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Sei impaziente di provare la tua carabina? + +— Desidero ardentemente di vedere uno di quei mostruosi animali allo +stato libero. Non ho veduto finora che dei piccini e nei serragli +d’Europa. + +— Bada che sono formidabili. + +— Con un cacciatore abile quanto sei tu non ho paura, e poi non credo +che quelle masse enormi siano tanto leste da gareggiare colle mie +gambe. + +— T’inganni, Antao. Non sono trascorse due settimane, che un povero +minaloto del Gran Popos, spintosi qui a cacciare quegli animalacci, è +stato tagliato in due. + +— Nè più nè meno d’un biscotto?... + +— Non lo credi?... + +— Ho i miei dubbi, Alfredo. + +— Allora ti dirò, Antao, che quel minaloto era un servo della fattoria +del signor Zeinger, quell’ottimo alemanno che abbiamo visitato la +scorsa domenica. + +— Quel minaloto doveva essere lesto come una lumaca grigia del paese +degli Ascianti. + +— Tutt’altro, amico mio. Era un gran diavolo di negro, agile come una +scimmia, ma l’animalaccio, che era stato solamente ferito, si precipitò +sul disgraziato cacciatore e prima che questi potesse giungere alla +riva lo tagliò in due. + +— Ecco una storia che non aumenta di certo il mio coraggio. + +— Vorresti tornare alla mia fattoria? + +— Sì, ma rimorchiando un ippopotamo. Non sono venuto in Africa per +farmi divorare vivo dalle zanzare della costa entro una stanza, ma per +visitare questi paesi e cacciare i grossi animali. + +— E per aprire una fattoria portoghese. + +— Non ancora, Alfredo. I miei commerci col Brasile mi hanno fatto +abbastanza ricco da permettermi.... + +— Taci!... + +— Un ippopotamo?.... + +— No.... taci!... — + +I due uomini che così chiacchieravano, inoltrandosi in mezzo ad una +splendida vegetazione equatoriale, che li riparava dagli ultimi ma +ancora ardenti raggi del sole, erano allora giunti sulle rive d’un +corso d’acqua, largo tre o quattrocento passi ed ingombro d’isolotti +coperti d’alte erbe e da gruppi di piccoli banani, dalle larghe foglie +d’un verde vivo. + +Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo, si era bruscamente arrestato, +curvandosi verso la sponda che era ingombra di paletuvieri, incrocianti +in tutti i sensi i loro rami e le loro radici sporgenti dal fondo del +fiume, ed aveva girato all’intorno un rapido ma acuto sguardo; mentre +il suo compagno, quantunque ignorasse di cosa si trattasse, si era +levato dalla spalla una corta ma pesante carabina, una di quelle armi +usate per la caccia dei grossi animali. + +Il primo rimase parecchi secondi immobile, tendendo accuratamente gli +orecchi e continuando ad investigare, cogli sguardi, le isolette e la +sponda opposta coperta di fitti alberi, poi volgendosi verso Antao, +disse: + +— Mi sono ingannato di certo. + +— Cosa avevi udito?... + +— Mi era sembrato d’aver udito un grido che mi ricordava un certo +uomo.... + +— Morto forse su questo fiume?... + +— Sarebbe stato meglio che fosse morto allora. + +— Ma che storia mi racconti?... + +— Parlo d’un uomo che da quattro anni mi fa paura. + +— A te!... — esclamò Antao, sorpreso. — Eh! via, tu scherzi, Alfredo. +Un uomo che in America si è battuto come un leone e che ora gode fama +di essere il più audace cacciatore della Costa d’Avorio, non può aver +paura di un uomo. + +— Eppure ti ripeto che ho quasi paura e temo sempre un tradimento. Ecco +perchè ho lasciato il mio servo Gamani a vegliare in mezzo alla foresta +ed i miei porta-fucili alla fattoria. + +— Ma chi è quell’uomo?... + +— Un negro. + +— Lo si cerca e lo si uccide con una buona fucilata. + +— È lontano. + +— Si va a trovarlo. + +— È potente, Antao. + +— Si raccoglie una truppa d’uomini risoluti e lo si va ad assalire. + +— Nel Dahomey?... + +— Là!... Ecco un nome che fa venire i brividi!... Brutto paese di +macellai feroci. Diavolo!... Vorrei conoscere quest’istoria che ti +mette indosso tante preoccupazioni. + +— Te la racconterò, ma più tardi. Ora pensiamo agli ippopotami. Spero +di essermi ingannato su quel grido e che nulla accadrà nella mia +fattoria durante la nostra assenza. + +— Vi sono i tuoi uomini che vegliano sul tuo nipotino e sulle tue +ricchezze. + +— Taci: ci siamo. — + +Alfredo, che aveva continuato il cammino durante quella conversazione, +seguendo sempre la riva destra del fiume, erasi arrestato dinanzi ad un +grande albero del cotone, il quale si curvava verso la sponda e sul cui +tronco si vedevano parecchie profonde incisioni che parevano fatte da +poco tempo. + +Il cacciatore l’osservò attentamente come volesse essere certo di +non ingannarsi, poi s’inoltrò prudentemente fra i paletuvieri che si +arrampicavano confusamente su per la sponda, afferrò una fune che stava +legata attorno ad una grossa radice e diede una violenta strappata. + +Tosto fra quell’ammasso di rami, di foglie e di radici, si vide +avanzarsi uno di quei pesanti canotti scavati nel tronco d’un albero +col ferro e col fuoco e colle punte assai aguzze, usati sui fiumi della +Costa d’Oro e dell’Avorio. + +Alfredo vi balzò dentro invitando il compagno a seguirlo, afferrò due +remi dalla larga pala e spinse la pesante imbarcazione nella corrente, +dirigendosi verso un isolotto coperto d’una fitta vegetazione che si +trovava quasi in mezzo al fiume. + +In pochi minuti attraversò la distanza e arenò l’imbarcazione su di +un bassofondo che pareva si collegasse all’isolotto e che impediva +d’accostarsi di più a quel brano di terra. + +— Bisogna prendere un bagno? — chiese Antao. + +— Non vi sono che due palmi d’acqua, — rispose Alfredo. + +— Sono almeno sicure le nostre gambe? Mi hanno detto che sull’Ousme i +coccodrilli non sono rari. + +— È vero, ma non osano assalire gli uomini bianchi e poi a quest’ora +dormono. In acqua, amico. + +— Una parola ancora. Gli ippopotami non faranno a pezzi la nostra +barca?... + +— È probabile, se manchiamo ai nostri colpi, ma procureremo di mandare +le palle a destinazione. Orsù, in acqua. — + +I due cacciatori presero le loro carabine e abbandonarono la +imbarcazione, scendendo sul banco. + +Alfredo non si era ingannato. Vi era così poca acqua in quel +bassofondo, che a malapena toccava i polpacci dei due uomini. + +In pochi istanti attraversarono il banco e giunsero sull’isolotto, +celandosi fra le folte piante che lo coprivano. + +Quel brano di terra situato in mezzo all’Ousme, uno dei più notevoli +fiumi della Costa dell’Avorio e che scaricasi nelle paludi di Porto +Novo, non misurava di più di cinquanta metri di circonferenza ed era +così basso, che la più piccola piena doveva coprirlo. + +Nondimeno su quell’umido terreno, fertilizzato dagli avanzi vegetali +trasportati durante la stagione delle piogge, erano cresciuti +rigogliosi bambù altissimi dalle lunghe foglie verdi pallide, mangifere +splendide, arbusti acquatici e anche dei mazzi enormi di banani +selvatici, i quali rizzavano arditamente le loro lunghe e larghe +foglie, talune delle quali misuravano tre o quattro metri. + +Alcuni pappagalli grigi vi avevano preso domicilio e schiamazzavano +allegramente, spennacchiandosi agli ultimi raggi del sole. + +I due cacciatori fecero il giro dell’isolotto per accertarsi che non +vi fosse qualcuno di quei piccoli serpenti chiamati dai naturalisti +_echidni nasicorni_, il cui morso è mortale e che sono così numerosi in +quelle regioni; poi si sdraiarono sotto la fresca ombra di un gruppo di +banani. + +— Ed ora, dove sono questi ippopotami? — chiese Antao. — Ho guardato +attentamente il fiume e le sue sponde, ma ti confesso che non ho veduto +nemmeno un coccodrillo. + +— Manca mezz’ora al tramonto, — rispose il cacciatore. — Quando il sole +sarà scomparso, li vedrai venire. + +— Qui?... + +— Sì, Antao. Verranno a saccheggiare questi vegetali. + +— Sei certo?... + +— Gamani li ha veduti venire per tre notti di seguito. + +— Non si mostrano di giorno? + +— Dormono in fondo al fiume; sono prudenti mio caro. Accendi la tua +sigaretta e fuma tranquillo come faccio io. — + +Il cacciatore aveva levato da una tasca una scatola di sigarette, ne +offrì all’amico, ne accese una, poi si accomodò fra le erbe, mettendosi +la carabina sulle ginocchia. + +Quei due cacciatori, che si avventuravano soli sugli isolotti +dell’Ousme ad attendere i mostruosi ippopotami, anche a prima vista +si riconoscevano per due persone appartenenti a nazioni diverse, +quantunque avessero entrambi la pelle bruna, capelli e occhi nerissimi, +distintivi particolari della razza latina. + +Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo e che sembrava il più pratico +di quei luoghi selvaggi e anche il più intrepido cacciatore, era uno di +quei tipi che s’incontrano così di frequente nelle regioni dell’Italia +meridionale e sulle coste Albanesi. + +Era un uomo sulla quarantina, di statura superiore alla media, tutto +muscoli e nervi, dal profilo ardito, reso più fiero da una folta barba +nerissima, dagli occhi vivissimi, lampeggianti e dalla pelle bruna, +dovuta forse più di tutto all’ardente sole dell’Africa equatoriale. + +Indossava un vestito di tela bianca stretto alla cintura da una larga +fascia dì lana rossa, come usano portare i pescatori napoletani, +sormontata da una cartucciera, ed un elmetto pure di tela bianca gli +copriva i folti capelli, che il clima della Costa dell’Avorio aveva già +cominciato ad incanutire. + +Il suo compagno Antao invece dal nome e dall’aspetto, s’indovinava +appartenere alle razze bianche dei climi ardenti. Era un giovanotto +di ventiquattro o venticinque anni, di statura bassa piuttosto, ma di +corpo robusto, dalla pelle quasi olivastra, dagli occhi grandi, neri, +vellutati e tagliati a mandorla, con due baffettini pure neri ed i +capelli ricciuti, quasi crespi come quelli dei negri. + +Portava sul capo l’elmetto, cappello indispensabile in quei climi, ma +invece della giacca indossava una semplice camicia di flanella azzurra, +adorna di rabeschi ai polsi ed al colletto, stretta da una cartucciera +elegantissima di pelle rossa ed aveva i calzoni di velluto olivastro e +grandi uose di pelle gialla con fibbie d’argento. + +Entrambi poi erano armati di splendide carabine da caccia, a canna +corta, pesanti, ma capaci di abbattere un elefante con una sola palla +ben aggiustata e dei larghi coltelli da caccia, chiusi in guaine di +cuoio naturale a punta d’acciaio. + +Mentre fumavano le loro sigarette conservando un silenzio assoluto, il +sole tramontava rapidamente dietro i grandi boschi. + +La luce decresceva a vista d’occhio e le tenebre s’addensavano +frettolosamente nei più cupi recessi della foresta. I pappagalli +grigi, dopo d’aver lanciati gli ultimi e più strepitosi chiacchierii, +cominciavano a tacere; le aquile pescatrici, dopo d’aver fatta +un’ultima volata sulle acque fangose del fiume, erano tornate ai loro +nidi, situati sulle più alte cime dei giganteschi baobab; le scimmie +_subukumbaka_, che fino allora si erano divertite a sollazzarsi fra +i rami dei sicomori saccheggiandoli dei loro fichi, avevano cessato +dall’emettere i loro acuti _hu-ul-hu-ul_ che si odono a parecchi +chilometri di distanza, e in aria cominciavano ad apparire i primi +volatili delle tenebre. + +Bande immense di pipistrelli, abbandonati i rami ai quali fino allora +si erano tenuti appesi col capo in giù e le fredde ali avviluppate +intorno al corpo, giungevano da tutte le parti, guidate da qualche +gigante della specie, da qualche cinonittero delle palme o cane +notturno, orrendo volatile dalle ali lunghe un metro e dal corpo lungo +perfino trenta centimetri, dalla testa grossa somigliante a quella d’un +piccolo _bull-dog_, traforata da due occhiacci e dal pelo aranciato sul +petto e sul collo e grigiastro sul dorso e verso la coda. + +Dei rauchi brontolii, dei soffi potenti, delle urla acute e degli +scrosci di risa, annunciavano che le fiere abbandonavano i loro +covi per cominciare le loro caccie notturne, ma Alfredo rimaneva +impassibile, come uomo da lunga pezza abituato a quei concerti più +paurosi che veramente terribili. Il suo giovane compagno invece, da +poco sbarcato in quelle regioni, si agitava, tormentava la batteria +della sua carabina, mentre i suoi sguardi si fissavano sulle due sponde +con una certa ansietà. + +— Diavolo!... — mormorò ad un tratto. — Ma qui pare di essere in un +serraglio. + +— Colla differenza però che le fiere non sono chiuse dentro le gabbie e +che non si farebbero alcuno scrupolo a mangiarti, se lo potessero. + +— E Gamani che hai lasciato solo in mezzo alla foresta?... Che domani +non lo troviamo più?... + +— Gamani è un coraggioso e sa che tutti questi animali non sono capaci +di arrampicarsi sugli alberi. Si sarà accomodato fra i rami di un +sicomoro e vedrai che lo troveremo vivo. + +— Ma i leopardi sono buoni arrampicatori, Alfredo. + +— È vero, ma Gamani ha una buona carabina e sa servirsene. Ti dirò +poi.... + +— Che cosa?... — + +Invece di rispondere, il cacciatore si era bruscamente alzato, in preda +ad un’improvvisa emozione. Con una mano tesa verso il compagno, come +per invitarlo a non muoversi, ascoltava con profonda attenzione, senza +osare respirare. + +— Hai udito nulla? — chiese dopo alcuni istanti, con voce alterata. + +— Assolutamente nulla, — rispose il portoghese, stupito. + +— Mi era sembrato di aver udita una lontana detonazione. + +— Dove?... + +— Verso la mia fattoria. + +— Ti sei ingannato, Alfredo. + +— Dio lo voglia. Io ho paura di quell’uomo. + +— Ma di chi?... Spiegati una volta!... + +— Sì.... ma.... guarda laggiù!... + +— Cosa vedi?... + +— Non hai udito?... + +— Uh sordo respiro?... + +— Sì, Antao. + +— E mi pare di vedere l’acqua agitarsi presso la riva del fiume. + +— È la preda che attendiamo. + +— Un ippopotamo?... + +— Arma la carabina!... Eccolo che si avanza verso l’isolotto.... Non mi +ero ingannato conducendoti qui, lo vedi. — + +Il portoghese non rispose ma si accovacciò fra le alte erbe, sotto +la cupa ombra dei banani, armando risolutamente la grossa e pesante +carabina. + + + + +CAPITOLO II. + +I misteri delle foreste + + +Alla luce della luna, la quale faceva allora capolino dietro le alte +cime della foresta, facendo scintillare le acque come se fossero +d’argento liquefatto, i due cacciatori avevano scorta una massa +enorme, mostruosa, sorgere presso la riva destra del fiume e avanzarsi +lentamente verso l’isolotto. + +Non si poteva ingannarsi sulla sua specie: era un vero ippopotamo, +animali che se sono diventati assai scarsi nelle regioni bagnate dal +Nilo, sono ancora numerosissimi nei fiumi della Costa dell’Avorio, dove +godono una quasi perfetta sicurezza, essendo in generale i cacciatori +negri cattivi bersaglieri e provveduti di armi troppo vecchie per +cimentarsi, con qualche successo, con quei colossi. + +L’animale, che era sorto dalle profondità del fiume per cercare la +cena, era uno dei più grossi che Alfredo avesse fino allora veduti. + +La luna che lo illuminava in pieno, permetteva ai due cacciatori di +vederlo distintamente, come se fosse giorno. + +Quel re dei fiumi, perchè è in realtà un vero re, non trovandosi +alcun altro animale capace di disputargli il potere nelle acque che +frequenta, nemmeno il coccodrillo il quale pare che lo eviti con grande +cura, misurava circa tredici piedi di lunghezza, ossia oltre quattro +metri, ed aveva una circonferenza enorme, superiore di qualche piede +alla misura sopraddetta. + +La sua testa, di proporzioni mostruose, carnosa, rigonfia verso +l’estremità, aveva una bocca di due piedi d’apertura e mostrava una +formidabile dentatura, composta di trentasei zanne fra cui quattro +canini lunghi quaranta e più centimetri. + +Il mostro, dopo d’aver nuotato alcuni istanti, era salito su di +un banco, mostrando il suo corpaccio di colore bruno oscuro ma con +dei riflessi fulvi e sprovveduto di peli, e le sue zampacce brevi e +tozze; pareva che prima di decidersi ad avanzare, volesse assicurarsi +dell’assenza dei nemici, fiutando replicatamente e molto rumorosamente +l’aria. + +— Che massa! — mormorò Antao, all’orecchio d’Alfredo. — Non sarà +difficile sbagliarlo. + +— Non tirare sul suo corpo, — rispose il cacciatore. — La sua pelle ha +uno spessore di tre pollici e respingerebbe la tua palla. + +— Diavolo!... Sono corazzati quegli animali!... + +— Come i vascelli da guerra. Aspetta che si avvicini e cerca di +colpirlo presso gli occhi o sotto le mascelle. + +— Povero animale!... Non sospetta che vi sono dei nemici vicini. + +— Non rimpiangerlo così presto. Sono animali pericolosi e anche +dannosi. E.... + +— Che cosa?... + +— Mi pare inquieto. + +— Che ci abbia fiutati?... + +— È possibile, ma non è che a centocinquanta passi e non lo lascerò +fuggire, Antao. Risparmia la tua palla, per ora, e lascia che faccia +fuoco io. — + +Il cacciatore si era silenziosamente sdraiato fra le erbe, allungandosi +meglio che poteva ed aveva puntata la pesante carabina, mirando con +grande attenzione. + +Ad un tratto fece fuoco. La detonazione fu tosto seguita da un muggito +più forte di quello d’un toro e da un tonfo fragoroso. + +Appena la nuvola di fumo fu dissipata, i due cacciatori videro +l’ippopotamo in acqua, dibattersi con furore estremo. Colpito +senza dubbio dalla palla e forse gravemente, il colosso nuotava +disordinatamente all’ingiro, continuando a muggire e rinchiudendo, con +cupo fragore, le potenti mascelle. Pareva che cercasse da qual parte si +nascondevano i nemici per precipitarsi su di loro. + +Alfredo, vedendo il compagno alzarsi per puntare la carabina, lo aveva +obbligato a ricoricarsi fra le erbe, dicendogli rapidamente: + +— Se ti è cara la pelle, non muoverti. — + +Poi aveva ricaricata precipitosamente l’arma, certo di doverla +adoperare una seconda volta. + +Intanto l’ippopotamo, reso furioso dal dolore, continuava a dibattersi +sconvolgendo le acque del fiume e facendo rintronare le foreste coi +suoi muggiti. Le sue zampacce facevano spruzzare a destra ed a sinistra +getti di spuma e colla testa sollevava delle vere ondate. + +Ad un tratto parve che prendesse il suo partito. Nuotò velocemente +verso l’isolotto e comparve a dieci soli metri dai cacciatori, i quali +erano balzati precipitosamente in piedi colle armi in pugno. + +— Fuoco Antao! — gridò Alfredo. + +Il suo compagno, quantunque si sentisse invadere da un vivo tremito, +nel trovarsi dinanzi a quell’animalaccio che pareva si preparasse a +tagliarlo in due con un solo colpo delle sue enormi mascelle, fece +rapidamente fuoco, ma gli mancò il tempo di constatare gli effetti +della sua palla. + +Con uno slancio di cui non si sarebbe mai creduto capace un animalaccio +così pesante, l’ippopotamo si era scagliato su di lui, urtandolo così +violentemente da farlo cadere a gambe levate. + +Già l’enorme bocca si apriva sul disgraziato portoghese, quando si udì +echeggiare una seconda detonazione. + +Alfredo, che aveva risparmiata la sua palla, aveva scaricata la sua +carabina nell’orecchio destro del mostro, il quale stramazzò al suolo +fulminato. + +— Per tutti i diavoli!... — esclamò il portoghese, che si era +affrettato ad alzarsi. — Un istante di ritardo e mi tagliava in due +meglio d’un pesce-cane. + +— Sei ferito? — gli chiese premurosamente il cacciatore. + +— No, sono solamente imbrattato del sangue dell’ippopotamo, ma per +tutti i diavoli, credo di aver un certo tremito nelle membra.... +Grazie, Alfredo, del tuo pronto intervento che mi ha salvata la vita. + +— Bisogna essere prudenti con questi animali, amico mio ed evitare di +trovarsi sul loro passaggio. + +— Chi avrebbe creduto che simili masse fossero così leste?... + +— Non lo sono in realtà, quando gl’ippopotami non sono irritati, ma +quando sono feriti caricano con veemenza. + +— Che corpaccio!... — esclamò il portoghese, che girava attorno +all’enorme animale. — E soprattutto che bocca!... Brrr!... Mi viene +freddo pensando che stavo per provare questi denti!... + +— E che denti, Antao!... Guarda questi canini: pesano almeno dodici +libbre ciascuno. + +— Sono d’avorio?... + +— Sì, ma molto migliore di quello che danno le zanne degli elefanti. +È così duro, che l’urto delle scuri fa scattare delle vere scintille e +conserva la sua bianchezza per sempre. Si adopera appunto per ciò nella +fabbricazione dei denti artificiali. + +— È buona la carne di questi animali? + +— È deliziosa quanto quella del bue e soprattutto il grasso è molto +pregiato, adoperandosi come burro. + +— Allora qui vi è da nutrire una tribù intera di negri. + +— Questo animale deve pesare almeno quattordici quintali; puoi quindi +immaginarti quale montagna di carne si può trarne. + +— Manderai i tuoi uomini a sezionarlo? + +— Certamente, Antao, e domani ti farò assaggiare un piede di questo +colosso, cucinato al forno come usano i negri di queste regioni e sarai +contento di averlo mangiato. + +— Ritorniamo? + +— Non è prudente riattraversare la foresta di notte e poi spero di +abbattere qualche altro ippopotamo. L’anno scorso alcuni negri avevano +provato a dissodare delle terre ed a piantare delle granaglie su queste +sponde e gli ippopotami si erano radunati in buon numero in questo +tratto di fiume e vi sono rimasti. + +— Forse che questi animali cercano la compagnia dei negri? + +— Tutt’altro, Antao. Erano qui venuti per saccheggiare i campi +e bastarono poche notti per distruggere i raccolti, obbligando i +coltivatori ad andarsene altrove. Toh!... Odi?... Non m’ingannavo +io. — + +Verso l’alto corso del fiume si erano uditi dei muggiti prolungati e +che parevano s’avvicinassero. Di certo parecchi ippopotami stavano +trastullandosi a cinque o seicento metri dall’isolotto, prima di +avventurarsi sotto i boschi in cerca di cibo. + +— Che vengano qui? — chiese Antao. + +— È probabile che scendano lungo le sponde del fiume, essendo +necessaria una grande quantità di radici e di canne per quei grossi +animali. + +— Se si potesse farli venire presto! + +— Se noi avessimo degli istrumenti musicali, non tarderebbero ad +accorrere. + +— Degli istrumenti musicali!... Scherzi, Alfredo? + +— No, Antao. Ti sembrerà strano, ma questi animalacci sono sensibili +alle dolcezze della musica. Il maggiore Denham ha narrato, che mentre +passava colla sua scorta lungo il Mango nel Ganburoo, diede il comando +di suonare la tromba e di battere il tamburo e che subito vide apparire +parecchi ippopotami, i quali si misero a seguire le sponde del fiume +tenendosi a breve distanza dai suonatori. + +— Questa è fenomenale. + +— Ho esperimentato anch’io questo mezzo, facendo suonare dei flauti +dai miei battitori ed ho constatato l’esattezza dell’affermazione di +Denham. + +— Si potrebbe? + +— Taci, Antao. + +— Cos’hai udito?... — + +Il cacciatore, invece di rispondere, gli fece cenno di nascondersi fra +le alte erbe, poi gli additò la sponda opposta. + +Alcuni rami si vedevano muoversi lentamente nel luogo segnalato, come +se qualcuno, uomo od animale, cercasse di aprirsi prudentemente un +varco. + +La luna che allora erasi alzata e che splendeva proprio sopra il fiume, +permetteva di vedere distintamente quei rami ad agitarsi. + +— Una belva! — chiese, Antao sottovoce. + +— Od un uomo? — rispose Alfredo, con voce agitata. — Un animale non +prenderebbe tante precauzioni. + +— Il tuo servo forse?... + +— Gamani non s’inoltrerebbe così, sapendo che noi siamo qui a cacciare. + +— Ma chi vuoi che sia infine? + +— Chissà!... Forse un traditore. + +— Un traditore?... Eh.... Dici?... + +— Un compagno di quell’uomo, Antao.... guarda!... — + +I rami si erano aperti e la testa d’un negro era comparsa, ma subito si +era ritirata e le piante si erano rinchiuse. + +Alfredo era balzato in piedi tenendo in mano la carabina e si era +lanciato verso la riva dell’isolotto, gridando: + +— Chi vive?... — + +Nessuno rispose, nè alcun rumore si fece udire. + +— Sei tu Gamani?... — chiese. + +Poi non ottenendo ancora risposta, riprese: + +— Parla o faccio fuoco!... — + +A quella minaccia si udirono dei rami agitarsi e scricchiolare, come +se venissero precipitosamente allontanati o spezzati, ma nessuna voce +umana si fece udire. + +Alfredo non esitò più. Puntò la carabina mirando là dove vedeva +muoversi i rami degli alberi e fece fuoco, ma la detonazione non fu +seguita da alcun grido di dolore, anzi ogni rumore cessò e le piante +ripresero la loro immobilità. + +Antao aveva raggiunto prontamente il compagno e gli porgeva la propria +carabina, ma Alfredo fece col capo un cenno negativo. + +— È fuggito, — disse poi. + +— L’hai mancato?... + +— Lo credo. + +— Ma chi era?... + +— Qualcuno che ci spiava. + +— Un negro di Tofa?... + +— Temo che sia un dahomeno. + +— Un dahomeno qui?... Uno di quei negri sanguinari su questo fiume? + +— Sì, Antao. + +— Mi sembri agitato, Alfredo. + +— È vero, sono inquieto. + +— Ma perchè?... + +— Sono accadute troppe cose questa notte, per non allarmarmi Antao. +Torniamo alla mia fattoria. + +— E gli ippopotami? + +— Torneremo domani. Bisogna che io veda Gamani. + +— Lo troveremo con quest’oscurità?... + +— Conosco questi boschi. + +— Ma l’uomo che è venuto a spiarci, non ci tenderà un agguato?... + +— Siamo armati e non lo temo. + +— Andiamo, giacchè lo vuoi. Apriremo bene gli occhi e terremo un dito +sul grilletto delle carabine. — + +Stavano per abbandonare l’isolotto e scendere sul banco per raggiungere +l’imbarcazione che era rimasta arenata, quando in mezzo ai boschi si +udì a rintronare uno sparo. + +Alfredo si era arrestato mandando un grido, che aveva qualche cosa +d’angoscioso. + +— La carabina di Gamani! — esclamò. + +— O del negro che è fuggito? — chiese Antao. + +— No, è stata sparata in mezzo ai boschi. + +— Avrà fatto fuoco contro qualche leopardo. + +— No.... odi?... — + +Un’altra detonazione era echeggiata, poi dopo alcuni istanti, un’altra +ancora. + +— Sono segnali d’allarme! — esclamò Alfredo. — Vieni, Antao, +vieni!... — + + + + +CAPITOLO III. + +La scomparsa di Gamani + + +I due cacciatori, abbandonato precipitosamente il banco, si slanciarono +verso la scialuppa che era rimasta arenata e spintala in acqua con una +scossa vigorosa, vi balzarono dentro, arrancando con grande lena. + +Giunti però a trenta passi dalla riva, resa oscurissima dalla cupa +ombra dei grandi vegetali, Alfredo fece segno al compagno di rallentare +la manovra dei remi e alzatosi sul banco, col fucile in mano, lanciò un +lungo sguardo sui rami arcuati dei paletuvieri. + +Per alcuni istanti scrutò con somma attenzione quelle piante delle +febbri, in mezzo alle quali poteva benissimo celarsi un uomo senza tema +di venire scoperto, poi riprese il remo e spinse la scialuppa verso la +sponda, ma procurando di non far rumore. + +Prima di sbarcare attese ancora qualche minuto, tendendo gli orecchi +per raccogliere il menomo rumore, poi rassicurato dal profondo silenzio +che regnava sulla fiumana, s’aprì il varco fra i paletuvieri, facendo +cenno ad Antao di seguirlo. + +— Quante precauzioni, — disse Antao, che pareva sorpreso. + +— Sono necessarie, — rispose Alfredo, che legava la scialuppa. — Non +dimenticare che abbiamo degli uomini dinanzi a noi. + +— Uno, Alfredo. + +— Chi ti dice che fosse solo?... + +— È vero, ma noi siamo armati e poi non abbiamo paura dei negri. Ed +ora, come faremo a trovare Gamani, con quest’oscurità?... + +— Conosco la via. + +— Se segnalassimo a lui che lo cerchiamo sparando alcune fucilate?... + +— No, Antao. Bisogna lasciar credere agli uomini che ci spiavano, che +noi siamo rimasti sul banco. + +— Ma ci avranno veduti attraversare il fiume. + +— Ma ora li inganneremo. + +— In quale modo? + +— Lo vedrai. Imita la mia manovra. — + +Aveva estratto il lungo e solido coltello da caccia ed aveva cominciato +a recidere alcuni rami, riunendoli in un fascio che aveva la grossezza +d’un uomo, poi lo aveva coperto colla propria giacca di tela bianca. +Antao, quantunque non capisse cosa volesse fare il compagno, lo aveva +imitato, vestendo quella specie di fantoccio colla camicia di flanella, +non avendo giacca. + +— Ora poniamoli nella scialuppa, — disse Alfredo. + +— Mi spiegherai il perchè? + +— Te lo dirò poi. — + +I due fantocci furono messi uno a prora e l’altro a poppa, poi la +scialuppa fu liberata dalla corda che la tratteneva e abbandonata alla +corrente, la quale la trasportò tosto al largo. + +— Seguimi, — disse poi Alfredo. — Cerca di non far rumore e apri bene +gli occhi. — + +Si cacciò senza esitare fra le piante, strisciando lestamente fra le +immani radici che coprivano il suolo ed i cespugli che crescevano fitti +fitti fra i tronchi dei grandi alberi, e raggiunse un sentiero aperto +in piena foresta, ma tanto stretto da permettere appena il passaggio ad +un uomo. + +Si lanciò innanzi risolutamente, tenendo il fucile sotto il braccio per +essere più pronto a far fuoco, ma evitando con cura estrema di urtare +i rami degli alberi che si curvavano su quello stretto passaggio e +posando con precauzione i piedi, per tema di far scrosciare le foglie +secche o di calpestare la coda di qualche rettile velenoso. Antao +gli si era messo dietro, girando a destra ed a sinistra gli occhi e +volgendosi di frequente, per paura di venire improvvisamente assalito a +tergo. + +Dopo le tre detonazioni della carabina di Gamani più nessun rumore +aveva turbato il profondo e misterioso silenzio che regnava nella +foresta, pure Alfredo non pareva tranquillo, tutt’altro. Si arrestava +di frequente per tendere gli orecchi, guardava all’intorno scrutando +le folte e cupe macchie, trasaliva ad ogni foglia secca che crepitava +sotto i suoi piedi e delle parole tronche gli sfuggivano dalle labbra. +Doveva avere un motivo ben grave per essere così inquieto, lui che era +così coraggioso, che nessun pericolo spaventava: così almeno pensava +Antao. + +Ad un tratto, verso il fiume rimbombò una fragorosa detonazione, che +pareva prodotta da una di quei grossi e vecchi fucili adoperati dai +negri, armi che contano cinquanta e forse cent’anni di fabbricazione. + +— Gamani? — chiese Antao, arrestandosi bruscamente. + +— Non è lo sparo d’una carabina, — rispose Alfredo che si era pure +fermato. — So di cosa si tratta. + +— Spiegati. + +— Sono gli uomini che ci spiavano che sparano contro i nostri fantocci. +Sono contento di averli ingannati. — + +Quantunque la loro posizione fosse tutt’altro che lieta, Antao non potè +trattenere uno scoppio di risa. + +— Ah!... che superba idea!... — esclamò. + +— Imprudente! Vuoi farci fucilare?... + +— È vero; mi dimenticavo che siamo diventati della selvaggina pei +negri. Toh!... Un altro colpo!... Quegli stupidi si divertono a +consumare la loro polvere contro la mia camicia e la tua giacca, ora +non m’inquieto. I loro fucili fanno più fracasso che danno e poi questi +negri sono così cattivi bersaglieri che.... + +— Vuoi finirla? La pelle non ti preme forse? Se tirano male, il caso +talvolta manda una palla a destinazione. Orsù; ora che sappiamo che +i nemici seguono la scialuppa, mettiamoci al trotto e cerchiamo di +raggiungere presto Gamani, poi la mia fattoria. — + +Certi ormai di aver fatto perdere le loro tracce a quei misteriosi +nemici che avevano loro preparato l’agguato e convinti di aver dinanzi +la via libera, affrettarono il passo, inoltrandosi sotto centinaia +e centinaia di giganteschi sicomori, di alberi dal legno rosso, di +alberi dal cotone o bombasc, di mangani, di goyavi e di banani dalle +foglie smisurate e cacciandosi lestamente, non senza però incespicare +e urtare, fra miriadi di radici e di liane che formavano talora delle +vere reti inestricabili. + + [Illustrazione: — Da bere, signore.... da bere.... — (Pag. + 24).] + +La loro corsa durò venti minuti sempre più rapida, poi Alfredo +s’arrestò dinanzi ad uno spazio aperto, in mezzo a cui giganteggiava +solitario un sicomoro dal nero fogliame, che spandeva all’intorno una +cupa ombra. + +— Ci siamo? — chiese Antao, con voce affannosa. + +— Sì, — rispose il cacciatore, — ma.... + +— Lo vedi? + +— Fa troppo oscuro e poi si sarà nascosto fra le foglie del sicomoro. + +— Odi nulla? + +— No, Antao e ciò mi inquieta. + +— Chiamalo. — + +Alfredo accostò ambe le mani alla bocca formando una specie di +porta-voce e chiamò replicatamente, ma senza gridare troppo forte: + +— Gamani!... Gamani!... — + +Nessuno rispose a quella doppia chiamata. + +— Gran Dio!... — mormorò il cacciatore, con angoscia. Cos’è accaduto di +lui?... + +— Sei certo che questo sia il posto? — chiese il compagno. + +— Non m’inganno io, Antao. L’abbiamo lasciato ai piedi di questo +sicomoro. + +— Che una belva lo abbia divorato?... Quei colpi di fucile.... + +— Vediamo, se è stato divorato da qualche leopardo o da qualche leone, +troveremo almeno la sua carabina. + +— Spero che non l’avranno mangiata. + +— Vieni. — + +Armò il fucile e strisciò verso l’albero gigante, mentre il suo +compagno sorvegliava i dintorni, temendo che apparissero i misteriosi +nemici. + +Giunto ai piedi del sicomoro, il cacciatore guardò fra i rami, ma +faceva troppo oscuro per poter discernere qualche cosa. Ripetè la +chiamata, ma non ottenendo alcuna risposta, fece il giro dell’enorme +tronco esaminando attentamente le erbe che crescevano all’intorno. + +Aveva quasi compìto il giro, quando vide a terra qualche cosa di +bianco, semi-nascosto fra le grasse graminacee. Allungò una mano e +raccolse un cappello di foglie intrecciate e che gli era ben noto. + +— Il cappello di Gamani!... — esclamò. — Il disgraziato è stato +ucciso!... A me, Antao. — + +Il compagno s’affrettò a raggiungerlo e comprese subito la gravità +della cosa. + +— Ucciso o rapito? — chiese. + +— Rapito!... — esclamò Alfredo, come fosse stato vivamente colpito da +quella riflessione. + +Ma poi, crollando il capo, aggiunse. + +— Ed a quale scopo?... Rapire un servo?... Qui, quando si odia qualcuno +lo si uccide; la vita d’un uomo vale meno d’una fettuccia o di poche +perle di vetro. + +— Ma se l’hanno ucciso non si saranno di certo presa la briga di far +scomparire il cadavere. + +— Forse l’avranno gettato nella foresta. + +— Cerchiamolo, Alfredo. Non ti sembra che queste erbe siano calpestate? + +— Sì, sono curvate in varii luoghi. + +— Seguiamo le tracce. + +— Ma mi preme giungere alla fattoria, Antao; ho dei tristi +presentimenti. Questo attacco improvviso in mezzo alla foresta, contro +noi che siamo uomini bianchi, troppo temuti dai sudditi di Tofa e dei +reami della costa, mi fa sospettare la presenza dei sanguinari negri +del Dahomey. + +— Taci!... — + +Un grido acuto, straziante, ma un grido che pareva più emesso da una +donna che da un uomo, era in quel momento echeggiato in mezzo alla +tenebrosa foresta. + +— Hai udito?... + +— Sì, Antao. + +— È un grido di donna. + +— Sciagura su noi, Antao!... + +— Ti ho detto che è un grido di donna. + +— Lo so e perciò ho paura. + +— D’una donna?... — chiese il portoghese, al colmo dello stupore. + +— Seguimi!... — disse il cacciatore, senza rispondere alla domanda. + +Quel grido che pareva lanciato da una persona in pericolo, era +echeggiato a tre o quattrocento metri dal grande sicomoro, in mezzo +alla cupa foresta. Bastavano quindi pochi istanti per giungere sul +luogo dove accadeva qualche grave avvenimento. + +Alfredo aveva attraversata rapidamente la radura, ma giunto sul margine +della foresta si era arrestato e pareva poco disposto ad avventurarsi +in mezzo a quel caos di rami, di tronchi enormi e di radici mostruose. + +Udendo però echeggiare un secondo grido, più acuto, più straziante del +primo, non esitò più. Tenendo un dito sul grilletto della carabina +per essere pronto ad ogni evento, si slanciò in mezzo alla folta +vegetazione, sempre seguito dal brasiliano. + +Scivolando fra le radici ed i rami, quasi senza far rumore, quantunque +fosse profonda l’oscurità sotto la vôlta impenetrabile delle frondi, in +poco meno di mezzo minuto giunse in una seconda radura, ma più piccola +della prima e circondata da altissimi alberi e alla luce della luna +vide una massa oscura che pareva si dibattesse in mezzo alle erbe. + +— Cos’è? — chiese Antao, che lo aveva raggiunto. + +Un terzo grido, ma un grido di donna sfuggì da quella massa al quale +rispose un urlo rauco e stridente, ben noto al cacciatore della Costa +d’Avorio. + +— Indietro, Antao!... — esclamò Alfredo. — Bada alla tua vita. — + +Poi si spinse innanzi, tuonando: + +— Ci sono io, mio caro ed ho una palla per te!... — + +Udendo quella voce umana, un animale si era staccato da quella massa e +con un rapido volteggio si era piantato dinanzi all’ardito cacciatore, +a dieci passi di distanza, saettandolo con due occhi che avevano dei +riflessi giallo-verdastri. + +Aprì le fauci armate di lunghi e candidi denti, si battè i fianchi +colla coda, poi si raccolse su sè stesso come fanno i gatti quando si +preparano ad assalire un sorcio e lanciò tre note gutturali, lunghe, +le quali risuonarono paurosamente sotto le vôlte dei grandi alberi, +destando tutti gli echi della gigantesca foresta. + +Quell’animale, che la luna illuminava perfettamente, era lungo circa +due metri e rassomigliava ad una tigre o per lo meno ad un gatto, ma +di dimensioni straordinarie. Aveva la testa grossa in proporzione al +corpo, il muso poco sporgente, un collo corto ma robustissimo, una coda +lunga settanta od ottanta centimetri, ed il pelame giallo-rossiccio +che diventava più oscuro sul dorso, macchiato di grossi punti oscuri +ed irregolari e le parti inferiori, compreso il petto e la gola, +giallo-biancastre. + +Sentendosi assalire alle spalle, aveva abbandonato la vittima che +forse stava strangolando e dilaniando e si era affrettato a far fronte +al pericolo con un coraggio piuttosto raro nelle fiere, le quali +ordinariamente evitano l’uomo bianco armato. + +Il cacciatore, sapendo quale formidabile avversario avesse dinanzi, +si era arrestato e guardava intrepidamente la fiera che continuava +a saettarlo con uno sguardo di collera e d’ardente bramosìa, mentre +avvicinava lentamente alla spalla il calcio della carabina. + +— Morte di Nettuno!... — mormorò Antao, rabbrividendo. — Un leopardo +qui!... Preferirei dieci ippopotami a questo feroce mangiatore +d’uomini!... — + +Non si era ingannato: era un vero leopardo quello che stava per +scagliarsi sull’audace cacciatore della Costa d’Avorio. + +Questi animali sono forse più formidabili dei leoni e forse più arditi +delle tigri indiane. Nessun negro oserebbe affrontarli, quantunque +abbiano una statura ben inferiore dei re delle foreste e siano meno +robusti, ma perchè sanno di quanta agilità e di quanta ferocia sono +dotati. + +Sono il flagello dell’Africa tenebrosa, come lo sono le tigri nelle +pantanose pianure delle Sunderbunds del sacro Gange. + +Abitano ordinariamente le foreste fitte, dove fanno delle vere +distruzioni di selvaggina, sono voracissimi, divorano specialmente un +numero enorme di scimmie, essendo i leopardi abilissimi arrampicatori, +ma talora scelgono i loro covi in vicinanza dei villaggi e allora guai +ai poveri abitanti. + +Divorano prima a quei disgraziati tutti gli animali domestici, osando +inoltrarsi perfino entro le capanne ed in pieno giorno, poi divorano i +proprietarii. Sono così noncuranti dei pericoli, che anche scacciati +ritornano dopo poche ore, entrano nelle abitazioni balzandovi per le +finestre o guastando i malsicuri tetti, strangolano ferocemente le +persone addormentate, uccidono le donne che si recano alle fontane, +rapiscono i bambini. Vi sono taluni leopardi diventati famosi per le +loro distruzioni, nè più nè meno delle tigri antropofaghe dell’India. + +Non era quindi da sorprendersi se il portoghese, che aveva atteso a piè +fermo i giganteschi ippopotami, fosse spaventato della presenza di quel +leopardo e se Alfredo, che era così coraggioso e lesto di mano, fosse +diventato estremamente prudente dinanzi a quel formidabile avversario. + +La belva, come dicemmo, si era accovacciata come si preparasse a +balzare addosso al cacciatore che la sfidava e che la minacciava colla +canna della carabina, ma tutto d’un tratto si rialzò, spiccò un gran +salto descrivendo una straordinaria parabola e andò a cadere fra i rami +d’un ebano che era lontano dieci passi. + +— Morte di Saturno!... Che salto!... — esclamò Antao. + +— Guarda la vittima, — disse Alfredo, senza staccare gli occhi +dall’albero. + +— Credo che quella donna sia stata uccisa, poichè non la odo più a +muoversi. Vedo una massa oscura distesa fra le erbe. + +— È armato il tuo fucile? + +— Sì, Alfredo. + +— Mettiti dietro di me e sii pronto a passarmelo. Se le due palle +falliscono, siamo perduti. + +— Sono pronto. + +— Sta bene. — + +Alzò la carabina e mirò freddamente il leopardo, che si teneva +imboscato fra i rami dell’ebano ma che pareva pronto, con un +altro grande salto, a piombare addosso all’uno o all’altro dei due +avversarii. + +Alfredo mirò a lungo, con calma, cercando di irrigidire i nervi, poi +lasciò partire il colpo. + +La detonazione fu seguita da un rauco urlo, poi si vide il leopardo +passare come un lampo attraverso i rami, descrivere un arco e cadere +a dieci passi, ma con un sordo rumore che indicava come le sue potenti +zampe non funzionassero più coll’agilità primiera. + +Alfredo aveva fatto un balzo indietro gettando via l’arma scarica e +afferrando di volo quella che gli porgeva Antao. + +La puntò rapidamente per prevenire il secondo slancio della fiera, ma +questa non si mosse e si limitò a far rintronare la foresta colla sua +nota stridente e gutturale. + +Si era coricata sul fianco destro e pareva che non fosse più capace di +rimettersi in piedi, quantunque le sue zampe posteriori strappassero +furiosamente le erbe d’intorno e cercassero di spingere innanzi la +massa del corpo. + +— Ha le gambe anteriori fracassate, — disse Alfredo. — Ora non lo temo +più. — + +Fece fuoco la seconda volta a sei soli passi di distanza. Quel colpo +fu mortale: la belva, colpita in piena fronte, fece un ultimo balzo in +aria, poi ricadde come una massa inerte e non si mosse più. + +— Alla donna, Antao, — disse Alfredo. + +E tutti e due, sbarazzati da quel pericoloso avversario, si slanciarono +verso la povera vittima che giaceva in mezzo alle erbe della piccola +radura. + + + + +CAPITOLO IV. + +Il fanciullo rapito + + +Quando giunsero là dove il leopardo si era alzato, videro subito che +non si erano ingannati. La vittima del ladrone delle foreste era +veramente una donna, ma che non doveva però essere una tranquilla +abitatrice di qualche villaggio, poichè appena Alfredo l’ebbe guardata, +non potè trattenere una sorda esclamazione che tradiva una viva +inquietudine ed una profonda collera. + +Quella sconosciuta indossava un costume ben noto agli abitanti della +Costa d’Avorio ed intorno a lei si vedevano certe armi non adoperate di +certo dalle donne di Tofa, nè del Grande e Piccolo Popo. + +Era una bella giovane di vent’anni, dalle forme assai sviluppate, dalle +braccia muscolose, dalla pelle d’un nero meno carico delle donne della +costa e di statura alta e squisitamente modellata. + +Aveva il corpo racchiuso in un giubbetto verde stretto alla cintura +da una cartucciera di pelle, le anche avviluppate in una specie di +gonnellino di seta rossa, i piedi nudi, ma le gambe e le braccia adorne +di parecchi anelli di rame e d’avorio. + +Presso di lei stava un casco a due punte, di stoffa bianca e più oltre +un fucile a pietra, una giberna di pelle dorata e un lungo e largo +coltellaccio, una di quelle armi terribili che gli abitanti del Dahomey +chiamano _nyekpeo-hen-to_. + +Il carnivoro l’aveva ridotta in uno stato miserando, ma forse gli era +mancato il tempo di finirla. Le robuste unghie avevano squarciata +la spalla destra della povera giovane per una lunghezza di venti o +venticinque centimetri ed i denti avevano straziate le carni della +coscia sinistra, le quali erano ormai coperte di sangue. + +— Disgraziata!... — esclamò Antao. — Un momento di ritardo ed era +finita. Fortunatamente non mi sembra che svenuta. + +— Fortunatamente!... — disse Alfredo, coi denti stretti. — L’avesse +stritolata questa vipera!... + +— Questa povera donna? — chiese il portoghese, stupito. + +— Sì, Antao. + +— Ma chi è adunque?... + +— Chi?... Chi?... Guarda il suo costume guerresco, Antao; questa donna +è una di quelle crudeli amazzoni che formano il corpo reale del feroce +Geletè. + +— Del re del Dahomey?... + +— Sì, di quell’antropofago. + +— Morte di Nettuno!... + +— Fuggiamo, amico!... Ormai i miei dubbi sono diventati una realtà! Le +genti del Dahomey ronzano intorno alla mia fattoria e sono guidate da +quel furfante che da due anni mi minaccia delle sue vendette. + +— Che si tratti invece d’una spedizione contro il re Tofa? + +— No, Tofa non ha nulla da temere da Geletè, perchè è un suo parente +e perchè si sa che è sotto la protezione degli uomini bianchi. Vieni, +Antao. + +— Ma non possiamo lasciare qui questa donna in questo stato. + +— Ma tu non sai quanto sieno feroci e sanguinarie queste donne; tu non +conosci le amazzoni del Dahomey. + +— È una donna, Alfredo. + +— È peggio d’un uomo e sarebbe capace di compensare le tue cure +con un colpo di fucile, per regalare la tua testa al suo re. Vieni, +fuggiamo!... — + +Il portoghese stava per arrendersi all’invito del suo compagno +quantunque molto a malincuore, quando la giovane donna emise un lamento +così straziante, da toccare il cuore del più spietato nemico. + +Antao si era subito arrestato e anche Alfredo, malgrado il suo odio +misterioso verso quella suddita del re del Dahomey, aveva fatto un +volta faccia, come se fosse indeciso fra il fuggire od il tornare. + +— L’hai udita? — chiese il portoghese. + +— Sì, — rispose Alfredo, corrugando la fronte. + +— Non possiamo abbandonare quella disgraziata che potrebbe diventare la +preda d’un altro leopardo. + +— Ma la mia fattoria corre un grave pericolo. + +— Non lo sappiamo ancora. + +— Gamani è stato assalito e hanno fatto fuoco sulla nostra scialuppa. +Cosa vuoi di più?... — + +Un secondo gemito, più doloroso del primo, uscì dalle labbra della +giovane donna seguìto da queste parole pronunciate in lingua _uegbè_, +idioma parlato in tutti gli stati costieri del grande golfo di Guinea: + +— Da bere, signore.... da bere.... — + +I due cacciatori, un po’ commossi da quella invocazione che aveva un +accento straziante, s’avvicinarono alla donna, la quale si era alquanto +sollevata. + +Il viso della giovane guerriera nulla aveva dell’ardita espressione +delle amazzoni del barbaro re. Aveva una fisonomia dolce, dai +lineamenti regolari, con un naso quasi diritto invece di essere +schiacciato, come lo hanno le donne di razza negra, una bocca piccola +con due labbra rosse che mostravano dei denti d’una ammirabile +bianchezza. Anche i suoi occhi non erano così grandi, nè così +sporgenti: erano invece tagliati quasi a mandorla, d’un nero lucente, +pieni d’espressione ed intelligenti. + +Vedendo appressarsi i due cacciatori, l’amazzone fece istintivamente un +gesto come se cercasse il fucile od il coltellaccio, ma parve subito si +pentisse di quell’atto e tese ambe le mani verso di loro, ripetendo con +voce fioca: + +— Da bere.... signori.... — + +Alfredo, che comprendeva perfettamente la lingua _uegbè_, prese la +fiaschetta che portava alla cintura, ripiena d’acqua mescolata ad un +po’ di arak e si curvò sulla giovane donna che il portoghese sorreggeva +per impedirle di ricadere, ma poi ritirò la mano, dicendo: + +— Sì, io ti darò da bere, ma se mi dirai cosa facevi in questa foresta. + +— Te lo dirò.... signore.... lo giuro sul mio _feticcio_[1] ma +brucio.... soffro.... dammi una goccia d’acqua.... — + +Il cacciatore, quantunque avesse i suoi motivi per odiare i sudditi +del Dahomey, non era crudele. Comprese che quella povera donna doveva +essere rôsa dalla febbre causatale da quelle atroci ferite e le porse +la fiaschetta, senza più esitare. + +Quando la guerriera si fu dissetata gliela restituì, dicendo con voce +raddolcita: + +— Grazie, signore. + +— Ora parlerai: cosa facevi in questa foresta che è così lontana dal +tuo paese? + +— Aspettavo dei guerrieri che si sono recati sulle rive del fiume. + +— Cosa cercavano quei guerrieri?... — + +La giovane donna ebbe una breve esitazione, ma poi disse, abbassando il +capo: + +— Dovevano sorvegliare un uomo bianco che doveva cacciare gli +ippopotami sull’Ouzme.... e.... + +— Continua. + +— Prenderlo vivo o morto. + +— Odi Antao? — chiese Alfredo, tergendosi alcune stille di sudore +freddo. Hanno preparato un tradimento. — + +Poi rivolgendosi verso la giovane: + +— L’uomo che dovevano fare prigioniero sono io, — disse, — e sono io +che ho ucciso il leopardo che doveva divorarti. — + +L’amazzone non rispose e chinò il capo sul seno, come se volesse +nascondere il viso. + +— Dimmi, — continuò Alfredo, che era in preda ad una viva agitazione. +— Vi sono altri uomini oltre questi boschi, verso le terre del re +Tofa?... + +— Sì, — rispose l’amazzone. + +— Molti?... + +— Sì, molti. + +— Cosa devono fare?... + +— Sorprendere la fattoria dell’uomo bianco. + +— E li guida?... + +— Il cabecero Kalani. — + +Il cacciatore, udendo quel nome, si era rialzato mandando un urlo di +furore. + +— Ah!... Miserabile uomo! Il cuore me lo diceva! Vieni, Antao, vieni o +sarà troppo tardi!... + +— Ma questa donna?... + +— A me!... — + +Il cacciatore si lacerò la camicia, inzuppò rapidamente un pezzo +nell’acqua della fiaschetta, lavò le ferite senza che la giovane +guerriera facesse udire un gemito, riunì con lesta mano le carni, +le fasciò, poi prese il coltellaccio ed il fucile a pietra e li mise +accanto alla donna, dicendo: + +— Se qualche animale ti assale, difenditi. Fra breve l’alba sorgerà +e non correrai alcun pericolo. Se vorrai attenderci, ti prometto di +salvarti. + +— Grazie, mio signore, — rispose l’amazzone. + +Alfredo stava per lanciarsi attraverso alla foresta, quando si arrestò +un istante, poi tornando rapidamente verso la donna, le disse: + +— Una domanda ancora. Io avevo lasciato un uomo nella radura vicina, +uno de’ miei servi e non l’ho più ritrovato. Sai dirmi cos’è avvenuto +di lui? + +— È stato preso dai miei compagni. + +— Lo hanno ucciso?... + +— No, l’hanno fatto prigioniero e condotto via. + +— Grazie. Andiamo Antao e più lesti dei cervi. — + +I due cacciatori abbandonarono l’amazzone che era ricaduta fra le +erbe e si misero a correre per la foresta, seguendo il sentiero che +attraversava la radura del grande sicomoro. + +Alfredo non rispondeva più alle domande del suo compagno. Tutta la sua +attenzione pareva rivolta alla sua fattoria, che in quel momento stava +forse per correre un grave pericolo cercava quindi di guadagnare più +via che poteva. + +Non camminava, correva come un’antilope, sfondando con impeto +irresistibile i rami che si allungavano sul sentiero e recidendo, con +furiosi colpi di coltello, le liane che gl’impedivano il passo. + +Il portoghese, non abituato alle lunghe marcie e tanto meno alle corse +prolungate, lo pregava di tratto in tratto d’arrestarsi per concedergli +un po’ di respiro, ma il cacciatore invece precipitava sempre più la +fuga. + +Qualche volta però si fermava, ma per tendere gli orecchi, parendogli +forse di udire in lontananza delle urla e delle detonazioni; poi +correva più di prima, per riguadagnare i passi perduti. + +Ad un tratto s’arrestò, dicendo con voce affannosa: + +— Hai udito, Antao?... + +— Non odo che il sangue che mi sibila agli orecchi e la mia +respirazione disordinata, — rispose il portoghese con voce rotta. + +— Mi sembra d’aver udito degli spari.... + +— Ma siamo ancora molto lontani dalla tua fattoria? + +— Tre o quattro miglia. + +— Morte di Nettuno! Tanto da scoppiare, se continui a galoppare in +questo modo. + +— Odi?... — + +Una scarica lontana echeggiò verso il sud, ripercuotendosi +distintamente sotto i grandi boschi, seguita poco dopo da spaventevoli +vociferazioni. + +— Eccoli! — urlò Alfredo. — Assalgono la mia fattoria. Corri, Antao, +corri!... Voglio uccidere quel cane di Kalani! — + +Entrambi si erano rimessi a correre, facendo appello alle loro forze. +Il cacciatore della Costa d’Avorio, il cui volto ordinariamente era +così tranquillo, aveva assunto un’aria d’odio feroce, faceva paura. + +Colla carabina in pugno, arma terribile in quelle mani, gli occhi +scintillanti, i capelli in disordine, avrebbe spaventato qualunque +persona che lo avesse incontrato in quella cupa foresta. + +— Avanti!... Avanti!... — ripeteva, con voce strozzata. — Me lo +rapiscono!... Kalani si vendica, ma lo ucciderò!... — + +Intanto le detonazioni continuavano sempre più distinte, rombando +sordamente ed a lungo sotto i grandi alberi. Talora erano scariche +nutrite che parevano fatte da una compagnia di truppe regolari ed ora +invece colpi isolati, poi echeggiavano delle urla che parevano emesse +più da belve che da gole umane. Senza alcun dubbio si combatteva +con ferocia attorno alla fattoria e gli uomini che l’abitavano si +difendevano furiosamente. + +Già i due cacciatori non dovevano distare più di due miglia dal luogo +della pugna, a giudicarlo dall’intensità degli spari e la grande +foresta cominciava a diradarsi, quando verso il sud, al disopra d’una +cortina d’alberi, si scorse una viva luce che aveva dei riflessi +sanguigni, quindi una gigantesca colonna di scintille che saliva alta +alta, come se volesse confondersi cogli astri. + +— Un incendio laggiù.... Alfredo! — gridò Antao. + +— Lo vedo, — rispose il cacciatore, con accento disperato. — Kalani si +è vendicato e mi fugge di mano, ma lo raggiungerò, dovessi andarlo a +stanare nel cuore di Abomey. — + +Stava per riprendere la corsa, quando un uomo, un negro armato di +fucile, che pareva si fosse fino allora tenuto nascosto sotto un fitto +cespuglio, gli sbarrò il passo, dicendogli: + +— Ove vai padrone?... + +— Tu.... Asseybo!... — esclamò il cacciatore. + +— Fermati padrone, laggiù vi è la morte. + +— Non temo la morte io, — urlò Alfredo, con esaltazione. — M’hanno +incendiata la fattoria? + +— Sì padrone e l’hanno saccheggiata. + +— E mio nipote?... + +— Perduto. + +— Gran Dio! Ucciso da Kalani? + +— No, rapito. + +— Da Kalani?... + +— Sì, da lui. + +— Sono fuggiti?... + +— Stanno ritirandosi. + +— Ma posso raggiungere ancora quei ladri. + +— Non osarlo, padrone. Sono almeno duecento. + +— Maledizione su di loro!... Me l’hanno rapito! Povero fanciullo!... +Venite, lo voglio!... + +— Alfredo, — disse Antao, arrestandolo. — I rapitori possono ucciderti. +Non precipitiamo le cose e cerchiamo di essere prudenti per ora; i tuoi +nemici possono attenderti presso le rovine della fattoria. Aspettiamo +l’alba, poi vedremo cosa si potrà fare. + +— Io non temo nè Kalani, nè i suoi uomini! — gridò Alfredo con furore. +— Vieni Antao, vieni Asseybo!... Noi daremo addosso ai rapitori. + +— Ma sono molti, padrone e tutti armati di fucili, — disse il negro. + +— I miei uomini si uniranno a noi. + +— Temo che siano stati tutti uccisi, padrone. Quando sono balzato dalla +finestra per non venire bruciato vivo, non ve ne erano che due soli +vivi. + +— Non importa, siamo in tre e tutti armati. — + +Era impossibile trattenere lo sventurato cacciatore, il quale era in +preda ad una esasperazione indicibile. Il portoghese, comprendendo che +se non l’avesse seguito sarebbe partito solo, si decise a cedere. + +— Ebbene, andiamo, — disse, — e guai al traditore. — + +Alfredo era già partito correndo, sperando di giungere sul luogo +dell’incendio prima della ritirata dei rapitori, ma Antao, accusando +una stanchezza estrema causata da quella lunga marcia, lo costringeva +di tratto in tratto a rallentare la sua fuga. + +Sfinito lo era in realtà, ma contava su quei ritardi per lasciare +campo ai dahomeni di ritirarsi, comprendendo che una lotta con quei +negri coraggiosi e sanguinari, almeno pel momento, non era opportuna. +Quei duecento uomini non avrebbero certo faticato a schiacciare i tre +cacciatori, essendo tutti armati di fucile. + +Le scariche e le grida erano intanto cessate, ma al disopra degli +alberi si vedevano ancora innalzarsi nuvoloni di fumo dai riflessi +sanguigni e nembi di scintille che il vento notturno spingeva assai +lontane, minacciando di provocare altri incendii nei boschi vicini. + +Mezz’ora dopo i due cacciatori ed il negro, lasciata la foresta, +giungevano sul margine d’una prateria, in mezzo alla quale, presso un +piccolo corso d’acqua, sorgeva la fattoria d’Alfredo. + +Un orribile spettacolo s’offerse tosto agli sguardi del disgraziato +proprietario e dei suoi compagni. + +Del vasto fabbricato e dei suoi magazzini, che poche ore prima +contenevano ingenti ricchezze, non rimanevano che poche muraglie +annerite dal fumo e degli ammassi di rottami, di sotto ai quali +sfuggivano ancora vortici di fumo e delle lingue di fuoco che +lanciavano in aria getti di scintille. + +Le palizzate che circondavano i fabbricati erano state in gran parte +abbattute per lasciare il varco agli assalitori, i cancelli strappati +giacevano al suolo, mentre tutto all’intorno si scorgevano casse +sventrate, botti sfondate, animali morti e più oltre parecchi cadaveri +umani ammucchiati alla rinfusa, che stringevano ancora ferocemente i +lunghi e pesanti coltelli, adoperati dai barbari guerrieri del Dahomey. + +Alfredo, scorgendo quella desolazione, si era arrestato come fosse +stato pietrificato, poi si era lasciato cadere al suolo ripetendo con +voce soffocata dai singhiozzi: + +— Me l’hanno rapito!... Povero fanciullo!... povero fratellino mio!... + + + + +CAPITOLO V. + +L’odio di Kalani + + +Alfredo Lusarno, catanese, da dieci anni aveva preso stanza sulla Costa +d’Avorio. Figlio di uno di quegli arditi negozianti di corallo, che +un tempo si spingevano fino sulle coste occidentali dell’Africa per +vendere ai negri del Senegal, della Sierra Leone e della Repubblica di +Liberia i prodotti dei banchi coralliferi di Sicilia e di Pantellaria, +ritraendo grossi guadagni, a ventiquattro anni aveva deciso di +abbandonare l’isola natìa e di visitare i paesi che avevano fatto la +fortuna del genitore. + +Spirito irrequieto, avventuroso, avido di emozioni e soprattutto +appassionato cacciatore, non aveva posto indugio ad effettuare +il suo disegno. Con poche migliaia di lire in tasca, ma pieno di +buona volontà, si era imbarcato sul primo postale in partenza da +Marsiglia per le colonie francesi dell’Africa occidentale, visitando +successivamente San Luigi del Senegal, Dakar, Free-Town, Monrovia, +quindi le diverse cittadelle della Costa d’Oro soffermandosi a lungo a +Whydah la stazione più importante e più commerciale di quelle regioni. + +Disgraziatamente, o meglio per sua fortuna, un mattino svegliandosi +aveva fatti i suoi conti di cassa e si era accorto che i suoi biglietti +da mille erano quasi tutti sfumati e che non gli rimanevano che poche +dozzine di ghinee ed alcuni risdalleri. + +Non si era sgomentato per questo, ma aveva pensato che era giunto il +momento di lasciare i viaggi e di ricostruire la sua modesta fortuna, +così troppo presto sfumata. + +Avendo ormai conoscenza delle lingue parlate sulla costa e cognizioni +commerciali sufficienti pei generi che si scambiavano in quelle +importanti cittadelle e anche relazioni d’amicizia, era andato a +offrirsi ad un portoghese che possedeva una importante fattoria a