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diff --git a/76092-0.txt b/76092-0.txt new file mode 100644 index 0000000..654e94f --- /dev/null +++ b/76092-0.txt @@ -0,0 +1,5040 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76092 *** + + + MEMORIE + DI + EMMA LYONNA + + + DI + ALESSANDRO DUMAS + + + UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. + + Vol. IV. + + + + MILANO + G. DAELLI e C. EDITORI + MDCCCLXIV. + + + + + Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. + + STEREOTIPIA G. DASSI E C. + + TIP. GUGLIELMINI. + + + + +MEMORIE + +DI + +EMMA LYONNA + + + + +I. + + +La regina, come ho già detto, mi aveva chiesto il mio abito di raso +bianco per farne uno simile; io glielo inviai in quella stessa sera. + +Tre giorni dopo, il suo domestico mi prevenne che la regina era al +palazzo reale, e chiedeva di me, raccomandandomi di prendere meco il +mio sciallo di cascemiro azzurro. + +Non erano dieci minuti appena che era arrivata da Caserta, e perchè non +la facessi aspettare, mi mandò a prendere con una carrozza di Corte. + +Prevenni sir William della mia uscita, e mi recai immediatamente dalla +regina. + +Gli appartamenti della regina erano situati nella parte dal palazzo che +sporge verso il mare, e che mette su di un terrazzo coperto di aranci e +di cedri. + +Trovai Sua Maestà coll’abito nuovo, che si era fatto fare sul modello +del mio; aveva una sola piuma bianca nei capelli, ed il suo scialle +azzurro era gettato su di una poltrona. + +Volli salutarla colla cerimonia d’uso, ma essa, dopo avermi presa per +mano, mi abbracciò. + +— Andiamo, presto, presto, disse, alla toletta. + +Da principio non sapeva troppo che significasse quell’invito, ma essa +mi fece vedere il mio vestito posto su di una poltrona, e compresi che +la regina voleva appagare il capriccio di vederci vestite nella stessa +guisa. + +Difatti era quella la sua intenzione. + +Le chiesi allora se voleva permettermi di entrare in un gabinetto +vicino per mutare di abito. + +Ma essa alzò le spalle. + +— A che servono, disse, queste cerimonie fra noi. + +Poi, siccome io sembrava assai confusa: + +— Lasciate fare a me, soggiunse, io sarò la vostra cameriera, e vedrete +che ne so quanto una altra. + +Io era talmente confusa che non sapeva che mi facessi; balbettava, +tremava; mi punsi le dita cogli spilli; cercava di distogliermi dalle +mani della regina. + +— Ma essa è pazza, diceva, ma volete dunque lasciarmi fare? ve lo +comando. + +Poi, per provarmi che l’ordine, benchè pronunziato con una voce +imperativa, era un nuovo favore, mi strinse, nel darmelo, le spalle fra +le sue braccia; un brivido mi corse per tutto il corpo. + +Era così lontana dall’aspettarmi una tale familiarità da parte di una +regina, che aveva fama di donna la più altiera e più imperiosa del suo +regno, che io credeva di sognare. Chiesi a me stessa se era veramente +la regina Carolina, e se io era veramente io, vale a dire, essa la +figlia dell’Imperatrice Maria Teresa, ed io la povera figlia di una +fantesca di villaggio. + +Aveva come un offuscamento morale. + +Buono o mal grado dovetti lasciarmi fare; la regina mi aiutò a levarmi +l’abito che aveva quando era venuta, mi mise il vestito di raso bianco, +mi acconciò sul capo una piuma bianca, e poi avvicinò le nostre due +teste allo specchio e vi guardò un istante. + +Poi con un accento quasi di cattivo umore: + +— Davvero, disse, che io faccio proprio un bel mestiere, decisamente. +Milady Hamilton, voi siete più bella di me. + +Io era affatto confusa, rossa fino agli orecchi, nè sapeva dove celarmi. + +— Vostra Maestà, le risposi, mi permetterà di non essere del suo +avviso; io sono avvenente forse; ma voi, oh! voi sì, che siete +veramente bella. + +— Lo trovate voi veramente? e me lo dite senza adulazione? + +— Oh! ve lo giuro, esclamai, con tutta la sincerità. + +— Come! disse, gettando uno sguardo sulle sue magnifiche spalle; se +foste un uomo, vi innamorereste di me? + +— Più, ancora, signora, vi adorerei in ginocchio. + +Carolina scosse la testa, e sorrise con malinconia. + +— Essere amata è già cosa rara, e specialmente poi per una regina; non +chiediamo l’impossibile però.... + +E si fermò con un sospiro. + +Io la osservava con un interesse, in cui essa non poteva ingannarsi. + +— E però, ripetei dopo di essa. + +La regina mi mise un braccio intorno al collo, e mi fece sedere a lei +vicino sul sofà. + +— Quante volte siete stata amata? mi disse. + +— Vostra Maestà mi chiede quante volte ho amato, o quante volte sono +stata amata? + +— Avete ragione, non è la stessa cosa: io domando quante volte siete +stata amata. + +— Una volta da una tenera amicizia, ed una volta da un amore profondo. + +— E quale di questi due sentimenti vi ha reso più completamente felice? + +— La tenera amicizia, io credo. + +— E voi? + +— Io? + +— Sì, voi; di tutti i vostri adoratori, chi è quello che vi ha amato di +più? + +Io sorrisi. + +— Debbo rispondere francamente? + +— Con me, sempre. + +— Un terzo che non mi amava. + +La regina fece un movimento di testa, sospirando. + +— Eppure la è proprio così, disse ella: ecco come siamo noi altre +donne; anch’io, mia povera Emma, ho sacrificato un amore vero e +profondo ad un amore finto e ambizioso, e ne porto la pena; ho un +marito che non mi ama, e vi confesserò che non lo posso amare, ed un +amante che disprezzo. Vi maravigliate che vi dica tutte queste cose con +tale franchezza; ma che volete, io ho istinto che mi trascina verso di +voi; d’altronde, si dice tutto pubblicamente a Napoli, sicchè il merito +della confidenza non è grande, e con tutta probabilità voi saprete già +da molto tempo ciò che oggi vi ripeto io stessa. + +— Quanto mi dice Vostra Maestà non mi è meno interessante. + +— La mia Maestà è una triste Maestà in quanto a felicità. Ma mettendo +il piede sul suolo di Napoli, scorgendo l’uomo a cui era destinata, +sentii che era condannata. + +— Davvero! esclamai; che differenza, mio Dio! fra il re e voi. + +— Tu t’incarichi adesso soltanto della mia scusa, cara Emma, tu, anima +delicata, fine, squisita, figurati del mio disinganno. Era giovane, +aveva quindici anni appena, mi avevano detto che andava a regnare nella +terra ov’era morto Virgilio, ed era nato il Tasso, che doveva sposare +un giovane principe, un nipote di Luigi XIV, un discendente di Enrico +IV. Arrivai per così dire coll’Eneide in una mano, e colla Gerusalemme +liberata nell’altra; il mio fidanzato sarebbe egli Eurialo o Tancredi, +io sarei ciò che avrebbe voluto, Camilla od Erminia; amazzone o +pastorella. Arrivai con tutte le speranze di un cuore vergine, con +tutti i sogni di un animo vissuto fra le ballate della nostra vecchia +Germania; e vidi... lo hai veduto, non ho bisogno di farti il suo +ritratto, una specie di villano illetterato, che non parla altra lingua +che il dialetto napolitano: un vero lazzarone del molo che mangia +maccheroni nel palco reale; un pescatore di Mergellina che vende il +suo pesce nel linguaggio dei marinai di porto, un cacciatore grossolano +senza poesia, che corre dietro alle contadine, un sultano di villaggio +che si è fatto un harem di mandriane. Oh! ti assicuro! l’illusione non +fu lunga. Un giorno credetti che ancora poteva essere felice; vedi, io +aveva incontrato sul mio cammino chi aveva tutte le qualità che a lui +mancavano, giovine, bello, elegante, spiritoso; e oltre a tutto ciò +anche principe, cosa che non gli stava anche male. + +— Il principe di Caramanico, pronunziai, senz’accorgermi della +inconvenienza della mia interruzione. + +— Conosci il suo nome? disse la regina. + +Io arrossii. + +— Oh! non arrossire, mi disse; quello là, una regina può confessarlo, +mi amava veramente, povero Giuseppe, non già perchè era una regina, eh +lo so, egli mi ama sempre. + +— Ma allora chi impedisce a Vostra Maestà di rivederlo? + +— Si ha cura d’allontanarlo da me. + +— Fatelo ritornare, richiamatelo. Oh se fossi regina io ed amassi un +uomo, e detestassi un marito, nulla al mondo m’impedirebbe di avere +vicino a me colui che amassi. + +— Fuorchè il timore d’ucciderlo richiamandolo, mi disse la regina con +una voce mesta. + +Io raccapricciai. + +— E chi potrebbe commettere un simile delitto? dimandai io. + +— Quegli che ha preso il suo posto, e che potrebbe temere ch’egli lo +riprendesse. + +— Vostra Maestà ha una tale convinzione, esclamai, e si tiene +quest’uomo vicino? + +— Che vuoi mai! nelle regioni che noi abitiamo ci sono delle insidie +politiche, e quando si è presa e’ bisogna restar presa, gridare è +proibito, tutto un popolo vi ascolta e vi dice ridendovi in faccia: +— ben fatto. — Lamentarsi è pure una grande consolazione, ma per +rammaricarsi bisogna avere un’amica; così, lo vedi senza nemmeno sapere +se ho un’amica, mi sfogo. + +— Oh! voi ne avete una, signora, e che vi amerà non già perchè siete +regina, esclamai, quasi sul punto di gettarle le braccia al collo come +ad una mia eguale. + +Repressi quel movimento. + +— Ma che si allontanerà da me perchè lo sono, disse Carolina con un +triste sorriso. Ahimè! mia povera Emma, le regioni del trono sono come +le sterili cime delle alpi; ad una certa altezza non spunta più nulla, +nè amicizia nè amore. + +— Vedete bene che v’ingannate, signora, perchè quest’uomo vi ha amata, +e come voi dite, vi ama ancora, e perchè infine anch’io.... + +— Ebbene tu? + +— Anch’io incoraggiata di ciò che mi dite, vi confesso che pure vi amo. + +— Oh! l’ho sognato tante volte d’avere un amica, ma non ho trovato che +delle compiacenti, la San Marco e la San Clemente, che continuamente +mi chiedono favori per loro, e quando non ne chiedono per loro, me li +chiedono pei loro amanti, e quando non me li dimandano pei loro amanti, +me li dimandano pei loro mariti. Sono amiche costoro? + +— Io, signora, esclamai, non ho nulla da chiedervi per nessuno, nè +per me, nè per mio marito; e in quanto ad amanti, non ne ho più, ed ho +anche una grande paura di non averne più. + +— È precisamente perchè tu hai nulla da chiedermi nè per te nè per gli +altri, disse la regina con un sorriso amaro, che non ti darai la cura +d’essere mia amica. + +— Oh! sì, sì, esclamai, non potendo più resistere all’attrazione che mi +spingeva verso di lei, e gettandole questa volta le braccia al collo; +sì, ve lo giuro. + +— Alla buon’ora, ecco un buon moto, disse la regina: ebbene voglio +ricompensarti mostrandoti ciò che io non mostrerei a nessuno, questo +ritratto.... poi, fermandosi, più tardi, mi disse, fra dieci anni tu +conoscerai che nella vita d’una donna, fosse regina o lavandaia, vi ha +sempre un amore che lascia una traccia più profonda degli altri: questo +amore è sovente per tutti il primo che passa in realtà, o che ritorna +colle rimembranze innanzi questo specchio che si chiama il cuore. Si +crolla tristamente la testa e si dice: non è lui; poi a poco a poco +lo specchio si appanna, e non riflette più nessuno, e però quando si +guarda oltre la nebbia sparsa sulla sua superfice è sempre lui che +ritorna là. + +Chinai la testa, il solo uomo che avrei amato, o creduto d’amare era +sir Harry, e sentiva che nessuno di quelli che aveva conosciuto non +aveva lasciato nel mio cuore quell’orma profonda di cui parlava la +regina. + +Era dunque destinata a non amare più, o non aveva ancora provato il mio +vero amore! + +La regina andò al suo stipo, capo d’opera di Boule, magnifico regalo +di Luigi XVI, aperse un cassettino segreto, e mi si avvicinò con una +piccola cassetta. + +Questa cassetta racchiudeva un medaglione nel suo astuccio, un pacco di +lettere, dei fiori, e delle foglie secche. + +Io sorrisi. Pensava a questa regina altiera, potente, assoluta, a +questa donna che si accusava di avere un cuore di bronzo, o piuttosto, +ciò che era ben peggio, di non averne del tutto, e che come una +semplice donna, come una collegiale che piange i suoi ultimi giorni +di vacanza, come una monaca che rimpiange la sua libertà, mi mostrava +fiori, foglie secche, lettere ed un ritratto. + +Lo scettro può infrangere la mano; la corona può bruciare la fronte +della regina; ma vi ha un angolo del cuore dove la donna resta sempre +donna. + +Io sorrisi a questa nuova prova della nostra forza, o della nostra +debolezza, come volete. + +— Tu ridi, mi disse la regina, e trovi che sono pazza: ebbene ridi +ancor più forte se vuoi; una porzione del mio cuore è dove si trova, +l’altra è con queste lettere, con questi fiori secchi, con questo +ritratto. Spesso dopo aver sopportato di volta in volta un marito che +odio ed un amante che disprezzo, mi rinchiudo sola in questa camera, +prendo dallo stipo la mia cara cassetta, l’apro e mi dico: questa +foglia d’alloro l’abbiamo colta una sera presso la tomba di Virgilio. +La luna che sorgeva splendida dietro il monte sant’Angelo gettava +larghe ombre sopra Posilippo; eravamo tutti e due perduti in uno di +quegli angoli di tenebre, e come separati dal mondo dei viventi che +chiassava al disotto di noi. Suonavano le undici ore al convento di +sant’Antonio. Egli era ai miei ginocchi, come un pastore di Teocrito +o di Gessner, e mi supplicava; ci eravamo detto che ci amavamo; ma +io non gli aveva ancor accordato nulla, fuorchè la verginità del mio +cuore; all’ultima squilla dell’undecima ora, io colsi questa foglia; +l’appoggiai alle mie labbra, ed abbassai la mia testa vicino a lui; +egli pose la sua bocca sull’altra pagina della foglia, che separava +soltanto col suo spessore le sue labbra dalle mie. Ad un tratto tirai +vivamente la foglia. Le nostre labbra si toccarono; egli mise un +grido, come se gli fosse entrato nel cuore un ferro rovente; lo vidi +impallidire, chiudere gli occhi e cadere: io lo ritenni fra le mie +braccia e me lo strinsi al cuore. + +Era una bella sera di maggio, il sette; il mare splendeva come un lago +d’argento fuso, Giove sorgeva al disopra del Vesuvio, rosso come se +uscisse dal cratere. Ah! povera foglia secca! sono già quattordici +anni da che sei colta, e vedi però che io non ho dimenticato nulla di +quella sera di felicità, nè di quella notte di delirio che la seguì. +Ognuna di queste piante e di questi fiori segna un grado dei nostri +amori, ed ha la sua storia come questa foglia di alloro; con questa io +potrei ricomporre per intero il poema della mia felicità e della mia +gioventù. Questo ramo di erica era sul mio seno in una notte di follia. +Il re aveva un reggimento privilegiato che chiamava suoi Liparioti, +perchè tutti quelli che lo componevano o quasi tutti almeno, erano +delle isole di Lipari. Giuseppe era capitano in questo reggimento. In +quell’epoca, sorvegliata com’era dal vecchio Tannucci, che io detestava +quanto egli mi odiava, noi non potevamo vederci se non in mezzo a +mille pericoli: io feci venire al re l’idea di dare una festa al suo +reggimento. Fu convenuto che ci saremmo vestiti il re da oste ed io +da cantiniera, e che avremmo servito gli ufficiali del reggimento. Si +piantarono due tende immense, l’una a cui presiedeva il re in beretta +bianca col grembiale di cucina annodato alla cintura, ed il coltello al +fianco; ed aveva per garzoni dell’osteria i principali signori della +sua corte. Io vestita come le donne di Procida, il fazzoletto rosso +annodato di dietro, il corsetto ricamato in oro, che mi stringeva alla +vita, la gonnella corta di scarlatto che lasciava vedere parte delle +gambe; aveva per fantesche le dodici principali dame della corte. +Caramanico venne a sedersi ad uno dei miei tavoli, ed io occupandomi +degli altri poteva occuparmi di lui. Oh! con quale felicità io era la +sua fantesca. Quando beveva alla salute della regina, io sapeva che era +a quella di Maria Carolina, e non a quella della regina che beveva. Io +passava vicino a lui, la mia gonnella accarezzava i suoi ginocchi, il +mio braccio le sue spalle, io passava e ripassava continuamente; aveva +sempre da fare in quello stretto passaggio che egli mi rendeva il più +stretto possibile. La musica diede il segnale della danza, e come uno +dei principali uffiziali del reggimento aveva diritto di invitarmi: noi +ballammo insieme tre volte. + +Egli aveva veduto il mazzettino di fiori che io aveva alla cintura; +approfittò di un intervallo, in cui non danzava, per comprarne un +altro simile e me lo diede, io gli diedi il mio. Eccolo qui il suo, è +un’erica contornata di garofani. Vuoi vedere la lettera che mi scrisse +al giorno dopo? eccola, prendila. + +Presi la lettera dalle mani convulse della regina e lessi: + + «Oh! mia adorata Carolina, eccomi dunque ricaduto dal cielo in + questo deserto che si chiama la terra, quando tu non vi sei; è un + sogno od una realtà? Ebe o Venere non so quale, poichè ambedue son + bionde, giovani e belle, mi hanno presentato l’ambrosia, mi hanno + versato il nettare: Ah! ho conosciuto la divina bevanda che per + tutta la nostra ultima notte ho bevuto sulle tue labbra, ben più + inebbriante di quella che mi versasti ieri: non pensare che ad una + cosa, mia cara Carolina, solamente pensa col tuo spirito, colla + tua anima, col tuo cuore, con tutto ciò che Dio ha messo in te di + amore, pensa a darmi una notte, una di quelle belle notti stellate + di baci, che restano nella mia memoria mille volte più brillanti + dei miei giorni. + + «Ahimè! perchè sei tu la regina, e non sei semplicemente e + realmente una di quelle belle fanciulle dell’isola greca, di + cui portavi ieri il vestito? allora non vi sarebbe più palazzo + custodito dalle sentinelle, corridoi custoditi dalle dame d’onore, + camere custodite da un re, ma ci sarebbe una barca, col mare + sotto i nostri piedi, il cielo al di sopra del nostro capo, un + promontorio dal dolce nome che si chiama Miseno, un golfo di + rimembranze amorose che si chiamerebbe Baia, una foresta d’aranci + ove noi ci perderemmo per uscirne il più tardi possibile e che + si chiamerebbe Sorrento: e la vita con te, la libertà con te, la + sventura con te, la morte con te, ma nulla senza di te, nemmeno la + gloria, nemmeno la felicità, nemmeno un posto alla destra di Dio. + + «Il tuo GIUSEPPE.» + +Lasciai cadere la lettera sospirando. + +— Credi tu che mi amasse? dimandò la regina, mentre la raccoglieva e +l’appoggiava sulle sue labbra. + +Io non risposi. + +— Sì, comprendo, disse, tu chiedi a te stessa, non osando di +dimandarlo a me, come amando un tale uomo abbia potuto acconsentire di +allontanarlo da me; tu ti domandi come avendolo amato, ho potuto amarne +un altro; io non ho amato un altro, io sono stata la favorita d’un +altro, ecco tutto; che vuoi? Cleopatra dopo essere stata l’amante del +divino Cesare, che aveva messo la sua statua d’oro in Campidoglio, è +stata la ganza del beone Antonio. Non parliamone più; è la mia macchia. +Vuoi vedere il suo ritratto? + +Aperse con violenza quasi collerica lo astuccio, e mi pose sotto gli +occhi una bella miniatura. + +Era il ritratto d’un uomo dell’età di vent’otto ai trent’anni, dalla +fisionomia più tosto severa che tenera, con bei capelli neri, begli +occhi neri, un incarnato pallido. + +Portava l’uniforme di capitano dei Liparioti; era stato incominciato il +giorno seguente a quello ricordato col ramoscello d’erica, glorificato +dalla lettera, e dato alla regina in quella notte chiesta con tanta +istanza. + +In questo momento si bussò alla porta. + +— Chi è? dimandò la regina, componendosi come se avesse temuto che uno +sguardo profano le macchiasse i fiori, le lettere ed il ritratto nella +cassetta. + +— Io, signora, rispose una voce d’uomo. + +Le sopraciglia della regina si contrassero, e diedero al suo bel volto +una espressione incredibile di durezza. + +— Aveva detto che io non c’era per nessuno, rispose la regina. + +— Nemmeno per me? chiese la voce. + +— Quando dico per nessuno, replicò duramente la regina, non vi è +eccezione per nessuno. + +— Aveva delle notizie politiche importanti da comunicare a Vostra +Maestà. + +— Comunicatele al re, gli do per oggi i miei pieni poteri. + +— Però quando Vostra Maestà saprà... + +— Non voglio saper niente per oggi, disse la regina impazientita, e +battendo i piedi. + +— Vostra Maestà è con Lady Hamilton? + +— Credo che m’interroghiate, disse Carolina. + +— No, signora, ma sir William è venuto per prevenire milady, che +avendo, come io, ricevute le stesse notizie, partiva per Caserta. + +— Egli sa che Milady è qui? + +— Sì, Maestà. + +— Ebbene, che vada a Caserta. + +— Allora parto con lui, continuò la voce. + +— Partite, signore. + +S’intese il rumore dei passi che si allontanavano. + +— Egli era per disturbarmi la mia giornata, disse la regina. + +— Però signora, avventurai, se le notizie che vi porta sono tanto +importanti quanto lo dice...? + +— Oggi che tengo con una mano il suo ritratto, e coll’altra stringo +un’amica sul mio cuore, rispose Carolina, darei il mio trono per un +carlino, a più forte ragione quello degli altri. + + + + +II. + + +Si comprende che fra me e la regina si era parlato del principe +Giuseppe Caramanico, allora vice re di Sicilia. + +Egli era ministro del re ed amante della regina quando propose, nello +scopo di creare una marina a Napoli, di chiamare dalla Toscana il +capitano di fregata Giovanni Acton. + +Perchè quest’uomo quasi ignoto, e che non aveva nessuna attitudine +superiore, fu scelto dal principe Caramanico, che era un’intelligenza +di primo ordine? + +Tutto è fortuna e sventura a questo mondo. Nato a Besançon, da una +famiglia irlandese, Giovanni Acton entrò nella marina francese, ove +sopportò delle umiliazioni, che si dissero meritate, e lasciò la +Francia, serbando contro di essa un livore, che poi diventò un odio +accanito. + +Egli fece partecipare a questo livore la regina Carolina, prima che +avesse avuto i motivi troppo legittimi della morte di Luigi XVI e di +Maria Antonietta. Si avrà un’idea di quest’odio di Acton contro la +Francia da questo solo fatto: durante una carestia, in cui a Napoli si +moriva letteralmente di fame, egli fece rifiutare, perchè veniva dalla +Francia, un’imbarcazione di grano inviata da Luigi XVI. + +Durante una spedizione contro i barbareschi, in cui egli comandava una +fregata, fu il solo che spiegò una certa intelligenza: costeggiando la +spiaggia aveva potuto sostenere le truppe in uno sbarco, aiutarle nel +loro rimbarco; la voce di questo fatto era venuta fino alle orecchie +del principe di Caramanico, il quale, compreso della gloria di un trono +sul quale era assisa la donna che adorava, aveva proposto Acton al re; +un segno di testa della regina l’aveva fatto accettare. + +Ma come il Principe così pieno di lealtà, di eleganza e di devozione, +fu rimpiazzato da un semplice uffiziale irlandese, brutale, mediocre, +senza gioventù e senza bellezza, è uno di quei misteri che compie +soltanto l’amore od il capriccio, ma che l’intelligenza non spiega mai. + +Il fatto inesplicabile avvenne pertanto. Giovanni Acton succedette al +principe di Caramanico, che fu inviato o piuttosto esiliato a Londra +col titolo di ambasciatore, e che dopo due o tre anni ritornò in +Sicilia con quello di vicerè. + +Egli si trovava a Palermo quando la regina mi fece la confidenza di +quanto ho riportato. + +Si vede che il signor Giovanni Acton non aveva indovinato il tempo di +venire in quel momento a battere alla porta della regina. + +Però, come se questa interruzione avesse bastato a mutare il corso +delle sue idee, chiuse la piccola cassetta, la ripose nel tiratoio, e +alzò la tavoletta dello stipo che lo dissimulava. Si fermò davanti ad +uno specchio, si aggiustò leggermente l’acconciatura, e con un accento +d’indifferenza e di leggerezza affettata: + +— Andiamo a passeggiare, disse, tirando con violenza il cordone del +campanello. + +Un momento dopo si udì a toccare alla porta. + +— Entrate, disse la regina, gettandosi il suo sciallo sulle spalle. + +— Vostra Maestà, dimentica che ha chiuso la porta di dentro. + +— È vero; aprite Emma. + +Io apersi. + +La regina si diede uno sguardo sulle spalle. + +— Ah! sei tu, San Marco, disse: questa sera ceneremo fra noi donne, +tu, la San Clemente, Emma ed io; s’illuminerà il gabinetto rosa e la +sala piccola; si preveranno i nostri abituati Rocca Romana, il vecchio +Gatti, Moliterno, Pignatello, ma non voglio dei noiosi e sermonatori, +nessun diplomatico. Termoli se viene sarà il ben venuto. + +Bisogna invitarlo? chiese la marchesa di San Marco. + +— Ah! no, no; lasciamo qualche cosa all’avventura. + +Poi volgendosi a me: + +— È il figlio di San Nicandro, disse, di quell’idiota che ha fatto +l’educazione del re. Ha tale vergogna pel modo con cui è riescito suo +padre, che ha preso il nome di Termoli, uno del suoi feudi. È da uomo +di spirito. Così ho deciso che la colpa dei padri non ricadrebbe sui +figli, e gli ho perdonato. Ma Lemberg senza alcun pretesto, non voglio +sapienti. In tutti i paesi del mondo i dotti sono noiosi; in Italia +poi sono insopportabili. Hai ben compreso, San Marco? disse volgendosi +a lei, in tutto dieci o dodici persone al più, _dei miei_; poi +conducendomi per lo scalone: + +— Vi sono _i miei e quelli del re_, è vero che quelli là non sono molti. + +Scendemmo, un calesse a due cavalli ci attendeva in corte, senz’altra +distinzione che un F ed un B con sovrapposta una corona chiusa; il +cocchiere era in piccola livrea. + +La regina ed io eravamo esattamente l’una come l’altra; una veste +di raso bianco, una piuma bianca nei capelli ed uno sciallo azzurro, +componevano tutta la nostra toletta; la sola differenza fra noi era che +la regina aveva i capelli biondi, ed io castagni oscuri. + +Uscimmo dal palazzo, volgemmo verso la discesa del Gigante e Santa +Lucia, passammo dinanzi al piccolo palazzo del Chiatamore, casina di +delizie del re; poi scendemmo alla riviera di Chiaja e seguimmo la +piaggia di Mergellina, fino alle rovine che il popolo, che fa sempre +una popolarità delle grandi lascivie, o dei grandi delitti, chiama +palazzo della regina Giovanna, e che è in realtà il palazzo di Anna +Caraffa, che il duca di Medina Coeli suo consorte, richiamato in +Ispagna dopo la caduta del gran duca Olivarez, lasciò ancor incompiuto +e che al giorno d’oggi è ancora come l’ha lasciato. Per arrivare +là dovemmo passare davanti ad una casa di mediocre apparenza che in +quell’epoca non aveva numero, — le case di Napoli non furono numerate +che cinque o sei anni dopo per facilitare le perquisizioni domiciliari, +— e passando innanzi a quella casa, la regina stese il braccio, +dicendo: + +— Vedi tu quella casa? + +— Sì, Maestà, risposi. + +— Ebbene, è la casa di pesca del mio augusto consorte, è là su quella +spiaggia ch’egli vende il pesce che ha preso, con un linguaggio che non +la cede in nulla a quello dei lazzaroni suoi amici: non hai mai veduto +questo spettacolo così curioso? + +— No, Maestà, nè desidero di vederlo. + +— Hai torto, ciò ti darebbe probabilmente della maestà reale un’idea +tutta diversa di quella che hai. + +E si gettò in fondo alla carrozza con un movimento d’impazienza e di +sdegno, che aveva particolarmente quando parlava di suo marito. + +Era l’ora della passeggiata; vi era un’enorme affluenza di carrozze, +che secondo l’abitudine andavano fino all’estremità di Mergellina, +ritornavano per la riviera di Chiaja, rimontavano per la via di Chiaja +fino alla Chiesa di S. Ferdinando, seguivano la strada Toledo fino +al Mercatello, e poi ritornavano come se fossero state obbligate al +medesimo cammino. Difatti non vi è che una sola passeggiata a Napoli, +che si possa chiamare tale, un pavimento polveroso ed una strada che, +riscaldata a cinquanta gradi durante la giornata, resta a trenta nella +sera. + +Durante questa passeggiata, il calesse reale fu l’oggetto della +curiosità pubblica. Io era ancor poco conosciuta a Napoli, di modo che +gli onori fatti ad una persona straniera, ad una faccia nuova, erano +uno stupore per ciascuno: alcune dame della corte poi, alzandosi, come +mosse da una scossa elettrica, esclamavano le une: — «Lady Hamilton!» — +le altre: — «l’ambasciatrice d’Inghilterra!» — Due o tre pronunziarono +semplicemente — «Emma Lyonna» — cosa che mi provava che sventuratamente +era conosciuta anche sotto questo nome. + +Incontrammo il mio vecchio adoratore, il vescovo di Derry. Vedendomi +nella carrozza reale, il suo viso si