dio mi salvi
+dall’accusare mia madre, ma se ella fosse, potrebbe
+spiegarmi quei vaghi desideri, quelle incessanti
+aspirazioni ad un rango cui giunsi, ma al
+quale non era certo destinata.
+</p>
+
+<p>
+Mia madre veniva ad annunziarmi che dal domane
+cesserei di guardare il mio gregge, ed entrerei in
+un istituto di fanciulle, che io vedeva qualche volta
+il giovedì e la domenica a passeggiare dal lato del
+podere.
+</p>
+
+<p>
+La mia prima parola fu:
+</p>
+
+<p>
+— Mamma, avrò io un bel cappello di paglia ed
+un bell’abito azzurro com’esse?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Certamente, rispose mia madre, giacchè è l’uniforme
+del collegio.
+</p>
+
+<p>
+Feci un salto di gioia; mi parve che sarei stata
+assai bella con simili abiti, cui non avrei mai osato
+sognare di possedere.
+</p>
+
+<p>
+Baciai i miei montoni gli uni dopo gli altri, e gli
+abbandonai ad un giovinetto pastore che venne a
+surrogarmi.
+</p>
+
+<p>
+I miei più lunghi addii furono al mio cane: quel
+povero animale, che mi avea salvata la vita un’ora
+prima appena, sentiva una grand’affezione per me:
+accarezzai molto il povero Black, ed a stento presi
+da lui commiato.
+</p>
+
+<p>
+La povera bestia avea gran desiderio di seguirmi:
+parve esitare fra il suo amore ed il suo dovere,
+ma il dovere la vinse. Mi accompagnò fino ad un
+luogo, ove, senza perder di vista il suo gregge, potesse
+seguirmi cogli occhi: sedette sopra una rupe,
+la testa volta dalla mia parte, e mandandomi di
+tanto in tanto un latrato lamentoso, restò allo stesso
+posto immobile e gemente, fino a che la disposizione
+del terreno me lo ebbe celato: ma anche non vedendolo
+più, udiva i suoi lai.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno stesso mia madre mi condusse alla città
+distante circa un mezzo miglio dalla masseria. Ella
+andava a pagarvi il primo trimestre della mia pensione,
+ed a far prendere le misure delle mie vesti,
+che venivan fatte dallo stabilimento, onde non vi
+avesse diversità fra le alunne.
+</p>
+
+<p>
+Era il mercoledì: dovevo entrare al convitto il
+vegnente lunedì. La direttrice promise di dirigere la
+passeggiata della domenica verso la fattoria, affinchè
+si potesse provarmi l’uniforme. Era una festa
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+per le allieve che dovevano farvi colezione con uove
+fresche e latte caldo.
+</p>
+
+<p>
+Il convegno si fissò per le nove; mia madre s’incaricò
+di preparare il tutto.
+</p>
+
+<p>
+Per la prima volta conobbi la potenza dell’oro.
+Mia madre, il dì innanzi povera fantesca di masseria,
+cui parlavasi aspramente come ad una serva
+dell’ultimo grado, pareva essersi rialzata, naturalmente,
+tacitamente senza che alcuno facesse obbiezione,
+al rango di sorvegliante agli altri domestici.
+E tutto ciò perchè le si avea visto fra mani un biglietto
+da cento lire, che, se venivale dalla sorgente attribuitale,
+doveva piuttosto abbassarla che ingrandirla.
+</p>
+
+<p>
+La sera io mi coricai accanto a mia madre, in un
+letto che mi si fe’ su due sedie e sotto al quale si
+celò il fedele mio Black, che mi festeggiò rivedendomi,
+come se avesse temuto di perdermi per sempre.
+</p>
+
+<p>
+Durante i tre o quattro anni decorsi e che si eran
+dileguati senza altro mutamento che quello delle
+stagioni, io non aveva mai avuto l’idea di trovare
+un giorno più lungo dell’altro: non avevo mai bramato
+di affrettare il passo del tempo: mi alzavo col
+giorno e mi coricavo col sole: dividevo il mio pane
+con Black; isbricciolavane il resto agli uccelli; mi
+facevo corone di fiori; mi specchiavo nella sorgente;
+sognavo senza saper che, e giungeva la sera senza
+che avessi misurato a quale distanza essa fosse dal
+giorno.
+</p>
+
+<p>
+Non era più così: un mutamento completo s’era
+operato nel mio spirito: i minuti s’eran fatti ore; le
+ore giorni; ed i giorni anni: mi parea di non giungere
+mai a quella benedetta domenica, in cui, abbandonati
+i miei cenci, indosserei quell’abito cilestre,
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+due volte per me color del cielo, e quel grazioso
+cappello di paglia, aureola delle vaghe mie
+prime ambizioni. — Desta, io aveva confuse e incoerenti
+visioni quali si hanno nei sogni: avrei voluto
+salire una montagna, alta tanto da vedere al
+disopra della cinta di monti che ne circondava: non
+avevo idea alcuna di ciò che potea trovarsi al di
+là, ma certamente ciò doveva esser più bello di
+quel che vedevo.
+</p>
+
+<p>
+Oimè! in tutta la mia vita volli raggiungere le
+più alte cime, e vedere al di là dell’orizzonte, che
+Dio mi accordava!
+</p>
+
+<p>
+Il giorno tanto desiderato giunse finalmente: non
+dormii punto la notte che il precedette: prima assai
+dell’apparire dell’aurora io era in piedi: mia
+madre si alzò quasi subito dopo: ella pure avea
+comprato nuovi abiti, e quel giorno diede al suo
+acconciamento un’insolita cura. Il suo vestito era
+quello dei montagnuoli del paese di Galles, e per
+la prima volta m’avvidi che mia madre dovea essere
+stata molto vezzosa: era bella ancora.
+</p>
+
+<p>
+Ultimata la sua toeletta, ella si occupò di me; pettinò
+i miei capelli, che erano magnifici e per natura
+inanellati; e, avvedendosi che io era coperta
+dalla sola camicia, volle rimettermi gli abiti del dì
+innanzi; ma io rifiutai ostinatamente, dicendole che
+sperava bene, deponendoli la sera precedente, di
+essermene separata per sempre.
+</p>
+
+<p>
+Siccome il suo abbigliamento mi parea molto
+bello, le chiesi se era tanto ricca da farmene regalo
+d’uno simile: ella me ne promise uno più bello
+ancora, se dopo un mese la direttrice fosse stata
+contenta di me.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mi proposi di meritarlo.
+</p>
+
+<p>
+Per non rimettere i miei abiti del dì innanzi mi
+ricoricai, ed attesi le 9 dal mio letto.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente un gioioso cicalio, simile a quello
+d’uno stormo di capinere, mi annunciò l’arrivo delle
+mie future compagne: mia madre che sapeva la
+mia impazienza entrò tosto con una sotto maestra
+che mi portava l’uniforme.
+</p>
+
+<p>
+Il mio corredo si componeva di due vestiari completi
+esattamente eguali di forma: solo quello delle
+domeniche era di stoffa più fina: — tutti gli altri
+oggetti dalle calze ai colletti, erano a mezze dozzine.
+</p>
+
+<p>
+Io non potea credere che tutte quelle ricchezze
+deposte sul mio letto fossero mie. — Mia madre ne
+chiese il prezzo e li pagò: solo allora credetti la
+mia proprietà assicurata; quattrocento franchi ne
+pagarono l’acquisto. — Non avevo visto mai tanto
+denaro.
+</p>
+
+<p>
+La mia toeletta ebbe principio. — Le misure erano
+state prese da un’abile mano, giacchè tutto mi andava
+per eccellenza: in capo a dieci minuti era
+pronta.
+</p>
+
+<p>
+Un frammento di specchio, nuovo lusso nella camera
+di mia madre, mi permise di vedermi. Gettai
+un grido di gioia; mi vidi ben più bella che nella
+fontana: il mio gran cappello di paglia dagli ondeggianti
+velluti azzurri mi stava a meraviglia, — e
+spesso in seguito, anche all’epoca della mia più
+alta fortuna, quando volevo trar partito di tutta la
+mia bellezza, non sceglievo altra acconciatura che
+quella della piccola alunna di Hawarden!
+</p>
+
+<p>
+Non feci che uno sbalzo dalla mia camera al cortile
+e dal cortile al giardino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto il collegio era là: sessanta fanciulle presso
+a poco dell’età di otto a quindici anni.
+</p>
+
+<p>
+Elleno mi guardarono più con curiosità che simpatia.
+</p>
+
+<p>
+Una delle grandi disse:&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+— Non c’è male per una piccola contadina.
+</p>
+
+<p>
+Un’altra rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma ha l’aria goffa.
+</p>
+
+<p>
+Il mio cuore si serrò.
+</p>
+
+<p>
+Al mio entrare nel mondo, vi era ricevuta dal disprezzo
+e dal sarcasmo.
+</p>
+
+<p>
+Restai in piedi, muta, immobile, sentendo il rossore
+della vergogna salirmi alla fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Bambina, mi disse una terza, va a dire alla
+masseria che ci si portino le uova ed il latte.
+</p>
+
+<p>
+Il mio orgoglio si rivoltò.
+</p>
+
+<p>
+— Scusate, signorina, le dissi, io non sono, parmi,
+la domestica di alcuna di voi.
+</p>
+
+<p>
+— No, ma siccome vostra madre è quella della
+masseria, disse la prima che avea parlato, ella avrà,
+spero, la bontà di servirci. Noi abbiamo fame.
+</p>
+
+<p>
+Mia madre esciva in quell’istante: mi gettai fra
+le sue braccia piangendo: ella mi chiese donde venissero
+le mie lagrime.
+</p>
+
+<p>
+In due parole le narrai il tutto.
+</p>
+
+<p>
+La castalda ci ascoltava: ella si avvicinò alle
+alunne.
+</p>
+
+<p>
+— Signorine, diss’ella, la mia fattoria non è un
+albergo: io vendo le mie uova, il mio latte ed il mio
+burro al mercato, ma non qui. A preghiera della
+mia amica madama Lyon io era felice di offerirvi
+tutto ciò, ma se l’ospitalità ha i suoi doveri, ha
+eziandio i suoi diritti, ed uno di questi è il non
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+essere insultati. Reclamo io dunque questo diritto,
+e per me, e per tutte le persone che fan parte della
+mia casa.
+</p>
+
+<p>
+— Ben detto, madama, disse la direttrice, vi ringrazio
+della lezione che io stessa stavo loro per dare,
+ma non l’avrei data sì buona. Quelle fra queste
+signorine, che vorranno mostrarsi degne dell’onore
+che voi fate loro, andranno elleno stesse a prender
+la loro colezione; e vi ringrazio anticipatamente in
+nome di tutte le vostre convitate e mio; — quelle
+che non andranno, faran senza della refezione: — ecco
+tutto, signorine. Chi mi ama mi segua.
+</p>
+
+<p>
+E la direttrice, che chiamavasi mistress Colmann,
+diede l’esempio, dirigendosi verso la casa seguita
+dalle alunne, meno le tre che mi avevano rivolta
+direttamente o indirettamente la parola.
+</p>
+
+<p>
+Un momento dopo madama Colmann uscì dalla
+masseria tenendo da una mano un cestellino pieno
+d’uova, e dall’altra un’immensa scodella di latte fumante.
+</p>
+
+<p>
+Le due sotto-maestre la seguitavano portando
+ognuna com’ella uova e latte.
+</p>
+
+<p>
+La massara e mia madre venivano lor dietro con
+due enormi pani dalla corteccia bianca e appetitosa.
+</p>
+
+<p>
+Ogni alunna portava il suo piatto, la sua forchetta,
+il suo cucchiaio ed il suo coltello.
+</p>
+
+<p>
+Tutte sedettero sull’erba attorno a madama Colmann
+ed alle due sotto-maestre.
+</p>
+
+<p>
+Le tre ribelli sole in piedi formavano un gruppo
+a parte.
+</p>
+
+<p>
+— Madama Davison, dissi io alla massara, volete
+voi darmi sei uova in un cestellino, una scodella
+di latte caldo, e tre tazze?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ella comprese la mia intenzione, e baciandomi
+in fronte, mi diede ciò che io le chiedevo.
+</p>
+
+<p>
+Uscii dalla fattoria portando il mio cestellino, la
+scodella e le tre tazze alle tre espulse.
+</p>
+
+<p>
+— Signorine, lor diss’io, volete voi perdonarmi
+di essere la cagione del castigo datovi?
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, rispose la maggiore delle tre, non abbiamo
+fame.
+</p>
+
+<p>
+— Emma, disse la direttrice, venite ad abbracciarmi
+e sedermi vicina: voi siete una buona fanciulla.
+</p>
+
+<p>
+Io posai il cestino d’uova, il latte e le tazze appiè
+delle tre renitenti, ed andai a sedermi accanto
+a mistress Colmann.
+</p>
+
+<p>
+Ella avea detto il vero; sì, io era una buona bambina. — È
+colpa mia o del mondo se sono divenuta
+la perversa creatura, che si prostra ora dinanzi a
+voi, o mio Dio!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+</p>
+
+<h2>II.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Dopo la colezione, cui le tre grandi alunne assistettero
+senza parteciparne, tutte le fanciulle condotte
+da madama Colmann tornarono in città.
+</p>
+
+<p>
+Il mattino innanzi sarebbe stato mio maggior desiderio
+di entrare il giorno stesso in collegio, ma
+dopo quel che era avvenuto, il mio entusiasmo s’era
+raffreddato, e chiesi a mia madre il permesso di rimanere
+quel dì ancora alla masseria. Fu dunque
+stabilito ch’ella mi condurrebbe al convitto la mattina
+del domane.
+</p>
+
+<p>
+Nel lasciarmi, madama Colmann che, avendo visto
+la reazione operatasi in me, temeva di perdere una
+alunna, mi fece mille carezze, e incitò alcune delle
+fanciulle più piccole a far altrettanto, ma io sentii
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+bene che sarei sempre per quelle signorine <i>la piccola
+contadina, la figlia della domestica della masseria</i>.
+</p>
+
+<p>
+Mi dilungo su questi dettagli, che sembreranno
+forse a primo aspetto puerili, perchè questi ed altri,
+onde avrò occasione di parlare in seguito, ebbero
+una grande influenza sulla mia vita. I fiori devono
+il loro splendore ed il loro profumo, i frutti
+il loro gusto e la loro bellezza, non solo alle cure
+più o meno abili e premurose del giardiniere che
+li coltiva, ma anche alla temperatura atmosferica
+in cui il caso li pose. Il peccato mio originale era
+l’orgoglio; il vento dello scherno e del dispregio,
+soffiandovi sopra, non fe’ che infiammarlo invece
+di spegnerlo; e come Satana, il più bello ed il più
+amato di tutti gli angeli, io, povera creatura umana,
+caddi per orgoglio.
+</p>
+
+<p>
+Uscite madama Colmann e le alunne, mossi verso
+la collina, ove, per tre o quattr’anni, aveva guidato
+il mio piccolo gregge. A questa collina convenivano
+la domenica alcune persone della città: tutte quelle
+della masseria mi avevano già veduta nel mio nuovo
+splendore; l’impressione prodotta su loro al mio
+primo apparire non potea più rinnovarsi; cercai dunque
+da nuovi sguardi nuovi encomi.
+</p>
+
+<p>
+Di fatto nel salire la collina, col mio gran cappello
+di paglia, i miei lunghi capelli al vento, le
+guance porporine, incontrai varj gruppi d’individui
+che mi guardarono: alcune voci dissero: — Ecco
+una bella fanciulla. — Una sola chiese: — Non
+è ella la piccola guardiana del gregge di madama
+Davison?&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Oimè, sì, era ben quella.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa domanda, che del resto non avea nulla di
+malevolo, avvelenò tutta la gioia datami dalle lodi
+precedenti: — caddi in una triste meditazione, e seguii
+ad occhi bassi il mio cammino, lasciandomi ad
+uno ad uno cader di mano i fiori, che avevo raccolti
+per farmene una corona.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto udii i festevoli latrati d’un cane, e
+Black, che m’avea da lunge riconosciuta, si slanciò
+a me incontro, posandomi addosso le sue zampe: la
+povera bestia non si dava pensiero degli abiti ch’io
+portava, e credeasi sempre permesso di trattare la
+fiera alunna di madama Colmann come la piccola
+guardiana di pecore. Un — <i>va via, Black</i>, — accompagnato
+da un colpo di verga sulle irrispettose sue
+zampe, che gli strappò un grido di dolore, fu la
+sola ricompensa che ottenne per l’atto tenero questo
+amico, uno dei più antichi e più fedeli ch’io
+m’ebbi.
+</p>
+
+<p>
+Black si allontanò ad orecchi bassi, e scuotendo la
+testa come se parlasse e rispondesse a sè stesso.
+</p>
+
+<p>
+Il piccolo pastore, che m’avea surrogata a guardia
+del gregge, si alzò, vedendo ch’io m’appressava, e
+mi disse quando gli fui vicina:
+</p>
+
+<p>
+— Ah! siete voi, madamigella Emma! Quanto siete
+bella!
+</p>
+
+<p>
+Gli sorrisi; era il solo complimento senza misto
+d’amaro ch’io avessi ancor ricevuto. Gliene seppi
+buon grado: si vedrà l’influenza che queste parole
+ebbero più tardi sul mio destino.
+</p>
+
+<p>
+— Buon giorno, Dick,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> gli rispos’io, tu sei un buon
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+figliuolo e saresti bello tu pure se fosti meglio vestito.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! io, seguitò egli, non sono che un povero
+contadino, nè muterò probabilmente mai il mio vestito;
+ma voi pare si sia saputo che siete una signorina.
+</p>
+
+<p>
+Egli faceva allusione alle voci sparse intorno, circa
+una relazione che avrebbe avuto mia madre col conte
+di Halifax, dopo ch’ella ebbe ricevuto da quel signore
+cento lire sterline.
+</p>
+
+<p>
+Non gli risposi, perchè non comprendeva ciò ch’egli
+volesse dire: gli chiesi nuove di sua sorella, fanciulla
+presso a poco della mia età, che serviva in
+una fattoria vicina alla nostra, e che avea nome Amy
+Sturg.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, diss’egli, ella sta bene, e sarebbe lieta di
+vedervi così bene abbigliata.
+</p>
+
+<p>
+— Credi? gli chies’io.
+</p>
+
+<p>
+— Certo, rispos’egli: ella vi ama molto, madamigella
+Emma, e non è punto invidiosa della fortuna
+altrui.
+</p>
+
+<p>
+Era giunta vicino alla fontana: mi chinai per guardarmivi,
+ma non osai, — ne ignoro il perchè, — in
+presenza di Riccardo dare alla mia immagine il bacio
+ch’io le dava quand’era sola.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! disse Riccardo ridendo, guardatevi nelle
+nostre sorgenti, un giorno vi guarderete in grandi
+specchi dorati, quali ve n’ha nella bottega del mercante
+di Hawarden. Quando passerete dinanzi la sua
+porta, potrete fermarvi e guardarvi dalla testa ai
+piedi senza che ciò vi costi nulla.
+</p>
+
+<p>
+Sedetti vicino alla fontana non pensando più a
+cercare in essa un’incompleta riproduzione della
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+mia immagine, ma vagheggiando di vedermi dinanzi
+ad un grande e bello specchio dorato, in una camera
+elegantemente addobbata, dai tappeti turchi,
+dalle cortine di seta cilestri come il mio abito, dai
+mobili riccamente ornati. Chiusi gli occhi per non
+veder più la realtà, e concentrarmi nel mio sogno.
+</p>
+
+<p>
+— Oimè! quante volte ho io avuto di questi sogni,
+profetici baleni dell’avvenire!
+</p>
+
+<p>
+Donde poteano venirmi questo visioni di cose incognite?
+Forse i primi miei sguardi avevano veduto
+splendori prontamente svaniti, ma che aveano lasciato
+nella mia giovine mente i riverberi d’un mondo
+anteriore. Quando io parlava di queste vaghe rimembranze
+a mia madre, ella si contentava di rispondermi
+che io aveva probabilmente avuto a matrina
+una fata, che la notte mi avea fatta viaggiare nei
+suoi palazzi.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta ancora la mia matrina mi prese per
+mano, e per più d’un’ora mi fe’ trascorrere i suoi
+fantastici dominj.
+</p>
+
+<p>
+Mi riscossi sorridente e lieta, e riaprendo quegli
+occhi che avean traveduti i più vaghi colori dell’arcobaleno:
+</p>
+
+<p>
+— Addio, Dick, gli dissi; domani entro in collegio,
+ma i giovedì e le domeniche ritornerò alla masseria,
+e di tanto in tanto verrò qui per vederti.
+</p>
+
+<p>
+E mi allontanai senza pensare a Black: il povero
+animale, che non avea compreso il mio accoglimento,
+non comprese il mio addio. Mi seguì di qualche
+passo, ma men lungi della prima volta, e sedette
+per guardarmi a scendere la collina.
+</p>
+
+<p>
+Volsi un ultimo sguardo a quell’angolo che fu
+l’Eden della mia fanciullezza, e che io riveggo ancora
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+col suo boschetto di querce e di ginepri, col
+suo poggio coperto d’un tappeto di surcelle rosse
+colla sua sorgente d’acqua viva, che va a cadere nella
+vallata a piccole cascate. — Black mi guardava con
+occhio triste, come fanno gli amici disconosciuti: io
+non pensai neppure a chiamarlo nè a consolarlo: la
+povera bestia avea al vedermi tentato di farmi comprendere
+il suo affetto, ma non avea potuto dirmi,
+come Dick, che io era bella.
+</p>
+
+<p>
+Fu questa la mia prima ingratitudine.
+</p>
+
+<p>
+Si vedrà invece come fui riconoscente, e troppo, a
+Dick.
+</p>
+
+<p>
+Il domane, siccom’era convenuto, mia madre mi
+condusse da madama Colmann. Vi fui ricevuta come
+si riceve ogni alunna che entra in collegio, ogni
+monaca che fa noviziato. Le sotto maestre ebbero
+raccomandazione di usarmi indulgenza, e madama
+Colmann condusse ella stessa mia madre in dormitorio,
+le fe’ visitare il letto preparato per me, e le
+mostrò ad uno ad uno gli oggetti di toeletta che mi
+erano destinati.
+</p>
+
+<p>
+Tutti quei nuovi oggetti, che erano per me un avviamento
+al lusso, mi fecero tollerare gli sguardi
+sdegnosi delle mie nuove compagne; e presi commiato
+dalla mia povera madre, assai più commossa
+di me, senza versare troppe lacrime.
+</p>
+
+<p>
+Fui interrogata su quel che sapevo; l’esame non
+fu lungo: non sapevo assolutamente che le mie preghiere,
+secondo il rito anglicano, nel quale ero stata
+educata. Di lettura e scrittura non avevo mai avuto
+notizia: mi fu dunque forza cominciare dall’alfabeto,
+e, malgrado i miei nove anni, che già mi davan la
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+pretensione di essere una giovinetta, entrare nella
+classe delle bambine di cinque a sei.
+</p>
+
+<p>
+Fu una grande umiliazione per me; ma in questa
+occasione il mio orgoglio, che spesso mi fu tanto
+fatale, mi servì; vergognandomi della classe in cui
+mi trovava, feci sforzi inauditi per innalzarmi alle
+classi superiori. — In capo a due o tre mesi leggeva
+passabilmente e cominciava a scrivere: mi si fe’ allora
+passare nella classe dell’aritmetica e dell’inglese,
+ove trascorsi sei mesi, dopo i quali fui ammessa
+in quella classe che chiamavasi delle grandi. — Là
+imparavasi la geografia, la storia, la musica ed il
+disegno.
+</p>
+
+<p>
+Avevo già fatto qualche progresso in queste due
+arti, quando un bel mattino mia madre, piangendo,
+venne a dirmi che il mio protettore, il conte di Halifax,
+s’era ucciso subitamente cadendo da cavallo,
+ed era morto senza nulla lasciarci.
+</p>
+
+<p>
+La mia pensione era pagata per un mese ancora;
+ma dopo questo mese mia madre sarebbe stata obbligata
+ad interrompere la mia educazione, non
+avendo mezzo di pagarne le spese.
+</p>
+
+<p>
+La novella che la piccola contadina, i cui progressi
+aveano spesso assai umiliate le belle signorine, sarebbe
+astretta di tornar a guardare i suoi montoni,
+cagionò una gioia generale nella classe delle grandi,
+dove facean parte le mie tre prime nemiche, che
+mi avevano serbato un rancore inglese. Ispirai qualche
+rammarico nelle classi inferiori, ove passando
+mi avea fatta qualche amica; madama Colmann finse
+d’asciugarsi una lacrima nel lasciarmi, per dare il
+buon esempio alle sue alunne, ma si guardò bene
+dall’offerirmi di continuar <i>gratis</i> la mia educazione,
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+sebbene mi avesse più d’una volta detto, soprattutto
+quando mia madre veniva a pagarle il trimestre, che
+io sarei fra uno o due anni la gloria del suo istituto.
+</p>
+
+<p>
+Lasciai il collegio, portando meco, per unica consolazione,
+i miei oggetti di toeletta ed un uniforme
+nuovissimo, coll’ingiunzione però fattami da madama
+Colmann di non servirmene, non facendo io
+più parte del suo istituto.
+</p>
+
+<p>
+Del resto me ne andai dopo 18 mesi, recando dalla
+casa di madama Colmann una educazione abbozzata
+su tutti i punti, ma imperfetta su tutti. Sapea leggere
+e scrivere; un po’ d’aritmetica, un po’ di geografia,
+un po’ di storia, i primi elementi di disegno
+e di musica, vale a dire, a parte la lettura e la
+scrittura, nulla che potesse essermi utile. Non era
+abbastanza per sovvenire alla mia salvezza; ma, dagli
+orizzonti traveduti, era più che non abbisognasse
+per la mia perdizione.
+</p>
+
+<p>
+Mia madre pure avea ricevuto la ripercussione
+della sventura che mi colpiva. Saputo che ella era
+ridivenuta la povera vedova senza risorse, la massaia
+l’aveva risospinta alla sua prima posizione, vale
+a dire a domestica della fattoria.
+</p>
+
+<p>
+Quanto a me, per metà signorina quale era diventata,
+non era più atta a nulla; non potea tornare
+a custodire il gregge come una pastorella di
+Marmontel col mio abito color di cielo e il mio
+gran cappello di paglia. Si cercò dunque per me
+un’occupazione diversa.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno la sorella di Dick, Amy Strog, venne ad
+annunziarmi che sua madre mi aveva trovato il posto
+nella famiglia del signor Tommaso Hawarden, che
+portava non so perchè il nome della città che abitava,
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+cognato dell’ultimo Alderman Boydel e padre dell’illustre
+chirurgo di Leicester Square. Questo posto,
+che riuniva le incumbenze di aia de’ fanciulli e d’istitutrice
+per la prima età, era ben lungi dal corrispondere
+ai miei sogni d’ambizione; ma bisognava
+vivere, e non aveva la scelta dei mezzi.
+</p>
+
+<p>
+Mi si compose un corredo dei resti di quello del
+collegio, si trasformò la mia veste azzurra in una
+veste ordinaria; e siccome io guadagnava dodici
+scellini al mese ed il vitto, si lasciò a cura della mia
+economia lo arricchirmi d’altri oggetti.
+</p>
+
+<p>
+Fu una grande umiliazione per me il rientrare in
+Hawarden in una posizione poco dissimile dalla
+servitù, ma era questo uno dei primi capricci del
+Dio Caso, che pare aversi fatto un gioco di innalzarmi
+ed abbassarmi a vicenda.
