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VIII | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.blockquote {margin: 1em 10%; font-size: 95%;} +p.indl {text-align: left; margin-left: 5%;} +p.indr {text-align: right; margin-right: 5%;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} +.title {text-align: center; font-size: 130%; margin-top: 2em; margin-bottom: 2em;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.tbs {width: 20%; margin: 1.5em 40%; visibility: hidden;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.ast {text-align: center; font-size: 120%; margin: 1em auto;} + +.xx-small {font-size: 50%;} +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +sup {vertical-align: .3em;} +sub {vertical-align: -.5em;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76096 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +MEMORIE DI EMMA LYONNA +<span class="smaller">VOL. VIII.</span> +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="main-t"> +<span class="small">MEMORIE</span><br> +<span class="xx-small">DI</span><br> +EMMA LYONNA +</p> + +<p class="pad2 small"> +DI +</p> + +<p class="pad1 x-large"> +ALESSANDRO DUMAS +</p> + +<p class="pad2 small"> +UNICA EDIZIONE AUTORIZZATA IN ITALIA. +</p> + +<p class="pad1"> +Vol. VIII. +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="large">MILANO</span><br> +G. DAELLI e C. EDITORI<br> +<span class="small">MDCCCLXIV.</span> +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +Proprietà letteraria — G. DAELLI e C. Editori. +</p> + +<p> +STEREOTIPIA G. DASSI E C. +</p> + +<p> +TIP. GUGLIELMINI. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="chapter"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span> +</p> + +<p class="title"> +MEMORIE<br> +DI<br> +EMMA LYONNA +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span></p> + +<h2>I.</h2> +</div> + +<p> +Due cose avevano contribuito a separare completamente +Ruffo da Nelson, e specialmente Nelson da +Ruffo. +</p> + +<p> +Nelson voleva prendere castel S. Elmo colla forza, +e nel caso che lo attaccasse poteva contare sulla +sua cooperazione. +</p> + +<p> +Ma il cardinale gli aveva risposto: +</p> + +<p> +— Dopo ciò che è accaduto non darò nè un uomo, +nè un fucile. +</p> + +<p> +Inoltre Nelson aveva mandato al cardinale Ruffo +un avviso da far stampare. Ruffo gli rinviò l’avviso, +dicendo che aveva una stamperia di cui si serviva +come vicario generale; ma che non conoscendo ancora +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +il titolo col quale esso agiva, non poteva mettere +quella stamperia a sua disposizione. +</p> + +<p> +Nelson era dunque stato obbligato a procurarsi +un’altra stamperia. +</p> + +<p> +Il giorno 30, Napoli, svegliandosi, potè leggere la +seguente: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="center"> +NOTIFICAZIONE +</p> + +<p class="indr"> +«<i>A bordo il</i> Fulminante, 29 <i>giugno</i> 1799 +</p> + +<p> +«Orazio lord Nelson, ammiraglio della flotta britannica +nella rada di Napoli, dà notizia a tutti coloro +che hanno servito da ufficiali nel militare e nelle +cariche civili l’infame sedicente Repubblica Napoletana, +che se si trovano nel circuito della città di +Napoli, debbano in termine di 24 ore presentarsi ai +comandanti del castello Nuovo e del castel dell’Uovo, +fidandosi alla clemenza di S. M. Siciliana, e se si +trovano nelle vicinanze di detta città fino alla distanza +di cinque miglia, debbano egualmente presentarsi +ai detti comandanti, ma in termine di +48 ore; altrimenti saranno considerati dal suddetto +ammiraglio lord Nelson come ribelli e nemici della +prefata M. S. Siciliana.» +</p> +</div> + +<p> +Non potrei render conto dell’effetto che produssero +in città gli atti di lord Nelson, perchè noi dimorammo +nella rada, e nessuno di noi mise piede +a terra dal 24 giugno, in cui arrivammo sino all’8 +di agosto in cui partimmo. +</p> + +<p> +Il re aveva ricevuto al 2 di luglio a Palermo le +lettere di Nelson e Hamilton, scritte al 29 giugno, +dopo l’esecuzione di Caracciolo; si rammenterà il +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +lettore che, nella sua lettera, sir William supplicava +il re di venire al più presto; egli si decise di venire +a Napoli o piuttosto nella baia di Napoli, e partì +il 9 di luglio non già sul <i>Seahorse</i> che gli aveva mandato +Nelson, ma sulla fregata napolitana la <i>Sirena</i>: +senza dubbio egli temeva di alienarsi completamente +la marina, già oltraggiata per la preferenza che +egli aveva dato a Nelson sopra Caracciolo, e attristata +dal processo e dalla morte dell’ammiraglio. +</p> + +<p> +Quanto fu cattiva la prima traversata fu altrettanto +eccellente la seconda. +</p> + +<p> +Un bastimento leggiero spedito da Nelson era ritornato +al 6, e gli aveva annunziato che il re era in +cammino e arriverebbe probabilmente al 7 od all’8. +</p> + +<p> +Nelson risolse di affrettare l’assedio di castel +S. Elmo, perchè il re Ferdinando vedesse la sua bandiera +su tutti i forti. +</p> + +<p> +Il castel S. Elmo non era difficile a prendersi, +colle disposizioni che avea il suo comandante. +</p> + +<p> +Al 3 luglio, vedendo incominciare contro di lui le disposizioni +d’attacco, e credendo che il cardinale +fosse sempre l’alleato degl’Inglesi, o piuttosto il +generale che dirigeva l’operazione, gli aveva mandato +un messaggiero per dirgli che la guarnigione +francese era disposta a capitolare, prima che il castello +fosse battuto in breccia, colla condizione che +gli desse un milione, e accompagnava questa proposta +colla minaccia di bombardare Napoli, se il +milione non fosse pagato entro quarantott’ore. +</p> + +<p> +Il cardinale fece rispondere al colonnello Mejean +che la guerra si faceva col ferro e non coll’oro, che +in tutti i paesi civilizzati le leggi di guerra vietano +di tirare sulle case poste in luoghi, da cui non +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +venivano nè gli attacchi nè le offese, e che le batterie +che si dirigerebbero contro di lui verrebbero +probabilmente dalla parte opposta della città; e che +per conseguenza doveva dirigere anch’egli il suo +fuoco non già verso la città, ma verso la parte opposta; +e aggiungeva che se una sola bomba fosse +tirata dal castello su di un punto dal quale non fosse +insultato, il colonnello Mejean risponderebbe del male +che farebbe colla sua testa, e con quella dei Francesi, +che erano sotto i suoi ordini. +</p> + +<p> +Troubridge, molto speditivo in materia di guerra, +aveva proposto di minare il castello, di trasportarvi +un centinaio di barili di polvere, e di far saltare i +Francesi e gli ostaggi che erano con essi. +</p> + +<p> +Il cardinale, quantunque ritirato dalla coalizione, +avendo avuto cognizione del progetto proposto da +Troubridge, protestò come di cosa contraria alle +leggi di guerra, e fu abbandonato. +</p> + +<p> +Al primo di luglio Troubridge sbarcò con mille e +cinquecento Inglesi, vi unì cinquecento Russi e cominciò +immediatamente i lavori di assedio, assecondato +dal capitano Ball; ma al quarto giorno Ball fu +mandato a Malta a sostituire il capitano Hallowell. +</p> + +<p> +Nella notte dall’8 al 9, il re arrivò a Procida, e +aveva con sè il generale Acton ed il principe di Castelcicala. +</p> + +<p> +Rimase tutta la giornata del 9 a Procida, per assicurarsi +senza dubbio che il giudice Speciale vi facesse +bene il suo dovere; in fine al 10 arrivò a bordo +del <i>Fulminante</i>, ove la sua presenza fu salutata da +21 colpi di cannone. +</p> + +<p> +Si era già sparsa per Napoli la notizia che il re +era a Procida; le salve tirate dal <i>Fulminante</i>, e la +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +bandiera reale issata all’albero maestro annunziarono +la sua presenza a bordo del vascello ammiraglio. +</p> + +<p> +La popolazione accorse subito a S. Lucia, al Molo, +alla Marinella, ed una quantità immensa di barche +adorne di bandiere, al suono di strumenti musicali, +uscì dal porto e si diresse verso la squadra inglese +per felicitare il re del suo ritorno. +</p> + +<p> +Appena il re fu a bordo del <i>Fulminante</i>, chiese un +cannocchiale, salì sul cassero e si mise a guardare +verso S. Elmo; nello stesso momento volle il caso +che una palla russa spezzasse l’asta della bandiera +francese e la gettasse a terra; il re superstiziosissimo, +esclamò: «Buon presagio, caro Nelson! buon +presagio!» Difatti, come se il colonnello Mejeau si +fosse inteso con Troubridge per fare una sorpresa +al re, la bandiera che succedette alla bandiera tricolore +fu la bandiera bianca, detta altrimenti parlamentare. +</p> + +<p> +Questa bandiera, che sembrava di avere aspettato +l’arrivo del re per ispiegarsi, produsse un grande +effetto; la folla diede in applausi, e al cannone del +<i>Fulminante</i> risposero i cannoni di tutta la flotta. +</p> + +<p> +Il cardinale aveva del resto ricevuto il giorno antecedente, +cioè al 9, un viglietto del re in data di +Procida e concepito in questi termini: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Procida, 9 luglio 1799.» +</p> + +<p> +«Eminentissimo mio. Vi mando molti esemplari +di una lettera che ho fatta per i miei popoli; fatela +immediatamente nota a’ medesimi, e riscontratemi +dell’esecuzione. Dal Simonetti col quale lungamente +ho parlato questa mattina, avrete inteso le mie determinazioni +<span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span> +relativamente agli impiegati del Foro. +</p> + +<p> +«Il Signore vi conservi, come ve lo desidera il vostro +affezionatissimo +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Ferdinando B.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Quando il cardinale conobbe dalle salve del bastimento +che il re era a bordo del <i>Fulminante</i>, s’imbarcò +e venne a bordo del bastimento di Nelson, +ove non era più ritornato dal giorno della rottura +del trattato; i prigionieri delle feluche, vedendolo +passare, compresero di avere in lui un difensore, +e ripresero qualche speranza, perchè sapevano +ch’egli veniva a piatire la loro causa. +</p> + +<p> +Difatti, appena il cardinale incontrò il re, cominciò +la questione dei trattati e disse altamente al re, +che quella rottura sarebbe uno scandalo pubblico, +che risuonerebbe in tutte le corti d’Europa. Il re +rispose che prima di decidersi voleva sentire Nelson +e sir William. +</p> + +<p> +Li fece chiamare, e allora si rinnovò la prima discussione. +Sir William sosteneva la teoria diplomatica +che il sovrano non deve transigere con sudditi +ribelli, dichiarando che, essendo tali, il trattato +doveva essere annullato; Nelson manifestò un odio +implacabile contro i rivoluzionarii francesi; diceva +che bisognava sbarbicare le radici del male, per impedire +nuove e inattese sventure, che i repubblicani +ostinati ed incapaci di pentimento commetterebbero +nell’avvenire eccessi ancor più terribili, e che +intanto l’esempio della loro impunità servirebbe +d’incoraggiamento a tutti gli altri malintenzionati. +Il cardinale era stato fermo sul principio che, fatta +una capitolazione, doveva essere osservata, ma le +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +sue istanze non prevalsero contro gli argomenti di +Nelson e di sir William, che si accordavano coi segreti +sentimenti del re. +</p> + +<p> +Furono trattenuti i prigionieri, i quali, vedendo +il cardinale che partiva colla testa bassa e colla +fronte corrugata, compresero che tutto era finito +per essi. +</p> + +<p> +Ritornando al suo quartier generale, il cardinale +inviò una seconda volta la sua dimissione. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span></p> + +<h2>II.</h2> +</div> + +<p> +Rientrando nel porto ancor convulsa per ciò che +dovetti vedere, o piuttosto travedere, seppi che un +marinaio, mentre era ubbriaco, aveva battuto il suo +superiore e doveva essere condannato a morte. +</p> + +<p> +Aveva il cuore disposto all’indulgenza; mi sembrava +che se salvassi la vita d’un uomo anche colpevole, +alleggerirei il peso che mi opprimeva il petto, +e che al punto dell’eguaglianza innanzi a Dio, rendendo +la vita ad un uomo, riscattava il delitto di +non aver impedito di lasciar morire un altr’uomo. +</p> + +<p> +Chiesi il nome del marinaio condannato, mi si rispose +che si chiamava Tommaso Campbell. +</p> + +<p> +Quel nome mi colpì; certamente si trovava in +fondo ai miei ricordi di gioventù. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +</p> + +<p> +Obbligai la mia memoria a riandare le mie più +lontane impressioni, e mi ricordai che ancor giovane +e aia di bambini ad Hawarden, un giorno che +conduceva i fanciulli a giuocare in un prato, il collegio +di madama Collman, di cui aveva fatto parte +per qualche tempo, mi passò innanzi, e tutte le +mie antiche compagne mi avevano derisa per la +mia nuova condizione; una sola, staccatasi dalla +loro fila, venne ad abbracciarmi, e questa giovinetta +si chiamava Fanny Campbell. +</p> + +<p> +Non so perchè udendo quel nome, quantunque +molto sparso in Inghilterra, mi venisse in mente +che quell’infelice condannato doveva essere parente +di quella giovine, che mi aveva dato prove di amicizia +mentre le altre mi deridevano. +</p> + +<p> +Chiamai il capitano Hardy che, fra tutti gli uffiziali, +era quello con cui aveva maggiori relazioni, +perchè era fra tutti il miglior amico di Nelson, e +gli dissi di darmi qualche particolare sull’infelice +Tommaso Campbell, e di dirmi specialmente di qual +paese egli fosse. Hardy non aveva alcun particolare +da darmi sul condannato, ma fece portare il processo +verbale di condanna, e vidi che era della piccola +città di Hawarden; allora non ebbi più alcun +dubbio ch’egli fosse il fratello della povera Fanny +Campbell, e pregai Hardy che, senza dire nulla, mi +conducesse dal prigioniero. Hardy si rifiutò per qualche +momento, ma insistetti tanto finchè cedette. +Egli mi condusse allora per le scale dei marinai fino +in fondo alla scala, dove il povero infelice era in +ceppi. +</p> + +<p> +Si comprende quale fosse il suo stupore nel vedermi. +Tutti i marinai mi conoscevano, e nessuno +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +di loro ignorava certamente la mia intimità con +Nelson. La mia presenza fu dunque per questo infelice +ciò che è, o piuttosto sarebbe, un raggio di sole, +che penetri nell’eterna notte dei dannati. +</p> + +<p> +Da principio, nel suo stupore, pareva che non comprendesse +le mie domande, ed esitava a rispondere. +</p> + +<p> +Gli chiesi se era effettivamente di Hawarden, e +mi rispose di sì; se avesse una sorella e mi rispose +di sì. +</p> + +<p> +Gli dissi che avevo conosciuto sua sorella. +</p> + +<p> +Egli scosse la testa. +</p> + +<p> +— Ti assicuro che l’ho conosciuta, insistetti io. +</p> + +<p> +— Come mai, soggiunse egli, una grande signora, +come voi, avrebbe conosciuto una povera ragazza, +la figlia del sergente di marina John Campbell? +</p> + +<p> +— E l’ho sì bene conosciuta, gli dissi, che so +come si chiami Fanny. +</p> + +<p> +Fece un atto di stupore. +</p> + +<p> +— È vero, diss’egli. +</p> + +<p> +Poi raccogliendosi: +</p> + +<p> +— Giacchè avete conosciuto mia sorella, continuò +egli, e che la vostra visita prova che avete qualche +interesse per un povero condannato, vi farò una +preghiera. +</p> + +<p> +— Dite pure. +</p> + +<p> +— Mia sorella ha sposato il pastore d’un piccolo +villaggio fra Hawarden e Northop. +</p> + +<p> +— John Law, forse? +</p> + +<p> +— Precisamente, esclamò Tommaso; ma come fate +voi a saperlo? +</p> + +<p> +— Poco v’importa, voi vedete che lo so. +</p> + +<p> +— Ebbene, signora, non dimenticatevi, e quando +sarò... morto... scrivete a mia sorella — io non so +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +scrivere — scrivete a mia sorella che sono morto, +senza dirle che sono stato impiccato, e ditele che +preghi per me; siccome è una donna molto pia, +non mancherà di farlo. +</p> + +<p> +— Ed è tutto ciò che desiderate, amico mio? gli +chiesi. +</p> + +<p> +— Mio Dio, sì, signora, io sono giustamente condannato, +ho minacciato il mio superiore, quantunque +non sia interamente mia la colpa. +</p> + +<p> +— E di chi è dunque se non è vostra? +</p> + +<p> +— La colpa è di quel diavolo di vino del Vesuvio. +Io l’ho bevuto come se bevessi della birra, senza +pensare che era come soffiare sul fuoco; la testa +mi girava, e non ho riconosciuto il mio superiore, +i miei occhi non ci vedevano più, e ho commesso il +delitto; ma io spero che il buon Dio darà uno +sguardo sul libro di bordo; e vedrà che da dieci +anni che servo sui vascelli di Sua Maestà Britannica, +non ebbi che tre punizioni; è vero che la +terza sarà buona. +</p> + +<p> +— Mio caro Hardy, ora so tutto ciò che voleva sapere, +dissi ritornando verso il capitano di bandiera. +Lasciamo questo povero giovine coi suoi rimorsi; +poi aggiunsi sotto voce: che saranno tutta la sua +punizione. +</p> + +<p> +Hardy mi guardò e scosse la testa. +</p> + +<p> +Io salii e andai a trovare Nelson. +</p> + +<p> +— Mio caro Orazio, gli dissi, bisogna che vi racconti +una storia: quando mia madre era fantesca in +una masseria, aveva trovato il mezzo, con un legato +che le aveva lasciato un antico suo padrone, di +farmi entrare in una pensione di fanciulle, ove in +un anno imparai a leggere, a scrivere ed un poco +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +di musica e di disegno; ma dopo un anno il denaro +mancò, io dovetti lasciare il collegio ed entrare come +aia di bambini in casa di un bravo signore chiamato +M. Hawarden. +</p> + +<p> +Un giorno che conducevo al passeggio i miei piccoli +allievi in un prato, le fanciulle, mie antiche +compagne, che spesso io aveva superato nelle mie +composizioni, passarono nel prato, e, siccome erano +tutte signorine, si misero a deridere la mia umile +posizione e i miei poveri abiti, che erano quelli di +una cameriera. +</p> + +<p> +— Povera e cara Emma, disse Nelson stringendomi +la mano. +</p> + +<p> +— Una sola si staccò dalla fila delle sue compagne +e venne da me, e vedendo che piangeva, mi +asciugò le lagrime col suo fazzoletto, e mi disse abbracciandomi: +</p> + +<p> +— Oh! Emma, io non sono come queste cattivelle, +ti amo sempre, io. +</p> + +<p> +— E mischiando le sue lagrime colle mie, e abbracciandomi +una seconda volta, andò a raggiungere +le sue compagne, che la ricevettero con motteggi +e derisioni. +</p> + +<p> +— Era una buona figliuola costei, disse Nelson, e +vorrei sapere il suo nome e la sua dimora, per darle +una dote se non ne avesse. +</p> + +<p> +— Ma ora ha già trentaquattr’anni, è maritata +ed è felice. +</p> + +<p> +— Ah! tanto meglio. +</p> + +<p> +— Ma ha un fratello che è in una posizione molto +cattiva; dovrò abbandonarlo questo fratello, o per +riconoscenza verso sua sorella, toglierlo dalla posizione +in cui si trova? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +</p> + +<p> +— Mia cara Emma, disse Nelson, abbandonare +questo fratello dopo l’azione di sua sorella sarebbe +un’ingratitudine, ed io non vi credo di questa stoffa. +</p> + +<p> +— Dunque voi mi aiuterete nel mio desiderio di +contraccambiare Fanny? +</p> + +<p> +— Sì, se è in mio potere. +</p> + +<p> +— Mi date la vostra parola? +</p> + +<p> +— In fede di Nelson. +</p> + +<p> +— Ebbene, mio caro Orazio, gli dissi mettendogli +un braccio al collo ed appoggiando le mie labbra +sulla cicatrice della sua fronte, questa brava fanciulla, +per cui mi predicate la riconoscenza, si chiama +Fanny Campbell, e suo fratello è il Tommaso +Campbell che oggi è stato condannato a morte dal +consiglio di marina per insulto verso un superiore. +</p> + +<p> +— Ah! fece Nelson corrugando il sopracciglio; è +più grave di quanto credeva, cara Emma. +</p> + +<p> +— Allora mi rifiutate.... +</p> + +<p> +— Non dico questo; cercherò un mezzo di conciliar +tutto. +</p> + +<p> +— Come, conciliar tutto! ciò mi sembra difficile, +voi non potete fare che nello stesso tempo sia e non +sia appicato. +</p> + +<p> +— No, ma posso lasciargli credere fino all’ultimo +momento che sarà appiccato, e all’ultimo momento, +comparirete voi e lo salverete. Non altrimenti, +come, a quanto ci raccontava sir Wiliam, si facevano +i scioglimenti delle tragedie antiche; appariva +un dio od una dea ed il colpevole era salvato; siamo +sulla terra dell’antichità, prendiamone esempio. +</p> + +<p> +Aveva qualche ripugnanza ad accettare la parte +che Nelson mi dava in questa commedia che prolungava +di quindici o diciotto ore le angoscie d’un +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +infelice; ma Nelson fu inflessibile, bisognava accettare +la grazia come la offriva, o rinunziarvi. +</p> + +<p> +Il giorno seguente, tutto fu eseguito secondo i +desiderî di Nelson; alla mattina i marinari ed i soldati +di marina furono riuniti sul ponte, vi condussero +il colpevole, dopo il rullo d’uso dei tamburi, +e si mise al collo del condannato la corda col nodo +corsoio che pendeva dall’antenna; allora, come eravamo +intesi, comparvi e chiesi la grazia, che mi fu +accordata. +</p> + +<p> +Il povero diavolo, che aveva avuto tanta forza +quando si trattava di morire, gliene mancò per vivere +e svenne. +</p> + +<p> +Lo si richiamò gettandogli un secchio d’acqua di +mare sul viso, poi lo si ricondusse nella cala, lo si +mise in ferri per otto giorni, e poi venne a ringraziarmi +e riprese il suo servizio. +</p> + +<p> +— Ebbene, gli chiesi, berrai ancora vino del Vesuvio? +</p> + +<p> +— Oh! nè vino, nè birra, milady, rispose, ho giurato +di non bere che acqua per tutto il tempo della +mia vita. +</p> + +<p> +Seppi poi, che fin al 1801, vale a dire fino al bombardamento +di Copenaghen, ove egli fu ucciso, mantenne +fedelmente la sua promessa. +</p> + +<p> +Il re aveva fatto a Napoli tutto ciò che doveva +fare, aveva istituito la sua giunta, e l’aveva veduta +all’opera. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Il 6 luglio fu impiccato a Porta Capuana Domenico +Perla; +</p> + +<p> +Al 7, Antonio Tramaglia; +</p> + +<p> +All’8 Giuseppe Latella; +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +</p> + +<p> +Al 13 Giuseppe Belloni; +</p> + +<p> +Al 14 Nicola Carlomagno. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Al Mercato vecchio: +</p> + +<p> +Al 20 di luglio, Andrea Vitagliano; costui era parente +di quel Vitagliano di cui ha raccontato lungamente +la morte, e che fu eseguita con Gagliani +ed Emanuele de Deo. +</p> + +<hr class="tbs"> + +<p> +Infine nel Castel del Carmine al 3 agosto: +</p> + +<p> +Gaetano Rossi. +</p> + +<p> +Poi il re manifestò a Nelson il suo desiderio di ritornare +a Palermo. Nelson mise vela al 6 di agosto +e all’8 eravamo di ritorno nella capitale della Sicilia. +</p> + +<p> +La nostra traversata fu eccellente e, appena arrivati, +il re scrisse subito al cardinale Ruffo. +</p> + +<p> +Ecco la lettera del re: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Palermo, 8 agosto 1799. +</p> + +<p> +«Eminentissimo mio. Non voglio tardare un momento +a parteciparvi il mio felice arrivo in questa +capitale dopo il più felice viaggio del mondo, giacchè +martedì mattina, alle 11, eravamo sul capo di +Posillipo, ed oggi alle 2 abbiamo già dato fondo in +questo porto con un venticello sopr’acqua, e il mare +calmo come un lago. Ho trovato tutta la mia famiglia +in perfetta salute, e sono stato ricevuto nel +modo che potete figurare. Datemi uguali buone notizie +delle nostre faccende costì, conservatevi, e credetemi +sempre lo stesso vostro affezionato. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Ferdinando B</span>.» +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +</p> + +<p> +Trovai la regina tanto buona ed affezionata per +me com’era sempre stata; fu lei che mi disse che +nello spazio di otto giorni aveva ricevuto due dimissioni +del cardinal Ruffo, e che rispose a tutte e +due con un rifiuto positivo, avendone bisogno per +qualche tempo, e aggiungeva, <i>della popolarità di +quell’uomo!</i> +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span></p> + +<h2>III.</h2> +</div> + +<p> +Qualche tempo dopo il nostro arrivo a Palermo, +il re s’intese con sir William sui regali che voleva +fare a quelli, che in quest’ultima campagna avevano +avuto una certa parte; Nelson ne aveva talmente +avuti che non gliene poteva dare di più. +</p> + +<p> +Tutti i capitani, che servirono sotto gli ordini di +Nelson, ricevettero una tabacchiera con una fila di +diamanti; quella di Troubridge aveva nel mezzo il +ritratto del re, e inoltre gli aveva dato un bellissimo +anello con un diamante che valeva almeno due +mila ducati. +</p> + +<p> +Alcuni ebbero delle scatole colle cifre del re in +brillanti. +</p> + +<p> +Il capitano Giorgio Hope, che all’epoca dell’imbarcamento +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +aveva avuto l’onore di ricevere nella +sua barca il principe reale, ricevette un magnifico +anello in diamanti, il capitano Hardy ricevette un +anello eguale ed inoltre una tabacchiera con due +fila di diamanti col ritratto del re; infine il segretario +di Nelson ebbe un anello con un brillante di +gran valore. +</p> + +<p> +Intanto passò il mese di settembre, e al 29 di questo +mese compì Nelson il quarantesimo anno della sua +età. In quel giorno la regina Carolina gli scrisse di +sua mano la seguente lettera che firmò col pronome +di Carlotta, che era quello che prendeva in tutte le +occasioni non politiche. Carlotta era il nome d’amica. +Carolina non era che il suo nome di regina. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Palermo 29 settembre 1799. +</p> + +<p> +«Mio degno ed ammirevole lord Nelson. Ricevete +i miei voti sinceri pel vostro giorno di nascita in +quest’anno, che corre già al suo fine. Quanti innumerevoli +motivi non abbiamo mai per esservi affezionati +ed eternamente devoti; noi vi dobbiamo +tutto, e credete che il ricordo ne è incancellabilmente +scolpito nel nostro cuore. Io non sono che l’interprete +del re e di tutta la mia cara famiglia che +si unisce con me, per assicurarvi la sua eterna riconoscenza, +e far voti al cielo per la vostra eterna +felicità e lunga conservazione. Ricevete dunque lo +augurio di una famiglia, di una nazione intera, che +sente l’obbligo che vi deve, e credetemi per la vita +colla più profonda stima e riconoscenza, +</p> + +<p class="indr"> +«Vostra devotiss. e affezionatiss. