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+ <title>Memorie di Emma Lyonna, vol. II | Project Gutenberg</title>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76090 ***</div>
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+MEMORIE DI EMMA LYONNA
+<span class="smaller">VOL. II.</span>
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="small">MEMORIE</span><br>
+<span class="xx-small">DI</span><br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+DI
+</p>
+
+<p class="pad1 x-large">
+ALESSANDRO DUMAS
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA.
+</p>
+
+<p class="pad1">
+Vol. II.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">MILANO</span><br>
+G. DAELLI e C. EDITORI<br>
+<span class="small">MDCCCLXIV.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori.
+</p>
+
+<p>
+STEREOTIPIA G. DASSI E C.
+</p>
+
+<p>
+TIP. GUGLIELMINI.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+MEMORIE<br>
+DI<br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p>
+
+<h2>I.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Io era l’amante di sir John Payne.
+</p>
+
+<p>
+Da questo punto ha principio la storia de’ più tristi
+avvenimenti, non però forse la più colpevole di
+mia vita, che in prova del mio pentimento io narrerò
+con tutta sincerità, avendo promesso di confessarmene
+innanzi a Dio ed agli uomini.
+</p>
+
+<p>
+Questo mio primo amore, o dirò meglio traviamento — non
+avendo io veramente mai amato che
+una sol volta in mia vita — io non sarei mai per
+rimpiangerlo quando un tale rimpianto non fosse
+che conseguenza naturale di quel disgusto che prova
+un cuore dopo la colpa, se questa non ebbe a fruttargli
+che materiali disinganni, imperocchè sir John
+era un nobile e degno signore, pieno di generosità
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+e di cortesia, del quale io non ebbi che a lodarmi
+in tutto il tempo che durò la nostra relazione, che
+fu di cinque o sei mesi.
+</p>
+
+<p>
+Io abitava il bel casino di Piccadilly, al quale ei
+recavasi ogni qualvolta non erane impedito dai doveri
+del suo servizio, serbandovi tal delicato contegno,
+come s’ei ponesse il piede in casa mia e non
+già foss’io nella sua. A miei comandi stavano equipaggi
+e servi, e dal rispetto che questi ultimi mi
+portavano potei arguire quanto a me ne portasse il
+loro padrone.
+</p>
+
+<p>
+Cedendo a quella curiosità, mercè la quale una
+donna mai non tralascia di fare una minuta ispezione
+a tutti i mobili delle sue stanze, vi trovai in
+uno di essi una borsa colle mie iniziali, contenente
+cinque o sei cento lire sterline, ed in uno scrigno
+un’acconciatura pel capo, scrigno tempestato dai
+turchesi e dal diamanti.
+</p>
+
+<p>
+Tostochè m’avvidi che quel denaro era destinato
+per me, lo spartii in due parti eguali, e ritenutane
+una per mio uso, mandai l’altra a mia madre, tacendole
+però il luogo di mia dimora, e la provenienza
+della somma di cui le spediva la metà.
+</p>
+
+<p>
+Il pensiero di non aver io mai dall’alto della mia
+fortuna e vergogna dimenticato un sol momento colei
+che mi ha data questa vita, già sì splendida ed
+in un dolorosa, e d’averne provveduto al materiale
+benessere, è quello che forma la migliore delle mie
+consolazioni al presente, in cui mi si para innanzi
+la minaccia d’una vecchiaia triste ed infelice.
+</p>
+
+<p>
+Del resto io sarei stata perfettamente felice, se non
+era il travaglio interno che mi davano due pensieri:
+l’uno si era di almanaccare che mai avrà dovuto
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+pensare il mio sconosciuto Romeo, dopo che la sera
+m’avrà attesa invano ai piedi del mio balcone; l’altro,
+che cosa potrà aver detto Miss Arabella allorchè
+ritornata a casa avrà trovato ch’io me n’era
+partita.
+</p>
+
+<p>
+E, per verità, io aveva una maniera singolare di
+abbandonare coloro che mi avevano fatto e voluto
+bene, ciò che avrà senz’altro lasciato nel loro concetto
+un’opinione bene strana a mio riguardo.
+</p>
+
+<p>
+Ne provai per qualche giorno una certa qual vergogna,
+per cui io me ne stetti rinchiusa a Piccadilly,
+dove il giorno dopo che vi fui stabilita ricevetti la
+visita d’Amy e di Dick, il cui abbigliamento lasciavami
+supporre che essi avessero partecipato delle
+larghezze di sir John Payne.
+</p>
+
+<p>
+Questi alla fine mi persuase a sortire, e sapendo
+essere il teatro la mia passione dominante, prese un
+palco a Drury-Lane.
+</p>
+
+<p>
+Scelse per condurmi il giorno in cui vi si rappresentava
+l’Amleto, dove io ascoltai con una certa emozione
+i versi ch’egli mi aveva recitati a bordo del
+Teseo, e raffrontando la mia sorte a quella d’Ofelia,
+m’interessai con tutta l’anima alle sventure della
+figlia di Polonius.
+</p>
+
+<p>
+Le due scene di pazzia furono per me quello che
+già erano state le scene del giardino e del balcone
+di Giulietta e Romeo, e nel ritornare da quelle rappresentazioni
+non feci che discorrere d’Ofelia, e
+tutta la notte non feci che pensare ad Ofelia, e
+ripeterne quei versi che m’erano restati nella memoria.
+</p>
+
+<p>
+Nella piccola biblioteca di Piccadilly non v’era
+nulla di Shakespeare, che sir John teneva invece a
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+bordo del Teseo: dovendo quindi recarvisi nel corso
+della giornata, mi promise di condurvi seco uno dei
+miei servi, col cui mezzo egli me lo avrebbe fatto
+tenere.
+</p>
+
+<p>
+Io aspettai pertanto il mio Shakespeare con una
+impazienza, quanta ne proverebbe un’altra donna
+nell’aspettare una collana o dei bracceletti.
+</p>
+
+<p>
+Anzichè prenderlo, io lo strappai dalle mani del
+servo, e mi chiusi con esso nella mia stanza, e mi
+tuffai avidamente in quell’oceano di poesia.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera io sapeva a memoria le due scene di pazzia;
+ed essendomi pure rimasti nella memoria gli
+avvisi ora gai ora tristi che Ofelia dà al suo amante
+quando lo visita nel giorno di San Valentino, o
+quando ella sparge fiori sulla tomba del padre, io
+ne seppi riprodurre con quel talento mimico ch’io
+ho sempre avuto, non solo i gesti, ma persino le
+stesse intonazioni da me vedute ed udite la sera antecedente.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò avveniva da sola, e davanti ad un immenso
+specchio dalla cornice dorata, quale me l’aveva
+profetizzato Dick.
+</p>
+
+<p>
+Non vi mancava che una cosa, un costume — facile
+d’altronde a farsi, essendo assai semplice quello
+d’Ofelia — il quale consisteva in una lunga veste
+bianca.
+</p>
+
+<p>
+Risolsi di cavarmi questo capriccio il giorno seguente.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera a cena chiesi a sir John il permesso di
+sortire all’indomani.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi guardò con meraviglia.
+</p>
+
+<p>
+— Il permesso? egli mi disse. Ma credete d’aver
+bisogno del mio permesso per sortire?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, gli risposi, non sarei però sortita senza
+dirvelo.
+</p>
+
+<p>
+— Giacchè avete questa bontà, vorreste avere altresì
+quella di farmi l’intera confidenza del motivo
+che vi induce a sortire?
+</p>
+
+<p>
+— Esco, per comperar della stoffa, gli dissi.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non far venire la vostra sarta?
+</p>
+
+<p>
+Io mi misi a ridere.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè io intendo farmi da me la veste che mi
+abbisogna, gli risposi.
+</p>
+
+<p>
+— Prendete, se non altro, l’indirizzo dei mercanti
+i più riputati.
+</p>
+
+<p>
+— È inutile, ciò che m’abbisogna lo troverò presso
+il primo che mi capiti, anzi non so che mi tenga
+dal mandarvi la mia cameriera in mia vece; è appunto
+ciò che farò se voi acconsentite d’accompagnarmi
+in altro luogo.
+</p>
+
+<p>
+— Ovunque vi piaccia condurmi, Emma mia diletta,
+io mi crederò sulla strada del paradiso; sarei
+quindi ben pazzo s’io avessi a rifiutarmi.
+</p>
+
+<p>
+— Allora siamo intesi, dopo colazione io mando
+la mia cameriera in città.
+</p>
+
+<p>
+— E noi andiamo?....
+</p>
+
+<p>
+— In mezzo alle campagne, se ciò v’aggrada; domani
+i miei gusti saranno campestri.
+</p>
+
+<p>
+— A che ora faremo questa scampagnata?
+</p>
+
+<p>
+— Dopo la colazione, se l’ora accomoda a vostra
+signoria.
+</p>
+
+<p>
+Queste furono le basi dei nostri accordi. Il seguente
+mattino, tosto che fui alzata mandai la cameriera
+in cerca della più bella stoffa di lana bianca
+che sapesse trovare, e d’un gran velo nero di tulle.
+</p>
+
+<p>
+Sir John udiva questi miei ordini, e non sapeva
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+intendere che intenzioni io m’avessi, e si scorgeva
+chiaramente com’ei morisse di voglia ch’io gli svelassi
+un cantuccio del mio segreto; ma io me ne
+stetti colla bocca chiusa.
+</p>
+
+<p>
+Finita la colazione, salimmo in carrozza ed io ordinai
+al cocchiere che ci conducesse fuori della città
+nei campi più vicini; ed i più vicini di essi essendo
+tuttavia ben distanti da Londra, non ci volle meno
+d’un’ora perchè mi venisse fatto di trovare quanto
+mi occorreva.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente ordinai al cocchiere di fermarsi e
+smontai.
+</p>
+
+<p>
+— Ho da seguirvi? domandò sir John.
+</p>
+
+<p>
+— Certamente, io risposi, non solo seguirmi, ma
+dovete pur anco aiutarmi.
+</p>
+
+<p>
+— A far cosa?
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedrete.
+</p>
+
+<p>
+Entrai allora nel prato, e mi feci a cogliere dei
+<i>fiorellini azzurri</i>, dei <i>bottoncini d’oro</i>, dell’avena selvatica.
+</p>
+
+<p>
+Sir John poneva mente a che io faceva, e così faceva
+esso pure.
+</p>
+
+<p>
+Quando ciascuno di noi ebbe colto un covone di
+fiori campestri, io montai di nuovo in carrozza.
+</p>
+
+<p>
+— Invero la vostra è una idea ben singolare. Venir
+qui a raccogliere tutto questo fieno, mentre
+presso i primi giardinieri di Londra voi potete procurarvi
+i fiori i più belli.
+</p>
+
+<p>
+— Non vi diss’io, ch’io sono una semplice contadinella?
+Per una mia pari deggion quindi aver maggior
+prestigio i fiori delle campagne, che non quelli
+della città.
+</p>
+
+<p>
+— Avrei io la sventura di vedervi rimpiangere il
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+tempo che voi eravate ninfa dei prati del Flintshire,
+quando invece dovreste essere una divinità di Londra?
+</p>
+
+<p>
+— No, mio caro Lord, benchè la mia divinità sia
+assai contestabile, per essere questa riconosciuta
+da un adorator solo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! quanto a ciò non avete che a farvi vedere,
+perchè v’abbiate un culto universale, rispose sir
+John. Allorchè a Venere saltò il capriccio di regnare
+sul mondo intiero, sortì dal mare, e tutto fu fatto.
+</p>
+
+<p>
+— Mi consigliereste forse, io gli domandai ridendo,
+di comparire innanzi ai miei sudditi futuri nello
+stesso costume di Miss Afrodite?
+</p>
+
+<p>
+— In fede mia no, ciò ebbe un esito troppo infelice
+presso il re Candolle, perchè ne ritenti la prova.
+</p>
+
+<p>
+Verso le tre noi eravamo ritornati a Piccadilly,
+dove sir John mi lasciò giù alla porta insieme al
+mio fascio di fieno, com’egli diceva, e proseguì la
+strada fino all’ammiragliato, dove egli aveva affare.
+</p>
+
+<p>
+Trovai la mia cameriera tornata colle provviste che
+io le aveva ordinate; io le aveva inoltre ingiunto
+di condurmi una sarta, e questa pure stava attendendomi.
+</p>
+
+<p>
+Ricordandomi del taglio della veste di Ofelia, volli
+correggerne quanto mi parve in essa meno grazioso,
+e valendomi di quella prodigiosa abilità ond’io seppi
+mai sempre, non dirò vestirmi, ma adattarmi un
+costume, mi tagliai io stesso la tunica, e promisi
+una lira per ciascuna alla sarta ed alla cameriera
+se per le nove della sera l’avessero finita di cucirla,
+o per lo meno imbastirla.
+</p>
+
+<p>
+Sull’istante si misero all’opera, sperando ottenerne
+il premio promesso.
+</p>
+
+<p>
+Io poi feci una scelta dei fiori ch’io portai dalla
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+campagna, e li posi nell’acqua acciocchè si serbassero
+freschi per la sera.
+</p>
+
+<p>
+A sei ore sir John fu di ritorno.
+</p>
+
+<p>
+Egli se ne tornava tutto giulivo per essergli stato
+concesso due mesi di vacanza, ch’egli aveva domandati
+colla mira di dedicarmeli tutti e due intieramente.
+</p>
+
+<p>
+L’amore ch’io portava a sir John non era già quello
+che generalmente intendesi sotto questo nome, — che
+di questo io non sentiva per lui, — ma era piuttosto
+un affetto pieno di riconoscenza, non già a motivo
+del lusso ond’egli m’aveva circondata, sì bene
+della cortesia ch’egli usavami, rimanendo il mio orgoglio
+aristocratico maggiormente soddisfatto dalle
+forme sotto cui celavasi il beneficio, che del beneficio
+in sè stesso.
+</p>
+
+<p>
+Sir John m’aveva chiesto il permesso di non ritornare
+al Teseo se non il giorno seguente; com’è
+agevole il crederlo, io glielo accordai, dicendogli
+inoltre che per ricompensarlo o castigarlo — e ciò
+a norma delle sue idee — della smodata di lui ambizione,
+io gli preparavo una sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+In fatti alle nove gli chiesi di poter ritirarmi per
+pochi istanti nella mia camera; per il che egli mi
+domandò alla sua volta ridendo, se questa eclissi
+aveva rapporto con la sorpresa di cui si parlò. Io lo
+lasciai nel dubbio.
+</p>
+
+<p>
+La mia veste era bell’e all’ordine.
+</p>
+
+<p>
+Mi disciolsi i lunghi capegli, intrecciai una corona,
+quale soleva farne per rimirarmi entro l’acqua
+quand’io era fanciulla, indossai la lunga veste che
+lasciava scoperte le braccia ed una parte del petto,
+feci appello a tutto quanto la memoria mi dettava,
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+aggiungendovi del mio checchè l’ispirazione sapesse
+suggerirmi, e spalancai la porta della sala.
+</p>
+
+<p>
+Era la prima sera in cui m’apprestava a formarmi
+un’idea dell’influenza che avrebbe potuto esercitare
+sugli uomini la mia bellezza, sussidiata dal doppio
+prestigio della mimica e della poesia.
+</p>
+
+<p>
+Egli è bensì vero che colui, che in tale circostanza
+mi serviva da rappresentante degli uomini, nutriva
+già delle forti prevenzioni in mio favore, e non poteva
+quindi formar legge generale; tuttavia non
+volli arrischiare la prova se non dopo aver gettato
+un ultimo e prolungato sguardo sul famoso specchio
+dalla cornice dorata.
+</p>
+
+<p>
+Il complimento ch’io riportai da quello specchio
+fu sì completo, che ogni mio dubbio svanì ed entrai
+con tutta franchezza.
+</p>
+
+<p>
+Sir John trovavasi in quell’istante opportunamente
+appoggiato al camino, e quindi cogli occhi
+rivolti alla porta.
+</p>
+
+<p>
+Al mio apparire egli gettò un grido di sorpresa e
+d’ammirazione.
+</p>
+
+<p>
+Ebbi un successo completo fin dal principio.
+</p>
+
+<p>
+Come ben può credersi, ciò servì non poco a darmi
+coraggio.
+</p>
+
+<p>
+Incominciai tosto la canzone metà allegra e metà
+triste, dalla quale ha principio la scena della pazzia.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Come l’amore — vero provato</p>
+<p class="i01">Scerni da quello — che tal non è?</p>
+<p class="i01">Egli ha il cappello — di nicchj ornato</p>
+<p class="i01">Bordone in mano — sandali al piè.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sir John distese verso di me le braccia, ma io
+finsi di non addarmene, e cogli sguardi vaganti
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+nello spazio, proseguii con un accento di più intensa
+tristezza.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Egli è partito, è morto, o mesta!</p>
+<p class="i01">Morto, partito, non torna più!</p>
+<p class="i01">L’erba è cresciuta sulla sua testa</p>
+<p class="i01">Il freddo sasso vi poggia su.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sir John fece applauso.
+</p>
+
+<p>
+Io gettai allora quel grido prolungato di lamento
+come io l’avevo udito gettare dall’artista che rappresentava
+la parte d’Ofelia, e con voce interrotta
+dai singhiozzi tirai innanzi.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Qual neve alpina, bianco è il suo manto</p>
+<p class="i01">Tutto cosparso di dolci fior.</p>
+<p class="i01">Sulla sua tomba li nutre il pianto,</p>
+<p class="i01">È la rugiada del puro amor!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sir John fece un passo verso di me.
+</p>
+
+<p>
+Soltanto allora feci mostra di vederlo, e gli rivolsi
+quei versi che Ofelia rivolge al re.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Bene! V’aiuti il cielo. — E’ m’hanno detto</p>
+<p class="i01">Che la civetta d’un fornaio è figlia....</p>
+<p class="i01">Signore, noi sappiamo quello che siamo,</p>
+<p class="i01">Non quel ch’esser potremo....</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Indi di salto dalla più profonda melanconia passando
+alla più aperta allegrezza, cominciai la canzone
+tanto popolare in Francia:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Quest’è il giorno di san Valentino,</p>
+<p class="i01">Sorgon tutti col primo mattino,</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span></p>
+<p class="i01">Del mio bello al balcon volerò,</p>
+<p class="i01">Suo fedel Valentino sarò.</p>
+<p class="i01">Egli sorge, s’abbiglia e festante</p>
+<p class="i01">La sua porta dischiude all’amante:</p>
+<p class="i01">Ma colei che zitella a lui va,</p>
+<p class="i01">Se ritorni zitella chi ’l sa?</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Poscia messa di nuovo nel mio sguardo quell’espressione
+vaga e caratteristica dalla pazzia ch’io
+aveva cessata per un istante, ripresi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="dotted">. . . . . . . . . . . .</span> Io spero</p>
+<p class="i01">Che tutto a ben verrà. Di pazienza</p>
+<p class="i01">Abbiam bisogno; ma che far potria</p>
+<p class="i01">Se non pianger, pensando che l’han messo</p>
+<p class="i01">Nella gelida terra?.... Il mio fratello</p>
+<p class="i01">Ben lo saprà, del vostro buon consiglio</p>
+<p class="i01">Grazie vi rendo.... Andiamo, il cocchio mio.</p>
+<p class="i01">O dame, buona notte! buona notte,</p>
+<p class="i01">O dame graziose! buona notte!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E sortii gorgheggiando un’aria d’una canzone
+sconosciuta.
+</p>
+
+<p>
+Non appena io riposi il piede nella mia stanza,
+sir John vi si precipitò dietro ai miei passi.
+</p>
+
+<p>
+— Siete una maliarda, egli disse, ed una pazzia
+simile farebbe impazzire lo stesso re Salomone.
+</p>
+
+<p>
+Io però, quasi io non l’udissi, proseguii dando alla
+mia voce un’espressione sì dolorosa ch’io stessa ne
+provai ribrezzo:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Sulla scoverta bara lo recano....</p>
+<p class="i01">Ahi! più non è — no! più non è.</p>
+<p class="i01">Sulla sua fossa cade una lagrima.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Emma, esclamò sir John, Emma, rispondetemi
+dunque, ve ne scongiuro.
+</p>
+
+<p>
+— Addio, mio tortore, gli dissi, seguitando la mia
+parte.
+</p>
+
+<p>
+Indi, ripigliando di nuovo la stessa espressione di
+dolore ch’io aveva per un istante dismessa, distesi
+il velo nero sul tappeto e sfogliando i miei fiori:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01"><span class="dotted">. . . .</span> In terra, in terra!</p>
+<p class="i01">In terra dunque lo mettete.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Sir John fece per interrompermi, ma io non gliene
+lasciai il tempo, e gli dissi col sorriso sulle labbra:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i05"> <span class="dotted">. . . .</span> Eccovi questo,</p>
+<p class="i01">È ramerino, e val per ricordarsi,</p>
+<p class="i01">Ven prego, amate, ricordate sempre!....</p>
+<p class="i01">Pensate! il fiore del pensiero è questo!</p>
+<p class="i01">Questo finocchio, e questa ancolia a voi;</p>
+<p class="i01">E per voi questa ruta; e per me stessa</p>
+<p class="i01">Un poco amor....</p>
+<p class="i01">Una margheritina eccovi ancora</p>
+<p class="i01">E vorrei darvi alcuna violetta....</p>
+<p class="i01">Ma tutte inarridir quando mio padre</p>
+<p class="i01">Morì.... Dicon ch’ei fece un giusto fine.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Io caddi in ginocchio cogli occhi rivolti al cielo,
+mormorando come se il pensiero sembrasse non vi
+avesse parte in nulla.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Il caro buon Roberto</p>
+<p class="i01">È tutto il mio tesor!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma sir John, non sapendo più contenersi, passandomi
+le braccia attorno la vita, mi rialzò, e stringendomi
+al seno:
+</p>
+
+<p>
+— Basta, basta, mi disse, ah! son io colui che voi
+fareste impazzire.
+</p>
+
+<p>
+Il terrore che spirava dal suo sguardo, e l’emozione
+della sua voce erano tali da non lasciar dubbio
+sul senso delle sue parole.
+</p>
+
+<p>
+Io allora diedi in uno scoppio di risa.
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo, mi diss’egli, è ciò pure effetto di pazzia,
+o non è che la continuazione della vostra parte?
+Rispondetemi da senno, in nome del cielo.
+</p>
+
+<p>
+— La mia parte è di piacervi, o mio caro signore,
+e non di spaventarvi. Ofelia è caduta in un fiume e
+si annegò, ma Emma Lyonna vive, e vi ama.
+</p>
+
+<p>
+E mi gli gettai al collo tutta allegra. Io non poteva
+ora più serbare alcun dubbio dell’effetto ch’io
+aveva prodotto, esso aveva oltrepassato ogni mia
+speranza.
+</p>
+
+<p>
+L’unico pensiero, che mio malgrado mi preoccupava
+dal fondo del cuore, era pel mio povero Romeo,
+da me sconosciuto, la cui voce rispondeva tanto
+bene alla mia, là sotto gli alberi del giardino di
+Miss Arabella.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span></p>
+
+<h2>II.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Vorrei trascorrer rapidamente su questa parte
+della mia vita, che, benchè sia la più riprensibile
+forse pei moralisti, è quella, lo confesso, che m’ispira
+minori rimorsi. — Povera fanciulla, abbandonata
+dall’infanzia, non dovendo dar conto della mia condotta
+a nessuno, nemmeno a mia madre, per la
+quale la mia nascita stessa sarebbe stata una risposta
+a’ rimproveri che avrebbe potuto muovermi,
+dipendendo da me sola, in me sola sperando, bella
+per mia sciagura, trascinata da naturale istinto a
+tutte le gioie della gioventù, a tutte le seduzioni
+del lusso e della fortuna, a qual sostegno morale o
+fisico potevo chieder soccorso, quand’anche avessi
+avuto volontà di lottare? Ma ignorando a grado
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+quasi eguale il bene ed il male, non ebbi nemmeno
+tal pensiero; mi lasciai sdrucciolar per un declivio
+che mi pareva sempre più dolce, sempre più fiorito.
+Il vizio veniva a me col sembiante d’un bel giovanotto
+coronato di fiori, come la primavera; presi il
+braccio di quel falso protettore, e mi vi appoggiai
+senza sapere a qual meta tendevo ed in qual trivio
+fangoso o a qual arido deserto finirei per ismarrirmi.
+</p>
+
+<p>
+Poi, debbo dirlo, una delle fortune o dei guai del
+mio carattere, fu sempre di vivere nel presente:
+quel presente, comparandolo al passato, era, nel
+tempo che racconto, una vita di godimenti materiali
+incomparabilmente superiore a’ sedici anni trascorsi.
+Il mondo, che non mi conosceva, non mi
+rimproverava nulla; io stessa non aveva rimorsi;
+tutto mi spingeva quindi all’obblio del passato, alla
+spensieratezza dell’avvenire. Parevami, finchè durasse
+la mia bellezza, nulla poter temere dall’incostanza
+della fortuna; e grazie a Dio, guardandomi
+nello specchio e ricordando la mia età, avevo tempo
+d’esser bella.
+</p>
+
+<p>
+Dissi che sir John Payne aveva chiesto ed ottenuto
+un congedo di due mesi; que’ due mesi, aggiunsi,
+voleva consacrarmeli interi. Mi chiese ove
+volessi andare e che volessi fare.
+</p>
+
+<p>
+Lo lasciai assoluto padrone del mio destino; nulla
+conoscendo, fuori il cerchio nel quale ero vissuta,
+non ambivo nulla: avevo soltanto un trasporto irresistibile
+verso l’ignoto.
+</p>
+
+<p>
+Sir John pensò d’andare in Francia; applaudii:
+avevo molto udito parlare della Francia, ma non
+m’era nemmeno venuto in mente che potessi mai
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+vederla. Non sapevo il francese; ma sir John lo parlava
+con eleganza e mi tradurrebbe le parole, di cui
+i miei occhi gli chiedessero la spiegazione.
+</p>
+
+<p>
+Partimmo; quel trasporto che risentivo per l’ignoto
+era la malattia del tempo, ed io, atomo, ero trascinata
+nel turbine.
+</p>
+
+<p>
+Havvi momenti in cui le nazioni stanche, fastidendo
+ciò che è, si rifugiano ne’ sogni, ed aspirano
+non solo a ciò che non è, ma anche a ciò che non
+può essere. Per ignorante che fossi, quel gravitar
+della Francia all’impossibile mi colpì singolarmente.
+La miseria v’era grande, ma il lusso vieppiù grande.
+I principi ed i signori vi si rovinavano con un’ostinazione
+ed una spensieratezza che non sarebbero
+state maggiori, quando avessero conosciuto il baratro
+al quale correva la società: ma che importava
+loro? — Il cardinale di Rohan era intento alla ricerca
+della pietra filosofale; Cagliostro, dicevano,
+aveva trovato l’elisir della vita; Mesmer la guarigione
+di tutti i morbi col magnetismo; Francklin
+aveva vinto il tuono e lo conduceva captivo, lungo
+un filo, nelle visceri della terra; infine Montgolfier
+prometteva un nuovo sentiero ne’ campi infiniti del
+cielo: — l’antico mondo poteva essere ingoiato dall’abisso,
+chè un nuovo mondo sorgeva.
+</p>
+
+<p>
+Que’ due mesi passarono in un continuo stupore:
+sir John possedeva i più belli cavalli, le più belle
+carrozze, i migliori palchi a tutti i teatri: vidi Lekain,
+vidi la signora <i>Raucour, Orosmane, Atalia, Britannico</i>;
+udii l’<i>Ifigenia in Tauride</i> di Gluck e la <i>Didone</i>
+di Piccini: Greuze, il pittore dell’innocenza, mi
+fece il ritratto, ed ovunque andavo un mormorio
+dolcissimo mi ripeteva che ero bella.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era tanto felice che sir John si arrischiò a scrivere
+per domandare una proroga d’un mese al congedo:
+gli fu accordato, ma avvertendolo, passato il mese,
+di tenersi a disposizione del governo. La guerra con
+l’America infieriva sempre più: la Francia minacciava
+di prendervi parte, e l’Inghilterra, secondo
+ogni probabilità, vedrebbesi obbligata a vibrare un
+gran colpo di là dell’Atlantico.
+</p>
+
+<p>
+Sir John, annunciandomi la proroga del congedo,
+si guardò dal dirmi nulla sull’avvertimento che vi
+era aggiunto: non voleva gettare nessun’ombra
+sulla mia gioia.
+</p>
+
+<p>
+Restammo ancora un mese; poi ci fu forza tornare
+in Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+Quel viaggio mi restò nella memoria come una
+visione abbagliante. Avevo veduto due volte la regina,
+una volta all’<i>Opera</i> alla rappresentazione della
+Didone di Piccini, una volta alla <i>Comédie Française</i>
+a quella d’<i>Orosmane</i>. — Era il tempo felice della sua
+vita: era ancora amata ed applaudita, l’odio e la
+calunnia vennero più tardi. Ella da parte sua m’aveva
+osservata e s’era informata di me: la mia memoria
+le restò tanto impressa, che quando, tre anni più
+tardi, la signora Lebrun, sua pittrice ordinaria, venne
+a Londra, mi pregò in nome della regina, di lasciarle
+fare il mio ritratto. Era un onore troppo grande perchè
+rifiutassi, e mi è stato poi affermato che quel
+ritratto era nella sua galleria particolare.<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>
+</p>
+
+<p>
+Trovai, lo confesso, tornando a Londra, la mia casetta
+di Piccadilly alquanto triste: laonde, a poco
+a poco, sir Jonh, temendo senza dubbio che m’annoiassi,
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+mi chiese il permesso di presentarmi alcuni
+suoi amici, e cominciammo a riceverli una volta la
+settimana, poi due, poi tre, poi ogni giorno.
+</p>
+
+<p>
+Sir John a cui non avevo nulla nascosto della mia
+umile nascita, nè dalla mia educazione inculta, aveva
+temuto dapprima che fossi poco atta a sostener le
+parti di padrona di casa; ma fin dal primo giorno
+fu rassicurato. Uno dei doni più singolari prodigatimi
+dalla natura, è d’avermi fatta naturalmente gran signora,
+e sotto questo rapporto non mi fu necessaria
+nessuna educazione; nacqui, per così dire, già
+educata.
+</p>
+
+<p>
+Una sera si ricordò quella scena di Ofelia che
+aveva, al principio de’ nostri amori, prodotto in lui
+un’espressione tanto profonda. Mi chiese se non volessi
+fare pe’ pochi amici che prendevano il thè con
+noi ciò che avevo fatto per lui solo. Avendomi egli
+fatto la domanda sotto voce, potetti rispondere sotto
+voce anch’io, che alcuni accessorî necessarî e sopratutto
+i fiori selvatici mi mancavano, ma che il
+domani alla sera sarei pronta ad esordire la seconda
+volta.