+</p>
+
+<p>
+Voi siete testimonio, o mio Dio, se dall’imo dell’abbassamento,
+da cui non ho più speranza di
+rialzarmi, vi benedico e v’imploro col cuore più riconoscente
+di quel che non ebbi al sommo della
+grandezza!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+</p>
+
+<h2>III.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Entrai presso il signor Tommaso Hawarden il 20
+settembre 1778: potevo avere dai 12 ai 13 anni.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Hawarden era un vero antico puritano,
+grave e giusto in ogni cosa. Sua moglie era dal
+canto suo fredda e severa: i bimbi, su cui doveva
+vegliare, erano figli della lor figlia unica, morta
+etica durante un viaggio del padre loro in America.
+</p>
+
+<p>
+Erano tre: i due maggiori avevano 4 o 5 anni;
+l’ultimo era ancora lattante.
+</p>
+
+<p>
+Un gran oriuolo a pendolo, simile a quello dello zio
+Tobia, pareva essere la divinità regolatrice della casa:
+tutti i sabati a mezzogiorno lo si caricava, e mediante
+questa cura, cui non vidi il signor Hawarden mancare
+una sola volta, tutta la settimana si trascorreva
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+congegnata a ruote non meno esatte di quelle
+del pendolo.
+</p>
+
+<p>
+Voi mi domanderete chi rimpiazzava il signor Hawarden
+nel caricare l’oriuolo al sabbato a mezzogiorno,
+se egli doveva assentarsi. Vi risponderò
+che il signor Hawarden, sapendo di avere al sabbato
+quest’importante occupazione, veniva a casa a undici
+ore e mezza se era fuori, ovvero se dovea sortire
+non se ne andava che a mezz’ora dopo mezzogiorno.
+</p>
+
+<p>
+Durante un anno, che io passai presso il signor
+Hawarden, nol vidi mai fare un passo più veloce
+dell’altro, mai dire una parola più forte dell’altra,
+mai sorridere una sola volta, mai una volta sola
+adirarsi, mai rifiutare una sola occasione di far il
+bene, mai commettere un’ingiustizia per quanto
+leggera la fosse.
+</p>
+
+<p>
+Madama Hawarden era letteralmente l’ombra del
+suo sposo. Ella facevami l’effetto di quelle buone
+donne che indicano sul barometro il bel tempo e la
+pioggia, ove la donna esce o rientra dietro al marito
+ripetendone i gesti, aprendo l’ombrello s’egli
+lo apre in segno di tempesta, chiudendolo s’egli lo
+chiude ad indicare il sole.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Tommaso Hawarden doveva esser ricco,
+per quanto non abbia visto splendere altro denaro
+che i dodici scellini ch’io riceveva tutti i primi del
+mese, alle 10 del mattino colla esattezza ordinaria,
+dalla mano scarna e bianca come l’avorio di madama
+Hawarden. Tutta la casa apparteneva ai due coniugi:
+guardava da una parte sulla strada principale
+della città, dall’altra sopra un giardino dai viali
+sparsi di sabbia marina, dalle aiuole circuite di bossolo,
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+dai tassi tagliati a piramidi. Un giardiniere
+avea cura di questo giardino, in cui non vidi mai
+una foglia secca, un fiore divelto: i fanciulli vi passeggiavano,
+ma sapeano di non avere il diritto di
+trastullarvisi, ed esser loro proibito di toccare i fiori
+ed i frutti.
+</p>
+
+<p>
+In estate ci alzavamo alle sei; alle sette in inverno.
+Alle otto, tutta la famiglia, padroni e servi, entravamo
+in una specie d’oratorio, ove sopra un seggio
+stava una Bibbia dai fermagli d’acciaio. Il signor
+Hawarden leggeva questa Bibbia e una preghiera,
+cui sua moglie rispondeva — Amen. — Finita la
+lettura e chiusa la Bibbia, entravasi nella sala da
+pranzo, ove era imbandita una colezione, composta
+di latticini, di burro e di latte: un gran vaso da
+thè, al quale ognuno aveva il diritto di ricorrere a
+volontà, ma a cui pareva tacitamente convenuto che
+non si ricorrerebbe che due volte, conteneva una
+dozzina di tazze: eravamo cinque a tavola, il signor
+Hawarden, madama Hawarden, i due fanciulli ed io,
+che, grazie alla parte delle mie attribuzioni che innalzavami
+al grado d’istitutrice, aveva il diritto,
+poco invidiato del resto dagli altri domestici, di
+mangiare al tavolo del padroni.
+</p>
+
+<p>
+Quando il pendolo faceva sentire quel rumore che
+negli orologi di questo genere precede il suono delle
+ore, ci alzavamo tutti da tavola, era per ciò rarissimo
+che qualcuno si trovasse ancora in sala quando
+suonava la mezza.
+</p>
+
+<p>
+A mezzogiorno preciso si andava a pranzo, eccettuato
+il sabato in cui tardavasi d’un minuto, perchè
+il signor Tommaso Hawarden caricasse il pendolo.
+Senza essere di lusso, il pranzo era convenevole: la
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+bevanda ordinaria era la birra; ma ognuno riceveva
+in una piccola bottiglia un bicchierino di vino
+di Bordeaux che dovea servire pel pranzo e la cena:
+i fanciulli, un mezzo bicchiere. Il pranzo durava
+un’ora.
+</p>
+
+<p>
+A cinque ore si merendava con dei sandwich, del
+pane di segale, del burro e qualche dolce; veniva
+in campo la thetiera della colazione, il thè costituiva
+la sola bevanda, e, come la colezione, la merenda
+durava mezz’ora.
+</p>
+
+<p>
+Alle otto si cenava: la cena era presso a poco la
+ripetizione del pranzo, tranne che i fanciulli non vi
+assistevano: alle sette e mezzo si dava loro una fetta
+di pane coperta di burro, o miele, a loro scelta, e
+poi si coricavano.
+</p>
+
+<p>
+Non li ho mai uditi a piangere una sol volta, a
+meno che cadendo non si facessero molto male.
+</p>
+
+<p>
+Il giovedì dopo pranzo si metteva il cavallo al
+calessino. I bimbi, la nutrice ed io vi salivamo, ed
+il cocchiere ci conduceva in qualcuno dei prati che
+confinano colla città di Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+Allora era per noi tutti una festa. Il peso, che la
+diacciata atmosfera della casa aggravava sui nostri
+petti, si sollevava; perfino il lattante parea più
+lieto: la nutrice passeggiava, e i due fanciulli correvano
+meco nell’erba, cogliendo fiori ed inseguendo
+farfalle.
+</p>
+
+<p>
+I bambini mi adoravano perchè io era bambina
+com’essi.
+</p>
+
+<p>
+Il sabato sera, dopo cenato, la vettura attendeva
+alla porta. Tutti vi salivano, eccetto il giardiniere
+che rimaneva a guardia del giardino e della casa,
+incamminandosi verso <i>la campagna</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+</p>
+
+<p>
+Chiamavasi <i>campagna</i> un gran poggio, sito a due
+leghe e mezza da Hawarden, fra Chester e Flint, sulle
+rive della Dee, presso a poco ad un quarto di lega
+del luogo ove si getta nel mar d’Irlanda, o piuttosto
+nel golfo che vi comunica.
+</p>
+
+<p>
+Si impiegavano due ore e dieci minuti a fare la
+strada, mai più, mai meno; il cocchiere frustava tre
+volte il suo cavallo; la prima volta partendo, la seconda
+volta a mezza via, la terza arrivando al
+viale.
+</p>
+
+<p>
+La prima volta che vidi il mare ebbi una profonda
+sensazione; quantunque il golfo della Dee sia assai
+stretto, potevasi da un monticello scoprire all’orizzonte
+il largo mare: stesi le braccia verso l’infinito,
+con un gesto appassionato, come se avessi visto l’eternità.
+</p>
+
+<p>
+La domenica, che durante i sette bei mesi di primavera,
+d’estate e d’autunno, trascorremmo invariabilmente
+alla campagna, era consacrata alla preghiera
+ed al passeggio; in quel giorno io aveva la
+direzione dei bimbi non solo dopo colazione, come
+il giovedì, ma ancora dopo pranzo.
+</p>
+
+<p>
+Ivi non avevamo bisogno di carrozzino. La campagna
+posta sulla destra riva della Dee, fra la riviera
+ed il golfo, ci offeriva a scelta o la spiaggia
+del mare per raccogliervi conchiglie, o l’argine della
+riviera per cogliervi fiori. Tutto il terreno compreso
+fra il fiume ed il mare poteva offerirci una passeggiata
+di tre quarti di lega.
+</p>
+
+<p>
+Là la libertà era ancor più grande che il giovedì
+nei prati di Hawarden: insomma erano due giorni
+di sole per cinque giorni di ombra: la mia vita non
+è sempre stata così ben divisa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, — era la domenica della prima settimana
+del maggio 1777, — verso le due pomeridiane,
+alla nostra seconda escita del giorno, vedemmo in
+riva al mare una bella barca guidata da 4 o 5 rematori.
+I banchi a poppa erano coperti di tappeti
+e ornati di cuscini in velluto.
+</p>
+
+<p>
+Qualche passo più oltre un uomo era seduto sopra
+uno sgabello, e disegnava una contadina del paese
+di Galles, che avea fra le braccia un bambino: una
+giovin donna stavagli a fianco in piedi e guardava
+al di sopra della spalla i progressi del disegno.
+</p>
+
+<p>
+L’uomo e la giovine, benchè indossassero abiti da
+campagna, erano vestiti con ricercata eleganza: divinavasi
+che erano abitanti di Londra smarriti nel
+Flintshire.
+</p>
+
+<p>
+I fanciulli, spinti dalla curiosità, mossero verso il
+gruppo: io li richiamai, ma quanto erano obbedienti
+in casa, tanto erano caparbi quando si sentivano in
+libertà; non mi risposero, e continuarono a correre
+fino a che giunsero l’uno vicino alla dama, l’altro
+al disegnatore.
+</p>
+
+<p>
+Ambedue si volsero.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco un bel fanciullo, disse l’uomo posando la
+sua mano sul capo del fanciullo come per vederlo
+meglio. Come vi chiamate, mio piccolo amico?
+</p>
+
+<p>
+— Edoardo, rispose il bimbo.
+</p>
+
+<p>
+— E voi, madamigella? chies’egli alla bambina.
+</p>
+
+<p>
+— Sara, rispos’ella.
+</p>
+
+<p>
+— Non è egli strano, Arabella? seguitò il pittore,
+sono i nomi dei due miei figli.
+</p>
+
+<p>
+Poi con un sospiro:
+</p>
+
+<p>
+— Essi aveano l’età loro l’ultima volta ch’io li
+vidi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+</p>
+
+<p>
+E restò pensoso senza curarsi di ripigliare il suo
+disegno.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto gli occhi della dama s’erano fissati su
+me, e pareano inchiodati al mio viso.
+</p>
+
+<p>
+— In fede mia, mormorò ella, ecco una splendida
+creatura. Osservate dunque, Romney.
+</p>
+
+<p>
+E gli posò la mano sulla spalla a destarlo dalla
+sua meditazione.
+</p>
+
+<p>
+Egli scosse il capo come uomo che volesse scacciar
+dal suo spirito un triste ricordo.
+</p>
+
+<p>
+— Che dite, Arabella? domandò egli.
+</p>
+
+<p>
+— Dico che vi voltiate, e guardiate dietro a voi
+invece di guardarvi dinanzi.
+</p>
+
+<p>
+Il pittore guardò dalla mia parte, e parve compreso
+da meraviglia.
+</p>
+
+<p>
+— Avvicinatevi, madamigella, mi disse la dama,
+e lasciate che vi guardiamo a nostro bell’agio:
+siete bella abbastanza perchè si abbia piacere a vedervi.
+</p>
+
+<p>
+Il mio volto arrossiva per vergogna, ma il mio
+cuore gioiva: non era più un piccolo pastore che
+dicevami bella; non erano più sprezzanti compagne
+che mi trovavano bella, e mi rimproveravano d’esser
+goffa; erano un signore ed una signora di città che
+mi ammiravano francamente e senza restrizione.
+</p>
+
+<p>
+Mi appressai macchinalmente.
+</p>
+
+<p>
+Il pittore mi stese la mano; gliela diedi.
+</p>
+
+<p>
+— E qual mano, non dirò ella ha, ma ella avrà,
+seguitò il pittore: guardate, Arabella.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! credete pure che la guardo con egual piacere
+di voi, Romney. Io non sono, la Dio grazia, gelosa.
+Puossi chiedervi il vostro nome, madamigella?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Mi chiamo Emma, madama, risposi.
+</p>
+
+<p>
+— E l’età vostra? chiese il pittore.
+</p>
+
+<p>
+— Devo avere presso a poco quattordici anni, signore.
+</p>
+
+<p>
+— Come, dovete avere...?
+</p>
+
+<p>
+— Mia madre non mi ha detto mai precisamente
+la mia età.
+</p>
+
+<p>
+— È la figlia di qualche duchessa, disse Romney.
+</p>
+
+<p>
+— No, signore, rispos’io; sono la figlia d’una semplice
+contadina.
+</p>
+
+<p>
+— Questi due fanciulli, chiese la dama, sono fratello
+e sorella vostri?
+</p>
+
+<p>
+— No, madama: i loro genitori li hanno affidati
+alla mia custodia, ed io insegno loro a leggere e a
+scrivere.
+</p>
+
+<p>
+— Dite dunque, Romney, disse la dama curvandosi
+verso il pittore per parlargli sottovoce; qual
+fortuna farebbe ella a Londra con un fisico come
+il suo?
+</p>
+
+<p>
+— Non vogliate perderla, tentatrice.
+</p>
+
+<p>
+Poi volgendosi a me:
+</p>
+
+<p>
+— Miss Emma, mi diss’egli, vorreste voi rendermi
+un gran servigio?
+</p>
+
+<p>
+— Volontieri, signore, e quale?
+</p>
+
+<p>
+— Volete voi star ferma cinque minuti, affinchè
+io faccio uno schizzo di voi.
+</p>
+
+<p>
+— Con piacere, signore.
+</p>
+
+<p>
+— Allora rimanete come vi trovate in questo momento.
+</p>
+
+<p>
+Restai: egli fe’ un mezzo giro sul suo sgabello, e
+in meno di dieci minuti ebbe fatto all’acquarello
+un grazioso schizzo di me stessa.
+</p>
+
+<p>
+Seguii avidamente il pennello sulla carta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando fu ultimato, mi mostrò il disegno.
+</p>
+
+<p>
+— Vi riconoscete voi? mi chies’egli.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! gli diss’io, arrossendo questa volta dal piacere,
+non sono così bella.
+</p>
+
+<p>
+— Mille volte di più, — ma, vedete voi, Arabella,
+per questa trasparenza di carni, per questa limpidezza
+di sguardo, per questi morbidi capelli, abbisogna
+l’olio. — Venite a Londra, madamigella, quando
+sarete stanca d’abitare la provincia; e per ogni seduta
+d’un’ora, che vorrete, spero, accordarmi, vi
+darò quel che vi si dà in un anno per l’educazione
+di questi bimbi.
+</p>
+
+<p>
+— Chiamatemi ancor tentatrice, Romney.
+</p>
+
+<p>
+— Fate a vostra volta le vostre proposte, Arabella,
+non ve lo impedisco.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! quanto a me, se venite a Londra, madamigella,
+e vi contentate del posto di semplice dama
+di compagnia a dieci lire il mese, mi troverete sempre
+lieta di ricevervi. Datemi un pezzo di carta e
+una matita, Romney.
+</p>
+
+<p>
+— Che volete farne?
+</p>
+
+<p>
+— Dare il mio indirizzo a questa bella fanciulla.
+</p>
+
+<p>
+— A quale scopo, disse Romney alzando le spalle.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sa? disse Arabella.
+</p>
+
+<p>
+— Ed avrete l’ardire dì tener quel viso lì presso
+di voi, Arabella?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè no? rispose la dama con aria provocante:
+io sono di quelle che cercano i confronti anzichè
+sfuggirli.
+</p>
+
+<p>
+Poi, rivolgendosi a me:
+</p>
+
+<p>
+— Tenete, madamigella, in ogni caso eccovi il mio
+indirizzo, diss’ella.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+</p>
+
+<p>
+E mi porse il foglio, su cui erano scritte queste
+parole, miss Arabella — Oxford Street, 23.
+</p>
+
+<p>
+Lo presi senza sapere quel che ne farei, senza intenzione
+di servirmene, come Eva prese il pomo
+senza intenzione di mangiarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, disse la giovine, andiamo, Romney:
+siamo attesi a Park Gate fra un’ora, ed abbiamo
+tutto lo stretto a traversare.
+</p>
+
+<p>
+Il pittore si alzò, gettò un luigi appiè della contadina
+che avea presa a modello, e venendo a due
+passi di distanza da me:
+</p>
+
+<p>
+— Venite a Londra, madamigella, farete bene; non
+vi venite, farete meglio ancora. Frattanto, — e mi
+salutò della mano, — addio, o a rivederci.
+</p>
+
+<p>
+— A rivederci, gridò Arabella, ponendo il piede
+nella barca.
+</p>
+
+<p>
+E la fragile navicella si allontanò rapidissima sotto
+lo sforzo di quattro rematori.
+</p>
+
+<p>
+Io, pensosa e taciturna, ricondussi a casa i bambini.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+</p>
+
+<h2>IV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Se si ricorda l’effetto che m’avea prodotto Dick
+quando, parlandomi di un grande specchio dorato
+nel quale mi vedrei dal capo ai piedi, mi avea trasportata
+nel magico regno della fata Morgana, è facile
+ideare le folli visioni che sursero nel mio cervello
+dopo la mia conversazione col pittore e la sua
+bella compagna.
+</p>
+
+<p>
+Non comprendeva metà delle parole ch’essi aveano
+scambiate fra loro, o che mi aveano dirette, ma
+aveva capito soltanto l’offerta fattami dal pittore di
+cinque lire ad ogni seduta, in cui gli poserei dinanzi;
+e da miss Arabella di dieci lire al mese, se accettava
+di essere sua damigella di compagnia. Ambedue
+insomma mi avean detto che, andando a
+Londra, una fortuna mi attendeva.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+</p>
+
+<p>
+Certo non era un posto molto elevato quello di
+damigella d’una donna, la cui condizione mi pareva
+dubbiosa, ma per me, povera figlia d’una domestica
+di fattoria, per me, guardiana di montoni, tre anni
+innanzi spregiata alunna di madama Colmann, da
+dodici mesi istitutrice di bimbi a quattro <i>pences</i> circa
+il giorno, era un gran passo fatto verso questa promessa
+fortuna lo arrivare a ricevere cento lire l’anno
+invece di sette od otto.
+</p>
+
+<p>
+Poi Londra, Londra dal magico nome, la città di
+cui tutti parlavano, ove tutti volevano andare, ove
+si gettano tutte le ambizioni, come tutti i fiumi al
+mare, — Londra! — Non era già egli un gran che
+lo essere a Londra, in una città che conta un milione
+e mezzo d’abitanti, invece di vivere in un
+borgo di Flintshire, in mezzo ai monti del paese di
+Galles, presso le spiaggie triste e deserte del mar
+d’Irlanda?
+</p>
+
+<p>
+E nel rientrarvi il lunedì mattina, la casa del signor
+Tommaso Hawarden mi parve di fatti più fosca
+e malinconica che mai.
+</p>
+
+<p>
+Una cosa ancora contribuì alla mia mestizia. Come
+al solito, il vegnente lunedì condussi a far trastullare
+nel prato i fanciulli: — era seduta sopra un
+albero atterrato, errando col pensiero in quella vasta
+città sconosciuta, cui tendevano i miei desiderj,
+quando udii un rumore di passi e un cicalìo, che
+mi si appressava.
+</p>
+
+<p>
+Alzai il capo: erano le mie antiche compagne che
+si dirigevano dalla mia parte.
+</p>
+
+<p>
+Il caso non me ne avea condotto alcuna dinanzi
+dopo la mia uscita di collegio, ma in compenso me
+le menava oggi tutte in massa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mi levai in piedi per salutare madama Colmann,
+ma parve ella appena riconoscermi, e mi rispose con
+un lieve cenno del capo, senza volgermi parola.
+</p>
+
+<p>
+Le mie tre nemiche, invece, mi riconobbero: nel
+passarmi dinanzi, la maggiore, che avea nome Clarice
+Damby, disse alla sua vicina, Clara Sulton:
+</p>
+
+<p>
+— Vedi, ecco la nostra antica compagna Emma
+Lyon. Pare ch’ella non guadagni di più come aia di
+bimbi, che come guardiana di montoni, giacchè ha
+ancora l’abito del collegio.
+</p>
+
+<p>
+E si posero a ridere.
+</p>
+
+<p>
+Alcune delle più giovani mi riconobbero; una sola
+lasciò le compagne e venne ad abbracciarmi; si chiamava
+Fanny Campbell: era la figlia d’un sergente
+di marina.
+</p>
+
+<p>
+Ventidue anni dopo, questo bacio salvò la vita a
+suo padre.
+</p>
+
+<p>
+Ma il bacio non cancellò il sarcasmo che lo avea
+preceduto.
+</p>
+
+<p>
+Ed era vero, io aveva ancora il mio uniforme:
+aveva tanto avuto cura di quel della domenica, che
+durava ancora, e aveva potuto metter da parte
+gli uni dopo gli altri i dodici scellini che riceveva
+al mese.
+</p>
+
+<p>
+Era il mio tesoro, vale a dire la libertà.
+</p>
+
+<p>
+Dacchè stava presso il signor Hawarden avevo accumulato
+sei lire sterline: le mie sei monete d’oro
+erano chiuse in un cassettino dell’armadio nella
+camera mia, la cui chiave io non abbandonava un
+momento, precauzione inutile per altro nella casa
+del signor Hawarden, ove si avrebbe potuto lasciare
+il diamante del gran Mogol senza tema che fosse
+derubato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sì, io aveva sempre lo stesso abito; Clarice Damby
+aveva detto il vero, ma andando a Londra e divenendo
+damigella di compagnia di miss Arabella
+con dieci lire il mese, e modello del signor Romney
+con cinque lire ogni seduta, potrei bene mutar le
+mie vesti tutti i mesi, tutti i quindici giorni, tutte
+le settimane!
+</p>
+
+<p>
+Mai tentazione morse più violentemente il cuor
+d’una donna di quella che m’assalì in quell’istante:
+guardai la carta che teneva in seno ripetendo ben
+dieci volte:
+</p>
+
+<p>
+— Miss Arabella, Oxford Street, 23.
+</p>
+
+<p>
+Anche perdendo quel foglio, l’indirizzo era indelebilmente
+scolpito nel mio cervello.
+</p>
+
+<p>
+Rientrata in casa, vi trovai un nuovo ospite; il
+Signor James Hawarden, quegli che, come ho detto,
+era chirurgo a Leicester Square.
+</p>
+
+<p>
+Egli giungeva da Londra, e doveva restare otto
+giorni presso suo padre: durante otto giorni udrei
+dunque a parlare di Londra!
+</p>
+
+<p>
+Il mio aspetto produsse su lui l’impressione che
+produceva su tutti: ei m’interrogò sulla mia famiglia,
+su me: mi chiese quel che contassi di fare e
+il perchè non andava a Londra, ove ei s’incaricherebbe,
+mi disse, di trovarmi un posto.
+</p>
+
+<p>
+Poi, mentre il mio cuore batteva tanto da spezzarmi
+il petto di desiderio e speranza, dopo avermi
+guardata un momento con una suprema espressione
+d’interesse:
+</p>
+
+<p>
+— No, diss’egli, è meglio assai che non vi veniate.
+</p>
+
+<p>
+Io moriva dal desiderio d’interrogarlo, ma non
+l’osai in presenza del signor Hawarden padre: fece il
+caso che questi uscisse; allora, prima ancora che la
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+porta si richiudesse, queste parole m’erano uscite
+di bocca:
+</p>
+
+<p>
+— Conoscete voi il signor Romney?
+</p>
+
+<p>
+— Quale Romney? chiese il signor James.
+</p>
+
+<p>
+— Il pittore, rispos’io.
+</p>
+
+<p>
+— Chi non conosce Romney! È il più gran ritrattista
+dei tempi moderni. — Poi, crollando le spalle:
+Che peccato!..... seguitò egli.
+</p>
+
+<p>
+Ma non terminò la sua frase.
+</p>
+
+<p>
+Io lo guardai interrogandolo cogli occhi, non osando
+farlo colle labbra.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, soggiunse egli, che peccato che una sì
+grande immoralità sia congiunta a tanto genio! — Egli
+aveva una moglie adorabile, due vezzosi bambini,
+ed ha tutto abbandonato per vivere con donne
+di teatro e cortigiane, che logorano la sua salute e
+smungono il suo avere. Egli pagherebbe un modello
+venticinque lire sterline, se questo modello gli offrisse
+qualche nuova bellezza. — Ma come conoscete
+voi Romney?
+</p>
+
+<p>
+— Non lo conosco, rispos’io, arrossendo; una mia
+compagna di collegio era sua parente.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Hawarden rientrò: io mi tacqui. Il severo
+puritano avrebbe per certo trovato mal fatto che io
+tenessi con suo figlio una conversazione su tal materia.
+</p>
+
+<p>
+Non riparlai più di Romney col signor James Hawarden:
+sapeva quanto volea sapere. Non osai interrogarlo
+su miss Arabella; temevo di conoscere quel
+ch’ella fosse; il dubbio mi permetteva di servirmi
+della sua offerta.
+</p>
+
+<p>
+D’altronde la prima parola di quelli che mi vedevano
+non era essa che io doveva andare a Londra?
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+Vero si è che riflettendovi ognuno se ne disdiceva;
+ma che avea dunque Londra di tanto spaventevole?
+Sopra un milione e mezzo d’individui che l’abitavano
+eranvi ben certo due o trecento mila fanciulle
+dell’età mia. Per abitar Londra erano elleno
+perdute?
+</p>
+
+<p>
+Dopo gli otto giorni il signor James Hawarden
+partì: il suo interesse per me non avea fatto che
+accrescersi durante il suo soggiorno dal padre; e
+nel lasciarmi, egli mi disse che se mai io andassi a
+Londra, cosa ch’egli non mi augurava, mi ricordassi
+di lui.
+</p>
+
+<p>
+Non era a temersi ch’io nol facessi; aveva scritto
+nella mia mente il suo indirizzo con quel di miss
+Arabella.
+</p>
+
+<p>
+Qualche giorno dopo la partenza di lui, fece il
+caso che, uscendo per andar a riprendere i bambini
+che erano andati a scorrere un’ora da una loro parente,
+passassi dinanzi il negozio di specchi, di cui
+mi avea parlato Dick cinque o sei anni innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Trasalii nel vedermi tutta intera in uno degli specchi
+esposti alla porta del magazzino; mio malgrado,
+sostai come affascinata dalla mia propria immagine.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento sentii toccarmi una spalla; mi
+volsi e riconobbi Amy Strug, che io non aveva vista
+da un anno.
+</p>
+
+<p>
+Senza essere elegante era vestita assai meglio di
+quel che non convenisse al suo stato: la guardai
+dunque con sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+Ella vide ch’io stava per interrogarla, e non me
+ne diè il tempo.
+</p>
+
+<p>
+— Che facevi tu là, mi chiese.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mi posi a ridere.
+</p>
+
+<p>
+— Lo hai ben veduto, risposi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ti guardavi in uno specchio, e ti vedevi bella;
+ed avevi ragione. Vorrei esserlo quanto lo sei, e so
+ben io quel che vorrei fare.
+</p>
+
+<p>
+— Che faresti?
