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+ <title>Memorie di Emma Lyonna, vol. III | Project Gutenberg</title>
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+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76091 ***</div>
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+<div class="booktitle">
+<h1>
+MEMORIE DI EMMA LYONNA
+<span class="smaller">VOL. III.</span>
+</h1>
+</div>
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+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="small">MEMORIE</span><br>
+<span class="xx-small">DI</span><br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+DI
+</p>
+
+<p class="pad1 x-large">
+ALESSANDRO DUMAS
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA.
+</p>
+
+<p class="pad1">
+Vol. III.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">MILANO</span><br>
+G. DAELLI e C. EDITORI<br>
+<span class="small">MDCCCLXIV.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori.
+</p>
+
+<p>
+STEREOTIPIA G. DASSI E C.
+</p>
+
+<p>
+TIP. GUGLIELMINI.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+MEMORIE<br>
+DI<br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p>
+
+<h2>I.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Dopo aver percorso una parte della Francia, il
+Belgio, la Germania, ci fermammo a Vienna il tempo
+appena necessario a sir William per presentare i
+suoi omaggi all’imperatore Giuseppe II, avendo avuto
+l’onore d’essergli stato presentato quattr’anni prima,
+quando era venuto incognito a Napoli, senza
+seguito, sotto il nome di un semplice gentiluomo:
+poscia partimmo per Venezia, Ferrara, Bologna e
+Roma.
+</p>
+
+<p>
+A Roma sir William si decise di cominciare a farmi
+conoscere la società italiana. Le ricerche archeologiche
+l’avevano più volte condotto, non dirò nella
+metropoli del mondo cristiano, ma nella capitale dei
+Cesari, e v’era in intrinsechezza con le famiglie più
+distinte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+</p>
+
+<p>
+Vi arrivammo al principio della primavera del 1788.
+</p>
+
+<p>
+Pio VI occupava da tredici anni il trono di San
+Pietro, e ne avea settantuno. Il bell’Angelo Braschi,
+che, quando venne nominato Papa, succedendo a
+Clemente XIV, avrebbe volentieri preso il nome di
+Formoso II, tanto era vago dell’incarnato gentile
+del suo volto e dei suoi belli capelli biondi, era sempre
+l’adoratore della propria bellezza. — Si raccontano
+le cose più ridicole sull’ammirazione che egli
+aveva di sè stesso.
+</p>
+
+<p>
+Le cattive lingue, — e ve ne sono dovunque, anche
+a Roma, — dicevano del resto che Sua Santità
+dovea una certa riconoscenza a quella grande bellezza,
+non essendo stata estranea all’alta sua fortuna,
+alla quale avea anche contribuito con tutto il
+suo potere il decano del sacro Collegio, il cardinale
+Ruffo, che amava, dicesi, il giovane prelato di un
+amore, a trovar l’eguale del quale bisogna ricorrere
+alla storia antica, e che può essere paragonato a
+quello di Socrate per Alcibiade.
+</p>
+
+<p>
+Quella bellezza che avea cominciato la sua fortuna
+la continuò, — parlo sempre, ben inteso, come
+le cattive lingue di Roma. — Angelo Braschi, avendo
+perduto il suo protettore, tentò di supplirvi con una
+protettrice, e si fece l’amante della ganza del cardinale
+Rezzonico, nipote del Papa, che lo fece nominare
+gran tesoriere, carica che il buon Ganganelli
+gli tolse nominandolo cardinale.
+</p>
+
+<p>
+È vero che Clemente XIV non poteva fare altrimenti;
+il cappello toccava di dritto ad ogni gran
+tesoriere della santa Sede che usciva di carica, giustamente
+o ingiustamente. Angelo Braschi non tralasciò
+per altro di ringraziare Ganganelli della dignità,
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+alla quale avevalo promosso; ma il papa
+vuolsi che così ingenuamente gli rispondesse:
+</p>
+
+<p>
+— Vi ho fatto cardinale, perchè volevo dare il posto
+di tesoriere ad un uomo, la cui probità non fosse
+posta in dubbio.
+</p>
+
+<p>
+Il ringraziamento era degno del favore. Braschi
+non stimò opportuno di rinnovarlo pel motivo che
+glielo avea fatto accordare.
+</p>
+
+<p>
+Quando arrivammo a Roma, mi si presentò una
+bella occasione per vedere Sua Santità, il quale,
+come si sa, <i>incontra le signore</i>, ma non le riceve.
+</p>
+
+<p>
+Difatti, quando qualche illustre straniera o qualche
+nobile dama romana desidera di vedere il sovrano
+pontefice, fa domandare un tale favore a Sua
+Santità, che generalmente risponde che passeggerà
+nel tal giorno, alla tale ora, nel giardino del Quirinale,
+se d’estate, o in quello del Vaticano se d’inverno.
+</p>
+
+<p>
+La dama si trova nel giorno e nell’ora indicati,
+sulla via che percorre Sua Santità, e riceve la benedizione
+pontificale.
+</p>
+
+<p>
+Ma nella mia qualità di protestante io non poteva
+nemmeno sperare un tal favore, e però giunsi
+per un mezzo ancor più semplice, ad ottenere questo
+onore.
+</p>
+
+<p>
+I direttori del collegio della Propaganda avevano
+ottenuto che Sua Santità assistesse ad una delle
+loro dispute accademiche: niente dunque di più facile
+a sir William dell’ottenere due posti per la sua
+qualità di ambasciatore.
+</p>
+
+<p>
+Essendo que’ posti riservati, non fummo obbligati
+di attendere nè metterci in coda, ma arrivammo all’ora
+precisa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+</p>
+
+<p>
+Appena seduti, un gran romore annunziò l’arrivo
+di Sua Santità.
+</p>
+
+<p>
+Confesso che aspettavo con grande curiosità: sarebbe
+difficile, davvero, di vedere un vecchio più
+bello di Pio VI. I suoi capelli biondi erano diventati
+bianchi, ma aveano serbato la loro ondulazione elegante;
+il viso era troppo fresco per essere esente
+da ogni preparazione, ma i denti erano belli e l’occhio
+di una vivacità considerevole.
+</p>
+
+<p>
+Forse in quel giorno l’occhio era più vivo ed il
+viso più colorito del solito. Circolava a bassa voce
+la diceria che Sua Santità avea dato poco prima in
+uno di quegl’impeti di collera, che erano il terrore
+di tutti quelli che lo circondavano, e che la causa
+più leggera bastava a fare scoppiare.
+</p>
+
+<p>
+Pio VI avea ordinato al suo sarto un abito nuovo
+per la solennità cui dovea assistere; ma una malaugurata
+piega nei calzoni turbava la regolarità delle
+forme di cui era tanto altiero. Egli rimproverò questo
+difetto di taglio al povero diavolo con una vivacità,
+che costui cercava mitigare con una umile scusa;
+ma la scusa, per quanto umile, fu respinta con
+un vigoroso schiaffo. — Lo spavento più che il male
+fe’ svenire il colpevole, il quale non rinvenne se non
+dopo un copioso salasso.
+</p>
+
+<p>
+La seduta incominciò: tutto andò a meraviglia
+sino ai due terzi di essa: ma a questo punto, credendo
+di far piacere al sovrano pontefice, provandogli
+quanto la Chiesa fosse estesa, giacchè avea
+sudditi fin sotto la zona torrida, i direttori introdussero
+un giovane negro del Congo, che cominciò
+un discorso che mi parve eloquentissimo, ma che
+fu interrotto fin dal principio dell’esordio dal santo
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+padre che si alzò ed uscì, dando segni visibili di
+malcontento. Dopo qualche secondo, la causa del
+suo cattivo umore fu conosciuta: egli non aveva badato
+nè alla bellezza del discorso, nè al Congo, nè
+al grado di latitudine ov’era situato.
+</p>
+
+<p>
+Egli non avea veduto che un negro bruttissimo,
+la cui antipatica figura avea ferito la suscettibilità
+de’ suoi organi visivi, ed era uscito raccomandando
+che per l’avvenire non gli mettessero più sotto gli
+occhi siffatti mostri.
+</p>
+
+<p>
+Ecco quanto aveano guadagnato i direttori del
+collegio della Propaganda con la loro delicata cortesia.
+</p>
+
+<p>
+È vero che qualche mese prima, il 6 ottobre 1787, — la
+data era rimasta come quella di un giorno di festa,
+nella memoria di tutti quelli che circondavano
+Sua Santità, — la Provvidenza avea accordato
+a Pio VI una grande consolazione.
+</p>
+
+<p>
+La principessa duchessa, la signora Costanza Onesti
+avea dato alla luce un maschio. — Chiamasi in Roma
+principessa duchessa la moglie di quel nipote del
+papa che vien fatto da lui principe duca: gli altri
+generalmente son tutti cardinali.
+</p>
+
+<p>
+La principessa duchessa, vale a dire la moglie del
+duca principe Onesti Braschi, era cara per molte
+ragioni a Sua Santità, per quanto lo si assicura,
+prima perchè sua nipote aveva sposato il principe
+duca, poi come figlia dell’amante del cardinale Rezzonico
+di cui egli stesso, il bel pontefice, era stato
+amante, vale a dire la bella Giulia Falconieri. Molti
+dicevano che la principessa duchessa era molto più
+stretta parente del papa di quanto egli stesso fingeva
+di credere; e di fatti Pio VI rifiutava quanto
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+poteva quella paternità, trattenuto dai suoi principii
+religiosi che non gli vietavano di commettere adulteri,
+ma che ripugnavano all’incesto.
+</p>
+
+<p>
+Nell’occasione di questo parto, vi furono grandi
+feste a Roma, e tutti i cardinali e prelati testimoniarono
+la loro gioia e la loro divozione a Sua Santità,
+colmando di doni la principessa duchessa.
+</p>
+
+<p>
+Suo marito, che trovai alle conversazioni della
+principessa Borghese, le meno noiose di tutte le
+riunioni di Roma, — da questa tristezza generale
+escludo però quella del vecchio cardinale di Bernis
+ove si rinviene tutta la scioltezza della Francia che
+egli rappresenta, — era un uomo piuttosto bello
+della persona, di forme e d’aspetto atletico, nato per
+essere principe duca nella piccola città di Cesena.
+Era d’una ignoranza patriarcale, ed a Roma, quando
+si vuol parlare di un uomo arrivato all’ultimo grado
+dell’idiotismo, si dice che è bestia come il principe
+duca.
+</p>
+
+<p>
+La prima volta che venne dalla principessa Borghese,
+dopo il suo arrivo da Cesena, gonfio ancora
+della sua qualità di principe duca, e della genealogia
+che un dotto romano avevagli scoperta, ebbe
+bisogno di un bicchier di acqua e lo chiese alla padrona
+di casa.
+</p>
+
+<p>
+Il principe duca era appoggiato al caminetto.
+</p>
+
+<p>
+— Tirate due volte il cordone che vi sta dietro,
+disse la principessa, ed avrete quanto desiderate.
+</p>
+
+<p>
+Il principe duca obbedì senza comprendere; ignorava
+l’uso de’ campanelli, che del resto, inventati
+da madama di Maintenon, non datano, come si sa,
+che da un centinaio di anni. Fu dunque grande la
+sua meraviglia quando, appena tirato due volte il
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+cordone, vide entrare il domestico con un vassoio
+di rinfreschi. Per soddisfare alla sua curiosità si dovette
+spiegargli il meccanismo dei campanelli, che, — rendiamo
+questa giustizia, — eccitò in grado tale
+la sua ammirazione che ne parlò per tutta la sera.
+</p>
+
+<p>
+La sua ammirazione, fu tale, che invece di ritirarsi
+a casa sua, si fece condurre al Vaticano, e risvegliò
+suo zio per farlo consapevole della scoperta che
+avea fatta.
+</p>
+
+<p>
+Il papa, che era coricato, tirò il campanello che
+pendeva accanto al letto, e disse al cameriere che
+accorse al romore:
+</p>
+
+<p>
+— Riconducete il principe duca, e prima di lasciarlo
+entrare a queste ore, informatevi se ciò che
+mi vuol dire val la pena di svegliarmi.
+</p>
+
+<p>
+Questa ignoranza si estende a tutto: una seconda
+volta lo incontrai dalla marchesa Bocca Paduli Gentili;
+si parlava di letteratura inglese e francese, di
+Shakespeare, di Ben Johnson, di Racine, di Corneille,
+di Molière.
+</p>
+
+<p>
+Il principe duca rimaneva a bocca aperta; non
+conosceva nessuno di questi signori, e li udiva nominare
+per la prima volta. Sir William, a proposito
+della tragedia <i>Maometto</i> dedicata a Ganganelli, pronunziò
+il nome di Voltaire.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! costui, esclamò il principe duca, saltando
+per la gioia sul suo seggiolone, lo conosco. È un
+frate tedesco che ha fatto molti torti alla Santa
+Chiesa.
+</p>
+
+<p>
+Il buon principe avea confuso Voltaire con Lutero.
+</p>
+
+<p>
+Del resto pareva che una fatalità attaccasse questo
+imbecille ai nostri passi. Il giorno dopo ci trovammo
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+insieme a pranzo dall’ambasciatore di Vienna.
+Si parlava di Vienna e della galleria imperiale
+dei quadri.
+</p>
+
+<p>
+Il principe duca, preso da un bello entusiasmo
+artistico, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— S’io fossi a Vienna, passerei in quella galleria
+la mia vita, in contemplazione dinanzi alla <i>Notte</i>
+del Correggio.
+</p>
+
+<p>
+Tutti si guardarono in faccia; tutti sapevamo che
+la <i>Notte</i> del Correggio è stata acquistata da Augusto
+III, elettore di Sassonia, alla galleria di Modena,
+e che ora si trova a Dresda.
+</p>
+
+<p>
+Lord Hervey, duca di Bristol, vescovo di Derry in
+Irlanda, non volle lasciar passare, senza notarlo, un
+simile tratto d’ignoranza.
+</p>
+
+<p>
+— Affè, eccellenza, diss’egli, sono dolente di contraddire
+un uomo del vostro sapere, ma non esito
+punto ad affermarvi che siete in errore, e che il
+quadro, che vorreste a Vienna per contemplarlo a
+vostro bell’agio, non è a Vienna ma a Dresda.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, gli rispose il principe duca, volete voi
+saperlo meglio di mio zio, che me lo ha detto, e che
+nella sua qualità di papa è infallibile?
+</p>
+
+<p>
+— Eccellenza, rispose lord Hervey, mi date una
+cattiva ragione; sono un vescovo protestante, e però
+non riconosco l’infallibilità di vostro zio.
+</p>
+
+<p>
+Ho accennato all’alterigia che sentiva il principe
+duca per la genealogia inventata espressamente per
+lui, e che lasciava indietro di molto quella inventata
+per il duca di Guisa dall’avvocato Nicola David,
+che lo faceva discendere da Carlomagno.
+</p>
+
+<p>
+Ecco il fatto.
+</p>
+
+<p>
+Angelo Bruschi è di famiglia povera ma nobile di
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+Cesena. Sua sorella sposò un povero diavolo chiamato
+Onesti, negoziante, che non aveva la minima
+pretesa di salire nei cocchi del re di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Ma quando il nipote del papa fu nominato principe
+duca, bisognava trovargli una prosapia degna
+del rango.
+</p>
+
+<p>
+Allora un genealogista lesse queste parole nella
+vita di S. Romualdo scritte in latino:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«<i>Romualdus ex honestis parentibus natus</i>.»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Il genealogista afferrò l’occasione pe’ capelli; prese
+l’epiteto <i>honestis</i> pel nome di famiglia del santo, e
+fece stampare l’anno dopo un’opera, con un gran
+lusso tipografico, in cui si provava che S. Romualdo
+era nato da una famiglia Onesti, di cui il nipote
+del papa discendeva in linea retta.
+</p>
+
+<p>
+In virtù di questa genealogia incontestata, come
+si comprende bene, il primogenito del principe duca,
+il bambino la cui nascita ha prodotto, il 6 ottobre
+ultimo, una gioia così grande alla corte di Roma,
+ha ricevuto da suo zio al fonte battesimale il nome
+di Romualdo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span></p>
+
+<h2>II.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Ho detto che le conversazioni romane erano molto
+noiose; avrei dovuto aggiungere per gli altri, perchè
+per me sono uno spettacolo talmente nuovo,
+che sono dilettevoli, anzi straordinarie.
+</p>
+
+<p>
+Le Romane sono belle di certo, ma più belle nel
+popolo che nell’aristocrazia: non è raro di trovare
+nelle trasteverine e nelle contadine dei dintorni di
+Roma, dei tipi che ricordano le Madonne di Raffaello;
+ma, ripeto, que’ tipi sono quasi tutti popolari.
+</p>
+
+<p>
+Delle nobiltà, le bellezze sono più rare, sicchè la
+mia apparizione ha fatto grande sensazione nelle
+sale di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Fu quasi una rivoluzione fra i prelati ed i cardinali.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<p>
+Bisogna sapere prima, che cosa sia abitualmente
+una conversazione romana, quando un grande avvenimento
+come quello della mia presenza non vi
+porta il disordine e la confusione.
+</p>
+
+<p>
+Le conversazioni di Roma partecipano naturalmente
+dello spirito del governo e del sacerdozio;
+si passa il tempo in complimenti di etichetta, e se
+qualche volta si è interessato il cuore, lo spirito non
+lo è mai.
+</p>
+
+<p>
+Dovunque si resta impacciato; dovunque si trova
+la ritenutezza, la gaiezza non esiste nemmeno fra i
+giovani.
+</p>
+
+<p>
+La paura è in tutti i cuori, la diffidenza in tutti
+i volti, e invece di abbandonarsi a quell’espansione,
+come in Francia od in Inghilterra, si guarda, si
+osserva e si tace, perchè si ha paura. I forestieri
+non hanno simili paure, ma l’atmosfera gelata che
+li circonda li rende freddi: tutta la società somiglia
+ad un immenso pendolo, di cui sieno fermi i congegni
+e che tratto tratto riprendono a scosse i loro
+movimenti per poi fermarsi ancora. Per fortuna si
+giuoca e forte, ed io, quantunque buona giuocatrice,
+preferisco di studiare ciò che mi si presenta sotto
+gli occhi: per ritornare alle carte ho sempre tempo.
+Se la padrona di casa non gioca, s’impossessa di
+qualche eminenza o di un ministro, e discorre con
+lui finchè dura la serata: gli altri personaggi insigniti
+di una dignità qualunque fanno lo stesso, e
+questi colloqui a quattr’occhi per quanto siano numerosi,
+sono così serii e silenziosi, che in mezzo a
+cinquanta persone si sentirebbe una mosca a volare;
+l’immobilità di tutta quella gente mi ricorda
+quella dei senatori dell’antica Roma, seduti sulla
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+loro sedia corule, aspettando la morte per mano
+dei Galli.
+</p>
+
+<p>
+Quando alla conversazione vi sono tre o quattro
+cardinali la cosa diventa molto incomoda per gli
+spettatori; queste illustrissime eminenze passeggiano
+continuamente, bisogna cedere loro il posto,
+salutarli profondamente quando vi passano per davanti,
+e guardarsi bene dal camminare sull’enorme
+coda del loro abito; i semplici prelati che li circondano
+camminano curvi come parentesi, ed applaudiscono
+ad ogni frase che l’eminenza si degna di
+lasciar cadere dalla sacra sua bocca.
+</p>
+
+<p>
+Il mio arrivo a Roma, e la mia presentazione nei
+loro circoli, ha rovesciato tutto. Le eminenze invece
+di passeggiare in lungo ed in largo, come l’ammalato
+immaginario di Molière, fanno circolo intorno
+a me; e siccome io parlo facilmente l’italiano e pochissimi
+parlano il francese e nessuno l’inglese, essi
+sono maravigliati di potermi fare i loro complimenti
+scipiti ed esagerati ad un tempo nella lingua dove
+il sì suona, come dice Dante.
+</p>
+
+<p>
+Uno dei più assidui a farmi la corte è il nostro
+lord Herney vescovo di Derry; e siccome egli mi
+parla in inglese, e se non ha dello spirito, ha della
+originalità nella sua conversazione, ridiamo alternativamente
+delle cose che diciamo; le eminenze e
+i monsignori sono molto imbarazzati.
+</p>
+
+<p>
+Fra tutte queste conversazioni, quella che trovai
+più aggradevole finora, è quella della principessa di
+Santa Croce. È vero che nel suo circolo intimo,
+ove grazie alla posizione di sir Hamilton sono stata
+ammessa, non si riceve che una società scelta composta
+quasi tutta dal corpo diplomatico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+</p>
+
+<p>
+Avevo molto insistito per essere presentata alla
+principessa di S. Croce, sapendo che a dieci ore di
+sera si trovava alle sue piccole riunioni il cardinale
+di Bernis, e che desideravo di conoscere questo caro
+vecchio, di cui avevo letto le poesie, che egli chiama
+i suoi peccati di gioventù.
+</p>
+
+<p>
+Il cardinale di Bernis ha settantatrè anni, e non
+ha perduto nulla del suo spirito, direi quasi della sua
+giovinezza; egli porta qui il titolo di Protettore
+della Francia, dopo aver avuto parte alla diplomazia
+europea; si sa che ebbe assai presto gli ordini e
+prese il titolo di Abate; e venuto giovane a Parigi,
+si fece conoscere pei suoi versi galanti, piacque a
+madama di Pompadour, entrò nell’accademia a 29
+anni, e dopo la morte del cardinale Fleury fece una
+rapida fortuna, fu nominato ambasciatore a Vienna
+e divenne cardinale. Fu egli che, come ministro
+degli affari esteri, firmò il trattato d’alleanza con
+l’Austria, e durante la guerra dei sette anni, cadde
+in disgrazia per aver consigliato la pace contro
+l’avviso di madama Pompadour; ma madama di Pompadour
+essendo morta nel 1764, il cardinale di Bernis
+fu nominato arcivescovo di Alby, e cinque anni dopo
+ambasciatore a Roma; nei primi anni della sua residenza
+ebbe una parte brillantissima, e quantunque
+la Spagna avesse riacquistato a Roma la principale
+influenza, il cardinale per le sue qualità personali
+ha mantenuto la Francia in una buona posizione.
+</p>
+
+<p>
+Noi fummo tosto presentati a Sua Eminenza, che
+ci invitò a pranzo pel giorno dopo.
+</p>
+
+<p>
+Sapevamo già che il pranzo del cardinale di Bernis
+era eccellente, e che contra l’abitudine sparsa
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+nel servidorame romano, i suoi domestici non vengono
+il giorno dopo a farsi pagare dai convitati il
+prezzo del pranzo del giorno prima. Il cardinale
+vive splendidamente, tiene corte bandita, basta essergli
+stato presentato una volta per aver sempre
+il suo posto a tavola. Queste spese giornaliere, le
+feste che dà, lo sciupo che si fa in casa sua lo conducono,
+per quanto lo si assicura, in rovina, tanto
+più che la famiglia incaricata dell’amministrazione
+dei suoi beni in Francia, inventa ogni anno per dispensarsi
+d’inviaglierne i frutti, ora la siccità, ora
+una inondazione; le riparazioni assorbono poi ciò
+che il flagello avea risparmiato.
+</p>
+
+<p>
+L’amabile vecchio mi raccontava tutto ciò ridendo
+e vezzeggiando con me, dicendo; per fortuna che
+ho 73 anni, e che mi resterà sempre qualche cosa
+per andare alla fine.
+</p>
+
+<p>
+Ahimè, il degno uomo s’ingannò; rivocato tre
+anni dopo per la sua opposizione alla rivoluzione
+francese, spogliato di tutta la sua fortuna, passò da
+una rendita di cento mila scudi romani ad una
+strettezza che sarebbe diventata la miseria, senza
+il soccorso che gli fece ottenere dalla Spagna il cavaliere
+d’Azara suo amico.
+</p>
+
+<p>
+Noi incontrammo dal cardinale questo degno spagnuolo,
+sulla cui onestà e cortesia non v’ha che
+una voce sola in Roma. Egli e la sua corte, quella
+di Carlo III, trovavasi in contegno momentaneamente
+freddo con Sua Santità a proposito di un piccolo
+raggiro che gli aveva teso, e di che, malgrado
+le sue istanze, non aveva potuto ottenere giustizia.
+</p>
+
+<p>
+Ognuno sa, che la società di Gesù fu cacciata
+nel 1767 dalla Spagna e da Napoli, e finalmente soppressa
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+nel 1773 da Clemente XIV, che sopravvisse
+soltanto due anni a questa soppressione.
+</p>
+
+<p>
+Benchè il re Carlo III fosse adirato contro i buoni
+padri, per aver fatto spargere la voce all’epoca della
+sua nascita, che egli non era figlio di Filippo V, ma
+del cardinale Alberoni, la sua vendetta erasi limitata
+a cacciarli dai suoi stati e a farli cacciare da quelli
+di suo figlio Ferdinando; ma continuava a pagare
+le loro pensioni in buone piastre spagnuole, che
+erano apprezzate in Italia, e specialmente a Roma,
+ove la moneta è orribilmente falsificata.
+</p>
+
+<p>
+Ora un bastimento carico di piastre inviate dalla
+corte di Madrid era arrivato a Civitavecchia. Queste
+piastre erano destinate al pagamento delle pensioni
+degli esuli.
+</p>
+
+<p>
+Pio VI le fece depositare alla zecca.
+</p>
+
+<p>
+Una volta lì, invece di distribuire ai buoni padri
+questo denaro, al primo titolo che era destinato per
+loro, egli lo fece fondere, vi mischiò un quarto di
+lega, e fece battere paoli, papetti, testoni e carlini,
+e pagò i padri di Gesù con questa miserabile moneta,
+guadagnandovi sopra, come ci assicurò Ienkena
+il banchiere di sir William, più del 25 per cento.
+</p>
+
+<p>
+I gesuiti ebbero bellamente a reclamare, e così
+pure il signor Azara; ma non fu loro resa giustizia
+tanto che inviarono una supplica al re Carlo III,
+pregandolo di farli pagare d’ora innanzi direttamente
+per mano dell’ambasciatore.
+</p>
+
+<p>
+Ma ciò è nulla in confronto di ciò che si racconta
+sui mezzi impiegati da Sua Santità per procurarsi
+del denaro, o piuttosto per aumentare la fortuna del
+principe duca e del cardinale Onesti suoi nipoti:
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+tant’era Sua Santità roso fino alle ossa dalla cancrena
+del nipotismo.
+</p>
+
+<p>
+Si è al punto che Sua Santità, malgrado il suo
+potere temporale e spirituale, è in procinto di perdere
+un processo, che avrebbe guadagnato se non
+fosse che ingiusto.
+</p>
+
+<p>
+Per sventura è iniquo.
+</p>
+
+<p>
+Ecco il fatto.
+</p>
+
+<p>
+Vi era a Roma un facchino dei dintorni di Milano,
+che col suo lavoro, un vero lavoro da facchino,
+avea radunato la somma favolosa di 800,000 scudi
+romani, 4,400,000 lire di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Questo facchino si chiamava Lepri.
+</p>
+
+<p>
+Aveva tre figli, Amasi, Giuseppe e Giovanni.
+</p>
+
+<p>
+Ripartì la sua fortuna fra loro tre, mettendo per
+condizione che la eredità di ciascun fratello che morisse
+senza figli maschi sarebbesi accumulata a vantaggio
+degli altri.
+</p>
+
+<p>
+Giovanni, il maggiore, morì senza figli poco dopo
+suo padre; Giuseppe, il secondo, morì lasciando una
+figlia per nome Anna Maria; rimaneva il terzo, Amasi,
+che erasi fatto prete, e per conseguenza non poteva
+esser nel caso d’aver figli maschi.
+</p>
+
+<p>
+Giustizia avrebbe voluto che tutta la fortuna ritornasse
+alla figlia, anche l’eredità del prete, perchè
+essa era sua nipote, e che nessuno dei defunti avea
+lasciato figli maschi.
+</p>
+
+<p>
+Al contrario il prete pretendeva che tutto veniva a
+lui e s’impossessò diffatti di tutta la fortuna in detrimento
+di Anna Maria, di cui egli non amava la
+madre.
+</p>
+
+<p>
+Anna Maria intentò un processo a suo zio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+</p>
+
+<p>
+Allora il prete, abusando delle sua influenza, subornò
+i testimoni, ai quali fece deporre che Anna
+Maria non era legittima.
+</p>
+
+<p>
+Questa frode non ebbe altro risultato che di sollevare
+contro di lui la coscienza pubblica.
+</p>
+
+<p>
+Il processo giunse alle orecchie di Sua Santità,
+che fiutò un buon affare, ed incaricò un certo Nardini
+di andare ad offrire ad Amasi il cappello cardinalizio
+ed una rendita di cui si discuterebbe l’ammontare;
+si fece osservare ad Amasi che questa fortuna,
+essendo stata guadagnata interamente da suo
+padre negli stati di Sua Santità, era giustizia, che
+meno la porzione che gli sarebbe attribuita, ritornasse
+a Sua Santità.
+</p>
+
+<p>
+Amasi scorse in questa offerta un mezzo per soddisfare
+ad un tempo il suo orgoglio ed il suo odio:
+fece al papa una donazione di tutti i suoi beni, riportandosi
+alla sua generosità per il compenso.
+</p>
+
+<p>
+Il papa mise immediatamente il principe duca in
+possesso di questa fortuna; ma dimenticò di dare
+la rendita ed il cappello promesso ad Amasi.
+</p>
+
+<p>
+Amasi reclamò, ma inutilmente.
+</p>
+
+<p>
+Allora preso dal rimorso di aver fatto gratuitamente
+una cattiva azione, fece un testamento nel
+quale dichiarò che la donazione che aveva fatto a
+Sua Santità, era il risultato della frode e dei cattivi
+consigli, aggiungendo che egli aveva ceduto specialmente
+all’odio che portava alla cognata, di cui
+implorava il perdono, confessando il suo delitto e rivocando
+la donazione.
+</p>
+
+<p>
+Nardini, l’agente di Sua Santità, cui senza dubbio
+erasi dimenticato di pagar la sua mediazione, si unì
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+ad Amasi, dichiarando che si pentiva di aver prestato
+il suo ufficio a Pio VI per compire un’azione
+abbominevole.
