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diff --git a/76093-0.txt b/76093-0.txt new file mode 100644 index 0000000..948fb82 --- /dev/null +++ b/76093-0.txt @@ -0,0 +1,4131 @@ + +*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76093 *** + + + MEMORIE + DI + EMMA LYONNA + + + DI + ALESSANDRO DUMAS + + + UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. + Vol. V. + + + + Milano + G. DAELLI e C. EDITORI + MDCCCLXIV. + + + + + Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. + + STEREOTIPIA G. DASSI E C. + + TIP. GUGLIELMINI. + + + + +MEMORIE + +DI + +EMMA LYONNA + + + + +I. + + +Conoscete la risposta che fece Desdemona a questa dimanda del Senato di +Venezia: + +— Come mai voi, giovane, bella e nobile, avete amato quest’uomo che non +è nè nobile, nè giovane, nè bello? + +E Desdemona risponde: + +— Egli mi raccontava i suoi viaggi, i suoi pericoli, i suoi +combattimenti, ed io me ne stava per ore intiere come estatica vicino a +lui. + +Così fu presso a poco, non dirò del primo sentimento d’amore, ma nel +primo sentimento di simpatia che m’ispirò Nelson. + +Era un marinaio dalla parola dura, una specie di John Bull, tipo +simbolico del popolo inglese, che aveva immensi desiderj di ambizione, +e che, nato lungi dal trono, fu abbagliato dai raggi che emanavano da +esso mano mano che vi si avvicinava. + +Ecco la sua storia, tale quale la raccontò una sera a me ed alla regina. + +Era nato il 29 settembre 1758 in un piccolo villaggio della contea di +Norfolk, e avea trentacinque anni all’epoca che lo conobbi. + +Non aveva ancora fatto l’assedio di Teneriffa e la campagna di Corsica, +di modo che non aveva ancora perduto nè il braccio destro, nè l’occhio +sinistro. + +Era figlio di un semplice pastore. Il villaggio in cui nacque si +chiamava Barnham Thospes. + +Sua madre morì ancor giovane, lasciando undici figli a carico del +povero ministro del villaggio. + +Il padre li allevò con economia e con quella dolce affezione che +lega fra loro i membri di una famiglia numerosa e povera; egli fece +l’educazione tanto dei maschi che delle fanciulle, vi perdette la +salute, e fu obbligato per ristabilirsi di recarsi alle acque di Bath. + +Il primogenito della famiglia, Guglielmo Nelson, in assenza del padre +prese la direzione della piccola Colonia. + +La povera famiglia aveva un parente, un fratello della madre che si +trovava a Walpole, parentela un po’ lontana ma riconosciuta; questo zio +era capitano di vascello e si chiamava Maurizio Suckling. + +Un giorno, volle il caso, — a che si collegano mai gli avvenimenti +degli uomini ed anche dei regni? — volle il caso che, durante le feste +di Pasqua, il giovane Orazio Nelson leggesse in un giornale che il suo +zio aveva ottenuto il comando del _Reasonable_ vascello di 64 cannoni. + +— Fratello, gridò egli in atto di stupore a Guglielmo, scrivete, +vi prego, senza perdere un momento, a nostro padre, e pregatelo di +dimandare a mio zio Maurizio di lasciarmi imbarcare con lui. + +Il giorno stesso partì la lettera. + +Ed il padre, leggendola, esclamò: + +— Bisogna che questa sia la sua vocazione; davvero sarei sorpreso, +s’egli non s’arrampicasse _sull’albero più alto._ + +Effettivamente Nelson toccò la cima. + +La proposizione fu accettata da Maurizio Suckling, ed il piccolo Orazio +Nelson, debole come un ramo di salice, fu imbarcato sul _Reasonable_. + +Orazio Nelson fece due campagne su questo bastimento ed una terza +sul _Triumph_, e questo legno essendo disarmato, s’imbarcò su di un +bastimento mercantile. + +Al suo ritorno trovò suo zio sul Tamigi direttore di una scuola pratica +di aspiranti, fondata sullo stesso Triumph sul quale aveva navigato. Si +fece ricevere a questa scuola, ma questa specie di noviziato d’acqua +dolce riuscendogli insopportabile, si arruolò volontariamente per far +parte di una spedizione alle scoperte del polo nord. + +Allora salì a bordo del _Race Horse_[1]. Arrivato all’estremo limite +dell’Oceano, il bastimento rimase in mezzo ai ghiacci, in una delle +sue spedizioni sul mare divenuto completamente solido. Egli incontrò +un orso e l’attaccò pel primo, benchè non fosse armato che di un solo +coltello. Preso fra le zampe del suo terribile avversario, era quasi +per soffocare quando uno de’ suoi compagni scaricò a bruciapelo il suo +fucile nell’orecchio dell’orso e l’uccise. + +Aveva sedici anni, ed era ancora così debole che appena ne mostrava +dodici. + +— Come mai voi che non siete tanto robusto come credete, chiesegli il +capitano, avete attaccato un tale avversario? + +— Voleva riportarne la pelle a mio padre ed alle mie sorelle, rispose +il giovinetto. + +Le dure prove alle quali il mare sottopone i suoi amatori svilupparono +più tardi le forze, e ristabilirono la salute di Nelson. + +Liberata dai ghiacci la spedizione si trovò in mare aperto, Nelson +passò allora sul _Sea Horse_[2] bastimento leggiero di venti cannoni e +navigò pel mare dell’India: dopo due anni di stazione sulle coste, la +cui atmosfera è avvelenata, il giovane marinaio ritornò in Inghilterra +in uno stato di deperimento che si era detto mortale. + +Bastarono sei mesi per ritornarlo in salute. Approfittò di questa +convalescenza per mettersi in istato di dare gli esami, dai quali sortì +cogli onori del trionfo e col grado di sottotenente di marina. Fece +allora le guerra contro l’indipendenza d’America, difese la Giamaica +contro l’ammiraglio D’Estang, passò nell’America del Sud, e vi rinnovò +le gesta dei suoi fratelli della costa, la di cui storia è arrivata +sino a noi con tutto il prestigio d’un romanzo. + +Un giorno, durante le sue spedizioni nelle foreste del Perù, si +addormentò a piedi di un albero, ravvolto nel suo mantello. + +Un serpente vi s’introdusse. + +Un movimento che fece dormendo disturbò il rettile che lo morse; era un +serpente nero della specie più pericolosa; il contraveleno applicato a +tempo internamente ed esternamente dagli indigeni lo salvò. Ma per la +seconda volta ritornò morente in Inghilterra. + +Pure guarì; ma non completamente, e per tutta la vita si risentì di +questo avvelenamento. Tre mesi dopo il suo ritorno, per raccomandazione +di Lord Cornwallis, ottenne il comando di un brick di ventisei cannoni, +col quale fece una crociera nel mare del Nord, e studiò le coste della +Danimarca. + +Nella primavera Nelson fu inviato nell’America del Nord. Inseguito e +circondato da quattro fregate francesi, scampò spingendo il suo brick +in un passo fin allora creduto impraticabile. + +Arrivò al Canadà. + +Fu là che Nelson doveva amare per la prima volta, e la violenza di +questa prima passione potè dare la misura dell’influenza che l’amore +avrebbe sulla sua vita. Per non separarsi da quella che amava, Nelson +voleva dare la sua dimissione, rinunziare al suo impiego, e rinviare +il suo bastimento in Inghilterra. I suoi uffiziali che l’adoravano, lo +credettero pazzo, e risolsero di guarirlo dalla sua pazzia. Finsero di +obbedire ai suoi ordini, e si allontanarono, e ritornando alla notte, +penetrarono nella sua camera. Lo legarono, e impossessatisi di lui, lo +portarono a bordo, levarono l’ancora, e non gli resero la libertà se +non quando fu in alto mare. + +Questa passione non si estinse che per far luogo ad un’altra: al suo +ritorno in Inghilterra s’innamorò di Mistress Nisbett giovane vedova di +diciannove anni, e la sposò. + +Si prese la sua giovane donna ed un grazioso fanciullino, per nome +Josuach, che aveva avuto dal suo primo matrimonio nella casa di suo +padre morente, ed una seconda volta lo si credette perduto per la +marina. + +Difatti ci volle niente meno che la dichiarazione di guerra della +Francia con l’Inghilterra, per toglierlo da quella dolce e tenera +oscurità nella quale si era rifugiato. L’ammiragliato andò a cercarlo +sotto il tetto coniugale e gli diede il comando dell’Agamennone, sul +quale raggiunse l’ammiraglio Hood nel mediterraneo. Arrivò a tempo per +prender parte alla presa di Tolone, dopo la quale, come si vedrà, fu +inviato a Napoli per cercare rinforzi. + +Io dissi come era stato ricevuto dal re e dalla regina. + +Una volta deciso alla guerra, il re non poteva desiderare una notizia +migliore che quella recata da Nelson. + +Colla querela del cittadino Mackau si erano completamente ed +apertamente inimicati colla Francia. Il ladro era stato arrestato, +sottoposto a giudizio, ed assolto benchè le prove della sua +colpabilità fossero patenti. L’ambasciatore, come la regina aveva +potuto assicurarsene colla lettura delle sue carte, aveva riconosciuto +tutta la mala fede della Corte di Napoli. Egli aveva potuto vedere +la flotta a partire, aveva potuto vedere ad arrivare Nelson; l’eco +dei complimenti che gli erano stati fatti dal re e dalla regina aveva +risuonato sino all’ambasciata francese; finalmente l’ambasciatore aveva +ricevuto l’ordine dal suo governo di lasciar Napoli, egli era partito +indignato contro il governo napolitano ed il governo pontificio, +conducendo seco la figlia e la vedova di Basseville assassinato a Roma, +l’una che piangeva un padre e l’altra un marito. + +Dal terrazzo del palazzo lo vedemmo imbarcarsi su di una nave; +ed anch’egli alla sua volta, scorgendo un gruppo di donne negli +appartamenti reali, suppose che vi si trovasse la regina fra di esse, e +stese il braccio verso di noi in segno di minaccia. + +Io non vidi che una sola cosa nel gruppo che accompagnava +l’ambasciatore. Erano quelle due donne vestite di nero, il cui +lutto gridava vendetta più altamente che il gesto di minaccia +dell’ambasciatore. + +Nelson era inebbriato dell’accoglimento che gli era stato fatto dal +re, dalla regina e da sir William. Figlio del popolo, nato lungi dalla +Corte, sentiva, come me, più profondamente delle persone nate in una +condizione superiore, il fascino che trae seco un sorriso reale. Ecco +la lettera che scriveva a sua moglie Il 14 Settembre 1793: + + «A Mistress Nelson. + + «Le notizie che ho portato sono state accolte con una grandissima + soddisfazione. Dopo essere venuto a farmi visita pel primo a bordo + dell’_Agamennone_, il re ha mandato due volte a prendere notizie + della mia salute. Egli chiama gl’Inglesi i salvatori d’Italia e + particolarmente i salvatori del suo reame; del resto ho lavorato + per lord Hood con uno zelo che nessuno ha spinto più oltre, ed io + gli porto la lettera più splendida che mai sia stata scritta dalle + mani di un Re. + + «L’ho ottenuta grazie a sir William Hamilton ed al primo ministro + che è inglese. Lady Hamilton è stata adorabilmente amabile per + Josnah. + + «In quanto a lei è una giovane signora di modi eccellenti, e che + fa onore al rango al quale è stata elevata. Condurrò di qua 6000 + uomini di rinforzo per lord Hood. Ricordatemi alla memoria del + mio caro padre, a quella di lord e di Lady Walpole, e credetemi il + vostro affezionatissimo. + + ORAZIO NELSON.» + +Durante il tempo che Nelson fu a Napoli, dimorò all’ambasciata. Dissi +già la specie di impressione che egli fece su di me: più tardi mi +confessò più volte che dal momento in cui mi aveva veduto egli mi +aveva amato, ma durante questo primo viaggio, se la cosa è vera, i suoi +sguardi soltanto parlavano per lui, ed ancora con sì poca risoluzione, +che partì lasciandomi in dubbio se aveva per me dell’amore, oppure +semplicemente una profonda affezione fraterna. + +Da parte mia il sentimento che provai, se talvolta usciva dal limiti +dell’amicizia, si concentrava interamente sul suo bel giovinetto figlio +di Mistress Nisbett che portava a tredici o quattordici anni l’uniforme +del primo grado della marina. E quando ascoltava, seduta sul divano, +col braccio intorno al collo di Josuach, il racconto dei pericoli e dei +combattimenti del suo patrigno, sir William Hamilton, sempre immerso +nella antichità, si divertiva di paragonarmi alla regina di Cartagine +che accarezzava Ascanio, ascoltando i racconti di Enea. + + + + +II. + + +Una volta distolta dalle terribili preoccupazioni che le cagionò +l’accusa di sua sorella, colla presenza di Nelson a Napoli, lo spirito +ed il cuore della regina ritornarono, appena partito il capitano +inglese, verso la Conciergerie, come l’ago calamitato che per un +istante oscilla accidentalmente, ritorna invincibilmente al polo. + +Il processo durante questo tempo avea preso una via rapida e fatale. +Rinviata al tribunale rivoluzionario e trasportata alla Conciergerie +il 1. agosto, Maria Antonietta aveva sostenuto un interrogatorio al 12 +ottobre, ed al 16 era stata condannata a morte e giustiziata. + +Benchè la regina di Napoli supponesse bene che la Convenzione non +avrebbe perdonato a Maria Antonietta, oggetto principale del suo +odio, il colpo che provò quando apprese la sua esecuzione non fu meno +terribile. + +Udendo la morte di Luigi XVI, il dolore di Maria Carolina fu quello +di una donna; ma alla notizia di quella di sua sorella, non fu più un +abbattimento, fu collera, e collera di tigre. + +Cadde in convulsioni accompagnate da grida e da minacce, in mezzo +alle quali i suoi lineamenti si alterarono in modo da dubitare che ne +avrebbe per sempre perduta la bellezza. + +Come per la morte di Luigi XVI, si ordinò un lutto pubblico, e +pubbliche preci in tutte le chiese, e processioni funebri per le vie. +Infine la regina si chiuse nel suo appartamento, e rifiutò di ricevere +chiunque, eccettuata me sola. + +Negli otto giorni che seguirono la notizia fatale non l’abbandonai +un’ora, dormiva nella sua camera, mangiava con lei, o piuttosto, — +diciamolo, — per otto giorni nè dormì nè prese cibo; finalmente le +riuscì di piangere, e si sentì un poco sollevata dalle lagrime. Ma in +questi otto giorni aveva fatto, e mi aveva fatto fare mille giuramenti +di vendetta. + +Come si vendicherebbe, essa non lo sapeva ancora; come l’aiuterei +a vendicarla essa l’ignorava; ma, come faceva Amilcare al giovane +Annibale, mi metteva la mano sull’altare gridando: Vendetta, vendetta. + +In quanto al re, egli parve molto commosso, e specialmente molto +spaventato nel primo e nel secondo giorno. Ma al terzo, sotto pretesto +di distrarsi, partì per la caccia e non apparve per una settimana. + +Fu in questo momento che l’odio avvicinò la regina al ministro Acton: +tre volte al giorno lo mandava a chiamare, gli chiedeva le notizie +della guerra, e nel lasciarlo esclamava: + +— Ma voi che siete un uomo trovatemi un mezzo per vendicarmi! + +Acton la consolava allora per quanto poteva essere consolata, dicendole +in quali sanguinose convulsioni si agitava la Francia, raccontandole +quali ecatombe la ghigliottina ammucchiava sulla piazza pubblica: +i ventuno convenzionali decapitati al 31 ottobre; il duca d’Orléans +che li seguì al 6 novembre; la convenzione che decreta al 10 che al +culto cattolico è sostituito il culto della Ragione, al quale era +stata dedicata la chiesa di Nostra Donna a Parigi; Bailly che alla sua +volta saliva il patibolo l’11; finalmente le prigioni di Parigi che +rigurgitavano di prigionieri. + +Ma un giorno lo vidi entrare pallido, coi denti serrati o frementi +di rabbia; la regina nel vederlo comprese che portava qualche notizia +fatale. + +Essa si alzò in piedi, e stringendomi violentemente la mano che mi +teneva quando il generale era entrato: + +— Che vi è ancora? dimandò. + +— Vi è, signora, rispose Acton, che i repubblicani hanno ripreso Tolone. + +— Tolone! esclamò la regina impallidendo. Hanno ripreso Tolone! +E se non sono otto giorni che voi mi dicevate d’aver ricevuto +dall’ammiraglio Hood una lettera in cui vi diceva: — «Se i Giacobini +riprendono Tolone, mi faccio Giacobino anch’io!» + +— Ebbene, non gli rimane che di cacciarsi fino alle orecchie il +berretto rosso. + +— Ma come ciò è possibile! — Secondo voi le genti che assediavano +Tolone erano degli imbecilli. — Cartaux, il generale Cartaux, dicevate, +era incapace di fare l’assedio di una città di terz’ordine. + +— Ve lo ripeto ancora, signora, ma per disgrazia Cartaux è stato +richiamato, e Dugommier andò a sostituirlo. Ma non sono i generali che +hanno ripreso Tolone; a quanto pare, sarebbe stato un giovane uffiziale +interamente ignoto che fa la sua prima campagna. + +— E che si chiama? + +— Buonaparte. + +— E chi è questo Buonaparte, un italiano? + +— Sì e no. + +— Come sì e no? + +— È un Córso. + +La regina pestò i piedi. + +— Ripreso Tolone! esclamò, e stette per un momento silenziosa, +corrugando le sopracciglia e colle braccia convulse. + +— E non avete altre notizie su questo Buonaparte? + +— Ho detto tutto quello che ne so, signora. La notizia è stata portata +da un brik di commercio bloccato nel porto e che uscì colla flotta +inglese e la nostra; eccellente camminatore, la precedette, e preso +da un colpo di vento in vicinanza dell’isola d’Elba, è venuto in tre +giorni dalla Pianosa a Napoli. + +— Chi avete interrogato? + +— Il capitano. + +— Non potrei vedere quest’uomo? + +— Nulla di più facile, ma mi disse tutto ciò che sapeva. + +— Quando credete di avere altre notizie? + +— Questa sera o dimani mattina al più tardi. + +In questo momento il generale rivolse macchinalmente gli occhi verso il +mare. + +— Guardate, signora, diss’egli, ecco un bastimento che viene verso +di noi a gonfie vele; mi sembra di vedere sull’orizzonte degli altri +bastimenti che lo seguono. + +— Prendi il cannocchiale, Emma, disse la regina. + +Difatti la regina aveva chiesto un buon cannocchiale al capitano +Nelson, che le mandò il migliore dell’_Agamennone_. + +Il generale Acton lo prese, ed avendolo messo al suo punto, lo fissò +sul bastimento che appariva sull’orizzonte. + +Poi ricacciando col palmo della mano i tubi l’un dentro l’altro: + +— Od io m’inganno di molto, disse, o prima di due ore avremo notizie +esatte, e da un uomo che avrà nulla perduto di ciò che è avvenuto. + +— Voi avete riconosciuto il bastimento? domandò la regina. + +— Credo che sia la Minerva. — Capitano Francesco Caracciolo. + +— Ah! disse la regina, se è lui, prevenitelo che desidero di parlargli +e di parlargli per la prima; voi lo accompagnerete, generale, se lo +volete, ma che venga subito qui. + +Il generale fece un inchino ed uscì. + +Noi restammo sole; la regina riprese il cannocchiale e seguiva cogli +occhi la corvetta fino a quando entrò nel porto; ma prima che fosse +entrata aveva scambiato dei segnali col castel dell’Uovo, di modo che +il capitano non attese nemmeno che l’áncora toccasse il fondo, per +scendere nella lancia e remigare verso la darsena. + +Da lontano si vedevano cinque o sei bastimenti che sembravano più o +meno avariati, e che venivano, secondo le avarie sofferte, più o meno +lentamente. + +Dopo aver perduto di vista la scialuppa in cui era il comandante +della corvetta, gli occhi della regina si erano rivolti sulla porta +d’entrata. + +Dopo dieci minuti udimmo dei passi che si avvicinavano rapidamente. + +La porta si aperse, ed il generale Acton annunziò egli stesso: + +— Il capitano Francesco Caracciolo. + +Il capitano entrò, fece un profondo saluto di cui ebbi tutta la libertà +di prendere la mia parte se mi conveniva, e attese l’interrogatorio +della regina. + +— Eh! buon Dio! signore, disse, che mi si dice? quest’infami di +Giacobini ci hanno ripreso Tolone, non è vero? + +— Bisogna bene che sia vero, signora, rispose il principe Caracciolo +con un tristo sorriso, perchè io son qua. + +— E si è reso così Tolone, senza combattere? + +— Si è combattuto, signora, perchè noi abbiamo avuto due cento morti e +quattro cento prigionieri. + +— Allora spiegatemi questa disfatta, signore, perchè è una disfatta, +non è vero? + +— In tutto il significato della parola, ed in tutta la realtà della +cosa. + +— Ma chi ha potuto mutare l’aspetto degli affari in sì pochi giorni? + +— Un uomo di genio, signora. + +— Quel Buonaparte? + +— Sì, quel Buonaparte. + +— Che ha dunque fatto? + +— Ha conosciuto il solo punto in cui Tolone era attaccabile, l’ha preso +alla baionetta e di là ha diretto il suo fuoco sopra Tolone. + +— E poi, e poi.... continuate; vedete bene che vi ascolto, signore. + +— Ebbene, signora, dopo quando si videro gli obici incendiare la +città, quando si videro i due forti di Leguilette e di Balagnier a +congiungersi col piccolo Gibraltar per fulminare Tolone, la discordia +si è messa fra gli Inglesi, gli Spagnuoli ed i Napolitani. Gl’Inglesi, +pronti ad abbandonare la città senza farne parte nè agli Spagnuoli +nè a noi, misero fuoco all’arsenale, ai magazzini della marina, ed +ai bastimenti francesi che non poterono condurre, e cominciarono ad +imbarcarsi sotto il fuoco delle batterie francesi, abbandonando quelli +che avevano tradito la Francia per essi, e che li tradivano alla lor +volta. Allora, signora fu una confusione, una fuga, uno sbaraglio; +gl’Inglesi fecero tirare sui realisti che si arrampicavano sui fianchi +dei loro vascelli per fuggire alla vendetta dei patrioti. Io non ho +creduto di dover fare come essi, ho menato a bordo una ventina di +realisti e fra questi il governatore della città, il Conte Maudit. Io +condussi questi infelici, e che muoiano almeno di fame qui, se il re +non ha pietà di loro, piuttosto che morire là