diff options
Diffstat (limited to '76089-0.txt')
| -rw-r--r-- | 76089-0.txt | 4663 |
1 files changed, 4663 insertions, 0 deletions
diff --git a/76089-0.txt b/76089-0.txt new file mode 100644 index 0000000..7ecfc32 --- /dev/null +++ b/76089-0.txt @@ -0,0 +1,4663 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 *** + + + MEMORIE + DI + EMMA LYONNA + + + DI + ALESSANDRO DUMAS + + + UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. + + Vol. I. + + + + MILANO + G. DAELLI e C. EDITORI + MDCCCLXIV. + + + + + Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. + + STEREOTIPIA G. DASSI E C. + + TIP. GUGLIELMINI. + + + + +MEMORIE + +DI + +EMMA LYONNA + +OVVERO + +LE CONFESSIONI D’UNA FAVORITA + + + + +AL LETTORE + + +Il 14 gennaio 1815, verso le cinque della sera, un prete, preceduto da +una vecchia donna che parea servirgli di guida, imprimeva i suoi passi +sul tappeto di neve che stendevasi dal villaggio di Vimillle al piccolo +porto d’Ambleteur, sito fra Boulogne sul mare e Calais e nel quale +Giacomo, scacciato dall’Inghilterra, sbarcò nel 1688. — Questo prete +moveva a rapido passo, ciò che facea credere ch’ei fosse con impazienza +aspettato, e guarentivasi, avviluppandosi nel suo mantello, da un vento +acre e freddo che soffiava dalle coste d’Inghilterra. La marea saliva, +ed udivasi il mugghiare del mare misto al rumore dei ciottoli, che il +flutto salendo rotolava sulla spiaggia. + +Dopo fatta presso a poco una mezza lega, seguendo la via tracciata +da una doppia fila di olmi, sfrondati l’inverno dall’inverno stesso, +scompigliati l’estate dal vento del mare, la vecchia prese a destra del +cammino un sentiero appena visibile sotto la neve che il ricopriva, e +che menava ad una piccola capanna eretta nel mezzo d’una collina che +dominava il paesaggio. Un raggio di luce, probabilmente prodotto da +una lampada invisibile attraverso i vetri della finestra, denotava solo +l’esistenza di questa capanna, completamente perduta nell’oscurità. + +Dieci minuti bastarono a raggiungerne la soglia. + +La vecchia stendeva la mano verso la porta, quando questa si aprì da +per sè, ed una giovine voce disse, con un accento inglese leggermente +pronunciato: + +— Venite, signor abate, mia madre vi attende con impazienza. + +La vecchia si ritrasse per lasciar passare il prete. Questi entrò +nella capanna, ella gli tenne dietro. La fanciulla richiuse la porta, +ed indicò nella seconda camera, la sola rischiarata, una donna che a +stento sollevavasi sul letto. + +— È lui? chiese con voce fioca ed in inglese l’ammalata. + +— Sì, madre mia, rispose la fanciulla nella stessa lingua. + +— Oh! entri, entri, esclamò in francese la malata. + +E ricadde sul letto. + +Il prete le si appressò: la fanciulla e la vecchia rimasero nella prima +camera. + +L’ammalata parea sfinita dallo sforzo fatto; e, rovesciato il capo +sull’origliere, indicò con mano languida una poltrona, facendo cenno +all’uomo di Dio di accostarla al suo letto e sedervisi. + +Il sacerdote comprese il gesto, avvicinò la poltrona e sedette. + +Fuvvi un istante di silenzio, durante il quale non udivasi che +l’oppresso respiro della morente, ed i singhiozzi cui tentava invano di +soffocare la fanciulla. + +Durante questo momento d’aspettativa il prete ebbe tempo di volgere uno +sguardo intorno. + +L’interno dell’appartamento offeriva un misto singolare di lusso e +miseria. I mobili e le pareti erano ben quelli d’una capanna, ma le +lenzuola erano della più fina tela d’Olanda; l’accappatoio, in cui +si avvolgea l’ammalata, era d’una magnifica batista, e il fazzoletto +annodato al suo collo era orlato da quel prezioso merletto, cui +l’Inghilterra ha dato il suo nome. + +Di fronte al letto, separati solo dalla finestra, dinanzi alla quale +cadeva una povera cortina d’indiana, staccavansi per lo splendore del +colorito due ritratti in piedi, uno di donna, l’altro di uomo, ambedue +di naturale grandezza. + +Quello d’uomo rappresentava un ufficiale superiore della marina +inglese. Il suo abito cilestre portava al manco lato, e di sotto +all’ordine del Bagno, tanto raro in Inghilterra, che nol si dà se +non per grandissimi servigi resi, altre tre decorazioni, cui un +intelligente in siffatta materia avrebbe riconosciute, l’una per +l’ordine di S. Ferdinando e del merito di Napoli, l’altra per quella di +S. Gioacchino di Malta istituita da Paolo I di Russia, e che morì con +lui; la terza infine per la mezzaluna Ottomana, che portava nella sua +curva la cifra in diamanti dell’Imperatore ottomano Selimo III. + +Ma ciò che soprattutto rendeva quest’uomo notabile era la gloriosa +mutilazione, onde avea dovuto esser vittima: — una larga cicatrice +solcavagli la fronte, su cui stendevasi una benda nera che celava +un occhio perduto, mentre la manica destra del suo abito abbottonata +all’uniforme, palesava un braccio monco al disopra del gomito. + +L’uomo, che il ritratto rappresentava, era piuttosto basso di statura; +avea biondi i capelli; l’occhio, che gli restava, parea vibrare +il lampo del genio; infine il suo naso aquilino ed il suo mento +vigorosamente marcato indicavano il coraggio e la volontà, che fanno i +tratti caratteristici dell’eroe da guerra. + +La donna invece era il tipo perfetto della grazia e della bellezza; i +suoi capelli castagni senza alcun ornamento ricadevanle in folte anella +sul collo e sul petto; avea gli occhi ed i sopraccigli neri sopra +un incarnato di sfolgorante freschezza; il naso ben fatto; la bocca +infantile, semi-aperta qual rosa in un mattino di primavera, lasciava +scorgere, o piuttosto divinare due file di perle. — Vestiva una tunica +di chachemire, fatta alla greca, con un mantello di porpora gettato +sulla spalla destra: avea retta la persona da un largo cinto di velluto +color ciriegia ricamato d’oro, il cui fermaglio era fatto d’un cammeo +che rappresentava il profilo d’una testa da vecchia. + +Questo splendido ritratto era evidentemente quello dell’ammalata, nei +tratti della quale potevansi ancora riconoscere, a malgrado i suoi +cinquant’anni ed i guasti d’una crudele malattia, i resti di quella +perfetta bellezza dal pittore dipinta sulla tela. + +Mentre il prete, quasi suo malgrado, davasi a questo esame, la malata +riaperse lentamente gli occhi, e glieli fissò sopra con inquietudine. +Si sarebbe detto ch’ella cercasse sul volto di colui, che avea mandato +a cercare per farne l’intermediario della sua riconciliazione con Dio, +ciò che poteva temere o sperare dalla celeste misericordia. + +Il sacerdote era un vecchio di sessantacinque anni; dalla dolce e +serena sua fisonomia traspariva la semplicità dell’anima: e potea +leggersi nel suo sguardo una scintilla di quella inesauribile +tenerezza, che Leonardo da Vinci ha data agli occhi di Gesù. + +Al vederlo, l’ammalata parve rassicurarsi. + +— Padre mio, diss’ella, ho letto in tutti i libri santi che la +misericordia di Dio è infinita, ma io ho mandato a cercarvi per +udirmi a ripetere queste parole dalla bocca stessa d’un ministro di +Dio. I miei peccati, le mie colpe, i miei delitti anche, aggiuns’ella +abbassando la voce, sono tanto grandi, che per non morire disperata ho +mestieri della parola d’un sant’uomo come voi. + +Il prete guardò con sorpresa quella donna dalla voce dolce, dalla +fisonomia candida, dall’occhio cui la febbre che ardevala non potea +togliere l’angelica espressione, e che pur tuttavia si accusava di +colpe e peccati non solo, ma pur di delitti. + +— Figlia mia, le diss’egli, il terror della morte vi smarrisce. La +donna è una debole creatura esposta dalla sua posizione in società a +cader nel peccato, a commettere colpe; ma, se ho ben compreso, voi non +vi accusate solo di colpe e peccati, ma ben anco di delitti. + +— Oh! di delitti, sì, di delitti, padre mio..... so bene che quando era +giovane, bella, potente, quando un eroe mi chiamava sua amante ed una +regina sua amica, so bene che nel trasporto della mia giovinezza, nella +foga della mia fortuna, io non giudicava tali i miei atti; ma, dopo +ch’egli è morto, dopo ch’ella è morta, dopo che io sono caduta nella +miseria, e che la miseria, vendetta celeste, mi ha condotta al dubbio, +oh! io mi vedo quale sono, padre mio, cioè con un corpo bruttato dalla +lussuria e delle mani rosse di sangue!.... + +— Figlia mia, la misericordia del Signore è infinita, ripigliò il +sacerdote, e Gesù in nome del padre suo ha perdonato alla Maddalena ed +alla donna adultera. + +L’ammalata stese la mano, la posò sul braccio del prete, e sollevandosi +per avvicinarsegli: + +— Avrebb’Egli perdonato ad Erodiade? chiese ella. + +L’uomo di Dio la guardò quasi con terrore. + +— Chi siete voi dunque? domandò. + +— Di fatto avete ragione, padre mio, rispos’ella. Dirvi il mio nome è +tutto dirvi, ma deh! non vi allentate da me quando ve lo avrò detto.... + +— Figlia mia, disse il prete, accompagnerei e consolerei anche un +parricida al patibolo. + +— Oh! il patibolo è l’espiazione, esclamò l’ammalata: se io morissi sul +patibolo invece di morir nel mio letto, non dubiterei tanto! + +— Avete dunque ucciso? chiese il sacerdote con terrore. + +— No, padre mio, ma ho lasciato morire. + +— Avete sentimento del delitto che commettevate? + +— No, no, io credeva servire il Re, credeva servir Dio, e non serviva +che la mia vendetta. — Come volete voi che Iddio perdoni a me che non +ho mai perdonato? + +Il prete la guardò. + +— Siete inglese? + +— Sì, padre mio. + +— Siete protestante? + +— Sì. + +— Perchè non avete fatto cercare un pastore della vostra religione? Ve +n’ha uno a Boulogne. + +— Lo so.... e l’ammalata crollò il capo gettando un sospiro. + +— Ebbene? Insistè il sacerdote. + +— I nostri pastori son troppo severi, padre mio; la nostra religione è +troppo dura; non ho osato. + +— È un grand’elogio che voi fate con ciò della nostra, figlia mia. E +come, avendo di questa una tale opinione, non avete cercato rifugio nel +suo seno? + +— E se essa mi avesse respinta, padre mio? + +— La nostra religione non respinge alcuno, figliuola mia, Gesù non ha +egli detto al buon ladrone: «In verità ve lo dico prima d’un’ora voi +sarete meco nel regno del Padre mio?» + +— Sì, ma il buon ladrone era in croce; moriva col Salvatore. + +— Chi muore in lui, muore con lui, e il pentimento val pure la Croce. — +Vi pentite voi, figlia mia? + +— Sì, disse la morente, levando al Cielo le mani — sinceramente, e +ardentemente, ve lo giuro. + +— Vi pentite voi per la sola paura della morte? + +— No, padre mio, mi pento perchè, come a S. Paolo sulla via di Damasco, +le scaglie mi sono cadute dagli occhi, e mi vedo qual sono. + +— Ebbene, lo vedete, non solo Dio ha perdonato a S. Paolo, ma ne ha +fatto uno dei suoi Apostoli: eppure S. Paolo custodiva i mantelli di +quei che lapidavano il santo martire Stefano. + +— Oh! voi siete buono, padre mio, di sostenermi e consolarmi in tal +guisa. + +— È mio dovere, figliuola mia; quando un’agnella si allontana dal +gregge a malgrado gli avvertimenti del cane, il buon pastore se la +prende sulle spalle e la riporta all’ovile: con più ragione la riceve +egli con gioia quand’essa vi ritorna da sè. Parlate dunque, ditemi +le vostre colpe, sono pronto ad udirle, e se esse non oltrepassano il +potere legato ad un povero prete, sono presto a perdonarvi in nome del +Signore. + +— Il narrarle sarebbe lungo ed inutile: il mio nome basterà; quando +saprete il mio nome, saprete tutto. + +Il sacerdote la guardò sorpreso. + +— Il vostro nome allora? le domandò egli. + +La morente si chinò verso lui, e con voce tremula ed appena +intelligibile, mormorò queste due parole: + +— Lady Hamilton. + +— Questo nome non mi svela nulla, figlia mia, rispose il prete. Non lo +conosco: odo pronunciarlo per la prima volta. + +— Oh, Dio mio! esclamò la morente con accento quasi di gioia. Havvi +dunque un uomo che non mi conosce: havvi dunque una bocca che non m’ha +maledetta! + +E ricadde sul suo letto, mormorando a bassa voce una preghiera di +ringraziamento all’Eterno. + +Ma ad un tratto un vago senso di terrore passò sul suo viso. + +— Oh! ma allora, seguitò, io sono perduta, padre mio, giacchè non +avrò la forza nè il tempo di tutto narrarvi: e se non posso dirvi le +pungenti angoscie della miseria, i febbrili allettamenti dell’oro, lo +irresistibile affascinare della passione; se voi conoscete della mia +vita le sole colpe e non le tentazioni, non mi perdonerete giammai.... +oh! se poteste leggere.... + +— Che! + +— La mia vita che scrissi io stessa in tutti i suoi dettagli come una +prima espiazione, e soprattutto perchè serva a preservare mia figlia +dalla via che io ho percorsa, e dal cadere nelle colpe in cui sono +caduta. + +— E perchè non leggerei io questa vita scritta da voi?... + +— Col sangue del mio cuore, ve lo giuro. + +— Perchè non la leggerei io? ve lo domando. + +— Perchè essendo io inglese, l’ho scritta in inglese. + +— Ho abitato cinque anni l’Inghilterra, dal 1790 al 1795, e parlo +l’inglese come la mia lingua materna. + +— Oh! padre mio, padre mio! esclamò la moribonda afferrando la mano del +sacerdote, gli è ben realmente Iddio che vi manda, e comincio a credere +nel suo perdono!.... + +Poi con un ardore febbrile: + +— Tenete, padre mio, gli diss’ella dandogli una chiave, stretta ad un +fazzoletto celato sotto il guanciale, prendete questa chiave, aprite +il tiretto di quella toeletta, vi troverete un manoscritto intitolato: +_My Life_; prendetelo, leggetelo, e tornate al più presto che vi sarà +possibile, se mi recherete il perdono; se sono condannata, rimandatemi +il manoscritto: saprò quel che ciò vorrà dire. + +Il prete si alzò, aprì il cassetto, e vi prese le carte indicate. + +— Figlia mia, le disse egli, bisogna che io adempia ai doveri del mio +stato. Non mi rivedrete che domani a quest’ora stessa. + +— Dio mi darà grazia di vivere fino a quel momento, ripigliò +l’ammalata, soprattutto... e ristette. + +Il sacerdote la guardò: il suo sguardo era un incoraggiamento. + +— Soprattutto, seguitò ella, se voi mi benedite. + +— Vi benedico, povera donna, disse il prete; e possa Dio benedirvi come +io lo faccio. + +Entrato nella camera attigua vi trovò inginocchiate la fanciulla e la +vecchia. + +— Vivete con Dio, figliuola, diss’egli alla giovinetta, posandole sul +capo la destra mano. + +La vecchia afferrò l’altra e la baciò. + +Il prete uscì. + +L’ammalata lo seguì cogli occhi e le braccia stese fin che potè +scorgerlo. + +La fanciulla entrò nella camera. + +— Madre, chies’ella, come vi sentite? + +— Oh! meglio, meglio, Orazia mia, ancora una visita come quella ch’egli +mi ha fatta, e quest’uomo porterà seco il mio passato! + + * * + * + +Il domane, all’ora stessa, il prete rientrò; era seguito da due +chierici; l’uno portava il vaso dell’acqua santa, l’altro la croce. + +L’ammalata era più tranquilla, ma anche più debole del giorno innanzi. +Era evidente che solo la fede e la speranza, queste due figlie di Dio, +la sostenevano. + +Egli s’innoltrò verso il letto; il suo viso spirava carità. + +La giovinetta e la vecchia, questi due esseri che parevano statue poste +ai due lati della vita per rappresentare la gioventù e la decrepitezza, +sollevarono sul guanciale la moribonda. + +Il prete si fermò a due passi da lei: ella attendevalo con gli occhi al +cielo e le mani giunte. + +— Credete voi ai sette sacramenti? le chies’egli. + +— Vi credo, rispos’ella. + +— Credete voi alla presenza reale di Gesù Cristo nella Eucarestia? + +— Vi credo. + +— Credete voi nella supremazia del romano Pontefice e nella sua +infallibilità in materia di fede? + +— Vi credo. + +Il sacerdote attinse dalla pila un po’ d’acqua nel palmo della mano, e +aspergendone la testa della morente: + +— Ti battezzo in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo; e +che l’acqua del battesimo lavi i tuoi peccati, le tue colpe, ed anche i +tuoi delitti. + +La moribonda gettò un grido di gioia, afferrò la mano del prete ancora +umida dal contatto dell’acqua santa, se la portò avidamente alle labbra +e la baciò. + +Poi con uno slancio sublime: + +— Dio mio! diss’ella, ricevete l’anima mia! + +E si rovesciò sul guanciale, cui lasciarono ricadere la fanciulla e la +vecchia. + +Il suo volto aveva ripresa una tale serenità che le due donne +credettero dormisse: il solo prete comprese che soltanto la morte potea +dare quella serenità. + +Di fatti era morta. + +Come lo aveva detto ella il dì prima, il sacerdote aveva alla seconda +sua visita recato seco il suo passato; e l’acqua del battesimo, +colandole dalla fronte all’anima, aveva tutto lavato — fango e sangue. + + * * + * + +Ora ecco ciò che il prete aveva letto nel manoscritto, intitolato: _La +mia vita_. + + ALESSANDRO DUMAS + + + + +MEMORIE DI EMMA LYONNA + + 1 _gennaio_ 1814. + + _Nella fiducia che Dio perdonerà al mio pentimento ed alla mia + umiltà, scrivo le seguenti pagine._ + + EMMA LYONNA, VED. HAMILTON. + + + + +LA MIA VITA. + +I. + + +I miei primi ricordi risalgono all’anno 1767: avevo tre o quattro anni. +Non ho mai conosciuto l’epoca precisa della mia nascita: attraverso +una percezione vaga come una nebbia, mi veggo colla madre a seguire +una grande strada in mezzo ai monti, quando portata sulle sue spalle, +quando movendo a lei d’accanto, tenendola per mano, o tirandole +l’abito. Tratto tratto un ruscello tagliava il sentiero, allora mia +madre mi prendeva fra le sue braccia, traversava il ruscello e mi +posava dall’altra parte: ciò doveva avvenire durante l’inverno, od +almeno verso il finire dell’autunno. Avevo sempre freddo; fame qualche +volta. + +Quando traversavamo una città od un villaggio, mia madre si fermava +dinanzi alla bottega d’un panettiere, e chiedevagli con voce +supplichevole un pane, che quasi sempre le veniva dato. + +Ci fermavamo rare volte la notte nelle città o nei villaggi, ma +piuttosto in qualche fattoria isolata. Là mia madre chiedeva le si +permettesse di dormire in un granaio od in una stalla. Le notti, in +cui il permesso ci veniva accordato, erano le mie notti di festa: avevo +caldo, e quasi sempre il mattino, prima che ci mettessimo in cammino, +la castalda o la domestica, che veniva a mugnere le vacche, mi dava una +tazza di latte tiepido, il che era per me un’altra festa non essendovi +abituata. + +Dalla distanza che percorrevamo, supponendo che noi facessimo quattro o +cinque leghe al giorno, il nostro viaggio dovette presso a poco durare +una settimana: alfine arrivammo alla città di Hawarden, che era la meta +della nostra corsa. + +Il defunto mio padre avea nome John Lyon: mia madre lasciava la città, +ove era morto, per venire a chiedere alla sua famiglia, che dimorava ad +Hawarden, un qualche soccorso che potesse sovvenire alla mia educazione +ed alla sua esistenza. + +A questo punto un’oscurità di qualche mese si stende di nuovo sulla mia +mente, e mi ritrovo a custodia d’un piccolo gregge di montoni, in una +masseria ove mia madre era impiegata a domestica. + +Relativamente al passato io mi trovava felice. La primavera era +giunta, e con essa il caldo e la verdura. Il declivio della collina, +ove io menava a pascere il mio gregge, era un vasto tappeto di +serpilli e surcelle che i miei montoni sbroccolavano con delizia, e +dei cui fiori io mi faceva corone. La sera rientrando alla fattoria +dormivo nel pecorile dei miei montoni. Del pane, un po’ di burro o +formaggio, qualche volta un uovo duro, bastavano ai miei bisogni +del giorno: il mio cane divideva il mio pane, e parea quanto me +soddisfatto di quest’ordinario. Quando avevamo finito la colezione ed +il pranzo, andavamo a bere ad una vicina sorgente, che faceva un bacino +trasparente come il cristallo, prima di spandersi e correre come un +filo d’argento sul declivio della collina. + +Tre o quattro anni decorsero di tal fatta senza che alcun avvenimento, +lasciando traccia nella mia memoria, venisse a rompere la dolce +monotonia di quella esistenza. + +Un giorno, che mi aveva fatta una corona di surcelle color rosa miste +alle margheritine, mentre io beveva come al solito, curvandomi verso +la sorgente, sostai per la prima volta al momento in cui le mie labbra +stavano per baciar l’acqua, accorgendomi ch’io era bella. + +Erro nel dire che m’accorsi ch’io era bella: non sapeva ciò che fosse +bellezza: non aveva mai avuto uno specchio nel quale potessi vedermi, +ma il sembiante che l’acqua del bacino rifletteva mi piacque, gli +sorrisi, ed appressai le labbra all’acqua, meno per bere che per dargli +un bacio. + +Da quell’istante la riva della sorgente divenne il mio gabinetto +di toeletta; sfacendo e rifacendo le mie corone fino a che fossi +soddisfatta di me, soddisfazione che io manifestava abbracciando la mia +propria immagine. + +Un giorno poco mancò che questa tenerezza, ch’io sentiva per me stessa, +non mi fosse fatale: — le mie mani scivolarono sull’erba, caddi nel +bacino, e senza il mio cane che mi ritrasse per l’abito, mi sarei +annegata. + +Avevo così poca idea di quel che fosse il bene e il male, che per +far asciugare i miei abiti, mi spogliai nuda al sole; in quel momento +udii a chiamarmi; mi alzai e vidi mia madre: le corsi incontro: ella +mi rimproverò, senza che io comprendessi bene la cagione de’ suoi +rimproveri. + +Un miglioramento s’era fatto nella nostra esistenza: ella aveva allora +ricevuto dal conte di Halifax una piccola somma destinata parte a lei +parte a me — la somma destinatami avea per iscopo la mia educazione. + +Non ho mai ben compreso la causa di questa munificenza del conte di +Halifax, e mia madre non ha mai voluto spiegarmelo: solo corse voce in +famiglia che un sangue più nobile di quel di John Lyon potesse scorrere +nelle mie vene. Dio mi salvi dall’accusare mia madre, ma se ella fosse, +potrebbe spiegarmi quei vaghi desideri, quelle incessanti aspirazioni +ad un rango cui giunsi, ma al quale non era certo destinata. + +Mia madre veniva ad annunziarmi che dal domane cesserei di guardare +il mio gregge, ed entrerei in un istituto di fanciulle, che io vedeva +qualche volta il giovedì e la domenica a passeggiare dal lato del +podere. + +La mia prima parola fu: + +— Mamma, avrò io un bel cappello di paglia ed un bell’abito azzurro +com’esse? + +— Certamente, rispose mia madre, giacchè è l’uniforme del collegio. + +Feci un salto di gioia; mi parve che sarei stata assai bella con simili +abiti, cui non avrei mai osato sognare di possedere. + +Baciai i miei montoni gli uni dopo gli altri, e gli abbandonai ad un +giovinetto pastore che venne a surrogarmi. + +I miei più lunghi addii furono al mio cane: quel povero animale, che mi +avea salvata la vita un’ora prima appena, sentiva una grand’affezione +per me: accarezzai molto il povero Black, ed a stento presi da lui +commiato. + +La povera bestia avea gran desiderio di seguirmi: parve esitare fra il +suo amore ed il suo dovere, ma il dovere la vinse. Mi accompagnò fino +ad un luogo, ove, senza perder di vista il suo gregge, potesse seguirmi +cogli occhi: sedette sopra una rupe, la testa volta dalla mia parte, +e mandandomi di tanto in tanto un latrato lamentoso, restò allo stesso +posto immobile e gemente, fino a che la disposizione del terreno me lo +ebbe celato: ma anche non vedendolo più, udiva i suoi lai. + +Il giorno stesso mia madre mi condusse alla città distante circa un +mezzo miglio dalla masseria. Ella andava a pagarvi il primo trimestre +della mia pensione, ed a far prendere le misure delle mie vesti, che +venivan fatte dallo stabilimento, onde non vi avesse diversità fra le +alunne. + +Era il mercoledì: dovevo entrare al convitto il vegnente lunedì. La +direttrice promise di dirigere la passeggiata della domenica verso la +fattoria, affinchè si potesse provarmi l’uniforme. Era una festa per le +allieve che dovevano farvi colezione con uove fresche e latte caldo. + +Il convegno si fissò per le nove; mia madre s’incaricò di preparare il +tutto. + +Per la prima volta conobbi la potenza dell’oro. Mia madre, il dì +innanzi povera fantesca di masseria, cui parlavasi aspramente come ad +una serva dell’ultimo grado, pareva essersi rialzata, naturalmente, +tacitamente senza che alcuno facesse obbiezione, al rango di +sorvegliante agli altri domestici. E tutto ciò perchè le si avea visto +fra mani un biglietto da cento lire, che, se