Porto +Novo. + +Il bravo portoghese, che aveva avuto occasione di apprezzare l’abilità +e l’energia del siciliano, due qualità necessarie in quelle regioni +per trafficare e farsi rispettare da quei negri, che sono generalmente +ladri e selvaggi, l’aveva subito accolto in qualità di raccoglitore +d’olio di elais, articolo importantissimo, ma che richiedeva fatiche +non poche, dovendo gli acquirenti spingersi nell’interno per visitare i +villaggi negri. + +Alfredo Lusarno si era messo a lavorare con infaticabile energia, +spingendosi perfino sulle frontiere del selvaggio reame del Dahomey, +del Benin, nel regno degli Ascianti, nelle due repubbliche del Piccolo +e del Grande Popo, facendo ottimi affari dovunque ed approfittando +anche per dare libero sfogo alla sua passione per le grandi caccie. + +Due anni dopo il proprietario della fattoria, uno zio di Antao, +soddisfatto dell’attività del suo agente lo interessava sugli utili, e +quattro anni più tardi il siciliano aveva avuto il piacere di costatare +che la sua modesta fortuna sfumata nei viaggi, l’aveva triplicata in +mezzo all’olio dei negri. + +Nel 1874, morto il proprietario, dopo di aver liquidato ogni cosa +e rimesso il ricavato ad Antao Carvalho, legittimo erede, aveva +cominciato a trafficare per proprio conto, fondando una fattoria nello +stato del re Tofa, accumulando rapidamente una cospiqua sostanza. + +Ma allora un ardente desiderio di rivedere la città natia ed il +bel cielo d’Italia, l’aveva preso. Si era ricordato d’aver lasciato +in patria dei parenti ed una matrigna, causa non ultima della sua +decisione di andarsene pel mondo a cercare fortuna, ed un giorno si +era imbarcato per l’Europa, affidando la sua prosperosa fattoria ad un +amico fidato. + +Brutte sorprese l’attendevano in patria. Dei disastri finanziarii +avevano rovinato suo padre che era morto di dolore, la matrigna era +pure morta poco dopo, ma avevano lasciato un figlio, un bel ragazzino +bruno, ardito, somigliante in tutto al fratello, quantunque nato da +altra madre e che era stato raccolto da alcuni pietosi parenti. + +La città natìa non aveva più attrattive per l’intraprendente emigrato e +la sua risoluzione era stata pronta. Aveva preso con sè il fratellino +destinato un giorno a diventare suo erede ed erasi affrettato a +ritornare nella sua fattoria, deciso a non più lasciarla. + +Aveva rivolte tutte le sue cure al fratellino che cresceva prospero +e robusto e che amava come fosse il proprio figlio, ma non aveva +trascurato però nè i suoi commerci, nè le sue caccie, diventando uno +dei più ricchi proprietari della Costa d’Avorio e uno dei più audaci +cacciatori, forse il più famoso di tutti. + +La sua felicità ormai era completa e Alfredo, tanto ricco da non aver +più bisogno di affaticarsi nei suoi commerci, poteva dedicare le sue +giornate alla sua passione favorita in compagnia di Antao, che si +era deciso di passare parecchi mesi insieme all’ex agente di suo zio, +quando agli ultimi dell’aprile 1878, accaddero inaspettatamente gli +avvenimenti precedentemente narrati. + + . . . . . . . + +La ritirata dei dahomeni era stata così rapida, da far perdere ogni +speranza di poterli ormai raggiungere, essendo quasi tutti i negri +infaticabili camminatori, tali da poter superare i più lesti europei e +da gareggiare perfino coi cavalli. + +Uccisi e decapitati i difensori, secondo il loro barbaro uso, rapito +il fanciullo, saccheggiata e poi incendiata la fattoria, si erano +affrettati a raggiungere i grandi boschi del settentrione, forse per +non farsi sorprendere dai guerrieri del re Tofa, sul cui territorio +avevano compiuta l’aggressione. + +Non avevano lasciato indietro che due dozzine di cadaveri fra i +quali alcuni corpi di amazzoni, cadute sotto il piombo dei difensori +della fattoria; e delle ricchezze racchiuse nei magazzini non avevano +abbandonato che i barili d’olio d’elais, gran numero dei quali erano +però stati poi distrutti dal fuoco. + +Alfredo, rimessosi dal fiero colpo, si era cacciato fra le fumanti +rovine del suo stabile, sperando di poter salvare qualcuno dei suoi +fedeli servi che avevano opposto una breve sì ma disperata resistenza, +ma non aveva trovato che i loro cadaveri decapitati e mezzo arsi dalle +fiamme. I suoi quattro servi che lo seguivano nelle caccie, il suo +intendente ed i suoi sei schiavi erano caduti tutti al loro posto, +difendendo il padroncino. + +— Miserabili!... miserabili!... — ripeteva il povero siciliano, con +voce cupa. — Tutto distrutto, tutti uccisi e il mio Bruno rapito!... +Cosa accadrà del povero fanciullo, nelle mani di quei barbari?... +Ma cos’è che vuol fare di lui quell’infame Kalani?... Si è vendicato +finalmente quel tristo, ma lo ucciderò un giorno, dovessi andarlo a +cercare ad Abomey. + +— Coraggio mio povero amico, — diceva Antao. — Lo libereremo un giorno +e puniremo quell’uomo che ti ha rovinato. Metto a tua disposizione il +mio braccio e le mie ricchezze. + + [Illustrazione: La negra vi fu coricata ed Alfredo e il servo + si misero in cammino.... (Pag. 38).] + +— Non è delle ricchezze che io ho bisogno, Antao, ma del tuo braccio. +Questa fattoria non rappresentava che la decima parte della mia fortuna +e non m’importa che l’abbiano distrutta, ma il mio fratellino.... +Antao, io fremo pensando cosa possono fare di quel poverino, incapace a +difendersi. + +— Udiamo, Alfredo, — disse il portoghese, sedendosi su di un barile e +costringendo l’amico ad imitarlo. — Sii calmo e ragioniamo per vedere +cosa ci convenga fare. I rapitori ormai sono lontani e non potremo +di certo raggiungerli, quindi è inutile per ora metterci sulle loro +tracce. Fors’anche hanno preso le loro misure per impedirci di seguirli +e non siamo in grado di cimentarci in un combattimento contro di loro, +specialmente in mezzo ai boschi. + +— Lo so, Antao. Nulla potremmo ottenere inseguendoli. + +— Consigliamoci adunque, ma dimmi innanzi a tutto a che cosa si deve +attribuire quest’assalto improvviso. + +— Ad una vendetta di Kalani. + +— Ma chi è questo dannato Kalani, che odo nominare per la centesima +volta? + +— Due anni or sono era un servo ed ora è uno dei più potenti cabeceri +del Dahomey. + +— Sta bene, è un furbo che in due soli anni ha fatto un bel salto, una +fortuna che sarebbe sorprendente in Europa ma non in Africa. Perchè ti +odiava?... + +— L’avevo preso come servo, perchè era un negro scaltro, intelligente, +energico e credevo anche affezionato, quantunque più tardi fossi +stato informato che invece di essere un nativo del Gran Popo, era un +dahomeno. Essendomi accorto che mi rubava, minacciai di scacciarlo, ma +continuando, un giorno, acciecato dall’ira, lo feci frustare. + +Una settimana dopo Kalani improvvisamente scompariva, dopo d’aver detto +ad uno dei miei servi che sarebbe ritornato per vendicarsi. Non ne feci +caso ed ebbi torto. + +Quel furfante, ritornato nel Dahomey, si era accaparrata la fiducia di +alcuni capi, poi del re Geletè ed era stato creato, non so per quale +motivo, gran cabecero di Abomey, ossia gran capo e grande sacerdote dei +sacrifici umani e dei feticci. + +Un giorno, un negro che veniva da Abomey, mi fece avvertire che Kalani +era sempre smanioso di vendicarsi; più tardi un altro mi consigliava +di tenermi in guardia, poichè il mio servo tentava d’indurre Geletè a +fare una spedizione contro Tofa per farmi schiavo, aggiungendo che era +spalleggiato dal principe Behanzin, il futuro re del Dahomey[2], ma non +credetti nè all’uno nè all’altro. Pur troppo era vero!... Lo hai veduto +ora, Antao. + +— Ma cosa ne farà di tuo fratello, quel furfante?... + +— Lo ignoro, ma sospetto a cosa mira Kalani. + +— Spiegati. + +— Non avendo potuto farmi assassinare o farmi prigioniero, ha preso il +mio piccolo Bruno ritenendosi certo che io sarei andato nel Dahomey per +liberarlo. + +— Credi che non lo uccidano?... Sono così sanguinarii quei negri?... + +— Non lo credo. Se avessi questo timore, non sarei rimasto qui ma mi +sarei subito lanciato sulle tracce dei rapitori e.... + +— E t’avrebbero ucciso, Alfredo. + +— Lo so, ora lo vedo. Ma non abbandonerò mio fratello, Antao, te lo +giuro: io andrò ad Abomey. + +— Ed io verrò con te. + +— Grazie amico, — disse il cacciatore, stringendo vivamente la mano del +bravo portoghese. — Ti accetto, poichè so che sei un valoroso. + +— Ma non possiamo recarci noi due fra quei negri feroci. Cosa conti di +fare?... + +— Recarmi prima dal re Tofa. I dahomeni hanno violate le sue frontiere +e potrebbe prestarmi man forte per vendicarmi di Kalani. + +— Vuoi un consiglio, Alfredo? + +— Parla, Antao. + +— Innanzi a tutto andiamo a ritrovare l’amazzone che abbiamo lasciata +nella foresta. Quella donna, che non mi è sembrata così cattiva come le +sue compatriote, può esserci molto utile. + +— È vero!... — esclamò il cacciatore, battendosi vivamente la fronte. — +Ed io me l’era dimenticato!... Sì, Antao, andiamo a cercarla; può darci +delle preziose informazioni sui tristi progetti di Kalani. + +— Andiamo, — disse il portoghese, alzandosi. + +— Ma tu sei stanco, mio bravo amico. Non sei ancora abituato alle +lunghe marcie fra queste foreste così difficili ad attraversare. + +— Morte di Saturno!... Le mie gambe mi porteranno egualmente, e +poi, lasciarti andare solo, mentre forse i dahomeni ti attendono per +cacciarti due palle nel petto?... Andiamo, Alfredo!... Guarda!... Le +mie gambe funzionano perfettamente. — + +Il cacciatore, che sapeva quanto valeva quel bravo compagno, non +insistette oltre e si misero entrambi in marcia, preceduti dal negro +Asseybo, che aveva piena conoscenza delle vicine boscaglie e del fiume +che le attraversava. + +L’alba era già spuntata ed il sole sorgeva fiammeggiante dietro le alte +cime delle foreste che si estendevano ad oriente dell’Ouzme. + +Bande di pappagalli grigi cominciavano a schiamazzare sulle alte +cime dei mangani e degli aranci, salutando i primi raggi dell’astro +diurno, mentre fra i fitti cespugli, certe specie di usignoli ma dalle +splendide penne, facevano udire i loro gorgheggi armoniosi. + +Delle truppe di scimmie si stiravano le membra indolenzite, emettendo +grida rauche e discordi, mentre altre, più mattiniere, avevano +già cominciati i loro saccheggi, spogliando con rapidità inaudita +i banani ed i datteri delle loro deliziose e zuccherine frutta, o +distruggendo le piccole piantagioni di _mussoa_ dal piccolo grano verde +ed eccellente o di ignami coltivate dai poveri negri della distrutta +fattoria. + +Quei formidabili predoni, vero flagello delle terre africane, quasi +sapessero già che più nulla avevano da temere, non si preoccupavano +della presenza dei tre uomini, anzi pareva che li deridessero, facendo +loro boccacce e scagliando dietro di loro le frutta guaste. + +Erano per lo più cercopitechi verdi, chiamati anche _abulandj_, +quadrumani alti circa mezzo metro, ma con una coda lunga sessanta e più +centimetri, dal pelame verde grigio inanellato di nero superiormente, +la coda azzurrognola, il muso bruno ma col naso nero ed il mento adorno +d’una vera barba bianca che dà loro un aspetto dei più comici e dei più +stravaganti. + +Non mancavano però i cefo, altra specie di cercopitechi, assai numerosi +sulla Costa d’Avorio dove vengono chiamati _muindo_, alti quanto i +primi, ma col dorso olivastro a riflessi dorati, la faccia azzurra +colla barba gialla solcata di nero e la coda rossastra. Visti ad una +certa distanza sembravano vere maschere e salutavano i cacciatori +con abbaiamenti interminabili, alternati a certi strani suoni +paragonabili al rumore che produce una bottiglia quando viene stappata +violentemente. Quantunque il portoghese, pure appassionato cacciatore, +avesse un vivo desiderio di cacciare quei numerosi quadrumani che +sono tutt’altro che cattivi messi allo spiedo, continuava a seguire +i compagni i quali affrettavano il passo per mettersi al riparo dai +raggi cocenti del sole, che in quelle regioni producono sovente delle +insolazioni fulminanti. + +Giunti sotto i grandi boschi, Alfredo si orientò colla bussola che +portava appesa alla catena dell’orologio e trovato il sentiero che +conduceva al fiume, vi si lanciò in mezzo, non essendo possibile un +passaggio attraverso i fitti vegetali che lo fiancheggiavano. + +Procedeva però con prudenza, temendo che i negri che l’avevano assalito +presso le rive del fiume, non avessero ancora abbandonati quei boschi. +Di tratto in tratto s’arrestava per tendere gli orecchi o mandava +innanzi Asseybo a esplorare certi macchioni che si prestavano per un +agguato, oppure deviava quando trovava qualche altro passaggio. + +Tutto però indicava che la grande foresta doveva essere deserta. Gli +uccelli cantavano tranquillamente e le scimmie si trastullavano sugli +alberi senza dare segni d’inquietudine e ciò indicava che nessuno li +aveva disturbati. + +Alle 10 del mattino, dopo una breve sosta e un’ultima esplorazione +del negro, Alfredo ed il portoghese giungevano presso il gigantesco +sicomoro sotto il quale avevano trovato il cappello del povero Gamani, +il servo rapito dai dahomeni. + +— Ci siamo, — disse Antao. + +Alfredo accostò le mani alle labbra e lanciò un fischio prolungato. +Quasi subito, in mezzo al bosco, si udì una voce di donna gridare: + +— Eccomi padrone!... — + + + + +CAPITOLO VI. + +I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè + + +La giovane guerriera, quantunque così malconciata dagli artigli e dalle +zanne del leopardo, aveva abbandonata la piccola radura che si trovava +a tre o quattrocento passi dalla prima e si era trascinata verso il +gigantesco sicomoro, nascondendosi in mezzo ad un fitto macchione che +sorgeva sul margine del bosco. + +Udendo il fischio dell’uomo bianco che l’aveva salvata dalla morte, +si era affrettata ad abbandonare il nascondiglio ed a mostrarsi +all’aperto. Quello sforzo doveva però averle causato un acuto dolore, +poichè non potè frenare un lungo gemito. + +— Non temere ragazza, — disse Antao, avvicinandosele. — Noi ti +guariremo, è vero Alfredo? + +— Sì, — disse il cacciatore, — ma a condizione che parli. — + +Poi parlando la lingua dei _uegbè_, disse all’amazzone: + +— Noi siamo venuti per curarti. + +— Grazie, padrone, — rispose la negra. — Sapevo che gli uomini bianchi +non sono usi a mentire e come vedi t’aspettavo, mentre avrei potuto +fuggire coi miei compatrioti. + +— Coi tuoi compatrioti!... Sono tornati qui?... + +— Sì, hanno perlustrata tutta la foresta, sperando forse di trovarti. + +— E tu ti sei nascosta invece?... + +— Sì, padrone. + +— Perchè?... + +— Perchè tu mi hai salvata la vita e sono tua schiava. + +— E mi seguirai sempre?... + +— Dove tu vorrai. + +— E mi sarai fedele?... + +— L’ho giurato sui miei _feticci_. + +— Lo vedremo. — + +Poi volgendosi verso il suo servo: + +— Taglia dei rami e improvvisa una barella. Questa donna per ora non +può camminare. — + +Quindi scoprì le ferite dell’amazzone che alla notte aveva medicate +alla meglio, le lavò accuratamente con dell’acqua fresca che scorreva +in un rigagnoletto vicino, le lavò dal sangue che vi si era coagulato +intorno, poi le bagnò con acqua mescolata a rhum e finalmente le +fasciò, sacrificando la seconda manica della propria camicia. + +La giovane negra lo aveva lasciato fare senza emettere un lamento, anzi +sorridendo, quantunque dovesse soffrire assai e quand’ebbe finito, gli +disse: + +— Grazie padrone; la mia vita, da te salvata, ormai t’appartiene. — + +Asseybo aveva allora terminata la barella composta di rami legati con +liane e resa soffice da un alto strato di fresche foglie. La negra vi +fu coricata ed Alfredo ed il servo si misero in cammino, preceduti dal +portoghese, il quale era troppo stanco per caricarsi di quel peso. + +— Camminando possiamo parlare, — disse il cacciatore. — Guadagneremo +tempo. + +— Cosa vuoi sapere padrone? — chiese la negra, che lo guardava con due +occhi che rilucevano di gioia e di contentezza. + +— Dimmi, innanzi a tutto: è potente Kalani?... + +— Potentissimo, padrone. È l’anima dannata di Behanzin, il successore +di Geletè. + +— È stato lui a organizzare la spedizione contro di me?... + +— Sì e l’ha anche guidata. + +— Lo sospettavo. Sai che ha rapito mio fratello e che mi ha distrutta +la fattoria?... + +— Sapevo che doveva rapire un fanciullo se i suoi soldati non +riuscivano a prendere te. + +— Ah!... Lo sapevi?... — esclamò Alfredo. + +— Sì, perchè Kalani aveva detto che gli era necessario, quel fanciullo. + +— Ma per cosa farne di quello sventurato?... + +— So che aveva detto a Geletè che i _feticci_ esigevano un ragazzo +bianco per essere guardati, minacciando in caso contrario la +distruzione del regno e della dinastia. + +— E non lo si ucciderà?... — chiese Alfredo, con angoscia. + +— No, non crederlo, perchè un guardiano dei _feticci_ diventa una +persona sacra. — + +Il cacciatore respirò liberamente, come gli si fosse levato dal petto +un peso enorme. + +— Non lo uccideranno? — esclamò. — Tu sei certa?... + +— Sì, padrone. + +— Ma credi tu che quel ragazzo fosse proprio necessario ai +_feticci_?... O che invece quel miserabile Kalani abbia qualche +sinistro progetto?... + +— Lo ha, — disse la negra. — Io conosco assai Kalani, so il motivo del +suo odio verso di te e non ignoro i suoi progetti. + +— Parla, ti prego. + +— Kalani aveva la certezza di non poterti sorprendere, sapendoti +un uomo capace di tenere testa a cento dei nostri uomini. Credo che +avesse anzi molta paura di trovarsi di fronte a te. Da due settimane +ti sorvegliava, ma non osava assalirti. Avendo appreso che tu dovevi +recarti alla caccia sull’Ouzme, approfittò per assalire la tua fattoria +e rapirti il fratello, affidando ad alcuni uomini coraggiosi l’incarico +di tenderti un agguato in mezzo ai boschi. + +— Ma era me che odiava e non quel povero ragazzo. Perchè prendersela +con lui?... + +— Per avere poi te. + +— Cosa vuoi dire?... + +— Kalani è astuto, padrone. Egli sa che non sei uomo da lasciare tuo +fratello nelle sue mani. + +— E mi aspetta nel Dahomey? + +— Sì, padrone. + +— Ha indovinato. Sì, io andrò nel Dahomey a salvare il mio Bruno, ma +andrò anche per uccidere il rapitore. + +— Bada, padrone, alla frontiera ti aspetteranno. + +— Ma non mi vedranno. + +— Cosa vuoi dire? + +— Lo saprai più tardi. Prima bisogna che vada a vedere Tofa. — + +Due ore dopo, avendo fatte alcune soste per riposarsi, giungevano ad un +gruppo di capanne abitate da una dozzina di negri fra uomini e donne, i +quali avevano già avuto frequenti rapporti colla fattoria d’Alfredo. + +Avevano già saputo della disgrazia toccata all’uomo bianco, anzi +avevano udite le scariche degli assalitori ed avevano vedute le fiamme +dell’incendio, senza però ardire di accorrere in aiuto degli assaliti, +essendo quasi sprovvisti d’armi e temendo troppo i dahomeni. + +Alfredo ed i suoi compagni furono accolti con franca e cordiale +ospitalità e tutti gli abitanti andarono a gara per essere loro di +qualche utilità, mettendo a disposizione le capanne ed i viveri. + +Il cacciatore si limitò a far ricoverare la povera ragazza che soffriva +assai, raccomandandola alle cure delle donne, poi chiese tre di quei +piccoli ma rapidi cavalli che sono piuttosto comuni in quelle regioni +e che derivano da un incrocio di cavalli arabi e delle alte regioni del +Niger. + +Rifocillatisi con una terrina di _fu-fu_, il piatto più in uso sulla +Costa d’Avorio, composto d’ignami, di banani, di legumi, di granchi, di +uccelli e di pesci conditi con molto pimento e ridotti in poltiglia e +rinvigoritisi con alcune tazze di eccellente vino di palma fermentato, +i due bianchi ed il negro Asseybo, che era tornato dalla fattoria +portando ai padroni, alcune vesti trovate in uno dei magazzini, +partirono al galoppo, non ostante il calore infernale che versava il +sole. + +Antao, messo in buon umore da quel vino che produce una leggera +ebbrezza anche preso in quantità limitata, pareva che non sentisse più +la fatica e chiacchierava per due, cercando di tenere buona compagnia +ad Alfredo che era diventato triste e assai preoccupato. + +Anche il negro cercava d’incoraggiare il padrone, assicurandolo che +nessun pericolo poteva correre il padroncino, essendo le persone +addette ai _feticci_ sacre per tutti, perfino all’onnipotente re. Nella +sua gioventù era stato schiavo ad Abomey e ne sapeva qualche cosa di +quel sanguinario ma molto superstizioso popolo. + +Intanto i piccoli ma vivaci cavalli divoravano la via, mantenendo un +galoppo rapidissimo. Si erano cacciati in un largo sentiero aperto in +mezzo ai boschi, fatto tagliare da Alfredo per trasportare i prodotti +della sua fattoria a Kotona che è il porto della capitale del piccolo +reame di Tofa. + +Superbi alberi si rizzavano a destra ed a sinistra, gli uni pieni +di uccelli, specialmente di piccoli pappagalli grigi e gli altri di +scimmie, le quali eseguivano i più sorprendenti esercizi, senza punto +spaventarsi del passaggio dei tre rapidi corsieri. Ora apparivano +enormi gruppi di splendide palme dalle gigantesche foglie disposte a +ventaglio; ora magnolie colossali coperte di grandi fiori dall’acuto +profumo, o noci di cocco dall’elegante fusto e già carichi di frutta +grosse come la testa d’un bambino; o dei gossipina, veri giganti, che +crescono con rapidità straordinaria, che diventano assai grossi e che +hanno il tronco coperto di gibbosità spinose, o macchioni di aranci +e di limoni che spandevano all’intorno, per parecchi chilometri di +circuito, dei profumi deliziosi. + +Di tratto in tratto si scorgevano però delle radure di estensione +considerevole coltivate con grande cura e dove crescevano ignami, +manioca, fagiuoli di varie sorte, certe specie di pomidori assai +gustosi e di quelli steli di grano verde, delizioso, chiamato mussoa. + +Quando la grande boscaglia si rompeva, permettendo agli sguardi di +spaziare più oltre, si vedevano gruppi di capanne difese per lo più da +palizzate acuminate o da altissime siepi, rinforzate da datteri spinosi +o da gossipine, ostacoli quasi insormontabili pei negri di quelle +regioni che vanno quasi nudi e che non hanno mai conosciuto l’uso delle +scarpe. + +Verso il mezzodì le foreste cominciarono a diradarsi rapidamente per +dar luogo a delle pianure acquitrinose formate dall’Ouzme, esalanti +miasmi mortali per gli europei non abituati a quei climi caldi e umidi, +sede d’un numero infinito di serpenti i quali godono una tranquillità +perfetta, essendo rispettati da tutti gl’indigeni. + +Sono però inoffensivi, sebbene siano generalmente lunghi tre metri e +si limitano a distruggere milioni di rospi e di rane, evitando anzi gli +uomini. + +In mezzo a quelle pianure acquitrinose si vedevano anche dei campi +coltivati con cura, ma poche capanne, essendo il regno di Porto Novo +pochissimo abitato in proporzione alla sua vastità. + +Un’ora più tardi i tre cavalli, che non avevano mai rallentato il loro +galoppo indiavolato benchè il sole segnasse oltre 35° centigradi e +non un alito di vento marino rinfrescasse quella temperatura ardente, +galoppavano sulla riva del lago di Porto Novo. Alfredo poco dopo +mostrava al portoghese un grosso attruppamento di capanne che si +trovava presso la riva di quel vasto bacino. + +— Porto Novo, — disse. + +— Questi indemoniati cavallucci hanno galoppato come dei veri cavalli +arabi, — rispose il compagno. — Speriamo di trovare il re di buon +umore. + +— Se non sarà ubbriaco. + +— È un bevitore? + +— Come tutti i re negri. + +— Ho con me una fiala d’ammoniaca per preservarmi dai morsi dei +serpenti e gliela farò bere tutta, — disse Antao, ridendo. — Gli dirò +che è un elisir lunga vita. Toh! Cos’è quella grande capanna che sorge +lassù, su quel piccolo poggio? Forse qualche villa reale? + +— No, Antao, è un tempio ove si adorano i serpenti che vengono raccolti +negli acquitrini da noi prima costeggiati. + +— Morte di Nettuno!... Avevo udito narrare queste cose, ma non vi avevo +mai prestato fede, Alfredo. Se non me lo avessi detto tu, direi che si +voleva darmi a bere una frottola colossale. + +— In queste regioni si ha una grande venerazione per quei ributtanti +rettili, Antao. A Whydab, per esempio, vi è un grande tempio dove si +custodiscono parecchie migliaia di serpenti, per lo più pitoni a righe +bianche o gialle. + +Un grosso numero di guardiani è incaricato di nutrirli e di curarli, e +quando qualcuno di quei rettili riesce a fuggire, i suoi provveditori +si affrettano ad inseguirlo ed a riportarlo nel tempio coi dovuti +riguardi. + +— Si direbbero storie dell’altro mondo. E tu mi dici che si adorano?... + +— Sì, Antao. Vi sono delle persone che dichiararono di essere +contentissime di venire divorate dai serpenti. Vuoi saperne di più?... +Una donna che io ho conosciuta, un giorno perdette il suo unico figlio +che le era stato divorato da un pitone. Ebbene, lo crederesti?... +Invece di uccidere l’ingordo rettile, lo fece prendere, trasportare nel +tempio di Whydab e lo adorò. + +— Morte di Saturno! Che pazzìe!... E nel Dahomey si adorano pure i +serpenti? Mi hanno detto che quel re barbaro ne tiene delle migliaia. + +— È vero, ma per dare da mangiare a loro i prigionieri. + +— Un modo molto comodo per evitare le spese necessarie pel nutrimento +di quei disgraziati che cadono nelle mani di quell’antropofago. + +— Lo sanno i tuoi compatrioti, Antao. + +— Cosa vuoi dire?... — chiese il portoghese, stupito ed inquieto. + +— È una storia recentissima poichè non risale che all’anno scorso. +Geletè aveva fatti prigionieri alcuni portoghesi e brasiliani, i quali +si erano recati nella sua capitale per cercare di avviare dei commerci +con quegli abitanti. Quel furfante finse dapprima di fare loro buona +accoglienza, ma un brutto giorno, dopo d’averli, con orribili minaccie, +costretti a ballare dinanzi a lui per divertirlo, alcuni li fece +decapitare ed altri gettare in pasto ai serpenti.