+</p>
+
+<p>
+Il testamento di Amasi e la confessione di Nardini
+furono tosto pubblicati; un mormorio scoppiava da
+tutte le parti; ma il papa si accontentò di rispondere,
+che la munificenza di Amasi era un miracolo
+di San Pietro, e che non spettava a lui di opporsi
+alla benevolenza, che il Santo conservava pei suoi
+successori.
+</p>
+
+<p>
+All’epoca in cui era avvenuto il fatto, il papa avea
+sessantun anni. Anna Maria e sua madre si limitarono
+di ottenere un consulto dei migliori avvocati
+di Roma, salvo ad aspettare la di lui morte, onde
+tentare il processo non già al papa ma al principe
+duca.
+</p>
+
+<p>
+Questa risoluzione spaventò Pio VI, lui morto
+non sarebbe più là a far preponderare con tutto il
+suo potere il disco della bilancia, che una vecchia
+tradizione mitologica mise nella mano della giustizia.
+</p>
+
+<p>
+Egli forzò dunque la pupilla a far valere i suoi
+dritti ed a intentargli un processo; ma l’interesse che
+ispirò la povera fanciulla che egli voleva spogliare
+divenne così generale, — tanto era evidente l’ingiustizia
+contro cui reclamava, — che i giudici avvisarono
+Sua Santità che non potrebbero fare altrimenti
+che conchiudere contro di lui, consigliandogli di
+entrare in trattative.
+</p>
+
+<p>
+Il papa, in conseguenza di ciò, fece delle offerte
+ad Anna Maria. La cosa rimase là, e si dice che
+Anna Maria accetterà la metà dei beni di suo avo,
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+e lascerà l’altra metà al principe duca, che in tal
+maniera sopra 4,400,000 lire s’intascherebbe due milioni
+e ducento mila lire.
+</p>
+
+<p>
+Se questo non è forse un togliersi onorevolmente
+d’impaccio, è però un togliersi fortunatamente.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span></p>
+
+<h2>III.</h2>
+</div>
+
+<p>
+S’intende che la mia passione pel teatro m’indusse,
+appena giunta a Roma, a pregare sir William
+di condurmi a qualche spettacolo drammatico.
+La mia curiosità era vieppiù eccitata dall’aver udito
+narrare che si ha qui la usanza di far rappresentare
+da’ giovanetti le parti di donna.
+</p>
+
+<p>
+Non so se si possono chiamar giovanetti gli esseri
+anfibî, cui son affidate le parti di donna. I Greci,
+adoratori ardenti della bellezza, inventarono l’ermafrodito,
+riunione di tutto ciò che è bellezza de’ due
+sessi, e che era ad un tempo Ebe e Ganimede.
+</p>
+
+<p>
+I Romani hanno inventato un essere a parte, che
+non è dell’uno nè dell’altro sesso, e che non è nè
+Ebe nè Ganimede.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per questi strani esseri i prelati romani fanno in
+ogni età le stesse pazzie che i nostri giovani <i>gentlemen</i>
+fanno a Londra ed a Parigi per le donne da
+teatro.
+</p>
+
+<p>
+Sir William mi condusse al teatro Valle: vi si rappresentava
+l’<i>Armida</i> di Gluck, e la parte d’Armida
+era sostenuta da un giovane cantante, che godeva
+allora di tutto il favore della prelatura romana.
+</p>
+
+<p>
+Quando entrò in iscena, — e confesso che se non
+fossi stata avvertita avrei giurato che era una donna,
+anzi una bella donna, — prima che avesse emesso
+una sola nota, tutto il teatro ruppe in applausi.
+Gravi prelati, vecchi cardinali, il cui rigido aspetto
+m’aveva colpita, mi parvero voler svenire di giubilo
+nel momento che quel... — non so veramente come
+dire, — quell’<i>oggetto</i> uscì dalle quinte.
+</p>
+
+<p>
+Il suo trionfo fu completo.
+</p>
+
+<p>
+Avevamo nel palco il cardinal Braschi Onesti, fratello
+minore del principe duca: riavutosi da un lungo
+malore, che aveva messo Roma in lutto, aveva pensato
+che una passione per quel novello Sporo non
+avrebbe nulla di pericoloso per un convalescente.
+Ci narrò, pavoneggiandosi, che il morbo, di cui era
+stato afflitto, era stato prodotto da un rifinimento
+completo di forze venutogli dopo un’orgia, in cui
+aveva scommesso di tener testa a cinque de’ più
+grandi beoni ed alle cinque più belle cortigiane di
+Venezia.
+</p>
+
+<p>
+Era stato in pericolo di morte, ma aveva guadagnato
+la scommessa.
+</p>
+
+<p>
+Il cardinal Braschi Onesti era uno de’ più assidui
+adoratori della meraviglia in voga, ed offrì al cavalier
+Hamilton di condurlo nel palco della bizzarra
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+</p>
+
+<p>
+Armida, e di farlo assistere alla toeletta della maga,
+che mutava vestito fra il secondo ed il terz’atto.
+</p>
+
+<p>
+Gli chiesi se le dame solevano andarvi.
+</p>
+
+<p>
+Mi rispose che non era l’usanza, ma che certo,
+come forestiera, sarei perfettamente accolta dal signor
+Veluti, — era il suo nome; — soprattutto se
+volessi accondiscendere a fargli qualche complimento,
+chè, del resto, il signor Veluti adorava le belle
+donne.
+</p>
+
+<p>
+Il cardinale ci fece aprire la porta del teatro. Traversammo
+il palcoscenico e penetrammo nel corridoio
+che menava al suo camerino.
+</p>
+
+<p>
+V’era folla all’uscio; il corridoio era ingombro.
+</p>
+
+<p>
+Ma alla vista del cardinal nipote, la calca s’aprì,
+gli adoratori secondari si ricantucciarono al muro,
+e ci lasciarono passare.
+</p>
+
+<p>
+Entrammo in un camerino tutto parato di raso
+cilestrino, che poteva per l’eleganza gareggiare col
+gabinetto d’una damina.
+</p>
+
+<p>
+L’idolo era innanzi all’ara, cioè innanzi alla toletta:
+accolse il cardinal nipote col più seducente
+sorriso, e gli chiese come osasse presentarglisi,
+senza portargli un mazzolino o un cartoccio di
+confetti.
+</p>
+
+<p>
+Il cardinal Braschi Onesti si cavò dal dito mignolo
+un anello del valore d’un migliaio di scudi
+romani e lo passò all’indice del signor Veluti, pregandolo
+d’accettar invece quella gemma. Venuto al
+teatro con l’ambasciadore e l’ambasciatrice d’Inghilterra,
+non era certo di poter andare a riverirlo; ma,
+avendo sir William Hamilton e Lady Hamilton bramato
+veder il gran cantante che avevano applaudito,
+egli aveva colto quell’occasione per andargli a dir l’immenso
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+diletto che aveva risentito durante il primo atto
+d’<i>Armida</i>, e ci presentò il signor Veluti, che si degnò
+far a sir William Hamilton l’onore di dargli la sua
+mano a baciare ed a me quello d’invitarmi a sedere.
+</p>
+
+<p>
+Sia che l’esser forestieri fosse per noi una raccomandazione,
+sia che fosse lusingato dal ricever
+la visita dell’ambasciadore d’una potenza straniera
+di prim’ordine, il signor Veluti fu per noi amabilissimo,
+mi fece gli occhietti teneri, e ci disse che,
+ove lo permettessimo, si terrebbe fortunato di renderci
+la visita.
+</p>
+
+<p>
+Ci guardammo bene dal rifiutar un tanto onore.
+</p>
+
+<p>
+Poscia, occupandosi particolarmente di me, mi
+pregò di dirgli il nome della pomata con cui mi ungevo
+le labbra, e del liquore con cui mi rinettavo i
+denti.
+</p>
+
+<p>
+Gli risposi, che mai pe’ denti m’ero servita di altro
+che d’acqua pura, e che le mie labbra erano naturalmente
+del colore ch’egli le vedeva.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Veluti gridò impossibile un tanto miracolo;
+prese il lume e mi chiese licenza di guardarmi
+da vicino le labbra ed i denti, disamina a cui mi
+prestai con la maggior possibile cortesia, e dopo la
+quale il signor Veluti esclamò che ero la più bella
+donna che avesse mai veduta.
+</p>
+
+<p>
+Poscia, pensando con questo elogio avermi pagato
+il suo tributo d’ospitalità, si rimise alla toletta,
+vezzeggiandosi co’ suoi adoratori, e tratto tratto
+dicendo qualche amena facezia, subito applaudita
+dagli astanti.
+</p>
+
+<p>
+Era curioso di veder l’affaccendarsi di quelle persone,
+appartenenti tutte, o quasi tutte almeno all’alta
+prelatura per ottenere uno sguardo, un sorriso,
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+una parola dalla falsa Armida. Uno teneva
+pronta la corona di rose; l’altro la verga magica;
+questi il velo, che doveva non coprire ma lasciar
+trasparire i suoi vezzi; quegli la mantellina, che
+doveva preservar quella voce celeste dalle correnti
+d’aria che avrebbero potuto offenderla. Io era presente;
+guardavo, ascoltavo, udivo, mi pareva sognare;
+sorridevo macchinalmente a que’ segni di
+rispetto, dati, da uomini creduti dal popolo venerabili,
+a quell’idolo, che aggiungeva un nuovo incredibile
+nume allo stuolo innumerevole di false
+divinità, raccolte nel Panteon delle eresie umane.
+</p>
+
+<p>
+Venne il momento d’entrar in iscena; il campanello
+del buttafori si fe’ sentire pel volgo degli artisti;
+ma pel signore o la signora Veluti, — come,
+vorrete, — l’invito fu fatto a viva voce, con tutti i
+segni d’ossequio dimostrati ad una vera regina.
+</p>
+
+<p>
+La bella Armida non si scusò se non con me sola
+della sua assenza forzata; poscia, toccandomi con
+la verghetta:
+</p>
+
+<p>
+— Non posso farvi più bella che non siete, mi
+disse; ma posso fare per voi ciò che la sibilla di
+Cuma, che andate a visitare, aveva obliato di domandar
+ad Apollo di fare per essa. Posso con la mia
+arte magica far che restiate bella eternamente.
+</p>
+
+<p>
+Poi, pronunziando alcune parole, che avevano la
+pretesa di esser cabalistiche, la maga mi fece un
+inchino femminile e s’allontanò, dondolandosi e
+solfeggiando note, alla cui nettezza e finezza debbo
+dire che nulla potevasi riprendere.
+</p>
+
+<p>
+Uscii muta di stupore e tornai nel palco, posto
+tanto vicino al teatro da poter io esser riconosciuta
+dal signor o dalla signora Veluti, che ebbe la bontà,
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+durante tutto il resto della serata, di darmi segni
+della sua attenzione, sia volgendomi i suoi più difficili
+trilli, sia ferendomi de’ suoi sguardi più assassini.
+</p>
+
+<p>
+Il domani ricevetti la visita del conte di Bristol,
+al quale narrai gli avvenimenti favolosi del giorno
+innanzi. Si mise a ridere, e mi riferì che a Roma
+esisteva nell’alta prelatura un ottavo peccato capitale,
+detto il <i>peccato nobile:</i> i prelati protestavano
+contro quest’accusa, ma con tanta debolezza, tanta
+indolenza, con fatuità tanto strana, che mostravano
+compiacersi più che dispiacersi dell’accusa.
+</p>
+
+<p>
+È vero che con lui, inglese e vescovo protestante,
+si stavano sul sostenuto, ma ciò non toglieva che monsignor
+Bristol non avesse su questo punto dei costumi
+romani i particolari più curiosi e più incredibili.
+</p>
+
+<p>
+Qualunque fosse la mia curiosità di rivedere da
+vicino ed in piena luce il signore o la signora Veluti,
+non permisi che il moderno Sporo entrasse in
+casa mia quando, alle cinque del pomeriggio, si
+presentò all’uscio in un elegante abito d’abate: gli
+feci rispondere che i preparativi della partenza mi
+obbligavano a sospendere ogni ricevimento.
+</p>
+
+<p>
+Ma la notte stessa, che precedè quella partenza
+accadde un fatto curioso, che darà un concetto della
+polizia di Roma e della giustizia di Pio VI.
+</p>
+
+<p>
+A cinquanta passi da noi, sulla piazza di Spagna,
+un furto era stato tentato alle due dopo la mezzanotte,
+a danno d’un tal Rovaglio, orologiaro del Vaticano.
+L’orologiajo, suo figlio e due servi s’erano
+difesi; uno de’ ladri era rimasto sul luogo, e l’altro
+era stato trovato spirante al canto di via del Babbuino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il domani si seppero i seguenti particolari, e come
+Rovaglio s’era fatto giustizia da sè.
+</p>
+
+<p>
+Non era la prima volta che i ladri tentavano introdursi
+nel magazzino di Rovaglio, che sapevasi
+riccamente fornito d’orologi e gioielli: due volte
+già aveva respinto, strepitando dentro il magazzino,
+due tentativi di rottura.
+</p>
+
+<p>
+Ogni volta era andato ad avvertire la polizia; ma
+il prelato Busca, incaricato del ripartimento della
+Pubblica Sicurezza, aveva risposto con belle parole,
+ma senza far nulla contro i ladri.
+</p>
+
+<p>
+Vedendosi così abbandonato dall’amministrazione
+che avrebbe dovuto proteggerlo, Rovaglio, andando
+un giorno a dar corda agli orologi del Vaticano, incontrò
+il Santo Padre e gli narrò tutto, chiedendogli
+soccorso contro gl’industrianti, che volevano
+a mano armata prender parte al suo commercio.
+</p>
+
+<p>
+— Mio caro Rovaglio, gli rispose il papa, duolmi
+profondamente il fatto vostro; ma non vi posso
+nulla; giacchè monsignor Busca non vuol proteggervi,
+non lo posso obbligare; ma proteggetevi da
+per voi.
+</p>
+
+<p>
+— Come, Santità? chiese Rovaglio.
+</p>
+
+<p>
+— Appiattatevi co’ vostri figli e co’ servitori, con
+fucili, pistole e tromboni, sia nel magazzino, sia fuori,
+e quando que’ furfanti torneranno per derubarvi, fate
+fuoco: tanti ne ucciderete, tante assoluzioni vi do
+anticipatamente.
+</p>
+
+<p>
+Rovaglio aveva seguito il consiglio del papa, s’era
+protetto da sè stesso, ed aveva ucciso due banditi.
+</p>
+
+<p>
+Il papa gli tenne fede, e pubblicamente gli diè l’assoluzione
+di que’ due delitti.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span></p>
+
+<h2>IV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Non posso lasciar Roma senza fare qualche osservazione
+sugli uomini e sugli avvenimenti; la differenza
+dei nostri costumi settentrionali con quelli
+del mezzogiorno si impresse tanto profondamente
+nella mia memoria, che, dopo trent’anni, il ritratto
+degli uomini ed il racconto degli avvenimenti si
+presenta spontaneo sotto la mia penna, e così somigliante
+e fedele, come se avessi scritto, passando da
+Roma nel 1788, le pagine che seguono.
+</p>
+
+<p>
+Ciò che mi colpì prima di tutto arrivando a Roma
+fu la differenza dei prezzi d’ogni cosa; una cittadina
+costa a Londra una ghinea al giorno, a Parigi
+diciotto lire, a Roma sette od otto.
+</p>
+
+<p>
+La stessa proporzione vale anche per gli alberghi;
+a Londra un appartamento appena conveniente costa
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+una ghinea al giorno, a Parigi quindici lire, ed
+a Roma appena dieci.
+</p>
+
+<p>
+Ciò che costa caro a Roma non è nè la vettura,
+nè l’alloggio, nemmeno il vitto, è vero però che si
+mangia assai male; ma è la <i>buona mano</i>, vale a dire
+le mance; qui non si può fare una visita ad un nobile
+cardinale o prelato senza che i domestici in
+corpo non si presentino da voi il giorno dopo per
+chiedere le loro mance; un arcivescovo di Vienna
+aveva incaricato sir William di far ricapitare un
+piego al cardinale Buoncompagni. Sir William, che
+non aveva nessun motivo di vedere questo prelato,
+quantunque fosse il fratello del principe regnante
+di Piombino, fece consegnare dal suo cameriere il
+piego alla porta del suo palazzo, mentre passava
+per la via. Il giorno dopo un mascalzone vestito
+della livrea del cardinale venne ad augurare il buon
+giorno a sir William da parte del suo padrone e sua
+chiedendogli la buona mano.
+</p>
+
+<p>
+Sir William gli rispose che non avea fatto per
+nulla una visita al cardinal Buoncompagni, ma per
+pura compiacenza gli aveva fatto consegnare il piego
+di cui erasi incaricato, e che per conseguenza spettava
+invece al cardinale Buoncompagni di dare la
+buona mano al suo cameriere, anzichè a sir Hamilton
+di dare la mancia al domestico del cardinale.
+</p>
+
+<p>
+Ma quegli insistette, sir William gli fece chiudere
+la porta sul naso.
+</p>
+
+<p>
+Il banchiere di sir William Hamilton a Roma è
+un uomo troppo straordinario, perchè io non ne
+dica qualche parola alla sfuggita.
+</p>
+
+<p>
+Egli si chiamava Tommaso Ienkens, era di nazione
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+inglese, ed avea incominciato a studiare la pittura
+ma accorgendosi che sarebbe rimasto sempre un
+artista mediocre, si accontentò, esercitando sempre
+la professione di banchiere, di essere un abile conoscitore
+assai versato nella teoria di tutto ciò che
+concerne la pittura ed il disegno; era pure un distinto
+archeologo, i cui giudizii erano considerati
+quasi come infallibili in materia di cammei e di pietre
+incise. L’antichità gli era famigliarissima, e nessuno
+meglio di lui poteva dare una spiegazione ragionata
+di un basso rilievo, di una statua, di un
+busto, per quanto fosse mutilato o guasto l’oggetto
+d’arte pel suo soggiorno nella terra, o dallo strumento
+dell’operaio che lo avea disseppellito; per
+terminare il suo elogio dirò che egli era soventi
+volte consultato dal cardinale Alessandro Albani,
+che non bisogna confondere col cardinale Francesco,
+dal celebre Winkelmann autore della storia dell’arte
+presso gli antichi, dall’illustre Raffaele Mengs, uno
+dei migliori pittori della scuola moderna morto or
+son dieci anni.
+</p>
+
+<p>
+Questa riunione del commercio di statue, cammei,
+medaglie con quello di banchiere, ha reso Ienkens
+uno dei capitalisti più ricchi di Roma.
+</p>
+
+<p>
+Sir William prese da lui, non soltanto il denaro
+che gli abbisognava per continuare il viaggio, ma
+comperò due o tre anelli dei più belli, e dei cammei
+dei più preziosi di cui mi fece dono. Allora testimone
+della maniera con cui Ienkens vendette quel
+ricordo, mi si impresse nella mente la cosa in modo
+incancellabile.
+</p>
+
+<p>
+Se si vuole comperare da lui una medaglia, Ienkens
+comincia a farvi la storia di ciò che rappresenta, e
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+con un elogio pomposo espresso colla più grande
+passione, vanta la rarità e la singolarità dell’oggetto
+che voi desiderate, con che egli si permette di dimandare
+un prezzo considerevole. Poi se contro la
+sua aspettazione voi gli dite il prezzo richiesto, comincia
+a sospirare, a versare delle lagrime, e finisce
+col singhiozzare; un padre che si vedesse togliere
+la sua unica figlia da un marito che parte per gli
+antipodi, non esprimerebbe un dolore più vivo. Io
+era presente quando sir William acquistò i gioielli
+che destinava per me, e confesso che egli ne era
+commosso alle lagrime.
+</p>
+
+<p>
+Mylord, diss’egli a sir William, che quantunque
+cavaliere avea soltanto diritto al titolo di sir, se vi
+pentiste una volta dal negozio che avete fatto adesso,
+riportatemi quegli anelli e quei cammei e le medaglie,
+che mi troverete pronto a rendervi il prezzo integrale;
+riportandomi quegli oggetti inestimabili, voi
+mi ridonate tutta la felicità e la consolazione dei
+miei giorni.
+</p>
+
+<p>
+Ed è strano che preso talvolta in parola, Ienkens
+non ha mai mancato di mantenerla e di restituire
+integralmente il denaro che aveva preso esprimendo
+la gioia più viva di ritornare in possesso dell’oggetto
+rimpianto.
+</p>
+
+<p>
+Fosse calcolo, oppure vera passione da archeologo,
+che come Cardillas non può separarsi dal suo tesoro,
+la fedeltà di Ienkens nel mantenere la sua parola
+assicurava sempre il compratore che non credeva mai
+di pagare una cosa dippiù del suo valore, dal momento
+che sapeva che riportandola al venditore gli
+veniva rimborsato il prezzo a vista.
+</p>
+
+<p>
+Io ho una certa pretesa di esprimere colla mia
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+fisionomia le differenti impressioni dell’animo; ma
+confesso, che se invece di sentire un vero dolore,
+separandosi dai suoi cammei e dalle sue medaglie,
+Ienkens rappresentava una commedia studiata, mi
+lasciava molto indietro da lui nell’arte del ridere e
+di versare lagrime.
+</p>
+
+<p>
+Noi venimmo un’altra volta di passaggio a Roma,
+ma senza fare più intima conoscenza con lui. Credo
+questo il momento di presentare ai miei lettori un
+prelato, che più tardi ebbe una parte così importante
+alla Corte di Napoli. Voglio parlare del gran
+tesoriere di Sua Santità monsignor Fabrizio Ruffo.
+</p>
+
+<p>
+Monsignor Fabrizio Ruffo era il nipote del cardinal
+Ruffo, decano dal Sacro Collegio, che spinse non
+senza cattivi fini sulla grande amicizia che gli professava,
+il bel Angelo Braschi nella carriera della
+prelatura.
+</p>
+
+<p>
+Rendiamo questa giustizia a Sua Santità, che conservò
+sul trono di S. Pietro una riconoscenza così
+grande a chi gli avea facilitato la via, che la prima
+sua cura, essendo diventato papa, fu di dare al nipote
+del cardinale defunto lo stesso posto che egli
+Braschi aveva in addietro ricevuto da Rezzonico colla
+protezione della bella Giulia Falconieri.
+</p>
+
+<p>
+Nominò il giovane Fabrizio Ruffo gran tesoriere,
+carica che dal momento che ne esce dà diritto al
+cappello di cardinale.
+</p>
+
+<p>
+Monsignor Ruffo passava in Roma per un uomo
+di grande ingegno, e che non era straniero nell’arte
+dei Folard e dei Montecuccoli; egli aveva pure l’abitudine
+di dire che, se egli fosse nato al tempo dei
+Lavalette e dei Richelieu, avrebbe portato più spesso
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+l’elmo e la corazza che il berretto e la mantellina
+di porpora.
+</p>
+
+<p>
+Monsignore Ruffo, grande amatore del bel sesso,
+pel quale non dissimulava punto le sue tendenze,
+teneva al contrario in grande disprezzo i cantori-cantatrici,
+ossia le cantatrici-cantori.
+</p>
+
+<p>
+Quando eravamo allora a Roma, egli facea la corte
+più assidua ad una signora Lepri, parente di quell’Anna
+Maria, di cui abbiamo raccontato la persecuzione;
+e poichè egli non nascondea nulla, i suoi
+amori erano noti a tutti; ciò gli valse l’onore di essere
+celebrato nei versi satirici, il cui autore, il
+gazzettiere di Firenze, è stato punito con una lunga
+sospensione.
+</p>
+
+<p>
+Dopo il famoso satirico condannato alle galere da
+Sisto V non erasi veduto l’esempio di tanto rigore.
+</p>
+
+<p>
+E poichè ho fatto allusione ad un aneddoto molto
+conosciuto a Roma, ma molto ignorato altrove, forse
+gli è bene, come quadro di costumi, che io giri una
+parentesi e che lo racconti.
+</p>
+
+<p>
+Sotto il pontificato di Sisto V un poeta, nominato
+Marera, fece una satira contro alcuni alti funzionari,
+i quali se ne lagnarono al papa. Costui severo, ma
+equo giustiziere, mandò pel poeta, e l’interrogò sul
+motivo che aveva di permettersi un simile libello;
+dopo molte spiegazioni che non soddisfecero che
+mediocremente Sua Santità, quantunque gli avessero
+attirato parecchie volte il sorriso sulle labbra,
+gli chiese come avesse potuto designare sotto il suo
+nome e come cortigiana una donna, il cui nome al
+contrario era quasi un simbolo di virtù.
+</p>
+
+<p>
+— Avete motivo di lagnarvi di lei? gli chiese
+Sisto V.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, Santo Padre, rispose il poeta, per nulla
+affatto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma allora, perchè l’avete avvilita colle vostre
+calunnie?
+</p>
+
+<p>
+— Avevo bisogno di una regina, ed il suo nome
+me la diede.
+</p>
+
+<p>
+Sisto V si morse le labbra.
+</p>
+
+<p>
+— E voi, signor Poeta? come vi chiamate voi? dimandò
+egli.
+</p>
+
+<p>
+— Marera, per servire Vostra Santità, rispose il
+poeta.
+</p>
+
+<p>
+Ebbene, farò io dei versi; e poichè il vostro nome
+mi fornisce una rima, provo a rimare così:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Vi sta ben signor Marera</p>
+<p class="i01">Di far versi alla galera.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+La sentenza pronunciata dal papa ebbe il suo effetto,
+ed a tutte le sollecitazioni che furono fatte in
+favore del colpevole, Sua Santità rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Per mia fè, rime e ragioni vanno tanto difficilmente
+d’accordo, che per una volta che vanno d’accordo,
+è bene che l’avvenimento sia constatato e
+faccia epoca.
+</p>
+
+<p>
+Ed il signor Marera andò a rimare nelle galere di
+Civitavecchia, ove morì, lasciando due volumi di
+poesie inedite, che furono perdute per la posterità,
+nessun editore avendo avuto l’ardire di pubblicarle.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno prima della nostra partenza, sortendo
+dal teatro Valle, la sera essendo ancor lungi dall’essere
+terminata, siamo stati a presentare i nostri
+complimenti d’addio al caro cardinale di Bernis, che
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+Voltaire avea battezzato col nome di <i>Babes la Bouquetière</i>.
+</p>
+
+<p>
+Vi abbiamo trovato il conte di Bristol, vescovo di
+Derry, che vi veniva colla stessa intenzione.
+</p>
+
+<p>
+— Vostra altezza lascia dunque Roma? domandai
+io a questo singolare prelato, la cui originalità mi
+aveva colpito.
+</p>
+
+<p>
+— Eh mio Dio, sicuramente, mia bella compatriota,
+la grazia mi ha illuminato.
+</p>
+
+<p>
+— Quando parte vostra altezza?
+</p>
+
+<p>
+— Dimani.
+</p>
+
+<p>
+— Per qual paese? senza indiscrezione.
+</p>
+
+<p>
+— Lo saprete dimani.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno appresso venne da noi dopo la nostra
+colazione, domandò un colloquio a sir William.
+</p>
+
+<p>
+Sir William entrò con lui nel gabinetto.
+</p>
+
+<p>
+Cinque minuti dopo ne uscì ridendo, traendolo
+per mano.
+</p>
+
+<p>
+Cara Emma, diss’egli, ecco milord Hervey che pretende
+di essere diventato ad un tratto talmente innamorato
+di voi, che non saprebbe separarsi dalla
+vostra cara persona senza morirne di dolore. — Egli
+ci chiede in conseguenza il permesso di accompagnarci
+a Napoli; ed io, presumendo che non
+vogliate la morte di uno dei nostri pari più illustri
+e di uno dei più alti dignitari della nostra chiesa,
+ho annuito per mio conto alle sue preghiere. E sua
+altezza non attende altro che il vostro consenso
+per essere il più altiero degli uomini ed il più felice
+de’ vescovi.
+</p>
+
+<p>
+Siccome i 78 anni di monsignore di Bristol non
+mi facevano una grande paura, non credetti per
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+una dimanda così innocente di mettermi in opposizione
+per la prima volta con sir William Hamilton.
+</p>
+
+<p>
+Diedi la mano a monsignor di Bristol che la baciò
+con dimostrazioni di gioia la più viva, e fu convenuto
+che da questo momento egli era addetto all’ambasciata
+d’Inghilterra col titolo di cavalier servente.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span></p>
+
+<h2>V.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Partimmo da Roma con due vetture da posta ed
+un forgone, e prendemmo la via di terra a rischio
+d’essere svaligiati: ma debbo dire per verità che
+avevamo nei sei domestici del conte di Bristol ed i
+due nostri, tutti inglesi forti e coraggiosi, una scorta
+bastevole a difenderci.
+</p>
+
+<p>
+Per me specialmente, che ho sempre avuto il desiderio
+di accrescere il circolo delle mie povere conoscenze,
+era un gran piacere il viaggiare con sir
+William Hamilton.
+</p>
+
+<p>
+Sir William Hamilton, molto istruito nelle cose di
+antichità, aveva passato tutta la sua scienza al vaglio
+di una sana critica, di maniera che quando vi
+raccontava un fatto, vi citava una data, vi descriveva
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+un monumento, potevate credere ad occhi
+chiusi a tutto ciò che vi diceva.
+</p>
+
+<p>
+Uscimmo da Roma per la via Appia, l’antica porta
+Capena, lasciando alla sinistra nostra la valle d’Egeria,
+il circo di Caracalla, la tomba di Cecilia Metella,
+ed alla nostra diritta le catacombe di S. Sebastiano
+ed i monumenti della famiglia Aurelia.
+</p>
+
+<p>
+Sir William fece fermare le nostre vetture davanti
+alla tomba della figlia di Metello il Cretico, ove riposano
+le ceneri di questa giovane ed intelligente
+donna, che aveva vissuto nei bei tempi di Roma,
+che aveva conosciuto Cesare, Pompeo, Cicerone, Clodio,
+Catullo, Ortensio, Lucullo, Catone, e li avea
+adunati forse un giorno intorno al suo focolare,
+prima che fossero separati dagli odii irreconciliabili
+della guerra civile.