venivale dalla sorgente +attribuitale, doveva piuttosto abbassarla che ingrandirla. + +La sera io mi coricai accanto a mia madre, in un letto che mi si fe’ +su due sedie e sotto al quale si celò il fedele mio Black, che mi +festeggiò rivedendomi, come se avesse temuto di perdermi per sempre. + +Durante i tre o quattro anni decorsi e che si eran dileguati senza +altro mutamento che quello delle stagioni, io non aveva mai avuto +l’idea di trovare un giorno più lungo dell’altro: non avevo mai bramato +di affrettare il passo del tempo: mi alzavo col giorno e mi coricavo +col sole: dividevo il mio pane con Black; isbricciolavane il resto +agli uccelli; mi facevo corone di fiori; mi specchiavo nella sorgente; +sognavo senza saper che, e giungeva la sera senza che avessi misurato a +quale distanza essa fosse dal giorno. + +Non era più così: un mutamento completo s’era operato nel mio spirito: +i minuti s’eran fatti ore; le ore giorni; ed i giorni anni: mi parea +di non giungere mai a quella benedetta domenica, in cui, abbandonati +i miei cenci, indosserei quell’abito cilestre, due volte per me color +del cielo, e quel grazioso cappello di paglia, aureola delle vaghe mie +prime ambizioni. — Desta, io aveva confuse e incoerenti visioni quali +si hanno nei sogni: avrei voluto salire una montagna, alta tanto da +vedere al disopra della cinta di monti che ne circondava: non avevo +idea alcuna di ciò che potea trovarsi al di là, ma certamente ciò +doveva esser più bello di quel che vedevo. + +Oimè! in tutta la mia vita volli raggiungere le più alte cime, e vedere +al di là dell’orizzonte, che Dio mi accordava! + +Il giorno tanto desiderato giunse finalmente: non dormii punto la +notte che il precedette: prima assai dell’apparire dell’aurora io era +in piedi: mia madre si alzò quasi subito dopo: ella pure avea comprato +nuovi abiti, e quel giorno diede al suo acconciamento un’insolita cura. +Il suo vestito era quello dei montagnuoli del paese di Galles, e per +la prima volta m’avvidi che mia madre dovea essere stata molto vezzosa: +era bella ancora. + +Ultimata la sua toeletta, ella si occupò di me; pettinò i miei capelli, +che erano magnifici e per natura inanellati; e, avvedendosi che io era +coperta dalla sola camicia, volle rimettermi gli abiti del dì innanzi; +ma io rifiutai ostinatamente, dicendole che sperava bene, deponendoli +la sera precedente, di essermene separata per sempre. + +Siccome il suo abbigliamento mi parea molto bello, le chiesi se era +tanto ricca da farmene regalo d’uno simile: ella me ne promise uno più +bello ancora, se dopo un mese la direttrice fosse stata contenta di me. + +Mi proposi di meritarlo. + +Per non rimettere i miei abiti del dì innanzi mi ricoricai, ed attesi +le 9 dal mio letto. + +Finalmente un gioioso cicalio, simile a quello d’uno stormo di +capinere, mi annunciò l’arrivo delle mie future compagne: mia madre +che sapeva la mia impazienza entrò tosto con una sotto maestra che mi +portava l’uniforme. + +Il mio corredo si componeva di due vestiari completi esattamente eguali +di forma: solo quello delle domeniche era di stoffa più fina: — tutti +gli altri oggetti dalle calze ai colletti, erano a mezze dozzine. + +Io non potea credere che tutte quelle ricchezze deposte sul mio letto +fossero mie. — Mia madre ne chiese il prezzo e li pagò: solo allora +credetti la mia proprietà assicurata; quattrocento franchi ne pagarono +l’acquisto. — Non avevo visto mai tanto denaro. + +La mia toeletta ebbe principio. — Le misure erano state prese da +un’abile mano, giacchè tutto mi andava per eccellenza: in capo a dieci +minuti era pronta. + +Un frammento di specchio, nuovo lusso nella camera di mia madre, mi +permise di vedermi. Gettai un grido di gioia; mi vidi ben più bella che +nella fontana: il mio gran cappello di paglia dagli ondeggianti velluti +azzurri mi stava a meraviglia, — e spesso in seguito, anche all’epoca +della mia più alta fortuna, quando volevo trar partito di tutta la mia +bellezza, non sceglievo altra acconciatura che quella della piccola +alunna di Hawarden! + +Non feci che uno sbalzo dalla mia camera al cortile e dal cortile al +giardino. + +Tutto il collegio era là: sessanta fanciulle presso a poco dell’età di +otto a quindici anni. + +Elleno mi guardarono più con curiosità che simpatia. + +Una delle grandi disse: — + +— Non c’è male per una piccola contadina. + +Un’altra rispose: + +— Sì, ma ha l’aria goffa. + +Il mio cuore si serrò. + +Al mio entrare nel mondo, vi era ricevuta dal disprezzo e dal sarcasmo. + +Restai in piedi, muta, immobile, sentendo il rossore della vergogna +salirmi alla fronte. + +— Bambina, mi disse una terza, va a dire alla masseria che ci si +portino le uova ed il latte. + +Il mio orgoglio si rivoltò. + +— Scusate, signorina, le dissi, io non sono, parmi, la domestica di +alcuna di voi. + +— No, ma siccome vostra madre è quella della masseria, disse la prima +che avea parlato, ella avrà, spero, la bontà di servirci. Noi abbiamo +fame. + +Mia madre esciva in quell’istante: mi gettai fra le sue braccia +piangendo: ella mi chiese donde venissero le mie lagrime. + +In due parole le narrai il tutto. + +La castalda ci ascoltava: ella si avvicinò alle alunne. + +— Signorine, diss’ella, la mia fattoria non è un albergo: io vendo +le mie uova, il mio latte ed il mio burro al mercato, ma non qui. A +preghiera della mia amica madama Lyon io era felice di offerirvi tutto +ciò, ma se l’ospitalità ha i suoi doveri, ha eziandio i suoi diritti, +ed uno di questi è il non essere insultati. Reclamo io dunque questo +diritto, e per me, e per tutte le persone che fan parte della mia casa. + +— Ben detto, madama, disse la direttrice, vi ringrazio della lezione +che io stessa stavo loro per dare, ma non l’avrei data sì buona. Quelle +fra queste signorine, che vorranno mostrarsi degne dell’onore che voi +fate loro, andranno elleno stesse a prender la loro colezione; e vi +ringrazio anticipatamente in nome di tutte le vostre convitate e mio; +— quelle che non andranno, faran senza della refezione: — ecco tutto, +signorine. Chi mi ama mi segua. + +E la direttrice, che chiamavasi mistress Colmann, diede l’esempio, +dirigendosi verso la casa seguita dalle alunne, meno le tre che mi +avevano rivolta direttamente o indirettamente la parola. + +Un momento dopo madama Colmann uscì dalla masseria tenendo da una mano +un cestellino pieno d’uova, e dall’altra un’immensa scodella di latte +fumante. + +Le due sotto-maestre la seguitavano portando ognuna com’ella uova e +latte. + +La massara e mia madre venivano lor dietro con due enormi pani dalla +corteccia bianca e appetitosa. + +Ogni alunna portava il suo piatto, la sua forchetta, il suo cucchiaio +ed il suo coltello. + +Tutte sedettero sull’erba attorno a madama Colmann ed alle due +sotto-maestre. + +Le tre ribelli sole in piedi formavano un gruppo a parte. + +— Madama Davison, dissi io alla massara, volete voi darmi sei uova in +un cestellino, una scodella di latte caldo, e tre tazze? + +Ella comprese la mia intenzione, e baciandomi in fronte, mi diede ciò +che io le chiedevo. + +Uscii dalla fattoria portando il mio cestellino, la scodella e le tre +tazze alle tre espulse. + +— Signorine, lor diss’io, volete voi perdonarmi di essere la cagione +del castigo datovi? + +— Grazie, rispose la maggiore delle tre, non abbiamo fame. + +— Emma, disse la direttrice, venite ad abbracciarmi e sedermi vicina: +voi siete una buona fanciulla. + +Io posai il cestino d’uova, il latte e le tazze appiè delle tre +renitenti, ed andai a sedermi accanto a mistress Colmann. + +Ella avea detto il vero; sì, io era una buona bambina. — È colpa mia +o del mondo se sono divenuta la perversa creatura, che si prostra ora +dinanzi a voi, o mio Dio! + + + + +II. + + +Dopo la colezione, cui le tre grandi alunne assistettero senza +parteciparne, tutte le fanciulle condotte da madama Colmann tornarono +in città. + +Il mattino innanzi sarebbe stato mio maggior desiderio di entrare +il giorno stesso in collegio, ma dopo quel che era avvenuto, il mio +entusiasmo s’era raffreddato, e chiesi a mia madre il permesso di +rimanere quel dì ancora alla masseria. Fu dunque stabilito ch’ella mi +condurrebbe al convitto la mattina del domane. + +Nel lasciarmi, madama Colmann che, avendo visto la reazione operatasi +in me, temeva di perdere una alunna, mi fece mille carezze, e incitò +alcune delle fanciulle più piccole a far altrettanto, ma io sentii bene +che sarei sempre per quelle signorine _la piccola contadina, la figlia +della domestica della masseria_. + +Mi dilungo su questi dettagli, che sembreranno forse a primo aspetto +puerili, perchè questi ed altri, onde avrò occasione di parlare in +seguito, ebbero una grande influenza sulla mia vita. I fiori devono +il loro splendore ed il loro profumo, i frutti il loro gusto e la +loro bellezza, non solo alle cure più o meno abili e premurose del +giardiniere che li coltiva, ma anche alla temperatura atmosferica +in cui il caso li pose. Il peccato mio originale era l’orgoglio; il +vento dello scherno e del dispregio, soffiandovi sopra, non fe’ che +infiammarlo invece di spegnerlo; e come Satana, il più bello ed il +più amato di tutti gli angeli, io, povera creatura umana, caddi per +orgoglio. + +Uscite madama Colmann e le alunne, mossi verso la collina, ove, per tre +o quattr’anni, aveva guidato il mio piccolo gregge. A questa collina +convenivano la domenica alcune persone della città: tutte quelle della +masseria mi avevano già veduta nel mio nuovo splendore; l’impressione +prodotta su loro al mio primo apparire non potea più rinnovarsi; cercai +dunque da nuovi sguardi nuovi encomi. + +Di fatto nel salire la collina, col mio gran cappello di paglia, i miei +lunghi capelli al vento, le guance porporine, incontrai varj gruppi +d’individui che mi guardarono: alcune voci dissero: — Ecco una bella +fanciulla. — Una sola chiese: — Non è ella la piccola guardiana del +gregge di madama Davison? — + +Oimè, sì, era ben quella. + +Questa domanda, che del resto non avea nulla di malevolo, avvelenò +tutta la gioia datami dalle lodi precedenti: — caddi in una triste +meditazione, e seguii ad occhi bassi il mio cammino, lasciandomi ad +uno ad uno cader di mano i fiori, che avevo raccolti per farmene una +corona. + +Ad un tratto udii i festevoli latrati d’un cane, e Black, che m’avea da +lunge riconosciuta, si slanciò a me incontro, posandomi addosso le sue +zampe: la povera bestia non si dava pensiero degli abiti ch’io portava, +e credeasi sempre permesso di trattare la fiera alunna di madama +Colmann come la piccola guardiana di pecore. Un — _va via, Black_, — +accompagnato da un colpo di verga sulle irrispettose sue zampe, che +gli strappò un grido di dolore, fu la sola ricompensa che ottenne per +l’atto tenero questo amico, uno dei più antichi e più fedeli ch’io +m’ebbi. + +Black si allontanò ad orecchi bassi, e scuotendo la testa come se +parlasse e rispondesse a sè stesso. + +Il piccolo pastore, che m’avea surrogata a guardia del gregge, si alzò, +vedendo ch’io m’appressava, e mi disse quando gli fui vicina: + +— Ah! siete voi, madamigella Emma! Quanto siete bella! + +Gli sorrisi; era il solo complimento senza misto d’amaro ch’io avessi +ancor ricevuto. Gliene seppi buon grado: si vedrà l’influenza che +queste parole ebbero più tardi sul mio destino. + +— Buon giorno, Dick,[1] gli rispos’io, tu sei un buon figliuolo e +saresti bello tu pure se fosti meglio vestito. + +— Oh! io, seguitò egli, non sono che un povero contadino, nè muterò +probabilmente mai il mio vestito; ma voi pare si sia saputo che siete +una signorina. + +Egli faceva allusione alle voci sparse intorno, circa una relazione +che avrebbe avuto mia madre col conte di Halifax, dopo ch’ella ebbe +ricevuto da quel signore cento lire sterline. + +Non gli risposi, perchè non comprendeva ciò ch’egli volesse dire: gli +chiesi nuove di sua sorella, fanciulla presso a poco della mia età, che +serviva in una fattoria vicina alla nostra, e che avea nome Amy Sturg. + +— Oh, diss’egli, ella sta bene, e sarebbe lieta di vedervi così bene +abbigliata. + +— Credi? gli chies’io. + +— Certo, rispos’egli: ella vi ama molto, madamigella Emma, e non è +punto invidiosa della fortuna altrui. + +Era giunta vicino alla fontana: mi chinai per guardarmivi, ma non osai, +— ne ignoro il perchè, — in presenza di Riccardo dare alla mia immagine +il bacio ch’io le dava quand’era sola. + +— Oh! disse Riccardo ridendo, guardatevi nelle nostre sorgenti, un +giorno vi guarderete in grandi specchi dorati, quali ve n’ha nella +bottega del mercante di Hawarden. Quando passerete dinanzi la sua +porta, potrete fermarvi e guardarvi dalla testa ai piedi senza che ciò +vi costi nulla. + +Sedetti vicino alla fontana non pensando più a cercare in essa +un’incompleta riproduzione della mia immagine, ma vagheggiando di +vedermi dinanzi ad un grande e bello specchio dorato, in una camera +elegantemente addobbata, dai tappeti turchi, dalle cortine di seta +cilestri come il mio abito, dai mobili riccamente ornati. Chiusi gli +occhi per non veder più la realtà, e concentrarmi nel mio sogno. + +— Oimè! quante volte ho io avuto di questi sogni, profetici baleni +dell’avvenire! + +Donde poteano venirmi questo visioni di cose incognite? Forse i +primi miei sguardi avevano veduto splendori prontamente svaniti, ma +che aveano lasciato nella mia giovine mente i riverberi d’un mondo +anteriore. Quando io parlava di queste vaghe rimembranze a mia madre, +ella si contentava di rispondermi che io aveva probabilmente avuto +a matrina una fata, che la notte mi avea fatta viaggiare nei suoi +palazzi. + +Questa volta ancora la mia matrina mi prese per mano, e per più +d’un’ora mi fe’ trascorrere i suoi fantastici dominj. + +Mi riscossi sorridente e lieta, e riaprendo quegli occhi che avean +traveduti i più vaghi colori dell’arcobaleno: + +— Addio, Dick, gli dissi; domani entro in collegio, ma i giovedì e le +domeniche ritornerò alla masseria, e di tanto in tanto verrò qui per +vederti. + +E mi allontanai senza pensare a Black: il povero animale, che non avea +compreso il mio accoglimento, non comprese il mio addio. Mi seguì di +qualche passo, ma men lungi della prima volta, e sedette per guardarmi +a scendere la collina. + +Volsi un ultimo sguardo a quell’angolo che fu l’Eden della mia +fanciullezza, e che io riveggo ancora col suo boschetto di querce e di +ginepri, col suo poggio coperto d’un tappeto di surcelle rosse colla +sua sorgente d’acqua viva, che va a cadere nella vallata a piccole +cascate. — Black mi guardava con occhio triste, come fanno gli amici +disconosciuti: io non pensai neppure a chiamarlo nè a consolarlo: +la povera bestia avea al vedermi tentato di farmi comprendere il suo +affetto, ma non avea potuto dirmi, come Dick, che io era bella. + +Fu questa la mia prima ingratitudine. + +Si vedrà invece come fui riconoscente, e troppo, a Dick. + +Il domane, siccom’era convenuto, mia madre mi condusse da madama +Colmann. Vi fui ricevuta come si riceve ogni alunna che entra in +collegio, ogni monaca che fa noviziato. Le sotto maestre ebbero +raccomandazione di usarmi indulgenza, e madama Colmann condusse ella +stessa mia madre in dormitorio, le fe’ visitare il letto preparato +per me, e le mostrò ad uno ad uno gli oggetti di toeletta che mi erano +destinati. + +Tutti quei nuovi oggetti, che erano per me un avviamento al lusso, +mi fecero tollerare gli sguardi sdegnosi delle mie nuove compagne; e +presi commiato dalla mia povera madre, assai più commossa di me, senza +versare troppe lacrime. + +Fui interrogata su quel che sapevo; l’esame non fu lungo: non sapevo +assolutamente che le mie preghiere, secondo il rito anglicano, nel +quale ero stata educata. Di lettura e scrittura non avevo mai avuto +notizia: mi fu dunque forza cominciare dall’alfabeto, e, malgrado +i miei nove anni, che già mi davan la pretensione di essere una +giovinetta, entrare nella classe delle bambine di cinque a sei. + +Fu una grande umiliazione per me; ma in questa occasione il mio +orgoglio, che spesso mi fu tanto fatale, mi servì; vergognandomi della +classe in cui mi trovava, feci sforzi inauditi per innalzarmi alle +classi superiori. — In capo a due o tre mesi leggeva passabilmente +e cominciava a scrivere: mi si fe’ allora passare nella classe +dell’aritmetica e dell’inglese, ove trascorsi sei mesi, dopo i +quali fui ammessa in quella classe che chiamavasi delle grandi. — Là +imparavasi la geografia, la storia, la musica ed il disegno. + +Avevo già fatto qualche progresso in queste due arti, quando un bel +mattino mia madre, piangendo, venne a dirmi che il mio protettore, il +conte di Halifax, s’era ucciso subitamente cadendo da cavallo, ed era +morto senza nulla lasciarci. + +La mia pensione era pagata per un mese ancora; ma dopo questo mese mia +madre sarebbe stata obbligata ad interrompere la mia educazione, non +avendo mezzo di pagarne le spese. + +La novella che la piccola contadina, i cui progressi aveano spesso +assai umiliate le belle signorine, sarebbe astretta di tornar a +guardare i suoi montoni, cagionò una gioia generale nella classe delle +grandi, dove facean parte le mie tre prime nemiche, che mi avevano +serbato un rancore inglese. Ispirai qualche rammarico nelle classi +inferiori, ove passando mi avea fatta qualche amica; madama Colmann +finse d’asciugarsi una lacrima nel lasciarmi, per dare il buon esempio +alle sue alunne, ma si guardò bene dall’offerirmi di continuar _gratis_ +la mia educazione, sebbene mi avesse più d’una volta detto, soprattutto +quando mia madre veniva a pagarle il trimestre, che io sarei fra uno o +due anni la gloria del suo istituto. + +Lasciai il collegio, portando meco, per unica consolazione, i miei +oggetti di toeletta ed un uniforme nuovissimo, coll’ingiunzione però +fattami da madama Colmann di non servirmene, non facendo io più parte +del suo istituto. + +Del resto me ne andai dopo 18 mesi, recando dalla casa di madama +Colmann una educazione abbozzata su tutti i punti, ma imperfetta +su tutti. Sapea leggere e scrivere; un po’ d’aritmetica, un po’ di +geografia, un po’ di storia, i primi elementi di disegno e di musica, +vale a dire, a parte la lettura e la scrittura, nulla che potesse +essermi utile. Non era abbastanza per sovvenire alla mia salvezza; +ma, dagli orizzonti traveduti, era più che non abbisognasse per la mia +perdizione. + +Mia madre pure avea ricevuto la ripercussione della sventura che mi +colpiva. Saputo che ella era ridivenuta la povera vedova senza risorse, +la massaia l’aveva risospinta alla sua prima posizione, vale a dire a +domestica della fattoria. + +Quanto a me, per metà signorina quale era diventata, non era più atta +a nulla; non potea tornare a custodire il gregge come una pastorella +di Marmontel col mio abito color di cielo e il mio gran cappello di +paglia. Si cercò dunque per me un’occupazione diversa. + +Un giorno la sorella di Dick, Amy Strog, venne ad annunziarmi che +sua madre mi aveva trovato il posto nella famiglia del signor Tommaso +Hawarden, che portava non so perchè il nome della città che abitava, +cognato dell’ultimo Alderman Boydel e padre dell’illustre chirurgo +di Leicester Square. Questo posto, che riuniva le incumbenze di aia +de’ fanciulli e d’istitutrice per la prima età, era ben lungi dal +corrispondere ai miei sogni d’ambizione; ma bisognava vivere, e non +aveva la scelta dei mezzi. + +Mi si compose un corredo dei resti di quello del collegio, si trasformò +la mia veste azzurra in una veste ordinaria; e siccome io guadagnava +dodici scellini al mese ed il vitto, si lasciò a cura della mia +economia lo arricchirmi d’altri oggetti. + +Fu una grande umiliazione per me il rientrare in Hawarden in una +posizione poco dissimile dalla servitù, ma era questo uno dei primi +capricci del Dio Caso, che pare aversi fatto un gioco di innalzarmi ed +abbassarmi a vicenda. + +Voi siete testimonio, o mio Dio, se dall’imo dell’abbassamento, da cui +non ho più speranza di rialzarmi, vi benedico e v’imploro col cuore più +riconoscente di quel che non ebbi al sommo della grandezza! + + + + +III. + + +Entrai presso il signor Tommaso Hawarden il 20 settembre 1778: potevo +avere dai 12 ai 13 anni. + +Il signor Hawarden era un vero antico puritano, grave e giusto in +ogni cosa. Sua moglie era dal canto suo fredda e severa: i bimbi, su +cui doveva vegliare, erano figli della lor figlia unica, morta etica +durante un viaggio del padre loro in America. + +Erano tre: i due maggiori avevano 4 o 5 anni; l’ultimo era ancora +lattante. + +Un gran oriuolo a pendolo, simile a quello dello zio Tobia, pareva +essere la divinità regolatrice della casa: tutti i sabati a mezzogiorno +lo si caricava, e mediante questa cura, cui non vidi il signor Hawarden +mancare una sola volta, tutta la settimana si trascorreva congegnata a +ruote non meno esatte di quelle del pendolo. + +Voi mi domanderete chi rimpiazzava il signor Hawarden nel caricare +l’oriuolo al sabbato a mezzogiorno, se egli doveva assentarsi. +Vi risponderò che il signor Hawarden, sapendo di avere al sabbato +quest’importante occupazione, veniva a casa a undici ore e mezza se +era fuori, ovvero se dovea sortire non se ne andava che a mezz’ora dopo +mezzogiorno. + +Durante un anno, che io passai presso il signor Hawarden, nol vidi +mai fare un passo più veloce dell’altro, mai dire una parola più forte +dell’altra, mai sorridere una sola volta, mai una volta sola adirarsi, +mai rifiutare una sola occasione di far il bene, mai commettere +un’ingiustizia per quanto leggera la fosse. + +Madama Hawarden era letteralmente l’ombra del suo sposo. Ella facevami +l’effetto di quelle buone donne che indicano sul barometro il bel tempo +e la pioggia, ove la donna esce o rientra dietro al marito ripetendone +i gesti, aprendo l’ombrello s’egli lo apre in segno di tempesta, +chiudendolo s’egli lo chiude ad indicare il sole. + +Il signor Tommaso Hawarden doveva esser ricco, per quanto non abbia +visto splendere altro denaro che i dodici scellini ch’io riceveva +tutti i primi del mese, alle 10 del mattino colla esattezza ordinaria, +dalla mano scarna e bianca come l’avorio di madama Hawarden. Tutta +la casa apparteneva ai due coniugi: guardava da una parte sulla +strada principale della città, dall’altra sopra un giardino dai viali +sparsi di sabbia marina, dalle aiuole circuite di bossolo, dai tassi +tagliati a piramidi. Un giardiniere avea cura di questo giardino, in +cui non vidi mai una foglia secca, un fiore divelto: i fanciulli vi +passeggiavano, ma sapeano di non avere il diritto di trastullarvisi, ed +esser loro proibito di toccare i fiori ed i frutti. + +In estate ci alzavamo alle sei; alle sette in inverno. Alle otto, tutta +la famiglia, padroni e servi, entravamo in una specie d’oratorio, +ove sopra un seggio stava una Bibbia dai fermagli d’acciaio. Il +signor Hawarden leggeva questa Bibbia e una preghiera, cui sua moglie +rispondeva — Amen. — Finita la lettura e chiusa la Bibbia, entravasi +nella sala da pranzo, ove era imbandita una colezione, composta di +latticini, di burro e di latte: un gran vaso da thè, al quale ognuno +aveva il diritto di ricorrere a volontà, ma a cui pareva tacitamente +convenuto che non si ricorrerebbe che due volte, conteneva una dozzina +di tazze: eravamo cinque a tavola, il signor Hawarden, madama Hawarden, +i due fanciulli ed io, che, grazie alla parte delle mie attribuzioni +che innalzavami al grado d’istitutrice, aveva il diritto, poco +invidiato del resto dagli altri domestici, di mangiare al tavolo del +padroni. + +Quando il pendolo faceva sentire quel rumore che negli orologi di +questo genere precede il suono delle ore, ci alzavamo tutti da tavola, +era per ciò rarissimo che qualcuno si trovasse ancora in sala quando +suonava la mezza. + +A mezzogiorno preciso si andava a pranzo, eccettuato il sabato in cui +tardavasi d’un minuto, perchè il signor Tommaso Hawarden caricasse il +pendolo. Senza essere di lusso, il pranzo era convenevole: la bevanda +ordinaria era la birra; ma ognuno riceveva in una piccola bottiglia un +bicchierino di vino di Bordeaux che dovea servire pel pranzo e la cena: +i fanciulli, un