+</p>
+
+<p>
+I nostri amici furono invitati a tornare il domani,
+e sir John li avvertì che preparavo loro una sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+Il domani corremmo, sir John ed io, non nei campi,
+come sei mesi prima, — i campi erano coperti di
+neve, — ma nei magazzini di fiori artificiali per trovare
+le margherite, il ramerino e le viole bandite
+dalla terra per tre o quattro mesi ancora.
+</p>
+
+<p>
+Non so qual sentimento malinconico mi tormentava,
+riunendo in un mazzolino que’ fiori falsi in
+cambio de’ fiori veri.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sir John mi pareva mesto anch’egli. Tratto tratto
+lo sorprendevo con gli occhi fissi su me, quando i
+nostri sguardi s’incontravano si sforzava di sorridere.
+Da una settimana o due andava ogni giorno
+all’Ammiragliato, ed i messaggi si succedevano in
+casa sua ed al <i>Theseus</i>; dava ordini sotto voce; faceva
+preparativi che mi nascondeva: era evidente
+che un cambiamento qualunque nel mio destino approssimavasi.
+</p>
+
+<p>
+La sera venne: gli amici si riunirono ignoranti e
+curiosi della sorpresa da me preparata, e da sir
+John promessa con qualche solennità. Dopo il thè,
+o meglio durante il thè, passai dal salotto nella camera
+da letto: mi vi trasformai in pochi minuti in
+Ofelia; poi, quando tutti meno m’aspettavano, riaprii
+l’uscio: — un grido unanime m’annunziò che
+l’entrata aveva fatto effetto.
+</p>
+
+<p>
+Il mio successo fu immenso: per la prima volta
+esordivo innanzi a spettatori: fin allora avevo sempre
+recitato o per me o per una sola persona. Una
+volta sola ero stata applaudita dal mio sconosciuto
+uditore, chè da sir John avevo ottenuto più che applausi;
+e l’effetto che in lui produssi la seconda volta
+fu anche maggiore del primo.
+</p>
+
+<p>
+Fu un entusiasmo generale: mi gridarono <i>bis</i>; supplicarono
+l’ammiraglio di domandarmi una seconda
+rappresentazione, ma rifiutai ostinatamente. Ero convinta
+che i difetti sfuggiti agli occhi degli spettatori
+a quel primo saggio, si paleserebbero al secondo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, dissi, se qualcuno vuol rispondermi, reciterò
+volentieri la scena, anzi le due scene di Giulietta
+al balcone.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per disgrazia, bontemponi più che letterati, gl’invitati
+di sir John non erano abbastanza famigliari
+con Shakespeare per secondarmi.
+</p>
+
+<p>
+Pensai allora con vivo senso di rammarico a quel
+povero Harry, che nel giardino di miss Arabella
+mi aveva dato un Romeo tanto poetico ed innamorato.
+</p>
+
+<p>
+Quel velo della notte disteso sulla sua faccia, che
+m’aveva celato le sue sembianze, lasciando la sola
+sua voce giungere a me, gettava un dolce e vago
+mistero su quella memoria.
+</p>
+
+<p>
+— Che sventura, disse sir John, che il mio amico
+Featherson non sia a Londra, egli che sapeva Shakespeare
+a mente, meglio di Garrick! La prima volta
+che vedrò Sheridan, gli chiederò dov’è.
+</p>
+
+<p>
+— Ma è qui, rispose uno de’ nostri invitati.
+</p>
+
+<p>
+— Ne siete sicuro, sir Giorgio? disse l’ammiraglio.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vidi e gli parlai ieri.
+</p>
+
+<p>
+— V’è mezzo di saper ove sia?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla di più facile: me ne informerò da suo zio
+che dimora ad Hay-Market.
+</p>
+
+<p>
+Non so perchè avevo seguito con vivissima attenzione,
+anzi con un certo batticuore, le parole scambiate
+fra l’ammiraglio e sir Giorgio.
+</p>
+
+<p>
+L’ammiraglio si volse a me.
+</p>
+
+<p>
+— E se troveremo Featherson, acconsentirete a
+recitar con lui le due scene di Giulietta e Romeo?
+</p>
+
+<p>
+— Certo, dissi; ma aggiunsi sorridendo: — Perchè
+non le imparate voi?&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+— Infatti, rispose sir John con un sospiro, quella
+scena s’accorderebbe alla congiuntura presente; ma
+Harry, vi riuscirà meglio di me.
+</p>
+
+<p>
+— Harry! esclamai, chi è Harry?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Harry, cara Emma, è il nome di Featherson.
+</p>
+
+<p>
+— Perdono, dissi.
+</p>
+
+<p>
+— Avete conosciuto un Harry? ripigliò sir John
+con qualche curiosità.
+</p>
+
+<p>
+— Udii una volta pronunciare questo nome, dissi,
+ma non apparteneva ad un nobile lord, sibbene ad
+un povero artista, e certo il mio Harry non aveva
+nulla di comune con sir Harry Featerson.
+</p>
+
+<p>
+Fu convenuto che sir John si darebbe a ricercare
+sir Harry, e che, ritrovatolo, ci accorderemmo per
+la recita delle due scene di Romeo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span></p>
+
+<h2>III.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Sir Giorgio non si era ingannato; lord Featherson
+era tornato a Londra dopo un viaggio di cinque
+o sei mesi sul continente.
+</p>
+
+<p>
+Sir Giorgio seppe dallo zio l’indirizzo di lui; dimorava
+in una magnifica casa di Brokstuet, al canto
+dello <i>Square</i> di Grosvenor.
+</p>
+
+<p>
+Ma, non avendolo trovato a casa, gli lasciò un bigliettino,
+pregandolo, senza dirgli il perchè, di andare
+con lui a prendere il thè in casa di sir John,
+o meglio in casa mia.
+</p>
+
+<p>
+M’interessavo singolarmente, senza intenderne la
+ragione, a quanto riferivasi a quello sconosciuto.
+</p>
+
+<p>
+Aspettai con impazienza la serata del domani: mi
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+occupai più del solito della toletta: sarei stata disperata
+di non sembrar bella a sir Harry.
+</p>
+
+<p>
+I primi invitati arrivarono dalle 9 alle 10: ogni
+qualvolta la porta s’apriva, mi volgevo vivamente;
+ma alle 10 e mezzo soltanto, il servo annunziò sir
+Harry Featherson.
+</p>
+
+<p>
+La mia inquietezza non era sfuggita a sir John:
+come i miei, i suoi sguardi si volgevano all’uscio
+sempre che s’apriva, e quando fu annunziato sir
+Harry Featherson, sentii il suo sguardo pesar su
+me, e quasi circondarmi tutta.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry entrò.
+</p>
+
+<p>
+Era un vaghissimo giovane di 23 o 24 anni, con
+occhi azzurri, denti magnifici, la carnagione d’una
+donna. Aveva acquistato, durante i sei mesi della
+sua dimora in Francia, molto della disinvoltura francese,
+e sembrava essersi spogliato, nel traversare la
+Manica, di quella durezza britannica, di cui i miei
+compatriotti stentano tanto a smettere. La prima
+persona che cercò con gli occhi fu sir John; andò
+dritto a lui; ma per via i suoi occhi si fermarono su
+me con un espressione strana di stupore, mentre i
+suoi piedi sembravano inchiodati al pavimento.
+</p>
+
+<p>
+Arrossii senza sapere perchè.
+</p>
+
+<p>
+Sir John vide il suo stupore ed il mio rossore: il
+suo occhio errò da lui a me e da me a lui.
+</p>
+
+<p>
+Ma quella sensazione fu percettibile a me sola.
+</p>
+
+<p>
+Dopo avere stretto la mano dell’amico che non
+aveva veduto da molto tempo, sir John me lo condusse
+per presentarmelo.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry mi fece qualche complimento con voce
+commossa: risposi non so che parole sconnesse:
+quella voce m’aveva profondamente turbata: aveva
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+un’analogia incredibile con quella del giovane artista
+sconosciuto che, nel giardino di miss Arabella,
+aveva declamato con me la parte di Romeo.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry, dopo avermi salutata andò a stringere
+la mano agli altri amici; l’ammiraglio restò solo accanto
+a me.
+</p>
+
+<p>
+— Conoscete sir Harry? mi disse con dolce rimprovero
+stringendomi la mano.
+</p>
+
+<p>
+— Vi giuro, gli risposi, che lo vedo per la prima
+volta.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete che credo tutto ciò che mi dite, Emma.
+</p>
+
+<p>
+— Ve ne do parola d’onore, caro sir.
+</p>
+
+<p>
+Mi guardò teneramente.
+</p>
+
+<p>
+— Con questi occhi e questa bocca non si mentisce,
+mi rispose, ma come parlando a sè stesso.
+</p>
+
+<p>
+— Soprattutto, aggiunsi, quando non si ha alcun
+interesse a mentire.
+</p>
+
+<p>
+Era tanto convinta io stessa di dir la verità, che
+tutto era vero in me, accento e sguardo.
+</p>
+
+<p>
+Sir John fu affatto rassicurato.
+</p>
+
+<p>
+Allora sir Giorgio trasse la conversazione sul motivo
+che aveva prodotto quella riunione, e chiese a
+lord Featherson se aveva sempre l’amore del teatro,
+e se sapeva sempre Shakespeare a mente.
+</p>
+
+<p>
+Lord Featherson sorrise come ad una memoria.
+</p>
+
+<p>
+— Ho molto dimenticato, disse, da sei mesi, o meglio,
+ho tentato dimenticar molto; ma di certe cose
+mi ricordo ancora.
+</p>
+
+<p>
+— Vi ricordate delle due scene d’amore fra Romeo
+e Giulietta, gli chiese sir John Payne.
+</p>
+
+<p>
+Lord Featherson sorrise tristamente.
+</p>
+
+<p>
+Quelle due scene, disse, fanno parte appunto di
+quanto ho voluto, ma non potuto dimenticare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lo guardai come per interrogarlo; ma il suo volto
+non voleva esprimere assolutamente nulla più di
+ciò che aveva detto.
+</p>
+
+<p>
+— Allora Emma, disse sir John Payne, palesate al
+mio amico Harry Featherson il nostro desiderio;
+avrà certo maggiore condiscendenza per la preghiera
+d’una leggiadra donna, che per la nostra.
+</p>
+
+<p>
+— Di che si tratta? domando sir Harry.
+</p>
+
+<p>
+— D’un fastidio che vorrete darvi, spero, signore,
+per soddisfare ad un desiderio di sir John Payne ed
+a quello de’ suoi onorevoli amici. Sono appassionata
+non dico pel teatro, — giacchè probabilmente mai
+salirò sulle scene, — ma per la declamazione. L’altra
+sera recitai per questi signori la scena d’Ofelia,
+del quarto atto di <i>Amleto</i>, e promisi di recitare le
+due scene di amore di Romeo e Giulietta, se alcuno
+volesse darmi le risposte. Nessuno di loro le sapeva
+a memoria: il vostro nome fu pronunziato come
+quello d’un artista perfetto; ci dolemmo della vostra
+assenza; ci fu annunziato il vostro ritorno. In fine
+sir Giorgio promise di trasmettere alla S. V. l’invito
+di venire a prendere il thè con noi, confidando ognuno,
+caduto che foste nell’insidia, di non lasciarvene
+uscire senza impegnarvi ad essere per una sera almeno
+il mio Romeo. Ora avete udito ciò che ha
+detto sir John Payne, e la speranza che pone in una
+preghiera fattavi da me. Credo che la vostra cortesia
+sarà abbastanza compita da non dargli una
+smentita.
+</p>
+
+<p>
+Sia che la mia domanda paresse loro ben fatta,
+sia che la mia voce avesse presa un’espressione di
+dolcezza persuasiva, que’ signori m’applaudirono,
+come in teatro, dopo una lunga parlata.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dopo quel successo sul pubblico, sarebbe stato
+strano non ottenerne alcuno sul mio interlocutore.
+</p>
+
+<p>
+Tuttavia sir Harry contentossi d’inchinarsi e di
+rispondermi, balbettando, che era a’ miei ordini.
+</p>
+
+<p>
+Fui circondata, fui complimentata, e tutti si fecero
+una vera festa di vederci e d’udirci rappresentare
+le due scene promesse.
+</p>
+
+<p>
+Era d’uopo soltanto di dare tempo a sir Harry di
+farsi fare il vestito di Romeo; quanto a me avevo
+quello di Giulietta; ma sir Harry rispose che, impromettendosi
+tutti gran diletto da quello spettacolo
+improvvisato, niente doveva ritardarlo.
+</p>
+
+<p>
+Si procaccerebbe un vestito e sarebbe pronto per
+la sera del domani.
+</p>
+
+<p>
+Una grande stufa da fiori era unita alla casa. La
+mattina seguente, sir John Payne mandò per un falegname
+che co’ suoi garzoni costruì un balcone; lo circondarono
+di piante tropicali, lo coprirono di fiori,
+e alle due del pomeriggio il teatro era pronto.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento giunse un corriere dell’ammiragliato
+con dispacci urgentissimi: sir John li lesse,
+impallidì leggermente, e con voce visibilmente alterata:
+</p>
+
+<p>
+— Dite alle signorie loro, rispose, che saranno in
+ogni punto obbedite.
+</p>
+
+<p>
+M’ero avveduta del suo turbamento, e mentre il
+messo ritiravasi, andai a lui, posi il mio braccio sotto
+il suo e gli chiesi se il dispaccio non contenesse
+qualche cattiva notizia.
+</p>
+
+<p>
+— Cattivissima, mi disse, sforzandosi di sorridere:
+i lordi dell’ammiragliato tengono un’adunanza di
+notte e mi pregano d’andarvi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Allora, gli dissi, il divertimento sarà per un’altra
+sera.
+</p>
+
+<p>
+— No, disse, al contrario; se la nostra riunione
+non avesse luogo stasera, chi sa quando potremmo
+ritrovarci insieme! Non debbo lasciar la casa che a
+mezzanotte: abbiamo quindi tutto il tempo di udir
+le due scene; intanto venite e datemi alcuni minuti,
+ve ne sarò gratissimo.
+</p>
+
+<p>
+Lo guardai inquieta: perchè sir John che mi possedeva
+sempre sarebbemi grato di pochi minuti che
+gli dessi?
+</p>
+
+<p>
+Non osai chiederglielo, ed avendomi egli cinto la
+vita col braccio, mi lasciai trascinare.
+</p>
+
+<p>
+La sera venne: a misura che il tempo passava, sir
+John si faceva più mesto, ed io stessa mi sentivo
+presa, non so perchè, d’un incredibile brivido: il
+cuore mi si stringeva, e pure quelle contrazioni non
+erano senza diletto.
+</p>
+
+<p>
+Parevami che temessi insieme e sperassi un non
+so che d’ignoto.
+</p>
+
+<p>
+Mi figuravo sir Harry col vestito nero: parevami
+che il giustacuore di Romeo dovesse ottimamente
+confarsi alle sue aristocratiche fattezze.
+</p>
+
+<p>
+Nel corso della giornata aveva mandato gli abiti
+che erano stati portati nella casa del giardiniere attigua
+alla stufa: da quella casa doveva uscire sir
+Harry per venire sotto il mio balcone.
+</p>
+
+<p>
+Alle 9 giunse co’ suoi abiti ordinarii: sembrava
+raggiante di gioia, e quel giubilo gl’illuminava il
+volto com’un’aureola.
+</p>
+
+<p>
+Non potetti astenermi dal trovarlo bellissimo.
+</p>
+
+<p>
+Come il giorno prima, l’accento della sua voce mi
+fe’ sobbalzare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+</p>
+
+<p>
+Venne a me e baciommi la mano, dicendomi:
+</p>
+
+<p>
+— «Buona sera, cara Giulietta.»&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Quella volta io mi turbai e non risposi: sarei stata assai
+confusa, se avessi dovuto fargli un secondo discorso
+simile al primo. Fortunatamente non era d’uopo,
+giacchè tutto era già stabilito.
+</p>
+
+<p>
+Alle nove e mezzo ciascuno occupossi della toletta:
+ho sempre fatto rapidissimamente anche le
+tolette più complicate, avendo sempre portato, tranne
+nelle occasioni di gran gala, i capelli senza
+cipria.
+</p>
+
+<p>
+Que’ signori scesero nella stufa, che era illuminata
+in modo vaghissimo: fra l’una e l’altra scena dovevano
+servirci il thè.
+</p>
+
+<p>
+Quando fui pronta, un campanello interno avvisò
+sir Harry che poteva entrare in iscena.
+</p>
+
+<p>
+Lo guardai a traverso una finestra che dava sul
+verone. — Non m’ero ingannata; le foggie del medio-evo
+gli si attagliavano perfettamente, ed era maravigliosamente
+bello così.
+</p>
+
+<p>
+S’appressò al verone, come avrebbe potuto fare
+un artista espertissimo, o un uomo veramente innamorato,
+ed incominciò il verso:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> «Oh! me sol chiama</p>
+<p class="i01">Amor tuo ch’io n’avrò battesmo</p>
+<p class="i01">Nè da tal punto sarò più Romeo!</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Alle prime parole fui scossa: era quella volta impossibile
+dubitarne; era proprio la stessa voce, era
+proprio lo stesso accento che avevo udito nel giardino
+di miss Arabella; o era quello un miracolo inaudito
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+di somiglianza, o avevo ritrovato il mio Harry, che
+credevo perduto per sempre.
+</p>
+
+<p>
+Ma era d’altra parte impossibile che il nobile lord
+Featherson fosse l’umile artista, che avevo conosciuto
+in guisa sì pittoresca e misteriosa.
+</p>
+
+<p>
+Meglio era credere ad una somiglianza di voce
+improbabile, ma possibile, anzichè ad un’identità
+più che inverosimile.
+</p>
+
+<p>
+Ad ogni modo mi sentivo invincibilmente affascinata,
+e senza dubbio, quando uscii sul verone, il
+mio volto era impresso dello spirito della mia parte,
+giacchè i pochi spettatori riuniti da sir John mi
+applaudirono tutti d’un sol movimento.
+</p>
+
+<p>
+Tutti sanno come ha principio quel dialogo amoroso,
+in cui Giulietta parla senza veder Romeo, credendosi
+sola, e Romeo parla, vedendo l’amata a pochi
+piedi da lui, ma senza osar di volgergli la parola,
+e come quelle due voci che favellavano dapprima,
+l’una alla solitudine, l’altra alla notte, finiscono
+per rispondersi scambievolmente: è, del resto,
+la scena che ho già più su riferita, avvivata allora
+da’ lumi, dalla vista degli attori, dagli applausi degli
+spettatori.
+</p>
+
+<p>
+Ho detto gli applausi che avevo ottenuti entrando
+in iscena: quegli applausi si volsero a lord Featherson
+quando esclamò:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> «È l’amor mio</p>
+<p class="i01">Senza confine, come il mar; com’esso</p>
+<p class="i01">Profondo è l’amor mio; più te ne dono</p>
+<p class="i01">E in me n’ho più, che sono ambo infiniti!»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+La scena proseguì per me con uno strano realismo;
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+certo non era più Emma Lyonna; il mio interlocutore
+non era più sir Harry; sir Harry era
+Romeo: io era Giulietta, e con tutta l’anima gli
+dissi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i02"> «Ah! ti soffocherebbe</p>
+<p class="i01">L’amplesso mio!»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il mio sguardo attirato dagli applausi si volse al
+gruppo degli uditori: parvemi vedere sir John asciugarsi
+una lagrima.
+</p>
+
+<p>
+Quella lagrima mi piombò sul cuore.
+</p>
+
+<p>
+Per fortuna, in quel momento supponevasi che la
+balia mi chiamasse e, per rispondere a quell’appello,
+lasciai un momento il balcone. Durante que’ pochi
+secondi mi riebbi, benchè mi sembrasse che da quel
+momento il corso della mia vita volgesse ad altro
+scopo.
+</p>
+
+<p>
+Due o tre volte, mio malgrado, mormorai a bassa
+voce: — «sir Harry! sir Harry! sir Harry!» — come
+avrei mormorato: — Romeo.»&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Tornai al verone colla vista velata, il cuore inebbriato,
+trasalendo d’amore, e quando profferii quel
+verso, le braccia mi si serrarono al petto, stringendo,
+non un sogno, non un’ombra, non un fantasma, ma
+come Psiche, l’Amore stesso sul cuore.
+</p>
+
+<p>
+Rientrando nella mia camera, fuor di me, mentre
+Romeo, rimasto a piè del verone diceva i versi che
+precedono la sua uscita, mi scontrai a faccia a faccia
+con sir John.
+</p>
+
+<p>
+Sobbalzai.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli, attirando il mio capo sul suo petto ed
+appoggiandovelo:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+</p>
+
+<p>
+— O povera Giulietta, mi disse, quanto ami Romeo!
+</p>
+
+<p>
+Compresi il tenero rimprovero chiuso in queste
+parole, e come dubitasse di quanto gli aveva detto
+d’Harry, cioè che non l’avevo mai veduto.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, sir John, gli dissi, non ho mentito
+mai, ed a voi, che siete stato tanto buono per me,
+men che ad altri mentirei: vi dirò tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! no, rispose, sforzandosi di sorridere.
+</p>
+
+<p>
+— Lo voglio, insistetti.
+</p>
+
+<p>
+Ed in poche parole gli narrai quanto m’era accaduto
+nel giardino di miss Arabella quella notte, in
+cui, credendo declamarvi sola, v’avevo trovato un
+interlocutore sconosciuto. Gli dissi della lettera che
+avevo ricevuta il domani, e come infatti, andata lo
+stesso giorno con Amy a chiedergli la grazia di Dick,
+non avevo mai riveduto quel creduto studente di
+Cambridge. Vero è che, alle prime parole dette da
+sir Harry all’entrar nel salotto, avevo creduto riconoscere
+la sua voce; a’ primi versi che aveva pronunziati
+entrando in iscena, non avevo più serbato
+dubbio; ma quando gli avevo affermato non aver
+mai veduto sir Harry gli avevo detto schietta ed intera
+la verità.
+</p>
+
+<p>
+— Che volete, amico mio? aggiunsi; se non fosse
+troppa superbia in una debole creatura, qual sono,
+crederei la mia vita soggetta ad una fatalità, contro
+cui nulla posso.
+</p>
+
+<p>
+Sir John tacque, e mise un sospiro.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento udii i nostri spettatori richiamarmi
+con grandi grida, come richiamasi al teatro
+l’artista che piace.
+</p>
+
+<p>
+— Emma! Emma!
+</p>
+
+<p>
+Sentii il rossore salirmi al viso.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Venite, cara, a ricevere i complimenti che tanto
+vi son dovuti, mi disse sir John.
+</p>
+
+<p>
+E mi trascinò nella stufa, ove, appena entrata, fui
+circondata, lusingata, applaudita da tutti, — tranne
+da sir Harry, che si tenne da banda, ma i cui occhi
+erano per me più eloquenti de’ complimenti degli
+amici, per frenetici che fossero.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p>
+
+<h2>IV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Lo spettacolo non era finito: dopo la scena del
+balcone, restava da eseguir la scena della finestra;
+dopo aver espresso il desiderio, dovevamo dipinger
+la felicità.
+</p>
+
+<p>
+Temevo molto quella seconda prova, e pregai sottovoce
+sir John, e forte i suoi amici, di volermela risparmiare,
+sotto pretesto di stanchezza; ma il fremito
+nervoso dei muscoli, il mio sguardo scintillante,
+l’accento febbrile della mia voce dicevano al
+contrario come avessi bisogno più di fatica che di
+riposo.
+</p>
+
+<p>
+Insisterono: il mio cuore era troppo d’accordo con
+quelle istanze perchè potessi resistere a lungo; cedetti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quella volta dovevamo apparire insieme al verone,
+sir Harry ed io, col mio braccio cinto al suo collo,
+co’ miei occhi smarriti ne’ suoi, coi nostri cuori
+frementi d’amore.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry si trovò quindi un momento solo con
+me, dietro le quinte: mi si avvicinò, mi cinse la vita
+con un braccio e m’appoggiò sul suo cuore, mormorando
+la sola parola:
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente!...
+</p>
+
+<p>
+La commozione fu elettrica; gli occhi mi si chiusero;
+gli gettai un braccio al collo, con un lieve
+grido; poscia, non so come accadde, una fiamma
+mi corse le labbra: — non era il primo bacio dato
+a Giulietta, ma era il primo bacio datole da Romeo.
+</p>
+
+<p>
+Mi sentii presso a svenire.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry mi trasse alla finestra; feci un violento
+sforzo e tornai padrona della mia volontà; ma una
+notte intera d’amore non m’avrebbe meglio disposta
+a quegli addii tanto inebbrianti e dolorosi, che precedono
+l’eterna separazione degli amanti di Verona.
+</p>
+
+<p>
+Il nostro apparire fu salutato da unanimi applausi.
+</p>
+
+<p>
+Toccava a me a cominciare: l’arte meglio studiata
+e più profonda non avrebbe saputo dare maggior
+verità alla mia voce dello stato in cui trovavasi il
+mio cuore.
+</p>
+
+<p>
+E però que’ be’ versi di Shakespeare
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Partir già vuoi? Non viene il giorno ancora.</p>
+<p class="i01">Fu l’usignol non già la lodoletta</p>
+<p class="i01">Ch’or ti feriva il timoroso orecchio,»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+sfuggirono alla mia bocca dolci, come dolcissimo
+mele, e quando sir Harry rispose che era contentissimo
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+di restar meco, e di morir per me, una triplice
+salva d’applausi mi disse che tutti erano
+pronti ad imitar il falso Romeo.
+</p>
+
+<p>
+La scena continuò, percorrendo tutte le fasi onde
+l’ha colorita il possente genio di Shakespeare; ma
+quando Romeo si tolse delle mie braccia, parvemi
+che l’anima mi fuggisse, e caddi in ginocchio affranta.
+</p>
+
+<p>
+Fu creduta ispirazione del cuore quel ch’era debolezza
+del corpo.
+</p>
+
+<p>
+Recitai il resto della scena curva fuori il balcone,
+avvinghiata al parapetto.
+</p>
+
+<p>
+Io stessa fui maravigliata dall’espressione che
+diedi alla mia voce quando giunsi a’ versi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i03"> «Oh cielo! il mio</p>
+<p class="i01">È un cor presago di sciagure. Il credi?</p>
+<p class="i01">Or che laggiù tu sei, parmi vederti</p>
+<p class="i01">Sì come un morto in grembo della fossa.</p>
+<p class="i01">O l’occhio mio s’appanna, o impallidito</p>
+<p class="i01">Tu mi sembri.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E quando Romeo allontanossi, mandandomi l’ultimo
+addio, l’addio mio fu un grido tanto doloroso,
+che poteva credersi in verità quello d’un corpo che
+sente l’anima fuggirgli.
+</p>
+
+<p>
+Esprimerei difficilmente l’entusiasmo ispirato da
+quella scena e la frenesia degli applausi che la seguirono.
+</p>
+
+<p>
+Sir John mi s’appressò; mi sollevò fra le braccia
+e portommi, più che non mi condusse, ai suoi amici.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry prese nella sua mano fredda ed umida
+le nostre due mani febbrili, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Se Romeo e Giulietta si fossero amati come voi,
+la morte, tuttochè spietata, non avrebbe avuto
+cuore di separarli!
+</p>
+
+<p>
+Lo guardai stupefatta, ritraendo la mano, che sir
+Harry non lasciò senza un’ardente stretta.
+</p>
+
+<p>
+Prendemmo il thè.
+</p>
+
+<p>
+Poi sir John cavò l’oriuolo:
+</p>
+
+<p>
+— Signori, disse, a mezzanotte sono obbligato a
+lasciarvi: l’Ammiragliato si riunisce; abbiamo un
+altro quarto d’ora da passare insieme.
+</p>
+
+<p>
+Poi chiamandomi da parte:
+</p>
+
+<p>
+— Non vi dico addio, cara Emma, proseguì; può
+darsi che la tornata finisca presto, e ch’io venga a
+passar la notte con voi; tuttavia non m’aspettate.
+Andate a letto, dormite; ho la chiave; non vi date
+nessun pensiero di me.
+</p>
+
+<p>
+Non so perchè a queste parole mi sentii rabbrividire
+per tutto il corpo.
+</p>
+
+<p>
+— Non potete dispensarvi dall’assistere a quell’adunanza?
+gli domandai, senza sapere se desiderassi
+che restasse.
+</p>
+
+<p>
+— Impossibile, rispose.
+</p>
+
+<p>
+Poi, tornando alla tavola da thè, intorno a cui
+erano in crocchio gli amici, conversò facendo uno
+sforzo visibile per simulare una falsa gaiezza.
+</p>
+
+<p>
+Il quarto d’ora passò; udimmo sonar mezzanotte;
+sir John cavò di nuovo l’oriuolo; era l’ora infatti
+di partire.
+</p>
+
+<p>
+Que’ signori pensarono che era ora di ritirarsi; si
+congedarono da me, Harry come gli altri, ma con
+uno sguardo di profondo rammarico: poi, sir John
+venne a me, mi baciò sulla fronte, e mi disse que’
+due versi di Romeo:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i08"> «Il dolce sonno</p>
+<p class="i01">Scenda sugli occhi tuoi, la pace al seno.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Non ebbi forza di rispondere che con un sorriso
+mesto quasi quanto il suo; mi volse un ultimo
+sguardo, prese a braccetto sir Harry ed uscì con
+lui.
+</p>
+
+<p>
+Quando l’uscio si chiuse, mi trovai sola ed oppressa,
+come nella tomba de’ Capuleti. Ammirava,
+impaurita di quella persistenza, per quali strani
+nodi il destino legava gli uni agli altri i vari episodî
+della mia vita, senza che la mia volontà v’avesse
+alcuna parte.
+</p>
+
+<p>
+Avevo infatti quasi obbliato quell’artista sconosciuto,
+quell’umile sir Harry, che m’era apparito
+appena nella vita, passando come un fantasma nelle
+tenebre, nè vi lasciando traccia, più che un fantasma.
