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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76091 ***
+
+
+ MEMORIE
+ DI
+ EMMA LYONNA
+
+
+ DI
+ ALESSANDRO DUMAS
+
+
+ UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA.
+
+ Vol. III.
+
+
+
+ MILANO
+ G. DAELLI e C. EDITORI
+ MDCCCLXIV.
+
+
+
+
+ Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori.
+
+ STEREOTIPIA G. DASSI E C.
+
+ TIP. GUGLIELMINI.
+
+
+
+
+MEMORIE
+
+DI
+
+EMMA LYONNA
+
+
+
+
+I.
+
+
+Dopo aver percorso una parte della Francia, il Belgio, la Germania,
+ci fermammo a Vienna il tempo appena necessario a sir William per
+presentare i suoi omaggi all’imperatore Giuseppe II, avendo avuto
+l’onore d’essergli stato presentato quattr’anni prima, quando era
+venuto incognito a Napoli, senza seguito, sotto il nome di un semplice
+gentiluomo: poscia partimmo per Venezia, Ferrara, Bologna e Roma.
+
+A Roma sir William si decise di cominciare a farmi conoscere la società
+italiana. Le ricerche archeologiche l’avevano più volte condotto, non
+dirò nella metropoli del mondo cristiano, ma nella capitale dei Cesari,
+e v’era in intrinsechezza con le famiglie più distinte.
+
+Vi arrivammo al principio della primavera del 1788.
+
+Pio VI occupava da tredici anni il trono di San Pietro, e ne avea
+settantuno. Il bell’Angelo Braschi, che, quando venne nominato Papa,
+succedendo a Clemente XIV, avrebbe volentieri preso il nome di Formoso
+II, tanto era vago dell’incarnato gentile del suo volto e dei suoi
+belli capelli biondi, era sempre l’adoratore della propria bellezza. —
+Si raccontano le cose più ridicole sull’ammirazione che egli aveva di
+sè stesso.
+
+Le cattive lingue, — e ve ne sono dovunque, anche a Roma, — dicevano
+del resto che Sua Santità dovea una certa riconoscenza a quella grande
+bellezza, non essendo stata estranea all’alta sua fortuna, alla quale
+avea anche contribuito con tutto il suo potere il decano del sacro
+Collegio, il cardinale Ruffo, che amava, dicesi, il giovane prelato
+di un amore, a trovar l’eguale del quale bisogna ricorrere alla storia
+antica, e che può essere paragonato a quello di Socrate per Alcibiade.
+
+Quella bellezza che avea cominciato la sua fortuna la continuò, —
+parlo sempre, ben inteso, come le cattive lingue di Roma. — Angelo
+Braschi, avendo perduto il suo protettore, tentò di supplirvi con una
+protettrice, e si fece l’amante della ganza del cardinale Rezzonico,
+nipote del Papa, che lo fece nominare gran tesoriere, carica che il
+buon Ganganelli gli tolse nominandolo cardinale.
+
+È vero che Clemente XIV non poteva fare altrimenti; il cappello toccava
+di dritto ad ogni gran tesoriere della santa Sede che usciva di carica,
+giustamente o ingiustamente. Angelo Braschi non tralasciò per altro di
+ringraziare Ganganelli della dignità, alla quale avevalo promosso; ma
+il papa vuolsi che così ingenuamente gli rispondesse:
+
+— Vi ho fatto cardinale, perchè volevo dare il posto di tesoriere ad un
+uomo, la cui probità non fosse posta in dubbio.
+
+Il ringraziamento era degno del favore. Braschi non stimò opportuno di
+rinnovarlo pel motivo che glielo avea fatto accordare.
+
+Quando arrivammo a Roma, mi si presentò una bella occasione per vedere
+Sua Santità, il quale, come si sa, _incontra le signore_, ma non le
+riceve.
+
+Difatti, quando qualche illustre straniera o qualche nobile dama romana
+desidera di vedere il sovrano pontefice, fa domandare un tale favore a
+Sua Santità, che generalmente risponde che passeggerà nel tal giorno,
+alla tale ora, nel giardino del Quirinale, se d’estate, o in quello del
+Vaticano se d’inverno.
+
+La dama si trova nel giorno e nell’ora indicati, sulla via che percorre
+Sua Santità, e riceve la benedizione pontificale.
+
+Ma nella mia qualità di protestante io non poteva nemmeno sperare un
+tal favore, e però giunsi per un mezzo ancor più semplice, ad ottenere
+questo onore.
+
+I direttori del collegio della Propaganda avevano ottenuto che Sua
+Santità assistesse ad una delle loro dispute accademiche: niente dunque
+di più facile a sir William dell’ottenere due posti per la sua qualità
+di ambasciatore.
+
+Essendo que’ posti riservati, non fummo obbligati di attendere nè
+metterci in coda, ma arrivammo all’ora precisa.
+
+Appena seduti, un gran romore annunziò l’arrivo di Sua Santità.
+
+Confesso che aspettavo con grande curiosità: sarebbe difficile,
+davvero, di vedere un vecchio più bello di Pio VI. I suoi capelli
+biondi erano diventati bianchi, ma aveano serbato la loro ondulazione
+elegante; il viso era troppo fresco per essere esente da ogni
+preparazione, ma i denti erano belli e l’occhio di una vivacità
+considerevole.
+
+Forse in quel giorno l’occhio era più vivo ed il viso più colorito del
+solito. Circolava a bassa voce la diceria che Sua Santità avea dato
+poco prima in uno di quegl’impeti di collera, che erano il terrore di
+tutti quelli che lo circondavano, e che la causa più leggera bastava a
+fare scoppiare.
+
+Pio VI avea ordinato al suo sarto un abito nuovo per la solennità
+cui dovea assistere; ma una malaugurata piega nei calzoni turbava
+la regolarità delle forme di cui era tanto altiero. Egli rimproverò
+questo difetto di taglio al povero diavolo con una vivacità, che costui
+cercava mitigare con una umile scusa; ma la scusa, per quanto umile,
+fu respinta con un vigoroso schiaffo. — Lo spavento più che il male
+fe’ svenire il colpevole, il quale non rinvenne se non dopo un copioso
+salasso.
+
+La seduta incominciò: tutto andò a meraviglia sino ai due terzi di
+essa: ma a questo punto, credendo di far piacere al sovrano pontefice,
+provandogli quanto la Chiesa fosse estesa, giacchè avea sudditi fin
+sotto la zona torrida, i direttori introdussero un giovane negro del
+Congo, che cominciò un discorso che mi parve eloquentissimo, ma che fu
+interrotto fin dal principio dell’esordio dal santo padre che si alzò
+ed uscì, dando segni visibili di malcontento. Dopo qualche secondo,
+la causa del suo cattivo umore fu conosciuta: egli non aveva badato
+nè alla bellezza del discorso, nè al Congo, nè al grado di latitudine
+ov’era situato.
+
+Egli non avea veduto che un negro bruttissimo, la cui antipatica figura
+avea ferito la suscettibilità de’ suoi organi visivi, ed era uscito
+raccomandando che per l’avvenire non gli mettessero più sotto gli occhi
+siffatti mostri.
+
+Ecco quanto aveano guadagnato i direttori del collegio della Propaganda
+con la loro delicata cortesia.
+
+È vero che qualche mese prima, il 6 ottobre 1787, — la data era rimasta
+come quella di un giorno di festa, nella memoria di tutti quelli che
+circondavano Sua Santità, — la Provvidenza avea accordato a Pio VI una
+grande consolazione.
+
+La principessa duchessa, la signora Costanza Onesti avea dato alla
+luce un maschio. — Chiamasi in Roma principessa duchessa la moglie di
+quel nipote del papa che vien fatto da lui principe duca: gli altri
+generalmente son tutti cardinali.
+
+La principessa duchessa, vale a dire la moglie del duca principe
+Onesti Braschi, era cara per molte ragioni a Sua Santità, per quanto
+lo si assicura, prima perchè sua nipote aveva sposato il principe
+duca, poi come figlia dell’amante del cardinale Rezzonico di cui egli
+stesso, il bel pontefice, era stato amante, vale a dire la bella Giulia
+Falconieri. Molti dicevano che la principessa duchessa era molto più
+stretta parente del papa di quanto egli stesso fingeva di credere; e di
+fatti Pio VI rifiutava quanto poteva quella paternità, trattenuto dai
+suoi principii religiosi che non gli vietavano di commettere adulteri,
+ma che ripugnavano all’incesto.
+
+Nell’occasione di questo parto, vi furono grandi feste a Roma, e tutti
+i cardinali e prelati testimoniarono la loro gioia e la loro divozione
+a Sua Santità, colmando di doni la principessa duchessa.
+
+Suo marito, che trovai alle conversazioni della principessa Borghese,
+le meno noiose di tutte le riunioni di Roma, — da questa tristezza
+generale escludo però quella del vecchio cardinale di Bernis ove si
+rinviene tutta la scioltezza della Francia che egli rappresenta, — era
+un uomo piuttosto bello della persona, di forme e d’aspetto atletico,
+nato per essere principe duca nella piccola città di Cesena. Era d’una
+ignoranza patriarcale, ed a Roma, quando si vuol parlare di un uomo
+arrivato all’ultimo grado dell’idiotismo, si dice che è bestia come il
+principe duca.
+
+La prima volta che venne dalla principessa Borghese, dopo il suo arrivo
+da Cesena, gonfio ancora della sua qualità di principe duca, e della
+genealogia che un dotto romano avevagli scoperta, ebbe bisogno di un
+bicchier di acqua e lo chiese alla padrona di casa.
+
+Il principe duca era appoggiato al caminetto.
+
+— Tirate due volte il cordone che vi sta dietro, disse la principessa,
+ed avrete quanto desiderate.
+
+Il principe duca obbedì senza comprendere; ignorava l’uso de’
+campanelli, che del resto, inventati da madama di Maintenon, non
+datano, come si sa, che da un centinaio di anni. Fu dunque grande la
+sua meraviglia quando, appena tirato due volte il cordone, vide entrare
+il domestico con un vassoio di rinfreschi. Per soddisfare alla sua
+curiosità si dovette spiegargli il meccanismo dei campanelli, che, —
+rendiamo questa giustizia, — eccitò in grado tale la sua ammirazione
+che ne parlò per tutta la sera.
+
+La sua ammirazione, fu tale, che invece di ritirarsi a casa sua, si
+fece condurre al Vaticano, e risvegliò suo zio per farlo consapevole
+della scoperta che avea fatta.
+
+Il papa, che era coricato, tirò il campanello che pendeva accanto al
+letto, e disse al cameriere che accorse al romore:
+
+— Riconducete il principe duca, e prima di lasciarlo entrare a queste
+ore, informatevi se ciò che mi vuol dire val la pena di svegliarmi.
+
+Questa ignoranza si estende a tutto: una seconda volta lo incontrai
+dalla marchesa Bocca Paduli Gentili; si parlava di letteratura inglese
+e francese, di Shakespeare, di Ben Johnson, di Racine, di Corneille, di
+Molière.
+
+Il principe duca rimaneva a bocca aperta; non conosceva nessuno di
+questi signori, e li udiva nominare per la prima volta. Sir William, a
+proposito della tragedia _Maometto_ dedicata a Ganganelli, pronunziò il
+nome di Voltaire.
+
+— Ah! costui, esclamò il principe duca, saltando per la gioia sul suo
+seggiolone, lo conosco. È un frate tedesco che ha fatto molti torti
+alla Santa Chiesa.
+
+Il buon principe avea confuso Voltaire con Lutero.
+
+Del resto pareva che una fatalità attaccasse questo imbecille ai nostri
+passi. Il giorno dopo ci trovammo insieme a pranzo dall’ambasciatore di
+Vienna. Si parlava di Vienna e della galleria imperiale dei quadri.
+
+Il principe duca, preso da un bello entusiasmo artistico, esclamò:
+
+— S’io fossi a Vienna, passerei in quella galleria la mia vita, in
+contemplazione dinanzi alla _Notte_ del Correggio.
+
+Tutti si guardarono in faccia; tutti sapevamo che la _Notte_ del
+Correggio è stata acquistata da Augusto III, elettore di Sassonia, alla
+galleria di Modena, e che ora si trova a Dresda.
+
+Lord Hervey, duca di Bristol, vescovo di Derry in Irlanda, non volle
+lasciar passare, senza notarlo, un simile tratto d’ignoranza.
+
+— Affè, eccellenza, diss’egli, sono dolente di contraddire un uomo del
+vostro sapere, ma non esito punto ad affermarvi che siete in errore,
+e che il quadro, che vorreste a Vienna per contemplarlo a vostro
+bell’agio, non è a Vienna ma a Dresda.
+
+— Bene, gli rispose il principe duca, volete voi saperlo meglio di mio
+zio, che me lo ha detto, e che nella sua qualità di papa è infallibile?
+
+— Eccellenza, rispose lord Hervey, mi date una cattiva ragione; sono
+un vescovo protestante, e però non riconosco l’infallibilità di vostro
+zio.
+
+Ho accennato all’alterigia che sentiva il principe duca per la
+genealogia inventata espressamente per lui, e che lasciava indietro di
+molto quella inventata per il duca di Guisa dall’avvocato Nicola David,
+che lo faceva discendere da Carlomagno.
+
+Ecco il fatto.
+
+Angelo Bruschi è di famiglia povera ma nobile di Cesena. Sua sorella
+sposò un povero diavolo chiamato Onesti, negoziante, che non aveva la
+minima pretesa di salire nei cocchi del re di Francia.
+
+Ma quando il nipote del papa fu nominato principe duca, bisognava
+trovargli una prosapia degna del rango.
+
+Allora un genealogista lesse queste parole nella vita di S. Romualdo
+scritte in latino:
+
+ «_Romualdus ex honestis parentibus natus_.»
+
+Il genealogista afferrò l’occasione pe’ capelli; prese l’epiteto
+_honestis_ pel nome di famiglia del santo, e fece stampare l’anno
+dopo un’opera, con un gran lusso tipografico, in cui si provava che
+S. Romualdo era nato da una famiglia Onesti, di cui il nipote del papa
+discendeva in linea retta.
+
+In virtù di questa genealogia incontestata, come si comprende bene, il
+primogenito del principe duca, il bambino la cui nascita ha prodotto,
+il 6 ottobre ultimo, una gioia così grande alla corte di Roma, ha
+ricevuto da suo zio al fonte battesimale il nome di Romualdo.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Ho detto che le conversazioni romane erano molto noiose; avrei dovuto
+aggiungere per gli altri, perchè per me sono uno spettacolo talmente
+nuovo, che sono dilettevoli, anzi straordinarie.
+
+Le Romane sono belle di certo, ma più belle nel popolo che
+nell’aristocrazia: non è raro di trovare nelle trasteverine e nelle
+contadine dei dintorni di Roma, dei tipi che ricordano le Madonne di
+Raffaello; ma, ripeto, que’ tipi sono quasi tutti popolari.
+
+Delle nobiltà, le bellezze sono più rare, sicchè la mia apparizione ha
+fatto grande sensazione nelle sale di Roma.
+
+Fu quasi una rivoluzione fra i prelati ed i cardinali.
+
+Bisogna sapere prima, che cosa sia abitualmente una conversazione
+romana, quando un grande avvenimento come quello della mia presenza non
+vi porta il disordine e la confusione.
+
+Le conversazioni di Roma partecipano naturalmente dello spirito
+del governo e del sacerdozio; si passa il tempo in complimenti di
+etichetta, e se qualche volta si è interessato il cuore, lo spirito non
+lo è mai.
+
+Dovunque si resta impacciato; dovunque si trova la ritenutezza, la
+gaiezza non esiste nemmeno fra i giovani.
+
+La paura è in tutti i cuori, la diffidenza in tutti i volti, e invece
+di abbandonarsi a quell’espansione, come in Francia od in Inghilterra,
+si guarda, si osserva e si tace, perchè si ha paura. I forestieri
+non hanno simili paure, ma l’atmosfera gelata che li circonda li
+rende freddi: tutta la società somiglia ad un immenso pendolo, di cui
+sieno fermi i congegni e che tratto tratto riprendono a scosse i loro
+movimenti per poi fermarsi ancora. Per fortuna si giuoca e forte, ed
+io, quantunque buona giuocatrice, preferisco di studiare ciò che mi si
+presenta sotto gli occhi: per ritornare alle carte ho sempre tempo.
+Se la padrona di casa non gioca, s’impossessa di qualche eminenza o
+di un ministro, e discorre con lui finchè dura la serata: gli altri
+personaggi insigniti di una dignità qualunque fanno lo stesso, e questi
+colloqui a quattr’occhi per quanto siano numerosi, sono così serii e
+silenziosi, che in mezzo a cinquanta persone si sentirebbe una mosca
+a volare; l’immobilità di tutta quella gente mi ricorda quella dei
+senatori dell’antica Roma, seduti sulla loro sedia corule, aspettando
+la morte per mano dei Galli.
+
+Quando alla conversazione vi sono tre o quattro cardinali la cosa
+diventa molto incomoda per gli spettatori; queste illustrissime
+eminenze passeggiano continuamente, bisogna cedere loro il posto,
+salutarli profondamente quando vi passano per davanti, e guardarsi bene
+dal camminare sull’enorme coda del loro abito; i semplici prelati che
+li circondano camminano curvi come parentesi, ed applaudiscono ad ogni
+frase che l’eminenza si degna di lasciar cadere dalla sacra sua bocca.
+
+Il mio arrivo a Roma, e la mia presentazione nei loro circoli, ha
+rovesciato tutto. Le eminenze invece di passeggiare in lungo ed in
+largo, come l’ammalato immaginario di Molière, fanno circolo intorno
+a me; e siccome io parlo facilmente l’italiano e pochissimi parlano il
+francese e nessuno l’inglese, essi sono maravigliati di potermi fare i
+loro complimenti scipiti ed esagerati ad un tempo nella lingua dove il
+sì suona, come dice Dante.
+
+Uno dei più assidui a farmi la corte è il nostro lord Herney vescovo di
+Derry; e siccome egli mi parla in inglese, e se non ha dello spirito,
+ha della originalità nella sua conversazione, ridiamo alternativamente
+delle cose che diciamo; le eminenze e i monsignori sono molto
+imbarazzati.
+
+Fra tutte queste conversazioni, quella che trovai più aggradevole
+finora, è quella della principessa di Santa Croce. È vero che nel suo
+circolo intimo, ove grazie alla posizione di sir Hamilton sono stata
+ammessa, non si riceve che una società scelta composta quasi tutta dal
+corpo diplomatico.
+
+Avevo molto insistito per essere presentata alla principessa di S.
+Croce, sapendo che a dieci ore di sera si trovava alle sue piccole
+riunioni il cardinale di Bernis, e che desideravo di conoscere questo
+caro vecchio, di cui avevo letto le poesie, che egli chiama i suoi
+peccati di gioventù.
+
+Il cardinale di Bernis ha settantatrè anni, e non ha perduto nulla
+del suo spirito, direi quasi della sua giovinezza; egli porta qui
+il titolo di Protettore della Francia, dopo aver avuto parte alla
+diplomazia europea; si sa che ebbe assai presto gli ordini e prese il
+titolo di Abate; e venuto giovane a Parigi, si fece conoscere pei suoi
+versi galanti, piacque a madama di Pompadour, entrò nell’accademia a
+29 anni, e dopo la morte del cardinale Fleury fece una rapida fortuna,
+fu nominato ambasciatore a Vienna e divenne cardinale. Fu egli che,
+come ministro degli affari esteri, firmò il trattato d’alleanza con
+l’Austria, e durante la guerra dei sette anni, cadde in disgrazia per
+aver consigliato la pace contro l’avviso di madama Pompadour; ma madama
+di Pompadour essendo morta nel 1764, il cardinale di Bernis fu nominato
+arcivescovo di Alby, e cinque anni dopo ambasciatore a Roma; nei primi
+anni della sua residenza ebbe una parte brillantissima, e quantunque la
+Spagna avesse riacquistato a Roma la principale influenza, il cardinale
+per le sue qualità personali ha mantenuto la Francia in una buona
+posizione.
+
+Noi fummo tosto presentati a Sua Eminenza, che ci invitò a pranzo pel
+giorno dopo.
+
+Sapevamo già che il pranzo del cardinale di Bernis era eccellente, e
+che contra l’abitudine sparsa nel servidorame romano, i suoi domestici
+non vengono il giorno dopo a farsi pagare dai convitati il prezzo del
+pranzo del giorno prima. Il cardinale vive splendidamente, tiene corte
+bandita, basta essergli stato presentato una volta per aver sempre
+il suo posto a tavola. Queste spese giornaliere, le feste che dà, lo
+sciupo che si fa in casa sua lo conducono, per quanto lo si assicura,
+in rovina, tanto più che la famiglia incaricata dell’amministrazione
+dei suoi beni in Francia, inventa ogni anno per dispensarsi
+d’inviaglierne i frutti, ora la siccità, ora una inondazione; le
+riparazioni assorbono poi ciò che il flagello avea risparmiato.
+
+L’amabile vecchio mi raccontava tutto ciò ridendo e vezzeggiando
+con me, dicendo; per fortuna che ho 73 anni, e che mi resterà sempre
+qualche cosa per andare alla fine.
+
+Ahimè, il degno uomo s’ingannò; rivocato tre anni dopo per la sua
+opposizione alla rivoluzione francese, spogliato di tutta la sua
+fortuna, passò da una rendita di cento mila scudi romani ad una
+strettezza che sarebbe diventata la miseria, senza il soccorso che gli
+fece ottenere dalla Spagna il cavaliere d’Azara suo amico.
+
+Noi incontrammo dal cardinale questo degno spagnuolo, sulla cui onestà
+e cortesia non v’ha che una voce sola in Roma. Egli e la sua corte,
+quella di Carlo III, trovavasi in contegno momentaneamente freddo con
+Sua Santità a proposito di un piccolo raggiro che gli aveva teso, e di
+che, malgrado le sue istanze, non aveva potuto ottenere giustizia.
+
+Ognuno sa, che la società di Gesù fu cacciata nel 1767 dalla Spagna
+e da Napoli, e finalmente soppressa nel 1773 da Clemente XIV, che
+sopravvisse soltanto due anni a questa soppressione.
+
+Benchè il re Carlo III fosse adirato contro i buoni padri, per aver
+fatto spargere la voce all’epoca della sua nascita, che egli non era
+figlio di Filippo V, ma del cardinale Alberoni, la sua vendetta erasi
+limitata a cacciarli dai suoi stati e a farli cacciare da quelli di suo
+figlio Ferdinando; ma continuava a pagare le loro pensioni in buone
+piastre spagnuole, che erano apprezzate in Italia, e specialmente a
+Roma, ove la moneta è orribilmente falsificata.
+
+Ora un bastimento carico di piastre inviate dalla corte di Madrid era
+arrivato a Civitavecchia. Queste piastre erano destinate al pagamento
+delle pensioni degli esuli.
+
+Pio VI le fece depositare alla zecca.
+
+Una volta lì, invece di distribuire ai buoni padri questo denaro, al
+primo titolo che era destinato per loro, egli lo fece fondere, vi
+mischiò un quarto di lega, e fece battere paoli, papetti, testoni
+e carlini, e pagò i padri di Gesù con questa miserabile moneta,
+guadagnandovi sopra, come ci assicurò Ienkena il banchiere di sir
+William, più del 25 per cento.
+
+I gesuiti ebbero bellamente a reclamare, e così pure il signor Azara;
+ma non fu loro resa giustizia tanto che inviarono una supplica al re
+Carlo III, pregandolo di farli pagare d’ora innanzi direttamente per
+mano dell’ambasciatore.
+
+Ma ciò è nulla in confronto di ciò che si racconta sui mezzi impiegati
+da Sua Santità per procurarsi del denaro, o piuttosto per aumentare la
+fortuna del principe duca e del cardinale Onesti suoi nipoti: tant’era
+Sua Santità roso fino alle ossa dalla cancrena del nipotismo.
+
+Si è al punto che Sua Santità, malgrado il suo potere temporale
+e spirituale, è in procinto di perdere un processo, che avrebbe
+guadagnato se non fosse che ingiusto.
+
+Per sventura è iniquo.
+
+Ecco il fatto.
+
+Vi era a Roma un facchino dei dintorni di Milano, che col suo lavoro,
+un vero lavoro da facchino, avea radunato la somma favolosa di 800,000
+scudi romani, 4,400,000 lire di Francia.
+
+Questo facchino si chiamava Lepri.
+
+Aveva tre figli, Amasi, Giuseppe e Giovanni.
+
+Ripartì la sua fortuna fra loro tre, mettendo per condizione che la
+eredità di ciascun fratello che morisse senza figli maschi sarebbesi
+accumulata a vantaggio degli altri.
+
+Giovanni, il maggiore, morì senza figli poco dopo suo padre; Giuseppe,
+il secondo, morì lasciando una figlia per nome Anna Maria; rimaneva il
+terzo, Amasi, che erasi fatto prete, e per conseguenza non poteva esser
+nel caso d’aver figli maschi.
+
+Giustizia avrebbe voluto che tutta la fortuna ritornasse alla figlia,
+anche l’eredità del prete, perchè essa era sua nipote, e che nessuno
+dei defunti avea lasciato figli maschi.
+
+Al contrario il prete pretendeva che tutto veniva a lui e s’impossessò
+diffatti di tutta la fortuna in detrimento di Anna Maria, di cui egli
+non amava la madre.
+
+Anna Maria intentò un processo a suo zio.
+
+Allora il prete, abusando delle sua influenza, subornò i testimoni, ai
+quali fece deporre che Anna Maria non era legittima.
+
+Questa frode non ebbe altro risultato che di sollevare contro di lui la
+coscienza pubblica.
+
+Il processo giunse alle orecchie di Sua Santità, che fiutò un buon
+affare, ed incaricò un certo Nardini di andare ad offrire ad Amasi
+il cappello cardinalizio ed una rendita di cui si discuterebbe
+l’ammontare; si fece osservare ad Amasi che questa fortuna, essendo
+stata guadagnata interamente da suo padre negli stati di Sua Santità,
+era giustizia, che meno la porzione che gli sarebbe attribuita,
+ritornasse a Sua Santità.
+
+Amasi scorse in questa offerta un mezzo per soddisfare ad un tempo il
+suo orgoglio ed il suo odio: fece al papa una donazione di tutti i suoi
+beni, riportandosi alla sua generosità per il compenso.
+
+Il papa mise immediatamente il principe duca in possesso di questa
+fortuna; ma dimenticò di dare la rendita ed il cappello promesso ad
+Amasi.
+
+Amasi reclamò, ma inutilmente.
+
+Allora preso dal rimorso di aver fatto gratuitamente una cattiva
+azione, fece un testamento nel quale dichiarò che la donazione che
+aveva fatto a Sua Santità, era il risultato della frode e dei cattivi
+consigli, aggiungendo che egli aveva ceduto specialmente all’odio che
+portava alla cognata, di cui implorava il perdono, confessando il suo
+delitto e rivocando la donazione.
+
+Nardini, l’agente di Sua Santità, cui senza dubbio erasi dimenticato
+di pagar la sua mediazione, si unì ad Amasi, dichiarando che si
+pentiva di aver prestato il suo ufficio a Pio VI per compire un’azione
+abbominevole.
+
+Il testamento di Amasi e la confessione di Nardini furono tosto
+pubblicati; un mormorio scoppiava da tutte le parti; ma il papa si
+accontentò di rispondere, che la munificenza di Amasi era un miracolo
+di San Pietro, e che non spettava a lui di opporsi alla benevolenza,
+che il Santo conservava pei suoi successori.