mezzo bicchiere. Il pranzo durava un’ora. + +A cinque ore si merendava con dei sandwich, del pane di segale, del +burro e qualche dolce; veniva in campo la thetiera della colazione, il +thè costituiva la sola bevanda, e, come la colezione, la merenda durava +mezz’ora. + +Alle otto si cenava: la cena era presso a poco la ripetizione del +pranzo, tranne che i fanciulli non vi assistevano: alle sette e mezzo +si dava loro una fetta di pane coperta di burro, o miele, a loro +scelta, e poi si coricavano. + +Non li ho mai uditi a piangere una sol volta, a meno che cadendo non si +facessero molto male. + +Il giovedì dopo pranzo si metteva il cavallo al calessino. I bimbi, la +nutrice ed io vi salivamo, ed il cocchiere ci conduceva in qualcuno dei +prati che confinano colla città di Hawarden. + +Allora era per noi tutti una festa. Il peso, che la diacciata atmosfera +della casa aggravava sui nostri petti, si sollevava; perfino il +lattante parea più lieto: la nutrice passeggiava, e i due fanciulli +correvano meco nell’erba, cogliendo fiori ed inseguendo farfalle. + +I bambini mi adoravano perchè io era bambina com’essi. + +Il sabato sera, dopo cenato, la vettura attendeva alla porta. Tutti vi +salivano, eccetto il giardiniere che rimaneva a guardia del giardino e +della casa, incamminandosi verso _la campagna_. + +Chiamavasi _campagna_ un gran poggio, sito a due leghe e mezza da +Hawarden, fra Chester e Flint, sulle rive della Dee, presso a poco ad +un quarto di lega del luogo ove si getta nel mar d’Irlanda, o piuttosto +nel golfo che vi comunica. + +Si impiegavano due ore e dieci minuti a fare la strada, mai più, mai +meno; il cocchiere frustava tre volte il suo cavallo; la prima volta +partendo, la seconda volta a mezza via, la terza arrivando al viale. + +La prima volta che vidi il mare ebbi una profonda sensazione; +quantunque il golfo della Dee sia assai stretto, potevasi da un +monticello scoprire all’orizzonte il largo mare: stesi le braccia verso +l’infinito, con un gesto appassionato, come se avessi visto l’eternità. + +La domenica, che durante i sette bei mesi di primavera, d’estate e +d’autunno, trascorremmo invariabilmente alla campagna, era consacrata +alla preghiera ed al passeggio; in quel giorno io aveva la direzione +dei bimbi non solo dopo colazione, come il giovedì, ma ancora dopo +pranzo. + +Ivi non avevamo bisogno di carrozzino. La campagna posta sulla destra +riva della Dee, fra la riviera ed il golfo, ci offeriva a scelta o la +spiaggia del mare per raccogliervi conchiglie, o l’argine della riviera +per cogliervi fiori. Tutto il terreno compreso fra il fiume ed il mare +poteva offerirci una passeggiata di tre quarti di lega. + +Là la libertà era ancor più grande che il giovedì nei prati di +Hawarden: insomma erano due giorni di sole per cinque giorni di ombra: +la mia vita non è sempre stata così ben divisa. + +Un giorno, — era la domenica della prima settimana del maggio 1777, +— verso le due pomeridiane, alla nostra seconda escita del giorno, +vedemmo in riva al mare una bella barca guidata da 4 o 5 rematori. I +banchi a poppa erano coperti di tappeti e ornati di cuscini in velluto. + +Qualche passo più oltre un uomo era seduto sopra uno sgabello, e +disegnava una contadina del paese di Galles, che avea fra le braccia un +bambino: una giovin donna stavagli a fianco in piedi e guardava al di +sopra della spalla i progressi del disegno. + +L’uomo e la giovine, benchè indossassero abiti da campagna, erano +vestiti con ricercata eleganza: divinavasi che erano abitanti di Londra +smarriti nel Flintshire. + +I fanciulli, spinti dalla curiosità, mossero verso il gruppo: io li +richiamai, ma quanto erano obbedienti in casa, tanto erano caparbi +quando si sentivano in libertà; non mi risposero, e continuarono +a correre fino a che giunsero l’uno vicino alla dama, l’altro al +disegnatore. + +Ambedue si volsero. + +— Ecco un bel fanciullo, disse l’uomo posando la sua mano sul capo del +fanciullo come per vederlo meglio. Come vi chiamate, mio piccolo amico? + +— Edoardo, rispose il bimbo. + +— E voi, madamigella? chies’egli alla bambina. + +— Sara, rispos’ella. + +— Non è egli strano, Arabella? seguitò il pittore, sono i nomi dei due +miei figli. + +Poi con un sospiro: + +— Essi aveano l’età loro l’ultima volta ch’io li vidi. + +E restò pensoso senza curarsi di ripigliare il suo disegno. + +Frattanto gli occhi della dama s’erano fissati su me, e pareano +inchiodati al mio viso. + +— In fede mia, mormorò ella, ecco una splendida creatura. Osservate +dunque, Romney. + +E gli posò la mano sulla spalla a destarlo dalla sua meditazione. + +Egli scosse il capo come uomo che volesse scacciar dal suo spirito un +triste ricordo. + +— Che dite, Arabella? domandò egli. + +— Dico che vi voltiate, e guardiate dietro a voi invece di guardarvi +dinanzi. + +Il pittore guardò dalla mia parte, e parve compreso da meraviglia. + +— Avvicinatevi, madamigella, mi disse la dama, e lasciate che vi +guardiamo a nostro bell’agio: siete bella abbastanza perchè si abbia +piacere a vedervi. + +Il mio volto arrossiva per vergogna, ma il mio cuore gioiva: non era +più un piccolo pastore che dicevami bella; non erano più sprezzanti +compagne che mi trovavano bella, e mi rimproveravano d’esser goffa; +erano un signore ed una signora di città che mi ammiravano francamente +e senza restrizione. + +Mi appressai macchinalmente. + +Il pittore mi stese la mano; gliela diedi. + +— E qual mano, non dirò ella ha, ma ella avrà, seguitò il pittore: +guardate, Arabella. + +— Oh! credete pure che la guardo con egual piacere di voi, Romney. +Io non sono, la Dio grazia, gelosa. Puossi chiedervi il vostro nome, +madamigella? + +— Mi chiamo Emma, madama, risposi. + +— E l’età vostra? chiese il pittore. + +— Devo avere presso a poco quattordici anni, signore. + +— Come, dovete avere...? + +— Mia madre non mi ha detto mai precisamente la mia età. + +— È la figlia di qualche duchessa, disse Romney. + +— No, signore, rispos’io; sono la figlia d’una semplice contadina. + +— Questi due fanciulli, chiese la dama, sono fratello e sorella vostri? + +— No, madama: i loro genitori li hanno affidati alla mia custodia, ed +io insegno loro a leggere e a scrivere. + +— Dite dunque, Romney, disse la dama curvandosi verso il pittore per +parlargli sottovoce; qual fortuna farebbe ella a Londra con un fisico +come il suo? + +— Non vogliate perderla, tentatrice. + +Poi volgendosi a me: + +— Miss Emma, mi diss’egli, vorreste voi rendermi un gran servigio? + +— Volontieri, signore, e quale? + +— Volete voi star ferma cinque minuti, affinchè io faccio uno schizzo +di voi. + +— Con piacere, signore. + +— Allora rimanete come vi trovate in questo momento. + +Restai: egli fe’ un mezzo giro sul suo sgabello, e in meno di dieci +minuti ebbe fatto all’acquarello un grazioso schizzo di me stessa. + +Seguii avidamente il pennello sulla carta. + +Quando fu ultimato, mi mostrò il disegno. + +— Vi riconoscete voi? mi chies’egli. + +— Oh! gli diss’io, arrossendo questa volta dal piacere, non sono così +bella. + +— Mille volte di più, — ma, vedete voi, Arabella, per questa +trasparenza di carni, per questa limpidezza di sguardo, per questi +morbidi capelli, abbisogna l’olio. — Venite a Londra, madamigella, +quando sarete stanca d’abitare la provincia; e per ogni seduta +d’un’ora, che vorrete, spero, accordarmi, vi darò quel che vi si dà in +un anno per l’educazione di questi bimbi. + +— Chiamatemi ancor tentatrice, Romney. + +— Fate a vostra volta le vostre proposte, Arabella, non ve lo impedisco. + +— Oh! quanto a me, se venite a Londra, madamigella, e vi contentate del +posto di semplice dama di compagnia a dieci lire il mese, mi troverete +sempre lieta di ricevervi. Datemi un pezzo di carta e una matita, +Romney. + +— Che volete farne? + +— Dare il mio indirizzo a questa bella fanciulla. + +— A quale scopo, disse Romney alzando le spalle. + +— Chi sa? disse Arabella. + +— Ed avrete l’ardire dì tener quel viso lì presso di voi, Arabella? + +— Perchè no? rispose la dama con aria provocante: io sono di quelle che +cercano i confronti anzichè sfuggirli. + +Poi, rivolgendosi a me: + +— Tenete, madamigella, in ogni caso eccovi il mio indirizzo, diss’ella. + +E mi porse il foglio, su cui erano scritte queste parole, miss Arabella +— Oxford Street, 23. + +Lo presi senza sapere quel che ne farei, senza intenzione di +servirmene, come Eva prese il pomo senza intenzione di mangiarlo. + +— Andiamo, disse la giovine, andiamo, Romney: siamo attesi a Park Gate +fra un’ora, ed abbiamo tutto lo stretto a traversare. + +Il pittore si alzò, gettò un luigi appiè della contadina che avea presa +a modello, e venendo a due passi di distanza da me: + +— Venite a Londra, madamigella, farete bene; non vi venite, farete +meglio ancora. Frattanto, — e mi salutò della mano, — addio, o a +rivederci. + +— A rivederci, gridò Arabella, ponendo il piede nella barca. + +E la fragile navicella si allontanò rapidissima sotto lo sforzo di +quattro rematori. + +Io, pensosa e taciturna, ricondussi a casa i bambini. + + + + +IV. + + +Se si ricorda l’effetto che m’avea prodotto Dick quando, parlandomi +di un grande specchio dorato nel quale mi vedrei dal capo ai piedi, mi +avea trasportata nel magico regno della fata Morgana, è facile ideare +le folli visioni che sursero nel mio cervello dopo la mia conversazione +col pittore e la sua bella compagna. + +Non comprendeva metà delle parole ch’essi aveano scambiate fra loro, +o che mi aveano dirette, ma aveva capito soltanto l’offerta fattami +dal pittore di cinque lire ad ogni seduta, in cui gli poserei dinanzi; +e da miss Arabella di dieci lire al mese, se accettava di essere sua +damigella di compagnia. Ambedue insomma mi avean detto che, andando a +Londra, una fortuna mi attendeva. + +Certo non era un posto molto elevato quello di damigella d’una donna, +la cui condizione mi pareva dubbiosa, ma per me, povera figlia d’una +domestica di fattoria, per me, guardiana di montoni, tre anni innanzi +spregiata alunna di madama Colmann, da dodici mesi istitutrice di +bimbi a quattro _pences_ circa il giorno, era un gran passo fatto verso +questa promessa fortuna lo arrivare a ricevere cento lire l’anno invece +di sette od otto. + +Poi Londra, Londra dal magico nome, la città di cui tutti parlavano, +ove tutti volevano andare, ove si gettano tutte le ambizioni, come +tutti i fiumi al mare, — Londra! — Non era già egli un gran che lo +essere a Londra, in una città che conta un milione e mezzo d’abitanti, +invece di vivere in un borgo di Flintshire, in mezzo ai monti del paese +di Galles, presso le spiaggie triste e deserte del mar d’Irlanda? + +E nel rientrarvi il lunedì mattina, la casa del signor Tommaso Hawarden +mi parve di fatti più fosca e malinconica che mai. + +Una cosa ancora contribuì alla mia mestizia. Come al solito, il +vegnente lunedì condussi a far trastullare nel prato i fanciulli: — era +seduta sopra un albero atterrato, errando col pensiero in quella vasta +città sconosciuta, cui tendevano i miei desiderj, quando udii un rumore +di passi e un cicalìo, che mi si appressava. + +Alzai il capo: erano le mie antiche compagne che si dirigevano dalla +mia parte. + +Il caso non me ne avea condotto alcuna dinanzi dopo la mia uscita di +collegio, ma in compenso me le menava oggi tutte in massa. + +Mi levai in piedi per salutare madama Colmann, ma parve ella appena +riconoscermi, e mi rispose con un lieve cenno del capo, senza volgermi +parola. + +Le mie tre nemiche, invece, mi riconobbero: nel passarmi dinanzi, la +maggiore, che avea nome Clarice Damby, disse alla sua vicina, Clara +Sulton: + +— Vedi, ecco la nostra antica compagna Emma Lyon. Pare ch’ella non +guadagni di più come aia di bimbi, che come guardiana di montoni, +giacchè ha ancora l’abito del collegio. + +E si posero a ridere. + +Alcune delle più giovani mi riconobbero; una sola lasciò le compagne e +venne ad abbracciarmi; si chiamava Fanny Campbell: era la figlia d’un +sergente di marina. + +Ventidue anni dopo, questo bacio salvò la vita a suo padre. + +Ma il bacio non cancellò il sarcasmo che lo avea preceduto. + +Ed era vero, io aveva ancora il mio uniforme: aveva tanto avuto cura di +quel della domenica, che durava ancora, e aveva potuto metter da parte +gli uni dopo gli altri i dodici scellini che riceveva al mese. + +Era il mio tesoro, vale a dire la libertà. + +Dacchè stava presso il signor Hawarden avevo accumulato sei lire +sterline: le mie sei monete d’oro erano chiuse in un cassettino +dell’armadio nella camera mia, la cui chiave io non abbandonava un +momento, precauzione inutile per altro nella casa del signor Hawarden, +ove si avrebbe potuto lasciare il diamante del gran Mogol senza tema +che fosse derubato. + +Sì, io aveva sempre lo stesso abito; Clarice Damby aveva detto il +vero, ma andando a Londra e divenendo damigella di compagnia di miss +Arabella con dieci lire il mese, e modello del signor Romney con cinque +lire ogni seduta, potrei bene mutar le mie vesti tutti i mesi, tutti i +quindici giorni, tutte le settimane! + +Mai tentazione morse più violentemente il cuor d’una donna di quella +che m’assalì in quell’istante: guardai la carta che teneva in seno +ripetendo ben dieci volte: + +— Miss Arabella, Oxford Street, 23. + +Anche perdendo quel foglio, l’indirizzo era indelebilmente scolpito nel +mio cervello. + +Rientrata in casa, vi trovai un nuovo ospite; il Signor James Hawarden, +quegli che, come ho detto, era chirurgo a Leicester Square. + +Egli giungeva da Londra, e doveva restare otto giorni presso suo padre: +durante otto giorni udrei dunque a parlare di Londra! + +Il mio aspetto produsse su lui l’impressione che produceva su tutti: +ei m’interrogò sulla mia famiglia, su me: mi chiese quel che contassi +di fare e il perchè non andava a Londra, ove ei s’incaricherebbe, mi +disse, di trovarmi un posto. + +Poi, mentre il mio cuore batteva tanto da spezzarmi il petto di +desiderio e speranza, dopo avermi guardata un momento con una suprema +espressione d’interesse: + +— No, diss’egli, è meglio assai che non vi veniate. + +Io moriva dal desiderio d’interrogarlo, ma non l’osai in presenza del +signor Hawarden padre: fece il caso che questi uscisse; allora, prima +ancora che la porta si richiudesse, queste parole m’erano uscite di +bocca: + +— Conoscete voi il signor Romney? + +— Quale Romney? chiese il signor James. + +— Il pittore, rispos’io. + +— Chi non conosce Romney! È il più gran ritrattista dei tempi moderni. +— Poi, crollando le spalle: Che peccato!..... seguitò egli. + +Ma non terminò la sua frase. + +Io lo guardai interrogandolo cogli occhi, non osando farlo colle labbra. + +— Sì, soggiunse egli, che peccato che una sì grande immoralità sia +congiunta a tanto genio! — Egli aveva una moglie adorabile, due vezzosi +bambini, ed ha tutto abbandonato per vivere con donne di teatro e +cortigiane, che logorano la sua salute e smungono il suo avere. Egli +pagherebbe un modello venticinque lire sterline, se questo modello gli +offrisse qualche nuova bellezza. — Ma come conoscete voi Romney? + +— Non lo conosco, rispos’io, arrossendo; una mia compagna di collegio +era sua parente. + +Il signor Hawarden rientrò: io mi tacqui. Il severo puritano avrebbe +per certo trovato mal fatto che io tenessi con suo figlio una +conversazione su tal materia. + +Non riparlai più di Romney col signor James Hawarden: sapeva quanto +volea sapere. Non osai interrogarlo su miss Arabella; temevo di +conoscere quel ch’ella fosse; il dubbio mi permetteva di servirmi della +sua offerta. + +D’altronde la prima parola di quelli che mi vedevano non era essa che +io doveva andare a Londra? Vero si è che riflettendovi ognuno se ne +disdiceva; ma che avea dunque Londra di tanto spaventevole? Sopra un +milione e mezzo d’individui che l’abitavano eranvi ben certo due o +trecento mila fanciulle dell’età mia. Per abitar Londra erano elleno +perdute? + +Dopo gli otto giorni il signor James Hawarden partì: il suo interesse +per me non avea fatto che accrescersi durante il suo soggiorno dal +padre; e nel lasciarmi, egli mi disse che se mai io andassi a Londra, +cosa ch’egli non mi augurava, mi ricordassi di lui. + +Non era a temersi ch’io nol facessi; aveva scritto nella mia mente il +suo indirizzo con quel di miss Arabella. + +Qualche giorno dopo la partenza di lui, fece il caso che, uscendo per +andar a riprendere i bambini che erano andati a scorrere un’ora da una +loro parente, passassi dinanzi il negozio di specchi, di cui mi avea +parlato Dick cinque o sei anni innanzi. + +Trasalii nel vedermi tutta intera in uno degli specchi esposti alla +porta del magazzino; mio malgrado, sostai come affascinata dalla mia +propria immagine. + +In quel momento sentii toccarmi una spalla; mi volsi e riconobbi Amy +Strug, che io non aveva vista da un anno. + +Senza essere elegante era vestita assai meglio di quel che non +convenisse al suo stato: la guardai dunque con sorpresa. + +Ella vide ch’io stava per interrogarla, e non me ne diè il tempo. + +— Che facevi tu là, mi chiese. + +Mi posi a ridere. + +— Lo hai ben veduto, risposi. + +— Sì, ti guardavi in uno specchio, e ti vedevi bella; ed avevi ragione. +Vorrei esserlo quanto lo sei, e so ben io quel che vorrei fare. + +— Che faresti? + +— Non resterei a lungo nel ducato di Galles. + +— Dove andresti? + +— A Londra; tutti dicono che con un bel fisico si fa fortuna a Londra: +procura di andarvi; e quando sarai milionaria mi prenderai teco per +cameriera. + +Trassi un sospiro. + +— Non è il desiderio che mi manca, le dissi. + +— Ebbene, chi te lo impedisce? + +— Come vuoi tu che all’età mia io parta sola per Londra. + +— Se non ti manca che una compagna di viaggio, eccomi. + +La guardai. + +— Parli seriamente? le dissi. + +— Nol potrei più seriamente. + +— Ma fa mestieri di molto denaro per andare a Londra. + +— No, al contrarlo; con una lira vi si va: me ne sono informata a +Chester. Con una lira si ha un posto nell’interno della diligenza: noi +prendiamo due posti con due lire e in tre giorni siamo a Londra. + +— Ma tua madre? + +— Mia madre, disse Amy, con una smorfietta; oh! v’ha un po’ di +freddezza fra noi dopo la mia uscita dalla fattoria. + +— Non sei dunque più da madama Rivers? + +— No..... anzi, tanto vale che io ti dica il tutto. Immagina dunque +che suo figlio Carlo venne a vederla. Nel tempo ch’el fu da sua madre +mi ha fatto la corte; in fede mia io lo trovava troppo bello per non +lasciarmela fare: sua madre se l’ebbe per male e mi ha messa alla +porta. Carlo ha creduto di dovermi un compenso pel posto ch’io aveva +perduto a cagion sua, e prima di partire mi ha dato quindici lire. +Cinque mi sono occorse nella compera d’abiti onde avea gran bisogno; me +ne restano dieci, vuoi tu venir meco a Londra? te ne do cinque. Oh! me +le renderai, non ne sono inquieta. + +— Grazie, Amy, le rispos’io; ma son quasi ricca quanto lo sei: ne ho +sette. + +— Hai sette lire, ed io dieci: abbiamo diciassette lire! ma abbiamo +tanto da fare il giro del mondo! aggiungendo soprattutto che Carlo è a +bordo d’un vascello. + +— Oh! le diss’io, se fossi certa... + +— Certa di che? chiese Amy. + +— Che la dama, di cui ho l’indirizzo, fosse tornata a Londra. + +— Una dama ti ha dato il suo indirizzo? + +— Sì. + +— E a quale scopo? + +— Perchè io vada da lei come damigella di compagnia. Mi offre dieci +lire al mese. + +— Dieci lire al mese! e tu esiti? + +— Son quindici giorni appena che la ho veduta, in riva al mare, presso +alla campagna del signor Hawarden. + +— Dove abitava? + +— Ho udito loro a nominare Park Gate. + +— Hai _loro_ udito nominare! Ella non era dunque sola? + +— Era con un pittore, il quale m’ha offerto cinque lire per ogni volta +che io volessi servirgli da modello. + +— Come! hai trovato una dama che ti offre dieci lire, un pittore che +te ne offre cinque ad ogni seduta, ed hai rifiutato? — Se tu fossi +cattolica, direi che vuoi essere canonizzata. Partiamo, Emma: tu farai +la tua fortuna dapprima, quindi la mia. + +— Se vi fosse mezzo di sapere se sono ancora a Park Gate, o partiti. + +— Nulla di più facile. + +— E come? + +— Non abbiamo noi Dick che vuole egli pure venire a Londra, e che noi +condurremo con noi, giacchè siamo tanto ricche? In qual giorno vai tu +alla campagna coi tuoi padroni? + +— Tutte le domeniche. + +— Dammi il nome del tuo pittore e quel della tua dama. + +— Il pittore si chiama Romney, la dama miss Arabella. + +— Romney — miss Arabella — Prender notizia a Park Gate del luogo ove +si trovano. — Sta di buon animo, non dimenticherò nulla. Sabato sera +partirò per Chester con Dick: domenica, alle dieci del mattino, io +passeggerò in riva al mare: fa di trovarviti e ti darò la risposta. + +— Ma Dick, vuoi fargli perdere il posto di pastore? + +— Oh! da gran tempo egli non è più a guardia dei montoni. + +— E che fa egli allora? + +— Nol saprei bene — nulla — un po’ di contrabbando, probabilmente. + +— Oh! mio Dio! ma i contrabbandieri son mandati in galera. + +— Sì, quando li prendono, ma Dick è furbo e non si lascia prendere; +solo, siccome egli comincia ad essere conosciuto sulle nostre sponde, +non gli dorrebbe di mutar paese, — quindi, a domenica. + +— A domenica, ma non ti prometto nulla. + +— Chi ti chiede di promettere qualche cosa? Quando saremo là, +combineremo. Solo, non dimenticare nè il tuo denaro nè la valigia. + +E si allontanò con passo noncurante e leggero, a provarmi che per conto +suo tutte le sue riflessioni erano fatte. + +Io restai un istante immobile e pensosa allo stesso posto: mi +allontanai a mia volta volgendo un ultimo sguardo allo specchio. + +Disgraziatamente lo specchio mi diede lo stesso consiglio di Amy Strog. + + + + +V. + + +Come al solito, il sabato vegnente all’ora stessa degli altri sabati, +partimmo per la campagna. Il cavallo s’ebbe i tre colpi di frusta cui +era avvezzo, e dopo due ore e dieci minuti ponemmo piede a terra. + +Non avevo punto dimenticate le istruzioni d’Amy: aveva prese meco le +mie sette lire aumentate da dodici scellini, che il signor Tommaso +Hawarden mi avea pagati il dì innanzi, ma non ebbi bisogno di valigia +per chiudere la mia roba: una salvietta annodata ai quattro lati erami +bastata. + +Sarebbe difficile lo esprimere i sentimenti che mi assalirono +nell’entrare in quella casa che io rivedeva forse per l’ultima volta, +da cui mi allontanava forse la notte seguente, fuggitiva, senza saper +dove andassi, ed in qual nuovo ed incognito mondo mi slancerei, sotto +la protezione di quella capricciosa divinità che si chiama Caso. + +Considerai, qualora la mia fuga venisse risoluta, quali sarebbero +gli ostacoli che avrei a superare: disgraziatamente non erano tali +da arrestare una testa folle come la mia. La camera dei fanciulli +e mia era a pianterreno e guardava sul giardino, la porta del quale +metteva alla spiaggia, e sulla spiaggia Amy e Dick, liberi da ogni +sorveglianza, potevano attendermi. + +Il domani all’ora stabilita io era sulla spiaggia coi bimbi: Dick e +Amy mi aspettavano al posto stesso ove un mese prima avevo incontrato +Romney e miss Arabella, i quali da tre settimane erano partiti da Park +Gate, ma non potea sapersi ove fossero andati: siccome però s’eran +fatti condurre a Chester, recavansi probabilmente a Londra. + +Nel dubbio, Amy e Dick eran d’avviso di partire: Dick soprattutto +parea desideroso di allontanarsi dalle coste d’Irlanda. Siccome su’ tre +pareri ve ne avean due per la partenza, la maggioranza prevalse. + +La vettura per Londra ponevasi in cammino il domani, alle sei del +mattino, e Amy aveva avuta la cautela di ritenere i nostri due posti +nell’interno, e quel di suo fratello sull’imperiale. + +A mezzanotte mi aspetterebbero ambedue alla porta del giardino: una +barca ci condurrebbe a Chester, ove arriveremmo un’ora almeno prima +della partenza del Coach-Post. + +Prese queste disposizioni, Amy e Dick si allontanarono. + +Il giorno trascorse colla consueta regolarità: ho osservato che nulla +passa più presto delle giornate regolari, o piuttosto che, una volta +passate, nulla pare essersi più velocemente dileguato, attesochè, +lasciando solo uniformi ricordi, e non essendo notate da alcun +avvenimento piccante, questi ricordi si cancellano nella tinta fosca e +monotona d’una vita senza gioie e senza dolori. + +Giunta la sera, i bambini si coricano all’ora solita; io andai a cena +coi coniugi Hawarden, poi, alle dieci precise, entrai nella mia camera. +Ebbi la precauzione di portarvi penne, carta ed inchiostro, volendo +scrivere due lettere, una al signor Hawarden, l’altra a mia madre. + +Scrissi al primo, ringraziandolo della bontà che aveva avuto per me, +dicendogli che non dimenticherei mai l’anno che avevo avuto la fortuna +di passare in sua casa, ma che un desiderio più forte della mia volontà +mi trascinava verso quel paese di chimere che ha nome Londra; che +io partiva raccomandandomi alle sue preci e a quelle di sua moglie, +come fa al suo salire in un fragile schifo il povero marinaio, che si +avventura in un incognito mare. + +Scrissi a mia madre che, avendo trovato a Londra, presso una ricca +signora, un posto eccellente che dovea fruttarmi dieci lire al mese, io +partiva per quella città. Aggiunsi, ma senza darle altre spiegazioni, +che se il posto fosse quale mi si annunciava, non tarderei a provarle +la mia riconoscenza per le cure prese di me: le dissi infine che se io +non mi recava a farle i miei addii, si era nella tema di non aver più +il coraggio di staccarmi dalle sue braccia. + +Scritte queste lettere, piegatele, e postivi gl’indirizzi, mi sentii +più tranquilla. + +In un’altra famiglia avrei potuto temere che i padroni si ritirassero +tardi, ovvero l’incontro del giardiniere o qualche altra persona in +giardino; ma la casa del signor Hawarden era troppo bene regolata, +perchè mi avvenisse un tale inconveniente. + +Udii a suonare le 11, poi la mezza al pendolo della sala da pranzo, +simile per esattezza a quello di Hawarden; colla differenza, che in +luogo del sabato a mezzogiorno, veniva caricato alla medesima ora nella +domenica. Lasciai trascorrere ancora dieci minuti circa; abbracciai nel +lor letto i bimbi, che, dalla regolarità con cui dormivano, attestavano +la incontestabile figliazione; apersi la finestra, e da questa scivolai +nel giardino, tentando, se non di chiuderla, almeno di avvicinarne le +due imposte. + +Appiè della finestra fui costretta a fermarmi un istante: per quanto +non avessi gran che a temere, il mio cuore batteva violentemente: +per soprappiù la notte era tetra, e dacchè abitavo Hawarden io era +ricaduta in quei puerili timori ispirati dalle tenebre, che non avevo +avuti giammai quando abitavo la masseria e scorrevo le mie notti nelle +montagne. + +Ma in capo a qualche secondo, questo terrore, piuttosto prodotto +dall’azione stessa che io commetteva, che dalle condizioni in cui +la eseguivo, questo terrore svanì; i miei occhi si abituarono alla +oscurità; grazie alla ghiaia ond’era sabbiato il terreno, io lo vidi +svolgersi dinanzi ai miei occhi come una lunga e fosca striscia: questa +striscia menava direttamente alla porta del giardino che metteva al +mare. + +Corsi verso questa porta: giuntavi, sostai: mi pareva d’aver udito a +parlare dall’altra parte del muro: era ben naturale, Amy e Dick erano +là che mi aspettavano. + +Ripigliai fiato e chiesi a mezza voce: + +— Sei tu, Amy? + +La voce d’Amy risposemi affermativamente: udii inoltre la stessa voce +che diceva a Dick: + +— È dessa, eccola. + +Era evidente che essi, malgrado l’accordo della mattina, temevano ch’io +mancassi alla mia parola. + +Apersi la porta girando solo la chiave e tirando due catenacci. Per +vero nessuna fuga, seguita da così strani risultati, fu accompagnata da +men romantici avvenimenti. + +Dietro la porta mi attendevano Amy e Dick. Osservai che Dick era armato +di una corta carabina e d’un paio di pistole. Egli s’era fatto un +robusto giovinotto di 18 anni, dall’aspetto coraggioso e risoluto. + +Chiuse la porta e la serrò al di fuori colla chiave, affinchè, noi +partiti, nessuno potesse introdursi nel giardino, e gettò la chiave +dall’alto del muro. + +Una piccola barca attendevaci a qualche passo di distanza: Amy ed io vi +salimmo prime; Dick la spinse e vi saltò dentro, mentre già cominciava +a correre sull’acqua; poi, impadronitosi dei remi, vogò arditamente. + +Era, il ricordo, una bella notte dell’agosto 1797, la notte del 15 +al 16 luglio, quando abbandonai la placida casa che non dovea più +rivedere, lasciandomi dietro tutte le innocenti rimembranze della +fanciullezza, attraverso le quali non dovea più ripassare che in sogno, +e per dire, come Francesca da Rimini: + + «...... Nessun maggior dolore, + Che ricordarsi del tempo felice + Nella miseria;..........» + +Trentasett’anni sono decorsi da quella notte, e quando chiudo gli +occhi, e mi concentro nei miei pensieri, mi par che sia ieri, e +riveggo tutti gli oggetti che colpirono in quel momento i miei occhi e +preoccuparono il mio spirito. + +Il cielo era oscuro, ma dalla sola assenza della luna: milioni di +stelle brillavano nel fosco suo azzurro, riflettendosi nell’azzurro +più cupo ancora delle acque del golfo. La casa del signor Hawarden, +dinanzi a cui passavamo tacitamente, lasciandoci dietro un solco che si +cancellava all’istante, scompariva alla nostra destra come una massa +grigia: un fuoco splendeva al sommo d’una collinetta sulla costa che +avevamo appena lasciata, e sull’opposto lido un cane latrava in qualche +invisibile fattoria. + +Approdammo verso le tre all’altra riva del golfo. Dick allogò il suo +battello vicino ad uno schifo ancorato alla spiaggia: al suo richiamo +due uomini si alzarono: egli scambiò con essi qualche parola, consegnò +loro le sue armi, strinse la mano dell’uno, abbracciò l’altro, saltò a +terra e ci porse la destra per discendere: i suoi addii eran fatti. + +Movemmo per la via di Chester, discosta presso a poco una lega dal +lido. Una lega era ben poca cosa a campagnuoli come noi: portai il mio +piccolo fardello; Dick, il quale probabilmente non possedeva che gli +abiti che indossava, s’incaricò di quello d’Amy. + +Arrivammo a Chester all’apparire del giorno. Dick ci condusse in una +specie di taverna vicina all’ufficio della diligenza: Amy ed io ci +facemmo portare una coppa di latte ciascuna: Dick, meno pastorale di +noi, trangugiò un bicchiere d’acquavite. L’ora trascorse alla meglio, e +alle sei montammo in carrozza. + +La strada non ci offrì incidente alcuno che meriti d’esser qui +ricordato. Traversammo le città principali del centro dell’Inghilterra, +Lichfield, Coventry, Oxford, ed il terzo giorno arrivammo a Londra +verso le quattro del pomeriggio. + +Dick s’era munito dell’indirizzo d’un piccolo albergo, ove qualche +parola di riconoscimento dovea farlo il benvenuto, essendo, a quel che +pareva, l’albergatore in relazione con tutti i contrabbandieri della +costa. + +Quest’albergo era sito nella piccola via di Villiers, che confinava da +un parte col Tamigi, dall’altra collo Strand. + +Confesso che al mio entrare in Londra fui più impaurita che sorpresa. +Quelle vetture che s’incrocicchiano in tutti i sensi; quel clamore +continuo, in mezzo al quale tenterebbe invano di farsi udire quello +del tuono; que’ pedoni spaventati che corrono anzichè andare; +quell’atmosfera che da limpida e pura, quale l’avevamo sentita, +viaggiando nelle campagne, erasi fatta fosca e grave, dacchè eravamo +entrati nella città; quel miserabile albergo, ove eravamo venuti a +cadere, dopo una corsa di sessanta ore, tutto ciò insomma non era fatto +per dare una dorata e poetica realtà ai miei sogni. + +Dick chiese una camera per Amy e per me, e siccome l’incertezza in cui +ero sulla presenza di miss Arabella a Londra non mi lasciava un istante +di riposo, tosto ultimata la mia toeletta, presi il braccio di Dick e +mi feci da lui condurre a Oxford Street. Dick non conoscea meglio di +me la via che conduceva a questa meta di tutte le mie speranze, ma ne +prese notizia, e siccome Oxford Street era poco distante dal nostro +albergo, in men d’un quarto d’ora vi fummo. + +Il numero 23 era impresso alla porta d’una graziosa palazzina, dal +cui cortile, attraverso un’inferriata, distinguevasi la lussureggiante +verdura d’un giardino. + +Uno Svizzero in gran livrea stava ritto sul limitare della porta. + +Ebbi un certo timore nel dirigere la parola ad un personaggio che +parevami considerabile, e con voce tremula per doppia emozione, gli +chiesi se miss Arabella era a Londra. + +— Che volete da sua signoria? domandommi egli. + +— Ho avuto l’onore d’incontrarla a Chester or fa quasi un mese, e mi ha +detto di venire a ritrovarla in Londra: ed ecco l’indirizzo ch’ella mi +ha dato, risposi. + +Lo Svizzero sonò una campana, ed una cameriera discese. + +— Rispondete a questa fanciulla, mistress Northon, disse lo Svizzero, +ripigliando la sua maestosa immobilità. + +Ripetei alla donna quel che avevo già detto allo Svizzero, e le +presentai l’indirizzo datomi da miss Arabella. + +— È di fatto la scrittura di madama, diss’ella, dopo averlo letto, ma +disgraziatamente, madama non è a Londra. + +— Oh, Dio mio! E dov’è ella? Ed io che venni qui solo per lei! + +— L’ultima sua lettera veniva da Douvres: ci annunziava ch’ella partiva +per la Francia. + +— E, chies’io col cuore affranto da questo primo disinganno, nulla vi +fa sospettare l’epoca del suo ritorno? + +— Nulla; — è probabile però che madama sia qui per le corse. + +— E quando avranno luogo queste corse? + +— Dal 15 al 25 agosto. + +— Che fare? diss’io, volgendomi a Dick. + +— Eh! rispos’egli, attendere. + +— Se madamigella vuole scrivere il suo nome, ripigliò la cameriera, +appena tornata madama, le si mostrerà. + +— Volentieri. + +Entrai nella stanzina dello Svizzero e scrissi — Emma Lyonna. + +— Avrete la bontà di dire a madama, seguitai, che è la giovanetta da +lei incontrata nel ducato di Galles, in riva al mare, ed alla quale +ella ha dato il suo indirizzo, perchè venisse a raggiungerla in Londra. + +— Ed ove si potrà trovarvi, se madama ordina che vi si cerchi? + +— Nol so ancora; arrivo da mezz’ora appena ed ignoro quel che farò. + +— Per ora, disse Dick, abitiamo.... + +Lo interruppi comprendendo che l’indicazione del nostro albergo darebbe +poca opinione di noi. + +— Per ora, dissi, si saprà sempre ove trovarmi — presso il signor James +Hawarden chirurgo a Leycester Square. + +Volete che aggiunga, al mio, il suo indirizzo? + +— È inutile: egli ha curato Tom quando si ruppe la gamba. + +— Grazie; ed ora, dissi a Dick, abbiate la bontà di condurmi dal signor +Hawarden. + +Dick s’informò del sentiero da prendere. Per fortuna Leicester Square +non era molto discosto da Oxford Street, e ripigliammo il nostro +cammino. + + + + +VI. + + +Anche il signor James Hawarden era fuor di casa, ma dovea rientrarvi +prima delle sette, ed erano le cinque e mezzo. + +Mi si offerse d’attendere. Io pregai Dick di rientrare all’albergo e +tornar a prendermi due ore dopo. + +Dopo una mezz’ora, udii battere tre o quattro colpi alla porta; era il +padrone che, rientrando, s’annunciava in tal modo. + +Io lo aspettava in una specie di parlatorio; e quantunque la luce fossa +scemata per l’appressar della notte, egli mi riconobbe subito. + +— Ah! siete voi mia bella fanciulla? mi diss’egli con un sorriso misto +ad una certa tristezza; m’immaginavo, nel lasciare Hawarden, che non +tarderei molto a rivedervi a Londra. + +— È egli un rimprovero che mi fate, signore? chies’io. + +— No, la gioventù è ardita, e la bellezza ha i suoi destini venturosi o +fatali, ai quali non può sfuggire. — Volete entrare nel mio gabinetto? +Vi saremo più liberi per parlare, giacchè suppongo che avrete non poche +cose a dirmi. + +— Se voi siete tanto buono da ascoltarmi.... + +— Venite, figliuola mia. + +E, prendendo un candeliere, mi precedette. + +Entrammo e sedemmo in un gabinetto elegante e semplice in una volta. + +— Ebbene, eccovi dunque, mi diss’egli; e che venite a far qui? + +— Signore, gli dissi, quando vi ho chiesto se conoscevate il pittore +Romney, dicendovi ch’egli era parente d’una mia compagna di collegio, +ho mentito. + +Il signor Hawarden sorrise d’un singolare sorriso. + +— V’ingannate, signore, soggiunsi arrossendo; non ho visto che una sola +volta il signor Romney: egli stava alla spiaggia del mare con una dama +a nome miss Arabella. + +— Diffatti, disse il signor Hawarden, mi fu detto ch’egli viaggiava con +essa. + +— Ora, ripigliai, lasciate ch’io vi dica la verità. + +E gli raccontai il nostro incontro in tutti i suoi particolari; +l’indirizzo datomi da miss Arabella; le offerte fattemi da ambedue; gli +dissi senza nulla celargli come avevo lasciata la casa di suo padre, +come ero venuta a Londra, e la visita senza risultato fatta poco prima +ad Oxford Street. + +Egli mi lasciò dir tutto, poi, guardandomi fiso e serrando le mie nelle +sue mani: + +— Figlia mia, mi disse con una gran dolcezza, ma al tempo stesso con +una certa solennità, quando si ha l’età vostra e la vostra bellezza, +due sono i cammini nella vita: l’uno, diritto e semplice attraverso una +pianura dall’aspetto monotono e tranquillo, che mena col matrimonio e +la maternità ad una vecchiezza onorata ed onorevole; l’altro, che si +eleva talvolta per lasciarvi travedere splendidi orizzonti, talvolta si +abbassa per forzarvi a traversare fangose paludi: seguendo questo, si +giunge per tre stadi al fine della vita: l’uno si chiama l’orgoglio, +il secondo la fortuna, il terzo l’onta. Voi siete al bivio delle due +strade. Vedete quale delle due volete seguire. + +— Oh! signore, potete voi domandarmelo? + +— Sì, fanciulla mia, posso e devo chiedervelo, giacchè, prima d’essere +moralista, lasciatemelo dire, sono filosofo. Ora io non credo, come +dicono certi spiriti assoluti, che l’uomo fruisca interamente del +suo libero arbitrio; credo al potere irresistibile della materia +sull’anima, più che al comando dell’anima sulla materia. Ancorchè +prendiate la via retta e semplice, talora l’oscurità della notte, +talora l’ebbrezza de’ sensi, ve ne faranno ritorcere. Buoni consigli +ed una buona guida vi rimetteranno in cammino; ed io sarovvi, ove +il vogliate, guida e consiglio; ma hanvi condizioni primitive in +certe organizzazioni, di cui non possono trionfare nè i consigli, nè +l’esempio: la società le respinge, la legge stessa le punisce, ma la +scienza le compiange e qualche volta anche le assolve. È però sempre +una fortuna di più lo scegliere il buono anzichè il cattivo sentiero: +è già una bontà della Provvidenza il non aver trovata quella donna: +volete voi promettermi di non andar mai di moto proprio, nè a casa di +lei nè da Romney? + +Stetti muta. + +— Voi esitate? mi diss’egli. + +— No, signore; ma io aveva vagheggiato un avvenire melodioso e dorato, +mi si è tanto detto che, venendo a Londra, vi farei la mia fortuna, che +vi sono venuta senza punto curarmi del modo con cui la si farebbe. È +egli troppo il chiedervi cinque minuti per dar tempo all’illusione di +dileguarsi? + +— Povera fanciulla! mormorò il dottore. + +Restai pensierosa: sentivo il suo sguardo fiso nel mio, e parevami che +questo sguardo mi penetrasse nell’animo, dandogli una forza di volontà +sconosciuta fin allora. + +— Signore, gli dissi dopo alcuni momenti, vi prometto di non cercar +mai di rivedere nè miss Arabella nè il signor Romney: vi prometto +di non andar da loro, ma se essi vengono a me, se io li incontro +senza cercarli, non vi prometto di aver la forza di resistere alla +tentazione. + +— Avrai fatto quanto potevi, rispose il signor Hawarden, e non si può +chieder di più ad una figlia d’Eva. + +In quel momento si udì batter due volte la porta; questi due colpi +indicavano l’umiltà di colui che picchiava. + +Io trasalii. + +— Che avete? mi chiese il dottore. + +— Signore, gli dissi, è probabilmente Dick, il fratello d’Amy, che +viene a cercarmi. Se volete che io profitti dei vostri buoni consigli +non mi lasciate tornare presso l’amica: è dessa che m’ha fatto +abbandonare Hawarden, è dessa che m’ha trascinata a Londra; e, se mi +perdo, ho il presentimento di perdermi per mezzo suo. + +— Sta bene; dite che vi fermate qui stasera, e che vi ritengo, perchè +ho promesso di trovarvi un posto domani. + +Il servitore che mi aveva introdotta aprì la porta del gabinetto, e +volgendosi al suo padrone: + +— Signore, disse, il giovinetto che ha accompagnato madamigella viene a +riprenderla. + +— Fatelo entrare, rispose il signor Hawarden. + +Poi, aprendo una porta da cui vedevasi un salotto ove stava ricamando +una giovin donna di 23 a 24 anni, con ai piedi un bimbo seduto che +sfogliava un libro d’incisioni: + +— Amica mia, le diss’egli, eccoti la giovinetta di cui ti ho parlato, +tornando da Hawarden: ella è arrivata dalla casa di mio padre; sii +buona tanto da darle ospitalità fino a domani: domani spero trovarle il +posto che le conviene. + +La signora si alzò e mi venne incontro. + +In quel momento Dick comparve alla porta. + +— Dick, gli diss’io, scusatemi con Amy, perchè mi fermo presso i +signori Hawarden: se la speranza datami dal mio degno protettore si +realizza, vi scriverò tosto. + +— Ebbene, ve lo diceva io, madamigella, che non bisognava diffidare? Il +buon Dio è buono, e v’ha a Londra posto per tutti: in ogni caso, signor +Hawarden, potrete vantarvi di aver reso servigio a quella che era ieri +la più bella fanciulla della provincia, e che è oggi probabilmente la +più bella fanciulla di Londra. A rivederci, madamigella Emma; signore e +signora, Dio vi rimeriti. + +Ed uscì felice della mia felicità. + +Questa felicità non era precisamente quella che io aveva vagheggiata: +ciò che a me pareva felicità era la vita clamorosa, agitata, colle +subitanee fortune, le repentine catastrofi, le inaspettate peripezie. +Certo quella donna che or ora m’aveva abbracciata come una sorella, che +aveva abbracciato suo marito come un fratello, ed erasi, sorridente +e tranquilla, riseduta accanto al bimbo, che dal canto suo non avea +neppure alzato gli occhi dal libro per vedere chi entrasse; quella +giovin donna che avea ripreso il suo ricamo con una mano, cui le +passioni parevano non avere agitata giammai, che assortiva i colori dei +fiori con una noncurante destrezza, ed una paziente abilità, quella +donna era felice; ma come lo avea così bene spiegato il sapiente +dottore hanvi nature alle quali non può bastare questa fredda e +monotona felicità. + +E ancora, qual probabilità eravi per me di giungere al punto cui +ella era giunta? Era io nata ricca ed onorata com’essa, per trovare +a diciott’anni uno sposo illustre nella scienza, che mi condurrebbe +in un elegante salotto, caldo, dolce ed aggradevole come un nido? — +No, io era una povera contadina senza beni di fortuna e quasi senza +educazione: non osava rispondere quando mi si chiedeva quel che +facesse mia madre, e poteva appena rispondere quando mi si domandava +il nome del padre mio. Era bella, ecco tutto: dovea dunque chiedere +alla mia bellezza ciò che le altre si aspettavano dalla nascita, dalla +educazione e dal loro stato: non avendomi largito che questo dono, Dio +me lo avea forse dato per supplire a tutto ciò che mancavami. + +Spettava dunque alla mia bellezza il decider di me, anzi che a me il +decidere della mia bellezza. + +Ecco le riflessioni che io facevo in vedere quella placida famiglia, in +cui il marito leggeva, mentre la moglie ricamava ed il bimbo guardava +le incisioni. + +Ma, quale distanza da questa tranquillità a quel portamento altero e +risoluto di miss Arabella, a quell’ardente entusiasmo, a quella vita +libera, a quella gloria artistica di Romney! Erano senza dubbio bimbi +che si trastullavano, e una moglie che ricamava come la donna ed il +bimbo che io aveva sott’occhi, quelli ch’egli aveva abbandonati, e per +verità, se ciò era così, io non mi sentiva coraggio di fargliene un +delitto! + +O folle giovinezza! o immaginazione insensata! + +Oimè! quando, giunta all’altra estremità della vita, io guardo oggi +con gli occhi del pentimento quel che guardava allora cogli occhi +dell’illusione, come vorrei essere stata la dolce giovine, e aver +trascorsa la mia vita a ricamar fiori, col marito accanto ed il bimbo +a’ piedi, anzichè la brillante e colpevole Emma Lyonna, la ricca e +possente Lady Hamilton! + +Alle sette, madama Hawarden fece il thè: alle nove cenammo; tutta la +differenza fra il signor Hawarden padre ed il Hawarden figlio fu nel +far cenare il bimbo con noi. Alle dieci fui condotta nella mia camera. +Dick aveva avuto cura di portarmi il mio piccolo fardello: i pochi +panni che lo componevano e le cinque lire che mi restavano, dopo pagato +il viaggio, erano tutto il mio avere. + +Il domani, non sapendo se dovessi discendere attesi che mi si +prevenisse di quel che dovea fare: vennero ad annunciarmi che la +colezione era pronta, e discesi. + +Il signor James Hawarden rientrava allora appena. + +Egli mi mosse incontro tutto lieto, dicendomi: + +— Ebbene io sono riuscito, e sta ora e voi lo scegliere il cammino +indicatovi ieri. Uno dei miei clienti, il signor Plowden, uno dei più +ricchi gioiellieri di Londra, ha bisogno d’una damigella di magazzino. +I vostri occhi potranno spesso far danno a’ suoi diamanti, ed i vostri +denti alle sue perle, ma, in fede mia, tanto peggio per essi. Voi +avrete cinque lire al mese dapprima, in seguito, si vedrà: dico in +seguito, perchè non intendo che basti la raccomandazione che gli ho +fatto per voi questa mattina. Ora è convenuto che voi entrate domani in +funzioni; vi conduco da lui e vi colloco. + +Poi guardandomi dal capo ai piedi: + +— Diavolo! esclamò. + +Io arrossii. + +— La mia toeletta; non è egli vero? + +— Sì; non avete un abito più fresco e un po’ più di moda? + +Scossi il capo. + +— Siete bella, per Dio, e non è ciò che m’inquieta; sareste vezzosa +anche vestita di bigello e di cenci; ma bisogna avere una certa +apparenza per entrare in siffatti negozi alla moda. Se vi fosse tempo +da qui a domani... + +In quel momento la cameriera di madama Hawarden entrò. + +— Madama non è qui? chies’ella. + +— No; che volete da lei? + +— Madamigella Cecily la domanda. + +— Appunto la sarta! disse il signor Hawarden; pregate Cecily di +attendere, e madama di venir qui. + +La cameriera uscì, e cinque minuti dopo entrò madama Hawarden. Io +aspettava tutta confusa. + +— Ti ho fatto chiamare, amica mia, le disse suo marito, per chiederti +se, da qui a domattina, madama Cecily può fare un abito a questa +fanciulla. + +— Ciò mi par difficile; ma, aspetta. + +Madama Hawarden mi guardò a sua volta con attenzione, ed +appressandomisi, misurò alla mia la sua spalla. + +— Credo che potrò trarvi d’impaccio, diss’ella. + +— M’affido a te. + +— La sarta, seguitò madama Hawarden, mi porta appunto un abito semplice +ma elegante; madamigella ha la mia statura, è forse un po’ più gracile +di me, in ogni modo se credi potremo combinarci così: essa potrà +prendere il mio abito, e siccome io posso attendere, Cecily me ne farà +un altro. + +Suo marito la baciò in fronte. + +— Tu sei un angelo, rispos’egli; no, m’inganno una santa, o piuttosto +l’uno e l’altra ad un tempo. + +Poi, volgendosi a me: + +— Ciò vi conviene, madamigella, e vorrete voi portare un abito fatto +per mia moglie? + +— Ne sarò felice e orgogliosa. + +Il signor Hawarden suonò il campanello. + +— Fate entrare madamigella Cecily. + +La sarta entrò. + +— Vi lascio, ripigliò il signor Hawarden, la cosa dee passarsi fra voi. + +Ed uscì. + +L’abito pareva fatto a mio dosso. + +Il domani alle dieci del mattino io era stabilita presso il signor +Plowden, nel più bel negozio dello Strand, e il signor Hawarden +prendeva commiato dal padrone del negozio, raccomandandomegli come +fossi stata sua figlia. + +Ho certo avuto molte vesti dipoi, ma non ne ebbi mai una che mi facesse +più bella, e mi andasse meglio di quella di madama Hawarden. + + + + +VII. + + +Se il signor Hawarden avea creduto allontanarmi dalla tentazione, +ponendomi in mezzo ai diamanti, agli smeraldi, ai rubbini, agli +zaffiri, ed alle perle del signor Plowden, egli s’era di gran lunga +ingannato. Quel dotto anatomico, che leggeva nel petto e nei visceri +dei suoi ammalati le loro infermità fisiche, non avea saputo leggere +nel mio cuore la infermità morale che lo divorava. + +Farmi toccare ad ogni istante del giorno quei mille