+Ecco, vien voglia a sir John di dar a’ suoi amici
+un saggio della mia arte mimica; recito la scena
+di pazzia d’<i>Amleto</i>; mi chiedono di ripeterla: offro,
+se alcuno vuol darmi le risposte, di declamar l’una
+o l’altra delle due scene d’amore di <i>Romeo e Giulietta</i>:
+nessuno le sa a memoria; uno degli amici di
+sir John pronunzia il nome di sir Harry Featherson,
+a quel nome d’Harry sobbalzo: lord Featherson,
+assente da sei mesi, è tornato da due o tre giorni
+appena; l’ammiraglio Payne prega sir Giorgio di
+condurlo in casa nostra: vi viene, ed il caso, la fatalità,
+vuole che lord Featherson e lo studente Harry
+sieno una stessa persona.
+</p>
+
+<p>
+Di che potevo accusarmi in tutto ciò? Di nulla,
+se non delle sensazioni provate al vederlo, all’udirlo,
+al toccarlo. — Ma dipendevano da me que’ sentimenti,
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+sì o no? E non era già molto che avessi
+forza di padroneggiarli? Che accadrebbe nella mia
+vita per quel nuovo rincontro? — Oh! quanto a ciò,
+ero ben risoluta a non assumerne la responsabilità.
+Avevo detto tutto a sir John; gli direi al suo ritorno
+di quali sentimenti m’era stata cagione la presenza
+di sir Harry; a lui spetterebbe decider della mia vita,
+allontanandomi da Londra, o permettendomi di restare,
+e perciò di rivedere sir Harry.
+</p>
+
+<p>
+Fermai questa risoluzione nella mente; non amavo
+sir John d’amore, ma avevo grande stima pel suo
+carattere, grande riconoscenza per la sua generosità: — ingannarlo,
+lo sentiva, mi sarebbe stato un
+eterno rimorso.
+</p>
+
+<p>
+Presa quella risoluzione, mi sentii più calma; la
+sua mano, n’ero sicura, mi guiderebbe come quella
+d’un amico, e senza pensar a sè stesso, sceglierebbe
+per me la via men dolorosa.
+</p>
+
+<p>
+Lasciai la stufa, tornai nella mia camera, mi spogliai
+e mi coricai, ed, avendomi egli detto che, potendo,
+sarebbe tornato, sicura che manterrebbe la
+parola, l’aspettai. Ma, pensando che la notte non
+sarebbe mai tanto oscura per la confessione che dovevo
+fargli, spensi ogni lume, anche il lumicino di
+notte.
+</p>
+
+<p>
+Un lungo spazio passò, durante il quale la mia
+cameriera e gli altri servi si ritirarono, ed il pendolo
+sonò un’ora, poi due, senza che, ansiosa, preoccupata,
+potessi chiuder l’occhio.
+</p>
+
+<p>
+Le due e mezzo sonavano, quando parvimi udire
+il rumore d’un cauto passo sul pavimento; poi lo
+strepito dell’uscio d’un camerino da toletta attiguo
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+alla mia camera che s’apriva; poi infine seguì un
+momento di silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Non dubitai che fosse sir John che tornava; aveva
+la chiave dell’uscio esterno per entrar ad ogni ora
+e spesso mi sorprendeva così.
+</p>
+
+<p>
+Per un momento la risoluzione da me presa dopo
+la sua partenza sembrò presso ad abbandonarmi al
+suo ritorno; ma raccolsi tutta la mia volontà, e se
+posso dirlo, tutta la mia onestà.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente l’uscio aprissi; il camerino era buio
+come la camera da letto; a tentoni dunque, guidato
+dalla mia voce, s’appressò al letto. Mi prese fra la
+braccia ed io lo respinsi dolcemente, dicendogli che,
+prima di ricever le sue carezze, dovevo fargli una
+confessione. Ed allora gli descrissi tutti i miei sentimenti
+di quella serata e delle precedenti, dal momento
+che l’avevo veduto, da quello in che avevo
+acquistato la certezza che lord Featherson ed il mio
+giovane studente del giardino erano lo stesso uomo:
+nulla gli celai di quanto avevo provato quando il
+falso Romeo m’aveva cinto la vita col suo braccio;
+quando le sue labbra avevano sfiorato le mie; quando
+infine m’aveva mandato quell’addio che m’aveva
+affranta; e giunsi fino a dirgli che, in quel momento
+stesso che gli ero accanto, nelle sue braccia, sul
+suo cuore, a sir Harry pensavo, sir Harry invocavo.
+</p>
+
+<p>
+Con mio immenso stupore un grido di giubilo seguito
+da folli carezze rispose alle mie parole: quell’uomo
+non era sir John ma sir Harry Featherson.
+</p>
+
+<p>
+Lo riconobbi a quel grido, al mio nome mille volte
+ripetuto nel suo delirio, a quella voce che mi scendeva
+al cuore, a quelle carezze che mi bruciavano
+il sangue. Non potevo più difendermi dopo la confessione
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+che avevo fatta: m’abbandonai a quella
+sorte, i cui bizzarri capricci mi padroneggiavano.
+</p>
+
+<p>
+In due parole, sir Harry mi spiegò quella strana
+sostituzione che tanto bene rispondeva a’ voti del
+mio cuore.
+</p>
+
+<p>
+L’ammiraglio, al momento di partire per l’America,
+con la squadra che comandava, si era avveduto
+del mio amore per sir Harry e dell’amore di sir
+Harry per me. Ho riferito le sue domande e le mie
+risposte, senza dubbio aveva voluto assicurarsi che
+gli dicevo la verità. Era uscito dalla stufa con sir
+Harry, l’aveva fatto salire nella sua carrozza ed era
+entrato deliberatamente nella questione con queste
+parole:
+</p>
+
+<p>
+— Voi amate Emma ed Emma vi ama.
+</p>
+
+<p>
+Allora, con la stessa mia schiettezza, sir Harry
+gli aveva detto tutto: sir John restò un momento
+pensoso, e presa la mano di sir Harry, gli diè una
+chiave dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Rendetela felice!
+</p>
+
+<p>
+Poscia l’abbracciò e gli disse addio.
+</p>
+
+<p>
+Era quella chiave della casetta di Piccadilly.
+</p>
+
+<p>
+Mentre sir Harry mi narrava questa storia, l’ammiraglio
+era in mare, e navigava a piene vele alla
+volta dell’America.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span></p>
+
+<h2>V.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Così di nuovo il destino disponeva di me senza
+lasciar al mio arbitrio la scelta del bene o del male.
+</p>
+
+<p>
+La casa in cui dimoravo era stata tolta in fitto da
+sir John Payne per un anno in mio nome: l’annata
+era già stata pagata; tutto ciò che la casa conteneva
+era quindi mia proprietà.
+</p>
+
+<p>
+Ma risentivo una ripugnanza ad occupar con un
+altro uomo quelle stanze ove tutto ricordavami sir
+John.
+</p>
+
+<p>
+Fu questa la prima cosa che la mattina seguente
+dissi a lord Featherson: lo capì come me, ed il domani,
+portando via soltanto quella turchina inanellatami
+dall’ammiraglio il primo giorno che lo conobbi,
+e le poche ghinee che conteneva la mia borsa, consegnai
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+le chiavi della casa al fattore di sir John, ed
+andammo a dimorar insieme nell’appartamento occupato
+de sir Harry solo a Brok-Street al canto dello
+<i>Square</i> di Grosvenor.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry aveva 23 anni appena; era quindi in
+tutto il bollore della gioventù, e non dovendo serbare
+nessuno de’ riguardi che all’ammiraglio Payne
+imponeva una carica ufficiale, mi trasse seco nel
+romoroso e gaio turbinio di cui faceva parte nella
+triplice qualità di <i>gentleman</i> ricco, elegante ed alla
+moda; quella vita che John Payne non aveva potuto
+menare, meno che a Parigi soltanto, perchè a Parigi
+ritrovavasi in tutta la sua libertà, egli menavala a
+Londra. Fin allora non avendo chi facesse gli onori
+della sua dimora, sir Harry non aveva ricevuto in
+casa; ma quando mi unii a lui, accolse i suoi amici
+tre volte la settimana. Si giocava: si perdevano e
+guadagnavano somme ingenti, ed io vi presi l’amore
+del giuoco, passione fatale che non ho potuto mai
+perdere interamente.
+</p>
+
+<p>
+La primavera venne, e con essa le corse dei cavalli;
+quelle d’Epsom erano nuove, e però in piena
+voga. Non mi fu d’uopo chiedere a sir Harry di condurmivi:
+ogni occasione a spendere gli era ben accetta.
+Comprò una carrozza e cavalli stupendi, e nel
+giorno stabilito, fra quella confusione e quel chiasso
+che distinguono particolarmente le feste del <i>derby</i>,
+ci avviammo verso il campo della corsa.
+</p>
+
+<p>
+Non tenterò descrivere quel tramenio di dugento
+mila persone tirate da tutte le fogge di carrettelle, di
+<i>landaus</i>, di <i>calessi</i>, di <i>phaétons</i>, di veicoli insomma
+d’ogni maniera. A chi l’ha veduto è inutile descriverlo,
+perchè, quando l’avessero veduto solo una
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+volta, quello spettacolo resterà loro eternamente
+nella memoria; e a chi non l’ha veduto nessuna descrizione
+può darne un concetto.
+</p>
+
+<p>
+L’eleganza della sua vettura e delle sue livree, il
+suo nome pronunziato al suo apparire assicuravano
+a lord Featherson un posto alle prime file; ivi infatti
+ci ponemmo, accanto a un calesse non meno
+elegante del nostro.
+</p>
+
+<p>
+Due signore occupavano il fondo, o meglio, secondo
+l’usanza, avevano i piedi sul sedile di dietro, sedute
+sul mantice abbassato.
+</p>
+
+<p>
+Le guardai e ne fui scossa.
+</p>
+
+<p>
+Erano le due allieve di madama Colmann, che due
+volte m’avevano insultata, una volta nel podere,
+ov’erano venute a bere del latte, una volta nella
+prateria mentre conduceva a spasso i bimbi del signor
+Hawarden.
+</p>
+
+<p>
+Coloro che leggeranno queste memorie avranno
+di certo dimenticato i loro nomi, ma io me li ricordava;
+una era Clarice Damby e l’altra Clara
+Sutton.
+</p>
+
+<p>
+Un <i>gentleman</i> elegantissimo, e che era senza dubbio
+marito dell’una o dell’altra, stava ritto sulla predella
+del cocchiere.
+</p>
+
+<p>
+Com’io le riconobbi, anch’elle mi riconobbero, e
+dopo aver parlato insieme sotto voce, guardandomi,
+una di loro, Clara Sutton, passò sul sedile davanti
+e disse alcune parole all’orecchio del <i>gentleman</i>, che
+si volse a me, mi guardò attentamente, e diè ordine
+al cocchiere di lasciar quel posto e d’andarne a prendere
+un altro.
+</p>
+
+<p>
+Il cocchiere obbedì, e la carrozza s’allontanò lasciando
+quel posto vuoto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry non aveva nulla veduto del fatto, occupato
+com’era a seguir con gli occhi i cavalli che si menavano
+al luogo della partenza: quando si volse a me,
+vide grosse lacrime rigarmi le gote. Era la prima
+volta che dopo lungo tempo avevo disimparato le
+lacrime: quell’insulto mi mostrò ch’erano sospese
+non esaurite.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry m’amava veramente: mi chiese con viva
+insistenza la cagione del mio pianto: gliela tenni
+nascosta fin che potetti, ma finalmente cedendo alle
+sue preghiere, gli additai il luogo vuoto.
+</p>
+
+<p>
+Dapprima non mi capì, e mi fu forza spiegargli
+l’accaduto: volle sapere chi fossero le persone che
+m’avevano fatta quell’offesa, e gli dissi ch’erano due
+delle mie antiche condiscepole, che avendomi riconosciuta
+e saputo a qual titolo ero nella carrozza
+di lord Featherson, s’erano vergognate di restarmi
+vicine.
+</p>
+
+<p>
+— Non è possibile, disse sir Harry, impallidendo.
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè! risposi, è pur troppo vero.
+</p>
+
+<p>
+— Vedremo, disse.
+</p>
+
+<p>
+E tosto, salendo in piedi sul sedile, e prendendo
+le redini dalle mani del cocchiere, andò a farsi di
+nuovo accanto al calesse ov’erano le due signore.
+</p>
+
+<p>
+Ma, appena fermatici, ad un ordine del generale
+Hernan che accompagnava le signore, il loro calesse
+si mosse e mutò luogo di nuovo.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry divenne livido, cavò di tasca un taccuino,
+lacerò un foglio, scrisse poche parole con la matita,
+e chiamando un servo:
+</p>
+
+<p>
+— A milord Camberwell! disse.
+</p>
+
+<p>
+Sospettai che quelle poche parole scritte col lapis
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+non fossero che una sfida: supplicai sir Harry di
+non mandare il viglietto.
+</p>
+
+<p>
+— Cara Emma, mi disse, siete tanto buona da non
+occuparvi di questa faccenda: non siete stata insultata
+voi, ma io.
+</p>
+
+<p>
+Profferì queste parole in tuono sì fermo che capii
+esser inutile l’insistere.
+</p>
+
+<p>
+Cinque minuti dopo il servo riportava la risposta.
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo, disse dopo averla letta, e pose lo
+scritto in tasca.
+</p>
+
+<p>
+Supplicai sir Harry di lasciare le corse e di ricondurmi
+a Londra.
+</p>
+
+<p>
+— Dopo le tre prime corse, cara Emma, mi rispose:
+ho fatto una scommessa di due mila ghinee contro
+lord Greenville, e voglio sapere se ho perduto o
+guadagnato.
+</p>
+
+<p>
+M’avvidi che non era quella la vera causa del rifiuto
+di sir Harry; ed infatti, terminata la prima
+corsa andò sul <i>turff</i>, ma per chiamare a parte due suoi
+amici, uno de’ quali era sir Giorgio: conversò con
+loro qualche tempo, poi, tornando a me col volto
+sorridente, ma impresso ancora di un’orma di pallore:
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, disse, ho vinto la prima corsa: voi mi
+portate fortuna, cara Emma.
+</p>
+
+<p>
+E tornò a sedermi accanto.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry perdè la seconda corsa, ma vinse la
+terza, cioè la bella.
+</p>
+
+<p>
+Fra la seconda e la terza corsa, i suoi amici erano
+andati a parlargli: aveva scambiato rapidamente
+poche parole con loro, e tutto era finito.
+</p>
+
+<p>
+Terminata quella terza corsa, sir Harry diè ordine
+di tornar a Londra.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nel movimento che seguì, la carrozza di sir Harry
+s’imbattè in quella di lord Camberwell: i due gentiluomini
+si salutarono con la più squisita cortesia,
+e col sorriso sulle labbra.
+</p>
+
+<p>
+Tornai a Londra col cuore orribilmente tormentato.
+</p>
+
+<p>
+La sera i due padrini di sir Harry andarono a visitarlo:
+i tre gentiluomini si chiusero insieme e conversarono
+quasi un’ora.
+</p>
+
+<p>
+Partiti che furono, volli sapere qualche cosa; ma
+sir Harry mi rifiutò ogni schiarimento.
+</p>
+
+<p>
+Verso le 9 di sera, lord Greenville gli mandò il
+prezzo della scommessa perduta, due mila ghinee
+come m’aveva detto sir Harry.
+</p>
+
+<p>
+— Prendete, disse, ho scommesso in nome vostro:
+a voi quindi appartiene la somma; — e la versò nel
+cassettino della mia toletta.
+</p>
+
+<p>
+Feci appena attenzione a quanto mi disse sir Harry,
+preoccupata come era del suo litigio con lord
+Camberwell.
+</p>
+
+<p>
+All’una dopo la mezzanotte, sir Harry ritirossi nella
+sua camera, lasciandomi nella mia; capivo che aveva
+bisogno di solitudine e di sonno, avendo domani una
+partita d’onore: per me ero persuasa di non poter
+dormire un solo minuto durante la notte.
+</p>
+
+<p>
+Sir Harry aveva chiuso l’uscio di comunicazione
+delle nostre due camere: mi levai ed andai a guardare
+a traverso la toppa: scriveva.
+</p>
+
+<p>
+Era un po’ pallido, ma sembrava tranquillissimo.
+</p>
+
+<p>
+Tornai al letto.
+</p>
+
+<p>
+Udii sonare, una dopo l’altra, tutte le ore della
+notte: verso le sei del mattino, sfinita, gli occhi mi
+si chiusero, e m’addormentai mio malgrado.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando mi svegliai, era giorno chiaro: avevo dormito
+d’un sonno agitato, ma insomma avevo dormito
+tre ore; mi gettai dal letto ed aprii l’uscio della
+camera di sir Harry: era vuota.
+</p>
+
+<p>
+Vestii un camice, chiamai un servo e l’interrogai.
+</p>
+
+<p>
+La sera prima, il padrone aveva ordinato di attaccar
+i cavalli alle sette meno un quarto: alle sette
+precise i due padrini di sir Harry erano venuti a
+trovarlo, e tutti e tre erano partiti insieme.
+</p>
+
+<p>
+Non v’era dubbio: sir Harry era andato a battersi.
+</p>
+
+<p>
+Restai in preda alla più crudele ansietà per più
+di due ore.
+</p>
+
+<p>
+Circa le undici del mattino udii lo strepito d’una
+carrozza che si fermava nel cortile. Corsi alla finestra:
+vidi scendere sir Harry ed i suoi due amici:
+misi un grido di gioia e mi slanciai sulle scale.
+</p>
+
+<p>
+S’era battuto alla pistola: il suo avversario aveva
+ricevuto una palla nella coscia; egli era tornato incolume.
+</p>
+
+<p>
+Il duello levò gran romore nel mondo elegante di
+Londra: ma la faccenda fu narrata in modo a me
+sfavorevolissimo. Affermarono ch’io avessi eccitato
+sir Harry ad andarsi a porre a canto della carrozza
+fuggitiva, mentre al contrario, sicura che vi troverei
+un secondo insulto, aveva posto tutto in opera
+per dissuadere sir Harry dal lasciar il primo posto.
+</p>
+
+<p>
+Durante tutta la convalescenza di milord Camberwell,
+sir Harry mandò ogni dì a prender notizie della
+sua salute.
+</p>
+
+<p>
+La primavera sopravvenne: sir Harry Fetherson
+aveva un bellissimo podere ad Up-Park nella contea
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+di Sussex: mi vi condusse e mi ci stabilì come padrona
+di casa.
+</p>
+
+<p>
+Il titolo usurpato di milady, che per cortesia mi
+davano gli amici del conte, commensali del castello
+e parassiti della sua fortuna, bastava al mio amor
+proprio finchè restavamo fra noi: ma fuori le mura
+della splendida villa, milady Featherson non era più
+che l’avventuriera Emma Lyonna, cioè una mantenuta,
+un po’ più bella forse, ma non più rispettabile
+delle altre.
+</p>
+
+<p>
+Ne risultava da parte de’ nostri vicini, la cui posizione
+era regolare, un’espressione di scherno, che
+ad ogni occasione rivelavasi, e che mi feriva all’intimo
+del cuore.
+</p>
+
+<p>
+Vero è che sulla picciola corte fattami da sir
+Harry dominavo da regina, delle corse, delle feste,
+delle cacce. Imparai, durante i tre o quattro mesi
+che passammo ad Up-Park, a cavalcare con molta
+eleganza e fermezza: la sera continuavo a recitare
+scene di commedia o di tragedia, ed a riprodurre
+con atteggiamenti plastici l’aspetto delle
+donne più famose dell’antichità. Riuscivo egregiamente,
+mercè vestiti magnifici, che facevo fare sui
+disegni migliori de’ personaggi illustri, e mercè una
+estrema mobilità di fisionomia, a dare un concetto
+esatto di que’ personaggi, e spesso non m’era nemmeno
+d’uopo dire qual eroina della storia greca,
+giudaica o romana, volevo effigiare, perchè il nome
+di essa veniva spontaneo sulle labbra degli spettatori.
+</p>
+
+<p>
+Sarebbe difficile valutar la spesa giornaliera di
+quella ricca villeggiatura. Due o tre volte sir Harry
+Featherson andò di persona a Londra a prender il
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+danaro necessario a sostener quel lusso: il fattore
+che aveva soddisfatto alle sue prime richieste,
+aveva alla perfine scritto che, esaurite quasi due
+annate anticipate delle rendite di sir Harry, non
+si poteva più sperar nulla da lui, prima che lord
+Featherson, raggiunto i 25 anni, non divenisse unico
+gerente della sua fortuna, che in quel tempo dovea
+essere immensa.
+</p>
+
+<p>
+Sul finir di luglio si trovò in tanta angustia di
+danaro, che, volendo andare a Londra a tentar uno
+de’ suoi soliti prestiti, ricorse a me per far il viaggio.
+A poco a poco i suoi amici, che s’erano avveduti
+di quella inevitabile rovina, erano spariti. I due
+ultimi partirono con lui per Londra, promettendo
+di tornar con lui: io solo nulla vedevo, nulla temevo,
+e credevo la borsa di sir Harry inesauribile quanto
+quella di Fortunatus.
+</p>
+
+<p>
+Aspettai tre giorni senza darmi troppo pensiero:
+due altri giorni passarono senza notizie; la mattina
+del sesto solamente, dopo l’abbandono d’Up-park,
+ricevetti una lettera da sir Harry.
+</p>
+
+<p>
+Quella lettera fu per me un fulmine: eccone il
+tenore:
+</p>
+
+<p>
+«Mia povera Emma! Sono affatto rovinato, pel momento
+almeno. Debbo circa cinquantamila sterline;
+la mia famiglia non acconsente a cavarmi dalle mani
+degli uscieri e degli <i>aldermen</i>, se non a patto d’una
+totale riforma, e debbo subirla, prima di tutto, in
+quanto ho di più caro al mondo, rinunziando cioè
+a voi. Più, per esser sicuro della mia saviezza durante
+i due o tre anni che mi separano dalla mia età
+maggiore, son esiliato nelle Indie, ove la mia famiglia
+m’ha comprato una compagnia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutto si è terminato soltanto questa mattina:
+m’imbarcheranno questa sera, sicchè quando riceverete
+la mia lettera, sarò in mare.
+</p>
+
+<p>
+Addio, cara Emma; m’avete dato otto mesi d’una
+felicità ignota agli uomini: perdonatemi d’avervi sì
+male ricompensata.
+</p>
+
+<p>
+Colui che v’ha amata, v’ama e v’amerà sempre.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Harry</span>.»
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso giorno vennero alcuni uomini di giustizia
+per compilar un inventario degli oggetti lasciati
+da sir Harry Featherson nel castello di Up-Park e
+che divenivano guarentigia de’ creditori, di cui, mediante
+varii pegni, s’erano calmati i reclami.
+</p>
+
+<p>
+Tosto lasciai il castello, non portando che le robe
+che m’appartenevano personalmente, ed una somma
+di dugento cinquanta lire circa.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span></p>
+
+<h2>VI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Quella commozione fu una delle più violente della
+mia vita: fin allora ero salita dalla miseria al lusso,
+dalla sventura alla gioia: d’un colpo, qualche cosa
+rompevasi nella mia esistenza; ed io stessa cessava
+di credere alla mia invulnerabilità.
+</p>
+
+<p>
+Amavo Harry con tutta l’anima, e l’anima mia
+era tutta straziata nello strapparne quell’amore; esso
+aveva radici in tutto il mio essere e non una parte
+di me stessa non era addolorata.
+</p>
+
+<p>
+Al lato ideale, sul quale era caduto il primo colpo,
+seguiva il lato materiale. Rimasta viva dopo l’urto,
+dovevo pensare a vivere, e ne’ grandi dolori è questa
+una terribile fatica.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ove andrei? che diverrei? sotto qual tetto mi rifuggirei?
+su qual pietra poserei il capo?
+</p>
+
+<p>
+— Non lo sapevo; lo chiedevo a me stessa, seduta
+sotto un albero del gran viale, di cui, otto giorni
+prima sollevavo la polvere con le ruote d’un’elegante
+carrozza, o sotto i piedi d’un magnifico cavallo.
+</p>
+
+<p>
+Avendo noleggiata una vettura nella vicina città,
+l’avevo empita con due o tre bauli; mi aveva serbato
+un posto, e quando il cocchiere mi domandò:
+«Ove condurrò Vossignoria?» non seppi che rispondergli.
+</p>
+
+<p>
+— Seguite la via, gli dissi.
+</p>
+
+<p>
+— In qual direzione?
+</p>
+
+<p>
+— In questa.
+</p>
+
+<p>
+— Ma fin dove?
+</p>
+
+<p>
+— Fin al primo villaggio, od alla prima città.
+</p>
+
+<p>
+— Il primo borgo è Nutley.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo a Nutley?
+</p>
+
+<p>
+Il cocchiere maravigliato partì.
+</p>
+
+<p>
+Dopo tre ore, fermossi in una grossa borgata in
+posizione amenissima, a piè d’una collina.
+</p>
+
+<p>
+— Siamo a Nutley, mi disse.
+</p>
+
+<p>
+— Informatevi se v’è una casetta da affittare, che
+possa occuparsi da una donna sola con una cameriera.
+</p>
+
+<p>
+Gettò le briglie sulla groppa del cavallo e si diè a
+cercare quel che domandavo.
+</p>
+
+<p>
+Restai immobile e muta nella carrozza, quanti minuti
+o quante ore, non saprei dirlo: avevo perduto
+la misura del tempo.
+</p>
+
+<p>
+Tornò: aveva trovato all’altra estremità del villaggio
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+un piccolo <i>cottage</i>, che, secondo lui, doveva perfettamente
+convenirmi.
+</p>
+
+<p>
+— Conducetemi, gli dissi.
+</p>
+
+<p>
+Il cavallo fermossi innanzi ad una casetta lieta
+d’ombra e di fiori: era posta nel mezzo d’un giardino
+chiuso da una siepe e nel quale penetravasi
+per un cancello di legno dipinto in verde, come le
+imposte delle finestre. Era stata dalla padrona lasciata
+in custodia ad una vecchia, commettendole
+di darla in fitto a chi volesse. Quella signora, senza
+altra fortuna che quel <i>cottage</i> ed una piccola rendita
+di cinquanta lire di cui viveva, era stata chiamata
+presso suo fratello, uffiziale generale in ritiro
+che aveva perduto l’unica sua figlia. La casa era
+rimasta qual l’aveva lasciata, cioè fornita di ogni
+suppellettile, modesta, ma pulita.
+</p>
+
+<p>
+Un solo sguardo mi bastò volgere alla casa per
+riconoscerla conveniente sotto ogni rapporto allo
+stato del mio cuore e della mia borsa: era abbastanza
+solitaria perchè vi trovassi la pace ond’aveva
+d’uopo; era abbastanza modesta per darmi, benchè
+povera, tempo di risolvermi su quel che mi restava
+a fare.
+</p>
+
+<p>
+Il prezzo n’era di trenta lire annue: pagai sei
+mesi anticipati con facoltà di lasciar la casa quando
+mi piacesse, senza pagar nulla di più, purchè ne
+partissi nel corso dei sei primi mesi: la mia fortuna
+si trovò così ridotta a 230 lire, cioè a 5750 franchi.
+</p>
+
+<p>
+Ove volessi restar in quella casa e vivervi lontana
+dal mondo, ero sicura di circa tre anni di pace.
+</p>
+
+<p>
+Due ore dopo, ero stabilita nel cottage, con cui
+la mia toletta più semplice contrastava singolarmente;
+ma quando paragonai a quella modesta ma
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+ridentissima dimora il punto dal quale ero partita,
+parvemi che nella mia caduta mi fossi almeno fermata
+a mezza via.
+</p>
+
+<p>
+Mediante una lira al mese ed il vitto, la vecchia
+acconsentì a restar meco e ad attendere a tutte le
+faccende di casa.
+</p>
+
+<p>
+Mio primo pensiero fu di farmi fare due o tre abiti
+più conformi alla modesta vita che dovevo menare:
+li feci fare di seta nera ed a tutte le domande risposi
+nomarmi mistress Hearts, esser vedova, ed essere
+andata a passar nella solitudine e nel silenzio
+i primi mesi del mio dolore e della mia vedovanza.
+</p>
+
+<p>
+Ero molto giovane per essere già vedova; delle
+mie parole crederono quel che vollero: m’importava
+poco; non vedevo nessuno.
+</p>
+
+<p>
+Gli otto primi giorni passarono interi in preda a
+quel dolore fisico e morale, che sempre accompagna
+i grandi cataclismi della vita; poi, a poco a poco, la
+calma mi tornò, se non nel cuore, nella mente, e
+potetti giudicare del mio stato.
+</p>
+
+<p>
+Insomma, aveva perduto un uomo amato, ma era
+egli degno delle mie lagrime? La sua condotta era
+stata a mio riguardo quella d’un gentiluomo? Al
+rovinar delle sua fortuna s’era dato pensiero di me?
+Aveva posto mente a quel che diverrei? Aveva tentato
+risparmiarmi una di quelle vergogne serbate
+alle misere donne che han posto la loro vita nell’amore?
+</p>
+
+<p>
+Mi era forza confessare che no.
+</p>
+
+<p>
+Che differenza dalla condotta di sir John Payne
+alla sua.
+</p>
+
+<p>
+Giunta a giudicar sir Harry con imparzialità e ad
+apprezzarlo pel giusto suo valore, ero assai vicina a
+<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span>
+consolarmi della sua perdita. Era un bello ed elegante
+giovine di certo; ma la memoria mi ricordava fra
+gli amici di sir John cinque o sei amici eleganti ed
+avvenenti quanto lui, e secondo ogni probabilità,
+senza il misterioso incidente col cui favore era entrato
+nella mia vita e v’aveva lasciato un’orma
+incancellabile, non avrei badato a lui più che ad
+un altro, e mi sarebbe passato accanto inosservato.
+</p>
+
+<p>
+Lo stato poi in cui mi trovavo era certo migliore
+che al mio primo arrivo in Londra. Volevo viver
+solitaria? Avevo a me d’innanzi una lunga serie di
+giorni tranquilli. Volevo riapparire a Londra con la
+stessa pompa di quando ne ero partita? Avevo certo
+uno o due mesi di lusso da gettar agli occhi di
+quella società, in cui ero vissuta, ed in cui potevo
+sempre rientrar con le stesse condizioni.
+</p>
+
+<p>
+Fatte queste riflessioni, volsi uno sguardo allo
+specchio: ero più giovane, più bella, più fresca che
+mai, e se qualche traccia restavami ancora sulle
+guancie delle lagrime versate, erano già cancellate
+in un mezzo sorriso.
+</p>
+
+<p>
+Un sol bisogno risentivo dopo la vita fragorosa,
+dopo i giorni di festa, dopo le notti di giuoco che
+avevo traversate, quelle di poche settimane di riposo:
+la serenità del mio cuore era turbata come la
+purezza d’un lago dopo una procella; gli bisognava
+il tempo di riprendere la primitiva limpidità.