[3] + +— Ah!... Canaglia!... — esclamò Antao, indignato. — E non sono stati +capaci di strangolarlo?... + +— Se lo avessero potuto l’avrebbero fatto, liberando in tal modo +l’Africa d’uno dei suoi più ributtanti e più sanguinari monarchi. + +— Morte di Urano!... Se potessi vendicarli io, mentre tu ti vendichi di +Kalani. + +— Ne succederebbe un altro e forse più feroce: Behanzin, che già +promette di essere peggiore di Geletè. Ci siamo: avanti Asseybo, aprici +la via. — + +Il negro si spinse innanzi ed i tre cavalieri fecero la loro entrata +nella capitale del re Tofa. + + + + +CAPITOLO VII. + +Il re di Porto Novo + + +Il regno di Porto Novo, sottoposto ora al protettorato della Francia, +anche in quell’epoca era uno dei più importanti e dei più ricchi della +Costa d’Avorio. + +Situato fra il territorio di Abeokuta e le frontiere meridionali del +Dahomey, occupava una superficie immensa sebbene non definita verso il +nord, ma non aveva che una popolazione di mezzo milione di abitanti dei +quali oltre sessantamila raggruppati nella capitale. + +Gli altri si trovavano dispersi nelle tre principali città di Ketenou, +Adjara e di Kotonu, il porto della capitale, lontano circa quindici +miglia da Porto Novo e in pochi grossi villaggi per poter meglio +difendersi contro le annuali scorrerie dei Dahomeni, intraprese contro +tutti i popoli vicini per fornirsi di schiavi da sgozzare nei sacrifici +umani. + +Questo reame è molto antico e si è mantenuto indipendente, quantunque +rinserrato fra popolazioni bellicose, e quantunque i suoi abitanti +derivanti da un incrocio di Anago, di Yoruba e di Dahomeni, non siano +mai stati buoni guerrieri. Anzi si può dire che sono i più indolenti, i +più pigri di tutti quelli che popolano la Costa, come sono i più ladri +di tutti, vizio del resto innato nelle razze negre. + +Da molti anni, numerose fattorie, specialmente portoghesi, inglesi, +francesi e tedesche sono state fondate nei centri popolosi, trafficando +soprattutto in olio d’elais, l’articolo più importante e più pregiato +della regione. + +La città di Porto Novo, anche nel 1878 era una delle più importanti +di tutta la costa, ma era anche allora una delle più insalubri, +specialmente per gli europei. + +Sebbene costruita a circa quindici metri sul livello della vicina +laguna, il suo clima è uno dei più micidiali, non permette un lungo +soggiorno agli uomini di razza bianca. + +La città è un ammasso di capanne costruite con una specie d’argilla +rossastra che seccandosi acquista una consistenza incredibile, ma coi +tetti di foglie di palma. Le vie sono strette, luride, interrotte da +buche profonde, prendendosi l’argilla occorrente per le costruzioni, +appunto entro la cinta. + +Di notevole non ha che i quartieri commerciali di Sadogo, di Attakè, +di Degue, di Lodja e di Bocu dove si trovano parecchie fattorie, la +missione cattolica e la casa del re. + +I tre cavalieri, apertosi il passo fra una moltitudine di persone +d’un nero rossastro, quasi nude, non avendo che un misero e lurido +sottanino, infilarono la via che conduceva alla grande piazza del +mercato, in mezzo alla quale è costruita l’abitazione di Tofa. + +Erano però costretti a procedere con prudenza per non cadere entro le +innumerevoli buche che tagliavano la via, tutte piene d’acqua corrotta +nella quale imputridivano carogne d’animali esalanti degli odori +sopportabili solamente pei nasi dei negri. + +Un quarto d’ora dopo giungevano senza incidenti sulla grande piazza, +già ingombra di popolo, tenendosi colà il mercato e si arrestavano +dinanzi alla reggia. + +Il palazzo del re non era che una modesta casetta bianca colle persiane +verdi, circondata da vaste capanne di paglia e di foglie di palmizio, e +da cortili grandissimi dove si custodivano i _feticci_ ossia gli idoli. + +Solo di dietro s’innalzava una specie di palco assai alto, sostenuto da +pali adorni di piante arrampicanti e sul quale si trovavano allineati +una cinquantina di crani umani appartenenti ai nemici uccisi in guerra +dal re. + +— Che esposizione! — esclamò Antao, facendo un gesto di ribrezzo. — Non +è di certo incoraggiante. + +— Tofa non è più cattivo, — disse Alfredo. — Nel suo Stato ha abolito i +sacrifici umani. + +— Non uccide più adunque? + +— Sì, ma solamente i condannati a morte, ai quali fa tagliare prima la +lingua, onde non possano raccontare quale pena hanno subìto. + +— Ed ai suoi _feticci_ non sacrifica più schiavi? + +— No, si accontenta ora di pecore e di montoni. — + +Lasciati i cavalli e le armi ad Asseybo, i due europei avvertirono le +sentinelle che vegliavano alla porta, armate di vecchi fucili a pietra, +di annunciare al re la loro visita. + +Poco dopo un _larry_, specie di ministro della casa reale, li +introduceva nella sala chiamata pomposamente del trono, la quale altro +non era che una modesta stanza adorna di armi più o meno vecchie e di +pochi tappeti logori. + +Il trono non mancava però ed era formato da quattro pali sostenenti +una specie di cupola sormontata da una corona reale di ottone e adorna +d’una grande placca di metallo ove stava inciso _king Tofa_ (re Tofa). + +Al disotto di quella cupola, una semplice panca coperta d’un drappo +rosso sgualcito e rattoppato, serviva di sedile a S. M. negra. + +Tofa vi si era già accomodato, mentre ai suoi fianchi si tenevano ritti +il _mingau_ o grande capo dei feticci, il primo _larry_ che disimpegna +l’ufficio di segretario ed il secondo _larry_ che è incaricato di +portare il bastone reale col pomo d’argento, segno di potere. + +Tofa non aveva in quell’epoca che quaranta o quarantacinque anni. Era +un negro di statura alta, ancora robusto, coi tratti del viso piuttosto +regolari, con due occhi vivi ed intelligenti. + +Discendente d’una dinastia di re molto potenti, ma tributari del +Dahomey, era stato il primo a rendersi indipendente e dopo d’aver +scacciati e fatti in parte decapitare i suoi vecchi consiglieri, +nemici acerrimi della razza bianca, aveva aperto il suo porto e la sua +capitale al commercio europeo. + +Più intelligente degli altri e meno barbaro, aveva a poco a poco +accordata una certa libertà al suo popolo, ed aveva abolito, come +dicemmo, gli orribili sacrifici umani che distruggevano buona parte dei +suoi sudditi. + +Abituato a ritenere gli uomini bianchi come di razza superiore, +vedendo entrare Alfredo, che in altre occasioni aveva già conosciuto, +s’affrettò ad alzarsi, lasciando ricadere la lunga veste di seta rossa +che lo copriva come un ampio mantello e gli porse la mano, dicendogli +cortesemente: + +— Sono ben felice di rivederti dopo una così lunga assenza. Quale +motivo ti conduce a Porto Novo? Forse che ti occorre il permesso di +fondare qualche altra fattoria? + +— No, — rispose Alfredo. — Un motivo ben più grave ha indotto me ed +il mio amico Antao Carvalho a visitare V. M. Sapete che le vostre +frontiere sono state violate?... + +— No, ma è una cosa che succede così di frequente, da parte dei malvagi +popoli che circondano il mio regno, da non preoccuparmene più. So che +dopo d’aver fatta qualche razzìa di uomini e di animali si ritirano. + +— Ma questa volta sono state le genti del Dahomey. — + +Il re, nell’apprendere quella notizia, si fece più oscuro in viso e +manifestò una viva inquietudine. + +— Forse che Geletè vuole muovermi guerra?... — chiese con una certa +trepidanza. + +— Non a te, ma l’ha mossa a me. I suoi guerrieri hanno saccheggiata e +poi incendiata la mia fattoria. + +— Ciò è grave. Si sono ritirati poi?... + +— Sì, subito. + +— Ecco una buona notizia, — disse S. M. negra, respirando liberamente. + +— Per Voi, ma non per me, poichè ritirandosi mi hanno rapito il mio +giovane fratello. + +— Mi rincresce per te. + +— Ma non basta che vi rincresca, — disse Alfredo con voce acre. — Sono +venuto perchè V. M. mi aiuti a liberare mio fratello. + +— Ed in qual modo? + +— Mandando dei messi a Geletè, minacciandolo di rappresaglie in caso +di rifiuto. A V. M. spetta vegliare sugli stranieri che risiedono nel +vostro regno. + +— Ma io non ho alcuna influenza su Geletè. + +— Siete parenti, poichè entrambi discendete da principi d’Allada, +fondatori del regno di Dahomey. + +— Geletè non mi ascolterebbe. + +— Lo si minaccia. + +— Sono un povero re incapace di far fronte al Dahomey, — disse Tofa, +sospirando. + +— Adunque non posso contare sul vostro aiuto?... — disse Alfredo, la +cui collera cresceva dinanzi alla tranquilla indifferenza del re. + +— Ohimè!... Nulla posso fare, fuorchè cercare d’indennizzarti del danno +sofferto. + +— Non so cosa farne del vostro indennizzo. È mio fratello che voglio +salvare, mi comprendete?... + +— Geletè è potente. + +— E voi siete pauroso. + +— Il mio palco è pieno di crani di nemici da me uccisi. + +— Ma Geletè vi fa tremare. + +— Sono un povero re, — piagnucolò Tofa. + +— Ebbene, andrò io nel Dahomey!... + +— E Geletè ti farà uccidere come i portoghesi. + +— Concedetemi almeno una scorta. + +— Nessuno dei miei soldati ti seguirebbe. + +— Sì, a Porto Novo non vi sono che dei poltroni, — disse Alfredo con +amarezza. — Vieni Antao, abbiamo perduto del tempo inutilmente. — + +Il re vedendo che il cacciatore stava per lasciarlo senza degnarsi di +rivolgerli più la parola, forse toccato dal dolore e dalla collera di +lui, si era prontamente alzato, dicendo: + +— Ma aspetta adunque. Il Dahomey non fugge. + +— Cosa volete dire? — chiese Alfredo, che era già giunto presso la +porta. + +— Udiamo: cosa vuoi fare nel Dahomey? + +— Eh per mille folgori!... Ve l’ho già detto che voglio salvare mio +fratello. + +— Conosci la via che conduce ad Abomey? + +— No, ma la troverò. + +— Odimi: dandoti dei soldati, il secondo o terzo giorno ti +abbandonerebbero, di ciò sono certo, ma ora mi sono ricordato di avere +fra i miei schiavi due uomini del Dahomey che potrebbero servirti di +guida. + +— Ecco che cominciate a interessarvi di me. Sono fidati questi uomini? + +— Mi sono affezionati ed hanno da molti anni rinnegata la loro patria. + +— Dove sono? + +— A Ketenou, ma domani saranno qui. + +— Aspetterò che vengano. + +— Intanto ti offro ospitalità in una delle mie capanne. + +— Accetto volentieri e saprò ricompensare V. M. + +— Ci rivedremo domani. — + +Strinse la mano ad Alfredo ed al portoghese e si ritirò con tutto il +seguito. + +Poco dopo però un _larry_ entrava e conduceva i due bianchi in una +vasta capanna situata in uno degli spaziosi cortili del palazzo +reale, mettendo a loro disposizione due giovani schiavi incaricati di +servirli. + +Quell’abitazione era, come tutte le altre di Porto Novo, di forma +circolare, colle pareti d’argilla rossastra ed il tetto di foglie +di palma, di forma acuminata e un po’ sollevato, in modo da lasciar +entrare la luce. + +Era però pulitissima, ma arredata molto meschinamente, non essendovi +che poche stuoie di foglie intrecciate che dovevano servire da letti, +qualche sgabello e pochi utensili di terra cotta. + +Il _larry_, per ordine del re, aveva fatto portare dei viveri, dei +vasi di vino di palma ed un certo numero di deliziose noci di cocco +non ancora mature, le quali contengono un’acqua dolce, assai gradevole, +specialmente in quei climi caldissimi. + +Antao, a cui le emozioni della notte non avevano diminuito l’appetito +dei suoi venticinque anni, appena il _larry_ fu uscito, si credette +in dovere di dare uno sguardo ai canestri che racchiudevano i viveri, +tanto più che non aveva piena fiducia nei cuochi e nei provveditori di +S. M. negra. + + [Illustrazione: Nel volgersi per appendere la carabina + all’arcione, Alfredo vide due negri.... (Pag. 51).] + +Infatti Tofa non aveva tenuto conto della qualità di bianchi dei +suoi ospiti, e li aveva provvisti di un pranzo copioso bensì, ma +assolutamente indigeno. + +Vi era un pezzo di proboscide d’elefante cucinato al forno, carne che +si vende di sovente sui mercati delle città della Costa d’Avorio, +essendo nell’interno assai numerosi quegli enormi pachidermi; una +coscia di scimmia arrostita nel burro; delle lumache grigie assai +grosse, cucinate in una salsa orribilmente piccante, cibo assai +ricercato e molto apprezzato presso quei popoli, specialmente dai +vicini Ascianti, nella cui capitale Cumassia se ne consumano per +cinquecento chilogrammi al giorno; poi vi erano parecchie dozzine di +atrapas, pallottole di farina di granturco avvolte in foglie e cucinate +al forno e finalmente vi erano parecchie terrine ricolme di canalu, +orribile pasticcio formato di volatili conditi con olio di palma e +molto pimento, esalante un odore sgradevole di materie rancide. + +— Ma questo è un pasto d’antropofaghi! — esclamò il portoghese, +arretrando dinanzi alle esalazioni pestifere del _canalu_. — Quel +furfante di re ci ha presi per due mendicanti. + +— T’inganni, Antao, — disse Alfredo, sorridendo. — Tofa ci ha mandato +quanto di meglio produce il paese e lui, alla sua tavola reale, non +si fa servire di più! Lascia andare il _canalu_ che non è adatto pei +nostri stomachi e le lumache in salsa che sarebbero però squisite, se +non fossero state condite con una manata di pimento che ti brucierebbe +la gola per una settimana e anche la coscia di scimmia, buonissima ma +che rassomiglia troppo ad un membro umano e attacca il resto. Questo +pezzo d’elefante lo troverai più saporito della coscia di bue o della +gobba dei bisonti e le _atrapas_ surrogheranno benissimo il pane. + +— Il pranzo si riduce a modeste proporzioni, ma lo inaffieremo con una +zucca di vino di palma. È un liquido che apprezzo quanto il succo del +vecchio Noè. + +— Accomodiamoci ed intanto faremo i nostri progetti. + +— Per andarcene nei paesi di quell’antropofago di Geletè? + +— Sì, Antao. Ormai sono deciso e pronto a tutto. + +— Purchè il re ci mandi le guide. + +— Tofa è uomo di parola e poi abbiamo l’amazzone. + +— Vuoi condurla con noi?... + +— Certo, Antao. Quella ragazza, che ormai sembra affezionata a noi, può +renderci dei preziosi servigi nel suo paese. + +— Non ci tradirà?... + +— Ha giurato sui suoi _feticci_ e questo giuramento non si rompe in +questi paesi. Non credere del resto, che i soldati del Dahomey siano +affezionati al loro sanguinario monarca. La paura li tiene soggetti, +perchè sanno che basterebbe un sospetto per distruggere dei reggimenti +interi, ma appena possono disertare lo fanno. + +Le due repubbliche del Grande e del Piccolo Popo sono state formate in +gran parte da dahomeni fuggiaschi. + +— Prenderemo una scorta armata con noi?... + +— No, Antao. Sarebbe pericoloso inoltrarsi in parecchi sui territorio +di Geletè. Bisogna evitare qualunque sospetto, giuocare d’astuzia, +fingerci negri o nessuno di noi potrebbe giungere ad Abomey. + +— Fingerci negri!... — esclamò il portoghese, stupito. — La nostra +pelle è troppo bianca, Alfredo, per poterli ingannare. + +— Forse che non vi sono dei colori?... — + +Il portoghese scoppiò in una clamorosa risata. + +— Morte di Nettuno!... Dipingermi da negro!... + +— Ti ripugna?... + +— No, in fede mia, Alfredo. Rido pensando la brutta figura che noi +faremo, imbrattati di nerofumo o di cioccolatto. + +— Saremo invece due negri magnifici. + +— Ma semi-nudi!... + +— Tutt’altro. Saremo vestiti e superbamente, te lo prometto. + +— Ma i negri di questi paesi sono quasi nudi, Alfredo. + +— È vero ma noi non saremo poveri diavoli di negri. + +— Ma che progetto hai? + +— Lo saprai a suo tempo. La prudenza mi consiglia di mantenere per ora +la più grande segretezza, poichè un solo sospetto può perderci. + +Geletè mantiene qui non poche spie e forse siamo già sorvegliati, ma +sapremo ingannarle. A te e ad Asseybo dò intanto un incarico. + +— E quale? + +— Di spargere la voce in città che noi andiamo nel paese degli Ascianti. + +— Non ti comprendo. + +— Mi comprenderai più tardi. T’incarico poi di acquistare una mezza +dozzina di cavalli, delle buone armi, dei viveri e delle casse di merci +di provenienza europea. È necessario che si creda che noi andiamo +a trafficare con quei popoli al di là del Todji e del Volta. Hai +danari?... + +— Ho una tratta di tremila sterline da scontare presso la fattoria +inglese del signor Smithson. + +— Ed io ho un forte deposito presso la fattoria del tuo compatriota +Souza. + +— Devo mettermi all’opera subito? — chiese Antao, dopo di aver +tracannato un ultimo bicchiere di vino di palma. + +— È meglio guadagnar tempo. — + +S’alzarono e uscirono nel cortile, dove trovarono Asseybo che stava +vuotando una terrina di _canalu_, accoccolato presso i cavalli che +erano già pronti. + +Salirono in arcione e passando attraverso uno squarcio della siepe che +circondava l’ampio cortile, s’inoltrarono nella piazza del mercato. + +Nel volgersi per appendere la carabina all’arcione, Alfredo vide due +negri che si tenevano semi-celati fra i cespugli della siepe e che lo +guardavano con particolare attenzione. + +— Lo dicevo io, — diss’egli, volgendosi verso Antao. — La nostra +presenza in Porto Novo è stata già notata dalle spie di Geletè o di +Kalani e siamo sorvegliati. + +— Di già?... + +— Sì, Antao, ma saremo più furbi di quelle spie. Separiamoci e questa +sera ci ritroveremo alla capanna concessaci da Tofa. — + +Si strinsero la mano e si separarono. + +Alfredo lasciò che il compagno ed Asseybo si allontanassero verso il +quartiere di Sadogo, poi ripassò dinanzi alla dimora reale, lanciando +un rapido sguardo verso la siepe. + +S’accorse subito che una delle spie era scomparsa. + +— Va dietro Antao, — mormorò, — e questo seguirà me, ma vi assicuro che +vi faremo correre. Vedremo se ci seguirete fino alle frontiere degli +Ascianti. — + +Risalì il quartiere di Deguè, poi quello d’Odja e di Bocu mantenendo il +cavallo al passo, si recò alla fattoria di Souza a ritirare una somma +ingente, poi assoldati due schiavi visitò parecchie fattorie europee +facendo degli acquisti, quindi verso sera fece ritorno alla capanna con +quattro casse contenenti gli oggetti comperati. + +Antao e Asseybo vi erano di già e stavano accomodando un numero +ragguardevole di pacchi, di cassette e di barilotti contenenti viveri, +armi, munizioni e oggetti di scambio ricercati dalle popolazioni +negre dell’interno, mentre gli schiavi concessi a loro dal re stavano +abbeverando mezza dozzina di ottimi cavalli che erano stati radunati +nel cortile e che dovevano servire alla spedizione. + +— Hai sparso la voce che noi andiamo nel paese degli Ascianti? — chiese +Alfredo. + +— Credo che lo sappiano perfino i ragazzi, — rispose Antao, ridendo. + +— Benissimo. Ora possiamo cenare e riposarci. — + + + + +CAPITOLO VIII. + +La carovana + + +L’indomani, allo spuntare dell’alba, Alfredo dava il comando della +partenza, dopo d’aver lasciato un ricco regalo a Tofa per compensarlo +dell’ospitalità e delle sue premure. + +La carovana si componeva dei due bianchi, del loro servo, dei due +dahomeni che erano giunti nella notte da Katenau e di sei cavalli +carichi di casse e di pacchi ma tutti di piccola dimensione, onde +non imbarazzare gli animali nelle marce attraverso le folte foreste +dell’interno. + +I due dahomeni, ai quali era stato affidato l’incarico di occuparsi dei +cavalli recanti il bagaglio della spedizione, erano due negri di alta +statura, dall’aspetto intelligente, d’una robustezza a tutta prova, due +uomini insomma che dovevano rendere dei preziosi servigi nelle selvagge +regioni del loro paese. + +Avevano accettato di buon grado di assumersi la pericolosa missione di +condurre i due bianchi nel Dahomey e si erano mostrati soddisfattissimi +delle promesse fatte dai loro nuovi padroni; di renderli cioè più tardi +liberi, con un buon gruzzolo di denaro e delle armi. + +Prima che il sole s’alzasse dietro i grandi boschi dell’oriente, la +carovana si trovava già lontana da Porto Novo, diretta al piccolo +gruppo di capanne dove era stata lasciata l’amazzone, essendo +intenzione di Alfredo di condurre con sè anche la giovane negra, sulla +cui affezione sapeva ormai di poter contare completamente. + +Nessuna spia pareva che li avesse seguiti, non avendo scorto alcun +negro nè lontano, nè vicino, sul sentiero che percorrevano. Il capo +però non si illudeva e conoscendo la prudenza e l’agilità di quei +selvaggi figli dei boschi, era più che certo di essere stato seguito, +quantunque nulla indicasse che in realtà lo si tenesse d’occhio. + +— Temi sempre? — chiese ad un tratto Antao, vedendo l’amico volgersi di +frequente indietro. + +— Sì, — rispose Alfredo. + +— Pure non si vede nessuno. + +— Sul sentiero è vero, ma nei boschi?... Se noi li frugassimo +troveremmo di certo qualcuno di quegli spioni. I negri sono caparbii e +poi i dahomeni hanno troppa paura di Geletè, ma noi li stancheremo. + +— Andiamo verso la frontiera degli Ascianti?... + +— Sì, Antao, ed entreremo nel Dahomey attraversando la regione dei +Krepi o dei Togo. La frontiera del sud deve essere guardata dagli +uomini di Kalani. + +— Saremo costretti a fare un viaggio lungo. + +— Quando avremo attraversato le lagune del Piccolo e del Grande Popo +viaggieremo rapidamente. Per ora non dobbiamo mostrare d’aver fretta, +per non destare sospetti nelle spie che ci seguono, ma quando avremo +la certezza di averle stancate o rassicurate sulla nostra direzione, +lancieremo i cavalli al galoppo dall’alba al tramonto. Toh!... Hai +udito?... + +— Un fischio in mezzo al bosco?... + +— Sì, Antao. È un richiamo dei negri che ci seguono. + +— È vero padrone, — confermò Asseybo. — Solamente quelli del Dahomey +sanno fischiare in tale modo. + +— Come manderei volentieri una palla nel cranio di quegli spioni. È +noioso viaggiare sapendosi seguiti da persone che possono giuocarci +delle brutte sorprese. + +— Oh!... Delle sorprese ce ne prepareranno, ma sapremo evitarle. Non +oseranno però assalirci direttamente, credi a me. Hanno troppa paura +dei fucili degli uomini bianchi. Orsù, al galoppo e cerchiamo di +mantenerli lontani finchè andiamo a prendere l’amazzone. — + +I piccoli ma vivaci cavalli, eccitati dai cavalieri e dai due schiavi +partirono al galoppo, sfilando in mezzo alle folte foreste che si +estendevano ai due lati del sentiero. + +Tre quarti d’ora dopo la carovana giungeva al piccolo villaggio che +ospitava la povera negra. Questa nel vedere ricomparire Alfredo ed +il portoghese manifestò la più sincera contentezza e apprendendo +che la conducevano con loro, si dichiarò pronta a mettersi in sella, +quantunque le sue dolorose ferite non avessero ancora cominciato a +cicatrizzarsi. + +Alfredo si guardò bene però dall’accettare quell’offerta, che poteva +costare la vita alla coraggiosa ragazza. + +Fece acquisto di nuovi cavalli, fece improvvisare una comoda barella +stendendovi sopra un materassino acquistato a Porto Novo, la fece +legare ai due animali posti l’uno dietro l’altro, e dopo d’aver +disinfettate e fasciate nuovamente le ferite, fece adagiare la negra. +Per colmo di precauzione la fece riparare da un’arcata di grandi foglie +di banano per preservarla dai colpi di sole, i quali, come già fu +detto, sono pericolosissimi in quelle regioni. + +A mezzodì, dopo una modesta refezione, la carovana abbandonava +l’ospitale villaggio, e attraversato a guado l’Ouzme, scendeva +verso le umide e malsane regioni della costa, per girare le sponde +settentrionali della grande laguna di Nokue e raggiungere quindi le +rive del canale costiere che si prolunga fino al lago di Togo. + +Il caldo era intenso, ma le foreste erano fitte e proteggevano la +carovana dai raggi solari. Regnava però sotto quei grandi alberi, di +cui alcuni avevano delle proporzioni smisurate, un’aria da serra calda +che faceva zampillare il sudore da tutti i pori, quantunque i due +bianchi si fossero sbarazzati di buona parte delle loro vesti. + +Pure che potenza di vegetazione fra quella temperatura ardente!... +Dappertutto si slanciavano in alto tronchi d’ogni dimensione e d’ogni +tinta, che confondevano poi i loro rami e le loro foglie smisurate a +cinquanta, a sessanta e perfino a cento piedi dal suolo. + +Miriadi di liane, formanti splendidi festoni e di piante arrampicanti +adorne di grappoli di fiori esalanti penetranti profumi, li +avvolgevano, salendo fino alle più alte cime, per poi ridiscendere e +quindi risalire di nuovo. + +Di sotto a quelle piante colossali, altre ne erano spuntate occupando +tutti i più piccoli tratti di terreno, confondendo i loro rami od i +loro tronchi. Meno vivificate dall’aria e dal sole, si erano mantenute +tuttavia ad altezze più modeste, formando una selva inferiore, la +quale intercettava completamente i pochi raggi che potevano penetrare +attraverso la prima vôlta di verzura. + +Strani rumori echeggiavano in mezzo a quegli oscuri recessi della +doppia foresta, dovuti per lo più alle numerose tribù di scimmie che +l’abitavano. Di tratto in tratto era uno scoppio di formidabili urla +che risuonavano come degli _hu-u!_... lanciati dalle scimmie _mangabe_, +le quali posseggono tali polmoni da fare udire i loro concerti a +parecchi chilometri di distanza; od uno scoppio di ruggiti paurosi che +si sarebbero potuti scambiare per quelli emessi da una banda di leoni +in furore, e che invece erano lanciati dai cinocefali, bruttissimi e +pericolosissimi quadrumani; oppure erano urla lamentevoli, tristi, o +grida acute, o latrati, o strida prolungate dovute ai colobo orsini, +od ai satanassi, od ai cefi, scimmie molto comuni nelle folte foreste +della Costa d’Avorio. + +La carovana però non s’inquietava di tutti quei concerti scordati e +proseguiva la sua marcia sfilando in mezzo a sentieri strettissimi +aperti fra boschi e che Asseybo conosceva, essendosi più volte già +recato nelle piccole repubbliche del Grande e del Piccolo Popo. + +La regione che attraversava era deserta, essendo la Costa d’Avorio +poco popolata in proporzione alla sua immensa estensione ed anche +perchè i popoli si sono tutti addensati in prossimità del mare, per +tenersi lontani dalle irruzioni che i dahomeni fanno annualmente per +provvedersi di prigionieri da trucidare nelle feste del sangue. + +Qualche piccolo gruppo di capanne talora appariva, ma nascosto nel +più folto della grande foresta e lontano dal sentiero. Quelle piccole +abitazioni di paglia o di foglie erano per lo più situate in prossimità +dei macchioni delle palme d’elais o dei banani o dei cocchi, piante che +somministrano il necessario per vivere a quei frugali abitanti. + +Verso le 4 la carovana, che aveva marciato costantemente, giungeva +in mezzo ad una vera foresta di bellissimi alberi che portavano dei +grappoli di frutta della forma d’un cetriolo. + +— Ecco qui una foresta che farebbe la fortuna d’una tribù di negri, — +disse Alfredo, che cavalcava a fianco di Antao. + +— Cosa sono queste piante?... — chiese il portoghese. + +— Noci di calla o meglio _bassè_, come qui si chiamano. + +— Ho udito parlare delle proprietà sorprendenti di quelle frutta, ma +non so cosa siano. + +— Sono noci molto pregiate infatti e che sono oggetto d’un grande +commercio in queste regioni. Quelle capsule legnose contengono dieci o +dodici frutta di color rosso e grosse come le nostre castagne le quali, +dopo raccolte, si mettono in ceste ripiene di foglie per conservarle +fresche a lungo. + +— Ma che proprietà hanno? + +— Della coca del Perù, poichè masticandole conservano meravigliosamente +le forze agli uomini che intraprendono dei lunghi e faticosi viaggi. +Ci sono dei negri che con poche di quelle frutta vivono dieci e perfino +quindici giorni, senza indebolirsi per la mancanza d’altri cibi. + +— Sono eccellenti? + +— Sono d’un sapore amaro ma non sgradevole. So che anche in Europa si +cominciano ad adoperare per fare delle infusioni che chiamano liquori +di noce di kalla invece di galla o di calla come chiamansi qui. + +— E quei bellissimi arbusti, d’aspetto grazioso che sorgono laggiù, +cosa sono?... + +— Platanieri, delle altre piante che sono molto pregiate qui. +Somministrano delle frutta buonissime e sostanziose e dalla corteccia +abbruciata i negri ricavano una potassa che serve a fare del sapone +pregiato. + +Anche le foglie sono adoperate per conservare le provvigioni, avendo +la proprietà di tenere lontani i topi i quali sono così numerosi nei +villaggi dei negri. + +— E troveremo anche dei _baobab_?... Sono impaziente di vedere quei +colossi delle foreste. + +— Ne vedrai delle centinaia, Antao. Qui sono abbastanza comuni. — + +In quell’istante un grido strano, che terminava in un fischio acuto e +che si poteva tradurre per un _uiff_ prolungato, echeggiò nel più folto +della foresta, due o trecento passi più innanzi. + +I cavalli, colpiti da un improvviso terrore, si erano subito arrestati, +mandando dei sordi nitriti e serrandosi gli uni addosso agli altri. + +— Cosa c’è? — chiese Antao, senza però manifestare alcuna apprensione. + +— C’è, — rispose Alfredo che aveva staccata rapidamente la carabina +sospesa agli arcioni, — che abbiamo un vicino pericoloso, mio caro. + +— Delle scimmie?... + +— Peggio, Antao: un rinoceronte. + +— Morte di Nettuno!... Si dice che simili animali sono formidabili. + +— Preferirei trovarmi dinanzi ad una coppia di leoni che ad uno di quei +massicci ed invulnerabili animalacci. Hanno una pelle così grossa, da +sfidare le palle delle migliori carabine. + +— Pure non possiamo arrestarci qui. + +— Andremo innanzi a dispetto di quel disturbatore, Antao. Asseybo!... + +— Padrone, cosa desideri? — chiese il servo che era disceso da cavallo +e che si era inoltrato nella foresta, per cercare di scoprire il +pericoloso animale. + +— Lo vedi?... + +— No padrone e credo che siamo stati corbellati. + +— Cosa vuoi dire? + +— Che quel grido non era d’un rinoceronte. + +— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Questa è strana!... + +— Spiegati, Asseybo, — disse Alfredo. + +— Dico che qualcuno ha voluto imitare il grido del rinoceronte. + +— Ma a quale scopo?... + +— Forse per spaventarci. Se l’animale ci fosse, a quest’ora avrebbe +caricata la nostra carovana. + +— Credo che tu abbia ragione, — disse il cacciatore, che era diventato +pensieroso. — Tu hai cacciato più volte i rinoceronti e sei in grado di +conoscere meglio di me il loro grido. + +— Sì e ti dico che quell’_uiff_ è stato imitato molto bene. + +— Che sia stato qualche segnale? — chiese Antao. + +— È possibile, — rispose Alfredo. — La conclusione è questa: noi siamo +seguiti. + +— Da chi?... + +— Dalle spie di Kalani. + +— Morte di Urano!... Ancora?... Sono come le mignatte quelle canaglie. + +— Bah!... Si stancheranno. Andiamo innanzi e teniamo pronte le +armi. — + +La carovana riprese le mosse, quantunque il sole scendesse rapidamente +e l’oscurità cominciasse ad addensarsi sotto le foreste. + +Non era prudente accamparsi in piena selva con delle spie alle +calcagna e forse dei feroci animali vicini e Asseybo voleva condurre +il padrone in un luogo scoperto, in una radura. I cavalli si erano +tranquillizzati, tanto più che quel grido non si era più ripetuto ed +avanzavano rapidamente, come se fossero impazienti di lasciare quei +folti macchioni che potevano celare delle insidie. + +Già i carnivori cominciavano a lasciare i loro covi per cominciare +le loro caccie notturne e si facevano udire, facendo tremare i +poveri animali. Di tratto in tratto, nelle macchie più fitte, dove +la luce morente dell’astro diurno più non penetrava, si udivano dei +sibili lamentevoli lanciati forse dai grossi serpenti pitoni, od i +sordi miagolii dei servai o gatti delle selve, grandi distruttori di +selvaggina; o le rauche urla dei sanguinari leopardi o le stridule +e beffarde risa delle iene macchiate o brune o le urla lamentevoli, +tristi, paurose, dei lupi striati, animali che si avvicinano molto agli +sciacalli, ma che hanno anche molto del lupo. + +Crescendo l’oscurità, Alfredo raddoppiava le sue precauzioni, avendo +da temere gli uomini e le fiere. Asseybo si era messo alla testa della +carovana, Antao si era collocato presso la lettiga dell’amazzone per +essere pronto a difenderla ed il cacciatore si era messo alla coda coi +due dahomeni i quali erano stati armati di ottimi fucili, avendo detto +di sapere adoperare le armi da fuoco. + +Alle otto, quando nell’aria cominciavano a svolazzare quei brutti +cinonitteri delle palme o cani notturni, la carovana lasciava i +macchioni e giungeva in mezzo ad una vasta radura dove s’innalzava un +gruppo di colossali sicomori. + +— Possiamo accamparci con piena sicurezza, — disse Alfredo. — Se +qualcuno cercherà d’avvicinarsi, potremo facilmente scorgerlo. + +I cavalli furono radunati attorno ai sicomori, le casse scaricate e +disposte all’ingiro onde nel caso d’un attacco servissero da barricata +e le tende rizzate, mentre i due dahomeni accendevano due falò per +tenere lontane le fiere e per allestire la cena. + + + + +CAPITOLO IX. + +L’assalto notturno dei leoni + + +Alfredo, da uomo prudente e che conosce la vita dei boschi, dopo d’aver +cenato e di aver visitate le ferite dell’amazzone le quali ormai si +cicatrizzavano rapidamente, fece legare i cavalli attorno ad un palo +infisso profondamente nel suolo per impedire che si sbandassero e che +cadessero sotto i denti delle iene, poi in compagnia d’Antao battè le +alte erbe della radura per un vasto tratto, volendo essere certo che +non si nascondessero animali pericolosi. + +Rassicurato da quelle precauzioni indispensabili per coloro che +s’accampano in mezzo alle