gioielli d’ogni +forma, che costituiscono quel superfluo, tanto necessario, dirò anzi +indispensabile, alla donna veramente donna: farmeli mettere al collo, +ai polsi, agli orecchi di creature meno belle di me, ma che condotte a +quella fonte di luce dai loro mariti o da’ loro amanti, se li portavano +via per adornarsene ai balli, ai teatri, alle feste, era far giocare la +polvere col fuoco. + +Dieci o dodici giorni dopo il mio collocamento, il signor Hawarden +venne a chiedere mie nuove: gli furono date eccellenti: il signor +Plowden era soddisfattissimo di me; pretendeva che la maggior parte +dei signori che venivano a far acquisto di gioielli per le loro mogli o +le loro amanti, si servissero del pretesto di queste compere per veder +me, e che, se avessero osato, ne avrebbero fatto piuttosto dono al mio +collo ed alle mie braccia, che a quelli delle loro donne. + +Eravi in ciò molto di vero, nè io m’ingannava sull’effetto che +produceva. + +Il signor Hawarden, tutto lieto, chiese al suo cliente di permettermi +di andare a trascorrere in casa sua la vegnente domenica, volendo +egli farmi una sorpresa: mi ricondurrebbe il domani per tempissimo. Il +signor Plowden acconsentì, tanto più volentieri quanto che la domenica +a Londra non un magazzino è aperto; talchè la gentilezza ch’egli mi +usava era più un vantaggio che una privazione per lui. + +La casa del signor Hawarden non era, come si sarà potuto giudicare +da quel po’ che ne ho detto, d’una folle allegria, ma i quindici +giorni trascorsi seduta in negozio, astretta a mostrare i gioielli, ad +encomiare le persone che se ne adornavano, ed a spingere gli avventori +alla generosità, mi avevano insegnato ad apprezzare ventiquatt’ore, se +non di piacere, almeno di riposo. + +Poi il signor Hawarden avea parlato di sorpresa, ed io chiedeva a me +stessa quale poteva essere. + +La domenica mi trovai a Leicester Square all’ora dell’asciolvere. + +Madama Hawarden mi ricevè colla dolcezza e la benevolenza che le erano +abituali. Era una magnifica giornata d’agosto: si attaccarono i cavalli +alla vettura e andammo a passeggiare a Hyde Park. + +Non conosceva di Londra che Williers Street, Oxford Street, Leicester +Square e lo Strand; quest’aristocratica gita fu dunque il principio +della mia introduzione in un altro mondo. Quegli squadroni di cavalieri +vestiti della ricca assisa dell’epoca, quelle eleganti amazzoni dalle +vesti e dai veli fluttuanti, quegli squisiti modi dell’alta società +inglese mi stupirono. + +Avrei dato metà del tempo che restavami a vivere, per condurre uno di +que’ leggieri calessi, che ci passavan dinanzi rapidi come il turbine, +o per corvettare con uno di quei bel cavalli nel viali riserbati ai +cavalieri. + +Decisamente il signor Hawarden avea adoperato per guarirmi +dall’ambizione e dall’orgoglio una cura che correa rischio di produrre +un effetto totalmente contrario a quello ch’ei s’attendeva. + +Tornammo per Green Park, che traversammo a piedi, pel piacere del +bimbo, e rientrammo a casa per desinare. + +Chiesi ai signor Hawarden se quella era la sorpresa di cui mi aveva +parlato. + +— No, mi diss’egli: pare vi siate divertita al passeggio; ma ho assai +meglio di ciò ad offerirvi; voglio farvi vedere Garrick. + +Ignorava completamente chi fosse Garrick. Non ebbi la debolezza di +nascondere la mia ignoranza; gliene chiesi la spiegazione. + +— Ah! è vero, mi rispos’egli, Garrick è il primo attore che sia mai +stato al mondo. + +Spalancai gli occhi. + +— Egli recita probabilmente stasera per l’ultima volta, mentre per la +prima esordisce una giovane attrice, cui promettono un grande avvenire, +madama Siddons. Sheridan, del quale sono amico e chirurgo ad un tempo, +mi ha serbato un palco per questa solennità, e, come m’ero proposto, ho +voluto farvi partecipe di questa munificenza. + +— Come! esclamai, andrò al teatro, vedrò una commedia? + +— No, una tragedia, ma spero vi piacerà egualmente. + +Misi un grido di gioia, battendo l’una contro l’altra le mie mani come +una bambina. + +— Oh! quanto siete buono, signor Hawarden! Vedrò una tragedia! Vi +saranno dunque re e regine sulla scena! + +— Oggi no, ma vi saranno due amanti che valgono un re ed una regina. + +— E qual’è il titolo di questa tragedia? + +— _Giulietta e Romeo_, uno dei quattro capo lavori di Shakespeare. + +— Ed io la vedrò! esclamai con giubilo. Dio mio, quanto sono felice! + +— Orsù alla buon’ora! disse il signor Hawarden, è una soddisfazione il +procurarvi un piacere. + +Io era di fatti in estasi: aveva udito più volte a parlar di teatro, ma +non aveva idea di quel che fosse. Alcune alunne di madama Colmann, che +già avevano udito a recitare qualche compagnia di provincia, ne erano +tornate tutte sorprese. + +Che sarebbe dunque a Londra? + +— A qual ora comincia? domandai al signor Hawarden. + +— Alle sette e mezzo precise. + +— E finisce? + +— Presso a poco alle undici. + +— Quindi lo spettacolo dura tre ore e mezzo? + +— Ma da queste tre ore e mezzo bisogna detrarre gl’intermedj degli atti. + +— Assisteremo al principio, non è egli vero? + +— Saremo nel nostro palco all’alzar della tela. + +— Ma Dio mio, non sono ancora che le sei! + +— Meno cinque minuti, ma il tempo passerà: Abbiamo qualche cosa a fare; +prima il thè da prendere, ed ecco appunto che ci viene portato; poi la +vostra toeletta da preparare. + +— La mia toeletta? Oh! sapete pure, signor Hawarden, che io non ho +altro abito che questo, donatomi da madama; e, salvo che io non indossi +una altra volta la famosa veste azzurra, cosa che, v’assicuro, non +ambisco gran che.... + +— L’azzurro vi sta però bene. + +— Sì, ma non l’abito: ricordatevi che tale è stata appunto la vostra +opinione. + +— Oh! ma tutto ciò si accomoderà, spero. + +I miei occhi non si staccavano dall’oriuolo. + +— Non ritarda il pendolo? chiesi. + +— Nella famiglia Hawarden ciò non accade giammai; ed è perciò che, +bevuto il thè, mangiato i dolci, ognuno entrerà nella sua camera, +perchè saranno le sei e mezzo, e bastano dieci minuti per andare da qui +a Drury-Lane. + +Mangiato e bevuto, salii alla mia stanza che era la stessa ove avea +già dormito: ignorava quel che vi farei durante i quaranta minuti che +ci separavano ancora dall’istante di lasciar la casa, quando vidi sul +letto un grazioso abito di taffettà cilestre, che pareva quello della +peau d’âne tagliato da un lembo del cielo. + +Al tempo stesso la cameriera entrò. + +— Madamigella, vuol ella permettermi di aiutarla a vestirsi? + +Ed alzò l’abito nelle sue mani. + +Allora compresi ciò che m’era rimasto oscuro nelle parole del signor +Hawarden: non solo egli aveva pensato a condurmi in teatro, ma ancora a +darmi una veste per andarvi. + +Le lacrime mi spuntarono sul ciglio: sentiva il bisogno di correre a +lui ed esprimergli la mia riconoscenza. + +— Ov’è il signor Hawarden? domandai. + +— Egli veste madama, onde io possa aiutare madamigella, acciò che +ognuno sia pronto all’ora stabilita. + +Io restai muta e triste dinanzi a quella suprema bontà, di cui mi +riconosceva del tutto indegna, e fin’anco incapace ad esprimere la mia +gratitudine. + +Ero divenuta più astratta che impaziente; pensava a quell’uomo che +godeva d’una stima universale, che era uno dei primi chirurgi di +Londra, anatomico eminente, scienziato di prim’ordine, e che si dava +la pena di vestire sua moglie affinchè la figlia della povera serva di +fattoria, l’aia dei bimbi di suo padre, la damigella di magazzino non +giungesse troppo tardi allo spettacolo, e non perdesse alcun che della +felicità che ne attendeva. + +Avvi nel genio una misericordiosa bontà pe’ piccoli, una suprema +benignità pe’ deboli, che lo avvicina alla onnipotenza di Dio. + +Alle sette ed un quarto battè egli stesso alla mia porta. + +— Ebbene, mi chies’egli, siamo presti? + +Io gli afferrai vivamente la mano, e prima che egli avesse tempo di +indovinare la mia idea, gliela baciai. + +Egli mi guardò: doveva essere senza dubbio assai bella, perchè con un +muover di spalle pieno d’affettuosa pietà: + +— Confessa, diss’egli, additandomi a sua moglie, che usciva in quel +momento dalle sue camere, confessa che la sarebbe pure una grave +sventura se questo portento della creazione si avviasse al male? + +Poi, come pentendosi d’aver dato questo alimento al mio orgoglio: + +— Andiamo, andiamo, soggiunse; in carrozza: ho promesso a questa +fanciulla che arriveremmo prima dello alzar della tela. + +Difatti ci sedevamo nel nostro palco al momento in cui cominciava la +sinfonia; ebbi tempo di volgere uno sguardo all’intorno. Sheridan, che +era il direttore del teatro, lo avea fatto addobbare a nuovo dal primo +decoratore di Londra. + +Avremmo potuto crederci in un palazzo di fate. + +Io, abbagliata dalla luce, magnetizzata dalla musica, affascinata +dall’oro, dai diamanti e dai fiori, non potendo comprendere come +si riunissero tante ricchezze senza rovinare l’universo, mi sentiva +incapace di dire e di comprendere dove mi fossi. + +Il sipario si alzò, ed io non vidi più altro che una pubblica piazza in +Verona. + + + + +VIII. + + +Coloro che mi hanno seguita in tutte le fasi della mia oscura ed +ignorante fanciullezza, possono farsi un’idea dell’effetto prodotto in +me da questa rappresentazione di Giulietta e Romeo, recitata dal più +gran tragico che già vantasse l’Inghilterra, e dalla più gran tragica +che dovea vantare in avvenire. Il mio cervello, bianco ancora come le +pagine d’un vergine libro, ricevette tutte le impressioni di poesia, +d’affetto, di pietà, d’orrore, racchiuse in quell’ammirabile poema, le +quali, incidendosi nel mio spirito, portarono tutti i miei sensi al più +alto grado d’entusiasmo e d’esaltazione. + +Aveva appunto l’età di Giulietta; era bella ed appassionata com’essa: +compresi quel subito amore da lei sentito pel giovine Montecchio, che +le fa esclamare nella previsione d’una prossima morte, il primo giorno, +o piuttosto la prima notte del loro abboccarsi. + +— «Corri, nutrice, corri; informati s’egli è ancor libero, chè ove +fosse ammogliato, oimè, te lo giuro, la bara sarebbe il mio letto +nuziale.» + +Il signor Hawarden contava sul mio viso le fluttuazioni del cuore e +l’abile psicologo vi leggeva tutte le mie impressioni: era per lui uno +studio curioso, misto a quella dolce soddisfazione che ispira la vista +del piacere o della felicità altrui procacciata. + +E, difatti, il mio piacere e la mia felicità eran grandi: quando +vennero le scene del balcone, tanto poetica la prima, tanto +appassionata la seconda, io, strette le mani sul cuore a comprimerne +i battiti, anelante, coll’occhio immobile, il respiro sospeso, avrei +voluto, siccome Giulietta, rattenere e nello stesso tempo spingere fuor +dalla scena Romeo. + +Si giudichi dunque a qual grado di terrore io giungessi quando +Giulietta, bevuto il filtro che deve addormentarla, trema pensando al +suo destarsi sola nel sepolcro de’ suoi avi, in mezzo ai defunti, e +all’idea di veder questi morti uscire dalle loro tombe. + +Poi venne la catastrofe, catastrofe che mi produsse tanto maggiore +effetto, perchè nuova, non solo a me, ma agli altri uditori. Si sa che, +nella tragedia primitiva originale di Shakespeare, Romeo muore accanto +all’avello di Giulietta, ignorando ch’ella è soltanto addormentata, e +Giulietta non riprende i sensi che dopo morto Romeo. + +Per un lampo di genio drammatico, Garrick ha visto, o piuttosto ha +divinato, a fianco di quale terribile scena il gran Drammaturgo sia +passato, senza avvedersene; ed ha svegliata Giulietta al momento in +cui Romeo, credendola morta, si è avvelenato: invece di far le due +morti isolate e, per conseguenza, solitarie, egli ha dato ai due amanti +una stessa agonia, che finisce per l’uno col veleno, per l’altra col +pugnale. E con questa intuizione egli ha portato la scena dal dolore +alla disperazione, dal bello al sublime. + +Al momento in cui Giulietta si uccide, io mi rovesciai all’indietro +e svenni, mentre la intera adunanza, ringraziando Garrick della sua +prodigiosa invenzione, e dello splendido talento onde avea fatto +mostra, ruppe in applausi. + +Il mio deliquio non fu pericoloso: con un po’ di acqua fresca tornai +in me: non seppi che prendere e stringere le mani del signor Hawarden, +e, senza punto curarmi della convenienza o della sconvenevolezza +dell’atto, mi gettai nelle braccia di sua moglie e la baciai. + +Tornammo in casa: la cena era imbandita, ma, come è facile +comprenderlo, io non pensai a gustarne; aveva gli occhi pieni di luce, +la mente piena di poesia, il cuore pieno d’amore e di lacrime. + +Chiesi al signor Hawarden il permesso di ritirarmi nella mia camera; +egli me l’accordò, poi, prendendo un libro dalla sua biblioteca, e +ponendomelo in mano: + +— So quel che volete, diss’egli; vorreste far ritorno in teatro; +ebbene, andatevi. + +E mi diede un libro. + +Era un volume di Shakespeare, ove trovavasi la tragedia di Giulietta e +Romeo. + +Trassi un grido di gioia; il signor Hawarden avea divinato il più +ardente desiderio del mio cuore, e lo avea prevenuto. + +Mi slanciai nella mia stanza, e, adagiatami sopra una sedia a +bracciuoli, rilessi dal primo all’ultimo verso la produzione. + +Poi tornai alle scene principali, alle scene d’amore fra Giulietta e +Romeo, cominciando da quella del ballo a quella delle tombe. + +Io era incapace di apprezzare il genio che avea creato questo +capolavoro di dramma e poesia, ma il mio cuore pieno di gioventù, di +speranza e d’amore, suppliva alla scienza colla intuizione. + +D’altronde, non aveva nulla dimenticato, nè un gesto dell’attore, nè +un accento dell’attrice: e qual attore? Quale attrice? Garrick e madama +Siddons! + +Verso le tre del mattino, col cuore e la testa in fuoco, ma vinta +dalla stanchezza, mi coricai. Fui per sognare ch’io era Giulietta, per +stringermi fra le braccia un Romeo ideale, e morire con lui di dolore e +d’amore. + +È vano il dire in quale disposizione di spirito io rientrassi il +domani al magazzino. Avea chiesto al signor Hawarden il permesso +di portar meco il magico libro, che io mi teneva stretto al cuore, +quasi temessi che la poesia di cui era copioso, gli prestasse le ali +per isfuggirmi. Oh! come i riguardi ch’io era astretta di usare agli +avventori, le adulazioni che la mia posizione mi obbligava a far loro, +le lodi alle merci che io loro offeriva, come pesarono al mio cuore e +parvero basse al mio orgoglio! Esser bella quanto Giulietta, avere un +cuore pieno d’amore e di poesia quanto il suo, e provar gioielli in un +negozio, fosse anche quello del primo gioielliere di Londra, invece +di strascinare un abito di broccato in un ballo, invece di scambiare +parole d’amore con un bel cavaliere dall’alto al basso d’una finestra, +invece di ascoltare il canto degli uccelli e discutere coll’uomo del +cuore, se sia quello del rosignuolo o dell’allodola. Eravi, bisogna +convenirne, un abisso da quel che era a quel che poteva essere, dal +sogno alla realtà. + +Non osai leggere nel giorno: e, l’avessi ardito, il tempo mi sarebbe +mancato, essendo il negozio del signor Plowden uno dei meglio avviati +di Londra, ed io occupatissima per conseguenza: attesi con impazienza +le dieci della sera, ora in cui chiudevasi. + +Appena chiuso, salii alla mia camera. + +Non mi limitai più a leggere: aveva in una notte imparato a memoria +quasi tutto il dramma; le scene soprattutto di Giulietta m’erano rimase +parola per parola nello spirito, e rammentava non solo i versi ma il +tuono di voce con cui la grande attrice che rappresentava Giulietta, li +avea pronunciati. + +Allora mi studiai a riprodurre i gesti e le intonazioni, ma, orgogliosa +ch’io m’era, per quanto perfetta mi fosse sembrata madama Siddons +quando la vedeva e l’udiva, parevami, nel ridire quelli stessi versi, +ch’ella avrebbe potuto giungere ad una maggior dolcezza di voce. +Difatti, madama Siddons, come ebbi agio di giudicare in seguito, +perfetta veramente nelle parti di Lady Machbeth e di Lady Hamlet, +lasciava qualche cosa a desiderare in quelle più dolci, più affettuose, +più varie di Giulietta e Desdemona. — Ebbene, questa grazia del corpo, +questo incanto della voce, pareva a me che la natura me lo avesse +largito. La mia persona pieghevole, alta, armoniosa, poteva colle +sue naturali ondulazioni giungere a quella perfezione di languore +e di flessibilità che gl’italiani dinotano coll’intraducibile nome +di morbidezza. Parevami di avere, cosa assai rara, la voce dolce e +tragica: il mio viso, posso dirlo oggi, era tanto atto ad esprimere +ogni impressione che, anche riproducendo le sensazioni più facili, era +nella tristezza una melanconia, nella gioia un abbagliamento. Se la +trasparenza del mio animo era già un po’ offuscata, il mio corpo era +ancor puro; e la mia bellezza aveva quell’aureola d’incontrastabile +innocenza, che fa rispettare, per quanto ignuda, la Venere dei Medici. +In una parola, io seminava già il fuoco, ma non ardeva ancora. + +Trascorsi una parte della notte a declamare e a gestire dinanzi un +piccolo specchio, che riproduceva appena la quinta o sesta parte della +mia persona. + +Il domani madama Plowden, sia ingenuamente, sia ironicamente, mi chiese +se io aveva l’abitudine di parlare ad alta voce sognando: i miei vicini +di soffitta essendosi lagnati che io avea loro impedito di dormire, +ella mi pregava a moderare gli slanci della mia voce, sia parlando +desta, che in sogno. + +Era un dirmi di rinunciare alla sola gioia vera che fosse venuta a +visitarmi dacchè io era al mondo. + +Continuai i miei studi notturni, ma sottovoce. La maggior illusione +che mi sorridesse era quella di presentarmi ad un impresario, e farmi +da lui scritturare: pensava pure di farmi raccomandare a Sheridan, +di cui non aveva obliato il nome, quantunque a quell’epoca non avessi +alcun’idea della celebrità che lo accompagnava; ma come fare una simile +domanda al signor Hawarden? Come aver la forza di dirgli che io voleva +lasciare il negozio del signor Plowden, per farmi attrice? Che voleva +abbandonare la via retta ch’egli mi aveva aperta per quella tortuosa +che avea creduto di chiudermi? Questa forza, io lo sentiva bene, non +l’avrei mai trovata in me stessa. + +Che fare? + +Attendere: rimettermi a qualcuno di quegli strani avvenimenti che +mutano ad un tratto l’avvenire d’una vita, e aggrapparmi nel naufragio +al fragile sostegno della speranza. + +Quindici giorni decorsero di tal fatta, e furono forse i più dolorosi +che io avessi ancora passati. + +Era da più d’un mese presso il signor Plowden e da quindici giorni +almeno provava i tormenti che ho tentato descrivere, quando un’elegante +vettura fermossi dinanzi alla porta, e un lacchè vestito d’una livrea +grigia e rossa aprivane lo sportello, che dava adito ad una donna +abbigliata con ammirabile ricercatezza. + +Appena ebbi volti gli occhi su questa donna, poco mancò non gettassi un +grido. + +Era miss Arabella. + +Ella entrò in negozio col suo incedere risoluto ed altero; si sarebbe +detta la regina della moda e della ricchezza, o meglio ancora, la +stessa Fortuna. + +Ella mi vide, incrociò col mio il suo sguardo, ma non un muscolo del +suo volto indicò che mi avea riconosciuta. + +Ciò non mi sorprese: senza dubbio non le era stato detto ch’io +fossi andata da lei ed ella mi credeva sempre nel ducato di Galles, +supponendo però che mi ricordasse, la sola cosa che potesse attirare i +suoi sguardi su me, vedendomi a Londra, nel magazzino del gioielliere +Plowden, era uno stupore cagionato dalla somiglianza. + +Ma questo stupore ella nol fe’ in modo alcuno manifesto. + +Chiese le si mostrassero de’ gioielli, e quantunque fossi io che glieli +esibissi, ella non mi volse la parola che come ed una straniera che le +fosse stata perfettamente sconosciuta. + +Preferì un fregio di smeraldi attorniato di diamanti, del valore di tre +mila lire sterline. + +Fatta la scelta: + +— Mandate questo fregio al mio palazzo oggi alle cinque, diss’ella, +colla fattura e la quitanza. + +Poi, additandomi con un semplice sguardo: + +— Madamigella mi porterà il tutto, soggiunse. + +Mi sentii correre un brivido pel corpo. + +Il signor Plowden, riconducendola con ogni sorta di cerimonie fino alla +sua carrozza, le promise che sarebbe stata obbedita. + +— Madamigella, e non un’altra, ripigliò miss Arabella prima di salire; +intendete, signor Plowden, o altrimenti non pago il vostro gioiello e +ve lo rimando per non comprare più mai nulla da voi. + +— La S. V. stia tranquilla, rispose il signor Plowden, che sarà fatto +com’ella desidera. + +Miss Arabella fe’ un cenno, e la carrozza partì a galoppo. + +Io era annichilita: quell’inaspettato avvenimento, che io invocava +senza poter specificare, come quelle magiche evocazioni improvvisate +dalla bacchetta d’una fata, era accorso alla mia chiamata. Io non aveva +cercata miss Arabella che mi avea rinvenuta: qualunque cosa derivasse +da quest’incontro, io non mancava alla parola data al signor Hawarden. + +Alle cinque il signor Plowden fe’ venire una vettura, non stimando +prudente di lasciarmi andar a piedi per Londra con un astuccio di +tanto valore. Era il momento decisivo. Si appiccò in me una lotta +violenta; fui sul punto di pregare il signor Plowden a risparmiarmi la +tentazione; ma il tentatore mi stava nell’animo, — e vinse. + +La carrozza si fermò ad Oxford Street, n. 23. Riconobbi la palazzina +col giardino al fondo e lo Svizzero sulla porta. Egli suonò colla +stessa maestà, e la stessa cameriera comparve. Dissi che veniva per +parte del signor Plowden; l’ordine era dato di farmi entrare. + +Miss Arabella stava in un salottino bianco e oro, tappezzato di raso +azzurro; vestita riccamente alla foggia turca, con un’acconciatura di +zecchini sul capo, un giubbettino di velluto color ciriegia ricamato +in oro, che lasciava scorgere una parte del petto; i suoi piedi ignudi +calzavano pantofole orientali color ciriegia e d’oro come il cinto. + +Era seduta o piuttosto sdraiata sopra dei cuscini. + +Fe’ cenno a mistress Northon di chiuder la porta e lasciarmi sola con +lei. + +— Madama, le diss’io con voce tremula e senza ardire d’alzar gli occhi, +ecco il fregio che voi avete scelto dal signor Plowden ed il conto da +voi richiesto. Il signor Plowden vi fa dire che non avrebbe mandato il +conto se l’ordine vostro non.... + +Ella m’interruppe. + +— Siete dunque voi, piccola ingrata, disse; appressatevi. + +La bellezza ha sempre avuto su me una potenza suprema, e miss Arabella +era per vero d’una splendida bellezza. + +Me le avvicinai, e mi posi in ginocchio come avrei fatto davanti a +Venere, nel tempo in cui gli Dei scendevano in terra, se fossi stata +una fanciulla di Pafo. + +— Oh! madama, le dissi, completamente soggiogata, voi mi giudicate +male. La mia prima visita a Londra fu per voi: si fu per seguirvi, per +obbedirvi, per servirvi in ginocchio, come lo fo in questo momento, che +io venni a Londra: vi sarà stato, spero, consegnato il mio nome, ma voi +stessa lo avrete certo posto in obblio. + +— Venite qui, mi diss’ella, e, prendendomi per mano, mi fe’ sedere su’ +cuscini. Vedete pure, al contrario, che non vi ho dimenticata, giacchè +vi ho seguita fino al magazzino di quell’orribile ebreo per nome +Plowden. Ma perchè non siete tornata al palazzo? + +Abbassai gli occhi, perchè stavo per mentire. + +— Temevo che non foste ancora di ritorno. + +— Perchè avete proibito in casa Hawarden che mi si desse il vostro +indirizzo? + +— Oh! non l’ho mai proibito, esclamai vivamente: fu senza dubbio il +signor Hawarden che.... + +Ella m’interruppe. + +— Che ha voluto salvare la vostra virtù, la quale, a parer suo, correa +pericolo presso di me. + +Chinai gli occhi arrossendo. + +— Andiamo, voi non sapete ancora mentire: è letteralmente quel che io +aveva indovinato. + +E suonò il campanello. Madama Northon rientrò. + +— Prendete, diss’ella, dandole un pacchetto di biglietti di banca già +pronti: portate ciò al signor Plowden, e ditegli che io tengo il fregio +e la persona che lo ha portato. + +— Oh! madama, esclamai; come volete.... + +— Vorreste voi farmi credere che rimpiangiate il magazzino del signor +Plowden e il posto di damigella da bottega? Andiamo, via, sarebbe un +annientare le mie credenze in fisionomia. Qui, mia