+</p>
+
+<p>
+Malgrado i settantadue anni del mio cavalier servente,
+il conte di Bristol discese, e volle assolutamente
+salire fino in cima alla tomba di Cecilia Metella
+per cogliermi un ramo di melograno selvatico
+Che talliva in quelle rovine.
+</p>
+
+<p>
+Arrivando ad acqua Ferentina sir William ci fece
+vedere il luogo dove Clodio era stato ferito mortalmente
+dai gladiatori di Milone.
+</p>
+
+<p>
+Arrivati a Genzano, lasciammo per un istante le
+nostre vetture, ed accompagnati da quattro delle
+nostre guardie del corpo colla carabina in ispalla,
+salimmo fino al lago di Nemi, uno dei laghi più
+simpatici della campagna romana, che il monte
+Gentili separa dalle rovine invisibili di Alba Lunga.
+</p>
+
+<p>
+Il conte di Bristol, cui il suo amore per me sembrava
+aver reso le sue gambe di vent’anni, non ci
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+lasciava nemmeno un minuto, camminandoci a fianco
+quando non ci precedeva.
+</p>
+
+<p>
+L’escursione durò un’ora circa: riprendemmo posto
+nelle vetture, e per una china assai rapida ci dirigemmo
+verso le paludi Pontine, che Pio VI si occupava
+di prosciugare, non già pel bene pubblico,
+nè per la salubrità di Roma; ma per aumentare i
+dominj territoriali di suo nipote il principe duca.
+</p>
+
+<p>
+A metà di questa discesa noi incontrammo un
+cocchio, che da lontano avevamo riconosciuto come
+appartenente a qualche sommità della Chiesa. — Nel
+passargli vicino riconoscemmo monsignor Ruffo.
+</p>
+
+<p>
+Egli ci fece fermare per chiederci se potessimo
+dare un bicchier d’acqua fresca ad un infelice colpito
+dalle terribili febbri delle paludi Pontine, che
+egli conduceva a Roma nella sua carrozza: egli
+l’aveva trovato coricato a piedi di un albero, l’aveva
+preso sulle sue spalle, e postolo nella carrozza, lo
+conduceva a Roma per farlo curare.
+</p>
+
+<p>
+Nella sua qualità di gran tesoriere, il cardinale
+Ruffo andava sovente a visitare i lavori che Pio VI
+faceva eseguire, e a pagare gli operai.
+</p>
+
+<p>
+Era in una di queste corse che ebbe l’occasione
+di fare la buona azione di cui fummo testimoni.
+</p>
+
+<p>
+Gli odii ciechi delle guerre civili resero per un
+certo tempo Hamilton, Nelson e me nemici personali
+del cardinale Ruffo. — Ma oggi che gli odii si
+sono calmati, che scrivo colla destra sulla carta e
+colla sinistra sulla coscienza, debbo dire che il cardinale,
+capace di azioni del genere che noi abbiamo
+raccontato, prese spesso, contro la cieca vendetta,
+cui pel riposo dell’animo mio ebbi sventuratamente
+una parte troppo attiva, il partito dell’umanità.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+</p>
+
+<p>
+Del resto, venuto il giorno di raccontare avvenimenti
+terribili, gli renderò tutta la giustizia.
+</p>
+
+<p>
+Noi gli demmo l’acqua che desiderava pel suo febbricitante
+che ad ogni istante chiedeva da bere.
+Avevamo nel nostro forgone un’intiera cantina.
+</p>
+
+<p>
+Il gran tesoriere ci lasciò dicendoci che probabilmente
+ci saremmo riveduti a Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Diffatti il cardinale è napolitano, nato da una
+grande famiglia a S. Lucido in Calabria; la sua nobiltà
+era proverbiale.
+</p>
+
+<p>
+Si dice in Italia, quando si vuole parlare di nobiltà
+antica ed incontestata, gli Evangelisti a Venezia,
+i Borboni in Francia, i Colonna a Roma, i Sanseverino
+a Napoli, i Ruffo in Calabria.
+</p>
+
+<p>
+Continuammo la nostra via verso Terracina, ed
+egli la sua per Roma.
+</p>
+
+<p>
+Nulla di più pittoresco di questa via delle paludi
+Pontine, ai due lati della quale gli operai di Sua Santità
+scavavano un canale. Non si vedevano che figure
+scarne e malaticcie; tutti quei disgraziati
+erano più o meno colpiti dalla malaria; ogni quindici
+giorni si era obbligati sostituire con operai
+freschi, mentre quelli andavano sulle alture a riacquistare
+la salute che venivano a perdere nelle
+paludi.
+</p>
+
+<p>
+Fu specialmente quando venne la notte che il
+paesaggio prese un carattere completamente fantastico:
+la luna scorrea in mezzo a grossi nuvoloni
+neri, e rischiarava certe parti delle paludi per lasciarne
+altre nell’oscurità più profonda. Al rumore
+che faceano galoppando i nostri cavalli, e la frusta
+dei nostri postiglioni, dei grandi uccelli della specie
+delle ardee e dei milvi s’innalzavano silenziosamente
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+dagli alti erbaggi e dalle pozze d’acqua, in mezzo
+alle quali respiravano con rumore sollevando le schifose
+loro teste e le loro narici, dei grandi bufali che
+la notte rendeva ancor più giganteschi. Era la prima
+volta che vedeva questi mostri di notte ed in libertà;
+io scorsi in loro un aspetto selvaggio e primitivo
+che mi metteva i brividi, mio malgrado.
+</p>
+
+<p>
+Ma era specialmente allo scambio de’ cavalli che
+tutto ciò, che ci attorniava, prendeva un tale aspetto
+che non mi dimenticherò mai.
+</p>
+
+<p>
+Nelle paludi Pontine non vi sono villaggi, ma soltanto
+due o tre rilievi postali accanto a qualche
+capanna di legno, ove dormono gl’infelici postiglioni
+e le loro famiglie.
+</p>
+
+<p>
+I cavalli piccoli, magri, pelosi, non sono chiusi
+nelle stalle, ma pascolano sciolti.
+</p>
+
+<p>
+Al rumore della frusta dei nostri condottieri, vedemmo
+uscire come ombre cinque o sei uomini armati
+di lunghe pertiche; saltavano a dorso nudo
+sul primo cavallo che incontravano, e formando un
+cerchio intorno a quelli che pascolavano in libertà,
+li riconducevano al galoppo con grandi gridi verso
+la capanna. — Colà altri uomini appostati li afferravano
+pel naso e per la criniera, e dopo una lotta
+ostinata finivano col metter loro una bardatura che
+andava a pezzi, colla quale si attaccavano alle nostre
+vetture fra i nitriti, gli scalpiti e gli sbuffi che
+erano altrettante proteste contro le violenze che loro
+si facevano.
+</p>
+
+<p>
+Poi quando le tre vetture erano attaccate, in mezzo
+alle grida ed alle vociferazioni degli uomini e degli
+animali, i cavalli tenuti pel freno e per le narici
+erano abbandonati a loro stessi, e partivano di un
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+galoppo furioso, accompagnati a dritta ed a manca
+da due cavalieri, che unitamente ai postiglioni mantenevano,
+colle loro eccitazioni ed i loro colpi, le
+vetture in mezzo alla strada. Non erano più tre
+veicoli o forgoni di posta; erano valanghe, turbini,
+uragani, che non traversavano lo spazio, ma divoravano
+la via.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo a Terracina verso le tre ore del mattino.
+Ci riposammo un paio d’ore sopra delle sedie;
+la dubbia nettezza dei lini ci aveva fatto rifiutare
+il letto.
+</p>
+
+<p>
+Verso le sei di mattina ci mettemmo di nuovo in
+cammino per fermarci a Mola di Gaeta: mentre i
+domestici di monsignor di Bristol toglievano la colazione
+dal forgone e la disponevano sulla tavola,
+ci facemmo condurre alle rovine della Villa di Cicerone;
+col Plutarco in mano sir William ci fece assistere
+alla morte del grande oratore, dal momento
+che mise il piede in terra in mezzo ai corvi che
+l’accompagnavano ostinatamente, presagio di morte
+vicina, fino a quello che, fuggendo dalla villa per la
+via che conduce al mare, fu ucciso. Udiva dietro lui
+il passo degli assassini che lo perseguitavano, fece
+fermare la sua lettiga, e dopo aver vissuto tutta la
+sua vita fra gli spaventi della morte, morì colla
+calma di un martire e la tranquillità di un eroe.
+</p>
+
+<p>
+Questa paura, che faceva fare ai Romani tutte le
+bassezze, e che al momento in cui finalmente trovavansi
+in faccia alla morte, che tutto avevano tentato
+per evitare, li abbandonava per far luogo alla più
+strana intrepidezza. Era una delle particolarità dell’antichità. — Veggasi
+la morte di Petronio, Lucano
+e Seneca, questi tre adulatori di Nerone.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+</p>
+
+<p>
+In meno d’un’ora arrivammo a Mola di Gaeta. Facemmo
+colazione, poi riprendemmo la nostra corsa
+per Napoli, ove arrivammo verso le nove di sera per
+la via di Capua.
+</p>
+
+<p>
+Una sensazione non meno indelebile, ma di un genere
+tutto opposto a quella delle paludi Pontine, mi
+colpì al mio arrivo a Napoli, quando mi trovai in una
+notte limpida in faccia al Vesuvio fumante; sopra al
+cratere sorgeva la luna nella sua pienezza e nel suo
+splendore, che pareva una palla infocata lanciata
+dalla bocca d’un mortaio sur un’atmosfera vaporosa.
+</p>
+
+<p>
+Noi passammo per Porta Capuana, Castel Vecchio,
+la marina, il Piliero; lasciammo a manca Castel
+Nuovo, e la piazza Medina a destra, indi passammo
+innanzi al portico di S. Carlo illuminato per una
+festa straordinaria; attraversammo il largo S. Ferdinando,
+prendemmo la via di Chiaia, e finalmente
+ci fermammo all’angolo della riviera di Chiaia, al
+palazzo Calabritto Cappella-vecchia, ov’era l’ambasciata
+d’Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+In questa prima notte milord Bristol dormì all’ambasciata,
+ma per fortuna essendovi un’appartamento
+vacante superiormente a quello di sir William che
+occupava i due primi piani, monsignor Derry se ne
+accontentò, e vi si stabilì pel giorno seguente.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente ero a Napoli, e mi ci trovava in una
+posizione che non avrei mai osato di ravvisare nei
+miei sogni più insensati di ambizione. — Emma
+Lyonna era scomparsa, miss Hearte non era più;
+tutto questo immondo passato era rimasto nel fango
+di Londra; — vi era Lady Hamilton ambasciatrice
+d’Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+Stava a me il non dimenticarlo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span></p>
+
+<h2>VI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Dovendo ora fare una pittura della società tutta
+particolare che vedevo a Napoli, prima di entrare
+nel racconto degli avvenimenti politici, in mezzo ai
+quali mi trovai trascinata, credo di dover cominciare
+col dare un’idea più completa di ciò che era questo
+strano personaggio già intraveduto dal lettore, nominato
+lord Hervey conte di Bristol, vescovo di
+Derry.
+</p>
+
+<p>
+Egli era il più giovine di venti figli, ed essendo
+il solo superstite, aveva ereditati i beni, i titoli e le
+dignità di tutta la famiglia.
+</p>
+
+<p>
+Lord Bristol non stava mai alla sua residenza.
+</p>
+
+<p>
+Erano a un bel circa venti anni che non aveva,
+all’epoca in cui lo incontrammo, messo il piede
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+nella sua diocesi. Nulla indicava in lui ch’egli appartenesse
+in qualsiasi modo alla chiesa, nè il suo
+vestire, nè la sua conversazione. Portava abitualmente
+un cappello bianco, un abito di seta di un
+colore qualunque, talvolta chiarissimo, talvolta
+molto spiccante, e raramente nero: fin qui pel suo
+modo di vestire. Quanto ai costumi, essi erano come
+i suoi discorsi, non si può dire più rotti. La prima
+cosa che fece arrivando a Napoli fu di prendere un
+palco a S. Carlo ed a san Carlino. Non aveva nessuna
+credenza religiosa, nemmeno per i dogmi più
+assoluti della chiesa, che egli metteva in ridicolo;
+parlava dell’immortalità dell’anima con una indifferenza
+che si avvicinava al dubbio, e non si compiaceva
+che di discorsi mondani, e di raccontare od
+ascoltare aneddoti leggieri ed anche scandalosi.
+</p>
+
+<p>
+Nel suo primo viaggio in Francia, visitò la valle
+del Rodano, Grenoble, il Delfinato, e trovandosi
+vicino alla grande Certosa, salì sino al convento dei
+discepoli di S. Brunone.
+</p>
+
+<p>
+Quando si presentò al convento, trovò che i frati
+erano a tavola; bussò alla porta, che era chiusa a
+motivo dell’opera a cui si dedicavano i buoni padri
+ed il portinaio gli annunziò che era proibito di entrare
+quando i religiosi erano in refettorio; ma egli
+tirando dalla tasca il suo biglietto di visita, su cui
+erano le sue armi, e sopra di esse «a lord Bristol
+vescovo di Derry,» lo fece consegnare all’Abate,
+il quale non vedendo che le parole «vescovo di
+Derry» e credendo di dover trattare con un vescovo
+cattolico, lo ricevette ginocchione, con tutti i monaci
+in ginocchio al pari di lui, chiedendogli la sua
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+benedizione, che lord Hervey non ebbe alcuna difficoltà
+d’impartire a lui ed ai suoi certosini.
+</p>
+
+<p>
+Questo era uno de’ ricordi che avevano il privilegio
+di eccitare in sommo grado l’ilarità di monsignor
+di Derry, pensando che dei monaci cattolici
+avevano ricevuto con una perfetta compunzione la
+benedizione di un vescovo protestante.
+</p>
+
+<p>
+In seguito ad una rappresentazione del <i>matrimonio
+segreto</i> di Cimarosa, egli fu talmente invaghito
+dello spartito, che il giorno dopo mandò allo spettacolo
+i suoi dieci domestici inglesi, raccomandando
+loro di ascoltare la musica di Cimarosa colla più
+grande attenzione.
+</p>
+
+<p>
+Al loro ritorno, li chiamò nella sua camera, chiedendo
+se avevano eseguito esattamente i suoi ordini.
+</p>
+
+<p>
+Rispondendo essi affermativamente, ordinò di non
+parlargli più per l’avvenire se non in recitativo,
+ed in recitativi tolti sempre dal <i>matrimonio segreto</i>,
+sia per prendere i suoi ordini, sia per dirgli ch’era
+servito, sia per annunciargli i nomi delle visite.
+</p>
+
+<p>
+I suoi domestici si guardarono in faccia, credendo
+senza dubbio che monsignore fosse diventato pazzo;
+poi, dietro i suoi ordini reiterati, dimandarono di
+prendere consiglio e di dargli risposta pel giorno
+seguente.
+</p>
+
+<p>
+Alla dimane mandarono due di loro in deputazione,
+ed annunziarono al conte mylord, che consideravano
+come indegno delle dignità di domestici inglesi di
+parlare in musica come fanno gl’istrioni di teatro.
+</p>
+
+<p>
+Lord Bristol dichiarò loro che se essi annuivano
+ai suoi desiderii, avrebbe raddoppiato il loro salario,
+e dava a loro inoltre 24 ore di più per prendere la loro
+risoluzione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il giorno seguente gli stessi deputati dichiararono
+che, qualunque fossero i vantaggi offerti dal signor
+conte vescovo, non potevano accettare.
+</p>
+
+<p>
+Milord Hervey pagò loro sei mesi di salario, e li
+mandò tutti in Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+Poi, quando furono partiti i servi inglesi, fece
+venire dei napolitani, e fece loro le proposizioni seguenti:
+</p>
+
+<p>
+Di non parlare a M. di Bristol che sui motivi dei
+recitativi tolti dal <i>matrimonio segreto</i>; stava a loro
+poi di adattare le parole alla musica.
+</p>
+
+<p>
+Per tale servizio particolare, che necessitava una
+intelligenza superiore a quella di un domestico
+ordinario, avrebbero 45 ducati al mese, dieci lire
+sterline di Inghilterra, vale a dire che erano pagati
+quattro volte tanto quanto lo sono i domestici meglio
+pagati di Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Solamente la condizione <i>sine qua non</i>, essendo alimentati
+e vestiti da M. di Derry, i sei virtuosi d’anticamera
+non prenderebbero nulla durante i primi
+sei mesi, ma sarebbero pagati per tutti i sei mesi,
+dopo scorso il semestre.
+</p>
+
+<p>
+Se uno dei domestici lasciasse il servigio di monsignore
+prima dei sei mesi non ancora compiuti,
+non aveva diritto a nessuna indennità.
+</p>
+
+<p>
+I domestici napolitani accettarono, fecero venire
+un notajo per redigere il contratto, ed in capo a sei
+mesi M. di Bristol era servito colla cadenza cromatica
+la più soddisfacente.
+</p>
+
+<p>
+Una sera che M. di Bristol pranzava da sir William,
+uno dei suoi sei domestici napolitani gli portò, in
+misura di recitativo, una lettera con un gran suggello
+nero. — Lord Hervey dissuggellò la lettera, la
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+lesse, la pose sotto il suo piatto, e per tutto il rimanente
+della serata rise, chiacchierò e vezzeggiò
+come il solito.
+</p>
+
+<p>
+Alle undici ore si ritirò; era un’ora più presto
+del solito.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno seguente sir William dovendosi informare
+se la sua partenza non fosse stata cagionata
+da qualche indisposizione, fece chiedere a lord Bristol
+se era visibile.
+</p>
+
+<p>
+Sua signoria fece rispondere che gli era arrivata
+una grande sventura e non poteva ricevere nessuno.
+</p>
+
+<p>
+Sir William inquieto forzò la consegna, e trovò il
+povero vecchio in lagrime e fra i singhiozzi.
+</p>
+
+<p>
+— Mio Dio! che avete dunque? gli chiese sir William.
+</p>
+
+<p>
+— Avete osservato che jeri a pranzo mi venne
+consegnata una lettera sigillata in nero? rispose il
+conte di Bristol.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, essa mi annunziava che mio figlio è
+morto a Livorno: io non ho voluto spargere la mia tristezza
+nel vostro pranzo, mi sono frenato, ma una
+volta in casa, il mio dolore è stato tanto più violento
+quanto fu compresso; ecco perchè, per piangere liberamente
+oggi non volli ricevere nessuno, nemmeno
+voi.
+</p>
+
+<p>
+La società ufficiale di sir William era naturalmente
+il Corpo diplomatico; la sua società intima si componeva
+di dotti e di letterati distinti.
+</p>
+
+<p>
+Il ministro estero più anziano a Napoli era il conte
+di Sa, ambasciatore di Portogallo, che da trent’anni
+era stato nominato a quel posto; egli non era ritornato
+che una sol volta a Lisbona e ne era ritornato
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+più presto che aveva potuto. Qualche anno
+fa il suo terrore fu grande. Si trattava di sopprimere
+l’ambasciata di Portogallo a Napoli, come una
+spesa inutile, e d’incaricare per gli affari delle due
+corti il ministro di Portogallo a Roma; ma poi essendo
+morto il re Giuseppe I, la regina che gli
+succedette decise di mantenere l’ambasciata, ed il
+conte di Sa respirò.
+</p>
+
+<p>
+Vi erano pochi diplomatici che avessero una sinecura
+così completa come questo ministro, che non
+aveva altro da fare che di dare alla sua Corte le notizie
+del giorno che faceva redigere dal suo segretario;
+il passeggio era la sola fatica che imponeva a
+sè stesso; si parlava molto dell’harem del conte di
+Sa, composto dalle ballerine di S. Carlo. Quanto a
+lui non parlava di nulla, avendo dimenticato il portoghese
+e non avendo potuto imparare a parlar correttamente
+nè il francese nè l’italiano.
+</p>
+
+<p>
+Egli era alto, aveva le spalle larghe ed una incollatura
+da bufalo, di cui teneva anche la fisionomia.
+</p>
+
+<p>
+In quanto ai suoi talenti od ai suoi meriti, in sette
+od otto anni io non lo vidi che tre volte per settimana,
+e non ho mai potuto scoprirgliene un solo.
+</p>
+
+<p>
+Il ministro più importante, perchè è ambasciatore
+di famiglia, è il conte di Lemberg. Costui è sotto
+tutti i rapporti una persona considerevole quanto
+il conte di Sa lo è poco. La cronaca gli rimprovera
+di esser superbo, ma sia che il rimprovero fosse
+ingiusto, sia che agli occhi del ministro d’Inghilterra
+un tale difetto fosse un nonnulla, non avemmo
+mai occasione di scorgerlo; ciò che ha dato al
+conte di Lemberg questa riputazione fra i Napolitani,
+è che egli non può soffrire i cortigiani e gli
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+striscianti, di cui è ricca la Corte di Napoli. Nella
+prima sera che lo vidi osservai una cosa, cioè che
+egli dava il suo giudizio sulle persone più ragguardevoli
+della Corte senza maggior riguardo, come se
+avesse parlato dell’ultimo lazzarone. La conversazione
+cadde sul cavaliere Acton, ed il ministro di
+Toscana si azzardò di farne gli elogi.
+</p>
+
+<p>
+Ma il conte di Lemberg alzò le labbra con una
+espressione di supremo sdegno.
+</p>
+
+<p>
+— Quest’uomo, disse, sarebbe stato un buon corsaro,
+ed ecco tutto; ha i talenti e la figura d’un pirata,
+ed è probabilmente a ciò che deve la sua grandezza.
+</p>
+
+<p>
+Si assicura che in una discussione che ebbe colla
+regina, le disse parlando con lei a proposito del
+cavaliere Acton:
+</p>
+
+<p>
+— Io non ho alcuna prevenzione pro o contra le
+qualità occulte di questo ministro, le ignoro e non
+desidero punto conoscerle; ma ciò che io so è che
+quelle che manifesta al ministero non convengono
+punto all’ufficio di cui V. Maestà l’ha onorato.
+</p>
+
+<p>
+La posizione che il conte di Lemberg aveva alla
+corte di Napoli era poco invidiabile; come ambasciatore
+di famiglia si trovava mischiato in tutti
+gl’intrighi; e, bisogna confessarlo, alcuni di questi
+intrighi non erano all’altezza della maestà del suo
+ministero.
+</p>
+
+<p>
+V’erano querele frequenti fra il re e la regina. Io
+ne racconterò qualcuna, perchè avvennero in mia
+presenza. Ebbene, l’ambasciatore era obbligato d’intervenire
+in tutte queste querele, di ravvicinare gli
+sposi, di parlare in nome dell’imperatore, e di fare
+almeno una volta al mese l’ufficio di giudice di
+pace.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il povero Lemberg non era mai sicuro, se era al
+passeggio che non si corresse appresso a lui; se era
+a tavola, che non lo si facesse levare per ristabilire
+la calma fra gli augusti sposi. Qualche giorno
+dopo il nostro arrivo egli dava un gran pranzo; uno
+dei convitati ci raccontò, che durante il pranzo, arrivato
+un corriere della regina da parte di S. Maestà,
+il conte di Lemberg dovette alzarsi all’istante, lasciando
+i suoi ospiti a terminare il pranzo senza di
+lui.
+</p>
+
+<p>
+Nacque una discussione a Caserta a proposito
+della marchesa di San Marco, dama di confidenza
+della regina.
+</p>
+
+<p>
+— Maledette donnicciuole, esclamò il conte, gettando
+la salvietta, esse mi faran divenir pazzo.
+</p>
+
+<p>
+Terminerò la mia rivista degli uomini di stato, dicendo
+una parola di un atomo diplomatico chiamato
+Bonnecchi, console imperiale ed agente della Toscana.
+</p>
+
+<p>
+Piccolissimo e vecchio, che parla senza posa,
+spiando continuamente, sempre in cerca di novità,
+coll’occhio fisso, il collo e le orecchie tese, il signor
+Bonnecchi è il corrispondente dell’imperatore Leopoldo,
+al quale ogni settimana invia un rapporto di
+aneddoti e fatti scandalosi, che avvengono alla corte
+od in città; e quando gli aneddoti mancano, li fa.
+In principio, come ogni agente consolare, aveva un
+trattamento fisso, ma insufficientemente stimolato,
+le notizie mancavano. L’imperatore stimò opportuno
+allora di non pagarlo più all’anno, ma ogni
+settimana. Dopo un anno il signor Bonnecchi prendeva
+due luigi di Francia per ogni aneddoto, giudicato
+<i>interessante</i> dall’imperatore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questa maniera il signor Bonnecchi si faceva
+una ventina di luigi al mese.
+</p>
+
+<p>
+Questa esca ha dato a quel piccolo uomo un talento
+singolare d’introdursi nelle case, di farsi invitare
+a tutti i pranzi, a tutte le feste. Si sa ciò che
+egli vi va a fare. Ma siccome egli ci andava in nome
+dell’imperatore e, secondo certuni, in nome della
+regina Carolina, di cui lo si vorrebbe la spia privata,
+come era la spia pubblica di suo fratello, nessuno
+rifiutava di riceverlo, nè gli si faceva mal
+viso. Una volta poi tornato a casa, egli ricompone
+tutto ciò che ha inteso, ne tira le conseguenze, ne
+stabilisce i risultati, aggiunge, ritocca, guasta, e
+così ogni settimana invia al suo sovrano una cronaca
+in cui ci entrano tutti i più alti personaggi.
+</p>
+
+<p>
+Ora passiamo ai medici, ai dotti ed ai letterati, che
+componevano la società particolare di sir William,
+e così termineremo di conoscere le persone che mi
+seguirono nella nuova mia vita, in cui mi trascinarono
+gli avvenimenti che ho raccontati, e quegli
+ancora più incredibili e specialmente più drammatici
+che or mi rimane di far conoscere ai miei lettori.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
+
+<h2>VII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Sir William, qualche tempo prima della sua partenza
+per Londra, aveva perduto due dei suoi commensali
+più assidui.
+</p>
+
+<p>
+L’uno era morto all’età di 38 anni, ed era l’illustre
+Gaetano Filangieri, verso la moglie del quale ho
+bene da rimproverarmi dei torti.
+</p>
+
+<p>
+L’altro, vecchio di 80 anni, era il famoso abate Galiani,
+che passava per l’uomo più spiritoso di Napoli.
+Forse questa riputazione gli veniva dall’aver passato
+una parte della sua vita in Francia.
+</p>
+
+<p>
+Ora che son morti non ho più ad occuparmi di
+loro.
+</p>
+
+<p>
+Fra le nostre visite più assidue eranvi il celebre
+medico Cotugno ed il suo collega il cavaliere Gatti,
+due personaggi i più curiosi di Napoli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+</p>
+
+<p>
+Oltre la sua scienza medica, il dottor Cotogno era
+per quanto assicurava sir William, uno degli uomini
+più versati nei classici greci, latini ed italiani; non
+ho mai compreso come colla sua immensa clientela,
+il suo servizio agli spedali e le sue consultazioni in
+casa, gli restasse ancora il tempo di fare le letture
+necessarie per alimentare la sua immensa erudizione.
+Non riceveva mai nulla da chi veniva a consultarlo
+in casa, ma faceva pagare tre piastre le sue visite,
+mai di più, e guadagnava con ciò tre mila lire sterline
+all’anno.
+</p>
+
+<p>
+Qualche tempo prima del nostro arrivo a Napoli,
+egli aveva curato il visconte d’Herrera, ambasciatore
+di Spagna, da un attacco di paralisia che gli
+aveva tolto l’uso del braccio destro.
+</p>
+
+<p>
+In capo ad un mese e mezzo ed a cinquanta visite,
+Cotugno l’aveva completamente guarito.
+</p>
+
+<p>
+L’ambasciatore di Spagna gli mandò mille ducati.
+</p>
+
+<p>
+Cotugno gli rispose:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Vostra Eccellenza si è ingannata quando mi ha
+inviato mille ducati per cinquanta visite.
+</p>
+
+<p>
+«Ho per principio, fosse anche il re, di non far
+pagare le mie visite più di tre piastre.
+</p>
+
+<p>
+«Cinquanta visite a tre piastre fanno centocinquanta
+piastre.
+</p>
+
+<p>
+«Ho l’onore di ritornare la differenza a Vostra Eccellenza.
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<span class="smcap">Cotugno</span>.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Non era così del dottor Gatti, il quale era tanto
+avaro quanto era disinteressato il Cotugno: uno dei
+più grandi propagatori dell’inoculazione, ha guadagnato
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+somme favolose a Parigi esercitando questa
+arte.
+</p>
+
+<p>
+Due cose facevano di sir William l’amico per eccellenza
+del dottor Gatti: la nostra mensa che era
+buona, e le nostre carrozze che erano a sua disposizione.
+Tutt’all’opposto di Cotugno che si occupava
+molto delle classi povere, il dottor Gatti dichiarava
+altamente che non si abbassava punto a
+trattare colla gente di second’ordine, sempre all’opposto
+di Cotugno di cui pare che abbia giurato
+d’essere l’antipode. Egli non apriva mai un libro
+di scienza, non leggeva che delle pasquinate
+e delle gazzette; invece di conservare come il suo
+illustre collega la sua indipendenza presso i grandi,
+il dottor Gatti era il cortigiano più assiduo del favoritismo.
+Egli pretendeva che i popoli più felici
+del mondo fossero i Napolitani e gli Spagnuoli, perchè
+il re Ferdinando ed il re Carlo III erano tanto
+amanti della caccia, che non avevano il tempo di
+occuparsi dei loro popoli, e che ogni popolo, il cui
+sovrano non si occupa punto di lui, è sulla via della
+perfetta felicità.
+</p>
+
+<p>
+Sotto questo rapporto io credo che sir William fosse
+un poco dell’opinione del dottor Gatti; egli doveva
+tutto il suo favore presso Ferdinando alla sua passione
+per la caccia, ed alla sua abilità a questo
+esercizio.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno seguente al suo arrivo il re gli scrisse
+di suo pugno:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Venite subito, mio caro Hamilton, a fare una
+caccia con me a Caserta: dopo la vostra partenza
+non ho avuto mai una buona giornata: vi siete portato
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+con voi la mia fortuna, spero che me la abbiate
+riportata.
