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II | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 10%; font-size: 95%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 130%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.xx-small {font-size: 50%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} +.lowercase {text-transform: lowercase;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i02 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -2em;} +.poem p.i03 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -1em;} +.poem p.i05 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 1em;} +.poem p.i08 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 4em;} +.dotted {letter-spacing: .2em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76090 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +MEMORIE DI EMMA LYONNA +<span class="smaller">VOL. II.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +<span class="small">MEMORIE</span><br> +<span class="xx-small">DI</span><br> +EMMA LYONNA +</p> + +<p class="pad2 small"> +DI +</p> + +<p class="pad1 x-large"> +ALESSANDRO DUMAS +</p> + +<p class="pad2 small"> +UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. +</p> + +<p class="pad1"> +Vol. II. +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="large">MILANO</span><br> +G. DAELLI e C. EDITORI<br> +<span class="small">MDCCCLXIV.</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. +</p> + +<p> +STEREOTIPIA G. DASSI E C. +</p> + +<p> +TIP. GUGLIELMINI. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> +</p> + +<p class="title"> +MEMORIE<br> +DI<br> +EMMA LYONNA +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p> + +<h2>I.</h2> +</div> + +<p> +Io era l’amante di sir John Payne. +</p> + +<p> +Da questo punto ha principio la storia de’ più tristi +avvenimenti, non però forse la più colpevole di +mia vita, che in prova del mio pentimento io narrerò +con tutta sincerità, avendo promesso di confessarmene +innanzi a Dio ed agli uomini. +</p> + +<p> +Questo mio primo amore, o dirò meglio traviamento — non +avendo io veramente mai amato che +una sol volta in mia vita — io non sarei mai per +rimpiangerlo quando un tale rimpianto non fosse +che conseguenza naturale di quel disgusto che prova +un cuore dopo la colpa, se questa non ebbe a fruttargli +che materiali disinganni, imperocchè sir John +era un nobile e degno signore, pieno di generosità +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +e di cortesia, del quale io non ebbi che a lodarmi +in tutto il tempo che durò la nostra relazione, che +fu di cinque o sei mesi. +</p> + +<p> +Io abitava il bel casino di Piccadilly, al quale ei +recavasi ogni qualvolta non erane impedito dai doveri +del suo servizio, serbandovi tal delicato contegno, +come s’ei ponesse il piede in casa mia e non +già foss’io nella sua. A miei comandi stavano equipaggi +e servi, e dal rispetto che questi ultimi mi +portavano potei arguire quanto a me ne portasse il +loro padrone. +</p> + +<p> +Cedendo a quella curiosità, mercè la quale una +donna mai non tralascia di fare una minuta ispezione +a tutti i mobili delle sue stanze, vi trovai in +uno di essi una borsa colle mie iniziali, contenente +cinque o sei cento lire sterline, ed in uno scrigno +un’acconciatura pel capo, scrigno tempestato dai +turchesi e dal diamanti. +</p> + +<p> +Tostochè m’avvidi che quel denaro era destinato +per me, lo spartii in due parti eguali, e ritenutane +una per mio uso, mandai l’altra a mia madre, tacendole +però il luogo di mia dimora, e la provenienza +della somma di cui le spediva la metà. +</p> + +<p> +Il pensiero di non aver io mai dall’alto della mia +fortuna e vergogna dimenticato un sol momento colei +che mi ha data questa vita, già sì splendida ed +in un dolorosa, e d’averne provveduto al materiale +benessere, è quello che forma la migliore delle mie +consolazioni al presente, in cui mi si para innanzi +la minaccia d’una vecchiaia triste ed infelice. +</p> + +<p> +Del resto io sarei stata perfettamente felice, se non +era il travaglio interno che mi davano due pensieri: +l’uno si era di almanaccare che mai avrà dovuto +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +pensare il mio sconosciuto Romeo, dopo che la sera +m’avrà attesa invano ai piedi del mio balcone; l’altro, +che cosa potrà aver detto Miss Arabella allorchè +ritornata a casa avrà trovato ch’io me n’era +partita. +</p> + +<p> +E, per verità, io aveva una maniera singolare di +abbandonare coloro che mi avevano fatto e voluto +bene, ciò che avrà senz’altro lasciato nel loro concetto +un’opinione bene strana a mio riguardo. +</p> + +<p> +Ne provai per qualche giorno una certa qual vergogna, +per cui io me ne stetti rinchiusa a Piccadilly, +dove il giorno dopo che vi fui stabilita ricevetti la +visita d’Amy e di Dick, il cui abbigliamento lasciavami +supporre che essi avessero partecipato delle +larghezze di sir John Payne. +</p> + +<p> +Questi alla fine mi persuase a sortire, e sapendo +essere il teatro la mia passione dominante, prese un +palco a Drury-Lane. +</p> + +<p> +Scelse per condurmi il giorno in cui vi si rappresentava +l’Amleto, dove io ascoltai con una certa emozione +i versi ch’egli mi aveva recitati a bordo del +Teseo, e raffrontando la mia sorte a quella d’Ofelia, +m’interessai con tutta l’anima alle sventure della +figlia di Polonius. +</p> + +<p> +Le due scene di pazzia furono per me quello che +già erano state le scene del giardino e del balcone +di Giulietta e Romeo, e nel ritornare da quelle rappresentazioni +non feci che discorrere d’Ofelia, e +tutta la notte non feci che pensare ad Ofelia, e +ripeterne quei versi che m’erano restati nella memoria. +</p> + +<p> +Nella piccola biblioteca di Piccadilly non v’era +nulla di Shakespeare, che sir John teneva invece a +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +bordo del Teseo: dovendo quindi recarvisi nel corso +della giornata, mi promise di condurvi seco uno dei +miei servi, col cui mezzo egli me lo avrebbe fatto +tenere. +</p> + +<p> +Io aspettai pertanto il mio Shakespeare con una +impazienza, quanta ne proverebbe un’altra donna +nell’aspettare una collana o dei bracceletti. +</p> + +<p> +Anzichè prenderlo, io lo strappai dalle mani del +servo, e mi chiusi con esso nella mia stanza, e mi +tuffai avidamente in quell’oceano di poesia. +</p> + +<p> +Alla sera io sapeva a memoria le due scene di pazzia; +ed essendomi pure rimasti nella memoria gli +avvisi ora gai ora tristi che Ofelia dà al suo amante +quando lo visita nel giorno di San Valentino, o +quando ella sparge fiori sulla tomba del padre, io +ne seppi riprodurre con quel talento mimico ch’io +ho sempre avuto, non solo i gesti, ma persino le +stesse intonazioni da me vedute ed udite la sera antecedente. +</p> + +<p> +Tutto ciò avveniva da sola, e davanti ad un immenso +specchio dalla cornice dorata, quale me l’aveva +profetizzato Dick. +</p> + +<p> +Non vi mancava che una cosa, un costume — facile +d’altronde a farsi, essendo assai semplice quello +d’Ofelia — il quale consisteva in una lunga veste +bianca. +</p> + +<p> +Risolsi di cavarmi questo capriccio il giorno seguente. +</p> + +<p> +Alla sera a cena chiesi a sir John il permesso di +sortire all’indomani. +</p> + +<p> +Egli mi guardò con meraviglia. +</p> + +<p> +— Il permesso? egli mi disse. Ma credete d’aver +bisogno del mio permesso per sortire? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +</p> + +<p> +— No, gli risposi, non sarei però sortita senza +dirvelo. +</p> + +<p> +— Giacchè avete questa bontà, vorreste avere altresì +quella di farmi l’intera confidenza del motivo +che vi induce a sortire? +</p> + +<p> +— Esco, per comperar della stoffa, gli dissi. +</p> + +<p> +— Perchè non far venire la vostra sarta? +</p> + +<p> +Io mi misi a ridere. +</p> + +<p> +— Perchè io intendo farmi da me la veste che mi +abbisogna, gli risposi. +</p> + +<p> +— Prendete, se non altro, l’indirizzo dei mercanti +i più riputati. +</p> + +<p> +— È inutile, ciò che m’abbisogna lo troverò presso +il primo che mi capiti, anzi non so che mi tenga +dal mandarvi la mia cameriera in mia vece; è appunto +ciò che farò se voi acconsentite d’accompagnarmi +in altro luogo. +</p> + +<p> +— Ovunque vi piaccia condurmi, Emma mia diletta, +io mi crederò sulla strada del paradiso; sarei +quindi ben pazzo s’io avessi a rifiutarmi. +</p> + +<p> +— Allora siamo intesi, dopo colazione io mando +la mia cameriera in città. +</p> + +<p> +— E noi andiamo?.... +</p> + +<p> +— In mezzo alle campagne, se ciò v’aggrada; domani +i miei gusti saranno campestri. +</p> + +<p> +— A che ora faremo questa scampagnata? +</p> + +<p> +— Dopo la colazione, se l’ora accomoda a vostra +signoria. +</p> + +<p> +Queste furono le basi dei nostri accordi. Il seguente +mattino, tosto che fui alzata mandai la cameriera +in cerca della più bella stoffa di lana bianca +che sapesse trovare, e d’un gran velo nero di tulle. +</p> + +<p> +Sir John udiva questi miei ordini, e non sapeva +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +intendere che intenzioni io m’avessi, e si scorgeva +chiaramente com’ei morisse di voglia ch’io gli svelassi +un cantuccio del mio segreto; ma io me ne +stetti colla bocca chiusa. +</p> + +<p> +Finita la colazione, salimmo in carrozza ed io ordinai +al cocchiere che ci conducesse fuori della città +nei campi più vicini; ed i più vicini di essi essendo +tuttavia ben distanti da Londra, non ci volle meno +d’un’ora perchè mi venisse fatto di trovare quanto +mi occorreva. +</p> + +<p> +Finalmente ordinai al cocchiere di fermarsi e +smontai. +</p> + +<p> +— Ho da seguirvi? domandò sir John. +</p> + +<p> +— Certamente, io risposi, non solo seguirmi, ma +dovete pur anco aiutarmi. +</p> + +<p> +— A far cosa? +</p> + +<p> +— Lo vedrete. +</p> + +<p> +Entrai allora nel prato, e mi feci a cogliere dei +<i>fiorellini azzurri</i>, dei <i>bottoncini d’oro</i>, dell’avena selvatica. +</p> + +<p> +Sir John poneva mente a che io faceva, e così faceva +esso pure. +</p> + +<p> +Quando ciascuno di noi ebbe colto un covone di +fiori campestri, io montai di nuovo in carrozza. +</p> + +<p> +— Invero la vostra è una idea ben singolare. Venir +qui a raccogliere tutto questo fieno, mentre +presso i primi giardinieri di Londra voi potete procurarvi +i fiori i più belli. +</p> + +<p> +— Non vi diss’io, ch’io sono una semplice contadinella? +Per una mia pari deggion quindi aver maggior +prestigio i fiori delle campagne, che non quelli +della città. +</p> + +<p> +— Avrei io la sventura di vedervi rimpiangere il +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +tempo che voi eravate ninfa dei prati del Flintshire, +quando invece dovreste essere una divinità di Londra? +</p> + +<p> +— No, mio caro Lord, benchè la mia divinità sia +assai contestabile, per essere questa riconosciuta +da un adorator solo. +</p> + +<p> +— Oh! quanto a ciò non avete che a farvi vedere, +perchè v’abbiate un culto universale, rispose sir +John. Allorchè a Venere saltò il capriccio di regnare +sul mondo intiero, sortì dal mare, e tutto fu fatto. +</p> + +<p> +— Mi consigliereste forse, io gli domandai ridendo, +di comparire innanzi ai miei sudditi futuri nello +stesso costume di Miss Afrodite? +</p> + +<p> +— In fede mia no, ciò ebbe un esito troppo infelice +presso il re Candolle, perchè ne ritenti la prova. +</p> + +<p> +Verso le tre noi eravamo ritornati a Piccadilly, +dove sir John mi lasciò giù alla porta insieme al +mio fascio di fieno, com’egli diceva, e proseguì la +strada fino all’ammiragliato, dove egli aveva affare. +</p> + +<p> +Trovai la mia cameriera tornata colle provviste che +io le aveva ordinate; io le aveva inoltre ingiunto +di condurmi una sarta, e questa pure stava attendendomi. +</p> + +<p> +Ricordandomi del taglio della veste di Ofelia, volli +correggerne quanto mi parve in essa meno grazioso, +e valendomi di quella prodigiosa abilità ond’io seppi +mai sempre, non dirò vestirmi, ma adattarmi un +costume, mi tagliai io stesso la tunica, e promisi +una lira per ciascuna alla sarta ed alla cameriera +se per le nove della sera l’avessero finita di cucirla, +o per lo meno imbastirla. +</p> + +<p> +Sull’istante si misero all’opera, sperando ottenerne +il premio promesso. +</p> + +<p> +Io poi feci una scelta dei fiori ch’io portai dalla +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +campagna, e li posi nell’acqua acciocchè si serbassero +freschi per la sera. +</p> + +<p> +A sei ore sir John fu di ritorno. +</p> + +<p> +Egli se ne tornava tutto giulivo per essergli stato +concesso due mesi di vacanza, ch’egli aveva domandati +colla mira di dedicarmeli tutti e due intieramente. +</p> + +<p> +L’amore ch’io portava a sir John non era già quello +che generalmente intendesi sotto questo nome, — che +di questo io non sentiva per lui, — ma era piuttosto +un affetto pieno di riconoscenza, non già a motivo +del lusso ond’egli m’aveva circondata, sì bene +della cortesia ch’egli usavami, rimanendo il mio orgoglio +aristocratico maggiormente soddisfatto dalle +forme sotto cui celavasi il beneficio, che del beneficio +in sè stesso. +</p> + +<p> +Sir John m’aveva chiesto il permesso di non ritornare +al Teseo se non il giorno seguente; com’è +agevole il crederlo, io glielo accordai, dicendogli +inoltre che per ricompensarlo o castigarlo — e ciò +a norma delle sue idee — della smodata di lui ambizione, +io gli preparavo una sorpresa. +</p> + +<p> +In fatti alle nove gli chiesi di poter ritirarmi per +pochi istanti nella mia camera; per il che egli mi +domandò alla sua volta ridendo, se questa eclissi +aveva rapporto con la sorpresa di cui si parlò. Io lo +lasciai nel dubbio. +</p> + +<p> +La mia veste era bell’e all’ordine. +</p> + +<p> +Mi disciolsi i lunghi capegli, intrecciai una corona, +quale soleva farne per rimirarmi entro l’acqua +quand’io era fanciulla, indossai la lunga veste che +lasciava scoperte le braccia ed una parte del petto, +feci appello a tutto quanto la memoria mi dettava, +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +aggiungendovi del mio checchè l’ispirazione sapesse +suggerirmi, e spalancai la porta della sala. +</p> + +<p> +Era la prima sera in cui m’apprestava a formarmi +un’idea dell’influenza che avrebbe potuto esercitare +sugli uomini la mia bellezza, sussidiata dal doppio +prestigio della mimica e della poesia. +</p> + +<p> +Egli è bensì vero che colui, che in tale circostanza +mi serviva da rappresentante degli uomini, nutriva +già delle forti prevenzioni in mio favore, e non poteva +quindi formar legge generale; tuttavia non +volli arrischiare la prova se non dopo aver gettato +un ultimo e prolungato sguardo sul famoso specchio +dalla cornice dorata. +</p> + +<p> +Il complimento ch’io riportai da quello specchio +fu sì completo, che ogni mio dubbio svanì ed entrai +con tutta franchezza. +</p> + +<p> +Sir John trovavasi in quell’istante opportunamente +appoggiato al camino, e quindi cogli occhi +rivolti alla porta. +</p> + +<p> +Al mio apparire egli gettò un grido di sorpresa e +d’ammirazione. +</p> + +<p> +Ebbi un successo completo fin dal principio. +</p> + +<p> +Come ben può credersi, ciò servì non poco a darmi +coraggio. +</p> + +<p> +Incominciai tosto la canzone metà allegra e metà +triste, dalla quale ha principio la scena della pazzia. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Come l’amore — vero provato</p> +<p class="i01">Scerni da quello — che tal non è?</p> +<p class="i01">Egli ha il cappello — di nicchj ornato</p> +<p class="i01">Bordone in mano — sandali al piè.</p> +</div></div> + +<p> +Sir John distese verso di me le braccia, ma io +finsi di non addarmene, e cogli sguardi vaganti +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +nello spazio, proseguii con un accento di più intensa +tristezza. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Egli è partito, è morto, o mesta!</p> +<p class="i01">Morto, partito, non torna più!</p> +<p class="i01">L’erba è cresciuta sulla sua testa</p> +<p class="i01">Il freddo sasso vi poggia su.</p> +</div></div> + +<p> +Sir John fece applauso. +</p> + +<p> +Io gettai allora quel grido prolungato di lamento +come io l’avevo udito gettare dall’artista che rappresentava +la parte d’Ofelia, e con voce interrotta +dai singhiozzi tirai innanzi. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Qual neve alpina, bianco è il suo manto</p> +<p class="i01">Tutto cosparso di dolci fior.</p> +<p class="i01">Sulla sua tomba li nutre il pianto,</p> +<p class="i01">È la rugiada del puro amor!</p> +</div></div> + +<p> +Sir John fece un passo verso di me. +</p> + +<p> +Soltanto allora feci mostra di vederlo, e gli rivolsi +quei versi che Ofelia rivolge al re. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Bene! V’aiuti il cielo. — E’ m’hanno detto</p> +<p class="i01">Che la civetta d’un fornaio è figlia....</p> +<p class="i01">Signore, noi sappiamo quello che siamo,</p> +<p class="i01">Non quel ch’esser potremo....</p> +</div></div> + +<p> +Indi di salto dalla più profonda melanconia passando +alla più aperta allegrezza, cominciai la canzone +tanto popolare in Francia: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Quest’è il giorno di san Valentino,</p> +<p class="i01">Sorgon tutti col primo mattino,</p> +<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span></p> +<p class="i01">Del mio bello al balcon volerò,</p> +<p class="i01">Suo fedel Valentino sarò.</p> +<p class="i01">Egli sorge, s’abbiglia e festante</p> +<p class="i01">La sua porta dischiude all’amante:</p> +<p class="i01">Ma colei che zitella a lui va,</p> +<p class="i01">Se ritorni zitella chi ’l sa?</p> +</div></div> + +<p> +Poscia messa di nuovo nel mio sguardo quell’espressione +vaga e caratteristica dalla pazzia ch’io +aveva cessata per un istante, ripresi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . .</span> Io spero</p> +<p class="i01">Che tutto a ben verrà. Di pazienza</p> +<p class="i01">Abbiam bisogno; ma che far potria</p> +<p class="i01">Se non pianger, pensando che l’han messo</p> +<p class="i01">Nella gelida terra?.... Il mio fratello</p> +<p class="i01">Ben lo saprà, del vostro buon consiglio</p> +<p class="i01">Grazie vi rendo.... Andiamo, il cocchio mio.</p> +<p class="i01">O dame, buona notte! buona notte,</p> +<p class="i01">O dame graziose! buona notte!</p> +</div></div> + +<p> +E sortii gorgheggiando un’aria d’una canzone +sconosciuta. +</p> + +<p> +Non appena io riposi il piede nella mia stanza, +sir John vi si precipitò dietro ai miei passi. +</p> + +<p> +— Siete una maliarda, egli disse, ed una pazzia +simile farebbe impazzire lo stesso re Salomone. +</p> + +<p> +Io però, quasi io non l’udissi, proseguii dando alla +mia voce un’espressione sì dolorosa ch’io stessa ne +provai ribrezzo: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Sulla scoverta bara lo recano....</p> +<p class="i01">Ahi! più non è — no! più non è.</p> +<p class="i01">Sulla sua fossa cade una lagrima.</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +</p> + +<p> +— Emma, esclamò sir John, Emma, rispondetemi +dunque, ve ne scongiuro. +</p> + +<p> +— Addio, mio tortore, gli dissi, seguitando la mia +parte. +</p> + +<p> +Indi, ripigliando di nuovo la stessa espressione di +dolore ch’io aveva per un istante dismessa, distesi +il velo nero sul tappeto e sfogliando i miei fiori: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01"><span class="dotted">. . . .</span> In terra, in terra!</p> +<p class="i01">In terra dunque lo mettete.</p> +</div></div> + +<p> +Sir John fece per interrompermi, ma io non gliene +lasciai il tempo, e gli dissi col sorriso sulle labbra: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i05"> <span class="dotted">. . . .</span> Eccovi questo,</p> +<p class="i01">È ramerino, e val per ricordarsi,</p> +<p class="i01">Ven prego, amate, ricordate sempre!....</p> +<p class="i01">Pensate! il fiore del pensiero è questo!</p> +<p class="i01">Questo finocchio, e questa ancolia a voi;</p> +<p class="i01">E per voi questa ruta; e per me stessa</p> +<p class="i01">Un poco amor....</p> +<p class="i01">Una margheritina eccovi ancora</p> +<p class="i01">E vorrei darvi alcuna violetta....</p> +<p class="i01">Ma tutte inarridir quando mio padre</p> +<p class="i01">Morì.... Dicon ch’ei fece un giusto fine.</p> +</div></div> + +<p> +Io caddi in ginocchio cogli occhi rivolti al cielo, +mormorando come se il pensiero sembrasse non vi +avesse parte in nulla. +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Il caro buon Roberto</p> +<p class="i01">È tutto il mio tesor!</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +</p> + +<p> +Ma sir John, non sapendo più contenersi, passandomi +le braccia attorno la vita, mi rialzò, e stringendomi +al seno: +</p> + +<p> +— Basta, basta, mi disse, ah! son io colui che voi +fareste impazzire. +</p> + +<p> +Il terrore che spirava dal suo sguardo, e l’emozione +della sua voce erano tali da non lasciar dubbio +sul senso delle sue parole. +</p> + +<p> +Io allora diedi in uno scoppio di risa. +</p> + +<p> +— Vediamo, mi diss’egli, è ciò pure effetto di pazzia, +o non è che la continuazione della vostra parte? +Rispondetemi da senno, in nome del cielo. +</p> + +<p> +— La mia parte è di piacervi, o mio caro signore, +e non di spaventarvi. Ofelia è caduta in un fiume e +si annegò, ma Emma Lyonna vive, e vi ama. +</p> + +<p> +E mi gli gettai al collo tutta allegra. Io non poteva +ora più serbare alcun dubbio dell’effetto ch’io +aveva prodotto, esso aveva oltrepassato ogni mia +speranza. +</p> + +<p> +L’unico pensiero, che mio malgrado mi preoccupava +dal fondo del cuore, era pel mio povero Romeo, +da me sconosciuto, la cui voce rispondeva tanto +bene alla mia, là sotto gli alberi del giardino di +Miss Arabella. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span></p> + +<h2>II.</h2> +</div> + +<p> +Vorrei trascorrer rapidamente su questa parte +della mia vita, che, benchè sia la più riprensibile +forse pei moralisti, è quella, lo confesso, che m’ispira +minori rimorsi. — Povera fanciulla, abbandonata +dall’infanzia, non dovendo dar conto della mia condotta +a nessuno, nemmeno a mia madre, per la +quale la mia nascita stessa sarebbe stata una risposta +a’ rimproveri che avrebbe potuto muovermi, +dipendendo da me sola, in me sola sperando, bella +per mia sciagura, trascinata da naturale istinto a +tutte le gioie della gioventù, a tutte le seduzioni +del lusso e della fortuna, a qual sostegno morale o +fisico potevo chieder soccorso, quand’anche avessi +avuto volontà di lottare? Ma ignorando a grado +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +quasi eguale il bene ed il male, non ebbi nemmeno +tal pensiero; mi lasciai sdrucciolar per un declivio +che mi pareva sempre più dolce, sempre più fiorito. +Il vizio veniva a me col sembiante d’un bel giovanotto +coronato di fiori, come la primavera; presi il +braccio di quel falso protettore, e mi vi appoggiai +senza sapere a qual meta tendevo ed in qual trivio +fangoso o a qual arido deserto finirei per ismarrirmi. +</p> + +<p> +Poi, debbo dirlo, una delle fortune o dei guai del +mio carattere, fu sempre di vivere nel presente: +quel presente, comparandolo al passato, era, nel +tempo che racconto, una vita di godimenti materiali +incomparabilmente superiore a’ sedici anni trascorsi. +Il mondo, che non mi conosceva, non mi +rimproverava nulla; io stessa non aveva rimorsi; +tutto mi spingeva quindi all’obblio del passato, alla +spensieratezza dell’avvenire. Parevami, finchè durasse +la mia bellezza, nulla poter temere dall’incostanza +della fortuna; e grazie a Dio, guardandomi +nello specchio e ricordando la mia età, avevo tempo +d’esser bella. +</p> + +<p> +Dissi che sir John Payne aveva chiesto ed ottenuto +un congedo di due mesi; que’ due mesi, aggiunsi, +voleva consacrarmeli interi. Mi chiese ove +volessi andare e che volessi fare. +</p> + +<p> +Lo lasciai assoluto padrone del mio destino; nulla +conoscendo, fuori il cerchio nel quale ero vissuta, +non ambivo nulla: avevo soltanto un trasporto irresistibile +verso l’ignoto. +</p> + +<p> +Sir John pensò d’andare in Francia; applaudii: +avevo molto udito parlare della Francia, ma non +m’era nemmeno venuto in mente che potessi mai +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +vederla. Non sapevo il francese; ma sir John lo parlava +con eleganza e mi tradurrebbe le parole, di cui +i miei occhi gli chiedessero la spiegazione. +</p> + +<p> +Partimmo; quel trasporto che risentivo per l’ignoto +era la malattia del tempo, ed io, atomo, ero trascinata +nel turbine. +</p> + +<p> +Havvi momenti in cui le nazioni stanche, fastidendo +ciò che è, si rifugiano ne’ sogni, ed aspirano +non solo a ciò che non è, ma anche a ciò che non +può essere. Per ignorante che fossi, quel gravitar +della Francia all’impossibile mi colpì singolarmente. +La miseria v’era grande, ma il lusso vieppiù grande. +I principi ed i signori vi si rovinavano con un’ostinazione +ed una spensieratezza che non sarebbero +state maggiori, quando avessero conosciuto il baratro +al quale correva la società: ma che importava +loro? — Il cardinale di Rohan era intento alla ricerca +della pietra filosofale; Cagliostro, dicevano, +aveva trovato l’elisir della vita; Mesmer la guarigione +di tutti i morbi col magnetismo; Francklin +aveva vinto il tuono e lo conduceva captivo, lungo +un filo, nelle visceri della terra; infine Montgolfier +prometteva un nuovo sentiero ne’ campi infiniti del +cielo: — l’antico mondo poteva essere ingoiato dall’abisso, +chè un nuovo mondo sorgeva. +</p> + +<p> +Que’ due mesi passarono in un continuo stupore: +sir John possedeva i più belli cavalli, le più belle +carrozze, i migliori palchi a tutti i teatri: vidi Lekain, +vidi la signora <i>Raucour, Orosmane, Atalia, Britannico</i>; +udii l’<i>Ifigenia in Tauride</i> di Gluck e la <i>Didone</i> +di Piccini: Greuze, il pittore dell’innocenza, mi +fece il ritratto, ed ovunque andavo un mormorio +dolcissimo mi ripeteva che ero bella. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +</p> + +<p> +Era tanto felice che sir John si arrischiò a scrivere +per domandare una proroga d’un mese al congedo: +gli fu accordato, ma avvertendolo, passato il mese, +di tenersi a disposizione del governo. La guerra con +l’America infieriva sempre più: la Francia minacciava +di prendervi parte, e l’Inghilterra, secondo +ogni probabilità, vedrebbesi obbligata a vibrare un +gran colpo di là dell’Atlantico. +</p> + +<p> +Sir John, annunciandomi la proroga del congedo, +si guardò dal dirmi nulla sull’avvertimento che vi +era aggiunto: non voleva gettare nessun’ombra +sulla mia gioia. +</p> + +<p> +Restammo ancora un mese; poi ci fu forza tornare +in Inghilterra. +</p> + +<p> +Quel viaggio mi restò nella memoria come una +visione abbagliante. Avevo veduto due volte la regina, +una volta all’<i>Opera</i> alla rappresentazione della +Didone di Piccini, una volta alla <i>Comédie Française</i> +a quella d’<i>Orosmane</i>. — Era il tempo felice della sua +vita: era ancora amata ed applaudita, l’odio e la +calunnia vennero più tardi. Ella da parte sua m’aveva +osservata e s’era informata di me: la mia memoria +le restò tanto impressa, che quando, tre anni più +tardi, la signora Lebrun, sua pittrice ordinaria, venne +a Londra, mi pregò in nome della regina, di lasciarle +fare il mio ritratto. Era un onore troppo grande perchè +rifiutassi, e mi è stato poi affermato che quel +ritratto era nella sua galleria particolare.