cara, soggiunse +ridendo, potrete declamare a vostro bell’agio; nessuno si lagnerà che +voi parliate sognando.... + +— Come, voi sapete... + +— Sono assai curiosa: la curiosità, lo sapete, è il peccato delle belle +donne. Dico dunque che potrete declamare a vostro bell’agio, senza +contare che anderete in teatro ogniqualvolta vi piacerà. + +— Oh! davvero, madama? + +— Non è un gran favore ch’io vi faccio: ho un palco annuo che è sempre +vuoto; ne profitterete a piacer vostro. + +Rivolgendosi a madama Northon: + +— Ebbene, che fate voi là, mia cara? + +— Farò osservare a V. S. ch’ella attende una visita dalle cinque alla +sei, e se vado io stessa dal signor Plowden, la persona può venire +mentre io sono assente, e non troverà alcuno che la introduca. + +— Avete ragione: mandate Tom. Se quella persona viene, voi la +pregherete d’aspettare un momento in salotto, e mi farete avvertita; +andate. + +Mistress Northon uscì. + +— Vediamo i diamanti, disse miss Arabella, con tuono svogliato. + +Le presentai l’astuccio. + +— Sono veramente belli. + +— Oh! ne ho già tanti, mio Dio; ma Giorgio mi ha detto ieri che la +pietra di sua preferenza è lo smeraldo, e bisogna pure far qualche cosa +per coloro che vi... oh! la brutta parola che m’era venuta alle labbra! +stavo per dire, che vi pagano, invece di dire, che vi amano. + +Io la guardai: una specie di sudor freddo mi correva per la fronte: +cominciavo a credere che il signor Hawarden avesse avuto ragione; ma +era troppo tardi. + +— Aiutatemi a mettere questo fregio, mi diss’ella. + +E mi porse il suo collo, poi gli orecchi, poi le braccia. + +Mi era io innalzata, od aveva disceso, passando del negozio dello +Strand al palazzo della via Oxford? Là, era la serva del pubblico, qui +la cameriera di miss Arabella. + +Avevo appena affibbiato il secondo braccialetto, quando madama Northon +rientrò. + +— È lui, diss’ella. + +— Dov’è? + +— Nel salotto. + +— Conducete madamigella all’appartamento che guarda sul giardino, e +vegliate acciò non abbia a mancarle nulla. Incaricate Sara del suo +servizio. + +Mistress Northon aprì una porticina celata nell’intavolato e m’invitò a +seguirla, mentre miss Arabella, alzatasi e fatti alcuni passi verso il +salotto, diceva colla maggior dolcezza di voce: + +— Entrate, mio caro principe. + + + + +IX. + + +Il mio appartamento componevasi di tre belle camerette che guardavano +sul giardino: avevano l’altezza dei mezzanini comuni. Il balcone di +quella del mezzo, tutto ricoperto di edera e di vite, prolungavasi +a mo’ di terrazzo dinanzi alle finestre delle altre stanze, sotto a +grandi alberi verdeggianti e frondosi. + +La vista di questo poggiuolo fe’ balzarmi il cuore di gioia: mi ricordò +la decorazione del secondo atto di Giulietta e Romeo: a mezzanotte, +al chiaror della luna, con un accappatoio bianco, affacciata a questo +balcone, nulla m’impediva di credermi Giulietta: non mancavami che un +Romeo. + +Appena mi vidi sola, pensai al nuovo mutamento fattosi nella mia +vita, alla fatalità che mi spingeva, ed all’avvenire verso cui era +trascinata. Certo, un volere più forte del mio disponeva della mia +esistenza, senza lasciarmi tempo di resistergli. + +Dapprima, un inaspettato sussidio del conte di Halifax mi toglie +all’umile mia posizione ed alla mia ignoranza natía, per darmi un +principio d’educazione più nocivo forse che utile; poi, questo soccorso +mi manca, e il destino mi spinge in seno ad una buona ed onesta +famiglia puritana, ove credo per qualche tempo fissata la mia vita, +quando lo inaspettato incontro di Amy Strog, non crea, ma sviluppa con +tal forza nel mio spirito nuovi progetti, che tento invano resistere +alla mano che mi trascina, e vengo a Londra rispondendo all’appello +d’una donna sconosciuta. La Provvidenza, che degna abbassare il +suo sguardo infino a me, svia questa donna dal mio sentiero, e +trovo, in luogo suo, un uomo dal cuore nobile, una donna dall’animo +compassionevole e dolce; per essi io m’innalzo in un momento dallo +stato di straniera a quello d’amica. Mi si cerca, mi si trova un posto, +tanto più alto di quello ch’io occupava presso il signor Hawarden +padre, quanto questo era già superiore alla mia prima posizione presso +madama Davison. Da guardiana di montoni giungo ad essere damigella di +fiducia d’uno dei più ricchi gioiellieri di Londra, e qui, la fatalità +cui ho sfuggito, mi ritrova, mi avvinghia di nuovo, e mi getta, senza +che io abbia il tempo d’accorgemene, in quella via tortuosa della quale +il signor Hawarden mi ha fatto una così triste pittura. + +Che fare? + +È ancor tempo: correre dal signor Hawarden, fuggendo questa casa +perduta; dirgli tutto, confessargli tutto, anche il mio desiderio di +farmi attrice; pormi sotto la di lui protezione e dirgli: — Eccomi, +salvatemi, salvatemi; e ciò prima che trascorra la notte, chè decorsa +una notte sulla mia assenza, tutto è perduto. + +O restare; lasciar la navicella, seguire il corso dell’acqua che la +trascina, senza pilota e senza governale, in mezzo alle onde ed ai +turbini che la spingono all’Oceano, vale a dire all’ignoto, forse al +meraviglioso Cattai di Marco Polo, ma forse ancora ai geli del Polo. + +Ma qual differenza fra la vita di questa donna che ha magnifici +cavalli, splendide vetture, lacchè riccamente vestiti, un sontuoso +palazzo, gemme a profusione e un amante cui dice: — Entrate, mio +caro principe, io vi attendo, e l’esistenza di questa povera figlia +di banco, che si alza alle otto del mattino, passa le sue giornate +a toccar fregi, di cui le sue mani non serbano che l’impronta, e +gli occhi il riflesso; che si corica alle dieci, non osando neppure +declamare qualche verso di Shakespeare nella sua camera, per tema che i +vicini se ne lagnino ed il suo padrone le chieda se parla dormendo. + +Oh mio Dio, Signore! Sante sono quelle che hanno la forza di resistere +al torrente, ma degne di scusa, nella posizione che le leggi umane +lor fanno in società, scusabili assai, o mio Dio, sono quelle che si +lascian da esso trascinare! + +Oimè! io fui di queste! La sera trascorse: venne la notte senza che +io avessi il coraggio di nulla decidere: avrei almeno dovuto scrivere +al signor Hawarden; avrei dovuto dirgli di baciare per me i piedi +della sua degna consorte: non solo mi rifugiai da lui, non solo non +gli scrissi, ma, vergognosa di rivederlo, evitai il suo incontro, e +sentendo che il ricordo stesso di lui m’era un rimorso, mi studiai a +dimenticarlo, e non potendo riuscirvi, tentai almeno sbalordirmi. + +Fu la mia seconda ingratitudine! + +Eppure mancò ben poco che non facessi tutto all’opposto: voleva +scrivergli: entrai in un piccolo gabinetto ove avea visto uno +scrittoio, nel quale sperava trovare l’occorrente: ma non vi rinvenni +altro che un libro: machinalmente lo apersi e vi lessi: Clarice +Harlowe. + +Non sapevo che fosse un romanzo, come ignoravo, venendo a Londra, quel +che fosse teatro. Apersi il libro, o piuttosto schiusi una nuova porta +in quell’incognito e fantastico mondo, nel quale ero entrata il giorno, +in cui il sipario d’un teatro s’era alzato dinanzi ai miei occhi. + +Questo romanzo, che assicurasi scritto con uno scopo morale, produsse +in me un effetto opposto d’assai a quello propostosi dall’autore. +Lovelace invece di apparirmi un infame seduttore, mi parve un +gentiluomo seducente. Invidiai le sventure di Clarice Harlowe a prezzo +della felicità ch’ella aveva avuta in amore; e mi sentii presta ad +arrischiare gli stessi suoi casi, a cimento di cadere nelle stesse +avversità. + +Dall’istante in cui il libro mi cadde fra mani, dall’istante in cui +l’ebbi aperto, non pensai più nè a scrivere al signor Hawarden, nè a +tornare dal signor Plowden. La fata mi avea tocca di nuovo colla sua +magica verga, ed io non mi apparteneva più. + +Mistress Northon venne a chiedermi se voleva discendere per bere il +thè, e mi trovò assorta nella mia lettura. Le chiesi se era un ordine +di miss Arabella, o un invito di lei mistress Northon; ella mi rispose +che miss Arabella avea gente nel suo appartamento, e probabilmente +non pensava a me. La pregai allora a mandarmi in camera il thè ed i +sandwich, che comporrebbero la mia merenda e la mia cena, e a lasciarmi +alla mia lettura. + +Un momento dopo, senza che il suo entrare ed uscire mi facessero alzar +gli occhi dal libro, udii il lacchè portarmi quel che avevo richiesto: +gli feci segno di porre il tutto sopra un tavolo e d’andarsene. + +Siccome ei non chiedeva probabilmente meglio che di non servirmi, +obbedì tosto. + +Chiusi la porta quasi temessi di venir disturbata. + +Obliai il thè, mistress Northon, miss Arabella, il mondo intero: ero +divenuta Clarice Harlowe, come prima mi sentivo Giulietta. + +Ma due o tre ore dopo una tanto ostinata lettura, si fe’ tale un caos +nella mia mente, il sangue mi affluì con forza tale al cervello, che +provai imperioso il bisogno di prender aria. + +Apersi la finestra e andai a sedermi sopra uno degli scanni di pietra +del poggiuolo. + +Era una bella notte d’estate: una di quelle notti che Shakespeare +scelse a popolare d’uno dei suoi sogni. + +Il chiaror della luna, adombrato dagli alberi del giardino, marezzava +il verde tappeto delle zolle e l’acqua tranquilla della fontana: il +rosignuolo di Giulietta cantava in un cespuglio. Era una dì quelle +notti che più inebbrianti del sole più ardente, maturano l’amore in un +vergine cuore. + +A traverso le seriche cortine, vedevansi le finestre dell’appartamento +di miss Arabella, splendidamente illuminato: udivansi gli accordi di +un’arpa e il suono indistinto d’una voce di donna. + +Non avevo mai udito l’armonia delle corde del divino istrumento: quelle +vibrazioni quasi soffocate dall’ostacolo che loro impediva di giungere +fino a me, avevano un’infinita dolcezza: l’arte e la natura si univano +per dare un concerto ai miei sogni: era il rosignuolo di Giulietta, era +l’arpa di Clarice che dicevanmi ad una volta: Tutto ama; noi abbiamo +amato; ama tu pure. + +Tutt’a un tratto spalancossi una finestra e una parte del giardino ne +rimase illuminata, lasciando me nell’ombra, di modo ch’io poteva veder +non vista. Vi si affacciò una donna, quella donna era miss Arabella. + +Mi mossi per ritirarmi, ma comprendendo che io non poteva essere +scorta, rimasi al mio posto. + +Colla luce un soave profumo si sparse al di fuori. Sentii quindi una +voce domandare. + +— Dove siete, Arabella? + +— Qui, monsignore, rispose miss Arabella. + +— Che andate voi facendo alla finestra, mia diletta regina? + +— Bruciavo e cerco un refrigerio. + +Dietro a lei comparve allora un leggiadro giovanetto, un ragazzo quasi, +e venne ad appoggiarsi coi gomiti sul davanzale; la testa dell’una +era sì vicina a quella dell’altro, che i capelli ondeggianti di miss +Arabella celavano mezzo il volto del ragazzo, confondendosi coi di lui +biondi ricci. + +Il giovanetto altri non era, se non il principe di Galles, che fu di +poi re Giorgio IV. + +Ei presele con ambe le mani i capelli, e li baciò appassionatamente. + +Porgevo attenta l’orecchio per sentir quel che si dicessero; ma +parlavano tanto piano, che le parole loro non giungevano sino a me; +udii soltanto lo scoccar di uno o due baci, quindi il giovane cinse +colle braccia la vita di miss Arabella e la condusse nelle stanze. +La finestra si chiuse, le cortine furono calate; l’amorosa e poetica +apparizione era svanita lasciandomi immersa in un languore fin allora a +me del tutto ignoto. + +L’usignuolo seguitava a cantare, ma gli accordi dell’arpa erano +dismessi. + +Mi sovvenni della seconda scena di amore fra Giulietta e Romeo, e +parevami di aver impressi in cuore accenti ancor più dolci di quelli +ch’avevanmi colpito al teatro; pure esitai, sebbene sentissi il bisogno +di sfogarmi con quella ammirabile poesia di Shakespeare. Non sapeva +risolvermi a turbare questo silenzio, rotto soltanto dai gorgheggi +dell’usignuolo, e dall’ineffabile rumore, che nelle trasparenti tenebre +delle notti di estate rassomiglia al batter delle ali di Oberon e +Titania. + +Eppure, mio malgrado, tanta era in me la piena degli affetti, che +proruppi in questo primo verso: + + Partir già vuoi? Non viene il giorno ancora. + +Poi, tremante, mi guardai attorno; era ben sola, e d’una voce più +accentata continuai: + + Fu l’usignuol, non già la lodoletta, + Ch’or ti feriva il timoroso orecchio: + Là sovra il melograno, ad ogni notte, + Ei se’n viene a cantar. Credilo, o caro, + Fu l’usignuol. + +Mi fermai ansante, mi parve d’aver udito il rumore d’una finestra che +s’apriva dalla parte del giardino. + +Guardai dalla parte che supponeva venuto il rumore; ma non vidi niente: +tutto era calmo, tutto sembrava solitario. Avea provato un immenso +piacere a sentire il suono della mia voce, e continuai, rispondendo per +l’assente Romeo: + + La lodoletta ell’era, + La nunzia del mattin, non l’usignuolo: + Vedi, amor mio, di striscia invida ortale + Le sparse nubi là nell’orïente: + Le notturne facelle omai consunte, + Ve’ il giocondo mattin, che coll’estremo + Piè tocca i monti nebulosi! — È forza + Ch’io parta e viva, ovver rimanga e muoia. + +Superato questo primo timore, inebriata dalla melodia della mia voce, +proseguii a declamare, con tutta la maggior espressione possibile, la +scena fino alla fine. Venne il mio turno e con tutta l’anima mia, come +se Romeo fosse stato presente per intendermi, o come se avessi avuto +qual spettatore un pubblico per applaudirmi, risposi: + + Quello splendor, ben io lo so, ben io, + L’alba non è; ma qualche eterea sfera + Dal sole uscita a rischiararti in questa + Notte, qual face, a Mantova il cammino. + Deh, resta! di partir non anco è l’ora. + +Mi sembrava di non aver sentito abbastanza passione in quest’ultimo +verso, e quindi lo ripetei con forza. + +Questa volta fui contenta di me; mi parea di aver fatto vibrare tutte +le corde del mio cuore nelle tre parole: Ti amo tanto! + +Indi, rimpiazzando Romeo, risposi a me stessa: + + Colganmi pur, mi traggan pure a morte; + Pago son io, se così vuoi tu stessa. + Quel barlume non è, dirollo anch’io, + L’occhio dell’alba; è il pallido chiarore + Della fronte di Cinzia. Oh! non è quella + L’allodola che leva il canto arguto + Sui nostri campi, e ne rïempie il cielo. + Più di restar che di partirmi ho brama. — + Vieni, o morte, e sarai la benvenuta: + Giulietta così vuole. — Anima mia, + Che hai tu? Parliamo ancor, non è il mattino. + +Mi ricordai quanto era stata bella madama Siddons in questo momento, +cioè quando, conoscendo ch’ella s’inganna, s’avvede in qual pericolo il +suo errore, o piuttosto il suo amore, ha trascinato il suo amante, ed +esclamai d’una voce non meno vibrante di terrore della sua: + + È il mattino, è il mattin! fuggi, t’affretta! + L’allodola quest’è, che in tuon discorde + Sforza aspre note e disgustosi trilli. + E dicon, che può far metri soavi: + Ah no! che di partirci ora non teme. + Dicon che dessa e il sozzo rospo han fatto + Scambio d’occhi fra lor: perchè del paro + Non iscambiâr la voce? È questa voce + Che ne sgomenta, e braccio svelle a braccio, + E te spinge di fuor col suo saluto + Intempestivo al dì. — Pártiti, vanne: + Splendida più e più la luce avanza. + +Non appena ebbi detto quest’ultimo verso con tutta quell’espressione +ond’io era capace, una voce gridò: Brava! e risuonarono applausi dalla +parte ove erami sembrato sentir aprire una finestra. + +Misi un grido, rientrai nella stanza, chiusi la finestra, e tutta +tremante mi gettai su di un divano. + +Erami creduta sola ma m’ingannava, qualcuno stava ad ascoltarmi, +e chi? Un giovane certamente. La fresca voce ed argentina faceami +così supporre. Gli applausi poi avean seguitato anche dopo che io +ebbi chiusa la finestra, sarebbesi detto che, come al teatro, si +raddoppiavano gli applausi per far ricomparir un’artista che avea +esordito in tali strane condizioni. + +Ma benchè turbata, il mio turbamento era pieno di dolcezza. + +Tutte queste minuzie parranno forse puerili a chi le leggerà, +eppure come dovrei cercare di impetrar perdono alla mia caduta, se +non mostrassi quanto ripida fosse la discesa giù per la quale io +precipitava? + + + + +X. + + +Nella notte, le emozioni della serata continuarono a svilupparsi: +parevami di avere cominciato anch’io un romanzo. + +Due cose mi perseguitarono nel mio sonno, penetrandomi ambedue fino +al core per la porta dei sensi: l’una, la dolce e amorosa visione che +rappresentavami quelle due belle teste sì vicine l’una all’altra da +confondere i loro capelli, il loro alito, i loro sospiri, dispiccantisi +vivamente dal fondo della camera splendidamente illuminata; l’altra, +quell’ascoltatore invisibile che mi avea senza dubbio seguita con gli +occhi nei più piccoli movimenti di quella scena notturna ch’io credeva +solitaria. + +Tutto si riuniva così per perdermi: gli avvenimenti del giorno, i sogni +della notte. + +Miss Arabella non fu visibile che ad ora tarda: ella mi fe’ chiamare, +la trovai nello stesso salottino ove l’avea vista il dì innanzi. + +— Mia cara fanciulla, mi disse con accento da regina, io lascio Londra +per qualche giorno; vorrei condurvi meco, ma è impossibile: resterete +dunque qui, me assente. So che amate il teatro, e metto il mio palco +a vostra disposizione: potrete andarvi sola, se vi aggrada, ma siete +troppo giovane, e troppo bella, e quindi sarebbe meglio se vi andaste +con mistress Northon, che vi accompagnerà volentieri. La sola cosa di +cui vi prego, si è di non ricevere alcuno: al mio ritorno, se la smania +del teatro non vi avrà lasciata, parlerò di voi a Sheridan e vi faremo +esordire. Se per caso incontraste Romney, fate ch’egli non vi vegga; se +vi vede, evitate di parlargli; e se vi parla, non gli dite presso chi +vi trovate: siamo divenuti mortali nemici. + +Promisi a miss Arabella di eseguire i suoi cenni. + +— Ed ora, mi disse ella, vuoi aiutarmi a svestirmi? + +— Voglio quanto voi mi ordinerete, rispos’io; non sono qui per +obbedirvi? + +— Sì, finchè non comanderai altrove, carina, ciò che non può tardare ad +accaderti con quel visino. + +E mi prese fra le dita il mento. + +— Davvero, ripigliò, credo che Romney avesse ragione, e che sia una +grande presunzione la mia l’avvicinare questo vezzoso visetto al mio +volto. Sai tu di che mi dolgo? diss’ella, passando le sue mani nella +anella dei miei capelli. + +— No, risposi io, perchè non saprei veramente che abbiate a desiderare +al mondo, voi, giovane, bella, ricca e amata. + +— Mi trovi tu proprio bella, o lo dici come gli altri per farmi un +complimento? seguitò ella posandosi dinanzi uno specchio, e appressando +al mio il suo viso come per paragonare il diverso genere delle nostre +bellezze. + +— Bella, bellissima! esclamai coll’accento della più perfetta verità. + +— Ebbene, diss’ella, mi duole di non essere _bello, bellissimo_, invece +di _bella, bellissima_; perchè, te lo giuro, se fossi uomo, farei per +te tutte le follie possibili: e, vedi, ecco che senza esser uomo, le +comincio, giacchè mi dimentico, parlando teco, che farò attendere il +principe. + +Mi diè un bacio in fronte e suonò il campanello: la cameriera comparve. + +— Or bene? chiese miss Arabella, i miei abiti non sono ancora pronti? +Il sarto me gli avea promessi per le tre del pomeriggio. + +— Sono qui da una mezz’ora madama. + +— Datemeli allora. + +La cameriera uscì e rientrò all’istante con un completo vestiario da +uomo della più perfetta eleganza. + +— Come! esclamai, vi vestite così? + +— Sì, è un capriccio del principe. Andiamo a passare qualche giorno +in campagna con alcuni dei suoi amici; faremo la vita de’ castellani, +cacceremo, e che so io. Egli mi ha detto ieri: — Sapete quel che +dovreste fare, Arabella? vestitevi da uomo. + +Io ho mandato a chiamare a sarto, e gli ho ordinato un vestito per +quest’oggi alle due: egli me l’ha promesso e, come vedi, mi ha tenuto +parola. + +— Ebbene, soggiunse, volgendosi alla cameriera che fate voi là? + +— Aspetto gli ordini di madama per abbigliarla. + +— No, Emma mi aiuterà: non è vero, carina, che vorrai prestarmi questo +servigio? + +— Senza dubbio. + +— Lasciateci dunque, e fate venire i cavalli da posta, affinchè io +possa fra mezz’ora partire. + +La cameriera uscì. + +Miss Arabella esaminò allora ad uno ad uno i diversi oggetti del suo +vestimento; tutto era del miglior gusto, ed atto a far risaltare la +persona che lo indossava. + +L’abito era di velluto color granato a bottoniere d’oro: il farsetto di +seta bianco ricamato di un ramo di fiori; i calzoni di velluto azzurro +e gli stivali d’un cuoio tanto fino, che pareva una stoffa, giungevano +più alti del ginocchio, e lasciavano indovinare la gamba, mostrando il +piede più grazioso che potesse vedersi. + +Arabella parve contentissima di quell’esame. + +— Credi tu ch’io sarò passabile in tal guisa? + +— Sarete adorabile, le risposi io. + +— Adulatrice! mi diss’ella, svestendosi dell’abito da camera; vediamo, +aiutami. + +Trasse dal cassettino della sua toeletta un camiciotto in batista con +una gala di merletto d’Inghilterra ed i manichini eguali, e me lo diede +perchè l’aiutassi a indossarlo. Ell’era già pettinata e la pettinatura +da uomo si addiceva perfettamente al suo bel volto, la espressione del +quale era, bisogna convenirne, più ardita e fiera, che modesta. + +Finì allora di spogliarsi delle sue vesti donnesche: Arabella avrebbe +potuto lottare per bellezza plastica, non con le statue antiche, ma +con quelle, forse più seducenti dal punto di vista della grazia e delle +pieghevolezza, del medio evo. + +Non era la Venere di Prassitele, o la Vittoria di Fidia, ma per certo, +una delle Grazie di Germano Pilone. + +Io non aveva mai vista una donna ignuda; ristetti un istante a guardare +con ammirazione quella perfezione di forme, che nell’antichità era una +religione. + +— Ebbene, mi diss’ella, che pensate voi dunque, bella distratta? + +— Vi osservo, madama, e penso che il principe è ben fortunato. + +Ella sorrise, fece un grazioso moto di spalle, e si chinò perch’io +potessi indossarle la camicia. + +Strana cosa è la nostra femminile natura, le cui supreme soddisfazioni +stanno nell’orgoglio, e i complimenti più dolci sono quelli +dell’adulazione! — Che era io per miss Arabella? Poco più d’una +cameriera. — Eppure era evidente ch’ella ricercava i miei complimenti +con avidità pari a quelli del principe. + +Il seguito dell’abbigliamento si fece colla stessa lentezza e la +stessa civetteria. Senza dubbio non era la prima volta che la volubile +creatura vestiva l’abito di cavaliero; ultimata la toeletta, la +metamorfosi fu completa, e si avrebbe giurato esser ella un giovine +gentiluomo di sedici o diciott’anni tutto al più, mentre in fogge +donnesche ne dimostrava venticinque, per quanto avesse, secondo ogni +probabilità, già oltrepassata questa età prima fioritura della vita. + +Al momento in cui, rimproverandomi la mia goffaggine perchè non sapeva +come si mettesse la cravatta, ed ella stessa se la annodava al collo, +con una prestezza ed un’abilità che ne svelavano l’abitudine, la +cameriera rientrò annunciando che i cavalli eran giunti e la vettura +attendeva. + +Miss Arabella diede un’ultima occhiata a sè stessa, poi a me: era +evidente che combatteva in essa una strana battaglia, di cui io non +sapeva rendermi conto. + +Poi, curvandosi al mio orecchio: + +— Non sai a che penso? diss’ella. + +— No, risposi io, con la più perfetta ingenuità. + +— Penso che vorrei esser uomo e rapirti in questa vettura, anzichè +esser donna e salirvi, anche per raggiungere l’erede della corona +d’Inghilterra. + +Poi, prendendo uno scudiscio nel cui manico era incastonato un +magnifico smeraldo: + +— Addio, diss’ella; farò ritorno il più presto possibile, sii +tranquilla: frattanto ti lascio padrona di casa. + +E si allontanò rapidamente, frustando il suo stivale e facendo risonare +gli speroni sul pavimento. + +La finestra guardava sulla strada: corsi a quella per vedere ancora +miss Arabella: ella saltò leggera nel calesse tirato da quattro +cavalli, levò il capo, mi vide, portò la mano alle labbra e la stese +verso me. + +I postiglioni fecero scoppiettare le fruste e la vettura partì al +galoppo. + +Restai sola in quella camera tepida e profumata, ove era impossibile +pensare ad altro che alla ricchezza, all’amore, ed alla voluttà. Vi +restai un’ora ad assorbire quella molle atmosfera, che faceva Baia +tanto pericolosa alla virtù delle matrone romane. Quanto era diversa +dall’atmosfera dolce ed intelligente che mi avea confortata nella +casa di Leicester Square, dall’atmosfera aspra e mercantile che avevo +spirata nel magazzino del signor Plowden, da quella, infine, puritana e +rigida dalla casa del signor Hawarden padre! + +— Ti lascio padrone della casa, mi avea detto miss Arabella partendo. + +— Perchè, come, e con quale diritto aveva io conquistato un tanto +favore? + +Eppure, qualunque fosse il motivo cui lo doveva, era questo potere +reale: me ne avvidi dal modo con cui la cameriera mi chiese se avevo +nulla ad ordinarle. + +Comandare io! io che fino a quel momento avea sempre ricevuti comandi. + +Debbo dirlo, ebbi sempre il sentimento della mia umiltà. In certe ore +d’ebbrezza obbliai forse qualche volta il punto da cui era partita: ma +appena mi ritrovava sola con me stessa, sentivami piuttosto disposta +a rampognar la fortuna dei suoi doni, i quali pareano elevarmi solo +per far più profonda la mia caduta, anzichè a ringraziarla di questo +innalzamento, che io sentiva per istinto essere un errore della +Provvidenza. + +Risposi che se mistress Northon volea farmi il piacere di pranzar meco +e d’accompagnarmi al teatro, gliene sarei riconoscente. + +Mistress Northon non chiedeva di meglio: era una buona fortuna per essa +andare in teatro: mi chiese quale preferissi: io non ne conosceva che +uno, Drury Lane. + +Recitavasi Macbeth: era il trionfo di mistress Siddons. + +Questa volta le mie impressioni furono ben diverse dalla prima: scorsi +tutte le fasi del terrore. Ai doni di dolcezza e di leggiadria, che +mancavano a mistress Siddons nella parte di Giulietta, supplivano +le doti opposte in quella di Lady Macbeth: l’energia della voce, +l’inflessibilità della fisonomia, davano alle ambiziose aspirazioni di +quell’anima ferrea una perfezione nel dire, che giungeva al sublime. +Nella scena, in cui spinge Macbeth al delitto, nell’altra, ove rincora +il suo sposo minacciato dall’ombra di Banco, in quella, infine, nella +quale affranta nel sonno più dal crollare del suo potere, che dal +rimorso, in veste da notte, cogli occhi aperti ma senza sguardo, con +voce ansante ma senza suono, dà, addormentata, spettacoli di quei +terrori notturni che perseguono l’assassino, ella era d’uno splendore +cui non vidi mai alcun’altra raggiungere. Tornai a casa forse più +sorpresa ancora della prima volta, ma meno commossa, meno intenerita; +ammirai, ma non piansi: sentiva di aver assistito ad una cosa d’arte, +mentre dopo Giulietta e Romeo m’era sembrato prender parte ad una scena +della natura. + +Entrai fremente nel mio appartamento e sotto l’impressione di quel +che aveva veduto, volli provarmi, come la prima sera, in cui il +signor Hawarden mi condusse in teatro, a riprodurre ciò che aveva +ascoltato, ma mi avvidi tosto che nè la mia fisionomia, nè la mia voce +si prestavano ai sentimenti terribili: la mia voce era troppo dolce, +la mia fisionomia troppo tenera e troppo giovanile: risi di me stessa +vedendomi incapace a ripetere que’ tetri accenti e quelle irresistibili +tentazioni che fanno dire a Macbeth: + + _... Bring forth men-children only,_ + _For the undaunted mettle should compose_ + _Nothing but males!.........