+</p>
+
+<p>
+— Non resterei a lungo nel ducato di Galles.
+</p>
+
+<p>
+— Dove andresti?
+</p>
+
+<p>
+— A Londra; tutti dicono che con un bel fisico
+si fa fortuna a Londra: procura di andarvi; e quando
+sarai milionaria mi prenderai teco per cameriera.
+</p>
+
+<p>
+Trassi un sospiro.
+</p>
+
+<p>
+— Non è il desiderio che mi manca, le dissi.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, chi te lo impedisce?
+</p>
+
+<p>
+— Come vuoi tu che all’età mia io parta sola per
+Londra.
+</p>
+
+<p>
+— Se non ti manca che una compagna di viaggio,
+eccomi.
+</p>
+
+<p>
+La guardai.
+</p>
+
+<p>
+— Parli seriamente? le dissi.
+</p>
+
+<p>
+— Nol potrei più seriamente.
+</p>
+
+<p>
+— Ma fa mestieri di molto denaro per andare a
+Londra.
+</p>
+
+<p>
+— No, al contrarlo; con una lira vi si va: me
+ne sono informata a Chester. Con una lira si ha
+un posto nell’interno della diligenza: noi prendiamo
+due posti con due lire e in tre giorni siamo a
+Londra.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tua madre?
+</p>
+
+<p>
+— Mia madre, disse Amy, con una smorfietta; oh!
+v’ha un po’ di freddezza fra noi dopo la mia uscita
+dalla fattoria.
+</p>
+
+<p>
+— Non sei dunque più da madama Rivers?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No..... anzi, tanto vale che io ti dica il tutto.
+Immagina dunque che suo figlio Carlo venne a vederla.
+Nel tempo ch’el fu da sua madre mi ha fatto
+la corte; in fede mia io lo trovava troppo bello per
+non lasciarmela fare: sua madre se l’ebbe per male
+e mi ha messa alla porta. Carlo ha creduto di dovermi
+un compenso pel posto ch’io aveva perduto
+a cagion sua, e prima di partire mi ha dato quindici
+lire. Cinque mi sono occorse nella compera
+d’abiti onde avea gran bisogno; me ne restano
+dieci, vuoi tu venir meco a Londra? te ne do cinque.
+Oh! me le renderai, non ne sono inquieta.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, Amy, le rispos’io; ma son quasi ricca
+quanto lo sei: ne ho sette.
+</p>
+
+<p>
+— Hai sette lire, ed io dieci: abbiamo diciassette
+lire! ma abbiamo tanto da fare il giro del mondo!
+aggiungendo soprattutto che Carlo è a bordo d’un
+vascello.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! le diss’io, se fossi certa...
+</p>
+
+<p>
+— Certa di che? chiese Amy.
+</p>
+
+<p>
+— Che la dama, di cui ho l’indirizzo, fosse tornata
+a Londra.
+</p>
+
+<p>
+— Una dama ti ha dato il suo indirizzo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— E a quale scopo?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè io vada da lei come damigella di compagnia.
+Mi offre dieci lire al mese.
+</p>
+
+<p>
+— Dieci lire al mese! e tu esiti?
+</p>
+
+<p>
+— Son quindici giorni appena che la ho veduta,
+in riva al mare, presso alla campagna del signor
+Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+— Dove abitava?
+</p>
+
+<p>
+— Ho udito loro a nominare Park Gate.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Hai <i>loro</i> udito nominare! Ella non era dunque
+sola?
+</p>
+
+<p>
+— Era con un pittore, il quale m’ha offerto cinque
+lire per ogni volta che io volessi servirgli da
+modello.
+</p>
+
+<p>
+— Come! hai trovato una dama che ti offre dieci
+lire, un pittore che te ne offre cinque ad ogni seduta,
+ed hai rifiutato? — Se tu fossi cattolica, direi
+che vuoi essere canonizzata. Partiamo, Emma: tu
+farai la tua fortuna dapprima, quindi la mia.
+</p>
+
+<p>
+— Se vi fosse mezzo di sapere se sono ancora a
+Park Gate, o partiti.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla di più facile.
+</p>
+
+<p>
+— E come?
+</p>
+
+<p>
+— Non abbiamo noi Dick che vuole egli pure venire
+a Londra, e che noi condurremo con noi, giacchè
+siamo tanto ricche? In qual giorno vai tu alla
+campagna coi tuoi padroni?
+</p>
+
+<p>
+— Tutte le domeniche.
+</p>
+
+<p>
+— Dammi il nome del tuo pittore e quel della tua
+dama.
+</p>
+
+<p>
+— Il pittore si chiama Romney, la dama miss Arabella.
+</p>
+
+<p>
+— Romney — miss Arabella — Prender notizia a
+Park Gate del luogo ove si trovano. — Sta di buon
+animo, non dimenticherò nulla. Sabato sera partirò
+per Chester con Dick: domenica, alle dieci del mattino,
+io passeggerò in riva al mare: fa di trovarviti
+e ti darò la risposta.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Dick, vuoi fargli perdere il posto di pastore?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! da gran tempo egli non è più a guardia
+dei montoni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E che fa egli allora?
+</p>
+
+<p>
+— Nol saprei bene — nulla — un po’ di contrabbando,
+probabilmente.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! mio Dio! ma i contrabbandieri son mandati
+in galera.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, quando li prendono, ma Dick è furbo e non
+si lascia prendere; solo, siccome egli comincia ad
+essere conosciuto sulle nostre sponde, non gli dorrebbe
+di mutar paese, — quindi, a domenica.
+</p>
+
+<p>
+— A domenica, ma non ti prometto nulla.
+</p>
+
+<p>
+— Chi ti chiede di promettere qualche cosa? Quando
+saremo là, combineremo. Solo, non dimenticare
+nè il tuo denaro nè la valigia.
+</p>
+
+<p>
+E si allontanò con passo noncurante e leggero, a
+provarmi che per conto suo tutte le sue riflessioni
+erano fatte.
+</p>
+
+<p>
+Io restai un istante immobile e pensosa allo stesso
+posto: mi allontanai a mia volta volgendo un ultimo
+sguardo allo specchio.
+</p>
+
+<p>
+Disgraziatamente lo specchio mi diede lo stesso
+consiglio di Amy Strog.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<h2>V.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Come al solito, il sabato vegnente all’ora stessa
+degli altri sabati, partimmo per la campagna. Il
+cavallo s’ebbe i tre colpi di frusta cui era avvezzo,
+e dopo due ore e dieci minuti ponemmo piede a
+terra.
+</p>
+
+<p>
+Non avevo punto dimenticate le istruzioni d’Amy:
+aveva prese meco le mie sette lire aumentate da
+dodici scellini, che il signor Tommaso Hawarden mi
+avea pagati il dì innanzi, ma non ebbi bisogno di
+valigia per chiudere la mia roba: una salvietta annodata
+ai quattro lati erami bastata.
+</p>
+
+<p>
+Sarebbe difficile lo esprimere i sentimenti che mi
+assalirono nell’entrare in quella casa che io rivedeva
+forse per l’ultima volta, da cui mi allontanava
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+forse la notte seguente, fuggitiva, senza saper dove
+andassi, ed in qual nuovo ed incognito mondo mi
+slancerei, sotto la protezione di quella capricciosa
+divinità che si chiama Caso.
+</p>
+
+<p>
+Considerai, qualora la mia fuga venisse risoluta,
+quali sarebbero gli ostacoli che avrei a superare:
+disgraziatamente non erano tali da arrestare una
+testa folle come la mia. La camera dei fanciulli e
+mia era a pianterreno e guardava sul giardino, la
+porta del quale metteva alla spiaggia, e sulla spiaggia
+Amy e Dick, liberi da ogni sorveglianza, potevano
+attendermi.
+</p>
+
+<p>
+Il domani all’ora stabilita io era sulla spiaggia
+coi bimbi: Dick e Amy mi aspettavano al posto
+stesso ove un mese prima avevo incontrato Romney
+e miss Arabella, i quali da tre settimane erano partiti
+da Park Gate, ma non potea sapersi ove fossero
+andati: siccome però s’eran fatti condurre a Chester,
+recavansi probabilmente a Londra.
+</p>
+
+<p>
+Nel dubbio, Amy e Dick eran d’avviso di partire:
+Dick soprattutto parea desideroso di allontanarsi
+dalle coste d’Irlanda. Siccome su’ tre pareri ve ne
+avean due per la partenza, la maggioranza prevalse.
+</p>
+
+<p>
+La vettura per Londra ponevasi in cammino il domani,
+alle sei del mattino, e Amy aveva avuta la
+cautela di ritenere i nostri due posti nell’interno, e
+quel di suo fratello sull’imperiale.
+</p>
+
+<p>
+A mezzanotte mi aspetterebbero ambedue alla
+porta del giardino: una barca ci condurrebbe a Chester,
+ove arriveremmo un’ora almeno prima della
+partenza del Coach-Post.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+</p>
+
+<p>
+Prese queste disposizioni, Amy e Dick si allontanarono.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno trascorse colla consueta regolarità: ho
+osservato che nulla passa più presto delle giornate
+regolari, o piuttosto che, una volta passate, nulla
+pare essersi più velocemente dileguato, attesochè,
+lasciando solo uniformi ricordi, e non essendo notate
+da alcun avvenimento piccante, questi ricordi
+si cancellano nella tinta fosca e monotona d’una
+vita senza gioie e senza dolori.
+</p>
+
+<p>
+Giunta la sera, i bambini si coricano all’ora solita;
+io andai a cena coi coniugi Hawarden, poi, alle
+dieci precise, entrai nella mia camera. Ebbi la precauzione
+di portarvi penne, carta ed inchiostro, volendo
+scrivere due lettere, una al signor Hawarden,
+l’altra a mia madre.
+</p>
+
+<p>
+Scrissi al primo, ringraziandolo della bontà che
+aveva avuto per me, dicendogli che non dimenticherei
+mai l’anno che avevo avuto la fortuna di passare
+in sua casa, ma che un desiderio più forte
+della mia volontà mi trascinava verso quel paese di
+chimere che ha nome Londra; che io partiva raccomandandomi
+alle sue preci e a quelle di sua moglie,
+come fa al suo salire in un fragile schifo il
+povero marinaio, che si avventura in un incognito
+mare.
+</p>
+
+<p>
+Scrissi a mia madre che, avendo trovato a Londra,
+presso una ricca signora, un posto eccellente che dovea
+fruttarmi dieci lire al mese, io partiva per quella
+città. Aggiunsi, ma senza darle altre spiegazioni,
+che se il posto fosse quale mi si annunciava, non
+tarderei a provarle la mia riconoscenza per le cure
+prese di me: le dissi infine che se io non mi recava
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+a farle i miei addii, si era nella tema di non aver
+più il coraggio di staccarmi dalle sue braccia.
+</p>
+
+<p>
+Scritte queste lettere, piegatele, e postivi gl’indirizzi,
+mi sentii più tranquilla.
+</p>
+
+<p>
+In un’altra famiglia avrei potuto temere che i padroni
+si ritirassero tardi, ovvero l’incontro del giardiniere
+o qualche altra persona in giardino; ma la
+casa del signor Hawarden era troppo bene regolata,
+perchè mi avvenisse un tale inconveniente.
+</p>
+
+<p>
+Udii a suonare le 11, poi la mezza al pendolo della
+sala da pranzo, simile per esattezza a quello di
+Hawarden; colla differenza, che in luogo del sabato
+a mezzogiorno, veniva caricato alla medesima ora
+nella domenica. Lasciai trascorrere ancora dieci minuti
+circa; abbracciai nel lor letto i bimbi, che, dalla
+regolarità con cui dormivano, attestavano la incontestabile
+figliazione; apersi la finestra, e da questa
+scivolai nel giardino, tentando, se non di chiuderla,
+almeno di avvicinarne le due imposte.
+</p>
+
+<p>
+Appiè della finestra fui costretta a fermarmi un
+istante: per quanto non avessi gran che a temere,
+il mio cuore batteva violentemente: per soprappiù
+la notte era tetra, e dacchè abitavo Hawarden io era
+ricaduta in quei puerili timori ispirati dalle tenebre,
+che non avevo avuti giammai quando abitavo
+la masseria e scorrevo le mie notti nelle montagne.
+</p>
+
+<p>
+Ma in capo a qualche secondo, questo terrore,
+piuttosto prodotto dall’azione stessa che io commetteva,
+che dalle condizioni in cui la eseguivo,
+questo terrore svanì; i miei occhi si abituarono alla
+oscurità; grazie alla ghiaia ond’era sabbiato il terreno,
+io lo vidi svolgersi dinanzi ai miei occhi come una
+lunga e fosca striscia: questa striscia menava direttamente
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+alla porta del giardino che metteva al mare.
+</p>
+
+<p>
+Corsi verso questa porta: giuntavi, sostai: mi pareva
+d’aver udito a parlare dall’altra parte del muro:
+era ben naturale, Amy e Dick erano là che mi aspettavano.
+</p>
+
+<p>
+Ripigliai fiato e chiesi a mezza voce:
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu, Amy?
+</p>
+
+<p>
+La voce d’Amy risposemi affermativamente: udii inoltre
+la stessa voce che diceva a Dick:
+</p>
+
+<p>
+— È dessa, eccola.
+</p>
+
+<p>
+Era evidente che essi, malgrado l’accordo della
+mattina, temevano ch’io mancassi alla mia parola.
+</p>
+
+<p>
+Apersi la porta girando solo la chiave e tirando
+due catenacci. Per vero nessuna fuga, seguita da
+così strani risultati, fu accompagnata da men romantici
+avvenimenti.
+</p>
+
+<p>
+Dietro la porta mi attendevano Amy e Dick. Osservai
+che Dick era armato di una corta carabina
+e d’un paio di pistole. Egli s’era fatto un robusto
+giovinotto di 18 anni, dall’aspetto coraggioso e risoluto.
+</p>
+
+<p>
+Chiuse la porta e la serrò al di fuori colla chiave,
+affinchè, noi partiti, nessuno potesse introdursi nel
+giardino, e gettò la chiave dall’alto del muro.
+</p>
+
+<p>
+Una piccola barca attendevaci a qualche passo di
+distanza: Amy ed io vi salimmo prime; Dick la
+spinse e vi saltò dentro, mentre già cominciava a
+correre sull’acqua; poi, impadronitosi dei remi, vogò
+arditamente.
+</p>
+
+<p>
+Era, il ricordo, una bella notte dell’agosto 1797,
+la notte del 15 al 16 luglio, quando abbandonai la
+placida casa che non dovea più rivedere, lasciandomi
+dietro tutte le innocenti rimembranze della fanciullezza,
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+attraverso le quali non dovea più ripassare
+che in sogno, e per dire, come Francesca da
+Rimini:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«...... Nessun maggior dolore,</p>
+<p class="i01">Che ricordarsi del tempo felice</p>
+<p class="i01">Nella miseria;..........»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Trentasett’anni sono decorsi da quella notte, e
+quando chiudo gli occhi, e mi concentro nei miei pensieri,
+mi par che sia ieri, e riveggo tutti gli oggetti
+che colpirono in quel momento i miei occhi e preoccuparono
+il mio spirito.
+</p>
+
+<p>
+Il cielo era oscuro, ma dalla sola assenza della
+luna: milioni di stelle brillavano nel fosco suo azzurro,
+riflettendosi nell’azzurro più cupo ancora delle
+acque del golfo. La casa del signor Hawarden, dinanzi
+a cui passavamo tacitamente, lasciandoci dietro
+un solco che si cancellava all’istante, scompariva
+alla nostra destra come una massa grigia: un
+fuoco splendeva al sommo d’una collinetta sulla costa
+che avevamo appena lasciata, e sull’opposto lido
+un cane latrava in qualche invisibile fattoria.
+</p>
+
+<p>
+Approdammo verso le tre all’altra riva del golfo.
+Dick allogò il suo battello vicino ad uno schifo ancorato
+alla spiaggia: al suo richiamo due uomini
+si alzarono: egli scambiò con essi qualche parola,
+consegnò loro le sue armi, strinse la mano dell’uno,
+abbracciò l’altro, saltò a terra e ci porse la destra
+per discendere: i suoi addii eran fatti.
+</p>
+
+<p>
+Movemmo per la via di Chester, discosta presso a
+poco una lega dal lido. Una lega era ben poca cosa a
+campagnuoli come noi: portai il mio piccolo fardello;
+Dick, il quale probabilmente non possedeva che gli
+abiti che indossava, s’incaricò di quello d’Amy.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo a Chester all’apparire del giorno. Dick
+ci condusse in una specie di taverna vicina all’ufficio
+della diligenza: Amy ed io ci facemmo portare
+una coppa di latte ciascuna: Dick, meno pastorale
+di noi, trangugiò un bicchiere d’acquavite. L’ora trascorse
+alla meglio, e alle sei montammo in carrozza.
+</p>
+
+<p>
+La strada non ci offrì incidente alcuno che meriti
+d’esser qui ricordato. Traversammo le città principali
+del centro dell’Inghilterra, Lichfield, Coventry,
+Oxford, ed il terzo giorno arrivammo a Londra verso
+le quattro del pomeriggio.
+</p>
+
+<p>
+Dick s’era munito dell’indirizzo d’un piccolo albergo,
+ove qualche parola di riconoscimento dovea
+farlo il benvenuto, essendo, a quel che pareva, l’albergatore
+in relazione con tutti i contrabbandieri
+della costa.
+</p>
+
+<p>
+Quest’albergo era sito nella piccola via di Villiers,
+che confinava da un parte col Tamigi, dall’altra
+collo Strand.
+</p>
+
+<p>
+Confesso che al mio entrare in Londra fui più impaurita
+che sorpresa. Quelle vetture che s’incrocicchiano
+in tutti i sensi; quel clamore continuo, in
+mezzo al quale tenterebbe invano di farsi udire
+quello del tuono; que’ pedoni spaventati che corrono
+anzichè andare; quell’atmosfera che da limpida e
+pura, quale l’avevamo sentita, viaggiando nelle campagne,
+erasi fatta fosca e grave, dacchè eravamo entrati
+nella città; quel miserabile albergo, ove eravamo
+venuti a cadere, dopo una corsa di sessanta
+ore, tutto ciò insomma non era fatto per dare una
+dorata e poetica realtà ai miei sogni.
+</p>
+
+<p>
+Dick chiese una camera per Amy e per me, e siccome
+l’incertezza in cui ero sulla presenza di miss
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+Arabella a Londra non mi lasciava un istante di
+riposo, tosto ultimata la mia toeletta, presi il braccio
+di Dick e mi feci da lui condurre a Oxford Street.
+Dick non conoscea meglio di me la via che conduceva
+a questa meta di tutte le mie speranze, ma ne
+prese notizia, e siccome Oxford Street era poco distante
+dal nostro albergo, in men d’un quarto d’ora
+vi fummo.
+</p>
+
+<p>
+Il numero 23 era impresso alla porta d’una graziosa
+palazzina, dal cui cortile, attraverso un’inferriata,
+distinguevasi la lussureggiante verdura d’un
+giardino.
+</p>
+
+<p>
+Uno Svizzero in gran livrea stava ritto sul limitare
+della porta.
+</p>
+
+<p>
+Ebbi un certo timore nel dirigere la parola ad un
+personaggio che parevami considerabile, e con voce
+tremula per doppia emozione, gli chiesi se miss Arabella
+era a Londra.
+</p>
+
+<p>
+— Che volete da sua signoria? domandommi egli.
+</p>
+
+<p>
+— Ho avuto l’onore d’incontrarla a Chester or fa
+quasi un mese, e mi ha detto di venire a ritrovarla
+in Londra: ed ecco l’indirizzo ch’ella mi ha dato,
+risposi.
+</p>
+
+<p>
+Lo Svizzero sonò una campana, ed una cameriera
+discese.
+</p>
+
+<p>
+— Rispondete a questa fanciulla, mistress Northon,
+disse lo Svizzero, ripigliando la sua maestosa
+immobilità.
+</p>
+
+<p>
+Ripetei alla donna quel che avevo già detto allo
+Svizzero, e le presentai l’indirizzo datomi da miss
+Arabella.
+</p>
+
+<p>
+— È di fatto la scrittura di madama, diss’ella,
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+dopo averlo letto, ma disgraziatamente, madama non
+è a Londra.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, Dio mio! E dov’è ella? Ed io che venni qui
+solo per lei!
+</p>
+
+<p>
+— L’ultima sua lettera veniva da Douvres: ci annunziava
+ch’ella partiva per la Francia.
+</p>
+
+<p>
+— E, chies’io col cuore affranto da questo primo
+disinganno, nulla vi fa sospettare l’epoca del suo
+ritorno?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla; — è probabile però che madama sia qui
+per le corse.
+</p>
+
+<p>
+— E quando avranno luogo queste corse?
+</p>
+
+<p>
+— Dal 15 al 25 agosto.
+</p>
+
+<p>
+— Che fare? diss’io, volgendomi a Dick.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! rispos’egli, attendere.
+</p>
+
+<p>
+— Se madamigella vuole scrivere il suo nome, ripigliò
+la cameriera, appena tornata madama, le si
+mostrerà.
+</p>
+
+<p>
+— Volentieri.
+</p>
+
+<p>
+Entrai nella stanzina dello Svizzero e scrissi — Emma
+Lyonna.
+</p>
+
+<p>
+— Avrete la bontà di dire a madama, seguitai, che
+è la giovanetta da lei incontrata nel ducato di Galles,
+in riva al mare, ed alla quale ella ha dato il
+suo indirizzo, perchè venisse a raggiungerla in
+Londra.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ove si potrà trovarvi, se madama ordina che
+vi si cerchi?
+</p>
+
+<p>
+— Nol so ancora; arrivo da mezz’ora appena ed
+ignoro quel che farò.
+</p>
+
+<p>
+— Per ora, disse Dick, abitiamo....
+</p>
+
+<p>
+Lo interruppi comprendendo che l’indicazione del
+nostro albergo darebbe poca opinione di noi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Per ora, dissi, si saprà sempre ove trovarmi — presso
+il signor James Hawarden chirurgo a Leycester
+Square.
+</p>
+
+<p>
+Volete che aggiunga, al mio, il suo indirizzo?
+</p>
+
+<p>
+— È inutile: egli ha curato Tom quando si ruppe
+la gamba.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie; ed ora, dissi a Dick, abbiate la bontà
+di condurmi dal signor Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+Dick s’informò del sentiero da prendere. Per fortuna
+Leicester Square non era molto discosto da
+Oxford Street, e ripigliammo il nostro cammino.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+</p>
+
+<h2>VI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Anche il signor James Hawarden era fuor di casa,
+ma dovea rientrarvi prima delle sette, ed erano le
+cinque e mezzo.
+</p>
+
+<p>
+Mi si offerse d’attendere. Io pregai Dick di rientrare
+all’albergo e tornar a prendermi due ore dopo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una mezz’ora, udii battere tre o quattro colpi
+alla porta; era il padrone che, rientrando, s’annunciava
+in tal modo.
+</p>
+
+<p>
+Io lo aspettava in una specie di parlatorio; e
+quantunque la luce fossa scemata per l’appressar
+della notte, egli mi riconobbe subito.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! siete voi mia bella fanciulla? mi diss’egli
+con un sorriso misto ad una certa tristezza; m’immaginavo,
+nel lasciare Hawarden, che non tarderei
+molto a rivedervi a Londra.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+</p>
+
+<p>
+— È egli un rimprovero che mi fate, signore?
+chies’io.
+</p>
+
+<p>
+— No, la gioventù è ardita, e la bellezza ha i suoi
+destini venturosi o fatali, ai quali non può sfuggire. — Volete
+entrare nel mio gabinetto? Vi saremo
+più liberi per parlare, giacchè suppongo che
+avrete non poche cose a dirmi.
+</p>
+
+<p>
+— Se voi siete tanto buono da ascoltarmi....
+</p>
+
+<p>
+— Venite, figliuola mia.
+</p>
+
+<p>
+E, prendendo un candeliere, mi precedette.
+</p>
+
+<p>
+Entrammo e sedemmo in un gabinetto elegante
+e semplice in una volta.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, eccovi dunque, mi diss’egli; e che venite
+a far qui?
+</p>
+
+<p>
+— Signore, gli dissi, quando vi ho chiesto se conoscevate
+il pittore Romney, dicendovi ch’egli era
+parente d’una mia compagna di collegio, ho mentito.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Hawarden sorrise d’un singolare sorriso.
+</p>
+
+<p>
+— V’ingannate, signore, soggiunsi arrossendo;
+non ho visto che una sola volta il signor Romney:
+egli stava alla spiaggia del mare con una dama a
+nome miss Arabella.
+</p>
+
+<p>
+— Diffatti, disse il signor Hawarden, mi fu detto
+ch’egli viaggiava con essa.
+</p>
+
+<p>
+— Ora, ripigliai, lasciate ch’io vi dica la verità.
+</p>
+
+<p>
+E gli raccontai il nostro incontro in tutti i suoi
+particolari; l’indirizzo datomi da miss Arabella; le
+offerte fattemi da ambedue; gli dissi senza nulla celargli
+come avevo lasciata la casa di suo padre, come
+ero venuta a Londra, e la visita senza risultato
+fatta poco prima ad Oxford Street.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi lasciò dir tutto, poi, guardandomi fiso e
+serrando le mie nelle sue mani:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Figlia mia, mi disse con una gran dolcezza,
+ma al tempo stesso con una certa solennità, quando
+si ha l’età vostra e la vostra bellezza, due sono i
+cammini nella vita: l’uno, diritto e semplice attraverso
+una pianura dall’aspetto monotono e tranquillo,
+che mena col matrimonio e la maternità ad
+una vecchiezza onorata ed onorevole; l’altro, che si
+eleva talvolta per lasciarvi travedere splendidi orizzonti,
+talvolta si abbassa per forzarvi a traversare
+fangose paludi: seguendo questo, si giunge per tre
+stadi al fine della vita: l’uno si chiama l’orgoglio,
+il secondo la fortuna, il terzo l’onta. Voi siete al
+bivio delle due strade. Vedete quale delle due volete
+seguire.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signore, potete voi domandarmelo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, fanciulla mia, posso e devo chiedervelo,
+giacchè, prima d’essere moralista, lasciatemelo dire,
+sono filosofo. Ora io non credo, come dicono certi
+spiriti assoluti, che l’uomo fruisca interamente del
+suo libero arbitrio; credo al potere irresistibile della
+materia sull’anima, più che al comando dell’anima
+sulla materia. Ancorchè prendiate la via retta e semplice,
+talora l’oscurità della notte, talora l’ebbrezza
+de’ sensi, ve ne faranno ritorcere. Buoni consigli ed
+una buona guida vi rimetteranno in cammino; ed
+io sarovvi, ove il vogliate, guida e consiglio; ma
+hanvi condizioni primitive in certe organizzazioni,
+di cui non possono trionfare nè i consigli, nè l’esempio:
+la società le respinge, la legge stessa le
+punisce, ma la scienza le compiange e qualche
+volta anche le assolve. È però sempre una fortuna
+di più lo scegliere il buono anzichè il cattivo sentiero:
+è già una bontà della Provvidenza il non aver
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+trovata quella donna: volete voi promettermi di
+non andar mai di moto proprio, nè a casa di lei nè
+da Romney?
+</p>
+
+<p>
+Stetti muta.
+</p>
+
+<p>
+— Voi esitate? mi diss’egli.
+</p>
+
+<p>
+— No, signore; ma io aveva vagheggiato un avvenire
+melodioso e dorato, mi si è tanto detto che,
+venendo a Londra, vi farei la mia fortuna, che
+vi sono venuta senza punto curarmi del modo con
+cui la si farebbe. È egli troppo il chiedervi cinque
+minuti per dar tempo all’illusione di dileguarsi?