fucilati e decapitati. + +— Voi avete fatto bene, signore, esclamò la regina, ed i vostri +realisti non morranno di fame, ve lo dico io, perchè se il re ricuserà +di dar loro del pane, venderò i miei diamanti per dargliene io. + +Caracciolo fece un inchino. + +— Io non so, signore, continuò la regina, se la mia influenza andrà +sino al punto di farvi nominare ammiraglio. Ma in ogni caso dimanderò +al re ed al signor Acton che questo favore... mi sbaglio... che questa +ricompensa vi sia accordata. + +La regina fece un movimento colla mano. Il principe fece un inchino ed +uscì. + +— Che ne dite voi di ciò, signore? chiese la regina ad Acton. + +— Dico, signora, che il principe Caracciolo non ama gl’inglesi, da +ciò viene la cattiva parte che fa rappresentare ai miei compatrioti in +questa faccenda. + +— Il che vuol dire che non sarete del mio avviso quando si discuterà in +consiglio se il grado che dimanderò pel capitano Caracciolo gli verrà +accordato. + +— Vostra Maestà, disse Acton facendo un inchino, sa che sono sempre +del suo avviso; intanto Vostra Maestà non troverà male che dia senza +ritardo degli ordini perchè i vascelli e gli uomini che entreranno +in porto, siano fatti oggetto della cura e della sollecitudine del +governo. + +— Fate, signore, fate; fate curare i feriti e gli ammalati, e dare +le ricompense a quelli che si sono bene condotti: noi non siamo una +potenza abbastanza grande per avere il diritto di essere ingrati verso +i nostri difensori. + +Acton si ritirò. + +Alla sera il re ritornò dalla caccia; verso le undici ore di sera la +regina si informò di ciò che aveva fatto e detto. + +Aveva cenato molto tranquillamente; si era fatto contare a cena gli +avvenimenti di che si era avuto notizia: non disse nulla, e se ne andò +a letto. + +A mezza notte la regina mi disse di accompagnarla. La vidi con istupore +a prendere un pugnale ed una matita nera, e quando le chiesi cosa +andava a fare: + +— Vieni con me, mi disse, e lo vedrai. + +La seguii pel corridoio sempre solitario pel quale il re veniva da lei, +ed essa andava dal re; arrivammo in un piccolo salotto che precedeva la +sua camera da letto. + +Si fermò, e si pose ad ascoltare se non udiva rumore. Profondissimo +era il silenzio, e nella camera ove il re dormiva profondamente, ed +in quella del gentiluomo di servizio. La regina si avvicinò alla porta +della camera da letto di suo marito, vi conficcò il pugnale e dandomi +in mano la matita: + +— Tu, di cui non conosce la scrittura, mi disse, scrivi intorno a +questo pugnale ciò che ti dirò. + +Posai la punta della matita sul legno della porta. + +— Scrivi: Tutte le mode vengono di Francia. + +Io lo scrissi. + +— Ora vieni, mi disse, vedremo se farà dimani colezione così bene come +ha cenato questa sera. + + + + +III. + + +La regina non si era ingannata. Il giorno seguente alle 8 del mattino, +il re, pallido per lo spavento, corse da lei in veste di camera, +le presentò con mano tremante il pugnale, e con voce interrotta dal +brivido convulsivo dei denti, le ripeteva le parole scritte da me sulla +porta. + +La regina non parve maravigliata. + +— Ciò prova, gli disse, che abbiamo dei Giacobini fino nel palazzo. + +— Ma che fare! esclamò il re. + +— L’opposto di quanto hanno fatto Carlo I e Luigi XVI, rispose la +regina; arrivare per i primi ed uccidere per non essere uccisi, + +Non dimando meglio che di uccidere, disse il re, ma chi uccidere? + +— I Giacobini. + +— Ma, intendiamoci, disse il re, che nel suo buon senso grossolano non +poteva rendersi conto di ciò che voleva dire la regina colla parola +di Giacobini; in Francia i Giacobini sono straccioni acconciati con +un berretto rosso, che scrivono dei giornali schifosi e pieni di +bestemmie; qui invece i Giacobini sono uomini distinti, istruiti, +dotti, e invece di scrivere delle oscenità, come Duchesne, essi +scrivono buoni libri, od almeno i loro libri sono considerati come +tali. In Francia si chiamano Santerre, Collot d’Herbois, Hebert, e sono +mercanti di birra, commedianti fischiati, venditori di contromarche; +qui si chiamano Ettore Caraffa, Cirillo, Conforti, vale a dire che +appartengono alla prima nobiltà, alla medicina, all’avvocatura; vi sono +Giacobini da Giacobini, come vi sono persone da persone. + +— Come, rispose la regina, vi sono giacobini da giacobini! più i +nostri sono istruiti, nobili e ricchi più sono da temere; in Francia +è il popolo che è cattivo, e la classe elevata è buona; qui è tutto al +contrario, il popolo è buono, ma è la classe elevata che è cattiva. + +— Ah! bene, ecco che oggi è il popolo che è buono. E allora perchè +lo sprezzavate voi, questo popolo, quando mi applaudiva vedendomi a +mangiare i maccheroni, e quando saliva sullo scalino della mia carrozza +per tirarmi il naso e pizzicarmi le orecchie? + +— Perchè non lo conosceva, oggi lo conosco e gli rendo giustizia. + +— Ed anch’io gli rendo giustizia. Io almeno ho su di voi il vantaggio +di avergliela resa sempre. Sì, è vero, c’è del buono; ma per San +Gennaro c’è anche del cattivo. + +— Infine non è poi un uomo del popolo, che ha conficcato il pugnale +nella vostra porta, e che vi ha dato questo avviso: — _tutte le mode +vengono di Francia!_ — questo non è dialetto, ma lingua italiana bella +e buona. + +— Sono obbligato a convenirne. È tanto vero che era sul punto di far +arrestare il povero Riario Sforza che era di servizio questa notte; ma +vedendo il pugnale credo che sia diventato più pallido e più tremante +di me. + +La regina andò alla finestra e l’aperse. + +— Guardate, disse al re, mostrandogli i vascelli dispersi che si +erano veduti lontano il giorno prima, e che rientravano mutilati nel +porto l’uno dopo l’altro, come uccelli di mare a’ quali il piombo del +cacciatore avesse ferito le ali; — ecco uno spettacolo deplorabile +per l’umanità: non è vergognoso pel governo? — flotta disalberata, +è una calamità pubblica, e vedete tutto Napoli sulla banchina che +assiste a questo doloroso spettacolo. Ebbene, travestitevi se potete, +mischiatevi con tutta questa folla senz’essere riconosciuto, e vedrete +che tutti quelli vestiti di panno, chiunque vi sarà di ricco, di dotto, +di patrizio, li vedrete consolarsi dei nostri disastri; mentre al +contrario il seminudo, l’ignorante, il povero, lo vedrete a piangere, +lamentarsi e maledire i Francesi: lasciate che vengano i Francesi, +e tutti i vostri nobili, i vostri dotti, i vostri medici, i vostri +giuristi si uniranno a loro; — chi li combatterà sarà il popolo che si +farà uccidere per voi, i lazzeroni. + +Hum! fece il re; quei furbaccioni là hanno tanto spirito per farsi +ammazzare per qualcuno o per qualche cosa! Diamine! — È così bello +starsi sdraiato colla testa all’ombra e co’ piedi al sole, e di non +svegliarsi che per ascoltare Pulcinella, giuocare alla morra, o vederlo +mangiare i maccheroni. + +— Vengano i Francesi e vedrete. + +— Bene, disse il re con una smorfia che non apparteneva che a lui. + +I Francesi sono ancor lontani; bisogna che vengano per terra, perchè il +mare è degli Inglesi, che lor hanno incendiato a Tolone venti legni da +guerra, e condottine via quindici; poi sono occupatissimi a tagliarsi +il collo l’uno coll’altro. I cordiglieri hanno fatto tagliare la +testa ai girondini, i giacobini si occupano ora di tagliare le teste +dei cordiglieri; finalmente un partito qualunque che non conosciamo +ancora, farà tagliare alla sua volta le teste dei giacobini. Se Tolone +è ripreso, Magonza e Valenciennes non lo sono. Quelli della Vandea, +daranno loro matassa da dispanare, hanno guadagnato la battaglia di +Waltignier, ma dov’è Waltignier in Francia, credo dalla parte di Lilla, +è la via delle Fiandre e non di Napoli; d’altronde ho inteso dire che i +nostri alleati gl’Inglesi, hanno preso loro S. Domingo. + +— E se vi dico ancora che non sono punto i giacobini di Francia che +temo, signore, sono quelli di Napoli. + +— Ebbene, ma quelli di Napoli, cara maestra; voi avete Medici +per fargli arrestare, avete Vanni, Guidobaldi e Castelcicala per +giudicarli; avete mastro Donato per prenderli; io ve li abbandono, +fatene quello che volete: avrei molto caro di conservarmi Cotugno, che +è un buon medico e che conosce il mio temperamento, ma tutto il resto, +i vostri dotti, i vostri uomini di legge, i vostri nobili, i vostri +Conforti, i vostri Pagano, i vostri Caraffa, non darei per loro una +presa di questo buon tabacco di Spagna che mi manda Carlo IV. — Ah! a +proposito, sapete voi una notizia? Ho confrontato il mio giornale di +caccia col suo, ed ho ucciso da gennaio di quest’anno ad oggi, vale a +dire in un anno meno qualche giorno, un terzo più di lui. + +— Ve ne faccio i miei complimenti più sinceri, disse la regina alzando +le spalle, è una occupazione piena d’interesse, nel momento che si +taglia la testa al re Luigi XVI ed alla regina Maria Antonietta, quella +di andare a caccia da mattina a sera. + +— Signora, se non fossi mai andato a caccia, credete voi che ciò +avrebbe impedito ai rivoluzionari di tagliar loro la testa, e quando +non andassi più a caccia, credete che ciò possa rimetter loro la testa +sulle spalle? + +— Davvero, disse la regina con disprezzo: non so se siete più filosofo +che logico o più logico che filosofo; vi consiglio di dedicarvi +all’una od all’altra di queste scienze, od anche a tutte e due se lo +volete; intanto io approfitterò del permesso che mi date di utilizzare +il talento di Medici, di Venoni, di Guidobaldi, di Castelcicala, di +Mastro Donato: andate signore, non dimenticate il vostro pugnale, +e guardatevene a vista; meditate la leggenda che vi stava scritta +intorno, e vi farà venire dei pensieri salutari. Andate a caccia +quest’oggi? + +— No, signora, pesco. + +— Difatti il momento è bene scelto; andate a pescare, signore, andate a +pescare, e ritornando, mi darete notizie dei vostri vascelli. + +Il re che si era già alzato ed aveva già fatto un passo verso la porta +si fermò. + +— Avete ragione, disse, vado a dare un contrordine per la pesca. Mi +accontenterò oggi di uccidere qualche fagian a Capodimonte. + +Ed uscì. + +La regina fece chiamare il generale Acton, e si stabilì che nello +stesso giorno si decreterebbe a profitto del tesoro l’alienazione di un +gran numero di beni ecclesiastici. + +Che Napoli sarebbe colpita da una contribuzione straordinaria di +103.000 ducati al mese: + +La nobiltà di 120,000 ducati; + +Che le chiese, i Monasteri, le cappelle darebbero i loro vasi d’oro e +d’argento che non sarebbero di necessità assoluta; + +Che i cittadini vendessero i loro gioielli e gli oggetti preziosi, +versandone il prezzo al tesoro, ed in cambio ricevessero dei buoni del +banco pagabili ad una certa epoca: + +Finalmente, senza inquietarsi dei clamori che la cosa potrebbe +suscitare, il governo si impossesserebbe dei banchi publici. + +Duecento e cinquanta milioni furono il risultato di questo colpo di +rete. + +Inoltre la Giunta di Stato ricevette dalla regina l’ordine di +cominciare le sue funzioni, e dessa cominciò coll’arrestare un +centinaio di persone, sull’indicazione di Maria Carolina. + + + + +IV. + + +Diciamo una parola sul primo colpevole o piuttosto sul primo innocente +che aperse a tante vittime la via sanguinosa del patibolo. + +La regina trovandosi a Napoli per la solennità di Pasqua, cosa che essa +non mancava mai di fare, udimmo raccontare che la chiesa del Carmine, +una delle più venerate di Napoli, era stata profanata da una tremenda +empietà. + +Bisogna che dica dapprima che cosa sia la chiesa del Carmine. + +La chiesa del Carmine fu fondata dalla principessa Elisabetta madre del +giovane Corradino. + +Ella venne con una nave carica d’oro per riscattare suo figlio delle +mani del duca d’Anjou, o piuttosto del re di Napoli; ma arrivò troppo +tardi; e l’oro che doveva riscattare l’infelice giovane fa destinato a +costruire una cappella, nella quale fu sepolto il suo corpo con quello +del duca d’Austria, suo amico, che potendo vivere senza di lui, volle +morire con lui. + +Nel 1438, mentre Renato d’Anjou faceva l’assedio di Napoli, una palla +lanciata da lui minacciò la testa di un grande Crocifisso di legno +collocato sull’altare, sotto al quale era seppellito Corradino. Il +Crocifisso chinò la testa sulla spalla destra in modo che la palla +passò senza toccarlo e andò a conficcarsi nel muro. + +Questo Crocifisso aveva già una grande riputazione di santità; per un +miracolo particolare del cielo, i capelli crescevano sulla sua testa +come su di un cranio vivente, e tutti gli anni, nei giorni santi della +Pasqua, il sindaco di Napoli taglia questi capelli con forbici d’oro, +e dopo aver fatto la parte del re, della regina e del principe reale, +distribuisce il resto ai fedeli. + +È nel chiostro di questa stessa chiesa, che nel 1647 fu assassinato +Masaniello dopo sette giorni di regno. + +In causa di tutte queste tradizioni in parte storiche ed in parte +religiose, la chiesa del Carmine situata presso il vecchio mercato, +vale a dire nel quartiere più popoloso di Napoli, è in venerazione non +solamente fra i lazzaroni, ma ancora fra tutte le classi della società. +Ora precisamente la domenica di Pasqua del 1794, nel momento in cui il +sacerdote mostrava l’ostia, si udirono bestemmie abbominevoli, ed un +uomo pallido, coi capelli irti, colla fronte bagnata di sudore, e colla +schiuma alla bocca, si fa strada in mezzo alla folla percuotendo a +destra e sinistra, corre all’altare, percuote in viso il sacerdote, gli +strappa l’ostia di mano, e la pesta sotto i piedi. + +Nel medio evo si sarebbe detto che quello uomo era un ossesso, e lo si +avrebbe esorcizzato. + +Nel secolo XVIII lo si considerava come un bestemmiatore, un empio +propagatore de’ principii sacrileghi della Francia, e fu sottoposto a +processo che non fu lungo. Il colpevole non solamente non negò, nè si +scusò di nulla; ma in faccia ai giudici negò Dio, negò Gesù, negò la +Vergine. + +Egli si chiamava Tommaso Amato, era di Messina, aveva trentasette anni, +tre fratelli, una sorella, era orfano di padre e madre, e non aveva +dimora fissa. + +Tale fu almeno la sua dichiarazione. Il clero trasse un gran partito da +questo avvenimento, disse che quell’uomo rappresentava l’empietà dei +tempi, ed era un simbolo vivente della corruzione in cui i principii +rivoluzionari avevano spinto la società. + +In quanto ai giudici essi credettero di non poter abbastanza esprimere +l’orrore che cagionava un tale delitto, e non soltanto condannarono il +colpevole ed essere appeso, ma di andare al supplizio con una sbarra +alla bocca, perchè le bestemmie che avrebbe pronunziato il paziente +alla sua ultima ora non scandalizzassero la coscienza dei buoni +cristiani. + +Inoltre, durante i tre giorni che precedettero l’esecuzione, si fecero +pubbliche preci in tutte le chiese per l’espiazione di questo delitto. + +Soltanto due giudici, il presidente Cito ed il consigliere Potenza, si +pronunciarono contro la pena di morte, e dimandarono che Tommaso Amato +fosse chiuso in un manicomio. + +Il sabato, 17 maggio, fu il giorno fissato per l’esecuzione. + +Si fecero percorrere al condannato tutte le vie di Napoli, eccettuate +quelle attigue al palazzo reale, perchè in alcune di queste avrebbe +potuto incontrare il re, e questo incontro avrebbe potuto salvarlo. Il +clero voleva far vedere a tutta Napoli cosa fosse un bestemmiatore. + +Finalmente si condusse il paziente alla piazza del Mercato, ove doveva +aver luogo l’esecuzione. Egli era accompagnato non solamente dai +Bianchi, vale a dire dai membri di quella confraternita che gode del +tristo privilegio di confortare moralmente e fisicamente i condannati +nella loro ultima ora, ma dalle dieci o dodici confraternite di tutti i +colori che esistono nella città di Napoli. + +Malgrado questa lunga e faticosa passeggiata, una specie di esaltazione +furiosa sosteneva il condannato, che salì la scala con un passo +abbastanza risoluto, come se avesse ignorato che ognuno di quei gradini +lo conduceva alla morte. Poi, terminata l’esecuzione, il corpo fu +gettato su di un rogo e le ceneri di questo rogo in cui erano mescolate +le sue furono sparse al vento. + +Poi, nella stessa sera, in cui questa esecuzione terribile aveva +riempito Napoli di spavento, giunse una lettera del generale Danero, +governatore di Messina, che reclamava, come fuggito dall’ospedale di +Messina, un povero pazzo chiamato Tommaso Amato. + +Quantunque questa lettera si fosse tenuta segreta, pure ne trasparve il +contenuto. Napoli lo seppe; ed i giacobini si affrettarono di spargere +per la città che i giudici avevano preso l’esaltazione di un pazzo per +l’empietà di un ateo. + +Questo errore che avrebbe dovuto calmare l’entusiasmo dei giudici, +sembrò invece che l’avesse raddoppiato. Decisero che le sedute del +tribunale durassero senza posa, eccettuate le ore delle refezioni e del +sonno. + +Fu circa in questo tempo, che, per vendicarsi della sua disfatta a +Tolone, l’Inghilterra decise la sua spedizione contro la Corsica. +Il gabinetto di S. Giacomo aveva da qualche tempo delle trattative +con Paoli, ed era sicuro di contare su questo patriota, che i suoi +concittadini, — prima di sapere ciò che sarebbe diventato il giovane +Buonaparte che appena allora cominciava a distinguersi a Tolone, — +consideravano come il più grand’uomo che fosse nato nell’isola. + +La regina fu prevenuta di questo progetto da sir William Hamilton, o +piuttosto da me; si trattava di ottenere da lei, — e la cosa non era +difficile, — che essa riunisse, a’ termini del trattato firmato fra la +Gran Brettagna ed il regno delle Due Sicilie, le sue truppe a quelle +dell’Inghilterra. Allora il re fece correre la voce d’aver dato per +questa spedizione dieci milioni della sua cassetta particolare, e la +regina si mostrò alle passeggiate ed allo spettacolo con ornamenti in +brillanti falsi, dicendo che aveva sagrificato i veri ai bisogni dello +Stato. + +Nelson fu incaricato di fare l’assedio di Calvi; una palla caduta sul +suolo a pochi passi da lui innalzò una grandine di sassi in frantumi, +di cui uno lo colpì nell’occhio sinistro e glielo portò via. + +Se si vuol conoscere di qual tempra fosse il cuore di questo indurito +marinaio, — che il cannone della Francia smembrò a poco a poco fino +al giorno in cui questa potenza in cambio di due flotte distrutte +lo fulminò a Trafalgar, — bisogna leggere la lettera che scriveva +all’ammiraglio Hood il giorno stesso in cui ricevette questa terribile +offesa. + + «Mio Lord + + «I rapporti che vi sono giunti intorno alla battaglia non vi hanno + probabilmente fatto parola di una cosa, che per sè stessa è di + poca importanza. Si tratta di una leggiera ferita che ho ricevuto + questa mattina, — leggiera, lo vedete, perchè non mi impedisce di + scrivervi questa sera. + + «Credetemi colla stima più sincera. + + «Vostro fedelissimo, + + «_Orazio Nelson_.» + +Sapemmo poi sir William ed io questa notizia dal punto di vista della +_ferita leggiera_, senza mai pensarci che questa ferita leggiera fosse +la perdita di un occhio. + +La regina che era lungi dall’aspettarsi i servigi che Nelson le avrebbe +reso qualche anno dopo, prese però un certo interesse all’avvenimento; +in quanto a Ferdinando poi, udendo che Nelson aveva perduto un occhio: + +— Quale? chiese egli. + +— Il sinistro, sire, gli si rispose. + +— Oh! allora, ciò non gl’impedirà di andare a caccia. + +In tutto il tempo che fin allora passai a Napoli, aveva desiderio di +vedere un’eruzione del Vesuvio; e ridendo, aveva pregato sir William, +visto la sua intimità col vulcano, di comandargli qualche piccola +scossa per me. + +Fui servita co’ fiocchi. + +Il 12 giugno, verso sera, sir William si ritirò alle 11, e siccome io +era ancora dalla regina, venne a prendermi. + +— Signora, mi disse dopo aver salutato le Loro Maestà, vengo +dall’osservatorio; avete desiderato un’eruzione ed un terremoto; se il +pendolo accenna al vero, ne avrete una delle più belle. + +— Bene, disse il re, non ci mancherebbe che questo. + +— Signore, disse la regina, vi sono dei momenti in cui la natura sembra +prendere la sua parte agli avvenimenti umani, ed entrare nelle ire +private; — vi ricordate i presagi che precedettero la morte di Cesare? + +— Oh! no di certo, signora; — ho inteso parlare un giorno da sir +William di qualche cosa come di una cometa; ma le comete mi sono +assai indifferenti, mentre il terremoto mi fa sempre paura, prima di +tutto a me personalmente, come tutti i pericoli di cui non comprendo +perfettamente la causa, e poi mi rovina. Sapete voi quanto mi è costato +quello del 1783? + +— Spero che in tal caso, soggiunse la regina, non farete le stesse +pazzie d’allora; noi dobbiamo in questo momento fare un miglior impiego +del nostro denaro, che di ricostruire le capanne dei vostri Calabresi. + +— Forse varrebbe meglio impiegarlo a ciò, che spenderlo per fare la +guerra alla Francia; è un tristo vulcano codesto, signora, che non +rovescia soltanto le capanne, ma i palazzi. + +— Non avete dunque paura che i Giacobini di Parigi vengano a prendervi +Portici e Caserta. + +— Eh! Eh! + +La regina