[2]_ + +Mio malgrado io cadeva nelle dolci e amorose inflessioni di voce, che +facevanmi credere di aver trovato nuovi ed incogniti accenti nella +parte di Giulietta: la mia fisionomia accordavasi allora per eccellenza +coll’armonica solfa delle mie parole: sentiva infine che mi sarebbe +impossibile, per quanto facessi, innalzar meco fino al trono un +Macbeth qualunque, ma che colla sola parola, col solo sguardo, col solo +sorriso, trascinerei il più ribelle dei Romei nella mia tomba. + +E mi vedeva allora passare dinanzi agli occhi tutta quella scena +ammaliante del ballo, ove, senza quasi parlarsi, i due giovani si danno +l’uno all’altro, in modo che, all’uscir di Romeo, Giulietta, sentendo +il suo cuore involarsi con lui, esclama spingendogli dietro la sua +nutrice: + + Va, chiedi il nome suo. — S’egli è già sposo, + Sarà mio letto nuzïal la tomba! + +E ripetevo queste parole con tutta l’anima e tutta la passione +ond’era capace il mio cuore, quando mi parve udire a chiamarmi nel +giardino appiè della finestra, non col mio nome d’Emma, ma con quel di +Giulietta. + +Era un errore della mia immaginazione, una sorpresa de’ miei sensi? Era +io entrata sì addentro del sogno da incontrarvi la realtà? Mi appressai +leggermente al balcone, l’apersi, e dolce come un alito di brezza, una +voce ripetè: + +— Giulietta, Giulietta! + +Romeo era trovato; Romeo era appiè della finestra: ma, chi era egli? + + + + +XI. + + +Fatta certa che un incognito era in giardino, avrei dovuto chiudere +il balcone, lasciarne ricadere le cortine, fuggire al fondo della +mia camera e chiudermivi con doppia chiave: e lo avrei fatto senza +dubbio in tutt’altra disposizione di spirito, ma, quell’essere, cui la +Scrittura non osa nominare e chiama _quegli che cammina nelle tenebre_, +pare si fosse stretto a me come ad una preda ed avesse giurato di non +lasciarmi un istante finchè non m’avesse trascinata al più profondo +dell’abisso. + +Invece di chiudere la finestra, invece di fuggire appressai il mio +orecchio alle socchiuse imposte, ed ascoltai. + +Allora lo sconosciuto, con voce dolce e fresca, pronunciò i versi +seguenti, come se fossimo l’uno e l’altro chiamati a recitare la parte +dinanzi ad un pubblico invisibile, o piuttosto, come se veramente +fossimo stati Giulietta e Romeo. + +Ascoltai ansiosa: + + . . . . . . . . . . . Qual luce + Là sul verone scintillar vegg’io? + È l’orïente, e n’è Giulietta il sole! — + Sorgi, o bel sol! La luna invida spegni, + Ch’egra e pallida già, par che si dolga + Che tu splenda di lei più bella tanto, + Tu, vergin sua: più non ti leghi a quella + Invidïosa il virginal tuo voto. + Già fioco e smunto appar quel che la cinge + Ammanto di vestal, che omai non orna + Più che le stolte... deh! tu pur lo spoglia. — + Oh! dessa è la mia donna, è l’amor mio! + +Conoscete il potere affascinatore attribuito dagli antichi al canto +delle sirene, a quel magico canto, cui Ulisse si sottrasse legando i +suoi compagni agli alberi de’ suoi vascelli, e turandosi egli stesso +gli orecchi con cera? Oimè! Io non era stretta da alcun laccio: oimè! +le mie orecchie erano aperte a tutte le sensuali melodie dell’amore; +la voce mi attirava con un irresistibile fascino; misi il piede sul +balcone, col cuor palpitante e le labbra tremule. + +E come avesse avuto il segreto del mio cuore, la voce continuò: + + Deh! se saperlo ella potesse...! È lei + Che parla, e pur non dice accento. — Or come? + Son gli occhi suoi che parlano.... Io rispondo: + Ma troppo ardisco; non a me favella. + Ah! sì, due de’ più belli astri del cielo, + Svagáti altrove, supplicâr que’ cari + Occhi d’irradïar le loro sfere + Sinchè faccian ritorno. Oh! se quegli occhi + Fosser nel cielo, e stelle avesse in fronte? + Allor della sua gota il chiaro lume + Quelle stelle farìa discolorite, + Come al raggio del dì notturna lampa; + E gli occhi bei, del ciel ne’ scuri campi, + Di novello splendor versando un fiume; + Farìan desti gli augelli a’ lieti canti. + Qual se notte non fosse!... + +Trascinata da questa dolce poesia, e cominciando ad entrare nello +spirito della mia parte, ricordai madama Siddons e mi posai sulla +mano la fronte. Il mio incognito Romeo, che pareva attendere ch’io mi +atteggiassi all’apparato scenico, seguitò: + + Or vedi come + Posa la gota sulla mano! Oh fossi + Un guanto a quella man, ché almen potrei + Toccar la bella gota! + +Non seppi astenermi dal rispondere col poeta: + + Aimè! + +E sospirai: la voce ripigliò con un accento di passione, che fe’ +vibrare tutte le fibre del mio cuore: + + Favella! + Oh! parla, parla, angiol di luce. In questa + Notte tu scendi sovra il capo mio, + Splendido al par d’un messaggiero alato + Del ciel, quando i mortali a riguardarlo + Colle bianche pupille in su rivolte, + Per maraviglia cadono a ritroso; + Ed ei le pigre varca e lente nubi, + E in grembo del commosso äere veleggia. + +Io mi appoggiai ambo le mani al cuore, e con accento che non lasciava +nulla da desiderare al mio interlocutore che io divinava più che nol +distinguessi nell’ombre, risposi: + + Romeo! Romeo! Perchè Romeo tu sei? + Deh! rinnega tuo padre e il nome tuo; + O se così non vuoi, giurami amore, + Ed io più non sarò de’ Capelletti. + +La voce mormorò: + + Deggio starmi ad udirla? o le rispondo? + +Ed io, tutta alla mia parte, ripigliai con voce la più soave che per me +si potesse: + + Gli è solo il nome tuo che m’è nemico: + Pur lo stesso sei tu, ben che non uno + Dei Montecchi. E che mai ti fa Montecchio? + Non la mano, nè il piè, nè il braccio o il viso + Od altra parte che d’un uomo sia. + Oh! tu avessi altro nome! E che v’ha mai + Nel nome?... Il fior che rosa è da noi detto, + Un olezzo soäve avrìa del paro + Con altro nome. Tal Romeo, se pure + Romeo non si nomasse, avrebbe tutti + I cari pregi ond’è fornito. Oh! lascia + Il tuo nome, Romeo: prendi per esso, + Che parte tua non è, tutta me prendi. + +Confesso che io attendeva con emozione la risposta che impegnava +direttamente il dialogo col mio interlocutore: la risposta non si fe’ +attendere, e Romeo ripigliò con un accento di tenerezza non minore del +mio: + + Io ti piglio al tuo detto. Oh! me sol chiama + Amor tuo, ch’io n’avrò nuovo battesmo; + Nè da tal punto sarò più Romeo! + +Il lettore ci vede, me alla finestra, il mio incognito Romeo celato +nell’ombre, ma solo separati da un sì breve spazio che le nostre mani, +stendendosi, avrebber potuto toccarsi. Non ho dunque che a trascrivere +la scena fino al fine, perchè il lettore se ne figuri egli stesso +l’apparato scenico, ed immagini le emozioni nate in un cuor quindicenne +che faceva, per così dire, il suo doppio esordire in una poesia +inebriante e in un amore misterioso. + +Lascerò dunque da parte i commenti e seguiterò la scena: + + _Giul_. + Chi mai se’ tu che, nella notte ascoso, + Vieni a turbar l’arcano mio? + _Rom_. + Per nome + Dirti non so qual io mi sia, chè troppo + Abborrito a me stesso è il nome mio; + Poichè nemico a te, mia cara santa, + Ei mi rende; e s’io qui l’avessi scritto + Lacerar lo vorrei. + _Giul_. + Cento parole + Da tal voce profferte ancor non bevve + L’orecchio mio; pur ne conosco il suono: + Romeo non se’ tu forse un de’ Montecchi? + _Rom_. + Nè l’un nè l’altro io son, se a te disgrada, + O mia santa gentil! + _Giul_. + Ma come, dimmi, + E perchè mai venisti? Alto è il recinto + Del giardin, periglioso alla salita; + E, pensando chi sei, se alcun de’ nostri + Qui ti trovasse.... questo suol t’è morte. + _Rom_. + Io d’amor con le lievi ale varcai + Quel recinto: ad amor non vieta il passo + Confin di pietre; e tutto ciò che vuole + Amor l’ardisce. A me non fanno intoppo + I tuoi congiunti. + _Giul_. + Se da lor veduto + Qui sei, t’uccideranno. + _Rom_. + Oimè! periglio + Ben più fatal negli occhi tuoi vegg’io + Che in venti spade lor. Dolce mi guarda, + E saldo io son contr’essi, a tutta prova. + _Giul_. + Per quanto è in terra, non vorrei tu fossi + Qui veduto da lor. + _Rom_. + Di notte il manto + M’asconde ad essi — Ma, purchè tu m’ami, + Qui mi discopran pure! Oh! meglio assai + Finir per loro nimistà la vita, + Che non vedermi prolungare la morte, + Non amato da te! + _Giul_. + Chi mai t’apprese + A trovar questo loco? + _Rom_. + Amor, che primo + Mi pose in su la traccia; esso il consiglio, + Ed io gli occhi prestai. Non son nocchiero; + Ma pur vorrei, se tu più lunge fossi + Dei lidi ermi che lava il mare estremo, + Sfidar, per tal tesoro, ogni fortuna. + +Queste ultime parole furon dette con tal passione, che non ebbi a +fingermi commossa nel rispondere: + + _Giul_. + Sai che larva mi fa la notte al viso; + Se no, per quel che da me udisti, avrei + D’un virgineo rossor pinta la gota. + Star vorrei contegnosa, e vorrei pure + Rivocar ciò che dissi!... E invece, addio, + Addio, rispetto! — M’ami tu? So bene + Che mi dirai di sì; che la tua fede + M’impegnerai; ma pur, giurando, puoi + Farti spergiuro: intesi dir che Giove, + Allo spergiuro degli amanti, rida. + O gentile Romeo! se m’ami, dillo + Veracemente: o, se ben presto vinta + Tu mi credessi mai, farò cipiglio, + Sarò cattiva, e mi terrò sul niego: + Così preghiera mi farai d’amore. + Ma in altra via, non mai, per quanto è in terra! + In ver son troppo ardente, o bel Montecchio, + E il mio contegno puoi stimar leggero: + Ma credi, cavalier, me troverai + Più vera di tant’altre che ti fanno + Ad arte la ritrosa. E più ritrosa + Esser dovea, confesso; ma, già prima + Ch’io di me fossi accorta, avevi udito + La voce del mio vero amor possente. + Dunque perdona, nè m’apporre a colpa + D’amor leggero la fralezza mia, + Cui tolse il velo questa notte oscura. + _Rom_. + Io giuro, o donna, per la sacra luna + Che le cime inargenta a quei frutteti... + _Giul_. + Oh! così non giurar, no, per la luna, + Per l’incostante luna, che si muta + D’ogni mese al mutar della sua sfera, + Perchè non cangi anche il tuo cor, com’essa. + _Rom_. + Per chi giurar? + _Giul_. + Nol dèi per cosa alcuna: + O giura, se tu il vuoi, per la tua cara + Sembianza, ch’è mio nume, idolo mio; + E fede ti darò. + _Rom_. + Se del mio core + Il sacro amor... + _Giul_. + Deh, non giurar! Bench’io + Ponga ogni gioia in te, questa promessa + Nell’alta notte, non m’è gioia; troppo + È ratta, sconsigliata ed improvvisa, + Come balen che più non è, già prima + Che tu dica: Balena! — O caro, addio! + Questo germe d’amor, se fiato estivo + Lo feconda, sarà fior di bellezza, + Quando vedremci un’altra volta. Addio! + Addio! Venga al tuo cor dolce riposo + E così dolce nel mio cor la pace. + _Rom_. + Malcontento così dunque mi lasci? + _Giul_. + E che più brami in questa notte? + _Rom_. + Un fido + Contraccambio d’amore al voto mio. + _Giul_. + Io ti diedi, già pria che tu il chiedessi, + Il mio: così m’avessi a darlo ancora! + _Rom_. + Ritòr me lo vorresti? E perchè mai, + Mio dolce amore? + _Giul_. + Sol perchè vorrei + Libera a te ridarlo. Eppure io bramo + Cosa che già posseggo. È la mia grazia + Senza confine, come il mar; com’esso + Profondo è l’amor mio: più te ne dono, + E in me n’ho più, chè sono ambo infiniti![3] + +Mancavaci un terzo interlocutore; perchè nella tragedia in questo +momento la nutrice chiama Giulietta: ma, come se il caso avesse giurato +di far in tutto di questa finzione una realtà, all’istante in cui +doveva essere pronunciato il nome di Giulietta, quello di Emma rintronò +nella mia camera pronunciato da una voce di donna, e vidi alcuno +appressarsi alla finestra. + +Non ebbi che il tempo di dire in prosa al mio Romeo: + +— Attendetemi, ritorno. + +Rientrai in camera e mi trovai di fronte ad Amy Strog ch’io non aveva +riveduta dal dì del mio arrivo in Londra. + +La poveretta piangeva dirottamente. + +Quantunque la sua venuta non fosse molto opportuna, mi slanciai fra le +sue braccia con tutto l’abbandono d’un giovin cuore troppo pieno che +prova il bisogno di effondersi in quel d’un’amica. + +Compresi dalle sue prime parole ch’ella aveva una lunga storia da +narrarmi, e che era sua intenzione nel venire ad ora sì tarda, di non +lasciarmi che il domattina. + +Restavami a prender commiato dal mio Romeo: feci entrare Amy nella mia +camera da letto e tornai al mio balcone: m’inclinai dalla balaustrata e +stesi la mano. + +Due mani l’afferrarono: una bocca ardente si posò su di essa, e le +nostre voci mormorarono unite: + +— A domani. + +Poi tornai all’amica, col cuore agitato ed i sensi scossi da quel +nuovo ed incognito sentimento infiltratosi nelle mie vene, con quella +inebbriante poesia e quello strano mistero. + + + + +XII. + + +Non sarebbe stato difficile ad Amy Strog lo indovinare che avveniva +qualche cosa d’insolito nella mia vita, ma ella parea tanto preoccupata +del soggetto della sua visita, che non parve punto farvi osservazione, +e venne subito al fatto. + +Dick, il fratello d’Amy Strog, che, come si ricorda, era venuto con noi +a Londra, in una leva di marina era stato preso e destinato a far parte +dell’equipaggio del comandante John Payne. + +Trattavasi di ottenere dall’ufficiale la liberazione del giovine, ed +essendo stato detto ad Amy Strog che il galante capitano non sapea +nulla negare ad un bel visino, ella avea pensato a me per farmi +l’interceditrice della grazia cui voleva ottenere. + +Allora ella s’era data a cercarmi: avea chiesto notizia di me al signor +Hawarden, che l’avea rimandata al signor Plowden: il signor Plowden le +avea dato l’indirizzo di miss Arabella, dicendo che io era scomparsa, +ma che probabilmente mi si ritroverebbe colà. + +Due volte nella serata ella era venuta, ma le era stato risposto ch’io +mi trovava assente; e difatti lo si ricorda, io era andata a Drury +Lane; ma, ferma nel proposito di voler vedermi, ella era tornata una +terza volta, ed avea talmente insistito che, quantunque fosse vicina +la mezzanotte, l’aveano introdotta nella mia stanza. Ed era giunta, +come si è veduto, precisamente al momento in cui la nutrice chiama +Giulietta, ed avea fatta una doppia variante: la prima, chiamandomi col +nome d’Emma invece di quel di Giulietta, e la seconda, astringendomi +a prender commiato dal mio Romeo, prima assai che nol faccia la vera +Giulietta. + +Io era in quella disposizione di cuore e di spirito, nella quale pare +abbiasi tanta felicità da espanderne su tutto il genere umano. + +Promisi ad Amy di occuparmi il domani della libertà di Dick; e siccome +ella non potea tornare a casa sua ad una simile ora, le preparai un +letto sopra un divano, affine di potere, al dì dopo, prendere insieme +le opportune misure. + +Amy avea già saputo che il signor John Payne era a bordo del suo +bastimento il Théseus, ancorato nel Tamigi, fra Greenwich e Londra. + +Amy s’avvide che, all’opposto di lei, io aveva il volto sorridente, e +lieto il cuore: com’ella mi avea raccontato le sue pene, le narrai io, +non la mia felicità, perchè non avea ragione alcuna di trovarmi felice, +ma le illusioni della mia immaginazione di quindici anni, i quali se +non sono per le fanciulle la felicità, ne hanno almeno lo splendore. + +È vano il dire che, fino che fummo deste, il mio incognito Romeo fu il +soggetto della nostra conversazione: mi addormentai col cuore pieno del +nome di Romeo e le labbra sulla mia mano al posto ove egli avea posate +le sue. + +La intera notte non fu per me che un sogno di fuoco. + +Il domani, nell’aprir la porta della mia camera, vidi una lettera +a terra sul pavimento: era stata probabilmente spinta all’interno +dell’apertura che trovavasi fra il pavimento e la finestra del +poggiuolo. + +Portava questa soprascritta: + + _A Giulietta._ + +L’apersi e fissai vivamente gli occhi sulla firma: il nome di quegli +che l’avea scritta poteva essere un nome di battesimo come un cognome; +era sottoscritta: Harry. + +Allora la lessi o piuttosto la divorai. + +Avevo presso a poco divinato il vero; Romeo Harry era il mio vicino, +mi avea vista alla mia finestra la sera, in cui, credendomi sola, +io ripeteva la scena di Giulietta al balcone. Era egli che m’aveva +applaudita al finir della scena e m’avea fatta fuggire applaudendomi: +allora egli s’era fissato nell’idea di scendere al domani nel giardino, +senza punto occuparsi, come Romeo, de’ pericoli cui potea correre con +tale imprudenza, e tentar di attirarmi alla finestra, dicendo i primi +versi della bella scena del giardino. + +Si sa com’ei vi fosse riuscito. + +Le spiegazioni ch’egli davami sul conto suo eran brevi: era studente +all’università di Cambridge, ma trascinato da un’irresistibile +passione per il teatro, e credendo che io dividessi questa vocazione, +mi proponeva di tentare insieme i favori della sorte e della gloria +artistica. + +Supplicavami a venir la notte seguente al poggiolo per dargli una +risposta da cui dipendeva, diceva egli, la felicità della sua vita +futura. + +Questa lettera era stata evidentemente scritta dopo l’interruzione +della nostra scena; e quegli che ne era l’autore aveva scalato il +mio balcone, e dopo essersi accertato che io non ero sola e nol +sarei probabilmente in tutta la notte, era penetrato dal di fuori +all’interno. + +Ciò indicavami che io non era gran che sicura nel mio appartamento, e +che passerei bentosto, come la vera Giulietta, dalla scena del giardino +a quella del balcone. + +Oimè! era ancora uno dei pericoli della mia situazione lo arrestare +senza spavento il mio spirito sopra un vincolo del genere di quello +che venivami offerto. Se Giulietta, l’erede dei Capuleti, vale a dire +d’uno de’ più nobili casati di Verona, cui spettava sostenere l’onore +d’una famiglia che adoravala, che l’avea con ogni cura educata a tutti +i principj di virtù, a tutte le esigenze della società, aveva, in una +di quelle giovanili attraenze nelle quali il cuore prevale su tutte le +umane considerazioni, fatto al suo amante sacrificio della sua virtù, +della sua fama, del suo onore, come poteva io, povera fanciulla isolata +e senza nome, educata quasi dalla pubblica carità; io, che non avea mai +conosciuto mio padre, mal vigilata da mia madre, che guadagnava il suo +pane giornaliero col travaglio dell’intero suo giorno; come, io, cui +la prima di tutte le lezioni, quella dell’esempio, mancava; io, che non +dovea conto ad alcuno della mia condotta; io, che cadendo non macchiava +nè un nome, nè una famiglia, e perdendomi, perdeva me sola, come poteva +io neppur pensare a resistere, se Giulietta avea soggiaciuto? + +E difatti non vi pensai; non pensai altro che alla felicità di +rivedere, o piuttosto vedere la sera il mio incognito Romeo, giacchè +non avea potuto distinguere il suo volto nell’oscurità: solo, dalle +intonazioni della sua voce avea riconosciuto la gioventù, e, dalla sua +calligrafia e dal suo stile, divinata un’elegante educazione. Quanto +alla bellezza, io era certa della sua, chè aveanvi in quest’avventura +non solo le ispirazioni della gioventù, ma quelle eziandio dalla +leggiadria. + +Baciai la lettera e me la posi sul cuore. + +Frattanto Amy si vestiva: avevamo presso a poco una lega e mezzo da +fare per giungere vicino al Tamigi, al luogo ove era ancorata la flotta +inglese; ma noi non dovevamo presentarci all’ammiraglio che verso +il mezzogiorno, ed avevamo quindi il tempo d’asciolvere al palazzo e +partirne dopo colezione. + +Chiamai per chiedere se si potesse servirmi di colezione nel mio +appartamento: il domestico rispose che miss Arabella avea lasciato +ordine che mi si obbedisse come a lei stessa. + +Mentre noi asciolvevamo mi fu chiesto se volevo che si mettessero i +cavalli alla carrozza, ma io, non volendo si sapesse ove andavamo, +rifiutai, dicendo soltanto che probabilmente non farei ritorno che la +sera. + +Verso il mezzodì ci ponemmo in cammino. Più avvezza di me agli usi +di Londra, la mia compagna prese una vettura, ne fissò il prezzo per +l’intero giorno e partimmo. + +Io mi lasciava del resto assolutamente condurre da Amy: il mio spirito +era tutto all’avventura del dì innanzi: ad ogni istante ponevami al +cuore la mano per accertarmi che non avea perduta la lettera di Harry; +la sola cosa che facea nube a quella serena illusione era lo aver +incontrato un semplice studente, un semplice artista, che m’offriva +di percorrere al suo braccio lo spinoso sentiero dell’arte, invece +d’un bel gentiluomo, d’un ricco signore che mi menasse alla gloria di +mistress Siddons e alla fortuna di miss Arabella in un’elegante vettura +a quattro cavalli. + +Ma ciò che era protratto non era perduto: il teatro è un piedestallo, +sul quale la statua della bellezza ha un culto come quella +dell’ingegno; e siccome io era certa d’esser bella, — oimè me lo avean +già tanto ripetuto, dal povero Dick che primo me lo avea detto nelle +montagne del ducato di Galles, ad Harry-Romeo che me lo avea scritto +il mattino stesso, — siccome, ripeto, era sicura