rischiarò di un raggio di gioia, +ma non mi parve punto maravigliato. Mi avesse veduto alla destra di +Giunone od alla sinistra di Minerva, egli avrebbe trovato che era +appena al mio posto. + +E a tutte queste esclamazioni, a tutte queste maraviglie la regina +sorrideva col suo sorriso altiero, che sembrava dire: + +— E perchè no, se mi piace così? + +Rientrammo a sera. + +Presso la sala di pranzo illuminata a giorno, ove la mensa era stata +preparata per la nostra piccola brigata collo stesso lusso come se vi +fosse stata gala, vi era il piccolo gabinetto rosa di cui aveva parlato +la regina. Questo misterioso recesso era illuminato da una sola lampada +di alabastro, che spargeva la sua luce appannata sui mobili e sui +tappeti. Le finestre mettevano sul terrazzo, ed a traverso le fronde +degli aranceti si vedeva scintillare il mare arrubinato dal fuoco del +sole cadente. + +La regina, entrando, non fece che attraversare la sala da pranzo, e mi +condusse al gabinetto. + +Non so se la regina della voluttà, Venere, Astarte in persona, sia a +Gnido, a Pafo, a Citera, al tempo in cui era amata da Adone, adorata +da Pericle e da Alcibiade, abbia inventato qualche cosa di più soave, +di più profumato di questo grazioso nido di colomba, ove la brezza +del mare vi giunge per mezzo alle fronde fiorite degli aranceti; +evidentemente quel gabinetto che sembrava fatto di madreperla, di +perle e di foglie di rosa, non aveva eco che per le dolci parole, e i +gemiti del cuore. E respirando quelle emanazioni profumate si sentiva +come in preda alla più voluttuosa corrente magnetica della natura. +Appena vi entrai provai una strana emozione, come se un dolce incanto, +addormentato nel mio cuore, mi si risvegliasse ad un tratto. Era un +incanto simile a quello che aveva provato in quella notte, in cui sir +Harry si era avvicinato al mio letto, per prendere il posto del suo +amico sir John; tutti i sentimenti di misterioso languore assopiti +nel mio cuore, dopo il mio matrimonio con sir William, e che io aveva +creduto morto e seppellito, cominciavano a scuotersi ed a palpitare +di nuovo. Le mie labbra inaridirono, come sotto un soffio ardente, i +miei occhi rimasero semiaperti, il mio petto era ansante, e caddi quasi +coricata sui cuscini, mormorando: + +— Oh! come non poter amare qui! + +— E chi t’impedisce di amare? chiese la regina. Sei tu in età da non +poter più amare? + +— No, risposi. — Ma chi amare? + +— Ah sì! rispose la regina. _Qui sta il punto_, come dice il tuo poeta: +chi amare? è ciò che dimandava Saffo all’amore prima di vedere Faone; +essa vide Faone, e scontò colla vita lo sguardo che gettò sul giovane +lesba. Povera Emma, soggiunse la regina a mezza voce. Tu hai ragione; +chi amare? perchè l’amore degli uomini è fatale, e le vere amicizie, +credimi, sono le amicizie di donne. + +Mi sollevai a stento, e la guardai con stupore. + +— Vedi la mia povera sorella Maria Antonietta, mi disse: per sette +anni è stata la sposa di suo marito senza essere sua moglie; ebbene, +questi sette anni sono stati i più felici della sua vita. È vero che +ha avuto la fortuna di avere due amiche come io vorrei trovarne una: +la principessa di Lamballe e madama di Polignac. Ebbene, ti mostrerò le +lettere che mi scrisse in data di quell’epoca; e si scorge che non ebbe +mai una nube in cuore; sono le Dellon, le Coigny, le Ferrer, che hanno +sollevato la tempesta intorno a lei. Lamballe e Polignac! Erano il bel +tempo, il sereno, erano il sole. Vuoi tu essere per me, Emma, disse la +regina cingendomi del suo braccio, ciò che le due tenere amiche sono +state per mia sorella Maria Antonietta? + +— Oh! sì, esclamai con tutta l’ingenuità della mia anima; oh! sì, lo +voglio, e con tutto il cuore. + +— Grazie, esclamò la regina, appoggiando con un movimento rapido e +veemente le sue labbra sulle mie. + +— Oh! io sento che ti amerò, vedi più ancora di quant’altri ho amato. + +Misi un debole grido; io non mi aspettava queste carezze quasi virili; +mi parve che le forze mi mancassero, che una nube mi oscurasse +la vista, quasi quasi sveniva; mi sollevai a stento, respingendo +dolcemente la regina. + +— Oh! sospirai, che ho io dunque che mi sembra di soffocare? + +— Non v’ha nulla da maravigliarsi in ciò, disse la regina alzandosi +alla sua volta, e sostenendomi pel braccio; è questo caldo di luglio, +i nostri abiti di raso, ed i busti di balena. Ma, cara amica, noi +abbiamo ancora qualche minuto prima di cena; spogliamoci di questi +abiti pesanti, e mettiamo dei semplici accappatoi: questa sera noi non +riceviamo che delle amiche, e tu civettina non hai bisogno di toletta +per sembrare più bella. + +— È inutile che te lo dica, lo sai, ad un’ora di mattina quando se ne +anderanno, noi troveremo pronto il nostro bagno, e tu ritornerai a casa +fresca, come se fossi venuta uscendo da quelle belle onde azzurre che +vedi a scintillare laggiù. + +E dicendo queste parole la regina stessa sciolse i ganci del mio abito, +ed i lacci del mio corsetto; abito e corsetto caddero a terra. + +Respirai, e mandai un sospiro di consolazione. + +— Davvero, disse la regina, quando si è ben fatta come te, cara Emma, è +un peccato di non vestirsi in una foggia diversa di quella di Aspasia, +— aspettate, e poi vi aggiusteremo la vostra tunica, mia bella greca; +non fate la civetta, almeno, questa sera con Rocca Romana o Moliterno; +io ne sarei gelosa da morirne. + +— L’uno di questi due signori, chiesi sorridendo ha forse l’onore di +essere guardato con interesse da Vostra Maestà? + +— Non ho detto che sarei gelosa di essi, scioccherella, disse la +regina; ho detto che sarei gelosa di te; guarda la toletta di notte +preparata per me, là sulla poltrona presso il mio letto.... + +E dicendo queste parole, aperse una porta, che metteva nella camera da +letto. + +— Prendila, mi disse, io chiamo perchè me se ne porti un’altra. + +— Eguale? + +— Senza dubbio, eguale; non ci siamo intese che siamo due sorelle, e +più ancora due amiche? + +Essa tirò il campanello. + +Entrai nella camera da letto per fare contrasto col gabinetto +illuminato, come ho detto, da una lampada d’alabastro; la camera da +letto era rischiarata da una lampada di vetro rosa di Boemia, ciò che +faceva un grazioso contrasto. Era tutta a tende di taffetà bianco, e la +luce, che passava dal cristallo incarnato, dava alla stoffa un riflesso +rosa; due porte agli angoli mettevano l’una ad un gabinetto di toletta, +l’altra in una sala di bagno, che in tutta la sua estensione non era +che un’immensa vasca di marmo bianco, circondata da gradini coperti +da stuoie così fine che i loro disegni sembravano ricami; in ciascun +angolo vi erano dei cuscini di seta. + +Questa sala era tutta dipinta alla maniera di Pompei, colle famose +danzatrici di Capri che volteggiavano sulle pareti. + +In tutto ciò vi era qualche cosa del magico palazzo d’Armida cantato +dal Tasso. + +Da un’ora io era entrata nel mondo degli incantesimi. + +Vi era così grande distanza fra questo gabinetto, questa camera da +letto e questa sala da bagno, e la camera azzurra predetta da Dick, +quanto da questa camera azzurra alla stamberga che abitava in casa di +Mistress Davyson. + +La toletta di notte della regina si componeva di una specie di +tunica di battista guarnita di valencienne al collo, allo sparato ed +all’estremità delle maniche; un cordone di seta rosa era destinato +a serrarla alla vita; un paio di pantofole di raso rosa completavano +questo _negligè_. + +Appena l’aveva indossata, vidi entrare la regina vestita nello stesso +modo. + +Mi guardò un istante, e poi con un sorriso grazioso: + +— Ho ben volontà, disse, di fare per te ciò che mia sorella Maria +Antonietta ha fatto per la piccola principessa di Lamballe, vale a dire +di creare alla corte la carica della _Dama di letto_, ciò farà che noi +non ci lasceremo nè giorno nè notte. — È vero che lo avrò una forte +querela con sir William. + +Mi misi a ridere. + +— Non so se Vostra Maestà avrà querela con lui; ma ciò che so è che +questa carica di Dama di letto che Vostra Maestà intende di creare al +palazzo reale non esiste all’ambasciata d’Inghilterra, o esiste così +poco che non vale la pena di parlarne. + +— Eccomi assicurata per una parte; ma io temo per l’altra. + +— E di che, mio Dio, domandai io. + +— Quando il re ti vedrà così bella, s’innamorerà di te. + +— Ah! mio Dio! che mi dice mai Vostra Maestà! + +— Mi permetti tu di difenderti contro di lui? + +— Ne supplico Vostra Maestà; ma credo che basterò a difendermi da me +sola. + +— Vuoi che t’insegni un bel modo? profumati con quell’essenza che +meglio crederai, poco importa quale, ogni volta che tu verrai alla +corte; egli è come suo avo Enrico IV col quale io credo abbia quella +sola somiglianza; detesta i profumi; io invece li adoro. — Ora guardami +— vediamo — davvero tu sei graziosa, dieci volte più bella che in gran +toletta, soltanto lasciami acconciare qualche cosa nei tuoi capelli. + +La regina aperse uno scrigno che era situato sulla toletta, ne trasse +un filo di perle, che poteva servire tanto da collana che di ornamento +di testa, di tratto in tratto le perle erano separate da grossi +diamanti; poi, come disse la regina, me l’acconciò nei capelli. + +Sembrava che Carolina avesse abdicato ad ogni civetteria personale per +farmi bella anche a sue spese; non si poteva dire una donna che adorna +un’altra, ma si sarebbe detto un amante che adorna la sua bella. + +— Oh! disse ella, la San Marco e la San Clemente ne morranno di +gelosia. Ci capita un inglese, invece di essere di quelle inglesi, con +de’ capelli biondi di stoppa, degli occhi azzurri di maiolica e dei +denti lunghi, ci viene invece dal paese delle sentimentali _mistress_ +una specie di Cleopatra, coi capelli castagni, cogli occhi di non so +qual colore, e poi con una pelle!... ma di che cosa è fatta la vostra +pelle, mia bella amica? C’è dell’armellino e del cigno. Davvero sono +spiacente di aver detto a tutta questa gente di venire, noi saremmo +state sole, ci saremmo messe nel bagno, ci saremmo fatte servire da +pranzo nel bagno; ho quasi volontà di chiudere la mia porta; ma no..... +le riceverò, tu sarai cara come una gatta, n’è vero? si dice che tu sei +un’attrice meravigliosa ed una danzatrice inebbriante. + +Arrossii. + +— È sir William che dice ciò. + +— Tu declamerai dei versi, canterai, dirai tutto ciò che vorrai per +renderli pazzi, e li rimanderemo a casa storditi, maravigliati; dimani +per tutta Napoli non si parlerà che di te; e quando mi parleranno di +Lady Hamilton, dirò: sì, è la mia amica, è la mia Emma, che è mia e di +nessun altro; e gli uomini saranno tutti gelosi di me, e le donne mi +detesteranno ancora più; ce la voglio fare a tutte queste napolitane +che fanno all’amore come qualsiasi femmina e che bisogna adoperare lo +staffile per farle andare al bagno. Se fossi obbligata di abbracciarne +una, io dimanderei una commutazione di pena o in Castel Sant’Elmo od in +Castel Nuovo, mentre, te, oh! te, ti mangerei tutta viva. + +E scoprendomi la spalla cominciò con un morso che finì con un bacio. + +In questo momento la porta del gabinetto si aperse ed udimmo queste +parole: + +— Maestà, è servita. + +— Vieni, disse la regina. + +Entrammo nella sala da pranzo. + + + + +III. + + +Le dame della regina, quelle che passavano per le sue due amiche, e +non erano che le sue confidenti, cioè la San Marco e la baronessa di +San Clemente, erano in gran toeletta di corte, il che faceva un gran +contrasto con noi; erano acconciate colla cipria, avevano fiori nei +capelli, il rossetto ed i nei sulle guance, busti stretti in molle +d’acciaio: per la prima volta m’accorsi di questo lato ridicolo degli +abiti di gran gala. Avevano la figura di due maschere. + +Eppure erano tutte due belle, la marchesa di San Marco specialmente; ma +era la bellezza senza grazia, senza flessibilità, senza vezzi. + +La regina invece, quantunque già un po’ ingrossata dai suoi trentasei +anni, era cara. + +Si sarebbe detto che sotto il colpo di una notizia spiacevole, che +ignorava ancora, ma che immancabilmente avrebbe saputo il giorno dopo, +si era affrettata di rapire al tempo ed agli avvenimenti della politica +qualche ora felice. + +Essa fu amabile per quelle dame, ma adorabile per me; mi aveva fatta +sedere vicino a lei, e durante la cena mi servì di sua mano. + +Solita a bere soltanto dell’acqua, o ad arrossarla appena con qualche +vino di Francia, dovetti, per cedere alle istanze della regina, +assaggiare di volta in volta quei vini verticinosi di Sicilia e di +Ungheria. Mi pareva che quei vini mutassero in fiamme il sangue che +scorreva nelle mie vene. + +Prima della fine del pranzo, o piuttosto della cena ci si annunziò che +qualche persona, cui la regina aveva autorizzato di farle visita, era +arrivata ed aspettava nel salone. + +La regina fece aprire le porte, si appoggiò al mio braccio, e fece la +sua entrata. + +Dissi già come in quella sera la regina fosse più bella del solito; +sembrava felice; la sua fronte era calma, un sorriso benevolo le +scorrea sulle labbra quasi sempre sdegnose. + +In vederla si alzò un mormorio d’ammirazione, che finì con degli +applausi. + +Essa diede la mano da baciare a Rocca Romana ed a Moliterno. + +Rocca Romana, che incominciava allora la sua vita di avventure, che +fecero di lui il Richelieu di Napoli, era ancor giovanissimo, quasi un +fanciullo, nè era al di sotto della sua riputazione, vale a dire, che +era mirabilmente bello, e di una eleganza perfetta. + +Si scorgeva in lui l’uomo nato nell’aristocrazia la più pura, e +destinato a vivere alla Corte. + +Moliterno era maggiore di età e meno bello di lui. Il suo volto era +più severo e più maschile, e qualche anno dopo, nel 1796, in Tirolo, +un colpo di sciabola ricevuto a traverso la faccia, e che gli tolse un +occhio, dava alla sua fisonomia un aspetto ancora più tetro. + +In quanto al dottor Gatti, credo di averne già parlato; era un +cortigiano dalla schiena flessibile, che, in grazia del suo titolo di +medico, andava dovunque non già per esercitarvi l’arte, ma per fare +degli intrighi. La regina aveva per lui una mediocre tenerezza, e però +gli concedeva una certa influenza. + +Il principe Pignatelli, che acquistò poscia una grande celebrità come +vicario generale del regno, quando la famiglia reale abbandonò Napoli +e fuggì in Sicilia, era allora un uomo dai 32 ai 34 anni. Senz’avere un +tratto rimarchevole, sia nel carattere, sia nella fisonomia, era uno di +que’ ministri compiacenti e senza resistenza come i cattivi genii del +popolo posti a fianco del re nei giorni delle rivoluzioni per eseguire +troppo esattamente gli ordini che lor danno i re. + +Vedendo la regina così serena, tutte le fisonomie si misero all’unisono +colla sua. + +La regina mi presentò successivamente i sette od otto intimi del +palazzo reale, che erano venuti dietro il suo invito, e di cui ho +accennato i principali. + +In quel tempo la corte delle Due Sicilie era ben lontana dall’aver +preso quella tinta oscura che poscia ebbe sempre. Furono gli atti +sanguinosi della rivoluzione francese che reagirono su questa corte, e +resero Ferdinando crudele, e Carolina vendicatrice. + +A contare dal 21 gennaio e dal 16 ottobre 1793, gli spettri decapitati +di Luigi XIV e di Maria Antonietta non abbandonarono più il letto +reale. + +Ma allora, cioè nel mese di luglio 1789, la rivoluzione francese era +ancora all’orizzonte come un fantasima inoffensivo, come una nebbia del +mattino: era a cominciare dal giorno seguente che essa doveva gettare +le sue prime ombre sulla fronte di Carolina. + +La regina, come tutti i Tedeschi, amava molto la musica, di modo che +vi era nella sala ogni sorta d’istrumenti, di cui i principali erano un +cembalo ed un’arpa. La regina mi dimandò se io suonava l’uno o l’altro +di quegli strumenti; io li suonava ambedue. + +Presi l’arpa. Era evidente che quel momento della mia produzione +sarebbe stato il più solenne della mia vita. + +Qualche mese prima erasi scoperto ad Ercolano un manoscritto che +conteneva dei versi di Alceo e di Saffo. + +Questi canti erano stati tradotti in lingua italiana dal marchese di +Gargallo, e messi in musica da Cimarosa. + +Mi sciolsi i capelli, e me li gettai con un movimento di testa sulle +spalle: essi erano spessi, lunghissimi, e non avendo mai messo la +polvere di cipria, erano finissimi e delicati, e cadevano ondeggiando +fin oltre il fianco. Cercai di dare, — si conosce la mia valentia +nella mimica, — cercai di dare al mio volto l’aria dell’ispirazione +della poetessa antica; e dopo un preludio, durante il quale scoppiarono +applausi, cantai questi versi, sopra un semplice accompagnamento. + + Figlia di Giove — Venere immortale, + Tu reina del mondo che governi, + Oh! ti commova ai seggi tuoi superni + L’angoscia mia fatale. + Deh! non esser crudel! guarda le amare + Ferite del mio cuor — guarda, o reina, + Bella diva d’amor, perla divina + Dischiusa in seno al mare. + Ben altre volte ai cupidi sospiri + Ratta accorresti ai lai di questo cuore + Dall’eterea magion, madre d’Amore + Conscia de’ suoi raggiri; + Come ti vidi per l’azzurro campo + Del ciel movendo al suon de la mia voce + Sulle penne dei passeri veloce + Rapida al par del lampo; + Così parmi vederti, in mezzo all’etra + Che trepido susurra all’irruente + Fuga del carro, e all’armonia fremente + Dell’ascoltata cetra. + E giunto al margo dell’equorea mole + Al sorriso del labbro tuo vermiglio + Disparve il pianto che piovea dal ciglio + Come rugiada al sole. + E mi dicesti: E perchè tu mi chiami? + Qual ignoto disio t’accende il cuore? + Qual è il mortal che ti rifiuta amore + E tu sospiri e brami? + Sventura a lui, che ti spregiò con vane + Derision l’amor ch’oggi ricusa + Dimane il chiederà; ma la tua musa + Lo spregerà dimane. + +Non ho bisogno di ricordare ai miei lettori a qual grado di perfezione +io fossi giunta in questa specie di rappresentazioni in parte cantate +ed in parte mimiche. Fin dalla prima strofa mi era completamente +identificata col mio personaggio, e per conseguenza impossessata dello +spirito dei miei uditori. Se non mi interruppero ad ogni strofa gli +applausi, fu perchè si temeva di perdere una nota della mia voce e +una vibrazione delle corde; ma quando all’ultimo verso dell’ultima +strofa, cadendo in ginocchio, cogli occhi rivolti al cielo, feci questa +invocazione alla Dea: + + Deh! vieni, o dea pietosa, e mi soccorri + È l’infelice Saffo, che sospira + Per lo diserto amor, piange e delira: + Oh! vieni, o Dea, accorri! + +Non vi fu che una acclamazione in cui si poteva riconoscere uno stupore +pari all’ammirazione. + +Era evidente che produssi un effetto nuovo, una emozione sconosciuta, +qualche cosa di completamente nuovo ed interamente inaspettato. + +La regina mi sollevò, mi strinse contro il suo cuore e mi abbracciò. + +--Oh! bis, bis! esclamò, un’altra volta, Emma, ti prego. + +Ma io scossi la testa. + +— Maestà, le dissi, io debbo la mia riuscita ad una sorpresa; dal +momento che non vi sarebbe più da produrre una sorpresa, non otterrei +più nessun effetto. Non esigete mai da me che io ripeta. Ma se lo +volete tenterò piuttosto qualche altra cosa. + +— Tutto quello che vuoi; ma presto, presto, presto. Abbiamo premura di +applaudirti. Avete mai veduto una cosa simile, Gatti, avete mai veduto +una cosa simile, Rocca Romana? + +La risposta, s’intende bene, fu unanime. + +Allora tutti si unirono alla regina per chiedermi un’altra cosa. + +Era sicura dell’effetto che produrrei nella scena della pazzia di +Ofelia nell’Amleto. + +Chiesi alla regina un velo e dei fiori. + +— Vieni nella mia camera, disse la regina, e sceglierai fra tutti +i veli quello che meglio t’aggrada; in quanto ai fiori, ne troverai +finchè ne vuoi sul terrazzo. + +Entrammo io e la regina nella sua stanza da letto, presi un velo +semplice, poi andammo sul terrazzo, e la regina mettendosi a mia +disposizione, dicevami; — vuoi dei gerani, vuoi questo ramo d’arancio, +questo fiore di alloro rosa? + +Non era ciò che mi abbisognava. Questi fiori della civiltà e +dell’aristocrazia facevano un controsenso colla pazzia semplice e +selvaggia di Ofelia; ci volevano dei papaveri, dei fiori campestri, +dell’avena selvatica, per seguire il sesto shakespeariano, del +rosmarino da siepe, che so io: — i fiori che mi si offrivano erano +corone reali, buoni per la figlia di Maria Teresa, e non per la figlia +di Polonio; ma cominciai a non far più la difficile, e a prendere dei +diamanti e delle perle quando non v’era altro. + +La regina voleva rimanere per aiutarmi nella mia toletta; ma era +specialmente sopra di lei ch’io voleva fare impressione. Io la mandai +via senza pietà dalla camera. + +Voleva produrre lo stesso effetto su di lei come sul rimanente dei miei +spettatori; in quella sera voleva essere più che mai la vera Ofelia +del poeta di Elisabetta. Ma, grazie alla mia abilità in questa sorta +di rapidi mutamenti, non appena la regina era rientrata nella sala, +e si era seduta nella sua poltrona, la porta della camera da letto +si riaperse, ed apparvi nel vano dall’imposta, pallida, cogli occhi +incantati, e le labbra convulse dalla pazzia. + +Se i miei spettatori, questi discendenti degli Ateniesi, erano poco +famigliari colla poesia della musa di Lesbo, tanto più erano stranieri +al canti del poeta di Stratford. Del resto nessuno del miei uditori +comprendeva abbastanza l’inglese per gustare Shakespeare; non fu per +essi che una semplice scena mimica. + +Ma ciò che m’importava, ciò che voleva, era di raggiungere il sublime +della mimica. + +Debbo dire che mai, io credo, anche nelle mie più complete ispirazioni, +non raggiunsi l’altezza cui mi elevai in quella sera. Io era veramente +l’ingenua Valentina d’Amleto, la figlia disperata di Polonio, la +sorella insensata di Laerte. Da molto tempo non aveva più ripassato +a memoria quello squarcio, ma supplii a tutto; la convinzione che +non si sarebbero accorti delle lacune mi sosteneva, anzi m’innalzava +maggiormente; io era insieme e poeta e attrice, improvvisava dove non +sapeva un verso; Shakespeare istesso sarebbe stato contento di me. + +Non cercherò di esprimere lo stupore dei miei uditori: era la prima +volta, secondo tutta la probabilità, che la poesia del nord appariva +agli spettatori pallida colle chiome sparse, e lamentando i suoi +dolori; soltanto la regina vi trovava qualche cosa dei poeti della sua +terra nebulosa. + +Alla prima parlata, tutti credettero che fosse finito, e vollero +avvicinarsi per felicitarmi; ma io che sapeva che nella seconda scena +mi sarei aspettata il mio più grave trionfo, mi fermai sulla soglia +della porta della camera da letto, stesi il braccio; e come se fosse +Lady Hamlet o Maria Carolina, dissi solamente questa parola: + +— Aspettate! + +E ognuno ritornò silenzioso ed ansante alla sua sedia. + +Cinque minuti dopo mi presentai con un velo nero invece del bianco; +aveva i capelli cosparsi di fiori rossi di geranio, e di qualche +spiga che trovai in un’acconciatura della regina; inoltre aveva +utilizzato quella specie di fiamma sensuale, di cui ardeva. I miei +occhi scintillavano come accesi dall’ardore febbrile, il loro splendore +contrastava colla pallidezza del mio volto. + +La regina si alzò, e mi venne incontro per dimandarmi se mi sentiva +male. + +Ma io sorridendo, in parte per rassicurarla, in parte perchè era +indicato che doveva sorridere, incominciai la mia scena della pazzia, +facendole un inchino e dicendole: + +— Buon dì, principe. + +Poi ad un tratto mutando di fisionomia e d’intonazione, con note +angosciose, cominciai il pietoso lamento: + + »Sulla scoperta bara lo recano.... + »Ah! più non è, no, più non è; + »Sulla sua fossa cade una lagrima... + +Allora dopo una pausa d’un istante, in cui il mio volto si compose +dall’espressione più dolorosa fino al sorriso, pronunziai con +allegrezza queste sole parole: + + Oh! mio tortore, addio. + +Poi con un accento disperato ricaddi nel più profondo dolore per +mormorare: + + »A me scenda, venga a me. + »Ahi! ahimè! tre volte ahimè! + +È nota nell’arte questa scena impareggiabile, tanto essa sembra +strappata alla natura; questa scena che poi si tentò d’imitare su +tutti i teatri ed in tutte le lingue, ed in cui Ofelia strappandosi +i fiori dai capelli e dal seno, di cui gli uni hanno il loro pregio, +prendendoli pel suo amante, dicevagli: + + »Dolce amico a me pensa: ecco pensieri. + »To’ il rosmarino il fiore dei ricordi. + »Riunirci saprà col suo profumo. + +Poi volgendosi verso la regina le porge gli altri, accompagnando +ciascun fiore da uno di quei versi che bisognerebbe lasciare nel loro +linguaggio primitivo, per non togliere nulla della loro grazia e della +loro malinconia. + + »Partiam fra noi signora questa ruta + »Per voi di grazia, erba per me di pianto. + »Or eccovi finocchio, anco prendete + »Candide pratelline; violette + »Pur vorrei darvi, ma tutte appassiro + »Tristi, tristi, allorchè mio padre è morto, + »Morto, vanno dicendo santamente. + +In questo momento, ricondotta alla crudele sventura che la colpisce, +assorta interamente nel dolore, Ofelia non offre più a nessuno i suoi +fiori; quelli che le rimangono sono per la tomba di suo padre, li +sparge sul suo velo disteso, divenuto per essa un lenzuolo funebre, poi +come se qualche idea non potesse concepirsi intiera nel suo cervello, +è allora che canta questi versi, e quest’aria così ingenua, che si +crederebbe di udire l’eco d’una veglia di villaggio. + + »Il caro e buon Roberto + »È tutto il mio tesor. + +Ma poi, imbizzarendo di nuovo il suo pensiero, ritorna alla causa della +sua pazzia, alla morte di suo padre; e lascia sfuggire dal fondo del +suo cuore questo lamento: + + »Siccome neve candido il crin + »Nella dolcezza è pari al lin + »Vidi il nero drappello + »Oh! Dio protegge il morto e l’orfanello. + +Il grande poeta ha sentito che giunti là gli spettatori non potrebbero +resistere più a lungo, e che anche Ofelia più non le rimane che di +morire, parte dicendo: + +— Il cielo sia con voi! + +Ultimo voto di quell’angelo che, incontrando il fiume sul suo cammino, +si affogherà cogliendo fiori. + +Si comprende, volendo ottenere dell’effetto, quale effetto produssi. +Nell’uscire fui accompagnata da un grido che sfuggiva da tutti i petti, +e dal rumore dei singhiozzi mischiati agli applausi che mi seguirono +nella mia camera. + +La regina mi corse dietro e mi strinse fra le braccia più colla rabbia +d’una pantera, che coll’amicizia di una donna. + +— Oh! com’eri bella! esclamò, divorandomi cogli occhi e colla bocca; +ma abbracciami dunque e dimmi che tu mi ami, e che non amerai altri che +me. + +Poi udendo dei passi che si avvicinavano nella camera: + +— Chi è là, gridò con un accento incredibile di gelosia, e come se +avesse voluto difendermi da chicchessia si avvicinasse a me. + +La persona che si avvicinava, e che era la San Marco o la San Clemente, +ritornò nella sala, o piuttosto non fece un passo di più verso la +camera. + +La regina stette un momento pensosa; poi ad un tratto: + +— Resta qui, mi disse, e non entrare nella sala. + +Io non chiedeva di meglio, era affranta. + +Mi lasciai cadere su di una poltrona, quando la regina rientrò. + +— La nostra inglese, per la maggior gloria del suo posto, e pel +maggiore nostro divertimento ha fatto quanto le era possibile, di +maniera che è nientemeno che mezza morta di fatica, vi domando grazia +per lei. Buona sera, e buona notte signori. + +— È almeno permesso di applaudirla? chiese Rocca Romana. + +— Finchè volete, disse la regina; e non applaudirete mai abbastanza; +confessate che è una cosa meravigliosa. + +Vi fu un coro di applausi e di lodi, poi si intesero le voci e gli +applausi a diminuire; la regina ringraziò le sue dame d’onore, che le +offrivano i loro servigi, e chiuse la porta dietro di sè. + +Quando la regina si rivolse verso di me, mi vide che sollevava la tenda +di seta della porta. + +— Ma vieni dunque, sirena, vieni Circe, vieni dunque Armida, mi disse, +e gettandomi le braccia al collo mi trascinò verso il canapè. + +Noi cademmo abbracciate insieme presso l’arpa, e la regina mi disse: + +— Tu hai cantato le strofe di Saffo che cominciano