+</p>
+
+<p>
+— Povera fanciulla! mormorò il dottore.
+</p>
+
+<p>
+Restai pensierosa: sentivo il suo sguardo fiso nel
+mio, e parevami che questo sguardo mi penetrasse
+nell’animo, dandogli una forza di volontà sconosciuta
+fin allora.
+</p>
+
+<p>
+— Signore, gli dissi dopo alcuni momenti, vi prometto
+di non cercar mai di rivedere nè miss Arabella
+nè il signor Romney: vi prometto di non andar
+da loro, ma se essi vengono a me, se io li incontro
+senza cercarli, non vi prometto di aver la
+forza di resistere alla tentazione.
+</p>
+
+<p>
+— Avrai fatto quanto potevi, rispose il signor Hawarden,
+e non si può chieder di più ad una figlia
+d’Eva.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento si udì batter due volte la porta;
+questi due colpi indicavano l’umiltà di colui che
+picchiava.
+</p>
+
+<p>
+Io trasalii.
+</p>
+
+<p>
+— Che avete? mi chiese il dottore.
+</p>
+
+<p>
+— Signore, gli dissi, è probabilmente Dick, il
+fratello d’Amy, che viene a cercarmi. Se volete che
+io profitti dei vostri buoni consigli non mi lasciate
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+tornare presso l’amica: è dessa che m’ha fatto abbandonare
+Hawarden, è dessa che m’ha trascinata
+a Londra; e, se mi perdo, ho il presentimento di
+perdermi per mezzo suo.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene; dite che vi fermate qui stasera, e
+che vi ritengo, perchè ho promesso di trovarvi un
+posto domani.
+</p>
+
+<p>
+Il servitore che mi aveva introdotta aprì la porta
+del gabinetto, e volgendosi al suo padrone:
+</p>
+
+<p>
+— Signore, disse, il giovinetto che ha accompagnato
+madamigella viene a riprenderla.
+</p>
+
+<p>
+— Fatelo entrare, rispose il signor Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+Poi, aprendo una porta da cui vedevasi un salotto
+ove stava ricamando una giovin donna di 23 a 24
+anni, con ai piedi un bimbo seduto che sfogliava un
+libro d’incisioni:
+</p>
+
+<p>
+— Amica mia, le diss’egli, eccoti la giovinetta di
+cui ti ho parlato, tornando da Hawarden: ella è arrivata
+dalla casa di mio padre; sii buona tanto da
+darle ospitalità fino a domani: domani spero trovarle
+il posto che le conviene.
+</p>
+
+<p>
+La signora si alzò e mi venne incontro.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento Dick comparve alla porta.
+</p>
+
+<p>
+— Dick, gli diss’io, scusatemi con Amy, perchè mi
+fermo presso i signori Hawarden: se la speranza
+datami dal mio degno protettore si realizza, vi scriverò
+tosto.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, ve lo diceva io, madamigella, che non
+bisognava diffidare? Il buon Dio è buono, e v’ha a
+Londra posto per tutti: in ogni caso, signor Hawarden,
+potrete vantarvi di aver reso servigio a
+quella che era ieri la più bella fanciulla della provincia,
+e che è oggi probabilmente la più bella fanciulla
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+di Londra. A rivederci, madamigella Emma;
+signore e signora, Dio vi rimeriti.
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì felice della mia felicità.
+</p>
+
+<p>
+Questa felicità non era precisamente quella che
+io aveva vagheggiata: ciò che a me pareva felicità
+era la vita clamorosa, agitata, colle subitanee fortune,
+le repentine catastrofi, le inaspettate peripezie.
+Certo quella donna che or ora m’aveva abbracciata
+come una sorella, che aveva abbracciato suo
+marito come un fratello, ed erasi, sorridente e tranquilla,
+riseduta accanto al bimbo, che dal canto suo
+non avea neppure alzato gli occhi dal libro per
+vedere chi entrasse; quella giovin donna che avea
+ripreso il suo ricamo con una mano, cui le passioni
+parevano non avere agitata giammai, che assortiva
+i colori dei fiori con una noncurante destrezza, ed
+una paziente abilità, quella donna era felice; ma
+come lo avea così bene spiegato il sapiente dottore
+hanvi nature alle quali non può bastare questa
+fredda e monotona felicità.
+</p>
+
+<p>
+E ancora, qual probabilità eravi per me di giungere
+al punto cui ella era giunta? Era io nata ricca
+ed onorata com’essa, per trovare a diciott’anni uno
+sposo illustre nella scienza, che mi condurrebbe in
+un elegante salotto, caldo, dolce ed aggradevole
+come un nido? — No, io era una povera contadina
+senza beni di fortuna e quasi senza educazione: non
+osava rispondere quando mi si chiedeva quel che
+facesse mia madre, e poteva appena rispondere
+quando mi si domandava il nome del padre mio.
+Era bella, ecco tutto: dovea dunque chiedere alla
+mia bellezza ciò che le altre si aspettavano dalla
+nascita, dalla educazione e dal loro stato: non avendomi
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+largito che questo dono, Dio me lo avea forse
+dato per supplire a tutto ciò che mancavami.
+</p>
+
+<p>
+Spettava dunque alla mia bellezza il decider di
+me, anzi che a me il decidere della mia bellezza.
+</p>
+
+<p>
+Ecco le riflessioni che io facevo in vedere quella
+placida famiglia, in cui il marito leggeva, mentre la
+moglie ricamava ed il bimbo guardava le incisioni.
+</p>
+
+<p>
+Ma, quale distanza da questa tranquillità a quel
+portamento altero e risoluto di miss Arabella, a
+quell’ardente entusiasmo, a quella vita libera, a
+quella gloria artistica di Romney! Erano senza dubbio
+bimbi che si trastullavano, e una moglie che
+ricamava come la donna ed il bimbo che io aveva
+sott’occhi, quelli ch’egli aveva abbandonati, e per
+verità, se ciò era così, io non mi sentiva coraggio
+di fargliene un delitto!
+</p>
+
+<p>
+O folle giovinezza! o immaginazione insensata!
+</p>
+
+<p>
+Oimè! quando, giunta all’altra estremità della vita,
+io guardo oggi con gli occhi del pentimento quel che
+guardava allora cogli occhi dell’illusione, come vorrei
+essere stata la dolce giovine, e aver trascorsa la
+mia vita a ricamar fiori, col marito accanto ed il
+bimbo a’ piedi, anzichè la brillante e colpevole Emma
+Lyonna, la ricca e possente Lady Hamilton!
+</p>
+
+<p>
+Alle sette, madama Hawarden fece il thè: alle
+nove cenammo; tutta la differenza fra il signor Hawarden
+padre ed il Hawarden figlio fu nel far cenare
+il bimbo con noi. Alle dieci fui condotta nella
+mia camera. Dick aveva avuto cura di portarmi il
+mio piccolo fardello: i pochi panni che lo componevano
+e le cinque lire che mi restavano, dopo pagato
+il viaggio, erano tutto il mio avere.
+</p>
+
+<p>
+Il domani, non sapendo se dovessi discendere
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+attesi che mi si prevenisse di quel che dovea fare:
+vennero ad annunciarmi che la colezione era pronta,
+e discesi.
+</p>
+
+<p>
+Il signor James Hawarden rientrava allora appena.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi mosse incontro tutto lieto, dicendomi:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene io sono riuscito, e sta ora e voi lo scegliere
+il cammino indicatovi ieri. Uno dei miei clienti,
+il signor Plowden, uno dei più ricchi gioiellieri di
+Londra, ha bisogno d’una damigella di magazzino.
+I vostri occhi potranno spesso far danno a’ suoi diamanti,
+ed i vostri denti alle sue perle, ma, in fede
+mia, tanto peggio per essi. Voi avrete cinque lire
+al mese dapprima, in seguito, si vedrà: dico in seguito,
+perchè non intendo che basti la raccomandazione
+che gli ho fatto per voi questa mattina. Ora
+è convenuto che voi entrate domani in funzioni;
+vi conduco da lui e vi colloco.
+</p>
+
+<p>
+Poi guardandomi dal capo ai piedi:
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo! esclamò.
+</p>
+
+<p>
+Io arrossii.
+</p>
+
+<p>
+— La mia toeletta; non è egli vero?
+</p>
+
+<p>
+— Sì; non avete un abito più fresco e un po’ più
+di moda?
+</p>
+
+<p>
+Scossi il capo.
+</p>
+
+<p>
+— Siete bella, per Dio, e non è ciò che m’inquieta;
+sareste vezzosa anche vestita di bigello e di cenci;
+ma bisogna avere una certa apparenza per entrare
+in siffatti negozi alla moda. Se vi fosse tempo da
+qui a domani...
+</p>
+
+<p>
+In quel momento la cameriera di madama Hawarden
+entrò.
+</p>
+
+<p>
+— Madama non è qui? chies’ella.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No; che volete da lei?
+</p>
+
+<p>
+— Madamigella Cecily la domanda.
+</p>
+
+<p>
+— Appunto la sarta! disse il signor Hawarden;
+pregate Cecily di attendere, e madama di venir qui.
+</p>
+
+<p>
+La cameriera uscì, e cinque minuti dopo entrò
+madama Hawarden. Io aspettava tutta confusa.
+</p>
+
+<p>
+— Ti ho fatto chiamare, amica mia, le disse suo
+marito, per chiederti se, da qui a domattina, madama
+Cecily può fare un abito a questa fanciulla.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò mi par difficile; ma, aspetta.
+</p>
+
+<p>
+Madama Hawarden mi guardò a sua volta con attenzione,
+ed appressandomisi, misurò alla mia la
+sua spalla.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che potrò trarvi d’impaccio, diss’ella.
+</p>
+
+<p>
+— M’affido a te.
+</p>
+
+<p>
+— La sarta, seguitò madama Hawarden, mi porta
+appunto un abito semplice ma elegante; madamigella
+ha la mia statura, è forse un po’ più gracile
+di me, in ogni modo se credi potremo combinarci
+così: essa potrà prendere il mio abito, e siccome io
+posso attendere, Cecily me ne farà un altro.
+</p>
+
+<p>
+Suo marito la baciò in fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Tu sei un angelo, rispos’egli; no, m’inganno
+una santa, o piuttosto l’uno e l’altra ad un tempo.
+</p>
+
+<p>
+Poi, volgendosi a me:
+</p>
+
+<p>
+— Ciò vi conviene, madamigella, e vorrete voi portare
+un abito fatto per mia moglie?
+</p>
+
+<p>
+— Ne sarò felice e orgogliosa.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Hawarden suonò il campanello.
+</p>
+
+<p>
+— Fate entrare madamigella Cecily.
+</p>
+
+<p>
+La sarta entrò.
+</p>
+
+<p>
+— Vi lascio, ripigliò il signor Hawarden, la cosa
+dee passarsi fra voi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+L’abito pareva fatto a mio dosso.
+</p>
+
+<p>
+Il domani alle dieci del mattino io era stabilita
+presso il signor Plowden, nel più bel negozio dello
+Strand, e il signor Hawarden prendeva commiato
+dal padrone del negozio, raccomandandomegli come
+fossi stata sua figlia.
+</p>
+
+<p>
+Ho certo avuto molte vesti dipoi, ma non ne ebbi
+mai una che mi facesse più bella, e mi andasse meglio
+di quella di madama Hawarden.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+</p>
+
+<h2>VII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Se il signor Hawarden avea creduto allontanarmi
+dalla tentazione, ponendomi in mezzo ai diamanti,
+agli smeraldi, ai rubbini, agli zaffiri, ed alle perle
+del signor Plowden, egli s’era di gran lunga ingannato.
+Quel dotto anatomico, che leggeva nel petto
+e nei visceri dei suoi ammalati le loro infermità fisiche,
+non avea saputo leggere nel mio cuore la infermità
+morale che lo divorava.
+</p>
+
+<p>
+Farmi toccare ad ogni istante del giorno quei mille
+gioielli d’ogni forma, che costituiscono quel superfluo,
+tanto necessario, dirò anzi indispensabile, alla
+donna veramente donna: farmeli mettere al collo,
+ai polsi, agli orecchi di creature meno belle di me,
+ma che condotte a quella fonte di luce dai loro mariti
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+o da’ loro amanti, se li portavano via per adornarsene
+ai balli, ai teatri, alle feste, era far giocare
+la polvere col fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Dieci o dodici giorni dopo il mio collocamento, il
+signor Hawarden venne a chiedere mie nuove: gli
+furono date eccellenti: il signor Plowden era soddisfattissimo
+di me; pretendeva che la maggior parte
+dei signori che venivano a far acquisto di gioielli
+per le loro mogli o le loro amanti, si servissero
+del pretesto di queste compere per veder me, e che,
+se avessero osato, ne avrebbero fatto piuttosto dono
+al mio collo ed alle mie braccia, che a quelli delle
+loro donne.
+</p>
+
+<p>
+Eravi in ciò molto di vero, nè io m’ingannava
+sull’effetto che produceva.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Hawarden, tutto lieto, chiese al suo cliente
+di permettermi di andare a trascorrere in casa
+sua la vegnente domenica, volendo egli farmi una
+sorpresa: mi ricondurrebbe il domani per tempissimo.
+Il signor Plowden acconsentì, tanto più volentieri
+quanto che la domenica a Londra non un
+magazzino è aperto; talchè la gentilezza ch’egli
+mi usava era più un vantaggio che una privazione
+per lui.
+</p>
+
+<p>
+La casa del signor Hawarden non era, come si
+sarà potuto giudicare da quel po’ che ne ho detto,
+d’una folle allegria, ma i quindici giorni trascorsi
+seduta in negozio, astretta a mostrare i gioielli, ad
+encomiare le persone che se ne adornavano, ed a
+spingere gli avventori alla generosità, mi avevano
+insegnato ad apprezzare ventiquatt’ore, se non di
+piacere, almeno di riposo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poi il signor Hawarden avea parlato di sorpresa,
+ed io chiedeva a me stessa quale poteva essere.
+</p>
+
+<p>
+La domenica mi trovai a Leicester Square all’ora
+dell’asciolvere.
+</p>
+
+<p>
+Madama Hawarden mi ricevè colla dolcezza e la
+benevolenza che le erano abituali. Era una magnifica
+giornata d’agosto: si attaccarono i cavalli alla
+vettura e andammo a passeggiare a Hyde Park.
+</p>
+
+<p>
+Non conosceva di Londra che Williers Street, Oxford
+Street, Leicester Square e lo Strand; quest’aristocratica
+gita fu dunque il principio della mia
+introduzione in un altro mondo. Quegli squadroni
+di cavalieri vestiti della ricca assisa dell’epoca,
+quelle eleganti amazzoni dalle vesti e dai veli fluttuanti,
+quegli squisiti modi dell’alta società inglese
+mi stupirono.
+</p>
+
+<p>
+Avrei dato metà del tempo che restavami a vivere,
+per condurre uno di que’ leggieri calessi, che ci
+passavan dinanzi rapidi come il turbine, o per corvettare
+con uno di quei bel cavalli nel viali riserbati
+ai cavalieri.
+</p>
+
+<p>
+Decisamente il signor Hawarden avea adoperato
+per guarirmi dall’ambizione e dall’orgoglio una cura
+che correa rischio di produrre un effetto totalmente
+contrario a quello ch’ei s’attendeva.
+</p>
+
+<p>
+Tornammo per Green Park, che traversammo a
+piedi, pel piacere del bimbo, e rientrammo a casa
+per desinare.
+</p>
+
+<p>
+Chiesi ai signor Hawarden se quella era la sorpresa
+di cui mi aveva parlato.
+</p>
+
+<p>
+— No, mi diss’egli: pare vi siate divertita al passeggio;
+ma ho assai meglio di ciò ad offerirvi; voglio
+farvi vedere Garrick.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ignorava completamente chi fosse Garrick. Non
+ebbi la debolezza di nascondere la mia ignoranza;
+gliene chiesi la spiegazione.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! è vero, mi rispos’egli, Garrick è il primo
+attore che sia mai stato al mondo.
+</p>
+
+<p>
+Spalancai gli occhi.
+</p>
+
+<p>
+— Egli recita probabilmente stasera per l’ultima
+volta, mentre per la prima esordisce una giovane
+attrice, cui promettono un grande avvenire, madama
+Siddons. Sheridan, del quale sono amico e
+chirurgo ad un tempo, mi ha serbato un palco per
+questa solennità, e, come m’ero proposto, ho voluto
+farvi partecipe di questa munificenza.
+</p>
+
+<p>
+— Come! esclamai, andrò al teatro, vedrò una
+commedia?
+</p>
+
+<p>
+— No, una tragedia, ma spero vi piacerà egualmente.
+</p>
+
+<p>
+Misi un grido di gioia, battendo l’una contro l’altra
+le mie mani come una bambina.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! quanto siete buono, signor Hawarden! Vedrò
+una tragedia! Vi saranno dunque re e regine
+sulla scena!
+</p>
+
+<p>
+— Oggi no, ma vi saranno due amanti che valgono
+un re ed una regina.
+</p>
+
+<p>
+— E qual’è il titolo di questa tragedia?
+</p>
+
+<p>
+— <i>Giulietta e Romeo</i>, uno dei quattro capo lavori
+di Shakespeare.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io la vedrò! esclamai con giubilo. Dio mio,
+quanto sono felice!
+</p>
+
+<p>
+— Orsù alla buon’ora! disse il signor Hawarden,
+è una soddisfazione il procurarvi un piacere.
+</p>
+
+<p>
+Io era di fatti in estasi: aveva udito più volte a
+parlar di teatro, ma non aveva idea di quel che
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+fosse. Alcune alunne di madama Colmann, che già
+avevano udito a recitare qualche compagnia di provincia,
+ne erano tornate tutte sorprese.
+</p>
+
+<p>
+Che sarebbe dunque a Londra?
+</p>
+
+<p>
+— A qual ora comincia? domandai al signor Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+— Alle sette e mezzo precise.
+</p>
+
+<p>
+— E finisce?
+</p>
+
+<p>
+— Presso a poco alle undici.
+</p>
+
+<p>
+— Quindi lo spettacolo dura tre ore e mezzo?
+</p>
+
+<p>
+— Ma da queste tre ore e mezzo bisogna detrarre
+gl’intermedj degli atti.
+</p>
+
+<p>
+— Assisteremo al principio, non è egli vero?
+</p>
+
+<p>
+— Saremo nel nostro palco all’alzar della tela.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Dio mio, non sono ancora che le sei!
+</p>
+
+<p>
+— Meno cinque minuti, ma il tempo passerà: Abbiamo
+qualche cosa a fare; prima il thè da prendere,
+ed ecco appunto che ci viene portato; poi la
+vostra toeletta da preparare.
+</p>
+
+<p>
+— La mia toeletta? Oh! sapete pure, signor Hawarden,
+che io non ho altro abito che questo, donatomi
+da madama; e, salvo che io non indossi una
+altra volta la famosa veste azzurra, cosa che, v’assicuro,
+non ambisco gran che....
+</p>
+
+<p>
+— L’azzurro vi sta però bene.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma non l’abito: ricordatevi che tale è stata
+appunto la vostra opinione.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! ma tutto ciò si accomoderà, spero.
+</p>
+
+<p>
+I miei occhi non si staccavano dall’oriuolo.
+</p>
+
+<p>
+— Non ritarda il pendolo? chiesi.
+</p>
+
+<p>
+— Nella famiglia Hawarden ciò non accade giammai;
+ed è perciò che, bevuto il thè, mangiato i dolci,
+ognuno entrerà nella sua camera, perchè saranno
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+le sei e mezzo, e bastano dieci minuti per andare
+da qui a Drury-Lane.
+</p>
+
+<p>
+Mangiato e bevuto, salii alla mia stanza che era
+la stessa ove avea già dormito: ignorava quel che
+vi farei durante i quaranta minuti che ci separavano
+ancora dall’istante di lasciar la casa, quando vidi
+sul letto un grazioso abito di taffettà cilestre, che
+pareva quello della peau d’âne tagliato da un lembo
+del cielo.
+</p>
+
+<p>
+Al tempo stesso la cameriera entrò.
+</p>
+
+<p>
+— Madamigella, vuol ella permettermi di aiutarla
+a vestirsi?
+</p>
+
+<p>
+Ed alzò l’abito nelle sue mani.
+</p>
+
+<p>
+Allora compresi ciò che m’era rimasto oscuro nelle
+parole del signor Hawarden: non solo egli aveva
+pensato a condurmi in teatro, ma ancora a darmi
+una veste per andarvi.
+</p>
+
+<p>
+Le lacrime mi spuntarono sul ciglio: sentiva il
+bisogno di correre a lui ed esprimergli la mia riconoscenza.
+</p>
+
+<p>
+— Ov’è il signor Hawarden? domandai.
+</p>
+
+<p>
+— Egli veste madama, onde io possa aiutare madamigella,
+acciò che ognuno sia pronto all’ora stabilita.
+</p>
+
+<p>
+Io restai muta e triste dinanzi a quella suprema
+bontà, di cui mi riconosceva del tutto indegna, e
+fin’anco incapace ad esprimere la mia gratitudine.
+</p>
+
+<p>
+Ero divenuta più astratta che impaziente; pensava
+a quell’uomo che godeva d’una stima universale,
+che era uno dei primi chirurgi di Londra, anatomico
+eminente, scienziato di prim’ordine, e che si
+dava la pena di vestire sua moglie affinchè la figlia
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+della povera serva di fattoria, l’aia dei bimbi di suo
+padre, la damigella di magazzino non giungesse
+troppo tardi allo spettacolo, e non perdesse alcun
+che della felicità che ne attendeva.
+</p>
+
+<p>
+Avvi nel genio una misericordiosa bontà pe’ piccoli,
+una suprema benignità pe’ deboli, che lo avvicina
+alla onnipotenza di Dio.
+</p>
+
+<p>
+Alle sette ed un quarto battè egli stesso alla mia
+porta.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, mi chies’egli, siamo presti?
+</p>
+
+<p>
+Io gli afferrai vivamente la mano, e prima che
+egli avesse tempo di indovinare la mia idea, gliela
+baciai.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi guardò: doveva essere senza dubbio assai
+bella, perchè con un muover di spalle pieno
+d’affettuosa pietà:
+</p>
+
+<p>
+— Confessa, diss’egli, additandomi a sua moglie,
+che usciva in quel momento dalle sue camere,
+confessa che la sarebbe pure una grave sventura
+se questo portento della creazione si avviasse al
+male?
+</p>
+
+<p>
+Poi, come pentendosi d’aver dato questo alimento
+al mio orgoglio:
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, andiamo, soggiunse; in carrozza: ho
+promesso a questa fanciulla che arriveremmo prima
+dello alzar della tela.
+</p>
+
+<p>
+Difatti ci sedevamo nel nostro palco al momento
+in cui cominciava la sinfonia; ebbi tempo di volgere
+uno sguardo all’intorno. Sheridan, che era il
+direttore del teatro, lo avea fatto addobbare a nuovo
+dal primo decoratore di Londra.
+</p>
+
+<p>
+Avremmo potuto crederci in un palazzo di fate.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io, abbagliata dalla luce, magnetizzata dalla musica,
+affascinata dall’oro, dai diamanti e dai fiori,
+non potendo comprendere come si riunissero tante
+ricchezze senza rovinare l’universo, mi sentiva incapace
+di dire e di comprendere dove mi fossi.
+</p>
+
+<p>
+Il sipario si alzò, ed io non vidi più altro che una
+pubblica piazza in Verona.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+</p>
+
+<h2>VIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Coloro che mi hanno seguita in tutte le fasi della
+mia oscura ed ignorante fanciullezza, possono farsi
+un’idea dell’effetto prodotto in me da questa rappresentazione
+di Giulietta e Romeo, recitata dal più
+gran tragico che già vantasse l’Inghilterra, e dalla
+più gran tragica che dovea vantare in avvenire. Il
+mio cervello, bianco ancora come le pagine d’un
+vergine libro, ricevette tutte le impressioni di poesia,
+d’affetto, di pietà, d’orrore, racchiuse in quell’ammirabile
+poema, le quali, incidendosi nel mio
+spirito, portarono tutti i miei sensi al più alto grado
+d’entusiasmo e d’esaltazione.
+</p>
+
+<p>
+Aveva appunto l’età di Giulietta; era bella ed appassionata
+com’essa: compresi quel subito amore da
+lei sentito pel giovine Montecchio, che le fa esclamare
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+nella previsione d’una prossima morte, il primo
+giorno, o piuttosto la prima notte del loro abboccarsi.
+</p>
+
+<p>
+— «Corri, nutrice, corri; informati s’egli è ancor
+libero, chè ove fosse ammogliato, oimè, te lo giuro,
+la bara sarebbe il mio letto nuziale.»
+</p>
+
+<p>
+Il signor Hawarden contava sul mio viso le fluttuazioni
+del cuore e l’abile psicologo vi leggeva tutte
+le mie impressioni: era per lui uno studio curioso,
+misto a quella dolce soddisfazione che ispira la vista
+del piacere o della felicità altrui procacciata.
+</p>
+
+<p>
+E, difatti, il mio piacere e la mia felicità eran
+grandi: quando vennero le scene del balcone, tanto
+poetica la prima, tanto appassionata la seconda, io,
+strette le mani sul cuore a comprimerne i battiti,
+anelante, coll’occhio immobile, il respiro sospeso,
+avrei voluto, siccome Giulietta, rattenere e nello
+stesso tempo spingere fuor dalla scena Romeo.
+</p>
+
+<p>
+Si giudichi dunque a qual grado di terrore io
+giungessi quando Giulietta, bevuto il filtro che
+deve addormentarla, trema pensando al suo destarsi
+sola nel sepolcro de’ suoi avi, in mezzo ai defunti,
+e all’idea di veder questi morti uscire dalle
+loro tombe.
+</p>
+
+<p>
+Poi venne la catastrofe, catastrofe che mi produsse
+tanto maggiore effetto, perchè nuova, non solo a me,
+ma agli altri uditori. Si sa che, nella tragedia primitiva
+originale di Shakespeare, Romeo muore accanto
+all’avello di Giulietta, ignorando ch’ella è
+soltanto addormentata, e Giulietta non riprende i
+sensi che dopo morto Romeo.
+</p>
+
+<p>
+Per un lampo di genio drammatico, Garrick ha
+visto, o piuttosto ha divinato, a fianco di quale terribile
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+scena il gran Drammaturgo sia passato, senza
+avvedersene; ed ha svegliata Giulietta al momento
+in cui Romeo, credendola morta, si è avvelenato:
+invece di far le due morti isolate e, per conseguenza,
+solitarie, egli ha dato ai due amanti una stessa
+agonia, che finisce per l’uno col veleno, per l’altra
+col pugnale. E con questa intuizione egli ha portato
+la scena dal dolore alla disperazione, dal bello
+al sublime.
+</p>
+
+<p>
+Al momento in cui Giulietta si uccide, io mi rovesciai
+all’indietro e svenni, mentre la intera adunanza,
+ringraziando Garrick della sua prodigiosa invenzione,
+e dello splendido talento onde avea fatto
+mostra, ruppe in applausi.
+</p>
+
+<p>
+Il mio deliquio non fu pericoloso: con un po’ di
+acqua fresca tornai in me: non seppi che prendere
+e stringere le mani del signor Hawarden, e, senza
+punto curarmi della convenienza o della sconvenevolezza
+dell’atto, mi gettai nelle braccia di sua moglie
+e la baciai.
