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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76093 ***
+
+
+ MEMORIE
+ DI
+ EMMA LYONNA
+
+
+ DI
+ ALESSANDRO DUMAS
+
+
+ UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA.
+ Vol. V.
+
+
+
+ Milano
+ G. DAELLI e C. EDITORI
+ MDCCCLXIV.
+
+
+
+
+ Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori.
+
+ STEREOTIPIA G. DASSI E C.
+
+ TIP. GUGLIELMINI.
+
+
+
+
+MEMORIE
+
+DI
+
+EMMA LYONNA
+
+
+
+
+I.
+
+
+Conoscete la risposta che fece Desdemona a questa dimanda del Senato di
+Venezia:
+
+— Come mai voi, giovane, bella e nobile, avete amato quest’uomo che non
+è nè nobile, nè giovane, nè bello?
+
+E Desdemona risponde:
+
+— Egli mi raccontava i suoi viaggi, i suoi pericoli, i suoi
+combattimenti, ed io me ne stava per ore intiere come estatica vicino a
+lui.
+
+Così fu presso a poco, non dirò del primo sentimento d’amore, ma nel
+primo sentimento di simpatia che m’ispirò Nelson.
+
+Era un marinaio dalla parola dura, una specie di John Bull, tipo
+simbolico del popolo inglese, che aveva immensi desiderj di ambizione,
+e che, nato lungi dal trono, fu abbagliato dai raggi che emanavano da
+esso mano mano che vi si avvicinava.
+
+Ecco la sua storia, tale quale la raccontò una sera a me ed alla regina.
+
+Era nato il 29 settembre 1758 in un piccolo villaggio della contea di
+Norfolk, e avea trentacinque anni all’epoca che lo conobbi.
+
+Non aveva ancora fatto l’assedio di Teneriffa e la campagna di Corsica,
+di modo che non aveva ancora perduto nè il braccio destro, nè l’occhio
+sinistro.
+
+Era figlio di un semplice pastore. Il villaggio in cui nacque si
+chiamava Barnham Thospes.
+
+Sua madre morì ancor giovane, lasciando undici figli a carico del
+povero ministro del villaggio.
+
+Il padre li allevò con economia e con quella dolce affezione che
+lega fra loro i membri di una famiglia numerosa e povera; egli fece
+l’educazione tanto dei maschi che delle fanciulle, vi perdette la
+salute, e fu obbligato per ristabilirsi di recarsi alle acque di Bath.
+
+Il primogenito della famiglia, Guglielmo Nelson, in assenza del padre
+prese la direzione della piccola Colonia.
+
+La povera famiglia aveva un parente, un fratello della madre che si
+trovava a Walpole, parentela un po’ lontana ma riconosciuta; questo zio
+era capitano di vascello e si chiamava Maurizio Suckling.
+
+Un giorno, volle il caso, — a che si collegano mai gli avvenimenti
+degli uomini ed anche dei regni? — volle il caso che, durante le feste
+di Pasqua, il giovane Orazio Nelson leggesse in un giornale che il suo
+zio aveva ottenuto il comando del _Reasonable_ vascello di 64 cannoni.
+
+— Fratello, gridò egli in atto di stupore a Guglielmo, scrivete,
+vi prego, senza perdere un momento, a nostro padre, e pregatelo di
+dimandare a mio zio Maurizio di lasciarmi imbarcare con lui.
+
+Il giorno stesso partì la lettera.
+
+Ed il padre, leggendola, esclamò:
+
+— Bisogna che questa sia la sua vocazione; davvero sarei sorpreso,
+s’egli non s’arrampicasse _sull’albero più alto._
+
+Effettivamente Nelson toccò la cima.
+
+La proposizione fu accettata da Maurizio Suckling, ed il piccolo Orazio
+Nelson, debole come un ramo di salice, fu imbarcato sul _Reasonable_.
+
+Orazio Nelson fece due campagne su questo bastimento ed una terza
+sul _Triumph_, e questo legno essendo disarmato, s’imbarcò su di un
+bastimento mercantile.
+
+Al suo ritorno trovò suo zio sul Tamigi direttore di una scuola pratica
+di aspiranti, fondata sullo stesso Triumph sul quale aveva navigato. Si
+fece ricevere a questa scuola, ma questa specie di noviziato d’acqua
+dolce riuscendogli insopportabile, si arruolò volontariamente per far
+parte di una spedizione alle scoperte del polo nord.
+
+Allora salì a bordo del _Race Horse_[1]. Arrivato all’estremo limite
+dell’Oceano, il bastimento rimase in mezzo ai ghiacci, in una delle
+sue spedizioni sul mare divenuto completamente solido. Egli incontrò
+un orso e l’attaccò pel primo, benchè non fosse armato che di un solo
+coltello. Preso fra le zampe del suo terribile avversario, era quasi
+per soffocare quando uno de’ suoi compagni scaricò a bruciapelo il suo
+fucile nell’orecchio dell’orso e l’uccise.
+
+Aveva sedici anni, ed era ancora così debole che appena ne mostrava
+dodici.
+
+— Come mai voi che non siete tanto robusto come credete, chiesegli il
+capitano, avete attaccato un tale avversario?
+
+— Voleva riportarne la pelle a mio padre ed alle mie sorelle, rispose
+il giovinetto.
+
+Le dure prove alle quali il mare sottopone i suoi amatori svilupparono
+più tardi le forze, e ristabilirono la salute di Nelson.
+
+Liberata dai ghiacci la spedizione si trovò in mare aperto, Nelson
+passò allora sul _Sea Horse_[2] bastimento leggiero di venti cannoni e
+navigò pel mare dell’India: dopo due anni di stazione sulle coste, la
+cui atmosfera è avvelenata, il giovane marinaio ritornò in Inghilterra
+in uno stato di deperimento che si era detto mortale.
+
+Bastarono sei mesi per ritornarlo in salute. Approfittò di questa
+convalescenza per mettersi in istato di dare gli esami, dai quali sortì
+cogli onori del trionfo e col grado di sottotenente di marina. Fece
+allora le guerra contro l’indipendenza d’America, difese la Giamaica
+contro l’ammiraglio D’Estang, passò nell’America del Sud, e vi rinnovò
+le gesta dei suoi fratelli della costa, la di cui storia è arrivata
+sino a noi con tutto il prestigio d’un romanzo.
+
+Un giorno, durante le sue spedizioni nelle foreste del Perù, si
+addormentò a piedi di un albero, ravvolto nel suo mantello.
+
+Un serpente vi s’introdusse.
+
+Un movimento che fece dormendo disturbò il rettile che lo morse; era un
+serpente nero della specie più pericolosa; il contraveleno applicato a
+tempo internamente ed esternamente dagli indigeni lo salvò. Ma per la
+seconda volta ritornò morente in Inghilterra.
+
+Pure guarì; ma non completamente, e per tutta la vita si risentì di
+questo avvelenamento. Tre mesi dopo il suo ritorno, per raccomandazione
+di Lord Cornwallis, ottenne il comando di un brick di ventisei cannoni,
+col quale fece una crociera nel mare del Nord, e studiò le coste della
+Danimarca.
+
+Nella primavera Nelson fu inviato nell’America del Nord. Inseguito e
+circondato da quattro fregate francesi, scampò spingendo il suo brick
+in un passo fin allora creduto impraticabile.
+
+Arrivò al Canadà.
+
+Fu là che Nelson doveva amare per la prima volta, e la violenza di
+questa prima passione potè dare la misura dell’influenza che l’amore
+avrebbe sulla sua vita. Per non separarsi da quella che amava, Nelson
+voleva dare la sua dimissione, rinunziare al suo impiego, e rinviare
+il suo bastimento in Inghilterra. I suoi uffiziali che l’adoravano, lo
+credettero pazzo, e risolsero di guarirlo dalla sua pazzia. Finsero di
+obbedire ai suoi ordini, e si allontanarono, e ritornando alla notte,
+penetrarono nella sua camera. Lo legarono, e impossessatisi di lui, lo
+portarono a bordo, levarono l’ancora, e non gli resero la libertà se
+non quando fu in alto mare.
+
+Questa passione non si estinse che per far luogo ad un’altra: al suo
+ritorno in Inghilterra s’innamorò di Mistress Nisbett giovane vedova di
+diciannove anni, e la sposò.
+
+Si prese la sua giovane donna ed un grazioso fanciullino, per nome
+Josuach, che aveva avuto dal suo primo matrimonio nella casa di suo
+padre morente, ed una seconda volta lo si credette perduto per la
+marina.
+
+Difatti ci volle niente meno che la dichiarazione di guerra della
+Francia con l’Inghilterra, per toglierlo da quella dolce e tenera
+oscurità nella quale si era rifugiato. L’ammiragliato andò a cercarlo
+sotto il tetto coniugale e gli diede il comando dell’Agamennone, sul
+quale raggiunse l’ammiraglio Hood nel mediterraneo. Arrivò a tempo per
+prender parte alla presa di Tolone, dopo la quale, come si vedrà, fu
+inviato a Napoli per cercare rinforzi.
+
+Io dissi come era stato ricevuto dal re e dalla regina.
+
+Una volta deciso alla guerra, il re non poteva desiderare una notizia
+migliore che quella recata da Nelson.
+
+Colla querela del cittadino Mackau si erano completamente ed
+apertamente inimicati colla Francia. Il ladro era stato arrestato,
+sottoposto a giudizio, ed assolto benchè le prove della sua
+colpabilità fossero patenti. L’ambasciatore, come la regina aveva
+potuto assicurarsene colla lettura delle sue carte, aveva riconosciuto
+tutta la mala fede della Corte di Napoli. Egli aveva potuto vedere
+la flotta a partire, aveva potuto vedere ad arrivare Nelson; l’eco
+dei complimenti che gli erano stati fatti dal re e dalla regina aveva
+risuonato sino all’ambasciata francese; finalmente l’ambasciatore aveva
+ricevuto l’ordine dal suo governo di lasciar Napoli, egli era partito
+indignato contro il governo napolitano ed il governo pontificio,
+conducendo seco la figlia e la vedova di Basseville assassinato a Roma,
+l’una che piangeva un padre e l’altra un marito.
+
+Dal terrazzo del palazzo lo vedemmo imbarcarsi su di una nave;
+ed anch’egli alla sua volta, scorgendo un gruppo di donne negli
+appartamenti reali, suppose che vi si trovasse la regina fra di esse, e
+stese il braccio verso di noi in segno di minaccia.
+
+Io non vidi che una sola cosa nel gruppo che accompagnava
+l’ambasciatore. Erano quelle due donne vestite di nero, il cui
+lutto gridava vendetta più altamente che il gesto di minaccia
+dell’ambasciatore.
+
+Nelson era inebbriato dell’accoglimento che gli era stato fatto dal
+re, dalla regina e da sir William. Figlio del popolo, nato lungi dalla
+Corte, sentiva, come me, più profondamente delle persone nate in una
+condizione superiore, il fascino che trae seco un sorriso reale. Ecco
+la lettera che scriveva a sua moglie Il 14 Settembre 1793:
+
+ «A Mistress Nelson.
+
+ «Le notizie che ho portato sono state accolte con una grandissima
+ soddisfazione. Dopo essere venuto a farmi visita pel primo a bordo
+ dell’_Agamennone_, il re ha mandato due volte a prendere notizie
+ della mia salute. Egli chiama gl’Inglesi i salvatori d’Italia e
+ particolarmente i salvatori del suo reame; del resto ho lavorato
+ per lord Hood con uno zelo che nessuno ha spinto più oltre, ed io
+ gli porto la lettera più splendida che mai sia stata scritta dalle
+ mani di un Re.
+
+ «L’ho ottenuta grazie a sir William Hamilton ed al primo ministro
+ che è inglese. Lady Hamilton è stata adorabilmente amabile per
+ Josnah.
+
+ «In quanto a lei è una giovane signora di modi eccellenti, e che
+ fa onore al rango al quale è stata elevata. Condurrò di qua 6000
+ uomini di rinforzo per lord Hood. Ricordatemi alla memoria del
+ mio caro padre, a quella di lord e di Lady Walpole, e credetemi il
+ vostro affezionatissimo.
+
+ ORAZIO NELSON.»
+
+Durante il tempo che Nelson fu a Napoli, dimorò all’ambasciata. Dissi
+già la specie di impressione che egli fece su di me: più tardi mi
+confessò più volte che dal momento in cui mi aveva veduto egli mi
+aveva amato, ma durante questo primo viaggio, se la cosa è vera, i suoi
+sguardi soltanto parlavano per lui, ed ancora con sì poca risoluzione,
+che partì lasciandomi in dubbio se aveva per me dell’amore, oppure
+semplicemente una profonda affezione fraterna.
+
+Da parte mia il sentimento che provai, se talvolta usciva dal limiti
+dell’amicizia, si concentrava interamente sul suo bel giovinetto figlio
+di Mistress Nisbett che portava a tredici o quattordici anni l’uniforme
+del primo grado della marina. E quando ascoltava, seduta sul divano,
+col braccio intorno al collo di Josuach, il racconto dei pericoli e dei
+combattimenti del suo patrigno, sir William Hamilton, sempre immerso
+nella antichità, si divertiva di paragonarmi alla regina di Cartagine
+che accarezzava Ascanio, ascoltando i racconti di Enea.
+
+
+
+
+II.
+
+
+Una volta distolta dalle terribili preoccupazioni che le cagionò
+l’accusa di sua sorella, colla presenza di Nelson a Napoli, lo spirito
+ed il cuore della regina ritornarono, appena partito il capitano
+inglese, verso la Conciergerie, come l’ago calamitato che per un
+istante oscilla accidentalmente, ritorna invincibilmente al polo.
+
+Il processo durante questo tempo avea preso una via rapida e fatale.
+Rinviata al tribunale rivoluzionario e trasportata alla Conciergerie
+il 1. agosto, Maria Antonietta aveva sostenuto un interrogatorio al 12
+ottobre, ed al 16 era stata condannata a morte e giustiziata.
+
+Benchè la regina di Napoli supponesse bene che la Convenzione non
+avrebbe perdonato a Maria Antonietta, oggetto principale del suo
+odio, il colpo che provò quando apprese la sua esecuzione non fu meno
+terribile.
+
+Udendo la morte di Luigi XVI, il dolore di Maria Carolina fu quello
+di una donna; ma alla notizia di quella di sua sorella, non fu più un
+abbattimento, fu collera, e collera di tigre.
+
+Cadde in convulsioni accompagnate da grida e da minacce, in mezzo
+alle quali i suoi lineamenti si alterarono in modo da dubitare che ne
+avrebbe per sempre perduta la bellezza.
+
+Come per la morte di Luigi XVI, si ordinò un lutto pubblico, e
+pubbliche preci in tutte le chiese, e processioni funebri per le vie.
+Infine la regina si chiuse nel suo appartamento, e rifiutò di ricevere
+chiunque, eccettuata me sola.
+
+Negli otto giorni che seguirono la notizia fatale non l’abbandonai
+un’ora, dormiva nella sua camera, mangiava con lei, o piuttosto, —
+diciamolo, — per otto giorni nè dormì nè prese cibo; finalmente le
+riuscì di piangere, e si sentì un poco sollevata dalle lagrime. Ma in
+questi otto giorni aveva fatto, e mi aveva fatto fare mille giuramenti
+di vendetta.
+
+Come si vendicherebbe, essa non lo sapeva ancora; come l’aiuterei
+a vendicarla essa l’ignorava; ma, come faceva Amilcare al giovane
+Annibale, mi metteva la mano sull’altare gridando: Vendetta, vendetta.
+
+In quanto al re, egli parve molto commosso, e specialmente molto
+spaventato nel primo e nel secondo giorno. Ma al terzo, sotto pretesto
+di distrarsi, partì per la caccia e non apparve per una settimana.
+
+Fu in questo momento che l’odio avvicinò la regina al ministro Acton:
+tre volte al giorno lo mandava a chiamare, gli chiedeva le notizie
+della guerra, e nel lasciarlo esclamava:
+
+— Ma voi che siete un uomo trovatemi un mezzo per vendicarmi!
+
+Acton la consolava allora per quanto poteva essere consolata, dicendole
+in quali sanguinose convulsioni si agitava la Francia, raccontandole
+quali ecatombe la ghigliottina ammucchiava sulla piazza pubblica:
+i ventuno convenzionali decapitati al 31 ottobre; il duca d’Orléans
+che li seguì al 6 novembre; la convenzione che decreta al 10 che al
+culto cattolico è sostituito il culto della Ragione, al quale era
+stata dedicata la chiesa di Nostra Donna a Parigi; Bailly che alla sua
+volta saliva il patibolo l’11; finalmente le prigioni di Parigi che
+rigurgitavano di prigionieri.
+
+Ma un giorno lo vidi entrare pallido, coi denti serrati o frementi
+di rabbia; la regina nel vederlo comprese che portava qualche notizia
+fatale.
+
+Essa si alzò in piedi, e stringendomi violentemente la mano che mi
+teneva quando il generale era entrato:
+
+— Che vi è ancora? dimandò.
+
+— Vi è, signora, rispose Acton, che i repubblicani hanno ripreso Tolone.
+
+— Tolone! esclamò la regina impallidendo. Hanno ripreso Tolone!
+E se non sono otto giorni che voi mi dicevate d’aver ricevuto
+dall’ammiraglio Hood una lettera in cui vi diceva: — «Se i Giacobini
+riprendono Tolone, mi faccio Giacobino anch’io!»
+
+— Ebbene, non gli rimane che di cacciarsi fino alle orecchie il
+berretto rosso.
+
+— Ma come ciò è possibile! — Secondo voi le genti che assediavano
+Tolone erano degli imbecilli. — Cartaux, il generale Cartaux, dicevate,
+era incapace di fare l’assedio di una città di terz’ordine.
+
+— Ve lo ripeto ancora, signora, ma per disgrazia Cartaux è stato
+richiamato, e Dugommier andò a sostituirlo. Ma non sono i generali che
+hanno ripreso Tolone; a quanto pare, sarebbe stato un giovane uffiziale
+interamente ignoto che fa la sua prima campagna.
+
+— E che si chiama?
+
+— Buonaparte.
+
+— E chi è questo Buonaparte, un italiano?
+
+— Sì e no.
+
+— Come sì e no?
+
+— È un Córso.
+
+La regina pestò i piedi.
+
+— Ripreso Tolone! esclamò, e stette per un momento silenziosa,
+corrugando le sopracciglia e colle braccia convulse.
+
+— E non avete altre notizie su questo Buonaparte?
+
+— Ho detto tutto quello che ne so, signora. La notizia è stata portata
+da un brik di commercio bloccato nel porto e che uscì colla flotta
+inglese e la nostra; eccellente camminatore, la precedette, e preso
+da un colpo di vento in vicinanza dell’isola d’Elba, è venuto in tre
+giorni dalla Pianosa a Napoli.
+
+— Chi avete interrogato?
+
+— Il capitano.
+
+— Non potrei vedere quest’uomo?
+
+— Nulla di più facile, ma mi disse tutto ciò che sapeva.
+
+— Quando credete di avere altre notizie?
+
+— Questa sera o dimani mattina al più tardi.
+
+In questo momento il generale rivolse macchinalmente gli occhi verso il
+mare.
+
+— Guardate, signora, diss’egli, ecco un bastimento che viene verso
+di noi a gonfie vele; mi sembra di vedere sull’orizzonte degli altri
+bastimenti che lo seguono.
+
+— Prendi il cannocchiale, Emma, disse la regina.
+
+Difatti la regina aveva chiesto un buon cannocchiale al capitano
+Nelson, che le mandò il migliore dell’_Agamennone_.
+
+Il generale Acton lo prese, ed avendolo messo al suo punto, lo fissò
+sul bastimento che appariva sull’orizzonte.
+
+Poi ricacciando col palmo della mano i tubi l’un dentro l’altro:
+
+— Od io m’inganno di molto, disse, o prima di due ore avremo notizie
+esatte, e da un uomo che avrà nulla perduto di ciò che è avvenuto.
+
+— Voi avete riconosciuto il bastimento? domandò la regina.
+
+— Credo che sia la Minerva. — Capitano Francesco Caracciolo.
+
+— Ah! disse la regina, se è lui, prevenitelo che desidero di parlargli
+e di parlargli per la prima; voi lo accompagnerete, generale, se lo
+volete, ma che venga subito qui.
+
+Il generale fece un inchino ed uscì.
+
+Noi restammo sole; la regina riprese il cannocchiale e seguiva cogli
+occhi la corvetta fino a quando entrò nel porto; ma prima che fosse
+entrata aveva scambiato dei segnali col castel dell’Uovo, di modo che
+il capitano non attese nemmeno che l’áncora toccasse il fondo, per
+scendere nella lancia e remigare verso la darsena.
+
+Da lontano si vedevano cinque o sei bastimenti che sembravano più o
+meno avariati, e che venivano, secondo le avarie sofferte, più o meno
+lentamente.
+
+Dopo aver perduto di vista la scialuppa in cui era il comandante
+della corvetta, gli occhi della regina si erano rivolti sulla porta
+d’entrata.
+
+Dopo dieci minuti udimmo dei passi che si avvicinavano rapidamente.
+
+La porta si aperse, ed il generale Acton annunziò egli stesso:
+
+— Il capitano Francesco Caracciolo.
+
+Il capitano entrò, fece un profondo saluto di cui ebbi tutta la libertà
+di prendere la mia parte se mi conveniva, e attese l’interrogatorio
+della regina.
+
+— Eh! buon Dio! signore, disse, che mi si dice? quest’infami di
+Giacobini ci hanno ripreso Tolone, non è vero?
+
+— Bisogna bene che sia vero, signora, rispose il principe Caracciolo
+con un tristo sorriso, perchè io son qua.
+
+— E si è reso così Tolone, senza combattere?
+
+— Si è combattuto, signora, perchè noi abbiamo avuto due cento morti e
+quattro cento prigionieri.
+
+— Allora spiegatemi questa disfatta, signore, perchè è una disfatta,
+non è vero?
+
+— In tutto il significato della parola, ed in tutta la realtà della
+cosa.
+
+— Ma chi ha potuto mutare l’aspetto degli affari in sì pochi giorni?
+
+— Un uomo di genio, signora.
+
+— Quel Buonaparte?
+
+— Sì, quel Buonaparte.
+
+— Che ha dunque fatto?
+
+— Ha conosciuto il solo punto in cui Tolone era attaccabile, l’ha preso
+alla baionetta e di là ha diretto il suo fuoco sopra Tolone.
+
+— E poi, e poi.... continuate; vedete bene che vi ascolto, signore.
+
+— Ebbene, signora, dopo quando si videro gli obici incendiare la
+città, quando si videro i due forti di Leguilette e di Balagnier a
+congiungersi col piccolo Gibraltar per fulminare Tolone, la discordia
+si è messa fra gli Inglesi, gli Spagnuoli ed i Napolitani. Gl’Inglesi,
+pronti ad abbandonare la città senza farne parte nè agli Spagnuoli
+nè a noi, misero fuoco all’arsenale, ai magazzini della marina, ed
+ai bastimenti francesi che non poterono condurre, e cominciarono ad
+imbarcarsi sotto il fuoco delle batterie francesi, abbandonando quelli
+che avevano tradito la Francia per essi, e che li tradivano alla lor
+volta. Allora, signora fu una confusione, una fuga, uno sbaraglio;
+gl’Inglesi fecero tirare sui realisti che si arrampicavano sui fianchi
+dei loro vascelli per fuggire alla vendetta dei patrioti. Io non ho
+creduto di dover fare come essi, ho menato a bordo una ventina di
+realisti e fra questi il governatore della città, il Conte Maudit. Io
+condussi questi infelici, e che muoiano almeno di fame qui, se il re
+non ha pietà di loro, piuttosto che morire là fucilati e decapitati.
+
+— Voi avete fatto bene, signore, esclamò la regina, ed i vostri
+realisti non morranno di fame, ve lo dico io, perchè se il re ricuserà
+di dar loro del pane, venderò i miei diamanti per dargliene io.
+
+Caracciolo fece un inchino.
+
+— Io non so, signore, continuò la regina, se la mia influenza andrà
+sino al punto di farvi nominare ammiraglio. Ma in ogni caso dimanderò
+al re ed al signor Acton che questo favore... mi sbaglio... che questa
+ricompensa vi sia accordata.
+
+La regina fece un movimento colla mano. Il principe fece un inchino ed
+uscì.
+
+— Che ne dite voi di ciò, signore? chiese la regina ad Acton.
+
+— Dico, signora, che il principe Caracciolo non ama gl’inglesi, da
+ciò viene la cattiva parte che fa rappresentare ai miei compatrioti in
+questa faccenda.
+
+— Il che vuol dire che non sarete del mio avviso quando si discuterà in
+consiglio se il grado che dimanderò pel capitano Caracciolo gli verrà
+accordato.
+
+— Vostra Maestà, disse Acton facendo un inchino, sa che sono sempre
+del suo avviso; intanto Vostra Maestà non troverà male che dia senza
+ritardo degli ordini perchè i vascelli e gli uomini che entreranno
+in porto, siano fatti oggetto della cura e della sollecitudine del
+governo.
+
+— Fate, signore, fate; fate curare i feriti e gli ammalati, e dare
+le ricompense a quelli che si sono bene condotti: noi non siamo una
+potenza abbastanza grande per avere il diritto di essere ingrati verso
+i nostri difensori.
+
+Acton si ritirò.
+
+Alla sera il re ritornò dalla caccia; verso le undici ore di sera la
+regina si informò di ciò che aveva fatto e detto.
+
+Aveva cenato molto tranquillamente; si era fatto contare a cena gli
+avvenimenti di che si era avuto notizia: non disse nulla, e se ne andò
+a letto.
+
+A mezza notte la regina mi disse di accompagnarla. La vidi con istupore
+a prendere un pugnale ed una matita nera, e quando le chiesi cosa
+andava a fare:
+
+— Vieni con me, mi disse, e lo vedrai.
+
+La seguii pel corridoio sempre solitario pel quale il re veniva da lei,
+ed essa andava dal re; arrivammo in un piccolo salotto che precedeva la
+sua camera da letto.
+
+Si fermò, e si pose ad ascoltare se non udiva rumore. Profondissimo
+era il silenzio, e nella camera ove il re dormiva profondamente, ed
+in quella del gentiluomo di servizio. La regina si avvicinò alla porta
+della camera da letto di suo marito, vi conficcò il pugnale e dandomi
+in mano la matita:
+
+— Tu, di cui non conosce la scrittura, mi disse, scrivi intorno a
+questo pugnale ciò che ti dirò.
+
+Posai la punta della matita sul legno della porta.
+
+— Scrivi: Tutte le mode vengono di Francia.
+
+Io lo scrissi.
+
+— Ora vieni, mi disse, vedremo se farà dimani colezione così bene come
+ha cenato questa sera.
+
+
+
+
+III.
+
+
+La regina non si era ingannata. Il giorno seguente alle 8 del mattino,
+il re, pallido per lo spavento, corse da lei in veste di camera,
+le presentò con mano tremante il pugnale, e con voce interrotta dal
+brivido convulsivo dei denti, le ripeteva le parole scritte da me sulla
+porta.
+
+La regina non parve maravigliata.
+
+— Ciò prova, gli disse, che abbiamo dei Giacobini fino nel palazzo.
+
+— Ma che fare! esclamò il re.
+
+— L’opposto di quanto hanno fatto Carlo I e Luigi XVI, rispose la
+regina; arrivare per i primi ed uccidere per non essere uccisi,
+
+Non dimando meglio che di uccidere, disse il re, ma chi uccidere?
+
+— I Giacobini.
+
+— Ma, intendiamoci, disse il re, che nel suo buon senso grossolano non
+poteva rendersi conto di ciò che voleva dire la regina colla parola
+di Giacobini; in Francia i Giacobini sono straccioni acconciati con
+un berretto rosso, che scrivono dei giornali schifosi e pieni di
+bestemmie; qui invece i Giacobini sono uomini distinti, istruiti,
+dotti, e invece di scrivere delle oscenità, come Duchesne, essi
+scrivono buoni libri, od almeno i loro libri sono considerati come
+tali. In Francia si chiamano Santerre, Collot d’Herbois, Hebert, e sono
+mercanti di birra, commedianti fischiati, venditori di contromarche;
+qui si chiamano Ettore Caraffa, Cirillo, Conforti, vale a dire che
+appartengono alla prima nobiltà, alla medicina, all’avvocatura; vi sono
+Giacobini da Giacobini, come vi sono persone da persone.
+
+— Come, rispose la regina, vi sono giacobini da giacobini! più i
+nostri sono istruiti, nobili e ricchi più sono da temere; in Francia
+è il popolo che è cattivo, e la classe elevata è buona; qui è tutto al
+contrario, il popolo è buono, ma è la classe elevata che è cattiva.
+
+— Ah! bene, ecco che oggi è il popolo che è buono. E allora perchè
+lo sprezzavate voi, questo popolo, quando mi applaudiva vedendomi a
+mangiare i maccheroni, e quando saliva sullo scalino della mia carrozza
+per tirarmi il naso e pizzicarmi le orecchie?
+
+— Perchè non lo conosceva, oggi lo conosco e gli rendo giustizia.
+
+— Ed anch’io gli rendo giustizia. Io almeno ho su di voi il vantaggio
+di avergliela resa sempre. Sì, è vero, c’è del buono; ma per San
+Gennaro c’è anche del cattivo.
+
+— Infine non è poi un uomo del popolo, che ha conficcato il pugnale
+nella vostra porta, e che vi ha dato questo avviso: — _tutte le mode
+vengono di Francia!_ — questo non è dialetto, ma lingua italiana bella
+e buona.
+
+— Sono obbligato a convenirne. È tanto vero che era sul punto di far
+arrestare il povero Riario Sforza che era di servizio questa notte; ma
+vedendo il pugnale credo che sia diventato più pallido e più tremante
+di me.
+
+La regina andò alla finestra e l’aperse.
+
+— Guardate, disse al re, mostrandogli i vascelli dispersi che si
+erano veduti lontano il giorno prima, e che rientravano mutilati nel
+porto l’uno dopo l’altro, come uccelli di mare a’ quali il piombo del
+cacciatore avesse ferito le ali; — ecco uno spettacolo deplorabile
+per l’umanità: non è vergognoso pel governo? — flotta disalberata,
+è una calamità pubblica, e vedete tutto Napoli sulla banchina che
+assiste a questo doloroso spettacolo. Ebbene, travestitevi se potete,
+mischiatevi con tutta questa folla senz’essere riconosciuto, e vedrete
+che tutti quelli vestiti di panno, chiunque vi sarà di ricco, di dotto,
+di patrizio, li vedrete consolarsi dei nostri disastri; mentre al
+contrario il seminudo, l’ignorante, il povero, lo vedrete a piangere,
+lamentarsi e maledire i Francesi: lasciate che vengano i Francesi,
+e tutti i vostri nobili, i vostri dotti, i vostri medici, i vostri
+giuristi si uniranno a loro; — chi li combatterà sarà il popolo che si
+farà uccidere per voi, i lazzeroni.
+
+Hum! fece il re; quei furbaccioni là hanno tanto spirito per farsi
+ammazzare per qualcuno o per qualche cosa! Diamine! — È così bello
+starsi sdraiato colla testa all’ombra e co’ piedi al sole, e di non
+svegliarsi che per ascoltare Pulcinella, giuocare alla morra, o vederlo
+mangiare i maccheroni.
+
+— Vengano i Francesi e vedrete.
+
+— Bene, disse il re con una smorfia che non apparteneva che a lui.
+
+I Francesi sono ancor lontani; bisogna che vengano per terra, perchè il
+mare è degli Inglesi, che lor hanno incendiato a Tolone venti legni da
+guerra, e condottine via quindici; poi sono occupatissimi a tagliarsi
+il collo l’uno coll’altro. I cordiglieri hanno fatto tagliare la
+testa ai girondini, i giacobini si occupano ora di tagliare le teste
+dei cordiglieri; finalmente un partito qualunque che non conosciamo
+ancora, farà tagliare alla sua volta le teste dei giacobini. Se Tolone
+è ripreso, Magonza e Valenciennes non lo sono. Quelli della Vandea,
+daranno loro matassa da dispanare, hanno guadagnato la battaglia di
+Waltignier, ma dov’è Waltignier in Francia, credo dalla parte di Lilla,
+è la via delle Fiandre e non di Napoli; d’altronde ho inteso dire che i
+nostri alleati gl’Inglesi, hanno preso loro S. Domingo.
+
+— E se vi dico ancora che non sono punto i giacobini di Francia che
+temo, signore, sono quelli di Napoli.
+
+— Ebbene, ma quelli di Napoli, cara maestra; voi avete Medici
+per fargli arrestare, avete Vanni, Guidobaldi e Castelcicala per
+giudicarli; avete mastro Donato per prenderli; io ve li abbandono,
+fatene quello che volete: avrei molto caro di conservarmi Cotugno, che
+è un buon medico e che conosce il mio temperamento, ma tutto il resto,
+i vostri dotti, i vostri uomini di legge, i vostri nobili, i vostri
+Conforti, i vostri Pagano, i vostri Caraffa, non darei per loro una
+presa di questo buon tabacco di Spagna che mi manda Carlo IV. — Ah! a
+proposito, sapete voi una notizia? Ho confrontato il mio giornale di
+caccia col suo, ed ho ucciso da gennaio di quest’anno ad oggi, vale a
+dire in un anno meno qualche giorno, un terzo più di lui.
+
+— Ve ne faccio i miei complimenti più sinceri, disse la regina alzando
+le spalle, è una occupazione piena d’interesse, nel momento che si
+taglia la testa al re Luigi XVI ed alla regina Maria Antonietta, quella
+di andare a caccia da mattina a sera.
+
+— Signora, se non fossi mai andato a caccia, credete voi che ciò
+avrebbe impedito ai rivoluzionari di tagliar loro la testa, e quando
+non andassi più a caccia, credete che ciò possa rimetter loro la testa
+sulle spalle?
+
+— Davvero, disse la regina con disprezzo: non so se siete più filosofo
+che logico o più logico che filosofo; vi consiglio di dedicarvi
+all’una od all’altra di queste scienze, od anche a tutte e due se lo
+volete; intanto io approfitterò del permesso che mi date di utilizzare
+il talento di Medici, di Venoni, di Guidobaldi, di Castelcicala, di
+Mastro Donato: andate signore, non dimenticate il vostro pugnale,
+e guardatevene a vista; meditate la leggenda che vi stava scritta
+intorno, e vi farà venire dei pensieri salutari. Andate a caccia
+quest’oggi?
+
+— No, signora, pesco.
+
+— Difatti il momento è bene scelto; andate a pescare, signore, andate a
+pescare, e ritornando, mi darete notizie dei vostri vascelli.
+
+Il re che si era già alzato ed aveva già fatto un passo verso la porta
+si fermò.
+
+— Avete ragione, disse, vado a dare un contrordine per la pesca. Mi
+accontenterò oggi di uccidere qualche fagian a Capodimonte.
+
+Ed uscì.
+
+La regina fece chiamare il generale Acton, e si stabilì che nello
+stesso giorno si decreterebbe a profitto del tesoro l’alienazione di un
+gran numero di beni ecclesiastici.
+
+Che Napoli sarebbe colpita da una contribuzione straordinaria di
+103.000 ducati al mese:
+
+La nobiltà di 120,000 ducati;
+
+Che le chiese, i Monasteri, le cappelle darebbero i loro vasi d’oro e
+d’argento che non sarebbero di necessità assoluta;
+
+Che i cittadini vendessero i loro gioielli e gli oggetti preziosi,
+versandone il prezzo al tesoro, ed in cambio ricevessero dei buoni del
+banco pagabili ad una certa epoca:
+
+Finalmente, senza inquietarsi dei clamori che la cosa potrebbe
+suscitare, il governo si impossesserebbe dei banchi publici.
+
+Duecento e cinquanta milioni furono il risultato di questo colpo di
+rete.
+
+Inoltre la Giunta di Stato ricevette dalla regina l’ordine di
+cominciare le sue funzioni, e dessa cominciò coll’arrestare un
+centinaio di persone, sull’indicazione di Maria Carolina.
+
+
+
+
+IV.
+
+
+Diciamo una parola sul primo colpevole o piuttosto sul primo innocente
+che aperse a tante vittime la via sanguinosa del patibolo.
+
+La regina trovandosi a Napoli per la solennità di Pasqua, cosa che essa
+non mancava mai di fare, udimmo raccontare che la chiesa del Carmine,
+una delle più venerate di Napoli, era stata profanata da una tremenda
+empietà.
+
+Bisogna che dica dapprima che cosa sia la chiesa del Carmine.
+
+La chiesa del Carmine fu fondata dalla principessa Elisabetta madre del
+giovane Corradino.
+
+Ella venne con una nave carica d’oro per riscattare suo figlio delle
+mani del duca d’Anjou, o piuttosto del re di Napoli; ma arrivò troppo
+tardi; e l’oro che doveva riscattare l’infelice giovane fa destinato a
+costruire una cappella, nella quale fu sepolto il suo corpo con quello
+del duca d’Austria, suo amico, che potendo vivere senza di lui, volle
+morire con lui.
+
+Nel 1438, mentre Renato d’Anjou faceva l’assedio di Napoli, una palla
+lanciata da lui minacciò la testa di un grande Crocifisso di legno
+collocato sull’altare, sotto al quale era seppellito Corradino. Il
+Crocifisso chinò la testa sulla spalla destra in modo che la palla
+passò senza toccarlo e andò a conficcarsi nel muro.
+
+Questo Crocifisso aveva già una grande riputazione di santità; per un
+miracolo particolare del cielo, i capelli crescevano sulla sua testa
+come su di un cranio vivente, e tutti gli anni, nei giorni santi della
+Pasqua, il sindaco di Napoli taglia questi capelli con forbici d’oro,
+e dopo aver fatto la parte del re, della regina e del principe reale,
+distribuisce il resto ai fedeli.
+
+È nel chiostro di questa stessa chiesa, che nel 1647 fu assassinato
+Masaniello dopo sette giorni di regno.
+
+In causa di tutte queste tradizioni in parte storiche ed in parte
+religiose, la chiesa del Carmine situata presso il vecchio mercato,
+vale a dire nel quartiere più popoloso di Napoli, è in venerazione non
+solamente fra i lazzaroni, ma ancora fra tutte le classi della società.
+Ora precisamente la domenica di Pasqua del 1794, nel momento in cui il
+sacerdote mostrava l’ostia, si udirono bestemmie abbominevoli, ed un
+uomo pallido, coi capelli irti, colla fronte bagnata di sudore, e colla
+schiuma alla bocca, si fa strada in mezzo alla folla percuotendo a
+destra e sinistra, corre all’altare, percuote in viso il sacerdote, gli
+strappa l’ostia di mano, e la pesta sotto i piedi.
+
+Nel medio evo si sarebbe detto che quello uomo era un ossesso, e lo si
+avrebbe esorcizzato.
+
+Nel secolo XVIII lo si considerava come un bestemmiatore, un empio
+propagatore de’ principii sacrileghi della Francia, e fu sottoposto a
+processo che non fu lungo. Il colpevole non solamente non negò, nè si
+scusò di nulla; ma in faccia ai giudici negò Dio, negò Gesù, negò la
+Vergine.
+
+Egli si chiamava Tommaso Amato, era di Messina, aveva trentasette anni,
+tre fratelli, una sorella, era orfano di padre e madre, e non aveva
+dimora fissa.
+
+Tale fu almeno la sua dichiarazione. Il clero trasse un gran partito da
+questo avvenimento, disse che quell’uomo rappresentava l’empietà dei
+tempi, ed era un simbolo vivente della corruzione in cui i principii
+rivoluzionari avevano spinto la società.
+
+In quanto ai giudici essi credettero di non poter abbastanza esprimere
+l’orrore che cagionava un tale delitto, e non soltanto condannarono il
+colpevole ed essere appeso, ma di andare al supplizio con una sbarra
+alla bocca, perchè le bestemmie che avrebbe pronunziato il paziente
+alla sua ultima ora non scandalizzassero la coscienza dei buoni
+cristiani.
+
+Inoltre, durante i tre giorni che precedettero l’esecuzione, si fecero
+pubbliche preci in tutte le chiese per l’espiazione di questo delitto.
+
+Soltanto due giudici, il presidente Cito ed il consigliere Potenza, si
+pronunciarono contro la pena di morte, e dimandarono che Tommaso Amato
+fosse chiuso in un manicomio.
+
+Il sabato, 17 maggio, fu il giorno fissato per l’esecuzione.
+
+Si fecero percorrere al condannato tutte le vie di Napoli, eccettuate
+quelle attigue al palazzo reale, perchè in alcune di queste avrebbe
+potuto incontrare il re, e questo incontro avrebbe potuto salvarlo. Il
+clero voleva far vedere a tutta Napoli cosa fosse un bestemmiatore.
+
+Finalmente si condusse il paziente alla piazza del Mercato, ove doveva
+aver luogo l’esecuzione. Egli era accompagnato non solamente dai
+Bianchi, vale a dire dai membri di quella confraternita che gode del
+tristo privilegio di confortare moralmente e fisicamente i condannati
+nella loro ultima ora, ma dalle dieci o dodici confraternite di tutti i
+colori che esistono nella città di Napoli.
+
+Malgrado questa lunga e faticosa passeggiata, una specie di esaltazione
+furiosa sosteneva il condannato, che salì la scala con un passo
+abbastanza risoluto, come se avesse ignorato che ognuno di quei gradini
+lo conduceva alla morte. Poi, terminata l’esecuzione, il corpo fu
+gettato su di un rogo e le ceneri di questo rogo in cui erano mescolate
+le sue furono sparse al vento.
+
+Poi, nella stessa sera, in cui questa esecuzione terribile aveva
+riempito Napoli di spavento, giunse una lettera del generale Danero,
+governatore di Messina, che reclamava, come fuggito dall’ospedale di
+Messina, un povero pazzo chiamato Tommaso Amato.
+
+Quantunque questa lettera si fosse tenuta segreta, pure ne trasparve il
+contenuto. Napoli lo seppe; ed i giacobini si affrettarono di spargere
+per la città che i giudici avevano preso l’esaltazione di un pazzo per
+l’empietà di un ateo.
+
+Questo errore che avrebbe dovuto calmare l’entusiasmo dei giudici,
+sembrò invece che l’avesse raddoppiato. Decisero che le sedute del
+tribunale durassero senza posa, eccettuate le ore delle refezioni e del
+sonno.
+
+Fu circa in questo tempo, che, per vendicarsi della sua disfatta a
+Tolone, l’Inghilterra decise la sua spedizione contro la Corsica.
+Il gabinetto di S. Giacomo aveva da qualche tempo delle trattative
+con Paoli, ed era sicuro di contare su questo patriota, che i suoi
+concittadini, — prima di sapere ciò che sarebbe diventato il giovane
+Buonaparte che appena allora cominciava a distinguersi a Tolone, —
+consideravano come il più grand’uomo che fosse nato nell’isola.
+
+La regina fu prevenuta di questo progetto da sir William Hamilton, o
+piuttosto da me; si trattava di ottenere da lei, — e la cosa non era
+difficile, — che essa riunisse, a’ termini del trattato firmato fra la
+Gran Brettagna ed il regno delle Due Sicilie, le sue truppe a quelle
+dell’Inghilterra. Allora il re fece correre la voce d’aver dato per
+questa spedizione dieci milioni della sua cassetta particolare, e la
+regina si mostrò alle passeggiate ed allo spettacolo con ornamenti in
+brillanti falsi, dicendo che aveva sagrificato i veri ai bisogni dello
+Stato.
+
+Nelson fu incaricato di fare l’assedio di Calvi; una palla caduta sul
+suolo a pochi passi da lui innalzò una grandine di sassi in frantumi,
+di cui uno lo colpì nell’occhio sinistro e glielo portò via.
+
+Se si vuol conoscere di qual tempra fosse il cuore di questo indurito
+marinaio, — che il cannone della Francia smembrò a poco a poco fino
+al giorno in cui questa potenza in cambio di due flotte distrutte
+lo fulminò a Trafalgar, — bisogna leggere la lettera che scriveva
+all’ammiraglio Hood il giorno stesso in cui ricevette questa terribile
+offesa.
+
+ «Mio Lord
+
+ «I rapporti che vi sono giunti intorno alla battaglia non vi hanno
+ probabilmente fatto parola di una cosa, che per sè stessa è di
+ poca importanza. Si tratta di una leggiera ferita che ho ricevuto
+ questa mattina, — leggiera, lo vedete, perchè non mi impedisce di
+ scrivervi questa sera.
+
+ «Credetemi colla stima più sincera.
+
+ «Vostro fedelissimo,
+
+ «_Orazio Nelson_.»
+
+Sapemmo poi sir William ed io questa notizia dal punto di vista della
+_ferita leggiera_, senza mai pensarci che questa ferita leggiera fosse
+la perdita di un occhio.
+
+La regina che era lungi dall’aspettarsi i servigi che Nelson le avrebbe
+reso qualche anno dopo, prese però un certo interesse all’avvenimento;
+in quanto a Ferdinando poi, udendo che Nelson aveva perduto un occhio:
+
+— Quale? chiese egli.
+
+— Il sinistro, sire, gli si rispose.
+
+— Oh! allora, ciò non gl’impedirà di andare a caccia.
+
+In tutto il tempo che fin allora passai a Napoli, aveva desiderio di
+vedere un’eruzione del Vesuvio; e ridendo, aveva pregato sir William,
+visto la sua intimità col vulcano, di comandargli qualche piccola
+scossa per me.
+
+Fui servita co’ fiocchi.
+
+Il 12 giugno, verso sera, sir William si ritirò alle 11, e siccome io
+era ancora dalla regina, venne a prendermi.
+
+— Signora, mi disse dopo aver salutato le Loro Maestà, vengo
+dall’osservatorio; avete desiderato un’eruzione ed un terremoto; se il
+pendolo accenna al vero, ne avrete una delle più belle.
+
+— Bene, disse il re, non ci mancherebbe che questo.
+
+— Signore, disse la regina, vi sono dei momenti in cui la natura sembra
+prendere la sua parte agli avvenimenti umani, ed entrare nelle ire
+private; — vi ricordate i presagi che precedettero la morte di Cesare?
+
+— Oh! no di certo, signora; — ho inteso parlare un giorno da sir
+William di qualche cosa come di una cometa; ma le comete mi sono
+assai indifferenti, mentre il terremoto mi fa sempre paura, prima di
+tutto a me personalmente, come tutti i pericoli di cui non comprendo
+perfettamente la causa, e poi mi rovina. Sapete voi quanto mi è costato
+quello del 1783?
+
+— Spero che in tal caso, soggiunse la regina, non farete le stesse
+pazzie d’allora; noi dobbiamo in questo momento fare un miglior impiego
+del nostro denaro, che di ricostruire le capanne dei vostri Calabresi.
+
+— Forse varrebbe meglio impiegarlo a ciò, che spenderlo per fare la
+guerra alla Francia; è un tristo vulcano codesto, signora, che non
+rovescia soltanto le capanne, ma i palazzi.
+
+— Non avete dunque paura che i Giacobini di Parigi vengano a prendervi
+Portici e Caserta.
+
+— Eh! Eh!
+
+La regina alzò le spalle.
+
+— Dite quel che volete, signora, continuò il re. Ho più paura dei
+giacobini di Parigi che di quelli di Napoli. Io conosco Napoli, io. Che
+diavolo! ci sono nato, e con tre F faccio ciò che voglio.
+
+— E quali sono queste tre F, chiesi io ridendo al re.
+
+— Come? mia cara, non conoscete l’assioma favorito di S. M.?
+
+— No, signora.
+
+— Con tre F si governa Napoli: _Forca, Festa, Farina._
+
+— È la vostra opinione, signora? chiesi ridendo.
+
+— A mio avviso credo che ve ne siano due di troppo, basterebbe soltanto
+la _forca._
+
+— Intanto, disse il re, avremo un terremoto. Credete voi, sir William,
+che l’avremo?
+
+— Temo pel sì.
+
+Il re tirò il campanello, un usciere apparve alla porta.
+
+— Fate attaccare i cavalli alla vettura, disse.
+
+— E dove andate dunque? chiese Carolina.
+
+— A Caserta, disse il re, — e voi?
+
+— Io resto qui.
+
+— E voi signora? mi disse il re.
+
+— Se la regina rimane, rimarrò anch’io, risposi.
+
+— E voi, sir William?
+
+— Sire, non mi duole punto di studiare da vicino il fenomeno.
+
+— Studiate, mio caro amico, studiate; per fortuna voi non siete punto
+grasso ed asmatico, come quel dotto romano che è stato soffocato a
+Stabia, — come lo chiamate voi?
+
+— Plinio, Sire.
+
+— Plinio, è lui, eh! dite poi che io non so la storia antica, signora.
+
+— Oh! signore, chi vi può mai far rimprovero di simil cosa? quando si
+sia avuto per professore il duca di S. Nicandro, si sa tutto.
+
+— Eh! signora, disse il re, è già saper molto il sapere di non saper
+nulla; è bene perciò che avendo l’istinto in difetto dell’intelligenza,
+io mi salvo.
+
+— Con tanto piacere, mie signore, con tanto piacere, sir William.
+
+E siccome l’usciere era ritornato per annunziare che la carrozza era
+pronta:
+
+— Eccomi, eccomi, disse il re uscendo di fretta.
+
+Un momento dopo s’intese il rumore della carrozza che conduceva Sua
+Maestà lontano da Napoli.
+
+
+
+
+V.
+
+
+La regina era naturalmente animosa ed avventata, e le piaceva,
+specialmente quando il re dava qualche prova di viltà, di far prova di
+coraggio. Quantunque l’atmosfera fosse pesante, e lo scirocco, vento,
+che i Napolitani considerano come loro nemico personale, soffiasse con
+violenza, essa propose a me ed a sir William di salire in carrozza, e
+di andare per così dire incontro al pericolo, spingendosi dalla parte
+della marina fino al ponte della Maddalena.
+
+Sir William aveva il freddo coraggio di un vero gentleman inglese, e
+quando si trattava di scienza spingeva il coraggio fino alla temerità;
+egli accettò con gioia.