+</p>
+
+<p>
+«Vostro affezionato,
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<span class="smcap">Ferdinando B.</span>»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Il terzo famigliare fuori del corpo diplomatico era
+il marchese del Vasto, il quale discende in linea diretta
+da quello a cui Francesco I consegnò la sua
+spada, non volendola dare al conestabile di Borbone.
+Il marchese del Vasto appartiene alla casa d’Avalos,
+una delle più ragguardevoli d’Italia; ha centomila
+ducati di rendita, cinquecento mila lire d’argento
+di Francia. Queste fortune assai comuni in Inghilterra
+sono molto rare in Italia. La spada di Francesco
+I si conserva, per quanto si assicura, nel tesoro
+di Casa d’Avalos.
+</p>
+
+<p>
+Sir William riceveva anche spesso il duca di Termoli,
+che discende da una famiglia genovese stabilita
+da lungo tempo a Napoli. Egli era grande scudiere
+del Re e figlio del duca di san Nicandro, ma
+quest’ultimo titolo era lungi dall’essere invocato da
+lui; difatti il duca di san Nicandro nominato governatore
+del re, gli uni dicono a forza d’intrighi, gli
+altri a forza di denaro, ha allevato sì male il re, che,
+più di una volta, nei suoi momenti di collera contro
+sè stesso, riconoscendosi tanto ignorante, vuolsi che
+gli avesse detto:
+</p>
+
+<p>
+— Tuo padre è causa della mia infelicità e di
+quella dei miei sudditi, ma io sono troppo giusto
+per volerne male a te, perchè tuo padre ha fatto di
+me un asino.
+</p>
+
+<p>
+È vero che più di una volta ho inteso il Re deplorare
+l’educazione che aveva ricevuto, e riversare sul
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+duca di san Nicandro quella ignoranza, che per
+istruzione non lo mise guari al di sopra de’ lazzaroni
+del molo.
+</p>
+
+<p>
+Del resto la regina, che deplorava questa ignoranza
+di suo marito, ma che con tutto ciò ne approfittava
+per allontanarlo dagli affari e concentrare tutto nelle
+sue mani, mi disse sovente che non era punto il duca
+di san Nicandro che bisognava rendere risponsabile
+di questo male; ma bensì il Tannucci che aveva deliberatamente
+scelto il duca di san Nicandro a motivo
+della sua nota incapacità, e che aveva raccomandato
+che si tenesse il Re in questa ignoranza,
+perchè, incapace di vigilare su nessuna partita dell’amministrazione
+del Regno, gliela lasciasse tutta
+intiera nelle sue mani.
+</p>
+
+<p>
+Vi era in ciò molta parte di vero, ma non bisognava
+credere assolutamente alla regina quando
+parlava del vecchio ministro toscano, che essa non
+poteva soffrire, perchè, ligio a Carlo III cui doveva
+la sua fortuna, rappresentava l’influenza spagnuola
+mentre essa, figlia e sorella d’imperatori, rappresentava
+l’influenza austriaca.
+</p>
+
+<p>
+Allora vedendo l’odio della regina per tutto ciò
+che era spagnuolo e francese, — odio in cui erano
+compresi suo marito ed i suoi figli maschi, — e la
+sua simpatia per tutto ciò che era austriaco, si andò
+fino a dire, che essa aveva formato un complotto
+anticoniugale, antifigliale ed antinazionale per riunire
+il Regno delle Due Sicilie all’Austria, alla quale
+aveva appartenuto in forza del trattato di Utrecht;
+dalle cui mani era stato tolto colla conquista di
+Carlo III uno degli episodi della gran guerra della
+Francia contro l’Austria nel 1634, ed io debbo oggi
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+confessare che l’amicizia ed il favore reale non m’accecano
+più di quanto la regina dava su questo punto
+pretesto alla calunnia.
+</p>
+
+<p>
+Difatti io non aveva mai potuto comprendere donde
+veniva nella regina di Napoli quest’antipatia per i
+propri figli maschi, e questa debolezza per le sue
+figlie. Questa antipatia, sotto pretesto della correzione
+necessaria alla irregolarità del loro carattere
+ed alla regolarità della loro educazione, si manifestava
+in punizioni crudeli, che ispirarono in loro
+una paura per la loro madre che non aveva nulla
+di esagerato. In sua presenza non ho mai veduto
+i suoi piccoli principi a sorridere, tremavano al minimo
+rumore, e quando intendevano la sua voce
+si rifugiavano istantaneamente nelle braccia del Re.
+</p>
+
+<p>
+Il maggiore dei figli di Maria Carolina morì all’età
+di sette od otto anni verso l’anno 1778, in seguito
+ad un deperimento continuato che i nemici
+di Maria Carolina attribuivano ai cattivi trattamenti
+di cui era stato vittima. Quando cadde realmente
+ammalato, la regina si mise a discutere coi medici
+le cause e la natura della sua malattia, mentre suo
+marito, non osando nemmeno di sollevarsi dalla sua
+ignoranza che confessava ingenuamente, si accontentava
+di piangere. Ma quando infine il giovane
+principe morì, le lagrime del Re raddoppiarono, mentre
+Maria Carolina, — così si assicura, — si contentò
+di ripetere le parole della madre spartana:
+</p>
+
+<p>
+«Quando gli ho messi al mondo, sapeva che un
+giorno dovevano morire».
+</p>
+
+<p>
+Io ho veduto morire uno dei giovani principi, il
+principe don Alberto. Egli morì fra le mie braccia e
+sui miei ginocchi, perchè esso era quello dei giovani
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+principi che io preferiva. Racconterò questa morte
+a suo tempo; ma ciò che debbo dire qui, è che questa
+morte mi parve che raddoppiasse l’odio della
+regina contro i Francesi ed i Repubblicani, anzichè
+scuotere nel fondo del suo cuore quelle fibre d’amore
+che fanno versare alle madri lagrime di sangue
+sulla tomba de’ loro figli.
+</p>
+
+<p>
+Il solo che la regina amasse davvero era il principe
+di Salerno, nato, io credo, nel 1790, e che la
+regina teneva stretto al suo cuore mentre moriva
+nelle mie braccia il principe Alberto. — A costui
+essa avrebbe sagrificato tutti gli altri, e si dice anche,
+ma io era in quell’epoca lontana da lei, e non
+crederò mai ad una tale atrocità, e si dice anche che
+verso il 1812, quando parve in Palermo volersi adottare
+il partito e le idee inglesi, essa attentò alla sua
+vita, tentando di avvelenarlo con una tazza di cioccolata.
+Secondo le dicerie popolari, sarebbe stato
+salvato da quel pericolo dal suo cameriere Carlomagno
+Viglia. Da qui sorge la fonte inesplicabile di
+favore di questo uomo più potente del suo padrone,
+di qualunque membro della sua famiglia, e di
+qualunque favorito o ministro.
+</p>
+
+<p>
+La voce pubblica voleva dunque che Carolina preferisse
+suo fratello Giuseppe II ai suoi figli, o mettesse
+gl’interessi della monarchia austriaca al di sopra
+di quelli del regno delle Due Sicilie.
+</p>
+
+<p>
+Del resto, racconterò tutto ciò che ho veduto colla
+stessa sincerità con cui racconto ciò che è accaduto
+a me stessa. Il lettore ne tirerà quelle conseguenze
+che gli converranno.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span></p>
+
+<h2>VIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Quando noi arrivammo a Napoli, la casa di sir William
+Hamilton non era punto preparata per ricevere
+una donna; era un museo di uno scienziato ed antiquario
+interamente dedicato alla geologia, alla numismatica,
+ed alla statuaria.
+</p>
+
+<p>
+Bisognava fare in mezzo al passato ed alla natura
+morta un posto pel presente e per la natura viva.
+</p>
+
+<p>
+Debbo rendere questa giustizia a sir William, che
+non avendo voluto dare ai suoi tesori una preferenza
+su di me, io scelsi nell’immenso primo piano dell’ambasciata
+tre camere per farne il mio appartamento
+particolare, senza che egli permettesse alle lave del
+Vesuvio, alle medaglie dei Cesari, ed ai frammenti
+di Apollo e di Venere di reclamare contro di me.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+</p>
+
+<p>
+Del resto, debbo dirlo, la mia civetterie istintiva
+era tale, che volli fare la mia corte e tutte queste antichità
+insieme ai nostri vecchi scienziati. In capo
+ed un mese avrei potuto fare il nome senza catalogo
+alle 24 o 25 specie di lave del Vesuvio, riconoscere
+a prima vista l’effigie di un Cesare contemporaneo
+dello stesso Cesare, oppure di uno battuto
+sotto Adriano: infine ricostruire da un semplice
+frammento una statua intera.
+</p>
+
+<p>
+Sir William era estatico di vedermi ad adottare
+così facilmente i suoi gusti, ed a prender parte
+della sua vita di archeologo ed antiquario.
+</p>
+
+<p>
+Abituata a fare gli onori di casa da lord Greenville,
+uno degli uomini più eleganti di Inghilterra,
+non ebbi nulla da imparare per mettere le sale di
+sir William all’altezza degli appartamenti più eleganti
+di Napoli; Napoli essendo sotto questo rapporto
+inferiore di molto a Londra.
+</p>
+
+<p>
+Fu allora che, per raddoppiare l’entusiasmo dei
+miei adoratori ho stimato bene di far conoscere i
+miei talenti mimici, e siccome la maggior parte delle
+nostre conoscenze erano italiani, non ho creduto
+conveniente di dar loro delle rappresentazioni di alcune
+scene di Shakespeare: i loro stomachi deboli
+non avrebbero potuto sopportare quel cibo copioso,
+e mi limitai alle pose plastiche; ed in una stessa
+sera, mutando il manto ebreo col peplo greco, il
+turbante turco col diadema asiatico, feci passare
+sotto i loro occhi Giuditta, Aspasia, Rosellana, Elena,
+e cominciai i primi passi di questa danza dello
+sciallo, che ebbe più tardi una riuscita così prodigiosa
+non solamente a Napoli, ma a Parigi, a Londra,
+a Vienna, a Pietroburgo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo non si parlava d’altro nella capitale
+del Regno delle Due Sicilie che della meraviglia
+condotta da Londra da sir William Hamilton: tutti
+gli uomini distinti di Napoli, ed anche qualche signora,
+ambivano l’onore di essere ricevuti all’ambasciata
+d’Inghilterra; ma, a mia grande umiliazione,
+ed a grande stupore di sir William, non vedevamo
+venire nessun invito collettivo dalla Corte.
+</p>
+
+<p>
+Sir William era sempre il compagno di caccia e
+di pesca del Re; quasi mai l’accompagnava all’uno
+od all’altro di questi esercizj senza parlargli di me
+e senza fargli il mio elogio: il Re lo felicitava per
+la sua fortuna di avere una moglie tanto bella, distinta
+ed istruita. Ma la cortesia reale non andava
+più innanzi.
+</p>
+
+<p>
+Molte volte, lo so, si era parlato di me alla regina
+Maria Carolina, ma essa aveva sempre lasciato cadere
+il discorso, e qualche volta l’aveva troncato
+con affettazione.
+</p>
+
+<p>
+Mi fu dato il consiglio di trovarmi come per caso
+sul cammino che la regina percorreva: la cosa era
+facile; passeggiava spesso coi giovani principi e le
+sue figlie nel giardino di Caserta. L’entrata senza
+essere pubblica era aperta alle persone distinte, e
+qualche volta, colla protezione dei subalterni, alla
+gente del popolo che aveva qualche grazia da domandare.
+Pregai lord Hamilton che alla prima occasione
+che aveva di andare a Caserta, mi conducesse
+insieme, mostrandogli un gran desiderio di
+vedere i giardini, che si dicevano molto belli.
+</p>
+
+<p>
+Probabilmente sir William si accorse della causa
+principale della mia dimanda, e poichè gli spiaceva
+forse più di me questa specie di disprezzo che lui
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+si dimostrava non gli rincresceva che qualche fatto
+piacevole o no desse motivo ad una spiegazione.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno che sir William aveva dei dispacci del
+gabinetto di san Giacomo da comunicare al Re, partimmo
+per Caserta. Sir William vi aveva un appartamento
+ove poteva restare quanto gli conveniva,
+ed ove era servito dai domestici di Sua Maestà. Prima
+del suo viaggio in Inghilterra aveva usato sovente
+di questo favore; ma dopo il mio arrivo a
+Napoli, benchè avesse fatto dei frequenti viaggi a
+Caserta, non vi aveva mai passato la notte.
+</p>
+
+<p>
+Comunicati i dispacci, sir William ricevette l’invito
+pel Re di restare fino al giorno seguente per
+accompagnarlo ad una grande partita di caccia. Sir
+William accennò la mia presenza in Caserta; ma il
+Re rispose:
+</p>
+
+<p>
+— E non avete il vostro appartamento a palazzo?
+se Lady Hamilton ha bisogno di qualche cosa, che
+comandi; i miei domestici le obbediranno come se
+fossero i suoi.
+</p>
+
+<p>
+E il discorso finì là.
+</p>
+
+<p>
+Però accordandosi il soggiorno a Caserta coi miei
+progetti, sir William accettò in suo nome e al mio;
+chiese soltanto al Re se non trovava inconveniente
+che io passeggiassi nel giardino.
+</p>
+
+<p>
+Il re alzò le spalle, ciò che voleva dire che la dimanda
+era inutile.
+</p>
+
+<p>
+Sir William, ritornò e mi raccontò ciò che era avvenuto.
+</p>
+
+<p>
+Al pranzo, servendoci certi vini, il cameriere aveva
+cura di dirci: — <i>della cantina del Re</i>.
+</p>
+
+<p>
+All’arrosto, porgendoci un fagiano guarnito di beccafichi,
+affettò di ripeterci: — <i>della caccia del Re</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era evidente che sir William era l’oggetto di attenzioni
+particolari di Sua Maestà, ma visibilmente
+queste attenzioni non si estendevano sino a me.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera sir William fu invitato a giuocare dal
+Re; ma poichè nell’invito non si trattava punto di
+me, prese un pretesto, il meno adatto che poteva,
+per non andarvi, — si finse di trovarlo buono.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo all’alba vennero a battere alla porta
+di sir William da parte del Re. Sua Maestà partiva
+sempre di buon mattino, e come il suo avo Luigi XIV
+non gli piaceva di aspettare.
+</p>
+
+<p>
+Sir William era profondamente punto da questa
+maniera di considerare il suo matrimonio come non
+avvenuto. Mi disse che se sul mio progetto d’incontrare
+la regina avessi di che rammaricarmi, nulla
+lo teneva a Napoli, nè le sue abitudini di vent’anni,
+nè il suo amore per l’antichità, nè il clima che era
+eccellente per la sua salute. Egli domanderebbe al
+Re, suo fratello di latte e suo amico, o il suo richiamo
+a Londra, o la sua destinazione presso la tale o
+tal altra corte che io stesso avrei designata.
+</p>
+
+<p>
+Il mio vestire era semplicissimo, nè cercai di far
+valere in alcun modo i miei pregi: l’essere troppo
+bella è un cattivo mezzo di fare la sua corte ad una
+regina gelosa della sua bellezza; il mio orgoglio mi
+aveva già sobillato più di una volta che alla regina,
+che non era più nel fiore della sua gioventù, poco
+garbasse la mia vicinanza.
+</p>
+
+<p>
+Le finestre dell’appartamento di sir Hamilton davano
+sul giardino; da queste finestre si poteva vedere
+ad entrare la regina: si sapeva che dopo la
+colazione, dalle 10 alle 11 essa vi faceva la sua passeggiata
+colle giovani principesse. A dieci ore ed
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+un quarto io la vidi comparire accompagnata da
+tre dalle sue figlie, la principessa Maria Teresa, che
+contava 17 anni, che in quell’anno dovea diventare
+arciduchessa, e due anni dopo imperatrice d’Austria.
+La principessa Maria Luisa, di 16 anni, che l’anno
+dopo doveva diventare gran duchessa di Toscana,
+e la principessa Amalia che non aveva ancora sei
+anni.
+</p>
+
+<p>
+Oltre a queste tre principesse restavano la principessa
+Maria Cristina dell’età di nove anni, che fu
+regina di Sardegna; la principessa Maria Antonietta
+dell’età di quattro anni e mezzo, che fu principessa
+delle Asturie; la principessa Maria Clotilde dell’età
+di due anni che doveva morire nel 1792, e Maria Enrichetta
+ancora in fasce, che doveva morire nello
+stesso anno come sua sorella.
+</p>
+
+<p>
+Era venuto il momento di mettere in esecuzione
+il mio progetto: vedendo la regina e le principesse,
+inoltrate nei giardini, le due più grandi passeggiando
+a lato della madre, la più giovane Maria Amalia
+correndo avanti cogliendo fiori e tentando di
+prendere delle farfalle, io presi un libro e discesi;
+facevo sembiante di leggere, ciò che mi permetteva
+di vedere senza far vedere che guardava.
+</p>
+
+<p>
+Feci un giro per non incontrare la famiglia reale
+che all’altra estremità del giardino. Io voleva che la
+regina credesse che il caso soltanto mi avesse condotta
+sulla sua via; poi desiderando e temendo insieme
+questo incontro, io non dimandava meglio
+che di avere qualche momento per prepararmi
+a ciò.
+</p>
+
+<p>
+M’inoltrai nel viale che doveva infallibilmente condurmi
+dalla regina; aveva gli occhi sul mio libro,
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+ma mi sarebbe impossibile di dire il titolo di questo
+libro; vedeva i caratteri senza che porgessero
+alcuna idea alla mia mente: la mia mente era altrove.
+</p>
+
+<p>
+Il mio cuore batteva con una violenza strana. Tutto
+ad un tratto sulla curva d’un sentiero mi trovai a
+venticinque o trenta passi dalla regina.
+</p>
+
+<p>
+La piccola principessa, sempre correndo davanti a
+sua madre, non distava che dieci passi da me.
+</p>
+
+<p>
+Feci sembiante di non veder nulla, intenta nella
+mia lettura; ero sempre a tempo di levare gli occhi
+e fingere una rispettosa sorpresa. È nota la mia
+scienza di esprimere non solamente tutti i sentimenti,
+ma eziandio le più delicate gradazioni; ma
+un incidente mi fece levare gli occhi dal mio libro
+prima che lo volessi.
+</p>
+
+<p>
+La piccola principessa Amalia venne correndo verso
+di me, e togliendo un fiore dal suo mazzo, me lo
+presentò.
+</p>
+
+<p>
+Era di buon augurio.
+</p>
+
+<p>
+Alzai la testa, mi parve allora di vedere solamente
+la reale fanciulla, le sue sorelle e la regina, e facendo
+un profondo inchino, mi accingeva ad accettare
+il fiore che mi offriva; ma in questo momento,
+colla sua voce più vibrante, e come sorpresa
+della mia presenza, la regina chiamò due
+volte «Amelia, Amelia,» e la fanciulla, riconoscendo
+nella voce di sua madre un accento imperativo, che
+essa sapeva esprimere tanto bene, si rivolse sbigottita,
+e corse dalla regina col suo mazzo intatto e
+prima ch’io fossi rinvenuta dalla mia sorpresa. Maria
+Carolina aveva preso la sua piccola figlia per
+mano, l’aveva spinta su di un sentiero di traversa,
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+e si era incamminata essa pure da quella parte colle
+due grandi principessine, allontanandosi con affettazione
+per lasciarmi la strada libera.
+</p>
+
+<p>
+Il colpo fu atroce, mi vennero le lagrime agli occhi,
+presi correndo la via verso il mio appartamento,
+ordinai di attaccare i cavalli alla carrozza, e partii
+per Napoli lasciando queste parole a sir William:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Non vi turbate punto della mia salute, essa non
+c’entra colla prima partenza; ho creduto di dovere
+lasciare Caserta; quando vi racconterò ciò che mi
+è accaduto, voi approverete la mia risoluzione, lo
+spero.»
+</p>
+
+<p class="indr">
+«Vostra Emma.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Due ore dopo era di ritorno all’ambasciata, e dopo
+aver fatto cambiare i cavalli, rimandai la carrozza
+a sir William.
+</p>
+
+<p>
+Sir William arrivò alle sette ore di sera.
+</p>
+
+<p>
+Ritornando della caccia, trovò che io era partita,
+e benchè il re in persona l’avesse invitato a pranzo,
+egli aveva lasciato Caserta, facendo dire a sua maestà
+che una circostanza impreveduta l’obbligava a
+ritornare a Napoli.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p>
+
+<h2>IX.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Sir William dubitava ciò che era accaduto; io non
+ebbi bisogno che di raccontargli i particolari.
+</p>
+
+<p>
+Debbo rendere questa giustizia a sir William, che
+egli fu più offeso di me di questo affronto; mi offerse
+di partire quella sera stessa da Napoli senza
+nemmeno prendere congedo; ma ciò significava ritirarsi,
+cedere il campo di battaglia, era un confessare
+la disfatta; ciò non era quanto io voleva, io
+voleva vincere.
+</p>
+
+<p>
+Insomma voleva essere presentata, volevo essere
+ricevuta a corte, come lo esigeva il mio diritto di
+ambasciatrice d’Inghilterra. Volevo ottenere l’esito
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+che ho ottenuto dovunque volli ottenerlo, volevo
+infine vendicarmi di quella insolente regina, facendo
+dire ai suoi cortigiani stessi che io era più bella, e
+altrettanto intelligente e spiritosa di lei.
+</p>
+
+<p>
+Io insisteva adunque perchè sir William dimandasse
+al re stesso una spiegazione sul contegno
+sdegnoso della regina.
+</p>
+
+<p>
+Quando io penso oggi in quale accecamento orgoglioso
+mi aveva gettata la mia fortuna inopinata,
+mi maraviglio con me stessa della mia audacia.
+</p>
+
+<p>
+Sir William non esitò punto di cedere alla mia
+volontà. Egli aveva per me una adorazione così insensata,
+che sembrava maravigliato al pari di me
+del contegno che Sua maestà aveva a mio riguardo.
+</p>
+
+<p>
+Egli partì per Caserta, andò a trovare il re, e francamente
+entrò in questione, non lasciandogli punto
+ignorare che il suo futuro soggiorno a Napoli sarebbe
+una conseguenza del modo con cui si sarebbe
+condotto verso di me.
+</p>
+
+<p>
+Il re amava assai William, non già per sir William,
+ma per lui stesso. Questo principe essenzialmente
+egoista era così fatto; sir William era buon camminatore,
+buon cacciatore, buon cavalcatore, e un compagno
+spiritoso e gaio; da parecchi anni il re si era
+fatto una necessità della sua compagnia, e avrebbe
+sentito la di lui mancanza.
+</p>
+
+<p>
+Poi l’orizzonte politico cominciava ad oscurarsi
+dalla parte di occidente: il re di Napoli per quanto
+poco fosse versato negli affari, comprendeva che sir
+William, fratello di latte del re d’Inghilterra, compagno
+d’infanzia di Giorgio III, poteva, al caso di
+una rottura probabile colla Francia, essergli di un
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+potente aiuto presso il gabinetto di San Giacomo;
+accolse dunque le sue parole con una perfetta dolcezza,
+e con quella bonomia, che in lui talvolta
+era naturale e talvolta finta; ma in questa circostanza,
+tanto bene rappresentata, era impossibile
+accorgersi che fosse stata una commedia.
+</p>
+
+<p>
+— Mio caro sir William, gli disse, sapete voi la
+voce che corre?
+</p>
+
+<p>
+— No, ma spero che vostra maestà mi farà la
+grazia di dirmela.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, corre voce che voi non siate ammogliato.
+</p>
+
+<p>
+Sir William aveva preveduto il colpo; tirò dalla
+sua tasca il certificato del pastore protestante
+e lo presentò al re.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco, sire, diss’egli, questa è la mia risposta.
+</p>
+
+<p>
+Il re lesse il certificato, lo volse e lo rivolse con
+un certo imbarazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Io non vi dico nulla di nuovo, dicendovi che
+vi sono molti cattivi a Napoli, non è vero? ebbene,
+quand’anche voi faceste affiggere il vostro certificato
+su tutti gli angoli delle strade, e che io con
+un editto ordinassi di credervi, sarebbero ancora capaci
+dì dubitarne. Finchè voi non avrete fatto riconoscere
+il vostro matrimonio alla corte d’Inghilterra,
+e che non avete presentato lady Hamilton al re
+Giorgio III, cosa che voi avreste potuto fare facilissimamente
+nei rapporti con cui siete con lui, non
+vi sarà più motivo per dire di no. E come mai voi
+non avete punto pensato a ciò?
+</p>
+
+<p>
+Sir William guardò in faccia al re con uno sguardo
+il più scrutatore, ma fu impossibile di leggere più
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+in là della maschera; Ferdinando aveva a sua disposizione
+un certo giuoco di fisionomia bonaria, che
+avrebbe fatto scambiare lui, il re astuto per eccellenza,
+per l’uomo più ingenuo del mondo.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, sire, rispose sir William, voi mi date
+un congedo d’un mese, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Con mio grande rincrescimento, perchè non
+vorrei lasciare nemmeno per un giorno solo un compagno
+così buono come siete voi; ma se voi me lo
+comandate, e specialmente per un affare così importante,
+come quello di far riconoscere il vostro matrimonio,
+comprenderete bene che io non ve lo saprei
+rifiutare.
+</p>
+
+<p>
+— Non ho dunque che a scrivere a Londra, perchè
+il mio arrivo non arrechi una brusca sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+— Aspettate, posso risparmiarvi questo ritardo.
+</p>
+
+<p>
+— Ne sarò molto obbligato a vostra maestà.
+</p>
+
+<p>
+— Or bene, le lettere che io ricevo da mio cognato
+l’imperatore d’Austria e da mio cognato il re di
+Francia, possono essere giudicate abbastanza importanti
+per essere comunicate senza ritardo a monsignor
+Pitt; dico monsignor Pitt, perchè da voi, è
+presso a poco come qui, il re non è nulla, ed il ministro
+è tutto; senza di che vi avrei detto al re
+Giorgio III. Vi confiderò gli originali stessi di queste
+lettere, con una mia autografa per mio fratello
+il re della gran Brettagna, e compiendo in tal modo
+la missione di cui v’incarico, voi farete il vostro
+affare come crederete.
+</p>
+
+<p>
+Sir William non poteva desiderare di meglio; egli
+ricevette seduta stante, le lettere che doveva comunicare
+al re d’Inghilterra ed al suo ministro, e la
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+sera stessa su di un piccolo bastimento della marina
+reale, che il re mise a nostra disposizione, partimmo
+per Livorno.
+</p>
+
+<p>
+Sir William dovea consegnare, passando per Firenze,
+una lettera al gran duca Leopoldo, poi da Firenze
+dovevamo continuare il nostro viaggio in posta;
+la feluca reale attendeva il nostro ritorno a
+Livorno.
+</p>
+
+<p>
+Si sarebbe detto che il tempo era d’accordo colle
+nostre impazienze, avemmo costantemente il vento
+favorevole, e facemmo la traversata in tre giorni.
+</p>
+
+<p>
+Sir William, compì la sua missione presso il gran
+duca Leopoldo che trovò molto inquieto sul modo
+con cui andavano le cose di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Tutto accennava ad una prossima rivoluzione, ed
+i primi avvenimenti dell’anno 1789, in cui eravamo
+giunti, indicavano che questa rivoluzione sarebbe
+stata seria, e si sarebbe fatta sentire per tutto il
+mondo.
+</p>
+
+<p>
+Egli non poteva adunque che approvare il viaggio
+di sir William a Londra, e lo scopo apparente pel
+quale aveva fatto questo viaggio; non era pure meno
+inquieto sul conto di suo fratello Giuseppe II, imperatore
+di Germania, la cui salute andava affievolendosi.
+</p>
+
+<p>
+— Vedremo, disse egli, come da tutto ciò uscirà
+nostro cognato Ferdinando IV, che pretende di avere
+la felicità di non mantenere un filosofo nei suoi stati.
+</p>
+
+<p>
+In tutti i casi egli avvisava che l’Austria, il re di
+Napoli, il santo Padre e tutti i principi d’Italia, dovessero
+fare una lega offensiva e difensiva, e stabilire
+una specie di cordone sanitario per impedire
+alle idee rivoluzionarie di passare le Alpi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+</p>
+
+<p>
+Noi partimmo da Firenze per la posta, attraversammo
+il S. Gottardo e la Svizzera, e arrivammo
+ai Paesi Bassi, ove ci imbarcammo per l’Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo a Londra in punto a dieci mesi dopo
+che l’avevamo lasciata, e scendemmo al palazzo di
+sir William Hamilton.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso giorno fu ricevuto dal re.
+</p>
+
+<p>
+Io aspettava con una certa ansietà; ritornando a
+Londra, io era ritornata, per così dire, nella mia vita
+passata, e m’era trovata in faccia alla miseria ed
+alla vergogna dei miei primi anni; poteva venir
+qualche scrupolo al re, e se la mia presentazione
+fosse stata rifiutata a sir William, sebbene io fossi
+Lady Hamilton, ricadevo però più bassa di quanto
+era partita.
+</p>
+
+<p>
+Sir William ritornò tutto in gioia; la mia presentazione
+doveva aver luogo il lunedì seguente; il re
+non aveva fatto alcuna difficoltà, e si era mostrato
+più che mai gentile, affettuoso e pieno di amicizia
+per lui.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso giorno sir William mi espresse il desiderio
+di portare a Napoli un mio ritratto fatto da
+Romney, che allora era il gran pittore alla moda.
+Era impossibile che sir William non conoscesse
+punto le mie antiche relazioni con Romney; ma
+egli era così poco mio marito, che compresi benissimo
+che egli non lasciò a divedere di nutrire
+gelosia per questo grande artista.
+</p>
+
+<p>
+Fu convenuto che alla mattina appresso saremmo
+andati a sorprenderlo nel suo studio in Cavendish
+Square.
+</p>
+
+<p>
+Era troppo sicura della cortesia di Romney per
+avere bisogno di prevenirlo con una lettera di non
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+vedere in me che Lady Hamilton; e più ancora sicura
+dell’impero che io aveva sopra sir William, mi
+faceva una festa della sorpresa, che avrebbe prodotto
+in Romney la mia presenza inaspettata.