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> +</p> + +<p> +Trovai, lo confesso, tornando a Londra, la mia casetta +di Piccadilly alquanto triste: laonde, a poco +a poco, sir Jonh, temendo senza dubbio che m’annoiassi, +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +mi chiese il permesso di presentarmi alcuni +suoi amici, e cominciammo a riceverli una volta la +settimana, poi due, poi tre, poi ogni giorno. +</p> + +<p> +Sir John a cui non avevo nulla nascosto della mia +umile nascita, nè dalla mia educazione inculta, aveva +temuto dapprima che fossi poco atta a sostener le +parti di padrona di casa; ma fin dal primo giorno +fu rassicurato. Uno dei doni più singolari prodigatimi +dalla natura, è d’avermi fatta naturalmente gran signora, +e sotto questo rapporto non mi fu necessaria +nessuna educazione; nacqui, per così dire, già +educata. +</p> + +<p> +Una sera si ricordò quella scena di Ofelia che +aveva, al principio de’ nostri amori, prodotto in lui +un’espressione tanto profonda. Mi chiese se non volessi +fare pe’ pochi amici che prendevano il thè con +noi ciò che avevo fatto per lui solo. Avendomi egli +fatto la domanda sotto voce, potetti rispondere sotto +voce anch’io, che alcuni accessorî necessarî e sopratutto +i fiori selvatici mi mancavano, ma che il +domani alla sera sarei pronta ad esordire la seconda +volta. +</p> + +<p> +I nostri amici furono invitati a tornare il domani, +e sir John li avvertì che preparavo loro una sorpresa. +</p> + +<p> +Il domani corremmo, sir John ed io, non nei campi, +come sei mesi prima, — i campi erano coperti di +neve, — ma nei magazzini di fiori artificiali per trovare +le margherite, il ramerino e le viole bandite +dalla terra per tre o quattro mesi ancora. +</p> + +<p> +Non so qual sentimento malinconico mi tormentava, +riunendo in un mazzolino que’ fiori falsi in +cambio de’ fiori veri. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +Sir John mi pareva mesto anch’egli. Tratto tratto +lo sorprendevo con gli occhi fissi su me, quando i +nostri sguardi s’incontravano si sforzava di sorridere. +Da una settimana o due andava ogni giorno +all’Ammiragliato, ed i messaggi si succedevano in +casa sua ed al <i>Theseus</i>; dava ordini sotto voce; faceva +preparativi che mi nascondeva: era evidente +che un cambiamento qualunque nel mio destino approssimavasi. +</p> + +<p> +La sera venne: gli amici si riunirono ignoranti e +curiosi della sorpresa da me preparata, e da sir +John promessa con qualche solennità. Dopo il thè, +o meglio durante il thè, passai dal salotto nella camera +da letto: mi vi trasformai in pochi minuti in +Ofelia; poi, quando tutti meno m’aspettavano, riaprii +l’uscio: — un grido unanime m’annunziò che +l’entrata aveva fatto effetto. +</p> + +<p> +Il mio successo fu immenso: per la prima volta +esordivo innanzi a spettatori: fin allora avevo sempre +recitato o per me o per una sola persona. Una +volta sola ero stata applaudita dal mio sconosciuto +uditore, chè da sir John avevo ottenuto più che applausi; +e l’effetto che in lui produssi la seconda volta +fu anche maggiore del primo. +</p> + +<p> +Fu un entusiasmo generale: mi gridarono <i>bis</i>; supplicarono +l’ammiraglio di domandarmi una seconda +rappresentazione, ma rifiutai ostinatamente. Ero convinta +che i difetti sfuggiti agli occhi degli spettatori +a quel primo saggio, si paleserebbero al secondo. +</p> + +<p> +— Ma, dissi, se qualcuno vuol rispondermi, reciterò +volentieri la scena, anzi le due scene di Giulietta +al balcone. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +Per disgrazia, bontemponi più che letterati, gl’invitati +di sir John non erano abbastanza famigliari +con Shakespeare per secondarmi. +</p> + +<p> +Pensai allora con vivo senso di rammarico a quel +povero Harry, che nel giardino di miss Arabella +mi aveva dato un Romeo tanto poetico ed innamorato. +</p> + +<p> +Quel velo della notte disteso sulla sua faccia, che +m’aveva celato le sue sembianze, lasciando la sola +sua voce giungere a me, gettava un dolce e vago +mistero su quella memoria. +</p> + +<p> +— Che sventura, disse sir John, che il mio amico +Featherson non sia a Londra, egli che sapeva Shakespeare +a mente, meglio di Garrick! La prima volta +che vedrò Sheridan, gli chiederò dov’è. +</p> + +<p> +— Ma è qui, rispose uno de’ nostri invitati. +</p> + +<p> +— Ne siete sicuro, sir Giorgio? disse l’ammiraglio. +</p> + +<p> +— Lo vidi e gli parlai ieri. +</p> + +<p> +— V’è mezzo di saper ove sia? +</p> + +<p> +— Nulla di più facile: me ne informerò da suo zio +che dimora ad Hay-Market. +</p> + +<p> +Non so perchè avevo seguito con vivissima attenzione, +anzi con un certo batticuore, le parole scambiate +fra l’ammiraglio e sir Giorgio. +</p> + +<p> +L’ammiraglio si volse a me. +</p> + +<p> +— E se troveremo Featherson, acconsentirete a +recitar con lui le due scene di Giulietta e Romeo? +</p> + +<p> +— Certo, dissi; ma aggiunsi sorridendo: — Perchè +non le imparate voi? — +</p> + +<p> +— Infatti, rispose sir John con un sospiro, quella +scena s’accorderebbe alla congiuntura presente; ma +Harry, vi riuscirà meglio di me. +</p> + +<p> +— Harry! esclamai, chi è Harry? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +— Harry, cara Emma, è il nome di Featherson. +</p> + +<p> +— Perdono, dissi. +</p> + +<p> +— Avete conosciuto un Harry? ripigliò sir John +con qualche curiosità. +</p> + +<p> +— Udii una volta pronunciare questo nome, dissi, +ma non apparteneva ad un nobile lord, sibbene ad +un povero artista, e certo il mio Harry non aveva +nulla di comune con sir Harry Featerson. +</p> + +<p> +Fu convenuto che sir John si darebbe a ricercare +sir Harry, e che, ritrovatolo, ci accorderemmo per +la recita delle due scene di Romeo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p> + +<h2>III.</h2> +</div> + +<p> +Sir Giorgio non si era ingannato; lord Featherson +era tornato a Londra dopo un viaggio di cinque +o sei mesi sul continente. +</p> + +<p> +Sir Giorgio seppe dallo zio l’indirizzo di lui; dimorava +in una magnifica casa di Brokstuet, al canto +dello <i>Square</i> di Grosvenor. +</p> + +<p> +Ma, non avendolo trovato a casa, gli lasciò un bigliettino, +pregandolo, senza dirgli il perchè, di andare +con lui a prendere il thè in casa di sir John, +o meglio in casa mia. +</p> + +<p> +M’interessavo singolarmente, senza intenderne la +ragione, a quanto riferivasi a quello sconosciuto. +</p> + +<p> +Aspettai con impazienza la serata del domani: mi +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +occupai più del solito della toletta: sarei stata disperata +di non sembrar bella a sir Harry. +</p> + +<p> +I primi invitati arrivarono dalle 9 alle 10: ogni +qualvolta la porta s’apriva, mi volgevo vivamente; +ma alle 10 e mezzo soltanto, il servo annunziò sir +Harry Featherson. +</p> + +<p> +La mia inquietezza non era sfuggita a sir John: +come i miei, i suoi sguardi si volgevano all’uscio +sempre che s’apriva, e quando fu annunziato sir +Harry Featherson, sentii il suo sguardo pesar su +me, e quasi circondarmi tutta. +</p> + +<p> +Sir Harry entrò. +</p> + +<p> +Era un vaghissimo giovane di 23 o 24 anni, con +occhi azzurri, denti magnifici, la carnagione d’una +donna. Aveva acquistato, durante i sei mesi della +sua dimora in Francia, molto della disinvoltura francese, +e sembrava essersi spogliato, nel traversare la +Manica, di quella durezza britannica, di cui i miei +compatriotti stentano tanto a smettere. La prima +persona che cercò con gli occhi fu sir John; andò +dritto a lui; ma per via i suoi occhi si fermarono su +me con un espressione strana di stupore, mentre i +suoi piedi sembravano inchiodati al pavimento. +</p> + +<p> +Arrossii senza sapere perchè. +</p> + +<p> +Sir John vide il suo stupore ed il mio rossore: il +suo occhio errò da lui a me e da me a lui. +</p> + +<p> +Ma quella sensazione fu percettibile a me sola. +</p> + +<p> +Dopo avere stretto la mano dell’amico che non +aveva veduto da molto tempo, sir John me lo condusse +per presentarmelo. +</p> + +<p> +Sir Harry mi fece qualche complimento con voce +commossa: risposi non so che parole sconnesse: +quella voce m’aveva profondamente turbata: aveva +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +un’analogia incredibile con quella del giovane artista +sconosciuto che, nel giardino di miss Arabella, +aveva declamato con me la parte di Romeo. +</p> + +<p> +Sir Harry, dopo avermi salutata andò a stringere +la mano agli altri amici; l’ammiraglio restò solo accanto +a me. +</p> + +<p> +— Conoscete sir Harry? mi disse con dolce rimprovero +stringendomi la mano. +</p> + +<p> +— Vi giuro, gli risposi, che lo vedo per la prima +volta. +</p> + +<p> +— Sapete che credo tutto ciò che mi dite, Emma. +</p> + +<p> +— Ve ne do parola d’onore, caro sir. +</p> + +<p> +Mi guardò teneramente. +</p> + +<p> +— Con questi occhi e questa bocca non si mentisce, +mi rispose, ma come parlando a sè stesso. +</p> + +<p> +— Soprattutto, aggiunsi, quando non si ha alcun +interesse a mentire. +</p> + +<p> +Era tanto convinta io stessa di dir la verità, che +tutto era vero in me, accento e sguardo. +</p> + +<p> +Sir John fu affatto rassicurato. +</p> + +<p> +Allora sir Giorgio trasse la conversazione sul motivo +che aveva prodotto quella riunione, e chiese a +lord Featherson se aveva sempre l’amore del teatro, +e se sapeva sempre Shakespeare a mente. +</p> + +<p> +Lord Featherson sorrise come ad una memoria. +</p> + +<p> +— Ho molto dimenticato, disse, da sei mesi, o meglio, +ho tentato dimenticar molto; ma di certe cose +mi ricordo ancora. +</p> + +<p> +— Vi ricordate delle due scene d’amore fra Romeo +e Giulietta, gli chiese sir John Payne. +</p> + +<p> +Lord Featherson sorrise tristamente. +</p> + +<p> +Quelle due scene, disse, fanno parte appunto di +quanto ho voluto, ma non potuto dimenticare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<p> +Lo guardai come per interrogarlo; ma il suo volto +non voleva esprimere assolutamente nulla più di +ciò che aveva detto. +</p> + +<p> +— Allora Emma, disse sir John Payne, palesate al +mio amico Harry Featherson il nostro desiderio; +avrà certo maggiore condiscendenza per la preghiera +d’una leggiadra donna, che per la nostra. +</p> + +<p> +— Di che si tratta? domando sir Harry. +</p> + +<p> +— D’un fastidio che vorrete darvi, spero, signore, +per soddisfare ad un desiderio di sir John Payne ed +a quello de’ suoi onorevoli amici. Sono appassionata +non dico pel teatro, — giacchè probabilmente mai +salirò sulle scene, — ma per la declamazione. L’altra +sera recitai per questi signori la scena d’Ofelia, +del quarto atto di <i>Amleto</i>, e promisi di recitare le +due scene di amore di Romeo e Giulietta, se alcuno +volesse darmi le risposte. Nessuno di loro le sapeva +a memoria: il vostro nome fu pronunziato come +quello d’un artista perfetto; ci dolemmo della vostra +assenza; ci fu annunziato il vostro ritorno. In fine +sir Giorgio promise di trasmettere alla S. V. l’invito +di venire a prendere il thè con noi, confidando ognuno, +caduto che foste nell’insidia, di non lasciarvene +uscire senza impegnarvi ad essere per una sera almeno +il mio Romeo. Ora avete udito ciò che ha +detto sir John Payne, e la speranza che pone in una +preghiera fattavi da me. Credo che la vostra cortesia +sarà abbastanza compita da non dargli una +smentita. +</p> + +<p> +Sia che la mia domanda paresse loro ben fatta, +sia che la mia voce avesse presa un’espressione di +dolcezza persuasiva, que’ signori m’applaudirono, +come in teatro, dopo una lunga parlata. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +</p> + +<p> +Dopo quel successo sul pubblico, sarebbe stato +strano non ottenerne alcuno sul mio interlocutore. +</p> + +<p> +Tuttavia sir Harry contentossi d’inchinarsi e di +rispondermi, balbettando, che era a’ miei ordini. +</p> + +<p> +Fui circondata, fui complimentata, e tutti si fecero +una vera festa di vederci e d’udirci rappresentare +le due scene promesse. +</p> + +<p> +Era d’uopo soltanto di dare tempo a sir Harry di +farsi fare il vestito di Romeo; quanto a me avevo +quello di Giulietta; ma sir Harry rispose che, impromettendosi +tutti gran diletto da quello spettacolo +improvvisato, niente doveva ritardarlo. +</p> + +<p> +Si procaccerebbe un vestito e sarebbe pronto per +la sera del domani. +</p> + +<p> +Una grande stufa da fiori era unita alla casa. La +mattina seguente, sir John Payne mandò per un falegname +che co’ suoi garzoni costruì un balcone; lo circondarono +di piante tropicali, lo coprirono di fiori, +e alle due del pomeriggio il teatro era pronto. +</p> + +<p> +In quel momento giunse un corriere dell’ammiragliato +con dispacci urgentissimi: sir John li lesse, +impallidì leggermente, e con voce visibilmente alterata: +</p> + +<p> +— Dite alle signorie loro, rispose, che saranno in +ogni punto obbedite. +</p> + +<p> +M’ero avveduta del suo turbamento, e mentre il +messo ritiravasi, andai a lui, posi il mio braccio sotto +il suo e gli chiesi se il dispaccio non contenesse +qualche cattiva notizia. +</p> + +<p> +— Cattivissima, mi disse, sforzandosi di sorridere: +i lordi dell’ammiragliato tengono un’adunanza di +notte e mi pregano d’andarvi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +</p> + +<p> +— Allora, gli dissi, il divertimento sarà per un’altra +sera. +</p> + +<p> +— No, disse, al contrario; se la nostra riunione +non avesse luogo stasera, chi sa quando potremmo +ritrovarci insieme! Non debbo lasciar la casa che a +mezzanotte: abbiamo quindi tutto il tempo di udir +le due scene; intanto venite e datemi alcuni minuti, +ve ne sarò gratissimo. +</p> + +<p> +Lo guardai inquieta: perchè sir John che mi possedeva +sempre sarebbemi grato di pochi minuti che +gli dessi? +</p> + +<p> +Non osai chiederglielo, ed avendomi egli cinto la +vita col braccio, mi lasciai trascinare. +</p> + +<p> +La sera venne: a misura che il tempo passava, sir +John si faceva più mesto, ed io stessa mi sentivo +presa, non so perchè, d’un incredibile brivido: il +cuore mi si stringeva, e pure quelle contrazioni non +erano senza diletto. +</p> + +<p> +Parevami che temessi insieme e sperassi un non +so che d’ignoto. +</p> + +<p> +Mi figuravo sir Harry col vestito nero: parevami +che il giustacuore di Romeo dovesse ottimamente +confarsi alle sue aristocratiche fattezze. +</p> + +<p> +Nel corso della giornata aveva mandato gli abiti +che erano stati portati nella casa del giardiniere attigua +alla stufa: da quella casa doveva uscire sir +Harry per venire sotto il mio balcone. +</p> + +<p> +Alle 9 giunse co’ suoi abiti ordinarii: sembrava +raggiante di gioia, e quel giubilo gl’illuminava il +volto com’un’aureola. +</p> + +<p> +Non potetti astenermi dal trovarlo bellissimo. +</p> + +<p> +Come il giorno prima, l’accento della sua voce mi +fe’ sobbalzare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +</p> + +<p> +Venne a me e baciommi la mano, dicendomi: +</p> + +<p> +— «Buona sera, cara Giulietta.» — +</p> + +<p> +Quella volta io mi turbai e non risposi: sarei stata assai +confusa, se avessi dovuto fargli un secondo discorso +simile al primo. Fortunatamente non era d’uopo, +giacchè tutto era già stabilito. +</p> + +<p> +Alle nove e mezzo ciascuno occupossi della toletta: +ho sempre fatto rapidissimamente anche le +tolette più complicate, avendo sempre portato, tranne +nelle occasioni di gran gala, i capelli senza +cipria. +</p> + +<p> +Que’ signori scesero nella stufa, che era illuminata +in modo vaghissimo: fra l’una e l’altra scena dovevano +servirci il thè. +</p> + +<p> +Quando fui pronta, un campanello interno avvisò +sir Harry che poteva entrare in iscena. +</p> + +<p> +Lo guardai a traverso una finestra che dava sul +verone. — Non m’ero ingannata; le foggie del medio-evo +gli si attagliavano perfettamente, ed era maravigliosamente +bello così. +</p> + +<p> +S’appressò al verone, come avrebbe potuto fare +un artista espertissimo, o un uomo veramente innamorato, +ed incominciò il verso: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> «Oh! me sol chiama</p> +<p class="i01">Amor tuo ch’io n’avrò battesmo</p> +<p class="i01">Nè da tal punto sarò più Romeo!</p> +</div></div> + +<p> +Alle prime parole fui scossa: era quella volta impossibile +dubitarne; era proprio la stessa voce, era +proprio lo stesso accento che avevo udito nel giardino +di miss Arabella; o era quello un miracolo inaudito +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +di somiglianza, o avevo ritrovato il mio Harry, che +credevo perduto per sempre. +</p> + +<p> +Ma era d’altra parte impossibile che il nobile lord +Featherson fosse l’umile artista, che avevo conosciuto +in guisa sì pittoresca e misteriosa. +</p> + +<p> +Meglio era credere ad una somiglianza di voce +improbabile, ma possibile, anzichè ad un’identità +più che inverosimile. +</p> + +<p> +Ad ogni modo mi sentivo invincibilmente affascinata, +e senza dubbio, quando uscii sul verone, il +mio volto era impresso dello spirito della mia parte, +giacchè i pochi spettatori riuniti da sir John mi +applaudirono tutti d’un sol movimento. +</p> + +<p> +Tutti sanno come ha principio quel dialogo amoroso, +in cui Giulietta parla senza veder Romeo, credendosi +sola, e Romeo parla, vedendo l’amata a pochi +piedi da lui, ma senza osar di volgergli la parola, +e come quelle due voci che favellavano dapprima, +l’una alla solitudine, l’altra alla notte, finiscono +per rispondersi scambievolmente: è, del resto, +la scena che ho già più su riferita, avvivata allora +da’ lumi, dalla vista degli attori, dagli applausi degli +spettatori. +</p> + +<p> +Ho detto gli applausi che avevo ottenuti entrando +in iscena: quegli applausi si volsero a lord Featherson +quando esclamò: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> «È l’amor mio</p> +<p class="i01">Senza confine, come il mar; com’esso</p> +<p class="i01">Profondo è l’amor mio; più te ne dono</p> +<p class="i01">E in me n’ho più, che sono ambo infiniti!»</p> +</div></div> + +<p> +La scena proseguì per me con uno strano realismo; +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +certo non era più Emma Lyonna; il mio interlocutore +non era più sir Harry; sir Harry era +Romeo: io era Giulietta, e con tutta l’anima gli +dissi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i02"> «Ah! ti soffocherebbe</p> +<p class="i01">L’amplesso mio!»</p> +</div></div> + +<p> +Il mio sguardo attirato dagli applausi si volse al +gruppo degli uditori: parvemi vedere sir John asciugarsi +una lagrima. +</p> + +<p> +Quella lagrima mi piombò sul cuore. +</p> + +<p> +Per fortuna, in quel momento supponevasi che la +balia mi chiamasse e, per rispondere a quell’appello, +lasciai un momento il balcone. Durante que’ pochi +secondi mi riebbi, benchè mi sembrasse che da quel +momento il corso della mia vita volgesse ad altro +scopo. +</p> + +<p> +Due o tre volte, mio malgrado, mormorai a bassa +voce: — «sir Harry! sir Harry! sir Harry!» — come +avrei mormorato: — Romeo.» — +</p> + +<p> +Tornai al verone colla vista velata, il cuore inebbriato, +trasalendo d’amore, e quando profferii quel +verso, le braccia mi si serrarono al petto, stringendo, +non un sogno, non un’ombra, non un fantasma, ma +come Psiche, l’Amore stesso sul cuore. +</p> + +<p> +Rientrando nella mia camera, fuor di me, mentre +Romeo, rimasto a piè del verone diceva i versi che +precedono la sua uscita, mi scontrai a faccia a faccia +con sir John. +</p> + +<p> +Sobbalzai. +</p> + +<p> +Ma egli, attirando il mio capo sul suo petto ed +appoggiandovelo: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +</p> + +<p> +— O povera Giulietta, mi disse, quanto ami Romeo! +</p> + +<p> +Compresi il tenero rimprovero chiuso in queste +parole, e come dubitasse di quanto gli aveva detto +d’Harry, cioè che non l’avevo mai veduto. +</p> + +<p> +— Ascoltate, sir John, gli dissi, non ho mentito +mai, ed a voi, che siete stato tanto buono per me, +men che ad altri mentirei: vi dirò tutto. +</p> + +<p> +— Oh! no, rispose, sforzandosi di sorridere. +</p> + +<p> +— Lo voglio, insistetti. +</p> + +<p> +Ed in poche parole gli narrai quanto m’era accaduto +nel giardino di miss Arabella quella notte, in +cui, credendo declamarvi sola, v’avevo trovato un +interlocutore sconosciuto. Gli dissi della lettera che +avevo ricevuta il domani, e come infatti, andata lo +stesso giorno con Amy a chiedergli la grazia di Dick, +non avevo mai riveduto quel creduto studente di +Cambridge. Vero è che, alle prime parole dette da +sir Harry all’entrar nel salotto, avevo creduto riconoscere +la sua voce; a’ primi versi che aveva pronunziati +entrando in iscena, non avevo più serbato +dubbio; ma quando gli avevo affermato non aver +mai veduto sir Harry gli avevo detto schietta ed intera +la verità. +</p> + +<p> +— Che volete, amico mio? aggiunsi; se non fosse +troppa superbia in una debole creatura, qual sono, +crederei la mia vita soggetta ad una fatalità, contro +cui nulla posso. +</p> + +<p> +Sir John tacque, e mise un sospiro. +</p> + +<p> +In quel momento udii i nostri spettatori richiamarmi +con grandi grida, come richiamasi al teatro +l’artista che piace. +</p> + +<p> +— Emma! Emma! +</p> + +<p> +Sentii il rossore salirmi al viso. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<p> +— Venite, cara, a ricevere i complimenti che tanto +vi son dovuti, mi disse sir John. +</p> + +<p> +E mi trascinò nella stufa, ove, appena entrata, fui +circondata, lusingata, applaudita da tutti, — tranne +da sir Harry, che si tenne da banda, ma i cui occhi +erano per me più eloquenti de’ complimenti degli +amici, per frenetici che fossero. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p> + +<h2>IV.</h2> +</div> + +<p> +Lo spettacolo non era finito: dopo la scena del +balcone, restava da eseguir la scena della finestra; +dopo aver espresso il desiderio, dovevamo dipinger +la felicità. +</p> + +<p> +Temevo molto quella seconda prova, e pregai sottovoce +sir John, e forte i suoi amici, di volermela risparmiare, +sotto pretesto di stanchezza; ma il fremito +nervoso dei muscoli, il mio sguardo scintillante, +l’accento febbrile della mia voce dicevano al +contrario come avessi bisogno più di fatica che di +riposo. +</p> + +<p> +Insisterono: il mio cuore era troppo d’accordo con +quelle istanze perchè potessi resistere a lungo; cedetti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +</p> + +<p> +Quella volta dovevamo apparire insieme al verone, +sir Harry ed io, col mio braccio cinto al suo collo, +co’ miei occhi smarriti ne’ suoi, coi nostri cuori +frementi d’amore. +</p> + +<p> +Sir Harry si trovò quindi un momento solo con +me, dietro le quinte: mi si avvicinò, mi cinse la vita +con un braccio e m’appoggiò sul suo cuore, mormorando +la sola parola: +</p> + +<p> +— Finalmente!... +</p> + +<p> +La commozione fu elettrica; gli occhi mi si chiusero; +gli gettai un braccio al collo, con un lieve +grido; poscia, non so come accadde, una fiamma +mi corse le labbra: — non era il primo bacio dato +a Giulietta, ma era il primo bacio datole da Romeo. +</p> + +<p> +Mi sentii presso a svenire. +</p> + +<p> +Sir Harry mi trasse alla finestra; feci un violento +sforzo e tornai padrona della mia volontà; ma una +notte intera d’amore non m’avrebbe meglio disposta +a quegli addii tanto inebbrianti e dolorosi, che precedono +l’eterna separazione degli amanti di Verona. +</p> + +<p> +Il nostro apparire fu salutato da unanimi applausi. +</p> + +<p> +Toccava a me a cominciare: l’arte meglio studiata +e più profonda non avrebbe saputo dare maggior +verità alla mia voce dello stato in cui trovavasi il +mio cuore. +</p> + +<p> +E però que’ be’ versi di Shakespeare +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Partir già vuoi? Non viene il giorno ancora.</p> +<p class="i01">Fu l’usignol non già la lodoletta</p> +<p class="i01">Ch’or ti feriva il timoroso orecchio,»</p> +</div></div> + +<p> +sfuggirono alla mia bocca dolci, come dolcissimo +mele, e quando sir Harry rispose che era contentissimo +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +di restar meco, e di morir per me, una triplice +salva d’applausi mi disse che tutti erano +pronti ad imitar il falso Romeo. +</p> + +<p> +La scena continuò, percorrendo tutte le fasi onde +l’ha colorita il possente genio di Shakespeare; ma +quando Romeo si tolse delle mie braccia, parvemi +che l’anima mi fuggisse, e caddi in ginocchio affranta. +</p> + +<p> +Fu creduta ispirazione del cuore quel ch’era debolezza +del corpo. +</p> + +<p> +Recitai il resto della scena curva fuori il balcone, +avvinghiata al parapetto. +</p> + +<p> +Io stessa fui maravigliata dall’espressione che +diedi alla mia voce quando giunsi a’ versi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i03"> «Oh cielo! il mio</p> +<p class="i01">È un cor presago di sciagure. Il credi?</p> +<p class="i01">Or che laggiù tu sei, parmi vederti</p> +<p class="i01">Sì come un morto in grembo della fossa.</p> +<p class="i01">O l’occhio mio s’appanna, o impallidito</p> +<p class="i01">Tu mi sembri.»</p> +</div></div> + +<p> +E quando Romeo allontanossi, mandandomi l’ultimo +addio, l’addio mio fu un grido tanto doloroso, +che poteva credersi in verità quello d’un corpo che +sente l’anima fuggirgli. +</p> + +<p> +Esprimerei difficilmente l’entusiasmo ispirato da +quella scena e la frenesia degli applausi che la seguirono. +</p> + +<p> +Sir John mi s’appressò; mi sollevò fra le braccia +e portommi, più che non mi condusse, ai suoi amici. +</p> + +<p> +Sir Harry prese nella sua mano fredda ed umida +le nostre due mani febbrili, dicendo: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +</p> + +<p> +— Se Romeo e Giulietta si fossero amati come voi, +la morte, tuttochè spietata, non avrebbe avuto +cuore di separarli! +</p> + +<p> +Lo guardai stupefatta, ritraendo la mano, che sir +Harry non lasciò senza un’ardente stretta. +</p> + +<p> +Prendemmo il thè. +</p> + +<p> +Poi sir John cavò l’oriuolo: +</p> + +<p> +— Signori, disse, a mezzanotte sono obbligato a +lasciarvi: l’Ammiragliato si riunisce; abbiamo un +altro quarto d’ora da passare insieme. +</p> + +<p> +Poi chiamandomi da parte: +</p> + +<p> +— Non vi dico addio, cara Emma, proseguì; può +darsi che la tornata finisca presto, e ch’io venga a +passar la notte con voi; tuttavia non m’aspettate. +Andate a letto, dormite; ho la chiave; non vi date +nessun pensiero di me. +</p> + +<p> +Non so perchè a queste parole mi sentii rabbrividire +per tutto il corpo. +</p> + +<p> +— Non potete dispensarvi dall’assistere a quell’adunanza? +gli domandai, senza sapere se desiderassi +che restasse. +</p> + +<p> +— Impossibile, rispose. +</p> + +<p> +Poi, tornando alla tavola da thè, intorno a cui +erano in crocchio gli amici, conversò facendo uno +sforzo visibile per simulare una falsa gaiezza. +</p> + +<p> +Il quarto d’ora passò; udimmo sonar mezzanotte; +sir John cavò di nuovo l’oriuolo; era l’ora infatti +di partire. +</p> + +<p> +Que’ signori pensarono che era ora di ritirarsi; si +congedarono da me, Harry come gli altri, ma con +uno sguardo di profondo rammarico: poi, sir John +venne a me, mi baciò sulla fronte, e mi disse que’ +due versi di Romeo: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i08"> «Il dolce sonno</p> +<p class="i01">Scenda sugli occhi tuoi, la pace al seno.»