+
+Senza partecipare in nulla dell’entusiasmo di mio marito, senza avere
+questo capriccioso desiderio di avventure che agitava il cuore della
+regina, non poteva, quando tutti e due andavano a cercare un pericolo,
+foss’anche immaginario, rifiutarmi di partecipare all’eventualità di
+questo pericolo. — Mi sarebbe meglio piaciuto, senza dubbio, di restare
+e di attendere l’avvenimento; ma spinta dalla vergogna, m’offersi alla
+mia volta d’incontrarlo.
+
+Era la mezzanotte quando salimmo nella carrozza sotto i portici di
+palazzo.
+
+— Al ponte della Maddalena, disse la regina.
+
+Il cocchiere obbedì, traversò il Largo Castello, e prima che le dodici
+ore avessero cessato di suonare, noi eravamo al molo.
+
+Il vento d’Africa era interamente cessato.
+
+Quel poco d’aria che si respirava era impregnata di solfo, e malgrado
+il tremolio della carrozza, si sentiva quel rumore sotterraneo che
+precede le grandi catastrofi vulcaniche, e che ispira a tutta la natura
+un vago sentimento di pericolo, prima che il pericolo ancora esista.
+
+Il mare s’agitava, non già in larghe strisce di spuma, nè le onde si
+accavallavano l’una all’altra, come di solito nei giorni di tempesta,
+ma con quel bollore che farebbe una caldaia collocata sul fuoco, e
+l’ebollizione sale dal fondo alla superfice. Questo ribollimento faceva
+di tutto il golfo scintillante di fosforo una vasta tovaglia di fuoco.
+
+La luna navigava in un vapore livido; ad undici ore si era levata
+dietro il vulcano, ed appena al secondo o terzo giorno della sua
+decrescenza, sembrava, sorgendo dal cratere, una bomba immensa lanciata
+nello spazio da un mostruoso mortaio.
+
+Tutta quella miserabile popolazione di basso porto era rientrata in
+quei bugigattoli che parevano scavati vicino alla case, turbando soli
+la solitudine dei vicoli stretti e melanconici che metton capo alla
+banchina; alcuni cani erranti ed inquieti stavano intirizziti sulle
+loro quattro zampe come se avessero sentito a tremare la terra sotto di
+essi, e latravano lamentosamente alla luna.
+
+Presi la mano delle regina.
+
+— Che avete? mi disse, la vostra mano è gelata.
+
+— Ho paura, le risposi.
+
+— Rassicurate vostra moglie, cavaliere, disse la regina, perchè
+altrimenti si sentirà male.
+
+In questo momento un uomo ravvolto nel suo mantello, malgrado quel
+calore soffocante, si fermò, e guardò con maraviglia la carrozza
+che passava. Difatti, benchè sir Hamilton fosse con noi, non era
+questa l’ora in cui le donne hanno l’abitudine di passeggiare e
+particolarmente in quel quartiere.
+
+Nel momento in cui passammo innanzi a lui mandò un grido di stupore.
+
+— Regina Carolina, disse, voi tentate Iddio.
+
+E si cacciò in una stradicciuola che si chiama — Via dei sospiri
+dell’abisso — così chiamata, perchè i condannati che vanno al supplizio
+per quella via vedevano di là il patibolo.
+
+— Oh! mio Dio! signora, esclamai, che è mai ciò?
+
+— Qualche giacobino dimenticato da Vanni, mormorò la regina, e che mi
+minaccia non potendo far di meglio.
+
+Arrivammo al ponte della Maddalena; ma all’altezza della statua di S.
+Gennaro i cavalli rifiutarono assolutamente di continuare.
+
+Il cocchiere li percosse inutilmente, ma essi scalpitavano,
+s’impennavano, e si accostarono al parapetto del ponte.
+
+— Signora, signora, diss’io prendendo la mano della regina, quest’uomo
+non era un nemico, ma un amico. — Non andate più oltre; — non tentate
+Dio.
+
+— Ma che hanno i cavalli, Gaetano? chiese la regina.
+
+— Non saprei dire, disse il cocchiere, ma non vogliono assolutamente
+oltrepassare la statua di S. Gennaro.
+
+— Vi è qualcuno o qualche cosa sulla via che li spaventa?
+
+— Non veggo nulla, signora, ma gli animali veggono talvolta delle cose
+che gli uomini non vedono.
+
+— Comprendete voi ciò che dice quell’imbecille? dimandò la regina al
+cavaliere Hamilton.
+
+— Signora, rispose egli, il vostro cocchiere constata senza spiegarlo
+uno dei problemi della natura. È riconosciuto fino all’evidenza che
+negli ecclissi, nei terremoti e finalmente in tutt’i cataclismi della
+natura, gli animali sono avvertiti dai loro istinti prima che l’uomo
+sia avvertito dalla sua ragione. Dietro ogni probabilità la montagna
+non tarderà di darci sue notizie.
+
+Difatti, come se il Vesuvio non avesse aspettato che questo momento per
+entrare in furore, un muggito terribile si fece sentire come se uscisse
+dalle viscere della terra, ed una scossa violenta spinse la carrozza
+indietro.
+
+I cavalli nitrirono, e senza fare alcun movimento si coprirono di
+sudore, come il mare si copre di schiuma.
+
+— Signora, signora, gridò il cocchiere, diceva bene io che i miei
+cavalli vedevano qualche cosa che io non vedeva; guardate.... guardate.
+
+E indicò col dito la cima del Vesuvio.
+
+Un fumo denso e nero cominciava ad uscire dal cratere elevandosi
+verticalmente come un’immensa torre: quel fumo era screziato di lampi
+seguiti da detonazioni eguali a quelle delle batterie di cento cannoni.
+
+La regina mi prese la mano, e la strinse alla sua volta: quel cuore di
+bronzo cominciava a sentire la paura; in quanto a me era sul punto di
+svenire; il cavaliere Hamilton era nell’entusiasmo.
+
+— Se Sua Maestà vuole assolutamente rimaner qui, disse Gaetano con voce
+tremante, la prego di scendere subito; io non rispondo più dei miei
+cavalli.
+
+In questo momento una detonazione terribile si fece udire: noi sentimmo
+una forte scossa e mi sembrò di veder tutto oscillare innanzi a me.
+
+— Signora, in nome del cielo, gridai, ritorniamo, ritorniamo!
+
+Ma la regina non ebbe nemmeno la pena di dare l’ordine; i cavalli, con
+un movimento che forzò la mano del cocchiere, girarono indietro, e poi,
+senza che si potesse tenerli, con un movimento sfrenato, discesero per
+la china del ponte e si slanciarono lungo la marina.
+
+— Signora, signora, gridò il cocchiere facendo forza invano, non sono
+più padrone dei miei cavalli.
+
+— Ebbene, come Dio vuole, disse la regina.
+
+Una detonazione ancor più terribile di quelle che l’avevano preceduta,
+si fece udire: mi sentii correre un gelo per le vene e svenni di
+terrore.
+
+Quando riapersi gli occhi, la carrozza era ferma; Gaetano alla testa
+de’ suoi cavalli li teneva pel morso, — e noi ci trovammo in faccia di
+quella stradicciuola della Via dei Sospiri dell’abisso.
+
+Nel momento in cui la carrozza stava per sfracellarsi all’angolo della
+banchina, lo stesso uomo che aveva gridato alla regina di non tentare
+Iddio, si era lanciato alla briglia dei cavalli, ed a rischio di
+restare calpestato da essi, li aveva con una forza sovrumana arrestati
+d’un colpo.
+
+La scossa era stata così forte, che Gaetano era stato precipitato dal
+suo sedile, ma si era alzato tosto, e prese i cavalli pel freno.
+
+Lo sconosciuto, vedendolo padrone dei suoi animali, si era allontanato
+e disparve.
+
+Io non aveva veduto nulla; mi svegliai come da un sogno; la regina mi
+faceva odorare un vasetto di sali.
+
+— Ah! grazie a Dio, esclamai, rinvenendo, non è avvenuta qualche
+disgrazia a Vostra Maestà.
+
+E mi gettai nelle sue braccia, coprendola insieme di baci e di lagrime.
+
+Era una cosa strana; ma la regina aveva su di me il potere che il
+magnetizzatore ha, si dice, sul magnetizzato. Quando era vicino a lei,
+pareva che la mia anima aspirasse costantemente di uscire dal mio corpo
+per unirsi alla sua.
+
+Gaetano rimontò sul sedile. I cavalli parvero calmarsi come per
+incanto, e ci ricondussero senza accidenti al palazzo.
+
+Io era stanca: la regina volle che mi ritirassi nella mia camera che
+era attigua alla sua, e mi mettessi a letto.
+
+Sir William chiese il permesso di salir sul terrazzo del palazzo per
+meglio osservare i fenomeni del Vulcano.
+
+Credo che per risolvere un problema geologico si sarebbe lanciato
+come Empedocle nel cratere, lasciando i suol calzari sulla cima della
+montagna.
+
+Non vidi più nulla, ma ecco ciò che mi venne raccontato.
+
+Le scosse si succedettero con rapidità, ma si stendevano
+particolarmente da nord a mezzogiorno, vale a dire da Portici a Torre
+Annunziata.
+
+Napoli, come sempre, fu risparmiata.
+
+Verso le tre ore del mattino la strada che percorre le falde del
+Vesuvio si coperse di fuggitivi, che dai punti più lontani della
+spiaggia si dirigevano verso Napoli, lasciando le loro abitazioni, e
+come dietro un bastione, venivano a cercare una difesa dietro il ponte
+della Maddalena, o piuttosto dietro la statua di S. Gennaro, che dal
+punto culminante di questo ponte protegge la città.
+
+Il sole era sorto splendido ed in un cielo sereno, ma la colonna di
+fumo e di cenere che usciva dal Vesuvio si era tosto diffusa nel
+firmamento; le acque che non sono che lo specchio del cielo erano
+coperte di una tinta grigia, e la luce era scomparsa a poco a poco come
+in un’eclissi.
+
+Quando mi alzai, benchè fossero già le dieci ore del mattino, si
+sarebbe giurato che erano le otto di sera.
+
+Da quel momento, vale a dire dal 13 al 15 giugno, il sole non si mostrò
+più: i muggiti della montagna raddoppiarono e l’oscurità divenne sempre
+più spessa.
+
+Il giorno dopo, al 14, se gli orologi non avessero segnato il corso del
+tempo, sarebbe stato impossibile di dire se era mattino, sera, o notte;
+le tenebre erano così profonde, che a Chiaia ed a Toledo, vale a dire
+nelle due strade più grandi di Napoli, si sarebbe creduto di essere in
+una camera oscura.
+
+Il cardinale arcivescovo, accompagnato dal clero di tutta la città
+venne a prendere alla cattedrale il busto di argento dorato di S.
+Gennaro, e seguito da tutta la nobiltà che recitava preghiere, e dal
+popolo che cantava inni, andò al ponte della Maddalena, invocando la
+protezione del santo protettore della città.
+
+La regina andò a sentire la messa che precedeva quella cerimonia: —
+ma io come protestante non potei accompagnarla: il popolo vedendo
+un’eretica in una chiesa, sarebbe stato capace di attribuirmi la
+catastrofe e di massacrarmi.
+
+L’arcivescovo, la nobiltà, il popolo restarono in preghiere sul ponte,
+dalle due ore dopo mezzodì fino a notte: — quando dico fino a notte,
+dico male, non v’era più nè giorno nè notte; le campane soltanto,
+suonando l’Ava Maria, segnalavano il ritorno delle tenebre.
+
+Nella notte dal 15 al 16, un rumore simile allo scoppio di una
+polveriera attirò gli sguardi di tutti, perchè tutta la popolazione di
+Napoli era in istrada: i più spaventati stavano coricati colla faccia
+contro la terra, i meno spaventati in ginocchio, e tutti più o meno
+inclinati sotto il peso dell’avvenimento.
+
+Un immenso fascio di fuoco si slanciò dal cratere della montagna, salì
+al cielo e ripiombò in frantumi infocati sulle falde della montagna;
+allora uscì dalla cima un doppio fiume di fuoco, che si dirigeva l’uno
+a Resina e l’altro verso Torre del Greco.
+
+Trenta mila persone, uomini, donne e fanciulli, colpiti da stupore,
+seguivano cogli occhi questo doppio torrente di lava.
+
+A Resina, la pianura che si stende dal Vulcano alla città, le case di
+campagna che erano costruite su questa pianura furono coperte di lava;
+ma la terribile inondazione, come per comando sovrumano, si fermò alle
+porte della città.
+
+Sventuratamente non fu così di Torre del Greco; un’antica inondazione
+aveva coperto metà della città; poi, fermandosi ad un tratto, aveva
+formato un tetro scoglio, che dominava da circa cento metri la parte
+della città risparmiata dal flagello.
+
+Sopra questo scoglio, come su di un’altra rocca Tarpea, si era
+costruita una nuova città, e si era stabilita fra la nuova e l’antica
+una comunicazione per mezzo di scale tagliate nella lava.
+
+Questa volta città vecchia e città nuova tutto fu portato ad un
+livello. L’inondazione vulcanica tagliò la città nuova alla sua base, e
+la trascinò in ruina con sè dall’alto dello scoglio; cateratta di fuoco
+sulla città vecchia, che la lava inghiottì e colmò fino al livello
+delle case più alte, e del campanile della chiesa; poi il torrente
+travolgendo seco le macerie delle due città, si gettò verso il mare
+ed andò a formare un molo, dietro il quale le navi poterono trovare un
+rifugio.
+
+Tutto ciò arrivò durante la notte del 15 al 16, come se il terrore
+della catastrofe, per arrivare al colmo, avesse d’uopo del terrore che
+ispirano le tenebre.
+
+Alla mattina del 16, il sole che non si era mai veduto da tre
+giorni, riapparve in un cielo sereno; una parte del Vesuvio era stata
+inghiottita dal Vesuvio stesso; la parte più elevata della montagna
+era sfranata nel cratere precipitandovi da un’altezza più di mille
+metri; l’aveva riempito, e nel riempirlo, aveva fatto scaturire con
+un terribile rimbombo quella splendida fontana di fiamme che aveva
+illuminato il mare a dieci leghe all’intorno, ed aveva fatto straripare
+i suoi due fiumi di lava che avevano inondato la campagna, lasciando
+con questa caduta il regno dell’aere al cono fin allora meno elevato.
+
+Durante queste ore di lutto e di spavento tutto fu sospeso a Napoli,
+eccettuati i lugubri lavori della Giunta di Stato, ed alcuni fra gli
+atti emanati da essa portano la data di tre giorni dopo l’eruzione.
+
+Tutto, durante questa catastrofe, avea, per così dire, cessato di
+vivere, eccettuata la collera di Dio e quella dei Re.
+
+Il giorno dopo di quella notte, in cui i cavalli, fuggendo sbrigliati,
+avevano posto in pericolo la vita della regina e la nostra, e dove
+eravamo state salvate per l’intervento miracoloso di uno sconosciuto
+misterioso, la regina aveva fatto venire il capo della sua polizia,
+gli aveva dato tutti gli indizi che le suggerivano la sua memoria,
+e gl’ingiunse di fare le ricerche più minuziose per scoprire il suo
+salvatore; ma tutto fu inutile, e benchè il capo della polizia avesse
+messo in campagna tutti i suoi agenti più sagaci, nessuna mano fu
+capace di sollevare il velo che avvolge questo strano avvenimento.
+
+Il re scrisse al 16 che il tempo si era rasserenato. Sarebbe andato a
+caccia la giornata del 17, e non tornerebbe per conseguenza a Napoli
+che al 18.
+
+Da ciò che aveva potuto succedere a Napoli e nei dintorni non ne
+diceva una parola. Nulla era accaduto a lui, ed era tutto ciò che
+gl’importava.
+
+
+
+
+VI.
+
+
+In poche parole ho già raccontato la condanna e la morte di Tommaso
+Amato, una delle prime vittime della Giunta, il cui processo in causa
+dell’urgenza — i delitti di lesa divinità dovendo aver la precedenza
+sui delitti di lesa maestà — fu compito con una rapidità mostruosa.
+
+Gli arresti avevano cominciato poco dopo la partenza dell’ammiraglio
+Latouche Treville. Erano già quasi quattro anni che alcuni degli
+accusati erano in prigione.
+
+Questi accusati erano circa una cinquantina. Il procuratore fiscale
+Basilio Palmieri aveva detto al principio della procedura, che aveva
+delle prove contro ventimila persone.
+
+Intanto aveva conchiuso per la pena di morte contro trenta prevenuti,
+con applicazione preventiva della tortura.
+
+Ma il Tribunale si accontentò di condannarne tre alla pena capitale.
+
+Tre alla galera.
+
+Tredici a pene minori.
+
+Gli altri furono messi in libertà.
+
+Il capo della congiura era un certo Pietro di Falco. Egli fece delle
+confessioni, rivelò il piano dei congiurati; ma, debbo dirlo, queste
+confessioni non furono mai rese pubbliche, ed egli fu inviato all’isola
+di Tremiti senza essere stato confrontato coi suoi complici.
+
+Il voto dei giudici in favore della pena di morte era strano; si
+sarebbe detto che avessero voluto fare un olocausto che fosse accetto
+alla pallida Dea.
+
+I tre condannati erano tre giovani, quasi tre fanciulli, appartenenti
+alla classe aristocratica, studenti, per età inesperti del mondo,
+nel quale non avevano ancora avuto il tempo di entrare, e conosciuti
+solamente dai loro compagni pei loro trionfi di collegio.
+
+L’età di tutti e tre non formava ancora quella di un vecchio.
+
+Il maggiore si chiamava Vincenzo Vitagliano, che aveva 22 anni.
+
+Il secondo si chiamava Emmanuele de Deo che ne aveva 20.
+
+Il terzo Vincenzo Galiani che ne aveva 19.
+
+Fu un grido di compassione per tutta la città quando si conobbe la
+scelta fatale fatta dalla Giunta, e che questa scelta era caduta sopra
+tre giovani, il cui solo delitto, disse uno storico contemporaneo, ere
+di aver _parlato di cose che sarebbe stato meglio tacere, e di avere
+applaudito ciò che aveva d’uopo di essere esaminato_.
+
+Il loro grande delitto era di essersi fatti tagliare i capelli, e
+di avere pei primi adottato la moda introdotta dall’attore Talma,
+quando rappresentò per la prima volta la Tragedia Tito, come ho già
+raccontato.
+
+Confesso che quando mi si annunziò quella notizia, e mi si disse l’età
+dei condannati, mi si fece conoscere chi erano, e mi si spiegò che era
+impossibile che avessero seriamente cospirato, fui compresa di grande
+compassione per questi tre arboscelli che dovevano essere falciati alla
+radice senza che avessero avuto il tempo di portare i loro frutti.
+
+Corsi dalla regina; essa mi ricevette col viso severo e colle
+sopracciglia corrugate.
+
+— Vieni anche tu a parlarmi per essi? mi chiese.
+
+— E se venissi a parlarvi per essi, signora, ricusereste di ascoltarmi?
+
+— Sì, perchè ho deciso di lasciare che la giustizia faccia il suo
+corso, e la preghiera non sarebbe che una importunità inutile.
+
+— Oh! signora, le dissi giungendo le mani, così giovani e tanto poco
+pericolosi.
+
+— Non sono forse di quelli che Tarquinio indicò al messaggero di suo
+figlio, troncando colla verga i papaveri più alti del suo giardino?
+
+— Oh! signora, lo confessate voi stessa.
+
+— Vi sono dei momenti in cui chieggo a me stessa se questi miserabili
+giudici hanno scelto questi tre fanciulli per scempiaggine o per
+tradimento; ma io te lo confesso, propendo a credere che l’abbiano
+fatto per tradimento.
+
+Guardai la regina con stupore.
+
+— Tu dunque non comprendi. Se faccio grazia a costoro, sarò poi dopo
+obbligata a far grazia a tutti, perchè si crederanno o piuttosto si
+diranno innocenti al pari di questi. Se li lascio condannare a morte
+si griderà alla crudeltà, al cannibalismo; tutti i padri m’avranno in
+odio, non vi sarà più una madre che abbia un figlio ventenne, che non
+se lo stringa fra le braccia dicendo: — Dio ti scampi dalla regina
+straniera, dall’austriaca, come chiamavano mia sorella.
+
+— Oh! signora, voi lo vedete che esitate ancora, esclamai, e se voi
+esitate è che i giudici hanno torto.
+
+— La giustizia non può mai aver torto, Emma.
+
+— La giustizia dunque ha indurito il suo cuore.
+
+Io soffocai un sospiro e chinai la testa sul petto pronunziando alcune
+parole a voce bassa.
+
+— Che vai mormorando fra te stessa? mi chiese Carolina.
+
+— Ringrazio Iddio di non essere regina, signora, le risposi.
+
+Vi fu un momento di silenzio, che la regina interruppe per la prima.
+
+— D’altronde, disse, la sentenza è stata portata questa mattina;
+abbiamo dunque tre giorni di tempo per prendere una risoluzione. Tu
+resterai qui questa sera; la notte è la madre dei consigli.
+
+In questo momento il re entrò, mi salutò secondo la sua abitudine con
+molta cortesia, facendomi segno di tornarmi a sedere, e sedendosi egli
+stesso vicino a sua moglie.
+
+— Mia cara maestra, le disse, vi prevengo che sarò assente per tre o
+quattro giorni.
+
+— E dove andate?
+
+— Vado alla caccia a Persano.
+
+— Siete forse stato avvisato di qualche altro terremoto?
+
+— No, perchè in questo caso non andrei dalla parte di Salerno, ma
+dalla parte di Capua; comprenderete bene che il Vesuvio e l’Etna non
+hanno mai fatto sul serio la separazione dello stretto di Messina,
+come mi avete raccontato voi, dicendomi che ciò è avvenuto in causa di
+un terremoto; essi corrispondono fra loro per mezzo di ramificazioni
+sotterranee, e quando se la discorrono fra loro di qualche cosa, non è
+bene trovarsi sulla loro strada; non è di un terremoto che ho paura in
+questo momento.
+
+— E di che avete paura?
+
+— Oh! voi lo sapete benissimo.
+
+— Non sareste più convinto, come dicevate, della verità del nostro
+assioma? dubitereste forse dell’efficacia di una delle nostre tre F.
+
+— Non già dell’efficacia, ma dell’opportunità.
+
+— E nel dubbio?
+
+— Io me ne vado. Il saggio non dà un avviso quasi eguale?
+
+— Vale a dire che non volete essere, od almeno apparire per nulla in
+quanto sta per succedere.
+
+— Nè essere nè parere, signora. Sono io che ho restituito la Giunta?
+sono io che ho fatto ritornare Castelcicala da Londra? sono io che ho
+organizzato questa famosa camera oscura, di cui si parla tanto? e di
+cui per fortuna posso negare l’esistenza non essendovi mai entrato, e
+ignorando fino il luogo dov’è situata? Certo che no, tutto ciò è affar
+vostro. — Per me, io vado a caccia, pesco, mi riposo a S. Leucio.
+Io sono ciò che si chiama storicamente un re fa-niente; voi, voi
+siete la regina, voi portate lo scettro, voi siete Caterina II, e vi
+chiameranno un giorno la Semiramide del mezzodì, come v’hanno chiamata
+la Semiramide del nord, e sarà glorioso per voi e per me: ma avendo i
+vantaggi dello Stato, è giusto che ne abbiate anche i pesi.
+
+— Vale a dire che volete, al cospetto di Napoli e dell’Europa,
+lasciarmi la responsabilità della morte di questi tre giovani.
+
+— Di quali tre giovani parlate voi?
+
+— Di quelli che sono stati condannati dalla Giunta questa mattina.
+
+— Ah! la Giunta ha condannato tre giovani questa mattina?
+
+— L’ignorate forse?
+
+— Eh! sì davvero. Io sono di una influenza così mediocre nel governo,
+che non si danno nemmeno la pena di parlarmi degli affari di stato.
+
+— Voi scherzate su quest’argomento, signore! la cosa è grave;
+parliamone dunque seriamente o non parliamone.
+
+— Non parliamone, non chieggo di meglio: voi sapete che ho l’abitudine
+di non mischiarmi mai delle cose che non mi riguardano. Sono venuto
+per dirvi che partirò per Persano, che contava di passarvi qualche
+giorno, e che non sapendo se sareste stata in pena di me, non ho voluto
+per nulla distrarre il vostro spirito dalle alte speculazioni della
+politica, per fermarlo sulla povera mia persona. Mi dite voi che sono
+stati condannati a morte tre giovani. Poveri giovani! ciò mi fa male,
+ma che volete? se sono colpevoli, se hanno cospirato contro di voi?
+
+Io presi la parola.
+
+— Ecco precisamente, Sire, ciò che preoccupa l’eccellente cuore di Sua
+Maestà, cioè che non è dessa ben sicura che questi tre giovani siano
+colpevoli, e che dubita che possano essere innocenti.
+
+— Diavolo! in questo caso, mia cara ambasciatrice, bisognerebbe che la
+regina non lasciasse eseguire la sentenza. La morte di quel pazzo che
+fu appiccato l’altro giorno ha fatto cattivo senso; la morte di tre
+innocenti sarà ben peggio! pensateci, signora, pensateci.
+
+— Ma signore, riprese la regina visibilmente impazientita di essere
+stata vinta in una discussione con suo marito, quand’anche volessi far
+loro grazia non ne avrei il diritto, — non sono il re io.
+
+— Come voi non siete il re?
+
+— No, io sono soltanto la regina.
+
+— Bene, e dite a me di queste cose! per Dio! non siete voi il re? e chi
+è il re? colui che presiede il consiglio; chi è il re? quegli che dà
+gli ordini al ministro; chi è il re? quegli che dichiara la guerra o
+la pace? Oh! diavolo! mi avete voi veduto ad occuparmi di queste cose?
+siete voi che ve ne occupate, signora, e siete voi che in realtà fate
+da re.
+
+— Il re, signore, è quegli che firma.
+
+— E voi sapete bene, signora, che sono tanto pigro, che per non aver
+nemmeno la pena di firmare ho fatto incidere una cifra.
+
+— Che è chiuse in una cassetta, di cui voi, signore, ne tenete la
+chiave.
+
+— È precisamente di ciò che mi sono accorto al momento di partire per
+Persano, signora, e capisco che ciò è una cosa assurda, giacchè quando
+avete già tutto in mano, signora, tenetevi anche questa chiave, e
+prendetela.
+
+— Datemela, datemela, signore, esclamai, e strappai quasi la chiave di
+mano dal re.
+
+— Signora, disse Ferdinando alla regina, che lo guardava con un viso
+tetro, vi faccio osservare che la firma reale trovasi in questo momento
+nelle mani di Lady Hamilton, e che sarebbe pericoloso di lasciargliela,
+ed essa non avrebbe che di vendere alla nostra alleata l’Inghilterra,
+o Malta o la Sicilia, che aspira di possedere; sarebbe un gran
+pregiudizio per la nostra corona.
+
+E salutandoci con quell’aria finta tutta sua, uscì facendo un gesto,
+come di chi si lava le mani.
+
+— Sì, sì, comprendo, disse la regina, tu ti lavi le mani; ha fatto così
+anche Pilato, e la maledizione della storia non l’ha meno colpito da
+diciotto secoli. Dammi quella chiave, Emma, vedremo ciò che dovremo
+farne!
+
+Io gliela presentai inginocchiandomi.
+
+In questo momento si annunziò alla regina che il procuratore fiscale,
+Basilio Palmieri, quel desso che aveva delle prove contro ventimila
+persone, che aveva conchiuso per la pena di morte contro trenta
+accusati, coll’applicazione preventiva della tortura, chiedeva l’onore
+di presentarle i suoi omaggi.
+
+— Benissimo, disse la regina, se non fosse venuto, l’avrei mandato a
+cercare.
+
+Poi volgendosi verso di me:
+
+— Vuoi vedere la faccia d’un vero collo torto, Emma? mi dimandò.
+
+— Sono pronta a rimanere od uscire, secondo che mi ordinerà Vostra
+Maestà.
+
+— No, no, sta a te, comprendi, secondo che ti senti il cuore più o meno
+capace di commuoversi.
+
+— Ebbene, signora, poichè Vostra Maestà vuol lasciarmi il mio libero
+arbitrio, prendo tanto interesse per ciò che riguarda questi tre
+giovani sventurati, che preferisco di rimanere.
+
+— Rimani, allora.
+
+E rivolgendosi all’usciere che aveva annunziato la visita del
+magistrato:
+
+— Fate entrare il signor procuratore fiscale, Basilio Palmieri, disse
+la regina.
+
+
+
+
+VII.
+
+
+Se mai viso d’uomo ha caratterizzato qualcuno per un collo torto, come
+aveva detto la regina, certamente lo dimostrava la fisonomia di don
+Basilio Palmieri.
+
+Entrò curvato fino a terra: se avesse potuto andar carpone dalla porta
+ai piedi della regina, l’avrebbe fatto.
+
+La regina lo ricevette in piedi.
+
+Il signor procuratore fiscale cercò di scusarsi per avere ottenuto così
+poco dal tribunale; aveva chiesto trenta teste, e non era sua colpa se
+ne aveva ottenuto soltanto tre; aveva chiesta la tortura, e non era sua
+colpa, se gli era stata ricusata.
+
+— Va bene, signore, rispose freddamente la regina, sarete più fortunato
+un’altra volta.
+
+— Vengo a presentare i miei umili doveri a Vostra Maestà, e dimandarle
+se posso essere utile a qualche cosa.
+
+— Potete rendermi due servigi, signore, rispose la regina.
+
+— Io! sclamò maravigliato il procuratore fiscale, io rendere dei
+servigi a Vostra Maestà? ricevere degli ordini, vorrete dire.
+
+— Sapete dirmi, continuò la regina, chi sia quello dei vostri
+condannati che abita più vicino al palazzo reale?
+
+— È il giovane Emmanuele de Deo, signora, rispose il Procuratore
+fiscale maravigliato da una tale dimanda.
+
+— Ha padre e madre? chiese la regina.
+
+Ha soltanto il padre.
+
+— Sapete il suo indirizzo.
+
+— Sì.
+
+— Datemelo.
+
+— Giuseppe de Deo, via Santa Brigida, vicino al grande negozio di
+grani, verso la metà della strada.
+
+— Grazie, signore. Prendi questo indirizzo, Emma. Io presi di tasca il
+mio piccolo portafogli d’avorio, e vi scrissi con premura l’indirizzo
+datomi dal procuratore.
+
+La regina stessa osservò dalla mia parte finchè l’indirizzo fu
+completamente scritto, come se volesse tener lo sguardo sull’uomo che
+aveva dinanzi il minor tempo possibile.
+
+Infine si volse a lui.
+
+— Ora, disse la regina, in qual carcere sono i vostri condannati?
+
+— Alla Vicaria, signora.
+
+— Ecco carta, penna e calamaio; scrivete, signore.
+
+La regina indicò al procuratore fiscale una tavola ove in fatti erano
+riuniti tutti gli oggetti indicati da essa.
+
+Il procuratore fiscale, non osando sedersi dinanzi a Sua Maestà, mise
+un ginocchio a terra, e colla penna in mano stava pronto per scrivere.
+
+— Siete pronto, signore? chiese la regina.
+
+— Sì, signora.
+
+La regina dettò:
+
+«Il custode in capo della Vicaria obbedirà ciecamente agli ordini che
+verranno dati dalla persona che presenterà questo viglietto.»
+
+— Ho scritto, signora.
+
+— Ebbene, allora metteteci la data, firmatelo e prevenite il
+capo-custode, che avete dato un ordine per lui.
+
+— E debbo dirgli quale, augusta persona...
+
+— Voi non dovete dirgli nulla, signore, perchè non conoscete punto le
+mie intenzioni, e desidero che voi non cerchiate di conoscerle.
+
+— Sua Maestà ha altri ordini da darmi?
+
+— Nessuno, signore.
+
+— Allora, signora, avrò l’onore di prendere congedo da lei, e di
+mettere a’ suoi piedi i miei più devoti rispetti.
+
+La regina chinò leggermente la testa, ed il procuratore fiscale si
+ritirò indietreggiando.
+
+La porta si chiuse dietro di lui.
+
+— Che debbo fare di questo indirizzo, signora? dimandai alla regina.
+
+— Conservalo, quando sarà il momento di farne uso, te lo dirò.
+
+In quanto all’ordine che si era fatto dare pel capo-custode della
+Vicaria, lo rilesse per vedere se era scritto come lo aveva dettato;
+poi accertatasi che non vi era nè una sillaba di più nè di meno, lo
+piegò con cura, e lo mise in un piccolo portafogli di velluto che era
+solita di tener seco.
+
+Io l’aveva seguita cogli occhi in tutti i movimenti, in cui cercava di
+leggere il suo pensiero.
+
+— Veggo con piacere, signora, le dissi, che il re non avrà
+probabilmente preso una precauzione inutile lasciandovi la chiave del
+suggello reale.
+
+— Non ho ancora deciso nulla, tutto dipenderà dai condannati, rispose
+la regina; in ogni caso ti riservo la tua parte nell’intreccio;
+qualunque sia, preparati a rappresentarla.
+
+— E quali preparativi mi abbisognano per ciò?
+
+— Esser qui per le otto di sera con veste e mantiglia nera.
+
+— Oh! signora, il nero è di cattivo presagio.
+
+— Sta tranquilla, è solamente per non essere vedute di notte.
+
+— Sortiamo dunque insieme questa notte, signora?
+
+— Forse sortiremo insieme, e forse sortirai tu sola.
+
+— Che volete dunque fare di me?
+
+— Ciò che Dio ha fatto senza che mi consulti un’ambasciatrice.
+
+Volli interrogarla, ma essa mi mise la mano sulla bocca.
+
+— Si farà tutto a suo tempo, mia bella amica; non avrò misteri per voi;
+abbiate dunque la pazienza di aspettare fino a sera.
+
+— Allora vi lascio, signora, perchè non avrò il coraggio di restare
+vicino a voi senza interrogarvi.
+
+— È difatti ciò che tu puoi fare di meglio, perchè m’interrogheresti
+invano.
+
+— Davvero voi siete crudele oggi.
+
+— Che t’importa se la mia crudeltà pesa su di te; se grazie a questo
+parafulmine, la folgore non colpisce i tuoi protetti?
+
+— Oh! a questa condizione, signora, io mi abbandono, ecco il mio
+braccio, mordetelo fino a sangue.
+
+Essa lo prese come se volesse morsicarlo, ma lo sfiorò appena colle
+labbra.
+
+— Oh! no, no, disse mutando il morso progettato in una carezza; sarebbe
+peccato, poi non si sa se questa è carne o marmo, avrei paura di
+rompermi i denti; andate, e non mancate di essere qui questa sera alle
+otto precise.
+
+— State tranquilla, signora, non mi farò aspettare.
+
+Difatti alle otto precise entrai nella camera della regina, vestita
+tutta di nero.
+
+Essa mi aspettava vestita egualmente.
+
+— Oh! mi disse scorgendomi, è la prima volta che ti vedo in nero; sai
+tu che il nero ti sta benissimo, e che tu sei bella come un angelo?
+
+— E voi pure, signora; ma non importa, vorrei piuttosto vedervi vestita
+diversamente; sembriamo due vedove.
+
+— Vorresti forse dirmi che questa sarebbe la più grande sventura che ci
+potesse accadere?
+
+— In quanto a me, ve lo giuro, amo tanto sir William....
+
+— Al punto di fargli costruire una tomba, come la regina Artemisia,
+rispose ridendo la regina, ma non di bruciarsi sul suo rogo.
+
+— Vi giuro che se fossi nata nel Malabar...
+
+— Sì, ma tu sei nata nel Ducato di Galles, mi pare, di modo che sono
+interamente sicura... Ma vediamo, non si tratta di questo. Ti aveva
+detto che tu avevi una parte da ambasciatrice da rappresentare questa
+sera, sei pronta?
+
+— Aspetto gli ordini di Vostra Maestà.
+
+— Hai l’indirizzo che ti ha dato don Basilio?
+
+— Se non l’avessi, me lo ricordo: via Santa Brigida vicino al
+negoziante di grano, a metà della via.
+
+— E il nome del padre del condannato?
+
+— Giuseppe de Deo.
+
+— Ebbene, va in una carrozza senz’armi e senza cifra che ho fatto
+attaccare, a prendere Giuseppe de Deo, e lo condurrai qui.
+
+— Come! signora, esclamai tutta contenta, volete vedere il padre di
+quell’infelice giovane?
+
+— Sì, è una fantasia che mi viene.
+
+— Ma allora egli è salvo?
+
+— Non ancora.
+
+— M’incaricate dunque di andarlo a cercare?
+
+— A meno che non ricusi.
+
+— Io rifiutare di essere l’angelo salvatore di un infelice condannato,
+il messaggiero celeste inviato ad una povera famiglia! avete mai udito
+dire che l’angelo Gabriele abbia rifiutato di annunziare alla Vergine
+Maria, che era eletta madre del Salvatore?
+
+— Ebbene, poichè tu credi il tuo messaggio un benefizio, non perder
+tempo a compierlo.
+
+— Oh, io corro, signora. La mia mantiglia, la mia mantiglia, l’aveva
+gettata nell’entrare nella camera su di una poltrona.
+
+La regina la prese, e me la pose sulle spalle.
+
+— Ora, disse essa, va, colomba dell’arca, e che tu possa riportare il
+ramoscello d’ulivo.
+
+Mi lanciai per le scale leggiera come l’uccello di cui la regina mi
+aveva dato il nome; feci chiamare la carrozza, e vi entrai precipitosa
+gridando al cocchiere:
+
+— Via Santa Brigida!
+
+
+
+
+VIII.
+
+
+Non vi è che un passo dal palazzo reale alla strada di S. Brigida; vi
+arrivai in un istante; scesi al luogo indicato, e siccome erano appena
+le otto ore, la bottega del mercante di grani era ancor aperta, ed io
+potei far dimandare ove abitava don Giuseppe de Deo.
+
+Il negoziante di grano, che era il fornitore delle scuderie di palazzo,
+riconobbe il cocchiere che gli faceva una tale dimanda, e vedendo una
+dama alla portiera della carrozza, corse, supponendo qualche cosa di
+vero, e indovinando che qualcuno veniva da parte del re o della regina.
+Mi avevano veduta spesso percorrere le vie di Napoli nella carrozza di
+Sua Maestà seduta vicino a lei, e il mercante di granaglie mi riconobbe
+alla sua volta.
+
+— Oh! milady, mi disse costui, quegli che domandate è molto afflitto
+in questo momento: suo figlio è stato condannato a morte questa mattina
+dalla Giunta.
+
+— Lo so, rispos’io, ed è precisamente per ciò che desidero di vederlo,
+e poichè voi siete suo vicino, vorrei sapere da voi in qual casa abita
+ed a qual piano.
+
+— Egli abita in questa casa, signora, mi disse, al terzo piano.
+
+E nel medesimo tempo m’indicò la casa vicina alla sua.
+
+— Aprite, dissi al cocchiere.
+
+— Ma, continuò il mercante, non saprei se lo troverete in casa, signora.
+
+— Dove potrebbe essere?
+
+— L’ho veduto uscire.
+
+— A quest’ora?
+
+— Sì.
+
+— Senza dubbio sarà andato a sollecitare qualche giudice.
+
+— Oh! signora, a quest’ora i giudici non possono più far nulla, nè per
+il povero padre, nè per il povero figlio.
+
+— Ma allora dov’è andato?
+
+Il negoziante mi guardò.
+
+— Volete vederlo assolutamente? mi domandò.
+
+— Non soltanto debbo vederlo, ma bisogna assolutamente che lo vegga.
+
+— È per suo bene? — Perdonate se vi interrogo, signora, ma il povero
+padre ha un tal peso di dolore sulle sue vecchie spalle, che se voi
+dovreste accrescerne la gravezza d’un sol grano di frumento, sarebbe
+una carità a non dirvi dove sta.
+
+— Non posso promettervi nulla; — ma vengo con una intenzione di
+misericordia.
+
+— Allora, scendete, signora, ed io, — che Dio mi perdoni se mi
+ingannate, ed io vi condurrò dov’è.
+
+Discesi.
+
+— Dobbiamo andare lontano? gli dimandai.
+
+— Per una diecina di passi.
+
+Egli camminava dinanzi a me, io lo seguii; si fermò dopo una diecina di
+passi alla piccola porta della chiesa di S. Brigida.
+
+— Ah! mormorai, ora capisco perchè non è in casa.
+
+Il mercante bussò alla piccola porta che si aperse subito: una specie
+di sagristano ci introdusse in chiesa, tetra, oscura, ad eccezione di
+una cappella della Vergine, che era illuminata.
+
+Entrammo. — Il negoziante di grani mi indicò un vecchio non già
+inginocchiato, ma prostrato sui gradini dell’altare, e che batteva il
+marmo colla fronte.
+
+— Ecco, mi disse, ecco colui che cercate.
+
+Lo ringraziai. — Egli si ritirò e mi lasciò sola, ma alla porta la
+curiosità lo ritenne, e stette collo scaccino ad osservare ciò che
+avveniva.
+
+Mi avvicinai al vecchio senza rumore; egli pregava e siccome non mi
+udiva, continuava le sue preci.
+
+— Vergine divina, Madre Santa, io non mi rivolgerò a Dio, ma a Voi. Dio
+non mi comprenderebbe, egli, che di sua propria volontà ha offerto suo
+figlio in olocausto per salvare il genere umano, e che, potendo con un
+cenno conservargli la vita, lo lascia inchiodare sulla croce, e morire
+non soltanto di morte dolorosa ma infame. No, io non mi rivolgerò a
+Lui, ma a Voi, Madre Addolorata, che avete sentito entrare nella fronte
+del vostro figlio la corona di spine, ed i chiodi nelle mani e nei
+piedi, e nel suo costato la lancia.
+
+— Mi rivolgo a Voi, che non avete voluto abbandonare il vostro Figlio
+dilettissimo, ma che non potendo reggere alla vista della sua agonia,
+sveniste ai piedi della Croce, colle mani rivolte al cielo, supplicando
+Iddio e ripetendo le parole del divino agonizzante: Signore, Signore,
+allontanate da me questo calice. E malgrado il fervore delle vostre
+preghiere, divina Madre, voi non avete ottenuto nulla da questo Dio,
+che vi guardava con un occhio pieno di lagrime, perchè la morte di
+Gesù era necessaria per la redenzione dell’umanità. Ma la morte di mio
+figlio non è stata decretata dall’eterna sapienza; sono gli uomini che
+l’hanno condannato, e condannato ad onta della sua innocenza; ora il
+mondo redento col sangue del vostro divino figlio non ha bisogno della
+morte d’un innocente. Diteglielo a Dio buono, a Dio misericordioso,
+a Dio onnipotente, santa Madre, e che mandi uno dei suoi angioli per
+salvare mio figlio, come ha mandato un’altra volta per salvare il
+figliuolo di Abramo.
+
+Questo dolore era così profondo che non potei più a lungo sopportare
+l’espressione. M’inclinai vicino a lui e gli toccai la spalla colla
+punta delle dita.
+
+Si alzò su di un ginocchio, con una mano appoggiata ai gradi
+dell’altare.
+
+— Chi siete voi, e che volete da me? mi dimandò il vecchio; siete voi
+l’angelo che io invocava?
+
+— No, io non sono l’angelo che voi invocavate, gli dissi; ma se non
+sono un angelo, forse non vengo meno in nome di Dio.
+
+— Che volete dire, signora? Sapete voi chi sono e per chi prego?
+
+— Voi siete don Giuseppe de Deo, e pregate per vostro figlio Emmanuele
+de Deo.
+
+— Sì, sì, sì.
+
+— Allora seguitemi.
+
+— Dove? Ditemelo, che io sappia tutto ciò che debbo sperare od
+aspettarmi.
+
+— Dalla regina.
+
+La sua faccia si oscurò.
+
+— Dalla regina! disse egli esitando fra la gioia ed il timore; che
+potrebbe mai dirmi la regina? Sapete voi che corre la voce che sia
+ella che voglia mandarli a morte? Se ciò è, che Dio la protegga; ma
+quantunque regina amo meglio essere nei miei panni che nei suoi.
+
+— Venite, ripetei; spero che quando avrete veduto Sua Maestà, parlerete
+meglio di lei.
+
+— Infin dei conti le cose non possono esser peggio di quelle che sono;
+vi seguo, signora.
+
+E baciando il lastrico, si alzò.
+
+Io andava innanzi, ed arrivando alla porta della chiesa, egli mi
+passò innanzi, e immergendo le dita nella pila, mi presentò l’acqua
+benedetta.
+
+Vedendo che la sua mano non attirava la mia, mi guardò con stupore.
+
+— Sono protestante, gli dissi.
+
+Allora il resto di speranza che brillava sulla sua fronte sembrava
+sparirgli; fece macchinalmente il segno della croce, mise un sospiro,
+chinò la testa sul petto e mi seguì.
+
+Salimmo in carrozza.
+
+— Al palazzo reale, dissi al cocchiere.
+
+Cinque minuti dopo la carrozza si fermò sulla soglia dello scalone che
+conduce agli appartamenti della regina.
+
+Salimmo le scale, e il vecchio, invece di essere lieto come avrebbe
+dovuto esserlo, era triste come la disperazione, pallido come la morte.
+
+Prima di entrare nella camera, ove ci doveva aspettare la regina, egli
+mi prese la mano e si appoggiò allo stipite della porta.
+
+Si sentiva già male.
+
+— Un momento per carità, disse.
+
+In quanto a me ogni gioia era morta nel fondo del cuore. Ecco dunque
+l’idea che si farà della regina; era dessa che pronunziava la sentenza
+per bocca dei giudici, e che uccideva per mano del carnefice.
+
+Finalmente parve che riacquistasse un poco le sue forze; feci un segno
+all’usciere e la porta s’aperse.
+
+La regina aveva udito il rumore dei nostri passi, e non sapendo che
+facevamo nel salotto vicino, si era alzata e ci veniva incontro. Luigi
+XIV aveva corso pericolo di aspettare, la regina aveva aspettato.
+
+— La sua faccia era oscura, quasi irritata, perchè indovinava ciò che
+era accaduto.
+
+Spinsi don Giuseppe de Deo ai piedi della regina, dicendogli:
+
+— Ecco da chi dipende la grazia di vostro figlio; chiedetegliela come
+la chiedevate alla Vergine e l’otterrete.
+
+Il povero vecchio cadde ginocchioni colle mani giunte, dicendo per
+tutta preghiera:
+
+— È vero, signora?
+
+— Che? chiese la regina colla sua voce breve ed imperiosa.
+
+— .... Che se io vi domando la grazia di mio figlio, me l’accorderete?
+
+— Nessuno ha fatto promessa in mio nome, spero, disse la regina
+guardandomi con quella durezza che aveva talvolta ne’ suoi occhi.
+
+— No, signora, rispos’io, ma ho detto ad un padre che chiedeva la vita
+di suo figlio all’altare della Vergine: — venite e vi condurrò da una
+regina bella e misericordiosa come una Madonna.
+
+— Signora, signora, disse don Giuseppe, che riprendeva un poco di
+coraggio sentendosi sostenuto da me; voi siete tutto, voi siete la
+regina, voi siete il re: grazia, signora, grazia per mio figlio; ha
+compiuto i vent’anni non sono tre giorni; è il mio unico figlio,
+signora; contava su di lui per aiutarmi a morire, ma non mi venne
+mai l’idea che gli sopravviverò, signora! Pei vostri cari figli, pel
+principe Francesco, pel principe Leopoldo, pel vostro piccolo figlio
+ancora nella culla, pel principe Alberto, vi prego, signora, vi
+supplico, regina, vi scongiuro, Maestà, abbiate pietà di mio figlio.
+
+— Signora, signora! diss’io alla regina, aggiungendo le mie preghiere a
+quelle di don Giuseppe, e baciandole la mano.
+
+— Oh! se io faccio qualche cosa per vostro figlio signore, disse la
+regina, si rifiuterà egli di fare qualche cosa per me?
+
+— Per voi, signora! per voi ricca, giovane, bella, potente, che cosa
+volete mai ch’egli faccia, mio Dio? — Dite, dite, e tutta l’influenza
+di un padre sarà impiegata, onde vi onori, vi veneri, vi serva in
+ginocchio dal giorno in cui voi me lo avrete reso fino al momento della
+sua morte.
+
+— Vostro figlio è un Giacobino, signore.
+
+Don Giuseppe l’interruppe.
+
+— Un giacobino! egli un giacobino, signora! se egli veramente sia
+un giacobino, sapete voi che son già tre anni che è in prigione, il
+povero infelice? aveva diciassette anni, signora; e può un fanciullo
+di diciassette anni avere un’opinione? — Si ha fatto tagliare la coda,
+signora, ecco tutto il suo delitto; ma durante questi tre anni di
+prigionia i suoi capelli hanno avuto il tempo di crescere!
+
+— Non importa, egli sa qualche cosa di una congiura che ci circonda e
+ci minaccia; faccia delle rivelazioni ed io gli farò grazia insieme ai
+suoi due compagni.
+
+— Delle rivelazioni! esclamò il povero padre; non ne ha da fare: sa
+egli qualche cosa? e se anche ne volesse fare, lo potrebbe se ignora
+questa congiura, di cui ora mi parlate, o signora, e che non esiste,
+che nella mente de’ giudici? Come volete che riveli ciò che non
+conosce? E chi gli proporrà le vostre condizioni? Chi avrà una voce
+abbastanza imponente per vincere i suoi scrupoli, se ne avesse? Chi lo
+persuaderà in nome di suo padre a vivere a questo prezzo? Oh! nessuno,
+forse non vi sono che io solo e ancora!
+
+— E conto anche su di voi, signore: andate a vedere vostro figlio.
+
+— Vado a vedere mio figlio Emmanuele! esclamò il padre, tenendosi la
+fronte colle mani, come se diventasse pazzo: che mi dite voi?
+
+— Ecco una parola per don Basilio Palmieri, il procuratore fiscale, gli
+disse; con questa parola otterrete il permesso di vedere vostro figlio
+e di trattenervi un’ora con lui senza testimoni.
+
+— Quando? signora, quando? Pensate che son tre anni che non lo vedo.
+
+— Questa sera dalle dieci alle undici.
+
+— E se non trovo don Basilio in casa?
+
+— Vedrete vostro figlio domani, invece di vederlo questa sera.
+
+— Sono già le nove, signora, e non ho un momento da perdere.
+
+— Anch’io non vi trattengo.
+
+— Mi pare di diventar pazzo dalla gioia.