+
+All’epoca in cui era avvenuto il fatto, il papa avea sessantun anni.
+Anna Maria e sua madre si limitarono di ottenere un consulto dei
+migliori avvocati di Roma, salvo ad aspettare la di lui morte, onde
+tentare il processo non già al papa ma al principe duca.
+
+Questa risoluzione spaventò Pio VI, lui morto non sarebbe più là a far
+preponderare con tutto il suo potere il disco della bilancia, che una
+vecchia tradizione mitologica mise nella mano della giustizia.
+
+Egli forzò dunque la pupilla a far valere i suoi dritti ed a
+intentargli un processo; ma l’interesse che ispirò la povera fanciulla
+che egli voleva spogliare divenne così generale, — tanto era evidente
+l’ingiustizia contro cui reclamava, — che i giudici avvisarono Sua
+Santità che non potrebbero fare altrimenti che conchiudere contro di
+lui, consigliandogli di entrare in trattative.
+
+Il papa, in conseguenza di ciò, fece delle offerte ad Anna Maria. La
+cosa rimase là, e si dice che Anna Maria accetterà la metà dei beni di
+suo avo, e lascerà l’altra metà al principe duca, che in tal maniera
+sopra 4,400,000 lire s’intascherebbe due milioni e ducento mila lire.
+
+Se questo non è forse un togliersi onorevolmente d’impaccio, è però un
+togliersi fortunatamente.
+
+
+
+
+III.
+
+
+S’intende che la mia passione pel teatro m’indusse, appena giunta
+a Roma, a pregare sir William di condurmi a qualche spettacolo
+drammatico. La mia curiosità era vieppiù eccitata dall’aver udito
+narrare che si ha qui la usanza di far rappresentare da’ giovanetti le
+parti di donna.
+
+Non so se si possono chiamar giovanetti gli esseri anfibî, cui son
+affidate le parti di donna. I Greci, adoratori ardenti della bellezza,
+inventarono l’ermafrodito, riunione di tutto ciò che è bellezza de’ due
+sessi, e che era ad un tempo Ebe e Ganimede.
+
+I Romani hanno inventato un essere a parte, che non è dell’uno nè
+dell’altro sesso, e che non è nè Ebe nè Ganimede.
+
+Per questi strani esseri i prelati romani fanno in ogni età le stesse
+pazzie che i nostri giovani _gentlemen_ fanno a Londra ed a Parigi per
+le donne da teatro.
+
+Sir William mi condusse al teatro Valle: vi si rappresentava l’_Armida_
+di Gluck, e la parte d’Armida era sostenuta da un giovane cantante, che
+godeva allora di tutto il favore della prelatura romana.
+
+Quando entrò in iscena, — e confesso che se non fossi stata avvertita
+avrei giurato che era una donna, anzi una bella donna, — prima che
+avesse emesso una sola nota, tutto il teatro ruppe in applausi. Gravi
+prelati, vecchi cardinali, il cui rigido aspetto m’aveva colpita,
+mi parvero voler svenire di giubilo nel momento che quel... — non so
+veramente come dire, — quell’_oggetto_ uscì dalle quinte.
+
+Il suo trionfo fu completo.
+
+Avevamo nel palco il cardinal Braschi Onesti, fratello minore del
+principe duca: riavutosi da un lungo malore, che aveva messo Roma
+in lutto, aveva pensato che una passione per quel novello Sporo
+non avrebbe nulla di pericoloso per un convalescente. Ci narrò,
+pavoneggiandosi, che il morbo, di cui era stato afflitto, era stato
+prodotto da un rifinimento completo di forze venutogli dopo un’orgia,
+in cui aveva scommesso di tener testa a cinque de’ più grandi beoni ed
+alle cinque più belle cortigiane di Venezia.
+
+Era stato in pericolo di morte, ma aveva guadagnato la scommessa.
+
+Il cardinal Braschi Onesti era uno de’ più assidui adoratori della
+meraviglia in voga, ed offrì al cavalier Hamilton di condurlo nel palco
+della bizzarra
+
+Armida, e di farlo assistere alla toeletta della maga, che mutava
+vestito fra il secondo ed il terz’atto.
+
+Gli chiesi se le dame solevano andarvi.
+
+Mi rispose che non era l’usanza, ma che certo, come forestiera,
+sarei perfettamente accolta dal signor Veluti, — era il suo nome; —
+soprattutto se volessi accondiscendere a fargli qualche complimento,
+chè, del resto, il signor Veluti adorava le belle donne.
+
+Il cardinale ci fece aprire la porta del teatro. Traversammo il
+palcoscenico e penetrammo nel corridoio che menava al suo camerino.
+
+V’era folla all’uscio; il corridoio era ingombro.
+
+Ma alla vista del cardinal nipote, la calca s’aprì, gli adoratori
+secondari si ricantucciarono al muro, e ci lasciarono passare.
+
+Entrammo in un camerino tutto parato di raso cilestrino, che poteva per
+l’eleganza gareggiare col gabinetto d’una damina.
+
+L’idolo era innanzi all’ara, cioè innanzi alla toletta: accolse il
+cardinal nipote col più seducente sorriso, e gli chiese come osasse
+presentarglisi, senza portargli un mazzolino o un cartoccio di
+confetti.
+
+Il cardinal Braschi Onesti si cavò dal dito mignolo un anello del
+valore d’un migliaio di scudi romani e lo passò all’indice del signor
+Veluti, pregandolo d’accettar invece quella gemma. Venuto al teatro con
+l’ambasciadore e l’ambasciatrice d’Inghilterra, non era certo di poter
+andare a riverirlo; ma, avendo sir William Hamilton e Lady Hamilton
+bramato veder il gran cantante che avevano applaudito, egli aveva
+colto quell’occasione per andargli a dir l’immenso diletto che aveva
+risentito durante il primo atto d’_Armida_, e ci presentò il signor
+Veluti, che si degnò far a sir William Hamilton l’onore di dargli la
+sua mano a baciare ed a me quello d’invitarmi a sedere.
+
+Sia che l’esser forestieri fosse per noi una raccomandazione, sia che
+fosse lusingato dal ricever la visita dell’ambasciadore d’una potenza
+straniera di prim’ordine, il signor Veluti fu per noi amabilissimo,
+mi fece gli occhietti teneri, e ci disse che, ove lo permettessimo, si
+terrebbe fortunato di renderci la visita.
+
+Ci guardammo bene dal rifiutar un tanto onore.
+
+Poscia, occupandosi particolarmente di me, mi pregò di dirgli il nome
+della pomata con cui mi ungevo le labbra, e del liquore con cui mi
+rinettavo i denti.
+
+Gli risposi, che mai pe’ denti m’ero servita di altro che d’acqua pura,
+e che le mie labbra erano naturalmente del colore ch’egli le vedeva.
+
+Il signor Veluti gridò impossibile un tanto miracolo; prese il lume e
+mi chiese licenza di guardarmi da vicino le labbra ed i denti, disamina
+a cui mi prestai con la maggior possibile cortesia, e dopo la quale il
+signor Veluti esclamò che ero la più bella donna che avesse mai veduta.
+
+Poscia, pensando con questo elogio avermi pagato il suo tributo
+d’ospitalità, si rimise alla toletta, vezzeggiandosi co’ suoi
+adoratori, e tratto tratto dicendo qualche amena facezia, subito
+applaudita dagli astanti.
+
+Era curioso di veder l’affaccendarsi di quelle persone, appartenenti
+tutte, o quasi tutte almeno all’alta prelatura per ottenere uno
+sguardo, un sorriso, una parola dalla falsa Armida. Uno teneva pronta
+la corona di rose; l’altro la verga magica; questi il velo, che doveva
+non coprire ma lasciar trasparire i suoi vezzi; quegli la mantellina,
+che doveva preservar quella voce celeste dalle correnti d’aria che
+avrebbero potuto offenderla. Io era presente; guardavo, ascoltavo,
+udivo, mi pareva sognare; sorridevo macchinalmente a que’ segni di
+rispetto, dati, da uomini creduti dal popolo venerabili, a quell’idolo,
+che aggiungeva un nuovo incredibile nume allo stuolo innumerevole di
+false divinità, raccolte nel Panteon delle eresie umane.
+
+Venne il momento d’entrar in iscena; il campanello del buttafori si fe’
+sentire pel volgo degli artisti; ma pel signore o la signora Veluti,
+— come, vorrete, — l’invito fu fatto a viva voce, con tutti i segni
+d’ossequio dimostrati ad una vera regina.
+
+La bella Armida non si scusò se non con me sola della sua assenza
+forzata; poscia, toccandomi con la verghetta:
+
+— Non posso farvi più bella che non siete, mi disse; ma posso fare per
+voi ciò che la sibilla di Cuma, che andate a visitare, aveva obliato di
+domandar ad Apollo di fare per essa. Posso con la mia arte magica far
+che restiate bella eternamente.
+
+Poi, pronunziando alcune parole, che avevano la pretesa di esser
+cabalistiche, la maga mi fece un inchino femminile e s’allontanò,
+dondolandosi e solfeggiando note, alla cui nettezza e finezza debbo
+dire che nulla potevasi riprendere.
+
+Uscii muta di stupore e tornai nel palco, posto tanto vicino al teatro
+da poter io esser riconosciuta dal signor o dalla signora Veluti, che
+ebbe la bontà, durante tutto il resto della serata, di darmi segni
+della sua attenzione, sia volgendomi i suoi più difficili trilli, sia
+ferendomi de’ suoi sguardi più assassini.
+
+Il domani ricevetti la visita del conte di Bristol, al quale narrai gli
+avvenimenti favolosi del giorno innanzi. Si mise a ridere, e mi riferì
+che a Roma esisteva nell’alta prelatura un ottavo peccato capitale,
+detto il _peccato nobile:_ i prelati protestavano contro quest’accusa,
+ma con tanta debolezza, tanta indolenza, con fatuità tanto strana, che
+mostravano compiacersi più che dispiacersi dell’accusa.
+
+È vero che con lui, inglese e vescovo protestante, si stavano sul
+sostenuto, ma ciò non toglieva che monsignor Bristol non avesse
+su questo punto dei costumi romani i particolari più curiosi e più
+incredibili.
+
+Qualunque fosse la mia curiosità di rivedere da vicino ed in piena
+luce il signore o la signora Veluti, non permisi che il moderno
+Sporo entrasse in casa mia quando, alle cinque del pomeriggio, si
+presentò all’uscio in un elegante abito d’abate: gli feci rispondere
+che i preparativi della partenza mi obbligavano a sospendere ogni
+ricevimento.
+
+Ma la notte stessa, che precedè quella partenza accadde un fatto
+curioso, che darà un concetto della polizia di Roma e della giustizia
+di Pio VI.
+
+A cinquanta passi da noi, sulla piazza di Spagna, un furto era stato
+tentato alle due dopo la mezzanotte, a danno d’un tal Rovaglio,
+orologiaro del Vaticano. L’orologiajo, suo figlio e due servi s’erano
+difesi; uno de’ ladri era rimasto sul luogo, e l’altro era stato
+trovato spirante al canto di via del Babbuino.
+
+Il domani si seppero i seguenti particolari, e come Rovaglio s’era
+fatto giustizia da sè.
+
+Non era la prima volta che i ladri tentavano introdursi nel magazzino
+di Rovaglio, che sapevasi riccamente fornito d’orologi e gioielli:
+due volte già aveva respinto, strepitando dentro il magazzino, due
+tentativi di rottura.
+
+Ogni volta era andato ad avvertire la polizia; ma il prelato Busca,
+incaricato del ripartimento della Pubblica Sicurezza, aveva risposto
+con belle parole, ma senza far nulla contro i ladri.
+
+Vedendosi così abbandonato dall’amministrazione che avrebbe dovuto
+proteggerlo, Rovaglio, andando un giorno a dar corda agli orologi
+del Vaticano, incontrò il Santo Padre e gli narrò tutto, chiedendogli
+soccorso contro gl’industrianti, che volevano a mano armata prender
+parte al suo commercio.
+
+— Mio caro Rovaglio, gli rispose il papa, duolmi profondamente il
+fatto vostro; ma non vi posso nulla; giacchè monsignor Busca non vuol
+proteggervi, non lo posso obbligare; ma proteggetevi da per voi.
+
+— Come, Santità? chiese Rovaglio.
+
+— Appiattatevi co’ vostri figli e co’ servitori, con fucili, pistole
+e tromboni, sia nel magazzino, sia fuori, e quando que’ furfanti
+torneranno per derubarvi, fate fuoco: tanti ne ucciderete, tante
+assoluzioni vi do anticipatamente.
+
+Rovaglio aveva seguito il consiglio del papa, s’era protetto da sè
+stesso, ed aveva ucciso due banditi.
+
+Il papa gli tenne fede, e pubblicamente gli diè l’assoluzione di que’
+due delitti.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Non posso lasciar Roma senza fare qualche osservazione sugli uomini
+e sugli avvenimenti; la differenza dei nostri costumi settentrionali
+con quelli del mezzogiorno si impresse tanto profondamente nella mia
+memoria, che, dopo trent’anni, il ritratto degli uomini ed il racconto
+degli avvenimenti si presenta spontaneo sotto la mia penna, e così
+somigliante e fedele, come se avessi scritto, passando da Roma nel
+1788, le pagine che seguono.
+
+Ciò che mi colpì prima di tutto arrivando a Roma fu la differenza dei
+prezzi d’ogni cosa; una cittadina costa a Londra una ghinea al giorno,
+a Parigi diciotto lire, a Roma sette od otto.
+
+La stessa proporzione vale anche per gli alberghi; a Londra un
+appartamento appena conveniente costa una ghinea al giorno, a Parigi
+quindici lire, ed a Roma appena dieci.
+
+Ciò che costa caro a Roma non è nè la vettura, nè l’alloggio, nemmeno
+il vitto, è vero però che si mangia assai male; ma è la _buona mano_,
+vale a dire le mance; qui non si può fare una visita ad un nobile
+cardinale o prelato senza che i domestici in corpo non si presentino da
+voi il giorno dopo per chiedere le loro mance; un arcivescovo di Vienna
+aveva incaricato sir William di far ricapitare un piego al cardinale
+Buoncompagni. Sir William, che non aveva nessun motivo di vedere
+questo prelato, quantunque fosse il fratello del principe regnante di
+Piombino, fece consegnare dal suo cameriere il piego alla porta del
+suo palazzo, mentre passava per la via. Il giorno dopo un mascalzone
+vestito della livrea del cardinale venne ad augurare il buon giorno a
+sir William da parte del suo padrone e sua chiedendogli la buona mano.
+
+Sir William gli rispose che non avea fatto per nulla una visita
+al cardinal Buoncompagni, ma per pura compiacenza gli aveva fatto
+consegnare il piego di cui erasi incaricato, e che per conseguenza
+spettava invece al cardinale Buoncompagni di dare la buona mano al suo
+cameriere, anzichè a sir Hamilton di dare la mancia al domestico del
+cardinale.
+
+Ma quegli insistette, sir William gli fece chiudere la porta sul naso.
+
+Il banchiere di sir William Hamilton a Roma è un uomo troppo
+straordinario, perchè io non ne dica qualche parola alla sfuggita.
+
+Egli si chiamava Tommaso Ienkens, era di nazione inglese, ed avea
+incominciato a studiare la pittura ma accorgendosi che sarebbe rimasto
+sempre un artista mediocre, si accontentò, esercitando sempre la
+professione di banchiere, di essere un abile conoscitore assai versato
+nella teoria di tutto ciò che concerne la pittura ed il disegno; era
+pure un distinto archeologo, i cui giudizii erano considerati quasi
+come infallibili in materia di cammei e di pietre incise. L’antichità
+gli era famigliarissima, e nessuno meglio di lui poteva dare una
+spiegazione ragionata di un basso rilievo, di una statua, di un busto,
+per quanto fosse mutilato o guasto l’oggetto d’arte pel suo soggiorno
+nella terra, o dallo strumento dell’operaio che lo avea disseppellito;
+per terminare il suo elogio dirò che egli era soventi volte consultato
+dal cardinale Alessandro Albani, che non bisogna confondere col
+cardinale Francesco, dal celebre Winkelmann autore della storia
+dell’arte presso gli antichi, dall’illustre Raffaele Mengs, uno dei
+migliori pittori della scuola moderna morto or son dieci anni.
+
+Questa riunione del commercio di statue, cammei, medaglie con quello di
+banchiere, ha reso Ienkens uno dei capitalisti più ricchi di Roma.
+
+Sir William prese da lui, non soltanto il denaro che gli abbisognava
+per continuare il viaggio, ma comperò due o tre anelli dei più belli, e
+dei cammei dei più preziosi di cui mi fece dono. Allora testimone della
+maniera con cui Ienkens vendette quel ricordo, mi si impresse nella
+mente la cosa in modo incancellabile.
+
+Se si vuole comperare da lui una medaglia, Ienkens comincia a farvi la
+storia di ciò che rappresenta, e con un elogio pomposo espresso colla
+più grande passione, vanta la rarità e la singolarità dell’oggetto
+che voi desiderate, con che egli si permette di dimandare un prezzo
+considerevole. Poi se contro la sua aspettazione voi gli dite il prezzo
+richiesto, comincia a sospirare, a versare delle lagrime, e finisce
+col singhiozzare; un padre che si vedesse togliere la sua unica figlia
+da un marito che parte per gli antipodi, non esprimerebbe un dolore
+più vivo. Io era presente quando sir William acquistò i gioielli che
+destinava per me, e confesso che egli ne era commosso alle lagrime.
+
+Mylord, diss’egli a sir William, che quantunque cavaliere avea soltanto
+diritto al titolo di sir, se vi pentiste una volta dal negozio che
+avete fatto adesso, riportatemi quegli anelli e quei cammei e le
+medaglie, che mi troverete pronto a rendervi il prezzo integrale;
+riportandomi quegli oggetti inestimabili, voi mi ridonate tutta la
+felicità e la consolazione dei miei giorni.
+
+Ed è strano che preso talvolta in parola, Ienkens non ha mai mancato
+di mantenerla e di restituire integralmente il denaro che aveva preso
+esprimendo la gioia più viva di ritornare in possesso dell’oggetto
+rimpianto.
+
+Fosse calcolo, oppure vera passione da archeologo, che come Cardillas
+non può separarsi dal suo tesoro, la fedeltà di Ienkens nel mantenere
+la sua parola assicurava sempre il compratore che non credeva mai
+di pagare una cosa dippiù del suo valore, dal momento che sapeva che
+riportandola al venditore gli veniva rimborsato il prezzo a vista.
+
+Io ho una certa pretesa di esprimere colla mia fisionomia le differenti
+impressioni dell’animo; ma confesso, che se invece di sentire un vero
+dolore, separandosi dai suoi cammei e dalle sue medaglie, Ienkens
+rappresentava una commedia studiata, mi lasciava molto indietro da lui
+nell’arte del ridere e di versare lagrime.
+
+Noi venimmo un’altra volta di passaggio a Roma, ma senza fare più
+intima conoscenza con lui. Credo questo il momento di presentare ai
+miei lettori un prelato, che più tardi ebbe una parte così importante
+alla Corte di Napoli. Voglio parlare del gran tesoriere di Sua Santità
+monsignor Fabrizio Ruffo.
+
+Monsignor Fabrizio Ruffo era il nipote del cardinal Ruffo, decano
+dal Sacro Collegio, che spinse non senza cattivi fini sulla grande
+amicizia che gli professava, il bel Angelo Braschi nella carriera della
+prelatura.
+
+Rendiamo questa giustizia a Sua Santità, che conservò sul trono di S.
+Pietro una riconoscenza così grande a chi gli avea facilitato la via,
+che la prima sua cura, essendo diventato papa, fu di dare al nipote del
+cardinale defunto lo stesso posto che egli Braschi aveva in addietro
+ricevuto da Rezzonico colla protezione della bella Giulia Falconieri.
+
+Nominò il giovane Fabrizio Ruffo gran tesoriere, carica che dal momento
+che ne esce dà diritto al cappello di cardinale.
+
+Monsignor Ruffo passava in Roma per un uomo di grande ingegno, e che
+non era straniero nell’arte dei Folard e dei Montecuccoli; egli aveva
+pure l’abitudine di dire che, se egli fosse nato al tempo dei Lavalette
+e dei Richelieu, avrebbe portato più spesso l’elmo e la corazza che il
+berretto e la mantellina di porpora.
+
+Monsignore Ruffo, grande amatore del bel sesso, pel quale non
+dissimulava punto le sue tendenze, teneva al contrario in grande
+disprezzo i cantori-cantatrici, ossia le cantatrici-cantori.
+
+Quando eravamo allora a Roma, egli facea la corte più assidua ad una
+signora Lepri, parente di quell’Anna Maria, di cui abbiamo raccontato
+la persecuzione; e poichè egli non nascondea nulla, i suoi amori erano
+noti a tutti; ciò gli valse l’onore di essere celebrato nei versi
+satirici, il cui autore, il gazzettiere di Firenze, è stato punito con
+una lunga sospensione.
+
+Dopo il famoso satirico condannato alle galere da Sisto V non erasi
+veduto l’esempio di tanto rigore.
+
+E poichè ho fatto allusione ad un aneddoto molto conosciuto a Roma, ma
+molto ignorato altrove, forse gli è bene, come quadro di costumi, che
+io giri una parentesi e che lo racconti.
+
+Sotto il pontificato di Sisto V un poeta, nominato Marera, fece una
+satira contro alcuni alti funzionari, i quali se ne lagnarono al papa.
+Costui severo, ma equo giustiziere, mandò pel poeta, e l’interrogò
+sul motivo che aveva di permettersi un simile libello; dopo molte
+spiegazioni che non soddisfecero che mediocremente Sua Santità,
+quantunque gli avessero attirato parecchie volte il sorriso sulle
+labbra, gli chiese come avesse potuto designare sotto il suo nome
+e come cortigiana una donna, il cui nome al contrario era quasi un
+simbolo di virtù.
+
+— Avete motivo di lagnarvi di lei? gli chiese Sisto V.
+
+— No, Santo Padre, rispose il poeta, per nulla affatto.
+
+— Ma allora, perchè l’avete avvilita colle vostre calunnie?
+
+— Avevo bisogno di una regina, ed il suo nome me la diede.
+
+Sisto V si morse le labbra.
+
+— E voi, signor Poeta? come vi chiamate voi? dimandò egli.
+
+— Marera, per servire Vostra Santità, rispose il poeta.
+
+Ebbene, farò io dei versi; e poichè il vostro nome mi fornisce una
+rima, provo a rimare così:
+
+ Vi sta ben signor Marera
+ Di far versi alla galera.
+
+La sentenza pronunciata dal papa ebbe il suo effetto, ed a tutte le
+sollecitazioni che furono fatte in favore del colpevole, Sua Santità
+rispose:
+
+— Per mia fè, rime e ragioni vanno tanto difficilmente d’accordo,
+che per una volta che vanno d’accordo, è bene che l’avvenimento sia
+constatato e faccia epoca.
+
+Ed il signor Marera andò a rimare nelle galere di Civitavecchia, ove
+morì, lasciando due volumi di poesie inedite, che furono perdute per la
+posterità, nessun editore avendo avuto l’ardire di pubblicarle.
+
+Il giorno prima della nostra partenza, sortendo dal teatro Valle,
+la sera essendo ancor lungi dall’essere terminata, siamo stati a
+presentare i nostri complimenti d’addio al caro cardinale di Bernis,
+che Voltaire avea battezzato col nome di _Babes la Bouquetière_.
+
+Vi abbiamo trovato il conte di Bristol, vescovo di Derry, che vi veniva
+colla stessa intenzione.
+
+— Vostra altezza lascia dunque Roma? domandai io a questo singolare
+prelato, la cui originalità mi aveva colpito.
+
+— Eh mio Dio, sicuramente, mia bella compatriota, la grazia mi ha
+illuminato.
+
+— Quando parte vostra altezza?
+
+— Dimani.
+
+— Per qual paese? senza indiscrezione.
+
+— Lo saprete dimani.
+
+Il giorno appresso venne da noi dopo la nostra colazione, domandò un
+colloquio a sir William.
+
+Sir William entrò con lui nel gabinetto.
+
+Cinque minuti dopo ne uscì ridendo, traendolo per mano.
+
+Cara Emma, diss’egli, ecco milord Hervey che pretende di essere
+diventato ad un tratto talmente innamorato di voi, che non saprebbe
+separarsi dalla vostra cara persona senza morirne di dolore. — Egli
+ci chiede in conseguenza il permesso di accompagnarci a Napoli; ed
+io, presumendo che non vogliate la morte di uno dei nostri pari più
+illustri e di uno dei più alti dignitari della nostra chiesa, ho
+annuito per mio conto alle sue preghiere. E sua altezza non attende
+altro che il vostro consenso per essere il più altiero degli uomini ed
+il più felice de’ vescovi.
+
+Siccome i 78 anni di monsignore di Bristol non mi facevano una grande
+paura, non credetti per una dimanda così innocente di mettermi in
+opposizione per la prima volta con sir William Hamilton.
+
+Diedi la mano a monsignor di Bristol che la baciò con dimostrazioni
+di gioia la più viva, e fu convenuto che da questo momento egli era
+addetto all’ambasciata d’Inghilterra col titolo di cavalier servente.
+
+
+
+
+V.
+
+
+Partimmo da Roma con due vetture da posta ed un forgone, e prendemmo la
+via di terra a rischio d’essere svaligiati: ma debbo dire per verità
+che avevamo nei sei domestici del conte di Bristol ed i due nostri,
+tutti inglesi forti e coraggiosi, una scorta bastevole a difenderci.
+
+Per me specialmente, che ho sempre avuto il desiderio di accrescere il
+circolo delle mie povere conoscenze, era un gran piacere il viaggiare
+con sir William Hamilton.
+
+Sir William Hamilton, molto istruito nelle cose di antichità, aveva
+passato tutta la sua scienza al vaglio di una sana critica, di maniera
+che quando vi raccontava un fatto, vi citava una data, vi descriveva un
+monumento, potevate credere ad occhi chiusi a tutto ciò che vi diceva.
+
+Uscimmo da Roma per la via Appia, l’antica porta Capena, lasciando alla
+sinistra nostra la valle d’Egeria, il circo di Caracalla, la tomba di
+Cecilia Metella, ed alla nostra diritta le catacombe di S. Sebastiano
+ed i monumenti della famiglia Aurelia.
+
+Sir William fece fermare le nostre vetture davanti alla tomba della
+figlia di Metello il Cretico, ove riposano le ceneri di questa giovane
+ed intelligente donna, che aveva vissuto nei bei tempi di Roma, che
+aveva conosciuto Cesare, Pompeo, Cicerone, Clodio, Catullo, Ortensio,
+Lucullo, Catone, e li avea adunati forse un giorno intorno al suo
+focolare, prima che fossero separati dagli odii irreconciliabili della
+guerra civile.
+
+Malgrado i settantadue anni del mio cavalier servente, il conte di
+Bristol discese, e volle assolutamente salire fino in cima alla tomba
+di Cecilia Metella per cogliermi un ramo di melograno selvatico Che
+talliva in quelle rovine.
+
+Arrivando ad acqua Ferentina sir William ci fece vedere il luogo dove
+Clodio era stato ferito mortalmente dai gladiatori di Milone.