alzò le spalle. + +— Dite quel che volete, signora, continuò il re. Ho più paura dei +giacobini di Parigi che di quelli di Napoli. Io conosco Napoli, io. Che +diavolo! ci sono nato, e con tre F faccio ciò che voglio. + +— E quali sono queste tre F, chiesi io ridendo al re. + +— Come? mia cara, non conoscete l’assioma favorito di S. M.? + +— No, signora. + +— Con tre F si governa Napoli: _Forca, Festa, Farina._ + +— È la vostra opinione, signora? chiesi ridendo. + +— A mio avviso credo che ve ne siano due di troppo, basterebbe soltanto +la _forca._ + +— Intanto, disse il re, avremo un terremoto. Credete voi, sir William, +che l’avremo? + +— Temo pel sì. + +Il re tirò il campanello, un usciere apparve alla porta. + +— Fate attaccare i cavalli alla vettura, disse. + +— E dove andate dunque? chiese Carolina. + +— A Caserta, disse il re, — e voi? + +— Io resto qui. + +— E voi signora? mi disse il re. + +— Se la regina rimane, rimarrò anch’io, risposi. + +— E voi, sir William? + +— Sire, non mi duole punto di studiare da vicino il fenomeno. + +— Studiate, mio caro amico, studiate; per fortuna voi non siete punto +grasso ed asmatico, come quel dotto romano che è stato soffocato a +Stabia, — come lo chiamate voi? + +— Plinio, Sire. + +— Plinio, è lui, eh! dite poi che io non so la storia antica, signora. + +— Oh! signore, chi vi può mai far rimprovero di simil cosa? quando si +sia avuto per professore il duca di S. Nicandro, si sa tutto. + +— Eh! signora, disse il re, è già saper molto il sapere di non saper +nulla; è bene perciò che avendo l’istinto in difetto dell’intelligenza, +io mi salvo. + +— Con tanto piacere, mie signore, con tanto piacere, sir William. + +E siccome l’usciere era ritornato per annunziare che la carrozza era +pronta: + +— Eccomi, eccomi, disse il re uscendo di fretta. + +Un momento dopo s’intese il rumore della carrozza che conduceva Sua +Maestà lontano da Napoli. + + + + +V. + + +La regina era naturalmente animosa ed avventata, e le piaceva, +specialmente quando il re dava qualche prova di viltà, di far prova di +coraggio. Quantunque l’atmosfera fosse pesante, e lo scirocco, vento, +che i Napolitani considerano come loro nemico personale, soffiasse con +violenza, essa propose a me ed a sir William di salire in carrozza, e +di andare per così dire incontro al pericolo, spingendosi dalla parte +della marina fino al ponte della Maddalena. + +Sir William aveva il freddo coraggio di un vero gentleman inglese, e +quando si trattava di scienza spingeva il coraggio fino alla temerità; +egli accettò con gioia. + +Senza partecipare in nulla dell’entusiasmo di mio marito, senza avere +questo capriccioso desiderio di avventure che agitava il cuore della +regina, non poteva, quando tutti e due andavano a cercare un pericolo, +foss’anche immaginario, rifiutarmi di partecipare all’eventualità di +questo pericolo. — Mi sarebbe meglio piaciuto, senza dubbio, di restare +e di attendere l’avvenimento; ma spinta dalla vergogna, m’offersi alla +mia volta d’incontrarlo. + +Era la mezzanotte quando salimmo nella carrozza sotto i portici di +palazzo. + +— Al ponte della Maddalena, disse la regina. + +Il cocchiere obbedì, traversò il Largo Castello, e prima che le dodici +ore avessero cessato di suonare, noi eravamo al molo. + +Il vento d’Africa era interamente cessato. + +Quel poco d’aria che si respirava era impregnata di solfo, e malgrado +il tremolio della carrozza, si sentiva quel rumore sotterraneo che +precede le grandi catastrofi vulcaniche, e che ispira a tutta la natura +un vago sentimento di pericolo, prima che il pericolo ancora esista. + +Il mare s’agitava, non già in larghe strisce di spuma, nè le onde si +accavallavano l’una all’altra, come di solito nei giorni di tempesta, +ma con quel bollore che farebbe una caldaia collocata sul fuoco, e +l’ebollizione sale dal fondo alla superfice. Questo ribollimento faceva +di tutto il golfo scintillante di fosforo una vasta tovaglia di fuoco. + +La luna navigava in un vapore livido; ad undici ore si era levata +dietro il vulcano, ed appena al secondo o terzo giorno della sua +decrescenza, sembrava, sorgendo dal cratere, una bomba immensa lanciata +nello spazio da un mostruoso mortaio. + +Tutta quella miserabile popolazione di basso porto era rientrata in +quei bugigattoli che parevano scavati vicino alla case, turbando soli +la solitudine dei vicoli stretti e melanconici che metton capo alla +banchina; alcuni cani erranti ed inquieti stavano intirizziti sulle +loro quattro zampe come se avessero sentito a tremare la terra sotto di +essi, e latravano lamentosamente alla luna. + +Presi la mano delle regina. + +— Che avete? mi disse, la vostra mano è gelata. + +— Ho paura, le risposi. + +— Rassicurate vostra moglie, cavaliere, disse la regina, perchè +altrimenti si sentirà male. + +In questo momento un uomo ravvolto nel suo mantello, malgrado quel +calore soffocante, si fermò, e guardò con maraviglia la carrozza +che passava. Difatti, benchè sir Hamilton fosse con noi, non era +questa l’ora in cui le donne hanno l’abitudine di passeggiare e +particolarmente in quel quartiere. + +Nel momento in cui passammo innanzi a lui mandò un grido di stupore. + +— Regina Carolina, disse, voi tentate Iddio. + +E si cacciò in una stradicciuola che si chiama — Via dei sospiri +dell’abisso — così chiamata, perchè i condannati che vanno al supplizio +per quella via vedevano di là il patibolo. + +— Oh! mio Dio! signora, esclamai, che è mai ciò? + +— Qualche giacobino dimenticato da Vanni, mormorò la regina, e che mi +minaccia non potendo far di meglio. + +Arrivammo al ponte della Maddalena; ma all’altezza della statua di S. +Gennaro i cavalli rifiutarono assolutamente di continuare. + +Il cocchiere li percosse inutilmente, ma essi scalpitavano, +s’impennavano, e si accostarono al parapetto del ponte. + +— Signora, signora, diss’io prendendo la mano della regina, quest’uomo +non era un nemico, ma un amico. — Non andate più oltre; — non tentate +Dio. + +— Ma che hanno i cavalli, Gaetano? chiese la regina. + +— Non saprei dire, disse il cocchiere, ma non vogliono assolutamente +oltrepassare la statua di S. Gennaro. + +— Vi è qualcuno o qualche cosa sulla via che li spaventa? + +— Non veggo nulla, signora, ma gli animali veggono talvolta delle cose +che gli uomini non vedono. + +— Comprendete voi ciò che dice quell’imbecille? dimandò la regina al +cavaliere Hamilton. + +— Signora, rispose egli, il vostro cocchiere constata senza spiegarlo +uno dei problemi della natura. È riconosciuto fino all’evidenza che +negli ecclissi, nei terremoti e finalmente in tutt’i cataclismi della +natura, gli animali sono avvertiti dai loro istinti prima che l’uomo +sia avvertito dalla sua ragione. Dietro ogni probabilità la montagna +non tarderà di darci sue notizie. + +Difatti, come se il Vesuvio non avesse aspettato che questo momento per +entrare in furore, un muggito terribile si fece sentire come se uscisse +dalle viscere della terra, ed una scossa violenta spinse la carrozza +indietro. + +I cavalli nitrirono, e senza fare alcun movimento si coprirono di +sudore, come il mare si copre di schiuma. + +— Signora, signora, gridò il cocchiere, diceva bene io che i miei +cavalli vedevano qualche cosa che io non vedeva; guardate.... guardate. + +E indicò col dito la cima del Vesuvio. + +Un fumo denso e nero cominciava ad uscire dal cratere elevandosi +verticalmente come un’immensa torre: quel fumo era screziato di lampi +seguiti da detonazioni eguali a quelle delle batterie di cento cannoni. + +La regina mi prese la mano, e la strinse alla sua volta: quel cuore di +bronzo cominciava a sentire la paura; in quanto a me era sul punto di +svenire; il cavaliere Hamilton era nell’entusiasmo. + +— Se Sua Maestà vuole assolutamente rimaner qui, disse Gaetano con voce +tremante, la prego di scendere subito; io non rispondo più dei miei +cavalli. + +In questo momento una detonazione terribile si fece udire: noi sentimmo +una forte scossa e mi sembrò di veder tutto oscillare innanzi a me. + +— Signora, in nome del cielo, gridai, ritorniamo, ritorniamo! + +Ma la regina non ebbe nemmeno la pena di dare l’ordine; i cavalli, con +un movimento che forzò la mano del cocchiere, girarono indietro, e poi, +senza che si potesse tenerli, con un movimento sfrenato, discesero per +la china del ponte e si slanciarono lungo la marina. + +— Signora, signora, gridò il cocchiere facendo forza invano, non sono +più padrone dei miei cavalli. + +— Ebbene, come Dio vuole, disse la regina. + +Una detonazione ancor più terribile di quelle che l’avevano preceduta, +si fece udire: mi sentii correre un gelo per le vene e svenni di +terrore. + +Quando riapersi gli occhi, la carrozza era ferma; Gaetano alla testa +de’ suoi cavalli li teneva pel morso, — e noi ci trovammo in faccia di +quella stradicciuola della Via dei Sospiri dell’abisso. + +Nel momento in cui la carrozza stava per sfracellarsi all’angolo della +banchina, lo stesso uomo che aveva gridato alla regina di non tentare +Iddio, si era lanciato alla briglia dei cavalli, ed a rischio di +restare calpestato da essi, li aveva con una forza sovrumana arrestati +d’un colpo. + +La scossa era stata così forte, che Gaetano era stato precipitato dal +suo sedile, ma si era alzato tosto, e prese i cavalli pel freno. + +Lo sconosciuto, vedendolo padrone dei suoi animali, si era allontanato +e disparve. + +Io non aveva veduto nulla; mi svegliai come da un sogno; la regina mi +faceva odorare un vasetto di sali. + +— Ah! grazie a Dio, esclamai, rinvenendo, non è avvenuta qualche +disgrazia a Vostra Maestà. + +E mi gettai nelle sue braccia, coprendola insieme di baci e di lagrime. + +Era una cosa strana; ma la regina aveva su di me il potere che il +magnetizzatore ha, si dice, sul magnetizzato. Quando era vicino a lei, +pareva che la mia anima aspirasse costantemente di uscire dal mio corpo +per unirsi alla sua. + +Gaetano rimontò sul sedile. I cavalli parvero calmarsi come per +incanto, e ci ricondussero senza accidenti al palazzo. + +Io era stanca: la regina volle che mi ritirassi nella mia camera che +era attigua alla sua, e mi mettessi a letto. + +Sir William chiese il permesso di salir sul terrazzo del palazzo per +meglio osservare i fenomeni del Vulcano. + +Credo che per risolvere un problema geologico si sarebbe lanciato +come Empedocle nel cratere, lasciando i suol calzari sulla cima della +montagna. + +Non vidi più nulla, ma ecco ciò che mi venne raccontato. + +Le scosse si succedettero con rapidità, ma si stendevano +particolarmente da nord a mezzogiorno, vale a dire da Portici a Torre +Annunziata. + +Napoli, come sempre, fu risparmiata. + +Verso le tre ore del mattino la strada che percorre le falde del +Vesuvio si coperse di fuggitivi, che dai punti più lontani della +spiaggia si dirigevano verso Napoli, lasciando le loro abitazioni, e +come dietro un bastione, venivano a cercare una difesa dietro il ponte +della Maddalena, o piuttosto dietro la statua di S. Gennaro, che dal +punto culminante di questo ponte protegge la città. + +Il sole era sorto splendido ed in un cielo sereno, ma la colonna di +fumo e di cenere che usciva dal Vesuvio si era tosto diffusa nel +firmamento; le acque che non sono che lo specchio del cielo erano +coperte di una tinta grigia, e la luce era scomparsa a poco a poco come +in un’eclissi. + +Quando mi alzai, benchè fossero già le dieci ore del mattino, si +sarebbe giurato che erano le otto di sera. + +Da quel momento, vale a dire dal 13 al 15 giugno, il sole non si mostrò +più: i muggiti della montagna raddoppiarono e l’oscurità divenne sempre +più spessa. + +Il giorno dopo, al 14, se gli orologi non avessero segnato il corso del +tempo, sarebbe stato impossibile di dire se era mattino, sera, o notte; +le tenebre erano così profonde, che a Chiaia ed a Toledo, vale a dire +nelle due strade più grandi di Napoli, si sarebbe creduto di essere in +una camera oscura. + +Il cardinale arcivescovo, accompagnato dal clero di tutta la città +venne a prendere alla cattedrale il busto di argento dorato di S. +Gennaro, e seguito da tutta la nobiltà che recitava preghiere, e dal +popolo che cantava inni, andò al ponte della Maddalena, invocando la +protezione del santo protettore della città. + +La regina andò a sentire la messa che precedeva quella cerimonia: — +ma io come protestante non potei accompagnarla: il popolo vedendo +un’eretica in una chiesa, sarebbe stato capace di attribuirmi la +catastrofe e di massacrarmi. + +L’arcivescovo, la nobiltà, il popolo restarono in preghiere sul ponte, +dalle due ore dopo mezzodì fino a notte: — quando dico fino a notte, +dico male, non v’era più nè giorno nè notte; le campane soltanto, +suonando l’Ava Maria, segnalavano il ritorno delle tenebre. + +Nella notte dal 15 al 16, un rumore simile allo scoppio di una +polveriera attirò gli sguardi di tutti, perchè tutta la popolazione di +Napoli era in istrada: i più spaventati stavano coricati colla faccia +contro la terra, i meno spaventati in ginocchio, e tutti più o meno +inclinati sotto il peso dell’avvenimento. + +Un immenso fascio di fuoco si slanciò dal cratere della montagna, salì +al cielo e ripiombò in frantumi infocati sulle falde della montagna; +allora uscì dalla cima un doppio fiume di fuoco, che si dirigeva l’uno +a Resina e l’altro verso Torre del Greco. + +Trenta mila persone, uomini, donne e fanciulli, colpiti da stupore, +seguivano cogli occhi questo doppio torrente di lava. + +A Resina, la pianura che si stende dal Vulcano alla città, le case di +campagna che erano costruite su questa pianura furono coperte di lava; +ma la terribile inondazione, come per comando sovrumano, si fermò alle +porte della città. + +Sventuratamente non fu così di Torre del Greco; un’antica inondazione +aveva coperto metà della città; poi, fermandosi ad un tratto, aveva +formato un tetro scoglio, che dominava da circa cento metri la parte +della città risparmiata dal flagello. + +Sopra questo scoglio, come su di un’altra rocca Tarpea, si era +costruita una nuova città, e si era stabilita fra la nuova e l’antica +una comunicazione per mezzo di scale tagliate nella lava. + +Questa volta città vecchia e città nuova tutto fu portato ad un +livello. L’inondazione vulcanica tagliò la città nuova alla sua base, e +la trascinò in ruina con sè dall’alto dello scoglio; cateratta di fuoco +sulla città vecchia, che la lava inghiottì e colmò fino al livello +delle case più alte, e del campanile della chiesa; poi il torrente +travolgendo seco le macerie delle due città, si gettò verso il mare +ed andò a formare un molo, dietro il quale le navi poterono trovare un +rifugio. + +Tutto ciò arrivò durante la notte del 15 al 16, come se il terrore +della catastrofe, per arrivare al colmo, avesse d’uopo del terrore che +ispirano le tenebre. + +Alla mattina del 16, il sole che non si era mai veduto da tre +giorni, riapparve in un cielo sereno; una parte del Vesuvio era stata +inghiottita dal Vesuvio stesso; la parte più elevata della montagna +era sfranata nel cratere precipitandovi da un’altezza più di mille +metri; l’aveva riempito, e nel riempirlo, aveva fatto scaturire con +un terribile rimbombo quella splendida fontana di fiamme che aveva +illuminato il mare a dieci leghe all’intorno, ed aveva fatto straripare +i suoi due fiumi di lava che avevano inondato la campagna, lasciando +con questa caduta il regno dell’aere al cono fin allora meno elevato. + +Durante queste ore di lutto e di spavento tutto fu sospeso a Napoli, +eccettuati i lugubri lavori della Giunta di Stato, ed alcuni fra gli +atti emanati da essa portano la data di tre giorni dopo l’eruzione. + +Tutto, durante questa catastrofe, avea, per così dire, cessato di +vivere, eccettuata la collera di Dio e quella dei Re. + +Il giorno dopo di quella notte, in cui i cavalli, fuggendo sbrigliati, +avevano posto in pericolo la vita della regina e la nostra, e dove +eravamo state salvate per l’intervento miracoloso di uno sconosciuto +misterioso, la regina aveva fatto venire il capo della sua polizia, +gli aveva dato tutti gli indizi che le suggerivano la sua memoria, +e gl’ingiunse di fare le ricerche più minuziose per scoprire il suo +salvatore; ma tutto fu inutile, e benchè il capo della polizia avesse +messo in campagna tutti i suoi agenti più sagaci, nessuna mano fu +capace di sollevare il velo che avvolge questo strano avvenimento. + +Il re scrisse al 16 che il tempo si era rasserenato. Sarebbe andato a +caccia la giornata del 17, e non tornerebbe per conseguenza a Napoli +che al 18. + +Da ciò che aveva potuto succedere a Napoli e nei dintorni non ne +diceva una parola. Nulla era accaduto a lui, ed era tutto ciò che +gl’importava. + + + + +VI. + + +In poche parole ho già raccontato la condanna e la morte di Tommaso +Amato, una delle prime vittime della Giunta, il cui processo in causa +dell’urgenza — i delitti di lesa divinità dovendo aver la precedenza +sui delitti di lesa maestà — fu compito con una rapidità mostruosa. + +Gli arresti avevano cominciato poco dopo la partenza dell’ammiraglio +Latouche Treville. Erano già quasi quattro anni che alcuni degli +accusati erano in prigione. + +Questi accusati erano circa una cinquantina. Il procuratore fiscale +Basilio Palmieri aveva detto al principio della procedura, che aveva +delle prove contro ventimila persone. + +Intanto aveva conchiuso per la pena di morte contro trenta prevenuti, +con applicazione preventiva della tortura. + +Ma il Tribunale si accontentò di condannarne tre alla pena capitale. + +Tre alla galera. + +Tredici a pene minori. + +Gli altri furono messi in libertà. + +Il capo della congiura era un certo Pietro di Falco. Egli fece delle +confessioni, rivelò il piano dei congiurati; ma, debbo dirlo, queste +confessioni non furono mai rese pubbliche, ed egli fu inviato all’isola +di Tremiti senza essere stato confrontato coi suoi complici. + +Il voto dei giudici in favore della pena di morte era strano; si +sarebbe detto che avessero voluto fare un olocausto che fosse accetto +alla pallida Dea. + +I tre condannati erano tre giovani, quasi tre fanciulli, appartenenti +alla classe aristocratica, studenti, per età inesperti del mondo, +nel quale non avevano ancora avuto il tempo di entrare, e conosciuti +solamente dai loro compagni pei loro trionfi di collegio. + +L’età di tutti e tre non formava ancora quella di un vecchio. + +Il maggiore si chiamava Vincenzo Vitagliano, che aveva 22 anni. + +Il secondo si chiamava Emmanuele de Deo che ne aveva 20. + +Il terzo Vincenzo Galiani che ne aveva 19. + +Fu un grido di compassione per tutta la città quando si conobbe la +scelta fatale fatta dalla Giunta, e che questa scelta era caduta sopra +tre giovani, il cui solo delitto, disse uno storico contemporaneo, ere +di aver _parlato di cose che sarebbe stato meglio tacere, e di avere +applaudito ciò che aveva d’uopo di essere esaminato_. + +Il loro grande delitto era di essersi fatti tagliare i capelli, e +di avere pei primi adottato la moda introdotta dall’attore Talma, +quando rappresentò per la prima volta la Tragedia Tito, come ho già +raccontato. + +Confesso che quando mi si annunziò quella notizia, e mi si disse l’età +dei condannati, mi si fece conoscere chi erano, e mi si spiegò che era +impossibile che avessero seriamente cospirato, fui compresa di grande +compassione per questi tre arboscelli che dovevano essere falciati alla +radice senza che avessero avuto il tempo di portare i loro frutti. + +Corsi dalla regina; essa mi ricevette col viso severo e colle +sopracciglia corrugate. + +— Vieni anche tu a parlarmi per essi? mi chiese. + +— E se venissi a parlarvi per essi, signora, ricusereste di ascoltarmi? + +— Sì, perchè ho deciso di lasciare che la giustizia faccia il suo +corso, e la preghiera non sarebbe che una importunità inutile. + +— Oh! signora, le dissi giungendo le mani, così giovani e tanto poco +pericolosi. + +— Non sono forse di quelli che Tarquinio indicò al messaggero di suo +figlio, troncando colla verga i papaveri più alti del suo giardino? + +— Oh! signora, lo confessate voi stessa. + +— Vi sono dei momenti in cui chieggo a me stessa se questi miserabili +giudici hanno scelto questi tre fanciulli per scempiaggine o per +tradimento; ma io te lo confesso, propendo a credere che l’abbiano +fatto per tradimento. + +Guardai la regina con stupore. + +— Tu dunque non comprendi. Se faccio grazia a costoro, sarò poi dopo +obbligata a far grazia a tutti, perchè si crederanno o piuttosto si +diranno innocenti al pari di questi. Se li lascio condannare a morte +si griderà alla crudeltà, al cannibalismo; tutti i padri m’avranno in +odio, non vi sarà più una madre che abbia un figlio ventenne, che non +se lo stringa fra le braccia dicendo: — Dio ti scampi dalla regina +straniera, dall’austriaca, come chiamavano mia sorella. + +— Oh! signora, voi lo vedete che esitate ancora, esclamai, e se voi +esitate è che i giudici hanno torto. + +— La giustizia non può mai aver torto, Emma. + +— La giustizia dunque ha indurito il suo cuore. + +Io soffocai un sospiro e chinai la testa