+</p>
+
+<p>
+Tornammo in casa: la cena era imbandita, ma,
+come è facile comprenderlo, io non pensai a gustarne;
+aveva gli occhi pieni di luce, la mente piena di
+poesia, il cuore pieno d’amore e di lacrime.
+</p>
+
+<p>
+Chiesi al signor Hawarden il permesso di ritirarmi
+nella mia camera; egli me l’accordò, poi, prendendo
+un libro dalla sua biblioteca, e ponendomelo in
+mano:
+</p>
+
+<p>
+— So quel che volete, diss’egli; vorreste far ritorno
+in teatro; ebbene, andatevi.
+</p>
+
+<p>
+E mi diede un libro.
+</p>
+
+<p>
+Era un volume di Shakespeare, ove trovavasi la
+tragedia di Giulietta e Romeo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<p>
+Trassi un grido di gioia; il signor Hawarden avea
+divinato il più ardente desiderio del mio cuore, e lo
+avea prevenuto.
+</p>
+
+<p>
+Mi slanciai nella mia stanza, e, adagiatami sopra
+una sedia a bracciuoli, rilessi dal primo all’ultimo
+verso la produzione.
+</p>
+
+<p>
+Poi tornai alle scene principali, alle scene d’amore
+fra Giulietta e Romeo, cominciando da quella
+del ballo a quella delle tombe.
+</p>
+
+<p>
+Io era incapace di apprezzare il genio che avea
+creato questo capolavoro di dramma e poesia, ma
+il mio cuore pieno di gioventù, di speranza e d’amore,
+suppliva alla scienza colla intuizione.
+</p>
+
+<p>
+D’altronde, non aveva nulla dimenticato, nè un
+gesto dell’attore, nè un accento dell’attrice: e qual
+attore? Quale attrice? Garrick e madama Siddons!
+</p>
+
+<p>
+Verso le tre del mattino, col cuore e la testa in
+fuoco, ma vinta dalla stanchezza, mi coricai. Fui
+per sognare ch’io era Giulietta, per stringermi fra
+le braccia un Romeo ideale, e morire con lui di dolore
+e d’amore.
+</p>
+
+<p>
+È vano il dire in quale disposizione di spirito io
+rientrassi il domani al magazzino. Avea chiesto al
+signor Hawarden il permesso di portar meco il magico
+libro, che io mi teneva stretto al cuore, quasi
+temessi che la poesia di cui era copioso, gli prestasse
+le ali per isfuggirmi. Oh! come i riguardi
+ch’io era astretta di usare agli avventori, le adulazioni
+che la mia posizione mi obbligava a far loro,
+le lodi alle merci che io loro offeriva, come pesarono
+al mio cuore e parvero basse al mio orgoglio!
+Esser bella quanto Giulietta, avere un cuore pieno
+d’amore e di poesia quanto il suo, e provar gioielli
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+in un negozio, fosse anche quello del primo gioielliere
+di Londra, invece di strascinare un abito di
+broccato in un ballo, invece di scambiare parole
+d’amore con un bel cavaliere dall’alto al basso d’una
+finestra, invece di ascoltare il canto degli uccelli e
+discutere coll’uomo del cuore, se sia quello del rosignuolo
+o dell’allodola. Eravi, bisogna convenirne,
+un abisso da quel che era a quel che poteva essere,
+dal sogno alla realtà.
+</p>
+
+<p>
+Non osai leggere nel giorno: e, l’avessi ardito, il
+tempo mi sarebbe mancato, essendo il negozio del
+signor Plowden uno dei meglio avviati di Londra,
+ed io occupatissima per conseguenza: attesi con
+impazienza le dieci della sera, ora in cui chiudevasi.
+</p>
+
+<p>
+Appena chiuso, salii alla mia camera.
+</p>
+
+<p>
+Non mi limitai più a leggere: aveva in una notte
+imparato a memoria quasi tutto il dramma; le
+scene soprattutto di Giulietta m’erano rimase parola
+per parola nello spirito, e rammentava non
+solo i versi ma il tuono di voce con cui la grande
+attrice che rappresentava Giulietta, li avea pronunciati.
+</p>
+
+<p>
+Allora mi studiai a riprodurre i gesti e le intonazioni,
+ma, orgogliosa ch’io m’era, per quanto perfetta
+mi fosse sembrata madama Siddons quando la
+vedeva e l’udiva, parevami, nel ridire quelli stessi
+versi, ch’ella avrebbe potuto giungere ad una maggior
+dolcezza di voce. Difatti, madama Siddons, come
+ebbi agio di giudicare in seguito, perfetta veramente
+nelle parti di Lady Machbeth e di Lady
+Hamlet, lasciava qualche cosa a desiderare in quelle
+più dolci, più affettuose, più varie di Giulietta e
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+Desdemona. — Ebbene, questa grazia del corpo, questo
+incanto della voce, pareva a me che la natura
+me lo avesse largito. La mia persona pieghevole,
+alta, armoniosa, poteva colle sue naturali ondulazioni
+giungere a quella perfezione di languore e di
+flessibilità che gl’italiani dinotano coll’intraducibile
+nome di morbidezza. Parevami di avere, cosa assai
+rara, la voce dolce e tragica: il mio viso, posso
+dirlo oggi, era tanto atto ad esprimere ogni impressione
+che, anche riproducendo le sensazioni più
+facili, era nella tristezza una melanconia, nella
+gioia un abbagliamento. Se la trasparenza del mio
+animo era già un po’ offuscata, il mio corpo era
+ancor puro; e la mia bellezza aveva quell’aureola
+d’incontrastabile innocenza, che fa rispettare, per
+quanto ignuda, la Venere dei Medici. In una parola,
+io seminava già il fuoco, ma non ardeva ancora.
+</p>
+
+<p>
+Trascorsi una parte della notte a declamare e a
+gestire dinanzi un piccolo specchio, che riproduceva
+appena la quinta o sesta parte della mia persona.
+</p>
+
+<p>
+Il domani madama Plowden, sia ingenuamente,
+sia ironicamente, mi chiese se io aveva l’abitudine
+di parlare ad alta voce sognando: i miei vicini di
+soffitta essendosi lagnati che io avea loro impedito
+di dormire, ella mi pregava a moderare gli slanci
+della mia voce, sia parlando desta, che in sogno.
+</p>
+
+<p>
+Era un dirmi di rinunciare alla sola gioia vera
+che fosse venuta a visitarmi dacchè io era al mondo.
+</p>
+
+<p>
+Continuai i miei studi notturni, ma sottovoce. La
+maggior illusione che mi sorridesse era quella di
+presentarmi ad un impresario, e farmi da lui scritturare:
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+pensava pure di farmi raccomandare a Sheridan,
+di cui non aveva obliato il nome, quantunque
+a quell’epoca non avessi alcun’idea della celebrità
+che lo accompagnava; ma come fare una simile domanda
+al signor Hawarden? Come aver la forza di
+dirgli che io voleva lasciare il negozio del signor
+Plowden, per farmi attrice? Che voleva abbandonare
+la via retta ch’egli mi aveva aperta per quella tortuosa
+che avea creduto di chiudermi? Questa forza, io
+lo sentiva bene, non l’avrei mai trovata in me stessa.
+</p>
+
+<p>
+Che fare?
+</p>
+
+<p>
+Attendere: rimettermi a qualcuno di quegli strani
+avvenimenti che mutano ad un tratto l’avvenire
+d’una vita, e aggrapparmi nel naufragio al fragile
+sostegno della speranza.
+</p>
+
+<p>
+Quindici giorni decorsero di tal fatta, e furono
+forse i più dolorosi che io avessi ancora passati.
+</p>
+
+<p>
+Era da più d’un mese presso il signor Plowden e
+da quindici giorni almeno provava i tormenti che
+ho tentato descrivere, quando un’elegante vettura
+fermossi dinanzi alla porta, e un lacchè vestito d’una
+livrea grigia e rossa aprivane lo sportello, che dava
+adito ad una donna abbigliata con ammirabile ricercatezza.
+</p>
+
+<p>
+Appena ebbi volti gli occhi su questa donna, poco
+mancò non gettassi un grido.
+</p>
+
+<p>
+Era miss Arabella.
+</p>
+
+<p>
+Ella entrò in negozio col suo incedere risoluto ed
+altero; si sarebbe detta la regina della moda e della
+ricchezza, o meglio ancora, la stessa Fortuna.
+</p>
+
+<p>
+Ella mi vide, incrociò col mio il suo sguardo, ma
+non un muscolo del suo volto indicò che mi avea
+riconosciuta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ciò non mi sorprese: senza dubbio non le era
+stato detto ch’io fossi andata da lei ed ella mi credeva
+sempre nel ducato di Galles, supponendo però
+che mi ricordasse, la sola cosa che potesse attirare
+i suoi sguardi su me, vedendomi a Londra, nel magazzino
+del gioielliere Plowden, era uno stupore
+cagionato dalla somiglianza.
+</p>
+
+<p>
+Ma questo stupore ella nol fe’ in modo alcuno manifesto.
+</p>
+
+<p>
+Chiese le si mostrassero de’ gioielli, e quantunque
+fossi io che glieli esibissi, ella non mi volse la parola
+che come ed una straniera che le fosse stata
+perfettamente sconosciuta.
+</p>
+
+<p>
+Preferì un fregio di smeraldi attorniato di diamanti,
+del valore di tre mila lire sterline.
+</p>
+
+<p>
+Fatta la scelta:
+</p>
+
+<p>
+— Mandate questo fregio al mio palazzo oggi alle
+cinque, diss’ella, colla fattura e la quitanza.
+</p>
+
+<p>
+Poi, additandomi con un semplice sguardo:
+</p>
+
+<p>
+— Madamigella mi porterà il tutto, soggiunse.
+</p>
+
+<p>
+Mi sentii correre un brivido pel corpo.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Plowden, riconducendola con ogni sorta
+di cerimonie fino alla sua carrozza, le promise che
+sarebbe stata obbedita.
+</p>
+
+<p>
+— Madamigella, e non un’altra, ripigliò miss Arabella
+prima di salire; intendete, signor Plowden, o
+altrimenti non pago il vostro gioiello e ve lo rimando
+per non comprare più mai nulla da voi.
+</p>
+
+<p>
+— La S. V. stia tranquilla, rispose il signor Plowden,
+che sarà fatto com’ella desidera.
+</p>
+
+<p>
+Miss Arabella fe’ un cenno, e la carrozza partì a
+galoppo.
+</p>
+
+<p>
+Io era annichilita: quell’inaspettato avvenimento,
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+che io invocava senza poter specificare, come quelle
+magiche evocazioni improvvisate dalla bacchetta
+d’una fata, era accorso alla mia chiamata. Io non
+aveva cercata miss Arabella che mi avea rinvenuta:
+qualunque cosa derivasse da quest’incontro, io non
+mancava alla parola data al signor Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+Alle cinque il signor Plowden fe’ venire una vettura,
+non stimando prudente di lasciarmi andar a
+piedi per Londra con un astuccio di tanto valore.
+Era il momento decisivo. Si appiccò in me una lotta
+violenta; fui sul punto di pregare il signor Plowden
+a risparmiarmi la tentazione; ma il tentatore mi
+stava nell’animo, — e vinse.
+</p>
+
+<p>
+La carrozza si fermò ad Oxford Street, n. 23.
+Riconobbi la palazzina col giardino al fondo e lo
+Svizzero sulla porta. Egli suonò colla stessa maestà,
+e la stessa cameriera comparve. Dissi che veniva
+per parte del signor Plowden; l’ordine era dato di
+farmi entrare.
+</p>
+
+<p>
+Miss Arabella stava in un salottino bianco e oro,
+tappezzato di raso azzurro; vestita riccamente alla
+foggia turca, con un’acconciatura di zecchini sul
+capo, un giubbettino di velluto color ciriegia ricamato
+in oro, che lasciava scorgere una parte del
+petto; i suoi piedi ignudi calzavano pantofole orientali
+color ciriegia e d’oro come il cinto.
+</p>
+
+<p>
+Era seduta o piuttosto sdraiata sopra dei cuscini.
+</p>
+
+<p>
+Fe’ cenno a mistress Northon di chiuder la porta
+e lasciarmi sola con lei.
+</p>
+
+<p>
+— Madama, le diss’io con voce tremula e senza
+ardire d’alzar gli occhi, ecco il fregio che voi avete
+scelto dal signor Plowden ed il conto da voi richiesto.
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+Il signor Plowden vi fa dire che non avrebbe
+mandato il conto se l’ordine vostro non....
+</p>
+
+<p>
+Ella m’interruppe.
+</p>
+
+<p>
+— Siete dunque voi, piccola ingrata, disse; appressatevi.
+</p>
+
+<p>
+La bellezza ha sempre avuto su me una potenza
+suprema, e miss Arabella era per vero d’una splendida
+bellezza.
+</p>
+
+<p>
+Me le avvicinai, e mi posi in ginocchio come avrei
+fatto davanti a Venere, nel tempo in cui gli Dei
+scendevano in terra, se fossi stata una fanciulla di
+Pafo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! madama, le dissi, completamente soggiogata,
+voi mi giudicate male. La mia prima visita a
+Londra fu per voi: si fu per seguirvi, per obbedirvi,
+per servirvi in ginocchio, come lo fo in questo momento,
+che io venni a Londra: vi sarà stato, spero,
+consegnato il mio nome, ma voi stessa lo avrete
+certo posto in obblio.
+</p>
+
+<p>
+— Venite qui, mi diss’ella, e, prendendomi per
+mano, mi fe’ sedere su’ cuscini. Vedete pure, al
+contrario, che non vi ho dimenticata, giacchè vi
+ho seguita fino al magazzino di quell’orribile ebreo
+per nome Plowden. Ma perchè non siete tornata al
+palazzo?
+</p>
+
+<p>
+Abbassai gli occhi, perchè stavo per mentire.
+</p>
+
+<p>
+— Temevo che non foste ancora di ritorno.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè avete proibito in casa Hawarden che
+mi si desse il vostro indirizzo?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! non l’ho mai proibito, esclamai vivamente:
+fu senza dubbio il signor Hawarden che....
+</p>
+
+<p>
+Ella m’interruppe.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che ha voluto salvare la vostra virtù, la quale,
+a parer suo, correa pericolo presso di me.
+</p>
+
+<p>
+Chinai gli occhi arrossendo.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, voi non sapete ancora mentire: è letteralmente
+quel che io aveva indovinato.
+</p>
+
+<p>
+E suonò il campanello. Madama Northon rientrò.
+</p>
+
+<p>
+— Prendete, diss’ella, dandole un pacchetto di biglietti
+di banca già pronti: portate ciò al signor
+Plowden, e ditegli che io tengo il fregio e la persona
+che lo ha portato.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! madama, esclamai; come volete....
+</p>
+
+<p>
+— Vorreste voi farmi credere che rimpiangiate il
+magazzino del signor Plowden e il posto di damigella
+da bottega? Andiamo, via, sarebbe un annientare
+le mie credenze in fisionomia. Qui, mia
+cara, soggiunse ridendo, potrete declamare a vostro
+bell’agio; nessuno si lagnerà che voi parliate
+sognando....
+</p>
+
+<p>
+— Come, voi sapete...
+</p>
+
+<p>
+— Sono assai curiosa: la curiosità, lo sapete, è il
+peccato delle belle donne. Dico dunque che potrete
+declamare a vostro bell’agio, senza contare
+che anderete in teatro ogniqualvolta vi piacerà.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! davvero, madama?
+</p>
+
+<p>
+— Non è un gran favore ch’io vi faccio: ho un
+palco annuo che è sempre vuoto; ne profitterete a
+piacer vostro.
+</p>
+
+<p>
+Rivolgendosi a madama Northon:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, che fate voi là, mia cara?
+</p>
+
+<p>
+— Farò osservare a V. S. ch’ella attende una visita
+dalle cinque alla sei, e se vado io stessa dal
+signor Plowden, la persona può venire mentre io
+sono assente, e non troverà alcuno che la introduca.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Avete ragione: mandate Tom. Se quella persona
+viene, voi la pregherete d’aspettare un momento
+in salotto, e mi farete avvertita; andate.
+</p>
+
+<p>
+Mistress Northon uscì.
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo i diamanti, disse miss Arabella, con
+tuono svogliato.
+</p>
+
+<p>
+Le presentai l’astuccio.
+</p>
+
+<p>
+— Sono veramente belli.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! ne ho già tanti, mio Dio; ma Giorgio mi
+ha detto ieri che la pietra di sua preferenza è lo
+smeraldo, e bisogna pure far qualche cosa per coloro
+che vi... oh! la brutta parola che m’era venuta
+alle labbra! stavo per dire, che vi pagano, invece
+di dire, che vi amano.
+</p>
+
+<p>
+Io la guardai: una specie di sudor freddo mi
+correva per la fronte: cominciavo a credere che il
+signor Hawarden avesse avuto ragione; ma era
+troppo tardi.
+</p>
+
+<p>
+— Aiutatemi a mettere questo fregio, mi diss’ella.
+</p>
+
+<p>
+E mi porse il suo collo, poi gli orecchi, poi le
+braccia.
+</p>
+
+<p>
+Mi era io innalzata, od aveva disceso, passando
+del negozio dello Strand al palazzo della via Oxford?
+Là, era la serva del pubblico, qui la cameriera di
+miss Arabella.
+</p>
+
+<p>
+Avevo appena affibbiato il secondo braccialetto,
+quando madama Northon rientrò.
+</p>
+
+<p>
+— È lui, diss’ella.
+</p>
+
+<p>
+— Dov’è?
+</p>
+
+<p>
+— Nel salotto.
+</p>
+
+<p>
+— Conducete madamigella all’appartamento che
+guarda sul giardino, e vegliate acciò non abbia a
+mancarle nulla. Incaricate Sara del suo servizio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mistress Northon aprì una porticina celata nell’intavolato
+e m’invitò a seguirla, mentre miss Arabella,
+alzatasi e fatti alcuni passi verso il salotto,
+diceva colla maggior dolcezza di voce:
+</p>
+
+<p>
+— Entrate, mio caro principe.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+</p>
+
+<h2>IX.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Il mio appartamento componevasi di tre belle camerette
+che guardavano sul giardino: avevano l’altezza
+dei mezzanini comuni. Il balcone di quella
+del mezzo, tutto ricoperto di edera e di vite, prolungavasi
+a mo’ di terrazzo dinanzi alle finestre
+delle altre stanze, sotto a grandi alberi verdeggianti
+e frondosi.
+</p>
+
+<p>
+La vista di questo poggiuolo fe’ balzarmi il cuore
+di gioia: mi ricordò la decorazione del secondo atto
+di Giulietta e Romeo: a mezzanotte, al chiaror della
+luna, con un accappatoio bianco, affacciata a questo
+balcone, nulla m’impediva di credermi Giulietta:
+non mancavami che un Romeo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+</p>
+
+<p>
+Appena mi vidi sola, pensai al nuovo mutamento
+fattosi nella mia vita, alla fatalità che mi spingeva,
+ed all’avvenire verso cui era trascinata. Certo, un
+volere più forte del mio disponeva della mia esistenza,
+senza lasciarmi tempo di resistergli.
+</p>
+
+<p>
+Dapprima, un inaspettato sussidio del conte di Halifax
+mi toglie all’umile mia posizione ed alla mia ignoranza
+natía, per darmi un principio d’educazione più
+nocivo forse che utile; poi, questo soccorso mi manca,
+e il destino mi spinge in seno ad una buona
+ed onesta famiglia puritana, ove credo per qualche
+tempo fissata la mia vita, quando lo inaspettato incontro
+di Amy Strog, non crea, ma sviluppa con
+tal forza nel mio spirito nuovi progetti, che tento
+invano resistere alla mano che mi trascina, e vengo
+a Londra rispondendo all’appello d’una donna sconosciuta.
+La Provvidenza, che degna abbassare il
+suo sguardo infino a me, svia questa donna dal mio
+sentiero, e trovo, in luogo suo, un uomo dal cuore
+nobile, una donna dall’animo compassionevole e
+dolce; per essi io m’innalzo in un momento dallo
+stato di straniera a quello d’amica. Mi si cerca,
+mi si trova un posto, tanto più alto di quello ch’io
+occupava presso il signor Hawarden padre, quanto
+questo era già superiore alla mia prima posizione
+presso madama Davison. Da guardiana di montoni
+giungo ad essere damigella di fiducia d’uno dei più
+ricchi gioiellieri di Londra, e qui, la fatalità cui
+ho sfuggito, mi ritrova, mi avvinghia di nuovo, e
+mi getta, senza che io abbia il tempo d’accorgemene,
+in quella via tortuosa della quale il signor Hawarden
+mi ha fatto una così triste pittura.
+</p>
+
+<p>
+Che fare?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+</p>
+
+<p>
+È ancor tempo: correre dal signor Hawarden, fuggendo
+questa casa perduta; dirgli tutto, confessargli
+tutto, anche il mio desiderio di farmi attrice;
+pormi sotto la di lui protezione e dirgli: — Eccomi,
+salvatemi, salvatemi; e ciò prima che trascorra la
+notte, chè decorsa una notte sulla mia assenza, tutto
+è perduto.
+</p>
+
+<p>
+O restare; lasciar la navicella, seguire il corso
+dell’acqua che la trascina, senza pilota e senza governale,
+in mezzo alle onde ed ai turbini che la
+spingono all’Oceano, vale a dire all’ignoto, forse al
+meraviglioso Cattai di Marco Polo, ma forse ancora
+ai geli del Polo.
+</p>
+
+<p>
+Ma qual differenza fra la vita di questa donna
+che ha magnifici cavalli, splendide vetture, lacchè
+riccamente vestiti, un sontuoso palazzo, gemme a
+profusione e un amante cui dice: — Entrate, mio
+caro principe, io vi attendo, e l’esistenza di questa
+povera figlia di banco, che si alza alle otto del mattino,
+passa le sue giornate a toccar fregi, di cui le
+sue mani non serbano che l’impronta, e gli occhi
+il riflesso; che si corica alle dieci, non osando neppure
+declamare qualche verso di Shakespeare nella
+sua camera, per tema che i vicini se ne lagnino ed
+il suo padrone le chieda se parla dormendo.
+</p>
+
+<p>
+Oh mio Dio, Signore! Sante sono quelle che hanno
+la forza di resistere al torrente, ma degne di scusa,
+nella posizione che le leggi umane lor fanno in società,
+scusabili assai, o mio Dio, sono quelle che
+si lascian da esso trascinare!
+</p>
+
+<p>
+Oimè! io fui di queste! La sera trascorse: venne
+la notte senza che io avessi il coraggio di nulla decidere:
+avrei almeno dovuto scrivere al signor Hawarden;
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+avrei dovuto dirgli di baciare per me i piedi
+della sua degna consorte: non solo mi rifugiai da lui,
+non solo non gli scrissi, ma, vergognosa di rivederlo,
+evitai il suo incontro, e sentendo che il ricordo
+stesso di lui m’era un rimorso, mi studiai a
+dimenticarlo, e non potendo riuscirvi, tentai almeno
+sbalordirmi.
+</p>
+
+<p>
+Fu la mia seconda ingratitudine!
+</p>
+
+<p>
+Eppure mancò ben poco che non facessi tutto all’opposto:
+voleva scrivergli: entrai in un piccolo gabinetto
+ove avea visto uno scrittoio, nel quale sperava
+trovare l’occorrente: ma non vi rinvenni altro
+che un libro: machinalmente lo apersi e vi lessi:
+Clarice Harlowe.
+</p>
+
+<p>
+Non sapevo che fosse un romanzo, come ignoravo,
+venendo a Londra, quel che fosse teatro. Apersi
+il libro, o piuttosto schiusi una nuova porta in quell’incognito
+e fantastico mondo, nel quale ero entrata
+il giorno, in cui il sipario d’un teatro s’era alzato
+dinanzi ai miei occhi.
+</p>
+
+<p>
+Questo romanzo, che assicurasi scritto con uno
+scopo morale, produsse in me un effetto opposto d’assai
+a quello propostosi dall’autore. Lovelace invece
+di apparirmi un infame seduttore, mi parve un gentiluomo
+seducente. Invidiai le sventure di Clarice
+Harlowe a prezzo della felicità ch’ella aveva avuta
+in amore; e mi sentii presta ad arrischiare gli stessi
+suoi casi, a cimento di cadere nelle stesse avversità.
+</p>
+
+<p>
+Dall’istante in cui il libro mi cadde fra mani, dall’istante
+in cui l’ebbi aperto, non pensai più nè a
+scrivere al signor Hawarden, nè a tornare dal signor
+Plowden. La fata mi avea tocca di nuovo
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+colla sua magica verga, ed io non mi apparteneva
+più.
+</p>
+
+<p>
+Mistress Northon venne a chiedermi se voleva discendere
+per bere il thè, e mi trovò assorta nella
+mia lettura. Le chiesi se era un ordine di miss Arabella,
+o un invito di lei mistress Northon; ella mi
+rispose che miss Arabella avea gente nel suo appartamento,
+e probabilmente non pensava a me. La
+pregai allora a mandarmi in camera il thè ed i sandwich,
+che comporrebbero la mia merenda e la mia
+cena, e a lasciarmi alla mia lettura.
+</p>
+
+<p>
+Un momento dopo, senza che il suo entrare ed
+uscire mi facessero alzar gli occhi dal libro, udii il
+lacchè portarmi quel che avevo richiesto: gli feci
+segno di porre il tutto sopra un tavolo e d’andarsene.
+</p>
+
+<p>
+Siccome ei non chiedeva probabilmente meglio che
+di non servirmi, obbedì tosto.
+</p>
+
+<p>
+Chiusi la porta quasi temessi di venir disturbata.
+</p>
+
+<p>
+Obliai il thè, mistress Northon, miss Arabella, il
+mondo intero: ero divenuta Clarice Harlowe, come
+prima mi sentivo Giulietta.
+</p>
+
+<p>
+Ma due o tre ore dopo una tanto ostinata lettura,
+si fe’ tale un caos nella mia mente, il sangue mi
+affluì con forza tale al cervello, che provai imperioso
+il bisogno di prender aria.
+</p>
+
+<p>
+Apersi la finestra e andai a sedermi sopra uno
+degli scanni di pietra del poggiuolo.
+</p>
+
+<p>
+Era una bella notte d’estate: una di quelle notti
+che Shakespeare scelse a popolare d’uno dei suoi
+sogni.
+</p>
+
+<p>
+Il chiaror della luna, adombrato dagli alberi del
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+giardino, marezzava il verde tappeto delle zolle e
+l’acqua tranquilla della fontana: il rosignuolo di
+Giulietta cantava in un cespuglio. Era una dì quelle
+notti che più inebbrianti del sole più ardente, maturano
+l’amore in un vergine cuore.
+</p>
+
+<p>
+A traverso le seriche cortine, vedevansi le finestre
+dell’appartamento di miss Arabella, splendidamente
+illuminato: udivansi gli accordi di un’arpa
+e il suono indistinto d’una voce di donna.
+</p>
+
+<p>
+Non avevo mai udito l’armonia delle corde del divino
+istrumento: quelle vibrazioni quasi soffocate
+dall’ostacolo che loro impediva di giungere fino a
+me, avevano un’infinita dolcezza: l’arte e la natura
+si univano per dare un concerto ai miei sogni: era
+il rosignuolo di Giulietta, era l’arpa di Clarice che
+dicevanmi ad una volta: Tutto ama; noi abbiamo
+amato; ama tu pure.
+</p>
+
+<p>
+Tutt’a un tratto spalancossi una finestra e una
+parte del giardino ne rimase illuminata, lasciando
+me nell’ombra, di modo ch’io poteva veder non vista.
+Vi si affacciò una donna, quella donna era miss
+Arabella.