+
+— Che cercate voi?
+
+— La vostra mano, la vostra mano per baciarla.
+
+La regina gli diede la sua mano; era veramente tocca da emozione
+profonda, e se il povero padre avesse potuto leggere come me nel suo
+cuore, avrebbe insistito, ed essa gli avrebbe dato la vita di suo
+figlio senza condizioni.
+
+Sventuratamente, non continuò. Egli uscì precipitosamente dalla camera,
+ripetendo:
+
+— Mio figlio! mio figlio! mio Emmanuele!
+
+E il rumore de’ suoi passi si allontanò nello stesso tempo della sua
+voce.
+
+
+
+
+IX.
+
+
+Restammo sole, io e la regina.
+
+Essa era commossa, ma si scorgeva che il suo cuore, rivestito di
+triplice acciaio, aveva d’uopo di ben altre emozioni per intenerirsi.
+
+— Ora a noi due, disse.
+
+Io non mi era levata la mantiglia; essa mise la sua, si tirò
+l’acconciatura sugli occhi, mi prese pel braccio e mi trascinò verso lo
+scalone.
+
+Abbasso ritrovammo la carrozza di cui mi era servita per andare nella
+via S. Brigida; la regina vi entrò, ed io dopo di essa.
+
+Il domestico chiuse la portiera.
+
+— Dove? chiese egli.
+
+— Alla Vicaria, rispose la regina, e la carrozza prese al gran trotto
+la strada Toledo, che lasciò all’angolo del palazzo Maddaloni, per
+inoltrarsi in quel dedalo di stradicciuole che conducono al vecchio
+palazzo Capuano.
+
+Altre volte passai vicino a quell’edifizio, ed aveva osservato con
+terrore i prigionieri arrampicantisi alle grate delle prigioni, e le
+teste tagliate ed esposte agli angoli del bastione nelle loro gabbie
+di ferro. Ma questa volta doveva entrare in questo terribile recinto,
+in cui i condannati sudavano nella cappella ardente la loro tremenda
+agonia di tre giorni.
+
+Era evidente che andava ad assistere non solo a qualche cosa di nuovo,
+ma di lugubre, di terribile, d’inaudito per me.
+
+Mi appoggiai tutta tremante alla regina, e la sentii dura e fredda
+come un marmo; bisognava che avesse orribilmente sofferto, per essere
+divenuta impassibile fino a quel punto.
+
+Senza dubbio eravamo aspettate, perchè, al solo rumore della nostra
+carrozza, la porta si aperse, e ci trovammo nella corte.
+
+Un uomo con una lanterna in mano aspettava a piè dello scalone.
+
+Il servo aperse la portiera, la regina discese ed andò verso quell’uomo
+che teneva la lanterna.
+
+Io la seguii inciampando.
+
+— Siete voi il capo-custode? disse la regina con una voce di comando
+che non apparteneva che a lei.
+
+— Sì, signora.
+
+— M’aspettavate?
+
+— Aspetto una persona che deve consegnarmi un ordine del signor
+procuratore fiscale.
+
+— Eccolo.
+
+— Mi permetterete che lo legga?
+
+— È vostro dovere.
+
+Il carceriere lesse l’ordine del procuratore fiscale, lo piegò e lo
+mise in tasca.
+
+— Ora, signora, spetta e voi il comandarmi ed a me l’obbedire; che
+volete?
+
+— Il padre del condannato Emmanuele de Deo ha ottenuto dal signor
+procuratore fiscale il permesso di passare un’ora con suo figlio;
+vorrei assistere al loro colloquio, senza che si sappia ch’io sia là ad
+ascoltare ciò che diranno, se è possibile.
+
+— Nulla di più facile, signora; i tre prigionieri sono nella camera
+dei morti, — così chiamasi la camera ove i condannati passano i tre
+ultimi giorni della loro vita; — questa camera comunica da un lato
+colla cappella, e dall’altro collo spogliatoio, ove la confraternita
+dei Bianchi, che accompagna i pazienti al patibolo, vi deposita le
+sue lunghe vesti bianche. In questo gabinetto si arriva per una scala
+segreta, senza bisogno di passare per la cappella e per la camera dei
+morti. Alcune volte invisibili ascoltatori sono mandati dai giudici per
+ascoltare le conversazioni dei condannati, ed anche per sorprendere i
+gesti che si fanno a vicenda. Voi entrerete in quel gabinetto, e di là
+vedrete e udrete tutto ciò che succeda nella camera dei morti.
+
+— Ebbene, andiamo.
+
+Il carceriere aperse il cancello contro cui stava appoggiato. La regina
+passò pel vano aperto e salì leggermente all’oscuro le scale che aveva
+innanzi.
+
+— Oh! signora, aspettatemi, gridai. Il cancello si chiuse dietro di
+noi, stridendo sui cardini, poi si udì la chiave girare nella toppa.
+
+La regina arrivò al primo pianerottolo; io la cercai a tastone, poichè,
+in causa dei nostri abiti neri, eravamo completamente invisibili
+nell’oscurità, e mi avvinghiai a lei.
+
+Il carceriere passò vicino a noi, e la sua lanterna gettò una pallida
+luce su quelle tetre pareti.
+
+Al primo piano un altro cancello chiudeva la scala in tutta la sua
+larghezza.
+
+Il carceriere l’aperse come la precedente collo stesso stridore dei
+cardini e della chiave, e, passatolo, lo richiuse dietro di noi.
+Mi sentii doppiamente oppressa: mi sembrava che qualunque persona,
+quantunque innocente, che entri in un carcere le paia che queste porte
+terribili, quantunque fatte pei delitti, non debbano più riaprirsi.
+
+Entrammo in un corridoio stretto ed umido, su cui erano delle specie
+di finestre colle grate, dalle quali avevano aria e luce le carceri. Al
+passaggio della lanterna innanzi alle loro finestre in un’ora insolita,
+si vedevano qua e là i prigionieri alzarsi sul loro letto, e si udiva
+lo strisciare della loro paglia. Aveva una paura immensa, simile a
+quella che si prova nei luoghi sconosciuti e terribili. Di quando in
+quando bisognava fermarsi, aprire un nuovo cancello innanzi a noi e
+chiuderlo dietro; ad ognuno di essi, mi sembrava, come a Dante, di
+scendere in una nuova bolgia d’inferno: se fossi stata sola affatto
+coll’uomo che ci conduceva, sarei svenuta, se fossi stata sola, sarei
+morta di spavento.
+
+Arrivammo all’estremità del corridoio. Quell’estremità mettea capo ad
+una scala tanto stretta e chiusa da un cancello con sbarre incrociate
+come quelle due finestre, che la mia mano, che è tanto piccola non
+avrebbe potuto passare nel vano delle sbarre.
+
+Il carceriere si rivolse, e a voce bassa disse:
+
+— Non abbiamo più che questo cancello da aprire, e questa scala da
+salire, e poi ci siamo.
+
+— Aprite allora, disse la regina con una voce da cui era impossibile
+distinguere la minima emozione.
+
+Il carceriere obbedì, ma con precauzioni che provavano che infatti
+noi arrivavamo alla meta del nostro viaggio, e che desiderava di non
+essere inteso da quelli che n’erano l’oggetto; del resto la serratura
+ed i cardini di quest’ultimo cancello erano mantenuti in modo che
+potevano girare senza il minimo rumore: difatti non bisognava che
+l’occhio e l’orecchio si avvicinasse in silenzio a quelli che spiavano
+e tradivano?
+
+Salimmo con tale precauzione, che in mezzo al silenzio non intesi
+neppure il rumore dei nostri passi, ma solamente il battito del mio
+cuore.
+
+Arrivammo in una specie di gabinetto, su cui la regina entrò
+risolutamente, ed io mi fermai sulla soglia.
+
+Contro le pareti, simili ad ombre, stavano in piedi ed immobili
+le lunghe vesti sospese dei Bianchi, coi buchi nel cappuccio che
+corrispondono agli occhi, perchè, come abbiamo detto, era in questo
+gabinetto attiguo alla camera dei morti che i penitenti indossavano il
+lugubre vestito, col quale accompagnavano i pazienti al patibolo.
+
+La regina vide il mio terrore, e ne indovinò la causa: senza dirmi
+nulla mise la mano su una di quelle vesti e la scosse in modo da
+provarmi che non si nascondevano fantasmi nelle loro pieghe.
+
+Poi mi fece segno d’entrare.
+
+Allora il carceriere mostrò alcuni fori praticati nelle commessure
+delle tavole di legno in modo da non essere veduti dalla camera dei
+morti. D’altronde una volta che i prigionieri si trovavano in questa
+camera, non avendo più la libertà dei loro movimenti, non potevano più
+scrutare nè il tavolato nè le pareti. Inoltre una specie di tubo di
+latta, costruito a guisa di portavoce, riusciva all’orecchio quando
+la persona nascosta nel gabinetto guardava attraverso alla fessura,
+cosichè si poteva ad un tempo vedere ciò che si faceva, e udire ciò che
+si diceva nella camera dei morti.
+
+Vi erano due di queste fessure e due tubi.
+
+Il carceriere ce li indicò.
+
+— Aspettateci al piede di questa prima scala al di qua del cancello,
+disse la regina.
+
+Il carceriere ubbedì; egli lasciava la sua lanterna in terra, ma la
+regina la raccolse e gliela pose in mano.
+
+Restammo all’oscuro; però dalla camera dei morti, che per meritare il
+suo nome di cappella ardente era illuminata a giorno, apparivano due
+punti luminosi attraverso al tavolato, ed indicavano il luogo preciso
+ove mettersi per osservare.
+
+Ci avvicinammo alla parete tenendo il fiato, vi appoggiammo le mani
+con precauzione per non far scricchiolare le tavole di legno, poi
+avvicinammo l’occhio alla fessura, ed ecco ciò che vedemmo.
+
+In una sala quadrata di mediocre grandezza, che non aveva altro accesso
+che una porta che metteva in una cappella, erano posti in terra tre
+materassi, sui quali stavano coricati i tre condannati Emmanuele de
+Deo, Galiani e Vitagliano. I loro piedi e le loro mani erano legati
+ad anelli impiombati sul pavimento. Solamente i ceppi che serravano
+uno dei piedi erano aderenti all’ammattonato, mentre quelli delle
+mani uniti ad una catena lunga circa tre piedi, permettevano loro di
+adagiarsi sul letto ed anche di portare le mani ad una certa altezza.
+
+Questi tre materassi erano appoggiati alle pareti, uno in fondo
+alla camera rimpetto a noi, gli altri due uno a destra e l’altro a
+sinistra; però quello a destra, che era occupato dal giovane Emmanuele
+de Deo, era collocato vicino ad un affresco dipinto sulla parete,
+rappresentante Gesù crocifisso colla Vergine ai suoi piedi.
+
+Vicino a quest’affresco ardevano una ventina di ceri, che formavano
+intorno ai prigionieri una parete di fuoco.
+
+Era coricato sul suo letto, come il quadro, o piuttosto come
+l’incisione, — non avendo mai veduto il quadro, — come l’incisione del
+quadro di David rappresentante Socrate nel momento che beve la cicuta;
+però invece del vecchio dalla fronte prominente, dal naso schiacciato,
+che diceva agli Ateniesi: — «non valeva la pena di togliermi la vita,
+non avevate che lasciarmi morire» — vi era invece un bel giovane, dal
+profilo greco, pallido, cogli occhi pieni di foco, i capelli lunghi e
+neri che cadevano in anella sulle sue spalle; e come aveva detto anche
+suo padre, in tre anni di carcere i suoi capelli avevano avuto il tempo
+di crescere.
+
+Non so qual sentimento di pietà o di ammirazione questo giovane ispirò
+alla regina; ma so che quanto a me, dopo aver dato uno sguardo ai suoi
+compagni, i miei occhi si fissarono su di lui a non lo lasciarono più.
+
+Un artista avrebbe fatto un magnifico quadro di questo giovane
+splendidamente illuminato da ceri che lo circondavano, incatenato su
+di un materasso ai piedi di questo affresco, vestito solamente con
+pantaloni neri, moda adottata nello stesso tempo dei capelli alla Tito,
+col collare rivolto sulle spalle e che parlava ai suoi compagni della
+morte e della immortalità, come avrebbe fatto un profeta!
+
+Era veramente sublime così; lo si sarebbe detto Giovanni il discepolo
+prediletto di Cristo, se avesse avuto i capelli neri, invece delle
+bionda capigliatura data all’apostolo da Leonardo da Vinci, l’immortale
+autore dalla cena.
+
+
+
+
+X.
+
+
+Nel momento in cui entrammo, udimmo come una dolce melodia, e riconobbi
+alla misura dei versi, alla loro forma energica, che il giovine
+napolitano recitava senza dubbio versi di Dante.
+
+Siccome il nostro arrivo si fece silenziosamente, ed i prigionieri non
+potevano supporre che erano veduti ed ascoltati, egli continuava.
+
+Ho detto l’impressione che mi fece quando i miei sguardi si fermarono
+su di lui per non più lasciarlo; ho detto, che, seduto com’era
+appoggiato su di una mano, e coll’altra levata al cielo quanto glielo
+permetteva la lunghezza della catena, aveva la posa di Socrate e
+l’ispirazione di un profeta.
+
+Senza dubbio aveva pensato che i suoi due amici avevano bisogno di
+essere confortati ed incoraggiati, perchè recitava loro il canto XIV
+del Paradiso, ove Dante condotto da Beatrice, sale fino al cielo di
+Marte, ove trova le anime di quelli che hanno combattuto per la vera
+fede, che sotto la forma di lingue di fuoco circondano la croce,
+glorificano il Crocifisso.
+
+La vera fede, agli occhi di questo giovane entusiasta, era la
+libertà per la quale egli moriva, e la sua speranza, che cercava di
+far partecipare ai suoi compagni, era di essere un giorno una delle
+melodiose lingue di fuoco.
+
+Ora, dopo aver detto ciò che vedemmo, diremo quanto sentimmo.
+
+Quando la voce giunse distinta al mio orecchio, aveva recitato già
+quasi tre quarti del canto, e con voce sonora, e coll’occhio fisso come
+a qualche cosa d’ignoto, era a questo verso:
+
+«Qui vince la memoria mia lo ingegno».
+
+I suoi amici l’ascoltavano colla bocca aperta e sorridente; si sarebbe
+creduto che dicessero: — Canta il tuo ultimo canto, bel cigno della
+libertà.
+
+Egli continuava; forse non pensava più ad essi, e, come Dante, era
+rapito in estasi, davanti allo spettacolo che si offriva alla sua
+vista.
+
+ Chè in quella croce lampeggiava Cristo;
+ Sì, ch’io non so trovare esempio degno.
+ Ma chi prende sua croce, e segue Cristo,
+ Ancor mi scuserà di quel ch’io lasso,
+ Vedendo in quell’albòr balenar Cristo.
+ Di corno in corno, e tra la cima e il basso,
+ Si movean lumi scintillando forte
+ Nel congiungersi insieme e nel trapasso:
+ Così si veggion qui diritte e torte,
+ Veloci e tarde, rinnovando vista,
+ Le minuzie de’ corpi lunghe e corte
+ Muoversi per lo raggio onde si lista
+ Tal volta l’ombra, che, per sua difesa,
+ La gente con ingegno ed arte acquista.
+ E come giga ed arpa, in tempra tesa
+ Di molte corde, fan dolce tintinno
+ A tal, da cui la nota non è intesa;
+ Così da’ lumi, che lì m’apparinno,
+ S’accogliea per la Croce una melode,
+ Che mi rapiva senza intender l’inno.
+ Ben m’accors’io, ch’ell’era d’alta lode,
+ Perocchè a me venia: risurgi e vinci,
+ Com’a colui che non intende e ode.
+ Ed io m’innamorava tanto quinci,
+ Che ’n fino a lì non fu alcuna cosa
+ Che mi legasse con sì dolci vinci.
+ Forse la mia parola par tropp’osa,
+ Posponendo ’l piacer de gli occhi belli
+ Ne’ quai mirando mio desio ha posa.
+
+Dicendo questi ultimi versi, il condannato era così bello, così
+pieno d’entusiasmo, che sembrava convinto che i suoi due compagni
+applaudissero, come avrebbero fatto per un attore da teatro,
+confondendo il rumore delle loro catene ai loro applausi.
+
+Ad un tratto, in mezzo ai bravi ed al confricamento dei ferri, si udì,
+dalla camera vicina, vale a dire dalla cappella, questo grido:
+
+— Figlio mio! dov’è? dov’è mio figlio?
+
+Emmanuele riconobbe quella voce.
+
+— Mio padre! mio padre! esclamò, eccomi.
+
+Dimenticando che era incatenato, fece un movimento così violento
+per lanciarsi incontro a suo padre, che una delle catene, quella del
+braccio destro, si ruppe.
+
+Ma arrestato in mezzo al suo slancio dagli anelli della gamba e dalla
+catena del braccio sinistro, il giovane ricadde con un gemito sul suo
+materasso.
+
+In questo momento il vecchio Giuseppe de Deo comparve alla porta,
+e si gettò nelle braccia di suo figlio gridando: — Emmanuele, caro
+Emmanuele!
+
+Padre e figlio si tennero un istante abbracciati, ed i capelli neri del
+giovine si confusero coi capelli bianchi del vecchio.
+
+Vi furono dei momenti di silenzio, durante i quali non s’intesero
+che i singhiozzi di Emmanuele e di Giuseppe de Deo, il cui cuore si
+inteneriva nell’abbraccio del figlio.
+
+Giuseppe de Deo ruppe pel primo quel silenzio.
+
+— Voi sapete, disse ai due carcerieri che lo avevano accompagnato, che
+ho il diritto di restar solo con lui.
+
+Senza dubbio i carcerieri erano prevenuti di questo favore accordato al
+povero padre, chè già distaccavano le catene dei due altri giovani che
+furono condotti nella cappella.
+
+Il padre ed il figlio restarono soli.
+
+— Oh! signora, bisbigliai all’orecchio della regina, perchè non tolgono
+anche a lui le catene, onde in quest’istante di felicità, che vi deve,
+dimentichi di essere prigioniero?
+
+— Dimandi questa grazia, disse la regina, e gli sarà accordata.
+
+Come se i carcerieri stessi fossero stati compresi della sua
+attuazione, rientrarono, sciolsero gli anelli dei piedi di Emmanuele de
+Deo e liberarono l’ultimo ostacolo che incatenava la sua mano sinistra.
+
+Si alzò, scosse la testa come un giovine leone, che riconquista la sua
+libertà, e mise un sospiro di soddisfazione.
+
+— Ah! mio caro padre! esclamò con gioja, come se fosse passato ogni
+pericolo; che consolazione che è il rivederci, ed a qual miracolo debbo
+la fortuna della vostra presenza e di questo istante di libertà?
+
+— È un miracolo davvero, mio caro Emanuele, e mi pare ancora
+incredibile, rispose il vecchio; era nella chiesa di S. Brigida,
+ove pregava Iddio di venire in nostro aiuto, quando una dama venne a
+cercarmi da parte della regina.
+
+— Da parte della regina! esclamò Emmanuele, guardando suo padre col
+più profondo stupore, mentre la sua fronte si oscurava visibilmente; da
+parte della regina? — impossibile.
+
+— Anch’io ho detto così dapprima, ma ho dovuto credervi. Io seguii la
+dama, salimmo in carrozza, e mi condusse a palazzo.
+
+— E questa dama la conoscete? chiese vivamente il giovine.
+
+— No, rispose esitando il vecchio.
+
+— Voi la conoscete, riprese il giovine; è la marchesa di S. Marco, la
+baronessa di S. Clemente?
+
+Il vecchio scosse la testa.
+
+— Vediamo, ditemi chi è dunque, padre mio.
+
+— Credo, rispose don Giuseppe, con un timore visibile che la sua
+dichiarazione fosse mal accolta, credo che sia l’ambasciatrice
+d’Inghilterra.
+
+— L’ambasciatrice d’Inghilterra! Lady Hamilton! Emma Lyonna! — E chi ha
+dato il diritto a quella donna perduta di mischiarsi dei nostri affari?
+
+— Figlio mio, soggiunse il vecchio, non parlare così di lei, io
+giurerei che è lei che ha chiesta la grazia per te.
+
+— La mia grazia... alla regina! — ma che dite mai, padre mio! è la
+regina che ci fa condannare, essa non può volere la nostra grazia.
+
+— Te la porto però, figlio mio.
+
+— Voi me la portate?
+
+— Sì, ma ad una condizione.
+
+— Ah! disse Emmanuele con un movimento sdegnoso della bocca, vediamo
+questa condizione, padre mio.
+
+Ed Emmanuele si lasciò cadere su di uno sgabello; suo padre gli posò la
+mano sulla spalla.
+
+— Bisogna che tu consideri prima di tutto, figlio mio, gli disse,
+quanto è grande il mio amore per te, ed in quale profonda tristezza, in
+quale supremo isolamento mi lascerebbe la tua morte.
+
+— Padre mio, ditemi subito quale sia questa condizione, altrimenti
+crederei, come ne dubito già, che sia impossibile che io l’accetti.
+
+— Noi partiremo, figlio mio, lasceremo l’Italia, l’Europa, se fa
+bisogno, purchè tu viva, purchè io sia vicino a te; — che m’importa
+qual angolo del mondo abiteremo?
+
+— Confessate, padre mio, disse il giovine con un sorriso amaro,
+confessate che vogliono da me qualche viltà che spaventa fin voi
+stesso.
+
+— Pensa al disonore che una esecuzione pubblica getterà sulla nostra
+casa, pensa che sei condannato ad una morte infame.
+
+— Meglio vale una morte infame che una vita infamata, padre mio. — Ma
+questa condizione, alla quale si consente che io viva, qual è dunque?
+
+— Pensa, figlio mio, che tu salvi non soltanto la tua vita, facendo ciò
+che la regina desidera, ma anche quella dei tuoi due compagni.
+
+— Ma infine, padre mio, esclamò Emmanuele de Deo, battendo col piede la
+terra con impazienza, che vuole la regina?
+
+— Ciò che ti ha fatto condannare, mio caro Emmanuele, disse il vecchio,
+la tua ostinatezza di non fare delle rivelazioni innanzi ai giudici.
+
+— Sì? e si spera che ne farò innanzi al patibolo, e si è scelto mio
+padre per venirmi a fare una tale proposta; hanno fatto di mio padre un
+messaggero di vergogna.
+
+Il vecchio cadde in ginocchio innanzi a suo figlio, e nascose la testa
+nel suo petto.
+
+— Figlio mio, mio caro figlio! esclamò don Giuseppe.
+
+E diede in singhiozzi, in mezzo ai quali non si sentivano che queste
+parole:
+
+— Ti amo tanto, — ti amo tanto, tu non sai, tu, che sia l’amore d’un
+padre.
+
+— Oh! non lo sapevo, ma lo so ora, perchè voi non avete rifiutato
+di venire a farmi una tale proposizione. Ah! sì, voi mi amate
+terribilmente, poichè accettate la mia vergogna, la vostra e quella di
+tutta la vostra famiglia per la mia vita.
+
+— Figlio mio, esclamò il vecchio stringendolo contro il cuore senza
+guardarlo, abbi pietà dello stato in cui mi vedi.
+
+— Alzatevi, padre mio, disse il giovine baciandogli le mani, e
+ascoltate in piedi ciò che ora vi dico.
+
+Il vecchio obbedì, perchè era egli che pregava, e suo figlio che
+comandava.
+
+— Mi pare, continuò Emmanuele de Deo, che la tirannia, in nome di
+cui venite voi, non è sazia del sangue del patrioti, ma vuole anche
+il loro onore, ed in cambio della vita vergognosa che mi offre,
+chiede... quante altre... voi non ne sapete padre mio — si avrebbe
+dovuto fissarvene un numero. Io sapeva bene che nulla di buono potea
+venirmi da quella donna, e quando voi me ne avete pronunziato il nome,
+insieme a quella sua degna amica, ho sentito svanirmi ogni speranza;
+no, no, lasciatemi morire, padre mio; lo so, la libertà costa caro
+a Napoli, e per climatizzarla bisognerà versare dei fiumi di sangue;
+ma non dimenticatelo, il primo sangue che sarà versato, sarà sempre
+il più illustre; pensate all’esistenza odiosa che voi mi proponete.
+— Fuggire? ed in qual terra incognita, in qual angolo sconosciuto
+del mondo nasconderemo la nostra vergogna? — No, — calmate il vostro
+dolore, consolatevi con questa convinzione che muoio innocente, e che
+la mia morte è un omaggio alla lealtà; sopportiamo con coraggio ambedue
+il nostro martirio di un momento, e verrà il giorno in cui il mio
+nome reclamerà una parte gloriosa nella storia, in cui voi direte con
+orgoglio: Chi ho messo al mondo io, fu il primo a morire pel suo paese.
+
+— Ebbene, capisco che tu ricusi di vivere ad una tale condizione, ma
+lasciami rivedere la regina, le dimanderò la grazia senza che tu abbi
+da arrossire nell’accettarla; sono sicuro che, vedendomi ai suoi piedi
+e udendo le mie preghiere, te l’accorderà.
+
+— Non farlo, padre mio! oh! in nome del cielo non vogliate farlo!
+Non vedete che questa donna cammina nella via della perdizione, e che
+una buona azione la salverebbe? Ora il giorno dei tiranni è venuto.
+Come sua sorella Maria Antonietta, è una traditrice del suo paese,
+un’adultera cui non saziano più gli amori impudichi, ma ricorre ad
+amori infami, contro natura; al principe Caramanico, questo bravo
+e leale cavaliere, è succeduto un intrigante irlandese, di dubbia
+nascita, scacciato dalla marina francese, non so per quale azione
+vergognosa, che non pensa che ad ingrassarsi coll’oro dei napolitani, e
+che, vile ministro d’una ganza incoronata, non ha per colpirci nemmeno
+la scusa dell’odio suo; finalmente a questo intrigante irlandese,
+succedette una cortigiana plebea, una figlia raccolta da un ciarlatano
+sulle strade di Haymarket, una prostituta, che la regina crede di
+elevare fino al trono ov’è seduta, e che al contrario ha abbassato la
+regina fino al lupanare donde ella esce. No, no, padre mio, non chieder
+nulla a quella trinità senz’anima; noi siamo vissuti puri fino ad ora,
+e moriamo puri come abbiamo vissuto.
+
+— Ah! sì, bisbigliò la regina, sì, tu morrai miserabile, e nulla al
+mondo ti potrà salvare; scendesse Dio stesso dal cielo per dimandarmi
+la tua grazia, gliela rifiuterei. Vieni, Emma, vieni, abbiamo ascoltato
+abbastanza; dico abbiamo, perchè ne hai avuto anche tu la tua parte.
+
+E prendendomi la mano, con una specie di ruggito da lungo tempo
+soffocato, e che si aumentava a misura che scendevamo per le scale,
+essa mi trascinò più morta che viva da quel gabinetto.
+
+Era la prima volta che mi sentiva a maledire.
+
+
+
+
+XI.
+
+
+Nel ritorno la regina non disse sillaba, e per tutto quel tempo mi
+tenne la mano stretta alla sua, ed io sentiva dai suoi movimenti
+convulsivi a qual parossismo di collera era giunta.
+
+Arrivando a palazzo, si gettò su di un seggiolone, sempre taciturna ed
+agitata.
+
+Poi ad un tratto:
+
+— Come mi odiano questi odiosi napoletani! esclamò; l’hai tu inteso?
+ebbene, egli è l’interprete di tutta la generazione. Oh! come sono
+contenta d’aver veduto coi miei occhi, e inteso colle mie orecchie ciò
+che ho veduto ed inteso — Aveva dei rimorsi, — voleva far grazia, —
+grazia! vengano ora a chiedermi grazia; saprò bene cosa rispondere io:
+_Avete vissuto puri, morrete puri_. Oh! sì, essi morranno, e con essi
+tutti quelli che non piegheranno la testa ed il ginocchio.
+
+Poi dopo un istante di silenzio:
+
+Questa Giunta è assurda — ne nominerò un’altra; le dimandano trenta
+teste e ne accorda tre, e vanno propriamente a scegliere i più giovani,
+quelli che cadendo produrranno maggior emozione nel pubblico — Ma anzi
+tutti non cadranno, no, non avranno l’onore di essere decapitati;
+saranno appiccati come assassini di strada. Ah! ho miei uomini
+anch’io, e darò a questi miserabili giacobini un tribunale, che non
+li risparmierà di certo. Vanni, Castelcicala, Guidobaldi; ecco gli
+uomini su di cui posso maggiormente contare. — Castelcicala è principe
+e giovane, e non posso far più nulla per lui; ma farò Vanni marchese,
+farò Guidobaldi conte, li sazierò di oro, purchè mi rendano satolla di
+sangue.
+
+E si alzò come Nemesi, e gridando di rabbia andò a gettarsi sul letto.
+
+Io la seguii, e gittandomi a’ suoi ginocchi.
+
+— Signora, le dissi, per carità, risparmiate voi stessa.
+
+— E non poter nulla contro di loro: ucciderli, ecco tutto. E non hai
+veduto che affrontano la morte, che la chieggono ad alta voce, che
+vogliono il martirio? — Ma non sarebbe meglio, lo credi anche tu, di
+seppellirli nelle fosse di Favignana e di Maretimo?
+
+— Sì, signora, esclamai; è una ispirazione del cielo, avranno il tempo
+di pentirsi.
+
+— Pentirsi, coloro, ah! mai; mi odieranno di più. E poi non ci sono
+prigioni tanto chiuse dalle quali non possano evadere. Mi hanno
+raccontato che un prigioniero francese, chiamato Latude, evase tre
+volte dalla Bastiglia. No, non vi ha che la tomba da cui non si esce
+più vivi; nulla sarà mutato per loro fuorchè il genere di morte.
+
+— Non temete qualche sommossa, signora?
+
+— Oh! ne vorrei una; vorrei un’occasione di abbruciare Napoli, e di
+sterminare un terzo dei suoi abitanti; non v’ha di buono che il popolo,
+non v’ha di fedele che i lazzaroni; chiunque veste un abito di panno
+è una cangrena, i loro Vico, i loro Genovesi, i loro Beccaria, i loro
+Filangieri, i loro Pagano, i loro Conforti. Buono che ha risparmiato il
+povero Caramanico, se quel giovane avesse detto di lui ciò che ha detto
+di Acton, gli avrei fatto strappare le carni con tenaglie roventi.
+
+Colsi l’occasione che mi offriva ella stessa di dare un altro corso
+alle sue idee.
+
+— È molto tempo che non avete ricevuto sue notizie? le chiesi.
+
+— Notizie di chi?
+
+— Del principe Caramanico.
+
+— Oh! da tanto tempo egli non mi scrive più; quando gli scrivo, credo
+di avertelo già detto, lo faccio coll’intermediario di sua moglie:
+essa gli fa passare le mie lettere credendo che si tratti di affari di
+stato; ma egli, sono io la prima a dirgli che non mi dia sue notizie.
+Qui non mi fido di nessuno fuorchè di te. Se si credesse che egli pensa
+ancora a me, si crederebbe che egli pensi di ritornare primo ministro,
+e Dio sa allora cosa succederebbe. Hai fatto bene di parlarmi di lui,
+Emma. Sento che ciò mi calma. È per me ch’egli non richiama sua moglie
+a Palermo. Io ne era gelosa altra volta; ah! se fosse qui.
+
+E intanto stringeva singhiozzando l’origliere fra le braccia.
+
+— La regina mi vuol permettere che l’aiuti a mettersi a letto, e che le
+ponga vicino la cassetta delle lettere e dei mazzolini di fiori?
+
+— Oh! disse, tu sei la mia consolazione, tu conosci la sola cosa che
+può rimettermi la calma in cuore. Essi t’insultano pure.
+
+— Non pensate a me, signora. Per me sventuratamente essi hanno ragione,
+poichè mi rimproverano nulla che non sia vero; e li ringrazio di essere
+rimasti più indietro del vero; non pensate dunque a me, non pensate che
+a lui; forse in quest’ora egli pensa a voi.
+
+— Oh, sei pazza; vi sono là delle belle siciliane; io sono vecchia, ho
+i miei trentasette anni, ed egli è ancor giovine con quarant’anni; dopo
+i trent’anni, gli anni contano per due; lo saprai anche tu un qualche
+giorno.
+
+— Silenzio, signora, dissi ridendo, lo so bene, benchè non conosca
+precisamente la data della mia nascita, che non è portata come quella
+di Vostra Maestà nell’Almanacco di Gotha, — io debbo avere i miei
+trentadue anni, o tutto almeno trent’un anno ben maturati.
+
+— Tu, disse la regina, baciandomi gli occhi, tu hai vent’anni, e Dio mi
+perdoni, credo che li avrai sempre.
+
+— Vostra Maestà vuol darmi la chiave dello stipo?
+
+— No, no, è inutile, ora vado a letto, sono stanca, tu ti sederai
+vicino a me, parleremo di lui; è strano come questo solo pensiero
+mi calmi; ah! non so perchè mi rammarico essere stata felice due o
+tre anni; e quale è la donna, e specialmente una regina, che può far
+calcolo su tre anni di felicità?
+
+Essa era passata dapprima dalla collera all’agitazione, ed ora passava
+dall’agitazione alla malinconia; l’aiutai a svestirsi, si mise a letto,
+avvicinai una poltrona, e le presi la mano.
+
+— Ed ora, le dissi, parlatemi di lui.
+
+Allora quel cuore si gonfiò, si aperse e si espandeva: per un’ora
+intera ripassò uno dopo l’altro nella sua memoria tutti i più
+piccoli avvenimenti di questi tre anni di felicità; non le sfuggì
+un particolare, e in quell’ora dimenticò tutto, fin quell’insulto
+sanguinoso che aveva ricevuto, tanto i ricordi di un primo amore hanno
+potere sul cuore di una donna.
+
+Poi a poco a poco la sua voce si faceva sempre più languida, la sua
+mano si schiuse, e i suoi occhi si chiusero, ed una respirazione quieta
+come quella di un fanciullo usciva dalle sue labbra che appena due ore
+prima mandavano ruggiti.
+
+Dormiva.
+
+Supposi che, dopo le emozioni provate, il sonno sarebbe stato lungo e
+profondo. Diedi ordine all’anticamera perchè all’indomani mattina nulla
+turbasse questo sonno, poi mi ritirai anch’io nella mia camera attigua
+alla sua, lasciando aperta la porta di comunicazione.
+
+Alla mattina, o piuttosto nello stesso giorno, 3 ottobre 1794, si
+svegliò a dieci ore, e svegliandosi mi chiamò.
+
+Io era alzata da circa venti minuti, e corsi al suo letto.
+
+— Davvero, disse, tu sei la più potente incantatrice che sia esistita;
+tu imperi sui cuori e sulle passioni; tu non mi lascerai mai più, non è
+vero? tu sei il mio buon genio, — e mi tese le braccia.
+
+Mi chinai verso di essa e le baciai la fronte.
+
+— Dimanda se non è venuto nessuno per me, disse.
+
+Compresi il suo pensiero; ella sperava che malgrado ciò che suo figlio
+aveva potuto dirgli, questo padre disperato avrebbe fatto un nuovo
+tentativo presso la regina.
+
+Andai io stessa nelle anticamere, ed interrogai non solamente le dame
+d’onore, ma gli uscieri — Era venuto nessuno.
+
+Entrai, e le annunziai quest’assenza di visitatori; il suo sopracciglio
+si corrugò.
+
+— L’avranno voluto, bisbigliò, così non avrò nulla a rimproverarmi.
+
+Poi volgendosi a me:
+
+— Oggi ti lascio in libertà tutta la giornata, mi disse: ho molte
+lettere da scrivere, debbo ricevere molte persone, molti ordini da dare
+per dimani; sii qui per le sei, e partiremo questa sera per Caserta.
+
+— E... se il padre venisse... le dissi in atto di preghiera.
+
+— Se il padre venisse, lo vedremo, rispose — ma sta tranquilla — non
+verrà.
+
+Uscita di palazzo, m’incamminava dalla parte di S. Ferdinando per
+prendere la via di Chiaia. Vidi molta gente affollarsi dalla parte
+del castello. Ordinai al domestico d’informarsi d’onde veniva
+quell’affluenza; — egli discese, si avvicinò ad un gruppo di gente che
+interrogò, indi ritornò subito.
+
+Mi pareva che quegli uomini che componevano quel gruppo mi guardassero
+con un fare di minaccia.
+
+— Che è dunque? chiesi al domestico.
+
+— Milady, rispose, pare che dimani vi sia una esecuzione in largo
+castello — si pianta la forca.
+
+— A casa, a casa, esclamai, nascondendo la mia faccia nelle mani.
+
+Andai da sir William.
+
+— Sapete che succede? signore, gli chiesi.
+
+— Sì, mi rispose; mi pare che il tribunale abbia condannato a morte tre
+giacobini, che saranno appiccati dimani.
+
+— La regina teme che dimani vi sia una sommossa per questa esecuzione,
+essa c’invita a passare la giornata a Caserta.
+
+— Andate con lei, — io non posso lasciare Napoli, debbo dare dimani dei
+particolari al governo intorno a ciò che potrà accadere: e se fossi a
+Caserta non sarei sicuro dell’esattezza dei miei dispacci.
+
+— Ma voi non assisterete all’esecuzione di quei tre infelici, spero.
+
+— Non so, il banchiere inglese Leigh mi ha offerto un posto alle sue
+finestre, e siccome egli abita in Largo Castello, forse accetterò.
+In ogni caso dimani a sera, o dopodimani al più tardi, vi risponderò
+dandovi i particolari di ciò che sarà accaduto.
+
+Abbrividii all’idea di quei particolari che ci prometteva tanto
+tranquillamente sir William: egli da parte sua ignorava completamente
+quanto era accaduto nella notte precedente, e non comprese nulla della
+mia agitazione, ma non avendo egli l’abitudine d’interrogarmi, mi fece
+nessuna questione.
+
+All’ora indicata io era dalla regina. Solamente aveva ordinato al
+cocchiere di andare dal Chiatamone e Santa Lucia, per evitare la
+vicinanza di Largo Castello.
+
+Però nell’andare a Caserta, bisognava passare per Toledo, ma eravamo in
+carrozza chiusa, e abbassai le tendine sul vetro passando innanzi a S.
+Carlo.
+
+E poichè avevamo una carrozza senza stemma e livrea, passammo in mezzo
+alla folla che ingombra sempre Toledo, senza eccitare la curiosità;
+però non mi sentii tranquilla se non quando fui fuori di città; potei
+abbassare il vetro e respirare l’aria dei campi.
+
+Non ebbi bisogno d’interrogare la regina per sapere se nessuno era
+venuto, o se essa avesse voluto accordare o ricusare cosa alcuna.
+
+Arrivammo a Caserta verso le sette e mezza di sera; entrando in quel
+pesante e grave edifizio mi sembrava di entrare in una tomba.
+
+Si comprende quanto fu triste per noi quella sera; evidentemente
+io e la regina eravamo preoccupate della stessa idea; non potevamo
+pensare ad altre cose, e però nè lei nè io volevamo parlare di ciò cui
+pensavamo tanto ostinatamente.
+
+In quanto a me aveva continuamente innanzi agli occhi quel tre giovani,
+e principalmente quello che avea rappresentato la parte principale in
+quella tragedia; — quella testa bruna, quegli occhi eloquenti, la voce
+sonora, e il gesto solenne, tutto ciò mi tornava alla memoria con una
+verità tale, che se fossi stata sola non avrei resistito al desiderio
+di prendere una matita e disegnare tutta quella scena sulla carta.
+
+La regina aveva preso un libro e faceva sembiante di leggere;
+dimenticandosi di volgere i fogli, era facile comprendere che non
+leggeva.
+
+Alle 10 ore ci si portò una refezione su di un vassoio, ma non
+prendemmo che un poco di thè.
+
+Due e tre volte or l’una or l’altra cercammo di avventurare qualche
+parola indifferente, a cui in assenza delle grandi preoccupazioni
+si appoggiano le conversazioni ordinarie; ma ognuna di queste parole
+sembrava una pietra caduta in un abisso, ove andava a morire senz’eco.
+
+Il pendolo che era sul caminetto era di porcellana di Sassonia, e
+rappresentava il tempo armato di falce. Mai allegoria fu più di questa
+tetra ed eloquente. Il pendolo suonò successivamente le dieci, poi le
+undici, e la mezzanotte; coll’ultima vibrazione del metallo, entravamo
+nel giorno 4 ottobre, il giorno dell’esecuzione.
+
+La regina si alzò, si avvicinò al caminetto, sollevò il globo della
+pendola e ne arrestò il movimento.
+
+Prendeva le sue misure, per impedire che la pendola suonasse le quattro
+ore. Essa doveva non già numerare il tempo, ma segnare l’eternità.
+
+Il supplizio dei tre giovani doveva aver luogo alle quattro. Io non
+lo sapeva, e noi eravamo tanto preoccupate dello stesso pensiero, che
+quando la regina fermò il pendolo, mi sentii i brividi per tutto il
+corpo comprendendo la sua intenzione.
+
+
+
+
+XII.
+
+
+Non so come la regina abbia dormito: io feci dei sogni orribili; ma
+verso l’albeggiare le visioni che agitavano la mia mente svanirono e
+potei godere un po’ di riposo.
+
+La prima cosa che vidi, maravigliandomi, fu la regina in piedi vicino
+alla mia finestra, che soffiava su d’un vetro, e sul vapore che vi
+lasciava col suo fiato aveva disegnato colla punta del dito una specie
+di Calvario con tre croci.
+
+Udendo alzarmi sul letto, prese di fretta il suo fazzoletto dalla tasca
+e cancellò tutto.
+
+— Che noia, disse; mi son alzata presto nella speranza di fare una
+passeggiata, ed ecco che cade una pioggia minuta che c’impedisce di
+uscire per tutta la giornata.
+
+Era una distrazione che le fuggiva.
+
+— Vostra Maestà aspetta forse da tanto tempo? le dimandai.
+
+— La mia Maestà aspetta da un’ora, perchè la Mia Maestà ha dormito
+molto male; andiamo, alzati, vediamo di far qualche cosa.
+
+Mi alzai.
+
+— Oh! disse la regina, osservandomi, avrò dunque una volta la
+soddisfazione di vedervi meno insolentemente bella come di solito:
+siete pallida, avete le occhiaie questa mattina, e vi prevengo di ciò,
+mia cara amica.
+
+— Ahimè! signora, le risposi, temo di essere più pallida, e di avere
+gli occhi rossi questa sera.
+
+Essa finse di non intendere.
+
+— Non avete dunque invitato sir William a venire con voi a Caserta?
+
+— Difatti, signora; ma è trattenuto a Napoli per gli affari
+dell’ambasciata; verrà a raggiungerci questa sera o domani mattina.
+
+— Tanto meglio, disse la regina facendo forza a sè stessa, ci darà
+delle notizie.
+
+È inutile dire che la conversazione finì là.
+
+La regina rientrò nella sua camera, ed io mi vestii.
+
+Verso le due la pioggia cessò. Al primo raggio di sole che trasparisse
+in mezzo alle nubi si dovea attaccare i cavalli alla carrozza. Si venne
+a prevenirci che i cavalli erano attaccati.
+
+Scendemmo, e facemmo una passeggiata nel parco.
+
+Quanto più l’ora si avanzava, una specie di agitazione febbrile
+s’impossessava della regina; essa aveva portato la conversazione
+sulla prigionia, sulle sofferenze e sulla morte di sua sorella Maria
+Antonietta che era stata decapitata l’anno precedente il 16 del mese
+appena incominciato. Siccome non sfuggiva nessuno dei suoi pensieri,
+compresi che cercava di alleviare i suoi rimorsi, caricando su di
+quanto i Francesi avevano fatto soffrire ad una dama, che pel suo rango
+doveva essere inviolabile.
+
+Il tempo si oscurò ed il cocchiere credette suo dovere di ritornare al
+palazzo. La regina non fece alcuna osservazione, e la carrozza si fermò
+a piedi del grande scalone.
+
+La regina cambiò discorso.
+
+— Questo scalone è veramente bellissimo, disse, e se non vi fosse a
+Caserta che questo solo scalone basterebbe a fare la riputazione di
+Vanvitelli.
+
+E me ne fece osservare tutte le bellezze.
+
+Arrivammo nella sua camera. La regina era in preda ad un’agitazione
+nervosa che terminava abitualmente in una crisi; essa cominciava
+con passo svelto, e si sarebbe detto che voleva armonizzare tutte le
+agitazioni esterne, che loro malgrado tradivano lo stato del suo animo.
+
+Ad un tratto ed al momento in cui rientrava in camera, stette immobile,
+collo sguardo fisso sul pendolo.
+
+Il pendolo segnava le quattro.
+
+Nello stesso momento fece sentire quella specie di rumore rotatorio che
+precede il suono della batteria; il tempo agitava la sua falce come in
+atto di colpire, ed il timpano vibrò quattro volte sotto il martello
+d’acciaio.
+
+La precauzione presa dalla regina per fermare il pendolo era stata
+inutile, e, cosa strana, quel pendolo, nello stesso momento in cui la
+regina entrò nella camera, suonava quell’ora fatale, che aveva cercato
+di sospendere sul suo quadrante.
+
+La causa fu che, dopo essere la regina uscita con me per andare in
+carrozza, era entrato un usciere, il quale, vedendo il pendolo fermato,
+l’aveva caricato e regolato gl’indici. Ecco il miracolo.
+
+Ma prima che la regina se ne fosse data ragione a sè stessa, l’effetto
+era già prodotto; e se io non fossi stata là per sostenerla, credo che
+sarebbe caduta sul tappeto.
+
+Volli chiamare; ma mi trattenne.
+
+— Oh! no, disse, bisogna che forse sia debole, ma non voglio che ciò si
+sappia; Dio però non si sarà divertito, contro ogni probabilità, a fare
+un miracolo per questi tre miserabili giacobini. Voglio sapere questo
+mistero del pendolo; aiutami a coricarmi sul letto ed informatene.
+
+Condussi la regina fino al suo letto, si coricò vestita, ed io uscii
+per interrogare i domestici.
+
+Fu allora che l’usciere mi raccontò, che vedendo il pendolo fermato, e
+credendo che si fosse fermato per qualche accidente, aveva creduto suo
+dovere di ricaricarlo e di metterlo all’ora.
+
+Entrai, e diedi questa spiegazione alla regina.
+
+Il suo viso al rasserenò, asciugò il sudore che le irrorava la fronte,
+e cercò di ridere; ma i muscoli della faccia sembravano induriti,
+e rifiutavano di distendersi per dare alla faccia la sua dolce
+espressione.
+
+— In fin dei conti, disse, osservando il pendolo, e vedendo che erano
+le quattro e mezzo, ora sarà finito tutto, e sarà dato un grande
+esempio a Napoli, che ne ha tanto bisogno.
+
+Non feci parola.
+
+— Non sei del mio avviso? disse.
+
+— Ahimè! signora, le risposi, permettetemi che su questo terribile
+argomento della vita e della morte io non abbia nessuna opinione;
+sono nata troppo lontana da quelli, cui Dio ha dato il diritto di
+disporre della vita degli altri, per essermi mai occupata di questa
+grave questione. Io non sono che una donna, io, e per conseguenza una
+creatura debole e di buon cuore. Avrei piuttosto voluto, lo confesso,
+che quel pendolo avesse segnato l’ora della loro grazia invece di
+quella del loro supplizio.
+
+— Ma! esclamò la regina con calore, se quel pendolo ha segnato l’ora
+del loro supplizio, è colpa loro. Non hai tu fatto, e non m’hai
+fatto fare tutto quanto bisognava per salvarli? Anche ieri, dopo
+l’insulto che mi hanno fatto, non ho aspettato qualcuno della loro
+famiglia, padre, madre, fratello o sorella, che venisse ad implorarmi
+grazia per loro? Dopo la tua partenza, rimasta sola, non ho io dato
+l’ordine che chiunque mi chiedesse fosse introdotto da me? Ebbene, ho
+aspettato inutilmente dalle undici del mattino fino alle sei di sera,
+scuotendomi e sperando ad ogni passo che si avvicinava alla mia porta.
+Ma che vuoi? Essi sdegnano il mio perdono, sono felici di morire per
+la santa causa della libertà, credono che un giorno Napoli innalzerà
+loro delle statue; in questa convinzione saranno morti da martiri.
+Delle statue a Napoli! — e diede in uno scroscio di risa stridulo e
+forzato, — ci fanno un bel calcolo, i popoli sanno distruggere, ma non
+sanno edificare; forse si rovescieranno quelle del re, ma non già per
+collocare sui loro piedestalli quelle dei giacobini.
+
+Poi cadde in silenzio.
+
+Mi guardai bene di turbare quel silenzio. Tenendo la testa appoggiata
+sulla sua mano, contava macchinalmente le pulsazioni del suo polso
+febbrile, quando ad un tratto il rumore di una carrozza rintronò sotto
+le volte del palazzo.
+
+A quel rumore la regina si alzò.
+
+— Che è? dimandò.
+
+— È probabilmente, risposi, sir William Hamilton, che, secondo la sua
+promessa, viene a raggiungerci.
+
+— Fatelo entrare se è lui, disse la regina; ho premura di sapere quanto
+è accaduto colà.
+
+Era egli, e portava delle notizie talmente inaspettate, che non aveva
+voluto tardare un istante per farcele sapere; grazie ai suoi eccellenti
+cavalli era venuto in cinque quarti d’ora.
+
+Ecco quanto accadde, e quanto vide in persona dalla finestra del
+banchiere Leigh.
+
+Come al solito, i Bianchi erano andati a prendere i condannati alle
+carceri della Vicaria, ed erano usciti a piedi accompagnati da due
+compagnie di fanteria e da un distaccamento di cavalleria.
+
+Avevano fatto una prima sosta alla cattedrale, poi continuarono il loro
+cammino salendo fino alla strada Toledo, ove arrivarono dall’angolo del
+palazzo Maddaloni.
+
+Nella strada Toledo i soldati avevano dovuto aprire un passaggio
+al funebre corteo, tanto era ingombra la via; i giovani collocati
+ciascuno fra due confratelli, sulle spalle dei quali avevano rifiutato
+di appoggiarsi, e preceduti da un sacerdote che di tempo in tempo si
+rivolgeva per far loro baciare un crocifisso, atto che essi compivano
+con un devoto fervore, camminavano con un passo fermo, salutando nella
+moltitudine affollata d’ambi i lati ed alle finestre delle case piene
+di gente, le persone di loro conoscenza. Queste persone alla lor volta
+rispondevano agitando i loro fazzoletti e gridando: — Addio! addio!