selvagge foreste dell’Africa che sono +pullulanti di fiere, fece radunare una catasta di legna secca per +mantenere i fuochi accesi, poi stabilì i quarti di guardia. Asseybo +ed un dahomeno furono incaricati della prima veglia che doveva durare +fino alla mezzanotte, Alfredo ed Antao s’incaricarono della seconda che +doveva prolungarsi fino alle tre del mattino ed il secondo dahomeno +dell’ultima, la più breve e la meno pericolosa, usando le fiere +rintanarsi ai primi albori. + +Asseybo ed il suo compagno, fatto il giro del gigantesco gruppo +dei sicomori e ravvivati i fuochi, si sedettero alle due estremità +del campo col fucile fra le ginocchia, aprendo per bene gli occhi e +tendendo accuratamente gli orecchi. + +Un silenzio assoluto regnava sotto la grande e tenebrosa foresta, i +cui alberi pareva che formassero una massa impenetrabile. Solamente +di quando in quando un soffio d’aria che spirava dalla costa, faceva +stormire lievemente le grandi foglie piumate dei palmizi, dei cocchi +e dei datteri spinosi, producendo un sussurrìo strano che si perdeva +rapidamente in lontananza. + +Quel silenzio non doveva però durare molto. Dietro le alte cime +della foresta cominciava a diffondersi nel cielo una luce pallida, +annunciante l’imminente comparsa dell’astro notturno e le fiere +non dovevano tardare a lasciare i loro covi per cominciare le loro +sanguinose stragi. + +Ad un tratto uno scoppio di risa sgangherate, risuona fra l’oscura +massa degli alberi. È un riso stridulo, che ha qualche cosa di beffardo +e di atroce e che somiglia a quello d’un negro in delirio. Lo ha +lanciato la iena striata, la più codarda ma la più avida e la più +lurida delle fiere. + +Quello scroscio non è ancora cessato, che da un’altra parte della +foresta s’alza un concerto di urla lugubri, lamentevoli, monotone. +Sembra che sotto la cupa ombra di quei giganteschi vegetali, due +dozzine di persone vengano spietatamente martirizzate. + +Quel gridìo assordante cessa per pochi istanti; poi un urlo più +prolungato echeggia solo e tosto vi fanno coro gli altri, più acuti, +più strazianti. Sono gli sciacalli che si chiamano e che si radunano +per recarsi a cacciare le inoffensive antilopi. + +Poi s’odono dei sibili acuti, dei latrati ora sommessi ed ora +strepitosi, delle urla, altri scrosci di risa, quindi uno scricchiolìo +di rami, uno spostarsi di fronde, un susurrìo di foglie secche +precipitosamente calpestate. La tenebrosa foresta pochi istanti prima +così tranquilla, così silenziosa, pare che ora siasi ridestata. + +D’improvviso un ruggito potente, assordante come un colpo di tuono, +che pare faccia tremare perfino le foglie degli alberi e le erbe della +radura, scoppia. + +Quella voce formidabile che fa rimbombare la foresta e che annuncia, +in colui che l’ha emessa, una forza strapotente, ottiene un effetto +immediato. Tutte le altre urla cessano di botto e più nessun rumore +turba il silenzio della notte. + +Il re delle foreste si è fatto udire e tutte le altre fiere, grandi o +piccole, audaci o codarde, si sono affrettate a lasciare il campo al +terribile predatore. + +Asseybo ed il dahomeno, che fino allora non si erano mossi, non +ignorando che nè le iene, nè gli sciacalli, nè i lupi striati, nè i +servai avrebbero osato assalirli, udendo quel ruggito che annunciava +la presenza d’un leone, s’erano alzati, gettando degli sguardi inquieti +verso gli alberi. + +— Cattivo vicino, — disse il dahomeno, avvicinandosi ad Asseybo. + +— Preferirei una banda di iene macchiate, — rispose il servo. — +Fortunatamente i fuochi sono accesi e il predatore non oserà assalirci, +per ora. — + +Un altro ruggito, più potente e più prolungato del primo, rintronò da +un’altra parte della foresta, a cui subito rispose il primo. + +— Sono due, — disse il dahomeno, la cui voce tremava. — La cosa è grave. + +— È vero, — rispose Asseybo, che del pari non era tranquillo. — Vi è un +leone ed una leonessa e sono certo di non ingannarmi. + +— Che sia il caso di svegliare il padrone?... + +— Aspettiamo ancora. Forse non si sono accorti della nostra presenza. + +— Non tarderanno a scoprirci. Hanno un odorato troppo acuto. + +— Silenzio ed aspettiamo. — + +I due ruggiti erano echeggiati ad un chilometro dall’accampamento, +ma un chilometro è un passo per quelle fiere che hanno uno slancio +poderoso. In pochi istanti potevano mostrarsi sul margine della +foresta. + +Passarono pochi minuti, poi i due ruggiti si fecero nuovamente udire +più potenti, più formidabili ed anche più vicini. + +Ormai non vi era più da dubitare: le due fiere s’avvicinavano +rapidamente, forse attratte dai due falò che fiammeggiavano sotto i +folti rami dei sicomori. + +Asseybo ed il dahomeno avevano armate le due carabine e si erano +riparati dietro alle casse, per mettersi al coperto da un repentino +assalto, quando udirono la voce del padrone. + +Alfredo, svegliato bruscamente da quei ruggiti, era strisciato fuori +della tenda, seguìto da Antao. + +— Dei leoni? — aveva chiesto. + +— Sì, padrone, — rispose Asseybo. + +— Che il diavolo se li porti, — disse Antao. — Potevano lasciarmi +dormire tranquillo. + +— Si vedono? — chiese Alfredo. + +— No padrone, ma non devono essere lontani. + +— Che i dahomeni s’incarichino di tener fermi i cavalli e noi penseremo +a quei predatori. — + +Fece stringere il cerchio formato dalle casse, vi si misero dietro +tutti e tre ed attesero, con calma, la comparsa dei re delle selve. + +I cavalli, già svegliati da quei ruggiti, avevano cominciato a dare +segni di viva inquietitudine. Scalpitavano, nitrivano e cercavano di +spezzare i legami per fuggire dalla parte opposta, non obbedendo più +alla voce ed alle carezze dei due dahomeni. + +Anche la giovane negra si era accorta della vicinanza delle formidabili +fiere ed aveva cercato d’alzarsi, ma vedendo i due bianchi in armi, +si era tranquillizzata conoscendo per esperienza il loro coraggio e la +loro valentìa. + +I ruggiti erano ricominciati destando tutti gli echi della foresta e +venivano da due parti opposte. Pareva che il maschio e la femmina si +fossero accordati per assalire il campo in due diverse direzioni. + +— A me il leone che rugge alla mia destra, — disse Alfredo, con voce +tranquilla. — A te la leonessa, ma non far fuoco se non quando sei +sicuro dei tuoi colpi. + +— Costringerò i miei nervi a stare tranquilli, — rispose Antao. — +Che strana impressione mi fanno questi due animali!... Si direbbe che +quando ruggono mi fanno tremare il cuore. + +— Sii calmo, Antao. Con simili fiere si giuoca la vita. + +— Lo sarò, poichè non ho proprio nessuna voglia di finire nel ventre +della leonessa. + +— Scherzi?... Buon segno, amico mio. L’uomo che ride dinanzi alla morte +non ha paura. + +— Paura non ne ho, te lo giuro, ma sono i nervi che pare abbiano una +voglia folle di battere una marcia indiavolata. + +— Taci!... + +— Morte di Nettuno!... che vocione!... M’ha rintronato gli orecchi!... + +— Eccoli!... — + +Dopo un ruggito più formidabile dei primi, una massa oscura si era +slanciata, con un salto immenso, fuori da un macchione di fitti +cespugli ed erasi fermata nella radura, esponendosi ai pallidi raggi +della luna. + +Era un superbo leone dal corpo robusto, dalla testa grossa, dalla +lunga criniera oscura e dal pelame fulvo, uno di quegli animali che +posseggono una tale forza da balzare sopra una siepe portandosi in +bocca una giovenca. + +S’arrestò un istante, cogli sguardi fissi sui fuochi che ardevano +sotto la fosca ombra dei sicomori e sferzandosi i fianchi colla lunga +coda terminante in un fiocco, poi lanciò il suo formidabile ruggito di +combattimento che parve una sfida gittata ai cacciatori. + +Quasi subito la leonessa, che non doveva trovarsi lontana, fece a +sua volta la comparsa, spiccando una volata di parecchi metri ed +arrestandosi a quindici o venti passi dal maschio. + +— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò Antao. — Sono belli da +vedersi, ma fanno tremare le gambe. + +— Una carabina di ricambio, — disse Alfredo ai dahomeni, senza +volgersi. — Aspetta, Antao. — + +Alzò lentamente la carabina mirando con grande attenzione ed +approfittando dell’immobilità del leone, fece fuoco a sessanta metri di +distanza. + +La nuvola di fumo non si era ancora dissipata, che si vide il leone +spiccare un salto in aria, poi precipitarsi verso l’accampamento con +impeto irresistibile. + +Asseybo ed Antao si erano prontamente voltati puntando le armi, senza +curarsi della leonessa che si preparava ad assalirli, ma il cacciatore, +con un rapido colpo d’occhio, aveva tutto veduto. + +— No, fermi!... — urlò. — Badate alla leonessa!... — + +Aveva afferrata rapidamente la carabina di ricambio che gli porgeva uno +dei dahomeni e l’aveva puntata. + +Il leone, che doveva essere stato ferito, ma non gravemente, forse +s’accorse del pericolo che correva, poichè invece di scagliarsi contro +le casse, dietro le quali si teneva riparato il cacciatore, col suo +ultimo slancio cercò di piombare addosso ai cavalli che si dibattevano +furiosamente per fuggire. + +Aveva però trovato un nemico degno di lui. Alfredo, senza staccare +l’arma dalla spalla, aveva fatto mezzo giro, facendo fuoco a soli sei +passi. + +La palla, meglio diretta della prima, andò a fracassare la spina +dorsale del predatore, il quale, arrestato quasi di volo, andò a cadere +in mezzo ad uno dei falò. + +Con pochi colpi di zampe disperse i tizzoni spegnendoli, ma la morte +lo colse e si distese in mezzo alla brace, arrosolandosi le carni e +spandendo all’intorno un nauseante odore di bruciaticcio. + +La femmina intanto, resa furiosa per la morte del compagno, si era +scagliata contro Antao ed Asseybo. + +Sfuggì alla palla del secondo e andò ad urtare le casse con tale furia, +da rovesciarle le une addosso alle altre. Già stava per gettarsi contro +i due uomini che erano rimasti senza difesa, ma Antao in quel supremo +istante aveva saputo imporre un momento di calma ai suoi nervi. + +Vedendo la fiera cadere a due soli passi, le aveva scaricata contro la +carabina, mentre uno dei dahomeni la percuoteva poderosamente con un +grosso tizzone ardente, coprendola di scintille. + +Ferita forse gravemente e spaventata da quella pioggia di fuoco, fece +un rapido voltafaccia, attraversò la radura a gran balzi e scomparve +nella foresta salutata da altri due colpi di fucile, ma i proiettili +non parve giungessero a destinazione. + +— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Un momento di esitazione e +la mia zucca sarebbe a quest’ora fra le mascelle di quell’indemoniata +bestia. + +— E faccio i miei elogi al tuo sangue freddo, — disse Alfredo, che +aveva tremato per l’amico. — Un cacciatore di professione avrebbe +mancato al colpo o si sarebbe dato alla fuga. + +— Ci tenevo alla mia pelle, — rispose Antao, sorridendo. — Per +bacco!... Che salti e che attacco!... E dove sarà fuggita la +leonessa?... Le ho scaricata la carabina nella bocca, ma credo di +averle solamente fracassata una mascella. + +— Sarà tornata al suo covo. + +— Che non ci assalga più?... + +— Non oserà ritornare. + +— Se nella sua ritirata incontrasse almeno le spie e si rifacesse coi +polpacci di quelle!... + +— Si saranno messe in salvo sugli alberi fino dai primi ruggiti. + +— Ma il tuo leone si cuoce, Alfredo. Mi rincresce perdere la sua pelle. + +— Ormai è rovinata. Lascia che si cucini e riprendiamo il sonno. + +— Sarà un po’ difficile riaddormentarsi. Ho ancora i nervi +scombussolati. + +— Si calmeranno, Antao. Orsù, cacciati sotto la tenda. — + +I due bianchi, certi ormai di non venire più disturbati, riguadagnarono +i loro giacigli di fresche erbe, mentre Asseybo ed il dahomeno +rizzavano nuovamente le casse e riaccendevano il falò spento dal leone. + +Il rimanente della notte passò tranquillo. Solamente verso le due del +mattino alcune iene osarono avvicinarsi furtivamente al campo, attirate +dall’odore che aveva sparso il leone nell’arrostirsi l’addome sui +tizzoni, ma bastò un colpo di fucile per costringerle a riguadagnare la +foresta. + + [Illustrazione: ... si vide il leone spiccare un salto in + aria, poi precipitarsi.... (Pag. 63).] + +All’indomani, un’ora dopo il sorger del sole, la carovana si rimetteva +in cammino, impaziente di lasciare quelle pericolose foreste e di +giungere nelle bassure erbose. + +Alle 8 del mattino, dopo avere attraversato a guado un grosso corso +d’acqua che serve di scarico al lago Tschibe che trovasi nel cuore del +Dahomey, giungeva sulle sponde occidentali della grande laguna di Nokue +chiamata anche Dennana e proseguiva verso il sud per raggiungere il +canale costiero che passa fra Whydah e la borgatella di Avrekete. + +Cominciavano di già i terreni paludosi, quei terreni saturi d’acqua +marina corrotta dai paletuvieri, da avanzi di vegetali d’ogni specie e +che esalano quei miasmi carichi di febbre, così fatali agli europei che +soggiornano per qualche tempo in quelle regioni. + +Non si scorgevano che radi gruppi di alberi, per lo più di cocchi, +piante che non possono crescere lontane dall’aria marina, ma +invece giganteggiavano le canne e le erbe palustri le quali talora +raggiungevano altezze incredibili, tali da coprire interamente cavalli +e cavalieri. + +Il terreno cedeva facilmente sotto i piedi della carovana, ma Alfredo +contava di attraversare rapidamente quella regione pericolosa per +sottrarre il portoghese, non ancora acclimatizzato, alle perniciose +influenze di quei miasmi. Non voleva fare che una semplice punta nei +paesi del Piccolo e del Grande Popo per meglio ingannare le spie che +lo seguivano, e quindi risalire le frontiere orientali degli Ascianti +e riguadagnare i grandi boschi dell’interno, più pericolosi pei loro +abitanti a quattro zampe, ma più salubri. + +Alla sera si accampavano sulle sponde del canale, in uno spazio +scoperto da ogni erba palustre per non venir sorpresi dalle spie e +per non subire l’assalto dei numerosi serpenti che pullulano in quegli +umidi terreni. + +La notte però fu tormentosa. Malgrado i fuochi accesi attorno al campo +con erbe fresche per produrre nuvoloni di fumo, veri battaglioni di +moscherini sanguinarii e spietati invasero le tende, gettandosi con +rabbia inaudita sulle carni dei poveri accampati. + +Sono incredibili le torture che fanno soffrire quei piccoli insetti. +Le nostre zanzare, in loro paragone, sono nulla. Vi sono moscherini +che vi succhiano il sangue fino che scoppiano e che pare vi strappino +la pelle pezzetto a pezzetto; delle mosche quasi invisibili che dalle +dieci del mattino alle tre pomeridiane non si lasciano vedere, ma +che poi vi piombano addosso a sciami, producendovi delle punture +dolorosissime; altre, chiamate _ibolai_, che hanno dei pungiglioni +così acuti da passarvi i calzoni e che pare vi forino la pelle con +ago infuocato, ma che però non vi fanno soffrire che pochi istanti; +ma ve ne sono poi altre ancora che vi succhiano il sangue e che poi +lasciano nell’invisibile ferita chissà quale veleno, che vi fa soffrire +ventiquattro ore senza tregua. + +Antao, non abituato a tutti quei morsi, battagliò inutilmente tutta la +notte contro quei nemici quasi invisibili, borbottando come un ossesso +e solamente verso l’alba potè gustare un po’ di sonno, dopo però di +essersi unto il viso e le mani con olio d’elais per calmare i dolori. + +Il giorno seguente la carovana, che si teneva sulla sponda interna del +canale, passava al largo di Godomè e poco dopo di Whydah una delle più +importanti città della Costa d’Oro, tenuta da un cabecero del re di +Dahomey e verso il mezzodì, dopo una rapidissima marcia, attraversato +l’importante corso d’acqua che chiamasi Mono e che pare abbia le +sue sorgenti nelle lontane regioni del Borgu il quale trovasi a +settentrione del paese dei Krepi, varcava le frontiere della repubblica +dei Popos. + + + + +CAPITOLO X. + +La repubblica dei Popos + + +La repubblica dei Popos, formata dal Grande e Piccolo Popo è uno +staterello che occupa una porzione della Costa d’Avorio compresa +fra Whydah all’est e la regione dei Togo all’ovest, lungo il canale +costiero che unisce le due lagune di Nokue e di Togo. + +Questa repubblichetta, sfuggita miracolosamente ai potenti vicini, è di +formazione quasi recente, poichè non conta che sessanta o settant’anni +di esistenza. Verso il 1815, alcuni minalotos d’Elmina, stanchi della +crudele tirannia di alcuni capi della Costa d’Oro, emigrarono verso +la foce del Mono, fondando successivamente le cittadelle di Grande e +Piccolo Popo, di Sabbe, di Aguè, di Abananquen e d’Abanakwe spingendosi +fino a Porto Seguro e sulle rive della laguna dei Togo, aiutati da +non pochi dahomeni che avevano abbandonato il loro paese natìo per +sottrarsi alle infamie di quei re sanguinarii. + +Ben presto lo staterello prosperò, altri negri accorsero per godere +la libertà che non potevano avere nei loro paesi ed oggi si può citare +come uno dei più civili della Costa, quantunque quel minuscolo popolo +molto abbia conservato dei suoi antichi costumi e usi, e si può anche +considerare come il più industrioso, trafficando largamente cogli +europei che vi hanno fondato, nei centri più popolosi, parecchie +fattorie. + +La carovana fece la sua entrata nel territorio della repubblica senza +subire alcuna molestia, cosa assai rara in Africa, essendo abituati +i capi a far pagare dei diritti di passaggio sulle terre da loro +dipendenti e quasi sempre disastrosi per le carovane, le quali sono +costrette a lasciare nelle mani di quegli insaziabili tirannelli buona +parte dei loro carichi. + +Alfredo però si tenne lontano dalle cittadelle non avendo +nessun interesse a visitarle e si limitò a costeggiare le sponde +settentrionali del canale, per giungere più rapidamente nel Togo. + +Il paese non era più disabitato come prima. Si vedeva che la libertà +concessa agli abitanti del piccolo stato e la sicurezza che godevano, +avevano dato buoni resultati. + +Popolosi villaggi apparivano sulle sponde del canale e sui terreni +meno paludosi; campi coltivati con grande cura e ubertose praterie +dove pascolavano dei grossi bestiami si vedevano dovunque, mentre sulle +acque scorrevano numerosi canotti montati da negri rumorosi e carichi +di derrate d’ogni specie, diretti verso le cittadelle della Costa od al +Piccolo Popo che dista circa venticinque miglia da Porto Seguro. + +— Pare d’essere in un’altra regione ben lontana dalla Costa d’Avorio, — +disse Antao che guardava, meravigliato, quel movimento e quell’attività +insolita nei paesi popolati dai negri. + +— È la libertà che godono questi abitanti, che ha dato così buoni +risultati anche in questi paesi esposti all’atmosfera snervante +dell’equatore. + +— Ma anche la sicurezza. + +— È vero, Antao. Ormai questa piccola repubblica più nulla ha da temere +dalle invasioni dei suoi potenti vicini. + +— È sotto la protezione delle potenze europee?... + +— Sì, Antao, o meglio sotto la protezione degli antichi forti qui +costruiti dagl’Inglesi, dai Danesi e dai Portoghesi per la soppressione +della tratta degli schiavi. + +— Mi hanno detto che una volta queste coste erano assiduamente visitate +dai vascelli negrieri. + +— Si calcola che si esportassero centomila negri all’anno, destinati +alle piantagioni americane. Quando però gli Olandesi eressero il +forte d’Elmina, i Portoghesi quello di S. Jago, gli Inglesi quello +di Cape Coast Castle e d’Aura ed i Danesi quelli di Christianburg e +di Friendsburg, la tratta a poco a poco cessò ed ora più nessuna nave +negriera osa comparire su queste spiagge. Alle foci del Vecchio Calabar +però, so che si esportano ancora negri per l’Oriente. + +— Bisognerebbe cannoneggiare quei furfanti, ma.... cosa fanno quegli +uomini che s’affannano sulle rive del canale? + +— Vedi quegli alberi che sorgono in mezzo a quel campicello tenuto con +grande cura?... + +— Quelle palme?... + +— Sì, ed infatti sono palme, ma palme che dànno l’olio di elais, le più +pregiate e le più coltivate su tutta la Costa. + +— Desidererei vedere quegli alberi famosi, se ne parla ormai tanto. + +— Vieni, così ti farò vedere come si ottiene l’olio. — + +Lasciarono la carovana che continuava la sua marcia sulla via aperta +fra i terreni paludosi e spronati i cavalli, si spinsero verso la +piantagione di palme, la quale occupava uno spazio ristretto d’una +terra nerastra e molto grassa, a quanto sembrava. + +Quelle piante, che formano la ricchezza principale dei reami e delle +repubblichette della Costa d’Avorio, avevano l’aspetto grazioso e +pittoresco delle palme, con grandi foglie piumate e una altezza di +dieci a dodici metri. + +Dal tronco pendevano degli enormi grappoli, pesanti almeno dodici +o quindici chilogrammi, cogli acini grossi come noci, alcuni rossi +ed altri, che erano completamente maturi, di colore nerastro, ma a +riflessi rossastri. + +— Ecco le palme d’elais, — disse Alfredo, — quelle palme che producono +quell’olio così ricercato dai profumieri europei per la fabbricazione +dei saponi di lusso, ma che qui viene adoperato in luogo del burro. + +Come vedi, queste piante non hanno bisogno di grandi cure; basta levare +attorno ai tronchi le erbe cattive. Si adattano a qualunque terreno, +anche a quelli sabbiosi o argillosi e perchè il raccolto sia abbondante +non occorre che dell’acqua e qui ne cade perfino troppa durante la +stagione delle pioggie. + +— Producono una sola volta all’anno? + +— No, Antao, due. La prima raccolta, che è piuttosto scarsa, la si fa +in novembre e la seconda dal febbraio a giugno ed è la più abbondante. + +— E come sono quelle frutta?... + +— Sono composte d’una polpa fibrosa, assai grassa e densa, la quale +racchiude un nocciolo contenente una mandorla, che però è piuttosto +difficile a staccare. + +— Ma l’olio da dove si ricava?... + +— Quello detto di palma si ottiene colla polpa del frutto. Dapprima si +stacca dalla mandorla, la si comprime e la si macera entro una tinozza +e se ne cava una specie di polpa di pomodoro, di odore tutt’altro che +gradevole, ma che pure viene mangiata avidamente da tutti i negri, anzi +si può dire che costituisce il principale nutrimento di questi popoli. + +I noccioli invece si lasciano seccare due o tre mesi, poi si levano le +mandorle che sono nere e che hanno il gusto della saponaria e servono +per fabbricare certi saponi, ma in Europa si adoperano per ricavare un +olio finissimo, molto ricercato dai profumieri. + +Dalle scorze e dalla polpa si ricava anche, facendole bollire, una +specie di burro verdastro, abbastanza gradevole, il quale contiene +trentuna parte di stearina e sessantanove d’olio di oliva. + +— È quello che si esporta in Europa? + +— Sì e l’esportazione rimonta al 1817, cioè da quando un inglese +cominciò ad adoperarlo, con grande successo, nella fabbricazione +dei saponi profumati. Oggi se ne manda tanto in Europa che la sola +Inghilterra ne acquista per duecento milioni di lire. + +— Morte di Giove!... Che alberi preziosi!... + +— Oh!... Ma non credere che i prodotti di questi alberi si limitino +all’olio ed al burro. Colle scorze secche e colla polpa gl’indigeni si +fabbricano certe specie di canne che servono per accendere rapidamente +il fuoco e le adoperano pure per procurarsi un eccellente sapone +nero; colle foglie si coprono le case ed intrecciandole si fabbricano +delle ottime stuoie ed incidendo la cima del tronco dell’albero, si +procurano giornalmente un litro di quel liquore biancastro che fermenta +rapidamente, che è un buon rinfrescante e che tu hai bevuto con molto +piacere. + +— Il vino di palma?... + +— Sì, Antao. + +— E quei negri che lavorano sulla sponda del canale stanno preparando +l’olio. + +— Le frutta sono mature ed è giunto il momento di raccoglierle. +Raggiungiamo la carovana o la notte ci sorprenderà lontani dai nostri +uomini. — + +Spronate le loro cavalcature, un quarto d’ora dopo raggiungevano +Asseybo il quale marciava alla testa, dinanzi alle mule che portavano +la lettiga dell’amazzone. + +Essendo il sole tramontato e non essendo prudente continuare la marcia +fra quei terreni paludosi che potevano celare delle sabbie mobili, +la carovana s’accampò a breve distanza dal canale, in un luogo che +sembrava deserto. + +I soliti fuochi furono accesi per cercare di tener lontane le feroci +zanzare, poi essendo tutti stanchi s’affrettarono a ritirarsi sotto le +tende, mentre Asseybo montava il primo quarto di guardia, ma avevano +appena gustata qualche ora di sonno che furono svegliati da un concerto +assordante, da un baccano tale da svegliare anche un ubbriaco. + +Erano urla acute, poi ululati che salivano al cielo, poi latrati +rauchi. Tacevano un istante, poi ricominciavano con maggior vigore, +come se presso al campo si fossero radunate dieci dozzine d’animali +dotati di polmoni di grande potenza. + +— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese svegliato +di soprassalto. — Chi sono queste canaglie che si permettono di farci +simili serenate?... Il diavolo se li porti tutti nel canale!... + +— Sono sciacalli, — rispose Alfredo, che si era pure svegliato. + +— Pretenderebbero di assalirci?... + +— Non oseranno tanto. + +— Ma devono essere almeno cento. + +— Fossero anche di più, non avrebbero tanto coraggio d’aggredire il +nostro campo. Io credo invece che vi sia qualche carogna presso il +canale e che se la disputino. + +— Che se la mangino, ma che lascino tranquille le persone che hanno +sonno. Ieri sera le zanzare ed ora gli sciacalli! Dannato paese!... + +— Turati gli orecchi e cerca di riaddormentarti. Bisogna abituarsi a +tutto. — + +Antao cercò di mettere in pratica il consiglio del cacciatore, ma senza +riuscirvi, perchè tutta la notte quel diabolico concerto durò, senza un +minuto d’intervallo. + +Gli uomini di guardia tentarono a più riprese di spaventare quegli +animali sparando parecchi colpi di carabina, ma senza buon esito. +Pareva che nelle vicinanze del canale esistesse qualche carnaio. + +Antao, furioso per non aver potuto chiudere gli occhi un solo istante, +appena cominciò ad albeggiare svegliò l’amico, per andare a cacciare +quegli importuni. + +Armatisi delle carabine e chiamato Asseybo che stava facendo l’ultimo +quarto di guardia, si diressero verso il canale che distava sei o +settecento passi dal campo. + +All’incerta luce che biancheggiava verso oriente, la quale però si +tingeva rapidamente di riflessi rossastri, scorsero presso le sponde +del canale delle bizzarre costruzioni, disposte su di una lunga fila e +che pareva si prolungasse indefinitamente. + +Sembravano tettoie quadrangolari o meglio ancora dei palchi sorretti +da quattro pali e sopra i quali si scorgevano confusamente delle masse +informi, dalle quali pendevano degli stracci biancastri che il vento +mattutino agitava disordinatamente. + +Sotto quelle costruzioni si vedevano numerose bande di animali +rassomiglianti ai lupi, lunghi dai sessantacinque agli ottanta +centimetri, alti circa mezzo metro, col corpo robusto, le gambe alte, +il muso da lupo, gli orecchi corti, la coda lunga e villosa ed il +pelame giallo grigiastro a riflessi fulvi. + +Tenevano i musi volti verso quegli strani palchi, e ululavano o +urlavano con una costanza incredibile. + +— Sono curioso, — esclamò Antao, — di vedere a chi fanno quella +diabolica serenata quei dannati sciacalli. + +— Credo d’indovinarlo, — disse Alfredo. — Asseybo, siamo ancora nel +Gran Popo o siamo passati sul territorio del Piccolo Popo?... + +— Nel Piccolo, padrone, — rispose il negro. + +— Allora so di che si tratta, — disse Alfredo, ridendo. + +— Spero che me lo dirai. + +— Sì, Antao. Gli sciacalli hanno fatto una serenata ai morti. + +— Mille pescicani!... Ai morti?... + +— Sì, Antao. Quelle masse nere che vedi coricate su quelle piattaforme, +sono negri morti. + +— Ti credo poichè comincio a sentire un certo odore che mi rivolta lo +stomaco. Faremo bene a ritornare al campo. + +— Aspetta un po’ che si alzi il sole. Dovrai abituarti a questi odori, +perchè incontreremo molte tombe, essendo numerosi, nel Piccolo Popo, i +negri che muoiono senza aver potuto pagare i loro debiti. + +— Cosa vuoi dire? — chiese il portoghese, stupito. — Cosa c’entrano i +debiti dei negri con queste tombe?... + +— C’entrano per qualche cosa, poichè i negri esposti in tale modo agli +insulti delle intemperie ed al becco degli uccelli, sono quei poveri +diavoli che non hanno potuto pagare i loro debiti. + +Quando un negro muore in questa piccola repubblica, i parenti, prima +di dare onorevole sepoltura al defunto, devono assicurarsi se ha pagato +tutti i suoi creditori. + +Se era in regola, si fanno feste in onore del morto, poi la salma viene +sotterrata nella capanna abitata dalla sua famiglia ad una profondità +di circa ottanta centimetri. + +— Che piacere per la famiglia!... + +— E che miasmi si sviluppano durante i grandi calori! Se invece il +defunto non ha lasciato tanto da saldare i suoi debiti ed i suoi +parenti si trovano nell’impossibilità di raggranellare la somma +necessaria, niente danze, niente fracasso coi _tam-tam_ o coi +_cachere_,[4] niente fiumi di acquavite. Si fa il meno rumore che sia +possibile, si vanno a piantare quattro pali sulle rive del canale, +si uniscono con una piattaforma alta dal suolo un metro e ottanta +centimetri, si avvolge il cadavere in due o tre pezzi di stoffa, ve lo +si colloca sopra col capo un po’ rialzato ed avvolto in una pezzuola +bianca pendente ai lati. + +Ciò fatto tutti si allontanano, lasciando la misera spoglia esposta ai +soli brucianti, alle pioggie, ai venti, agli uccelli, alle mosche ed +alle formiche. + +— Bel modo di costringere i debitori a pagare i