sul petto pronunziando alcune +parole a voce bassa. + +— Che vai mormorando fra te stessa? mi chiese Carolina. + +— Ringrazio Iddio di non essere regina, signora, le risposi. + +Vi fu un momento di silenzio, che la regina interruppe per la prima. + +— D’altronde, disse, la sentenza è stata portata questa mattina; +abbiamo dunque tre giorni di tempo per prendere una risoluzione. Tu +resterai qui questa sera; la notte è la madre dei consigli. + +In questo momento il re entrò, mi salutò secondo la sua abitudine con +molta cortesia, facendomi segno di tornarmi a sedere, e sedendosi egli +stesso vicino a sua moglie. + +— Mia cara maestra, le disse, vi prevengo che sarò assente per tre o +quattro giorni. + +— E dove andate? + +— Vado alla caccia a Persano. + +— Siete forse stato avvisato di qualche altro terremoto? + +— No, perchè in questo caso non andrei dalla parte di Salerno, ma +dalla parte di Capua; comprenderete bene che il Vesuvio e l’Etna non +hanno mai fatto sul serio la separazione dello stretto di Messina, +come mi avete raccontato voi, dicendomi che ciò è avvenuto in causa di +un terremoto; essi corrispondono fra loro per mezzo di ramificazioni +sotterranee, e quando se la discorrono fra loro di qualche cosa, non è +bene trovarsi sulla loro strada; non è di un terremoto che ho paura in +questo momento. + +— E di che avete paura? + +— Oh! voi lo sapete benissimo. + +— Non sareste più convinto, come dicevate, della verità del nostro +assioma? dubitereste forse dell’efficacia di una delle nostre tre F. + +— Non già dell’efficacia, ma dell’opportunità. + +— E nel dubbio? + +— Io me ne vado. Il saggio non dà un avviso quasi eguale? + +— Vale a dire che non volete essere, od almeno apparire per nulla in +quanto sta per succedere. + +— Nè essere nè parere, signora. Sono io che ho restituito la Giunta? +sono io che ho fatto ritornare Castelcicala da Londra? sono io che ho +organizzato questa famosa camera oscura, di cui si parla tanto? e di +cui per fortuna posso negare l’esistenza non essendovi mai entrato, e +ignorando fino il luogo dov’è situata? Certo che no, tutto ciò è affar +vostro. — Per me, io vado a caccia, pesco, mi riposo a S. Leucio. +Io sono ciò che si chiama storicamente un re fa-niente; voi, voi +siete la regina, voi portate lo scettro, voi siete Caterina II, e vi +chiameranno un giorno la Semiramide del mezzodì, come v’hanno chiamata +la Semiramide del nord, e sarà glorioso per voi e per me: ma avendo i +vantaggi dello Stato, è giusto che ne abbiate anche i pesi. + +— Vale a dire che volete, al cospetto di Napoli e dell’Europa, +lasciarmi la responsabilità della morte di questi tre giovani. + +— Di quali tre giovani parlate voi? + +— Di quelli che sono stati condannati dalla Giunta questa mattina. + +— Ah! la Giunta ha condannato tre giovani questa mattina? + +— L’ignorate forse? + +— Eh! sì davvero. Io sono di una influenza così mediocre nel governo, +che non si danno nemmeno la pena di parlarmi degli affari di stato. + +— Voi scherzate su quest’argomento, signore! la cosa è grave; +parliamone dunque seriamente o non parliamone. + +— Non parliamone, non chieggo di meglio: voi sapete che ho l’abitudine +di non mischiarmi mai delle cose che non mi riguardano. Sono venuto +per dirvi che partirò per Persano, che contava di passarvi qualche +giorno, e che non sapendo se sareste stata in pena di me, non ho voluto +per nulla distrarre il vostro spirito dalle alte speculazioni della +politica, per fermarlo sulla povera mia persona. Mi dite voi che sono +stati condannati a morte tre giovani. Poveri giovani! ciò mi fa male, +ma che volete? se sono colpevoli, se hanno cospirato contro di voi? + +Io presi la parola. + +— Ecco precisamente, Sire, ciò che preoccupa l’eccellente cuore di Sua +Maestà, cioè che non è dessa ben sicura che questi tre giovani siano +colpevoli, e che dubita che possano essere innocenti. + +— Diavolo! in questo caso, mia cara ambasciatrice, bisognerebbe che la +regina non lasciasse eseguire la sentenza. La morte di quel pazzo che +fu appiccato l’altro giorno ha fatto cattivo senso; la morte di tre +innocenti sarà ben peggio! pensateci, signora, pensateci. + +— Ma signore, riprese la regina visibilmente impazientita di essere +stata vinta in una discussione con suo marito, quand’anche volessi far +loro grazia non ne avrei il diritto, — non sono il re io. + +— Come voi non siete il re? + +— No, io sono soltanto la regina. + +— Bene, e dite a me di queste cose! per Dio! non siete voi il re? e chi +è il re? colui che presiede il consiglio; chi è il re? quegli che dà +gli ordini al ministro; chi è il re? quegli che dichiara la guerra o +la pace? Oh! diavolo! mi avete voi veduto ad occuparmi di queste cose? +siete voi che ve ne occupate, signora, e siete voi che in realtà fate +da re. + +— Il re, signore, è quegli che firma. + +— E voi sapete bene, signora, che sono tanto pigro, che per non aver +nemmeno la pena di firmare ho fatto incidere una cifra. + +— Che è chiuse in una cassetta, di cui voi, signore, ne tenete la +chiave. + +— È precisamente di ciò che mi sono accorto al momento di partire per +Persano, signora, e capisco che ciò è una cosa assurda, giacchè quando +avete già tutto in mano, signora, tenetevi anche questa chiave, e +prendetela. + +— Datemela, datemela, signore, esclamai, e strappai quasi la chiave di +mano dal re. + +— Signora, disse Ferdinando alla regina, che lo guardava con un viso +tetro, vi faccio osservare che la firma reale trovasi in questo momento +nelle mani di Lady Hamilton, e che sarebbe pericoloso di lasciargliela, +ed essa non avrebbe che di vendere alla nostra alleata l’Inghilterra, +o Malta o la Sicilia, che aspira di possedere; sarebbe un gran +pregiudizio per la nostra corona. + +E salutandoci con quell’aria finta tutta sua, uscì facendo un gesto, +come di chi si lava le mani. + +— Sì, sì, comprendo, disse la regina, tu ti lavi le mani; ha fatto così +anche Pilato, e la maledizione della storia non l’ha meno colpito da +diciotto secoli. Dammi quella chiave, Emma, vedremo ciò che dovremo +farne! + +Io gliela presentai inginocchiandomi. + +In questo momento si annunziò alla regina che il procuratore fiscale, +Basilio Palmieri, quel desso che aveva delle prove contro ventimila +persone, che aveva conchiuso per la pena di morte contro trenta +accusati, coll’applicazione preventiva della tortura, chiedeva l’onore +di presentarle i suoi omaggi. + +— Benissimo, disse la regina, se non fosse venuto, l’avrei mandato a +cercare. + +Poi volgendosi verso di me: + +— Vuoi vedere la faccia d’un vero collo torto, Emma? mi dimandò. + +— Sono pronta a rimanere od uscire, secondo che mi ordinerà Vostra +Maestà. + +— No, no, sta a te, comprendi, secondo che ti senti il cuore più o meno +capace di commuoversi. + +— Ebbene, signora, poichè Vostra Maestà vuol lasciarmi il mio libero +arbitrio, prendo tanto interesse per ciò che riguarda questi tre +giovani sventurati, che preferisco di rimanere. + +— Rimani, allora. + +E rivolgendosi all’usciere che aveva annunziato la visita del +magistrato: + +— Fate entrare il signor procuratore fiscale, Basilio Palmieri, disse +la regina. + + + + +VII. + + +Se mai viso d’uomo ha caratterizzato qualcuno per un collo torto, come +aveva detto la regina, certamente lo dimostrava la fisonomia di don +Basilio Palmieri. + +Entrò curvato fino a terra: se avesse potuto andar carpone dalla porta +ai piedi della regina, l’avrebbe fatto. + +La regina lo ricevette in piedi. + +Il signor procuratore fiscale cercò di scusarsi per avere ottenuto così +poco dal tribunale; aveva chiesto trenta teste, e non era sua colpa se +ne aveva ottenuto soltanto tre; aveva chiesta la tortura, e non era sua +colpa, se gli era stata ricusata. + +— Va bene, signore, rispose freddamente la regina, sarete più fortunato +un’altra volta. + +— Vengo a presentare i miei umili doveri a Vostra Maestà, e dimandarle +se posso essere utile a qualche cosa. + +— Potete rendermi due servigi, signore, rispose la regina. + +— Io! sclamò maravigliato il procuratore fiscale, io rendere dei +servigi a Vostra Maestà? ricevere degli ordini, vorrete dire. + +— Sapete dirmi, continuò la regina, chi sia quello dei vostri +condannati che abita più vicino al palazzo reale? + +— È il giovane Emmanuele de Deo, signora, rispose il Procuratore +fiscale maravigliato da una tale dimanda. + +— Ha padre e madre? chiese la regina. + +Ha soltanto il padre. + +— Sapete il suo indirizzo. + +— Sì. + +— Datemelo. + +— Giuseppe de Deo, via Santa Brigida, vicino al grande negozio di +grani, verso la metà della strada. + +— Grazie, signore. Prendi questo indirizzo, Emma. Io presi di tasca il +mio piccolo portafogli d’avorio, e vi scrissi con premura l’indirizzo +datomi dal procuratore. + +La regina stessa osservò dalla mia parte finchè l’indirizzo fu +completamente scritto, come se volesse tener lo sguardo sull’uomo che +aveva dinanzi il minor tempo possibile. + +Infine si volse a lui. + +— Ora, disse la regina, in qual carcere sono i vostri condannati? + +— Alla Vicaria, signora. + +— Ecco carta, penna e calamaio; scrivete, signore. + +La regina indicò al procuratore fiscale una tavola ove in fatti erano +riuniti tutti gli oggetti indicati da essa. + +Il procuratore fiscale, non osando sedersi dinanzi a Sua Maestà, mise +un ginocchio a terra, e colla penna in mano stava pronto per scrivere. + +— Siete pronto, signore? chiese la regina. + +— Sì, signora. + +La regina dettò: + +«Il custode in capo della Vicaria obbedirà ciecamente agli ordini che +verranno dati dalla persona che presenterà questo viglietto.» + +— Ho scritto, signora. + +— Ebbene, allora metteteci la data, firmatelo e prevenite il +capo-custode, che avete dato un ordine per lui. + +— E debbo dirgli quale, augusta persona... + +— Voi non dovete dirgli nulla, signore, perchè non conoscete punto le +mie intenzioni, e desidero che voi non cerchiate di conoscerle. + +— Sua Maestà ha altri ordini da darmi? + +— Nessuno, signore. + +— Allora, signora, avrò l’onore di prendere congedo da lei, e di +mettere a’ suoi piedi i miei più devoti rispetti. + +La regina chinò leggermente la testa, ed il procuratore fiscale si +ritirò indietreggiando. + +La porta si chiuse dietro di lui. + +— Che debbo fare di questo indirizzo, signora? dimandai alla regina. + +— Conservalo, quando sarà il momento di farne uso, te lo dirò. + +In quanto all’ordine che si era fatto dare pel capo-custode della +Vicaria, lo rilesse per vedere se era scritto come lo aveva dettato; +poi accertatasi che non vi era nè una sillaba di più nè di meno, lo +piegò con cura, e lo mise in un piccolo portafogli di velluto che era +solita di tener seco. + +Io l’aveva seguita cogli occhi in tutti i movimenti, in cui cercava di +leggere il suo pensiero. + +— Veggo con piacere, signora, le dissi, che il re non avrà +probabilmente preso una precauzione inutile lasciandovi la chiave del +suggello reale. + +— Non ho ancora deciso nulla, tutto dipenderà dai condannati, rispose +la regina; in ogni caso ti riservo la tua parte nell’intreccio; +qualunque sia, preparati a rappresentarla. + +— E quali preparativi mi abbisognano per ciò? + +— Esser qui per le otto di sera con veste e mantiglia nera. + +— Oh! signora, il nero è di cattivo presagio. + +— Sta tranquilla, è solamente per non essere vedute di notte. + +— Sortiamo dunque insieme questa notte, signora? + +— Forse sortiremo insieme, e forse sortirai tu sola. + +— Che volete dunque fare di me? + +— Ciò che Dio ha fatto senza che mi consulti un’ambasciatrice. + +Volli interrogarla, ma essa mi mise la mano sulla bocca. + +— Si farà tutto a suo tempo, mia bella amica; non avrò misteri per voi; +abbiate dunque la pazienza di aspettare fino a sera. + +— Allora vi lascio, signora, perchè non avrò il coraggio di restare +vicino a voi senza interrogarvi. + +— È difatti ciò che tu puoi fare di meglio, perchè m’interrogheresti +invano. + +— Davvero voi siete crudele oggi. + +— Che t’importa se la mia crudeltà pesa su di te; se grazie a questo +parafulmine, la folgore non colpisce i tuoi protetti? + +— Oh! a questa condizione, signora, io mi abbandono, ecco il mio +braccio, mordetelo fino a sangue. + +Essa lo prese come se volesse morsicarlo, ma lo sfiorò appena colle +labbra. + +— Oh! no, no, disse mutando il morso progettato in una carezza; sarebbe +peccato, poi non si sa se questa è carne o marmo, avrei paura di +rompermi i denti; andate, e non mancate di essere qui questa sera alle +otto precise. + +— State tranquilla, signora, non mi farò aspettare. + +Difatti alle otto precise entrai nella camera della regina, vestita +tutta di nero. + +Essa mi aspettava vestita egualmente. + +— Oh! mi disse scorgendomi, è la prima volta che ti vedo in nero; sai +tu che il nero ti sta benissimo, e che tu sei bella come un angelo? + +— E voi pure, signora; ma non importa, vorrei piuttosto vedervi vestita +diversamente; sembriamo due vedove. + +— Vorresti forse dirmi che questa sarebbe la più grande sventura che ci +potesse accadere? + +— In quanto a me, ve lo giuro, amo tanto sir William.... + +— Al punto di fargli costruire una tomba, come la regina Artemisia, +rispose ridendo la regina, ma non di bruciarsi sul suo rogo. + +— Vi giuro che se fossi nata nel Malabar... + +— Sì, ma tu sei nata nel Ducato di Galles, mi pare, di modo che sono +interamente sicura... Ma vediamo, non si tratta di questo. Ti aveva +detto che tu avevi una parte da ambasciatrice da rappresentare questa +sera, sei pronta? + +— Aspetto gli ordini di Vostra Maestà. + +— Hai l’indirizzo che ti ha dato don Basilio? + +— Se non l’avessi, me lo ricordo: via Santa Brigida vicino al +negoziante di grano, a metà della via. + +— E il nome del padre del condannato? + +— Giuseppe de Deo. + +— Ebbene, va in una carrozza senz’armi e senza cifra che ho fatto +attaccare, a prendere Giuseppe de Deo, e lo condurrai qui. + +— Come! signora, esclamai tutta contenta, volete vedere il padre di +quell’infelice giovane? + +— Sì, è una fantasia che mi viene. + +— Ma allora egli è salvo? + +— Non ancora. + +— M’incaricate dunque di andarlo a cercare? + +— A meno che non ricusi. + +— Io rifiutare di essere l’angelo salvatore di un infelice condannato, +il messaggiero celeste inviato ad una povera famiglia! avete mai udito +dire che l’angelo Gabriele abbia rifiutato di annunziare alla Vergine +Maria, che era eletta madre del Salvatore? + +— Ebbene, poichè tu credi il tuo messaggio un benefizio, non perder +tempo a compierlo. + +— Oh, io corro, signora. La mia mantiglia, la mia mantiglia, l’aveva +gettata nell’entrare nella camera su di una poltrona. + +La regina la prese, e me la pose sulle spalle. + +— Ora, disse essa, va, colomba dell’arca, e che tu possa riportare il +ramoscello d’ulivo. + +Mi lanciai per le scale leggiera come l’uccello di cui la regina mi +aveva dato il nome; feci chiamare la carrozza, e vi entrai precipitosa +gridando al cocchiere: + +— Via Santa Brigida! + + + + +VIII. + + +Non vi è che un passo dal palazzo reale alla strada di S. Brigida; vi +arrivai in un istante; scesi al luogo indicato, e siccome erano appena +le otto ore, la bottega del mercante di grani era ancor aperta, ed io +potei far dimandare ove abitava don Giuseppe de Deo. + +Il negoziante di grano, che era il fornitore delle scuderie di palazzo, +riconobbe il cocchiere che gli faceva una tale dimanda, e vedendo una +dama alla portiera della carrozza, corse, supponendo qualche cosa di +vero, e indovinando che qualcuno veniva da parte del re o della regina. +Mi avevano veduta spesso percorrere le vie di Napoli nella carrozza di +Sua Maestà seduta vicino a lei, e il mercante di granaglie mi riconobbe +alla sua volta. + +— Oh! milady, mi disse costui, quegli che domandate è molto afflitto +in questo momento: suo figlio è stato condannato a morte questa mattina +dalla Giunta. + +— Lo so, rispos’io, ed è precisamente per ciò che desidero di vederlo, +e poichè voi siete suo vicino, vorrei sapere da voi in qual casa abita +ed a qual piano. + +— Egli abita in questa casa, signora, mi disse, al terzo piano. + +E nel medesimo tempo m’indicò la casa vicina alla sua. + +— Aprite, dissi al cocchiere. + +— Ma, continuò il mercante, non saprei se lo troverete in casa, signora. + +— Dove potrebbe essere? + +— L’ho veduto uscire. + +— A quest’ora? + +— Sì. + +— Senza dubbio sarà andato a sollecitare qualche giudice. + +— Oh! signora, a quest’ora i giudici non possono più far nulla, nè per +il povero padre, nè per il povero figlio. + +— Ma allora dov’è andato? + +Il negoziante mi guardò. + +— Volete vederlo assolutamente? mi domandò. + +— Non soltanto debbo vederlo, ma bisogna assolutamente che lo vegga. + +— È per suo bene? — Perdonate se vi interrogo, signora, ma il povero +padre ha un tal peso di dolore sulle sue vecchie spalle, che se voi +dovreste accrescerne la gravezza d’un sol grano di frumento, sarebbe +una carità a non dirvi dove sta. + +— Non posso promettervi nulla; — ma vengo con una intenzione di +misericordia. + +— Allora, scendete, signora, ed io, — che Dio mi perdoni se mi +ingannate, ed io vi condurrò dov’è. + +Discesi. + +— Dobbiamo andare lontano? gli dimandai. + +— Per una diecina di passi. + +Egli camminava dinanzi a me, io lo seguii; si fermò dopo una diecina di +passi alla piccola porta della chiesa di S. Brigida. + +— Ah! mormorai, ora capisco perchè non è in casa. + +Il mercante bussò alla piccola porta che si aperse subito: una specie +di sagristano ci introdusse in chiesa, tetra, oscura, ad eccezione di +una cappella della Vergine, che era illuminata. + +Entrammo. — Il negoziante di grani mi indicò un vecchio non già +inginocchiato, ma prostrato sui gradini dell’altare, e che batteva il +marmo colla fronte. + +— Ecco, mi disse, ecco colui che cercate. + +Lo ringraziai. — Egli si ritirò e mi lasciò sola, ma alla porta la +curiosità lo ritenne, e stette collo scaccino ad osservare ciò che +avveniva. + +Mi avvicinai al vecchio senza rumore; egli pregava e siccome non mi +udiva, continuava le sue preci. + +— Vergine divina, Madre Santa, io non mi rivolgerò a Dio, ma a Voi. Dio +non mi comprenderebbe, egli, che di sua propria volontà ha offerto suo +figlio in olocausto per salvare il genere umano, e che, potendo con un +cenno conservargli la vita, lo lascia inchiodare sulla croce, e morire +non soltanto di morte dolorosa ma infame. No, io non mi rivolgerò a +Lui, ma a Voi, Madre Addolorata, che avete sentito entrare nella fronte +del vostro figlio la corona di spine, ed i chiodi nelle mani e nei +piedi, e nel suo costato la lancia. + +— Mi rivolgo a Voi, che non avete voluto abbandonare il vostro Figlio +dilettissimo, ma che non potendo reggere alla vista della sua agonia, +sveniste ai piedi della Croce, colle mani rivolte al cielo, supplicando +Iddio e ripetendo le parole del divino agonizzante: Signore, Signore, +allontanate da me questo calice. E malgrado il fervore delle vostre +preghiere, divina Madre, voi non avete ottenuto nulla da questo Dio, +che vi guardava con un occhio pieno di lagrime, perchè la morte di +Gesù era necessaria per la redenzione dell’umanità. Ma la morte di mio +figlio non è stata decretata dall’eterna sapienza; sono gli uomini che +l’hanno condannato, e condannato ad onta della sua innocenza; ora il +mondo redento col sangue del vostro divino figlio non ha bisogno della +morte d’un innocente. Diteglielo a Dio buono, a Dio misericordioso, +a Dio onnipotente, santa Madre, e che mandi uno dei suoi angioli per +salvare mio figlio, come ha mandato un’altra volta per salvare il +figliuolo di Abramo. + +Questo dolore era così profondo che non potei più a lungo sopportare +l’espressione. M’inclinai vicino a lui e gli toccai la spalla colla +punta delle dita. + +Si alzò su di un ginocchio, con una mano appoggiata ai gradi +dell’altare. + +— Chi siete voi, e che volete da me? mi dimandò il vecchio; siete voi +l’angelo che io invocava? + +— No, io non sono l’angelo che voi invocavate, gli dissi; ma se non +sono un angelo, forse non vengo meno in nome di Dio. + +— Che volete dire, signora? Sapete voi chi sono e per chi prego? + +— Voi siete don Giuseppe de Deo, e pregate per vostro figlio Emmanuele +de Deo. + +— Sì, sì, sì. + +— Allora seguitemi. + +— Dove? Ditemelo, che io sappia tutto ciò che debbo sperare od +aspettarmi. + +— Dalla regina. + +La sua faccia si oscurò. + +— Dalla regina! disse egli esitando fra la gioia ed il timore; che +potrebbe mai dirmi la regina? Sapete voi che corre la voce che sia +ella che voglia mandarli a morte? Se ciò è, che Dio la protegga; ma +quantunque regina amo meglio essere nei miei panni che nei suoi. + +— Venite, ripetei; spero che quando avrete veduto Sua Maestà, parlerete +meglio di lei. + +— Infin dei conti le cose non possono esser peggio di quelle che sono; +vi seguo, signora. + +E baciando il lastrico, si alzò. + +Io andava innanzi, ed arrivando alla porta della chiesa, egli mi +passò innanzi, e immergendo le dita nella pila, mi presentò l’acqua +benedetta. + +Vedendo che la sua mano non attirava la mia, mi guardò con stupore. + +— Sono protestante, gli