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Carlotta</span>.» +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +In questo mese di settembre, mentre Nelson compiva +il suo quarantesimo anno, un uomo a cui non +si pensava, perchè lo si credeva sequestrato per +sempre in Egitto, faceva vela verso la Francia. Palermo +vide accadere degli strani avvenimenti, per +vero un po’ difficili a raccontare; ma da che ho da +raccontare ancora tante altre cose difficili, riescirò +anche in questo. +</p> + +<p> +La flotta turca era nel porto di Palermo colla +flotta inglese; ma la differenza era grande, benchè +Inglesi e Turchi fossero riuniti per la stessa causa. +La differenza era grande nel modo con cui erano +trattati gli uffiziali e i soldati delle due nazioni. +</p> + +<p> +I soldati e gli uffiziali inglesi erano eretici. +</p> + +<p> +Ma i soldati e gli uffiziali turchi erano ben altra +cosa, erano infedeli. +</p> + +<p> +Gli uffiziali inglesi erano ricevuti nelle case e, bisogna +pur dirlo, non erano trattati troppo male +dalle signore siciliane; i soldati avevano anch’essi +delle relazioni nella città, e parevano molto contenti +della maniera con cui erano trattati. +</p> + +<p> +Ma la ripugnanza dei Siciliani o piuttosto delle +Siciliane pei seguaci del profeta, era tale, che una +donna coperta di cenci e chiedente l’elemosina non +si sarebbe lasciata avvicinare da un turco, se la +avesse anche coperta d’oro e fatta regina. +</p> + +<p> +Ne risultava, che i Musulmani risolvessero di prendere +per forza dei favori, che non si volevano loro +accordare di buon grado; assalivano le donne che +trovavano nei luoghi reconditi ed anche pubblici, +tentando di far loro violenza, se erano sole, o di +portarle sui loro vascelli se erano sul porto, sulla +banchina o in vicinanza al mare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +Dopo mezzodì, sulla marina, vale a dir nel bel +mezzo della passeggiata, mentre le carrozze erano +al corso, due turchi, come se venissero da Tunisi +o da Algeri e sbarcassero in paese nemico, presero +una donna, e malgrado le sue grida, la portavano +verso una barca, ove i suoi compagni l’aspettavano. +Fortunatamente, a quelle grida accorsero molti marinai, +ed uno dei turchi restò sulla spiaggia colpito +da un coltello, l’altro potè raggiungere la barca +e scampò. +</p> + +<p> +La cosa era giunta al punto, che non fu già più +per le vie od al passeggio che le donne erano minacciate; +ma quando una donna era sola o mal accompagnata +in una bottega aperta, essa avea tutto +da temere se passavano due o tre mussulmani. Ne +accadevano delle risse sanguinose e giornaliere, in +cui i Turchi si servivano delle loro pistole e i Siciliani +dei loro pugnali e coltelli. +</p> + +<p> +E così pure se un marinaio, un soldato, un uffiziale +della flotta turca, si avventurava di andare in +qualche luogo solitario, si era sicuro di ritrovarlo +morto all’indomani, crivellato di ferite. +</p> + +<p> +Infine l’odio che ispiravano quelle bestie feroci era +tale che, se si parlava di un turco innanzi ad un siciliano, +si era sicuro di vedere il siciliano mutar colore, +e partirsene bestemmiando colla mano sul pugnale. +</p> + +<p> +Un giorno la cosa andò ancora più in là: noi avevamo +per cortigiani, alle nostre serate della Favorita, +due giovani da 22 a 24 anni, elegantissimi ambedue, +ambedue bellissimi giovani, e si chiamavano, +l’uno il principe di Sciacca, e l’altro il cavaliere +Palmieri di Micciche. Sia che i Turchi avessero preso +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +il principe di Sciacca per una donna vestita da uomo, +sia che non si fermassero ad una cosa così +poco importante come il sesso, si precipitarono incontro +a lui sei od otto turchi, e tentarono di condurlo +seco. Per fortuna Micciche accorse alle sue +grida con una spada che trasse dal bastone; ma +tutti e due sarebbero state vittime, l’uno del suo +bel viso, l’altro della sua affezione, se cinque o sei +uomini del popolo non fossero venuti in loro aiuto +armati di bastoni e di coltelli; in quella mischia +rimasero feriti due siciliani e un turco ammazzato. +</p> + +<p> +Si aspettava ad ogni momento l’ora di nuovi Vespri +Siciliani, non più contro gli Angioini, ma contro +i Mussulmani. +</p> + +<p> +L’8 di settembre, ad un’ora dopo mezzogiorno, +nella strada di Monreale, due turchi colla scimitarra +in mano, entrarono nella bottega di un calzolaio, e +intanto che uno ne trascinava la moglie con un fazzoletto +sulla bocca per impedire che gridasse, l’altro +colla sciabola in mano minacciava gli operai; ma essi +non tenendo alcun conto della minaccia, gli uni gli +gettavano delle forme sul capo, gli altri prendevano +i coltelli e si gettavano sui rapitori gridando: Morte +ai Mussulmani, morte ai Turchi, morte agl’infedeli. +</p> + +<p> +A queste grida, che come un turbinio di polvere +arrivarono ai sobborghi e dai sobborghi alla città, +tutto Palermo si sollevò, e mandando grida di sterminio, +ciascuno prendendo la prima arma che loro +capitava sotto le mani, corse incontro ai Mussulmani +come a bestie feroci. +</p> + +<p> +I Turchi videro che questa volta non era più una +rissa individuale, ma una sollevazione generale. Le +porte si chiudevano innanzi ai fuggitivi che imploravano +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +invano un rifugio; dall’alto dei balconi si +gettavano sulle loro teste tavole, sedie, vasi di +fiori. +</p> + +<p> +Vi fu un momento in cui da un capo all’altro +della città non si udivano che colpi di fuoco, imprecazioni, +grida di dolore, urli di disperazione, rantoli +di agonia; il sangue scorreva per le vie, le campane +a martello davano il segno della strage. +</p> + +<p> +In due ore la cosa terminò: i tre o quattrocento +turchi che in quel momento si trovavano in città +giacevano a terra; appena una cinquantina si salvò +gittandosi in mare o nelle barche, prendendo il +largo a forza di remi. +</p> + +<p> +Fortunatamente per l’ammiraglio turco che trovavasi +per caso sul suo vascello, udendo quanto accadeva +rivolse i cannoni verso la città; ma Nelson +che era al corrente della situazione, che da tanto +tempo udiva le lagnanze che si facevano alla corte, +ordinò la sua squadra in battaglia, e fece dire allo +ammiraglio turco che al primo colpo di cannone tirato +contro la città, lo avrebbe mandato a picco; +quest’avvertimento bastò all’ammiraglio turco che +ritornò al suo ancoraggio. +</p> + +<p> +Abbiamo parlato di un uomo, che durante questo +tempo e senza che nessuno si sognasse che egli +fosse in Egitto, passava tra Malta e il capo Bon, e +navigava per dove la sua presenza doveva mutare +la faccia del mondo. Quest’uomo era Bonaparte. +</p> + +<p> +Un parlamentario mandato da Bonaparte al commodoro +inglese per trattare uno scambio di prigionieri, +ritornò con un pacco di giornali, che il suo +cortese nemico gli mandava, perchè vi potesse leggere +i disastri della Francia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +</p> + +<p> +Bonaparte vide che per aver preso troppo presto +l’iniziativa, l’armata francese era stata battuta a +Kossack in Germania, a Magnano in Italia; che la +armata in Napoli cercando di riunirsi a quella di +Lombardia era stata battuta alla Trebbia, e che le +due armate unite erano state battute a Novi; che +gli Appennini infine erano invasi, e il Varo minacciato. +</p> + +<p> +L’armata d’Egitto aveva riportato le due vittorie +di monte Tabor, e di Abouckir; per molto tempo la +Porta non avrebbe più potuto mandare un nuovo +esercito. +</p> + +<p> +Fece venire l’ammiraglio Gantheaume, gli ordinò +di preparare segretamente il <i>Merion</i> e la <i>Carrere</i>, lasciò +il comando in capo dell’armata a Desaix, e si +imbarcò il 22 agosto con Berthier, Murat, Andreossi, +Marmont, Berthollet Monge, e giunto l’8 ottobre a +Frijus, e il 16 a Parigi, il 9 novembre fece il colpo +di stato conosciuto sotto il nome del 18 brumajo. +</p> + +<p> +Queste notizie, come si crede, misero in gran scompiglio +la corte di Palermo. Ma nello stesso tempo +accaddero altri movimenti personali che ci sforzano +di ricondurre i nostri sguardi dagli affari pubblici +sui nostri. +</p> + +<p> +Gli avvenimenti di Francia e la necessità di stringere +il blocco di Malta avevano forzato lord Nelson +di lasciarci e di fare una crociera, nella quale ora +ci scriveva da Livorno, ora da Montecristo, ora semplicemente +dal mare. +</p> + +<p> +Durante questa crociera, ricevette l’avviso che +lord Keith era nominato comandante in capo delle +forze del Mediterraneo, comando che di fatto trovavasi +già da due anni nelle sue mani; e nello stesso +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +tempo ricevemmo l’avviso che M. Arturo Paget era +nominato ministro presso il governo delle Due Sicilie, +in rimpiazzo di sir William Hamilton. +</p> + +<p> +Ciò non era soltanto la disapprovazione di tutto +ciò che lord Nelson e sir William avevano fatto negli +avvenimenti dell’ultima rivoluzione, ma una grave +disgrazia. +</p> + +<p> +E posso dirlo, perchè in verità il colpo inatteso +fu più crudele per la corte delle Due Sicilie, che +non per noi. +</p> + +<p> +Nelson specialmente fu colpito nel modo più crudele, +perchè lo era nello stesso tempo nel suo amor +proprio e nel suo amore. +</p> + +<p> +Sir William era semplicemente furioso; si sarebbe +detto, che gli rincresceva più di me, di doversi separare +da Nelson. +</p> + +<p> +Ricevemmo le due notizie quasi nello stesso tempo. +Al 3 febbraio 1800 Nelson ci scriveva o piuttosto mi +scriveva: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Cara lady Hamilton, +</p> + +<p> +«Avendo ora un comandante in capo, non posso +raggiungervi prima di avergli fatto i miei saluti. I +tempi sono mutati; ma vi dichiaro che se non viene +qui direttamente, io non l’aspetto. Del resto mando +ad informarmi come state; rispondetemi una parola, +il mio cuore è pieno d’angoscia per voi; ma non è +mia la colpa di essere stato tanto tempo assente; +io non comando più, e debbo invece obbedire. +</p> + +<p> +«Dio vi benedica, mia cara lady, e state sicura +che mai non cesserò d’essere il vostro obbligato ed +affezionato +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Bronte Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +</p> + +<p> +Presi la penna e mi affrettai di rispondere a Nelson, +espandendo il mio cuore nella mia lettera; sapeva +quanto egli soffriva, e come qualche mia buona +parola avrebbe sollevato il povero suo cuore affranto. +In quanto a sir William, ecco la sua lettera. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Apprendo che lord Keith è effettivamente al posto +di lord S. Vincent comandante in capo del Mediterraneo; +non dubito punto che a quest’ora non +ci rimanga che l’ultima soddisfazione di ritornarcene +a casa col nostro caro amico lord Nelson. Vostra +Signoria avrà già appreso da Emma, che dopo trentasei +anni di servizio a questa corte, sono stato rimosso +con un colpo di piede dal mio posto, e che +M. Paget figlio di lord Troubridge è nominato inviato +plenipotenziario presso il re delle Due Sicilie, +e che è in viaggio per venire qui a bordo d’una fregata. +Io non ho ricevuto dall’Inghilterra nessuna +notizia ufficiale sul mio rimpiazzo; ma lord Greenville +aveva una mia lettera scrittagli al principio +del 1798, che lo autorizzava a disporre del mio posto, +come gli piacerebbe, colla condizione di assicurarmi +per la vita una rendita di 2000 lire sterline, +non però a titolo di pensione. Resterei piuttosto tutta +la mia vita a Napoli, anzichè ritirarmi con un soldo +di meno. La povera Emma è in gran pena. Ma che +mi si lasci ritornare a casa ad assestare gli affari +miei, e poi Emma e la regina disporranno della mia +vecchia carcassa come vorranno. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">W. Hamilton</span>.» +</p> +</div> + +<p> +L’ammiraglio Keith venne assai presto a raggiungere +Nelson, perchè non partisse solo. Tutti e due +partirono insieme, l’ammiraglio Keith sulla <i>Principessa +<span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span> +Carlotta</i> e Nelson sul <i>Fulminante</i>, ed arrivarono +a Palermo l’8 febbraio. Nelson corse a concertarsi +con noi, e si stabilì che se sir William lasciasse la +corte di Napoli, Nelson darebbe la sua dimissione, +o almeno chiederebbe un congedo. +</p> + +<p> +Al 9 il re andò a fare una visita a lord Keith a +bordo della <i>Principessa Carlotta</i>, ed il giorno seguente +fece la stessa visita sul <i>Fulminante</i>. +</p> + +<p> +Quest’ultimo bastimento ricevette a bordo alcune +truppe siciliane per Malta, e dopo aver preso congedo +da noi all’11, Nelson partì il 12 per quell’isola, +sempre in compagnia della <i>Principessa Carlotta</i> che +portava la bandiera dell’ammiraglio Keith; attraversarono +lo stretto di Messina, ed arrivarono al 15 innanzi +a Malta. +</p> + +<p> +Al 18, verso l’aurora, Nelson incontrò una piccola +flottiglia francese, comandata dal contr’ammiraglio +Perrie a bordo del Generoso, vascello di 74 cannoni, +che veniva da Tolone e trasportava delle truppe a +Malta. Egli attaccò immediatamente la flottiglia e +dopo un combattimento terribile l’ammiraglio Perrie +fu ferito mortalmente, e il suo vascello preso. +</p> + +<p> +L’ammiraglio francese morì il giorno seguente, 19. +</p> + +<p> +Nello stesso giorno il comandante di divisione Poulain +scrisse a lord Nelson per chiedergli di far rendere +gli onori funebri al vice ammiraglio comandante +le forze navali della Francia nel Mediterraneo; +e facendo appello a quella fraternità di coraggio +che combatte il nemico quando è vivo, ma che lo +onora dopo la morte, aggiungeva nella sua lettera +che portava con lui il rimpianto e la stima di tutti +quelli che avevano servito sotto i suoi ordini. +</p> + +<p> +Ebbi notizia di questo combattimento e della situazione +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +in cui Nelson si trovava rispetto a lord +Keith dallo stesso Nelson, che mi scrisse il 20 febbraio +dalla Valletta la lettera seguente: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Mia cara lady Hamilton, +</p> + +<p> +«Voi sapete come lord Keith mi ha ricevuto; non +so che cosa avreste fatto voi se foste stata al mio +posto; ma non lo credo. Poco importa; gli scrissi +che prima di venire alle mani col <i>Generoso</i> aveva +fatto un voto, quello di rompere la mia bandiera se +non lo prendeva. Egli non mi ha ancora risposto. +</p> + +<p> +«Se mi sentirò meglio, scriverò una lettera al +principe ereditario, mandandogli la bandiera dell’ammiraglio +francese. Spero che voi mi approverete. +È stato preso sulle coste del regno di suo padre, +e da un suddito che gli è fedele quanto uno +de’ suoi dominii. Non ho più avuto comunicazioni +colla terra; però non ho veduto nè Ball, nè Troubridge, +nè Graham, nè Lion. +</p> + +<p> +«La mia testa è orribilmente ammalata, non ho +nessuno che mi conforti un istante. Mando il pacco +al generale Acton, così credo che arriverà più presto, +e che egli sarà molto lusingato di presentare +la lettera e la bandiera al principe. Temo che Malta +non potrà durare molto tempo, a meno che non +giungano in suo soccorso altre corvette. Vi prego +di presentare i miei omaggi a tutti quelli che vi +circondano, e di credermi per sempre vostro affezionatissimo +e devotissimo, +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Bronte Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Di fatti nello stesso tempo che ricevetti questa +lettera, sir John Acton ne riceveva un’altra colla +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +bandiera francese pel principe ereditario. Al 27 febbraio +rispondeva a Nelson, felicitandolo della presa +del <i>Generoso</i>, e mentre gl’inviava i complimenti del +re e della regina, aggiungeva: +</p> + +<p> +«Come potrei esprimervi in nome di S. A. R. tutta +la sua gratitudine! Mi recai tosto ai suoi appartamenti +colla lettera di V. S., col bel dono della bandiera +dell’ammiraglio francese. Il principe ne fu maravigliato +e lo è ancora; egli risponderà personalmente +a V. S. o con questa occasione o per corriere. +Voi avete reso felice tutta la famiglia reale, e non +è questa la prima occasione che le avete data di +esprimervi la sua essenziale riconoscenza per tutto +ciò che avete fatto per essa.» +</p> + +<p> +Al 24 febbraio lord Keith dava a lord Nelson l’ordine +di recarsi al blocco di Malta, <i>per compiere</i> servigi +<i>di pubblica importanza</i>, o piuttosto, ciò che era +più vero, per allontanarlo da me. Quest’ordine era +accompagnato da un’istruzione speciale sul da farsi +nel caso che la Valletta si rendesse. +</p> + +<p> +Ed aggiungeva: — e qui si vede benissimo l’intenzione +che vi era di separarci, — che Palermo era +troppo lontano, Nelson era invitato a prendere per +punto di convegno Siracusa, Messina od Agosta. +</p> + +<p> +Quest’ordine portò al suo colmo l’esagerazione di +Nelson. La ricompensa del suo occhio perduto, del +suo braccio mutilato, della sua fronte spaccata; la +ricompensa di Aboukir, di nove vascelli nemici abbruciati +e calati, era una meschina persecuzione che +penetrava nel più intimo della sua vita privata, e +lo feriva profondissimamente nel suo cuore. +</p> + +<p> +Così gli rispose nello stesso giorno: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«<i>Fulminante</i> innanzi a Malta, 24 febbraio 1800. +</p> + +<p class="indl"> +«Milord, +</p> + +<p> +«Il mio stato di salute è tale che mi è impossibile +di restar qui. Se resto son morto. Vi prego +quindi di accogliere la mia dimanda per andare a +vedere i miei amici di Palermo, per qualche settimana. +Lascio il comando al commodoro Troubridge. +Soltanto la assoluta necessità mi obbliga di scrivervi +questa lettera. Col più gran rispetto, +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Bronte Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Nelson non si accontentò di questa lettera destinata +ad essere pubblicata al bisogno; ma gli scrisse +anche quest’altra privata: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«24 febbraio 1800 +</p> + +<p class="indl"> +«Mio caro lord, +</p> + +<p> +«Non posso restar qui quattordici giorni che sono +per me quattordici anni; sono completamente estenuato. +Ecco perchè sono stato obbligato di scrivervi +quella lettera uffiziale. In quanto allo stato del <i>Fulminante</i>, +furono le esigenze del servizio che permisero +che non fosse raddobbato da molti mesi. Anche +oggi ha dato un’altra prova che non può tenere +il mare anche quando l’alto mare non sia cattivo; +ma il suo cordaggio, sia che rimanga o che parta, +deve in ogni caso essere rinnovato; tutto cade. Vi +mando sir Edward Berry, e mi sottometto alla vostra +decisione, tanto riguardo al bastimento, quanto +a me. Sono sicuro che non mi farete nessuna obbiezione. +Sento la debolezza della mia salute, ma +non me ne voglio lagnare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +</p> + +<p> +«Come uomo di mare, credo che il <i>Fulminante</i> deve +esser raddobbato. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Bronte Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +L’8 di marzo Nelson, trattenuto suo malgrado al +blocco, scriveva a sir William: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Vi ringrazio affettuosamente delle vostre lettere +e dei vostri buoni augurii. Ho deciso. La mia salute +esige di andare a Palermo e di rimanere due settimane +con voi. Debbo pregarvi di nuovo di far preparare +al più presto possibile quattro cannoniere +pel servizio di Malta, che saranno utilissime per la +resa della piazza, impedendo ai piccoli bastimenti +di uscire e di entrare. Credo (visto che il nemico +nella notte del quattro ha cercato di far uscire una +piccola polacca, buona veliera) che Vaubois voglia +mandare dei dispacci in Francia, per dire che non +può tenere più a lungo; e se le nostre truppe arrivano +da Gibilterra e da Minorca, come crede il capitano +Blackwood, non crederei che i Francesi potessero +resistere due settimane. Prego il generale +Acton di affrettare l’invio delle cannoniere. Troubridge +ha l’iterizia e sta molto male. Siccome vi vedrò +presto, vi dirò di viva voce che sono ecc. ecc. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Bronte Nelson</span>.» +</p> +</div> + +<p> +Difatti, senza aspettare la resa di Malta, nè il permesso +di lord Keith, arrivò il 16 a Palermo, nel momento +che si celebrava, cosa assai curiosa, il matrimonio +del generale Acton, che aveva 67 anni, con +sua nipote, che ne aveva 14: affrettiamoci a dire che +il generale ebbe da questo matrimonio tre figli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +</p> + +<p> +Credo di aver lasciato travedere che da qualche +tempo non vi era più nessuna intimità fra lui e la +regina; se dovessi fissare un termine per questa +intimità, la farei risalire alla morte del principe Caracciolo. +</p> + +<p> +La sua gioia fu grande nel rivedermi, e oltre al +desiderio di avvicinarsi a noi, egli era veramente +ammalato assai; poi un nuovo sfregio che mi colpì +e che egli considerò come un insulto, portò al più +alto grado il suo risentimento contro alla corte di +Inghilterra. +</p> + +<p> +Dopo la presa dell’isola di Malta dai Francesi, +l’ordine di Malta era caduto in dissuetudine. La Repubblica +francese aveva abolito gli ordini. +</p> + +<p> +Paolo I, che voleva avere la riputazione d’imperatore +cavalleresco, si era intitolato gran maestro +dell’ordine, e ne distribuiva i brevetti. +</p> + +<p> +L’imperatore, dietro dimanda di lord Nelson, ne +mandò uno di gran croce con una commenda onoraria +pel capitano Ball. Nello stesso tempo che sir +Charles Whitworth ne dava avviso a lord Nelson, e +gli annunziava che io era stata nominata dama, con +piccola croce dell’ordine. +</p> + +<p> +Sir William inviò alla cancelleria di Londra la lettera +di sir Charles Whitworth e il brevetto, chiedendo +per me il permesso di portar questa croce. +</p> + +<p> +La cancelleria non si degnò nemmeno di rispondere. +Lord Nelson scrisse da parte sua. Eguale silenzio. +</p> + +<p> +Allora la risoluzione di Nelson fu presa. Decise di +chiedere, se non il suo ritiro, almeno un congedo, +e sarebbe venuto con noi a passarlo a Londra. Inoltre, +in questo frattempo sir Arturo Paget, che dovea +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +sostituire sir William, senza volergli rendere +conto per nulla della situazione degli affari, gli abbandonò +tutta l’ambasciata, appartamento, e archivio. +Risolvemmo di lasciar momentaneamente Palermo, +di andare a bordo del <i>Fulminante</i>, e di recarci +a Napoli a passare due mesi; e dopo questi due mesi +di ritornare a Palermo per prendere la regina, ed +accompagnarla a Vienna, ove contava di andare; e +quando ritorneremo a Palermo o piuttosto a Napoli, +noi continueremo la nostra via per Londra. +</p> + +<p> +Per conseguenza io e sir William facemmo i nostri +momentanei addii alla famiglia reale, salimmo +sul <i>Fulminante</i> e partimmo per Siracusa, ove restammo +fino al 3 maggio; poi ci mettemmo di nuovo +in mare, e nella notte del 4 al 5 gettammo l’áncora +nel porto di S. Paolo a Malta. +</p> + +<p> +Vi rimanemmo fino al 20, epoca in cui ripartimmo +per Palermo, ove una nuova distinzione attendeva +lord Nelson. +</p> + +<p> +Sua Maestà Ferdinando, non avendo potuto dare +a Nelson, a Troubridge e a Ball il cordone di S. Gennaro, +ordine cattolico, perchè erano protestanti, istituì +espressamente per decorarli l’ordine del merito +di Ferdinando. Le tre prime gran croci furono lord +Nelson, il feldmaresciallo Suwarow e l’imperatore +Paolo. +</p> + +<p> +Dissi che il ritorno di Bonaparte in Francia doveva +mutare l’aspetto dell’Europa, e in fatti aveva +già mutato quello della Francia. Il direttorio abolito, +Bonaparte, nominato primo console, volse gli +occhi sull’Italia riconquistata da Suwarow e da +Melas. +</p> + +<p> +Melas solo era rimasto In Italia: Suwarow battuto +<span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span> +da Massena a Zurigo ed a Mauttathal, era andato a +render conto della sua disfatta a Paolo I. +</p> + +<p> +Verso la fine di maggio si seppe che Bonaparte +aveva passato le Alpi con un’armata di 4000 uomini. +</p> + +<p> +La regina pensò che era venuto il momento di +andare a fare una visita a suo nipote. La fortuna +di Bonaparte poteva seguirlo dalle rive del Nilo a +quelle del Po, e in questo caso ognuno poteva indovinare +il rovescio che una vittoria riportata dai +Francesi poteva cagionare in Italia. +</p> + +<p> +Nelson doveva mettersi col <i>Fulminante</i> in servizio +della regina, la cui partenza fu fissata per gli 8 di +giugno; ma la partenza fu ritardata di due giorni. +</p> + +<p> +Infine il 10 giugno, la regina, le tre principesse, +il principe Leopoldo, sir William ed io, c’imbarcammo +a bordo del <i>Fulminante</i>, che partì per Livorno +in compagnia della <i>Principessa Carlotta</i>, dell’<i>Alessandro</i> +e di un pacchetto napolitano: il passaggio fu +eccellente, e con una buona brezza arrivammo il 14 +a Livorno, vale a dire lo stesso giorno in cui Bonaparte +guadagnava la battaglia di Marengo. +</p> + +<p> +Si restò fino al 16 senza poter discendere a terra; +il vento si era rinvigorito, il mare era diventato +burrascoso. +</p> + +<p> +Al 16, verso le ore 9 del mattino, potemmo scendere +nella lancia di lord Nelson e sbarcare alle scale +nei Finocchieti, ove trovammo un’immensa affluenza +di popolo che sapeva l’arrivo della regina, la quale, +al momento in cui mise piede a terra, fu complimentata +dal generale barone di Fenzel, dal generale +Lavillette governatore di Livorno, infine dal duca +Strozzi scelto dal granduca per accompagnare la +regina dovunque volesse andare, mentre il cavaliere +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +Segardi, amministratore generale dei beni della corona, +doveva provvedere alle spese della sua corte +durante la sua dimora in Toscana. +</p> + +<p> +Salimmo nelle carrozze che ci aspettavano, andammo +alla cattedrale, ove si celebrava un <i>Te Deum</i>, +in rendimento di grazie pel buon viaggio della regina, +ed entrando in palazzo trovammo la duchessa +d’Atri che era espressamente venuta da Firenze per +ricevere la regina. Alla sera andammo in teatro dove +fummo accolti da applausi frenetici. +</p> + +<p> +Non si sapeva ancora che era stata data una battaglia +sotto le mura di Alessandria. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span></p> + +<h2>IV.