+
+Arrivati a Genzano, lasciammo per un istante le nostre vetture, ed
+accompagnati da quattro delle nostre guardie del corpo colla carabina
+in ispalla, salimmo fino al lago di Nemi, uno dei laghi più simpatici
+della campagna romana, che il monte Gentili separa dalle rovine
+invisibili di Alba Lunga.
+
+Il conte di Bristol, cui il suo amore per me sembrava aver reso le sue
+gambe di vent’anni, non ci lasciava nemmeno un minuto, camminandoci a
+fianco quando non ci precedeva.
+
+L’escursione durò un’ora circa: riprendemmo posto nelle vetture, e per
+una china assai rapida ci dirigemmo verso le paludi Pontine, che Pio
+VI si occupava di prosciugare, non già pel bene pubblico, nè per la
+salubrità di Roma; ma per aumentare i dominj territoriali di suo nipote
+il principe duca.
+
+A metà di questa discesa noi incontrammo un cocchio, che da lontano
+avevamo riconosciuto come appartenente a qualche sommità della Chiesa.
+— Nel passargli vicino riconoscemmo monsignor Ruffo.
+
+Egli ci fece fermare per chiederci se potessimo dare un bicchier
+d’acqua fresca ad un infelice colpito dalle terribili febbri delle
+paludi Pontine, che egli conduceva a Roma nella sua carrozza: egli
+l’aveva trovato coricato a piedi di un albero, l’aveva preso sulle sue
+spalle, e postolo nella carrozza, lo conduceva a Roma per farlo curare.
+
+Nella sua qualità di gran tesoriere, il cardinale Ruffo andava sovente
+a visitare i lavori che Pio VI faceva eseguire, e a pagare gli operai.
+
+Era in una di queste corse che ebbe l’occasione di fare la buona azione
+di cui fummo testimoni.
+
+Gli odii ciechi delle guerre civili resero per un certo tempo Hamilton,
+Nelson e me nemici personali del cardinale Ruffo. — Ma oggi che gli
+odii si sono calmati, che scrivo colla destra sulla carta e colla
+sinistra sulla coscienza, debbo dire che il cardinale, capace di azioni
+del genere che noi abbiamo raccontato, prese spesso, contro la cieca
+vendetta, cui pel riposo dell’animo mio ebbi sventuratamente una parte
+troppo attiva, il partito dell’umanità.
+
+Del resto, venuto il giorno di raccontare avvenimenti terribili, gli
+renderò tutta la giustizia.
+
+Noi gli demmo l’acqua che desiderava pel suo febbricitante che ad
+ogni istante chiedeva da bere. Avevamo nel nostro forgone un’intiera
+cantina.
+
+Il gran tesoriere ci lasciò dicendoci che probabilmente ci saremmo
+riveduti a Napoli.
+
+Diffatti il cardinale è napolitano, nato da una grande famiglia a S.
+Lucido in Calabria; la sua nobiltà era proverbiale.
+
+Si dice in Italia, quando si vuole parlare di nobiltà antica ed
+incontestata, gli Evangelisti a Venezia, i Borboni in Francia, i
+Colonna a Roma, i Sanseverino a Napoli, i Ruffo in Calabria.
+
+Continuammo la nostra via verso Terracina, ed egli la sua per Roma.
+
+Nulla di più pittoresco di questa via delle paludi Pontine, ai due
+lati della quale gli operai di Sua Santità scavavano un canale. Non si
+vedevano che figure scarne e malaticcie; tutti quei disgraziati erano
+più o meno colpiti dalla malaria; ogni quindici giorni si era obbligati
+sostituire con operai freschi, mentre quelli andavano sulle alture a
+riacquistare la salute che venivano a perdere nelle paludi.
+
+Fu specialmente quando venne la notte che il paesaggio prese un
+carattere completamente fantastico: la luna scorrea in mezzo a grossi
+nuvoloni neri, e rischiarava certe parti delle paludi per lasciarne
+altre nell’oscurità più profonda. Al rumore che faceano galoppando i
+nostri cavalli, e la frusta dei nostri postiglioni, dei grandi uccelli
+della specie delle ardee e dei milvi s’innalzavano silenziosamente
+dagli alti erbaggi e dalle pozze d’acqua, in mezzo alle quali
+respiravano con rumore sollevando le schifose loro teste e le loro
+narici, dei grandi bufali che la notte rendeva ancor più giganteschi.
+Era la prima volta che vedeva questi mostri di notte ed in libertà;
+io scorsi in loro un aspetto selvaggio e primitivo che mi metteva i
+brividi, mio malgrado.
+
+Ma era specialmente allo scambio de’ cavalli che tutto ciò, che ci
+attorniava, prendeva un tale aspetto che non mi dimenticherò mai.
+
+Nelle paludi Pontine non vi sono villaggi, ma soltanto due o tre
+rilievi postali accanto a qualche capanna di legno, ove dormono
+gl’infelici postiglioni e le loro famiglie.
+
+I cavalli piccoli, magri, pelosi, non sono chiusi nelle stalle, ma
+pascolano sciolti.
+
+Al rumore della frusta dei nostri condottieri, vedemmo uscire come
+ombre cinque o sei uomini armati di lunghe pertiche; saltavano a dorso
+nudo sul primo cavallo che incontravano, e formando un cerchio intorno
+a quelli che pascolavano in libertà, li riconducevano al galoppo
+con grandi gridi verso la capanna. — Colà altri uomini appostati li
+afferravano pel naso e per la criniera, e dopo una lotta ostinata
+finivano col metter loro una bardatura che andava a pezzi, colla quale
+si attaccavano alle nostre vetture fra i nitriti, gli scalpiti e gli
+sbuffi che erano altrettante proteste contro le violenze che loro si
+facevano.
+
+Poi quando le tre vetture erano attaccate, in mezzo alle grida ed alle
+vociferazioni degli uomini e degli animali, i cavalli tenuti pel freno
+e per le narici erano abbandonati a loro stessi, e partivano di un
+galoppo furioso, accompagnati a dritta ed a manca da due cavalieri,
+che unitamente ai postiglioni mantenevano, colle loro eccitazioni
+ed i loro colpi, le vetture in mezzo alla strada. Non erano più tre
+veicoli o forgoni di posta; erano valanghe, turbini, uragani, che non
+traversavano lo spazio, ma divoravano la via.
+
+Arrivammo a Terracina verso le tre ore del mattino. Ci riposammo un
+paio d’ore sopra delle sedie; la dubbia nettezza dei lini ci aveva
+fatto rifiutare il letto.
+
+Verso le sei di mattina ci mettemmo di nuovo in cammino per fermarci a
+Mola di Gaeta: mentre i domestici di monsignor di Bristol toglievano
+la colazione dal forgone e la disponevano sulla tavola, ci facemmo
+condurre alle rovine della Villa di Cicerone; col Plutarco in mano sir
+William ci fece assistere alla morte del grande oratore, dal momento
+che mise il piede in terra in mezzo ai corvi che l’accompagnavano
+ostinatamente, presagio di morte vicina, fino a quello che, fuggendo
+dalla villa per la via che conduce al mare, fu ucciso. Udiva dietro
+lui il passo degli assassini che lo perseguitavano, fece fermare la sua
+lettiga, e dopo aver vissuto tutta la sua vita fra gli spaventi della
+morte, morì colla calma di un martire e la tranquillità di un eroe.
+
+Questa paura, che faceva fare ai Romani tutte le bassezze, e che al
+momento in cui finalmente trovavansi in faccia alla morte, che tutto
+avevano tentato per evitare, li abbandonava per far luogo alla più
+strana intrepidezza. Era una delle particolarità dell’antichità. —
+Veggasi la morte di Petronio, Lucano e Seneca, questi tre adulatori di
+Nerone.
+
+In meno d’un’ora arrivammo a Mola di Gaeta. Facemmo colazione, poi
+riprendemmo la nostra corsa per Napoli, ove arrivammo verso le nove di
+sera per la via di Capua.
+
+Una sensazione non meno indelebile, ma di un genere tutto opposto a
+quella delle paludi Pontine, mi colpì al mio arrivo a Napoli, quando
+mi trovai in una notte limpida in faccia al Vesuvio fumante; sopra
+al cratere sorgeva la luna nella sua pienezza e nel suo splendore,
+che pareva una palla infocata lanciata dalla bocca d’un mortaio sur
+un’atmosfera vaporosa.
+
+Noi passammo per Porta Capuana, Castel Vecchio, la marina, il Piliero;
+lasciammo a manca Castel Nuovo, e la piazza Medina a destra, indi
+passammo innanzi al portico di S. Carlo illuminato per una festa
+straordinaria; attraversammo il largo S. Ferdinando, prendemmo la
+via di Chiaia, e finalmente ci fermammo all’angolo della riviera di
+Chiaia, al palazzo Calabritto Cappella-vecchia, ov’era l’ambasciata
+d’Inghilterra.
+
+In questa prima notte milord Bristol dormì all’ambasciata, ma per
+fortuna essendovi un’appartamento vacante superiormente a quello di
+sir William che occupava i due primi piani, monsignor Derry se ne
+accontentò, e vi si stabilì pel giorno seguente.
+
+Finalmente ero a Napoli, e mi ci trovava in una posizione che non avrei
+mai osato di ravvisare nei miei sogni più insensati di ambizione.
+— Emma Lyonna era scomparsa, miss Hearte non era più; tutto questo
+immondo passato era rimasto nel fango di Londra; — vi era Lady Hamilton
+ambasciatrice d’Inghilterra.
+
+Stava a me il non dimenticarlo.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+Dovendo ora fare una pittura della società tutta particolare che vedevo
+a Napoli, prima di entrare nel racconto degli avvenimenti politici,
+in mezzo ai quali mi trovai trascinata, credo di dover cominciare col
+dare un’idea più completa di ciò che era questo strano personaggio già
+intraveduto dal lettore, nominato lord Hervey conte di Bristol, vescovo
+di Derry.
+
+Egli era il più giovine di venti figli, ed essendo il solo superstite,
+aveva ereditati i beni, i titoli e le dignità di tutta la famiglia.
+
+Lord Bristol non stava mai alla sua residenza.
+
+Erano a un bel circa venti anni che non aveva, all’epoca in cui lo
+incontrammo, messo il piede nella sua diocesi. Nulla indicava in lui
+ch’egli appartenesse in qualsiasi modo alla chiesa, nè il suo vestire,
+nè la sua conversazione. Portava abitualmente un cappello bianco, un
+abito di seta di un colore qualunque, talvolta chiarissimo, talvolta
+molto spiccante, e raramente nero: fin qui pel suo modo di vestire.
+Quanto ai costumi, essi erano come i suoi discorsi, non si può dire
+più rotti. La prima cosa che fece arrivando a Napoli fu di prendere
+un palco a S. Carlo ed a san Carlino. Non aveva nessuna credenza
+religiosa, nemmeno per i dogmi più assoluti della chiesa, che egli
+metteva in ridicolo; parlava dell’immortalità dell’anima con una
+indifferenza che si avvicinava al dubbio, e non si compiaceva che di
+discorsi mondani, e di raccontare od ascoltare aneddoti leggieri ed
+anche scandalosi.
+
+Nel suo primo viaggio in Francia, visitò la valle del Rodano, Grenoble,
+il Delfinato, e trovandosi vicino alla grande Certosa, salì sino al
+convento dei discepoli di S. Brunone.
+
+Quando si presentò al convento, trovò che i frati erano a tavola; bussò
+alla porta, che era chiusa a motivo dell’opera a cui si dedicavano i
+buoni padri ed il portinaio gli annunziò che era proibito di entrare
+quando i religiosi erano in refettorio; ma egli tirando dalla tasca
+il suo biglietto di visita, su cui erano le sue armi, e sopra di esse
+«a lord Bristol vescovo di Derry,» lo fece consegnare all’Abate, il
+quale non vedendo che le parole «vescovo di Derry» e credendo di dover
+trattare con un vescovo cattolico, lo ricevette ginocchione, con tutti
+i monaci in ginocchio al pari di lui, chiedendogli la sua benedizione,
+che lord Hervey non ebbe alcuna difficoltà d’impartire a lui ed ai suoi
+certosini.
+
+Questo era uno de’ ricordi che avevano il privilegio di eccitare in
+sommo grado l’ilarità di monsignor di Derry, pensando che dei monaci
+cattolici avevano ricevuto con una perfetta compunzione la benedizione
+di un vescovo protestante.
+
+In seguito ad una rappresentazione del _matrimonio segreto_ di
+Cimarosa, egli fu talmente invaghito dello spartito, che il giorno dopo
+mandò allo spettacolo i suoi dieci domestici inglesi, raccomandando
+loro di ascoltare la musica di Cimarosa colla più grande attenzione.
+
+Al loro ritorno, li chiamò nella sua camera, chiedendo se avevano
+eseguito esattamente i suoi ordini.
+
+Rispondendo essi affermativamente, ordinò di non parlargli più per
+l’avvenire se non in recitativo, ed in recitativi tolti sempre dal
+_matrimonio segreto_, sia per prendere i suoi ordini, sia per dirgli
+ch’era servito, sia per annunciargli i nomi delle visite.
+
+I suoi domestici si guardarono in faccia, credendo senza dubbio che
+monsignore fosse diventato pazzo; poi, dietro i suoi ordini reiterati,
+dimandarono di prendere consiglio e di dargli risposta pel giorno
+seguente.
+
+Alla dimane mandarono due di loro in deputazione, ed annunziarono al
+conte mylord, che consideravano come indegno delle dignità di domestici
+inglesi di parlare in musica come fanno gl’istrioni di teatro.
+
+Lord Bristol dichiarò loro che se essi annuivano ai suoi desiderii,
+avrebbe raddoppiato il loro salario, e dava a loro inoltre 24 ore di
+più per prendere la loro risoluzione.
+
+Il giorno seguente gli stessi deputati dichiararono che, qualunque
+fossero i vantaggi offerti dal signor conte vescovo, non potevano
+accettare.
+
+Milord Hervey pagò loro sei mesi di salario, e li mandò tutti in
+Inghilterra.
+
+Poi, quando furono partiti i servi inglesi, fece venire dei napolitani,
+e fece loro le proposizioni seguenti:
+
+Di non parlare a M. di Bristol che sui motivi dei recitativi tolti
+dal _matrimonio segreto_; stava a loro poi di adattare le parole alla
+musica.
+
+Per tale servizio particolare, che necessitava una intelligenza
+superiore a quella di un domestico ordinario, avrebbero 45 ducati al
+mese, dieci lire sterline di Inghilterra, vale a dire che erano pagati
+quattro volte tanto quanto lo sono i domestici meglio pagati di Napoli.
+
+Solamente la condizione _sine qua non_, essendo alimentati e vestiti
+da M. di Derry, i sei virtuosi d’anticamera non prenderebbero nulla
+durante i primi sei mesi, ma sarebbero pagati per tutti i sei mesi,
+dopo scorso il semestre.
+
+Se uno dei domestici lasciasse il servigio di monsignore prima dei sei
+mesi non ancora compiuti, non aveva diritto a nessuna indennità.
+
+I domestici napolitani accettarono, fecero venire un notajo per
+redigere il contratto, ed in capo a sei mesi M. di Bristol era servito
+colla cadenza cromatica la più soddisfacente.
+
+Una sera che M. di Bristol pranzava da sir William, uno dei suoi sei
+domestici napolitani gli portò, in misura di recitativo, una lettera
+con un gran suggello nero. — Lord Hervey dissuggellò la lettera, la
+lesse, la pose sotto il suo piatto, e per tutto il rimanente della
+serata rise, chiacchierò e vezzeggiò come il solito.
+
+Alle undici ore si ritirò; era un’ora più presto del solito.
+
+Il giorno seguente sir William dovendosi informare se la sua partenza
+non fosse stata cagionata da qualche indisposizione, fece chiedere a
+lord Bristol se era visibile.
+
+Sua signoria fece rispondere che gli era arrivata una grande sventura e
+non poteva ricevere nessuno.
+
+Sir William inquieto forzò la consegna, e trovò il povero vecchio in
+lagrime e fra i singhiozzi.
+
+— Mio Dio! che avete dunque? gli chiese sir William.
+
+— Avete osservato che jeri a pranzo mi venne consegnata una lettera
+sigillata in nero? rispose il conte di Bristol.
+
+— Sì.
+
+— Ebbene, essa mi annunziava che mio figlio è morto a Livorno: io non
+ho voluto spargere la mia tristezza nel vostro pranzo, mi sono frenato,
+ma una volta in casa, il mio dolore è stato tanto più violento quanto
+fu compresso; ecco perchè, per piangere liberamente oggi non volli
+ricevere nessuno, nemmeno voi.
+
+La società ufficiale di sir William era naturalmente il Corpo
+diplomatico; la sua società intima si componeva di dotti e di letterati
+distinti.
+
+Il ministro estero più anziano a Napoli era il conte di Sa,
+ambasciatore di Portogallo, che da trent’anni era stato nominato a
+quel posto; egli non era ritornato che una sol volta a Lisbona e ne era
+ritornato più presto che aveva potuto. Qualche anno fa il suo terrore
+fu grande. Si trattava di sopprimere l’ambasciata di Portogallo a
+Napoli, come una spesa inutile, e d’incaricare per gli affari delle
+due corti il ministro di Portogallo a Roma; ma poi essendo morto
+il re Giuseppe I, la regina che gli succedette decise di mantenere
+l’ambasciata, ed il conte di Sa respirò.
+
+Vi erano pochi diplomatici che avessero una sinecura così completa
+come questo ministro, che non aveva altro da fare che di dare alla sua
+Corte le notizie del giorno che faceva redigere dal suo segretario;
+il passeggio era la sola fatica che imponeva a sè stesso; si parlava
+molto dell’harem del conte di Sa, composto dalle ballerine di S. Carlo.
+Quanto a lui non parlava di nulla, avendo dimenticato il portoghese
+e non avendo potuto imparare a parlar correttamente nè il francese nè
+l’italiano.
+
+Egli era alto, aveva le spalle larghe ed una incollatura da bufalo, di
+cui teneva anche la fisionomia.
+
+In quanto ai suoi talenti od ai suoi meriti, in sette od otto anni
+io non lo vidi che tre volte per settimana, e non ho mai potuto
+scoprirgliene un solo.
+
+Il ministro più importante, perchè è ambasciatore di famiglia, è
+il conte di Lemberg. Costui è sotto tutti i rapporti una persona
+considerevole quanto il conte di Sa lo è poco. La cronaca gli
+rimprovera di esser superbo, ma sia che il rimprovero fosse ingiusto,
+sia che agli occhi del ministro d’Inghilterra un tale difetto fosse un
+nonnulla, non avemmo mai occasione di scorgerlo; ciò che ha dato al
+conte di Lemberg questa riputazione fra i Napolitani, è che egli non
+può soffrire i cortigiani e gli striscianti, di cui è ricca la Corte di
+Napoli. Nella prima sera che lo vidi osservai una cosa, cioè che egli
+dava il suo giudizio sulle persone più ragguardevoli della Corte senza
+maggior riguardo, come se avesse parlato dell’ultimo lazzarone. La
+conversazione cadde sul cavaliere Acton, ed il ministro di Toscana si
+azzardò di farne gli elogi.
+
+Ma il conte di Lemberg alzò le labbra con una espressione di supremo
+sdegno.
+
+— Quest’uomo, disse, sarebbe stato un buon corsaro, ed ecco tutto; ha
+i talenti e la figura d’un pirata, ed è probabilmente a ciò che deve la
+sua grandezza.
+
+Si assicura che in una discussione che ebbe colla regina, le disse
+parlando con lei a proposito del cavaliere Acton:
+
+— Io non ho alcuna prevenzione pro o contra le qualità occulte di
+questo ministro, le ignoro e non desidero punto conoscerle; ma ciò
+che io so è che quelle che manifesta al ministero non convengono punto
+all’ufficio di cui V. Maestà l’ha onorato.
+
+La posizione che il conte di Lemberg aveva alla corte di Napoli era
+poco invidiabile; come ambasciatore di famiglia si trovava mischiato
+in tutti gl’intrighi; e, bisogna confessarlo, alcuni di questi intrighi
+non erano all’altezza della maestà del suo ministero.
+
+V’erano querele frequenti fra il re e la regina. Io ne racconterò
+qualcuna, perchè avvennero in mia presenza. Ebbene, l’ambasciatore era
+obbligato d’intervenire in tutte queste querele, di ravvicinare gli
+sposi, di parlare in nome dell’imperatore, e di fare almeno una volta
+al mese l’ufficio di giudice di pace.
+
+Il povero Lemberg non era mai sicuro, se era al passeggio che non si
+corresse appresso a lui; se era a tavola, che non lo si facesse levare
+per ristabilire la calma fra gli augusti sposi. Qualche giorno dopo il
+nostro arrivo egli dava un gran pranzo; uno dei convitati ci raccontò,
+che durante il pranzo, arrivato un corriere della regina da parte di
+S. Maestà, il conte di Lemberg dovette alzarsi all’istante, lasciando i
+suoi ospiti a terminare il pranzo senza di lui.
+
+Nacque una discussione a Caserta a proposito della marchesa di San
+Marco, dama di confidenza della regina.
+
+— Maledette donnicciuole, esclamò il conte, gettando la salvietta, esse
+mi faran divenir pazzo.
+
+Terminerò la mia rivista degli uomini di stato, dicendo una parola di
+un atomo diplomatico chiamato Bonnecchi, console imperiale ed agente
+della Toscana.
+
+Piccolissimo e vecchio, che parla senza posa, spiando continuamente,
+sempre in cerca di novità, coll’occhio fisso, il collo e le orecchie
+tese, il signor Bonnecchi è il corrispondente dell’imperatore
+Leopoldo, al quale ogni settimana invia un rapporto di aneddoti e
+fatti scandalosi, che avvengono alla corte od in città; e quando gli
+aneddoti mancano, li fa. In principio, come ogni agente consolare,
+aveva un trattamento fisso, ma insufficientemente stimolato, le notizie
+mancavano. L’imperatore stimò opportuno allora di non pagarlo più
+all’anno, ma ogni settimana. Dopo un anno il signor Bonnecchi prendeva
+due luigi di Francia per ogni aneddoto, giudicato _interessante_
+dall’imperatore.
+
+In questa maniera il signor Bonnecchi si faceva una ventina di luigi al
+mese.
+
+Questa esca ha dato a quel piccolo uomo un talento singolare
+d’introdursi nelle case, di farsi invitare a tutti i pranzi, a tutte
+le feste. Si sa ciò che egli vi va a fare. Ma siccome egli ci andava in
+nome dell’imperatore e, secondo certuni, in nome della regina Carolina,
+di cui lo si vorrebbe la spia privata, come era la spia pubblica di suo
+fratello, nessuno rifiutava di riceverlo, nè gli si faceva mal viso.
+Una volta poi tornato a casa, egli ricompone tutto ciò che ha inteso,
+ne tira le conseguenze, ne stabilisce i risultati, aggiunge, ritocca,
+guasta, e così ogni settimana invia al suo sovrano una cronaca in cui
+ci entrano tutti i più alti personaggi.
+
+Ora passiamo ai medici, ai dotti ed ai letterati, che componevano la
+società particolare di sir William, e così termineremo di conoscere le
+persone che mi seguirono nella nuova mia vita, in cui mi trascinarono
+gli avvenimenti che ho raccontati, e quegli ancora più incredibili e
+specialmente più drammatici che or mi rimane di far conoscere ai miei
+lettori.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Sir William, qualche tempo prima della sua partenza per Londra, aveva
+perduto due dei suoi commensali più assidui.
+
+L’uno era morto all’età di 38 anni, ed era l’illustre Gaetano
+Filangieri, verso la moglie del quale ho bene da rimproverarmi dei
+torti.
+
+L’altro, vecchio di 80 anni, era il famoso abate Galiani, che passava
+per l’uomo più spiritoso di Napoli. Forse questa riputazione gli veniva
+dall’aver passato una parte della sua vita in Francia.
+
+Ora che son morti non ho più ad occuparmi di loro.
+
+Fra le nostre visite più assidue eranvi il celebre medico Cotugno ed il
+suo collega il cavaliere Gatti, due personaggi i più curiosi di Napoli.
+
+Oltre la sua scienza medica, il dottor Cotogno era per quanto
+assicurava sir William, uno degli uomini più versati nei classici
+greci, latini ed italiani; non ho mai compreso come colla sua immensa
+clientela, il suo servizio agli spedali e le sue consultazioni in
+casa, gli restasse ancora il tempo di fare le letture necessarie
+per alimentare la sua immensa erudizione. Non riceveva mai nulla da
+chi veniva a consultarlo in casa, ma faceva pagare tre piastre le
+sue visite, mai di più, e guadagnava con ciò tre mila lire sterline
+all’anno.
+
+Qualche tempo prima del nostro arrivo a Napoli, egli aveva curato il
+visconte d’Herrera, ambasciatore di Spagna, da un attacco di paralisia
+che gli aveva tolto l’uso del braccio destro.
+
+In capo ad un mese e mezzo ed a cinquanta visite, Cotugno l’aveva
+completamente guarito.
+
+L’ambasciatore di Spagna gli mandò mille ducati.
+
+Cotugno gli rispose:
+
+ «Vostra Eccellenza si è ingannata quando mi ha inviato mille ducati
+ per cinquanta visite.
+
+ «Ho per principio, fosse anche il re, di non far pagare le mie
+ visite più di tre piastre.
+
+ «Cinquanta visite a tre piastre fanno centocinquanta piastre.
+
+ «Ho l’onore di ritornare la differenza a Vostra Eccellenza.
+
+ «COTUGNO.»
+
+Non era così del dottor Gatti, il quale era tanto avaro quanto
+era disinteressato il Cotugno: uno dei più grandi propagatori
+dell’inoculazione, ha guadagnato somme favolose a Parigi esercitando
+questa arte.
+
+Due cose facevano di sir William l’amico per eccellenza del dottor
+Gatti: la nostra mensa che era buona, e le nostre carrozze che erano
+a sua disposizione. Tutt’all’opposto di Cotugno che si occupava
+molto delle classi povere, il dottor Gatti dichiarava altamente
+che non si abbassava punto a trattare colla gente di second’ordine,
+sempre all’opposto di Cotugno di cui pare che abbia giurato d’essere
+l’antipode. Egli non apriva mai un libro di scienza, non leggeva che
+delle pasquinate e delle gazzette; invece di conservare come il suo
+illustre collega la sua indipendenza presso i grandi, il dottor Gatti
+era il cortigiano più assiduo del favoritismo. Egli pretendeva che
+i popoli più felici del mondo fossero i Napolitani e gli Spagnuoli,
+perchè il re Ferdinando ed il re Carlo III erano tanto amanti della
+caccia, che non avevano il tempo di occuparsi dei loro popoli, e che
+ogni popolo, il cui sovrano non si occupa punto di lui, è sulla via
+della perfetta felicità.
+
+Sotto questo rapporto io credo che sir William fosse un poco
+dell’opinione del dottor Gatti; egli doveva tutto il suo favore presso
+Ferdinando alla sua passione per la caccia, ed alla sua abilità a
+questo esercizio.
+
+Il giorno seguente al suo arrivo il re gli scrisse di suo pugno:
+
+ «Venite subito, mio caro Hamilton, a fare una caccia con me
+ a Caserta: dopo la vostra partenza non ho avuto mai una buona
+ giornata: vi siete portato con voi la mia fortuna, spero che me la
+ abbiate riportata.
+
+ «Vostro affezionato,
+
+ «FERDINANDO B.»