con questo verso: + + «Figlia di Giove — Venere immortale. + +Non erano però quelle che bisognava cantarmi, erano queste che +cominciano così: + + «Lo veggo! è lui, che assiso a te d’accanto. + +— Io non poteva cantarvele, cara regina, le dissi, non le sapeva. + +— Ebbene le so io, replicò essa, le canto io, e mezza coricata sul +tappeto, ai miei piedi, coll’occhio ardente, febbrile, le narici +dilatate, la bocca fremente di voluttà, faceva vibrare le corde +dell’arpa con una specie di delirio, e cantò con una amabile voce di +contralto e con una passione incredibile questi versi: + + Lo veggo è lui! che assiso a te d’accanto + S’inebbria al suon che dal tuo labbro uscìo; + Oh rabbia! è lui, che ti sorride intanto + Bello siccome un Dio. + Quando lo veggo! ammutolir l’accento, + Tremar le labbra, ed al mio cor simile + Arder le tempie, e nel furor febbrile + Bruciar, gelar mi sento. + E come appena si sorregge il fiore + Che i delicati petali riarse + L’etra infocato, e sulle fronde sparse + Al sol si strugge e muore; + Languida anch’io più dell’arso fiore, + Impallidisco, tremo, ed il respiro + Fuggendomi dal cor, sento che spiro, + Senza morir d’amore. + +Nel momento che l’ultimo verso si spegneva sul labbro della regina, +nel momento in cui l’ultimo suono dell’arpa moriva nell’aria, si udì +toccare leggermente alla porta. + +— Che si vuole ancora? dimandò la regina con impazienza, e levandosi su +di un ginocchio. + +— I domestici e la carrozza di Lady Hamilton, rispose una voce. + +— Che ritornino al palazzo dell’ambasciatore, disse la regina, non si +ha bisogno di loro qui. Lady Hamilton resta qui con me. + +Poi trascinandomi e portandomi quasi verso la sala del bagno: + +— Vieni, disse, vieni. Sir Hamilton è a Caserta, non ritornerà che +dimani. + + + + +IV. + + +Questa novella, che dalla vigilia stava sospesa sulla testa della +regina, era la presa della Bastiglia. + +Era certo l’ultima nuova che si poteva aspettarsi. + +Valeva presso a poco come se alcuno fosse venuto ad annunciare alla +regina ch’era stato preso il castello di S. Elmo. + +Siccome la regina Maria Antonietta prevedeva la necessità nella quale +versava, di conferire colla regina sua sorella di cose secrete, mentre +le comunicava soltanto vaghi timori, le mandava una cifra onde tenere +corrispondenza con lei. + +Questa novella, quantunque non si conoscesse altro messaggiero che +quello, il quale l’aveva portata, e quantunque lo si fosse ritenuto e +chiuso nel palazzo, questa novella si era sparsa in Napoli, e ci aveva +prodotto una singolare sensazione. + +Allorquando alcuni anni prima la franca-massoneria in Francia, gli +illuminati in Germania, gli swedenborgisti in Svezia cominciarono +a formare società secrete, — la franca-massoneria aveva fatto, a +quest’epoca, qualche progresso in Italia e sopra tutto nell’Italia +meridionale; non essendosi la corte di Napoli ancor guasta colla +Francia, per farsi la satellite dell’Austria. + +Questa invasione massonica ebbe luogo in sul principio degli amori +della regina col principe Caramanico, e la regina che cercava tutte le +occasioni di trovarsi col suo amante, l’avea spinto a farsi ricevere +massone, ciò che egli fece senza esitare, e profittando della legge che +permetteva di fondare logge di donne, erasi dichiarato venerabile di +una loggia, nella quale alcune dame napoletane si erano fatte ricevere. +Quanto al re aveva sempre respinta la propria ammissione a cagione +delle prove fisiche e morali, alle quali non voleva sottomettersi, non +essendo sicuro di trionfarne. + +In seguito, come la regina s’era fatta, poco a poco, più libera e +come gli amanti avevano potuto vedersi quanto volevano alla morte del +ministro Tannucci, lasciarono riunirsi le logge massoniche, e lavorare +nella loro opera, che era, si ricorderà bene, a quest’epoca una vasta +cospirazione contro la potestà reale. + +A quel tempo parecchi uomini rimarchevoli erano comparsi, ed avevano +fatta scuola in Italia e particolarmente nell’Italia meridionale. Erano +gli eredi di Vico, di Genovesi, di Beccaria, di Filangieri, di Pagano, +di Cirillo, di Conforti e di tutti coloro, infine, che professavano gli +stessi principi, cioè il progresso, che camminava a traverso il mondo +al lume della filosofia, che in Francia erasi mutato in incendio. + +Tutti coloro che nell’Italia meridionale avevano l’occhio fissato sulla +Francia, consci già che da Parigi verrebbe il movimento, sobbalzarono +di gioia alla novella che la Bastiglia era stata presa. + +È manifesto che la corte di Napoli ebbe a provare una sensazione +affatto contraria. Presa la Bastiglia e presa senza assedio, in un +giorno, in tre ore, da un popolo ieri disarmato, oggi in possesso di +trenta mila fucili; la coccarda bianca, questo emblema della monarchia +dei Gigli, cangiata in coccarda tricolore, emblema della rivoluzione; +Luigi XVI che adottava questo simbolo, mettendolo egli stesso sul +suo cappello, e con quello ritornando da Versailles; tutto ciò aveva +dell’inaudito, dell’inaspettato, dell’incredibile, che doveva colpire, +e colpì, di stupore la corte di Napoli. + +Le relazioni politiche, a cagione dell’odio del ministro Acton per la +Francia, e dell’influenza che egli aveva presa nel consiglio, erano +divenute fredde e contegnose fra i due regni, ma le relazioni di +famiglia fra Maria Carolina e sua sorella, erano restate più tenere +che mai, e raramente passavano quindici giorni senza uno scambio +di lettere, nelle quali le due arciduchesse senza segreti, una per +l’altra, si raccontavano le loro gioie, i loro dolori, e sopra tutto i +loro inganni coniugali. + +Sia che il ministro Acton, nella sua previdenza d’odio, indovinasse gli +avvenimenti che stavano per accadere in Francia, sia che non cedesse +che a questo sentimento di vendetta, ond’era colmo il suo cuore, +più che non calmasse esagerò i terrori del re Ferdinando, e gli fece +prevedere il caso di un intervento armato che avrebbe avuto luogo, nel +quale Napoli avrebbe a sostenere una parte ed a compiere una missione. + +Incontrò a questo proposito un potente aiuto in sir William, che +spingeva fino al fanatismo il suo amore per suo fratello di latte +Giorgio, e per l’Inghilterra, sua patria. Quanto a me estranea a +tutte le quistioni politiche e ignorantissima dei diritti dei popoli +e del potere dei re, doveva naturalmente subire influenza e seguire +ciecamente l’impulso che mi si darebbe, sopra tutto se questo impulso +venisse da un uomo come sir William, in cui ciascuno riconosceva una +non comune intelligenza, e da una donna come Maria Carolina, che, dal +momento che la vidi, esercitò sopra di me un grande impero. + +A cominciare da questo momento entrai negli odii e nelle simpatie +della gente che mi circondava, senza ragionare su questi odii e su +queste simpatie che divennero in me piuttosto sentimenti istintivi, che +sommessi ad una regola o ad un calcolo qualunque. + +Si capirà, del resto, come questi sentimenti non abbiano fatto che +aumentarsi nelle persone, delle quali io era il riflesso dapprima, e di +cui, disgraziatamente, finii col diventare l’agente. + +Le nuove di Francia non si arrestarono alla presa della Bastiglia ed +al mutamento di coccarda; si seppero in seguito i disordini accaduti +al banchetto delle guardie del corpo, in cui la coccarda nazionale era +stata calpestata e la coccarda nera innalzata; e le giornate del 5 e +6 ottobre, durante le quali il palazzo di Versailles era stato invaso, +uccise due guardie del corpo, ed il re e la regina ricondotti per forza +a Parigi. + +Quest’ultima nuova rese tristissima la regina Maria Carolina: essa mi +aveva mostrata una lettera di sua sorella Maria Antonietta, nella quale +costei la metteva a parte di un progetto, che aveva per iscopo o la +fuga di Francia, o la ripresa di tutto il potere perduto dal re, dopo +il mese di luglio. + +Tale progetto doveva mettere in fuoco l’Europa, e per ciò appunto +piaceva assai allo spirito di Maria Carolina, che, scendendo a +battaglia contro la rivoluzione, entrava nel suo vero elemento. + +Ecco qual era questo progetto. Dalla sua esposizione in poche linee si +vedrà che era la prima idea della fuga di Varennes. + +Si doveva attirare e riunire intorno a Versailles nove mila uomini; +da ciò che si chiamava la casa del re, due terzi di questi nove +mila uomini appartenevano alla nobiltà e per conseguenza erano gente +divota. Quindi era mestieri impadronirsi di Mantargis, città posta +a venti leghe di Parigi, press’a poco, e nella quale comandava il +barone di Viomesnil, comandante di guerra di Lafayette in America, +che, per gelosia contro Lafayette divenuto costituzionale, s’era fatto +reazionario. + +Dieciotto reggimenti scelti fra i carabinieri ed i dragoni, vale a dire +fra le due armi più realiste, taglierebbero le strade e arresterebbero +ogni carico di viveri diretto a Parigi. + +Il re e la regina si ritirerebbero a Montargis, e di là provvederebbero +a ciò che si doveva fare; probabilmente affamerebbero Parigi, il quale, +una volta affamato, sarebbe costretto a passare per dove si sarebbe +voluto. + +Il danaro non mancherebbe; oltre quello che il re potrebbe portar +via da Parigi, si contava sui doni volontari; un solo procuratore dei +Benedettini aveva offerto cento mila scudi. + +Maria Carolina aveva esclamato: + +— Io darò un milione, dovessi vendere i miei diamanti. + +Dopo questo dono reale, io aveva umilmente offerto cinquanta mila lire, +in nome di sir William e mio, che erano stati accettati. + +Ma i giorni 5 e 6 ottobre avevano reso impossibile l’esecuzione di +questo progetto. + +Pertanto la regina Maria Carolina ne risentì un crudele dolore. + +Dapprima queste nuove reagivano sulla regina di Napoli; essa aveva come +un presentimento che un giorno, essa medesima in circostanze simili +a quelle nelle quali si trovava sua sorella, sarebbe obbligata od a +fuggirsi o a curvare, come lei, la sua testa sotto la volontà popolare. + +Pensava che questa fosse l’ora di stringere i legami di famiglia con +l’Austria, e per mezzo di questa unione offrire a sua sorella Maria +Antonietta sempre più impopolare in Francia, il solo punto d’appoggio +che potesse invocare contro il suo popolo, la famiglia. + +La Regina aveva una tal bontà per me, ed io le era divenuta tanto +inseparabile, che, non solo essa mi metteva a parte di tutti gli +avvenimenti, dei quali, del resto, sarei stata istruita da Sir William; +ma mi consultava anche sopra ogni cosa. + +La regina aveva due giovani principesse in età da essere maritate; fu +dunque convenuto fra la Corte di Napoli e quella d’Austria, che esse +sposerebbero i due arciduchi Francesco e Ferdinando, mentre da un’altra +parte il principe ereditario Francesco di Napoli, duca di Calabria, che +allora aveva appena tredici anni, impalmerebbe, quando fosse in età da +prender moglie, la giovane arciduchessa Maria Clementina, che aveva due +anni meno di lui. + +Per sua parte Maria Antonietta corrispondeva attivamente con suo +fratello Giuseppe II col mezzo de’ suoi consiglieri, che tutti per +disgrazia, erano austriaci. Questi consiglieri erano l’abate Vermond +ed il conte di Bretéuil; l’ambasciatore d’Austria a Parigi, il signor +conte Mercy d’Argenteau riceveva le lettere da Vienna, e spediva colà +le lettere di Parigi. + +Il 20 febbraio 1790, l’imperatore di Germania Giuseppe II morì, e +qualche giorno dopo la regina seppe questa morte, che da lungo tempo +era aspettata. L’imperatore moriva tisico, disperato d’aver regnato +senza gloria, dopo il regno glorioso di Maria Teresa, ed intravedendo +dal suo letto di morte le sciagure che minacciavano la sua famiglia. + +Ascese il trono il gran duca di Toscana, Leopoldo. Avea nomea di +profondo filosofo e di grande riformatore; e la regina Carolina temeva +che la filosofia di suo fratello non andasse fino a lasciar compiere +gli avvenimenti che si svolgevano in Francia. + +Questa considerazione determinò la regina Carolina ed il re Ferdinando +a fare un viaggio a Vienna; lo scopo apparente era di prendere col +novello imperatore, che amava molto sua sorella Maria Carolina, +le disposizioni per i matrimoni di famiglia; lo scopo reale era +di studiare i mezzi per salvare Maria Antonietta, sia aiutandola a +fuggire, sia operando una reazione in Francia, sia tentando mediante +coalizione, un intervento a mano armata. + +La Regina non poteva decidersi ad abbandonarmi; io era la sola persona, +diceva essa, che rimpiangesse a Napoli. Mi fece promettere che le avrei +scritto tre volte per settimana. + +Avevo offerto alla regina di accompagnarla, ed essa aveva accettato +con riconoscenza, ma la mia presenza alla Corte dì Vienna, come moglie +dell’ambasciatore d’Inghilterra, nel momento in cui si tramava a +questa medesima Corte una coalizione contro la Francia, parve troppo +significante a Sir William. + +Egli espose le sue ragioni alla regina che le trovò giuste e che fu la +prima a dirmi di restare. + +Mi lasciò con una vera disperazione, alcuni giorni dopo la morte di suo +fratello. Mi fece giurare di non vedere, durante la sua assenza, altri +che il mio vecchio adoratore il conte di Bristol, al quale mi consegnò, +dicendogli di serbarle il suo tesoro. Fece fare un ritratto di me e +mi diede il suo, e come prova suprema di confidenza e di amicizia, mi +pregò di custodirle la sua cassetta. + +In fine partì. + +In ogni luogo, in cui per via si fermò, mi scrisse. Appena giunta +a Vienna mi mandò una sua lettera, e durante tutto il tempo che +soggiornò colà, ne ebbi una ogni settimana. Mi raccontava le feste +dell’incoronazione alle quali assisteva, tanto a Vienna che a Pesth, +poichè come re di Ungheria, l’Imperatore doveva non solo ricevere la +corona imperiale a Vienna, ma eziandio la corona reale a Pesth. Quanto +alle faccende politiche, cioè alle misure da prendersi per salvare +Maria Antonietta, o fare una coalizione d’Europa contro la Francia, un +solo verso di post scriptum vi faceva allusione, e non conteneva che +queste tre parole: Tutto va bene. + +Di fatto fu in questo viaggio che Carolina, di conserva con suo +fratello, preparò la fuga di Varennes, e fece decidere che un’armata +sarebbe pronta a sostenere il re e la regina di Francia, come avessero +varcato il confine. + +Il re Ferdinando, al suo ritorno a Napoli, porrebbe la sua armata in +istato di agire unitamente all’armata austriaca. + +Finalmente, verso i primi di aprile, ricevetti una lettera della +regina, che mi annunciava il suo ritorno, solo, obbligata a passare di +Roma a fine di regolare qualche bisogna politica col papa Pio VI, vi +si tratterrebbe una settimana, ma, non appena giunta, mi darebbe sue +notizie. + +Infatti appena arrivata a Roma mi scrisse: essere sparita, davanti +il comune pericolo, la freddezza, che aveva per qualche anno separata +la corte di Roma da quella di Napoli, e che aveva avuto per causa il +rifiuto da parte del re Ferdinando o piuttosto del vecchio ministro +Tannucci di pagare il tributo dell’_Hacquenée_. + +Si stabilì fra i due sovrani che il tributo dell’_Hacquenée_ sarebbe +abolito, ma che solamente all’epoca della loro incoronazione, i sovrani +di Napoli, in segno della loro devozione agli apostoli S. Pietro e S. +Paolo, offrirebbero una grossa somma di danaro al S. Padre. + +Nella lettera che mi annunciava la sua partenza di Roma, la regina +mi diceva il giorno e l’ora del suo arrivo a Caserta, ove m’invitò a +venire prima di lei e ad aspettarla acciò ci rivedessimo più presto e +soprattutto più intimamente. Io sola era avvertita dal suo ritorno, +le sue donne e gli stessi suoi figli non dovevano raggiungerla che +l’indomani. + +Il re continuerebbe il suo viaggio fino a Napoli e, mentre la regina +si riposerebbe a Caserta, terrebbe consiglio col cavaliere Acton e sir +William, per il quale la corte di Napoli non aveva secreti. + +Per dar prova da parte mia di una impazienza eguale a quella di cui era +l’oggetto, aveva avanzata di molto l’ora dell’arrivo della regina e, +quando si scorse la sua carrozza sulla via di Capua, potei salutarla di +lontano, agitando la mia pezzuola. La regina mi vide, uscì a metà della +carrozza, ed agitò la sua per rispondermi. La carrozza raddoppiò allora +di celerità, e non ebbi che il tempo di discendere la gran gradinata +per ricevere Sua Maestà nelle mie braccia. + +Com’era convenuto, il re continuò il suo cammino, e restammo sole, la +regina ed io. + +Per le precauzioni prese da Sua Maestà noi potemmo stare insieme +ventiquattr’ore. + +Maria Carolina era giuliva; oltre la felicità che diceva di provare nel +rivedermi, arrivava anche coll’assicurazione dell’imperatore Leopoldo, +che si sarebbe formata, contro quella Francia che tanto odiava, una +coalizione, in cui si sperava di attirare anche la Prussia. Durante il +suo soggiorno a Vienna aveva ricevuto le visite degli emigrati, i quali +tutti aveanle rappresentato la Francia come dilaniata da mille fazioni +diverse, e che supplicava ad alta voce l’aiuto straniero. Secondo +essi dalla frontiera a Parigi non sarebbe che una passeggiata, che +non avrebbe nemmeno il merito del pericolo; in quanto a Luigi XVI ed a +Maria Antonietta era già tutto stabilito per la fuga. Al 12 di giugno +essi lascerebbero Parigi, e per la strada di Chalons, di Verdun e di +Montmidi arriverebbero al confine, ove li aspetterebbe il re Gustavo di +Svezia, che si sarebbe immediatamente messo alla testa di un esercito +destinato a marciare su Parigi. + +Ciò che allora doveva fare la regina, era di attirare nella coalizione, +tutti i piccoli Principi d’Italia ed il re di Spagna: cosa che si +considerava come molto facile, essendo il re Carlo IV fratello del re +Ferdinando. + +Essa non dubitava punto di riuscire in questa duplice operazione +politica, e pregustava già la doppia gioia della vendetta soddisfatta, +e dell’orgoglio vendicato. + +Non so se la regina aveva tanto piacere a discendere sino a me, +quant’io era in delirio di salire sino a lei; parmi però che nelle +amicizie regali che vogliono dimenticare la maestà del trono, vi sia +una singolare attrazione per tutto ciò che queste amicizie parlano +non soltanto al cuore, ma anche a tutte le fibre orgogliose, che nella +donna specialmente corrispondono alle ambizioni più segrete dell’anima; +io non ho provato mai per nessun’altra donna questo sentimento profondo +e devoto che io nutriva per la regina, pel solo motivo che era regina, +che si chiamava Maria Carolina, che era figlia di Maria Teresa, mentre +che io, che era mai, io vicino a lei, dimenticando anche di essere Emma +Lyonna per ricordarmi soltanto che era Lady Hamilton? Qual maraviglia +dunque se la gioia del favore regale mi abbia trascinata a sì grandi +colpe, forse dovrei dire a sì grandi delitti? Ahimè! io sono figlia +della superbia. + +Mentre eravamo io e la regina a Caserta, il re riuniva il consiglio, +ed il giorno dopo del suo arrivo si sarebbe deciso non soltanto di +prepararsi alla guerra, ma anche di sorvegliare scrupolosamente questo +spirito rivoluzionarlo, che sembrava svilupparsi a Napoli, e che poteva +far nascere gli stessi disordini come in Francia. + +Gravissima e pericolosissima decisione era quella di far la guerra +alla Francia, e ciò per due ragioni; nè il re di Napoli nè il popolo +napolitano erano guerrieri. + +Le inclinazioni guerriere del re eransi fino allora limitate ad una +passione smodata per la caccia, e se qualche volta, per avventura, +aveva mutato di scopo rivolgendo la bocca del suo fucile dai cervi, +dai daini o dai cignali, suo punto di mira abituale, per prendere di +mira l’uomo, selvaggiume più pericoloso, aveva avuto la precauzione +di diminuire il pericolo che poteva nascere, tirando a qualche +povero sgraziato di contadino, di cui si divertiva, per far prova +di bravura, a forargli il cappello a palla; ma dopo che in uno di +questi divertimenti invece di colpire soltanto il cappello, avevagli +fracassato anche il cranio e ucciso l’infelice che aveva avuto l’onore +e la disgrazia di servirgli di bersaglio, aveva rinunciato a questa +sorta di divertimento. + +In quanto al popolo napolitano, toltone qualche sommossa, di cui la +più lunga, quella di Masaniello, aveva durato quattordici giorni, era +sempre stato, quantunque coraggioso nelle lotte individuali, assai +mediocre amatore delle battaglie campali; i sette milioni d’uomini che +lo componevano in quest’epoca, non erano mai stati esercitati alle +armi, e dopo la battaglia di Bitonto e di Velletri, battaglia a cui +non avevano preso parte, perchè fu combattuta fra gli Austriaci e gli +Spagnuoli, Napoli non aveva mai udito il fragore del cannone; l’ultima +battaglia, quella di Velletri, era avvenuta dai quarantasette ai +quarantott’anni addietro. L’eco stesso del cannone aveva avuto tempo di +dileguarsi, e la generazione attuale si componeva dei nipoti di quelli +non già che avevano combattuto, ma che avevano veduto a combattere. + +Non era adunque senza ragione che la regina sospettava che i principj +proclamati nel 1789 in Francia avessero avuto eco a Napoli. Tutto +il mezzo ceto, composto particolarmente di avvocati, di medici, di +artisti, di giuristi, era imbevuto di questi principii. La gioventù +poi che aveva divorato avidamente i libri di Voltaire, le opere di +Rousseau, le pubblicazioni dei filosofi, quelle degli enciclopedisti, +e che vedeva questi stessi libri autorizzati per un momento, poi +severamente proibiti e perseguitati con accanimento, la gioventù +s’interrogava con quale diritto quando un popolo vicino camminava nella +la luce, si volesse mantenerla nelle tenebre. + +È vero che in opposizione a questa minoranza progressista, liberale, +illuminata, si offriva per ausiliare al partito realista una nobiltà +che non aveva altra gloria ed altra speranza che le cariche di corte +ed i favori del re; un clero ignorante e corrotto, che vedeva nel +trionfo del principi francesi la caduta della loro potenza, e la +perdita della sua fortuna; finalmente un popolo fanatico sinceramente +attaccato a Ferdinando, non già perchè Ferdinando fosse il suo re per +diritto ereditario, ma perchè questo re familiare e liberale nel loro +modo di vedere, aveva per esso, col suo linguaggio volgare, per le +sue occupazioni comuni e pei suoi bassi istinti, una rassomiglianza +che faceva del figlio di Carlo III, non già quello che avrebbe dovuto +essere, vale a dire il primo gentiluomo del regno, ma il capo dei +lazzaroni del Molo. + +Bisogna rendere questa giustizia al re Ferdinando, che egli faceva +tutti questi preparativi di guerra ai quali lo spingevano la regina, +il cavaliere Acton e sir William, senza nutrire una grande illusione +sui trionfi ai quali volevasi serbato quest’esercito che organizzava; +nè era bene ritirarsi una volta che Ferdinando si era deciso ad entrare +nella gran lotta che si preparava; in una cosa però egli era ben fermo, +quella cioè di non arrischiare imprudentemente la sua vita. + +Intanto il tempo stringeva, e si avvicinava il 12 giugno, epoca fissata +per la fuga del re; la regina mi parlava tutti i giorni di questo +tentativo disperato; sua sorella, suo cognato ed essa medesima non si +dissimulavano che avrebbero giuocato vita per vita sopra questa carta. + +La regina, senza dire per qual fine, ordinò pel 12 giugno delle +preghiere in tutte le chiese. + +Quella strana natura riuniva i due estremi, era insieme e superstiziosa +e spirito forte, e gl’istinti devoti lottavano in lei coll’educazione +filosofica. + +Il 12 giugno arrivò; la regina passò quasi tutta la giornata +in ginocchio nella cappella del palazzo, non permettendomi di +accompagnarla, per la paura che come eretica non le portassi sventura: +mi mandò a cercare alla sera, mi ritenne tutta la notte con lei, +e passando gran parte di quella notte a seguire su di una carta +geografica questa fuga che tanto la preoccupava, diceva: — a quest’ora +lasceranno la Tuilerie, in quest’ora dovranno essere a Bondy, in +quest’ora devono essere a Meaux, a quest’ora a Montmirail. + +Non si coricò che a cinque ore e non si addormentò che alle otto. + +Alla sera arrivò un corriere di Francia che portava una lettera; questa +lettera era di Maria Antonietta. Io era vicino a lei quando arrivò +quella lettera; essa non permise che la lasciassi, aperse la lettera +con mano tremante, e alla prima riga esclamò con impazienza: + +— Sai, Emma, non sono partiti il 12. + +E prendendo il suo fazzoletto si asciugò la fronte, poi continuando a +parlare, leggendo: + +— Madama di Rochereuil, amante di un aiutante di campo di Lafayette, +era di servizio dal Delfino fino al 13 di sera; si temeva una denuncia. + +— È prudenza, mormorò, ma sarebbe stato meglio pensarci prima. + +Lesse di nuovo qualche linea: + +— La partenza è portata al 18, disse, ancora otto giorni d’angoscia.... + +E gualcì la lettera fra le mani; ma invece di gettarla via se la mise +in seno gualcita com’era. + +— Chi è il corriere che ha portato questa lettera? dimandò essa. + +— Quello che Vostra Maestà ha inviato, saranno tre settimane, alla +regina di Francia. + +— Ferrari! esclamò essa. + +— Sì, Ferrari, Maestà. + +Allora fatelo salire; senza dubbio avrà qualche cosa da dirmi a voce. + +— Difatti ha raccomandato di non dimenticare il suo nome a Sua Maestà. + +Un momento dopo Ferrari entrò. + +Era un uomo dai ventotto ai trent’anni, e serviva già da otto o dieci +anni a palazzo; vigorosissimo ed eccellente equitatore, faceva, senza +riposarsi, dei tratti di cento, duecento miglia; era egli che al +ritorno dal viaggio di Vienna precorse alla carrozza reale per far +preparare i cavalli; Maria Carolina l’aveva raccomandato a sua sorella +come uomo di cui poteva interamente fidarsi. + +Quantunque la regina di Francia fosse ben sorvegliata da Lafayette +e dal suo Stato Maggiore, era riescita a far entrare Ferrari alla +Tuilerie, e gli si erano dati tutti i particolari sul modo di cui +si contava per ingannare la sorveglianza del generale della guardia +nazionale. + +Per avere un’idea della difficoltà che presentava la fuga, bisogna +sapere prima come era sorvegliata la famiglia reale. + +Lafayette, rispondendo di essa vita per vita aveva prese tutte le sue +precauzioni. + +Seicento guardie nazionali prese dalle differenti sezioni montavano +giorno e notte la guardia alla Tuilerie. + +Due guardie a cavallo stavano costantemente innanzi alla porta esterna. + +Vi erano sentinelle a tutte le porte del giardino, e la banchina del +fiume era guardata da sentinelle a cento passi l’una dall’altra. + +Internamente le precauzioni non erano meno grandi. V’erano sentinelle +fin sulle porte che mettevano al gabinetto del re e della regina, fino +in un piccolo corridoio oscuro, al quale facevano capo le scale interne +destinate ai servizî della famiglia reale. + +Il re e la regina non avevano guardie del corpo, non uscivano che sotto +la scorta di due o tre uffiziali della guardia nazionale. + +In mezzo a tutte queste difficoltà, ecco ciò che il re e la regina +avevano immaginato. + +La prima dama del Delfino, quella di cui si diffidava perchè era +l’amante dell’aiutante di campo del generale Lafayette, terminava il +suo servizio nel giorno 12, come lo diceva nella sua lettera Maria +Antonietta. + +La piccola camera che essa occupava alla Tuilerie doveva restare +vacante. + +Questa piccola camera metteva in un appartamento vuoto da sei mesi; +quest’appartamento era quello del signor Villequier primo gentiluomo +di camera, ed era vuoto perchè il signor Villequier aveva emigrato: +quest’appartamento situato a pian terreno aveva due uscite, una sulla +corte dei principi, l’altra sulla via regia. + +La regina direbbe che trovandosi troppo stretta teneva per sua figlia +madama Reale la camera di madama di Rochereuil, che restava vuota per +la fine del servizio di costei. + +In quanto all’appartamento del signor Villequier, il re, fabbro +egregio, avrebbe fabbricato una chiave per entrarvi. Per quanto le +sentinelle fossero numerose, erasi dimenticato di metterne una alla +porta di quell’appartamento; d’altronde verso le ore undici della +sera, le sentinelle della corte erano abituate, perchè a quell’ora +terminavano i servizî a palazzo, a vedere uscire molte persone insieme. + +Si poteva