</h2> +</div> + +<p> +Prima cura della regina nello scendere a terra fu +di chiedere notizie dell’armata d’Italia, e ciò per una +doppia ragione: dapprima a causa dell’influsso che +Bonaparte vincitore o vinto poteva avere sul regno +delle Due Sicilie; poi per la sicurezza del suo viaggio +a Vienna. Sventuratamente tutti quelli a cui si +indirizzava, non ne sapevano più di lei; per cui +spedì uno dei signori che erano venuti a farle la loro +corte, il barone di Rosenheim, ai generali Melas, +Hohenzollern e Ott, ordinandogli di andare per la +riviera di levante, facendolo accompagnare da due +corrieri a misura che apprendevano notizie dell’armata. +</p> + +<p> +Al 17 di sera, il signor Sommariva venne da Firenze, +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +e seppe da lui che Bonaparte in persona comandava +l’armata, e non si era ancor ben sicuri; +che i Francesi erano in forza se avevano della cavalleria, +e che gli eserciti erano fra Alessandria e +Tortona e sul punto di venire alle mani; in tutti i +casi il signor Sommariva assicurava la regina, che +non aveva nessun pericolo da temere a Livorno. +</p> + +<p> +Si vedeva però facilmente, che chi si adoperava a +rassicurarsi era assai poco sicuro di sè stesso. +</p> + +<p> +Egli di nuovo partiva nella notte per Firenze. +</p> + +<p> +Il giorno seguente si sparse la voce che i Francesi +erano in piena rotta: si crede facilmente a quanto +si desidera; la regina annunziò dunque a tutti questa +buona notizia. +</p> + +<p> +Ma nella notte del 18 al 19 Nelson ricevette un uffiziale +inglese, inviato da lord Keith con una lettera, +in cui gli diceva che dovea essere firmata una sospensione +d’armi fra i Francesi e gli Austriaci, e +che in questa sospensione era stipulato; che gli Austriaci +dovessero evacuare tutte le piazze forti del +territorio di Genova e consegnarle ai Francesi. Queste +prime notizie non s’accordavano di certo con +quelle che ci erano giunte il giorno prima sulla ritirata +dei Francesi; ma quelle che seguivano erano +ancor più inquietanti, e ci davano da pensare assai. +</p> + +<p> +Lord Keith continuava ad ordinare a Nelson di +riunire tutti i bastimenti che avesse sotto i suoi ordini, +e di portarsi con essi al golfo della Spezia per +impadronirsi di tutti quei forti, e specialmente di +quello di Santa Maria, di tutta l’artiglieria, o almeno +di metterla in condizione di non essere più utile ai +Francesi. Finalmente Keith diceva a Nelson che se +poteva, per quella spedizione alla Spezia, staccare +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +dalla sua flotta qualche bastimento e inviarglielo a +Genova, gli farebbe piacere. +</p> + +<p> +Queste notizie ci costernavano. Evidentemente +una tale convenzione non avrebbe potuto aver luogo, +se non in seguito ad una battaglia, e in una battaglia +in cui gli Austriaci fossero stati indubbiamente +battuti. +</p> + +<p> +Dato quest’ordine a Nelson di lasciar tutto e di recarsi +alla Spezia, ci desolava, e particolarmente la regina, +che a ragione vedeva in Nelson il suo unico appoggio, +e senza Nelson si considerava come perduta. +</p> + +<p> +Ma Nelson non ci lasciò molto tempo in quest’angoscia; +dichiarò che senza alcun pretesto egli non +lascierebbe la regina, nella condizione in cui si trovava; +e per conseguenza, onde eseguire gli ordini di +lord Keith, inviò alla Spezia l’<i>Alessandro</i> e la <i>Dorotea</i> +e rimase a Livorno col <i>Fulminante</i>, e col <i>Vasco di +Gama</i> naviglio portoghese, e le fregate e le corvette +napolitane che si trovano nel porto di Livorno. +</p> + +<p> +Questa risoluzione calmò le nostre inquietudini +sul punto della sicurezza della regina. +</p> + +<p> +Ma assicurata sulla sua situazione, la regina non lo +era punto su quella dell’armata austriaca. Si rivolse +al barone di Fenzel che non ne sapeva nulla: +spedì un corriere al generale Sommariva, comunicandogli +gli ordini che l’ammiraglio Keith aveva +dato a lord Nelson; ma il generale Sommariva si +accontentò di dire, che non sapeva nulla di positivo, +e che credeva essere prudente per lei di rimanersi +a Livorno, e di aspettarvi gli avvenimenti ulteriori +e gli schiarimenti di quelli che erano passati. +</p> + +<p> +Nello stesso tempo, in cui venne la risposta del +generale Sommariva, arrivò il brigadiere Rosenheim +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +che la regina aveva mandato a prender notizie. Egli +raccontò di aver parlato a Genova col generale austriaco +Hohenzollern, che gli aveva fatto leggere una +convenzione fra il generale Melas ed il generale Berthier, +in cui era stabilita una sospensione d’armi fra +le due armate, che non potessero riprendere le ostilità +prima di dieci giorni; e che intanto gli Austriaci +dovessero consegnare ai Francesi tutte le piazze forti +che possedevano, vale a dire Genova, Savona, Cuneo, +Alessandria, Tortona, Mondovì, la cittadella di Milano, +quella di Torino e il forte d’Urbino, non conservando +nelle loro mani che Mantova, Ferrara, Peschiera, +Verona ed Ancona. +</p> + +<p> +La causa che si dava a questa desolante sospensione +d’armi, sarebbe stata una battaglia accaduta +il 14 a Marengo fra la Bormida e la Scrivia, in cui +Melas, dopo aver cominciato colla vittoria, terminò +colla disfatta. +</p> + +<p> +Si comprende quale fosse la disperazione di tutta +la famiglia reale ad una simile notizia. La regina +specialmente fu assalita da un accesso nervoso che +le cagionò una completa prostrazione di forze, da +cui non usciva se non per accessi febbrili che andavano +fino al delirio; ma fu peggio quando Nelson, +disperato al pari di noi, portò a sir William, — perchè +non osò consegnarlo nè a me nè alla regina, — il +viglietto seguente che aveva ricevuto da +lord Keith. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Genova, 21 giugno 1800. +</p> + +<p class="indl"> +«Confidenziale. +</p> + +<p> +«Ho veduto ora un uomo che lascia Bonaparte. +Questo Bonaparte dice pubblicamente, che prima di +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +far la pace, vuol ridurre una potenza in Italia. Lasciate +partire quanto prima la regina per Vienna +e al più presto che potrà. Se la loro flotta arriva un +giorno prima della nostra in Sicilia, la Sicilia è perduta, +perchè non è capace di resistere un giorno.» +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Keith.</span>» +</p> +</div> + +<p> +La lettera era così pressante, e conteneva una notizia +tanto grave, che, malgrado lo stato di salute in +cui si trovava, si risolse di comunicargliela; si riunì +a questo scopo una specie di congresso nella sua +camera, perchè ciascuno desse il suo avviso sulla +risoluzione che credesse migliore in tale momento. +La regina, ritornata in forza per l’eccesso del terrore, +sarebbe stata d’avviso di partire immediatamente +come glielo consigliava lord Keith; ma l’avviso di +sir William e di Nelson fu che dovesse stare a Livorno, +ove aveva sempre a sua disposizione i vascelli +di guerra di Nelson, e di non partire se non +quando avesse ricevuto un corriere da Vienna, che +le direbbe in quale stato fossero le cose alla corte +di suo nipote: il principe di Castelcicala si era unito +a quell’avviso, che prevalse, e si risolse di rimanere. +</p> + +<p> +L’emozione fu così viva, che non si ammalò soltanto +la regina, ma anche il principe Leopoldo. La +malattia della regina fu però grave, e non fu vinta +che in seguito a ripetuti salassi, mentre il principe +Leopoldo se ne liberò con un leggero purgante. +</p> + +<p> +Verso la fine del mese di giugno, la regina ristabilita +dalla sua indisposizione, si decise a partire. +Per tutto il tempo che era rimasta a Livorno, quantunque +il re Ferdinando ed il ministro Acton fossero +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +a Palermo, il vero governo era rimasto presso +la regina. +</p> + +<p> +Lord Nelson aveva significato a lord Keith la sua +decisione di ritornare in Inghilterra, e lord Keith gli +aveva offerto di disporre di un bastimento della +flotta; ma siccome io voleva passare per Vienna onde +non lasciare la regina, Nelson decise di fare la stessa +strada per non lasciarmi. +</p> + +<p> +La regina scrisse al comandante d’Ancona per +chiedergli se non vi fosse nel porto qualche bastimento +per condurla a Fiume od a Venezia. +</p> + +<p> +Presa la risoluzione di partire, bisognava decidere +poi se si doveva partire per terra o per mare. +</p> + +<p> +Intanto si ricevette da Vienna la notizia che l’imperatore +d’Austria restituiva Perugia ed il suo territorio +al papa. +</p> + +<p> +Il 3 luglio, la regina ricevette da Vienna quella +lettera che tanto aspettava e che fu portata dal corriere +Giannini, che aveva mandato. Essa era dell’imperatrice +sua nipote; la imperatrice supplicava +Maria Carolina, di non lasciarsi distogliere per qualunque +ragione buona o cattiva dal suo viaggio di +Vienna; le diceva che credeva quel viaggio non soltanto +utile, ma necessario ai suoi interessi, e la invitava +a mandare un corriere a Melas in Milano, +perchè il generale gl’indicasse la via da percorrere. +Veniva una lunga serie di dolori, sopra ciò che era +avvenuto in Italia; ma l’imperatrice confessava che +dopo la catastrofe di Marengo, Melas non aveva potuto +rifiutarsi dal firmar l’armistizio. Del resto l’imperatrice +ispirava poca speranza della ripresa delle +ostilità, ed inclinava da parte sua ad una buona o +solida pace. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<p> +Siccome non eravamo ancora decisi sul modo con +cui doveva farsi quel viaggio, lord Keith mise a disposizione +di S. M. l’<i>Alessandro</i>: e il <i>Fulminante</i> fu +rimandato in riparazione nelle isole Baleari. Nelson +vide con tristezza il <i>Fulminante</i> che partiva; ma egli +rimase a disposizione della regina, e pronto a prendere +il comando di quel bastimento sul quale s’imbarcherebbe. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span></p> + +<h2>V.</h2> +</div> + +<p> +Confesso che dopo aver veduto la regina dare tante +prove di fermezza e di rapida decisione, rimasi stupita +alle sue timide esitazioni, in una circostanza in +cui ogni ora perduta poteva essere irreparabile. +</p> + +<p> +All’8 di luglio si apprese che un piccolo distaccamento +di Francesi composto di 326 uomini con artiglieria +e cavalleria era entrato a Lucca; questa +notizia determinò la regina a partire, e annunziò +che partiva per mare. +</p> + +<p> +Quando si seppe in Livorno la notizia di questa +partenza che aveva tutta l’apparenza d’una fuga, +si manifestò subito una sommossa; il popolo voleva +ritenere la regina, le principesse ed il principe Leopoldo. +La cosa parve assai grave alla regina che lasciò +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +immediatamente la città, ed andò a bordo dell’<i>Alessandro</i>, +sul quale Nelson aveva inalberato la +sua bandiera. Ma dopo ventiquattr’ore la regina mutò +risoluzione, e decise di andare ad Ancona per la via +di terra. +</p> + +<p> +Siccome aveva con sè, come già dissi, le tre principessine +ed il principe, vale a dire che non poteva +ammettere nessun’aura persona nella carrozza senza +separarsi da qualcuno de’ suoi figli, si convenne che +essa partirebbe per la prima, e che noi l’avremmo +seguita. Aveva tanta premura di allontanarsi da +quei Francesi che detestava così cordialmente, che +partiva il giorno seguente per Firenze, senza aspettare +le altre carrozze, al solo annunzio che la via era +libera. +</p> + +<p> +Lord Nelson, sir William, miss Knight ed io partimmo +il giorno seguente, vale a dire l’11 di luglio. +</p> + +<p> +Questo viaggio, oltre al pericolo, presentava la +probabilità di grandi disturbi: cattiva strada, cattive +vetture, invece di un mare quasi sempre tranquillo +nel mese di luglio, e di una buona cabina +con tutti i comodi della vita; poi, dopo cento leghe +fatte in questa guisa, qualche polacca austriaca o +qualche balcan da pesca dalmato per trasportarci +a Trieste. Anche lord Nelson aveva disapprovato fino +all’ultimo momento questa maniera di viaggiare, e +trovava veramente molto più comodo di superare +la punta di Calabria e di entrare nell’Adriatico a +bordo dell’<i>Alessandro</i>, vale a dire da re: in quanto +a me confesso che preferiva il viaggio per terra per +quanto fosse faticoso. Sir William poi era talmente +ammalato, che dichiarò di esser quasi certo di non +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +arrivare vivo ad Ancona; ma che fedele alla regina +arrischiava anche la vita per seguirla. +</p> + +<p> +E partimmo. +</p> + +<p> +Impiegammo ventisei ore per andare da Livorno +a Firenze in causa delle marcie e contromarcie che +i Francesi ci costrinsero a fare. A Castel S. Giovanni +la carrozza si rovesciò: Sir William ebbe una leggiera +contusione al ginocchio, io ebbi una spalla +lussata; un medico di villaggio me la rimise a posto +facendomi soffrire orribili dolori, mentre un +fabbro raccomodava la ruota spezzata; ma la ruota +aggiustata troppo di fretta, si spezzò nuovamente +ad Arezzo. +</p> + +<p> +Siccome i Francesi si avvicinavano e ci volevano +due giorni per raccomodare la carrozza, risolvemmo +di prenderne un’altra, la prima che ci capitò, e partimmo +in quella soltanto io, lord Nelson e sir William; +miss Knight e la mia cameriera che potevano +essere prese impunemente per francesi, essendo persone +di minor importanza, le lasciammo indietro, per +raggiungerci poi colla carrozza aggiustata. +</p> + +<p> +Continuammo la via per strade orribili, ed in +mezzo a popolazioni in preda a tale miseria che è +impossibile a descrivere. +</p> + +<p> +Giunti ad Ancona, la regina trovò una fregata austriaca +preparata per riceverla; era tutta adorna di +sete e di velluti, e oltre alla camera reale, vi erano +otto letti per le persone del suo seguito. Desiderosa +di lasciare al più presto possibile la terra, la regina +si recò subito a bordo del bastimento; ma appena +vi si era stabilita, esitò di nuovo, per sapere +se era bene rimanervi; e quando arrivammo noi, tre +giorni dopo, la trovammo incerta se doveva domandare +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +ospitalità alla squadra russa, composta di tre +fregate e di un brik. Nelson, che aveva poca confidenza +nella marina austriaca, la incoraggiò in questo +proposito; inoltre la fregata austriaca per disporsi +a ricevere la famiglia reale era stata obbligata +a ridurre a 24 il numero del suoi cannoni, e i Francesi +che erano padroni delle coste della Dalmazia, +avrebbero potuto con una flottiglia di barche prendere +la <i>Bellona</i> all’abbordaggio. +</p> + +<p> +La squadra russa era comandata da un Dalmato, +chiamato conte Wainorvich, che in un combattimento +sostenuto l’anno precedente, ebbe rovesciata +la sua bandiera dagli Austriaci, ed aveva fatto voto +di non metter piede sul suolo austriaco, nè sopra +alcuno de’ suoi territori dipendenti, e mantenne il +suo voto tanto fedelmente, che non restituì nemmeno +la sua visita alla regina, che era andata a vederlo, +sotto pretesto che la fregata <i>Bellona</i> era terra austriaca. +</p> + +<p> +Ma siccome la fregata russa non era preparata +all’onore che la regina le faceva, il capitano non +potè che cedere la sua camera per lei e per la sua +famiglia, e noi c’imbarcammo su di un’altra. +</p> + +<p> +Sir William era tanto ammalato, che tutti i medici +l’avevano condannato, e il più indulgente di essi +pretendeva che sarebbe forse arrivato a Trieste, ma +non a Vienna. +</p> + +<p> +Contro ogni aspettazione, sir William si trovò un +poco meglio arrivando a Trieste dopo una buona +traversata. +</p> + +<p> +La regina partì da Trieste il 7 agosto, noi la seguimmo +due giorni dopo; questi due giorni erano +stati presi per dare un poco di riposo a sir William +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +</p> + +<p> +Prima di separarci a Livorno, la regina, non +sapendo se ci saremmo riveduti ancora, in vista dei +pericoli del viaggio, aveva fatto a ciascuno un regalo +d’addio: Nelson ebbe un ritratto del re contornato +di diamanti, e di smeraldi; William una +tabacchiera col ritratto della regina, contornato di +diamanti, ed io finalmente una splendida collana di +diamanti, colla cifra in diamanti di tutti i principi +e le principesse. +</p> + +<p> +Si è veduto che contro ogni aspettazione il viaggio +si compì senz’altro accidente che quello che è toccato +a noi, o piuttosto alla nostra carrozza. +</p> + +<p> +In questo viaggio ci raggiungemmo tre volte, per +separarci ancora un’altra volta e per sempre, +dopo Ancona, Trieste e Vienna. +</p> + +<p> +A Vienna, grazie alla grande amicizia che la regina +aveva per me, fui ammirevolmente ricevuta +dall’imperatrice, da sua figlia e da tutta la famiglia +imperiale. +</p> + +<p> +La convalescenza di sir William, che durò sei settimane, +ci trattenne a Vienna più di quanto vi saremmo +rimasti senza di ciò, il che non nocque pure +ai piaceri che ebbi nelle feste che mi si diedero. +Sir William voleva che andassi in società con lord +Nelson, precisamente come se si trovasse in perfetta +salute e ci avesse accompagnati. +</p> + +<p> +Era ormai tempo che la regina venisse a Vienna +a difendere i suoi interessi, di cui nessuno aveva +preso cura durante la sua assenza. +</p> + +<p> +Ciò la determinò a prendere una grande risoluzione. +</p> + +<p> +Vedendo che l’imperatore Francesco non aveva +stipulato nulla per lei, e vedendo che gl’Inglesi difendevano +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +la Sicilia, i cui porti potevano esser utili +e abbandonavano Napoli, che non poteva giovar loro +per nulla, decise di partire per Pietroburgo onde +chiedere un appoggio all’imperatore Paolo. +</p> + +<p> +Ma siccome era indispensabile che nessuno sapesse +questo viaggio, finse una indisposizione. +</p> + +<p> +E infatti lord Keith aveva qualche ragione di dire +che Bonaparte annunziava, senza misteri, che prima +di far la pace aveva un’altra potenza da distruggere +in Italia. Bonaparte dopo la battaglia di Marengo +pensò un istante di far marciare una divisione sopra +Napoli. La stagione già avanzata, probabilmente +gli avvenimenti che seguirono l’armistizio, salvarono +momentaneamente Napoli, obbligando Bonaparte +a concentrare le sue truppe in Italia; ma terminata +la guerra, e Bonaparte completando con una +o due altre vittorie quella di Marengo, era probabile +che il regno delle Due Sicilie ne pagasse le spese. +</p> + +<p> +Per conseguenza la regina partì per Pietroburgo. +</p> + +<p> +L’intrigo ebbe la riuscita sperata dalla regina. +Paolo I, per una vicenda di variazioni che subiva il +suo carattere, era in quel momento in amichevoli +rapporti col primo console Bonaparte; era evidente +che costui, geloso di conservarsi un amico così potente, +avrebbe fatto tutto ciò che l’imperatore gli +chiedeva. +</p> + +<p> +Paolo I scrisse una lettera calorosissima al primo +console; ma volle da Carolina il giuramento che se +riuscisse a firmare un trattato di pace tra la Francia +e Napoli, il trattato sarebbe rigorosamente osservato. +</p> + +<p> +Il generale Levacheff, gran cacciatore dell’imperatore +Paolo, fu espressamente inviato al primo console, +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +latore della lettera di Paolo, e garante della +promessa della regina, di modo che al 6 febbraio +1801, un armistizio, seguito da un trattato definitivo, +fu conchiuso a Foligno fra il cavaliere Micheroux e +il generale Murat. +</p> + +<p> +Uno degli articoli del trattato recava che, «i sudditi +del re che erano stati esiliati, imprigionati e +costretti a fuggire per causa di opinioni politiche, +poteano ritornare in patria e riavere la libertà ed il +godimento dei loro beni.» +</p> + +<p> +Sventuratamente per molti era troppo tardi: i tribunali +avevano operato, e tutto l’anno 1799 ed il +principio del 1800, avevano veduto terribili esecuzioni, +fra le quali quella dell’infelice Domenico +Cirillo, che aveva, lo si ricorda, rifiutato di venire a +curare la regina dopo la visita che avevamo fatto +insieme alla Vicaria, e che noi non potemmo salvare +dalla collera del re, quantunque la regina, spinta da +me, gli avesse chiesto la sua grazia in ginocchio. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span></p> + +<h2>VI.</h2> +</div> + +<p> +Il nostro soggiorno a Vienna fu una festa continua. +Il principe e la principessa Esterhazy, in un +loro viaggio a Napoli, erano stati ricevuti ammirabilmente +al palazzo dell’ambasciata; vollero renderci +quell’ospitalltà. +</p> + +<p> +Fummo quindi invitati a passare una settimana +al palazzo del principe ad Eisenstadt, ove vedemmo +una cosa curiosa e che era probabilmente per farci +onore in tutto il tempo che passavamo al castello. +Vi era una guardia di cento granatieri, di cui il più +piccolo era alto sei piedi; mano mano che si succedevano +nel servizio, quelli che scendevano dalla +guardia si sedevano ad una tavola ampiamente e +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +squisitamente servita finchè il veniva a rimpiazzare +un’altra serie di venticinque uomini. +</p> + +<p> +Ci fu dato un gran concerto nella cappella del palazzo, +sotto la direzione del venerabile Haydn, che +allora aveva sessantanove anni. La sua famosa cantata +della creazione fu eseguita in nostro onore. +</p> + +<p> +Al suo ritorno da Pietroburgo, la regina di Napoli +mi pregava continuamente, come si prega un’amica +la cui presenza è indispensabile, di andare con lei +in Italia: tutto era calmato, il re era ritornato a Napoli, +la pace era fatta e ci prometteva il ritorno +delle belle giornate che avevano seguito il mio arrivo +nella deliziosa aurora della nostra amicizia. +</p> + +<p> +Bisognava lasciar Nelson, e sarebbe stata una crudele +ingratitudine, quando aveva tutto perduto per +me, di dimenticare così presto una carriera come +la sua, sacrificata al mio amore. +</p> + +<p> +Fui inflessibile. +</p> + +<p> +La regina allora, vedendo che ero decisa di partire, +mi supplicò di accettare, in memoria della sua +reale amicizia, una rendita o pensione vitalizia di +mille lire sterline. Alla prima parola che ne dissi a +sir William: +</p> + +<p> +— Noi siamo abbastanza ricchi, mi rispose, e d’altronde +una tale liberalità ecciterebbe i sospetti del +governo inglese. +</p> + +<p> +L’ora della partenza arrivò. La separazione fu crudele +e piena di lagrime, di cui la regina versò la sua +buona parte, poi, l’una dopo l’altra, le tre principesse +mi abbracciarono; passammo l’ultima notte insieme, +ricordandoci i buoni e i tristi giorni, promettendoci +di non dimenticarli mai. +</p> + +<p> +Finalmente ci lasciammo; la regina mi fece promettere +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +di rivederla. Sir William era soffrente e agitato +per gli ultimi avvenimenti. La regina mi fece +comprendere, che una volta vedova e Nelson in crociera, +io rimarrei ben sola ed abbandonata: essa +contava su quell’eventualità per farmi mantenere +la mia promessa. +</p> + +<p> +Ciò che mi richiamava imperiosamente in Inghilterra, +era specialmente lo stato in cui mi trovava. +</p> + +<p> +Era incinta. +</p> + +<p> +Sir William non ignorava di certo la mia intimità +con Nelson; ma siccome le nostre relazioni coniugali +erano state quasi sempre quelle di un fratello +e di una sorella, non aveva mostrato gelosia. Stava +però alla mia delicatezza di togliere agli occhi di +tutti il mio stato, di partorire nel silenzio e nella +solitudine. Era riconoscente a sir William Hamilton +che chiudeva gli occhi; ma non doveva mai permettere +che la malevolenza glieli aprisse. +</p> + +<p> +Partimmo per Praga, ove l’arciduca Carlo ci aveva +invitato ad andarlo a vedere, e dopo uno splendido +ricevimento, sempre spinta dallo stato in cui mi trovava, +continuammo la nostra via per Dresda e per +Amburgo. +</p> + +<p> +Eravamo appena discesi all’albergo, quando mi si +annunziò che un uomo di sessant’anni, e la cui apparenza +era poco più che volgare, insisteva per parlarmi. +</p> + +<p> +Gli feci chiedere cosa desiderasse; rispose che non +voleva dirlo che a me. +</p> + +<p> +Vinta da questa ostinazione, ordinai di farlo entrare. +</p> + +<p> +Infatti vidi un piccolo vecchio di sessantasei anni, +che imbarazzato balbettava un cattivo inglese, e tenendo +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +il cappello in mano, mi raccontava che nella +suo cantina aveva del vino del Reno del 1625, il che +era ben altro che il vino di cui parla Orazio che non +datava che dal consolato di Opimio, poichè il vino +del mio vecchietto aveva cento settantacinque anni, +e da un mezzo secolo era in possesso della sua famiglia. +</p> + +<p> +Questo vino, diceva egli, era riservato per un’occasione +straordinaria, e questa occasione gli si presentava +al di là della sua aspettazione; quell’uomo +che per cinquant’anni era stato così avaro del suo +vino, chiedeva di me, perchè interponessi i miei +buoni uffici presso Nelson, per ottenere da lui che +si risolvesse di accettare sei dozzine di bottiglie di +quel vino, che avrebbe così avuto l’onore, mescolandosi +<i>al suo sangue generoso, di far battere il cuore +dell’eroe</i>. +</p> + +<p> +Lord Nelson entrò in quel momento, e comprendendo +lo scopo della visita del vecchio, cominciò col +rifiutare un dono che non aveva prezzo, ma vinto +poi dalle istanze di chi glielo offriva, finì coll’accettare +sei bottiglie, ma alla condizione che il donatore +pranzerebbe con lui il giorno seguente. +</p> + +<p> +L’invito fu accettato, e fu inviata una dozzina di +bottiglie; su di che Nelson osservò che bevendo sei +di quelle dodici bottiglie ne sarebbero rimaste altre +sei, che si sarebbero poste in serbo per beverne ad +ognuna delle vittorie future che egli avrebbe riportato, +e che, lo sperava bene, sarebbero state una +mezza dozzina. +</p> + +<p> +Difatti, al suo ritorno da Copenaghen bevve, in un +gran pranzo che egli diede, una delle sei bottiglie, +facendo un brindisi a chi gliela regalò, ma dopo +<span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span> +Trafalgar, ahimè, quantunque la vittoria fosse splendida, +le cinque bottiglie rimasero intatte; il vincitore +era caduto nel mezzo della sua vittoria. +</p> + +<p> +La seconda cosa rimarchevole, che ci accadde ad +Amburgo, fu la visita che Nelson ricevette da Dumoriez. +</p> + +<p> +Egli mi presentò, come pure a sir William, l’illustre +vincitore di Valmy e di Jemmapes, che, secondo +ogni probabilità, salvò la Francia da un’invasione, +e che non fidandosi della riconoscenza della Convenzione +che lo invitava a presentarsi, si presentò, +trovando la cosa più sicura, agli Austriaci col giovine +duca d’Orleans, che più tardi dovea sposare una +delle giovani principesse, da cui aveva preso congedo +a Vienna. +</p> + +<p> +Era curiosissima di vedere da vicino una celebrità +di cui aveva inteso tante volte parlare. +</p> + +<p> +Era allora un uomo dai sessantasei ai sessantotto +anni, di statura media, svelto ancora e nervoso, che +sembrava che ne avesse cinquanta o cinquantacinque; +la sua testa era viva e spiritosa, il suo sguardo +pieno di fuoco, il suo viso aveva le tinte calde che +le differenti atmosfere imprimono sul viso d’un soldato; +un colpo di sciabola aveva lasciato la sua traccia +sulla sua fronte; e seppi che in un solo combattimento, +in cui si era fatto sciabolare piuttosto +che arrendersi, ne aveva ricevute venticinque o ventisei. +Era stato ministro della guerra di Luigi XVI, +ed era sotto il suo ministero che la Convenzione si +era dichiarata ostile all’Austria. +</p> + +<p> +Egli era esiliato, e considerava filosoficamente +quanto succedeva in Francia. Debbo dire che il suo +colpo d’occhio aveva, se non qualche cosa dell’aquila, +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +almeno qualche cosa del falcone; leggeva distintamente +nell’avvenire e parlò del generale Bonaparte +come di uno dei più grandi uomini di guerra, +che fosse mai esistito, e ci predisse una fortuna +ascendente di cui non vedeva il termine. +</p> + +<p> +Noi gli demmo da parte nostra tutti i particolari +sulla corte di Napoli, su quella di Palermo e di +Vienna, e gli dovemmo una delle giornate più aggradevoli +del nostro viaggio. +</p> + +<p> +Restammo tre giorni ad Amburgo, vale a dire il +tempo di dare un po’ di riposo a sir William; poi +c’imbarcammo il 6 novembre e arrivammo a Varmouth. +</p> + +<p> +Era la prima volta che Nelson toccava il suolo +d’Inghilterra dopo la battaglia del Nilo. Fu ricevuto +con ammirazione ed entusiasmo. Nel momento dello +sbarco, la voce del suo arrivo si sparse per la città, +la popolazione accorse, gridando: Viva Nelson; si +tolsero i cavalli dalla carrozza e lo trascinarono allo +albergo di Wrester in mezzo ad applausi frenetici. +La fanteria della città venne a difilare sotto le sue +finestre; la musica del reggimento gli diede una serenata. +Il mayor ed il corpo municipale vennero a +prenderlo, e lo condussero accompagnato da sir William +e da me, che affaticata com’era non potei sfuggire +dal recarmi alla chiesa, ove si resero azioni di +grazie al cielo. Quando lasciammo la città, un distaccamento +di cavalleria ci accompagnò non soltanto +fino alle porte della città, ma ci scortò anche +per buona parte della strada. Tutti i vascelli della +baia erano pavesati come la festa del re, della regina +o del principe ereditario. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +</p> + +<p> +Il 20 settembre, lord Nelson aveva scritto da Vienna +al suo amico Davison la lettera seguente: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Mio caro Davison, +</p> + +<p> +«Avvicinandosi il giorno del mio ritorno in Inghilterra, +vi prego di farmi il piacere, voi e mio fratello, +di cercarmi una casa, o anche solamente un +buon alloggio ammobigliato per me. Non molto lusso, +purchè sia conveniente alla mia situazione e a +termine di mese in mese, non sapendo fino a quando +resterò a Londra. Ponete mente poi che non sono +tanto ricco quanto credete; due annate della rendita +del mio ducato di Bronte mi furono già pagate +in Sicilia; procurate quindi di non far nulla di +superfluo. +</p> + +<p> +«La nostra partenza è fissata per domani, probabilmente +arriveremo a Londra verso la metà di +ottobre. La mia salute è eccellente, ma aspettatevi +di vedere un vecchio. Scusatemi i disturbi che vi +do e credetemi +</p> + +<p class="indr"> +«ecc. ecc.» +</p> +</div> + +<p> +Arrivando a Londra, fu un’altra festa per noi. Nelson +riscosse i trionfi di Aboukir, di Napoli e di Malta: +alla voce del suo arrivo tutti i bastimenti del +Tamigi si pavesarono, tutte le corporazioni gli votarono +delle armi d’onore e degli indirizzi; il popolo +inglese, nemico capitale della Francia, andò pieno +d’entusiasmo incontro al distruttore della flotta francese. +La gloria di Nelson, grazie ai racconti degli +uomini di mare, era divenuta una specie di leggenda +e di gloria nazionale; la sua popolarità sorgeva dal +patriottismo; ogni Inglese, oltre alla parte di orgoglio +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +che si attribuiva coll’essere compatriotto di uno +fra più grandi capitani di mare che sia esistito, credeva +di dovergli la tranquillità della sua casa, l’onore +di sua moglie, la proprietà dei suoi campi, la +pace della sua patria. +</p> + +<p> +Nelson entrò in Londra l’8 novembre, e scese all’albergo +di Nerol a S. James Street. +</p> + +<p> +Mi ricordo che era sabato. +</p> + +<p> +Colà mi attendeva un colpo terribile. +</p> + +<p> +Da molto tempo andava chiedendo a me stessa, +come mai si conterrebbe Nelson, arrivando a Londra, +quando si troverebbe fra me e lady Nelson, di cui +ognuno si accorda a vantare la condotta irreprensibile. +Non aveva mai fatto questa quistione a lord +Nelson. Non mi accostava che fremendo e coll’ingiustizia +naturale di una falsa posizione, sentiva di +detestare lady Nelson e che all’occasione sarei stata +implacabile con lei. +</p> + +<p> +Ahimè, e lo fui! Confesso che la mia crudeltà per +quell’eccellente creatura, la persistenza che impiegai +ad allontanar da lei suo marito e ad impedirle di +vederlo, è ancor oggi uno dei miei più profondi rimorsi. +</p> + +<p> +Si giudichi, che quando entrai nell’appartamento +destinato per Nelson, vidi pel primo il venerabile +padre di Nelson che aveva ottant’anni, accompagnato +da una donna, che senza mai averla veduta, +riconobbi all’oppressione del cuore che sentiva nel +vederla, non poter essere che lady Nelson. +</p> + +<p> +Nelson si volse verso di me, mi vide pallida e tremante, +coi denti convulsi; egli fu crudele al pari +di me. +</p> + +<p> +Andò direttamente incontro a suo padre, lo abbracciò +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +con effusione, ma salutò freddamente sua +moglie, come se avesse fatto per una straniera. +</p> + +<p> +Essa si fece pallidissima in viso; gettò su di me +uno sguardo che m’inasprì, perchè credetti di riconoscervi +più compassione che collera, ed andò ad +appoggiarsi al braccio del padre di Nelson, come per +nascondere il suo dolore sotto i capelli bianchi del +vecchio. +</p> + +<p> +Lasciai il salotto, ed entrai nell’appartamento che +era stato momentaneamente destinato per noi. +</p> + +<p> +Nelson venne a raggiungermi subito, si gettò al +miei piedi, e mi giurò che mai lady Nelson non sarebbe +per lui che una sorella. Vide che questa promessa +non bastava ancora per rassicurarmi, e allora, — che +Iddio perdoni, a lui che fece il giuramento +ed a me che glielo lasciai fare, — e allora +fece il giuramento di non più rivederla, o di non +riceverla che in mia presenza. +</p> + +<p> +Il giorno seguente era domenica, e il lord Mayor, +che voleva dare una festa a lord Nelson, fu obbligato +a rimetterla a lunedì; la solennità della domenica +inglese non permette di darsi ad alcuna occupazione +mondana. +</p> + +<p> +Al lunedì Nelson andò alla City, ma a Lundgate-hill +il popolo staccò i cavalli dalla carrozza e lo +trascinò per tutto il Guide-hall con frenetici urrà. +Passando innanzi a Cheapside, fu salutato dalle acclamazioni +delle donne, che stipavano le finestre e +facevano sventolare i loro fazzoletti: dopo i toasts +di uso, Nelson fu pregato di andare a ricevere la +spada che gli era stata decretata. Nelson si avanzò +sotto un arco di trionfo che era stato innalzato per +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +riceverlo, e dove l’aspettava il tesoriere della città +che gl’indirizzò un discorso a cui Nelson rispose: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Sir, +</p> + +<p> +«È grande orgoglio e profonda soddisfazione per +me quella di ricevere dall’onorevole corte questa +testimonianza della sua approvazione per la mia +condotta; e con questa spada — e la sollevò — spero +di giungere ad annientare il nostro inveterato ed +implacabile nemico, senza di che il nostro paese +non potrà mal godere una pace solida ed onorevole.» +</p> +</div> + +<p> +Lo si vede, Nelson aveva già promesso con queste +parole di uscire dallo stato di riposo che si era ripromesso +in Inghilterra. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span></p> + +<h2>VII.</h2> +</div> + +<p> +Nel giorno del suo arrivo, vale a dire il 6 novembre, +Nelson si recò all’ammiragliato per fare una +visita a lord Spincer suo amico, e gli aveva partecipato +il suo desiderio di lasciare il servizio, accennando +il motivo che suolsi addurre in questi casi, +quello di una cattiva salute. +</p> + +<p> +Lord Spincer si era accontentato di sorridere all’espressione +di questo desiderio, e gli aveva augurato +una seconda salute ed un secondo Aboukir. +</p> + +<p> +Al 1 gennaio vi furono promozioni, e lord Nelson +apprese che era stato nominato vice-ammiraglio +della squadra azzurra, il che era una ricompensa e +un avanzamento ad un tempo; e quel giorno, riconciliatosi +col mare e con quella vita di pericoli che +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +era la sua, trasportò la sua bandiera sul <i>San Giuseppe</i>, +che era a Plymouth. +</p> + +<p> +Intanto io sentiva avvicinarsi il giorno del parto. +Probabilmente non sarebbe passato febbraio, senza +mettere al mondo il bambino che io teneva celato +agli sguardi d’ognuno con tante sofferenze. Obbligata +alla corte di Vienna, dal principe Carlo ad Amburgo +di essere sempre in gran toletta, stretta in un +corsetto chiuso a forza, nel corso della mia gravidanza +aveva degli spasimi e dei vomiti che inquietavano +sir William, benchè non sospettasse di nulla, +poichè Nelson mi mostrò un giorno una sua lettera +in cui gli diceva: +</p> + +<p> +«Emma ha dei dolori di stomaco, convulsioni e +vomiti; credo che abbia bisogno di prendere dell’emetico.» +</p> + +<p> +Giunta a Londra, non doveva meno osservare le +stesse cure che a Vienna, a Dresda, ad Amburgo, +perchè vi era tutta la famiglia di Nelson, suo padre, +suo fratello, sua moglie; ottenni da sir William di +lasciar l’albergo di Nerol, e andammo ad abitare in +casa di suo nipote lord Greenville all’estremità di +Piccadilly, e che dominava Green Park. +</p> + +<p> +Malgrado il desiderio che aveva di restare vicina +a me in un momento in cui il mio stato m’inspirava +le più gravi inquietudini, Nelson fu obbligato di +partire il 13 gennaio per Plymouth. Colà un rimorso +sul modo che aveva serbato verso sua moglie, dopo +il suo ritorno, lo determinò a scriverle la lettera seguente, +di cui io, nella mia pazza gelosia per +quella infelice creatura, gli serbai rancore per molto +tempo. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Southampton, 13 gennaio 1801. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +</p> + +<p class="indl"> +«Mia cara Fanny, +</p> + +<p> +«Siamo arrivati qua orrendamente affaticati. Le +mie migliori tenerezze a mio padre e a tutta la famiglia. +Vostro affez. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson</span>» +</p> +</div> + +<p> +Nelson giunse a Plymouth il 17, si stabilì a bordo +del <i>S. Giuseppe</i>, e vi rimase fino al 21; al 21 giunse +ad Exeter con lord S. Vincent che aveva incontrato +sulla strada di Tor Abbey. Nelson fu ricevuto in +quella città con ogni sorta d’onori, e gli fu offerta +la cittadinanza, che gli era stata votata alcuni giorni +prima. +</p> + +<p> +In risposta ad un indirizzo che gli venne letto +dal cancelliere in quell’occasione, lord Nelson rispose: +</p> + +<p> +«Qualunque onore mi possa essere accordato per +la battaglia del Nilo, io non ho che quello di aver +eseguito gli ordini che ho ricevuto. Questi ordini — aggiunse +egli indicando lord S. Vincent — mi sono +pervenuti dal mio comandante in capo, che pur egli +stesso li aveva ricevuti dal lord dell’ammiragliato; +questi ordini erano brevi e precisi; dicevano d’incendiare, +calare a picco e distruggere la flotta francese +dovunque si trovasse. Io sono stato soltanto lo +strumento, di cui la Provvidenza si è servita per +giungere allo scopo, e per quanto triste fosse stata +la guerra, io le debbo oggi il vostro elogio, e noi +tutti le dobbiamo il godimento della libertà, delle +nostre leggi, della nostra religione; e poichè gli avvenimenti +potranno far sì che noi saremo in pace +colla Francia, lo spero, saremo sempre in guerra +coi suoi principii.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +</p> + +<p> +Seppi tutti questi particolari scritti separatamente +nella lettera seguente, che egli mi mandò da Plymouth +il 18 gennaio 1801: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Che pazzo sono stato io mai di dirvi, cara Lady +Hamilton, di scrivermi per Brixam. Sono stato veramente +infelice sino ad oggi, per non aver vostre +lettere, ed ho paura di non poterle ricevere che dimani. +Ho fatto mal a credere che vi fosse qualcuno +più attivo di me; oggi ho ricevuto l’ordine di pormi +sotto il comando di Lord S. Vincent; ma siccome +non è venuto quello di apparecchiare, sarà probabilmente +venerdì di notte o sabato mattina che faremo +vela per Forbais. Continuate a mandare le vostre +lettere a Brixam. Il mio occhio è veramente +ammalato, l’ho fatto vedere al medico della flotta +che mi ha proibito di scrivere; eppure oggi sono +stato obbligato a scrivere a lord Spincer, a Saint-Vincent, +e a Davison, poi pel mio processo a Troubridge +e a Locker; ma state tranquilla, voi siete la +sola donna a cui scrivo. Il medico mi ha ordinato +di non prendere che cibi blandi, di non bevere nè +vino, nè porter; e poi debbo stare in una camera +oscura e tenere una visiera verde sull’occhio; vorreste, +mia cara amica, farmene una o due? io non +ne voglio da nessuno fuorchè da voi. Debbo inoltre +bagnare i miei occhi con acqua fredda. +</p> + +<p> +«Credo che sia la continua occupazione di scrivere, +che mi ha prodotto questa malattia. L’occhio +è iniettato di sangue e talmente pieno d’umori che +ci vedo soltanto per un angolo quanto la lunghezza +del naso. +</p> + +<p> +«Ecco tante voci per le mie sofferenze, ma essendo +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +lontano da voi, mia cara amica, ho sventuratamente +tutto il tempo per rendermele più tormentose. +Credetemi sempre, mia cara Lady, il vostro +fedelissimo e devotissimo +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>» +</p> +</div> + +<p> +Tre settimane dopo, ricevetti altre notizie di Nelson: +mi scriveva l’8 febbraio a bordo del <i>S. Giuseppe</i>: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Mia cara lady, +</p> + +<p> +«M. Davyson reclama il privilegio di portarvi la +risposta della vostra amabile lettera, e sono sicuro +che sarà esatto nel consegnarvela. Sto poco bene +di animo, e se il paese non reclama tutti i miei servigi +e tutta la mia intelligenza, nulla m’impedirebbe +di essere io stesso il latore della mia lettera. Ma, mia +cara amica, so che siete una vera e leale inglese, e +che avreste in odio quelli che non difendono il re, +la religione, le leggi e tutto ciò che ci è caro. È il +vostro sesso che fa di noi tanti eroi, che sembra non +concedere che ai soli valenti la bellezza, e se noi cadiamo +sul campo dell’onore, continueremo a vivere +nel cuore delle donne che ci sono care; è il vostro +sesso che ricompensa il nostro, e che infine conserva +fedelmente le nostre memorie: e voi, mia cara ed +onorata amica, siete, credetemelo, la prima e la migliore +del vostro sesso. Ho fatto il giro del mondo, +ed in nessun angolo del mondo non ho potuto trovare +una vostra eguale, nè alcuna che vi possa essere +posta a paragone; voi sapete come si ricompensa +il coraggio, l’onore, la virtù, e non chiedete +mai se sono poste in un principe, in un duca, in un +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +lord, od in un contadino. Spero di vedervi tranquilla +un giorno prima di partire per Bronte, come ho risolto +di fare. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">O. Nelson</span>» +</p> +</div> + +<p> +Simili lettere scritte da un uomo, di cui tutta Inghilterra +si occupava, e che i re chiamavano loro +sostegno, ed a cui, dovunque si presentava, rendevansi +onori reali, mi rendevano pazza d’orgoglio. +Si è creduto che io avessi un potere sopra Nelson, +e invece era lui che aveva un potere su di me: +se mi avesse ordinato la cosa più impossibile, io +l’avrei tentata; la più criminosa, e l’avrei commessa. +Sarei stata meno altiera di essere amata da un re, di +quello che fosse per essere amata da Nelson. Essere +l’amante di Nelson mi sembrava il più alto periodo +di gloria cui potessi giungere, e per me l’esser moglie +di sir William, vale a dire ambasciatrice d’Inghilterra, +non era che il penultimo gradino della +scala sociale che salii; essere l’amante di Nelson +era l’ultimo. +</p> + +<p> +E così pure mi consolava fin dei dolori che la mia +gravidanza mi faceva provare, e questi dolori non +mi provenivano per causa sua? il bambino che portava +nelle viscere non era forse suo? +</p> + +<p> +Bene spesso ne parlavamo insieme. Egli non ebbe +figli da sua moglie, e prometteva di adorarlo, e +avremmo fatto di più. Nelson voleva lasciare il servizio; +faceva i progetti più fantastici su di lui e +sulla sua educazione, sia che fosse un maschio od +una femmina. +</p> + +<p> +Sperava che Nelson potesse ritornare a Londra, +quando fu decisa la coalizione del nord. Il governo +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +allora decise di mandare una flotta potente nel Baltico, +sotto gli ordini dell’ammiraglio Parker, con +lord Nelson comandante in secondo; per cui, il 17 +febbraio 1801, l’ammiraglio mandò quest’ordine a +lord Nelson: +</p> + +<p> +«Lord Nelson si metterà sotto il comando di sir +Hyde Parker ammiraglio dell’azzurra, e comandante +in capo della squadra dei bastimenti e vascelli di +S. M. Sarà impiegato in servizj particolari.» +</p> + +<p> +In forza di quest’ordine, al 18 dello stesso mese +passò sul <i>S. Giorgio</i>, e partì per Spethead, ove doveva +attendere altri ordini. +</p> + +<p> +In questo tempo la mia ora era giunta. Al 15 febbraio +fui presa da dolori, nel momento in cui sir +William Hamilton era andato a vedere, lontano otto +ore da Londra, nella contea di Surrey, una bella +casa di campagna con fondi annessi, chiamata Merton +Place, che mi piaceva assai. Mi trovai dunque +sola nel momento in cui aveva più bisogno di esserlo. +</p> + +<p> +Vi era per fortuna in casa una donna che, avendo +avuto molti figli, era molto esperta in materia di +parto, e alcune volte, in caso di urgenza, aveva fatto +da levatrice e da chirurgo. La feci chiamare, e dopo +tre o quattro ore di dolori, misi al mondo una bambina, +tanto meschina, che si credette dapprima che +non fosse venuta al mondo che per morire; e ciò +dipendeva dalle precauzioni che io era stata obbligata +di prendere, coi corsetti che non aveva mai +cessato di portare. +</p> + +<p> +La donna portò la bambina nell’angolo più remoto +della casa, ove per tre o quattro giorni fu nutrita, +non essendo abbastanza forte per esser trasportata +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +dalla nutrice, già presa anticipatamente, e che aveva +il suo appartamento a Little Tischfield Street. +</p> + +<p> +Nello stesso giorno scrissi a Nelson; ma siccome +temeva che si spaventasse dello stato di debolezza +della bambina, gli dissi di ritardare di sei ad otto +giorni il suo viaggio, da quello che riceverebbe la +mia lettera, non volendo che vedesse la nostra cara +Orazia senza di me. +</p> + +<p> +Il giorno seguente, sir William ritornò dalla contea +di Surry. Non si maravigliò di trovarmi a letto. Gli +si disse che aveva avuto una crisi, in cui aveva reso +molta bile. Egli lo credette e scrisse a Nelson; +«Emma è stata molto ammalata; ora però sta meglio +e credo che malgrado la bile che ha reso, abbia ancora +bisogno di purgativi.» +</p> + +<p> +In capo a quattro giorni, grazie alla mia ammirevole +costituzione, potei alzarmi; ed all’ottavo mi +sentii abbastanza forte per uscire. +</p> + +<p> +Andai dalla donna che si prendeva cura di Orazia: +la bambina era un poco più vivace, ma sempre così +meschina, e si può giudicare di quel che era, quando +dirò che per trafugarla di casa senza essere veduta, +la nascosi nel mio manicotto, ove stava comodamente. +</p> + +<p> +La nutrice era una donna della classe inferiore +cittadina, chiamata mad. Thompson: era bella, fresca +e di un’eccellente salute. Nelson, senza dire per +chi fosse destinata, l’aveva fatta scegliere dal suo +medico. +</p> + +<p> +Gli dissi che le retribuzione che riceverebbe, sarebbe +in proporzione del suo silenzio e della sua fedeltà, +e intanto le lasciai pel primo mese di allattamento +cinque ghinee. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +</p> + +<p> +Il giorno dopo, Nelson arrivò inatteso. Per affari +della più alta importanza aveva chiesto un congedo +di tre giorni. Accordato questo congedo, era partito +il 23, vale a dire il giorno stesso, in cui io aveva condotto +la bambina dalla nutrice. +</p> + +<p> +Non vi fu mezzo di dar la colazione a Nelson; arrivò +digiuno, tanto avea premura di vedere la bambina: +pretestò una visita di beneficenza, in cui aveva +bisogno della mia presenza, salimmo in vettura e +andammo a Little Tischfield Street. +</p> + +<p> +La fu per me una vera consolazione, in vedere la +gioia di quell’uomo che era divenuto la mia vita: +rideva, piangeva, prendeva la bambina nel suo unico +braccio, la faceva saltare, ballare; volle assolutamente +farla ridere, e mi sosteneva che aveva riso. +La chiamava sua figlia, sua cara ed unica figlia, e +ordinò di portarla il giorno seguente in casa di sir +William; e volendola familiarizzare alla sua vista, +fece la sua lezione alla nutrice su quanto doveva +dire. +</p> + +<p> +Difatti il giorno seguente costei venne in palazzo +colla sua bambina in braccio. La prima persona che +vide fu sir William, che, fermandola, le chiese chi +fosse: essa rispose che si chiamava M. Thompson, +che aveva un fratello che serviva sui bastimenti di +lord Nelson, il quale aveva acconsentito di essere il +padrino della piccola figlia che aveva in braccio e +che gli portava per fargliela vedere. +</p> + +<p> +Sir William non dubitò un istante della verità di +quella storia: prese la bambina sulle braccia, le augurò +ogni sorta di prosperità, e la restituì alla sua +nutrice. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span></p> + +<h2>VIII.</h2> +</div> + +<p> +Nelson rimase un giorno e mezzo con noi, poi ci +dovette lasciar di nuovo: questo secondo strazio di +cuore ci fu ancor più doloroso del primo; forse non ci +saremmo riveduti più; questa bambina, che il cielo +ci aveva dato, non aveva esaurito per noi il tesoro +delle bontà celesti? +</p> + +<p> +Convenimmo di scriverci in modo che, ove le lettere +cadessero in altre mani, nessuno potesse comprender +nulla del loro contenuto, mentre per noi +dicevamo quanto ci occorreva. Così per esempio, +alcuni giorni dopo la partenza di Nelson, ricevetti +da lui la lettera seguente, che darà un’idea della +nostra corrispondenza intima. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +Si ponga mente che egli era M. Thomson, e che +io era madama Thomson. +</p> + +<p> +Egli mi scriveva da Deal: +</p> + +<p> +«Non potete immaginare la vivezza dei miei sentimenti +per voi: ora più che mai sono grandi e +sinceri, e non verranno mai meno. Tutti i doveri del +mio cuore saranno di crearci per l’avvenire de’ nuovi +legami, e di darci nuove prove di tenerezza e di affezione. +Ho veduto l’amico di M. Thomson e ho +parlato molto con lui. Quel giovine sembra divorare +le parole mano mano che escono dalla mia +bocca. Mi disse che non potrà mai dimenticare le +vostre gentilezze e la dolce vostra affezione per lei +e per la sua cara bambina. Vorrei che mi diceste +che voi avete avuto la bontà di vederla, e come stia, +perchè mai bambino più caro e più bello non nacque +da due amanti; è veramente un figlio dell’amore. +Sono determinato di tenere suo padre a bordo, perchè +se lo lasciassi conversare colla madre, ne nascerebbe +immediatamente un altro; ma dopo due +mesi gli darò il congedo, e spero che non si separeranno +più, e allora avverrà ciò che a Dio piace.» +</p> + +<p> +Ecco le lettere secrete che mi scriveva, e che non +nuocevano per nulla alle lettere, per così dire, ufficiali, +che riceveva da lui. +</p> + +<p> +Così, p. e., al 2 marzo lasciava Portsmouth sul +<i>S. Giorgio</i>, e al 3 mi scriveva: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Mia cara Emma, +</p> + +<p> +«Il mio capo mi ha fatto l’onore di mettermi sulla +fronte di battaglia e sarò il primo al combattimento. +Vi direi di più se non temessi d’inquietarvi, conoscendo +la grande tenerezza che avete per me. Il +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +<i>S. Giorgio</i> darà un nuovo raggio di gloria alla fama +d’Inghilterra, se Nelson sopravvive, e se l’onnipotente +provvidenza, che continuamente mi protegge +nei pericoli, e che ha difeso la mia vita nei giorni +di battaglia, mi assiste e mi protegge ancora. Conservatemi +sempre nella vostra memoria ed in quella +di sir William: il mio ultimo pensiero sarà per voi +due che mi amate. Giudico il vostro cuore dal mio. +Voglia il gran Dio dell’universo proteggervi e benedirvi +insieme a sir William. È la fervida preghiera +dell’inalterabile amico fino alla morte di voi e di sir +William. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Mi si permetta di dare ancora un saggio della +nostra corrispondenza privata, e si vedrà con quale +ardore quell’uomo mi amava; quanto più grande è +quell’amore, più grande è la mia scusa. +</p> + +<p> +Mi scriveva da Dusse innanzi a Boulogne: +</p> + +<p> +«Non temete di nessuna donna, cara Emma, poichè +ogni altra donna m’è odiosa. Non ne conosco +alcuna che vi possa rassomigliare, mia Emma. Sono +certo che non farete nulla che possa raffreddare +l’amore che ho per voi: quanto a me, morrei piuttosto +che cagionarvi la minima pena. Date dieci +mila baci alla mia cara Orazia. Ieri il soggetto della +conversazione è caduto sul vaccino: un gentiluomo +pretendeva che suo figlio, che era stato vaccinato, +aveva avuto contatto con un altro fanciullo colpito +dal vaiuolo, senza esser preso dalla malattia. Se ciò +è vero, è il trionfo del vaccino. Il fanciullo ha avuto +un poco di febbre per due giorni e soltanto una +piccola infiammazione al braccio, in luogo di essere +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +coperto da pustule come era il fanciullo colpito dal +vaiuolo. +</p> + +<p> +«Del resto fate quel che volete.» +</p> + +<p> +Parlai di questa lettera al dottor Rowlay e del +miracolo medico che proclamava. Sventuratamente +m’imbattei in un avversario accanito di Jenner, il +quale si oppose assolutamente a che Orazia fosse +vaccinata, e siccome aveva egli in quel momento +un soggetto conveniente, inoculò il pus alla povera +bambina. Del resto la operazione riuscì maravigliosamente; +in tre settimane Orazia era completamente +guarita. In questa occasione presi a pigione per +M. Thomson una casa a Slone Street e ogni cosa +andava bene. +</p> + +<p> +Ora debbo fare una confessione e, per quanto mi +costi, la farò. +</p> + +<p> +Quanto più cresceva il mio amore per Nelson, +tanto più aumentava il mio odio ingiustificabile per +sua moglie. Completamente separata di corpo da +lady Nelson, Orazio volle che questa separazione si +estendesse a tutti gli oggetti materiali e inservibili: +mi scrisse di rinviare a lady Nelson tutti gli oggetti +di toletta ed altro che le potesse appartenere, e che +si trovavano coi suoi. Avrei dovuto ricusare, avrei +dovuto di questa crudele cura incaricare una donna +della famiglia di Nelson, qualche cognata; ma invece +trovai in ciò l’acre piacere della gelosia che si +vendica; e lady Nelson ricevette tutti gli oggetti +che le appartenevano, con una carta su cui aveva +scritto queste sole parole: — Da parte e per ordine +di lord Nelson. +</p> + +<p> +Spero che Iddio misericordioso mi perdonerà, pel +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +mio pentimento, il dolore che ho dovuto cagionare +a quella infelice donna. +</p> + +<p> +Sir William nel suo viaggio alla contea di Surry +non si era inteso per Merton-place, e, invecchiando, +era diventato sempre più avaro, e si ritirò da questa +compera per due o trecento sterline. Nel suo +viaggio a Londra, aveva parlato di questa compera +a Nelson, e gli aveva molto vantato la situazione +della casa. Nelson si ricordò del mio desiderio, e +quando seppe che sir William non aveva comperato +Merton-place, gli scrisse incaricandolo di comperare +Merton-place al prezzo che gli venisse chiesto, dicendo +che era sempre stato il suo più grande desiderio +di vivere in campagna cogli amici, che egli +comperava Merton per farne un ritiro per noi tre, +ove avremmo potuto passare i nostri giorni tranquillamente +lungi da’ rumori della città e dagl’intrighi +del ministero. +</p> + +<p> +Sir William andò dal notaio del proprietario di +Merton-place, che acquistò in nome di lord Nelson, +al prezzo che aveva ricusato di prenderlo egli stesso. +</p> + +<p> +Siccome era sicura che Nelson non comperava +Merton-place che per farmene un dono, gli esposi +nella mia lettera certi scrupoli, intorno alla località +che, se piaceva moltissimo a me, poteva dispiacere +a lui. +</p> + +<p> +Egli si affrettò di rispondermi: +</p> + +<p> +«Non inquetatevi su questo punto; sono certo +che Merton mi piacerà, ed ho buona opinione del +vostro gusto e del vostro giudizio, per non credere +che possa mancare.» +</p> + +<p> +È nota quella terribile campagna dell’Inghilterra +contro la Danimarca, a cui Nelson era chiamato a +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +prendere parte. Incaricato del bombardamento di +Copenaghen, Nelson si avanzò ad un punto tale, +che l’ammiraglio Parker, temendo che le navi inglesi +naufragassero e non potessero più manovrare, +diede dal vascello ammiraglio il segnale della ritirata. +</p> + +<p> +Nelson prevenuto dal capitano Hardy del segnale +che gli faceva il suo superiore, portò il cannocchiale +al suo occhio cieco. +</p> + +<p> +— Non veggo nulla, disse, e continuò il combattimento. +</p> + +<p> +Il cattivo stato della salute di Nelson e specialmente +il suo desiderio di rivedere me e la sua cara +Orazia, di cui sarei stata gelosa, se una madre può +essere gelosa di sua figlia, gli faceva chiedere, quando +la campagna era quasi finita, il favore di ritornare +a Londra. Siccome egli chiedeva questo favore sotto +forma di un congedo, l’ammiragliato glielo accordò, +sapendo bene d’altronde ove ritrovarlo, al primo +colpo di cannone che si tirerebbe. +</p> + +<p> +Si sperava che il cannone tacerebbe per qualche +tempo. Il ministero Pitt, vale a dire il ministero +della guerra, era caduto, e il ministero Addington, +vale a dire quello della pace, gli era succeduto. +</p> + +<p> +Nelson lasciò quindi il suo comando nel Baltico, e +al 18 giugno salì sul brick la <i>Kite</i> comandato dal +capitano Degby, e arrivò ad Yarmouth al 1 di luglio. +</p> + +<p> +Ci capitò nel momento in cui meno si attendeva +il suo bastimento, non avendo impiegato che 10 +giorni a venire da Kioge bay a Yarmouth. +</p> + +<p> +La mia gioia fu grande. Fortunatamente, sotto il +velo di una tenera amicizia, potevamo, in presenza +di sir William, dirci una parte delle cose che sgorgavano +<span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span> +dal nostro cuore. D’altronde un quarto d’ora +dopo l’arrivo di Nelson il principe di Castelcicala, +ambasciatore, se lo si ricorda, del re delle Due Sicilie, +venne a comunicare un dispaccio a sir William: +sir William andò in un’altra sala e ci lasciò +soli. +</p> + +<p> +La prima parola di Nelson fu per Orazia; le dimande +si succedevano con tale rapidità che non +poteva rispondervi. +</p> + +<p> +Entrai nella sala, e dissi sotto voce a sir William, +che lord Nelson voleva vedere la sua figlioccia, e mi +pregava di accompagnarlo dalla nutrice. +</p> + +<p> +Non aveva voluto uscire senza prima avvisare sir +William. +</p> + +<p> +Sir William mi strinse la mano e scosse la testa. +</p> + +<p> +— Ecco un padrino molto tenero e premuroso, +disse; andate pure, figlia mia. +</p> + +<p> +Lasciai i due diplomatici a discutere gli affari di +stato, di cui, grazie a Dio, non mi mischiava più, e +salimmo in carrozza per andare a Slone Street. +</p> + +<p> +Cammin facendo, chiesi a lord Nelson notizie dell’uccello. +</p> + +<p> +— Di quale uccello? +</p> + +<p> +— L’uccello d’Aboukir, quello che venne a riposarsi +sulla vostra spalla il giorno che vi feci una +visita sul <i>Vanguard</i>. +</p> + +<p> +— Ah! disse egli con gioia, l’ho riveduto alla mattina +del bombardamento di Copenaghen; davvero, +che comincio a credere che quell’uccello sia il mio +buon genio. +</p> + +<p> +Nelson rivedendo la piccola Orazia fu ancor più +felice della prima volta. La bambina in quei quattro +mesi che scorsero, era cresciuta, ed aveva vinta +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +la sua debolezza, era la più bella creatura che si +potesse vedere. +</p> + +<p> +Nelson ritornò a Piccadilly pazzo di gioia; non +fece che parlare della sua figlioccia tutto il tempo +del pranzo. +</p> + +<p> +Come dissi, le negoziazioni erano aperte per la +pace dal nuovo ministero, ma l’Inghilterra non acconsentiva +che alla condizione di conservar Malta, +e che le si cedesse la Trinità. Bonaparte si oppose +vigorosamente contro queste due pretensioni, e annunziò +nel <i>Moniteur</i> che riunirebbe la flotta a Boulogne +per tentare un’invasione in Inghilterra. +</p> + +<p> +Difatti alcune divisioni di scialuppe e di cannoniere +uscirono dai porti di Calvados della Seyne, e si recarono +a Boulogne. +</p> + +<p> +L’Inghilterra non volle restare indietro, e riunì +forze considerevoli per opporsi a quel progetto. +</p> + +<p> +Nelson ricevette il comando della squadra destinata +a sorvegliare i preparativi della Francia. +</p> + +<p> +Bisognava separarsi di nuovo, ma questa volta vi +era la speranza, che la separazione sarebbe corta; +era più una dimostrazione, che una ripresa di ostilità. +</p> + +<p> +La commissione di Nelson gli arrivò il 25 luglio +1801, e al 27 scrisse a sir Evan Nepean Esq: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Signore, +</p> + +<p> +«Vi prego di avere la bontà d’informare i lord +commissarii dall’ammiragliato del mio arrivo a Londra, +e che immediatamente trasporto la mia bandiera +a bordo dal vascello l’<i>Unità</i> nel bacino di +Sherness. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span></p> + +<h2>IX.</h2> +</div> + +<p> +La storia di Nelson m’è più cara della mia vita, +e perciò lo seguo nel Mediterraneo, dopodichè ritornerò +a quell’Inghilterra tanto triste per me dacchè +la ho lasciata. +</p> + +<p> +Negli ultimi giorni di luglio mi scrisse: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Mia Cara Emma, +</p> + +<p> +«Quantunque vi abbia scritto da vari luoghi, soltanto +per dirvi, sono qua, sono là, mi è stato impossibile +di dirvi altra cosa, che sono qui e sto bene, +perchè non dubito <i>che saranno tutte lette</i>. Non ho +altro mezzo per mandarvi notizie che il mare, e +gl’invii che dovranno farsi col mezzo di piccoli bastimenti +che l’ammiraglio mi ha dato, non potranno +essere frequenti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +«Il nostro passaggio è stato enormemente lungo: +da Gibilterra a Malta abbiamo impiegato undici +giorni; arrivai verso la sera del 15, e ripresi il mare +nella notte del 16 al 17 a tre ore, e non giungemmo +che al 26 innanzi a Capri, ove ho dato ordine +perchè la fregata che portava M. Elliot a Napoli +venisse a raggiungermi. +</p> + +<p> +«Vi mando le copie delle lettere del re e della regina. +Sono orribilmente afflitto che essa non dica +nemmeno una parola di voi. La sua sola scusa che +dice, è che questa è una lettera politica. +</p> + +<p> +«Quando risposi alla regina, le scrissi: +</p> + +<p> +«Ho lasciato lady Hamilton il 18 maggio, e sempre +così affezionata verso V. M. che sono sicuro che +darebbe la vita per salvare la vostra. V. M. non ha +mai avuto un’amica più sincera e leale della vostra +cara Emma. Vi spiacerà di conoscere, ne sono sicuro, +che sir William non l’ha lasciata in una condizione +pecuniaria così lauta come lo permetteva la +sua fortuna. Egli ha diviso i suoi beni fra i suoi +parenti; ma essa farà onore alla sua memoria, quantunque +tutti i suoi amici gli diano il torto d’essere +stato avaro verso di lei.» +</p> + +<p> +«Spero, mia cara Emma, che la regina vi abbia +scritto direttamente: se è capace di dimenticare la +mia Emma, spero che Dio la dimenticherà a suo +tempo; ma voi credete che essa non sia capace di +dimenticarvi. Questo è il momento di darvi una prova +della sua affezione. Mostrate soltanto le copie +delle lettere del re e della regina ai nostri amici più +intimi. +</p> + +<p> +«Il re è tristo e sta sempre a Belvedere. +</p> + +<p> +«Elliot non vide nè lui nè la regina, dal 17, giorno +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +del suo arrivo, fino al 21; al 22 egli dev’esser +presente. +</p> + +<p> +«Sono convinto che il piano di questo <i>miserabile +Corso</i> sarebbe di conquistare il regno di Napoli: ha +fatto entrare 13000 soldati nella parte dell’Adriatico, +e prenderà possesso di Gaeta e di Napoli senz’alcun’ombra +di diritto, e se il povero re fa qualche +osservazione, o ci permette di soccorrere la Sicilia, +dichiarerà la guerra, e dichiarerà Napoli di buona +presa. +</p> + +<p> +«Aveva consigliato al generale Acton di non lasciare +la famiglia reale a Napoli; poichè Napoli o +tosto o tardi sarà conquistato, come meglio converrà +a Bonaparte. +</p> + +<p> +«La Morea e l’Egitto sono pure nelle sue viste. +Un’armata di 70000 uomini si è radunata in Italia. +</p> + +<p> +«Come potete crederlo, ho grande premura di +andare innanzi a Tolone a raggiungere la flotta. +</p> + +<p> +«Noi passiamo innanzi a Montecristo, a Bastia, al +capo Corso; jeri ci avvicinammo lentamente a Tolone. +Quale sia la loro forza, non lo saprei; alcuni +dicono che hanno nove vascelli di linea, altri sette, +altri cinque. Se ve ne sono nove, ci verranno ad +incontrare, giacchè noi abbiamo soltanto un egual +numero di vele. +</p> + +<p> +«Spero però che usciranno, e così potremo finir +tutto, perchè, come sapete, nulla detesto di più dell’indecisione. +</p> + +<p class="indr"> +«Luglio 1803. +</p> + +<p> +«Mi avanzo verso Tolone per schiacciare i Francesi. +Abbiamo tutto in pronto: sette vascelli di linea, +cinque fregate e sei corvette; in una settimana +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +ne avremo uno o due di più; abbiamo oggi otto +vascelli di linea, dimani sette, compresivi due vascelli +da sessantaquattro. +</p> + +<p> +«Potete immaginarvi, cara Emma, quanto sarei +felice di avere una delle vostre care e lunghe lettere, +per farmi sapere quanto è accaduto dopo la mia +assenza. +</p> + +<p> +«Ringrazio Iddio che non possiate mai trovarvi +in bisogno; ma state sicura, finchè avrò sei soldi, +ve ne saranno cinque per voi; ma voi avete acquistato +questa esperienza che in materia di denaro non +bisogna contare sugli amici. Spero che il vostro buon +senso ne approfitterà. +</p> + +<p> +«Credo bene che il ministro farà qualche cosa +per voi; ma non ha fatto ancora nulla. Noi possiamo +vivere con pane e cacio. L’indipendenza è +una benedizione; e benchè non abbia trovato mezzo +finora di fare una buona presa, e ciò che è stato +preso si è già mangiato, pure sarei sfortunato se in +questa campagna non avessi di che pagare tutti i +miei debiti; e pagati i debiti non è per me poca consolazione. +</p> + +<p> +«Non ho ancora parlato ad Acton del mio affare +di Bronte; ma se Napoli rimane per lungo tempo +nelle mani del re Ferdinando, ne terrò parola, ma +non spero nulla da loro. Credo che da parte sua non +rincrescerà ad Acton di essere lontano sano e salvo. +</p> + +<p> +«Da quanto sento dire, credo che il re di Napoli +sia così disperato, che metterebbe volentieri le redini +di Napoli nelle mani di suo figlio, e si ritirerebbe +in Sicilia. Voi sapete bene che sir William ha sempre +pensato che il re Ferdinando finirà così. La sua +situazione basta in fatti per istraziare il cuore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +</p> + +<p class="indr"> +«Luglio 1803. +</p> + +<p> +«Questa mattina abbiamo raggiunto la flotta. Gli +uomini dei bastimenti sono buoni; ma i vascelli sono +avariati e sono lontani dall’avere il loro equipaggio +completo. Non ci sarebbe nulla di meglio, che di affrontarci +subito col nemico. +</p> + +<p> +«Abbiate la bontà di mandare la lettera qui acchiusa +al suo indirizzo, e state sicura che fino all’ultimo +momento della mia vita sarò il vostro affezionato +e fedele +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte</span>» +</p> +</div> + +<p> +Cito la lettera di Nelson invece di ritornare a me +e seguire il mio racconto, perchè credo che sia molto +più curioso di veder l’uomo, che ha avuto una +così grande influenza sugli avvenimenti d’Italia, ritornare +nei luoghi ove questi avvenimenti si sono +compiti, che di vedermi sostenere i primi passi di +Orazia, che giuoca sull’erba di Merton-place. +</p> + +<p> +Consacrerò questo capitolo alle lettere di Nelson, +che non sono lettere d’amore, ma dispacci politici. +</p> + +<p> +Dunque continuo, o piuttosto continua Nelson: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«<i>Victory</i> innanzi Tolone, 1 agosto 1803. +</p> + +<p> +«Non sono sicuro che riceverete questa lettera: +</p> + +<p class="indl"> +«Mia carissima Emma +</p> + +<p> +«La vostra lettera del 31 maggio, che mi è giunta +da Napoli, nel pacco di M. Noble contenente la corrispondenza +di Davyson con Plymouth, mi è stata consegnata +dalla <i>Phoebè</i> due giorni or sono, ed è la sola +linea, che la flotta abbia ricevuto dopo la sua partenza +dall’Inghilterra. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<p> +«Non vi sarà difficile, mia cara Emma, di farvi +comprendere l’emozione, che la vista e la lettura +della vostra lettera mi ha prodotto. Sono cose che +non possono essere comprese che da persone legate +da un’affezione come la nostra, e quantunque abbiate +scritto poche parole, ho compreso che volevano +dir molto. Approvo il vostro piano e la scelta +della vostra società. Per l’altro inverno o per la primavera +prossima spero di essere abbastanza ricco +per fare tutti gli abbellimenti necessari al nostro +caro Merton; ciò servirà a divertirvi; sono sicuro +che sarò un grande ammiratore di tutto ciò che farete +fino alle vostre piantagioni di uva spina.» +</p> +</div> + +<p> +La crociera durò circa tre mesi. Dopo aver trasportato +la sua bandiera dall’<i>Uncle</i> sulla <i>Medusa</i> e +dalla <i>Medusa</i> sull’<i>Amazzone</i>, Nelson seppe che la +pace era stata firmata il 1 ottobre; ed era tempo, +egli era veramente ammalato. +</p> + +<p> +Al 17 Nelson mi scrisse dall’<i>Amazzone</i>: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«Mia cara amica, +</p> + +<p> +«Benchè la mia indisposizione non presenti alcun +pericolo, pure resiste alla medicina che il dottore +Baired ha prescritto; e debbo confessare che mi ha +molto prostrato e mi pare d’inghiottire del rhum, +che non possa digerire, e resti nei visceri. Vorrei +che questi signori dell’ammiragliato soffrissero dello +stesso mio male; ma siccome essi non hanno visceri, +almeno per me, è inutile che lor faccia questo +augurio. Ho passato una notte molto cattiva, +ma le vostre care lettere e quelle di sir William, mi +fanno un gran bene. +</p> + +<p> +«La positiva mia risoluzione è di non esser tormentato +<span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span> +al mio arrivo a Londra, e di non chieder +nulla, fuorchè di ritirarmi in campagna con voi, miei +buoni amici. +</p> + +<p> +«In questi due giorni, qui ha fatto molto freddo, +ma il tempo non è cattivo. Ho acceso il fuoco nella +cabina, e spero che la malattia se ne andrà. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Quantunque questa lettera si debba porre nella +categoria delle lettere officiali, m’inquietava; le sue +frasi interrotte, e direi quasi convulse, mi parevano +indicare che chi le aveva scritte tremava per la +febbre nel vergarle. +</p> + +<p> +Al 23 ottobre Nelson arrivò a Merton-place. Aveva +chiesto a sir William di alloggiare la nutrice e la +sua piccola Orazia in una delle sue piccole dipendenze. +Sir William, che conosceva l’amore di Nelson +per quella bambina, acconsentì immediatamente: +inoltre la casa era di Nelson, e non sua. Io aveva indovinato, +perchè Nelson appena ci ebbe abbracciati +chiese della sua figlioccia, e si dovette condurlo +subito dalla pretesa madre di Orazia; ma la vera +madre era là, e non perdette nè una parola, nè un +gesto, nè un segno. Questa gioia di Nelson era il +mio trionfo. +</p> + +<p> +Al 29 dello stesso mese Nelson fu istallato alla +camera dei lord: aveva ritardato quella cerimonia, +che riteneva per molto noiosa, e l’aveva ritardata +quanto più potè. Siccome egli era visconte, fu presentato +dal visconte di Sydney. +</p> + +<p> +L’inverno passò in mezzo ai balli ed alle feste +nei villaggi circostanti di Merton-place, di cui Nelson +era fanatico in causa della sua solitudine, e della +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +libertà che vi godevamo, e dei balli e delle serate e +delle feste come Piccadilly. Sir William riceveva +molto, e siccome Nelson abitava con noi, avevamo +sempre per ospite qualcuno della sua famiglia, +e debbo dire, che questi ospiti, che dopo la +morte di Nelson non mi parlarono più, erano invece, +quando egli era vivo, pieni di attenzioni e di riguardi +per me. +</p> + +<p> +Nell’estate del 1802, lord Nelson, suo padre, suo +fratello, sir William ed io, andammo a fare un viaggio +nel sud della contea di Galles; ma a Bleenheim +il mio amor proprio ebbe a soffrire una forte scossa, +visto lo sprezzo che mi manifestava la nobile famiglia +che abitava il castello. Nelson fu profondamente +offeso di questa mancanza di convenienza a +mio riguardo, rifiutò di accettare i rinfreschi che ci +offersero, ed io dissi allora in modo d’essere intesa: +</p> + +<p> +— Dopo la battaglia di Abouckir, se fossi stata +regina, avrei dato a Nelson un principato; ma avrei +procurato che fosse tanto bello che Bleenheim non +fosse che un orto in suo confronto. +</p> + +<p> +Del resto in tutte le feste che si diedero al mio +eroe, dai municipj, dalle città, o dalle assemblee +pubbliche, combinai costantemente, col mio talento +declamatorio, e colla mia voce veramente rimarchevole, +di aumentare l’allegria dei conviti e i piaceri +delle serate: non soltanto la voce pubblica, ma +anche i giornali della provincia fecero conoscere gli +immensi successi che ottenni. +</p> + +<p> +Al principio di settembre ritornammo a Merton, e +vi restammo tutto l’inverno. +</p> + +<p> +Da molto tempo sir William non istava molto bene, +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +ma verso la fine dell’inverno la sua indisposizione +si fece assai grave, e nel mese di marzo cadde ammalato +seriamente. Lo conducemmo subito a Londra, +ove gli furono prodigate tutte le cure, ma la +scienza nulla poteva contro ai suoi settantadue +anni, e andò sempre più indebolendosi, di modo +che al 6 aprile ci trovammo tutti e due in ginocchio +al suo letto per ricevere l’ultimo suo sospiro. +</p> + +<p> +Sir William morì come un uomo che non ha nulla +da rimproverarsi, e pochi minuti prima di morire, +con voce debole, ma piena di serenità, disse a Nelson +prendendogli la mano: — Bravo e grande Nelson, +la nostra amicizia quantunque lunga è stata +senza nubi, e morendo sono altiero dell’amico che +Dio mi ha dato. Spero che vedrete e farete rendere +giustizia dai ministri ad Emma. Voi sapete meglio +di chiunque i grandi servigi che ha reso, e vi ricorderete +tutto ciò che ha fatto pel nostro paese. Proteggete +la mia cara moglie, e possa il grande Iddio +benedirvi, darvi sempre la vittoria, e proteggervi +nelle battaglie. +</p> + +<p> +Poi volgendosi a me, disse: +</p> + +<p> +— Mia incomparabile Emma, voi non mi avete mai +offeso, nè in pensieri, nè in parole, nè in azioni: lasciate +che vi ringrazii profondamente per la vostra +affezione, per la vostra bontà, nei dieci anni della +nostra felice unione. +</p> + +<p> +Poi, facendo un ultimo sforzo, unì le nostre due +mani, mandò un sospiro e spirò. +</p> + +<p> +Piansi sir William, e lo piansi sinceramente; gli +doveva l’alta situazione che aveva occupato alla +corte, e la parte brillante che vi ebbi. Forse sarebbe +stato meglio per la mia eterna salute che fossi rimasta +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +umile e povera nell’oscurità; ma questa riflessione +che faccio oggi, non si presentava allora +al mio pensiero. +</p> + +<p> +Lord William non dubitava che dopo la sua morte +non ottenessi coll’alta influenza di Nelson la successione +nella sua pensione che era di 1500 sterline. +Egli sapeva che Nelson aveva comperato per me +Merton-place che valeva cinquecento sterline; credette +perciò di lasciarmi ricca legandomi 750 sterline. +Difatti queste tre rendite riunite mi costituivano +circa un’entrata complessiva di settantamila franchi. +</p> + +<p> +Ma bisognò rinunziare completamente alla speranza +della pensione ministeriale: per quante pratiche +siansi fatte da me e da lord Nelson, non ottenemmo +nemmeno l’onore di una risposta. Ma Nelson +non era uomo di lasciarmi sopportare un lungo +affronto. Mi fece una falsa vendita di Merton, e mi +assicurò una rendita di mille e dugento lire sterline, +il che mi dava, con Merton ed i legati di sir William, +sessantamila franchi di rendita. +</p> + +<p> +Da un codicillo del suo testamento, fatto una settimana +prima della sua morte, sir William dava a +Nelson un mio bel ritratto in miniatura, dipinto +sullo smalto; io gli diedi una catena d’oro, ed egli +portò costantemente la catena al collo ed il ritratto +sul cuore. +</p> + +<p> +Ma una cosa che mi stupì e mi rattristò ad un +tempo assai profondamente, fu la condotta di lord +Greenville suo nipote. Quest’uomo che mi aveva +tanto amato, che credeva d’impazzire perdendomi, +si dichiarò uno dei più accaniti persecutori. Un +mese dopo la morte di suo zio, mi obbligò ad uscire +dalla casa che gli apparteneva. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +</p> + +<p> +Nelson, vedendo che non aveva più domicilio a +Londra, prese un piccolo appartamento separato +dal mio, ed era un gran sacrificio che faceva per la +mia riputazione e al rispetto del mondo; ma non +ebbe il coraggio di continuare questa separazione +alla nostra casa di campagna. +</p> + +<p> +Presi a pigione una casa a Clarge Street. +</p> + +<p> +Ma qualche settimana dopo questa nuova istallazione, +perdetti l’appoggio e la presenza del mio nobile +amico, chiamato al comando della flotta del +Mediterraneo. +</p> + +<p> +Era insieme un grande onore e un grande dolore +per me. In questi diciotto mesi, in cui ci eravamo +abituati a quella vita d’intimità che bisognava rompere, +e per una guerra più accanita che mai, si sarebbe +detto che la lunga speranza della pace, che +andava a scemare, aveva esacerbato, l’una contro +l’altra, le due nazioni. +</p> + +<p> +Il dolore di Nelson era tanto più grave, perchè +era incinta per la seconda volta, e per la seconda +volta era obbligato a lasciarmi in quella condizione, +che, secondo lui, doveva stringere di più i nostri +legami. +</p> + +<p> +Prima di lasciarci giurammo che nulla ci avrebbe +potuto separar mai più; e mi diede un anello d’oro, +col quale aveva rimpiazzato quello che mi aveva +dato sir Hamilton. +</p> + +<p> +Appena imbarcato mi scrisse: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«22 maggio 1803, otto ore mattina. +</p> + +<p class="indl"> +«Mia carissima Emma, +</p> + +<p> +«Siamo in vista di Ushant, e potremo vedere l’ammiraglio +Cornwallis in un’ora. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +</p> + +<p> +«Sono molto inquieto dell’idea che mi potrà prendere +il <i>Victory</i> e mandarci nell’<i>Amphion</i>, che è molto +incommodo; ma che posso farci? +</p> + +<p> +«Vi assicuro, cara Emma, che ho la più grande +convinzione che avremo tosto onori, ricchezze e salute, +e resteremo insieme fino ad età avanzata. +</p> + +<p> +«Conservo il tuo ritratto e quello della mia figlioccia, +ma non voglio ancora appenderlo alla parete, +finchè non sono sicuro di restar qui. Assicuratevi +che la mia affezione per voi è inalterabile, nulla al +mondo la può diminuire. Ve ne prego, dite ciò alla +<i>cara</i> M. T. quando la vedrete; ditele che il mio +amore per lei e per la sua cara e dolce figlia è infinito, +e se ve ne sono altri, il mio amore si estenderà +su tutti. Finalmente, mia cara Emma, ditele +tutto ciò che il vostro caro e affettuoso cuore potrà +pensare. +</p> + +<p> +«Noi siamo ben collocati su questo bastimento. +M. Elliot sta bene; ditelo a lord Minto. Murry, Sulton, +insomma tutti i nostri compagni di bordo +hanno l’apparenza di essere felici, e se c’incontreremo +colla flotta francese, faremo quello che siamo +soliti a farle. +</p> + +<p> +«Hardy è stato fino a Plymouth, per vedere se il +nostro <i>Duchman</i> è salvo; sarà una presa eccellente. +</p> + +<p> +«Gaetano invia i suoi umili doveri a milady; è +un buon uomo e sono sicuro che ritornerà, perchè +credo che la guerra non sarà lunga; sebbene lunga +abbastanza per farmi una fortuna indipendente. +</p> + +<p> +«Se il vento continua, lunedì saremo sulle coste +di Portogallo, e prima di domenica nel Mediterraneo. +</p> + +<p> +«Dite a mistress Cadogan le migliori cose che +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +potrete, ed anche alla sua governante mistress Nelson +e a suo marito il dottore ec. ec. ec. +</p> + +<p> +«Non vi scriverò più fino a che non sarò a bordo +dell’ammiraglia. Dite a mistress Thomson, che le +scriverò alla prima occasione, non essendo sicuro +se questa lettera le perverrà. Dopo il primo di luglio +manderò una lunga lettera a Nelson. +</p> + +<p class="indr"> +«23 maggio. +</p> + +<p> +«Ieri siamo stati vicinissimi a Brest, e seppi da +una fregata che l’ammiraglio Cornwallis ha un convegno +in mare. L’abbiamo cercato, ma a quest’ora +non l’abbiamo trovato. +</p> + +<p> +«Il vento è forte. Se non trovo l’ammiraglio fra +sei ore, saremo tutti obbligati di andare sull’<i>Amphion</i> +con mio grande dispiacere, e di lasciare il <i>Victory</i>. +E tutto ciò avviene per l’alta sapienza dei +miei superiori. +</p> + +<p> +«Lascio la mia lettera aperta fino all’ultimo momento, +avendo ancora qualche speranza. Intanto +cerco inutilmente una buona ragione di non lasciarmi +trasportare sull’<i>Amphion</i>. +</p> + +<p> +«Faccio i preparativi per imbarcarmi sull’<i>Amphion</i> +non avendo trovato l’ammiraglio Cornwallis. +</p> + +<p> +«Che Iddio vi benedica, ecco la preghiera del +vostro più sincero. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte</span>» +</p> + +<p> +«Vorrei avere le pubblicazioni di Stephen. +</p> + +<p> +«Debbo aver lasciato costà il mio sigillo d’argento; +che non mi fu più possibile di trovarlo.» +</p> + +<p> +«Sulton mi ha raggiunto jeri, e grazie a Dio ci +fu reso il <i>Victory</i>; siamo andati tutti al suo bordo, +e in pochi giorni ci metteremo in ordine. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +</p> + +<p> +«Hardy è tutto occupato ad appendere nella mia +cabina il vostro ritratto e quello di Orazia; spero +di vedere arrivare i due altri dall’esposizione; non +ho bisogno di altri ornamenti nella mia cabina. Potrò +contemplarli tutti i giorni, e trovarvi nuove bellezze +ogni giorno. Non mi occorre altro. +</p> + +<p> +«Non aspettate grandi notizie da noi: non vediamo +nulla. Ho gran paura che Napoli cada nelle mani +dei Francesi, e se Acton non sta in guardia, anche +la Sicilia: però ho dato i miei consigli, in modo così +chiaro e preciso, che se ciò accade non si potrà +darmene la colpa. +</p> + +<p> +«Il capitano dice che Elliot non può soffrir Napoli; +lo credo anch’io. Ahimè, non è più come quando +ci eravate voi. +</p> + +<p> +«La regina, a quanto credo dal suggello, ha mandato +una lettera a Castelcicala. La lettera che mi +dirige è piena di ringraziamenti per me, per la cura +che prendo del suo regno: se il dottore Scott ha +tempo, ve ne manderò una copia. +</p> + +<p> +«Il re vive ritirato; ha rifiutato di ricevere il generale +francese Saint Cyr, che è venuto a Napoli per +regolare le contribuzioni pel pagamento dell’armata +francese. +</p> + +<p> +«La regina ha ricevuto l’ordine di offrire un +pranzo tanto a lui quanto al ministro francese; ma +nel dare quest’ordine il re è rimasto a Belvedere. +Credo che si disponga a lasciar Napoli, e a ritirarsi +in Sicilia, se però i Francesi glielo permetteranno. +</p> + +<p> +«Acton non ha avuto il coraggio di dare un pranzo +ad Elliot o ad un inglese. La flotta è pronta ad uscire, +e non uscirà per paura di battersi con me. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<p> +«Calcolo che ho perduto due vascelli francesi da 74 +per non essere restato nel <i>Victory</i>; ma spero che +ritorneranno cogl’interessi. +</p> + +<p> +«Questa lettera andrà a Gibilterra, con Sulton +sull’<i>Amphion</i>. +</p> + +<p> +«Fra due o tre giorni scriverò al dottore: veggo +dai giornali francesi che è stato ammesso al baciamano. +</p> + +<p> +«Col più dolce ricordo alla vostra buona madre e +a tutti quelli di Merton, sono sempre il vostro fedelissimo +e affezionatissimo. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte</span>» +</p> +</div> + +<hr class="tbs"> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«<i>Victory</i>, 10 agosto innanzi Tolone. +</p> + +<p class="indl"> +«Mia cara Emma, +</p> + +<p> +«Colgo l’occasione che mi offre M. Accourt che +attraversa la Spagna coi dispacci per l’Inghilterra, +per inviarvi questa lettera, perchè non vorrei per +nulla al mondo perdere un’occasione di scrivervi. +</p> + +<p> +«Al quattro vi ho scritto da Gibilterra. Ma nessuno +dei nostri mezzi di comunicazione coll’Inghilterra +non è certo. Credo che l’ammiragliato ci ha +completamente dimenticati, poichè nessun vascello +ci ha raggiunti dopo la nostra partenza da Spithead. +Non ho quindi nessuna notizia da darvi se non che +un mio scooner ha messo il suo naso nella rada +di Tolone e che subito quattro fregate l’hanno preso +per un trasporto d’acqua per la flotta; ma spero di +aver presto occasione di pagare questo debito cogl’interessi. +</p> + +<p> +«M. Accourt dice che a Napoli si ha la speranza +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +di essere salvati colla mediazione dei Russi; credo +però che se i Russi fanno la guerra ai Francesi, non +siano però tutti pel reame, e quei nostri amici appoggiandosi +su di una canna spezzata, perderanno +anche la Sicilia. +</p> + +<p> +«Prendere qualche cosa pel mio ducato di Bronte, +non lo spero: le finanze di Napoli non sono state +mai peggiori: pazienza, ma vorrei.... +</p> + +<p> +«Vedo che son morti molti vescovi: vorrei sapere +se mio fratello si annoia a Cantorbery: mi occuperei +per fargli avere un vescovado: se lo vedete e gli +scrivete, ditegli che non ho dieci minuti di tempo +per inviargli una parola; M. Accourt non può trattenersi +di più.» +</p> +</div> + +<hr class="tbs"> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«26 Agosto. +</p> + +<p class="indl"> +«Cara Emma, +</p> + +<p> +«Dire che penso a voi giorno e notte, e dire tutto +il giorno e tutta la notte, non basta per esprimere +la mia affezione ed il mio amore per voi: credetemi +che sono incapace di offendervi in pensieri, in parole +ed in azioni. Tutte le ricchezze del Perù non +basterebbero a riscattarvi per un sol momento; io +sono tutto a voi. +</p> + +<p> +«L’appello della nostra patria è un dovere, al +quale debbo arrendermi, e se non rispondessi a quest’appello, +voi stessa, nei vostri momenti di fredda +riflessione, mi rimproverereste e mi credereste così +miserabile e avreste avuto vergogna di me; non mi +direste più: Ecco l’uomo che ha salvato la patria, +ecco chi è sempre il primo a correre alla battaglia, +e l’ultimo a tornare, e poi tutti questi onori si riflettono +su di voi. Il mondo dirà, vedendomi: quanti +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +sacrifizj non ha fatto quell’uomo per assicurare le +nostre proprietà fino a lasciare la donna più vezzosa +e più gentile del mondo. Amandomi come voi +mi amate, come voi dovete comprendermi.... Il mio +cuore è con voi, mia cara amica. Procurerò di lasciare +un nome senza macchia. Io non l’ho fatto nè +per ambizione, nè per desiderio di ricchezza; nè il +desiderio di ricchezze nè l’ambizione avrebbero potuto +tenermi lontano da tutto ciò che ama il mio +cuore. Non ho salvato il mio paese e la donna che +amo perchè era nella volontà del Signore. +</p> + +<p> +«Sempre, sempre vostro in questo mondo e nell’eternità. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte</span>» +</p> + +<p> +«Per sempre, per sempre il vostro +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson</span>» +</p> +</div> + +<p> +Ora riprendiamo il corso del nostro racconto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span></p> + +<h2>X.</h2> +</div> + +<p> +Grazie alla famiglia di Nelson, che per compiacere +al nobile ammiraglio fu assai garbata per me, io +non fui così isolata come quando partì. Sua nipote, +la figlia del dottore, fu accolta nella mia casa, e divenne +mia scolara. Essa studiò con me il francese, +l’italiano, il disegno, la musica, e posso dirvi che in +sei mesi, da una specie di contadinuzza che era, +l’aveva trasformata in una piccola damigella; era +una prova di condiscendenza da parte mia, e dalla +parte di Nelson, una prova di stima. +</p> + +<p> +Il dottor Nelson, fratello dell’ammiraglio e padre +della giovinetta di cui aveva intrapreso l’educazione, +avendo ottenuto di essere nominato canonico della +Cattedrale di Cantorbery, era molto assiduo a presentarmi +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +i suoi doveri, quando io andava a passare +una parte dell’estate in quella città. +</p> + +<p> +Aveva con me mistress Bellington, antica artista +drammatica, che era stata molto bella, ed avea un +gran talento. +</p> + +<p> +Gli abitanti di Cantorbery erano, debbo dirlo, molto +maravigliati di vedere le due ospiti del venerabile +canonico, e furon quasi scandalizzati quando un +giorno di festa offrimmo, mistress Bellington ed io, +di cantare un duetto sacro nella Cattedrale. La nostra +offerta fu accolta con un rifiuto molto netto e +secco. E più ancora, i rispettabili cittadini dell’antica +capitale del regno di Kent non mancarono mai +di mettere sui loro viglietti di visita: pel dottor Nelson +<i>ma non per lady Hamilton</i>. +</p> + +<p> +Poco tempo dopo la partenza di Nelson, partorii +una seconda figlia, che nacque a Merton, ed a cui +diedi il nome di Emma: la povera bambina non fece +che apparire in questo mondo, e morì l’anno seguente +in un accesso di convulsioni. +</p> + +<p> +In quest’epoca, l’ho detto e lo ripeto, tutta la famiglia +Nelson era piena di riguardi per me, e naturalissimamente +era in non buone relazioni colla povera +moglie. E Nelson aveva detto chiaramente a +tutti i suoi parenti, che quelli che sarebbero in +buone relazioni con me lo sarebbero anche con lui. +Difatti dopo la morte di sir William, Nelson dimenticò +l’esistenza di mistress Nisbett, e mi considerava +e trattava come sua vera moglie. Si è veduto dalle +sue lettere a qual grado giunga il suo amore per +me. Ma quando fui stanca della sua assenza, e +colma di disprezzo da questa ridicola cittadinanza, +gli scrissi che era mio desiderio di raggiungerlo e +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +di stare sul suo bastimento, correndo con lui tutti +i pericoli ai quali si esponeva. Mi rispose con una +fermezza che non mi sarei mai aspettata: +</p> + +<p> +«Sapete, mia cara Emma, che soffrite quasi sempre +in mare: immaginatevi cosa sarebbe quando sareste +in crociera innanzi a Tolone, ove anche in +estate abbiamo venti, almeno una volta alla settimana, +e due giorni di mare grosso. +</p> + +<p> +«Non voglio che vi ammaliate, per vedervi io +ammalata. Com’è mai possibile di avere Orazia a +bordo di un vascello? +</p> + +<p> +«E poi ho pel primo vietato che nessuna donna +venisse a bordo del <i>Victory</i>; e sarei io il primo a +disubbidire all’ordine che ho dato? che Dio me ne +guardi!» +</p> + +<p> +In mezzo a tutto ciò debbo confessare una cosa; +è che la mia abitudine di spendere era tale, che la +rendita di Merton, il legato di sir William, e la pensione +vitalizia che Nelson mi faceva corrispondere, +e che formavano circa sessantamila lire di rendita +erano insufficienti. +</p> + +<p> +Parlava dunque sempre a Nelson di sollecitare per +me da M. Addington la trasmissione della pensione +di sir William, ed egli che non comprendeva nulla +delle mie esigenze, e che non poteva dubitare come +con tale fortuna mi trovassi in bisogno, mi rispondeva: +«Se M. Addington vi dà una pensione, sarà +bene; ma voi non datevi pena per ciò. Non avete +Merton per voi senza ipoteche? e non dovete nulla +a nessuno. La mia cara Orazia è già provveduta, e +spero che qualche giorno voi sarete la mia duchessa +di Bronte; e allora non darei un fico per +tutto il mondo.» +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +</p> + +<p> +Attorniata da gente senza mezzi e da numerosa +parentela, la mia casa a Londra e la mia villa di +Merton erano in continue feste, in cui i miei mezzi, +quantunque lauti, non permettevano di far onore. +Nelson mi faceva di quando in quando qualche rimostranza +sulla necessità dell’economia; si scorgeva +in lui l’uomo che aveva sofferto la povertà, e +temeva di trovarsi senza denaro. Insisteva specialmente +su ciò, che abitassi a Merton, ove probabilmente +doveva fare più economia che a Londra. +</p> + +<p> +Se Nelson fosse stato vicino a me, non avrei nemmeno +sognato di scostarmi dai suoi consigli, ma, lui +assente, la noia di una vita tanto disoccupata, dopo +averne vissuto una così attiva, mi angustiava, e non +poteva fermarmi quieta in un luogo. Lasciai Merton +per Londra, ove le mie spese non avevano limite. +</p> + +<p> +Aveva l’abitudine di passare una parte dell’estate +ai bagni di mare, ed era specialmente là ove la +spesa diveniva enorme. Queste spese davano delle +inquietudini a Nelson; ma io gli diceva che questi +bagni mi erano raccomandati dai medici, e non +seppe dirmi che una cosa: +</p> + +<p> +«Andate a’ bagni, quando io non vi era, e restateci, +quando già vi era. +</p> + +<p> +Ma come frase incidente od in una poscritta gettata +a’ piedi di una lettera molto tenera, mi diceva: +</p> + +<p> +«È necessario, mia cara Emma, di far maggiore +economia; se no gli abbellimenti del vostro caro +Merton non si potranno più fare, e il nostro caro +Merton avanti di tutto.» +</p> + +<p> +E aggiungeva, e debbo dirlo, ahimè, inutilmente: +</p> + +<p> +«Il vostro cuore buono ed angelico, mia cara +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +Emma, mi darà certamente ragione, perchè comprenderete +che tutto è a caro prezzo, a motivo della +guerra, che abbiamo degli amici che hanno bisogno +di noi, e che bisogna aiutarli, e voi troverete, ne +sono sicuro, maggior piacere a compire questo +dovere, che a mantenere una colluvie di parassiti, +che non hanno nessuna amicizia per noi». +</p> + +<p> +Ma tutti questi consigli erano inutili: ad ogni lettera +che riceveva da Nelson facevo mille giuramenti +per correggermi, e poi mi abbandonava a +nuove spese ancora più pazze, e più inutili delle +prime. Era una sorgente d’inquietudini per Nelson, +e però appassionato per me, come egli era, mi lasciava +continuare. Alla fine comprese che le mie imprudenze +potevano compromettere l’avvenire di +Orazia, e che era necessario di assicurarle una fortuna +indipendente, perchè più tardi non avesse a +soffrire per le mie pazzie: mi scrisse inquest’occasione +nel marzo 1804: +</p> + +<p> +«Al mio ritorno disporrò quattro mila sterline per +Orazia, perchè non intendo che si trovi sprovvista +quando la lasceremo sola e senza amici al mondo.» +</p> + +<p> +Io aveva sopra Nelson un potere per farlo accondiscendere +a tutte le mie volontà: era di fargli credere +che qualche nobile gentleman chiedeva la mia +mano; fra gli altri il vecchio duca di Queensburg, +che mi seguiva e mi faceva la sua corte, colla stessa +assiduità come se avesse venticinque anni. +</p> + +<p> +Si è già veduto che Nelson, ricevendo una lettera +della regina di Napoli, era stato scandalizzato che +non dicesse una parola per me. Ma verso la fine +della sua crociera, vedendo che quel silenzio continuava, +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +finì per iscoprire una cosa di cui sospettava +già da lungo tempo, cioè che la regina, malgrado +le proteste della sua eterna riconoscenza, +non aveva conservato che una mediocre memoria +della mia affezione per lei, e dei servigi che le aveva +reso: allora risolse di venire ad una spiegazione con +lei, e di farle conoscere il mio stato di fortuna, i +bisogni che mi creava, la mia abitudine di spendere, +e la necessità in cui mi trovava di aver bisogno +de’ suoi soccorsi. Ma la regina rispose sempre freddamente, +con frasi ambigue, e protestando l’imbarazzo +delle sue finanze. +</p> + +<p> +Nelson indignato mi trasmise le sue osservazioni +sulla condotta e sul carattere della regina, ed io +pure non mi curava di alcun riguardo verso quell’amica +infedele, e mi vendicai di essa col raccontare +la storia abbastanza scandalosa dei suoi amori, +senza pensare che, paragonandola a Saffo ed a Messalina, +gettava su me stessa una parte della vergogna +di cui voleva coprirla. +</p> + +<p> +In quell’epoca ebbi una penosa e rincrescevole +questione con M. Greenville supra il testamento di sir +William. Greenville sperava di farmi indietreggiare +innanzi allo scandalo; ma quando mi vide disposta +a sostenere il processo, propose una transazione +che Nelson mi obbligò ad accettare, quantunque a +mio svantaggio. +</p> + +<p> +Perdetti in questo affare tre o quattro mila franchi +di rendita, e finì là. +</p> + +<p> +Nelson aveva un tale amore per sua figlia, che +sebbene avesse tre anni, le scriveva come se avesse +potuto comprenderlo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +<i>Victory</i>, 13 aprile 1801 +</p> + +<p class="indl"> +«Mia cara Orazia, +</p> + +<p> +«Vi mando dodici volumi di stampe di costumi +spagnuoli, che il vostro angelo custode, lady Hamilton, +vi conserverà quando sarete stanca di guardarli. +Sono contento di sapere che siete ristabilita +in salute, e che siete una buonissima figlia. Prego +Iddio, mia cara Orazia, perchè continuiate ad esser +buona e brava, il che sarà una grande consolazione +per il vostro affettuoso +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte</span>» +</p> +</div> + +<p> +Quando Nelson scrisse questa lettera non era più +in crociera innanzi a Tolone; ma in traccia della +flotta francese, che gli era sfuggita di mano. +</p> + +<p> +Al sabato, 30 marzo, per ordine di Napoleone, la +flotta francese, che formava uno dei particolari del +gran piano che egli aveva concepito, era uscita dal +porto di Tolone sotto gli ordini dell’ammiraglio +Villeneuve. +</p> + +<p> +Ecco qual era quel piano, che non fu conosciuto +da Nelson se non quando non era più a tempo di +opporvisi, e che non fu sventato che da circostanze +indipendenti dalla volontà degli uomini. +</p> + +<p> +Napoleone, — poichè Bonaparte era diventato Napoleone, +e il primo console, imperatore, — Napoleone +non aveva perduto di vista il suo sbarco in Inghilterra; +aveva risolto di dar ordine a tutta la flotta +francese che uscisse ad un tempo da tutti i porti +ove gl’Inglesi stavano osservandola, e di portarsi +verso le Indie occidentali; di attirare gl’Inglesi dalla +parte delle Antille, e di ritornare poi di botto nei +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +mari d’Europa, con una riunione di forze superiore +a tutte le squadre inglesi che potrebbe incontrare. +</p> + +<p> +Il punto di convegno generale dei Francesi era la +Martinica. +</p> + +<p> +All’11 gennaio l’ammiraglio Missiessy era uscito +da Rochefort con una tempesta orribile, e passando +da Perthuis aveva preso il largo senz’esser veduto +dagl’Inglesi: aveva con lui cinque vascelli e quattro +fregate. +</p> + +<p> +L’ammiraglio Villeneuve doveva partire col primo +vento favorevole, tentare d’ingannare Nelson, e se +non lo ingannava, di sfuggirgli almeno di mano, passare +lo stretto, toccar Cadice, e raggiungere l’ammiraglio +spagnuolo Gravina, far vela per la Martinica, +unirsi a Missiessy, e aspettare Gantheaume, che anche +egli al primo colpo di vento di equinozio che +svierebbe gl’Inglesi, doveva uscire dal porto di Brest, +con ventun vascelli che egli aveva sotto i suoi ordini: +e passando da Ferrol prenderebbe un’altra +flotta francese e spagnuola, sotto gli ordini dell’ammiraglio +Gaurdon, e si dirigerebbe verso la Martinica, +ove, come abbiam detto, dovevano aspettarlo +Missiessy, Villeneuve e Gravina. Questa riunione di +cinque ammiragli e di sei flotte doveva dare da 51 +a 60 vascelli, forza enorme, di cui non si era mai +veduto in altri tempi, e su nessun mare una simile +concentrazione. Una volta riuniti, questi sessanta +vascelli dovevano far vela per la Manica mal osservata, +perchè le varie squadre inglesi dovevano essere +sparse nel Mediterraneo, nell’Atlantico, nei mari +delle Indie, e forse dove si poteva supporre che fosse +andata la flotta francese; battere ogni squadra isolata +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +che incontrerebbe sul suo cammino, e far poi +contro l’Inghilterra, unendosi alle flottiglie di Boulogne, +il colpo di cui era da tanto tempo minacciata. +</p> + +<p> +Ora l’ammiraglio Villeneuve nella notte dal 30 al +31 marzo, approfittando del maestrale, come l’ammiraglio +Missiessy aveva approfittato della tempesta, +era uscito dal porto di Tolone, come dissi, nel +momento in cui Nelson meno se l’aspettava. +</p> + +<p> +Al cinque aprile, Nelson scriveva questa lettera +che dipinge la sua agitazione. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«A William Marden Esqu. Ammiragliato. +</p> + +<p class="indr"> +«<i>Victory</i>, mare 9 aprile 1805. +</p> + +<p class="indl"> +«Signore, +</p> + +<p> +«La flotta francese ha preso il mare nella notte +di sabato 30 marzo, e alla domenica mattina, 31, +alle otto ore, è stata veduta dall’<i>Active</i> e dalla <i>Phoebè</i> +che percorreva verso SS. O., con una leggiera brezza +di N. E. Con tutte le vele spiegate e la sua forza, +dal computo delle sue fregate, si suppone composta +di 11 vascelli, sette fregate e due brick. Ad otto ore +di sera il capitano Moubray staccò la <i>Phoebè</i> per +raggiungermi all’altezza di Toro. Ieri mattina, 4 +aprile, l’<i>Active</i> mi raggiunse poi alle 2 dopo mezzodì. +Il capitano Moubray nella notte del 31 scorso, navigando +sottovento con una brezza di N. O. ha perduto +di vista il nemico, e si crede che abbia fatto vela +verso Oriente. Siccome al 1 aprile i venti sono stati +molto variabili, soltanto dal sud all’est fino alla +notte del 3, in cui il vento si mise a soffiare fortemente +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +da N. O. ho posto delle fregate sulla costa +di Barberia ed all’altezza di Toro. Io mi trovo a +mezza via fra la Galite e la Sardegna, perchè sono +sicuro che se il nemico è stato obbligato a prendere +quella via, non ha potuto passare prima d’oggi. Si +dice che il ministro della Marina la comandi in persona, +e spero d’incontrarlo. La flotta che ho l’onore +di comandare è quanto posso desiderare di meglio +riguardo alla salute ed alla disciplina, e le LL. Signorie +possono star sicure che nulla tralascerò per +prendere il nemico.» +</p> + +<p> +«Ho l’onore, ecc., ecc.» +</p> +</div> + +<p> +Al 6 aprile Nelson non avea ancora notizie della +flotta; egli era alla disperazione, e scriveva al capitano +Ball: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Davvero sono mezzo morto, ma quanto uomo +può fare, sarà fatto per trovarli. Ho l’<i>Embuscade</i> in +vista, ma anch’essa non ha trovato nulla perchè non +mi fa nessun segnale. L’<i>Amazone</i> partirà per Napoli, +nel momento in cui l’<i>Active</i> ci raggiungerà, il che +avverrà oggi o dimani mattina. Vado a prendere +posizione all’altezza di Ustica, per esser pronto a +ricevere la comunicazione del vascello che mi raggiungerà. +Sto male davvero e pieno di collera. Dio +vi benedica, mio caro Ball.» +</p> +</div> + +<p> +Nello stesso tempo scriveva a Davyson: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Ho incaricato il capitano Cann di farvi visita. Vi +dirò in quali agitazioni mi trovi; non posso nè mangiare, +nè bere, nè dormire; ciò non può durar molto, +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +soffro troppo; ma sono sempre, mio caro Davyson, +il vostro fedele. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> + +<p> +«Direte al capitano, uomo onorevolissimo, che, se +lady Hamilton è a Londra od a Merton, gli deve +consegnare una mia lettera.» +</p> +</div> + +<p> +Ora diciamo in due parole che cosa ne avvenne +di questa flotta francese, che Nelson cercava invano. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span></p> + +<h2>XI.</h2> +</div> + +<p> +L’ammiraglio Villeneuve era infatti partito da Tolone +con undici vascelli e sei fregate: informato da +un bastimento raguseo della posizione di Nelson, si +era diretto a Cartagena, ed al 9 aprile entrava nello +stretto. +</p> + +<p> +Nella stessa sera era in vista di Cadice, e si riuniva +coll’ammiraglio Gravina. +</p> + +<p> +Verso le due del mattino le due squadre riunite +continuarono il loro viaggio, e all’11 erano già nell’Oceano, +sfuggendo alla sorveglianza di Nelson. +</p> + +<p> +Nelson non aveva conosciuto questi particolari +che al 16 aprile: era stato trattenuto dal vento dell’Ovest +fino al 30: al 10 di maggio si trattenne nella +baia di Lagos ed all’11 di maggio, vale a dire un +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +mese dopo Villeneuve, entrò nell’Oceano per seguirlo. +</p> + +<p> +Al 10 giugno Villeneuve si era messo in cammino +verso l’Europa. +</p> + +<p> +Qualche giorno prima, Nelson era arrivato alla +Barbada, il 7 era alla Trinità, il 10 a Granada, finalmente +al 14 agosto, dopo aver lasciato a Cornwallis +quei bastimenti che potevano ancora tenere il +mare, era andato cogli altri a Portmouth, ove gettò +l’áncora al 18 di quel mese. +</p> + +<p> +Allora io era a Southend con mistress Bellington +e Orazia. Ricevetti l’avviso del suo ritorno, e mi affrettai +di ritornare a Merton, ove si era riunita tutta +la sua famiglia per riceverlo. +</p> + +<p> +Vi arrivò al mattino del 20. +</p> + +<p> +Nello stesso giorno ritornò a Londra, ebbe una +conferenza col segretario di stato pel dipartimento +della guerra, col primo lord dell’ammiragliato, e con +qualche altro ministro. +</p> + +<p> +Si comprende di quali feste fosse causa un simile +ritorno: tutti gli amici di Nelson e miei corsero a +Merton; la tavola non era mai minore di 20 a 25 coperte, +ed io presiedeva a questi pranzi come se fossi +la moglie di Nelson, nè egli ned io pensavamo più a +gettare un velo sulla nostra intimità; anzi ciascuno +di noi se ne faceva un vanto, e Nelson mi presentava +i visitatori come se fossi veramente lady +Nelson. +</p> + +<p> +Appena seppi dell’arrivo di Nelson, feci venir subito +Orazia, che fino allora aveva passato la maggior +parte del tempo colla donna che l’aveva allevata. +Nelson, secondo le intenzioni che mi aveva manifestato, +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +aggiunse al suo testamento questo codicillo +in di lei favore: +</p> + +<p> +«Lego a miss Orazia Nelson Thomson, battezzata +il 13 maggio ultimo nella parocchia di S. Mary-le-Bone, +nella contea di Middlesex, da Beniamino Lawrence +curato e John Willock chierico assistente, +che riconosco come mia figlia adottiva, la somma +di quattro mila sterline in moneta inglese, pagabile +sei mesi dopo la mia morte, e costituisco la mia +cara amica Emma Lyonna sola custode della suddetta +Orazia Nelson Thomson, fino a che avrà 18 +anni; e gl’interessi delle quattromila sterline saranno +pagate a lady Hamilton per la sua educazione e +mantenimento. Desidero che lady Hamilton sia sempre +la nutrice di Orazia, essendo certo che la educherà +nei principii della virtù e della educazione, +che le darà tutte le doti che essa stessa possiede +in sì alto grado, perchè la renda una donna degna +del mio caro nipote Orazio Nelson, al quale la destino +per isposa, se sarà degno di lei, e se, a giudizio +di lady Hamilton, egli merita un tesoro tanto +caro.» +</p> + +<p> +Questa volta Nelson contava bene di non più mettersi +in mare: stanco di trionfi e sazio di gloria, +carico di onori, mutilato nel corpo, egli aspirava +alla solitudine ed alla tranquillità. In questa speranza +Nelson era occupato a far trasportare a Merton +tutte le cose preziose che aveva a Londra, e +quando si credeva più che mai sicuro dell’avvenire, +un colpo di fulmine venne a svegliarlo in mezzo ai +suoi sogni dorati. +</p> + +<p> +Al 2 dicembre, vale a dire dodici soli giorni dopo +<span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span> +l’arrivo di Nelson a Merton, si venne a bussare alla +porta a cinque ore del mattino. +</p> + +<p> +Nelson credendo che fosse qualche notizia dell’ammiragliato, +balzò dal letto e andò incontro al visitatore +mattiniero. +</p> + +<p> +Era il capitano Enrico Blackwood che arrivava +dall’ammiragliato colla notizia che le flotte riunite +di Francia e di Spagna, dietro le quali tanto corse +Nelson inutilmente, erano entrate nel porto di +Cadice. +</p> + +<p> +Riconoscendo Blackwood, Nelson esclamò: +</p> + +<p> +— Ci scommetto, Blackwood, che mi recate notizia +delle flotte unite, e che io sono incaricato di distruggerle. +</p> + +<p> +Era precisamente quanto veniva ad annunziargli +Blackwood. Era quella distruzione che si aspettava +da lui. +</p> + +<p> +Tutti i bei progetti di Nelson erano andati in +fumo. +</p> + +<p> +Egli non vedeva più che il piccolo angolo di +terra, o piuttosto di mare, ove si trovavano le flotte +riunite; e tutto giulivo ripeteva molte volte a Blackwood +con quella compiacenza, che gli cagionavano +i suoi antichi amici: +</p> + +<p> +— Blackwood, state certo che darò a Villeneuve +una lezione di cui si ricorderà. +</p> + +<p> +La sua intenzione era di partire per Londra, e di +preparare quanto era necessario per quella campagna, +senza dirmi nulla della missione di cui era +incaricato; soltanto nell’ultimo momento mi disse +tutto. +</p> + +<p> +Ma siccome io mi alzai quasi nello stesso tempo, ed +osservai la sua preoccupazione dopo la sua conversazione +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +con Blackwood, così lo condussi in una parte +del giardino che preferiva a tutte le altre, e che egli +chiamava il