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VI | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 10%; font-size: 95%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 130%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.xx-small {font-size: 50%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} + +.poem {text-align: left; font-size: 95%; margin: 1em 10%;} +.stanza {margin: 1em auto;} +.poem p.i01 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: -3em;} +.poem p.i07 {margin: 0; padding-left: 3em; text-indent: 3em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76094 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +MEMORIE DI EMMA LYONNA +<span class="smaller">VOL. VI.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +<span class="small">MEMORIE</span><br> +<span class="xx-small">DI</span><br> +EMMA LYONNA +</p> + +<p class="pad2 small"> +DI +</p> + +<p class="pad1 x-large"> +ALESSANDRO DUMAS +</p> + +<p class="pad2 small"> +UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. +</p> + +<p class="pad1"> +Vol. VI. +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="large">MILANO</span><br> +G. DAELLI e C. EDITORI<br> +<span class="small">MDCCCLXIV.</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. +</p> + +<p> +STEREOTIPIA G. DASSI E C. +</p> + +<p> +TIP. GUGLIELMINI. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> +</p> + +<p class="title"> +MEMORIE<br> +DI<br> +EMMA LYONNA +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p> + +<h2>I.</h2> +</div> + +<p> +Sventuratamente gli avvenimenti politici esterni +resero ben presto a quell’anima energica, che non +poteva rimanere senza passioni, e che era divorata +dal bisogno di amare o di odiare, quella specie di +rabbia calmata, per un istante, dai dolori privati. +</p> + +<p> +La caduta e la morte di Robespierre, che aveva +preso una parte così attiva alle esecuzioni di Luigi +XVI e della regina Maria Antonietta, era stata +per Maria Carolina un momentaneo sollievo alla +doppia ferita che quella duplice morte aveva fatto +sul suo cuore. Ma questa morte era stata come un +segnale di aumento d’energia per l’esercito repubblicano. +Le mie note portano ancor oggi la data +delle vittorie del generali francesi, secondochè le +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +notizie di queste vittorie ci pervenivano e ci colpivano +di stupore, perchè, circondata com’era da nemici, +consideravamo la Francia come conquistata. +</p> + +<p> +Gli Austriaci che erano penetrati nell’interno della +Francia si lasciarono riprendere, il 16 agosto. Questnoy +dal generale Scherer, il 27, Valenciennes dal +generale Pichegru, al 30 Condé era rientrato in potere +delle armi francesi e Landau era stato ripreso +fin dal 30 aprile, cosicchè di quattro piazze forti +conquistate dalle armi dell’imperatore, non ne rimaneva +più una. +</p> + +<p> +In Ispagna le cose non andavano meglio. Fontarabia +e S. Sebastiano erano in potere del generale +Moncey, ed il forte di Bellegarde fu ripreso dal generale +Dugommier. +</p> + +<p> +Il generale Jourdan, che comandava l’armata di +Sambre et Meuse, faceva da parte sua de’ progressi, +che ci davano grandi inquietudini; occupava Aquisgrana, +al 2 ottobre aveva guadagnato la battaglia +Aldenhoven, al 3 aveva preso Juliers, poi Audernach, +Coblenza, Mastrick, Colonia, mentre Pichegru +prendeva Nimega, occupava Amsterdam, da +cui era fuggito lo Stadolder, e con una carica di +usseri francesi s’impadroniva della flotta olandese +presa fra i ghiacci del Texel. +</p> + +<p> +Infine un trattato di pace era intervenuto il 9 febbraio +1793 fra la Francia e la Toscana, ed aveva introdotto +la repubblica francese nel sistema politico +europeo. +</p> + +<p> +La regina si fece fare dal generale Acton un quadro +delle forze militari della Francia al principio +del 1795, e ne risultò da questo specchietto che al 1 +marzo aveva otto eserciti: quello del Nord comandato +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +da Moreau; quello di Sambre e Mause comandato +da Jourban; quello del Reno e Mosella comandato +dal generale Pichegru; quello delle Alpi e dell’Italia +comandato dal generale Kellermann; quello +dei Pirenei orientali da Scherer; quello dei Pirenei +occidentali comandato da Moncey; quello delle coste +occidentali comandato da Casselaux, quello delle +coste di Brest e Cherbourg comandato da Hoche. +</p> + +<p> +Quest’aspetto formidabile di forze produsse un +effetto ancora più grande sulla corte di Spagna che +su quella di Napoli, poichè il re Carlo IV, fratello +del re Ferdinando, si decise a trattare colla Francia, +e la pace fu segnata a Baste il 22 luglio 1795. +</p> + +<p> +Sir William, prevenuto già anticipatamente da +un mese dalla regina intorno a questa defezione del +re suo cognato, fu in grado di prevenirne il suo +governo, il quale potè prendere allora delle misure +ostili in previsione di quella futura ostilità. +</p> + +<p> +Ad un tratto la notizia della giornata del 13 Vendemmiaio, — adotto +questa denominazione repubblicana +perchè la storia l’ha registrata sotto questo +nome, — giunse anch’essa fino a Napoli portandovi +per la seconda volta il nome di Bonaparte. +</p> + +<p> +Nel breve tempo che corse fra il 19 dicembre 1794 +ed il 4 novembre 1795, il capo battaglione era diventato +generale. +</p> + +<p> +Bonaparte salvò la Convenzione, fulminando le +sezioni sui gradini della chiesa di S. Rocco. +</p> + +<p> +Questa vittoria sulla guerra civile e la protezione +del generale Barras lo condussero in pochi mesi al +comando dell’armata d’Italia. +</p> + +<p> +La corte di Vienna credette pazza la Francia che +confidava i suoi destini ad un giovane di ventisei +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +anni, conosciuto soltanto da due vittorie riportate +contro i Francesi. +</p> + +<p> +La regina ricevette una lettera da suo nipote; +tutti i vecchi generali austriaci ridevano di compassione +alla vista di quel fanciullo che si opponeva a loro, +agli strategici per eccellenza. +</p> + +<p> +Di fatti qual era mai allora la reputazione del generale +Bonaparte a fronte di quella di Beaulieu, dei +Wurmser, degli Alvinzi e del principe Carlo? +</p> + +<p> +Attendemmo con impazienza le notizie dell’apertura +della campagna. +</p> + +<p> +L’Austria aveva riunito cinque armate! cento e ottantamila uomini all’incirca. +</p> + +<p> +Bonaparte si avvicinava con trentamila uomini +da Savina incontro a Beaulieu che gli opponeva +cinquantamila Austriaci. +</p> + +<p> +Quasi nello stesso tempo ricevemmo le notizie +della battaglia di Montenotte e di quelle di Millesimo +e di Diego. +</p> + +<p> +Il nostro stupore fu grande: Beaulieu era stato +battuto nei tre scontri, avendo seimila morti, ottomila +prigionieri, e perdendo da dieci a dodici pezzi di +cannone. +</p> + +<p> +Ma fu ben peggio allora quando seppe che l’armata +sarda, separata dall’austriaca, era stata anch’essa +battuta a Mondovì, che gli Austriaci in numero +di diecimila con diciotto pezzi d’artiglieria +erano stati forzati e messi in fuga al ponte di Lodi +da duemila Francesi comandati dallo stesso generale +Bonaparte; che il generale Massena era entrato +in Milano, e che un trattato di pace era stato conchiuso +a Parigi fra la Repubblica francese ed il re di Sardegna, con cui cedeva alla Repubblica la Savoja, +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +Nizza e Tenda, accordava alle sue armate un +passaggio nei suoi Stati, cedeva le sue piazze forti, +e cominciavasi a dar mano alla demolizione della +Brunetta e di Susa. +</p> + +<p> +La mia intenzione, si comprenderà facilmente, non +è di seguire questa campagna nei suoi particolari; ma +soltanto di constatare i fatti, e di dare un’idea dell’impressione +che produssero. Wurmser succeduto +a Beaulieu fu battuto a Castiglione, a Roveredo, a +Bassano e obbligato a chiudersi in Mantova; Alvinzi, +inviato in suo soccorso, fu battuto ad Arcole ed a +Rivoli, e finalmente il principe Carlo che succedette +a loro fu battuto dovunque l’aveva incontrato. +</p> + +<p> +Tutto ciò in un anno. +</p> + +<p> +La Toscana e la Sardegna avevano fatto la pace +colla Francia. Il duca di Modena ed il papa trattavano. +Venezia che vedeva i Francesi alle sue porte, +ordinò a Monsieur fratello del re, che dopo la morte +del Delfino prese il titolo di Luigi XVIII, di lasciar +Verona e gli Stati della Repubblica; da questo momento +gli avvenimenti progredivano con una rapidità +spaventevole. Il generale Bernadotte prese Trieste, +Massena preso Klegenfurth capitale della Carinzia +e Bernadotte Lubiana capitale della Carniola. +Infine il generale Augereau entrò in Venezia, e rovesciò +l’antico governo che rimpiazzò con un municipio +democratico. +</p> + +<p> +La situazione era molto più grave per noi, — dico +noi, tanto mi era identificata colla regina, — e mentre +sir William Hamilton faceva tutto col re, la situazione +era tanto più grave per noi, perchè la corte +di Napoli non aveva cessato di provocare il vincitore, +inviando de’ soccorsi all’Austria; il che sarebbe +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +stato nulla, ma col lanciare manifesti terribili contro +la Francia. +</p> + +<p> +In questi manifesti il re non ci era entrato per +nulla, fuorchè per la firma, e spesso in luogo della +firma vi metteva la cifra destinata a supplirla. Si +compilavano insieme dal generale Acton, dal principe +Castelcicala e dalla regina; e poichè la regina +aveva una scrittura assai cattiva, era quasi sempre +io che scriveva. +</p> + +<p> +Ho conservato uno o due di questi manifesti, e +dalla loro virulenza si potrà giudicare della situazione +pericolosa in cui la corte delle Due Sicilie si +era posta rispetto al governo francese. +</p> + +<p> +«Quei Francesi che uccisero i loro re; che disertarono +i tempii trucidando e disperdendo i sacerdoti; +che spensero i migliori e i maggiori cittadini; +che spogliarono dei suoi beni la Chiesa; che +tutte le leggi, tutte le giustizie sovvertirono, quei +Francesi, non sazii di misfatti, abbandonando a +torme le loro sedi, apportano gli stessi flagelli +alle nazioni vinte, e alle credule che li ricevono +amici. Ma già popoli e principi armati stanno intesi +a distruggerli. Noi imitando l’esempio de’ giusti +e degli animosi, confideremo negli aiuti divini +e nelle armi proprie. Si facciano preci in tutte le +chiese; e voi, devoti popoli napolitani, andate alle +orazioni per invocare da Dio la quiete del regno; +udite le voci de’ sacerdoti; seguitene i consigli, +predicati dal pergamo e suggeriti da’ confessionali. +</p> + +<p> +»Ed essendosi aperta in ogni comunità l’ascrizione +dei soldati, voi adatti alle armi, correte a scrivere +il nome su quelle tavole; pensate che difenderemo +la patria, il trono, la libertà, la sacrosanta religione +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +cristiana, e le donne, i figli, i beni, le dolcezze +della vita, i patrii costumi, le leggi. Io vi +sarò compagno alle preghiere ed ai cimenti; che +vorrei morire quando per vivere bisognasse non +esser libero e cessare di essere giusto.» +</p> + +<p> +Poi il re, o piuttosto quelli che scrivevano in suo +nome, continuarono rivolgendosi al vescovi, ai parrochi, +ai confessori ed ai missionari. +</p> + +<p> +«È nostra volontà che nelle chiese dei due regni +si celebrino tridui di orazioni e di penitenza; e ne +sia scopo invocare da Dio la quiete de’ nostri stati. +Perciò dagli altari e da’ confessionali voi ricorderete +ai popolani i debiti di cristiani e di sudditi, +cioè cuor puro a Dio, e braccio armato a difesa +della religione e del trono. +</p> + +<p> +«Mostrate gli errori della presente Francia, gl’inganni +della tirannia che appellano libertà, le licenze +o peggio delle truppe francesi, l’universale +pericolo. Eccitate con processioni ed altre sacre +cerimonie lo zelo del popolo. Avvertite che l’impeto +rivoluzionario, comunque inteso a scuotere +tutti gli ordini della società, segna a morte i due +primi, la Chiesa e il trono.» +</p> + +<p> +Questo proclama fu pubblicato a suon di trombe +su tutti gli angoli della città, ed in tutti i crocivii +di Napoli, affisso su tutti i muri, commentato in +tutte le chiese. +</p> + +<p> +Le preghiere delle quarant’ore furono annunziate +in tutto il regno, e cominciarono immediatamente +nella metropolitana di S. Gennaro. +</p> + +<p> +I preti, bisogna dirlo, fosse convinzione o fanatismo, +secondarono quanto meglio poterono le intenzioni +della regina, i sovrani ne diedero l’esempio, +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +andarono in gran pompa alla cattedrale, ed alle altre +chiese di Napoli ingombre di preti, di cortigiani, +dalla magistratura e da tutti quelli insomma che +in un modo e nell’altro dipendevano dal governo. +Il popolo seguiva l’esempio che gli era stato dato, +e le chiese rigurgitavano talmente di gente, che era +impossibile di passare per le strade, non essendovene +una a Napoli ove non sia una chiesa, ed ove +queste erano affollate si stava a pregare fuori della +porta. Fu in questi tempi che i Francesi figuravansi +ai Napolitani come ladri, assassini, briganti, eretici +scomunicati, coi quali non si era obbligati di conservare +nè fede, nè parola, e che si potevano impunemente +colpire come outlaw,<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> pugnalati alle reni, +avvelenati nelle case, negli ospedali, assassinati nel +sonno, uccisi infine come cani arrabbiati. +</p> + +<p> +Tale fu l’acciecamento delle passioni, che io stessa +partecipava all’odio contro una nazione, alla quale +sono andata più tardi a chiedere un asilo, e che mi +fu accordato quando l’Inghilterra, per la quale aveva +fatto tanto, mi cacciava dal suo suolo. +</p> + +<p> +Del resto si vedrà quali sentimenti professava in +alcune mie lettere che citerò, ed alle quali non muterò +nemmeno una sillaba. +</p> + +<p> +Ma vi era una classe della società che non ha mai +parteggiato a Napoli contro i Francesi, e perciò non +univa le sue alle preghiere, che si rivolgevano +a Dio. +</p> + +<p> +Era questa tutta la classe libera, intelligente, +istruita del mezzo ceto. Erano i giuristi, i medici, +i filosofi, gli avvocati, i poeti, cosicchè la regina dimenticando +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +quella specie di pentimento che aveva +provato dopo la morte delle prime vittime, e specialmente +di quella di Caramanico, fu dessa la prima +a riorganizzare la giunta di stato, ed a spingere in +una nuova curia i tre uomini che si chiamavano gli +sbirri della regina, vale a dire, Vanni, Guidobaldi e +Castelcicala. +</p> + +<p> +Le prigioni si riempirono, e questa volta i primi +nomi di Napoli si contavano nel numero dei prigionieri. +</p> + +<p> +Ma in mezzo a tutti questi preparativi, non soltanto +di guerra difensiva, ma di guerra offensiva, +ci venne a sorprendere l’armistizio di Brescia, che +precedette al trattato di Tolentino con Pio VI; e, +come abbiamo già detto, col trattato di Tolentino il +Santo Padre cedeva alla Francia Bologna, Ferrara e +le Romagne, e le province cedute avevano il diritto +di costituirsi in repubblica, ciò che non mancarono +di fare appena fu compita la cessione. +</p> + +<p> +In tal modo il pericolo che la regina aveva creduto +di allontanare si avvicinava sempre più. I Francesi +si ritiravano; ma il principio rivoluzionario faceva +un passo innanzi; ma l’<i>idea</i> più forte degli +uomini s’abbarbicava nel suolo che essi avevano +lasciato. +</p> + +<p> +Il general Acton e la regina compresero che non +vi era tempo da perdere. Sapevano che il Direttorio +eccitato dall’ambasciatore, a cagione dell’odio della +regina pe’ Francesi, — odio che essa in verun modo +aveva saputo celare, — aveva spinto Bonaparte a +vendicarsi del governo delle Due Sicilie, e che costui +avesse risposto: +</p> + +<p> +«Oggi non siamo ancora potenti abbastanza per +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +dare a questa vendetta tutta la pubblicità di cui +si ha d’uopo; ma verrà giorno in cui gli faremo pagare +tutti i suoi tradimenti passati, presenti e futuri, +ed in quel giorno il re Ferdinando e la regina Carolina +non avranno perduto nulla coll’aspettare.» +</p> + +<p> +Questa risposta era stata riportata letteralmente +alla corte di Napoli, e benchè protratta la vendetta +per qualche tempo ancora, il re ebbe tanta paura di +questa spada di Damocle sospesa sul suo capo, che +inviò il principe di Belmonte a Buonaparte con missione +di ottenere a qualunque prezzo un trattato di +pace. +</p> + +<p> +All’undici ottobre 1797, il seguente trattato fu firmato +dai mandatari delle due potenze. +</p> + +<p> +Lo cito per intiero perchè si possa giudicare dello +stato di dipendenza, in cui la paura avea messo la +corte di Napoli rispetto al governo francese. +</p> + +<p> +Del resto, nello stesso modo che più si abbassa il +vaso più si riempie d’acqua, quanto più si abbassava +il cuore della regina tanto più si riempiva +d’odio. +</p> + +<p> +I termini poi di questo trattato non erano punto +ambigui, — eccoli: +</p> + +<p> +«Napoli sciogliendosi dalle sue alleanze, resterà +neutrale; impedirà l’entrata ne’ suoi porti a’ vascelli +oltre il numero di quattro de’ potentati che +sono in guerra; darà libertà a’ Francesi carcerati +ne’ suoi dominii per sospetto di Stato; intenderà +a scoprire e punire coloro che involarono le carte +al ministero di Francia Makau; lascerà libero ai +Francesi il culto delle religioni; concorderà patti +di commercio che diano alla Francia ne’ porti delle +Due Sicilie que’ medesimi benefizii che le bandiere +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +più favorite vi godono; riconoscerà la repubblica +Bàtava, e la riguarderà compresa nel presente trattato +di pace». +</p> + +<p> +Inoltre vi era un articolo che doveva restare segreto, +e che non doveva essere conosciuto che dai +contraenti, ed era concepito in questi termini: +</p> + +<p> +«Il re pagherà alla repubblica francese otto milioni +di franchi (due milioni di ducati): i Francesi +prima che si accordino col pontefice, non procederanno +oltre la fortezza di Ancona, nè seconderanno +i moti rivoluzionarii delle regioni meridionali +d’Italia.» +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span></p> + +<h2>II.</h2> +</div> + +<p> +Le cose erano ben mutate in un anno. +</p> + +<p> +Quel piccolo generale Bonaparte deriso da tutti, +ma uscito vittorioso da una campagna che si poteva +annoverare fra gli splendidi fatti d’armi di +Alessandro, d’Annibale e di Cesare, era stato appellato +dal Direttorio l’Uomo della provvidenza, e la +Repubblica francese gli aveva dato una bandiera +su cui stava scritto in lettere d’oro: +</p> + +<p> +«Il generale Bonaparte ha distrutto cinque eserciti, +vinto diciotto battaglie campali, ed in sessantasette +combattimenti ha fatto centosessantamila +prigionieri; ha inviato in Francia censessanta bandiere +per decorare i nostri edificj militari, mille e +centottanta pezzi d’artiglieria per arricchire i nostri +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +arsenali, duecento milioni al tesoro, cinquantun +bastimenti da guerra nei nostri porti, i capi d’opera +d’arte per abbellire le nostre gallerie ed i nostri +musei, e preziosi manoscritti per le nostre biblioteche +pubbliche; ed infine ha dato la libertà a +diciotto popoli.» +</p> + +<p> +Si comprende in quale esasperazione mettevano +quegli onori resi ad un nostro nemico, la corte di +Napoli, sir William Hamilton ed io; io come amica +della regina di cui parteggiava tutte le simpatie e +gli odi; sir William Hamilton come ambasciatore +d’Inghilterra. +</p> + +<p> +La regina fu presa da un accesso di rabbia, come +ne vidi in quel giorno in cui il governo delle Due +Sicilie fu obbligato a riconoscere la repubblica Cisalpina. +</p> + +<p> +Il trattato di campo Formio firmato dalla Francia +e dall’Austria aveva una grande importanza. La +Francia estendeva da un lato i suoi confini fino alle +Alpi e dall’altro fino al Reno. L’Austria perdeva in +estensione, ma aumentava di sudditi; in cambio +della repubblica Cisalpina che sorgeva, cadde la Repubblica +di Venezia che diventò proprietà dell’imperatore. +</p> + +<p> +La pace sembrava assicurata, ma sir William rideva +col suo riso diplomatico, quando gli si parlava +della durata di quella pace: finchè l’Inghilterra +sarà in guerra, diceva, il mondo e specialmente la +Francia non saranno in pace. +</p> + +<p> +La regina, che non fingeva meno di sir William +di credere seriamente a quella pace, ne approfittò +per celebrare le nozze del principe ereditario coll’arciduchessa +Clementina. Poco ho da dire intorno +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +a questo principe che non ebbe, in tutto il tempo +in cui rimasi alla corte di Napoli, che una parte secondaria +e nulla intorno la principessa, che non ne +ebbe nessuna. +</p> + +<p> +Il principe era allora un bel giovanetto di ventun +anno, assai grasso, roseo in viso, molto istruito, +accortissimo ed acuto, e senza parole; cogli occhi +fissi sull’Europa non perdeva nemmen uno dei particolari +del gran dramma storico che si compiva, e +fingeva di non veder nulla. Spaventato dalle violenze +di sua madre, si studiava, benchè fosse già +in età e capacissimo di dire il suo parere, di starsene +lontano da qualunque questione che si presentava, +fosse anche della più alta importanza pel +trono delle Due Sicilie, e principalmente per lui che +ne era l’erede. Nello stesso modo che il re Ferdinando +si mostrava in mezzo a questo scompiglio +molto più vago di una caccia ad Astroni o a Persano, +che della caduta o della nascita di una repubblica, +egli si mostrava più preoccupato delle +scoperte di Mesmer, di Mongolfier e di Lavoisier +che dell’armistizio di Brescia o del trattato di Tolentino. +Sua madre poco lo amava, anzi lo sprezzava, +e in famiglia lo dichiarava stupido come suo +padre. +</p> + +<p> +Il prediletto del suo cuore era il principe Leopoldo, +che allora aveva diciott’anni; è vero che era +un adorabile giovanetto, bello come sua madre, +gentile, garbato e spiritoso; l’altro principe era un +garzoncello di sei a sette anni, di pochissima salute, +e chiamavasi Alberto, che ebbi, come racconterò +in seguito, il dolore non soltanto di vedere, ma +di sentir morire nelle mie braccia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +</p> + +<p> +Una squadra napolitana andò a prendere la giovane +archiduchessa a Trieste, e la condusse a Manfredonia, +ove l’attendeva il principe Francesco, +benchè i cerimoniali del matrimonio si dovessero +celebrare a Foggia, cioè cinque o sei leghe nell’interno. +</p> + +<p> +Il re e la regina avevano accompagnato il loro figlio, +e con essi s’intende, c’era anch’io; sir William +Hamilton era rimasto a Napoli. +</p> + +<p> +Era curioso di vedere la fidanzata, che si diceva +del resto assai insignificante, e ciò sarebbe stata la +verità, se un pallore che mai vidi una volta prendere +il menomo incarnato, ed una profonda malinconia, +non avessero dato alla sua fisonomia un grande +interesse. Donde provenivano quella tristezza e quel +pallore nessuno lo seppe mai, forse da qualche amore +lasciato, ma non dimenticato alla corte dei Cesari; +fors’anche non era che quel segno fatale impresso +sul viso di quelli che sono destinati a morir giovani. +</p> + +<p> +Il matrimonio fu celebrato nella seconda metà del +mese di giugno; si accordarono molti favori ai sudditi; +Acton, primo ministro, fu nominato capitano +generale; quarantaquattro sedi episcopali vacanti +furono occupate da quarantaquattro nuovi vescovi, e +fu un grande sacrifizio per il re, perchè durante la +vacanza di quelle sedi ne percepiva le rendite; si accordarono +gradi e decorazioni agli uffiziali che nella +guerra d’Italia si erano dichiarati contro la Francia, +e finalmente molti abitanti di Foggia furono creati +marchesi, in vista del loro titolo di abitanti delle +Marche, ed in ricompensa delle enormi spese che +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +avevano fatto in occasione del matrimonio del principe +ereditario. +</p> + +<p> +Mi sono lasciata indurre a scrivere molto su questo +matrimonio, malgrado la poca importanza che +ebbe, non soltanto nella vita pubblica del principe +Francesco, ma ancora nella sua vita privata; ciò mi +svia dai gravi avvenimenti che si succedettero alla +corte di Roma, e che un anno dopo dovevano avere +una influenza tanto grave su quella di Napoli. +</p> + +<p> +Voglio dire dell’assassinio del generale francese +Duphot. +</p> + +<p> +Nel rango in cui mi trovava, nulla mi doveva essere +ignoto od oscuro, intorno ad un tal fatto. +</p> + +<p> +Lo racconterò con qualche particolarità, poichè da +esso dipendette l’occupazione di Roma dai francesi, +ed in seguito la proclamazione della Repubblica romana. +</p> + +<p> +Ora che vivo lungi dagli avvenimenti e specialmente +dagli odii dell’epoca, spero di riescire imparziale +nel mio racconto, non dirò come giudice, +ma almeno come storico. +</p> + +<p> +Si comprenderà facilmente, riportandosi specialmente +allo spirito di propaganda di quell’epoca, che +dopo essersi autorizzate le Romagne a costituirsi in +repubblica, si era formato un partito repubblicano +in Roma. +</p> + +<p> +Questo partito si componeva particolarmente di +artisti francesi dimoranti in Roma, ed avrebbero +creduto di mancare in fatti a tutti i loro doveri di +patriotti, se non avessero tentato coi loro mezzi di +fare proseliti al governo da cui dipendevano. +</p> + +<p> +Il fratello di Bonaparte, Giuseppe Bonaparte, era +ambasciatore di Roma. La famiglia erasi elevata +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +presto, sostenuta dalla mano potente dell’<i>Uomo della +provvidenza</i>, come lo chiamava il direttorio. +</p> + +<p> +Giuseppe Bonaparte, in cui eravamo lungi dallo +scorgere il futuro usurpatore del trono di Napoli<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, +faceva tutto quanto era possibile per contenerli, dicendo +a loro che non era ancor giunto il momento. +</p> + +<p> +Malgrado tutti gli sforzi, il 26 dicembre 1797, i repubblicani +avvertirono l’ambasciatore che si preparava +un movimento; egli li congedò, supplicandoli +come sempre di opporsi, se lo potevano, per qualche +tempo ancora a questo movimento. +</p> + +<p> +Essi si ritirarono promettendo di adoperarsi secondo +l’intenzione dell’ambasciatore. +</p> + +<p> +Il giorno seguente il cavaliere Azara, di cui mi +ricordo di aver fatto l’elogio all’epoca del mio passaggio +da Roma, diede lo stesso avviso a Giuseppe +Bonaparte. +</p> + +<p> +Difatti il 28 dicembre la dimostrazione annunziata +si manifestava; caricata dai dragoni, presa a fucilate +da una compagnia di fanteria, i repubblicani +si rifugiarono sotto i portici del palazzo Corsini, ove +dimorava l’ambasciatore. +</p> + +<p> +Siccome l’avvenimento che segue fu raccontato +in modi diversi, mi accontenterò di trascrivere il +rapporto ufficiale del signor Giuseppe Bonaparte. +Essendocene stata inviata una copia, è da questa +che ritraggo quanto ora si leggerà, e come questo +documento è ignoto o quasi, avrà, lo spero, un +certo interesse. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +</p> + +<p> +Riprendo il racconto dell’ambasciatore in cui lo lascio +parlare liberamente. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Un artista francese, venendo all’ambasciata, ci +prevenne che l’attruppamento diventava numeroso, +e che aveva scorto nella folla alcune spie del governo, +che gridavano più forte degli altri: — Viva +il popolo Romano, Viva la Repubblica, — che si +gettavano degli scudi a piene mani e che la strada +era ingombra. Io lo incaricai di discendere subito e +di far conoscere la mia volontà agli ammutinati; i +militari francesi che mi circondarono mi chiesero +l’ordine di dissipare colla forza, cosa che attestava +il loro attaccamento; vestii le insegne della mia carica, +e li pregai di seguirmi. Preferii di parlar io +stesso nel loro linguaggio, ed uscendo dal mio gabinetto +udimmo una scarica prolungata di armi; +era un picchetto di cavalleria che entrava nella mia +giurisdizione senza prevenirmene; l’aveva attraversato +al galoppo ed aveva fatto fuoco dai tre vasti +portici del Palazzo.<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> +</p> + +<p> +«La folla si era allora precipitata nei cortili e +sulle scale; incontrai sul mio passaggio dei paurosi +che fuggivano, dei frenetici audaci, persone pagate +per eccitare e denunziare il movimento; una compagnia +di fucilieri aveva seguito da vicino la cavalleria, +e la trovai che in parte si avanzava sul vestibolo; +a mio apparire si arrestò. +</p> + +<p> +«Dimandai chi ne fosse il comandante; egli si +era nascosto in mezzo alle file, ed io non poteva distinguerlo. +Dimandai a quella truppa con qual ordine +fosse entrata nella giurisdizione della Francia. +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +Le ingiunsi di ritirarsi, e allora si ritirò di pochi +passi. Credetti di essere riuscito da questo lato, e +mi rivolsi verso gli ammutinati che si erano ritirati +nei cortili interni; alcuni si avanzavano già contro +la truppa che partiva; allora dissi loro in modo decisivo +che il primo che avrebbe osato di oltrepassare +la metà del cortile l’avrebbe a fare con me. +Nel medesimo tempo il generale Duphot, Scherloek, +due altri ufficiali ed io snudammo le spade per +trattenere quella truppa disarmata, di cui alcuni +pochi avevano delle pistole e dei pugnali; ma intanto +che noi eravamo occupati da questo lato, i +fucilieri che non si erano ritirati che per mettersi +fuori della portata delle pistole, fecero una scarica +generale. Alcune palle morte andarono a colpire uccidendo +alcuni di quelli che si trovavano indietro. +Noi che eravamo in mezzo fummo rispettati; poscia +la compagnia si ritirò ancora per caricare le armi; +approfitto di questo istante, e raccomando al colonnello +Beauharnais, aiutante di campo del generale +Buonaparte, che per caso si trovava vicino a me, dopo +il ritorno della sua missione in Levante, ed all’aggiunto +degli aiutanti generali signor Arrighi, di contenere +colla sciabola in mano quella truppa che era +animata da sentimenti diversi, ed io mi avvicinai +col generale Duphot, e coll’aiutante generale Scherlock +per persuaderla di ritirarsi e di cessare il fuoco. +Ordinai che si ritirasse dalla giurisdizione della +Francia e che l’ambasciatore s’incaricava di far punire +gli ammutinati. Che essi non avrebbero che a +distaccare uno dei loro uffiziali o sottuffiziali al Vaticano +presso il loro generale il governatore di Roma, +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +il senatore o qualsiasi altra persona pubblica, e +così si sarebbe terminato tutto. +</p> + +<p> +«Il troppo bravo Duphot, abituato a vincere, si +slanciò, e in un salto si trova fra le bajonette del +soldati, ed impedisce ad uno di loro di caricare, e +ferma il colpo ad un altro che aveva già caricato. +Noi lo seguivamo, il generale Scherloek ed io, per +istinto nazionale. Egli era l’amico dei due partiti, +era il pacificatore e fu considerato come nemico, ed +ingannato dal suo coraggio fu loro prigioniero, e +venne trascinato fino alla porta della città detta +<i>Settimiana</i>. Io veggo un soldato che gli scarica il +suo moschetto in mezzo al petto, egli cade e si rialza +appoggiandosi alla sua sciabola. Io lo chiamo, ei vuole +venire verso di me, un secondo colpo lo stende al +suolo, e più di cinquanta colpi sono diretti sull’esanime suo corpo. +</p> + +<p> +«Scherloek resta illeso, vede cadere il suo bravo +compagno d’armi, tutti i colpi sono diretti su noi, +e m’indica una stradicciuola nascosta che ci conduce +fino ai giardini del palazzo, e ci sottrae ai colpi +degli assassini di Duphot, ed a quelli di un’altra +compagnia che faceva fuoco dall’altra parte della +strada; i due uffiziali spinti da quest’altra compagnia +si riuniscono a noi, e ci fanno scorgere un +altro pericolo. La nuova compagnia potrebbe entrare +liberamente nel palazzo, ove la mia consorte e mia +sorella, che il giorno seguente doveva essere sposa +al bravo Duphot, erano state condotte via dai miei +segretari e da due giovani artisti. Giungemmo nel +palazzo dalla parte del giardino, i cortili erano ingombri +da quei vili e scellerati bricconi che prelusero +a questa orribile scena. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +«Una ventina di essi ed alcuni pacifici cittadini +sono rimasti morti. Entro in palazzo, le scale sono +grondanti sangue, i moribondi si trascinavano, i feriti +gridavano; si giunge a chiudere i tre portoni della +facciata. I lamenti della morte di Duphot, di quel +giovane eroe che costantemente alla vanguardia +delle armate dei Pirenei e d’Italia era sempre stato +vittorioso, ed ora scannato senza difesa da vili briganti; +l’assenza di sua madre e di suo fratello che +la curiosità avea allontanato dal palazzo per vedere +i monumenti di Roma, le fucilate che continuavano +per la via e contro le porte del palazzo, le prime +sale del palazzo Corsini, ove io abitava, ingombre di +gente di cui s’ignoravano le intenzioni; queste circostanze +e tante altre, resero questa scena più crudele +di quanto mai abbia potuto immaginare. +</p> + +<p> +«Feci chiamare i miei domestici, tre erano assenti, +uno era stato ferito. Feci collocare lo stemma, che +avevamo in viaggio, nell’angolo del palazzo che +abitava; un sentimento d’orgoglio nazionale che +non potrei frenare, suggerì ai giovani uffiziali il progetto +di andare a prendere il cadavere del loro infelice +generale, e vi riuscirono coll’aiuto di alcuni +domestici fedeli, passando per una via nascosta, +malgrado il fuoco che la vile e sfrenata soldatesca +di Roma continuava sul campo del massacro. Trovarono +il corpo di questo bravo generale, che dianzi +era animato da un eroismo cotanto sublime, spogliato, +crivellato dalle palle, inzuppato di sangue, e +coperto da un mucchio di pietre. Erano le sei di +sera, due ore dopo il massacro di Duphot, e nessuno +inviato del governo apparve. Decisi di lasciar Roma, +lo sdegno mi aveva suggerito questo progetto. Nessuna +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +considerazione, nessuna potenza terrena me +l’avrebbe fatto mutare. Però presi la risoluzione di +scrivere al cardinale Doria, segretario di Stato, una +prima lettera; un domestico fedele attraversò la +soldatesca attruppata, si seguì il suo cammino dai +colpi di fucile che lo segnavano nell’oscurità ai suoi +compagni, che non senza inquietudine l’osservavano +dalle finestre del palazzo. +</p> + +<p> +«Finalmente si sente battere al portone, ove si +era fermata una carrozza, sarà forse il generale, +il governatore, il senatore o qualche ufficiale romano: +erano le sette di sera; no, è un amico; l’inviato +di un principe alleato della Repubblica, il cavaliere +Angiolini ministro di Toscana; egli aveva +attraversato le pattuglie, le truppe di linea, la guardia +urbana; si arresta la sua carrozza; gli si dimanda, +se ha udito i colpi di fucile, e non conosceva +il pericolo in cui poteva trovarsi, egli risponde con +coraggio che in Roma non poteva esservene nella +giurisdizione dell’ambasciata francese. Questo rimprovero +generoso, era, in questo momento, una critica +amara e vera dei Direttori di Roma contro l’uffiziale +di una nazione, a cui dovevano ancora il resto +dalla loro esistenza politica. +</p> + +<p> +«Il cavaliere Azara ministro di Spagna non tardò +a venire; quest’uomo giustamente onorato dalla sua +corte aveva anch’egli sprezzato tutti i pericoli, e si +trattenne molto tempo con me. Erano le dieci. — Ambedue +non potevamo a meno di sorprenderci altamente +vedendo che non veniva nessun uffiziale pubblico. +Scrissi al cardinale una seconda lettera; n’ebbi +dopo pochi istanti la risposta. Finalmente un uffiziale +e quarant’uomini, che mi si assicuravano per +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +bene intenzionati, furono inviati dal segretario di +Stato per proteggere le mie comunicazioni con lui; +ma nè lui nè alcun altro uomo capace di prendere +con me delle misure decisive, per liberarmi dai revoltosi +che occupavano ancora una parte della mia +giurisdizione, e dalla truppa che ne occupava un’altra, +non si presentò in nome del governo, malgrado +la reitirata dimanda che aveva fatto. +</p> + +<p> +«Mi decisi dunque di partire. Il sentimento di +sdegno aveva fatto luogo alla ragione, e fattomi +più calmo, essa mi dettava la medesima condotta. +Scrissi al segretario una nota chiedendogli un passaporto, +che m’inviò alle due dopo mezzanotte, accompagnato +da una risposta. +</p> + +<p> +«Alle sei di mattina, quattordici ore dopo l’assassinio +del generale Duphot, l’investimento del mio +palazzo, il massacro della gente che lo circondava, +nessun Romano si presentò a me incaricato del governo +per informarsi dello stato delle cose. Io partii +dopo avere assicurato lo stato di alcuni pochi Francesi +rimasti a Roma. Il cavaliere Angiolini si era +incaricato di dar loro dei passaporti per la Toscana, +dove mi troveranno, e dopo la mia partenza il cittadino +Cacault, presso di cui mi trovo in questo momento, +coi Francesi che non mi hanno lasciato +dopo il momento che si manifestò qualche pericolo. +</p> + +<p> +«Dopo questo racconto crederei di fare ingiuria +a dei repubblicani, eccitandoli alla vendetta, che il +governo francese deve esigere da quest’empio governo, +assassino di Basseville, uno dei primi ambasciatori +Francesi che si è degnato d’inviargli, e di +un generale distinto come un prodigio di valore in +un’armata ove ogni soldato è stato un eroe. Cittadino +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +ministro! Non tarderò di recarmi a Parigi, appena +avrò regolato alcuni affari che ancor mi rimangono +da trattare; vi darò nuovi particolari sul +governo di Roma, e vi dirò quale sia la punizione +che bisogna infliggergli. +</p> + +<p> +«Questo governo non si mentisce, astuto e temerario +per commetter delitti, vile e strisciante quando +li ha commessi; oggi è a ginocchi del ministro Azara, +perchè si rechi a Firenze da me, per ricondurmi a +Roma; ciò è quanto mi scrive questo generoso amico +dei Francesi degno di abitare una terra, dove si sappia +meglio apprezzare le sue virtù e la sua nobile +lealtà. +</p> + +<p class="indl"> +«Firenze, 30 dicembre 1797. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">G. Bonaparte</span>» +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span></p> + +<h2>III.</h2> +</div> + +<p> +Confesso di essere sempre maravigliata, quando +depongo la penna dopo avere scritto pagine come +queste ultime. Io, la donna frivola per eccellenza, +non direi nata, ma predestinata a vivere dei +miei gusti, col mio carattere e col mio temperamento +lungi da tutti gli intrighi politici, come una +farfalla o come un uccello in un mondo di gioia, di +piaceri, di canti e di armonie, trascrissi questo pesante +rapporto lordo di sangue che grida guerra e +vendetta ai popoli. Non vi sembro forse una Venere +Afrodite colla maschera di Nemesi, col suo viso atteggiato +ai dolci sorrisi, cogli occhi alle dolci promesse, +e colla bocca che s’apre a teneri giuramenti? +</p> + +<p> +Ma ho incominciato il racconto degli avvenimenti +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +ai quali presi parte, e non mi posso ritirare dal +compito che mi sono imposto; la voce della coscienza +e fors’anche quella del pentimento mi grida: — avanti, — e +obbligata ad obbedire a questa voce +che mi giunge dall’alto, continuo. +</p> + +<p> +Questo rapporto di Giuseppe Bonaparte produsse +a Parigi una sensazione profonda. Bonaparte era il +Dio del momento; offendere uno dei suoi fratelli +era più che un delitto di lesa maestà, era un delitto +di lesa divinità. +</p> + +<p> +Osservate pure la lettera con cui il cittadino +Talleyrand, il termometro dello spirito pubblico +rispondeva al suo rapporto: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«11 Gennaio 1793 +</p> + +<p> +«Ho ricevuto, cittadino, la lettera straziante che +mi avete scritto sugli orrendi avvenimenti che succedettero +a Roma l’8 nevoso. Malgrado la cura che +avete posto nel nascondermi tutto ciò che vi ha +di personale per voi in questa terribile giornata, +non avete potuto lasciarmi ignorare che avete manifestato +al più alto grado l’intrepidezza, il sangue +freddo, e quell’intelligenza a cui nulla sfugge, e +che avete sostenuto con magnanimità l’onore del +nome francese. Il Direttorio m’incarica di esprimervi +nel modo più ampio e sensibile la sua viva soddisfazione +intorno alla vostra condotta. Comprenderete +facilmente, lo spero, quanto sia felice di essere +l’organo di questo sentimento.» +</p> +</div> + +<p> +Il Direttorio cominciò col chiedere la punizione +degli assassini; ma fosse negligenza o complicità, +nessuno fu arrestato e nemmeno punito; si seppe +che il capo degli assassini, nominato Amadeo, si +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +era impossessato della spada e della cintura del +morto, che il curato della parrocchia vicina si era +ritenuto l’orologio, e che gli altri infine si erano divisi +fra loro il denaro e gli abiti. +</p> + +<p> +Il Direttorio ordinò al generale Berthier, che nell’assenza +di Bonaparte comandava in Italia, di marciare +su Roma. +</p> + +<p> +Berthier ricevette l’ordine a Milano, e si mise in +marcia il giorno seguente. Al 29 gennaio la sua +avanguardia era a Macerata, al 10 febbraio tutte le +truppe erano riunite sotto le mura di Roma, e con +un distaccamento prendeva possesso di Castello S. +Angelo, che i soldati pontificj non tentarono nemmeno +di difendere. +</p> + +<p> +Ma il generale Berthier impedì che si andasse più +lungi; prevenne soltanto i capi degli agitatori, che +potevano contare sul di lui appoggio. +</p> + +<p> +Il 16 febbraio, il venti-treesimo anniversario della +esaltazione di Pio VI al trono pontificio, un attruppamento +di sediziosi si riunì nel Foro Romano, e di +là s’incamminarono al Vaticano sotto le finestre +del Sovrano Pontefice, e fecero intendere le grida di +Viva la Repubblica. +</p> + +<p> +Per rispetto — dicevano essi — non pel papa ma +pel vecchio, non invasero il Vaticano; ma occuparono +tutta la città, e scrissero un manifesto che constatava +la ristorazione della sovranità del popolo, +il quale ripudiava ogni complicità nelle uccisioni di +Basseville e di Duphot, aboliva l’autorità pontificia, +e riguardo alle cose politiche, economiche e civili, +costituiva un governo repubblicano libero ed indipendente. +</p> + +<p> +I fondatori della nuova Repubblica si diedero premura +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +d’inviare al generale Berthier, per consegnargli +quell’atto, una deputazione di otto cittadini. +</p> + +<p> +Egli fece tosto la sua entrata dalla porta del Popolo, +e nello stesso giorno salì al Campidoglio, ove, +parodiando gli antichi trionfatori romani, salutò in +nome del Direttorio la nuova Repubblica, riconosciuta +libera ed indipendente dalla Francia, e che +si componeva di tutto il territorio lasciato al papa +col trattato di Tolentino. +</p> + +<p> +Il giorno dopo quattordici cardinali, che avevano +avuto la viltà di firmare l’atto di affrancazione e +la rinuncia di tutti i diritti politici, cantarono il +<i>Te Deum</i> nella basilica di S. Pietro. +</p> + +<p> +Il generale Cervoni, incaricato di significare a +Pio VI la sua decadenza, penetrò negli appartamenti +di quel santo vecchio, e lo trovò inginocchiato +che pregava. +</p> + +<p> +Pio VI ricevette con una perfetta serenità l’annunzio +della caduta dei suoi diritti temporali, ed +eccitato a riconoscere il nuovo governo, rispose: +</p> + +<p> +— La mia sovranità viene da Dio, io non posso +rinunziarvi; ho ottant’anni, e perciò la vita è poca +cosa per me: in quanto agli oltraggi ed ai patimenti +non li temo. +</p> + +<p> +Ma siccome la presenza del Santo Padre era incompatibile +in Roma col nuovo governo, ricevette +l’invito di lasciare la capitale del mondo cristiano, +ed infatti il 20 febbraio partì per la Toscana. +</p> + +<p> +Tutte queste notizie ci arrivarono quasi nello +stesso tempo, e cagionarono, si comprende bene, +un grande scompiglio nella nostra corte. La Repubblica +spinta passo passo dai francesi, faceva ogni +giorno un nuovo progresso in Italia, e non distava +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +che trenta leghe da noi. Il governo delle Due Sicilie +pensò alle precauzioni che doveva prendere contro +un avversario cotanto minaccioso. +</p> + +<p> +Senza occuparsi del trattato che aveva firmato +colla Francia nel 1797, vale a dire quattordici mesi +prima, Ferdinando firmò coll’imperatore suo nipote, +al 19 maggio 1798, un trattato che infirmava completamente +il primo. +</p> + +<p> +Con questo trattato l’imperatore doveva tenere +sessanta mila uomini nel Tirolo; e Ferdinando inviarne +trenta mila alle frontiere napolitane. +</p> + +<p> +Per un caso singolare il 15 maggio 1798 fu il giorno +in cui la flotta francese salpò da Tolone per la spedizione +di Egitto. +</p> + +<p> +Si conoscevano già i preparativi che faceva la Francia, +ma s’ignorava qual paese minacciasse quella +flotta formidabile. +</p> + +<p> +Il comandante della flotta inglese sir Jean Jervis, +dopo lord conte di S. Vicent, si ostinò di vedere nei +preparativi di Tolone un progetto di spedizione nell’Oceano, +e si accontentò di chiudere lo stretto di +Gibilterra e di bloccare la flotta spagnuola nel +porto di Cadice. +</p> + +<p> +Sempre in questa convinzione, spedì Nelson, che +serviva sotto i suoi ordini, con tre vascelli di linea, +quattro fregate ed una corvetta per sorvegliare il +porto di Tolone, promettendogli di mandar soccorsi +alla sua prima richiesta. +</p> + +<p> +Al 9 maggio Nelson lasciò la baia di Cadice, ma +era già troppo tardi; arrivato nel golfo di Lione, +una tempesta disperse i suoi vascelli, e disalberò +quello su cui si trovava. +</p> + +<p> +Entrò per riparare le sue avarie nel porto di S. Pietro, +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +rimorchiato da un vascello che aveva sofferto +meno del suo. +</p> + +<p> +Durante il suo soggiorno al porto di S. Pietro, +apprese la partenza della flotta francese da Tolone +e spedì un bastimento a Lord S. Vincent per chiedergli +il soccorso promesso: ma all’8 giugno, vale +a dire tre settimane dopo che la flotta francese aveva +fatto vela, potè riunire le forze inviategli, nel momento +in cui essa era già fra la Sicilia e Malta. +</p> + +<p> +Questi aiuti si componevano di dieci vascelli da 74 +ed uno da 50 cannoni. +</p> + +<p> +Alla testa di questa potenza Nelson si mise alla +ricerca della flotta francese; sulle coste meridionali +della Corsica apprese che era stata veduta fra Capo +Corso e l’Italia. +</p> + +<p> +Balenò a Nelson l’idea, e quell’idea aveva una +certa probabilità, che la flotta francese fosse diretta +a Napoli. +</p> + +<p> +Egli fece vela per Napoli. +</p> + +<p> +Al 15 giugno, egli era all’isola di Ponza, e c’inviò +un suo uffiziale di confidenza, meglio ancora un suo +amico, il capitano Troubridge, colla corvetta la +<i>Mutine</i> per abboccarsi col capitano generale e sir +William Hamilton. +</p> + +<p> +Troubridge era latore di una lettera di Nelson +per me. +</p> + +<p> +L’effetto che io aveva prodotto su questo grande +uomo non mi era punto sfuggito, e trovai strano +come potendo egli stesso venire a Napoli avendo +così un occasione di vedermi, la lasciasse sfuggire. +</p> + +<p> +La sua lettera mi spiegò tutto. +</p> + +<p> +Eccola: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Milady, +</p> + +<p> +«Se venissi a Napoli, se discendessi a terra, e se vi +rivedessi, arrischierei di mancare a tutti i miei doveri, +che sono d’inseguire la flotta francese senza +perdere un momento. +</p> + +<p> +«Troubridge vi porgerà questa lettera, che invece +di essere una prova d’indifferenza, diventa, per la +spiegazione che vi dà, una prova della violenza del +sentimento che provo per voi. +</p> + +<p> +«Appena Troubridge sarà ritornato colle indicazioni +che riceverò dal capitano generale e da sir +William, continuerò il mio cammino. +</p> + +<p> +«Fossero all’altro capo del mondo, raggiungerò i +francesi; e mi rivedrete vincitore e degno di voi, milady, +o non mi rivedrete più. +</p> + +<p> +«Mille volte il vostro +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Orazio Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Eccoci a quanto ci trovavamo al 16 giugno 1798 +circa al nostro amore con Nelson; si vede che non +eravamo inoltrati di molto. +</p> + +<p> +Questa lettera senza dir molto al mio cuore solleticava +il mio orgoglio. Nelson nei cinque anni che +erano passati si era battuto come un eroe, o piuttosto, +come lo diceva egli stesso, come un uomo che si +vuol fare ammazzare. Ho già raccontato come avesse +perduto un occhio a Calvi; non era tutto, a Teneriffa +gli venne portato via un braccio. +</p> + +<p> +Questa volta prometteva di ritornare degno di +me, o di farsi ammazzare. +</p> + +<p> +Era sicura che egli manterrebbe la sua parola; +Nelson non era di quegli uomini che promettevano +invano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +</p> + +<p> +Dal terrazzo del palazzo vidi il maestoso spettacolo +della flotta che difilava innanzi a Napoli; col +mezzo d’un cannocchiale, sir William mi fece distinguere +il vascello che portava la bandiera ammiraglia; +a quella distanza non poteva distinguere +quanto avveniva a bordo; ma son certa che Nelson +aveva gli occhi fissi sul palazzo, come io aveva fissi +i miei sul suo vascello. +</p> + +<p> +La flotta si aperse lentamente innanzi allo scoglio +di Capri; una parte passò alla sua destra, +l’altra alla sinistra; stette tre giorni in vista, poichè +vi era bonaccia. +</p> + +<p> +Questa bonaccia fu causa che al 25 giugno soltanto +si trovò al forte di Messina. +</p> + +<p> +Di là seppe che Bonaparte aveva preso Malta, e +passando vi aveva lasciato una guarnigione di quattromila +uomini, ed aveva continuato il suo cammino +verso l’Oriente. +</p> + +<p> +Dal Faro in data del 25 egli scrisse a sir Hamilton +per annunziargli quella notizia, ed a me per rinnovarmi +l’assicurazione dei sentimenti che aveva +per me. +</p> + +<p> +Sir William ed io ricevemmo le lettere al trenta +dello stesso mese, e risposi subito: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Caro signore. +</p> + +<p> +«Approfitto dell’offerta del capitano Hope per +scrivervi qualche riga, e per ringraziarvi della graziosa +lettera che mi avete fatto pervenire col mezzo +del capitano Bowen. +</p> + +<p> +«La regina ebbe grandissimo piacere quando le +tradussi ciò che dicevate di gentile per lei, e m’incarica +di ringraziarvi, e di assicurarvi che prega pel +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +vostro onore e per la vostra salvezza: in quanto +alla vittoria essa è già sicura che l’avrete. +</p> + +<p> +«Abbiamo ancora qui il regicida ministro Garat, +il più insolente, il più impudente animale diplomatico, +che mai si possa vedere, e veggo chiaramente +che la corte di Napoli dovrà dichiarare la +guerra, se vuole salvare il paese, perchè l’ambasciatore +francese fa tutti i giorni le osservazioni +più minacciose. +</p> + +<p> +«S. M. vede e sente tutto ciò che voi dite nella +vostra lettera a sir William datata dal Faro di Messina, +e sotto la vera luce che rischiara i fatti, così +fa anche il generale Acton. +</p> + +<p> +«Ma per sventura il loro primo ministro Gallo, +uomo leggero, superficiale ed ignorante, impetrito +e stecchito come una cresta di gallo, non pensa ad +altro che al modo con cui gli vanno i suoi abiti ricamati, +ed all’effetto che produce il suo anello di +brillanti; una metà di Napoli lo crede francese, io +credo che l’altra metà s’inganna credendolo napoletano. +</p> + +<p> +«La regina ed Acton non possono soffrirlo; per +me poco importa essendo sostenuto soltanto dal re +egli non saprebbe avere un gran potere; ma un +primo ministro, e un puro ministro di forma, è pur +sempre qualche cosa per fare un brutto giuoco. +</p> + +<p> +«A proposito saprete che i tre o quattrocento +giacobini, che si tenevano in carcere, sono stati +tutti, dopo tre o quattro anni di detenzione, dichiarati +innocenti. Se credo a tutto ciò che si dice da +loro di me, la metà almeno meriterebbe di essere +appiccata. È Garat che colla sua influenza e Gallo +colla sua debolezza, e forse colla sua simpatia, +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +hanno fatto il bel colpo di rendere questi cari signori +alla società. +</p> + +<p> +«Insomma io ne sono molto spaventata, e considero +come tutto perduto per Napoli. Sono afflitta +fino alle lagrime per la nostra cara e graziosa regina, +che merita veramente una miglior sorte. +</p> + +<p> +«Comprenderete, mio caro signore, che vi scrissi +tutto ciò in confidenza e di fretta. +</p> + +<p> +«Spero che non lascerete il Mediterraneo senza +prenderci; abbiamo il nostro congedo, e pronta +ogni cosa per partire appena ne avremo l’avviso; +ma intanto spero in Dio che distruggerete questi +mostri di francesi; e prima di partire di qua, il regno +di questi empii non sarà di lunga durata. +</p> + +<p> +«Se avrete qualche occasione, scriveteci; non potete +credere qual balsamo sono le vostre lettere +per noi. +</p> + +<p> +«Che Dio vi benedica, mio caro, carissimo signore: +credetemi sempre la vostra sincerissima, obbligatissima +ed affezionatissima amica, +</p> + +<p class="indr"> +<span class="smcap">Emma Hamilton</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Questa lettera lo raggiunse in mare mentre cercava, +senza poterla trovare, la flotta francese. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p> + +<h2>IV.</h2> +</div> + +<p> +Nelson aveva completamente perduto la traccia +di Buonaparte e dei trecento cinquanta legni che lo +seguivano: trattenuto dallo scirocco per alcuni giorni +nello stretto di Messina, approfittò di un colpo di +vento per superare Reggio, e spingersi in alto mare. +</p> + +<p> +Convinto che Buonaparte moveva verso l’Egitto, +volse direttamente il suo cammino ad Alessandria; +ma vi arrivò prima della flotta francese; l’ammiraglio +Brueys aveva appoggiato verso l’isola di Candia +per ingannare senza dubbio quelli che lo inseguivano. +</p> + +<p> +Mal ricevuto dal governo d’Alessandria che minacciava +di far fuoco su di lui se tentasse di forzare +il passo, e non sapendo la via percorsa dalla +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +flotta francese, suppose, dacchè non si trovava ad +Alessandria, che avesse fatto vela per Costantinopoli. +Nelson costeggiò all’avventura la Caramanis e +la Morea, andando in cerca di notizie, e dopo aver +percorso invano l’Arcipelago, difettando di acqua e +di viveri, fu obbligato di ritornare in Sicilia. +</p> + +<p> +Più di una volta mi disse, che dal 20 giugno, epoca +in cui uscì dallo stretto di Messina, fino al 21 luglio, +in cui entrò nel porto di Siracusa, egli credeva +di diventar pazzo. +</p> + +<p> +La situazione era grave, ed una tempesta si addensava +contro di lui in Inghilterra. Quando si seppe +che aveva lasciato uscire da Tolone, e che per un +mese intiero aveva cercato nel Mediterraneo, vale a +dire, in un gran lago, una flotta di circa quattro +cento vele, si chiedeva da ogni parte, se egli non +fosse un traditore, che si doveva sottoporre ad un +consiglio; e l’ammiraglio S. Vincent, uomo leggero +era incorso nel biasimo dell’ammiragliato per avergli +proposto come contrammiraglio un uffiziale indegno +di quel grado. +</p> + +<p> +La sua unica speranza era riposta in noi, o piuttosto +in me. +</p> + +<p> +Io doveva ottenere dalla regina, che, malgrado il +trattato colla Francia, egli potesse ricevere dai comandanti +dei porti siciliani tutti i soccorsi di cui +aveva bisogno; perchè, se la corte di Sicilia si mantenesse +nei limiti del suo trattato colla Francia, +Nelson sarebbe obbligato di andare a rifornirsi di +viveri a Gibilterra, ed allora era perduto. +</p> + +<p> +Soltanto una splendida vittoria poteva salvarlo. +</p> + +<p> +Questa lettera che egli scriveva al 22 luglio a lord +S. Vincent, darà un’idea della situazione del suo +animo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Siracusa 22 luglio 1798 +</p> + +<p class="indl"> +«Mio caro Lord +</p> + +<p> +«Ho una quantità di lettere e di carte da mandarvi, +ma non ho disponibile una fregata per portarvele, +e non posso in questo momento separarmi +dall’Orion: giudicate del mio imbarazzo, — io ignoro +completamente il luogo dove possa essere la flotta +francese, come in quel giorno che ho superato il +Capo Passaro. Ciò che so di certo, si è che al 18 +giugno la flotta cominciava ad uscire dal porto di +Malta; nella notte del martedì tutte le navi erano +fuori, ed al mercoledì mattina fu veduta che continuava +il suo cammino a piene vele sotto un gran +vento di ovest nord ovest. Ciò mi è stato assicurato +da quattordici persone, il resto non è che congettura; +se la flotta è diretta verso l’occidente, sono +sicuro che tutti i porti, ed anche tutti i punti della +Sicilia, ove sarebbe stata veduta, si sarebbero affrettati +di avvisarmene. Non ardisco dirvi di più, ma +sono persuaso che noi siamo traditi, ed è più che +probabile che questa lettera che sono obbligato di +mandare a Napoli non giungerà nemmeno colà, od +almeno sono sicuro che il ministro francese ne avrà +una copia, se non la copia egli stesso. In quanto a +me vi dico, che se non vi ha difficoltà intorno ad +un punto od un altro, raggiungerò la flotta francese. +La nostra non ha un solo uomo ammalato. Vi +ho dato tutti quei particolari che ho potuto, e vi +ho detto fino il mio più intimo pensiero, — Dio vi +benedica. +</p> + +<p class="indr"> +«Per sempre il vostro fedeliss.<br> +«<span class="smcap">Orazio Nelson</span>.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +</p> + +<p> +«PS. Il modo con cui siamo accolti in Sicilia è +vergognoso; il comandante ci dichiara che se avesse +avuto i mezzi, sarebbe stato obbligato, giusto gli +ordini ricevuti, d’impedire la nostra entrata. Acton +aveva promesso di dare degli ordini, <i>ma non ne è +stato mandato alcuno</i>; che ne pensate voi?» +</p> +</div> + +<p> +Nello stesso giorno Nelson, disperato e quasi furioso, +scriveva a sir William Hamilton: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«A bordo del <i>Vanguard</i> +</p> + +<p class="indr"> +«Siracusa, 22 luglio 1798. +</p> + +<p class="indl"> +«Mio caro signore, +</p> + +<p> +«Sono oltre modo maravigliato che il re di Napoli +abbia dato l’ordine di non lasciar entrare nei suoi +porti che tre o quattro bastimenti inglesi. Io però +sapeva che si erano date delle istruzioni segrete per +la nostra libera ammissione; se si continua dunque +a rifiutarmi ancora tutti gli oggetti di cui ho bisogno, +fatemelo sapere al più presto possibile, col primo +bastimento, onde possa aver il tempo di rifornirmi +di viveri a Gibilterra. Il modo con cui siamo trattati +è scandaloso per una grande nazione; la bandiera +di Sua Maestà Britannica è stata in realtà insultata +in tutti i porti amici. +</p> + +<p> +«Sono col maggior rispetto ecc. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Orazio Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Ma, grazie a me, queste istruzioni segrete erano +state date; solamente arrivavano un poco tardi. Nello +stesso giorno, in cui Nelson scrisse quella lettera, il +comandante del porto di Siracusa, e quelli degli altri +porti avevano ricevuto l’avviso di dargli viveri, +acqua, legna, tutto ciò che gli occorreva, e specialmente +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +di non contar più il numero dei vascelli +che entravano nel porto. Cosicchè Nelson fece ammenda +onorevole nello stesso giorno con questa +lettera. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Siracusa, 22 luglio 1798. +</p> + +<p class="indl"> +«Miei buoni amici, +</p> + +<p> +«Grazie di tutte le vostre premure. Abbiamo viveri +ed acqua; l’attingere l’acqua dalla fontana Aretusa +è certamente un presagio di vittoria. Metteremo +vela alla prima brezza, e siate certi che ritornerò +coronato d’alloro o coperto di cipresso. +</p> + +<p class="indr"> +«O. N.» +</p> +</div> + +<p> +Il giorno dopo, Nelson scrisse di nuovo a sir +William: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Siracusa, 23 luglio 1798. +</p> + +<p class="indl"> +«Mio caro signore, +</p> + +<p> +«La flotta è pronta, ed appena spirerà il vento +di terra uscirò da questa deliziosa rada, ove fummo +copiosamente soddisfatti di quanto abbisognavamo, +e dove ci furono prodigate tante cure. Ma sono stato +assai in pena finchè non fu data alcuna istruzione +secreta al comandante per la nostra ammissione. Ho +la sola speranza d’incontrare la flotta francese, e di +metterci sopra la mano. L’evento sarò allora nelle +mani della provvidenza, nella cui bontà io non dubito +punto. +</p> + +<p> +«I miei omaggi a lady Hamilton, e credetemi sempre +il vostro fedelissimo. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +</p> + +<p> +Il vento che Nelson aspettava venne nella notte +dal 23 al 24 di luglio, e la flotta, essendo già pronta +a far vela, si diede l’ordine di salpare. +</p> + +<p> +Nelson si diresse verso la Grecia. +</p> + +<p> +Al 28 luglio il <i>Culloden</i>, che passava innanzi alla +Morea, entrò nel golfo di Coron, interrogò il governo +Turco, e seppe che i Francesi erano ad Alessandria. +Il Culloden raggiunse subito l’ammiraglio, e si diede +l’ordine, mediante i segnali, di dirigersi difilato ad +Alessandria. +</p> + +<p> +Si giunse innanzi a questo porto il primo agosto +verso mezzogiorno, ma i Francesi l’avevano già lasciato, +e si erano diretti verso oriente; si continuò +ad inseguirli, ed alle due e tre quarti, lo <i>Zélé</i> che +stava alla testa fece il segnale di vedere sedici vascelli +di linea all’áncora. +</p> + +<p> +A tre ore Nelson diede il segnale di prepararsi al +combattimento. +</p> + +<p> +Non spetta a noi di raccontare questa terribile +battaglia del Nilo che durò due giorni. Mai vittoria +fu più completa di questa, nè simile disastro non +spaventò il mare. Un vascello francese l’<i>Orient</i> scoppiò, +un altro vascello ed una fregata andarono a +picco, e nove bastimenti furono presi; ma tre di +questi ultimi erano talmente mutilati che il vincitore +fu costretto ad incendiarli; il giorno seguente +e l’altro ancora fu obbligato a bruciarne altri due. +</p> + +<p> +Ma Nelson aveva ricevuto una grave ferita; un +pennone spezzato da una palla francese gli cadde +sulla fronte nel momento che alzava la testa al rumore +che la palla faceva nel romperlo. Quel frammento +di pennone gli aveva tagliata e rovesciata la +pelle della fronte fino sulla bocca. Nelson si credette +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +ferito mortalmente, tanta era la violenza del colpo. +Fece subito chiamare il cappellano per confidargli +la sua ultima volontà; ma col cappellano venne anche +il chirurgo, il quale esaminò il cranio, e non +scorgendovi nessuna frattura, ciò che era facile a +vedersi, perchè l’osso era scoperto, rialzò la pelle +della fronte, la rimise al suo posto e ve la fissò con +una benda. Nelson rivedendo la luce alla quale credeva +di aver dato un eterno addio, riprese con uno +sforzo sovrumano il comando del Vanguard, e ritrovando +tutta la sua forza e la sua presenza di spirito, +tutto il suo sangue freddo, restò sul suo banco +di quarto, e continuò a comandare il fuoco fino all’intiera +distruzione della flotta francese. +</p> + +<p> +Poi tutto ferito e quasi cieco prese la penna e +scrisse a sir William ed a me: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«2 agosto di sera. +</p> + +<p class="indl"> +«Miei buoni amici, +</p> + +<p> +«Vittoria completa, la flotta francese è distrutta. +Il capitano Capel che parte colla Mutine, vi porterà +questa lettera, e vi darà tutti i particolari che non +posso darvi io stesso. +</p> + +<p> +«Sono stato leggermente ferito; ma non datevi +pena per ciò. +</p> + +<p class="indl"> +«Sempre vostro fedele +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Orazio Nelson</span>.» +</p> + +<p> +«Trasmettete, ve ne prego, coi miei rispettosi omaggi, +queste notizie alla nostra amabile regina.» +</p> +</div> + +<p> +Il capitano Capel partì difatti colla <i>Mutine</i>, e giunse +il 4 settembre a Napoli, annunziandoci a voce che +Nelson arriverebbe qualche giorno dopo di lui, ed +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +aveva indicato il porto di Napoli come punto di riunione +di tutta la flotta, le cui navi più o meno mutilate +non potevano camminare che colle forze che +lor rimanevano. +</p> + +<p> +Dopo aver terminato la sua commissione, il capitano +Capel scriveva a Nelson: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Signor ammiraglio. +</p> + +<p> +«È impossibile che vi esprima la gioia che brillava +su tutti i volti, il fragore degli applausi e delle +acclamazioni che ci accolsero al nostro arrivo. La +regina e Lady Hamilton svennero tutt’e due per la +consolazione; insomma, signore, tutti vi acclamano +il liberatore d’Europa. Un corriere partirà domani +mattina per Vienna: io l’accompagnerò per non +perdere un solo istante; ho avuto tutte le istruzioni +ed i suggerimenti possibili da sir William Hamilton +e dagli altri ministri stranieri, che si sono +tutti affrettati di mandare alle loro corti la gloriosa +notizia. +</p> + +<p> +«Ho l’onore di essere con rispetto +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Capel</span>.» +</p> +</div> + +<p> +In quanto a me nel primo momento scrissi una +lettera a Nelson, una lettera piena di espansione +che non potrei citare qui, non avendone tenuta la +copia, ma che Nelson riprodusse in parte nella lettera +seguente che scriveva a sua moglie. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«In mare il 16 settembre 1798. +</p> + +<p> +«Il regno delle Due Sicilie è pazzo per la gioia. — Dal +trono ai contadini tutti sono così; da quanto mi +dice Lady Hamilton con la sua lettera, la situazione +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +della regina faceva veramente pietà. — Spero solamente, +di non esser più mai testimonio della rinnovazione +d’una simile cosa. Vi ripeto le parole di +Lady Hamilton: +</p> + +<p> +«Come posso trascrivervi i trasporti della regina? +Ciò mi è impossibile: essa pianse, abbracciò +suo marito, i suoi figli, corse come una forsennata +per la camera, sempre piangendo, dando baci alle +persone ch’eranle intorno e stringendole nelle sue +braccia, esclamando: Oh! bravo Nelson, Dio possa +benedire e proteggere il nostro bravo liberatore, oh! +Nelson, Nelson quanto vi devo! oh! conquistatore, +salvatore dell’Italia, perchè il mio cuore commosso +non può dirvi da vicino quanto io vi devo? +</p> + +<p> +«Voi potete, cara Fanny, giudicare del resto, ma +la mia testa non vuol permettermi di dirvene la +metà. Tutte le mie fatiche andavano quasi frustrate, +ma Dio mi ha protetto. +</p> + +<p> +«Vostro, — <span class="smcap">Orazio Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +La lettera seguente, che la regina scriveva al suo +ambasciatore a Londra, il marchese di Circello, darà +un’idea della sua soddisfazione. +</p> + +<p> +Sua Maestà mi ha fatto l’onore di darmene una +copia scritta di suo pugno: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Vi scrivo nella gioia. Il bravo e coraggioso ammiraglio +Nelson ha riportato una vittoria completa +sulla flotta francese. Vorrei dare delle ali al messaggiero +che vi porterà questa grande notizia, e +nello stesso tempo l’espressione della nostra sincera +gratitudine all’eroe del Nilo. L’Italia è salva dalla +parte di mare, e ciò è dovuto ai valorosi Inglesi. +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +Questo fatto che può intitolarsi a buon dritto la +totale disfatta della flotta regicida, è dovuto al genio +ed al valore di questo bravo ammiraglio, secondato +da una marina che è il terrore dei suoi nemici: +la vittoria è così completa, che appena posso +prestarvi fede, e se non fosse che la nazione inglese +è abituata a fare prodigi sul mare, io non saprei +persuadermene. Questa notizia ha prodotto un entusiasmo +generale, e voi sareste commosso nel vedere +i miei figli a me dintorno che mi abbracciavano +e piangevano di gioia a queste consolanti notizie +doppiamente consolanti pel momento critico in cui +sono giunte. — La paura, l’avarizia, gl’intrighi dei +repubblicani hanno fatto sparire tutto il denaro, e +non vi è nessuno che abbia il coraggio di proporre +un piano che l’obblighi a rientrare in circolazione; +questo bisogno di denaro ci ha messi in condizioni +spiacevoli, oppressi dai repubblicani che sono la +causa di tutti i mali che opprimono questo bel paese. +Molti che hanno creduto che il momento fosse +venuto, hanno levato la maschera; ma queste buone +notizie, ma la perdita della flotta di Bonaparte che +perirà, lo spero, con tutto il suo esercito in Egitto, +li rendono più timidi, e ci fa il maggior bene. Se +l’imperatore mette un poco di attività nei suoi movimenti, +l’Italia può essere salva. Noi, da parte nostra, +siamo pronti ed impazienti di renderci degni +di essere gli amici e gli alleati dei bravi difensori +del mare. Presentate i miei rispetti al re ed alla regina +d’Inghilterra, fate i miei complimenti a Lord +Greenville, a Pitt, e a Lord Spencer, il quale ha l’onore +d’esser il capo di tutta questa eroica marina; +offrite i miei ringraziamenti a tutti questi signori, +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +per aver inviato la flotta, e dite loro quanto io sia +festosa per l’avvenimento, tanto per nostro vantaggio, +che è grande, quanto pel loro onore e per la +loro gloria; assicurateli della mia gratitudine eterna. +Spero che dagli ordini che avete ricevuto coll’ultimo +corriere la nostra tranquillità sarà assicurata; +e che con un buon accordo arriveremo a salvare +l’Italia, ed a dare al nostri difensori dei vantaggi +che ci collegheranno per sempre. +</p> + +<p> +Il coraggioso Nelson è ferito, ed è così modesto +che parla appena della sua ferita, e raccomanda gli +eroi al suo signore e re. E gli Italiani tutti entusiasti +della nazione inglese; grandi speranze sono +fondate sulla sua bravura, ma nessuno poteva gloriarsi +di una simile distruzione. +</p> + +<p> +«Noi siamo tutti pazzi di gioia. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Carolina</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Tutte le lettere che cito sono forse conosciute in +Inghilterra, ma, ne son certa, sono completamente +ignote in Francia e per conseguenza devono avere +un interesse di curiosità pel lettore francese. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span></p> + +<h2>V.</h2> +</div> + +<p> +Bisogna vedere gli onori che furono resi a Nelson, +e le ricompense, sotto le quali egli fu letteralmente +schiacciato, conferitegli da tutti i sovrani d’Europa, +per farsi un’idea del grado di terrore che la Francia +ispirava in quell’epoca all’Europa intera. +</p> + +<p> +Ne abbiamo fatto una volta la lista con Nelson, e +questa lista eccola; essa comincia dall’ottobre 1798 +e va sino all’ottobre 1799. +</p> + +<p> +Prima di tutto dal re e dalla regina d’Inghilterra. +</p> + +<p> +La dignità di Pari della Gran Brettagna, ed una +medaglia d’oro. +</p> + +<p> +Della Camera dei Comuni, dietro un messaggio +del re del 22 novembre 1798 per lui e pe’ suoi due +più prossimi eredi, il titolo di barone del Nilo, e di +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +Bernham Thorpes, con una rendita di 2,000 lire sterline, +cominciando a decorrere dal 1 agosto 1798, +giorno della battaglia del Nilo. +</p> + +<p> +Dal Parlamento inglese per lui ed i suoi due più +prossimi eredi una rendita di 2,000 lire sterline. +</p> + +<p> +Dal Parlamento d’Irlanda una pensione di 1,000 +lire sterline. +</p> + +<p> +Dalla Compagnia delle Indie Orientali 10,000 lire +sterline per una volta. +</p> + +<p> +Dalla compagnia turca un servizio di vassellame +liscio. +</p> + +<p> +Dalla città di Londra una spada coll’impugnatura +ornata di diamanti. +</p> + +<p> +Dal Gran Signore una fibbia di diamanti col celmyk, +ossia una penna di trionfo valutata 2,000 lire +sterline, ed una ricca pelliccia valutata 1,000 lire +sterline. Dalla madre del Sultano, la Sultana Validè, +una scatola ornata di diamanti valutata 1,000 lire +sterline. +</p> + +<p> +Dall’Imperatore di Russia una scatola ornata di +diamanti del valore di 2,000 lire sterline e la seguente +lettera di felicitazione. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Signor vice-ammiraglio Nelson. +</p> + +<p> +«Considerando la causa dei miei alleati come la +mia propria, non posso esprimervi il piacere che mi +hanno fatto i vostri successi; la vittoria completa +che avete riportato sul nemico comune, la distruzione +della flotta francese sono sicuramente titoli +troppo possenti, per non assicurarvi i suffragi della +parte sana di Europa. Per darvi un attestato palese +della giustizia ch’io rendo a’ vostri talenti militari, +unisco alla presente una scatola col mio ritratto ornata +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +di diamanti, e desidero che vi sia garante della +mia grande benevolenza. Con che prego Dio, signor +vice-ammiraglio Nelson, che vi abbia nella sua santa +e degna custodia. +</p> + +<p> +«Pietroburgo, 8 ottobre 1798. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Paolo</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Dal re delle Due Sicilie una spada riccamente +ornata di diamanti del valore di 5,000 lire sterline. +</p> + +<p> +Dal re di Sardegna una scatola in diamanti valutata +1,100 lire sterline e la seguente lettera di felicitazione. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Mio caro ammiraglio, +</p> + +<p> +«Voi non sapreste credere, mio caro ammiraglio, +con quale soddisfazione ho io letto la vostra lettera +del 4 corrente, che ho ricevuto ieri alle cinque ore +dopo mezzodì, e che resi immediatamente ostensiva +a tutta la famiglia reale ed ai miei primi ufficiali, i +quali ne sono stati compiaciutissimi. Senza entrare +in particolari, io profitto dell’occasione che il cavalier +Balli, mio primo scudiere, si propone di fare un +giro in Germania ed in Russia per incaricarlo di +passar da Palermo ed istruirvi delle mie intenzioni +e delle mie viste nelle circostanze attuali, le quali +mi lasciano sperare, che il buon Dio vuol finalmente +che il brigantaggio finisca e che la buona causa +trionfi. Ecco i voti che noi facciamo incessantemente +pel bene dell’umanità e pel sostegno della religione. +Voi potreste dunque credere a quanto il cavalier +Balli vi dirà da parte mia. Egli è un gentiluomo che +coi suoi talenti ed i suoi servigi, sia nell’armata sia +nella corte, ha acquistato dritto alla mia confidenza, +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +onde io mi auguro che voi vorrete accordargli la +vostra. Io l’ho incaricato di assicurar quanto vi sia +riconoscente della vostra attenzione e quanto conti +sopra una persona tanto degna e tanto virtuosa +quanto voi siete, mio caro ammiraglio. Vi ringrazio +delle lettere della corte di Napoli che mi avete dirette, +e vi prego di farle giungere le risposte qui +unite. Intanto prego Dio di avervi nella sua degna +e santa guardia. +</p> + +<p> +«Cagliari, 8 maggio 1799 +</p> + +<p class="indr"> +«Vostro amico<br> +«<span class="smcap">Carlo Emmanuele</span>». +</p> +</div> + +<p> +L’isola di Zante gli diede una spada con l’elsa +d’oro, ed un bastone col pomo d’oro, con una dichiarazione +che senza la battaglia del Nilo, quell’isola +non sarebbe stata mai liberata dalla crudeltà dei +Francesi. +</p> + +<p> +La città di Palermo gli regalò una scatola ed una +catena d’oro presentata sopra un piatto d’argento. +</p> + +<p> +Ma il dono più originale, e se mi è permesso di +dire, il più inglese, e che fece tanto piacere a Nelson +fu quello che gli fece il suo amico, il capitano +Beniamino Hallowell, comandante dello <i>Sweffsure</i>. +</p> + +<p> +Il vascello francese l’<i>Orient</i> scoppiò, come già disse, +e le sue spoglie cadendo in frantumi coprirono il +mare: fra questi frantumi, il capitano Hallowell +scorse che l’albero maestro era rimasto intatto. Fece +mettere tutte le scialuppe in mare, e poco curandosi +dei nuotatori che si agitavano in mezzo a +quelle ruine, ordinò di salvare soltanto l’albero maestro +dell’<i>Orient</i>: tutte le scialuppe dello <i>Sweffsure</i> +si misero all’opera e lo trassero a bordo; subito dopo +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +Ben Hallowell fece chiamare un fabbro ed un falegname, +e nella parte più grossa dell’albero fece scolpir +fuori un feretro, incastonato colle barre di ferro +a saldato coi chiodi tolti dallo stesso albero. Terminato +il sarcofago vi pose questo certificato d’origine: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Certifico qui che questo feretro è intieramente +costruito col legno e col ferro del vascello l’Orient, +di cui il vascello di S. M. sotto i miei ordini salvò +gran parte nella baia di Aboukir. +</p> + +<p> +«Il 23 maggio 1799. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Ben Hallowell</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Poscia inviò il sarcofago a Nelson colla lettera +seguente: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="center"> +«<i>Al leale ed onorevole lord Nelson<br> +Cavaliere Baronetto.</i> +</p> + +<p class="indl"> +«Mio signore, +</p> + +<p> +«Vi mando insieme a questa una bara costruita +col legno dell’albero maestro del vascello l’<i>Orient</i>, +affinchè quando lascerete questa vita, possiate ancora +riposare nei vostri propri trofei. La speranza +che questo giorno è ancor lontano è il desiderio sincero +del vostro obbediente ed affezionatissimo servo. +</p> + +<p class="indl"> +«Sweffsure, 23 Maggio 1799. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Ben Hallowell</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Nelson, come dissi, accolse il dono con una soddisfazione +visibile, e lo conservò per qualche tempo +appoggiato, col suo coperchio, precisamente dietro +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +la sedia dove si sedeva per pranzare; un vecchio +domestico, rattristato da questo mobile postumo, ottenne +da Nelson di trasportarlo sul falso ponte. +</p> + +<p> +Quando Nelson lasciò il <i>Vanguard</i> orribilmente +mutilato, il feretro passò con lui a bordo del <i>Fulminante</i>, +ove rimase per molto tempo sul cassero del +bastimento. +</p> + +<p> +Un giorno alcuni giovani ufficiali del <i>Fulminante</i>, +ammiravano il dono del capitano Ben Hallowell; +Nelson gridò loro dalla sua camera: +</p> + +<p> +— Ammiratelo finchè volete, signori, ma nessuno +di voi l’avrà. +</p> + +<p> +Ahimè è inutile il dire che il povero Nelson riposa +nel feretro che Ben Hallowell gli aveva preparato. +</p> + +<p> +Confesso che mi trema la mano, e che mi sono +venute le lagrime agli occhi ricordando questi funebri +particolari. +</p> + +<p> +Ma essi fanno parte della gloria e della grandezza +del mio eroe; e non mi sono creduta in dovere di +tacerli. +</p> + +<p> +Oltre al titolo di lord, di barone del Nilo, e di +Burnham-Thorpes, oltre alla medaglia navale che +Nelson ricevette come tutti i capitani comandanti +un vascello di linea alla battaglia del Nilo, Nelson +ricevette una <i>honourable augmentation</i> al suo stemma: +al dire di sir William, grande interprete di geroglifici +araldici, questa <i>honourable augmentation</i> +non era il dono più prezioso che Nelson ricevette. +La semplicità è il pregio principale del Blasone, ma +qui la quantità delle imprese, di cui era sovraccaricata +quella di Nelson, lo rendevano quasi ridicolo, +e sarebbe stato ancora accresciuto se si avesse +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +dato ascolto all’ammiraglio Goodal che voleva dare +al suo stemma due coccodrilli per sostegno. +</p> + +<p> +Ecco il decreto del re intorno a questo stemma. +</p> + +<p> +«Avendo Sua Maestà il re la graziosa intenzione di +dare all’onorevole Orazio barone Nelson del Nilo e di +Burnham-Thorpes, nella contea di Norfolk, contr’ammiraglio +della squadra azzurra della flotta di S. M., +cavaliere e baronetto, una ricompensa pei suoi servigi, +pel grande coraggio e perseveranza da lui manifestata +in molte occasioni, e particolarmente per +l’abile e valorosa condotta da esso spiegata nel +glorioso combattimento e decisiva vittoria da esso +ottenuta sulla flotta francese alle bocche del Nilo, +il giorno primo del mese di Agosto prossimo passato +gli conferisce, per esso e i suoi discendenti, +mediante questo reale decreto, l’autorizzazione di +aggiungere quest’onorevole aumento di imprese al +suo stemma. +</p> + +<p> +Un capo — ondulato d’argento, che sostiene le +onde del mare, con una palma che sorge fra un vascello +disalberato ed una batteria smontata, il vascello +a destra e la batteria a sinistra — il tutto +di color naturale — inoltre sul cimiero dell’elmo +una corona navale da cui esce il Cermyk o piuma +di trionfo conferitagli dal Sultano, col motto — <i>Palmam +quam meruit ferat</i>, — e per sostegno un marinaio +a destra ed un leone a sinistra, coi seguenti +aumenti onorevoli: il marinaio porterà nella sua +mano, e il leone fra le sue zampe una palma, coll’aggiunto +di una bandiera tricolore nella bocca +del leone». +</p> + +<p> +Fu Sua Maestà che si diede egli stesso la pena di +comporre questo stemma così complicato. Lady +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +Nelson che comprendeva nulla di quel brevetto, +chiese che volesse significare; ma le venne poi data +una spiegazione, coll’aggiunta del Blasone interpretata +dall’araldo d’Inghilterra sir Isac Heard. +</p> + +<p> +Il 19 ricevemmo l’avviso che Nelson era al 16 all’altezza +di Stromboli: si stimò che non poteva tardare +ad arrivare a Napoli, ed a rischio di ciò che +avrebbe potuto pensare, dire o fare l’ambasciatore +della Repubblica francese Garat, si prepararono +a Nelson splendide feste; — tre giorni prima +erano arrivati l’<i>Alessandro</i> ed il <i>Culloden</i> che erano +meno maltrattati del <i>Vanguard</i>, lo avevano preceduto +da cinque giorni. +</p> + +<p> +Si misero delle sentinelle al Capo della Campanella +e sui punti più elevati dello scoglio di Capri; +queste sentinelle dovevano annunziare col mezzo +di segnali la flotta di Nelson, e far giungere immediatamente +a Napoli la notizia del suo arrivo. +</p> + +<p> +Poi si ornò con magnificenza una gran barca, con +una tenda di porpora portante gli stemmi d’Inghilterra +e delle Due Sicilie, e coperta da trofei colle +bandiere delle due nazioni riunite; si prepararono +dodici o quindici barche per far corteggio alla +barca capitana, e si aspettava in seguito ad un ordine +dato a tutta la corte che ognuno si tenesse +pronto per andare incontro a Nelson al primo segnale. +</p> + +<p> +Durante questo tempo la regina aveva raddoppiato +di tenerezza per me e mi aveva confidato fino i suoi +pensieri più segreti. +</p> + +<p> +La regina non si dissimulava che le feste che preparava +pel vincitore del Nilo erano la guerra colla +Francia, e quantunque indebolito per la perdita di +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +Bonaparte e di trenta mila uomini chiusi con lui +in Egitto, la Francia non era però meno un nemico +da temersi quanto da accarezzare. +</p> + +<p> +Essa dunque avea d’uopo a qualunque prezzo di +Nelson e dietro di Nelson, dell’Inghilterra; e perciò +essa contava su di me per avere Nelson. +</p> + +<p> +La fiera Maria Carolina pregava l’ambasciatrice +d’Inghilterra, come la povera Amy Strug aveva pregato +l’umile Emma, e non farei io meno per una regina, +di quanto ho fatto per una semplice contadina. +</p> + +<p> +La mia vita aveva incominciato colla seduzione +dell’ammiraglio John Payne; e doveva terminare +colla seduzione dell’ammiraglio Orazio Nelson. +</p> + +<p> +Io ammirava Nelson, ma non l’amava ancora; il +mio amore per lui mi è venuto pel suo grande amore +per me. I sentimenti portati all’estremo hanno anch’essi +il loro contagio. +</p> + +<p> +Promisi alla regina di fare quanto avrei potuto, +ma le obiettava sir William. +</p> + +<p> +La regina si mise a ridere. +</p> + +<p> +— Bene, disse, sir William è troppo buon inglese +per non dare anch’egli la sua ricompensa al vincitore +del Nilo; inoltre non ha bisogno di essere consultato. +Se foss’io che amassi Nelson, non mi darei +certamente la pena di consultare il re intorno a ciò +che mi piacerebbe di fare. +</p> + +<p> +— Maestà, le risposi, il re Ferdinando era principe +reale e voi arciduchessa d’Austria; voi gli avete portato +tanto quanto, e forse di più di quanto egli vi +ha portato. +</p> + +<p> +Ma non è così fra sir William Hamilton e me; che +era io quando mi ha sposato? l’amante di suo nipote; +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +e che era io prima di essere l’amante di suo +nipote?.... egli l’ha dimenticato, signora. Temo di +fargli ricordare.... +</p> + +<p> +La regina mi mise la mano sulla bocca. +</p> + +<p> +— Aggiusteremo noi tutte queste cose, e per bene, +quegli che vorrà altra cosa, all’infuori della tua felicità, +sarà il mio più grande nemico; — pensa adunque +se vorrei renderti infelice. +</p> + +<p> +Restai pensosa, perchè sentiva che si avvicinava +uno di quei momenti che prendono un’influenza su +tutta la vita. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span></p> + +<h2>VI.</h2> +</div> + +<p> +Alla mattina del 22 settembre, verso le sei ore, +fummo avvertiti che due o tre vascelli di alto bordo +erano segnalati dalle sentinelle, e che uno di essi +portava la bandiera di vice ammiraglio. +</p> + +<p> +In questi cinque o sei giorni in attesa dell’avvenimento, +il re si era privato del piacere della caccia, +cosa che gli faceva mandare dei grandi sospiri, a +cui la regina non prestava la minima attenzione. +</p> + +<p> +Subito dopo furono dati gli ordini perchè tutti si +trovassero pronti; i parrochi furono avvertiti di tener +pronte le loro campane; i comandanti dei forti +di caricare i loro cannoni: il ricevimento che si voleva +fare a Nelson era quello che si sarebbe fatto +per un re. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<p> +L’ammiraglio Caracciolo era incaricato della direzione +della piccola flottiglia che andava incontro +a Nelson, e comandava naturalmente la galera capitana, +su cui doveano salire il re e la regina, e per +essere pronto ad ogni ora del giorno e della notte +dopo l’arrivo del <i>Culloden</i> e dell’<i>Alessandro</i> stette +costantemente a bordo. +</p> + +<p> +La regina aveva lasciato a sir William Hamilton, +nella sua qualità di ambasciatore d’Inghilterra, e +forse anche per qualche altra ragione che taceva, +l’onore di essere l’ospite di Nelson, e particolarmente +il giorno del suo arrivo egli dovea appartenerci +interamente. +</p> + +<p> +Sir William aveva fatto dei grandi preparativi, e +con mio grande piacere, e direi quasi con grande +orgoglio, aveva posto le mie cure a tutte le parti di +questi preparativi, che avevano bisogno di essere +diretti dall’occhio, e regolati dal gusto di una donna. +Del resto per questa parte del mio racconto ricorrerò +alle lettere stesse di Nelson. +</p> + +<p> +Trattenuta sempre tutte le notti a palazzo, la regina +mi lasciava ritornare assai di rado all’ambasciata +d’Inghilterra. Sir William che avrebbe avuto +il diritto di querelarsi, non se ne lamentava mai. +Egli aveva allora circa sessantesette anni. +</p> + +<p> +La regina che voleva che fossi bella più che mai +faceva i più grandi progetti sulla mia toletta, ma +la mia risoluzione era presa; io non voleva altra +foggia di vestire diversa da quella che Romney aveva +dipinto quando sir William ed io eravamo ritornati +a Londra per far riconoscere il mio matrimonio, +e si componeva di una lunga veste di casimiro +bianco fatta a guisa di tunica greca, stretta +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +in vita da una cintura di marocchino rosso ricamato +in oro, e allacciato da un fermaglio, che rappresentava +in un magnifico cammeo il ritratto di sir William; +i miei capelli, pei quali ho sempre detestato +ogni ornamento straniero, cadevano senza polvere +ed in anella sulle mie spalle, e mi avvolgeva in uno +sciallo rosso dell’India a grandi fiori d’oro, che mi +era spesso servito per ballare dalla regina e nelle +nostre serate intime la danza dello sciallo, inventata +da me, e che poi fu adottata da tutti i ballerini. +</p> + +<p> +La regina invece fece una toletta reale, e si coperse +di diamanti. Il re anch’esso era in grande uniforme +coperto dei suoi ordini di famiglia di Spagna, Francia +ed Austria. +</p> + +<p> +Alle otto tutti erano pronti. Scendemmo al porto +militare per la china dell’Arsenale; la galera capitana +ci attendeva. — Francesco Caracciolo in grande +uniforme d’ammiraglio napolitano stava sul suo +banco di quarto. +</p> + +<p> +Appena il re e la regina salirono a bordo, che tutte +le coste rimbombavano di salve dei cannoni dei forti, +e le campane delle trecento chiese di Napoli suonavano +alla distesa. +</p> + +<p> +Era veramente qualche cosa di maestoso il vedere +tutte quelle torri coronate di fumo e illuminate +da lampi. +</p> + +<p> +La capitana si mise in cammino; essa era fatta +sul modello delle antiche galere romane; sir William +Hamilton ne aveva dato il disegno, e pretendeva +che era precisamente quello della galera, in cui Cleopatra +era andata a trovare Antonio. +</p> + +<p> +La regina pretendeva che era un’allusione che faceva +l’ambasciatore d’Inghilterra, e che non si sarebbe +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +opposto che la nuova Cleopatra amasse un +altro Antonio, e spingeva di molto la rassomiglianza +colla regina d’Egitto. +</p> + +<p> +Tutta la flottiglia si mise in cammino; la galera +capitana era alla testa coi suoi quaranta rematori. +</p> + +<p> +Era veramente ammirevole il vedere in questo +golfo, ove l’azzurro del mare disputa in intensità e +limpidezza l’azzurro del cielo, e in un mattino di settembre +tutto splendido di luce, queste dodici o quindici +barche più ricche e più eleganti le une delle +altre, colle loro tende di porpora, colle loro bandiere +sventolanti, coi loro fiori, che lasciavano dietro come +un solco di profumi, e che si avanzavano tutte insieme, +al suono delle campane ed al fragore del +cannone, in mezzo alle acclamazioni di quell’innumerabile +popolazione di Napoli affollata sul molo e +sulle banchine, che agitava i suoi fazzoletti, e gettava +in aria i berretti, gridando freneticamente: — Viva +il Re, viva Nelson, abbasso i Francesi! +</p> + +<p> +La regina si mordeva le labbra con un sorriso di +odio, perchè in mezzo a tutti questi gridi non s’intese un +sol grido di — Viva la regina. +</p> + +<p> +Fummo ben presto assai lontani dalla città, e tosto +cessarono tutti i rumori umani; il solo che ancora +arrivava fino a noi era quello delle campane e +delle artiglierie. +</p> + +<p> +Dopo la nostra uscita dal porto avevamo distinto +all’orizzonte il vascello, incontro al quale noi andavamo, +e veniva col vento in poppa, cosa che impediva +a noi di andare avanti, se privi di remi fossimo +obbligati di andar colle vele. +</p> + +<p> +Da questo doppio movimento ne accadeva che la +nostra piccola flottiglia si avvicinava rapidamente +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +al bastimento, che portava, come avevano detto le +sentinelle, la bandiera di contro ammiraglio; e inoltre +l’ammiraglio Caracciolo col suo occhio infallibile +da marinaio riconobbe il <i>Vanguard</i>. +</p> + +<p> +Senza dubbio Nelson da parte sua aveva scoperto +e riconosciuto, malgrado la distanza, la piccola flottiglia; +ed indovinando che veniva incontro a lui e +per lui, tirò un colpo di cannone di cui vedemmo +il fumo molto tempo prima di udirne il colpo, e come +una fiamma inalberò la bandiera rossa d’Inghilterra. +</p> + +<p> +Noi non potevamo rispondere colpo per colpo, +mancando a bordo di pezzi di artiglieria; ma all’istante +tutta la nostra musica diretta da Domenico +Cimarosa, proruppe in giulive fanfare, e confesso +ciò che mi piaceva di più, quantunque meno rumoroso, +questo modo di contraccambiare gentilezze a +Nelson, che di salutarlo colla voce brutale del cannone. +</p> + +<p> +Confesso che non era senza una grande emozione, +mi sentiva trascinata mio malgrado innanzi +all’eroe, che io sapeva innamorato pazzamente di +me: nessun sentimento m’aveva lasciato in cuore +un’impressione tanto decisa per poter dire a me +stessa quale sensazione avrei provato soltanto in +vederlo, e già ai fremiti che mi scorreano per tutto +il corpo, al pallore, ed al rossore che successivamente +mi salivano al viso, comprendeva che questa sensazione +sarebbe stata violenta. +</p> + +<p> +Il <i>Vanguard</i> aveva superato il capo della Campanella, +e noi avevamo oltrapassato Torre del Greco, +eravamo lontano appena tre miglia l’uno dall’altro; +un quarto d’ora o venti minuti ancora, e la galera +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +capitana sarebbesi trovata accanto al <i>Vanguard</i>. La +regina vide il mio turbamento, e siccome io era +come al solito seduta ai suoi piedi, essa si chinò +all’orecchio: — Su via, pazzerella, coraggio, ricordati +di Fanny Strung, dell’ammiraglio John Payne, e del +marinaio Riccardo; ma quello che ora ti prega non +è più Fanny Strung, è colui a cui andiamo incontro, +non è l’ammiraglio John Payne, ma l’ammiraglio +Nelson e in fine chi si tratta ora di salvare, non è +un povero marinaio, ma un regno. +</p> + +<p> +— Ah! signora, le dissi, è precisamente ciò che mi +spaventa; se lo scopo non fosse così elevato, il mio +spavento sarebbe minore, ma è stato così lontano +dal mio pensiero che un giorno, mi si dicesse: La salvezza +d’un regno dipende da te, e che al momento +in cui mi è stata data questa splendida missione, io +esitassi e non mi sentissi la forza di compirla. +</p> + +<p> +La regina mi prese la mano, e me la strinse in +modo, che mi comunicò la sua forza, per una specie +di trasmissione magnetica; e infatti finchè essa mi +teneva la mano, mi sentiva forte e quasi esaltata. +</p> + +<p> +Continuammo ad avanzare finchè ci trovammo accosto +al <i>Vanguard</i>. Io non ci vedeva nè ci sentiva +più, mi trovava in uno stato simile a quello in cui +mi metteva il dottor Graham nelle mie prime sedute +di esposizione sul letto d’Apollo. Compresi che la +regina mi diceva di alzarmi, sentii che mi spingeva +verso la scala; macchinalmente e senza accorgermene +salii per la prima, cosa che era contraria a tutte le +regole dell’etichetta; presi il cordone e salii; in cima +alla scala Nelson attendeva col capo scoperto, e là +appena ricominciai a vedere, là mi trovai in faccia +a lui che non aveva veduto dopo il suo viaggio da +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +Tolone a Napoli. Dopo questo tempo, aveva perduto +un occhio ed un braccio, e nascondeva sotto di una +fascia nera la ferita che gli copriva la fronte: vidi +tutto questo complesso di mutilazioni, mi prese tale +un immenso sentimento di compassione, che io non +dava ascolto che ad una ricompensa degna dell’eroe +che aveva innanzi agli occhi, apersi le braccia e mi +lasciai cadere sul suo cuore, gridando: +</p> + +<p> +— Oh! mio Dio, è possibile? caro e grande Nelson. +</p> + +<p> +Era sul punto di svenire, quando le lagrime uscirono +a torrenti dai miei occhi, i singhiozzi sollevarono +il mio cuore, senza di che sarei stata soffocata. +</p> + +<p> +Da quel momento appartenni completamente a +Nelson, come se mi avesse già posseduta. +</p> + +<p> +Era più ancora di una rassegnazione, più ancora di +un affetto, più ancora di un amore. +</p> + +<p> +Era una fatalità! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span></p> + +<h2>VII.</h2> +</div> + +<p> +Il re e la regina salirono dopo di me, e mi trovarono +nello stato che ho detto, quasi svenuta sul +petto di Nelson, appoggiata sul suo cuore dal suo +unico braccio; il suo cappello era caduto sul ponte, +e nell’estasi della felicità, teneva la sua testa rovesciata +in dietro guardando il cielo. +</p> + +<p> +Rimase un istante senza veder nulla di ciò che avveniva +intorno a lui. +</p> + +<p> +Finalmente gli urrà dei marinai saliti sui pennoni +lo richiamarono in sè, abbassò lo sguardo sulla terra +e vide ciò che avveniva. +</p> + +<p> +Aveva intorno il re, la regina, i ministri, i cortigiani; +tutti rendevano omaggio all’eroe d’Aboukir +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +come se fossero venuti a rendere omaggio al Dio +stesso della Vittoria. +</p> + +<p> +Il re aveva in mano una magnifica spada ornata +di diamanti, il cui valore materiale era di cinquemila +lire sterline, ma aveva inoltre un valore storico +incalcolabile. Era la spada che Luigi XIV diede a +Filippo V quando partì per la Spagna, e fu data poi +da Filippo V a suo figlio Don Carlos quando partì +per Napoli. +</p> + +<p> +Il re Filippo V aveva detto mentre gliela porgeva: — «Questa +spada appartiene al conquistatore di +Napoli» — e Don Carlos lasciandola a suo figlio +aveva detto: — «Questa spada appartiene al difensore +ed al salvatore del Regno che ho conquistato.» +</p> + +<p> +Ferdinando considerava Nelson come il salvatore +del regno, e gli dava quel magnifico retaggio di +Luigi XIV, pervenutogli da suo avo e da suo padre. +</p> + +<p> +Da parte sua la regina gli presentò il brevetto di +duca di Bronte — magnifica allusione, poichè Bronte +era uno dei tre ciclopi che fabbricavano il fulmine, +e lo chiamava veramente duca del folgore; — a questo +Ducato era unita una rendita di tre mila lire +sterline. +</p> + +<p> +Inoltre il re gli annunziò che egli aveva l’intenzione +di creare un ordine militare del merito di San +Ferdinando, e gli promise il primo gran cordone di +quell’ordine che si sarebbe distribuito dopo i brevetti +di famiglia. +</p> + +<p> +Per facilitare a’ suoi nobili visitatori la salita a +bordo del <i>Vanguard</i>, lo aveva messo in panna. Credetti +che l’adulazione più aggradevole a Nelson fosse +quella di pregarlo di farci vedere le cicatrici del suo +bastimento, non meno mutilato del suo capitano. +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +Questa ispezione lo forzava a raccontarci la battaglia, +e per conseguenza a parlare di lui. +</p> + +<p> +Cominciammo dalla cabina di Nelson: appena entrati +dalla porta, un piccolo uccello, del genere del +beccafichi, entrò per la finestra, e venne a posarsi +sulla sua spalla; maravigliata dalla famigliarità di +questo nuovo ospite, stava per interrogare Nelson, +quando egli mise un grido di gioia. +</p> + +<p> +— Oh! diss’egli, che tu sii il benvenuto e oggi più +che mai, mio caro compagno. +</p> + +<p> +E prese il piccolo uccello dalla sua spalla, lo baciò +e lo fece baciare pure a me. Poi se lo ripose sulla +spalla, ove se ne stava tranquillo senza parere nemmeno +preoccupato della nostra presenza. +</p> + +<p> +Ciò che Nelson faceva e mi diceva, mi dava una +curiosità sempre crescente, e per conseguenza un +desiderio ancor più grande di avere una spiegazione +intorno a quel gentile animaletto, il quale sembrava +che anche egli volesse fare i suoi complimenti a +Nelson; io vedeva la stessa curiosità negli occhi +della regina, in quelli del re e degli altri spettatori. +</p> + +<p> +— Ascoltate quanto vi dirò, disse Nelson, e non +credetelo poi un racconto delle mille ed una notte; — questo +piccolo uccello è il mio buon genio. +</p> + +<p> +— Come, milord? dimandai. +</p> + +<p> +— Gli antichi non combattevano mai senza consultare +gli auguri, ed io pure non dovrei mai combattere +senza consultare il mio piccolo uccello; egli +è il mio augurio. +</p> + +<p> +— Oh! raccontatecelo, milord, disse la regina. +</p> + +<p> +— Davvero non so se una tale puerilità valga la +pena di essere raccontata innanzi a Vostra Maestà, +disse Nelson. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +</p> + +<p> +— Oh! sì, sì, — dicemmo simultaneamente noi +pure, io e la regina. +</p> + +<p> +— Ebbene Maestà, ebbene Milady, in qualunque +paese del mondo mi trovi, quando mi deve toccare +qualche fortuna o che debbo riportare qualche vittoria, +un uccello di questa specie, non oserei dire +che sia quello stesso, viene a riposarsi sulle mie +spalle, e all’opposto quando mi tocca qualche sventura +dispare. Così la prima volta che lo vidi fu nell’America +del Nord: al Canadà inseguito da quattro +fregate francesi, non aveva altra uscita che un passo +che era giudicato impraticabile; egli venne a posarsi +sulle mie spalle, io spinsi il mio brick a traverso +gli scogli ed uscii dal passo; — superato che +fu il passo, egli volò via. La vigilia del giorno in +cui vi vidi per la prima volta, quando venni da Tolone +a Napoli, attraversava il canale di Ischia, io +era sul ponte, ed egli volò sulle mie spalle. Il giorno +seguente S. M. il re di Napoli degnavasi di ricevermi +come un amico, sir William come un figlio, la regina +mi dava la sua mano da baciare, e voi mi dicevate, +«questa casa è vostra,» offrendomi un appartamento +nel palazzo dell’ambasciata. Allo assedio di +Calvi, ove ho perduto un occhio, all’assedio di Taneriffa +ove ho perduto un braccio io non l’ho veduto. +Alla mattina di Aboukir è venuto a riposarsi sulla +mia spalla; ed ecco che ora entra nello stesso tempo +in cui entrate nella mia cabina; — ho dunque ragione +di dire che questo uccello è il mio buon genio. +Il giorno o alla vigilia di una battaglia, in cui +non lo vedrò, farò il mio testamento, perchè con +tutta probabilità sarà il mio ultimo giorno. Vi chieggo +perdono di avervi intrattenuti in simili follie; — voi +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +lo sapete, signora, i marinai hanno lo loro superstizioni; +il mio caro uccellino ne è una, ed ora +vi credo più che mai. +</p> + +<p> +— E, chiesi a Nelson, non si è mai appoggiato su +altra spalla all’infuori della vostra? +</p> + +<p> +— Mai. +</p> + +<p> +— Mai si lascia prendere da altra mano se non +dalla vostra? +</p> + +<p> +— Mai — se però volete provare.... +</p> + +<p> +Stesi la mano, l’uccello si lasciò prendere; non so +perchè io era tutta giuliva di aver qualche cosa di +comune con questo eroe. +</p> + +<p> +Lo lasciai andare e si fermò sulla spalla di Nelson. +</p> + +<p> +— Ah, signora, dissi alla regina, provate anche +voi. +</p> + +<p> +La regina stese la mano, ma il beccafico mise +un piccolo grido di spavento, volò verso la finestra +e disparve. +</p> + +<p> +Nelson tenevami la mano nella sua, me la strinse: +io non potei trattenermi dal rispondergli stringendogli +la sua. +</p> + +<p> +Questo incidente, al quale ci pensai dopo, tanto +sovente, ci distolse per qualche istante dalla visita +che avevamo incominciato. La riprendemmo in tutti +i particolari contando i buchi delle palle che avevano +crivellato la carena del <i>Vanguard</i>; tutti chiedevano +come il bastimento non si fosse sommerso, +come tutto l’equipaggio dal primo uomo fino all’ultimo +non fosse morto. +</p> + +<p> +Era un’ora, ci volevano almeno due ore e mezzo +per ritornare a Napoli. Poi dovevamo assistere al +<i>Te Deum</i>, e sir William che aveva comandato un +pranzo degno di un principe, temeva pel suo pranzo; +<span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span> +ed avvertì il re che restando ancora a bordo del +<i>Vanguard</i>, si arrischiava di mangiar tutto freddo o +tutto abbrucciato. +</p> + +<p> +Il re Ferdinando era sensibile a questa specie di +osservazioni, disse due parole alla regina, che invitò +Nelson a discendere a bordo della galera capitana. +</p> + +<p> +Spettava ora all’ammiraglio Caracciolo di fare gli +onori della galera: ritto in piedi al basso della scala +del <i>Vanguard</i>, ricevette prima il re, la regina ed io; +poi il principe e la principessa reale, sulla quale, +sia con intenzione o senza, mi si concedeva sempre +il passo, poi i ministri, gli ambasciatori, i grandi +uffiziali, e quelli che erano stati inviati sulla capitana +oltre a Nelson. +</p> + +<p> +Lo scambio di cortesie fra i due ammiragli fu +breve e freddo. Caracciolo non parlava inglese, e +Nelson non comprendeva una parola d’italiano; Caracciolo +gli fece un complimento sul combattimento +delle bocche del Nilo, Nelson non potendo rispondere +sorrise e salutò. +</p> + +<p> +Si volse la prora verso Napoli. Caracciolo salì sul +suo banco di quarto. La regina fece sedere Nelson +fra lei e me. +</p> + +<p> +Appena si scorse dai forti che la flottiglia si separava +dal <i>Vanguard</i> e cominciava a vogare verso +Napoli, i cannoni cominciarono a tuonare, e le campane +facevano udire i loro suoni a festa. +</p> + +<p> +Dal momento in cui Nelson aveva messo il piede +a bordo della galera, la musica ad un segno di +Domenico Cimarosa aveva cominciato il <i>God save +the king</i>, magnifico canto, comandato, come è noto, +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +da Luigi XIV a Lulli per far onore a Giacomo II +esiliato a Saint Germain. +</p> + +<p> +Nelson semplice figlio di un pastore di Burnham +Thorpes, che non aveva mai messo piede a corte, +che, dietro ogni probabilità, non aveva mai parlato +ad un re, ad una regina, e nemmeno ad un principe +reale, era ebbro quasi alla pazzia: i miei occhi, che +non cercavano certamente di nascondergli tutto l’interesse +che m’ispirava, terminavano di fargli perdere +la testa. +</p> + +<p> +Questo ritorno a Napoli sembrava una risurrezione +di quei giorni storici quando rientrava vincitore ad +Atene Milziade o Temistocle. +</p> + +<p> +Ma fu ancor più quando ci avvicinavamo a terra, +quando Nelson potè vedere il molo, le banchine, le +piatteforme delle torri, i terrazzi delle case coperte +di spettatori che davano in iscoppi di acclamazioni, +di evviva, di urrà, quando l’artiglieria raddoppiò le +sue salve, quando le campane raddoppiarono i loro +squilli, quando infine tutta Napoli, quella città così +rumorosa in ogni tempo, triplicò, quadruplicò, quintuplicò +ogni specie di rumori, che nelle occasioni +straordinarie sono l’espressione della gioia o della collera +dei suoi cinquecento mila abitanti. +</p> + +<p> +Debole ancora per la sua recente ferita, lo vidi +impallidire due o tre volte, e quasi sul punto di sentirsi +male. +</p> + +<p> +Prima di lasciare la galera capitana, dietro preghiera +della regina, invitai l’ammiraglio Caracciolo +a prendere la sua parte alla festa che noi davamo +al suo collega inglese; ma fosse che il principe napolitano +ci considerasse di una compagnia troppo +meschina per lui, o che la scusa fosse veramente +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +reale, mi rispose con molta cortesia che la notte minacciava +di essere cattiva, ed il porto di Napoli essendo +di mediocre sicurezza, doveva vegliare personalmente +all’ancoraggio dei legni di sua Maestà Britannica +che, già assai malconci dal combattimento, +non sarebbero forse stati in caso di lottare contro +la tempesta. +</p> + +<p> +Buona o cattiva accettai la scusa; ma siccome +sua sorella e sua nipote Cecilia erano invitate al +ballo che seguiva il pranzo, gli dissi che sperava almeno +di avere il piacere della loro compagnia; ed +egli, sempre colla stessa cortesia, ma anche colla +stessa freddezza, mi rispose, che da tre giorni sua +sorella era talmente indisposta che le era impossibile +di uscir dalla camera, cosa, che con suo grande +rincrescimento, gl’impediva di accettare il mio +invito. +</p> + +<p> +Io aveva accolto la prima scusa con sangue freddo +e col sorriso sulle labbra; ma al secondo rifiuto non +potei trattenermi dal fare un movimento d’impazienza. +</p> + +<p> +La regina lo osservò e si avvicinò a noi. +</p> + +<p> +— Il principe Caracciolo — disse — è troppo gentiluomo +per avervi dato una risposta scortese, cara +Emma, e pure sembrerebbe, guardandovi in viso, +che avreste qualche rimprovero da fargli. +</p> + +<p> +Invece di affrettarsi a rispondere ed a scusarsi, +l’ammiraglio mi lasciò il tempo di prendere la parola. +</p> + +<p> +— No, signora, ripresi, non mi lagno dell’ammiraglio, +ma della fatalità. +</p> + +<p> +— Voi sapete, cara Emma, che non mi piacciono +gli enigmi, così spiegatevi, vi prego — con quel tuono +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +di voce che indicava in lei il principio di una tempesta. +</p> + +<p> +— Certamente, signora, la sola fatalità può fare, +mi sembra, che siamo privi così del piacere di ricevere +Sua Eccellenza, perchè il tempo che è magnifico +in quest’ora, minaccia dl essere cattivo questa +sera, e non è meno una fatalità, che fa sì che la +sorella del signor ammiraglio trovasi colpita da una +indisposizione tanto grave per obbligarla a stare +nella sua camera, e che costringe la gentile Cecilia, +da quella buona fanciulla che è, a curare sua zia, +per cui le nostre feste ad un ammiraglio vincitore +de’ Francesi, si daranno senza che vi sia una sola +persona della famiglia dell’illustre ammiraglio Caracciolo, +per fare in nome della marina napolitana +un brindisi alla marina inglese. +</p> + +<p> +La regina divenne molto pallida, e il suo sopracciglio +si corrugò. +</p> + +<p> +— Guardatevene bene, signor ammiraglio, disse, le +persone che avranno trovato delle scuse buone o +cattive per non andare alle feste dell’ambasciatrice +d’Inghilterra, non saranno invitate a quella che darà +la regina di Napoli. +</p> + +<p> +— Signora, rispose l’ammiraglio senza commuoversi, +l’indisposizione della mia povera sorella si è +mostrata con tale intensità, che se queste feste durassero +anche un mese, non credo che nemmeno +per tutto questo tempo non potrebbe rimettersi in +modo da parteciparvi. +</p> + +<p> +La regina s’impazientava. Ignorando qual fosse +l’oggetto di questa lunga conversazione col suo ammiraglio, +Nelson vedendomi rossa per la vergogna, +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +e scorgendo la regina livida per la collera, si avvicinò +a noi con inquietudine. +</p> + +<p> +La regina, volendo evitare a Nelson ogni cosa che +potesse offenderlo, ed a me tutta la umiliazione che +avesse potuto farmi perdere di considerazione ai +suoi occhi, mi distolse vivamente, dicendomi: +</p> + +<p> +— Vieni, Emma, vieni la salute della sorella del +principe c’interessa tanto che tutti i giorni manderemo +a prendere sue notizie, finchè sapremo che +stia meglio. +</p> + +<p> +— È un’attenzione che le sarà tanto più preziosa, +signora, rispose il principe, perchè non sapendo +come essa abbia potuto meritarla, vi scorgerà un favore +tutto particolare di Vostra Maestà. +</p> + +<p> +L’ammiraglio pronunziava queste ultime parole +con una garbatezza tanto rispettosa, che la regina +che non accettava tanto facilmente l’ultima replica +da parte d’un avversario qualunque egli fosse, non +trovò di che rispondergli, e si allontanò conducendomi +seco. +</p> + +<p> +Confesso che la seguii colle lagrime agli occhi e +col cuore infranto, come quei trionfatori romani, +che udivano in mezzo al trionfo la voce dello schiavo +che loro ricordava che erano mortali; in mezzo al +mio trionfo una voce mi gridava: favorita della regina, +ambasciatrice d’Inghilterra, Milady Hamilton, +ricordati del letto d’Apollo e delle strade di Haymarket. +</p> + +<p> +Non si aspettava che la regina per sbarcare. Quantunque +avessi il mio braccio appoggiato sul suo, e +non il suo sul mio, ciò che era il segno del più alto +favore, attraversai colla testa bassa le file di quei +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +cortigiani che m’invidiavano. Aveva il sorriso sulle +labbra e la morte in cuore. +</p> + +<p> +Non aveva mai odiato, non aveva mai desiderato +di vendicarmi di nessuno; ma da quel momento, +sentii il doppio morso del serpe, l’odio ed il desiderio +della vendetta filtrarono nel mio cuore. +</p> + +<p> +Finalmente sbarcammo. Le carrozze di corte e quella +dell’ambasciata aspettavano nell’arsenale. L’ammiraglio +Nelson salì nella prima col re, colla regina e +me; il principe e la principessa reale fecero gli onori +della seconda a sir William. Ognuno si sedette poi +a volontà, nelle altre, non senza però qualche discussione +d’etichetta. +</p> + +<p> +Si diede ordine ai cocchieri di portarsi alla chiesa +di S. Chiara, ove si doveva cantare il <i>Te Deum</i> dal +cardinale arcivescovo di Napoli, monsignor Capece +Zurlo, assistito dal cardinale Fabrizio Ruffo, di cui +ho già avuto occasione di parlare, e che senza che +egli ci pensasse, e senza che nessuno pur vi pensasse, +si avvicinava l’epoca in cui doveva rappresentare +una gran parte. +</p> + +<p> +Ma quest’ordine di andare alla Chiesa di Santa +Chiara era un ordine più facile a darsi dai padroni, +che ad eseguirsi dai domestici; le vie erano talmente +ingombre di gente, le carrozze circondate da una +moltitudine così numerosa, che sembravano scialuppe +investite dalle onde del mare e scosse dai cavalloni. +Quanto poco la regina era popolare, lo era invece +al contrario di molto il re. Mai quando usciva, nè +truppe, nè gendarmi nè guardie si frapponevano fra +lui e la popolazione; l’ultimo lazzarone poteva giungere +fino a lui e toccarlo, per parlargli, chiedergli +sue notizie, informarsi quando venderebbe il suo +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +pesce a Mergellina, o mangerebbe i suoi maccheroni +a S. Carlo, e come si comprende bene, questa +razza così famigliare approfittava del permesso in +tutta la sua estensione, ed era raro che nelle solennità +del genere di quella che andava a compirsi, il +re non avesse tre o quattro lazzaroni sul sedile davanti +della carrozza col cocchiere, altrettanti sul +sedile di dietro insieme ai domestici, e altrettanti +ancora sugli scalini a guisa di paggi. +</p> + +<p> +Nelson abituato alla maestosa dignità dei sovrani +della Gran Brettagna, alla calma ed al freddo entusiasmo +del popolo di Londra era maravigliato; queste +rumorose esplosioni meridionali gli davano le vertigini: +del resto, in quel momento, il re e la regina +non avevano pel suo cuore che un interesse secondario; +seduto in faccia alla regina come io era seduta +in faccia al re, la sua mano sinistra si era +impossessata della mia destra, e me la stringeva +con fremiti febbrili, che indicavano la commozione +del suo animo, e mi dicevano quali emozioni violente +facevano risalire il sangue al cuore. +</p> + +<p> +Ci volle più di un’ora, io credo, per andare alla +banchina a Santa Chiara. Il <i>Te Deum</i> durò anch’esso +una mezz’ora, ed il ritorno circa tre quarti d’ora. +Finalmente giungemmo al palazzo dell’ambasciata +d’Inghilterra ed era tempo; io era morta di fatica, +di emozione e di collera. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p> + +<h2>VIII.</h2> +</div> + +<p> +L’immenso portico del palazzo Calabritto era trasformato +in un arco di trionfo, ai cui lati erano collocate +delle antenne con bandiere, portanti il nome +di Nelson: fino al primo piano lo scalone offriva veramente +una volta di lauri e di fiori. +</p> + +<p> +Una tavola di novanta coperte era posta nella sala +dei quadri. Alle frutta i centoventi professori di musica +di S. Carlo suonarono l’aria del <i>God save the +king</i>, interrotto da una voce meravigliosa che cantava +le strofe. +</p> + +<p> +Una nuova strofa era stata aggiunta in onore di +Nelson. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +</p> + +<p> +Eccola: +</p> + +<div class="poem"><div class="stanza"> +<p class="i01">Join we in Great Nelson’s Name</p> +<p class="i01">First on the Rolls of Fame</p> +<p class="i01">Him let us sing</p> +<p class="i01">Spread we his fame around</p> +<p class="i01">Honour of British ground</p> +<p class="i01">Who made Nile’s shores resound</p> +<p class="i07"> God save the King.</p> +</div></div> + +<p> +Si comprende l’entusiasmo con cui fu accolta questa +strofa: il re, la regina, il principe reale e tutti +i convitati l’ascoltarono in piedi. E le acclamazioni — Viva +Nelson, viva il vincitore del Nilo, viva il +Salvatore d’Italia — proruppero dapprima dalle labbra +reali, e poscia dai commensali. +</p> + +<p> +Perchè non mi son io inebbriata in mezzo a tutti +questi onori, a tutte queste gioie, a tutti questi +canti, lo dirò altamente, spinta, come lo era dalla +regina, autorizzata quasi dal silenzio di sir William +che non fece nulla per sostenermi, nessun’altra donna +avrebbe avuto la forza di resistere. +</p> + +<p> +Ciò che però si disse, che fin dal primo giorno +quasi al primo incontro, io mi sia abbandonata a lui +senza alcuna resistenza, è una calunnia, come se ne +dissero tante sul conto mio; sventuratamente il passato +autorizzava i maligni a credervi e ad accusarmi. +Fu soltanto dopo sei mesi, che lasciai indovinare +a Nelson, lontano da me, che avrei potuto corrispondere +al suo amore. +</p> + +<p> +In prova di ciò che dico presento queste due lettere +di Nelson. +</p> + +<p> +La prima è del 24 ottobre 1798, un mese dopo l’entrata +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +di Nelson a Napoli — Eccola, e proverà che assolutamente +non esisteva ancor nulla fra noi. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«<i>Dal Vanguard</i> — <span class="smcap">Malta</span> +</p> + +<p class="indl"> +«Cara Signora. +</p> + +<p> +«Eccoci arrivati dopo una lunga traversata, e +trovai le cose come già le supponeva; i ministri di +Napoli non conoscono assolutamente nulla della posizione +in cui si trova quell’isola; non vi è nè una +casa, nè un bastione di Malta che sia in possesso +degl’Italiani, ed il marchese di Nizza mi ha detto +che erano nel più gran bisogno di munizioni, di armi, +di viveri, e di soccorsi infine. Non sa nemmeno +se vi sieno uffiziali napoletani nell’isola, e siccome +io ho un elenco dei loro nomi, essi non sono ancora +arrivati. Ciò che vi ha di certo si è che il marchese +di Nizza afferma, che non gli è stato inviato nessun +soccorso dai governatori di Messina e di Siracusa. +</p> + +<p> +«Però voglio saper tutto. Appena sarà partito il +marchese dimani mattina me ne informerò. Egli mi +dice che desidera ardentemente di servire sotto il +mio comando; lo credo anch’io, dal momento che +si accontenta di cambiar bastimento; lo vedremo poi +come si piegherà alla nostra disciplina. +</p> + +<p> +«Ball, dopo la mia partenza, avrà il comando del +blocco; dico dopo la mia partenza, atteso che, sembra +alla corte delle Due Sicilie che la mia presenza +sia necessaria a Napoli al principiare del novembre. +</p> + +<p> +«Spero che ciò avvenga. Però sento che il mio dovere +mi chiama in Oriente, benchè sappia che la flotta +francese sia stata distrutta in Egitto. Non sono +sicuro che l’armata possa ancora ritornare in Europa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +«Prima di tutto il mio scopo è di servire e di salvare +il Regno delle Due Sicilie, e di fare ciò che le +Loro Maestà Siciliane <i>desidereranno ch’io faccia, foss’anche +contro la mia opinione</i>. Quando verrò in Napoli +e che il paese sarà in guerra, desidero di avere +su questo punto una conferenza positiva col generale +Acton. +</p> + +<p> +«Sono certo che mi renderete giustizia presso la +regina, atteso che, ne chiamo Dio in testimonio, il +mio solo desiderio è di meritare la sua approvazione. +</p> + +<p> +«Che Dio protegga voi e sir William e credetemi +per sempre, col più affettuoso rispetto, vostro obbligatissimo +e fedelissimo amico, +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Nessuno, lo spero, riconoscerà in questa lettera +una sola parola, che non sia di un amico, di un amico +tenero, affettuosissimo, ma che non è ancora +che un amico. +</p> + +<p> +Certamente io non m’ingannava, e neppur la regina, +intorno a questo grande affetto di Nelson per +lei e per suo marito. Se Nelson ritornava a Napoli, +era per vedermi. Se non andava in Oriente ove il +suo dovere lo chiamava, e le sue previsioni sull’Oriente +erano così vere, che se non fosse rimasto a +Napoli, quando il generale Buonaparte s’imbarcò al +22 Agosto 1799, per ritornare in Francia, egli forse +avrebbe impedito quel ritorno che mutò l’aspetto +dell’Europa; ma al 22 Agosto 1799 egli era a me vicino +a Palermo, e credo che non mi avrebbe lasciata +un giorno da sola, anche colla certezza di prendere +Bonaparte. +</p> + +<p> +Ecco nella seconda lettera di cui ho parlato, Nelson +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +conosce già che io l’amo, ma egli non ha altra prova +del mio amore, che quanto gli aveva detto o +scritto. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«12 Maggio 1799. +</p> + +<p class="indl"> +«Cara Lady Hamilton, +</p> + +<p> +«Ricevete i miei sinceri ringraziamenti per la vostra +egregia lettera: nessuno scrive come voi, non +ditemi dunque più che non scrivete bene. E poichè +lo pretendete, vi ripeterò anch’io ciò che talvolta +voi mi avete detto colla vostra bocca «I l..... +y...»<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> No. Io so leggere e comprendo perfettamente +ogni parola che scrivete. +</p> + +<p> +«Abbiamo fatto un brindisi alla vostra salute ed a +quella di sir William — Troubridge Hallowell ed il +nuovo capitano portoghese pranzarono da me. Io +sarò presto a Palermo, poichè l’affare che mi tiene +lontano non tarderò ad essere accomodato. +</p> + +<p> +«Credete che nessuno è più di me sensibile alla +vostra bontà. +</p> + +<p> +«Vostro obbligatissimo e riconoscente +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson.</span>» +</p> + +<p> +«Sono contento della piccola Maria, abbracciatela +da parte mia, vi ringrazio tutti per la vostra affezione +per me, e che Dio vi benedica tutti. +</p> + +<p> +«Dimani, se il tempo è bello, mando a terra, poichè +le feluche partono, ed io ho il mal di mare. +</p> + +<p> +«Ho il pezzo di legno per far una scatola da thè, +ve lo manderò subito. +</p> + +<p> +«Vi prego di presentare i miei umilissimi ossequi +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +e l’espressione della mia più profonda riconoscenza +a Sua Maestà, per tutte quelle prove di favore che +mi dà; siate sicura che la semente non cade sopra +suolo ingrato.» +</p> +</div> + +<p> +Lo vedete che non è ancora il linguaggio di un +amante; del resto non avrei bisogno di dir nulla ai +miei lettori: essi ne apprezzeranno la differenza di +stile. +</p> + +<p> +E non si dirà che era freddezza da parte di Nelson, +perchè in tutte le sue lettere, sia all’ammiraglio +Saint Vincent, sia a sua moglie, egli parla di me. I +termini con cui egli ne parla davano anche dei sospetti +a Lady Nelson, ed io fui obbligata di scriverle +per calmare questi sospetti; siccome le lettere di +Nelson sono le mie scuse, mi si permetterà di citare +tre sue lettere, una che racconta il suo arrivo a +Napoli, l’altra una festa che io diedi per l’anniversario +della sua nascita, e l’altra le sue impressioni +ad un pranzo dal generale Acton. +</p> + +<p> +Ecco come Nelson racconta da parte sua il mio +arrivo sul <i>Vanguard</i>, arrivo che ho già raccontato +dalla mia. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Nella notte del 25 settembre 1798. +</p> + +<p class="indl"> +«<i>A Lady Nelson</i> +</p> + +<p> +«Il povero e miserabile <i>Vanguard</i> è giunto qui il +22 settembre. +</p> + +<p> +«Io tenterò di farvi conoscere qualche cosa di +quello ch’è successo; ma se quanto è accaduto ha +tanto commosso coloro che mi erano solo affezionati +pei legami dell’amicizia, cosa sarà per la mia +carissima moglie, per la mia amica, per tutto ciò +che v’ha di più caro per me in questo mondo? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +</p> + +<p> +«Quando sir William e lady Hamilton furono in +mare, erano talmente stivati, che furono seriamente +ammalati, prima d’ansietà, quindi di gioia. La cosa +era stata raccontata imprudentemente a lady Hamilton, +e l’effetto era stato quello di un fulmine. Per +un momento, la si potette credere morta, ed essa +non è ancora ristabilita da quest’accidente. Quando +i miei degni amici salirono a bordo, la scena sul vascello +fu terribilmente commovente. Sua Signoria +esclamò: «Dio mio, è egli possibile,» e cadde nelle +mie braccia più morta che viva; ma tosto le lagrime +cominciarono a scorrere. Quando il re venne +sul vascello, la scena diventò delle più interessanti. +Mi prese per la mano chiamandomi suo liberatore +e suo protettore, aggiungendo amabili espressioni; +in una parola tutto Napoli mi chiama, <i>il +nostro liberatore</i>, ed i contrassegni di affezione che +mi danno tutte le classi sono veramente tali da fare +intenerire. +</p> + +<p> +«Io spero avere un giorno il piacere d’introdurre +presso voi Lady Hamilton. È dessa una delle migliori +donne del mondo; l’onore del suo sesso, la sua +amabilità e quella di sir William per me vanno al +di là d’ogni credere. Io abito in casa loro, e posso +ora confessarvi che è mestieri di tutta la tenerezza +dei miei amici, per collocarmi tanto in alto, come +fanno. Lady Hamilton deve scrivervi. +</p> + +<p> +«Che Dio onnipossente vi benedica, e ci dia a suo +tempo una felice riunione. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +La seconda lettera è del 28 settembre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«28 settembre 1798. +</p> + +<p class="indl"> +«<i>A Lady Nelson</i> +</p> + +<p> +«I preparativi di Lady Hamilton per celebrar domani +il giorno della mia nascita mi riempiono di +vanità: tutti i nastri, tutti i bottoni, tutte le bandiere +portano il nome di Nelson; il servizio ha le +cifre O. N. Glorioso 1. agosto! +</p> + +<p> +«Le canzoni ed i sonetti piovono in maggiore abbondanza +di quel ch’io credeva meritare. Io vi domando +una strofa aggiunta al <i>God save the king</i> che +voi canterete con piacere. Quando io esco a piedi o +in carrozza, la folla m’impedisce di fare un passo. +Ieri la regina, che è sempre inferma, mandò il suo +figlio prediletto<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> per visitarmi, e per rimettermi +da parte di lei una lettera nella quale ella mi esprimeva +la sua riconoscenza, e mi faceva i suoi complimenti. +</p> + +<p> +«Tutta la gloria sia rivolta a Dio; più io penso, +più io sento dire, maggiormente la mia meraviglia +aumenta sull’importanza, e sui risultati di questa +vittoria. +</p> + +<p class="indr"> +«<i>Vostro</i> — <span class="smcap">O. Nelson.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Darò soltanto un frammento della lettera di Nelson +a lord S. Vincent. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«... Noi pranziamo tutti oggi in compagnia del +re, a bordo d’un vascello. Sono stato a veder la regina, +la quale è preoccupatissima. +</p> + +<p> +«Ella è veramente la degna figlia di Maria Teresa. +A me di rincontro è seduta Lady Hamilton, onde +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +non siate sorpreso dalla gloriosa confusione che +regna in questa lettera. Se la vostra signoria fosse +al mio posto, dubito ch’ella potesse scrivere con +tanta calma, come io fo. Il nostro cuore e la nostra +mano son sempre in moto. Decisamente Napoli è pericoloso, +ed è ben ch’io me ne allontani al più presto. +</p> + +<p class="indr"> +«Sono ec. ec. — <span class="smcap">O. Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Che mi si perdoni almeno un poco per aver saputo +resistere più di sei mesi a un tale amore. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span></p> + +<h2>IX.