+</p>
+
+<p>
+Siccome sir William desiderava di avere il mio ritratto
+rappresentante un’Odalisca, vestii un magnifico
+abito turco, e salimmo in una carrozza chiusa
+che ci condusse a Cavendish Square, poco lungi
+dal palazzo di sir William.
+</p>
+
+<p>
+Io conosceva quella casa; essa avea conservato,
+bisogna dirlo, alcuni dei miei buoni ricordi, e senza
+essere mai stata innamorata di Romney, nel senso
+che si accorda alla parola, io l’aveva amato teneramente,
+e la sua memoria non s’affaccia mai alla mia
+mente senza essere accompagnata da un sorriso del
+mio labbro.
+</p>
+
+<p>
+Era sempre lo stesso domestico che lo serviva.
+Egli mi riconobbe, gli feci un segno indicandogli
+coll’occhio mio marito che mi seguiva; ed egli mi
+provò di aver compreso, domandandomi se doveva
+annunziare sir William e Lady Hamilton; gli risposi
+di no, volendo fare al suo padrone una visita d’amicizia
+e non di cerimonia, e che ci saremmo annunciati
+da noi.
+</p>
+
+<p>
+Si ritirò e mi lasciò passare.
+</p>
+
+<p>
+Entrammo nello studio di Romney; le quattro
+parti del mondo erano state messe a contribuzione
+per adornare questo splendido tempio dell’arte: trofei
+che riunivano le più belle armi dei popoli selvaggi
+e dei civilizzati, le frecce dell’Indiano della
+Florida, i cangiar dell’Asia e le spade di Damasco,
+le pelli di tigre del Bengala, le pelli di leone dell’Atlante,
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+d’orsi della Siberia e di pantere della Persia,
+sparsi sotto i mobili, si stendevano sotto i nostri
+piedi, e tappezzavano la base delle pareti coperte
+da meravigliosi schizzi dell’autore che visitavamo.
+Non vi era un angolo in questa vasta camera
+ove l’occhio potesse riposare senza cadere su di un
+oggetto prezioso, e per valore materiale e per valore
+artistico.
+</p>
+
+<p>
+Romney era occupato a dare l’ultimo tratto di pennello
+ad un’Erigone che si rotolava con una tigre
+su di un tappeto di fiori. L’Erigone aveva una lontana
+somiglianza con una certa Emma Lyonna, e
+provava che questa Emma Lyonna non era affatto
+scomparsa dalla memoria del pittore.
+</p>
+
+<p>
+Al rumore della porta non si mosse: senza dubbio
+aveva semplicemente creduto che il suo domestico
+fosse venuto per mettere l’ordine o il disordine
+in qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+Gli toccai la spalla colla mano, si volse, mi riconobbe,
+mise un grido, e scorgendo mio marito si
+levò facendomi un inchino.
+</p>
+
+<p>
+— Ancora più bella di prima, mi disse, non l’avrei
+creduta possibile una tal cosa; poi volgendosi a sir
+William:
+</p>
+
+<p>
+— Accogliete tutti i miei complimenti, milord, gli
+disse, e ditemi tosto se posso avere la fortuna d’esservi
+utile in qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+Poi colla sua maravigliosa cortesia, Romney, come
+se mi vedesse per la prima volta, ci fece gli onori
+del suo studio.
+</p>
+
+<p>
+Sir William gli disse che desiderava un mio ritratto
+alla foggia in cui mi trovava.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+</p>
+
+<p>
+Romney tutto contento, prese all’istante una gran
+tela e schizzò tutta la composizione.
+</p>
+
+<p>
+Si convenne che vi andassi tutti i giorni per la
+posa, e Romney promise che in capo ad otto giorni
+il ritratto sarebbe finito.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo sir William mi condusse a Cavendish
+Square, ma siccome doveva andare in varii
+luoghi, si contentò di lasciarmi nel suo studio, e
+ritornò alla carrozza, promettendomi di venirmi a
+prendere fra due ore.
+</p>
+
+<p>
+In queste due ore Romney ebbe la garbatezza di
+non dirmi una parola, di non fare la minima allusione
+che potesse ricordare la nostra intimità passata;
+mi parlò di Roma e di Napoli, discorremmo
+un po’ di tutto, e promise di venirci a fare una
+visita.
+</p>
+
+<p>
+Era, lo confesso, un poco punta da una tale delicatezza:
+io la comprendeva, ma mi stringeva il
+cuore.
+</p>
+
+<p>
+La donna anche quando oblia, non vuol essere
+dimenticata.
+</p>
+
+<p>
+Sir William ritornò più tardi di quanto aveva
+detto, di modo che il ritratto andava avanti. Aveva
+veduto monsignor Pitt, gli aveva mostrato le lettere
+di Maria Antonietta e dell’imperatore Giuseppe II,
+e aveva parlato a lungo degli affari di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Le cose andavano alla peggio, il freddo e la fame
+sembravano essersi data la parola per far dei Francesi
+altrettanti diavoli arrabbiati.
+</p>
+
+<p>
+Si parlava della riunione degli Stati Generali pel
+4 aprile. Monsignor Pitt fissava a quell’epoca il principio
+della rivoluzione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<p>
+Sir William aveva ricevuto pieni poteri di trattare
+a Napoli gli affari d’Inghilterra come egli intendeva,
+salvo sempre, ben inteso, l’onore e gl’interessi
+della Gran Bretagna.
+</p>
+
+<p>
+Non disse nulla di tutto ciò, s’intende, dinanzi a
+Romney; ma a me sola riconducendomi a casa.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p>
+
+<h2>X.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Il lunedì seguente, 20 marzo 1789, giorno della mia
+presentazione, non vi fu seduta da Romney, ben si
+intende: tutta la giornata fu consacrata ai preparativi
+di questa grande cerimonia e particolarmente
+alle cure della mia toletta.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la mia presentazione vi fu gran ballo a
+Corte.
+</p>
+
+<p>
+Il re, vedendomi a comparire, mi venne incontro
+con una galanteria graziosa, mi offerse la mano e
+mi condusse al mio posto, non cessando di parlarmi,
+se non per trattenersi con sir William.
+</p>
+
+<p>
+Il re mi aveva appena lasciata, che il principe di
+Galles venne alla sua volta; allora, mio malgrado
+la mia testa era occupata da un solo pensiero; cioè
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+quando mi trovava semplicemente vestita da dama
+di compagnia sul terrazzo di miss Arabella, la sera
+in cui essa aveva ricevuto il principe di Galles: mi
+pareva di vederli tutti e due alla finestra, poi ritornare
+nella sala, e quantunque esposti a mezza luce,
+mi parvero brillanti di gioventù e di desiderio.
+</p>
+
+<p>
+Non so ciò che il principe mi disse, nè mi ricordo
+ciò che gli risposi: tutte le fibre della memoria mi
+distoglievano la mente dal presente, e la facevano
+viaggiare a ritroso nel passato: dovetti sembrare
+stupida al principe.
+</p>
+
+<p>
+Questa sera fu per me una serata di orgoglio e
+di dolore. D’orgoglio, perchè aveva raggiunto il mio
+scopo; ricevuta ufficialmente alla Corte d’Inghilterra,
+come sposa di sir William Hamilton, nessuna
+altra corte poteva rifiutarsi di ricevermi, e come
+ambasciatrice di una grande potenza, veniva per
+rango immediatamente appresso alle principesse del
+sangue; di dolore, perchè ogni sorriso, ogni sguardo
+obliquo, ogni parola detta all’orecchio, mi sembrava
+un insulto, che strisciando sotto l’erba, era pronto
+a levare la testa tostochè io fossi uscita.
+</p>
+
+<p>
+Sir William era maravigliosamente tranquillo e
+soddisfatto: se per diventare sua moglie io fossi
+uscita dal chiostro più austero, dal convento il più
+chiuso, non sarebbe parso più altero di me.
+</p>
+
+<p>
+Però quella sera mi parve lunga, e benchè mi fossi
+ritirata ad un’ora di giorno, pure mi sentiva affranta.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo mi guardai bene dal mancare alla
+seduta; aveva bisogno di vedere un viso amico; sentiva
+che quella sera non aveva veduto che delle maschere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+</p>
+
+<p>
+Romney era uscito per affari indispensabili, mi
+fece dire che mi pregava di perdonargli, ma che lo
+aspettassi.
+</p>
+
+<p>
+Sir William, che ancora in quel giorno doveva
+andare in varii luoghi, prese la carrozza e mi lasciò
+da Romney.
+</p>
+
+<p>
+Io l’aspettava con una suprema impazienza, era
+io che dovea dargli le notizie; e mi sembrava che
+egli dovesse darmene.
+</p>
+
+<p>
+Così, quando intesi il suo passo, quando riconobbi
+la sua voce nella camera vicina, quando vidi
+aprirsi la porta, mi slanciai verso di lui per interrogarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? gli dimandai.
+</p>
+
+<p>
+Qualche cosa di consimile balenò pure alla sua
+mente, perchè quantunque fosse vaga la mia interrogazione,
+egli rispose direttamente alla mia idea.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, ieri voi avete avuto un esito strano; questa
+mattina sono corso per la città per avere vostre notizie,
+e non ho veduto che delle donne furiose; sembra
+che ieri foste miracolosamente bella; si parla
+di tre duchesse morte di gelosia; altre vedendo il
+re condurvi alla vostra sedia, ed il principe di Galles
+a parlare con voi, si sono morse le dita per la
+collera, e minacciano di diventare idrofobe. Finisco
+ora d’aver schizzato il ritratto di Lady Craven, che
+è una buona inglese puro sangue, e che ora, dopo
+14 anni d’unione, ha ottenuto il suo divorzio da Lord
+Craven. Essa era là e rise di tutto cuore vedendo i
+visi che vi facevano; le dissi che vi avrei veduta da
+me, essa mi rispose semplicemente: — «fatele i miei
+complimenti, e ditele che è la più bella creatura
+che abbia mai veduta.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io presi la mano di Romney, e gliela strinsi di
+tutta forza; avrei desiderato di abbracciarlo; egli
+m’ispirava nelle vene il sentimento divino della vendetta
+soddisfatta.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo tutti i giornali rendevano conto
+del ballo di corte: alcuni non mi risparmiarono;
+ma non importa, la mia causa rispetto alla regina
+di Napoli era vinta.
+</p>
+
+<p>
+Al settimo giorno il mio ritratto era finito; ma a
+motivo degli accessorii orientali, di cui mi aveva
+circondato Romney, era diventato un quadro più
+che non un semplice ritratto. Sir William del resto
+maravigliato del talento con cui era eseguito, chiese
+a Romney di spingere la compiacenza fino a voler
+ricominciare il lavoro, e farne un altro tanto semplice
+quanto l’altro era lavorato.
+</p>
+
+<p>
+Romney non chiese di meglio. Egli pretendeva di
+avere tanto piacere di lavorare vicino a me, che
+non avrebbe voluto mai altro modello.
+</p>
+
+<p>
+Nel giorno stesso, in cui finì il primo, incominciò
+il secondo; esso era di una semplicità veramente
+greca.
+</p>
+
+<p>
+Aveva la testa spoglia che, veduta di faccia, era
+un po’ inclinata sulla spalla destra; i miei lunghi
+capelli sciolti cadevano ondeggianti sul mio petto
+velato appena da una tonaca di mussolina; un mantello
+di cascemiro rosso mi copriva le spalle: il mio
+solo gioiello era una cintura d’oro cesellata alla
+foggia araba, che incastonava un cammeo rappresentante
+Sir William Hamilton. Questo che a mio parere
+era ancor superiore al primo fu finito in cinque
+giorni. Fu quello che fu dato da Sir William
+a Lord Nelson, e che questi aveva nella cabina
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+del <i>Fulminante</i>, e che mi fu restituito dopo la sua
+morte, e che nella meschina capanna in cui scrivo
+queste memorie, ancora oggi è appeso a lato al suo.
+Nei miei momenti di miseria mi furono offerte fino
+a 12,000 lire dei due ritratti; non ho voluto mai separarmi
+da loro; essi saranno la dote della mia
+Orazia.
+</p>
+
+<p>
+Durante il nostro soggiorno a Londra, Sir William
+diede qualche serata, ove fu invitata tutta la
+<i>gentry</i> della capitale; qualche donna che aveva creduto
+opportuno di farsi ritrosa passando al di là
+della quarantina, non giudicò conveniente di onorarle
+della sua presenza; ma le giovani e belle donne
+dell’aristocrazia non vi mancarono. Sir William volle
+che in due di queste serate rappresentassi alcune
+scene di carattere; in una recitai il soliloquio di
+Giulietta, nell’altra cantai la scena mimica della
+Nina.
+</p>
+
+<p>
+Quella sera produssi un vero entusiasmo; Romney
+principalmente era come un pazzo.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo scrisse ad uno de’ suoi amici.
+</p>
+
+<p>
+«Nella mia ultima lettera credo di avervi informato
+che era a pranzo da Sir William e sua moglie;
+alla sera molte persone della nostra prima società
+eransi riunite per udirla a cantare: nel serio come
+nel comico, per la sua grazia come per il suo ingegno,
+essa eccitò l’ammirazione di tutti; ma la sua
+Nina sorpassò ciò che si può vedere, ed io credo che
+nessuno non saprebbe eguagliarla, per l’anima che
+vi mette: tutta la società era a bocca aperta, tanto
+la sua scena è semplice, grande, terribile e patetica.»
+</p>
+
+<p>
+I miei due ritratti furono imballati colla più gran
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+cura, e Sir William non volendosi separare da ciò
+che chiamava <i>il suo tesoro</i>, combinò in modo di prenderseli
+in viaggio con noi.
+</p>
+
+<p>
+Lasciammo Londra il 20 aprile; per curiosità Sir
+William volle ritornare per Parigi. L’Inghilterra che
+doveva fare una guerra così accanita alla Francia,
+era ancora in pace con essa. Nulla impediva dunque
+a Sir William di seguire a questo riguardo la
+sua fantasia.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo il 26 in buon punto per essere spettatori
+di una sommossa; grazie dell’avviso! quella
+sommossa fu quella che prese il nome dal sobborgo
+S. Antonio.
+</p>
+
+<p>
+Sir William aveva fatto ogni premura per vedere
+l’apertura degli Stati generali che doveva aver luogo
+il 27.
+</p>
+
+<p>
+Arrivando, intese che era rimessa al 4 di maggio.
+</p>
+
+<p>
+Invece dell’apertura degli Stati generali, avemmo
+l’incendio ed il saccheggio del magazzino Reveillon.
+</p>
+
+<p>
+Si sapeva fin dal giorno prima che qualche cosa
+doveva succedere; perchè alla sera Sir William entrò
+con un permesso per vedere la Bastiglia.
+</p>
+
+<p>
+Noi ne approfittammo pel giorno seguente.
+</p>
+
+<p>
+Mano mano, che noi ci avvicinavamo alla Bastiglia,
+la folla si faceva più numerosa; credevamo di
+non poter mai arrivare colla nostra carrozza alla
+porta d’entrata.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente ci entrammo, ma in mezzo ai fischi
+ed alle ingiurie; il popolo francese mi parve ben
+mutato dall’epoca in cui l’aveva veduto la prima
+volta.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Delaunay, prevenuto che l’ambasciatore
+d’Inghilterra e sua moglie visiterebbero la Bastiglia,
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+ci attendeva per farci egli stesso gli onori del
+castello reale.
+</p>
+
+<p>
+Ci chiese prima se volevamo vedere i suoi prigionieri,
+almeno quelli che gli era permesso di mostrarci.
+</p>
+
+<p>
+Mi informai se mi era permesso di liberarne qualcuno.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Delaunay mi rispose che la sua cortesia
+non poteva andare fin là.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, gli dissi, non potendo far nulla per essi,
+desidero piuttosto di non vederli.
+</p>
+
+<p>
+— Che volete vedere allora? Parigi dall’alto della
+torri?
+</p>
+
+<p>
+La cosa era molto facile; il signor Delaunay, ci
+precedeva col cappello in mano, e per quante istanze
+gli feci non volle mai metterlo in testa.
+</p>
+
+<p>
+Io diceva a me stessa, come mai un gentiluomo
+tanto cortese e di sì belle maniere, poteva essere
+così spietato, o piuttosto così cupido verso i suoi
+prigionieri.
+</p>
+
+<p>
+Si raccontavano di lui dei tratti di avarizia incredibili.
+Tutti gl’impieghi della Bastiglia, fino a quello
+di guattero, si vendevano e dipendevano da lui. Con
+sessanta mila lire di stipendio, dicesi, che trovava
+modo di formarsene centoventi, egli guadagnava su
+tutto: sulla legna, sul vino. Il terrazzo di un bastione
+era stato convertito in giardino per il passeggio
+dei prigionieri; egli trovò modo di ricavarne
+cento franchi l’anno affittandolo ad un giardiniere.
+</p>
+
+<p>
+Quando fummo in cima alle torri, da un lato
+spingevamo lo sguardo fino in fondo al baluardo del
+Tempio, dall’altro fino al giardino del re, verso oriente
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+fino alla barriera del trono, e ad occidente fino agli
+Invalidi.
+</p>
+
+<p>
+Di là solamente potemmo apprezzare quanto fosse
+numerosa la folla a traverso la quale eravamo passati,
+e che ora dominavamo.
+</p>
+
+<p>
+Tutta questa folla si recava verso il sobborgo San
+Antonio, e sembrava irritata, ed alcuni in passando
+facevamo i pugni alla Bastiglia.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Delaunay se ne rideva.
+</p>
+
+<p>
+Gli chiesi donde veniva tutto questo rumore e
+tutti questi clamori del popolo.
+</p>
+
+<p>
+Mi rispose che il popolo di Parigi, preso da vertigine
+e pieno di malvolere, pretendeva morire di fame;
+ora il cartaio Reveillon, uno di quegli aristocratici
+del commercio, — i peggiori fra gli aristocratici, — sosteneva
+che l’operaio guadagnava ancor
+troppo, e che abbisognava ridurre la sua mercede
+giornaliera a quindici soldi; si aggiungeva che doveva
+essere decorato del cordon nero di S. Michele
+dalla corte che si assicurava in lui un elettore realista.
+</p>
+
+<p>
+Tutta questa comitiva era diretta verso la sua
+casa; le grida che metteva eran grida di morte contro
+il cartaio.
+</p>
+
+<p>
+Per fortuna egli era nascosto, e non lo si trovò
+in casa: allora in un momento, con un fascio di paglia,
+si fabbricò un fantoccio, un rigattiere recò un
+abito vecchio, e tostochè il fantoccio fu vestito, gli
+si aggiustò un cordone nero al collo, e lo si appese
+in cima ad una pertica, e la si faceva passeggiare
+per le vie di Parigi.
+</p>
+
+<p>
+Il corteggio ripassò innanzi alla Bastiglia per andare
+ad abbrucciare il fantoccio al palazzo municipale,
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+ma allontanandosi minacciò di venire il giorno
+dopo ad appiccare il fuoco alla casa.
+</p>
+
+<p>
+— Se voi volete vedere ciò, ci chiese galantemente
+il signor Delaunay, ritornate dimani alla stessa ora;
+sarà una cosa curiosa, io credo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, gli diss’io, dal momento che questa gente
+manifesta apertamente la sua intenzione, dimani la
+polizia prenderà le sue misure e si opporrà.
+</p>
+
+<p>
+— Oh Milady, disse ridendo il signor Delaunay,
+voi vi credete ancora in Inghilterra ove un conestabile
+col suo piccolo bastone disperde, toccando il
+capo della sommossa, un assembramento di cento
+mila persone. Disingannatevi, Milady; noi siamo in
+Francia, ed in Francia quando il popolo comincia
+a farne delle sue, non si ferma là così. Fatemi l’onore
+di accettare dimane un asciolvere; metterò un
+uomo in sentinella sulle torri per avvertirci quando
+lo spettacolo comincerà, e vi prometto alle frutta un
+saccheggio che sarà forse un incendio.
+</p>
+
+<p>
+Guardai in faccia a sir William; egli lesse nei miei
+occhi il desiderio che aveva di assistere allo spettacolo
+promesso; e siccome egli non aveva altra volontà
+che la mia:
+</p>
+
+<p>
+— Signore, disse, eccettuato l’asciolvere, io e Milady
+accettiamo l’offerta che ci fate.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Delaunay fece un inchino.
+</p>
+
+<p>
+— C’è un male, però, signore, diss’egli; le due offerte
+vanno insieme e non possono essere disgiunte;
+mi si offre un’occasione di ricevere alla mia tavola
+uno dei primi dotti del mondo forse, e senza dubbio
+la più bella donna di Inghilterra, e quest’occasione
+non la lascerò sfuggire.
+</p>
+
+<p>
+Io era maravigliata e nel medesimo tempo accarezzata
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+da questa galanteria francese, che sorgeva
+come un fiore naturale fin dalle fessure delle pietre
+di una prigione.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, signore, gli dissi, io accetto anche in
+nome di mio marito: ma ad una condizione.
+</p>
+
+<p>
+— Una condizione posta da voi, Milady, si accetta
+ad occhi chiusi, foss’anche quella di consegnarvi le
+chiavi della Bastiglia; dite questa condizione.
+</p>
+
+<p>
+— Che voi ci darete l’ordinario dei prigionieri,
+onde mi ricordi di aver pranzato in una prigione.
+</p>
+
+<p>
+— Su questo punto vi posso soddisfare, Milady;
+vi prometto l’ordinario dei prigionieri.
+</p>
+
+<p>
+— In parola d’onore?
+</p>
+
+<p>
+— Da gentiluomo.
+</p>
+
+<p>
+— Io gli porsi la mano.
+</p>
+
+<p>
+— So bene, gli dissi, che quando un Francese ha
+detto ciò, si farebbe piuttosto ammazzare che mancare
+di parola. A dimani, signore.
+</p>
+
+<p>
+E in ciò, ci accomiatammo dal galante governatore
+della Bastiglia.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p>
+
+<h2>XI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+In attesa dello spettacolo promesso pel giorno seguente,
+sir William mi chiese dove desiderassi di
+passare la sera; senza esitare risposi: alla Commedia
+francese. Il teatro era e fu sempre la mia
+passione, e quando penso che se al momento della
+mia miseria Drury Lane non fosse stato incendiato,
+probabilmente vi avrei fatto le mie prime prove e
+sarei diventata la rivale di Maria Siddons, in vece di
+essere diventata quella di Aspasia.
+</p>
+
+<p>
+Ciò sarebbe stato probabilmente meglio per la
+salvezza dell’anima mia e per la tranquillità della
+mia coscienza.
+</p>
+
+<p>
+Si rappresentava la <i>Berenice</i> di Racine.
+</p>
+
+<p>
+Sir William mandò a prendere un palco; gli si
+rispose che non ve n’erano più.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nessun palco disponibile! in mezzo alle sommosse
+ed alla carestia; non è nemmeno credibile.
+</p>
+
+<p>
+Chiedemmo la causa di quell’affluenza; ci si rispose
+che un giovane tragico, che da due anni appena
+calcava la scena, e che otteneva gli applausi
+più grandi e più meritati, rappresentava per la prima
+volta in quella sera la parte di Tito.
+</p>
+
+<p>
+Chiesi che nome aveva; — si chiamava Francesco
+Talma.
+</p>
+
+<p>
+Sir William mi vide talmente contrariata per questo
+contrattempo, che scrisse in quel momento al suo
+collega ambasciatore d’Inghilterra presso la Corte
+di Francia per chiedergli se per avventura non avesse
+un palco da dargli per la commedia francese.
+</p>
+
+<p>
+Sua signoria che probabilmente non era ammogliato,
+o aveva una moglie che non amava la commedia,
+rispose che con suo grande rincrescimento
+non poteva soddisfare al desiderio di sir William;
+Sua signoria non teneva palco.
+</p>
+
+<p>
+Era talmente disperata, che pregai sir William di
+far salire l’albergatore e d’interrogarlo per sapere
+se conoscesse qualche mezzo per procurarsene uno,
+ovvero alcuni posti qualunque fossero.
+</p>
+
+<p>
+— Non conosco che un solo mezzo, ci disse: scrivere
+al signor Talma in persona.
+</p>
+
+<p>
+Sir William fece un movimento di rifiuto.
+</p>
+
+<p>
+— È un giovane educatissimo, diss’egli a sir
+William, che conosce la migliore società di Parigi;
+è un eccellente patriota, e certamente se Vostra
+Signoria si degna di onorarlo, farà tutto ciò che
+potrà per procurarle il piacere di vederlo.
+</p>
+
+<p>
+Sir William si volse dalla mia parte per interrogarmi
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+su di ciò che doveva fare; egli mi trovò colle
+mani giunte e col viso supplichevole.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, diss’egli, giacchè lo vuoi.
+</p>
+
+<p>
+Prese la penna e scrisse:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Sir William Hamilton ambasciatore di S. Maestà
+Britannica, e Lady Hamilton sua moglie hanno l’onore
+di presentare i loro complimenti al signor Talma
+e di esprimergli il desiderio di vederlo a rappresentare
+questa sera la parte di Tito; tutte le loro premure
+per procurarsi un palco sono state vane; essi
+si trovano obbligati, anche a rischio di rendersi importuni,
+di ricorrere a lui e di chiedergli due posti
+nella sala, qualunque fossero, purchè una Lady vi
+possa andare».
+</p>
+
+<p class="indr">
+«27 aprile 1789»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+— V’incaricate voi di far ricapitare questa lettera
+al signor Talma? dimandò sir William all’albergatore.
+</p>
+
+<p>
+— Certamente, è la cosa più facile del mondo.
+</p>
+
+<p>
+— E di farci avere la risposta?
+</p>
+
+<p>
+— Più ancora, mylord, disse il nostro albergatore;
+per essere sicuro che la commissione sia ben eseguita,
+vado a farla io stesso.
+</p>
+
+<p>
+E senza aspettare i nostri ringraziamenti, partì
+portando seco la lettera.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero, mormorò sir William, a malincuore bisogna
+convenire che questo popolo francese è pure
+assai garbato; peccato che sia tanto leggiero.
+</p>
+
+<p>
+Sir William era lungi dal dubitare che i francesi
+si correggessero presto della qualità per cui li lodava,
+e del difetto di cui li rimproverava.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+</p>
+
+<p>
+In capo ad un quarto d’ora il nostro albergatore
+ritornò tutto giulivo; aveva un viglietto in mano.
+</p>
+
+<p>
+— Voi avete un palco? esclamai scorgendolo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, l’ho, diss’egli, sollevando in aria il viglietto,
+eccolo.
+</p>
+
+<p>
+Gli presi di mano il viglietto; esso racchiudeva
+una piccola cartolina con queste cinque parole:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+— <i>Buono pel mio palco</i>.&nbsp;—
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Talma</span>.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+e più sotto.
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+— <i>Entrata degli artisti</i>.&nbsp;—
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Io m’impossessai tutta contenta del palco.
+</p>
+
+<p>
+— Aspettate, mi disse sir William; Tito ci fa l’onore
+di risponderci.
+</p>
+
+<p>
+— Ah vediamo, e lessi:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Il cittadino Talma è dolentissimo di non poter
+offrire all’illustre sir William Hamilton ed a Milady
+Hamilton che il suo palco posto sulla scena.
+Ma, come si trova, glielo offre coll’espressione della
+sua riconoscenza la più tenera, per avere voluto
+pensare a lui.
+</p>
+
+<p class="indr">
+«27 aprile 1789.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Era impossibile di contenersi meglio nei limiti
+della convenienza più assoluta.
+</p>
+
+<p>
+Alle sette ore e mezza precise noi eravamo in
+teatro. Il portiere che ci attendeva al portone ci fece
+attraversare la scena, e ci condusse al palco.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+</p>
+
+<p>
+Era facile di vedere che colui che ce lo prestava
+ci aveva messo tutta la galanteria di cui è capace
+un artista.
+</p>
+
+<p>
+Un grande specchio decorava una parete; i mobili
+erano coperti da stoffe turche ricamate in oro;
+questo palco mi ricordava in miniatura lo studio di
+Romney.
+</p>
+
+<p>
+Io era incantata di essere sulla scena, e aveva un
+piacere dieci volte maggiore che se fossi stata nella
+sala, fosse stata pur messa a mia disposizione la
+loggia reale.
+</p>
+
+<p>
+Aspettava con impazienza che si levasse il sipario.
+Ma per questa attesa ebbi anche uno spettacolo
+più curioso di quello della tragedia, quello del dietro
+scena.
+</p>
+
+<p>
+Tutti gli artisti si trattenevano dal loro collega
+Talma, e si facevano dimande sulle nuove eccentricità
+della foggia di vestire che egli si sarebbe permesso.
+Essi chiamavano eccentricità quel lavoro
+pieno di scienza a cui si dedicava Talma per ricondurre
+il teatro alla verità storica. In fine la campana
+si fece sentire, si diedero i tre colpi, il direttore
+dispose gli artisti, e si levò il sipario.
+</p>
+
+<p>
+Confesso che quando Talma entrò alla prima scena
+del secondo atto, misi un grido di ammirazione.
+Mi sembrava di veder camminare una statua romana.
+</p>
+
+<p>
+La testa particolarmente era superba, i capelli tagliati
+corti ed arricciati alla foggia antica, la corona
+d’alloro d’oro posava sui suoi capelli; il mantello
+di porpora, non già attaccato ma gettato
+senza cura sulle spalle, permetteva a chi lo portava
+di avvolgerselo in mille guise; tutto ciò dava una
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+singolare verità all’artista che riconduceva gli spettatori
+a 1700 anni addietro.
+</p>
+
+<p>
+Tutti gli altri commedianti mi sembravano maschere.
+</p>
+
+<p>
+La parte di Berenice era sostenuta, per quanto
+mi posso ricordare, da una giovine e bella artista
+chiamata madamigella Vestris; essa aveva un abito
+all’antica, i capelli incipriati e il guardinfante.
+</p>
+
+<p>
+Quando entrò alla quarta scena del second’atto,
+e si trovò in presenza di Tito, fece dapprima un movimento
+di sorpresa, poi represse un violento scoppio
+di riso; Tito aveva le braccia e le gambe ignude,
+mentre gli altri avevano delle maglie di cotone, e
+dei calzoni di seta.