+</p>
+
+<p>
+E però i primi giorni di solitudine che passai in
+quella casetta di Nutley non furono scevri di malinconici
+gaudi, che talvolta rimpiansi all’apice delle
+grandezze, e chiesi a me stessa se quella vita dolce,
+facile, di cui tutti i giorni somigliavansi non fosse
+infin di conto quella a cui ci ha destinati la natura.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma, debbo dirlo, a quella dimanda, una voce segreta
+rispondeva: che non ero di quelle a cui la natura
+ha serbato la calma della mediocrità e le dolcezze
+della solitudine: avevo al contrario uno di
+que’ caratteri estremi, cui fa d’uopo della lotta e
+del trionfo o della disfatta che la seguono. Su qual
+teatro s’impegnerebbe quella lotta del mio avvenire
+contro il mio destino? Nol sapevo; ma sentivo che,
+atleta del lusso, del capriccio, dell’ignoto, il momento
+di calma in cui ero caduta non era che il momentaneo
+riposo che precede la pugna.
+</p>
+
+<p>
+Due mesi restai a Nutley, quasi senza varcare
+l’uscio del giardino. In questi due mesi tutte le
+aspirazioni della mia gioventù ebbero tempo di rinascere;
+la ferita del mio cuore si rimarginò, tanto
+più facilmente, perchè dicevo a me stessa, che nell’abbandono
+di sir Harry, abbandono forzato, nulla
+aveva avuto a soffrire il mio amor proprio, giacchè
+la nostra separazione era stata cagionata non da un
+raffreddamento della sua passione, ma da una forza
+esercitata su lui da avvenimenti più possenti della
+sua volontà. Ora in tali abbandoni, forse non dovrei
+tradir questi segreti femminili alla pubblicità, il nostro
+amor proprio sanguina anche più del nostro
+cuore, e la donna, che può dire: «son divisa dal mio
+amante, ma son sicura che mi ama sempre» si consola
+assai più facilmente di quella che dice: «Son
+separata dal mio amante perchè non m’ama più.»
+</p>
+
+<p>
+Ne risultò che nel corso del secondo mese del
+mio ritiro, sentendomi di nuovo invincibilmente
+trascinata a quel turbine, che da un anno mi rapiva
+seco, deliberai di tornar a Londra e di tentar
+di nuovo la fortuna: m’era stata fin allora sì fedele,
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+che potevo sperar che non m’abbandonerebbe
+a mezza via.
+</p>
+
+<p>
+D’altronde, a misura che la riflessione, o meglio
+la memoria m’era tornata, e la luce aveva irradiato
+il mio spirito, avevo pensato ad una risorsa che forse
+ancora restavami; avevo tanto rapidamente lasciata
+la casetta di Piccadilly, nella fretta di seguir sir Harry
+fuori della mia vita passata, che non aveva più pensato
+al dono fattomi da sir John delle ricche suppellettili
+che conteneva.
+</p>
+
+<p>
+Ora, adesso, sentiva una brama ardente di rivedere
+quella casa, testimone dei miei primi giorni
+d’orgoglio, cioè di felicità, giacchè per me, e ciò
+è quello che m’ha perduta, la felicità è nella soddisfazione
+dell’orgoglio, anzichè in quella dell’amore. Mi
+ricordavo vagamente di aver udito dire all’intendente
+di sir John che un’annata della pigione della casa era
+anticipatamente pagata e che quanto trovavasi nella
+casa m’apparteneva. Ma nessun atto comprovava
+quella donazione; e se la memoria m’ingannava, se
+l’affitto era fatto in nome di sir John anzichè nel
+mio, faccenda di cui non m’ero mai seriamente occupata,
+o se il fattore era poco onesto, tutta quella
+ricca speranza era perduta.
+</p>
+
+<p>
+Venne un momento in cui non potetti reggere a
+quel dubbio, e deliberai di partire e di accertarmi
+della verità qualunque fosse.
+</p>
+
+<p>
+Una diligenza passava ogni giorno a Nutley, andando
+da Lewes a Londra e viceversa: senza dire
+alla cameriera se tornerei o no, cosa inutile giacchè
+la casa era pagata per due o tre altri mesi ancora,
+le rimisi le chiavi, presi posto nella diligenza
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+e partii par Londra, ove giunsi il domani alla mattina.
+</p>
+
+<p>
+Giunta a Londra, chiamai una vettura da nolo, vi
+feci deporre i miei bauli, e col cuore palpitante diedi
+ordine di portarmi a Piccadilly.
+</p>
+
+<p>
+Quando la vettura fermossi innanzi alla facciata
+a me sì nota di quella cara casa, in cui era per decidersi
+una questione tanto importante nella mia
+vita, sentii mancarmi le forze ed esitai a picchiar
+all’uscio.
+</p>
+
+<p>
+Ma d’un tratto, quasi per dar termine alla mia incertezza,
+l’uscio si aprì per dar passaggio ad una
+donna, ed io misi un grido di gioia.
+</p>
+
+<p>
+Era Amy Strong, che, il lettore lo rammenterà,
+aveva sempre avuto tanta influenza sulla mia vita.
+</p>
+
+<p>
+Quella volta ancora la fatalità sembrava ricondurmela
+innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Mi riconobbe com’io la riconobbi: e ci slanciammo
+l’una nelle braccia dell’altra.
+</p>
+
+<p>
+Dietro di lei il portinaio stava ritto rispettosamente,
+col cappello in mano: quando m’ebbe riconosciuto,
+aprì i due battenti della porta perchè la
+carrozza potesse entrare.
+</p>
+
+<p>
+La vettura entrò: fermossi a piè della scala, il portinaio
+aprì lo sportello, e vedendomi esitar ad interrogarlo:
+</p>
+
+<p>
+— Vossignoria è stata molto tempo assente, mi
+disse: ma troverà tutto come il giorno che partì.
+</p>
+
+<p>
+E mi presentò la chiave del primo piano, ch’era
+stato già da me occupato.
+</p>
+
+<p>
+Era chiaro che nulla era mutato, e che quanto racchiudeva
+la casa era proprio mio.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span></p>
+
+<h2>VII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Entrai in quel caro appartamento che ritrovava
+in maniera tanto insperata, con profondo sentimento
+di gioia, e fra lacrime di riconoscenza per sir John
+rividi la mia camera azzurra, quella camera dei
+miei sogni, e quel grande specchio a cornice dorata
+predettomi da Dick.
+</p>
+
+<p>
+La povera Amy non aveva fatto fortuna; ero sempre
+stata io la sua provvidenza; cinque o sei volte
+era venuta per saper mie nuove e ricorrere a me;
+le era stato sempre risposto che era lontana e che
+ignoravasi la mia dimora: era venuta a far un ultimo
+tentativo, con lo stesso risultato, quando sulla
+soglia, che ella ripassava disperata, ed a cui io m’appressavo
+tremante, ci eravamo incontrate.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nella solitudine in cui mi trovavo quell’incontro
+parvemi una benedizione del cielo: le proposi di
+restar meco, e senza discorrer del grado che occuperebbe
+in casa mia, ella accettò.
+</p>
+
+<p>
+Esaminata bene la posizione, a due partiti potevamo
+attenerci. Gli arredi della casa di Piccadilly
+erano miei, giacchè m’erano stati donati da sir John;
+e, venduti, potevano valere da due mila a duemilacinquecento
+sterline.
+</p>
+
+<p>
+Potevo dunque con ciò che mi restava realizzar
+un sessantamila franchi, da cento o centoventi sterline
+di rendita.
+</p>
+
+<p>
+Rinunziando al mondo, al lusso, alla vita elegante,
+tornando alla mia casetta di Nutley, non dovevo
+darmi pensiero dell’avvenire: la mia esistenza era
+assicurata.
+</p>
+
+<p>
+Volendo, per l’opposto, seguir la via in cui ero
+entrata, quella dell’avventura, del capriccio, del
+caso, doveva serbare le suppellettili e la casa, avrei
+ricevuto gente, avrei aperto saloni di giuoco e corso
+il rischio di novelli amori.
+</p>
+
+<p>
+Ahimè! il mio carattere pur troppo m’incitava a
+quest’ultimo partito, ed Amy che compiva meco l’ufficio
+dal serpente tenuto sei mila anni prima con
+Eva m’incoraggiava a tal risoluzione.
+</p>
+
+<p>
+Chi legge indovina che ad essa m’attenni.
+</p>
+
+<p>
+Dio che rappresenta la misericordia, non la vendetta,
+non chiede, spero, ch’io racconti nei suoi particolari
+l’anno che passò, e che fu il diciannovesimo
+della mia vita: tutte le fasi di quella vita dolorosa
+della donna che vive della sua beltà, vi furono da
+me percorse, tutti i dolori esauriti, tutte le vergogne
+bevute: se non le enumero, non è già che le avessi
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+dimenticate, ma mi manca la forza di ripassar colla
+memoria per lo stesso sentiero; dirò che un anno,
+giorno per giorno, dopo il mio ritorno nella casetta
+di Piccadilly, ne uscivo, venduti i mobili, le gioie,
+i merletti, assai più povera e derelitta, che non ero
+uscita da Up-Park, non possedendo più delle reliquie
+del mio antico splendore, che la veste di seta
+che portavo indosso.
+</p>
+
+<p>
+Com’ero caduta a tal grado di miseria, che Amy
+stessa, causa prima e perseverante della mia perdita,
+m’aveva abbandonata? — La fatalità sola, che
+voleva precipitarmi all’ultimo gradino della scala
+umana per farmeli di nuovo salir tutti, potrebbe
+dirlo.
+</p>
+
+<p>
+Ogni minuzia di quella terribil giornata m’è presente
+alla memoria: fu il venerdì, 26 ottobre 1782,
+che uscii alle undici del mattino, con un tempo
+freddo e nebbioso, qual non trovi che a Londra,
+dalla casetta di Piccadilly.
+</p>
+
+<p>
+Avevo mangiato un tozzo di pane e bevuto un
+bicchier d’acqua a colezione: non ero sicura d’aver
+altrettanto a pranzo.
+</p>
+
+<p>
+Seguii Piccadilly fin a Old-Bond-Street, senza sapere
+ove andavo, senza tendere ad una meta: andavo
+innanzi, alla cieca, urtando i viandanti ed urtando
+i muri: mi trovai ben presto in Oxford-Street:
+il caso solo mi aveva condotta.
+</p>
+
+<p>
+Ivi tornai in me: ero quasi rimpetto alla casa di
+miss Arabella. Mi vi fermai un momento: una carrozza
+venne dal cortile; si fermò a piè delle scale;
+una donna tutta avvolta in una ricca mantellina
+di raso fregiata di merletti vi salì seguita da un elegante
+cavaliere: la carrozza si richiuse e passò coprendomi
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+di fango. — Quella donna era miss Arabella;
+il cavaliere, che probabilmente era un nuovo
+adoratore, mi era ignoto.
+</p>
+
+<p>
+La carrozza sparì per High-Street.
+</p>
+
+<p>
+Perchè quella donna, che non era forse di miglior
+qualità di me, restava ricca e felice, mentre, dopo
+essere stata ricca e felice quanto lei, io la guardavo
+passare, povera e miserabile, e la sua carrozza
+mi lordava di fango?
+</p>
+
+<p>
+Mi parve quella una crudeltà inesplicabile della
+natura.
+</p>
+
+<p>
+Restai immobile nello stesso luogo, mezz’ora forse,
+e senza dubbio mi sarei rimasta più a lungo, senza
+saper perchè restavo ferma in luogo di camminare,
+se un crocchio non mi si fosse formato intorno, e
+se un <i>policeman</i>, penetrando nel gruppo, non m’avesse
+domandato che facevo colà, simile ad una statua,
+muta e co’ piedi nel fango.
+</p>
+
+<p>
+Gli risposi che, avendo veduto uscire una donna
+di mia conoscenza dal numero 23, aspettava il suo
+ritorno per parlarle.
+</p>
+
+<p>
+— Andate avanti, mi disse sgarbatamente il <i>policeman</i>;
+le donne vostre pari han dritto soltanto la
+sera di star ferme su’ marciapiedi.
+</p>
+
+<p>
+Quelle parole mi entrarono nel cuore come un
+ferro rovente; diedi un salto e per Dean-Street scesi
+verso lo Strand.
+</p>
+
+<p>
+Fatti appena pochi passi, mi trovai innanzi al negozio
+del signor Plowden, ove, come i lettori sanno,
+ero restata un mese; ivi la vita non era stata per
+me nè felice, nè brillante, ma calma.
+</p>
+
+<p>
+Al posto ove m’ero seduta durante quel mese era
+una giovane quasi mia coetanea. Era certo meno
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+avvenente di me; ma era facile vedere dalla placidità
+del suo volto ch’era arrivata, o quasi, alla meta
+de’ suoi desideri e della sua ambizione.
+</p>
+
+<p>
+Mi ricordavo troppo crudelmente l’apostrofe del
+policeman per restar innanzi al magazzino del signor
+Plowden, come m’ero fermata innanzi al palazzo
+di miss Arabella.
+</p>
+
+<p>
+Risalii lo Strand fino a King-Williams-Street, e di
+là passai a Leycester-Square, e quasi dovessi a grado
+a grado risalir la scala delle mie memorie, ivi ritrovai
+quella casetta del signor Hawarden, ov’era
+scesa arrivando a Londra, ed ove aveva trovato sì
+dolce e benevola ospitalità.
+</p>
+
+<p>
+Dopo lo Strand ero stata colta dalla pioggia che
+continuava a scendere sempre più copiosa; ma ero
+giunta a tal grado d’insensibilità che non m’avvedevo
+d’essere bagnata fin all’ossa: la casetta aveva
+sempre la sua apparenza d’onestà, anzi di puritanismo:
+sedetti su gli scalini d’un teatro ambulante
+costruito sulla piazza.
+</p>
+
+<p>
+Avevo di rimpetto la porta della casa del signor
+Hawarden; vi restai più di due ore: pioveva sempre;
+la fame cominciava a farmisi sentire, ma ero
+troppo superba per andar a chieder del pane a quella
+casa ospitale.
+</p>
+
+<p>
+Sventuratamente due risorse, sulle quali avrei potuto
+far assegnamento in quello estremo, mi venivano
+meno.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Sheridan, di cui avevo tanto spesso udito
+il nome come direttore di Drury-Lane, era ridotto
+nell’impossibilità di giovarmi per l’incendio del suo
+teatro, ove avrei potuto esser addetta e farmi un
+nome.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+</p>
+
+<p>
+Romney non m’aveva mai dato il suo indirizzo:
+credevo ricordarmi soltanto che dimorava poco lontano
+da Cavendish-Square, ma l’indirizzo era troppo
+vago, perchè potessi trovar la sua dimora.
+</p>
+
+<p>
+Mi bisognava un soccorso pronto ed efficace:
+avevo fame; non avevo ove mangiare; la notte avanzava;
+non avevo ove dormire.
+</p>
+
+<p>
+Levai gli occhi al cielo, per tentar di placarne la
+collera con uno sguardo supplichevole.
+</p>
+
+<p>
+In quel punto una carrozza passava a quattro
+passi dal luogo ov’ero seduta; si fermò; lo sportello
+s’aprì; una donna su’ quarant’anni, avvolta
+in un bellissimo cacimiro indiano, ne discese, e mi
+si fece incontro, esponendosi alla pioggia che veniva
+giù a secchie.
+</p>
+
+<p>
+Un misto di cinismo e di volgarità era nelle sembianze
+di quella donna, e contrastava con le sue vesti
+eleganti.
+</p>
+
+<p>
+Non potendo credere che volesse parlare a me,
+avevo lasciato ricader la fronte fra le due mani.
+</p>
+
+<p>
+Ella mi toccò la spalla.
+</p>
+
+<p>
+Rialzai il capo: ella era ritta innanzi a me: mi
+guardò con attenzione sfacciata, e mormorò:
+</p>
+
+<p>
+— Affè! è leggiadra, leggiadrissima.
+</p>
+
+<p>
+La guardai stupita.
+</p>
+
+<p>
+Che voleva da me quella donna?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè restate così esposta alla pioggia? mi
+chiese.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non so ove andare, risposi.
+</p>
+
+<p>
+— Oibò! con un visino come questo, non è mai
+difficile trovar un asilo.
+</p>
+
+<p>
+— Eppure io non l’ho trovato.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè siete tanto pallida?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Perchè ho freddo e fame.
+</p>
+
+<p>
+— Non siete inferma?
+</p>
+
+<p>
+— No; ma certo lo sarò, se resto stanotte sul lastrico.
+</p>
+
+<p>
+— Chi v’obbliga a restar all’aria stanotte? Venite
+meco.
+</p>
+
+<p>
+La guardai.
+</p>
+
+<p>
+— Chi siete? dissi.
+</p>
+
+<p>
+— Son tale che v’offro ciò che non avete; cibo,
+tetto, vesti, danaro.
+</p>
+
+<p>
+— Ed a qual prezzo?
+</p>
+
+<p>
+— Lo saprete: ma spicciatevi; perdo, non il tempo,
+ma il cappello e la mantellina a discorrere con voi.
+</p>
+
+<p>
+Esitai.
+</p>
+
+<p>
+— Dunque buonasera, quella giovane.
+</p>
+
+<p>
+E fece un passo per tornar alla carrozza.
+</p>
+
+<p>
+— Signora! signora! le dissi.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, avete risoluto?
+</p>
+
+<p>
+— Se domani i progetti che avete sopra di me non
+mi convengono, sarò io libera di lasciarvi?
+</p>
+
+<p>
+— Certamente, però rimborsandomi tutte le spese
+che avrò fatte per voi, se mai ne facessi.
+</p>
+
+<p>
+— Vi seguo, signora.
+</p>
+
+<p>
+Mi alzai, i miei abiti eran tutti grondanti d’acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Mettetevi alla parte d’avanti della carrozza, e
+fatevi più piccola quanto più vi sarà possibile.
+</p>
+
+<p>
+Io obbedii, ella crollò la testa.
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete in un tristo stato: a proposito, avete
+nessuna partita da aggiustare colla polizia?
+</p>
+
+<p>
+— Io?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, voi.
+</p>
+
+<p>
+— Come potrei aver qualche partita da aggiustare
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+con la polizia, io che sono uscita da casa mia questa
+mattina?
+</p>
+
+<p>
+— Ah, voi eravate a casa vostra.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— E dove sta la casa vostra?
+</p>
+
+<p>
+— A Piccadilly.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Piccadilly non è uno de’ nostri rioni.
+</p>
+
+<p>
+— Uno de’ nostri rioni? io non vi comprendo.
+</p>
+
+<p>
+Essa mi guardò ancora, ed allungò le labbra.
+</p>
+
+<p>
+— Infatti è possibile, ella disse, ha un’aria onesta,
+ma si prende così facilmente quest’aria.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, le dissi, quasi spaventata dalla trivialità
+del suo linguaggio, se vi pentite dell’offerta
+che mi avete fatta, son pronta a scendere di carrozza.
+</p>
+
+<p>
+— No, rimanete.
+</p>
+
+<p>
+E tirando ella stessa lo sportello che si chiuse.
+</p>
+
+<p>
+— A casa, disse al cocchiere.
+</p>
+
+<p>
+Dieci minuti dopo la carrozza si fermava alla porta
+d’una casa di Hay-Market, le cui finestre eran tutte
+chiuse.
+</p>
+
+<p>
+Io aveva molto freddo, ma nell’entrare in quella
+casa, e sentendo la porta chiudersi dietro di me,
+ebbi anche più freddo.
+</p>
+
+<p>
+Mi pareva di entrare in una tomba.
+</p>
+
+<p>
+Ed infatti era una tomba, tomba del pudore e
+della virtù, d’onde non si esce mai senza conservare
+sulla sua persona quelle tracce della morte
+morale, ben più terribili di quelle della morte fisica.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span></p>
+
+<h2>VIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Il mio bisogno più urgente, anche prima del nutrimento,
+era quello di un cambiamento completo
+di toletta e d’un bagno.
+</p>
+
+<p>
+La signora Love, — era un soprannome datole dagli
+amici di casa, ovvero un capriccio del caso? — la
+signora Love comprese questo doppio bisogno,
+poichè nell’entrare diè l’ordine che fosse preparato
+un bagno e che fossero portati nella camera che mi
+destinava della biancheria ed un camice.
+</p>
+
+<p>
+Appena entrata in quella camera, io era caduta
+senza forze sopra una poltrona, — insensibile, fredda
+come il ghiaccio, accorgendomi appena di ciò che
+accadeva intorno a me.
+</p>
+
+<p>
+La signora Love presedeva a tutto con singolare
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+tenacità. Il suo sguardo non si distoglieva mai un
+momento da me.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè il bagno fu pronto, volle essa stessa servirmi
+da cameriera, servigio ch’essa faceva con una
+certa passione, di cui non mi rendeva conto, ma di
+cui pure, nella atonia in cui ero caduta, non mi
+davo nessun pensiero. Le mie vesti s’erano incollate
+sulle mie spalle: in quel tempo si portavano molto
+strette; essa le stracciò e tagliò con le forbici il
+laccio del mio busto. In un momento mi trovai nuda.
+Provai, sebbene in faccia ad una donna, un rapido
+sentimento di vergogna che mi fece arrossire.
+</p>
+
+<p>
+Mi ricoverai nel bagno, la cui acqua limpida mi
+copriva d’un velo ben trasparente.
+</p>
+
+<p>
+Nel pormi in quell’acqua tiepida provai una prodigiosa
+sensazione di benessere, il mio petto si allargò
+e il mio respiro divenne facile e regolare.
+</p>
+
+<p>
+— Ah, signora! le dissi, senza badare al motivo
+che la faceva operare così, quanto vi ringrazio.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, bene! disse ella; si avrà cura di voi, mia
+cara bimba; siate tranquilla, siete abbastanza bella
+per esser trattata così.
+</p>
+
+<p>
+Poi, sonando il campanello, domandò a voce alta
+un brodo, e dette poi sotto voce un ordine, che non
+intesi.
+</p>
+
+<p>
+Vi era in quella casa uno strano miscuglio di lusso
+e di bassezza. Una cameriera, troppo elegante come
+cameriera, e non elegante abbastanza come signora,
+mi portò un brodo eccellente in una tazza di terraglia
+comune.
+</p>
+
+<p>
+Le mie labbra vi si accostarono con ripugnanza.
+Da un anno assuefatta al lusso, io, già povera contadina,
+non potevo mangiare se non con le posate
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+d’argento, nè bere se non in bicchieri di cristallo o
+di porcellana.
+</p>
+
+<p>
+Allorchè ebbi preso il brodo, la signora Love si
+pose alla testa della mia bagnaruola, prese un pettine,
+sciolse i miei capelli e li pettinò essa stessa
+con una cura ed una destrezza che avrebbe fatto
+onore ad una pettinatrice per mestiere. Poi, dopo
+averli sciolti e pettinati, li strinse di nuovo in treccie
+e li accomodò sulla mia testa con un’abilità ed
+in un modo sì elegante, che mi sentii obbligata a
+riconoscere guardandomi in uno specchio.
+</p>
+
+<p>
+Nel momento in cui terminava di rendermi questo
+servigio, entrò la cameriera e disse qualche parola
+all’orecchio a madama Love. Queste parole parve
+che le recassero una viva soddisfazione.
+</p>
+
+<p>
+— Ora, mia cara bimba, disse, è tempo che usciate
+dal bagno; un soggiorno troppo prolungato nell’acqua
+tepida nuoce non solamente alla sanità, ma
+anche alla bellezza, uscite fuori dalla vostra bagnaruola,
+ed io stessa vi asciugherò.
+</p>
+
+<p>
+Io avevo preso subito l’assuefazione di farmi fare
+tutti i servigi che richiede la toletta da una cameriera;
+accettai dunque l’invito della signora Love
+senza alcuna opposizione. La camera ben riguardata,
+guernita di tappeto, era riscaldata ad una dolce
+temperatura. Io uscii dalla bagnaruola non avendo
+neppure, come la Venere Afrodita, il velo de’ miei
+lunghi capelli.
+</p>
+
+<p>
+La signora Love mi si avvicinò con una veste a
+camice, ma tutt’ad un tratto, volgendosi alla cameriera:
+</p>
+
+<p>
+— Che cos’è questa biancheria grossolana? disse;
+prendete voi la signorina per una cameriera d’albergo?
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+Portate via questo canavaccio e recate una
+camicia ed un camice di battista.
+</p>
+
+<p>
+La cameriera uscì. Io la guardai fin che si allontanò,
+maravigliandomi assai e cercando, come una
+statua antica, a farmi velo con le due mani.
+</p>
+
+<p>
+La signora Love si mise a ridere.
+</p>
+
+<p>
+— Orsù dunque, voi uscite forse da un pensionato
+di giovani signorine? Se è così bisognava prevenirmi,
+mi sarei messa i guanti per toccarvi, e una
+sordina alla bocca per parlarvi. Andiamo, state
+dritta ed alzate le vostre mani in aria per far scendere
+il sangue.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Avete freddo, forse?
+</p>
+
+<p>
+— No.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, allora non vi date pena di nulla e lasciate
+che vi guardi a mio bell’agio. Non mi ritratto,
+voi siete bella, anzi bellissima.
+</p>
+
+<p>
+Questi elogi cominciavano a darmi pensiero senza
+però che io avessi una ragione vera per temer qualche
+cosa.
+</p>
+
+<p>
+— Ve ne supplico, signora, le dissi, lasciatemi rivestire.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna aspettare che vi si porti la biancheria
+conveniente; d’altronde voi che fate la vergognosa
+innanzi a me son sicura che più d’una volta vi siete
+guardata nel vostro specchio, carina mia, tal qual
+vi trovate in questo momento, se no non sareste
+donna. In ogni caso ecco la vostra biancheria; voi
+potete vestirvi adesso; solamente lasciatemi dirvi
+un’ultima cosa, ed è che se non siete una sciocca,
+la vostra fortuna è nelle vostre mani. Intendete
+voi?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, signora, intendo; ma vi confesso che non vi
+comprendo.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, va bene, signorina Clarice, verrà qualcuno
+che si spiegherà chiaramente: vestitevi con
+tutto il vostro comodo, e se avete bisogno di qualche
+cosa, sonate. Non fate la pinzochera e tutto andrà
+bene.
+</p>
+
+<p>
+E la signora Love uscì seguita dalla cameriera che
+aveva deposta la biancheria sopra una poltrona.
+</p>
+
+<p>
+Rimasta sola, dimorai per un momento pensierosa
+ed immobile. Io non pensavo più che era nuda, o,
+per dir meglio, io vi pensava, ma solo per gettar su
+me stessa uno sguardo nello specchio. La signora
+Love, secondo quel che mi pareva almeno, non aveva
+fatto di me un elogio esagerato, ed io potevo veramente
+sostenere il paragone co’ più be’ marmi dell’antichità.
+</p>
+
+<p>
+Infine, a poco a poco e cosa per cosa, io mi rivestii
+con quella biancheria che avrebbe soddisfatto
+i gusti aristocratici della regina Anna d’Austria.
+Tutti i miei istinti di lusso s’erano risvegliati, e le
+parole della signora Love risuonavano dolcemente
+alle mie orecchie:
+</p>
+
+<p>
+— Se non siete una sciocca, la vostra fortuna è
+nelle vostre mani.
+</p>
+
+<p>
+Ed io stendeva le braccia verso quella fortuna promessa,
+e mormoravo:
+</p>
+
+<p>
+— Venga dunque, io sono pronta a riceverla.
+</p>
+
+<p>
+Bisogna ch’io sia una creatura molto debole, e
+molto facile ad esser tentata, poichè infine aveva
+finito per comprendere in che luogo mi trovavo;
+avevo indovinato l’infame mestiere ch’esercitava la
+mia impudente albergatrice; sapevo che quell’ammirazione
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+che mi aveva manifestata, era quella del
+sensale de’ cavalli per l’animale che vuol comperare
+o vendere, e, alla vista della mia bellezza, al toccare
+quella morbida biancheria, io ritrovavo la speranza
+e rinascevo alla vita.
+</p>
+
+<p>
+Nel momento in cui finiva d’involgermi nella mia
+veste a camicie ed introducevo i miei piedi nudi in
+graziosissime pantofole di seta, vidi aprirsi la mia
+porta e fu portata una tavola tutta preparata con
+due posate.
+</p>
+
+<p>
+Questa tavola era preparata con lusso: argenteria
+cesellata, porcellana di Cina, biancheria di Sassonia;
+non vi mancava nulla.
+</p>
+
+<p>
+Solamente, come ho detto, questa tavola non era
+preparata per me sola.
+</p>
+
+<p>
+La seconda posata indicava un convitato sconosciuto.
+</p>
+
+<p>
+La fortuna, rivenendo verso di me, riprendeva le
+sue abitudini di mistero, solamente mi parve che
+trattasse senza molte cerimonie la povera Emma.
+</p>
+
+<p>
+È vero che io era in una posizione sì trista, che
+essa non doveva avere molti riguardi. Quando la tavola
+fu posta innanzi al caminetto, la porta si aprì
+di nuovo ed entrò un uomo di 40 a 42 anni.
+</p>
+
+<p>
+Egli era elegantemente vestito, sebbene l’eleganza
+del suo abbigliamento consistesse piuttosto nel taglio
+che nella stoffa e nella ricchezza de’ suoi vestiti:
+aveva un abito di velluto color granato orlato
+in nero, un corpetto di seta bianca ricamato, calzoni
+di raso e calze di seta nera. Una cravatta bianca,
+una camicia con un magnifico collare di merletti
+d’Inghilterra, scarpe con fibbie di brillanti, un cappello
+a tre punte orlato con un gallone di seta nera,
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+completavano la sua toletta: alla quale un paio di
+occhiali d’oro finivano di dare un certo carattere indeciso
+fra la toletta d’un magistrato e quella d’un
+uomo di scienza.
+</p>
+
+<p>
+Nel vederlo mi alzai tutta confusa, e compresi
+che la casa e la situazione nella quale egli mi trovava
+non mi davano il dritto di fare, come diceva
+la signora Love, la pinzochera con chiunque fosse.
+</p>
+
+<p>
+Questa riflessione mi fece ricadere tutta tremante
+sulla mia poltrona.
+</p>
+
+<p>
+Egli si avvide del mio turbamento, vedendomi a
+volta a volta impallidire ed arrossire.
+</p>
+
+<p>
+Ma, avvicinandosi a me con una squisita cortesia:
+</p>
+
+<p>
+— Vi domando perdono, signorina, mi disse, se
+mi presento innanzi a voi senza essermi fatto annunziare,
+ma ho premura di sapere se siete tanto
+buona quanto siete bella.