</p> +</div></div> + +<p> +Non ebbi forza di rispondere che con un sorriso +mesto quasi quanto il suo; mi volse un ultimo +sguardo, prese a braccetto sir Harry ed uscì con +lui. +</p> + +<p> +Quando l’uscio si chiuse, mi trovai sola ed oppressa, +come nella tomba de’ Capuleti. Ammirava, +impaurita di quella persistenza, per quali strani +nodi il destino legava gli uni agli altri i vari episodî +della mia vita, senza che la mia volontà v’avesse +alcuna parte. +</p> + +<p> +Avevo infatti quasi obbliato quell’artista sconosciuto, +quell’umile sir Harry, che m’era apparito +appena nella vita, passando come un fantasma nelle +tenebre, nè vi lasciando traccia, più che un fantasma. +Ecco, vien voglia a sir John di dar a’ suoi amici +un saggio della mia arte mimica; recito la scena +di pazzia d’<i>Amleto</i>; mi chiedono di ripeterla: offro, +se alcuno vuol darmi le risposte, di declamar l’una +o l’altra delle due scene d’amore di <i>Romeo e Giulietta</i>: +nessuno le sa a memoria; uno degli amici di +sir John pronunzia il nome di sir Harry Featherson, +a quel nome d’Harry sobbalzo: lord Featherson, +assente da sei mesi, è tornato da due o tre giorni +appena; l’ammiraglio Payne prega sir Giorgio di +condurlo in casa nostra: vi viene, ed il caso, la fatalità, +vuole che lord Featherson e lo studente Harry +sieno una stessa persona. +</p> + +<p> +Di che potevo accusarmi in tutto ciò? Di nulla, +se non delle sensazioni provate al vederlo, all’udirlo, +al toccarlo. — Ma dipendevano da me que’ sentimenti, +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +sì o no? E non era già molto che avessi +forza di padroneggiarli? Che accadrebbe nella mia +vita per quel nuovo rincontro? — Oh! quanto a ciò, +ero ben risoluta a non assumerne la responsabilità. +Avevo detto tutto a sir John; gli direi al suo ritorno +di quali sentimenti m’era stata cagione la presenza +di sir Harry; a lui spetterebbe decider della mia vita, +allontanandomi da Londra, o permettendomi di restare, +e perciò di rivedere sir Harry. +</p> + +<p> +Fermai questa risoluzione nella mente; non amavo +sir John d’amore, ma avevo grande stima pel suo +carattere, grande riconoscenza per la sua generosità: — ingannarlo, +lo sentiva, mi sarebbe stato un +eterno rimorso. +</p> + +<p> +Presa quella risoluzione, mi sentii più calma; la +sua mano, n’ero sicura, mi guiderebbe come quella +d’un amico, e senza pensar a sè stesso, sceglierebbe +per me la via men dolorosa. +</p> + +<p> +Lasciai la stufa, tornai nella mia camera, mi spogliai +e mi coricai, ed, avendomi egli detto che, potendo, +sarebbe tornato, sicura che manterrebbe la +parola, l’aspettai. Ma, pensando che la notte non +sarebbe mai tanto oscura per la confessione che dovevo +fargli, spensi ogni lume, anche il lumicino di +notte. +</p> + +<p> +Un lungo spazio passò, durante il quale la mia +cameriera e gli altri servi si ritirarono, ed il pendolo +sonò un’ora, poi due, senza che, ansiosa, preoccupata, +potessi chiuder l’occhio. +</p> + +<p> +Le due e mezzo sonavano, quando parvimi udire +il rumore d’un cauto passo sul pavimento; poi lo +strepito dell’uscio d’un camerino da toletta attiguo +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +alla mia camera che s’apriva; poi infine seguì un +momento di silenzio. +</p> + +<p> +Non dubitai che fosse sir John che tornava; aveva +la chiave dell’uscio esterno per entrar ad ogni ora +e spesso mi sorprendeva così. +</p> + +<p> +Per un momento la risoluzione da me presa dopo +la sua partenza sembrò presso ad abbandonarmi al +suo ritorno; ma raccolsi tutta la mia volontà, e se +posso dirlo, tutta la mia onestà. +</p> + +<p> +Finalmente l’uscio aprissi; il camerino era buio +come la camera da letto; a tentoni dunque, guidato +dalla mia voce, s’appressò al letto. Mi prese fra la +braccia ed io lo respinsi dolcemente, dicendogli che, +prima di ricever le sue carezze, dovevo fargli una +confessione. Ed allora gli descrissi tutti i miei sentimenti +di quella serata e delle precedenti, dal momento +che l’avevo veduto, da quello in che avevo +acquistato la certezza che lord Featherson ed il mio +giovane studente del giardino erano lo stesso uomo: +nulla gli celai di quanto avevo provato quando il +falso Romeo m’aveva cinto la vita col suo braccio; +quando le sue labbra avevano sfiorato le mie; quando +infine m’aveva mandato quell’addio che m’aveva +affranta; e giunsi fino a dirgli che, in quel momento +stesso che gli ero accanto, nelle sue braccia, sul +suo cuore, a sir Harry pensavo, sir Harry invocavo. +</p> + +<p> +Con mio immenso stupore un grido di giubilo seguito +da folli carezze rispose alle mie parole: quell’uomo +non era sir John ma sir Harry Featherson. +</p> + +<p> +Lo riconobbi a quel grido, al mio nome mille volte +ripetuto nel suo delirio, a quella voce che mi scendeva +al cuore, a quelle carezze che mi bruciavano +il sangue. Non potevo più difendermi dopo la confessione +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +che avevo fatta: m’abbandonai a quella +sorte, i cui bizzarri capricci mi padroneggiavano. +</p> + +<p> +In due parole, sir Harry mi spiegò quella strana +sostituzione che tanto bene rispondeva a’ voti del +mio cuore. +</p> + +<p> +L’ammiraglio, al momento di partire per l’America, +con la squadra che comandava, si era avveduto +del mio amore per sir Harry e dell’amore di sir +Harry per me. Ho riferito le sue domande e le mie +risposte, senza dubbio aveva voluto assicurarsi che +gli dicevo la verità. Era uscito dalla stufa con sir +Harry, l’aveva fatto salire nella sua carrozza ed era +entrato deliberatamente nella questione con queste +parole: +</p> + +<p> +— Voi amate Emma ed Emma vi ama. +</p> + +<p> +Allora, con la stessa mia schiettezza, sir Harry +gli aveva detto tutto: sir John restò un momento +pensoso, e presa la mano di sir Harry, gli diè una +chiave dicendo: +</p> + +<p> +— Rendetela felice! +</p> + +<p> +Poscia l’abbracciò e gli disse addio. +</p> + +<p> +Era quella chiave della casetta di Piccadilly. +</p> + +<p> +Mentre sir Harry mi narrava questa storia, l’ammiraglio +era in mare, e navigava a piene vele alla +volta dell’America. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p> + +<h2>V.</h2> +</div> + +<p> +Così di nuovo il destino disponeva di me senza +lasciar al mio arbitrio la scelta del bene o del male. +</p> + +<p> +La casa in cui dimoravo era stata tolta in fitto da +sir John Payne per un anno in mio nome: l’annata +era già stata pagata; tutto ciò che la casa conteneva +era quindi mia proprietà. +</p> + +<p> +Ma risentivo una ripugnanza ad occupar con un +altro uomo quelle stanze ove tutto ricordavami sir +John. +</p> + +<p> +Fu questa la prima cosa che la mattina seguente +dissi a lord Featherson: lo capì come me, ed il domani, +portando via soltanto quella turchina inanellatami +dall’ammiraglio il primo giorno che lo conobbi, +e le poche ghinee che conteneva la mia borsa, consegnai +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +le chiavi della casa al fattore di sir John, ed +andammo a dimorar insieme nell’appartamento occupato +de sir Harry solo a Brok-Street al canto dello +<i>Square</i> di Grosvenor. +</p> + +<p> +Sir Harry aveva 23 anni appena; era quindi in +tutto il bollore della gioventù, e non dovendo serbare +nessuno de’ riguardi che all’ammiraglio Payne +imponeva una carica ufficiale, mi trasse seco nel +romoroso e gaio turbinio di cui faceva parte nella +triplice qualità di <i>gentleman</i> ricco, elegante ed alla +moda; quella vita che John Payne non aveva potuto +menare, meno che a Parigi soltanto, perchè a Parigi +ritrovavasi in tutta la sua libertà, egli menavala a +Londra. Fin allora non avendo chi facesse gli onori +della sua dimora, sir Harry non aveva ricevuto in +casa; ma quando mi unii a lui, accolse i suoi amici +tre volte la settimana. Si giocava: si perdevano e +guadagnavano somme ingenti, ed io vi presi l’amore +del giuoco, passione fatale che non ho potuto mai +perdere interamente. +</p> + +<p> +La primavera venne, e con essa le corse dei cavalli; +quelle d’Epsom erano nuove, e però in piena +voga. Non mi fu d’uopo chiedere a sir Harry di condurmivi: +ogni occasione a spendere gli era ben accetta. +Comprò una carrozza e cavalli stupendi, e nel +giorno stabilito, fra quella confusione e quel chiasso +che distinguono particolarmente le feste del <i>derby</i>, +ci avviammo verso il campo della corsa. +</p> + +<p> +Non tenterò descrivere quel tramenio di dugento +mila persone tirate da tutte le fogge di carrettelle, di +<i>landaus</i>, di <i>calessi</i>, di <i>phaétons</i>, di veicoli insomma +d’ogni maniera. A chi l’ha veduto è inutile descriverlo, +perchè, quando l’avessero veduto solo una +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +volta, quello spettacolo resterà loro eternamente +nella memoria; e a chi non l’ha veduto nessuna descrizione +può darne un concetto. +</p> + +<p> +L’eleganza della sua vettura e delle sue livree, il +suo nome pronunziato al suo apparire assicuravano +a lord Featherson un posto alle prime file; ivi infatti +ci ponemmo, accanto a un calesse non meno +elegante del nostro. +</p> + +<p> +Due signore occupavano il fondo, o meglio, secondo +l’usanza, avevano i piedi sul sedile di dietro, sedute +sul mantice abbassato. +</p> + +<p> +Le guardai e ne fui scossa. +</p> + +<p> +Erano le due allieve di madama Colmann, che due +volte m’avevano insultata, una volta nel podere, +ov’erano venute a bere del latte, una volta nella +prateria mentre conduceva a spasso i bimbi del signor +Hawarden. +</p> + +<p> +Coloro che leggeranno queste memorie avranno +di certo dimenticato i loro nomi, ma io me li ricordava; +una era Clarice Damby e l’altra Clara +Sutton. +</p> + +<p> +Un <i>gentleman</i> elegantissimo, e che era senza dubbio +marito dell’una o dell’altra, stava ritto sulla predella +del cocchiere. +</p> + +<p> +Com’io le riconobbi, anch’elle mi riconobbero, e +dopo aver parlato insieme sotto voce, guardandomi, +una di loro, Clara Sutton, passò sul sedile davanti +e disse alcune parole all’orecchio del <i>gentleman</i>, che +si volse a me, mi guardò attentamente, e diè ordine +al cocchiere di lasciar quel posto e d’andarne a prendere +un altro. +</p> + +<p> +Il cocchiere obbedì, e la carrozza s’allontanò lasciando +quel posto vuoto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +</p> + +<p> +Sir Harry non aveva nulla veduto del fatto, occupato +com’era a seguir con gli occhi i cavalli che si menavano +al luogo della partenza: quando si volse a me, +vide grosse lacrime rigarmi le gote. Era la prima +volta che dopo lungo tempo avevo disimparato le +lacrime: quell’insulto mi mostrò ch’erano sospese +non esaurite. +</p> + +<p> +Sir Harry m’amava veramente: mi chiese con viva +insistenza la cagione del mio pianto: gliela tenni +nascosta fin che potetti, ma finalmente cedendo alle +sue preghiere, gli additai il luogo vuoto. +</p> + +<p> +Dapprima non mi capì, e mi fu forza spiegargli +l’accaduto: volle sapere chi fossero le persone che +m’avevano fatta quell’offesa, e gli dissi ch’erano due +delle mie antiche condiscepole, che avendomi riconosciuta +e saputo a qual titolo ero nella carrozza +di lord Featherson, s’erano vergognate di restarmi +vicine. +</p> + +<p> +— Non è possibile, disse sir Harry, impallidendo. +</p> + +<p> +— Ahimè! risposi, è pur troppo vero. +</p> + +<p> +— Vedremo, disse. +</p> + +<p> +E tosto, salendo in piedi sul sedile, e prendendo +le redini dalle mani del cocchiere, andò a farsi di +nuovo accanto al calesse ov’erano le due signore. +</p> + +<p> +Ma, appena fermatici, ad un ordine del generale +Hernan che accompagnava le signore, il loro calesse +si mosse e mutò luogo di nuovo. +</p> + +<p> +Sir Harry divenne livido, cavò di tasca un taccuino, +lacerò un foglio, scrisse poche parole con la matita, +e chiamando un servo: +</p> + +<p> +— A milord Camberwell! disse. +</p> + +<p> +Sospettai che quelle poche parole scritte col lapis +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +non fossero che una sfida: supplicai sir Harry di +non mandare il viglietto. +</p> + +<p> +— Cara Emma, mi disse, siete tanto buona da non +occuparvi di questa faccenda: non siete stata insultata +voi, ma io. +</p> + +<p> +Profferì queste parole in tuono sì fermo che capii +esser inutile l’insistere. +</p> + +<p> +Cinque minuti dopo il servo riportava la risposta. +</p> + +<p> +— Benissimo, disse dopo averla letta, e pose lo +scritto in tasca. +</p> + +<p> +Supplicai sir Harry di lasciare le corse e di ricondurmi +a Londra. +</p> + +<p> +— Dopo le tre prime corse, cara Emma, mi rispose: +ho fatto una scommessa di due mila ghinee contro +lord Greenville, e voglio sapere se ho perduto o +guadagnato. +</p> + +<p> +M’avvidi che non era quella la vera causa del rifiuto +di sir Harry; ed infatti, terminata la prima +corsa andò sul <i>turff</i>, ma per chiamare a parte due suoi +amici, uno de’ quali era sir Giorgio: conversò con +loro qualche tempo, poi, tornando a me col volto +sorridente, ma impresso ancora di un’orma di pallore: +</p> + +<p> +— Ebbene, disse, ho vinto la prima corsa: voi mi +portate fortuna, cara Emma. +</p> + +<p> +E tornò a sedermi accanto. +</p> + +<p> +Sir Harry perdè la seconda corsa, ma vinse la +terza, cioè la bella. +</p> + +<p> +Fra la seconda e la terza corsa, i suoi amici erano +andati a parlargli: aveva scambiato rapidamente +poche parole con loro, e tutto era finito. +</p> + +<p> +Terminata quella terza corsa, sir Harry diè ordine +di tornar a Londra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p> +Nel movimento che seguì, la carrozza di sir Harry +s’imbattè in quella di lord Camberwell: i due gentiluomini +si salutarono con la più squisita cortesia, +e col sorriso sulle labbra. +</p> + +<p> +Tornai a Londra col cuore orribilmente tormentato. +</p> + +<p> +La sera i due padrini di sir Harry andarono a visitarlo: +i tre gentiluomini si chiusero insieme e conversarono +quasi un’ora. +</p> + +<p> +Partiti che furono, volli sapere qualche cosa; ma +sir Harry mi rifiutò ogni schiarimento. +</p> + +<p> +Verso le 9 di sera, lord Greenville gli mandò il +prezzo della scommessa perduta, due mila ghinee +come m’aveva detto sir Harry. +</p> + +<p> +— Prendete, disse, ho scommesso in nome vostro: +a voi quindi appartiene la somma; — e la versò nel +cassettino della mia toletta. +</p> + +<p> +Feci appena attenzione a quanto mi disse sir Harry, +preoccupata come era del suo litigio con lord +Camberwell. +</p> + +<p> +All’una dopo la mezzanotte, sir Harry ritirossi nella +sua camera, lasciandomi nella mia; capivo che aveva +bisogno di solitudine e di sonno, avendo domani una +partita d’onore: per me ero persuasa di non poter +dormire un solo minuto durante la notte. +</p> + +<p> +Sir Harry aveva chiuso l’uscio di comunicazione +delle nostre due camere: mi levai ed andai a guardare +a traverso la toppa: scriveva. +</p> + +<p> +Era un po’ pallido, ma sembrava tranquillissimo. +</p> + +<p> +Tornai al letto. +</p> + +<p> +Udii sonare, una dopo l’altra, tutte le ore della +notte: verso le sei del mattino, sfinita, gli occhi mi +si chiusero, e m’addormentai mio malgrado. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +</p> + +<p> +Quando mi svegliai, era giorno chiaro: avevo dormito +d’un sonno agitato, ma insomma avevo dormito +tre ore; mi gettai dal letto ed aprii l’uscio della +camera di sir Harry: era vuota. +</p> + +<p> +Vestii un camice, chiamai un servo e l’interrogai. +</p> + +<p> +La sera prima, il padrone aveva ordinato di attaccar +i cavalli alle sette meno un quarto: alle sette +precise i due padrini di sir Harry erano venuti a +trovarlo, e tutti e tre erano partiti insieme. +</p> + +<p> +Non v’era dubbio: sir Harry era andato a battersi. +</p> + +<p> +Restai in preda alla più crudele ansietà per più +di due ore. +</p> + +<p> +Circa le undici del mattino udii lo strepito d’una +carrozza che si fermava nel cortile. Corsi alla finestra: +vidi scendere sir Harry ed i suoi due amici: +misi un grido di gioia e mi slanciai sulle scale. +</p> + +<p> +S’era battuto alla pistola: il suo avversario aveva +ricevuto una palla nella coscia; egli era tornato incolume. +</p> + +<p> +Il duello levò gran romore nel mondo elegante di +Londra: ma la faccenda fu narrata in modo a me +sfavorevolissimo. Affermarono ch’io avessi eccitato +sir Harry ad andarsi a porre a canto della carrozza +fuggitiva, mentre al contrario, sicura che vi troverei +un secondo insulto, aveva posto tutto in opera +per dissuadere sir Harry dal lasciar il primo posto. +</p> + +<p> +Durante tutta la convalescenza di milord Camberwell, +sir Harry mandò ogni dì a prender notizie della +sua salute. +</p> + +<p> +La primavera sopravvenne: sir Harry Fetherson +aveva un bellissimo podere ad Up-Park nella contea +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +di Sussex: mi vi condusse e mi ci stabilì come padrona +di casa. +</p> + +<p> +Il titolo usurpato di milady, che per cortesia mi +davano gli amici del conte, commensali del castello +e parassiti della sua fortuna, bastava al mio amor +proprio finchè restavamo fra noi: ma fuori le mura +della splendida villa, milady Featherson non era più +che l’avventuriera Emma Lyonna, cioè una mantenuta, +un po’ più bella forse, ma non più rispettabile +delle altre. +</p> + +<p> +Ne risultava da parte de’ nostri vicini, la cui posizione +era regolare, un’espressione di scherno, che +ad ogni occasione rivelavasi, e che mi feriva all’intimo +del cuore. +</p> + +<p> +Vero è che sulla picciola corte fattami da sir +Harry dominavo da regina, delle corse, delle feste, +delle cacce. Imparai, durante i tre o quattro mesi +che passammo ad Up-Park, a cavalcare con molta +eleganza e fermezza: la sera continuavo a recitare +scene di commedia o di tragedia, ed a riprodurre +con atteggiamenti plastici l’aspetto delle +donne più famose dell’antichità. Riuscivo egregiamente, +mercè vestiti magnifici, che facevo fare sui +disegni migliori de’ personaggi illustri, e mercè una +estrema mobilità di fisionomia, a dare un concetto +esatto di que’ personaggi, e spesso non m’era nemmeno +d’uopo dire qual eroina della storia greca, +giudaica o romana, volevo effigiare, perchè il nome +di essa veniva spontaneo sulle labbra degli spettatori. +</p> + +<p> +Sarebbe difficile valutar la spesa giornaliera di +quella ricca villeggiatura. Due o tre volte sir Harry +Featherson andò di persona a Londra a prender il +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +danaro necessario a sostener quel lusso: il fattore +che aveva soddisfatto alle sue prime richieste, +aveva alla perfine scritto che, esaurite quasi due +annate anticipate delle rendite di sir Harry, non +si poteva più sperar nulla da lui, prima che lord +Featherson, raggiunto i 25 anni, non divenisse unico +gerente della sua fortuna, che in quel tempo dovea +essere immensa. +</p> + +<p> +Sul finir di luglio si trovò in tanta angustia di +danaro, che, volendo andare a Londra a tentar uno +de’ suoi soliti prestiti, ricorse a me per far il viaggio. +A poco a poco i suoi amici, che s’erano avveduti +di quella inevitabile rovina, erano spariti. I due +ultimi partirono con lui per Londra, promettendo +di tornar con lui: io solo nulla vedevo, nulla temevo, +e credevo la borsa di sir Harry inesauribile quanto +quella di Fortunatus. +</p> + +<p> +Aspettai tre giorni senza darmi troppo pensiero: +due altri giorni passarono senza notizie; la mattina +del sesto solamente, dopo l’abbandono d’Up-park, +ricevetti una lettera da sir Harry. +</p> + +<p> +Quella lettera fu per me un fulmine: eccone il +tenore: +</p> + +<p> +«Mia povera Emma! Sono affatto rovinato, pel momento +almeno. Debbo circa cinquantamila sterline; +la mia famiglia non acconsente a cavarmi dalle mani +degli uscieri e degli <i>aldermen</i>, se non a patto d’una +totale riforma, e debbo subirla, prima di tutto, in +quanto ho di più caro al mondo, rinunziando cioè +a voi. Più, per esser sicuro della mia saviezza durante +i due o tre anni che mi separano dalla mia età +maggiore, son esiliato nelle Indie, ove la mia famiglia +m’ha comprato una compagnia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +</p> + +<p> +Tutto si è terminato soltanto questa mattina: +m’imbarcheranno questa sera, sicchè quando riceverete +la mia lettera, sarò in mare. +</p> + +<p> +Addio, cara Emma; m’avete dato otto mesi d’una +felicità ignota agli uomini: perdonatemi d’avervi sì +male ricompensata. +</p> + +<p> +Colui che v’ha amata, v’ama e v’amerà sempre. +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Harry</span>.» +</p> + +<p> +Lo stesso giorno vennero alcuni uomini di giustizia +per compilar un inventario degli oggetti lasciati +da sir Harry Featherson nel castello di Up-Park e +che divenivano guarentigia de’ creditori, di cui, mediante +varii pegni, s’erano calmati i reclami. +</p> + +<p> +Tosto lasciai il castello, non portando che le robe +che m’appartenevano personalmente, ed una somma +di dugento cinquanta lire circa. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span></p> + +<h2>VI.</h2> +</div> + +<p> +Quella commozione fu una delle più violente della +mia vita: fin allora ero salita dalla miseria al lusso, +dalla sventura alla gioia: d’un colpo, qualche cosa +rompevasi nella mia esistenza; ed io stessa cessava +di credere alla mia invulnerabilità. +</p> + +<p> +Amavo Harry con tutta l’anima, e l’anima mia +era tutta straziata nello strapparne quell’amore; esso +aveva radici in tutto il mio essere e non una parte +di me stessa non era addolorata. +</p> + +<p> +Al lato ideale, sul quale era caduto il primo colpo, +seguiva il lato materiale. Rimasta viva dopo l’urto, +dovevo pensare a vivere, e ne’ grandi dolori è questa +una terribile fatica. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +</p> + +<p> +Ove andrei? che diverrei? sotto qual tetto mi rifuggirei? +su qual pietra poserei il capo? +</p> + +<p> +— Non lo sapevo; lo chiedevo a me stessa, seduta +sotto un albero del gran viale, di cui, otto giorni +prima sollevavo la polvere con le ruote d’un’elegante +carrozza, o sotto i piedi d’un magnifico cavallo. +</p> + +<p> +Avendo noleggiata una vettura nella vicina città, +l’avevo empita con due o tre bauli; mi aveva serbato +un posto, e quando il cocchiere mi domandò: +«Ove condurrò Vossignoria?» non seppi che rispondergli. +</p> + +<p> +— Seguite la via, gli dissi. +</p> + +<p> +— In qual direzione? +</p> + +<p> +— In questa. +</p> + +<p> +— Ma fin dove? +</p> + +<p> +— Fin al primo villaggio, od alla prima città. +</p> + +<p> +— Il primo borgo è Nutley. +</p> + +<p> +— Andiamo a Nutley? +</p> + +<p> +Il cocchiere maravigliato partì. +</p> + +<p> +Dopo tre ore, fermossi in una grossa borgata in +posizione amenissima, a piè d’una collina. +</p> + +<p> +— Siamo a Nutley, mi disse. +</p> + +<p> +— Informatevi se v’è una casetta da affittare, che +possa occuparsi da una donna sola con una cameriera. +</p> + +<p> +Gettò le briglie sulla groppa del cavallo e si diè a +cercare quel che domandavo. +</p> + +<p> +Restai immobile e muta nella carrozza, quanti minuti +o quante ore, non saprei dirlo: avevo perduto +la misura del tempo. +</p> + +<p> +Tornò: aveva trovato all’altra estremità del villaggio +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +un piccolo <i>cottage</i>, che, secondo lui, doveva perfettamente +convenirmi. +</p> + +<p> +— Conducetemi, gli dissi. +</p> + +<p> +Il cavallo fermossi innanzi ad una casetta lieta +d’ombra e di fiori: era posta nel mezzo d’un giardino +chiuso da una siepe e nel quale penetravasi +per un cancello di legno dipinto in verde, come le +imposte delle finestre. Era stata dalla padrona lasciata +in custodia ad una vecchia, commettendole +di darla in fitto a chi volesse. Quella signora, senza +altra fortuna che quel <i>cottage</i> ed una piccola rendita +di cinquanta lire di cui viveva, era stata chiamata +presso suo fratello, uffiziale generale in ritiro +che aveva perduto l’unica sua figlia. La casa era +rimasta qual l’aveva lasciata, cioè fornita di ogni +suppellettile, modesta, ma pulita. +</p> + +<p> +Un solo sguardo mi bastò volgere alla casa per +riconoscerla conveniente sotto ogni rapporto allo +stato del mio cuore e della mia borsa: era abbastanza +solitaria perchè vi trovassi la pace ond’aveva +d’uopo; era abbastanza modesta per darmi, benchè +povera, tempo di risolvermi su quel che mi restava +a fare. +</p> + +<p> +Il prezzo n’era di trenta lire annue: pagai sei +mesi anticipati con facoltà di lasciar la casa quando +mi piacesse, senza pagar nulla di più, purchè ne +partissi nel corso dei sei primi mesi: la mia fortuna +si trovò così ridotta a 230 lire, cioè a 5750 franchi. +</p> + +<p> +Ove volessi restar in quella casa e vivervi lontana +dal mondo, ero sicura di circa tre anni di pace. +</p> + +<p> +Due ore dopo, ero stabilita nel cottage, con cui +la mia toletta più semplice contrastava singolarmente; +ma quando paragonai a quella modesta ma +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +ridentissima dimora il punto dal quale ero partita, +parvemi che nella mia caduta mi fossi almeno fermata +a mezza via. +</p> + +<p> +Mediante una lira al mese ed il vitto, la vecchia +acconsentì a restar meco e ad attendere a tutte le +faccende di casa. +</p> + +<p> +Mio primo pensiero fu di farmi fare due o tre abiti +più conformi alla modesta vita che dovevo menare: +li feci fare di seta nera ed a tutte le domande risposi +nomarmi mistress Hearts, esser vedova, ed essere +andata a passar nella solitudine e nel silenzio +i primi mesi del mio dolore e della mia vedovanza. +</p> + +<p> +Ero molto giovane per essere già vedova; delle +mie parole crederono quel che vollero: m’importava +poco; non vedevo nessuno. +</p> + +<p> +Gli otto primi giorni passarono interi in preda a +quel dolore fisico e morale, che sempre accompagna +i grandi cataclismi della vita; poi, a poco a poco, la +calma mi tornò, se non nel cuore, nella mente, e +potetti giudicare del mio stato. +</p> + +<p> +Insomma, aveva perduto un uomo amato, ma era +egli degno delle mie lagrime? La sua condotta era +stata a mio riguardo quella d’un gentiluomo? Al +rovinar delle sua fortuna s’era dato pensiero di me? +Aveva posto mente a quel che diverrei? Aveva tentato +risparmiarmi una di quelle vergogne serbate +alle misere donne che han posto la loro vita nell’amore? +</p> + +<p> +Mi era forza confessare che no. +</p> + +<p> +Che differenza dalla condotta di sir John Payne +alla sua. +</p> + +<p> +Giunta a giudicar sir Harry con imparzialità e ad +apprezzarlo pel giusto suo valore, ero assai vicina a +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +consolarmi della sua perdita. Era un bello ed elegante +giovine di certo; ma la memoria mi ricordava fra +gli amici di sir John cinque o sei amici eleganti ed +avvenenti quanto lui, e secondo ogni probabilità, +senza il misterioso incidente col cui favore era entrato +nella mia vita e v’aveva lasciato un’orma +incancellabile, non avrei badato a lui più che ad +un altro, e mi sarebbe passato accanto inosservato. +</p> + +<p> +Lo stato poi in cui mi trovavo era certo migliore +che al mio primo arrivo in Londra. Volevo viver +solitaria? Avevo a me d’innanzi una lunga serie di +giorni tranquilli. Volevo riapparire a Londra con la +stessa pompa di quando ne ero partita? Avevo certo +uno o due mesi di lusso da gettar agli occhi di +quella società, in cui ero vissuta, ed in cui potevo +sempre rientrar con le stesse condizioni. +</p> + +<p> +Fatte queste riflessioni, volsi uno sguardo allo +specchio: ero più giovane, più bella, più fresca che +mai, e se qualche traccia restavami ancora sulle +guancie delle lagrime versate, erano già cancellate +in un mezzo sorriso. +</p> + +<p> +Un sol bisogno risentivo dopo la vita fragorosa, +dopo i giorni di festa, dopo le notti di giuoco che +avevo traversate, quelle di poche settimane di riposo: +la serenità del mio cuore era turbata come la +purezza d’un lago dopo una procella; gli bisognava +il tempo di riprendere la primitiva limpidità. +</p> + +<p> +E però i primi giorni di solitudine che passai in +quella casetta di Nutley non furono scevri di malinconici +gaudi, che talvolta rimpiansi all’apice delle +grandezze, e chiesi a me stessa se quella vita dolce, +facile, di cui tutti i giorni somigliavansi non fosse +infin di conto quella a cui ci ha destinati la natura. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +</p> + +<p> +Ma, debbo dirlo, a quella dimanda, una voce segreta +rispondeva: che non ero di quelle a cui la natura +ha serbato la calma della mediocrità e le dolcezze +della solitudine: avevo al contrario uno di +que’ caratteri estremi, cui fa d’uopo della lotta e +del trionfo o della disfatta che la seguono. Su qual +teatro s’impegnerebbe quella lotta del mio avvenire +contro il mio destino? Nol sapevo; ma sentivo che, +atleta del lusso, del capriccio, dell’ignoto, il momento +di calma in cui ero caduta non era che il momentaneo +riposo che precede la pugna. +</p> + +<p> +Due mesi restai a Nutley, quasi senza varcare +l’uscio del giardino. In questi due mesi tutte le +aspirazioni della mia gioventù ebbero tempo di rinascere; +la ferita del mio cuore si rimarginò, tanto +più facilmente, perchè dicevo a me stessa, che nell’abbandono +di sir Harry, abbandono forzato, nulla +aveva avuto a soffrire il mio amor proprio, giacchè +la nostra separazione era stata cagionata non da un +raffreddamento della sua passione, ma da una forza +esercitata su lui da avvenimenti più possenti della +sua volontà. Ora in tali abbandoni, forse non dovrei +tradir questi segreti femminili alla pubblicità, il nostro +amor proprio sanguina anche più del nostro +cuore, e la donna, che può dire: «son divisa dal mio +amante, ma son sicura che mi ama sempre» si consola +assai più facilmente di quella che dice: «Son +separata dal mio amante perchè non m’ama più.» +</p> + +<p> +Ne risultò che nel corso del secondo mese del +mio ritiro, sentendomi di nuovo invincibilmente +trascinata a quel turbine, che da un anno mi rapiva +seco, deliberai di tornar a Londra e di tentar +di nuovo la fortuna: m’era stata fin allora sì fedele, +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +che potevo sperar che non m’abbandonerebbe +a mezza via. +</p> + +<p> +D’altronde, a misura che la riflessione, o meglio +la memoria m’era tornata, e la luce aveva irradiato +il mio spirito, avevo pensato ad una risorsa che forse +ancora restavami; avevo tanto rapidamente lasciata +la casetta di Piccadilly, nella fretta di seguir sir Harry +fuori della mia vita passata, che non aveva più pensato +al dono fattomi da sir John delle ricche suppellettili +che conteneva. +</p> + +<p> +Ora, adesso, sentiva una brama ardente di rivedere +quella casa, testimone dei miei primi giorni +d’orgoglio, cioè di felicità, giacchè per me, e ciò +è quello che m’ha perduta, la felicità è nella soddisfazione +dell’orgoglio, anzichè in quella dell’amore. Mi +ricordavo vagamente di aver udito dire all’intendente +di sir John che un’annata della pigione della casa era +anticipatamente pagata e che quanto trovavasi nella +casa m’apparteneva. Ma nessun atto comprovava +quella donazione; e se la memoria m’ingannava, se +l’affitto era fatto in nome di sir John anzichè nel +mio, faccenda di cui non m’ero mai seriamente occupata, +o se il fattore era poco onesto, tutta quella +ricca speranza era perduta. +</p> + +<p> +Venne un momento in cui non potetti reggere a +quel dubbio, e deliberai di partire e di accertarmi +della verità qualunque fosse. +</p> + +<p> +Una diligenza passava ogni giorno a Nutley, andando +da Lewes a Londra e viceversa: senza dire +alla cameriera se tornerei o no, cosa inutile giacchè +la casa era pagata per due o tre altri mesi ancora, +le rimisi le chiavi, presi posto nella diligenza +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +e partii par Londra, ove giunsi il domani alla mattina. +</p> + +<p> +Giunta a Londra, chiamai una vettura da nolo, vi +feci deporre i miei bauli, e col cuore palpitante diedi +ordine di portarmi a Piccadilly. +</p> + +<p> +Quando la vettura fermossi innanzi alla facciata +a me sì nota di quella cara casa, in cui era per decidersi +una questione tanto importante nella mia +vita, sentii mancarmi le forze ed esitai a picchiar +all’uscio. +</p> + +<p> +Ma d’un tratto, quasi per dar termine alla mia incertezza, +l’uscio si aprì per dar passaggio ad una +donna, ed io misi un grido di gioia. +</p> + +<p> +Era Amy Strong, che, il lettore lo rammenterà, +aveva sempre avuto tanta influenza sulla mia vita. +</p> + +<p> +Quella volta ancora la fatalità sembrava ricondurmela +innanzi. +</p> + +<p> +Mi riconobbe com’io la riconobbi: e ci slanciammo +l’una nelle braccia dell’altra. +</p> + +<p> +Dietro di lei il portinaio stava ritto rispettosamente, +col cappello in mano: quando m’ebbe riconosciuto, +aprì i due battenti della porta perchè la +carrozza potesse entrare. +</p> + +<p> +La vettura entrò: fermossi a piè della scala, il portinaio +aprì lo sportello, e vedendomi esitar ad interrogarlo: +</p> + +<p> +— Vossignoria è stata molto tempo assente, mi +disse: ma troverà tutto come il giorno che partì. +</p> + +<p> +E mi presentò la chiave del primo piano, ch’era +stato già da me occupato. +</p> + +<p> +Era chiaro che nulla era mutato, e che quanto racchiudeva +la casa era proprio mio. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p> + +<h2>VII.</h2> +</div> + +<p> +Entrai in quel caro appartamento che ritrovava +in maniera tanto insperata, con profondo sentimento +di gioia, e fra lacrime di riconoscenza per sir John +rividi la mia camera azzurra, quella camera dei +miei sogni, e quel grande specchio a cornice dorata +predettomi da Dick. +</p> + +<p> +La povera Amy non aveva fatto fortuna; ero sempre +stata io la sua provvidenza; cinque o sei volte +era venuta per saper mie nuove e ricorrere a me; +le era stato sempre risposto che era lontana e che +ignoravasi la mia dimora: era venuta a far un ultimo +tentativo, con lo stesso risultato, quando sulla +soglia, che ella ripassava disperata, ed a cui io m’appressavo +tremante, ci eravamo incontrate. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +</p> + +<p> +Nella solitudine in cui mi trovavo quell’incontro +parvemi una benedizione del cielo: le proposi di +restar meco, e senza discorrer del grado che occuperebbe +in casa mia, ella accettò. +</p> + +<p> +Esaminata bene la posizione, a due partiti potevamo +attenerci. Gli arredi della casa di Piccadilly +erano miei, giacchè m’erano stati donati da sir John; +e, venduti, potevano valere da due mila a duemilacinquecento +sterline. +</p> + +<p> +Potevo dunque con ciò che mi restava realizzar +un sessantamila franchi, da cento o centoventi sterline +di rendita. +</p> + +<p> +Rinunziando al mondo, al lusso, alla vita elegante, +tornando alla mia casetta di Nutley, non dovevo +darmi pensiero dell’avvenire: la mia esistenza era +assicurata. +</p> + +<p> +Volendo, per l’opposto, seguir la via in cui ero +entrata, quella dell’avventura, del capriccio, del +caso, doveva serbare le suppellettili e la casa, avrei +ricevuto gente, avrei aperto saloni di giuoco e corso +il rischio di novelli amori. +</p> + +<p> +Ahimè! il mio carattere pur troppo m’incitava a +quest’ultimo partito, ed Amy che compiva meco l’ufficio +dal serpente tenuto sei mila anni prima con +Eva m’incoraggiava a tal risoluzione. +</p> + +<p> +Chi legge indovina che ad essa m’attenni. +</p> + +<p> +Dio che rappresenta la misericordia, non la vendetta, +non chiede, spero, ch’io racconti nei suoi particolari +l’anno che passò, e che fu il diciannovesimo +della mia vita: tutte le fasi di quella vita dolorosa +della donna che vive della sua beltà, vi furono da +me percorse, tutti i dolori esauriti, tutte le vergogne +bevute: se non le enumero, non è già che le avessi +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +dimenticate, ma mi manca la forza di ripassar colla +memoria per lo stesso sentiero; dirò che un anno, +giorno per giorno, dopo il mio ritorno nella casetta +di Piccadilly, ne uscivo, venduti i mobili, le gioie, +i merletti, assai più povera e derelitta, che non ero +uscita da Up-Park, non possedendo più delle reliquie +del mio antico splendore, che la veste di seta +che portavo indosso. +</p> + +<p> +Com’ero caduta a tal grado di miseria, che Amy +stessa, causa prima e perseverante della mia perdita, +m’aveva abbandonata? — La fatalità sola, che +voleva precipitarmi all’ultimo gradino della scala +umana per farmeli di nuovo salir tutti, potrebbe +dirlo. +</p> + +<p> +Ogni minuzia di quella terribil giornata m’è presente +alla memoria: fu il venerdì, 26 ottobre 1782, +che uscii alle undici del mattino, con un tempo +freddo e nebbioso, qual non trovi che a Londra, +dalla casetta di Piccadilly. +</p> + +<p> +Avevo mangiato un tozzo di pane e bevuto un +bicchier d’acqua a colezione: non ero sicura d’aver +altrettanto a pranzo. +</p> + +<p> +Seguii Piccadilly fin a Old-Bond-Street, senza sapere +ove andavo, senza tendere ad una meta: andavo +innanzi, alla cieca, urtando i viandanti ed urtando +i muri: mi trovai ben presto in Oxford-Street: +il caso solo mi aveva condotta. +</p> + +<p> +Ivi tornai in me: ero quasi rimpetto alla casa di +miss Arabella. Mi vi fermai un momento: una carrozza +venne dal cortile; si fermò a piè delle scale; +una donna tutta avvolta in una ricca mantellina +di raso fregiata di merletti vi salì seguita da un elegante +cavaliere: la carrozza si richiuse e passò coprendomi +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +di fango. — Quella donna era miss Arabella; +il cavaliere, che probabilmente era un nuovo +adoratore, mi era ignoto. +</p> + +<p> +La carrozza sparì per High-Street. +</p> + +<p> +Perchè quella donna, che non era forse di miglior +qualità di me, restava ricca e felice, mentre, dopo +essere stata ricca e felice quanto lei, io la guardavo +passare, povera e miserabile, e la sua carrozza +mi lordava di fango? +</p> + +<p> +Mi parve quella una crudeltà inesplicabile della +natura. +</p> + +<p> +Restai immobile nello stesso luogo, mezz’ora forse, +e senza dubbio mi sarei rimasta più a lungo, senza +saper perchè restavo ferma in luogo di camminare, +se un crocchio non mi si fosse formato intorno, e +se un <i>policeman</i>, penetrando nel gruppo, non m’avesse +domandato che facevo colà, simile ad una statua, +muta e co’ piedi nel fango. +</p> + +<p> +Gli risposi che, avendo veduto uscire una donna +di mia conoscenza dal numero 23, aspettava il suo +ritorno per parlarle. +</p> + +<p> +— Andate avanti, mi disse sgarbatamente il <i>policeman</i>; +le donne vostre pari han dritto soltanto la +sera di star ferme su’ marciapiedi. +</p> + +<p> +Quelle parole mi entrarono nel cuore come un +ferro rovente; diedi un salto e per Dean-Street scesi +verso lo Strand. +</p> + +<p> +Fatti appena pochi passi, mi trovai innanzi al negozio +del signor Plowden, ove, come i lettori sanno, +ero restata un mese; ivi la vita non era stata per +me nè felice, nè brillante, ma calma. +</p> + +<p> +Al posto ove m’ero seduta durante quel mese era +una giovane quasi mia coetanea. Era certo meno +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +avvenente di me; ma era facile vedere dalla placidità +del suo volto ch’era arrivata, o quasi, alla meta +de’ suoi desideri e della sua ambizione. +</p> + +<p> +Mi ricordavo troppo crudelmente l’apostrofe del +policeman per restar innanzi al magazzino del signor +Plowden, come m’ero fermata innanzi al palazzo +di miss Arabella. +</p> + +<p> +Risalii lo Strand fino a King-Williams-Street, e di +là passai a Leycester-Square, e quasi dovessi a grado +a grado risalir la scala delle mie memorie, ivi ritrovai +quella casetta del signor Hawarden, ov’era +scesa arrivando a Londra, ed ove aveva trovato sì +dolce e benevola ospitalità. +</p> + +<p> +Dopo lo Strand ero stata colta dalla pioggia che +continuava a scendere sempre più copiosa; ma ero +giunta a tal grado d’insensibilità che non m’avvedevo +d’essere bagnata fin all’ossa: la casetta aveva +sempre la sua apparenza d’onestà, anzi di puritanismo: +sedetti su gli scalini d’un teatro ambulante +costruito sulla piazza. +</p> + +<p> +Avevo di rimpetto la porta della casa del signor +Hawarden; vi restai più di due ore: pioveva sempre; +la fame cominciava a farmisi sentire, ma ero +troppo superba per andar a chieder del pane a quella +casa ospitale. +</p> + +<p> +Sventuratamente due risorse, sulle quali avrei potuto +far assegnamento in quello estremo, mi venivano +meno. +</p> + +<p> +Il signor Sheridan, di cui avevo tanto spesso udito +il nome come direttore di Drury-Lane, era ridotto +nell’impossibilità di giovarmi per l’incendio del suo +teatro, ove avrei potuto esser addetta e farmi un +nome. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +</p> + +<p> +Romney non m’aveva mai dato il suo indirizzo: +credevo ricordarmi soltanto che dimorava poco lontano +da Cavendish-Square, ma l’indirizzo era troppo +vago, perchè potessi trovar la sua dimora. +</p> + +<p> +Mi bisognava un soccorso pronto ed efficace: +avevo fame; non avevo ove mangiare; la notte avanzava; +non avevo ove dormire. +</p> + +<p> +Levai gli occhi al cielo, per tentar di placarne la +collera con uno sguardo supplichevole. +</p> + +<p> +In quel punto una carrozza passava a quattro +passi dal luogo ov’ero seduta; si fermò; lo sportello +s’aprì; una donna su’ quarant’anni, avvolta +in un bellissimo cacimiro indiano, ne discese, e mi +si fece incontro, esponendosi alla pioggia che veniva +giù a secchie. +</p> + +<p> +Un misto di cinismo e di volgarità era nelle sembianze +di quella donna, e contrastava con le sue vesti +eleganti. +</p> + +<p> +Non potendo credere che volesse parlare a me, +avevo lasciato ricader la fronte fra le due mani. +</p> + +<p> +Ella mi toccò la spalla. +</p> + +<p> +Rialzai il capo: ella era ritta innanzi a me: mi +guardò con attenzione sfacciata, e mormorò: +</p> + +<p> +— Affè! è leggiadra, leggiadrissima. +</p> + +<p> +La guardai stupita. +</p> + +<p> +Che voleva da me quella donna? +</p> + +<p> +— Perchè restate così esposta alla pioggia? mi +chiese. +</p> + +<p> +— Perchè non so ove andare, risposi. +</p> + +<p> +— Oibò! con un visino come questo, non è mai +difficile trovar un asilo. +</p> + +<p> +— Eppure io non l’ho trovato. +</p> + +<p> +— Perchè siete tanto pallida? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +</p> + +<p> +— Perchè ho freddo e fame. +</p> + +<p> +— Non siete inferma? +</p> + +<p> +— No; ma certo lo sarò, se resto stanotte sul lastrico. +</p> + +<p> +— Chi v’obbliga a restar all’aria stanotte? Venite +meco. +</p> + +<p> +La guardai. +</p> + +<p> +— Chi siete? dissi. +</p> + +<p> +— Son tale che v’offro ciò che non avete; cibo, +tetto, vesti, danaro. +</p> + +<p> +— Ed a qual prezzo? +</p> + +<p> +— Lo saprete: ma spicciatevi; perdo, non il tempo, +ma il cappello e la mantellina a discorrere con voi. +</p> + +<p> +Esitai. +</p> + +<p> +— Dunque buonasera, quella giovane. +</p> + +<p> +E fece un passo per tornar alla carrozza. +</p> + +<p> +— Signora! signora! le dissi. +</p> + +<p> +— Ebbene, avete risoluto? +</p> + +<p> +— Se domani i progetti che avete sopra di me non +mi convengono, sarò io libera di lasciarvi? +</p> + +<p> +— Certamente, però rimborsandomi tutte le spese +che avrò fatte per voi, se mai ne facessi. +</p> + +<p> +— Vi seguo, signora. +</p> + +<p> +Mi alzai, i miei abiti eran tutti grondanti d’acqua. +</p> + +<p> +— Mettetevi alla parte d’avanti della carrozza, e +fatevi più piccola quanto più vi sarà possibile. +</p> + +<p> +Io obbedii, ella crollò la testa. +</p> + +<p> +— Voi siete in un tristo stato: a proposito, avete +nessuna partita da aggiustare colla polizia? +</p> + +<p> +— Io? +</p> + +<p> +— Sì, voi. +</p> + +<p> +— Come potrei aver qualche partita da aggiustare +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +con la polizia, io che sono uscita da casa mia questa +mattina? +</p> + +<p> +— Ah, voi eravate a casa vostra. +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— E dove sta la casa vostra? +</p> + +<p> +— A Piccadilly. +</p> + +<p> +— Ma Piccadilly non è uno de’ nostri rioni. +</p> + +<p> +— Uno de’ nostri rioni? io non vi comprendo. +</p> + +<p> +Essa mi guardò ancora, ed allungò le labbra. +</p> + +<p> +— Infatti è possibile, ella disse, ha un’aria onesta, +ma si prende così facilmente quest’aria. +</p> + +<p> +— Signora, le dissi, quasi spaventata dalla trivialità +del suo linguaggio, se vi pentite dell’offerta +che mi avete fatta, son pronta a scendere di carrozza. +</p> + +<p> +— No, rimanete. +</p> + +<p> +E tirando ella stessa lo sportello che si chiuse. +</p> + +<p> +— A casa, disse al cocchiere. +</p> + +<p> +Dieci minuti dopo la carrozza si fermava alla porta +d’una casa di Hay-Market, le cui finestre eran tutte +chiuse. +</p> + +<p> +Io aveva molto freddo, ma nell’entrare in quella +casa, e sentendo la porta chiudersi dietro di me, +ebbi anche più freddo. +</p> + +<p> +Mi pareva di entrare in una tomba. +</p> + +<p> +Ed infatti era una tomba, tomba del pudore e +della virtù, d’onde non si esce mai senza conservare +sulla sua persona quelle tracce della morte +morale, ben più terribili di quelle della morte fisica. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span></p> + +<h2>VIII.</h2> +</div> + +<p> +Il mio bisogno più urgente, anche prima del nutrimento, +era quello di un cambiamento completo +di toletta e d’un bagno. +</p> + +<p> +La signora Love, — era un soprannome datole dagli +amici di casa, ovvero un capriccio del caso? — la +signora Love comprese questo doppio bisogno, +poichè nell’entrare diè l’ordine che fosse preparato +un bagno e che fossero portati nella camera che mi +destinava della biancheria ed un camice. +</p> + +<p> +Appena entrata in quella camera, io era caduta +senza forze sopra una poltrona, — insensibile, fredda +come il ghiaccio, accorgendomi appena di ciò che +accadeva intorno a me. +</p> + +<p> +La signora Love presedeva a tutto con singolare +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +tenacità. Il suo sguardo non si distoglieva mai un +momento da me. +</p> + +<p> +Allorchè il bagno fu pronto, volle essa stessa servirmi +da cameriera, servigio ch’essa faceva con una +certa passione, di cui non mi rendeva conto, ma di +cui pure, nella atonia in cui ero caduta, non mi +davo nessun pensiero. Le mie vesti s’erano incollate +sulle mie spalle: in quel tempo si portavano molto +strette; essa le stracciò e tagliò con le forbici il +laccio del mio busto. In un momento mi trovai nuda. +Provai, sebbene in faccia ad una donna, un rapido +sentimento di vergogna che mi fece arrossire. +</p> + +<p> +Mi ricoverai nel bagno, la cui acqua limpida mi +copriva d’un velo ben trasparente. +</p> + +<p> +Nel pormi in quell’acqua tiepida provai una prodigiosa +sensazione di benessere, il mio petto si allargò +e il mio respiro divenne facile e regolare. +</p> + +<p> +— Ah, signora! le dissi, senza badare al motivo +che la faceva operare così, quanto vi ringrazio. +</p> + +<p> +— Bene, bene! disse ella; si avrà cura di voi, mia +cara bimba; siate tranquilla, siete abbastanza bella +per esser trattata così. +</p> + +<p> +Poi, sonando il campanello, domandò a voce alta +un brodo, e dette poi sotto voce un ordine, che non +intesi. +</p> + +<p> +Vi era in quella casa uno strano miscuglio di lusso +e di bassezza. Una cameriera, troppo elegante come +cameriera, e non elegante abbastanza come signora, +mi portò un brodo eccellente in una tazza di terraglia +comune. +</p> + +<p> +Le mie labbra vi si accostarono con ripugnanza. +Da un anno assuefatta al lusso, io, già povera contadina, +non potevo mangiare se non con le posate +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +d’argento, nè bere se non in bicchieri di cristallo o +di porcellana. +</p> + +<p> +Allorchè ebbi preso il brodo, la signora Love si +pose alla testa della mia bagnaruola, prese un pettine, +sciolse i miei capelli e li pettinò essa stessa +con una cura ed una destrezza che avrebbe fatto +onore ad una pettinatrice per mestiere. Poi, dopo +averli sciolti e pettinati, li strinse di nuovo in treccie +e li accomodò sulla mia testa con un’abilità ed +in un modo sì elegante, che mi sentii obbligata a +riconoscere guardandomi in uno specchio. +</p> + +<p> +Nel momento in cui terminava di rendermi questo +servigio, entrò la cameriera e disse qualche parola +all’orecchio a madama Love. Queste parole parve +che le recassero una viva soddisfazione. +</p> + +<p> +— Ora, mia cara bimba, disse, è tempo che usciate +dal bagno; un soggiorno troppo prolungato nell’acqua +tepida nuoce non solamente alla sanità, ma +anche alla bellezza, uscite fuori dalla vostra bagnaruola, +ed io stessa vi asciugherò. +</p> + +<p> +Io avevo preso subito l’assuefazione di farmi fare +tutti i servigi che richiede la toletta da una cameriera; +accettai dunque l’invito della signora Love +senza alcuna opposizione. La camera ben riguardata, +guernita di tappeto, era riscaldata ad una dolce +temperatura. Io uscii dalla bagnaruola non avendo +neppure, come la Venere Afrodita, il velo de’ miei +lunghi capelli. +</p> + +<p> +La signora Love mi si avvicinò con una veste a +camice, ma tutt’ad un tratto, volgendosi alla cameriera: +</p> + +<p> +— Che cos’è questa biancheria grossolana? disse; +prendete voi la signorina per una cameriera d’albergo? +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +Portate via questo canavaccio e recate una +camicia ed un camice di battista. +</p> + +<p> +La cameriera uscì. Io la guardai fin che si allontanò, +maravigliandomi assai e cercando, come una +statua antica, a farmi velo con le due mani. +</p> + +<p> +La signora Love si mise a ridere. +</p> + +<p> +— Orsù dunque, voi uscite forse da un pensionato +di giovani signorine? Se è così bisognava prevenirmi, +mi sarei messa i guanti per toccarvi, e una +sordina alla bocca per parlarvi. Andiamo, state +dritta ed alzate le vostre mani in aria per far scendere +il sangue. +</p> + +<p> +— Ma, signora. +</p> + +<p> +— Avete freddo, forse? +</p> + +<p> +— No. +</p> + +<p> +— Ebbene, allora non vi date pena di nulla e lasciate +che vi guardi a mio bell’agio. Non mi ritratto, +voi siete bella, anzi bellissima. +</p> + +<p> +Questi elogi cominciavano a darmi pensiero senza +però che io avessi una ragione vera per temer qualche +cosa. +</p> + +<p> +— Ve ne supplico, signora, le dissi, lasciatemi rivestire. +</p> + +<p> +— Bisogna aspettare che vi si porti la biancheria +conveniente; d’altronde voi che fate la vergognosa +innanzi a me son sicura che più d’una volta vi siete +guardata nel vostro specchio, carina mia, tal qual +vi trovate in questo momento, se no non sareste +donna. In ogni caso ecco la vostra biancheria; voi +potete vestirvi adesso; solamente lasciatemi dirvi +un’ultima cosa, ed è che se non siete una sciocca, +la vostra fortuna è nelle vostre mani. Intendete +voi? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +</p> + +<p> +— Sì, signora, intendo; ma vi confesso che non vi +comprendo. +</p> + +<p> +— Va bene, va bene, signorina Clarice, verrà qualcuno +che si spiegherà chiaramente: vestitevi con +tutto il vostro comodo, e se avete bisogno di qualche +cosa, sonate. Non fate la pinzochera e tutto andrà +bene. +</p> + +<p> +E la signora Love uscì seguita dalla cameriera che +aveva deposta la biancheria sopra una poltrona. +</p> + +<p> +Rimasta sola, dimorai per un momento pensierosa +ed immobile. Io non pensavo più che era nuda, o, +per dir meglio, io vi pensava, ma solo per gettar su +me stessa uno sguardo nello specchio. La signora +Love, secondo quel che mi pareva almeno, non aveva +fatto di me un elogio esagerato, ed io potevo veramente +sostenere il paragone co’ più be’ marmi dell’antichità. +</p> + +<p> +Infine, a poco a poco e cosa per cosa, io mi rivestii +con quella biancheria che avrebbe soddisfatto +i gusti aristocratici della regina Anna d’Austria. +Tutti i miei istinti di lusso s’erano risvegliati, e le +parole della signora Love risuonavano dolcemente +alle mie orecchie: +</p> + +<p> +— Se non siete una sciocca, la vostra fortuna è +nelle vostre mani. +</p> + +<p> +Ed io stendeva le braccia verso quella fortuna promessa, +e mormoravo: +</p> + +<p> +— Venga dunque, io sono pronta a riceverla. +</p> + +<p> +Bisogna ch’io sia una creatura molto debole, e +molto facile ad esser tentata, poichè infine aveva +finito per comprendere in che luogo mi trovavo; +avevo indovinato l’infame mestiere ch’esercitava la +mia impudente albergatrice; sapevo che quell’ammirazione +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +che mi aveva manifestata, era quella del +sensale de’ cavalli per l’animale che vuol comperare +o vendere, e, alla vista della mia bellezza, al toccare +quella morbida biancheria, io ritrovavo la speranza +e rinascevo alla vita. +</p> + +<p> +Nel momento in cui finiva d’involgermi nella mia +veste a camicie ed introducevo i miei piedi nudi in +graziosissime pantofole di seta, vidi aprirsi la mia +porta e fu portata una tavola tutta preparata con +due posate. +</p> + +<p> +Questa tavola era preparata con lusso: argenteria +cesellata, porcellana di Cina, biancheria di Sassonia; +non vi mancava nulla. +</p> + +<p> +Solamente, come ho detto, questa tavola non era +preparata per me sola. +</p> + +<p> +La seconda posata indicava un convitato sconosciuto. +</p> + +<p> +La fortuna, rivenendo verso di me, riprendeva le +sue abitudini di mistero, solamente mi parve che +trattasse senza molte cerimonie la povera Emma. +</p> + +<p> +È vero che io era in una posizione sì trista, che +essa non doveva avere molti riguardi. Quando la tavola +fu posta innanzi al caminetto, la porta si aprì +di nuovo ed entrò un uomo di 40 a 42 anni. +</p> + +<p> +Egli era elegantemente vestito, sebbene l’eleganza +del suo abbigliamento consistesse piuttosto nel taglio +che nella stoffa e nella ricchezza de’ suoi vestiti: +aveva un abito di velluto color granato orlato +in nero, un corpetto di seta bianca ricamato, calzoni +di raso e calze di seta nera. Una cravatta bianca, +una camicia con un magnifico collare di merletti +d’Inghilterra, scarpe con fibbie di brillanti, un cappello +a tre punte orlato con un gallone di seta nera, +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +completavano la sua toletta: alla quale un paio di +occhiali d’oro finivano di dare un certo carattere indeciso +fra la toletta d’un magistrato e quella d’un +uomo di scienza. +</p> + +<p> +Nel vederlo mi alzai tutta confusa, e compresi +che la casa e la situazione nella quale egli mi trovava +non mi davano il dritto di fare, come diceva +la signora Love, la pinzochera con chiunque fosse. +</p> + +<p> +Questa riflessione mi fece ricadere tutta tremante +sulla mia poltrona. +</p> + +<p> +Egli si avvide del mio turbamento, vedendomi a +volta a volta impallidire ed arrossire. +</p> + +<p> +Ma, avvicinandosi a me con una squisita cortesia: +</p> + +<p> +— Vi domando perdono, signorina, mi disse, se +mi presento innanzi a voi senza essermi fatto annunziare, +ma ho premura di sapere se siete tanto +buona quanto siete bella. +</p> + +<p> +Io balbettai poche parole inintelligibili. Per quanto +fossi caduta in basso ne’ miei giorni di miseria, non +ero mai arrivata ad essere, senza preparativi e senza +transazione, la proprietà del primo che capitasse, +e mio malgrado, le lagrime mi sgorgavano dagli +occhi. +</p> + +<p> +Oh! esclamai quella miserabile creatura non ha +perduto tempo! +</p> + +<p> +Lo sconosciuto mi guardò con un certo stupore, +e come se volesse assicurarsi che erano vere lagrime +quelle che io versava. +</p> + +<p> +— Signorina, mi disse, la mia assuefazione a giudicare +della fisionomia mi fa vedere al primo sguardo, +che io ho che fare con una persona non volgare, +che un concorso di disgraziate circostanze, le quali +non ho il diritto di ricercare, ha gettata in una falsa +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +posizione. Mi affretto dunque a tranquillizzarvi, io +non vengo a parlarvi d’amore, sebbene la vostra +bellezza pare che dovesse allontanare in voi ogni +altro soggetto di conversazione. +</p> + +<p> +— Ah! signore, esclamai, la bellezza è qualche +volta una grande disgrazia! +</p> + +<p> +L’incognito sorrise. +</p> + +<p> +— E, diss’egli, una disgrazia, di cui ho sempre veduto +consolarsi facilmente quelle che n’erano colpite. +La bellezza, signorina, è la divinità che si rivela +alla terra; permettete dunque ad un apostolo +del gran culto universale di deporre il suo omaggio +ai vostri piedi. +</p> + +<p> +Io sorrisi, mio malgrado, del tuono enfatico col +quale aveva pronunziato questa ultima parola. +</p> + +<p> +— Vi domando perdono, signore, gli dissi, ma mi +pareva che voi mi aveste promesso poco fa di non +parlarmi punto d’amore. +</p> + +<p> +— E in che ho mancato alla mia promessa, signorina? +Un omaggio non è una dichiarazione. +</p> + +<p> +Io comprendeva sempre di meno. +</p> + +<p> +— Ma voi dovete, secondo quel che m’ha detto la +vostra albergatrice, aver bisogno di prendere qualche +cosa. Ponetevi dunque a tavola e mangiate. Io +sederò presso di voi per tenervi compagnia, e soprattutto +per avere l’onore di servirvi. +</p> + +<p> +Non v’era modo di ricusare, in ispecie quando si +moriva alla lettera di fame, un’invito fatto in termini +così gentili. +</p> + +<p> +Avvicinai la mia poltrona alla tavola. L’incognito, +che non s’era ancora seduto, si avvicinò una sedia, +e si pose rimpetto a me, mettendo tutta la larghezza +del vassoio fra noi due. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +</p> + +<p> +— Signorina, mi disse l’incognito, prendendo un +pollo freddo colla punta della forchetta, e cominciando +a scalcarlo con una destrezza ammirabile, un +poeta latino chiamato Orazio ha detto: +</p> + +<p> +«Gli affari che riescono più facilmente a buona +fine son quelli, che si trattano a tavola, perchè il +vino è per i pensieri ciò che l’acqua è per le piante: +esso li fa sbocciare e fiorire.» +</p> + +<p> +Mangiate dunque, e soprattutto bevete per porre +il vostro spirito in un giusto equilibrio. Poi parleremo +dell’affare che mi ha condotto qui, il quale +può essere una miniera d’oro per voi e per me. +</p> + +<p> +E nel tempo stesso in cui poneva un’ala di pollo +nel mio piatto, empiva a mezzo il mio bicchiere con +un eccellente vino di Bordeaux. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p> + +<h2>IX.</h2> +</div> + +<p> +L’imperiosa necessità de’ bisogni fisici è una delle +maggiori umiliazioni per la povera famiglia umana, +giacchè ne rivela la debolezza e l’infermità. +</p> + +<p> +Ho già detto qual mutamento avessero in me operato +quel tepido bagno, quella dolce atmosfera, quei +soffici pannellini: la cena delicata servitami dal mio +sconosciuto con tutti i riguardi che avrebbe avuti +per una duchessa, finì di rendermi tutto il benessere +e tutta la serenità lecite ad una condizione precaria +quanto la mia. +</p> + +<p> +Ma restavami a sapere una cosa importante, — il +genere d’affari che la signora aveva a propormi; ma +per quanto insistessi, il pasto finì senza che me ne +avesse fatto motto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +</p> + +<p> +Il mio sconosciuto fu meco di cortesia perfetta: +la sua conversazione era quella d’un uomo istruito +e distinto, benchè cosparsa di quella leggiera vernice +di pedanteria che appartiene in ispezial modo +a’ medici, agli avvocati, agli uomini di scienza insomma. +</p> + +<p> +Terminata la cena, il mio commensale mi chiese +la mano; gliela diedi: la prese fra le sue, tastandomi +il polso. +</p> + +<p> +— Ora, signorina, che un perfetto equilibrio s’è +stabilito ne’ vostri umori, mi disse; ora che il polso +batte regolarmente, sessant’otto volte al minuto, ora +che il vostro stomaco, mediante una digestione tranquilla +e facile, tramanda un dolce calore in tutto +l’organismo: ora che perciò il vostro cervello è nelle +condizioni più favorevoli per prendere un’importante +risoluzione, vi dirò chi sono e qual cagione +a voi mi conduce. +</p> + +<p> +Aprii gli occhi e tesi le orecchie. +</p> + +<p> +— Sono il dottor Graham, proseguì, amico di Mesmer +e di Cagliostro, dimostratori della scienza <i>megalantropogenesiaca</i>: +la mia fama in Londra è grande, +ed i miei successi incontestati mi pongono sulla via +della fortuna. +</p> + +<p> +— Ah! dottore, dissi sorridendo, son lietissima di +conoscere un uomo tanto cospicuo; un mio amico, +di cui non posso dirvi il nome, ma che è amico vostro, +m’aveva sempre promesso di condurmi ad una +delle vostre lezioni ad Old-Ballay: non tenete ivi il +vostro corso? +</p> + +<p> +— Sì, signorina, e vedo che non m’ero ingannato +trattandovi subito come una persona distinta tanto +per ingegno quanto per bellezza: mi sarà d’uopo +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +ora spiegarvi di quale studio scientifico mi occupo? +</p> + +<p> +— Ve ne saprò grado, dottore, benchè già sappia +che cotesto studio scientifico è una dimostrazione +sur una figura di cera, di grandezza umana, de’ misteri +più segreti della natura, dalla circolazione del +sangue fino a quelli ancora più intimi della generazione +umana: quella figura che avete denominata +<i>la dea Igea</i>, è distesa sur un letto, che chiamate <i>letto +d’Apollo</i>: è questo, dottore? +</p> + +<p> +— Appunto, signorina. Orbè, se le mie dimostrazioni +attirano già la folla, fatte sur una statua di +cera, pensate un po’ quanto maggiore sarebbe il +concorso pubblico se fossero fatte sur una persona +viva, ornata d’una bellezza perfetta come la vostra? +</p> + +<p> +— Ma, dottore, risposi, voi, per cui la natura non +ha segreti, dovete sapere che la beltà del viso non +porta di necessità la bellezza del corpo, e che poche +donne posson servir da modello d’insieme. Cleomene, +per quel che ne ho udito dire da persone più +istruite di me, dovè riunire da cinquanta giovanette +greche, le bellezze di cui compose la sua Venere +de’ Medici. +</p> + +<p> +— Ed ecco appunto ciò che finora m’ha trattenuto; +cercavo un modello che credevo ancora introvabile: +da due ore l’ho finalmente ritrovato in voi. +</p> + +<p> +— In me, dottore? Ma permettetemi di dirvi che +di me non conoscete ancora che il volto, e che posso +esser ben lontana dalla perfezione che cercate. +</p> + +<p> +— Siete in errore, signorina, ripigliò il dottore +con grandissima tranquillità: appunto perchè so +che siete un complesso di tutti i vezzi, vengo ad offrirvi +un’associazione, che ci condurrà alla fortuna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +— Come! lo sapete? chiesi, e chi vi ha detto?.... +</p> + +<p> +— Non mi è stato detto, signorina, ho veduto. +</p> + +<p> +— Avete veduto, voi? Ma dove e come? +</p> + +<p> +— La signora Love, che da lungo tempo ricerca +per me una bellezza perfetta m’ha fatto avvertire +del vostro arrivo. Son accorso: ero nella stanza attigua, +quando siete uscita dal bagno: vi vedevo a +traverso un foro della parete, e siete restata nuda +bastante tempo perchè nessuna vostra perfezione +mi sia sfuggita: difetti poi ne ho cercati indarno; +non ho potuto trovarne un solo. +</p> + +<p> +Misi un grido di terrore. +</p> + +<p> +— Ma sapete che avete commesso un’azione scellerata, +dottore? +</p> + +<p> +— Signorina, mi rispose imperturbato, se avessi +avuto l’onore di conoscervi due ore fa, come ora vi +conosco, non avrei acconsentito a quell’insidia; ma, +trovandovi in casa della signora Love, sapendo in +che modo v’aveva trovata a Leycester-Square, non +potevo supporre che m’imbatterei in un diamante, +quando non credevo aver che un ciottolo del Reno. +</p> + +<p> +— Oh! dottore, dottore! esclamai, e nascosi fra le +mani il viso. +</p> + +<p> +Il dottore aspettò paziente che abbassassi le mani: +prendendole allora fra le sue: +</p> + +<p> +— Ascoltate, mi disse: il caso v’offre oggi un’occasione +che mai più non si presenterà. Avete a scegliere +fra una lunga miseria, una vergogna eterna, +ed una rapida e sicura fortuna, che non avrà limiti +che il vostro volere. Siete bella, siete giovane, +siete distinta: prima che abbiate vivuto +un anno in questa casa infame, la vostra gioventù +sarà spenta, la vostra bellezza appassita, la vostra +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +distinzione perduta. In cambio d’un’ora data +alla pubblica ammirazione per una somma che dopo +tre mesi v’assicura l’indipendenza di tutta la vita, +vendete qui a vil prezzo le notti e le giornate; appartenete +al primo ubbriaco che verrà; siete il balocco +di qualunque marinaio dispone d’una ghinea: +compagna di creature abbiette; schiava d’una turpe +mezzana: presso il dottor Graham siete la dea Igea; +presso la signora Love la cortigiana Hearte. Qui +nulla v’appartiene, nemmeno il cappello, nemmeno +la veste, nemmeno la camicia che portate sul marciapiedi +d’Hay-Market: laggiù, da oggi, ricostruirete +la vostra grandezza passata, di cui, secondo ogni probabilità, +non vi resta che l’anello che portate al dito. +Vi spaventate di mostrarvi nuda agli sguardi degli +spettatori: lo intenderei se non foste d’una bellezza +meravigliosa. — «Il pudore, dice un filosofo mio +amico, non è che il sentimento d’un’imperfezione: — » +ma vedete la ballerina del gran teatro: non è ella +sotto la sua gonna diafana nuda quanto lo sarete +voi sotto un velo leggero, sotto la balaustrata che +impedirà che alcuno giunga fino a voi? Nella suprema +bellezza, credetemi, havvi maestà suprema, +e l’ammirazione spinta all’entusiasmo esclude il desiderio. +Giudicatelo voi stessa. V’ho veduta uscire +dal bagno, n’è vero? Siete in una casa ove desiderare +è possedere. Che ho fatto dopo avervi veduta? +Son forse venuto a dirvi rozzamente: — «Mi piacete; +voglio che siate mia? — » No, son venuto a +dirvi ossequioso, piegando innanzi a voi le ginocchia: — «Regina +della bellezza, volete che v’eriga +un altare?» +</p> + +<p> +«Mi parlavate di quelle fanciulle di Sparta che +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +fornivano, povere mortali, ognuna il suo contingente +alla beltà divina: esitavano esse a mostrarsi nude +al grande artista, che le indiava nel presente e le +illustrava nella posterità? — No, giulive ed altere, +smettevano fin l’ultimo velo e facevano pompa delle +loro più arcane bellezze. — La cortigiana Mnesarete +doveva in Atene esser condannata per delitto d’empietà. +Che fece il suo difensore, Iperide? Le disciolse +il cinto e le lasciò cadere la tunica, obbligandola ad +apparire inaspettatamente a’ giudici in tutta la sua +abbagliante beltà. — Che fece allora l’Areopago? +Non solo dichiarolla innocente, ma le cadde alle ginocchia. — Orbene, +anche per voi trattasi d’esser condannata +all’onta eterna o coronata regina. V’è più +pudore, credetemi, a svestir la tunica una volta al +giorno innanzi a dugento persone, che a snudar +dieci volte il cinto a testa a testa col primo venuto. — Ora +vi lascio; riflettete: son tanto sicuro dell’assennatezza +del vostro spirito, che me ne appello +ad esso. Son tanto sicuro della vostra delicatezza +che vi lascio il prezzo di quindici serate a 25 sterline +ognuna, cioè trecento settantacinque ghinee. +Se rifiutate la mia proposta, mi restituirete le trecento +settantacinque ghinee e saprò ciò che vuol +dire. Se non riceverò nulla fino a doman l’altro, vi +verrò a prendere in carrozza, calcolate che somma +fanno venticinque ghinee al giorno per un anno, +per sei mesi, anzi per tre mesi; 2250 sterline, quasi +una fortuna. E pensate che, per la somma enorme +che potete guadagnare, non vi domando che un’ora +al giorno, durante la quale non v’obbligherò a far +alcun gesto, a pronunziar nessuna parola; durante +la quale potrete chiudere gli occhi, fingervi addormentata, +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +dormir anzi del sonno magnetico; da ultimo, +coprirvi il volto d’un velo tanto spesso che nessuno +possa dirvi, incontrandovi il domani: — «Ecco +la stupenda statua che vidi ieri.» — Ed ora, datemi +a baciare la vostra bella mano, miss Hearte; mi ritiro +e spero. +</p> + +<p> +E lasciando sur una credenza tre rotoli di monete +di cento ghinee ognuno, ed uno di settantacinque, +il dottor Graham, dopo avermi rispettosamente +baciato la mano, mi salutò ed uscì. +</p> + +<p> +Restai dapprima muta, quasi immobile: il solo mio +movimento era stato per seguirlo con gli occhi finchè +l’uscio gli si fu chiuso alle spalle. A tutto ciò +che m’aveva detto non avevo trovato a rispondere +una parola; senonchè una gran lotta mi s’era accesa +nella mente. L’ospitalità, che avevo ricevuto +e che fino ad un certo segno era scusata dalla miseria, +dalla mancanza d’un tetto, dalla fame, era obbrobriosa; +se l’avessi accettata tre giorni, subendone +le conseguenze, distendeva la sua macchia su +tutta la mia vita, e non aveva nemmeno la scusa +d’un compenso proporzionato al sagrifizio. Presso il +dottor Graham al contrario, come m’aveva detto +egli stesso, la nudità della statua era coperta dal +velo della fortuna: rappresentavo la parte di Danae, +ma con la pioggia d’oro, che in questo mondo lava +tante brutture: da una parte avevo l’infamia, dall’altra +soltanto impudenza. +</p> + +<p> +Distesi la mano: presi, l’uno dopo l’altro i quattro +gruppi di monete; li aprii; mi feci cader le ghinee +sulle ginocchia; tuffai le mani in quell’oro; lo +feci balzare in cascata sonora e sfavillante: mi feci +affascinare da’ suoi fulvi riverberi; dissi che da me +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +sola dipendeva d’averne dieci volte, venti volte, cento +volte altrettanto; che in fin di conto, restando il +mio volto celato, nessuno potrebbe farmi arrossire +guardandomi; insomma mi ripetei tutto ciò che l’orgoglio +e la necessità possono soffiare nel cuore indolenzito +e vacillante d’una povera creatura umana, +a danno di cui la natura ha creato istinti, la società +ha creato leggi, e che, giovane, bella, intelligente, +non ha scampo altro che la prostituzione contro la +miseria e la fame. +</p> + +<p> +Risultato di tutte quelle riflessioni fu che non restituii +le trecento settantacinque ghinee al dottor +Graham, e due giorni dopo, alle 11 del mattino, +venne, come m’aveva promesso, a prendermi nella +sua carrozza. +</p> + +<p> +La sera stessa, coperto il volto da un denso velo, +coperto il corpo da un velo trasparente, addormentata +del sonno magnetico, che avevo chiamato in +aiuto contro il mio pudore riluttante, ero distesa +sul letto d’Apollo e servivo al dottor Graham per +le sue dimostrazioni <i>megalantropogenesiache</i>. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> + +<h2>X.</h2> +</div> + +<p> +Solo chi conosce Londra, strano mescuglio di pudore +apparente, e d’impudicizia reale, può farsi un +concetto della voga che ottenne quell’esposizione +umana, in cui la polizia, che, in tutti i paesi civili +del mondo, sarebbe intervenuta, non pose nessun +ostacolo. +</p> + +<p> +La folla s’ammassava alla porta, e benchè il prezzo +dell’entrata fosse d’una sterlina, ogni sera la sala, +ove il dottor Graham teneva il corso, era piena. +</p> + +<p> +Appena usciti gli spettatori, il dottor Graham mi +svegliava; mi vestivo, cenavamo insieme, ed ognuno +ritiravasi nella sua camera. +</p> + +<p> +Mai, debbo dirlo, ne’ due o tre mesi che restai con +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +lui, il dottor Graham non mi volse parola, che non +fosse un segno di simpatia e di rispetto. +</p> + +<p> +Ed ora tocca a me, che ho giurato a Dio di dir +tutto, di far discendere il lettore nelle misteriose +latèbre, non dirò del cuore della donna, — mi guardi +Dio dal credermi l’espressione del mio sesso, — ma +del cuore d’una donna. Rousseau anch’egli, nelle +sue <i>Confessioni</i>, ha dipinto non gli uomini, ma l’uomo, +e le <i>Confessioni</i>, a malgrado delle strane rivelazioni +che contengono, son tenute un bel libro. +</p> + +<p> +Vorrei, non celando al fisiologo nessuno degli arcani +del mio cuore, scrivere un libro, non dico rivale, +ma emulo di quello di Rousseau. +</p> + +<p> +Vengo al mio nuovo peccato. +</p> + +<p> +Ogni sera, cenando con me, il dottor Graham, senza +dubbio perchè non mi saltasse in mente di sospendere +il corso delle sue lucrative lezioni, parlavami +del coro d’elogi, che sorgeva intorno al letto, sul +quale ero esposta, e che non era nemmeno per me +un suono vuoto, giacchè nessuno strepito, di qualunque +sorta, trapassava la densità del mio sonno. +Ne derivò che a forza di dirmi che Venere nella +rete, ove lo sposo l’aveva tenuta captiva, non aveva +eccitato fra’ numi dell’Olimpo un’ammirazione maggiore +di quella che promovevo fra gli abitanti della +terra, mi venne voglia d’udir con le mie orecchie +quell’inebbriante melodia che chiamano lode. Come +tutti i miei desiderii, questo divenne presto invincibile, +ed essendo facile il soddisfarlo, anche senza +avvertirne il dottore, deliberai di porlo ad effetto. +</p> + +<p> +Laonde, il terzo o il quarto giorno, feci vista, alla +prima <i>passata</i> del dottor Graham, d’essermi addormentata, +e, con gli occhi chiusi ma con le orecchie +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +all’erta, coperto il viso dal fazzoletto di batista che +lo involava agli occhi, m’apprestai ad ascoltar quello +stuolo di lodi ardenti, che la mia bellezza strappava, +per quanto affermava il dottore, agli ammiratori +della forma. +</p> + +<p> +Graham non aveva detto nulla di troppo: mai l’elogio +non ascese in incenso più profumato innanzi +alla dea di Gnido e di Pafo, di quel che levossi intorno +al piumaccio sul quale ero distesa: avreste +detto che ogni ammiratore indovinasse che il mio +sonno era simulato, e che poteva udirlo, e perciò +esagerasse la lode nella speranza d’un guiderdone. +</p> + +<p> +Bevvi il dolce veleno fino all’ultima goccia. +</p> + +<p> +Da quel momento, promisi a me stessa di restar +sempre sveglia: il premio in elogi sorpassava il premio +in danaro. +</p> + +<p> +Quanto al dottore, guadagnava tanto, che senza +che glielo chiedessi, raddoppiò il prezzo delle mie +serate e mi diè cinquanta sterline al giorno in luogo +di venticinque. +</p> + +<p> +Cinque o sei serate trascorsero in quella specie +d’ebbrezza che accompagna ogni successo; ma in +quelle lezioni alcune parole, come un ferro aguzzo, +mi penetrarono in fondo al cuore e mi fecero trabalzare. +</p> + +<p> +— Che sventura, diceva una voce, che un volto +forse spiacente guasti una perfezione di forme tanto +rara! +</p> + +<p> +— Chi vi fa credere che questa magnifica statua +abbia un volto indegno del corpo? chiese una seconda +voce: Graham dice al contrario che il volto è +di beltà finita. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +</p> + +<p> +— Se ciò fosse, disse la prima voce, lo nasconderebbe +con tanta cura? +</p> + +<p> +La seconda voce trovò senza dubbio la riflessione +tanto giusta, che non rispose. +</p> + +<p> +Il domani ed i giorni di poi, altre riflessioni quasi +simili furon fatte e fecero assai soffrire il mio amor +proprio. Il dottor Graham s’avvide della mia brutta +cera che mi tormentava qualcosa che non volevo +confessare: m’interrogò con la consueta cortesia, +ma non gli detti nessuno schiarimento. +</p> + +<p> +Le voci più contradditorie divulgavansi a Londra +rispetto al mio viso. Nessuno voleva starsene alla +causa naturale; gli uni dicevan saper da buona fonte +che ero stata sfigurata dal vaiuolo; gli altri che una +larga scottatura mi solcava una delle guance: udivo +tutte quelle dicerie, e l’ira mi si addensava nel +cuore. +</p> + +<p> +Agognavo il giorno che la somma accumulata da +me fosse vistosa abbastanza per dispensarmi dal continuar +quella mostra, alla cui vergogna m’ero assuefatta, +mentre non poteva tollerarne il dubbio. +</p> + +<p> +Alfine, un dì che una discussione di quel genere +insorse, non potetti resistere: un movimento fece +cader il fazzoletto di battista che mi velava il viso, +ed il mio capo apparve scoperto, con gli occhi chiusi, +ma sulle labbra l’espressione della sfida. +</p> + +<p> +Un grido d’ammirazione s’udì; temetti per poco +che gli astanti, nel loro entusiasmo, non rompessero +la balaustrata: il dottor Graham fu obbligato a slanciarsi +fra essi e me. +</p> + +<p> +Quel fatto, che parve effetto del caso, produsse un +aumento di spettatori ne’ saloni del dottor Graham: +la sera stessa, la notizia che ero bella di viso quanto +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +di corpo era in tutte le bocche, il domani in tutti +i giornali. +</p> + +<p> +Ingannato come gli altri, il dottor Graham attribuì +al caso la caduta del mio velo; ma quel caso aveva +avuto un risultato tanto meraviglioso, che egli mi +supplicò di subire d’allora in poi l’esposizione a +volto scoperto; mostrai cedere alle sue istanze, ma +cedetti alla mia civetteria. +</p> + +<p> +Il mio successo crebbe: gl’introiti del dottore, +giunsero ad una somma ingente: dopo un mese ebbe +realizzato quasi trentamila sterline. +</p> + +<p> +Una sera, una voce, il cui accento non m’era ignoto, +mi fe’ trabalzare. +</p> + +<p> +— È lei mormorò la voce. +</p> + +<p> +Poi, un momento dopo aggiunse. +</p> + +<p> +— È anche più bella che non credevo. +</p> + +<p> +Non ardii aprire gli occhi: si sarebbero accorti che +ascoltavo; le mie palpebre chiuse erano l’ultima +difesa dietro cui era scampato il mio pudore. +</p> + +<p> +Era manifestamente qualcuno che conoscevo, qualcuno +che avevo incontrato nel corso della mia vita +passata; ma per quanto vi studiassi, il suono dì +quella voce, benchè presente alla mia memoria, non +ricordava nessuno di coloro che avevo veduti durante +la mia relazione con lord Featherson e con +sir John, o anche poi. +</p> + +<p> +Dovevo risalir più alto, a memorie anteriori al mio +arrivo a Londra. +</p> + +<p> +È inutile dire che era una voce d’uomo. +</p> + +<p> +Terminata la lezione, una sola persona restò dopo +le altre; alla sua voce riconobbi in lei quella di cui +invano cercavo il nome. +</p> + +<p> +— Caro Graham, diceva la voce, mi dovete ad ogni +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +modo ottener da miss Emma Lyonna il favore che +vi domando. +</p> + +<p> +— Innanzi tratto la persona cui chiedete tal favore +non ha nome Emma Lyonna, ma miss Hearte. +</p> + +<p> +— È possibile che si chiami miss Hearte per voi, +caro dottore, ma per me chiamasi Emma Lyonna: +ad ogni modo presentatemi a lei, e spero che non +m’avrà dimenticato del tutto. +</p> + +<p> +— Stasera? Impossibile. +</p> + +<p> +— Non dico stasera, ma domani. +</p> + +<p> +— Domani, sia. +</p> + +<p> +È detto. +</p> + +<p> +— Salvo non vi si opponga. +</p> + +<p> +— In tal caso, intendete, non ho nulla a dire; ma +spero che non vi si opporrà. Addio, caro Graham. +</p> + +<p> +— Addio, caro Romney. +</p> + +<p> +Romney! Era Romney! +</p> + +<p> +Quando il dottore tornò, non gli parlai di lui: si +sarebbe avveduto che non dormivo. +</p> + +<p> +Cenando, mi chiese se non conoscessi un pittore +a nome Romney. +</p> + +<p> +Gli risposi con indifferenza che tre o quattro anni +prima, sulla sponda della Dée, avevo incontrato infatti +un pittore di tal nome, che m’aveva schizzato +un ritratto, e m’aveva offerto cinque ghinee per ogni +volta che volessi servirgli da modello. +</p> + +<p> +— Vi dispiacerebbe di rivederlo? mi chiese il dottore. +Era stasera fra’ miei ascoltanti; vi ha riconosciuta, +e brama vivamente d’esservi presentato. Il +vostro ritratto fatto da Romney è un passaporto per +la posterità. +</p> + +<p> +Risposi che lo rivedrei con piacere; ma, volendogli +domandar il segreto su certi fatti della mia vita +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +passata, desideravo vederlo nelle mie stanze da solo +a solo. +</p> + +<p> +Graham inchinossi. +</p> + +<p> +— Sapete, mi disse, che siete padrona assoluta +delle vostre azioni e di voi stessa: ma promettetemi +che, qualunque influenza egli prenda su voi, non +v’indurrà ad abbandonar le nostre lezioni prima di +due mesi. Fra due mesi sarò ricco ed avrò il contento +di avervi per lungo tempo tolta alla miseria. +</p> + +<p> +Impegnai la mia parola al dottor Graham, porgendogli +la mano. S’era condotto meco con troppa +lealtà, perchè gli rifiutassi quella prova di gratitudine. +</p> + +<p> +Il domani facendo colezione sola col dottore, secondo +il solito, trovai sotto il tovagliuolo un par di +orecchini di diamanti del valore di cinquecento sterline +ognuno. +</p> + +<p> +Me li stavo aggiustando alle orecchie, abbagliando +me stessa del fuoco che gettavano, quando udii batter +all’uscio que’ cinque o sei colpi frettolosi e sonori, +che annunziano a Londra una visita aristocratica. +</p> + +<p> +Non dubitai che non fosse Romney; infatti, cinque +minuti dopo, l’uscio s’aprì e riconobbi il vecchio +mio amico del golfo della Dée. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p> + +<h2>XI.