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diff --git a/76091-0.txt b/76091-0.txt new file mode 100644 index 0000000..40dce0c --- /dev/null +++ b/76091-0.txt @@ -0,0 +1,4315 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76091 *** + + + MEMORIE + DI + EMMA LYONNA + + + DI + ALESSANDRO DUMAS + + + UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. + + Vol. III. + + + + MILANO + G. DAELLI e C. EDITORI + MDCCCLXIV. + + + + + Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. + + STEREOTIPIA G. DASSI E C. + + TIP. GUGLIELMINI. + + + + +MEMORIE + +DI + +EMMA LYONNA + + + + +I. + + +Dopo aver percorso una parte della Francia, il Belgio, la Germania, +ci fermammo a Vienna il tempo appena necessario a sir William per +presentare i suoi omaggi all’imperatore Giuseppe II, avendo avuto +l’onore d’essergli stato presentato quattr’anni prima, quando era +venuto incognito a Napoli, senza seguito, sotto il nome di un semplice +gentiluomo: poscia partimmo per Venezia, Ferrara, Bologna e Roma. + +A Roma sir William si decise di cominciare a farmi conoscere la società +italiana. Le ricerche archeologiche l’avevano più volte condotto, non +dirò nella metropoli del mondo cristiano, ma nella capitale dei Cesari, +e v’era in intrinsechezza con le famiglie più distinte. + +Vi arrivammo al principio della primavera del 1788. + +Pio VI occupava da tredici anni il trono di San Pietro, e ne avea +settantuno. Il bell’Angelo Braschi, che, quando venne nominato Papa, +succedendo a Clemente XIV, avrebbe volentieri preso il nome di Formoso +II, tanto era vago dell’incarnato gentile del suo volto e dei suoi +belli capelli biondi, era sempre l’adoratore della propria bellezza. — +Si raccontano le cose più ridicole sull’ammirazione che egli aveva di +sè stesso. + +Le cattive lingue, — e ve ne sono dovunque, anche a Roma, — dicevano +del resto che Sua Santità dovea una certa riconoscenza a quella grande +bellezza, non essendo stata estranea all’alta sua fortuna, alla quale +avea anche contribuito con tutto il suo potere il decano del sacro +Collegio, il cardinale Ruffo, che amava, dicesi, il giovane prelato +di un amore, a trovar l’eguale del quale bisogna ricorrere alla storia +antica, e che può essere paragonato a quello di Socrate per Alcibiade. + +Quella bellezza che avea cominciato la sua fortuna la continuò, — +parlo sempre, ben inteso, come le cattive lingue di Roma. — Angelo +Braschi, avendo perduto il suo protettore, tentò di supplirvi con una +protettrice, e si fece l’amante della ganza del cardinale Rezzonico, +nipote del Papa, che lo fece nominare gran tesoriere, carica che il +buon Ganganelli gli tolse nominandolo cardinale. + +È vero che Clemente XIV non poteva fare altrimenti; il cappello toccava +di dritto ad ogni gran tesoriere della santa Sede che usciva di carica, +giustamente o ingiustamente. Angelo Braschi non tralasciò per altro di +ringraziare Ganganelli della dignità, alla quale avevalo promosso; ma +il papa vuolsi che così ingenuamente gli rispondesse: + +— Vi ho fatto cardinale, perchè volevo dare il posto di tesoriere ad un +uomo, la cui probità non fosse posta in dubbio. + +Il ringraziamento era degno del favore. Braschi non stimò opportuno di +rinnovarlo pel motivo che glielo avea fatto accordare. + +Quando arrivammo a Roma, mi si presentò una bella occasione per vedere +Sua Santità, il quale, come si sa, _incontra le signore_, ma non le +riceve. + +Difatti, quando qualche illustre straniera o qualche nobile dama romana +desidera di vedere il sovrano pontefice, fa domandare un tale favore a +Sua Santità, che generalmente risponde che passeggerà nel tal giorno, +alla tale ora, nel giardino del Quirinale, se d’estate, o in quello del +Vaticano se d’inverno. + +La dama si trova nel giorno e nell’ora indicati, sulla via che percorre +Sua Santità, e riceve la benedizione pontificale. + +Ma nella mia qualità di protestante io non poteva nemmeno sperare un +tal favore, e però giunsi per un mezzo ancor più semplice, ad ottenere +questo onore. + +I direttori del collegio della Propaganda avevano ottenuto che Sua +Santità assistesse ad una delle loro dispute accademiche: niente dunque +di più facile a sir William dell’ottenere due posti per la sua qualità +di ambasciatore. + +Essendo que’ posti riservati, non fummo obbligati di attendere nè +metterci in coda, ma arrivammo all’ora precisa. + +Appena seduti, un gran romore annunziò l’arrivo di Sua Santità. + +Confesso che aspettavo con grande curiosità: sarebbe difficile, +davvero, di vedere un vecchio più bello di Pio VI. I suoi capelli +biondi erano diventati bianchi, ma aveano serbato la loro ondulazione +elegante; il viso era troppo fresco per essere esente da ogni +preparazione, ma i denti erano belli e l’occhio di una vivacità +considerevole. + +Forse in quel giorno l’occhio era più vivo ed il viso più colorito del +solito. Circolava a bassa voce la diceria che Sua Santità avea dato +poco prima in uno di quegl’impeti di collera, che erano il terrore di +tutti quelli che lo circondavano, e che la causa più leggera bastava a +fare scoppiare. + +Pio VI avea ordinato al suo sarto un abito nuovo per la solennità +cui dovea assistere; ma una malaugurata piega nei calzoni turbava +la regolarità delle forme di cui era tanto altiero. Egli rimproverò +questo difetto di taglio al povero diavolo con una vivacità, che costui +cercava mitigare con una umile scusa; ma la scusa, per quanto umile, +fu respinta con un vigoroso schiaffo. — Lo spavento più che il male +fe’ svenire il colpevole, il quale non rinvenne se non dopo un copioso +salasso. + +La seduta incominciò: tutto andò a meraviglia sino ai due terzi di +essa: ma a questo punto, credendo di far piacere al sovrano pontefice, +provandogli quanto la Chiesa fosse estesa, giacchè avea sudditi fin +sotto la zona torrida, i direttori introdussero un giovane negro del +Congo, che cominciò un discorso che mi parve eloquentissimo, ma che fu +interrotto fin dal principio dell’esordio dal santo padre che si alzò +ed uscì, dando segni visibili di malcontento. Dopo qualche secondo, +la causa del suo cattivo umore fu conosciuta: egli non aveva badato +nè alla bellezza del discorso, nè al Congo, nè al grado di latitudine +ov’era situato. + +Egli non avea veduto che un negro bruttissimo, la cui antipatica figura +avea ferito la suscettibilità de’ suoi organi visivi, ed era uscito +raccomandando che per l’avvenire non gli mettessero più sotto gli occhi +siffatti mostri. + +Ecco quanto aveano guadagnato i direttori del collegio della Propaganda +con la loro delicata cortesia. + +È vero che qualche mese prima, il 6 ottobre 1787, — la data era rimasta +come quella di un giorno di festa, nella memoria di tutti quelli che +circondavano Sua Santità, — la Provvidenza avea accordato a Pio VI una +grande consolazione. + +La principessa duchessa, la signora Costanza Onesti avea dato alla +luce un maschio. — Chiamasi in Roma principessa duchessa la moglie di +quel nipote del papa che vien fatto da lui principe duca: gli altri +generalmente son tutti cardinali. + +La principessa duchessa, vale a dire la moglie del duca principe +Onesti Braschi, era cara per molte ragioni a Sua Santità, per quanto +lo si assicura, prima perchè sua nipote aveva sposato il principe +duca, poi come figlia dell’amante del cardinale Rezzonico di cui egli +stesso, il bel pontefice, era stato amante, vale a dire la bella Giulia +Falconieri. Molti dicevano che la principessa duchessa era molto più +stretta parente del papa di quanto egli stesso fingeva di credere; e di +fatti Pio VI rifiutava quanto poteva quella paternità, trattenuto dai +suoi principii religiosi che non gli vietavano di commettere adulteri, +ma che ripugnavano all’incesto. + +Nell’occasione di questo parto, vi furono grandi feste a Roma, e tutti +i cardinali e prelati testimoniarono la loro gioia e la loro divozione +a Sua Santità, colmando di doni la principessa duchessa. + +Suo marito, che trovai alle conversazioni della principessa Borghese, +le meno noiose di tutte le riunioni di Roma, — da questa tristezza +generale escludo però quella del vecchio cardinale di Bernis ove si +rinviene tutta la scioltezza della Francia che egli rappresenta, — era +un uomo piuttosto bello della persona, di forme e d’aspetto atletico, +nato per essere principe duca nella piccola città di Cesena. Era d’una +ignoranza patriarcale, ed a Roma, quando si vuol parlare di un uomo +arrivato all’ultimo grado dell’idiotismo, si dice che è bestia come il +principe duca. + +La prima volta che venne dalla principessa Borghese, dopo il suo arrivo +da Cesena, gonfio ancora della sua qualità di principe duca, e della +genealogia che un dotto romano avevagli scoperta, ebbe bisogno di un +bicchier di acqua e lo chiese alla padrona di casa. + +Il principe duca era appoggiato al caminetto. + +— Tirate due volte il cordone che vi sta dietro, disse la principessa, +ed avrete quanto desiderate. + +Il principe duca obbedì senza comprendere; ignorava l’uso de’ +campanelli, che del resto, inventati da madama di Maintenon, non +datano, come si sa, che da un centinaio di anni. Fu dunque grande la +sua meraviglia quando, appena tirato due volte il cordone, vide entrare +il domestico con un vassoio di rinfreschi. Per soddisfare alla sua +curiosità si dovette spiegargli il meccanismo dei campanelli, che, — +rendiamo questa giustizia, — eccitò in grado tale la sua ammirazione +che ne parlò per tutta la sera. + +La sua ammirazione, fu tale, che invece di ritirarsi a casa sua, si +fece condurre al Vaticano, e risvegliò suo zio per farlo consapevole +della scoperta che avea fatta. + +Il papa, che era coricato, tirò il campanello che pendeva accanto al +letto, e disse al cameriere che accorse al romore: + +— Riconducete il principe duca, e prima di lasciarlo entrare a queste +ore, informatevi se ciò che mi vuol dire val la pena di svegliarmi. + +Questa ignoranza si estende a tutto: una seconda volta lo incontrai +dalla marchesa Bocca Paduli Gentili; si parlava di letteratura inglese +e francese, di Shakespeare, di Ben Johnson, di Racine, di Corneille, di +Molière. + +Il principe duca rimaneva a bocca aperta; non conosceva nessuno di +questi signori, e li udiva nominare per la prima volta. Sir William, a +proposito della tragedia _Maometto_ dedicata a Ganganelli, pronunziò il +nome di Voltaire. + +— Ah! costui, esclamò il principe duca, saltando per la gioia sul suo +seggiolone, lo conosco. È un frate tedesco che ha fatto molti torti +alla Santa Chiesa. + +Il buon principe avea confuso Voltaire con Lutero. + +Del resto pareva che una fatalità attaccasse questo imbecille ai nostri +passi. Il giorno dopo ci trovammo insieme a pranzo dall’ambasciatore di +Vienna. Si parlava di Vienna e della galleria imperiale dei quadri. + +Il principe duca, preso da un bello entusiasmo artistico, esclamò: + +— S’io fossi a Vienna, passerei in quella galleria la mia vita, in +contemplazione dinanzi alla _Notte_ del Correggio. + +Tutti si guardarono in faccia; tutti sapevamo che la _Notte_ del +Correggio è stata acquistata da Augusto III, elettore di Sassonia, alla +galleria di Modena, e che ora si trova a Dresda. + +Lord Hervey, duca di Bristol, vescovo di Derry in Irlanda, non volle +lasciar passare, senza notarlo, un simile tratto d’ignoranza. + +— Affè, eccellenza, diss’egli, sono dolente di contraddire un uomo del +vostro sapere, ma non esito punto ad affermarvi che siete in errore, +e che il quadro, che vorreste a Vienna per contemplarlo a vostro +bell’agio, non è a Vienna ma a Dresda. + +— Bene, gli rispose il principe duca, volete voi saperlo meglio di mio +zio, che me lo ha detto, e che nella sua qualità di papa è infallibile? + +— Eccellenza, rispose lord Hervey, mi date una cattiva ragione; sono +un vescovo protestante, e però non riconosco l’infallibilità di vostro +zio. + +Ho accennato all’alterigia che sentiva il principe duca per la +genealogia inventata espressamente per lui, e che lasciava indietro di +molto quella inventata per il duca di Guisa dall’avvocato Nicola David, +che lo faceva discendere da Carlomagno. + +Ecco il fatto. + +Angelo Bruschi è di famiglia povera ma nobile di Cesena. Sua sorella +sposò un povero diavolo chiamato Onesti, negoziante, che non aveva la +minima pretesa di salire nei cocchi del re di Francia. + +Ma quando il nipote del papa fu nominato principe duca, bisognava +trovargli una prosapia degna del rango. + +Allora un genealogista lesse queste parole nella vita di S. Romualdo +scritte in latino: + + «_Romualdus ex honestis parentibus natus_.» + +Il genealogista afferrò l’occasione pe’ capelli; prese l’epiteto +_honestis_ pel nome di famiglia del santo, e fece stampare l’anno +dopo un’opera, con un gran lusso tipografico, in cui si provava che +S. Romualdo era nato da una famiglia Onesti, di cui il nipote del papa +discendeva in linea retta. + +In virtù di questa genealogia incontestata, come si comprende bene, il +primogenito del principe duca, il bambino la cui nascita ha prodotto, +il 6 ottobre ultimo, una gioia così grande alla corte di Roma, ha +ricevuto da suo zio al fonte battesimale il nome di Romualdo. + + + + +II. + + +Ho detto che le conversazioni romane erano molto noiose; avrei dovuto +aggiungere per gli altri, perchè per me sono uno spettacolo talmente +nuovo, che sono dilettevoli, anzi straordinarie. + +Le Romane sono belle di certo, ma più belle nel popolo che +nell’aristocrazia: non è raro di trovare nelle trasteverine e nelle +contadine dei dintorni di Roma, dei tipi che ricordano le Madonne di +Raffaello; ma, ripeto, que’ tipi sono quasi tutti popolari. + +Delle nobiltà, le bellezze sono più rare, sicchè la mia apparizione ha +fatto grande sensazione nelle sale di Roma. + +Fu quasi una rivoluzione fra i prelati ed i cardinali. + +Bisogna sapere prima, che cosa sia abitualmente una conversazione +romana, quando un grande avvenimento come quello della mia presenza non +vi porta il disordine e la confusione. + +Le conversazioni di Roma partecipano naturalmente dello spirito +del governo e del sacerdozio; si passa il tempo in complimenti di +etichetta, e se qualche volta si è interessato il cuore, lo spirito non +lo è mai. + +Dovunque si resta impacciato; dovunque si trova la ritenutezza, la +gaiezza non esiste nemmeno fra i giovani. + +La paura è in tutti i cuori, la diffidenza in tutti i volti, e invece +di abbandonarsi a quell’espansione, come in Francia od in Inghilterra, +si guarda, si osserva e si tace, perchè si ha paura. I forestieri +non hanno simili paure, ma l’atmosfera gelata che li circonda li +rende freddi: tutta la società somiglia ad un immenso pendolo, di cui +sieno fermi i congegni e che tratto tratto riprendono a scosse i loro +movimenti per poi fermarsi ancora. Per fortuna si giuoca e forte, ed +io, quantunque buona giuocatrice, preferisco di studiare ciò che mi si +presenta sotto gli occhi: per ritornare alle carte ho sempre tempo. +Se la padrona di casa non gioca, s’impossessa di qualche eminenza o +di un ministro, e discorre con lui finchè dura la serata: gli altri +personaggi insigniti di una dignità qualunque fanno lo stesso, e questi +colloqui a quattr’occhi per quanto siano numerosi, sono così serii e +silenziosi, che in mezzo a cinquanta persone si sentirebbe una mosca +a volare; l’immobilità di tutta quella gente mi ricorda quella dei +senatori dell’antica Roma, seduti sulla loro sedia corule, aspettando +la morte per mano dei Galli. + +Quando alla conversazione vi sono tre o quattro cardinali la cosa +diventa molto incomoda per gli spettatori; queste illustrissime +eminenze passeggiano continuamente, bisogna cedere loro il posto, +salutarli profondamente quando vi passano per davanti, e guardarsi bene +dal camminare sull’enorme coda del loro abito; i semplici prelati che +li circondano camminano curvi come parentesi, ed applaudiscono ad ogni +frase che l’eminenza si degna di lasciar cadere dalla sacra sua bocca. + +Il mio arrivo a Roma, e la mia presentazione nei loro circoli, ha +rovesciato tutto. Le eminenze invece di passeggiare in lungo ed in +largo, come l’ammalato immaginario di Molière, fanno circolo intorno +a me; e siccome io parlo facilmente l’italiano e pochissimi parlano il +francese e nessuno l’inglese, essi sono maravigliati di potermi fare i +loro complimenti scipiti ed esagerati ad un tempo nella lingua dove il +sì suona, come dice Dante. + +Uno dei più assidui a farmi la corte è il nostro lord Herney vescovo di +Derry; e siccome egli mi parla in inglese, e se non ha dello spirito, +ha della originalità nella sua conversazione, ridiamo alternativamente +delle cose che diciamo; le eminenze e i monsignori sono molto +imbarazzati. + +Fra tutte queste conversazioni, quella che trovai più aggradevole +finora, è quella della principessa di Santa Croce. È vero che nel suo +circolo intimo, ove grazie alla posizione di sir Hamilton sono stata +ammessa, non si riceve che una società scelta composta quasi tutta dal +corpo diplomatico. + +Avevo molto insistito per essere presentata alla principessa di S. +Croce, sapendo che a dieci ore di sera si trovava alle sue piccole +riunioni il cardinale di Bernis, e che desideravo di conoscere questo +caro vecchio, di cui avevo letto le poesie, che egli chiama i suoi +peccati di gioventù. + +Il cardinale di Bernis ha settantatrè anni, e non ha perduto nulla +del suo spirito, direi quasi della sua giovinezza; egli porta qui +il titolo di Protettore della Francia, dopo aver avuto parte alla +diplomazia europea; si sa che ebbe assai presto gli ordini e prese il +titolo di Abate; e venuto giovane a Parigi, si fece conoscere pei suoi +versi galanti, piacque a madama di Pompadour, entrò nell’accademia a +29 anni, e dopo la morte del cardinale Fleury fece una rapida fortuna, +fu nominato ambasciatore a Vienna e divenne cardinale. Fu egli che, +come ministro degli affari esteri, firmò il trattato d’alleanza con +l’Austria, e durante la guerra dei sette anni, cadde in disgrazia per +aver consigliato la pace contro l’avviso di madama Pompadour; ma madama +di Pompadour essendo morta nel 1764, il cardinale di Bernis fu nominato +arcivescovo di Alby, e cinque anni dopo ambasciatore a Roma; nei primi +anni della sua residenza ebbe una parte brillantissima, e quantunque la +Spagna avesse riacquistato a Roma la principale influenza, il cardinale +per le sue qualità personali ha mantenuto la Francia in una buona +posizione. + +Noi fummo tosto presentati a Sua Eminenza, che ci invitò a pranzo pel +giorno dopo. + +Sapevamo già che il pranzo del cardinale di Bernis era eccellente, e +che contra l’abitudine sparsa nel servidorame romano, i suoi domestici +non vengono il giorno dopo a farsi pagare dai convitati il prezzo del +pranzo del giorno prima. Il cardinale vive splendidamente, tiene corte +bandita, basta essergli stato presentato una volta per aver sempre +il suo posto a tavola. Queste spese giornaliere, le feste che dà, lo +sciupo che si fa in casa sua lo conducono, per quanto lo si assicura, +in rovina, tanto più che la famiglia incaricata dell’amministrazione +dei suoi beni in Francia, inventa ogni anno per dispensarsi +d’inviaglierne i frutti, ora la siccità, ora una inondazione; le +riparazioni assorbono poi ciò che il flagello avea risparmiato. + +L’amabile vecchio mi raccontava tutto ciò ridendo e vezzeggiando +con me, dicendo; per fortuna che ho 73 anni, e che mi resterà sempre +qualche cosa per andare alla fine. + +Ahimè, il degno uomo s’ingannò; rivocato tre anni dopo per la sua +opposizione alla rivoluzione francese, spogliato di tutta la sua +fortuna, passò da una rendita di cento mila scudi romani ad una +strettezza che sarebbe diventata la miseria, senza il soccorso che gli +fece ottenere dalla Spagna il cavaliere d’Azara suo amico. + +Noi incontrammo dal cardinale questo degno spagnuolo, sulla cui onestà +e cortesia non v’ha che una voce sola in Roma. Egli e la sua corte, +quella di Carlo III, trovavasi in contegno momentaneamente freddo con +Sua Santità a proposito di un piccolo raggiro che gli aveva teso, e di +che, malgrado le sue istanze, non aveva potuto ottenere giustizia. + +Ognuno sa, che la società di Gesù fu cacciata nel 1767 dalla Spagna +e da Napoli, e finalmente soppressa nel 1773 da Clemente XIV, che +sopravvisse soltanto due anni a questa soppressione. + +Benchè il re Carlo III fosse adirato contro i buoni padri, per aver +fatto spargere la voce all’epoca della sua nascita, che egli non era +figlio di Filippo V, ma del cardinale Alberoni, la sua vendetta erasi +limitata a cacciarli dai suoi stati e a farli cacciare da quelli di suo +figlio Ferdinando; ma continuava a pagare le loro pensioni in buone +piastre spagnuole, che erano apprezzate in Italia, e specialmente a +Roma, ove la moneta è orribilmente falsificata. + +Ora un bastimento carico di piastre inviate dalla corte di Madrid era +arrivato a Civitavecchia. Queste piastre erano destinate al pagamento +delle pensioni degli esuli. + +Pio VI le fece depositare alla zecca. + +Una volta lì, invece di distribuire ai buoni padri questo denaro, al +primo titolo che era destinato per loro, egli lo fece fondere, vi +mischiò un quarto di lega, e fece battere paoli, papetti, testoni +e carlini, e pagò i padri di Gesù con questa miserabile moneta, +guadagnandovi sopra, come ci assicurò Ienkena il banchiere di sir +William, più del 25 per cento. + +I gesuiti ebbero bellamente a reclamare, e così pure il signor Azara; +ma non fu loro resa giustizia tanto che inviarono una supplica al re +Carlo III, pregandolo di farli pagare d’ora innanzi direttamente per +mano dell’ambasciatore. + +Ma ciò è nulla in confronto di ciò che si racconta sui mezzi impiegati +da Sua Santità per procurarsi del denaro, o piuttosto per aumentare la +fortuna del principe duca e del cardinale Onesti suoi nipoti: tant’era +Sua Santità roso fino alle ossa dalla cancrena del nipotismo. + +Si è al punto che Sua Santità, malgrado il suo potere temporale +e spirituale, è in procinto di perdere un processo, che avrebbe +guadagnato se non fosse che ingiusto. + +Per sventura è iniquo. + +Ecco il fatto. + +Vi era a Roma un facchino dei dintorni di Milano, che col suo lavoro, +un vero lavoro da facchino, avea radunato la somma favolosa di 800,000 +scudi romani, 4,400,000 lire di Francia. + +Questo facchino si chiamava Lepri. + +Aveva tre figli, Amasi, Giuseppe e Giovanni. + +Ripartì la sua fortuna fra loro tre, mettendo per condizione che la +eredità di ciascun fratello che morisse senza figli maschi sarebbesi +accumulata a vantaggio degli altri. + +Giovanni, il maggiore, morì senza figli poco dopo suo padre; Giuseppe, +il secondo, morì lasciando una figlia per nome Anna Maria; rimaneva il +terzo, Amasi, che erasi fatto prete, e per conseguenza non poteva esser +nel caso d’aver figli maschi. + +Giustizia avrebbe voluto che tutta la fortuna ritornasse alla figlia, +anche l’eredità del prete, perchè essa era sua nipote, e che nessuno +dei defunti avea lasciato figli maschi. + +Al contrario il prete pretendeva che tutto veniva a lui e s’impossessò +diffatti di tutta la fortuna in detrimento di Anna Maria, di cui egli +non amava la madre. + +Anna Maria intentò un processo a suo zio. + +Allora il prete, abusando delle sua influenza, subornò i testimoni, ai +quali fece deporre che Anna Maria non era legittima. + +Questa frode non ebbe altro risultato che di sollevare contro di lui la +coscienza pubblica. + +Il processo giunse alle orecchie di Sua Santità, che fiutò un buon +affare, ed incaricò un certo Nardini di andare ad offrire ad Amasi +il cappello cardinalizio ed una rendita di cui si discuterebbe +l’ammontare; si fece osservare ad Amasi che questa fortuna, essendo +stata guadagnata interamente da suo padre negli stati di Sua Santità, +era giustizia, che meno la porzione che gli sarebbe attribuita, +ritornasse a Sua Santità. + +Amasi scorse in questa offerta un mezzo per soddisfare ad un tempo il +suo orgoglio ed il suo odio: fece al papa una donazione di tutti i suoi +beni, riportandosi alla sua generosità per il compenso. + +Il papa mise immediatamente il principe duca in possesso di questa +fortuna; ma dimenticò di dare la rendita ed il cappello promesso ad +Amasi. + +Amasi reclamò, ma inutilmente. + +Allora preso dal rimorso di aver fatto gratuitamente una cattiva +azione, fece un testamento nel quale dichiarò che la donazione che +aveva fatto a Sua Santità, era il risultato della frode e dei cattivi +consigli, aggiungendo che egli aveva ceduto specialmente all’odio che +portava alla cognata, di cui implorava il perdono, confessando il suo +delitto e rivocando la donazione. + +Nardini, l’agente di Sua Santità, cui senza dubbio erasi dimenticato +di pagar la sua mediazione, si unì ad Amasi, dichiarando che si +pentiva di aver prestato il suo ufficio a Pio VI per compire un’azione +abbominevole. + +Il testamento di Amasi e la confessione di Nardini furono tosto +pubblicati; un mormorio scoppiava da tutte le parti; ma il papa si +accontentò di rispondere, che la munificenza di Amasi era un miracolo +di San Pietro, e che non spettava a lui di opporsi alla benevolenza, +che il Santo conservava pei suoi successori. + +All’epoca in cui era avvenuto il fatto, il papa avea sessantun anni. +Anna Maria e sua madre si limitarono di ottenere un consulto dei +migliori avvocati di Roma, salvo ad aspettare la di lui morte, onde +tentare il processo non già al papa ma al principe duca. + +Questa risoluzione spaventò Pio VI, lui morto non sarebbe più là a far +preponderare con tutto il suo potere il disco della bilancia, che una +vecchia tradizione mitologica mise nella mano della giustizia. + +Egli forzò dunque la pupilla a far valere i suoi dritti ed a +intentargli un processo; ma l’interesse che ispirò la povera fanciulla +che egli voleva spogliare divenne così generale, — tanto era evidente +l’ingiustizia contro cui reclamava, — che i giudici avvisarono Sua +Santità che non potrebbero fare altrimenti che conchiudere contro di +lui, consigliandogli di entrare in trattative. + +Il papa, in conseguenza di ciò, fece delle offerte ad Anna Maria. La +cosa rimase là, e si dice che Anna Maria accetterà la metà dei beni di +suo avo, e lascerà l’altra metà al principe duca, che in tal maniera +sopra 4,400,000 lire s’intascherebbe due milioni e ducento mila lire. + +Se questo non è forse un togliersi onorevolmente d’impaccio, è però un +togliersi fortunatamente. + + + + +III. + + +S’intende che la mia passione pel teatro m’indusse, appena giunta +a Roma, a pregare sir William di condurmi a qualche spettacolo +drammatico. La mia curiosità era vieppiù eccitata dall’aver udito +narrare che si ha qui la usanza di far rappresentare da’ giovanetti le +parti di donna. + +Non so se si possono chiamar giovanetti gli esseri anfibî, cui son +affidate le parti di donna. I Greci, adoratori ardenti della bellezza, +inventarono l’ermafrodito, riunione di tutto ciò che è bellezza de’ due +sessi, e che era ad un tempo Ebe e Ganimede. + +I Romani hanno inventato un essere a parte, che non è dell’uno nè +dell’altro sesso, e che non è nè Ebe nè Ganimede. + +Per questi strani esseri i prelati romani fanno in ogni età le stesse +pazzie che i nostri giovani _gentlemen_ fanno a Londra ed a Parigi per +le donne da teatro. + +Sir William mi condusse al teatro Valle: vi si rappresentava l’_Armida_ +di Gluck, e la parte d’Armida era sostenuta da un giovane cantante, che +godeva allora di tutto il favore della prelatura romana. + +Quando entrò in iscena, — e confesso che se non fossi stata avvertita +avrei giurato che era una donna, anzi una bella donna, — prima che +avesse emesso una sola nota, tutto il teatro ruppe in applausi. Gravi +prelati, vecchi cardinali, il cui rigido aspetto m’aveva colpita, +mi parvero voler svenire di giubilo nel momento che quel... — non so +veramente come dire, — quell’_oggetto_ uscì dalle quinte. + +Il suo trionfo fu completo. + +Avevamo nel palco il cardinal Braschi Onesti, fratello minore del +principe duca: riavutosi da un lungo malore, che aveva messo Roma +in lutto, aveva pensato che una passione per quel novello Sporo +non avrebbe nulla di pericoloso per un convalescente. Ci narrò, +pavoneggiandosi, che il morbo, di cui era stato afflitto, era stato +prodotto da un rifinimento completo di forze venutogli dopo un’orgia, +in cui aveva scommesso di tener testa a cinque de’ più grandi beoni ed +alle cinque più belle cortigiane di Venezia. + +Era stato in pericolo di morte, ma aveva guadagnato la scommessa. + +Il cardinal Braschi Onesti era uno de’ più assidui adoratori della +meraviglia in voga, ed offrì al cavalier Hamilton di condurlo nel palco +della bizzarra + +Armida, e di farlo assistere alla toeletta della maga, che mutava +vestito fra il secondo ed il terz’atto. + +Gli chiesi se le dame solevano andarvi. + +Mi rispose che non era l’usanza, ma che certo, come forestiera, +sarei perfettamente accolta dal signor Veluti, — era il suo nome; — +soprattutto se volessi accondiscendere a fargli qualche complimento, +chè, del resto, il signor Veluti adorava le belle donne. + +Il cardinale ci fece aprire la porta del teatro. Traversammo il +palcoscenico e penetrammo nel corridoio che menava al suo camerino. + +V’era folla all’uscio; il corridoio era ingombro. + +Ma alla vista del cardinal nipote, la calca s’aprì, gli adoratori +secondari si ricantucciarono al muro, e ci lasciarono passare. + +Entrammo in un camerino tutto parato di raso cilestrino, che poteva per +l’eleganza gareggiare col gabinetto d’una damina. + +L’idolo era innanzi all’ara, cioè innanzi alla toletta: accolse il +cardinal nipote col più seducente sorriso, e gli chiese come osasse +presentarglisi, senza portargli un mazzolino o un cartoccio di +confetti. + +Il cardinal Braschi Onesti si cavò dal dito mignolo un anello del +valore d’un migliaio di scudi romani e lo passò all’indice del signor +Veluti, pregandolo d’accettar invece quella gemma. Venuto al teatro con +l’ambasciadore e l’ambasciatrice d’Inghilterra, non era certo di poter +andare a riverirlo; ma, avendo sir William Hamilton e Lady Hamilton +bramato veder il gran cantante che avevano applaudito, egli aveva +colto quell’occasione per andargli a dir l’immenso diletto che aveva +risentito durante il primo atto d’_Armida_, e ci presentò il signor +Veluti, che si degnò far a sir William Hamilton l’onore di dargli la +sua mano a baciare ed a me quello d’invitarmi a sedere. + +Sia che l’esser forestieri fosse per noi una raccomandazione, sia che +fosse lusingato dal ricever la visita dell’ambasciadore d’una potenza +straniera di prim’ordine, il signor Veluti fu per noi amabilissimo, +mi fece gli occhietti teneri, e ci disse che, ove lo permettessimo, si +terrebbe fortunato di renderci la visita. + +Ci guardammo bene dal rifiutar un tanto onore. + +Poscia, occupandosi particolarmente di me, mi pregò di dirgli il nome +della pomata con cui mi ungevo le labbra, e del liquore con cui mi +rinettavo i denti. + +Gli risposi, che mai pe’ denti m’ero servita di altro che d’acqua pura, +e che le mie labbra erano naturalmente del colore ch’egli le vedeva. + +Il signor Veluti gridò impossibile un tanto miracolo; prese il lume e +mi chiese licenza di guardarmi da vicino le labbra ed i denti, disamina +a cui mi prestai con la maggior possibile cortesia, e dopo la quale il +signor Veluti esclamò che ero la più bella donna che avesse mai veduta. + +Poscia, pensando con questo elogio avermi pagato il suo tributo +d’ospitalità, si rimise alla toletta, vezzeggiandosi co’ suoi +adoratori, e tratto tratto dicendo qualche amena facezia, subito +applaudita dagli astanti. + +Era curioso di veder l’affaccendarsi di quelle persone, appartenenti +tutte, o quasi tutte almeno all’alta prelatura per ottenere uno +sguardo, un sorriso, una parola dalla falsa Armida. Uno teneva pronta +la corona di rose; l’altro la verga magica; questi il velo, che doveva +non coprire ma lasciar trasparire i suoi vezzi; quegli la mantellina, +che doveva preservar quella voce celeste dalle correnti d’aria che +avrebbero potuto offenderla. Io era presente; guardavo, ascoltavo, +udivo, mi pareva sognare; sorridevo macchinalmente a que’ segni di +rispetto, dati, da uomini creduti dal popolo venerabili, a quell’idolo, +che aggiungeva un nuovo incredibile nume allo stuolo innumerevole di +false divinità, raccolte nel Panteon delle eresie umane. + +Venne il momento d’entrar in iscena; il campanello del buttafori si fe’ +sentire pel volgo degli artisti; ma pel signore o la signora Veluti, +— come, vorrete, — l’invito fu fatto a viva voce, con tutti i segni +d’ossequio dimostrati ad una vera regina. + +La bella Armida non si scusò se non con me sola della sua assenza +forzata; poscia, toccandomi con la verghetta: + +— Non posso farvi più bella che non siete, mi disse; ma posso fare per +voi ciò che la sibilla di Cuma, che andate a visitare, aveva obliato di +domandar ad Apollo di fare per essa. Posso con la mia arte magica far +che restiate bella eternamente. + +Poi, pronunziando alcune parole, che avevano la pretesa di esser +cabalistiche, la maga mi fece un inchino femminile e s’allontanò, +dondolandosi e solfeggiando note, alla cui nettezza e finezza debbo +dire che nulla potevasi riprendere. + +Uscii muta di stupore e tornai nel palco, posto tanto vicino al teatro +da poter io esser riconosciuta dal signor o dalla signora Veluti, che +ebbe la bontà, durante tutto il resto della serata, di darmi segni +della sua attenzione, sia volgendomi i suoi più difficili trilli, sia +ferendomi de’ suoi sguardi più assassini. + +Il domani ricevetti la visita del conte di Bristol, al quale narrai gli +avvenimenti favolosi del giorno innanzi. Si mise a ridere, e mi riferì +che a Roma esisteva nell’alta prelatura un ottavo peccato capitale, +detto il _peccato nobile:_ i prelati protestavano contro quest’accusa, +ma con tanta debolezza, tanta indolenza, con fatuità tanto strana, che +mostravano compiacersi più che dispiacersi dell’accusa. + +È vero che con lui, inglese e vescovo protestante, si stavano sul +sostenuto, ma ciò non toglieva che monsignor Bristol non avesse +su questo punto dei costumi romani i particolari più curiosi e più +incredibili. + +Qualunque fosse la mia curiosità di rivedere da vicino ed in piena +luce il signore o la signora Veluti, non permisi che il moderno +Sporo entrasse in casa mia quando, alle cinque del pomeriggio, si +presentò all’uscio in un elegante abito d’abate: gli feci rispondere +che i preparativi della partenza mi obbligavano a sospendere ogni +ricevimento. + +Ma la notte stessa, che precedè quella partenza accadde un fatto +curioso, che darà un concetto della polizia di Roma e della giustizia +di Pio VI. + +A cinquanta passi da noi, sulla piazza di Spagna, un furto era stato +tentato alle due dopo la mezzanotte, a danno d’un tal Rovaglio, +orologiaro del Vaticano. L’orologiajo, suo figlio e due servi s’erano +difesi; uno de’ ladri era rimasto sul luogo, e l’altro era stato +trovato spirante al canto di via del Babbuino. + +Il domani si seppero i seguenti particolari, e come Rovaglio s’era +fatto giustizia da sè. + +Non era la prima volta che i ladri tentavano introdursi nel magazzino +di Rovaglio, che sapevasi riccamente fornito d’orologi e gioielli: +due volte già aveva respinto, strepitando dentro il magazzino, due +tentativi di rottura. + +Ogni volta era andato ad avvertire la polizia; ma il prelato Busca, +incaricato del ripartimento della Pubblica Sicurezza, aveva risposto +con belle parole, ma senza far nulla contro i ladri. + +Vedendosi così abbandonato dall’amministrazione che avrebbe dovuto +proteggerlo, Rovaglio, andando un giorno a dar corda agli orologi +del Vaticano, incontrò il Santo Padre e gli narrò tutto, chiedendogli +soccorso contro gl’industrianti, che volevano a mano armata prender +parte al suo commercio. + +— Mio caro Rovaglio, gli rispose il papa, duolmi profondamente il +fatto vostro; ma non vi posso nulla; giacchè monsignor Busca non vuol +proteggervi, non lo posso obbligare; ma proteggetevi da per voi. + +— Come, Santità? chiese Rovaglio. + +— Appiattatevi co’ vostri figli e co’ servitori, con fucili, pistole +e tromboni, sia nel magazzino, sia fuori, e quando que’ furfanti +torneranno per derubarvi, fate fuoco: tanti ne ucciderete, tante +assoluzioni vi do anticipatamente. + +Rovaglio aveva seguito il consiglio del papa, s’era protetto da sè +stesso, ed aveva ucciso due banditi. + +Il papa gli tenne fede, e pubblicamente gli diè l’assoluzione di que’ +due delitti. + + + + +IV. + + +Non posso lasciar Roma senza fare qualche osservazione sugli uomini +e sugli avvenimenti; la differenza dei nostri costumi settentrionali +con quelli del mezzogiorno si impresse tanto profondamente nella mia +memoria, che, dopo trent’anni, il ritratto degli uomini ed il racconto +degli avvenimenti si presenta spontaneo sotto la mia penna, e così +somigliante e fedele, come se avessi scritto, passando da Roma nel +1788, le pagine che seguono. + +Ciò che mi colpì prima di tutto arrivando a Roma fu la differenza dei +prezzi d’ogni cosa; una cittadina costa a Londra una ghinea al giorno, +a Parigi diciotto lire, a Roma sette od otto. + +La stessa proporzione vale anche per gli alberghi; a Londra un +appartamento appena conveniente costa una ghinea al giorno, a Parigi +quindici lire, ed a Roma appena dieci. + +Ciò che costa caro a Roma non è nè la vettura, nè l’alloggio, nemmeno +il vitto, è vero però che si mangia assai male; ma è la _buona mano_, +vale a dire le mance; qui non si può fare una visita ad un nobile +cardinale o prelato senza che i domestici in corpo non si presentino da +voi il giorno dopo per chiedere le loro mance; un arcivescovo di Vienna +aveva incaricato sir William di far ricapitare un piego al cardinale +Buoncompagni. Sir William, che non aveva nessun motivo di vedere +questo prelato, quantunque fosse il fratello del principe regnante di +Piombino, fece consegnare dal suo cameriere il piego alla porta del +suo palazzo, mentre passava per la via. Il giorno dopo un mascalzone +vestito della livrea del cardinale venne ad augurare il buon giorno a +sir William da parte del suo padrone e sua chiedendogli la buona mano. + +Sir William gli rispose che non avea fatto per nulla una visita +al cardinal Buoncompagni, ma per pura compiacenza gli aveva fatto +consegnare il piego di cui erasi incaricato, e che per conseguenza +spettava invece al cardinale Buoncompagni di dare la buona mano al suo +cameriere, anzichè a sir Hamilton di dare la mancia al domestico del +cardinale. + +Ma quegli insistette, sir William gli fece chiudere la porta sul naso. + +Il banchiere di sir William Hamilton a Roma è un uomo troppo +straordinario, perchè io non ne dica qualche parola alla sfuggita. + +Egli si chiamava Tommaso Ienkens, era di nazione inglese, ed avea +incominciato a studiare la pittura ma accorgendosi che sarebbe rimasto +sempre un artista mediocre, si accontentò, esercitando sempre la +professione di banchiere, di essere un abile conoscitore assai versato +nella teoria di tutto ciò che concerne la pittura ed il disegno; era +pure un distinto archeologo, i cui giudizii erano considerati quasi +come infallibili in materia di cammei e di pietre incise. L’antichità +gli era famigliarissima, e nessuno meglio di lui poteva dare una +spiegazione ragionata di un basso rilievo, di una statua, di un busto, +per quanto fosse mutilato o guasto l’oggetto d’arte pel suo soggiorno +nella terra, o dallo strumento dell’operaio che lo avea disseppellito; +per terminare il suo elogio dirò che egli era soventi volte consultato +dal cardinale Alessandro Albani, che non bisogna confondere col +cardinale Francesco, dal celebre Winkelmann autore della storia +dell’arte presso gli antichi, dall’illustre Raffaele Mengs, uno dei +migliori pittori della scuola moderna morto or son dieci anni. + +Questa riunione del commercio di statue, cammei, medaglie con quello di +banchiere, ha reso Ienkens uno dei capitalisti più ricchi di Roma. + +Sir William prese da lui, non soltanto il denaro che gli abbisognava +per continuare il viaggio, ma comperò due o tre anelli dei più belli, e +dei cammei dei più preziosi di cui mi fece dono. Allora testimone della +maniera con cui Ienkens vendette quel ricordo, mi si impresse nella +mente la cosa in modo incancellabile. + +Se si vuole comperare da lui una medaglia, Ienkens comincia a farvi la +storia di ciò che rappresenta, e con un elogio pomposo espresso colla +più grande passione, vanta la rarità e la singolarità dell’oggetto +che voi desiderate, con che egli si permette di dimandare un prezzo +considerevole. Poi se contro la sua aspettazione voi gli dite il prezzo +richiesto, comincia a sospirare, a versare delle lagrime, e finisce +col singhiozzare; un padre che si vedesse togliere la sua unica figlia +da un marito che parte per gli antipodi, non esprimerebbe un dolore +più vivo. Io era presente quando sir William acquistò i gioielli che +destinava per me, e confesso che egli ne era commosso alle lagrime. + +Mylord, diss’egli a sir William, che quantunque cavaliere avea soltanto +diritto al titolo di sir, se vi pentiste una volta dal negozio che +avete fatto adesso, riportatemi quegli anelli e quei cammei e le +medaglie, che mi troverete pronto a rendervi il prezzo integrale; +riportandomi quegli oggetti inestimabili, voi mi ridonate tutta la +felicità e la consolazione dei miei giorni. + +Ed è strano che preso talvolta in parola, Ienkens non ha mai mancato +di mantenerla e di restituire integralmente il denaro che aveva preso +esprimendo la gioia più viva di ritornare in possesso dell’oggetto +rimpianto. + +Fosse calcolo, oppure vera passione da archeologo, che come Cardillas +non può separarsi dal suo tesoro, la fedeltà di Ienkens nel mantenere +la sua parola assicurava sempre il compratore che non credeva mai +di pagare una cosa dippiù del suo valore, dal momento che sapeva che +riportandola al venditore gli veniva rimborsato il prezzo a vista. + +Io ho una certa pretesa di esprimere colla mia fisionomia le differenti +impressioni dell’animo; ma confesso, che se invece di sentire un vero +dolore, separandosi dai suoi cammei e dalle sue medaglie, Ienkens +rappresentava una commedia studiata, mi lasciava molto indietro da lui +nell’arte del ridere e di versare lagrime. + +Noi venimmo un’altra volta di passaggio a Roma, ma senza fare più +intima conoscenza con lui. Credo questo il momento di presentare ai +miei lettori un prelato, che più tardi ebbe una parte così importante +alla Corte di Napoli. Voglio parlare del gran tesoriere di Sua Santità +monsignor Fabrizio Ruffo. + +Monsignor Fabrizio Ruffo era il nipote del cardinal Ruffo, decano +dal Sacro Collegio, che spinse non senza cattivi fini sulla grande +amicizia che gli professava, il bel Angelo Braschi nella carriera della +prelatura. + +Rendiamo questa giustizia a Sua Santità, che conservò sul trono di S. +Pietro una riconoscenza così grande a chi gli avea facilitato la via, +che la prima sua cura, essendo diventato papa, fu di dare al nipote del +cardinale defunto lo stesso posto che egli Braschi aveva in addietro +ricevuto da Rezzonico colla protezione della bella Giulia Falconieri. + +Nominò il giovane Fabrizio Ruffo gran tesoriere, carica che dal momento +che ne esce dà diritto al cappello di cardinale. + +Monsignor Ruffo passava in Roma per un uomo di grande ingegno, e che +non era straniero nell’arte dei Folard e dei Montecuccoli; egli aveva +pure l’abitudine di dire che, se egli fosse nato al tempo dei Lavalette +e dei Richelieu, avrebbe portato più spesso l’elmo e la corazza che il +berretto e la mantellina di porpora. + +Monsignore Ruffo, grande amatore del bel sesso, pel quale non +dissimulava punto le sue tendenze, teneva al contrario in grande +disprezzo i cantori-cantatrici, ossia le cantatrici-cantori. + +Quando eravamo allora a Roma, egli facea la corte più assidua ad una +signora Lepri, parente di quell’Anna Maria, di cui abbiamo raccontato +la persecuzione; e poichè egli non nascondea nulla, i suoi amori erano +noti a tutti; ciò gli valse l’onore di essere celebrato nei versi +satirici, il cui autore, il gazzettiere di Firenze, è stato punito con +una lunga sospensione. + +Dopo il famoso satirico condannato alle galere da Sisto V non erasi +veduto l’esempio di tanto rigore. + +E poichè ho fatto allusione ad un aneddoto molto conosciuto a Roma, ma +molto ignorato altrove, forse gli è bene, come quadro di costumi, che +io giri una parentesi e che lo racconti. + +Sotto il pontificato di Sisto V un poeta, nominato Marera, fece una +satira contro alcuni alti funzionari, i quali se ne lagnarono al papa. +Costui severo, ma equo giustiziere, mandò pel poeta, e l’interrogò +sul motivo che aveva di permettersi un simile libello; dopo molte +spiegazioni che non soddisfecero che mediocremente Sua Santità, +quantunque gli avessero attirato parecchie volte il sorriso sulle +labbra, gli chiese come avesse potuto designare sotto il suo nome +e come cortigiana una donna, il cui nome al contrario era quasi un +simbolo di virtù. + +— Avete motivo di lagnarvi di lei? gli chiese Sisto V. + +— No, Santo Padre, rispose il poeta, per nulla affatto. + +— Ma allora, perchè l’avete avvilita colle vostre calunnie? + +— Avevo bisogno di una regina, ed il suo nome me la diede. + +Sisto V si morse le labbra. + +— E voi, signor Poeta? come vi chiamate voi? dimandò egli. + +— Marera, per servire Vostra Santità, rispose il poeta. + +Ebbene, farò io dei versi; e poichè il vostro nome mi fornisce una +rima, provo a rimare così: + + Vi sta ben signor Marera + Di far versi alla galera. + +La sentenza pronunciata dal papa ebbe il suo effetto, ed a tutte le +sollecitazioni che furono fatte in favore del colpevole, Sua Santità +rispose: + +— Per mia fè, rime e ragioni vanno tanto difficilmente d’accordo, +che per una volta che vanno d’accordo, è bene che l’avvenimento sia +constatato e faccia epoca. + +Ed il signor Marera andò a rimare nelle galere di Civitavecchia, ove +morì, lasciando due volumi di poesie inedite, che furono perdute per la +posterità, nessun editore avendo avuto l’ardire di pubblicarle. + +Il giorno prima della nostra partenza, sortendo dal teatro Valle, +la sera essendo ancor lungi dall’essere terminata, siamo stati a +presentare i nostri complimenti d’addio al caro cardinale di Bernis, +che Voltaire avea battezzato col nome di _Babes la Bouquetière_. + +Vi abbiamo trovato il conte di Bristol, vescovo di Derry, che vi veniva +colla stessa intenzione. + +— Vostra altezza lascia dunque Roma? domandai io a questo singolare +prelato, la cui originalità mi aveva colpito. + +— Eh mio Dio, sicuramente, mia bella compatriota, la grazia mi ha +illuminato. + +— Quando parte vostra altezza? + +— Dimani. + +— Per qual paese? senza indiscrezione. + +— Lo saprete dimani. + +Il giorno appresso venne da noi dopo la nostra colazione, domandò un +colloquio a sir William. + +Sir William entrò con lui nel gabinetto. + +Cinque minuti dopo ne uscì ridendo, traendolo per mano. + +Cara Emma, diss’egli, ecco milord Hervey che pretende di essere +diventato ad un tratto talmente innamorato di voi, che non saprebbe +separarsi dalla vostra cara persona senza morirne di dolore. — Egli +ci chiede in conseguenza il permesso di accompagnarci a Napoli; ed +io, presumendo che non vogliate la morte di uno dei nostri pari più +illustri e di uno dei più alti dignitari della nostra chiesa, ho +annuito per mio conto alle sue preghiere. E sua altezza non attende +altro che il vostro consenso per essere il più altiero degli uomini ed +il più felice de’ vescovi. + +Siccome i 78 anni di monsignore di Bristol non mi facevano una grande +paura, non credetti per una dimanda così innocente di mettermi in +opposizione per la prima volta con sir William Hamilton. + +Diedi la mano a monsignor di Bristol che la baciò con dimostrazioni +di gioia la più viva, e fu convenuto che da questo momento egli era +addetto all’ambasciata d’Inghilterra col titolo di cavalier servente. + + + + +V. + + +Partimmo da Roma con due vetture da posta ed un forgone, e prendemmo la +via di terra a rischio d’essere svaligiati: ma debbo dire per verità +che avevamo nei sei domestici del conte di Bristol ed i due nostri, +tutti inglesi forti e coraggiosi, una scorta bastevole a difenderci. + +Per me specialmente, che ho sempre avuto il desiderio di accrescere il +circolo delle mie povere conoscenze, era un gran piacere il viaggiare +con sir William Hamilton. + +Sir William Hamilton, molto istruito nelle cose di antichità, aveva +passato tutta la sua scienza al vaglio di una sana critica, di maniera +che quando vi raccontava un fatto, vi citava una data, vi descriveva un +monumento, potevate credere ad occhi chiusi a tutto ciò che vi diceva. + +Uscimmo da Roma per la via Appia, l’antica porta Capena, lasciando alla +sinistra nostra la valle d’Egeria, il circo di Caracalla, la tomba di +Cecilia Metella, ed alla nostra diritta le catacombe di S. Sebastiano +ed i monumenti della famiglia Aurelia. + +Sir William fece fermare le nostre vetture davanti alla tomba della +figlia di Metello il Cretico, ove riposano le ceneri di questa giovane +ed intelligente donna, che aveva vissuto nei bei tempi di Roma, che +aveva conosciuto Cesare, Pompeo, Cicerone, Clodio, Catullo, Ortensio, +Lucullo, Catone, e li avea adunati forse un giorno intorno al suo +focolare, prima che fossero separati dagli odii irreconciliabili della +guerra civile. + +Malgrado i settantadue anni del mio cavalier servente, il conte di +Bristol discese, e volle assolutamente salire fino in cima alla tomba +di Cecilia Metella per cogliermi un ramo di melograno selvatico Che +talliva in quelle rovine. + +Arrivando ad acqua Ferentina sir William ci fece vedere il luogo dove +Clodio era stato ferito mortalmente dai