+</p>
+
+<p>
+Io balbettai poche parole inintelligibili. Per quanto
+fossi caduta in basso ne’ miei giorni di miseria, non
+ero mai arrivata ad essere, senza preparativi e senza
+transazione, la proprietà del primo che capitasse,
+e mio malgrado, le lagrime mi sgorgavano dagli
+occhi.
+</p>
+
+<p>
+Oh! esclamai quella miserabile creatura non ha
+perduto tempo!
+</p>
+
+<p>
+Lo sconosciuto mi guardò con un certo stupore,
+e come se volesse assicurarsi che erano vere lagrime
+quelle che io versava.
+</p>
+
+<p>
+— Signorina, mi disse, la mia assuefazione a giudicare
+della fisionomia mi fa vedere al primo sguardo,
+che io ho che fare con una persona non volgare,
+che un concorso di disgraziate circostanze, le quali
+non ho il diritto di ricercare, ha gettata in una falsa
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+posizione. Mi affretto dunque a tranquillizzarvi, io
+non vengo a parlarvi d’amore, sebbene la vostra
+bellezza pare che dovesse allontanare in voi ogni
+altro soggetto di conversazione.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! signore, esclamai, la bellezza è qualche
+volta una grande disgrazia!
+</p>
+
+<p>
+L’incognito sorrise.
+</p>
+
+<p>
+— E, diss’egli, una disgrazia, di cui ho sempre veduto
+consolarsi facilmente quelle che n’erano colpite.
+La bellezza, signorina, è la divinità che si rivela
+alla terra; permettete dunque ad un apostolo
+del gran culto universale di deporre il suo omaggio
+ai vostri piedi.
+</p>
+
+<p>
+Io sorrisi, mio malgrado, del tuono enfatico col
+quale aveva pronunziato questa ultima parola.
+</p>
+
+<p>
+— Vi domando perdono, signore, gli dissi, ma mi
+pareva che voi mi aveste promesso poco fa di non
+parlarmi punto d’amore.
+</p>
+
+<p>
+— E in che ho mancato alla mia promessa, signorina?
+Un omaggio non è una dichiarazione.
+</p>
+
+<p>
+Io comprendeva sempre di meno.
+</p>
+
+<p>
+— Ma voi dovete, secondo quel che m’ha detto la
+vostra albergatrice, aver bisogno di prendere qualche
+cosa. Ponetevi dunque a tavola e mangiate. Io
+sederò presso di voi per tenervi compagnia, e soprattutto
+per avere l’onore di servirvi.
+</p>
+
+<p>
+Non v’era modo di ricusare, in ispecie quando si
+moriva alla lettera di fame, un’invito fatto in termini
+così gentili.
+</p>
+
+<p>
+Avvicinai la mia poltrona alla tavola. L’incognito,
+che non s’era ancora seduto, si avvicinò una sedia,
+e si pose rimpetto a me, mettendo tutta la larghezza
+del vassoio fra noi due.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Signorina, mi disse l’incognito, prendendo un
+pollo freddo colla punta della forchetta, e cominciando
+a scalcarlo con una destrezza ammirabile, un
+poeta latino chiamato Orazio ha detto:
+</p>
+
+<p>
+«Gli affari che riescono più facilmente a buona
+fine son quelli, che si trattano a tavola, perchè il
+vino è per i pensieri ciò che l’acqua è per le piante:
+esso li fa sbocciare e fiorire.»
+</p>
+
+<p>
+Mangiate dunque, e soprattutto bevete per porre
+il vostro spirito in un giusto equilibrio. Poi parleremo
+dell’affare che mi ha condotto qui, il quale
+può essere una miniera d’oro per voi e per me.
+</p>
+
+<p>
+E nel tempo stesso in cui poneva un’ala di pollo
+nel mio piatto, empiva a mezzo il mio bicchiere con
+un eccellente vino di Bordeaux.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p>
+
+<h2>IX.</h2>
+</div>
+
+<p>
+L’imperiosa necessità de’ bisogni fisici è una delle
+maggiori umiliazioni per la povera famiglia umana,
+giacchè ne rivela la debolezza e l’infermità.
+</p>
+
+<p>
+Ho già detto qual mutamento avessero in me operato
+quel tepido bagno, quella dolce atmosfera, quei
+soffici pannellini: la cena delicata servitami dal mio
+sconosciuto con tutti i riguardi che avrebbe avuti
+per una duchessa, finì di rendermi tutto il benessere
+e tutta la serenità lecite ad una condizione precaria
+quanto la mia.
+</p>
+
+<p>
+Ma restavami a sapere una cosa importante, — il
+genere d’affari che la signora aveva a propormi; ma
+per quanto insistessi, il pasto finì senza che me ne
+avesse fatto motto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il mio sconosciuto fu meco di cortesia perfetta:
+la sua conversazione era quella d’un uomo istruito
+e distinto, benchè cosparsa di quella leggiera vernice
+di pedanteria che appartiene in ispezial modo
+a’ medici, agli avvocati, agli uomini di scienza insomma.
+</p>
+
+<p>
+Terminata la cena, il mio commensale mi chiese
+la mano; gliela diedi: la prese fra le sue, tastandomi
+il polso.
+</p>
+
+<p>
+— Ora, signorina, che un perfetto equilibrio s’è
+stabilito ne’ vostri umori, mi disse; ora che il polso
+batte regolarmente, sessant’otto volte al minuto, ora
+che il vostro stomaco, mediante una digestione tranquilla
+e facile, tramanda un dolce calore in tutto
+l’organismo: ora che perciò il vostro cervello è nelle
+condizioni più favorevoli per prendere un’importante
+risoluzione, vi dirò chi sono e qual cagione
+a voi mi conduce.
+</p>
+
+<p>
+Aprii gli occhi e tesi le orecchie.
+</p>
+
+<p>
+— Sono il dottor Graham, proseguì, amico di Mesmer
+e di Cagliostro, dimostratori della scienza <i>megalantropogenesiaca</i>:
+la mia fama in Londra è grande,
+ed i miei successi incontestati mi pongono sulla via
+della fortuna.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! dottore, dissi sorridendo, son lietissima di
+conoscere un uomo tanto cospicuo; un mio amico,
+di cui non posso dirvi il nome, ma che è amico vostro,
+m’aveva sempre promesso di condurmi ad una
+delle vostre lezioni ad Old-Ballay: non tenete ivi il
+vostro corso?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, signorina, e vedo che non m’ero ingannato
+trattandovi subito come una persona distinta tanto
+per ingegno quanto per bellezza: mi sarà d’uopo
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+ora spiegarvi di quale studio scientifico mi occupo?
+</p>
+
+<p>
+— Ve ne saprò grado, dottore, benchè già sappia
+che cotesto studio scientifico è una dimostrazione
+sur una figura di cera, di grandezza umana, de’ misteri
+più segreti della natura, dalla circolazione del
+sangue fino a quelli ancora più intimi della generazione
+umana: quella figura che avete denominata
+<i>la dea Igea</i>, è distesa sur un letto, che chiamate <i>letto
+d’Apollo</i>: è questo, dottore?
+</p>
+
+<p>
+— Appunto, signorina. Orbè, se le mie dimostrazioni
+attirano già la folla, fatte sur una statua di
+cera, pensate un po’ quanto maggiore sarebbe il
+concorso pubblico se fossero fatte sur una persona
+viva, ornata d’una bellezza perfetta come la vostra?
+</p>
+
+<p>
+— Ma, dottore, risposi, voi, per cui la natura non
+ha segreti, dovete sapere che la beltà del viso non
+porta di necessità la bellezza del corpo, e che poche
+donne posson servir da modello d’insieme. Cleomene,
+per quel che ne ho udito dire da persone più
+istruite di me, dovè riunire da cinquanta giovanette
+greche, le bellezze di cui compose la sua Venere
+de’ Medici.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ecco appunto ciò che finora m’ha trattenuto;
+cercavo un modello che credevo ancora introvabile:
+da due ore l’ho finalmente ritrovato in voi.
+</p>
+
+<p>
+— In me, dottore? Ma permettetemi di dirvi che
+di me non conoscete ancora che il volto, e che posso
+esser ben lontana dalla perfezione che cercate.
+</p>
+
+<p>
+— Siete in errore, signorina, ripigliò il dottore
+con grandissima tranquillità: appunto perchè so
+che siete un complesso di tutti i vezzi, vengo ad offrirvi
+un’associazione, che ci condurrà alla fortuna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Come! lo sapete? chiesi, e chi vi ha detto?....
+</p>
+
+<p>
+— Non mi è stato detto, signorina, ho veduto.
+</p>
+
+<p>
+— Avete veduto, voi? Ma dove e come?
+</p>
+
+<p>
+— La signora Love, che da lungo tempo ricerca
+per me una bellezza perfetta m’ha fatto avvertire
+del vostro arrivo. Son accorso: ero nella stanza attigua,
+quando siete uscita dal bagno: vi vedevo a
+traverso un foro della parete, e siete restata nuda
+bastante tempo perchè nessuna vostra perfezione
+mi sia sfuggita: difetti poi ne ho cercati indarno;
+non ho potuto trovarne un solo.
+</p>
+
+<p>
+Misi un grido di terrore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sapete che avete commesso un’azione scellerata,
+dottore?
+</p>
+
+<p>
+— Signorina, mi rispose imperturbato, se avessi
+avuto l’onore di conoscervi due ore fa, come ora vi
+conosco, non avrei acconsentito a quell’insidia; ma,
+trovandovi in casa della signora Love, sapendo in
+che modo v’aveva trovata a Leycester-Square, non
+potevo supporre che m’imbatterei in un diamante,
+quando non credevo aver che un ciottolo del Reno.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! dottore, dottore! esclamai, e nascosi fra le
+mani il viso.
+</p>
+
+<p>
+Il dottore aspettò paziente che abbassassi le mani:
+prendendole allora fra le sue:
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, mi disse: il caso v’offre oggi un’occasione
+che mai più non si presenterà. Avete a scegliere
+fra una lunga miseria, una vergogna eterna,
+ed una rapida e sicura fortuna, che non avrà limiti
+che il vostro volere. Siete bella, siete giovane,
+siete distinta: prima che abbiate vivuto
+un anno in questa casa infame, la vostra gioventù
+sarà spenta, la vostra bellezza appassita, la vostra
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+distinzione perduta. In cambio d’un’ora data
+alla pubblica ammirazione per una somma che dopo
+tre mesi v’assicura l’indipendenza di tutta la vita,
+vendete qui a vil prezzo le notti e le giornate; appartenete
+al primo ubbriaco che verrà; siete il balocco
+di qualunque marinaio dispone d’una ghinea:
+compagna di creature abbiette; schiava d’una turpe
+mezzana: presso il dottor Graham siete la dea Igea;
+presso la signora Love la cortigiana Hearte. Qui
+nulla v’appartiene, nemmeno il cappello, nemmeno
+la veste, nemmeno la camicia che portate sul marciapiedi
+d’Hay-Market: laggiù, da oggi, ricostruirete
+la vostra grandezza passata, di cui, secondo ogni probabilità,
+non vi resta che l’anello che portate al dito.
+Vi spaventate di mostrarvi nuda agli sguardi degli
+spettatori: lo intenderei se non foste d’una bellezza
+meravigliosa. — «Il pudore, dice un filosofo mio
+amico, non è che il sentimento d’un’imperfezione: — »
+ma vedete la ballerina del gran teatro: non è ella
+sotto la sua gonna diafana nuda quanto lo sarete
+voi sotto un velo leggero, sotto la balaustrata che
+impedirà che alcuno giunga fino a voi? Nella suprema
+bellezza, credetemi, havvi maestà suprema,
+e l’ammirazione spinta all’entusiasmo esclude il desiderio.
+Giudicatelo voi stessa. V’ho veduta uscire
+dal bagno, n’è vero? Siete in una casa ove desiderare
+è possedere. Che ho fatto dopo avervi veduta?
+Son forse venuto a dirvi rozzamente: — «Mi piacete;
+voglio che siate mia? — » No, son venuto a
+dirvi ossequioso, piegando innanzi a voi le ginocchia: — «Regina
+della bellezza, volete che v’eriga
+un altare?»
+</p>
+
+<p>
+«Mi parlavate di quelle fanciulle di Sparta che
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+fornivano, povere mortali, ognuna il suo contingente
+alla beltà divina: esitavano esse a mostrarsi nude
+al grande artista, che le indiava nel presente e le
+illustrava nella posterità? — No, giulive ed altere,
+smettevano fin l’ultimo velo e facevano pompa delle
+loro più arcane bellezze. — La cortigiana Mnesarete
+doveva in Atene esser condannata per delitto d’empietà.
+Che fece il suo difensore, Iperide? Le disciolse
+il cinto e le lasciò cadere la tunica, obbligandola ad
+apparire inaspettatamente a’ giudici in tutta la sua
+abbagliante beltà. — Che fece allora l’Areopago?
+Non solo dichiarolla innocente, ma le cadde alle ginocchia. — Orbene,
+anche per voi trattasi d’esser condannata
+all’onta eterna o coronata regina. V’è più
+pudore, credetemi, a svestir la tunica una volta al
+giorno innanzi a dugento persone, che a snudar
+dieci volte il cinto a testa a testa col primo venuto. — Ora
+vi lascio; riflettete: son tanto sicuro dell’assennatezza
+del vostro spirito, che me ne appello
+ad esso. Son tanto sicuro della vostra delicatezza
+che vi lascio il prezzo di quindici serate a 25 sterline
+ognuna, cioè trecento settantacinque ghinee.
+Se rifiutate la mia proposta, mi restituirete le trecento
+settantacinque ghinee e saprò ciò che vuol
+dire. Se non riceverò nulla fino a doman l’altro, vi
+verrò a prendere in carrozza, calcolate che somma
+fanno venticinque ghinee al giorno per un anno,
+per sei mesi, anzi per tre mesi; 2250 sterline, quasi
+una fortuna. E pensate che, per la somma enorme
+che potete guadagnare, non vi domando che un’ora
+al giorno, durante la quale non v’obbligherò a far
+alcun gesto, a pronunziar nessuna parola; durante
+la quale potrete chiudere gli occhi, fingervi addormentata,
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+dormir anzi del sonno magnetico; da ultimo,
+coprirvi il volto d’un velo tanto spesso che nessuno
+possa dirvi, incontrandovi il domani: — «Ecco
+la stupenda statua che vidi ieri.» — Ed ora, datemi
+a baciare la vostra bella mano, miss Hearte; mi ritiro
+e spero.
+</p>
+
+<p>
+E lasciando sur una credenza tre rotoli di monete
+di cento ghinee ognuno, ed uno di settantacinque,
+il dottor Graham, dopo avermi rispettosamente
+baciato la mano, mi salutò ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+Restai dapprima muta, quasi immobile: il solo mio
+movimento era stato per seguirlo con gli occhi finchè
+l’uscio gli si fu chiuso alle spalle. A tutto ciò
+che m’aveva detto non avevo trovato a rispondere
+una parola; senonchè una gran lotta mi s’era accesa
+nella mente. L’ospitalità, che avevo ricevuto
+e che fino ad un certo segno era scusata dalla miseria,
+dalla mancanza d’un tetto, dalla fame, era obbrobriosa;
+se l’avessi accettata tre giorni, subendone
+le conseguenze, distendeva la sua macchia su
+tutta la mia vita, e non aveva nemmeno la scusa
+d’un compenso proporzionato al sagrifizio. Presso il
+dottor Graham al contrario, come m’aveva detto
+egli stesso, la nudità della statua era coperta dal
+velo della fortuna: rappresentavo la parte di Danae,
+ma con la pioggia d’oro, che in questo mondo lava
+tante brutture: da una parte avevo l’infamia, dall’altra
+soltanto impudenza.
+</p>
+
+<p>
+Distesi la mano: presi, l’uno dopo l’altro i quattro
+gruppi di monete; li aprii; mi feci cader le ghinee
+sulle ginocchia; tuffai le mani in quell’oro; lo
+feci balzare in cascata sonora e sfavillante: mi feci
+affascinare da’ suoi fulvi riverberi; dissi che da me
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+sola dipendeva d’averne dieci volte, venti volte, cento
+volte altrettanto; che in fin di conto, restando il
+mio volto celato, nessuno potrebbe farmi arrossire
+guardandomi; insomma mi ripetei tutto ciò che l’orgoglio
+e la necessità possono soffiare nel cuore indolenzito
+e vacillante d’una povera creatura umana,
+a danno di cui la natura ha creato istinti, la società
+ha creato leggi, e che, giovane, bella, intelligente,
+non ha scampo altro che la prostituzione contro la
+miseria e la fame.
+</p>
+
+<p>
+Risultato di tutte quelle riflessioni fu che non restituii
+le trecento settantacinque ghinee al dottor
+Graham, e due giorni dopo, alle 11 del mattino,
+venne, come m’aveva promesso, a prendermi nella
+sua carrozza.
+</p>
+
+<p>
+La sera stessa, coperto il volto da un denso velo,
+coperto il corpo da un velo trasparente, addormentata
+del sonno magnetico, che avevo chiamato in
+aiuto contro il mio pudore riluttante, ero distesa
+sul letto d’Apollo e servivo al dottor Graham per
+le sue dimostrazioni <i>megalantropogenesiache</i>.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
+
+<h2>X.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Solo chi conosce Londra, strano mescuglio di pudore
+apparente, e d’impudicizia reale, può farsi un
+concetto della voga che ottenne quell’esposizione
+umana, in cui la polizia, che, in tutti i paesi civili
+del mondo, sarebbe intervenuta, non pose nessun
+ostacolo.
+</p>
+
+<p>
+La folla s’ammassava alla porta, e benchè il prezzo
+dell’entrata fosse d’una sterlina, ogni sera la sala,
+ove il dottor Graham teneva il corso, era piena.
+</p>
+
+<p>
+Appena usciti gli spettatori, il dottor Graham mi
+svegliava; mi vestivo, cenavamo insieme, ed ognuno
+ritiravasi nella sua camera.
+</p>
+
+<p>
+Mai, debbo dirlo, ne’ due o tre mesi che restai con
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+lui, il dottor Graham non mi volse parola, che non
+fosse un segno di simpatia e di rispetto.
+</p>
+
+<p>
+Ed ora tocca a me, che ho giurato a Dio di dir
+tutto, di far discendere il lettore nelle misteriose
+latèbre, non dirò del cuore della donna, — mi guardi
+Dio dal credermi l’espressione del mio sesso, — ma
+del cuore d’una donna. Rousseau anch’egli, nelle
+sue <i>Confessioni</i>, ha dipinto non gli uomini, ma l’uomo,
+e le <i>Confessioni</i>, a malgrado delle strane rivelazioni
+che contengono, son tenute un bel libro.
+</p>
+
+<p>
+Vorrei, non celando al fisiologo nessuno degli arcani
+del mio cuore, scrivere un libro, non dico rivale,
+ma emulo di quello di Rousseau.
+</p>
+
+<p>
+Vengo al mio nuovo peccato.
+</p>
+
+<p>
+Ogni sera, cenando con me, il dottor Graham, senza
+dubbio perchè non mi saltasse in mente di sospendere
+il corso delle sue lucrative lezioni, parlavami
+del coro d’elogi, che sorgeva intorno al letto, sul
+quale ero esposta, e che non era nemmeno per me
+un suono vuoto, giacchè nessuno strepito, di qualunque
+sorta, trapassava la densità del mio sonno.
+Ne derivò che a forza di dirmi che Venere nella
+rete, ove lo sposo l’aveva tenuta captiva, non aveva
+eccitato fra’ numi dell’Olimpo un’ammirazione maggiore
+di quella che promovevo fra gli abitanti della
+terra, mi venne voglia d’udir con le mie orecchie
+quell’inebbriante melodia che chiamano lode. Come
+tutti i miei desiderii, questo divenne presto invincibile,
+ed essendo facile il soddisfarlo, anche senza
+avvertirne il dottore, deliberai di porlo ad effetto.
+</p>
+
+<p>
+Laonde, il terzo o il quarto giorno, feci vista, alla
+prima <i>passata</i> del dottor Graham, d’essermi addormentata,
+e, con gli occhi chiusi ma con le orecchie
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+all’erta, coperto il viso dal fazzoletto di batista che
+lo involava agli occhi, m’apprestai ad ascoltar quello
+stuolo di lodi ardenti, che la mia bellezza strappava,
+per quanto affermava il dottore, agli ammiratori
+della forma.
+</p>
+
+<p>
+Graham non aveva detto nulla di troppo: mai l’elogio
+non ascese in incenso più profumato innanzi
+alla dea di Gnido e di Pafo, di quel che levossi intorno
+al piumaccio sul quale ero distesa: avreste
+detto che ogni ammiratore indovinasse che il mio
+sonno era simulato, e che poteva udirlo, e perciò
+esagerasse la lode nella speranza d’un guiderdone.
+</p>
+
+<p>
+Bevvi il dolce veleno fino all’ultima goccia.
+</p>
+
+<p>
+Da quel momento, promisi a me stessa di restar
+sempre sveglia: il premio in elogi sorpassava il premio
+in danaro.
+</p>
+
+<p>
+Quanto al dottore, guadagnava tanto, che senza
+che glielo chiedessi, raddoppiò il prezzo delle mie
+serate e mi diè cinquanta sterline al giorno in luogo
+di venticinque.
+</p>
+
+<p>
+Cinque o sei serate trascorsero in quella specie
+d’ebbrezza che accompagna ogni successo; ma in
+quelle lezioni alcune parole, come un ferro aguzzo,
+mi penetrarono in fondo al cuore e mi fecero trabalzare.
+</p>
+
+<p>
+— Che sventura, diceva una voce, che un volto
+forse spiacente guasti una perfezione di forme tanto
+rara!
+</p>
+
+<p>
+— Chi vi fa credere che questa magnifica statua
+abbia un volto indegno del corpo? chiese una seconda
+voce: Graham dice al contrario che il volto è
+di beltà finita.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Se ciò fosse, disse la prima voce, lo nasconderebbe
+con tanta cura?
+</p>
+
+<p>
+La seconda voce trovò senza dubbio la riflessione
+tanto giusta, che non rispose.
+</p>
+
+<p>
+Il domani ed i giorni di poi, altre riflessioni quasi
+simili furon fatte e fecero assai soffrire il mio amor
+proprio. Il dottor Graham s’avvide della mia brutta
+cera che mi tormentava qualcosa che non volevo
+confessare: m’interrogò con la consueta cortesia,
+ma non gli detti nessuno schiarimento.
+</p>
+
+<p>
+Le voci più contradditorie divulgavansi a Londra
+rispetto al mio viso. Nessuno voleva starsene alla
+causa naturale; gli uni dicevan saper da buona fonte
+che ero stata sfigurata dal vaiuolo; gli altri che una
+larga scottatura mi solcava una delle guance: udivo
+tutte quelle dicerie, e l’ira mi si addensava nel
+cuore.
+</p>
+
+<p>
+Agognavo il giorno che la somma accumulata da
+me fosse vistosa abbastanza per dispensarmi dal continuar
+quella mostra, alla cui vergogna m’ero assuefatta,
+mentre non poteva tollerarne il dubbio.
+</p>
+
+<p>
+Alfine, un dì che una discussione di quel genere
+insorse, non potetti resistere: un movimento fece
+cader il fazzoletto di battista che mi velava il viso,
+ed il mio capo apparve scoperto, con gli occhi chiusi,
+ma sulle labbra l’espressione della sfida.
+</p>
+
+<p>
+Un grido d’ammirazione s’udì; temetti per poco
+che gli astanti, nel loro entusiasmo, non rompessero
+la balaustrata: il dottor Graham fu obbligato a slanciarsi
+fra essi e me.
+</p>
+
+<p>
+Quel fatto, che parve effetto del caso, produsse un
+aumento di spettatori ne’ saloni del dottor Graham:
+la sera stessa, la notizia che ero bella di viso quanto
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+di corpo era in tutte le bocche, il domani in tutti
+i giornali.
+</p>
+
+<p>
+Ingannato come gli altri, il dottor Graham attribuì
+al caso la caduta del mio velo; ma quel caso aveva
+avuto un risultato tanto meraviglioso, che egli mi
+supplicò di subire d’allora in poi l’esposizione a
+volto scoperto; mostrai cedere alle sue istanze, ma
+cedetti alla mia civetteria.
+</p>
+
+<p>
+Il mio successo crebbe: gl’introiti del dottore,
+giunsero ad una somma ingente: dopo un mese ebbe
+realizzato quasi trentamila sterline.
+</p>
+
+<p>
+Una sera, una voce, il cui accento non m’era ignoto,
+mi fe’ trabalzare.
+</p>
+
+<p>
+— È lei mormorò la voce.
+</p>
+
+<p>
+Poi, un momento dopo aggiunse.
+</p>
+
+<p>
+— È anche più bella che non credevo.
+</p>
+
+<p>
+Non ardii aprire gli occhi: si sarebbero accorti che
+ascoltavo; le mie palpebre chiuse erano l’ultima
+difesa dietro cui era scampato il mio pudore.
+</p>
+
+<p>
+Era manifestamente qualcuno che conoscevo, qualcuno
+che avevo incontrato nel corso della mia vita
+passata; ma per quanto vi studiassi, il suono dì
+quella voce, benchè presente alla mia memoria, non
+ricordava nessuno di coloro che avevo veduti durante
+la mia relazione con lord Featherson e con
+sir John, o anche poi.
+</p>
+
+<p>
+Dovevo risalir più alto, a memorie anteriori al mio
+arrivo a Londra.
+</p>
+
+<p>
+È inutile dire che era una voce d’uomo.
+</p>
+
+<p>
+Terminata la lezione, una sola persona restò dopo
+le altre; alla sua voce riconobbi in lei quella di cui
+invano cercavo il nome.
+</p>
+
+<p>
+— Caro Graham, diceva la voce, mi dovete ad ogni
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+modo ottener da miss Emma Lyonna il favore che
+vi domando.
+</p>
+
+<p>
+— Innanzi tratto la persona cui chiedete tal favore
+non ha nome Emma Lyonna, ma miss Hearte.
+</p>
+
+<p>
+— È possibile che si chiami miss Hearte per voi,
+caro dottore, ma per me chiamasi Emma Lyonna:
+ad ogni modo presentatemi a lei, e spero che non
+m’avrà dimenticato del tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Stasera? Impossibile.
+</p>
+
+<p>
+— Non dico stasera, ma domani.
+</p>
+
+<p>
+— Domani, sia.
+</p>
+
+<p>
+È detto.
+</p>
+
+<p>
+— Salvo non vi si opponga.
+</p>
+
+<p>
+— In tal caso, intendete, non ho nulla a dire; ma
+spero che non vi si opporrà. Addio, caro Graham.
+</p>
+
+<p>
+— Addio, caro Romney.
+</p>
+
+<p>
+Romney! Era Romney!
+</p>
+
+<p>
+Quando il dottore tornò, non gli parlai di lui: si
+sarebbe avveduto che non dormivo.
+</p>
+
+<p>
+Cenando, mi chiese se non conoscessi un pittore
+a nome Romney.
+</p>
+
+<p>
+Gli risposi con indifferenza che tre o quattro anni
+prima, sulla sponda della Dée, avevo incontrato infatti
+un pittore di tal nome, che m’aveva schizzato
+un ritratto, e m’aveva offerto cinque ghinee per ogni
+volta che volessi servirgli da modello.
+</p>
+
+<p>
+— Vi dispiacerebbe di rivederlo? mi chiese il dottore.
+Era stasera fra’ miei ascoltanti; vi ha riconosciuta,
+e brama vivamente d’esservi presentato. Il
+vostro ritratto fatto da Romney è un passaporto per
+la posterità.
+</p>
+
+<p>
+Risposi che lo rivedrei con piacere; ma, volendogli
+domandar il segreto su certi fatti della mia vita
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+passata, desideravo vederlo nelle mie stanze da solo
+a solo.
+</p>
+
+<p>
+Graham inchinossi.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete, mi disse, che siete padrona assoluta
+delle vostre azioni e di voi stessa: ma promettetemi
+che, qualunque influenza egli prenda su voi, non
+v’indurrà ad abbandonar le nostre lezioni prima di
+due mesi. Fra due mesi sarò ricco ed avrò il contento
+di avervi per lungo tempo tolta alla miseria.
+</p>
+
+<p>
+Impegnai la mia parola al dottor Graham, porgendogli
+la mano. S’era condotto meco con troppa
+lealtà, perchè gli rifiutassi quella prova di gratitudine.
+</p>
+
+<p>
+Il domani facendo colezione sola col dottore, secondo
+il solito, trovai sotto il tovagliuolo un par di
+orecchini di diamanti del valore di cinquecento sterline
+ognuno.
+</p>
+
+<p>
+Me li stavo aggiustando alle orecchie, abbagliando
+me stessa del fuoco che gettavano, quando udii batter
+all’uscio que’ cinque o sei colpi frettolosi e sonori,
+che annunziano a Londra una visita aristocratica.
+</p>
+
+<p>
+Non dubitai che non fosse Romney; infatti, cinque
+minuti dopo, l’uscio s’aprì e riconobbi il vecchio
+mio amico del golfo della Dée.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span></p>
+
+<h2>XI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Aveva capito che con Romney solo una grande
+disinvoltura di maniere poteva coprire la falsità della
+mia posizione: starmene sul sostenuto dopo quanto
+aveva egli veduto il dì prima sarebbe stato operar
+da stolta.
+</p>
+
+<p>
+Mi levai quindi al vederlo, ed andai a lui porgendogli
+il benvenuto.
+</p>
+
+<p>
+— Affè! mia cara Emma, mi disse, mi serbate a
+tutte le sorprese: tre volte già v’ho veduta; due
+volte ho creduto non potervi mai trovar più bella;
+e già due volte mi son ingannato, e forse son destinato
+ad ingannarmi una terza volta.
+</p>
+
+<p>
+— Parlate da amante? gli risposi. Allora ponetevi
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+alle mie ginocchia. Parlate soltanto da amico? Allora
+sedete accanto a me.
+</p>
+
+<p>
+— Giacchè cominciate così, disse Romney, lasciate
+che vi dica che non desidero di venirvi amico, se non
+quando avrò perduto la speranza d’un titolo più invidiabile.
+Eccomi quindi alle vostre ginocchia, cara
+Emma, e vi dico che siete in verità la creatura più
+bella che m’abbia veduta sulla terra e che per me
+un sol giorno della vita sarà più bello di questo in
+cui vi dico: — «Emma, lasciatemi amarvi,» — e
+sarà quello che mi direte: — «Romney v’amo!»