+
+Alle quattro meno un quarto, il corteo arrivò all’angolo della chiesa
+di S. Ferdinando, passando innanzi al teatro S. Carlo, ed entrando
+nella piazza del Castello, al centro della quale stava eretto il
+patibolo, su cui erano collocate tre forche che avevano la forma di un
+H maiuscolo, a cui si fosse alzata sino all’estremità superiore l’asta
+che l’attraversava.
+
+Vitagliano, il maggiore d’età, che camminava innanzi pel primo, gridò:
+
+— Amici, ecco lo strumento del martirio.
+
+— Che tu sia benedetto, rispose Emanuele de Deo; il martirio conduce a
+Dio.
+
+— E la morte alla libertà, soggiunse Gagliani, il più giovine del tre.
+
+Si raccolsero queste parole, e quelli che le avevano udite le fecero
+circolare per la folla.
+
+Quella folla era immensa, ed a gran fatica un’ora prima dell’esecuzione
+quattrocento uomini di fanteria avevano fatto irruzione sulla piazza e
+formarono un quadrato vuoto intorno al patibolo.
+
+Poi alla vista di tutti, e dietro il comando dei loro uffiziali, questi
+quattrocento uomini avevano caricato i fucili.
+
+Da un’altra parte si erano veduti degli artiglieri del castel Nuovo
+rivolgere la bocca dei loro pezzi verso la piazza del castello, e
+vicino ad essi stavano pronti colla miccia accesa per far fuoco, se si
+fosse fatto qualche tentativo per venire in aiuto ai condannati.
+
+A queste truppe si aggiunsero quelle che accompagnavano i tre giovani.
+
+Circa ottocento soldati circondavano il patibolo.
+
+Al momento in cui i pazienti entrarono nel recinto fatale, muraglia
+di baionette che si frammetteva fra la vita ed essi, una dozzina di
+tamburi fecero sentire un rullo sordo e velato, che indicava che quel
+lugubre dramma doveva incominciare.
+
+Gagliani, il più giovane del tre, contava diciannove anni appena, come
+dissi; salì sulla piattaforma, mentre i suoi due compagni restarono
+abbasso. Egli doveva ai suoi diciannove anni il triste favore di morire
+pel primo.
+
+Vedendo quella testa così giovane, già destinata al supplizio,
+un’immensa commozione si sentì nella folla, ed alcune voci gridarono: —
+grazia!
+
+Grazia! — rispose Gagliani, alzando egli stesso la voce, ci fu offerta
+in danno del nostro onore, e l’abbiamo ricusata.
+
+Il carnefice era già cavalcone sulla trave orizzontale, gli aiutanti
+spinsero Gagliani verso la scala, ed egli salì lentamente i cinque o
+sei scalini, ove gli venne posto al collo il nodo corsoio.
+
+— Viva la libertà! ebbe ancor tempo di gridare.
+
+Ma nello stesso tempo, l’aiutante del carnefice rovesciò con un calcio
+la scala, il corpo oscillò nello spazio per l’impulso che ricevette,
+intanto che il carnefice si lasciò scivolare sulle spalle del paziente,
+e l’aiutante gli si aggavignava ai piedi; un gruppo informe, agitato
+dai sussulti dell’agonia, spaventò per un momento gli spettatori. Poi
+il carnefice saltò a terra, l’aiutante si trasse in disparte, ed il
+cadavere del primo martire della libertà, colle vertebre del collo
+infrante, rimase immobile penzolone dalla forca.
+
+Toccava ad Emmanuele de Deo.
+
+Costui salì rapidamente i gradini della piattaforma, e parve che
+cercasse qualcuno fra la folla.
+
+Allora in mezzo ad un profondo silenzio, una voce si udì, che con un
+accento di profondo dolore gridava:
+
+— Sono io colui che tu cerchi; eccomi figlio mio.
+
+E si vide il vecchio padre di Emmanuele de Deo che si alzava sulla
+punta de’ piedi in mezzo alla folla, col viso bagnato di lagrime,
+agitando il suo fazzoletto, e compiendo senza dubbio una suprema
+promessa: era venuto a dar l’ultimo addio al figlio.
+
+— Addio, padre mio! — Addio, ripetè alla sua volta il giovane: io
+muoio pel mio paese; possa il mio paese ricordarsi della mia morte e
+vendicarla.
+
+E slanciandosi da sè verso la scala, salì rapidamente gli scalini, tese
+il collo al nodo fatale, ed il secondo atto del terribile dramma si
+compiva.
+
+Nel momento, in cui il carnefice si lasciava scivolare sulle spalle del
+paziente, mentre l’aiutante si avvinghiava alle sue gambe, alle grida
+di dolore del vecchio che chiamava suo figlio, torcendo le braccia per
+la disperazione, si fece sentire un immenso clamore in parte pietà, e
+in parte minaccia, e un movimento di oscillazione percorse la folla.
+
+Il comando — _pronti!_ — si fece udire seguito da un confricamento
+di ferro, che annunziava la pronta obbedienza di quelli a cui era
+stato dato. Una nube di fumo seguita dalla detonazione di un cannone
+caricato a polvere apparve alla sommità della torre: il _si salvi chi
+può_, napoletano; _fuggiamo, fuggiamo_, fu pronunziato da cento voci.
+I ranghi dei soldati furono aperti, non già da quelli che volevano
+attaccarli, ma da quelli che speravano di fuggire. Ed il carnefice,
+temendo in mezzo a quel tumulto non gli togliessero l’ultima vittima,
+e di perdere i dieci ducati che il municipio gli accordava per
+l’esecuzione, si precipitò addosso a Vitagliano col coltello in mano e
+lo colpì nel cuore.
+
+Vitagliano cadde mortalmente ferito.
+
+E mentre la folla sparsa fuggiva per tutte le vie che mettono al largo
+castello, spaventata dal comando, dal tintinnio delle armi, e dal colpo
+di cannone, il carnefice ed i suoi aiutanti trasportarono Vitagliano
+morente sulla piattaforma, ove spirò, e non potendo far di meglio,
+appesero il cadavere invece di un uomo vivo.
+
+Ecco quanto accadde, quanto ci raccontò colla sua esattezza diplomatica
+sir William, testimonio oculare di tutta quella scena.
+
+
+
+
+XIII.
+
+
+La regina ascoltò questo racconto dal principio sino alla fine senza
+dar segno di emozione; ma quando sir William ebbe terminato, chiese un
+bicchier d’acqua.
+
+Andai a prenderglielo io stessa sulla sua toletta, e glielo porsi:
+prendendolo dalla mia mano, la sua tremava, e sentiva i suoi denti
+battere convulsivamente sull’orlo del bicchiere.
+
+— Vi sentite male, signora? le dissi.
+
+— Difatti, rispose, credo di aver un po’ di febbre; — poi stringendomi
+la mano con un certo terrore, — tu passerai la notte vicino a me, non è
+vero?
+
+— Che Dio mi guardi di lasciarvi un solo istante; ma bisognerà mandare
+per un medico.
+
+— Per far che?
+
+— Perchè temo che siate seriamente indisposta, e che qualche calmante
+sarebbe forse sufficiente per distogliervi da una malattia grave.
+
+La regina stette un momento pensosa, si alzò sulle braccia, poi ad un
+tratto ricadde sull’origliere.
+
+— Davvero, disse, non mi sento bene, ho un ronzìo nelle orecchie, e
+veggo rosso; manda un corriere a Napoli, e scrivi a Domenico Cirillo,
+che venga a vedermi dimani mattina più presto che potrà.
+
+— Se Vostra Maestà vuol permettermi di toccarle il polso.... sono un
+po’ medico anch’io, disse sir William.
+
+— Toccate, disse la regina, allungando il braccio.
+
+Sir William si levò un guanto, trasse dal taschino l’orologio tenendolo
+con una mano mentre toccava coll’altra il polso della regina, e contò
+ottantadue pulsazioni al minuto.
+
+— Non basta che il medico venga dimani mattina, signora, deve
+venire questa notte, e poichè debbo ritornare a Napoli per la mia
+corrispondenza di dimani, sarò io il vostro corriere. Se Cirillo non
+fosse in Napoli non saprà a chi rivolgersi; in questo caso vi manderò
+Cotugno.
+
+— Mandatemi chi vorrete, cavaliere, purchè non sia un medico inglese.
+Io detesto i vostri dispensatori di calomelano; non hanno che un solo
+rimedio per tutte le malattie; si direbbe che hanno trovato la panacea
+universale.
+
+Sir William prese commiato da noi e partì, pregando la regina che, nel
+caso che peggiorasse, non si rivolgesse a qualche medico di villaggio,
+come lo poteva far supporre il suo spirito scettico, ma di aspettare
+quello che le avrebbe inviato nella notte.
+
+Sir William non si era ingannato; la febbre aumentò rapidamente, e due
+ore dopo la sua partenza la regina delirava.
+
+In questo delirio assisteva al supplizio dei tre giovani, e raccontava
+tutte le notizie particolari che sir William avea esposto innanzi a
+lei.
+
+Verso mezzanotte una carrozza rintronava sotto le vôlte del palazzo; si
+sapeva che si doveva aspettare un medico da Napoli, e si vegliava per
+farlo salire senza ritardo.
+
+Corsi sul vestibolo della scala. Era il dottor Cotugno, accompagnato
+dal segretario di sir William, che mi porse una lettera del cavaliere.
+
+Domenico Cirillo aveva ricusato di venire, dicendo che alle cinque di
+sera aveva mandato a palazzo la sua dimissione di medico di corte.
+
+Era un’ora dopo l’esecuzione; l’intenzione era dunque chiara e
+positiva, e il motivo della dimissione di Domenico Cirillo non aveva
+bisogno di commento.
+
+Sir William, che conosceva le opinioni patriottiche di Cirillo, non si
+era maravigliato del suo rifiuto e si rivolse a Cotugno.
+
+Cotugno era venuto senza difficoltà.
+
+Quando lo introdussi dalla regina, essa aveva il viso infocato, la
+parola breve, l’occhio febbrile; il polso aveva aumentato di rapidità,
+e batteva novanta pulsazioni al minuto.
+
+Cotugno con quella rapidità di decisione che lo distingueva, non diede
+che un solo sguardo sull’inferma.
+
+— Ecco, disse, un fisico fortemente scosso dal morale; ora bisogna
+influenzare il morale col fisico; e prese il suo astuccio.
+
+Poi, volgendosi verso di me.
+
+— Signora, mi disse, mi aiuterete voi a salassare la regina, o volete
+chiamare qualche altra donna?
+
+— Nel caso che vi aiutassi, gli chiesi, sarà difficile quanto dovrò
+fare?
+
+— Ah! mio Dio, no, basta solamente che non abbiate a sentirvi male; —
+me lo assicurate?
+
+— Oh! sì, signore, ho del coraggio.
+
+— Si ha qualche volta coraggio per sè senza averne per gli altri. Del
+resto basta soltanto di tenermi la catinella.
+
+— Contate su di me.
+
+— Allora non perdiamo tempo.
+
+Il dottore fasciò il braccio della regina e senz’altro aiuto che me
+sola, praticò alla vena dell’articolazione un abbondante salasso.
+
+Era la prima volta che vedeva colare il sangue, e sangue prezioso di
+un’amica coronata; l’impressione fu dunque profonda.
+
+Era in ginocchio innanzi al letto della regina, e teneva la catinella,
+in cui il sangue si spandeva in una quantità che mi sembrava
+spaventosa. Ignorava ciò che m’insegnò poi sir William, che il corpo
+umano contiene da sedici a diciassette libbre di sangue; di modochè a
+misura che questo sangue colava, mi sentiva ad oscurare la vista, ed
+un sudore freddo mi scorreva dalia fronte; non mi tenni però meno ferma
+fino al momento in cui il medico mi disse:
+
+— Potete mettere la catinella a terra, signora, tutto è finito.
+
+Come se difatti avessi esaurito la totalità delle mie forze, e
+specialmente della mia volontà nell’aiuto che prestava al dottore,
+appena, approfittando del suo permesso, posi a terra la catinella, mi
+lasciai andare colla testa appoggiata sul letto della regina.
+
+— Ve lo aveva ben detto, disse Cotugno.
+
+— È nulla, dottore, è nulla, gli risposi, ma le avete levato tanto
+sangue!
+
+— Cinque o sei once, ecco tutto; bisogna abbattere la febbre cerebrale;
+vi è stata commozione, e bisogna ristabilire l’equilibrio. Se la
+febbre, il rossore, e specialmente il delirio continuano, Sua Maestà
+metterà i piedi in un bagno di acqua calda quanto la potrà sopportare,
+e in cui scioglierete tre o quattr’once di farina di senape; e se ciò
+non basta, le metterete dei senapismi in forma di stivaletti; bisogna
+assolutamente attirare alle estremità tutto il sangue che affluisce
+alla testa.
+
+— Lasciatemelo in iscritto, dottore, gli dissi; ma perchè non restate
+qui presso Sua Maestà?
+
+— Bene, e i miei ospedali? chi farà il servizio per me? impossibile,
+bella signora, impossibile. Alle due dopo mezzogiorno sarò qui; fate
+che Sua Maestà abbia pazienza; secondo ogni probabilità, il delirio si
+sarà calmato e la nostra augusta inferma si troverà già in istato di
+convalescenza: guardate — ecco che già si riconcilia col sonno.
+
+In questo momento il pendolo suonò.
+
+Alla prima vibrazione del timpano, la regina riaperse gli occhi e parve
+ascoltare con ansia.
+
+Io ascoltava pure con pari ansietà, perchè conosceva la causa
+dell’attenzione che prestava a quel suono.
+
+Il pendolo suonò le tre.
+
+— Bene, disse la regina, ancora un’ora, — e la sua testa ricadde sul
+guanciale.
+
+— Bisognerà impedire che questo pendolo suoni le ore, e specialmente
+l’ora che segue.
+
+Il dottore pronunziò queste parole con una tale semplicità, ch’era
+impossibile di riconoscere se aveva anche un’altra intenzione oltre
+quella d’imporre silenzio al pendolo.
+
+Mi vi accostai e fermai il pendolo.
+
+Cotugno toccò il polso alla regina; era diminuito di una decina di
+pulsazioni.
+
+— Va bene, disse il medico, se non accade altro, in tre giorni Sua
+Maestà sarà guarita.
+
+Poi colla più gran cura asciugò la lancetta, ne osservò la punta al
+lume della candela, la ripose nell’astuccio, che mise in tasca, mi
+raccomandò di conservare il sangue per studiare la sua decomposizione,
+ed uscì raccomandandomi di prendere un poco di riposo.
+
+Ne aveva un gran bisogno, erano tre notti che non chiudeva occhio, o
+che li chiudeva appena. Eccettuato qualche sussulto, il sonno della
+regina fu tranquillo; tirai una poltrona vicino al suo letto; presi la
+sua mano nella mia per risvegliarmi ad ogni suo minimo movimento, e mi
+addormentai anch’io.
+
+Quanto tempo sia durato il mio sonno non lo saprei dire; ma quando
+apersi gli occhi, risvegliata dal rumore che si faceva nella camera
+vicina, era giorno fatto.
+
+Quel rumore era causato da una persona che diceva con calore:
+
+— Bisogna che vegga la regina, vi dico che bisogna che la vegga.
+
+Mi alzai d’un salto dalla poltrona, e corsi nella camera vicina.
+
+Trovai una signora, dai trenta ai trentacinque anni col viso stravolto
+pel dolore.
+
+— Oh! signora! esclamò nel vedermi, fate che possa vedere la regina, ve
+ne supplico.
+
+E mi prese per le mani, chinandosi come se fosse per cadere in ginocchi.
+
+— Impossibile, signora, le risposi; la regina è gravemente ammalata;
+le hanno fatto un salasso questa notte ed il medico mi ha proibito di
+lasciar entrare chiunque da lei.
+
+— Ma io, io, gridava la dama, io non sono chiunque.... io sono.... io
+sono.... un’amica della regina.
+
+— Scusatemi, signora, ma io non vi ho mai veduta alla corte.
+
+— E perchè venirci? aveva nulla da fare. Ma guardate, conoscete voi la
+scrittura di Sua Maestà? — e tirò dalla sua tasca diverse lettere.
+
+— Osservate, signora, osservate qui: — «Cara principessa» — è bene la
+sua scrittura, non è vero?
+
+— Sì, ma voi, voi, dimandai io maravigliata, chi siete dunque?
+
+— Sono.... ed esitava..., sono la principessa Caramanico.
+
+— La moglie di colui! e.... e mi fermai là.
+
+— Sì, riprese la principessa, la moglie di colui che ha tanto amato.
+Ebbene, vengo a dirle che colui che ha tanto amato, essa non può
+lasciarlo morire.
+
+— Lasciarlo morire! chi dunque? chiese una voce dietro di noi.
+
+Ci volgemmo indietro, la principessa ed io, e mandammo ambedue un
+grido; la regina che pure fu svegliata dal rumore, intese una voce di
+donna che rispondeva alla mia, si alzò da letto, e coi piedi ignudi,
+in camicia, co’ suoi bei capelli sciolti sulle spalle, e macchiata di
+sangue stava in piedi sulla soglia della sua camera.
+
+Essa riconobbe la principessa Caramanico, mise anch’essa un grido,
+corse da lei, la prese per un braccio, e la trascinò nella sua camera
+dicendo:
+
+— Vieni, Emma, vieni.
+
+Seguii la regina e la principessa, e chiusi la porta.
+
+
+
+
+XIV.
+
+
+La regina ci guardava tutte e due come chi va cercando qualche cosa;
+poi recandosi la mano alla fronte, come per fissarvi la sua memoria e
+fissando infine il suo sguardo sulla principessa:
+
+— Ho mal compreso, non è vero? disse; voi non avete detto; la regina
+non può lasciarlo morire?
+
+— No, signora, no, esclamò la principessa, voi non lo avete inteso
+male; l’ho detto e lo ripeto; no, no, no, la regina non può lasciarlo
+morire.
+
+— Ma chi la regina non può lasciar morire? chiese la regina.
+
+— Colui che essa ha tanto amato.
+
+— Il principe di Caramanico?
+
+— Sì.
+
+— È in pericolo di vita?
+
+— Leggete, signora, leggete.
+
+E cadendo in ginocchio, la principessa porse una lettera alla regina.
+
+La regina lesse con una voce interrotta, ed i suoi denti battevano
+convulsi ad ogni parola:
+
+ «Cara amica.»
+
+E diede alla principessa uno sguardo che mandava lampi.
+
+La regina continuò:
+
+ — «Non so che cosa mi abbia da quindici giorni; i miei capelli
+ sono diventati bianchi a vista d’occhio, i miei denti si distaccano
+ dalle gengive e cadono.
+
+ «Mi sento poi un languore mortale, e credo di avere pochi giorni da
+ vivere.
+
+ «Non posso dirti ciò che io credo; ma tu puoi indovinarlo.
+
+ «Non dirle nulla, e soffri tu sola. Fortunatamente non c’è male
+ senza rimedio.
+
+ «Il padre era medico, ed il figlio è stato chimico.
+
+ «GIUSEPPE».
+
+La regina mandò un grido, i suoi occhi volevano quasi uscire
+dall’orbita.
+
+— È quanto dire, esclamò, che egli sarà avvelenato.
+
+— Ma perchè avvelenarlo, dacchè non lo amava più, o almeno giacchè non
+si sapeva che l’amassi ancora?
+
+— Voi sapete bene com’era popolare, signora, disse la principessa; si
+parlava del suo ritorno a Napoli, si diceva che — la principessa fece
+uno sforzo per pronunziare quel nome, — si diceva che il signor Acton
+non godeva più dello stesso favore presso di voi; si diceva infine che
+all’avvicinarsi di tempi cattivi, — ed i tempi cattivi s’avvicinano, se
+non sono già venuti, — si diceva che era vostra intenzione di nominare
+un vero napolitano. Gli stranieri per quanto siano abili sono sempre
+cattivi strumenti nei giorni delle rivoluzioni. Queste sono le voci che
+correvano, signora, queste voci saranno state ascoltate, e queste voci
+l’hanno ucciso.
+
+— Oh! se lo credessi! mormorò la regina mostrando i denti.
+
+— Credetelo signora, credetelo, perchè è la verità, verità fatale,
+terribile, implacabile. — Oh! Giuseppe, il nostro Giuseppe muore
+avvelenato.
+
+— Quando avete ricevuto questa lettera?
+
+— Questa mattina.
+
+— Da quanti giorni è stata scritta?
+
+— Da quattro giorni. 1º ottobre: egli scrisse nello stesso giorno in
+cui è stata data la loro condanna!
+
+— Oh! esclamò contorcendo le braccia, è una punizione del cielo.
+
+La violenza del movimento spostò le fasciature del salasso, e la
+puntura non ancora rimarginata si riaperse, e vidi un zampillo di
+sangue che usciva dal suo braccio e si spargeva per la camicia.
+
+— Oh! esclamai, vedete, vedete, signora, voi l’uccidete.
+
+E veramente, indebolita dall’emozione e dalla perdita del sangue, la
+regina impallidì, mise un debole sospiro e vacillava.
+
+Corsi a tempo per riceverla nelle braccia; era svenuta.
+
+La portammo, la principessa ed io, sul suo letto, compressi la
+vena come aveva veduto fare dal medico, misi un poco di filacce
+sull’apertura della piaga: poi alla meglio le fasciai il braccio, e
+giunsi a fermare il sangue prima che avesse ripreso i sensi; allora
+giungendo le mani:
+
+— Vedete, dissi alla principessa, lo stato in cui si trova la regina;
+sventuratamente essa non può far nulla per il principe; voi sola,
+signora, potete far qualche cosa.
+
+— E che posso io, Dio buono?
+
+— Potete, senza perdere un momento, signora, partire per Palermo col
+miglior medico di Napoli, e chiedere alla scienza qual sia il delitto
+che ci pone tutte nel lutto.
+
+— Io sperava nella regina, diceva la povera principessa, gettando uno
+sguardo su di lei. Mio Dio, mio Dio!
+
+— La regina! e che può farvi la regina, signora, forse a punire il
+colpevole, lo sapete anche voi; e poi i colpevoli sono così alto
+locati, che il castigo non salirà mai fino a loro; ma ora si tratta
+della vita del principe, e non della punizione dei suol assassini;
+pensate alla vita del principe, e state tranquilla, se la regina può
+punire, punirà!
+
+— Punirà, non è vero? lo credete voi che punirà?
+
+— Sì, ma per punire ha bisogno di tutta la sua ragione, di tutte le sue
+forze, di tutta la sua potenza; lasciate calmare il delirio; lasciate
+estinguere la febbre: andate ove vi chiamano non soltanto la vostra
+tenerezza, ma il vostro dovere; salvate la vita del principe se sarete
+in tempo; ricevete il suo ultimo sospiro se è troppo tardi di salvarlo;
+siate dolce e misericordiosa nella sua agonia; ditegli, poichè non ha
+altra consolazione che voi, bisogna bene che siate voi che gli diciate,
+che la regina lo ha sempre amato, ed in realtà non ha mai avuto altro
+amico che lui; — voi dovete questa pietà a due cuori che hanno tanto
+sofferto, e che non hanno avuto, lo so, che voi sola per intermediaria,
+per confidente e per amica.
+
+— Va bene, disse la principessa, farò quanto mi consigliate, signora,
+e se può essere salvato dalla scienza di un uomo, e dalle cure di
+una donna, lo sarà, — grazie; — ma se muore, dite alla regina, che le
+lascio la cura della nostra vendetta.
+
+S’inginocchiò innanzi al letto, baciò le mani della regina, mi mandò un
+ultimo addio colle mani e colla bocca, e corse fuori dell’appartamento.
+
+Lo svenimento della regina era un dono della provvidenza; senza quello
+svenimento, nella disposizione di animo in cui si trovava, sarebbe
+senza dubbio diventata pazza, se fosse stata colpita da qualche
+congestione cerebrale.
+
+Uscii dopo la principessa per raccomandare al domestici, nel caso che
+fossero interrogati dalla regina, di non far parola della visita della
+principessa Caramanico; poi rientrai, non temendo più che la regina
+ripigliasse i sensi dopo la partenza della principessa; le bagnai le
+tempie con acqua fresca, e le feci odorare dei sali.
+
+Dopo qualche momento riaperse gli occhi, ma la loro espressione era
+talmente alterata, che il delirio invece di diminuire era aumentato; ma
+nel momento era tutto quanto le poteva accadere di meglio. È vero che
+nel suo delirio pronunziò due volte il nome di Giuseppe, ed una quello
+del principe Caramanico, ma seguite da parole sconnesse che mi faceva
+sperare che, ritornando alla ragione, non avrebbe avuto di quanto era
+accaduto se non la memoria di un sogno svanito.
+
+Tirai il campanello delle cameriere; entrarono due donne, e
+ricordandomi della prescrizione del medico, cominciammo a far mettere
+alla regina i piedi nell’acqua e senape; poi continuando il rossore
+della faccia, la febbre ed il delirio, le mettemmo dei senapismi ai
+piedi. La cosa fu tanto più facile, perchè in mezzo al suo delirio la
+regina mi riconosceva sempre; e affabilissima con me mi lasciava fare
+tutto ciò che voleva.
+
+Verso un’ora cadde in uno stato di prostrazione, che faceva uno strano
+contrasto collo stato di esaltazione in cui si era trovata.
+
+Alle due precise udii il rumore di una carrozza. Il dottore manteneva
+la sua promessa.
+
+Lasciai la regina colle cameriere e gli corsi incontro. Arrivai a tempo
+di riceverlo sul vestibolo. Gli dissi in due parole, non già quanto
+era accaduto, — io non aveva diritto alcuno sui segreti della regina, —
+ma soltanto che l’inferma aveva avuto una viva commozione nella quale
+le si era riaperto il salasso, dopo di che era caduta in deliquio;
+aggiunsi che avevamo seguito a puntino le sue prescrizioni, e gli
+indicai lo stato in cui si trovava la regina.
+
+Cominciò coll’esaminare il sangue, vi riconobbe alcuni segni di forte
+infiammazione, ed entrò nella camera.
+
+La regina era immobile, e stava cogli occhi chiusi.
+
+Il dottore le toccò il polso, ascoltò la sua respirazione e le domandò
+come si sentiva; ma l’inferma non aperse gli occhi e stette silenziosa.
+
+— Datemi la catinella, chiese il dottore ad una delle cameriere. Sua
+Maestà non ha perduto sangue abbastanza, bisogna che gliene levi ancora
+due o tre once.
+
+La regina tirò il suo braccio sul petto, — prova che aveva udito quanto
+diceva il dottore.
+
+Ma egli finse di non accorgersi del movimento e le prese il braccio.
+
+— Oh! disse l’ammalata, sono già tanto debole, e volete rendermi ancora
+più debole. Non saprei collegare due idee insieme.
+
+— Precisamente, disse Cotugno, nello stato in cui si trova Vostra
+Maestà, non è necessario che colleghi due idee insieme, ma non deve
+nemmeno averne una.
+
+La regina mandò un sospiro; essa non aveva la forza di resistere.
+
+Egli riaperse il salasso, e la regina perdette due altre once di sangue.
+
+Era più di quanto poteva sopportare e svenne.
+
+Cotugno fermò immediatamente il sangue.
+
+— Là, disse il medico, queste donne anderanno, o manderanno dal
+farmacista, e faranno preparare le pozioni che ora vi scriverò. Intanto
+discorreremo un poco insieme.
+
+Egli scrisse la ricetta, la diede alle cameriere, e le affrettò ad
+uscire.
+
+Poi ritornando verso la regina svenuta, le prese la mano.
+
+— Vediamo, disse, coi medici bisogna parlar chiaro, senza di che
+s’arrischia, anche senza volerlo, d’ingannarli, ed ingannandoli si
+ammazza l’ammalato.
+
+— Dio mio! esclamai, c’è pericolo di morte?
+
+— Vi è sempre pericolo, quando da un lato del letto vi è la malattia,
+e d’altra il medico; ma qui o m’inganno di molto, o lo spirito è più
+infermo del corpo.
+
+— Lo credo anch’io, dottore, e ammiro la vostra penetrazione.
+
+Cotugno alzò le spalle.
+
+— Non c’è penetrazione qua, la cosa è chiara come il sole. Vi dirò
+quanto è accaduto, e se m’inganno mi fermerete, e se indovino mi
+lascerete continuare.
+
+— Ma se la regina vi ascolta?
+
+— Non c’è pericolo, ho la mano sul suo polso, e quando ritornerà in sè,
+lo saprò un minuto prima. È l’esecuzione d’ieri che ha disturbato la
+regina.
+
+— Come fate ad indovinarlo?
+
+— Che bella malizia! prima di tutto ne ha sconcertati molti altri,
+tanto più lei che poteva impedirla, e che non ha creduto di farlo.
+
+— Dottore, essa ha loro offerto la grazia, ed hanno ricusato.
+
+— Sì, ho udito a raccontare qualche cosa di simile, ma questo non è
+affar mio, io sono medico e null’altro. L’esecuzione ha avuto luogo
+ieri alle quattro, ed è ieri alle quattro che la regina si sentì male.
+
+— Chi ve l’ha detto?
+
+— Sir William Hamilton: vedete che non voglio passare per uno stregone;
+e quand’anche non me lo avesse detto, questa notte la regina si è
+scossa nell’udire a suonare le tre alla pendola, ed ha detto:
+
+«Bene, abbiamo ancora un’ora.»
+
+— Ma non è tutto: questa mattina mi avete detto che ha avuto una
+commozione violenta.
+
+— Sì, violentissima.
+
+Egli mi guardò.
+
+— E avrà saputo che il principe Caramanico moriva di veleno.
+
+— Tacete, esclamai, tacete.
+
+— Se vi dico che non mi può intendere.
+
+— Ma come potete saperlo?
+
+— È semplicissimo. La principessa venne da me due ore fa, per chiedermi
+se poteva andare con lei a Palermo. Le risposi che mi era impossibile
+non potendo abbandonare la regina nello stato in cui si trovava. La
+mandai da Cirillo. Ed era giusto perchè ieri egli ha mandato vostro
+marito da me. A quest’ora saranno già partiti, e se vi è mezzo di
+salvar il principe Cirillo lo salverà. Egli è un bravo uomo. Mentre
+io parlava colla principessa il suo domestico faceva conversazione
+col mio, e poichè non aveva motivo di farne un mistero, gli disse
+che la sua padrona era venuta da Caserta: l’emozione che ne ebbe
+la regina, è quella che la pose nello stato in cui ora si trova.
+Avrei potuto lasciarvi credere di aver indovinato tutto, ma sarebbe
+stato una vera ciarlataneria, e, grazie a Dio.... Gatti.... sì....
+ma Cotugno no, non è ciarlatano. Volete che vi dica ora il mio piano
+di battaglia contro la malattia della regina? È molto semplice. La
+notizia dell’avvelenamento del principe di Caramanico si trova in
+lei allo stato di sogno. Ella non sa se ha sognato di aver veduto
+la principessa, o se l’ha veramente veduta; ecco le due idee che non
+può collegare, e che non deve collegare; ed ecco donde si doleva di
+trovarsi troppo debole perchè la indebolissi di più. Sono abbastanza
+forte per lottare contro l’esecuzione d’ieri, e contro lo avvelenamento
+di oggi, purchè questi fatti siano isolati; ma se le due emozioni si
+uniscono, Cotugno è preso fra due fuochi come un generale mal pratico.
+Cotugno deve fare come Orazio ferito, deve assalire i Curiazî ad
+uno la volta: mi capite, il primo Curiazio è l’esecuzione d’ieri, il
+secondo l’avvelenamento d’oggi, ed il terzo poi, il meno pericoloso e
+terribile, è la malattia.
+
+— Davvero, signore, gli dissi osservandolo con stupore, siete un uomo
+meraviglioso.
+
+— E perchè non più maraviglioso di qualunque altro, ho della pratica
+e dell’osservazione, ecco tutto. Intanto ascoltate: il mio piano si
+limita ad impedire alla regina di ricordarsi. Se vi riesco, in tre
+giorni non avrà più nulla a temere: le darò semplicemente un calmante
+che bisogna amministrarle colla più grande precauzione e colla più
+scrupolosa regolarità, perchè allora la calmerebbe troppo.
+
+— Dio mio! che cosa le date dunque?
+
+— Non è che della belladonna.
+
+— Ma credeva che la belladonna fosse un veleno.
+
+— È un veleno difatti, ma presa come la prenderà la regina, è un
+narcotico, anzi neanche un narcotico, un calmante; le somministrerete
+quanto un cucchiaio da caffè ogni ora. Ah! ecco Sua Maestà che ritorna
+in sè, non dimenticate che l’esecuzione di quei giovani è stata fatta
+già da quindici giorni, e che lo avvelenamento del principe.... di....
+è una favola.... silenzio.
+
+La regina spalancò gli occhi e si guardò intorno.
+
+— Là, disse Cotugno alzandosi, ora va bene. Vostra Maestà va
+a meraviglia. Non dimenticate di far prendere a Sua Maestà una
+cucchiaiata da caffè della pozione che ho testè indicata; quanto più
+presto, sarà meglio. Ah! ecco in punto le damigelle, che entrano colla
+pozione; datemi un piccolo cucchiaio, Sua Maestà mi farà l’onore di
+accettare la prima cucchiaiata dalla mia mano.
+
+E senza dare tempo alla regina di prepararsi, le mise il cucchiaio in
+bocca e le fece ingoiare la pozione.
+
+— Dimani, alla stessa ora, ritornerò.
+
+Dieci minuti dopo la sua partenza, la regina dormiva profondamente.
+
+Tutto ciò che aveva predetto il medico avvenne; la regina rimase
+assopita per tre giorni in uno stato di sonnolenza che non era nè la
+veglia nè il sonno; poi dopo i tre giorni il dottore permise che la
+luce penetrasse a poco a poco nel suo animo, e al pallido chiarore di
+quella luce rivide quanto era accaduto, ma sotto l’aspetto pallido e
+scolorito dei fatti già compiti da molto tempo. Io che non la lasciai
+mai un momento sola, fui la confidente di quel suo ritorno alla vita ed
+al dolore.
+
+Essa stette tre o quattro giorni senza parlarmi del principe, quando
+una mattina dopo una specie di sforzo:
+
+— Ma! chiese la regina, durante il mio delirio, non è venuta la
+principessa Caramanico a farmi visita?
+
+— È vero, signora, le dissi, essa aveva saputo che suo marito stava
+male, e partendo per Palermo veniva a dimandare a Vostra Maestà se non
+avesse qualche comunicazione da fare al vice-re.
+
+La regina che mi teneva per mano, me la strinse con forza, guardandomi
+in faccia.
+
+— Emma, mi dimandò, la principessa non è ancora ritornata?
+
+— No, signora.
+
+— E non ha scritto ancora?
+
+— No, signora.
+
+— Date degli ordini perchè al suo ritorno sia introdotta da me subito
+quando chiederà di parlarmi.
+
+— E se le sue notizie fossero cattive, Vostra Maestà si crede
+abbastanza forte per udirla impunemente?
+
+— Sì, sta tranquilla, colla calma mi è ritornata la forza; però fammi
+un piacere.
+
+— Ordini, Vostra Maestà.
+
+— Qui vi è la chiave del mio stipo, ne conosci il segreto?
+
+— Sì, signora.
+
+— Ebbene, va a cercarmi quella mia cara cassettina; ho bisogno di
+averla vicina.
+
+— Parto subito.
+
+— Sì, parti e ritorna presto. Se per caso vedi il re e se avesse
+la curiosità di sapere mie notizie, digli che sto bene; ma che ho
+bisogno di qualche giorno di riposo e di solitudine; mi sarebbe troppo
+spiacevole di rivederlo in questo momento.
+
+— Va bene, signora, — osservai il mio orologio, — ora sono le nove, a
+mezzo giorno sarò di ritorno.
+
+— Grazie. Non so che sarebbe di me se non ti avessi avuta vicino.
+
+Le presi le mani e gliele baciai.
+
+— Non dimenticarti nell’andare di far prevenire la principessa.
+
+— No, signora, state tranquilla.
+
+— E aggiungi che possono ricaricare il pendolo; ho i nervi abbastanza
+sodati per ascoltarlo a suonare, — anche le quattro!
+
+Lasciai la regina, e trasmisi i due ordini che mi aveva incaricato di
+dare.
+
+Poi salii in carrozza dando ordine al cocchiere di andare più presto
+che potesse, e partii.
+
+A Maddaloni incontrai una carrozza nera col cocchiere e due domestici
+in lutto. Ne fui scossa, un presentimento mi diceva che vi era una
+vedova in quella carrozza.
+
+Arrivai a Napoli: mi fermai all’ambasciata per dire qualche parola
+a sir William, poi andai al palazzo reale per la commissione della
+regina, ove, per un caso fortunato, non m’incontrai col re, e per
+ritornare di volo a Caserta, aveva dato gli ordini, scendendo di
+carrozza, di cambiare i cavalli.
+
+A mezzogiorno meno qualche minuto era di ritorno a Caserta; sotto
+il peristilio trovai la carrozza ed i domestici in lutto che aveva
+incontrati lungo la strada.
+
+Mettendo il piede sul primo grado della scala, vidi aprirsi la porta
+degli appartamenti della regina, e ne usciva una donna avvolta in un
+lungo velo crespo; teneva il fazzoletto agli occhi e singhiozzava,
+camminando per così dire tastone: mi trassi in disparte, ed essa passò
+senza vedermi, benchè la sua veste si fosse ingombrata colla mia.
+
+Ritornò in carrozza e partì.
+
+Entrai dalla regina quando il pendolo suonava mezzogiorno.
+
+— Sei esatta, Emma, mi disse, — vieni qua. Mi avvicinai maravigliata
+di non riconoscere alcuna alterazione nella sua voce. Mi aspettava di
+trovarla in lagrime e desolata. Mi ingannava, era fredda e risoluta.
+
+Le presentai la cassetta; l’aperse colla chiave che aveva già
+preparata, e traendosi dal seno una ciocca di capelli:
+
+— Ecco — disse — tutto quanto rimane di lui, — e l’appoggiò con
+vivacità sulle labbra, chiuse nella cassetta questo ricordo di morte
+insieme ai suoi ricordi d’amore.
+
+Poi, mettendo la cassetta sul guanciale su cui lasciò ricadere il capo,
+chiuse gli occhi mormorando questa frase che aveva già udito uscire
+dalla sua bocca:
+
+— È una punizione del cielo!
+
+
+ FINE DEL VOLUME QUINTO.
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Cavallo di corsa.
+
+[2] Cavallo marino.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76093 ***
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+<h1>
+MEMORIE DI EMMA LYONNA
+<span class="smaller">VOL. V.</span>
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="main-t">
+<span class="small">MEMORIE</span><br>
+<span class="xx-small">DI</span><br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+DI
+</p>
+
+<p class="pad1 x-large">
+ALESSANDRO DUMAS
+</p>
+
+<p class="pad2 small">
+UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA.
+</p>
+
+<p class="pad1">
+Vol. V.
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">MILANO</span><br>
+G. DAELLI e C. EDITORI<br>
+<span class="small">MDCCCLXIV.</span>
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori.
+</p>
+
+<p>
+STEREOTIPIA G. DASSI E C.
+</p>
+
+<p>
+TIP. GUGLIELMINI.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span>
+</p>
+
+<p class="title">
+MEMORIE<br>
+DI<br>
+EMMA LYONNA
+</p>
+</div>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p>
+
+<h2>I.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Conoscete la risposta che fece Desdemona a questa
+dimanda del Senato di Venezia:
+</p>
+
+<p>
+— Come mai voi, giovane, bella e nobile, avete amato
+quest’uomo che non è nè nobile, nè giovane,
+nè bello?
+</p>
+
+<p>
+E Desdemona risponde:
+</p>
+
+<p>
+— Egli mi raccontava i suoi viaggi, i suoi pericoli,
+i suoi combattimenti, ed io me ne stava per ore intiere
+come estatica vicino a lui.
+</p>
+
+<p>
+Così fu presso a poco, non dirò del primo sentimento
+d’amore, ma nel primo sentimento di simpatia
+che m’ispirò Nelson.
+</p>
+
+<p>
+Era un marinaio dalla parola dura, una specie
+di John Bull, tipo simbolico del popolo inglese, che
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+aveva immensi desiderj di ambizione, e che, nato
+lungi dal trono, fu abbagliato dai raggi che emanavano
+da esso mano mano che vi si avvicinava.
+</p>
+
+<p>
+Ecco la sua storia, tale quale la raccontò una sera
+a me ed alla regina.
+</p>
+
+<p>
+Era nato il 29 settembre 1758 in un piccolo villaggio
+della contea di Norfolk, e avea trentacinque
+anni all’epoca che lo conobbi.
+</p>
+
+<p>
+Non aveva ancora fatto l’assedio di Teneriffa e la
+campagna di Corsica, di modo che non aveva ancora
+perduto nè il braccio destro, nè l’occhio sinistro.
+</p>
+
+<p>
+Era figlio di un semplice pastore. Il villaggio in
+cui nacque si chiamava Barnham Thospes.
+</p>
+
+<p>
+Sua madre morì ancor giovane, lasciando undici
+figli a carico del povero ministro del villaggio.
+</p>
+
+<p>
+Il padre li allevò con economia e con quella dolce
+affezione che lega fra loro i membri di una famiglia
+numerosa e povera; egli fece l’educazione tanto dei
+maschi che delle fanciulle, vi perdette la salute, e fu
+obbligato per ristabilirsi di recarsi alle acque di
+Bath.
+</p>
+
+<p>
+Il primogenito della famiglia, Guglielmo Nelson,
+in assenza del padre prese la direzione della piccola
+Colonia.
+</p>
+
+<p>
+La povera famiglia aveva un parente, un fratello
+della madre che si trovava a Walpole, parentela un
+po’ lontana ma riconosciuta; questo zio era capitano
+di vascello e si chiamava Maurizio Suckling.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, volle il caso, — a che si collegano mai
+gli avvenimenti degli uomini ed anche dei regni? — volle
+il caso che, durante le feste di Pasqua, il
+giovane Orazio Nelson leggesse in un giornale che
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+il suo zio aveva ottenuto il comando del <i>Reasonable</i>
+vascello di 64 cannoni.
+</p>
+
+<p>
+— Fratello, gridò egli in atto di stupore a Guglielmo,
+scrivete, vi prego, senza perdere un momento,
+a nostro padre, e pregatelo di dimandare a
+mio zio Maurizio di lasciarmi imbarcare con lui.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno stesso partì la lettera.
+</p>
+
+<p>
+Ed il padre, leggendola, esclamò:
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna che questa sia la sua vocazione; davvero
+sarei sorpreso, s’egli non s’arrampicasse <i>sull’albero
+più alto.</i>
+</p>
+
+<p>
+Effettivamente Nelson toccò la cima.
+</p>
+
+<p>
+La proposizione fu accettata da Maurizio Suckling,
+ed il piccolo Orazio Nelson, debole come un ramo di
+salice, fu imbarcato sul <i>Reasonable</i>.
+</p>
+
+<p>
+Orazio Nelson fece due campagne su questo bastimento
+ed una terza sul <i>Triumph</i>, e questo legno essendo
+disarmato, s’imbarcò su di un bastimento
+mercantile.
+</p>
+
+<p>
+Al suo ritorno trovò suo zio sul Tamigi direttore
+di una scuola pratica di aspiranti, fondata sullo
+stesso Triumph sul quale aveva navigato. Si fece ricevere
+a questa scuola, ma questa specie di noviziato
+d’acqua dolce riuscendogli insopportabile, si
+arruolò volontariamente per far parte di una spedizione
+alle scoperte del polo nord.
+</p>
+
+<p>
+Allora salì a bordo del <i>Race Horse</i><a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a>. Arrivato all’estremo
+limite dell’Oceano, il bastimento rimase
+in mezzo ai ghiacci, in una delle sue spedizioni sul
+mare divenuto completamente solido. Egli incontrò
+un orso e l’attaccò pel primo, benchè non fosse armato
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+che di un solo coltello. Preso fra le zampe
+del suo terribile avversario, era quasi per soffocare
+quando uno de’ suoi compagni scaricò a bruciapelo
+il suo fucile nell’orecchio dell’orso e l’uccise.
+</p>
+
+<p>
+Aveva sedici anni, ed era ancora così debole che
+appena ne mostrava dodici.
+</p>
+
+<p>
+— Come mai voi che non siete tanto robusto come
+credete, chiesegli il capitano, avete attaccato un
+tale avversario?
+</p>
+
+<p>
+— Voleva riportarne la pelle a mio padre ed alle
+mie sorelle, rispose il giovinetto.
+</p>
+
+<p>
+Le dure prove alle quali il mare sottopone i suoi
+amatori svilupparono più tardi le forze, e ristabilirono
+la salute di Nelson.
+</p>
+
+<p>
+Liberata dai ghiacci la spedizione si trovò in mare
+aperto, Nelson passò allora sul <i>Sea Horse</i><a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a> bastimento
+leggiero di venti cannoni e navigò pel mare
+dell’India: dopo due anni di stazione sulle coste, la
+cui atmosfera è avvelenata, il giovane marinaio ritornò
+in Inghilterra in uno stato di deperimento
+che si era detto mortale.
+</p>
+
+<p>
+Bastarono sei mesi per ritornarlo in salute. Approfittò
+di questa convalescenza per mettersi in istato
+di dare gli esami, dai quali sortì cogli onori del trionfo
+e col grado di sottotenente di marina. Fece allora
+le guerra contro l’indipendenza d’America, difese
+la Giamaica contro l’ammiraglio D’Estang, passò
+nell’America del Sud, e vi rinnovò le gesta dei suoi
+fratelli della costa, la di cui storia è arrivata sino
+a noi con tutto il prestigio d’un romanzo.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, durante le sue spedizioni nelle foreste
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+del Perù, si addormentò a piedi di un albero, ravvolto
+nel suo mantello.
+</p>
+
+<p>
+Un serpente vi s’introdusse.
+</p>
+
+<p>
+Un movimento che fece dormendo disturbò il rettile
+che lo morse; era un serpente nero della specie
+più pericolosa; il contraveleno applicato a tempo
+internamente ed esternamente dagli indigeni lo salvò.
+Ma per la seconda volta ritornò morente in Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+Pure guarì; ma non completamente, e per tutta
+la vita si risentì di questo avvelenamento. Tre mesi
+dopo il suo ritorno, per raccomandazione di Lord
+Cornwallis, ottenne il comando di un brick di ventisei
+cannoni, col quale fece una crociera nel mare
+del Nord, e studiò le coste della Danimarca.
+</p>
+
+<p>
+Nella primavera Nelson fu inviato nell’America
+del Nord. Inseguito e circondato da quattro fregate
+francesi, scampò spingendo il suo brick in un passo
+fin allora creduto impraticabile.
+</p>
+
+<p>
+Arrivò al Canadà.
+</p>
+
+<p>
+Fu là che Nelson doveva amare per la prima volta,
+e la violenza di questa prima passione potè dare
+la misura dell’influenza che l’amore avrebbe sulla
+sua vita. Per non separarsi da quella che amava,
+Nelson voleva dare la sua dimissione, rinunziare al
+suo impiego, e rinviare il suo bastimento in Inghilterra.
+I suoi uffiziali che l’adoravano, lo credettero
+pazzo, e risolsero di guarirlo dalla sua pazzia. Finsero
+di obbedire ai suoi ordini, e si allontanarono, e
+ritornando alla notte, penetrarono nella sua camera.
+Lo legarono, e impossessatisi di lui, lo portarono
+a bordo, levarono l’ancora, e non gli resero la libertà
+se non quando fu in alto mare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa passione non si estinse che per far luogo
+ad un’altra: al suo ritorno in Inghilterra s’innamorò
+di Mistress Nisbett giovane vedova di diciannove
+anni, e la sposò.
+</p>
+
+<p>
+Si prese la sua giovane donna ed un grazioso fanciullino,
+per nome Josuach, che aveva avuto dal suo
+primo matrimonio nella casa di suo padre morente,
+ed una seconda volta lo si credette perduto per la
+marina.
+</p>
+
+<p>
+Difatti ci volle niente meno che la dichiarazione
+di guerra della Francia con l’Inghilterra, per toglierlo
+da quella dolce e tenera oscurità nella quale
+si era rifugiato. L’ammiragliato andò a cercarlo
+sotto il tetto coniugale e gli diede il comando dell’Agamennone,
+sul quale raggiunse l’ammiraglio Hood
+nel mediterraneo. Arrivò a tempo per prender parte
+alla presa di Tolone, dopo la quale, come si vedrà,
+fu inviato a Napoli per cercare rinforzi.
+</p>
+
+<p>
+Io dissi come era stato ricevuto dal re e dalla
+regina.
+</p>
+
+<p>
+Una volta deciso alla guerra, il re non poteva desiderare
+una notizia migliore che quella recata da
+Nelson.
+</p>
+
+<p>
+Colla querela del cittadino Mackau si erano completamente
+ed apertamente inimicati colla Francia.
+Il ladro era stato arrestato, sottoposto a giudizio,
+ed assolto benchè le prove della sua colpabilità fossero
+patenti. L’ambasciatore, come la regina aveva
+potuto assicurarsene colla lettura delle sue carte,
+aveva riconosciuto tutta la mala fede della Corte
+di Napoli. Egli aveva potuto vedere la flotta a partire,
+aveva potuto vedere ad arrivare Nelson; l’eco
+dei complimenti che gli erano stati fatti dal re e
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+dalla regina aveva risuonato sino all’ambasciata
+francese; finalmente l’ambasciatore aveva ricevuto
+l’ordine dal suo governo di lasciar Napoli, egli era
+partito indignato contro il governo napolitano ed il
+governo pontificio, conducendo seco la figlia e la vedova
+di Basseville assassinato a Roma, l’una che
+piangeva un padre e l’altra un marito.
+</p>
+
+<p>
+Dal terrazzo del palazzo lo vedemmo imbarcarsi
+su di una nave; ed anch’egli alla sua volta, scorgendo
+un gruppo di donne negli appartamenti reali,
+suppose che vi si trovasse la regina fra di esse, e
+stese il braccio verso di noi in segno di minaccia.