gladiatori di Milone. + +Arrivati a Genzano, lasciammo per un istante le nostre vetture, ed +accompagnati da quattro delle nostre guardie del corpo colla carabina +in ispalla, salimmo fino al lago di Nemi, uno dei laghi più simpatici +della campagna romana, che il monte Gentili separa dalle rovine +invisibili di Alba Lunga. + +Il conte di Bristol, cui il suo amore per me sembrava aver reso le sue +gambe di vent’anni, non ci lasciava nemmeno un minuto, camminandoci a +fianco quando non ci precedeva. + +L’escursione durò un’ora circa: riprendemmo posto nelle vetture, e per +una china assai rapida ci dirigemmo verso le paludi Pontine, che Pio +VI si occupava di prosciugare, non già pel bene pubblico, nè per la +salubrità di Roma; ma per aumentare i dominj territoriali di suo nipote +il principe duca. + +A metà di questa discesa noi incontrammo un cocchio, che da lontano +avevamo riconosciuto come appartenente a qualche sommità della Chiesa. +— Nel passargli vicino riconoscemmo monsignor Ruffo. + +Egli ci fece fermare per chiederci se potessimo dare un bicchier +d’acqua fresca ad un infelice colpito dalle terribili febbri delle +paludi Pontine, che egli conduceva a Roma nella sua carrozza: egli +l’aveva trovato coricato a piedi di un albero, l’aveva preso sulle sue +spalle, e postolo nella carrozza, lo conduceva a Roma per farlo curare. + +Nella sua qualità di gran tesoriere, il cardinale Ruffo andava sovente +a visitare i lavori che Pio VI faceva eseguire, e a pagare gli operai. + +Era in una di queste corse che ebbe l’occasione di fare la buona azione +di cui fummo testimoni. + +Gli odii ciechi delle guerre civili resero per un certo tempo Hamilton, +Nelson e me nemici personali del cardinale Ruffo. — Ma oggi che gli +odii si sono calmati, che scrivo colla destra sulla carta e colla +sinistra sulla coscienza, debbo dire che il cardinale, capace di azioni +del genere che noi abbiamo raccontato, prese spesso, contro la cieca +vendetta, cui pel riposo dell’animo mio ebbi sventuratamente una parte +troppo attiva, il partito dell’umanità. + +Del resto, venuto il giorno di raccontare avvenimenti terribili, gli +renderò tutta la giustizia. + +Noi gli demmo l’acqua che desiderava pel suo febbricitante che ad +ogni istante chiedeva da bere. Avevamo nel nostro forgone un’intiera +cantina. + +Il gran tesoriere ci lasciò dicendoci che probabilmente ci saremmo +riveduti a Napoli. + +Diffatti il cardinale è napolitano, nato da una grande famiglia a S. +Lucido in Calabria; la sua nobiltà era proverbiale. + +Si dice in Italia, quando si vuole parlare di nobiltà antica ed +incontestata, gli Evangelisti a Venezia, i Borboni in Francia, i +Colonna a Roma, i Sanseverino a Napoli, i Ruffo in Calabria. + +Continuammo la nostra via verso Terracina, ed egli la sua per Roma. + +Nulla di più pittoresco di questa via delle paludi Pontine, ai due +lati della quale gli operai di Sua Santità scavavano un canale. Non si +vedevano che figure scarne e malaticcie; tutti quei disgraziati erano +più o meno colpiti dalla malaria; ogni quindici giorni si era obbligati +sostituire con operai freschi, mentre quelli andavano sulle alture a +riacquistare la salute che venivano a perdere nelle paludi. + +Fu specialmente quando venne la notte che il paesaggio prese un +carattere completamente fantastico: la luna scorrea in mezzo a grossi +nuvoloni neri, e rischiarava certe parti delle paludi per lasciarne +altre nell’oscurità più profonda. Al rumore che faceano galoppando i +nostri cavalli, e la frusta dei nostri postiglioni, dei grandi uccelli +della specie delle ardee e dei milvi s’innalzavano silenziosamente +dagli alti erbaggi e dalle pozze d’acqua, in mezzo alle quali +respiravano con rumore sollevando le schifose loro teste e le loro +narici, dei grandi bufali che la notte rendeva ancor più giganteschi. +Era la prima volta che vedeva questi mostri di notte ed in libertà; +io scorsi in loro un aspetto selvaggio e primitivo che mi metteva i +brividi, mio malgrado. + +Ma era specialmente allo scambio de’ cavalli che tutto ciò, che ci +attorniava, prendeva un tale aspetto che non mi dimenticherò mai. + +Nelle paludi Pontine non vi sono villaggi, ma soltanto due o tre +rilievi postali accanto a qualche capanna di legno, ove dormono +gl’infelici postiglioni e le loro famiglie. + +I cavalli piccoli, magri, pelosi, non sono chiusi nelle stalle, ma +pascolano sciolti. + +Al rumore della frusta dei nostri condottieri, vedemmo uscire come +ombre cinque o sei uomini armati di lunghe pertiche; saltavano a dorso +nudo sul primo cavallo che incontravano, e formando un cerchio intorno +a quelli che pascolavano in libertà, li riconducevano al galoppo +con grandi gridi verso la capanna. — Colà altri uomini appostati li +afferravano pel naso e per la criniera, e dopo una lotta ostinata +finivano col metter loro una bardatura che andava a pezzi, colla quale +si attaccavano alle nostre vetture fra i nitriti, gli scalpiti e gli +sbuffi che erano altrettante proteste contro le violenze che loro si +facevano. + +Poi quando le tre vetture erano attaccate, in mezzo alle grida ed alle +vociferazioni degli uomini e degli animali, i cavalli tenuti pel freno +e per le narici erano abbandonati a loro stessi, e partivano di un +galoppo furioso, accompagnati a dritta ed a manca da due cavalieri, +che unitamente ai postiglioni mantenevano, colle loro eccitazioni +ed i loro colpi, le vetture in mezzo alla strada. Non erano più tre +veicoli o forgoni di posta; erano valanghe, turbini, uragani, che non +traversavano lo spazio, ma divoravano la via. + +Arrivammo a Terracina verso le tre ore del mattino. Ci riposammo un +paio d’ore sopra delle sedie; la dubbia nettezza dei lini ci aveva +fatto rifiutare il letto. + +Verso le sei di mattina ci mettemmo di nuovo in cammino per fermarci a +Mola di Gaeta: mentre i domestici di monsignor di Bristol toglievano +la colazione dal forgone e la disponevano sulla tavola, ci facemmo +condurre alle rovine della Villa di Cicerone; col Plutarco in mano sir +William ci fece assistere alla morte del grande oratore, dal momento +che mise il piede in terra in mezzo ai corvi che l’accompagnavano +ostinatamente, presagio di morte vicina, fino a quello che, fuggendo +dalla villa per la via che conduce al mare, fu ucciso. Udiva dietro +lui il passo degli assassini che lo perseguitavano, fece fermare la sua +lettiga, e dopo aver vissuto tutta la sua vita fra gli spaventi della +morte, morì colla calma di un martire e la tranquillità di un eroe. + +Questa paura, che faceva fare ai Romani tutte le bassezze, e che al +momento in cui finalmente trovavansi in faccia alla morte, che tutto +avevano tentato per evitare, li abbandonava per far luogo alla più +strana intrepidezza. Era una delle particolarità dell’antichità. — +Veggasi la morte di Petronio, Lucano e Seneca, questi tre adulatori di +Nerone. + +In meno d’un’ora arrivammo a Mola di Gaeta. Facemmo colazione, poi +riprendemmo la nostra corsa per Napoli, ove arrivammo verso le nove di +sera per la via di Capua. + +Una sensazione non meno indelebile, ma di un genere tutto opposto a +quella delle paludi Pontine, mi colpì al mio arrivo a Napoli, quando +mi trovai in una notte limpida in faccia al Vesuvio fumante; sopra +al cratere sorgeva la luna nella sua pienezza e nel suo splendore, +che pareva una palla infocata lanciata dalla bocca d’un mortaio sur +un’atmosfera vaporosa. + +Noi passammo per Porta Capuana, Castel Vecchio, la marina, il Piliero; +lasciammo a manca Castel Nuovo, e la piazza Medina a destra, indi +passammo innanzi al portico di S. Carlo illuminato per una festa +straordinaria; attraversammo il largo S. Ferdinando, prendemmo la +via di Chiaia, e finalmente ci fermammo all’angolo della riviera di +Chiaia, al palazzo Calabritto Cappella-vecchia, ov’era l’ambasciata +d’Inghilterra. + +In questa prima notte milord Bristol dormì all’ambasciata, ma per +fortuna essendovi un’appartamento vacante superiormente a quello di +sir William che occupava i due primi piani, monsignor Derry se ne +accontentò, e vi si stabilì pel giorno seguente. + +Finalmente ero a Napoli, e mi ci trovava in una posizione che non avrei +mai osato di ravvisare nei miei sogni più insensati di ambizione. +— Emma Lyonna era scomparsa, miss Hearte non era più; tutto questo +immondo passato era rimasto nel fango di Londra; — vi era Lady Hamilton +ambasciatrice d’Inghilterra. + +Stava a me il non dimenticarlo. + + + + +VI. + + +Dovendo ora fare una pittura della società tutta particolare che vedevo +a Napoli, prima di entrare nel racconto degli avvenimenti politici, +in mezzo ai quali mi trovai trascinata, credo di dover cominciare col +dare un’idea più completa di ciò che era questo strano personaggio già +intraveduto dal lettore, nominato lord Hervey conte di Bristol, vescovo +di Derry. + +Egli era il più giovine di venti figli, ed essendo il solo superstite, +aveva ereditati i beni, i titoli e le dignità di tutta la famiglia. + +Lord Bristol non stava mai alla sua residenza. + +Erano a un bel circa venti anni che non aveva, all’epoca in cui lo +incontrammo, messo il piede nella sua diocesi. Nulla indicava in lui +ch’egli appartenesse in qualsiasi modo alla chiesa, nè il suo vestire, +nè la sua conversazione. Portava abitualmente un cappello bianco, un +abito di seta di un colore qualunque, talvolta chiarissimo, talvolta +molto spiccante, e raramente nero: fin qui pel suo modo di vestire. +Quanto ai costumi, essi erano come i suoi discorsi, non si può dire +più rotti. La prima cosa che fece arrivando a Napoli fu di prendere +un palco a S. Carlo ed a san Carlino. Non aveva nessuna credenza +religiosa, nemmeno per i dogmi più assoluti della chiesa, che egli +metteva in ridicolo; parlava dell’immortalità dell’anima con una +indifferenza che si avvicinava al dubbio, e non si compiaceva che di +discorsi mondani, e di raccontare od ascoltare aneddoti leggieri ed +anche scandalosi. + +Nel suo primo viaggio in Francia, visitò la valle del Rodano, Grenoble, +il Delfinato, e trovandosi vicino alla grande Certosa, salì sino al +convento dei discepoli di S. Brunone. + +Quando si presentò al convento, trovò che i frati erano a tavola; bussò +alla porta, che era chiusa a motivo dell’opera a cui si dedicavano i +buoni padri ed il portinaio gli annunziò che era proibito di entrare +quando i religiosi erano in refettorio; ma egli tirando dalla tasca +il suo biglietto di visita, su cui erano le sue armi, e sopra di esse +«a lord Bristol vescovo di Derry,» lo fece consegnare all’Abate, il +quale non vedendo che le parole «vescovo di Derry» e credendo di dover +trattare con un vescovo cattolico, lo ricevette ginocchione, con tutti +i monaci in ginocchio al pari di lui, chiedendogli la sua benedizione, +che lord Hervey non ebbe alcuna difficoltà d’impartire a lui ed ai suoi +certosini. + +Questo era uno de’ ricordi che avevano il privilegio di eccitare in +sommo grado l’ilarità di monsignor di Derry, pensando che dei monaci +cattolici avevano ricevuto con una perfetta compunzione la benedizione +di un vescovo protestante. + +In seguito ad una rappresentazione del _matrimonio segreto_ di +Cimarosa, egli fu talmente invaghito dello spartito, che il giorno dopo +mandò allo spettacolo i suoi dieci domestici inglesi, raccomandando +loro di ascoltare la musica di Cimarosa colla più grande attenzione. + +Al loro ritorno, li chiamò nella sua camera, chiedendo se avevano +eseguito esattamente i suoi ordini. + +Rispondendo essi affermativamente, ordinò di non parlargli più per +l’avvenire se non in recitativo, ed in recitativi tolti sempre dal +_matrimonio segreto_, sia per prendere i suoi ordini, sia per dirgli +ch’era servito, sia per annunciargli i nomi delle visite. + +I suoi domestici si guardarono in faccia, credendo senza dubbio che +monsignore fosse diventato pazzo; poi, dietro i suoi ordini reiterati, +dimandarono di prendere consiglio e di dargli risposta pel giorno +seguente. + +Alla dimane mandarono due di loro in deputazione, ed annunziarono al +conte mylord, che consideravano come indegno delle dignità di domestici +inglesi di parlare in musica come fanno gl’istrioni di teatro. + +Lord Bristol dichiarò loro che se essi annuivano ai suoi desiderii, +avrebbe raddoppiato il loro salario, e dava a loro inoltre 24 ore di +più per prendere la loro risoluzione. + +Il giorno seguente gli stessi deputati dichiararono che, qualunque +fossero i vantaggi offerti dal signor conte vescovo, non potevano +accettare. + +Milord Hervey pagò loro sei mesi di salario, e li mandò tutti in +Inghilterra. + +Poi, quando furono partiti i servi inglesi, fece venire dei napolitani, +e fece loro le proposizioni seguenti: + +Di non parlare a M. di Bristol che sui motivi dei recitativi tolti +dal _matrimonio segreto_; stava a loro poi di adattare le parole alla +musica. + +Per tale servizio particolare, che necessitava una intelligenza +superiore a quella di un domestico ordinario, avrebbero 45 ducati al +mese, dieci lire sterline di Inghilterra, vale a dire che erano pagati +quattro volte tanto quanto lo sono i domestici meglio pagati di Napoli. + +Solamente la condizione _sine qua non_, essendo alimentati e vestiti +da M. di Derry, i sei virtuosi d’anticamera non prenderebbero nulla +durante i primi sei mesi, ma sarebbero pagati per tutti i sei mesi, +dopo scorso il semestre. + +Se uno dei domestici lasciasse il servigio di monsignore prima dei sei +mesi non ancora compiuti, non aveva diritto a nessuna indennità. + +I domestici napolitani accettarono, fecero venire un notajo per +redigere il contratto, ed in capo a sei mesi M. di Bristol era servito +colla cadenza cromatica la più soddisfacente. + +Una sera che M. di Bristol pranzava da sir William, uno dei suoi sei +domestici napolitani gli portò, in misura di recitativo, una lettera +con un gran suggello nero. — Lord Hervey dissuggellò la lettera, la +lesse, la pose sotto il suo piatto, e per tutto il rimanente della +serata rise, chiacchierò e vezzeggiò come il solito. + +Alle undici ore si ritirò; era un’ora più presto del solito. + +Il giorno seguente sir William dovendosi informare se la sua partenza +non fosse stata cagionata da qualche indisposizione, fece chiedere a +lord Bristol se era visibile. + +Sua signoria fece rispondere che gli era arrivata una grande sventura e +non poteva ricevere nessuno. + +Sir William inquieto forzò la consegna, e trovò il povero vecchio in +lagrime e fra i singhiozzi. + +— Mio Dio! che avete dunque? gli chiese sir William. + +— Avete osservato che jeri a pranzo mi venne consegnata una lettera +sigillata in nero? rispose il conte di Bristol. + +— Sì. + +— Ebbene, essa mi annunziava che mio figlio è morto a Livorno: io non +ho voluto spargere la mia tristezza nel vostro pranzo, mi sono frenato, +ma una volta in casa, il mio dolore è stato tanto più violento quanto +fu compresso; ecco perchè, per piangere liberamente oggi non volli +ricevere nessuno, nemmeno voi. + +La società ufficiale di sir William era naturalmente il Corpo +diplomatico; la sua società intima si componeva di dotti e di letterati +distinti. + +Il ministro estero più anziano a Napoli era il conte di Sa, +ambasciatore di Portogallo, che da trent’anni era stato nominato a +quel posto; egli non era ritornato che una sol volta a Lisbona e ne era +ritornato più presto che aveva potuto. Qualche anno fa il suo terrore +fu grande. Si trattava di sopprimere l’ambasciata di Portogallo a +Napoli, come una spesa inutile, e d’incaricare per gli affari delle +due corti il ministro di Portogallo a Roma; ma poi essendo morto +il re Giuseppe I, la regina che gli succedette decise di mantenere +l’ambasciata, ed il conte di Sa respirò. + +Vi erano pochi diplomatici che avessero una sinecura così completa +come questo ministro, che non aveva altro da fare che di dare alla sua +Corte le notizie del giorno che faceva redigere dal suo segretario; +il passeggio era la sola fatica che imponeva a sè stesso; si parlava +molto dell’harem del conte di Sa, composto dalle ballerine di S. Carlo. +Quanto a lui non parlava di nulla, avendo dimenticato il portoghese +e non avendo potuto imparare a parlar correttamente nè il francese nè +l’italiano. + +Egli era alto, aveva le spalle larghe ed una incollatura da bufalo, di +cui teneva anche la fisionomia. + +In quanto ai suoi talenti od ai suoi meriti, in sette od otto anni +io non lo vidi che tre volte per settimana, e non ho mai potuto +scoprirgliene un solo. + +Il ministro più importante, perchè è ambasciatore di famiglia, è +il conte di Lemberg. Costui è sotto tutti i rapporti una persona +considerevole quanto il conte di Sa lo è poco. La cronaca gli +rimprovera di esser superbo, ma sia che il rimprovero fosse ingiusto, +sia che agli occhi del ministro d’Inghilterra un tale difetto fosse un +nonnulla, non avemmo mai occasione di scorgerlo; ciò che ha dato al +conte di Lemberg questa riputazione fra i Napolitani, è che egli non +può soffrire i cortigiani e gli striscianti, di cui è ricca la Corte di +Napoli. Nella prima sera che lo vidi osservai una cosa, cioè che egli +dava il suo giudizio sulle persone più ragguardevoli della Corte senza +maggior riguardo, come se avesse parlato dell’ultimo lazzarone. La +conversazione cadde sul cavaliere Acton, ed il ministro di Toscana si +azzardò di farne gli elogi. + +Ma il conte di Lemberg alzò le labbra con una espressione di supremo +sdegno. + +— Quest’uomo, disse, sarebbe stato un buon corsaro, ed ecco tutto; ha +i talenti e la figura d’un pirata, ed è probabilmente a ciò che deve la +sua grandezza. + +Si assicura che in una discussione che ebbe colla regina, le disse +parlando con lei a proposito del cavaliere Acton: + +— Io non ho alcuna prevenzione pro o contra le qualità occulte di +questo ministro, le ignoro e non desidero punto conoscerle; ma ciò +che io so è che quelle che manifesta al ministero non convengono punto +all’ufficio di cui V. Maestà l’ha onorato. + +La posizione che il conte di Lemberg aveva alla corte di Napoli era +poco invidiabile; come ambasciatore di famiglia si trovava mischiato +in tutti gl’intrighi; e, bisogna confessarlo, alcuni di questi intrighi +non erano all’altezza della maestà del suo ministero. + +V’erano querele frequenti fra il re e la regina. Io ne racconterò +qualcuna, perchè avvennero in mia presenza. Ebbene, l’ambasciatore era +obbligato d’intervenire in tutte queste querele, di ravvicinare gli +sposi, di parlare in nome dell’imperatore, e di fare almeno una volta +al mese l’ufficio di giudice di pace. + +Il povero Lemberg non era mai sicuro, se era al passeggio che non si +corresse appresso a lui; se era a tavola, che non lo si facesse levare +per ristabilire la calma fra gli augusti sposi. Qualche giorno dopo il +nostro arrivo egli dava un gran pranzo; uno dei convitati ci raccontò, +che durante il pranzo, arrivato un corriere della regina da parte di +S. Maestà, il conte di Lemberg dovette alzarsi all’istante, lasciando i +suoi ospiti a terminare il pranzo senza di lui. + +Nacque una discussione a Caserta a proposito della marchesa di San +Marco, dama di confidenza della regina. + +— Maledette donnicciuole, esclamò il conte, gettando la salvietta, esse +mi faran divenir pazzo. + +Terminerò la mia rivista degli uomini di stato, dicendo una parola di +un atomo diplomatico chiamato Bonnecchi, console imperiale ed agente +della Toscana. + +Piccolissimo e vecchio, che parla senza posa, spiando continuamente, +sempre in cerca di novità, coll’occhio fisso, il collo e le orecchie +tese, il signor Bonnecchi è il corrispondente dell’imperatore +Leopoldo, al quale ogni settimana invia un rapporto di aneddoti e +fatti scandalosi, che avvengono alla corte od in città; e quando gli +aneddoti mancano, li fa. In principio, come ogni agente consolare, +aveva un trattamento fisso, ma insufficientemente stimolato, le notizie +mancavano. L’imperatore stimò opportuno allora di non pagarlo più +all’anno, ma ogni settimana. Dopo un anno il signor Bonnecchi prendeva +due luigi di Francia per ogni aneddoto, giudicato _interessante_ +dall’imperatore. + +In questa maniera il signor Bonnecchi si faceva una ventina di luigi al +mese. + +Questa esca ha dato a quel piccolo uomo un talento singolare +d’introdursi nelle case, di farsi invitare a tutti i pranzi, a tutte +le feste. Si sa ciò che egli vi va a fare. Ma siccome egli ci andava in +nome dell’imperatore e, secondo certuni, in nome della regina Carolina, +di cui lo si vorrebbe la spia privata, come era la spia pubblica di suo +fratello, nessuno rifiutava di riceverlo, nè gli si faceva mal viso. +Una volta poi tornato a casa, egli ricompone tutto ciò che ha inteso, +ne tira le conseguenze, ne stabilisce i risultati, aggiunge, ritocca, +guasta, e così ogni settimana invia al suo sovrano una cronaca in cui +ci entrano tutti i più alti personaggi. + +Ora passiamo ai medici, ai dotti ed ai letterati, che componevano la +società particolare di sir William, e così termineremo di conoscere le +persone che mi seguirono nella nuova mia vita, in cui mi trascinarono +gli avvenimenti che ho raccontati, e quegli ancora più incredibili e +specialmente più drammatici che or mi rimane di far conoscere ai miei +lettori. + + + + +VII. + + +Sir William, qualche tempo prima della sua partenza per Londra, aveva +perduto due dei suoi commensali più assidui. + +L’uno era morto all’età di 38 anni, ed era l’illustre Gaetano +Filangieri, verso la moglie del quale ho bene da rimproverarmi dei +torti. + +L’altro, vecchio di 80 anni, era il famoso abate Galiani, che passava +per l’uomo più spiritoso di Napoli. Forse questa riputazione gli veniva +dall’aver passato una parte della sua vita in Francia. + +Ora che son morti non ho più ad occuparmi di loro. + +Fra le nostre visite più assidue eranvi il celebre medico Cotugno ed il +suo collega il cavaliere Gatti, due personaggi i più curiosi di Napoli. + +Oltre la sua scienza medica, il dottor Cotogno era per quanto +assicurava sir William, uno degli uomini più versati nei classici +greci, latini ed italiani; non ho mai compreso come colla sua immensa +clientela, il suo servizio agli spedali e le sue consultazioni in +casa, gli restasse ancora il tempo di fare le letture necessarie +per alimentare la sua immensa erudizione. Non riceveva mai nulla da +chi veniva a consultarlo in casa, ma faceva pagare tre piastre le +sue visite, mai di più, e guadagnava con ciò tre mila lire sterline +all’anno. + +Qualche tempo prima del nostro arrivo a Napoli, egli aveva curato il +visconte d’Herrera, ambasciatore di Spagna, da un attacco di paralisia +che gli aveva tolto l’uso del braccio destro. + +In capo ad un mese e mezzo ed a cinquanta visite, Cotugno l’aveva +completamente guarito. + +L’ambasciatore di Spagna gli mandò mille ducati. + +Cotugno gli rispose: + + «Vostra Eccellenza si è ingannata quando mi ha inviato mille ducati + per cinquanta visite. + + «Ho per principio, fosse anche il re, di non far pagare le mie + visite più di tre piastre. + + «Cinquanta visite a tre piastre fanno centocinquanta piastre. + + «Ho l’onore di ritornare la differenza a Vostra Eccellenza. + + «COTUGNO.» + +Non era così del dottor Gatti, il quale era tanto avaro quanto +era disinteressato il Cotugno: uno dei più grandi propagatori +dell’inoculazione, ha guadagnato somme favolose a Parigi esercitando +questa arte. + +Due cose facevano di sir William l’amico per eccellenza del dottor +Gatti: la nostra mensa che era buona, e le nostre carrozze che erano +a sua disposizione. Tutt’all’opposto di Cotugno che si occupava +molto delle classi povere, il dottor Gatti dichiarava altamente +che non si abbassava punto a trattare colla gente di second’ordine, +sempre all’opposto di Cotugno di cui pare che abbia giurato d’essere +l’antipode. Egli non apriva mai un libro di scienza, non leggeva che +delle pasquinate e delle gazzette; invece di conservare come il suo +illustre collega la sua indipendenza presso i grandi, il dottor Gatti +era il cortigiano più assiduo del favoritismo. Egli pretendeva che +i popoli più felici del mondo fossero i Napolitani e gli Spagnuoli, +perchè il re Ferdinando ed il re Carlo III erano tanto amanti della +caccia, che non avevano il tempo di occuparsi dei loro popoli, e che +ogni popolo, il cui sovrano non si occupa punto di lui, è sulla via +della perfetta felicità. + +Sotto questo rapporto io credo che sir William fosse un poco +dell’opinione del dottor Gatti; egli doveva tutto il suo favore presso +Ferdinando alla sua passione per la caccia, ed alla sua abilità a +questo esercizio. + +Il giorno seguente al suo arrivo il re gli scrisse di suo pugno: + + «Venite subito, mio caro Hamilton, a fare una caccia con me + a Caserta: dopo la vostra partenza non ho avuto mai una buona + giornata: vi siete portato con voi la mia fortuna, spero che me la + abbiate riportata. + + «Vostro affezionato, + + «FERDINANDO B.» + +Il terzo famigliare fuori del