dissi. + +Allora il resto di speranza che brillava sulla sua fronte sembrava +sparirgli; fece macchinalmente il segno della croce, mise un sospiro, +chinò la testa sul petto e mi seguì. + +Salimmo in carrozza. + +— Al palazzo reale, dissi al cocchiere. + +Cinque minuti dopo la carrozza si fermò sulla soglia dello scalone che +conduce agli appartamenti della regina. + +Salimmo le scale, e il vecchio, invece di essere lieto come avrebbe +dovuto esserlo, era triste come la disperazione, pallido come la morte. + +Prima di entrare nella camera, ove ci doveva aspettare la regina, egli +mi prese la mano e si appoggiò allo stipite della porta. + +Si sentiva già male. + +— Un momento per carità, disse. + +In quanto a me ogni gioia era morta nel fondo del cuore. Ecco dunque +l’idea che si farà della regina; era dessa che pronunziava la sentenza +per bocca dei giudici, e che uccideva per mano del carnefice. + +Finalmente parve che riacquistasse un poco le sue forze; feci un segno +all’usciere e la porta s’aperse. + +La regina aveva udito il rumore dei nostri passi, e non sapendo che +facevamo nel salotto vicino, si era alzata e ci veniva incontro. Luigi +XIV aveva corso pericolo di aspettare, la regina aveva aspettato. + +— La sua faccia era oscura, quasi irritata, perchè indovinava ciò che +era accaduto. + +Spinsi don Giuseppe de Deo ai piedi della regina, dicendogli: + +— Ecco da chi dipende la grazia di vostro figlio; chiedetegliela come +la chiedevate alla Vergine e l’otterrete. + +Il povero vecchio cadde ginocchioni colle mani giunte, dicendo per +tutta preghiera: + +— È vero, signora? + +— Che? chiese la regina colla sua voce breve ed imperiosa. + +— .... Che se io vi domando la grazia di mio figlio, me l’accorderete? + +— Nessuno ha fatto promessa in mio nome, spero, disse la regina +guardandomi con quella durezza che aveva talvolta ne’ suoi occhi. + +— No, signora, rispos’io, ma ho detto ad un padre che chiedeva la vita +di suo figlio all’altare della Vergine: — venite e vi condurrò da una +regina bella e misericordiosa come una Madonna. + +— Signora, signora, disse don Giuseppe, che riprendeva un poco di +coraggio sentendosi sostenuto da me; voi siete tutto, voi siete la +regina, voi siete il re: grazia, signora, grazia per mio figlio; ha +compiuto i vent’anni non sono tre giorni; è il mio unico figlio, +signora; contava su di lui per aiutarmi a morire, ma non mi venne +mai l’idea che gli sopravviverò, signora! Pei vostri cari figli, pel +principe Francesco, pel principe Leopoldo, pel vostro piccolo figlio +ancora nella culla, pel principe Alberto, vi prego, signora, vi +supplico, regina, vi scongiuro, Maestà, abbiate pietà di mio figlio. + +— Signora, signora! diss’io alla regina, aggiungendo le mie preghiere a +quelle di don Giuseppe, e baciandole la mano. + +— Oh! se io faccio qualche cosa per vostro figlio signore, disse la +regina, si rifiuterà egli di fare qualche cosa per me? + +— Per voi, signora! per voi ricca, giovane, bella, potente, che cosa +volete mai ch’egli faccia, mio Dio? — Dite, dite, e tutta l’influenza +di un padre sarà impiegata, onde vi onori, vi veneri, vi serva in +ginocchio dal giorno in cui voi me lo avrete reso fino al momento della +sua morte. + +— Vostro figlio è un Giacobino, signore. + +Don Giuseppe l’interruppe. + +— Un giacobino! egli un giacobino, signora! se egli veramente sia +un giacobino, sapete voi che son già tre anni che è in prigione, il +povero infelice? aveva diciassette anni, signora; e può un fanciullo +di diciassette anni avere un’opinione? — Si ha fatto tagliare la coda, +signora, ecco tutto il suo delitto; ma durante questi tre anni di +prigionia i suoi capelli hanno avuto il tempo di crescere! + +— Non importa, egli sa qualche cosa di una congiura che ci circonda e +ci minaccia; faccia delle rivelazioni ed io gli farò grazia insieme ai +suoi due compagni. + +— Delle rivelazioni! esclamò il povero padre; non ne ha da fare: sa +egli qualche cosa? e se anche ne volesse fare, lo potrebbe se ignora +questa congiura, di cui ora mi parlate, o signora, e che non esiste, +che nella mente de’ giudici? Come volete che riveli ciò che non +conosce? E chi gli proporrà le vostre condizioni? Chi avrà una voce +abbastanza imponente per vincere i suoi scrupoli, se ne avesse? Chi lo +persuaderà in nome di suo padre a vivere a questo prezzo? Oh! nessuno, +forse non vi sono che io solo e ancora! + +— E conto anche su di voi, signore: andate a vedere vostro figlio. + +— Vado a vedere mio figlio Emmanuele! esclamò il padre, tenendosi la +fronte colle mani, come se diventasse pazzo: che mi dite voi? + +— Ecco una parola per don Basilio Palmieri, il procuratore fiscale, gli +disse; con questa parola otterrete il permesso di vedere vostro figlio +e di trattenervi un’ora con lui senza testimoni. + +— Quando? signora, quando? Pensate che son tre anni che non lo vedo. + +— Questa sera dalle dieci alle undici. + +— E se non trovo don Basilio in casa? + +— Vedrete vostro figlio domani, invece di vederlo questa sera. + +— Sono già le nove, signora, e non ho un momento da perdere. + +— Anch’io non vi trattengo. + +— Mi pare di diventar pazzo dalla gioia. + +— Che cercate voi? + +— La vostra mano, la vostra mano per baciarla. + +La regina gli diede la sua mano; era veramente tocca da emozione +profonda, e se il povero padre avesse potuto leggere come me nel suo +cuore, avrebbe insistito, ed essa gli avrebbe dato la vita di suo +figlio senza condizioni. + +Sventuratamente, non continuò. Egli uscì precipitosamente dalla camera, +ripetendo: + +— Mio figlio! mio figlio! mio Emmanuele! + +E il rumore de’ suoi passi si allontanò nello stesso tempo della sua +voce. + + + + +IX. + + +Restammo sole, io e la regina. + +Essa era commossa, ma si scorgeva che il suo cuore, rivestito di +triplice acciaio, aveva d’uopo di ben altre emozioni per intenerirsi. + +— Ora a noi due, disse. + +Io non mi era levata la mantiglia; essa mise la sua, si tirò +l’acconciatura sugli occhi, mi prese pel braccio e mi trascinò verso lo +scalone. + +Abbasso ritrovammo la carrozza di cui mi era servita per andare nella +via S. Brigida; la regina vi entrò, ed io dopo di essa. + +Il domestico chiuse la portiera. + +— Dove? chiese egli. + +— Alla Vicaria, rispose la regina, e la carrozza prese al gran trotto +la strada Toledo, che lasciò all’angolo del palazzo Maddaloni, per +inoltrarsi in quel dedalo di stradicciuole che conducono al vecchio +palazzo Capuano. + +Altre volte passai vicino a quell’edifizio, ed aveva osservato con +terrore i prigionieri arrampicantisi alle grate delle prigioni, e le +teste tagliate ed esposte agli angoli del bastione nelle loro gabbie +di ferro. Ma questa volta doveva entrare in questo terribile recinto, +in cui i condannati sudavano nella cappella ardente la loro tremenda +agonia di tre giorni. + +Era evidente che andava ad assistere non solo a qualche cosa di nuovo, +ma di lugubre, di terribile, d’inaudito per me. + +Mi appoggiai tutta tremante alla regina, e la sentii dura e fredda +come un marmo; bisognava che avesse orribilmente sofferto, per essere +divenuta impassibile fino a quel punto. + +Senza dubbio eravamo aspettate, perchè, al solo rumore della nostra +carrozza, la porta si aperse, e ci trovammo nella corte. + +Un uomo con una lanterna in mano aspettava a piè dello scalone. + +Il servo aperse la portiera, la regina discese ed andò verso quell’uomo +che teneva la lanterna. + +Io la seguii inciampando. + +— Siete voi il capo-custode? disse la regina con una voce di comando +che non apparteneva che a lei. + +— Sì, signora. + +— M’aspettavate? + +— Aspetto una persona che deve consegnarmi un ordine del signor +procuratore fiscale. + +— Eccolo. + +— Mi permetterete che lo legga? + +— È vostro dovere. + +Il carceriere lesse l’ordine del procuratore fiscale, lo piegò e lo +mise in tasca. + +— Ora, signora, spetta e voi il comandarmi ed a me l’obbedire; che +volete? + +— Il padre del condannato Emmanuele de Deo ha ottenuto dal signor +procuratore fiscale il permesso di passare un’ora con suo figlio; +vorrei assistere al loro colloquio, senza che si sappia ch’io sia là ad +ascoltare ciò che diranno, se è possibile. + +— Nulla di più facile, signora; i tre prigionieri sono nella camera +dei morti, — così chiamasi la camera ove i condannati passano i tre +ultimi giorni della loro vita; — questa camera comunica da un lato +colla cappella, e dall’altro collo spogliatoio, ove la confraternita +dei Bianchi, che accompagna i pazienti al patibolo, vi deposita le +sue lunghe vesti bianche. In questo gabinetto si arriva per una scala +segreta, senza bisogno di passare per la cappella e per la camera dei +morti. Alcune volte invisibili ascoltatori sono mandati dai giudici per +ascoltare le conversazioni dei condannati, ed anche per sorprendere i +gesti che si fanno a vicenda. Voi entrerete in quel gabinetto, e di là +vedrete e udrete tutto ciò che succeda nella camera dei morti. + +— Ebbene, andiamo. + +Il carceriere aperse il cancello contro cui stava appoggiato. La regina +passò pel vano aperto e salì leggermente all’oscuro le scale che aveva +innanzi. + +— Oh! signora, aspettatemi, gridai. Il cancello si chiuse dietro di +noi, stridendo sui cardini, poi si udì la chiave girare nella toppa. + +La regina arrivò al primo pianerottolo; io la cercai a tastone, poichè, +in causa dei nostri abiti neri, eravamo completamente invisibili +nell’oscurità, e mi avvinghiai a lei. + +Il carceriere passò vicino a noi, e la sua lanterna gettò una pallida +luce su quelle tetre pareti. + +Al primo piano un altro cancello chiudeva la scala in tutta la sua +larghezza. + +Il carceriere l’aperse come la precedente collo stesso stridore dei +cardini e della chiave, e, passatolo, lo richiuse dietro di noi. +Mi sentii doppiamente oppressa: mi sembrava che qualunque persona, +quantunque innocente, che entri in un carcere le paia che queste porte +terribili, quantunque fatte pei delitti, non debbano più riaprirsi. + +Entrammo in un corridoio stretto ed umido, su cui erano delle specie +di finestre colle grate, dalle quali avevano aria e luce le carceri. Al +passaggio della lanterna innanzi alle loro finestre in un’ora insolita, +si vedevano qua e là i prigionieri alzarsi sul loro letto, e si udiva +lo strisciare della loro paglia. Aveva una paura immensa, simile a +quella che si prova nei luoghi sconosciuti e terribili. Di quando in +quando bisognava fermarsi, aprire un nuovo cancello innanzi a noi e +chiuderlo dietro; ad ognuno di essi, mi sembrava, come a Dante, di +scendere in una nuova bolgia d’inferno: se fossi stata sola affatto +coll’uomo che ci conduceva, sarei svenuta, se fossi stata sola, sarei +morta di spavento. + +Arrivammo all’estremità del corridoio. Quell’estremità mettea capo ad +una scala tanto stretta e chiusa da un cancello con sbarre incrociate +come quelle due finestre, che la mia mano, che è tanto piccola non +avrebbe potuto passare nel vano delle sbarre. + +Il carceriere si rivolse, e a voce bassa disse: + +— Non abbiamo più che questo cancello da aprire, e questa scala da +salire, e poi ci siamo. + +— Aprite allora, disse la regina con una voce da cui era impossibile +distinguere la minima emozione. + +Il carceriere obbedì, ma con precauzioni che provavano che infatti +noi arrivavamo alla meta del nostro viaggio, e che desiderava di non +essere inteso da quelli che n’erano l’oggetto; del resto la serratura +ed i cardini di quest’ultimo cancello erano mantenuti in modo che +potevano girare senza il minimo rumore: difatti non bisognava che +l’occhio e l’orecchio si avvicinasse in silenzio a quelli che spiavano +e tradivano? + +Salimmo con tale precauzione, che in mezzo al silenzio non intesi +neppure il rumore dei nostri passi, ma solamente il battito del mio +cuore. + +Arrivammo in una specie di gabinetto, su cui la regina entrò +risolutamente, ed io mi fermai sulla soglia. + +Contro le pareti, simili ad ombre, stavano in piedi ed immobili +le lunghe vesti sospese dei Bianchi, coi buchi nel cappuccio che +corrispondono agli occhi, perchè, come abbiamo detto, era in questo +gabinetto attiguo alla camera dei morti che i penitenti indossavano il +lugubre vestito, col quale accompagnavano i pazienti al patibolo. + +La regina vide il mio terrore, e ne indovinò la causa: senza dirmi +nulla mise la mano su una di quelle vesti e la scosse in modo da +provarmi che non si nascondevano fantasmi nelle loro pieghe. + +Poi mi fece segno d’entrare. + +Allora il carceriere mostrò alcuni fori praticati nelle commessure +delle tavole di legno in modo da non essere veduti dalla camera dei +morti. D’altronde una volta che i prigionieri si trovavano in questa +camera, non avendo più la libertà dei loro movimenti, non potevano più +scrutare nè il tavolato nè le pareti. Inoltre una specie di tubo di +latta, costruito a guisa di portavoce, riusciva all’orecchio quando +la persona nascosta nel gabinetto guardava attraverso alla fessura, +cosichè si poteva ad un tempo vedere ciò che si faceva, e udire ciò che +si diceva nella camera dei morti. + +Vi erano due di queste fessure e due tubi. + +Il carceriere ce li indicò. + +— Aspettateci al piede di questa prima scala al di qua del cancello, +disse la regina. + +Il carceriere ubbedì; egli lasciava la sua lanterna in terra, ma la +regina la raccolse e gliela pose in mano. + +Restammo all’oscuro; però dalla camera dei morti, che per meritare il +suo nome di cappella ardente era illuminata a giorno, apparivano due +punti luminosi attraverso al tavolato, ed indicavano il luogo preciso +ove mettersi per osservare. + +Ci avvicinammo alla parete tenendo il fiato, vi appoggiammo le mani +con precauzione per non far scricchiolare le tavole di legno, poi +avvicinammo l’occhio alla fessura, ed ecco ciò che vedemmo. + +In una sala quadrata di mediocre grandezza, che non aveva altro accesso +che una porta che metteva in una cappella, erano posti in terra tre +materassi, sui quali stavano coricati i tre condannati Emmanuele de +Deo, Galiani e Vitagliano. I loro piedi e le loro mani erano legati +ad anelli impiombati sul pavimento. Solamente i ceppi che serravano +uno dei piedi erano aderenti all’ammattonato, mentre quelli delle +mani uniti ad una catena lunga circa tre piedi, permettevano loro di +adagiarsi sul letto ed anche di portare le mani ad una certa altezza. + +Questi tre materassi erano appoggiati alle pareti, uno in fondo +alla camera rimpetto a noi, gli altri due uno a destra e l’altro a +sinistra; però quello a destra, che era occupato dal giovane Emmanuele +de Deo, era collocato vicino ad un affresco dipinto sulla parete, +rappresentante Gesù crocifisso colla Vergine ai suoi piedi. + +Vicino a quest’affresco ardevano una ventina di ceri, che formavano +intorno ai prigionieri una parete di fuoco. + +Era coricato sul suo letto, come il quadro, o piuttosto come +l’incisione, — non avendo mai veduto il quadro, — come l’incisione del +quadro di David rappresentante Socrate nel momento che beve la cicuta; +però invece del vecchio dalla fronte prominente, dal naso schiacciato, +che diceva agli Ateniesi: — «non valeva la pena di togliermi la vita, +non avevate che lasciarmi morire» — vi era invece un bel giovane, dal +profilo greco, pallido, cogli occhi pieni di foco, i capelli lunghi e +neri che cadevano in anella sulle sue spalle; e come aveva detto anche +suo padre, in tre anni di carcere i suoi capelli avevano avuto il tempo +di crescere. + +Non so qual sentimento di pietà o di ammirazione questo giovane ispirò +alla regina; ma so che quanto a me, dopo aver dato uno sguardo ai suoi +compagni, i miei occhi si fissarono su di lui a non lo lasciarono più. + +Un artista avrebbe fatto un magnifico quadro di questo giovane +splendidamente illuminato da ceri che lo circondavano, incatenato su +di un materasso ai piedi di questo affresco, vestito solamente con +pantaloni neri, moda adottata nello stesso tempo dei capelli alla Tito, +col collare rivolto sulle spalle e che parlava ai suoi compagni della +morte e della immortalità, come avrebbe fatto un profeta! + +Era veramente sublime così; lo si sarebbe detto Giovanni il discepolo +prediletto di Cristo, se avesse avuto i capelli neri, invece delle +bionda capigliatura data all’apostolo da Leonardo da Vinci, l’immortale +autore dalla cena. + + + + +X. + + +Nel momento in cui entrammo, udimmo come una dolce melodia, e riconobbi +alla misura dei versi, alla loro forma energica, che il giovine +napolitano recitava senza dubbio versi di Dante. + +Siccome il nostro arrivo si fece silenziosamente, ed i prigionieri non +potevano supporre che erano veduti ed ascoltati, egli continuava. + +Ho detto l’impressione che mi fece quando i miei sguardi si fermarono +su di lui per non più lasciarlo; ho detto, che, seduto com’era +appoggiato su di una mano, e coll’altra levata al cielo quanto glielo +permetteva la lunghezza della catena, aveva la posa di Socrate e +l’ispirazione di un profeta. + +Senza dubbio aveva pensato che i suoi due amici avevano bisogno di +essere confortati ed incoraggiati, perchè recitava loro il canto XIV +del Paradiso, ove Dante condotto da Beatrice, sale fino al cielo di +Marte, ove trova le anime di quelli che hanno combattuto per la vera +fede, che sotto la forma di lingue di fuoco circondano la croce, +glorificano il Crocifisso. + +La vera fede, agli occhi di questo giovane entusiasta, era la +libertà per la quale egli moriva, e la sua speranza, che cercava di +far partecipare ai suoi compagni, era di essere un giorno una delle +melodiose lingue di fuoco. + +Ora, dopo aver detto ciò che vedemmo, diremo quanto sentimmo. + +Quando la voce giunse distinta al mio orecchio, aveva recitato già +quasi tre quarti del canto, e con voce sonora, e coll’occhio fisso come +a qualche cosa d’ignoto, era a questo verso: + +«Qui vince la memoria mia lo ingegno». + +I suoi amici l’ascoltavano colla bocca aperta e sorridente; si sarebbe +creduto che dicessero: — Canta il tuo ultimo canto, bel cigno della +libertà. + +Egli continuava; forse non pensava più ad essi, e, come Dante, era +rapito in estasi, davanti allo spettacolo che si offriva alla sua +vista. + + Chè in quella croce lampeggiava Cristo; + Sì, ch’io non so trovare esempio degno. + Ma chi prende sua croce, e segue Cristo, + Ancor mi scuserà di quel ch’io lasso, + Vedendo in quell’albòr balenar Cristo. + Di corno in corno, e tra la cima e il basso, + Si movean lumi scintillando forte + Nel congiungersi insieme e nel trapasso: + Così si veggion qui diritte e torte, + Veloci e tarde, rinnovando vista, + Le minuzie de’ corpi lunghe e corte + Muoversi per lo raggio onde si lista + Tal volta l’ombra, che, per sua difesa, + La gente con ingegno ed arte acquista. + E come giga ed arpa, in tempra tesa + Di molte corde, fan dolce tintinno + A tal, da cui la nota non è intesa; + Così da’ lumi, che lì m’apparinno, + S’accogliea per la Croce una melode, + Che mi rapiva senza intender l’inno. + Ben m’accors’io, ch’ell’era d’alta lode, + Perocchè a me venia: risurgi e vinci, + Com’a colui che non intende e ode. + Ed io m’innamorava tanto quinci, + Che ’n fino a lì non fu alcuna cosa + Che mi legasse con sì dolci vinci. + Forse la mia parola par tropp’osa, + Posponendo ’l piacer de gli occhi belli + Ne’ quai mirando mio desio ha posa. + +Dicendo questi ultimi versi, il condannato era così bello, così +pieno d’entusiasmo, che sembrava convinto che i suoi due compagni +applaudissero, come avrebbero fatto per un attore da teatro, +confondendo il rumore delle loro catene ai loro applausi. + +Ad un tratto, in mezzo ai bravi ed al confricamento dei ferri, si udì, +dalla camera vicina, vale a dire dalla cappella, questo grido: + +— Figlio mio! dov’è? dov’è mio figlio? + +Emmanuele riconobbe quella voce. + +— Mio padre! mio padre! esclamò, eccomi. + +Dimenticando che era incatenato, fece un movimento così violento +per lanciarsi incontro a suo padre, che una delle catene, quella del +braccio destro, si ruppe. + +Ma arrestato in mezzo al suo slancio dagli anelli della gamba e dalla +catena del braccio sinistro, il giovane ricadde con un gemito sul suo +materasso. + +In questo momento il vecchio Giuseppe de Deo comparve alla porta, +e si gettò nelle braccia di suo figlio gridando: — Emmanuele, caro +Emmanuele! + +Padre e figlio si tennero un istante abbracciati, ed i capelli neri del +giovine si confusero coi capelli bianchi del vecchio. + +Vi furono dei momenti di silenzio, durante i quali non s’intesero +che i singhiozzi di Emmanuele e di Giuseppe de Deo, il cui cuore si +inteneriva nell’abbraccio del figlio. + +Giuseppe de Deo ruppe pel primo quel silenzio. + +— Voi sapete, disse ai due carcerieri che lo avevano accompagnato, che +ho il diritto di restar solo con lui. + +Senza dubbio i carcerieri erano prevenuti di questo favore accordato al +povero padre, chè già distaccavano le catene dei due altri giovani che +furono condotti nella cappella. + +Il padre ed il figlio restarono soli. + +— Oh! signora, bisbigliai all’orecchio della regina, perchè non tolgono +anche a lui le catene, onde in