+</p>
+
+<p>
+Pure declamò con tutta l’anima che potè mettere
+nella sua lunga parlata, che cominciò con questo
+verso:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Non ti lagnar, signor, se un indiscreto</p>
+<p class="i01">zelo mi spinse.... ecc.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+e finisce:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Signor! presente almeno ero al pensiero?»</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Ma finito questo verso, invece di ascoltare la risposta
+di Tito, lo guardò da capo a piedi, mentre
+che Tito le diceva alla sua volta:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">«Donna, non dubitar! n’attesto il Cielo,</p>
+<p class="i01">Berenice a’ miei occhi è ognor presente,</p>
+<p class="i01">Tempo od assenza ti rinnovo il giuro,</p>
+<p class="i01">Non possono rapirti al cor che t’ama.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Mi perdoni Iddio, Talma, mormorò la donna, ma
+voi non avete la parrucca, ma voi non avete la maglia;
+ma voi non avete i calzoni.
+</p>
+
+<p>
+Poi mentre Talma avea finito quanto doveva dire,
+le rispose:
+</p>
+
+<p>
+— Cara amica, i Romani non ne portavano.
+</p>
+
+<p>
+Ed essa ripigliava con una nuova tenerezza:
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i09"> «E vuoi giurarmi</p>
+<p class="i01">Un affetto immortal, se tu mel giuri</p>
+<p class="i01">Freddamente così?</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Confesso che mi gettai indietro sullo sfondo del
+palco per poter ridere in tutta libertà, mentre Sir
+William, nella sua qualità di antiquario, si sfiatava
+a dire:
+</p>
+
+<p>
+— Ma ha ragione, ha perfettamente ragione. Bravo
+quel giovane, bravo; voi sembrate una statua trovata
+ad Ercolano od a Pompei. <i>Perge sic itur ad
+astra.</i>
+</p>
+
+<p>
+Il tragico fece un leggiero inchino verso di noi
+in segno di ringraziamento.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sono quelli che hai nel tuo palco? chiese
+con un fare sgarbato madamigella Vestris seguitando
+a recitare.
+</p>
+
+<p>
+— Sono artisti inglesi, rispose Talma con un leggiero
+sorriso, che faceva valere anche per conto
+dell’amore che Tito aveva per Berenice.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì, artisti, signor Talma, esclamai io applaudendo,
+avete ragione, veri artisti.
+</p>
+
+<p>
+I miei applausi raddoppiarono alla parlata di Tito;
+questa parlata, che aveva insieme del disordine, dell’amore
+e della dignità, fu ammirabilmente declamata
+dal giovine tragico.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando calò il sipario verso la fine del secondo
+atto, si udirono grandi applausi nella sala, si gettavano
+quasi fuori dei palchi e gridavano <i>bravo</i>. Ove
+noi eravamo non potevamo vedere; ma gli artisti
+si avvicinavano al sipario e guardavano dal foro che
+vi era praticato.
+</p>
+
+<p>
+— Che c’è, che c’è dunque? chiedevano gli altri
+commedianti, a quello che aveva la fortuna di stare
+a quel foro.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, rispose, non ci mancava che questa.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che cosa?
+</p>
+
+<p>
+— Ecco che quel pazzo di Talma ha trovato degli
+imitatori.
+</p>
+
+<p>
+— Come? soggiunse uno del commedianti; vi sarebbe
+qualcuno in platea, che per avventura sia
+senza calzoni?
+</p>
+
+<p>
+— No, ma vi è un giovane presso l’orchestra, che
+dopo l’atto è andato probabilmente a farsi tagliare
+i capelli: è acconciato <i>alla Tito</i>, ed è lui che si applaudisce.
+</p>
+
+<p>
+Fra il secondo ed il terzo atto l’esempio fu imitato
+da tre o quattro giovani. All’ultimo atto Talma
+aveva una ventina di imitatori nella sala.
+</p>
+
+<p>
+È inutile dire che da quella sera venne la moda
+di portare i capelli alla Tito.
+</p>
+
+<p>
+Quando calò il sipario al quinto atto. — Dio mi
+perdoni questa empietà sul mediocre intreccio della
+Berenice, — sir William, prevenendo i miei desideri,
+fece dimandare dal portiere <i>il cittadino</i> Talma: — ricordiamoci
+che questo era il titolo che aveva preso
+quando ci scrisse, — se potevamo ringraziarlo nel
+suo camerino.
+</p>
+
+<p>
+Ci fece subito rispondere che era un grande onore
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+per lui, che non avrebbe ardito di aspettarsi; ma
+poichè noi eravamo disposti di farglielo, lo accettava
+con riconoscenza.
+</p>
+
+<p>
+C’incamminammo verso il suo camerino: il corridojo
+era ingombro; però vedendo una signora che
+sembrava essere dell’alta società, ciascuno si ritrasse
+verso il muro, di modo che riuscimmo ad entrare.
+</p>
+
+<p>
+Tito ci aspettava alla porta per farci gli onori del
+suo camerino; la nostra meraviglia fu grande quando
+rivolgendosi a noi in perfetto inglese, ci chiese, o
+piuttosto chiese a sir William se voleva o no conservare
+l’incognito.
+</p>
+
+<p>
+Sir William rispose che non aveva alcun motivo di
+nascondere <i>l’onore che egli faceva a sè stesso</i> venendo
+a ringraziare un grande artista, facendogli i suoi
+complimenti, e che anzi desiderava di essere presentato
+alla società che si trovava nel suo camerino,
+e che dall’apparenza doveva appartenere alla classe
+più intelligente della società.
+</p>
+
+<p>
+Sir William non s’ingannava: Talma ci presentò
+successivamente il poeta Mario Giuseppe Chenier,
+di cui dovea rispondere il <i>Carlo IX</i>; Ducis di cui
+facea fede il Macbet, il giovine Arnault di cui studiava
+il <i>Mario a Minturno</i>; La Harpe che lo tormentava
+per rappresentare il suo <i>Wasa</i>; il pittore David
+che gli dava i modelli del vestiario; il cavalier Bertin
+che cinque o sei mesi prima avea pubblicato il
+suo libro degli amori, e che al giorno seguente o
+l’altro doveva partire per S. Domingo, ove dovea morire
+l’anno dopo; Parny, che si chiamava il Tibullo
+francese, e che era in procinto di cantare la sua
+Eleonora, mentre suo fratello, con minor poesia forse
+ma con altrettanto spirito cantava madamigella
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+Comtas. Infine cinque o sei altri giovani, che avevano
+tutti un nome, od erano per farselo.
+</p>
+
+<p>
+Sir William ebbe la sua corte, ed io la mia. Egli
+entrò in una discussione sul modo di vestire degli
+antichi con David e Talma: mentre io faceva sui
+loro versi i complimenti al cavalier Bertin e Parny
+e essi me ne facevano sulla mia bellezza.
+</p>
+
+<p>
+Sir William sempre preoccupato dei miei trionfi
+me ne procurava uno.
+</p>
+
+<p>
+Egli invitò Talma, pregandolo d’invitare tutti gli
+amici che si trovavano nel suo camerino, di venire
+a passare la serata di domani all’hôtel des Princes.
+</p>
+
+<p>
+Se Talma consentiva a declamare dei versi di
+Corneille, di Racine e di Voltaire, Lady Hamilton
+declamerebbe da parte sua il Shakespeare.
+</p>
+
+<p>
+Talma era pregato di prevenire i suoi amici che
+la serata sarebbe terminata con una cena.
+</p>
+
+<p>
+L’invito fu accettato all’unanimità; e ci ritirammo.
+</p>
+
+<p>
+Noi avevamo, se vi ricordate, da ricondurvi per le
+due ore del giorno alla Bastiglia per asciolvere col
+governatore.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span></p>
+
+<h2>XII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Ritornando, ringraziai Sir William Hamilton della
+piacevole serata che mi aveva fatto passare; l’arte
+in fin dei conti, mi sembrava sempre il mezzo al
+quale era destinata, e se seguitando la mia vera vocazione,
+avessi potuto entrare in un teatro, avrei
+certamente lasciato una riputazione eguale a quella
+di M. Champmesle e di mistress Siddons.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno seguente alla mattina feci venire due
+sarte, e feci loro il disegno di due vestiarj, che desiderava
+di avere per la sera; quello di Ofelia e di
+Giulietta. Dissi loro di prendersi in aiuto quante
+operaie volessero, purchè i due abiti fossero finiti
+per le otto ore della sera.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le due sarte m’impegnarono la loro parola, e
+tanto sicura su questa parola, come lo era stata il
+giorno innanzi sulla <i>fede di gentiluomo</i> del signor
+Delaunay, salimmo in carrozza alle nove ore e mezza
+per condurci alla Bastiglia; ma arrivando al baluardo
+del Tempio, la folla era così grande, che ci fu impossibile
+di andare innanzi. Allora prendemmo la via
+del Tempio, e giungemmo sulla banchina della Senna
+dalla parte del baluardo Bourdon. Da questa parte
+lo spazio era libero, la sommossa non passava per
+la Bastiglia, ma volgeva a sinistra verso il sobborgo
+S. Antonio.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Delaunay ci attendeva e la tavola era
+messa con un gran lusso: c’invitò ad asciolvere senza
+ritardo, atteso che la sommossa sarebbe verosimilmente
+nel suo splendore verso mezzogiorno.
+</p>
+
+<p>
+Alla prima portata, la profusione delle vivande e
+la finezza del vini ci accusavano che il signor Delaunay
+non aveva mantenuto la sua parola di darci
+l’ordinario dei prigionieri.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli al contrario:
+</p>
+
+<p>
+— Milord, disse, voi mi avete imposto delle condizioni,
+ma in esse mi avete lasciato tutta la latitudine.
+Noi abbiamo alla Bastiglia prigionieri e prigionieri;
+prigionieri che sono principi del sangue,
+fino ai motteggiatori; ora per il vitto di un principe
+del sangue sono fissate cinquanta lire al giorno, per
+quello di un maresciallo di Francia trentasei, per
+quello dei generali e brigadieri ventiquattro lire,
+per quello di un consigliere quindici lire, per quello
+di un giudice ordinario dieci lire, per quello di un
+ecclesiastico sei lire, e per un motteggiatore uno
+scudo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? gli domandai, non indovinando molto
+a che serviva questa lunga enumerazione.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, soggiunse, io vi tratto da principi reali,
+ecco tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Noi abbiamo allora la colezione del signor de
+Beaufort? gli domandai.
+</p>
+
+<p>
+— V’ingannate, cara amica, disse sir William; il
+signor de Beaufort non è stato alla Bastiglia, ma a
+Vincenne; è il signor de Condè che è stato alla Bastiglia.
+</p>
+
+<p>
+— Come? è qui che egli coltivava i suoi garofani!
+se ve rimane ancora, me ne dareste uno, signor governatore?
+</p>
+
+<p>
+— V’ingannate ancora, disse sir William, quello
+che faceva il giardiniere era Luigi II, il gran Condè.
+Anch’egli è stato a Vincenne, a meno che non consideriate
+per essere stato alla Bastiglia l’esservi
+nato; allora è Enrico II suo padre, un sovrano assai
+triste che è stato alla Bastiglia.
+</p>
+
+<p>
+— Alla buon’ora, disse il signor Delaunay; ecco
+un dotto inglese che può istruirmi sulla storia della
+mia fortezza. Alla salute della Torre di Londra, e
+che sgombri sempre i re d’Inghilterra dai suoi nemici,
+come la Bastiglia liberi i re di Francia dai
+suoi. Posso affermare a Vostra Signoria che il duca
+di Clarence non è stato annegato in un vino migliore
+di quello ch’ella beve in questo momento.
+</p>
+
+<p>
+Avevamo appena vuotato i nostri bicchieri per
+dare ragione al signor Delaunay, quando venne uno
+ad annunciarci che se noi volevamo vedere la sommossa
+in tutta la sua bellezza, non avevamo un momento
+da perdere.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Delaunay ci voleva trattenere a tavola;
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+ci affermava che avevamo tutto il tempo; ma la curiosità
+vinse: insistemmo e salimmo sulla torre più
+vicina al sobborgo S. Antonio.
+</p>
+
+<p>
+Difatti, appena giunti a quel punto elevato, da cui
+non ci poteva sfuggire alcun particolare, noi vedemmo
+quella scena terribile in tutta la sua sconcezza.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! perdio! ci disse il signor Delaunay, volgendosi
+pian piano verso sir William: io posso non
+solamente mostrarvi il saccheggio di Reveillon, ma
+lo stesso Reveillon in persona.
+</p>
+
+<p>
+— In che modo?
+</p>
+
+<p>
+— Dimenticava di dirvi che ieri mattina, egli, sapendo
+che era minacciato nientemeno che di essere
+appiccato, è venuto a dimandarmi un asilo che io,
+ben inteso, gli accordai. Vedete quell’uomo piccino
+coi capelli crespi, col viso contratto, che sembra prendere
+tanto interesse a ciò che succede, e che si china
+fuori dal parapetto in modo da far credere ch’egli
+voglia gettarsi dalle mura?
+</p>
+
+<p>
+— È lui?
+</p>
+
+<p>
+— Egli stesso.
+</p>
+
+<p>
+E perchè non ne dubitassimo:
+</p>
+
+<p>
+— Eh! signor Reveillon, disse egli, che pensate
+voi di ciò che succede laggiù?
+</p>
+
+<p>
+Reveillon raccapricciò.
+</p>
+
+<p>
+— Io penso, signor governatore, disse egli, che se
+la Corte non avesse bisogno di una sommossa per
+guadagnar tempo per gli Stati Generali, si sarebbero
+spicciati presto con questa massa di saccheggiatori:
+guardate! non è mica una derisione?
+</p>
+
+<p>
+Vi sono circa a due mila che saccheggiano la mia
+casa, e che probabilmente vanno a metterla in fiamme. — Ebbene,
+il signor di Besenval vi
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+manda — quanti? — contiamoli: — dieci — quindici — venti — venticinque — trenta. — Il
+signor di Besenval invia
+trent’uomini per contenerne due mila, senza contare
+centomila spettatori che vi si divertono, e per
+conseguenza li spingono a continuare.
+</p>
+
+<p>
+— Signor Reveillon, signor Reveillon, disse il signor
+Delaunay, mi sembra che voi parlate assai
+leggermente del governo di Sua Maestà, e mentre
+vi trovate alla Bastiglia vi potrete anche restare.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! disse il poverello, che la vista dei suoi mobili
+che gettavano dalla finestra metteva alla disperazione;
+io sono ben tranquillo; non è per i pari
+miei che la Bastiglia è fatta, ma per i gran signori;
+per voi, per esempio, se lo voleste.
+</p>
+
+<p>
+E si fermò esitando.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene? chiese ridendo il governatore.
+</p>
+
+<p>
+— Voi non avreste che a dire una parola, e mi
+salvereste; perchè dimani sarò ridotto alla miseria.
+</p>
+
+<p>
+— E quale parola avrei a dire?
+</p>
+
+<p>
+— Voi non avreste che a dire: «fuoco,» ed uno
+dei vostri cannoni non avrebbe che ad obbedire, e
+la piazza sarebbe tosto sgombra.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, disse sir William al governatore, mi sembra
+che quest’infelice non abbia tutti i torti.
+</p>
+
+<p>
+— Anzi, rispose il signor Delaunay, egli ha invece
+tutte le ragioni; ma io sono comandante di un castello
+reale, io non posso movere un cannone, nè
+abbrucciare un’esca senz’ordine del re.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il saccheggio andava crescendo. Dopo il
+saccheggio venne l’incendio; le fiamme cominciavano
+ad uscire dalle finestre. Allora vennero alcune
+compagnie di guardie francesi e fecero fuoco; due
+o tre di quel miserabili caddero, ma gli altri respinsero
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+i soldati a colpi di pietra. — Io cercai cogli occhi
+di vedere Reveillon; non vi era più: senza dubbio
+la vista del saccheggio della sua casa l’aveva
+così profondamente rattristato, che non aveva potuto
+sopportarla più a lungo, ed erasi forse ritirato
+in qualche camera della Bastiglia.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente dopo due o tre ore, durante le quali
+si lasciò sbizzarrire a lor talento i saccheggiatori,
+vennero gli Svizzeri. I rivoltosi volevano fare a questi
+ciò che fecero alle guardie francesi; ma gli Svizzeri
+non erano di sì buona pasta, fecero fuoco davvero
+non già a polvere ma a palla, uccisero una
+ventina di persone e dispersero non solamente i
+saccheggiatori ma anche i curiosi.
+</p>
+
+<p>
+Poi entrarono nella casa, trascinando fuori per la
+via degli uomini che sembravano morti e invece
+erano soltanto ubbriachi; quelli là li avevano trovati
+in cantina; ma alcuni, credendo di bevere il
+vino di Reveillon, avevano bevuto i colori della fabbrica,
+e morirono avvelenati.
+</p>
+
+<p>
+In complesso vidi che una sommossa non era una
+cosa gaia come credeva; quella aveva cominciato
+coll’appiccare un fantoccio, e terminò col saccheggio
+e coll’incendio di una casa, oltre la morte di
+cinque o sei soldati e di una ventina d’uomini, che
+per essere dei miserabili non erano nemmeno uomini.
+</p>
+
+<p>
+Noi ringraziammo il signor Delaunay della sua
+sommossa e del suo asciolvere; ma gli confessammo
+che la vista dell’una c’impediva di finir l’altro.
+</p>
+
+<p>
+Lasciammo quindi a metà il suo ordinario dei
+principi reali, che, — debbo confessarlo, — era eccellente,
+e più facilmente che non eravamo venuti
+ritornammo a casa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando quattro mesi dopo udimmo a Napoli la
+presa della Bastiglia e la morte del signor Delaunay,
+le due notizie ci fecero una impressione più profonda,
+avendo conosciuto il castello ed il suo comandante.
+</p>
+
+<p>
+Solamente, si dimanda, quando si è veduto l’altezza
+delle torri, lo spessore delle mura, e la forza
+delle porte; come mai un popolo male armato,
+mal comandato, senza cannoni, senza macchine di
+guerra, prende una fortezza come la Bastiglia?
+</p>
+
+<p>
+La questione si agita da venticinque anni, e la risposta
+non è ancor fatta.
+</p>
+
+<p>
+Una volta ritornata a casa, mi occupai più dei
+preparativi della nostra serata. Vi metteva un certo
+vezzo particolare a conquistare i suffragi di una tale
+riunione di uomini intelligenti. Temeva solamente
+che gli avvenimenti della giornata non facessero
+torto ai nostri progetti della sera.
+</p>
+
+<p>
+Ma io non conosceva ancora i Francesi, questo
+popolo proteiforme che trova tempo per tutto, che
+maneggia nello stesso tempo con eguale indifferenza,
+direi quasi colla stessa abilità, il fucile, la matita e
+la penna; che alla mattina fa una sommossa, alla
+sera coltiva le arti, e tutto ciò con una ferocia ed
+una delicatezza che non appartiene che a lui.
+</p>
+
+<p>
+Alle otto ore le due sarte mi avevano mantenuto
+la parola, ed io aveva i miei due abiti; l’esattezza
+colla quale i nostri invitati si presentarono dalle
+nove alle nove e mezza ci provarono il piacere che
+avevano di trovarsi al convegno.
+</p>
+
+<p>
+Si parlò dapprincipio della novella del giorno, della
+sommossa; vidi con stupore che tutti questi artisti,
+tutti questi poeti, tutti questi pubblicisti erano
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+dello stesso parere, e se non ne incolpavano la corte
+erano almeno dell’avviso del povero Reveillon che
+vedeva abbrucciare il suo magazzino, cioè che la
+corte non si era opposta quanto avrebbe potuto.
+</p>
+
+<p>
+Il poeta Chenier ed il pittore David andavano più
+oltre, e pretendevano che non solamente la Corte non
+si era opposta alla sommossa, ma che l’impulso veniva
+da essa. Essa sperava, dicevano costoro, che
+tutta questa turba affamata, tutti questi uomini
+senza pane, cinquantamila operai senza lavoro si
+unirebbero ai turbolenti e si metterebbero a saccheggiare
+le case dei ricchi; allora tutto muterebbe
+d’aspetto, la Corte avrebbe un eccellente motivo per
+concentrare una armata sopra Parigi e Versaille, e
+un pretesto eccellente per aggiornare gli Stati; ma,
+contro l’aspettazione della Corte, la moltitudine era
+rimasta onesta e si era astenuta.
+</p>
+
+<p>
+Queste cose le dicevano con una tale convinzione,
+ed i loro uditori erano disposti a convenire nel loro
+avviso, che la mia coscienza ne era molto scossa.
+Quanto a sir William, la sua riserva diplomatica
+non gli permetteva di essere apertamente di questa
+opinione, ed io osservava che la lasciava manifestare
+senza altrimenti combatterla con dei <i>forse</i> e
+dei <i>credete voi</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ma siccome la riunione non aveva uno scopo politico,
+a poco a poco si cessò di parlare di affari, per
+ritornare alla poesia ed alla letteratura.
+</p>
+
+<p>
+Il signor Talma, come ci era stato detto, era un
+uomo di un giudizio affatto superiore. Disponendosi
+a declamare l’<i>Amleto</i> di Ducis, si rammaricava con
+lui di dover molto sagrificare il gusto francese.
+</p>
+
+<p>
+Mi parve che allora era il momento di far propendere
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+la bilancia dalla parte di Shakespeare, e senza
+dir nulla entrai nella camera vicina; cinque minuti
+mi bastarono per addossare l’abito di Ofelia;
+e la discussione animata da sir William, che aveva
+compreso la mia intenzione, continuava ancora.
+Quando ad un tratto si aperse la porta, e nella
+oscurità opportunamente procurata nella stanza vicina,
+apparvi pallida e coll’occhio fisso come lo spettro
+di Ofelia, non vi fu che un grido nella sala, e
+ciascuno si ritrasse istintivamente innanzi a me per
+farmi posto.
+</p>
+
+<p>
+La pazzia d’Ofelia, e le scene di Giulietta al balcone
+erano il mio trionfo. Io era riescita ad assicurarmelo
+tre o quatto volte a Londra, ove aveva declamato
+le due scene. La cosa era completamente
+nuova e per conseguenza doveva produrre un effetto
+maggiore; ma anche poche persone comprendevano
+l’inglese, e bisognava indovinare dalla mia fisionomia
+l’intenzione del poeta.
+</p>
+
+<p>
+Per fortuna questa splendida scena della pazzia
+d’Ofelia non aveva bisogno di spiegazione, tanto la
+mimica che l’accompagna può diventare parlante;
+quasi ad ogni verso io era interrotta dagli applausi,
+che invece di aumentarne l’effetto non potevano che
+diminuirlo.
+</p>
+
+<p>
+Anche Talma prevenendo il mio desiderio, supplicò
+che mi lasciassero almeno finire senza essere
+interrotta nei differenti periodi che la scena
+presenta.
+</p>
+
+<p>
+Lo ringraziai con un segno di testa, e senza interrompermi
+nè essere interrotta, continuai sino alla
+fine della prima scena:
+</p>
+
+<p>
+«Addio Milady, — la carrozza.»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+</p>
+
+<p>
+Ma allora fu un vero scoppio d’applausi. Talma,
+chiedendomi perdono della famigliarità, si slanciò
+verso di me, e dichiarò che io era per niente affatto
+l’ambasciatrice d’Inghilterra, ma mistress Siddons
+che viaggiava incognita.
+</p>
+
+<p>
+In conseguenza di ciò mi baciò la mano.
+</p>
+
+<p>
+Confesserò di sfuggita che mai un gran signore,
+principe o re che mi avesse baciato la mano, non
+mi fece il piacere, anzi direi l’onore che mi fece
+Talma in questo momento.
+</p>
+
+<p>
+E sir William lo comprese bene, egli così artista,
+poichè da parte sua prese la mano di Talma con
+un’affezione in cui entrava una parte di riconoscenza.
+</p>
+
+<p>
+Corsi via dalla sala in mezzo alle grida che mi richiamavano.
+Si credeva la scena finita, ma Talma
+dichiarò che la scena era stata solamente declamata
+per metà e che rimaneva l’altra, vale a dire la più
+pittoresca e la più drammatica.
+</p>
+
+<p>
+Io non voleva lasciar spegnere l’entusiasmo dei
+miei ammiratori; e ricomparvi quasi subito coi miei
+capelli sciolti, colla mia corona di papaveri e di
+avena selvatica, i miei fiori campestri e il mio
+velo.
+</p>
+
+<p>
+Ho già detto una volta l’effetto che produssi in
+questa scena; si perdoni al mio orgoglio di ripeterlo;
+sono i soli trionfi che non mi hanno lasciato dei rimorsi,
+era la scintilla che aveva in me e che si manifestava:
+era la fiamma artistica che mi coronava
+della sua aureola.
+</p>
+
+<p>
+Perchè Dio non ha permesso che io venissi nel
+mondo della intelligenza, invece di venire nel mondo
+della grandezza?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+</p>
+
+<p>
+È inutile dire che il mio trionfo fu ancora più
+grande la seconda volta che la prima, e finì con una
+vera rampogna che Talma fece al povero Ducis per
+avere <i>sfigurato</i> l’Amleto di Shakespeare, al punto
+di non avere osato di introdurvi le due scene che
+io aveva rappresentato. Ducis sembrava interamente
+convertito all’idea di Talma; ma mi parve che volesse
+meglio lasciare il suo Amleto tale e quale era,
+che di rifarlo. Come l’abate Vertot il suo giudizio
+era fatto.
+</p>
+
+<p>
+— Ve l’aveva ben detto, ve l’aveva ben detto, ripeteva
+Talma; colla vostra smania di tutto accomodare,
+è come il mio monologo, come il famoso <i>Be or
+not to be</i> che voi mi avete guastato. Guardate, mio
+caro Ducis, volete vedere come era in inglese? Guardate
+ed ascoltate. All’istante tutti gli fecero posto;
+mise per un momento la sua mano sul viso per dar
+tempo alla sua fisionomia di scomporsi: poi lasciando
+cadere lentamente la mano, colla fronte alta, l’occhio
+fisso, la testa bassa, cominciò in inglese, con
+un perfetto accento, il famoso interrogatorio, in cui
+la vita costringe la morte a confessarle i suoi segreti.
+</p>
+
+<p>
+Talma fu sublime. Oh! se io fossi stata libera, se
+mi fosse stato permesso di rompere la mia catena
+dorata, oh come gli avrei detto: prendetemi, elevatemi
+con voi all’altezza ove voi poggiate, e non mi
+lasciate ricadere sulla terra se non attaccata al vostro
+cuore.
+</p>
+
+<p>
+Ahimè! io aveva altri destini. Perdonatemi mio
+Dio, di non aver saputo scegliere, o piuttosto di non
+aver saputo aspettare.
+</p>
+
+<p>
+A che serve dire il rimanente di questa serata
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+d’ebbrezza! Dopo ventidue anni essa risplende ancora
+nella notte del passato, più splendida dei miei
+giorni più ridenti.
+</p>
+
+<p>
+Restammo riuniti fino a giorno, senza che a nessuno
+dalle nove di sera fino alle sei del mattino
+fosse venuto in mente una sola volta di osservare
+l’orologio.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p>
+
+<h2>XIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Due giorni dopo, il 30 aprile, ricevemmo dall’ambasciatore
+d’Inghilterra dei viglietti per assistere
+all’apertura o piuttosto alla processione degli Stati
+generali a Versaille.
+</p>
+
+<p>
+La nostra partenza era fissata pel 5 aprile.
+</p>
+
+<p>
+Se gli Stati venivano ritardati ancora un’altra
+volta, noi continueremmo il nostro viaggio. Sir William
+non intendeva di prolungare il suo soggiorno
+a Parigi.
+</p>
+
+<p>
+Alle tre ore di sera andammo a dormire a Versaille.
+L’ambasciatore d’Inghilterra aveva preso a
+pigione una casa per la metà dell’anno, presumendo
+che era là particolarmente che si sentiva battere il
+polso della nazione; ci aveva dato due camere al
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+primo piano di questa casa, situate lungo la via che
+doveva percorrere il corteggio.
+</p>
+
+<p>
+Noi andammo prima in una tribuna per ascoltare
+la messa dello Spirito Santo. Non so se molti pensarono
+a queste parole della Scrittura:
+</p>
+
+<p>
+«Tu griderai ai popoli e la faccia della terra sarà
+mutata».
+</p>
+
+<p>
+Un po’ prima, verso la fine del <i>Veni Creator</i>, uscimmo
+per andare a prendere posto sul cammino della
+processione.
+</p>
+
+<p>
+Le larghe vie di Versaille, tutte parate con tappezzerie
+della corona, fiancheggiate da guardie francesi
+e svizzere non potevano contenere la folla.
+</p>
+
+<p>
+Tutta Parigi era a Versaille; le porte, le finestre,
+i tetti, gli alberi stessi erano carichi di spettatori;
+i balconi coperti di stoffe magnifiche, e scialli preziosi:
+i davanzali e le ringhiere piene di signore
+cariche di piume e di fiori. Si sarebbe detto che al
+momento di lanciarsi nell’arena della guerra civile,
+le donne, che poco dopo doveano essere colpite dalle
+leggi sommarie dell’eguaglianza, avevano preso
+quest’occasione per mostrarsi ancor una volta in
+tutta la loro gloria e la loro eleganza.
+</p>
+
+<p>
+Era evidente che un gran fatto cominciava: quale
+ne sarebbe stato il risultato, tutto il mondo l’ignorava
+ancora.
+</p>
+
+<p>
+Noi vedemmo da principio apparire in fondo alla
+via come un’onda nera: era il terzo Stato. Cinquecentocinquanta
+deputati, fra i quali trecento legali,
+avvocati, magistrati; tutti nomi ignoti o poco meno,
+eccettuato uno che pei suoi scandali, — bisogna che
+io sia franca come sempre, — era quello che io era
+principalmente venuta per vedere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+</p>
+
+<p>
+Onorato Riquetti de Mirabeau.
+</p>
+
+<p>
+Il suo nome ed i suoi amori eransi resi celebri in
+Francia e fuori; i suoi ratti, i suoi adulteri, le sue
+prigioni formavano un romanzo più commovente,
+più spettacoloso, più terribile dei romanzi ideati
+nelle immaginazioni dei poeti.