+</p>
+
+<p>
+Mi mossi per ritirarmi, ma comprendendo che io
+non poteva essere scorta, rimasi al mio posto.
+</p>
+
+<p>
+Colla luce un soave profumo si sparse al di fuori.
+Sentii quindi una voce domandare.
+</p>
+
+<p>
+— Dove siete, Arabella?
+</p>
+
+<p>
+— Qui, monsignore, rispose miss Arabella.
+</p>
+
+<p>
+— Che andate voi facendo alla finestra, mia diletta
+regina?
+</p>
+
+<p>
+— Bruciavo e cerco un refrigerio.
+</p>
+
+<p>
+Dietro a lei comparve allora un leggiadro giovanetto,
+un ragazzo quasi, e venne ad appoggiarsi
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+coi gomiti sul davanzale; la testa dell’una era sì
+vicina a quella dell’altro, che i capelli ondeggianti
+di miss Arabella celavano mezzo il volto del ragazzo,
+confondendosi coi di lui biondi ricci.
+</p>
+
+<p>
+Il giovanetto altri non era, se non il principe di
+Galles, che fu di poi re Giorgio IV.
+</p>
+
+<p>
+Ei presele con ambe le mani i capelli, e li baciò
+appassionatamente.
+</p>
+
+<p>
+Porgevo attenta l’orecchio per sentir quel che si
+dicessero; ma parlavano tanto piano, che le parole
+loro non giungevano sino a me; udii soltanto lo
+scoccar di uno o due baci, quindi il giovane cinse
+colle braccia la vita di miss Arabella e la condusse
+nelle stanze. La finestra si chiuse, le cortine furono
+calate; l’amorosa e poetica apparizione era svanita
+lasciandomi immersa in un languore fin allora a me
+del tutto ignoto.
+</p>
+
+<p>
+L’usignuolo seguitava a cantare, ma gli accordi
+dell’arpa erano dismessi.
+</p>
+
+<p>
+Mi sovvenni della seconda scena di amore fra
+Giulietta e Romeo, e parevami di aver impressi in
+cuore accenti ancor più dolci di quelli ch’avevanmi
+colpito al teatro; pure esitai, sebbene sentissi il bisogno
+di sfogarmi con quella ammirabile poesia
+di Shakespeare. Non sapeva risolvermi a turbare
+questo silenzio, rotto soltanto dai gorgheggi dell’usignuolo,
+e dall’ineffabile rumore, che nelle
+trasparenti tenebre delle notti di estate rassomiglia
+al batter delle ali di Oberon e Titania.
+</p>
+
+<p>
+Eppure, mio malgrado, tanta era in me la piena
+degli affetti, che proruppi in questo primo verso:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Partir già vuoi? Non viene il giorno ancora.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poi, tremante, mi guardai attorno; era ben sola,
+e d’una voce più accentata continuai:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Fu l’usignuol, non già la lodoletta,</p>
+<p class="i01">Ch’or ti feriva il timoroso orecchio:</p>
+<p class="i01">Là sovra il melograno, ad ogni notte,</p>
+<p class="i01">Ei se’n viene a cantar. Credilo, o caro,</p>
+<p class="i01">Fu l’usignuol.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Mi fermai ansante, mi parve d’aver udito il rumore
+d’una finestra che s’apriva dalla parte del giardino.
+</p>
+
+<p>
+Guardai dalla parte che supponeva venuto il rumore;
+ma non vidi niente: tutto era calmo, tutto
+sembrava solitario. Avea provato un immenso piacere
+a sentire il suono della mia voce, e continuai,
+rispondendo per l’assente Romeo:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i08"> La lodoletta ell’era,</p>
+<p class="i01">La nunzia del mattin, non l’usignuolo:</p>
+<p class="i01">Vedi, amor mio, di striscia invida ortale</p>
+<p class="i01">Le sparse nubi là nell’orïente:</p>
+<p class="i01">Le notturne facelle omai consunte,</p>
+<p class="i01">Ve’ il giocondo mattin, che coll’estremo</p>
+<p class="i01">Piè tocca i monti nebulosi! — È forza</p>
+<p class="i01">Ch’io parta e viva, ovver rimanga e muoia.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Superato questo primo timore, inebriata dalla melodia
+della mia voce, proseguii a declamare, con tutta
+la maggior espressione possibile, la scena fino alla
+fine. Venne il mio turno e con tutta l’anima mia,
+come se Romeo fosse stato presente per intendermi,
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+o come se avessi avuto qual spettatore un pubblico
+per applaudirmi, risposi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Quello splendor, ben io lo so, ben io,</p>
+<p class="i01">L’alba non è; ma qualche eterea sfera</p>
+<p class="i01">Dal sole uscita a rischiararti in questa</p>
+<p class="i01">Notte, qual face, a Mantova il cammino.</p>
+<p class="i01">Deh, resta! di partir non anco è l’ora.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Mi sembrava di non aver sentito abbastanza passione
+in quest’ultimo verso, e quindi lo ripetei con
+forza.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta fui contenta di me; mi parea di aver
+fatto vibrare tutte le corde del mio cuore nelle tre
+parole: Ti amo tanto!
+</p>
+
+<p>
+Indi, rimpiazzando Romeo, risposi a me stessa:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Colganmi pur, mi traggan pure a morte;</p>
+<p class="i01">Pago son io, se così vuoi tu stessa.</p>
+<p class="i01">Quel barlume non è, dirollo anch’io,</p>
+<p class="i01">L’occhio dell’alba; è il pallido chiarore</p>
+<p class="i01">Della fronte di Cinzia. Oh! non è quella</p>
+<p class="i01">L’allodola che leva il canto arguto</p>
+<p class="i01">Sui nostri campi, e ne rïempie il cielo.</p>
+<p class="i01">Più di restar che di partirmi ho brama.&nbsp;—</p>
+<p class="i01">Vieni, o morte, e sarai la benvenuta:</p>
+<p class="i01">Giulietta così vuole. — Anima mia,</p>
+<p class="i01">Che hai tu? Parliamo ancor, non è il mattino.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Mi ricordai quanto era stata bella madama Siddons
+in questo momento, cioè quando, conoscendo ch’ella
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+s’inganna, s’avvede in qual pericolo il suo errore,
+o piuttosto il suo amore, ha trascinato il suo amante,
+ed esclamai d’una voce non meno vibrante di terrore
+della sua:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">È il mattino, è il mattin! fuggi, t’affretta!</p>
+<p class="i01">L’allodola quest’è, che in tuon discorde</p>
+<p class="i01">Sforza aspre note e disgustosi trilli.</p>
+<p class="i01">E dicon, che può far metri soavi:</p>
+<p class="i01">Ah no! che di partirci ora non teme.</p>
+<p class="i01">Dicon che dessa e il sozzo rospo han fatto</p>
+<p class="i01">Scambio d’occhi fra lor: perchè del paro</p>
+<p class="i01">Non iscambiâr la voce? È questa voce</p>
+<p class="i01">Che ne sgomenta, e braccio svelle a braccio,</p>
+<p class="i01">E te spinge di fuor col suo saluto</p>
+<p class="i01">Intempestivo al dì. — Pártiti, vanne:</p>
+<p class="i01">Splendida più e più la luce avanza.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Non appena ebbi detto quest’ultimo verso con
+tutta quell’espressione ond’io era capace, una voce
+gridò: Brava! e risuonarono applausi dalla parte
+ove erami sembrato sentir aprire una finestra.
+</p>
+
+<p>
+Misi un grido, rientrai nella stanza, chiusi la finestra,
+e tutta tremante mi gettai su di un divano.
+</p>
+
+<p>
+Erami creduta sola ma m’ingannava, qualcuno
+stava ad ascoltarmi, e chi? Un giovane certamente.
+La fresca voce ed argentina faceami così supporre.
+Gli applausi poi avean seguitato anche dopo che io
+ebbi chiusa la finestra, sarebbesi detto che, come
+al teatro, si raddoppiavano gli applausi per far ricomparir
+un’artista che avea esordito in tali strane
+condizioni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma benchè turbata, il mio turbamento era pieno
+di dolcezza.
+</p>
+
+<p>
+Tutte queste minuzie parranno forse puerili a chi
+le leggerà, eppure come dovrei cercare di impetrar
+perdono alla mia caduta, se non mostrassi quanto
+ripida fosse la discesa giù per la quale io precipitava?
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+</p>
+
+<h2>X.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Nella notte, le emozioni della serata continuarono
+a svilupparsi: parevami di avere cominciato anch’io
+un romanzo.
+</p>
+
+<p>
+Due cose mi perseguitarono nel mio sonno, penetrandomi
+ambedue fino al core per la porta dei
+sensi: l’una, la dolce e amorosa visione che rappresentavami
+quelle due belle teste sì vicine l’una
+all’altra da confondere i loro capelli, il loro alito,
+i loro sospiri, dispiccantisi vivamente dal fondo
+della camera splendidamente illuminata; l’altra,
+quell’ascoltatore invisibile che mi avea senza dubbio
+seguita con gli occhi nei più piccoli movimenti
+di quella scena notturna ch’io credeva solitaria.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto si riuniva così per perdermi: gli avvenimenti
+del giorno, i sogni della notte.
+</p>
+
+<p>
+Miss Arabella non fu visibile che ad ora tarda:
+ella mi fe’ chiamare, la trovai nello stesso salottino
+ove l’avea vista il dì innanzi.
+</p>
+
+<p>
+— Mia cara fanciulla, mi disse con accento da regina,
+io lascio Londra per qualche giorno; vorrei
+condurvi meco, ma è impossibile: resterete dunque
+qui, me assente. So che amate il teatro, e metto il
+mio palco a vostra disposizione: potrete andarvi
+sola, se vi aggrada, ma siete troppo giovane, e troppo
+bella, e quindi sarebbe meglio se vi andaste con mistress
+Northon, che vi accompagnerà volentieri. La
+sola cosa di cui vi prego, si è di non ricevere
+alcuno: al mio ritorno, se la smania del teatro non
+vi avrà lasciata, parlerò di voi a Sheridan e vi faremo
+esordire. Se per caso incontraste Romney, fate
+ch’egli non vi vegga; se vi vede, evitate di parlargli;
+e se vi parla, non gli dite presso chi vi trovate:
+siamo divenuti mortali nemici.
+</p>
+
+<p>
+Promisi a miss Arabella di eseguire i suoi cenni.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora, mi disse ella, vuoi aiutarmi a svestirmi?
+</p>
+
+<p>
+— Voglio quanto voi mi ordinerete, rispos’io; non
+sono qui per obbedirvi?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, finchè non comanderai altrove, carina, ciò
+che non può tardare ad accaderti con quel visino.
+</p>
+
+<p>
+E mi prese fra le dita il mento.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero, ripigliò, credo che Romney avesse ragione,
+e che sia una grande presunzione la mia
+l’avvicinare questo vezzoso visetto al mio volto. Sai
+tu di che mi dolgo? diss’ella, passando le sue mani
+nella anella dei miei capelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, risposi io, perchè non saprei veramente che
+abbiate a desiderare al mondo, voi, giovane, bella,
+ricca e amata.
+</p>
+
+<p>
+— Mi trovi tu proprio bella, o lo dici come gli
+altri per farmi un complimento? seguitò ella posandosi
+dinanzi uno specchio, e appressando al mio
+il suo viso come per paragonare il diverso genere
+delle nostre bellezze.
+</p>
+
+<p>
+— Bella, bellissima! esclamai coll’accento della
+più perfetta verità.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, diss’ella, mi duole di non essere <i>bello,
+bellissimo</i>, invece di <i>bella, bellissima</i>; perchè, te lo
+giuro, se fossi uomo, farei per te tutte le follie possibili:
+e, vedi, ecco che senza esser uomo, le comincio,
+giacchè mi dimentico, parlando teco, che farò
+attendere il principe.
+</p>
+
+<p>
+Mi diè un bacio in fronte e suonò il campanello:
+la cameriera comparve.
+</p>
+
+<p>
+— Or bene? chiese miss Arabella, i miei abiti non
+sono ancora pronti? Il sarto me gli avea promessi
+per le tre del pomeriggio.
+</p>
+
+<p>
+— Sono qui da una mezz’ora madama.
+</p>
+
+<p>
+— Datemeli allora.
+</p>
+
+<p>
+La cameriera uscì e rientrò all’istante con un
+completo vestiario da uomo della più perfetta eleganza.
+</p>
+
+<p>
+— Come! esclamai, vi vestite così?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, è un capriccio del principe. Andiamo a passare
+qualche giorno in campagna con alcuni dei
+suoi amici; faremo la vita de’ castellani, cacceremo,
+e che so io. Egli mi ha detto ieri: — Sapete quel
+che dovreste fare, Arabella? vestitevi da uomo.
+</p>
+
+<p>
+Io ho mandato a chiamare a sarto, e gli ho ordinato
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+un vestito per quest’oggi alle due: egli me
+l’ha promesso e, come vedi, mi ha tenuto parola.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, soggiunse, volgendosi alla cameriera
+che fate voi là?
+</p>
+
+<p>
+— Aspetto gli ordini di madama per abbigliarla.
+</p>
+
+<p>
+— No, Emma mi aiuterà: non è vero, carina, che
+vorrai prestarmi questo servigio?
+</p>
+
+<p>
+— Senza dubbio.
+</p>
+
+<p>
+— Lasciateci dunque, e fate venire i cavalli da posta,
+affinchè io possa fra mezz’ora partire.
+</p>
+
+<p>
+La cameriera uscì.
+</p>
+
+<p>
+Miss Arabella esaminò allora ad uno ad uno i diversi
+oggetti del suo vestimento; tutto era del miglior
+gusto, ed atto a far risaltare la persona che
+lo indossava.
+</p>
+
+<p>
+L’abito era di velluto color granato a bottoniere
+d’oro: il farsetto di seta bianco ricamato di un ramo
+di fiori; i calzoni di velluto azzurro e gli stivali
+d’un cuoio tanto fino, che pareva una stoffa,
+giungevano più alti del ginocchio, e lasciavano indovinare
+la gamba, mostrando il piede più grazioso
+che potesse vedersi.
+</p>
+
+<p>
+Arabella parve contentissima di quell’esame.
+</p>
+
+<p>
+— Credi tu ch’io sarò passabile in tal guisa?
+</p>
+
+<p>
+— Sarete adorabile, le risposi io.
+</p>
+
+<p>
+— Adulatrice! mi diss’ella, svestendosi dell’abito
+da camera; vediamo, aiutami.
+</p>
+
+<p>
+Trasse dal cassettino della sua toeletta un camiciotto
+in batista con una gala di merletto d’Inghilterra
+ed i manichini eguali, e me lo diede perchè
+l’aiutassi a indossarlo. Ell’era già pettinata e la pettinatura
+da uomo si addiceva perfettamente al suo
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+bel volto, la espressione del quale era, bisogna convenirne,
+più ardita e fiera, che modesta.
+</p>
+
+<p>
+Finì allora di spogliarsi delle sue vesti donnesche:
+Arabella avrebbe potuto lottare per bellezza
+plastica, non con le statue antiche, ma con quelle,
+forse più seducenti dal punto di vista della grazia e
+delle pieghevolezza, del medio evo.
+</p>
+
+<p>
+Non era la Venere di Prassitele, o la Vittoria di
+Fidia, ma per certo, una delle Grazie di Germano
+Pilone.
+</p>
+
+<p>
+Io non aveva mai vista una donna ignuda; ristetti
+un istante a guardare con ammirazione quella
+perfezione di forme, che nell’antichità era una religione.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, mi diss’ella, che pensate voi dunque,
+bella distratta?
+</p>
+
+<p>
+— Vi osservo, madama, e penso che il principe è
+ben fortunato.
+</p>
+
+<p>
+Ella sorrise, fece un grazioso moto di spalle, e si
+chinò perch’io potessi indossarle la camicia.
+</p>
+
+<p>
+Strana cosa è la nostra femminile natura, le cui
+supreme soddisfazioni stanno nell’orgoglio, e i complimenti
+più dolci sono quelli dell’adulazione! — Che
+era io per miss Arabella? Poco più d’una cameriera. — Eppure
+era evidente ch’ella ricercava i miei
+complimenti con avidità pari a quelli del principe.
+</p>
+
+<p>
+Il seguito dell’abbigliamento si fece colla stessa
+lentezza e la stessa civetteria. Senza dubbio non era
+la prima volta che la volubile creatura vestiva l’abito
+di cavaliero; ultimata la toeletta, la metamorfosi
+fu completa, e si avrebbe giurato esser ella un
+giovine gentiluomo di sedici o diciott’anni tutto al
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+più, mentre in fogge donnesche ne dimostrava venticinque,
+per quanto avesse, secondo ogni probabilità,
+già oltrepassata questa età prima fioritura
+della vita.
+</p>
+
+<p>
+Al momento in cui, rimproverandomi la mia goffaggine
+perchè non sapeva come si mettesse la cravatta,
+ed ella stessa se la annodava al collo, con
+una prestezza ed un’abilità che ne svelavano l’abitudine,
+la cameriera rientrò annunciando che i cavalli
+eran giunti e la vettura attendeva.
+</p>
+
+<p>
+Miss Arabella diede un’ultima occhiata a sè stessa,
+poi a me: era evidente che combatteva in essa una
+strana battaglia, di cui io non sapeva rendermi
+conto.
+</p>
+
+<p>
+Poi, curvandosi al mio orecchio:
+</p>
+
+<p>
+— Non sai a che penso? diss’ella.
+</p>
+
+<p>
+— No, risposi io, con la più perfetta ingenuità.
+</p>
+
+<p>
+— Penso che vorrei esser uomo e rapirti in questa
+vettura, anzichè esser donna e salirvi, anche
+per raggiungere l’erede della corona d’Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+Poi, prendendo uno scudiscio nel cui manico era
+incastonato un magnifico smeraldo:
+</p>
+
+<p>
+— Addio, diss’ella; farò ritorno il più presto possibile,
+sii tranquilla: frattanto ti lascio padrona di
+casa.
+</p>
+
+<p>
+E si allontanò rapidamente, frustando il suo stivale
+e facendo risonare gli speroni sul pavimento.
+</p>
+
+<p>
+La finestra guardava sulla strada: corsi a quella
+per vedere ancora miss Arabella: ella saltò leggera
+nel calesse tirato da quattro cavalli, levò il capo,
+mi vide, portò la mano alle labbra e la stese verso
+me.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+</p>
+
+<p>
+I postiglioni fecero scoppiettare le fruste e la vettura
+partì al galoppo.
+</p>
+
+<p>
+Restai sola in quella camera tepida e profumata,
+ove era impossibile pensare ad altro che alla ricchezza,
+all’amore, ed alla voluttà. Vi restai un’ora
+ad assorbire quella molle atmosfera, che faceva Baia
+tanto pericolosa alla virtù delle matrone romane.
+Quanto era diversa dall’atmosfera dolce ed intelligente
+che mi avea confortata nella casa di Leicester
+Square, dall’atmosfera aspra e mercantile che
+avevo spirata nel magazzino del signor Plowden, da
+quella, infine, puritana e rigida dalla casa del signor
+Hawarden padre!
+</p>
+
+<p>
+— Ti lascio padrone della casa, mi avea detto miss
+Arabella partendo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè, come, e con quale diritto aveva io conquistato
+un tanto favore?
+</p>
+
+<p>
+Eppure, qualunque fosse il motivo cui lo doveva,
+era questo potere reale: me ne avvidi dal modo con
+cui la cameriera mi chiese se avevo nulla ad ordinarle.
+</p>
+
+<p>
+Comandare io! io che fino a quel momento avea
+sempre ricevuti comandi.
+</p>
+
+<p>
+Debbo dirlo, ebbi sempre il sentimento della mia
+umiltà. In certe ore d’ebbrezza obbliai forse qualche
+volta il punto da cui era partita: ma appena
+mi ritrovava sola con me stessa, sentivami piuttosto
+disposta a rampognar la fortuna dei suoi doni,
+i quali pareano elevarmi solo per far più profonda
+la mia caduta, anzichè a ringraziarla di questo innalzamento,
+che io sentiva per istinto essere un errore
+della Provvidenza.
+</p>
+
+<p>
+Risposi che se mistress Northon volea farmi il
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+piacere di pranzar meco e d’accompagnarmi al teatro,
+gliene sarei riconoscente.
+</p>
+
+<p>
+Mistress Northon non chiedeva di meglio: era una
+buona fortuna per essa andare in teatro: mi chiese
+quale preferissi: io non ne conosceva che uno, Drury
+Lane.
+</p>
+
+<p>
+Recitavasi Macbeth: era il trionfo di mistress
+Siddons.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta le mie impressioni furono ben diverse
+dalla prima: scorsi tutte le fasi del terrore.
+Ai doni di dolcezza e di leggiadria, che mancavano
+a mistress Siddons nella parte di Giulietta, supplivano
+le doti opposte in quella di Lady Macbeth:
+l’energia della voce, l’inflessibilità della fisonomia,
+davano alle ambiziose aspirazioni di quell’anima ferrea
+una perfezione nel dire, che giungeva al sublime.
+Nella scena, in cui spinge Macbeth al delitto,
+nell’altra, ove rincora il suo sposo minacciato dall’ombra
+di Banco, in quella, infine, nella quale affranta
+nel sonno più dal crollare del suo potere,
+che dal rimorso, in veste da notte, cogli occhi
+aperti ma senza sguardo, con voce ansante ma
+senza suono, dà, addormentata, spettacoli di quei
+terrori notturni che perseguono l’assassino, ella
+era d’uno splendore cui non vidi mai alcun’altra
+raggiungere. Tornai a casa forse più sorpresa ancora
+della prima volta, ma meno commossa, meno
+intenerita; ammirai, ma non piansi: sentiva di aver
+assistito ad una cosa d’arte, mentre dopo Giulietta
+e Romeo m’era sembrato prender parte ad una scena
+della natura.
+</p>
+
+<p>
+Entrai fremente nel mio appartamento e sotto
+l’impressione di quel che aveva veduto, volli provarmi,
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+come la prima sera, in cui il signor Hawarden
+mi condusse in teatro, a riprodurre ciò che
+aveva ascoltato, ma mi avvidi tosto che nè la mia
+fisionomia, nè la mia voce si prestavano ai sentimenti
+terribili: la mia voce era troppo dolce, la mia
+fisionomia troppo tenera e troppo giovanile: risi di
+me stessa vedendomi incapace a ripetere que’ tetri
+accenti e quelle irresistibili tentazioni che fanno
+dire a Macbeth:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>... Bring forth men-children only,</i></p>
+<p class="i01"><i>For the undaunted mettle should compose</i></p>
+<p class="i01"><i>Nothing but males!.........<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a></i></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Mio malgrado io cadeva nelle dolci e amorose inflessioni
+di voce, che facevanmi credere di aver trovato
+nuovi ed incogniti accenti nella parte di Giulietta:
+la mia fisionomia accordavasi allora per eccellenza
+coll’armonica solfa delle mie parole: sentiva
+infine che mi sarebbe impossibile, per quanto
+facessi, innalzar meco fino al trono un Macbeth
+qualunque, ma che colla sola parola, col solo sguardo,
+col solo sorriso, trascinerei il più ribelle dei Romei
+nella mia tomba.
+</p>
+
+<p>
+E mi vedeva allora passare dinanzi agli occhi tutta
+quella scena ammaliante del ballo, ove, senza quasi
+parlarsi, i due giovani si danno l’uno all’altro, in
+modo che, all’uscir di Romeo, Giulietta, sentendo
+il suo cuore involarsi con lui, esclama spingendogli
+dietro la sua nutrice:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Va, chiedi il nome suo. — S’egli è già sposo,</p>
+<p class="i01">Sarà mio letto nuzïal la tomba!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E ripetevo queste parole con tutta l’anima e tutta
+la passione ond’era capace il mio cuore, quando mi
+parve udire a chiamarmi nel giardino appiè della finestra,
+non col mio nome d’Emma, ma con quel di
+Giulietta.
+</p>
+
+<p>
+Era un errore della mia immaginazione, una sorpresa
+de’ miei sensi? Era io entrata sì addentro del
+sogno da incontrarvi la realtà? Mi appressai leggermente
+al balcone, l’apersi, e dolce come un alito
+di brezza, una voce ripetè:
+</p>
+
+<p>
+— Giulietta, Giulietta!
+</p>
+
+<p>
+Romeo era trovato; Romeo era appiè della finestra:
+ma, chi era egli?
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+</p>
+
+<h2>XI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Fatta certa che un incognito era in giardino, avrei
+dovuto chiudere il balcone, lasciarne ricadere le cortine,
+fuggire al fondo della mia camera e chiudermivi
+con doppia chiave: e lo avrei fatto senza dubbio
+in tutt’altra disposizione di spirito, ma, quell’essere,
+cui la Scrittura non osa nominare e chiama <i>quegli
+che cammina nelle tenebre</i>, pare si fosse stretto a
+me come ad una preda ed avesse giurato di non
+lasciarmi un istante finchè non m’avesse trascinata
+al più profondo dell’abisso.
+</p>
+
+<p>
+Invece di chiudere la finestra, invece di fuggire
+appressai il mio orecchio alle socchiuse imposte, ed
+ascoltai.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+</p>
+
+<p>
+Allora lo sconosciuto, con voce dolce e fresca, pronunciò
+i versi seguenti, come se fossimo l’uno e
+l’altro chiamati a recitare la parte dinanzi ad un
+pubblico invisibile, o piuttosto, come se veramente
+fossimo stati Giulietta e Romeo.
+</p>
+
+<p>
+Ascoltai ansiosa:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . .</span> Qual luce</p>
+<p class="i01">Là sul verone scintillar vegg’io?</p>
+<p class="i01">È l’orïente, e n’è Giulietta il sole!&nbsp;—</p>
+<p class="i01">Sorgi, o bel sol! La luna invida spegni,</p>
+<p class="i01">Ch’egra e pallida già, par che si dolga</p>
+<p class="i01">Che tu splenda di lei più bella tanto,</p>
+<p class="i01">Tu, vergin sua: più non ti leghi a quella</p>
+<p class="i01">Invidïosa il virginal tuo voto.</p>
+<p class="i01">Già fioco e smunto appar quel che la cinge</p>
+<p class="i01">Ammanto di vestal, che omai non orna</p>
+<p class="i01">Più che le stolte... deh! tu pur lo spoglia.&nbsp;—</p>
+<p class="i01">Oh! dessa è la mia donna, è l’amor mio!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Conoscete il potere affascinatore attribuito dagli
+antichi al canto delle sirene, a quel magico canto,
+cui Ulisse si sottrasse legando i suoi compagni agli
+alberi de’ suoi vascelli, e turandosi egli stesso gli
+orecchi con cera? Oimè! Io non era stretta da alcun
+laccio: oimè! le mie orecchie erano aperte a
+tutte le sensuali melodie dell’amore; la voce mi attirava
+con un irresistibile fascino; misi il piede sul
+balcone, col cuor palpitante e le labbra tremule.