quest’istante di felicità, che vi deve, +dimentichi di essere prigioniero? + +— Dimandi questa grazia, disse la regina, e gli sarà accordata. + +Come se i carcerieri stessi fossero stati compresi della sua +attuazione, rientrarono, sciolsero gli anelli dei piedi di Emmanuele de +Deo e liberarono l’ultimo ostacolo che incatenava la sua mano sinistra. + +Si alzò, scosse la testa come un giovine leone, che riconquista la sua +libertà, e mise un sospiro di soddisfazione. + +— Ah! mio caro padre! esclamò con gioja, come se fosse passato ogni +pericolo; che consolazione che è il rivederci, ed a qual miracolo debbo +la fortuna della vostra presenza e di questo istante di libertà? + +— È un miracolo davvero, mio caro Emanuele, e mi pare ancora +incredibile, rispose il vecchio; era nella chiesa di S. Brigida, +ove pregava Iddio di venire in nostro aiuto, quando una dama venne a +cercarmi da parte della regina. + +— Da parte della regina! esclamò Emmanuele, guardando suo padre col +più profondo stupore, mentre la sua fronte si oscurava visibilmente; da +parte della regina? — impossibile. + +— Anch’io ho detto così dapprima, ma ho dovuto credervi. Io seguii la +dama, salimmo in carrozza, e mi condusse a palazzo. + +— E questa dama la conoscete? chiese vivamente il giovine. + +— No, rispose esitando il vecchio. + +— Voi la conoscete, riprese il giovine; è la marchesa di S. Marco, la +baronessa di S. Clemente? + +Il vecchio scosse la testa. + +— Vediamo, ditemi chi è dunque, padre mio. + +— Credo, rispose don Giuseppe, con un timore visibile che la sua +dichiarazione fosse mal accolta, credo che sia l’ambasciatrice +d’Inghilterra. + +— L’ambasciatrice d’Inghilterra! Lady Hamilton! Emma Lyonna! — E chi ha +dato il diritto a quella donna perduta di mischiarsi dei nostri affari? + +— Figlio mio, soggiunse il vecchio, non parlare così di lei, io +giurerei che è lei che ha chiesta la grazia per te. + +— La mia grazia... alla regina! — ma che dite mai, padre mio! è la +regina che ci fa condannare, essa non può volere la nostra grazia. + +— Te la porto però, figlio mio. + +— Voi me la portate? + +— Sì, ma ad una condizione. + +— Ah! disse Emmanuele con un movimento sdegnoso della bocca, vediamo +questa condizione, padre mio. + +Ed Emmanuele si lasciò cadere su di uno sgabello; suo padre gli posò la +mano sulla spalla. + +— Bisogna che tu consideri prima di tutto, figlio mio, gli disse, +quanto è grande il mio amore per te, ed in quale profonda tristezza, in +quale supremo isolamento mi lascerebbe la tua morte. + +— Padre mio, ditemi subito quale sia questa condizione, altrimenti +crederei, come ne dubito già, che sia impossibile che io l’accetti. + +— Noi partiremo, figlio mio, lasceremo l’Italia, l’Europa, se fa +bisogno, purchè tu viva, purchè io sia vicino a te; — che m’importa +qual angolo del mondo abiteremo? + +— Confessate, padre mio, disse il giovine con un sorriso amaro, +confessate che vogliono da me qualche viltà che spaventa fin voi +stesso. + +— Pensa al disonore che una esecuzione pubblica getterà sulla nostra +casa, pensa che sei condannato ad una morte infame. + +— Meglio vale una morte infame che una vita infamata, padre mio. — Ma +questa condizione, alla quale si consente che io viva, qual è dunque? + +— Pensa, figlio mio, che tu salvi non soltanto la tua vita, facendo ciò +che la regina desidera, ma anche quella dei tuoi due compagni. + +— Ma infine, padre mio, esclamò Emmanuele de Deo, battendo col piede la +terra con impazienza, che vuole la regina? + +— Ciò che ti ha fatto condannare, mio caro Emmanuele, disse il vecchio, +la tua ostinatezza di non fare delle rivelazioni innanzi ai giudici. + +— Sì? e si spera che ne farò innanzi al patibolo, e si è scelto mio +padre per venirmi a fare una tale proposta; hanno fatto di mio padre un +messaggero di vergogna. + +Il vecchio cadde in ginocchio innanzi a suo figlio, e nascose la testa +nel suo petto. + +— Figlio mio, mio caro figlio! esclamò don Giuseppe. + +E diede in singhiozzi, in mezzo ai quali non si sentivano che queste +parole: + +— Ti amo tanto, — ti amo tanto, tu non sai, tu, che sia l’amore d’un +padre. + +— Oh! non lo sapevo, ma lo so ora, perchè voi non avete rifiutato +di venire a farmi una tale proposizione. Ah! sì, voi mi amate +terribilmente, poichè accettate la mia vergogna, la vostra e quella di +tutta la vostra famiglia per la mia vita. + +— Figlio mio, esclamò il vecchio stringendolo contro il cuore senza +guardarlo, abbi pietà dello stato in cui mi vedi. + +— Alzatevi, padre mio, disse il giovine baciandogli le mani, e +ascoltate in piedi ciò che ora vi dico. + +Il vecchio obbedì, perchè era egli che pregava, e suo figlio che +comandava. + +— Mi pare, continuò Emmanuele de Deo, che la tirannia, in nome di +cui venite voi, non è sazia del sangue del patrioti, ma vuole anche +il loro onore, ed in cambio della vita vergognosa che mi offre, +chiede... quante altre... voi non ne sapete padre mio — si avrebbe +dovuto fissarvene un numero. Io sapeva bene che nulla di buono potea +venirmi da quella donna, e quando voi me ne avete pronunziato il nome, +insieme a quella sua degna amica, ho sentito svanirmi ogni speranza; +no, no, lasciatemi morire, padre mio; lo so, la libertà costa caro +a Napoli, e per climatizzarla bisognerà versare dei fiumi di sangue; +ma non dimenticatelo, il primo sangue che sarà versato, sarà sempre +il più illustre; pensate all’esistenza odiosa che voi mi proponete. +— Fuggire? ed in qual terra incognita, in qual angolo sconosciuto +del mondo nasconderemo la nostra vergogna? — No, — calmate il vostro +dolore, consolatevi con questa convinzione che muoio innocente, e che +la mia morte è un omaggio alla lealtà; sopportiamo con coraggio ambedue +il nostro martirio di un momento, e verrà il giorno in cui il mio +nome reclamerà una parte gloriosa nella storia, in cui voi direte con +orgoglio: Chi ho messo al mondo io, fu il primo a morire pel suo paese. + +— Ebbene, capisco che tu ricusi di vivere ad una tale condizione, ma +lasciami rivedere la regina, le dimanderò la grazia senza che tu abbi +da arrossire nell’accettarla; sono sicuro che, vedendomi ai suoi piedi +e udendo le mie preghiere, te l’accorderà. + +— Non farlo, padre mio! oh! in nome del cielo non vogliate farlo! +Non vedete che questa donna cammina nella via della perdizione, e che +una buona azione la salverebbe? Ora il giorno dei tiranni è venuto. +Come sua sorella Maria Antonietta, è una traditrice del suo paese, +un’adultera cui non saziano più gli amori impudichi, ma ricorre ad +amori infami, contro natura; al principe Caramanico, questo bravo +e leale cavaliere, è succeduto un intrigante irlandese, di dubbia +nascita, scacciato dalla marina francese, non so per quale azione +vergognosa, che non pensa che ad ingrassarsi coll’oro dei napolitani, e +che, vile ministro d’una ganza incoronata, non ha per colpirci nemmeno +la scusa dell’odio suo; finalmente a questo intrigante irlandese, +succedette una cortigiana plebea, una figlia raccolta da un ciarlatano +sulle strade di Haymarket, una prostituta, che la regina crede di +elevare fino al trono ov’è seduta, e che al contrario ha abbassato la +regina fino al lupanare donde ella esce. No, no, padre mio, non chieder +nulla a quella trinità senz’anima; noi siamo vissuti puri fino ad ora, +e moriamo puri come abbiamo vissuto. + +— Ah! sì, bisbigliò la regina, sì, tu morrai miserabile, e nulla al +mondo ti potrà salvare; scendesse Dio stesso dal cielo per dimandarmi +la tua grazia, gliela rifiuterei. Vieni, Emma, vieni, abbiamo ascoltato +abbastanza; dico abbiamo, perchè ne hai avuto anche tu la tua parte. + +E prendendomi la mano, con una specie di ruggito da lungo tempo +soffocato, e che si aumentava a misura che scendevamo per le scale, +essa mi trascinò più morta che viva da quel gabinetto. + +Era la prima volta che mi sentiva a maledire. + + + + +XI. + + +Nel ritorno la regina non disse sillaba, e per tutto quel tempo mi +tenne la mano stretta alla sua, ed io sentiva dai suoi movimenti +convulsivi a qual parossismo di collera era giunta. + +Arrivando a palazzo, si gettò su di un seggiolone, sempre taciturna ed +agitata. + +Poi ad un tratto: + +— Come mi odiano questi odiosi napoletani! esclamò; l’hai tu inteso? +ebbene, egli è l’interprete di tutta la generazione. Oh! come sono +contenta d’aver veduto coi miei occhi, e inteso colle mie orecchie ciò +che ho veduto ed inteso — Aveva dei rimorsi, — voleva far grazia, — +grazia! vengano ora a chiedermi grazia; saprò bene cosa rispondere io: +_Avete vissuto puri, morrete puri_. Oh! sì, essi morranno, e con essi +tutti quelli che non piegheranno la testa ed il ginocchio. + +Poi dopo un istante di silenzio: + +Questa Giunta è assurda — ne nominerò un’altra; le dimandano trenta +teste e ne accorda tre, e vanno propriamente a scegliere i più giovani, +quelli che cadendo produrranno maggior emozione nel pubblico — Ma anzi +tutti non cadranno, no, non avranno l’onore di essere decapitati; +saranno appiccati come assassini di strada. Ah! ho miei uomini +anch’io, e darò a questi miserabili giacobini un tribunale, che non +li risparmierà di certo. Vanni, Castelcicala, Guidobaldi; ecco gli +uomini su di cui posso maggiormente contare. — Castelcicala è principe +e giovane, e non posso far più nulla per lui; ma farò Vanni marchese, +farò Guidobaldi conte, li sazierò di oro, purchè mi rendano satolla di +sangue. + +E si alzò come Nemesi, e gridando di rabbia andò a gettarsi sul letto. + +Io la seguii, e gittandomi a’ suoi ginocchi. + +— Signora, le dissi, per carità, risparmiate voi stessa. + +— E non poter nulla contro di loro: ucciderli, ecco tutto. E non hai +veduto che affrontano la morte, che la chieggono ad alta voce, che +vogliono il martirio? — Ma non sarebbe meglio, lo credi anche tu, di +seppellirli nelle fosse di Favignana e di Maretimo? + +— Sì, signora, esclamai; è una ispirazione del cielo, avranno il tempo +di pentirsi. + +— Pentirsi, coloro, ah! mai; mi odieranno di più. E poi non ci sono +prigioni tanto chiuse dalle quali non possano evadere. Mi hanno +raccontato che un prigioniero francese, chiamato Latude, evase tre +volte dalla Bastiglia. No, non vi ha che la tomba da cui non si esce +più vivi; nulla sarà mutato per loro fuorchè il genere di morte. + +— Non temete qualche sommossa, signora? + +— Oh! ne vorrei una; vorrei un’occasione di abbruciare Napoli, e di +sterminare un terzo dei suoi abitanti; non v’ha di buono che il popolo, +non v’ha di fedele che i lazzaroni; chiunque veste un abito di panno +è una cangrena, i loro Vico, i loro Genovesi, i loro Beccaria, i loro +Filangieri, i loro Pagano, i loro Conforti. Buono che ha risparmiato il +povero Caramanico, se quel giovane avesse detto di lui ciò che ha detto +di Acton, gli avrei fatto strappare le carni con tenaglie roventi. + +Colsi l’occasione che mi offriva ella stessa di dare un altro corso +alle sue idee. + +— È molto tempo che non avete ricevuto sue notizie? le chiesi. + +— Notizie di chi? + +— Del principe Caramanico. + +— Oh! da tanto tempo egli non mi scrive più; quando gli scrivo, credo +di avertelo già detto, lo faccio coll’intermediario di sua moglie: +essa gli fa passare le mie lettere credendo che si tratti di affari di +stato; ma egli, sono io la prima a dirgli che non mi dia sue notizie. +Qui non mi fido di nessuno fuorchè di te. Se si credesse che egli pensa +ancora a me, si crederebbe che egli pensi di ritornare primo ministro, +e Dio sa allora cosa succederebbe. Hai fatto bene di parlarmi di lui, +Emma. Sento che ciò mi calma. È per me ch’egli non richiama sua moglie +a Palermo. Io ne era gelosa altra volta; ah! se fosse qui. + +E intanto stringeva singhiozzando l’origliere fra le braccia. + +— La regina mi vuol permettere che l’aiuti a mettersi a letto, e che le +ponga vicino la cassetta delle lettere e dei mazzolini di fiori? + +— Oh! disse, tu sei la mia consolazione, tu conosci la sola cosa che +può rimettermi la calma in cuore. Essi t’insultano pure. + +— Non pensate a me, signora. Per me sventuratamente essi hanno ragione, +poichè mi rimproverano nulla che non sia vero; e li ringrazio di essere +rimasti più indietro del vero; non pensate dunque a me, non pensate che +a lui; forse in quest’ora egli pensa a voi. + +— Oh, sei pazza; vi sono là delle belle siciliane; io sono vecchia, ho +i miei trentasette anni, ed egli è ancor giovine con quarant’anni; dopo +i trent’anni, gli anni contano per due; lo saprai anche tu un qualche +giorno. + +— Silenzio, signora, dissi ridendo, lo so bene, benchè non conosca +precisamente la data della mia nascita, che non è portata come quella +di Vostra Maestà nell’Almanacco di Gotha, — io debbo avere i miei +trentadue anni, o tutto almeno trent’un anno ben maturati. + +— Tu, disse la regina, baciandomi gli occhi, tu hai vent’anni, e Dio mi +perdoni, credo che li avrai sempre. + +— Vostra Maestà vuol darmi la chiave dello stipo? + +— No, no, è inutile, ora vado a letto, sono stanca, tu ti sederai +vicino a me, parleremo di lui; è strano come questo solo pensiero +mi calmi; ah! non so perchè mi rammarico essere stata felice due o +tre anni; e quale è la donna, e specialmente una regina, che può far +calcolo su tre anni di felicità? + +Essa era passata dapprima dalla collera all’agitazione, ed ora passava +dall’agitazione alla malinconia; l’aiutai a svestirsi, si mise a letto, +avvicinai una poltrona, e le presi la mano. + +— Ed ora, le dissi, parlatemi di lui. + +Allora quel cuore si gonfiò, si aperse e si espandeva: per un’ora +intera ripassò uno dopo l’altro nella sua memoria tutti i più +piccoli avvenimenti di questi tre anni di felicità; non le sfuggì +un particolare, e in quell’ora dimenticò tutto, fin quell’insulto +sanguinoso che aveva ricevuto, tanto i ricordi di un primo amore hanno +potere sul cuore di una donna. + +Poi a poco a poco la sua voce si faceva sempre più languida, la sua +mano si schiuse, e i suoi occhi si chiusero, ed una respirazione quieta +come quella di un fanciullo usciva dalle sue labbra che appena due ore +prima mandavano ruggiti. + +Dormiva. + +Supposi che, dopo le emozioni provate, il sonno sarebbe stato lungo e +profondo. Diedi ordine all’anticamera perchè all’indomani mattina nulla +turbasse questo sonno, poi mi ritirai anch’io nella mia camera attigua +alla sua, lasciando aperta la porta di comunicazione. + +Alla mattina, o piuttosto nello stesso giorno, 3 ottobre 1794, si +svegliò a dieci ore, e svegliandosi mi chiamò. + +Io era alzata da circa venti minuti, e corsi al suo letto. + +— Davvero, disse, tu sei la più potente incantatrice che sia esistita; +tu imperi sui cuori e sulle passioni; tu non mi lascerai mai più, non è +vero? tu sei il mio buon genio, — e mi tese le braccia. + +Mi chinai verso di essa e le baciai la fronte. + +— Dimanda se non è venuto nessuno per me, disse. + +Compresi il suo pensiero; ella sperava che malgrado ciò che suo figlio +aveva potuto dirgli, questo padre disperato avrebbe fatto un nuovo +tentativo presso la regina. + +Andai io stessa nelle anticamere, ed interrogai non solamente le dame +d’onore, ma gli uscieri — Era venuto nessuno. + +Entrai, e le annunziai quest’assenza di visitatori; il suo sopracciglio +si corrugò. + +— L’avranno voluto, bisbigliò, così non avrò nulla a rimproverarmi. + +Poi volgendosi a me: + +— Oggi ti lascio in libertà tutta la giornata, mi disse: ho molte +lettere da scrivere, debbo ricevere molte persone, molti ordini da dare +per dimani; sii qui per le sei, e partiremo questa sera per Caserta. + +— E... se il padre venisse... le dissi in atto di preghiera. + +— Se il padre venisse, lo vedremo, rispose — ma sta tranquilla — non +verrà. + +Uscita di palazzo, m’incamminava dalla parte di S. Ferdinando per +prendere la via di Chiaia. Vidi molta gente affollarsi dalla parte +del castello. Ordinai al domestico d’informarsi d’onde veniva +quell’affluenza; — egli discese, si avvicinò ad un gruppo di gente che +interrogò, indi ritornò subito. + +Mi pareva che quegli uomini che componevano quel gruppo mi guardassero +con un fare di minaccia. + +— Che è dunque? chiesi al domestico. + +— Milady, rispose, pare che dimani vi sia una esecuzione in largo +castello — si pianta la forca. + +— A casa, a casa, esclamai, nascondendo la mia faccia nelle mani. + +Andai da sir William. + +— Sapete che succede? signore, gli chiesi. + +— Sì, mi rispose; mi pare che il tribunale abbia condannato a morte tre +giacobini, che saranno appiccati dimani. + +— La regina teme che dimani vi sia una sommossa per questa esecuzione, +essa c’invita a passare la giornata a Caserta. + +— Andate con lei, — io non posso lasciare Napoli, debbo dare dimani dei +particolari al governo intorno a ciò che potrà accadere: e se fossi a +Caserta non sarei sicuro dell’esattezza dei miei dispacci. + +— Ma voi non assisterete all’esecuzione di quei tre infelici, spero. + +— Non so, il banchiere inglese Leigh mi ha offerto un posto alle sue +finestre, e siccome egli abita in Largo Castello, forse accetterò. +In ogni caso dimani a sera, o dopodimani al più tardi, vi risponderò +dandovi i particolari di ciò che sarà accaduto. + +Abbrividii all’idea di quei particolari che ci prometteva tanto +tranquillamente sir William: egli da parte sua ignorava completamente +quanto era accaduto nella notte precedente, e non comprese nulla della +mia agitazione, ma non avendo egli l’abitudine d’interrogarmi, mi fece +nessuna questione. + +All’ora indicata io era dalla regina. Solamente aveva ordinato al +cocchiere di andare dal Chiatamone e Santa Lucia, per evitare la +vicinanza di Largo Castello. + +Però nell’andare a Caserta, bisognava passare per Toledo, ma eravamo in +carrozza chiusa, e abbassai le tendine sul vetro passando innanzi a S. +Carlo. + +E poichè avevamo una carrozza senza stemma e livrea, passammo in mezzo +alla folla che ingombra sempre Toledo, senza eccitare la curiosità; +però non mi sentii tranquilla se non quando fui fuori di città; potei +abbassare il vetro e respirare l’aria dei campi. + +Non ebbi bisogno d’interrogare la regina per sapere se nessuno era +venuto, o se essa avesse voluto accordare o ricusare cosa alcuna. + +Arrivammo a Caserta verso le sette e mezza di sera; entrando in quel +pesante e grave edifizio mi sembrava di entrare in una tomba. + +Si comprende quanto fu triste per noi quella sera; evidentemente +io e la regina eravamo preoccupate della stessa idea; non potevamo +pensare ad altre cose, e però nè lei nè io volevamo parlare di ciò cui +pensavamo tanto ostinatamente. + +In quanto a me aveva continuamente innanzi agli occhi quel tre giovani, +e principalmente quello che avea rappresentato la parte principale in +quella tragedia; — quella testa bruna, quegli occhi eloquenti, la voce +sonora, e il gesto solenne, tutto ciò mi tornava alla memoria con una +verità tale, che se fossi stata sola non avrei resistito al desiderio +di prendere una matita e disegnare tutta quella scena sulla carta. + +La regina aveva preso un libro e faceva sembiante di leggere; +dimenticandosi di volgere i fogli, era facile comprendere che non +leggeva. + +Alle 10 ore ci si portò una refezione su di un vassoio, ma non +prendemmo che un poco di thè. + +Due e tre volte or l’una or l’altra cercammo di avventurare qualche +parola indifferente, a cui in assenza delle grandi preoccupazioni +si appoggiano le conversazioni ordinarie; ma ognuna di queste parole +sembrava una pietra caduta in un abisso, ove andava a morire senz’eco. + +Il pendolo che era sul caminetto era di porcellana di Sassonia, e +rappresentava il tempo armato di falce. Mai allegoria fu più di questa +tetra ed eloquente. Il pendolo suonò successivamente le dieci, poi le +undici, e la mezzanotte; coll’ultima vibrazione del metallo, entravamo +nel giorno 4 ottobre, il giorno dell’esecuzione. + +La regina si alzò, si avvicinò al caminetto, sollevò il globo della +pendola e ne arrestò il movimento. + +Prendeva le sue misure, per impedire che la pendola suonasse le quattro +ore. Essa doveva non già numerare il tempo, ma segnare l’eternità. + +Il supplizio dei tre giovani doveva aver luogo alle quattro. Io non +lo sapeva, e noi eravamo tanto preoccupate dello stesso pensiero, che +quando la regina fermò il pendolo, mi sentii i brividi per tutto il +corpo comprendendo la sua intenzione. + + + + +XII. + + +Non so come la regina abbia dormito: io feci dei sogni orribili; ma +verso l’albeggiare le visioni che agitavano la mia mente svanirono e +potei godere un po’ di riposo. + +La prima cosa che vidi, maravigliandomi, fu la regina in piedi vicino +alla mia finestra, che soffiava su d’un vetro, e sul vapore che vi +lasciava col suo fiato aveva disegnato colla punta del dito una specie +di Calvario con tre croci. + +Udendo alzarmi sul letto, prese di fretta il suo fazzoletto dalla tasca +e cancellò tutto. + +— Che noia, disse; mi son alzata presto nella speranza di fare una +passeggiata, ed ecco che cade una pioggia minuta che c’impedisce di +uscire per tutta la giornata. + +Era una distrazione che le fuggiva. + +— Vostra Maestà aspetta forse da