+</p>
+
+<p>
+Non aveva che una sola dimanda:
+</p>
+
+<p>
+— Dov’è Mirabeau? dov’è Mirabeau?
+</p>
+
+<p>
+Me lo indicarono.
+</p>
+
+<p>
+Lo vidi da lontano; stese indietro quella testa
+dominatrice, distinta per la sua potente bruttezza,
+che scuoteva a guisa di un leone una foresta di
+capelli. Era la società dell’epoca tutta intiera riassunta
+in un uomo solo, lo ripeto in un uomo solo,
+perchè gli altri a lui vicino non sembravano che
+ombre.
+</p>
+
+<p>
+Lo seguii cogli occhi quanto lo potei lontano.
+</p>
+
+<p>
+Il suo passaggio, o piuttosto quello del terzo Stato
+scatenò una tempesta di applausi e di bravo, che
+cessò quando apparve la nobiltà.
+</p>
+
+<p>
+All’opposto del terzo Stato rimarchevole per la
+semplicità ed uniformità del suo vestire, la nobiltà
+vestita di seta e di velluto presentava un assortimento
+di tutti i colori più vivi, ornati di ricami
+sfarzosi. Dimandai il nome di una ventina di queste
+illustri oscurità: nessun uomo mi era noto. Mi
+mostrarono Lafayette, l’eroe dell’America; mi aspettava
+di vedere una di quelle vigorose nature chiamate
+dalla provvidenza per sostenere colla parola,
+colla penna e colla spada i grandi principii. Vidi
+invece un giovane smilzo, pallido o piuttosto
+biondo e rosa, che non dava alcun indizio della
+parte che avea rappresentato nel passato, e specialmente
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+di quella che avrebbe rappresentata nell’avvenire.
+</p>
+
+<p>
+La nobiltà passò. Il duca d’Orleans solo fu applaudito
+freneticamente; si sapeva di far disgusto alla
+regina, e s’inferocivano nella vendetta.
+</p>
+
+<p>
+Da molto tempo vi era una guerra dichiarata fra
+Filippo d’Orleans e Maria Antonietta; si davano a
+quest’antipatia i motivi più strani; essa durava da
+otto o nove anni, e non doveva estinguersi che sul
+patibolo, su cui salirono a ventidue giorni di distanza
+l’uno dall’altra.
+</p>
+
+<p>
+Dopo la nobiltà veniva il clero; il silenzio era lo
+stesso. Nel clero solamente sembravano riuniti i due
+ordini che noi avevamo poco prima veduti a passare
+separati.
+</p>
+
+<p>
+Nobiltà e terzo Stato.
+</p>
+
+<p>
+Difatti precedeva una trentina di prelati in rocchetto
+e veste pavonazza.
+</p>
+
+<p>
+Poi un coro di musicanti.
+</p>
+
+<p>
+Poi infine, dopo i musici, duecento curati circa
+colla loro veste nera da prete.
+</p>
+
+<p>
+A questi ultimi il popolo senza applaudirli si avvicinava
+istintivamente. Erano il popolo della Chiesa
+che nei primi secoli non ha soltanto rappresentato
+il popolo, ma anche tutelata la libertà del popolo.
+</p>
+
+<p>
+Forse si era un poco allontanato da questa missione,
+ma non si chiedeva meglio che di perdonargli,
+tanto erasi ricondotto sulla buona via.
+</p>
+
+<p>
+Il Re alla sua volta ottenne qualche applauso: ma
+era lontano da quelli prodigati a Mirabeau ed al
+duca d’Orleans.
+</p>
+
+<p>
+Poi venne la regina. Fra il mio primo e il mio secondo
+viaggio a Parigi, si era fatto in lei un cambiamento
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+terribile; Invece di quella graziosa dolcezza
+del suo viso, aveva nella sua fisonomia qualche
+cosa di secco, di smunto, d’ingrato.
+</p>
+
+<p>
+Le si gridò alle orecchie: «<i>Viva il duca d’Orleans</i>,»
+ed in mezzo alle grida si fece udire un fischio. Essa
+impallidì e pensò a svenire; fu sostenuta.
+</p>
+
+<p>
+Essa passò.
+</p>
+
+<p>
+La storia di ciò che aveva sofferto era scritta sul
+suo volto, già fatto di marmo, e non era ancora,
+povera donna, che al principio di ciò che doveva
+soffrire.
+</p>
+
+<p>
+Del resto quasi tosto, richiamando il suo coraggio,
+rialzò la testa, mandò intorno ad essa uno
+sguardo di sfida più di odio che di corruccio, poi
+riprese il suo fare abituale, sdegnoso ed indurito.
+</p>
+
+<p>
+Passata la regina, lasciai la finestra ed andai a
+sedermi; io provava lo stesso effetto come se mi
+avessero messo un pezzo di ghiaccio sul cuore, e se
+mi avessero detto; questa spranga di ferro non volendosi
+piegare, sarà spezzata, io non mi sarei punto
+maravigliata.
+</p>
+
+<p>
+Ci riposammo un istante; poi avendo veduto ciò
+che volevamo vedere, ripartimmo per Parigi.
+</p>
+
+<p>
+Durante la via, sir William mi spiegò la situazione:
+era una vera lotta che si agitava fra il basso clero,
+il terzo Stato ed i prelati e la nobiltà sostenuti
+dal Re.
+</p>
+
+<p>
+Tutte queste questioni erano troppo gravi per potervi
+fermare lungamente il mio pensiero. La mia
+cattiva sorte volle che mi fossi mischiata colla politica
+di un altro paese; ma io vi fui trascinata da
+un doppio motivo: dalla mia profonda amicizia per
+la regina, e dal mio amore irresistibile per Nelson.
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+Lo so che un giorno nè l’uno nè l’altro mi serviranno
+di scusa, ma voglio piuttosto, dovendo rendere
+un conto così terribile, renderlo in nome del
+mio amore e della mia devozione, anzichè in nome
+del mio interesse personale.
+</p>
+
+<p>
+Lasciammo Parigi il giorno dopo, il 5 maggio 1789;
+prendemmo la via del Belgio e della Svizzera; attraversammo
+il S. Gottardo, scendemmo pel lago
+Maggiore, arrivammo a Livorno in posta, e vi trovammo
+la nostra feluca, ed il 20 di maggio mettemmo
+piede all’Immacolatella.
+</p>
+
+<p>
+Ritornando all’ambasciata, sir William trovò un
+viglietto del Re concepito in questi termini:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+«Il giorno dopo del vostro arrivo, mio caro sir William,
+vi aspetto a pranzo con noi al palazzo di Caserta;
+ma la regina, che desidera di fare una conoscenza
+colla vostra graziosa sposa, una conoscenza
+più intima, che non si può fare in una presentazione
+ufficiale, l’aspetterà fra le undici ore e mezzodì.»
+</p>
+
+<p>
+«Restate dunque ai vostri affari fino a quattr’ore,
+ma inviateci Lady Hamilton come la colomba dell’arca
+per annunziarci che voi avete messo piede a
+terra.»
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Vostro affezionato</span><br>
+<span class="smcap">Ferdinando B.</span>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Sir William rispose:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+«Sire,
+</p>
+
+<p>
+«La colomba sarà da voi all’ora indicata, ma non
+aspettatevi che vi porti il ramoscello d’ulivo. Credo
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+che de qualche tempo non si coltiva più quell’albero
+in Francia.
+</p>
+
+<p>
+«Alla mia volta, nell’ora che mi è assegnata, verrò
+a ringraziare Vostra Maestà di tutta la bontà che
+ha avuto per me.
+</p>
+
+<p>
+«Ho l’onore di essere con rispetto,
+</p>
+
+<p>
+«Di V. Maestà,
+</p>
+
+<p class="indr">
+<i>Umil. ed obb. servo</i><br>
+<span class="smcap">W. Hamilton.</span>
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Come vedete, il mio trionfo era completo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p>
+
+<h2>XIV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Aveva portato dalla Francia una quantità di abiti.
+Esitai qualche tempo nello scegliere la specie di
+toeletta con cui mi doveva presentare alla regina.
+Mi decisi per la più semplice.
+</p>
+
+<p>
+Un abito di raso bianco, una piuma bianca nei
+capelli, uno sciallo di cascemiro azzurro chiaro sulle
+spalle, furono tutto il lusso che sfoggiai.
+</p>
+
+<p>
+Alle dieci partii per Caserta: alle undici discesi
+ai gradini del grande scalone.
+</p>
+
+<p>
+Al primo piano mi si aperse una porta che metteva
+in un corridoio. La regina mi aspettava nel suo
+piccolo appartamento.
+</p>
+
+<p>
+Non ho bisogno di dire in che modo mi battesse
+il cuore; mi sentiva pallida, tutto il sangue mi affluiva
+al petto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+</p>
+
+<p>
+Infine dopo tre o quattro porte aperte e chiuse,
+se ne aperse un’ultima; e in mezzo ad un’abbagliamento
+udii il cameriere, che mi precedeva, pronunziare
+queste parole:
+</p>
+
+<p>
+— Lady Hamilton.
+</p>
+
+<p>
+Entrai senza vedere nulla; una densa nebbia si
+era stesa sui miei occhi, mi sentiva vacillare, volli
+fare una riverenza, fui costretta a tenermi ad una
+poltrona.
+</p>
+
+<p>
+Sentii allora che mi si sosteneva alla vita.
+</p>
+
+<p>
+— Che avete Milady? mi disse una voce benevola.
+</p>
+
+<p>
+— Perdono, signora, balbettai, l’emozione mi fa
+l’onore tanto desiderato e tanto aspettato di trovarmi
+innanzi a Vostra Maestà.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! mio Dio, ma io sono dunque assai imponente?
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete regina, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco quanto v’inganna; io sono una donna, e
+una donna che cerca un’amica; questa amica se voi
+me la recate, m’avrete dato più di quanto mai potrei
+darvi; ciò posto, sedetevi, e lasciatemi contemplarvi
+a mio bell’agio.
+</p>
+
+<p>
+Feci un movimento per nascondere la mia testa
+fra le mani.
+</p>
+
+<p>
+— Ma volete lasciarmi vedere questo bel viso, che
+io non ho veduto finora, che imperfettamente e alla
+sfuggita?
+</p>
+
+<p>
+Allora misi due o tre grida soffocate, e poi diedi
+in uno scoppio di singhiozzi; mi era impossibile di
+contenermi, io soffocava.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! per esempio, esclamò la regina, non vi credeva
+pazza a questo punto: vediamo, vi debbo fare
+io delle scuse.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh, signora, mormorai appena.
+</p>
+
+<p>
+— Civetta, diss’ella, tutt’al contrarlo delle donne
+che si fanno brutte nel pianto, essa sa che le lagrime
+la fanno più bella ancora: vediamo, non vi
+è qui che una donna, è dunque inutile di fare la
+civetta, lasciatemi asciugare i vostri occhi, e discorriamo.
+</p>
+
+<p>
+La regina mi voleva asciugare gli occhi, io mi
+gettai ai suoi piedi e le baciai la mano.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco che va già meglio, soggiunse, e quando
+vi avrò abbracciata saremo pari.
+</p>
+
+<p>
+Ed essa mi abbracciò.
+</p>
+
+<p>
+— Ah bene! disse la regina, ora che sono finiti i
+capriccietti, sedetevi qui vicino a me, e siamo buone
+amiche, meno che voi non lo vogliate, e allora non
+sarà colpa mia.
+</p>
+
+<p>
+Non trovando di che risponderle, le sorrisi nel
+modo il più riconoscente.
+</p>
+
+<p>
+— Suvvia, mi disse giuocando coi miei capelli;
+non mi piacciono le giornate che cominciano colla
+pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, balbettai, chi mi avrebbe mai detto
+che una grande regina, che l’augusta figlia di Maria
+Teresa....
+</p>
+
+<p>
+— Zitto, zitto, o piuttosto, a proposito di regina,
+so che avete veduto mia sorella a Versaille; nella
+sua ultima lettera mi scrive che le cose vanno alla
+peggio in Francia, che soffre assai, e deperisce a
+vista d’occhio; che vi ha di vero in tutto ciò?
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè, maestà, io non aveva veduto la regina
+di Francia da otto anni, e debbo confessare che in
+questi otto anni sembra aver dato un addio a tutto
+il lato bello e felice della vita.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ed io che non la veggo da diciannove anni,
+che sarebbe mai se la rivedessi. Povera Antonietta.
+</p>
+
+<p>
+— Essa non ha che trentatre anni, replicai, ed a
+trentatre anni si è giovane.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non quando si è regina, rispose Carolina,
+inarcando le sopraciglia, e se poi gli affari continuano
+a farsi serii, toccherà a noi di....; ma lasciatemi
+ora osservare la vostra toletta.
+</p>
+
+<p>
+— Non so se siete voi che andate bene al vostro
+abito, o se sia il vostro abito che vi sta dipinto; ma
+ciò che vedo si è che siete d’un gusto squisito; voglio
+farmene fare uno perfettamente eguale; noi
+sembreremo due sorelle.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora.
+</p>
+
+<p>
+— Voi sarete la minore, s’intende; quanti anni
+avete, ventitre?
+</p>
+
+<p>
+— Un poco più? ventisei, maestà.
+</p>
+
+<p>
+— Il vostro volto ha un difetto impareggiabile,
+mia cara, quello di mentire in vostro vantaggio;
+tutt’all’opposto di me, io sono sempre sembrata
+più vecchia di quel che sono; voi non me ne fate
+perciò i complimenti, non è vero? Il vostro abito
+siamo intesi, io ne farò fare subito uno simile. E
+chi viene ora a disturbarci? ah sì, è il Re, lo riconosco
+al suo passo.
+</p>
+
+<p>
+— Il Re, signora, esclamai alzandomi, io non sono
+così esperta, come avrete potuto scorgere, in fatto
+di etichetta; che debbo fare?
+</p>
+
+<p>
+— Ma che! voi dovete rimanere; Sua Maestà poi
+non mi fa mai delle lunghe visite, i nostri atomi
+attraenti, come diceva il defunto signor Descartes,
+sono ancora da attrarsi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+</p>
+
+<p>
+In questo momento la porta si aperse, ed il Re
+entrò frettolosamente.
+</p>
+
+<p>
+Del resto quando dico il Re; per fortuna che la
+regina mi aveva prevenuto col dirmi <i>che riconosceva
+il passo del Re</i>, perch’io certamente non lo avrei riconosciuto
+in quella specie di villanzone, che faceva
+invasione nell’appartamento di Maria Carolina.
+</p>
+
+<p>
+Figuratevi un uomo ancor giovane, di statura
+alta, assai ben fatto, quantunque avesse i piedi troppo
+grandi e le mani troppo grosse; portava una calzatura
+da caccia con grandi uose di cuoio, un farsetto
+di pelle di daino, una giacchetta e pantaloni di velluto
+di un colore abbronzato, con una fronte ed un
+mento che sfuggivano innanzi ad un naso enorme,
+che gli dava l’aspetto non già di un’aquila ma di
+un pappagallo: pettinato colle <i>oreilles de chien</i> ed
+una coda <i>en salsifis</i>, e aveva in mano per le zampe
+tre tacchini che si dibattevano e chiocciavano quanto
+potevano: aggiungete a tutto ciò dei gesti comuni,
+ed un accento volgare, e avrete o quasi un’idea di
+ciò che era il re Ferdinando IV.
+</p>
+
+<p>
+— Buon Dio, disse la regina, che vi è accaduto,
+signore; io sono solita a vedervi quando ritornate
+dalla caccia, ma oggi mi sembra che facciate meglio,
+mi pare che abbiate dei polli.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! mia cara maestra, disse Ferdinando, — egli
+chiamava con questo nome sua moglie nei suoi momenti
+di buon umore; visto che essa gli aveva o
+quasi imparato a leggere ed a scrivere; — voi che mi
+dite sempre che se non fossi Re, non avrei saputo
+guadagnarmi il pane, ecco per provarvi un poco il
+contrario, osservate un poco questi tre tacchini.
+</p>
+
+<p>
+— Li vedo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Fatemi il piacere di palparli.
+</p>
+
+<p>
+— E così, signore?
+</p>
+
+<p>
+— A voi, a voi, Milady, e me li porse; io non sapeva
+che fare, esitava.
+</p>
+
+<p>
+— Palpate, palpateli, disse egli, e poichè ne dovete
+mangiare, non ci è male che vi assicuriate che sono
+grassi. Spero che avremo a pranzo sir William.
+</p>
+
+<p>
+— Egli avrà l’onore di obbedire all’invito di Vostra
+Maestà.
+</p>
+
+<p>
+— Farà bene, mangerà i tacchini guadagnati
+da me.
+</p>
+
+<p>
+— Ma alla fine, signore, disse la regina con impazienza,
+terminateci dunque la storia di queste povere
+bestie.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! potete ben dire la mia, essa è abbastanza
+intimamente collegata colla loro, perchè potessimo
+separare l’una dall’altra. Immaginatevi che passeggiava
+ieri in giardino, quando incontrai una povera
+donna che mi ferma e mi dice: signore, mi hanno
+detto di mettermi qui per trovarmi sul passaggio
+del Re; credete voi che il Re passerà presto?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla di più probabile, buona donna.
+</p>
+
+<p>
+— Come sarà vestito, onde lo possa riconoscere?
+</p>
+
+<p>
+Voleva quasi darle i contrassegni di san Marco e
+di D’Ascoli; ma preferii di spingere l’avventura sino
+alla fine.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, le dissi. Siccome il Re non passeggia
+tutti i giorni e voi potreste aspettarlo tutta la notte
+senza che passi, facciamo di meglio; se voi avete
+qualche istanza da presentargli, me ne incarico io.
+</p>
+
+<p>
+— Ve ne sarò molto obbligata, disse la buona
+donna; sono una povera vedova e non posseggo
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+che tre tacchini; ma se voi mi tenete parola, ve li
+regalerò.
+</p>
+
+<p>
+— Sono grassi? le dimandai; capirete che non voglio
+comperare ad occhi chiusi.
+</p>
+
+<p>
+— Come oche, mio caro signore, rispose la donna.
+</p>
+
+<p>
+— Allora mercato fatto, venite domani coi tre tacchini,
+e voi avrete il vostro ricorso.
+</p>
+
+<p>
+— Sì?
+</p>
+
+<p>
+— Datelo a me. Dimani ve lo porterò postillato
+dal Re, io vi restituirò il vostro ricorso, e voi mi
+darete i tre tacchini, e ci saremo sbrigati.
+</p>
+
+<p>
+— Prendere e dare?
+</p>
+
+<p>
+— Prendere e dare, certamente.
+</p>
+
+<p>
+Vedete che non ho mancato al convegno. Aveva
+messo un uomo in sentinella e quando venne a dirmi:
+«C’è abbasso una donna con tre tacchini» allora
+discesi, le consegnai il suo ricorso postillato
+da me; ed essa mi ha dato i tre polli: povera donna,
+ho paura che abbia fatto male i suoi conti.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè i giudici non ci baderanno alla mia raccomandazione;
+ma questa volta sono a fare, se bisogna,
+un colpo di stato, perchè si renda giustizia
+a questa povera vedova. Se però i tacchini sono
+teneri.
+</p>
+
+<p>
+Ed il Re uscì schiamazzando dalle risa, e tenendo
+in mano i tacchini che egli stesso andò a portare
+in cucina.
+</p>
+
+<p>
+La regina lo seguì con uno sguardo che aveva
+un’impressione indefinibile di sdegno, e rivolgendosi
+a me:
+</p>
+
+<p>
+— L’avete veduto? mi disse; non ho altro a dirvi
+di più.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+</p>
+
+<p>
+I miei occhi si fissarono su di essa e la osservai
+minutamente colla più grande attenzione.
+</p>
+
+<p>
+Aveva trentasette anni, come aveva detto, di modo
+che anche in lei la bellezza della matrona succedeva
+alla bellezza da sposa. Aveva la carnagione bianca
+delle donne nordiche, i capelli di un biondo ammirabile,
+occhi azzurri capaci di rendere tutte le espressioni,
+dall’amore il più tenero fino all’odio più violento;
+in questo caso la sua fisonomia era di una durezza,
+a cui non avrei creduto che potesse giungere,
+il naso era diritto, ben fatto, la bocca quantunque
+bella era guasta da quella prominenza del labbro
+inferiore particolare ai principi di case d’Austria, le
+spalle, le braccia e le mani erano magnifiche. Ma,
+bisogna dirlo, l’abitudine della maestà reale dava a
+tutto ciò una rigidezza che toglieva alla regina molto
+della grazia della donna.
+</p>
+
+<p>
+Gl’italiani hanno inventato una parola, per questo
+genere di grazia che manca specialmente in Italia,
+e l’hanno chiamato <i>morbidezza</i>. Ne potreste avere
+un’idea completa in quelle attrattive neglette delle
+creole.
+</p>
+
+<p>
+Mentre la osservava, essa mi guardava pure alla
+sua volta, e sembrava esaminarmi nello stesso modo
+ch’io faceva con essa. La medesima idea ci venne
+nello stesso tempo, essa mi cinse nel suo braccio e
+traendomi a lei mi abbracciò con quella specie di
+violenza d’azione che sarebbe meglio convenuta ad
+un amante, anzichè ad un’amica.
+</p>
+
+<p>
+Raccapricciai. Ciò mi ricordava l’amicizia di Miss
+Arabella.
+</p>
+
+<p>
+A pranzo mangiammo i tacchini, arrostiti allo
+spiedo; erano grassi, ma duri; ciò derivava dal non
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+avere il Re voluto aspettare qualche giorno per assicurarsi
+della loro qualità.
+</p>
+
+<p>
+Terminiamo subito con questa storia dei tacchini.
+</p>
+
+<p>
+Come aveva pensato Ferdinando, la sua firma non
+aveva avuto la minima influenza. Il giudice aveva
+letto la sua raccomandazione, e considerandola come
+una di quelle raccomandazioni, che l’importunità o
+l’inavvertenza carpiscono ai sovrani, aveva alzato
+le spalle e messo da parte il ricorso.
+</p>
+
+<p>
+Ne derivò che in capo a quindici giorni il Re ritrovò
+la vedova sul suo cammino. Gli fece una scena,
+l’accusò di avere abusato della sua bonarietà facendogli
+credere che conosceva il Re.
+</p>
+
+<p>
+— Ascoltate, le disse il Re, ritornate dopo quindici
+giorni, e se non avrete vinto il vostro processo,
+m’impegno di darvi cento ducati per ciascuno dei
+vostri tacchini.
+</p>
+
+<p>
+La buona donna tentennò il capo: evidentemente
+non credeva più al rimborso dei tacchini che alla
+vincita della causa, e brontolava fra i denti, accusando
+gl’intriganti, che promettendo molto, com’egli
+aveva fatto, si facevano pagare anticipatamente, e
+poi non mantenevano la loro promessa.
+</p>
+
+<p>
+Il Re prese il nome del relatore e scrisse al tesoriere
+della giustizia di non pagargli il suo stipendio
+del mese che scadeva appunto il giorno dopo; e se
+chiedeva una spiegazione di dirgli che quando
+avrebbe sbrigato il processo raccomandato dal Re,
+sarebbe pagato, ma non prima.
+</p>
+
+<p>
+Quindici giorni dopo, il Re diede alla buona donna
+la sentenza che conteneva il suindicato in suo favore
+e facendosi conoscere, vi aggiunse i trecento
+ducati dei tre tacchini.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span></p>
+
+<h2>XV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Or che la mia vita si passa per dieci anni alla
+corte di Napoli, debbo, per l’intelligenza dei fatti
+che seguiranno, mettere in grado i miei lettori di
+conoscere più completamente i due personaggi,
+presso i quali li introduco, vale a dire il re Ferdinando
+e la regina Carolina.
+</p>
+
+<p>
+Non ho bisogno di dire come Carlo III, capostipite
+de’ Borboni dì Napoli, secondo figlio di Filippo
+V e primogenito di Elisabetta Farnese, s’impossessò
+del trono delle Due Sicilie nel 1734, e fu riconosciuto
+re nel 1735.
+</p>
+
+<p>
+Quando suo fratello maggiore morì senza figli,
+egli fu chiamato al trono di Spagna e dovette scegliersi
+un successore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo detto scegliersi, perchè in questa occasione
+il diritto di primogenitura doveva essere invertito;
+l’infante Don Filippo, in causa di cattivi
+trattamenti che aveva dovuto sopportare da sua
+madre, era diventato idiota.
+</p>
+
+<p>
+Non era punto il caso di pensare a lui.
+</p>
+
+<p>
+Il re Carlo III lo lasciò a Napoli, per morire della
+sua malattia giudicata incurabile; condusse con lui
+suo figlio Carlo, principe delle Asturie, che, dopo
+la sua morte, avvenuta, credo, nel 1788, diventò re
+sotto il nome di Carlo IV, e designò per erede del
+regno delle Due Sicilie il suo terzo figlio che aveva
+sette anni.
+</p>
+
+<p>
+Prima di partire per la Spagna volle destinargli
+un governatore, ma a motivo della tenerissima sua
+età questa cura spettava più alla madre che al padre.
+Sventuratamente fu la madre che fece questa
+scelta. Essa mise la carica all’incanto, ed il principe
+di San Nicandro, uno degli uomini meno degni
+di un tale impiego, fu scelto per coprirlo.
+</p>
+
+<p>
+Una delle raccomandazioni del re Carlo III fu
+questa:
+</p>
+
+<p>
+— Fate particolarmente di mio figlio un buon
+cacciatore; la caccia è il solo piacere che sia veramente
+degno d’un re.
+</p>
+
+<p>
+Il re Carlo III considerava in fatti le caccia come
+una cosa superiore anche alla felicità dei suoi sudditi.
+</p>
+
+<p>
+Non citerò che un aneddoto su questo soggetto.
+</p>
+
+<p>
+Avendo destinato l’isola di Procida per la caccia
+de’ fagiani, fece un editto che vietava assolutamente
+di tenere qualsiasi specie di gatti. Possedere uno
+di questi animali era, a contare da quel momento,
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+un delitto, che poteva anche essere espiato con una
+pena afflittiva ed infamante.
+</p>
+
+<p>
+Un uomo contravvenne all’editto; conservò il suo
+gatto, fu denunziato, arrestato, giudicato e condannato
+ad essere bastonato dal carnefice, e mostrato
+per tutta l’isola con al collo la prova del suo delitto,
+cioè il suo gatto, ed infine mandato in galera.
+</p>
+
+<p>
+Si converrà che era duro.
+</p>
+
+<p>
+E che ne avvenne?
+</p>
+
+<p>
+Ne avvenne che le talpe, i ratti, i sorci liberati
+dai gatti, loro nemici naturali, crebbero e moltiplicarono
+liberamente ed in tale quantità, che dei bambini
+furono divorati nella culla da quegli animali.
+</p>
+
+<p>
+Allora i Procidani disperati presero le armi, e riuniti
+in corpo, risolsero di emigrare nei paesi barbareschi,
+anzichè di vivere sotto un governo tanto iniquo.
+</p>
+
+<p>
+Ne risultò adunque che Carlo III fu obbligato a
+rivocare l’editto.
+</p>
+
+<p>
+Ecco un altro aneddoto che indica il fanatismo
+dello stesso re Carlo III per i suoi cani, e che farà
+opposizione al suo odio pei gatti.
+</p>
+
+<p>
+Un uffiziale del reggimento delle guardie italiane
+era di guardia a Caserta, e per conseguenza vestiva
+il suo uniforme di gala, e in vista della mediocrità
+della paga, stentatamente era riuscito a comperarsi
+quell’uniforme. Il re Carlo III passò di ritorno dalla
+caccia seguito dalla sua muta di cani; uno di quegli
+animali inzaccherato di fango saltò contro l’uffiziale
+nella benevola intenzione di fargli festa, e
+insucidò il suo uniforme. Senza considerare l’intenzione,
+vedendo il guasto fatto al suo vestito, l’uffiziale
+scacciò da sè il cane con un colpo di piede.
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+Il cane mise un guaito che richiamò l’attenzione
+del re; Carlo III si rivolse, fissò in faccia l’uffiziale,
+e movendogli incontro:
+</p>
+
+<p>
+— Non sai tu, razza di cimice, gli disse, che l’animale
+che tu hai l’indegnità di percuotere mi è più
+caro che cinquanta dei tuoi pari?
+</p>
+
+<p>
+L’uffiziale atterrito di vedersi trattato così, per
+aver dato un colpo di piede ad un cane, mutò colore,
+fu colto dalla febbre, si ammalò, e morì il
+giorno dopo.
+</p>
+
+<p>
+Ritorniamo al giovane Ferdinando ed al suo precettore,
+il principe di San Nicandro.
+</p>
+
+<p>
+Non ho mai conosciuto il principe di San Nicandro,
+che morì quando arrivai a Napoli; ma non vi
+era che una voce sola sul di lui conto, e l’educazione
+del re confermava quella voce, cioè che era
+indegno dell’onore che gli fu dato dalla regina.
+</p>
+
+<p>
+Il principe di San Nicandro era di un’ignoranza
+crassa.
+</p>
+
+<p>
+Nella sua vita non aveva letto che l’offizio della
+Vergine; buon libro, ma insufficiente per un uomo
+incaricato dell’educazione di un re; ora, non sapendo
+nulla, non poteva insegnare nulla al suo allievo,
+il quale quando prese moglie sapeva appena leggere
+e scrivere, e non parlava altra lingua che il
+dialetto napolitano; d’altronde non aveva ricevuto
+dal re Carlo III che una raccomandazione, cioè quella
+di fare del giovane principe un buon cacciatore, e
+perciò credeva di non doversi occupare d’altro. Da
+parte sua poi il vecchio ministro toscano di Carlo III
+Tannucci, che per ventiquattro anni aveva regnato
+sotto il nome del suo padrone, e che era stato nominato
+capo della reggenza del giovane principe,
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+non chiedeva di meglio che di ricever alla sua maggior
+età un re imbecille, sotto il nome del quale
+continuerebbe a regnare come per lo passato.