quindi tentare un’uscita in mezzo a tutta quella gente senza +essere riconosciuti. + +Una volta fuori della Tuilerie, uno Svedese devoto alla regina, il +signor de Fersen, s’incaricava del resto. Egli aspetterebbe vestito +da cocchiere da _fiacre_ sull’angolo della strada de l’Echelle, e +condurrebbe i fuggitivi alla barriera di Clichy, ove una berlina da +viaggio comandata da lui aspettava, pronta per partire, in casa di un +suo amico il signor Crawfort. + +Il re uscirebbe vestito da intendente, vale a dire con un abito grigio, +farsetto di raso, calzoni grigi, calze grige, e scarpe colle fibbie ed +un piccolo cappello a tre punte. + +Un cameriere del re, per nome Huc, della stessa corporatura del re, +e di cui il re ne studiava l’andatura, usciva da due o tre giorni +e continuava ad uscire fino alla sera dell’evasione, perchè si +abituassero a veder passare quell’uomo vestito di grigio. + +Il Delfino era vestito da ragazzina. + +La regina, madama Elisabetta, e madama Reale, sortirebbero insieme +alle altre donne di servizio, e si sperava almeno di passare nel numero +senza essere scorte. + +Bisognava avere passaporti per tutti: il signor de Fersen erasi +incaricato dell’affare; una sua amica, madama de Korff, doveva lasciar +Parigi, aveva un passaporto per sè, i suoi due figli, un domestico +e due cameriere, essa diede il passaporto al signor de Fersen che lo +diede alla regina. + +Tutto questo per uscir da Parigi. + +Il signor de Bouillé, uomo di mente e di energia, sul quale il re +poteva contare, aveva sotto il comando tutte le truppe della Lorena, +dell’Alsazia, della Franca Contea e della Sciampagna. Egli era +incaricato di far esplorare la strada da Chalons a Montmirail e che +passava per Varenne. + +La truppa scaglionata su questa strada e comandata da uffiziali devoti, +aspettava l’arrivo del re e gli servirebbe di scorta. + +Un milione di assegnati era stato mandato al signor di Bouillé per far +fronte a tutte le spese. + +Ecco come erano le cose, quando alla sera del 13 giugno Ferrari ritornò +a Napoli; aveva impiegato nove giorni a percorrere la via, e per +conseguenza era partito il quattro. + +La regina Maria Carolina diede duecento ducati a Ferrari, gli ordinò +di andare a riposarsi, e di tenersi pronto a tutti gli eventi. Ferrari +rispose a Sua Maestà che ventiquattr’ore gli sarebbero sufficienti, e +che anche prima essa potrebbe disporre di lui. + + + + +V. + + +Durante tutti questi giorni d’inquietudine, che seguirono l’arrivo +del corriere la regina volle che restassi con lei; con tutti gli altri +era impaziente, brutale, violenta, e per me soltanto era cara e buona, +perchè a me sola confidava i suoi timori e le sue speranze. + +Il corriere dell’ambasciata arrivava tutte le settimane, il 16 era +il giorno del suo arrivo. Alla sera mentre passeggiavamo la regina ed +io nel vecchio parco dei duchi di Caserta, un segretario del ministro +degli affari esteri ci fu condotto da un usciere di palazzo; la regina +vide da lontano che teneva una lettera in mano, si alzò dal sedile ove +eravamo e gli andò incontro rapidamente. + +Il giovane fece un inchino e le porse la lettera. + +La regina l’aperse di fretta, la lesse, fece un segno d’impazienza e la +passò a me. + +— Vostra Maestà ha degli ordini da dare? chiese quel giovine. + +— No, signore, disse la regina, anzi debbo farvi dei ringraziamenti. + +Il giovane fece un inchino, e ritirandosi chiese che l’usciere fosse +autorizzato, a dargli una ricevuta della lettera, ed a certificare che +era stata data personalmente alla regina. + +L’usciere ricevette l’ordine di fare quanto gli venne richiesto, e si +ritirarono ambidue. + +La regina mettendomi il suo braccio al collo, e leggendo dietro le mie +spalle: + +— Comprendi? mi disse. + +— Sì, risposi, perfettamente. + +Ed io lessi a voce alta. + +«La caccia si farà il giorno 21, si partirà a mezzanotte per arrivare +al convegno per l’alba. Questo ritardo è stato cagionato da una lettera +di credito pagabile il giorno 20». + +La lettera non era firmata; ma la regina riconobbe la scrittura di sua +sorella Maria Antonietta. + +— Come! Vostra Maestà non comprende? dimandai io. + +— Sicuro, disse la regina, non si partirà che alla mezzanotte del +20 invece di partire il 18, perchè è alla mattina del 20 che il re +riscuote il suo trimestre di lista civile. + +— Ed a quanto ammonta questo trimestre? dimandai. + +— A sei milioni. + +— Capperi, ne vale ben la pena, dissi io sorridendo. + +— Sì, rispose la regina; ma un ritardo di due giorni ancora; chi sa +cosa può nascere in questi due giorni. + +Poi scuotendo la testa. + +— Ah! non so che ne avverrà, mia povera Emma, mi disse, ma ho dei +tristi presentimenti. + +Bisogna notare che la regina teneva segreti i suoi dispiaceri, e non li +confidava che a me; e mai una parola nè al re nè al ministro. + +I giorni passavano, la regina non andava a Napoli, e non lasciava +Caserta ed io pure non la lasciava. Sir William, pel quale non avevamo +segreti, e che conosceva le sue inquietudini, m’invitava egli stesso +pel primo a tenerle una fedele compagnia. + +Durante la giornata del 20, essa non potè stare nè seduta, nè in piedi; +si sarebbe detto che a forza di fatiche fisiche cercava di scacciare +le preoccupazioni dell’animo, e dopo la mezzanotte la sua agitazione +aumentò ancora. + +Ebbe un istante l’idea di rimandare Ferrari a Parigi, ma comprese che, +per quanto solerte fosse stato, sarebbe ritornato il giorno dopo o +l’altro ancora dopo la partenza della famiglia reale, e ritenne Ferrari +per un’occasione di urgenza. + +Essa sperava che al momento della partenza, il re o la regina le +avrebbero mandato un corriere per comunicarle la loro partenza; in tal +caso questo corriere era aspettato pel 29. + +Tutta la giornata del 29, quella del 30 e la mattina del 1 agosto, +scorsero senza notizie; ma al 1 agosto verso le undici sir William +arrivò in persona e mi fece chiamare. + +La regina, cui ogni cosa era un soggetto di inquietudine, mi fece segno +di scendere. + +Sir William mi aspettava in una piccola sala a pian terreno, e ad +un tratto conobbi dalla sua fisonomia che egli portava una cattiva +notizia. + +— Che c’è? gli chiesi io in inglese. + +— Il re e la regina sono stati arrestati in una città che si chiama +Varenne, mi rispose sir William, e a quest’ora debbono essere stati +ricondotti a Parigi. + +— Che dite mai, sir William? + +Mi rivolsi, la regina impaziente, e sospettando qualche disgrazia, era +in piedi presso la porta; essa mi aveva seguito, e aveva inteso senza +ben comprendere la frase di sir William; ma dal tuono di voce, con cui +la pronunziava, aveva indovinato che non ci annunziava nulla di buono. + +Essa ce ne fece dimanda in francese. + +— Signora, rispose sir William, io annunciava una grande sventura a +Milady. + +— Mia sorella è stata assassinata! esclamò la regina. + +— No, signora, Dio non ha permesso un simile delitto; vostra sorella +vive; ma è stata arrestata nella sua fuga e ricondotta prigioniera a +Parigi. + +— Prigioniera! mia sorella! e si è osato portare la mano su di una +persona reale! + +— La vostra prima idea, signora, era bene stata quella che fosse +assassinata. + +— Comprendo che si possa assassinare una regina, per questo non ci +vuole che un fanatico od un pazzo; ma per arrestarla si richiede una +ribellione aperta, una sollevazione popolare, una rivoluzione insomma. + +— E come chiamerà altrimenti Vostra Maestà gli avvenimenti che +succedono in Francia, se non una rivoluzione? + +— Spero almeno che se la regina è prigioniera, lo sarà nel suo palazzo. + +— Non ne sappiamo ancor nulla, signora, se non che a quaranta o +cinquanta leghe da Parigi, in una piccola città che si chiama Varenne, +le Loro Maestà il re e la regina di Francia sono state arrestate; m’è +stato inviato un corriere dall’ambasciatore d’Inghilterra, latore di un +dispaccio, che non ne dice di più; dalla partenza del corriere il re e +la regina erano già stati condotti a Chalons, e tre rappresentanti del +popolo partivano da Parigi per andare loro incontro e proteggerli. + +— Proteggerli! esclamò Maria Carolina, tre avvocati probabilmente, che +proteggono il re e la regina di Francia! è curioso! Posso vedere il +corriere? + +— L’ho condotto con me, pensando che Vostra Maestà deciderebbe forse +d’interrogarlo. + +— Grazie, fatelo venire; Emma tu mi vorrai ben servire da interprete +non è vero? + +— Credo che parli francese, rispose sir William. + +— Tanto meglio, disse la regina. + +Cinque minuti dopo il corriere era alla sua presenza. + +Ma il corriere non sapeva soltanto che quello che aveva inteso a dire +per le strade: gli avevano raccontato che quando si erano accorti della +fuga del re, si voleva ammazzare Lafayette, che si accusava di aver +favorito questa fuga; ciò che poi aveva veduto personalmente era che i +parigini ne erano su tutte le furie; ciò che poteva affermare era che +il re aveva tutto a temere al suo ritorno a Parigi, se le più grandi +precauzioni non si fossero prese per la sua sicurezza. + +Tutto ad un tratto, mentre si davano tutti questi dettagli alla regina, +egli si ricordò che udendo a gridare per le vie: _Arresto del re, Luigi +XVI_; avea comprato il giornale ov’era raccontato quest’arresto. + +La regina tese avidamente la mano, il corriere frugò nelle tasche, e +finì col tirare da una di esse un foglio delle rivoluzioni di Francia e +di Bramante di Cammillo Desmoulins. + +La regina percorse rapidamente il giornale, poi spiegazzandolo +nelle sue mani convulse, con una espressione di rabbia impossibile a +descrivere: + +— Miserabili! esclamò, meglio sarebbe che l’uccidessero, dieci, cento, +mille volte, anzichè insultarla così! + +Le tolsi il giornale di mano, che voleva restituire al messaggiero. + +— Oh! leggilo, disse: voglio che anche tu vegga come questi infami di +francesi trattano il loro re. + +I miei occhi caddero su questo periodo: + +«Da che muovono i grandi avvenimenti? A S. Menehould,[1] questo nome +ricorda al nostro Sancho Pança, «coronato i famosi piedi di porco!» +Non sarà mai detto che egli sia passato da San Menehould, senza +aver mangiato sul luogo i piedi del majale. E’ non si ricorda più il +proverbio _plures occidet gula quam gladius_. Il tempo per preparare +questa refezione gli riuscì fatale.» + +— Simili ingiurie non meritano che il disprezzo, dissi. + +Ma essa senza ascoltarmi: + +— Vedendo trattare così un loro fratello, esclamò, tutti i re non si +alzano e non fanno voto di volgere su Parigi, e non lasciar pietra +sopra pietra in quella città maledetta! Oh! re, famiglia di vili, non +vedete voi dunque che la vostra causa si discute là? Sir William! + +— Signora, disse sir William facendo un inchino. + +— Ritornate subito a Napoli? + +— Se Vostra Maestà lo desidera. + +— Sì, lo desidero: e potete darmi un posto nella vostra carrozza? + +— Sarà un grande onore per me, signora. + +— No, no, anzi meglio... partite e noi vi seguiremo in un quarto d’ora, +andate a palazzo e dite, vi prego, in mio nome al re di radunare il +consiglio. Voglio parlare a tutti quegli uomini; non veggo tutti questi +preparativi di guerra, e però siamo entrati in trattative con nostro +fratello Leopoldo, sarebbe una vergogna che egli fosse pronto e noi +no; andate sir William, andate, e cercate di sapere se possiamo contare +sull’Inghilterra. + +In generale quando la regina parlava così aveva un tale potere di voce, +e una tale dignità nel suo gesto, una tale maestà nelle sue parole, che +quelli che l’ascoltavano non potevano più che obbedirla. + +Sir William si limitò a salutarla, salì in carrozza, e gridò al +cocchiere: al palazzo reale, e di carriera. + +Circa un quarto d’ora dopo, come aveva detto la regina, ci mettemmo noi +pure in carrozza e lo seguimmo. + + + + +VI. + + +Quantunque la regina avesse fatta al suo cocchiere la stessa +raccomandazione che sir William al suo, questi nullameno arrivò venti +minuti prima di noi, possedendo i migliori cavalli di Napoli, senza +eccettuarne quelli del re. + +Ne risultò che, entrando nel palazzo, la regina trovò il consiglio +riunito, il ministro Acton aveva da parte sua ricevuta la notizia +dell’arresto del re di Francia, ed aveva pensato che la cosa valesse la +pena di un Consiglio. + +Siccome io non seguii la regina, e la carrozza dopo averla deposta al +palazzo mi condusse all’Ambasciata, non seppi che da lei, quanto era +passato. + +Il re aveva preso posto di assai malo umore, dichiarando alla bella +prima che aveva affari ben altrimenti importanti che quelli, i quali +occupavano il Consiglio, e prevenendo i ministri ch’egli non resterebbe +fino alla fine; ma quando scorse la regina fu ben peggio, pensò tosto +di scaricare sopra lei la presidenza del Consiglio, ed avvicinandolesi, +chiamandola cara maestra, le fece ogni maniera di gentilezze, ciò che +non accadeva tranne nei momenti di supremo buon umore. Di tratto, nel +punto in cui la discussione era più animata, si udì picchiare alla +porta senza alcun riguardo. + +La regina dimandò con impazienza, chi mai avesse l’audacia di battere +con tale familiarità alla porta del Consiglio, ma il re fece un segno. + +— Cara maestra, diss’egli, non turbarti; è per me, so di che cosa si +tratta. E uscì. + +La regina allungò la testa, e per la fessura della porta vide un +bracchiere che attendeva il re. + +Quasi subito la porta si riaperse. + +— Io non posso rimanere, ho da fare. Sostituiscimi, cara Carolina, come +sempre; quanto farai sarà ben fatto. + +E salutando la regina ed i ministri con un gesto della mano, rinchiuse +le porte e si udirono i passi, che rapidamente si allontanavano. + +La regina era avvezza a questo modo d’agire del re, e per solito poco +se ne inquietava; ma questa volta le circostanze le parevano abbastanza +gravi, perchè il re, malgrado la sua astensione dagli affari, dovesse +restare al Consiglio fino alla fine, dappoichè fosse un po’ la sua +causa che si discuteva. + +A mezzo il Consiglio, venne portata alla regina una lettera appena +allora giunta da Vienna. Era di suo fratello Leopoldo, e le annunciava +novelle della più alta importanza. + +L’imperatore le scriveva che nel mese seguente, verso il 20 di agosto, +avrebbe un ritrovo a Pilnitz col re di Prussia Federico Guglielmo, +secondo ogni probabilità, risulterebbe da questa conferenza una +dichiarazione di guerra alla Francia. + +Pregava suo cognato Ferdinando di tenersi pronto per questo caso, e +fornire il contingente che egli stesso s’era imposto nel suo viaggio a +Vienna. L’imperatore ignorava ancora l’arresto di Varennes, o piuttosto +doveva conoscerlo a quell’ora, essendo più rapide le comunicazioni fra +Parigi e Vienna, che fra Parigi e Napoli: ma la sua lettera, datata il +23 di luglio, era stata scritta tre o quattro giorni prima che avesse +potuto sapere la trista nuova. + +Fu una fortuna per la regina, che suo marito le avesse addossata la +presidenza, poichè il re, entrato al Consiglio ad un’ora e mezza, non +avrebbe mai consentito di rimanervi fino alle sei. + +La regina ebbe la soddisfazione di sapere, dai dati raccolti dal +generale Acton, che se le ostilità non erano ancora cominciate colla +Francia, almeno tutto si preparava per l’invasione del territorio +francese. Trentacinque mila tedeschi si avanzavano verso le Fiandre, +quindici mila altri verso l’Alsazia; quindici mila svizzeri si +apparecchiavano a muovere sopra Lione, un’armata piemontese minacciava +il delfinato, e venti mila spagnuoli si tenevano pronti a passare la +frontiera. + +Il generale Acton, come ministro della marina e della guerra, fu +incaricato di completare il materiale da guerra, di bastimenti, di +cannoni, di casse. Egli promise alla regina di organizzare manifatture +d’armi e fabbriche di polvere, in fine scrisse ai principi di Hesse +Philipstadt, di Wurtemberg, e di Sassonia, offerendo a tutti e tre +comandi. + +Questo riguardava l’esterno, ma la regina era risoluta di sottomettere +l’interno ad una sorveglianza che prevenisse ogni avvenimento che, nel +principio o nello scopo, avesse rapporto con quelli che si compivano +in Francia. Si decise di numerizzare le case della città, che non +lo erano, si stabilirono in ogni sestiere commissari incaricati +esclusivamente della polizia politica; finalmente un giovane, che +il generale Acton credette potere raccomandar alla regina, come +intraprendente, abile ed ambizioso, ricevette il titolo da lungo tempo +abolito di _Reggente del Vicariato._ + +Questo giovane era il cavaliere Luigi de’ Medici, che una volta salito +al potere, non doveva più abbandonarlo. + +La regina non aveva di che lagnarsi; in questo solo consiglio erano +state combinate faccende, che per solito non si ultimavano in dieci +riunioni di questa sorte. + +Uscendo dal Consiglio la regina s’informò quale fosse stato l’affare +tanto pressante che aveva allontanato il re dal Consiglio, e che cosa +volesse da lui il bracchiere che s’era permesso di bussare alla porta. + +Questo bracchiere veniva ad informarlo, che una magnifica passata di +beccafichi s’era appena fermata a Capodimonte, e come essa era attesa, +perchè quella fosse l’epoca del passaggio di simili uccelli, il re +aveva ordinato al suo capo caccia di prevenirlo non appena ci fosse un +bel colpo di archibugio da tirare. + +Il capo caccia non aveva mancato, e tale era la faccenda importante che +aveva impedito al re Ferdinando di prender parte alle misure, le quali +dovevano, così almeno si sperava, contribuire a salvare suo cognato +Luigi XVI e sua cognata Maria Antonietta. + +La regina m’avea detto di trovarmi alle sei precise al palazzo; io +l’aspettava da una mezz’ora quando uscì dal Consiglio. Mi raccontò +alzando le spalle la storia del re, ma, in fin dei conti, la noncuranza +di suo marito la rendeva re e regina allo stesso tempo, ed il suo +dispotismo vi si accomodava assai bene. + +Rimontammo in carrozza e partimmo per Caserta. + +Verso la metà del viaggio incontrammo una specie di calesse di +posta coperto di polvere e che pareva aver fatto un lungo viaggio. +Riconoscendo la livrea reale, una donna uscì con mezza la persona e +gridò al suo postiglione di fermarsi. + +Era evidente che questa donna, da qualunque parte venisse, veniva per +la regina. + +La regina fece arrestare la nostra carrozza e aspettò. + +La viaggiatrice si precipitò dal calesse ed in un momento fu presso a +noi. + +— Da parte della regina Maria Antonietta, disse colei. + +— Voi venite da parte di mia sorella? + +— Sì, signora. + +— Avete una sua lettera. + +— Nel mio portafoglio — di lei stessa. — Vostra Maestà conosce la cifra +della regina? + +— Perfettamente. Dite al vostro cocchiere che ci segua e montate con +noi. — Il vostro nome? + +— Il mio nome vi è ignoto, signora, ma credo che dicendovi esser io +l’Inglesina... + +— Ah! sì, sì. Voi siete addetta alla principessa di Lamballe. Salite +con noi, salite. + +La giovane rivolse qualche parola al postiglione in eccellente +italiano, montò con noi, si allogò sul davanti, ed il suo calesse ci +tenne dietro. + +— Presto, presto! diteci come stanno le cose. In qual giorno avete +lasciato Parigi? + +— Il ventisei giugno, signora, il domani del ritorno della regina. + +— E mia sorella stava bene? + +— Sì, signora, lasciando da parte le emozioni e la fatica di questo +viaggio terribile. + +— Qual è la sua situazione alla Tuileries? + +— Prigioniera, signora, e non bisogna dissimularselo, essa sarà +prigioniera fino al momento che il re avrà giurato la costituzione. + +— La giuri dunque, e guadagni terreno, fino che noi possiamo giungere +in suo soccorso. + +— Ah, signora! È questo soccorso ch’io vengo ad affrettare in nome di +Sua Maestà. + +— Noi ce ne occupiamo, siate tranquilla. + +Durante questo tempo, la regina dissuggellò la lettera di sua sorella, +ma ella tentava indarno di comprenderne il senso. + +— Non posso leggere senza la cifra sotto gli occhi, disse la regina con +impazienza. + +— È la parola Lodovico, ripetuta tre volte e seguita da un D. + +— Sì, ma la leggerò a Caserta a testa riposata. Ditemi chi vi manda, +datemi i particolari del vostro viaggio, ripetetemi ciò che si diceva a +Parigi al momento della vostra partenza. + +— A rischio d’essere schiacciata, volli assicurarmi che Sua Maestà era +rientrata nel palazzo senza accidenti, e siccome l’itinerario degli +augusti sovrani era tracciato, poichè si sapeva che entrerebbero per +la barriera dell’Etoile, io mi allogai fin dal mattino nel giardino +delle Tuileries. Appena rientrata la regina doveva andare a renderne +istrutta la signora principessa di Lamballe, che era con suo padre il +duca di Penthièvre; devo confessare a Vostra Maestà che l’aspetto della +popolazione era pieno di minaccia. + +— Contro di chi? + +— Contro il re e la regina, signora. + +— Oh! francesi maledetti. + +— Avevano bendati gli occhi alla statua del re Luigi XV per +simboleggiare l’acciecamento della monarchia; in fine di piazza in +piazza grandi avvisi dominavano la folla, portando questa iscrizione: + + «Chiunque applaudirà il re + Sarà bastonato. + Chiunque l’insulterà + Sarà appeso.» + +Io mi sentii agghiadare, la regina divenne pallidissima. + +Io le presi le mani. + +— Oh! giammai, giammai, le dissi: siate dunque tranquilla. + +— Se tu sapessi come mi odiano; più forse ancora di mia sorella. Ma +essa, essa, vediamo, come raggiunse il Palazzo. + +— Essa venne in qualche modo portata dai suoi due più grandi +nemici, il signor di Noailles ed il signor di Aiguillon. Di maniera +che, quand’ella si vide nelle loro mani, si credette perduta, ma +s’ingannava, perchè essi erano venuti colà non per perderla, ma per +salvarla. + +— Ed il re? + +— Il re scese per ultimo, signora. Egli mi parve assai calmo: camminava +col suo passo ordinario fra il signore Barnare e Péthion. + +— E voi allora? + +— Io tornai al palazzo Penthièvre a dare questa buona nuova alla +principessa di Lamballe, che la regina era ritornata al palazzo senza +alcun sinistro. Nella sera, la signora Campan venne portando questa +lettera da parte della regina, che ebbi l’onore di consegnarvi or +ora. Essa pregava, a nome della regina Maria Antonietta, Vostra Maestà +di mandarne copia all’imperatore Leopoldo, al quale essa non ebbe il +tempo di scrivere. Fu a Meaux, dove passò la notte del 23 al 24 nel +vescovado, che essa trovò modo di scrivere a Vostra Maestà. + +— Ah! mia povera Maria, mia povera Maria, gridò la regina; oh! perchè +non è lei invece di questa lettera che stringo sul mio cuore? Si salvi, +fugga, venga a trovarmi! Essa sarà cento volte più felice a Caserta ed +a Napoli che a Versailles ed a Parigi. + +— S’ella potesse, signora, non mancherebbe certo e si reputerebbe +felicissima. + +Si pervenne al palazzo di Caserta. + +— Incaricati della nostra cara Inglesina, disse la regina volgendosi +a me, veglia acciò ch’ella non manchi di nulla. Io vado a leggere la +lettera della mia povera Maria ed a seguire le istruzioni che mi dà. + +Un’ora dopo, un corriere partiva per Napoli, invitando il generale +Acton a venire l’indomani mattina a Caserta, e ordinando al corriere +dell’Imperatore Leopoldo di non partire senza venir a prendere i +dispacci della regina. + +— Continuate, diss’ella. + +— Vidi venir di lontano la carrozza reale, essa era protetta dai +granatieri, dei quali gli alti berretti di pelo nascondevano le +portiere. Due granatieri stavano sullo sgabello della parte anteriore +della carrozza, ed erano incaricati di proteggere le tre guardie del +corpo, che, rimaste fedeli al re, l’avevano accompagnato nella sua fuga +rifiutando di scappare a Meaux, come aveva loro proposto Barnave, fermi +di seguire fino all’ultimo la fortuna del re. + +— Sapete voi il nome di questa brava gente? chiese la regina. + +— I signori di Maustier, di Malden e Valery. + +La regina notò i tre nomi sul suo portafogli. + +— Avanti, avanti, continuò scrivendo. + +— Il signor di Lafayette con tutto il suo stato maggiore aspettava la +carrozza alla inferriata delle Tuileries. Quando la regina lo scorse +gridò a lui: «Signor di Lafayette, salvate le tre guardie, esse non +fecero che obbedire al re;» ma per questa semplice obbedienza correvano +maggior pericolo che tutti gli altri. + +Una siepe di guardie nazionali si stendeva dalla inferriata del ponte +all’ingiro fino ai gradini che conducevano al palazzo. A questi gradini +bisognava discendere, e là stava il pericolo. + +L’assemblea aveva mandato venti deputati ed essi aspettavano a questi +gradini. + +Il signore di Lafayette scese di cavallo, fece fare dal terrazzo alla +porta del giardino una vera via di ferro coi fucili e le baionette +della guardia nazionale. + +I due figli, madama Reale e il Delfino uscirono i primi e guadagnarono +il palazzo senza ostacoli. + +Dopo venne la volta delle guardie del corpo. Si era giurato di non +lasciarle rientrar vive nel palazzo; era stata sparsa la voce che +fossero stati loro a calpestare la coccarda tricolore il 2 ottobre. +Al momento dunque in cui discesero della carrozza, vi fu un istante +di lotta terribile; le sciabole, le daghe degli assassini si facevano +strada fra le guardie nazionali. I signori di Valery e di Malden furono +feriti. + +La regina asciugò colla sua pezzuola la fronte coperta di sudore. + +— Oh, diss’ella, quando penso che noi siamo forse destinate a vedere +simili orrori. Oh! no, no, continuò serrando i denti; io prima li +sterminerò tutti. + + + + +VII. + + +La storia della nostra _Inglesina_ che continuerò a chiamare con +questo nome, essendoci stata fatta da lei la raccomandazione di non +pronunziare il suo vero nome, è semplicissima. + +Il duca di Norfolk e lady Mary Duncan avevano conosciuto la sua +famiglia e l’avevano collocata nel convento irlandese della via di +_Bac_, ove prendeva delle lezioni da Sacchini maestro di musica della +regina. Maravigliato dei progressi della sua alunna, ed avendola +altresì intesa a parlare con grande purezza italiano e tedesco, +l’autore dell’Edipo a Colono fece tanti elogi di questa giovinetta a +Maria Antonietta, che desiderò di vederla. La principessa di Lamballe +offerse allora alla regina di trovarsi incognita al momento in cui +Sacchini dava la sua lezione, vi andò di fatti: e recatasi alla +Tuilerie assicurò a Maria Antonietta che gli elogi dell’illustre +maestro non erano punto esagerati. Due giorni dopo l’Inglesina +fu accolta dalla regina, che calcolando i servizj che in gravi +circostanze in cui si trovava poteva renderle una donna che parlava ad +un tempo italiano, inglese e tedesco, si affezionò la giovinetta più +colla dolcezza dei modi che per la speranza di ricompense, poichè a +quell’epoca la regina non avrebbe nemmeno osato di promettere per tema +di non poter mantenere. + +L’Inglesina ci raccontò come aveva ricevuto dalla regina di Francia +la missione che ora compiva presso la regina di Napoli. Era partita +dalla Francia con due lettere; una per Maria Carolina e che le aveva +già consegnata, l’altra per la duchessa di Parma: trovandosi questa +città sulla via di Napoli, la lettera per la duchessa doveva essere +consegnata per la prima. + +L’Inglesina arrivando a Parma, aveva saputo che la duchessa era a +Colorno, in villa. + +Essa partì per Colorno, e arrivò nel momento in cui la duchessa stava +per uscire a cavallo; fece un segno al domestico che si avvicinò alla +sua carrozza, e lo pregò di avvertire la duchessa del suo arrivo; +il domestico andò dalla duchessa e le annunziò che una giovine donna +arrivata da Parigi chiedeva di parlarle, per darle una lettera che non +poteva consegnare che personalmente alla duchessa. + +L’Inglesina seguendo collo sguardo il domestico che era diventato suo +intermediario, aveva veduto che a quelle parole «una giovane arrivata +da Parigi» la duchessa aveva fatto un moto involontario di sorpresa, +e si era turbata; ma non appena si accorse della sua presenza, la +duchessa ripetè in lingua tedesca, per non essere intesa nè dai +Francesi nè dagli Italiani che erano con lei, ciò che le aveva fatto +dire dal domestico, vale a dire che era incaricata dalla regina Maria +Antonietta di portare una lettera, che non poteva consegnare che a lei +sola. + +La duchessa aveva tosto invitata l’Inglesina a