corpo diplomatico era il marchese del +Vasto, il quale discende in linea diretta da quello a cui Francesco I +consegnò la sua spada, non volendola dare al conestabile di Borbone. +Il marchese del Vasto appartiene alla casa d’Avalos, una delle più +ragguardevoli d’Italia; ha centomila ducati di rendita, cinquecento +mila lire d’argento di Francia. Queste fortune assai comuni in +Inghilterra sono molto rare in Italia. La spada di Francesco I si +conserva, per quanto si assicura, nel tesoro di Casa d’Avalos. + +Sir William riceveva anche spesso il duca di Termoli, che discende +da una famiglia genovese stabilita da lungo tempo a Napoli. Egli +era grande scudiere del Re e figlio del duca di san Nicandro, ma +quest’ultimo titolo era lungi dall’essere invocato da lui; difatti +il duca di san Nicandro nominato governatore del re, gli uni dicono +a forza d’intrighi, gli altri a forza di denaro, ha allevato sì male +il re, che, più di una volta, nei suoi momenti di collera contro sè +stesso, riconoscendosi tanto ignorante, vuolsi che gli avesse detto: + +— Tuo padre è causa della mia infelicità e di quella dei miei sudditi, +ma io sono troppo giusto per volerne male a te, perchè tuo padre ha +fatto di me un asino. + +È vero che più di una volta ho inteso il Re deplorare l’educazione che +aveva ricevuto, e riversare sul duca di san Nicandro quella ignoranza, +che per istruzione non lo mise guari al di sopra de’ lazzaroni del +molo. + +Del resto la regina, che deplorava questa ignoranza di suo marito, +ma che con tutto ciò ne approfittava per allontanarlo dagli affari e +concentrare tutto nelle sue mani, mi disse sovente che non era punto il +duca di san Nicandro che bisognava rendere risponsabile di questo male; +ma bensì il Tannucci che aveva deliberatamente scelto il duca di san +Nicandro a motivo della sua nota incapacità, e che aveva raccomandato +che si tenesse il Re in questa ignoranza, perchè, incapace di vigilare +su nessuna partita dell’amministrazione del Regno, gliela lasciasse +tutta intiera nelle sue mani. + +Vi era in ciò molta parte di vero, ma non bisognava credere +assolutamente alla regina quando parlava del vecchio ministro toscano, +che essa non poteva soffrire, perchè, ligio a Carlo III cui doveva la +sua fortuna, rappresentava l’influenza spagnuola mentre essa, figlia e +sorella d’imperatori, rappresentava l’influenza austriaca. + +Allora vedendo l’odio della regina per tutto ciò che era spagnuolo +e francese, — odio in cui erano compresi suo marito ed i suoi figli +maschi, — e la sua simpatia per tutto ciò che era austriaco, si +andò fino a dire, che essa aveva formato un complotto anticoniugale, +antifigliale ed antinazionale per riunire il Regno delle Due Sicilie +all’Austria, alla quale aveva appartenuto in forza del trattato di +Utrecht; dalle cui mani era stato tolto colla conquista di Carlo III +uno degli episodi della gran guerra della Francia contro l’Austria nel +1634, ed io debbo oggi confessare che l’amicizia ed il favore reale non +m’accecano più di quanto la regina dava su questo punto pretesto alla +calunnia. + +Difatti io non aveva mai potuto comprendere donde veniva nella regina +di Napoli quest’antipatia per i propri figli maschi, e questa debolezza +per le sue figlie. Questa antipatia, sotto pretesto della correzione +necessaria alla irregolarità del loro carattere ed alla regolarità +della loro educazione, si manifestava in punizioni crudeli, che +ispirarono in loro una paura per la loro madre che non aveva nulla di +esagerato. In sua presenza non ho mai veduto i suoi piccoli principi a +sorridere, tremavano al minimo rumore, e quando intendevano la sua voce +si rifugiavano istantaneamente nelle braccia del Re. + +Il maggiore dei figli di Maria Carolina morì all’età di sette od otto +anni verso l’anno 1778, in seguito ad un deperimento continuato che +i nemici di Maria Carolina attribuivano ai cattivi trattamenti di cui +era stato vittima. Quando cadde realmente ammalato, la regina si mise +a discutere coi medici le cause e la natura della sua malattia, mentre +suo marito, non osando nemmeno di sollevarsi dalla sua ignoranza che +confessava ingenuamente, si accontentava di piangere. Ma quando infine +il giovane principe morì, le lagrime del Re raddoppiarono, mentre Maria +Carolina, — così si assicura, — si contentò di ripetere le parole della +madre spartana: + +«Quando gli ho messi al mondo, sapeva che un giorno dovevano morire». + +Io ho veduto morire uno dei giovani principi, il principe don Alberto. +Egli morì fra le mie braccia e sui miei ginocchi, perchè esso era +quello dei giovani principi che io preferiva. Racconterò questa morte a +suo tempo; ma ciò che debbo dire qui, è che questa morte mi parve che +raddoppiasse l’odio della regina contro i Francesi ed i Repubblicani, +anzichè scuotere nel fondo del suo cuore quelle fibre d’amore che fanno +versare alle madri lagrime di sangue sulla tomba de’ loro figli. + +Il solo che la regina amasse davvero era il principe di Salerno, nato, +io credo, nel 1790, e che la regina teneva stretto al suo cuore mentre +moriva nelle mie braccia il principe Alberto. — A costui essa avrebbe +sagrificato tutti gli altri, e si dice anche, ma io era in quell’epoca +lontana da lei, e non crederò mai ad una tale atrocità, e si dice anche +che verso il 1812, quando parve in Palermo volersi adottare il partito +e le idee inglesi, essa attentò alla sua vita, tentando di avvelenarlo +con una tazza di cioccolata. Secondo le dicerie popolari, sarebbe stato +salvato da quel pericolo dal suo cameriere Carlomagno Viglia. Da qui +sorge la fonte inesplicabile di favore di questo uomo più potente del +suo padrone, di qualunque membro della sua famiglia, e di qualunque +favorito o ministro. + +La voce pubblica voleva dunque che Carolina preferisse suo fratello +Giuseppe II ai suoi figli, o mettesse gl’interessi della monarchia +austriaca al di sopra di quelli del regno delle Due Sicilie. + +Del resto, racconterò tutto ciò che ho veduto colla stessa sincerità +con cui racconto ciò che è accaduto a me stessa. Il lettore ne tirerà +quelle conseguenze che gli converranno. + + + + +VIII. + + +Quando noi arrivammo a Napoli, la casa di sir William Hamilton non era +punto preparata per ricevere una donna; era un museo di uno scienziato +ed antiquario interamente dedicato alla geologia, alla numismatica, ed +alla statuaria. + +Bisognava fare in mezzo al passato ed alla natura morta un posto pel +presente e per la natura viva. + +Debbo rendere questa giustizia a sir William, che non avendo voluto +dare ai suoi tesori una preferenza su di me, io scelsi nell’immenso +primo piano dell’ambasciata tre camere per farne il mio appartamento +particolare, senza che egli permettesse alle lave del Vesuvio, alle +medaglie dei Cesari, ed ai frammenti di Apollo e di Venere di reclamare +contro di me. + +Del resto, debbo dirlo, la mia civetterie istintiva era tale, che volli +fare la mia corte e tutte queste antichità insieme ai nostri vecchi +scienziati. In capo ed un mese avrei potuto fare il nome senza catalogo +alle 24 o 25 specie di lave del Vesuvio, riconoscere a prima vista +l’effigie di un Cesare contemporaneo dello stesso Cesare, oppure di uno +battuto sotto Adriano: infine ricostruire da un semplice frammento una +statua intera. + +Sir William era estatico di vedermi ad adottare così facilmente i suoi +gusti, ed a prender parte della sua vita di archeologo ed antiquario. + +Abituata a fare gli onori di casa da lord Greenville, uno degli uomini +più eleganti di Inghilterra, non ebbi nulla da imparare per mettere +le sale di sir William all’altezza degli appartamenti più eleganti +di Napoli; Napoli essendo sotto questo rapporto inferiore di molto a +Londra. + +Fu allora che, per raddoppiare l’entusiasmo dei miei adoratori ho +stimato bene di far conoscere i miei talenti mimici, e siccome la +maggior parte delle nostre conoscenze erano italiani, non ho creduto +conveniente di dar loro delle rappresentazioni di alcune scene di +Shakespeare: i loro stomachi deboli non avrebbero potuto sopportare +quel cibo copioso, e mi limitai alle pose plastiche; ed in una stessa +sera, mutando il manto ebreo col peplo greco, il turbante turco col +diadema asiatico, feci passare sotto i loro occhi Giuditta, Aspasia, +Rosellana, Elena, e cominciai i primi passi di questa danza dello +sciallo, che ebbe più tardi una riuscita così prodigiosa non solamente +a Napoli, ma a Parigi, a Londra, a Vienna, a Pietroburgo. + +Poco dopo non si parlava d’altro nella capitale del Regno delle +Due Sicilie che della meraviglia condotta da Londra da sir William +Hamilton: tutti gli uomini distinti di Napoli, ed anche qualche +signora, ambivano l’onore di essere ricevuti all’ambasciata +d’Inghilterra; ma, a mia grande umiliazione, ed a grande stupore di sir +William, non vedevamo venire nessun invito collettivo dalla Corte. + +Sir William era sempre il compagno di caccia e di pesca del Re; quasi +mai l’accompagnava all’uno od all’altro di questi esercizj senza +parlargli di me e senza fargli il mio elogio: il Re lo felicitava per +la sua fortuna di avere una moglie tanto bella, distinta ed istruita. +Ma la cortesia reale non andava più innanzi. + +Molte volte, lo so, si era parlato di me alla regina Maria Carolina, ma +essa aveva sempre lasciato cadere il discorso, e qualche volta l’aveva +troncato con affettazione. + +Mi fu dato il consiglio di trovarmi come per caso sul cammino che +la regina percorreva: la cosa era facile; passeggiava spesso coi +giovani principi e le sue figlie nel giardino di Caserta. L’entrata +senza essere pubblica era aperta alle persone distinte, e qualche +volta, colla protezione dei subalterni, alla gente del popolo che +aveva qualche grazia da domandare. Pregai lord Hamilton che alla +prima occasione che aveva di andare a Caserta, mi conducesse insieme, +mostrandogli un gran desiderio di vedere i giardini, che si dicevano +molto belli. + +Probabilmente sir William si accorse della causa principale della +mia dimanda, e poichè gli spiaceva forse più di me questa specie di +disprezzo che lui si dimostrava non gli rincresceva che qualche fatto +piacevole o no desse motivo ad una spiegazione. + +Un giorno che sir William aveva dei dispacci del gabinetto di san +Giacomo da comunicare al Re, partimmo per Caserta. Sir William vi +aveva un appartamento ove poteva restare quanto gli conveniva, ed +ove era servito dai domestici di Sua Maestà. Prima del suo viaggio in +Inghilterra aveva usato sovente di questo favore; ma dopo il mio arrivo +a Napoli, benchè avesse fatto dei frequenti viaggi a Caserta, non vi +aveva mai passato la notte. + +Comunicati i dispacci, sir William ricevette l’invito pel Re di restare +fino al giorno seguente per accompagnarlo ad una grande partita di +caccia. Sir William accennò la mia presenza in Caserta; ma il Re +rispose: + +— E non avete il vostro appartamento a palazzo? se Lady Hamilton ha +bisogno di qualche cosa, che comandi; i miei domestici le obbediranno +come se fossero i suoi. + +E il discorso finì là. + +Però accordandosi il soggiorno a Caserta coi miei progetti, sir William +accettò in suo nome e al mio; chiese soltanto al Re se non trovava +inconveniente che io passeggiassi nel giardino. + +Il re alzò le spalle, ciò che voleva dire che la dimanda era inutile. + +Sir William, ritornò e mi raccontò ciò che era avvenuto. + +Al pranzo, servendoci certi vini, il cameriere aveva cura di dirci: — +_della cantina del Re_. + +All’arrosto, porgendoci un fagiano guarnito di beccafichi, affettò di +ripeterci: — _della caccia del Re_. + +Era evidente che sir William era l’oggetto di attenzioni particolari di +Sua Maestà, ma visibilmente queste attenzioni non si estendevano sino a +me. + +Alla sera sir William fu invitato a giuocare dal Re; ma poichè +nell’invito non si trattava punto di me, prese un pretesto, il meno +adatto che poteva, per non andarvi, — si finse di trovarlo buono. + +Il giorno dopo all’alba vennero a battere alla porta di sir William da +parte del Re. Sua Maestà partiva sempre di buon mattino, e come il suo +avo Luigi XIV non gli piaceva di aspettare. + +Sir William era profondamente punto da questa maniera di considerare +il suo matrimonio come non avvenuto. Mi disse che se sul mio progetto +d’incontrare la regina avessi di che rammaricarmi, nulla lo teneva +a Napoli, nè le sue abitudini di vent’anni, nè il suo amore per +l’antichità, nè il clima che era eccellente per la sua salute. Egli +domanderebbe al Re, suo fratello di latte e suo amico, o il suo +richiamo a Londra, o la sua destinazione presso la tale o tal altra +corte che io stesso avrei designata. + +Il mio vestire era semplicissimo, nè cercai di far valere in alcun modo +i miei pregi: l’essere troppo bella è un cattivo mezzo di fare la sua +corte ad una regina gelosa della sua bellezza; il mio orgoglio mi aveva +già sobillato più di una volta che alla regina, che non era più nel +fiore della sua gioventù, poco garbasse la mia vicinanza. + +Le finestre dell’appartamento di sir Hamilton davano sul giardino; +da queste finestre si poteva vedere ad entrare la regina: si sapeva +che dopo la colazione, dalle 10 alle 11 essa vi faceva la sua +passeggiata colle giovani principesse. A dieci ore ed un quarto io la +vidi comparire accompagnata da tre dalle sue figlie, la principessa +Maria Teresa, che contava 17 anni, che in quell’anno dovea diventare +arciduchessa, e due anni dopo imperatrice d’Austria. La principessa +Maria Luisa, di 16 anni, che l’anno dopo doveva diventare gran duchessa +di Toscana, e la principessa Amalia che non aveva ancora sei anni. + +Oltre a queste tre principesse restavano la principessa Maria Cristina +dell’età di nove anni, che fu regina di Sardegna; la principessa Maria +Antonietta dell’età di quattro anni e mezzo, che fu principessa delle +Asturie; la principessa Maria Clotilde dell’età di due anni che doveva +morire nel 1792, e Maria Enrichetta ancora in fasce, che doveva morire +nello stesso anno come sua sorella. + +Era venuto il momento di mettere in esecuzione il mio progetto: vedendo +la regina e le principesse, inoltrate nei giardini, le due più grandi +passeggiando a lato della madre, la più giovane Maria Amalia correndo +avanti cogliendo fiori e tentando di prendere delle farfalle, io presi +un libro e discesi; facevo sembiante di leggere, ciò che mi permetteva +di vedere senza far vedere che guardava. + +Feci un giro per non incontrare la famiglia reale che all’altra +estremità del giardino. Io voleva che la regina credesse che il caso +soltanto mi avesse condotta sulla sua via; poi desiderando e temendo +insieme questo incontro, io non dimandava meglio che di avere qualche +momento per prepararmi a ciò. + +M’inoltrai nel viale che doveva infallibilmente condurmi dalla regina; +aveva gli occhi sul mio libro, ma mi sarebbe impossibile di dire il +titolo di questo libro; vedeva i caratteri senza che porgessero alcuna +idea alla mia mente: la mia mente era altrove. + +Il mio cuore batteva con una violenza strana. Tutto ad un tratto +sulla curva d’un sentiero mi trovai a venticinque o trenta passi dalla +regina. + +La piccola principessa, sempre correndo davanti a sua madre, non +distava che dieci passi da me. + +Feci sembiante di non veder nulla, intenta nella mia lettura; ero +sempre a tempo di levare gli occhi e fingere una rispettosa sorpresa. +È nota la mia scienza di esprimere non solamente tutti i sentimenti, ma +eziandio le più delicate gradazioni; ma un incidente mi fece levare gli +occhi dal mio libro prima che lo volessi. + +La piccola principessa Amalia venne correndo verso di me, e togliendo +un fiore dal suo mazzo, me lo presentò. + +Era di buon augurio. + +Alzai la testa, mi parve allora di vedere solamente la reale fanciulla, +le sue sorelle e la regina, e facendo un profondo inchino, mi accingeva +ad accettare il fiore che mi offriva; ma in questo momento, colla sua +voce più vibrante, e come sorpresa della mia presenza, la regina chiamò +due volte «Amelia, Amelia,» e la fanciulla, riconoscendo nella voce di +sua madre un accento imperativo, che essa sapeva esprimere tanto bene, +si rivolse sbigottita, e corse dalla regina col suo mazzo intatto e +prima ch’io fossi rinvenuta dalla mia sorpresa. Maria Carolina aveva +preso la sua piccola figlia per mano, l’aveva spinta su di un sentiero +di traversa, e si era incamminata essa pure da quella parte colle due +grandi principessine, allontanandosi con affettazione per lasciarmi la +strada libera. + +Il colpo fu atroce, mi vennero le lagrime agli occhi, presi correndo +la via verso il mio appartamento, ordinai di attaccare i cavalli alla +carrozza, e partii per Napoli lasciando queste parole a sir William: + + «Non vi turbate punto della mia salute, essa non c’entra colla + prima partenza; ho creduto di dovere lasciare Caserta; quando + vi racconterò ciò che mi è accaduto, voi approverete la mia + risoluzione, lo spero.» + + «Vostra Emma.» + +Due ore dopo era di ritorno all’ambasciata, e dopo aver fatto cambiare +i cavalli, rimandai la carrozza a sir William. + +Sir William arrivò alle sette ore di sera. + +Ritornando della caccia, trovò che io era partita, e benchè il re +in persona l’avesse invitato a pranzo, egli aveva lasciato Caserta, +facendo dire a sua maestà che una circostanza impreveduta l’obbligava a +ritornare a Napoli. + + + + +IX. + + +Sir William dubitava ciò che era accaduto; io non ebbi bisogno che di +raccontargli i particolari. + +Debbo rendere questa giustizia a sir William, che egli fu più offeso +di me di questo affronto; mi offerse di partire quella sera stessa da +Napoli senza nemmeno prendere congedo; ma ciò significava ritirarsi, +cedere il campo di battaglia, era un confessare la disfatta; ciò non +era quanto io voleva, io voleva vincere. + +Insomma voleva essere presentata, volevo essere ricevuta a corte, +come lo esigeva il mio diritto di ambasciatrice d’Inghilterra. Volevo +ottenere l’esito che ho ottenuto dovunque volli ottenerlo, volevo +infine vendicarmi di quella insolente regina, facendo dire ai suoi +cortigiani stessi che io era più bella, e altrettanto intelligente e +spiritosa di lei. + +Io insisteva adunque perchè sir William dimandasse al re stesso una +spiegazione sul contegno sdegnoso della regina. + +Quando io penso oggi in quale accecamento orgoglioso mi aveva gettata +la mia fortuna inopinata, mi maraviglio con me stessa della mia +audacia. + +Sir William non esitò punto di cedere alla mia volontà. Egli aveva per +me una adorazione così insensata, che sembrava maravigliato al pari di +me del contegno che Sua maestà aveva a mio riguardo. + +Egli partì per Caserta, andò a trovare il re, e francamente entrò in +questione, non lasciandogli punto ignorare che il suo futuro soggiorno +a Napoli sarebbe una conseguenza del modo con cui si sarebbe condotto +verso di me. + +Il re amava assai William, non già per sir William, ma per lui stesso. +Questo principe essenzialmente egoista era così fatto; sir William era +buon camminatore, buon cacciatore, buon cavalcatore, e un compagno +spiritoso e gaio; da parecchi anni il re si era fatto una necessità +della sua compagnia, e avrebbe sentito la di lui mancanza. + +Poi l’orizzonte politico cominciava ad oscurarsi dalla parte di +occidente: il re di Napoli per quanto poco fosse versato negli affari, +comprendeva che sir William, fratello di latte del re d’Inghilterra, +compagno d’infanzia di Giorgio III, poteva, al caso di una rottura +probabile colla Francia, essergli di un potente aiuto presso il +gabinetto di San Giacomo; accolse dunque le sue parole con una perfetta +dolcezza, e con quella bonomia, che in lui talvolta era naturale e +talvolta finta; ma in questa circostanza, tanto bene rappresentata, era +impossibile accorgersi che fosse stata una commedia. + +— Mio caro sir William, gli disse, sapete voi la voce che corre? + +— No, ma spero che vostra maestà mi farà la grazia di dirmela. + +— Ebbene, corre voce che voi non siate ammogliato. + +Sir William aveva preveduto il colpo; tirò dalla sua tasca il +certificato del pastore protestante e lo presentò al re. + +— Ecco, sire, diss’egli, questa è la mia risposta. + +Il re lesse il certificato, lo volse e lo rivolse con un certo +imbarazzo. + +— Io non vi dico nulla di nuovo, dicendovi che vi sono molti cattivi +a Napoli, non è vero? ebbene, quand’anche voi faceste affiggere il +vostro certificato su tutti gli angoli delle strade, e che io con un +editto ordinassi di credervi, sarebbero ancora capaci dì dubitarne. +Finchè voi non avrete fatto riconoscere il vostro matrimonio alla corte +d’Inghilterra, e che non avete presentato lady Hamilton al re Giorgio +III, cosa che voi avreste potuto fare facilissimamente nei rapporti con +cui siete con lui, non vi sarà più motivo per dire di no. E come mai +voi non avete punto pensato a ciò? + +Sir William guardò in faccia al re con uno sguardo il più scrutatore, +ma fu impossibile di leggere più in là della maschera; Ferdinando aveva +a sua disposizione un certo giuoco di fisionomia bonaria, che avrebbe +fatto scambiare lui, il re astuto per eccellenza, per l’uomo più +ingenuo del mondo. + +— Va bene, sire, rispose sir William, voi mi date un congedo d’un mese, +non è vero? + +— Con mio grande rincrescimento, perchè non vorrei lasciare nemmeno per +un giorno solo un compagno così buono come siete voi; ma se voi me lo +comandate, e specialmente per un affare così importante, come quello di +far riconoscere il vostro matrimonio, comprenderete bene che io non ve +lo saprei rifiutare. + +— Non ho dunque che a scrivere a Londra, perchè il mio arrivo non +arrechi una brusca sorpresa. + +— Aspettate, posso risparmiarvi questo ritardo. + +— Ne sarò molto obbligato a vostra maestà. + +— Or bene, le lettere che io ricevo da mio cognato l’imperatore +d’Austria e da mio cognato il re di Francia, possono essere giudicate +abbastanza importanti per essere comunicate senza ritardo a monsignor +Pitt; dico monsignor Pitt, perchè da voi, è presso a poco come qui, il +re non è nulla, ed il ministro è tutto; senza di che vi avrei detto al +re Giorgio III. Vi confiderò gli originali stessi di queste lettere, +con una mia autografa per mio fratello il re della gran Brettagna, +e compiendo in tal modo la missione di cui v’incarico, voi farete il +vostro affare come crederete. + +Sir William non poteva desiderare di meglio; egli ricevette seduta +stante, le lettere che doveva comunicare al re d’Inghilterra ed al suo +ministro, e la sera stessa su di un piccolo bastimento della marina +reale, che il re mise a nostra disposizione, partimmo per Livorno. + +Sir William dovea consegnare, passando per Firenze, una lettera al gran +duca Leopoldo, poi da Firenze dovevamo continuare il nostro viaggio in +posta; la feluca reale attendeva il nostro ritorno a Livorno. + +Si sarebbe detto che il tempo era d’accordo colle nostre impazienze, +avemmo costantemente il vento favorevole, e facemmo la traversata in +tre giorni. + +Sir William, compì la sua missione presso il gran duca Leopoldo che +trovò molto inquieto sul modo con cui andavano le cose di Francia. + +Tutto accennava ad una prossima rivoluzione, ed i primi avvenimenti +dell’anno 1789, in cui eravamo giunti, indicavano che questa +rivoluzione sarebbe stata seria, e si sarebbe fatta sentire per tutto +il mondo. + +Egli non poteva adunque che approvare il viaggio di sir William a +Londra, e lo scopo apparente pel quale aveva fatto questo viaggio; +non era pure meno inquieto sul conto di suo fratello Giuseppe II, +imperatore di Germania, la cui salute andava affievolendosi. + +— Vedremo, disse egli, come da tutto ciò uscirà nostro cognato +Ferdinando IV, che pretende di avere la felicità di non mantenere un +filosofo nei suoi stati. + +In tutti i casi egli avvisava che l’Austria, il re di Napoli, il santo +Padre e tutti i principi d’Italia, dovessero fare una lega offensiva +e difensiva, e stabilire una specie di cordone sanitario per impedire +alle idee rivoluzionarie di passare le Alpi. + +Noi partimmo da Firenze per la posta, attraversammo il S. Gottardo +e la Svizzera, e arrivammo ai Paesi Bassi, ove ci imbarcammo per +l’Inghilterra. + +Arrivammo a Londra in punto a dieci mesi dopo che l’avevamo lasciata, e +scendemmo al palazzo di sir William Hamilton. + +Nello stesso giorno fu ricevuto dal re. + +Io aspettava con una certa ansietà; ritornando a Londra, io era +ritornata, per così dire, nella mia vita passata, e m’era trovata in +faccia alla miseria ed alla vergogna dei miei primi anni; poteva venir +qualche scrupolo al re, e se la mia presentazione fosse stata rifiutata +a sir William, sebbene io fossi Lady Hamilton, ricadevo però più bassa +di quanto era partita. + +Sir William ritornò tutto in gioia; la mia presentazione doveva aver +luogo il lunedì seguente; il re non aveva fatto alcuna difficoltà, e +si era mostrato più che mai gentile, affettuoso e pieno