+</p>
+
+<p>
+Egli non diede adunque nessun consiglio sull’educazione
+del giovane re, se non quello di aggiungere
+il piacere della pesca a quello della caccia, di
+maniera che riposando da un piacere faticoso con
+un passatempo tranquillo, il giovane re non avrebbe
+il tempo di attendere agli affari di Stato.
+</p>
+
+<p>
+La sola cosa che inquietava il principe di San Nicandro,
+e di cui si rammaricava con una commovente
+malinconia, era la troppo grande bontà del re.
+</p>
+
+<p>
+Si occupò dunque di correggere questo dono del
+cielo, tanto raro nei re, tentando di variare i suoi
+piaceri.
+</p>
+
+<p>
+Il giovan principe delle Asturie, cui non poteansi
+rimproverare le stesse disposizioni alla mansuetudine,
+prendeva un vivo piacere a scorticare conigli
+vivi. Il principe di San Nicandro vantò molto questa
+distrazione al suo allievo; ma scorgendo che
+gli ripugnava molto, mise alla tortura la sua immaginazione
+e trovò una variante.
+</p>
+
+<p>
+Era cioè di collocare il giovane principe, a cui non
+si fidava ancora di dare in mano un fucile per timore
+che si ferisse, dietro la porta forata di una
+gattajola, e di colpire a quel posto i conigli quando
+uscivano. Ferdinando armato di bastone stava in
+guardia sul loro passaggio e li ammazzava. Era già
+qualche cosa; a questo divertimento il principe di
+San Nicandro ne aggiunse presto un altro; quello cioè
+d’insegnare al suo allievo di far balzare su di una coperta
+dei conigli, dei cani, dei gatti e dei ragazzi di
+contadini e di operai. Il re Carlo III che veniva informato
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+di queste ricreazioni di suo figlio, le trovò
+buone, e scrisse che bisognava solamente fare una
+riserva per i cani, animali nobili che servivano per
+la caccia, ed il giovane principe continuava a far
+balzare i conigli, i gatti, i ragazzi, i contadini e gli
+operai, che non essendo animali nobili, non avevano
+quindi dritto all’eccezione.
+</p>
+
+<p>
+Fu in questo modo che un giorno, avendo veduto
+fra gli spettatori un giovane chierico toscano, di figura
+meschina e pallido in faccia, gli venne in mente
+di farlo balzare; diede sottovoce degli ordini a’ suoi
+domestici, i quali si impossessarono di quel disgraziato,
+lo misero su di una coperta e lo balzarono finchè
+svenne.
+</p>
+
+<p>
+Il giovinetto rinvenuto che fu, pieno di vergogna
+si rifugiò a Roma, ove cadde ammalato e morì in
+capo a due mesi; egli si chiamava Marrighi.
+</p>
+
+<p>
+Fu in mezzo a questi divertimenti che il re crebbe,
+diventando gran cacciatore, gran cavalcatore, pescatore
+incomparabile, percuotitore di prima forza,
+prima col comandare gli esercizii ai suoi camerata
+con dei bastoni con cui accarezzava loro le spalle
+quando facevano qualche falsa manovra: ed infine
+ad un reggimento che organizzò e che chiamava i
+suoi Liparioti, perchè i giovani che lo componevano
+erano in gran parte dell’arcipelago di Lipari.
+</p>
+
+<p>
+In questo modo arrivò, senza affatto occuparsi degli
+affari del regno, fino ai suoi diciassette o diciotto
+anni, e giunse all’età di prender moglie.
+</p>
+
+<p>
+Il suo matrimonio era da tempo stabilito colla
+giovane Arciduchessa d’Austria Maria Giuseppa, figlia
+dell’Imperatore Francesco I; ma non appena si
+furono scambiati i ritratti ed i doni nuziali, e preparate
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+le feste sul cammino che doveva percorrere
+la giovane principessa, e fissato il giorno della partenza,
+la giovinetta imperiale ammalò e morì.
+</p>
+
+<p>
+Allora in luogo di quella che era morta dianzi
+così miseramente, fu destinata sua sorella minore
+Maria Carolina, anch’essa figlia di Francesco I e di
+Maria Teresa.
+</p>
+
+<p>
+Essa partì da Vienna nel mese di aprile 1768.
+</p>
+
+<p>
+Il fiore imperiale entrava nel suo regno nel mese
+della primavera. Era nata nel 1752, non aveva che sedici
+anni appena, portando seco i segreti della corte austriaca,
+ed incaricata di dirigere la Corte di Napoli
+nel senso che le indicherebbe Maria Teresa. Sua madre,
+di cui era la preferita, poteva confidarsi con essa;
+la regina aveva uno spirito superiore alla sua
+età, era letterata più che dotta, e più che intelligente
+filosofante; bella in tutta la estensione della
+parola, graziosa quanto lo voleva.
+</p>
+
+<p>
+Da ciò che ho detto di lei a trentasette anni, si
+può comprendere ciò che era stata a sedici.
+</p>
+
+<p>
+Parlava e scriveva quattro lingue, la tedesca, la
+francese, la spagnuola e l’italiana; solamente quando
+si animava nel discorso, aveva una certa difficoltà
+di lingua, che produceva un borboglio; ma i suoi
+occhi vivaci e mobili, la lucidità delle sue idee facevano
+presto dimenticare quella piccola imperfezione.
+</p>
+
+<p>
+Essa portava seco verso l’ardente mezzodì i sogni
+della nebbiosa poesia del nord; andava a vedere il
+paese favoloso delle sirene; ove nacque il Tasso e
+morì Virgilio; andava a cogliere di sua mano l’alloro
+che cresceva sulla tomba del cantore d’Augusto,
+e su quella del poeta di Goffredo; suo marito
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+aveva diciott’anni; sarebb’egli un Eurialo od un
+Tancredi — Niso o Rinaldo?
+</p>
+
+<p>
+Perchè non era essa venuta a dirittura come Venere
+od Armida?
+</p>
+
+<p>
+Essa trovò il re, che ho tentato di descrivervi, con
+i piedi grandi, le ginocchia grandi, le mani grandi
+ed un naso grande, e che parlava il dialetto napolitano
+con dei gesti lazzaroneschi.
+</p>
+
+<p>
+Un articolo del contratto di matrimonio della regina,
+che Tannucci aveva lasciato passare senza
+farvi attenzione, doveva mutare interamente la faccia
+alla politica del regno della Due Sicilie.
+</p>
+
+<p>
+Esso diceva:
+</p>
+
+<p>
+— Quando la regina avrà dato a Napoli un erede
+della corona avrà il diritto di far parte del consiglio.
+</p>
+
+<p>
+È vero che essa non diede questo erede che dopo
+cinque o sei anni; ma a ventidue anni Carolina era
+più che atta a seguire i voti di sua madre.
+</p>
+
+<p>
+Da principio la regina credette di poter rifare
+completamente l’educazione di suo marito, e ciò le
+sembrava tanto più facile dopo averlo udito a parlare
+con Tannucci, e le pochissime persone istruite
+della Corte. Egli era rimasto attonito di stupore, incapace
+di distinguere la vera scienza dalla ciarlataneria,
+esclamava con ammirazione: Davvero, la regina
+è la scienza universale!
+</p>
+
+<p>
+Ma riflettendo poi, quest’ammirazione si calmò, e
+più di una volta lo intesi dire: Come mai la regina,
+essendo così sapiente, commette degli sbagli più di
+me che sono un asino!
+</p>
+
+<p>
+Ciò nulla meno nei primi tempi del suo matrimonio,
+egli si sottomise alle lezioni che essa gli voleva
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+dare, e gli insegnò a leggere ed a scrivere
+quasi correttamente. Ed è a queste lezioni date da
+lei, che egli faceva allusione quando nei suoi momenti
+di buon umore la chiamava mia cara maestra.
+</p>
+
+<p>
+Ma ciò che non potè mai insegnargli furono i modi
+eleganti delle corti del nord e dell’occidente, furono
+quelle cure della persona così rare nei paesi caldi,
+ove sono però più necessarie che altrove, fu quel
+dolce e grazioso celiare della galanteria che fa dell’amore
+una lingua, tolta in parte dal profumo dei
+fiori, ed in parte al canto degli uccelli.
+</p>
+
+<p>
+La superiorità di Carolina umiliava Ferdinando, e
+la rozzezza di Ferdinando umiliava Carolina.
+</p>
+
+<p>
+Vedremo che ne risultò da questa disparità di carattere,
+e da questa opposizione di animi.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p>
+
+<h2>XVI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Ecco dunque i nostri due personaggi uno d’avanti
+l’altro, da un lato la regina, bella, altiera, graziosa,
+distinta, delicata, sensuale, un po’ pedante, facile
+ad irritarsi, difficile a pacificarsi, sprezzante di suo
+marito per la rozzezza della sue parole e per la imbecillità
+del suo spirito; dall’altro il re, brutto, ingenuo
+fino all’ignoranza, libero fino alla rozzezza,
+senza alcuna cura della persona, senza delicatezza
+ne’ suoi modi, che somigliava non già ad un sovrano
+nè ad un principe, e nemmeno ad un semplice
+gentiluomo, ma ad un lazzarone.
+</p>
+
+<p>
+Una delle cose che metteva alla disperazione la
+regina Carolina, e che la condusse a privarsi quasi
+intieramente dello spettacolo, era il modo con cui il
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+re vi si conteneva, facendosi fra un atto e l’altro
+l’attore del popolaccio. Fra l’opera ed il ballo gli si
+portava la cena nel palco; uno degli elementi di
+questa cena era sempre un piatto di maccheroni. Il
+re prendeva il piatto, ed avanzandosi al parapetto
+del palco, in mezzo ai grandi applausi della platea,
+facendo smorfie e gesti da Pulcinella, il gran mangiatore
+di maccheroni napolitani, inghiottiva tutto
+il piatto servendosi delle dita invece di forchetta, e
+rispondeva con saluti alle acclamazioni degli spettatori.
+</p>
+
+<p>
+La regina credette da principio di aver preso su
+di lui un impero più grande di quello che aveva in
+realtà e che prese in seguito.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno che era adirata contro il duca d’Altavilla
+favorito di Ferdinando, colmò d’ingiurie quel
+gentiluomo, e l’accusò di non mantenere il suo credito
+presso il re, che impiegando mezzi indegni di
+un gentiluomo. Il duca, offeso nella sua dignità, si
+dolse presso il re delle ingiurie della regina, e gli
+chiese il permesso di ritirarsi nelle sue terre; il re
+irritato del contegno di sua moglie, andò da lei
+e la rimproverò vivamente. Ma essa invece di calmarlo,
+l’irritò talmente colle sue risposte, che la
+discussione terminò con un vigoroso schiaffo, di cui
+la regina portò il lividore alla guancia per tre o
+quattro giorni.
+</p>
+
+<p>
+Allora, come Achille, essa si ritirò nella sua tenda,
+ma il re tenne duro, e la regina dovette umiliarsi,
+al punto di essere costretta ad implorare il favore
+del duca d’Altavilla per ritornare in grazia. Fu l’Imperatore
+Giuseppe che allora viaggiava in Italia e che
+arrivando a Napoli riuscì a riconciliare i due sposi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+</p>
+
+<p>
+Per qualche tempo il re si rammaricava dello sdegno
+della regina, ma presto risolse di consolarsi facendo
+senza di lei, cosa che fu per essa un dispiacere;
+per non sapere come ed in qual momento potesse
+riprendere la sua influenza sul marito.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando, gran cacciatore, lasciava di rado passare
+un giorno senza andare alla caccia. Aveva fatto
+costruire in ogni angolo dei suoi boschi delle grandi
+capanne internamente addobbate con semplicità e
+comodo. Quando vi entrava col pretesto di prendere
+riposo, vi trovava sempre qualche giovane villanella
+elegantemente vestita alla foggia della contadine dei
+dintorni di Napoli, che andava là pel buon piacere
+di Sua Maestà; soltanto aveva gran cura di raccomandare
+ai compiacenti servitori incaricati di questo
+servizio, di fare le cose con tale discrezione che
+la regina non venisse istruita di questo particolare
+amoroso.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, — gli disse una volta un cameriere al quale
+aveva permesso di parlare liberamente, — a che servono
+tanti misteri, quando la regina fa altrettanto,
+e chi sa forse anche più di voi?
+</p>
+
+<p>
+— Taci, taci, lasciamola fare, disse il re, così s’incrociano
+le razze.
+</p>
+
+<p>
+Ed oggi che ho permesso di non celare nulla della
+verità, bisogna dire che il vecchio cameriere non
+mentiva; la regina, il cui primo amante fu il principe
+di Caramanico, ebbe in seguito Acton, e nello
+stesso tempo, senza che Acton se ne preoccupasse,
+più di quanto si preoccupava Potiemkine degli amanti
+di Caterina II, aveva il duca della regina, il
+cui nome sembra averlo predestinato, e Pio d’Ameni
+che se non ha inventato ha però perfezionato i Batilli
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+in Italia, come la grande Caterina voleva ricompensare
+i suoi amanti; ma meno ricca di lei si rovinava,
+e per questa ragione si trovava sempre senza
+un ducato.
+</p>
+
+<p>
+Torniamo al re.
+</p>
+
+<p>
+Oltre le sue fermate di caccia, che erano affari
+d’istinto sensuale, il re aveva di volta in volta dei
+gusti passaggieri per le dame di Corte, o di altra
+condizione; la regina non era punto gelosa di suo
+marito, che non solamente non amava, ma anzi disprezzava;
+però temeva che qualche donna più abile
+delle altre, s’impossessasse di una influenza sul re che
+a nessun prezzo non voleva lasciarsi sfuggire; in
+certi momenti allora aveva un’accortezza ed una
+insistenza tutta femminile, gli carpiva i segreti dei
+suoi intrighi amorosi, e poi si vendicava delle sue
+rivali; in tal modo dopo qualche mese d’intimità
+colla duchessa di Lusciano, il re confessò questa
+intimità a Maria Carolina. Essa allora fece esiliare
+la Duchessa nelle sue terre; sdegnata la Duchessa
+si vestì da uomo, e mettendosi sul passaggio del
+re, lo coprì di rimproveri; il re, debole al suo cospetto,
+come era debole al cospetto della regina,
+confessò i suoi torti; ma la Duchessa non fu meno
+obbligata di ritirarsi nelle sue terre, ove ancora si
+trovava all’epoca del mio arrivo a Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Lo stesso accadde per la duchessa Cassano Serra,
+benchè vi fossero dei motivi totalmente opposti. Il
+re si occupava di lei; e malgrado tutte le sue cure
+e tutte le sue promesse, essa rifiutò costantemente
+di arrendersi ai suoi desiderii. Il re si dolse con sua
+moglie di questo rigore. E la regina trovò mezzo
+di farla esiliare per essere stata troppo virtuosa,
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+come aveva trovato mezzo di far esiliare la duchessa
+di Lusciano per non esserlo stata abbastanza.
+</p>
+
+<p>
+Ahimè! la povera duchessa pagò due volte più
+cara la sua virtù, che un’altra non avrebbe pagato
+le sue colpe, e sventuratamente per lei, ritornò nel
+’99 dal suo esilio.
+</p>
+
+<p>
+Abbiamo detto che il principe di San Nicandro si
+era preoccupato di fare del suo allievo il primo cacciatore
+ed il primo pescatore del regno, e ciò nello
+scopo egoista ispirato da Tannucci, per impedire al
+giovane principe di prendere parte agli affari di
+Stato; difatti quando assisteva al consiglio, vi portava
+la preoccupazione della pesca e della caccia al
+punto di non permettere che si mettesse il calamaio
+sul tappeto delle deliberazioni, per timore che venisse
+l’occasione di redigere qualche decreto che il
+re dovesse firmare; per questi casi aveva fatto incidere
+la sua firma che egli applicava, o faceva applicare
+sotto la deliberazione presa o no in sua
+presenza.
+</p>
+
+<p>
+Anzi, per esempio, qualche giorno dopo il mio arrivo
+a Napoli, vi trovai fresco fresco questo aneddoto.
+</p>
+
+<p>
+Il re teneva consiglio di Stato a Caserta. Vi assistevano
+la regina, il ministro Acton, Caracciolo e
+qualche altro. Si trattava di un affare della più alta
+importanza che però ignoro; nel momento della discussione
+si udì bussare alla porta; l’interruzione
+sorprese tutti; chi era mai l’uomo ardito di venire
+a disturbare un consiglio di Stato in funzione? ma
+il re che aveva riconosciuto la maniera di bussare,
+corse alla porta, l’aperse ed uscì, e ricomparse poco
+dopo dando segni della gioia più viva.
+</p>
+
+<p>
+Signori, disse, vi prego di terminare al più presto
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+la discussione, perchè io ho un affare di un’importanza
+ben maggiore di quella per cui v’intrattenete.
+</p>
+
+<p>
+La seduta fu levata, il re si ritirò presto, e si coricò
+per levarsi il giorno seguente prima dell’alba.
+</p>
+
+<p>
+Questo grande affare era un convegno di caccia,
+i colpi dati alla porta del Consiglio di Stato era il
+segnale convenuto fra il re ed il suo bracchiere che
+veniva ad avvertirlo che una torma di cignali era
+stata veduta nel bosco verso lo spuntare del giorno,
+e che si erano fatti stornare, e per trovarli il
+giorno dopo bisognava trovarsi pronto prima dell’aurora.
+</p>
+
+<p>
+Qualche giorno dopo, nelle medesime circostanze,
+tre fischi si fecero udire in corte; era ancora un segnale
+tra il re ed il suo bracchiere; il re interruppe
+il consiglio, aperse la finestra e diede udienza al
+messaggiere, che gli annunziava un volo di uccelli,
+ed il luogo ove si erano appostati: allora il re volgendosi
+a Carolina.
+</p>
+
+<p>
+— Mia cara maestra, le disse, presiedi tu in mia
+vece e finisci l’affare come credi, ti do carta bianca.
+</p>
+
+<p>
+E correndo fuori della camera, andò a perseguire
+il suo volo d’uccelli.
+</p>
+
+<p>
+Esiste fra il re di Napoli ed il margravio di Anspach
+una corrispondenza interna, continuata, settimanale,
+su tutto ciò che è relativo alla caccia. Ciascuno
+dei due principi tiene un registro esatto in
+cui sono indicati, giorno per giorno, ora per ora,
+gli alti fatti che li illustrano.
+</p>
+
+<p>
+Uno stesso registro ed una corrispondenza simile
+sono tenute o piuttosto erano tenute fra il re di Napoli
+ed il re di Spagna suo padre; ora avvenne sovente
+che alcune differenze politiche disgustarono
+<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span>
+i due monarchi, ma per quanto fossero disgustati,
+politicamente parlando, il registro cinegetico non
+subiva mai nessuna interruzione.
+</p>
+
+<p>
+La lista dei selvatici sagrificati al piacere dei monarchi
+fu sempre tenuta regolarmente; la caccia minuta
+vi era numerata come gli animali grassi, dal
+fagiano fino al beccafico; in una colonna per le osservazioni
+vi erano esposte le difficoltà che si erano
+dovute superare, gli accidenti che erano incorsi, le
+persone che avevano accompagnato il re, e le menzioni
+onorevoli delle persone che l’accompagnavano
+e che dopo di lui si erano distinte.
+</p>
+
+<p>
+Quello dei due registri che era destinato al margravio
+di Anspach era il registro preferito, per la
+ragione semplicissima che Ferdinando, quantunque
+abilissimo, era men buon tiratore di Carlo III, mentre
+al contrario era miglior tiratore del margravio
+di Anspach.
+</p>
+
+<p>
+Il più dolce complimento che potesse accarezzare
+le orecchie del re, era di dirgli che tirava meglio
+del margravio di Anspach, ciò che era constatato
+dal numero degli animali uccisi da lui, e se il numero
+degli uccisi da Carlo III, superava di molto il
+suo, ciò dipendeva non già dalla sua bravura, ma
+dall’estensione della fecondità della selvaggina nelle
+foreste spagnuole.
+</p>
+
+<p>
+Riferirò ancora due aneddoti, che completeranno
+il ritratto che intendiamo di fare del re, poi passerò
+immediatamente al racconto degli avvenimenti che
+scossero il regno di Napoli, ed ai quali ho preso
+parte, più per amicizia verso il re e la regina, che
+per un sentimento di antipatia ragionata contro il
+popolo francese e contro i patrioti italiani.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il re, cacciando in uno de’ suoi boschi, incontrò
+una povera donna: essa non lo conosceva e sembrava
+molto afflitta. — Senza avere nè il cuore, nè
+lo spirito di Enrico IV, il re aveva una specie d’istinto
+per le avventure popolari; si avvicinò ad essa
+e la interrogò; la buona donna gli rispose che era
+vedova, che aveva sette figli da mantenere, e che
+non possedeva che un piccolo campo che era stato
+poco prima devastato dalla muta del re. — Ora converrete,
+signore, soggiunse la vedova piangendo,
+che è ben duro di avere per sovrano un cacciatore,
+i cui piaceri sono irrorati dalle lagrime dei suoi
+sudditi.
+</p>
+
+<p>
+Ferdinando le rispose che le sue querele erano
+giuste, e che essendo egli al servizio di Sua Maestà
+non avrebbe mancato di informarnelo.
+</p>
+
+<p>
+— Glielo dite o non glielo dite, rispose la donna,
+io non spero nè punto nè poco; non può essere che
+un uomo senza cuore chi distrugge per suo piacere
+il bene del poveri, perchè sa che la povera gente
+non può far nulla contro di lui.
+</p>
+
+<p>
+Questa dichiarazione della vedova non tolse al re
+di accompagnarla fino alla sua capanna, e di vedere
+coi suoi occhi il guasto che aveva fatto.
+</p>
+
+<p>
+Giunto là chiamò due contadini, vicini della donna,
+e chiese loro di stabilire una stima del danno; essi
+fecero i loro calcoli, e lo stimarono a venti ducati.
+</p>
+
+<p>
+Il re tirò di tasca sessanta ducati e ne diede quaranta
+alla vedova, dicendo che era giusto che il re
+pagasse il doppio dei privati.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri venti ducati furono ripartiti fra i due
+arbitri.
+</p>
+
+<p>
+Il re dava udienza un giorno per settimana a Capodimonte,
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+palazzo costruito da Carlo III espressamente
+per la caccia dei beccafichi; in quel giorno
+ognuno poteva giungere fino al re senza dimanda
+d’avviso e senza lettera d’udienza; non v’era che di
+aspettare il suo turno, tanto le anticamere erano
+ingombre di gente.
+</p>
+
+<p>
+Un vecchio prete dei dintorni di Capodimonte,
+avendo da chiedere una grazia al re, risolse di approfittare
+di quel giorno di udienza e di chiederla
+personalmente a Sua Maestà.
+</p>
+
+<p>
+Ma dovendo fare anticamera per un tempo maggiore
+o minore, ebbe cura di prendere le sue precauzioni
+contro la fame, e si pose in tasca un pezzo
+di pane e di formaggio; non già che avesse l’intenzione
+di mangiare quel pezzo di pane nell’anticamera,
+per tutto l’oro dal mondo non avrebbe commesso
+una simile irriverenza, — ma avendo tre leghe da
+fare a piedi per ritornare al suo villaggio, aveva
+stabilito che dopo l’udienza si sarebbe fermato alla
+prima fontana, e mangiarsi il pane ed il cacio seguito
+da qualche sorso d’acqua, e così ristorate le
+sue forze, rimettersi in viaggio per il suo presbitero.
+</p>
+
+<p>
+Dopo tre o quattro ore di attesa, venne il suo
+turno, ed entrò.
+</p>
+
+<p>
+Il re era seduto in poltrona, ed ai suoi piedi stava
+coricato un grosso bracco che era il suo prediletto
+per la finezza del suo olfatto.
+</p>
+
+<p>
+Appena il prete ebbe spinta la porta il cane aperse
+le narici, sollevò la testa, fece gli occhi teneri e dimenò
+la coda.
+</p>
+
+<p>
+Tutte queste dimostrazioni di amicizia erano dirette
+al prete, o piuttosto al pezzo di formaggio che
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+aveva in tasca; è noto l’irresistibile desiderio che i
+cani da caccia hanno per questo commestibile.
+</p>
+
+<p>
+Mano mano che il prete si avvicinava o faceva
+degli inchini, il cane si alzava, e con tutta l’espressione
+amichevole andava incontro al prete.
+</p>
+
+<p>
+Costui non credeva forse le dimostrazioni del cane
+così amichevoli come lo erano realmente; lo vedeva
+con inquietudine, si cambiò in terrore quando vide
+il cane passargli dietro.
+</p>
+
+<p>
+Ma fu bene ancor peggio quando, in mezzo all’esposizione
+della sua dimanda, sentiva il muso del cane
+introdursi insidiosamente nella sua tasca.
+</p>
+
+<p>
+L’amore del re per i suoi cani era noto. Non si
+trattava di liberarsi con un colpo di piede del bracco
+favorito del re; eppure questi cominciava a spingere
+l’indiscrezione fino all’importunità.
+</p>
+
+<p>
+In quanto al re era nella sua più grande gioia
+insensibile ad uno scherzo grazioso, si compiaceva
+oltre modo delle buffonate.
+</p>
+
+<p>
+Interruppe il prete in mezzo alla sua arringa già
+sufficientemente tormentata.
+</p>
+
+<p>
+— Perdonatemi, padre mio disse egli, che avete
+in tasca, giacchè il mio cane insiste tanto ad osservarla?
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè, Sire, rispose il prete con esitazione, un
+semplice pezzo di formaggio, atteso che sono già le
+quattro dopo mezzogiorno, come potete vedere, ed
+ho ancora tre leghe da fare per giungere alla mia
+casa; non sono abbastanza ricco per pranzare in
+città.
+</p>
+
+<p>
+Difatti voi dite il vero, disse il re, perchè ecco
+che Giove, — tale era il nome del cane, — è riuscito
+a prendervi il formaggio: continuate dunque
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+nella vostra domanda, perchè è probabile che intanto
+vi lascerà tranquillo.
+</p>
+
+<p>
+Il prete, mentre Giove mangiava il suo formaggio,
+continuava ciò che doveva dire al re, che l’ascoltava
+con maggior attenzione.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, disse il re, quando il prete ebbe finito.
+</p>
+
+<p>
+— Noi siamo d’avviso che....
+</p>
+
+<p>
+Ma contro la previsione di Sua Maestà, Giove dopo
+di aver mangiato il formaggio, sembrava di non voler
+lasciare in pace il curato pel pane.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, andiamo, disse il re interrompendosi,
+non fate il sacrifizio a metà, vuotate completamente
+le vostre tasche.
+</p>
+
+<p>
+— Tutto ciò è bello e buono, Sire! disse il prete,
+ma mio Dio! ed io?
+</p>
+
+<p>
+— Ma non inquietatevi per così poco, il buon Dio
+provvederà.
+</p>
+
+<p>
+Il prete diede il suo pane al cane ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+Mentre Giove mangiava il suo pane, il re suonò
+il campanello.
+</p>
+
+<p>
+— Trattenete, disse, quel prete che è uscito adesso,
+e dategli un buon pranzo sicchè resti un’ora a tavola.
+</p>
+
+<p>
+L’ordine di Ferdinando fu eseguito; in quell’ora
+il re ritornò a Napoli, sbrigò l’affare del prete in
+modo che ritornando alla sua cura già confortato
+da un buon pasto, trovò anche già accordato il favore
+che egli aveva chiesto.
+</p>
+
+<p>
+Mi sono estesa molto sulla caccia, ciò che mi fa
+trascurare la pesca. Diciamo una parola sopra questo
+secondo divertimento, di cui il re è quasi più fanatico
+del primo.
+</p>
+
+<p>
+Dire il re pesca, non è nulla, ma dire che il vero
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+piacere del re non è la pesca, ma di vendere egli
+stesso il pesce, ecco quanto riconosceva io stessa
+come inconcepibile per coloro che non hanno conosciuto
+questo principe: ed io stessa ho veduto
+questo singolare spettacolo, non soltanto una volta,
+ma più di dieci. Ecco come va la cosa.
+</p>
+
+<p>
+Il re pesca ordinariamente in una parte riservata
+del mare, in faccia ad una piccola casa che gli appartiene,
+del quartiere di Posilippo. Quando ha fatto
+un’ampia cattura di pesce, ritorna a terra, fa portare
+il suo pesce alla marina, chiama i compratori
+che di certo non mancano mai di accorrere all’appello
+reale. Là si mette il pesce in vendita come
+sulle panche del mercato; ciascuno può aggiungere
+un grano all’asta; quando il re trova che il prezzo
+è troppo basso, lo spinge egli stesso, e se il pesce
+resta per suo conto, lo conserva e lo si mangia a
+palazzo; tutti in questa circostanza, come sempre
+altrove, si avvicinano al re per parlargli, ed anche
+per questionare, cosa che non mancano mai di fare
+nel loro dialetto i suoi amici lazzaroni, che non si
+danno nemmeno la cura di chiamarlo Maestà, ma soltanto
+Nasone, pel suo naso grosso tre volte quanto
+un naso ordinario.
+</p>
+
+<p>
+Questa vendita è generalmente assai comica; il
+re vende caro quanto più può, vanta il suo pesce,
+lo prende per le pinne per mostrarlo, e schiaffeggiando
+quelli che gli offrono un prezzo troppo basso
+se si trovano a portata; da parte loro poi i lazzaroni
+gli rispondono con delle ingiurie, come se avessero
+a trattare con un vero pescivendolo; queste
+invettive lo fanno ridere sgangheratamente. Finita
+la vendita, inzuppato di acqua di mare, e col puzzo
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+di pesce, ritorna a palazzo, e prima di lavarsi e di
+mutar vestito, va a raccontar tutto, sbellicandosi
+dalle risa, alla regina, la quale secondo l’umore
+in cui si trova, lo ascolta pazientemente, o lo mette
+alla porta, rimproverandogli quei piaceri grossolani,
+a’ quali però le rincrescerebbe che rinunciasse,
+perchè grazie a questi piaceri plebei, che interessano
+il re più degli affari, essa governa a suo talento il
+regno.
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL VOLUME TERZO.
+</p>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76091 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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new file mode 100644
index 0000000..9a7e1c5
--- /dev/null
+++ b/76091-h/images/cover.jpg
Binary files differ