creditori, — disse +Antao. — È un sistema che bisognerebbe adottare dappertutto. Ma, dimmi, +non si toccano più i morti? + +— Le leggi del paese proibiscono severamente che vengano levati ed il +fanatismo e la superstizione dànno a quel divieto un carattere sacro. + +— Sarà un’onta per la famiglia del defunto. + +— Un’onta ed un grande dolore, perchè questi negri credono che i +debitori siano condannati, alla loro uscita da questo mondo, a rimanere +eternamente alle porte dell’altra vita senza mai potervi entrare. + +— Un bello spauracchio in fede mia! Ora che ne so abbastanza alziamo +i talloni e lasciamo che quei morti profumino gli sciacalli. Ne ho +abbastanza di questi odori nauseabondi. + +— Quest’oggi attraverseremo anche il Piccolo Popo e questa sera ci +accamperemo sulle rive del Sio. Colà non incontreremo altri morti. + +— Desidero le grandi foreste, Alfredo. + +— Le ritroveremo fra un paio di giorni. + +— E spero che caccieremo della grossa selvaggina. + +— Anche degli elefanti, Antao. + +— E dei rinoceronti?... + +— Anche quelli. + +— Ripartiamo presto. Il clima della Costa d’Avorio non mi conferisce +troppo e sospiro il momento di ritrovarmi fra il profumo selvaggio +delle grandi foreste. Ma.... toh!... Hai veduto, Alfredo? + +— Che cosa?... + +— Un uomo sorgere fra le erbe del canale e poi subito a scomparire?... + +— Sarà un negro che prende un bagno. + +— È sparito troppo presto per crederlo un onesto nuotatore. + +— Sarà una delle spie. + +— Morte di Urano!... Che ci seguono ancora?... + +— Lo sospetto. + +— Ciò comincia a diventare seccante. Se ci seguissero anche nel paese +dei Togo?... + +— Ce ne sbarazzeremo, — disse Alfredo, battendo sulla canna della +carabina, ma con un gesto minaccioso. — Nei grandi boschi le +ritroveremo presto. — + + + + +CAPITOLO XI. + +Il «mpungu» + + +Quando giunsero al campo, i due dahomeni avevano già caricati i cavalli +e si trovavano pronti a partire, mentre l’amazzone, la cui guarigione +era prossima, si era ricoricata nella sua lettiga, su di un fresco +strato di foglie. + +Alfredo diede il segnale della partenza e tutti si misero in marcia, +tenendosi però lontani dalle rive del canale per sfuggire ai nauseanti +odori che tramandavano i poveri debitori. + +Ve n’era un buon numero di quei disgraziati, poichè numerosi palchi +si vedevano delinearsi verso l’ovest seguendo i capricciosi contorni +delle sponde. Alcune di quelle costruzioni erano state erette anche +in vicinanza della via percorsa dalla carovana ed allora Antao poteva +vedere, non senza un brivido d’orrore, i crani dei negri biancheggianti +fra gli stracci che coprivano bene o male i corpi. + +Grandi bande d’avoltoi volteggiavano senza posa sopra quei funebri +palchi e di quando in quando si vedevano calare impetuosamente sopra +quegli scheletri disseccati dal sole e già ripuliti dalle formiche, +cercando avidamente l’ultimo brano di pelle. + +Ben presto però la carovana abbandonò i tristi paraggi del Piccolo +Popo, inoltrandosi nella regione dei Togo,[5] vasto paese che si trova +racchiuso fra le frontiere del Dahomey all’est, quelle dell’Ascianti +e del possedimento inglese della Costa d’Oro all’ovest e le terre dei +Krepi a settentrione. + +Evitata la capitale dei Togo, onde non perdere tempo, la carovana +costeggiò il lago omonimo che è formato dai due fiumi Haho e Sio, poi +si spinse un po’ verso settentrione accampando nei pressi di Dalawe, +piccola borgata abitata da alcune centinaia di negri. + +Il giorno seguente, dopo d’aver attraversato il Sio, uno dei più +considerevoli corsi d’acqua che solcano le regioni della Costa +d’Avorio, Alfredo, credendo ormai di aver ingannate abbastanza le spie +di Kalani sulla sua vera direzione, risalì verso il nord per guadagnare +le grandi foreste del centro, ma obliquando leggiermente verso l’ovest, +come se volesse puntare su Kewe-Ga che è uno degli ultimi villaggi di +frontiera della regione dei Krepi. + +Voleva spingersi fino al 7° di latitudine settentrionale per poi +piegare definitivamente verso oriente e rientrare nel Dahomey, +attraversando l’alto corso del Mono, a meno di trenta o quaranta miglia +dalla capitale di Geletè. + +Colà era almeno sicuro di varcare le frontiere, senza venire arrestato +dalle genti di Kalani. + +Verso il tramonto di quello stesso giorno, la carovana accampava +in mezzo ai grandi boschi, in una regione affatto selvaggia, fra +giganteschi sicomori, bombax, palmizi, platanieri, banani, goyavi, +cedri ed aranci di grandi dimensioni. + +Le scimmie, così numerose in quelle regioni, ricominciavano ad +apparire. Primeggiavano sopratutto le scimmie polto, quadrumani che +hanno la testa quasi rotonda ma col muso un po’ sporgente, mani e piedi +grandi, unghie robuste e ricurve, la coda corta ed il pelame lanoso, +grigio rossastro. + +Quantunque non siano più alte di trentacinque o quaranta centimetri, +posseggono dei polmoni d’acciaio, poichè lanciano delle grida veramente +spaventose. + +Queste scimmie hanno un modo curioso per dormire. Invece di +rannicchiarsi entro qualche cavo o sulle biforcazioni degli alberi, +si aggrappano ai rami coi piedi e colle mani e nascosto il capo sotto +l’una o l’altra ascella, rimangono in tal modo sospesi tutta la notte. + +Erano anche numerosissimi i machi orsini, scimmie non più alte d’un +piede, col muso assai appuntito che somiglia a quello dei piccoli orsi, +gli orecchi sottili, il pelame fitto, lanoso, bruno oscuro sul dorso e +grigiastro sul ventre. + +Antao che era impaziente di abbattere qualche animale, avendo udito +Asseybo vantare la delicatezza della carne di quelle scimmie, risolse +di approfittare del riposo della carovana per cercare d’ucciderne +qualcuna. + +Senza svegliare Alfredo che gustava un po’ di sonno sotto la tenda, +in attesa della cena, s’armò della carabina e si cacciò in mezzo alla +foresta seguito da Asseybo, il quale aveva ricevuto l’incarico di non +abbandonare il giovane cacciatore. + +Disgraziatamente gli astuti quadrumani, accortisi della presenza +degli uomini, si erano affrettati ad abbandonare i dintorni del campo, +ritirandosi nei più fitti nascondigli della grande foresta. + +— Sono furbe, — disse il negro al portoghese, il quale si sfogava +mandando al diavolo tutte le scimmie dell’Africa. — Sanno che agli +uomini piace la loro carne. + +— Non credo che siano così intelligenti come tu dici. Comunque sia, +spero di regalartene qualcuna. + +— Ed io te la preparerò arrostita a puntino, padrone. + +— Morte di Giove!... Non sarò certamente io che l’assaggerò. Mi +sembrerebbe di diventare un antropofago. + +— Se tu l’assaggiassi non diresti così, padrone. + +— Può essere, ma te la lascio. Già, si sa, voi altri non siete +schifiltosi e sareste capaci di mangiare anche un vostro simile. + +— Io no, ma i dahomeni credo che non si farebbero pregare. + +— Oh diavolo!... Forse che i dahomeni sono antropofagi?... + +— Un po’ sì, padrone. Il re del Dahomey, lo sanno tutti, tiene alla sua +corte dei cannibali. + +— Che istorie mi narri tu, Asseybo?... — chiese Antao stupefatto. + +— Ti racconto ciò che ho veduto nella mia gioventù e che i due dahomeni +ti possono confermare. Geletè ha dei mangiatori di carne umana, dei +cannibali ufficiali. + +— E chi si dà a loro da mangiare?... + +— Qualcuno degli schiavi che si decapitano durante la festa dei +sacrifici umani. Quegli antropofagi devono scegliere le parti migliori +dell’ucciso e mangiarle in presenza del re. + +— E col migliore appetito, per accontentare quel mostro umano. + +— Certo, ma si dice però che dopo l’orribile cerimonia si affrettino a +sbarazzarsi lo stomaco, prendendo un potente emetico. + +— Bel paese che andiamo a visitare. Che non salti il ticchio, a quella +canaglia di Geletè, di far mangiare anche il piccolo Bruno?... + +— Non temere per lui. Kalani non può odiare a tal punto il padroncino e +se lo ha destinato a guardiano dei _feticci_, è segno che non vuole che +lo si tocchi. Egli attende il padrone per vendicarsi delle frustate che +ha ricevute. + +— Se possiamo averlo nelle mani ce ne daremo ben altre!... Basterà +che.... + +— Zitto padrone. + +— Le scimmie?... — + +Invece di rispondere, Asseybo aveva fatto tre o quattro salti indietro +e guardava la cima d’un grande sicomoro con due occhi che esprimevano +un profondo terrore. + +— Cosa cerchi? — chiese il portoghese che aveva per precauzione, armata +rapidamente la carabina. + +— Zitto, padrone, — mormorò il negro con un filo di voce. — Il +_mpungu_!... + +— Che un leone mi mangi vivo, se io ti comprendo. + +— Il _mpungu_, padrone. Zitto o siamo perduti. + +— Ma io ti dico che non ho paura di nessun _mpungu_ del mondo, dovesse +anche essere il diavolo questo signore _mpungu_. + +— Guarda lassù, padrone. — + +Il portoghese, che non aveva capito nulla affatto di quanto aveva detto +il negro e che non comprendeva la paura di lui, alzò gli occhi e vide, +a circa otto metri da terra, una specie di nido di grandi dimensioni, +costruito con alcuni grossi bastoni appoggiati alle biforcazioni dei +rami. + +— Il nido di qualche grosso uccello forse? — chiese. — Fosse anche +un’aquila, non trovo il motivo di spaventarsi. + +— No d’un uccello padrone, ma di una grande scimmia, tanto robusta da +sfidare dieci uomini. + +— D’un gorilla?... Diamine, la cosa cambia aspetto e credo che tu abbia +ragione di spaventarti. Ma caro Asseybo, non spira buona aria per noi +qui, se si tratta d’uno di quei formidabili scimmioni. L’hai veduto il +tuo _pum_.... _mpin_.... Lampi!... La tua bestiaccia infine?... + +— No ed il nido mi sembra vuoto, ma il _mpungu_ può ritornare da un +momento all’altro e farci a pezzi. + +— Prima che ritorni lui, torniamo noi al campo. — + +Il portoghese, che aveva udito parlare della forza prodigiosa e della +ferocia di quei mostri villosi, girò lestamente sui talloni e preceduto +dal negro prese la via del campo. + +Il sole tramontava rapidamente e l’oscurità si addensava presto sotto +la foresta. Bisognava affrettarsi per evitare dei cattivi incontri ed +anche per non smarrirsi, cosa facilissima in mezzo a quelle migliaia e +migliaia di tronchi ed a quel caos indescrivibile di radici, di liane e +di cespugli fittissimi. + +Già i pipistrelli giganti cominciavano a lasciare gli alberi ai +cui rami si erano tenuti appesi durante il giorno, qualche urlo di +sciacallo si era fatto udire, segnale delle fiere che stavano per +abbandonare i loro covi per rimettersi in caccia. + +Qualche gazzella passava talora, rapida come un lampo, per andare a +dissetarsi o per raggiungere il suo nascondiglio prima dell’uscita +dei carnivori, mentre le scimmie s’affrettavano a raggiungere le più +alte cime degli alberi per mettersi fuori di portata dagli assalti dei +leopardi. + +Asseybo, le cui inquietudini aumentavano col calare delle tenebre, +temendo di essersi troppo allontanato dal campo affrettava sempre +più la marcia, incitando il portoghese a fare altrettanto e girava +all’intorno sguardi spaventati. Un uomo come lui, compagno di caccia +d’Alfredo, non doveva temere l’incontro di un carnivoro; il suo terrore +doveva derivare dalla tema di trovare sulla sua via il mostruoso +_mpungu_. + +Ad un tratto s’arrestò, celandosi rapidamente dietro il grosso tronco +d’un albero. + +— Hai udito, padrone? — chiese al portoghese, che lo aveva prontamente +imitato. + +— Non ho udito nulla, — rispose Antao, il quale aveva armato il fucile. + +— È stato spezzato un ramo a breve distanza da noi. + +— Lo avrà spezzato qualche animale. + +— Temo che sia stato il _mpungu_. + +— Al diavolo il tuo _mpungu_. So che è terribile, ma infine abbiamo due +fucili e con una palla piantata nel cuore si uccide anche un elefante. + +— Il _mpungu_ non si uccide, padrone. + +— Lo vedremo, Asseybo. + +— Zitto!... Odi?... — + +Uno scricchiolio di rami spezzati e di foglie secche calpestate si era +udito in mezzo ad un macchione di alberi, discosto una cinquantina di +metri. Anche i rami bassi delle piante si udivano a spostarsi, come se +qualche grosso animale cercasse di aprirsi il passo. + +— Vi è qualche belva là dentro, — mormorò Antao, alzando lentamente il +fucile. + +In quell’istante una massa oscura, non ancora ben distinta, allargò dei +rami e comparve arrestandosi sul margine del macchione. Il portoghese +l’aveva presa rapidamente di mira, ma Asseybo con un gesto rapido gli +aveva afferrato il fucile, abbassandoglielo. + +— Non tirare padrone, — gli mormorò con voce tremante. — Il _mpungu_!... + +— Morte di Nettuno!... + +— Non farti udire. — + +La scimmia gigante, forse avvertita della presenza dei due uomini +dal suo olfatto finissimo, si era avanzata di otto o dieci passi, ma +poi si era arrestata in uno spazio scoperto come fosse indecisa se +indietreggiare o avanzare. + +Antao che era più vicino, poteva osservare comodamente quel mostro +delle foreste equatoriali che mai fino allora aveva veduto, poichè tali +scimmie non si possono prendere vive, data la loro forza prodigiosa e +la loro ferocia. + +Era alta un metro e sessanta e fors’anche di più, statura niente +affatto straordinaria, essendovene talune che misurano perfino un +metro e ottanta centimetri; aveva le spalle larghissime, il corpo +d’una lunghezza sproporzionata, avendo le gambe assai corte, ma +aveva invece le braccia lunghissime e quali braccia!... Parevano due +tronchi d’albero nodosi, ma quei nodi erano costituiti da muscoli +prodigiosamente sviluppati. + +Le mani ed i piedi, corti, larghi e grossi, terminavano con unghie +robuste e ricurve, armi formidabili, poichè si dice che con quelle può +sventrare facilmente un uomo o strappargli una spalla!... + +La faccia di quel mostro villoso ispirava paura, tanta era +l’espressione feroce e bestiale che vi traspariva. Quegli occhi +piccoli, bruni, infossati, che avevano dei lampi strani; quel naso +depresso, quella bocca larghissima armata di denti lunghi e così solidi +da schiacciare la canna d’un fucile come un semplice bambù; quelle +labbra grosse e quel mento corto, davano alla scimmia antropomorfa un +aspetto ben poco rassicurante. + +I gorilla non sono molto numerosi e difficilmente s’incontrano al +di là della zona equatoriale africana, però non sono nemmeno rari, +specialmente nelle fitte foreste della Guinea e del Congo. Pare invece +che manchino affatto nelle regioni orientali del continente nero. + +Per lo più vivono in due, maschio e femmina, ma qualche volta se ne +sono veduti cinque o sei uniti. S’incontrano anche dei solitari, i +quali sono dei vecchi maschi e questi sono i più formidabili, i più +feroci. + +Si tengono ordinariamente celati nei grandi boschi, preferendo quelli +umidi, ma amano anche gli altipiani rocciosi e le vallate profonde e +poco illuminate. Sono però nomadi ed è raro che soggiornino molto in un +luogo, ma ciò deriva dalle difficoltà che incontrano nel provvedersi +di viveri. Essendo formidabili consumatori di frutta e specialmente +di canne di zucchero selvatiche e di quelle erbe succolenti chiamate +_amomun granum paradisi_, sono costretti a cambiare residenza molto +sovente. + +Quantunque appartengano alla razza delle scimmie, stanno più volentieri +a terra che sugli alberi, ma non si creda che quando camminano si +tengano ritti come gli uomini. La loro andatura ordinaria è quella dei +quadrupedi anzichè dei bipedi, però talvolta si mantengono per qualche +tempo in piedi e fanno anche, in quella posizione, dei tratti di via. + +Al pari delle grandi scimmie del Borneo, dei _mias_, sono di umore +triste, ma sono però più feroci, più violenti. Se incontrano degli +uomini cercano possibilmente di evitarli e tutt’al più manifestano +la loro inquietudine battendosi fortemente l’ampio petto, che allora +risuona come un tamburo, ma guai se vengono assaliti!... Allora più +nessun pericolo li trattiene; e consapevoli della propria forza si +scagliano risolutamente sugli avversari che hanno osato disturbarli. + +Più nulla resiste a loro. I fucili non hanno sempre la vittoria, poichè +quei giganti, se non sono toccati al cuore o nel cervello, possono +sfidare parecchie palle. Colle possenti mani spezzano le più solide +carabine o le schiacciano coi denti; torcono le lancie, spezzano le +scuri e guai all’imprudente che cade nelle loro mani!... Un pugno solo +basta per sfondare il cranio più resistente; un colpo d’unghia è più +che sufficiente per aprire il petto più solido. + +I negri hanno una paura immensa dei gorilla e non osano assalirli, +anche se si radunano in grosso numero. Preferiscono piuttosto +abbandonare i loro villaggi ed i loro campi coltivati, i quali non +tardano a venire saccheggiati e distrutti. Non è raro il caso che +qualche vecchio gorilla abbia rapito delle negre per poi strozzarle. Si +narra però che alcune poterono ritornare ai loro villaggi ancora vive, +ma prive delle unghie delle mani e dei piedi state a loro strappate dal +rapitore!... + + [Illustrazione: .... poi le forze improvvisamente + l’abbandonarono e quell’enorme corpo rovinò pesantemente + attraverso i rami.... (Pag. 93).] + + + + +CAPITOLO XII. + +La scomparsa dell’amazzone + + +Il _mpungu_ che era uscito dalla macchia, come si disse, si era +arrestato su di uno spazio scoperto, come se fosse indeciso fra +l’andare innanzi od il ritornare sotto l’ombra oscura degli alberi. + +Il suo udito, che è finissimo, doveva averlo già avvertito della +presenza degli uomini o per lo meno di nemici forse pericolosi e si +era fermato in quella posa che è speciale a tali scimmioni, cioè colle +ginocchia un po’ piegate, il dorso curvo e le braccia penzoloni. Pareva +che ascoltasse con profonda attenzione, mentre i suoi piccoli occhi, +che brillavano in mezzo al pelame quasi nero del suo muso, scrutavano +le piante vicine con inquietudine. + +Stette così parecchi minuti, poi si lisciò più volte la folta +pelliccia grigiastra che sul petto era assai lunga, almeno otto o dieci +centimetri, quindi si rimise in cammino, tenendo però il capo volto +verso l’albero sotto il quale si tenevano nascosti Antao ed il negro, +come se avesse indovinato che il pericolo stava da quella parte. + +Giunto presso un altro macchione si fermò ancora qualche istante, +fissando sempre l’albero, poi volse le spalle e scomparve +definitivamente sotto la cupa ombra dei macchioni. + +— Se n’è andato, — disse Asseybo, respirando liberamente. + +— Sì, — rispose Antao, con un po’ di rincrescimento. — Avrei però +preferito che si fosse avvicinato al nostro albero. + +— Per farci uccidere?... Era un vecchio maschio e quelli sono +pericolissimi, padrone. + +— Come sai tu che era un vecchio maschio? + +— Perchè aveva il pelame grigiastro, mentre i giovani lo hanno bruno +più o meno oscuro. + +— Spero però di ucciderlo egualmente. + +— Non toccarlo, padrone. + +— Alfredo non lo risparmierà. Domani mattina andremo a scovarlo. — + +Potendo la scimmia gigante ritornare da un momento all’altro, il +portoghese ed Asseybo affrettarono il passo per giungere presto +al campo, onde non accrescere le inquietudini di Alfredo con una +prolungata assenza. + +Dopo d’aver fatto parecchi giri e rigiri scorsero finalmente i fuochi +del campo scintillare fra i rami della foresta. A trecento passi +trovarono Alfredo, il quale stava mettendosi in cerca di loro in +compagnia d’un dahomeno, temendo che si fossero smarriti. Informato +dell’incontro del gorilla, malgrado il suo provato coraggio, manifestò +un po’ d’inquietudine. + +— È un vicino pericoloso, — disse. — Amerei meglio che fosse molto +lontano. + +— Bah! — rispose Antao. — Abbiamo cinque carabine e sapremo metterlo a +dovere, se avrà il ghiribizzo di disturbarci. + +— Non ne avremo che due, Antao. Sui negri non bisogna contare, avendo +troppa paura di quelle formidabili scimmie. Speriamo però che ci lasci +tranquilli. — + +Cenarono in fretta, avendo deciso di rimettersi in marcia di buon +mattino, poi si coricarono sotto le tende, mentre Asseybo ed un +dahomeno montavano il primo quarto di guardia. + +Si erano però appena coricati, quando in mezzo alla foresta si udì +echeggiare una specie di rullo di tamburo, ma assai più sordo, più +monotono. + +— Il gorilla? — chiese Antao, alzandosi prontamente. — Questo suono +l’ho udito ancora questa sera. + +— Sì, è il _mpungu_, — rispose Alfredo, che aveva impugnata rapidamente +la carabina. — Pare che sia irritato. + +— Che voglia assalirci?... + +— Non lo credo, ma non bisogna fidarsi. — + +S’alzarono ed uscirono dalle tende. Asseybo ed il suo compagno, +spaventati da quel rullo che ben conoscevano, si erano riparati dietro +ai fuochi, puntando i fucili verso la foresta. + +— Si vede? — chiese Alfredo. + +— No, padrone, — rispose Asseybo, ma pare che non sia lontano. + +— Che sia quello che abbiamo incontrato questa sera? — chiese Antao. + +— Può essere la sua compagna, — rispose Asseybo. + +— È meno pericolosa ma pur sempre formidabile, — disse Alfredo. — Non +spaventatevi e tenetevi vicini ai fuochi. — + +Avevano appena pronunciate quelle parole, quando si udì rintronare uno +sparo, seguito poco dopo da un possente ruggito, simile a quello che +manda un leone in furore e da un urlo umano ma che subito si spense in +un gemito strozzato. + +— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Chi è stato assalito?... — + +Alfredo senza rispondere, aveva raccolto un ramo acceso e si era +slanciato verso la foresta, portando con sè la carabina. Antao ed +Asseybo l’avevano tosto seguìto, per aiutarlo nel caso che l’uomo dei +boschi lo assalisse, mentre i due dahomeni, pazzi di terrore, urlavano +come se venissero scorticati. + +La detonazione era echeggiata a soli tre o quattrocento passi dal +campo, era quindi facile giungere sul luogo della lotta. Alfredo, +tenendo nella sinistra il ramo acceso che lanciava in aria scintille e +nella destra la carabina armata, segnava la via e precipitava la corsa, +sempre seguìto dai suoi due compagni. + +Si era già allontanato dalle tende quattro o cinquecento metri, +inoltrandosi in mezzo alla foresta che diventava sempre più fitta, +quando alla luce del ramo che non si era ancora spenta, scorse qualche +cosa che luccicava fra le foglie secche e le alte erbe. + +Si curvò rapidamente e vide che quell’oggetto era la canna d’un fucile, +ma contorta come se fosse stata una semplice verga di rame. + +— È qui che è accaduta la lotta, — disse, gettando all’intorno un +rapido sguardo, per assicurarsi da un improvviso assalto. + +— Fulmini di Giove!... — esclamò Antao, che lo aveva raggiunto. — +Questa canna deve essere stata ridotta in così deplorevole stato dal +gorilla. + +— Sì, — rispose Alfredo. — Stiamo in guardia, poichè il mpungu può +esserci vicino. + +— Ecco il calcio del fucile spezzato, — disse Asseybo. + +— Lo scimmione lo ha sgretolato come fosse un biscottino, — disse +Antao. — Che denti!... Quelli dei leoni non devono essere così robusti. +Ma dove sarà il disgraziato proprietario di quest’arma?... + +— Lo troveremo presto, — rispose Alfredo. — Badate agli alberi voi; il +_mpungu_ può essersi nascosto fra i rami e può piombarci addosso. + +— Non temere, — disse il portoghese. — Ho il dito sul grilletto della +carabina. — + +Alfredo si era spinto innanzi dopo d’aver soffiato sul ramo per +ravvivare la fiamma, ma fatti pochi passi si era nuovamente arrestato, +gettando un grido d’orrore. + +Ai piedi d’un albero aveva scorto il cadavere d’un negro d’alta statura +ed interamente nudo, ma in quale stato orribile era ridotto quel +povero corpo. Tutta la pelle del viso assieme agli occhi ed al naso +era stata strappata come da un formidabile colpo d’artiglio; il petto +spaccato come da un colpo di scure, mostrava i polmoni ed una spalla +dell’infelice portava le impronte sanguinose di larghi denti. + +Quel negro doveva essere stato assalito dalla scimmia gigante e +dopo d’aver perduto il fucile, la cui palla non era di certo bastata +per abbattere il terribile avversario, era stato massacrato a colpi +d’unghie ed a morsi. + +— È orribile! — esclamò Antao, che cominciava a perdere la sua audacia +dinanzi a quella prova del vigore mostruoso del _mpungu_. — Simili +quadrumani fanno davvero paura. + +— In ritirata, — comandò Alfredo. — Nulla possiamo fare per questo +povero uomo. + +— Sì, torniamo al campo, padrone, — disse Asseybo. — Il _mpungu_ può +assalire i nostri uomini. + +— Ma chi sarà questo negro?... — chiese Antao. — Qualche cacciatore +forse?... + +— Credo invece che sia una delle spie che ci seguono, — rispose +Alfredo. — Se il gorilla non gli avesse guastato il viso, avremmo +potuto facilmente riconoscerlo se era un dahomeno od un costiero. + +— Se era una spia ringrazio la scimmia gigante che ci ha sbarazzati da +una di quelle mignatte. — + +In quel momento, verso il campo, si udirono urla di terrore, poi due +spari ed un nitrire di cavalli. + +— Gran Dio! — esclamò Alfredo. — Cosa succede?... + +— Il _mpungu_ ha assalito i nostri uomini, — disse Asseybo, +impallidendo. + +— Al campo!... al campo!... — + +I tre uomini si precipitarono in mezzo alla foresta cercando di non +smarrirsi in mezzo a quelle migliaia d’alberi, ma dovettero ben presto +comprendere che il ritorno non era facile con quella oscurità, tanto +più che il ramo si era spento. + +Udendo delle grida, che parevano mandate dai loro uomini, allontanarsi +verso destra, credettero che il campo si trovasse in quella direzione +e si diressero a quella volta, impegnandosi invece in mezzo ad una rete +inestricabile di rami, di tronchi, di radici enormi e di liane. + +Fortunatamente Asseybo aveva scorto dei bagliori sulla loro sinistra +ed immaginandosi che il campo si trovasse invece da quella parte, +s’affrettarono a ritornare. + +Non si erano ingannati, poichè pochi minuti dopo giungevano in vista +dei fuochi accesi dinanzi alle tende, ma con loro grande sorpresa non +trovarono i loro uomini che avevano lasciati a guardia della giovane +negra. Anche i cavalli e buona parte delle casse erano scomparse; +solamente due animali, forse perchè più solidamente legati, non avevano +potuto fuggire. + +— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Cosa è accaduto qui? — + +Alfredo si era affrettato ad entrare sotto la tenda che era stata +riservata alla giovane negra, ma uscì subito, dicendo: + +— La donna non vi è più!... + +— È impossibile, Alfredo!... + +— Ti dico che è scomparsa, Antao. + +— Si sarà nascosta nei dintorni. + +— Ed anche i dahomeni sono fuggiti, — disse Asseybo. + +— I vili!... — gridò Antao. — Ed i cavalli?... + +— E le nostre casse, padrone?... + +— Possibile che il gorilla abbia portato via tutto?... + +— Lasciamo i cavalli e le casse e occupiamoci della donna, Antao, — +disse Alfredo, con voce agitata. — Temo una orribile sciagura. + +— Che il gorilla l’abbia uccisa?... + +— Forse peggio, Antao. — Temo che l’abbia rapita. + +— Ma noi sappiamo dove ha il suo covo. + +— Vediamo se è nascosta innanzi tutto. Le sue ferite, non ancora +rimarginate, non devono averle permesso di allontanarsi troppo. — + +Stavano per munirsi di rami accesi per mettersi in cerca dell’amazzone, +quando videro comparire i due dahomeni. Quei poveri diavoli parevano +impazziti per lo spavento, poichè tremavano ancora come se avessero +indosso la febbre, ed erano diventati, grigi, cioè pallidi, ed i loro +grandi occhi manifestavano un vivo terrore. + +— Padrone!... — gridarono, vedendo Alfredo. — Il _mpungu_! + +— Dov’è? — chiese il cacciatore. + +— È fuggito. + +— Ma cosa è avvenuto?... Spicciatevi, parlate. + +— Si è avvicinato al campo per assalirci, noi abbiamo scaricate le +armi, ma poi abbiamo avuto paura e siamo fuggiti. Se l’avessi veduto +come era furibondo!... + +— Ma la negra?.... + +— La donna?... — esclamarono con stupore. — Non è nella tenda? + +— No, è scomparsa. + +— Allora l’ha rapita il _mpungu_. + +— Ma l’avete veduto a rapirla?... + +— No, padrone. + +— Allora bisogna cercare il gorilla e ucciderlo, — disse Antao. — +Non possiamo lasciare quella disgraziata nelle mani di quell’orribile +mostro. + +— Un momento di pazienza, Antao, — disse Alfredo. — Non precipitiamo le +cose, innanzi tutto. Ditemi: quando il mpungu comparve presso il campo, +dormiva ancora la donna?... + +— Sì, padrone, — risposero i due schiavi. + +— Quando siete fuggiti, l’avete veduta uscire?... + +— Non lo sappiamo. Abbiamo avuto tanta paura dei ruggiti del _mpungu_, +che ci siamo dati alla fuga senza più curarci del campo, nè della +donna. + +— L’avete almeno ferito il mostro?... + +— Sì, padrone, poichè perdeva sangue da una spalla. + +— Credete che la donna abbia avuto il tempo di fuggire?... + +— Non è possibile, padrone. Il _mpungu_ era a pochi passi dai fuochi. + +— Asseybo, — disse Alfredo, volgendosi verso il servo. — Ho fatto +mettere delle torce resinose nelle nostre casse. Guarda se ne trovi +qualcuna. + +— Ma dove saranno andate le altre casse?... — chiese Antao. — Ne +avevamo dodici e non ne sono rimaste che quattro. + +— Avevate caricati i cavalli? — chiese Alfredo, ai dahomeni. + +— No, padrone. + +— Ecco un mistero inesplicabile. È impossibile che il gorilla abbia +portata via la donna e le nostre casse. + +— Che il gorilla avesse dei compagni?... + +— È possibile, Antao. + +— Ma i cavalli?... + +— Avranno avuto paura e saranno fuggiti dopo di aver spezzate le +corde, ma più tardi li ritroveremo se non cadono sotto le zanne delle +fiere. — + +Asseybo intanto aveva trovate alcune torce e ne aveva accese due. +Essendo formate di fibre vegetali imbevute di resina, spandevano +all’intorno una luce abbastanza viva per potersi avventurare anche +sotto quella tenebrosa foresta. + +— Voi rimarrete qui, — disse Alfredo ai due