d’esser bella ed avea +speme di posseder del talento, non era che un affare di data, e potevo +attendere. + +Vedasi che io sono fedele al programma che mi ho imposto scrivendo la +mia vita, e svelo il fondo de’ miei pensieri agli uomini, che mi hanno, +forse troppo severamente, giudicata, come a Dio che, ne ho fiducia, mi +sarà più indulgente all’ora di morte. + +Se scrivessi un romanzo, potrei invertire o mutare i fatti, celare +i miei torti e scusar le mie colpe, ma ho posto in titolo a questo +libro la mia vita, e non ho quindi il diritto di nulla alterare negli +avvenimenti di essa; deggio svolgerli nel loro ordine e nella loro +sincerità. Confesso che, come romanzo scritto da pugno umano, questo +libro sarebbe mal fatto; e, quel che è peggio, mal ideato, perchè, +frutto dell’immaginazione, non potrebbe avere influenza alcuna sulla +vita degli altri, ma non è di tal guisa: io stacco una pagina di storia +dal gran libro universale dell’umanità, scritta dalla penna di ferro +del destino che mi ha fatta passare come fatale meteora attraverso al +mio secolo, ed usare un’infausta autorità su’ miei contemporanei. Devo +dir tutto, anche i miei cattivi pensieri, come tutto svelare, anche +le cattive azioni; sono gli uni che menano alle altre; la mia sola +scusa sia nel non aver nulla preparato, nulla macchinato, nulla voluto +di quanto mi accadde, ma di aver in vece sempre ceduto ad un fascino +stabilito da cagioni indipendenti dalla mia volontà, e soprattutto più +forti di essa. + +E poi, lo dirò io? Sì, perchè deggio dir tutto, anche ciò che dee +servimi di difesa; le mie più cattive azioni, o piuttosto i più +brutti avvenimenti della mia vita, hanno avuto quasi sempre una buona +intenzione, un eccellente principio; e quella che io intraprendeva in +questo momento, la quale dovea menarmi alla prima mia colpa, e per +essa condurmi dagli abissi più cupi e profondi della società alle +più brillanti sua altezze, aveva uno scopo lodevole ed era dettata +dall’umanità, giacchè era per salvare il fratello della mia amica dal +destino più temuto per un libero Inglese. + +Ma perchè poi vi poneva io tanta premura, tant’anima, tanto cuore? Non +forse perchè Dick pel primo aveva ammirata la mia bellezza? + +Io era tanto assorta nelle mie riflessioni, che non m’avvidi nè del +cammino percorso, nè del tempo impiegato a farlo, quando la vettura +arrestossi. + +Ci trovavamo in riva al fiume, poco discosti da un magnifico bastimento +da guerra. + +Eravamo noi aspettate? Lo ignoro, e mi ricorse in seguito più volte al +pensiero l’idea che tutto fosse dapprima convenuto fra Amy e sir John +Payne. Avevamo appena posto piede a terra, quando una barca guidata da +sei rematori si scostò dal Théseus e vogò verso noi. + +Tutto era sì nuovo per me, ed io mi trovava in mezzo a tante e diverse +emozioni, che questa circostanza mi sfuggì in quel momento, e non vi +pensai che in seguito. + +In un istante fummo a bordo del bastimento. + +Una delle prime cose ch’io vidi salendo la scala fu il povero Dick già +in assisa da marinaio, il quale, appressandomisi, mi disse con voce +compassionevole: + +— Madamigella Emma, abbiate pietà del povero Dick; il mio destino è +nelle vostre mani. + +Non poteva io ben comprendere come disponessi d’un sì gran potere, ma +l’infelice giovine avea l’aria sì mesta, che io gli promisi di fare +quanto stesse in poter mio. + +Un sottotenente lo respinse brutalmente, e ci condusse alla cameretta +del comandante. Questa stanzina era uno dei più eleganti salottini +che io abbia veduti mai, anche al tempo in cui passava la mia vita +nelle sale d’una regina. Il tappeto era composto di magnifiche +pelli di tigri, e la tappezzeria dei più fini casimiri dell’India! +Nel sollevarsi questi casimiri lasciavano scorgere trofei d’armi +magnifiche tolte dai più ricchi bazar dell’Oriente. La scranna, su cui +il comandante era seduto o piuttosto sdraiato, era uno di quei divani +turchi ricamati a fiori d’oro, quali appena si sognano sulle rive del +Bosforo e del Gange; la base, su cui si posava, era di due cannoni in +bronzo, brillanti come oro: nei giorni ordinari sparivano completamente +sotto alla stoffa: in quei di combattimento levavansi i casimiri +che mettevano a nudo i trofei, i cuscini del divano che scoprivano i +cannoni, e il salottino da elegante signora, tramutavasi nell’arsenale +d’un comandante inglese. + +Sir John Payne, avvolto in un magnifico abito da camera di stoffa +chinese, era intento a leggere quando noi entrammo. + +Egli si volse dalla nostra parte colla trascuranza di un uomo che +riceve una visita inaspettata; poi, vedendo due donne, si alzò. + +Gettai su lui un rapido sguardo, che pure mi valse a veder tutto. + +Sir John Payne era un bell’ufficiale dai 30 ai 35 anni, il quale, per +certo, doveva il grado che occupava a tale età, più alla sua nascita +ed alla sua fortuna, che alle campagne fatte: tutto in lui, come a +lui d’intorno, annunciava il lusso. Il coltello con cui tagliava il +suo libro era d’argento dorato, le sue dita eran carche di anelli, un +magnifico orologio posato a lui vicino era adorno delle sue iniziali in +diamanti. + +Tutto in lui indicava la suprema aristocrazia. + +Amy, singhiozzando (ella aveva un’ammirabile segreto per trovar +lagrime), gli si prostrò ai piedi, o piuttosto volle prostrarvisi; ma +egli la rattenne, chiedendole il motivo che la conduceva. + +Ed ella, come se i singhiozzi le soffocassero la voce, mi trasse per +mano, accennandomi di parlare in luogo suo. + +Allora soltanto parve l’ammiraglio accorgersi della mia presenza; mi +guardò, parve sorpreso della mia bellezza, e mi fe’ sedere accanto a +lui. + +Amy restò in piedi, col volto nascosto dal fazzoletto, dicendomi con +voce soffocata: + +— Parla, parla; Sua Signoria ti ascolterà ben più volentieri di me! + + + + +XIII. + + +Era io stessa fortemente turbata, e con voce commossa spiegai +all’ammiraglio lo scopo della nostra visita, affermandogli ch’egli +acquisterebbe un diritto eterno alla mia riconoscenza se mi desse il +congedo del povero Dick. + +Sia ch’ei lo credesse di fatto, sia che volesse dirigermi +un’adulazione, mi domandò quale motivo una persona della mia condizione +potesse avere ad interessarsi d’uno scapestrato, come quegli di cui +chiedevo la liberazione. + +Risposi allora con umiltà mista ad un certo orgoglio, che io non era +una persona _di condizione_, ma una povera contadina compatriotta di +Dick. + +Egli mi prese una mano, la guardò, e scosse il capo con aria di dubbio. + +Di fatto le mie mani, di cui con una civetteria superiore alla mia età +aveva sempre avuto la più gran cura, erano assai belle. + +— Queste mani, mi diss’egli ridendo, non sono mani da contadina. + +Assicurai l’ammiraglio ch’ei s’ingannava. + +— Allora, seguitò egli, levandosi dal dito mignolo un diamante, non +mancano che di quest’anello per divenir mani da duchessa. + +Io mi sentii arrossire, più di piacere che di vergogna però, e +quantunque la mia mano mi sembrasse molto più bella coll’ornamento +ricevuto, pure volli restituire all’ammiraglio l’anello che egli mi +offeriva tanto galantemente; ma ei rattenne la mia nella sua mano, +dicendomi che se io persisteva nel mio rifiuto, avrei a temere ch’egli +pure persistesse nel suo. + +Volsi gli occhi ad Amy; ella mi guardò con uno sguardo tanto +supplichevole in mezzo alle lacrime che irrigavanle le gote, ch’io non +ebbi il coraggio di durare una più lunga resistenza. Tenni l’anello. + +Allora Amy ripigliò coraggio. + +— E il mio povero Dick? chies’ella. + +— Ascolta, rispose l’ammiraglio; io non sono solo a decidere la +quistione: posso proporre il congedo, ma debbo farlo accettare +dall’ammiragliato. + +— Sì, diss’io, prendendo le mani di sir John Payne: ma domandato da +voi, questo congedo sarà accordato, non è egli vero? + +— Lo spero. + +— Dite che ne siete certo. + +— Farò quanto mi sarà possibile per esservi accetto, disse +l’ammiraglio, inchinandosi cortesemente. + +— Oh! se riusciste, ve ne sarei tanto riconoscente! esclamai. + +— È egli proprio vero quel che mi dite? chiese l’ammiraglio, +guardandomi fisso e con occhio, se non pieno d’amore, almeno pieno di +desiderio. + +Io arrossii, e chinai il capo senza rispondere. + +Parvemi allora vedergli scambiare uno sguardo con Amy; ma questo +sguardo poteva essere come il mio, uno sguardo di preghiera. + +— Ascoltate, ci diss’egli, voglio darvi una prova del mio buon volere: +oggi stesso andrò a Londra, e farò i passi opportuni. + +— Oh! quanto siete buono! esclamai. + +— E, domandò Amy, come e dove avremo noi la risposta? + +— V’ha un mezzo assai semplice, rispose l’ammiraglio, attendetemi qui. + +— Qui? chies’io con esitazione, giacchè pensavo al mio appuntamento +della sera. + +— No, a Londra nel mio palazzo di Piccadilly. + +Guardai Amy come per interrogarla. + +— Domandatelo ad Emma, diss’ella; io sono agli ordini della Signoria +Vostra. + +— Aspetterò dove vi piacerà, Mylord, rispos’io, nella fiducia che la +risposta sia buona: solo... + +— Solo che? ripetè l’ammiraglio. + +— Devo esser rientrata a casa alle dieci della sera. + +— Sarete padrona di ritirarvi quando vi piacerà; ma siccome la risposta +può farsi attendere e ritener me stesso fino a tard’ora, prenderete +almeno una tazza di thè ed un dolce, dopo di che vi rendo la vostra +libertà e vi chiedo la mia, cosa che non farei certamente, se non fosse +per rendervi servigio. + +E suonò un campanello chinese che fece udire un suono prolungato e +vibrato. + +Entrò un servo. + +— Il thè, domandò l’ammiraglio. + +Senza dubbio gli ordini erano stati dati dapprima, perchè il domestico +rientrò subito con un vassoio coperto di pasticcerie che posò sopra un +tavolo. + +— Vediamo, mia bella interceditrice; fateci gli onori del thè, mi disse +l’ammiraglio. + +Obbedii arrossendo, e versai una tazza di thè che gli offersi con una +mano, presentandogli coll’altra lo zucchero, e facendogli un inchino da +collegiale. + +— In verità, mi disse sir John, non m’era stato detto nulla di troppo, +e voi siete adorabile. + +Volsi uno sguardo di rimprovero ad Amy: ciò che era sfuggito di bocca +all’ammiraglio provavami che la mia venuta non era imprevista, come io +il credeva, ma attesa. + +— Sapreste a lei mal grado, ripigliò il capitano, di avermi detto +ch’ella aveva ad amica la più bella creatura terrena, ed a me di aver +bramato vedervi? La sarebbe cosa crudele, perchè rifiutando di venire, +avreste fatto del vostro amico Dick un marinaio, stato che parmi non +sia di sua inclinazione, e non mi avreste permesso di dirmi vostro +servitore, ciò che parmi proprio la mia. + +Non sapevo che rispondere a questa cortesia facile ma irrispettosa: +egli mi porse la sua tazza perchè vi lasciassi cadere qualche goccia di +crema, e s’accorse del tremito della mia mano. + +— Che? mormorò egli, in una donna sola virtù, cortesia e pudore, oltre +la bellezza e la gioventù? + +Io lo guardai sorpresa. + +— Non avete visto recitare Amleto? + +— No, rispos’io. + +— Ebbene, ciò che vi ho detto è quel che Amleto dice ad Ofelia quando +è sorpreso di trovar tanta grazia, tanto affetto e tanto pudore riuniti +in una stessa donna. + +Scossi il capo. + +— E, seguitò sir John, siccome ella non crede all’amore del principe di +Danimarca, questi prosegue: + + «Dubita pure che gli astri splendano, + Dimmi che il sole più non appar, + Dimmi che il vero mente e sa fingere + Ma, deh! ch’io t’ami non dubitar.» + +Sir John mi prese ambo le mani, e dando alla sua voce la più tenera +espressione, seguitò: + + «O cara Ofelia! il mal che m’addolora + Cresce con questi versi. I’ non ho l’arte + Di vestir di bel metro i miei sospiri, + Ma pure io t’amo tanto! Oh non è cosa + Che agguagli l’amor mio! Credilo, addio. + Per sempre tuo, soave e cara donna, + Fin che sia questa macchina d’Amleto,» + +— E che risponde Ofelia a questi versi? + +Sir John si alzò. + +— Amleto, rispos’egli, non le lascia tempo di rispondere, ed esce, +rimettendo al cuore di lei, che egli ama, la cura di parlare per lui +nella sua assenza. + +— Voi ci lasciate? chiesi a sir John. + +— Dopo le tre non rinverrei più i lordi dell’ammiragliato, e voglio +avere almeno il merito di mantenere la mia promessa, dandovi oggi, +buona o cattiva, una risposta. + +— E noi? domandò Amy. + +— Voi, rispose sir John, avrete la bontà di attendermi a Piccadilly, +ove il mio servitore vi accompagnerà. + +— Dareste frattanto un congedo di 24 ore al povero Dick? + +— Sì, disse l’ammiraglio ridendo, purchè miss Emma impegni la sua +parola che il mariuolo non diserterà: nel qual caso, miss Emma +risponderà di lui corpo per corpo. + +— Odi, Emma? disse Amy. + +Stesi la mano a sir John. + +— Lo prometto, Mylord, diss’io. + +— Ed ora ripigliò l’ammiraglio, non desidero che una cosa, la fuga in +capo al mondo del mariuolo. Venite voi con me, o bramate ch’io vi metta +a terra? + +— Eravamo venute a bordo di questo bastimento per Mylord, diss’io; +e dal momento che Mylord lo lascia, non abbiamo nessun motivo di +restarvi. + +Sir John suonò una seconda volta il campanello. Lo stesso domestico +comparve. + +— La iolo, disse l’ammiraglio. + +— È pronta, Mylord. + +— Venite a terra con noi, e conducete le signore a Piccadilly. La cena +per le sette. + +Volli fare un’osservazione sulla cena alle sette, ma sir John non me ne +diede il tempo, ed offrendomi il suo braccio, mi condusse alla scala. + +Tutti gli ufficiali erano schierati in doppia fila a noi dinanzi. + +Io chinai non solo gli occhi ma il capo: tutti quei sguardi pesavano in +certo modo sulla mia fronte, curvandola sotto il loro peso. + +Mi trovai nella iolo senza saper come vi fossi discesa: udii la voce +di sir John ordinare a Dick di seguirci; poi la barca si staccò dal +bastimento leggera come un uccello, e mosse verso terra. + +Quivi attendevaci la carrozza di Mylord, e poco discosta stava l’umile +nostra vettura. + +— Non tornerete a Londra lì dentro, non è egli vero? ci diss’egli. + +— Ma in che volete voi che vi rientriamo? gli chies’io. + +— Piccadilly è sul mio cammino, e quivi vi lascerò passando. + +Fe’ un cenno al suo domestico che andò a pagare la nostra vettura; aprì +egli stesso lo sportello e mi fe’ scendere prima, mentre Amy scambiava +qualche parola con Dick per dargli un appuntamento, e farlo avvertito +del risultato della faccenda. + +Dick, meno fiero di noi, entrò nella vettura e si fe’ trionfalmente +condurre a Londra. + +Sir John sedette al dinanzi, cedendoci i due posti di fondo: +il domestico montò accanto al cocchiere, e la carrozza partì, +riconducendomi, strana condizione del mio destino, immersa in +tutt’altri sogni di quelli con cui era partita. + +Oh! fu ben per me che la vita ebbe a simbolo una ruota che gira +incessantemente; ma da qual lato girava questa ruota? Era per elevarmi +o per avvilirmi? + +Mi era io innalzata dal dì in cui era la pastorella di mistress +Davison, od aveva disceso? + +La mia meditazione era tanto profonda, che quasi non sentii sir John +impadronirsi della mia mano: gliela lasciai inerte nelle sue. + +Dopo una mezz’ora di corsa la carrozza si arrestò: ci trovavamo a +Piccadilly. + +Lo sportello si aprì: scese primo sir John per darci la mano: io mi +sentiva riconoscente ad un gentiluomo di tal fatta, che ci trattava +come duchesse: per un moto involontario strinsi la destra ch’ei mi +stendeva. + +— Grazie, mormorò egli sottovoce. + +Ritrassi violentemente la mano. + +Egli mi guardò con una certa sorpresa, ma vide dal mio sorriso che non +vi era nulla d’offensivo per lui nel mio atto. + +Erano le tre: non doveva egli perdere un minuto se volea giungere in +tempo all’ammiragliato; risalì dunque in carrozza; e noi, guidate dal +servo, entrammo in casa. + +Questa casa, sita presso a poco a metà strada fra Londra e la stazione, +era una graziosa palazzina costrutta colla maggior eleganza, il cui +solo locatario e proprietario era l’aristocratico protettore di Dick. + +Il lacchè lasciatoci per introdurci, ne condusse ognuna nella nostra +camera. + +All’entrar nella mia, io mi fermai, cercando nelle mie rimembranze, ove +avessi già veduta questa stanza. + +Eravi qualche cosa d’impossibile nella realtà di questa visione: le mie +gite non mi aveano mai condotta dalla parte di Piccadilly, e si sa che +venendo a Londra vi veniva per la prima volta. + +Mi trovava dinanzi ad un grande specchio dalla cornice dorata, in una +camera elegante con cortine di seta azzurra e mobigliata di toelette +e cassettoni in legno di rosa: aveva sotto ai piedi un tappeto turco, +sovra il capo un soffitto adorno di affreschi, che si sarebbero detti +sortiti dal pennello di Boucher o di Watteau. + +Senza fallo io aveva veduta questa camera. + +Mi lasciai cadere sopra una sedia a bracciuoli simile alle cortine: e +questo colore azzurro mi ricordò per analogia il primo abito azzurro +da collegiale: mi rividi seduta con quella veste vicino alla sorgente +della collina, ove pascolava il mio gregge, il giorno in cui Dick mi +avea detto: + +— Guardatevi nelle nostre sorgenti, madamigella Emma; un giorno +anderete alla città e vi guarderete in grandi specchi e cornici dorate, +come quelli della bottega del negoziante di Hawarden. + +Condotta dal filo de’ miei ricordi, rammentai il tutto. + +Questa camera, questo specchio, questo turco tappeto, queste cortine +del colore del mio abito da collegiale, così lungi da me, sì, io li +avea visti in un sogno della mia fanciullezza, ed ecco che sette od +otto anni dopo, io li ritrovo in realtà! + +E Dick che me ne avea fatta la predizione era causa del suo avverarsi: +strana concatenazione di circostanze che radicò nel mio cuore la fatale +idea, che un potere più possente della mia volontà disponesse del mio +destino, e che invano tenterei di oppormi al fascino di questo potere. + +Amy Strog entrò nella mia camera mezz’ora dopo, e mi trovò nello +stesso seggiolone ove m’era abbandonata entrando: il mio meditare parve +inquietarla e tentò distrarmene parlandomi di sir John Payne, della sua +bontà per Dick, e della sua cortesia per noi. + +Io sorrisi senza rispondere; comprendeva lo scopo di questa cortesia, +il calcolo di questa bontà, e sentiva per istinto che il mio onore +sarebbe il riscatto di Dick. + +Disgraziatamente sir John Payne era giovane, era bello, era ricco; +disgraziatamente era amabile e parea buono: tutto concorreva dunque +alla mia perdizione, perfino i buoni istinti del mio cuore che mi +portavano a salvar Dick ed a consolare Amy. + +Alle cinque una vettura arrestossi davanti alla porta: trasalii: Amy +corse alla finestra. + +— Non avea bisogno, esclamò, di andare alla finestra per sentire che +era sir John che rientrava. + +Un istante dopo la porta si aprì, ed ci comparve tutto lieto. + +— Che mi darete voi, miss Emma, mi disse egli, se vi porto una buona +notizia pel vostro protetto? + +— Che posso io darvi Mylord, risposi alzandomi e stendendogli ambo +le mani, se non i sinceri ringraziamenti di un cuore oltre ogni dire +riconoscente alle vostre bontà? + +— Sta bene, seguitò egli; prendo per ora i ringraziamenti: regoleremo +più tardi i conti. + +— Avete dunque ottenuto, Mylord? domandò Amy. + +— Sono almeno a buona via di riuscirvi: mi fu promesso il congedo +di vostro fratello per questa sera: lo aspetteremo, se il volete, a +tavola: dovete avere gran fame, avendo appena gustata una ciambella; ed +io confesso, che le corse fatte mi hanno dato grand’appetito. + +Stavo per fare un’osservazione sulla necessità che io aveva di tornare +a Oxford Street, quando il domestico entrò, annunciando che Mylord era +servito. + +Sir John afferrò il mio braccio, e mi condusse nella sala da pranzo. + +— Andiamo, andiamo, mie belle commensali, a tavola, diss’egli. + +Il giorno cominciava a cadere, e dalla mezza oscurità della mia stanza, +aumentata dallo spessore delle cortine, entrammo in una sala da pranzo +sfolgoreggiante di luce che riflettevasi nel cristallo dei bicchieri e +nello splendore delle argenterie. + +Si sarebbe detta una mensa imbandita dalle fate pel loro re Oberone e +la loro regina Titania: l’atmosfera era tepida ed imbevuta d’un profumo +acre e dolce ad un tempo, che parea penetrarmi per ogni poro. + +Alla vista di tutto quel lusso, all’impressione profumata di +quest’atmosfera, provai un subito offuscamento: mi sentii quasi +mancare: le mie mani tremavano, la mia testa s’inclinò sulle spalle: +sir John mi sentì pesare al suo braccio, e vedendo al languore dei miei +occhi ed alla curva del mio corpo ciò che avveniva in me. + +— Siete della specie delle sensitive, mi diss’egli; donna e fiore ad un +tempo: felice quegli che spirerà l’olezzo del fiore e suggerà la parola +amore sui labbri della donna. + +Trassi un sospiro e vacillante sedetti sulla scranna ch’egli mi indicò +accanto a lui. + +Il fascino dell’opulenza è sempre stato possente su me quanto l’orrore +della miseria. Sono io dunque realmente d’un sangue aristocratico e +tutti i miei istinti tendono essi a ripigliare il livello distrutto +dalla mia nascita illegittima? La mia vita non fu sotto a questo +rapporto che un lungo inebbriamento; e quando ricca, e gran dama, +non ebbi più nulla da chiedere al rango ed alla fortuna, sentii +l’abbagliamento della gloria, come povera fanciulla aveva avuto quello +dell’aristocrazia e della ricchezza. + +Per la prima volta io sedeva ad una mensa riccamente imbandita: per +la prima volta i miei occhi erano accecati dallo splendore di fiamma +dei cristalli simili ai diamanti: per la prima volta io appressava +le mie labbra a quello spumoso vino di Francia, che simile a quel +dell’antichità, pare premuto dalle mani delle Baccanti nella coppa del +piacere. + +Nulla di tutto ciò bastava a scuotermi dal mio abbagliamento, a calmare +il sangue che scorrevami più rapido per le vene, a spegnere il fuoco +che, serpeggiando, salivami dal petto alla fronte. Nel sedermi a tavola +era già ebbra di profumo e di luce. + +Al pospasto un domestico entrò latore d’un dispaccio a largo sigillo. + +Sir John lo ruppe, accertossi che fosse il congedo di Dick e lo porse +ad Amy. + +Amy si alzò subito, e sotto il pretesto di non ritardare a Dick +l’annuncio di così buona novella, chiese di ritirarsi. + +Sir John non vi si oppose, lodando questo slancio d’una buona sorella. + +Compresi che tutto l’avvenire della mia vita dipendeva da’ cinque +minuti che stavano per decorrere: vedendo Amy alzarsi, mi levai pur io, +e sir John non vi si oppose: ma restavami a prendere nell’altra camera +il mio cappello e la mia mantiglia; feci uno sforzo di volontà, decisa +a svellermi dalla seduzione, e mi slanciai nella mia stanza che trovai +fiocamente rischiarata da una lampada d’alabastro. + +Nulla di più incantevole di quella camera, vista al suo dolce chiarore, +che parea quel della luna in una bella notte d’estate: restai un +istante muta, immobile, estasiata, in lotta fra il desiderio di +rimanere e quello di seguire Amy: compresi allora che mi era mestieri +cercare un appoggio altrove che in me; misi la mano sul cuore vi cercai +e sentii la lettera di Harry. + +Respirai allora e volli uscire dalla stanza; ma dietro a me, la porta +s’era chiusa, e perduta nella modanatura dell’intavolato, s’era fatta +invisibile: sarebbesi detto che la magia fosse entrata nella mia +esistenza e mi spingesse in un palazzo di fate. + +Mi volsi per chiamare qualcuno; ma, fra me e il camino stava ritto sir +John, colle braccia aperte, mormorando la parola: + +— Ingrata! + +Al suono di quella voce, il fascino mai assopito si ridestò: una nube +di fuoco passò dinanzi ai miei occhi e caddi fra le braccia che m’erano +aperte. + +Vi ringrazio, o mio Dio, d’aver permesso che la prima mia colpa fosse +una caduta per amicizia e bontà, non per cupidigia e dissolutezza! + + + FINE DEL PRIMO VOLUME. + + + + +NOTE: + + +[1] In inglese Dick è il diminutivo di Riccardo. + +[2] Non mettere al mondo che figli maschi, giacchè il tuo cuore +invincibile non dovrebbe produrre che uomini. + +[3] Possedendo l’Italia la traduzione in versi di Shakespeare per +Giulio Carcano, sarebbe stato profano la intendere ad altra versione e +credemmo perciò di trascriverne la scena suddetta. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76089 *** |