</h2> +</div> + +<p> +È inutile il dire che una simile dimostrazione era +la guerra colla Francia. +</p> + +<p> +Col pretesto di essere stato nominato al consiglio +dei cinquecento, il cittadino Garat lasciò Napoli; +ma con grande stupore di ognuno, la Francia invece +di cogliere questa occasione per fare la guerra +a Napoli, nascose l’affronto, ed in rimpiazzo del cittadino +Garat inviò il cittadino La Comble Saint-Michel. +</p> + +<p> +Questa indifferenza affettata per un simile insulto +provava che la Francia non era in condizioni da far +la guerra, e l’ardimento della regina aumentò. +</p> + +<p> +A forza di sacrifizi d’ogni maniera, il regno di +Napoli era giunto ad avere un esercito di 65000 uomini, +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +mentre tutti i rapporti confermavano che i +francesi non avevano a Roma più di diecimila uomini, +mancanti di viveri, di vestimenta, di calzature, +non pagati da tre mesi, e che avevano per +tutta artiglieria soltanto nove pezzi di cannone +senza munizione, e centottantamila cartucce piccole. +</p> + +<p> +Il re e la regina erano d’accordo nel loro odio contro +i francesi, però il re voleva aspettare per attaccarli +che l’imperatore li attaccasse, e l’imperatore +non voleva incominciare la guerra se non coi quaranta +mila russi che l’imperatore Paolo gli aveva +promesso. +</p> + +<p> +La regina invece voleva attaccare i francesi senza +perdere un istante: coi suoi sessantacinquemila uomini +era sicura di riconquistare gli Stati Romani, +ed una volta a Roma tutti i popoli d’Italia, che secondo +lei, sopportavano con impazienza il giogo dei +francesi, si solleverebbero e li caccerebbero dalla +penisola. +</p> + +<p> +In queste circostanze fui incaricata dalla regina +di rivolgermi a Nelson. Siccome la regina era per +una guerra immediata, si trattava di ottenere che +Nelson scrivesse a sir William ed a me una pretesa +lettera confidenziale, che sir William comunicherebbe +al re. +</p> + +<p> +Nelson, bravo soldato, era un politico mediocre, +e scrittore ancora più mediocre; le quaranta o cinquanta +lettere che mi scrisse nella sua vita sono +più apprezzabili per la franchezza che per lo stile. +Nelson acconsentiva di scrivere la lettera, ma a condizione +che gli si desse un esemplare, e che egli +non avrebbe che a trascriverlo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +</p> + +<p> +Era ciò che avrebbe chiesto la regina se lo avesse +osato. +</p> + +<p> +La lettera fu composta fra il capitano generale +Acton, sir William Hamilton e la regina. +</p> + +<p> +Io la mandai a Nelson, ed il giorno seguente ricevetti +la lettera seguente, che non era che la trascrizione +della lettera redatta, come dissi dal triumfeminavirato +che governava Napoli. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Napoli, 3 ottobre 1798. +</p> + +<p class="indl"> +«Mia cara signora, +</p> + +<p> +«L’interesse che voi e sir William Hamilton avete +sempre addimostrato per le felicità delle LL. MM. +Siciliane mi è confirmato da cinque anni, ed io +posso veramente dire che in tutte le occasioni che +si sono presentate, ed esse sono state numerose, io +non ho mai mancato dal canto mio di manifestare +il mio interesse pel bene di questi regni. A causa +di questo attaccamento, io non posso restare spettatore +indifferente di ciò che è successo e di quanto +accade nelle Due Sicilie, nè della miseria, che, senza +essere uomo politico, io vedo vicina a piombare su +questo regno tanto leale, e ciò per la peggior politica +che esista, quella del temporeggiamento. Dal +mio arrivo in questi mari io mi sono accorto che i +Siciliani erano un popolo leale e fedele al proprio +sovrano, avendo il più grande orrore dei Francesi e +dei loro principii. Dal mio arrivo a Napoli ho trovato +dal primo all’ultimo tutti pronti alla guerra +contro i Francesi, i quali, come si sa, generalmente +preparano un’armata di ladri per mettere a sacco +queste contrade e per distruggere la monarchia. Io +ho visto il ministro di questi insolenti francesi tacere +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +la violazione del V articolo pel trattato, tra +Sua Maestà Siciliana e la Repubblica francese. Questa +strana politica non merita d’esser segnalata: +la politica francese non è stata forse sempre quella +di addormentare i governi, in una falsa sicurezza, +per rovesciarli in seguito? Dopo ciò che io ho detto, +non sanno tutti forse che a Napoli è lo scopo permanente +di tutti i desiderii devastatori? Conoscendo +ciò e sapendo che Sua Maestà di Sicilia ha un’armata +pronta ad entrare in azione, a quanto mi è +stato detto, in un paese desideroso di riceverla, col +vantaggio di trasportare in lontani luoghi il focolaio +della guerra, invece di attendere che essa scoppii +in casa, mi meraviglio che quest’armata non +sia da un mese già in cammino. +</p> + +<p> +«Io credo che l’arrivo del generale Mack deciderà +il governo a non perdere uno dei momenti più favorevoli, +che la provvidenza abbia messo a sua disposizione, +perchè se vuolsi attendere d’essere aggrediti +nel paese invece di trasportar fuori la guerra, +non è mestieri esser profeta per dire che questo regno +è ruinato e che la monarchia è distrutta. Ma +se disgraziatamente si vuol persistere in questo rovinoso +sistema di temporeggiamento, io vi raccomando +di star pronta ad imbarcarvi alla prima cattiva +nuova con tutto ciò che vi appartiene. Sarà +allora mio dovere pensare e provvedere alla vostra +salvezza, insieme a quella — mi dispiace credere +che ciò abbia ad essere necessario — dell’amabile +regina, del suo regno e della sua famiglia. +</p> + +<p> +«Ho letto con ammirazione la vostra degna ed +incomparabile lettera del settembre 1796; possano +i consigli di questo regno esser guidati dal medesimo +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +sentimento d’onore, di dignità e di giustizia, +e possano le parole del gran Guglielmo Pitt conte +di Graham essere ben comprese dal ministro di +questo paese. +</p> + +<p> +«Le <i>misure coraggiose</i> son quelle che salvano. +</p> + +<p> +«È questo il voto di colui che si dice, +</p> + +<p class="indr"> +«<i>Di vostra signoria</i><br> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>.» +</p> + +<p> +«P. S. Prego Vostra Signoria di ricevere questa, +come una lettera preparatoria per sir William Hamilton, +al quale scrivo, con tutto il rispetto che +gli è dovuto, la ferma e materiale opinione d’un +ammiraglio che desidera provare egli stesso che è +un fedele servitore del suo sovrano, facendo quanto +è in suo potere per la felicità e per la sicurezza delle +LL. MM. Siciliane e del loro regno.» +</p> +</div> + +<p> +Una frase della lettera di lord Nelson riusciva +inintelligibile per colpa mia. Aveva dimenticato di +dire che la regina aveva chiesto a suo nipote l’imperatore +d’Austria il generale Mack per comandante +in capo del suo esercito, e che l’imperatore glielo +aveva accordato. +</p> + +<p> +Questa lettera produsse su Ferdinando l’effetto +che si aspettava, ma però, contro la sua abitudine, +egli tenne fermo su di un punto, quello di mettersi +in campagna nello stesso tempo dell’imperatore. +</p> + +<p> +In conseguenza fu convenuto che il re scriverebbe +a suo nipote una lettera nella quale lo eccitava a +decidersi: la lettera tutta di suo pugno fu spedita +dal suo corriere Ferrari, coll’ingiunzione di consegnarla +personalmente all’imperatore, e di riportare +la risposta direttamente al re Ferdinando. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +</p> + +<p> +Ma prima della sua partenza Ferrari aveva ricevuto +mille ducati dalla regina coll’ordine invece di +ripassare per Caserta, ed al suo ritorno di consegnare +la lettera dell’imperatore a lei, invece di consegnarla +al re. +</p> + +<p> +Egli riceverebbe due mila ducati consegnando la +lettera alla regina che l’avrebbe soltanto letta, e +poi riposta nella sopracarta. +</p> + +<p> +Era pagar bene questo piccolo tradimento, e Ferrari +non esitava nemmeno, sapendo che in fatti era +la regina che regnava sotto il nome di suo marito, +e ciò lo tranquillava molto sui pericoli cui andava +incontro nel caso che si fosse scoperto questo tradimento. +</p> + +<p> +Ferrari partì, si calcolò il tempo necessario; se +l’imperatore d’Austria non frapponesse ritardo alla +sua risposta egli poteva ripassare per Caserta fra +undici o dodici giorni. +</p> + +<p> +Il generale Mack arrivò il Martedì, 8 ottobre, a +Caserta; al giovedì fu invitato a pranzo dal re e +dalla regina: sir William ed io ricevemmo un invito +ufficiale per quel giorno. Il re e la regina lo ricevettero +con grandi manifestazioni di stima, e la regina +presentandolo a Nelson gli disse: — Il generale +Mack è in terra ciò che il mio eroe Nelson è +in mare. +</p> + +<p> +Il complimento non era lusinghiero, e il paragone +mancava di giustizia. A Tolone, a Calvi, a Teneriffa +Nelson si era diportato gloriosamente; ad Aboukir +egli si era condotto non soltanto da eroe, ma da +uomo di genio. Mack al contrario era stato battuto +dovunque aveva incontrato i francesi, e ciò malgrado +aveva acquistato in Europa, non si sa perchè, +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +una riputazione di uno dei più grandi strategici +dell’epoca. +</p> + +<p> +Per quanto fossero buone le idee che gli altri avevano +di Mack, non potevano però mai raggiungere +quella che Mack aveva di sè medesimo; io non ho +mai veduta fatuità più formidabile di quella; egli +non ammetteva nulla affatto, non dirò la supposizione +che egli potesse essere battuto; ma nemmeno +quella che i francesi gli potessero fare resistenza. +</p> + +<p> +Confesso che questa burbanza mi riescì antipatica +fin dalla prima parola che ebbi l’onore di scambiare +coll’illustre generale. +</p> + +<p> +Il tempo scorrea, e Ferrari galloppava. Dieci giorni +dopo la sua partenza, sir William, gran cacciatore, +suggerì al re una partita di caccia a Persano, e la +regina, il generale Acton ed io andammo a stabilirci +a Caserta. +</p> + +<p> +Il giorno seguente a quello del nostro arrivo, verso +le sette ore di sera Ferrari arrivò, ed era latore di +una lettera dell’imperatore Francesco II. +</p> + +<p> +Acton sopra un suggello di lettera dell’imperatore, +ne aveva fatto scolpire uno eguale; non vi era +dunque motivo d’inquietarsi anche da questo lato; +si rammollirebbe la cera, si dissuggellerebbe la lettera, +e se dessa era tale quale la si desiderava, la +si rimetterebbe intatta nella sopraccarta che si tornerebbe +a suggellare. Se invece la lettera non assecondava +i desideri della regina, si prenderebbe +consiglio. +</p> + +<p> +L’imperatore annunziava positivamente a suo zio +che non si sarebbe messo in marcia se non quando +Souwarow ed i suoi quarantamila russi sarebbero +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +arrivati, e che egli supponeva che non sarebbero +giunti prima dell’aprile 1799. +</p> + +<p> +Lo invitava quindi a calmare la sua impazienza, +ed a fare come lui, attendendo fino a quell’epoca, e +attaccarli ad un tempo con 150,000 Austriaci, 40,000 +Russi e 65,000 Napoletani: era evidente che i Francesi +sarebbero costretti a sgombrare l’Italia, e chi +potrebbe dire, con Bonaparte e coi suoi trenta +mila uomini confinati in Egitto, dove si arresterebbe +la marcia trionfale dell’armata austro-russa? +</p> + +<p> +Secondo ogni probabilità non dinanzi a Parigi. +</p> + +<p> +Ma la regina era una giuocatrice troppo spinta, +per fermarsi al momento che aveva in mano un +giuoco così bello, ed il progetto stabilito fra lei ed +il capitano Acton fu messo in esecuzione. +</p> + +<p> +Figlio di un medico irlandese, Acton, l’abbiamo +detto era un abile chimico: con una miscela già +preparata levò l’inchiostro dalla lettera non lasciandovi +che la firma, poi invece del rifiuto di marciare, +espresso tanto chiaramente dall’imperatore, scrisse +una promessa positiva di entrare in campagna appena +che suo nipote Ferdinando avesse passato il +confine romano. +</p> + +<p> +Poi la lettera fu suggellata di nuovo col suggello +imperiale e consegnata a Ferrari che la portò direttamente +a Persano, e la presentò al re affermandogli +che era esso il primo a prenderla dopo di +averla ricevuta dalle auguste mani dell’imperatore. +</p> + +<p> +Il re che era a tavola con sir William dissuggellò +la lettera, la lesse con soddisfazione visibile, e la +passò a sir William. +</p> + +<p> +Sir William, che era anch’egli del complotto, non +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +fu meno maravigliato di questa risposta favorevole. +Però ne felicitò il re Ferdinando, dicendogli: +</p> + +<p> +— Lo vedete, Sire, Sua Maestà Augusta è esattamente +dello stesso parere di Sua Gran Signoria +Nelson; non avete un momento da perdere. +</p> + +<p> +Difatti fu deciso che il generale Mack occuperebbe +gli stati romani, senz’altro ritardo che quello necessario +pei preparativi della campagna. +</p> + +<p> +Eravamo giunti ai primi di novembre. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> + +<h2>X.</h2> +</div> + +<p> +Ottenuta la guerra da Ferdinando, mi restava da +trattare un affare ancora più grave. Era di ottenere +ch’egli si mettesse alla testa della sua armata e facesse +questa guerra il re in persona. +</p> + +<p> +Il re, come ho già detto, era lungi dall’essere valoroso, +e se io fui acciecata sul conto della regina, +non lo fui però mai su quello del re, che la regina +procurò sempre di farmi vedere sotto la sua vera +luce. +</p> + +<p> +Le trattative furono lunghe, ma la regina e sir +William fecero valere presso il re che si trattava +non soltanto di combattere i Francesi e di sostenere +la legittimità, due cose molto lodevoli, ma anche, +una volta occupato lo Stato romano, di vedere nella +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +sua qualità di liberatore quale sarebbe la sua parte +nella divisione del Patrimonio di S. Pietro. +</p> + +<p> +Alla fine il re acconsentì. +</p> + +<p> +Siccome non si attendeva che il consenso del re, +l’esercito fu diviso in tre corpi: 22,000 uomini furono +inviati a S. Germano, 16,000 negli Abruzzi, 8,000 nella +pianura di Sessa e 6,000 si chiusero nelle mura di +Gaeta, ed alcune navi onerarie si tennero pronte +per trasportare 10,000 uomini in Toscana, accompagnate +dalla squadra di Nelson. +</p> + +<p> +Questi 10,000 uomini erano destinati a tagliare la +ritirata dei Francesi quando il generale Mack li +avesse battuti. +</p> + +<p> +Questi tre corpi d’armata, cosa curiosa, furon messi +sotto il comando di tre stranieri: Mack generale in +capo, Micheroux e Damas generali di divisione; il +primo era austriaco, e gli altri due erano francesi. +</p> + +<p> +Cinquantadue mila uomini erano pronti ad entrare +negli Stati Romani. +</p> + +<p> +Del resto, come lo aveva giudicato l’ammiraglio +Nelson, il momento era ben scelto per attaccare i +Francesi. +</p> + +<p> +Il Direttorio prevenuto dal cittadino Garat delle +intenzioni ostili della Corte di Napoli, aveva cercato, +per quanto gli riuscì possibile, tutti i mezzi per +far fronte a questa aggressione; aveva distaccato +quanti uomini potè dall’esercito della Repubblica +Cisalpina, li aveva inviati a Roma e ne aveva dato +il comando a Championnet. +</p> + +<p> +Championnet non aveva fin allora sostenuto che +comandi secondarii; e per conseguenza poco conosciuto, +il suo comando di Roma, la sua conquista di +Napoli lo resero celebre. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<p> +Vuolsi che al momento che lasciava la Francia, +ove, in ricompensa dei suoi antichi servigi, riceveva +questo nuovo comando, il direttore Barras gli avesse +posto la mano sulla spada e gli avesse detto: +</p> + +<p> +— Parti per l’Italia, generale, e ti do parola che +sarai incaricato di detronizzare il primo re che incorrerà +nella collera della Repubblica. +</p> + +<p> +Championnet partì da Parigi ed arrivò a Roma +con questa speranza. +</p> + +<p> +Ma a Roma trovò l’armata francese nello stato +che dissi. Senza pane, senza calzature, senza abiti, +senza soldo, con cinque cannoni e 180,000 cartucce, +col rinforzo avuto dalla Cisalpina, si compose di +quattordici a quindici mila uomini. +</p> + +<p> +Al 22 novembre, il re pubblicò il famoso manifesto +firmato dal principe Pignatelli Belmonte, diretto al +cavaliere Priora, ministro del re di Piemonte Carlo +Emanuele II. +</p> + +<p> +Come tutti gli atti che emanavano dal re, anche +questo era stato redatto dalla regina, dal capitano +generale e da sir William. +</p> + +<p> +È dopo dieci anni d’intervallo, quando il velo è +caduto, quando sparvero le ire, che un tale documento +vi apparirà sotto la sua vera luce; vale a dire +come un appello all’assassinio. +</p> + +<p> +Eppure a Caserta il 20 novembre 1798, nel momento +in cui questo manifesto passò per le mie mani, io +applaudii come gli altri. +</p> + +<p> +Ecco questo manifesto, che fece un gran rumore +quando apparve, e che poi fu quasi dimenticato: +</p> + +<p> +«Noi sappiamo, — diceva questo curioso documento, — che +nel consiglio del re vostro signore, +molti ministri prudenti per non dire timidi fremono +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +alle parole di spergiuro e di assassinio; come se il +nuovo trattato d’alleanza fra la Francia e la Sardegna +fosse un atto politico degno di essere rispettato. +</p> + +<p> +«Ma non dimenticatelo; quest’atto fu dettato dalla +forza delle armi, dalla violenza del vincitore; è stato +accettato dalla necessità, e deve durare fin quando +lo esigerà la necessità. Trattati simili a quelli che +avete sottoscritto sono ingiurie del potente al debole, +il quale violandoli cede alla prima occasione +che gli presenta la fortuna. E infatti in presenza del +vostro re, prigioniero nella sua capitale, circondato +da baionette nemiche, chiamerete voi spergiuro non +mantenere una promessa strappata colla forza e disapprovata +dalla coscienza? +</p> + +<p> +«Chiamereste voi assassinio, l’assassinare i vostri +tiranni, e se tale è la sorte, la debolezza degli oppressi +non potrà mai sperare nessun soccorso contro +la forza che l’opprime? +</p> + +<p> +«I battaglioni francesi tranquilli e dispersi dalla +pace, sono sparsi pieni di confidenza nel Piemonte. +Eccitate il patriottismo dei popoli fino all’entusiasmo +ed al furore, che tutti i Piemontesi aspirino a +calpestare sotto i piedi un nemico della loro patria. +Gli assassini parziali saranno più proficui al Piemonte, +che una vittoria in campo, e mai la giusta +posterità condannerà colla infame parola di tradimento +questi atti energici di tutto un popolo che +va alla conquista della sua libertà sui cadaveri dei +suoi oppressori. +</p> + +<p> +«I nostri generali napoletani sotto gli ordini del +valoroso generale Mack, suoneranno pei primi il segno +di morte contro i nemici dei troni e dei popoli. +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +E forse saranno già all’opera quando avrete ricevuto +questo manifesto.» +</p> + +<p> +Pubblicato questo manifesto non aveva più che a +mettersi in campagna. +</p> + +<p> +La regina aveva fatto fare per suo marito un magnifico +uniforme di generale, e visitammo successivamente +i campi di Sessa e di S. Germano per mostrare +il re ai suoi soldati. +</p> + +<p> +Queste passeggiate militari, le acclamazioni che +sollevarono le grida di — Viva il re, morte a’ Francesi — finirono +di far girare la testa al re Ferdinando, +che ci lasciò facendo alla regina ogni sorta +di promessa guerriera. +</p> + +<p> +Debbo però dire che, malgrado queste promesse, la +regina ne fu poco persuasa, e malgrado la cattiva +opinione che aveva di suo marito, era però lontana +di aspettarsi la sorpresa che l’avvenire le serbava. +</p> + +<p> +Ritornammo a Caserta, ed il re alla testa della sua +armata mosse verso il confine Romano al 24: quest’armata +sboccò da tre punti sul territorio pontificio. +</p> + +<p> +L’ala destra che costeggiava l’Adriatico passò il +Tronto, e cacciò da Ascoli una debole vanguardia +francese che vi si trovava e prese la direzione di +Ponte di Fermo. +</p> + +<p> +Il centro scese dagli Appennini da Aquila e si avanzò +sopra Rieti. +</p> + +<p> +In fine l’ala sinistra, ove trovavansi Mack e il re, +passò il Garigliano su tre colonne, a Isola, a Ceprano, +a sant’Agata, e marciò direttamente su Roma +per le paludi Pontine, Valmontone e Frascati. +</p> + +<p> +Passando il confine, il generale Mack scrisse al +generale francese questa lettera che ci darà la misura +della confidenza che aveva in sè stesso. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Signor Generale, +</p> + +<p> +«Vi dichiaro che l’armata di S. M. siciliana, che +ho l’onore di comandare sotto gli ordini diretti del +re, ha passato jeri il confine degli stati romani, rivoluzionati +ed usurpati dopo la pace di Campo-Formio, +rivoluzione ed occupazione non riconosciute +ed approvate nè da parte di S. M. Siciliana, nè dal +suo Augusto alleato Sua Maestà l’imperatore e re. +Dimando adunque che, senza il minimo ritardo, ordiniate +alle truppe che si trovano nello stato romano, +di ritornare nella Repubblica Cisalpina e che +facciate evacuare tutte le piazze che occupano. I +generali comandanti le diverse colonne delle truppe +di S. M. Siciliana, hanno l’ordine di non incominciare +le ostilità sui punti in cui le truppe francesi +si ritireranno al mio invito, ma d’impiegare la forza +nel caso che resistessero. Vi dichiaro inoltre, cittadino +generale, che se voi mettete il piede sul territorio +del gran duca di Toscana, considererò tale cosa +come un atto di ostilità. +</p> + +<p> +«Aspetto la vostra risposta senza il minimo ritardo, +e vi prego di rinviarmi il maggiore Reischach +che vi spedisco, e ciò al più tardi quattro ore dopo +aver ricevuto la mia lettera. La vostra risposta dovrà +essere positiva e categorica, circa all’evacuazione +degli stati romani, ed al non metter piedi negli +stati del gran duca di Toscana; una risposta negativa +da parte vostra sarà considerata come una +dichiarazione di guerra, e S. M. Siciliana saprà sostenere +colla spada in mano le giuste dimande che +vi dirigo in suo nome. +</p> + +<p class="indr"> +«<i>barone</i> <span class="smcap">C. Mack</span>.» +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +</p> + +<p> +Il generale Championnet rinviò il maggiore Reischach +dopo avergli offerto dei rinfreschi come ad +un ospite; ma poichè costui gli chiedeva quale risposta +riporterebbe al generale: +</p> + +<p> +— Ditegli ciò che avete veduto, gli disse Championnet, +ed alzando le spalle gli volse il tergo. +</p> + +<p> +Lo stesso giorno il generale francese ricevette un +ordine dal Direttorio che gli toglieva tre mila uomini +per rinforzare la guarnigione di Corfù. +</p> + +<p> +Forse, vista l’urgenza, poteva rifiutare di obbedire +a quell’ordine. +</p> + +<p> +Egli diede i tre mila uomini e restò con quasi dodici +mila. +</p> + +<p> +Ma nello stesso tempo fece tirare il cannone d’allarme +in Castel S. Angelo, fece battere la generale +per tutta la città, e prese tutte le misure suggerite +dalle circostanze, per far fronte al pericolo che si +avvicinava su di lui colla rapidità di una valanga. +</p> + +<p> +Ricevevamo tutti i giorni dei corrieri del re; questi +corrieri ci tenevano al corrente del suo cammino +trionfale. +</p> + +<p> +Al 30 novembre, di notte, ricevemmo la notizia che +il re aveva fatta fin dal giorno innanzi la sua entrata +in mezzo ad acclamazioni frenetiche; il popolo +staccò i cavalli dalla sua carrozza, e la portò fino +al palazzo Farnese, che aveva ereditato dalla sua +ava Elisabetta. +</p> + +<p> +La lettera del re ci annunziava che il generale +francese aveva lasciato Roma, lasciando cinque cento +uomini in Castel Sant’Angelo, ordinando al comandante +di non arrendersi senza alcun pretesto, e gli +aveva dato, dicevasi, parola di ritornare a Roma +prima di venti giorni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +</p> + +<p> +È inutile il dire che questa promessa faceva andare +in giubilo il re e specialmente il generale Mack. +</p> + +<p> +Il re annunciava in una sua poscritta che il popolo +scannava i patriotti e saccheggiava le loro case; +egli stesso aveva fatto fucilare due napoletani, i fratelli +Corona, di cui uno era stato ministro della Repubblica +Romana. +</p> + +<p> +Al dire del re tutto andava coi fiocchi. +</p> + +<p> +Di fatti il giorno seguente ricevemmo una copia +di questa lettera che il re scriveva al papa Pio VI. +</p> + +<p> +«Vostra Santità conoscerà colla più viva soddisfazione +che, grazie all’aiuto del nostro Divin Salvatore, +e per l’augusta protezione del beato S. Gennaro, +siamo entrati colla nostra armata, senza resistenza +e da trionfatori nella capitale del mondo cristiano; +i Francesi fuggirono spaventati alla vista +della croce e delle mie armi; Vostra Santità può +dunque riprendere il supremo e paterno suo potere, +che io difenderò colla mia armata; Vostra +Santità abbandoni dunque la sua dimora troppo +modesta della Certosa, e sulle ali dei Cherubini, +come altra volta la Nostra Santa Vergine di Loreto +venga e discenda al Vaticano per purificarlo colla +sua presenza: tutto è pronto per riceverla; Vostra +Santità potrà celebrare i divini ufficj per la solennità +di Natale.» +</p> + +<p> +La regina ordinò che si cantasse un <i>Te Deum</i> in +tutte le chiese di Napoli, che il cannone tuonasse in +segno di trionfo e che la città fosse illuminata. +</p> + +<p> +Questi ordini, bisogna dirlo in lode dei Napoletani, +furono ricevuti ed eseguiti con entusiasmo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span></p> + +<h2>XI.</h2> +</div> + +<p> +Credo di aver detto che un distaccamento da otto +a diecimila uomini comandato dal generale Naselli, +doveva partire per Livorno sopra bastimenti di trasporto. +</p> + +<p> +Partirono infatti, e al 22 novembre uscirono dal +porto di Napoli. +</p> + +<p> +Erano accompagnati da <i>Vanguard</i>, ove trovavasi +l’ammiraglio Nelson, dal <i>Culloden</i>, dal <i>Minotauro</i>, +dall’<i>Alleanza</i>, dalla <i>Buona Cittadina</i>, dal cutter <i>Flora</i> +e dalla squadra portoghese. +</p> + +<p> +Vascelli di guerra e navi di trasporto giunsero a +Livorno circa dopo il mezzodì del 28 novembre: i +ministri inglese e napoletano vennero a fare la loro +visita all’ammiraglio. Il generale Naselli intimò alla +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +città di arrendersi, il che avvenne verso le 8 di +sera. +</p> + +<p> +L’intimazione era stata fatta congiuntamente dal +generale Naselli e dal vice-ammiraglio Nelson. +</p> + +<p> +Naselli prese possesso della città; ma Nelson restò +sul suo vascello. +</p> + +<p> +E poi, Nelson era così innamorato che non voleva +restar molto tempo lontano da me; e però lasciò +Livorno al 30 novembre, alle 7 di mattina, ed al 5 +dicembre era a Napoli. +</p> + +<p> +Alle sei del mattino giunse al capitano generale +Acton una lettera in cui trovavasi il periodo seguente +che il ministro si affrettò di farci leggere. +</p> + +<p> +Nelson non vedeva le cose sotto un aspetto così +ridente come il re di Napoli. +</p> + +<p> +«Ecco in poche parole lo stato del paese e la situazione +delle cose — diceva. — L’esercito del re è +a Roma, Civitavecchia è presa; ma rimasero 500 +Francesi in Castel Sant’Angelo. I Francesi hanno +13,000 uomini ed aspettano i napoletani in una +forte posizione a Civita Castellana. Il generale Mack +va contro di loro con 20,000 uomini. L’avvenimento +a mio avviso è dubbio, e può decidere immediatamente +della sorte di Napoli. Se Mack è disfatto, in +venti giorni il paese è perduto; l’imperatore non ha +fatto muovere nemmeno un uomo della sua armata, +e senza il soccorso dell’imperatore questo paese non +può resistere ai Francesi. Certamente non è sua +scelta ma la necessità che ha obbligato il re di Napoli +ad uscire dal suo regno, e di non aspettare che +i Francesi, radunate le loro forze, lo cacciassero in +una settimana da Napoli.» +</p> + +<p> +Noi ricevemmo quasi le stesse notizie da Roma. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +</p> + +<p> +Però il re ci annunziava la marcia di Mack sopra +Civita Castellana non già con ventimila uomini ma +con quarantamila. Era impossibile di credere che +con tale superiorità numerica, la vittoria fosse +dubbia. +</p> + +<p> +Inoltre il re era talmente sicuro del successo che +la sua tranquillità cl rassicurava. Le sue lettere +erano piene di descrizioni delle feste che gli avevano +dato. Non usciva nelle vie di Roma che camminando +sopra tappeti e sotto una pioggia di fiori; +nella stessa sera vi fu gran gala al teatro Apollo. +</p> + +<p> +La lettera che ci dava questi particolari era del 6 +dicembre; la mostrammo a lord Nelson, facendogli +osservare che non era con ventimila uomini che +Mack andava incontro al nemico, ma con quarantamila. +</p> + +<p> +Tutto ciò però non lo rassicurava, egli aveva preso +già fin dal primo incontro una cattiva opinione di +Mack. +</p> + +<p> +Ci lasciò verso le cinque di sera, e restammo la +regina, io e alcune dame di sua intimità che componevano +la nostra società ordinaria. +</p> + +<p> +Verso le sette di sera, quando prendevamo il thè, +udimmo il rumore d’una carrozza che passava sotto +le volte del palazzo, poi un rumore di servitori che +si precipitavano dalle scale. +</p> + +<p> +La regina impallidì. +</p> + +<p> +Io la guardava interrogandola cogli occhi. +</p> + +<p> +— Ah! mi disse, ho un presentimento. +</p> + +<p> +— Quale, signora? le chiesi. +</p> + +<p> +— Che il re sia arrivato. +</p> + +<p> +— Il re! impossibile, signora; abbiamo ricevuto +una sua lettera questa mattina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +</p> + +<p> +La porta si aperse, un usciere annunziò: +</p> + +<p> +— Sua Eccellenza il duca d’Ascoli. +</p> + +<p> +Il duca d’Ascoli entrò, la regina ed io mandammo +un grido di stupore: egli era vestito coll’uniforme +del re, e siccome egli era della stessa statura ed +età e la camera era semi-oscura, la regina ed io lo +credemmo a prima vista il re. +</p> + +<p> +La regina fu la prima ad accorgersi dello sbaglio, +e il suo istinto coniugale le fece indovinare che sotto +questo travestimento si celava qualche vergogna. +</p> + +<p> +Si alzò e severamente: +</p> + +<p> +— Che significa questa mascherata? dimandò +essa. +</p> + +<p> +— Ahimè! signora, nulla di allegro, rispose il +duca, ma almeno è una prova della mia devozione +pel re. +</p> + +<p> +— Pel re? e dov’è il re? +</p> + +<p> +— Qui, signora. +</p> + +<p> +— E dove dunque qui? chiese di nuovo. +</p> + +<p> +— Nel suo appartamento. +</p> + +<p> +— Ah! ah! egli non osa nemmeno di comparirmi +davanti, a ciò che pare. +</p> + +<p> +Poi dopo un momento silenzio: +</p> + +<p> +— I Napoletani sono stati battuti, non è vero? +</p> + +<p> +E siccome il duca esitava a rispondere: +</p> + +<p> +— Vediamo, disse la regina, se il re è una donna, +io sono un uomo, io; ditemi tutto. +</p> + +<p> +— Battuti completamente, signora. +</p> + +<p> +— Bravo Nelson! disse, volgendosi dalla mia parte, +lo vedi, il suo istinto non lo ingannava; ma è dunque +veramente un idiota, come già ce ne accorgiamo, +il generale Mack. +</p> + +<p> +— Non posso dir nulla a Vostra Maestà se non +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +che le truppe napoletane sono state completamente +battute. +</p> + +<p> +— Siete sicuro della notizia? +</p> + +<p> +— La sappiamo ambedue, io ed il re, dalla bocca +stessa del generale Mack. +</p> + +<p> +— Dal generale Mack! +</p> + +<p> +La regina mi prese la mano e me la serrò convulsivamente. +</p> + +<p> +— È scritto che io dovrò trangugiare tutta la vergogna? +mormorò essa. +</p> + +<p> +— Ma infine, signore, dimandai al duca, mentre +la regina sì lacerava i manichini coi denti, non potete +dare alcun particolare a Sua Maestà? +</p> + +<p> +— Non posso dire a Sua Maestà che quello che so +io stesso. +</p> + +<p> +— Ditelo, dunque, esclamò la regina, e spicciatevi +perchè ho premura, ve lo confesso, di sapere per +qual motivo avete indossato l’abito ed avete al collo +l’ordine del re. +</p> + +<p> +— Vostra Maestà si degni di ascoltarmi con pazienza, +disse il duca d’Ascoli; altrimenti sarò obbligato +di ritornare dal re, e dirgli che non avete +voluto ascoltarmi. +</p> + +<p> +— Voi fate appello alla mia pazienza, ebbene, vi +prometto d’averne, parlate. +</p> + +<p> +— Ebbene, signora, ieri eravamo nel palco di S. M. +al teatro Apollo, quando verso le nove ore della +sera, la porta si aperse bruscamente e vedemmo apparire +il generale Marck coperto di fango come chi +arriva dopo una lunga corsa. Sire, diss’egli, voi vedete +un uomo nella disperazione che vi annunzia +una tale notizia, siamo battuti su tutti i punti, separati +gli uni dagli altri, in piena ritirata, o piuttosto +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +in fuga. La nostra unica speranza di salvezza +per Vostra Maestà è che parta immediatamente per +Napoli; — libero dalla cura che m’ispira il vostro +prezioso capo, cercherò di radunare l’armata e di +prendere una rivincita. +</p> + +<p> +— Miserabile orgoglioso, mormorò la regina. +</p> + +<p> +— Comprenderete facilmente, signora, continuò il +duca, lo stupore del re ad una simile notizia, nel +momento in cui si credeva vittorioso; stette guardando +Mack senza rispondere e col viso alterato. +</p> + +<p> +Poi ad un tratto Sua Maestà si alzò, ed uscì dal +palco. +</p> + +<p> +Per fortuna nessuno si era accorto e si credette +che il re fosse andato nella camera vicina alla loggia. +Non bisognava far vedere di fuggire, i giacobini +romani che volevano vendicarsi delle esecuzioni +comandate dal re lo tenevano di vista, e dicevano +che se Mack fosse battuto avevano l’intenzione d’impossessarsi +di lui: prima che si fossero accorti della +sua assenza, e che la notizia si fosse sparsa, eravamo +già al palazzo Farnese: colà il re montò a cavallo +con una dozzina di uffiziali, ed alcuni dei suoi +più fedeli servitori, fra i quali si è degnato di scegliere +me; uscimmo dalla porta del Popolo, e girammo +intorno alle mura fino alla porta S. Giovanni. +Giunti colà il re prese il galoppo, con sette ad otto +uomini di scorta e verso le undici di sera giungemmo +ad Albano. +</p> + +<p> +Ad Albano il re s’informò dal mastro di posta se +aveva una vettura. +</p> + +<p> +Non aveva che una carrozzella. +</p> + +<p> +Mentre attaccavano i cavalli, il re mi trasse in +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +disparte, e pregò di mutare di abito con lui, cosa che +eseguii al momento. +</p> + +<p> +— E perchè mutar di abito con lui? chiese la regina. +</p> + +<p> +— L’ignoro, signora, rispose il duca; ma siccome +una preghiera di Sua Maestà è un ordine, obbedii. +</p> + +<p> +— Un ordine, un ordine, ripetè la regina; ma infine +quest’ordine aveva uno scopo. +</p> + +<p> +Il duca fece un inchino senza rispondere. +</p> + +<p> +— Vorrei ben sapere, disse la regina, battendo con +impazienza i piedi, che cosa sperava il re con questa +mascherata. +</p> + +<p> +— Desiderate di sapere ciò che sperava io, disse +il re entrando e gettandosi su di una poltrona, come +se arrivasse dalla caccia; sperava, se fossimo stati +presi dai giacobini, che avrebbero impiccato d’Ascoli +invece di me. +</p> + +<p> +— Eh! fece la regina. +</p> + +<p> +— Ebbene, intanto che lo appiccavano io mi sarei +salvato in qualche modo. +</p> + +<p> +La regina alzò le mani al cielo e poi le portò al +suo viso. +</p> + +<p> +— Oh! oh! mormorava essa. +</p> + +<p> +— Ma, disse il re che non comprendeva niente affatto +delle esclamazioni della regina, ma essi lo +avrebbero fatto come lo hanno ben detto questi f... +di p... di giacobini. +</p> + +<p> +— E voi avreste lasciato appiccare il vostro amico +invece di voi! esclamò la regina. +</p> + +<p> +— Ma, lo credo bene, io, meglio due volte lui, +che me. +</p> + +<p> +— E voi, duca, vi sareste lasciato appiccare invece +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +del re! esclamò la regina, alzandosi ed andando incontro +al duca. +</p> + +<p> +— Il dovere di un suddito non è di sacrificare la +vita pel suo padrone? rispose semplicemente il duca. +</p> + +<p> +— Ah! signore, esclamò la regina volgendosi a suo +marito; siete fortunato di avere un simile amico. +Conservatevelo preziosamente; è probabile che se +voi lo perdete, non ne troverete un altro. +</p> + +<p> +Poi volgendosi verso di me: +</p> + +<p> +— Del resto, disse, anch’io non ho di che lagnarmi, +perchè sono sicura, Emma, che al bisogno faresti +per me ciò che il duca era pronto a fare pel re. +</p> + +<p> +E mi gettò le braccia al collo. +</p> + +<p> +— Vieni, Emma, vieni, mi disse. Gli è bello d’avere +un tal cortigiano; ma gli è triste di avere un +tal re. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span></p> + +<h2>XII.</h2> +</div> + +<p> +La regina entrò nei suoi appartamenti e ordinò +di attaccare i cavalli alla carrozza. +</p> + +<p> +E siccome la guardava quasi per cercar di leggere +nel suo pensiero: +</p> + +<p> +— Comprendi bene, mi disse, che non voglio lasciare +a questo egoista, che lascerebbe appiccare il +suo migliore amico, la cura di vegliare alla nostra +sicurezza; egli sarebbe capace di fuggire in Sicilia +col suo fucile da caccia e coi suoi cani, senza altrimenti +occuparsi di noi. +</p> + +<p> +— Come! fuggire in Sicilia Vostra Maestà, senza +che il re pensi a lasciar Napoli? +</p> + +<p> +— E che vuoi tu che faccia egli mai? Fra quindici +giorni i Francesi saranno qui; non ci hanno +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +detto che il direttore Barras aveva detto al generale +Championnet nel mandarlo a Roma: +</p> + +<p> +— Generale, voi avete l’onore di detronizzare il +primo re che sarà incorso nella collera della Repubblica? +</p> + +<p> +— Ora, grazie a Dio, noi abbiamo fatto la parte +nostra per incorrere nella collera di questa rispettabile +repubblica. Per fortuna ci rimane Nelson, — e +in quali rapporti sei tu con lui? spero che non lo +avrai messo alla disperazione. +</p> + +<p> +— Nelson farà tutto quello che vorremo, risposi +sorridendo. +</p> + +<p> +— Bene. Sarà troppo tardi per fargli dire questa +sera che venga a terra, ma dimani mattina noi dobbiamo +conferire con lui. +</p> + +<p> +— Perchè troppo tardi questa sera? due parole +scritte da me basteranno per farlo venire in qualunque +siasi ora della notte. Sono le otto; alle +nove e mezzo possiamo essere a Napoli; alle dieci +potrà avere un mio viglietto; una mezz’ora dopo +sarà a palazzo. +</p> + +<p> +— Bene, allora lo riceverai tu e gli dirai tutto; intanto +io parlerò con Acton; comprendi bene, che bisogna +ch’egli si dedichi a noi in corpo ed anima. Ci +va nientemeno che della vita. +</p> + +<p> +— Oh, Maestà! +</p> + +<p> +— In tal modo i giacobini se la sono presa con +mia sorella Maria Antonietta: credi forse che quei +di Napoli se la prenderanno meno con noi? Poi tu +comprendi bene che può benissimo venir un ordine +da lord S. Vincent che lo allontani da noi. — Ebbene, +bisogna che egli disobbedisca anche ad un ordine +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +di Lord S. Vincent, anche ad un ordine dell’ammiragliato +se gli venisse dato. +</p> + +<p> +— Venendo il caso, risposi, ridendo, alla regina, +Vostra Maestà mi dirà cosa dovrò fare perchè egli +disobbedisca; io lo farò, ed egli disobbedirà. +</p> + +<p> +Si venne ad annunziare che i cavalli erano pronti. +</p> + +<p> +— Vieni, disse la regina. +</p> + +<p> +— Vostra Maestà non previene il re? +</p> + +<p> +— Per che farne? +</p> + +<p> +— E se egli fa chiamare Sua Eccellenza il capitano +generale? +</p> + +<p> +— Acton non verrà, se non dopo avermi veduta; +scendiamo. +</p> + +<p> +Scendemmo lestamente senza prevenire alcuno. +La regina si ravvolse nel suo sciallo di casimiro perchè +pioveva a torrenti e faceva freddo; entrammo +nella carrozza, chiudemmo la portiera sollevando il +vetro, ed il cocchiere partì al galoppo. +</p> + +<p> +La Regina s’era adagiata tutta in pensieri sul +fondo della carrozza; si avrebbe potuto credere che +dormisse, se di tempo in tempo non l’avesse agitata +qualche sussulto nervoso, e in queste convulsioni +bisbigliava, o la parola di imbecille che si applicava +a suo marito: poi di tempo in tempo esclamava: +O Nelson, bravo Nelson, non vi ha speranza +che in lui. +</p> + +<p> +Io le stringeva la mano dicendole: +</p> + +<p> +— State tranquilla, signora, vi rispondo di lui +come di me. +</p> + +<p> +Un’ora e mezza dopo la nostra partenza da Caserta +arrivammo al palazzo reale. +</p> + +<p> +Prima di scendere dalla carrozza, la regina chiese +se il capitano generale Acton era a palazzo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<p> +Per fortuna vi era. +</p> + +<p> +— Ditegli che l’aspetto sul momento da me, disse +la regina. +</p> + +<p> +E salimmo le scale. +</p> + +<p> +A tutti quelli che si presentarono per offrirle i +loro servigi, tanto uomini che donne, la regina evitandoli +rispondeva: grazie. +</p> + +<p> +Entrammo sole nel suo appartamento. +</p> + +<p> +L’usciere di servizio pose un candelabro su di un +tavolo e chiese gli ordini della regina. +</p> + +<p> +— Non lasciate entrare che il signor Acton, milord +Nelson e sir William Hamilton, rispose con quella +nettezza d’accento e brevità di parole che indicavano +in lei una forte emozione. +</p> + +<p> +Poi ella stessa pose su di una tavola delle penne, +della carta ed un calamaio. +</p> + +<p> +— Scrivigli, mi disse. +</p> + +<p> +Presi la penna. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Venite, gli scrissi; noi vi aspettiamo a palazzo, +la regina ed io, per affari d’importanza.» +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Emma</span>» +</p> +</div> + +<p> +— Cosa gli scrivi dunque? chiese la regina. +</p> + +<p> +— Gli scrivo di venire, ecco tutto. +</p> + +<p> +— Come, ecco tutto? +</p> + +<p> +— Non c’è bisogno di più. +</p> + +<p> +— Emma, Emma, disse la regina, tu lo lascerai +sfuggire. +</p> + +<p> +— Non sono io il vostro piloto, sì o no? +</p> + +<p> +— Certamente... ma. +</p> + +<p> +— Allora non vi mischiate punto alla manovra, +lasciate fare a me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +</p> + +<p> +— Fate pure. +</p> + +<p> +Ma nel dare il suo consenso la regina fece un movimento +di spalle che indicava che al mio posto +avrebbe agito assai diversamente di me. +</p> + +<p> +Non m’inquietai punto. +</p> + +<p> +— Ora, le dissi, da chi V. M. farà portare questa +lettera? +</p> + +<p> +— Ciò riguarda Acton. Dal porto militare ci vorranno +meno di 10 minuti per andare a bordo del +<i>Vanguard</i>. +</p> + +<p> +In quel momento Acton entrò. +</p> + +<p> +— Quale sventura, non è vero, signora? diss’egli +avanzandosi verso la regina con un viso che indicava +la sua inquietudine. +</p> + +<p> +— Sì, disse la regina, è immensa; il generale +Mack è stato battuto, il re è arrivato or son due +ore a Caserta dopo aver fatto prodigi di valore. +</p> + +<p> +E diede in uno scoppio di risa stridente e nervoso +che le era famigliare nei momenti di suprema irritazione. +</p> + +<p> +E poichè Acton la osservava con uno stupore +sempre crescente: +</p> + +<p> +— Saprete tutto in un istante; ma prima di tutto, +gli dissi, fate portare questo viglietto a Lord Nelson. +È necessario che egli possa attraversare il +porto militare senza ostacolo. +</p> + +<p> +— Scenderò io in darsena, rispose il generale, e +spedirò io stesso la barca che lo anderà a cercare +e darò le mie istruzioni all’uffiziale. +</p> + +<p> +E il generale s’allontanò. +</p> + +<p> +— Ha questo di buono almeno che è obbediente, +disse la regina seguendolo cogli occhi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +</p> + +<p> +— Perchè non gli fate l’onore di chiamarlo affezionato, +signora? +</p> + +<p> +— Perchè questa parola non esiste nel dizionario dei +cortigiani. +</p> + +<p> +— Bene, ma il duca d’Ascoli? +</p> + +<p> +— Colui non è il cortigiano del re, è suo amico; +quando il re è di buon umore, è d’Ascoli che gli +dice le verità più dure; e non è come te, adulatrice, +che non me ne dici mai. +</p> + +<p> +— È forse colpa mia se le più dure verità che +si possono dire a V. M. sono delle lodi? +</p> + +<p> +La regina mi abbracciò, e cominciò a passeggiare +in lungo ed in largo; si fermava di tempo in tempo +innanzi al terrazzo, e gettava sguardi a traverso alle +tenebre alla flotta inglese, di cui si riconosceva ciascun +vascello dai suoi fanali di posizione e ad ogni +volta esclamava: +</p> + +<p> +— O Nelson, la nostra sola speranza è in te. +</p> + +<p> +E poi ritornando verso di me: +</p> + +<p> +— Comprendi, mi disse, cinquanta due mila uomini, +provveduti di tutto, ben nutriti, ben vestiti, +ben pagati, e che si fanno battere da dieci o dodici +mila Francesi, seminudi, senza soldo, senza pane, senza +scarpe, senza munizioni; eccoli ora forniti di tutto +fuorchè di scarpe, menochè i nostri soldati non si +sieno levati le scarpe per fuggire più presto. Oh se +fossi uomo mi sarei posta in mezzo a tutti questi +vili, come avrei strappato le spalline a tutti questi +uffiziali che son solamente buoni di fare scintillare +alle parate i loro ricami di argento, ed a far sventolare +al vento le loro piume di tutti i colori. Vi sono +dei momenti, vedi, che, in parola d’onore, avrei volontà +di montare a cavallo come mia madre Maria +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +Teresa, e far vergogna a questo re fa niente, che +non sa che andare a caccia, alla pesca, a far l’amore +colle contadine. Sgraziatamente non ho a che +fare cogli Ungheresi, ma con Napoletani. +</p> + +<p> +Intanto Acton entrò. +</p> + +<p> +— Eccomi, signora, disse; la lettera è spedita, e +se lord Nelson mette a servire vostra Maestà la metà +della premura che ci metterei io, in un quarto d’ora +egli sarà qui. Intanto V. M. vorrà dirmi di che si +tratta. +</p> + +<p> +La regina lo condusse nella camera vicina perchè +voleva lasciarmi sola con Nelson; e poi forse aveva +degli ordini, di quegli ordini segreti e terribili, che +spesso io non conosceva se non quando erano eseguiti. +</p> + +<p> +Difatti seppi poi dopo che vi era stata questione +fra la regina e il capitano generale, circa il corriere +Ferrari, nelle cui mani si era sostituita la lettera +redatta da sir William e dal generale Acton alla +vera lettera scritta dall’Imperatore d’Austria; si temeva +che Ferrari svelasse la frode, e che Ferdinando +venisse in cognizione del vero, vale a dire, che invece +di invitarlo a mettersi in campagna, suo nipote +Francesco gli scriveva di non muoversi, non contando +di dichiarare la guerra alla Francia, se non +quando fossero arrivati i suoi alleati russi, vale a +dire verso il mese di aprile e di maggio. +</p> + +<p> +Sarebbe stato adunque in questo istante, in cui +restai sola ad aspettare Nelson, che sarebbe stata +risolta la perdita di questo infelice. +</p> + +<p> +Racconterò a tempo e luogo la sua morte, e le circostanze +terribili che l’accompagnarono. +</p> + +<p> +Era sola da un quarto d’ora, quando l’usciere +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +entrò ed annunziò Sua grazia lord Nelson; immediatamente +vidi sua signoria nel vano della porta. +</p> + +<p> +Era tutto ansante per la rapidità con cui aveva +salito le scale, e la sua fisonomia alterata testimoniava +la sua inquietudine. +</p> + +<p> +Prima che avesse aperto bocca gli aveva gettato +le braccia al collo dicendogli: +</p> + +<p> +— Caro Nelson, la sola nostra speranza è riposta +in voi. +</p> + +<p> +Mi strinse al suo cuore, di cui sentiva la palpitazione +a traverso al suo uniforme, appoggiò le sue +labbra convulse sui miei occhi, e come se avesse +temuto di sorprendere una carezza, non già un sentimento +d’amore; ma quell’emozione mi allontanò +dolcemente da lui, e guardandomi con indefinibile +espressione di passione, mi chiese: +</p> + +<p> +— Vediamo — che c’è, parlate ad un uomo, che +darebbe la sua vita per la regina; ed esitò.... il suo +onore per voi. +</p> + +<p> +— Oh, caro Nelson, esclamai, gli presi la mano e +gliela volli baciare. +</p> + +<p> +Nel momento che fece per ritirarla, egli abbassò +il capo, io rialzai il mio e le nostre labbra s’incontrarono. +</p> + +<p> +— Oh! esclamò Nelson alzandosi, e ritirandosi di +qualche passo, voi mi rendete pazzo. +</p> + +<p> +Gli tesi la mano. +</p> + +<p> +— Che importa, gli dissi, se vi guarisco. +</p> + +<p> +Egli guardò intorno per vedere se fossimo soli. +</p> + +<p> +Compresi il suo sguardo e con un sorriso: +</p> + +<p> +— La regina e il capitano generale son là, gli +dissi. +</p> + +<p> +E gl’indicai la camera vicina. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +</p> + +<p> +Egli mandò un sospiro, si avvicinò, mi strinse la +vita col suo unico braccio, e invitandomi a sedere +vicino a lui: +</p> + +<p> +— Mi avete fatto chiamare per chiedermi un servizio, +mi disse, sono un egoista, per non esser venuto +prima; in che vi potrei essere utile? Riparerò +la mia colpa, parleremo più tardi della mia pazzia. +</p> + +<p> +— Quando vorrete, gli dissi con uno sguardo pieno +di promessa, e se voi tardate troppo, sono io che +vi parlerò per la prima. +</p> + +<p> +— State in guardia, mi disse; voi siete Partenope +ed io non sono Ulisse. +</p> + +<p> +Poi facendo uno sforzo su di sè stesso: +</p> + +<p> +— Vediamo, vediamo, disse — Mack è battuto, +non è vero? L’armata è in sfacelo; avete ricevuto +un corriere del re? +</p> + +<p> +— Meglio ancora: il re è arrivato saranno tre ore +a Caserta; tutto è perduto, in quindici giorni i Francesi +saranno qui; la regina pensa a fuggire in Sicilia, +e conto su di voi per condurla. +</p> + +<p> +— Vi andate voi? chiese Nelson. +</p> + +<p> +— Io non lascio la regina. +</p> + +<p> +— Ed io non vi lascio. +</p> + +<p> +— Qualunque ordine vi arrivi? +</p> + +<p> +— Dovessi stracciar le lettere senza aprirle. +</p> + +<p> +— Nelson! esclamai. +</p> + +<p> +E gli stesi le braccia. +</p> + +<p> +Egli si gettò sul mio cuore. +</p> + +<p> +— Ancora, mi disse egli, ancora, abbiate dunque +pietà di me. +</p> + +<p> +— Nelson, non è per compassione che vi dico che +io vi amo, è per riconoscenza... è.... per amore. +</p> + +<p> +Mise un grido, si lasciò sdrucciolare alle mie ginocchia, +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +e baciandomi le mani, con deboli gridi che +sembravano quasi gridi di dolore più che gridi di +gioja. +</p> + +<p> +In questo momento la regina aperse un poco la +porta e vedendo Nelson ai miei ginocchi, fece un +movimento per ritirarsi. +</p> + +<p> +— Oh! entrate, entrate, signora, ho nulla da nascondere +nè a voi nè al mondo. Nelson viene a dirmi +che è per noi, ed io gli dico che io era per lui. +Vostra Maestà sia abbastanza buona per dare la +sua mano da baciare al nostro salvatore. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span></p> + +<h2>XIII.</h2> +</div> + +<p> +Il giorno seguente si tenne consiglio di Stato. Il +re espose la situazione, non tacque nulla del disastro. +L’avrebbe reso anche più grande se fosse stato +possibile. +</p> + +<p> +L’ammiraglio Caracciolo, come comandante le forze +di mare, fu chiamato al consiglio. Siccome non aveva +nulla a temere dalla parte di mare, poichè gl’Inglesi +sorvegliavano il porto, propose di riunire i soldati +di marina in un corpo di mille a mille e ducento +uomini, di mettersi alla loro testa, e di muovere incontro +ai Francesi. Impossessandosi delle strette +degli Abruzzi prima che vi fosse giunto il grosso +dell’armata napoletana, poteva mettere un ostacolo +alla disfatta, e radunare colla forza i fuggitivi. Qualunque +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +fosse il numero dei soldati perduti nei varii +combattimenti contro i francesi, l’armata napoletana +doveva essere ancor più forte almeno di quattro +volte di quella da cui fuggiva. +</p> + +<p> +Il re respinse quest’offerta. Egli dubitava della +devozione di Caracciolo, e lo supponeva di voler organizzare +quella truppa per riunirsi con essa ai +patriotti. +</p> + +<p> +Caracciolo offeso da quel sospetto, che non meritava, +ritirandosi prima della fine del consiglio, dichiarò +che si recava sul suo bastimento, ove aspettava +gli ordini del re. +</p> + +<p> +Ma prima di andarvi si fece annunziare dalla regina. +</p> + +<p> +Anche dalla regina si teneva consiglio, ma questo +consiglio si componeva soltanto della regina, di +Nelson, di sir William e di me. +</p> + +<p> +Fin dal giorno antecedente la regina aveva stabilito +col capitano generale la sua fuga e quella della +sua famiglia. +</p> + +<p> +Essa esitava di ricevere l’ammiraglio Caracciolo, +ma sir William Hamilton la decise a riceverlo. +</p> + +<p> +La regina allora mi prese pel braccio, esigendo la +mia presenza al suo colloquio coll’ammiraglio, senza +dubbio per fargli comprendere la persistenza di +un’amicizia che invece di diminuire si aumentava, +per avere degli avvisi diretti od indiretti che gli si +potessero dare contro quest’amicizia. +</p> + +<p> +La pregai inutilmente di non espormi a qualche +nuovo insulto da parte del principe napolitano; ma +la regina mi dichiarò che così voleva, e che alla +minima parola equivoca che sarebbe uscita dalla +bocca dell’ammiraglio, egli sarebbe stato arrestato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +</p> + +<p> +Ma fin dal primo momento era facile di scorgere +che non vi era nulla di simile da temere da parte +dell’ammiraglio; mai espressione più profonda di +rispetto non fu impressa sopra nobile viso, quanto +quella che potemmo leggere su quello di Caracciolo. +</p> + +<p> +— Signora, disse facendo un inchino, il re ci ha +ora dato contezza dei disastri dell’armata; ma fortunatamente +la vostra fedele marina è intatta. Io +non sono chiamato a dar suggerimento a V. M., ma +se Vostra Maestà mi facesse l’onore di consultarmi, +le darei quello, dopo aver, ben inteso, tenuto fermo +fino all’ultimo momento e di aver fatto tutto per +riprendere la nostra rivincita. Le darei, dico, il consiglio +di abbandonare i suoi stati di terra ferma e +di rifugiarsi in Sicilia. +</p> + +<p> +— Tale è la nostra intenzione, signore, disse la +regina. +</p> + +<p> +— Allora, riprese Caracciolo, facendo un altro inchino, +allora supplicherei V. M. di voler onorare la +<i>Minerva</i>, e di sceglierla per suo bastimento di trasporto. +La <i>Minerva</i> è la miglior veliera di tutta la +squadra napolitana, e nello stato in cui la battaglia +d’Aboukir ha messo la flotta inglese, potrebbe gareggiare +per velocità e sicurezza colle navi dello +stesso lord Nelson; noi siamo in giorni di cattiva +navigazione, conosco i nostri mari e direi quasi le +nostre burrasche; nessuno dunque meglio di me potrebbe +rispondere della sicurezza di V. M. e della +sua augusta famiglia, ed io ne risponderò. In pochi +giorni la fregata potrà essere accomodata in modo +che V. M. vi possa trovarsi degnamente. +</p> + +<p> +La regina salutò in segno di riconoscenza. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +</p> + +<p> +— È inutile di dire, continuò Caracciolo, che se +lady Hamilton e sir William credono, come è probabile, +opportuno di seguire V. M., sarà un grande +onore per me di riceverli a bordo; il più grande che +potei ottenere, se non avessi avuto nello stesso +tempo quello di ricevere V. M. +</p> + +<p> +Tutto ciò era stato detto in una maniera tanto +nobile e rispettosa, che la regina non vi potè resistere +e stese la mano all’ammiraglio. +</p> + +<p> +— Signore, gli disse, nel giorno del bisogno non +dimenticherò la vostra offerta, intanto vi ringrazio +in mio nome e in quello di lady Hamilton di avermela +fatta; avete altra cosa da dirmi, o desiderate +qualche cosa? +</p> + +<p> +— Ho a dire a V. M. che la supplico di credermi +il suo più fedele servitore, e desidero di mettere ai +suoi piedi i miei rispettosi omaggi. +</p> + +<p> +E salutando di nuovo la regina e me, l’ammiraglio +s’avvicinava alla porta, unendo con un tatto squisito +la dignità della sua persona alla venerazione +dovuta alla maestà della regina. +</p> + +<p> +La regina lo seguì cogli occhi. +</p> + +<p> +— Questa prova di fedeltà e di rispetto mi commove +ancora più per te che per me, disse la regina; +ma avrei però voluto che l’ammiraglio non me la +avesse data questa prova. +</p> + +<p> +Entrammo nella camera, ove avevamo lasciato sir +William e lord Nelson. +</p> + +<p> +Nelson sembrava visibilmente contrariato, e siccome +la regina non fece parola del suo colloquio con +Caracciolo, egli non osava interrogarla. +</p> + +<p> +— Signora, disse, spero che V. M. non dimenticherà +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +che Ella si è rivolta a me pel primo e che pel +primo mi son posto a sua disposizione: +</p> + +<p> +— State pur tranquillo, mio caro ammiraglio, rispose +la regina. +</p> + +<p> +— Dunque, disse Nelson, ho la parola di V. M. che +nessun bastimento, eccettuato quello che io comando, +avrà l’onore di trasportare V. M. in Sicilia. +</p> + +<p> +— Voi l’avete, disse la regina; ma questa parola +non impegna che me, sir William e Lady Hamilton, +io non so quali sieno le intenzioni del re, su di cui +non posso portare influenza. +</p> + +<p> +— Vostra Maestà mi permetterà dunque che agisca +di conseguenza. +</p> + +<p> +— Fate pure, e siamo sicure che tutto ciò che farete, +sarà per nostro bene. +</p> + +<p> +— Dimanderò alla regina il permesso di scrivere +una lettera, di cui avrà la bontà di prendere cognizione. +</p> + +<p> +Preparai sopra una tavola, a parte, delle penne, +dell’inchiostro e della carta, e feci segno a Nelson +che tutto era pronto. +</p> + +<p> +Lord Nelson si sedette innanzi alla tavola, facendomi +segno che potevo leggere, intanto che le parole +uscivano dalla sua penna. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Napoli, dicembre 1798 +</p> + +<p class="indl"> +«Mio caro Troubridge, +</p> + +<p> +«Le cose sono qui in uno stato così critico, che +desidero che voi mi raggiungiate senza alcun ritardo, +lasciando la <i>Tersicore</i> a Livorno per ricondurre il +Granduca: questa misura è indispensabile, e probabilmente +vi manderò subito il comandante Campbell +per fare questo servigio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +«Il re è ritornato, e le cose vanno alla peggio: per +l’amor di Dio sbrigatevi, avvicinatevi a Napoli colla +più grande prudenza. Io sarò probabilmente a Messina; +ma in ogni caso informatevene quando passerete +per le isole Lipari, onde sapere se siamo a Palermo. +</p> + +<p> +«Avvertirete Gage di operare colla maggior secretezza, +che scriva a Windsham, dandogli le istruzioni +necessarie sulla situazione in cui ci troviamo, +perchè anch’egli agisca colla maggior secretezza +possibile. +</p> + +<p> +«Tutti uniscono il loro affetto ed il loro rispetto +a quello del vostro fedele amico +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson.</span>» +</p> +</div> + +<p> +La seconda lettera era diretta al capitano Ball +colla stessa raccomandazione. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Molto segreta +</p> + +<p class="indr"> +«Napoli, dicembre 1798 +</p> + +<p class="indl"> +«Mio caro Ball, +</p> + +<p> +«Desidero che m’inviate direttamente il Golia, e +che diate ordine a Foley d’incrociare fuori del faro +di Messina, fino a nuovo avviso. È possibilissimo +che mi vedrà <i>con altri</i>; la situazione di questo paese +è tristissima, quasi tutti sono traditori o vili. +</p> + +<p> +«Che Dio vi benedica; tenete segreto tutto ciò, +dite solamente a Foley di non avvicinarsi a Napoli +senza grande precauzione. +</p> + +<p> +«Non ho ricevuto nulla dall’Inghilterra; io sono +qui coll’<i>Alcmena</i> e coi Portoghesi. Tutta la casa +si unisce al vostro fedele amico per dirvi mille cose +gentili. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +</p> + +<p> +«Il cutter la <i>Flora</i> si è perduto, e non ho nulla da +mandarvi; se poteste spedirmi l’incendiario, ma +sopra tutto nessun bastimento napolitano. <i>Quelli +della marina sono tutti traditori</i>; insomma tutto è +corruzione.» +</p> +</div> + +<p> +Si vede dalla linea, o piuttosto nelle linee che sottosegnamo, +nascere quell’odio della marina inglese +contro la marina napoletana e apparire i primi lampi +di gelosia di Nelson contro Caracciolo, gelosia che +fu tanto fatale a quest’ultimo. +</p> + +<p> +È inutile di dire che queste lettere sono copiate +agli autografi di Nelson. Nelson mi diè queste due +lettere che rimisi a sir William perchè ne spiegasse +alla regina i passi che potessero parerle oscuri: +Nelson scriveva con un laconismo, che nella sua +propria lingua facevalo talvolta incomprensibile ai +compatriotti, a più forte ragione agli stranieri. +</p> + +<p> +Mentre la regina, aiutata da sir William, leggeva +le due lettere su riferite, Nelson era rimasto pensoso, +agitando la penna fra le dita, e pareva esitar +a scriverne una terza. +</p> + +<p> +Finalmente si decise. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«<i>A lord Spencer</i> +</p> + +<p class="indr"> +«Napoli, 10 dicembre 1798 +</p> + +<p class="indl"> +«Caro Lord +</p> + +<p> +«Permettete che in due parole v’informi di quanto +è accaduto. +</p> + +<p> +«L’esercito napoletano è stato pienamente disfatto +da’ Francesi, ed i fuggiaschi non tarderanno ad arrivar +in Napoli, inseguiti dai vincitori. In questa +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +crudele congiuntura, la regina m’ha fatto promettere +di non abbandonarla prima che non tornino +giorni più lieti. Il re è giunto la scorsa notte, messaggiero +della propria sciagura. Pare sia stato incalzato +tanto da vicino che egli fu obbligato a +scambiar i suoi abiti con un suo ciambellano. Lo +vedete, per ricorrer ad un partito tanto estremo, +bisogna che il pericolo sia stato reale. +</p> + +<p> +«Spero dunque che l’Ammiragliato non farà difficoltà +perchè io resti presso la regina, alla quale, +d’altronde, ho impegnato la mia parola. Aiutatemi +con l’alta vostra influenza a mantenerla, ancorchè +io sia stato imprudente. Appena ci verranno notizie +più complete, ve le farò tenere. +</p> + +<p> +«Con tutti i sentimenti d’un profondo rispetto, +mi dico. +</p> + +<p class="indr"> +«Vostro fedele servitore<br> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Queste tre lettere provvedevano a tutti gli avvenimenti. +La regina ne ringraziò Nelson, e presa questa +prima disposizione, si attese con maggior tranquillità. +</p> + +<p> +Il consiglio del re non aveva preso alcuna determinazione, +ciò gli sarebbe riuscito difficile, perchè non si sapeva +in fine dei conti, ciò che il re stesso sapeva; +ciòè che l’armata era stata battuta e scompigliata. +Si compilò pertanto un manifesto così bizzarro, che +io mi dimando ancora a me stessa a quale scopo +sia stato fatto. +</p> + +<p> +Eccolo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +</p> + +<p> +Era anche datato da quattro giorni, e doveasi ritenere +come se fosse scritto e pubblicato a Roma. +</p> + +<p> +«Mentre era nella capitale del mondo cristiano +occupato a proteggere la Santa Chiesa, i Francesi, +coi quali ho fatto tutto per vivere in pace, hanno +minacciato di penetrare negli Abruzzi; io moverò +incontro ad essi con una armata numerosa per sterminarli; +ma attendendo che i miei popoli corrano +alle armi, e che volando in aiuto della religione difendano +il re, il loro padre, che è pronto a sagrificare +la vita per conservare ai loro sudditi i loro +altari, i loro beni, la loro libertà, l’onore delle loro +donne, chiunque abbandonerà le sue bandiere sarà +punito come ribelle e nemico della Chiesa e dello +Stato.» +</p> + +<p> +Questo manifesto fu affisso sopra tutti i muri, nel +momento in cui soltanto alcuni sordi rumori sull’avvenimento +erano giunti a Napoli. +</p> + +<p> +La notizia del disastro scoppiò poi come una +bomba. +</p> + +<p> +Ciò che aveva detto il generale Mack era vero. +</p> + +<p> +L’armata napolitana non vi era più; non già che +fossero state grandi le perdite che avea fatte sul +campo di battaglia; aveva perduto soltanto mille +uomini; ma composta di elementi completamente +eterogenei, si era rotta al primo colpo, e disciolta +come un fumo: nulla impediva adunque ad un nemico +che si diceva empio, crudele, profanatore della +religione, persecutore dei suoi ministri, d’invadere +il regno e di penetrare fino a Napoli. +</p> + +<p> +Il re lo sapeva tanto bene che, rinunziando di difendersi +colle armi terrestri, rimise la sua causa +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +nelle mani di Dio, ordinò preghiere per le chiese, +onde calmare la collera celeste, ed invitò i preti ed +i frati più noti per la loro eloquenza, di salire sul +pergamo, e di predicare nelle chiese e per istrada, +eccitando con tutti i mezzi possibili il popolo a difendere +la capitale. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p> + +<h2>XIV.</h2> +</div> + +<p> +Si comprende l’effetto che fece sulla popolazione +di campagna e della città la pubblicazione del manifesto +reale e la predica dei preti e dei frati nelle +chiese e per le piazze. +</p> + +<p> +Si è veduto qual fosse lo spirito del ceto medio e +illuminato di Napoli, da ciò che abbiamo raccontato +in proposito dell’arresto dei giacobini e delle esecuzioni +di Emmanuele de Deo, di Gagliani e di Vitagliano; +ma tutta la classe del lazzaroni, vale a dire +la più numerosa, centomil’anime all’incirca, erano +per il re, e consideravano i francesi come empii, eretici +e scomunicati. +</p> + +<p> +Il manifesto del re non era che un appello al brigantaggio; +ora il brigantaggio è cosa nazionale negli +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +Abruzzi, nel Masico e nella Terra di Lavoro. Ognuno +prese il fucile, la scure ed il coltello e si mise +in campagna, senza altro scopo che la distruzione, +senz’altro eccitamento che il saccheggio, secondando +il suo capo senza obbedirgli, seguendo il suo esempio +e non i suoi ordini. Masse di soldati erano fuggiti +innanzi ai francesi; ed ora uomini isolati movevano +contro di loro; una armata si era dispersa, un popolo +usciva dalla terra. +</p> + +<p> +Quanto avveniva poi in città; era una confusione +spaventevole quella di vedere tutta una classe intiera +della società, il mezzo ceto, circa un terzo di +Napoli, quelli che si dicevano patriotti e gli altri chiamavano +giacobini, stavano rinchiusi temendo di +esporsi, mostrandosi, al furor del popolo, che la +sola vista di un pantalone o di una testa acconciata +alla Tito bastava ad aizzarlo al suo più alto grado. +</p> + +<p> +Si formarono degli assembramenti su tutte le +piazze al largo Castello, al largo della Trinità, al +largo delle Pigne, al mercatello, al vecchio mercato, +a largo di Palazzo; infine dovunque vi era spazio +eravi un palco, e su di esso predicava un frate col +crocifisso in mano. +</p> + +<p> +Gli assembramenti ingrossavano enormemente; +un lazzarone s’improvvisava capo, si metteva alla +loro testa, e percorreva le vie di Toledo, di Chiaia, +di S. Lucia, gridando: Viva il re! morte ai giacobini! +morte ai francesi! Innanzi a questi attruppamenti, +tutte le botteghe, tutte le finestre si chiudevano; +e giunta la sera, si era in dicembre con un +tempo piovoso e freddo, si accesero grandi fuochi, +e intorno ad essi si passava la notte, bevendo, cantando +ed urlando. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +</p> + +<p> +La regina, guardando spesso dalle finestre, si spaventava +anch’essa di questa tempesta, che contribuiva +a sollevare, senza sapere, se sotto quegli +impeti burrascosi non si sarebbe rovesciato anche +il trono. +</p> + +<p> +Però alla vista di quella sollevazione generale, alle +notizie che arrivavano dalle provincie, il re riprendeva +un po’ di coraggio. Lasciava intravedere la possibilità +di organizzare tutti i mezzi di resistenza che +il fanatismo metteva a sua disposizione, e di aspettare +i francesi. +</p> + +<p> +I contadini continuavano a far miracoli di fanatismo, +e gli ufficiali dei prodigi di viltà. +</p> + +<p> +Tschudy, vecchio colonnello svizzero che comandava +a Gaeta, ne aveva aperte le porte, malgrado +la sua riputazione di imprendibile. +</p> + +<p> +Civitella del Tronto, fortezza situata in cima ad +un monte inaccessibile, era difesa da uno spagnuolo, +di cui non mi ricordo più il nome: dopo dieci ore +di assedio, si arrese prigioniero di guerra con tutta +la guarnigione. +</p> + +<p> +Il comandante Pricard, governatore del forte di +Pescara, non aspettò nemmeno che l’assedio fosse +incominciato: si arrese alle prime dimostrazioni +ostili. +</p> + +<p> +Ma in cambio, i contadini abbruciavano, scannavano, +massacravano tutto quanto cadeva loro nelle +mani; si erano impadroniti della città di Teramo, +che avevano ripreso ai francesi; il ponte fortificato +di Teramo era caduto nelle loro mani; avevano spezzato +la catena dei battelli che lo componevano, ed i +battelli dispersi erano andati per la corrente. Una +massa di volontari era uscita da Terra di Lavoro; +percorreva la linea del Garigliano abbrucciando i +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +ponti, imboscandosi intorno alle strade, assassinando +i messaggieri, gli uomini isolati, e fin anche piccoli +distaccamenti di soldati. +</p> + +<p> +D’altra parte; se Gaeta, Civitella del Tronto e Pescara +si erano rese, Capua teneva fermo, e Macdonald +aveva sofferto un rovescio sotto le sue mura; +Duhesme era giunto innanzi a Capua con due ferite +ancor sanguinose, il generale Maurizio Mathieu ebbe +spezzato il braccio da un colpo di fuoco; il colonnello +d’Arnaud era stato fatto prigioniero, il generale +Boisregard era stato ucciso e Championnet usciva +tutto ansante dalla Terra di Lavoro, pronunziando i +nomi ancora ignoti di fra Diavolo e di Mammone, +che più tardi dovevano diventar tanto celebri. +</p> + +<p> +Il prestigio si dileguava. Se i francesi erano sempre +invincibili, per lo meno, non erano invulnerabili. +</p> + +<p> +Dicevasi, che l’armata francese raccoglievasi intorno +a Capua, non già coll’intenzione di prenderla; +ma per prepararsi una ritirata onorevole in mezzo +a popolazioni sollevate. +</p> + +<p> +Tutte queste notizie davano coraggio a Napoli, il +re era talmente amato, che non soltanto compensava +l’impopolarità di Acton e della regina, ma la +faceva anche dimenticare. Quella fuga del re che +gli aveva fatto un torto immenso presso tutte le +persone intelligenti, lo aveva reso ancor più caro +a’ lazzaroni, i quali andavano ripetendosi a vicenda +che il re, tradito dalla sua armata, era venuto a rifugiarsi +in mezzo ai suoi cari lazzaroni. D’altra +parte le persone intelligenti del partito del re, ve +ne era ancora un certo numero a Napoli, dicevano +che vi erano ancora quarantamila uomini almeno +nelle mani di Mack e di Damas, che Naselli poteva +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +ricondurne otto o dieci mila dalla Toscana, che le +bande armate si erano sollevate all’appello del re, +e correvano la campagna, e poteva ammontare a +quindici mila uomini almeno. Tutta questa forza +riunita a sessantacinque mila uomini almeno, appoggiata +ad una città di cinquecento mila abitanti, +ed alla triplice flotta inglese, portoghese e napolitana. +</p> + +<p> +Era evidente che in questo oceano di uomini, dieci +o dodici mila francesi sarebbero tosto dispersi ed +inghiottiti. +</p> + +<p> +Ma ciò non rassicurava ancora la regina, sentiva +che oltre all’odio che aveva per i napolitani, i napolitani +anch’essi l’odiavano, Acton aveva con essa +il sentimento di quest’odio, inoltre fin dai primi +momenti la paura si era impossessata degl’inquisitori +di Stato, Castelcicala, Vanni, Guidobaldi, si +sentivano circondati da vendette segrete, ognuno +tremava per l’avvenire e creava un progetto di +fuga. +</p> + +<p> +Nelson che rispondeva di tutto in Sicilia, non rispondeva +di nulla a Napoli. +</p> + +<p> +Ma se il re fosse rimasto a Napoli nessuno avrebbe +osato di lasciarlo. +</p> + +<p> +Bisognava dunque decidere il re con qualche spettacolo +terribile che lo spaventasse, e lo cacciasse +per così dire da Napoli. +</p> + +<p> +Non posso affermar nulla di quanto sono per raccontare, +se vi fu delitto, fu deliberato ed eseguito +fra la regina ed Acton; io non ne so nulla, e quasi +direi che non ci credo nemmeno. +</p> + +<p> +Ho già detto una parola dell’imbarazzo che cagionava +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +Ferrari per aver consegnato al re un dispaccio +falso. +</p> + +<p> +Se in simili circostanze il re venisse a sapere che +in un modo o nell’altro era stato ingannato, la sua +collera poteva diventare terribile. +</p> + +<p> +Ho già raccontato che alla sera del 19 era giunto +un dispaccio da Vienna. La regina che stava in +guardia su tutto ciò che veniva da quella parte, lo +sorprese. +</p> + +<p> +Se questo dispaccio fosse giunto nelle mani del +re, gli avrebbe rivelato tutto. L’imperatore scrivevagli +che agendo prematuramente aveva tradito la +causa dell’Europa, e meritava di essere abbandonato +al suo destino. +</p> + +<p> +Da quel momento Ferrari, che non era che giudicato, +fu condannato, e la sua morte fu destinata +a spaventare il re. +</p> + +<p> +Lo ripeto, in tutto questo affare, non parlo che +per quanto ho udito a dire. Io pensava in silenzio +su questo fatto, non potendo dire con certezza la +verità, come in altre cose in cui presi parte. +</p> + +<p> +Credo di aver parlato di un certo Pasquale De Simone, +che la regina teneva al suo servizio, e per +questa ragione era chiamato lo sbirro della regina. +</p> + +<p> +Egli ricevette, si dice, cinque mila ducati, con ordine +di spargerne una parte fra il popolo, e particolarmente +fra gli uomini del porto ed i marinai. +</p> + +<p> +Si trattava di disfarsi d’un uomo che Pasquale +de Simone indicava alla collera del popolo, trattandolo +da giacobino. +</p> + +<p> +Al venti, verso le dieci di mattino, Ferrari usciva +di palazzo, latore di un viglietto del capitano generale +per lord Nelson. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +Pasquale de Simone lo aspettava alla via del Piliero, +vale a dire sull’angolo della banchina in faccia +al molo. +</p> + +<p> +Con un segno, fece conoscere ai marinai, indicando +Ferrari, che era l’uomo in questione. +</p> + +<p> +I marinai risposero con un altro segno che avevano +compreso. +</p> + +<p> +Ferrari senza alcun sospetto, saltò dalla banchina +in una barca, ordinò ai due marinai di condurlo a +bordo del bastimento di Nelson. +</p> + +<p> +Costoro vollero essere pagati anticipatamente. +</p> + +<p> +Ferrari diede loro quattro carlini: era pagarli ad +esuberanza. +</p> + +<p> +I marinai pretendevano una piastra. +</p> + +<p> +— Badate a quel che fate, disse Ferrari, io sono +corriere di S. M. +</p> + +<p> +— Tu? rispose un marinaio incoraggiato da un segno +di Pasquale De Simone: ti conosciamo, sei un +giacobino. +</p> + +<p> +Appena fu pronunziata questa parola, che era il +segnale dell’assassinio, che venti coltelli brillarono, +e l’infelice Ferrari cadde tutto crivellato dai colpi. +</p> + +<p> +Il giorno prima vi era stata una grande dimostrazione, +che aveva poco confermato il re nella sua +risoluzione di rimanere a Napoli. +</p> + +<p> +Una folla immensa di popolo si era riunita sulla +piazza del palazzo gridando, Viva il re! morte ai +giacobini! chiedendone i nomi per massacrarli dal +primo fino all’ultimo, facendo comprendere che una +volta sterminati i nemici interni, era facile distruggere +i nemici esterni. +</p> + +<p> +A queste grida furiose di amore e di odio mandate +dalla moltitudine, il re si era mostrato al balcone +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +ringraziando il popolo col gesto e colla voce +ed aveva mandato il Principe Pignatelli in mezzo a +quella moltitudine colla missione di parlare ai suoi +capi, e dir loro che la partenza del re, di cui si era +parlato prematuramente era lungi dall’essere una +cosa decisa, e che secondo ogni probabilità, se il re +era sicuro di essere sostenuto dal popolo, egli resterebbe. +</p> + +<p> +E il popolo aveva gridato: +</p> + +<p> +— Per Dio e pel re siamo pronti a farci ammazzare +dal primo all’ultimo! +</p> + +<p> +Questa dimostrazione aveva molto spaventato la +regina e tutto il partito della fuga. +</p> + +<p> +Il giorno dopo, alla stessa ora, il re intese questo +stesso sordo rumore, accompagnato da quegli urli +e clamori, in cui dà la moltitudine di ogni paese e +particolarmente quella di Napoli. Egli credette ad +una dimostrazione inoffensiva, ed almeno offensiva +soltanto in parole, e si pose come di solito al balcone. +</p> + +<p> +La folla veniva questa volta dalla parte del teatro +S. Carlo, e trascinava qualche cosa di informe che +il re cercava invano di distinguere. +</p> + +<p> +Si udivano queste grida: +</p> + +<p> +— Il giacobino! a morte il giacobino! +</p> + +<p> +Il re cominciò a comprendere che questo oggetto +informe, seminudo e insanguinato, trascinato nel +fango, poteva essere un uomo. +</p> + +<p> +Ma il corpo di quest’uomo, se in fatti era un corpo, +non poteva essere che quello di un nemico. E il re +Ferdinando era un poco dell’avviso del re Carlo IX, +che diceva visitando il cadavere dell’ammiraglio: — «Il +cadavere di un nemico non puzza mai.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +</p> + +<p> +Accolse dunque la folla col suo sorriso abituale +ma per rispondere convenientemente a questo sorriso, +la folla solleva il cadavere in piedi: il re dopo +un momento di esitazione riconobbe Ferrari, e mandò +un grido lasciandosi cadere, colle mani sugli occhi, +su di un seggiolone. +</p> + +<p> +La regina aspettava questo momento, entrò, prese +il re per un braccio, e lo condusse quasi a forza alla +finestra. +</p> + +<p> +— Vedete, gli disse, si comincia dai nostri servitori, +e si finirà con noi; ecco la sorte che è serbata +a voi, a me e ai nostri figli. +</p> + +<p> +— Date gli ordini, e partiamo, gridò Ferdinando +chiudendo la finestra e rifugiandosi nel suo appartamento. +</p> + +<p> +La partita era guadagnata. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE DEL SESTO VOLUME. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Posti fuor dalla legge.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Non si deve dimenticare che è la moglie dell’ambasciatore +d’Inghilterra che parla, l’amica frenetica della regina Carolina.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Giuseppe Buonaparte abitava nel Palazzo Corsini.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>I love you. — Vi amo.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>Il principe Leopoldo.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76094 ***</div> +</body> +</html> + |