di amicizia per +lui. + +Lo stesso giorno sir William mi espresse il desiderio di portare a +Napoli un mio ritratto fatto da Romney, che allora era il gran +pittore alla moda. Era impossibile che sir William non conoscesse punto +le mie antiche relazioni con Romney; ma egli era così poco mio marito, +che compresi benissimo che egli non lasciò a divedere di nutrire +gelosia per questo grande artista. + +Fu convenuto che alla mattina appresso saremmo andati a sorprenderlo +nel suo studio in Cavendish Square. + +Era troppo sicura della cortesia di Romney per avere bisogno di +prevenirlo con una lettera di non vedere in me che Lady Hamilton; e più +ancora sicura dell’impero che io aveva sopra sir William, mi faceva una +festa della sorpresa, che avrebbe prodotto in Romney la mia presenza +inaspettata. + +Siccome sir William desiderava di avere il mio ritratto rappresentante +un’Odalisca, vestii un magnifico abito turco, e salimmo in una carrozza +chiusa che ci condusse a Cavendish Square, poco lungi dal palazzo di +sir William. + +Io conosceva quella casa; essa avea conservato, bisogna dirlo, alcuni +dei miei buoni ricordi, e senza essere mai stata innamorata di Romney, +nel senso che si accorda alla parola, io l’aveva amato teneramente, +e la sua memoria non s’affaccia mai alla mia mente senza essere +accompagnata da un sorriso del mio labbro. + +Era sempre lo stesso domestico che lo serviva. Egli mi riconobbe, gli +feci un segno indicandogli coll’occhio mio marito che mi seguiva; ed +egli mi provò di aver compreso, domandandomi se doveva annunziare sir +William e Lady Hamilton; gli risposi di no, volendo fare al suo padrone +una visita d’amicizia e non di cerimonia, e che ci saremmo annunciati +da noi. + +Si ritirò e mi lasciò passare. + +Entrammo nello studio di Romney; le quattro parti del mondo erano state +messe a contribuzione per adornare questo splendido tempio dell’arte: +trofei che riunivano le più belle armi dei popoli selvaggi e dei +civilizzati, le frecce dell’Indiano della Florida, i cangiar dell’Asia +e le spade di Damasco, le pelli di tigre del Bengala, le pelli di leone +dell’Atlante, d’orsi della Siberia e di pantere della Persia, sparsi +sotto i mobili, si stendevano sotto i nostri piedi, e tappezzavano +la base delle pareti coperte da meravigliosi schizzi dell’autore che +visitavamo. Non vi era un angolo in questa vasta camera ove l’occhio +potesse riposare senza cadere su di un oggetto prezioso, e per valore +materiale e per valore artistico. + +Romney era occupato a dare l’ultimo tratto di pennello ad un’Erigone +che si rotolava con una tigre su di un tappeto di fiori. L’Erigone +aveva una lontana somiglianza con una certa Emma Lyonna, e provava che +questa Emma Lyonna non era affatto scomparsa dalla memoria del pittore. + +Al rumore della porta non si mosse: senza dubbio aveva semplicemente +creduto che il suo domestico fosse venuto per mettere l’ordine o il +disordine in qualche cosa. + +Gli toccai la spalla colla mano, si volse, mi riconobbe, mise un grido, +e scorgendo mio marito si levò facendomi un inchino. + +— Ancora più bella di prima, mi disse, non l’avrei creduta possibile +una tal cosa; poi volgendosi a sir William: + +— Accogliete tutti i miei complimenti, milord, gli disse, e ditemi +tosto se posso avere la fortuna d’esservi utile in qualche cosa. + +Poi colla sua maravigliosa cortesia, Romney, come se mi vedesse per la +prima volta, ci fece gli onori del suo studio. + +Sir William gli disse che desiderava un mio ritratto alla foggia in cui +mi trovava. + +Romney tutto contento, prese all’istante una gran tela e schizzò tutta +la composizione. + +Si convenne che vi andassi tutti i giorni per la posa, e Romney promise +che in capo ad otto giorni il ritratto sarebbe finito. + +Il giorno dopo sir William mi condusse a Cavendish Square, ma siccome +doveva andare in varii luoghi, si contentò di lasciarmi nel suo studio, +e ritornò alla carrozza, promettendomi di venirmi a prendere fra due +ore. + +In queste due ore Romney ebbe la garbatezza di non dirmi una parola, di +non fare la minima allusione che potesse ricordare la nostra intimità +passata; mi parlò di Roma e di Napoli, discorremmo un po’ di tutto, e +promise di venirci a fare una visita. + +Era, lo confesso, un poco punta da una tale delicatezza: io la +comprendeva, ma mi stringeva il cuore. + +La donna anche quando oblia, non vuol essere dimenticata. + +Sir William ritornò più tardi di quanto aveva detto, di modo che il +ritratto andava avanti. Aveva veduto monsignor Pitt, gli aveva mostrato +le lettere di Maria Antonietta e dell’imperatore Giuseppe II, e aveva +parlato a lungo degli affari di Francia. + +Le cose andavano alla peggio, il freddo e la fame sembravano essersi +data la parola per far dei Francesi altrettanti diavoli arrabbiati. + +Si parlava della riunione degli Stati Generali pel 4 aprile. Monsignor +Pitt fissava a quell’epoca il principio della rivoluzione. + +Sir William aveva ricevuto pieni poteri di trattare a Napoli gli affari +d’Inghilterra come egli intendeva, salvo sempre, ben inteso, l’onore e +gl’interessi della Gran Bretagna. + +Non disse nulla di tutto ciò, s’intende, dinanzi a Romney; ma a me sola +riconducendomi a casa. + + + + +X. + + +Il lunedì seguente, 20 marzo 1789, giorno della mia presentazione, non +vi fu seduta da Romney, ben si intende: tutta la giornata fu consacrata +ai preparativi di questa grande cerimonia e particolarmente alle cure +della mia toletta. + +Dopo la mia presentazione vi fu gran ballo a Corte. + +Il re, vedendomi a comparire, mi venne incontro con una galanteria +graziosa, mi offerse la mano e mi condusse al mio posto, non cessando +di parlarmi, se non per trattenersi con sir William. + +Il re mi aveva appena lasciata, che il principe di Galles venne alla +sua volta; allora, mio malgrado la mia testa era occupata da un solo +pensiero; cioè quando mi trovava semplicemente vestita da dama di +compagnia sul terrazzo di miss Arabella, la sera in cui essa aveva +ricevuto il principe di Galles: mi pareva di vederli tutti e due alla +finestra, poi ritornare nella sala, e quantunque esposti a mezza luce, +mi parvero brillanti di gioventù e di desiderio. + +Non so ciò che il principe mi disse, nè mi ricordo ciò che gli risposi: +tutte le fibre della memoria mi distoglievano la mente dal presente, e +la facevano viaggiare a ritroso nel passato: dovetti sembrare stupida +al principe. + +Questa sera fu per me una serata di orgoglio e di dolore. D’orgoglio, +perchè aveva raggiunto il mio scopo; ricevuta ufficialmente alla Corte +d’Inghilterra, come sposa di sir William Hamilton, nessuna altra corte +poteva rifiutarsi di ricevermi, e come ambasciatrice di una grande +potenza, veniva per rango immediatamente appresso alle principesse del +sangue; di dolore, perchè ogni sorriso, ogni sguardo obliquo, ogni +parola detta all’orecchio, mi sembrava un insulto, che strisciando +sotto l’erba, era pronto a levare la testa tostochè io fossi uscita. + +Sir William era maravigliosamente tranquillo e soddisfatto: se per +diventare sua moglie io fossi uscita dal chiostro più austero, dal +convento il più chiuso, non sarebbe parso più altero di me. + +Però quella sera mi parve lunga, e benchè mi fossi ritirata ad un’ora +di giorno, pure mi sentiva affranta. + +Il giorno dopo mi guardai bene dal mancare alla seduta; aveva bisogno +di vedere un viso amico; sentiva che quella sera non aveva veduto che +delle maschere. + +Romney era uscito per affari indispensabili, mi fece dire che mi +pregava di perdonargli, ma che lo aspettassi. + +Sir William, che ancora in quel giorno doveva andare in varii luoghi, +prese la carrozza e mi lasciò da Romney. + +Io l’aspettava con una suprema impazienza, era io che dovea dargli le +notizie; e mi sembrava che egli dovesse darmene. + +Così, quando intesi il suo passo, quando riconobbi la sua voce nella +camera vicina, quando vidi aprirsi la porta, mi slanciai verso di lui +per interrogarlo. + +— Ebbene? gli dimandai. + +Qualche cosa di consimile balenò pure alla sua mente, perchè quantunque +fosse vaga la mia interrogazione, egli rispose direttamente alla mia +idea. + +— Ebbene, ieri voi avete avuto un esito strano; questa mattina sono +corso per la città per avere vostre notizie, e non ho veduto che delle +donne furiose; sembra che ieri foste miracolosamente bella; si parla di +tre duchesse morte di gelosia; altre vedendo il re condurvi alla vostra +sedia, ed il principe di Galles a parlare con voi, si sono morse le +dita per la collera, e minacciano di diventare idrofobe. Finisco ora +d’aver schizzato il ritratto di Lady Craven, che è una buona inglese +puro sangue, e che ora, dopo 14 anni d’unione, ha ottenuto il suo +divorzio da Lord Craven. Essa era là e rise di tutto cuore vedendo +i visi che vi facevano; le dissi che vi avrei veduta da me, essa mi +rispose semplicemente: — «fatele i miei complimenti, e ditele che è la +più bella creatura che abbia mai veduta.» + +Io presi la mano di Romney, e gliela strinsi di tutta forza; avrei +desiderato di abbracciarlo; egli m’ispirava nelle vene il sentimento +divino della vendetta soddisfatta. + +Il giorno dopo tutti i giornali rendevano conto del ballo di corte: +alcuni non mi risparmiarono; ma non importa, la mia causa rispetto alla +regina di Napoli era vinta. + +Al settimo giorno il mio ritratto era finito; ma a motivo degli +accessorii orientali, di cui mi aveva circondato Romney, era diventato +un quadro più che non un semplice ritratto. Sir William del resto +maravigliato del talento con cui era eseguito, chiese a Romney di +spingere la compiacenza fino a voler ricominciare il lavoro, e farne un +altro tanto semplice quanto l’altro era lavorato. + +Romney non chiese di meglio. Egli pretendeva di avere tanto piacere di +lavorare vicino a me, che non avrebbe voluto mai altro modello. + +Nel giorno stesso, in cui finì il primo, incominciò il secondo; esso +era di una semplicità veramente greca. + +Aveva la testa spoglia che, veduta di faccia, era un po’ inclinata +sulla spalla destra; i miei lunghi capelli sciolti cadevano ondeggianti +sul mio petto velato appena da una tonaca di mussolina; un mantello +di cascemiro rosso mi copriva le spalle: il mio solo gioiello era una +cintura d’oro cesellata alla foggia araba, che incastonava un cammeo +rappresentante Sir William Hamilton. Questo che a mio parere era ancor +superiore al primo fu finito in cinque giorni. Fu quello che fu dato +da Sir William a Lord Nelson, e che questi aveva nella cabina del +_Fulminante_, e che mi fu restituito dopo la sua morte, e che nella +meschina capanna in cui scrivo queste memorie, ancora oggi è appeso +a lato al suo. Nei miei momenti di miseria mi furono offerte fino a +12,000 lire dei due ritratti; non ho voluto mai separarmi da loro; essi +saranno la dote della mia Orazia. + +Durante il nostro soggiorno a Londra, Sir William diede qualche serata, +ove fu invitata tutta la _gentry_ della capitale; qualche donna che +aveva creduto opportuno di farsi ritrosa passando al di là della +quarantina, non giudicò conveniente di onorarle della sua presenza; +ma le giovani e belle donne dell’aristocrazia non vi mancarono. Sir +William volle che in due di queste serate rappresentassi alcune scene +di carattere; in una recitai il soliloquio di Giulietta, nell’altra +cantai la scena mimica della Nina. + +Quella sera produssi un vero entusiasmo; Romney principalmente era come +un pazzo. + +Il giorno dopo scrisse ad uno de’ suoi amici. + +«Nella mia ultima lettera credo di avervi informato che era a pranzo +da Sir William e sua moglie; alla sera molte persone della nostra prima +società eransi riunite per udirla a cantare: nel serio come nel comico, +per la sua grazia come per il suo ingegno, essa eccitò l’ammirazione +di tutti; ma la sua Nina sorpassò ciò che si può vedere, ed io credo +che nessuno non saprebbe eguagliarla, per l’anima che vi mette: tutta +la società era a bocca aperta, tanto la sua scena è semplice, grande, +terribile e patetica.» + +I miei due ritratti furono imballati colla più gran cura, e Sir William +non volendosi separare da ciò che chiamava _il suo tesoro_, combinò in +modo di prenderseli in viaggio con noi. + +Lasciammo Londra il 20 aprile; per curiosità Sir William volle +ritornare per Parigi. L’Inghilterra che doveva fare una guerra così +accanita alla Francia, era ancora in pace con essa. Nulla impediva +dunque a Sir William di seguire a questo riguardo la sua fantasia. + +Arrivammo il 26 in buon punto per essere spettatori di una sommossa; +grazie dell’avviso! quella sommossa fu quella che prese il nome dal +sobborgo S. Antonio. + +Sir William aveva fatto ogni premura per vedere l’apertura degli Stati +generali che doveva aver luogo il 27. + +Arrivando, intese che era rimessa al 4 di maggio. + +Invece dell’apertura degli Stati generali, avemmo l’incendio ed il +saccheggio del magazzino Reveillon. + +Si sapeva fin dal giorno prima che qualche cosa doveva succedere; +perchè alla sera Sir William entrò con un permesso per vedere la +Bastiglia. + +Noi ne approfittammo pel giorno seguente. + +Mano mano, che noi ci avvicinavamo alla Bastiglia, la folla si faceva +più numerosa; credevamo di non poter mai arrivare colla nostra carrozza +alla porta d’entrata. + +Finalmente ci entrammo, ma in mezzo ai fischi ed alle ingiurie; il +popolo francese mi parve ben mutato dall’epoca in cui l’aveva veduto la +prima volta. + +Il signor Delaunay, prevenuto che l’ambasciatore d’Inghilterra e sua +moglie visiterebbero la Bastiglia, ci attendeva per farci egli stesso +gli onori del castello reale. + +Ci chiese prima se volevamo vedere i suoi prigionieri, almeno quelli +che gli era permesso di mostrarci. + +Mi informai se mi era permesso di liberarne qualcuno. + +Il signor Delaunay mi rispose che la sua cortesia non poteva andare fin +là. + +— Allora, gli dissi, non potendo far nulla per essi, desidero piuttosto +di non vederli. + +— Che volete vedere allora? Parigi dall’alto della torri? + +La cosa era molto facile; il signor Delaunay, ci precedeva col cappello +in mano, e per quante istanze gli feci non volle mai metterlo in testa. + +Io diceva a me stessa, come mai un gentiluomo tanto cortese e di sì +belle maniere, poteva essere così spietato, o piuttosto così cupido +verso i suoi prigionieri. + +Si raccontavano di lui dei tratti di avarizia incredibili. Tutti +gl’impieghi della Bastiglia, fino a quello di guattero, si vendevano +e dipendevano da lui. Con sessanta mila lire di stipendio, dicesi, che +trovava modo di formarsene centoventi, egli guadagnava su tutto: sulla +legna, sul vino. Il terrazzo di un bastione era stato convertito in +giardino per il passeggio dei prigionieri; egli trovò modo di ricavarne +cento franchi l’anno affittandolo ad un giardiniere. + +Quando fummo in cima alle torri, da un lato spingevamo lo sguardo fino +in fondo al baluardo del Tempio, dall’altro fino al giardino del re, +verso oriente fino alla barriera del trono, e ad occidente fino agli +Invalidi. + +Di là solamente potemmo apprezzare quanto fosse numerosa la folla a +traverso la quale eravamo passati, e che ora dominavamo. + +Tutta questa folla si recava verso il sobborgo San Antonio, e sembrava +irritata, ed alcuni in passando facevamo i pugni alla Bastiglia. + +Il signor Delaunay se ne rideva. + +Gli chiesi donde veniva tutto questo rumore e tutti questi clamori del +popolo. + +Mi rispose che il popolo di Parigi, preso da vertigine e pieno di +malvolere, pretendeva morire di fame; ora il cartaio Reveillon, uno di +quegli aristocratici del commercio, — i peggiori fra gli aristocratici, +— sosteneva che l’operaio guadagnava ancor troppo, e che abbisognava +ridurre la sua mercede giornaliera a quindici soldi; si aggiungeva che +doveva essere decorato del cordon nero di S. Michele dalla corte che si +assicurava in lui un elettore realista. + +Tutta questa comitiva era diretta verso la sua casa; le grida che +metteva eran grida di morte contro il cartaio. + +Per fortuna egli era nascosto, e non lo si trovò in casa: allora in +un momento, con un fascio di paglia, si fabbricò un fantoccio, un +rigattiere recò un abito vecchio, e tostochè il fantoccio fu vestito, +gli si aggiustò un cordone nero al collo, e lo si appese in cima ad una +pertica, e la si faceva passeggiare per le vie di Parigi. + +Il corteggio ripassò innanzi alla Bastiglia per andare ad abbrucciare +il fantoccio al palazzo municipale, ma allontanandosi minacciò di +venire il giorno dopo ad appiccare il fuoco alla casa. + +— Se voi volete vedere ciò, ci chiese galantemente il signor Delaunay, +ritornate dimani alla stessa ora; sarà una cosa curiosa, io credo. + +— Ma, gli diss’io, dal momento che questa gente manifesta apertamente +la sua intenzione, dimani la polizia prenderà le sue misure e si +opporrà. + +— Oh Milady, disse ridendo il signor Delaunay, voi vi credete ancora +in Inghilterra ove un conestabile col suo piccolo bastone disperde, +toccando il capo della sommossa, un assembramento di cento mila +persone. Disingannatevi, Milady; noi siamo in Francia, ed in Francia +quando il popolo comincia a farne delle sue, non si ferma là così. +Fatemi l’onore di accettare dimane un asciolvere; metterò un uomo in +sentinella sulle torri per avvertirci quando lo spettacolo comincerà, e +vi prometto alle frutta un saccheggio che sarà forse un incendio. + +Guardai in faccia a sir William; egli lesse nei miei occhi il desiderio +che aveva di assistere allo spettacolo promesso; e siccome egli non +aveva altra volontà che la mia: + +— Signore, disse, eccettuato l’asciolvere, io e Milady accettiamo +l’offerta che ci fate. + +Il signor Delaunay fece un inchino. + +— C’è un male, però, signore, diss’egli; le due offerte vanno insieme e +non possono essere disgiunte; mi si offre un’occasione di ricevere alla +mia tavola uno dei primi dotti del mondo forse, e senza dubbio la più +bella donna di Inghilterra, e quest’occasione non la lascerò sfuggire. + +Io era maravigliata e nel medesimo tempo accarezzata da questa +galanteria francese, che sorgeva come un fiore naturale fin dalle +fessure delle pietre di una prigione. + +— Ebbene, signore, gli dissi, io accetto anche in nome di mio marito: +ma ad una condizione. + +— Una condizione posta da voi, Milady, si accetta ad occhi chiusi, +foss’anche quella di consegnarvi le chiavi della Bastiglia; dite questa +condizione. + +— Che voi ci darete l’ordinario dei prigionieri, onde mi ricordi di +aver pranzato in una prigione. + +— Su questo punto vi posso soddisfare, Milady; vi prometto l’ordinario +dei prigionieri. + +— In parola d’onore? + +— Da gentiluomo. + +— Io gli porsi la mano. + +— So bene, gli dissi, che quando un Francese ha detto ciò, si farebbe +piuttosto ammazzare che mancare di parola. A dimani, signore. + +E in ciò, ci accomiatammo dal galante governatore della Bastiglia. + + + + +XI. + + +In attesa dello spettacolo promesso pel giorno seguente, sir William +mi chiese dove desiderassi di passare la sera; senza esitare risposi: +alla Commedia francese. Il teatro era e fu sempre la mia passione, e +quando penso che se al momento della mia miseria Drury Lane non fosse +stato incendiato, probabilmente vi avrei fatto le mie prime prove e +sarei diventata la rivale di Maria Siddons, in vece di essere diventata +quella di Aspasia. + +Ciò sarebbe stato probabilmente meglio per la salvezza dell’anima mia e +per la tranquillità della mia coscienza. + +Si rappresentava la _Berenice_ di Racine. + +Sir William mandò a prendere un palco; gli si rispose che non ve +n’erano più. + +Nessun palco disponibile! in mezzo alle sommosse ed alla carestia; non +è nemmeno credibile. + +Chiedemmo la causa di quell’affluenza; ci si rispose che un giovane +tragico, che da due anni appena calcava la scena, e che otteneva gli +applausi più grandi e più meritati, rappresentava per la prima volta in +quella sera la parte di Tito. + +Chiesi che nome aveva; — si chiamava Francesco Talma. + +Sir William mi vide talmente contrariata per questo contrattempo, +che scrisse in quel momento al suo collega ambasciatore d’Inghilterra +presso la Corte di Francia per chiedergli se per avventura non avesse +un palco da dargli per la commedia francese. + +Sua signoria che probabilmente non era ammogliato, o aveva una moglie +che non amava la commedia, rispose che con suo grande rincrescimento +non poteva soddisfare al desiderio di sir William; Sua signoria non +teneva palco. + +Era talmente disperata, che pregai sir William di far salire +l’albergatore e d’interrogarlo per sapere se conoscesse qualche mezzo +per procurarsene uno, ovvero alcuni posti qualunque fossero. + +— Non conosco che un solo mezzo, ci disse: scrivere al signor Talma in +persona. + +Sir William fece un movimento di rifiuto. + +— È un giovane educatissimo, diss’egli a sir William, che conosce la +migliore società di Parigi; è un eccellente patriota, e certamente +se Vostra Signoria si degna di onorarlo, farà tutto ciò che potrà per +procurarle il piacere di vederlo. + +Sir William si volse dalla mia parte per interrogarmi su di ciò che +doveva fare; egli mi trovò colle mani giunte e col viso supplichevole. + +— Ebbene, diss’egli, giacchè lo vuoi. + +Prese la penna e scrisse: + + «Sir William Hamilton ambasciatore di S. Maestà Britannica, e Lady + Hamilton sua moglie hanno l’onore di presentare i loro complimenti + al signor Talma e di esprimergli il desiderio di vederlo a + rappresentare questa sera la parte di Tito; tutte le loro premure + per procurarsi un palco sono state vane; essi si trovano obbligati, + anche a rischio di rendersi importuni, di ricorrere a lui e di + chiedergli due posti nella sala, qualunque fossero, purchè una Lady + vi possa andare». + + «27 aprile 1789» + +— V’incaricate voi di far ricapitare questa lettera al signor Talma? +dimandò sir William all’albergatore. + +— Certamente, è la cosa più facile del mondo. + +— E di farci avere la risposta? + +— Più ancora, mylord, disse il nostro albergatore; per essere sicuro +che la commissione sia ben eseguita, vado a farla io stesso. + +E senza aspettare i nostri ringraziamenti, partì portando seco la +lettera. + +— Davvero, mormorò sir William, a malincuore bisogna convenire che +questo popolo francese è pure assai garbato; peccato che sia tanto +leggiero. + +Sir William era lungi dal dubitare che i francesi si correggessero +presto della qualità per cui li lodava, e del difetto di cui li +rimproverava. + +In capo ad un quarto d’ora il nostro albergatore ritornò tutto giulivo; +aveva un viglietto in mano. + +— Voi avete un palco? esclamai scorgendolo. + +— Sì, l’ho, diss’egli, sollevando in aria il viglietto, eccolo. + +Gli presi di mano il viglietto; esso racchiudeva una piccola cartolina +con queste cinque parole: + + — _Buono pel mio palco_. — + + TALMA.» + +e più sotto. + + — _Entrata degli artisti_. — + +Io m’impossessai tutta contenta del palco. + +— Aspettate, mi disse sir William; Tito ci fa l’onore di risponderci. + +— Ah vediamo, e lessi: + + «Il cittadino Talma è dolentissimo di non poter offrire + all’illustre sir William Hamilton ed a Milady Hamilton che il + suo palco posto sulla scena. Ma, come si trova, glielo offre + coll’espressione della sua riconoscenza la più tenera, per avere + voluto pensare a lui. + + «27 aprile 1789.» + +Era impossibile di contenersi meglio nei limiti della convenienza più +assoluta. + +Alle sette ore e mezza precise noi eravamo in teatro. Il portiere che +ci attendeva al portone ci fece attraversare la scena, e ci condusse al +palco. + +Era facile di vedere che colui che ce lo prestava ci aveva messo tutta +la galanteria di cui è capace un artista. + +Un grande specchio decorava una parete; i mobili erano coperti da +stoffe turche ricamate in oro; questo palco mi ricordava in miniatura +lo studio di Romney. + +Io era incantata di essere sulla scena, e aveva un piacere dieci volte +maggiore che se fossi stata nella sala, fosse stata pur messa a mia +disposizione la loggia reale. + +Aspettava con impazienza che si levasse il sipario. Ma per questa +attesa ebbi anche uno spettacolo più curioso di quello della tragedia, +quello del dietro scena. + +Tutti gli artisti si trattenevano dal loro collega Talma, e si facevano +dimande sulle nuove eccentricità della foggia di vestire che egli si +sarebbe permesso. Essi chiamavano eccentricità quel lavoro pieno di +scienza a cui si dedicava Talma per ricondurre il teatro alla verità +storica. In fine la campana si fece sentire, si diedero i tre colpi, il +direttore dispose gli artisti, e si levò il sipario. + +Confesso che quando Talma entrò alla prima scena del secondo atto, +misi un grido di ammirazione. Mi sembrava di veder camminare una statua +romana. + +La testa particolarmente era superba, i capelli tagliati corti ed +arricciati alla foggia antica, la corona d’alloro d’oro posava sui suoi +capelli; il mantello di porpora, non già