scendere di carrozza, +la fece entrare a palazzo, la seguì e lesse la lettera, mentre la +messaggiera prendeva qualche rinfresco. + +Appena ebbe letta la prima riga, esclamò in lingua italiana: + +— Mio Dio! tutto è perduto, è troppo tardi! + +E continuando a leggere lasciava sfuggire queste esclamazioni: + +— È inutile! assolutamente inutile! sono perduti! + +Poi rivolgendosi verso l’Inglesina, soggiunse: + +— Mi duole che non possiate trattenervi e prendere un po’ di riposo; se +tornerete a Parma, sarò felice di vedervi. + +Poi prese un fazzoletto ed asciugata una lagrima, disse: + +— Le circostanze sono tali al giorno d’oggi che rispondere a questa +lettera sarebbe un esporre me, mia sorella, e voi stessa. + +Dopo di che rimontò a cavallo, augurò il buon viaggio all’Inglesina, e +partì al galoppo. + +L’Inglesina aveva continuato il suo viaggio trovando la duchessa di +Parma un po’ fredda rispetto ai pericoli in cui trovava sua sorella; +ma avendo premura d’arrivare a Napoli, si era posta di nuovo in viaggio +senza riposarsi. + +Dopo le delusioni venne la catastrofe. L’Inglesina viaggiava, come ho +detto, in vettura di posta con un domestico sulla cassettina; questo +domestico aveva sotto i piedi una cassetta ove la viaggiatrice aveva +rinchiuso gli oggetti più preziosi e il denaro: volendo arrivare a Roma +di giorno, essa l’aveva mandato per corriere a comandare i cavalli, +e non trovandosi nessuno a custodire la cassetta, le fu involata fra +Aqua-pendente e Monte Roso, di modo che la povera fanciulla, arrivando +a Roma, si accorse che rimaneva abbastanza denaro per pagare la posta, +ma non un soldo per continuare il suo viaggio a Napoli. Fortunatamente +aveva una lettera di raccomandazione per la duchessa De-Paoli che +abitava a Fontana di Trevi. Il giorno dopo del suo arrivo andò dalla +duchessa e le consegnò la lettera raccontandole le sue sventure. + +La duchessa le prestò un centinaio di ducati per continuare il viaggio; +una volta a Napoli sapeva bene che non aveva bisogno di nulla. + +La duchessa inoltre le aveva dato una lettera di raccomandazione, +propriamente per.... per Sir William, e non conoscendo chi fossi, +l’Inglesina mi chiese se conosceva l’ambasciatore d’Inghilterra, se era +un uomo cortese, e se io poteva raccomandarla a lui. Per tutta risposta +e con grande stupore dell’Inglesina, apersi la lettera diretta a sir +William. La duchessa De-Paoli pregava sir William, di ordinare tutte +le ricerche necessarie perchè la povera Inglesina ritrovasse la sua +cassetta. Non sapendo se avrei veduto sir William prima della partenza +del corriere dell’Imperatore che passava per Roma, e che doveva +porsi in viaggio per la mattina seguente, presi la penna e scrissi al +console inglese a Roma, per raccomandargli d’insistere presso tutte +le autorità perchè fossero attivate tutte le indagini, non già come si +fa d’ordinario, ma sul serio: gl’indicai i due postiglioni come quelli +che bisognava arrestare pei primi: l’Inglesina mi aveva detto che quei +due le erano stati indicati come ladri di professione. Terminata la +lettera la diedi a leggere all’Inglesina, che comprese tutto il mistero +della mia indiscrezione, vedendo la mia lettera firmata, Lady Hamilton. +Nello stesso tempo mi tolsi dal dito un bel brillante, pregandola +di accettarlo in ricordo del modo originale con cui avevamo fatto +conoscenza. + +Eravamo ancor insieme quando la regina entrò ed ebbe la bontà +d’informarsi dall’Inglesina se mi fossi presa cura di lei; l’Inglesina +rispose prendendomi vivamente la mano e baciandola prima che avessi +avuto il tempo di oppormi. + +La regina l’interrogò ancora, ed in modo che provava di mostrare un +interesse ben diverso da quello della duchessa di Parma, riguardo agli +avvenimenti di Francia ed ai pericoli in cui si trovava sua sorella; +poi vedendo che la povera Inglesina, malgrado tutto il rispetto che +le ispirava la presenza di Sua Maestà, dormiva in piedi, la mandò a +riposarsi; ma alla porta si urtò quasi col generale Acton, il quale +chiamato soltanto pel giorno seguente, sapendo che si trattava di un +messaggiero o piuttosto di una messaggiera che giungeva dalla Francia, +accorse per far prova di zelo e per mettersi a disposizione della +regina. + +— Perdono, signora, disse il generale, mi voleva far annunziare quando +la signorina aperse la porta e mi trovai in faccia a Vostra Maestà. + +— Venite, generale, disse la regina, non c’è bisogno di etichetta in +momenti come questi: sapete che cosa è accaduto? sapete che mia sorella +e suo marito sono prigionieri alla Tuilerie? Luigi XVI si trova nella +stessa precisa condizione di Carlo II d’Inghilterra, e lo decapiteranno +come lui, e la mia povera sorella l’assassineranno. + +— Oh! signora, disse il generale, credete che si esagera. + +— Venite, Inglesina, venite, esclamò la regina, e ditegli come +vanno le cose; mi fanno venir la rabbia con quel loro sangue freddo: +aspetteranno che il re Luigi XVI abbia tagliata la testa per decidersi +a snudare la spada per lui. + +— Quand’è che avete lasciato Parigi? chiese il generale. + +— Eh! mio Dio! Signore, disse la regina, quando tutto era perduto. + +— Di grazia lasciate parlare la signorina, disse il generale, e vedrete +che non è perduto tutto; abbiate un po’ di pazienza. + +— Pazienza! disse la regina; dopo la presa di Bastiglia, vale a dire da +due anni, non sento dire altra cosa. + +Poi lasciandosi cadere su di una poltrona, e rivolgendosi all’Inglesina +che si era rianimata dietro questa emozione della regina: + +— Raccontategli tutto, disse, e quando saprà ciò che so io, vedremo se +oserà ancora dire: — pazienza. + +Mano mano che l’Inglesina parlava, la regina faceva dei movimenti di +testa, ripetendo: ebbene? ebbene? ebbene? — e quando ebbe finito: + +— Ho ricevuto una lettera da mio fratello l’Imperatore, disse: egli mi +avvisa che al 27 d’agosto deve avere una conferenza a Pilnitz col re +Federico Guglielmo. Scrivetegli in nome del re Ferdinando, che noi da +questo momento aderiamo a quanto sarà per fare, e che può contare su +venticinque mila uomini e venticinque milioni. + +Il generale sorrise. + +— Per gli uomini forse, disse egli, ma pel denaro è tutt’altra cosa, le +casse sono a secco, e voi lo sapete, Signora. + +— Si riempiranno, dovessi vendere perciò i diamanti della corona; +d’altronde se voi non gli scrivete ciò in nome di Ferdinando, gli +scriverò io nel mio, anzi gli debbo già avere scritto, ecco qui la +lettera. + +— Vostra Maestà sa, disse facendo in un inchino il generale Acton, +che io non sono mai d’altro avviso che del vostro; ma farò osservare +a Vostra Maestà che la signorina, — accennando all’Inglesina, — ha +l’aspetto di essere ammalata, tanto è spossata. + +— Oh! lo sono meno pel viaggio che pel dispiacere, rispose l’Inglesina, +pensando alle sventure che minacciano gl’illustri personaggi che ho +lasciato da sì poco tempo. + +— Non importa, disse la regina, andate nella vostra camera, mettetevi a +letto e dormite ventiquattr’ore se potete. + +Difatti la povera Inglesina era più ammalata di quello che non credeva +ella stessa, o di quello che non voleva confessare: nella notte fu +presa da una febbre violenta, e fu obbligata di stare a letto per otto +giorni. + +Durante quella settimana la regina non mancò un sol giorno di farle +visita nella sua camera, e di chiedere le sue notizie. + +È inutile dire che malgrado tutte le ricerche che noi facemmo fare, +sir William ed io, la cassetta dell’Inglesina non si ritrovò. Ci fu +detto solamente che uno dei due postiglioni era un figlioccio di un +cardinale, cosa che gli permetteva di accoppiare il mestiere di ladro +con quello di postiglione. + +Dopo otto giorni di riposo, e perfettamente guarita, l’Inglesina +ripartì per la Francia, con una lettera in cifre della regina di Napoli +per la regina Maria Antonietta. + +Il giorno 27 di agosto, l’imperatore Leopoldo ebbe a Pilnitz col re +Federico Guglielmo la conferenza promessa. I due testimonii che vi +assistevano bastavano solo per indicarne lo scopo; uno era il signor de +Bouillé, che aveva dianzi dato al re una prova così grande di devozione +a Varenne, cercando fino all’ultimo momento di toglierlo dalle mani del +popolo; l’altro era il signor Calonne, quel bel ministro della guerra +inventato da madame di Staël che ebbe per un istante la speranza di far +passare il suo genio in quella testa sventata: mistero che i discorsi +della corte avevano reso molto trasparente, avviluppando la nascita +di questo bel gentiluomo, che era nientemeno, dicevasi, che il frutto +d’incesto fra Luigi XV e madama Adelaide, che allora era a Roma, e che +due anni dopo ei doveva vedere colle due sorelle a Palermo. + +Intanto le notizie di Francia si fecero migliori: l’assemblea nazionale +aveva terminato l’atto costituzionale, che fu poi conosciuto più tardi, +sotto il nome di costituzione del 91: il giorno 14 settembre il re +si era recato alla costituente, ed aveva prestato il giuramento alla +costituzione, promettendo di mantenerla con tutti i poteri che gli +erano delegati. + +Subito dopo, come se l’assemblea non avesse atteso che quest’atto +solenne per riconciliare la nazione col re, si restituì a Luigi XVI +la facoltà di dare tutti gli ordini che credesse convenienti per la +sicurezza e la dignità della sua persona, si levarono i suggelli dagli +appartamenti, e tanto il giardino quanto il palazzo della Tuilerie +furono aperti al pubblico. + +Ma i preparativi di guerra non proseguivano meno in attività da parte +del re di Prussia, dell’imperatore Leopoldo e del re Ferdinando, +quando ad un tratto tre notizie delle più inaspettate si succedettero +alla Corte di Napoli, cioè che l’imperatore Leopoldo era morto al 1 +di marzo, che Gustavo III di Svezia era stato assassinato il 16 dello +stesso mese, e finalmente che la Francia aveva dichiarato la guerra a +Francesco I re di Ungheria e di Boemia il 20 aprile. + +Non saprei dire se nello stato d’animo della regina, la morte di suo +fratello Leopoldo le fosse stata molto spiacente; malgrado il trattato +di Pilnitz, malgrado i preparativi esterni di guerra, si diceva in +segreto che vi era accordo fra il ministro francese Delessare ed +il gabinetto di Vienna per mantenere la pace: nella sua qualità di +filosofo, Leopoldo non amava la guerra, e d’altra parte non era pronto +a farla. + +L’imperatore Francesco I, nipote della regina che succedeva a suo +padre, caratterizzava invece perfettamente la controrivoluzione, ed era +l’uomo fatto per Maria Carolina. + +Era un tedesco nato a Firenze, e per conseguenza falso italiano e falso +tedesco, ma partecipe delle due nature: la regina di Napoli credeva +di poter prendere una facile influenza su quella mente limitata e su +quel carattere debole e violento. Quando lo vidi dieci anni dopo, era +un uomo ancor giovane, e supponendo tuttavia che fosse un uomo non una +statua, camminava stecchito come sulle molle, simile allo spettro di +Banco. Aveva un viso o piuttosto la maschera fresca e rosa, e di una +fissità spaventosa. Sir William diceva di lui: + +Ecco un uomo che non avrà mai dei rimorsi; costui commette dei delitti +con coscienza. + +La controrivoluzione aveva dunque guadagnato tutto colla morte di +Leopoldo, poichè ad un imperatore filosofo, succedeva un imperatore +bacchettone ed ipocrita, e la prova non tardò guari a mostrarsi +con grande soddisfazione di Maria Carolina. Subito dopo la morte +dell’imperatore Leopoldo, l’ambasciatore di Francia a Vienna, signor di +Noaille, fu quasi prigioniero nel suo palazzo. In quanto alla Prussia +se ne stava sicura; era sotto la sua protezione che gli emigrati si +davano faccende, ed in una udienza pubblica il re Federico Guglielmo +avea voltato le spalle al signor di Segur ambasciatore di Luigi XVI +o piuttosto dell’assemblea nazionale, ed avea chiesto ad alta voce +all’inviato di Coblenza, vale a dire dei principi, come stava il conte +d’Artois. + +In quanto all’assassinio di Gustavo, era certamente un gran delitto, +ma non era una grande sventura per la causa del re; però, benchè a +torto si fosse creduto da principio che egli fosse stato assassinato +dai rivoluzionari, cosa falsissima, lo si metteva a carico dei +nostri nemici. È vero che lo si designava come il futuro generale in +capo della rivoluzione; ma questo generale in capo era forse assai +terribile? d’altronde lo si notava come uno che odiava la Francia, come +un amante che odia l’amante infedele, e la sua grande preoccupazione, +morendo, era di sapere cosa direbbe la Francia della sua morte. + +— Che ne diranno, Brissot? mormorò spirando. + +In quanto alla dichiarazione di guerra della Francia all’Austria, +siccome era evidente che non era il re che dichiarava questa guerra, ma +il ministro girondino, e che d’altronde non era dichiarata che dietro +un ultimatum dell’imperatore Francesco, impossibile ad accettarsi dalla +Francia, e siccome questa guerra soddisfaceva ai desiderj della regina, +questa notizia fu ricevuta più come buona, anzichè come cattiva. + +Il doppio lutto che si portò a Napoli per la morte dell’imperatore e +per l’assassinio del re di Svezia, fu dunque a mio avviso, più un lutto +di corte che di cuore. + + + + +VIII. + + +Quando passai per la Germania ritornando con sir William e lord Nelson, +vale a dire nel 1801, vidi in esilio chi nel 1792 aveva fatto prendere +a Luigi XVI la risoluzione di fare la guerra all’Austria; costui era +Carlo Francesco Dumoriez, che per nostra sventura salvò la Francia +a Valmy ed a Jemapes. Ne aveva tanto udito a parlare alla corte di +Napoli, che lo osservai colla più grande attenzione, e non perdetti +nemmeno una parola della conversazione che ebbe con mylord[2]: quando +toccherò di quell’epoca della mia vita, dirò l’effetto che egli mi +produsse. + +Abbiamo detto che dopo il giuramento della costituzione si era formata +una specie di pace fra l’assemblea, rappresentante la nazione ed il +re, rappresentante il diritto divino, ma trascinato suo malgrado, e +malgrado la regina, a farsi il campione dei principii rivoluzionari +dell’89; avremmo dovuto dire una tregua: alla prima occasione questa +tregua si ruppe. Quest’occasione fu il rinvio de’ ministri che gli +avevano fatto dichiarare la guerra. + +Sapemmo poi verso la fine di giugno da una lettera stessa della regina +Maria Antonietta l’invasione della Tuilerie dai sobborghi S. Antonio +e S. Marcello diretti dal famoso Santerre, che aveva cominciato come +Cromwell coll’essere birraio; ma privo dell’ingegno del protettore, si +fermò ad un terzo del cammino che percorse il deputato dell’università +di Cambridge; questa lettera era il penultimo grido della sua +disperazione. Noi non ne udimmo l’ultimo che mandò il 10 agosto. Fino +dal 1 luglio 1792 la regina non ebbe più che indirettamente notizie +di sua sorella, e non si vedea altrimenti cosa succedeva in Francia, +che come quando si vede ad intervalli al bagliore dei lampi di una +tempesta. + +La lettera della regina Antonietta era lunga, e spiegava a sua sorella +come suo marito avesse acconsentito alla guerra coll’Austria, ed era +venuto a proporla pel primo all’assemblea nazionale. + +Maria Carolina s’immaginava bene che suo cognato avesse fatto quel +passo suo malgrado, ma ignorava la situazione precisa in cui egli si +trovava; la lettera di sua sorella gliela poneva con tutta chiarezza. + +Il re accusato dai Giacobini e specialmente da Robespierre di volere la +guerra, non la desiderava meno di Robespierre, che temeva di vedersi +perdere la sua cattiva ed odiosa personalità in mezzo ai frastuoni +delle battaglie. + +Difatti il re aveva tutto da perdere con una guerra, e la regina lo +spiegava benissimo; una vittoria di Lafayette o di qualunque altro +generale non ristorava il trono che per metterlo sotto tutela: d’altra +parte una disfatta avrebbe inasprito Parigi; vi sarebbe sommossa per +le vie, e dalle vie sarebbe giunta fino alla Tuilerie, ove non era +ancora penetrata, perchè il re sarebbe accusato di aver preparato +questa disfatta, o almeno di esserne contento. Finalmente se, contro +ogni probabilità, il re non sparisse in mezzo alla tempesta, se il +diritto divino dei re trionfasse, a vantaggio di chi trionferebbe? +— a vantaggio di Monsieur fratello del re e dell’emigrazione, perchè +Monsieur non nascondeva i suoi progetti; Monsieur voleva l’abdicazione +di Luigi XVI e la reggenza fino alla maggiorità del Delfino. + +Particolarmente la regina avea tutto a temere; e benchè il suo +carattere energico, che aveva molti lati somiglianti a quello di Maria +Carolina, la portasse ad affrontare il pericolo, non si dissimulava di +non avere amici nè a Parigi nè all’estero; a Parigi era stata chiamata +madama _Poi_ o madama _Veto_, e aveva nemico il popolo intiero; a +Coblenza era stata oltraggiata, ed aveva per nemico mortale Monsieur +e l’antico ministro Calonne, che, dopo essere stato suo servitore, la +prese in odio e dirigeva il conte d’Artois, altre volte benevolo verso +di lei, e che poi passò nel campo dei suoi avversari. + +Anche la Francia vittoriosa era probabilmente per Maria Antonietta una +decadenza: i principi vincitori, peggio, era il ripudio od un convento. +La guerra era stata dichiarata all’Austria dal re di Francia il 20 +aprile: al 28 avvennero a Quievram i primi scontri; i rivoluzionari +erano stati battuti ed avevano massacrato in un granaio il generale +Teobaldo Dillon fratello del bello Arturo Dillon, che aveva fama di +essere stato il primo amante di Maria Antonietta; e l’odio contro la +povera regina di Francia era così grande, che i soldati, confondendo +Teobaldo con Arturo, l’uccisero per odio di suo fratello accusandolo di +tradimento. + +L’altro fu più infelice ancora, morì nel 94 sul patibolo. + +Sventuratamente i Prussiani non seppero approfittare di questa prima +vittoria; avevano una grande confidenza in ciò che diceva il duca di +Brunswik, il quale ad una lettera della regina che gli raccomandava suo +cognato e sua sorella, rispondeva: + +— Vostra Maestà si assicuri, che non è una guerra quella che andiamo a +fare, è una passeggiata militare. Le nostre fermate sono già stabilite +prima, e pel 15 settembre saremo a Parigi. E di fatti il 23 agosto il +generale Clairfight prendeva Longoy dopo un bombardamento di 24 ore; al +2 settembre il re di Prussia in persona prendeva Verdun, e si metteva +in marcia su Parigi. + +Ma prima di queste notizie un poco rassicuranti ci erano giunte delle +notizie disastrose. + +Al 10 agosto la Tuilerie era stata presa di assalto, e al 13 il re e +la regina erano stati condotti al Tempio. Poi arrivò la notizia del +massacro dei prigionieri: al primo momento si annunziò alla regina +che tutti i prigionieri erano stati massacrati, che non vi era stata +eccezione per nessuno, e che il re e la regina erano periti insieme +agli altri; la regina Maria Carolina credette di diventar pazza di +rabbia e di dolore. + +Ma si ricevette subito una lettera del signor di Bretéuil agente di +Luigi XVI, ed un’altra del signor Mercy d’Argenteau, che rassicuravano +su questo punto la regina di Napoli, che il re e la regina di Francia +vivevano; ma si trattava di fare il processo al re. + +Il signor Mercy d’Argenteau annunziava inoltre in una proscritta che la +Vandea si era sollevata, cosicchè i repubblicani avevano in faccia la +spada degli stranieri, e alle reni il pugnale dei realisti. + +Nello stesso tempo apprendemmo la vittoria di Valmy, la proclamazione +della repubblica, l’accusa del re, e la pace probabile colla Prussia. +La passeggiata militare di S. M. il re Federico Guglielmo non era +ancora giunta alla foresta dell’Argonne, e si era fermata al campo +della Luna. + +Fu allora che la regina risolse di far entrare in linea il governo +napolitano. + +Il primo segno d’ostilità che diede il re Ferdinando alla nuova +repubblica, fu di rifiutare di riconoscerla nella persona del suo +ambasciatore il cittadino Mackau, e di far fare lo stesso rifiuto a +Costantinopoli al cittadino Semonville. + +Poi la regina fece redigere dal generale Acton una lettera che comunicò +ai governi di Venezia e di Sardegna. + +Quella nota portava l’invito di formare una lega italiana, ed era +redatta in questi termini: + +«Qualunque sia la fortuna delle armi tedesche sul Reno, all’Italia +importa di avere sulle Alpi delle forze che servano di baluardo, e di +impedimento ai Francesi, o vinti in altra parte, fare una diversione +disperata, o vincitori, di vendicarsi continuando le loro conquiste, +ed inquietando i governi italiani. Se il regno di Napoli, la Sardegna +e Venezia si collegassero in questo scopo, il Sovrano Pontefice si +unirebbe alla santa causa, i piccoli stati intermediarii seguirebbero +buono o malgrado il movimento generale, e ne risulterebbe una massa +di forza capace di difendere l’Italia e darle peso ed influenza +nelle guerre e nei consigli d’Europa. L’oggetto di questa nota +era di proporre una confederazione, in cui il re delle Due Sicilie +prenderebbe la più grande responsabilità, quantunque fosse l’ultimo +cui potessero colpire le armi francesi, ma crede di dover ricordare ai +principi italiani che la speranza di sfuggire isolatamente al pericolo +d’un’invasione, è sempre stata la ruina d’Italia.» + +Si era ricevuta la risposta della Sardegna che accettava, e si +stava per ricevere quella di Venezia, quando il 16 dicembre, mentre +i ministri erano in consiglio con sir William, ed io aveva fatto +colezione con la regina, che stava in piedi alla finestra, battendo +con distrazione le dita sui vetri, essa mi chiamò ad un tratto, ed +indicandomi il mare coperto di navi nell’intervallo fra la punta di +Posilippo e Capri: + +— Che cos’è? mi dimandò essa. + +Ed io che non ne sapeva nulla al par di lei, me ne stava guardando. + +Ma quando la squadra fu in vista di Napoli, inalberò le sue bandiere, +ed ai loro tre colori, così odiati a Napoli, si riconobbe una flotta +francese. + +In quel momento udimmo del passi precipitosi nella camera precedente, +la porta si aperse con violenza, ed il re apparve pallido ed assai +agitato, e lasciandosi cadere su di una poltrona, indicando col dito le +navi che si avanzavano a gonfie vele: + +— Ecco, signora, disse volgendosi alla regina, è affare vostro. + +La regina anch’essa diventò pallida, ma di collera; il suo labbro +inferiore, il labbro austriaco, s’allungava sdegnosamente, e colle +sopracciglia aggrottate guardava in faccia suo marito. + +— Vogliate farmi la grazia di spiegarvi, disse, perchè non vi comprendo. + +— Per Dio, disse il re, però è ben facile a comprendersi. Voi mi +avete fatto rifiutare di ricevere il signor Magoh, — il re nel suo +dialetto napoletano storpiava volontariamente od involontariamente +il nome dell’ambasciatore della repubblica francese; — voi mi avete +fatto scrivere al mio buon amico il Gran Turco, che non ho mai veduto, +ed i cui Bey di Tunisi, di Marocco e di Tripoli, rapiscono i miei +sudditi per farli remare sulle loro galere; mi avete fatto scrivere +al mio amico, il Gran Turco, perchè facesse egualmente col signor di +Semonville, ed egli ha avuto la delicatezza di dire di no; mi avete +messo alla testa di una confederazione di principi italiani, di cui la +metà mi lasceranno in mezzo ai pericoli, per fare una coalizione contro +la Francia, ed ecco là la Francia che se ne adonta, e che manda una +flotta per fare, Dio lo sa.... per bombardare Napoli, forse. + +— Ebbene, e poi? chiese la regina. + +— Come poi? dopo che Napoli sarà bombardata! + +— Napoli sarà bombardata se non si difende. + +— Al contrario, signora, sarà bombardata se si difende. + +— E allora voi lascerete entrare i Francesi in porto senza tirare un +colpo di cannone? + +— Credo bene: prima di tutto la polvere che si fabbrica a Napoli val +niente, perchè contiene dieci volte più carbone che nitro; se andassi +a caccia colla polvere di Napoli, non prenderei che la terza parte dei +miei colpi, per cui faccio venire la mia polvere dall’Inghilterra. + +— Cosicchè voi avete ordinato? + +— Che si vada incontro alla nave ammiraglia, per ricordare al +comandante della flotta, che un antico trattato non permette l’entrata +nel porto che a soli sei legni di guerra francesi. + +— Eh! là! esclamò la regina. + +— Aspettate dunque; ma per dirgli, continuò il re, che una volta non +fa usanza, ma che lo prego solamente, prima che nessun uffiziale della +flotta scenda a terra, di farmi dire quale sia la felice circostanza +che mi procura l’onore della sua visita. + +— L’intendi, Emma, disse la regina con impazienza, e battendo i piedi. + +— Il re fece sembiante di non vedere e di non intendere. + +— Guardate, disse il re, ecco il capitano Francesco Caracciolo, che va +nella lancia reale a compire la mia commissione. + +— Vi ammiro, disse la regina scherzando, voi mandate un principe a dei +repubblicani. + +— Signora, siccome presumo che la repubblica francese m’invia ciò che +ha di meglio, così anch’io le invio ciò che ho di meglio. + +— Ecco, li vedete, quei birbanti di Francesi non hanno paura di niente, +questi diavoli di Giacobini; ecco il vascello ammiraglio che getta +l’áncora a mezza portata di cannone dal Castel dell’Uovo; — bisogna +che sappiano che noi abbiamo la polvere cattiva, senza di che non si +esporrebbero a farsi calare a picco. + +— Ahimè, mormorò la regina, non sanno questo, ma probabilmente sapranno +oltre cose. + +— Che io sono incapace di approfittare della loro imprudenza, disse +il re, con un certo tuono finto che aveva talvolta, e da cui non si +poteva indovinare se scherzava o se parlava sul serio, se lanciava un +frizzo spiritoso, o se diceva una bestialità. — Hanno ragione questi +cari _sans culotte_, già, già. Ecco tutta la flotta che si spiega in +linea di battaglia, — manovrano a maraviglia. E quando si pensa che +da otto o dieci anni il mio ministro della marina, il signor generale +Acton, mi mangia otto o dieci milioni all’anno, promettendomi una +flotta che non veggo mai a comparire; con cento milioni dovrei avere +una flotta tripla di questa; andate dunque al consiglio, signora, e +fate questa osservazione al signor Giovanni Acton; venendo da voi gli +farà probabilmente più effetto che da me. Perchè infine capirete bene, +se avessi una flotta tripla di quella là, per quanto sia di cattiva +qualità la nostra polvere, potremmo difenderci, mentre che avendo ora +della polvere cattiva, e cinque o sei poveri bastimenti che vanno l’uno +dietro l’altro, la cosa è impossibile. + +La regina che comprendeva l’intenzione del re, si mordeva le labbra fin +quasi a sangue per la rabbia; il re le diceva nello stesso tempo: hai +un marito che è un vile, ed un amante che è un ladro. + +— Avete ragione, signore, disse la regina; anderò in consiglio e +parlerò nel termini che voi dite. + +— Oh! ne avete tutto il tempo, guardate là Caracciolo che sale ora a +bordo; vedete dunque come ciò lo interessa: — questo buon popolo.... +tutta Napoli è sulla banchina: — che bella beccheria se si battessero, +è vero che fuggirebbero tutti. + +— Cinico spietato, mormorò la regina. — L’intendi tu! — Credo che se +non vi fosse nessuno da burlare, burlerebbe sè stesso. + +— Diavolo! esclamò il re, la visita non è stata lunga. Ecco Caracciolo +che discende nella sua lancia; prima di dieci minuti sarà qui. — Fateci +l’onore di assistere al consiglio, signora; voi sapete di averne il +diritto dopo aver dato un erede alla corona, ed avete anche fatto +uscire il Tannucci usando di questo diritto. Egli era per la politica +francese, e voi per la politica austriaca. Oh! se ci fosse egli, ci +darebbe un buon consiglio. + +Ed il re uscì scuotendo la testa, dicendo: + +— Povero Tannucci. + + + + +IX. + + +Confesso che era rimasta come di sasso. Sapeva bene che il re di Napoli +era poco curante della sua propria dignità, ma non credevo poi che +spingesse sino a quel punto l’obblio di sè stesso; e stava guardando la +regina. + +— Andrete voi, signora? dimandai io. + +— Eh! sicuramente che ci vado, rispose, e ci verrai anche tu con me? + +— Ma signora, con qual titolo? + +— Tu ci verrai, disse la regina con impazienza: voglio che tu possa +raccontare a sir William come sono andate le cose, e dirgli qual è +l’uomo