</h2> +</div> + +<p> +Aveva capito che con Romney solo una grande +disinvoltura di maniere poteva coprire la falsità della +mia posizione: starmene sul sostenuto dopo quanto +aveva egli veduto il dì prima sarebbe stato operar +da stolta. +</p> + +<p> +Mi levai quindi al vederlo, ed andai a lui porgendogli +il benvenuto. +</p> + +<p> +— Affè! mia cara Emma, mi disse, mi serbate a +tutte le sorprese: tre volte già v’ho veduta; due +volte ho creduto non potervi mai trovar più bella; +e già due volte mi son ingannato, e forse son destinato +ad ingannarmi una terza volta. +</p> + +<p> +— Parlate da amante? gli risposi. Allora ponetevi +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +alle mie ginocchia. Parlate soltanto da amico? Allora +sedete accanto a me. +</p> + +<p> +— Giacchè cominciate così, disse Romney, lasciate +che vi dica che non desidero di venirvi amico, se non +quando avrò perduto la speranza d’un titolo più invidiabile. +Eccomi quindi alle vostre ginocchia, cara +Emma, e vi dico che siete in verità la creatura più +bella che m’abbia veduta sulla terra e che per me +un sol giorno della vita sarà più bello di questo in +cui vi dico: — «Emma, lasciatemi amarvi,» — e +sarà quello che mi direte: — «Romney v’amo!» +</p> + +<p> +— Amatemi, non mi oppongo, caro Romney; ma +venite qui e discorriamo, perchè voglio saper da voi +stesso se mi trovate ancora degna d’amarvi, dopo +avervi narrato tutto quello che è accaduto dacchè +non ci siamo veduti. +</p> + +<p> +— Bene! disse; ora non vi contentate d’esser bella +e mostrate d’aver uso del mondo e spirito: volete +dunque farmi impazzire. +</p> + +<p> +— Quanto a questo, non potrò che contribuirvi per +una metà: miss Arabella ha fatto il resto. +</p> + +<p> +— L’avete riveduta? +</p> + +<p> +— Vi dico che ho una lunga confessione da farvi: +ascoltatemi dunque. +</p> + +<p> +Ed allora, mezzo seria, mezzo mesta, sempre civettuola, +perchè volevo piacergli, narrai a Romney +tutti gli avvenimenti della mia vita, dal giorno che +l’avevo veduto; com’ero venuta a Londra, soprattutto +nella speranza di rivederlo; come, trovatolo partito, +ero andata a casa del signor Hawarden: poscia svolsi +tutta la bizzarra catena dei fatti della mia vita, maravigliandomi +io stessa di non essermi imbattuta in +lui una sol volta fra quella turba di <i>gentlemen</i>, e +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +d’artisti da me veduti ne’ quattordici o quindici +mesi passati con sir John e con lord Featherson. +</p> + +<p> +Da parte sua, Romney aveva udito parlare molto +di me, senza conoscermi: le due scene d’<i>Ofelia</i> e di +<i>Romeo</i> e <i>Giulietta</i> avevano fatto romore nel mondo +artistico, ed egli avea desiderato vedermi: ma la sua +vita tutta dedita all’arte, ed ai piaceri, l’aveva trascinato +altrove, e non c’eravamo incontrati. +</p> + +<p> +— Ora, mi disse Romney, siete troppo ricca perchè +vi proponga di pagarvi cinque ghinee ogni ora, e +tocca a voi farmi l’elemosina: siete libera del vostro +cuore e della vostra persona? +</p> + +<p> +— Libera come l’aria. +</p> + +<p> +— E Graham? +</p> + +<p> +— È il mio <i>cornac</i> e non altro: ma ho un impegno +d’onore con lui: m’ha tolto alla miseria, anzi all’infamia, +e gli debbo in iscambio la sua fortuna. +</p> + +<p> +— Ebbene, disse Romney, tutto può aggiustarsi. +Arricchirete Graham e mi farete famoso: poi, nei +vostri momenti di carità, penserete se non potrete +insieme farmi beato; e così poche vite saranno state +meglio spese della vostra. +</p> + +<p> +Fu convenuto che il domani andrei a passar un’ora +a Cavendish-Square nello studio di Romney, e che +ivi comincerebbe una serie di disegni, pigliandomi +a modello. +</p> + +<p> +Ci lasciammo come due teneri amici, che non +hanno che un passo da fare per divenir amanti. +</p> + +<p> +Da lungo tempo il mio povero cuore era senza occupazione +nessuna. Aveva sempre avuto gran simpatia +per Romney; come glielo aveva detto, ero libera +da ogni impegno: benchè in età di circa quarantacinque +anni, Romney aveva la triplice gioventù +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +della forza, dell’eleganza e della fama: una donna, +che avesse più diritti di me ad esser difficile, non +poteva desiderar di più: potetti creder un momento +che amavo, o meglio che amerei Romney. +</p> + +<p> +Il domani andai a casa sua all’ora convenuta: egli +m’aspettava con tutti quei piccoli preparativi che +si fanno per una donna desiderata, fiori, profumi, +soffici tappeti; una bellissima pelle di tigre era distesa +sur un letto simile a quello che occupava in +casa del dottor Graham: una corona di pampini +intrecciata a grappoli d’uva aspettava senza dubbio +un’Erigone. +</p> + +<p> +Giacchè ero in casa di Romney; giacchè vi ero +andata non solo di mia volontà, ma per un desiderio +espresso da me stessa, sarebbe stato ridicolo per +parte mia di rifiutar nulla di quanto egli mi chiedeva. +</p> + +<p> +Fece in quel giorno stesso, in due ore, uno stupendo +schizzo: abbiamo pochi pittori in Inghilterra, +ma quasi tutti quelli che abbiamo sono perfetti coloristi: +Romney merita d’esser nominato fra’ primi. +</p> + +<p> +Trovai, tornando a casa, il povero dottor Graham +un po’ inquieto: dacchè m’aveva condotta fuori la +casa della signora Love, era quella la prima volta +che uscivo. +</p> + +<p> +Lo rassicurai su quello che sopra ogni altra cosa +gli stava a cuore, cioè sulla certezza che manterrei +la parola data; gli dissi ciò che già sapeva, giacchè +prima di me Romney glielo aveva detto, che cioè +da lunga mano conoscevo il celebre artista, nè gli +tacqui gl’impegni di cuore che avevo presi con lui. +</p> + +<p> +Passai così tre mesi, dando al dottore Graham un +mese più che non m’avea domandato: durante quel +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +tempo, Romney menò a termine una serie di studi +riprodotti dalla mia persona: dopo l’Erigone, fece +una Venere, una Calipso, una Elena, una Giuditta, +una Rebecca. +</p> + +<p> +Circa la metà del quarto mese, il dottore annunziò +la fine del corso: aveva guadagnato quasi centomila +lire sterline. Le ultime lezioni fecero furore: +la folla vi soffocava, benchè da me stessa, sapendo +di far piacere a Romney, avessi ripreso il velo che +già mi copriva il viso. +</p> + +<p> +Io stessa aveva guadagnato da otto a dieci mila +sterline; Graham m’offriva la metà del guadagno, +purchè volessi continuare: rifiutai: ero stanca di +quell’esposizione: avevo bisogno di riprender un +po’ la vita di donna di piacere: non ero stata mai +sì ricca, e parevami che non vedrei mai la fine delle +mie ricchezze. +</p> + +<p> +Romney m’offrì d’andar a dimorare a casa sua: +accettai. +</p> + +<p> +Passammo tre mesi nell’unione più perfetta: Romney +riceveva in sua casa tutta la gioventù elegante +di Londra: fra <i>gentlemen</i> più nobili era lord Greenville, +che dicevano congiunto alla nobile casa di +Warwick, quello stesso a cui sir Harry Featherson +aveva guadagnato 2000 sterline alle corse d’Epsom. +</p> + +<p> +Fra gli omaggi che da tutti mi si facevano, i suoi +erano i più assidui, e, debbo dirlo, i più rispettosi. +</p> + +<p> +Fervido ammiratore della forma, Romney mi aveva +ritratta in tutti gli atteggiamenti dell’antichità, ed +il suo pennello non lasciava desiderar che il godimento +a coloro che vedevano i disegni che di me +aveva fatti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +</p> + +<p> +Lord Greenville restava ore intere innanzi a quei +quadri. +</p> + +<p> +Durante un mese o due, il suo amore non si tradì +che per la sua ammirazione per le copie, ed i suoi +applausi all’originale quando riproducevo qualche +atteggiamento storico, o quando declamava qualche +brano di Shakespeare. +</p> + +<p> +Una sera che avevo recitato il monologo di Giulietta +quando beve il narcotico, mi s’appressò, e profittando +del momento, che nessuno poteva vederlo +nè udirlo: +</p> + +<p> +— Bisogna che siate mia, Emma, mi disse, o diverrò +pazzo. +</p> + +<p> +Lo guardai ridendo. +</p> + +<p> +— Sull’onore, mi disse, parlo seriamente. +</p> + +<p> +— In fè di gentiluomo? +</p> + +<p> +— In fè di gentiluomo! +</p> + +<p> +— Venite allora in un momento che sarò sola, gli +risposi; ne parleremo. +</p> + +<p> +— Ed a che ora dovrò venire per trovarvi sola? +</p> + +<p> +— Non tocca a me, ma a voi di spiare quand’esca +Romney, e di profittar della sua assenza. +</p> + +<p> +— Bene, disse, non chiedo altro. +</p> + +<p> +Due giorni dopo, lo vidi entrare poco dopo che +Romney fu uscito. +</p> + +<p> +— Eccomi, disse con voce commossa, gittandomisi +alle ginocchia. +</p> + +<p> +— D’una faccenda tanto importante, milord, risposi, +non potete discorrere alle mie ginocchia, ma +al mio fianco: sedete quindi e discorriamo. +</p> + +<p> +Lord Greenville mi guardò attonito. +</p> + +<p> +— Oh! mi disse, miss Emma, credevo esser ricevuto +da voi men freddamente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<p> +— Perchè vi riceverei altrimenti? gli risposi: amo +Romney e non v’amo, nel senso che vorreste ch’io +dessi a questa parola. +</p> + +<p> +— E non m’amerete mai? +</p> + +<p> +— Non dico ciò, milord. L’amore consta di due +elementi, o meglio dovrei dire che l’amore è di due +maniere: evvi l’amore che invade i sensi d’una +donna al primo sguardo, e che è l’urto della scintilla +simpatica: evvi l’amore che occupa lentamente +il cuore d’una donna, ed è il risultato di dolci rapporti +e di cortesi maniere. Benchè giovane, milord, +ho già amato di questi due amori, e colui che fu +amato della seconda maniera non è colui che ha +più motivo di dolersi della sua sorte. — Se avessi +dovuto amarvi nella prima guisa, sarebbe già fatto +e ve lo direi, e lascerei subito Romney per voi; giacchè +il desiderio della donna per un uomo, che non +sia quello con cui vive, è già un’infedeltà. — Ma +voi siete giovane, bello, ricco, di grande famiglia; +posso quindi amarvi non come ho amato sir Harry, +ma sir John e Romney. +</p> + +<p> +— So, rispose sir Carlo, che un proverbio francese +dice: — «Da un cattivo debitore prendine quel +che puoi». — Mi rassegnerò a questo aforisma. +</p> + +<p> +— Senonchè, sir Carlo, ripresi, vi farò notare +che un debitore <i>deve</i> e che io <i>non debbo</i>. +</p> + +<p> +— Avete molto spirito, miss Emma, ed ho sempre +udito dire che il troppo spirito nuoce al cuore. +</p> + +<p> +— Non so se ho spirito, giacchè nessuno me l’ha +detto ancora, ma so d’avere un cuore: perchè sventuratamente +il mio cuore ha parlato. Non ho dovuto +quindi finora diffidare del mio spirito: permettetemi +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +dunque che per questa volta il mio cuore commetta +al mio spirito di fare i suoi affari. +</p> + +<p> +— Ascolto, miss Emma, ma lo confesso, tremo, +ascoltandovi. +</p> + +<p> +— È tempo ancora; fate come Ulisse: o cansate +il promontorio di Circe, gridando al pilota — «alla +larga!» — o turatevi con la cera le orecchie. +</p> + +<p> +— Preferisco ascoltar la vostra voce e correre il +rischio d’esser mutato in bestia: d’altronde, lo vedete, +giacchè v’ascolto ancora, dopo ciò che m’avete +detto, la metamorfosi è già mezza fatta. +</p> + +<p> +— Bene! anche voi, milord, siete uomo di spirito +e vedo che c’intenderemo. +</p> + +<p> +— V’ascolto. +</p> + +<p> +— Avrò fra poco vent’anni: son nata in un villaggio, +ed ho vinto la rusticità della mia nascita: +non ho avuto educazione, ed a forza di ingegno, di +lettura e di memoria ho supplito all’educazione che +mi manca: ho commesso errori; li ho emendati: +sono stata misera; ho avuto fame e sete; non ho +avuto rifugio contro la pioggia, il vento ed il freddo, +e son vestita di velluto; dimoro fra’ capilavori dell’arte, +e senza esser ricca, posso, limitando le mie +spese a mille franchi al mese, essere per tutta la +vita al sicuro dalla miseria. Restando tre altri mesi +col dottor Graham, sarei divenuta milionaria. Non +volli, Romney mi piaceva; preferii darmi a lui. +</p> + +<p> +— M’avete dunque invitato a venir da voi mentre +Romney era lontano per dirmi che ha la fortuna di +esser da voi amato? +</p> + +<p> +— Appunto, perchè dovendo parlarvi di cose serie, +giacchè il vostro avvenire ed il mio ne dipendono, +bisogna che vi parli con tutta franchezza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +</p> + +<p> +Sir Carlo mise un sospiro. +</p> + +<p> +— Amate meglio diventar pazzo: proseguii. +</p> + +<p> +— Non v’intendo. +</p> + +<p> +— Non m’avete detto: — «Emma, se non sarete +mia, diverrò pazzo?». +</p> + +<p> +— Vero. +</p> + +<p> +— Orbene, non potendo esser vostra che a certe +condizioni, debbo dirvele. +</p> + +<p> +— Ditele. +</p> + +<p> +— Adunque, ve lo ripeto, ecco il mio stato. Ho +preso Romney senza grande amore, ma come si +prende un uomo amabile, per non esser più sola +nella vita, per aver un appoggio. Romney m’ama +e gli porto affetto; la nostra vita è piacevole e dolce; +non ho nessuna ragione di mutarla; se non — ascoltatemi +bene, — se non per uno stato sociale, non +pecuniario, migliore. M’amavate abbastanza per impazzire? +Adunque m’amavate abbastanza per isposarmi. +</p> + +<p> +Sir Carlo Greenville balzò sulla sedia. +</p> + +<p> +— Sposarvi! esclamò. +</p> + +<p> +Mi levai e gli feci inchino. +</p> + +<p> +— Milord, gli dissi, quando sarete disposto a rispondere +alla mia proposta altrimenti che con un salto +di sorpresa, avrò l’onore di rivedervi. Fin allora permettete +che mi privi dell’onore della vostra conversazione +e del piacere della vostra presenza. +</p> + +<p> +E, salutatolo col capo, rientrai nella mia camera, +lasciandolo solo nello studio. +</p> + +<p> +Tre o quattro giorni passarono senza che vedessi +sir Carlo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p> + +<h2>XII.</h2> +</div> + +<p> +Romney continuava ad essere per me amabilissimo: +soddisfacevo insieme il suo amor proprio come +amante ed il suo amor dell’arte come modello. — Certo +le sue migliori opere di pittura furono da lui +fatte durante la nostra relazione. Era tanto in voga +in quel tempo, che, per prodigo che fosse, poneva +in serbo, quasi suo malgrado, venti o venticinque +ghinee al giorno, e ciò con quattro cavalli nella +scuderia, due carrozze nella rimessa, tre o quattro +servitori nell’anticamera. +</p> + +<p> +Tre volte per settimana ricevevamo gente; le quattro +altre sere andavamo a spasso o al teatro. +</p> + +<p> +La nostra relazione aveva tutti i diletti della simpatia +senz’avere le burrasche dell’amore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +</p> + +<p> +Il quarto giorno dopo il nostro colloquio, sir Carlo +riapparve: lo ricevetti esattamente come se nulla +fosse accaduto fra noi: non avevo per lui nè attrazione +nè ripugnanza: gli avevo proposte alcune condizioni +senza desiderare che le accettasse, piuttosto +per parlar chiaro che per voglia di diventar veramente +milady Greenville. +</p> + +<p> +Mi si appressò più volte; mi parlò sottovoce; ma +non essendo entrato nella questione, non potè aver +da me una parola che si riferisse <i>allo stato del suo +cuore</i>. +</p> + +<p> +Sia che Romney intendesse che la sua gelosia sarebbe +stata ridicola; sia che si fidasse di me, che +restavo con lui senza domandar nulla, anzi senza +ricever nulla; sia che, come me, stimasse la nostra +relazione non obbligatoria da una parte nè dall’altra, +e dovesse durare soltanto finchè ad entrambi +piacesse, non aveva mai mostrato darsi pensiero +delle cortesie che mi si facevano. +</p> + +<p> +Una volta m’aveva detto: +</p> + +<p> +— È convenuto, n’è vero, che non siamo tanto +sciocchi nè l’uno nè l’altro da ingannarci? Son doppiamente +felice, come amante e come pittore, di +possedervi: ma non m’impongo a voi per forza: intendete +bene, n’è vero? Probabilmente non sarò io +il primo a stancarmi della nostra vita; ma se ciò +accadesse, ve lo direi; convinto che voi mi perdonereste +la mia franchezza, e che resteremmo buoni +amici. Chiedo altrettanto da parte vostra. +</p> + +<p> +Gli avevo steso la mano, nè avevamo detto altro. +</p> + +<p> +Ero risoluta a parlargli dell’amore di sir Carlo, +appena quell’amore si spiegasse in modo positivo. +</p> + +<p> +Ma m’ero prescritta una norma per non aver nulla +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +da rimproverarmi, smettere, cioè, ogni civetteria con +sir Carlo. +</p> + +<p> +Debbo dirlo? Con l’istinto della donna, sentiva che +tutta la mia forza con sir Carlo, forza che probabilmente +assicurerebbe il mio trionfo, era nella mancanza +di ogni desiderio. +</p> + +<p> +Il domani, mentre Romney era andato a cominciar +un ritratto di Lady Craven, — che fu poi la famosa +margravia d’Anspach, — il servo annunziò sir Carlo +Greenville. +</p> + +<p> +Risposi ch’ero pronta a riceverlo. +</p> + +<p> +Entrò pallidissimo ed agitato. +</p> + +<p> +Gli accennai, sorridendo, di sedermi accanto. +</p> + +<p> +— Cara Emma, mi disse, m’è impossibile di restar +nell’incertezza in cui sono. +</p> + +<p> +— Incertezza! risposi; parevami al contrario che +nessuna posizione fosse più precisa al mondo, di +quella che v’avevo proposta. +</p> + +<p> +— E perciò non sarei irresoluto se fossi libero. Vedete, +poco è mancato che non mi rivedeste più. +</p> + +<p> +— Come? avreste per caso voluto uccidervi? Aspettate +almeno il mese d’ottobre; è il mese de’ suicidj. +</p> + +<p> +— No, non voglio nemmeno darvi a’ vostri occhi questo +merito o questa ridicolezza. Ecco la semplice +verità: sapete o non sapete che ho uno zio ricchissimo, +che m’è congiunto per avere sposato in prime +nozze una sorella di mia madre: è scozzese di nascita +e fratello di latte del re Giorgio IV, vecchio +erudito, geologo, archeologo, che so io? ed ha nome +sir William Hamilton. Da lui aspetto tutta la mia +fortuna, giacchè di mio patrimonio personale non +ho nulla o pochissima cosa. +</p> + +<p> +— Ma dunque, milord, onde la spesa che fate? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +</p> + +<p> +Dall’impiego che ho al ministero; ma se il ministero +cambia; se il signor Fox, che mi fu compagno +di collegio e mi vuol bene, cessa d’esser ministro, +perdo millecinquecento sterline di stipendio che mi +frutta l’impiego, e non ho altro mezzo di vivere che +mio zio. Orbene, cara Emma, mio zio m’ha scritto +per dirmi appunto quel che vi dico, ed offrirmi il +grado di primo segretario d’ambasciata a Napoli, e +dopo la sua morte non solo l’ufficio tenuto da lui +oggi, ma le sue immense ricchezze. Sono stato un +momento dubbioso se dovessi accettare; ma ho sentito +che mi sarebbe impossibile viver lontano da voi: +ho rifiutato. +</p> + +<p> +— È male. +</p> + +<p> +— Ed avete il coraggio di dirmelo? +</p> + +<p> +— Sì, rifiutando commetteste un primo errore, e +sposandomi, — giacchè, se è vero che siate restato +a Londra per me, mi sposerete, — ne farete un +secondo. +</p> + +<p> +— Voi non siete consolante, Emma. +</p> + +<p> +— Sono schietta. Credetemi, sir Carlo, se la lettera +a vostro zio non è partita, laceratala; se è partita, +scrivetene un’altra in senso contrario. Sposandoci, +faremmo entrambi un cattivo affare; io crescerò +forse, ma v’abbasserò di certo. +</p> + +<p> +— Ciò vuol dire che mancate alla promessa fattami, +e che, anche offrendo di sposarvi, non debbo sperar +nulla da voi? +</p> + +<p> +— Non ho detto una sillaba di ciò, milord: la mia +promessa è impegnata e la terrò. +</p> + +<p> +— Ahimè! disse sir Carlo, la sventura è che non +sono nemmeno libero di fare quel che dite una pazzia; +mai, prima d’esser maggiorenne, mio padre mi +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +permetterà di sposare una donna che non m’abbia +scelta egli stesso, e fatto maggiorenne, per prender +moglie a mio piacere, mi bisognerà lottare contro +lui e chiamar in aiuto la legge. +</p> + +<p> +— Che età avete? +</p> + +<p> +— Non ho che ventidue anni e mezzo. +</p> + +<p> +— Ebbene, milord, penso io, risposi ridendo, che +è questa anzi una fortunata congiuntura. Durante +i due anni e mezzo che ancor vi separano dalla vostra +età maggiore, avrete tempo di assicurarvi che +m’amate veramente, ed allora, fra due anni e mezzo +vedremo. +</p> + +<p> +— Come! vedete quel che soffro, e potete così beffarmi? +</p> + +<p> +— Non vedo quel che soffrite; ascolto soltanto +quel che mi dite. +</p> + +<p> +— E non credete alle mie parole? +</p> + +<p> +— Ricordatevi di quel che Amleto dice a Polonio: — «Parole! +parole! parole!» +</p> + +<p> +— Credete al mio onore, miss Emma? mi disse +seriamente lord Greenville. +</p> + +<p> +— Più che al vostro amore, sir Carlo. +</p> + +<p> +— Credereste alla mia parola da gentiluomo? +</p> + +<p> +— Nella misura del tempo che basta a fare svaporare +un giuramento. +</p> + +<p> +— Non credereste dunque a nulla? +</p> + +<p> +— Sì, credo all’incostanza delle cose umane. +</p> + +<p> +— Supponete, miss Emma, che m’obblighi fermamente +a sposarvi alla mia età maggiore? +</p> + +<p> +— Ciò diverrebbe più serio senza diventar molto +più positivo. +</p> + +<p> +— Perchè? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +</p> + +<p> +— Perchè una donna nel mio stato non ricorre ai +tribunali per farsi sposare. +</p> + +<p> +— Ma se sottoscrivessi la mia promessa in termini +tali che fosse per me disonore mancarvi? +</p> + +<p> +— Sarebbe allora da pensarvi. +</p> + +<p> +— Vi pensereste? +</p> + +<p> +— Se avessi la promessa, forse. +</p> + +<p> +— Bene; stasera l’avrete. +</p> + +<p> +— Non mi tentate, milord. +</p> + +<p> +— Miss Emma, mi disse sir Carlo, levandosi, vi +amo sopra ogni cosa al mondo. E se solo il matrimonio +può darvi a me, ebbene! sarete mia moglie. +</p> + +<p> +— Farò un’ultima cosa per voi, milord, non aprirò +le mie lettere nè stasera nè dimani, sicchè avrete +fino a doman l’altro per disdirvi. +</p> + +<p> +— Posso aspettare ventiquattr’ore, avendo aspettato +due mesi. +</p> + +<p> +Mi baciò la mano ed uscì. +</p> + +<p> +Tutto ciò fu fatto e detto da lord Greenville con +grande semplicità, da uomo risoluto. Del resto sir +Carlo aveva una fama di lealtà, che non lasciava +dubbio, non sul compimento della promessa, ma +sulla sua intenzione di compierla. +</p> + +<p> +Da parte mia sentivo che, operando come facevo, +non cedevo nè ad un calcolo d’interesse nè ad un +desiderio ambizioso; ma che rientravo in qualche +maniera sotto il potere di quella potenza inesplicabile +ed ignota che disponeva del mio destino, e mi +spingeva innanzi, facendomi quasi ad ogni passo +della vita salir un gradino della scala sociale. +</p> + +<p> +È vero che una volta ero caduta e la caduta era +stata profonda. +</p> + +<p> +Ma me n’ero riavuta, relativamente almeno; l’amore +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +di sir John e di sir Harry non era che la glorificazione +della mia bellezza; l’amore di Romney era +la consacrazione dell’arte. +</p> + +<p> +Dicevo fra me che la storia ha gradi anche per +le cortigiane; che dopo essere stata Frine ero divenuta +Taide; e dopo Taide, restavami a salire fino +ad Aspasia. +</p> + +<p> +Aspasia, amica di Socrate e d’Alcibiade; Aspasia +donna di Pericle, che gettava il peso della sua parola +negli affari dalla Grecia, decideva le guerre di +Samo, di Megara e del Peloponneso; Aspasia era più +che una cortigiana comune. +</p> + +<p> +Ebbene, non so qual voce dicevami all’orecchio che +non mi bastava esser Taide e che sarei Aspasia. +</p> + +<p> +Romney tornò. +</p> + +<p> +M’era troppo amico, perchè gli celassi nulla di +quel che accadeva. +</p> + +<p> +— Caro Romney, gli dissi, qual consiglio dareste +ad una donna della mia condizione, che trovasse +l’occasione di sposare un futuro Pari d’Inghilterra +e di diventar milady? +</p> + +<p> +— Bene! disse Romney, sir Carlo v’avrebbe finalmente +palesato il suo amore? +</p> + +<p> +— Vi eravate accorto che m’amava? +</p> + +<p> +— Perdio! +</p> + +<p> +— E non me n’avevate parlato? +</p> + +<p> +— Era sicuro che, venuta l’ora, voi stessa me ne +parlereste. +</p> + +<p> +— Caro Romney, siete un uomo amabilissimo, ed +in vero credo che non avrò mai cuore di separarmi +da voi. +</p> + +<p> +— Siete persuasa, cara Emma, che non saremo +mai separati. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +</p> + +<p> +— Ma se sposo sir Carlo?... +</p> + +<p> +— I corpi non si separano, ma l’anime. Ora, finchè +vi sovverrete di me con piacere ed io di voi con +delizia, non saremo l’uno all’altra presenti, non avremo +la presenza reale, come dice la chiesa nel +suo simbolico linguaggio, la comunione delle anime? +A cinquecento, a mille leghe, saremo forse più presenti +l’uno all’altra che alcuni che non si lasciarono +mai. +</p> + +<p> +— Siete un filosofo platonico, Romney. +</p> + +<p> +— Gli antichi dicevano: — «Muor giovane colui +ch’al Cielo è caro!» — Ebbene, io ho sempre pensato +che amore dolcissimo sarebbe quello cui non si desse +tempo d’invecchiare, e che si cogliesse nel suo fiore, +s’imbalsamasse nella sua memoria, e che comparato +a tutti gli altri amori, restasse giovane e fresco com’un’aurora +di primavera. +</p> + +<p> +— Adunque il vostro parere, Romney, è...? — Non +terminai. +</p> + +<p> +— Il mio parere è che seguiate il vostro destino, +Emma. +</p> + +<p> +— Credete che sarò un giorno <i>Paressa</i> d’Inghilterra? +</p> + +<p> +— Non so quel che sarete, Emma; ma se dopo +una lontananza di quattro o cinque anni, tornando +a Londra, mi si dicesse che siete regina de’ tre regni, +non me ne maraviglierei. Non sarei Romney, +cioè il primo pittore dell’Inghilterra, se non credessi +all’onnipotenza della beltà. +</p> + +<p> +— Romney, è bizzarro; quel che ora mi dite m’è +stato spesso detto da una voce interna. Romney, +ve lo confesso quasi con terrore, credo al mio destino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +</p> + +<p> +— Ebbene, seguite dunque il vostro destino. Se +è ne’ voleri della Provvidenza, sarebbe empietà opporvisi. +</p> + +<p> +La sera ricevetti la lettera di lord Greenville, ma +come gliel’avevo detto, non l’aprii. +</p> + +<p> +Nella sua impazienza non potè aspettare, e venne +la sera. +</p> + +<p> +Gli mostrai la lettera suggellata. +</p> + +<p> +Romney fu per lui affettuoso come sempre, più +affettuoso forse. +</p> + +<p> +— A che ora avrò da voi una risposta? chiese sir +Carlo. +</p> + +<p> +— Domani, prima di mezzodì. +</p> + +<p> +— Voglia Dio che secondi i miei desiderii, disse +sir Carlo. +</p> + +<p> +Il domani aprii la sua lettera; conteneva queste +sole parole: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«M’obbligo sull’onore a sposare miss Emma +Lyonna alla mia età maggiore, ed acconsento ad +esser trattato da gentiluomo senza fede se mancherò +alla promessa. +</p> + +<p class="indl"> +«1 maggio 1783. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Lord Greenville</span>» +</p> +</div> + +<p> +Comunicai la lettera a Romney. +</p> + +<p> +— Non v’è un minuto da esitare, disse, la vostra +fortuna è in queste quattro linee; e se mai sir Carlo +mancasse alla sua parola, io stesso m’incaricherei +di disonorarlo. +</p> + +<p> +— Adunque serbate questa lettera, dissi a Romney: +è meglio nelle vostre mani che nelle mie. +</p> + +<p> +— Da questo momento, cara Emma, disse Romney, +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +chiudendo la mia lettera nello scrigno ove riponeva +le sue gemme più preziose, siete mia sorella ed io +son vostro fratello. Se m’accadesse sventura, penserei +a farvi capitar questa lettera. D’altronde potreste +sempre reclamarla, giacchè è a voi diretta. +</p> + +<p> +Tornai nella mia camera, presi una penna, e scrissi +a sir Carlo Greenville: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Ottenete un permesso di otto giorni dal ministro; +venite a prendermi stasera in carrozza e conducetemi +ove vorrete. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Emma Lyonna.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Un’ora dopo ricevetti questo biglietto: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Sarò a’ vostri ordini: ma avete commesso una +dimenticanza nella vostra risposta. Dopo Emma +Lyonna, dovevate aggiungere: <i>Lady Greenville</i>. +</p> + +<p> +«Colui che avete fatto il più felice degl’uomini, +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap lowercase">C. G.</span>» +</p> +</div> + +<p> +La sera una carrozza a quattro cavalli ci trasportava +sulla strada d’Edimburgo, mentre Romney annunziava +a tutti i nostri amici, che fra due anni e +mezzo, mi rivedrebbero col nome e col titolo di lady +Greenville. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p> + +<h2>XIII.</h2> +</div> + +<p> +Credo aver perfettamente spiegato il sentimento, +non dirò che mi legava, ma che m’univa a sir +Carlo. +</p> + +<p> +M’univa a lui primamente la coscienza ch’egli mi +amava veracemente; la certezza ch’era un uomo +onesto; poi forse, sopra ogni cosa, quell’ambizione +che mi spingeva agli onori, alle grandezze, alla ricchezza, +invincibilmente, come la farfalla è tirata +alla fiamma che deve divorarla. +</p> + +<p> +Sir Carlo aveva avuto in eredità da sua madre +un piccolo castello nella Scozia, sul Forth, fra Musselburgo +e Preston-Pant, ad otto leghe da Edimburgo. +Ivi ci fermammo. +</p> + +<p> +Aveva ottenuto dal signor Fox, al quale probabilmente +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +s’era astenuto dal dir il perchè della sua domanda, +un congedo, non di otto giorni, ma di un +mese. +</p> + +<p> +Quella relazione, che durò tre anni e decise della +sorte della mia vita, è forse quella di cui, in fatto di +<i>emozioni</i>, abbia meno a dire. +</p> + +<p> +Secondo la promessa fatta, dalla quale si teneva +irrevocabilmente obbligato, sir Carlo mi stimava +e mi trattava come sua moglie: da parte mia, vedendo +in lui il mio marito futuro, lo trattavo come +se già lo fosse. +</p> + +<p> +Non illudendomi circa lo stato in cui m’aveva +presa, e sopratutto su quello che l’aveva preceduto, +apprezzavo benissimo il sagrifizio ch’egli aveva fatto +obbligandosi a sposarmi: ora, prima d’ogni altra +cosa, volevo renderlo tanto felice, che, durante i due +anni e mezzo che dovevano precedere la nostra +unione legale, un sol momento non si pentisse della +sua risoluzione. +</p> + +<p> +Non restammo al castello di sir Carlo che il +tempo necessario per riposarci del viaggio, e quindi +ci demmo a visitar la Scozia. +</p> + +<p> +Quando fossi stata principessa del sangue reale, +sir Carlo non avrebbe avuto per me più riguardi di +quelli che mi mostrava. Il mio viaggio con lui fu un +corso di storia, in cui imparai le leggende di Wallace +e di Roberto Bruce, di Montrose e di Carlo Edoard: +visitai la stanza in cui fu assassinato Rizzio, ed il +castello ove fu prigioniera Maria Stuarda. +</p> + +<p> +Il mese trascorse rapidamente; ritornammo a +Londra. Durante la nostra assenza, l’agente di sir +Carlo aveva presa in affitto una casa a Green-Park, +ove avevamo, sir Carlo ed io, ciascuno un +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +appartamento. Col suo stipendio ed il suo patrimonio, +sir Carlo aveva circa duemila sterline per +anno. Era poco, avuto riguardo al lusso sfoggiato +da lui; ma il ministro gli aveva promesso, se restava +al governo, di trovar un mezzo di accrescergli il +soldo. +</p> + +<p> +Aveva scritto allo zio William che, legato alla fortuna +di Carlo Fox, resterebbe a Londra finchè il suo +amico fosse ministro: gli aveva comunicato la promessa +fattagli e l’aveva pregato di aiutarlo a conseguirne +l’effetto. +</p> + +<p> +Sir William gli aveva spedito un bono di mille lire +sul suo banchiere. +</p> + +<p> +Con perfetta delicatezza, lord Greenville mi domandò +se non volevo prender maestri d’utilità e di +diletto per compire la mia educazione. Capii che il +cerchio di cognizioni che bastava ad Emma Lyonna, +donna d’avventure e di piaceri, non bastava a milady +Greenville, e dissi a sir Carlo di tracciarmi +egli stesso un sistema d’istruzione. +</p> + +<p> +Da quel momento ebbi un maestro di francese, un +maestro d’italiano, uno di canto, uno di disegno, +uno di ballo. +</p> + +<p> +Ho detto già con quanta facilità imparavo, e che +portentosa memoria avevo: benchè imparassi tutte +quelle arti e quelle lingue insieme, feci in ciascuna +rapidi progressi. Avevo naturalmente la voce intonata: +la musica mi pareva un’arte che avessi dimenticata +e di cui bastavami ricordarmi. Imparai l’italiano +quasi cantando; al francese poi ponevo tanto +ardore che, durante tutto il tempo che mi lasciavano +i miei altri esercizi, avevo sempre in mano un +volume scritto nell’idioma di Racine e Voltaire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<p> +La mia vita era dunque affatto mutata; que’ mille +piaceri che son il corollario della vita d’una bella +donna, avevano ceduto agli studi d’una donna seria, +dirò anzi d’una madre di famiglia. Dopo dieci +mesi, una bambina venne a dare alla nostra unione +una nuova apparenza coniugale più completa. +</p> + +<p> +Ma due mesi prima avevamo subito un gran colpo +nella nostra fortuna. +</p> + +<p> +Quel che sir William Hamilton aveva preveduto +accadde: dopo aver abbattuto il ministero di Pitt, +Carlo Fox, incaricato nel 1782 del portafogli degli +Esteri, aveva fatto fermare la pace con l’America e +la Francia; aveva creduto vedere in quel trionfo l’origine +d’un potere illimitato, e sdegnato de’ peculati +della compagnia delle Indie, l’aveva altamente accusato +alla tribuna, domandando un’inchiesta; ma +non avendola ottenuta dalla camera alta, era obbligato +a ritirarsi dal ministero ed a tornar all’opposizione. +</p> + +<p> +Per questo mutamento, sir Carlo perdè l’ufficio: +restavangli quindi in tutto di suo asse particolare, +dugento cinquanta o trecento sterline annue. +</p> + +<p> +Ricorse, come soleva, allo zio, affermandogli che +fra poco Carlo Fox non poteva mancare di tornare +al ministero; che in questa congiuntura la sua posizione +sarebbe più bella che mai, giacchè avrebbe +tosto ricevuto il premio della sua devozione all’amicizia. +</p> + +<p> +Sir William Hamilton spedì una nuova cambiale +di mille sterline sul suo banchiere. +</p> + +<p> +Con quella somma, con gli averi particolari di sir +Carlo, con la rendita delle mie otto o diecimila +lire, avremmo potuto viver modestamente ed aspettare +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +giorni migliori. Esortavo a ciò a tutto potere +sir Carlo; ma sia che credesse veramente alla rivincita +di Carlo Fox, sia che le sue prodighe abitudini +soverchiassero i consigli della ragione, proseguimmo +a menar la stessa vita. +</p> + +<p> +Ne derivò che presto trovammo aver esaurito il +nostro avere. +</p> + +<p> +In tal congiuntura, mi correva obbligo di porre il +mio peculio a disposizione di colui, del quale avrei +portato fra breve il nome. +</p> + +<p> +Lo feci. +</p> + +<p> +In diciotto mesi vedemmo finita quella somma. +</p> + +<p> +Per la terza volta sir Carlo scrisse allo zio, ma +questa volta ebbe da lui un rifiuto, con invito tuttavia +di andarlo a raggiungere, se credesse, alle condizioni +già offertegli. +</p> + +<p> +Quel partito era la nostra separazione eterna: sir +Carlo non vi pensò un momento. +</p> + +<p> +La nostra famiglia s’era accresciuta di due figli, +il che aumentava anche le nostre angustie. +</p> + +<p> +È vero che fra tre mesi sir Carlo giungerebbe alla +sua età maggiore, e che quello stesso giorno, ne ero +sicura, egli porrebbe ad effetto la sua promessa; +ma sarei lady Greenville e non altro: la mia posizione +sarebbe mutata, la nostra fortuna no. +</p> + +<p> +La nostra povertà mutavasi a poco a poco in miseria. +</p> + +<p> +Non so, o so male descrivere questo stato, in cui +l’orgoglio, le abitudini, gl’istinti lottano ogni dì col +bisogno; già una volta trascorsi rapidamente sulla +mia caduta; il mio coraggio non sarà la seconda +volta maggiore della prima. +</p> + +<p> +Non potevo non esser riconoscente a sir Carlo +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +che durava tanti patimenti per amor mio; ma la sua +tristezza, il suo scoramento, il suo soffrire m’eran +sensibili: vinsi la sua ripugnanza a scrivere per la +quarta volta allo zio; scrisse. +</p> + +<p> +La risposta di sir Hamilton fu per noi un fulmine. +</p> + +<p> +Scriveva che s’era informato della vita di sir Carlo, +ed aveva saputo che le sue angustie derivavano +dall’amar una cortigiana indegna di amore; annunziava +il suo prossimo arrivo a Londra, dicendo che +voleva veder le cose con gli occhi proprii, ed agirebbe +a seconda di quel che vedrebbe. +</p> + +<p> +Non pertanto una proscritta annunziava a sir Carlo, +che, ove gli piacesse accettar le proposte già +fatte, partisse subito per Napoli, lasciando a Londra +quella creatura indegna di lui, alla cui esistenza +in tal caso la sua pietà degnerebbe provvedere. +</p> + +<p> +Debbo dirlo a lode di sir Carlo, fu anche più sdegnato +che non afflitto da quella lettera, a cui non rispose +nemmeno. +</p> + +<p> +Ma i suoi sentimenti generosi nulla mutavano al +nostro stato. Dopo essere stati privati del superfluo, +cominciavamo ad esser privati del necessario. Avevamo +venduto fino alle ultime nostre gioie; dovevamo +più d’un anno di pigione: un atto giudiziario +bastava a gettarci sulla via, noi ed i nostri bambini. +</p> + +<p> +Eravamo in quello stato estremo, in cui anche una +nuova sventura si fa desiderabile, tanto è impossibile +che una catastrofe, per terribile che sia, peggiori +la nostra condizione. +</p> + +<p> +D’improvviso ci fu riferito che da otto giorni sir +William Hamilton era a Londra, nel suo palazzo a +Fleet-Street. +</p> + +<p> +Non eravamo stati avvisati di quell’arrivo, senza +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +dubbio sir William aveva speso quel tempo a prender +informazioni sul nostro conto; ad ogni modo +una grande sventura ci era sospesa sul capo. +</p> + +<p> +All’udir quella nuova, sir Carlo prese una subita +risoluzione. +</p> + +<p> +— Cara Emma, mi disse, tranne che non siamo +separati, non possiamo esser più infelici di quel che +siamo: ebbene, la nostra sorte è nelle vostre mani. +</p> + +<p> +Lo guardai stupita. +</p> + +<p> +— Ascoltate, continuò: conosco mio zio: è un archeologo +fanatico d’ogni bellezza plastica; passa la +vita fra’ più bei marmi della Grecia: ora non conosco +una statua, fosse di Prassitele o di Lisippo, che +v’uguagli in bellezza. Andate a trovar mio zio: gettatevi +a’ suoi piedi; orate la nostra causa, e sarà +guadagnata. +</p> + +<p> +Guardai sir Carlo, tutta stupefatta di simile proposta. +</p> + +<p> +— Come! gli dissi, contro me egli è irritato, e volete +che io vada ad espormi alla sua collera? +</p> + +<p> +— È irritato contro voi, cara Emma, perchè non +intende il mio amore, e non l’intende perchè non vi +conosce. Ma quando v’avrà veduta una volta; quando +avrà udito la vostra voce irresistibile; quando le lagrime +vi gronderanno supplichevoli dagli occhi, intenderà +tutto e perdonerà. +</p> + +<p> +Dimenai il capo: sentivo una ripugnanza profonda +a quel passo. +</p> + +<p> +— Allora, disse sir Carlo, non resta che rassegnarci +alla nostra sorte, perchè io, ne son sicuro, +non otterrò nulla da mio zio che aspetta la mia visita, +ed è già preparato a respingermi: mentre voi... +</p> + +<p> +— Ascoltate, sir Carlo, risposi, non vorrei che +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +vi entrasse, non dirò nella mente ma nel cuore, il +pensiero che, potendo ricompensare i vostri sacrifizi, +io mi sia rifiutata ad un’azione, benchè per me +umiliante: lasciatemi fin a domani per prepararmi +all’abboccamento, e domani andrò. +</p> + +<p> +— Farete quel che vorrete, cara Emma, disse sir +Carlo; ma pensate che il tempo è prezioso e che +è imprudente di perdere un minuto. Fin a domani, +sir Hamilton può prender qualche risoluzione: mettetevi +la veste più semplice; non siete mai più bella +che nella vostra semplicità; andate a Fleet-Street; +tutti conoscono il palazzo Hamilton; entrate arditamente, +parlate col cuore, a nome vostro, a nome +mio, a nome de’ nostri figli: Dio farà il resto. +</p> + +<p> +Sir Carlo parlava con tanto convincimento, che +anch’io cominciai a far cuore. Domandando fino al +domani, avevo fatto ciò che fa il condannato che +chiede s’indugi di qualche ora la condanna; avevo +tentato ritardar il momento supremo; ma, risoluta +la visita, era meglio farla subito. +</p> + +<p> +Entrai nella mia camera con la fermezza delle risoluzioni +disperate; indossai la mia veste meno ricca; +legai i miei capelli che portavo sempre senza +polvere con un semplice nastro: mi posi sul capo +un gran cappello di paglia; mi gettai una mantellina +sulle spalle; e riapparii d’improvviso nella stanza +ov’era restato sir Carlo. +</p> + +<p> +Allo strepito che feci entrando, sir Carlo levò il +capo e mise un grido. +</p> + +<p> +— Oh! mi disse, non siete mai stata tanto bella, +cara Emma; siam salvi! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p> + +<h2>XIV.</h2> +</div> + +<p> +In luogo di prender una carrozza per andar da +sir William, volli esser umile fino alla fine, e m’avviai +a piedi a Fleet-Street per Pall-Mall e lo Strand. +</p> + +<p> +Sir Carlo aveva ragione: mi bastò chiedere il palazzo +di sir William Hamilton perchè mi fosse indicato. +</p> + +<p> +Giunta alla porta, sentii sciogliermi nelle gambe +m’appoggiai al muro e tentai darmi cuore. +</p> + +<p> +Sua Signoria era in casa. +</p> + +<p> +All’uscio un servitore mi chiese il nome per annunziarmi: +temetti che dicendolo, non mi si rifiutasse +l’ingresso. +</p> + +<p> +— Dite soltanto a sir William, risposi, che una +donna desidera parlargli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +</p> + +<p> +Benchè avessi passato ventiquattr’anni, sembravo +tanto giovane che il servo, non volendo riconoscermi +per una <i>donna</i>, m’annunziò come una <i>fanciulla</i>. +</p> + +<p> +Udii la voce di sir William che diceva: +</p> + +<p> +— Fatela entrare. +</p> + +<p> +Mi posi la mano sul cuor per comprimerne i battiti: +mi sentivo presso a soffocare. +</p> + +<p> +Il servo tornò, si strasse da banda e m’invitò ad +entrare. +</p> + +<p> +Sir William era seduto ad una tavola, correggendo +le prove del suo libro, <i>Osservazioni sul Vesuvio</i>. +</p> + +<p> +Restai per poco sulla soglia, aspettando che levasse +il capo. +</p> + +<p> +Mi vide; restò un momento immobile, guardandomi; +poscia, levandosi e dando un passo incontro +a me: +</p> + +<p> +— Che volete, bella fanciulla? mi chiese. +</p> + +<p> +La voce mi venne meno; non potetti che andar a +lui e cader mezzo svenuta sul tappeto. +</p> + +<p> +Vedendo il mio pallore ed il tremito nervoso che +m’investiva, sonò il campanello per chiamar soccorso: +il servo entrò. +</p> + +<p> +— Ella sviene! ma vedete che sviene! esclamò sir +William; venite, aiutatemi. +</p> + +<p> +Il servo aiutò sir William a portarmi sur una poltrona; +nel muovermi, il cappello cadde, ed i capelli +caddero sciolti. +</p> + +<p> +Quand’avessi ciò fatto per civetteria, non avrei +ottenuto più bell’effetto: avevo i più magnifici capelli +del mondo. +</p> + +<p> +— Dell’aceto! dell’aceto! gridò sir William. +</p> + +<p> +Il servo gliene portò una boccetta; egli mi sedè +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +accanto, appoggiò il capo mio sulla sua spalla, e +me la fece aspirare. +</p> + +<p> +Riaprii gli occhi che, durante l’ultimo minuto, +avevo tenuti chiusi più per terrore che per debolezza. +</p> + +<p> +— Ah! milord, mormorai, quanto siete buono! +</p> + +<p> +E mi lasciai cadere a’ suoi piedi. +</p> + +<p> +Mi guardò con crescente stupore. +</p> + +<p> +— Bisogna che voi abbiate a chiedermi qualche +cosa di impossibile, signorina, mi disse, perchè dubitiate +di ottenerlo. +</p> + +<p> +Mi lasciai cader il capo fra le mani e ruppi in +pianto. +</p> + +<p> +— Oh! milord, milord, gli dissi senza levar il +capo, se sapeste chi sono! +</p> + +<p> +— Chi siete dunque? +</p> + +<p> +— La persona che più odiate al mondo, milord. +</p> + +<p> +— Non odio nessuno, madamigella, rispose sir +William. +</p> + +<p> +— Allora, quella che più disprezzate. +</p> + +<p> +Mi pose la palma della mano sulla fronte, e mi +sollevò il capo. +</p> + +<p> +— Emma Lyonna, balbettai. +</p> + +<p> +— Impossibile! esclamò, dando indietro, impossibile! +</p> + +<p> +— Perchè, milord? +</p> + +<p> +— Una donna perduta non ha un viso come il +vostro. +</p> + +<p> +— Un nobile cuore come quello di vostro nipote, +milord, non si sarebbe dato ad una donna perduta. +</p> + +<p> +— Tutto ciò che m’è stato detto è vero, o non è +che un complesso di menzogne? +</p> + +<p> +— Che han detto a vossignoria? Son pronta a risponder +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +francamente alle sue domande: nel mio +stato la prima delle virtù è la schiettezza. +</p> + +<p> +— Mi si è detto che vostra madre era fantesca in +un podere, e che voi stessa avete guardato le pecore. +</p> + +<p> +— È vero, milord. +</p> + +<p> +— Poscia serva in una piccola città di provincia. +</p> + +<p> +— È vero ancora. +</p> + +<p> +— Che veniste a Londra, ove un bravo medico, +il sig. Hawarden v’allogò presso un gioielliere, ma +i vostri malvagi istinti non permisero che vi restaste. +</p> + +<p> +— È sempre vero. +</p> + +<p> +— Qui comincia senza dubbio la menzogna: siete +stata mantenuta prima da sir John Payne e poi da +sir Harry Featherson. +</p> + +<p> +Accennai col capo ch’era vero. +</p> + +<p> +— Poi scendete più basso, sempre più basso; divenite +complice del cerretano Graham, druda di +Romney, druda di mio nipote, cui non cedete, affermasi, +se non a patto che vi sposerà, ed a cui +fate firmare una promessa di matrimonio, che lo +fa, suo malgrado, vostro schiavo. +</p> + +<p> +— Chiedo dieci minuti a Vossignoria per giustificarmi, +risposi. +</p> + +<p> +E, rialzatami, mi slanciai fuori della camera. +</p> + +<p> +— Ove andate, gridò sir William, ove andate? +</p> + +<p> +— Torno subito, milord. +</p> + +<p> +Scesi le scale volando più che correndo e balzai +in una vettura da nolo che passava, gridando: — «Cavendish-Square!» +</p> + +<p> +Cinque minuti dopo ero da Romney. +</p> + +<p> +La fortuna volle che fosse in casa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +</p> + +<p> +— La promessa di lord Greenville, gli gridai, datemela, +caro Romney. +</p> + +<p> +— Che v’accade, mia povera Emma? Siete tutta +sossopra. +</p> + +<p> +— Non è nulla. Quella promessa, ve ne supplico, +presto! presto! +</p> + +<p> +Romney corse ad un armadio, aprì lo scrigno di +cui parlai, e mi diè la promessa di matrimonio di +lord Greenville. +</p> + +<p> +— Prendete, mi disse; avrei per altro voluto che +mi consultaste su ciò che volete farne. +</p> + +<p> +— Per le cose di delicatezza, si consulta solo la +propria coscienza, Romney. Grazie! +</p> + +<p> +Mi slanciai fuori della camera; mi feci ricondurre +a Fleet-Street; risalii le scale con la stessa rapidità e +ritrovai Sir William che passeggiava pensoso, a gran +passi. +</p> + +<p> +Non gli diedi tempo d’interrogarmi e gli presentai +la promessa di matrimonio di sir Carlo. +</p> + +<p> +— Che è questo? mi disse. +</p> + +<p> +— Vossignoria si degni leggere. +</p> + +<p> +Sir William lesse: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«M’obbligo sull’onore a sposare miss Emma +Lyonna alla mia maggiorità, ed acconsento ad esser +trattato da gentiluomo senza fede se mancherò alla +promessa. +</p> + +<p class="indl"> +«1 maggio 1783. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Lord Greenville</span>» +</p> +</div> + +<p> +— Ebbene, e poi? disse: sapevo che questa promessa +esistesse. +</p> + +<p> +— V’ingannate, milord, risposi, essa non è più. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +</p> + +<p> +E m’appressai al fuoco e la gettai nelle fiamme, +che subito la divorarono. +</p> + +<p> +— Che fate? esclamò sir William. +</p> + +<p> +— Nulla lega più vostro nipote, milord, risposi: +a voi tocca ora ottener da lui che m’abbandoni. +</p> + +<p> +E senza rispondere alla sua voce che mi chiamava, +uscii dalla stanza e tornai a casa. +</p> + +<p> +Sir Carlo aspettava pieno di vivissima ansietà. +</p> + +<p> +— Ebbene, mi chiese, vedendomi tornare col volto +acceso e dalla corsa e dalla commozione, che è accaduto? +</p> + +<p> +Gli narrai il mio colloquio con lo zio minutamente. +</p> + +<p> +— Adunque, mi disse, avete arso la mia promessa? +</p> + +<p> +— Sì, sir Carlo, e siete libero. +</p> + +<p> +— Cioè, mia cara Emma, il mio debito scritto si è +mutato in un debito d’onore: ecco tutta la differenza. +</p> + +<p> +— Ascoltate, sir Carlo, gli dissi, e riflettete bene: +siete giunto a quel momento supremo in cui una +vita intera si decide. Se m’abbandonate, non solo +tutti vi daranno ragione, ma all’istante, il vostro +avvenire è assicurato, la vostra fortuna fatta. Se, al +contrario, v’ostinate a restar meco, la società tutta +vi condanna, e vostro zio vi rinnega e vi disereda. +Non potete materialmente vivere con me, e materialmente +io posso far senza di voi. Voi ricco, mi +renderete le diecimila lire spese da noi insieme; otterrete +da vostro zio che assicuri una sorte a’ nostri +figli; vivrò io e vivranno essi. Voi povero, i +miei figliuoli ed io restiamo poveri, ed un giorno, +inevitabilmente vi pentirete del vostro sacrifizio ed +i nostri figli mi rinfacceranno la loro rovina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +</p> + +<p> +— Basta, Emma, basta, esclamò sir Carlo, cingendomi +delle sue braccia come per impedire che +nessuno mi strappasse a lui, avverrà quel che Dio +vorrà, ma nessuna forza umana potrà separarci! +</p> + +<p> +In quel momento mise un grido: l’uscio della camera +era rimasto aperto: suo zio che era salito senza +permettere che alcuno l’annunziasse, e senza che lo +vedessimo, era ritto sulla soglia ed aveva udito +quanto avevamo detto. +</p> + +<p> +— Mio zio! esclamò sir Giorgio, dando un passo +indietro. +</p> + +<p> +— Vedete, signore, gli dissi, che fo quel che posso, +e che non ci ho colpa. +</p> + +<p> +— Lasciatemi solo con questa giovane, signore, +disse sir William Hamilton a sir Carlo. +</p> + +<p> +Sir Carlo salutò rispettosamente ed uscì. +</p> + +<p> +Sir William Hamilton mi si fe’ vicino e mi porse +la mano. +</p> + +<p> +— Son contento di voi, madamigella, mi disse, e +spero che persevererete nella via in cui siete entrata. +</p> + +<p> +— Perdono, signore, gli risposi; ma lo vedete, non +ho d’uopo d’esser incoraggiata dai vostri consigli: +quelli della mia coscienza mi basteranno, spero. +</p> + +<p> +— Benissimo, ma, come dicevate a quel pazzo, +avete figli. +</p> + +<p> +— Questo è un altro discorso, ed il mio dovere di +madre è di raccomandarveli. +</p> + +<p> +— Da quel che ho udito, mio nipote vi dovrebbe +un 10,000 lire sterline. +</p> + +<p> +— È possibile, signore; ma questo è un affare fra +vostro nipote e me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +— Se mio nipote acconsente a lasciarvi, triplicherò +questa somma. +</p> + +<p> +— Non presto ad usura nè il mio danaro nè il +mio amore. +</p> + +<p> +— Ma che farete con due o trecento lire di rendita? +</p> + +<p> +— Tenterò trar profitto dalla mia istruzione. +</p> + +<p> +— Darete lezione? +</p> + +<p> +— Perchè no? +</p> + +<p> +— E che lezioni? +</p> + +<p> +— Di francese e d’italiano. +</p> + +<p> +— Parlate francese ed italiano? +</p> + +<p> +-Sì. +</p> + +<p> +Sir William mi parlò in queste due lingue: gli risposi +abbastanza correttamente perchè paresse soddisfatto. +</p> + +<p> +— Sapete anche di musica, a quanto pare, aggiunse, +giacchè veggo un cembalo ed un’arpa. +</p> + +<p> +— So sonare infatti questi due strumenti. +</p> + +<p> +— Sarebbe indiscretezza chiedervi d’eseguire un +pezzo? +</p> + +<p> +— Avete dritto di comandare, signore. +</p> + +<p> +— E se invece di comandare pregassi? +</p> + +<p> +— Scuserete allora se vi canterò un’aria che s’accorda +allo stato del mio cuore. +</p> + +<p> +— Cantate quel che volete: checchessia, l’ascolterò +con piacere. +</p> + +<p> +Lo confesso. In quel momento un po’ di civetteria +entrò nel mio cuore: non potendo indovinare +il sentimento che spingeva sir William a farmi tutte +quelle domande, non ne vidi che il lato insensibile +ed egoista, e trovai ch’era crudeltà a pregarmi di +cantare in quella circostanza; costretta ad obbedirgli, +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +volevo almeno trarre tutto il vantaggio possibile +della mia obbedienza a pro del mio amore. +</p> + +<p> +Chiamai in aiuto tutta la potenza mimica che la +natura m’aveva data. Andai a sedere innanzi all’arpa, +e con la fronte appoggiata ad essa, i capelli +scinti ed inanellati sulle spalle, disperata e gemente +come Desdemona, feci correre alcuni accordi dolorosi +sulle corde dello strumento ed incominciai +quella straziante ballata del Salice: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«La giovinetta piangea, piangea,</p> +<p class="i01">D’un sicomoro a piè sedea:</p> +<p class="i01">Teneasi al core la man vicina</p> +<p class="i01">E su’ ginocchi la testa inchina. —</p> +<p class="i01">«Il verde salice cantate ognor</p> +<p class="i01">Cantate il salice del mesto amor.»</p> +</div></div> + +<p> +Spesso avevo, nelle nostre serate presso sir Harry, +o presso Romney, cantato quel poetico lamento e +sempre con immenso successo; ma quella volta più +che mai ero commossa da parità di situazione. +</p> + +<p> +Durante la pausa fra la prima e la seconda strofa, +non udii nemmeno il respiro di sir William, tanto +anelante, tutta l’anima sua era sospesa alle mie +parole. +</p> + +<p> +Proseguii: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Un fresco rio scorreale accanto,</p> +<p class="i01">Che mormorava al suo compianto:</p> +<p class="i01">Amaro il pianto dal ciglio uscia</p> +<p class="i01">Che fin le rupi commosso avria. —</p> +<p class="i01">«Il verde salice cantate ognor;</p> +<p class="i01">Cantate il salice del mesto amor.»</p> +</div></div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +</p> + +<p> +Mi fermai, quasi mi paresse aver dato a sir William +un saggio sufficiente della mia arte di musica, +di cantatrice e di mima. +</p> + +<p> +— Oh! di grazia, disse, continuate! +</p> + +<p> +Ripresi: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">«Nomai mendace l’amante mio;</p> +<p class="i01">E’ che rispose quando m’udio?</p> +<p class="i01">— Se a molte io dono facile il core,</p> +<p class="i01">Tu molti allieta del tuo favore. —</p> +<p class="i01">«Il verde salice cantate ognor;</p> +<p class="i01">Cantate il salice del mesto amor.»