dahomeni. — Badate che se +lasciate il campo una seconda volta, vi giuro che non rivedrete nè il +Dahomey nè Porto Novo. Nulla d’altronde avrete da temere, poichè al +_mpungu_ pensiamo noi. Vieni, Anteo; andiamo mio bravo Asseybo. — + +Quantunque fossero persuasi che la giovane negra fosse stata rapita +dall’orribile scimmione, perlustrarono i dintorni del campo per +accertarsi che non si fosse nascosta in mezzo a qualche macchia, ma +vedendo l’inutilità di quelle ricerche, si misero risolutamente in +caccia, risoluti a scovare il formidabile avversario. + +Asseybo, che aveva maggior conoscenza di tutti dei grandi boschi e che +fino ad un certo punto sapeva trovare una via già prima percorsa, si +era messo alla testa per condurre i due cacciatori sotto l’albero, sui +cui rami aveva veduto il covo del mpungu. + +Il momento non era certo propizio per quella caccia pericolosissima, +potendo il gorilla sfuggire facilmente alle loro ricerche colla +sua preda, favorito dall’oscurità, pure i tre animosi uomini non +disperavano della loro riuscita. + +— Aspetteremo l’alba per assalire il mostro, — disse Alfredo al +portoghese che lo interrogava, — ma intanto circonderemo l’albero e +se il _mpungu_ si decide a scendere, lo fucileremo a bruciapelo. Non +possiamo azzardare delle palle ad una certa distanza, poichè con queste +tenebre potremmo colpire anche la povera giovane. + +— Credi che non l’abbia strangolata?... + +— Speriamo che il mostro non abbia sfogata la sua rabbia su quella +donna. + +— Ma che l’abbia nascosta nel suo nido?... + +— Certo, Antao. + +— La situazione dell’amazzone può diventare pericolosa. Se il gorilla +la gettasse a terra?... + +— Non l’abbandonerà, Antao, ma cercherà di certo di portarsela seco +nella sua fuga. + +— Ed allora se lo uccidiamo mentre si trova in alto, la ragazza cadrà. + +— Cercheremo di farlo scendere. È isolato l’albero sul quale avete +scorto il nido?... + +— Sì, Alfredo. + +— Allora abbiamo la speranza di costringerlo a calarsi a terra. Ci +siamo, Asseybo?... — + +Il negro, che si era bruscamente arrestato, non rispose; pareva che +ascoltasse qualche lontano rumore. + +— Hai udito qualche grido?... chiese il portoghese. + +— Dei nitriti, — rispose il negro. + +— Dove?... — chiese Alfredo. + +— Laggiù, padrone. + +— In mezzo al bosco? + +— Sì, ma mi parvero assai lontani. + +— Saranno i nostri cavalli che cercano di ritornare al campo. + +— Lo credo anch’io, padrone.... Udite?... — + +I due cacciatori tesero gli orecchi, ma invece di nitriti udirono quel +sordo rullìo che producono i gorilla quando si battono il petto. + +— Il _mpungu_, — disse Alfredo. + +— E ci è vicino, — aggiunse Antao. + +— Spengiamo le torce ed avanziamoci con precauzione. Non +bisogna allarmare il mostro od è capace di strangolare la povera +giovane. — + +Le torce furono spente ed i tre uomini procedendo carponi per non +urtare contro i rami bassi degli alberi, poco dopo giungevano sotto +un grande sicomoro il quale s’alzava isolato in mezzo ad una piccola +radura. + +— È lassù, — disse Asseybo, con un filo di voce. + +— Sta bene, — rispose Alfredo, con voce tranquilla. Il mostro non ci +sfugge più! + + + + +CAPITOLO XIII. + +La caccia al gorilla + + +I tre cacciatori, nascosti fra le alte erbe che coprivano quella +piccola radura, cercavano di scrutare il folto fogliame del grande +albero, sperando di scoprire il mostruoso gorilla o la sua prigioniera, +ma l’ombra proiettata da quell’enorme ammasso di rami e di foglie +era troppo nera per poter discernere qualche cosa. Il nido, o meglio +la piattaforma costruita su due dei più grossi rami, si scorgeva +confusamente a circa sette metri dal suolo. + +Asseybo non si era adunque ingannato arrestandosi in quel luogo ed il +mostro doveva trovarsi lassù, poichè di tratto in tratto si udiva la +sua rauca respirazione ed i legni della piattaforma scricchiolare. + +Non era però cosa facile costringerlo a scendere, poichè tali scimmioni +ordinariamente non assalgono se prima non vengono feriti, e poi di rado +abbandonano gli alberi sui quali hanno fabbricato il loro covo, non +ignorando forse che la piattaforma è sufficiente a difenderli. + +— Per ora non possiamo assolutamente far nulla, — mormorò Alfredo, agli +orecchi di Antao. — Con questa oscurità non è cosa prudente aprire il +fuoco. + +— Se provassimo a mandare una palla sotto la piattaforma?... + +— Può attraversare i rami e colpire la donna. + +— È vero, non ci avevo pensato, Alfredo. Ma che la negra sia proprio +lassù?... + +— Se non è stata uccisa, deve trovarsi ancora sulla piattaforma. + +— Ma si dovrebbe udire qualche gemito. Essendo ferita, il mostro deve +averla ridotta in tristi condizioni con la sua poca galanteria. + +— Frenerà i gemiti per tema d’irritare il bestione. + +— Che non vi sia modo di accertarsi se è lassù?... Quella povera +ragazza m’interessa, Alfredo. + +— Ti dico che se si trova su quest’albero la salveremo. + +— Dimmi, hanno il sonno profondo i gorilla?... + +— Perchè mi fai questa domanda?... + +— Se fossi certo che il rapitore non si svegliasse, vorrei cercare di +salire lassù. + +— Sei pazzo. Antao. Una simile imprudenza non te la permetterò mai. +Accomodiamoci alla meglio fra queste erbe ed aspettiamo pazientemente +l’alba. + +— Circondiamo l’albero? + +— Sì, tu va’ a coricarti alla mia destra ed Asseybo alla mia sinistra. +Se il gorilla scende, lo vedremo. — + +Il portoghese ed il negro si allontanarono strisciando senza far +rumore e si sdraiarono dall’altra parte del grosso tronco, coprendo +la batteria delle carabine per difendere le capsule dall’umidità della +notte. + +Le ore passavano lente come se fossero diventate doppie, ma il gorilla +non lasciava l’albero protettore. Lo si udiva però sempre a russare +e qualche volta a voltarsi, facendo scricchiolare le traverse della +piattaforma. + +Cosa strana però e che inquietava tutti e tre i cacciatori: l’amazzone +non dava segno di vita. Tendevano sempre gli orecchi sperando di udire +qualche gemito, ma senza alcun risultato. + +Alfredo cominciava a temere che la disgraziata invece di essere stata +portata lassù, fosse stata uccisa e poi gettata in mezzo a qualche +folto macchione. + +Finalmente verso le tre e mezzo una luce biancastra cominciò ad +apparire all’orizzonte, facendo impallidire gli astri. Essendo l’alba +brevissima in quelle regioni equatoriali, fra pochi minuti ci si doveva +vedere anche sotto la foresta. + +Già qualche uccello cominciava a svegliarsi facendo udire un timido +gorgheggio, mentre gl’insetti si levavano a sciami salutando la prima +ondata di luce dorata con acuti ronzii. Una banda di pappagalli grigi +ruppe bruscamente il silenzio che regnava sotto gli alberi, con un +cicalìo assordante. + +In alto, verso la piattaforma, si udirono tosto degli scricchiolii, poi +un lungo sbadiglio: il gorilla si svegliava. + +Antao ed Asseybo avevano subito raggiunto Alfredo e tutti e tre +guardavano in alto, sperando di scorgere qualche lembo del vestito +dell’amazzone, ma i rami erano intrecciati troppo strettamente per +vedere cosa si trovava sopra la piattaforma. + +— Amici miei, — disse ad un tratto Alfredo, con viva emozione. — Temo +che la povera ragazza non si trovi lassù. + +— Comincio a crederlo anch’io, — disse Antao, — ma almeno la +vendicheremo. + +— Scorgi nulla Asseybo? + +— Non vedo che un piede del _mpungu_ sporgere dalla piattaforma, — +rispose il negro. + +— Snidiamolo, Alfredo, — disse il portoghese. — Io non me ne andrò da +qui, se prima non avrò la certezza che quella disgraziata non si trova +lassù! + +— Non ho alcuna intenzione di risparmiare il mostro, Antao. Tenetevi +presso di me e non fate fuoco se non siete sicuri del colpo od il +gorilla ci farà a pezzi. — + +In quel momento si udì in alto un sordo brontolìo ed i rami che +formavano la piattaforma gemettero. + +— In guardia, — disse Alfredo, scostandosi dall’albero e puntando in +alto la carabina. + +Il gorilla, accortosi della presenza dei tre cacciatori, cominciava +ad irritarsi e manifestava la sua collera battendosi l’ampio petto, il +quale risuonava come un tamburone. + +Ad un tratto comparve sul margine della piattaforma, ma per un solo +istante. Quell’apparizione fu rapida, ma bastò ad Antao per farsi +un’idea dell’aspetto spaventoso di quei giganti delle foreste, +allorquando sono irritati. + +Il suo pelame grigio ferro era diventato irto come quello di un gatto +in collera; i suoi muscoli poderosi pareva che fossero raddoppiati di +volume, mentre la sua brutta faccia manifestava una collera selvaggia, +ripugnante, con quei suoi occhi infossati, grigi, ma che avevano uno +strano splendore. + +— Morte di Saturno!... — mormorò Antao. — È ben brutto quel diavolone +di scimmia. — + +Alfredo intanto cercava di scoprire il formidabile avversario per +mandargli una palla nel cranio o nel petto, ma il _mpungu_, non +giudicando forse giunto il momento d’impegnare la lotta, si teneva +riparato nel suo ampio nido, senza mostrare la più piccola parte del +suo corpo. + +La sua collera però aumentava di momento in momento. Non si batteva +più il petto coi pugni, ma ora lanciava dei ruggiti, suoni strani che +cominciano con una specie di latrato, che poi si cambiano in un sordo +brontolìo e che finiscono in un ruggito infinitamente più potente +di quello dei leoni e che pare non esca dalla gola, ma dalle ampie +cavità del petto. Talora invece emetteva dei fragori che somigliavano +perfettamente ai rulli prolungati del tuono udito in lontananza. + +Per un po’ di tempo il _mpungu_ si limitò a far udire la sua voce, poi +si diede a scuotere furiosamente i rami vicini, facendo piovere sui +cacciatori una vera pioggia di frutta e di foglie, quindi con un salto +immenso si slanciò su di un grosso ramo che si curvava verso terra, +forse coll’intenzione di lasciarsi cadere giù. + +Eccolo!... — gridarono Antao ed Asseybo, retrocedendo vivamente. + +Alfredo non si era mosso, nè aveva staccata l’arma dalla spalla. +Vedendo il gorilla in piedi sul ramo, col pelame arruffato, gli occhi +in fiamme, le labbra contratte che mostravano i lunghi denti, alzò +rapidamente la canna e fece fuoco. + +L’enorme scimmia lanciò un ruggito furioso che echeggiò come uno +scoppio di tuono, ma che poi si cambiò in un grido di dolore che aveva +qualche cosa d’umano, poi abbandonando bruscamente il ramo, con un +secondo salto guadagnò la piattaforma protettrice. + +— È colpito! — gridò Antao, passando la sua carabina ad Alfredo. + +Delle larghe goccie di sangue, filtrando attraverso i rami incrociati +del nido, cadevano al suolo bagnando le erbe ed una era andata a +colpire il portoghese, lordandogli la camicia. + +Alfredo, sempre impassibile, aveva rialzata la seconda carabina per +mandare al mostro una seconda palla, ma non poteva scorgerlo. + +— Che sia morto? — chiese Antao, che ricaricava prontamente l’arma del +compagno. + +— Non lo credo, — rispose il cacciatore. — Odo i rami della piattaforma +scricchiolare. + +— E la ragazza?... + +— Credo che non ci resti che vendicarla, Antao. + +— Ma troveremo almeno il suo cadavere. + +— Bada!... + +— Eccolo, padrone!... — urlò Asseybo. + +Il gorilla era tornato a balzare sul ramo. Con una mossa fulminea +sfuggì alla seconda palla del cacciatore, ma invece di scendere risalì +più in alto, come se avesse intenzione di rifugiarsi sugli ultimi rami. + +Alfredo gettata via l’arma scarica, prese quella di Asseybo e fece +nuovamente fuoco contemporaneamente ad Antao. + +La grande scimmia questa volta ricevette le due palle in pieno +petto. Fu vista arrestarsi un istante portandosi una mano sulle +ferite sanguinanti, poi le forze improvvisamente l’abbandonarono e +quell’enorme corpo rovinò pesantemente attraverso i rami del sicomoro, +e schiantandoli venne a cadere, con sordo fragore, quasi ai piedi del +tronco. + +— È morto!... — esclamò Antao. + +— Sali Asseybo, — disse Alfredo. — Forse lassù vi è il cadavere della +povera ragazza. — + +Il negro s’aggrappò ai rami bassi del sicomoro e si mise ad +arrampicarsi lungo il tronco con quell’agilità sorprendente che è una +particolarità delle razze negre. In meno di venti secondi giunse alla +biforcazione dei rami e aggrappatosi ai margini della piattaforma, vi +si issò con un solo slancio. + +— Nulla? — chiesero Alfredo ed Antao, con ansietà. + +— Nulla, — rispose il negro. + +— Non vi è alcuna traccia della ragazza, nemmeno un lembo delle sue +vesti?... + +— Non vi sono che dei ciuffi di peli e dei rimasugli di frutta. — + +Una sorda esclamazione irruppe dalla labbra del portoghese. + +— Nulla!... — + +Poi incrociando le braccia e guardando l’amico che pareva immerso in +profondi pensieri, gli chiese. + +— Cosa faremo ora?... + +— Cosa faremo?... — rispose Alfredo. — Frugheremo la foresta, nè la +lasceremo se prima non avremo trovato il cadavere della giovane negra. + +— Torniamo al campo?... + +— Più nulla abbiamo da fare qui. Sono impaziente di rivedere i due +dahomeni. + +— Temi qualche cosa?... + +— Non so, ma da qualche minuto un sospetto mi tormenta, Antao. + +— E quale?... + +— La inesplicabile sparizione delle nostre casse. + +— Morte di Saturno!... È vero, Alfredo. Mi pare stranissima la +sparizione e stento a credere che siano stati i gorilla a portarle via, +specialmente ora che sappiamo che non ve n’era che uno su quest’albero. + +— È precisamente per questo che attribuisco ad altri il furto. + +— Ma a chi?... + +— Alle spie che ci seguivano. + +— Uragani e folgori!... — esclamò Antao, colpito da quella risposta. — +Questo sospetto non mi era venuto in mente e temo che.... + +— Che cosa?... + +— Che quel povero gorilla non avesse preso parte alcuna nel rapimento +della ragazza. + +— Lo credo anch’io, Antao, ma dai due dahomeni sapremo forse qualche +cosa. + +— Ma a quale scopo le spie avrebbero rapito l’amazzone?... + +— L’avranno riconosciuta per una loro compatriota, forse avranno +creduto che noi la tenessimo prigioniera per giovarci della sua +conoscenza del Dahomey e l’avranno portata con loro, credendo di +liberarla. + +— Torniamo presto al campo, Alfredo. Bisogna dilucidare questo mistero +e se i nostri sospetti sono fondati, dare la caccia ai ladri. + +— È ciò che faremo, poichè le casse rubate contengono ciò che +più m’interessa e sopratutto le nostre munizioni e gli oggetti di +scambio. — + +Affrettarono il passo rifacendo il cammino percorso, ed un quarto +d’ora dopo giungevano al campo dinanzi al quale, fedeli alla minacciosa +consegna ricevuta, vegliavano i due dahomeni appoggiati ai loro fucili. + + + + +CAPITOLO XIV. + +Le tracce dei ladri + + +Come avevano già sospettato, nè l’amazzone, nè i cavalli erano +ritornati al campo. + +I due dahomeni avevano vegliato l’intera notte dinanzi ai fuochi, +ma non avevano udito nè alcuna voce umana, nè alcun nitrito che +annunciasse la vicinanza degli animali, nè alcun altro rumore +che facesse sospettare la presenza delle spie che avevano seguita +costantemente la carovana dopo la sua partenza da Porto Novo. + +Interrogati cosa ne pensassero dei sospetti manifestati da Alfredo +e dell’esito negativo della spedizione, si mostrarono concordi +nell’affermare che la scomparsa misteriosa della giovane negra, degli +animali e soprattutto delle casse, si dovesse più attribuire alle spie +che forse si erano nascoste a breve distanza dal campo, che ai gorilla. + +Senza dubbio avevano approfittato del terrore dei due dahomeni e +della loro fuga dopo l’improvvisa comparsa del mpungu, per gettarsi +rapidamente sugli animali e sulle casse e quindi internarsi nei folti +boschi. + +Quantunque fossero ormai tutti convinti di ciò, pure Alfredo mandò i +tre negri a frugare le macchie vicine, per accertarsi che la giovane +negra non era stata uccisa, quindi assieme al portoghese si mise a +esaminare le alte erbe della piccola radura, per scoprire le tracce dei +ladri. + +Essendo il suolo della foresta umido, non permettendo il folto fogliame +degli alberi che i raggi del sole penetrassero, gli riuscì facile +a scoprire, al di là della radura, le tracce dei cavalli che erano +chiaramente impresse sullo strato erboso. + +— I nostri sospetti sono giusti, — diss’egli ad Antao che lo seguiva. — +I nostri cavalli non sono fuggiti per paura del mpungu. + +— Da cosa lo arguisci?... — chiese il portoghese. + +— Se i nostri cavalli fossero stati spaventati, sarebbero di certo +fuggiti in diverse direzioni, mentre le loro tracce sono tutte unite +ma.... toh!... Lo dicevo io? Guarda su questo terreno umido che è +sprovvisto d’erbe. + +— Diavolo!... — esclamò Antao, curvandosi. — Se non m’inganno, queste +sono le tracce di due piedi nudi. + +— Sì, Antao, — rispose Alfredo, — e qui vedo due altre orme di piedi +nudi, più grandi delle prime. + +— Allora non vi sono più dubbi: i negri che ci seguivano ci hanno +derubati. + +— Le tracce lo indicano. + +— Ma a quale scopo?... Per privarci delle casse. + +— È probabile, essendo i negri, in generale, tutti ladri, ma anche +per impedirci di proseguire il viaggio. Forse si sono accorti che noi +cercavamo d’ingannarli. + +— Ma vorrei trovare qualche traccia della ragazza. + +— Continuiamo le ricerche. — + +Il passaggio dei cavalli attraverso la foresta era visibile anche per +degli occhi meno acuti e meno esperimentati di quelli d’Alfredo. Gli +zoccoli avevano calpestato profondamente l’umido terreno ed i corpi, +nel passare, avevano tracciato come un sentiero fra i cespugli ed i +rami bassi degli alberi, spezzando anche i più deboli. + +Percorsi cinquecento passi, i due bianchi s’arrestarono mandando un +grido di gioia. In mezzo alle erbe avevano trovato uno di quei piccoli +fiocchi che ornavano la casacca della giovane negra. + +— Finalmente!... — esclamò Antao, raccattandolo e mostrandolo con aria +trionfante al compagno. Ora abbiamo la prova che i ladri l’hanno rapita +e mi duole sinceramente di aver ucciso quel povero gorilla. + +— Sì, — disse Alfredo, lieto di quella scoperta — ora possiamo dedicare +tutti i nostri sforzi nell’inseguire quegli audaci bricconi. + +— Riusciremo a raggiungerli?... + +— Lo spero Antao. + +— Ma saremo costretti a tornare verso la costa?... + +— No poichè le tracce finora si dirigono verso l’ovest ossia verso il +Todji che scorre presso le frontiere degli Ascianti. + +— Che quei furfanti abbiano intenzione di recarsi in quel regno a +scambiare i nostri oggetti, prima di tornare in patria. + +— È probabile, ma non lasceremo loro il tempo nè di giungere a Teki, +nè ad Anum che sono le prime borgate degli Ascianti. Mentre io seguo le +tracce torna al campo, fa’ caricare sui due cavalli che fortunatamente +ci sono rimasti, le nostre tende e le poche casse lasciateci e +raggiungimi più presto che puoi. — + +Il portoghese lieto per quella felice scoperta che chiariva la +scomparsa della giovane negra, non si fece ripetere l’ordine due volte +e tornò precipitosamente al campo, chiamando i negri a piena voce. + +In un baleno le tende furono levate, gli arnesi della cucina furono +collocati nel sacco, le casse caricate sui due cavalli e la carovana +si mise frettolosamente in marcia per raggiungere il capo, il quale si +spingeva celeremente innanzi, dietro le tracce. + + [Illustrazione: — Qui, padrone!... Presto, qui, padrone!... — + (Pag. 102).] + +— Sono sempre visibili? — gli chiese Antao, che lo aveva raggiunto a +passo di corsa. + +— Sempre, — rispose Alfredo. — Finchè la foresta è così fitta, abbiamo +la speranza di non perderle. + +— Ma poi?... + +— Se possiamo seguirle fino al Todji non chiederei di più, poichè +allora avrei la certezza che i ladri cercano di spingersi fino ai +mercati di Teki o di Anum. + +— Credi che abbiano molte ore di vantaggio su di noi? + +— Avranno marciato tutta la notte, ma saranno costretti ad accordare +oggi un po’ di riposo ai cavalli. Forzando le marce, spero di poterli +raggiungere prima di tre o quattro giorni. + +— Ma si lascieranno inseguire senza cercare d’arrestarci?... + +— Tutto dipenderà dal loro numero. Se sono pochi si limiteranno a +fuggire colla massima celerità, se sono in parecchi cercheranno di +certo di crearci degli imbarazzi o d’impedirci di stringerli troppo +da vicino, ma non siamo uomini da inquietarci. È bensì vero che tutti +i dahomeni sono coraggiosi, ma anche noi non abbiamo certo paura di +loro. — + +I due cavalli intanto, vivamente aizzati dai due schiavi, li avevano +raggiunti, quantunque fossero eccessivamente carichi, mentre Asseybo +si era spinto più innanzi dietro alle tracce, essendo più abile del suo +padrone. + +La foresta si manteneva sempre assai fitta e solo di quando in quando, +a grandi distanze, si trovavano delle radure. Era un continuo caos di +tronchi, di rami, di foglie, di liane e di radici. Ora erano macchioni +di cedri i cui fiori spandevano all’intorno acuti profumi, o gruppi +immensi di ebani che avrebbero fatto la fortuna di qualche tribù che +avesse voluto approfittarne, o di acajù dal legno non meno prezioso +e non meno ricercato per la fabbricazione dei mobili di lusso, o di +_constiawa_ dai quali alberi si ricava una tintura molto pregiata, di +colore giallo zafferano, di enormi _cauciù_ che danno la gomma e non +pochi _tek_, alberi che raggiungono delle altezze imponenti e dai quali +si ricava un legname così resistente da sfidare perfino le palle di +cannone. + +In mezzo a quei vegetali che confondevano reciprocamente le loro fronde +ed i loro rami, si vedevano svolazzare bande di pappagalli grigi e +verdi, di grossi avvoltoi e anche alcune aquile, mentre sui tronchi si +vedevano correre miriadi di bellissime lucertole colla testa gialla, il +corpo grigio ferro e la coda a tre colori ossia rossa, bianca e nera. + +Questi animaletti si trovano dappertutto nei paesi della Costa d’Avorio +e soprattutto nelle capanne dei negri dove si vedono, a tutte le ore +del giorno, correre sui soffitti e lungo le pareti, occupati a dare la +caccia agli ospiti pericolosi, ossia agli scorpioni dal morso doloroso, +alle tarantole ed ai terribili ragni-vampiri. + +Come si può immaginare, sono animaletti rispettati da tutti i negri per +i servigi immensi che rendono e perciò si propagano straordinariamente. + +Non mancavano le scimmie in mezzo a quelle grandi foreste. Di tratto +in tratto, sulle cime di qualche albero fruttifero, si vedevano delle +piccole truppe di quelle scimmie chiamate drilli, quadrumani affini ai +mandrilli, ma non pericolose come questi ultimi. + +Sono molto più piccole, non essendo più alte di settanta centimetri, +hanno il pelame olivastro sul dorso, ma biancastro sotto, mentre il +muso è nerissimo e le mani ed i piedi color del rame. + +La loro barba, che è folta assai e che poi sale fino sul cranio +formando una specie di cappuccio, dà loro un aspetto comicissimo. + +Vedendo passare la carovana s’affrettavano a guadagnare le più alte +cime degli alberi, mettendosi fuori di portata dai loro assalti e di +lassù, manifestavano le loro inquietudini con grida assordanti. + +Dopo il mezzogiorno però, la carovana fece l’incontro d’un branco di +scimmie ben pericolose. Stava passando attraverso ad un macchione di +goyavi e di sicomori, quando un ramo di considerevole grossezza cadde +dinanzi ad Antao, il quale per poco non ne ebbe spaccato il cranio. + +Il portoghese, furioso, afferrò rapidamente la carabina credendosi +assalito da qualche negro nascosto su qualche albero, ma invece d’un +uomo vide sulla cima d’un’acacia una orribile scimmia che rideva a +crepapelle, come fosse lieta di quel pessimo scherzo che per poco +mandava il brav’uomo all’altro mondo. + +Doppiamente arrabbiato, Antao, che si trovava a cinquanta passi dai +compagni, puntò il fucile e senza curarsi se commetteva una imprudenza, +fece fuoco. + +Il quadrumane, colpito nel cranio, interruppe le sue risa per mandare +un urlo acuto e piombò al suolo come un sacco di cenci, fracassandosi +le ossa. + +Quella scimmia era senza dubbio la più brutta che Antao avesse fino +allora veduta. La sua testa era veramente spaventosa con quelle due +rigonfiature rigate che gli deturpavano le gote, con quella bocca larga +e sporgente, armata di acuti denti, con quella barba arruffata color +arancio vivo e quel cranio piramidale. + +Il suo corpo massiccio, robusto, coperto d’un pelame ispido, aveva +tutte le tinte immaginabili. Era verde oliva e nera sul dorso, bruno +chiaro sul ventre e sui fianchi, il petto giallognolo, le mani e gli +orecchi neri ed il naso rosso fuoco. + +La sua statura poi oltrepassava il metro, non compresa la coda che era +appena visibile. + +— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, vedendo l’amico assorto in una lunga +contemplazione. — Contro chi hai fatto fuoco?... + +— Contro la tavolozza d’un pittore, — rispose il portoghese, ridendo. + +— Contro una tavolozza?... + +— Vieni a vederla e sarai persuaso. — + +Alfredo, quantunque fosse certo che l’amico scherzasse, tornò indietro, +ma appena ebbe dato uno sguardo alla scimmia, afferrò Antao per un +braccio, dicendogli: + +— Fuggi!... Simili tavolozze sono pericolose, mio caro. + +— Ma è una scimmia e non già un gorilla. + +— È un mandrillo e questi quadrumani hanno tali denti da farti a pezzi. +Fuggiamo prima che giungano i compagni del morto. + +— Non chiedo di meglio, amico, — rispose Antao. — Ne ho avuto +abbastanza del gorilla, per attirarmi ora addosso la collera di altre +scimmie. — + +Fortunatamente nessun mandrillo si fece vedere, sicchè poterono +raggiungere tranquillamente la carovana senza essere inquietati. + +Asseybo intanto, che precedeva tutti per non smarrire le tracce dei +ladri, aveva trovato un altro oggetto appartenente alla giovane negra, +e cioè la sua fascia rossa che era rimasta appesa ad un ramo basso d’un +grande cedro. + +Non si poteva ammettere che l’amazzone l’avesse perduta, avendogliela +veduta attorno ai fianchi, strettamente annodata. Doveva indubbiamente +averla lasciata cadere per indicare il suo passaggio attraverso quella +vasta boscaglia, certa che gli uomini bianchi, derubati dei loro +effetti e dei loro animali, avrebbero seguite le tracce dei fuggiaschi. + +Verso il tramonto, sull’opposta riva dell’Aka, fiume che scaricasi +nel lago Anglo, nei pressi di Krikor, fu trovata anche la cartucciera +dell’amazzone pendente da un altro ramo, ma, in modo da poter essere +veduta dal primo individuo che fosse passato per di là. + +Accanto alla pianta si scorgevano gli avanzi d’un fuoco e ciò indicava +che i fuggiaschi dovevano essersi fermati colà per preparare il pasto e +per far riposare i cavalli. + +— Ora non possiamo più dubitare della fedeltà di quella brava ragazza, +— disse Antao ad Alfredo. + +— Sì, — rispose questi. — Mantiene il suo giuramento. + +— Però quelle canaglie devono sempre avere un grande vantaggio su di +noi e sarà difficile che noi possiamo raggiungerli. + +— Non spero di poterli sorprendere nella foresta, Antao. I nostri +animali sono troppo carichi per poter gareggiare con quelli che ci +hanno rubato, ma a me basta che continuino a fuggire verso l’ovest, +ossia verso gli Ascianti. + +— Ma non avremo delle noie in quel paese di barbari?... + +— Gli Ascianti non sono più civili dei dahomeni, è vero, ma non osano +molestare gli Europei, dopo che hanno provato la forza delle armi +inglesi. + +— Quale pericolo potrebbero correre se ci tendessero una imboscata e ci +massacrassero tutti?... Chi andrebbe a raccontarlo agli Europei della +Costa?... + +— È vero, ma una superstizione fortunata rende inviolabile la vita +degli uomini bianchi. + +— Forse che gli Ascianti ci credono uomini discesi dal cielo?... + +— No, ma in causa d’una profezia che rimonta alla fine del primo quarto +di questo secolo. In quell’epoca i grandi _cumfos_, ossia i profeti +del regno, hanno predetto che giungerebbe un tempo in cui il loro paese +sarebbe stato costretto a cambiare religione, usi e costumi per opera +di uomini bianchi protetti dai _feticci_, aggiungendo che se uno di +quegli uomini venisse ucciso, le più spaventevoli calamità avrebbero +colpito la dinastia ed il suo popolo. + +In seguito a quella profezia, per tema di uccidere uno di quegli uomini +protetti dai _feticci_, fu decretata una legge speciale colla quale +si proibisce severamente a qualunque, anche ai re, di sacrificare +qualsiasi europeo che metta i piedi sul territorio degli Ascianti. + +— Allora non temo più per la mia pelle. + +— Puoi vivere tranquillo, specialmente nella nostra qualità d’italiani +e di portoghesi. Se fossimo inglesi, chissà, potremmo aspettarci +qualche brutta sorpresa. + +— Si dice che gli Ascianti non abbiano torto ad odiare gli Inglesi. + +— La guerra mossa dall’Inghilterra a quel popolo non è stata giusta, +Antao, e l’odio se lo sono meritato. Non ha avuto altro scopo, si può +dire, che di derubare gli Ascianti della grande quantità d’oro che +possedevano. + +Dopo d’aver incendiata la capitale e di aver imposto ai vinti un enorme +tributo di guerra, accorgendosi che gli Ascianti erano ancora ben +forniti d’oro, cercarono altri cavilli per imporne un secondo che colle +minaccie ottennero. + +Come puoi immaginarti, gli Ascianti amano l’Inghilterra come il fumo +negli, occhi e se noi appartenessimo a quella nazione, potremmo pagare +cara l’imprudenza di avventurarci sulla riva del Volta. — + +In quel momento si vide Asseybo, che si trovava a dieci passi da +loro, cadere al suolo fracassando un ramo che pareva fosse stato +appositamente gettato attraverso quella specie di sentiero, quindi +rialzarsi prontamente, gridando coll’accento del più vivo terrore. + +— Fuggite!... Fuggite!... — + + + + +CAPITOLO XV. + +La caccia ai rapitori + + +Il