del re, o della regina. + +Non aveva nulla da rispondere, non era un invito che riceveva, ma +un ordine: seguii la regina, e cinque minuti dopo noi entrammo in +consiglio. Questo consiglio si componeva del generale Acton, di Carlo +De Marco, di Ferdinando Corradini, di Saverio Simonetti, e del nuovo +reggente della Vicaria Luigi Medici. Il re presiedeva come di solito +questo consiglio, ma si sa bene in che modo, venendo e andando. Un solo +fatto ci darà una idea dell’amore del re per questa occupazione: egli +aveva proibito che sul tavolo, in giro al quale si erano disposti, +vi fossero penne e calamai, temendo che la _smania di scrivere_ non +trascinasse qualche membro del consiglio a prolungare la seduta. + +Il re aveva ben calcolato il tempo che il capitano Caracciolo doveva +impiegare per ritornare dalla nave ammiraglia francese; non appena la +regina aveva preso il suo posto in faccia al re, ed io mi era seduta in +un angolo, la porta si aperse e si annunciò il messaggiero. + +Era la prima volta che vedeva l’uomo, alla cui morte doveva prender +parte sett’anni dopo; era un uomo di quarant’anni, cogli occhi neri e +di tratti molto marcati, aveva qualche cosa di aspro e di dominatore, +che dimostrava in lui il patrizio d’origine; difatti egli era principe +o piuttosto _dei_ principi Caracciolo, che prese gran parte nelle +guerre civili di Napoli, di cui uno, Sergiani, amante della regina +Giovanna II, fu assassinato in Castel Capuano, per vendetta dello +schiaffo che aveva osato di dare, in un momento d’ira, alla sua reale +amante. + +Egli entrò, si guardò intorno, e parve sorpreso nel vedere due donne, +di cui una straniera, assistere al consiglio; salutò profondamente, e +stette ritto. + +— Ebbene? dimandò Ferdinando con impazienza + +— Il re mi ordina di parlare? chiese Caracciolo. + +— Hai forse bisogno di un ordine, per dare una risposta al re? + +— Il re era solo quando mi ha mandato.... + +— Sì, disse la regina, e il re non è più solo, ma voi dovete conoscere, +mi pare, le persone innanzi alle quali siete stato ammesso. + +— Ho l’onore di conoscere le Loro Maestà e le Loro Eccellenze, rispose +Caracciolo con una voce ferma; ma non ho l’onore di conoscere la +signora. + +— La signora è mia amica intima, disse la regina. + +— Ciò è un titolo al nostro rispetto, signora, rispose il principe +facendo un inchino; ma trattandosi ora di affari di Stato.... + +— Generale, volete ordinare al capitano Caracciolo di parlare? disse la +regina al ministro Acton; il vostro ordine avrà forse su di lui maggior +potere dell’invito del re e del mio. + +— Vediamo, parla, disse il re. + +— Sire, disse Caracciolo, l’uffiziale che comanda la flotta francese è +l’ammiraglio Latouche Treville. + +— E che vuol dire con questo ammiraglio Latouche Treville? dimandò il +re. + +— Un dei migliori marinai della marina francese, Sire; è quegli che +nel 1781 sostenne insieme al capitano Lapeyrouse comandante l’Astrea, +ed egli comandante dell’Ermione, un combattimento di cinque ore contro +quattro fregate e due corvette inglesi, e malgrado la superiorità del +numero ebbe gli onori della giornata. + +— E che viene a fare qui? + +— Ha rifiutato di dirmelo, Sire, ma ha detto che fra un’ora manderà il +suo secondo, per darvi tutte le spiegazioni a questo riguardo. + +— Ebbene, signori, disse il re, aspettiamo le spiegazioni del +signor.... scusatemi, m’inganno, del cittadino Latouche-Treville. + +— Temo, Maestà, disse il generale Acton, che noi siamo minacciati +da una scena simile a quella che venne a fare innanzi al porto di +Napoli l’ammiraglio Martin al principio del regno dell’augusto padre +di Sua Maestà, quando venne in nome dell’Inghilterra e dell’Austria a +significare al governo che dovesse serbare la neutralità nella guerra +d’Italia. + +— Sì, sì, disse Ferdinando: l’uffiziale incaricato di parlare in +nome del Commodoro fu anche molto insolente, trasse dalla sua tasca +l’oriuolo e lo regolò colla pendola, ed è lo stesso anche oggi; e +diede due ore al re per segnare un trattato di neutralità, e di spedire +l’ordine a Montemar di ritornare nel regno colle sue truppe. + +— E che fece il re vostro padre? dimandò la regina. + +— Per Dio, rispose Ferdinando, fece ciò che esigeva l’Inghilterra. + +— Ma perchè a quell’epoca, esclamò Caracciolo senza accorgersi che non +era stato interrogato, perchè a quell’epoca, Sire, la città era senza +difesa, senza guarnigione, senza provvigioni, senza difensori, perchè +la corte non era militare, perchè i ministri erano uomini timidi, +mentre al giorno d’oggi... + +— Taci, disse il re, non si chiede ora il tuo avviso. + +— Parlate invece, disse la regina, noi vogliamo essere informati.... + +Poi volgendosi verso il re. + +— Voi permettete, non è vero, Sire. + +— Voi vedete bene che io permetto tutto, rispose Ferdinando, ciò che +non impedisce che si faccia la mia volontà. + +E si alzò ed uscì. + +— Dicevate, signore, riprese la regina, volgendosi a Caracciolo. + +— Mentre al giorno d’oggi.... + +— Mentre al giorno d’oggi, riprese il capitano Caracciolo, la città è +abbondevolmente fornita di cannoni, di uomini, di armi e di munizioni; +con un fuoco ben diretto dal castel dell’Uovo, e dal castel Nuovo si +terrà la flotta francese fuori della portata della bomba. + +— Il re pretende che la polvere non valga nulla, disse la regina. + +— Ebbene signora, disse Caracciolo, si anderà all’abbordaggio; mi si +lasci prendere trecento barche nel porto, ed io anderò alla lor testa +ad attaccare la nave ammiraglia. + +Il re rientrò, ed udendo le ultime parole di Caracciolo, alzò le spalle. + +— Chieggo perdono a Vostra Maestà, disse Caracciolo, ma i corsari +barbereschi ed i corsari maltesi non fanno altrimenti? + +— Signore, disse la regina, in nome del cielo date ascolto a ciò che +dice il capitano, si tratta qui dell’onore della vostra corona. + +— Più ancora, signora, disse Caracciolo, rivolgendosi alla regina, che +egli vedeva venire dalla sua parte, noi siamo in una stagione in cui il +porto di Napoli non si può tenere: dalle cognizioni che ho del nostro +clima, continuò il principe interrogando il cielo cogli occhi, mi farei +mallevadore, che non scorreranno ventiquattr’ore, senza che qualche +colpo di vento non obblighi la flotta francese a prendere il largo. S. +E. il signor ministro della guerra, che è della marina, può affermare +che dico la verità. + +— Rispondete, generale, disse la regina. + +— Difatti, disse il ministro, vi ha molto del vero in ciò che dice il +signor Caracciolo; ma ora siamo presi alle strette. + +— No, generale, rispose il capitano, perchè alla vista della prima +vela, ho già tutto disposto sulla mia corvetta, come se fossi sicuro +che quella vela fosse nemica, e sono sicuro che i miei colleghi di +stazione nel porto hanno fatto altrettanto. + +— Ebbene, Sire, chiese la regina a Ferdinando, che tenendosi un +ginocchio sull’altro agitava la gamba, che ne dite voi? + +— Lo vedete, signora, replicò il re, non dico nulla. + +— E che fate allora? + +— Aspetto. + +Nel momento in cui il re pronunziava questa parola, s’intese un primo +colpo di cannone, poi un altro. + +— Ah! esclamò la regina alzandosi e correndo alla finestra, mi sembra +che il castel dell’Uovo abbia fatto fuoco. + +— Sì, o signora, disse Caracciolo, ma a polvere; il forte dell’Uovo +saluta l’inviato del signor Latouche Treville; ecco là che gli risponde +il castel Nuovo. + +Difatti i colpi si succedevano con una regolarità, e si poterono +contare i ventun colpi, che sono il saluto usuale fra le potenze +amiche. + +— Non ho più nulla da far qui, signora, disse Caracciolo, volgendosi +alla regina. Vostra Maestà vuol permettere che mi ritiri? Fate pure, +disse la regina: ed anch’io mi ritiro nello stesso tempo di voi: vieni, +Emma. + +La regina mi fece un segno, ed io obbedii: Caracciolo si ritirò per +lasciarci passare, salutò profondamente e rispettosamente la regina, +ma stette ritto al mio passaggio, con uno sguardo così sdegnoso, che il +rossore della vergogna mi salì fino alla fronte. + +Era il secondo insulto che mi faceva in quel giorno. + +La regina camminava lestamente e senza rivolgersi nemmeno per vedere se +io la seguiva; arrivata alla porta della sua camera, vi entrò di furia, +si lasciò cadere su di un canapè, e mettendosi le mani nei capelli: + +— Ebbene, disse, l’hai tu veduto? mio cognato Luigi XVI è un leone +in paragone di quest’uomo: oh! quante vergogne ci restano ancora da +sopportare, mia povera Emma, se il tuo governo non viene punto in +nostro soccorso. + +— Signora, risposi, io non sono che una povera donna, assai straniera +alla politica, ma mi sembra che in ciò vi sia tanta colpa nei ministri +come nel re. + +— Che vuoi tu? tutti questi uomini non sono dei ministri, sono +servitori; ah! mio povero Giuseppe, se tu eri là, non avresti lasciato +insultare la tua regina. Senti, senti, le salve che ricominciano. La +repubblica prende possesso della terra di Napoli: davvero che quel +Caracciolo è un’anima vigorosa. + +— Che Vostra Maestà mi permetta di avere per lui tutta l’ammirazione, +ma non me ne chiegga per la simpatia; egli non si è mostrato per nulla +gentile verso di me. + +— Che vuoi tu, questi napolitani sono così bassi come i lazzaroni, +ed orgogliosi come i baroni dell’impero: questi Caracciolo pretendono +di risalire fino agli imperatori greci, sono altieri, ma almeno sono +valorosi; l’hai tu veduto là: se gli si fosse detto di andare ad +attaccare colla sua Minerva la nave ammiraglia, egli vi sarebbe andato +come ad una festa: mi piacciono più gli uomini di quella tempra, che +quelle canne che si piegano ad ogni soffio. + +La regina si avvicinò alla finestra. + +— Non avresti tu avuto il piacere, disse, a vedere un bel +combattimento? Guarda con quale insolenza fanno sventolare la loro +bandiera rivoluzionaria. Prendete questi colori, Sire, ha detto +Lafayette nel dare la sua coccarda al re, essi faranno il giro del +mondo. Spero bene che l’Inghilterra non permetterà che si compia questa +predizione orgogliosa. Ma quando penso che vi è nell’altra parte di +questo palazzo un francese, che viene a dettarci la legge in nome di +un governo che tiene mia sorella in prigione, e che forse taglierà la +testa a mio cognato, davvero io ne divento pazza per la rabbia. + +In questo momento si sentì toccare alla porta. + +Un usciere annunziò sir William Hamilton. + +— Entri, entri, disse la regina. + +Poi porgendogli la mano: + +— Oh! arrivate in punto, gli disse, sapete ciò che succede? + +— So ciò che si dice, ecco tutto; ma Vostra Maestà mi permetta +d’informarmi prima dello stato della sua salute. + +— Non si tratta già della mia salute, ma è della salute del regno che +si è in pena; siamo molto ammalati, mio caro Hamilton, e se M. Pitt non +viene ad aiutarci, temo che come hanno fatto il 20 giugno a mio cognato +Luigi XVI, ci si metterà il berretto rosso fino alle orecchie. + +— M. Pitt, signora, disse sir William, verrà in aiuto a Vostra Maestà, +non ne dubitate; ma ha un sistema che non saprei approvare, perchè è +contrario ai desiderj di Vostra Maestà. M. Pitt è un Whig divenuto +tory, non dimenticatelo. Egli vuole che la Francia si metta da sè +stessa al bando delle nazioni. + +— Sì, vale a dire, che invece di salvare Luigi XVI, ciò che avrebbe +fatto riunendosi alla coalizione, egli lo vendicherà quando i francesi +gli avranno tagliato la testa; del resto io sono bene esigente di +volere che un ministro di una nazione che ha decapitato Carlo I, se la +prenda a male perchè una nazione vicina vuole imitare il suo esempio. +Oh! se odiasse i francesi come me! + +— Dirò a Vostra Maestà una cosa che le sembrerà impossibile, e che però +è vera. M. Pitt odia i francesi più di V. M. + +— Più di me? + +— Sì, signora. + +— Ci scommetterei. + +— Oh! la scommessa è accettata da molto tempo, credetemi. Io conosco il +padre di lord Chatane. Ho conosciuto il figlio, l’ho veduto fanciullo; +egli è nato furioso, ammalato di una violenza innata; è una creatura +trista, amara, aspra, accanita, contro tutto; al giorno d’oggi l’ha +colla ruina della rivoluzione; ma sta aspettando il momento opportuno, +Fox e Sheridan ai quali ho scritto, hanno fatto quant’era possibile per +far sì che il governo intervenisse presso la convenzione; egli non l’ha +voluto. È triste di doverlo dire, a Vostra Maestà specialmente, ma egli +specula sull’orrore che l’avvenimento produrrà in Europa. M. Pitt ha +riso due volte nella sua vita, signora, e due volte è disceso sino al +punto di scherzare. La prima volta che ha riso, è stato quando ha udito +la rivolta di S. Domingo, che i negri bruciavano tutto e scannavano +tutti. Egli ha riso, ed ha detto: «I francesi potranno ora prendere +il loro caffè alla caramella». La seconda volta che ha riso, è stato +quando, or son quindici giorni, Fox e Sheridan spinti da me, gli hanno +fatto osservare che se non interveniva, i francesi potrebbero spingere +la follia sino ad uccidere il loro re; egli rise e disse. «In questo +caso vi sarà un vuoto nella carta d’Europa». + +— Ma è un mostro questo vostro Pitt, esclamò la regina. + +— Io non ho nessuna opinione intorno a Pitt, di cui, o signora, ho +l’onore di essere l’ambasciatore, disse ridendo sir William; ma so che +ha avuto il talento di farsi adorare dalle tre Inghilterre. + +— Come chiamate voi queste tre Inghilterre, sir William, l’Inghilterra, +l’Irlanda e la Svezia? + +— Oh! no, dalla vecchia Inghilterra, dall’Inghilterra feudale che +dopo l’89 moriva di paura, credendo ad ogni bastimento che veniva +dalla Francia di vedere sbarcare i diritti dell’uomo; dall’Inghilterra +mercante, seduta sul mare come suo feudo, ed alla quale egli ha +promesso la distruzione della marina francese; infine dall’Inghilterra +oziosa, speculatrice e aggiotatrice. La Francia suddivide le proprietà +fondiarie, gl’Inglesi suddividono le loro rendite. Ogni inglese ha il +suo coupon, ed ogni mattina calcola quanto ha guadagnato nella notte, +mentre la Francia s’invia al fallimento coll’emissione di due miliardi +di assegnati. Quando il nostro 5 per cento, che era a 92 salì a 120, +Pitt fu un grand’uomo; quando il 4 che era a 75 andò a 105, Pitt fu +un eroe; ora finalmente che il 3 il quale era a 57 è a 97, Pitt è un +Dio.... + +— Tristo Dio. + +— Ahimè! voi lo sapete, signora, gli uomini diventano Dei secondo i +loro amori ed i loro odii; gl’Indiani adorano una vacca, i Mongoli +un lama, i Siamesi un elefante bianco; lasciateci dunque adorare il +vitello d’oro, e la nostra religione è ancora la più sparsa. + +In questo momento si udì a tuonare il cannone di nuovo, annunziando +che il messaggiero del signor Latouche Treville ritornava nella lancia +ammiraglia, e si venne a prevenire sir William che il re lo pregava di +andare da lui. + + + + +X. + + +Dopo le disposizioni del re e quelle del consiglio, si potè prevedere +che l’inviato del signor Latouche Treville non avrebbe trovato molta +difficoltà nel successo delle trattative: difatti il re era disposto +ad accordare alla Francia quanto gli avrebbe chiesto, pronto però +a mancare di parola, od a tradirla, quando l’Inghilterra si sarebbe +decisa a parteggiare con esso. + +Il re aveva dunque dichiarato in seduta, a voce come in iscritto, che +egli era pronto a ricevere il cittadino Mackau, ed a trattarlo come un +ambasciatore di una potenza amica; aveva promesso di serbare la più +stretta neutralità nelle guerre di Francia coll’Europa; finalmente +aveva promesso di richiamare da Costantinopoli il suo ambasciatore +che era stato causa per cui Semonville non era stato subito ricevuto; +vale a dire che aveva ceduto su tutti i punti, ed aveva date tutte le +soddisfazioni alla Francia. + +Cosicchè nella stessa sera vedemmo far vela la flotta francese, +allontanarsi e perdersi nel crepuscolo, ed al giorno dopo non si vide +più nemmeno una vela. + +Ma prima di partire l’ammiraglio Latouche Treville aveva sbarcato +l’ambasciatore di Francia, che era accompagnato dall’ambasciatore di +Roma, il cittadino Basseville. + +Come aveva osservato il re, la folla attonita allo spettacolo di una +flotta francese, che manovrava a piene vele nel golfo, era immensa su +tutti i punti del vasto anfiteatro; ma si era stipata più densa e più +tumultuosa là dove era sbarcato l’inviato dell’ammiraglio francese. + +La bandiera tricolore che ornava la poppa del vascello ammiraglio, +sventolando così vicina alla terra napolitana, aveva svegliato delle +emozioni assai differenti. I lazzaroni la guardavano con una specie +d’idiotismo odioso; ma tutti quelli che appartenevano alla gioventù +istruita di Napoli, e le persone che professavano arti liberali, +qualunque fosse la loro età, sentivansi battere il cuore a questo segno +visibile di una rivoluzione, colla quale il partito avanzato sperava +un giorno di associarsi. Si riportarono tutti questi particolari alla +regina, assicurandola in pari tempo che un gruppo di giovani, fra i +quali si trovava un certo Emanuele De Deo, non avevano saputo contenere +il loro entusiasmo, ed al momento in cui l’inviato dell’ammiraglio +era passato in mezzo a loro col suo abito alla repubblicana, avevano +gridato: + +— Viva la Francia. + +Alla sera ritornando all’ambasciata inglese, posta sull’angolo +della riviera e sulla strada di Chiaja, vidi dei gruppi nella via di +Chiatamone; questi gruppi eransi riuniti alla vista della bandiera +tricolore francese che sventolava da un balcone della casa, ove abitava +il cittadino Mackau. + +Il giorno seguente, verso mezzogiorno scorso, avvenne ciò che aveva +predetto il capitano Caracciolo: i venti spiravano da sud-ovest, e +scoppiò una terribile tempesta. Se Napoli avesse resistito solamente +ventiquattr’ore, la flotta francese sarebbe stata obbligata, o di +prendere il largo e per conseguenza di fuggire, oppure era perduta, dal +primo fino all’ultimo legno. + +A quella vista, che le dava completamente ragione, la regina non +potè più contenersi, e rimproverò al re la sua viltà, rimprovero a +cui Ferdinando era poco sensibile; invece di felicitarsi di questa +tempesta, che poteva, senza bisogno che vi partecipasse il cannone +napolitano, cagionare una terribile avaria alla flotta dell’ammiraglio +francese, egli deplorava una partita di caccia che fu protratta al +giorno seguente, nella foresta di Persano, ed alla quale era obbligato +di rinunziare. Per altro egli aveva un poco rassicurata la regina, +facendole una teoria sul modo di considerare la fede dei trattati, e +si era positivamente combinato con sir William di voltar faccia alla +Francia tosto che gl’inglesi si sarebbero uniti alla coalizione. M. +Pitt non avrebbe che a fargli un segno, e uomini e navi sarebbero a +disposizione dell’Inghilterra. + +Al 20 dicembre, vale a dire quattro giorni dopo la partenza della +flotta, fui svegliata da un gran rumore: una folla di gente scendeva +con rumore dal ponte di Chiaja, e si spargeva nei giardini della villa. + +Tirai il campanello, e chiesi quale avvenimento dava motivo a questo +rumore; mi si rispose, che era la flotta francese che ritornava nel +porto. + +Mi alzai e mi vestii di fretta, pensando che la regina mi avrebbe +mandato a chiamare: difatti non aveva quasi terminato di acconciarmi, +che ricevetti un suo viglietto che mi invitava di andare a palazzo; +quasi nello stesso momento entrò sir William, che aveva ricevuto lo +stesso invito dal re, e si offriva ad accompagnarmi. + +Salimmo in vettura, ed ordinammo al cocchiere di andare dalla parte di +santa Lucia. + +Appena arrivati sulla banchina, vedemmo tutta la flotta che rientrava +nel porto, ma non già nell’ordine ammirevole con cui si era presentata +la prima volta, ma come uno stormo di uccelli marini spaventati, che +battevano l’ali alla meglio, per trovare un rifugio. + +Arrivammo a palazzo, ove si era radunato di fretta il consiglio, e nel +salire lo scalone incontrammo lo stesso capitano Caracciolo, che si era +stimato opportuno di chiamarlo, quantunque la prima volta fosse stato +di opinione diversa da quella del re. + +Sir William mi lasciò alla porta della regina, e si recò alla sala del +consiglio. + +Entrando nella camera della regina le raccontai l’incontro che aveva +fatto sullo scalone, ed essa tirò subito il campanello. + +— Si preghi il capitano Caracciolo di venire da me, prima ch’ei vada al +consiglio, debbo parlargli. + +Poi tirandomi a lei: + +— Comprendi tu qualche cosa di ciò che succede? Noi ci credevamo +liberati da questa flotta francese! — Che vuole dunque da noi questo +ammiraglio Latouche Treville colle sue bandiere e colle sue coccarde +tricolori? Viene forse qui a fare la propaganda repubblicana per +mettere anche noi in rivoluzione? Oh! Se ne guardi bene, noi siamo +prevenuti: non ci avranno così a buon mercato come Luigi XVI e Maria +Antonietta! In quanto a me, lo dichiaro, sarò senza pietà. + +Non aveva ancora avuto il tempo di rispondere che la porta si aperse, e +si annunziò il capitano Francesco Caracciolo. + +— Venite, venite, signore, disse la regina; voi siete stato il solo che +l’altro giorno fosse del mio avviso. + +Caracciolo fece un inchino. + +— È un grande onore per me, disse egli, perchè l’altro giorno Vostra +Maestà parlava in nome dell’onore napolitano. + +— Ebbene, vediamo, diteci francamente che cosa è che succede adesso. + +— Ciò che aveva predetto, signora; la flotta francese è stata +battuta e dispersa dalla tempesta; se avessimo tenuto fermo soltanto +ventiquattr’ore, noi saremmo padroni della situazione. + +— Non possiamo ora diventarlo? + +— Come! signora? + +— A vostro avviso la flotta francese entra in Napoli perchè è in +pericolo. + +— Per quanto possa giudicare, disse Caracciolo, osservando verso il +mare, non vi è un legno che non abbia sofferto avaria. + +— Ebbene, se si approfittasse della situazione, se si tentasse oggi ciò +che non si è osato far l’altro giorno, sareste voi pronto ad attaccare +la nave ammiraglia colla vostra corvetta? + +— Impossibile, signora. + +— Come! impossibile! + +— L’altro giorno proponeva di attaccare il nemico. + +— Poi.... + +— Oggi questo nemico è diventato nostro alleato. + +— Nostro alleato! + +— Senza dubbio, si sono scambiate delle promesse, signora, e si è +firmato un trattato. L’ammiraglio Latouche Treville veniva ad imporre +delle condizioni ad una nazione nemica, oggi viene a chiedere soccorso +ad un degno alleato; l’altro giorno era un dovere combatterlo, +attaccarlo oggi sarebbe un tradimento. + +— Ma però se voi ne riceveste l’ordine dal re.... + +— D’attaccare? + +— Sì. + +— Spero, signora, che il re non mi darà un ordine simile. + +— Ma infine se ve lo desse? + +— Avrei il dispiacere di presentare la mia dimissione. + +— L’intendi tu, Emma? disse la regina volgendosi dalla mia parte: +giudicate da lui gli altri, ecco come ci sono divoti. + +Poi a Caracciolo: + +— Va bene, signore, ho saputo da voi ciò che voleva sapere; io non vi +trattengo più. + +Caracciolo fece un inchino ed uscì. + +— Ora tutto viene in chiaro, continuò la regina, la flotta ritorna dopo +aver fatto avaria, e viene a rifugiarsi a Napoli, perchè no? Napoli, +come l’ha detto il _cittadino_ Caracciolo, facendo spiccare la parola +_cittadino_, Napoli non è alleato di questa repubblica francese che +viene a dichiarare la guerra ai re, e che va a tagliare la testa a mio +cognato? + +Io mi stetti silenziosa. + +— Ebbene, dimandò la regina, tu non mi rispondi? non hai nulla a dirmi? + +— Crederei di offendere la regina, dicendole francamente la mia +opinione. + +— Offendermi? sei ben buona; in che mi potresti offendere tu? + +— Ma mettendomi dell’opinione di quell’uomo.... + +— Di quale? + +— Del principe Caracciolo, e Dio sa che non ho punto simpatia per lui. + +— Allora tu trovi che i francesi hanno ragione di metterci i piedi +sulla testa. + +— Trovo che si ha avuto torto di trattar con loro. + +— Ed ora che abbiamo trattato con loro, dobbiamo subire le conseguenze +della parola data. Tu hai forse ragione; noi consulteremo in questo Sir +William. + +Intanto la flotta francese era entrata in porto, come si entra in un +porto amico, ed aveva gettato l’áncora. + +Un’ora dopo sapemmo che era avvenuto tutto ciò che il capitano +Caracciolo aveva predetto: appena era stata al largo, la flotta +francese era stata battuta da una tempesta orribile, sette navi +sopra undici, avevano sofferto grandi avarie. L’ammiraglio Latouche +Treville col suo trattato in mano, che gli accordava i vantaggi +concessi alle nazioni più favorite, venne a chiedere di riparare i suoi +legni avariati, a rinnovare le sue provvigioni di acqua dolce, ed a +comunicare col porto per comperare viveri, cordami e tele. + +Tutte queste dimande furono accordate. + +Vi fu di più: nella premura che aveva il governo napolitano di +allontanare quegli ospiti pericolosi, si affrettò di fornire +all’ammiraglio e operai, e materiali, e viveri; e da un condotto +provvisorio si fecero arrivare fino alla punta del molo le acque del +Carmignano, le più limpide e più salubri di Napoli. + +In quanto alla regina per non avere continuamente sotto gli occhi +quelle uniformi odiate e quelle bandiere detestate, si ritirò a +Caserta, benchè si fosse nel maggior rigore dell’inverno, vale a dire +nel mese di gennaio, e mi condusse seco. + + + + +XI. + + +Mentre noi eravamo a Caserta, tutte le predizioni della regina si +realizzavano a Napoli. Sia che Latouche Treville avesse avuto bisogno +veramente di riparare le sue navi, sia che questa riparazione fosse +una finta e che seguisse le istruzioni secrete della repubblica, +che erano di spingere tutti i popoli, coi quali essa si mettesse in +contatto, nella via della rivoluzione, l’ammiraglio approfittò della +sua presenza nella capitale del regno delle Due Sicilie per impegnare +i patrioti napoletani a organizzarsi in società secrete ed a preparare +per l’Italia meridionale il trionfo dei principii che regnavano allora +sulla Francia. Ogni giorno i suoi officiali, e si sa che gli officiali +dalla marina francese sono in generale uomini distinti ed istruiti, +ogni giorno i suoi officiali scendevano a terra, si spandevano nella +popolazione, vi facevano proseliti, e gittavano in tutte quelle giovani +teste la semenza della rivoluzione, che, qualche anno dopo, doveva far +scorrere tanto sangue. La vigilia del giorno, in cui la flotta doveva +levar l’ancora, vi fu un gran pranzo dato dai giovani agli officiali. +Vi si cantarono canzoni rivoluzionarie, ed, in mezzo a queste, la +Marsigliese, appena composta da Rouget de l’Isle, e che, scoppiando il +10 agosto, aveva fatto una immortalità così terribile al suo autore. +Venne innalzato il berretto rosso, e si giurò di avere anche a Napoli +una coccarda tricolore, che si sostituirebbe alla coccarda bianca +dei Borboni. Per di più, tutti coloro che avevano assistito al pranzo +adottarono la moda francese inaugurata da Talma nella tragedia di Tito. +Fecero tagliare i loro capegli, rinnegarono la polvere, e battezzarono +col nome di _Codini_, cioè di porta coda, coloro che persistevano nella +fedeltà all’antica moda. + +Durante tutto questo tempo, la regina, senza farmi alcuna confidenza, +mi parve preoccupata da qualche opera scura. Sovente, mentre eravamo +insieme, alcuno veniva a parlarle a bassa voce ed a dirle che era +domandata. Essa si levava tosto senza interrogare, e come conoscesse +già la causa di questo incommodo. Poi un quarto d’ora, mezz’ora, un’ora +dopo, essa ritornava e mi stringeva la mano dicendomi: _Tutto va bene_. + +Un giorno che la regina era in una di queste conferenze secrete, +io discesi in giardino e ci vidi un uomo vestito di nero che m’era +sconosciuto. + +Senza sapere che quest’uomo acquisterebbe più tardi una così terribile +rinomanza, non potei astenermi dall’osservarlo. + +Era piuttosto grande che piccolo, portava la testa chinata sul petto, +quantunque il suo sguardo scuro e concentrato si fissasse davanti da +lui all’altezza d’un uomo; ma questo sguardo, era facile accorgersene, +doveva spesso guardare senza vedere. Il viso era color cenere, +l’andatura irregolare, come quella degli animali feroci od inquieti; +talora lenta e talora rapida. Passò vicino a me e tuttavia non parve +mi vedesse. Parlava