tanto tempo? le dimandai. + +— La mia Maestà aspetta da un’ora, perchè la Mia Maestà ha dormito +molto male; andiamo, alzati, vediamo di far qualche cosa. + +Mi alzai. + +— Oh! disse la regina, osservandomi, avrò dunque una volta la +soddisfazione di vedervi meno insolentemente bella come di solito: +siete pallida, avete le occhiaie questa mattina, e vi prevengo di ciò, +mia cara amica. + +— Ahimè! signora, le risposi, temo di essere più pallida, e di avere +gli occhi rossi questa sera. + +Essa finse di non intendere. + +— Non avete dunque invitato sir William a venire con voi a Caserta? + +— Difatti, signora; ma è trattenuto a Napoli per gli affari +dell’ambasciata; verrà a raggiungerci questa sera o domani mattina. + +— Tanto meglio, disse la regina facendo forza a sè stessa, ci darà +delle notizie. + +È inutile dire che la conversazione finì là. + +La regina rientrò nella sua camera, ed io mi vestii. + +Verso le due la pioggia cessò. Al primo raggio di sole che trasparisse +in mezzo alle nubi si dovea attaccare i cavalli alla carrozza. Si venne +a prevenirci che i cavalli erano attaccati. + +Scendemmo, e facemmo una passeggiata nel parco. + +Quanto più l’ora si avanzava, una specie di agitazione febbrile +s’impossessava della regina; essa aveva portato la conversazione +sulla prigionia, sulle sofferenze e sulla morte di sua sorella Maria +Antonietta che era stata decapitata l’anno precedente il 16 del mese +appena incominciato. Siccome non sfuggiva nessuno dei suoi pensieri, +compresi che cercava di alleviare i suoi rimorsi, caricando su di +quanto i Francesi avevano fatto soffrire ad una dama, che pel suo rango +doveva essere inviolabile. + +Il tempo si oscurò ed il cocchiere credette suo dovere di ritornare al +palazzo. La regina non fece alcuna osservazione, e la carrozza si fermò +a piedi del grande scalone. + +La regina cambiò discorso. + +— Questo scalone è veramente bellissimo, disse, e se non vi fosse a +Caserta che questo solo scalone basterebbe a fare la riputazione di +Vanvitelli. + +E me ne fece osservare tutte le bellezze. + +Arrivammo nella sua camera. La regina era in preda ad un’agitazione +nervosa che terminava abitualmente in una crisi; essa cominciava +con passo svelto, e si sarebbe detto che voleva armonizzare tutte le +agitazioni esterne, che loro malgrado tradivano lo stato del suo animo. + +Ad un tratto ed al momento in cui rientrava in camera, stette immobile, +collo sguardo fisso sul pendolo. + +Il pendolo segnava le quattro. + +Nello stesso momento fece sentire quella specie di rumore rotatorio che +precede il suono della batteria; il tempo agitava la sua falce come in +atto di colpire, ed il timpano vibrò quattro volte sotto il martello +d’acciaio. + +La precauzione presa dalla regina per fermare il pendolo era stata +inutile, e, cosa strana, quel pendolo, nello stesso momento in cui la +regina entrò nella camera, suonava quell’ora fatale, che aveva cercato +di sospendere sul suo quadrante. + +La causa fu che, dopo essere la regina uscita con me per andare in +carrozza, era entrato un usciere, il quale, vedendo il pendolo fermato, +l’aveva caricato e regolato gl’indici. Ecco il miracolo. + +Ma prima che la regina se ne fosse data ragione a sè stessa, l’effetto +era già prodotto; e se io non fossi stata là per sostenerla, credo che +sarebbe caduta sul tappeto. + +Volli chiamare; ma mi trattenne. + +— Oh! no, disse, bisogna che forse sia debole, ma non voglio che ciò si +sappia; Dio però non si sarà divertito, contro ogni probabilità, a fare +un miracolo per questi tre miserabili giacobini. Voglio sapere questo +mistero del pendolo; aiutami a coricarmi sul letto ed informatene. + +Condussi la regina fino al suo letto, si coricò vestita, ed io uscii +per interrogare i domestici. + +Fu allora che l’usciere mi raccontò, che vedendo il pendolo fermato, e +credendo che si fosse fermato per qualche accidente, aveva creduto suo +dovere di ricaricarlo e di metterlo all’ora. + +Entrai, e diedi questa spiegazione alla regina. + +Il suo viso al rasserenò, asciugò il sudore che le irrorava la fronte, +e cercò di ridere; ma i muscoli della faccia sembravano induriti, +e rifiutavano di distendersi per dare alla faccia la sua dolce +espressione. + +— In fin dei conti, disse, osservando il pendolo, e vedendo che erano +le quattro e mezzo, ora sarà finito tutto, e sarà dato un grande +esempio a Napoli, che ne ha tanto bisogno. + +Non feci parola. + +— Non sei del mio avviso? disse. + +— Ahimè! signora, le risposi, permettetemi che su questo terribile +argomento della vita e della morte io non abbia nessuna opinione; +sono nata troppo lontana da quelli, cui Dio ha dato il diritto di +disporre della vita degli altri, per essermi mai occupata di questa +grave questione. Io non sono che una donna, io, e per conseguenza una +creatura debole e di buon cuore. Avrei piuttosto voluto, lo confesso, +che quel pendolo avesse segnato l’ora della loro grazia invece di +quella del loro supplizio. + +— Ma! esclamò la regina con calore, se quel pendolo ha segnato l’ora +del loro supplizio, è colpa loro. Non hai tu fatto, e non m’hai +fatto fare tutto quanto bisognava per salvarli? Anche ieri, dopo +l’insulto che mi hanno fatto, non ho aspettato qualcuno della loro +famiglia, padre, madre, fratello o sorella, che venisse ad implorarmi +grazia per loro? Dopo la tua partenza, rimasta sola, non ho io dato +l’ordine che chiunque mi chiedesse fosse introdotto da me? Ebbene, ho +aspettato inutilmente dalle undici del mattino fino alle sei di sera, +scuotendomi e sperando ad ogni passo che si avvicinava alla mia porta. +Ma che vuoi? Essi sdegnano il mio perdono, sono felici di morire per +la santa causa della libertà, credono che un giorno Napoli innalzerà +loro delle statue; in questa convinzione saranno morti da martiri. +Delle statue a Napoli! — e diede in uno scroscio di risa stridulo e +forzato, — ci fanno un bel calcolo, i popoli sanno distruggere, ma non +sanno edificare; forse si rovescieranno quelle del re, ma non già per +collocare sui loro piedestalli quelle dei giacobini. + +Poi cadde in silenzio. + +Mi guardai bene di turbare quel silenzio. Tenendo la testa appoggiata +sulla sua mano, contava macchinalmente le pulsazioni del suo polso +febbrile, quando ad un tratto il rumore di una carrozza rintronò sotto +le volte del palazzo. + +A quel rumore la regina si alzò. + +— Che è? dimandò. + +— È probabilmente, risposi, sir William Hamilton, che, secondo la sua +promessa, viene a raggiungerci. + +— Fatelo entrare se è lui, disse la regina; ho premura di sapere quanto +è accaduto colà. + +Era egli, e portava delle notizie talmente inaspettate, che non aveva +voluto tardare un istante per farcele sapere; grazie ai suoi eccellenti +cavalli era venuto in cinque quarti d’ora. + +Ecco quanto accadde, e quanto vide in persona dalla finestra del +banchiere Leigh. + +Come al solito, i Bianchi erano andati a prendere i condannati alle +carceri della Vicaria, ed erano usciti a piedi accompagnati da due +compagnie di fanteria e da un distaccamento di cavalleria. + +Avevano fatto una prima sosta alla cattedrale, poi continuarono il loro +cammino salendo fino alla strada Toledo, ove arrivarono dall’angolo del +palazzo Maddaloni. + +Nella strada Toledo i soldati avevano dovuto aprire un passaggio +al funebre corteo, tanto era ingombra la via; i giovani collocati +ciascuno fra due confratelli, sulle spalle dei quali avevano rifiutato +di appoggiarsi, e preceduti da un sacerdote che di tempo in tempo si +rivolgeva per far loro baciare un crocifisso, atto che essi compivano +con un devoto fervore, camminavano con un passo fermo, salutando nella +moltitudine affollata d’ambi i lati ed alle finestre delle case piene +di gente, le persone di loro conoscenza. Queste persone alla lor volta +rispondevano agitando i loro fazzoletti e gridando: — Addio! addio! + +Alle quattro meno un quarto, il corteo arrivò all’angolo della chiesa +di S. Ferdinando, passando innanzi al teatro S. Carlo, ed entrando +nella piazza del Castello, al centro della quale stava eretto il +patibolo, su cui erano collocate tre forche che avevano la forma di un +H maiuscolo, a cui si fosse alzata sino all’estremità superiore l’asta +che l’attraversava. + +Vitagliano, il maggiore d’età, che camminava innanzi pel primo, gridò: + +— Amici, ecco lo strumento del martirio. + +— Che tu sia benedetto, rispose Emanuele de Deo; il martirio conduce a +Dio. + +— E la morte alla libertà, soggiunse Gagliani, il più giovine del tre. + +Si raccolsero queste parole, e quelli che le avevano udite le fecero +circolare per la folla. + +Quella folla era immensa, ed a gran fatica un’ora prima dell’esecuzione +quattrocento uomini di fanteria avevano fatto irruzione sulla piazza e +formarono un quadrato vuoto intorno al patibolo. + +Poi alla vista di tutti, e dietro il comando dei loro uffiziali, questi +quattrocento uomini avevano caricato i fucili. + +Da un’altra parte si erano veduti degli artiglieri del castel Nuovo +rivolgere la bocca dei loro pezzi verso la piazza del castello, e +vicino ad essi stavano pronti colla miccia accesa per far fuoco, se si +fosse fatto qualche tentativo per venire in aiuto ai condannati. + +A queste truppe si aggiunsero quelle che accompagnavano i tre giovani. + +Circa ottocento soldati circondavano il patibolo. + +Al momento in cui i pazienti entrarono nel recinto fatale, muraglia +di baionette che si frammetteva fra la vita ed essi, una dozzina di +tamburi fecero sentire un rullo sordo e velato, che indicava che quel +lugubre dramma doveva incominciare. + +Gagliani, il più giovane del tre, contava diciannove anni appena, come +dissi; salì sulla piattaforma, mentre i suoi due compagni restarono +abbasso. Egli doveva ai suoi diciannove anni il triste favore di morire +pel primo. + +Vedendo quella testa così giovane, già destinata al supplizio, +un’immensa commozione si sentì nella folla, ed alcune voci gridarono: — +grazia! + +Grazia! — rispose Gagliani, alzando egli stesso la voce, ci fu offerta +in danno del nostro onore, e l’abbiamo ricusata. + +Il carnefice era già cavalcone sulla trave orizzontale, gli aiutanti +spinsero Gagliani verso la scala, ed egli salì lentamente i cinque o +sei scalini, ove gli venne posto al collo il nodo corsoio. + +— Viva la libertà! ebbe ancor tempo di gridare. + +Ma nello stesso tempo, l’aiutante del carnefice rovesciò con un calcio +la scala, il corpo oscillò nello spazio per l’impulso che ricevette, +intanto che il carnefice si lasciò scivolare sulle spalle del paziente, +e l’aiutante gli si aggavignava ai piedi; un gruppo informe, agitato +dai sussulti dell’agonia, spaventò per un momento gli spettatori. Poi +il carnefice saltò a terra, l’aiutante si trasse in disparte, ed il +cadavere del primo martire della libertà, colle vertebre del collo +infrante, rimase immobile penzolone dalla forca. + +Toccava ad Emmanuele de Deo. + +Costui salì rapidamente i gradini della piattaforma, e parve che +cercasse qualcuno fra la folla. + +Allora in mezzo ad un profondo silenzio, una voce si udì, che con un +accento di profondo dolore gridava: + +— Sono io colui che tu cerchi; eccomi figlio mio. + +E si vide il vecchio padre di Emmanuele de Deo che si alzava sulla +punta de’ piedi in mezzo alla folla, col viso bagnato di lagrime, +agitando il suo fazzoletto, e compiendo senza dubbio una suprema +promessa: era venuto a dar l’ultimo addio al figlio. + +— Addio, padre mio! — Addio, ripetè alla sua volta il giovane: io +muoio pel mio paese; possa il mio paese ricordarsi della mia morte e +vendicarla. + +E slanciandosi da sè verso la scala, salì rapidamente gli scalini, tese +il collo al nodo fatale, ed il secondo atto del terribile dramma si +compiva. + +Nel momento, in cui il carnefice si lasciava scivolare sulle spalle del +paziente, mentre l’aiutante si avvinghiava alle sue gambe, alle grida +di dolore del vecchio che chiamava suo figlio, torcendo le braccia per +la disperazione, si fece sentire un immenso clamore in parte pietà, e +in parte minaccia, e un movimento di oscillazione percorse la folla. + +Il comando — _pronti!_ — si fece udire seguito da un confricamento +di ferro, che annunziava la pronta obbedienza di quelli a cui era +stato dato. Una nube di fumo seguita dalla detonazione di un cannone +caricato a polvere apparve alla sommità della torre: il _si salvi chi +può_, napoletano; _fuggiamo, fuggiamo_, fu pronunziato da cento voci. +I ranghi dei soldati furono aperti, non già da quelli che volevano +attaccarli, ma da quelli che speravano di fuggire. Ed il carnefice, +temendo in mezzo a quel tumulto non gli togliessero l’ultima vittima, +e di perdere i dieci ducati che il municipio gli accordava per +l’esecuzione, si precipitò addosso a Vitagliano col coltello in mano e +lo colpì nel cuore. + +Vitagliano cadde mortalmente ferito. + +E mentre la folla sparsa fuggiva per tutte le vie che mettono al largo +castello, spaventata dal comando, dal tintinnio delle armi, e dal colpo +di cannone, il carnefice ed i suoi aiutanti trasportarono Vitagliano +morente sulla piattaforma, ove spirò, e non potendo far di meglio, +appesero il cadavere invece di un uomo vivo. + +Ecco quanto accadde, quanto ci raccontò colla sua esattezza diplomatica +sir William, testimonio oculare di tutta quella scena. + + + + +XIII. + + +La regina ascoltò questo racconto dal principio sino alla fine senza +dar segno di emozione; ma quando sir William ebbe terminato, chiese un +bicchier d’acqua. + +Andai a prenderglielo io stessa sulla sua toletta, e glielo porsi: +prendendolo dalla mia mano, la sua tremava, e sentiva i suoi denti +battere convulsivamente sull’orlo del bicchiere. + +— Vi sentite male, signora? le dissi. + +— Difatti, rispose, credo di aver un po’ di febbre; — poi stringendomi +la mano con un certo terrore, — tu passerai la notte vicino a me, non è +vero? + +— Che Dio mi guardi di lasciarvi un solo istante; ma bisognerà mandare +per un medico. + +— Per far che? + +— Perchè temo che siate seriamente indisposta, e che qualche calmante +sarebbe forse sufficiente per distogliervi da una malattia grave. + +La regina stette un momento pensosa, si alzò sulle braccia, poi ad un +tratto ricadde sull’origliere. + +— Davvero, disse, non mi sento bene, ho un ronzìo nelle orecchie, e +veggo rosso; manda un corriere a Napoli, e scrivi a Domenico Cirillo, +che venga a vedermi dimani mattina più presto che potrà. + +— Se Vostra Maestà vuol permettermi di toccarle il polso.... sono un +po’ medico anch’io, disse sir William. + +— Toccate, disse la regina, allungando il braccio. + +Sir William si levò un guanto, trasse dal taschino l’orologio tenendolo +con una mano mentre toccava coll’altra il polso della regina, e contò +ottantadue pulsazioni al minuto. + +— Non basta che il medico venga dimani mattina, signora, deve +venire questa notte, e poichè debbo ritornare a Napoli per la mia +corrispondenza di dimani, sarò io il vostro corriere. Se Cirillo non +fosse in Napoli non saprà a chi rivolgersi; in questo caso vi manderò +Cotugno. + +— Mandatemi chi vorrete, cavaliere, purchè non sia un medico inglese. +Io detesto i vostri dispensatori di calomelano; non hanno che un solo +rimedio per tutte le malattie; si direbbe che hanno trovato la panacea +universale. + +Sir William prese commiato da noi e partì, pregando la regina che, nel +caso che peggiorasse, non si rivolgesse a qualche medico di villaggio, +come lo poteva far supporre il suo spirito scettico, ma di aspettare +quello che le avrebbe inviato nella notte. + +Sir William non si era ingannato; la febbre aumentò rapidamente, e due +ore dopo la sua partenza la regina delirava. + +In questo delirio assisteva al supplizio dei tre giovani, e raccontava +tutte le notizie particolari che sir William avea esposto innanzi a +lei. + +Verso mezzanotte una carrozza rintronava sotto le vôlte del palazzo; si +sapeva che si doveva aspettare un medico da Napoli, e si vegliava per +farlo salire senza ritardo. + +Corsi sul vestibolo della scala. Era il dottor Cotugno, accompagnato +dal segretario di sir William, che mi porse una lettera del cavaliere. + +Domenico Cirillo aveva ricusato di venire, dicendo che alle cinque di +sera aveva mandato a palazzo la sua dimissione di medico di corte. + +Era un’ora dopo l’esecuzione; l’intenzione era dunque chiara e +positiva, e il motivo della dimissione di Domenico Cirillo non aveva +bisogno di commento. + +Sir William, che conosceva le opinioni patriottiche di Cirillo, non si +era maravigliato del suo rifiuto e si rivolse a Cotugno. + +Cotugno era venuto senza difficoltà. + +Quando lo introdussi dalla regina, essa aveva il viso infocato, la +parola breve, l’occhio febbrile; il polso aveva aumentato di rapidità, +e batteva novanta pulsazioni al minuto. + +Cotugno con quella rapidità di decisione che lo distingueva, non diede +che un solo sguardo sull’inferma. + +— Ecco, disse, un fisico fortemente scosso dal morale; ora bisogna +influenzare il morale col fisico; e prese il suo astuccio. + +Poi, volgendosi verso di me. + +— Signora, mi disse, mi aiuterete voi a salassare la regina, o volete +chiamare qualche altra donna? + +— Nel caso che vi aiutassi, gli chiesi, sarà difficile quanto dovrò +fare? + +— Ah! mio Dio, no, basta solamente che non abbiate a sentirvi male; — +me lo assicurate? + +— Oh! sì, signore, ho del coraggio. + +— Si ha qualche volta coraggio per sè senza averne per gli altri. Del +resto basta soltanto di tenermi la catinella. + +— Contate su di me. + +— Allora non perdiamo tempo. + +Il dottore fasciò il braccio della regina e senz’altro aiuto che me +sola, praticò alla vena dell’articolazione un abbondante salasso. + +Era la prima volta che vedeva colare il sangue, e sangue prezioso di +un’amica coronata; l’impressione fu dunque profonda. + +Era in ginocchio innanzi al letto della regina, e teneva la catinella, +in cui il sangue si spandeva in una quantità che mi sembrava +spaventosa. Ignorava ciò che m’insegnò poi sir William, che il corpo +umano contiene da sedici a diciassette libbre di sangue; di modochè a +misura che questo sangue colava, mi sentiva ad oscurare la vista, ed +un sudore freddo mi scorreva dalia fronte; non mi tenni però meno ferma +fino al momento in cui il medico mi disse: + +— Potete mettere la catinella a terra, signora, tutto è finito. + +Come se difatti avessi esaurito la totalità delle mie forze, e +specialmente della mia volontà nell’aiuto che prestava al dottore, +appena, approfittando del suo permesso, posi a terra la catinella, mi +lasciai andare colla testa appoggiata sul letto della regina. + +— Ve lo aveva ben detto, disse Cotugno. + +— È nulla, dottore, è nulla, gli risposi, ma le avete levato tanto +sangue! + +— Cinque o sei once, ecco tutto; bisogna abbattere la febbre cerebrale; +vi è stata commozione, e bisogna ristabilire l’equilibrio. Se la +febbre, il rossore, e specialmente il delirio continuano, Sua Maestà +metterà i piedi in un bagno di acqua calda quanto la potrà sopportare, +e in cui scioglierete tre o quattr’once di farina di senape; e se ciò +non basta, le metterete dei senapismi in forma di stivaletti; bisogna +assolutamente attirare alle estremità tutto il sangue che affluisce +alla testa. + +— Lasciatemelo in iscritto, dottore, gli dissi; ma perchè non restate +qui presso Sua Maestà? + +— Bene, e i miei ospedali? chi farà il servizio per me? impossibile, +bella signora, impossibile. Alle due dopo mezzogiorno sarò qui; fate +che Sua Maestà abbia pazienza; secondo ogni probabilità, il delirio si +sarà calmato e la nostra augusta inferma si troverà già in istato di +convalescenza: guardate — ecco che già si riconcilia col sonno. + +In questo momento il pendolo suonò. + +Alla prima vibrazione del timpano, la regina riaperse gli occhi e parve +ascoltare con ansia. + +Io ascoltava pure con pari ansietà, perchè conosceva la causa +dell’attenzione che prestava a quel suono. + +Il pendolo suonò le tre. + +— Bene, disse la regina, ancora un’ora, — e la sua testa ricadde sul +guanciale. + +— Bisognerà impedire che questo pendolo suoni le ore, e specialmente +l’ora che segue. + +Il dottore pronunziò queste parole con una tale semplicità, ch’era +impossibile di riconoscere se aveva anche un’altra intenzione oltre +quella d’imporre silenzio al pendolo. + +Mi vi accostai e fermai il pendolo. + +Cotugno toccò il polso alla regina; era diminuito di una decina di +pulsazioni. + +— Va bene, disse il medico, se non accade altro, in tre giorni Sua +Maestà sarà guarita. + +Poi colla più gran cura asciugò la lancetta, ne osservò la punta al +lume della candela, la ripose nell’astuccio, che mise in tasca, mi +raccomandò di conservare il sangue per studiare la sua decomposizione, +ed uscì raccomandandomi di prendere un poco di riposo. + +Ne aveva un gran bisogno, erano tre notti che non chiudeva occhio, o +che li chiudeva appena. Eccettuato qualche sussulto, il sonno della +regina fu tranquillo; tirai una poltrona vicino al suo letto; presi la +sua mano nella mia per risvegliarmi ad ogni suo minimo movimento, e mi +addormentai