+</p>
+
+<p>
+— Amatemi, non mi oppongo, caro Romney; ma
+venite qui e discorriamo, perchè voglio saper da voi
+stesso se mi trovate ancora degna d’amarvi, dopo
+avervi narrato tutto quello che è accaduto dacchè
+non ci siamo veduti.
+</p>
+
+<p>
+— Bene! disse; ora non vi contentate d’esser bella
+e mostrate d’aver uso del mondo e spirito: volete
+dunque farmi impazzire.
+</p>
+
+<p>
+— Quanto a questo, non potrò che contribuirvi per
+una metà: miss Arabella ha fatto il resto.
+</p>
+
+<p>
+— L’avete riveduta?
+</p>
+
+<p>
+— Vi dico che ho una lunga confessione da farvi:
+ascoltatemi dunque.
+</p>
+
+<p>
+Ed allora, mezzo seria, mezzo mesta, sempre civettuola,
+perchè volevo piacergli, narrai a Romney
+tutti gli avvenimenti della mia vita, dal giorno che
+l’avevo veduto; com’ero venuta a Londra, soprattutto
+nella speranza di rivederlo; come, trovatolo partito,
+ero andata a casa del signor Hawarden: poscia svolsi
+tutta la bizzarra catena dei fatti della mia vita, maravigliandomi
+io stessa di non essermi imbattuta in
+lui una sol volta fra quella turba di <i>gentlemen</i>, e
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+d’artisti da me veduti ne’ quattordici o quindici
+mesi passati con sir John e con lord Featherson.
+</p>
+
+<p>
+Da parte sua, Romney aveva udito parlare molto
+di me, senza conoscermi: le due scene d’<i>Ofelia</i> e di
+<i>Romeo</i> e <i>Giulietta</i> avevano fatto romore nel mondo
+artistico, ed egli avea desiderato vedermi: ma la sua
+vita tutta dedita all’arte, ed ai piaceri, l’aveva trascinato
+altrove, e non c’eravamo incontrati.
+</p>
+
+<p>
+— Ora, mi disse Romney, siete troppo ricca perchè
+vi proponga di pagarvi cinque ghinee ogni ora, e
+tocca a voi farmi l’elemosina: siete libera del vostro
+cuore e della vostra persona?
+</p>
+
+<p>
+— Libera come l’aria.
+</p>
+
+<p>
+— E Graham?
+</p>
+
+<p>
+— È il mio <i>cornac</i> e non altro: ma ho un impegno
+d’onore con lui: m’ha tolto alla miseria, anzi all’infamia,
+e gli debbo in iscambio la sua fortuna.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, disse Romney, tutto può aggiustarsi.
+Arricchirete Graham e mi farete famoso: poi, nei
+vostri momenti di carità, penserete se non potrete
+insieme farmi beato; e così poche vite saranno state
+meglio spese della vostra.
+</p>
+
+<p>
+Fu convenuto che il domani andrei a passar un’ora
+a Cavendish-Square nello studio di Romney, e che
+ivi comincerebbe una serie di disegni, pigliandomi
+a modello.
+</p>
+
+<p>
+Ci lasciammo come due teneri amici, che non
+hanno che un passo da fare per divenir amanti.
+</p>
+
+<p>
+Da lungo tempo il mio povero cuore era senza occupazione
+nessuna. Aveva sempre avuto gran simpatia
+per Romney; come glielo aveva detto, ero libera
+da ogni impegno: benchè in età di circa quarantacinque
+anni, Romney aveva la triplice gioventù
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+della forza, dell’eleganza e della fama: una donna,
+che avesse più diritti di me ad esser difficile, non
+poteva desiderar di più: potetti creder un momento
+che amavo, o meglio che amerei Romney.
+</p>
+
+<p>
+Il domani andai a casa sua all’ora convenuta: egli
+m’aspettava con tutti quei piccoli preparativi che
+si fanno per una donna desiderata, fiori, profumi,
+soffici tappeti; una bellissima pelle di tigre era distesa
+sur un letto simile a quello che occupava in
+casa del dottor Graham: una corona di pampini
+intrecciata a grappoli d’uva aspettava senza dubbio
+un’Erigone.
+</p>
+
+<p>
+Giacchè ero in casa di Romney; giacchè vi ero
+andata non solo di mia volontà, ma per un desiderio
+espresso da me stessa, sarebbe stato ridicolo per
+parte mia di rifiutar nulla di quanto egli mi chiedeva.
+</p>
+
+<p>
+Fece in quel giorno stesso, in due ore, uno stupendo
+schizzo: abbiamo pochi pittori in Inghilterra,
+ma quasi tutti quelli che abbiamo sono perfetti coloristi:
+Romney merita d’esser nominato fra’ primi.
+</p>
+
+<p>
+Trovai, tornando a casa, il povero dottor Graham
+un po’ inquieto: dacchè m’aveva condotta fuori la
+casa della signora Love, era quella la prima volta
+che uscivo.
+</p>
+
+<p>
+Lo rassicurai su quello che sopra ogni altra cosa
+gli stava a cuore, cioè sulla certezza che manterrei
+la parola data; gli dissi ciò che già sapeva, giacchè
+prima di me Romney glielo aveva detto, che cioè
+da lunga mano conoscevo il celebre artista, nè gli
+tacqui gl’impegni di cuore che avevo presi con lui.
+</p>
+
+<p>
+Passai così tre mesi, dando al dottore Graham un
+mese più che non m’avea domandato: durante quel
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+tempo, Romney menò a termine una serie di studi
+riprodotti dalla mia persona: dopo l’Erigone, fece
+una Venere, una Calipso, una Elena, una Giuditta,
+una Rebecca.
+</p>
+
+<p>
+Circa la metà del quarto mese, il dottore annunziò
+la fine del corso: aveva guadagnato quasi centomila
+lire sterline. Le ultime lezioni fecero furore:
+la folla vi soffocava, benchè da me stessa, sapendo
+di far piacere a Romney, avessi ripreso il velo che
+già mi copriva il viso.
+</p>
+
+<p>
+Io stessa aveva guadagnato da otto a dieci mila
+sterline; Graham m’offriva la metà del guadagno,
+purchè volessi continuare: rifiutai: ero stanca di
+quell’esposizione: avevo bisogno di riprender un
+po’ la vita di donna di piacere: non ero stata mai
+sì ricca, e parevami che non vedrei mai la fine delle
+mie ricchezze.
+</p>
+
+<p>
+Romney m’offrì d’andar a dimorare a casa sua:
+accettai.
+</p>
+
+<p>
+Passammo tre mesi nell’unione più perfetta: Romney
+riceveva in sua casa tutta la gioventù elegante
+di Londra: fra <i>gentlemen</i> più nobili era lord Greenville,
+che dicevano congiunto alla nobile casa di
+Warwick, quello stesso a cui sir Harry Featherson
+aveva guadagnato 2000 sterline alle corse d’Epsom.
+</p>
+
+<p>
+Fra gli omaggi che da tutti mi si facevano, i suoi
+erano i più assidui, e, debbo dirlo, i più rispettosi.
+</p>
+
+<p>
+Fervido ammiratore della forma, Romney mi aveva
+ritratta in tutti gli atteggiamenti dell’antichità, ed
+il suo pennello non lasciava desiderar che il godimento
+a coloro che vedevano i disegni che di me
+aveva fatti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+</p>
+
+<p>
+Lord Greenville restava ore intere innanzi a quei
+quadri.
+</p>
+
+<p>
+Durante un mese o due, il suo amore non si tradì
+che per la sua ammirazione per le copie, ed i suoi
+applausi all’originale quando riproducevo qualche
+atteggiamento storico, o quando declamava qualche
+brano di Shakespeare.
+</p>
+
+<p>
+Una sera che avevo recitato il monologo di Giulietta
+quando beve il narcotico, mi s’appressò, e profittando
+del momento, che nessuno poteva vederlo
+nè udirlo:
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna che siate mia, Emma, mi disse, o diverrò
+pazzo.
+</p>
+
+<p>
+Lo guardai ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Sull’onore, mi disse, parlo seriamente.
+</p>
+
+<p>
+— In fè di gentiluomo?
+</p>
+
+<p>
+— In fè di gentiluomo!
+</p>
+
+<p>
+— Venite allora in un momento che sarò sola, gli
+risposi; ne parleremo.
+</p>
+
+<p>
+— Ed a che ora dovrò venire per trovarvi sola?
+</p>
+
+<p>
+— Non tocca a me, ma a voi di spiare quand’esca
+Romney, e di profittar della sua assenza.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, disse, non chiedo altro.
+</p>
+
+<p>
+Due giorni dopo, lo vidi entrare poco dopo che
+Romney fu uscito.
+</p>
+
+<p>
+— Eccomi, disse con voce commossa, gittandomisi
+alle ginocchia.
+</p>
+
+<p>
+— D’una faccenda tanto importante, milord, risposi,
+non potete discorrere alle mie ginocchia, ma
+al mio fianco: sedete quindi e discorriamo.
+</p>
+
+<p>
+Lord Greenville mi guardò attonito.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! mi disse, miss Emma, credevo esser ricevuto
+da voi men freddamente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Perchè vi riceverei altrimenti? gli risposi: amo
+Romney e non v’amo, nel senso che vorreste ch’io
+dessi a questa parola.
+</p>
+
+<p>
+— E non m’amerete mai?
+</p>
+
+<p>
+— Non dico ciò, milord. L’amore consta di due
+elementi, o meglio dovrei dire che l’amore è di due
+maniere: evvi l’amore che invade i sensi d’una
+donna al primo sguardo, e che è l’urto della scintilla
+simpatica: evvi l’amore che occupa lentamente
+il cuore d’una donna, ed è il risultato di dolci rapporti
+e di cortesi maniere. Benchè giovane, milord,
+ho già amato di questi due amori, e colui che fu
+amato della seconda maniera non è colui che ha
+più motivo di dolersi della sua sorte. — Se avessi
+dovuto amarvi nella prima guisa, sarebbe già fatto
+e ve lo direi, e lascerei subito Romney per voi; giacchè
+il desiderio della donna per un uomo, che non
+sia quello con cui vive, è già un’infedeltà. — Ma
+voi siete giovane, bello, ricco, di grande famiglia;
+posso quindi amarvi non come ho amato sir Harry,
+ma sir John e Romney.
+</p>
+
+<p>
+— So, rispose sir Carlo, che un proverbio francese
+dice: — «Da un cattivo debitore prendine quel
+che puoi». — Mi rassegnerò a questo aforisma.
+</p>
+
+<p>
+— Senonchè, sir Carlo, ripresi, vi farò notare
+che un debitore <i>deve</i> e che io <i>non debbo</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Avete molto spirito, miss Emma, ed ho sempre
+udito dire che il troppo spirito nuoce al cuore.
+</p>
+
+<p>
+— Non so se ho spirito, giacchè nessuno me l’ha
+detto ancora, ma so d’avere un cuore: perchè sventuratamente
+il mio cuore ha parlato. Non ho dovuto
+quindi finora diffidare del mio spirito: permettetemi
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+dunque che per questa volta il mio cuore commetta
+al mio spirito di fare i suoi affari.
+</p>
+
+<p>
+— Ascolto, miss Emma, ma lo confesso, tremo,
+ascoltandovi.
+</p>
+
+<p>
+— È tempo ancora; fate come Ulisse: o cansate
+il promontorio di Circe, gridando al pilota — «alla
+larga!» — o turatevi con la cera le orecchie.
+</p>
+
+<p>
+— Preferisco ascoltar la vostra voce e correre il
+rischio d’esser mutato in bestia: d’altronde, lo vedete,
+giacchè v’ascolto ancora, dopo ciò che m’avete
+detto, la metamorfosi è già mezza fatta.
+</p>
+
+<p>
+— Bene! anche voi, milord, siete uomo di spirito
+e vedo che c’intenderemo.
+</p>
+
+<p>
+— V’ascolto.
+</p>
+
+<p>
+— Avrò fra poco vent’anni: son nata in un villaggio,
+ed ho vinto la rusticità della mia nascita:
+non ho avuto educazione, ed a forza di ingegno, di
+lettura e di memoria ho supplito all’educazione che
+mi manca: ho commesso errori; li ho emendati:
+sono stata misera; ho avuto fame e sete; non ho
+avuto rifugio contro la pioggia, il vento ed il freddo,
+e son vestita di velluto; dimoro fra’ capilavori dell’arte,
+e senza esser ricca, posso, limitando le mie
+spese a mille franchi al mese, essere per tutta la
+vita al sicuro dalla miseria. Restando tre altri mesi
+col dottor Graham, sarei divenuta milionaria. Non
+volli, Romney mi piaceva; preferii darmi a lui.
+</p>
+
+<p>
+— M’avete dunque invitato a venir da voi mentre
+Romney era lontano per dirmi che ha la fortuna di
+esser da voi amato?
+</p>
+
+<p>
+— Appunto, perchè dovendo parlarvi di cose serie,
+giacchè il vostro avvenire ed il mio ne dipendono,
+bisogna che vi parli con tutta franchezza.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo mise un sospiro.
+</p>
+
+<p>
+— Amate meglio diventar pazzo: proseguii.
+</p>
+
+<p>
+— Non v’intendo.
+</p>
+
+<p>
+— Non m’avete detto: — «Emma, se non sarete
+mia, diverrò pazzo?».
+</p>
+
+<p>
+— Vero.
+</p>
+
+<p>
+— Orbene, non potendo esser vostra che a certe
+condizioni, debbo dirvele.
+</p>
+
+<p>
+— Ditele.
+</p>
+
+<p>
+— Adunque, ve lo ripeto, ecco il mio stato. Ho
+preso Romney senza grande amore, ma come si
+prende un uomo amabile, per non esser più sola
+nella vita, per aver un appoggio. Romney m’ama
+e gli porto affetto; la nostra vita è piacevole e dolce;
+non ho nessuna ragione di mutarla; se non — ascoltatemi
+bene, — se non per uno stato sociale, non
+pecuniario, migliore. M’amavate abbastanza per impazzire?
+Adunque m’amavate abbastanza per isposarmi.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo Greenville balzò sulla sedia.
+</p>
+
+<p>
+— Sposarvi! esclamò.
+</p>
+
+<p>
+Mi levai e gli feci inchino.
+</p>
+
+<p>
+— Milord, gli dissi, quando sarete disposto a rispondere
+alla mia proposta altrimenti che con un salto
+di sorpresa, avrò l’onore di rivedervi. Fin allora permettete
+che mi privi dell’onore della vostra conversazione
+e del piacere della vostra presenza.
+</p>
+
+<p>
+E, salutatolo col capo, rientrai nella mia camera,
+lasciandolo solo nello studio.
+</p>
+
+<p>
+Tre o quattro giorni passarono senza che vedessi
+sir Carlo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span></p>
+
+<h2>XII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Romney continuava ad essere per me amabilissimo:
+soddisfacevo insieme il suo amor proprio come
+amante ed il suo amor dell’arte come modello. — Certo
+le sue migliori opere di pittura furono da lui
+fatte durante la nostra relazione. Era tanto in voga
+in quel tempo, che, per prodigo che fosse, poneva
+in serbo, quasi suo malgrado, venti o venticinque
+ghinee al giorno, e ciò con quattro cavalli nella
+scuderia, due carrozze nella rimessa, tre o quattro
+servitori nell’anticamera.
+</p>
+
+<p>
+Tre volte per settimana ricevevamo gente; le quattro
+altre sere andavamo a spasso o al teatro.
+</p>
+
+<p>
+La nostra relazione aveva tutti i diletti della simpatia
+senz’avere le burrasche dell’amore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il quarto giorno dopo il nostro colloquio, sir Carlo
+riapparve: lo ricevetti esattamente come se nulla
+fosse accaduto fra noi: non avevo per lui nè attrazione
+nè ripugnanza: gli avevo proposte alcune condizioni
+senza desiderare che le accettasse, piuttosto
+per parlar chiaro che per voglia di diventar veramente
+milady Greenville.
+</p>
+
+<p>
+Mi si appressò più volte; mi parlò sottovoce; ma
+non essendo entrato nella questione, non potè aver
+da me una parola che si riferisse <i>allo stato del suo
+cuore</i>.
+</p>
+
+<p>
+Sia che Romney intendesse che la sua gelosia sarebbe
+stata ridicola; sia che si fidasse di me, che
+restavo con lui senza domandar nulla, anzi senza
+ricever nulla; sia che, come me, stimasse la nostra
+relazione non obbligatoria da una parte nè dall’altra,
+e dovesse durare soltanto finchè ad entrambi
+piacesse, non aveva mai mostrato darsi pensiero
+delle cortesie che mi si facevano.
+</p>
+
+<p>
+Una volta m’aveva detto:
+</p>
+
+<p>
+— È convenuto, n’è vero, che non siamo tanto
+sciocchi nè l’uno nè l’altro da ingannarci? Son doppiamente
+felice, come amante e come pittore, di
+possedervi: ma non m’impongo a voi per forza: intendete
+bene, n’è vero? Probabilmente non sarò io
+il primo a stancarmi della nostra vita; ma se ciò
+accadesse, ve lo direi; convinto che voi mi perdonereste
+la mia franchezza, e che resteremmo buoni
+amici. Chiedo altrettanto da parte vostra.
+</p>
+
+<p>
+Gli avevo steso la mano, nè avevamo detto altro.
+</p>
+
+<p>
+Ero risoluta a parlargli dell’amore di sir Carlo,
+appena quell’amore si spiegasse in modo positivo.
+</p>
+
+<p>
+Ma m’ero prescritta una norma per non aver nulla
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+da rimproverarmi, smettere, cioè, ogni civetteria con
+sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+Debbo dirlo? Con l’istinto della donna, sentiva che
+tutta la mia forza con sir Carlo, forza che probabilmente
+assicurerebbe il mio trionfo, era nella mancanza
+di ogni desiderio.
+</p>
+
+<p>
+Il domani, mentre Romney era andato a cominciar
+un ritratto di Lady Craven, — che fu poi la famosa
+margravia d’Anspach, — il servo annunziò sir Carlo
+Greenville.
+</p>
+
+<p>
+Risposi ch’ero pronta a riceverlo.
+</p>
+
+<p>
+Entrò pallidissimo ed agitato.
+</p>
+
+<p>
+Gli accennai, sorridendo, di sedermi accanto.
+</p>
+
+<p>
+— Cara Emma, mi disse, m’è impossibile di restar
+nell’incertezza in cui sono.
+</p>
+
+<p>
+— Incertezza! risposi; parevami al contrario che
+nessuna posizione fosse più precisa al mondo, di
+quella che v’avevo proposta.
+</p>
+
+<p>
+— E perciò non sarei irresoluto se fossi libero. Vedete,
+poco è mancato che non mi rivedeste più.
+</p>
+
+<p>
+— Come? avreste per caso voluto uccidervi? Aspettate
+almeno il mese d’ottobre; è il mese de’ suicidj.
+</p>
+
+<p>
+— No, non voglio nemmeno darvi a’ vostri occhi questo
+merito o questa ridicolezza. Ecco la semplice
+verità: sapete o non sapete che ho uno zio ricchissimo,
+che m’è congiunto per avere sposato in prime
+nozze una sorella di mia madre: è scozzese di nascita
+e fratello di latte del re Giorgio IV, vecchio
+erudito, geologo, archeologo, che so io? ed ha nome
+sir William Hamilton. Da lui aspetto tutta la mia
+fortuna, giacchè di mio patrimonio personale non
+ho nulla o pochissima cosa.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dunque, milord, onde la spesa che fate?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dall’impiego che ho al ministero; ma se il ministero
+cambia; se il signor Fox, che mi fu compagno
+di collegio e mi vuol bene, cessa d’esser ministro,
+perdo millecinquecento sterline di stipendio che mi
+frutta l’impiego, e non ho altro mezzo di vivere che
+mio zio. Orbene, cara Emma, mio zio m’ha scritto
+per dirmi appunto quel che vi dico, ed offrirmi il
+grado di primo segretario d’ambasciata a Napoli, e
+dopo la sua morte non solo l’ufficio tenuto da lui
+oggi, ma le sue immense ricchezze. Sono stato un
+momento dubbioso se dovessi accettare; ma ho sentito
+che mi sarebbe impossibile viver lontano da voi:
+ho rifiutato.
+</p>
+
+<p>
+— È male.
+</p>
+
+<p>
+— Ed avete il coraggio di dirmelo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, rifiutando commetteste un primo errore, e
+sposandomi, — giacchè, se è vero che siate restato
+a Londra per me, mi sposerete, — ne farete un
+secondo.
+</p>
+
+<p>
+— Voi non siete consolante, Emma.
+</p>
+
+<p>
+— Sono schietta. Credetemi, sir Carlo, se la lettera
+a vostro zio non è partita, laceratala; se è partita,
+scrivetene un’altra in senso contrario. Sposandoci,
+faremmo entrambi un cattivo affare; io crescerò
+forse, ma v’abbasserò di certo.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò vuol dire che mancate alla promessa fattami,
+e che, anche offrendo di sposarvi, non debbo sperar
+nulla da voi?
+</p>
+
+<p>
+— Non ho detto una sillaba di ciò, milord: la mia
+promessa è impegnata e la terrò.
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè! disse sir Carlo, la sventura è che non
+sono nemmeno libero di fare quel che dite una pazzia;
+mai, prima d’esser maggiorenne, mio padre mi
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+permetterà di sposare una donna che non m’abbia
+scelta egli stesso, e fatto maggiorenne, per prender
+moglie a mio piacere, mi bisognerà lottare contro
+lui e chiamar in aiuto la legge.
+</p>
+
+<p>
+— Che età avete?
+</p>
+
+<p>
+— Non ho che ventidue anni e mezzo.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, milord, penso io, risposi ridendo, che
+è questa anzi una fortunata congiuntura. Durante
+i due anni e mezzo che ancor vi separano dalla vostra
+età maggiore, avrete tempo di assicurarvi che
+m’amate veramente, ed allora, fra due anni e mezzo
+vedremo.
+</p>
+
+<p>
+— Come! vedete quel che soffro, e potete così beffarmi?
+</p>
+
+<p>
+— Non vedo quel che soffrite; ascolto soltanto
+quel che mi dite.
+</p>
+
+<p>
+— E non credete alle mie parole?
+</p>
+
+<p>
+— Ricordatevi di quel che Amleto dice a Polonio: — «Parole!
+parole! parole!»
+</p>
+
+<p>
+— Credete al mio onore, miss Emma? mi disse
+seriamente lord Greenville.
+</p>
+
+<p>
+— Più che al vostro amore, sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+— Credereste alla mia parola da gentiluomo?
+</p>
+
+<p>
+— Nella misura del tempo che basta a fare svaporare
+un giuramento.
+</p>
+
+<p>
+— Non credereste dunque a nulla?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, credo all’incostanza delle cose umane.
+</p>
+
+<p>
+— Supponete, miss Emma, che m’obblighi fermamente
+a sposarvi alla mia età maggiore?
+</p>
+
+<p>
+— Ciò diverrebbe più serio senza diventar molto
+più positivo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Perchè una donna nel mio stato non ricorre ai
+tribunali per farsi sposare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se sottoscrivessi la mia promessa in termini
+tali che fosse per me disonore mancarvi?
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe allora da pensarvi.
+</p>
+
+<p>
+— Vi pensereste?
+</p>
+
+<p>
+— Se avessi la promessa, forse.
+</p>
+
+<p>
+— Bene; stasera l’avrete.
+</p>
+
+<p>
+— Non mi tentate, milord.
+</p>
+
+<p>
+— Miss Emma, mi disse sir Carlo, levandosi, vi
+amo sopra ogni cosa al mondo. E se solo il matrimonio
+può darvi a me, ebbene! sarete mia moglie.
+</p>
+
+<p>
+— Farò un’ultima cosa per voi, milord, non aprirò
+le mie lettere nè stasera nè dimani, sicchè avrete
+fino a doman l’altro per disdirvi.
+</p>
+
+<p>
+— Posso aspettare ventiquattr’ore, avendo aspettato
+due mesi.
+</p>
+
+<p>
+Mi baciò la mano ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò fu fatto e detto da lord Greenville con
+grande semplicità, da uomo risoluto. Del resto sir
+Carlo aveva una fama di lealtà, che non lasciava
+dubbio, non sul compimento della promessa, ma
+sulla sua intenzione di compierla.
+</p>
+
+<p>
+Da parte mia sentivo che, operando come facevo,
+non cedevo nè ad un calcolo d’interesse nè ad un
+desiderio ambizioso; ma che rientravo in qualche
+maniera sotto il potere di quella potenza inesplicabile
+ed ignota che disponeva del mio destino, e mi
+spingeva innanzi, facendomi quasi ad ogni passo
+della vita salir un gradino della scala sociale.
+</p>
+
+<p>
+È vero che una volta ero caduta e la caduta era
+stata profonda.
+</p>
+
+<p>
+Ma me n’ero riavuta, relativamente almeno; l’amore
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+di sir John e di sir Harry non era che la glorificazione
+della mia bellezza; l’amore di Romney era
+la consacrazione dell’arte.
+</p>
+
+<p>
+Dicevo fra me che la storia ha gradi anche per
+le cortigiane; che dopo essere stata Frine ero divenuta
+Taide; e dopo Taide, restavami a salire fino
+ad Aspasia.
+</p>
+
+<p>
+Aspasia, amica di Socrate e d’Alcibiade; Aspasia
+donna di Pericle, che gettava il peso della sua parola
+negli affari dalla Grecia, decideva le guerre di
+Samo, di Megara e del Peloponneso; Aspasia era più
+che una cortigiana comune.
+</p>
+
+<p>
+Ebbene, non so qual voce dicevami all’orecchio che
+non mi bastava esser Taide e che sarei Aspasia.
+</p>
+
+<p>
+Romney tornò.
+</p>
+
+<p>
+M’era troppo amico, perchè gli celassi nulla di
+quel che accadeva.
+</p>
+
+<p>
+— Caro Romney, gli dissi, qual consiglio dareste
+ad una donna della mia condizione, che trovasse
+l’occasione di sposare un futuro Pari d’Inghilterra
+e di diventar milady?
+</p>
+
+<p>
+— Bene! disse Romney, sir Carlo v’avrebbe finalmente
+palesato il suo amore?
+</p>
+
+<p>
+— Vi eravate accorto che m’amava?
+</p>
+
+<p>
+— Perdio!
+</p>
+
+<p>
+— E non me n’avevate parlato?
+</p>
+
+<p>
+— Era sicuro che, venuta l’ora, voi stessa me ne
+parlereste.
+</p>
+
+<p>
+— Caro Romney, siete un uomo amabilissimo, ed
+in vero credo che non avrò mai cuore di separarmi
+da voi.
+</p>
+
+<p>
+— Siete persuasa, cara Emma, che non saremo
+mai separati.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ma se sposo sir Carlo?...
+</p>
+
+<p>
+— I corpi non si separano, ma l’anime. Ora, finchè
+vi sovverrete di me con piacere ed io di voi con
+delizia, non saremo l’uno all’altra presenti, non avremo
+la presenza reale, come dice la chiesa nel
+suo simbolico linguaggio, la comunione delle anime?
+A cinquecento, a mille leghe, saremo forse più presenti
+l’uno all’altra che alcuni che non si lasciarono
+mai.
+</p>
+
+<p>
+— Siete un filosofo platonico, Romney.
+</p>
+
+<p>
+— Gli antichi dicevano: — «Muor giovane colui
+ch’al Cielo è caro!» — Ebbene, io ho sempre pensato
+che amore dolcissimo sarebbe quello cui non si desse
+tempo d’invecchiare, e che si cogliesse nel suo fiore,
+s’imbalsamasse nella sua memoria, e che comparato
+a tutti gli altri amori, restasse giovane e fresco com’un’aurora
+di primavera.
+</p>
+
+<p>
+— Adunque il vostro parere, Romney, è...? — Non
+terminai.
+</p>
+
+<p>
+— Il mio parere è che seguiate il vostro destino,
+Emma.
+</p>
+
+<p>
+— Credete che sarò un giorno <i>Paressa</i> d’Inghilterra?
+</p>
+
+<p>
+— Non so quel che sarete, Emma; ma se dopo
+una lontananza di quattro o cinque anni, tornando
+a Londra, mi si dicesse che siete regina de’ tre regni,
+non me ne maraviglierei. Non sarei Romney,
+cioè il primo pittore dell’Inghilterra, se non credessi
+all’onnipotenza della beltà.
+</p>
+
+<p>
+— Romney, è bizzarro; quel che ora mi dite m’è
+stato spesso detto da una voce interna. Romney,
+ve lo confesso quasi con terrore, credo al mio destino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, seguite dunque il vostro destino. Se
+è ne’ voleri della Provvidenza, sarebbe empietà opporvisi.
+</p>
+
+<p>
+La sera ricevetti la lettera di lord Greenville, ma
+come gliel’avevo detto, non l’aprii.
+</p>
+
+<p>
+Nella sua impazienza non potè aspettare, e venne
+la sera.
+</p>
+
+<p>
+Gli mostrai la lettera suggellata.
+</p>
+
+<p>
+Romney fu per lui affettuoso come sempre, più
+affettuoso forse.
+</p>
+
+<p>
+— A che ora avrò da voi una risposta? chiese sir
+Carlo.
+</p>
+
+<p>
+— Domani, prima di mezzodì.
+</p>
+
+<p>
+— Voglia Dio che secondi i miei desiderii, disse
+sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+Il domani aprii la sua lettera; conteneva queste
+sole parole:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«M’obbligo sull’onore a sposare miss Emma
+Lyonna alla mia età maggiore, ed acconsento ad
+esser trattato da gentiluomo senza fede se mancherò
+alla promessa.
+</p>
+
+<p class="indl">
+«1 maggio 1783.
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<span class="smcap">Lord Greenville</span>»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Comunicai la lettera a Romney.
+</p>
+
+<p>
+— Non v’è un minuto da esitare, disse, la vostra
+fortuna è in queste quattro linee; e se mai sir Carlo
+mancasse alla sua parola, io stesso m’incaricherei
+di disonorarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Adunque serbate questa lettera, dissi a Romney:
+è meglio nelle vostre mani che nelle mie.
+</p>
+
+<p>
+— Da questo momento, cara Emma, disse Romney,
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+chiudendo la mia lettera nello scrigno ove riponeva
+le sue gemme più preziose, siete mia sorella ed io
+son vostro fratello. Se m’accadesse sventura, penserei
+a farvi capitar questa lettera. D’altronde potreste
+sempre reclamarla, giacchè è a voi diretta.
+</p>
+
+<p>
+Tornai nella mia camera, presi una penna, e scrissi
+a sir Carlo Greenville:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Ottenete un permesso di otto giorni dal ministro;
+venite a prendermi stasera in carrozza e conducetemi
+ove vorrete.