+
+Il terzo famigliare fuori del corpo diplomatico era il marchese del
+Vasto, il quale discende in linea diretta da quello a cui Francesco I
+consegnò la sua spada, non volendola dare al conestabile di Borbone.
+Il marchese del Vasto appartiene alla casa d’Avalos, una delle più
+ragguardevoli d’Italia; ha centomila ducati di rendita, cinquecento
+mila lire d’argento di Francia. Queste fortune assai comuni in
+Inghilterra sono molto rare in Italia. La spada di Francesco I si
+conserva, per quanto si assicura, nel tesoro di Casa d’Avalos.
+
+Sir William riceveva anche spesso il duca di Termoli, che discende
+da una famiglia genovese stabilita da lungo tempo a Napoli. Egli
+era grande scudiere del Re e figlio del duca di san Nicandro, ma
+quest’ultimo titolo era lungi dall’essere invocato da lui; difatti
+il duca di san Nicandro nominato governatore del re, gli uni dicono
+a forza d’intrighi, gli altri a forza di denaro, ha allevato sì male
+il re, che, più di una volta, nei suoi momenti di collera contro sè
+stesso, riconoscendosi tanto ignorante, vuolsi che gli avesse detto:
+
+— Tuo padre è causa della mia infelicità e di quella dei miei sudditi,
+ma io sono troppo giusto per volerne male a te, perchè tuo padre ha
+fatto di me un asino.
+
+È vero che più di una volta ho inteso il Re deplorare l’educazione che
+aveva ricevuto, e riversare sul duca di san Nicandro quella ignoranza,
+che per istruzione non lo mise guari al di sopra de’ lazzaroni del
+molo.
+
+Del resto la regina, che deplorava questa ignoranza di suo marito,
+ma che con tutto ciò ne approfittava per allontanarlo dagli affari e
+concentrare tutto nelle sue mani, mi disse sovente che non era punto il
+duca di san Nicandro che bisognava rendere risponsabile di questo male;
+ma bensì il Tannucci che aveva deliberatamente scelto il duca di san
+Nicandro a motivo della sua nota incapacità, e che aveva raccomandato
+che si tenesse il Re in questa ignoranza, perchè, incapace di vigilare
+su nessuna partita dell’amministrazione del Regno, gliela lasciasse
+tutta intiera nelle sue mani.
+
+Vi era in ciò molta parte di vero, ma non bisognava credere
+assolutamente alla regina quando parlava del vecchio ministro toscano,
+che essa non poteva soffrire, perchè, ligio a Carlo III cui doveva la
+sua fortuna, rappresentava l’influenza spagnuola mentre essa, figlia e
+sorella d’imperatori, rappresentava l’influenza austriaca.
+
+Allora vedendo l’odio della regina per tutto ciò che era spagnuolo
+e francese, — odio in cui erano compresi suo marito ed i suoi figli
+maschi, — e la sua simpatia per tutto ciò che era austriaco, si
+andò fino a dire, che essa aveva formato un complotto anticoniugale,
+antifigliale ed antinazionale per riunire il Regno delle Due Sicilie
+all’Austria, alla quale aveva appartenuto in forza del trattato di
+Utrecht; dalle cui mani era stato tolto colla conquista di Carlo III
+uno degli episodi della gran guerra della Francia contro l’Austria nel
+1634, ed io debbo oggi confessare che l’amicizia ed il favore reale non
+m’accecano più di quanto la regina dava su questo punto pretesto alla
+calunnia.
+
+Difatti io non aveva mai potuto comprendere donde veniva nella regina
+di Napoli quest’antipatia per i propri figli maschi, e questa debolezza
+per le sue figlie. Questa antipatia, sotto pretesto della correzione
+necessaria alla irregolarità del loro carattere ed alla regolarità
+della loro educazione, si manifestava in punizioni crudeli, che
+ispirarono in loro una paura per la loro madre che non aveva nulla di
+esagerato. In sua presenza non ho mai veduto i suoi piccoli principi a
+sorridere, tremavano al minimo rumore, e quando intendevano la sua voce
+si rifugiavano istantaneamente nelle braccia del Re.
+
+Il maggiore dei figli di Maria Carolina morì all’età di sette od otto
+anni verso l’anno 1778, in seguito ad un deperimento continuato che
+i nemici di Maria Carolina attribuivano ai cattivi trattamenti di cui
+era stato vittima. Quando cadde realmente ammalato, la regina si mise
+a discutere coi medici le cause e la natura della sua malattia, mentre
+suo marito, non osando nemmeno di sollevarsi dalla sua ignoranza che
+confessava ingenuamente, si accontentava di piangere. Ma quando infine
+il giovane principe morì, le lagrime del Re raddoppiarono, mentre Maria
+Carolina, — così si assicura, — si contentò di ripetere le parole della
+madre spartana:
+
+«Quando gli ho messi al mondo, sapeva che un giorno dovevano morire».
+
+Io ho veduto morire uno dei giovani principi, il principe don Alberto.
+Egli morì fra le mie braccia e sui miei ginocchi, perchè esso era
+quello dei giovani principi che io preferiva. Racconterò questa morte a
+suo tempo; ma ciò che debbo dire qui, è che questa morte mi parve che
+raddoppiasse l’odio della regina contro i Francesi ed i Repubblicani,
+anzichè scuotere nel fondo del suo cuore quelle fibre d’amore che fanno
+versare alle madri lagrime di sangue sulla tomba de’ loro figli.
+
+Il solo che la regina amasse davvero era il principe di Salerno, nato,
+io credo, nel 1790, e che la regina teneva stretto al suo cuore mentre
+moriva nelle mie braccia il principe Alberto. — A costui essa avrebbe
+sagrificato tutti gli altri, e si dice anche, ma io era in quell’epoca
+lontana da lei, e non crederò mai ad una tale atrocità, e si dice anche
+che verso il 1812, quando parve in Palermo volersi adottare il partito
+e le idee inglesi, essa attentò alla sua vita, tentando di avvelenarlo
+con una tazza di cioccolata. Secondo le dicerie popolari, sarebbe stato
+salvato da quel pericolo dal suo cameriere Carlomagno Viglia. Da qui
+sorge la fonte inesplicabile di favore di questo uomo più potente del
+suo padrone, di qualunque membro della sua famiglia, e di qualunque
+favorito o ministro.
+
+La voce pubblica voleva dunque che Carolina preferisse suo fratello
+Giuseppe II ai suoi figli, o mettesse gl’interessi della monarchia
+austriaca al di sopra di quelli del regno delle Due Sicilie.
+
+Del resto, racconterò tutto ciò che ho veduto colla stessa sincerità
+con cui racconto ciò che è accaduto a me stessa. Il lettore ne tirerà
+quelle conseguenze che gli converranno.
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Quando noi arrivammo a Napoli, la casa di sir William Hamilton non era
+punto preparata per ricevere una donna; era un museo di uno scienziato
+ed antiquario interamente dedicato alla geologia, alla numismatica, ed
+alla statuaria.
+
+Bisognava fare in mezzo al passato ed alla natura morta un posto pel
+presente e per la natura viva.
+
+Debbo rendere questa giustizia a sir William, che non avendo voluto
+dare ai suoi tesori una preferenza su di me, io scelsi nell’immenso
+primo piano dell’ambasciata tre camere per farne il mio appartamento
+particolare, senza che egli permettesse alle lave del Vesuvio, alle
+medaglie dei Cesari, ed ai frammenti di Apollo e di Venere di reclamare
+contro di me.
+
+Del resto, debbo dirlo, la mia civetterie istintiva era tale, che volli
+fare la mia corte e tutte queste antichità insieme ai nostri vecchi
+scienziati. In capo ed un mese avrei potuto fare il nome senza catalogo
+alle 24 o 25 specie di lave del Vesuvio, riconoscere a prima vista
+l’effigie di un Cesare contemporaneo dello stesso Cesare, oppure di uno
+battuto sotto Adriano: infine ricostruire da un semplice frammento una
+statua intera.
+
+Sir William era estatico di vedermi ad adottare così facilmente i suoi
+gusti, ed a prender parte della sua vita di archeologo ed antiquario.
+
+Abituata a fare gli onori di casa da lord Greenville, uno degli uomini
+più eleganti di Inghilterra, non ebbi nulla da imparare per mettere
+le sale di sir William all’altezza degli appartamenti più eleganti
+di Napoli; Napoli essendo sotto questo rapporto inferiore di molto a
+Londra.
+
+Fu allora che, per raddoppiare l’entusiasmo dei miei adoratori ho
+stimato bene di far conoscere i miei talenti mimici, e siccome la
+maggior parte delle nostre conoscenze erano italiani, non ho creduto
+conveniente di dar loro delle rappresentazioni di alcune scene di
+Shakespeare: i loro stomachi deboli non avrebbero potuto sopportare
+quel cibo copioso, e mi limitai alle pose plastiche; ed in una stessa
+sera, mutando il manto ebreo col peplo greco, il turbante turco col
+diadema asiatico, feci passare sotto i loro occhi Giuditta, Aspasia,
+Rosellana, Elena, e cominciai i primi passi di questa danza dello
+sciallo, che ebbe più tardi una riuscita così prodigiosa non solamente
+a Napoli, ma a Parigi, a Londra, a Vienna, a Pietroburgo.
+
+Poco dopo non si parlava d’altro nella capitale del Regno delle
+Due Sicilie che della meraviglia condotta da Londra da sir William
+Hamilton: tutti gli uomini distinti di Napoli, ed anche qualche
+signora, ambivano l’onore di essere ricevuti all’ambasciata
+d’Inghilterra; ma, a mia grande umiliazione, ed a grande stupore di sir
+William, non vedevamo venire nessun invito collettivo dalla Corte.
+
+Sir William era sempre il compagno di caccia e di pesca del Re; quasi
+mai l’accompagnava all’uno od all’altro di questi esercizj senza
+parlargli di me e senza fargli il mio elogio: il Re lo felicitava per
+la sua fortuna di avere una moglie tanto bella, distinta ed istruita.
+Ma la cortesia reale non andava più innanzi.
+
+Molte volte, lo so, si era parlato di me alla regina Maria Carolina, ma
+essa aveva sempre lasciato cadere il discorso, e qualche volta l’aveva
+troncato con affettazione.
+
+Mi fu dato il consiglio di trovarmi come per caso sul cammino che
+la regina percorreva: la cosa era facile; passeggiava spesso coi
+giovani principi e le sue figlie nel giardino di Caserta. L’entrata
+senza essere pubblica era aperta alle persone distinte, e qualche
+volta, colla protezione dei subalterni, alla gente del popolo che
+aveva qualche grazia da domandare. Pregai lord Hamilton che alla
+prima occasione che aveva di andare a Caserta, mi conducesse insieme,
+mostrandogli un gran desiderio di vedere i giardini, che si dicevano
+molto belli.
+
+Probabilmente sir William si accorse della causa principale della
+mia dimanda, e poichè gli spiaceva forse più di me questa specie di
+disprezzo che lui si dimostrava non gli rincresceva che qualche fatto
+piacevole o no desse motivo ad una spiegazione.
+
+Un giorno che sir William aveva dei dispacci del gabinetto di san
+Giacomo da comunicare al Re, partimmo per Caserta. Sir William vi
+aveva un appartamento ove poteva restare quanto gli conveniva, ed
+ove era servito dai domestici di Sua Maestà. Prima del suo viaggio in
+Inghilterra aveva usato sovente di questo favore; ma dopo il mio arrivo
+a Napoli, benchè avesse fatto dei frequenti viaggi a Caserta, non vi
+aveva mai passato la notte.
+
+Comunicati i dispacci, sir William ricevette l’invito pel Re di restare
+fino al giorno seguente per accompagnarlo ad una grande partita di
+caccia. Sir William accennò la mia presenza in Caserta; ma il Re
+rispose:
+
+— E non avete il vostro appartamento a palazzo? se Lady Hamilton ha
+bisogno di qualche cosa, che comandi; i miei domestici le obbediranno
+come se fossero i suoi.
+
+E il discorso finì là.
+
+Però accordandosi il soggiorno a Caserta coi miei progetti, sir William
+accettò in suo nome e al mio; chiese soltanto al Re se non trovava
+inconveniente che io passeggiassi nel giardino.
+
+Il re alzò le spalle, ciò che voleva dire che la dimanda era inutile.
+
+Sir William, ritornò e mi raccontò ciò che era avvenuto.
+
+Al pranzo, servendoci certi vini, il cameriere aveva cura di dirci: —
+_della cantina del Re_.
+
+All’arrosto, porgendoci un fagiano guarnito di beccafichi, affettò di
+ripeterci: — _della caccia del Re_.
+
+Era evidente che sir William era l’oggetto di attenzioni particolari di
+Sua Maestà, ma visibilmente queste attenzioni non si estendevano sino a
+me.
+
+Alla sera sir William fu invitato a giuocare dal Re; ma poichè
+nell’invito non si trattava punto di me, prese un pretesto, il meno
+adatto che poteva, per non andarvi, — si finse di trovarlo buono.
+
+Il giorno dopo all’alba vennero a battere alla porta di sir William da
+parte del Re. Sua Maestà partiva sempre di buon mattino, e come il suo
+avo Luigi XIV non gli piaceva di aspettare.
+
+Sir William era profondamente punto da questa maniera di considerare
+il suo matrimonio come non avvenuto. Mi disse che se sul mio progetto
+d’incontrare la regina avessi di che rammaricarmi, nulla lo teneva
+a Napoli, nè le sue abitudini di vent’anni, nè il suo amore per
+l’antichità, nè il clima che era eccellente per la sua salute. Egli
+domanderebbe al Re, suo fratello di latte e suo amico, o il suo
+richiamo a Londra, o la sua destinazione presso la tale o tal altra
+corte che io stesso avrei designata.
+
+Il mio vestire era semplicissimo, nè cercai di far valere in alcun modo
+i miei pregi: l’essere troppo bella è un cattivo mezzo di fare la sua
+corte ad una regina gelosa della sua bellezza; il mio orgoglio mi aveva
+già sobillato più di una volta che alla regina, che non era più nel
+fiore della sua gioventù, poco garbasse la mia vicinanza.
+
+Le finestre dell’appartamento di sir Hamilton davano sul giardino;
+da queste finestre si poteva vedere ad entrare la regina: si sapeva
+che dopo la colazione, dalle 10 alle 11 essa vi faceva la sua
+passeggiata colle giovani principesse. A dieci ore ed un quarto io la
+vidi comparire accompagnata da tre dalle sue figlie, la principessa
+Maria Teresa, che contava 17 anni, che in quell’anno dovea diventare
+arciduchessa, e due anni dopo imperatrice d’Austria. La principessa
+Maria Luisa, di 16 anni, che l’anno dopo doveva diventare gran duchessa
+di Toscana, e la principessa Amalia che non aveva ancora sei anni.
+
+Oltre a queste tre principesse restavano la principessa Maria Cristina
+dell’età di nove anni, che fu regina di Sardegna; la principessa Maria
+Antonietta dell’età di quattro anni e mezzo, che fu principessa delle
+Asturie; la principessa Maria Clotilde dell’età di due anni che doveva
+morire nel 1792, e Maria Enrichetta ancora in fasce, che doveva morire
+nello stesso anno come sua sorella.
+
+Era venuto il momento di mettere in esecuzione il mio progetto: vedendo
+la regina e le principesse, inoltrate nei giardini, le due più grandi
+passeggiando a lato della madre, la più giovane Maria Amalia correndo
+avanti cogliendo fiori e tentando di prendere delle farfalle, io presi
+un libro e discesi; facevo sembiante di leggere, ciò che mi permetteva
+di vedere senza far vedere che guardava.
+
+Feci un giro per non incontrare la famiglia reale che all’altra
+estremità del giardino. Io voleva che la regina credesse che il caso
+soltanto mi avesse condotta sulla sua via; poi desiderando e temendo
+insieme questo incontro, io non dimandava meglio che di avere qualche
+momento per prepararmi a ciò.
+
+M’inoltrai nel viale che doveva infallibilmente condurmi dalla regina;
+aveva gli occhi sul mio libro, ma mi sarebbe impossibile di dire il
+titolo di questo libro; vedeva i caratteri senza che porgessero alcuna
+idea alla mia mente: la mia mente era altrove.
+
+Il mio cuore batteva con una violenza strana. Tutto ad un tratto
+sulla curva d’un sentiero mi trovai a venticinque o trenta passi dalla
+regina.
+
+La piccola principessa, sempre correndo davanti a sua madre, non
+distava che dieci passi da me.
+
+Feci sembiante di non veder nulla, intenta nella mia lettura; ero
+sempre a tempo di levare gli occhi e fingere una rispettosa sorpresa.
+È nota la mia scienza di esprimere non solamente tutti i sentimenti, ma
+eziandio le più delicate gradazioni; ma un incidente mi fece levare gli
+occhi dal mio libro prima che lo volessi.
+
+La piccola principessa Amalia venne correndo verso di me, e togliendo
+un fiore dal suo mazzo, me lo presentò.
+
+Era di buon augurio.
+
+Alzai la testa, mi parve allora di vedere solamente la reale fanciulla,
+le sue sorelle e la regina, e facendo un profondo inchino, mi accingeva
+ad accettare il fiore che mi offriva; ma in questo momento, colla sua
+voce più vibrante, e come sorpresa della mia presenza, la regina chiamò
+due volte «Amelia, Amelia,» e la fanciulla, riconoscendo nella voce di
+sua madre un accento imperativo, che essa sapeva esprimere tanto bene,
+si rivolse sbigottita, e corse dalla regina col suo mazzo intatto e
+prima ch’io fossi rinvenuta dalla mia sorpresa. Maria Carolina aveva
+preso la sua piccola figlia per mano, l’aveva spinta su di un sentiero
+di traversa, e si era incamminata essa pure da quella parte colle due
+grandi principessine, allontanandosi con affettazione per lasciarmi la
+strada libera.
+
+Il colpo fu atroce, mi vennero le lagrime agli occhi, presi correndo
+la via verso il mio appartamento, ordinai di attaccare i cavalli alla
+carrozza, e partii per Napoli lasciando queste parole a sir William:
+
+ «Non vi turbate punto della mia salute, essa non c’entra colla
+ prima partenza; ho creduto di dovere lasciare Caserta; quando
+ vi racconterò ciò che mi è accaduto, voi approverete la mia
+ risoluzione, lo spero.»
+
+ «Vostra Emma.»
+
+Due ore dopo era di ritorno all’ambasciata, e dopo aver fatto cambiare
+i cavalli, rimandai la carrozza a sir William.
+
+Sir William arrivò alle sette ore di sera.
+
+Ritornando della caccia, trovò che io era partita, e benchè il re
+in persona l’avesse invitato a pranzo, egli aveva lasciato Caserta,
+facendo dire a sua maestà che una circostanza impreveduta l’obbligava a
+ritornare a Napoli.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Sir William dubitava ciò che era accaduto; io non ebbi bisogno che di
+raccontargli i particolari.
+
+Debbo rendere questa giustizia a sir William, che egli fu più offeso
+di me di questo affronto; mi offerse di partire quella sera stessa da
+Napoli senza nemmeno prendere congedo; ma ciò significava ritirarsi,
+cedere il campo di battaglia, era un confessare la disfatta; ciò non
+era quanto io voleva, io voleva vincere.
+
+Insomma voleva essere presentata, volevo essere ricevuta a corte,
+come lo esigeva il mio diritto di ambasciatrice d’Inghilterra. Volevo
+ottenere l’esito che ho ottenuto dovunque volli ottenerlo, volevo
+infine vendicarmi di quella insolente regina, facendo dire ai suoi
+cortigiani stessi che io era più bella, e altrettanto intelligente e
+spiritosa di lei.
+
+Io insisteva adunque perchè sir William dimandasse al re stesso una
+spiegazione sul contegno sdegnoso della regina.
+
+Quando io penso oggi in quale accecamento orgoglioso mi aveva gettata
+la mia fortuna inopinata, mi maraviglio con me stessa della mia
+audacia.
+
+Sir William non esitò punto di cedere alla mia volontà. Egli aveva per
+me una adorazione così insensata, che sembrava maravigliato al pari di
+me del contegno che Sua maestà aveva a mio riguardo.
+
+Egli partì per Caserta, andò a trovare il re, e francamente entrò in
+questione, non lasciandogli punto ignorare che il suo futuro soggiorno
+a Napoli sarebbe una conseguenza del modo con cui si sarebbe condotto
+verso di me.
+
+Il re amava assai William, non già per sir William, ma per lui stesso.
+Questo principe essenzialmente egoista era così fatto; sir William era
+buon camminatore, buon cacciatore, buon cavalcatore, e un compagno
+spiritoso e gaio; da parecchi anni il re si era fatto una necessità
+della sua compagnia, e avrebbe sentito la di lui mancanza.
+
+Poi l’orizzonte politico cominciava ad oscurarsi dalla parte di
+occidente: il re di Napoli per quanto poco fosse versato negli affari,
+comprendeva che sir William, fratello di latte del re d’Inghilterra,
+compagno d’infanzia di Giorgio III, poteva, al caso di una rottura
+probabile colla Francia, essergli di un potente aiuto presso il
+gabinetto di San Giacomo; accolse dunque le sue parole con una perfetta
+dolcezza, e con quella bonomia, che in lui talvolta era naturale e
+talvolta finta; ma in questa circostanza, tanto bene rappresentata, era
+impossibile accorgersi che fosse stata una commedia.
+
+— Mio caro sir William, gli disse, sapete voi la voce che corre?
+
+— No, ma spero che vostra maestà mi farà la grazia di dirmela.
+
+— Ebbene, corre voce che voi non siate ammogliato.
+
+Sir William aveva preveduto il colpo; tirò dalla sua tasca il
+certificato del pastore protestante e lo presentò al re.
+
+— Ecco, sire, diss’egli, questa è la mia risposta.
+
+Il re lesse il certificato, lo volse e lo rivolse con un certo
+imbarazzo.
+
+— Io non vi dico nulla di nuovo, dicendovi che vi sono molti cattivi
+a Napoli, non è vero? ebbene, quand’anche voi faceste affiggere il
+vostro certificato su tutti gli angoli delle strade, e che io con un
+editto ordinassi di credervi, sarebbero ancora capaci dì dubitarne.
+Finchè voi non avrete fatto riconoscere il vostro matrimonio alla corte
+d’Inghilterra, e che non avete presentato lady Hamilton al re Giorgio
+III, cosa che voi avreste potuto fare facilissimamente nei rapporti con
+cui siete con lui, non vi sarà più motivo per dire di no. E come mai
+voi non avete punto pensato a ciò?
+
+Sir William guardò in faccia al re con uno sguardo il più scrutatore,
+ma fu impossibile di leggere più in là della maschera; Ferdinando aveva
+a sua disposizione un certo giuoco di fisionomia bonaria, che avrebbe
+fatto scambiare lui, il re astuto per eccellenza, per l’uomo più
+ingenuo del mondo.
+
+— Va bene, sire, rispose sir William, voi mi date un congedo d’un mese,
+non è vero?
+
+— Con mio grande rincrescimento, perchè non vorrei lasciare nemmeno per
+un giorno solo un compagno così buono come siete voi; ma se voi me lo
+comandate, e specialmente per un affare così importante, come quello di
+far riconoscere il vostro matrimonio, comprenderete bene che io non ve
+lo saprei rifiutare.
+
+— Non ho dunque che a scrivere a Londra, perchè il mio arrivo non
+arrechi una brusca sorpresa.
+
+— Aspettate, posso risparmiarvi questo ritardo.
+
+— Ne sarò molto obbligato a vostra maestà.
+
+— Or bene, le lettere che io ricevo da mio cognato l’imperatore
+d’Austria e da mio cognato il re di Francia, possono essere giudicate
+abbastanza importanti per essere comunicate senza ritardo a monsignor
+Pitt; dico monsignor Pitt, perchè da voi, è presso a poco come qui, il
+re non è nulla, ed il ministro è tutto; senza di che vi avrei detto al
+re Giorgio III. Vi confiderò gli originali stessi di queste lettere,
+con una mia autografa per mio fratello il re della gran Brettagna,
+e compiendo in tal modo la missione di cui v’incarico, voi farete il
+vostro affare come crederete.
+
+Sir William non poteva desiderare di meglio; egli ricevette seduta
+stante, le lettere che doveva comunicare al re d’Inghilterra ed al suo
+ministro, e la sera stessa su di un piccolo bastimento della marina
+reale, che il re mise a nostra disposizione, partimmo per Livorno.
+
+Sir William dovea consegnare, passando per Firenze, una lettera al gran
+duca Leopoldo, poi da Firenze dovevamo continuare il nostro viaggio in
+posta; la feluca reale attendeva il nostro ritorno a Livorno.
+
+Si sarebbe detto che il tempo era d’accordo colle nostre impazienze,
+avemmo costantemente il vento favorevole, e facemmo la traversata in
+tre giorni.
+
+Sir William, compì la sua missione presso il gran duca Leopoldo che
+trovò molto inquieto sul modo con cui andavano le cose di Francia.
+
+Tutto accennava ad una prossima rivoluzione, ed i primi avvenimenti
+dell’anno 1789, in cui eravamo giunti, indicavano che questa
+rivoluzione sarebbe stata seria, e si sarebbe fatta sentire per tutto
+il mondo.
+
+Egli non poteva adunque che approvare il viaggio di sir William a
+Londra, e lo scopo apparente pel quale aveva fatto questo viaggio;
+non era pure meno inquieto sul conto di suo fratello Giuseppe II,
+imperatore di Germania, la cui salute andava affievolendosi.
+
+— Vedremo, disse egli, come da tutto ciò uscirà nostro cognato
+Ferdinando IV, che pretende di avere la felicità di non mantenere un
+filosofo nei suoi stati.
+
+In tutti i casi egli avvisava che l’Austria, il re di Napoli, il santo
+Padre e tutti i principi d’Italia, dovessero fare una lega offensiva
+e difensiva, e stabilire una specie di cordone sanitario per impedire
+alle idee rivoluzionarie di passare le Alpi.
+
+Noi partimmo da Firenze per la posta, attraversammo il S. Gottardo
+e la Svizzera, e arrivammo ai Paesi Bassi, ove ci imbarcammo per
+l’Inghilterra.
+
+Arrivammo a Londra in punto a dieci mesi dopo che l’avevamo lasciata, e
+scendemmo al palazzo di sir William Hamilton.
+
+Nello stesso giorno fu ricevuto dal re.
+
+Io aspettava con una certa ansietà; ritornando a Londra, io era
+ritornata, per così dire, nella mia vita passata, e m’era trovata in
+faccia alla miseria ed alla vergogna dei miei primi anni; poteva venir
+qualche scrupolo al re, e se la mia presentazione fosse stata rifiutata
+a sir William, sebbene io fossi Lady Hamilton, ricadevo però più bassa
+di quanto era partita.
+
+Sir William ritornò tutto in gioia; la mia presentazione doveva aver
+luogo il lunedì seguente; il re non aveva fatto alcuna difficoltà, e
+si era mostrato più che mai gentile, affettuoso e pieno di amicizia per
+lui.
+
+Lo stesso giorno sir William mi espresse il desiderio di portare a
+Napoli un mio ritratto fatto da Romney, che allora era il gran
+pittore alla moda. Era impossibile che sir William non conoscesse punto
+le mie antiche relazioni con Romney; ma egli era così poco mio marito,
+che compresi benissimo che egli non lasciò a divedere di nutrire
+gelosia per questo grande artista.