+</p>
+
+<p>
+Io non vidi che una sola cosa nel gruppo che accompagnava
+l’ambasciatore. Erano quelle due donne
+vestite di nero, il cui lutto gridava vendetta più altamente
+che il gesto di minaccia dell’ambasciatore.
+</p>
+
+<p>
+Nelson era inebbriato dell’accoglimento che gli era
+stato fatto dal re, dalla regina e da sir William. Figlio
+del popolo, nato lungi dalla Corte, sentiva, come
+me, più profondamente delle persone nate in una
+condizione superiore, il fascino che trae seco un sorriso
+reale. Ecco la lettera che scriveva a sua moglie
+Il 14 Settembre 1793:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+«A Mistress Nelson.
+</p>
+
+<p>
+«Le notizie che ho portato sono state accolte con
+una grandissima soddisfazione. Dopo essere venuto
+a farmi visita pel primo a bordo dell’<i>Agamennone</i>, il
+re ha mandato due volte a prendere notizie della
+mia salute. Egli chiama gl’Inglesi i salvatori d’Italia
+e particolarmente i salvatori del suo reame; del resto
+ho lavorato per lord Hood con uno zelo che nessuno
+ha spinto più oltre, ed io gli porto la lettera
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+più splendida che mai sia stata scritta dalle mani
+di un Re.
+</p>
+
+<p>
+«L’ho ottenuta grazie a sir William Hamilton ed
+al primo ministro che è inglese. Lady Hamilton è
+stata adorabilmente amabile per Josnah.
+</p>
+
+<p>
+«In quanto a lei è una giovane signora di modi
+eccellenti, e che fa onore al rango al quale è stata
+elevata. Condurrò di qua 6000 uomini di rinforzo per
+lord Hood. Ricordatemi alla memoria del mio caro
+padre, a quella di lord e di Lady Walpole, e credetemi
+il vostro affezionatissimo.
+</p>
+
+<p class="indr">
+<span class="smcap">Orazio Nelson</span>.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Durante il tempo che Nelson fu a Napoli, dimorò
+all’ambasciata. Dissi già la specie di impressione
+che egli fece su di me: più tardi mi confessò più volte
+che dal momento in cui mi aveva veduto egli mi
+aveva amato, ma durante questo primo viaggio, se
+la cosa è vera, i suoi sguardi soltanto parlavano per
+lui, ed ancora con sì poca risoluzione, che partì lasciandomi
+in dubbio se aveva per me dell’amore, oppure
+semplicemente una profonda affezione fraterna.
+</p>
+
+<p>
+Da parte mia il sentimento che provai, se talvolta
+usciva dal limiti dell’amicizia, si concentrava interamente
+sul suo bel giovinetto figlio di Mistress Nisbett
+che portava a tredici o quattordici anni l’uniforme
+del primo grado della marina. E quando ascoltava,
+seduta sul divano, col braccio intorno al collo
+di Josuach, il racconto dei pericoli e dei combattimenti
+del suo patrigno, sir William Hamilton, sempre
+immerso nella antichità, si divertiva di paragonarmi
+alla regina di Cartagine che accarezzava Ascanio,
+ascoltando i racconti di Enea.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span></p>
+
+<h2>II.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Una volta distolta dalle terribili preoccupazioni
+che le cagionò l’accusa di sua sorella, colla presenza
+di Nelson a Napoli, lo spirito ed il cuore della regina
+ritornarono, appena partito il capitano inglese,
+verso la Conciergerie, come l’ago calamitato che
+per un istante oscilla accidentalmente, ritorna invincibilmente
+al polo.
+</p>
+
+<p>
+Il processo durante questo tempo avea preso una
+via rapida e fatale. Rinviata al tribunale rivoluzionario
+e trasportata alla Conciergerie il 1. agosto,
+Maria Antonietta aveva sostenuto un interrogatorio
+al 12 ottobre, ed al 16 era stata condannata a morte
+e giustiziata.
+</p>
+
+<p>
+Benchè la regina di Napoli supponesse bene che la
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+Convenzione non avrebbe perdonato a Maria Antonietta,
+oggetto principale del suo odio, il colpo che
+provò quando apprese la sua esecuzione non fu meno
+terribile.
+</p>
+
+<p>
+Udendo la morte di Luigi XVI, il dolore di Maria
+Carolina fu quello di una donna; ma alla notizia di
+quella di sua sorella, non fu più un abbattimento,
+fu collera, e collera di tigre.
+</p>
+
+<p>
+Cadde in convulsioni accompagnate da grida e da
+minacce, in mezzo alle quali i suoi lineamenti si alterarono
+in modo da dubitare che ne avrebbe per
+sempre perduta la bellezza.
+</p>
+
+<p>
+Come per la morte di Luigi XVI, si ordinò un lutto
+pubblico, e pubbliche preci in tutte le chiese, e processioni
+funebri per le vie. Infine la regina si chiuse
+nel suo appartamento, e rifiutò di ricevere chiunque,
+eccettuata me sola.
+</p>
+
+<p>
+Negli otto giorni che seguirono la notizia fatale
+non l’abbandonai un’ora, dormiva nella sua camera,
+mangiava con lei, o piuttosto, — diciamolo, — per
+otto giorni nè dormì nè prese cibo; finalmente le
+riuscì di piangere, e si sentì un poco sollevata dalle
+lagrime. Ma in questi otto giorni aveva fatto, e mi
+aveva fatto fare mille giuramenti di vendetta.
+</p>
+
+<p>
+Come si vendicherebbe, essa non lo sapeva ancora;
+come l’aiuterei a vendicarla essa l’ignorava;
+ma, come faceva Amilcare al giovane Annibale, mi
+metteva la mano sull’altare gridando: Vendetta, vendetta.
+</p>
+
+<p>
+In quanto al re, egli parve molto commosso, e
+specialmente molto spaventato nel primo e nel secondo
+giorno. Ma al terzo, sotto pretesto di distrarsi,
+partì per la caccia e non apparve per una settimana.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+</p>
+
+<p>
+Fu in questo momento che l’odio avvicinò la regina
+al ministro Acton: tre volte al giorno lo mandava
+a chiamare, gli chiedeva le notizie della guerra,
+e nel lasciarlo esclamava:
+</p>
+
+<p>
+— Ma voi che siete un uomo trovatemi un mezzo
+per vendicarmi!
+</p>
+
+<p>
+Acton la consolava allora per quanto poteva essere
+consolata, dicendole in quali sanguinose convulsioni
+si agitava la Francia, raccontandole quali
+ecatombe la ghigliottina ammucchiava sulla piazza
+pubblica: i ventuno convenzionali decapitati al 31
+ottobre; il duca d’Orléans che li seguì al 6 novembre;
+la convenzione che decreta al 10 che al culto
+cattolico è sostituito il culto della Ragione, al quale
+era stata dedicata la chiesa di Nostra Donna a Parigi;
+Bailly che alla sua volta saliva il patibolo l’11;
+finalmente le prigioni di Parigi che rigurgitavano
+di prigionieri.
+</p>
+
+<p>
+Ma un giorno lo vidi entrare pallido, coi denti
+serrati o frementi di rabbia; la regina nel vederlo
+comprese che portava qualche notizia fatale.
+</p>
+
+<p>
+Essa si alzò in piedi, e stringendomi violentemente
+la mano che mi teneva quando il generale
+era entrato:
+</p>
+
+<p>
+— Che vi è ancora? dimandò.
+</p>
+
+<p>
+— Vi è, signora, rispose Acton, che i repubblicani
+hanno ripreso Tolone.
+</p>
+
+<p>
+— Tolone! esclamò la regina impallidendo. Hanno
+ripreso Tolone! E se non sono otto giorni che voi
+mi dicevate d’aver ricevuto dall’ammiraglio Hood
+una lettera in cui vi diceva: — «Se i Giacobini riprendono
+Tolone, mi faccio Giacobino anch’io!»
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, non gli rimane che di cacciarsi fino
+alle orecchie il berretto rosso.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come ciò è possibile! — Secondo voi le genti
+che assediavano Tolone erano degli imbecilli. — Cartaux,
+il generale Cartaux, dicevate, era incapace di
+fare l’assedio di una città di terz’ordine.
+</p>
+
+<p>
+— Ve lo ripeto ancora, signora, ma per disgrazia
+Cartaux è stato richiamato, e Dugommier andò a sostituirlo.
+Ma non sono i generali che hanno ripreso
+Tolone; a quanto pare, sarebbe stato un giovane
+uffiziale interamente ignoto che fa la sua prima
+campagna.
+</p>
+
+<p>
+— E che si chiama?
+</p>
+
+<p>
+— Buonaparte.
+</p>
+
+<p>
+— E chi è questo Buonaparte, un italiano?
+</p>
+
+<p>
+— Sì e no.
+</p>
+
+<p>
+— Come sì e no?
+</p>
+
+<p>
+— È un Córso.
+</p>
+
+<p>
+La regina pestò i piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Ripreso Tolone! esclamò, e stette per un momento
+silenziosa, corrugando le sopracciglia e colle
+braccia convulse.
+</p>
+
+<p>
+— E non avete altre notizie su questo Buonaparte?
+</p>
+
+<p>
+— Ho detto tutto quello che ne so, signora. La
+notizia è stata portata da un brik di commercio bloccato
+nel porto e che uscì colla flotta inglese e la
+nostra; eccellente camminatore, la precedette, e
+preso da un colpo di vento in vicinanza dell’isola
+d’Elba, è venuto in tre giorni dalla Pianosa a Napoli.
+</p>
+
+<p>
+— Chi avete interrogato?
+</p>
+
+<p>
+— Il capitano.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non potrei vedere quest’uomo?
+</p>
+
+<p>
+— Nulla di più facile, ma mi disse tutto ciò che
+sapeva.
+</p>
+
+<p>
+— Quando credete di avere altre notizie?
+</p>
+
+<p>
+— Questa sera o dimani mattina al più tardi.
+</p>
+
+<p>
+In questo momento il generale rivolse macchinalmente
+gli occhi verso il mare.
+</p>
+
+<p>
+— Guardate, signora, diss’egli, ecco un bastimento
+che viene verso di noi a gonfie vele; mi sembra
+di vedere sull’orizzonte degli altri bastimenti
+che lo seguono.
+</p>
+
+<p>
+— Prendi il cannocchiale, Emma, disse la regina.
+</p>
+
+<p>
+Difatti la regina aveva chiesto un buon cannocchiale
+al capitano Nelson, che le mandò il migliore
+dell’<i>Agamennone</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il generale Acton lo prese, ed avendolo messo al
+suo punto, lo fissò sul bastimento che appariva sull’orizzonte.
+</p>
+
+<p>
+Poi ricacciando col palmo della mano i tubi l’un
+dentro l’altro:
+</p>
+
+<p>
+— Od io m’inganno di molto, disse, o prima di
+due ore avremo notizie esatte, e da un uomo che
+avrà nulla perduto di ciò che è avvenuto.
+</p>
+
+<p>
+— Voi avete riconosciuto il bastimento? domandò
+la regina.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che sia la Minerva. — Capitano Francesco
+Caracciolo.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! disse la regina, se è lui, prevenitelo che
+desidero di parlargli e di parlargli per la prima; voi
+lo accompagnerete, generale, se lo volete, ma che
+venga subito qui.
+</p>
+
+<p>
+Il generale fece un inchino ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+Noi restammo sole; la regina riprese il cannocchiale
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+e seguiva cogli occhi la corvetta fino a quando
+entrò nel porto; ma prima che fosse entrata aveva
+scambiato dei segnali col castel dell’Uovo, di modo
+che il capitano non attese nemmeno che l’áncora
+toccasse il fondo, per scendere nella lancia e remigare
+verso la darsena.
+</p>
+
+<p>
+Da lontano si vedevano cinque o sei bastimenti
+che sembravano più o meno avariati, e che venivano,
+secondo le avarie sofferte, più o meno lentamente.
+</p>
+
+<p>
+Dopo aver perduto di vista la scialuppa in cui era
+il comandante della corvetta, gli occhi della regina
+si erano rivolti sulla porta d’entrata.
+</p>
+
+<p>
+Dopo dieci minuti udimmo dei passi che si avvicinavano
+rapidamente.
+</p>
+
+<p>
+La porta si aperse, ed il generale Acton annunziò
+egli stesso:
+</p>
+
+<p>
+— Il capitano Francesco Caracciolo.
+</p>
+
+<p>
+Il capitano entrò, fece un profondo saluto di cui
+ebbi tutta la libertà di prendere la mia parte se
+mi conveniva, e attese l’interrogatorio della regina.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! buon Dio! signore, disse, che mi si dice? quest’infami
+di Giacobini ci hanno ripreso Tolone, non
+è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna bene che sia vero, signora, rispose il
+principe Caracciolo con un tristo sorriso, perchè io
+son qua.
+</p>
+
+<p>
+— E si è reso così Tolone, senza combattere?
+</p>
+
+<p>
+— Si è combattuto, signora, perchè noi abbiamo
+avuto due cento morti e quattro cento prigionieri.
+</p>
+
+<p>
+— Allora spiegatemi questa disfatta, signore, perchè
+è una disfatta, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+</p>
+
+<p>
+— In tutto il significato della parola, ed in tutta
+la realtà della cosa.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi ha potuto mutare l’aspetto degli affari
+in sì pochi giorni?
+</p>
+
+<p>
+— Un uomo di genio, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Quel Buonaparte?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, quel Buonaparte.
+</p>
+
+<p>
+— Che ha dunque fatto?
+</p>
+
+<p>
+— Ha conosciuto il solo punto in cui Tolone era
+attaccabile, l’ha preso alla baionetta e di là ha diretto
+il suo fuoco sopra Tolone.
+</p>
+
+<p>
+— E poi, e poi.... continuate; vedete bene che vi
+ascolto, signore.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, signora, dopo quando si videro gli obici
+incendiare la città, quando si videro i due forti di
+Leguilette e di Balagnier a congiungersi col piccolo
+Gibraltar per fulminare Tolone, la discordia si è
+messa fra gli Inglesi, gli Spagnuoli ed i Napolitani.
+Gl’Inglesi, pronti ad abbandonare la città senza farne
+parte nè agli Spagnuoli nè a noi, misero fuoco all’arsenale,
+ai magazzini della marina, ed ai bastimenti
+francesi che non poterono condurre, e cominciarono
+ad imbarcarsi sotto il fuoco delle batterie
+francesi, abbandonando quelli che avevano
+tradito la Francia per essi, e che li tradivano alla
+lor volta. Allora, signora fu una confusione, una
+fuga, uno sbaraglio; gl’Inglesi fecero tirare sui realisti
+che si arrampicavano sui fianchi dei loro vascelli
+per fuggire alla vendetta dei patrioti. Io non
+ho creduto di dover fare come essi, ho menato a
+bordo una ventina di realisti e fra questi il governatore
+della città, il Conte Maudit. Io condussi questi
+infelici, e che muoiano almeno di fame qui, se
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+il re non ha pietà di loro, piuttosto che morire là
+fucilati e decapitati.
+</p>
+
+<p>
+— Voi avete fatto bene, signore, esclamò la regina,
+ed i vostri realisti non morranno di fame, ve lo dico
+io, perchè se il re ricuserà di dar loro del pane,
+venderò i miei diamanti per dargliene io.
+</p>
+
+<p>
+Caracciolo fece un inchino.
+</p>
+
+<p>
+— Io non so, signore, continuò la regina, se la
+mia influenza andrà sino al punto di farvi nominare
+ammiraglio. Ma in ogni caso dimanderò al re ed al
+signor Acton che questo favore... mi sbaglio... che
+questa ricompensa vi sia accordata.
+</p>
+
+<p>
+La regina fece un movimento colla mano. Il principe
+fece un inchino ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+— Che ne dite voi di ciò, signore? chiese la regina
+ad Acton.
+</p>
+
+<p>
+— Dico, signora, che il principe Caracciolo non
+ama gl’inglesi, da ciò viene la cattiva parte che fa
+rappresentare ai miei compatrioti in questa faccenda.
+</p>
+
+<p>
+— Il che vuol dire che non sarete del mio avviso
+quando si discuterà in consiglio se il grado che dimanderò
+pel capitano Caracciolo gli verrà accordato.
+</p>
+
+<p>
+— Vostra Maestà, disse Acton facendo un inchino,
+sa che sono sempre del suo avviso; intanto Vostra
+Maestà non troverà male che dia senza ritardo degli
+ordini perchè i vascelli e gli uomini che entreranno
+in porto, siano fatti oggetto della cura e della
+sollecitudine del governo.
+</p>
+
+<p>
+— Fate, signore, fate; fate curare i feriti e gli ammalati,
+e dare le ricompense a quelli che si sono
+bene condotti: noi non siamo una potenza abbastanza
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+grande per avere il diritto di essere ingrati
+verso i nostri difensori.
+</p>
+
+<p>
+Acton si ritirò.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera il re ritornò dalla caccia; verso le undici
+ore di sera la regina si informò di ciò che aveva fatto
+e detto.
+</p>
+
+<p>
+Aveva cenato molto tranquillamente; si era fatto
+contare a cena gli avvenimenti di che si era avuto
+notizia: non disse nulla, e se ne andò a letto.
+</p>
+
+<p>
+A mezza notte la regina mi disse di accompagnarla.
+La vidi con istupore a prendere un pugnale ed una
+matita nera, e quando le chiesi cosa andava a fare:
+</p>
+
+<p>
+— Vieni con me, mi disse, e lo vedrai.
+</p>
+
+<p>
+La seguii pel corridoio sempre solitario pel quale
+il re veniva da lei, ed essa andava dal re; arrivammo
+in un piccolo salotto che precedeva la sua camera
+da letto.
+</p>
+
+<p>
+Si fermò, e si pose ad ascoltare se non udiva rumore.
+Profondissimo era il silenzio, e nella camera
+ove il re dormiva profondamente, ed in quella del
+gentiluomo di servizio. La regina si avvicinò alla
+porta della camera da letto di suo marito, vi conficcò
+il pugnale e dandomi in mano la matita:
+</p>
+
+<p>
+— Tu, di cui non conosce la scrittura, mi disse,
+scrivi intorno a questo pugnale ciò che ti dirò.
+</p>
+
+<p>
+Posai la punta della matita sul legno della porta.
+</p>
+
+<p>
+— Scrivi: Tutte le mode vengono di Francia.
+</p>
+
+<p>
+Io lo scrissi.
+</p>
+
+<p>
+— Ora vieni, mi disse, vedremo se farà dimani colezione
+così bene come ha cenato questa sera.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span></p>
+
+<h2>III.</h2>
+</div>
+
+<p>
+La regina non si era ingannata. Il giorno seguente
+alle 8 del mattino, il re, pallido per lo spavento,
+corse da lei in veste di camera, le presentò con mano
+tremante il pugnale, e con voce interrotta dal brivido
+convulsivo dei denti, le ripeteva le parole scritte
+da me sulla porta.
+</p>
+
+<p>
+La regina non parve maravigliata.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò prova, gli disse, che abbiamo dei Giacobini
+fino nel palazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che fare! esclamò il re.
+</p>
+
+<p>
+— L’opposto di quanto hanno fatto Carlo I e Luigi
+XVI, rispose la regina; arrivare per i primi ed
+uccidere per non essere uccisi,
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non dimando meglio che di uccidere, disse il re,
+ma chi uccidere?
+</p>
+
+<p>
+— I Giacobini.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, intendiamoci, disse il re, che nel suo buon
+senso grossolano non poteva rendersi conto di ciò
+che voleva dire la regina colla parola di Giacobini;
+in Francia i Giacobini sono straccioni acconciati con
+un berretto rosso, che scrivono dei giornali schifosi
+e pieni di bestemmie; qui invece i Giacobini sono
+uomini distinti, istruiti, dotti, e invece di scrivere
+delle oscenità, come Duchesne, essi scrivono buoni
+libri, od almeno i loro libri sono considerati come
+tali. In Francia si chiamano Santerre, Collot d’Herbois,
+Hebert, e sono mercanti di birra, commedianti
+fischiati, venditori di contromarche; qui si chiamano
+Ettore Caraffa, Cirillo, Conforti, vale a dire
+che appartengono alla prima nobiltà, alla medicina,
+all’avvocatura; vi sono Giacobini da Giacobini, come
+vi sono persone da persone.
+</p>
+
+<p>
+— Come, rispose la regina, vi sono giacobini da
+giacobini! più i nostri sono istruiti, nobili e ricchi
+più sono da temere; in Francia è il popolo che è
+cattivo, e la classe elevata è buona; qui è tutto al
+contrario, il popolo è buono, ma è la classe elevata
+che è cattiva.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! bene, ecco che oggi è il popolo che è buono.
+E allora perchè lo sprezzavate voi, questo popolo,
+quando mi applaudiva vedendomi a mangiare i
+maccheroni, e quando saliva sullo scalino della mia
+carrozza per tirarmi il naso e pizzicarmi le orecchie?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè non lo conosceva, oggi lo conosco e gli
+rendo giustizia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ed anch’io gli rendo giustizia. Io almeno ho su
+di voi il vantaggio di avergliela resa sempre. Sì, è
+vero, c’è del buono; ma per San Gennaro c’è anche
+del cattivo.
+</p>
+
+<p>
+— Infine non è poi un uomo del popolo, che ha
+conficcato il pugnale nella vostra porta, e che vi ha
+dato questo avviso: — <i>tutte le mode vengono di Francia!</i> — questo
+non è dialetto, ma lingua italiana
+bella e buona.
+</p>
+
+<p>
+— Sono obbligato a convenirne. È tanto vero che
+era sul punto di far arrestare il povero Riario Sforza
+che era di servizio questa notte; ma vedendo il pugnale
+credo che sia diventato più pallido e più tremante
+di me.
+</p>
+
+<p>
+La regina andò alla finestra e l’aperse.
+</p>
+
+<p>
+— Guardate, disse al re, mostrandogli i vascelli
+dispersi che si erano veduti lontano il giorno prima,
+e che rientravano mutilati nel porto l’uno dopo
+l’altro, come uccelli di mare a’ quali il piombo del
+cacciatore avesse ferito le ali; — ecco uno spettacolo
+deplorabile per l’umanità: non è vergognoso
+pel governo? — flotta disalberata, è una calamità
+pubblica, e vedete tutto Napoli sulla banchina che
+assiste a questo doloroso spettacolo. Ebbene, travestitevi
+se potete, mischiatevi con tutta questa folla
+senz’essere riconosciuto, e vedrete che tutti quelli
+vestiti di panno, chiunque vi sarà di ricco, di dotto,
+di patrizio, li vedrete consolarsi dei nostri disastri;
+mentre al contrario il seminudo, l’ignorante, il povero,
+lo vedrete a piangere, lamentarsi e maledire
+i Francesi: lasciate che vengano i Francesi, e tutti
+i vostri nobili, i vostri dotti, i vostri medici, i vostri
+giuristi si uniranno a loro; — chi li combatterà
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+sarà il popolo che si farà uccidere per voi, i lazzeroni.
+</p>
+
+<p>
+Hum! fece il re; quei furbaccioni là hanno tanto
+spirito per farsi ammazzare per qualcuno o per qualche
+cosa! Diamine! — È così bello starsi sdraiato
+colla testa all’ombra e co’ piedi al sole, e di non
+svegliarsi che per ascoltare Pulcinella, giuocare alla
+morra, o vederlo mangiare i maccheroni.
+</p>
+
+<p>
+— Vengano i Francesi e vedrete.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, disse il re con una smorfia che non apparteneva
+che a lui.
+</p>
+
+<p>
+I Francesi sono ancor lontani; bisogna che vengano
+per terra, perchè il mare è degli Inglesi, che
+lor hanno incendiato a Tolone venti legni da guerra,
+e condottine via quindici; poi sono occupatissimi a
+tagliarsi il collo l’uno coll’altro. I cordiglieri hanno
+fatto tagliare la testa ai girondini, i giacobini si
+occupano ora di tagliare le teste dei cordiglieri;
+finalmente un partito qualunque che non conosciamo
+ancora, farà tagliare alla sua volta le teste dei giacobini.
+Se Tolone è ripreso, Magonza e Valenciennes
+non lo sono. Quelli della Vandea, daranno loro matassa
+da dispanare, hanno guadagnato la battaglia
+di Waltignier, ma dov’è Waltignier in Francia, credo
+dalla parte di Lilla, è la via delle Fiandre e non di
+Napoli; d’altronde ho inteso dire che i nostri alleati
+gl’Inglesi, hanno preso loro S. Domingo.
+</p>
+
+<p>
+— E se vi dico ancora che non sono punto i giacobini
+di Francia che temo, signore, sono quelli
+di Napoli.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, ma quelli di Napoli, cara maestra; voi
+avete Medici per fargli arrestare, avete Vanni, Guidobaldi
+e Castelcicala per giudicarli; avete mastro
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+Donato per prenderli; io ve li abbandono, fatene
+quello che volete: avrei molto caro di conservarmi
+Cotugno, che è un buon medico e che conosce il
+mio temperamento, ma tutto il resto, i vostri dotti,
+i vostri uomini di legge, i vostri nobili, i vostri
+Conforti, i vostri Pagano, i vostri Caraffa, non darei
+per loro una presa di questo buon tabacco di Spagna
+che mi manda Carlo IV. — Ah! a proposito,
+sapete voi una notizia? Ho confrontato il mio giornale
+di caccia col suo, ed ho ucciso da gennaio di
+quest’anno ad oggi, vale a dire in un anno meno
+qualche giorno, un terzo più di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Ve ne faccio i miei complimenti più sinceri,
+disse la regina alzando le spalle, è una occupazione
+piena d’interesse, nel momento che si taglia la testa
+al re Luigi XVI ed alla regina Maria Antonietta,
+quella di andare a caccia da mattina a sera.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, se non fossi mai andato a caccia, credete
+voi che ciò avrebbe impedito ai rivoluzionari
+di tagliar loro la testa, e quando non andassi più a
+caccia, credete che ciò possa rimetter loro la testa
+sulle spalle?
+</p>
+
+<p>
+— Davvero, disse la regina con disprezzo: non so
+se siete più filosofo che logico o più logico che filosofo;
+vi consiglio di dedicarvi all’una od all’altra
+di queste scienze, od anche a tutte e due se lo volete;
+intanto io approfitterò del permesso che mi date di
+utilizzare il talento di Medici, di Venoni, di Guidobaldi,
+di Castelcicala, di Mastro Donato: andate signore,
+non dimenticate il vostro pugnale, e guardatevene
+a vista; meditate la leggenda che vi stava
+scritta intorno, e vi farà venire dei pensieri salutari.
+Andate a caccia quest’oggi?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, signora, pesco.
+</p>
+
+<p>
+— Difatti il momento è bene scelto; andate a pescare,
+signore, andate a pescare, e ritornando, mi
+darete notizie dei vostri vascelli.
+</p>
+
+<p>
+Il re che si era già alzato ed aveva già fatto un
+passo verso la porta si fermò.
+</p>
+
+<p>
+— Avete ragione, disse, vado a dare un contrordine
+per la pesca. Mi accontenterò oggi di uccidere
+qualche fagian a Capodimonte.
+</p>
+
+<p>
+Ed uscì.
+</p>
+
+<p>
+La regina fece chiamare il generale Acton, e si
+stabilì che nello stesso giorno si decreterebbe a profitto
+del tesoro l’alienazione di un gran numero di
+beni ecclesiastici.
+</p>
+
+<p>
+Che Napoli sarebbe colpita da una contribuzione
+straordinaria di 103.000 ducati al mese:
+</p>
+
+<p>
+La nobiltà di 120,000 ducati;
+</p>
+
+<p>
+Che le chiese, i Monasteri, le cappelle darebbero
+i loro vasi d’oro e d’argento che non sarebbero di
+necessità assoluta;
+</p>
+
+<p>
+Che i cittadini vendessero i loro gioielli e gli oggetti
+preziosi, versandone il prezzo al tesoro, ed in
+cambio ricevessero dei buoni del banco pagabili ad
+una certa epoca:
+</p>
+
+<p>
+Finalmente, senza inquietarsi dei clamori che la
+cosa potrebbe suscitare, il governo si impossesserebbe
+dei banchi publici.
+</p>
+
+<p>
+Duecento e cinquanta milioni furono il risultato di
+questo colpo di rete.
+</p>
+
+<p>
+Inoltre la Giunta di Stato ricevette dalla regina
+l’ordine di cominciare le sue funzioni, e dessa cominciò
+coll’arrestare un centinaio di persone, sull’indicazione
+di Maria Carolina.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span></p>
+
+<h2>IV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Diciamo una parola sul primo colpevole o piuttosto
+sul primo innocente che aperse a tante vittime
+la via sanguinosa del patibolo.
+</p>
+
+<p>
+La regina trovandosi a Napoli per la solennità di
+Pasqua, cosa che essa non mancava mai di fare,
+udimmo raccontare che la chiesa del Carmine, una
+delle più venerate di Napoli, era stata profanata da
+una tremenda empietà.
+</p>
+
+<p>
+Bisogna che dica dapprima che cosa sia la chiesa
+del Carmine.
+</p>
+
+<p>
+La chiesa del Carmine fu fondata dalla principessa
+Elisabetta madre del giovane Corradino.
+</p>
+
+<p>
+Ella venne con una nave carica d’oro per riscattare
+suo figlio delle mani del duca d’Anjou, o piuttosto
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+del re di Napoli; ma arrivò troppo tardi; e l’oro
+che doveva riscattare l’infelice giovane fa destinato
+a costruire una cappella, nella quale fu sepolto il
+suo corpo con quello del duca d’Austria, suo amico,
+che potendo vivere senza di lui, volle morire con lui.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1438, mentre Renato d’Anjou faceva l’assedio
+di Napoli, una palla lanciata da lui minacciò la testa
+di un grande Crocifisso di legno collocato sull’altare,
+sotto al quale era seppellito Corradino. Il
+Crocifisso chinò la testa sulla spalla destra in modo
+che la palla passò senza toccarlo e andò a conficcarsi
+nel muro.
+</p>
+
+<p>
+Questo Crocifisso aveva già una grande riputazione
+di santità; per un miracolo particolare del
+cielo, i capelli crescevano sulla sua testa come su
+di un cranio vivente, e tutti gli anni, nei giorni
+santi della Pasqua, il sindaco di Napoli taglia questi
+capelli con forbici d’oro, e dopo aver fatto la
+parte del re, della regina e del principe reale, distribuisce
+il resto ai fedeli.
+</p>
+
+<p>
+È nel chiostro di questa stessa chiesa, che nel 1647
+fu assassinato Masaniello dopo sette giorni di regno.
+</p>
+
+<p>
+In causa di tutte queste tradizioni in parte storiche
+ed in parte religiose, la chiesa del Carmine
+situata presso il vecchio mercato, vale a dire nel
+quartiere più popoloso di Napoli, è in venerazione
+non solamente fra i lazzaroni, ma ancora fra tutte
+le classi della società. Ora precisamente la domenica
+di Pasqua del 1794, nel momento in cui il sacerdote
+mostrava l’ostia, si udirono bestemmie abbominevoli,
+ed un uomo pallido, coi capelli irti,
+colla fronte bagnata di sudore, e colla schiuma alla
+bocca, si fa strada in mezzo alla folla percuotendo
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+a destra e sinistra, corre all’altare, percuote in viso
+il sacerdote, gli strappa l’ostia di mano, e la pesta
+sotto i piedi.
+</p>
+
+<p>
+Nel medio evo si sarebbe detto che quello uomo
+era un ossesso, e lo si avrebbe esorcizzato.
+</p>
+
+<p>
+Nel secolo XVIII lo si considerava come un bestemmiatore,
+un empio propagatore de’ principii sacrileghi
+della Francia, e fu sottoposto a processo
+che non fu lungo. Il colpevole non solamente non
+negò, nè si scusò di nulla; ma in faccia ai giudici
+negò Dio, negò Gesù, negò la Vergine.
+</p>
+
+<p>
+Egli si chiamava Tommaso Amato, era di Messina,
+aveva trentasette anni, tre fratelli, una sorella, era
+orfano di padre e madre, e non aveva dimora fissa.
+</p>
+
+<p>
+Tale fu almeno la sua dichiarazione. Il clero trasse
+un gran partito da questo avvenimento, disse che
+quell’uomo rappresentava l’empietà dei tempi, ed
+era un simbolo vivente della corruzione in cui i
+principii rivoluzionari avevano spinto la società.
+</p>
+
+<p>
+In quanto ai giudici essi credettero di non poter
+abbastanza esprimere l’orrore che cagionava un tale
+delitto, e non soltanto condannarono il colpevole
+ed essere appeso, ma di andare al supplizio con una
+sbarra alla bocca, perchè le bestemmie che avrebbe
+pronunziato il paziente alla sua ultima ora non scandalizzassero
+la coscienza dei buoni cristiani.
+</p>
+
+<p>
+Inoltre, durante i tre giorni che precedettero l’esecuzione,
+si fecero pubbliche preci in tutte le chiese
+per l’espiazione di questo delitto.
+</p>
+
+<p>
+Soltanto due giudici, il presidente Cito ed il consigliere
+Potenza, si pronunciarono contro la pena
+di morte, e dimandarono che Tommaso Amato fosse
+chiuso in un manicomio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il sabato, 17 maggio, fu il giorno fissato per l’esecuzione.
+</p>
+
+<p>
+Si fecero percorrere al condannato tutte le vie di
+Napoli, eccettuate quelle attigue al palazzo reale,
+perchè in alcune di queste avrebbe potuto incontrare
+il re, e questo incontro avrebbe potuto salvarlo.
+Il clero voleva far vedere a tutta Napoli cosa fosse
+un bestemmiatore.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente si condusse il paziente alla piazza del
+Mercato, ove doveva aver luogo l’esecuzione. Egli
+era accompagnato non solamente dai Bianchi, vale a
+dire dai membri di quella confraternita che gode
+del tristo privilegio di confortare moralmente e fisicamente
+i condannati nella loro ultima ora, ma
+dalle dieci o dodici confraternite di tutti i colori che
+esistono nella città di Napoli.
+</p>
+
+<p>
+Malgrado questa lunga e faticosa passeggiata, una
+specie di esaltazione furiosa sosteneva il condannato,
+che salì la scala con un passo abbastanza risoluto,
+come se avesse ignorato che ognuno di quei
+gradini lo conduceva alla morte. Poi, terminata l’esecuzione,
+il corpo fu gettato su di un rogo e le
+ceneri di questo rogo in cui erano mescolate le sue
+furono sparse al vento.
+</p>
+
+<p>
+Poi, nella stessa sera, in cui questa esecuzione terribile
+aveva riempito Napoli di spavento, giunse una
+lettera del generale Danero, governatore di Messina,
+che reclamava, come fuggito dall’ospedale di Messina,
+un povero pazzo chiamato Tommaso Amato.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque questa lettera si fosse tenuta segreta,
+pure ne trasparve il contenuto. Napoli lo seppe; ed
+i giacobini si affrettarono di spargere per la città
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+che i giudici avevano preso l’esaltazione di un pazzo
+per l’empietà di un ateo.
+</p>
+
+<p>
+Questo errore che avrebbe dovuto calmare l’entusiasmo
+dei giudici, sembrò invece che l’avesse raddoppiato.
+Decisero che le sedute del tribunale durassero
+senza posa, eccettuate le ore delle refezioni
+e del sonno.
+</p>
+
+<p>
+Fu circa in questo tempo, che, per vendicarsi della
+sua disfatta a Tolone, l’Inghilterra decise la sua spedizione
+contro la Corsica. Il gabinetto di S. Giacomo
+aveva da qualche tempo delle trattative con Paoli,
+ed era sicuro di contare su questo patriota, che i
+suoi concittadini, — prima di sapere ciò che sarebbe
+diventato il giovane Buonaparte che appena allora
+cominciava a distinguersi a Tolone, — consideravano
+come il più grand’uomo che fosse nato nell’isola.
+</p>
+
+<p>
+La regina fu prevenuta di questo progetto da sir
+William Hamilton, o piuttosto da me; si trattava
+di ottenere da lei, — e la cosa non era difficile, — che
+essa riunisse, a’ termini del trattato firmato fra
+la Gran Brettagna ed il regno delle Due Sicilie, le
+sue truppe a quelle dell’Inghilterra. Allora il re fece
+correre la voce d’aver dato per questa spedizione
+dieci milioni della sua cassetta particolare, e la regina
+si mostrò alle passeggiate ed allo spettacolo
+con ornamenti in brillanti falsi, dicendo che aveva
+sagrificato i veri ai bisogni dello Stato.
+</p>
+
+<p>
+Nelson fu incaricato di fare l’assedio di Calvi; una
+palla caduta sul suolo a pochi passi da lui innalzò
+una grandine di sassi in frantumi, di cui uno lo
+colpì nell’occhio sinistro e glielo portò via.
+</p>
+
+<p>
+Se si vuol conoscere di qual tempra fosse il cuore
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+di questo indurito marinaio, — che il cannone della
+Francia smembrò a poco a poco fino al giorno in
+cui questa potenza in cambio di due flotte distrutte
+lo fulminò a Trafalgar, — bisogna leggere la lettera
+che scriveva all’ammiraglio Hood il giorno stesso
+in cui ricevette questa terribile offesa.
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p class="indl">
+«Mio Lord
+</p>
+
+<p>
+«I rapporti che vi sono giunti intorno alla battaglia
+non vi hanno probabilmente fatto parola di
+una cosa, che per sè stessa è di poca importanza.
+Si tratta di una leggiera ferita che ho ricevuto questa
+mattina, — leggiera, lo vedete, perchè non mi
+impedisce di scrivervi questa sera.
+</p>
+
+<p>
+«Credetemi colla stima più sincera.
+</p>
+
+<p class="indl">
+«Vostro fedelissimo,
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<i>Orazio Nelson</i>.»
+</p>
+</div>
+
+<p>
+Sapemmo poi sir William ed io questa notizia dal
+punto di vista della <i>ferita leggiera</i>, senza mai pensarci
+che questa ferita leggiera fosse la perdita di
+un occhio.
+</p>
+
+<p>
+La regina che era lungi dall’aspettarsi i servigi
+che Nelson le avrebbe reso qualche anno dopo, prese
+però un certo interesse all’avvenimento; in quanto
+a Ferdinando poi, udendo che Nelson aveva perduto
+un occhio:
+</p>
+
+<p>
+— Quale? chiese egli.
+</p>
+
+<p>
+— Il sinistro, sire, gli si rispose.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! allora, ciò non gl’impedirà di andare a
+caccia.
+</p>
+
+<p>
+In tutto il tempo che fin allora passai a Napoli,
+aveva desiderio di vedere un’eruzione del Vesuvio;
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+e ridendo, aveva pregato sir William, visto la sua
+intimità col vulcano, di comandargli qualche piccola
+scossa per me.
+</p>
+
+<p>
+Fui servita co’ fiocchi.
+</p>
+
+<p>
+Il 12 giugno, verso sera, sir William si ritirò alle
+11, e siccome io era ancora dalla regina, venne a
+prendermi.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, mi disse dopo aver salutato le Loro
+Maestà, vengo dall’osservatorio; avete desiderato
+un’eruzione ed un terremoto; se il pendolo accenna
+al vero, ne avrete una delle più belle.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, disse il re, non ci mancherebbe che
+questo.
+</p>
+
+<p>
+— Signore, disse la regina, vi sono dei momenti
+in cui la natura sembra prendere la sua parte agli
+avvenimenti umani, ed entrare nelle ire private; — vi
+ricordate i presagi che precedettero la morte di
+Cesare?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! no di certo, signora; — ho inteso parlare
+un giorno da sir William di qualche cosa come di
+una cometa; ma le comete mi sono assai indifferenti,
+mentre il terremoto mi fa sempre paura, prima di
+tutto a me personalmente, come tutti i pericoli di
+cui non comprendo perfettamente la causa, e poi
+mi rovina. Sapete voi quanto mi è costato quello
+del 1783?
+</p>
+
+<p>
+— Spero che in tal caso, soggiunse la regina, non
+farete le stesse pazzie d’allora; noi dobbiamo in
+questo momento fare un miglior impiego del nostro
+denaro, che di ricostruire le capanne dei vostri
+Calabresi.
+</p>
+
+<p>
+— Forse varrebbe meglio impiegarlo a ciò, che
+spenderlo per fare la guerra alla Francia; è un tristo
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+vulcano codesto, signora, che non rovescia soltanto
+le capanne, ma i palazzi.
+</p>
+
+<p>
+— Non avete dunque paura che i Giacobini di Parigi
+vengano a prendervi Portici e Caserta.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! Eh!
+</p>
+
+<p>
+La regina alzò le spalle.
+</p>
+
+<p>
+— Dite quel che volete, signora, continuò il re.
+Ho più paura dei giacobini di Parigi che di quelli
+di Napoli. Io conosco Napoli, io. Che diavolo! ci sono
+nato, e con tre F faccio ciò che voglio.
+</p>
+
+<p>
+— E quali sono queste tre F, chiesi io ridendo
+al re.
+</p>
+
+<p>
+— Come? mia cara, non conoscete l’assioma favorito
+di S. M.?
+</p>
+
+<p>
+— No, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Con tre F si governa Napoli: <i>Forca, Festa, Farina.</i>
+</p>
+
+<p>
+— È la vostra opinione, signora? chiesi ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— A mio avviso credo che ve ne siano due di
+troppo, basterebbe soltanto la <i>forca.</i>
+</p>
+
+<p>
+— Intanto, disse il re, avremo un terremoto. Credete
+voi, sir William, che l’avremo?
+</p>
+
+<p>
+— Temo pel sì.
+</p>
+
+<p>
+Il re tirò il campanello, un usciere apparve alla
+porta.
+</p>
+
+<p>
+— Fate attaccare i cavalli alla vettura, disse.
+</p>
+
+<p>
+— E dove andate dunque? chiese Carolina.
+</p>
+
+<p>
+— A Caserta, disse il re, — e voi?
+</p>
+
+<p>
+— Io resto qui.
+</p>
+
+<p>
+— E voi signora? mi disse il re.
+</p>
+
+<p>
+— Se la regina rimane, rimarrò anch’io, risposi.
+</p>
+
+<p>
+— E voi, sir William?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sire, non mi duole punto di studiare da vicino
+il fenomeno.
+</p>
+
+<p>
+— Studiate, mio caro amico, studiate; per fortuna
+voi non siete punto grasso ed asmatico, come quel
+dotto romano che è stato soffocato a Stabia, — come
+lo chiamate voi?
+</p>
+
+<p>
+— Plinio, Sire.
+</p>
+
+<p>
+— Plinio, è lui, eh! dite poi che io non so la storia
+antica, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signore, chi vi può mai far rimprovero di
+simil cosa? quando si sia avuto per professore il
+duca di S. Nicandro, si sa tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Eh! signora, disse il re, è già saper molto il
+sapere di non saper nulla; è bene perciò che avendo
+l’istinto in difetto dell’intelligenza, io mi salvo.
+</p>
+
+<p>
+— Con tanto piacere, mie signore, con tanto piacere,
+sir William.
+</p>
+
+<p>
+E siccome l’usciere era ritornato per annunziare
+che la carrozza era pronta:
+</p>
+
+<p>
+— Eccomi, eccomi, disse il re uscendo di fretta.
+</p>
+
+<p>
+Un momento dopo s’intese il rumore della carrozza
+che conduceva Sua Maestà lontano da Napoli.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p>
+
+<h2>V.</h2>
+</div>
+
+<p>
+La regina era naturalmente animosa ed avventata,
+e le piaceva, specialmente quando il re dava qualche
+prova di viltà, di far prova di coraggio. Quantunque
+l’atmosfera fosse pesante, e lo scirocco, vento,
+che i Napolitani considerano come loro nemico
+personale, soffiasse con violenza, essa propose a me
+ed a sir William di salire in carrozza, e di andare
+per così dire incontro al pericolo, spingendosi dalla
+parte della marina fino al ponte della Maddalena.
+</p>
+
+<p>
+Sir William aveva il freddo coraggio di un vero
+gentleman inglese, e quando si trattava di scienza
+spingeva il coraggio fino alla temerità; egli accettò
+con gioia.
+</p>
+
+<p>
+Senza partecipare in nulla dell’entusiasmo di mio
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+marito, senza avere questo capriccioso desiderio di
+avventure che agitava il cuore della regina, non poteva,
+quando tutti e due andavano a cercare un pericolo,
+foss’anche immaginario, rifiutarmi di partecipare
+all’eventualità di questo pericolo. — Mi sarebbe
+meglio piaciuto, senza dubbio, di restare e
+di attendere l’avvenimento; ma spinta dalla vergogna,
+m’offersi alla mia volta d’incontrarlo.
+</p>
+
+<p>
+Era la mezzanotte quando salimmo nella carrozza
+sotto i portici di palazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Al ponte della Maddalena, disse la regina.
+</p>
+
+<p>
+Il cocchiere obbedì, traversò il Largo Castello, e
+prima che le dodici ore avessero cessato di suonare,
+noi eravamo al molo.
+</p>
+
+<p>
+Il vento d’Africa era interamente cessato.
+</p>
+
+<p>
+Quel poco d’aria che si respirava era impregnata
+di solfo, e malgrado il tremolio della carrozza, si
+sentiva quel rumore sotterraneo che precede le
+grandi catastrofi vulcaniche, e che ispira a tutta la
+natura un vago sentimento di pericolo, prima che
+il pericolo ancora esista.
+</p>
+
+<p>
+Il mare s’agitava, non già in larghe strisce di
+spuma, nè le onde si accavallavano l’una all’altra,
+come di solito nei giorni di tempesta, ma con quel
+bollore che farebbe una caldaia collocata sul fuoco,
+e l’ebollizione sale dal fondo alla superfice. Questo
+ribollimento faceva di tutto il golfo scintillante di
+fosforo una vasta tovaglia di fuoco.
+</p>
+
+<p>
+La luna navigava in un vapore livido; ad undici
+ore si era levata dietro il vulcano, ed appena al
+secondo o terzo giorno della sua decrescenza, sembrava,
+sorgendo dal cratere, una bomba immensa
+lanciata nello spazio da un mostruoso mortaio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+</p>
+
+<p>
+Tutta quella miserabile popolazione di basso porto
+era rientrata in quei bugigattoli che parevano scavati
+vicino alla case, turbando soli la solitudine dei
+vicoli stretti e melanconici che metton capo alla
+banchina; alcuni cani erranti ed inquieti stavano
+intirizziti sulle loro quattro zampe come se avessero
+sentito a tremare la terra sotto di essi, e latravano
+lamentosamente alla luna.
+</p>
+
+<p>
+Presi la mano delle regina.
+</p>
+
+<p>
+— Che avete? mi disse, la vostra mano è gelata.
+</p>
+
+<p>
+— Ho paura, le risposi.
+</p>
+
+<p>
+— Rassicurate vostra moglie, cavaliere, disse la
+regina, perchè altrimenti si sentirà male.
+</p>
+
+<p>
+In questo momento un uomo ravvolto nel suo
+mantello, malgrado quel calore soffocante, si fermò,
+e guardò con maraviglia la carrozza che passava.
+Difatti, benchè sir Hamilton fosse con noi, non era
+questa l’ora in cui le donne hanno l’abitudine di
+passeggiare e particolarmente in quel quartiere.
+</p>
+
+<p>
+Nel momento in cui passammo innanzi a lui mandò
+un grido di stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Regina Carolina, disse, voi tentate Iddio.
+</p>
+
+<p>
+E si cacciò in una stradicciuola che si chiama — Via
+dei sospiri dell’abisso — così chiamata, perchè
+i condannati che vanno al supplizio per quella via
+vedevano di là il patibolo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! mio Dio! signora, esclamai, che è mai
+ciò?
+</p>
+
+<p>
+— Qualche giacobino dimenticato da Vanni, mormorò
+la regina, e che mi minaccia non potendo far
+di meglio.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo al ponte della Maddalena; ma all’altezza
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+della statua di S. Gennaro i cavalli rifiutarono
+assolutamente di continuare.
+</p>
+
+<p>
+Il cocchiere li percosse inutilmente, ma essi scalpitavano,
+s’impennavano, e si accostarono al parapetto
+del ponte.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, signora, diss’io prendendo la mano
+della regina, quest’uomo non era un nemico, ma un
+amico. — Non andate più oltre; — non tentate
+Dio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che hanno i cavalli, Gaetano? chiese la regina.
+</p>
+
+<p>
+— Non saprei dire, disse il cocchiere, ma non vogliono
+assolutamente oltrepassare la statua di S.
+Gennaro.
+</p>
+
+<p>
+— Vi è qualcuno o qualche cosa sulla via che li
+spaventa?
+</p>
+
+<p>
+— Non veggo nulla, signora, ma gli animali veggono
+talvolta delle cose che gli uomini non vedono.
+</p>
+
+<p>
+— Comprendete voi ciò che dice quell’imbecille?
+dimandò la regina al cavaliere Hamilton.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, rispose egli, il vostro cocchiere constata
+senza spiegarlo uno dei problemi della natura.
+È riconosciuto fino all’evidenza che negli ecclissi,
+nei terremoti e finalmente in tutt’i cataclismi della
+natura, gli animali sono avvertiti dai loro istinti prima
+che l’uomo sia avvertito dalla sua ragione. Dietro
+ogni probabilità la montagna non tarderà di darci
+sue notizie.
+</p>
+
+<p>
+Difatti, come se il Vesuvio non avesse aspettato
+che questo momento per entrare in furore, un muggito
+terribile si fece sentire come se uscisse dalle
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+viscere della terra, ed una scossa violenta spinse
+la carrozza indietro.
+</p>
+
+<p>
+I cavalli nitrirono, e senza fare alcun movimento
+si coprirono di sudore, come il mare si copre di
+schiuma.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, signora, gridò il cocchiere, diceva bene
+io che i miei cavalli vedevano qualche cosa che io
+non vedeva; guardate.... guardate.
+</p>
+
+<p>
+E indicò col dito la cima del Vesuvio.
+</p>
+
+<p>
+Un fumo denso e nero cominciava ad uscire dal
+cratere elevandosi verticalmente come un’immensa
+torre: quel fumo era screziato di lampi seguiti da
+detonazioni eguali a quelle delle batterie di cento
+cannoni.