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<span class="smcap">Emma Lyonna.</span>»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Un’ora dopo ricevetti questo biglietto:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Sarò a’ vostri ordini: ma avete commesso una
+dimenticanza nella vostra risposta. Dopo Emma
+Lyonna, dovevate aggiungere: <i>Lady Greenville</i>.
+</p>
+
+<p>
+«Colui che avete fatto il più felice degl’uomini,
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<span class="smcap lowercase">C. G.</span>»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La sera una carrozza a quattro cavalli ci trasportava
+sulla strada d’Edimburgo, mentre Romney annunziava
+a tutti i nostri amici, che fra due anni e
+mezzo, mi rivedrebbero col nome e col titolo di lady
+Greenville.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p>
+
+<h2>XIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Credo aver perfettamente spiegato il sentimento,
+non dirò che mi legava, ma che m’univa a sir
+Carlo.
+</p>
+
+<p>
+M’univa a lui primamente la coscienza ch’egli mi
+amava veracemente; la certezza ch’era un uomo
+onesto; poi forse, sopra ogni cosa, quell’ambizione
+che mi spingeva agli onori, alle grandezze, alla ricchezza,
+invincibilmente, come la farfalla è tirata
+alla fiamma che deve divorarla.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo aveva avuto in eredità da sua madre
+un piccolo castello nella Scozia, sul Forth, fra Musselburgo
+e Preston-Pant, ad otto leghe da Edimburgo.
+Ivi ci fermammo.
+</p>
+
+<p>
+Aveva ottenuto dal signor Fox, al quale probabilmente
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+s’era astenuto dal dir il perchè della sua domanda,
+un congedo, non di otto giorni, ma di un
+mese.
+</p>
+
+<p>
+Quella relazione, che durò tre anni e decise della
+sorte della mia vita, è forse quella di cui, in fatto di
+<i>emozioni</i>, abbia meno a dire.
+</p>
+
+<p>
+Secondo la promessa fatta, dalla quale si teneva
+irrevocabilmente obbligato, sir Carlo mi stimava
+e mi trattava come sua moglie: da parte mia, vedendo
+in lui il mio marito futuro, lo trattavo come
+se già lo fosse.
+</p>
+
+<p>
+Non illudendomi circa lo stato in cui m’aveva
+presa, e sopratutto su quello che l’aveva preceduto,
+apprezzavo benissimo il sagrifizio ch’egli aveva fatto
+obbligandosi a sposarmi: ora, prima d’ogni altra
+cosa, volevo renderlo tanto felice, che, durante i due
+anni e mezzo che dovevano precedere la nostra
+unione legale, un sol momento non si pentisse della
+sua risoluzione.
+</p>
+
+<p>
+Non restammo al castello di sir Carlo che il
+tempo necessario per riposarci del viaggio, e quindi
+ci demmo a visitar la Scozia.
+</p>
+
+<p>
+Quando fossi stata principessa del sangue reale,
+sir Carlo non avrebbe avuto per me più riguardi di
+quelli che mi mostrava. Il mio viaggio con lui fu un
+corso di storia, in cui imparai le leggende di Wallace
+e di Roberto Bruce, di Montrose e di Carlo Edoard:
+visitai la stanza in cui fu assassinato Rizzio, ed il
+castello ove fu prigioniera Maria Stuarda.
+</p>
+
+<p>
+Il mese trascorse rapidamente; ritornammo a
+Londra. Durante la nostra assenza, l’agente di sir
+Carlo aveva presa in affitto una casa a Green-Park,
+ove avevamo, sir Carlo ed io, ciascuno un
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+appartamento. Col suo stipendio ed il suo patrimonio,
+sir Carlo aveva circa duemila sterline per
+anno. Era poco, avuto riguardo al lusso sfoggiato
+da lui; ma il ministro gli aveva promesso, se restava
+al governo, di trovar un mezzo di accrescergli il
+soldo.
+</p>
+
+<p>
+Aveva scritto allo zio William che, legato alla fortuna
+di Carlo Fox, resterebbe a Londra finchè il suo
+amico fosse ministro: gli aveva comunicato la promessa
+fattagli e l’aveva pregato di aiutarlo a conseguirne
+l’effetto.
+</p>
+
+<p>
+Sir William gli aveva spedito un bono di mille lire
+sul suo banchiere.
+</p>
+
+<p>
+Con perfetta delicatezza, lord Greenville mi domandò
+se non volevo prender maestri d’utilità e di
+diletto per compire la mia educazione. Capii che il
+cerchio di cognizioni che bastava ad Emma Lyonna,
+donna d’avventure e di piaceri, non bastava a milady
+Greenville, e dissi a sir Carlo di tracciarmi
+egli stesso un sistema d’istruzione.
+</p>
+
+<p>
+Da quel momento ebbi un maestro di francese, un
+maestro d’italiano, uno di canto, uno di disegno,
+uno di ballo.
+</p>
+
+<p>
+Ho detto già con quanta facilità imparavo, e che
+portentosa memoria avevo: benchè imparassi tutte
+quelle arti e quelle lingue insieme, feci in ciascuna
+rapidi progressi. Avevo naturalmente la voce intonata:
+la musica mi pareva un’arte che avessi dimenticata
+e di cui bastavami ricordarmi. Imparai l’italiano
+quasi cantando; al francese poi ponevo tanto
+ardore che, durante tutto il tempo che mi lasciavano
+i miei altri esercizi, avevo sempre in mano un
+volume scritto nell’idioma di Racine e Voltaire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+</p>
+
+<p>
+La mia vita era dunque affatto mutata; que’ mille
+piaceri che son il corollario della vita d’una bella
+donna, avevano ceduto agli studi d’una donna seria,
+dirò anzi d’una madre di famiglia. Dopo dieci
+mesi, una bambina venne a dare alla nostra unione
+una nuova apparenza coniugale più completa.
+</p>
+
+<p>
+Ma due mesi prima avevamo subito un gran colpo
+nella nostra fortuna.
+</p>
+
+<p>
+Quel che sir William Hamilton aveva preveduto
+accadde: dopo aver abbattuto il ministero di Pitt,
+Carlo Fox, incaricato nel 1782 del portafogli degli
+Esteri, aveva fatto fermare la pace con l’America e
+la Francia; aveva creduto vedere in quel trionfo l’origine
+d’un potere illimitato, e sdegnato de’ peculati
+della compagnia delle Indie, l’aveva altamente accusato
+alla tribuna, domandando un’inchiesta; ma
+non avendola ottenuta dalla camera alta, era obbligato
+a ritirarsi dal ministero ed a tornar all’opposizione.
+</p>
+
+<p>
+Per questo mutamento, sir Carlo perdè l’ufficio:
+restavangli quindi in tutto di suo asse particolare,
+dugento cinquanta o trecento sterline annue.
+</p>
+
+<p>
+Ricorse, come soleva, allo zio, affermandogli che
+fra poco Carlo Fox non poteva mancare di tornare
+al ministero; che in questa congiuntura la sua posizione
+sarebbe più bella che mai, giacchè avrebbe
+tosto ricevuto il premio della sua devozione all’amicizia.
+</p>
+
+<p>
+Sir William Hamilton spedì una nuova cambiale
+di mille sterline sul suo banchiere.
+</p>
+
+<p>
+Con quella somma, con gli averi particolari di sir
+Carlo, con la rendita delle mie otto o diecimila
+lire, avremmo potuto viver modestamente ed aspettare
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+giorni migliori. Esortavo a ciò a tutto potere
+sir Carlo; ma sia che credesse veramente alla rivincita
+di Carlo Fox, sia che le sue prodighe abitudini
+soverchiassero i consigli della ragione, proseguimmo
+a menar la stessa vita.
+</p>
+
+<p>
+Ne derivò che presto trovammo aver esaurito il
+nostro avere.
+</p>
+
+<p>
+In tal congiuntura, mi correva obbligo di porre il
+mio peculio a disposizione di colui, del quale avrei
+portato fra breve il nome.
+</p>
+
+<p>
+Lo feci.
+</p>
+
+<p>
+In diciotto mesi vedemmo finita quella somma.
+</p>
+
+<p>
+Per la terza volta sir Carlo scrisse allo zio, ma
+questa volta ebbe da lui un rifiuto, con invito tuttavia
+di andarlo a raggiungere, se credesse, alle condizioni
+già offertegli.
+</p>
+
+<p>
+Quel partito era la nostra separazione eterna: sir
+Carlo non vi pensò un momento.
+</p>
+
+<p>
+La nostra famiglia s’era accresciuta di due figli,
+il che aumentava anche le nostre angustie.
+</p>
+
+<p>
+È vero che fra tre mesi sir Carlo giungerebbe alla
+sua età maggiore, e che quello stesso giorno, ne ero
+sicura, egli porrebbe ad effetto la sua promessa;
+ma sarei lady Greenville e non altro: la mia posizione
+sarebbe mutata, la nostra fortuna no.
+</p>
+
+<p>
+La nostra povertà mutavasi a poco a poco in miseria.
+</p>
+
+<p>
+Non so, o so male descrivere questo stato, in cui
+l’orgoglio, le abitudini, gl’istinti lottano ogni dì col
+bisogno; già una volta trascorsi rapidamente sulla
+mia caduta; il mio coraggio non sarà la seconda
+volta maggiore della prima.
+</p>
+
+<p>
+Non potevo non esser riconoscente a sir Carlo
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+che durava tanti patimenti per amor mio; ma la sua
+tristezza, il suo scoramento, il suo soffrire m’eran
+sensibili: vinsi la sua ripugnanza a scrivere per la
+quarta volta allo zio; scrisse.
+</p>
+
+<p>
+La risposta di sir Hamilton fu per noi un fulmine.
+</p>
+
+<p>
+Scriveva che s’era informato della vita di sir Carlo,
+ed aveva saputo che le sue angustie derivavano
+dall’amar una cortigiana indegna di amore; annunziava
+il suo prossimo arrivo a Londra, dicendo che
+voleva veder le cose con gli occhi proprii, ed agirebbe
+a seconda di quel che vedrebbe.
+</p>
+
+<p>
+Non pertanto una proscritta annunziava a sir Carlo,
+che, ove gli piacesse accettar le proposte già
+fatte, partisse subito per Napoli, lasciando a Londra
+quella creatura indegna di lui, alla cui esistenza
+in tal caso la sua pietà degnerebbe provvedere.
+</p>
+
+<p>
+Debbo dirlo a lode di sir Carlo, fu anche più sdegnato
+che non afflitto da quella lettera, a cui non rispose
+nemmeno.
+</p>
+
+<p>
+Ma i suoi sentimenti generosi nulla mutavano al
+nostro stato. Dopo essere stati privati del superfluo,
+cominciavamo ad esser privati del necessario. Avevamo
+venduto fino alle ultime nostre gioie; dovevamo
+più d’un anno di pigione: un atto giudiziario
+bastava a gettarci sulla via, noi ed i nostri bambini.
+</p>
+
+<p>
+Eravamo in quello stato estremo, in cui anche una
+nuova sventura si fa desiderabile, tanto è impossibile
+che una catastrofe, per terribile che sia, peggiori
+la nostra condizione.
+</p>
+
+<p>
+D’improvviso ci fu riferito che da otto giorni sir
+William Hamilton era a Londra, nel suo palazzo a
+Fleet-Street.
+</p>
+
+<p>
+Non eravamo stati avvisati di quell’arrivo, senza
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+dubbio sir William aveva speso quel tempo a prender
+informazioni sul nostro conto; ad ogni modo
+una grande sventura ci era sospesa sul capo.
+</p>
+
+<p>
+All’udir quella nuova, sir Carlo prese una subita
+risoluzione.
+</p>
+
+<p>
+— Cara Emma, mi disse, tranne che non siamo
+separati, non possiamo esser più infelici di quel che
+siamo: ebbene, la nostra sorte è nelle vostre mani.
+</p>
+
+<p>
+Lo guardai stupita.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, continuò: conosco mio zio: è un archeologo
+fanatico d’ogni bellezza plastica; passa la
+vita fra’ più bei marmi della Grecia: ora non conosco
+una statua, fosse di Prassitele o di Lisippo, che
+v’uguagli in bellezza. Andate a trovar mio zio: gettatevi
+a’ suoi piedi; orate la nostra causa, e sarà
+guadagnata.
+</p>
+
+<p>
+Guardai sir Carlo, tutta stupefatta di simile proposta.
+</p>
+
+<p>
+— Come! gli dissi, contro me egli è irritato, e volete
+che io vada ad espormi alla sua collera?
+</p>
+
+<p>
+— È irritato contro voi, cara Emma, perchè non
+intende il mio amore, e non l’intende perchè non vi
+conosce. Ma quando v’avrà veduta una volta; quando
+avrà udito la vostra voce irresistibile; quando le lagrime
+vi gronderanno supplichevoli dagli occhi, intenderà
+tutto e perdonerà.
+</p>
+
+<p>
+Dimenai il capo: sentivo una ripugnanza profonda
+a quel passo.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, disse sir Carlo, non resta che rassegnarci
+alla nostra sorte, perchè io, ne son sicuro,
+non otterrò nulla da mio zio che aspetta la mia visita,
+ed è già preparato a respingermi: mentre voi...
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, sir Carlo, risposi, non vorrei che
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+vi entrasse, non dirò nella mente ma nel cuore, il
+pensiero che, potendo ricompensare i vostri sacrifizi,
+io mi sia rifiutata ad un’azione, benchè per me
+umiliante: lasciatemi fin a domani per prepararmi
+all’abboccamento, e domani andrò.
+</p>
+
+<p>
+— Farete quel che vorrete, cara Emma, disse sir
+Carlo; ma pensate che il tempo è prezioso e che
+è imprudente di perdere un minuto. Fin a domani,
+sir Hamilton può prender qualche risoluzione: mettetevi
+la veste più semplice; non siete mai più bella
+che nella vostra semplicità; andate a Fleet-Street;
+tutti conoscono il palazzo Hamilton; entrate arditamente,
+parlate col cuore, a nome vostro, a nome
+mio, a nome de’ nostri figli: Dio farà il resto.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo parlava con tanto convincimento, che
+anch’io cominciai a far cuore. Domandando fino al
+domani, avevo fatto ciò che fa il condannato che
+chiede s’indugi di qualche ora la condanna; avevo
+tentato ritardar il momento supremo; ma, risoluta
+la visita, era meglio farla subito.
+</p>
+
+<p>
+Entrai nella mia camera con la fermezza delle risoluzioni
+disperate; indossai la mia veste meno ricca;
+legai i miei capelli che portavo sempre senza
+polvere con un semplice nastro: mi posi sul capo
+un gran cappello di paglia; mi gettai una mantellina
+sulle spalle; e riapparii d’improvviso nella stanza
+ov’era restato sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+Allo strepito che feci entrando, sir Carlo levò il
+capo e mise un grido.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! mi disse, non siete mai stata tanto bella,
+cara Emma; siam salvi!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p>
+
+<h2>XIV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+In luogo di prender una carrozza per andar da
+sir William, volli esser umile fino alla fine, e m’avviai
+a piedi a Fleet-Street per Pall-Mall e lo Strand.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo aveva ragione: mi bastò chiedere il palazzo
+di sir William Hamilton perchè mi fosse indicato.
+</p>
+
+<p>
+Giunta alla porta, sentii sciogliermi nelle gambe
+m’appoggiai al muro e tentai darmi cuore.
+</p>
+
+<p>
+Sua Signoria era in casa.
+</p>
+
+<p>
+All’uscio un servitore mi chiese il nome per annunziarmi:
+temetti che dicendolo, non mi si rifiutasse
+l’ingresso.
+</p>
+
+<p>
+— Dite soltanto a sir William, risposi, che una
+donna desidera parlargli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+</p>
+
+<p>
+Benchè avessi passato ventiquattr’anni, sembravo
+tanto giovane che il servo, non volendo riconoscermi
+per una <i>donna</i>, m’annunziò come una <i>fanciulla</i>.
+</p>
+
+<p>
+Udii la voce di sir William che diceva:
+</p>
+
+<p>
+— Fatela entrare.
+</p>
+
+<p>
+Mi posi la mano sul cuor per comprimerne i battiti:
+mi sentivo presso a soffocare.
+</p>
+
+<p>
+Il servo tornò, si strasse da banda e m’invitò ad
+entrare.
+</p>
+
+<p>
+Sir William era seduto ad una tavola, correggendo
+le prove del suo libro, <i>Osservazioni sul Vesuvio</i>.
+</p>
+
+<p>
+Restai per poco sulla soglia, aspettando che levasse
+il capo.
+</p>
+
+<p>
+Mi vide; restò un momento immobile, guardandomi;
+poscia, levandosi e dando un passo incontro
+a me:
+</p>
+
+<p>
+— Che volete, bella fanciulla? mi chiese.
+</p>
+
+<p>
+La voce mi venne meno; non potetti che andar a
+lui e cader mezzo svenuta sul tappeto.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo il mio pallore ed il tremito nervoso che
+m’investiva, sonò il campanello per chiamar soccorso:
+il servo entrò.
+</p>
+
+<p>
+— Ella sviene! ma vedete che sviene! esclamò sir
+William; venite, aiutatemi.
+</p>
+
+<p>
+Il servo aiutò sir William a portarmi sur una poltrona;
+nel muovermi, il cappello cadde, ed i capelli
+caddero sciolti.
+</p>
+
+<p>
+Quand’avessi ciò fatto per civetteria, non avrei
+ottenuto più bell’effetto: avevo i più magnifici capelli
+del mondo.
+</p>
+
+<p>
+— Dell’aceto! dell’aceto! gridò sir William.
+</p>
+
+<p>
+Il servo gliene portò una boccetta; egli mi sedè
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+accanto, appoggiò il capo mio sulla sua spalla, e
+me la fece aspirare.
+</p>
+
+<p>
+Riaprii gli occhi che, durante l’ultimo minuto,
+avevo tenuti chiusi più per terrore che per debolezza.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! milord, mormorai, quanto siete buono!
+</p>
+
+<p>
+E mi lasciai cadere a’ suoi piedi.
+</p>
+
+<p>
+Mi guardò con crescente stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna che voi abbiate a chiedermi qualche
+cosa di impossibile, signorina, mi disse, perchè dubitiate
+di ottenerlo.
+</p>
+
+<p>
+Mi lasciai cader il capo fra le mani e ruppi in
+pianto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! milord, milord, gli dissi senza levar il
+capo, se sapeste chi sono!
+</p>
+
+<p>
+— Chi siete dunque?
+</p>
+
+<p>
+— La persona che più odiate al mondo, milord.
+</p>
+
+<p>
+— Non odio nessuno, madamigella, rispose sir
+William.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, quella che più disprezzate.
+</p>
+
+<p>
+Mi pose la palma della mano sulla fronte, e mi
+sollevò il capo.
+</p>
+
+<p>
+— Emma Lyonna, balbettai.
+</p>
+
+<p>
+— Impossibile! esclamò, dando indietro, impossibile!
+</p>
+
+<p>
+— Perchè, milord?
+</p>
+
+<p>
+— Una donna perduta non ha un viso come il
+vostro.
+</p>
+
+<p>
+— Un nobile cuore come quello di vostro nipote,
+milord, non si sarebbe dato ad una donna perduta.
+</p>
+
+<p>
+— Tutto ciò che m’è stato detto è vero, o non è
+che un complesso di menzogne?
+</p>
+
+<p>
+— Che han detto a vossignoria? Son pronta a risponder
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+francamente alle sue domande: nel mio
+stato la prima delle virtù è la schiettezza.
+</p>
+
+<p>
+— Mi si è detto che vostra madre era fantesca in
+un podere, e che voi stessa avete guardato le pecore.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, milord.
+</p>
+
+<p>
+— Poscia serva in una piccola città di provincia.
+</p>
+
+<p>
+— È vero ancora.
+</p>
+
+<p>
+— Che veniste a Londra, ove un bravo medico,
+il sig. Hawarden v’allogò presso un gioielliere, ma
+i vostri malvagi istinti non permisero che vi restaste.
+</p>
+
+<p>
+— È sempre vero.
+</p>
+
+<p>
+— Qui comincia senza dubbio la menzogna: siete
+stata mantenuta prima da sir John Payne e poi da
+sir Harry Featherson.
+</p>
+
+<p>
+Accennai col capo ch’era vero.
+</p>
+
+<p>
+— Poi scendete più basso, sempre più basso; divenite
+complice del cerretano Graham, druda di
+Romney, druda di mio nipote, cui non cedete, affermasi,
+se non a patto che vi sposerà, ed a cui
+fate firmare una promessa di matrimonio, che lo
+fa, suo malgrado, vostro schiavo.
+</p>
+
+<p>
+— Chiedo dieci minuti a Vossignoria per giustificarmi,
+risposi.
+</p>
+
+<p>
+E, rialzatami, mi slanciai fuori della camera.
+</p>
+
+<p>
+— Ove andate, gridò sir William, ove andate?
+</p>
+
+<p>
+— Torno subito, milord.
+</p>
+
+<p>
+Scesi le scale volando più che correndo e balzai
+in una vettura da nolo che passava, gridando: — «Cavendish-Square!»
+</p>
+
+<p>
+Cinque minuti dopo ero da Romney.
+</p>
+
+<p>
+La fortuna volle che fosse in casa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+</p>
+
+<p>
+— La promessa di lord Greenville, gli gridai, datemela,
+caro Romney.
+</p>
+
+<p>
+— Che v’accade, mia povera Emma? Siete tutta
+sossopra.
+</p>
+
+<p>
+— Non è nulla. Quella promessa, ve ne supplico,
+presto! presto!
+</p>
+
+<p>
+Romney corse ad un armadio, aprì lo scrigno di
+cui parlai, e mi diè la promessa di matrimonio di
+lord Greenville.
+</p>
+
+<p>
+— Prendete, mi disse; avrei per altro voluto che
+mi consultaste su ciò che volete farne.
+</p>
+
+<p>
+— Per le cose di delicatezza, si consulta solo la
+propria coscienza, Romney. Grazie!
+</p>
+
+<p>
+Mi slanciai fuori della camera; mi feci ricondurre
+a Fleet-Street; risalii le scale con la stessa rapidità e
+ritrovai Sir William che passeggiava pensoso, a gran
+passi.
+</p>
+
+<p>
+Non gli diedi tempo d’interrogarmi e gli presentai
+la promessa di matrimonio di sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+— Che è questo? mi disse.
+</p>
+
+<p>
+— Vossignoria si degni leggere.
+</p>
+
+<p>
+Sir William lesse:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«M’obbligo sull’onore a sposare miss Emma
+Lyonna alla mia maggiorità, ed acconsento ad esser
+trattato da gentiluomo senza fede se mancherò alla
+promessa.
+</p>
+
+<p class="indl">
+«1 maggio 1783.
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<span class="smcap">Lord Greenville</span>»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+— Ebbene, e poi? disse: sapevo che questa promessa
+esistesse.
+</p>
+
+<p>
+— V’ingannate, milord, risposi, essa non è più.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+</p>
+
+<p>
+E m’appressai al fuoco e la gettai nelle fiamme,
+che subito la divorarono.
+</p>
+
+<p>
+— Che fate? esclamò sir William.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla lega più vostro nipote, milord, risposi:
+a voi tocca ora ottener da lui che m’abbandoni.
+</p>
+
+<p>
+E senza rispondere alla sua voce che mi chiamava,
+uscii dalla stanza e tornai a casa.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo aspettava pieno di vivissima ansietà.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, mi chiese, vedendomi tornare col volto
+acceso e dalla corsa e dalla commozione, che è accaduto?
+</p>
+
+<p>
+Gli narrai il mio colloquio con lo zio minutamente.
+</p>
+
+<p>
+— Adunque, mi disse, avete arso la mia promessa?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sir Carlo, e siete libero.
+</p>
+
+<p>
+— Cioè, mia cara Emma, il mio debito scritto si è
+mutato in un debito d’onore: ecco tutta la differenza.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, sir Carlo, gli dissi, e riflettete bene:
+siete giunto a quel momento supremo in cui una
+vita intera si decide. Se m’abbandonate, non solo
+tutti vi daranno ragione, ma all’istante, il vostro
+avvenire è assicurato, la vostra fortuna fatta. Se, al
+contrario, v’ostinate a restar meco, la società tutta
+vi condanna, e vostro zio vi rinnega e vi disereda.
+Non potete materialmente vivere con me, e materialmente
+io posso far senza di voi. Voi ricco, mi
+renderete le diecimila lire spese da noi insieme; otterrete
+da vostro zio che assicuri una sorte a’ nostri
+figli; vivrò io e vivranno essi. Voi povero, i
+miei figliuoli ed io restiamo poveri, ed un giorno,
+inevitabilmente vi pentirete del vostro sacrifizio ed
+i nostri figli mi rinfacceranno la loro rovina.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Basta, Emma, basta, esclamò sir Carlo, cingendomi
+delle sue braccia come per impedire che
+nessuno mi strappasse a lui, avverrà quel che Dio
+vorrà, ma nessuna forza umana potrà separarci!
+</p>
+
+<p>
+In quel momento mise un grido: l’uscio della camera
+era rimasto aperto: suo zio che era salito senza
+permettere che alcuno l’annunziasse, e senza che lo
+vedessimo, era ritto sulla soglia ed aveva udito
+quanto avevamo detto.
+</p>
+
+<p>
+— Mio zio! esclamò sir Giorgio, dando un passo
+indietro.
+</p>
+
+<p>
+— Vedete, signore, gli dissi, che fo quel che posso,
+e che non ci ho colpa.
+</p>
+
+<p>
+— Lasciatemi solo con questa giovane, signore,
+disse sir William Hamilton a sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo salutò rispettosamente ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+Sir William Hamilton mi si fe’ vicino e mi porse
+la mano.
+</p>
+
+<p>
+— Son contento di voi, madamigella, mi disse, e
+spero che persevererete nella via in cui siete entrata.
+</p>
+
+<p>
+— Perdono, signore, gli risposi; ma lo vedete, non
+ho d’uopo d’esser incoraggiata dai vostri consigli:
+quelli della mia coscienza mi basteranno, spero.
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo, ma, come dicevate a quel pazzo,
+avete figli.
+</p>
+
+<p>
+— Questo è un altro discorso, ed il mio dovere di
+madre è di raccomandarveli.
+</p>
+
+<p>
+— Da quel che ho udito, mio nipote vi dovrebbe
+un 10,000 lire sterline.
+</p>
+
+<p>
+— È possibile, signore; ma questo è un affare fra
+vostro nipote e me.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Se mio nipote acconsente a lasciarvi, triplicherò
+questa somma.
+</p>
+
+<p>
+— Non presto ad usura nè il mio danaro nè il
+mio amore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che farete con due o trecento lire di rendita?
+</p>
+
+<p>
+— Tenterò trar profitto dalla mia istruzione.
+</p>
+
+<p>
+— Darete lezione?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè no?
+</p>
+
+<p>
+— E che lezioni?
+</p>
+
+<p>
+— Di francese e d’italiano.
+</p>
+
+<p>
+— Parlate francese ed italiano?
+</p>
+
+<p>
+-Sì.
+</p>
+
+<p>
+Sir William mi parlò in queste due lingue: gli risposi
+abbastanza correttamente perchè paresse soddisfatto.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete anche di musica, a quanto pare, aggiunse,
+giacchè veggo un cembalo ed un’arpa.
+</p>
+
+<p>
+— So sonare infatti questi due strumenti.
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe indiscretezza chiedervi d’eseguire un
+pezzo?
+</p>
+
+<p>
+— Avete dritto di comandare, signore.
+</p>
+
+<p>
+— E se invece di comandare pregassi?
+</p>
+
+<p>
+— Scuserete allora se vi canterò un’aria che s’accorda
+allo stato del mio cuore.
+</p>
+
+<p>
+— Cantate quel che volete: checchessia, l’ascolterò
+con piacere.
+</p>
+
+<p>
+Lo confesso. In quel momento un po’ di civetteria
+entrò nel mio cuore: non potendo indovinare
+il sentimento che spingeva sir William a farmi tutte
+quelle domande, non ne vidi che il lato insensibile
+ed egoista, e trovai ch’era crudeltà a pregarmi di
+cantare in quella circostanza; costretta ad obbedirgli,
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+volevo almeno trarre tutto il vantaggio possibile
+della mia obbedienza a pro del mio amore.
+</p>
+
+<p>
+Chiamai in aiuto tutta la potenza mimica che la
+natura m’aveva data. Andai a sedere innanzi all’arpa,
+e con la fronte appoggiata ad essa, i capelli
+scinti ed inanellati sulle spalle, disperata e gemente
+come Desdemona, feci correre alcuni accordi dolorosi
+sulle corde dello strumento ed incominciai
+quella straziante ballata del Salice:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«La giovinetta piangea, piangea,</p>
+<p class="i01">D’un sicomoro a piè sedea:</p>
+<p class="i01">Teneasi al core la man vicina</p>
+<p class="i01">E su’ ginocchi la testa inchina.&nbsp;—</p>
+<p class="i01">«Il verde salice cantate ognor</p>
+<p class="i01">Cantate il salice del mesto amor.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Spesso avevo, nelle nostre serate presso sir Harry,
+o presso Romney, cantato quel poetico lamento e
+sempre con immenso successo; ma quella volta più
+che mai ero commossa da parità di situazione.
+</p>
+
+<p>
+Durante la pausa fra la prima e la seconda strofa,
+non udii nemmeno il respiro di sir William, tanto
+anelante, tutta l’anima sua era sospesa alle mie
+parole.
+</p>
+
+<p>
+Proseguii:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Un fresco rio scorreale accanto,</p>
+<p class="i01">Che mormorava al suo compianto:</p>
+<p class="i01">Amaro il pianto dal ciglio uscia</p>
+<p class="i01">Che fin le rupi commosso avria.&nbsp;—</p>
+<p class="i01">«Il verde salice cantate ognor;</p>
+<p class="i01">Cantate il salice del mesto amor.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mi fermai, quasi mi paresse aver dato a sir William
+un saggio sufficiente della mia arte di musica,
+di cantatrice e di mima.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! di grazia, disse, continuate!
+</p>
+
+<p>
+Ripresi:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Nomai mendace l’amante mio;</p>
+<p class="i01">E’ che rispose quando m’udio?</p>
+<p class="i01">— Se a molte io dono facile il core,</p>
+<p class="i01">Tu molti allieta del tuo favore.&nbsp;—</p>
+<p class="i01">«Il verde salice cantate ognor;</p>
+<p class="i01">Cantate il salice del mesto amor.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+E dopo aver fatto rendere all’arpa il suo strido
+più doloroso, lasciai i suoi concenti morir lentamente,
+come un ultimo sospiro.