tra sè, ed io intesi queste parole che scappavano +dalla sua bocca come rotte fra i denti. + +— La tortura, mi bisogna la tortura. Senza la tortura che cosa vogliono +ch’io faccia? Essi non confesseranno mai. + +Quest’uomo mi fece paura. + +Lo seguii cogli occhi, e vennero a cercarlo da parte della regina. + +Mi assisi sopra una banca, le mie gambe tremavano. + +Ben presto vidi apparire la regina alla porta del giardino; essa +guardossi intorno; mi cercava, ed io mi levai e le andai incontro. + +— Buon Dio, cara regina, le domandai, chi è quell’uomo che ho +incontrato nel giardino e che masticava così triste parole? + +— Quale? chiese la regina. + +— Colui che vostra Maestà ha mandato a cercare. + +— Ah! disse la regina, ridendo, tu l’hai veduto. È il mio segùgio; io, +come il re, fui presa dalla passione per la caccia, voglio, come lui +avere la mia muta, e da qui a poco noi potremo cacciare i giacobini. È +un animale assai pericoloso, ma solo allora che gli si lascia prendere +vantaggio sui cacciatori. + +— Ma, infine, signora, quest’uomo? + +— Ebbene! quest’uomo.... + +— Quest’uomo è dunque il carnefice? + +— Niente affatto, ma sarà il suo provveditore, così spero bene. + +Poi stendendo il braccio dalla parte della Francia: + +— Oh! mia sorella, mia povera sorella, gridò, essi tengono te ma io +tengo loro, sii tranquilla. Poichè tutti gli uomini sono fratelli, i +fratelli di Napoli pagherano pei fratelli di Parigi. + +Io restai muta. Comprendeva l’odio della regina per la rivoluzione, ma +tanta energia mi spaventava in una donna; è vero che questa donna era +figlia del re Maria Teresa. + +Camminava silenziosa, appoggiata al braccio della regina: questo +braccio, ratratto per una contrazione nervosa, mi pareva avere la forza +di un braccio d’uomo. + +— Che vuoi, mia povera Emma, dissemi la regina, dopo un momento, +durante il quale, essa aveva camminato con un passo fermo e rapido, +bisogna prendere la tua parte. Tu hai creduto venire in un paese di +delizie, tu avevi inteso dire che l’aria della Baia era sì voluttuosa, +che deflorava le vergini; che l’aria di Posilippo era sì dolce che +i rosai vi fiorivano due volte; che l’aria di Sorrento era così +imbalsamata che si riconosceva una Sorrentina al profumo che fuggiva +dalla sua chioma. Tu credevi che qui la vita scorresse come nell’antica +Sibari in mezzo ai balli ed alle feste, che si dormisse sopra letti +di verzura, che si camminasse sopra tappeti di fiori. Si dimenticarono +di dirti che ci aveva, in mezzo a tutto ciò, una montagna che portava +l’inferno nei suoi visceri, che sembra sorridere come tutto il resto +della creazione, e che, di subito, crollava le case come castelli +di carta, copriva Ercolano e Pompei di cenere, e faceva rinculare la +marina spaventata dalla spiaggia di Resina a Rocca di Capri; obliarono +di dirtele, queste cose, ma io te le dico, io. + +La guardai atterrita. + +— Noi cominciamo una lotta, nella quale possiamo esser vinti, +quantunque abbiamo ottanta probabilità sopra cento di essere vincitori, +ma bisognerà combattere, e la battaglia sarà aspra. O figlia di fresche +praterie e di verdi ajole, ti senti tu troppo debole per montare sul +mio carro di battaglia? Allora abbandona la tua regina ritorna nel tuo +paese di Galles, e risali al tuo nido, come ruscello trasparente, che, +per paura di meschiarsi ai torbidi flutti del mare, risale verso la +sorgente. + +— Oh! no, no, gridai gettandole le mie due braccia al collo, io vi +amo troppo per abbandonarvi nel momento in cui voi stessa mi dite di +correre un pericolo. Io sono debole, ma voi siete forte, forte per +voi e per me; voi mi sosterrete se io affievolisco, mi rialzerete se +cado. Io non sono entrata abbastanza dentro ai secreti della politica +per sapere chi ha ragione in questa grande questione dei popoli contra +ai re; ma se voi avete torto, mia cara regina, io voglio aver torto +con voi, e se il Vesuvio o la rivoluzione scoppia su Napoli, io voglio +essere bruciata dalla stessa lava o soffocata dalla stessa cenere, che +voi. + +La regina mi cinse col suo braccio e mi serrò contro il suo cuore. + +— Alla buon’ora, disse ella, mi sembrava da qualche tempo averti a metà +perduta, ma ecco che io ti ritrovo. Io mi attristava già di sentirmi +sola; oh, io non avrei segreti per te! Sì io farò un’opera truce come +le Eumenidi, io spingo serpenti nelle tenebre. Con oro e fiaschi di +vino si fa tutto ciò che si vuole qui. Quest’uomo che tu hai veduto, +e che ti ha tanto spaventata, è una delle mie vipere. Egli si chiama +Vanni, gli altri due si chiamano Guidobaldi e Castelcicala; l’ultimo è +principe, era nostro ambasciatore a Londra. Io gli proposi di ritornare +per essere il capo delle mie spie, il presidente della mia Giunta di +Stato; egli ha accettato. Oh! io darò tali ricompense ai denunciatori, +che farò, come nella antica Roma, dello spionaggio uno stato onorevole, +e, se non onorevole, invidiato almeno. + +— Allora, io ripresi, mi spiego perchè quest’uomo parlasse di torture, +e dicesse che senza la tortura essi non confesserebbero. + +— Già, la tortura è la sua idea fissa, e secondo il suo modo di +vedere, egli ha ragione. Quest’uomo ha ambizione; quando gli altri +si contentano di dire _Nostro Re_, egli dice, _Mio Re_, come se il +re fosse soltanto per lui, e come se egli solo fosse incaricato +di guardarlo. Ora i denunciati non mancheranno, non mancheranno +i prevenuti, ma, forse mancheranno i colpevoli, poichè per certi +spiriti ostinati, non vi sono altri rei conosciuti, che coloro i quali +confessano il loro delitto; e qui nessuno confessa. Ebbene! Vanni +pretende che coll’aiuto di certi arnesi da lui inventati, posto che gli +si permetta di usarne, farà parlare le pietre. Io gli dissi, che per +parte mia, non mi vi opporrei affatto, e che la verità era cosa tanto +preziosa, che tutti i mezzi erano buoni per giungere a lei. Pertanto +vi ha una difficoltà. Pare che ciò non sia per nulla secondo la legge; +ma nemmeno i giacobini non sono nella legge; il _Giacobinismo_ non è +un reato preveduto, non si poteva dunque fare una legge contro di lui, +e poichè egli è fuori della legge, è lecito servirsi, per reprimerlo, +di mezzi fuori della legge. Capirai bene che non sono tanto abile +avvocatessa per sapere tutto ciò; la mia vipera, Vanni mi ha fischiato +questo argomento: egli citò Cicerone, che strangolò Lentulo e Cetego, +malgrado la legge che proibiva di attentare alla vita dei cittadini +romani. Maestro Vanni è un assai dotto uomo, io lo farò marchese e +cavaliere dell’ordine costantiniano. + +Io guardava la regina con uno sbalordimento, che, lo confesso, non era +esente da un certo terrore. + +S’accorse dell’impressione che faceva sopra di me. + +— Sì, diss’ella, capisco, tu trovi che c’è una differenza fra la +Carolina d’oggi e quella dei primi giorni. Quella metteva la sua +fantasia a vestirsi dello stesso abito, ad acconciarsi la stessa piuma +ad avvolgersi nel medesimo sciallo che tu. Quella conosceva il dolore, +ma non ancora l’odio; se essa si chiudeva sola con te, era per cercare +le scintille della sua passata felicità nelle ceneri del suo amore, per +dirti: amai nè amerò più; per dirti: io pure quantunque regina, ebbi un +cuore. La Carolina di oggi non ha più il tempo di pensare al passato, +se bisogna combattere per l’avvenire. Che cosa è un amore esiliato in +Sicilia, verso una sorella imprigionata in Francia, ed un fratello +che ha i piedi sui gradini del patibolo? Si tratta pur di felicità, +si tratta pur di poesia, si tratta pur d’amore; si tratta della vita. +Non ci ha animale, dall’aquila fino alla colomba, che non difenda il +suo nido, che non combatta per i suoi piccini. Uccidere chi ci vuol +uccidere, non è vendetta, è l’istinto della conservazione. Se noi pure +avessimo un Vergnaud, un Péthion, un Robespierre non attenderemmo +che ci facessero un 20 giugno ed un 10 agosto, noi faremmo loro una +notte di S. Bartolomeo. I Valois insegnarono ai Borboni che val meglio +tirare dal Louvre nella via, di quello che lasciar tirare dalla via +nel Louvre. Mi chiamino signora _Veto_, mi chiamino signora _Poi_, +mi chiamino ciò che vorranno, ma non mi chiameranno Giovanna Grey, nè +Maria Stuart. + +— Dio ci guardi da una tal disgrazia, disse una voce a due passi da noi. + +Ci voltammo di subito, la regina ed io, e ci trovammo in faccia ad un +uomo, che a certe parti del suo vestito più laiche che religiose, era +facile riconoscere per un dignitario della chiesa. + +Compresi, agli sguardi della regina, ch’essa non conosceva lo +straniero, che aveva la doppia arditezza di sorprenderci e di unirsi +alla conversazione. + +Ma io lo riconobbi e gridai: + +— Monsignore Fabrizio Ruffo! + +— Poi che lady Hamilton vuol avere la bontà di riconoscermi, vorrà essa +aggiungervi quella di presentarmi alla regina, alla quale vengo, del +resto da parte del re? + +Io consultai la regina cogli occhi. Sentendomi nominare il favorito di +papa Pio VI, col quale la corte di Napoli, l’abbiamo già detto, era in +migliori rapporti, la sua figura prese un’espressione di benevolenza +che mi permetteva di soddisfare ai desiderj del nobile prelato. + +— Signora, le dissi, permettetemi, seguendo il desiderio che egli ora +esternò, ch’io abbia l’onore di presentare a Vostra Maestà, monsignore +Fabrizio Ruffo, tesoriere di Sua Santità. + +— Signora, disse il prelato, inchinandosi, nello stesso tempo +ch’io ringrazio lady Hamilton della sua gentilezza, permettetemi +di rettificare due piccoli errori che essa commise e che doveva +commettere. Io non sono più tesoriere e sono cardinale. + +— Ve ne faccio i miei complimenti, signore, disse la regina; ma Vostra +eminenza non mi ha detto che veniva dalla parte del re? + +— Lo dissi, signora, e Sua Maestà sarebbe ella stessa venuta a Caserta, +se non l’avesse impedita una caccia di cinghiali nel bosco di lago +Fusaro, caccia che le fu impossibile di protrarre. + +— Riconosco in ciò il mio augusto sposo, disse la regina sorridendo; ma +voi non sarete meno il ben venuto, sopra tutto se mi recate una buona +nuova. + +— Ve ne porto almeno una grande, signora; una nuova che potrà avere le +più gravi conseguenze. L’ambasciatore della repubblica francese a Roma, +il cittadino Basseville, venne assassinato in una sommossa popolare. + +La regina sobbalzò. + +— È veramente una grande nuova che voi mi annunciate. E come avvenne la +cosa? + +— Vostra Maestà sa che conducendo l’ambasciatore di Napoli, il +cittadino Mackau, l’ammiraglio francese aveva nello stesso tempo +condotto l’ambasciatore di Roma, il cittadino Basseville. + +Il cardinale accentuò questa parola _cittadino_, ripetuta due volte, in +modo che non vi ebbe nulla di disaggradevole all’orecchio della regina, +grazie all’accento col quale la pronunciò. + +Essa lasciò dunque passare questa prima frase senza altra espressione, +che un sorriso di sprezzo, e facendo segno ch’essa ascoltava. + +Il cardinale continuò. + +— La nuova aveva fatto gran fracasso e si era sparsa nelle nostre +campagne. Io non ho bisogno di dirvi, signora, con qual colore i +nostri degni preti dipingano la repubblica francese alle loro pecore +della campagna e della città; patteggiare con essa è patteggiare +coll’inferno. A questa nuova annunciata dai pulpiti, il popolaccio di +Roma, i barbari del Transtevere, i selvaggi della Sabinia, i bifolchi +delle paludi Pontine, ciechi e feroci come i loro buffali, s’erano +riuniti sulla via che l’ambasciatore doveva percorrere. Durante tre +giorni si aspettò. Tutte le sere i preti ripetevano nei confessionari +alle donne smarrite, che l’ambasciatore francese veniva nella città +santa ad innalzare il vessillo di Satana. Le donne bruciavano cere, +pregavano e urlavano, gli uomini digrignavano i denti ed affilavano i +loro coltelli. + +— Bravo popolo, mormorò la regina. + +— In fine l’altro giorno, 13 gennaio, forti grida annunciarono +l’avvicinarsi della carrozza; tutto il popolo si precipitò dalla parte, +donde veniva. L’ambasciatore era in gran vestito repubblicano, abito +azzurro, cintura tricolore annodata sull’abito, cappello a tre corni, +pennacchio tricolore al cappello. Due amici, vestiti presso a poco +alla stessa guisa erano nella stessa carrozza. A tal vista le grida +scoppiarono, essi sembrarono sordi ed indifferenti, e continuarono il +loro cammino. Le vie ed i cavalli della loro carrozza erano scomparsi; +la si sarebbe detta una barca solcante flutti d’uomini. Capitarono +così al palazzo del cardinal Zelada, entrarono e lo strinsero perchè +riconoscesse i loro poteri. Egli, che aveva istruzioni positive +dalla Sua Santità, rifiuta e dichiara che per la corte di Roma, la +repubblica francese non esiste nè esisterà mai. L’ambasciatore saluta +il cardinale, rimonta in carrozza e, sia per sostenere l’onore della +Francia, sia per fare appello ai patriotti italiani, piantò un vessillo +tricolore a fianco del cocchiere. A tal vista, come Vostra Maestà +comprenderà, le grida raddoppiarono e le pietre cominciarono a piovere. +Il cocchiere spaventato, spinge i cavalli al galoppo e dirige la +carrozza nella corte di un banchiere francese. Per disgrazia o fortuna, +secondo il modo di guardare la cosa, il tempo manca di rinchiudere la +porta dietro la carrozza, il popolo si precipita, e nella baruffa, in +fede mia non si sa come ciò sia avvenuto, Sua Eccellenza il cittadino +Basseville ebbe il ventre aperto da un colpo di rasoio. + +— E si conosce l’assassino? chiese vivamente la regina. + +— Sì e no, rispose il cardinale. Sua Santità lo conosce, ma il governo +di Sua Santità non lo conoscerà. Ora, voi comprenderete bene, il +papa già compromesso per la guerra della Vandea, predicata da’ suoi +emissari, e compromesso ancor più per la morte dell’ambasciatore +francese, avrà il bel fare, come fece Pilato, lavarsi le mani del +sangue di Basseville; ne resterà sempre qualche traccia sulla punta +delle sue dita. La morte di Basseville è la guerra colla Francia. Io +vengo, in nome di Sua Santità, a chiedere al re Ferdinando, se è in +caso di sostenerla, ed in questo caso, sempre da parte di Sua Santità, +mettere a disposizione del campione della chiesa i pochi talenti che, a +questo riguardo, mi fornirono la natura e l’educazione. + +La regina sorrise: + +— Allora Vostra Eminenza appartiene, se non erro, alla Chiesa militante. + +— E credetelo, signora, io sono della razza di Lavalette e di +Richelieu. Nel medio evo avrei portato la corazza e la spada, e fatto +la guerra ai Turchi od agli Ugonotti. Oggi sono pronto a fare la guerra +ai Francesi, i quali sono pagani di una specie ben peggiore. + +— Ebbene, signor cardinale, disse la regina, noi ci ingegneremo di +darvi da lavorare: disgraziatamente la cosa non dipende da me sola. + +— Lo so, riprese il cardinale, ma... egli mi guardò, ma se la signora +vuol immischiarsene. + +— Io, signor cardinale? e che volete voi che io faccia, Dio buono? + +— Eh, signora! Pericle ha fatta la guerra di Sanne, di Megara, del +Peloponneso per i consigli e l’influenza di Aspasia. Aspasia non +era più bella di voi, e Pericle non aveva più influenza sugli affari +della Grecia, che sir William Hamilton, per suo fratello di latte il +re Giorgio, non ne ha sugli affari dell’Inghilterra, L’Inghilterra +dichiari la guerra alla Francia e noi siamo salvi. + +— Tu l’intendi, disse la regina, il cardinale parla in nome del nostro +Santo Padre il Papa, ed il nostro Santo Padre il Papa è infallibile. + +— Ebbene, sia, mia cara regina, risposi, e farò tutto ciò che +potrò meglio. Ecco a proposito Pericle, che viene a porsi a nostra +disposizione. + +Di fatti sir William s’avanzava dalla nostra parte; e siccome era l’ora +del pranzo, rientrammo nel castello; Sua Maestà invitò sir William +a pranzo, ritenne il cardinale e, pranzando, facemmo i progetti più +bellicosi del mondo. + +Quando penso ora che io fui per qualche cosa, non fosse altro, per +il valore di un grano di sabbia nella coppa che piegò dalla parte di +una guerra che durò vent’anni e che non è forse estinta ancora, io mi +spavento della respondenza che un grano di sabbia può avere davanti a +Dio. + + + + +XII. + + +Il cardinale aveva ragione. L’assassinio di Basseville suscitò +un’immensa emozione in Francia. La convenzione decretò che una solenne +vendetta si sarebbe presa di quest’assassinio, e che la Francia +adottava suo figlio. + +Ma questo rumore fu in breve assorbito dal rumore di un assassinio ben +maggiormente importante: al 27 gennaio si seppe a Napoli che Luigi XVI +era stato condannato a morte: al 1 febbraio si seppe che la sentenza +era stata eseguita. + +Nel momento in cui la stessa notizia arrivò a Londra, Pitt significò al +ministro di Francia di uscire entro ventiquatt’ore dall’Inghilterra. +Spinto da me, debbo dire che non aveva bisogno di questa spinta, sir +William aveva scritto direttamente tre o quattro lettere al re Giorgio, +e questi gli aveva risposto con un piccolo viglietto di suo pugno, +in cui gli diceva che l’Inghilterra, volendo dare tutti i torti alla +Francia, aspettava che i francesi avessero ucciso il re, ma una volta +che il re fosse ucciso avrebbe immediatamente incominciato le ostilità +colla Francia. + +Noi ricevemmo a Napoli due lettere nello stesso tempo che ci +annunziavano l’esecuzione di Luigi XVI avvenuta il 21 gennaio, e il +rinvio da Londra dell’ambasciatore di Francia. Benchè questa morte +fosse preveduta, pure fu un colpo terribile per la regina. La lettera +dell’ambasciatore era sopra carta listata a lutto, e suggellata in +nero. Scorgendo la lettera, la regina comprese tutto, gettò un grido e +svenne dicendo: — _Ah! l’hanno ammazzato._ + +Furono subito dati gli ordini perchè cessassero le feste del carnevale, +perchè la corte e le autorità vestissero a lutto, e perchè si +recitassero in tutte le chiese le preghiere dei morti. + +Poi Castelcicala, Guidobaldi e Vanni sapevano di poter incominciare +l’opera per cui erano stati chiamati. + +Si fecero degli arresti, e la regina incominciò solamente a sorridere, +quando seppe che più di trecento giacobini erano stati arrestati. + +Poi la regina ritornò padrona del consiglio, non osando nessuno di +opporsi a risentimenti che si consideravano giustissimi. Il governo +napolitano seguitando sempre ad essere l’alleato della Francia preparò +la guerra; l’esercito fu portato a 36,000 uomini, e l’armata navale a +102 legni d’ogni grandezza. + +Il cardinale Ruffo aveva voluto in tutte le circostanze prendere +un’importanza militare o politica che la conoscenza del suo merito +gliela faceva desiderare, e alla quale gli davano diritto non solamente +le raccomandazioni del sovrano Pontefice, ma ancora gli studi fatti +nell’artiglieria, studi che non saprei precisare nella mia ignoranza +in tale materia, ma che consistevano, credo, nell’invenzione di un +nuovo metodo per arroventare le bombe; ma sia che il ministro Acton non +avesse punto la stessa confidenza del cardinale nei suoi meriti, sia +invece che temesse per la sua fortuna l’influenza di un uomo superiore, +sia finalmente che la regina, — ed io, sto per questa ultima opinione +— che aveva una certa antipatia per il cardinale, abbia neutralizzato +la buona intenzione del re che lo aveva preso francamente sotto la sua +protezione, scorsero due o tre mesi, senza che il cardinale prendesse +una posizione alla corte. + +Un giorno mi meravigliai colla regina perchè un uomo di merito come +il cardinale stesse tanto tempo inoperoso, e non approfittasse della +grande amicizia che il Sovrano Pontefice aveva per lui per riprendere +alla corte di Roma la posizione cui gli dava diritto il suo rango di +primo dignitario della Chiesa; ma la regina mi spiegò allora che il +cardinale Ruffo aveva portato colle sue dilapidazioni un tale disordine +nelle finanze pontificie, che Pio VI l’aveva fatto cardinale perchè +non potesse più essere tesoriere; ora il nuovo porporato, come si dice +in Italia, non potendo più vivere a Roma colle abitudini di lusso che +aveva contratte colla rendita di cardinale che era di trentamila lire, +era stato inviato da Sua Santità al re Ferdinando nella sua qualità di +suddito napolitano, nella speranza che Pio VI aveva, che l’impiego che +il cardinale Ruffo occuperebbe alla corte di Napoli, raddoppierebbe la +sua rendita, e che con sessanta mila lire potrebbe vivere. La regina mi +confessava allora di essersi opposta che il ministro Acton entrasse in +questa piccola combinazione finanziaria di raddoppiare la rendita del +cardinale a spese del Ministero della guerra. + +La regina era lungi dal prevedere a quell’epoca i servigi che le +avrebbe reso sei anni dopo come soldato quel cardinale che essa +allontanava oggi dalle cose militari. + +Ma il re che invece aveva una grande simpatia per Sua Eminenza, sia +che volesse effettivamente trovare un’occasione per raddoppiargli gli +stipendi, sia che, come egli faceva sovente, vi aggiungesse il sarcasmo +alla gentilezza, il re diede al cardinale il posto che meno conveniva, +diciamolo, ad un uomo di Chiesa. + +Egli lo nominò ispettore della sua colonia di S. Leucio. + +Ora mi si domanderà senza alcun dubbio che cosa era questa colonia di +S. Leucio. + +La cosa è assai difficile a dirsi, ma non importa; ho già detto tante +cose difficili, e me ne restano ancora tante da dire, che l’esitazione +sarebbe ridicola. D’altronde lascerò parlare il re Ferdinando in +persona e sarà libero allora di scegliere fra la bonarietà, l’ipocrisia +ed il cinismo, il sentimento che lo portò a rendere conto della sua +creazione della colonia di S. Leucio, harem campestre, ove egli era +meno sultano del gran Turco nel suo. + +Copio l’originale stesso del re, che la regina Carolina mi diede in uno +dei suoi giorni di allegria o di disprezzo. È re Ferdinando che parla: + + ORIGINE E PROGRESSO + _della popolazione di S. Leucio_. + + «Non essendo certamente l’ultimo del miei desideri quello di + ritrovare un luogo ameno e separato dal rumore della corte, in cui + avessi potuto impiegare con profitto quelle poche ore di ozio, che + mi concedono di volta in volta le cure più serie del mio stato; + le delizie di Caserta e la magnifica abitazione incominciata + dal mio augusto padre e proseguita da me non traevano seco + coll’allontanamento dalla città anche il silenzio e la solitudine, + atta alla meditazione od al riposo dello spirito; ma formavano + un’altra città in mezzo alla campagna, colle stesse idee del lusso + e della magnificenza della capitale. Pensai dunque nella villa + medesima di scegliere un luogo più separato, che fosse quasi un + romitorio, e trovai il più opportuno essere il sito di S. Leucio.» + +Vedremo ora quali erano le idee di re Ferdinando sulla meditazione e +sul riposo dello spirito. + + «Avendo pertanto nell’anno 1773 fatto murare il bosco, nel + recinto del quale eravi la vigna e l’antico casino dei principi + di Caserta, chiamato di Belvedere, in un’eminenza feci fabbricare + un picciolissimo casino per mio comodo nell’andarvi a caccia. Feci + anche accomodare un’antica e mezza diruta casetta, ed altra nuova + costruire. Vi posi cinque o sei individui per la custodia del bosco + e per aver cura del sopraddetto casinetto, delle vigne, plantazioni + e territori in esso recinto incorporati. Tutti questi tali colle + loro famiglie furon da me situati nelle sopradette due casette e + nell’antico casino di Belvedere, che feci indi riattare. Nell’anno + 1776 il salone di detto antico casino fu ridotto a Chiesa, eretta + in parrocchia per quegli abitanti accresciuti al numero di altre + famiglie diciassette, per cui mi convenne ampliare le abitazioni, + come feci anche della mia.» + +Il re continua. + + «Ampliato che fu il casino, incominciai ad andarvi ad abitare, + e passarvi l’inverno; ma avendo avuto la disgrazia di perdere + il mio primogenito, e per questa cagione più non andandoci + ad abitare, stimai di quell’abitazione farne altro più utile + uso. Gli abitanti sopraccitati, con altre quattordici famiglie + aggregatici, giunti essendo al numero di 134, attesa la favorevole + prolificazione prodotta dalla bontà dell’aria e dalla tranquillità + e pace domestica in cui viveano, e temendo, che tanti fanciulli + e fanciulle, che aumentavasi nella giornata, per mancanza di + educazione, non divenissero un giorno e formassero una pericolosa + società di scostumati e malviventi, pensai di stabilire una casa di + educazione pe’ figliuoli dell’uno e dell’altro sesso, servendomi + per collocarveli del mio casino; ed incominciai a formarne le + regole, ed a ricercar dei soggetti abili ed idonei per tutti gli + impieghi a tal uopo neccessari. + + «Dopo di aver messo quasi tutto all’ordine, riflettei che tutte + le pene, che mi sarei date, e tutte le spese che mi sarei erogate, + sarebbero state inutili; poichè tutta questa gioventù, benchè bene + educata, giunta ad una età tale d’avere terminati tutti quegli + studi alla di lor condizione adattati, sarebbe rimasta senza far + nulla; o almeno applicar volendosi a qualche mestiere, avrebbe + dovuto altrove portarsi, per ricercarsi il sostentamento, non + essendomi possibile di situarne che pochi al mio servizio nel + luogo. Ed in quel caso, come sommamente sensibile sarebbe stato + alle rispettive famiglie il separarsene: così anch’io provato avrei + una gran pena di vedermi privato di tanta bella gioventù, che come + miei proprii figli avea riguardato sempre, ed aveva con tanta pena + cresciuti. Rivolsi dunque altrove le mie mire, e pensai di ridurre + quella popolazione, che sempre più aumenta, utile allo Stato, utile + alle famiglie, ed utile finalmente ad ogni individuo di esse in + particolare; e, rendendo in tal maniera felici e contenti tanti + poveretti, che, per altro fin dal giorno d’oggi, essendo vissuti + nel santo timore di Dio ed in ottima armonia e quiete fra di essi, + non mi hanno dato menomo motivo di lagnarmene, godere io di questa + soddisfazione in mezzo di essi, e delle loro benedizioni, in quei + momenti, che le altre mie cure più interessanti mi permettono di + prendere qualche sollievo.» + +Come si vede il re Ferdinando aveva finalmente trovato quel silenzio e +quella solitudine tanto necessaria alla meditazione ed alla calma dello +spirito. + +Arrivato a questo punto inaspettato, il re Ferdinando, mosso da +riconoscenza per questa bella gioventù che consolava il suo animo, +determinò di dare a quella colonia così prospera, e che prometteva di +diventarla di più, le leggi che ricordassero quelle che Saturno e Rea +avevano dato ai loro popoli nell’età dell’oro. + +In conseguenza di che incominciò ad abolire i diritti tirannici dei +parenti sui loro figli, diritti che spesso impedivano a loro di seguire +le ispirazioni del loro cuore e gli istinti naturali. + +I figli ebbero dunque il diritto di scegliersi e sposarsi senza che i +parenti vi avessero parte in questo grave affare del matrimonio, in cui +tante volte non vi prendono parte se non per guastare tutto. Nel giorno +di Pentecoste di ogni anno, uscendo dalla messa solenne, i giovani +facevano conoscere a tutto il villaggio la scelta che avevano fatto. Il +giovane sotto l’atrio della chiesa offriva un mazzo di rose bianche a +quella che amava; se la fanciulla cui era stato offerto il mazzetto lo +contraccambiava porgendogli il suo mazzetto di rose di color naturale, +tutto era finito. I due amanti erano promessi da quel giorno, ed alla +domenica seguente si sposavano. + +Nell’intervallo il re li faceva venire da lui, separatamente s’intende, +e faceva loro un discorso sui doveri coniugali, e siccome si era +riservato di dare la dote agli sposi, secondo che la fanciulla aveva +ascoltato il discorso del re con maggiore o minore compunzione, la dote +aumentava o diminuiva, si sa bene secondo l’attenzione che prestava la +fidanzata ad un discorso così importante. + +Del resto non giudici, non tribunali; quando nasceva qualche querela +fra gli individui, tre vecchi eletti dalla colonia pronunziavano le +loro sentenze, come S. Luigi, sotto una quercia. + +Per evitare le follie che il lusso potesse far nascere fra quelle +persone, le fanciulle della colonia avevano tutta la stessa foggia +di vestire semplice ma elegante; il re l’aveva