+</p>
+
+<p>
+La regina mi prese la mano, e la strinse alla sua
+volta: quel cuore di bronzo cominciava a sentire
+la paura; in quanto a me era sul punto di svenire;
+il cavaliere Hamilton era nell’entusiasmo.
+</p>
+
+<p>
+— Se Sua Maestà vuole assolutamente rimaner
+qui, disse Gaetano con voce tremante, la prego di
+scendere subito; io non rispondo più dei miei cavalli.
+</p>
+
+<p>
+In questo momento una detonazione terribile si
+fece udire: noi sentimmo una forte scossa e mi sembrò
+di veder tutto oscillare innanzi a me.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, in nome del cielo, gridai, ritorniamo,
+ritorniamo!
+</p>
+
+<p>
+Ma la regina non ebbe nemmeno la pena di dare
+l’ordine; i cavalli, con un movimento che forzò la
+mano del cocchiere, girarono indietro, e poi, senza
+che si potesse tenerli, con un movimento sfrenato,
+discesero per la china del ponte e si slanciarono
+lungo la marina.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Signora, signora, gridò il cocchiere facendo
+forza invano, non sono più padrone dei miei cavalli.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, come Dio vuole, disse la regina.
+</p>
+
+<p>
+Una detonazione ancor più terribile di quelle che
+l’avevano preceduta, si fece udire: mi sentii correre
+un gelo per le vene e svenni di terrore.
+</p>
+
+<p>
+Quando riapersi gli occhi, la carrozza era ferma;
+Gaetano alla testa de’ suoi cavalli li teneva pel morso, — e
+noi ci trovammo in faccia di quella stradicciuola
+della Via dei Sospiri dell’abisso.
+</p>
+
+<p>
+Nel momento in cui la carrozza stava per sfracellarsi
+all’angolo della banchina, lo stesso uomo che
+aveva gridato alla regina di non tentare Iddio, si
+era lanciato alla briglia dei cavalli, ed a rischio di
+restare calpestato da essi, li aveva con una forza
+sovrumana arrestati d’un colpo.
+</p>
+
+<p>
+La scossa era stata così forte, che Gaetano era
+stato precipitato dal suo sedile, ma si era alzato
+tosto, e prese i cavalli pel freno.
+</p>
+
+<p>
+Lo sconosciuto, vedendolo padrone dei suoi animali,
+si era allontanato e disparve.
+</p>
+
+<p>
+Io non aveva veduto nulla; mi svegliai come da
+un sogno; la regina mi faceva odorare un vasetto
+di sali.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! grazie a Dio, esclamai, rinvenendo, non è
+avvenuta qualche disgrazia a Vostra Maestà.
+</p>
+
+<p>
+E mi gettai nelle sue braccia, coprendola insieme
+di baci e di lagrime.
+</p>
+
+<p>
+Era una cosa strana; ma la regina aveva su di
+me il potere che il magnetizzatore ha, si dice, sul
+magnetizzato. Quando era vicino a lei, pareva che
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+la mia anima aspirasse costantemente di uscire dal
+mio corpo per unirsi alla sua.
+</p>
+
+<p>
+Gaetano rimontò sul sedile. I cavalli parvero calmarsi
+come per incanto, e ci ricondussero senza
+accidenti al palazzo.
+</p>
+
+<p>
+Io era stanca: la regina volle che mi ritirassi
+nella mia camera che era attigua alla sua, e mi
+mettessi a letto.
+</p>
+
+<p>
+Sir William chiese il permesso di salir sul terrazzo
+del palazzo per meglio osservare i fenomeni del
+Vulcano.
+</p>
+
+<p>
+Credo che per risolvere un problema geologico si
+sarebbe lanciato come Empedocle nel cratere, lasciando
+i suol calzari sulla cima della montagna.
+</p>
+
+<p>
+Non vidi più nulla, ma ecco ciò che mi venne raccontato.
+</p>
+
+<p>
+Le scosse si succedettero con rapidità, ma si stendevano
+particolarmente da nord a mezzogiorno,
+vale a dire da Portici a Torre Annunziata.
+</p>
+
+<p>
+Napoli, come sempre, fu risparmiata.
+</p>
+
+<p>
+Verso le tre ore del mattino la strada che percorre
+le falde del Vesuvio si coperse di fuggitivi,
+che dai punti più lontani della spiaggia si dirigevano
+verso Napoli, lasciando le loro abitazioni, e
+come dietro un bastione, venivano a cercare una
+difesa dietro il ponte della Maddalena, o piuttosto
+dietro la statua di S. Gennaro, che dal punto culminante
+di questo ponte protegge la città.
+</p>
+
+<p>
+Il sole era sorto splendido ed in un cielo sereno,
+ma la colonna di fumo e di cenere che usciva dal
+Vesuvio si era tosto diffusa nel firmamento; le acque
+che non sono che lo specchio del cielo erano
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+coperte di una tinta grigia, e la luce era scomparsa
+a poco a poco come in un’eclissi.
+</p>
+
+<p>
+Quando mi alzai, benchè fossero già le dieci ore
+del mattino, si sarebbe giurato che erano le otto di
+sera.
+</p>
+
+<p>
+Da quel momento, vale a dire dal 13 al 15 giugno,
+il sole non si mostrò più: i muggiti della montagna
+raddoppiarono e l’oscurità divenne sempre più
+spessa.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo, al 14, se gli orologi non avessero
+segnato il corso del tempo, sarebbe stato impossibile
+di dire se era mattino, sera, o notte; le tenebre
+erano così profonde, che a Chiaia ed a Toledo, vale a
+dire nelle due strade più grandi di Napoli, si sarebbe
+creduto di essere in una camera oscura.
+</p>
+
+<p>
+Il cardinale arcivescovo, accompagnato dal clero
+di tutta la città venne a prendere alla cattedrale
+il busto di argento dorato di S. Gennaro, e seguito
+da tutta la nobiltà che recitava preghiere, e dal popolo
+che cantava inni, andò al ponte della Maddalena,
+invocando la protezione del santo protettore
+della città.
+</p>
+
+<p>
+La regina andò a sentire la messa che precedeva
+quella cerimonia: — ma io come protestante non
+potei accompagnarla: il popolo vedendo un’eretica
+in una chiesa, sarebbe stato capace di attribuirmi
+la catastrofe e di massacrarmi.
+</p>
+
+<p>
+L’arcivescovo, la nobiltà, il popolo restarono in
+preghiere sul ponte, dalle due ore dopo mezzodì fino
+a notte: — quando dico fino a notte, dico male, non
+v’era più nè giorno nè notte; le campane soltanto,
+suonando l’Ava Maria, segnalavano il ritorno delle
+tenebre.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<p>
+Nella notte dal 15 al 16, un rumore simile allo
+scoppio di una polveriera attirò gli sguardi di tutti,
+perchè tutta la popolazione di Napoli era in istrada:
+i più spaventati stavano coricati colla faccia contro
+la terra, i meno spaventati in ginocchio, e tutti
+più o meno inclinati sotto il peso dell’avvenimento.
+</p>
+
+<p>
+Un immenso fascio di fuoco si slanciò dal cratere
+della montagna, salì al cielo e ripiombò in frantumi
+infocati sulle falde della montagna; allora uscì dalla
+cima un doppio fiume di fuoco, che si dirigeva l’uno
+a Resina e l’altro verso Torre del Greco.
+</p>
+
+<p>
+Trenta mila persone, uomini, donne e fanciulli,
+colpiti da stupore, seguivano cogli occhi questo
+doppio torrente di lava.
+</p>
+
+<p>
+A Resina, la pianura che si stende dal Vulcano
+alla città, le case di campagna che erano costruite
+su questa pianura furono coperte di lava; ma la
+terribile inondazione, come per comando sovrumano,
+si fermò alle porte della città.
+</p>
+
+<p>
+Sventuratamente non fu così di Torre del Greco;
+un’antica inondazione aveva coperto metà della città;
+poi, fermandosi ad un tratto, aveva formato un
+tetro scoglio, che dominava da circa cento metri la
+parte della città risparmiata dal flagello.
+</p>
+
+<p>
+Sopra questo scoglio, come su di un’altra rocca
+Tarpea, si era costruita una nuova città, e si era
+stabilita fra la nuova e l’antica una comunicazione
+per mezzo di scale tagliate nella lava.
+</p>
+
+<p>
+Questa volta città vecchia e città nuova tutto fu
+portato ad un livello. L’inondazione vulcanica tagliò
+la città nuova alla sua base, e la trascinò in ruina con sè
+dall’alto dello scoglio; cateratta di fuoco sulla città
+vecchia, che la lava inghiottì e colmò fino al livello
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+delle case più alte, e del campanile della chiesa; poi
+il torrente travolgendo seco le macerie delle due
+città, si gettò verso il mare ed andò a formare un
+molo, dietro il quale le navi poterono trovare un rifugio.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò arrivò durante la notte del 15 al 16, come
+se il terrore della catastrofe, per arrivare al colmo,
+avesse d’uopo del terrore che ispirano le tenebre.
+</p>
+
+<p>
+Alla mattina del 16, il sole che non si era mai veduto
+da tre giorni, riapparve in un cielo sereno;
+una parte del Vesuvio era stata inghiottita dal Vesuvio
+stesso; la parte più elevata della montagna
+era sfranata nel cratere precipitandovi da un’altezza
+più di mille metri; l’aveva riempito, e nel riempirlo,
+aveva fatto scaturire con un terribile rimbombo
+quella splendida fontana di fiamme che aveva illuminato
+il mare a dieci leghe all’intorno, ed aveva
+fatto straripare i suoi due fiumi di lava che avevano
+inondato la campagna, lasciando con questa caduta
+il regno dell’aere al cono fin allora meno elevato.
+</p>
+
+<p>
+Durante queste ore di lutto e di spavento tutto fu
+sospeso a Napoli, eccettuati i lugubri lavori della
+Giunta di Stato, ed alcuni fra gli atti emanati da
+essa portano la data di tre giorni dopo l’eruzione.
+</p>
+
+<p>
+Tutto, durante questa catastrofe, avea, per così
+dire, cessato di vivere, eccettuata la collera di Dio
+e quella dei Re.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno dopo di quella notte, in cui i cavalli, fuggendo
+sbrigliati, avevano posto in pericolo la vita
+della regina e la nostra, e dove eravamo state salvate
+per l’intervento miracoloso di uno sconosciuto
+misterioso, la regina aveva fatto venire il capo della
+sua polizia, gli aveva dato tutti gli indizi che le suggerivano
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+la sua memoria, e gl’ingiunse di fare le
+ricerche più minuziose per scoprire il suo salvatore;
+ma tutto fu inutile, e benchè il capo della polizia
+avesse messo in campagna tutti i suoi agenti più
+sagaci, nessuna mano fu capace di sollevare il velo
+che avvolge questo strano avvenimento.
+</p>
+
+<p>
+Il re scrisse al 16 che il tempo si era rasserenato.
+Sarebbe andato a caccia la giornata del 17, e non
+tornerebbe per conseguenza a Napoli che al 18.
+</p>
+
+<p>
+Da ciò che aveva potuto succedere a Napoli e nei
+dintorni non ne diceva una parola. Nulla era accaduto
+a lui, ed era tutto ciò che gl’importava.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span></p>
+
+<h2>VI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+In poche parole ho già raccontato la condanna e
+la morte di Tommaso Amato, una delle prime vittime
+della Giunta, il cui processo in causa dell’urgenza — i
+delitti di lesa divinità dovendo aver la precedenza
+sui delitti di lesa maestà — fu compito con
+una rapidità mostruosa.
+</p>
+
+<p>
+Gli arresti avevano cominciato poco dopo la partenza
+dell’ammiraglio Latouche Treville. Erano già
+quasi quattro anni che alcuni degli accusati erano
+in prigione.
+</p>
+
+<p>
+Questi accusati erano circa una cinquantina. Il
+procuratore fiscale Basilio Palmieri aveva detto al
+principio della procedura, che aveva delle prove contro
+ventimila persone.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+Intanto aveva conchiuso per la pena di morte contro
+trenta prevenuti, con applicazione preventiva
+della tortura.
+</p>
+
+<p>
+Ma il Tribunale si accontentò di condannarne tre
+alla pena capitale.
+</p>
+
+<p>
+Tre alla galera.
+</p>
+
+<p>
+Tredici a pene minori.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri furono messi in libertà.
+</p>
+
+<p>
+Il capo della congiura era un certo Pietro di Falco.
+Egli fece delle confessioni, rivelò il piano dei
+congiurati; ma, debbo dirlo, queste confessioni non
+furono mai rese pubbliche, ed egli fu inviato all’isola
+di Tremiti senza essere stato confrontato coi suoi
+complici.
+</p>
+
+<p>
+Il voto dei giudici in favore della pena di morte
+era strano; si sarebbe detto che avessero voluto
+fare un olocausto che fosse accetto alla pallida Dea.
+</p>
+
+<p>
+I tre condannati erano tre giovani, quasi tre fanciulli,
+appartenenti alla classe aristocratica, studenti,
+per età inesperti del mondo, nel quale non avevano
+ancora avuto il tempo di entrare, e conosciuti solamente
+dai loro compagni pei loro trionfi di collegio.
+</p>
+
+<p>
+L’età di tutti e tre non formava ancora quella di
+un vecchio.
+</p>
+
+<p>
+Il maggiore si chiamava Vincenzo Vitagliano, che
+aveva 22 anni.
+</p>
+
+<p>
+Il secondo si chiamava Emmanuele de Deo che ne
+aveva 20.
+</p>
+
+<p>
+Il terzo Vincenzo Galiani che ne aveva 19.
+</p>
+
+<p>
+Fu un grido di compassione per tutta la città
+quando si conobbe la scelta fatale fatta dalla Giunta,
+e che questa scelta era caduta sopra tre giovani, il
+cui solo delitto, disse uno storico contemporaneo,
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+ere di aver <i>parlato di cose che sarebbe stato meglio
+tacere, e di avere applaudito ciò che aveva d’uopo di
+essere esaminato</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il loro grande delitto era di essersi fatti tagliare
+i capelli, e di avere pei primi adottato la moda introdotta
+dall’attore Talma, quando rappresentò per
+la prima volta la Tragedia Tito, come ho già raccontato.
+</p>
+
+<p>
+Confesso che quando mi si annunziò quella notizia,
+e mi si disse l’età dei condannati, mi si fece conoscere
+chi erano, e mi si spiegò che era impossibile
+che avessero seriamente cospirato, fui compresa di
+grande compassione per questi tre arboscelli che dovevano
+essere falciati alla radice senza che avessero
+avuto il tempo di portare i loro frutti.
+</p>
+
+<p>
+Corsi dalla regina; essa mi ricevette col viso severo
+e colle sopracciglia corrugate.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni anche tu a parlarmi per essi? mi chiese.
+</p>
+
+<p>
+— E se venissi a parlarvi per essi, signora, ricusereste
+di ascoltarmi?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, perchè ho deciso di lasciare che la giustizia
+faccia il suo corso, e la preghiera non sarebbe che
+una importunità inutile.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, le dissi giungendo le mani, così
+giovani e tanto poco pericolosi.
+</p>
+
+<p>
+— Non sono forse di quelli che Tarquinio indicò
+al messaggero di suo figlio, troncando colla verga i
+papaveri più alti del suo giardino?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, lo confessate voi stessa.
+</p>
+
+<p>
+— Vi sono dei momenti in cui chieggo a me stessa
+se questi miserabili giudici hanno scelto questi tre
+fanciulli per scempiaggine o per tradimento; ma io
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+te lo confesso, propendo a credere che l’abbiano
+fatto per tradimento.
+</p>
+
+<p>
+Guardai la regina con stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Tu dunque non comprendi. Se faccio grazia a
+costoro, sarò poi dopo obbligata a far grazia a tutti,
+perchè si crederanno o piuttosto si diranno innocenti
+al pari di questi. Se li lascio condannare a
+morte si griderà alla crudeltà, al cannibalismo; tutti
+i padri m’avranno in odio, non vi sarà più una madre
+che abbia un figlio ventenne, che non se lo stringa
+fra le braccia dicendo: — Dio ti scampi dalla
+regina straniera, dall’austriaca, come chiamavano
+mia sorella.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, voi lo vedete che esitate ancora,
+esclamai, e se voi esitate è che i giudici hanno
+torto.
+</p>
+
+<p>
+— La giustizia non può mai aver torto, Emma.
+</p>
+
+<p>
+— La giustizia dunque ha indurito il suo cuore.
+</p>
+
+<p>
+Io soffocai un sospiro e chinai la testa sul petto
+pronunziando alcune parole a voce bassa.
+</p>
+
+<p>
+— Che vai mormorando fra te stessa? mi chiese
+Carolina.
+</p>
+
+<p>
+— Ringrazio Iddio di non essere regina, signora,
+le risposi.
+</p>
+
+<p>
+Vi fu un momento di silenzio, che la regina interruppe
+per la prima.
+</p>
+
+<p>
+— D’altronde, disse, la sentenza è stata portata
+questa mattina; abbiamo dunque tre giorni di tempo
+per prendere una risoluzione. Tu resterai qui questa
+sera; la notte è la madre dei consigli.
+</p>
+
+<p>
+In questo momento il re entrò, mi salutò secondo
+la sua abitudine con molta cortesia, facendomi segno
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+di tornarmi a sedere, e sedendosi egli stesso
+vicino a sua moglie.
+</p>
+
+<p>
+— Mia cara maestra, le disse, vi prevengo che sarò
+assente per tre o quattro giorni.
+</p>
+
+<p>
+— E dove andate?
+</p>
+
+<p>
+— Vado alla caccia a Persano.
+</p>
+
+<p>
+— Siete forse stato avvisato di qualche altro terremoto?
+</p>
+
+<p>
+— No, perchè in questo caso non andrei dalla parte
+di Salerno, ma dalla parte di Capua; comprenderete
+bene che il Vesuvio e l’Etna non hanno mai fatto
+sul serio la separazione dello stretto di Messina, come
+mi avete raccontato voi, dicendomi che ciò è avvenuto
+in causa di un terremoto; essi corrispondono
+fra loro per mezzo di ramificazioni sotterranee, e
+quando se la discorrono fra loro di qualche cosa, non
+è bene trovarsi sulla loro strada; non è di un terremoto
+che ho paura in questo momento.
+</p>
+
+<p>
+— E di che avete paura?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! voi lo sapete benissimo.
+</p>
+
+<p>
+— Non sareste più convinto, come dicevate, della
+verità del nostro assioma? dubitereste forse dell’efficacia
+di una delle nostre tre F.
+</p>
+
+<p>
+— Non già dell’efficacia, ma dell’opportunità.
+</p>
+
+<p>
+— E nel dubbio?
+</p>
+
+<p>
+— Io me ne vado. Il saggio non dà un avviso quasi
+eguale?
+</p>
+
+<p>
+— Vale a dire che non volete essere, od almeno
+apparire per nulla in quanto sta per succedere.
+</p>
+
+<p>
+— Nè essere nè parere, signora. Sono io che ho
+restituito la Giunta? sono io che ho fatto ritornare
+Castelcicala da Londra? sono io che ho organizzato
+questa famosa camera oscura, di cui si parla tanto?
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+e di cui per fortuna posso negare l’esistenza non essendovi
+mai entrato, e ignorando fino il luogo dov’è
+situata? Certo che no, tutto ciò è affar vostro. — Per
+me, io vado a caccia, pesco, mi riposo a S. Leucio.
+Io sono ciò che si chiama storicamente un re
+fa-niente; voi, voi siete la regina, voi portate lo scettro,
+voi siete Caterina II, e vi chiameranno un giorno
+la Semiramide del mezzodì, come v’hanno chiamata
+la Semiramide del nord, e sarà glorioso per voi e
+per me: ma avendo i vantaggi dello Stato, è giusto
+che ne abbiate anche i pesi.
+</p>
+
+<p>
+— Vale a dire che volete, al cospetto di Napoli e
+dell’Europa, lasciarmi la responsabilità della morte
+di questi tre giovani.
+</p>
+
+<p>
+— Di quali tre giovani parlate voi?
+</p>
+
+<p>
+— Di quelli che sono stati condannati dalla Giunta
+questa mattina.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! la Giunta ha condannato tre giovani questa
+mattina?
+</p>
+
+<p>
+— L’ignorate forse?
+</p>
+
+<p>
+— Eh! sì davvero. Io sono di una influenza così
+mediocre nel governo, che non si danno nemmeno
+la pena di parlarmi degli affari di stato.
+</p>
+
+<p>
+— Voi scherzate su quest’argomento, signore! la
+cosa è grave; parliamone dunque seriamente o non
+parliamone.
+</p>
+
+<p>
+— Non parliamone, non chieggo di meglio: voi sapete
+che ho l’abitudine di non mischiarmi mai delle
+cose che non mi riguardano. Sono venuto per dirvi
+che partirò per Persano, che contava di passarvi
+qualche giorno, e che non sapendo se sareste stata
+in pena di me, non ho voluto per nulla distrarre il
+vostro spirito dalle alte speculazioni della politica,
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+per fermarlo sulla povera mia persona. Mi dite voi
+che sono stati condannati a morte tre giovani. Poveri
+giovani! ciò mi fa male, ma che volete? se sono
+colpevoli, se hanno cospirato contro di voi?
+</p>
+
+<p>
+Io presi la parola.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco precisamente, Sire, ciò che preoccupa l’eccellente
+cuore di Sua Maestà, cioè che non è dessa
+ben sicura che questi tre giovani siano colpevoli, e
+che dubita che possano essere innocenti.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo! in questo caso, mia cara ambasciatrice,
+bisognerebbe che la regina non lasciasse eseguire la
+sentenza. La morte di quel pazzo che fu appiccato
+l’altro giorno ha fatto cattivo senso; la morte di tre
+innocenti sarà ben peggio! pensateci, signora, pensateci.
+</p>
+
+<p>
+— Ma signore, riprese la regina visibilmente impazientita
+di essere stata vinta in una discussione
+con suo marito, quand’anche volessi far loro grazia
+non ne avrei il diritto, — non sono il re io.
+</p>
+
+<p>
+— Come voi non siete il re?
+</p>
+
+<p>
+— No, io sono soltanto la regina.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, e dite a me di queste cose! per Dio! non
+siete voi il re? e chi è il re? colui che presiede il consiglio;
+chi è il re? quegli che dà gli ordini al ministro;
+chi è il re? quegli che dichiara la guerra o la
+pace? Oh! diavolo! mi avete voi veduto ad occuparmi
+di queste cose? siete voi che ve ne occupate, signora,
+e siete voi che in realtà fate da re.
+</p>
+
+<p>
+— Il re, signore, è quegli che firma.
+</p>
+
+<p>
+— E voi sapete bene, signora, che sono tanto pigro,
+che per non aver nemmeno la pena di firmare
+ho fatto incidere una cifra.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che è chiuse in una cassetta, di cui voi, signore,
+ne tenete la chiave.
+</p>
+
+<p>
+— È precisamente di ciò che mi sono accorto al
+momento di partire per Persano, signora, e capisco
+che ciò è una cosa assurda, giacchè quando avete
+già tutto in mano, signora, tenetevi anche questa
+chiave, e prendetela.
+</p>
+
+<p>
+— Datemela, datemela, signore, esclamai, e strappai
+quasi la chiave di mano dal re.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, disse Ferdinando alla regina, che lo
+guardava con un viso tetro, vi faccio osservare che
+la firma reale trovasi in questo momento nelle mani
+di Lady Hamilton, e che sarebbe pericoloso di lasciargliela,
+ed essa non avrebbe che di vendere alla nostra
+alleata l’Inghilterra, o Malta o la Sicilia, che
+aspira di possedere; sarebbe un gran pregiudizio
+per la nostra corona.
+</p>
+
+<p>
+E salutandoci con quell’aria finta tutta sua, uscì
+facendo un gesto, come di chi si lava le mani.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì, comprendo, disse la regina, tu ti lavi le
+mani; ha fatto così anche Pilato, e la maledizione
+della storia non l’ha meno colpito da diciotto secoli.
+Dammi quella chiave, Emma, vedremo ciò che dovremo
+farne!
+</p>
+
+<p>
+Io gliela presentai inginocchiandomi.
+</p>
+
+<p>
+In questo momento si annunziò alla regina che
+il procuratore fiscale, Basilio Palmieri, quel desso che
+aveva delle prove contro ventimila persone, che aveva
+conchiuso per la pena di morte contro trenta accusati,
+coll’applicazione preventiva della tortura,
+chiedeva l’onore di presentarle i suoi omaggi.
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo, disse la regina, se non fosse venuto,
+l’avrei mandato a cercare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poi volgendosi verso di me:
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi vedere la faccia d’un vero collo torto,
+Emma? mi dimandò.
+</p>
+
+<p>
+— Sono pronta a rimanere od uscire, secondo che
+mi ordinerà Vostra Maestà.
+</p>
+
+<p>
+— No, no, sta a te, comprendi, secondo che ti senti
+il cuore più o meno capace di commuoversi.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, signora, poichè Vostra Maestà vuol lasciarmi
+il mio libero arbitrio, prendo tanto interesse
+per ciò che riguarda questi tre giovani sventurati,
+che preferisco di rimanere.
+</p>
+
+<p>
+— Rimani, allora.
+</p>
+
+<p>
+E rivolgendosi all’usciere che aveva annunziato
+la visita del magistrato:
+</p>
+
+<p>
+— Fate entrare il signor procuratore fiscale, Basilio
+Palmieri, disse la regina.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
+
+<h2>VII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Se mai viso d’uomo ha caratterizzato qualcuno
+per un collo torto, come aveva detto la regina,
+certamente lo dimostrava la fisonomia di don Basilio
+Palmieri.
+</p>
+
+<p>
+Entrò curvato fino a terra: se avesse potuto andar
+carpone dalla porta ai piedi della regina, l’avrebbe
+fatto.
+</p>
+
+<p>
+La regina lo ricevette in piedi.
+</p>
+
+<p>
+Il signor procuratore fiscale cercò di scusarsi per
+avere ottenuto così poco dal tribunale; aveva chiesto
+trenta teste, e non era sua colpa se ne aveva
+ottenuto soltanto tre; aveva chiesta la tortura, e
+non era sua colpa, se gli era stata ricusata.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, signore, rispose freddamente la regina,
+sarete più fortunato un’altra volta.
+</p>
+
+<p>
+— Vengo a presentare i miei umili doveri a Vostra
+Maestà, e dimandarle se posso essere utile a
+qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+— Potete rendermi due servigi, signore, rispose la
+regina.
+</p>
+
+<p>
+— Io! sclamò maravigliato il procuratore fiscale,
+io rendere dei servigi a Vostra Maestà? ricevere degli
+ordini, vorrete dire.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete dirmi, continuò la regina, chi sia quello
+dei vostri condannati che abita più vicino al palazzo
+reale?
+</p>
+
+<p>
+— È il giovane Emmanuele de Deo, signora, rispose
+il Procuratore fiscale maravigliato da una tale
+dimanda.
+</p>
+
+<p>
+— Ha padre e madre? chiese la regina.
+</p>
+
+<p>
+Ha soltanto il padre.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete il suo indirizzo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Datemelo.
+</p>
+
+<p>
+— Giuseppe de Deo, via Santa Brigida, vicino al
+grande negozio di grani, verso la metà della strada.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, signore. Prendi questo indirizzo, Emma.
+Io presi di tasca il mio piccolo portafogli d’avorio,
+e vi scrissi con premura l’indirizzo datomi dal procuratore.
+</p>
+
+<p>
+La regina stessa osservò dalla mia parte finchè
+l’indirizzo fu completamente scritto, come se volesse
+tener lo sguardo sull’uomo che aveva dinanzi
+il minor tempo possibile.
+</p>
+
+<p>
+Infine si volse a lui.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ora, disse la regina, in qual carcere sono i vostri
+condannati?
+</p>
+
+<p>
+— Alla Vicaria, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco carta, penna e calamaio; scrivete, signore.
+</p>
+
+<p>
+La regina indicò al procuratore fiscale una tavola
+ove in fatti erano riuniti tutti gli oggetti indicati
+da essa.
+</p>
+
+<p>
+Il procuratore fiscale, non osando sedersi dinanzi
+a Sua Maestà, mise un ginocchio a terra, e colla
+penna in mano stava pronto per scrivere.
+</p>
+
+<p>
+— Siete pronto, signore? chiese la regina.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, signora.
+</p>
+
+<p>
+La regina dettò:
+</p>
+
+<p>
+«Il custode in capo della Vicaria obbedirà ciecamente
+agli ordini che verranno dati dalla persona
+che presenterà questo viglietto.»
+</p>
+
+<p>
+— Ho scritto, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, allora metteteci la data, firmatelo e
+prevenite il capo-custode, che avete dato un ordine
+per lui.
+</p>
+
+<p>
+— E debbo dirgli quale, augusta persona...
+</p>
+
+<p>
+— Voi non dovete dirgli nulla, signore, perchè non
+conoscete punto le mie intenzioni, e desidero che
+voi non cerchiate di conoscerle.
+</p>
+
+<p>
+— Sua Maestà ha altri ordini da darmi?
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno, signore.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, signora, avrò l’onore di prendere congedo
+da lei, e di mettere a’ suoi piedi i miei più devoti
+rispetti.
+</p>
+
+<p>
+La regina chinò leggermente la testa, ed il procuratore
+fiscale si ritirò indietreggiando.
+</p>
+
+<p>
+La porta si chiuse dietro di lui.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che debbo fare di questo indirizzo, signora?
+dimandai alla regina.
+</p>
+
+<p>
+— Conservalo, quando sarà il momento di farne
+uso, te lo dirò.
+</p>
+
+<p>
+In quanto all’ordine che si era fatto dare pel capo-custode
+della Vicaria, lo rilesse per vedere se era
+scritto come lo aveva dettato; poi accertatasi che
+non vi era nè una sillaba di più nè di meno, lo piegò
+con cura, e lo mise in un piccolo portafogli di velluto
+che era solita di tener seco.
+</p>
+
+<p>
+Io l’aveva seguita cogli occhi in tutti i movimenti,
+in cui cercava di leggere il suo pensiero.
+</p>
+
+<p>
+— Veggo con piacere, signora, le dissi, che il re
+non avrà probabilmente preso una precauzione inutile
+lasciandovi la chiave del suggello reale.
+</p>
+
+<p>
+— Non ho ancora deciso nulla, tutto dipenderà
+dai condannati, rispose la regina; in ogni caso ti
+riservo la tua parte nell’intreccio; qualunque sia,
+preparati a rappresentarla.
+</p>
+
+<p>
+— E quali preparativi mi abbisognano per ciò?
+</p>
+
+<p>
+— Esser qui per le otto di sera con veste e mantiglia
+nera.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, il nero è di cattivo presagio.
+</p>
+
+<p>
+— Sta tranquilla, è solamente per non essere vedute
+di notte.
+</p>
+
+<p>
+— Sortiamo dunque insieme questa notte, signora?
+</p>
+
+<p>
+— Forse sortiremo insieme, e forse sortirai tu sola.
+</p>
+
+<p>
+— Che volete dunque fare di me?
+</p>
+
+<p>
+— Ciò che Dio ha fatto senza che mi consulti
+un’ambasciatrice.
+</p>
+
+<p>
+Volli interrogarla, ma essa mi mise la mano sulla
+bocca.
+</p>
+
+<p>
+— Si farà tutto a suo tempo, mia bella amica;
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+non avrò misteri per voi; abbiate dunque la pazienza
+di aspettare fino a sera.
+</p>
+
+<p>
+— Allora vi lascio, signora, perchè non avrò il
+coraggio di restare vicino a voi senza interrogarvi.
+</p>
+
+<p>
+— È difatti ciò che tu puoi fare di meglio, perchè
+m’interrogheresti invano.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero voi siete crudele oggi.
+</p>
+
+<p>
+— Che t’importa se la mia crudeltà pesa su di
+te; se grazie a questo parafulmine, la folgore non
+colpisce i tuoi protetti?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! a questa condizione, signora, io mi abbandono,
+ecco il mio braccio, mordetelo fino a sangue.
+</p>
+
+<p>
+Essa lo prese come se volesse morsicarlo, ma lo
+sfiorò appena colle labbra.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! no, no, disse mutando il morso progettato
+in una carezza; sarebbe peccato, poi non si sa se
+questa è carne o marmo, avrei paura di rompermi i
+denti; andate, e non mancate di essere qui questa
+sera alle otto precise.
+</p>
+
+<p>
+— State tranquilla, signora, non mi farò aspettare.
+</p>
+
+<p>
+Difatti alle otto precise entrai nella camera della
+regina, vestita tutta di nero.
+</p>
+
+<p>
+Essa mi aspettava vestita egualmente.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! mi disse scorgendomi, è la prima volta che
+ti vedo in nero; sai tu che il nero ti sta benissimo,
+e che tu sei bella come un angelo?
+</p>
+
+<p>
+— E voi pure, signora; ma non importa, vorrei
+piuttosto vedervi vestita diversamente; sembriamo
+due vedove.
+</p>
+
+<p>
+— Vorresti forse dirmi che questa sarebbe la più
+grande sventura che ci potesse accadere?
+</p>
+
+<p>
+— In quanto a me, ve lo giuro, amo tanto sir
+William....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Al punto di fargli costruire una tomba, come
+la regina Artemisia, rispose ridendo la regina, ma
+non di bruciarsi sul suo rogo.
+</p>
+
+<p>
+— Vi giuro che se fossi nata nel Malabar...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma tu sei nata nel Ducato di Galles, mi pare,
+di modo che sono interamente sicura... Ma vediamo,
+non si tratta di questo. Ti aveva detto che
+tu avevi una parte da ambasciatrice da rappresentare
+questa sera, sei pronta?
+</p>
+
+<p>
+— Aspetto gli ordini di Vostra Maestà.
+</p>
+
+<p>
+— Hai l’indirizzo che ti ha dato don Basilio?
+</p>
+
+<p>
+— Se non l’avessi, me lo ricordo: via Santa Brigida
+vicino al negoziante di grano, a metà della via.
+</p>
+
+<p>
+— E il nome del padre del condannato?
+</p>
+
+<p>
+— Giuseppe de Deo.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, va in una carrozza senz’armi e senza
+cifra che ho fatto attaccare, a prendere Giuseppe
+de Deo, e lo condurrai qui.
+</p>
+
+<p>
+— Come! signora, esclamai tutta contenta, volete
+vedere il padre di quell’infelice giovane?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, è una fantasia che mi viene.
+</p>
+
+<p>
+— Ma allora egli è salvo?
+</p>
+
+<p>
+— Non ancora.
+</p>
+
+<p>
+— M’incaricate dunque di andarlo a cercare?
+</p>
+
+<p>
+— A meno che non ricusi.
+</p>
+
+<p>
+— Io rifiutare di essere l’angelo salvatore di un
+infelice condannato, il messaggiero celeste inviato
+ad una povera famiglia! avete mai udito dire che
+l’angelo Gabriele abbia rifiutato di annunziare alla
+Vergine Maria, che era eletta madre del Salvatore?
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, poichè tu credi il tuo messaggio un
+benefizio, non perder tempo a compierlo.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, io corro, signora. La mia mantiglia, la mia
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+mantiglia, l’aveva gettata nell’entrare nella camera
+su di una poltrona.
+</p>
+
+<p>
+La regina la prese, e me la pose sulle spalle.
+</p>
+
+<p>
+— Ora, disse essa, va, colomba dell’arca, e che tu
+possa riportare il ramoscello d’ulivo.
+</p>
+
+<p>
+Mi lanciai per le scale leggiera come l’uccello
+di cui la regina mi aveva dato il nome; feci chiamare
+la carrozza, e vi entrai precipitosa gridando
+al cocchiere:
+</p>
+
+<p>
+— Via Santa Brigida!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span></p>
+
+<h2>VIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Non vi è che un passo dal palazzo reale alla strada
+di S. Brigida; vi arrivai in un istante; scesi al luogo
+indicato, e siccome erano appena le otto ore, la bottega
+del mercante di grani era ancor aperta, ed io
+potei far dimandare ove abitava don Giuseppe de
+Deo.
+</p>
+
+<p>
+Il negoziante di grano, che era il fornitore delle
+scuderie di palazzo, riconobbe il cocchiere che gli
+faceva una tale dimanda, e vedendo una dama alla
+portiera della carrozza, corse, supponendo qualche
+cosa di vero, e indovinando che qualcuno veniva da
+parte del re o della regina. Mi avevano veduta spesso
+percorrere le vie di Napoli nella carrozza di Sua
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+Maestà seduta vicino a lei, e il mercante di granaglie
+mi riconobbe alla sua volta.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! milady, mi disse costui, quegli che domandate
+è molto afflitto in questo momento: suo figlio
+è stato condannato a morte questa mattina dalla
+Giunta.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, rispos’io, ed è precisamente per ciò che
+desidero di vederlo, e poichè voi siete suo vicino,
+vorrei sapere da voi in qual casa abita ed a qual
+piano.
+</p>
+
+<p>
+— Egli abita in questa casa, signora, mi disse, al
+terzo piano.
+</p>
+
+<p>
+E nel medesimo tempo m’indicò la casa vicina alla
+sua.
+</p>
+
+<p>
+— Aprite, dissi al cocchiere.
+</p>
+
+<p>
+— Ma, continuò il mercante, non saprei se lo troverete
+in casa, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Dove potrebbe essere?
+</p>
+
+<p>
+— L’ho veduto uscire.
+</p>
+
+<p>
+— A quest’ora?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Senza dubbio sarà andato a sollecitare qualche
+giudice.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, a quest’ora i giudici non possono
+più far nulla, nè per il povero padre, nè per il povero
+figlio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma allora dov’è andato?
+</p>
+
+<p>
+Il negoziante mi guardò.
+</p>
+
+<p>
+— Volete vederlo assolutamente? mi domandò.
+</p>
+
+<p>
+— Non soltanto debbo vederlo, ma bisogna assolutamente
+che lo vegga.
+</p>
+
+<p>
+— È per suo bene? — Perdonate se vi interrogo,
+signora, ma il povero padre ha un tal peso di dolore
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+sulle sue vecchie spalle, che se voi dovreste
+accrescerne la gravezza d’un sol grano di frumento,
+sarebbe una carità a non dirvi dove sta.
+</p>
+
+<p>
+— Non posso promettervi nulla; — ma vengo con
+una intenzione di misericordia.
+</p>
+
+<p>
+— Allora, scendete, signora, ed io, — che Dio mi
+perdoni se mi ingannate, ed io vi condurrò dov’è.
+</p>
+
+<p>
+Discesi.
+</p>
+
+<p>
+— Dobbiamo andare lontano? gli dimandai.
+</p>
+
+<p>
+— Per una diecina di passi.
+</p>
+
+<p>
+Egli camminava dinanzi a me, io lo seguii; si fermò
+dopo una diecina di passi alla piccola porta della
+chiesa di S. Brigida.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! mormorai, ora capisco perchè non è in
+casa.
+</p>
+
+<p>
+Il mercante bussò alla piccola porta che si aperse
+subito: una specie di sagristano ci introdusse in
+chiesa, tetra, oscura, ad eccezione di una cappella
+della Vergine, che era illuminata.
+</p>
+
+<p>
+Entrammo. — Il negoziante di grani mi indicò un
+vecchio non già inginocchiato, ma prostrato sui
+gradini dell’altare, e che batteva il marmo colla
+fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco, mi disse, ecco colui che cercate.
+</p>
+
+<p>
+Lo ringraziai. — Egli si ritirò e mi lasciò sola, ma
+alla porta la curiosità lo ritenne, e stette collo scaccino
+ad osservare ciò che avveniva.
+</p>
+
+<p>
+Mi avvicinai al vecchio senza rumore; egli pregava
+e siccome non mi udiva, continuava le sue preci.
+</p>
+
+<p>
+— Vergine divina, Madre Santa, io non mi rivolgerò
+a Dio, ma a Voi. Dio non mi comprenderebbe,
+egli, che di sua propria volontà ha offerto suo figlio
+in olocausto per salvare il genere umano, e che, potendo
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+con un cenno conservargli la vita, lo lascia
+inchiodare sulla croce, e morire non soltanto di morte
+dolorosa ma infame. No, io non mi rivolgerò a Lui,
+ma a Voi, Madre Addolorata, che avete sentito entrare
+nella fronte del vostro figlio la corona di spine,
+ed i chiodi nelle mani e nei piedi, e nel suo costato
+la lancia.
+</p>
+
+<p>
+— Mi rivolgo a Voi, che non avete voluto abbandonare
+il vostro Figlio dilettissimo, ma che non potendo
+reggere alla vista della sua agonia, sveniste
+ai piedi della Croce, colle mani rivolte al cielo, supplicando
+Iddio e ripetendo le parole del divino agonizzante:
+Signore, Signore, allontanate da me questo
+calice. E malgrado il fervore delle vostre preghiere,
+divina Madre, voi non avete ottenuto nulla
+da questo Dio, che vi guardava con un occhio pieno
+di lagrime, perchè la morte di Gesù era necessaria
+per la redenzione dell’umanità. Ma la morte di mio
+figlio non è stata decretata dall’eterna sapienza;
+sono gli uomini che l’hanno condannato, e condannato
+ad onta della sua innocenza; ora il mondo redento
+col sangue del vostro divino figlio non ha bisogno
+della morte d’un innocente. Diteglielo a Dio
+buono, a Dio misericordioso, a Dio onnipotente, santa
+Madre, e che mandi uno dei suoi angioli per salvare
+mio figlio, come ha mandato un’altra volta per salvare
+il figliuolo di Abramo.
+</p>
+
+<p>
+Questo dolore era così profondo che non potei più
+a lungo sopportare l’espressione. M’inclinai vicino a
+lui e gli toccai la spalla colla punta delle dita.
+</p>
+
+<p>
+Si alzò su di un ginocchio, con una mano appoggiata
+ai gradi dell’altare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Chi siete voi, e che volete da me? mi dimandò
+il vecchio; siete voi l’angelo che io invocava?
+</p>
+
+<p>
+— No, io non sono l’angelo che voi invocavate,
+gli dissi; ma se non sono un angelo, forse non vengo
+meno in nome di Dio.
+</p>
+
+<p>
+— Che volete dire, signora? Sapete voi chi sono
+e per chi prego?
+</p>
+
+<p>
+— Voi siete don Giuseppe de Deo, e pregate per
+vostro figlio Emmanuele de Deo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sì, sì.
+</p>
+
+<p>
+— Allora seguitemi.
+</p>
+
+<p>
+— Dove? Ditemelo, che io sappia tutto ciò che
+debbo sperare od aspettarmi.
+</p>
+
+<p>
+— Dalla regina.
+</p>
+
+<p>
+La sua faccia si oscurò.
+</p>
+
+<p>
+— Dalla regina! disse egli esitando fra la gioia ed
+il timore; che potrebbe mai dirmi la regina? Sapete
+voi che corre la voce che sia ella che voglia mandarli
+a morte? Se ciò è, che Dio la protegga; ma
+quantunque regina amo meglio essere nei miei panni
+che nei suoi.
+</p>
+
+<p>
+— Venite, ripetei; spero che quando avrete veduto
+Sua Maestà, parlerete meglio di lei.
+</p>
+
+<p>
+— Infin dei conti le cose non possono esser peggio
+di quelle che sono; vi seguo, signora.
+</p>
+
+<p>
+E baciando il lastrico, si alzò.
+</p>
+
+<p>
+Io andava innanzi, ed arrivando alla porta della
+chiesa, egli mi passò innanzi, e immergendo le dita
+nella pila, mi presentò l’acqua benedetta.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo che la sua mano non attirava la mia, mi
+guardò con stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Sono protestante, gli dissi.
+</p>
+
+<p>
+Allora il resto di speranza che brillava sulla sua
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+fronte sembrava sparirgli; fece macchinalmente
+il segno della croce, mise un sospiro, chinò la testa
+sul petto e mi seguì.
+</p>
+
+<p>
+Salimmo in carrozza.
+</p>
+
+<p>
+— Al palazzo reale, dissi al cocchiere.
+</p>
+
+<p>
+Cinque minuti dopo la carrozza si fermò sulla soglia
+dello scalone che conduce agli appartamenti
+della regina.
+</p>
+
+<p>
+Salimmo le scale, e il vecchio, invece di essere
+lieto come avrebbe dovuto esserlo, era triste come
+la disperazione, pallido come la morte.
+</p>
+
+<p>
+Prima di entrare nella camera, ove ci doveva aspettare
+la regina, egli mi prese la mano e si appoggiò
+allo stipite della porta.
+</p>
+
+<p>
+Si sentiva già male.
+</p>
+
+<p>
+— Un momento per carità, disse.
+</p>
+
+<p>
+In quanto a me ogni gioia era morta nel fondo
+del cuore. Ecco dunque l’idea che si farà della regina;
+era dessa che pronunziava la sentenza per
+bocca dei giudici, e che uccideva per mano del carnefice.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente parve che riacquistasse un poco le
+sue forze; feci un segno all’usciere e la porta s’aperse.
+</p>
+
+<p>
+La regina aveva udito il rumore dei nostri passi,
+e non sapendo che facevamo nel salotto vicino, si
+era alzata e ci veniva incontro. Luigi XIV aveva
+corso pericolo di aspettare, la regina aveva aspettato.
+</p>
+
+<p>
+— La sua faccia era oscura, quasi irritata, perchè
+indovinava ciò che era accaduto.
+</p>
+
+<p>
+Spinsi don Giuseppe de Deo ai piedi della regina,
+dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ecco da chi dipende la grazia di vostro figlio;
+chiedetegliela come la chiedevate alla Vergine e l’otterrete.
+</p>
+
+<p>
+Il povero vecchio cadde ginocchioni colle mani
+giunte, dicendo per tutta preghiera:
+</p>
+
+<p>
+— È vero, signora?
+</p>
+
+<p>
+— Che? chiese la regina colla sua voce breve ed
+imperiosa.
+</p>
+
+<p>
+— .... Che se io vi domando la grazia di mio figlio,
+me l’accorderete?
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno ha fatto promessa in mio nome, spero,
+disse la regina guardandomi con quella durezza che
+aveva talvolta ne’ suoi occhi.
+</p>
+
+<p>
+— No, signora, rispos’io, ma ho detto ad un padre
+che chiedeva la vita di suo figlio all’altare della
+Vergine: — venite e vi condurrò da una regina bella
+e misericordiosa come una Madonna.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, signora, disse don Giuseppe, che riprendeva
+un poco di coraggio sentendosi sostenuto
+da me; voi siete tutto, voi siete la regina, voi siete
+il re: grazia, signora, grazia per mio figlio; ha compiuto
+i vent’anni non sono tre giorni; è il mio unico
+figlio, signora; contava su di lui per aiutarmi a morire,
+ma non mi venne mai l’idea che gli sopravviverò,
+signora! Pei vostri cari figli, pel principe Francesco,
+pel principe Leopoldo, pel vostro piccolo figlio
+ancora nella culla, pel principe Alberto, vi prego,
+signora, vi supplico, regina, vi scongiuro, Maestà,
+abbiate pietà di mio figlio.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, signora! diss’io alla regina, aggiungendo
+le mie preghiere a quelle di don Giuseppe, e
+baciandole la mano.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! se io faccio qualche cosa per vostro figlio
+<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span>
+signore, disse la regina, si rifiuterà egli di fare qualche
+cosa per me?
+</p>
+
+<p>
+— Per voi, signora! per voi ricca, giovane, bella,
+potente, che cosa volete mai ch’egli faccia, mio
+Dio? — Dite, dite, e tutta l’influenza di un padre
+sarà impiegata, onde vi onori, vi veneri, vi serva
+in ginocchio dal giorno in cui voi me lo avrete reso
+fino al momento della sua morte.
+</p>
+
+<p>
+— Vostro figlio è un Giacobino, signore.
+</p>
+
+<p>
+Don Giuseppe l’interruppe.
+</p>
+
+<p>
+— Un giacobino! egli un giacobino, signora! se
+egli veramente sia un giacobino, sapete voi che son
+già tre anni che è in prigione, il povero infelice?
+aveva diciassette anni, signora; e può un fanciullo
+di diciassette anni avere un’opinione? — Si ha
+fatto tagliare la coda, signora, ecco tutto il suo delitto;
+ma durante questi tre anni di prigionia i suoi
+capelli hanno avuto il tempo di crescere!
+</p>
+
+<p>
+— Non importa, egli sa qualche cosa di una congiura
+che ci circonda e ci minaccia; faccia delle rivelazioni
+ed io gli farò grazia insieme ai suoi due
+compagni.
+</p>
+
+<p>
+— Delle rivelazioni! esclamò il povero padre; non
+ne ha da fare: sa egli qualche cosa? e se anche ne
+volesse fare, lo potrebbe se ignora questa congiura,
+di cui ora mi parlate, o signora, e che non esiste,
+che nella mente de’ giudici? Come volete che riveli
+ciò che non conosce? E chi gli proporrà le vostre
+condizioni? Chi avrà una voce abbastanza imponente
+per vincere i suoi scrupoli, se ne avesse? Chi lo
+persuaderà in nome di suo padre a vivere a questo
+prezzo? Oh! nessuno, forse non vi sono che io solo
+e ancora!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E conto anche su di voi, signore: andate a vedere
+vostro figlio.
+</p>
+
+<p>
+— Vado a vedere mio figlio Emmanuele! esclamò
+il padre, tenendosi la fronte colle mani, come se diventasse
+pazzo: che mi dite voi?
+</p>
+
+<p>
+— Ecco una parola per don Basilio Palmieri, il
+procuratore fiscale, gli disse; con questa parola otterrete
+il permesso di vedere vostro figlio e di trattenervi
+un’ora con lui senza testimoni.
+</p>
+
+<p>
+— Quando? signora, quando? Pensate che son tre
+anni che non lo vedo.
+</p>
+
+<p>
+— Questa sera dalle dieci alle undici.
+</p>
+
+<p>
+— E se non trovo don Basilio in casa?
+</p>
+
+<p>
+— Vedrete vostro figlio domani, invece di vederlo
+questa sera.
+</p>
+
+<p>
+— Sono già le nove, signora, e non ho un momento
+da perdere.
+</p>
+
+<p>
+— Anch’io non vi trattengo.
+</p>
+
+<p>
+— Mi pare di diventar pazzo dalla gioia.
+</p>
+
+<p>
+— Che cercate voi?