+</p>
+
+<p>
+Avevo lasciato cadere, sfinita, il capo sulla spalla:
+aspettavo l’assoluzione o la condanna.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, dissemi sir William, intendo ora l’adorazione
+di mio nipote per voi: ditegli che lo prego
+di venirmi a parlar dimani.
+</p>
+
+<p>
+E salutandomi con rispetto, si ritirò.
+</p>
+
+<p>
+Appena fu uscito, sir Carlo, che dalla camera attigua
+aveva veduto ed udito tutto, slanciossi nel
+salotto, e stringendomi fra le braccia, con gli occhi
+pieni di gioia, il cuore pieno di speranza, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Lo sapevo io che ci salveresti!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p>
+
+<h2>XV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+È facile l’immaginarsi da quali emozioni io fossi
+dominata in quel giorno, sir Carlo nutriva una
+sicura speranza, la quale, non saprei per qual motivo,
+mi era impossibile di condividere.
+</p>
+
+<p>
+Mi pareva che questa apparente sconfitta di sir
+William celasse qualche cosa d’ignoto. Ad ogni cosa
+che mi dicesse, o ad ogni progetto che lord Greenville
+facesse io rispondeva: domani vedremo.
+</p>
+
+<p>
+Il domani arrivò.
+</p>
+
+<p>
+Non avendo sir William Hamilton fissata l’ora, sir
+Carlo si recò da lui alle nove del mattino.
+</p>
+
+<p>
+Io me ne stetti ad aspettare, ed aspettai un’ora
+che mi parve un secolo.
+</p>
+
+<p>
+Passata un’ora circa, sir Carlo fu di ritorno, ed
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+a prima vista potei agevolmente comprendere non
+essersi avverata nessuna delle sue speranze.
+</p>
+
+<p>
+Era pallido ed affatto abbattuto.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? gli domandai io tutta tremante.
+</p>
+
+<p>
+Si cavò di tasca una lettera.
+</p>
+
+<p>
+— Inflessibile, mi rispose, egli vuole che ci separiamo
+immediatamente.
+</p>
+
+<p>
+— Che v’aveva detto io?
+</p>
+
+<p>
+— Se vi acconsentiamo, continuò a dire sir Carlo
+egli assicura cinquecento lire sterline di rendita
+a ciascuno dei nostri figli reversibili in caso di
+morte sulla testa degli altri. — Ed a me egli costituisce
+una rendita di mille e cinquecento lire, ed a
+voi egli restituisce le dieci mila lire sterline che abbiam
+speso insieme.
+</p>
+
+<p>
+— E che avete risposto?
+</p>
+
+<p>
+— Ho rifiutato.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’è questa lettera?
+</p>
+
+<p>
+— È per voi.
+</p>
+
+<p>
+— Di vostro zio?
+</p>
+
+<p>
+— Di mio zio.
+</p>
+
+<p>
+— Leggiamola.
+</p>
+
+<p>
+— Non è che per voi, ed io gli promisi che non
+l’avreste letta che voi sola.
+</p>
+
+<p>
+— Date.
+</p>
+
+<p>
+— Devo dirvi una cosa? proseguì sir Carlo guardandomi
+con mestizia.
+</p>
+
+<p>
+— Che?
+</p>
+
+<p>
+— Mio zio è innamorato di voi.
+</p>
+
+<p>
+Io trasalii.
+</p>
+
+<p>
+— Sir Carlo, siete pazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Son pronto a giurarlo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<p>
+Abbassai la testa sul seno: un lampo m’aveva illuminata.
+</p>
+
+<p>
+Mi sovvenni della scena della sera antecedente, gli
+sguardi d’ammirazione, e l’accento carezzevole di
+sir William.
+</p>
+
+<p>
+Mi accostai al camino colla lettera in pugno decisa
+di gettarla al fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo mi trattenne.
+</p>
+
+<p>
+— Emma, mi disse con voce abbastanza sicura,
+ieri eravate voi che m’incoraggiavate ad esser uomo,
+ed era io che faceva resistenza a checchè voi mi
+diceste in pro de’ miei figli e mio. Oggi son io che
+vi dico: Emma, leggete questa lettera e considerate
+seriamente le proposte che in essa si trovano, poichè
+son certo che ve ne sono, il momento è supremo,
+e se ieri mi credeva in diritto di disporre del
+mio destino, e di quello de’ miei figli, oggi non sento
+d’aver quello di disporre del vostro: e di essere un
+ostacolo al vostro avvenire ed alla vostra felicità.
+</p>
+
+<p>
+Lo rimirai con stupore; ma conoscendone il cuor
+nobile, io non dubitai un istante del motivo che lo
+faceva parlare.
+</p>
+
+<p>
+— Ho promesso a mio zio, egli continuò, ho
+promesso di lasciarvi tutta la libertà di leggere questa
+lettera: leggetela, cara Emma, e se, come non ne
+dubito, è l’ultimatum di sir William Hamilton, decidete
+della nostra sorte.
+</p>
+
+<p>
+Ed abbracciandomi lagrimoso, passò nelle stanze
+da letto e mi lasciò sola nella sala.
+</p>
+
+<p>
+Io restai un momento in piedi, tutta tremante e
+col sudor sulla fronte; indi vacillando mi lasciai cadere
+su d’una sedia a bracciuoli; io capiva difatti
+ch’io teneva nelle mani il nostro comune destino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+</p>
+
+<p>
+Apersi la lettera, ma non potei leggerla tosto, una
+nube mi copriva gli occhi.
+</p>
+
+<p>
+A poco a poco i caratteri si fecero più visibili, la
+mia vista si schiarì e lessi:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+«Signorina
+</p>
+
+<p>
+«Da ieri a questa parte ho fatto le mie riflessioni
+con tutta quella freddezza e quella calma che si
+possono conservare, anche alla mia età, dopo avervi
+veduta.
+</p>
+
+<p>
+Nelle vostre qualità, nei vostri meriti, nell’avvenenza
+infine della vostra persona io trovo la spiegazione
+della passione di mio nipote.
+</p>
+
+<p>
+Non solo comprendo il modo con cui vi si possa
+amare, ma eziandio perchè vi si possa amare per
+sempre; vi hanno però nella vita certe fatalità, contro
+le quali sarebbe follia il voler lottare, contro le
+quali si finirebbe ad infrangersi, ma a vincerle non
+mai; queste fatalità ieri noi le abbiamo insieme
+passate in rassegna, e trovansi comprese nelle confessioni
+che ieri aveste la franchezza di farmi.
+</p>
+
+<p>
+Pensateci bene, e ditemi voi stessa se sia possibile
+che, nella stessa città che vide in voi l’amante di
+sir John Payne, e di sir Herry Featerson, che vide
+in voi la socia di Graham, il modello di Romney,
+voi diventiate la moglie di sir Carlo Greenville,
+a rischio di incontrare ad ogni passo che farete nelle
+vie di Londra, una memoria di quel passato, contro
+il quale nulla valgono i pentimenti, e che la potenza
+di Dio stesso non potrebbe cancellare.
+</p>
+
+<p>
+Il vostro matrimonio con mio nipote, quand’anche
+io avessi ad acconsentirvi, ed avessi ad assicurarne
+la posizione, è una disgrazia per voi ed i vostri figli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+</p>
+
+<p>
+Voi avete venticinque anni, — siete voi che mi
+confidaste la vostra età, giacchè non giudicando che
+dai miei occhi io non ve ne stimerei più di 18. — Voi
+avete 25 anni; mio nipote non ne ha che 24, egli
+è quindi minore di voi di un anno, egli s’avanza
+verso l’età delle passioni. Per quanto siete bella,
+seducente, perfetta, non potrebbe darsi un giorno
+che egli vi sfuggisse, e che in quel giorno si lasciasse
+egli altresì sfuggire di bocca una parola di
+pentimento pel sagrificio che crederà di avervi
+fatto?
+</p>
+
+<p>
+So benissimo, che sposando oggi un uomo rovinato
+e senza avvenire, siete voi quella che si sagrifica,
+ed io sono il primo a proclamarlo in faccia al
+mondo, però il sagrificato sarà egli.
+</p>
+
+<p>
+Ecco quindi ciò ch’io vi propongo: invece d’essermi
+nipote, siatemi figlia.
+</p>
+
+<p>
+Io son vedovo e senza figli, e quindi solo a questo
+mondo. — Mio nipote che fu da me lontano fin dalla
+giovinezza, non è per me che uno straniero; io l’amo
+per l’amore che aveva per mia sorella, e non per
+quello che io abbia direttamente per lui, ed egli
+stesso, senza saper darsene ragione, non ha per me
+che un affetto in rapporto al bene ch’io possa fargli.
+</p>
+
+<p>
+Divenendo mia figlia adottiva scompaiono tutte
+le impossibilità che vi sono d’ostacolo per vivere
+tranquilla e felice in Inghilterra, nella guisa stessa
+che scompare il solco d’una nave passando da un
+mare all’altro. Io vi conduco meco a Napoli, dove
+nessuno vi conosce, dove nessuno vi ha veduta, dove
+non vi chiamate più nè Emma Lyonna, nè Miss
+Hearte; dove non sarete più l’amante di Featherson
+nè la socia di Graham, nè il modello di Romney;
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+dove avrete il nome che più vi piacerà di adottare,
+vale a dire di mia figlia adottiva, di mia amatissima
+figlia.
+</p>
+
+<p>
+Non vi parlo delle mie sostanze, sono sette od ottocento
+mila lire sterline di rendita, oltre il mio
+posto d’ambasciatore che ne vale altre cinque mila.
+Di questi beni io ne faccio tre parti, una per voi,
+una per mio nipote, e l’altra pei vostri figli.
+</p>
+
+<p>
+No, io non parlo se non di servigi che voi possiate
+rendermi. Ho cinquant’otto anni, io ho bisogno di
+cure, d’amicizia, in luogo d’amore; ho bisogno d’essere
+amato come si ama un vecchio. Quanto tempo
+mi resta da vivere? Sei, otto, forse dieci anni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Considerate come alla vostra età volino rapidi dieci
+anni. — Dunque da qui a dieci anni, alla più lunga,
+voi ne avreste trentacinque, sarete cioè in quella età
+in cui la donna è ancora in tutta la pienezza della
+forza e bellezza, sarete allora libera, ricca e — permettetemi
+di aggiungere queste parole alle quali
+io non attribuisco nessun significato offensivo — e
+purificata dalla vostra divozione.
+</p>
+
+<p>
+Lasciate che inoltre vi dica che io abito Napoli,
+una delle più amene città del mondo, e che ho ragione
+di sperare che io l’abiterò fino alla morte; che
+in essa godo dell’amicizia del re e della regina, e
+che in essa io vedo una società sopra la quale voi
+prenderete quell’ascendente che vi danno la vostra
+bellezza ed i vostri talenti e la vostra eccellenza;
+una società composta di ogni sorta di talenti, e di
+intelligenze, e di tutte le aristocrazie, dall’aristocrazia
+della nascita a quella del genio, e che sarete
+colà la regina dell’avvenire, mentre siete qui la
+schiava del passato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ora avete letto, fate i vostri riflessi; io aspetto la
+vostra risposta con maggior impazienza che non
+farebbe un giovane innamorato; io l’attendo da vecchio
+egoista.
+</p>
+
+<p>
+Del resto qualunque sia per esserne il tenore, non
+verrà meno in me nessuno di quei sentimenti che
+vi ho dedicati, fra i quali la stima occupa il primo
+posto.
+</p>
+
+<p class="indr">
+William Hamilton.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Questa lettera cotanto semplice, cotanto nobile
+e degna, debbo confessarlo, mi commosse profondamente, — mi
+lasciai cadere le braccia lungo la vita,
+e la testa sul petto; e m’immersi in una profonda
+meditazione.
+</p>
+
+<p>
+Quando rialzai il capo, sir Carlo era in piedi dinanzi
+a me — al di lui melanconico sorriso, era facile
+scorgere com’egli indovinasse ciò che avveniva
+nell’intimo del mio cuore.
+</p>
+
+<p>
+Io gli stesi la lettera.
+</p>
+
+<p>
+— Leggetela, gli dissi.
+</p>
+
+<p>
+Egli vi gettò su uno sguardo.
+</p>
+
+<p>
+— No, io gli dissi, non leggetela in mia presenza,
+leggetela da solo come io feci. — In ogni caso, è
+però sempre un cuor generoso il cuore di vostro zio.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo ripassò nella stanza ed io restai di
+nuovo sola nella sala. — Sola, oh no! La lettera di
+sir William l’aveva popolata d’un mondo intiero di
+fantasmi sconosciuti.
+</p>
+
+<p>
+Anche stavolta il caso, il destino, la fatalità, la
+provvidenza sembravano voler disporre di me senza
+riguardo ai miei desiderj e senza lasciar libero il
+campo al mio libero arbitrio. Io non potevo dissimulare
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+la forza e la verità degli argomenti di sir William
+Hamilton intorno al mio matrimonio con suo
+nipote; tutti questi pensieri mi erano venuti più di
+una volta, e quanto più io andava avvicinandomi
+alla meta ideale della mia ambizione, tanto meno
+appetibile me ne sembrava la realtà.
+</p>
+
+<p>
+Al contrario l’orizzonte che sir William m’aveva
+ora schiuso sfolgorava di tutto il fuoco di quel sole
+del mezzogiorno, ch’io non aveva per anco intraveduto,
+se non a traverso dei canti del Tasso e dell’Ariosto;
+la mia funesta immaginativa, pronta sempre
+a trascinarmi nelle sue illimitate regioni, mi andava
+ora svolgendo i raggi più abbaglianti. Avezza a
+regnare nelle sale, stava ora per riconquistarvi più
+completo, più vasto, e più sublime quell’impero che
+io aveva perduto a cagione della partenza di sir
+John, dell’abbandono di sir Harry, e da ultimo per
+la rovina di sir Carlo, ben altrimenti più elevata
+essendo la posizione diplomatica occupata da sir
+William Hamilton. Un ambasciatore non è già un
+re, ma ha l’incarico di rappresentarlo; quindi che
+immenso campo per soddisfare l’ambizione d’un ambasciatore
+foss’ella la donna la più esigente della
+terra! Quest’idea era tuttavia non poco attutita dal
+pensiero, che l’essere figlia adottiva d’un ambasciatore
+è ben altra condizione che l’esserne la moglie:
+potendo la noia, il capriccio, le fantasie d’un vecchio
+ghiribizzoso una volta serie che fossero, lasciar ricadere
+la figlia adottiva, la cui adozione non fosse
+assicurata, al livello d’Emma Lyonna ed a quello
+pure di Miss Hearte.
+</p>
+
+<p>
+Se in luogo di figlia adottiva il signor William
+avesse detto moglie, oh allora sì!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+</p>
+
+<p>
+A questo pensiero un lampo mi abbacinò la vista.
+</p>
+
+<p>
+Come ciò?
+</p>
+
+<p>
+La schiatta di Lord Greenville non era forse assai
+più grande di quella di sir Hamilton? Non discendeva
+forse il primo dai Warwich, o non era
+desso per lo meno alleato di quell’illustre famiglia
+dei Warwich, originaria da quel famoso conte Riccardo
+Nevil che chiamavano il fattore dei re? Sir
+William era tutto al più di buona famiglia scozzese,
+se pertanto un Greenville, vale a dire un Warwich
+non aveva sdegnato di impegnare per me la sua
+parola, perchè sir William Hamilton che era bensì
+ricco, che godeva bensì di una posizione elevata,
+ma difettava di quei pregi seducenti di aristocrazia
+e di gioventù che aveva suo nipote — perchè sir
+William doveva esitare a dare il nome di Lady Hamilton
+a colei che non aveva se non una parola da
+dire per essere Lady Greenville?
+</p>
+
+<p>
+M’era io forse sostata nella corsa ascendente, o
+se io era caduta, la mia caduta provvidenziale, per
+così dire non m’aveva sempre ricondotta in regioni
+più alte da quelle ond’ero discesa?
+</p>
+
+<p>
+Essendo già quasi Lady Greenville, io aveva maggiore
+distanza a divenir Lady Hamilton di quanta
+ne avessi avuta a divenir Lady Greenville quand’ero
+l’amante di Romney.
+</p>
+
+<p>
+Sarò o l’una o l’altra, ma sarò Lady: questa fu la
+mia determinazione.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p>
+
+<h2>XVI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Stetti più d’un’ora in balia di queste riflessioni,
+dalle quali mi ridestò il suonare del pendolo.
+</p>
+
+<p>
+Alzai gli occhi in cerca di sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+Questi aveva avuto tutto il tempo per leggere la
+lettera di suo zio; perchè mai dunque non era ritornato
+per farmene parola?
+</p>
+
+<p>
+Vedendo che egli non veniva da me, io mi alzai
+per andare da lui, ed entrai nella stanza da letto:
+era vuota.
+</p>
+
+<p>
+Apersi il gabinetto della toletta — era vuoto al
+pari della stanza da letto.
+</p>
+
+<p>
+Sir Carlo era dunque sortito? La cosa era possibile,
+essendovi una scala da servizio che dalla
+stanza da letto conduceva nella via.
+</p>
+
+<p>
+Mi guardai tutto all’ingiro per aver la chiave di
+questo enigma, e vidi sullo scrittoio di sir Carlo
+la lettera di sir Hamilton bell’ed aperta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+</p>
+
+<p>
+Accanto di essa v’erano pure queste due linee di
+Lord Greenville.
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Non mi ero ingannato, mio zio è innamorato di
+voi. Non voglio quindi, valendomi dell’influenza che
+io posso avere sul vostro cuore, esser d’ostacolo al
+vostro destino; io non ritornerò in questa stanza
+che da qui ad otto giorni, dove è assai probabile
+che io non abbia più a trovarvi. Ma deh! per l’avvenire
+dei nostri figli, per il nostro reciproco onore,
+fate di non essere meno di Lady Hamilton.
+</p>
+
+<p class="indr">
+Sir Carlo Greenville».
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Esso pure aveva quindi veduto il cammino che
+innanzi mi stava aperto, egli pure credeva che io
+potrei raggiungere la meta che tanto m’aveva abbagliata
+in sulle prime, e che a poco a poco io mi
+ero avvezza a guardar fisso come aquila il sole senza
+stornarne lo sguardo.
+</p>
+
+<p>
+Impugnai la penna e scrissi:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+«Milord
+</p>
+
+<p>
+«Comunicai a Lord Greenville la lettera che mi
+faceste l’onore di scrivermi.
+</p>
+
+<p>
+Egli abbandonò sull’istante la casa, dicendomi che
+egli desiderava ch’io sola fossi l’unico arbitro della
+sorte mia, sua, e dei nostri figli, e che non sarebbe
+di ritorno se non dopo otto giorni.
+</p>
+
+<p>
+Quindi ora tocca a me a rispondervi, o milord, e
+lo farò colla stessa franchezza ch’io ebbi sempre fin
+ora, dicendovi: Come mai essendo indegna di essere
+la nipote di sir William Hamilton, posso esser degna
+di esserne la figlia adottiva?
+</p>
+
+<p>
+No, milord, v’ha alcun che di più semplice ancora,
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+ed è ch’io non abbia ad essere nè vostra nipote nè
+vostra figlia, ma rimanga puramente Emma Lyonna.
+</p>
+
+<p>
+Son io che partirò da Londra — e me ne ritornerò
+a Nutley piccola ed amena città, dove tre mesi sono
+passai tre mesi, i più felici di mia vita.
+</p>
+
+<p>
+E colà assecondando la volontà di Carlo; il quale
+vi prometto di non più rivedere e di lasciargli tutta
+la libertà di seguire il suo proprio destino, vivrò da
+sola, e mi consacrerò all’educazione dei nostri figli.
+</p>
+
+<p>
+Io ve li ho raccomandati questi figli, o milord; ho
+quindi ragione di non più serbare alcuna inquietudine
+intorno alla loro sorte.
+</p>
+
+<p>
+Fu dunque un inganno il mio di credere, o milord,
+che io potrei essere moglie onesta e buona madre, e
+che come tale io renderei felice un gentiluomo. Oh!
+certo fu un inganno, poichè voi ne giudicate altrimenti.
+</p>
+
+<p>
+Fu però un inganno anche il vostro, di supporre
+che col perdere una falsa posizione, io ne avrei accettata
+un’altra ancora più falsa.
+</p>
+
+<p>
+La mia posizione, qual amante di lord Greenville,
+a Londra era certa, or chi m’assicura ch’io arriverò
+a farmi a Napoli l’altra, di vostra figlia adottiva?
+</p>
+
+<p>
+No, milord, un tanto onore non è riserbato per
+me nata nell’oscurità, è giusto che io muoia in essa.
+</p>
+
+<p>
+I giorni che io m’ebbi illuminati dal sole non
+furono per me i più felici.
+</p>
+
+<p>
+Addio, milord; trovate a vostro nipote una sposa,
+nobile e pura, e di essa fatene la vostra figlia adottiva,
+ed abbandonate alla miseria ed al disonore la
+povera Emma.
+</p>
+
+<p>
+Ella vi si dichiara umilissima serva, e non ha l’ambizione
+di ottenere altro titolo dalla signoria vostra.
+</p>
+
+<p class="indr">
+Emma Lyonna».
+</p>
+</div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+</p>
+
+<p>
+Feci recare immediatamente questa lettera a sir
+William Hamilton, e m’accinsi a fare i preparativi
+della partenza.
+</p>
+
+<p>
+O sir William Hamilton si recherà da me prima
+ch’io avessi finito la prima valigia, o sir Carlo
+sapendomi a Nutley, mi avrà colà raggiunta.
+</p>
+
+<p>
+Nel primo caso, facevo un passo avanti, nel secondo
+la posizione rimaneva la stessa, anzi migliore,
+poichè, una volta sortito di casa lord Greenville, non
+avevo voluto restarci.
+</p>
+
+<p>
+Chi venne il primo fu sir William Hamilton, il
+quale accorse all’albergo non appena egli ebbe ricevuta
+la mia lettera.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi trovò occupata a fare i preparativi per la
+partenza.
+</p>
+
+<p>
+— Mi avete dunque scritto da senno? egli esclamò.
+</p>
+
+<p>
+— Del miglior senno del mondo, o milord, io gli
+risposi, non vorrete supporre, io credo, che io possa
+permettermi scherzare con voi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se la vostra lettera non mi avesse trovato
+all’albergo, e se quindi invece di venir tosto io non
+fossi venuto se non da qui a due ore?
+</p>
+
+<p>
+— Avreste trovato ch’io era partita.
+</p>
+
+<p>
+— E partendo, avreste creduto di sfuggirmi?
+</p>
+
+<p>
+— Sfuggirvi? Non v’intendo, milord; io non fuggo
+da voi, non sono sir Carlo io, non fuggo nessuno
+io, non faccio che ritirarmi.
+</p>
+
+<p>
+— M’avreste veduto a Nutley un’ora dopo di voi
+e fors’anco un’ora prima.
+</p>
+
+<p>
+— Che sareste venuto a fare a Nutley, milord?
+</p>
+
+<p>
+— Sarei venuto a dirvi che ora che vi conosco mi
+è impossibile star senza di voi, ed a scongiurarvi
+che vogliate voi stessa scegliere sotto qual titolo
+preferiate di starvene presso di me.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+</p>
+
+<p>
+Mi sentii un brivido d’orgoglio al cuore.
+</p>
+
+<p>
+— Milord, gli dissi, voi sapete bene non esservi
+altro titolo ch’io possa accettare dallo zio, che quello
+che ho rifiutato dal nipote.
+</p>
+
+<p>
+— È l’ambizione, che vi fa tenere un simile linguaggio,
+o Emma?
+</p>
+
+<p>
+— No, milord, è un sentimento di dignità.
+</p>
+
+<p>
+— V’ha alcuno che vi diriga nel modo di condurvi
+in faccia mia?
+</p>
+
+<p>
+— Non lo nego, milord.
+</p>
+
+<p>
+— Chi è costui?
+</p>
+
+<p>
+— Sir Carlo.
+</p>
+
+<p>
+— Mio nipote?
+</p>
+
+<p>
+— Degnatevi di entrare in quella stanza, o milord,
+e colà troverete sullo scrittoio la lettera ch’egli mi
+scrisse nel partire dall’albergo: leggetela.
+</p>
+
+<p>
+Sir William Hamilton andò nella stanza da letto,
+donde ritornò quasi subito tenendo in mano quella
+lettera, ch’egli ebbe appena il tempo di leggere.
+</p>
+
+<p>
+— Miss Emma, egli mi disse, fareste voi ad un
+uomo la grazia di accettarlo per isposo, un uomo
+che non vi sarà mai altro che padre?
+</p>
+
+<p>
+Le gambe più non mi ressero, e mi lasciai cadere
+su d’una sedia a bracciuoli colla fronte grondante
+di un freddo sudore.
+</p>
+
+<p>
+Era un sogno?
+</p>
+
+<p>
+Sarebbe mai vero che il borioso sir William Hamilton,
+venuto appositamente da Napoli per impedire
+il matrimonio ch’io stava per contrarre con
+suo nipote dissestato, volesse ora offrirmi il suo nome,
+rango e sostanze?
+</p>
+
+<p>
+— Milord, io gli dissi, s’io avessi ad accettare così
+di subito una sì magnifica offerta, potrebbe in seguito
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+sembrarvi una sorpresa. Fate di rinnovarmi
+domani quest’offerta, ed allora vi risponderò.
+</p>
+
+<p>
+— Accetto, ma a patto che voi mi rispondiate nella
+cappella dell’albergo, e che la stessa sera partiremo
+per Napoli.
+</p>
+
+<p>
+— Domani toccherà a me ad obbedire a qualunque
+ordine siate per darmi, o milord.
+</p>
+
+<p>
+— Permettereste frattanto che sir William possa
+in qualità di amico passar questa sera con voi?
+</p>
+
+<p>
+— S’io avessi a farvene rifiuto, tornerebbe lo stesso
+che togliervi l’occasione di pentirvi.
+</p>
+
+<p>
+— Credete forse ch’io sarei per annoiarmi?
+</p>
+
+<p>
+— L’ambasciatore, l’amico d’un re e d’una regina,
+l’uomo dotto cui fan corona le aristocrazie del nome
+e dell’intelligenze, temo voglia trovare un mediocre
+interesse nelle conversazioni della povera pastorella
+del ducato di Galles.
+</p>
+
+<p>
+— Voi rassomigliate, o Emma, ad una principessa
+di cui parlano i racconti del nostro popolo. Vi fu matrina
+una fata di certo, e voi levaste una lettera dal
+nome che essa v’impose, affine di conservar meglio
+l’incognito: e questo nome non è già Emma, ma
+Gemma sicuramente.
+</p>
+
+<p>
+— Milord, milord, voi siete avvezzo a parlare ad
+una regina, vi sovvenga che qui siete a Londra e
+non a Napoli.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, questa regina sarà vostra amica, o
+Emma; essa vi pregherà di darle delle lezioni di
+grazia e di buon gusto; questa regina quando vogliate
+farla dimenticare dovrà pur cedervi la sua
+corona.
+</p>
+
+<p>
+— Quando alla regina voi dite di queste cose, o
+milord, vi dà essa la mano da baciare?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Perchè tal domanda?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè mi sento disposta a fare il noviziato di
+viceregina.
+</p>
+
+<p>
+E gli stesi la mano.
+</p>
+
+<p>
+Sir Hamilton la prese e baciolla con uguale rispetto
+come se avesse baciata la mano della regina
+Maria Carolina.
+</p>
+
+<p>
+— Non vi fate stupore, mi disse sir Hamilton nel
+restituirmi la mano, e nel farmi un saluto; non vi
+stupirete se io vi dico che mi restano molte cose da
+fare per dar compimento ai progetti ch’io ho per domani;
+datemi quindi licenza di assentarmi, e vogliate
+intanto riserbarmi la serata che mi avete promessa.
+</p>
+
+<p>
+Io pure sentiva il bisogno d’esser sola per spiegarmi
+le diverse sensazioni che mi s’incalzavano
+nel cuore e più di tutto nella mente; feci quindi a
+sir William una riverenza con quella grazia che mai
+sapessi maggiore, e gli dissi che l’aspettavo per le
+otto della sera.
+</p>
+
+<p>
+Partito sir William, mi presi la testa fra le mani
+che sembrava mi volesse scoppiare. Fa egli mestieri
+che io mi diffonda sulla strana situazione in
+cui mi trovava, e ch’io ne sfogli, per così dire, i particolari
+agli occhi dei lettori?
+</p>
+
+<p>
+Non torna conto. Lord Greenville aveva indovinato,
+sir Hamilton era innamorato pazzo di me;
+egli mi lasciò ad un’ora del mattino stordito, inebbriato,
+abbagliato.
+</p>
+
+<p>
+Il dì seguente, sir William, essendosi procurata con
+denaro la dispensa delle pubblicazioni, fummo sposati
+da un ministro protestante, il quale andava debitore
+della sua cura a sir William, e la cerimonia
+ebbe luogo in una stanza dell’albergo ridotta a cappella,
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+senza alcun romore nè pompa coll’assistenza
+di nessun altro che i testimonii di obbligo.
+</p>
+
+<p>
+Compita la cerimonia il pastore ci rilasciò una
+per ciascuno la copia dell’atto di registro, perchè
+ne testimoniasse la validità.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta non era più una promessa di matrimonio,
+come quella di Lord Greenville, era un vero
+matrimonio segreto, ma valevole.
+</p>
+
+<p>
+La sera dello stesso giorno lasciammo Londra e
+ci avviammo per Napoli, avendo prima sir William
+dato, con una generosità veramente da principe, ordine
+agli affari di sir Carlo....
+</p>
+
+<p>
+Che Dio mi conceda ora la forza di scrivere la
+seconda parte di mia vita, con ugual senso di sentimento
+qual mi fu scorta nello scrivere la prima.
+Chè questa volta non è più su di me sola che voi
+fate gravitare li miei peccati, ma bensì su di un
+popolo intero.
+</p>
+
+<p>
+Amen!
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL VOLUME SECONDO.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="chapter">
+<div class="blockquote">
+<p>
+Questa forza che Lady Hamilton domandava a
+Dio non le fu concessa, avendo fatta la malattia
+rapidi progressi. Il racconto che comincia al terzo
+volume, e che va fino all’ultimo, è perciò affatto
+profano. Ma secondo noi non è che più curioso,
+perchè, raffrontato al primo, esso presenta questa
+Maddalena politica sotto i suoi due aspetti.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Nota dell’editore.</i>
+</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Quel ritratto è oggi nella galleria del Louvre.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76090 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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