fatto disegnare dal +suo pittore ordinario, ed eccettuate le distinzioni introdotte dal re +stesso per le brave operaje, nessuno poteva fare qualsiasi variazione +nel vestire. + +Inoltre la coscrizione era abolita pe’ maschi. + +Lo si vede, per giungere a questo risultato, il re avrebbe dovuto +riunire la sapienza di Salomone e la scienza sociale di Idomeneo. + +Ebbene, non sapendo che farne del cardinale Ruffo, il reale fondatore +della colonia di S. Leucio, lo pose al governo del suo stabilimento. + +Forse quella non era una piazza per un cardinale; ma gli uomini di +spirito non sono mai fuori di posto, ed il cardinale Ruffo era un uomo +di molto spirito. + +E la regina, che non ne aveva meno del cardinale, vedeva con sua +grande soddisfazione prosperare, ingrandirsi il paese e popolarsi +lo stabilimento di S. Leucio. Se il re aveva studiato Salomone ed +Idomeneo, essa aveva studiato madama Pompadour, e regnava mentre il re +si divertiva. + +È vero che Napoli non era una cosa piacevole a regnare nell’anno di +grazia 1793. + +Lo vedremo ora ritornando alle cose politiche. + + + + +XIII. + + +Ho detto che nella stessa giornata in cui l’Inghilterra aveva appreso +la decapitazione di Luigi XVI, il governo inglese aveva invitato +l’ambasciatore di Francia a prendere i suoi passaporti. + +Era un insulto che nel suo orgoglio la Francia non poteva sopportare, +quantunque avesse dichiarato per la prima la guerra all’Austria: nove +giorni dopo il rinvio del suo ambasciatore, essa dichiarò la guerra +all’Inghilterra ed all’Olanda. + +L’Inghilterra non aspettava che questo passo. Intesi allora sir William +e la regina a numerare le forze delle due potenze e constatare con +gioia la superiorità delle forze materiali della Gran Brettagna in +confronto di quelle della Francia. + +La Francia era senza denaro, senz’armi e quasi senz’armata; tutte le +sue forze consistevano in 66 vascelli di linea e 96 fregate o corvette. + +L’Inghilterra era in uno stato finanziario così prospero, che M. Pitt +diceva che se avesse tanto danaro per rimborsare il debito, invece di +far ciò, egli getterebbe quel denaro nel Tamigi. + +In quanto alle sue forze navali erano di 158 vascelli di linea, di 22 +vascelli da cinquanta cannoni, di 125 fregate e 180 cutters; vale a +dire che aveva quattro volte circa il numero delle navi che aveva la +Francia. + +Aggiungete a ciò 100 vascelli di guerra che possedeva l’Olanda, e +vedrete che le due potenze potevano opporre 503 legni a 162. + +Questo calcolo fatto e rifatto dieci volte innanzi al re Ferdinando, +gli diede il coraggio di unirsi all’Inghilterra; ed al 20 luglio 1793, +senza far significare alla Francia la rottura del suo trattato, il +governo di Napoli firmò _un trattato segreto_ col governo britannico. + +Questo trattato portava che il re di Napoli aggiungeva dodici legni, di +cui quattro vascelli di linea ed altrettante fregate alla squadra che +l’Inghilterra inviava nel Mediterraneo, e sei mila uomini alle truppe +che erano a bordo di quella squadra. + +Il re aveva a poco a poco abbandonato la presidenza del consiglio; era +la regina che assisteva alle deliberazioni, e che le spingeva colla +rabbia dell’odio. Uomini e navi furono pronte in due mesi, ed una parte +andò a raggiungere la flotta anglo-spagnuola che incrociava innanzi a +Tolone. + +Da un agente realista che la regina aveva in questa città, noi +sapevamo tutto ciò che avveniva; Tolone aveva preso parte alla grande +insurrezione che era scoppiata nel mezzogiorno della Francia contro la +Convenzione. + +La città era divisa in tre parti: i Giacobini, i Realisti +costituzionali, ed i Realisti puri. + +Sapevamo che i realisti costituzionali ed i realisti puri, spaventati +dalle esecuzioni che avevano incominciato a decimarli, si erano riuniti +insieme, e si trattava nientemeno che di dare la città agl’Inglesi. + +Al 10 settembre si segnalò un vascello inglese che faceva vela verso il +porto di Napoli, e sembrava venire dalle coste di Francia. + +Da alcune settimane, in attesa di notizie importanti, noi non ci +allontanammo più da Napoli. + +La regina fu dunque prevenuta dell’avvenimento, e fece prevenire sir +William e me. Dico dell’avvenimento, perchè nelle circostanze, in cui +noi eravamo, l’arrivo di un vascello inglese era un avvenimento. + +Ci recammo di fretta a palazzo. Trovai la regina sul terrazzo che +osservava col cannocchiale il bastimento, che ammainava a poco a poco +le vele per diminuire di velocità ed entrava nel porto. + +Dai segnali si seppe che questo bastimento era l’_Agamennone_, vascello +di linea di S. M. Britannica, e che veniva da Tolone. + +Questo poco che si sapea, voleva dir molto, il re e sir William non +ebbero la pazienza d’aspettare le notizie che portava, ed andarono ad +incontrarlo. + +Tutti e due s’imbarcarono su di un canotto della Real Marina, e ad onta +delle leggi sanitarie salirono a bordo. + +Appena saliti, i fianchi del vascello rimbombarono con una salva +d’onore, e l’_Agamennone_ disparve in una nube di fumo. + +Dopo mezz’ora il re e sir William ritornarono. Sir William si recò +direttamente alla ambasciata e mi fece dire di venire a raggiungerlo, +avendo bisogno di me per aiutarlo a ricevere un ospite inaspettato. + +Lasciai che Sua Maestà desse alla regina le notizie di cui era curiosa, +e pensando che sir William ne era consapevole al pari del re, perchè +nella conferenza fra il re ed il capitano dell’_Agamennone_, egli aveva +servito di interprete, presi congedo dalla regina, e salii in carrozza +ordinando al cocchiere di andare a casa. + +Sir William mi aspettava. + +— Mia cara Emma, mi disse scorgendomi, vi presenterò un uomo piccolo, +che non può vantarsi di esser bello, ma che a mio avviso sarà uno dei +più grandi uomini di guerra che l’Inghilterra abbia avuto. + +Mi misi a ridere dell’entusiasmo di sir William. + +— Come potete prevederlo? gli chiesi io. + +— Dalle poche parole che abbiamo contraccambiato, vi rispondo che +costui maraviglierà il mondo. Voi sapete che non ho mai voluto +ricevere in casa mia nessun uffiziale inglese; ebbene per amor mio, vi +prego di fargli gli onori di casa; date gli ordini di preparargli un +appartamento, e che non manchi di nulla. + +— E quando arriva il vostro futuro grand’uomo, sir William? dimandai. + +— Da un momento all’altro pranzeremo insieme col Re, e domani andremo +tutti insieme a passare la giornata a Portici. + +— Mi direte almeno come si chiama il vostro eroe? + +— Orazio Nelson, cara amica: non dimenticate questo nome, che sarà +celebre un giorno. + +Non aveva da fare alcuna osservazione, e non ne feci punto. + +Il palazzo dell’ambasciata era immenso. Era corsa la voce, qualche +tempo prima, che il Principe di Galles, quello stesso Principe che vidi +una sera raggiante di gioventù e d’amore a traverso le finestre aperte +di miss Arabella, doveva venire a Napoli; a questa notizia sir William +si era dato premura di preparare un appartamento; il Principe non era +venuto, e l’appartamento era rimasto tutto in ordine per ricevere +un Principe. — Credetti che nulla era troppo bello nè troppo buono +pel futuro grand’uomo di sir William, e destinai l’appartamento del +Principe di Galles per il capitano Nelson. + +Volle il caso che uno del più be’ ritratti che mi fece Romney si +trovasse in quest’appartamento. + +Quando rientrai nella sala, sir William non era più solo: era con +un uffiziale che portava l’uniforme della marina inglese: appena mi +videro, si alzarono e mi vennero incontro. Sir William mi presentò il +capitano Nelson. + +Se è permesso di credere ai presentimenti, giurerei qui che, sia +attrazione istintiva o la potenza della preoccupazione per ciò che +mi aveva detto sir William, sentii una certa emozione nel rispondere +alle parole del capitano Nelson. Come lo aveva detto sir William, il +capitano Nelson era però lontano dell’essere un bell’uomo. + +Sono scorsi diciotto anni da quel giorno, eppure lo veggo tale e +quale si trovava quando mi fu presentato, e la guerra aveagli ancora +risparmiate le mutilazioni che ha dovuto sopportare. + +Era un uomo di trentacinque anni, piccolo di statura, pallido in +faccia, con occhi azzurri, il naso aquilino che distingue il profilo +degli uomini di guerra, ed il mento fortemente pronunciato, indizio di +tenacità spinta fino all’ostinazione; i capelli e la barba erano di un +biondo fulvo, i capelli erano radi e la barba mal disposta. + +Mi baciò la mano con molto imbarazzo, ma abbastanza con disinvoltura. +Era facile riconoscere in lui l’uomo di mare in tutto il significato +della parola, e si sarebbe cercato invano in lui il gentleman inglese, +di cui mi avevano lasciato un ricordo le mie prime conoscenze. + +Si conosce già la notizia che egli recava, tale notizia era terribile +per la Francia: il suo primo porto militare era stato reso agli +Inglesi. + +Ecco in due parole i particolari dell’avvenimento, raccolti dalla bocca +stessa del capitano Nelson. + +Ho già detto ciò che noi sapevamo dei tre diversi partiti ch’esistevano +a Tolone: giacobini, realisti costituzionali e realisti puri. + +Gli ultimi due, domati dai giacobini, si riunirono e risolsero di fare +una controrivoluzione tostochè l’occasione si presentasse. + +Ciò avvenne ben presto. — La costituzione del 1793 era stata stabilita; +i giacobini l’avevan fatta proclamare a suoni di tamburo e di tromba. + +Questa Costituzione, tutta di violenza e bagnata ancora del sangue di +Luigi XVI, non era stata fatta certamente per conciliare i partiti. +Un fermento generale destossi nella città in seguito alla sua +proclamazione; i realisti puri ed i costituzionali si riunirono per +opporsi alla sua accettazione. + +Prevedendo le autorità giacobine ciò che sarebbe avvenuto, fecero +affiggere un decreto che puniva di morte chiunque osasse proporre +l’apertura delle sezioni. + +Quel decreto produsse un effetto contrario a quello che si supponeva. + +Tutti si recarono in folla alle sezioni e fu tale la premura, che le +porte non si aprirono ma si sfondarono. + +La controrivoluzione fu compita in un istante, le carte del club dei +giacobini furono sequestrate, ed arrestati i principali capi della +società, e condotti nella stessa prigione donde, per lasciar loro il +posto, si fecero uscire i realisti. + +Il generale conte Maudit che comandava la piazza, e sul quale i +realisti sapevano con ragione di poter contare, fu una di quelle rare +autorità civili e militari che restarono al loro posto. + +Il patibolo, come le prigioni, dopo aver lavorato pei realisti, +lavorava pei giacobini; la ghigliottina invece di essere demolita, +continuò a funzionare, e tagliava la testa dei repubblicani invece di +decapitare i realisti. + +Una di queste esecuzioni fece nascere un tumulto, che quasi fece +perdere tutto.[3] + +Il nuovo tribunale condannò a morte un tal Alessio Lambert, uomo molto +popolare a Tolone: si formò una congiura per salvarlo; e difatti, +nel momento che lo conducevano al supplizio, una immensa folla di +popolo si precipitò sulla forza armata che lo scortava. Il corteggio +funebre era arrivato in questo momento nella contrada dei Calderai +che divenne il teatro di un combattimento terribile. Uno degli uomini +della scorta, vedendo che il popolo trionfava, scaricò a bruciapelo il +suo fucile sul prigioniero, che cadde ferito gravemente, ma forse non +mortalmente, poichè la palla gli aveva attraversato il corpo; ma tosto +le sezioni ripresero il sopravvento, e gli assalitori furono messi in +fuga. Alessio Lambert seguito alla traccia del sangue come un capriolo +ferito, ricadde nelle mani dei reazionari che si divisero in due +partiti; gli uni volevano fosse protratta l’esecuzione, gli altri che +fosse giustiziato immediatamente. La maggioranza fu per la esecuzione +immediata; difatti nello stesso giorno Alessio Lambert fu giustiziato. + +Tolone fu messa fuori della legge dalla Convenzione, vale a dire che +ogni patriota aveva diritto di tirare su di un Tolonese come su di un +cane. + +Ma ad onta della sua rivolta, cosa singolare, Tolone aveva conservato +tutte le forme repubblicane, e la bandiera tricolore sventolava +sulla città. Era troppo pei giacobini, ma non era abbastanza pei +realisti. Volgendo gli occhi al mare, questi ultimi videro la crociera +anglo-ispano-napolitana, che bloccava il porto, e risolsero di +consegnare Tolone agli Inglesi, e di sfuggire con questo tradimento +all’anatema della Convenzione nazionale. + +Si fecero delle trattative coll’ammiraglio Hood, che non voleva +decidere nulla senza essere sicuro della cooperazione del generale +conte Maudit che comandava la piazza, e dell’ammiraglio Tragoff che +comandava la flotta. Costoro entrarono a parte delle trattative, ma non +poterono far intender tanto facilmente la ragione al contrammiraglio +Saint Julien che era un Giacobino marcio. Non era quasi venuto in +cognizione del progetto, che invece di secondarlo radunò il suo +equipaggio, lo arringò con veemenza, e fece giurare agli uffiziali ed +ai marinai di non giammai sopportare che le flotte nemiche entrassero +nei porto di Tolone. Il contrammiraglio Saint Julien aveva approfittato +per fare questo discorso repubblicano del momento appunto in cui il +suo superiore era a terra, vedendo l’unanimità non soltanto del suo +equipaggio, ma anche di quelli degli altri bastimenti. Il signor di S. +Julien ne prese il comando, e manovrò in modo di chiudere interamente +l’approdo verso la rada. + +Questa volta senza un colpo disperato i realisti sarebbero stati +perduti. L’armata del generale Carteau, dopo aver preso Marsiglia, si +dirigeva su Tolone; il contrammiraglio S. Julien chiudendo la rada, +impediva loro qualunque ritirata. + +Questo colpo disperato fu tentato e riuscì. + +I realisti combinarono cogl’Inglesi un trattato nel quale fu stabilito +che entrando in Tolone, essi avrebbero preso possesso della piazza in +nome e come alleati di S. M. il re Luigi XVII, povero re fanciullo +prigioniero nelle carceri del Tempio colla sua madre, che doveva +ben presto lasciarlo orfano, a cui il calzolaio Simon, al quale era +affidato, faceva ballare la carmagnola a colpi di cinghia. + +In seguito a questo trattato, essi dichiararono la flotta ribelle +alla volontà generale degli abitanti, e stabilirono che si sarebbe +impiegato la forza contro di essa; in conseguenza di che si misero +degli ufficiali realisti a tutti i posti ove trovavansi degli ufficiali +repubblicani, e particolarmente alla gran torre, le cui batterie si +ordinava al capo di tener pronte, e di tirare sulla flotta al primo +segnale. Nel tempo stesso l’ammiraglio Hood attaccherebbe e cercherebbe +di forzare l’entrata nella rada. + +Queste notizie pervennero al contrammiraglio S. Julien, il quale +rispose che bombarderebbe la città, facendo da tutti i legni il fuoco +delle sue artiglierie. + +La guerra civile stava per iscoppiare, e nessuno avrebbe saputo +dire come la cosa sarebbe terminata; allorchè la fregata _la Perle_, +comandata dal luogotenente Van Kempen, si staccò ad un tratto dalla +flotta e venne a cimentarlo dalla parte della città, l’ammiraglio +Tragoff approfittò subito dell’occasione. Si fece trasportare sulla +fregata, ed inalberò la sua bandiera di comando, sapendo quanta era +la venerazione dei marinai per questo segno: infatti a quella vista +una parte dei legni abbandonò il contrammiraglio S. Julien, il quale, +rimasto solamente con sette navi, risolse di passare in mezzo alla +squadra inglese, risoluzione che egli eseguì con vera fortuna. Ma +allora Tolone restò senza difensori, ed i realisti, diventati padroni, +vi introdussero gl’Inglesi. + +Ho curato molto i particolari di quest’avvenimento, sebbene non +sembrassero appartenere alle memorie di una donna per due ragioni; la +prima perchè hanno avuto, per la impressione prodotta sull’animo della +regina, una grande influenza sugli avvenimenti sui quali ho preso più +tardi una parte troppo attiva; la seconda, perchè la mia intimità colla +Corte di Napoli mi ha messo in posizione di conoscere dei particolari, +ignorati anche dagli stessi storici che hanno scritto in quella epoca. + + + + +XIV. + + +Poco prima dell’arrivo del capitano Nelson a Napoli, andai dalla regina +forse prima dell’ora consueta: mi rispose, con mio grande stupore, +che la regina si era ritirata ed aveva proibito di lasciar entrare +chicchessia senza suo permesso. + +Mi disponeva ad andarmene, sapendo che vi era sempre eccezione per me, +e maravigliata perchè questa eccezione non fosse mantenuta in quel +giorno come negli altri, quando intesi chiamare nella stanza della +regina. + +Si accorse al rumore del campanello, e dalla porta si dimandava: — Che +vuole Vostra Maestà? + +— Chiamatemi Luigi Custode, rispose la regina. + +Volendo sapere subito perchè anch’io era stata consegnata alla porta +del suo appartamento al pari degli altri: + +— Sono qui Maestà, diss’io. + +— Emma! esclamò la regina, ed aprendo interamente la porta: veggo bene +che sei là, disse ridendo, e perchè vi sei? + +— Ma, risposi, perchè Vostra Maestà ha interdetto l’ingresso a +_chicchessia_. + +— Ma tu sei forse compresa nel _chicchessia_? tu Emma, vale a dire, la +mia amica, la sola donna per cui non abbia segreti! vuoi dunque venire? +e mi chiamò con un segno di testa e colla voce. + +Io la seguii. + +Nella camera da letto, su di un vasto canapè situato rimpetto a lei vi +era una quantità di carte, che simili ad una cascata, rotolavano dal +divano sul pavimento. + +— Oh! mio Dio! esclamai. Vostra Maestà non sarà condannata, lo spero, a +leggere tutte queste carte. + +— No, ma le ho lette senz’essere condannata. + +— Ciò non mi maraviglia allora, perchè Vostra Maestà è pallida e +abbattuta questa mattina. + +— Lo credo, non ho dormito questa notte. + +— Che ha dunque fatto Vostra Maestà? + +— Ho letto tutte queste carte che tu vedi dalla prima fino all’ultima. + +— E con che scopo, mio Dio? + +— Guarda a chi sono dirette queste carte. + +E mi mostrò un indirizzo di lettera. + +— Al cittadino Mackau — ambasciatore della Repubblica francese — Napoli. + +Io guardava la regina. + +— Come! le chiesi con istupore, il cittadino Mackau comunica a V. M. le +lettere che riceve dal suo governo! + +— Che ingenuità primitiva! disse la regina. In questo momento s’intese +una voce dalla porta che diceva: + +— Ecco l’uomo che V. M. ha fatto chiamare. + +La regina andò in persona alla porta, girò la chiave con cui aveva +chiusa la porta ed aperse. + +Apparve un uomo che poteva appartenere alla classe dei domestici, il +quale, scorgendo la regina, fece un inchino fino a terra. + +— Siete ben sicuro, gli disse, che qui vi sono tutte le carte +dell’ambasciata francese? + +— Tutte senza eccezione, Maestà; fin quelle che erano nel cassetto +dell’ambasciatore. + +— Non menti, eh? + +— Vostra Maestà lo vedrà alle grida che farà l’ambasciatore, quando si +accorgerà di essere stato rubato. + +— Ti ho fatto promettere due mila ducati per questo furto. + +— Sì, Maestà, ne ho già ricevuto mille in conto. + +— Benchè le carte non siano tali quali io sperava, ecco gli altri mille. + +— Grazie, Maestà; ma non è tutto quello che mi venne promesso. + +— Che ti hanno promesso ancora? + +— Siccome sono io solo che entro nel gabinetto del cittadino +ambasciatore, i sospetti cadranno su di me pel primo e sarò certamente +arrestato. + +— Che t’importa, se i giudici non ti condanneranno? + +— Dovrò sempre star qualche mese in prigione. + +— Che t’importa se ricevi cento ducati per ogni mese di prigione che +farai? + +— Difatti, ciò è sempre un compenso; in questo caso confido nella bontà +della regina. + +— Lasciati arrestare, nega sfrontatamente ogni prova che si accumulerà +contro di te, non comprometterci senza alcun pretesto e sta tranquillo. + +— Il ladro, — perchè, si è veduto, era bene un ladro, — mise la sua +borsa in tasca. + +— Come! disse la regina, non li conti nemmeno? + +— Oh! Dopo vostra Maestà... + +— Va bene, sarai ricompensato della tua confidenza, vattene. + +L’uomo fece di nuovo un inchino fino a terra ed uscì. + +— Ebbene? mi dimandò la regina, comprendi ora? + +— No, perchè non posso persuadermi che V. M. abbia fatto prendere le +carte dell’ambasciatore francese da quest’uomo. + +— È però la più semplice e pura verità. + +Confesso che ne rimasi spaventata; mi pareva che un furto stato +eseguito per ordine di una regina fosse sempre un furto. + +La regina indovinò il mio pensiero. + +— Io credeva di trovare in queste carte delle prove di connivenza fra +i giacobini di Napoli con quelli di Parigi, disse ella, ma mi sono +ingannata; però vi ho trovato altre cose non meno importanti. + +— Che cosa ha dunque trovato Vostra Maestà? + +— Aspetta, mi disse, mi pare di riconoscere il passo del re; sì, è lui; +che viene a fare da me a quest’ora? + +In quel momento si udì a battere assai rozzamente alla porta della +regina. + +— Quando ti diceva che era lui, disse, cercando di nascondere le carte +sotto di lei e sotto le pieghe del suo abito. + +Il re aveva un’espressione d’inquietudine. + +— Ah! mio Dio! disse la regina ridendo, che avete, signore, che cosa +avete con quella faccia spaventata? + +— Voi non sapete che cosa è avvenuto questa notte? + +— No, ma quando me l’avrete detto lo saprò. + +— Lasciatemi prima da cavaliere galante baciare la mano a milady, e +chiederle notizie di sir William. + +Porsi la mano al re, che come egli disse baciò galantemente. + +— Sir William sta a meraviglia, gli risposi, e sarà felicissimo del +ricordo di Sua Maestà. + +— Ora, disse la regina, che avete fatto i vostri doveri, ditemi questa +cosa così terribile che è avvenuta questa notte. + +— Ebbene, questa notte hanno involato le carte dell’ambasciata francese. + +— Oh! + +— Questa mattina il cancelliere è venuto da parte del cittadino Mackau, +per portare querela al generale Acton. + +— Veramente! + +— E la querela è scritta in modo, che pare che si sospetti che qualcuno +della corte di Napoli abbia fatto il colpo. + +— Allora è più intelligente di quanto credeva. + +— Chi? + +— Il cittadino Mackau. + +— Come, signora, voi avete cognizione di questo furto? + +— Ne ho inteso a parlare, sì. + +— E sapete dove sono le carte? + +— Press’a poco. + +— Ma dove sono dunque? + +— Volete saperlo? + +— Senza dubbio, non foss’altro che per rispondere a’ reclami del +cittadino ambasciatore. + +— Ebbene, eccole, disse la regina alzandosi; scoprendo le carte, sulle +quali era seduta, e quelle che copriva col suo abito. + +— Mio Dio! disse il re facendosi pallido. + +— Emma, Emma, disse la regina ridendo, porgete un seggiolone a Sua +Maestà, egli si sente male. + +Mi aveva preso come alla regina una tal volontà di ridere, e porsi un +seggiolone al re in cui si lasciò cadere di botto. + +— Ma, signora, disse il re, si saprà che siamo noi che abbiamo +sottratto le carte, e la sottrazione di queste carte è la guerra colla +Francia. + +— Prima di tutto, disse la regina, non siamo noi che abbiamo sottratto +queste carte, sono io che le ho sottratte, e poi non si saprà mai che +sono stata io, e poi avremo egualmente anche senza di ciò la guerra +colla Francia. La sottrazione delle carte non muta la questione. + +— E perchè avremmo avuto la guerra colla Francia? + +— Semplicemente perchè il cittadino Mackau ha degli occhi, che ha +veduto i nostri armamenti, che ha numerato gli uomini e le navi che +noi abbiamo inviato a Tolone, che la Francia è prevenuta di tutto ed +a quest’ora essa non ignora che abbiamo a Tolone quattromila uomini e +quattro vascelli. + +— Non importa, noi non possiamo rifiutare all’ambasciatore la +soddisfazione che dimanda. + +— E quale soddisfazione dimanda? + +— La procedura del furto, nel caso che il ladro fosse un napolitano. + +— E dategliela questa soddisfazione. + +— Ma se il ladro confessa? + +— Non confesserà. + +— Se è condannato però? + +— Egli non sarà condannato, perchè sarà giudicato da un tribunale +napolitano. + +— E, signora, disse il re, non fidatevi, il movimento del giorno è +all’indipendenza. + +— È ben ciò che voglio reprimere, signore, disse la regina, aggrottando +le ciglia; se fa bisogno è bene dai tribunali che comincerei. + +— Allora ciò spetta a voi. + +— È affar mio. + +— V’incaricate voi di quest’affare? + +— Me ne incarico io. + +— Andate dunque e fate a modo vostro; che importa a me di ciò che può +succedere, purchè mi restino i miei boschi per andare a caccia ed il +golfo per pescare? + +— E San Leucio per riposarvi, soggiunse la regina con un sorriso +sdegnoso. + +— È forse Vostra Maestà chi mi farebbe l’onore di inquietarsi per San +Leucio? chiese il re. + +— E perchè inquietarmi di San Leucio, dal momento che questa +interessante colonia ha per capo un uomo del merito del cardinale +Ruffo? Se egli fosse tesoriere invece di essere ispettore non avrei +forse la stessa tranquillità. + +— Siete in collera con questo povero cardinale; vi assicuro però che è +un uomo che ci è divotissimo. + +— Che vi è divotissimo, volete dire. + +— Eh! Dio buono! disse ridendo il re, noi non facciamo _uno?_ + +— Oh! no, signore, e me ne vanto. + +— Voi mi trattate molto male questa mattina, signora. + +— Vi tratto forse alla sera meglio del mattino? + +— Che volete che ne pensi di me Lady Hamilton? + +— Le opinioni di Lady Hamilton sono modellate sulle mie. + +— Vale a dire, riprese il re ridendo, che Lady Hamilton mi fa come voi +l’onore di detestarmi. + +— Oh! disse la regina, Vostra Maestà sa bene che è un altro sentimento +che quello dell’odio che ho per essa. + +— Andiamo, vedo bene che questa mattina non avrò quest’ultimo per voi. + +— Siete venuto per questo? + +— No, signora, io era venuto per vedervi e per dirvi la notizia del +mattino. + +— Ebbene, io di ricambio vi dirò quelle del giorno. Abbiamo deciso il +signor Acton ed io, che due vascelli e tre mila uomini di rinforzo +sarebbero inviati alla flotta anglo-ispana, comandati dai generali +De-Gambs e Pignatelli. Vi lascio l’onore dell’iniziativa, se volete +prenderlo oggi al Consiglio. Sollecitate solamente il loro invio; il +capitano Nelson reclama a tutta possa questo rinforzo. + +— Mediante quest’attività ritornerò in grazia presso di voi? + +— Voi non ne siete mai uscito, signore, disse la regina con un sorriso +mezzo grazioso e mezzo sarcastico. + +Il re avvicinò ad essa, le prese la mano e la baciò, mentr’essa lo +guardava con una espressione indescrivibile. + +— Allora, signora, voi siete _decisamente decisa_ per la guerra? + +— Decisamente decisa, signore, e tanto più decisamente decisa che noi +non possiamo fare altrimenti. + +— Andiamo dunque, signora, sia la guerra, e vedrete che quando sarà +venuto il momento di tirare la spada dal fodero, farò il mio dovere +quanto un altro. + +— Ciò vi tornerà molto più facile, signore: quando il re Carlo III +vostro padre lasciò Napoli, egli vi lasciò la spada con cui Filippo V +conquistò la Spagna, ed egli il regno di Napoli. Però questa spada non +ha veduto più la luce dopo la battaglia di Velletri, ed in quarantatre +anni avvengono tante cose fra un fodero ed una lama. + +— Certamente, mia cara maestra, disse il re scuotendo la testa, voi +avete troppo spirito per me e vi lascio il posto. + +E dopo averci salutate tutt’e due se ne andò. + +— Ora, disse la regina, aspettando che il nostro caro sposo diventi +un Alessandro od un Cesare, abbruciamo le carte inutili, e conserviamo +quelle che sono utili da conservarsi. + +Ci mettemmo all’opera: debbo dire da parte mia senz’alcuna obbiezione +che quel carattere deciso della regina mi trascinava nella sua volontà, +come l’astro trascina il satellite nel suo cammino. + +Ciò che ho raccontato ora avvenne otto o dieci giorni prima dell’arrivo +del capitano Nelson, al quale è d’uopo ritornare. + + + FINE DEL VOLUME QUARTO. + + + + +NOTE: + + +[1] Piccola città rinomata pei suoi piedi di porco. + +[2] Toltane qualche eccezione, lady Hamilton parlando nelle sue memorie +di Nelson, lo chiama semplicemente Mylord. + +[3] Non si dimentichi che è Emma Lyonna che parla, e per conseguenza +parla dal punto di vista del partito realista, poichè altrimenti noi +avremmo detto: avrebbe salvato tutto. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76092 *** |