</p> +</div></div> + +<p> +E dopo aver fatto rendere all’arpa il suo strido +più doloroso, lasciai i suoi concenti morir lentamente, +come un ultimo sospiro. +</p> + +<p> +Avevo lasciato cadere, sfinita, il capo sulla spalla: +aspettavo l’assoluzione o la condanna. +</p> + +<p> +— Signora, dissemi sir William, intendo ora l’adorazione +di mio nipote per voi: ditegli che lo prego +di venirmi a parlar dimani. +</p> + +<p> +E salutandomi con rispetto, si ritirò. +</p> + +<p> +Appena fu uscito, sir Carlo, che dalla camera attigua +aveva veduto ed udito tutto, slanciossi nel +salotto, e stringendomi fra le braccia, con gli occhi +pieni di gioia, il cuore pieno di speranza, esclamò: +</p> + +<p> +— Lo sapevo io che ci salveresti! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p> + +<h2>XV.</h2> +</div> + +<p> +È facile l’immaginarsi da quali emozioni io fossi +dominata in quel giorno, sir Carlo nutriva una +sicura speranza, la quale, non saprei per qual motivo, +mi era impossibile di condividere. +</p> + +<p> +Mi pareva che questa apparente sconfitta di sir +William celasse qualche cosa d’ignoto. Ad ogni cosa +che mi dicesse, o ad ogni progetto che lord Greenville +facesse io rispondeva: domani vedremo. +</p> + +<p> +Il domani arrivò. +</p> + +<p> +Non avendo sir William Hamilton fissata l’ora, sir +Carlo si recò da lui alle nove del mattino. +</p> + +<p> +Io me ne stetti ad aspettare, ed aspettai un’ora +che mi parve un secolo. +</p> + +<p> +Passata un’ora circa, sir Carlo fu di ritorno, ed +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +a prima vista potei agevolmente comprendere non +essersi avverata nessuna delle sue speranze. +</p> + +<p> +Era pallido ed affatto abbattuto. +</p> + +<p> +— Ebbene? gli domandai io tutta tremante. +</p> + +<p> +Si cavò di tasca una lettera. +</p> + +<p> +— Inflessibile, mi rispose, egli vuole che ci separiamo +immediatamente. +</p> + +<p> +— Che v’aveva detto io? +</p> + +<p> +— Se vi acconsentiamo, continuò a dire sir Carlo +egli assicura cinquecento lire sterline di rendita +a ciascuno dei nostri figli reversibili in caso di +morte sulla testa degli altri. — Ed a me egli costituisce +una rendita di mille e cinquecento lire, ed a +voi egli restituisce le dieci mila lire sterline che abbiam +speso insieme. +</p> + +<p> +— E che avete risposto? +</p> + +<p> +— Ho rifiutato. +</p> + +<p> +— Cos’è questa lettera? +</p> + +<p> +— È per voi. +</p> + +<p> +— Di vostro zio? +</p> + +<p> +— Di mio zio. +</p> + +<p> +— Leggiamola. +</p> + +<p> +— Non è che per voi, ed io gli promisi che non +l’avreste letta che voi sola. +</p> + +<p> +— Date. +</p> + +<p> +— Devo dirvi una cosa? proseguì sir Carlo guardandomi +con mestizia. +</p> + +<p> +— Che? +</p> + +<p> +— Mio zio è innamorato di voi. +</p> + +<p> +Io trasalii. +</p> + +<p> +— Sir Carlo, siete pazzo. +</p> + +<p> +— Son pronto a giurarlo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<p> +Abbassai la testa sul seno: un lampo m’aveva illuminata. +</p> + +<p> +Mi sovvenni della scena della sera antecedente, gli +sguardi d’ammirazione, e l’accento carezzevole di +sir William. +</p> + +<p> +Mi accostai al camino colla lettera in pugno decisa +di gettarla al fuoco. +</p> + +<p> +Sir Carlo mi trattenne. +</p> + +<p> +— Emma, mi disse con voce abbastanza sicura, +ieri eravate voi che m’incoraggiavate ad esser uomo, +ed era io che faceva resistenza a checchè voi mi +diceste in pro de’ miei figli e mio. Oggi son io che +vi dico: Emma, leggete questa lettera e considerate +seriamente le proposte che in essa si trovano, poichè +son certo che ve ne sono, il momento è supremo, +e se ieri mi credeva in diritto di disporre del +mio destino, e di quello de’ miei figli, oggi non sento +d’aver quello di disporre del vostro: e di essere un +ostacolo al vostro avvenire ed alla vostra felicità. +</p> + +<p> +Lo rimirai con stupore; ma conoscendone il cuor +nobile, io non dubitai un istante del motivo che lo +faceva parlare. +</p> + +<p> +— Ho promesso a mio zio, egli continuò, ho +promesso di lasciarvi tutta la libertà di leggere questa +lettera: leggetela, cara Emma, e se, come non ne +dubito, è l’ultimatum di sir William Hamilton, decidete +della nostra sorte. +</p> + +<p> +Ed abbracciandomi lagrimoso, passò nelle stanze +da letto e mi lasciò sola nella sala. +</p> + +<p> +Io restai un momento in piedi, tutta tremante e +col sudor sulla fronte; indi vacillando mi lasciai cadere +su d’una sedia a bracciuoli; io capiva difatti +ch’io teneva nelle mani il nostro comune destino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +</p> + +<p> +Apersi la lettera, ma non potei leggerla tosto, una +nube mi copriva gli occhi. +</p> + +<p> +A poco a poco i caratteri si fecero più visibili, la +mia vista si schiarì e lessi: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Signorina +</p> + +<p> +«Da ieri a questa parte ho fatto le mie riflessioni +con tutta quella freddezza e quella calma che si +possono conservare, anche alla mia età, dopo avervi +veduta. +</p> + +<p> +Nelle vostre qualità, nei vostri meriti, nell’avvenenza +infine della vostra persona io trovo la spiegazione +della passione di mio nipote. +</p> + +<p> +Non solo comprendo il modo con cui vi si possa +amare, ma eziandio perchè vi si possa amare per +sempre; vi hanno però nella vita certe fatalità, contro +le quali sarebbe follia il voler lottare, contro le +quali si finirebbe ad infrangersi, ma a vincerle non +mai; queste fatalità ieri noi le abbiamo insieme +passate in rassegna, e trovansi comprese nelle confessioni +che ieri aveste la franchezza di farmi. +</p> + +<p> +Pensateci bene, e ditemi voi stessa se sia possibile +che, nella stessa città che vide in voi l’amante di +sir John Payne, e di sir Herry Featerson, che vide +in voi la socia di Graham, il modello di Romney, +voi diventiate la moglie di sir Carlo Greenville, +a rischio di incontrare ad ogni passo che farete nelle +vie di Londra, una memoria di quel passato, contro +il quale nulla valgono i pentimenti, e che la potenza +di Dio stesso non potrebbe cancellare. +</p> + +<p> +Il vostro matrimonio con mio nipote, quand’anche +io avessi ad acconsentirvi, ed avessi ad assicurarne +la posizione, è una disgrazia per voi ed i vostri figli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +</p> + +<p> +Voi avete venticinque anni, — siete voi che mi +confidaste la vostra età, giacchè non giudicando che +dai miei occhi io non ve ne stimerei più di 18. — Voi +avete 25 anni; mio nipote non ne ha che 24, egli +è quindi minore di voi di un anno, egli s’avanza +verso l’età delle passioni. Per quanto siete bella, +seducente, perfetta, non potrebbe darsi un giorno +che egli vi sfuggisse, e che in quel giorno si lasciasse +egli altresì sfuggire di bocca una parola di +pentimento pel sagrificio che crederà di avervi +fatto? +</p> + +<p> +So benissimo, che sposando oggi un uomo rovinato +e senza avvenire, siete voi quella che si sagrifica, +ed io sono il primo a proclamarlo in faccia al +mondo, però il sagrificato sarà egli. +</p> + +<p> +Ecco quindi ciò ch’io vi propongo: invece d’essermi +nipote, siatemi figlia. +</p> + +<p> +Io son vedovo e senza figli, e quindi solo a questo +mondo. — Mio nipote che fu da me lontano fin dalla +giovinezza, non è per me che uno straniero; io l’amo +per l’amore che aveva per mia sorella, e non per +quello che io abbia direttamente per lui, ed egli +stesso, senza saper darsene ragione, non ha per me +che un affetto in rapporto al bene ch’io possa fargli. +</p> + +<p> +Divenendo mia figlia adottiva scompaiono tutte +le impossibilità che vi sono d’ostacolo per vivere +tranquilla e felice in Inghilterra, nella guisa stessa +che scompare il solco d’una nave passando da un +mare all’altro. Io vi conduco meco a Napoli, dove +nessuno vi conosce, dove nessuno vi ha veduta, dove +non vi chiamate più nè Emma Lyonna, nè Miss +Hearte; dove non sarete più l’amante di Featherson +nè la socia di Graham, nè il modello di Romney; +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +dove avrete il nome che più vi piacerà di adottare, +vale a dire di mia figlia adottiva, di mia amatissima +figlia. +</p> + +<p> +Non vi parlo delle mie sostanze, sono sette od ottocento +mila lire sterline di rendita, oltre il mio +posto d’ambasciatore che ne vale altre cinque mila. +Di questi beni io ne faccio tre parti, una per voi, +una per mio nipote, e l’altra pei vostri figli. +</p> + +<p> +No, io non parlo se non di servigi che voi possiate +rendermi. Ho cinquant’otto anni, io ho bisogno di +cure, d’amicizia, in luogo d’amore; ho bisogno d’essere +amato come si ama un vecchio. Quanto tempo +mi resta da vivere? Sei, otto, forse dieci anni. — +</p> + +<p> +Considerate come alla vostra età volino rapidi dieci +anni. — Dunque da qui a dieci anni, alla più lunga, +voi ne avreste trentacinque, sarete cioè in quella età +in cui la donna è ancora in tutta la pienezza della +forza e bellezza, sarete allora libera, ricca e — permettetemi +di aggiungere queste parole alle quali +io non attribuisco nessun significato offensivo — e +purificata dalla vostra divozione. +</p> + +<p> +Lasciate che inoltre vi dica che io abito Napoli, +una delle più amene città del mondo, e che ho ragione +di sperare che io l’abiterò fino alla morte; che +in essa godo dell’amicizia del re e della regina, e +che in essa io vedo una società sopra la quale voi +prenderete quell’ascendente che vi danno la vostra +bellezza ed i vostri talenti e la vostra eccellenza; +una società composta di ogni sorta di talenti, e di +intelligenze, e di tutte le aristocrazie, dall’aristocrazia +della nascita a quella del genio, e che sarete +colà la regina dell’avvenire, mentre siete qui la +schiava del passato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +</p> + +<p> +Ora avete letto, fate i vostri riflessi; io aspetto la +vostra risposta con maggior impazienza che non +farebbe un giovane innamorato; io l’attendo da vecchio +egoista. +</p> + +<p> +Del resto qualunque sia per esserne il tenore, non +verrà meno in me nessuno di quei sentimenti che +vi ho dedicati, fra i quali la stima occupa il primo +posto. +</p> + +<p class="indr"> +William Hamilton.» +</p> +</div> + +<p> +Questa lettera cotanto semplice, cotanto nobile +e degna, debbo confessarlo, mi commosse profondamente, — mi +lasciai cadere le braccia lungo la vita, +e la testa sul petto; e m’immersi in una profonda +meditazione. +</p> + +<p> +Quando rialzai il capo, sir Carlo era in piedi dinanzi +a me — al di lui melanconico sorriso, era facile +scorgere com’egli indovinasse ciò che avveniva +nell’intimo del mio cuore. +</p> + +<p> +Io gli stesi la lettera. +</p> + +<p> +— Leggetela, gli dissi. +</p> + +<p> +Egli vi gettò su uno sguardo. +</p> + +<p> +— No, io gli dissi, non leggetela in mia presenza, +leggetela da solo come io feci. — In ogni caso, è +però sempre un cuor generoso il cuore di vostro zio. +</p> + +<p> +Sir Carlo ripassò nella stanza ed io restai di +nuovo sola nella sala. — Sola, oh no! La lettera di +sir William l’aveva popolata d’un mondo intiero di +fantasmi sconosciuti. +</p> + +<p> +Anche stavolta il caso, il destino, la fatalità, la +provvidenza sembravano voler disporre di me senza +riguardo ai miei desiderj e senza lasciar libero il +campo al mio libero arbitrio. Io non potevo dissimulare +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +la forza e la verità degli argomenti di sir William +Hamilton intorno al mio matrimonio con suo +nipote; tutti questi pensieri mi erano venuti più di +una volta, e quanto più io andava avvicinandomi +alla meta ideale della mia ambizione, tanto meno +appetibile me ne sembrava la realtà. +</p> + +<p> +Al contrario l’orizzonte che sir William m’aveva +ora schiuso sfolgorava di tutto il fuoco di quel sole +del mezzogiorno, ch’io non aveva per anco intraveduto, +se non a traverso dei canti del Tasso e dell’Ariosto; +la mia funesta immaginativa, pronta sempre +a trascinarmi nelle sue illimitate regioni, mi andava +ora svolgendo i raggi più abbaglianti. Avezza a +regnare nelle sale, stava ora per riconquistarvi più +completo, più vasto, e più sublime quell’impero che +io aveva perduto a cagione della partenza di sir +John, dell’abbandono di sir Harry, e da ultimo per +la rovina di sir Carlo, ben altrimenti più elevata +essendo la posizione diplomatica occupata da sir +William Hamilton. Un ambasciatore non è già un +re, ma ha l’incarico di rappresentarlo; quindi che +immenso campo per soddisfare l’ambizione d’un ambasciatore +foss’ella la donna la più esigente della +terra! Quest’idea era tuttavia non poco attutita dal +pensiero, che l’essere figlia adottiva d’un ambasciatore +è ben altra condizione che l’esserne la moglie: +potendo la noia, il capriccio, le fantasie d’un vecchio +ghiribizzoso una volta serie che fossero, lasciar ricadere +la figlia adottiva, la cui adozione non fosse +assicurata, al livello d’Emma Lyonna ed a quello +pure di Miss Hearte. +</p> + +<p> +Se in luogo di figlia adottiva il signor William +avesse detto moglie, oh allora sì! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +A questo pensiero un lampo mi abbacinò la vista. +</p> + +<p> +Come ciò? +</p> + +<p> +La schiatta di Lord Greenville non era forse assai +più grande di quella di sir Hamilton? Non discendeva +forse il primo dai Warwich, o non era +desso per lo meno alleato di quell’illustre famiglia +dei Warwich, originaria da quel famoso conte Riccardo +Nevil che chiamavano il fattore dei re? Sir +William era tutto al più di buona famiglia scozzese, +se pertanto un Greenville, vale a dire un Warwich +non aveva sdegnato di impegnare per me la sua +parola, perchè sir William Hamilton che era bensì +ricco, che godeva bensì di una posizione elevata, +ma difettava di quei pregi seducenti di aristocrazia +e di gioventù che aveva suo nipote — perchè sir +William doveva esitare a dare il nome di Lady Hamilton +a colei che non aveva se non una parola da +dire per essere Lady Greenville? +</p> + +<p> +M’era io forse sostata nella corsa ascendente, o +se io era caduta, la mia caduta provvidenziale, per +così dire non m’aveva sempre ricondotta in regioni +più alte da quelle ond’ero discesa? +</p> + +<p> +Essendo già quasi Lady Greenville, io aveva maggiore +distanza a divenir Lady Hamilton di quanta +ne avessi avuta a divenir Lady Greenville quand’ero +l’amante di Romney. +</p> + +<p> +Sarò o l’una o l’altra, ma sarò Lady: questa fu la +mia determinazione. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p> + +<h2>XVI.</h2> +</div> + +<p> +Stetti più d’un’ora in balia di queste riflessioni, +dalle quali mi ridestò il suonare del pendolo. +</p> + +<p> +Alzai gli occhi in cerca di sir Carlo. +</p> + +<p> +Questi aveva avuto tutto il tempo per leggere la +lettera di suo zio; perchè mai dunque non era ritornato +per farmene parola? +</p> + +<p> +Vedendo che egli non veniva da me, io mi alzai +per andare da lui, ed entrai nella stanza da letto: +era vuota. +</p> + +<p> +Apersi il gabinetto della toletta — era vuoto al +pari della stanza da letto. +</p> + +<p> +Sir Carlo era dunque sortito? La cosa era possibile, +essendovi una scala da servizio che dalla +stanza da letto conduceva nella via. +</p> + +<p> +Mi guardai tutto all’ingiro per aver la chiave di +questo enigma, e vidi sullo scrittoio di sir Carlo +la lettera di sir Hamilton bell’ed aperta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +</p> + +<p> +Accanto di essa v’erano pure queste due linee di +Lord Greenville. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Non mi ero ingannato, mio zio è innamorato di +voi. Non voglio quindi, valendomi dell’influenza che +io posso avere sul vostro cuore, esser d’ostacolo al +vostro destino; io non ritornerò in questa stanza +che da qui ad otto giorni, dove è assai probabile +che io non abbia più a trovarvi. Ma deh! per l’avvenire +dei nostri figli, per il nostro reciproco onore, +fate di non essere meno di Lady Hamilton. +</p> + +<p class="indr"> +Sir Carlo Greenville». +</p> +</div> + +<p> +Esso pure aveva quindi veduto il cammino che +innanzi mi stava aperto, egli pure credeva che io +potrei raggiungere la meta che tanto m’aveva abbagliata +in sulle prime, e che a poco a poco io mi +ero avvezza a guardar fisso come aquila il sole senza +stornarne lo sguardo. +</p> + +<p> +Impugnai la penna e scrissi: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Milord +</p> + +<p> +«Comunicai a Lord Greenville la lettera che mi +faceste l’onore di scrivermi. +</p> + +<p> +Egli abbandonò sull’istante la casa, dicendomi che +egli desiderava ch’io sola fossi l’unico arbitro della +sorte mia, sua, e dei nostri figli, e che non sarebbe +di ritorno se non dopo otto giorni. +</p> + +<p> +Quindi ora tocca a me a rispondervi, o milord, e +lo farò colla stessa franchezza ch’io ebbi sempre fin +ora, dicendovi: Come mai essendo indegna di essere +la nipote di sir William Hamilton, posso esser degna +di esserne la figlia adottiva? +</p> + +<p> +No, milord, v’ha alcun che di più semplice ancora, +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +ed è ch’io non abbia ad essere nè vostra nipote nè +vostra figlia, ma rimanga puramente Emma Lyonna. +</p> + +<p> +Son io che partirò da Londra — e me ne ritornerò +a Nutley piccola ed amena città, dove tre mesi sono +passai tre mesi, i più felici di mia vita. +</p> + +<p> +E colà assecondando la volontà di Carlo; il quale +vi prometto di non più rivedere e di lasciargli tutta +la libertà di seguire il suo proprio destino, vivrò da +sola, e mi consacrerò all’educazione dei nostri figli. +</p> + +<p> +Io ve li ho raccomandati questi figli, o milord; ho +quindi ragione di non più serbare alcuna inquietudine +intorno alla loro sorte. +</p> + +<p> +Fu dunque un inganno il mio di credere, o milord, +che io potrei essere moglie onesta e buona madre, e +che come tale io renderei felice un gentiluomo. Oh! +certo fu un inganno, poichè voi ne giudicate altrimenti. +</p> + +<p> +Fu però un inganno anche il vostro, di supporre +che col perdere una falsa posizione, io ne avrei accettata +un’altra ancora più falsa. +</p> + +<p> +La mia posizione, qual amante di lord Greenville, +a Londra era certa, or chi m’assicura ch’io arriverò +a farmi a Napoli l’altra, di vostra figlia adottiva? +</p> + +<p> +No, milord, un tanto onore non è riserbato per +me nata nell’oscurità, è giusto che io muoia in essa. +</p> + +<p> +I giorni che io m’ebbi illuminati dal sole non +furono per me i più felici. +</p> + +<p> +Addio, milord; trovate a vostro nipote una sposa, +nobile e pura, e di essa fatene la vostra figlia adottiva, +ed abbandonate alla miseria ed al disonore la +povera Emma. +</p> + +<p> +Ella vi si dichiara umilissima serva, e non ha l’ambizione +di ottenere altro titolo dalla signoria vostra. +</p> + +<p class="indr"> +Emma Lyonna». +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +</p> + +<p> +Feci recare immediatamente questa lettera a sir +William Hamilton, e m’accinsi a fare i preparativi +della partenza. +</p> + +<p> +O sir William Hamilton si recherà da me prima +ch’io avessi finito la prima valigia, o sir Carlo +sapendomi a Nutley, mi avrà colà raggiunta. +</p> + +<p> +Nel primo caso, facevo un passo avanti, nel secondo +la posizione rimaneva la stessa, anzi migliore, +poichè, una volta sortito di casa lord Greenville, non +avevo voluto restarci. +</p> + +<p> +Chi venne il primo fu sir William Hamilton, il +quale accorse all’albergo non appena egli ebbe ricevuta +la mia lettera. +</p> + +<p> +Egli mi trovò occupata a fare i preparativi per la +partenza. +</p> + +<p> +— Mi avete dunque scritto da senno? egli esclamò. +</p> + +<p> +— Del miglior senno del mondo, o milord, io gli +risposi, non vorrete supporre, io credo, che io possa +permettermi scherzare con voi. +</p> + +<p> +— Ma se la vostra lettera non mi avesse trovato +all’albergo, e se quindi invece di venir tosto io non +fossi venuto se non da qui a due ore? +</p> + +<p> +— Avreste trovato ch’io era partita. +</p> + +<p> +— E partendo, avreste creduto di sfuggirmi? +</p> + +<p> +— Sfuggirvi? Non v’intendo, milord; io non fuggo +da voi, non sono sir Carlo io, non fuggo nessuno +io, non faccio che ritirarmi. +</p> + +<p> +— M’avreste veduto a Nutley un’ora dopo di voi +e fors’anco un’ora prima. +</p> + +<p> +— Che sareste venuto a fare a Nutley, milord? +</p> + +<p> +— Sarei venuto a dirvi che ora che vi conosco mi +è impossibile star senza di voi, ed a scongiurarvi +che vogliate voi stessa scegliere sotto qual titolo +preferiate di starvene presso di me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +</p> + +<p> +Mi sentii un brivido d’orgoglio al cuore. +</p> + +<p> +— Milord, gli dissi, voi sapete bene non esservi +altro titolo ch’io possa accettare dallo zio, che quello +che ho rifiutato dal nipote. +</p> + +<p> +— È l’ambizione, che vi fa tenere un simile linguaggio, +o Emma? +</p> + +<p> +— No, milord, è un sentimento di dignità. +</p> + +<p> +— V’ha alcuno che vi diriga nel modo di condurvi +in faccia mia? +</p> + +<p> +— Non lo nego, milord. +</p> + +<p> +— Chi è costui? +</p> + +<p> +— Sir Carlo. +</p> + +<p> +— Mio nipote? +</p> + +<p> +— Degnatevi di entrare in quella stanza, o milord, +e colà troverete sullo scrittoio la lettera ch’egli mi +scrisse nel partire dall’albergo: leggetela. +</p> + +<p> +Sir William Hamilton andò nella stanza da letto, +donde ritornò quasi subito tenendo in mano quella +lettera, ch’egli ebbe appena il tempo di leggere. +</p> + +<p> +— Miss Emma, egli mi disse, fareste voi ad un +uomo la grazia di accettarlo per isposo, un uomo +che non vi sarà mai altro che padre? +</p> + +<p> +Le gambe più non mi ressero, e mi lasciai cadere +su d’una sedia a bracciuoli colla fronte grondante +di un freddo sudore. +</p> + +<p> +Era un sogno? +</p> + +<p> +Sarebbe mai vero che il borioso sir William Hamilton, +venuto appositamente da Napoli per impedire +il matrimonio ch’io stava per contrarre con +suo nipote dissestato, volesse ora offrirmi il suo nome, +rango e sostanze? +</p> + +<p> +— Milord, io gli dissi, s’io avessi ad accettare così +di subito una sì magnifica offerta, potrebbe in seguito +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +sembrarvi una sorpresa. Fate di rinnovarmi +domani quest’offerta, ed allora vi risponderò. +</p> + +<p> +— Accetto, ma a patto che voi mi rispondiate nella +cappella dell’albergo, e che la stessa sera partiremo +per Napoli. +</p> + +<p> +— Domani toccherà a me ad obbedire a qualunque +ordine siate per darmi, o milord. +</p> + +<p> +— Permettereste frattanto che sir William possa +in qualità di amico passar questa sera con voi? +</p> + +<p> +— S’io avessi a farvene rifiuto, tornerebbe lo stesso +che togliervi l’occasione di pentirvi. +</p> + +<p> +— Credete forse ch’io sarei per annoiarmi? +</p> + +<p> +— L’ambasciatore, l’amico d’un re e d’una regina, +l’uomo dotto cui fan corona le aristocrazie del nome +e dell’intelligenze, temo voglia trovare un mediocre +interesse nelle conversazioni della povera pastorella +del ducato di Galles. +</p> + +<p> +— Voi rassomigliate, o Emma, ad una principessa +di cui parlano i racconti del nostro popolo. Vi fu matrina +una fata di certo, e voi levaste una lettera dal +nome che essa v’impose, affine di conservar meglio +l’incognito: e questo nome non è già Emma, ma +Gemma sicuramente. +</p> + +<p> +— Milord, milord, voi siete avvezzo a parlare ad +una regina, vi sovvenga che qui siete a Londra e +non a Napoli. +</p> + +<p> +— Ebbene, questa regina sarà vostra amica, o +Emma; essa vi pregherà di darle delle lezioni di +grazia e di buon gusto; questa regina quando vogliate +farla dimenticare dovrà pur cedervi la sua +corona. +</p> + +<p> +— Quando alla regina voi dite di queste cose, o +milord, vi dà essa la mano da baciare? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +— Perchè tal domanda? +</p> + +<p> +— Perchè mi sento disposta a fare il noviziato di +viceregina. +</p> + +<p> +E gli stesi la mano. +</p> + +<p> +Sir Hamilton la prese e baciolla con uguale rispetto +come se avesse baciata la mano della regina +Maria Carolina. +</p> + +<p> +— Non vi fate stupore, mi disse sir Hamilton nel +restituirmi la mano, e nel farmi un saluto; non vi +stupirete se io vi dico che mi restano molte cose da +fare per dar compimento ai progetti ch’io ho per domani; +datemi quindi licenza di assentarmi, e vogliate +intanto riserbarmi la serata che mi avete promessa. +</p> + +<p> +Io pure sentiva il bisogno d’esser sola per spiegarmi +le diverse sensazioni che mi s’incalzavano +nel cuore e più di tutto nella mente; feci quindi a +sir William una riverenza con quella grazia che mai +sapessi maggiore, e gli dissi che l’aspettavo per le +otto della sera. +</p> + +<p> +Partito sir William, mi presi la testa fra le mani +che sembrava mi volesse scoppiare. Fa egli mestieri +che io mi diffonda sulla strana situazione in +cui mi trovava, e ch’io ne sfogli, per così dire, i particolari +agli occhi dei lettori? +</p> + +<p> +Non torna conto. Lord Greenville aveva indovinato, +sir Hamilton era innamorato pazzo di me; +egli mi lasciò ad un’ora del mattino stordito, inebbriato, +abbagliato. +</p> + +<p> +Il dì seguente, sir William, essendosi procurata con +denaro la dispensa delle pubblicazioni, fummo sposati +da un ministro protestante, il quale andava debitore +della sua cura a sir William, e la cerimonia +ebbe luogo in una stanza dell’albergo ridotta a cappella, +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +senza alcun romore nè pompa coll’assistenza +di nessun altro che i testimonii di obbligo. +</p> + +<p> +Compita la cerimonia il pastore ci rilasciò una +per ciascuno la copia dell’atto di registro, perchè +ne testimoniasse la validità. +</p> + +<p> +Questa volta non era più una promessa di matrimonio, +come quella di Lord Greenville, era un vero +matrimonio segreto, ma valevole. +</p> + +<p> +La sera dello stesso giorno lasciammo Londra e +ci avviammo per Napoli, avendo prima sir William +dato, con una generosità veramente da principe, ordine +agli affari di sir Carlo.... +</p> + +<p> +Che Dio mi conceda ora la forza di scrivere la +seconda parte di mia vita, con ugual senso di sentimento +qual mi fu scorta nello scrivere la prima. +Chè questa volta non è più su di me sola che voi +fate gravitare li miei peccati, ma bensì su di un +popolo intero. +</p> + +<p> +Amen! +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE DEL VOLUME SECONDO. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="chapter"> +<div class="blockquote"> +<p> +Questa forza che Lady Hamilton domandava a +Dio non le fu concessa, avendo fatta la malattia +rapidi progressi. Il racconto che comincia al terzo +volume, e che va fino all’ultimo, è perciò affatto +profano. Ma secondo noi non è che più curioso, +perchè, raffrontato al primo, esso presenta questa +Maddalena politica sotto i suoi due aspetti. +</p> + +<p class="indr"> +<i>Nota dell’editore.</i> +</p> +</div> +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Quel ritratto è oggi nella galleria del Louvre.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76090 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/76090-h/images/cover.jpg b/76090-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..5ff5eb8 --- /dev/null +++ b/76090-h/images/cover.jpg |