+
+Fu convenuto che alla mattina appresso saremmo andati a sorprenderlo
+nel suo studio in Cavendish Square.
+
+Era troppo sicura della cortesia di Romney per avere bisogno di
+prevenirlo con una lettera di non vedere in me che Lady Hamilton; e più
+ancora sicura dell’impero che io aveva sopra sir William, mi faceva una
+festa della sorpresa, che avrebbe prodotto in Romney la mia presenza
+inaspettata.
+
+Siccome sir William desiderava di avere il mio ritratto rappresentante
+un’Odalisca, vestii un magnifico abito turco, e salimmo in una carrozza
+chiusa che ci condusse a Cavendish Square, poco lungi dal palazzo di
+sir William.
+
+Io conosceva quella casa; essa avea conservato, bisogna dirlo, alcuni
+dei miei buoni ricordi, e senza essere mai stata innamorata di Romney,
+nel senso che si accorda alla parola, io l’aveva amato teneramente,
+e la sua memoria non s’affaccia mai alla mia mente senza essere
+accompagnata da un sorriso del mio labbro.
+
+Era sempre lo stesso domestico che lo serviva. Egli mi riconobbe, gli
+feci un segno indicandogli coll’occhio mio marito che mi seguiva; ed
+egli mi provò di aver compreso, domandandomi se doveva annunziare sir
+William e Lady Hamilton; gli risposi di no, volendo fare al suo padrone
+una visita d’amicizia e non di cerimonia, e che ci saremmo annunciati
+da noi.
+
+Si ritirò e mi lasciò passare.
+
+Entrammo nello studio di Romney; le quattro parti del mondo erano state
+messe a contribuzione per adornare questo splendido tempio dell’arte:
+trofei che riunivano le più belle armi dei popoli selvaggi e dei
+civilizzati, le frecce dell’Indiano della Florida, i cangiar dell’Asia
+e le spade di Damasco, le pelli di tigre del Bengala, le pelli di leone
+dell’Atlante, d’orsi della Siberia e di pantere della Persia, sparsi
+sotto i mobili, si stendevano sotto i nostri piedi, e tappezzavano
+la base delle pareti coperte da meravigliosi schizzi dell’autore che
+visitavamo. Non vi era un angolo in questa vasta camera ove l’occhio
+potesse riposare senza cadere su di un oggetto prezioso, e per valore
+materiale e per valore artistico.
+
+Romney era occupato a dare l’ultimo tratto di pennello ad un’Erigone
+che si rotolava con una tigre su di un tappeto di fiori. L’Erigone
+aveva una lontana somiglianza con una certa Emma Lyonna, e provava che
+questa Emma Lyonna non era affatto scomparsa dalla memoria del pittore.
+
+Al rumore della porta non si mosse: senza dubbio aveva semplicemente
+creduto che il suo domestico fosse venuto per mettere l’ordine o il
+disordine in qualche cosa.
+
+Gli toccai la spalla colla mano, si volse, mi riconobbe, mise un grido,
+e scorgendo mio marito si levò facendomi un inchino.
+
+— Ancora più bella di prima, mi disse, non l’avrei creduta possibile
+una tal cosa; poi volgendosi a sir William:
+
+— Accogliete tutti i miei complimenti, milord, gli disse, e ditemi
+tosto se posso avere la fortuna d’esservi utile in qualche cosa.
+
+Poi colla sua maravigliosa cortesia, Romney, come se mi vedesse per la
+prima volta, ci fece gli onori del suo studio.
+
+Sir William gli disse che desiderava un mio ritratto alla foggia in cui
+mi trovava.
+
+Romney tutto contento, prese all’istante una gran tela e schizzò tutta
+la composizione.
+
+Si convenne che vi andassi tutti i giorni per la posa, e Romney promise
+che in capo ad otto giorni il ritratto sarebbe finito.
+
+Il giorno dopo sir William mi condusse a Cavendish Square, ma siccome
+doveva andare in varii luoghi, si contentò di lasciarmi nel suo studio,
+e ritornò alla carrozza, promettendomi di venirmi a prendere fra due
+ore.
+
+In queste due ore Romney ebbe la garbatezza di non dirmi una parola, di
+non fare la minima allusione che potesse ricordare la nostra intimità
+passata; mi parlò di Roma e di Napoli, discorremmo un po’ di tutto, e
+promise di venirci a fare una visita.
+
+Era, lo confesso, un poco punta da una tale delicatezza: io la
+comprendeva, ma mi stringeva il cuore.
+
+La donna anche quando oblia, non vuol essere dimenticata.
+
+Sir William ritornò più tardi di quanto aveva detto, di modo che il
+ritratto andava avanti. Aveva veduto monsignor Pitt, gli aveva mostrato
+le lettere di Maria Antonietta e dell’imperatore Giuseppe II, e aveva
+parlato a lungo degli affari di Francia.
+
+Le cose andavano alla peggio, il freddo e la fame sembravano essersi
+data la parola per far dei Francesi altrettanti diavoli arrabbiati.
+
+Si parlava della riunione degli Stati Generali pel 4 aprile. Monsignor
+Pitt fissava a quell’epoca il principio della rivoluzione.
+
+Sir William aveva ricevuto pieni poteri di trattare a Napoli gli affari
+d’Inghilterra come egli intendeva, salvo sempre, ben inteso, l’onore e
+gl’interessi della Gran Bretagna.
+
+Non disse nulla di tutto ciò, s’intende, dinanzi a Romney; ma a me sola
+riconducendomi a casa.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Il lunedì seguente, 20 marzo 1789, giorno della mia presentazione, non
+vi fu seduta da Romney, ben si intende: tutta la giornata fu consacrata
+ai preparativi di questa grande cerimonia e particolarmente alle cure
+della mia toletta.
+
+Dopo la mia presentazione vi fu gran ballo a Corte.
+
+Il re, vedendomi a comparire, mi venne incontro con una galanteria
+graziosa, mi offerse la mano e mi condusse al mio posto, non cessando
+di parlarmi, se non per trattenersi con sir William.
+
+Il re mi aveva appena lasciata, che il principe di Galles venne alla
+sua volta; allora, mio malgrado la mia testa era occupata da un solo
+pensiero; cioè quando mi trovava semplicemente vestita da dama di
+compagnia sul terrazzo di miss Arabella, la sera in cui essa aveva
+ricevuto il principe di Galles: mi pareva di vederli tutti e due alla
+finestra, poi ritornare nella sala, e quantunque esposti a mezza luce,
+mi parvero brillanti di gioventù e di desiderio.
+
+Non so ciò che il principe mi disse, nè mi ricordo ciò che gli risposi:
+tutte le fibre della memoria mi distoglievano la mente dal presente, e
+la facevano viaggiare a ritroso nel passato: dovetti sembrare stupida
+al principe.
+
+Questa sera fu per me una serata di orgoglio e di dolore. D’orgoglio,
+perchè aveva raggiunto il mio scopo; ricevuta ufficialmente alla Corte
+d’Inghilterra, come sposa di sir William Hamilton, nessuna altra corte
+poteva rifiutarsi di ricevermi, e come ambasciatrice di una grande
+potenza, veniva per rango immediatamente appresso alle principesse del
+sangue; di dolore, perchè ogni sorriso, ogni sguardo obliquo, ogni
+parola detta all’orecchio, mi sembrava un insulto, che strisciando
+sotto l’erba, era pronto a levare la testa tostochè io fossi uscita.
+
+Sir William era maravigliosamente tranquillo e soddisfatto: se per
+diventare sua moglie io fossi uscita dal chiostro più austero, dal
+convento il più chiuso, non sarebbe parso più altero di me.
+
+Però quella sera mi parve lunga, e benchè mi fossi ritirata ad un’ora
+di giorno, pure mi sentiva affranta.
+
+Il giorno dopo mi guardai bene dal mancare alla seduta; aveva bisogno
+di vedere un viso amico; sentiva che quella sera non aveva veduto che
+delle maschere.
+
+Romney era uscito per affari indispensabili, mi fece dire che mi
+pregava di perdonargli, ma che lo aspettassi.
+
+Sir William, che ancora in quel giorno doveva andare in varii luoghi,
+prese la carrozza e mi lasciò da Romney.
+
+Io l’aspettava con una suprema impazienza, era io che dovea dargli le
+notizie; e mi sembrava che egli dovesse darmene.
+
+Così, quando intesi il suo passo, quando riconobbi la sua voce nella
+camera vicina, quando vidi aprirsi la porta, mi slanciai verso di lui
+per interrogarlo.
+
+— Ebbene? gli dimandai.
+
+Qualche cosa di consimile balenò pure alla sua mente, perchè quantunque
+fosse vaga la mia interrogazione, egli rispose direttamente alla mia
+idea.
+
+— Ebbene, ieri voi avete avuto un esito strano; questa mattina sono
+corso per la città per avere vostre notizie, e non ho veduto che delle
+donne furiose; sembra che ieri foste miracolosamente bella; si parla di
+tre duchesse morte di gelosia; altre vedendo il re condurvi alla vostra
+sedia, ed il principe di Galles a parlare con voi, si sono morse le
+dita per la collera, e minacciano di diventare idrofobe. Finisco ora
+d’aver schizzato il ritratto di Lady Craven, che è una buona inglese
+puro sangue, e che ora, dopo 14 anni d’unione, ha ottenuto il suo
+divorzio da Lord Craven. Essa era là e rise di tutto cuore vedendo
+i visi che vi facevano; le dissi che vi avrei veduta da me, essa mi
+rispose semplicemente: — «fatele i miei complimenti, e ditele che è la
+più bella creatura che abbia mai veduta.»
+
+Io presi la mano di Romney, e gliela strinsi di tutta forza; avrei
+desiderato di abbracciarlo; egli m’ispirava nelle vene il sentimento
+divino della vendetta soddisfatta.
+
+Il giorno dopo tutti i giornali rendevano conto del ballo di corte:
+alcuni non mi risparmiarono; ma non importa, la mia causa rispetto alla
+regina di Napoli era vinta.
+
+Al settimo giorno il mio ritratto era finito; ma a motivo degli
+accessorii orientali, di cui mi aveva circondato Romney, era diventato
+un quadro più che non un semplice ritratto. Sir William del resto
+maravigliato del talento con cui era eseguito, chiese a Romney di
+spingere la compiacenza fino a voler ricominciare il lavoro, e farne un
+altro tanto semplice quanto l’altro era lavorato.
+
+Romney non chiese di meglio. Egli pretendeva di avere tanto piacere di
+lavorare vicino a me, che non avrebbe voluto mai altro modello.
+
+Nel giorno stesso, in cui finì il primo, incominciò il secondo; esso
+era di una semplicità veramente greca.
+
+Aveva la testa spoglia che, veduta di faccia, era un po’ inclinata
+sulla spalla destra; i miei lunghi capelli sciolti cadevano ondeggianti
+sul mio petto velato appena da una tonaca di mussolina; un mantello
+di cascemiro rosso mi copriva le spalle: il mio solo gioiello era una
+cintura d’oro cesellata alla foggia araba, che incastonava un cammeo
+rappresentante Sir William Hamilton. Questo che a mio parere era ancor
+superiore al primo fu finito in cinque giorni. Fu quello che fu dato
+da Sir William a Lord Nelson, e che questi aveva nella cabina del
+_Fulminante_, e che mi fu restituito dopo la sua morte, e che nella
+meschina capanna in cui scrivo queste memorie, ancora oggi è appeso
+a lato al suo. Nei miei momenti di miseria mi furono offerte fino a
+12,000 lire dei due ritratti; non ho voluto mai separarmi da loro; essi
+saranno la dote della mia Orazia.
+
+Durante il nostro soggiorno a Londra, Sir William diede qualche serata,
+ove fu invitata tutta la _gentry_ della capitale; qualche donna che
+aveva creduto opportuno di farsi ritrosa passando al di là della
+quarantina, non giudicò conveniente di onorarle della sua presenza;
+ma le giovani e belle donne dell’aristocrazia non vi mancarono. Sir
+William volle che in due di queste serate rappresentassi alcune scene
+di carattere; in una recitai il soliloquio di Giulietta, nell’altra
+cantai la scena mimica della Nina.
+
+Quella sera produssi un vero entusiasmo; Romney principalmente era come
+un pazzo.
+
+Il giorno dopo scrisse ad uno de’ suoi amici.
+
+«Nella mia ultima lettera credo di avervi informato che era a pranzo
+da Sir William e sua moglie; alla sera molte persone della nostra prima
+società eransi riunite per udirla a cantare: nel serio come nel comico,
+per la sua grazia come per il suo ingegno, essa eccitò l’ammirazione
+di tutti; ma la sua Nina sorpassò ciò che si può vedere, ed io credo
+che nessuno non saprebbe eguagliarla, per l’anima che vi mette: tutta
+la società era a bocca aperta, tanto la sua scena è semplice, grande,
+terribile e patetica.»
+
+I miei due ritratti furono imballati colla più gran cura, e Sir William
+non volendosi separare da ciò che chiamava _il suo tesoro_, combinò in
+modo di prenderseli in viaggio con noi.
+
+Lasciammo Londra il 20 aprile; per curiosità Sir William volle
+ritornare per Parigi. L’Inghilterra che doveva fare una guerra così
+accanita alla Francia, era ancora in pace con essa. Nulla impediva
+dunque a Sir William di seguire a questo riguardo la sua fantasia.
+
+Arrivammo il 26 in buon punto per essere spettatori di una sommossa;
+grazie dell’avviso! quella sommossa fu quella che prese il nome dal
+sobborgo S. Antonio.
+
+Sir William aveva fatto ogni premura per vedere l’apertura degli Stati
+generali che doveva aver luogo il 27.
+
+Arrivando, intese che era rimessa al 4 di maggio.
+
+Invece dell’apertura degli Stati generali, avemmo l’incendio ed il
+saccheggio del magazzino Reveillon.
+
+Si sapeva fin dal giorno prima che qualche cosa doveva succedere;
+perchè alla sera Sir William entrò con un permesso per vedere la
+Bastiglia.
+
+Noi ne approfittammo pel giorno seguente.
+
+Mano mano, che noi ci avvicinavamo alla Bastiglia, la folla si faceva
+più numerosa; credevamo di non poter mai arrivare colla nostra carrozza
+alla porta d’entrata.
+
+Finalmente ci entrammo, ma in mezzo ai fischi ed alle ingiurie; il
+popolo francese mi parve ben mutato dall’epoca in cui l’aveva veduto la
+prima volta.
+
+Il signor Delaunay, prevenuto che l’ambasciatore d’Inghilterra e sua
+moglie visiterebbero la Bastiglia, ci attendeva per farci egli stesso
+gli onori del castello reale.
+
+Ci chiese prima se volevamo vedere i suoi prigionieri, almeno quelli
+che gli era permesso di mostrarci.
+
+Mi informai se mi era permesso di liberarne qualcuno.
+
+Il signor Delaunay mi rispose che la sua cortesia non poteva andare fin
+là.
+
+— Allora, gli dissi, non potendo far nulla per essi, desidero piuttosto
+di non vederli.
+
+— Che volete vedere allora? Parigi dall’alto della torri?
+
+La cosa era molto facile; il signor Delaunay, ci precedeva col cappello
+in mano, e per quante istanze gli feci non volle mai metterlo in testa.
+
+Io diceva a me stessa, come mai un gentiluomo tanto cortese e di sì
+belle maniere, poteva essere così spietato, o piuttosto così cupido
+verso i suoi prigionieri.
+
+Si raccontavano di lui dei tratti di avarizia incredibili. Tutti
+gl’impieghi della Bastiglia, fino a quello di guattero, si vendevano
+e dipendevano da lui. Con sessanta mila lire di stipendio, dicesi, che
+trovava modo di formarsene centoventi, egli guadagnava su tutto: sulla
+legna, sul vino. Il terrazzo di un bastione era stato convertito in
+giardino per il passeggio dei prigionieri; egli trovò modo di ricavarne
+cento franchi l’anno affittandolo ad un giardiniere.
+
+Quando fummo in cima alle torri, da un lato spingevamo lo sguardo fino
+in fondo al baluardo del Tempio, dall’altro fino al giardino del re,
+verso oriente fino alla barriera del trono, e ad occidente fino agli
+Invalidi.
+
+Di là solamente potemmo apprezzare quanto fosse numerosa la folla a
+traverso la quale eravamo passati, e che ora dominavamo.
+
+Tutta questa folla si recava verso il sobborgo San Antonio, e sembrava
+irritata, ed alcuni in passando facevamo i pugni alla Bastiglia.
+
+Il signor Delaunay se ne rideva.
+
+Gli chiesi donde veniva tutto questo rumore e tutti questi clamori del
+popolo.
+
+Mi rispose che il popolo di Parigi, preso da vertigine e pieno di
+malvolere, pretendeva morire di fame; ora il cartaio Reveillon, uno di
+quegli aristocratici del commercio, — i peggiori fra gli aristocratici,
+— sosteneva che l’operaio guadagnava ancor troppo, e che abbisognava
+ridurre la sua mercede giornaliera a quindici soldi; si aggiungeva che
+doveva essere decorato del cordon nero di S. Michele dalla corte che si
+assicurava in lui un elettore realista.
+
+Tutta questa comitiva era diretta verso la sua casa; le grida che
+metteva eran grida di morte contro il cartaio.
+
+Per fortuna egli era nascosto, e non lo si trovò in casa: allora in
+un momento, con un fascio di paglia, si fabbricò un fantoccio, un
+rigattiere recò un abito vecchio, e tostochè il fantoccio fu vestito,
+gli si aggiustò un cordone nero al collo, e lo si appese in cima ad una
+pertica, e la si faceva passeggiare per le vie di Parigi.
+
+Il corteggio ripassò innanzi alla Bastiglia per andare ad abbrucciare
+il fantoccio al palazzo municipale, ma allontanandosi minacciò di
+venire il giorno dopo ad appiccare il fuoco alla casa.
+
+— Se voi volete vedere ciò, ci chiese galantemente il signor Delaunay,
+ritornate dimani alla stessa ora; sarà una cosa curiosa, io credo.
+
+— Ma, gli diss’io, dal momento che questa gente manifesta apertamente
+la sua intenzione, dimani la polizia prenderà le sue misure e si
+opporrà.
+
+— Oh Milady, disse ridendo il signor Delaunay, voi vi credete ancora
+in Inghilterra ove un conestabile col suo piccolo bastone disperde,
+toccando il capo della sommossa, un assembramento di cento mila
+persone. Disingannatevi, Milady; noi siamo in Francia, ed in Francia
+quando il popolo comincia a farne delle sue, non si ferma là così.
+Fatemi l’onore di accettare dimane un asciolvere; metterò un uomo in
+sentinella sulle torri per avvertirci quando lo spettacolo comincerà, e
+vi prometto alle frutta un saccheggio che sarà forse un incendio.
+
+Guardai in faccia a sir William; egli lesse nei miei occhi il desiderio
+che aveva di assistere allo spettacolo promesso; e siccome egli non
+aveva altra volontà che la mia:
+
+— Signore, disse, eccettuato l’asciolvere, io e Milady accettiamo
+l’offerta che ci fate.
+
+Il signor Delaunay fece un inchino.
+
+— C’è un male, però, signore, diss’egli; le due offerte vanno insieme e
+non possono essere disgiunte; mi si offre un’occasione di ricevere alla
+mia tavola uno dei primi dotti del mondo forse, e senza dubbio la più
+bella donna di Inghilterra, e quest’occasione non la lascerò sfuggire.
+
+Io era maravigliata e nel medesimo tempo accarezzata da questa
+galanteria francese, che sorgeva come un fiore naturale fin dalle
+fessure delle pietre di una prigione.
+
+— Ebbene, signore, gli dissi, io accetto anche in nome di mio marito:
+ma ad una condizione.
+
+— Una condizione posta da voi, Milady, si accetta ad occhi chiusi,
+foss’anche quella di consegnarvi le chiavi della Bastiglia; dite questa
+condizione.
+
+— Che voi ci darete l’ordinario dei prigionieri, onde mi ricordi di
+aver pranzato in una prigione.
+
+— Su questo punto vi posso soddisfare, Milady; vi prometto l’ordinario
+dei prigionieri.
+
+— In parola d’onore?
+
+— Da gentiluomo.
+
+— Io gli porsi la mano.
+
+— So bene, gli dissi, che quando un Francese ha detto ciò, si farebbe
+piuttosto ammazzare che mancare di parola. A dimani, signore.
+
+E in ciò, ci accomiatammo dal galante governatore della Bastiglia.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+In attesa dello spettacolo promesso pel giorno seguente, sir William
+mi chiese dove desiderassi di passare la sera; senza esitare risposi:
+alla Commedia francese. Il teatro era e fu sempre la mia passione, e
+quando penso che se al momento della mia miseria Drury Lane non fosse
+stato incendiato, probabilmente vi avrei fatto le mie prime prove e
+sarei diventata la rivale di Maria Siddons, in vece di essere diventata
+quella di Aspasia.
+
+Ciò sarebbe stato probabilmente meglio per la salvezza dell’anima mia e
+per la tranquillità della mia coscienza.
+
+Si rappresentava la _Berenice_ di Racine.
+
+Sir William mandò a prendere un palco; gli si rispose che non ve
+n’erano più.
+
+Nessun palco disponibile! in mezzo alle sommosse ed alla carestia; non
+è nemmeno credibile.
+
+Chiedemmo la causa di quell’affluenza; ci si rispose che un giovane
+tragico, che da due anni appena calcava la scena, e che otteneva gli
+applausi più grandi e più meritati, rappresentava per la prima volta in
+quella sera la parte di Tito.
+
+Chiesi che nome aveva; — si chiamava Francesco Talma.
+
+Sir William mi vide talmente contrariata per questo contrattempo,
+che scrisse in quel momento al suo collega ambasciatore d’Inghilterra
+presso la Corte di Francia per chiedergli se per avventura non avesse
+un palco da dargli per la commedia francese.
+
+Sua signoria che probabilmente non era ammogliato, o aveva una moglie
+che non amava la commedia, rispose che con suo grande rincrescimento
+non poteva soddisfare al desiderio di sir William; Sua signoria non
+teneva palco.
+
+Era talmente disperata, che pregai sir William di far salire
+l’albergatore e d’interrogarlo per sapere se conoscesse qualche mezzo
+per procurarsene uno, ovvero alcuni posti qualunque fossero.
+
+— Non conosco che un solo mezzo, ci disse: scrivere al signor Talma in
+persona.
+
+Sir William fece un movimento di rifiuto.
+
+— È un giovane educatissimo, diss’egli a sir William, che conosce la
+migliore società di Parigi; è un eccellente patriota, e certamente
+se Vostra Signoria si degna di onorarlo, farà tutto ciò che potrà per
+procurarle il piacere di vederlo.
+
+Sir William si volse dalla mia parte per interrogarmi su di ciò che
+doveva fare; egli mi trovò colle mani giunte e col viso supplichevole.
+
+— Ebbene, diss’egli, giacchè lo vuoi.
+
+Prese la penna e scrisse:
+
+ «Sir William Hamilton ambasciatore di S. Maestà Britannica, e Lady
+ Hamilton sua moglie hanno l’onore di presentare i loro complimenti
+ al signor Talma e di esprimergli il desiderio di vederlo a
+ rappresentare questa sera la parte di Tito; tutte le loro premure
+ per procurarsi un palco sono state vane; essi si trovano obbligati,
+ anche a rischio di rendersi importuni, di ricorrere a lui e di
+ chiedergli due posti nella sala, qualunque fossero, purchè una Lady
+ vi possa andare».
+
+ «27 aprile 1789»
+
+— V’incaricate voi di far ricapitare questa lettera al signor Talma?
+dimandò sir William all’albergatore.
+
+— Certamente, è la cosa più facile del mondo.
+
+— E di farci avere la risposta?
+
+— Più ancora, mylord, disse il nostro albergatore; per essere sicuro
+che la commissione sia ben eseguita, vado a farla io stesso.
+
+E senza aspettare i nostri ringraziamenti, partì portando seco la
+lettera.
+
+— Davvero, mormorò sir William, a malincuore bisogna convenire che
+questo popolo francese è pure assai garbato; peccato che sia tanto
+leggiero.
+
+Sir William era lungi dal dubitare che i francesi si correggessero
+presto della qualità per cui li lodava, e del difetto di cui li
+rimproverava.
+
+In capo ad un quarto d’ora il nostro albergatore ritornò tutto giulivo;
+aveva un viglietto in mano.
+
+— Voi avete un palco? esclamai scorgendolo.
+
+— Sì, l’ho, diss’egli, sollevando in aria il viglietto, eccolo.
+
+Gli presi di mano il viglietto; esso racchiudeva una piccola cartolina
+con queste cinque parole:
+
+ — _Buono pel mio palco_. —
+
+ TALMA.»
+
+e più sotto.
+
+ — _Entrata degli artisti_. —
+
+Io m’impossessai tutta contenta del palco.
+
+— Aspettate, mi disse sir William; Tito ci fa l’onore di risponderci.
+
+— Ah vediamo, e lessi:
+
+ «Il cittadino Talma è dolentissimo di non poter offrire
+ all’illustre sir William Hamilton ed a Milady Hamilton che il
+ suo palco posto sulla scena. Ma, come si trova, glielo offre
+ coll’espressione della sua riconoscenza la più tenera, per avere
+ voluto pensare a lui.
+
+ «27 aprile 1789.»
+
+Era impossibile di contenersi meglio nei limiti della convenienza più
+assoluta.
+
+Alle sette ore e mezza precise noi eravamo in teatro. Il portiere che
+ci attendeva al portone ci fece attraversare la scena, e ci condusse al
+palco.
+
+Era facile di vedere che colui che ce lo prestava ci aveva messo tutta
+la galanteria di cui è capace un artista.
+
+Un grande specchio decorava una parete; i mobili erano coperti da
+stoffe turche ricamate in oro; questo palco mi ricordava in miniatura
+lo studio di Romney.
+
+Io era incantata di essere sulla scena, e aveva un piacere dieci volte
+maggiore che se fossi stata nella sala, fosse stata pur messa a mia
+disposizione la loggia reale.
+
+Aspettava con impazienza che si levasse il sipario. Ma per questa
+attesa ebbi anche uno spettacolo più curioso di quello della tragedia,
+quello del dietro scena.
+
+Tutti gli artisti si trattenevano dal loro collega Talma, e si facevano
+dimande sulle nuove eccentricità della foggia di vestire che egli si
+sarebbe permesso. Essi chiamavano eccentricità quel lavoro pieno di
+scienza a cui si dedicava Talma per ricondurre il teatro alla verità
+storica. In fine la campana si fece sentire, si diedero i tre colpi, il
+direttore dispose gli artisti, e si levò il sipario.
+
+Confesso che quando Talma entrò alla prima scena del secondo atto,
+misi un grido di ammirazione. Mi sembrava di veder camminare una statua
+romana.
+
+La testa particolarmente era superba, i capelli tagliati corti ed
+arricciati alla foggia antica, la corona d’alloro d’oro posava sui suoi
+capelli; il mantello di porpora, non già attaccato ma gettato senza
+cura sulle spalle, permetteva a chi lo portava di avvolgerselo in mille
+guise; tutto ciò dava una singolare verità all’artista che riconduceva
+gli spettatori a 1700 anni addietro.
+
+Tutti gli altri commedianti mi sembravano maschere.
+
+La parte di Berenice era sostenuta, per quanto mi posso ricordare, da
+una giovine e bella artista chiamata madamigella Vestris; essa aveva un
+abito all’antica, i capelli incipriati e il guardinfante.