attaccato ma gettato senza +cura sulle spalle, permetteva a chi lo portava di avvolgerselo in mille +guise; tutto ciò dava una singolare verità all’artista che riconduceva +gli spettatori a 1700 anni addietro. + +Tutti gli altri commedianti mi sembravano maschere. + +La parte di Berenice era sostenuta, per quanto mi posso ricordare, da +una giovine e bella artista chiamata madamigella Vestris; essa aveva un +abito all’antica, i capelli incipriati e il guardinfante. + +Quando entrò alla quarta scena del second’atto, e si trovò in presenza +di Tito, fece dapprima un movimento di sorpresa, poi represse un +violento scoppio di riso; Tito aveva le braccia e le gambe ignude, +mentre gli altri avevano delle maglie di cotone, e dei calzoni di seta. + +Pure declamò con tutta l’anima che potè mettere nella sua lunga +parlata, che cominciò con questo verso: + + «Non ti lagnar, signor, se un indiscreto + zelo mi spinse.... ecc. + +e finisce: + + «Signor! presente almeno ero al pensiero?» + +Ma finito questo verso, invece di ascoltare la risposta di Tito, lo +guardò da capo a piedi, mentre che Tito le diceva alla sua volta: + + «Donna, non dubitar! n’attesto il Cielo, + Berenice a’ miei occhi è ognor presente, + Tempo od assenza ti rinnovo il giuro, + Non possono rapirti al cor che t’ama. + +— Mi perdoni Iddio, Talma, mormorò la donna, ma voi non avete la +parrucca, ma voi non avete la maglia; ma voi non avete i calzoni. + +Poi mentre Talma avea finito quanto doveva dire, le rispose: + +— Cara amica, i Romani non ne portavano. + +Ed essa ripigliava con una nuova tenerezza: + + «E vuoi giurarmi + Un affetto immortal, se tu mel giuri + Freddamente così? + +Confesso che mi gettai indietro sullo sfondo del palco per poter ridere +in tutta libertà, mentre Sir William, nella sua qualità di antiquario, +si sfiatava a dire: + +— Ma ha ragione, ha perfettamente ragione. Bravo quel giovane, bravo; +voi sembrate una statua trovata ad Ercolano od a Pompei. _Perge sic +itur ad astra._ + +Il tragico fece un leggiero inchino verso di noi in segno di +ringraziamento. + +— Chi sono quelli che hai nel tuo palco? chiese con un fare sgarbato +madamigella Vestris seguitando a recitare. + +— Sono artisti inglesi, rispose Talma con un leggiero sorriso, che +faceva valere anche per conto dell’amore che Tito aveva per Berenice. + +— Sì, sì, artisti, signor Talma, esclamai io applaudendo, avete +ragione, veri artisti. + +I miei applausi raddoppiarono alla parlata di Tito; questa parlata, +che aveva insieme del disordine, dell’amore e della dignità, fu +ammirabilmente declamata dal giovine tragico. + +Quando calò il sipario verso la fine del secondo atto, si udirono +grandi applausi nella sala, si gettavano quasi fuori dei palchi e +gridavano _bravo_. Ove noi eravamo non potevamo vedere; ma gli artisti +si avvicinavano al sipario e guardavano dal foro che vi era praticato. + +— Che c’è, che c’è dunque? chiedevano gli altri commedianti, a quello +che aveva la fortuna di stare a quel foro. + +— Bene, rispose, non ci mancava che questa. + +— Ma che cosa? + +— Ecco che quel pazzo di Talma ha trovato degli imitatori. + +— Come? soggiunse uno del commedianti; vi sarebbe qualcuno in platea, +che per avventura sia senza calzoni? + +— No, ma vi è un giovane presso l’orchestra, che dopo l’atto è andato +probabilmente a farsi tagliare i capelli: è acconciato _alla Tito_, ed +è lui che si applaudisce. + +Fra il secondo ed il terzo atto l’esempio fu imitato da tre o quattro +giovani. All’ultimo atto Talma aveva una ventina di imitatori nella +sala. + +È inutile dire che da quella sera venne la moda di portare i capelli +alla Tito. + +Quando calò il sipario al quinto atto. — Dio mi perdoni questa empietà +sul mediocre intreccio della Berenice, — sir William, prevenendo +i miei desideri, fece dimandare dal portiere _il cittadino_ Talma: +— ricordiamoci che questo era il titolo che aveva preso quando ci +scrisse, — se potevamo ringraziarlo nel suo camerino. + +Ci fece subito rispondere che era un grande onore per lui, che non +avrebbe ardito di aspettarsi; ma poichè noi eravamo disposti di +farglielo, lo accettava con riconoscenza. + +C’incamminammo verso il suo camerino: il corridojo era ingombro; però +vedendo una signora che sembrava essere dell’alta società, ciascuno si +ritrasse verso il muro, di modo che riuscimmo ad entrare. + +Tito ci aspettava alla porta per farci gli onori del suo camerino; +la nostra meraviglia fu grande quando rivolgendosi a noi in perfetto +inglese, ci chiese, o piuttosto chiese a sir William se voleva o no +conservare l’incognito. + +Sir William rispose che non aveva alcun motivo di nascondere _l’onore +che egli faceva a sè stesso_ venendo a ringraziare un grande artista, +facendogli i suoi complimenti, e che anzi desiderava di essere +presentato alla società che si trovava nel suo camerino, e che +dall’apparenza doveva appartenere alla classe più intelligente della +società. + +Sir William non s’ingannava: Talma ci presentò successivamente il +poeta Mario Giuseppe Chenier, di cui dovea rispondere il _Carlo IX_; +Ducis di cui facea fede il Macbet, il giovine Arnault di cui studiava +il _Mario a Minturno_; La Harpe che lo tormentava per rappresentare +il suo _Wasa_; il pittore David che gli dava i modelli del vestiario; +il cavalier Bertin che cinque o sei mesi prima avea pubblicato il suo +libro degli amori, e che al giorno seguente o l’altro doveva partire +per S. Domingo, ove dovea morire l’anno dopo; Parny, che si chiamava +il Tibullo francese, e che era in procinto di cantare la sua Eleonora, +mentre suo fratello, con minor poesia forse ma con altrettanto spirito +cantava madamigella Comtas. Infine cinque o sei altri giovani, che +avevano tutti un nome, od erano per farselo. + +Sir William ebbe la sua corte, ed io la mia. Egli entrò in una +discussione sul modo di vestire degli antichi con David e Talma: mentre +io faceva sui loro versi i complimenti al cavalier Bertin e Parny e +essi me ne facevano sulla mia bellezza. + +Sir William sempre preoccupato dei miei trionfi me ne procurava uno. + +Egli invitò Talma, pregandolo d’invitare tutti gli amici che si +trovavano nel suo camerino, di venire a passare la serata di domani +all’hôtel des Princes. + +Se Talma consentiva a declamare dei versi di Corneille, di Racine e di +Voltaire, Lady Hamilton declamerebbe da parte sua il Shakespeare. + +Talma era pregato di prevenire i suoi amici che la serata sarebbe +terminata con una cena. + +L’invito fu accettato all’unanimità; e ci ritirammo. + +Noi avevamo, se vi ricordate, da ricondurvi per le due ore del giorno +alla Bastiglia per asciolvere col governatore. + + + + +XII. + + +Ritornando, ringraziai Sir William Hamilton della piacevole serata che +mi aveva fatto passare; l’arte in fin dei conti, mi sembrava sempre il +mezzo al quale era destinata, e se seguitando la mia vera vocazione, +avessi potuto entrare in un teatro, avrei certamente lasciato una +riputazione eguale a quella di M. Champmesle e di mistress Siddons. + +Il giorno seguente alla mattina feci venire due sarte, e feci loro il +disegno di due vestiarj, che desiderava di avere per la sera; quello di +Ofelia e di Giulietta. Dissi loro di prendersi in aiuto quante operaie +volessero, purchè i due abiti fossero finiti per le otto ore della +sera. + +Le due sarte m’impegnarono la loro parola, e tanto sicura su questa +parola, come lo era stata il giorno innanzi sulla _fede di gentiluomo_ +del signor Delaunay, salimmo in carrozza alle nove ore e mezza per +condurci alla Bastiglia; ma arrivando al baluardo del Tempio, la +folla era così grande, che ci fu impossibile di andare innanzi. Allora +prendemmo la via del Tempio, e giungemmo sulla banchina della Senna +dalla parte del baluardo Bourdon. Da questa parte lo spazio era libero, +la sommossa non passava per la Bastiglia, ma volgeva a sinistra verso +il sobborgo S. Antonio. + +Il signor Delaunay ci attendeva e la tavola era messa con un gran +lusso: c’invitò ad asciolvere senza ritardo, atteso che la sommossa +sarebbe verosimilmente nel suo splendore verso mezzogiorno. + +Alla prima portata, la profusione delle vivande e la finezza del vini +ci accusavano che il signor Delaunay non aveva mantenuto la sua parola +di darci l’ordinario dei prigionieri. + +Ma egli al contrario: + +— Milord, disse, voi mi avete imposto delle condizioni, ma in esse +mi avete lasciato tutta la latitudine. Noi abbiamo alla Bastiglia +prigionieri e prigionieri; prigionieri che sono principi del sangue, +fino ai motteggiatori; ora per il vitto di un principe del sangue +sono fissate cinquanta lire al giorno, per quello di un maresciallo di +Francia trentasei, per quello dei generali e brigadieri ventiquattro +lire, per quello di un consigliere quindici lire, per quello di un +giudice ordinario dieci lire, per quello di un ecclesiastico sei lire, +e per un motteggiatore uno scudo. + +— Ebbene? gli domandai, non indovinando molto a che serviva questa +lunga enumerazione. + +— Ebbene, soggiunse, io vi tratto da principi reali, ecco tutto. + +— Noi abbiamo allora la colezione del signor de Beaufort? gli domandai. + +— V’ingannate, cara amica, disse sir William; il signor de Beaufort non +è stato alla Bastiglia, ma a Vincenne; è il signor de Condè che è stato +alla Bastiglia. + +— Come? è qui che egli coltivava i suoi garofani! se ve rimane ancora, +me ne dareste uno, signor governatore? + +— V’ingannate ancora, disse sir William, quello che faceva il +giardiniere era Luigi II, il gran Condè. Anch’egli è stato a Vincenne, +a meno che non consideriate per essere stato alla Bastiglia l’esservi +nato; allora è Enrico II suo padre, un sovrano assai triste che è stato +alla Bastiglia. + +— Alla buon’ora, disse il signor Delaunay; ecco un dotto inglese che +può istruirmi sulla storia della mia fortezza. Alla salute della Torre +di Londra, e che sgombri sempre i re d’Inghilterra dai suoi nemici, +come la Bastiglia liberi i re di Francia dai suoi. Posso affermare a +Vostra Signoria che il duca di Clarence non è stato annegato in un vino +migliore di quello ch’ella beve in questo momento. + +Avevamo appena vuotato i nostri bicchieri per dare ragione al signor +Delaunay, quando venne uno ad annunciarci che se noi volevamo vedere la +sommossa in tutta la sua bellezza, non avevamo un momento da perdere. + +Il signor Delaunay ci voleva trattenere a tavola; ci affermava che +avevamo tutto il tempo; ma la curiosità vinse: insistemmo e salimmo +sulla torre più vicina al sobborgo S. Antonio. + +Difatti, appena giunti a quel punto elevato, da cui non ci poteva +sfuggire alcun particolare, noi vedemmo quella scena terribile in tutta +la sua sconcezza. + +— Ah! perdio! ci disse il signor Delaunay, volgendosi pian piano +verso sir William: io posso non solamente mostrarvi il saccheggio di +Reveillon, ma lo stesso Reveillon in persona. + +— In che modo? + +— Dimenticava di dirvi che ieri mattina, egli, sapendo che era +minacciato nientemeno che di essere appiccato, è venuto a dimandarmi un +asilo che io, ben inteso, gli accordai. Vedete quell’uomo piccino coi +capelli crespi, col viso contratto, che sembra prendere tanto interesse +a ciò che succede, e che si china fuori dal parapetto in modo da far +credere ch’egli voglia gettarsi dalle mura? + +— È lui? + +— Egli stesso. + +E perchè non ne dubitassimo: + +— Eh! signor Reveillon, disse egli, che pensate voi di ciò che succede +laggiù? + +Reveillon raccapricciò. + +— Io penso, signor governatore, disse egli, che se la Corte non avesse +bisogno di una sommossa per guadagnar tempo per gli Stati Generali, +si sarebbero spicciati presto con questa massa di saccheggiatori: +guardate! non è mica una derisione? + +Vi sono circa a due mila che saccheggiano la mia casa, e che +probabilmente vanno a metterla in fiamme. — Ebbene, il signor di +Besenval vi manda — quanti? — contiamoli: — dieci — quindici — venti +— venticinque — trenta. — Il signor di Besenval invia trent’uomini +per contenerne due mila, senza contare centomila spettatori che vi si +divertono, e per conseguenza li spingono a continuare. + +— Signor Reveillon, signor Reveillon, disse il signor Delaunay, mi +sembra che voi parlate assai leggermente del governo di Sua Maestà, e +mentre vi trovate alla Bastiglia vi potrete anche restare. + +— Oh! disse il poverello, che la vista dei suoi mobili che gettavano +dalla finestra metteva alla disperazione; io sono ben tranquillo; non +è per i pari miei che la Bastiglia è fatta, ma per i gran signori; per +voi, per esempio, se lo voleste. + +E si fermò esitando. + +— Ebbene? chiese ridendo il governatore. + +— Voi non avreste che a dire una parola, e mi salvereste; perchè dimani +sarò ridotto alla miseria. + +— E quale parola avrei a dire? + +— Voi non avreste che a dire: «fuoco,» ed uno dei vostri cannoni non +avrebbe che ad obbedire, e la piazza sarebbe tosto sgombra. + +— Ma, disse sir William al governatore, mi sembra che quest’infelice +non abbia tutti i torti. + +— Anzi, rispose il signor Delaunay, egli ha invece tutte le ragioni; +ma io sono comandante di un castello reale, io non posso movere un +cannone, nè abbrucciare un’esca senz’ordine del re. + +Intanto il saccheggio andava crescendo. Dopo il saccheggio venne +l’incendio; le fiamme cominciavano ad uscire dalle finestre. Allora +vennero alcune compagnie di guardie francesi e fecero fuoco; due o +tre di quel miserabili caddero, ma gli altri respinsero i soldati a +colpi di pietra. — Io cercai cogli occhi di vedere Reveillon; non vi +era più: senza dubbio la vista del saccheggio della sua casa l’aveva +così profondamente rattristato, che non aveva potuto sopportarla più a +lungo, ed erasi forse ritirato in qualche camera della Bastiglia. + +Finalmente dopo due o tre ore, durante le quali si lasciò sbizzarrire +a lor talento i saccheggiatori, vennero gli Svizzeri. I rivoltosi +volevano fare a questi ciò che fecero alle guardie francesi; ma gli +Svizzeri non erano di sì buona pasta, fecero fuoco davvero non già a +polvere ma a palla, uccisero una ventina di persone e dispersero non +solamente i saccheggiatori ma anche i curiosi. + +Poi entrarono nella casa, trascinando fuori per la via degli uomini +che sembravano morti e invece erano soltanto ubbriachi; quelli là li +avevano trovati in cantina; ma alcuni, credendo di bevere il vino +di Reveillon, avevano bevuto i colori della fabbrica, e morirono +avvelenati. + +In complesso vidi che una sommossa non era una cosa gaia come credeva; +quella aveva cominciato coll’appiccare un fantoccio, e terminò col +saccheggio e coll’incendio di una casa, oltre la morte di cinque o sei +soldati e di una ventina d’uomini, che per essere dei miserabili non +erano nemmeno uomini. + +Noi ringraziammo il signor Delaunay della sua sommossa e del suo +asciolvere; ma gli confessammo che la vista dell’una c’impediva di +finir l’altro. + +Lasciammo quindi a metà il suo ordinario dei principi reali, che, — +debbo confessarlo, — era eccellente, e più facilmente che non eravamo +venuti ritornammo a casa. + +Quando quattro mesi dopo udimmo a Napoli la presa della Bastiglia e la +morte del signor Delaunay, le due notizie ci fecero una impressione più +profonda, avendo conosciuto il castello ed il suo comandante. + +Solamente, si dimanda, quando si è veduto l’altezza delle torri, lo +spessore delle mura, e la forza delle porte; come mai un popolo male +armato, mal comandato, senza cannoni, senza macchine di guerra, prende +una fortezza come la Bastiglia? + +La questione si agita da venticinque anni, e la risposta non è ancor +fatta. + +Una volta ritornata a casa, mi occupai più dei preparativi della nostra +serata. Vi metteva un certo vezzo particolare a conquistare i suffragi +di una tale riunione di uomini intelligenti. Temeva solamente che gli +avvenimenti della giornata non facessero torto ai nostri progetti della +sera. + +Ma io non conosceva ancora i Francesi, questo popolo proteiforme che +trova tempo per tutto, che maneggia nello stesso tempo con eguale +indifferenza, direi quasi colla stessa abilità, il fucile, la matita e +la penna; che alla mattina fa una sommossa, alla sera coltiva le arti, +e tutto ciò con una ferocia ed una delicatezza che non appartiene che a +lui. + +Alle otto ore le due sarte mi avevano mantenuto la parola, ed io +aveva i miei due abiti; l’esattezza colla quale i nostri invitati si +presentarono dalle nove alle nove e mezza ci provarono il piacere che +avevano di trovarsi al convegno. + +Si parlò dapprincipio della novella del giorno, della sommossa; vidi +con stupore che tutti questi artisti, tutti questi poeti, tutti questi +pubblicisti erano dello stesso parere, e se non ne incolpavano la corte +erano almeno dell’avviso del povero Reveillon che vedeva abbrucciare +il suo magazzino, cioè che la corte non si era opposta quanto avrebbe +potuto. + +Il poeta Chenier ed il pittore David andavano più oltre, e pretendevano +che non solamente la Corte non si era opposta alla sommossa, ma che +l’impulso veniva da essa. Essa sperava, dicevano costoro, che tutta +questa turba affamata, tutti questi uomini senza pane, cinquantamila +operai senza lavoro si unirebbero ai turbolenti e si metterebbero a +saccheggiare le case dei ricchi; allora tutto muterebbe d’aspetto, la +Corte avrebbe un eccellente motivo per concentrare una armata sopra +Parigi e Versaille, e un pretesto eccellente per aggiornare gli Stati; +ma, contro l’aspettazione della Corte, la moltitudine era rimasta +onesta e si era astenuta. + +Queste cose le dicevano con una tale convinzione, ed i loro uditori +erano disposti a convenire nel loro avviso, che la mia coscienza ne era +molto scossa. Quanto a sir William, la sua riserva diplomatica non gli +permetteva di essere apertamente di questa opinione, ed io osservava +che la lasciava manifestare senza altrimenti combatterla con dei +_forse_ e dei _credete voi_. + +Ma siccome la riunione non aveva uno scopo politico, a poco a poco +si cessò di parlare di affari, per ritornare alla poesia ed alla +letteratura. + +Il signor Talma, come ci era stato detto, era un uomo di un giudizio +affatto superiore. Disponendosi a declamare l’_Amleto_ di Ducis, si +rammaricava con lui di dover molto sagrificare il gusto francese. + +Mi parve che allora era il momento di far propendere la bilancia +dalla parte di Shakespeare, e senza dir nulla entrai nella camera +vicina; cinque minuti mi bastarono per addossare l’abito di Ofelia; +e la discussione animata da sir William, che aveva compreso la mia +intenzione, continuava ancora. Quando ad un tratto si aperse la porta, +e nella oscurità opportunamente procurata nella stanza vicina, apparvi +pallida e coll’occhio fisso come lo spettro di Ofelia, non vi fu che +un grido nella sala, e ciascuno si ritrasse istintivamente innanzi a me +per farmi posto. + +La pazzia d’Ofelia, e le scene di Giulietta al balcone erano il mio +trionfo. Io era riescita ad assicurarmelo tre o quatto volte a Londra, +ove aveva declamato le due scene. La cosa era completamente nuova e per +conseguenza doveva produrre un effetto maggiore; ma anche poche persone +comprendevano l’inglese, e bisognava indovinare dalla mia fisionomia +l’intenzione del poeta. + +Per fortuna questa splendida scena della pazzia d’Ofelia non aveva +bisogno di spiegazione, tanto la mimica che l’accompagna può diventare +parlante; quasi ad ogni verso io era interrotta dagli applausi, che +invece di aumentarne l’effetto non potevano che diminuirlo. + +Anche Talma prevenendo il mio desiderio, supplicò che mi lasciassero +almeno finire senza essere interrotta nei differenti periodi che la +scena presenta. + +Lo ringraziai con un segno di testa, e senza interrompermi nè essere +interrotta, continuai sino alla fine della prima scena: + +«Addio Milady, — la carrozza.» + +Ma allora fu un vero scoppio d’applausi. Talma, chiedendomi perdono +della famigliarità, si slanciò verso di me, e dichiarò che io era per +niente affatto l’ambasciatrice d’Inghilterra, ma mistress Siddons che +viaggiava incognita. + +In conseguenza di ciò mi baciò la mano. + +Confesserò di sfuggita che mai un gran signore, principe o re che mi +avesse baciato la mano, non mi fece il piacere, anzi direi l’onore che +mi fece Talma in questo momento. + +E sir William lo comprese bene, egli così artista, poichè da parte sua +prese la mano di Talma con un’affezione in cui entrava una parte di +riconoscenza. + +Corsi via dalla sala in mezzo alle grida che mi richiamavano. Si +credeva la scena finita, ma Talma dichiarò che la scena era stata +solamente declamata per metà e che rimaneva l’altra, vale a dire la più +pittoresca e la più drammatica. + +Io non voleva lasciar spegnere l’entusiasmo dei miei ammiratori; e +ricomparvi quasi subito coi miei capelli sciolti, colla mia corona di +papaveri e di avena selvatica, i miei fiori campestri e il mio velo. + +Ho già detto una volta l’effetto che produssi in questa scena; si +perdoni al mio orgoglio di ripeterlo; sono i soli trionfi che non mi +hanno lasciato dei rimorsi, era la scintilla che aveva in me e che si +manifestava: era la fiamma artistica che mi coronava della sua aureola. + +Perchè Dio non ha permesso che io venissi nel mondo della intelligenza, +invece di venire nel mondo della grandezza? + +È inutile dire che il mio trionfo fu ancora più grande la seconda volta +che la prima, e finì con una vera rampogna che Talma fece al povero +Ducis per avere _sfigurato_ l’Amleto di Shakespeare, al punto di non +avere osato di introdurvi le due scene che io aveva rappresentato. +Ducis sembrava interamente convertito all’idea di Talma; ma mi parve +che volesse meglio lasciare il suo Amleto tale e quale era, che di +rifarlo. Come l’abate Vertot il suo giudizio era fatto. + +— Ve l’aveva ben detto, ve l’aveva ben detto, ripeteva Talma; colla +vostra smania di tutto accomodare, è come il mio monologo, come il +famoso _Be or not to be_ che voi mi avete guastato. Guardate, mio +caro Ducis, volete vedere come era in inglese? Guardate ed ascoltate. +All’istante tutti gli fecero posto; mise per un momento la sua mano +sul viso per dar tempo alla sua fisionomia di scomporsi: poi lasciando +cadere lentamente la mano, colla fronte alta, l’occhio fisso, la +testa bassa, cominciò in inglese, con un perfetto accento, il famoso +interrogatorio, in cui la vita costringe la morte a confessarle i suoi +segreti. + +Talma fu sublime. Oh! se io fossi stata libera, se mi fosse stato +permesso di rompere la mia catena dorata, oh come gli avrei detto: +prendetemi, elevatemi con voi all’altezza ove voi poggiate, e non mi +lasciate ricadere sulla terra se non attaccata al vostro cuore. + +Ahimè! io aveva altri destini. Perdonatemi mio Dio, di non aver saputo +scegliere, o piuttosto di non aver saputo aspettare. + +A che serve dire il rimanente di questa serata d’ebbrezza! Dopo +ventidue anni essa risplende ancora nella notte del passato, più +splendida dei miei giorni più ridenti. + +Restammo riuniti fino a giorno, senza che a nessuno dalle nove di +sera fino alle sei del mattino fosse venuto in mente una sola volta di +osservare l’orologio. + + + + +XIII. + + +Due giorni dopo, il 30 aprile, ricevemmo dall’ambasciatore +d’Inghilterra dei viglietti per assistere all’apertura o piuttosto alla +processione degli Stati generali a Versaille. + +La nostra partenza era fissata pel 5 aprile. + +Se gli Stati venivano ritardati ancora un’altra volta, noi +continueremmo il nostro viaggio. Sir William non intendeva di +prolungare il suo soggiorno a Parigi. + +Alle tre ore di sera andammo a dormire a Versaille. L’ambasciatore +d’Inghilterra aveva preso a pigione una casa per la metà dell’anno, +presumendo che era là particolarmente che si sentiva battere il polso +della nazione; ci aveva dato due camere al primo piano di questa casa, +situate lungo la via che doveva percorrere il corteggio. + +Noi andammo prima in una tribuna per ascoltare la messa dello Spirito +Santo. Non so se molti pensarono a queste parole della Scrittura: + +«Tu griderai ai popoli e la faccia della terra sarà mutata». + +Un po’ prima, verso la fine del _Veni Creator_, uscimmo per andare a +prendere posto sul cammino della processione. + +Le larghe vie di Versaille, tutte parate con tappezzerie della corona, +fiancheggiate da guardie francesi e svizzere non potevano contenere la +folla. + +Tutta Parigi era a Versaille; le porte, le finestre, i tetti, gli +alberi stessi erano carichi di spettatori; i balconi coperti di stoffe +magnifiche, e scialli preziosi: i davanzali e le ringhiere piene di +signore cariche di piume e di fiori. Si sarebbe detto che al momento +di lanciarsi nell’arena della guerra civile, le donne, che poco dopo +doveano essere colpite dalle leggi sommarie dell’eguaglianza, avevano +preso quest’occasione per mostrarsi ancor una volta in tutta la loro +gloria e la loro eleganza. + +Era evidente che un gran fatto cominciava: quale ne sarebbe stato il +risultato, tutto il mondo l’ignorava ancora. + +Noi vedemmo da principio apparire in fondo alla via come un’onda nera: +era il terzo Stato. Cinquecentocinquanta deputati, fra i quali trecento +legali, avvocati, magistrati; tutti nomi ignoti o poco meno, eccettuato +uno che pei suoi scandali, — bisogna che io sia franca come sempre, — +era quello che io era principalmente venuta per vedere. + +Onorato Riquetti de Mirabeau. + +Il suo nome ed i suoi amori eransi resi celebri in Francia e fuori; i +suoi ratti, i suoi adulteri, le sue prigioni formavano un romanzo più +commovente, più spettacoloso, più terribile dei romanzi ideati nelle +immaginazioni dei poeti. + +Non aveva che una sola dimanda: + +— Dov’è Mirabeau? dov’è Mirabeau? + +Me lo indicarono. + +Lo vidi da lontano; stese indietro quella testa dominatrice, distinta +per la sua potente bruttezza, che scuoteva a guisa di un leone una +foresta di capelli. Era la società dell’epoca tutta intiera riassunta +in un uomo solo, lo ripeto in un uomo solo, perchè gli altri a lui +vicino non sembravano che ombre. + +Lo seguii cogli occhi quanto lo potei lontano. + +Il suo passaggio, o piuttosto quello del terzo Stato scatenò una +tempesta di applausi e di bravo, che cessò quando apparve la nobiltà. + +All’opposto del terzo Stato rimarchevole per la semplicità ed +uniformità del suo vestire, la nobiltà vestita di seta e di velluto +presentava un assortimento di tutti i colori più vivi, ornati di +ricami sfarzosi. Dimandai il nome di una ventina di queste illustri +oscurità: nessun uomo mi era noto. Mi mostrarono Lafayette, l’eroe +dell’America; mi aspettava di vedere una di quelle vigorose nature +chiamate dalla provvidenza per sostenere colla parola, colla penna e +colla spada i grandi principii. Vidi invece un giovane smilzo, pallido +o piuttosto biondo e rosa, che non dava alcun indizio della parte che +avea rappresentato nel passato, e specialmente di quella che avrebbe +rappresentata nell’avvenire. + +La nobiltà passò. Il duca d’Orleans solo fu applaudito freneticamente; +si sapeva di far disgusto alla regina, e s’inferocivano nella vendetta. + +Da molto tempo vi era una guerra dichiarata fra Filippo d’Orleans e +Maria Antonietta; si davano a quest’antipatia i motivi più strani; essa +durava da otto o nove anni, e non doveva estinguersi che sul patibolo, +su cui salirono a ventidue giorni di distanza l’uno dall’altra. + +Dopo la nobiltà veniva il clero; il silenzio era lo stesso. Nel clero +solamente sembravano riuniti i due ordini che noi avevamo poco prima +veduti a passare separati. + +Nobiltà e terzo Stato. + +Difatti precedeva una trentina di prelati in rocchetto e veste +pavonazza. + +Poi un coro di musicanti. + +Poi infine, dopo i musici, duecento curati circa colla loro veste nera +da prete. + +A questi ultimi il popolo senza applaudirli si avvicinava +istintivamente. Erano il popolo della Chiesa che nei primi secoli non +ha soltanto rappresentato il popolo, ma anche tutelata la libertà del +popolo. + +Forse si era un poco allontanato da questa missione, ma non si chiedeva +meglio che di perdonargli, tanto erasi ricondotto sulla buona via. + +Il Re alla sua volta ottenne qualche applauso: ma era lontano da quelli +prodigati a Mirabeau ed al duca d’Orleans. + +Poi venne la regina. Fra il mio primo e il mio secondo viaggio a +Parigi, si era fatto in lei un cambiamento terribile; Invece di quella +graziosa dolcezza del suo viso, aveva nella sua fisonomia qualche cosa +di secco, di smunto, d’ingrato. + +Le si gridò alle orecchie: «_Viva il duca d’Orleans_,» ed in mezzo alle +grida si fece udire un fischio. Essa impallidì e pensò a svenire; fu +sostenuta. + +Essa passò. + +La storia di ciò che aveva sofferto era scritta sul suo volto, già +fatto di marmo, e non era ancora, povera donna, che al principio di ciò +che doveva soffrire. + +Del resto quasi tosto, richiamando il suo coraggio, rialzò la +testa, mandò intorno ad essa uno sguardo di sfida più di odio che di +corruccio, poi riprese il suo fare abituale, sdegnoso ed indurito. + +Passata la regina, lasciai la finestra ed andai a sedermi; io provava +lo stesso effetto come se mi avessero messo un pezzo di ghiaccio sul +cuore, e se mi avessero detto; questa spranga di ferro non volendosi +piegare, sarà spezzata, io non mi sarei punto maravigliata. + +Ci riposammo un istante; poi avendo veduto ciò che volevamo vedere, +ripartimmo per Parigi. + +Durante la via, sir William mi spiegò la situazione: era una vera lotta +che si agitava fra il basso clero, il terzo Stato ed i prelati e la +nobiltà sostenuti dal Re. + +Tutte queste questioni erano troppo gravi per potervi fermare +lungamente il mio pensiero. La mia cattiva sorte volle che mi fossi +mischiata colla politica di un altro paese; ma io vi fui trascinata da +un doppio motivo: dalla mia profonda amicizia per la regina, e dal mio +amore irresistibile per Nelson. Lo so che un giorno nè l’uno nè l’altro +mi serviranno di scusa, ma voglio piuttosto, dovendo rendere un conto +così terribile, renderlo in nome del mio amore e della mia devozione, +anzichè in nome del mio interesse personale. + +Lasciammo Parigi il giorno dopo, il 5 maggio 1789; prendemmo la via del +Belgio e della Svizzera; attraversammo il S. Gottardo, scendemmo pel +lago Maggiore, arrivammo a Livorno in posta, e vi trovammo la nostra +feluca, ed il 20 di maggio mettemmo piede all’Immacolatella. + +Ritornando all’ambasciata, sir William trovò un viglietto del Re +concepito in questi termini: + + «Il giorno dopo del vostro arrivo, mio caro sir William, vi aspetto + a pranzo con noi al palazzo di Caserta; ma la regina, che desidera + di fare una conoscenza colla vostra graziosa sposa, una conoscenza + più intima, che non si può fare in una presentazione ufficiale, + l’aspetterà fra le undici ore e mezzodì.» + + «Restate dunque ai vostri affari fino a quattr’ore, ma inviateci + Lady Hamilton come la colomba dell’arca per annunziarci che voi + avete messo piede a terra.» + + VOSTRO AFFEZIONATO + FERDINANDO B. + +Sir William rispose: + + «Sire, + + «La colomba sarà da voi all’ora indicata, ma non aspettatevi che + vi porti il ramoscello d’ulivo. Credo che de qualche tempo non si + coltiva più quell’albero in Francia. + + «Alla mia volta, nell’ora che mi è assegnata, verrò a ringraziare + Vostra Maestà di tutta la bontà che ha avuto per me. + + «Ho l’onore di essere con rispetto, + + «Di V. Maestà, + + _Umil. ed obb. servo_ + W. HAMILTON. + +Come vedete, il mio trionfo era completo. + + + + +XIV. + + +Aveva portato dalla Francia una quantità di abiti. Esitai qualche tempo +nello scegliere la specie di toeletta con cui mi doveva presentare alla +regina. Mi decisi per la più semplice. + +Un abito di raso bianco, una piuma bianca nei capelli, uno sciallo +di cascemiro azzurro chiaro sulle spalle, furono tutto il lusso che +sfoggiai. + +Alle dieci partii per Caserta: alle undici discesi ai gradini del +grande scalone. + +Al primo piano mi si aperse una porta che metteva in un corridoio. La +regina mi aspettava nel suo piccolo appartamento. + +Non ho bisogno di dire in che modo mi battesse il cuore; mi sentiva +pallida, tutto il sangue mi affluiva al petto. + +Infine dopo tre o quattro porte aperte e chiuse, se ne aperse +un’ultima; e in mezzo ad un’abbagliamento udii il cameriere, che mi +precedeva, pronunziare queste parole: + +— Lady Hamilton. + +Entrai senza vedere nulla; una densa nebbia si era stesa sui miei +occhi, mi sentiva vacillare, volli fare una riverenza, fui costretta a +tenermi ad una poltrona. + +Sentii allora che mi si sosteneva alla vita. + +— Che avete Milady? mi disse una voce benevola. + +— Perdono, signora, balbettai, l’emozione mi fa l’onore tanto +desiderato e tanto aspettato di trovarmi innanzi a Vostra Maestà. + +— Ah! mio Dio, ma io sono dunque assai imponente? + +— Voi siete regina, signora. + +— Ecco quanto v’inganna; io sono una donna, e una donna che cerca +un’amica; questa amica se voi me la recate, m’avrete dato più di quanto +mai potrei darvi; ciò posto, sedetevi, e lasciatemi contemplarvi a mio +bell’agio. + +Feci un movimento per nascondere la mia testa fra le mani. + +— Ma volete lasciarmi vedere questo bel viso, che io non ho veduto +finora, che imperfettamente e alla sfuggita? + +Allora misi due o tre grida soffocate, e poi diedi in uno scoppio di +singhiozzi; mi era impossibile di contenermi, io soffocava. + +— Ah! per esempio, esclamò la regina, non vi credeva pazza a questo +punto: vediamo, vi debbo fare io delle scuse. + +— Oh, signora, mormorai appena. + +— Civetta, diss’ella, tutt’al contrarlo delle donne che si fanno brutte +nel pianto, essa sa che le lagrime la fanno più bella ancora: vediamo, +non vi è qui che una donna, è dunque inutile di fare la civetta, +lasciatemi asciugare i vostri occhi, e discorriamo. + +La regina mi voleva asciugare gli occhi, io mi gettai ai suoi piedi e +le baciai la mano. + +— Ecco che va già meglio, soggiunse, e quando vi avrò abbracciata +saremo pari. + +Ed essa mi abbracciò. + +— Ah bene! disse la regina, ora che sono finiti i capriccietti, +sedetevi qui vicino a me, e siamo buone amiche, meno che voi non lo +vogliate, e allora non sarà colpa mia. + +Non trovando di che risponderle, le sorrisi nel modo il più +riconoscente. + +— Suvvia, mi disse giuocando coi miei capelli; non mi piacciono le +giornate che cominciano colla pioggia. + +— Oh! signora, balbettai, chi mi avrebbe mai detto che una grande +regina, che l’augusta figlia di Maria Teresa.... + +— Zitto, zitto, o piuttosto, a proposito di regina, so che avete veduto +mia sorella a Versaille; nella sua ultima lettera mi scrive che le cose +vanno alla peggio in Francia, che soffre assai, e deperisce a vista +d’occhio; che vi ha di vero in tutto ciò? + +— Ahimè, maestà, io non aveva veduto la regina di Francia da otto anni, +e debbo confessare che in questi otto anni sembra aver dato un addio a +tutto il lato bello e felice della vita. + +— Ed io che non la veggo da diciannove anni, che sarebbe mai se la +rivedessi. Povera Antonietta. + +— Essa non ha che trentatre anni, replicai, ed a trentatre anni si è +giovane. + +— Ma non quando si è regina, rispose Carolina, inarcando le +sopraciglia, e se poi gli affari continuano a farsi serii, toccherà a +noi di....; ma lasciatemi ora osservare la vostra toletta. + +— Non so se siete voi che andate bene al vostro abito, o se sia il +vostro abito che vi sta dipinto; ma ciò che vedo si è che siete d’un +gusto squisito; voglio farmene fare uno perfettamente eguale; noi +sembreremo due sorelle. + +— Oh! signora. + +— Voi sarete la minore, s’intende; quanti anni avete, ventitre? + +— Un poco più? ventisei, maestà. + +— Il vostro volto ha un difetto impareggiabile, mia cara, quello di +mentire in vostro vantaggio; tutt’all’opposto di me, io sono sempre +sembrata più vecchia di quel che sono; voi non me ne fate perciò i +complimenti, non è vero? Il vostro abito siamo intesi, io ne farò fare +subito uno simile. E chi viene ora a disturbarci? ah sì, è il Re, lo +riconosco al suo passo. + +— Il Re, signora, esclamai alzandomi, io non sono così esperta, come +avrete potuto scorgere, in fatto di etichetta; che debbo fare? + +— Ma che! voi dovete rimanere; Sua Maestà poi non mi fa mai delle +lunghe visite, i nostri atomi attraenti, come diceva il defunto signor +Descartes, sono ancora da attrarsi. + +In questo momento la porta si aperse, ed il Re entrò frettolosamente. + +Del resto quando dico il Re; per fortuna che la regina mi aveva +prevenuto col dirmi _che riconosceva il passo del Re_, perch’io +certamente non lo avrei riconosciuto in quella specie di villanzone, +che faceva invasione nell’appartamento di Maria Carolina. + +Figuratevi un uomo ancor giovane, di statura alta, assai ben fatto, +quantunque avesse i piedi troppo grandi e le mani troppo grosse; +portava una calzatura da caccia con grandi uose di cuoio, un farsetto +di pelle di daino, una giacchetta e pantaloni di velluto di un colore +abbronzato, con una fronte ed un mento che sfuggivano innanzi ad +un naso enorme, che gli dava l’aspetto non già di un’aquila ma di +un pappagallo: pettinato colle _oreilles de chien_ ed una coda _en +salsifis_, e aveva in mano per le zampe tre tacchini che si dibattevano +e chiocciavano quanto potevano: aggiungete a tutto ciò dei gesti +comuni, ed un accento volgare, e avrete o quasi un’idea di ciò che era +il re Ferdinando IV. + +— Buon Dio, disse la regina, che vi è accaduto, signore; io sono solita +a vedervi quando ritornate dalla caccia, ma oggi mi sembra che facciate +meglio, mi pare che abbiate dei polli. + +— Ah! mia cara maestra, disse Ferdinando, — egli chiamava con questo +nome sua moglie nei suoi momenti di buon umore; visto che essa gli +aveva o quasi imparato a leggere ed a scrivere; — voi che mi dite +sempre che se non fossi Re, non avrei saputo guadagnarmi il pane, +ecco per provarvi un poco il contrario, osservate un poco questi tre +tacchini. + +— Li vedo. + +— Fatemi il piacere di palparli. + +— E così, signore? + +— A voi, a voi, Milady, e me li porse; io non sapeva che fare, esitava. + +— Palpate, palpateli, disse egli, e poichè ne dovete mangiare, non ci è +male che vi assicuriate che sono grassi. Spero che avremo a pranzo sir +William. + +— Egli avrà l’onore di obbedire all’invito di Vostra Maestà. + +— Farà bene, mangerà i tacchini guadagnati da me. + +— Ma alla fine, signore, disse la regina con impazienza, terminateci +dunque la storia di queste povere bestie. + +— Ah! potete ben dire la mia, essa è abbastanza intimamente collegata +colla loro, perchè potessimo separare l’una dall’altra. Immaginatevi +che passeggiava ieri in giardino, quando incontrai una povera donna +che mi ferma e mi dice: signore, mi hanno detto di mettermi qui per +trovarmi sul passaggio del Re; credete voi che il Re passerà presto? + +— Nulla di più probabile, buona donna. + +— Come sarà vestito, onde lo possa riconoscere? + +Voleva quasi darle i contrassegni di san Marco e di D’Ascoli; ma +preferii di spingere l’avventura sino alla fine. + +— Ascoltate, le dissi. Siccome il Re non passeggia tutti i giorni e voi +potreste aspettarlo tutta la notte senza che passi, facciamo di meglio; +se voi avete qualche istanza da presentargli, me ne incarico io. + +— Ve ne sarò molto obbligata, disse la buona donna; sono una povera +vedova e non posseggo che tre tacchini; ma se voi mi tenete parola, ve +li regalerò. + +— Sono grassi? le dimandai; capirete che non voglio comperare ad occhi +chiusi. + +— Come oche, mio caro signore, rispose la donna. + +— Allora mercato fatto, venite domani coi tre tacchini, e voi avrete il +vostro ricorso. + +— Sì? + +— Datelo a me. Dimani ve lo porterò postillato dal Re, io vi restituirò +il vostro ricorso, e voi mi darete i tre tacchini, e ci saremo +sbrigati. + +— Prendere e dare? + +— Prendere e dare, certamente. + +Vedete che non ho mancato al convegno. Aveva messo un uomo in +sentinella e quando venne a dirmi: «C’è abbasso una donna con tre +tacchini» allora discesi, le consegnai il suo ricorso postillato da me; +ed essa mi ha dato i tre polli: povera donna, ho paura che abbia fatto +male i suoi conti. + +— E perchè? + +— Perchè i giudici non ci baderanno alla mia raccomandazione; ma questa +volta sono a fare, se bisogna, un colpo di stato, perchè si renda +giustizia a questa povera vedova. Se però i tacchini sono teneri. + +Ed il Re uscì schiamazzando dalle risa, e tenendo in mano i tacchini +che egli stesso andò a portare in cucina. + +La regina lo seguì con uno sguardo che aveva un’impressione +indefinibile di sdegno, e rivolgendosi a me: + +— L’avete veduto? mi disse; non ho altro a dirvi di più. + +I miei occhi si fissarono su di essa e la osservai minutamente colla +più grande attenzione. + +Aveva trentasette anni, come aveva detto, di modo che anche in lei +la bellezza della matrona succedeva alla bellezza da sposa. Aveva +la carnagione bianca delle donne nordiche, i capelli di un biondo +ammirabile, occhi azzurri capaci di rendere tutte le espressioni, +dall’amore il più tenero fino all’odio più violento; in questo caso la +sua fisonomia era di una durezza, a cui non avrei creduto che potesse +giungere, il naso era diritto, ben fatto, la bocca quantunque bella +era guasta da quella prominenza del labbro inferiore particolare ai +principi di case d’Austria, le spalle, le braccia e le mani erano +magnifiche. Ma, bisogna dirlo, l’abitudine della maestà reale dava a +tutto ciò una rigidezza che toglieva alla regina molto della grazia +della donna. + +Gl’italiani hanno inventato una parola, per questo genere di grazia +che manca specialmente in Italia, e l’hanno chiamato _morbidezza_. Ne +potreste avere un’idea completa in quelle attrattive neglette delle +creole. + +Mentre la osservava, essa mi guardava pure alla sua volta, e sembrava +esaminarmi nello stesso modo ch’io faceva con essa. La medesima idea +ci venne nello stesso tempo, essa mi cinse nel suo braccio e traendomi +a lei mi abbracciò con quella specie di violenza d’azione che sarebbe +meglio convenuta ad un amante, anzichè ad un’amica. + +Raccapricciai. Ciò mi ricordava l’amicizia di Miss Arabella. + +A pranzo mangiammo i tacchini, arrostiti allo spiedo; erano grassi, ma +duri; ciò derivava dal non avere il Re voluto aspettare qualche giorno +per assicurarsi della loro qualità. + +Terminiamo subito con questa storia dei tacchini. + +Come aveva pensato Ferdinando, la sua firma non aveva avuto la +minima influenza. Il giudice aveva letto la sua raccomandazione, e +considerandola come una di quelle raccomandazioni, che l’importunità o +l’inavvertenza carpiscono ai sovrani, aveva alzato le spalle e messo da +parte il ricorso. + +Ne derivò che in capo a quindici giorni il Re ritrovò la vedova sul +suo cammino. Gli fece una scena, l’accusò di avere abusato della sua +bonarietà facendogli credere che conosceva il Re. + +— Ascoltate, le disse il Re, ritornate dopo quindici giorni, e se non +avrete vinto il vostro processo, m’impegno di darvi cento ducati per +ciascuno dei vostri tacchini. + +La buona donna tentennò il capo: evidentemente non credeva più al +rimborso dei tacchini che alla vincita della causa, e brontolava fra i +denti, accusando gl’intriganti, che promettendo molto, com’egli aveva +fatto, si facevano pagare anticipatamente, e poi non mantenevano la +loro promessa. + +Il Re prese il nome del relatore e scrisse al tesoriere della giustizia +di non pagargli il suo stipendio del mese che scadeva appunto il +giorno dopo; e se chiedeva una spiegazione di dirgli che quando avrebbe +sbrigato il processo raccomandato dal Re, sarebbe pagato, ma non prima. + +Quindici giorni dopo, il Re diede alla buona donna la sentenza che +conteneva il suindicato in suo favore e facendosi conoscere, vi +aggiunse i trecento ducati dei tre tacchini. + + + + +XV. + + +Or che la mia vita si passa per dieci anni alla corte di Napoli, debbo, +per l’intelligenza dei fatti che seguiranno, mettere in grado i miei +lettori di conoscere più completamente i due personaggi, presso i quali +li introduco, vale a dire il re Ferdinando e la regina Carolina. + +Non ho bisogno di dire come Carlo III, capostipite de’ Borboni dì +Napoli, secondo figlio di Filippo V e primogenito di Elisabetta +Farnese, s’impossessò del trono delle Due Sicilie nel 1734, e fu +riconosciuto re nel 1735. + +Quando suo fratello maggiore morì senza figli, egli fu chiamato al +trono di Spagna e dovette scegliersi un successore. + +Abbiamo detto scegliersi, perchè in questa occasione il diritto di +primogenitura doveva essere invertito; l’infante Don Filippo, in causa +di cattivi trattamenti che aveva dovuto sopportare da sua madre, era +diventato idiota. + +Non era punto il caso di pensare a lui. + +Il re Carlo III lo lasciò a Napoli, per morire della sua malattia +giudicata incurabile; condusse con lui suo figlio Carlo, principe delle +Asturie, che, dopo la sua morte, avvenuta, credo, nel 1788, diventò +re sotto il nome di Carlo IV, e designò per erede del regno delle Due +Sicilie il suo terzo figlio che aveva sette anni. + +Prima di partire per la Spagna volle destinargli un governatore, ma a +motivo della tenerissima sua età questa cura spettava più alla madre +che al padre. Sventuratamente fu la madre che fece questa scelta. Essa +mise la carica all’incanto, ed il principe di San Nicandro, uno degli +uomini meno degni di un tale impiego, fu scelto per coprirlo. + +Una delle raccomandazioni del re Carlo III fu questa: + +— Fate particolarmente di mio figlio un buon cacciatore; la caccia è il +solo piacere che sia veramente degno d’un re. + +Il re Carlo III considerava in fatti le caccia come una cosa superiore +anche alla felicità dei suoi sudditi. + +Non citerò che un aneddoto su questo soggetto. + +Avendo destinato l’isola di Procida per la caccia de’ fagiani, fece un +editto che vietava assolutamente di tenere qualsiasi specie di gatti. +Possedere uno di questi animali era, a contare da quel momento, un +delitto, che poteva anche essere espiato con una pena afflittiva ed +infamante. + +Un uomo contravvenne all’editto; conservò il suo gatto, fu denunziato, +arrestato, giudicato e condannato ad essere bastonato dal carnefice, e +mostrato per tutta l’isola con al collo la prova del suo delitto, cioè +il suo gatto, ed infine mandato in galera. + +Si converrà che era duro. + +E che ne avvenne? + +Ne avvenne che le talpe, i ratti, i sorci liberati dai gatti, loro +nemici naturali, crebbero e moltiplicarono liberamente ed in tale +quantità, che dei bambini furono divorati nella culla da quegli +animali. + +Allora i Procidani disperati presero le armi, e riuniti in corpo, +risolsero di emigrare nei paesi barbareschi, anzichè di vivere sotto un +governo tanto iniquo. + +Ne risultò adunque che Carlo III fu obbligato a rivocare l’editto. + +Ecco un altro aneddoto che indica il fanatismo dello stesso re Carlo +III per i suoi cani, e che farà opposizione al suo odio pei gatti. + +Un uffiziale del reggimento delle guardie italiane era di guardia a +Caserta, e per conseguenza vestiva il suo uniforme di gala, e in vista +della mediocrità della paga, stentatamente era riuscito a comperarsi +quell’uniforme. Il re Carlo III passò di ritorno dalla caccia seguito +dalla sua muta di cani; uno di quegli animali inzaccherato di fango +saltò contro l’uffiziale nella benevola intenzione di fargli festa, e +insucidò il suo uniforme. Senza considerare l’intenzione, vedendo il +guasto fatto al suo vestito, l’uffiziale scacciò da sè il cane con un +colpo di piede. Il cane mise un guaito che richiamò l’attenzione del +re; Carlo III si rivolse, fissò in faccia l’uffiziale, e movendogli +incontro: + +— Non sai tu, razza di cimice, gli disse, che l’animale che tu hai +l’indegnità di percuotere mi è più caro che cinquanta dei tuoi pari? + +L’uffiziale atterrito di vedersi trattato così, per aver dato un colpo +di piede ad un cane, mutò colore, fu colto dalla febbre, si ammalò, e +morì il giorno dopo. + +Ritorniamo al giovane Ferdinando ed al suo precettore, il principe di +San Nicandro. + +Non ho mai conosciuto il principe di San Nicandro, che morì quando +arrivai a Napoli; ma non vi era che una voce sola sul di lui conto, +e l’educazione del re confermava quella voce, cioè che era indegno +dell’onore che gli fu dato dalla regina. + +Il principe di San Nicandro era di un’ignoranza crassa. + +Nella sua vita non aveva letto che l’offizio della Vergine; buon libro, +ma insufficiente per un uomo incaricato dell’educazione di un re; ora, +non sapendo nulla, non poteva insegnare nulla al suo allievo, il quale +quando prese moglie sapeva appena leggere e scrivere, e non parlava +altra lingua che il dialetto napolitano; d’altronde non aveva ricevuto +dal re Carlo III che una raccomandazione, cioè quella di fare del +giovane principe un buon cacciatore, e perciò credeva di non doversi +occupare d’altro. Da parte sua poi il vecchio ministro toscano di Carlo +III Tannucci, che per ventiquattro anni aveva regnato sotto il nome del +suo padrone, e che era stato nominato capo della reggenza del giovane +principe, non chiedeva di meglio che di ricever alla sua maggior età un +re imbecille, sotto il nome del quale continuerebbe a regnare come per +lo passato. + +Egli non diede adunque nessun consiglio sull’educazione del giovane +re, se non quello di aggiungere il piacere della pesca a quello +della caccia, di maniera che riposando da un piacere faticoso con un +passatempo tranquillo, il giovane re non avrebbe il tempo di attendere +agli affari di Stato. + +La sola cosa che inquietava il principe di San Nicandro, e di cui si +rammaricava con una commovente malinconia, era la troppo grande bontà +del re. + +Si occupò dunque di correggere questo dono del cielo, tanto raro nei +re, tentando di variare i suoi piaceri. + +Il giovan principe delle Asturie, cui non poteansi rimproverare le +stesse disposizioni alla mansuetudine, prendeva