+</p>
+
+<p>
+E come avesse avuto il segreto del mio cuore, la
+voce continuò:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Deh! se saperlo ella potesse...! È lei</p>
+<p class="i01">Che parla, e pur non dice accento. — Or come?</p>
+<p class="i01">Son gli occhi suoi che parlano.... Io rispondo:</p>
+<p class="i01">Ma troppo ardisco; non a me favella.</p>
+<p class="i01">Ah! sì, due de’ più belli astri del cielo,</p>
+<p class="i01">Svagáti altrove, supplicâr que’ cari</p>
+<p class="i01">Occhi d’irradïar le loro sfere</p>
+<p class="i01">Sinchè faccian ritorno. Oh! se quegli occhi</p>
+<p class="i01">Fosser nel cielo, e stelle avesse in fronte?</p>
+<p class="i01">Allor della sua gota il chiaro lume</p>
+<p class="i01">Quelle stelle farìa discolorite,</p>
+<p class="i01">Come al raggio del dì notturna lampa;</p>
+<p class="i01">E gli occhi bei, del ciel ne’ scuri campi,</p>
+<p class="i01">Di novello splendor versando un fiume;</p>
+<p class="i01">Farìan desti gli augelli a’ lieti canti.</p>
+<p class="i01">Qual se notte non fosse!...</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Trascinata da questa dolce poesia, e cominciando
+ad entrare nello spirito della mia parte, ricordai
+madama Siddons e mi posai sulla mano la fronte.
+Il mio incognito Romeo, che pareva attendere ch’io
+mi atteggiassi all’apparato scenico, seguitò:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i10"> Or vedi come</p>
+<p class="i01">Posa la gota sulla mano! Oh fossi</p>
+<p class="i01">Un guanto a quella man, ché almen potrei</p>
+<p class="i01">Toccar la bella gota!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Non seppi astenermi dal rispondere col poeta:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i12"> Aimè!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E sospirai: la voce ripigliò con un accento di passione,
+che fe’ vibrare tutte le fibre del mio cuore:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i14"> Favella!</p>
+<p class="i01">Oh! parla, parla, angiol di luce. In questa</p>
+<p class="i01">Notte tu scendi sovra il capo mio,</p>
+<p class="i01">Splendido al par d’un messaggiero alato</p>
+<p class="i01">Del ciel, quando i mortali a riguardarlo</p>
+<p class="i01">Colle bianche pupille in su rivolte,</p>
+<p class="i01">Per maraviglia cadono a ritroso;</p>
+<p class="i01">Ed ei le pigre varca e lente nubi,</p>
+<p class="i01">E in grembo del commosso äere veleggia.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Io mi appoggiai ambo le mani al cuore, e con
+accento che non lasciava nulla da desiderare al mio
+interlocutore che io divinava più che nol distinguessi
+nell’ombre, risposi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Romeo! Romeo! Perchè Romeo tu sei?</p>
+<p class="i01">Deh! rinnega tuo padre e il nome tuo;</p>
+<p class="i01">O se così non vuoi, giurami amore,</p>
+<p class="i01">Ed io più non sarò de’ Capelletti.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+La voce mormorò:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Deggio starmi ad udirla? o le rispondo?</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Ed io, tutta alla mia parte, ripigliai con voce la
+più soave che per me si potesse:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Gli è solo il nome tuo che m’è nemico:</p>
+<p class="i01">Pur lo stesso sei tu, ben che non uno</p>
+<p class="i01">Dei Montecchi. E che mai ti fa Montecchio?</p>
+<p class="i01">Non la mano, nè il piè, nè il braccio o il viso</p>
+<p class="i01">Od altra parte che d’un uomo sia.</p>
+<p class="i01">Oh! tu avessi altro nome! E che v’ha mai</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p>
+<p class="i01">Nel nome?... Il fior che rosa è da noi detto,</p>
+<p class="i01">Un olezzo soäve avrìa del paro</p>
+<p class="i01">Con altro nome. Tal Romeo, se pure</p>
+<p class="i01">Romeo non si nomasse, avrebbe tutti</p>
+<p class="i01">I cari pregi ond’è fornito. Oh! lascia</p>
+<p class="i01">Il tuo nome, Romeo: prendi per esso,</p>
+<p class="i01">Che parte tua non è, tutta me prendi.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Confesso che io attendeva con emozione la risposta
+che impegnava direttamente il dialogo col mio
+interlocutore: la risposta non si fe’ attendere, e Romeo
+ripigliò con un accento di tenerezza non minore
+del mio:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Io ti piglio al tuo detto. Oh! me sol chiama</p>
+<p class="i01">Amor tuo, ch’io n’avrò nuovo battesmo;</p>
+<p class="i01">Nè da tal punto sarò più Romeo!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il lettore ci vede, me alla finestra, il mio incognito
+Romeo celato nell’ombre, ma solo separati da un sì
+breve spazio che le nostre mani, stendendosi, avrebber
+potuto toccarsi. Non ho dunque che a trascrivere
+la scena fino al fine, perchè il lettore se ne figuri
+egli stesso l’apparato scenico, ed immagini le
+emozioni nate in un cuor quindicenne che faceva,
+per così dire, il suo doppio esordire in una poesia
+inebriante e in un amore misterioso.
+</p>
+
+<p>
+Lascerò dunque da parte i commenti e seguiterò
+la scena:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i02"> Chi mai se’ tu che, nella notte ascoso,</p>
+<p class="i02"> Vieni a turbar l’arcano mio?</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span></p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i12"> Per nome</p>
+<p class="i02"> Dirti non so qual io mi sia, chè troppo</p>
+<p class="i02"> Abborrito a me stesso è il nome mio;</p>
+<p class="i02"> Poichè nemico a te, mia cara santa,</p>
+<p class="i02"> Ei mi rende; e s’io qui l’avessi scritto</p>
+<p class="i02"> Lacerar lo vorrei.</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i11"> Cento parole</p>
+<p class="i02"> Da tal voce profferte ancor non bevve</p>
+<p class="i02"> L’orecchio mio; pur ne conosco il suono:</p>
+<p class="i02"> Romeo non se’ tu forse un de’ Montecchi?</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i02"> Nè l’un nè l’altro io son, se a te disgrada,</p>
+<p class="i02"> O mia santa gentil!</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i10"> Ma come, dimmi,</p>
+<p class="i02"> E perchè mai venisti? Alto è il recinto</p>
+<p class="i02"> Del giardin, periglioso alla salita;</p>
+<p class="i02"> E, pensando chi sei, se alcun de’ nostri</p>
+<p class="i02"> Qui ti trovasse.... questo suol t’è morte.</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i02"> Io d’amor con le lievi ale varcai</p>
+<p class="i02"> Quel recinto: ad amor non vieta il passo</p>
+<p class="i02"> Confin di pietre; e tutto ciò che vuole</p>
+<p class="i02"> Amor l’ardisce. A me non fanno intoppo</p>
+<p class="i02"> I tuoi congiunti.</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i09"> Se da lor veduto</p>
+<p class="i02"> Qui sei, t’uccideranno.</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i12"> Oimè! periglio</p>
+<p class="i02"> Ben più fatal negli occhi tuoi vegg’io</p>
+<p class="i02"> Che in venti spade lor. Dolce mi guarda,</p>
+<p class="i02"> E saldo io son contr’essi, a tutta prova.</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i02"> Per quanto è in terra, non vorrei tu fossi</p>
+<p class="i02"> Qui veduto da lor.</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i11"> Di notte il manto</p>
+<p class="i02"> M’asconde ad essi — Ma, purchè tu m’ami,</p>
+<p class="i02"> Qui mi discopran pure! Oh! meglio assai</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p>
+<p class="i02"> Finir per loro nimistà la vita,</p>
+<p class="i02"> Che non vedermi prolungare la morte,</p>
+<p class="i02"> Non amato da te!</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i09"> Chi mai t’apprese</p>
+<p class="i02"> A trovar questo loco?</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i11"> Amor, che primo</p>
+<p class="i02"> Mi pose in su la traccia; esso il consiglio,</p>
+<p class="i02"> Ed io gli occhi prestai. Non son nocchiero;</p>
+<p class="i02"> Ma pur vorrei, se tu più lunge fossi</p>
+<p class="i02"> Dei lidi ermi che lava il mare estremo,</p>
+<p class="i02"> Sfidar, per tal tesoro, ogni fortuna.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Queste ultime parole furon dette con tal passione,
+che non ebbi a fingermi commossa nel rispondere:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i02"> Sai che larva mi fa la notte al viso;</p>
+<p class="i02"> Se no, per quel che da me udisti, avrei</p>
+<p class="i02"> D’un virgineo rossor pinta la gota.</p>
+<p class="i02"> Star vorrei contegnosa, e vorrei pure</p>
+<p class="i02"> Rivocar ciò che dissi!... E invece, addio,</p>
+<p class="i02"> Addio, rispetto! — M’ami tu? So bene</p>
+<p class="i02"> Che mi dirai di sì; che la tua fede</p>
+<p class="i02"> M’impegnerai; ma pur, giurando, puoi</p>
+<p class="i02"> Farti spergiuro: intesi dir che Giove,</p>
+<p class="i02"> Allo spergiuro degli amanti, rida.</p>
+<p class="i02"> O gentile Romeo! se m’ami, dillo</p>
+<p class="i02"> Veracemente: o, se ben presto vinta</p>
+<p class="i02"> Tu mi credessi mai, farò cipiglio,</p>
+<p class="i02"> Sarò cattiva, e mi terrò sul niego:</p>
+<p class="i02"> Così preghiera mi farai d’amore.</p>
+<p class="i02"> Ma in altra via, non mai, per quanto è in terra!</p>
+<p class="i02"> In ver son troppo ardente, o bel Montecchio,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span></p>
+<p class="i02"> E il mio contegno puoi stimar leggero:</p>
+<p class="i02"> Ma credi, cavalier, me troverai</p>
+<p class="i02"> Più vera di tant’altre che ti fanno</p>
+<p class="i02"> Ad arte la ritrosa. E più ritrosa</p>
+<p class="i02"> Esser dovea, confesso; ma, già prima</p>
+<p class="i02"> Ch’io di me fossi accorta, avevi udito</p>
+<p class="i02"> La voce del mio vero amor possente.</p>
+<p class="i02"> Dunque perdona, nè m’apporre a colpa</p>
+<p class="i02"> D’amor leggero la fralezza mia,</p>
+<p class="i02"> Cui tolse il velo questa notte oscura.</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i02"> Io giuro, o donna, per la sacra luna</p>
+<p class="i02"> Che le cime inargenta a quei frutteti...</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i02"> Oh! così non giurar, no, per la luna,</p>
+<p class="i02"> Per l’incostante luna, che si muta</p>
+<p class="i02"> D’ogni mese al mutar della sua sfera,</p>
+<p class="i02"> Perchè non cangi anche il tuo cor, com’essa.</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i02"> Per chi giurar?</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i08"> Nol dèi per cosa alcuna:</p>
+<p class="i02"> O giura, se tu il vuoi, per la tua cara</p>
+<p class="i02"> Sembianza, ch’è mio nume, idolo mio;</p>
+<p class="i02"> E fede ti darò.</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i08"> Se del mio core</p>
+<p class="i02"> Il sacro amor...</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i08"> Deh, non giurar! Bench’io</p>
+<p class="i02"> Ponga ogni gioia in te, questa promessa</p>
+<p class="i02"> Nell’alta notte, non m’è gioia; troppo</p>
+<p class="i02"> È ratta, sconsigliata ed improvvisa,</p>
+<p class="i02"> Come balen che più non è, già prima</p>
+<p class="i02"> Che tu dica: Balena! — O caro, addio!</p>
+<p class="i02"> Questo germe d’amor, se fiato estivo</p>
+<p class="i02"> Lo feconda, sarà fior di bellezza,</p>
+<p class="i02"> Quando vedremci un’altra volta. Addio!</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span></p>
+<p class="i02"> Addio! Venga al tuo cor dolce riposo</p>
+<p class="i02"> E così dolce nel mio cor la pace.</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i02"> Malcontento così dunque mi lasci?</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i02"> E che più brami in questa notte?</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i14"> Un fido</p>
+<p class="i02"> Contraccambio d’amore al voto mio.</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i02"> Io ti diedi, già pria che tu il chiedessi,</p>
+<p class="i02"> Il mio: così m’avessi a darlo ancora!</p>
+<p class="i01"><i>Rom</i>.</p>
+<p class="i02"> Ritòr me lo vorresti? E perchè mai,</p>
+<p class="i02"> Mio dolce amore?</p>
+<p class="i01"><i>Giul</i>.</p>
+<p class="i08"> Sol perchè vorrei</p>
+<p class="i02"> Libera a te ridarlo. Eppure io bramo</p>
+<p class="i02"> Cosa che già posseggo. È la mia grazia</p>
+<p class="i02"> Senza confine, come il mar; com’esso</p>
+<p class="i02"> Profondo è l’amor mio: più te ne dono,</p>
+<p class="i02"> E in me n’ho più, chè sono ambo infiniti!<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a></p>
+</div></div>
+
+<p>
+Mancavaci un terzo interlocutore; perchè nella
+tragedia in questo momento la nutrice chiama Giulietta:
+ma, come se il caso avesse giurato di far in
+tutto di questa finzione una realtà, all’istante in
+cui doveva essere pronunciato il nome di Giulietta,
+quello di Emma rintronò nella mia camera pronunciato
+da una voce di donna, e vidi alcuno appressarsi
+alla finestra.
+</p>
+
+<p>
+Non ebbi che il tempo di dire in prosa al mio Romeo:
+</p>
+
+<p>
+— Attendetemi, ritorno.
+</p>
+
+<p>
+Rientrai in camera e mi trovai di fronte ad Amy
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+Strog ch’io non aveva riveduta dal dì del mio arrivo
+in Londra.
+</p>
+
+<p>
+La poveretta piangeva dirottamente.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque la sua venuta non fosse molto opportuna,
+mi slanciai fra le sue braccia con tutto l’abbandono
+d’un giovin cuore troppo pieno che prova
+il bisogno di effondersi in quel d’un’amica.
+</p>
+
+<p>
+Compresi dalle sue prime parole ch’ella aveva una
+lunga storia da narrarmi, e che era sua intenzione
+nel venire ad ora sì tarda, di non lasciarmi che il
+domattina.
+</p>
+
+<p>
+Restavami a prender commiato dal mio Romeo:
+feci entrare Amy nella mia camera da letto e tornai
+al mio balcone: m’inclinai dalla balaustrata e
+stesi la mano.
+</p>
+
+<p>
+Due mani l’afferrarono: una bocca ardente si posò
+su di essa, e le nostre voci mormorarono unite:
+</p>
+
+<p>
+— A domani.
+</p>
+
+<p>
+Poi tornai all’amica, col cuore agitato ed i sensi
+scossi da quel nuovo ed incognito sentimento infiltratosi
+nelle mie vene, con quella inebbriante poesia
+e quello strano mistero.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+</p>
+
+<h2>XII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Non sarebbe stato difficile ad Amy Strog lo indovinare
+che avveniva qualche cosa d’insolito nella
+mia vita, ma ella parea tanto preoccupata del soggetto
+della sua visita, che non parve punto farvi
+osservazione, e venne subito al fatto.
+</p>
+
+<p>
+Dick, il fratello d’Amy Strog, che, come si ricorda,
+era venuto con noi a Londra, in una leva di marina
+era stato preso e destinato a far parte dell’equipaggio
+del comandante John Payne.
+</p>
+
+<p>
+Trattavasi di ottenere dall’ufficiale la liberazione
+del giovine, ed essendo stato detto ad Amy Strog
+che il galante capitano non sapea nulla negare ad
+un bel visino, ella avea pensato a me per farmi l’interceditrice
+della grazia cui voleva ottenere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+</p>
+
+<p>
+Allora ella s’era data a cercarmi: avea chiesto
+notizia di me al signor Hawarden, che l’avea rimandata
+al signor Plowden: il signor Plowden le avea
+dato l’indirizzo di miss Arabella, dicendo che io
+era scomparsa, ma che probabilmente mi si ritroverebbe
+colà.
+</p>
+
+<p>
+Due volte nella serata ella era venuta, ma le era
+stato risposto ch’io mi trovava assente; e difatti lo
+si ricorda, io era andata a Drury Lane; ma, ferma
+nel proposito di voler vedermi, ella era tornata una
+terza volta, ed avea talmente insistito che, quantunque
+fosse vicina la mezzanotte, l’aveano introdotta
+nella mia stanza. Ed era giunta, come si è
+veduto, precisamente al momento in cui la nutrice
+chiama Giulietta, ed avea fatta una doppia variante:
+la prima, chiamandomi col nome d’Emma invece di
+quel di Giulietta, e la seconda, astringendomi a
+prender commiato dal mio Romeo, prima assai che
+nol faccia la vera Giulietta.
+</p>
+
+<p>
+Io era in quella disposizione di cuore e di spirito,
+nella quale pare abbiasi tanta felicità da espanderne
+su tutto il genere umano.
+</p>
+
+<p>
+Promisi ad Amy di occuparmi il domani della libertà
+di Dick; e siccome ella non potea tornare a
+casa sua ad una simile ora, le preparai un letto sopra
+un divano, affine di potere, al dì dopo, prendere
+insieme le opportune misure.
+</p>
+
+<p>
+Amy avea già saputo che il signor John Payne era
+a bordo del suo bastimento il Théseus, ancorato nel
+Tamigi, fra Greenwich e Londra.
+</p>
+
+<p>
+Amy s’avvide che, all’opposto di lei, io aveva il
+volto sorridente, e lieto il cuore: com’ella mi avea
+raccontato le sue pene, le narrai io, non la mia felicità,
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+perchè non avea ragione alcuna di trovarmi
+felice, ma le illusioni della mia immaginazione di
+quindici anni, i quali se non sono per le fanciulle
+la felicità, ne hanno almeno lo splendore.
+</p>
+
+<p>
+È vano il dire che, fino che fummo deste, il mio
+incognito Romeo fu il soggetto della nostra conversazione:
+mi addormentai col cuore pieno del nome
+di Romeo e le labbra sulla mia mano al posto ove
+egli avea posate le sue.
+</p>
+
+<p>
+La intera notte non fu per me che un sogno di
+fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Il domani, nell’aprir la porta della mia camera,
+vidi una lettera a terra sul pavimento: era stata
+probabilmente spinta all’interno dell’apertura che
+trovavasi fra il pavimento e la finestra del poggiuolo.
+</p>
+
+<p>
+Portava questa soprascritta:
+</p>
+
+<p class="indl">
+<i>A Giulietta.</i>
+</p>
+
+<p>
+L’apersi e fissai vivamente gli occhi sulla firma:
+il nome di quegli che l’avea scritta poteva essere
+un nome di battesimo come un cognome; era sottoscritta:
+Harry.
+</p>
+
+<p>
+Allora la lessi o piuttosto la divorai.
+</p>
+
+<p>
+Avevo presso a poco divinato il vero; Romeo
+Harry era il mio vicino, mi avea vista alla mia finestra
+la sera, in cui, credendomi sola, io ripeteva
+la scena di Giulietta al balcone. Era egli che m’aveva
+applaudita al finir della scena e m’avea fatta
+fuggire applaudendomi: allora egli s’era fissato
+nell’idea di scendere al domani nel giardino, senza
+punto occuparsi, come Romeo, de’ pericoli cui potea
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+correre con tale imprudenza, e tentar di attirarmi
+alla finestra, dicendo i primi versi della bella
+scena del giardino.
+</p>
+
+<p>
+Si sa com’ei vi fosse riuscito.
+</p>
+
+<p>
+Le spiegazioni ch’egli davami sul conto suo eran
+brevi: era studente all’università di Cambridge, ma
+trascinato da un’irresistibile passione per il teatro,
+e credendo che io dividessi questa vocazione, mi
+proponeva di tentare insieme i favori della sorte e
+della gloria artistica.
+</p>
+
+<p>
+Supplicavami a venir la notte seguente al poggiolo
+per dargli una risposta da cui dipendeva,
+diceva egli, la felicità della sua vita futura.
+</p>
+
+<p>
+Questa lettera era stata evidentemente scritta dopo
+l’interruzione della nostra scena; e quegli che ne
+era l’autore aveva scalato il mio balcone, e dopo
+essersi accertato che io non ero sola e nol sarei
+probabilmente in tutta la notte, era penetrato dal
+di fuori all’interno.
+</p>
+
+<p>
+Ciò indicavami che io non era gran che sicura
+nel mio appartamento, e che passerei bentosto, come
+la vera Giulietta, dalla scena del giardino a quella
+del balcone.
+</p>
+
+<p>
+Oimè! era ancora uno dei pericoli della mia situazione
+lo arrestare senza spavento il mio spirito
+sopra un vincolo del genere di quello che venivami
+offerto. Se Giulietta, l’erede dei Capuleti, vale a dire
+d’uno de’ più nobili casati di Verona, cui spettava
+sostenere l’onore d’una famiglia che adoravala, che
+l’avea con ogni cura educata a tutti i principj di
+virtù, a tutte le esigenze della società, aveva, in
+una di quelle giovanili attraenze nelle quali il cuore
+prevale su tutte le umane considerazioni, fatto al
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+suo amante sacrificio della sua virtù, della sua fama,
+del suo onore, come poteva io, povera fanciulla isolata
+e senza nome, educata quasi dalla pubblica carità;
+io, che non avea mai conosciuto mio padre,
+mal vigilata da mia madre, che guadagnava il suo
+pane giornaliero col travaglio dell’intero suo giorno;
+come, io, cui la prima di tutte le lezioni, quella dell’esempio,
+mancava; io, che non dovea conto ad
+alcuno della mia condotta; io, che cadendo non
+macchiava nè un nome, nè una famiglia, e perdendomi,
+perdeva me sola, come poteva io neppur
+pensare a resistere, se Giulietta avea soggiaciuto?
+</p>
+
+<p>
+E difatti non vi pensai; non pensai altro che
+alla felicità di rivedere, o piuttosto vedere la sera
+il mio incognito Romeo, giacchè non avea potuto
+distinguere il suo volto nell’oscurità: solo, dalle intonazioni
+della sua voce avea riconosciuto la gioventù,
+e, dalla sua calligrafia e dal suo stile, divinata
+un’elegante educazione. Quanto alla bellezza,
+io era certa della sua, chè aveanvi in quest’avventura
+non solo le ispirazioni della gioventù, ma quelle
+eziandio dalla leggiadria.
+</p>
+
+<p>
+Baciai la lettera e me la posi sul cuore.
+</p>
+
+<p>
+Frattanto Amy si vestiva: avevamo presso a poco
+una lega e mezzo da fare per giungere vicino al Tamigi,
+al luogo ove era ancorata la flotta inglese;
+ma noi non dovevamo presentarci all’ammiraglio
+che verso il mezzogiorno, ed avevamo quindi il
+tempo d’asciolvere al palazzo e partirne dopo colezione.
+</p>
+
+<p>
+Chiamai per chiedere se si potesse servirmi di colezione
+nel mio appartamento: il domestico rispose
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+che miss Arabella avea lasciato ordine che mi si
+obbedisse come a lei stessa.
+</p>
+
+<p>
+Mentre noi asciolvevamo mi fu chiesto se volevo
+che si mettessero i cavalli alla carrozza, ma io, non
+volendo si sapesse ove andavamo, rifiutai, dicendo
+soltanto che probabilmente non farei ritorno che
+la sera.
+</p>
+
+<p>
+Verso il mezzodì ci ponemmo in cammino. Più
+avvezza di me agli usi di Londra, la mia compagna
+prese una vettura, ne fissò il prezzo per l’intero
+giorno e partimmo.
+</p>
+
+<p>
+Io mi lasciava del resto assolutamente condurre
+da Amy: il mio spirito era tutto all’avventura del
+dì innanzi: ad ogni istante ponevami al cuore la
+mano per accertarmi che non avea perduta la lettera
+di Harry; la sola cosa che facea nube a quella
+serena illusione era lo aver incontrato un semplice
+studente, un semplice artista, che m’offriva di percorrere
+al suo braccio lo spinoso sentiero dell’arte,
+invece d’un bel gentiluomo, d’un ricco signore che
+mi menasse alla gloria di mistress Siddons e alla
+fortuna di miss Arabella in un’elegante vettura a
+quattro cavalli.
+</p>
+
+<p>
+Ma ciò che era protratto non era perduto: il teatro
+è un piedestallo, sul quale la statua della bellezza
+ha un culto come quella dell’ingegno; e siccome
+io era certa d’esser bella, — oimè me lo avean
+già tanto ripetuto, dal povero Dick che primo me
+lo avea detto nelle montagne del ducato di Galles,
+ad Harry-Romeo che me lo avea scritto il mattino
+stesso, — siccome, ripeto, era sicura d’esser bella
+ed avea speme di posseder del talento, non era che
+un affare di data, e potevo attendere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<p>
+Vedasi che io sono fedele al programma che mi
+ho imposto scrivendo la mia vita, e svelo il fondo
+de’ miei pensieri agli uomini, che mi hanno, forse
+troppo severamente, giudicata, come a Dio che, ne
+ho fiducia, mi sarà più indulgente all’ora di morte.
+</p>
+
+<p>
+Se scrivessi un romanzo, potrei invertire o mutare
+i fatti, celare i miei torti e scusar le mie colpe,
+ma ho posto in titolo a questo libro la mia vita, e
+non ho quindi il diritto di nulla alterare negli avvenimenti
+di essa; deggio svolgerli nel loro ordine
+e nella loro sincerità. Confesso che, come romanzo
+scritto da pugno umano, questo libro sarebbe mal
+fatto; e, quel che è peggio, mal ideato, perchè, frutto
+dell’immaginazione, non potrebbe avere influenza
+alcuna sulla vita degli altri, ma non è di tal guisa:
+io stacco una pagina di storia dal gran libro universale
+dell’umanità, scritta dalla penna di ferro del
+destino che mi ha fatta passare come fatale meteora
+attraverso al mio secolo, ed usare un’infausta autorità
+su’ miei contemporanei. Devo dir tutto, anche
+i miei cattivi pensieri, come tutto svelare, anche le
+cattive azioni; sono gli uni che menano alle altre; la
+mia sola scusa sia nel non aver nulla preparato,
+nulla macchinato, nulla voluto di quanto mi accadde,
+ma di aver in vece sempre ceduto ad un fascino
+stabilito da cagioni indipendenti dalla mia volontà,
+e soprattutto più forti di essa.
+</p>
+
+<p>
+E poi, lo dirò io? Sì, perchè deggio dir tutto, anche
+ciò che dee servimi di difesa; le mie più cattive
+azioni, o piuttosto i più brutti avvenimenti della
+mia vita, hanno avuto quasi sempre una buona intenzione,
+un eccellente principio; e quella che io
+intraprendeva in questo momento, la quale dovea
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+menarmi alla prima mia colpa, e per essa condurmi
+dagli abissi più cupi e profondi della società alle
+più brillanti sua altezze, aveva uno scopo lodevole
+ed era dettata dall’umanità, giacchè era per salvare
+il fratello della mia amica dal destino più temuto
+per un libero Inglese.
+</p>
+
+<p>
+Ma perchè poi vi poneva io tanta premura, tant’anima,
+tanto cuore? Non forse perchè Dick pel
+primo aveva ammirata la mia bellezza?
+</p>
+
+<p>
+Io era tanto assorta nelle mie riflessioni, che non
+m’avvidi nè del cammino percorso, nè del tempo
+impiegato a farlo, quando la vettura arrestossi.
+</p>
+
+<p>
+Ci trovavamo in riva al fiume, poco discosti da un
+magnifico bastimento da guerra.
+</p>
+
+<p>
+Eravamo noi aspettate? Lo ignoro, e mi ricorse in
+seguito più volte al pensiero l’idea che tutto fosse
+dapprima convenuto fra Amy e sir John Payne. Avevamo
+appena posto piede a terra, quando una barca
+guidata da sei rematori si scostò dal Théseus e vogò
+verso noi.
+</p>
+
+<p>
+Tutto era sì nuovo per me, ed io mi trovava in
+mezzo a tante e diverse emozioni, che questa circostanza
+mi sfuggì in quel momento, e non vi pensai
+che in seguito.
+</p>
+
+<p>
+In un istante fummo a bordo del bastimento.