+
+Quando entrò alla quarta scena del second’atto, e si trovò in presenza
+di Tito, fece dapprima un movimento di sorpresa, poi represse un
+violento scoppio di riso; Tito aveva le braccia e le gambe ignude,
+mentre gli altri avevano delle maglie di cotone, e dei calzoni di seta.
+
+Pure declamò con tutta l’anima che potè mettere nella sua lunga
+parlata, che cominciò con questo verso:
+
+ «Non ti lagnar, signor, se un indiscreto
+ zelo mi spinse.... ecc.
+
+e finisce:
+
+ «Signor! presente almeno ero al pensiero?»
+
+Ma finito questo verso, invece di ascoltare la risposta di Tito, lo
+guardò da capo a piedi, mentre che Tito le diceva alla sua volta:
+
+ «Donna, non dubitar! n’attesto il Cielo,
+ Berenice a’ miei occhi è ognor presente,
+ Tempo od assenza ti rinnovo il giuro,
+ Non possono rapirti al cor che t’ama.
+
+— Mi perdoni Iddio, Talma, mormorò la donna, ma voi non avete la
+parrucca, ma voi non avete la maglia; ma voi non avete i calzoni.
+
+Poi mentre Talma avea finito quanto doveva dire, le rispose:
+
+— Cara amica, i Romani non ne portavano.
+
+Ed essa ripigliava con una nuova tenerezza:
+
+ «E vuoi giurarmi
+ Un affetto immortal, se tu mel giuri
+ Freddamente così?
+
+Confesso che mi gettai indietro sullo sfondo del palco per poter ridere
+in tutta libertà, mentre Sir William, nella sua qualità di antiquario,
+si sfiatava a dire:
+
+— Ma ha ragione, ha perfettamente ragione. Bravo quel giovane, bravo;
+voi sembrate una statua trovata ad Ercolano od a Pompei. _Perge sic
+itur ad astra._
+
+Il tragico fece un leggiero inchino verso di noi in segno di
+ringraziamento.
+
+— Chi sono quelli che hai nel tuo palco? chiese con un fare sgarbato
+madamigella Vestris seguitando a recitare.
+
+— Sono artisti inglesi, rispose Talma con un leggiero sorriso, che
+faceva valere anche per conto dell’amore che Tito aveva per Berenice.
+
+— Sì, sì, artisti, signor Talma, esclamai io applaudendo, avete
+ragione, veri artisti.
+
+I miei applausi raddoppiarono alla parlata di Tito; questa parlata,
+che aveva insieme del disordine, dell’amore e della dignità, fu
+ammirabilmente declamata dal giovine tragico.
+
+Quando calò il sipario verso la fine del secondo atto, si udirono
+grandi applausi nella sala, si gettavano quasi fuori dei palchi e
+gridavano _bravo_. Ove noi eravamo non potevamo vedere; ma gli artisti
+si avvicinavano al sipario e guardavano dal foro che vi era praticato.
+
+— Che c’è, che c’è dunque? chiedevano gli altri commedianti, a quello
+che aveva la fortuna di stare a quel foro.
+
+— Bene, rispose, non ci mancava che questa.
+
+— Ma che cosa?
+
+— Ecco che quel pazzo di Talma ha trovato degli imitatori.
+
+— Come? soggiunse uno del commedianti; vi sarebbe qualcuno in platea,
+che per avventura sia senza calzoni?
+
+— No, ma vi è un giovane presso l’orchestra, che dopo l’atto è andato
+probabilmente a farsi tagliare i capelli: è acconciato _alla Tito_, ed
+è lui che si applaudisce.
+
+Fra il secondo ed il terzo atto l’esempio fu imitato da tre o quattro
+giovani. All’ultimo atto Talma aveva una ventina di imitatori nella
+sala.
+
+È inutile dire che da quella sera venne la moda di portare i capelli
+alla Tito.
+
+Quando calò il sipario al quinto atto. — Dio mi perdoni questa empietà
+sul mediocre intreccio della Berenice, — sir William, prevenendo
+i miei desideri, fece dimandare dal portiere _il cittadino_ Talma:
+— ricordiamoci che questo era il titolo che aveva preso quando ci
+scrisse, — se potevamo ringraziarlo nel suo camerino.
+
+Ci fece subito rispondere che era un grande onore per lui, che non
+avrebbe ardito di aspettarsi; ma poichè noi eravamo disposti di
+farglielo, lo accettava con riconoscenza.
+
+C’incamminammo verso il suo camerino: il corridojo era ingombro; però
+vedendo una signora che sembrava essere dell’alta società, ciascuno si
+ritrasse verso il muro, di modo che riuscimmo ad entrare.
+
+Tito ci aspettava alla porta per farci gli onori del suo camerino;
+la nostra meraviglia fu grande quando rivolgendosi a noi in perfetto
+inglese, ci chiese, o piuttosto chiese a sir William se voleva o no
+conservare l’incognito.
+
+Sir William rispose che non aveva alcun motivo di nascondere _l’onore
+che egli faceva a sè stesso_ venendo a ringraziare un grande artista,
+facendogli i suoi complimenti, e che anzi desiderava di essere
+presentato alla società che si trovava nel suo camerino, e che
+dall’apparenza doveva appartenere alla classe più intelligente della
+società.
+
+Sir William non s’ingannava: Talma ci presentò successivamente il
+poeta Mario Giuseppe Chenier, di cui dovea rispondere il _Carlo IX_;
+Ducis di cui facea fede il Macbet, il giovine Arnault di cui studiava
+il _Mario a Minturno_; La Harpe che lo tormentava per rappresentare
+il suo _Wasa_; il pittore David che gli dava i modelli del vestiario;
+il cavalier Bertin che cinque o sei mesi prima avea pubblicato il suo
+libro degli amori, e che al giorno seguente o l’altro doveva partire
+per S. Domingo, ove dovea morire l’anno dopo; Parny, che si chiamava
+il Tibullo francese, e che era in procinto di cantare la sua Eleonora,
+mentre suo fratello, con minor poesia forse ma con altrettanto spirito
+cantava madamigella Comtas. Infine cinque o sei altri giovani, che
+avevano tutti un nome, od erano per farselo.
+
+Sir William ebbe la sua corte, ed io la mia. Egli entrò in una
+discussione sul modo di vestire degli antichi con David e Talma: mentre
+io faceva sui loro versi i complimenti al cavalier Bertin e Parny e
+essi me ne facevano sulla mia bellezza.
+
+Sir William sempre preoccupato dei miei trionfi me ne procurava uno.
+
+Egli invitò Talma, pregandolo d’invitare tutti gli amici che si
+trovavano nel suo camerino, di venire a passare la serata di domani
+all’hôtel des Princes.
+
+Se Talma consentiva a declamare dei versi di Corneille, di Racine e di
+Voltaire, Lady Hamilton declamerebbe da parte sua il Shakespeare.
+
+Talma era pregato di prevenire i suoi amici che la serata sarebbe
+terminata con una cena.
+
+L’invito fu accettato all’unanimità; e ci ritirammo.
+
+Noi avevamo, se vi ricordate, da ricondurvi per le due ore del giorno
+alla Bastiglia per asciolvere col governatore.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Ritornando, ringraziai Sir William Hamilton della piacevole serata che
+mi aveva fatto passare; l’arte in fin dei conti, mi sembrava sempre il
+mezzo al quale era destinata, e se seguitando la mia vera vocazione,
+avessi potuto entrare in un teatro, avrei certamente lasciato una
+riputazione eguale a quella di M. Champmesle e di mistress Siddons.
+
+Il giorno seguente alla mattina feci venire due sarte, e feci loro il
+disegno di due vestiarj, che desiderava di avere per la sera; quello di
+Ofelia e di Giulietta. Dissi loro di prendersi in aiuto quante operaie
+volessero, purchè i due abiti fossero finiti per le otto ore della
+sera.
+
+Le due sarte m’impegnarono la loro parola, e tanto sicura su questa
+parola, come lo era stata il giorno innanzi sulla _fede di gentiluomo_
+del signor Delaunay, salimmo in carrozza alle nove ore e mezza per
+condurci alla Bastiglia; ma arrivando al baluardo del Tempio, la
+folla era così grande, che ci fu impossibile di andare innanzi. Allora
+prendemmo la via del Tempio, e giungemmo sulla banchina della Senna
+dalla parte del baluardo Bourdon. Da questa parte lo spazio era libero,
+la sommossa non passava per la Bastiglia, ma volgeva a sinistra verso
+il sobborgo S. Antonio.
+
+Il signor Delaunay ci attendeva e la tavola era messa con un gran
+lusso: c’invitò ad asciolvere senza ritardo, atteso che la sommossa
+sarebbe verosimilmente nel suo splendore verso mezzogiorno.
+
+Alla prima portata, la profusione delle vivande e la finezza del vini
+ci accusavano che il signor Delaunay non aveva mantenuto la sua parola
+di darci l’ordinario dei prigionieri.
+
+Ma egli al contrario:
+
+— Milord, disse, voi mi avete imposto delle condizioni, ma in esse
+mi avete lasciato tutta la latitudine. Noi abbiamo alla Bastiglia
+prigionieri e prigionieri; prigionieri che sono principi del sangue,
+fino ai motteggiatori; ora per il vitto di un principe del sangue
+sono fissate cinquanta lire al giorno, per quello di un maresciallo di
+Francia trentasei, per quello dei generali e brigadieri ventiquattro
+lire, per quello di un consigliere quindici lire, per quello di un
+giudice ordinario dieci lire, per quello di un ecclesiastico sei lire,
+e per un motteggiatore uno scudo.
+
+— Ebbene? gli domandai, non indovinando molto a che serviva questa
+lunga enumerazione.
+
+— Ebbene, soggiunse, io vi tratto da principi reali, ecco tutto.
+
+— Noi abbiamo allora la colezione del signor de Beaufort? gli domandai.
+
+— V’ingannate, cara amica, disse sir William; il signor de Beaufort non
+è stato alla Bastiglia, ma a Vincenne; è il signor de Condè che è stato
+alla Bastiglia.
+
+— Come? è qui che egli coltivava i suoi garofani! se ve rimane ancora,
+me ne dareste uno, signor governatore?
+
+— V’ingannate ancora, disse sir William, quello che faceva il
+giardiniere era Luigi II, il gran Condè. Anch’egli è stato a Vincenne,
+a meno che non consideriate per essere stato alla Bastiglia l’esservi
+nato; allora è Enrico II suo padre, un sovrano assai triste che è stato
+alla Bastiglia.
+
+— Alla buon’ora, disse il signor Delaunay; ecco un dotto inglese che
+può istruirmi sulla storia della mia fortezza. Alla salute della Torre
+di Londra, e che sgombri sempre i re d’Inghilterra dai suoi nemici,
+come la Bastiglia liberi i re di Francia dai suoi. Posso affermare a
+Vostra Signoria che il duca di Clarence non è stato annegato in un vino
+migliore di quello ch’ella beve in questo momento.
+
+Avevamo appena vuotato i nostri bicchieri per dare ragione al signor
+Delaunay, quando venne uno ad annunciarci che se noi volevamo vedere la
+sommossa in tutta la sua bellezza, non avevamo un momento da perdere.
+
+Il signor Delaunay ci voleva trattenere a tavola; ci affermava che
+avevamo tutto il tempo; ma la curiosità vinse: insistemmo e salimmo
+sulla torre più vicina al sobborgo S. Antonio.
+
+Difatti, appena giunti a quel punto elevato, da cui non ci poteva
+sfuggire alcun particolare, noi vedemmo quella scena terribile in tutta
+la sua sconcezza.
+
+— Ah! perdio! ci disse il signor Delaunay, volgendosi pian piano
+verso sir William: io posso non solamente mostrarvi il saccheggio di
+Reveillon, ma lo stesso Reveillon in persona.
+
+— In che modo?
+
+— Dimenticava di dirvi che ieri mattina, egli, sapendo che era
+minacciato nientemeno che di essere appiccato, è venuto a dimandarmi un
+asilo che io, ben inteso, gli accordai. Vedete quell’uomo piccino coi
+capelli crespi, col viso contratto, che sembra prendere tanto interesse
+a ciò che succede, e che si china fuori dal parapetto in modo da far
+credere ch’egli voglia gettarsi dalle mura?
+
+— È lui?
+
+— Egli stesso.
+
+E perchè non ne dubitassimo:
+
+— Eh! signor Reveillon, disse egli, che pensate voi di ciò che succede
+laggiù?
+
+Reveillon raccapricciò.
+
+— Io penso, signor governatore, disse egli, che se la Corte non avesse
+bisogno di una sommossa per guadagnar tempo per gli Stati Generali,
+si sarebbero spicciati presto con questa massa di saccheggiatori:
+guardate! non è mica una derisione?
+
+Vi sono circa a due mila che saccheggiano la mia casa, e che
+probabilmente vanno a metterla in fiamme. — Ebbene, il signor di
+Besenval vi manda — quanti? — contiamoli: — dieci — quindici — venti
+— venticinque — trenta. — Il signor di Besenval invia trent’uomini
+per contenerne due mila, senza contare centomila spettatori che vi si
+divertono, e per conseguenza li spingono a continuare.
+
+— Signor Reveillon, signor Reveillon, disse il signor Delaunay, mi
+sembra che voi parlate assai leggermente del governo di Sua Maestà, e
+mentre vi trovate alla Bastiglia vi potrete anche restare.
+
+— Oh! disse il poverello, che la vista dei suoi mobili che gettavano
+dalla finestra metteva alla disperazione; io sono ben tranquillo; non
+è per i pari miei che la Bastiglia è fatta, ma per i gran signori; per
+voi, per esempio, se lo voleste.
+
+E si fermò esitando.
+
+— Ebbene? chiese ridendo il governatore.
+
+— Voi non avreste che a dire una parola, e mi salvereste; perchè dimani
+sarò ridotto alla miseria.
+
+— E quale parola avrei a dire?
+
+— Voi non avreste che a dire: «fuoco,» ed uno dei vostri cannoni non
+avrebbe che ad obbedire, e la piazza sarebbe tosto sgombra.
+
+— Ma, disse sir William al governatore, mi sembra che quest’infelice
+non abbia tutti i torti.
+
+— Anzi, rispose il signor Delaunay, egli ha invece tutte le ragioni;
+ma io sono comandante di un castello reale, io non posso movere un
+cannone, nè abbrucciare un’esca senz’ordine del re.
+
+Intanto il saccheggio andava crescendo. Dopo il saccheggio venne
+l’incendio; le fiamme cominciavano ad uscire dalle finestre. Allora
+vennero alcune compagnie di guardie francesi e fecero fuoco; due o
+tre di quel miserabili caddero, ma gli altri respinsero i soldati a
+colpi di pietra. — Io cercai cogli occhi di vedere Reveillon; non vi
+era più: senza dubbio la vista del saccheggio della sua casa l’aveva
+così profondamente rattristato, che non aveva potuto sopportarla più a
+lungo, ed erasi forse ritirato in qualche camera della Bastiglia.
+
+Finalmente dopo due o tre ore, durante le quali si lasciò sbizzarrire
+a lor talento i saccheggiatori, vennero gli Svizzeri. I rivoltosi
+volevano fare a questi ciò che fecero alle guardie francesi; ma gli
+Svizzeri non erano di sì buona pasta, fecero fuoco davvero non già a
+polvere ma a palla, uccisero una ventina di persone e dispersero non
+solamente i saccheggiatori ma anche i curiosi.
+
+Poi entrarono nella casa, trascinando fuori per la via degli uomini
+che sembravano morti e invece erano soltanto ubbriachi; quelli là li
+avevano trovati in cantina; ma alcuni, credendo di bevere il vino
+di Reveillon, avevano bevuto i colori della fabbrica, e morirono
+avvelenati.
+
+In complesso vidi che una sommossa non era una cosa gaia come credeva;
+quella aveva cominciato coll’appiccare un fantoccio, e terminò col
+saccheggio e coll’incendio di una casa, oltre la morte di cinque o sei
+soldati e di una ventina d’uomini, che per essere dei miserabili non
+erano nemmeno uomini.
+
+Noi ringraziammo il signor Delaunay della sua sommossa e del suo
+asciolvere; ma gli confessammo che la vista dell’una c’impediva di
+finir l’altro.
+
+Lasciammo quindi a metà il suo ordinario dei principi reali, che, —
+debbo confessarlo, — era eccellente, e più facilmente che non eravamo
+venuti ritornammo a casa.
+
+Quando quattro mesi dopo udimmo a Napoli la presa della Bastiglia e la
+morte del signor Delaunay, le due notizie ci fecero una impressione più
+profonda, avendo conosciuto il castello ed il suo comandante.
+
+Solamente, si dimanda, quando si è veduto l’altezza delle torri, lo
+spessore delle mura, e la forza delle porte; come mai un popolo male
+armato, mal comandato, senza cannoni, senza macchine di guerra, prende
+una fortezza come la Bastiglia?
+
+La questione si agita da venticinque anni, e la risposta non è ancor
+fatta.
+
+Una volta ritornata a casa, mi occupai più dei preparativi della nostra
+serata. Vi metteva un certo vezzo particolare a conquistare i suffragi
+di una tale riunione di uomini intelligenti. Temeva solamente che gli
+avvenimenti della giornata non facessero torto ai nostri progetti della
+sera.
+
+Ma io non conosceva ancora i Francesi, questo popolo proteiforme che
+trova tempo per tutto, che maneggia nello stesso tempo con eguale
+indifferenza, direi quasi colla stessa abilità, il fucile, la matita e
+la penna; che alla mattina fa una sommossa, alla sera coltiva le arti,
+e tutto ciò con una ferocia ed una delicatezza che non appartiene che a
+lui.
+
+Alle otto ore le due sarte mi avevano mantenuto la parola, ed io
+aveva i miei due abiti; l’esattezza colla quale i nostri invitati si
+presentarono dalle nove alle nove e mezza ci provarono il piacere che
+avevano di trovarsi al convegno.
+
+Si parlò dapprincipio della novella del giorno, della sommossa; vidi
+con stupore che tutti questi artisti, tutti questi poeti, tutti questi
+pubblicisti erano dello stesso parere, e se non ne incolpavano la corte
+erano almeno dell’avviso del povero Reveillon che vedeva abbrucciare
+il suo magazzino, cioè che la corte non si era opposta quanto avrebbe
+potuto.
+
+Il poeta Chenier ed il pittore David andavano più oltre, e pretendevano
+che non solamente la Corte non si era opposta alla sommossa, ma che
+l’impulso veniva da essa. Essa sperava, dicevano costoro, che tutta
+questa turba affamata, tutti questi uomini senza pane, cinquantamila
+operai senza lavoro si unirebbero ai turbolenti e si metterebbero a
+saccheggiare le case dei ricchi; allora tutto muterebbe d’aspetto, la
+Corte avrebbe un eccellente motivo per concentrare una armata sopra
+Parigi e Versaille, e un pretesto eccellente per aggiornare gli Stati;
+ma, contro l’aspettazione della Corte, la moltitudine era rimasta
+onesta e si era astenuta.
+
+Queste cose le dicevano con una tale convinzione, ed i loro uditori
+erano disposti a convenire nel loro avviso, che la mia coscienza ne era
+molto scossa. Quanto a sir William, la sua riserva diplomatica non gli
+permetteva di essere apertamente di questa opinione, ed io osservava
+che la lasciava manifestare senza altrimenti combatterla con dei
+_forse_ e dei _credete voi_.
+
+Ma siccome la riunione non aveva uno scopo politico, a poco a poco
+si cessò di parlare di affari, per ritornare alla poesia ed alla
+letteratura.
+
+Il signor Talma, come ci era stato detto, era un uomo di un giudizio
+affatto superiore. Disponendosi a declamare l’_Amleto_ di Ducis, si
+rammaricava con lui di dover molto sagrificare il gusto francese.
+
+Mi parve che allora era il momento di far propendere la bilancia
+dalla parte di Shakespeare, e senza dir nulla entrai nella camera
+vicina; cinque minuti mi bastarono per addossare l’abito di Ofelia;
+e la discussione animata da sir William, che aveva compreso la mia
+intenzione, continuava ancora. Quando ad un tratto si aperse la porta,
+e nella oscurità opportunamente procurata nella stanza vicina, apparvi
+pallida e coll’occhio fisso come lo spettro di Ofelia, non vi fu che
+un grido nella sala, e ciascuno si ritrasse istintivamente innanzi a me
+per farmi posto.
+
+La pazzia d’Ofelia, e le scene di Giulietta al balcone erano il mio
+trionfo. Io era riescita ad assicurarmelo tre o quatto volte a Londra,
+ove aveva declamato le due scene. La cosa era completamente nuova e per
+conseguenza doveva produrre un effetto maggiore; ma anche poche persone
+comprendevano l’inglese, e bisognava indovinare dalla mia fisionomia
+l’intenzione del poeta.
+
+Per fortuna questa splendida scena della pazzia d’Ofelia non aveva
+bisogno di spiegazione, tanto la mimica che l’accompagna può diventare
+parlante; quasi ad ogni verso io era interrotta dagli applausi, che
+invece di aumentarne l’effetto non potevano che diminuirlo.
+
+Anche Talma prevenendo il mio desiderio, supplicò che mi lasciassero
+almeno finire senza essere interrotta nei differenti periodi che la
+scena presenta.
+
+Lo ringraziai con un segno di testa, e senza interrompermi nè essere
+interrotta, continuai sino alla fine della prima scena:
+
+«Addio Milady, — la carrozza.»
+
+Ma allora fu un vero scoppio d’applausi. Talma, chiedendomi perdono
+della famigliarità, si slanciò verso di me, e dichiarò che io era per
+niente affatto l’ambasciatrice d’Inghilterra, ma mistress Siddons che
+viaggiava incognita.
+
+In conseguenza di ciò mi baciò la mano.
+
+Confesserò di sfuggita che mai un gran signore, principe o re che mi
+avesse baciato la mano, non mi fece il piacere, anzi direi l’onore che
+mi fece Talma in questo momento.
+
+E sir William lo comprese bene, egli così artista, poichè da parte sua
+prese la mano di Talma con un’affezione in cui entrava una parte di
+riconoscenza.
+
+Corsi via dalla sala in mezzo alle grida che mi richiamavano. Si
+credeva la scena finita, ma Talma dichiarò che la scena era stata
+solamente declamata per metà e che rimaneva l’altra, vale a dire la più
+pittoresca e la più drammatica.
+
+Io non voleva lasciar spegnere l’entusiasmo dei miei ammiratori; e
+ricomparvi quasi subito coi miei capelli sciolti, colla mia corona di
+papaveri e di avena selvatica, i miei fiori campestri e il mio velo.
+
+Ho già detto una volta l’effetto che produssi in questa scena; si
+perdoni al mio orgoglio di ripeterlo; sono i soli trionfi che non mi
+hanno lasciato dei rimorsi, era la scintilla che aveva in me e che si
+manifestava: era la fiamma artistica che mi coronava della sua aureola.
+
+Perchè Dio non ha permesso che io venissi nel mondo della intelligenza,
+invece di venire nel mondo della grandezza?
+
+È inutile dire che il mio trionfo fu ancora più grande la seconda volta
+che la prima, e finì con una vera rampogna che Talma fece al povero
+Ducis per avere _sfigurato_ l’Amleto di Shakespeare, al punto di non
+avere osato di introdurvi le due scene che io aveva rappresentato.
+Ducis sembrava interamente convertito all’idea di Talma; ma mi parve
+che volesse meglio lasciare il suo Amleto tale e quale era, che di
+rifarlo. Come l’abate Vertot il suo giudizio era fatto.
+
+— Ve l’aveva ben detto, ve l’aveva ben detto, ripeteva Talma; colla
+vostra smania di tutto accomodare, è come il mio monologo, come il
+famoso _Be or not to be_ che voi mi avete guastato. Guardate, mio
+caro Ducis, volete vedere come era in inglese? Guardate ed ascoltate.
+All’istante tutti gli fecero posto; mise per un momento la sua mano
+sul viso per dar tempo alla sua fisionomia di scomporsi: poi lasciando
+cadere lentamente la mano, colla fronte alta, l’occhio fisso, la
+testa bassa, cominciò in inglese, con un perfetto accento, il famoso
+interrogatorio, in cui la vita costringe la morte a confessarle i suoi
+segreti.
+
+Talma fu sublime. Oh! se io fossi stata libera, se mi fosse stato
+permesso di rompere la mia catena dorata, oh come gli avrei detto:
+prendetemi, elevatemi con voi all’altezza ove voi poggiate, e non mi
+lasciate ricadere sulla terra se non attaccata al vostro cuore.
+
+Ahimè! io aveva altri destini. Perdonatemi mio Dio, di non aver saputo
+scegliere, o piuttosto di non aver saputo aspettare.
+
+A che serve dire il rimanente di questa serata d’ebbrezza! Dopo
+ventidue anni essa risplende ancora nella notte del passato, più
+splendida dei miei giorni più ridenti.
+
+Restammo riuniti fino a giorno, senza che a nessuno dalle nove di
+sera fino alle sei del mattino fosse venuto in mente una sola volta di
+osservare l’orologio.
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+Due giorni dopo, il 30 aprile, ricevemmo dall’ambasciatore
+d’Inghilterra dei viglietti per assistere all’apertura o piuttosto alla
+processione degli Stati generali a Versaille.
+
+La nostra partenza era fissata pel 5 aprile.
+
+Se gli Stati venivano ritardati ancora un’altra volta, noi
+continueremmo il nostro viaggio. Sir William non intendeva di
+prolungare il suo soggiorno a Parigi.
+
+Alle tre ore di sera andammo a dormire a Versaille. L’ambasciatore
+d’Inghilterra aveva preso a pigione una casa per la metà dell’anno,
+presumendo che era là particolarmente che si sentiva battere il polso
+della nazione; ci aveva dato due camere al primo piano di questa casa,
+situate lungo la via che doveva percorrere il corteggio.
+
+Noi andammo prima in una tribuna per ascoltare la messa dello Spirito
+Santo. Non so se molti pensarono a queste parole della Scrittura:
+
+«Tu griderai ai popoli e la faccia della terra sarà mutata».
+
+Un po’ prima, verso la fine del _Veni Creator_, uscimmo per andare a
+prendere posto sul cammino della processione.
+
+Le larghe vie di Versaille, tutte parate con tappezzerie della corona,
+fiancheggiate da guardie francesi e svizzere non potevano contenere la
+folla.
+
+Tutta Parigi era a Versaille; le porte, le finestre, i tetti, gli
+alberi stessi erano carichi di spettatori; i balconi coperti di stoffe
+magnifiche, e scialli preziosi: i davanzali e le ringhiere piene di
+signore cariche di piume e di fiori. Si sarebbe detto che al momento
+di lanciarsi nell’arena della guerra civile, le donne, che poco dopo
+doveano essere colpite dalle leggi sommarie dell’eguaglianza, avevano
+preso quest’occasione per mostrarsi ancor una volta in tutta la loro
+gloria e la loro eleganza.
+
+Era evidente che un gran fatto cominciava: quale ne sarebbe stato il
+risultato, tutto il mondo l’ignorava ancora.
+
+Noi vedemmo da principio apparire in fondo alla via come un’onda nera:
+era il terzo Stato. Cinquecentocinquanta deputati, fra i quali trecento
+legali, avvocati, magistrati; tutti nomi ignoti o poco meno, eccettuato
+uno che pei suoi scandali, — bisogna che io sia franca come sempre, —
+era quello che io era principalmente venuta per vedere.