suo <i>Banco di Quarto</i>. +</p> + +<p> +— Che avete, amico mio, gli chiesi; avete qualche +cosa che vi tormenta e che non volete dirmi. +</p> + +<p> +Nelson si sforzò di sorridere. +</p> + +<p> +— È, mi rispose, che sono l’uomo più felice del +mondo: che potrei desiderare di più? ricco del vostro +amore, circondato dalla mia famiglia, davvero +che non darei sei soldi perchè il re fosse il mio +zio. +</p> + +<p> +Ma io gli risposi: +</p> + +<p> +— Vi conosco, Nelson, e voi tentate inutilmente +d’ingannarmi; voi avete notizie delle flotte unite, +le considerate come vostra proprietà, e sareste +l’uomo più infelice del mondo se le distruggesse un +altro invece di voi. +</p> + +<p> +Nelson mi guardò per interrogarmi. +</p> + +<p> +— Ebbene, amico mio, gli dissi, distruggetele, terminate +un affare che avete così bene incominciato, +questa distruzione sarà la ricompensa di due anni +di fatiche che avete sostenuto. +</p> + +<p> +Nelson mi guardava sempre. E quantunque non +dicesse una parola, il suo aspetto prendeva un’espressione +indicibile di riconoscenza. +</p> + +<p> +E continuai: +</p> + +<p> +— Nelson, per quanto grande sia per me il dolore +della vostra assenza, offrite, come sempre l’avete +fatto, i vostri servigi alla patria, e partite immediatamente +per Cadice. Questi servigi saranno accettati +con riconoscenza. Il vostro cuore troverà la +sua pace; voi otterrete un’ultima e gloriosa vittoria, +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +e ritornerete felice di trovar qui il riposo colla dignità. +</p> + +<p> +Nelson mi osservava sempre in silenzio, e dopo +qualche minuto, cogli occhi pieni di lagrime, esclamò: +</p> + +<p> +— Mia brava Emma, mia buona Emma, tu hai letto +nel mio cuore, tu hai penetrato il mio pensiero. Se +non vi fosse Emma, non vi sarebbe nemmeno Nelson +al mondo. Sono le Emme che fanno i Nelson. Oggi +stesso anderò a Londra. +</p> + +<p> +Due ore dopo partimmo per Londra colle sue sorelle. +Nelson ci lasciò nella mia casa Clerges Street, +e si recò all’ammiragliato. Il <i>Victory</i>, chiamato per +telegrafo, era arrivato nella stessa sera nel Tamigi, +ed alla mattina del giorno seguente si preparò tutto +per la partenza. +</p> + +<p> +Restammo però ancora dieci giorni insieme; ma +gli ultimi cinque li passò quasi per intiero all’ammiragliato. +</p> + +<p> +All’11 andammo ancora a fare un’altra visita al +nostro caro Merton. Per quanto grande fosse stato +lo sforzo che faceva su di me, quando mi trovava +sola per qualche momento, non potea trattenermi +dal piangere. Passammo soli tutta la giornata del 12 +e tutta la notte del 12 al 13. +</p> + +<p> +Ad un’ora circa prima di giorno, Nelson si alzò, +ed entrò nella camera di sua figlia; si chinò sul suo +letto, e pregò con grande fervore, e non senza lagrime. +</p> + +<p> +Nelson era naturalmente religioso. +</p> + +<p> +Poscia passammo insieme ancora un’altra ora, e +alle sette del mattino prese congedo da me. +</p> + +<p> +Lo condussi sino alla carrozza; e allora mi strinse +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +lungamente al suo cuore; io piangeva abbondantemente; +ma cercava di sorridere in mezzo alle mie +lagrime, dicendogli: +</p> + +<p> +— Non battetevi senza prima aver veduto l’uccellino! +</p> + +<p> +Queste furono le ultime parole che gli dissi. +</p> + +<p> +La carrozza partì al galoppo. Mi fece un segno al +momento in cui la carrozza girava volgendo sotto la +porta. +</p> + +<p> +E non lo rividi più. +</p> + +<p> +Nelson partiva con presentimenti di profonda tristezza. +Prima di partire da Londra era andato dal +suo tappezziere M. Peddisson, che dimorava a Brows +Street: chiese di vedere il feretro che gli aveva mandato; +l’osservò per lungo tempo; rilesse il certificato +di autenticità; poi gli ordinò di guarnirlo e di +tenerlo pronto pel suo ritorno, poichè allora ne +avrebbe probabilmente bisogno. +</p> + +<p> +Giunse a Portsmouth il giorno seguente alle sei +del mattino. +</p> + +<p> +Sceso a terra, scrisse sul suo giornale particolare: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Notte del 13 settembre. +</p> + +<p> +«Ho appena abbandonato ora il mio caro, carissimo +Merton, ove ho lasciato quanto più amo al mondo, +per andare a servire il mio re e la mia patria. Il +grande Iddio che adoro, faccia che la patria mi trovi +degno di quanto attende da me: se la sua volontà +è che io ritorni, i miei pensieri non cesseranno mai +di essere deposti innanzi al trono della sua misericordia; +e se al contrario la misericordiosa provvidenza +ha destinato che i miei giorni siano abbreviati +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +su questa terra, mi sottometto con umiltà ai +suoi decreti, nella speranza che la mia morte proteggerà +quelli che lascio sulla terra.» +</p> +</div> + +<p> +Sotto a questa preghiera, scrisse sullo stesso giornale +la nota seguente: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«11 Settembre 1805. +</p> + +<p> +«Giunto a Portsmouth alle sei, mi sono imbarcato +con M. Rose e Canning; son salito a bordo del +<i>Victory</i> a S. Helens; essi pranzarono con me preparando +tutto per la partenza.» +</p> +</div> + +<p> +Prima che M. Rose ritornasse a terra, gli raccomandò +colla maggior premura il suo cappellano il +Dottor Scott. +</p> + +<p> +Al 15 settembre prese il mare. +</p> + +<p> +Al 17 settembre, all’altezza di Plymouth, scrisse +questa lettera: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indl"> +«A lady Hamilton. +</p> + +<p class="indr"> +«<i>Victory</i>, innanzi a Plymouth. +</p> + +<p class="indr"> +«17 settembre 1805, 9 ore mattino +</p> + +<p class="indr"> +«Vento O. S. O. detestabile. +</p> + +<p> +«Vi ho mandato, mia carissima Emma, una lettera +nella scorsa notte da un battello di Torbay, e +ho dato una ghinea all’uomo per consegnarla alla +posta. Abbiamo avuto una cattiva notte di vento, e +il tempo è triste. In questo momento sono occupato +a far dei segnali ai bastimenti che trovansi a Plymouth +perchè mi raggiungano; ma dubito che possano +prendere il mare. Vi supplico, mia buona Emma, +di star di buon umore: vi prometto che ci vedremo +ancora per molti e molti anni felici, e invecchieremo +fra i figli dei nostri figli. Poi quando piacerà all’Onnipotente +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +di togliere l’impedimento<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> il mio cuore e +la mia anima sono con voi e con Orazia. Scrivo di +fretta queste righe, nel caso che un battello venga +presso il mio bordo.» +</p> + +<p> +«Per sempre, per sempre il vostro affezionatissimo +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Il giorno seguente mi scrisse di nuovo: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«Venerdì 16 settembre, davanti a Lizard. +</p> + +<p> +«Non ho avuto nessuna occasione per mandarvi +la vostra lettera, e non ne vedo la probabilità ancora +per oggi. L’<i>Aiace</i> e il <i>Tuonante</i> arrivano; ma è +quasi bonaccia, con leggiero soffio di ovest. Ci volle +la nostra perseveranza per condurci fin qui, ma +spero che ci condurrà sino alla fine. Che Dio vi benedica, +mia Emma. Do le mie lettere a Blackwood +per consegnarle a bordo del bastimento che incontrerà +andando in Inghilterra od in Irlanda. +</p> + +<p> +«Ancor una volta, che il cielo vi benedica. +</p> + +<p> +«Sempre, sempre il vostro +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Al 28 settembre, alle sei ore dopo mezzodì, correndo +a piene vele, egli raggiunse la flotta di Cadice +sotto il comando del vice ammiraglio Collingwood, +della forza di 32 vascelli di linea, e di sei vascelli +di riserva. +</p> + +<p> +Il giorno seguente, 29, Nelson compiva 46 anni +di età. +</p> + +<p> +Al 1 ottobre mi dava, colle lettere seguenti, la +<span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span> +notizia della sua riunione coll’ammiraglio Collingwood +e di un attacco nervoso che aveva avuto. +Questi accessi, cui andava soggetto, assomigliavano +ad attacchi di apoplessia, tanto erano violenti. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«<i>Victory</i>, 1 ottobre 1805. +</p> + +<p class="indl"> +«Mia carissima Emma. +</p> + +<p> +«È un sollievo per me il prendere la penna e +scrivervi qualche riga. Questa mattina verso le +quattro ho avuto uno de’ miei dolorosi attacchi +spasmodici, che mi ha completamente spossato. +Ed è tanto più singolare che non mi sono trovato +mai tanto bene come ieri. Ho dormito benissimo; +ma poi mi sono svegliato sotto l’accesso. +Credo che qualche giorno sarò vittima di uno di +questi accessi. Ora però è scomparso interamente, +e non mi rimane di questa indisposizione che una +estrema debolezza. Il buon popolo inglese non crederà +mai che mi sia necessario il riposo del corpo +e dello spirito. Ma forse lo spasimo non si riprodurrà +con simil forza se non da qui a sei mesi. +Jeri ho scritto per sette ore continue, e questa fatica +è stata probabilmente la causa dell’accidente. +</p> + +<p> +«Ho raggiunto la flotta a sera inoltrata del 28: +ma non ho potuto mettermi in comunicazione con +essa che alla mattina seguente. Credo che il mio +arrivo sia stato ben veduto, non soltanto da parte +del comandante della flotta, ma anche dagl’individui +che la compongono; e quando spiegai agli uffiziali +il mio piano di battaglia, fu come una scossa +elettrica; alcuni nell’approvarlo versavano fino delle +lagrime. Era nuovo, singolare e semplice, e se si +può applicarlo alla flotta francese, la vittoria è sicura: +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +«Voi siete circondato da amici che sono pieni +di confidenza per voi,» ecco quanto mi dicevano +tutti. Forse vi saranno dei Giuda fra essi; ma la +maggioranza è certamente contenta che io li comandi. +</p> + +<p> +«Ricevo in questo momento delle lettere della +regina e del re di Napoli in risposta alle mie lettere +del 18 e del 21 luglio. +</p> + +<p> +«Nemmeno una parola per voi. Davvero questo +re, e questa regina farebbero arrossire la stessa ingratitudine. +Vi aggiungo le copie, e colla prima occasione +di partenza per l’Inghilterra, vi dirò quanto +io vi ami. +</p> + +<p> +«L’uccellino non è venuto ancora, ma non si è +perduto tempo. Il mio corpo mutilato è qui, ma tutto +il mio cuore è per voi. +</p> + +<p class="indr"> +«O. N.» +</p> +</div> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span></p> + +<h2>XII.</h2> +</div> + +<p> +Verso questa stessa data del 28 settembre, in cui +Nelson operò la sua riunione colla flotta del vice +ammiraglio Collingrood, l’ammiraglio Villeneuve ricevette +l’ordine positivo dal suo governo di prendere +il largo e di passare lo stretto, e gettando delle +truppe sulle coste di Napoli, di scopare i vascelli +inglesi dal Mediterraneo e di entrare in Tolone. +</p> + +<p> +La flotta alleata composta di trentasette vascelli +di linea, diciotto francesi, e quindici spagnuoli, cominciò +a mostrarsi sabato, 19 ottobre, a sette ore +del mattino, spinta da una leggera brezza. +</p> + +<p> +A mezzodì scorso della stessa giornata, sembrando +certa la battaglia, scrisse a me ed alla povera bambina, +che doveva lasciar orfana, queste due lettere +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +che furono trovate nel suo scrittoio dopo la sua +morte, e che mi furono portate dal suo amico il +capitano Hardy. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Mia carissima ed amatissima Emma, tenera +amica del mio cuore. Mi è stato dato il segnale +che la flotta nemica esce dal porto. Abbiamo pochissimo +vento, di modo che non ho nemmeno la +speranza di vederla prima di dimani. Possa il Dio +delle battaglie coronare i miei sforzi con un felice +successo, e in ogni caso, o vittorioso o morto, +sono sicuro che il mio nome diverrà più caro per +voi e per Orazia, per voi due insomma, che amo più +della mia stessa vita. +</p> + +<p> +«E siccome la mia ultima lettera prima della battaglia +sarà per voi, spero, se vivo, di terminarla dopo +la battaglia. +</p> + +<p> +«Che il Signore vi benedica e pregate pel vostro +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Poi scrisse ad Orazia la lettera seguente: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«<i>Victory</i>, 19 ottobre 1805. +</p> + +<p class="indl"> +«Mio caro angelo, +</p> + +<p> +«Sono l’uomo più felice del mondo, avendo ricevuto +la vostra lettera del 19 settembre. Mi fa gran +piacere di sapere che siete una buona figlia, che +amate molto la mia cara lady Hamilton, e che ella +pure vi adora. Datele un bacio per me. La flotta +riunita dei nemici esce, a quanto mi si dice, dal +porto di Cadice, per cui mi affretto di rispondere +alla vostra lettera, mia cara Orazia, per dirvi che +voi siete continuamente l’oggetto de’ miei pensieri. +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +Sono sicuro che pregate Dio per la mia salvezza, +per la mia gloria, e per il mio ritorno a Merton, +e presso la mia carissima Lady Hamilton. Siate buona +figlia, e ricevete, mia carissima Orazia, la benedizione +di vostro padre. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> +</div> + +<p> +Nel giorno seguente aggiunse questa poscritta +alla mia lettera: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«20 ottobre mattina. +</p> + +<p> +«Siamo giunti alla bocca dello stretto; ma il vento +d’ovest essendo troppo debole per dare alle flotte +unite il tempo di venire da Trafalgar, mi si dice, che +si veggano da lontano quaranta vele. Suppongo che +sieno trentasei vascelli di linea, e sei fregate. +</p> + +<p> +«Questa mattina se ne vede un certo numero dalla +parte del faro di Cadice; ma il vento essendo freddissimo, +credo che rientreranno nel porto prima di +notte. +</p> + +<p> +«Che Dio ci faccia trionfare del nemico, e ci dia +una buona pace.» +</p> +</div> + +<p> +Scorgendo la flotta unita, Nelson scrisse sul suo +giornale particolare: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Che Iddio, innanzi al quale m’inchino adorandolo, +accordi all’Inghilterra, nell’interesse generale +dell’Europa oppressa, una grande e gloriosa vittoria, +e permetta che questa vittoria non sia oscurata +da colpe, da parte di coloro che combatteranno e +trionferanno, e che l’umanità dopo la battaglia possa +essere il solo pensiero della flotta britannica. Quanto +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +a me, personalmente, rimetto la mia vita nelle mani +di chi me l’ha data. Che la benedizione di Dio discenda +sopra quanto sto per fare in servizio della +mia patria. Confido ed abbandono in lui solo la causa +santa, di cui egli s’è degnato di nominarmi in questo +giorno il difensore. +</p> + +<p> +«Amen. Amen. Amen.» +</p> +</div> + +<p> +Poi dopo questa preghiera, ove si trova quella mistura +di misticismo e di entusiasmo, che in certi +momenti traspariva sotto la rozza scorza dell’uomo +di mare, scriveva il suo testamento. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p class="indr"> +«21 ottobre 1805. +</p> + +<p> +«In vista delle flotte riunite di Francia e di Spagna, +a dieci miglia circa distante da noi; +</p> + +<p> +«Considerando che gli eminenti servigi resi al re +ed alla Nazione da Emma Lyonna, vedova di sir William +Hamilton, non hanno mai ricevuto ricompensa +nè dal re, nè dalla nazione; +</p> + +<p> +«1. Quantunque abbia ottenuta nel 1796 la comunicazione +di una lettera del re di Spagna a suo fratello +il re di Napoli, in cui lo avvertiva della sua intenzione +di dichiarare la guerra all’Inghilterra, e +che il ministero prevenuto da quella lettera, abbia +potuto mandar l’ordine a sir John Jervis di sorprendere, +se se ne presentava l’occasione, gli arsenali e +la flotta spagnuola; che se però nessuna di tali cose +siasi fatta, non fu però colpa di Lady Hamilton; +</p> + +<p> +«2. Che la flotta britannica sotto il mio comando +non avrebbe potuto ritornare una seconda volta in +Egitto, se l’influenza di lady Hamilton sulla regina +di Napoli non fosse stata causa della lettera scritta +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +al governatore di Siracusa, perchè permettesse alla +flotta di approvvigionarsi di tutto quanto le abbisognava +nei porti di Sicilia; e così ottenni quanto mi +occorreva per distruggere la flotta francese; +</p> + +<p> +«Non potendo ricompensare questi servigi, pensai +di rivolgermi alla nazione. Non ho potuto farlo, lascio +quindi al mio re ed alla mia patria di soddisfare +questi legati, e provvedere largamente alla sua +esistenza. +</p> + +<p> +«Confido anche alla benevolenza della nazione, la +mia figlia adottiva Orazia Nelson Thompson, e desidero +che ormai porti solennemente il nome di Nelson. +Ecco i soli favori che dimando al re ed all’Inghilterra, +nel momento in cui arrischio la mia vita +per loro. Dio benedica il mio re ed il mio paese, +e tutti quelli che mi sono cari. La mia famiglia non +ha bisogno di essere raccomandata, e sarà, ne sono +certo, l’oggetto della più splendida liberalità.» +</p> +</div> + +<p> +Un mese e mezzo prima, vale a dire l’11 di settembre, +Nelson aveva già scritto sullo stesso giornale: +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Dono alla mia carissima amica Lady Hamilton +tutto il terreno che mi appartiene a Merton e nella +parrocchia di Windeblon. +</p> + +<p class="indr"> +«<span class="smcap">Nelson Bronte.</span>» +</p> +</div> + +<p> +— Ora, disse egli, non pensiamo più che al combattimento. +</p> + +<p> +Le due flotte si avanzarono l’una contro l’altra. +</p> + +<p> +In questo momento solenne che precedeva uno +dei più terribili scontri, che mai avvenissero fra +due flotte cordialmente nemiche, ogni comandante +in capo diede la sua parola d’ordine. +</p> + +<p> +L’ammiraglio francese disse ai suoi capitani: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +</p> + +<p> +«Non devonsi aspettare i segnali dall’ammiraglio, +che nella confusione del combattimento possono essere +fraintesi o non veduti; ma ognuno deve ascoltare +la voce dell’onore, e portarsi ove maggiore è +il pericolo: ogni capitano è al suo posto, se è al +fuoco.» +</p> + +<p> +Dalla parte degl’Inglesi tutti gli occhi erano fissi +sul vascello ammiraglio per leggervi la parola d’ordine +già distribuita a bordo della squadra riunita, +e si vide salire sull’albero maestro del <i>Victory</i> questa +laconica arringa: +</p> + +<p> +England expects every man will do his duty. +</p> + +<p> +L’Inghilterra attende che ciascuno faccia il suo +dovere. +</p> + +<p> +Il buon genio di Nelson, il piccolo uccello augurale, +non era ancora comparso. +</p> + +<p> +Ed ora Iddio mi dia la forza di scrivere ciò che +mi rimane da raccontare. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Era un’ora ed un quarto dopo mezzogiorno; ad +un’ora precisa incominciò il fuoco. +</p> + +<p> +Nelson aveva un abito azzurro, e portava al petto +le decorazioni del bagno, di S. Ferdinando, e del +merito, quella di S. Gioachino e quella di Malta, e +infine la mezzaluna ottomana; questo scintillare di +decorazioni che avea al petto doveva naturalmente +renderlo un punto di mira di tutti i colpi. Il capitano +Hardy voleva fargli indossare un altro abito. +</p> + +<p> +— È troppo tardi, disse egli, m’hanno veduto con +questo. +</p> + +<p> +Il combattimento fu orribile. Quattro bastimenti +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +si sfracellarono a bruciapelo; il <i>Victory</i>, il <i>Formidabile</i>, +il <i>Bucintoro</i> ed il <i>Temerario</i>. +</p> + +<p> +Il primo che cadde a bordo del <i>Victory</i> fu il segretario +di Nelson tagliato in due da una palla di +cannone, mentre parlava col capitano Hardy e siccome +Nelson amava molto quel giovane, Hardy lo +fece subito levare di là, perchè la vista del cadavere +non rattristasse l’ammiraglio. Quasi nello stesso +tempo due palle incatenate stesero sul ponte otto +uomini tagliati pel mezzo. +</p> + +<p> +Tutte queste precauzioni per raccomandare e per +assicurare il mio avvenire, sono prove che Nelson +era dominato da un presentimento mortale. E per +dare maggior autenticità agli atti che affidava al +suo giornale, chiamò il suo capitano di bandiera +Hardy, e il capitano Blackwood dell’<i>Eurialo</i>, quell’istesso +che era venuto a cercarlo a Merton, e, come +testimoni, fece loro firmare quell’atto testamentario. +</p> + +<p> +I loro due nomi si trovano difatti sul giornale di +bordo vicino a quello di Nelson. +</p> + +<p> +Nelson aveva due miei ritratti. Una miniatura che +sir William gli aveva lasciato in testamento, e che +portava, come dissi, appesa al collo con una catena +d’oro; l’altro, che era di grandezza naturale, era appeso +alle pareti della sua cabina con quello di Orazia. +</p> + +<p> +Prima del combattimento, temendo che qualche +proiettile non offendesse le immagini delle due persone +che amava, come diceva egli stesso, più della +sua vita, li fece staccare dalle pareti par metterli +in sicuro. +</p> + +<p> +Fate attenzione al mio buon angelo, diceva egli, +seguendo con ansietà il mio ritratto, mentre lo trasportavano +a schermo delle palle e della mitraglia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +— Oh! oh! disse Nelson, ecco un fuoco troppo +vivo perchè possa durare molto. +</p> + +<p> +Non aveva appena terminato di dire queste parole, +che il vento prodotto da una palla di cannone che +gli era passata davanti alla bocca gli tolse il respiro, +e poco mancò che non fosse asfissiato. Si tenne +stretto alla prima persona che incontrò, e stette quasi +un minuto ansante e tentennante prima di ritornare +in sè. +</p> + +<p> +— Non è nulla, diss’egli, non è nulla. +</p> + +<p> +Questo fuoco durava da più di venti minuti, quando +Nelson cadde sul ponte come colpito da un fulmine. +</p> + +<p> +Era un’ora ed un quarto precisa. +</p> + +<p> +Una palla partita dalle sartie di miseno del <i>Formidabile</i>, +l’aveva colpito dall’alto in basso, gli entrò +nella spalla dopo aver forato la spallina, e andò +a spezzargli la spina dorsale. Egli si trovava nel +luogo stesso ove era stato colpito il suo segretario, +e cadde colla faccia sul suo sangue. +</p> + +<p> +Tentò di alzarsi appoggiandosi sull’unica sua +mano. +</p> + +<p> +Hardy, che era a due passi da lui, corse in suo +soccorso con due marinai e col sergente Secker, e +lo rialzarono. +</p> + +<p> +— Spero milord, gli disse, che non sarete gravemente +ferito. +</p> + +<p> +Ma Nelson rispose: +</p> + +<p> +— Questa volta, Hardy, è finita per me. +</p> + +<p> +— Oh! spero di no, esclamò il capitano. +</p> + +<p> +— Ma, disse Nelson, ho sentito tale uno scrollo di +tutta la persona, come se avessi infranta la colonna +vertebrale. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +</p> + +<p> +Hardy ordinò di trasportare subito l’ammiraglio +al posto dei feriti. +</p> + +<p> +Mentre i marinai lo trasportavano, si accorse che +la corda, con cui si faceva girare il timone era stata +rotta dalla mitraglia; la fece osservare al capitano +Hardy, e ordinò ad un nostromo di sostituire +delle corde nuove alle rotte. +</p> + +<p> +Dato quest’ordine, trasse di tasca il fazzoletto e +si coperse la faccia e le decorazioni, perchè i suoi marinai +non lo riconoscessero, e ignorassero che +fosse ferito. +</p> + +<p> +Molti uffiziali feriti e una quarantina di marinai +erano portati, nello stesso tempo dell’ammiraglio, +nel sottoponte: nel numero degli uffiziali feriti vi +erano il luogotenente William Andrew Ram e M. +Whippel segretario del capitano. Il chirurgo esaminava +quei due uffiziali e riconosceva che erano colpiti +mortalmente, quando la sua attenzione fu attirato +da un grido — M. Beatty, Milord Nelson è qui, +Milord Nelson è ferito. +</p> + +<p> +Il chirurgo girò lo sguardo intorno a lui, e siccome +in quel momento il fazzoletto cadde dal viso +di Nelson, lo riconobbe. M. Burke, uffiziale pagatore, +e il chirurgo corsero tosto in soccorso dell’ammiraglio, +lo presero dalle braccia dei marinai che lo trasportavano, +inciamparono contro il corpo di un nostromo; +ma non caddero. +</p> + +<p> +Nelson dimandò: +</p> + +<p> +— Chi sono quelli che mi portano? +</p> + +<p> +— Sono io e M. Burke, rispose il chirurgo. +</p> + +<p> +— Oh! mio caro Beaty, soggiunse Nelson, qualunque +sia la vostra scienza, non potete far nulla per +me; ho la colonna vertebrale infranta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +</p> + +<p> +— Spero che la ferita non sia così grave come lo +crede V. S., disse il chirurgo. +</p> + +<p> +In questo momento, il reverendo dott. Scott, cappellano +del bastimento che era occupato a far bere +della limonea al feriti, si avvicinò a Nelson che lo riconobbe, +e gli disse, con voce interrotta dal dolore, +però con molta forza. +</p> + +<p> +— Mio reverendo, ricordatemi a Lady Hamilton, ricordatemi +ad Orazia, ricordatemi a tutti i miei amici +e specialmente a M. Rose; dite loro che ho fatto +testamento e che lego al mio paese Lady Hamilton, +e mia figlia Orazia; ricordatevi di ciò che vi dico a +quest’ora, e non dimenticatelo mai. +</p> + +<p> +Nelson fu portato su di un letto; gli si tolsero con +gran pena gli abiti di dosso, e lo si coperse con +un lenzuolo. +</p> + +<p> +Mentre si compiva questa operazione, disse al cappellano: +</p> + +<p> +— Dottore, sono perduto; dottore, sono morto. +</p> + +<p> +Per qualche tempo il sig. Beaty esaminò la ferita, +e disse a Nelson che poteva scandagliarla senza +fargli molto dolore; difatti gliela scandagliò e riconobbe +che la palla era penetrata nel petto e non si +era fermata che alla spina dorsale. +</p> + +<p> +La ferita era terribile, e veniva dall’alto in basso, +come dissi, e il colpo era stato tirato alla distanza +di quindici metri. +</p> + +<p> +— Sono sicuro, disse Nelson durante l’operazione, +che sono passato da parte a parte. +</p> + +<p> +Il dottore esaminò il dorso; era intatto. +</p> + +<p> +— V’ingannate, milord, gli disse, ma cercate di +spiegarmi cosa vi sentite. +</p> + +<p> +— Sento, rispose il ferito, come se un’onda di +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +sangue mi salga ad ogni respiro; la parte inferiore +del mio corpo è come morta; respiro a fatica, e benchè +mi si dica il contrario, sostengo che ho la spina +dorsale spezzata. +</p> + +<p> +Questi sintomi, e più ancora l’ingorgo di sangue +di cui si lamentava il ferito, e lo stato del polsi indicavano +al chirurgo che non bisognava più conservare +nessuna speranza; soltanto la gravezza della +ferita non era stata conosciuta da nessuno a bordo, +fuorchè dal chirurgo, dal capitano Hardy, dal cappellano, +da M. Burke e dai due aiutanti chirurghi. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +I miei occhi pieni di lagrime m’impediscono di +continuare; da nove anni che accadde questo avvenimento, +raccontai molte volte questa morte gloriosa +in tutti i suoi particolari, ma ora è la prima +volta che la scrivo. +</p> + +<p> +Riprenderò il mio racconto quando sentirò di +averne la forza. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span></p> + +<h2>XIII.</h2> +</div> + +<p> +Proviamo questa volta di andare sino alla fine. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +L’equipaggio del <i>Victory</i> dava in urrà di gioia ad +ogni bastimento francese che abbassava la sua bandiera. +Ad ognuno di questi urrà Nelson domandava +con ansietà: «Che ci è?» Allora il tenente Pasco, +che era ferito e stava a pochi passi di distanza da +lui, si levò sul letto e gli disse la cagione di quelle +grida. Il ferito parve che ne provasse una grande +soddisfazione. Egli soffriva una sete ardente, e spesso +domandava che gli si desse da bere e che gli si facesse +vento con un ventaglio di carta, pronunziando +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +queste parole; <i>ventaglio, ventaglio</i>, e <i>da bere, da bere</i>. +Continuò a fare la stessa domanda fino al momento +della sua morte. Gli si dava ora del vino, ora della +limonea, ora dell’acqua. Era grande la sua ansietà +sulla riuscita della battaglia, e sulla salute del suo +caro capitano Hardy. +</p> + +<p> +Il capitano ed il sig. Burke lo rassicurarono, o piuttosto +procurarono di rassicurarlo sopra amendue +queste cose, ed il chirurgo spediva ad Hardy messo +sopra messo per dirgli ciò che l’ammiraglio gli domandava. +Ed egli, non vedendolo venire, esclamava +nella sua impazienza: +</p> + +<p> +— Voi non volete condurmi Hardy; sono sicuro +che è ferito, morto forse! +</p> + +<p> +Infine, un’ora e dieci minuti dopo che Nelson era +stato ferito, il capitano Hardy scese. L’ammiraglio, +nel vederlo, mise un grido di gioia, gli strinse affettuosamente +la mano, e gli disse: +</p> + +<p> +— Ebbene, Hardy, come va la battaglia? Come va +la giornata per noi? +</p> + +<p> +— Benissimo, Milord, rispose il capitano; abbiamo +già preso 14 bastimenti; soltanto cinque sembra che +abbiano l’intenzione di ritornarci contro per disputarci +la vittoria, ed ho richiamato cinque o sei dei +nostri per distruggerli. +</p> + +<p> +— Io spero, continuò il ferito, facendo uno sforzo +per sollevarsi, che nessuno dei nostri vascelli ha abbassato +la sua bandiera. +</p> + +<p> +— No, Milord, nessuno replicò Hardy. +</p> + +<p> +Allora Nelson, tranquillo sull’onore inglese, ritornò +su sè stesso, e, mettendo un sospiro: +</p> + +<p> +— Io sono un uomo morto, Hardy, disse; me ne +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +vo a gran passi, e tutto ben presto sarà finito per +me; avvicinatevi, Hardy.... +</p> + +<p> +Poi, a voce bassa, +</p> + +<p> +— Vi prego che dopo la mia morte tagliate i miei +capelli per la mia cara Lady Hamilton, e le diate +tutte le cose che mi appartengono. +</p> + +<p> +E siccome il sig. Burke, che aveva inteso il principio +della conversazione, s’allontanava per discrezione: +</p> + +<p> +— No, no, gli disse Nelson, restate. +</p> + +<p> +— Ho testè incontrato Beaty gli disse Hardy. Egli +mi ha detto che sperava per voi una lunga vita. +</p> + +<p> +— No, disse Nelson, non vi provate ad ingannarmi, +Hardy; è cosa impossibile: ho il dorso spezzato. +</p> + +<p> +Il dovere richiamava Hardy sul ponte. Egli vi risalì +dopo avere stretta la mano del ferito. +</p> + +<p> +Nelson domandò nuovamente il chirurgo. +</p> + +<p> +Egli era vicino al luogotenente Guglielmo Rivers +che aveva perduto una gamba. Il chirurgo corse +dal ferito, dicendogli che i suoi aiutanti basterebbero +per terminare la fasciatura. +</p> + +<p> +— Voleva soltanto chiedere notizie dei miei infelici +compagni, disse Nelson; per me, dottore, non +ho più bisogno di voi, andate pure. +</p> + +<p> +Nelson insistette talmente, che il dottore lo affidò +al cappellano, a M. Burke e ai due domestici; ma +dopo qualche minuto che l’uomo della scienza consacrò +ai luogotenenti Peake e Rivers, Nelson lo fece +dimandare e gli chiese: +</p> + +<p> +— M. Beaty, vi ho detto che aveva perduto tutta +la sensibilità nella parte inferiore del mio corpo e +<i>sapete bene</i>, — facendo risaltare quelle parole, — che +nella mia posizione, non si vive molto tempo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +</p> + +<p> +Queste due parole che sottolineo, non lasciarono +nessun dubbio al chirurgo sull’intenzione di lord +Nelson: egli alludeva ad un infelice che qualche +mese prima aveva ricevuto a bordo del <i>Victory</i> una +ferita in condizioni simili alla sua. E Nelson aveva +seguito su quel disgraziato, che si chiamava Giacomo +Bush, il progresso della morte colla stessa +curiosità, come se avesse potuto indovinare che egli +morrebbe della stessa morte. +</p> + +<p> +Il chirurgo disse allora a Nelson: +</p> + +<p> +— Milord, permettete che vi palpi. +</p> + +<p> +Difatti egli toccò le estremità inferiori che erano +già prive di sensibilità e come morte. +</p> + +<p> +— Ah! soggiunse Nelson, so bene quel che dico; +andate pure; Scott e Burke mi hanno già toccato +come fate voi adesso; e non li ho sentiti più di voi; +io muoio, Beaty, io muoio. +</p> + +<p> +— Milord, replicò il chirurgo, sventuratamente per +l’Inghilterra, io non posso far più nulla per voi. +</p> + +<p> +E facendo quella suprema dichiarazione, il chirurgo +si volse per nascondere le sue lagrime. +</p> + +<p> +— Lo sapeva, disse Nelson, sento qualche cosa qui +che mi si solleva nel petto. +</p> + +<p> +E mise la mano sul punto che indicava. +</p> + +<p> +— Grazie a Dio, mormorò compiendo quel gesto, +ho fatto il mio dovere. +</p> + +<p> +Il dottore raccomandò al cappellano di dar da bere +al ferito, ogni volta che lo chiedesse, nel mentre che +M. Burke non cessava di fargli vento col ventaglio. +</p> + +<p> +— Soffrite molto? gli chiese Beaty, prima di lasciarlo. +</p> + +<p> +— Molto, dottore, rispose Nelson, purchè sia per +me, un gran sollievo il morire. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +</p> + +<p> +E soggiunse: +</p> + +<p> +— Eppure ognuno cerca di vivere quanto più può. +</p> + +<p> +Poi dopo una pausa di qualche minuto: +</p> + +<p> +— Povera Lady Hamilton, se sapesse a che sono +ridotto! +</p> + +<p> +Il chirurgo conoscendo che non poteva recare nessun +sollievo all’ammiraglio, andò a prestare le sue +cure ad altri feriti; e nello stesso tempo il capitano +Hardy discese, e si pose accanto a lui; ma prima di +lasciare il ponte aveva mandato il luogotenente +Hills a portare la terribile notizia all’ammiraglio +Collingstood. +</p> + +<p> +Hardy felicitò Nelson di avere, quantunque già in +braccia alla morte, riportato una tale vittoria, e gli +annunziò che, a quanto poteva egli giudicare, si +erano già presi quattordici bastimenti francesi. +</p> + +<p> +— Avrei scommesso per venti, disse Nelson. +</p> + +<p> +Poi ad un tratto, ricordandosi della direzione del +vento, e dei sintomi della tempesta che aveva osservato +in mare: +</p> + +<p> +— Gettate l’áncora, Hardy, gettate l’áncora, gli +disse. +</p> + +<p> +— Suppongo, rispose costui, che l’ammiraglio +Collingwood prenderà il comando della flotta. +</p> + +<p> +— Non però fino a tanto che sarò vivo, disse l’ammalato, +e sollevandosi sul suo braccio: Hardy, vi +dico di gettar l’áncora — fra cinque minuti. +</p> + +<p> +— Vado a dare gli ordini, milord. +</p> + +<p> +— Sulla vostra vita, fatelo, e prima di cinque +minuti. +</p> + +<p> +Poi a voce bassa, come se avesse arrossito di quella +debolezza: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +</p> + +<p> +— Hardy, gli disse, non getterete il mio cadavere +in mare, ve ne prego. +</p> + +<p> +— Oh! no di certo, potete star tranquillo su questo +punto, milord, gli rispose Hardy singhiozzando. +</p> + +<p> +— Abbiate cura della povera Lady Hamilton, disse +Nelson con voce fioca; della mia cara Lady Hamilton. +Abbracciatemi, Hardy. +</p> + +<p> +Il capitano piangendo l’abbracciò. +</p> + +<p> +— Muoio contento, disse Nelson, ho fatto il mio +dovere. +</p> + +<p> +Il capitano Hardy stette un istante presso l’illustre +ferito in atto di muta contemplazione, poi inginocchiandosi +vicino al suo letto, lo baciò in fronte. +</p> + +<p> +— Chi mi abbraccia? chiese Nelson, il cui occhio +errava già fra le tenebre di morte. +</p> + +<p> +Il capitano rispose: +</p> + +<p> +— Son io, Hardy. +</p> + +<p> +— Dio vi benedica, amico mio, disse Nelson. +</p> + +<p> +Hardy risalì sul ponte. +</p> + +<p> +Nelson riconoscendo il cappellano che era al suo +fianco, gli disse: +</p> + +<p> +— Ah! non sono mai stato un peccatore così ostinato. +</p> + +<p> +Poi dopo una pausa: +</p> + +<p> +— Dottore, ricordatevi, vi prego, che ho lasciato +in eredità alla mia patria ed al mio re, Lady Hamilton +e mia figlia Orazia Nelson; non dimenticate +mai Orazia. +</p> + +<p> +La sua sete andava crescendo, e gridava: <i>Da bere, +da bere, il ventaglio, fatemi vento, stropiccia stropiccia.</i> +</p> + +<p> +Egli faceva questa ultima raccomandazione al cappellano +M. Scott che gli aveva procurato qualche +sollievo stropicciandogli il petto con la mano. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +Pronunziò queste parole con una voce interrotta, +e che annunziava l’aumento delle sue sofferenze, +dimodochè dovette richiamare tutte le sue forze per +dire ancora una volta queste parole: +</p> + +<p> +— Grazie a Dio, ho fatto il mio dovere. +</p> + +<p> +Lord Nelson, pochi momenti dopo che Hardy l’ebbe +lasciato, cessò di parlare. +</p> + +<p> +Era debolezza? Era vaneggiamento mortale? Comunque +sia, il cappellano ed il signor Burke che +sollevando il cuscino lo mantenevano in una posizione +meno dolorosa, rispettarono quel funebre silenzio +e, per non turbarlo nei suoi ultimi momenti, +cessarono anch’essi di parlargli. +</p> + +<p> +Allora ritornò il chirurgo chiamato dal maestro di +casa di Nelson, che era andato a dirgli che l’Ammiraglio +stava sul punto di spirare. Gli prese la mano, +era fredda, gli tastò il polso, era insensibile; poi +gli toccò la fronte. Nelson aprì il suo unico occhio; +ma quasi subito lo richiuse. +</p> + +<p> +Il signor Beaty lo lasciò allora per volgere le sue +cure ai feriti, cui potevano essere utili; ma l’aveva +appena lasciato quando il maestro di casa corse a +dirgli: Milord è spirato. +</p> + +<p> +Il chirurgo corse al suo letto: egli era veramente +morto. Erano le quattro e venti minuti. Avea sopravvissuto +tre ore e trentadue minuti alla sua ferita. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Perdendo Nelson, io aveva perduto tutto. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span></p> + +<h2>XIV.</h2> +</div> + +<p> +La morte fu così dolce a Nelson che rese l’ultimo +sospiro mentre M. Scott gli stropicciava il petto, e +M. Burke lo sollevava sul guanciale senza che nè +l’uno, nè l’altro se ne accorgessero. +</p> + +<p> +Nè vale il dire il lutto che si sparse per tutta la +flotta inglese alla notizia della morte di Nelson, e +che fece quasi dimenticare una vittoria così completa. +</p> + +<p> +La prima cura di Hardy fu di esprimere al chirurgo +il desiderio manifestato da Nelson di non essere +gettato in mare, ma di essere ricondotto in +patria. +</p> + +<p> +Il giorno dopo la battaglia, quando le circostanze +permisero occuparsi delle cure da prestare alle spoglie +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +mortali di Nelson, si cercò per quali mezzi si +poteva prevenirne la decomposizione; bisognava naturalmente +servirsi delle risorse che si avevano a +bordo del <i>Victory</i>. Il chirurgo esaminò la ferita, la +scandagliò, e riconobbe il cammino percorso dalla +palla; ma non potè scoprire dove erasi fermata. Non +si aveva sufficiente quantità di piombo a bordo per +farne un feretro; si prese la più gran botte che si +potè trovare a bordo, vi si collocò il corpo, e lo si +riempì di acquavite. +</p> + +<p> +Nella stessa sera del giorno, in cui si compì questo +triste avvenimento, si sollevò, come lo aveva predetto +Nelson, una terribile tempesta che veniva da +S. O., e che durò senza posa tutta la notte, e per +tutta la giornata seguente continuò colla stessa violenza. +Durante queste ventiquattro ore, il corpo di +Nelson rimase nel sottoponte, guardato da una sentinella, +quando ad un tratto, il coperchio della botte +si sollevò con un rumore simile alla detonazione di +un colpo di fucile, — erano i gas sviluppatisi dal +corpo, che avevano causato quell’accidente; allora +si chiuse di nuovo la botte; ma vi si praticò un pertugio +per dar luogo al passaggio dell’aria; arrivando +a Gibilterra si sostituì all’acquavite lo spirito +di vino. +</p> + +<p> +Dopo mezzodì del 3 novembre, il <i>Victory</i> levò l’áncora, +uscì dalla baia di Gibilterra, attraversò lo +stretto, e ritrovò innanzi a Cadice la squadra sotto +il comando dell’ammiraglio Collingwood, che incrociava +innanzi a Cadice. Nella stessa sera il <i>Victory</i> +partì per l’Inghilterra. +</p> + +<p> +Il <i>Victory</i> arrivò a Spithead dopo una lunga e +noiosa traversata di cinque settimane; ma la notizia +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +della vittoria e della morte di Nelson arrivò al +7 novembre, vale a dire diciassette giorni dopo il +combattimento. Nessuno si prese la cura di annunziarmela, +e la seppi semplicemente da una lettera +del fratello di Nelson, che, senza dubbio, preoccupato +com’era di diventare conte e pari per quella +morte, non trovò il tempo per comunicarmela in +persona. +</p> + +<p> +Io era nella mia casa di Londra quando mi giunse +quella notizia. Il dottore Nelson non mi diceva punto +da qual fonte l’avesse attinta, per cui ancora ne +dubitava. Presi Orazia nelle mie braccia; feci attaccare +i cavalli alla carrozza, e corsi all’ammiragliato; +ma non ebbi nemmen bisogno di entrare per +riconoscere che la notizia era vera. Tutti avevano +già contezza della vittoria e quale prezzo fosse costata. +</p> + +<p> +D’altronde nello stesso giorno il seguente proclama +firmato dal Re era affisso per la città. +</p> + +<div class="blockquote"> +<p> +«Giorgio Re ec. ec. +</p> + +<p> +«Prendendo in seria considerazione l’indispensabile +dovere che ci è imposto da Iddio Onnipotente +per il recente e segnalato intervento della Provvidenza, +unitamente ai manifesti ed inestimabili benenefizj +con cui colma ogni giorno questo regno, e di +cui ne è nuovissima prova l’importante vittoria ottenuta +dalla nostra flotta, sotto il comando dell’estinto +vice ammiraglio Lord Visconte Nelson, sulle +flotte riunite di Francia e di Spagna; abbiamo, dietro +parere del nostro consiglio privato, pubblicato +il seguente proclama. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +</p> + +<p class="center"> +PROCLAMA +</p> + +<p> +«Abbiamo decretato, e ordiniamo che generali +azioni di grazie siano rese per tutto il Regno d’Inghilterra +e d’Irlanda nel giorno di giovedì cinque +dicembre prossimo venturo. +</p> + +<p> +«Dato dal palazzo della regina il giorno 7 di novembre +1805.» +</p> +</div> + +<p> +Al 4 dicembre, vigilia del giorno fissato pel rendimento +di grazia, il <i>Victory</i>, arrivò a S. Helens e +spiegò in segno di lutto la bandiera di Nelson a +mezz’albero: tutti i bastimenti di Spethead abbassarono +subito le loro insegne nello stesso modo. +</p> + +<p> +Nello stesso giorno il bravo capitano Hardy, fedele +alle istruzioni di Nelson, mi spedì un corriere +che mi consegnò nella stessa sera una lettera diretta +a me, come pure quella diretta ad Orazia. +</p> + +<p> +Mi diceva in una lettera a parte che aveva molte +cose particolari da dirmi, e molti oggetti preziosi +da consegnarmi; ma che egli non poteva lasciare +il suo bastimento; m’invitava quindi a partire senza +perdere un momento per S. Helens, ove potrebbe +conferire con me. +</p> + +<p> +Partii all’istante, e giunsi alle cinque del mattino. +Questo eccellente amico discese a terra e passò la +giornata con me; poi siccome gli manifestai il desiderio +di vedere il cappellano M. Scott e il chirurgo +M. Beaty, li mandò a cercare, e m’inebbriai nel mio +dolore, udendoli raccontare ne’ loro particolari la +morte di Nelson: di più, il dottore Beaty ne aveva +scritto una relazione, e ottenni da lui che me la lasciasse +per una notte, che passai intiera nel copiarla, +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +ed è quella che, grazie alla sua gentilezza +ho potuto inserire nelle mie memorie. +</p> + +<p> +Il giorno seguente il capitano Hardy mi diede un +buon consiglio, quello cioè d’impossessarmi subito +di tutti gli oggetti che avevano appartenuto a Nelson, +e che mi aveva legato, temendo che la sua famiglia +se ne impossessasse, e che non ne risultasse +qualche processo scandaloso. Seguii il suo consiglio: +presi a pigione un piccolo appartamento a +Spethead, ove feci trasportare tutti gli oggetti che +avevano appartenuto al mio eroe. Tre giorni passai +ad ordinare con pietosa cura quegli oggetti, e fu +gran sollievo per me; perchè ad ogni istante alla +vista di qualche nuova prova del suo amore, le lagrime, +che mi avrebbero soffocata, sgorgavano dai +miei occhi e mi davano il solo sollievo che poteva +avere. +</p> + +<p> +Al sabato, giorno 15, il corpo di lord Nelson fu levato +dalla botte, in cui era stato trasportato, e collocato +nel feretro che gli era stato dato dal capitano +Ben Hallowell, e che, se lo si ricorda, era stato +scolpito da un albero di vascello francese, l’<i>Orient</i>, +e deposto su di uno strato di bandiere. M. Taylor, +suo antico segretario, M. Nayler, M. York Herald, e +M. Whilby, erano stati delegati all’ammiragliato a +ricevere il corpo di Nelson, che doveva essere trasbordato +dal <i>Victory</i>, su di un yacht e trasportato +all’ospedale di Greenwich. +</p> + +<p> +I funerali erano fissati per il sei gennaio. Era +stato deciso che il corpo fosse deposto nella cattedrale +di S. Paolo — che doveva esser poi destinata +alla sepoltura degli eroi e degli uomini di +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +stato — inaugurata da Nelson come il Pantheon dell’Inghilterra. +</p> + +<p> +Mi si permetta di non soggiacere più a lungo +alla mia sventura. Dapprima credetti che richiedesse +da me un dolore eterno. Feci fare degli abiti di +lutto, e promisi a me stessa di non portarne altri. +Consacrai una delle camere di Merton a quelle sacre +reliquie che aveva avuto per la pietosa obbedienza +del capitano Hardy: in tal modo stetti per un anno +intiero lontana dal mondo, vivendo con Orazia. +</p> + +<p> +Io faceva i conti senza pensare alla debolezza +umana, e dimenticai la mobilità femminile. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Il resto della mia vita non è più che una sequela +di colpe, di prodigalità, di errori, che mi hanno ridotta +alla condizione in cui mi trovo. Ma dal momento +in cui non era più la moglie di sir William, +dal momento che non era più l’amante di Nelson, dal +momento che non era più l’amica della regina Carolina, +non era più che Emma Lyonna; vale a dire +una cortigiana arricchita, che avrebbe forse potuto +ancora ottenere quella considerazione che si accoppia +alla ricchezza, se avesse saputo conservare la +sua fortuna. +</p> + +<p> +Ciò che da principio diede la misura della mia +poca considerazione, fu il rifiuto che mi fecero l’Inghilterra +ed il re di riconoscer il testamento di +Nelson. Egli mi aveva legato al re ed al paese. Se +il re ed il paese avessero avuto qualche riguardo +al testamento dell’uomo che si era fatto uccidere +per essi, mi avrebbero rialzata ai miei occhi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span> +</p> + +<p> +Se, respingendomi soltanto, avessero accolta e riconosciuta +la mia povera Orazia, vedendo onorata +quella fanciulla, mi sarebbe stato un obbligo di rimaner +onorevole; perchè infine mi sembra che la +sventura di avermi per madre doveva almeno esser +compensata di aver avuto Nelson per padre, vale a +dire non soltanto il primo uomo di mare del secolo; +ma forse di tutti i tempi; ma nulla, ci si colmò di +disprezzo, e a forza di sentirmi spregiata, divenni +spregevole. +</p> + +<p> +Ma gettandomi verso la fine della mia vita in questa +esistenza di follie, di errori e di dissipazioni, +che ne aveva alterato il principio, allontanai Orazia +da me perchè le mie colpe non ricadessero su di +lei. Collocai in modi sicuri e in suo nome le quattromila +sterline che le aveva legato suo padre, e +quella rendita di cinquemila franchi servì al suo +mantenimento ed alla sua educazione. +</p> + +<p> +Intanto il racconto degli avvenimenti che mi +condussero dal lusso alla miseria, dalla ricchezza +alla povertà, sarebbe troppo lungo e non presenterebbe +alcun interesse. Ho raccontato le mie serate +di Palermo, la passione che aveva preso pel +giuoco; questa passione non fece che aumentare. +Abituata ad una vita di prodigalità, non seppi più +limitare le mie spese colle mie rendite, e due anni +dopo la morte di Nelson mi trovai in tale imbarazzo, +che fui obbligata a lasciar Merton che fu venduta +all’asta. +</p> + +<p> +Per fortuna aveva per amico quel vecchio duca +di Queensbur, di cui aveva parlato; mi accolse in +una delle sue case ammobigliate di Richmond, e in +luogo dei miei cavalli e delle mie carrozze vendute +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +mi diede un altro equipaggio: i suoi doni mi fecero +vivere largamente fino all’ora della sua morte, che +avvenne alla fine dell’anno 1810. +</p> + +<p> +La sua bontà per me al estese di là della morte: +mi lasciò nel suo testamento una somma di mille +sterline una volta tanto ed una annualità di cinquecento. +</p> + +<p> +Per sventura, Sua Signoria si era creduto più +ricco di quel che fosse; i suoi legati avevano superato +di molto la sua fortuna, e ne risultò che i tribunali +annullarono il testamento, ed io perdetti +i benefizii e le buone intenzioni del mio vecchio +amico. +</p> + +<p> +Lo svantaggio fu ancora più grande per me, che +contava su quella eredità, e mi era ingolfata in +ispese alle quali l’eredità doveva far fronte. Alcuni +amici che ancora mi rimanevano fecero delle pratiche +presso il Lloyd per ottenere dalla sua liberalità +ciò che non erasi potuto ottenere dal ministero, +vale a dire la ricompensa del servigi che aveva reso +allo Stato. Ma i loro passi, ma le mie petizioni, non +ebbero alcun successo; ed io caddi in tale una povertà +che vidi vendere i miei mobili, tutte le memorie +tanto preziose che conservava di Nelson, +splendido riflesso della mia vita passata, e che mi +consolavano talvolta in mezzo ai dolori della mia +vita presente; tutto fu venduto: fino il prezioso +astuccio in cui la città di Oxford aveva inchiuso il +brevetto di cittadino che gli aveva offerto; e siccome +tutto il denaro che se ne ricavò non bastava +a soddisfare tutti i miei creditori, alcuni più crudeli +degli altri mi fecero arrestare e condurre a +King’s Bench, ove rimasi colla povera Orazia che +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +trascinai se non nella mia rovina, perchè fin quando +avrebbe raggiunto i suoi diciott’anni nessuno poteva +metter mano alle quattro mila sterline; ma nella +mia sventura. +</p> + +<p> +Restammo in quella prigione più d’un anno, sopportando +ogni sorta di privazioni e di vergogna, +perchè un uomo, cui ebbi il torto di accordar la +mia confidenza, ed al quale aveva affidato le mie +carte, fece stampare in mio nome tutta la mia corrispondenza +con Nelson e molte altre lettere che si +trovavano nelle sue mani: come poteva io mai protestare +dal fondo della mia prigione? e pure il feci; +ma la mia voce non fu ascoltata, o non si credette +alla mia protesta. +</p> + +<p> +Finalmente un bravo ed eccellente uomo Alderman +della città, ebbe pietà di me, vedendo com’era stata +crudelmente punita dei miei errori; convenne coi +miei creditori, diede loro del denaro, e ottenne per +me un’assoluzione generale. +</p> + +<p> +Allora risolsi di lasciar l’Inghilterra, e di andare +sul continente; il mio protettore mi aiutò in questo +progetto dandomi qualche soccorso. Partimmo +per Calais, e trovammo fra quella città e Boulogne, +vicino al piccolo porto di Ambleteuse, una casa isolata, +nella cui oscurità risolsi di passare il resto +della mia vita. +</p> + +<p> +Il resto della mia vita d’altronde è ben poca cosa. +I dolori, i tormenti, le angustie che provai da dieci +anni mi hanno resa sfinita innanzi tempo. Il medico +che venne a visitarmi per carità, chiamò Orazia +in disparte, e vidi la povera fanciulla ritornare cogli +occhi bassi e lagrimosi. +</p> + +<p> +Fu allora che, sentendomi vicina la morte, gettai +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +uno sguardo sulla mia vita passata, e le mie azioni +apparivano sotto la loro vera luce; allora tremai e +fremetti, passai notti in cui mi apparivano degli +spettri, e giorni pieni di rimorsi: sentiva che se +moriva in tal modo, sarei morta disperata: allora in +una notte vi fu per me un raggio di luce, e come +una rivelazione del Signore. +</p> + +<p> +E dissi fra me: vi ha una religione dolce e misericordiosa, +verso la quale ebbi sempre un irresistibile +attaccamento, una religione il cui fondatore +ha perdonato alla meretrice, all’adultera, ed al ladrone +sulla croce. +</p> + +<p> +Mandiamo dunque per un prete di quella religione, +e mettiamo nelle sue mani la mia anima carica di +iniquità. +</p> + +<p> +Mandai pel prete. +</p> + +<p> +E l’attendo. +</p> + +<p> +Signore, Signore, siate misericordioso per la peccatrice +che si pente. +</p> + +<p class="ast"><sub>*</sub><sup>*</sup><sub>*</sub></p> + +<p> +Qui finiscono le confessioni di Emma Lyonna. I +nostri lettori sanno ciò che ne avvenne; essi hanno +veduto venire il prete al principio di questo racconto, +hanno veduto l’acqua santa del battesimo +scorrere sulla pallida fronte della peccatrice, hanno +veduto quella fronte ricadere sul guanciale col suggello +del pentimento e del perdono. +</p> + +<p> +Cinque minuti dopo riposava nella misericordia +di Dio. +</p> + +<p> +Ora diciamo in due parole quanto avvenne dopo +la sua morte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +</p> + +<p> +L’ambasciatrice d’Inghilterra, l’amante di Nelson, +l’amica della regina di Napoli, chiusa nella bara +del povero, doveva essere gettata nella fossa comune +il 16 gennaio 1815, quando un mercante inglese, +che abitava a Calais, pensando alla vergogna dei +suoi compatriotti di abbandonare il cadavere dopo +la morte, come avevano abbandonato la donna durante +la vita, comperò per essa un terreno nella +parte più onorevole del cimitero, e seguito da cinquanta +inglesi, la depose in una tomba, sulla quale +si scolpirono per tutta iscrizione queste parole di +Cristo. +</p> + +<p> +«Chi di voi è senza peccato, getti la prima pietra.» +</p> + +<p> +Sua figlia Orazia, che contava appena quattordici +anni, e che ebbe per sua madre, durante la sua +malattia, le cure più pietose e affettuose, ritornò +dopo la di lei morte in Inghilterra. Stette per due +anni colla famiglia di M. Macthan e poi con quella di +M. Bolton cognato di lord Nelson. +</p> + +<p> +Finalmente nel 1822 si maritò col reverendo Filippo +Ward, vicario di Teuterden, e dalla loro felice +unione nacquero otto figli. +</p> + +<p class="pad2 center large"> +FINE. +</p> + +<hr class="silver"> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Lady Nelson.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 76096 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/76096-h/images/cover.jpg b/76096-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..a9e7864 --- /dev/null +++ b/76096-h/images/cover.jpg |