+</p>
+
+<p>
+Una delle prime cose ch’io vidi salendo la scala
+fu il povero Dick già in assisa da marinaio, il quale,
+appressandomisi, mi disse con voce compassionevole:
+</p>
+
+<p>
+— Madamigella Emma, abbiate pietà del povero
+Dick; il mio destino è nelle vostre mani.
+</p>
+
+<p>
+Non poteva io ben comprendere come disponessi
+d’un sì gran potere, ma l’infelice giovine avea l’aria
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+sì mesta, che io gli promisi di fare quanto stesse
+in poter mio.
+</p>
+
+<p>
+Un sottotenente lo respinse brutalmente, e ci condusse
+alla cameretta del comandante. Questa stanzina
+era uno dei più eleganti salottini che io abbia
+veduti mai, anche al tempo in cui passava la mia
+vita nelle sale d’una regina. Il tappeto era composto
+di magnifiche pelli di tigri, e la tappezzeria dei
+più fini casimiri dell’India! Nel sollevarsi questi casimiri
+lasciavano scorgere trofei d’armi magnifiche
+tolte dai più ricchi bazar dell’Oriente. La scranna,
+su cui il comandante era seduto o piuttosto sdraiato,
+era uno di quei divani turchi ricamati a fiori d’oro,
+quali appena si sognano sulle rive del Bosforo e del
+Gange; la base, su cui si posava, era di due cannoni
+in bronzo, brillanti come oro: nei giorni ordinari
+sparivano completamente sotto alla stoffa: in quei
+di combattimento levavansi i casimiri che mettevano
+a nudo i trofei, i cuscini del divano che scoprivano
+i cannoni, e il salottino da elegante signora, tramutavasi
+nell’arsenale d’un comandante inglese.
+</p>
+
+<p>
+Sir John Payne, avvolto in un magnifico abito da
+camera di stoffa chinese, era intento a leggere quando
+noi entrammo.
+</p>
+
+<p>
+Egli si volse dalla nostra parte colla trascuranza
+di un uomo che riceve una visita inaspettata; poi,
+vedendo due donne, si alzò.
+</p>
+
+<p>
+Gettai su lui un rapido sguardo, che pure mi valse
+a veder tutto.
+</p>
+
+<p>
+Sir John Payne era un bell’ufficiale dai 30 ai 35 anni,
+il quale, per certo, doveva il grado che occupava a
+tale età, più alla sua nascita ed alla sua fortuna, che
+alle campagne fatte: tutto in lui, come a lui d’intorno,
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+annunciava il lusso. Il coltello con cui tagliava
+il suo libro era d’argento dorato, le sue dita
+eran carche di anelli, un magnifico orologio posato
+a lui vicino era adorno delle sue iniziali in
+diamanti.
+</p>
+
+<p>
+Tutto in lui indicava la suprema aristocrazia.
+</p>
+
+<p>
+Amy, singhiozzando (ella aveva un’ammirabile segreto
+per trovar lagrime), gli si prostrò ai piedi, o
+piuttosto volle prostrarvisi; ma egli la rattenne,
+chiedendole il motivo che la conduceva.
+</p>
+
+<p>
+Ed ella, come se i singhiozzi le soffocassero la
+voce, mi trasse per mano, accennandomi di parlare
+in luogo suo.
+</p>
+
+<p>
+Allora soltanto parve l’ammiraglio accorgersi della
+mia presenza; mi guardò, parve sorpreso della mia
+bellezza, e mi fe’ sedere accanto a lui.
+</p>
+
+<p>
+Amy restò in piedi, col volto nascosto dal fazzoletto,
+dicendomi con voce soffocata:
+</p>
+
+<p>
+— Parla, parla; Sua Signoria ti ascolterà ben più
+volentieri di me!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+</p>
+
+<h2>XIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Era io stessa fortemente turbata, e con voce commossa
+spiegai all’ammiraglio lo scopo della nostra
+visita, affermandogli ch’egli acquisterebbe un diritto
+eterno alla mia riconoscenza se mi desse il congedo
+del povero Dick.
+</p>
+
+<p>
+Sia ch’ei lo credesse di fatto, sia che volesse dirigermi
+un’adulazione, mi domandò quale motivo
+una persona della mia condizione potesse avere ad
+interessarsi d’uno scapestrato, come quegli di cui
+chiedevo la liberazione.
+</p>
+
+<p>
+Risposi allora con umiltà mista ad un certo orgoglio,
+che io non era una persona <i>di condizione</i>, ma
+una povera contadina compatriotta di Dick.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi prese una mano, la guardò, e scosse il
+capo con aria di dubbio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+</p>
+
+<p>
+Di fatto le mie mani, di cui con una civetteria
+superiore alla mia età aveva sempre avuto la più
+gran cura, erano assai belle.
+</p>
+
+<p>
+— Queste mani, mi diss’egli ridendo, non sono
+mani da contadina.
+</p>
+
+<p>
+Assicurai l’ammiraglio ch’ei s’ingannava.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, seguitò egli, levandosi dal dito mignolo
+un diamante, non mancano che di quest’anello per
+divenir mani da duchessa.
+</p>
+
+<p>
+Io mi sentii arrossire, più di piacere che di vergogna
+però, e quantunque la mia mano mi sembrasse
+molto più bella coll’ornamento ricevuto, pure
+volli restituire all’ammiraglio l’anello che egli mi
+offeriva tanto galantemente; ma ei rattenne la mia
+nella sua mano, dicendomi che se io persisteva nel
+mio rifiuto, avrei a temere ch’egli pure persistesse
+nel suo.
+</p>
+
+<p>
+Volsi gli occhi ad Amy; ella mi guardò con uno
+sguardo tanto supplichevole in mezzo alle lacrime che
+irrigavanle le gote, ch’io non ebbi il coraggio di
+durare una più lunga resistenza. Tenni l’anello.
+</p>
+
+<p>
+Allora Amy ripigliò coraggio.
+</p>
+
+<p>
+— E il mio povero Dick? chies’ella.
+</p>
+
+<p>
+— Ascolta, rispose l’ammiraglio; io non sono solo
+a decidere la quistione: posso proporre il congedo,
+ma debbo farlo accettare dall’ammiragliato.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, diss’io, prendendo le mani di sir John Payne:
+ma domandato da voi, questo congedo sarà accordato,
+non è egli vero?
+</p>
+
+<p>
+— Lo spero.
+</p>
+
+<p>
+— Dite che ne siete certo.
+</p>
+
+<p>
+— Farò quanto mi sarà possibile per esservi accetto,
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+disse l’ammiraglio, inchinandosi cortesemente.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! se riusciste, ve ne sarei tanto riconoscente!
+esclamai.
+</p>
+
+<p>
+— È egli proprio vero quel che mi dite? chiese
+l’ammiraglio, guardandomi fisso e con occhio, se
+non pieno d’amore, almeno pieno di desiderio.
+</p>
+
+<p>
+Io arrossii, e chinai il capo senza rispondere.
+</p>
+
+<p>
+Parvemi allora vedergli scambiare uno sguardo
+con Amy; ma questo sguardo poteva essere come il
+mio, uno sguardo di preghiera.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, ci diss’egli, voglio darvi una prova
+del mio buon volere: oggi stesso andrò a Londra, e
+farò i passi opportuni.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! quanto siete buono! esclamai.
+</p>
+
+<p>
+— E, domandò Amy, come e dove avremo noi la
+risposta?
+</p>
+
+<p>
+— V’ha un mezzo assai semplice, rispose l’ammiraglio,
+attendetemi qui.
+</p>
+
+<p>
+— Qui? chies’io con esitazione, giacchè pensavo
+al mio appuntamento della sera.
+</p>
+
+<p>
+— No, a Londra nel mio palazzo di Piccadilly.
+</p>
+
+<p>
+Guardai Amy come per interrogarla.
+</p>
+
+<p>
+— Domandatelo ad Emma, diss’ella; io sono agli
+ordini della Signoria Vostra.
+</p>
+
+<p>
+— Aspetterò dove vi piacerà, Mylord, rispos’io,
+nella fiducia che la risposta sia buona: solo...
+</p>
+
+<p>
+— Solo che? ripetè l’ammiraglio.
+</p>
+
+<p>
+— Devo esser rientrata a casa alle dieci della sera.
+</p>
+
+<p>
+— Sarete padrona di ritirarvi quando vi piacerà;
+ma siccome la risposta può farsi attendere e ritener
+me stesso fino a tard’ora, prenderete almeno
+una tazza di thè ed un dolce, dopo di che vi rendo
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+la vostra libertà e vi chiedo la mia, cosa che non
+farei certamente, se non fosse per rendervi servigio.
+</p>
+
+<p>
+E suonò un campanello chinese che fece udire un
+suono prolungato e vibrato.
+</p>
+
+<p>
+Entrò un servo.
+</p>
+
+<p>
+— Il thè, domandò l’ammiraglio.
+</p>
+
+<p>
+Senza dubbio gli ordini erano stati dati dapprima,
+perchè il domestico rientrò subito con un vassoio
+coperto di pasticcerie che posò sopra un tavolo.
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo, mia bella interceditrice; fateci gli
+onori del thè, mi disse l’ammiraglio.
+</p>
+
+<p>
+Obbedii arrossendo, e versai una tazza di thè che
+gli offersi con una mano, presentandogli coll’altra
+lo zucchero, e facendogli un inchino da collegiale.
+</p>
+
+<p>
+— In verità, mi disse sir John, non m’era stato
+detto nulla di troppo, e voi siete adorabile.
+</p>
+
+<p>
+Volsi uno sguardo di rimprovero ad Amy: ciò che
+era sfuggito di bocca all’ammiraglio provavami che
+la mia venuta non era imprevista, come io il credeva,
+ma attesa.
+</p>
+
+<p>
+— Sapreste a lei mal grado, ripigliò il capitano,
+di avermi detto ch’ella aveva ad amica la più bella
+creatura terrena, ed a me di aver bramato vedervi?
+La sarebbe cosa crudele, perchè rifiutando di venire,
+avreste fatto del vostro amico Dick un marinaio,
+stato che parmi non sia di sua inclinazione, e non
+mi avreste permesso di dirmi vostro servitore, ciò
+che parmi proprio la mia.
+</p>
+
+<p>
+Non sapevo che rispondere a questa cortesia facile
+ma irrispettosa: egli mi porse la sua tazza perchè
+vi lasciassi cadere qualche goccia di crema, e s’accorse
+del tremito della mia mano.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che? mormorò egli, in una donna sola virtù,
+cortesia e pudore, oltre la bellezza e la gioventù?
+</p>
+
+<p>
+Io lo guardai sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+— Non avete visto recitare Amleto?
+</p>
+
+<p>
+— No, rispos’io.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, ciò che vi ho detto è quel che Amleto
+dice ad Ofelia quando è sorpreso di trovar tanta
+grazia, tanto affetto e tanto pudore riuniti in una
+stessa donna.
+</p>
+
+<p>
+Scossi il capo.
+</p>
+
+<p>
+— E, seguitò sir John, siccome ella non crede all’amore
+del principe di Danimarca, questi prosegue:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Dubita pure che gli astri splendano,</p>
+<p class="i01">Dimmi che il sole più non appar,</p>
+<p class="i01">Dimmi che il vero mente e sa fingere</p>
+<p class="i01">Ma, deh! ch’io t’ami non dubitar.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sir John mi prese ambo le mani, e dando alla sua
+voce la più tenera espressione, seguitò:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«O cara Ofelia! il mal che m’addolora</p>
+<p class="i01">Cresce con questi versi. I’ non ho l’arte</p>
+<p class="i01">Di vestir di bel metro i miei sospiri,</p>
+<p class="i01">Ma pure io t’amo tanto! Oh non è cosa</p>
+<p class="i01">Che agguagli l’amor mio! Credilo, addio.</p>
+<p class="i02"> Per sempre tuo, soave e cara donna,</p>
+<p class="i02"> Fin che sia questa macchina d’Amleto,»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+— E che risponde Ofelia a questi versi?
+</p>
+
+<p>
+Sir John si alzò.
+</p>
+
+<p>
+— Amleto, rispos’egli, non le lascia tempo di rispondere,
+ed esce, rimettendo al cuore di lei, che
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+egli ama, la cura di parlare per lui nella sua assenza.
+</p>
+
+<p>
+— Voi ci lasciate? chiesi a sir John.
+</p>
+
+<p>
+— Dopo le tre non rinverrei più i lordi dell’ammiragliato,
+e voglio avere almeno il merito di mantenere
+la mia promessa, dandovi oggi, buona o cattiva,
+una risposta.
+</p>
+
+<p>
+— E noi? domandò Amy.
+</p>
+
+<p>
+— Voi, rispose sir John, avrete la bontà di attendermi
+a Piccadilly, ove il mio servitore vi accompagnerà.
+</p>
+
+<p>
+— Dareste frattanto un congedo di 24 ore al povero
+Dick?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, disse l’ammiraglio ridendo, purchè miss Emma
+impegni la sua parola che il mariuolo non diserterà:
+nel qual caso, miss Emma risponderà di lui
+corpo per corpo.
+</p>
+
+<p>
+— Odi, Emma? disse Amy.
+</p>
+
+<p>
+Stesi la mano a sir John.
+</p>
+
+<p>
+— Lo prometto, Mylord, diss’io.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora ripigliò l’ammiraglio, non desidero che
+una cosa, la fuga in capo al mondo del mariuolo.
+Venite voi con me, o bramate ch’io vi metta a
+terra?
+</p>
+
+<p>
+— Eravamo venute a bordo di questo bastimento
+per Mylord, diss’io; e dal momento che Mylord lo
+lascia, non abbiamo nessun motivo di restarvi.
+</p>
+
+<p>
+Sir John suonò una seconda volta il campanello.
+Lo stesso domestico comparve.
+</p>
+
+<p>
+— La iolo, disse l’ammiraglio.
+</p>
+
+<p>
+— È pronta, Mylord.
+</p>
+
+<p>
+— Venite a terra con noi, e conducete le signore
+a Piccadilly. La cena per le sette.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+</p>
+
+<p>
+Volli fare un’osservazione sulla cena alle sette,
+ma sir John non me ne diede il tempo, ed offrendomi
+il suo braccio, mi condusse alla scala.
+</p>
+
+<p>
+Tutti gli ufficiali erano schierati in doppia fila
+a noi dinanzi.
+</p>
+
+<p>
+Io chinai non solo gli occhi ma il capo: tutti quei
+sguardi pesavano in certo modo sulla mia fronte,
+curvandola sotto il loro peso.
+</p>
+
+<p>
+Mi trovai nella iolo senza saper come vi fossi discesa:
+udii la voce di sir John ordinare a Dick di
+seguirci; poi la barca si staccò dal bastimento leggera
+come un uccello, e mosse verso terra.
+</p>
+
+<p>
+Quivi attendevaci la carrozza di Mylord, e poco
+discosta stava l’umile nostra vettura.
+</p>
+
+<p>
+— Non tornerete a Londra lì dentro, non è egli
+vero? ci diss’egli.
+</p>
+
+<p>
+— Ma in che volete voi che vi rientriamo? gli
+chies’io.
+</p>
+
+<p>
+— Piccadilly è sul mio cammino, e quivi vi lascerò
+passando.
+</p>
+
+<p>
+Fe’ un cenno al suo domestico che andò a pagare
+la nostra vettura; aprì egli stesso lo sportello e mi
+fe’ scendere prima, mentre Amy scambiava qualche
+parola con Dick per dargli un appuntamento, e farlo
+avvertito del risultato della faccenda.
+</p>
+
+<p>
+Dick, meno fiero di noi, entrò nella vettura e si
+fe’ trionfalmente condurre a Londra.
+</p>
+
+<p>
+Sir John sedette al dinanzi, cedendoci i due posti
+di fondo: il domestico montò accanto al cocchiere,
+e la carrozza partì, riconducendomi, strana condizione
+del mio destino, immersa in tutt’altri sogni
+di quelli con cui era partita.
+</p>
+
+<p>
+Oh! fu ben per me che la vita ebbe a simbolo
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+una ruota che gira incessantemente; ma da qual
+lato girava questa ruota? Era per elevarmi o per
+avvilirmi?
+</p>
+
+<p>
+Mi era io innalzata dal dì in cui era la pastorella
+di mistress Davison, od aveva disceso?
+</p>
+
+<p>
+La mia meditazione era tanto profonda, che quasi
+non sentii sir John impadronirsi della mia mano:
+gliela lasciai inerte nelle sue.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una mezz’ora di corsa la carrozza si arrestò:
+ci trovavamo a Piccadilly.
+</p>
+
+<p>
+Lo sportello si aprì: scese primo sir John per darci
+la mano: io mi sentiva riconoscente ad un gentiluomo
+di tal fatta, che ci trattava come duchesse:
+per un moto involontario strinsi la destra ch’ei mi
+stendeva.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, mormorò egli sottovoce.
+</p>
+
+<p>
+Ritrassi violentemente la mano.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi guardò con una certa sorpresa, ma vide
+dal mio sorriso che non vi era nulla d’offensivo per
+lui nel mio atto.
+</p>
+
+<p>
+Erano le tre: non doveva egli perdere un minuto
+se volea giungere in tempo all’ammiragliato; risalì
+dunque in carrozza; e noi, guidate dal servo, entrammo
+in casa.
+</p>
+
+<p>
+Questa casa, sita presso a poco a metà strada fra
+Londra e la stazione, era una graziosa palazzina
+costrutta colla maggior eleganza, il cui solo locatario
+e proprietario era l’aristocratico protettore di
+Dick.
+</p>
+
+<p>
+Il lacchè lasciatoci per introdurci, ne condusse
+ognuna nella nostra camera.
+</p>
+
+<p>
+All’entrar nella mia, io mi fermai, cercando nelle
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+mie rimembranze, ove avessi già veduta questa
+stanza.
+</p>
+
+<p>
+Eravi qualche cosa d’impossibile nella realtà di
+questa visione: le mie gite non mi aveano mai condotta
+dalla parte di Piccadilly, e si sa che venendo
+a Londra vi veniva per la prima volta.
+</p>
+
+<p>
+Mi trovava dinanzi ad un grande specchio dalla
+cornice dorata, in una camera elegante con cortine
+di seta azzurra e mobigliata di toelette e cassettoni
+in legno di rosa: aveva sotto ai piedi un tappeto
+turco, sovra il capo un soffitto adorno di affreschi,
+che si sarebbero detti sortiti dal pennello di Boucher
+o di Watteau.
+</p>
+
+<p>
+Senza fallo io aveva veduta questa camera.
+</p>
+
+<p>
+Mi lasciai cadere sopra una sedia a bracciuoli simile
+alle cortine: e questo colore azzurro mi ricordò
+per analogia il primo abito azzurro da collegiale:
+mi rividi seduta con quella veste vicino alla sorgente
+della collina, ove pascolava il mio gregge, il
+giorno in cui Dick mi avea detto:
+</p>
+
+<p>
+— Guardatevi nelle nostre sorgenti, madamigella
+Emma; un giorno anderete alla città e vi guarderete
+in grandi specchi e cornici dorate, come quelli
+della bottega del negoziante di Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+Condotta dal filo de’ miei ricordi, rammentai il
+tutto.
+</p>
+
+<p>
+Questa camera, questo specchio, questo turco tappeto,
+queste cortine del colore del mio abito da collegiale,
+così lungi da me, sì, io li avea visti in un
+sogno della mia fanciullezza, ed ecco che sette od
+otto anni dopo, io li ritrovo in realtà!
+</p>
+
+<p>
+E Dick che me ne avea fatta la predizione era
+causa del suo avverarsi: strana concatenazione di
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+circostanze che radicò nel mio cuore la fatale idea,
+che un potere più possente della mia volontà disponesse
+del mio destino, e che invano tenterei di oppormi
+al fascino di questo potere.
+</p>
+
+<p>
+Amy Strog entrò nella mia camera mezz’ora dopo,
+e mi trovò nello stesso seggiolone ove m’era abbandonata
+entrando: il mio meditare parve inquietarla
+e tentò distrarmene parlandomi di sir John Payne,
+della sua bontà per Dick, e della sua cortesia
+per noi.
+</p>
+
+<p>
+Io sorrisi senza rispondere; comprendeva lo scopo
+di questa cortesia, il calcolo di questa bontà, e sentiva
+per istinto che il mio onore sarebbe il riscatto
+di Dick.
+</p>
+
+<p>
+Disgraziatamente sir John Payne era giovane, era
+bello, era ricco; disgraziatamente era amabile e parea
+buono: tutto concorreva dunque alla mia perdizione,
+perfino i buoni istinti del mio cuore che
+mi portavano a salvar Dick ed a consolare Amy.
+</p>
+
+<p>
+Alle cinque una vettura arrestossi davanti alla
+porta: trasalii: Amy corse alla finestra.
+</p>
+
+<p>
+— Non avea bisogno, esclamò, di andare alla finestra
+per sentire che era sir John che rientrava.
+</p>
+
+<p>
+Un istante dopo la porta si aprì, ed ci comparve
+tutto lieto.
+</p>
+
+<p>
+— Che mi darete voi, miss Emma, mi disse egli,
+se vi porto una buona notizia pel vostro protetto?
+</p>
+
+<p>
+— Che posso io darvi Mylord, risposi alzandomi
+e stendendogli ambo le mani, se non i sinceri ringraziamenti
+di un cuore oltre ogni dire riconoscente
+alle vostre bontà?
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene, seguitò egli; prendo per ora i ringraziamenti:
+regoleremo più tardi i conti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Avete dunque ottenuto, Mylord? domandò
+Amy.
+</p>
+
+<p>
+— Sono almeno a buona via di riuscirvi: mi fu
+promesso il congedo di vostro fratello per questa
+sera: lo aspetteremo, se il volete, a tavola: dovete
+avere gran fame, avendo appena gustata una ciambella;
+ed io confesso, che le corse fatte mi hanno
+dato grand’appetito.
+</p>
+
+<p>
+Stavo per fare un’osservazione sulla necessità che
+io aveva di tornare a Oxford Street, quando il domestico
+entrò, annunciando che Mylord era servito.
+</p>
+
+<p>
+Sir John afferrò il mio braccio, e mi condusse nella
+sala da pranzo.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, andiamo, mie belle commensali, a tavola,
+diss’egli.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno cominciava a cadere, e dalla mezza oscurità
+della mia stanza, aumentata dallo spessore delle
+cortine, entrammo in una sala da pranzo sfolgoreggiante
+di luce che riflettevasi nel cristallo dei bicchieri
+e nello splendore delle argenterie.
+</p>
+
+<p>
+Si sarebbe detta una mensa imbandita dalle fate
+pel loro re Oberone e la loro regina Titania: l’atmosfera
+era tepida ed imbevuta d’un profumo acre
+e dolce ad un tempo, che parea penetrarmi per ogni
+poro.
+</p>
+
+<p>
+Alla vista di tutto quel lusso, all’impressione profumata
+di quest’atmosfera, provai un subito offuscamento:
+mi sentii quasi mancare: le mie mani
+tremavano, la mia testa s’inclinò sulle spalle: sir
+John mi sentì pesare al suo braccio, e vedendo al
+languore dei miei occhi ed alla curva del mio corpo
+ciò che avveniva in me.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Siete della specie delle sensitive, mi diss’egli;
+donna e fiore ad un tempo: felice quegli che spirerà
+l’olezzo del fiore e suggerà la parola amore sui
+labbri della donna.
+</p>
+
+<p>
+Trassi un sospiro e vacillante sedetti sulla scranna
+ch’egli mi indicò accanto a lui.
+</p>
+
+<p>
+Il fascino dell’opulenza è sempre stato possente
+su me quanto l’orrore della miseria. Sono io dunque
+realmente d’un sangue aristocratico e tutti i
+miei istinti tendono essi a ripigliare il livello distrutto
+dalla mia nascita illegittima? La mia vita
+non fu sotto a questo rapporto che un lungo inebbriamento;
+e quando ricca, e gran dama, non ebbi
+più nulla da chiedere al rango ed alla fortuna, sentii
+l’abbagliamento della gloria, come povera fanciulla
+aveva avuto quello dell’aristocrazia e della
+ricchezza.
+</p>
+
+<p>
+Per la prima volta io sedeva ad una mensa riccamente
+imbandita: per la prima volta i miei occhi
+erano accecati dallo splendore di fiamma dei
+cristalli simili ai diamanti: per la prima volta io
+appressava le mie labbra a quello spumoso vino di
+Francia, che simile a quel dell’antichità, pare premuto
+dalle mani delle Baccanti nella coppa del
+piacere.
+</p>
+
+<p>
+Nulla di tutto ciò bastava a scuotermi dal mio
+abbagliamento, a calmare il sangue che scorrevami
+più rapido per le vene, a spegnere il fuoco
+che, serpeggiando, salivami dal petto alla fronte.
+Nel sedermi a tavola era già ebbra di profumo e
+di luce.
+</p>
+
+<p>
+Al pospasto un domestico entrò latore d’un dispaccio
+a largo sigillo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sir John lo ruppe, accertossi che fosse il congedo
+di Dick e lo porse ad Amy.
+</p>
+
+<p>
+Amy si alzò subito, e sotto il pretesto di non ritardare
+a Dick l’annuncio di così buona novella,
+chiese di ritirarsi.
+</p>
+
+<p>
+Sir John non vi si oppose, lodando questo slancio
+d’una buona sorella.
+</p>
+
+<p>
+Compresi che tutto l’avvenire della mia vita dipendeva
+da’ cinque minuti che stavano per decorrere:
+vedendo Amy alzarsi, mi levai pur io, e sir
+John non vi si oppose: ma restavami a prendere
+nell’altra camera il mio cappello e la mia mantiglia;
+feci uno sforzo di volontà, decisa a svellermi
+dalla seduzione, e mi slanciai nella mia stanza che
+trovai fiocamente rischiarata da una lampada d’alabastro.
+</p>
+
+<p>
+Nulla di più incantevole di quella camera, vista al
+suo dolce chiarore, che parea quel della luna in una
+bella notte d’estate: restai un istante muta, immobile,
+estasiata, in lotta fra il desiderio di rimanere
+e quello di seguire Amy: compresi allora che mi
+era mestieri cercare un appoggio altrove che in me;
+misi la mano sul cuore vi cercai e sentii la lettera
+di Harry.
+</p>
+
+<p>
+Respirai allora e volli uscire dalla stanza; ma dietro
+a me, la porta s’era chiusa, e perduta nella modanatura
+dell’intavolato, s’era fatta invisibile: sarebbesi
+detto che la magia fosse entrata nella mia
+esistenza e mi spingesse in un palazzo di fate.
+</p>
+
+<p>
+Mi volsi per chiamare qualcuno; ma, fra me e il
+camino stava ritto sir John, colle braccia aperte,
+mormorando la parola:
+</p>
+
+<p>
+— Ingrata!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+</p>
+
+<p>
+Al suono di quella voce, il fascino mai assopito
+si ridestò: una nube di fuoco passò dinanzi ai miei
+occhi e caddi fra le braccia che m’erano aperte.
+</p>
+
+<p>
+Vi ringrazio, o mio Dio, d’aver permesso che la
+prima mia colpa fosse una caduta per amicizia e
+bontà, non per cupidigia e dissolutezza!
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL PRIMO VOLUME.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>In inglese Dick è il diminutivo di Riccardo.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Non mettere al mondo che figli maschi, giacchè il tuo
+cuore invincibile non dovrebbe produrre che uomini.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>Possedendo l’Italia la traduzione in versi di Shakespeare
+per Giulio Carcano, sarebbe stato profano la intendere ad altra
+versione e credemmo perciò di trascriverne la scena suddetta.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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