+
+Onorato Riquetti de Mirabeau.
+
+Il suo nome ed i suoi amori eransi resi celebri in Francia e fuori; i
+suoi ratti, i suoi adulteri, le sue prigioni formavano un romanzo più
+commovente, più spettacoloso, più terribile dei romanzi ideati nelle
+immaginazioni dei poeti.
+
+Non aveva che una sola dimanda:
+
+— Dov’è Mirabeau? dov’è Mirabeau?
+
+Me lo indicarono.
+
+Lo vidi da lontano; stese indietro quella testa dominatrice, distinta
+per la sua potente bruttezza, che scuoteva a guisa di un leone una
+foresta di capelli. Era la società dell’epoca tutta intiera riassunta
+in un uomo solo, lo ripeto in un uomo solo, perchè gli altri a lui
+vicino non sembravano che ombre.
+
+Lo seguii cogli occhi quanto lo potei lontano.
+
+Il suo passaggio, o piuttosto quello del terzo Stato scatenò una
+tempesta di applausi e di bravo, che cessò quando apparve la nobiltà.
+
+All’opposto del terzo Stato rimarchevole per la semplicità ed
+uniformità del suo vestire, la nobiltà vestita di seta e di velluto
+presentava un assortimento di tutti i colori più vivi, ornati di
+ricami sfarzosi. Dimandai il nome di una ventina di queste illustri
+oscurità: nessun uomo mi era noto. Mi mostrarono Lafayette, l’eroe
+dell’America; mi aspettava di vedere una di quelle vigorose nature
+chiamate dalla provvidenza per sostenere colla parola, colla penna e
+colla spada i grandi principii. Vidi invece un giovane smilzo, pallido
+o piuttosto biondo e rosa, che non dava alcun indizio della parte che
+avea rappresentato nel passato, e specialmente di quella che avrebbe
+rappresentata nell’avvenire.
+
+La nobiltà passò. Il duca d’Orleans solo fu applaudito freneticamente;
+si sapeva di far disgusto alla regina, e s’inferocivano nella vendetta.
+
+Da molto tempo vi era una guerra dichiarata fra Filippo d’Orleans e
+Maria Antonietta; si davano a quest’antipatia i motivi più strani; essa
+durava da otto o nove anni, e non doveva estinguersi che sul patibolo,
+su cui salirono a ventidue giorni di distanza l’uno dall’altra.
+
+Dopo la nobiltà veniva il clero; il silenzio era lo stesso. Nel clero
+solamente sembravano riuniti i due ordini che noi avevamo poco prima
+veduti a passare separati.
+
+Nobiltà e terzo Stato.
+
+Difatti precedeva una trentina di prelati in rocchetto e veste
+pavonazza.
+
+Poi un coro di musicanti.
+
+Poi infine, dopo i musici, duecento curati circa colla loro veste nera
+da prete.
+
+A questi ultimi il popolo senza applaudirli si avvicinava
+istintivamente. Erano il popolo della Chiesa che nei primi secoli non
+ha soltanto rappresentato il popolo, ma anche tutelata la libertà del
+popolo.
+
+Forse si era un poco allontanato da questa missione, ma non si chiedeva
+meglio che di perdonargli, tanto erasi ricondotto sulla buona via.
+
+Il Re alla sua volta ottenne qualche applauso: ma era lontano da quelli
+prodigati a Mirabeau ed al duca d’Orleans.
+
+Poi venne la regina. Fra il mio primo e il mio secondo viaggio a
+Parigi, si era fatto in lei un cambiamento terribile; Invece di quella
+graziosa dolcezza del suo viso, aveva nella sua fisonomia qualche cosa
+di secco, di smunto, d’ingrato.
+
+Le si gridò alle orecchie: «_Viva il duca d’Orleans_,» ed in mezzo alle
+grida si fece udire un fischio. Essa impallidì e pensò a svenire; fu
+sostenuta.
+
+Essa passò.
+
+La storia di ciò che aveva sofferto era scritta sul suo volto, già
+fatto di marmo, e non era ancora, povera donna, che al principio di ciò
+che doveva soffrire.
+
+Del resto quasi tosto, richiamando il suo coraggio, rialzò la
+testa, mandò intorno ad essa uno sguardo di sfida più di odio che di
+corruccio, poi riprese il suo fare abituale, sdegnoso ed indurito.
+
+Passata la regina, lasciai la finestra ed andai a sedermi; io provava
+lo stesso effetto come se mi avessero messo un pezzo di ghiaccio sul
+cuore, e se mi avessero detto; questa spranga di ferro non volendosi
+piegare, sarà spezzata, io non mi sarei punto maravigliata.
+
+Ci riposammo un istante; poi avendo veduto ciò che volevamo vedere,
+ripartimmo per Parigi.
+
+Durante la via, sir William mi spiegò la situazione: era una vera lotta
+che si agitava fra il basso clero, il terzo Stato ed i prelati e la
+nobiltà sostenuti dal Re.
+
+Tutte queste questioni erano troppo gravi per potervi fermare
+lungamente il mio pensiero. La mia cattiva sorte volle che mi fossi
+mischiata colla politica di un altro paese; ma io vi fui trascinata da
+un doppio motivo: dalla mia profonda amicizia per la regina, e dal mio
+amore irresistibile per Nelson. Lo so che un giorno nè l’uno nè l’altro
+mi serviranno di scusa, ma voglio piuttosto, dovendo rendere un conto
+così terribile, renderlo in nome del mio amore e della mia devozione,
+anzichè in nome del mio interesse personale.
+
+Lasciammo Parigi il giorno dopo, il 5 maggio 1789; prendemmo la via del
+Belgio e della Svizzera; attraversammo il S. Gottardo, scendemmo pel
+lago Maggiore, arrivammo a Livorno in posta, e vi trovammo la nostra
+feluca, ed il 20 di maggio mettemmo piede all’Immacolatella.
+
+Ritornando all’ambasciata, sir William trovò un viglietto del Re
+concepito in questi termini:
+
+ «Il giorno dopo del vostro arrivo, mio caro sir William, vi aspetto
+ a pranzo con noi al palazzo di Caserta; ma la regina, che desidera
+ di fare una conoscenza colla vostra graziosa sposa, una conoscenza
+ più intima, che non si può fare in una presentazione ufficiale,
+ l’aspetterà fra le undici ore e mezzodì.»
+
+ «Restate dunque ai vostri affari fino a quattr’ore, ma inviateci
+ Lady Hamilton come la colomba dell’arca per annunziarci che voi
+ avete messo piede a terra.»
+
+ VOSTRO AFFEZIONATO
+ FERDINANDO B.
+
+Sir William rispose:
+
+ «Sire,
+
+ «La colomba sarà da voi all’ora indicata, ma non aspettatevi che
+ vi porti il ramoscello d’ulivo. Credo che de qualche tempo non si
+ coltiva più quell’albero in Francia.
+
+ «Alla mia volta, nell’ora che mi è assegnata, verrò a ringraziare
+ Vostra Maestà di tutta la bontà che ha avuto per me.
+
+ «Ho l’onore di essere con rispetto,
+
+ «Di V. Maestà,
+
+ _Umil. ed obb. servo_
+ W. HAMILTON.
+
+Come vedete, il mio trionfo era completo.
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+Aveva portato dalla Francia una quantità di abiti. Esitai qualche tempo
+nello scegliere la specie di toeletta con cui mi doveva presentare alla
+regina. Mi decisi per la più semplice.
+
+Un abito di raso bianco, una piuma bianca nei capelli, uno sciallo
+di cascemiro azzurro chiaro sulle spalle, furono tutto il lusso che
+sfoggiai.
+
+Alle dieci partii per Caserta: alle undici discesi ai gradini del
+grande scalone.
+
+Al primo piano mi si aperse una porta che metteva in un corridoio. La
+regina mi aspettava nel suo piccolo appartamento.
+
+Non ho bisogno di dire in che modo mi battesse il cuore; mi sentiva
+pallida, tutto il sangue mi affluiva al petto.
+
+Infine dopo tre o quattro porte aperte e chiuse, se ne aperse
+un’ultima; e in mezzo ad un’abbagliamento udii il cameriere, che mi
+precedeva, pronunziare queste parole:
+
+— Lady Hamilton.
+
+Entrai senza vedere nulla; una densa nebbia si era stesa sui miei
+occhi, mi sentiva vacillare, volli fare una riverenza, fui costretta a
+tenermi ad una poltrona.
+
+Sentii allora che mi si sosteneva alla vita.
+
+— Che avete Milady? mi disse una voce benevola.
+
+— Perdono, signora, balbettai, l’emozione mi fa l’onore tanto
+desiderato e tanto aspettato di trovarmi innanzi a Vostra Maestà.
+
+— Ah! mio Dio, ma io sono dunque assai imponente?
+
+— Voi siete regina, signora.
+
+— Ecco quanto v’inganna; io sono una donna, e una donna che cerca
+un’amica; questa amica se voi me la recate, m’avrete dato più di quanto
+mai potrei darvi; ciò posto, sedetevi, e lasciatemi contemplarvi a mio
+bell’agio.
+
+Feci un movimento per nascondere la mia testa fra le mani.
+
+— Ma volete lasciarmi vedere questo bel viso, che io non ho veduto
+finora, che imperfettamente e alla sfuggita?
+
+Allora misi due o tre grida soffocate, e poi diedi in uno scoppio di
+singhiozzi; mi era impossibile di contenermi, io soffocava.
+
+— Ah! per esempio, esclamò la regina, non vi credeva pazza a questo
+punto: vediamo, vi debbo fare io delle scuse.
+
+— Oh, signora, mormorai appena.
+
+— Civetta, diss’ella, tutt’al contrarlo delle donne che si fanno brutte
+nel pianto, essa sa che le lagrime la fanno più bella ancora: vediamo,
+non vi è qui che una donna, è dunque inutile di fare la civetta,
+lasciatemi asciugare i vostri occhi, e discorriamo.
+
+La regina mi voleva asciugare gli occhi, io mi gettai ai suoi piedi e
+le baciai la mano.
+
+— Ecco che va già meglio, soggiunse, e quando vi avrò abbracciata
+saremo pari.
+
+Ed essa mi abbracciò.
+
+— Ah bene! disse la regina, ora che sono finiti i capriccietti,
+sedetevi qui vicino a me, e siamo buone amiche, meno che voi non lo
+vogliate, e allora non sarà colpa mia.
+
+Non trovando di che risponderle, le sorrisi nel modo il più
+riconoscente.
+
+— Suvvia, mi disse giuocando coi miei capelli; non mi piacciono le
+giornate che cominciano colla pioggia.
+
+— Oh! signora, balbettai, chi mi avrebbe mai detto che una grande
+regina, che l’augusta figlia di Maria Teresa....
+
+— Zitto, zitto, o piuttosto, a proposito di regina, so che avete veduto
+mia sorella a Versaille; nella sua ultima lettera mi scrive che le cose
+vanno alla peggio in Francia, che soffre assai, e deperisce a vista
+d’occhio; che vi ha di vero in tutto ciò?
+
+— Ahimè, maestà, io non aveva veduto la regina di Francia da otto anni,
+e debbo confessare che in questi otto anni sembra aver dato un addio a
+tutto il lato bello e felice della vita.
+
+— Ed io che non la veggo da diciannove anni, che sarebbe mai se la
+rivedessi. Povera Antonietta.
+
+— Essa non ha che trentatre anni, replicai, ed a trentatre anni si è
+giovane.
+
+— Ma non quando si è regina, rispose Carolina, inarcando le
+sopraciglia, e se poi gli affari continuano a farsi serii, toccherà a
+noi di....; ma lasciatemi ora osservare la vostra toletta.
+
+— Non so se siete voi che andate bene al vostro abito, o se sia il
+vostro abito che vi sta dipinto; ma ciò che vedo si è che siete d’un
+gusto squisito; voglio farmene fare uno perfettamente eguale; noi
+sembreremo due sorelle.
+
+— Oh! signora.
+
+— Voi sarete la minore, s’intende; quanti anni avete, ventitre?
+
+— Un poco più? ventisei, maestà.
+
+— Il vostro volto ha un difetto impareggiabile, mia cara, quello di
+mentire in vostro vantaggio; tutt’all’opposto di me, io sono sempre
+sembrata più vecchia di quel che sono; voi non me ne fate perciò i
+complimenti, non è vero? Il vostro abito siamo intesi, io ne farò fare
+subito uno simile. E chi viene ora a disturbarci? ah sì, è il Re, lo
+riconosco al suo passo.
+
+— Il Re, signora, esclamai alzandomi, io non sono così esperta, come
+avrete potuto scorgere, in fatto di etichetta; che debbo fare?
+
+— Ma che! voi dovete rimanere; Sua Maestà poi non mi fa mai delle
+lunghe visite, i nostri atomi attraenti, come diceva il defunto signor
+Descartes, sono ancora da attrarsi.
+
+In questo momento la porta si aperse, ed il Re entrò frettolosamente.
+
+Del resto quando dico il Re; per fortuna che la regina mi aveva
+prevenuto col dirmi _che riconosceva il passo del Re_, perch’io
+certamente non lo avrei riconosciuto in quella specie di villanzone,
+che faceva invasione nell’appartamento di Maria Carolina.
+
+Figuratevi un uomo ancor giovane, di statura alta, assai ben fatto,
+quantunque avesse i piedi troppo grandi e le mani troppo grosse;
+portava una calzatura da caccia con grandi uose di cuoio, un farsetto
+di pelle di daino, una giacchetta e pantaloni di velluto di un colore
+abbronzato, con una fronte ed un mento che sfuggivano innanzi ad
+un naso enorme, che gli dava l’aspetto non già di un’aquila ma di
+un pappagallo: pettinato colle _oreilles de chien_ ed una coda _en
+salsifis_, e aveva in mano per le zampe tre tacchini che si dibattevano
+e chiocciavano quanto potevano: aggiungete a tutto ciò dei gesti
+comuni, ed un accento volgare, e avrete o quasi un’idea di ciò che era
+il re Ferdinando IV.
+
+— Buon Dio, disse la regina, che vi è accaduto, signore; io sono solita
+a vedervi quando ritornate dalla caccia, ma oggi mi sembra che facciate
+meglio, mi pare che abbiate dei polli.
+
+— Ah! mia cara maestra, disse Ferdinando, — egli chiamava con questo
+nome sua moglie nei suoi momenti di buon umore; visto che essa gli
+aveva o quasi imparato a leggere ed a scrivere; — voi che mi dite
+sempre che se non fossi Re, non avrei saputo guadagnarmi il pane,
+ecco per provarvi un poco il contrario, osservate un poco questi tre
+tacchini.
+
+— Li vedo.
+
+— Fatemi il piacere di palparli.
+
+— E così, signore?
+
+— A voi, a voi, Milady, e me li porse; io non sapeva che fare, esitava.
+
+— Palpate, palpateli, disse egli, e poichè ne dovete mangiare, non ci è
+male che vi assicuriate che sono grassi. Spero che avremo a pranzo sir
+William.
+
+— Egli avrà l’onore di obbedire all’invito di Vostra Maestà.
+
+— Farà bene, mangerà i tacchini guadagnati da me.
+
+— Ma alla fine, signore, disse la regina con impazienza, terminateci
+dunque la storia di queste povere bestie.
+
+— Ah! potete ben dire la mia, essa è abbastanza intimamente collegata
+colla loro, perchè potessimo separare l’una dall’altra. Immaginatevi
+che passeggiava ieri in giardino, quando incontrai una povera donna
+che mi ferma e mi dice: signore, mi hanno detto di mettermi qui per
+trovarmi sul passaggio del Re; credete voi che il Re passerà presto?
+
+— Nulla di più probabile, buona donna.
+
+— Come sarà vestito, onde lo possa riconoscere?
+
+Voleva quasi darle i contrassegni di san Marco e di D’Ascoli; ma
+preferii di spingere l’avventura sino alla fine.
+
+— Ascoltate, le dissi. Siccome il Re non passeggia tutti i giorni e voi
+potreste aspettarlo tutta la notte senza che passi, facciamo di meglio;
+se voi avete qualche istanza da presentargli, me ne incarico io.
+
+— Ve ne sarò molto obbligata, disse la buona donna; sono una povera
+vedova e non posseggo che tre tacchini; ma se voi mi tenete parola, ve
+li regalerò.
+
+— Sono grassi? le dimandai; capirete che non voglio comperare ad occhi
+chiusi.
+
+— Come oche, mio caro signore, rispose la donna.
+
+— Allora mercato fatto, venite domani coi tre tacchini, e voi avrete il
+vostro ricorso.
+
+— Sì?
+
+— Datelo a me. Dimani ve lo porterò postillato dal Re, io vi restituirò
+il vostro ricorso, e voi mi darete i tre tacchini, e ci saremo
+sbrigati.
+
+— Prendere e dare?
+
+— Prendere e dare, certamente.
+
+Vedete che non ho mancato al convegno. Aveva messo un uomo in
+sentinella e quando venne a dirmi: «C’è abbasso una donna con tre
+tacchini» allora discesi, le consegnai il suo ricorso postillato da me;
+ed essa mi ha dato i tre polli: povera donna, ho paura che abbia fatto
+male i suoi conti.
+
+— E perchè?
+
+— Perchè i giudici non ci baderanno alla mia raccomandazione; ma questa
+volta sono a fare, se bisogna, un colpo di stato, perchè si renda
+giustizia a questa povera vedova. Se però i tacchini sono teneri.
+
+Ed il Re uscì schiamazzando dalle risa, e tenendo in mano i tacchini
+che egli stesso andò a portare in cucina.
+
+La regina lo seguì con uno sguardo che aveva un’impressione
+indefinibile di sdegno, e rivolgendosi a me:
+
+— L’avete veduto? mi disse; non ho altro a dirvi di più.
+
+I miei occhi si fissarono su di essa e la osservai minutamente colla
+più grande attenzione.
+
+Aveva trentasette anni, come aveva detto, di modo che anche in lei
+la bellezza della matrona succedeva alla bellezza da sposa. Aveva
+la carnagione bianca delle donne nordiche, i capelli di un biondo
+ammirabile, occhi azzurri capaci di rendere tutte le espressioni,
+dall’amore il più tenero fino all’odio più violento; in questo caso la
+sua fisonomia era di una durezza, a cui non avrei creduto che potesse
+giungere, il naso era diritto, ben fatto, la bocca quantunque bella
+era guasta da quella prominenza del labbro inferiore particolare ai
+principi di case d’Austria, le spalle, le braccia e le mani erano
+magnifiche. Ma, bisogna dirlo, l’abitudine della maestà reale dava a
+tutto ciò una rigidezza che toglieva alla regina molto della grazia
+della donna.
+
+Gl’italiani hanno inventato una parola, per questo genere di grazia
+che manca specialmente in Italia, e l’hanno chiamato _morbidezza_. Ne
+potreste avere un’idea completa in quelle attrattive neglette delle
+creole.
+
+Mentre la osservava, essa mi guardava pure alla sua volta, e sembrava
+esaminarmi nello stesso modo ch’io faceva con essa. La medesima idea
+ci venne nello stesso tempo, essa mi cinse nel suo braccio e traendomi
+a lei mi abbracciò con quella specie di violenza d’azione che sarebbe
+meglio convenuta ad un amante, anzichè ad un’amica.
+
+Raccapricciai. Ciò mi ricordava l’amicizia di Miss Arabella.
+
+A pranzo mangiammo i tacchini, arrostiti allo spiedo; erano grassi, ma
+duri; ciò derivava dal non avere il Re voluto aspettare qualche giorno
+per assicurarsi della loro qualità.
+
+Terminiamo subito con questa storia dei tacchini.
+
+Come aveva pensato Ferdinando, la sua firma non aveva avuto la
+minima influenza. Il giudice aveva letto la sua raccomandazione, e
+considerandola come una di quelle raccomandazioni, che l’importunità o
+l’inavvertenza carpiscono ai sovrani, aveva alzato le spalle e messo da
+parte il ricorso.
+
+Ne derivò che in capo a quindici giorni il Re ritrovò la vedova sul
+suo cammino. Gli fece una scena, l’accusò di avere abusato della sua
+bonarietà facendogli credere che conosceva il Re.
+
+— Ascoltate, le disse il Re, ritornate dopo quindici giorni, e se non
+avrete vinto il vostro processo, m’impegno di darvi cento ducati per
+ciascuno dei vostri tacchini.
+
+La buona donna tentennò il capo: evidentemente non credeva più al
+rimborso dei tacchini che alla vincita della causa, e brontolava fra i
+denti, accusando gl’intriganti, che promettendo molto, com’egli aveva
+fatto, si facevano pagare anticipatamente, e poi non mantenevano la
+loro promessa.
+
+Il Re prese il nome del relatore e scrisse al tesoriere della giustizia
+di non pagargli il suo stipendio del mese che scadeva appunto il
+giorno dopo; e se chiedeva una spiegazione di dirgli che quando avrebbe
+sbrigato il processo raccomandato dal Re, sarebbe pagato, ma non prima.
+
+Quindici giorni dopo, il Re diede alla buona donna la sentenza che
+conteneva il suindicato in suo favore e facendosi conoscere, vi
+aggiunse i trecento ducati dei tre tacchini.
+
+
+
+
+XV.
+
+
+Or che la mia vita si passa per dieci anni alla corte di Napoli, debbo,
+per l’intelligenza dei fatti che seguiranno, mettere in grado i miei
+lettori di conoscere più completamente i due personaggi, presso i quali
+li introduco, vale a dire il re Ferdinando e la regina Carolina.
+
+Non ho bisogno di dire come Carlo III, capostipite de’ Borboni dì
+Napoli, secondo figlio di Filippo V e primogenito di Elisabetta
+Farnese, s’impossessò del trono delle Due Sicilie nel 1734, e fu
+riconosciuto re nel 1735.
+
+Quando suo fratello maggiore morì senza figli, egli fu chiamato al
+trono di Spagna e dovette scegliersi un successore.
+
+Abbiamo detto scegliersi, perchè in questa occasione il diritto di
+primogenitura doveva essere invertito; l’infante Don Filippo, in causa
+di cattivi trattamenti che aveva dovuto sopportare da sua madre, era
+diventato idiota.
+
+Non era punto il caso di pensare a lui.
+
+Il re Carlo III lo lasciò a Napoli, per morire della sua malattia
+giudicata incurabile; condusse con lui suo figlio Carlo, principe delle
+Asturie, che, dopo la sua morte, avvenuta, credo, nel 1788, diventò
+re sotto il nome di Carlo IV, e designò per erede del regno delle Due
+Sicilie il suo terzo figlio che aveva sette anni.
+
+Prima di partire per la Spagna volle destinargli un governatore, ma a
+motivo della tenerissima sua età questa cura spettava più alla madre
+che al padre. Sventuratamente fu la madre che fece questa scelta. Essa
+mise la carica all’incanto, ed il principe di San Nicandro, uno degli
+uomini meno degni di un tale impiego, fu scelto per coprirlo.
+
+Una delle raccomandazioni del re Carlo III fu questa:
+
+— Fate particolarmente di mio figlio un buon cacciatore; la caccia è il
+solo piacere che sia veramente degno d’un re.
+
+Il re Carlo III considerava in fatti le caccia come una cosa superiore
+anche alla felicità dei suoi sudditi.
+
+Non citerò che un aneddoto su questo soggetto.
+
+Avendo destinato l’isola di Procida per la caccia de’ fagiani, fece un
+editto che vietava assolutamente di tenere qualsiasi specie di gatti.
+Possedere uno di questi animali era, a contare da quel momento, un
+delitto, che poteva anche essere espiato con una pena afflittiva ed
+infamante.
+
+Un uomo contravvenne all’editto; conservò il suo gatto, fu denunziato,
+arrestato, giudicato e condannato ad essere bastonato dal carnefice, e
+mostrato per tutta l’isola con al collo la prova del suo delitto, cioè
+il suo gatto, ed infine mandato in galera.
+
+Si converrà che era duro.
+
+E che ne avvenne?
+
+Ne avvenne che le talpe, i ratti, i sorci liberati dai gatti, loro
+nemici naturali, crebbero e moltiplicarono liberamente ed in tale
+quantità, che dei bambini furono divorati nella culla da quegli
+animali.
+
+Allora i Procidani disperati presero le armi, e riuniti in corpo,
+risolsero di emigrare nei paesi barbareschi, anzichè di vivere sotto un
+governo tanto iniquo.
+
+Ne risultò adunque che Carlo III fu obbligato a rivocare l’editto.
+
+Ecco un altro aneddoto che indica il fanatismo dello stesso re Carlo
+III per i suoi cani, e che farà opposizione al suo odio pei gatti.
+
+Un uffiziale del reggimento delle guardie italiane era di guardia a
+Caserta, e per conseguenza vestiva il suo uniforme di gala, e in vista
+della mediocrità della paga, stentatamente era riuscito a comperarsi
+quell’uniforme. Il re Carlo III passò di ritorno dalla caccia seguito
+dalla sua muta di cani; uno di quegli animali inzaccherato di fango
+saltò contro l’uffiziale nella benevola intenzione di fargli festa, e
+insucidò il suo uniforme. Senza considerare l’intenzione, vedendo il
+guasto fatto al suo vestito, l’uffiziale scacciò da sè il cane con un
+colpo di piede. Il cane mise un guaito che richiamò l’attenzione del
+re; Carlo III si rivolse, fissò in faccia l’uffiziale, e movendogli
+incontro:
+
+— Non sai tu, razza di cimice, gli disse, che l’animale che tu hai
+l’indegnità di percuotere mi è più caro che cinquanta dei tuoi pari?
+
+L’uffiziale atterrito di vedersi trattato così, per aver dato un colpo
+di piede ad un cane, mutò colore, fu colto dalla febbre, si ammalò, e
+morì il giorno dopo.
+
+Ritorniamo al giovane Ferdinando ed al suo precettore, il principe di
+San Nicandro.
+
+Non ho mai conosciuto il principe di San Nicandro, che morì quando
+arrivai a Napoli; ma non vi era che una voce sola sul di lui conto,
+e l’educazione del re confermava quella voce, cioè che era indegno
+dell’onore che gli fu dato dalla regina.
+
+Il principe di San Nicandro era di un’ignoranza crassa.
+
+Nella sua vita non aveva letto che l’offizio della Vergine; buon libro,
+ma insufficiente per un uomo incaricato dell’educazione di un re; ora,
+non sapendo nulla, non poteva insegnare nulla al suo allievo, il quale
+quando prese moglie sapeva appena leggere e scrivere, e non parlava
+altra lingua che il dialetto napolitano; d’altronde non aveva ricevuto
+dal re Carlo III che una raccomandazione, cioè quella di fare del
+giovane principe un buon cacciatore, e perciò credeva di non doversi
+occupare d’altro. Da parte sua poi il vecchio ministro toscano di Carlo
+III Tannucci, che per ventiquattro anni aveva regnato sotto il nome del
+suo padrone, e che era stato nominato capo della reggenza del giovane
+principe, non chiedeva di meglio che di ricever alla sua maggior età un
+re imbecille, sotto il nome del quale continuerebbe a regnare come per
+lo passato.
+
+Egli non diede adunque nessun consiglio sull’educazione del giovane
+re, se non quello di aggiungere il piacere della pesca a quello
+della caccia, di maniera che riposando da un piacere faticoso con un
+passatempo tranquillo, il giovane re non avrebbe il tempo di attendere
+agli affari di Stato.