anch’io. + +Quanto tempo sia durato il mio sonno non lo saprei dire; ma quando +apersi gli occhi, risvegliata dal rumore che si faceva nella camera +vicina, era giorno fatto. + +Quel rumore era causato da una persona che diceva con calore: + +— Bisogna che vegga la regina, vi dico che bisogna che la vegga. + +Mi alzai d’un salto dalla poltrona, e corsi nella camera vicina. + +Trovai una signora, dai trenta ai trentacinque anni col viso stravolto +pel dolore. + +— Oh! signora! esclamò nel vedermi, fate che possa vedere la regina, ve +ne supplico. + +E mi prese per le mani, chinandosi come se fosse per cadere in ginocchi. + +— Impossibile, signora, le risposi; la regina è gravemente ammalata; +le hanno fatto un salasso questa notte ed il medico mi ha proibito di +lasciar entrare chiunque da lei. + +— Ma io, io, gridava la dama, io non sono chiunque.... io sono.... io +sono.... un’amica della regina. + +— Scusatemi, signora, ma io non vi ho mai veduta alla corte. + +— E perchè venirci? aveva nulla da fare. Ma guardate, conoscete voi la +scrittura di Sua Maestà? — e tirò dalla sua tasca diverse lettere. + +— Osservate, signora, osservate qui: — «Cara principessa» — è bene la +sua scrittura, non è vero? + +— Sì, ma voi, voi, dimandai io maravigliata, chi siete dunque? + +— Sono.... ed esitava..., sono la principessa Caramanico. + +— La moglie di colui! e.... e mi fermai là. + +— Sì, riprese la principessa, la moglie di colui che ha tanto amato. +Ebbene, vengo a dirle che colui che ha tanto amato, essa non può +lasciarlo morire. + +— Lasciarlo morire! chi dunque? chiese una voce dietro di noi. + +Ci volgemmo indietro, la principessa ed io, e mandammo ambedue un +grido; la regina che pure fu svegliata dal rumore, intese una voce di +donna che rispondeva alla mia, si alzò da letto, e coi piedi ignudi, +in camicia, co’ suoi bei capelli sciolti sulle spalle, e macchiata di +sangue stava in piedi sulla soglia della sua camera. + +Essa riconobbe la principessa Caramanico, mise anch’essa un grido, +corse da lei, la prese per un braccio, e la trascinò nella sua camera +dicendo: + +— Vieni, Emma, vieni. + +Seguii la regina e la principessa, e chiusi la porta. + + + + +XIV. + + +La regina ci guardava tutte e due come chi va cercando qualche cosa; +poi recandosi la mano alla fronte, come per fissarvi la sua memoria e +fissando infine il suo sguardo sulla principessa: + +— Ho mal compreso, non è vero? disse; voi non avete detto; la regina +non può lasciarlo morire? + +— No, signora, no, esclamò la principessa, voi non lo avete inteso +male; l’ho detto e lo ripeto; no, no, no, la regina non può lasciarlo +morire. + +— Ma chi la regina non può lasciar morire? chiese la regina. + +— Colui che essa ha tanto amato. + +— Il principe di Caramanico? + +— Sì. + +— È in pericolo di vita? + +— Leggete, signora, leggete. + +E cadendo in ginocchio, la principessa porse una lettera alla regina. + +La regina lesse con una voce interrotta, ed i suoi denti battevano +convulsi ad ogni parola: + + «Cara amica.» + +E diede alla principessa uno sguardo che mandava lampi. + +La regina continuò: + + — «Non so che cosa mi abbia da quindici giorni; i miei capelli + sono diventati bianchi a vista d’occhio, i miei denti si distaccano + dalle gengive e cadono. + + «Mi sento poi un languore mortale, e credo di avere pochi giorni da + vivere. + + «Non posso dirti ciò che io credo; ma tu puoi indovinarlo. + + «Non dirle nulla, e soffri tu sola. Fortunatamente non c’è male + senza rimedio. + + «Il padre era medico, ed il figlio è stato chimico. + + «GIUSEPPE». + +La regina mandò un grido, i suoi occhi volevano quasi uscire +dall’orbita. + +— È quanto dire, esclamò, che egli sarà avvelenato. + +— Ma perchè avvelenarlo, dacchè non lo amava più, o almeno giacchè non +si sapeva che l’amassi ancora? + +— Voi sapete bene com’era popolare, signora, disse la principessa; si +parlava del suo ritorno a Napoli, si diceva che — la principessa fece +uno sforzo per pronunziare quel nome, — si diceva che il signor Acton +non godeva più dello stesso favore presso di voi; si diceva infine che +all’avvicinarsi di tempi cattivi, — ed i tempi cattivi s’avvicinano, se +non sono già venuti, — si diceva che era vostra intenzione di nominare +un vero napolitano. Gli stranieri per quanto siano abili sono sempre +cattivi strumenti nei giorni delle rivoluzioni. Queste sono le voci che +correvano, signora, queste voci saranno state ascoltate, e queste voci +l’hanno ucciso. + +— Oh! se lo credessi! mormorò la regina mostrando i denti. + +— Credetelo signora, credetelo, perchè è la verità, verità fatale, +terribile, implacabile. — Oh! Giuseppe, il nostro Giuseppe muore +avvelenato. + +— Quando avete ricevuto questa lettera? + +— Questa mattina. + +— Da quanti giorni è stata scritta? + +— Da quattro giorni. 1º ottobre: egli scrisse nello stesso giorno in +cui è stata data la loro condanna! + +— Oh! esclamò contorcendo le braccia, è una punizione del cielo. + +La violenza del movimento spostò le fasciature del salasso, e la +puntura non ancora rimarginata si riaperse, e vidi un zampillo di +sangue che usciva dal suo braccio e si spargeva per la camicia. + +— Oh! esclamai, vedete, vedete, signora, voi l’uccidete. + +E veramente, indebolita dall’emozione e dalla perdita del sangue, la +regina impallidì, mise un debole sospiro e vacillava. + +Corsi a tempo per riceverla nelle braccia; era svenuta. + +La portammo, la principessa ed io, sul suo letto, compressi la +vena come aveva veduto fare dal medico, misi un poco di filacce +sull’apertura della piaga: poi alla meglio le fasciai il braccio, e +giunsi a fermare il sangue prima che avesse ripreso i sensi; allora +giungendo le mani: + +— Vedete, dissi alla principessa, lo stato in cui si trova la regina; +sventuratamente essa non può far nulla per il principe; voi sola, +signora, potete far qualche cosa. + +— E che posso io, Dio buono? + +— Potete, senza perdere un momento, signora, partire per Palermo col +miglior medico di Napoli, e chiedere alla scienza qual sia il delitto +che ci pone tutte nel lutto. + +— Io sperava nella regina, diceva la povera principessa, gettando uno +sguardo su di lei. Mio Dio, mio Dio! + +— La regina! e che può farvi la regina, signora, forse a punire il +colpevole, lo sapete anche voi; e poi i colpevoli sono così alto +locati, che il castigo non salirà mai fino a loro; ma ora si tratta +della vita del principe, e non della punizione dei suol assassini; +pensate alla vita del principe, e state tranquilla, se la regina può +punire, punirà! + +— Punirà, non è vero? lo credete voi che punirà? + +— Sì, ma per punire ha bisogno di tutta la sua ragione, di tutte le sue +forze, di tutta la sua potenza; lasciate calmare il delirio; lasciate +estinguere la febbre: andate ove vi chiamano non soltanto la vostra +tenerezza, ma il vostro dovere; salvate la vita del principe se sarete +in tempo; ricevete il suo ultimo sospiro se è troppo tardi di salvarlo; +siate dolce e misericordiosa nella sua agonia; ditegli, poichè non ha +altra consolazione che voi, bisogna bene che siate voi che gli diciate, +che la regina lo ha sempre amato, ed in realtà non ha mai avuto altro +amico che lui; — voi dovete questa pietà a due cuori che hanno tanto +sofferto, e che non hanno avuto, lo so, che voi sola per intermediaria, +per confidente e per amica. + +— Va bene, disse la principessa, farò quanto mi consigliate, signora, +e se può essere salvato dalla scienza di un uomo, e dalle cure di +una donna, lo sarà, — grazie; — ma se muore, dite alla regina, che le +lascio la cura della nostra vendetta. + +S’inginocchiò innanzi al letto, baciò le mani della regina, mi mandò un +ultimo addio colle mani e colla bocca, e corse fuori dell’appartamento. + +Lo svenimento della regina era un dono della provvidenza; senza quello +svenimento, nella disposizione di animo in cui si trovava, sarebbe +senza dubbio diventata pazza, se fosse stata colpita da qualche +congestione cerebrale. + +Uscii dopo la principessa per raccomandare al domestici, nel caso che +fossero interrogati dalla regina, di non far parola della visita della +principessa Caramanico; poi rientrai, non temendo più che la regina +ripigliasse i sensi dopo la partenza della principessa; le bagnai le +tempie con acqua fresca, e le feci odorare dei sali. + +Dopo qualche momento riaperse gli occhi, ma la loro espressione era +talmente alterata, che il delirio invece di diminuire era aumentato; ma +nel momento era tutto quanto le poteva accadere di meglio. È vero che +nel suo delirio pronunziò due volte il nome di Giuseppe, ed una quello +del principe Caramanico, ma seguite da parole sconnesse che mi faceva +sperare che, ritornando alla ragione, non avrebbe avuto di quanto era +accaduto se non la memoria di un sogno svanito. + +Tirai il campanello delle cameriere; entrarono due donne, e +ricordandomi della prescrizione del medico, cominciammo a far mettere +alla regina i piedi nell’acqua e senape; poi continuando il rossore +della faccia, la febbre ed il delirio, le mettemmo dei senapismi ai +piedi. La cosa fu tanto più facile, perchè in mezzo al suo delirio la +regina mi riconosceva sempre; e affabilissima con me mi lasciava fare +tutto ciò che voleva. + +Verso un’ora cadde in uno stato di prostrazione, che faceva uno strano +contrasto collo stato di esaltazione in cui si era trovata. + +Alle due precise udii il rumore di una carrozza. Il dottore manteneva +la sua promessa. + +Lasciai la regina colle cameriere e gli corsi incontro. Arrivai a tempo +di riceverlo sul vestibolo. Gli dissi in due parole, non già quanto +era accaduto, — io non aveva diritto alcuno sui segreti della regina, — +ma soltanto che l’inferma aveva avuto una viva commozione nella quale +le si era riaperto il salasso, dopo di che era caduta in deliquio; +aggiunsi che avevamo seguito a puntino le sue prescrizioni, e gli +indicai lo stato in cui si trovava la regina. + +Cominciò coll’esaminare il sangue, vi riconobbe alcuni segni di forte +infiammazione, ed entrò nella camera. + +La regina era immobile, e stava cogli occhi chiusi. + +Il dottore le toccò il polso, ascoltò la sua respirazione e le domandò +come si sentiva; ma l’inferma non aperse gli occhi e stette silenziosa. + +— Datemi la catinella, chiese il dottore ad una delle cameriere. Sua +Maestà non ha perduto sangue abbastanza, bisogna che gliene levi ancora +due o tre once. + +La regina tirò il suo braccio sul petto, — prova che aveva udito quanto +diceva il dottore. + +Ma egli finse di non accorgersi del movimento e le prese il braccio. + +— Oh! disse l’ammalata, sono già tanto debole, e volete rendermi ancora +più debole. Non saprei collegare due idee insieme. + +— Precisamente, disse Cotugno, nello stato in cui si trova Vostra +Maestà, non è necessario che colleghi due idee insieme, ma non deve +nemmeno averne una. + +La regina mandò un sospiro; essa non aveva la forza di resistere. + +Egli riaperse il salasso, e la regina perdette due altre once di sangue. + +Era più di quanto poteva sopportare e svenne. + +Cotugno fermò immediatamente il sangue. + +— Là, disse il medico, queste donne anderanno, o manderanno dal +farmacista, e faranno preparare le pozioni che ora vi scriverò. Intanto +discorreremo un poco insieme. + +Egli scrisse la ricetta, la diede alle cameriere, e le affrettò ad +uscire. + +Poi ritornando verso la regina svenuta, le prese la mano. + +— Vediamo, disse, coi medici bisogna parlar chiaro, senza di che +s’arrischia, anche senza volerlo, d’ingannarli, ed ingannandoli si +ammazza l’ammalato. + +— Dio mio! esclamai, c’è pericolo di morte? + +— Vi è sempre pericolo, quando da un lato del letto vi è la malattia, +e d’altra il medico; ma qui o m’inganno di molto, o lo spirito è più +infermo del corpo. + +— Lo credo anch’io, dottore, e ammiro la vostra penetrazione. + +Cotugno alzò le spalle. + +— Non c’è penetrazione qua, la cosa è chiara come il sole. Vi dirò +quanto è accaduto, e se m’inganno mi fermerete, e se indovino mi +lascerete continuare. + +— Ma se la regina vi ascolta? + +— Non c’è pericolo, ho la mano sul suo polso, e quando ritornerà in sè, +lo saprò un minuto prima. È l’esecuzione d’ieri che ha disturbato la +regina. + +— Come fate ad indovinarlo? + +— Che bella malizia! prima di tutto ne ha sconcertati molti altri, +tanto più lei che poteva impedirla, e che non ha creduto di farlo. + +— Dottore, essa ha loro offerto la grazia, ed hanno ricusato. + +— Sì, ho udito a raccontare qualche cosa di simile, ma questo non è +affar mio, io sono medico e null’altro. L’esecuzione ha avuto luogo +ieri alle quattro, ed è ieri alle quattro che la regina si sentì male. + +— Chi ve l’ha detto? + +— Sir William Hamilton: vedete che non voglio passare per uno stregone; +e quand’anche non me lo avesse detto, questa notte la regina si è +scossa nell’udire a suonare le tre alla pendola, ed ha detto: + +«Bene, abbiamo ancora un’ora.» + +— Ma non è tutto: questa mattina mi avete detto che ha avuto una +commozione violenta. + +— Sì, violentissima. + +Egli mi guardò. + +— E avrà saputo che il principe Caramanico moriva di veleno. + +— Tacete, esclamai, tacete. + +— Se vi dico che non mi può intendere. + +— Ma come potete saperlo? + +— È semplicissimo. La principessa venne da me due ore fa, per chiedermi +se poteva andare con lei a Palermo. Le risposi che mi era impossibile +non potendo abbandonare la regina nello stato in cui si trovava. La +mandai da Cirillo. Ed era giusto perchè ieri egli ha mandato vostro +marito da me. A quest’ora saranno già partiti, e se vi è mezzo di +salvar il principe Cirillo lo salverà. Egli è un bravo uomo. Mentre +io parlava colla principessa il suo domestico faceva conversazione +col mio, e poichè non aveva motivo di farne un mistero, gli disse +che la sua padrona era venuta da Caserta: l’emozione che ne ebbe +la regina, è quella che la pose nello stato in cui ora si trova. +Avrei potuto lasciarvi credere di aver indovinato tutto, ma sarebbe +stato una vera ciarlataneria, e, grazie a Dio.... Gatti.... sì.... +ma Cotugno no, non è ciarlatano. Volete che vi dica ora il mio piano +di battaglia contro la malattia della regina? È molto semplice. La +notizia dell’avvelenamento del principe di Caramanico si trova in +lei allo stato di sogno. Ella non sa se ha sognato di aver veduto +la principessa, o se l’ha veramente veduta; ecco le due idee che non +può collegare, e che non deve collegare; ed ecco donde si doleva di +trovarsi troppo debole perchè la indebolissi di più. Sono abbastanza +forte per lottare contro l’esecuzione d’ieri, e contro lo avvelenamento +di oggi, purchè questi fatti siano isolati; ma se le due emozioni si +uniscono, Cotugno è preso fra due fuochi come un generale mal pratico. +Cotugno deve fare come Orazio ferito, deve assalire i Curiazî ad +uno la volta: mi capite, il primo Curiazio è l’esecuzione d’ieri, il +secondo l’avvelenamento d’oggi, ed il terzo poi, il meno pericoloso e +terribile, è la malattia. + +— Davvero, signore, gli dissi osservandolo con stupore, siete un uomo +meraviglioso. + +— E perchè non più maraviglioso di qualunque altro, ho della pratica +e dell’osservazione, ecco tutto. Intanto ascoltate: il mio piano si +limita ad impedire alla regina di ricordarsi. Se vi riesco, in tre +giorni non avrà più nulla a temere: le darò semplicemente un calmante +che bisogna amministrarle colla più grande precauzione e colla più +scrupolosa regolarità, perchè allora la calmerebbe troppo. + +— Dio mio! che cosa le date dunque? + +— Non è che della belladonna. + +— Ma credeva che la belladonna fosse un veleno. + +— È un veleno difatti, ma presa come la prenderà la regina, è un +narcotico, anzi neanche un narcotico, un calmante; le somministrerete +quanto un cucchiaio da caffè ogni ora. Ah! ecco Sua Maestà che ritorna +in sè, non dimenticate che l’esecuzione di quei giovani è stata fatta +già da quindici giorni, e che lo avvelenamento del principe.... di.... +è una favola.... silenzio. + +La regina spalancò gli occhi e si guardò intorno. + +— Là, disse Cotugno alzandosi, ora va bene. Vostra Maestà va +a meraviglia. Non dimenticate di far prendere a Sua Maestà una +cucchiaiata da caffè della pozione che ho testè indicata; quanto più +presto, sarà meglio. Ah! ecco in punto le damigelle, che entrano colla +pozione; datemi un piccolo cucchiaio, Sua Maestà mi farà l’onore di +accettare la prima cucchiaiata dalla mia mano. + +E senza dare tempo alla regina di prepararsi, le mise il cucchiaio in +bocca e le fece ingoiare la pozione. + +— Dimani, alla stessa ora, ritornerò. + +Dieci minuti dopo la sua partenza, la regina dormiva profondamente. + +Tutto ciò che aveva predetto il medico avvenne; la regina rimase +assopita per tre giorni in uno stato di sonnolenza che non era nè la +veglia nè il sonno; poi dopo i tre giorni il dottore permise che la +luce penetrasse a poco a poco nel suo animo, e al pallido chiarore di +quella luce rivide quanto era accaduto, ma sotto l’aspetto pallido e +scolorito dei fatti già compiti da molto tempo. Io che non la lasciai +mai un momento sola, fui la confidente di quel suo ritorno alla vita ed +al dolore. + +Essa stette tre o quattro giorni senza parlarmi del principe, quando +una mattina dopo una specie di sforzo: + +— Ma! chiese la regina, durante il mio delirio, non è venuta la +principessa Caramanico a farmi visita? + +— È vero, signora, le dissi, essa aveva saputo che suo marito stava +male, e partendo per Palermo veniva a dimandare a Vostra Maestà se non +avesse qualche comunicazione da fare al vice-re. + +La regina che mi teneva per mano, me la strinse con forza, guardandomi +in faccia. + +— Emma, mi dimandò, la principessa non è ancora ritornata? + +— No, signora. + +— E non ha scritto ancora? + +— No, signora. + +— Date degli ordini perchè al suo ritorno sia introdotta da me subito +quando chiederà di parlarmi. + +— E se le sue notizie fossero cattive, Vostra Maestà si crede +abbastanza forte per udirla impunemente? + +— Sì, sta tranquilla, colla calma mi è ritornata la forza; però fammi +un piacere. + +— Ordini, Vostra Maestà. + +— Qui vi è la chiave del mio stipo, ne conosci il segreto? + +— Sì, signora. + +— Ebbene, va a cercarmi quella mia cara cassettina; ho bisogno di +averla vicina. + +— Parto subito. + +— Sì, parti e ritorna presto. Se per caso vedi il re e se avesse +la curiosità di sapere mie notizie, digli che sto bene; ma che ho +bisogno di qualche giorno di riposo e di solitudine; mi sarebbe troppo +spiacevole di rivederlo in questo momento. + +— Va bene, signora, — osservai il mio orologio, — ora sono le nove, a +mezzo giorno sarò di ritorno. + +— Grazie. Non so che sarebbe di me se non ti avessi avuta vicino. + +Le presi le mani e gliele baciai. + +— Non dimenticarti nell’andare di far prevenire la principessa. + +— No, signora, state tranquilla. + +— E aggiungi che possono ricaricare il pendolo; ho i nervi abbastanza +sodati per ascoltarlo a suonare, — anche le quattro! + +Lasciai la regina, e trasmisi i due ordini che mi aveva incaricato di +dare. + +Poi salii in carrozza dando ordine al cocchiere di andare più presto +che potesse, e partii. + +A Maddaloni incontrai una carrozza nera col cocchiere e due domestici +in lutto. Ne fui scossa, un presentimento mi diceva che vi era una +vedova in quella carrozza. + +Arrivai a Napoli: mi fermai all’ambasciata per dire qualche parola +a sir William, poi andai al palazzo reale per la commissione della +regina, ove, per un caso fortunato, non m’incontrai col re, e per +ritornare di volo a Caserta, aveva dato gli ordini, scendendo di +carrozza, di cambiare i cavalli. + +A mezzogiorno meno qualche minuto era di ritorno a Caserta; sotto +il peristilio trovai la carrozza ed i domestici in lutto che aveva +incontrati lungo la strada. + +Mettendo il piede sul primo grado della scala, vidi aprirsi la porta +degli appartamenti della regina, e ne usciva una donna avvolta in un +lungo velo crespo; teneva il fazzoletto agli occhi e singhiozzava, +camminando per così dire tastone: mi trassi in disparte, ed essa passò +senza vedermi, benchè la sua veste si fosse ingombrata colla mia. + +Ritornò in carrozza e partì. + +Entrai dalla regina quando il pendolo suonava mezzogiorno. + +— Sei esatta, Emma, mi disse, — vieni qua. Mi avvicinai maravigliata +di non riconoscere alcuna alterazione nella sua voce. Mi aspettava di +trovarla in lagrime e desolata. Mi ingannava, era fredda e risoluta. + +Le presentai la cassetta; l’aperse colla chiave che aveva già +preparata, e traendosi dal seno una ciocca di capelli: + +— Ecco — disse — tutto quanto rimane di lui, — e l’appoggiò con +vivacità sulle labbra, chiuse nella cassetta questo ricordo di morte +insieme ai suoi ricordi d’amore. + +Poi, mettendo la cassetta sul guanciale su cui lasciò ricadere il capo, +chiuse gli occhi mormorando questa frase che aveva già udito uscire +dalla sua bocca: + +— È una punizione del cielo! + + + FINE DEL VOLUME QUINTO. + + + + +NOTE: + + +[1] Cavallo di corsa. + +[2] Cavallo marino. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76093 *** |