+</p>
+
+<p>
+— La vostra mano, la vostra mano per baciarla.
+</p>
+
+<p>
+La regina gli diede la sua mano; era veramente
+tocca da emozione profonda, e se il povero padre
+avesse potuto leggere come me nel suo cuore, avrebbe
+insistito, ed essa gli avrebbe dato la vita di suo
+figlio senza condizioni.
+</p>
+
+<p>
+Sventuratamente, non continuò. Egli uscì precipitosamente
+dalla camera, ripetendo:
+</p>
+
+<p>
+— Mio figlio! mio figlio! mio Emmanuele!
+</p>
+
+<p>
+E il rumore de’ suoi passi si allontanò nello stesso
+tempo della sua voce.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span></p>
+
+<h2>IX.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Restammo sole, io e la regina.
+</p>
+
+<p>
+Essa era commossa, ma si scorgeva che il suo
+cuore, rivestito di triplice acciaio, aveva d’uopo di
+ben altre emozioni per intenerirsi.
+</p>
+
+<p>
+— Ora a noi due, disse.
+</p>
+
+<p>
+Io non mi era levata la mantiglia; essa mise la
+sua, si tirò l’acconciatura sugli occhi, mi prese pel
+braccio e mi trascinò verso lo scalone.
+</p>
+
+<p>
+Abbasso ritrovammo la carrozza di cui mi era servita
+per andare nella via S. Brigida; la regina vi
+entrò, ed io dopo di essa.
+</p>
+
+<p>
+Il domestico chiuse la portiera.
+</p>
+
+<p>
+— Dove? chiese egli.
+</p>
+
+<p>
+— Alla Vicaria, rispose la regina, e la carrozza
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+prese al gran trotto la strada Toledo, che lasciò
+all’angolo del palazzo Maddaloni, per inoltrarsi in
+quel dedalo di stradicciuole che conducono al vecchio
+palazzo Capuano.
+</p>
+
+<p>
+Altre volte passai vicino a quell’edifizio, ed aveva
+osservato con terrore i prigionieri arrampicantisi
+alle grate delle prigioni, e le teste tagliate ed esposte
+agli angoli del bastione nelle loro gabbie di
+ferro. Ma questa volta doveva entrare in questo terribile
+recinto, in cui i condannati sudavano nella
+cappella ardente la loro tremenda agonia di tre
+giorni.
+</p>
+
+<p>
+Era evidente che andava ad assistere non solo
+a qualche cosa di nuovo, ma di lugubre, di terribile,
+d’inaudito per me.
+</p>
+
+<p>
+Mi appoggiai tutta tremante alla regina, e la sentii
+dura e fredda come un marmo; bisognava che
+avesse orribilmente sofferto, per essere divenuta impassibile
+fino a quel punto.
+</p>
+
+<p>
+Senza dubbio eravamo aspettate, perchè, al solo
+rumore della nostra carrozza, la porta si aperse, e
+ci trovammo nella corte.
+</p>
+
+<p>
+Un uomo con una lanterna in mano aspettava a
+piè dello scalone.
+</p>
+
+<p>
+Il servo aperse la portiera, la regina discese ed
+andò verso quell’uomo che teneva la lanterna.
+</p>
+
+<p>
+Io la seguii inciampando.
+</p>
+
+<p>
+— Siete voi il capo-custode? disse la regina con
+una voce di comando che non apparteneva che
+a lei.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, signora.
+</p>
+
+<p>
+— M’aspettavate?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Aspetto una persona che deve consegnarmi un
+ordine del signor procuratore fiscale.
+</p>
+
+<p>
+— Eccolo.
+</p>
+
+<p>
+— Mi permetterete che lo legga?
+</p>
+
+<p>
+— È vostro dovere.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere lesse l’ordine del procuratore fiscale,
+lo piegò e lo mise in tasca.
+</p>
+
+<p>
+— Ora, signora, spetta e voi il comandarmi ed a
+me l’obbedire; che volete?
+</p>
+
+<p>
+— Il padre del condannato Emmanuele de Deo ha
+ottenuto dal signor procuratore fiscale il permesso
+di passare un’ora con suo figlio; vorrei assistere al
+loro colloquio, senza che si sappia ch’io sia là ad
+ascoltare ciò che diranno, se è possibile.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla di più facile, signora; i tre prigionieri
+sono nella camera dei morti, — così chiamasi la
+camera ove i condannati passano i tre ultimi giorni
+della loro vita; — questa camera comunica da un
+lato colla cappella, e dall’altro collo spogliatoio, ove
+la confraternita dei Bianchi, che accompagna i pazienti
+al patibolo, vi deposita le sue lunghe vesti
+bianche. In questo gabinetto si arriva per una scala
+segreta, senza bisogno di passare per la cappella e
+per la camera dei morti. Alcune volte invisibili
+ascoltatori sono mandati dai giudici per ascoltare
+le conversazioni dei condannati, ed anche per sorprendere
+i gesti che si fanno a vicenda. Voi entrerete
+in quel gabinetto, e di là vedrete e udrete tutto
+ciò che succeda nella camera dei morti.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, andiamo.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere aperse il cancello contro cui stava
+appoggiato. La regina passò pel vano aperto e salì
+leggermente all’oscuro le scale che aveva innanzi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, aspettatemi, gridai. Il cancello si
+chiuse dietro di noi, stridendo sui cardini, poi si
+udì la chiave girare nella toppa.
+</p>
+
+<p>
+La regina arrivò al primo pianerottolo; io la cercai
+a tastone, poichè, in causa dei nostri abiti neri,
+eravamo completamente invisibili nell’oscurità, e
+mi avvinghiai a lei.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere passò vicino a noi, e la sua lanterna
+gettò una pallida luce su quelle tetre pareti.
+</p>
+
+<p>
+Al primo piano un altro cancello chiudeva la scala
+in tutta la sua larghezza.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere l’aperse come la precedente collo
+stesso stridore dei cardini e della chiave, e, passatolo,
+lo richiuse dietro di noi. Mi sentii doppiamente
+oppressa: mi sembrava che qualunque persona,
+quantunque innocente, che entri in un carcere le
+paia che queste porte terribili, quantunque fatte pei
+delitti, non debbano più riaprirsi.
+</p>
+
+<p>
+Entrammo in un corridoio stretto ed umido, su
+cui erano delle specie di finestre colle grate, dalle
+quali avevano aria e luce le carceri. Al passaggio
+della lanterna innanzi alle loro finestre in un’ora
+insolita, si vedevano qua e là i prigionieri alzarsi
+sul loro letto, e si udiva lo strisciare della loro paglia.
+Aveva una paura immensa, simile a quella che
+si prova nei luoghi sconosciuti e terribili. Di quando
+in quando bisognava fermarsi, aprire un nuovo cancello
+innanzi a noi e chiuderlo dietro; ad ognuno
+di essi, mi sembrava, come a Dante, di scendere in
+una nuova bolgia d’inferno: se fossi stata sola affatto
+coll’uomo che ci conduceva, sarei svenuta,
+se fossi stata sola, sarei morta di spavento.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo all’estremità del corridoio. Quell’estremità
+<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span>
+mettea capo ad una scala tanto stretta e
+chiusa da un cancello con sbarre incrociate come
+quelle due finestre, che la mia mano, che è tanto
+piccola non avrebbe potuto passare nel vano delle
+sbarre.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere si rivolse, e a voce bassa disse:
+</p>
+
+<p>
+— Non abbiamo più che questo cancello da aprire,
+e questa scala da salire, e poi ci siamo.
+</p>
+
+<p>
+— Aprite allora, disse la regina con una voce da
+cui era impossibile distinguere la minima emozione.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere obbedì, ma con precauzioni che provavano
+che infatti noi arrivavamo alla meta del nostro
+viaggio, e che desiderava di non essere inteso
+da quelli che n’erano l’oggetto; del resto la serratura
+ed i cardini di quest’ultimo cancello erano mantenuti
+in modo che potevano girare senza il minimo
+rumore: difatti non bisognava che l’occhio e l’orecchio
+si avvicinasse in silenzio a quelli che spiavano
+e tradivano?
+</p>
+
+<p>
+Salimmo con tale precauzione, che in mezzo al
+silenzio non intesi neppure il rumore dei nostri
+passi, ma solamente il battito del mio cuore.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo in una specie di gabinetto, su cui la
+regina entrò risolutamente, ed io mi fermai sulla
+soglia.
+</p>
+
+<p>
+Contro le pareti, simili ad ombre, stavano in piedi
+ed immobili le lunghe vesti sospese dei Bianchi, coi
+buchi nel cappuccio che corrispondono agli occhi,
+perchè, come abbiamo detto, era in questo gabinetto
+attiguo alla camera dei morti che i penitenti indossavano
+il lugubre vestito, col quale accompagnavano
+i pazienti al patibolo.
+</p>
+
+<p>
+La regina vide il mio terrore, e ne indovinò la
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+causa: senza dirmi nulla mise la mano su una di
+quelle vesti e la scosse in modo da provarmi che
+non si nascondevano fantasmi nelle loro pieghe.
+</p>
+
+<p>
+Poi mi fece segno d’entrare.
+</p>
+
+<p>
+Allora il carceriere mostrò alcuni fori praticati
+nelle commessure delle tavole di legno in modo da
+non essere veduti dalla camera dei morti. D’altronde
+una volta che i prigionieri si trovavano in questa
+camera, non avendo più la libertà dei loro movimenti,
+non potevano più scrutare nè il tavolato nè
+le pareti. Inoltre una specie di tubo di latta, costruito
+a guisa di portavoce, riusciva all’orecchio quando
+la persona nascosta nel gabinetto guardava attraverso
+alla fessura, cosichè si poteva ad un tempo
+vedere ciò che si faceva, e udire ciò che si diceva
+nella camera dei morti.
+</p>
+
+<p>
+Vi erano due di queste fessure e due tubi.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere ce li indicò.
+</p>
+
+<p>
+— Aspettateci al piede di questa prima scala al
+di qua del cancello, disse la regina.
+</p>
+
+<p>
+Il carceriere ubbedì; egli lasciava la sua lanterna
+in terra, ma la regina la raccolse e gliela pose in
+mano.
+</p>
+
+<p>
+Restammo all’oscuro; però dalla camera dei morti,
+che per meritare il suo nome di cappella ardente
+era illuminata a giorno, apparivano due punti luminosi
+attraverso al tavolato, ed indicavano il luogo
+preciso ove mettersi per osservare.
+</p>
+
+<p>
+Ci avvicinammo alla parete tenendo il fiato, vi appoggiammo
+le mani con precauzione per non far scricchiolare
+le tavole di legno, poi avvicinammo l’occhio
+alla fessura, ed ecco ciò che vedemmo.
+</p>
+
+<p>
+In una sala quadrata di mediocre grandezza, che
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+non aveva altro accesso che una porta che metteva
+in una cappella, erano posti in terra tre materassi,
+sui quali stavano coricati i tre condannati Emmanuele
+de Deo, Galiani e Vitagliano. I loro piedi e le
+loro mani erano legati ad anelli impiombati sul pavimento.
+Solamente i ceppi che serravano uno dei
+piedi erano aderenti all’ammattonato, mentre quelli
+delle mani uniti ad una catena lunga circa tre piedi,
+permettevano loro di adagiarsi sul letto ed anche
+di portare le mani ad una certa altezza.
+</p>
+
+<p>
+Questi tre materassi erano appoggiati alle pareti,
+uno in fondo alla camera rimpetto a noi, gli altri
+due uno a destra e l’altro a sinistra; però quello a
+destra, che era occupato dal giovane Emmanuele
+de Deo, era collocato vicino ad un affresco dipinto
+sulla parete, rappresentante Gesù crocifisso colla
+Vergine ai suoi piedi.
+</p>
+
+<p>
+Vicino a quest’affresco ardevano una ventina di
+ceri, che formavano intorno ai prigionieri una parete
+di fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Era coricato sul suo letto, come il quadro, o piuttosto
+come l’incisione, — non avendo mai veduto il
+quadro, — come l’incisione del quadro di David rappresentante
+Socrate nel momento che beve la cicuta;
+però invece del vecchio dalla fronte prominente,
+dal naso schiacciato, che diceva agli Ateniesi: — «non
+valeva la pena di togliermi la vita,
+non avevate che lasciarmi morire» — vi era invece
+un bel giovane, dal profilo greco, pallido, cogli occhi
+pieni di foco, i capelli lunghi e neri che cadevano
+in anella sulle sue spalle; e come aveva detto
+anche suo padre, in tre anni di carcere i suoi capelli
+avevano avuto il tempo di crescere.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non so qual sentimento di pietà o di ammirazione
+questo giovane ispirò alla regina; ma so che quanto
+a me, dopo aver dato uno sguardo ai suoi compagni,
+i miei occhi si fissarono su di lui a non lo lasciarono
+più.
+</p>
+
+<p>
+Un artista avrebbe fatto un magnifico quadro di
+questo giovane splendidamente illuminato da ceri
+che lo circondavano, incatenato su di un materasso
+ai piedi di questo affresco, vestito solamente con
+pantaloni neri, moda adottata nello stesso tempo
+dei capelli alla Tito, col collare rivolto sulle spalle
+e che parlava ai suoi compagni della morte e della
+immortalità, come avrebbe fatto un profeta!
+</p>
+
+<p>
+Era veramente sublime così; lo si sarebbe detto
+Giovanni il discepolo prediletto di Cristo, se avesse
+avuto i capelli neri, invece delle bionda capigliatura
+data all’apostolo da Leonardo da Vinci, l’immortale
+autore dalla cena.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span></p>
+
+<h2>X.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Nel momento in cui entrammo, udimmo come una
+dolce melodia, e riconobbi alla misura dei versi, alla
+loro forma energica, che il giovine napolitano recitava
+senza dubbio versi di Dante.
+</p>
+
+<p>
+Siccome il nostro arrivo si fece silenziosamente,
+ed i prigionieri non potevano supporre che erano
+veduti ed ascoltati, egli continuava.
+</p>
+
+<p>
+Ho detto l’impressione che mi fece quando i miei
+sguardi si fermarono su di lui per non più lasciarlo;
+ho detto, che, seduto com’era appoggiato su di una
+mano, e coll’altra levata al cielo quanto glielo permetteva
+la lunghezza della catena, aveva la posa
+di Socrate e l’ispirazione di un profeta.
+</p>
+
+<p>
+Senza dubbio aveva pensato che i suoi due amici
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+avevano bisogno di essere confortati ed incoraggiati,
+perchè recitava loro il canto XIV del Paradiso, ove
+Dante condotto da Beatrice, sale fino al cielo di
+Marte, ove trova le anime di quelli che hanno combattuto
+per la vera fede, che sotto la forma di lingue
+di fuoco circondano la croce, glorificano il Crocifisso.
+</p>
+
+<p>
+La vera fede, agli occhi di questo giovane entusiasta,
+era la libertà per la quale egli moriva, e la
+sua speranza, che cercava di far partecipare ai suoi
+compagni, era di essere un giorno una delle melodiose
+lingue di fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Ora, dopo aver detto ciò che vedemmo, diremo
+quanto sentimmo.
+</p>
+
+<p>
+Quando la voce giunse distinta al mio orecchio,
+aveva recitato già quasi tre quarti del canto, e con
+voce sonora, e coll’occhio fisso come a qualche cosa
+d’ignoto, era a questo verso:
+</p>
+
+<p>
+«Qui vince la memoria mia lo ingegno».
+</p>
+
+<p>
+I suoi amici l’ascoltavano colla bocca aperta e
+sorridente; si sarebbe creduto che dicessero: — Canta
+il tuo ultimo canto, bel cigno della libertà.
+</p>
+
+<p>
+Egli continuava; forse non pensava più ad essi,
+e, come Dante, era rapito in estasi, davanti allo
+spettacolo che si offriva alla sua vista.
+</p>
+
+<div class="poem"><div class="stanza">
+<p class="i01">Chè in quella croce lampeggiava Cristo;</p>
+<p class="i02"> Sì, ch’io non so trovare esempio degno.</p>
+<p class="i01">Ma chi prende sua croce, e segue Cristo,</p>
+<p class="i02"> Ancor mi scuserà di quel ch’io lasso,</p>
+<p class="i02"> Vedendo in quell’albòr balenar Cristo.</p>
+<p class="i01">Di corno in corno, e tra la cima e il basso,</p>
+<p class="i02"> Si movean lumi scintillando forte</p>
+<p class="i02"> Nel congiungersi insieme e nel trapasso:</p>
+<p class="i01"><span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span></p>
+<p class="i01">Così si veggion qui diritte e torte,</p>
+<p class="i02"> Veloci e tarde, rinnovando vista,</p>
+<p class="i02"> Le minuzie de’ corpi lunghe e corte</p>
+<p class="i01">Muoversi per lo raggio onde si lista</p>
+<p class="i02"> Tal volta l’ombra, che, per sua difesa,</p>
+<p class="i02"> La gente con ingegno ed arte acquista.</p>
+<p class="i01">E come giga ed arpa, in tempra tesa</p>
+<p class="i02"> Di molte corde, fan dolce tintinno</p>
+<p class="i02"> A tal, da cui la nota non è intesa;</p>
+<p class="i01">Così da’ lumi, che lì m’apparinno,</p>
+<p class="i02"> S’accogliea per la Croce una melode,</p>
+<p class="i02"> Che mi rapiva senza intender l’inno.</p>
+<p class="i01">Ben m’accors’io, ch’ell’era d’alta lode,</p>
+<p class="i02"> Perocchè a me venia: risurgi e vinci,</p>
+<p class="i02"> Com’a colui che non intende e ode.</p>
+<p class="i01">Ed io m’innamorava tanto quinci,</p>
+<p class="i02"> Che ’n fino a lì non fu alcuna cosa</p>
+<p class="i02"> Che mi legasse con sì dolci vinci.</p>
+<p class="i01">Forse la mia parola par tropp’osa,</p>
+<p class="i02"> Posponendo ’l piacer de gli occhi belli</p>
+<p class="i02"> Ne’ quai mirando mio desio ha posa.</p>
+</div></div>
+
+<p>
+Dicendo questi ultimi versi, il condannato era così
+bello, così pieno d’entusiasmo, che sembrava convinto
+che i suoi due compagni applaudissero, come
+avrebbero fatto per un attore da teatro, confondendo
+il rumore delle loro catene ai loro applausi.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto, in mezzo ai bravi ed al confricamento
+dei ferri, si udì, dalla camera vicina, vale
+a dire dalla cappella, questo grido:
+</p>
+
+<p>
+— Figlio mio! dov’è? dov’è mio figlio?
+</p>
+
+<p>
+Emmanuele riconobbe quella voce.
+</p>
+
+<p>
+— Mio padre! mio padre! esclamò, eccomi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<p>
+Dimenticando che era incatenato, fece un movimento
+così violento per lanciarsi incontro a suo
+padre, che una delle catene, quella del braccio destro,
+si ruppe.
+</p>
+
+<p>
+Ma arrestato in mezzo al suo slancio dagli anelli
+della gamba e dalla catena del braccio sinistro, il
+giovane ricadde con un gemito sul suo materasso.
+</p>
+
+<p>
+In questo momento il vecchio Giuseppe de Deo
+comparve alla porta, e si gettò nelle braccia di suo
+figlio gridando: — Emmanuele, caro Emmanuele!
+</p>
+
+<p>
+Padre e figlio si tennero un istante abbracciati,
+ed i capelli neri del giovine si confusero coi capelli
+bianchi del vecchio.
+</p>
+
+<p>
+Vi furono dei momenti di silenzio, durante i quali
+non s’intesero che i singhiozzi di Emmanuele e di
+Giuseppe de Deo, il cui cuore si inteneriva nell’abbraccio
+del figlio.
+</p>
+
+<p>
+Giuseppe de Deo ruppe pel primo quel silenzio.
+</p>
+
+<p>
+— Voi sapete, disse ai due carcerieri che lo avevano
+accompagnato, che ho il diritto di restar solo
+con lui.
+</p>
+
+<p>
+Senza dubbio i carcerieri erano prevenuti di questo
+favore accordato al povero padre, chè già distaccavano
+le catene dei due altri giovani che furono
+condotti nella cappella.
+</p>
+
+<p>
+Il padre ed il figlio restarono soli.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora, bisbigliai all’orecchio della regina,
+perchè non tolgono anche a lui le catene, onde in
+quest’istante di felicità, che vi deve, dimentichi di
+essere prigioniero?
+</p>
+
+<p>
+— Dimandi questa grazia, disse la regina, e gli
+sarà accordata.
+</p>
+
+<p>
+Come se i carcerieri stessi fossero stati compresi
+<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span>
+della sua attuazione, rientrarono, sciolsero gli anelli
+dei piedi di Emmanuele de Deo e liberarono l’ultimo
+ostacolo che incatenava la sua mano sinistra.
+</p>
+
+<p>
+Si alzò, scosse la testa come un giovine leone, che
+riconquista la sua libertà, e mise un sospiro di soddisfazione.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! mio caro padre! esclamò con gioja, come
+se fosse passato ogni pericolo; che consolazione
+che è il rivederci, ed a qual miracolo debbo la fortuna
+della vostra presenza e di questo istante di
+libertà?
+</p>
+
+<p>
+— È un miracolo davvero, mio caro Emanuele, e
+mi pare ancora incredibile, rispose il vecchio; era
+nella chiesa di S. Brigida, ove pregava Iddio di venire
+in nostro aiuto, quando una dama venne a cercarmi
+da parte della regina.
+</p>
+
+<p>
+— Da parte della regina! esclamò Emmanuele,
+guardando suo padre col più profondo stupore, mentre
+la sua fronte si oscurava visibilmente; da parte
+della regina? — impossibile.
+</p>
+
+<p>
+— Anch’io ho detto così dapprima, ma ho dovuto
+credervi. Io seguii la dama, salimmo in carrozza, e
+mi condusse a palazzo.
+</p>
+
+<p>
+— E questa dama la conoscete? chiese vivamente
+il giovine.
+</p>
+
+<p>
+— No, rispose esitando il vecchio.
+</p>
+
+<p>
+— Voi la conoscete, riprese il giovine; è la marchesa
+di S. Marco, la baronessa di S. Clemente?
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio scosse la testa.
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo, ditemi chi è dunque, padre mio.
+</p>
+
+<p>
+— Credo, rispose don Giuseppe, con un timore visibile
+che la sua dichiarazione fosse mal accolta,
+credo che sia l’ambasciatrice d’Inghilterra.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+</p>
+
+<p>
+— L’ambasciatrice d’Inghilterra! Lady Hamilton!
+Emma Lyonna! — E chi ha dato il diritto a quella
+donna perduta di mischiarsi dei nostri affari?
+</p>
+
+<p>
+— Figlio mio, soggiunse il vecchio, non parlare
+così di lei, io giurerei che è lei che ha chiesta la
+grazia per te.
+</p>
+
+<p>
+— La mia grazia... alla regina! — ma che dite mai,
+padre mio! è la regina che ci fa condannare, essa
+non può volere la nostra grazia.
+</p>
+
+<p>
+— Te la porto però, figlio mio.
+</p>
+
+<p>
+— Voi me la portate?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma ad una condizione.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! disse Emmanuele con un movimento sdegnoso
+della bocca, vediamo questa condizione, padre
+mio.
+</p>
+
+<p>
+Ed Emmanuele si lasciò cadere su di uno sgabello;
+suo padre gli posò la mano sulla spalla.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna che tu consideri prima di tutto, figlio
+mio, gli disse, quanto è grande il mio amore per te,
+ed in quale profonda tristezza, in quale supremo
+isolamento mi lascerebbe la tua morte.
+</p>
+
+<p>
+— Padre mio, ditemi subito quale sia questa condizione,
+altrimenti crederei, come ne dubito già, che
+sia impossibile che io l’accetti.
+</p>
+
+<p>
+— Noi partiremo, figlio mio, lasceremo l’Italia,
+l’Europa, se fa bisogno, purchè tu viva, purchè io
+sia vicino a te; — che m’importa qual angolo del
+mondo abiteremo?
+</p>
+
+<p>
+— Confessate, padre mio, disse il giovine con un
+sorriso amaro, confessate che vogliono da me qualche
+viltà che spaventa fin voi stesso.
+</p>
+
+<p>
+— Pensa al disonore che una esecuzione pubblica
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+getterà sulla nostra casa, pensa che sei condannato
+ad una morte infame.
+</p>
+
+<p>
+— Meglio vale una morte infame che una vita infamata,
+padre mio. — Ma questa condizione, alla
+quale si consente che io viva, qual è dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Pensa, figlio mio, che tu salvi non soltanto la
+tua vita, facendo ciò che la regina desidera, ma anche
+quella dei tuoi due compagni.
+</p>
+
+<p>
+— Ma infine, padre mio, esclamò Emmanuele de
+Deo, battendo col piede la terra con impazienza,
+che vuole la regina?
+</p>
+
+<p>
+— Ciò che ti ha fatto condannare, mio caro Emmanuele,
+disse il vecchio, la tua ostinatezza di non
+fare delle rivelazioni innanzi ai giudici.
+</p>
+
+<p>
+— Sì? e si spera che ne farò innanzi al patibolo,
+e si è scelto mio padre per venirmi a fare una tale
+proposta; hanno fatto di mio padre un messaggero
+di vergogna.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio cadde in ginocchio innanzi a suo figlio,
+e nascose la testa nel suo petto.
+</p>
+
+<p>
+— Figlio mio, mio caro figlio! esclamò don Giuseppe.
+</p>
+
+<p>
+E diede in singhiozzi, in mezzo ai quali non si
+sentivano che queste parole:
+</p>
+
+<p>
+— Ti amo tanto, — ti amo tanto, tu non sai, tu,
+che sia l’amore d’un padre.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! non lo sapevo, ma lo so ora, perchè voi
+non avete rifiutato di venire a farmi una tale proposizione.
+Ah! sì, voi mi amate terribilmente, poichè
+accettate la mia vergogna, la vostra e quella
+di tutta la vostra famiglia per la mia vita.
+</p>
+
+<p>
+— Figlio mio, esclamò il vecchio stringendolo contro
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+il cuore senza guardarlo, abbi pietà dello stato
+in cui mi vedi.
+</p>
+
+<p>
+— Alzatevi, padre mio, disse il giovine baciandogli
+le mani, e ascoltate in piedi ciò che ora vi dico.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio obbedì, perchè era egli che pregava, e
+suo figlio che comandava.
+</p>
+
+<p>
+— Mi pare, continuò Emmanuele de Deo, che la
+tirannia, in nome di cui venite voi, non è sazia del
+sangue del patrioti, ma vuole anche il loro onore,
+ed in cambio della vita vergognosa che mi offre,
+chiede... quante altre... voi non ne sapete padre
+mio — si avrebbe dovuto fissarvene un numero. Io
+sapeva bene che nulla di buono potea venirmi da
+quella donna, e quando voi me ne avete pronunziato
+il nome, insieme a quella sua degna amica,
+ho sentito svanirmi ogni speranza; no, no, lasciatemi
+morire, padre mio; lo so, la libertà costa caro
+a Napoli, e per climatizzarla bisognerà versare dei
+fiumi di sangue; ma non dimenticatelo, il primo
+sangue che sarà versato, sarà sempre il più illustre;
+pensate all’esistenza odiosa che voi mi proponete. — Fuggire?
+ed in qual terra incognita, in qual angolo
+sconosciuto del mondo nasconderemo la nostra
+vergogna? — No, — calmate il vostro dolore, consolatevi
+con questa convinzione che muoio innocente,
+e che la mia morte è un omaggio alla lealtà;
+sopportiamo con coraggio ambedue il nostro martirio
+di un momento, e verrà il giorno in cui il mio
+nome reclamerà una parte gloriosa nella storia, in
+cui voi direte con orgoglio: Chi ho messo al mondo
+io, fu il primo a morire pel suo paese.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, capisco che tu ricusi di vivere ad una
+tale condizione, ma lasciami rivedere la regina, le
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+dimanderò la grazia senza che tu abbi da arrossire
+nell’accettarla; sono sicuro che, vedendomi ai suoi
+piedi e udendo le mie preghiere, te l’accorderà.
+</p>
+
+<p>
+— Non farlo, padre mio! oh! in nome del cielo
+non vogliate farlo! Non vedete che questa donna
+cammina nella via della perdizione, e che una buona
+azione la salverebbe? Ora il giorno dei tiranni è
+venuto. Come sua sorella Maria Antonietta, è una
+traditrice del suo paese, un’adultera cui non saziano
+più gli amori impudichi, ma ricorre ad amori infami,
+contro natura; al principe Caramanico, questo
+bravo e leale cavaliere, è succeduto un intrigante
+irlandese, di dubbia nascita, scacciato dalla marina
+francese, non so per quale azione vergognosa, che
+non pensa che ad ingrassarsi coll’oro dei napolitani,
+e che, vile ministro d’una ganza incoronata,
+non ha per colpirci nemmeno la scusa dell’odio
+suo; finalmente a questo intrigante irlandese, succedette
+una cortigiana plebea, una figlia raccolta da
+un ciarlatano sulle strade di Haymarket, una prostituta,
+che la regina crede di elevare fino al trono
+ov’è seduta, e che al contrario ha abbassato la regina
+fino al lupanare donde ella esce. No, no, padre
+mio, non chieder nulla a quella trinità senz’anima;
+noi siamo vissuti puri fino ad ora, e moriamo puri
+come abbiamo vissuto.
+</p>
+
+<p>
+— Ah! sì, bisbigliò la regina, sì, tu morrai miserabile,
+e nulla al mondo ti potrà salvare; scendesse
+Dio stesso dal cielo per dimandarmi la tua
+grazia, gliela rifiuterei. Vieni, Emma, vieni, abbiamo
+ascoltato abbastanza; dico abbiamo, perchè ne hai
+avuto anche tu la tua parte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+</p>
+
+<p>
+E prendendomi la mano, con una specie di ruggito
+da lungo tempo soffocato, e che si aumentava a misura
+che scendevamo per le scale, essa mi trascinò
+più morta che viva da quel gabinetto.
+</p>
+
+<p>
+Era la prima volta che mi sentiva a maledire.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span></p>
+
+<h2>XI.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Nel ritorno la regina non disse sillaba, e per tutto
+quel tempo mi tenne la mano stretta alla sua, ed
+io sentiva dai suoi movimenti convulsivi a qual parossismo
+di collera era giunta.
+</p>
+
+<p>
+Arrivando a palazzo, si gettò su di un seggiolone,
+sempre taciturna ed agitata.
+</p>
+
+<p>
+Poi ad un tratto:
+</p>
+
+<p>
+— Come mi odiano questi odiosi napoletani! esclamò;
+l’hai tu inteso? ebbene, egli è l’interprete di tutta la
+generazione. Oh! come sono contenta d’aver veduto
+coi miei occhi, e inteso colle mie orecchie ciò che
+ho veduto ed inteso — Aveva dei rimorsi, — voleva
+far grazia, — grazia! vengano ora a chiedermi grazia;
+saprò bene cosa rispondere io: <i>Avete vissuto
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+puri, morrete puri</i>. Oh! sì, essi morranno, e con essi
+tutti quelli che non piegheranno la testa ed il ginocchio.
+</p>
+
+<p>
+Poi dopo un istante di silenzio:
+</p>
+
+<p>
+Questa Giunta è assurda — ne nominerò un’altra;
+le dimandano trenta teste e ne accorda tre, e
+vanno propriamente a scegliere i più giovani, quelli
+che cadendo produrranno maggior emozione nel
+pubblico — Ma anzi tutti non cadranno, no, non
+avranno l’onore di essere decapitati; saranno appiccati
+come assassini di strada. Ah! ho miei uomini
+anch’io, e darò a questi miserabili giacobini un tribunale,
+che non li risparmierà di certo. Vanni, Castelcicala,
+Guidobaldi; ecco gli uomini su di cui
+posso maggiormente contare. — Castelcicala è principe
+e giovane, e non posso far più nulla per lui;
+ma farò Vanni marchese, farò Guidobaldi conte, li
+sazierò di oro, purchè mi rendano satolla di sangue.
+</p>
+
+<p>
+E si alzò come Nemesi, e gridando di rabbia andò
+a gettarsi sul letto.
+</p>
+
+<p>
+Io la seguii, e gittandomi a’ suoi ginocchi.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, le dissi, per carità, risparmiate voi
+stessa.
+</p>
+
+<p>
+— E non poter nulla contro di loro: ucciderli,
+ecco tutto. E non hai veduto che affrontano la
+morte, che la chieggono ad alta voce, che vogliono
+il martirio? — Ma non sarebbe meglio, lo credi anche
+tu, di seppellirli nelle fosse di Favignana e di
+Maretimo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, signora, esclamai; è una ispirazione del
+cielo, avranno il tempo di pentirsi.
+</p>
+
+<p>
+— Pentirsi, coloro, ah! mai; mi odieranno di più.
+E poi non ci sono prigioni tanto chiuse dalle quali
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+non possano evadere. Mi hanno raccontato che un
+prigioniero francese, chiamato Latude, evase tre
+volte dalla Bastiglia. No, non vi ha che la tomba
+da cui non si esce più vivi; nulla sarà mutato per
+loro fuorchè il genere di morte.
+</p>
+
+<p>
+— Non temete qualche sommossa, signora?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! ne vorrei una; vorrei un’occasione di abbruciare
+Napoli, e di sterminare un terzo dei suoi
+abitanti; non v’ha di buono che il popolo, non v’ha
+di fedele che i lazzaroni; chiunque veste un abito
+di panno è una cangrena, i loro Vico, i loro Genovesi,
+i loro Beccaria, i loro Filangieri, i loro Pagano,
+i loro Conforti. Buono che ha risparmiato il
+povero Caramanico, se quel giovane avesse detto di
+lui ciò che ha detto di Acton, gli avrei fatto strappare
+le carni con tenaglie roventi.
+</p>
+
+<p>
+Colsi l’occasione che mi offriva ella stessa di dare
+un altro corso alle sue idee.
+</p>
+
+<p>
+— È molto tempo che non avete ricevuto sue notizie?
+le chiesi.
+</p>
+
+<p>
+— Notizie di chi?
+</p>
+
+<p>
+— Del principe Caramanico.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! da tanto tempo egli non mi scrive più;
+quando gli scrivo, credo di avertelo già detto, lo
+faccio coll’intermediario di sua moglie: essa gli fa
+passare le mie lettere credendo che si tratti di affari
+di stato; ma egli, sono io la prima a dirgli che
+non mi dia sue notizie. Qui non mi fido di nessuno
+fuorchè di te. Se si credesse che egli pensa ancora
+a me, si crederebbe che egli pensi di ritornare primo
+ministro, e Dio sa allora cosa succederebbe. Hai
+fatto bene di parlarmi di lui, Emma. Sento che ciò
+mi calma. È per me ch’egli non richiama sua
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+moglie a Palermo. Io ne era gelosa altra volta; ah!
+se fosse qui.
+</p>
+
+<p>
+E intanto stringeva singhiozzando l’origliere fra
+le braccia.
+</p>
+
+<p>
+— La regina mi vuol permettere che l’aiuti a mettersi
+a letto, e che le ponga vicino la cassetta delle
+lettere e dei mazzolini di fiori?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! disse, tu sei la mia consolazione, tu conosci
+la sola cosa che può rimettermi la calma in
+cuore. Essi t’insultano pure.
+</p>
+
+<p>
+— Non pensate a me, signora. Per me sventuratamente
+essi hanno ragione, poichè mi rimproverano
+nulla che non sia vero; e li ringrazio di essere
+rimasti più indietro del vero; non pensate dunque
+a me, non pensate che a lui; forse in quest’ora
+egli pensa a voi.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, sei pazza; vi sono là delle belle siciliane;
+io sono vecchia, ho i miei trentasette anni, ed egli
+è ancor giovine con quarant’anni; dopo i trent’anni,
+gli anni contano per due; lo saprai anche tu un
+qualche giorno.
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio, signora, dissi ridendo, lo so bene,
+benchè non conosca precisamente la data della mia
+nascita, che non è portata come quella di Vostra
+Maestà nell’Almanacco di Gotha, — io debbo avere
+i miei trentadue anni, o tutto almeno trent’un anno
+ben maturati.
+</p>
+
+<p>
+— Tu, disse la regina, baciandomi gli occhi, tu
+hai vent’anni, e Dio mi perdoni, credo che li avrai
+sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Vostra Maestà vuol darmi la chiave dello
+stipo?
+</p>
+
+<p>
+— No, no, è inutile, ora vado a letto, sono stanca,
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+tu ti sederai vicino a me, parleremo di lui; è strano
+come questo solo pensiero mi calmi; ah! non so
+perchè mi rammarico essere stata felice due o tre
+anni; e quale è la donna, e specialmente una regina,
+che può far calcolo su tre anni di felicità?
+</p>
+
+<p>
+Essa era passata dapprima dalla collera all’agitazione,
+ed ora passava dall’agitazione alla malinconia;
+l’aiutai a svestirsi, si mise a letto, avvicinai
+una poltrona, e le presi la mano.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora, le dissi, parlatemi di lui.
+</p>
+
+<p>
+Allora quel cuore si gonfiò, si aperse e si espandeva:
+per un’ora intera ripassò uno dopo l’altro
+nella sua memoria tutti i più piccoli avvenimenti
+di questi tre anni di felicità; non le sfuggì un particolare,
+e in quell’ora dimenticò tutto, fin quell’insulto
+sanguinoso che aveva ricevuto, tanto i ricordi
+di un primo amore hanno potere sul cuore di una
+donna.
+</p>
+
+<p>
+Poi a poco a poco la sua voce si faceva sempre
+più languida, la sua mano si schiuse, e i suoi occhi
+si chiusero, ed una respirazione quieta come quella
+di un fanciullo usciva dalle sue labbra che appena
+due ore prima mandavano ruggiti.
+</p>
+
+<p>
+Dormiva.
+</p>
+
+<p>
+Supposi che, dopo le emozioni provate, il sonno
+sarebbe stato lungo e profondo. Diedi ordine all’anticamera
+perchè all’indomani mattina nulla turbasse
+questo sonno, poi mi ritirai anch’io nella mia
+camera attigua alla sua, lasciando aperta la porta
+di comunicazione.
+</p>
+
+<p>
+Alla mattina, o piuttosto nello stesso giorno, 3 ottobre
+1794, si svegliò a dieci ore, e svegliandosi mi
+chiamò.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+</p>
+
+<p>
+Io era alzata da circa venti minuti, e corsi al suo
+letto.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero, disse, tu sei la più potente incantatrice
+che sia esistita; tu imperi sui cuori e sulle
+passioni; tu non mi lascerai mai più, non è vero?
+tu sei il mio buon genio, — e mi tese le braccia.
+</p>
+
+<p>
+Mi chinai verso di essa e le baciai la fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Dimanda se non è venuto nessuno per me,
+disse.
+</p>
+
+<p>
+Compresi il suo pensiero; ella sperava che malgrado
+ciò che suo figlio aveva potuto dirgli, questo
+padre disperato avrebbe fatto un nuovo tentativo
+presso la regina.
+</p>
+
+<p>
+Andai io stessa nelle anticamere, ed interrogai non
+solamente le dame d’onore, ma gli uscieri — Era
+venuto nessuno.
+</p>
+
+<p>
+Entrai, e le annunziai quest’assenza di visitatori;
+il suo sopracciglio si corrugò.
+</p>
+
+<p>
+— L’avranno voluto, bisbigliò, così non avrò nulla
+a rimproverarmi.
+</p>
+
+<p>
+Poi volgendosi a me:
+</p>
+
+<p>
+— Oggi ti lascio in libertà tutta la giornata, mi
+disse: ho molte lettere da scrivere, debbo ricevere
+molte persone, molti ordini da dare per dimani; sii
+qui per le sei, e partiremo questa sera per Caserta.
+</p>
+
+<p>
+— E... se il padre venisse... le dissi in atto di preghiera.
+</p>
+
+<p>
+— Se il padre venisse, lo vedremo, rispose — ma
+sta tranquilla — non verrà.
+</p>
+
+<p>
+Uscita di palazzo, m’incamminava dalla parte di
+S. Ferdinando per prendere la via di Chiaia. Vidi
+molta gente affollarsi dalla parte del castello. Ordinai
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+al domestico d’informarsi d’onde veniva quell’affluenza; — egli
+discese, si avvicinò ad un gruppo
+di gente che interrogò, indi ritornò subito.
+</p>
+
+<p>
+Mi pareva che quegli uomini che componevano
+quel gruppo mi guardassero con un fare di minaccia.
+</p>
+
+<p>
+— Che è dunque? chiesi al domestico.
+</p>
+
+<p>
+— Milady, rispose, pare che dimani vi sia una
+esecuzione in largo castello — si pianta la forca.
+</p>
+
+<p>
+— A casa, a casa, esclamai, nascondendo la mia
+faccia nelle mani.
+</p>
+
+<p>
+Andai da sir William.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete che succede? signore, gli chiesi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, mi rispose; mi pare che il tribunale abbia
+condannato a morte tre giacobini, che saranno appiccati
+dimani.
+</p>
+
+<p>
+— La regina teme che dimani vi sia una sommossa
+per questa esecuzione, essa c’invita a passare la
+giornata a Caserta.
+</p>
+
+<p>
+— Andate con lei, — io non posso lasciare Napoli,
+debbo dare dimani dei particolari al governo
+intorno a ciò che potrà accadere: e se fossi a Caserta
+non sarei sicuro dell’esattezza dei miei dispacci.
+</p>
+
+<p>
+— Ma voi non assisterete all’esecuzione di quei
+tre infelici, spero.
+</p>
+
+<p>
+— Non so, il banchiere inglese Leigh mi ha offerto
+un posto alle sue finestre, e siccome egli abita
+in Largo Castello, forse accetterò. In ogni caso dimani
+a sera, o dopodimani al più tardi, vi risponderò
+dandovi i particolari di ciò che sarà accaduto.
+</p>
+
+<p>
+Abbrividii all’idea di quei particolari che ci prometteva
+tanto tranquillamente sir William: egli da
+parte sua ignorava completamente quanto era accaduto
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+nella notte precedente, e non comprese nulla
+della mia agitazione, ma non avendo egli l’abitudine
+d’interrogarmi, mi fece nessuna questione.
+</p>
+
+<p>
+All’ora indicata io era dalla regina. Solamente
+aveva ordinato al cocchiere di andare dal Chiatamone
+e Santa Lucia, per evitare la vicinanza di
+Largo Castello.
+</p>
+
+<p>
+Però nell’andare a Caserta, bisognava passare per
+Toledo, ma eravamo in carrozza chiusa, e abbassai
+le tendine sul vetro passando innanzi a S. Carlo.
+</p>
+
+<p>
+E poichè avevamo una carrozza senza stemma e
+livrea, passammo in mezzo alla folla che ingombra
+sempre Toledo, senza eccitare la curiosità; però
+non mi sentii tranquilla se non quando fui fuori di
+città; potei abbassare il vetro e respirare l’aria dei
+campi.
+</p>
+
+<p>
+Non ebbi bisogno d’interrogare la regina per sapere
+se nessuno era venuto, o se essa avesse voluto
+accordare o ricusare cosa alcuna.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo a Caserta verso le sette e mezza di
+sera; entrando in quel pesante e grave edifizio mi
+sembrava di entrare in una tomba.
+</p>
+
+<p>
+Si comprende quanto fu triste per noi quella sera;
+evidentemente io e la regina eravamo preoccupate
+della stessa idea; non potevamo pensare ad altre
+cose, e però nè lei nè io volevamo parlare di ciò cui
+pensavamo tanto ostinatamente.
+</p>
+
+<p>
+In quanto a me aveva continuamente innanzi agli
+occhi quel tre giovani, e principalmente quello che
+avea rappresentato la parte principale in quella tragedia; — quella
+testa bruna, quegli occhi eloquenti,
+la voce sonora, e il gesto solenne, tutto ciò mi tornava
+alla memoria con una verità tale, che se fossi
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+stata sola non avrei resistito al desiderio di prendere
+una matita e disegnare tutta quella scena sulla
+carta.
+</p>
+
+<p>
+La regina aveva preso un libro e faceva sembiante
+di leggere; dimenticandosi di volgere i fogli, era
+facile comprendere che non leggeva.
+</p>
+
+<p>
+Alle 10 ore ci si portò una refezione su di un vassoio,
+ma non prendemmo che un poco di thè.
+</p>
+
+<p>
+Due e tre volte or l’una or l’altra cercammo di
+avventurare qualche parola indifferente, a cui in
+assenza delle grandi preoccupazioni si appoggiano
+le conversazioni ordinarie; ma ognuna di queste parole
+sembrava una pietra caduta in un abisso, ove
+andava a morire senz’eco.
+</p>
+
+<p>
+Il pendolo che era sul caminetto era di porcellana
+di Sassonia, e rappresentava il tempo armato
+di falce. Mai allegoria fu più di questa tetra ed eloquente.
+Il pendolo suonò successivamente le dieci,
+poi le undici, e la mezzanotte; coll’ultima vibrazione
+del metallo, entravamo nel giorno 4 ottobre,
+il giorno dell’esecuzione.
+</p>
+
+<p>
+La regina si alzò, si avvicinò al caminetto, sollevò
+il globo della pendola e ne arrestò il movimento.
+</p>
+
+<p>
+Prendeva le sue misure, per impedire che la pendola
+suonasse le quattro ore. Essa doveva non già
+numerare il tempo, ma segnare l’eternità.
+</p>
+
+<p>
+Il supplizio dei tre giovani doveva aver luogo alle
+quattro. Io non lo sapeva, e noi eravamo tanto preoccupate
+dello stesso pensiero, che quando la regina
+fermò il pendolo, mi sentii i brividi per tutto il
+corpo comprendendo la sua intenzione.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span></p>
+
+<h2>XII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+Non so come la regina abbia dormito: io feci dei
+sogni orribili; ma verso l’albeggiare le visioni che
+agitavano la mia mente svanirono e potei godere
+un po’ di riposo.
+</p>
+
+<p>
+La prima cosa che vidi, maravigliandomi, fu la regina
+in piedi vicino alla mia finestra, che soffiava
+su d’un vetro, e sul vapore che vi lasciava col suo
+fiato aveva disegnato colla punta del dito una specie
+di Calvario con tre croci.
+</p>
+
+<p>
+Udendo alzarmi sul letto, prese di fretta il suo
+fazzoletto dalla tasca e cancellò tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Che noia, disse; mi son alzata presto nella speranza
+di fare una passeggiata, ed ecco che cade una
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+pioggia minuta che c’impedisce di uscire per tutta
+la giornata.
+</p>
+
+<p>
+Era una distrazione che le fuggiva.
+</p>
+
+<p>
+— Vostra Maestà aspetta forse da tanto tempo?
+le dimandai.
+</p>
+
+<p>
+— La mia Maestà aspetta da un’ora, perchè la
+Mia Maestà ha dormito molto male; andiamo, alzati,
+vediamo di far qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+Mi alzai.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! disse la regina, osservandomi, avrò dunque
+una volta la soddisfazione di vedervi meno insolentemente
+bella come di solito: siete pallida,
+avete le occhiaie questa mattina, e vi prevengo di
+ciò, mia cara amica.
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè! signora, le risposi, temo di essere più
+pallida, e di avere gli occhi rossi questa sera.
+</p>
+
+<p>
+Essa finse di non intendere.
+</p>
+
+<p>
+— Non avete dunque invitato sir William a venire
+con voi a Caserta?
+</p>
+
+<p>
+— Difatti, signora; ma è trattenuto a Napoli per
+gli affari dell’ambasciata; verrà a raggiungerci questa
+sera o domani mattina.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto meglio, disse la regina facendo forza a
+sè stessa, ci darà delle notizie.
+</p>
+
+<p>
+È inutile dire che la conversazione finì là.
+</p>
+
+<p>
+La regina rientrò nella sua camera, ed io mi vestii.
+</p>
+
+<p>
+Verso le due la pioggia cessò. Al primo raggio di
+sole che trasparisse in mezzo alle nubi si dovea attaccare
+i cavalli alla carrozza. Si venne a prevenirci
+che i cavalli erano attaccati.
+</p>
+
+<p>
+Scendemmo, e facemmo una passeggiata nel parco.
+</p>
+
+<p>
+Quanto più l’ora si avanzava, una specie di agitazione
+febbrile s’impossessava della regina; essa aveva
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+portato la conversazione sulla prigionia, sulle sofferenze
+e sulla morte di sua sorella Maria Antonietta
+che era stata decapitata l’anno precedente il 16 del
+mese appena incominciato. Siccome non sfuggiva
+nessuno dei suoi pensieri, compresi che cercava di
+alleviare i suoi rimorsi, caricando su di quanto i
+Francesi avevano fatto soffrire ad una dama, che
+pel suo rango doveva essere inviolabile.
+</p>
+
+<p>
+Il tempo si oscurò ed il cocchiere credette suo
+dovere di ritornare al palazzo. La regina non fece
+alcuna osservazione, e la carrozza si fermò a piedi
+del grande scalone.
+</p>
+
+<p>
+La regina cambiò discorso.
+</p>
+
+<p>
+— Questo scalone è veramente bellissimo, disse,
+e se non vi fosse a Caserta che questo solo scalone
+basterebbe a fare la riputazione di Vanvitelli.
+</p>
+
+<p>
+E me ne fece osservare tutte le bellezze.
+</p>
+
+<p>
+Arrivammo nella sua camera. La regina era in
+preda ad un’agitazione nervosa che terminava abitualmente
+in una crisi; essa cominciava con passo
+svelto, e si sarebbe detto che voleva armonizzare
+tutte le agitazioni esterne, che loro malgrado tradivano
+lo stato del suo animo.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto ed al momento in cui rientrava in
+camera, stette immobile, collo sguardo fisso sul
+pendolo.
+</p>
+
+<p>
+Il pendolo segnava le quattro.
+</p>
+
+<p>
+Nello stesso momento fece sentire quella specie
+di rumore rotatorio che precede il suono della batteria;
+il tempo agitava la sua falce come in atto di
+colpire, ed il timpano vibrò quattro volte sotto
+il martello d’acciaio.
+</p>
+
+<p>
+La precauzione presa dalla regina per fermare il
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+pendolo era stata inutile, e, cosa strana, quel
+pendolo, nello stesso momento in cui la regina entrò
+nella camera, suonava quell’ora fatale, che aveva
+cercato di sospendere sul suo quadrante.