un vivo piacere a +scorticare conigli vivi. Il principe di San Nicandro vantò molto questa +distrazione al suo allievo; ma scorgendo che gli ripugnava molto, mise +alla tortura la sua immaginazione e trovò una variante. + +Era cioè di collocare il giovane principe, a cui non si fidava ancora +di dare in mano un fucile per timore che si ferisse, dietro la porta +forata di una gattajola, e di colpire a quel posto i conigli quando +uscivano. Ferdinando armato di bastone stava in guardia sul loro +passaggio e li ammazzava. Era già qualche cosa; a questo divertimento +il principe di San Nicandro ne aggiunse presto un altro; quello +cioè d’insegnare al suo allievo di far balzare su di una coperta dei +conigli, dei cani, dei gatti e dei ragazzi di contadini e di operai. Il +re Carlo III che veniva informato di queste ricreazioni di suo figlio, +le trovò buone, e scrisse che bisognava solamente fare una riserva +per i cani, animali nobili che servivano per la caccia, ed il giovane +principe continuava a far balzare i conigli, i gatti, i ragazzi, i +contadini e gli operai, che non essendo animali nobili, non avevano +quindi dritto all’eccezione. + +Fu in questo modo che un giorno, avendo veduto fra gli spettatori un +giovane chierico toscano, di figura meschina e pallido in faccia, gli +venne in mente di farlo balzare; diede sottovoce degli ordini a’ suoi +domestici, i quali si impossessarono di quel disgraziato, lo misero su +di una coperta e lo balzarono finchè svenne. + +Il giovinetto rinvenuto che fu, pieno di vergogna si rifugiò a +Roma, ove cadde ammalato e morì in capo a due mesi; egli si chiamava +Marrighi. + +Fu in mezzo a questi divertimenti che il re crebbe, diventando gran +cacciatore, gran cavalcatore, pescatore incomparabile, percuotitore +di prima forza, prima col comandare gli esercizii ai suoi camerata con +dei bastoni con cui accarezzava loro le spalle quando facevano qualche +falsa manovra: ed infine ad un reggimento che organizzò e che chiamava +i suoi Liparioti, perchè i giovani che lo componevano erano in gran +parte dell’arcipelago di Lipari. + +In questo modo arrivò, senza affatto occuparsi degli affari del regno, +fino ai suoi diciassette o diciotto anni, e giunse all’età di prender +moglie. + +Il suo matrimonio era da tempo stabilito colla giovane Arciduchessa +d’Austria Maria Giuseppa, figlia dell’Imperatore Francesco I; ma non +appena si furono scambiati i ritratti ed i doni nuziali, e preparate +le feste sul cammino che doveva percorrere la giovane principessa, +e fissato il giorno della partenza, la giovinetta imperiale ammalò e +morì. + +Allora in luogo di quella che era morta dianzi così miseramente, +fu destinata sua sorella minore Maria Carolina, anch’essa figlia di +Francesco I e di Maria Teresa. + +Essa partì da Vienna nel mese di aprile 1768. + +Il fiore imperiale entrava nel suo regno nel mese della primavera. +Era nata nel 1752, non aveva che sedici anni appena, portando seco +i segreti della corte austriaca, ed incaricata di dirigere la Corte +di Napoli nel senso che le indicherebbe Maria Teresa. Sua madre, di +cui era la preferita, poteva confidarsi con essa; la regina aveva uno +spirito superiore alla sua età, era letterata più che dotta, e più che +intelligente filosofante; bella in tutta la estensione della parola, +graziosa quanto lo voleva. + +Da ciò che ho detto di lei a trentasette anni, si può comprendere ciò +che era stata a sedici. + +Parlava e scriveva quattro lingue, la tedesca, la francese, la +spagnuola e l’italiana; solamente quando si animava nel discorso, +aveva una certa difficoltà di lingua, che produceva un borboglio; ma i +suoi occhi vivaci e mobili, la lucidità delle sue idee facevano presto +dimenticare quella piccola imperfezione. + +Essa portava seco verso l’ardente mezzodì i sogni della nebbiosa poesia +del nord; andava a vedere il paese favoloso delle sirene; ove nacque +il Tasso e morì Virgilio; andava a cogliere di sua mano l’alloro che +cresceva sulla tomba del cantore d’Augusto, e su quella del poeta di +Goffredo; suo marito aveva diciott’anni; sarebb’egli un Eurialo od un +Tancredi — Niso o Rinaldo? + +Perchè non era essa venuta a dirittura come Venere od Armida? + +Essa trovò il re, che ho tentato di descrivervi, con i piedi grandi, +le ginocchia grandi, le mani grandi ed un naso grande, e che parlava il +dialetto napolitano con dei gesti lazzaroneschi. + +Un articolo del contratto di matrimonio della regina, che Tannucci +aveva lasciato passare senza farvi attenzione, doveva mutare +interamente la faccia alla politica del regno della Due Sicilie. + +Esso diceva: + +— Quando la regina avrà dato a Napoli un erede della corona avrà il +diritto di far parte del consiglio. + +È vero che essa non diede questo erede che dopo cinque o sei anni; ma a +ventidue anni Carolina era più che atta a seguire i voti di sua madre. + +Da principio la regina credette di poter rifare completamente +l’educazione di suo marito, e ciò le sembrava tanto più facile +dopo averlo udito a parlare con Tannucci, e le pochissime persone +istruite della Corte. Egli era rimasto attonito di stupore, incapace +di distinguere la vera scienza dalla ciarlataneria, esclamava con +ammirazione: Davvero, la regina è la scienza universale! + +Ma riflettendo poi, quest’ammirazione si calmò, e più di una volta lo +intesi dire: Come mai la regina, essendo così sapiente, commette degli +sbagli più di me che sono un asino! + +Ciò nulla meno nei primi tempi del suo matrimonio, egli si sottomise +alle lezioni che essa gli voleva dare, e gli insegnò a leggere ed a +scrivere quasi correttamente. Ed è a queste lezioni date da lei, che +egli faceva allusione quando nei suoi momenti di buon umore la chiamava +mia cara maestra. + +Ma ciò che non potè mai insegnargli furono i modi eleganti delle corti +del nord e dell’occidente, furono quelle cure della persona così rare +nei paesi caldi, ove sono però più necessarie che altrove, fu quel +dolce e grazioso celiare della galanteria che fa dell’amore una lingua, +tolta in parte dal profumo dei fiori, ed in parte al canto degli +uccelli. + +La superiorità di Carolina umiliava Ferdinando, e la rozzezza di +Ferdinando umiliava Carolina. + +Vedremo che ne risultò da questa disparità di carattere, e da questa +opposizione di animi. + + + + +XVI. + + +Ecco dunque i nostri due personaggi uno d’avanti l’altro, da un lato +la regina, bella, altiera, graziosa, distinta, delicata, sensuale, un +po’ pedante, facile ad irritarsi, difficile a pacificarsi, sprezzante +di suo marito per la rozzezza della sue parole e per la imbecillità +del suo spirito; dall’altro il re, brutto, ingenuo fino all’ignoranza, +libero fino alla rozzezza, senza alcuna cura della persona, senza +delicatezza ne’ suoi modi, che somigliava non già ad un sovrano nè ad +un principe, e nemmeno ad un semplice gentiluomo, ma ad un lazzarone. + +Una delle cose che metteva alla disperazione la regina Carolina, e che +la condusse a privarsi quasi intieramente dello spettacolo, era il +modo con cui il re vi si conteneva, facendosi fra un atto e l’altro +l’attore del popolaccio. Fra l’opera ed il ballo gli si portava la +cena nel palco; uno degli elementi di questa cena era sempre un piatto +di maccheroni. Il re prendeva il piatto, ed avanzandosi al parapetto +del palco, in mezzo ai grandi applausi della platea, facendo smorfie +e gesti da Pulcinella, il gran mangiatore di maccheroni napolitani, +inghiottiva tutto il piatto servendosi delle dita invece di forchetta, +e rispondeva con saluti alle acclamazioni degli spettatori. + +La regina credette da principio di aver preso su di lui un impero più +grande di quello che aveva in realtà e che prese in seguito. + +Un giorno che era adirata contro il duca d’Altavilla favorito di +Ferdinando, colmò d’ingiurie quel gentiluomo, e l’accusò di non +mantenere il suo credito presso il re, che impiegando mezzi indegni di +un gentiluomo. Il duca, offeso nella sua dignità, si dolse presso il +re delle ingiurie della regina, e gli chiese il permesso di ritirarsi +nelle sue terre; il re irritato del contegno di sua moglie, andò da +lei e la rimproverò vivamente. Ma essa invece di calmarlo, l’irritò +talmente colle sue risposte, che la discussione terminò con un vigoroso +schiaffo, di cui la regina portò il lividore alla guancia per tre o +quattro giorni. + +Allora, come Achille, essa si ritirò nella sua tenda, ma il re tenne +duro, e la regina dovette umiliarsi, al punto di essere costretta ad +implorare il favore del duca d’Altavilla per ritornare in grazia. Fu +l’Imperatore Giuseppe che allora viaggiava in Italia e che arrivando a +Napoli riuscì a riconciliare i due sposi. + +Per qualche tempo il re si rammaricava dello sdegno della regina, ma +presto risolse di consolarsi facendo senza di lei, cosa che fu per +essa un dispiacere; per non sapere come ed in qual momento potesse +riprendere la sua influenza sul marito. + +Ferdinando, gran cacciatore, lasciava di rado passare un giorno senza +andare alla caccia. Aveva fatto costruire in ogni angolo dei suoi +boschi delle grandi capanne internamente addobbate con semplicità e +comodo. Quando vi entrava col pretesto di prendere riposo, vi trovava +sempre qualche giovane villanella elegantemente vestita alla foggia +della contadine dei dintorni di Napoli, che andava là pel buon piacere +di Sua Maestà; soltanto aveva gran cura di raccomandare ai compiacenti +servitori incaricati di questo servizio, di fare le cose con tale +discrezione che la regina non venisse istruita di questo particolare +amoroso. + +— Ma, — gli disse una volta un cameriere al quale aveva permesso di +parlare liberamente, — a che servono tanti misteri, quando la regina fa +altrettanto, e chi sa forse anche più di voi? + +— Taci, taci, lasciamola fare, disse il re, così s’incrociano le razze. + +Ed oggi che ho permesso di non celare nulla della verità, bisogna dire +che il vecchio cameriere non mentiva; la regina, il cui primo amante +fu il principe di Caramanico, ebbe in seguito Acton, e nello stesso +tempo, senza che Acton se ne preoccupasse, più di quanto si preoccupava +Potiemkine degli amanti di Caterina II, aveva il duca della regina, +il cui nome sembra averlo predestinato, e Pio d’Ameni che se non ha +inventato ha però perfezionato i Batilli in Italia, come la grande +Caterina voleva ricompensare i suoi amanti; ma meno ricca di lei si +rovinava, e per questa ragione si trovava sempre senza un ducato. + +Torniamo al re. + +Oltre le sue fermate di caccia, che erano affari d’istinto sensuale, il +re aveva di volta in volta dei gusti passaggieri per le dame di Corte, +o di altra condizione; la regina non era punto gelosa di suo marito, +che non solamente non amava, ma anzi disprezzava; però temeva che +qualche donna più abile delle altre, s’impossessasse di una influenza +sul re che a nessun prezzo non voleva lasciarsi sfuggire; in certi +momenti allora aveva un’accortezza ed una insistenza tutta femminile, +gli carpiva i segreti dei suoi intrighi amorosi, e poi si vendicava +delle sue rivali; in tal modo dopo qualche mese d’intimità colla +duchessa di Lusciano, il re confessò questa intimità a Maria Carolina. +Essa allora fece esiliare la Duchessa nelle sue terre; sdegnata la +Duchessa si vestì da uomo, e mettendosi sul passaggio del re, lo +coprì di rimproveri; il re, debole al suo cospetto, come era debole +al cospetto della regina, confessò i suoi torti; ma la Duchessa non +fu meno obbligata di ritirarsi nelle sue terre, ove ancora si trovava +all’epoca del mio arrivo a Napoli. + +Lo stesso accadde per la duchessa Cassano Serra, benchè vi fossero dei +motivi totalmente opposti. Il re si occupava di lei; e malgrado tutte +le sue cure e tutte le sue promesse, essa rifiutò costantemente di +arrendersi ai suoi desiderii. Il re si dolse con sua moglie di questo +rigore. E la regina trovò mezzo di farla esiliare per essere stata +troppo virtuosa, come aveva trovato mezzo di far esiliare la duchessa +di Lusciano per non esserlo stata abbastanza. + +Ahimè! la povera duchessa pagò due volte più cara la sua virtù, che +un’altra non avrebbe pagato le sue colpe, e sventuratamente per lei, +ritornò nel ’99 dal suo esilio. + +Abbiamo detto che il principe di San Nicandro si era preoccupato di +fare del suo allievo il primo cacciatore ed il primo pescatore del +regno, e ciò nello scopo egoista ispirato da Tannucci, per impedire +al giovane principe di prendere parte agli affari di Stato; difatti +quando assisteva al consiglio, vi portava la preoccupazione della pesca +e della caccia al punto di non permettere che si mettesse il calamaio +sul tappeto delle deliberazioni, per timore che venisse l’occasione +di redigere qualche decreto che il re dovesse firmare; per questi +casi aveva fatto incidere la sua firma che egli applicava, o faceva +applicare sotto la deliberazione presa o no in sua presenza. + +Anzi, per esempio, qualche giorno dopo il mio arrivo a Napoli, vi +trovai fresco fresco questo aneddoto. + +Il re teneva consiglio di Stato a Caserta. Vi assistevano la regina, +il ministro Acton, Caracciolo e qualche altro. Si trattava di un +affare della più alta importanza che però ignoro; nel momento della +discussione si udì bussare alla porta; l’interruzione sorprese tutti; +chi era mai l’uomo ardito di venire a disturbare un consiglio di Stato +in funzione? ma il re che aveva riconosciuto la maniera di bussare, +corse alla porta, l’aperse ed uscì, e ricomparse poco dopo dando segni +della gioia più viva. + +Signori, disse, vi prego di terminare al più presto la discussione, +perchè io ho un affare di un’importanza ben maggiore di quella per cui +v’intrattenete. + +La seduta fu levata, il re si ritirò presto, e si coricò per levarsi il +giorno seguente prima dell’alba. + +Questo grande affare era un convegno di caccia, i colpi dati alla porta +del Consiglio di Stato era il segnale convenuto fra il re ed il suo +bracchiere che veniva ad avvertirlo che una torma di cignali era stata +veduta nel bosco verso lo spuntare del giorno, e che si erano fatti +stornare, e per trovarli il giorno dopo bisognava trovarsi pronto prima +dell’aurora. + +Qualche giorno dopo, nelle medesime circostanze, tre fischi si fecero +udire in corte; era ancora un segnale tra il re ed il suo bracchiere; +il re interruppe il consiglio, aperse la finestra e diede udienza al +messaggiere, che gli annunziava un volo di uccelli, ed il luogo ove si +erano appostati: allora il re volgendosi a Carolina. + +— Mia cara maestra, le disse, presiedi tu in mia vece e finisci +l’affare come credi, ti do carta bianca. + +E correndo fuori della camera, andò a perseguire il suo volo d’uccelli. + +Esiste fra il re di Napoli ed il margravio di Anspach una +corrispondenza interna, continuata, settimanale, su tutto ciò che +è relativo alla caccia. Ciascuno dei due principi tiene un registro +esatto in cui sono indicati, giorno per giorno, ora per ora, gli alti +fatti che li illustrano. + +Uno stesso registro ed una corrispondenza simile sono tenute o +piuttosto erano tenute fra il re di Napoli ed il re di Spagna suo +padre; ora avvenne sovente che alcune differenze politiche disgustarono +i due monarchi, ma per quanto fossero disgustati, politicamente +parlando, il registro cinegetico non subiva mai nessuna interruzione. + +La lista dei selvatici sagrificati al piacere dei monarchi fu sempre +tenuta regolarmente; la caccia minuta vi era numerata come gli +animali grassi, dal fagiano fino al beccafico; in una colonna per +le osservazioni vi erano esposte le difficoltà che si erano dovute +superare, gli accidenti che erano incorsi, le persone che avevano +accompagnato il re, e le menzioni onorevoli delle persone che +l’accompagnavano e che dopo di lui si erano distinte. + +Quello dei due registri che era destinato al margravio di Anspach era +il registro preferito, per la ragione semplicissima che Ferdinando, +quantunque abilissimo, era men buon tiratore di Carlo III, mentre al +contrario era miglior tiratore del margravio di Anspach. + +Il più dolce complimento che potesse accarezzare le orecchie del re, +era di dirgli che tirava meglio del margravio di Anspach, ciò che era +constatato dal numero degli animali uccisi da lui, e se il numero degli +uccisi da Carlo III, superava di molto il suo, ciò dipendeva non già +dalla sua bravura, ma dall’estensione della fecondità della selvaggina +nelle foreste spagnuole. + +Riferirò ancora due aneddoti, che completeranno il ritratto che +intendiamo di fare del re, poi passerò immediatamente al racconto +degli avvenimenti che scossero il regno di Napoli, ed ai quali ho preso +parte, più per amicizia verso il re e la regina, che per un sentimento +di antipatia ragionata contro il popolo francese e contro i patrioti +italiani. + +Il re, cacciando in uno de’ suoi boschi, incontrò una povera donna: +essa non lo conosceva e sembrava molto afflitta. — Senza avere nè il +cuore, nè lo spirito di Enrico IV, il re aveva una specie d’istinto +per le avventure popolari; si avvicinò ad essa e la interrogò; la buona +donna gli rispose che era vedova, che aveva sette figli da mantenere, +e che non possedeva che un piccolo campo che era stato poco prima +devastato dalla muta del re. — Ora converrete, signore, soggiunse la +vedova piangendo, che è ben duro di avere per sovrano un cacciatore, i +cui piaceri sono irrorati dalle lagrime dei suoi sudditi. + +Ferdinando le rispose che le sue querele erano giuste, e che essendo +egli al servizio di Sua Maestà non avrebbe mancato di informarnelo. + +— Glielo dite o non glielo dite, rispose la donna, io non spero nè +punto nè poco; non può essere che un uomo senza cuore chi distrugge per +suo piacere il bene del poveri, perchè sa che la povera gente non può +far nulla contro di lui. + +Questa dichiarazione della vedova non tolse al re di accompagnarla fino +alla sua capanna, e di vedere coi suoi occhi il guasto che aveva fatto. + +Giunto là chiamò due contadini, vicini della donna, e chiese loro +di stabilire una stima del danno; essi fecero i loro calcoli, e lo +stimarono a venti ducati. + +Il re tirò di tasca sessanta ducati e ne diede quaranta alla vedova, +dicendo che era giusto che il re pagasse il doppio dei privati. + +Gli altri venti ducati furono ripartiti fra i due arbitri. + +Il re dava udienza un giorno per settimana a Capodimonte, palazzo +costruito da Carlo III espressamente per la caccia dei beccafichi; in +quel giorno ognuno poteva giungere fino al re senza dimanda d’avviso e +senza lettera d’udienza; non v’era che di aspettare il suo turno, tanto +le anticamere erano ingombre di gente. + +Un vecchio prete dei dintorni di Capodimonte, avendo da chiedere una +grazia al re, risolse di approfittare di quel giorno di udienza e di +chiederla personalmente a Sua Maestà. + +Ma dovendo fare anticamera per un tempo maggiore o minore, ebbe cura +di prendere le sue precauzioni contro la fame, e si pose in tasca +un pezzo di pane e di formaggio; non già che avesse l’intenzione di +mangiare quel pezzo di pane nell’anticamera, per tutto l’oro dal mondo +non avrebbe commesso una simile irriverenza, — ma avendo tre leghe da +fare a piedi per ritornare al suo villaggio, aveva stabilito che dopo +l’udienza si sarebbe fermato alla prima fontana, e mangiarsi il pane +ed il cacio seguito da qualche sorso d’acqua, e così ristorate le sue +forze, rimettersi in viaggio per il suo presbitero. + +Dopo tre o quattro ore di attesa, venne il suo turno, ed entrò. + +Il re era seduto in poltrona, ed ai suoi piedi stava coricato un grosso +bracco che era il suo prediletto per la finezza del suo olfatto. + +Appena il prete ebbe spinta la porta il cane aperse le narici, sollevò +la testa, fece gli occhi teneri e dimenò la coda. + +Tutte queste dimostrazioni di amicizia erano dirette al prete, +o piuttosto al pezzo di formaggio che aveva in tasca; è noto +l’irresistibile desiderio che i cani da caccia hanno per questo +commestibile. + +Mano mano che il prete si avvicinava o faceva degli inchini, il cane si +alzava, e con tutta l’espressione amichevole andava incontro al prete. + +Costui non credeva forse le dimostrazioni del cane così amichevoli come +lo erano realmente; lo vedeva con inquietudine, si cambiò in terrore +quando vide il cane passargli dietro. + +Ma fu bene ancor peggio quando, in mezzo all’esposizione della sua +dimanda, sentiva il muso del cane introdursi insidiosamente nella sua +tasca. + +L’amore del re per i suoi cani era noto. Non si trattava di liberarsi +con un colpo di piede del bracco favorito del re; eppure questi +cominciava a spingere l’indiscrezione fino all’importunità. + +In quanto al re era nella sua più grande gioia insensibile ad uno +scherzo grazioso, si compiaceva oltre modo delle buffonate. + +Interruppe il prete in mezzo alla sua arringa già sufficientemente +tormentata. + +— Perdonatemi, padre mio disse egli, che avete in tasca, giacchè il mio +cane insiste tanto ad osservarla? + +— Ahimè, Sire, rispose il prete con esitazione, un semplice pezzo di +formaggio, atteso che sono già le quattro dopo mezzogiorno, come potete +vedere, ed ho ancora tre leghe da fare per giungere alla mia casa; non +sono abbastanza ricco per pranzare in città. + +Difatti voi dite il vero, disse il re, perchè ecco che Giove, — tale +era il nome del cane, — è riuscito a prendervi il formaggio: continuate +dunque nella vostra domanda, perchè è probabile che intanto vi lascerà +tranquillo. + +Il prete, mentre Giove mangiava il suo formaggio, continuava ciò che +doveva dire al re, che l’ascoltava con maggior attenzione. + +— Va bene, disse il re, quando il prete ebbe finito. + +— Noi siamo d’avviso che.... + +Ma contro la previsione di Sua Maestà, Giove dopo di aver mangiato il +formaggio, sembrava di non voler lasciare in pace il curato pel pane. + +— Andiamo, andiamo, disse il re interrompendosi, non fate il sacrifizio +a metà, vuotate completamente le vostre tasche. + +— Tutto ciò è bello e buono, Sire! disse il prete, ma mio Dio! ed io? + +— Ma non inquietatevi per così poco, il buon Dio provvederà. + +Il prete diede il suo pane al cane ed uscì. + +Mentre Giove mangiava il suo pane, il re suonò il campanello. + +— Trattenete, disse, quel prete che è uscito adesso, e dategli un buon +pranzo sicchè resti un’ora a tavola. + +L’ordine di Ferdinando fu eseguito; in quell’ora il re ritornò a +Napoli, sbrigò l’affare del prete in modo che ritornando alla sua cura +già confortato da un buon pasto, trovò anche già accordato il favore +che egli aveva chiesto. + +Mi sono estesa molto sulla caccia, ciò che mi fa trascurare la pesca. +Diciamo una parola sopra questo secondo divertimento, di cui il re è +quasi più fanatico del primo. + +Dire il re pesca, non è nulla, ma dire che il vero piacere del re non +è la pesca, ma di vendere egli stesso il pesce, ecco quanto riconosceva +io stessa come inconcepibile per coloro che non hanno conosciuto questo +principe: ed io stessa ho veduto questo singolare spettacolo, non +soltanto una volta, ma più di dieci. Ecco come va la cosa. + +Il re pesca ordinariamente in una parte riservata del mare, in faccia +ad una piccola casa che gli appartiene, del quartiere di Posilippo. +Quando ha fatto un’ampia cattura di pesce, ritorna a terra, fa portare +il suo pesce alla marina, chiama i compratori che di certo non mancano +mai di accorrere all’appello reale. Là si mette il pesce in vendita +come sulle panche del mercato; ciascuno può aggiungere un grano +all’asta; quando il re trova che il prezzo è troppo basso, lo spinge +egli stesso, e se il pesce resta per suo conto, lo conserva e lo si +mangia a palazzo; tutti in questa circostanza, come sempre altrove, si +avvicinano al re per parlargli, ed anche per questionare, cosa che non +mancano mai di fare nel loro dialetto i suoi amici lazzaroni, che non +si danno nemmeno la cura di chiamarlo Maestà, ma soltanto Nasone, pel +suo naso grosso tre volte quanto un naso ordinario. + +Questa vendita è generalmente assai comica; il re vende caro quanto +più può, vanta il suo pesce, lo prende per le pinne per mostrarlo, e +schiaffeggiando quelli che gli offrono un prezzo troppo basso se si +trovano a portata; da parte loro poi i lazzaroni gli rispondono con +delle ingiurie, come se avessero a trattare con un vero pescivendolo; +queste invettive lo fanno ridere sgangheratamente. Finita la +vendita, inzuppato di acqua di mare, e col puzzo di pesce, ritorna +a palazzo, e prima di lavarsi e di mutar vestito, va a raccontar +tutto, sbellicandosi dalle risa, alla regina, la quale secondo +l’umore in cui si trova, lo ascolta pazientemente, o lo mette alla +porta, rimproverandogli quei piaceri grossolani, a’ quali però le +rincrescerebbe che rinunciasse, perchè grazie a questi piaceri plebei, +che interessano il re più degli affari, essa governa a suo talento il +regno. + + + FINE DEL VOLUME TERZO. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76091 *** |