+
+La sola cosa che inquietava il principe di San Nicandro, e di cui si
+rammaricava con una commovente malinconia, era la troppo grande bontà
+del re.
+
+Si occupò dunque di correggere questo dono del cielo, tanto raro nei
+re, tentando di variare i suoi piaceri.
+
+Il giovan principe delle Asturie, cui non poteansi rimproverare le
+stesse disposizioni alla mansuetudine, prendeva un vivo piacere a
+scorticare conigli vivi. Il principe di San Nicandro vantò molto questa
+distrazione al suo allievo; ma scorgendo che gli ripugnava molto, mise
+alla tortura la sua immaginazione e trovò una variante.
+
+Era cioè di collocare il giovane principe, a cui non si fidava ancora
+di dare in mano un fucile per timore che si ferisse, dietro la porta
+forata di una gattajola, e di colpire a quel posto i conigli quando
+uscivano. Ferdinando armato di bastone stava in guardia sul loro
+passaggio e li ammazzava. Era già qualche cosa; a questo divertimento
+il principe di San Nicandro ne aggiunse presto un altro; quello
+cioè d’insegnare al suo allievo di far balzare su di una coperta dei
+conigli, dei cani, dei gatti e dei ragazzi di contadini e di operai. Il
+re Carlo III che veniva informato di queste ricreazioni di suo figlio,
+le trovò buone, e scrisse che bisognava solamente fare una riserva
+per i cani, animali nobili che servivano per la caccia, ed il giovane
+principe continuava a far balzare i conigli, i gatti, i ragazzi, i
+contadini e gli operai, che non essendo animali nobili, non avevano
+quindi dritto all’eccezione.
+
+Fu in questo modo che un giorno, avendo veduto fra gli spettatori un
+giovane chierico toscano, di figura meschina e pallido in faccia, gli
+venne in mente di farlo balzare; diede sottovoce degli ordini a’ suoi
+domestici, i quali si impossessarono di quel disgraziato, lo misero su
+di una coperta e lo balzarono finchè svenne.
+
+Il giovinetto rinvenuto che fu, pieno di vergogna si rifugiò a
+Roma, ove cadde ammalato e morì in capo a due mesi; egli si chiamava
+Marrighi.
+
+Fu in mezzo a questi divertimenti che il re crebbe, diventando gran
+cacciatore, gran cavalcatore, pescatore incomparabile, percuotitore
+di prima forza, prima col comandare gli esercizii ai suoi camerata con
+dei bastoni con cui accarezzava loro le spalle quando facevano qualche
+falsa manovra: ed infine ad un reggimento che organizzò e che chiamava
+i suoi Liparioti, perchè i giovani che lo componevano erano in gran
+parte dell’arcipelago di Lipari.
+
+In questo modo arrivò, senza affatto occuparsi degli affari del regno,
+fino ai suoi diciassette o diciotto anni, e giunse all’età di prender
+moglie.
+
+Il suo matrimonio era da tempo stabilito colla giovane Arciduchessa
+d’Austria Maria Giuseppa, figlia dell’Imperatore Francesco I; ma non
+appena si furono scambiati i ritratti ed i doni nuziali, e preparate
+le feste sul cammino che doveva percorrere la giovane principessa,
+e fissato il giorno della partenza, la giovinetta imperiale ammalò e
+morì.
+
+Allora in luogo di quella che era morta dianzi così miseramente,
+fu destinata sua sorella minore Maria Carolina, anch’essa figlia di
+Francesco I e di Maria Teresa.
+
+Essa partì da Vienna nel mese di aprile 1768.
+
+Il fiore imperiale entrava nel suo regno nel mese della primavera.
+Era nata nel 1752, non aveva che sedici anni appena, portando seco
+i segreti della corte austriaca, ed incaricata di dirigere la Corte
+di Napoli nel senso che le indicherebbe Maria Teresa. Sua madre, di
+cui era la preferita, poteva confidarsi con essa; la regina aveva uno
+spirito superiore alla sua età, era letterata più che dotta, e più che
+intelligente filosofante; bella in tutta la estensione della parola,
+graziosa quanto lo voleva.
+
+Da ciò che ho detto di lei a trentasette anni, si può comprendere ciò
+che era stata a sedici.
+
+Parlava e scriveva quattro lingue, la tedesca, la francese, la
+spagnuola e l’italiana; solamente quando si animava nel discorso,
+aveva una certa difficoltà di lingua, che produceva un borboglio; ma i
+suoi occhi vivaci e mobili, la lucidità delle sue idee facevano presto
+dimenticare quella piccola imperfezione.
+
+Essa portava seco verso l’ardente mezzodì i sogni della nebbiosa poesia
+del nord; andava a vedere il paese favoloso delle sirene; ove nacque
+il Tasso e morì Virgilio; andava a cogliere di sua mano l’alloro che
+cresceva sulla tomba del cantore d’Augusto, e su quella del poeta di
+Goffredo; suo marito aveva diciott’anni; sarebb’egli un Eurialo od un
+Tancredi — Niso o Rinaldo?
+
+Perchè non era essa venuta a dirittura come Venere od Armida?
+
+Essa trovò il re, che ho tentato di descrivervi, con i piedi grandi,
+le ginocchia grandi, le mani grandi ed un naso grande, e che parlava il
+dialetto napolitano con dei gesti lazzaroneschi.
+
+Un articolo del contratto di matrimonio della regina, che Tannucci
+aveva lasciato passare senza farvi attenzione, doveva mutare
+interamente la faccia alla politica del regno della Due Sicilie.
+
+Esso diceva:
+
+— Quando la regina avrà dato a Napoli un erede della corona avrà il
+diritto di far parte del consiglio.
+
+È vero che essa non diede questo erede che dopo cinque o sei anni; ma a
+ventidue anni Carolina era più che atta a seguire i voti di sua madre.
+
+Da principio la regina credette di poter rifare completamente
+l’educazione di suo marito, e ciò le sembrava tanto più facile
+dopo averlo udito a parlare con Tannucci, e le pochissime persone
+istruite della Corte. Egli era rimasto attonito di stupore, incapace
+di distinguere la vera scienza dalla ciarlataneria, esclamava con
+ammirazione: Davvero, la regina è la scienza universale!
+
+Ma riflettendo poi, quest’ammirazione si calmò, e più di una volta lo
+intesi dire: Come mai la regina, essendo così sapiente, commette degli
+sbagli più di me che sono un asino!
+
+Ciò nulla meno nei primi tempi del suo matrimonio, egli si sottomise
+alle lezioni che essa gli voleva dare, e gli insegnò a leggere ed a
+scrivere quasi correttamente. Ed è a queste lezioni date da lei, che
+egli faceva allusione quando nei suoi momenti di buon umore la chiamava
+mia cara maestra.
+
+Ma ciò che non potè mai insegnargli furono i modi eleganti delle corti
+del nord e dell’occidente, furono quelle cure della persona così rare
+nei paesi caldi, ove sono però più necessarie che altrove, fu quel
+dolce e grazioso celiare della galanteria che fa dell’amore una lingua,
+tolta in parte dal profumo dei fiori, ed in parte al canto degli
+uccelli.
+
+La superiorità di Carolina umiliava Ferdinando, e la rozzezza di
+Ferdinando umiliava Carolina.
+
+Vedremo che ne risultò da questa disparità di carattere, e da questa
+opposizione di animi.
+
+
+
+
+XVI.
+
+
+Ecco dunque i nostri due personaggi uno d’avanti l’altro, da un lato
+la regina, bella, altiera, graziosa, distinta, delicata, sensuale, un
+po’ pedante, facile ad irritarsi, difficile a pacificarsi, sprezzante
+di suo marito per la rozzezza della sue parole e per la imbecillità
+del suo spirito; dall’altro il re, brutto, ingenuo fino all’ignoranza,
+libero fino alla rozzezza, senza alcuna cura della persona, senza
+delicatezza ne’ suoi modi, che somigliava non già ad un sovrano nè ad
+un principe, e nemmeno ad un semplice gentiluomo, ma ad un lazzarone.
+
+Una delle cose che metteva alla disperazione la regina Carolina, e che
+la condusse a privarsi quasi intieramente dello spettacolo, era il
+modo con cui il re vi si conteneva, facendosi fra un atto e l’altro
+l’attore del popolaccio. Fra l’opera ed il ballo gli si portava la
+cena nel palco; uno degli elementi di questa cena era sempre un piatto
+di maccheroni. Il re prendeva il piatto, ed avanzandosi al parapetto
+del palco, in mezzo ai grandi applausi della platea, facendo smorfie
+e gesti da Pulcinella, il gran mangiatore di maccheroni napolitani,
+inghiottiva tutto il piatto servendosi delle dita invece di forchetta,
+e rispondeva con saluti alle acclamazioni degli spettatori.
+
+La regina credette da principio di aver preso su di lui un impero più
+grande di quello che aveva in realtà e che prese in seguito.
+
+Un giorno che era adirata contro il duca d’Altavilla favorito di
+Ferdinando, colmò d’ingiurie quel gentiluomo, e l’accusò di non
+mantenere il suo credito presso il re, che impiegando mezzi indegni di
+un gentiluomo. Il duca, offeso nella sua dignità, si dolse presso il
+re delle ingiurie della regina, e gli chiese il permesso di ritirarsi
+nelle sue terre; il re irritato del contegno di sua moglie, andò da
+lei e la rimproverò vivamente. Ma essa invece di calmarlo, l’irritò
+talmente colle sue risposte, che la discussione terminò con un vigoroso
+schiaffo, di cui la regina portò il lividore alla guancia per tre o
+quattro giorni.
+
+Allora, come Achille, essa si ritirò nella sua tenda, ma il re tenne
+duro, e la regina dovette umiliarsi, al punto di essere costretta ad
+implorare il favore del duca d’Altavilla per ritornare in grazia. Fu
+l’Imperatore Giuseppe che allora viaggiava in Italia e che arrivando a
+Napoli riuscì a riconciliare i due sposi.
+
+Per qualche tempo il re si rammaricava dello sdegno della regina, ma
+presto risolse di consolarsi facendo senza di lei, cosa che fu per
+essa un dispiacere; per non sapere come ed in qual momento potesse
+riprendere la sua influenza sul marito.
+
+Ferdinando, gran cacciatore, lasciava di rado passare un giorno senza
+andare alla caccia. Aveva fatto costruire in ogni angolo dei suoi
+boschi delle grandi capanne internamente addobbate con semplicità e
+comodo. Quando vi entrava col pretesto di prendere riposo, vi trovava
+sempre qualche giovane villanella elegantemente vestita alla foggia
+della contadine dei dintorni di Napoli, che andava là pel buon piacere
+di Sua Maestà; soltanto aveva gran cura di raccomandare ai compiacenti
+servitori incaricati di questo servizio, di fare le cose con tale
+discrezione che la regina non venisse istruita di questo particolare
+amoroso.
+
+— Ma, — gli disse una volta un cameriere al quale aveva permesso di
+parlare liberamente, — a che servono tanti misteri, quando la regina fa
+altrettanto, e chi sa forse anche più di voi?
+
+— Taci, taci, lasciamola fare, disse il re, così s’incrociano le razze.
+
+Ed oggi che ho permesso di non celare nulla della verità, bisogna dire
+che il vecchio cameriere non mentiva; la regina, il cui primo amante
+fu il principe di Caramanico, ebbe in seguito Acton, e nello stesso
+tempo, senza che Acton se ne preoccupasse, più di quanto si preoccupava
+Potiemkine degli amanti di Caterina II, aveva il duca della regina,
+il cui nome sembra averlo predestinato, e Pio d’Ameni che se non ha
+inventato ha però perfezionato i Batilli in Italia, come la grande
+Caterina voleva ricompensare i suoi amanti; ma meno ricca di lei si
+rovinava, e per questa ragione si trovava sempre senza un ducato.
+
+Torniamo al re.
+
+Oltre le sue fermate di caccia, che erano affari d’istinto sensuale, il
+re aveva di volta in volta dei gusti passaggieri per le dame di Corte,
+o di altra condizione; la regina non era punto gelosa di suo marito,
+che non solamente non amava, ma anzi disprezzava; però temeva che
+qualche donna più abile delle altre, s’impossessasse di una influenza
+sul re che a nessun prezzo non voleva lasciarsi sfuggire; in certi
+momenti allora aveva un’accortezza ed una insistenza tutta femminile,
+gli carpiva i segreti dei suoi intrighi amorosi, e poi si vendicava
+delle sue rivali; in tal modo dopo qualche mese d’intimità colla
+duchessa di Lusciano, il re confessò questa intimità a Maria Carolina.
+Essa allora fece esiliare la Duchessa nelle sue terre; sdegnata la
+Duchessa si vestì da uomo, e mettendosi sul passaggio del re, lo
+coprì di rimproveri; il re, debole al suo cospetto, come era debole
+al cospetto della regina, confessò i suoi torti; ma la Duchessa non
+fu meno obbligata di ritirarsi nelle sue terre, ove ancora si trovava
+all’epoca del mio arrivo a Napoli.
+
+Lo stesso accadde per la duchessa Cassano Serra, benchè vi fossero dei
+motivi totalmente opposti. Il re si occupava di lei; e malgrado tutte
+le sue cure e tutte le sue promesse, essa rifiutò costantemente di
+arrendersi ai suoi desiderii. Il re si dolse con sua moglie di questo
+rigore. E la regina trovò mezzo di farla esiliare per essere stata
+troppo virtuosa, come aveva trovato mezzo di far esiliare la duchessa
+di Lusciano per non esserlo stata abbastanza.
+
+Ahimè! la povera duchessa pagò due volte più cara la sua virtù, che
+un’altra non avrebbe pagato le sue colpe, e sventuratamente per lei,
+ritornò nel ’99 dal suo esilio.
+
+Abbiamo detto che il principe di San Nicandro si era preoccupato di
+fare del suo allievo il primo cacciatore ed il primo pescatore del
+regno, e ciò nello scopo egoista ispirato da Tannucci, per impedire
+al giovane principe di prendere parte agli affari di Stato; difatti
+quando assisteva al consiglio, vi portava la preoccupazione della pesca
+e della caccia al punto di non permettere che si mettesse il calamaio
+sul tappeto delle deliberazioni, per timore che venisse l’occasione
+di redigere qualche decreto che il re dovesse firmare; per questi
+casi aveva fatto incidere la sua firma che egli applicava, o faceva
+applicare sotto la deliberazione presa o no in sua presenza.
+
+Anzi, per esempio, qualche giorno dopo il mio arrivo a Napoli, vi
+trovai fresco fresco questo aneddoto.
+
+Il re teneva consiglio di Stato a Caserta. Vi assistevano la regina,
+il ministro Acton, Caracciolo e qualche altro. Si trattava di un
+affare della più alta importanza che però ignoro; nel momento della
+discussione si udì bussare alla porta; l’interruzione sorprese tutti;
+chi era mai l’uomo ardito di venire a disturbare un consiglio di Stato
+in funzione? ma il re che aveva riconosciuto la maniera di bussare,
+corse alla porta, l’aperse ed uscì, e ricomparse poco dopo dando segni
+della gioia più viva.
+
+Signori, disse, vi prego di terminare al più presto la discussione,
+perchè io ho un affare di un’importanza ben maggiore di quella per cui
+v’intrattenete.
+
+La seduta fu levata, il re si ritirò presto, e si coricò per levarsi il
+giorno seguente prima dell’alba.
+
+Questo grande affare era un convegno di caccia, i colpi dati alla porta
+del Consiglio di Stato era il segnale convenuto fra il re ed il suo
+bracchiere che veniva ad avvertirlo che una torma di cignali era stata
+veduta nel bosco verso lo spuntare del giorno, e che si erano fatti
+stornare, e per trovarli il giorno dopo bisognava trovarsi pronto prima
+dell’aurora.
+
+Qualche giorno dopo, nelle medesime circostanze, tre fischi si fecero
+udire in corte; era ancora un segnale tra il re ed il suo bracchiere;
+il re interruppe il consiglio, aperse la finestra e diede udienza al
+messaggiere, che gli annunziava un volo di uccelli, ed il luogo ove si
+erano appostati: allora il re volgendosi a Carolina.
+
+— Mia cara maestra, le disse, presiedi tu in mia vece e finisci
+l’affare come credi, ti do carta bianca.
+
+E correndo fuori della camera, andò a perseguire il suo volo d’uccelli.
+
+Esiste fra il re di Napoli ed il margravio di Anspach una
+corrispondenza interna, continuata, settimanale, su tutto ciò che
+è relativo alla caccia. Ciascuno dei due principi tiene un registro
+esatto in cui sono indicati, giorno per giorno, ora per ora, gli alti
+fatti che li illustrano.
+
+Uno stesso registro ed una corrispondenza simile sono tenute o
+piuttosto erano tenute fra il re di Napoli ed il re di Spagna suo
+padre; ora avvenne sovente che alcune differenze politiche disgustarono
+i due monarchi, ma per quanto fossero disgustati, politicamente
+parlando, il registro cinegetico non subiva mai nessuna interruzione.
+
+La lista dei selvatici sagrificati al piacere dei monarchi fu sempre
+tenuta regolarmente; la caccia minuta vi era numerata come gli
+animali grassi, dal fagiano fino al beccafico; in una colonna per
+le osservazioni vi erano esposte le difficoltà che si erano dovute
+superare, gli accidenti che erano incorsi, le persone che avevano
+accompagnato il re, e le menzioni onorevoli delle persone che
+l’accompagnavano e che dopo di lui si erano distinte.
+
+Quello dei due registri che era destinato al margravio di Anspach era
+il registro preferito, per la ragione semplicissima che Ferdinando,
+quantunque abilissimo, era men buon tiratore di Carlo III, mentre al
+contrario era miglior tiratore del margravio di Anspach.
+
+Il più dolce complimento che potesse accarezzare le orecchie del re,
+era di dirgli che tirava meglio del margravio di Anspach, ciò che era
+constatato dal numero degli animali uccisi da lui, e se il numero degli
+uccisi da Carlo III, superava di molto il suo, ciò dipendeva non già
+dalla sua bravura, ma dall’estensione della fecondità della selvaggina
+nelle foreste spagnuole.
+
+Riferirò ancora due aneddoti, che completeranno il ritratto che
+intendiamo di fare del re, poi passerò immediatamente al racconto
+degli avvenimenti che scossero il regno di Napoli, ed ai quali ho preso
+parte, più per amicizia verso il re e la regina, che per un sentimento
+di antipatia ragionata contro il popolo francese e contro i patrioti
+italiani.
+
+Il re, cacciando in uno de’ suoi boschi, incontrò una povera donna:
+essa non lo conosceva e sembrava molto afflitta. — Senza avere nè il
+cuore, nè lo spirito di Enrico IV, il re aveva una specie d’istinto
+per le avventure popolari; si avvicinò ad essa e la interrogò; la buona
+donna gli rispose che era vedova, che aveva sette figli da mantenere,
+e che non possedeva che un piccolo campo che era stato poco prima
+devastato dalla muta del re. — Ora converrete, signore, soggiunse la
+vedova piangendo, che è ben duro di avere per sovrano un cacciatore, i
+cui piaceri sono irrorati dalle lagrime dei suoi sudditi.
+
+Ferdinando le rispose che le sue querele erano giuste, e che essendo
+egli al servizio di Sua Maestà non avrebbe mancato di informarnelo.
+
+— Glielo dite o non glielo dite, rispose la donna, io non spero nè
+punto nè poco; non può essere che un uomo senza cuore chi distrugge per
+suo piacere il bene del poveri, perchè sa che la povera gente non può
+far nulla contro di lui.
+
+Questa dichiarazione della vedova non tolse al re di accompagnarla fino
+alla sua capanna, e di vedere coi suoi occhi il guasto che aveva fatto.
+
+Giunto là chiamò due contadini, vicini della donna, e chiese loro
+di stabilire una stima del danno; essi fecero i loro calcoli, e lo
+stimarono a venti ducati.
+
+Il re tirò di tasca sessanta ducati e ne diede quaranta alla vedova,
+dicendo che era giusto che il re pagasse il doppio dei privati.
+
+Gli altri venti ducati furono ripartiti fra i due arbitri.
+
+Il re dava udienza un giorno per settimana a Capodimonte, palazzo
+costruito da Carlo III espressamente per la caccia dei beccafichi; in
+quel giorno ognuno poteva giungere fino al re senza dimanda d’avviso e
+senza lettera d’udienza; non v’era che di aspettare il suo turno, tanto
+le anticamere erano ingombre di gente.
+
+Un vecchio prete dei dintorni di Capodimonte, avendo da chiedere una
+grazia al re, risolse di approfittare di quel giorno di udienza e di
+chiederla personalmente a Sua Maestà.
+
+Ma dovendo fare anticamera per un tempo maggiore o minore, ebbe cura
+di prendere le sue precauzioni contro la fame, e si pose in tasca
+un pezzo di pane e di formaggio; non già che avesse l’intenzione di
+mangiare quel pezzo di pane nell’anticamera, per tutto l’oro dal mondo
+non avrebbe commesso una simile irriverenza, — ma avendo tre leghe da
+fare a piedi per ritornare al suo villaggio, aveva stabilito che dopo
+l’udienza si sarebbe fermato alla prima fontana, e mangiarsi il pane
+ed il cacio seguito da qualche sorso d’acqua, e così ristorate le sue
+forze, rimettersi in viaggio per il suo presbitero.
+
+Dopo tre o quattro ore di attesa, venne il suo turno, ed entrò.
+
+Il re era seduto in poltrona, ed ai suoi piedi stava coricato un grosso
+bracco che era il suo prediletto per la finezza del suo olfatto.
+
+Appena il prete ebbe spinta la porta il cane aperse le narici, sollevò
+la testa, fece gli occhi teneri e dimenò la coda.
+
+Tutte queste dimostrazioni di amicizia erano dirette al prete,
+o piuttosto al pezzo di formaggio che aveva in tasca; è noto
+l’irresistibile desiderio che i cani da caccia hanno per questo
+commestibile.
+
+Mano mano che il prete si avvicinava o faceva degli inchini, il cane si
+alzava, e con tutta l’espressione amichevole andava incontro al prete.
+
+Costui non credeva forse le dimostrazioni del cane così amichevoli come
+lo erano realmente; lo vedeva con inquietudine, si cambiò in terrore
+quando vide il cane passargli dietro.
+
+Ma fu bene ancor peggio quando, in mezzo all’esposizione della sua
+dimanda, sentiva il muso del cane introdursi insidiosamente nella sua
+tasca.
+
+L’amore del re per i suoi cani era noto. Non si trattava di liberarsi
+con un colpo di piede del bracco favorito del re; eppure questi
+cominciava a spingere l’indiscrezione fino all’importunità.
+
+In quanto al re era nella sua più grande gioia insensibile ad uno
+scherzo grazioso, si compiaceva oltre modo delle buffonate.
+
+Interruppe il prete in mezzo alla sua arringa già sufficientemente
+tormentata.
+
+— Perdonatemi, padre mio disse egli, che avete in tasca, giacchè il mio
+cane insiste tanto ad osservarla?
+
+— Ahimè, Sire, rispose il prete con esitazione, un semplice pezzo di
+formaggio, atteso che sono già le quattro dopo mezzogiorno, come potete
+vedere, ed ho ancora tre leghe da fare per giungere alla mia casa; non
+sono abbastanza ricco per pranzare in città.
+
+Difatti voi dite il vero, disse il re, perchè ecco che Giove, — tale
+era il nome del cane, — è riuscito a prendervi il formaggio: continuate
+dunque nella vostra domanda, perchè è probabile che intanto vi lascerà
+tranquillo.
+
+Il prete, mentre Giove mangiava il suo formaggio, continuava ciò che
+doveva dire al re, che l’ascoltava con maggior attenzione.
+
+— Va bene, disse il re, quando il prete ebbe finito.
+
+— Noi siamo d’avviso che....
+
+Ma contro la previsione di Sua Maestà, Giove dopo di aver mangiato il
+formaggio, sembrava di non voler lasciare in pace il curato pel pane.
+
+— Andiamo, andiamo, disse il re interrompendosi, non fate il sacrifizio
+a metà, vuotate completamente le vostre tasche.
+
+— Tutto ciò è bello e buono, Sire! disse il prete, ma mio Dio! ed io?
+
+— Ma non inquietatevi per così poco, il buon Dio provvederà.
+
+Il prete diede il suo pane al cane ed uscì.
+
+Mentre Giove mangiava il suo pane, il re suonò il campanello.
+
+— Trattenete, disse, quel prete che è uscito adesso, e dategli un buon
+pranzo sicchè resti un’ora a tavola.
+
+L’ordine di Ferdinando fu eseguito; in quell’ora il re ritornò a
+Napoli, sbrigò l’affare del prete in modo che ritornando alla sua cura
+già confortato da un buon pasto, trovò anche già accordato il favore
+che egli aveva chiesto.
+
+Mi sono estesa molto sulla caccia, ciò che mi fa trascurare la pesca.
+Diciamo una parola sopra questo secondo divertimento, di cui il re è
+quasi più fanatico del primo.
+
+Dire il re pesca, non è nulla, ma dire che il vero piacere del re non
+è la pesca, ma di vendere egli stesso il pesce, ecco quanto riconosceva
+io stessa come inconcepibile per coloro che non hanno conosciuto questo
+principe: ed io stessa ho veduto questo singolare spettacolo, non
+soltanto una volta, ma più di dieci. Ecco come va la cosa.
+
+Il re pesca ordinariamente in una parte riservata del mare, in faccia
+ad una piccola casa che gli appartiene, del quartiere di Posilippo.
+Quando ha fatto un’ampia cattura di pesce, ritorna a terra, fa portare
+il suo pesce alla marina, chiama i compratori che di certo non mancano
+mai di accorrere all’appello reale. Là si mette il pesce in vendita
+come sulle panche del mercato; ciascuno può aggiungere un grano
+all’asta; quando il re trova che il prezzo è troppo basso, lo spinge
+egli stesso, e se il pesce resta per suo conto, lo conserva e lo si
+mangia a palazzo; tutti in questa circostanza, come sempre altrove, si
+avvicinano al re per parlargli, ed anche per questionare, cosa che non
+mancano mai di fare nel loro dialetto i suoi amici lazzaroni, che non
+si danno nemmeno la cura di chiamarlo Maestà, ma soltanto Nasone, pel
+suo naso grosso tre volte quanto un naso ordinario.
+
+Questa vendita è generalmente assai comica; il re vende caro quanto
+più può, vanta il suo pesce, lo prende per le pinne per mostrarlo, e
+schiaffeggiando quelli che gli offrono un prezzo troppo basso se si
+trovano a portata; da parte loro poi i lazzaroni gli rispondono con
+delle ingiurie, come se avessero a trattare con un vero pescivendolo;
+queste invettive lo fanno ridere sgangheratamente. Finita la
+vendita, inzuppato di acqua di mare, e col puzzo di pesce, ritorna
+a palazzo, e prima di lavarsi e di mutar vestito, va a raccontar
+tutto, sbellicandosi dalle risa, alla regina, la quale secondo
+l’umore in cui si trova, lo ascolta pazientemente, o lo mette alla
+porta, rimproverandogli quei piaceri grossolani, a’ quali però le
+rincrescerebbe che rinunciasse, perchè grazie a questi piaceri plebei,
+che interessano il re più degli affari, essa governa a suo talento il
+regno.
+
+
+ FINE DEL VOLUME TERZO.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76091 ***