+</p>
+
+<p>
+La causa fu che, dopo essere la regina uscita con
+me per andare in carrozza, era entrato un usciere,
+il quale, vedendo il pendolo fermato, l’aveva caricato
+e regolato gl’indici. Ecco il miracolo.
+</p>
+
+<p>
+Ma prima che la regina se ne fosse data ragione
+a sè stessa, l’effetto era già prodotto; e se io non
+fossi stata là per sostenerla, credo che sarebbe caduta
+sul tappeto.
+</p>
+
+<p>
+Volli chiamare; ma mi trattenne.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! no, disse, bisogna che forse sia debole, ma
+non voglio che ciò si sappia; Dio però non si sarà
+divertito, contro ogni probabilità, a fare un miracolo
+per questi tre miserabili giacobini. Voglio sapere
+questo mistero del pendolo; aiutami a coricarmi
+sul letto ed informatene.
+</p>
+
+<p>
+Condussi la regina fino al suo letto, si coricò vestita,
+ed io uscii per interrogare i domestici.
+</p>
+
+<p>
+Fu allora che l’usciere mi raccontò, che vedendo
+il pendolo fermato, e credendo che si fosse fermato
+per qualche accidente, aveva creduto suo dovere di
+ricaricarlo e di metterlo all’ora.
+</p>
+
+<p>
+Entrai, e diedi questa spiegazione alla regina.
+</p>
+
+<p>
+Il suo viso al rasserenò, asciugò il sudore che le
+irrorava la fronte, e cercò di ridere; ma i muscoli
+della faccia sembravano induriti, e rifiutavano di
+distendersi per dare alla faccia la sua dolce espressione.
+</p>
+
+<p>
+— In fin dei conti, disse, osservando il pendolo,
+e vedendo che erano le quattro e mezzo, ora sarà
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+finito tutto, e sarà dato un grande esempio a Napoli,
+che ne ha tanto bisogno.
+</p>
+
+<p>
+Non feci parola.
+</p>
+
+<p>
+— Non sei del mio avviso? disse.
+</p>
+
+<p>
+— Ahimè! signora, le risposi, permettetemi che
+su questo terribile argomento della vita e della
+morte io non abbia nessuna opinione; sono nata
+troppo lontana da quelli, cui Dio ha dato il diritto
+di disporre della vita degli altri, per essermi mai occupata
+di questa grave questione. Io non sono che
+una donna, io, e per conseguenza una creatura debole
+e di buon cuore. Avrei piuttosto voluto, lo confesso,
+che quel pendolo avesse segnato l’ora della loro
+grazia invece di quella del loro supplizio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma! esclamò la regina con calore, se quel
+pendolo ha segnato l’ora del loro supplizio, è colpa
+loro. Non hai tu fatto, e non m’hai fatto fare tutto
+quanto bisognava per salvarli? Anche ieri, dopo
+l’insulto che mi hanno fatto, non ho aspettato qualcuno
+della loro famiglia, padre, madre, fratello o sorella,
+che venisse ad implorarmi grazia per loro?
+Dopo la tua partenza, rimasta sola, non ho io dato
+l’ordine che chiunque mi chiedesse fosse introdotto
+da me? Ebbene, ho aspettato inutilmente dalle undici
+del mattino fino alle sei di sera, scuotendomi
+e sperando ad ogni passo che si avvicinava alla mia
+porta. Ma che vuoi? Essi sdegnano il mio perdono,
+sono felici di morire per la santa causa della libertà,
+credono che un giorno Napoli innalzerà loro delle
+statue; in questa convinzione saranno morti da
+martiri. Delle statue a Napoli! — e diede in uno
+scroscio di risa stridulo e forzato, — ci fanno un
+bel calcolo, i popoli sanno distruggere, ma non
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+sanno edificare; forse si rovescieranno quelle del
+re, ma non già per collocare sui loro piedestalli
+quelle dei giacobini.
+</p>
+
+<p>
+Poi cadde in silenzio.
+</p>
+
+<p>
+Mi guardai bene di turbare quel silenzio. Tenendo
+la testa appoggiata sulla sua mano, contava macchinalmente
+le pulsazioni del suo polso febbrile,
+quando ad un tratto il rumore di una carrozza rintronò
+sotto le volte del palazzo.
+</p>
+
+<p>
+A quel rumore la regina si alzò.
+</p>
+
+<p>
+— Che è? dimandò.
+</p>
+
+<p>
+— È probabilmente, risposi, sir William Hamilton,
+che, secondo la sua promessa, viene a raggiungerci.
+</p>
+
+<p>
+— Fatelo entrare se è lui, disse la regina; ho premura
+di sapere quanto è accaduto colà.
+</p>
+
+<p>
+Era egli, e portava delle notizie talmente inaspettate,
+che non aveva voluto tardare un istante per
+farcele sapere; grazie ai suoi eccellenti cavalli era
+venuto in cinque quarti d’ora.
+</p>
+
+<p>
+Ecco quanto accadde, e quanto vide in persona
+dalla finestra del banchiere Leigh.
+</p>
+
+<p>
+Come al solito, i Bianchi erano andati a prendere
+i condannati alle carceri della Vicaria, ed erano
+usciti a piedi accompagnati da due compagnie di
+fanteria e da un distaccamento di cavalleria.
+</p>
+
+<p>
+Avevano fatto una prima sosta alla cattedrale, poi
+continuarono il loro cammino salendo fino alla strada
+Toledo, ove arrivarono dall’angolo del palazzo Maddaloni.
+</p>
+
+<p>
+Nella strada Toledo i soldati avevano dovuto aprire
+un passaggio al funebre corteo, tanto era ingombra
+la via; i giovani collocati ciascuno fra due confratelli,
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+sulle spalle dei quali avevano rifiutato di appoggiarsi,
+e preceduti da un sacerdote che di tempo
+in tempo si rivolgeva per far loro baciare un crocifisso,
+atto che essi compivano con un devoto fervore,
+camminavano con un passo fermo, salutando nella
+moltitudine affollata d’ambi i lati ed alle finestre
+delle case piene di gente, le persone di loro conoscenza.
+Queste persone alla lor volta rispondevano
+agitando i loro fazzoletti e gridando: — Addio!
+addio!
+</p>
+
+<p>
+Alle quattro meno un quarto, il corteo arrivò all’angolo
+della chiesa di S. Ferdinando, passando innanzi
+al teatro S. Carlo, ed entrando nella piazza
+del Castello, al centro della quale stava eretto il
+patibolo, su cui erano collocate tre forche che avevano
+la forma di un H maiuscolo, a cui si fosse alzata
+sino all’estremità superiore l’asta che l’attraversava.
+</p>
+
+<p>
+Vitagliano, il maggiore d’età, che camminava innanzi
+pel primo, gridò:
+</p>
+
+<p>
+— Amici, ecco lo strumento del martirio.
+</p>
+
+<p>
+— Che tu sia benedetto, rispose Emanuele de Deo;
+il martirio conduce a Dio.
+</p>
+
+<p>
+— E la morte alla libertà, soggiunse Gagliani, il
+più giovine del tre.
+</p>
+
+<p>
+Si raccolsero queste parole, e quelli che le avevano
+udite le fecero circolare per la folla.
+</p>
+
+<p>
+Quella folla era immensa, ed a gran fatica un’ora
+prima dell’esecuzione quattrocento uomini di fanteria
+avevano fatto irruzione sulla piazza e formarono
+un quadrato vuoto intorno al patibolo.
+</p>
+
+<p>
+Poi alla vista di tutti, e dietro il comando dei loro
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+uffiziali, questi quattrocento uomini avevano caricato
+i fucili.
+</p>
+
+<p>
+Da un’altra parte si erano veduti degli artiglieri
+del castel Nuovo rivolgere la bocca dei loro pezzi
+verso la piazza del castello, e vicino ad essi stavano
+pronti colla miccia accesa per far fuoco, se si fosse
+fatto qualche tentativo per venire in aiuto ai condannati.
+</p>
+
+<p>
+A queste truppe si aggiunsero quelle che accompagnavano
+i tre giovani.
+</p>
+
+<p>
+Circa ottocento soldati circondavano il patibolo.
+</p>
+
+<p>
+Al momento in cui i pazienti entrarono nel recinto
+fatale, muraglia di baionette che si frammetteva fra
+la vita ed essi, una dozzina di tamburi fecero sentire
+un rullo sordo e velato, che indicava che quel
+lugubre dramma doveva incominciare.
+</p>
+
+<p>
+Gagliani, il più giovane del tre, contava diciannove
+anni appena, come dissi; salì sulla piattaforma, mentre
+i suoi due compagni restarono abbasso. Egli doveva
+ai suoi diciannove anni il triste favore di morire
+pel primo.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo quella testa così giovane, già destinata
+al supplizio, un’immensa commozione si sentì
+nella folla, ed alcune voci gridarono: — grazia!
+</p>
+
+<p>
+Grazia! — rispose Gagliani, alzando egli stesso la
+voce, ci fu offerta in danno del nostro onore, e
+l’abbiamo ricusata.
+</p>
+
+<p>
+Il carnefice era già cavalcone sulla trave orizzontale,
+gli aiutanti spinsero Gagliani verso la scala,
+ed egli salì lentamente i cinque o sei scalini, ove
+gli venne posto al collo il nodo corsoio.
+</p>
+
+<p>
+— Viva la libertà! ebbe ancor tempo di gridare.
+</p>
+
+<p>
+Ma nello stesso tempo, l’aiutante del carnefice rovesciò
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+con un calcio la scala, il corpo oscillò nello
+spazio per l’impulso che ricevette, intanto che il
+carnefice si lasciò scivolare sulle spalle del paziente,
+e l’aiutante gli si aggavignava ai piedi; un gruppo
+informe, agitato dai sussulti dell’agonia, spaventò
+per un momento gli spettatori. Poi il carnefice saltò
+a terra, l’aiutante si trasse in disparte, ed il cadavere
+del primo martire della libertà, colle vertebre
+del collo infrante, rimase immobile penzolone dalla
+forca.
+</p>
+
+<p>
+Toccava ad Emmanuele de Deo.
+</p>
+
+<p>
+Costui salì rapidamente i gradini della piattaforma,
+e parve che cercasse qualcuno fra la folla.
+</p>
+
+<p>
+Allora in mezzo ad un profondo silenzio, una voce
+si udì, che con un accento di profondo dolore gridava:
+</p>
+
+<p>
+— Sono io colui che tu cerchi; eccomi figlio mio.
+</p>
+
+<p>
+E si vide il vecchio padre di Emmanuele de Deo che
+si alzava sulla punta de’ piedi in mezzo alla folla,
+col viso bagnato di lagrime, agitando il suo fazzoletto,
+e compiendo senza dubbio una suprema promessa:
+era venuto a dar l’ultimo addio al figlio.
+</p>
+
+<p>
+— Addio, padre mio! — Addio, ripetè alla sua volta
+il giovane: io muoio pel mio paese; possa il mio
+paese ricordarsi della mia morte e vendicarla.
+</p>
+
+<p>
+E slanciandosi da sè verso la scala, salì rapidamente
+gli scalini, tese il collo al nodo fatale, ed il
+secondo atto del terribile dramma si compiva.
+</p>
+
+<p>
+Nel momento, in cui il carnefice si lasciava scivolare
+sulle spalle del paziente, mentre l’aiutante si
+avvinghiava alle sue gambe, alle grida di dolore del
+vecchio che chiamava suo figlio, torcendo le braccia
+per la disperazione, si fece sentire un immenso
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+clamore in parte pietà, e in parte minaccia, e un
+movimento di oscillazione percorse la folla.
+</p>
+
+<p>
+Il comando — <i>pronti!</i> — si fece udire seguito da
+un confricamento di ferro, che annunziava la pronta
+obbedienza di quelli a cui era stato dato. Una nube
+di fumo seguita dalla detonazione di un cannone
+caricato a polvere apparve alla sommità della torre:
+il <i>si salvi chi può</i>, napoletano; <i>fuggiamo, fuggiamo</i>,
+fu pronunziato da cento voci. I ranghi dei soldati
+furono aperti, non già da quelli che volevano attaccarli,
+ma da quelli che speravano di fuggire. Ed il
+carnefice, temendo in mezzo a quel tumulto non
+gli togliessero l’ultima vittima, e di perdere i dieci
+ducati che il municipio gli accordava per l’esecuzione,
+si precipitò addosso a Vitagliano col coltello
+in mano e lo colpì nel cuore.
+</p>
+
+<p>
+Vitagliano cadde mortalmente ferito.
+</p>
+
+<p>
+E mentre la folla sparsa fuggiva per tutte le vie
+che mettono al largo castello, spaventata dal comando,
+dal tintinnio delle armi, e dal colpo di cannone,
+il carnefice ed i suoi aiutanti trasportarono
+Vitagliano morente sulla piattaforma, ove spirò, e
+non potendo far di meglio, appesero il cadavere invece
+di un uomo vivo.
+</p>
+
+<p>
+Ecco quanto accadde, quanto ci raccontò colla
+sua esattezza diplomatica sir William, testimonio
+oculare di tutta quella scena.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span></p>
+
+<h2>XIII.</h2>
+</div>
+
+<p>
+La regina ascoltò questo racconto dal principio
+sino alla fine senza dar segno di emozione; ma quando
+sir William ebbe terminato, chiese un bicchier
+d’acqua.
+</p>
+
+<p>
+Andai a prenderglielo io stessa sulla sua toletta,
+e glielo porsi: prendendolo dalla mia mano, la sua
+tremava, e sentiva i suoi denti battere convulsivamente
+sull’orlo del bicchiere.
+</p>
+
+<p>
+— Vi sentite male, signora? le dissi.
+</p>
+
+<p>
+— Difatti, rispose, credo di aver un po’ di febbre; — poi
+stringendomi la mano con un certo terrore, — tu
+passerai la notte vicino a me, non è
+vero?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che Dio mi guardi di lasciarvi un solo istante;
+ma bisognerà mandare per un medico.
+</p>
+
+<p>
+— Per far che?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè temo che siate seriamente indisposta, e
+che qualche calmante sarebbe forse sufficiente per
+distogliervi da una malattia grave.
+</p>
+
+<p>
+La regina stette un momento pensosa, si alzò sulle
+braccia, poi ad un tratto ricadde sull’origliere.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero, disse, non mi sento bene, ho un ronzìo
+nelle orecchie, e veggo rosso; manda un corriere
+a Napoli, e scrivi a Domenico Cirillo, che venga
+a vedermi dimani mattina più presto che potrà.
+</p>
+
+<p>
+— Se Vostra Maestà vuol permettermi di toccarle
+il polso.... sono un po’ medico anch’io, disse sir William.
+</p>
+
+<p>
+— Toccate, disse la regina, allungando il braccio.
+</p>
+
+<p>
+Sir William si levò un guanto, trasse dal taschino
+l’orologio tenendolo con una mano mentre
+toccava coll’altra il polso della regina, e contò ottantadue
+pulsazioni al minuto.
+</p>
+
+<p>
+— Non basta che il medico venga dimani mattina,
+signora, deve venire questa notte, e poichè debbo
+ritornare a Napoli per la mia corrispondenza di dimani,
+sarò io il vostro corriere. Se Cirillo non fosse
+in Napoli non saprà a chi rivolgersi; in questo caso
+vi manderò Cotugno.
+</p>
+
+<p>
+— Mandatemi chi vorrete, cavaliere, purchè non
+sia un medico inglese. Io detesto i vostri dispensatori
+di calomelano; non hanno che un solo rimedio
+per tutte le malattie; si direbbe che hanno trovato
+la panacea universale.
+</p>
+
+<p>
+Sir William prese commiato da noi e partì, pregando
+la regina che, nel caso che peggiorasse, non
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+si rivolgesse a qualche medico di villaggio, come
+lo poteva far supporre il suo spirito scettico, ma di
+aspettare quello che le avrebbe inviato nella notte.
+</p>
+
+<p>
+Sir William non si era ingannato; la febbre aumentò
+rapidamente, e due ore dopo la sua partenza
+la regina delirava.
+</p>
+
+<p>
+In questo delirio assisteva al supplizio dei tre giovani,
+e raccontava tutte le notizie particolari che
+sir William avea esposto innanzi a lei.
+</p>
+
+<p>
+Verso mezzanotte una carrozza rintronava sotto le
+vôlte del palazzo; si sapeva che si doveva aspettare
+un medico da Napoli, e si vegliava per farlo salire
+senza ritardo.
+</p>
+
+<p>
+Corsi sul vestibolo della scala. Era il dottor Cotugno,
+accompagnato dal segretario di sir William,
+che mi porse una lettera del cavaliere.
+</p>
+
+<p>
+Domenico Cirillo aveva ricusato di venire, dicendo
+che alle cinque di sera aveva mandato a palazzo la
+sua dimissione di medico di corte.
+</p>
+
+<p>
+Era un’ora dopo l’esecuzione; l’intenzione era dunque
+chiara e positiva, e il motivo della dimissione
+di Domenico Cirillo non aveva bisogno di commento.
+</p>
+
+<p>
+Sir William, che conosceva le opinioni patriottiche
+di Cirillo, non si era maravigliato del suo rifiuto
+e si rivolse a Cotugno.
+</p>
+
+<p>
+Cotugno era venuto senza difficoltà.
+</p>
+
+<p>
+Quando lo introdussi dalla regina, essa aveva il
+viso infocato, la parola breve, l’occhio febbrile; il
+polso aveva aumentato di rapidità, e batteva novanta
+pulsazioni al minuto.
+</p>
+
+<p>
+Cotugno con quella rapidità di decisione che lo distingueva,
+non diede che un solo sguardo sull’inferma.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ecco, disse, un fisico fortemente scosso dal
+morale; ora bisogna influenzare il morale col fisico;
+e prese il suo astuccio.
+</p>
+
+<p>
+Poi, volgendosi verso di me.
+</p>
+
+<p>
+— Signora, mi disse, mi aiuterete voi a salassare
+la regina, o volete chiamare qualche altra donna?
+</p>
+
+<p>
+— Nel caso che vi aiutassi, gli chiesi, sarà difficile
+quanto dovrò fare?
+</p>
+
+<p>
+— Ah! mio Dio, no, basta solamente che non abbiate
+a sentirvi male; — me lo assicurate?
+</p>
+
+<p>
+— Oh! sì, signore, ho del coraggio.
+</p>
+
+<p>
+— Si ha qualche volta coraggio per sè senza averne
+per gli altri. Del resto basta soltanto di tenermi la
+catinella.
+</p>
+
+<p>
+— Contate su di me.
+</p>
+
+<p>
+— Allora non perdiamo tempo.
+</p>
+
+<p>
+Il dottore fasciò il braccio della regina e senz’altro
+aiuto che me sola, praticò alla vena dell’articolazione
+un abbondante salasso.
+</p>
+
+<p>
+Era la prima volta che vedeva colare il sangue, e
+sangue prezioso di un’amica coronata; l’impressione
+fu dunque profonda.
+</p>
+
+<p>
+Era in ginocchio innanzi al letto della regina, e
+teneva la catinella, in cui il sangue si spandeva in
+una quantità che mi sembrava spaventosa. Ignorava
+ciò che m’insegnò poi sir William, che il corpo
+umano contiene da sedici a diciassette libbre di sangue;
+di modochè a misura che questo sangue colava,
+mi sentiva ad oscurare la vista, ed un sudore
+freddo mi scorreva dalia fronte; non mi tenni però
+meno ferma fino al momento in cui il medico mi
+disse:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Potete mettere la catinella a terra, signora, tutto
+è finito.
+</p>
+
+<p>
+Come se difatti avessi esaurito la totalità delle
+mie forze, e specialmente della mia volontà nell’aiuto
+che prestava al dottore, appena, approfittando del
+suo permesso, posi a terra la catinella, mi lasciai
+andare colla testa appoggiata sul letto della regina.
+</p>
+
+<p>
+— Ve lo aveva ben detto, disse Cotugno.
+</p>
+
+<p>
+— È nulla, dottore, è nulla, gli risposi, ma le avete
+levato tanto sangue!
+</p>
+
+<p>
+— Cinque o sei once, ecco tutto; bisogna abbattere
+la febbre cerebrale; vi è stata commozione, e
+bisogna ristabilire l’equilibrio. Se la febbre, il rossore,
+e specialmente il delirio continuano, Sua Maestà
+metterà i piedi in un bagno di acqua calda quanto
+la potrà sopportare, e in cui scioglierete tre o quattr’once
+di farina di senape; e se ciò non basta, le
+metterete dei senapismi in forma di stivaletti; bisogna
+assolutamente attirare alle estremità tutto il
+sangue che affluisce alla testa.
+</p>
+
+<p>
+— Lasciatemelo in iscritto, dottore, gli dissi; ma
+perchè non restate qui presso Sua Maestà?
+</p>
+
+<p>
+— Bene, e i miei ospedali? chi farà il servizio per
+me? impossibile, bella signora, impossibile. Alle due
+dopo mezzogiorno sarò qui; fate che Sua Maestà
+abbia pazienza; secondo ogni probabilità, il delirio
+si sarà calmato e la nostra augusta inferma si troverà
+già in istato di convalescenza: guardate — ecco
+che già si riconcilia col sonno.
+</p>
+
+<p>
+In questo momento il pendolo suonò.
+</p>
+
+<p>
+Alla prima vibrazione del timpano, la regina riaperse
+gli occhi e parve ascoltare con ansia.
+</p>
+
+<p>
+Io ascoltava pure con pari ansietà, perchè conosceva
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+la causa dell’attenzione che prestava a quel
+suono.
+</p>
+
+<p>
+Il pendolo suonò le tre.
+</p>
+
+<p>
+— Bene, disse la regina, ancora un’ora, — e la sua
+testa ricadde sul guanciale.
+</p>
+
+<p>
+— Bisognerà impedire che questo pendolo suoni
+le ore, e specialmente l’ora che segue.
+</p>
+
+<p>
+Il dottore pronunziò queste parole con una tale
+semplicità, ch’era impossibile di riconoscere se aveva
+anche un’altra intenzione oltre quella d’imporre silenzio
+al pendolo.
+</p>
+
+<p>
+Mi vi accostai e fermai il pendolo.
+</p>
+
+<p>
+Cotugno toccò il polso alla regina; era diminuito
+di una decina di pulsazioni.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, disse il medico, se non accade altro,
+in tre giorni Sua Maestà sarà guarita.
+</p>
+
+<p>
+Poi colla più gran cura asciugò la lancetta, ne osservò
+la punta al lume della candela, la ripose nell’astuccio,
+che mise in tasca, mi raccomandò di conservare
+il sangue per studiare la sua decomposizione,
+ed uscì raccomandandomi di prendere un poco
+di riposo.
+</p>
+
+<p>
+Ne aveva un gran bisogno, erano tre notti che
+non chiudeva occhio, o che li chiudeva appena. Eccettuato
+qualche sussulto, il sonno della regina fu
+tranquillo; tirai una poltrona vicino al suo letto;
+presi la sua mano nella mia per risvegliarmi ad ogni
+suo minimo movimento, e mi addormentai anch’io.
+</p>
+
+<p>
+Quanto tempo sia durato il mio sonno non lo saprei
+dire; ma quando apersi gli occhi, risvegliata
+dal rumore che si faceva nella camera vicina, era
+giorno fatto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quel rumore era causato da una persona che diceva
+con calore:
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna che vegga la regina, vi dico che bisogna
+che la vegga.
+</p>
+
+<p>
+Mi alzai d’un salto dalla poltrona, e corsi nella
+camera vicina.
+</p>
+
+<p>
+Trovai una signora, dai trenta ai trentacinque anni
+col viso stravolto pel dolore.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! signora! esclamò nel vedermi, fate che possa
+vedere la regina, ve ne supplico.
+</p>
+
+<p>
+E mi prese per le mani, chinandosi come se fosse
+per cadere in ginocchi.
+</p>
+
+<p>
+— Impossibile, signora, le risposi; la regina è gravemente
+ammalata; le hanno fatto un salasso questa
+notte ed il medico mi ha proibito di lasciar entrare
+chiunque da lei.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io, io, gridava la dama, io non sono chiunque....
+io sono.... io sono.... un’amica della regina.
+</p>
+
+<p>
+— Scusatemi, signora, ma io non vi ho mai veduta
+alla corte.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè venirci? aveva nulla da fare. Ma guardate,
+conoscete voi la scrittura di Sua Maestà? — e
+tirò dalla sua tasca diverse lettere.
+</p>
+
+<p>
+— Osservate, signora, osservate qui: — «Cara principessa» — è
+bene la sua scrittura, non è vero?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma voi, voi, dimandai io maravigliata, chi
+siete dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Sono.... ed esitava..., sono la principessa Caramanico.
+</p>
+
+<p>
+— La moglie di colui! e.... e mi fermai là.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, riprese la principessa, la moglie di colui
+che ha tanto amato. Ebbene, vengo a dirle che
+<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span>
+colui che ha tanto amato, essa non può lasciarlo
+morire.
+</p>
+
+<p>
+— Lasciarlo morire! chi dunque? chiese una voce
+dietro di noi.
+</p>
+
+<p>
+Ci volgemmo indietro, la principessa ed io, e mandammo
+ambedue un grido; la regina che pure fu
+svegliata dal rumore, intese una voce di donna che
+rispondeva alla mia, si alzò da letto, e coi piedi ignudi,
+in camicia, co’ suoi bei capelli sciolti sulle spalle,
+e macchiata di sangue stava in piedi sulla soglia
+della sua camera.
+</p>
+
+<p>
+Essa riconobbe la principessa Caramanico, mise
+anch’essa un grido, corse da lei, la prese per un
+braccio, e la trascinò nella sua camera dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Vieni, Emma, vieni.
+</p>
+
+<p>
+Seguii la regina e la principessa, e chiusi la porta.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span></p>
+
+<h2>XIV.</h2>
+</div>
+
+<p>
+La regina ci guardava tutte e due come chi va
+cercando qualche cosa; poi recandosi la mano alla
+fronte, come per fissarvi la sua memoria e fissando
+infine il suo sguardo sulla principessa:
+</p>
+
+<p>
+— Ho mal compreso, non è vero? disse; voi non
+avete detto; la regina non può lasciarlo morire?
+</p>
+
+<p>
+— No, signora, no, esclamò la principessa, voi non lo
+avete inteso male; l’ho detto e lo ripeto; no, no, no,
+la regina non può lasciarlo morire.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi la regina non può lasciar morire?
+chiese la regina.
+</p>
+
+<p>
+— Colui che essa ha tanto amato.
+</p>
+
+<p>
+— Il principe di Caramanico?
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+</p>
+
+<p>
+— È in pericolo di vita?
+</p>
+
+<p>
+— Leggete, signora, leggete.
+</p>
+
+<p>
+E cadendo in ginocchio, la principessa porse una
+lettera alla regina.
+</p>
+
+<p>
+La regina lesse con una voce interrotta, ed i suoi
+denti battevano convulsi ad ogni parola:
+</p>
+
+<p class="indl">
+«Cara amica.»
+</p>
+
+<p>
+E diede alla principessa uno sguardo che mandava
+lampi.
+</p>
+
+<p>
+La regina continuò:
+</p>
+
+<div class="blockquote">
+<p>
+— «Non so che cosa mi abbia da quindici giorni;
+i miei capelli sono diventati bianchi a vista d’occhio,
+i miei denti si distaccano dalle gengive e cadono.
+</p>
+
+<p>
+«Mi sento poi un languore mortale, e credo di
+avere pochi giorni da vivere.
+</p>
+
+<p>
+«Non posso dirti ciò che io credo; ma tu puoi
+indovinarlo.
+</p>
+
+<p>
+«Non dirle nulla, e soffri tu sola. Fortunatamente
+non c’è male senza rimedio.
+</p>
+
+<p>
+«Il padre era medico, ed il figlio è stato chimico.
+</p>
+
+<p class="indr">
+«<span class="smcap lowercase">GIUSEPPE</span>».
+</p>
+</div>
+
+<p>
+La regina mandò un grido, i suoi occhi volevano
+quasi uscire dall’orbita.
+</p>
+
+<p>
+— È quanto dire, esclamò, che egli sarà avvelenato.
+</p>
+
+<p>
+— Ma perchè avvelenarlo, dacchè non lo amava
+più, o almeno giacchè non si sapeva che l’amassi
+ancora?
+</p>
+
+<p>
+— Voi sapete bene com’era popolare, signora, disse
+la principessa; si parlava del suo ritorno a Napoli,
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+si diceva che — la principessa fece uno sforzo per
+pronunziare quel nome, — si diceva che il signor
+Acton non godeva più dello stesso favore presso di
+voi; si diceva infine che all’avvicinarsi di tempi cattivi, — ed
+i tempi cattivi s’avvicinano, se non sono
+già venuti, — si diceva che era vostra intenzione
+di nominare un vero napolitano. Gli stranieri per
+quanto siano abili sono sempre cattivi strumenti
+nei giorni delle rivoluzioni. Queste sono le voci che
+correvano, signora, queste voci saranno state ascoltate,
+e queste voci l’hanno ucciso.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! se lo credessi! mormorò la regina mostrando
+i denti.
+</p>
+
+<p>
+— Credetelo signora, credetelo, perchè è la verità,
+verità fatale, terribile, implacabile. — Oh! Giuseppe,
+il nostro Giuseppe muore avvelenato.
+</p>
+
+<p>
+— Quando avete ricevuto questa lettera?
+</p>
+
+<p>
+— Questa mattina.
+</p>
+
+<p>
+— Da quanti giorni è stata scritta?
+</p>
+
+<p>
+— Da quattro giorni. 1º ottobre: egli scrisse nello stesso giorno in cui
+è stata data la loro condanna!
+</p>
+
+<p>
+— Oh! esclamò contorcendo le braccia, è una punizione
+del cielo.
+</p>
+
+<p>
+La violenza del movimento spostò le fasciature
+del salasso, e la puntura non ancora rimarginata si
+riaperse, e vidi un zampillo di sangue che usciva
+dal suo braccio e si spargeva per la camicia.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! esclamai, vedete, vedete, signora, voi l’uccidete.
+</p>
+
+<p>
+E veramente, indebolita dall’emozione e dalla perdita
+del sangue, la regina impallidì, mise un debole
+sospiro e vacillava.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+</p>
+
+<p>
+Corsi a tempo per riceverla nelle braccia; era
+svenuta.
+</p>
+
+<p>
+La portammo, la principessa ed io, sul suo letto,
+compressi la vena come aveva veduto fare dal medico,
+misi un poco di filacce sull’apertura della
+piaga: poi alla meglio le fasciai il braccio, e giunsi
+a fermare il sangue prima che avesse ripreso i
+sensi; allora giungendo le mani:
+</p>
+
+<p>
+— Vedete, dissi alla principessa, lo stato in cui
+si trova la regina; sventuratamente essa non può
+far nulla per il principe; voi sola, signora, potete
+far qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+— E che posso io, Dio buono?
+</p>
+
+<p>
+— Potete, senza perdere un momento, signora,
+partire per Palermo col miglior medico di Napoli, e
+chiedere alla scienza qual sia il delitto che ci pone
+tutte nel lutto.
+</p>
+
+<p>
+— Io sperava nella regina, diceva la povera principessa,
+gettando uno sguardo su di lei. Mio Dio,
+mio Dio!
+</p>
+
+<p>
+— La regina! e che può farvi la regina, signora,
+forse a punire il colpevole, lo sapete anche voi; e
+poi i colpevoli sono così alto locati, che il castigo
+non salirà mai fino a loro; ma ora si tratta della
+vita del principe, e non della punizione dei suol assassini;
+pensate alla vita del principe, e state tranquilla,
+se la regina può punire, punirà!
+</p>
+
+<p>
+— Punirà, non è vero? lo credete voi che punirà?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma per punire ha bisogno di tutta la sua
+ragione, di tutte le sue forze, di tutta la sua potenza;
+lasciate calmare il delirio; lasciate estinguere la
+febbre: andate ove vi chiamano non soltanto la vostra
+tenerezza, ma il vostro dovere; salvate la vita
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+del principe se sarete in tempo; ricevete il suo ultimo
+sospiro se è troppo tardi di salvarlo; siate
+dolce e misericordiosa nella sua agonia; ditegli, poichè
+non ha altra consolazione che voi, bisogna bene
+che siate voi che gli diciate, che la regina lo ha
+sempre amato, ed in realtà non ha mai avuto altro
+amico che lui; — voi dovete questa pietà a due cuori
+che hanno tanto sofferto, e che non hanno avuto, lo
+so, che voi sola per intermediaria, per confidente e
+per amica.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, disse la principessa, farò quanto mi
+consigliate, signora, e se può essere salvato dalla
+scienza di un uomo, e dalle cure di una donna, lo
+sarà, — grazie; — ma se muore, dite alla regina,
+che le lascio la cura della nostra vendetta.
+</p>
+
+<p>
+S’inginocchiò innanzi al letto, baciò le mani della
+regina, mi mandò un ultimo addio colle mani e colla
+bocca, e corse fuori dell’appartamento.
+</p>
+
+<p>
+Lo svenimento della regina era un dono della
+provvidenza; senza quello svenimento, nella disposizione
+di animo in cui si trovava, sarebbe senza
+dubbio diventata pazza, se fosse stata colpita da
+qualche congestione cerebrale.
+</p>
+
+<p>
+Uscii dopo la principessa per raccomandare al domestici,
+nel caso che fossero interrogati dalla regina,
+di non far parola della visita della principessa
+Caramanico; poi rientrai, non temendo più che la
+regina ripigliasse i sensi dopo la partenza della
+principessa; le bagnai le tempie con acqua fresca,
+e le feci odorare dei sali.
+</p>
+
+<p>
+Dopo qualche momento riaperse gli occhi, ma la
+loro espressione era talmente alterata, che il delirio
+invece di diminuire era aumentato; ma nel momento
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+era tutto quanto le poteva accadere di meglio. È
+vero che nel suo delirio pronunziò due volte il nome
+di Giuseppe, ed una quello del principe Caramanico,
+ma seguite da parole sconnesse che mi faceva sperare
+che, ritornando alla ragione, non avrebbe avuto
+di quanto era accaduto se non la memoria di un
+sogno svanito.
+</p>
+
+<p>
+Tirai il campanello delle cameriere; entrarono due
+donne, e ricordandomi della prescrizione del medico,
+cominciammo a far mettere alla regina i piedi nell’acqua
+e senape; poi continuando il rossore della
+faccia, la febbre ed il delirio, le mettemmo dei senapismi
+ai piedi. La cosa fu tanto più facile, perchè
+in mezzo al suo delirio la regina mi riconosceva sempre;
+e affabilissima con me mi lasciava fare tutto
+ciò che voleva.
+</p>
+
+<p>
+Verso un’ora cadde in uno stato di prostrazione,
+che faceva uno strano contrasto collo stato di esaltazione
+in cui si era trovata.
+</p>
+
+<p>
+Alle due precise udii il rumore di una carrozza.
+Il dottore manteneva la sua promessa.
+</p>
+
+<p>
+Lasciai la regina colle cameriere e gli corsi incontro.
+Arrivai a tempo di riceverlo sul vestibolo.
+Gli dissi in due parole, non già quanto era accaduto, — io
+non aveva diritto alcuno sui segreti della
+regina, — ma soltanto che l’inferma aveva avuto
+una viva commozione nella quale le si era riaperto
+il salasso, dopo di che era caduta in deliquio; aggiunsi
+che avevamo seguito a puntino le sue prescrizioni,
+e gli indicai lo stato in cui si trovava la
+regina.
+</p>
+
+<p>
+Cominciò coll’esaminare il sangue, vi riconobbe
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+alcuni segni di forte infiammazione, ed entrò nella
+camera.
+</p>
+
+<p>
+La regina era immobile, e stava cogli occhi chiusi.
+</p>
+
+<p>
+Il dottore le toccò il polso, ascoltò la sua respirazione
+e le domandò come si sentiva; ma l’inferma
+non aperse gli occhi e stette silenziosa.
+</p>
+
+<p>
+— Datemi la catinella, chiese il dottore ad una
+delle cameriere. Sua Maestà non ha perduto sangue
+abbastanza, bisogna che gliene levi ancora due o
+tre once.
+</p>
+
+<p>
+La regina tirò il suo braccio sul petto, — prova
+che aveva udito quanto diceva il dottore.
+</p>
+
+<p>
+Ma egli finse di non accorgersi del movimento e
+le prese il braccio.
+</p>
+
+<p>
+— Oh! disse l’ammalata, sono già tanto debole,
+e volete rendermi ancora più debole. Non saprei
+collegare due idee insieme.
+</p>
+
+<p>
+— Precisamente, disse Cotugno, nello stato in cui
+si trova Vostra Maestà, non è necessario che colleghi
+due idee insieme, ma non deve nemmeno averne
+una.
+</p>
+
+<p>
+La regina mandò un sospiro; essa non aveva la
+forza di resistere.
+</p>
+
+<p>
+Egli riaperse il salasso, e la regina perdette due
+altre once di sangue.
+</p>
+
+<p>
+Era più di quanto poteva sopportare e svenne.
+</p>
+
+<p>
+Cotugno fermò immediatamente il sangue.
+</p>
+
+<p>
+— Là, disse il medico, queste donne anderanno, o
+manderanno dal farmacista, e faranno preparare le
+pozioni che ora vi scriverò. Intanto discorreremo
+un poco insieme.
+</p>
+
+<p>
+Egli scrisse la ricetta, la diede alle cameriere, e
+le affrettò ad uscire.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+</p>
+
+<p>
+Poi ritornando verso la regina svenuta, le prese
+la mano.
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo, disse, coi medici bisogna parlar chiaro,
+senza di che s’arrischia, anche senza volerlo,
+d’ingannarli, ed ingannandoli si ammazza l’ammalato.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mio! esclamai, c’è pericolo di morte?
+</p>
+
+<p>
+— Vi è sempre pericolo, quando da un lato del
+letto vi è la malattia, e d’altra il medico; ma qui
+o m’inganno di molto, o lo spirito è più infermo
+del corpo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo anch’io, dottore, e ammiro la vostra
+penetrazione.
+</p>
+
+<p>
+Cotugno alzò le spalle.
+</p>
+
+<p>
+— Non c’è penetrazione qua, la cosa è chiara come
+il sole. Vi dirò quanto è accaduto, e se m’inganno
+mi fermerete, e se indovino mi lascerete continuare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se la regina vi ascolta?
+</p>
+
+<p>
+— Non c’è pericolo, ho la mano sul suo polso, e
+quando ritornerà in sè, lo saprò un minuto prima.
+È l’esecuzione d’ieri che ha disturbato la regina.
+</p>
+
+<p>
+— Come fate ad indovinarlo?
+</p>
+
+<p>
+— Che bella malizia! prima di tutto ne ha sconcertati
+molti altri, tanto più lei che poteva impedirla,
+e che non ha creduto di farlo.
+</p>
+
+<p>
+— Dottore, essa ha loro offerto la grazia, ed hanno
+ricusato.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ho udito a raccontare qualche cosa di simile,
+ma questo non è affar mio, io sono medico e
+null’altro. L’esecuzione ha avuto luogo ieri alle
+quattro, ed è ieri alle quattro che la regina si sentì
+male.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Chi ve l’ha detto?
+</p>
+
+<p>
+— Sir William Hamilton: vedete che non voglio
+passare per uno stregone; e quand’anche non me lo
+avesse detto, questa notte la regina si è scossa nell’udire
+a suonare le tre alla pendola, ed ha detto:
+</p>
+
+<p>
+«Bene, abbiamo ancora un’ora.»
+</p>
+
+<p>
+— Ma non è tutto: questa mattina mi avete detto
+che ha avuto una commozione violenta.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, violentissima.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi guardò.
+</p>
+
+<p>
+— E avrà saputo che il principe Caramanico moriva
+di veleno.
+</p>
+
+<p>
+— Tacete, esclamai, tacete.
+</p>
+
+<p>
+— Se vi dico che non mi può intendere.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come potete saperlo?
+</p>
+
+<p>
+— È semplicissimo. La principessa venne da me
+due ore fa, per chiedermi se poteva andare con lei
+a Palermo. Le risposi che mi era impossibile non
+potendo abbandonare la regina nello stato in cui si
+trovava. La mandai da Cirillo. Ed era giusto perchè
+ieri egli ha mandato vostro marito da me. A quest’ora
+saranno già partiti, e se vi è mezzo di salvar
+il principe Cirillo lo salverà. Egli è un bravo uomo.
+Mentre io parlava colla principessa il suo domestico
+faceva conversazione col mio, e poichè non aveva
+motivo di farne un mistero, gli disse che la sua padrona
+era venuta da Caserta: l’emozione che ne
+ebbe la regina, è quella che la pose nello stato in
+cui ora si trova. Avrei potuto lasciarvi credere di
+aver indovinato tutto, ma sarebbe stato una vera
+ciarlataneria, e, grazie a Dio.... Gatti.... sì.... ma Cotugno
+no, non è ciarlatano. Volete che vi dica ora
+il mio piano di battaglia contro la malattia della regina?
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+È molto semplice. La notizia dell’avvelenamento
+del principe di Caramanico si trova in lei allo
+stato di sogno. Ella non sa se ha sognato di aver
+veduto la principessa, o se l’ha veramente veduta;
+ecco le due idee che non può collegare, e che non
+deve collegare; ed ecco donde si doleva di trovarsi
+troppo debole perchè la indebolissi di più. Sono abbastanza
+forte per lottare contro l’esecuzione d’ieri,
+e contro lo avvelenamento di oggi, purchè questi
+fatti siano isolati; ma se le due emozioni si uniscono,
+Cotugno è preso fra due fuochi come un generale
+mal pratico. Cotugno deve fare come Orazio ferito,
+deve assalire i Curiazî ad uno la volta: mi capite,
+il primo Curiazio è l’esecuzione d’ieri, il secondo
+l’avvelenamento d’oggi, ed il terzo poi, il meno pericoloso
+e terribile, è la malattia.
+</p>
+
+<p>
+— Davvero, signore, gli dissi osservandolo con
+stupore, siete un uomo meraviglioso.
+</p>
+
+<p>
+— E perchè non più maraviglioso di qualunque
+altro, ho della pratica e dell’osservazione, ecco tutto.
+Intanto ascoltate: il mio piano si limita ad impedire
+alla regina di ricordarsi. Se vi riesco, in tre
+giorni non avrà più nulla a temere: le darò semplicemente
+un calmante che bisogna amministrarle colla
+più grande precauzione e colla più scrupolosa regolarità,
+perchè allora la calmerebbe troppo.
+</p>
+
+<p>
+— Dio mio! che cosa le date dunque?
+</p>
+
+<p>
+— Non è che della belladonna.
+</p>
+
+<p>
+— Ma credeva che la belladonna fosse un veleno.
+</p>
+
+<p>
+— È un veleno difatti, ma presa come la prenderà
+la regina, è un narcotico, anzi neanche un narcotico,
+un calmante; le somministrerete quanto un
+cucchiaio da caffè ogni ora. Ah! ecco Sua Maestà
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+che ritorna in sè, non dimenticate che l’esecuzione
+di quei giovani è stata fatta già da quindici giorni,
+e che lo avvelenamento del principe.... di.... è una
+favola.... silenzio.
+</p>
+
+<p>
+La regina spalancò gli occhi e si guardò intorno.
+</p>
+
+<p>
+— Là, disse Cotugno alzandosi, ora va bene. Vostra
+Maestà va a meraviglia. Non dimenticate di far
+prendere a Sua Maestà una cucchiaiata da caffè
+della pozione che ho testè indicata; quanto più presto,
+sarà meglio. Ah! ecco in punto le damigelle,
+che entrano colla pozione; datemi un piccolo cucchiaio,
+Sua Maestà mi farà l’onore di accettare la
+prima cucchiaiata dalla mia mano.
+</p>
+
+<p>
+E senza dare tempo alla regina di prepararsi, le
+mise il cucchiaio in bocca e le fece ingoiare la pozione.
+</p>
+
+<p>
+— Dimani, alla stessa ora, ritornerò.
+</p>
+
+<p>
+Dieci minuti dopo la sua partenza, la regina dormiva
+profondamente.
+</p>
+
+<p>
+Tutto ciò che aveva predetto il medico avvenne;
+la regina rimase assopita per tre giorni in uno stato
+di sonnolenza che non era nè la veglia nè il sonno;
+poi dopo i tre giorni il dottore permise che la luce
+penetrasse a poco a poco nel suo animo, e al pallido
+chiarore di quella luce rivide quanto era accaduto,
+ma sotto l’aspetto pallido e scolorito dei fatti
+già compiti da molto tempo. Io che non la lasciai
+mai un momento sola, fui la confidente di quel suo
+ritorno alla vita ed al dolore.
+</p>
+
+<p>
+Essa stette tre o quattro giorni senza parlarmi
+del principe, quando una mattina dopo una specie
+di sforzo:
+</p>
+
+<p>
+— Ma! chiese la regina, durante il mio delirio,
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+non è venuta la principessa Caramanico a farmi
+visita?
+</p>
+
+<p>
+— È vero, signora, le dissi, essa aveva saputo che
+suo marito stava male, e partendo per Palermo veniva
+a dimandare a Vostra Maestà se non avesse
+qualche comunicazione da fare al vice-re.
+</p>
+
+<p>
+La regina che mi teneva per mano, me la strinse
+con forza, guardandomi in faccia.
+</p>
+
+<p>
+— Emma, mi dimandò, la principessa non è ancora
+ritornata?
+</p>
+
+<p>
+— No, signora.
+</p>
+
+<p>
+— E non ha scritto ancora?
+</p>
+
+<p>
+— No, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Date degli ordini perchè al suo ritorno sia introdotta
+da me subito quando chiederà di parlarmi.
+</p>
+
+<p>
+— E se le sue notizie fossero cattive, Vostra Maestà
+si crede abbastanza forte per udirla impunemente?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sta tranquilla, colla calma mi è ritornata
+la forza; però fammi un piacere.
+</p>
+
+<p>
+— Ordini, Vostra Maestà.
+</p>
+
+<p>
+— Qui vi è la chiave del mio stipo, ne conosci il
+segreto?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, signora.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, va a cercarmi quella mia cara cassettina;
+ho bisogno di averla vicina.
+</p>
+
+<p>
+— Parto subito.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, parti e ritorna presto. Se per caso vedi il
+re e se avesse la curiosità di sapere mie notizie,
+digli che sto bene; ma che ho bisogno di qualche
+giorno di riposo e di solitudine; mi sarebbe troppo
+spiacevole di rivederlo in questo momento.
+</p>
+
+<p>
+— Va bene, signora, — osservai il mio orologio, — ora
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+sono le nove, a mezzo giorno sarò di ritorno.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie. Non so che sarebbe di me se non ti
+avessi avuta vicino.
+</p>
+
+<p>
+Le presi le mani e gliele baciai.
+</p>
+
+<p>
+— Non dimenticarti nell’andare di far prevenire
+la principessa.
+</p>
+
+<p>
+— No, signora, state tranquilla.
+</p>
+
+<p>
+— E aggiungi che possono ricaricare il pendolo;
+ho i nervi abbastanza sodati per ascoltarlo a suonare, — anche
+le quattro!
+</p>
+
+<p>
+Lasciai la regina, e trasmisi i due ordini che mi
+aveva incaricato di dare.
+</p>
+
+<p>
+Poi salii in carrozza dando ordine al cocchiere di
+andare più presto che potesse, e partii.
+</p>
+
+<p>
+A Maddaloni incontrai una carrozza nera col cocchiere
+e due domestici in lutto. Ne fui scossa, un
+presentimento mi diceva che vi era una vedova in
+quella carrozza.
+</p>
+
+<p>
+Arrivai a Napoli: mi fermai all’ambasciata per dire
+qualche parola a sir William, poi andai al palazzo
+reale per la commissione della regina, ove, per un
+caso fortunato, non m’incontrai col re, e per ritornare
+di volo a Caserta, aveva dato gli ordini, scendendo
+di carrozza, di cambiare i cavalli.
+</p>
+
+<p>
+A mezzogiorno meno qualche minuto era di ritorno
+a Caserta; sotto il peristilio trovai la carrozza ed
+i domestici in lutto che aveva incontrati lungo la
+strada.
+</p>
+
+<p>
+Mettendo il piede sul primo grado della scala, vidi
+aprirsi la porta degli appartamenti della regina, e
+ne usciva una donna avvolta in un lungo velo crespo;
+teneva il fazzoletto agli occhi e singhiozzava,
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+camminando per così dire tastone: mi trassi in disparte,
+ed essa passò senza vedermi, benchè la sua
+veste si fosse ingombrata colla mia.
+</p>
+
+<p>
+Ritornò in carrozza e partì.
+</p>
+
+<p>
+Entrai dalla regina quando il pendolo suonava
+mezzogiorno.
+</p>
+
+<p>
+— Sei esatta, Emma, mi disse, — vieni qua. Mi avvicinai
+maravigliata di non riconoscere alcuna alterazione
+nella sua voce. Mi aspettava di trovarla
+in lagrime e desolata. Mi ingannava, era fredda e
+risoluta.
+</p>
+
+<p>
+Le presentai la cassetta; l’aperse colla chiave che
+aveva già preparata, e traendosi dal seno una ciocca
+di capelli:
+</p>
+
+<p>
+— Ecco — disse — tutto quanto rimane di lui, — e
+l’appoggiò con vivacità sulle labbra, chiuse nella
+cassetta questo ricordo di morte insieme ai suoi ricordi
+d’amore.
+</p>
+
+<p>
+Poi, mettendo la cassetta sul guanciale su cui
+lasciò ricadere il capo, chiuse gli occhi mormorando
+questa frase che aveva già udito uscire dalla sua
+bocca:
+</p>
+
+<p>
+— È una punizione del cielo!
+</p>
+
+<p class="pad2 center large">
+FINE DEL VOLUME QUINTO.
+</p>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Cavallo di corsa.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Cavallo marino.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76093 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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Binary files differ
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+This book, including all associated images, markup, improvements,
+metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be
+in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES.
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+Procedures for determining public domain status are described in
+the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org.
+
+No investigation has been made concerning possible copyrights in
+jurisdictions other than the United States. Anyone seeking to utilize
+this book outside of the United States should confirm copyright
+status under the laws that apply to them.
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+Project Gutenberg (https://www.gutenberg.org) public repository for
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