negro, i due dahomeni e perfino i due cavalli, presi da un +inesplicabile terrore, si erano dati ad una fuga precipitosa, +quantunque nessun animale fosse comparso dinanzi a loro. + +Antao ed Alfredo, credendo che sotto le macchie si celasse qualche +leone o qualche leopardo, invece di seguire i loro uomini si erano +arrestati, armando precipitosamente i fucili, pronti a far fronte al +pericolo. + +Con loro non poca sorpresa, non udirono alcun ruggito, nè alcun urlo +che potesse giustificare la paura dei negri e dei due cavalli, nè +videro in alcun luogo muoversi i rami delle macchie. + +— Ma cosa avrà veduto Asseybo? — chiese il portoghese, sempre più +stupito. — Eppure quel negro è coraggioso e non si spaventa per un +nonnulla. + +— Che abbia scambiato qualche grossa radice nera per un serpente?... — +mormorò Alfredo. — Guardo dappertutto, ma non vedo assolutamente nulla +che possa spaventarci. — + +Ad un tratto però udì in aria un acuto ronzìo ed alzati gli occhi, vide +volarsi incontro uno sciame d’insetti un po’ più grandi delle nostre +vespe. Un grido di terrore gli sfuggì: + +— Antao!... Fuggiamo!... Le _elovas_!... — + +Il portoghese, quantunque si meravigliasse che il compagno avesse tanta +paura di uno sciame di vespe, vedendolo levarsi rapidamente la giacca, +coprirsi la testa ed il viso e quindi fuggire a precipizio, credette +saggia cosa imitarlo, correndogli dietro. + +Le vespe però volavano rapidamente e come fossero furiose di +vendicarsi, li perseguitavano senza posa, ronzando attorno a loro e +cercando d’introdursi fra le pieghe delle giacche. + +Alfredo, quantunque non potesse vederci bene, cercava dirigersi verso +il luogo ove si udivano le grida dei negri. Pareva che avessero trovato +un ricovero contro gli assalti di quegli ostinati insetti, poichè +urlavano senza posa: + +— Qui padrone!... Presto, qui padrone!... — + +Attraversato un lembo della foresta, i due fuggiaschi scorsero i +loro uomini ed i due cavalli tuffati in uno stagno che pareva fosse +profondo, poichè non sporgevano che le loro teste. + +Alfredo vi balzò dentro senza esitare ed il portoghese, che si sentiva +addosso quelle dannate vespe, gli tenne dietro, mentre i negri, coi +loro cappelli di foglie di cocco, respingevano i piccoli assalitori con +abbondanti getti d’acqua. + +Parve che quegli spruzzi riuscissero molto incomodi alle vespe perchè +si affrettarono ad innalzarsi e quindi a volare verso i boschi in +gruppo serrato. + +— Se ne sono andate? — chiese Antao, che non sapeva ancora decidersi +a levarsi la giacca protettrice. — Morte di Urano e di Saturno!... Ma +erano idrofobe adunque?... + +— L’acqua non fa per loro, — rispose Alfredo. — Fortunatamente i nostri +uomini hanno trovato questo stagno che ci ha salvati. + +— Bah!... Convengo che le punture delle api non sono piacevoli, +Alfredo, ma anche senza quest’acqua non ci sarebbe toccato un guaio +serio. + +— T’inganni, Antao. Conosci quelle vespe?... + +— No, ma mi parvero simili alle nostre. + +— Ma tu ignori che veleno terribile iniettano quegli insetti che dai +negri sono chiamate _elovas_. Ti produce un tale dolore, da impazzire o +poco meno e che ti dura due o tre giorni. + +Le _elovas_ sono più temute delle mosche _ibolai_, le quali posseggono +dei pungiglioni così acuti da passare perfino i calzoni. Non vi è alcun +negro che osi avvicinarsi agli alberi dove hanno costruito il loro +nido. + +— Ma chi le ha disturbate?... + +— Io, — rispose Asseybo. — Ho incespicato in qualche cosa che era stata +tesa attraverso il sentiero, forse qualche liana e sono caduto addosso +ad un ramo che era stato appoggiato appositamente al cespuglio abitato +dalle _elovas_. Sentendo muoversi i rami sui quali avevano costruiti i +nidi, temendosi forse assalite, si sono affrettate a darci addosso. + +— Un ramo appoggiato appositamente? — chiese Alfredo. + +— Sì, padrone, e qualcuno lo aveva collocato attraverso il sentiero, +per far scatenare le _elovas_ contro l’imprudente che lo avesse urtato. + +— Ma chi credi che sia, quel «qualcuno?» + +— Uno dei ladri che inseguiamo, padrone. + +— Furbi, quei furfanti! — esclamò Antao. — Forse speravano che le api +ci cacciassero in corpo tanto veleno, da diventare gonfi come otri. + +— Ed immobilizzarci due o tre giorni per sfuggirci, — aggiunse Alfredo. +— Di queste astuzie bisogna attenderne ben altre, ma non ci avanzeremo +che con prudenza. — + +Essendo intanto calata la notte, risolsero di accamparsi presso quello +stagno, quantunque non fosse prudente arrestarsi in quel luogo, che +poteva servire di abbeveratoio a tutti gli animali della foresta. +Avevano però la probabilità di ammazzare qualche capo di selvaggina ed +un buon arrosto di carne fresca lo desideravano tutti. + +Fu con questa speranza che Antao ed Alfredo, dopo una cena frugale, +essendo a corto di provviste, andarono ad imboscarsi all’opposta +estremità dello stagno, nascondendosi in mezzo a quattro grossi alberi +che potevano proteggerli contro qualsiasi improvviso assalto. + +Quell’attesa pareva da principio promettente, poichè appena l’oscurità +cominciò a diventare fitta, una banda di animali sbucò dalla foresta, +correndo allo stagno per dissetarsi, ma era composta esclusivamente di +sciacalli e nessuno dei due cacciatori si sentiva capace di fare onore +ad un arrosto di cane selvatico. + +Più tardi, allontanatisi quei notturni predatori, videro avanzarsi +prudentemente un superbo leopardo, ma pareva che si dirigesse verso lo +stagno più spinto dalla speranza di sorprendere qualche vittima che per +dissetarsi. Accortosi però della presenza dei cacciatori e prevedendo +forse che nulla avrebbe avuto da guadagnare in una lotta con loro, con +un grande salto si rintanò nella foresta, andando a cercare altrove +prede meno pericolose. + +Non vedendo comparire altri animali, i due cacciatori, ormai disperando +di abbattere qualche succulenta gazzella stavano per tornarsene +al campo, quando alzando gli sguardi sui rami d’un albero vicino, +scorsero parecchi punti luminosi, giallastri, che ora apparivano ed ora +scomparivano. + +— Sarei curioso di sapere cosa vi è lassù, — disse Antao. — Che siano +uccellacci notturni? + +— Sarebbero volati via, — rispose Alfredo. — Credo invece che lassù ci +sia l’arrosto che cerchiamo. + +— Allora saranno scimmie e se sono tali lascio l’arrosto ai tuoi negri. + +— No, Antao, non sono scimmie e te lo proverò. — + +Il cacciatore puntò la carabina e fece fuoco. Subito si videro quei +punti luminosi balzare attraverso i rami dell’albero, mentre un corpo +precipitava al suolo emettendo un debole grido. + +— Non mi ero ingannato, — disse Alfredo. — L’arrosto è venuto, piccolo +sì ma squisito. — + +Il portoghese, senza sapere di cosa si trattasse, non volendo essere da +meno del compagno mirò due punti luminosi che brillavano all’estremità +d’un ramo e fece capitombolare un altro corpo. + +— Vediamo ora cosa sono, — disse. + +Alfredo aveva raccolto le due prede e le guardava con curiosità. +Erano due animaletti grossi come scoiattoli, non essendo più lunghi +di diciotto o venti centimetri, col corpo esile, il pelame corto, +fitto, grigio fulvo sul dorso e biancastro sul ventre e con due orecchi +straordinariamente grandi per degli esseri così piccoli. + +— Che animali sono? — chiese Antao. + +— _Galangoni_, — rispose il compagno. — Sono animaletti di abitudini +notturne, che vivono ordinariamente sugli alberi nutrendosi d’insetti e +delle gomme delle piante resinose. + +— Hanno degli orecchi veramente mostruosi! + +— Ma utili per loro, poichè per dormire senza venire disturbati, li +ripiegano chiudendo perfettamente l’udito. + +— Quest’arrosto lo serberemo per la colazione. — + +Essendo prossima la mezzanotte, i due cacciatori tornarono al campo per +gustare un po’ di riposo sotto la guardia di un dahomeno. + +Ai primi albori la carovana, attraversato il Dschawoe in prossimità +delle sue sorgenti, un fiume d’un corso non breve e che va a scaricarsi +nel Volta, si rimettevano in marcia dietro le tracce dei fuggiaschi +che erano state ritrovate, dopo però lunghe ricerche, sull’opposta +riva. Quelle tracce si dirigevano ora in linea retta, verso l’ovest, +in direzione del Volta, fiumana grandissima che forma la frontiera +orientale del potente regno degli Ascianti. Ormai non vi era più da +ingannarsi: i ladri si recavano in qualche cittadella di quel regno +per disfarsi degli oggetti rubati ai due bianchi con maggior profitto, +essendo i villaggi dei Krepi troppo poveri per fare simili acquisti e +sprovvisti specialmente di metalli preziosi. + +Alfredo aveva creduto per un momento che avessero avuta l’intenzione di +recarsi a Kpandu, una delle più grosse borgate dei Krepi, situata al +di là del 7° di latitudine settentrionale, ma la linea quasi diritta +che mantenevano le tracce e sempre verso occidente, lo aveva convinto +del contrario. I ladri ormai dovevano mirare ad Abetifi, che è una +delle più importanti città degli Ascianti, celebre pei suoi mercati +settimanali che attirano numerose carovane e molti ricchi negozianti di +Cumassia, la capitale del regno. + +Le foreste che si estendevano al di là dello Dschawoe, permettevano +fortunatamente di procedere con maggior lestezza, non essendo ingombre +di liane e di radici. Gli alberi erano riuniti in grandi gruppi, ma +lasciavano qua e là degli spazi liberi abbastanza vasti ed affatto +privi di quegli intricatissimi cespugli che ordinariamente occupano le +radure delle foreste africane. + +Asseybo che si manteneva sempre alla testa della carovana, osservava +scrupolosamente le piante vicine alle tracce lasciate dai fuggiaschi, +le quali erano sempre visibili, mantenendosi il suolo umido, ma +non riusciva più a scoprire alcun segnale della giovane negra. Era +da supporre che i suoi rapitori si fossero accorti degli oggetti +lasciati cadere per guidare gl’inseguitori e che ora la sorvegliassero +attentamente. + +Sospettando poi sempre qualche nuova astuzia, il bravo negro guardava +attentamente anche il suolo, per tema di porre i nudi piedi su qualche +spino avvelenato nascosto entro terra o di cadere in qualche profonda +buca armata di un palo aguzzo e ricoperta accuratamente in modo da +ingannare perfino le fiere, astuzie ben note ai dahomeni. + +Sentiva per istinto che quei furfanti, dopo il primo tentativo di +arrestarli per alcuni giorni colle atroci punture delle pecchie, non +avrebbero tardato a tendere altre insidie e forse più pericolose, per +sbarazzarsi di loro. + +I suoi timori, pur troppo, dovevano ben presto avverarsi. + +La carovana, dopo una breve fermata sull’opposta riva del Deise, altro +affluente del Volta, erasi da qualche ora messa in marcia, quando +l’olfatto del negro fu colpito da un odore di bruciaticcio, che il +vento portava dall’ovest. + +Non era però quell’odore particolare che tramandano le piante +resinose che vengono divorate dalle fiamme, ma un altro più acuto, più +sgradevole e che pareva prodotto da ammassi di carne bruciata. + +— Padrone, — disse, tornando rapidamente indietro. — Qualche cosa +succede in mezzo od ai confini della foresta. + +— Che quei furfanti abbiano incendiata la boscaglia per costringerci a +retrocedere? — si chiese Alfredo, con inquietudine. — Questo odore di +bruciaticcio può annunciarci un grave pericolo. + +— Non sarà facile che questa immensa foresta prenda fuoco come uno +zolfanello, — disse Antao. + +— Possono aver incendiati dei macchioni d’alberi resinosi, — rispose +Alfredo. + +— Ma si direbbe che mille cuochi stanno arrostendo dei milioni di +costolette. Non senti che odore?... + +— Sì, Antao. + +— Da cosa provenga?... + +— Non lo so. + +— Mandiamo Asseybo su un albero. Di lassù potrà forse vedere se è la +foresta che brucia. — + +Il negro fu lesto a obbedire. Avendo osservato che un grosso tek +lanciava la sua cima molto più in alto di tutti gli alberi vicini, +aiutato dai due schiavi potè raggiungere i primi rami e quindi issarsi +fino agli ultimi. + +Dall’alto di quell’osservatorio il suo sguardo potè spaziare +liberamente sopra tutta la foresta e scorgere distintamente, a meno di +due chilometri di distanza, alcune colonne di fumo che s’innalzavano +presso un largo fiume, il quale tagliava tutto l’orizzonte occidentale. + +Pareva però che invece degli alberi bruciassero delle erbe, poichè in +quella direzione non si vedevano che rade piante e nessuna ardeva. + +Ad un tratto i suoi sguardi videro avanzarsi fra gli alberi vicini, +come un largo serpente di colore oscuro, il quale minacciava di +tagliare in due la foresta. + +— Canaglie, — mormorò. — Ora comprendo tutto. — + +Si lasciò cadere di ramo in ramo con rapidità fulminea e giunto a terra +afferrò per la briglia il primo cavallo e si mise a correre, gridando: + +— Presto, padrone, o non potremo giungere al fiume prima di tre o +quattro giorni. Frustate i cavalli o sarà troppo tardi. — + +Senza chiedere spiegazioni, comprendendo che se Asseybo così agiva +doveva avere le sue buone ragioni, i due europei ed i dahomeni si +precipitarono dietro a lui, bastonando i cavalli per farli galoppare. + +Il negro correva sempre, descrivendo un semicerchio, come se volesse +sfuggire un gran pericolo che pareva dovesse venire dal nord-ovest +e gettava intorno sguardi smarriti come se temesse da un istante +all’altro di venire assalito. + +— Diavolo d’un paese, — brontolava Antao, che trottava a fianco dei +cavalli. — Si può mai essere un po’ tranquilli? Cosa sta per accadere +ora?... Ieri le vespe ed oggi avremo qualche nuova specie di calabroni +o di pipistrelli!... — + +Ad un tratto udirono Asseybo a gettare un grido di trionfo. + +— Ehi, negro del malanno!... — urlò Antao. — Sono fuggiti anche i +calabroni?... Se mi fai correre ancora un po’ scoppio o mi prendo un +colpo di sole. + +— Presto!... — gridò Asseybo. — Siamo giunti in tempo!... + +— In tempo di cosa?... — chiese Antao, che con un ultimo sforzo lo +aveva raggiunto. + +— Di passare salvando la nostra pelle. + +— Da chi?... + +— Guardate!... — + +Il portoghese guardò sotto gli alberi, vide e scoppiò in una risata +fragorosa. + +— Un gorilla mi strangoli se costui non è pazzo!... — esclamò. + +— No, Antao, — disse Alfredo. — Asseybo non è pazzo e se sei ancora +vivo, puoi ringraziare lui solo. + +— Ma.... non vedi che sono formiche?... + +— Sì, delle formiche, ma che non lascierebbero un brano di carne +nè addosso a te, nè addosso ad un feroce leopardo. Mio caro, siamo +sfuggiti ad un grave pericolo ed ancora una volta i ladri hanno fatto +un buco nell’acqua. — + + + + +CAPITOLO XVI. + +Le formiche carnivore + + +Se il portoghese avesse abitato per qualche anno in quelle regioni +equatoriali, non avrebbe di certo riso vedendo avanzarsi, attraverso +alla foresta, quella colonna di formiche che si distendeva come un +serpente gigantesco e tanto meno avrebbe chiamato pazzo il negro, +se avesse conosciuto da quale specie di insetti stavano per venire +assaliti. + +L’Africa, al pari dell’America meridionale, è straordinariamente +popolata di formiche di varie specie, quasi tutte assai più grandi +di quelle che abbiamo in Europa e, cosa davvero strana per insetti +di così piccole dimensioni, quasi tutte avidissime di carne e quindi +ferocissime. + +Alcune, come le bianche per esempio, che vivono in nidi di forma +piatta che rassomigliano a giganteschi funghi, si limitano a divorare +i legni vecchi delle piante di cotone o le travi delle capanne dei +negri, compromettendo la sicurezza delle abitazioni; altre nere, che si +tengono nascoste nelle sabbie, si accontentano di mordere ferocemente +i piedi dei negri, causando acuti dolori, ma vi sono altre ancora che +vogliono delle vittime da scarnare. + +Tali sono le termiti, le più grandi delle specie e le formiche rosse, +le quali si nutrono di carne, cercandola dovunque con una avidità senza +pari. + +Guai all’uomo o all’animale che sorprendono addormentati presso i loro +formicai od anche in piena foresta durante le loro peregrinazioni!... +In un momento li coprono, mettono in opera le loro piccole ma +formidabili tenaglie e malgrado la resistenza disperata della vittima +in poco tempo, anzi in pochi minuti, la divorano viva non lasciando +che le ossa, ma così ripulite che il migliore preparatore anatomico non +farebbe di più. + +Ma ve ne sono altre ancora bene più formidabili delle termiti, delle +rossastre, delle biancastre, delle formiche acqua bollente, ecc. e +queste sono quelle conosciute dai popoli dell’Africa equatoriale con +nome di _lascicuai_. + +Questi insetti sanguinari sono gli zingari della specie, poichè non +hanno dimore stabili, quindi non fabbricano nidi. Errano continuamente +in mezzo alle foreste, marciando in file lunghe parecchi chilometri, +divorando sul posto quanti animali, piccoli o grossi, feroci o +inoffensivi possono sorprendere ed obbligando perfino i negri a +fuggire, quando quei piccoli mostri incontrano sulla loro via dei +villaggi. + +Quelle formiche che s’avanzavano attraverso al bosco in fitti +battaglioni, dovevano essere state cacciate in quella direzione dai +negri fuggiaschi, onde cercare di sbarrare la via agli inseguitori e +forse per far loro perdere gli animali. + +L’incendio che avvampava in direzione del fiume, bruciando una prateria +di erbe secche, non doveva aver avuto altro scopo e le _lascicuai_, che +hanno una così grande paura del calore da tenersi persino al riparo dei +raggi solari, si erano affrettate a deviare, fuggendo nel bosco. + +Fortunatamente Asseybo le aveva scorte a tempo e sospettando un tiro +birbone da parte dei ladri, con quella rapida marcia era riuscito a far +passare la piccola carovana, prima che la via fosse stata tagliata da +quell’esercito di feroci insetti. + +— Un ritardo di pochi minuti e noi venivamo arrestati e forse per +parecchi giorni, — disse Alfredo, che si era affrettato ad allontanarsi +da quella fiumana di corpicini nerastri. + +— Ma credi che queste emigrazione continui molto?... — chiese Antao. + +— Chissà di quanti miliardi di formiche si comporrà quell’esercito. Non +vedi come la colonna si mantiene stretta?... + +— Infatti non è più grossa d’un serpente, ma che ordine di marcia!... I +nostri soldati non camminerebbero meglio. + +— E guarda come quei battaglioni mantengono una linea rigorosamente +diritta e compatta. + +— È vero Alfredo e neppure un insetto si sbanda. + +— Gli ufficiali non lo permetterebbero. + +— Gli ufficiali?... + +— Sì, Antao. Se noi potessimo avvicinarci senza correre il pericolo di +venire assaliti, potrei farti vedere i capi che marciano sui fianchi +delle colonne per impedire qualsiasi sbandamento. + +— Oh!... È incredibile!... Quanta intelligenza in insetti così +piccoli!... + +— Quegli ufficiali appartengono alle caste guerriere. + +— Ma come, forse che le formiche sono divise in caste?... + +— Certamente, Antao. Le termiti, per esempio, sono divise in due caste +nettamente distinte che non si possono mai mescolare: le guerriere, +che sono le più forti e le più grandi, incaricate esclusivamente di +difendere i formicai e le industriali che devono solamente occuparsi +dello scavo delle gallerie sotterranee e del fornimento dei viveri. + +— È incredibile! — esclamò Antao, al colmo dello stupore. + +— Ma vi è di più, amico mio. Certe specie di formiche, oltre queste due +caste ne hanno una terza costituita dagli schiavi. + +— Morte di Saturno!... Ma vi sono anche le formiche schiaviste?... + +— Sì, Antao e queste sono le formiche chiamate _amazzoni_ e quelle +_color sangue_ che abitano l’America meridionale. + +— Ma le formiche schiave appartengono alla stessa specie?... + +— Mai più. Quando le _amazzoni_ o le _color sangue_ hanno bisogno +di schiavi, intraprendono delle spedizioni contro le formiche dette +_nero-cineree_, nè più nè meno come fanno i cacciatori di schiavi +dell’Africa centrale. Essendo più forti, vincono facilmente le +avversarie, invadono i loro formicai, non senza però incontrare +là dentro una tenace resistenza, e s’impadroniscono delle larve +_nero-cineree_. Più umane dei cacciatori di negri, non le maltrattano, +nè incrudeliscono contro i vinti, ma se le portano nei loro formicai, +le affidano alle cure di altre schiave, le fanno nutrire al pari delle +altre e quando sono completamente sviluppate le obbligano a lavorare, +ma senza adoperare la violenza. + +— E non pensano a ribellarsi, quelle disgraziate prigioniere?... + +— Tutt’altro, Antao, poichè fra le diverse caste, tra le quali non vi +è differenza di trattamento, regna una buona armonia invidiabile e le +guerriere e le schiave finiscono coll’amarsi come appartenessero ad una +stessa famiglia. + +— Quanto avrebbero da imparare certi popoli da quei piccoli esseri!... +— esclamò Antao. — Si può dire che sono maestri di civiltà. + +— Padrone, — disse in quel momento Asseybo. — Prima che le _lascicuai_ +s’accorgano della nostra presenza, affrettiamoci a frapporre il fiume +fra noi e loro. + +Le erbe della prateria vanno spegnendosi e le formiche potrebbero +deviare ancora. + +— Ma ritroveremo le tracce dei fuggiaschi, ora che la cenere le avrà +ricoperte?... + +— Se i ladri hanno attraversato il fiume in questo luogo, vuol dire +che esiste un guado da loro conosciuto. Se lo troviamo anche noi, sulla +sponda opposta ritroveremo anche le loro tracce. + +— È vero, Asseybo. Andiamo a cercare questo guado. — + +L’incendio della prateria, che si estendeva dalle rive del Volta ai +primi alberi della grande foresta, era già cessato in parecchi luoghi +per mancanza di combustibile e si poteva tentare il passaggio senza +correre alcun pericolo. Avvampava però ancora verso il nord, seguendo +il corso del fiume, lanciando in aria nuvoloni di fumo denso e nembi +di scintille, ma i grossi tronchi degli alberi pareva che opponessero +una barriera insuperabile e forse più di tutto era il terreno umido che +impediva alle fiamme di estendersi. + +La piccola carovana, che non voleva perdere troppa via per non lasciare +tempo ai ladri di dileguarsi dopo di essersi sbarazzati del bottino, +si avventurò sulla cenere ancora calda che copriva la pianura, ma i +tre negri, che erano scalzi, furono ben presto costretti a salire sui +cavalli per non guastarsi le piante dei piedi. + +La traversata si compì senza incidenti e mezz’ora dopo i cinque uomini +ed i due animali si trovavano sulla riva sinistra del Volta. + +Questo fiume, che è uno dei più grandi che solcano le regioni della +Costa d’Avorio, quantunque bagni il possedimento inglese, è ancora +oggidì poco conosciuto e non si sa quale sia la lunghezza del suo +corso, nè si conosce precisamente dove abbia le sue sorgenti. + +Pare però che venga formato da due considerevoli corsi d’acqua ai quali +furono ultimamente imposti i nomi tedeschi di Schwarger e di Weisser +e che avrebbero le loro sorgenti l’uno nella regione dei Tiebas, verso +il 12° di lat. N e 13° di long. E e l’altro sulla regione dei Gurunssi +verso il 13° di lat. ed il 16° di long. + +Si sa che si apre il passo attraverso le regioni dei Dafina, dei +Mandinghi e dei Gamman, che poi piega verso l’est scorrendo lungo la +frontiera degli Ascianti per scaricarsi in mare per un largo estuario, +nei dintorni della cittadella di Ada, una delle più piccole del +possedimento inglese della Costa d’Avorio. + +Là dove era giunta la piccola carovana, il fiume aveva una larghezza +considerevole, superiore ai quattrocento metri, ma l’acqua era bassa +e poteva permettere il guado, senza il pericolo di un assalto da parte +dei coccodrilli che sono numerosi su quel corso d’acqua. + +— Il passaggio sarà facile, — disse Asseybo, che era sceso sulla +sponda per misurare la profondità della corrente. — Se i ladri lo hanno +attraversato, noi possiamo fare altrettanto. + +— Credi che siano passati di qui? — chiese Alfredo. + +— Sì, padrone poichè laggiù vedo che il fiume si restringe e +l’acqua sarà tanto alta da affogare un cavallo grande quanto un +elefante. — + +I due europei si spogliarono non conservando che le maglie, poi tenendo +nella sinistra le carabine scesero nel fiume dietro ad Asseybo, seguiti +dai due schiavi che conducevano i cavalli. + + [Illustrazione: Era un elefante selvaggio, uno dei più grossi + e dei più belli.... (Pag. 125).] + +Sott’acqua, ad una profondità di un metro, pareva che si estendesse un +banco di sabbie di notevole larghezza, poichè nè a destra nè a sinistra +il fondo non accennava a mancare. Se si prolungava molto innanzi, +vi era la probabilità che la carovana potesse guadare il fiume senza +bagnare le casse contenenti le provviste e le munizioni. + +La corrente, che era debole, favoriva la traversata; il negro però +non procedeva che con estrema prudenza e se non dopo d’aver ben +esplorato il fondo con un bastone acuminato, non ignorando quali ospiti +pericolosi ricovera il fiume. + +Quelle precauzioni gli salvarono la vita, giacchè nel momento che stava +per varcare un canaletto aperto nel banco di sabbia, mise i piedi su +di una massa ruvida che subito gli sfuggì, facendogli quasi perdere +l’equilibrio. + +Immaginandosi di cosa si trattava, fu pronto a retrocedere e fu una +vera fortuna per lui, perchè tutto d’un tratto una coda mostruosa, +armata di grosse scaglie ossee, emerse sferzando l’acqua a destra ed a +sinistra, col fragore del tuono. + +— Morte di Urano! — gridò Antao. — Un ippopotamo?... + +— Un coccodrillo! — gridò Alfredo. — Fermi tutti!... — + +Il mostro, che forse sonnecchiava in fondo al fiume, sentendosi +disturbare, aveva avventato quel poderoso colpo di coda sperando di +abbattere l’importuno; vedendo però che nessuno era caduto sul banco, +cacciò fuori la sua orribile testa, mostrando la sua enorme gola e +battendo le potenti mascelle armate di lunghi denti. + +Comprese senza dubbio con quali nemici aveva da fare, perchè subito +s’immerse e contrariamente a quanto si aspettava il portoghese, +s’affrettò ad allontanarsi. + +— Ecco un coccodrillo pauroso, — disse Antao, che aveva armata la +carabina. — Mi avevano detto che erano formidabili, ma sembra che +questo non lo fosse affatto. + +— Che i coccodrilli siano realmente terribili predatori è vero, sono +però anche eccessivamente prudenti, — rispose Alfredo. — Se ti hanno +narrato che assalgono sempre quando si vedono delle persone vicine, +hanno mentito. + +— L’avevo anche letto sui libri di molti viaggiatori. + +— Fole, Antao. Questi sauriani si tengono quasi sempre lontani +dagli uomini e si guardano bene dall’assalirli. Non dico però che +se tu cadessi in un fiume popolato da quei bestioni ti lascierebbero +raggiungere tranquillamente la sponda. + +— Si dice che è pericoloso attingere acqua nei fiumi da loro abitati. + +— È vero, per le donne che sono inermi. Quei mostri le attendono +nascosti presso le rive e quando quelle disgraziate si curvano per +riempire i loro vasi, con un salto le afferrano e le trascinano nel +letto del fiume. + +Del resto sono così diffidenti, che basta la vista di un battello +qualunque per metterli in fuga. Se sono molti si lasciano talvolta +anche avvicinare; se sono pochi prendono il largo e difficilmente si +lasciano uccidere. + +— Ed il coccodrillo che abbiamo fatto fuggire non verrà, nuotando +sott’acqua, a tagliarci le gambe? + +— Non crederlo. Basterà che Asseybo batta l’acqua col suo bastone per +farlo fuggire. — + +Il negro, passato il primo istante di sorpresa, si era rimesso in +cammino continuando a frugare il fondo per accertarsi della sua +solidità e per non mettere i piedi su di un secondo rettile che poteva +ammazzarlo con un solo colpo di coda. + +Il banco fortunatamente si prolungava attraverso a tutto il fiume e +mantenendosi sempre compatto, sicchè la piccola carovana potè, dopo +venti minuti, giungere felicemente alla riva opposta, la quale era +coperta da alberi altissimi e frondosi. + +Asseybo stava per salire il pendìo, quando mostrò ai due europei +un banco semi-nascosto da un gruppo di rocce, sul quale stavano +raggruppati dodici o quindici coccodrilli fra grandi e piccoli, +scaldantisi ai torridi raggi del sole. + +— Che magnifica collezione! — esclamò Antao. — Mi sentirei tentato di +sparare qualche palla contro quei mostruosi animali. + +— Sarebbe polvere sprecata, — rispose Alfredo. — Le loro scaglie sono +così dure, da far rimbalzare la palla della tua carabina. I soli punti +vulnerabili sono le ascelle e la gola, ma da rettili che ci tengono +alla loro pelle, non mostrano nè le prime, nè la seconda. + +— Ma.... guarda, Alfredo!... — esclamò il portoghese, stupito. — Non +vedi tu degli uccelli entrare nelle gole aperte di quei mostri?... + +— Sì, — rispose il cacciatore, sorridendo. + +— E non chiudono le bocche per mangiarli?... È vero che mi sembrano +piccoli. + +— Sono gli amici dei coccodrilli. + +— Quegli uccelli?... + +— Sì, Antao. Sono i _troichilus_, volatili che mai si separano da quei +formidabili rettili quando questi si tengono a galla e che rendono a +quelle bestiaccie dei buoni servigi, sbarazzando le loro mandibole dei +numerosi insetti che le ingombrano. + +— Ed i coccodrilli rispettano quei piccoli volatili? + +— Lo vedi come si cacciano impunemente fra le potenti mascelle, +soffermandovisi a lungo. + +— Non avrei mai creduto che quei bruti sapessero cos’è la riconoscenza. + +— Ah!... + +— Cos’hai?... + +— Vedi quei piccoli animali che s’avanzano prudentemente sulle sabbie +della riva?... — + +Il portoghese guardò nella direzione indicata e vide, a due o trecento +passi, quattro animali grossi un po’ più d’un gatto, ma col corpo +più lungo, le gambe corte, il muso assai acuto, gli orecchi corti ma +larghi, ed il pelame lanoso, lungo, giallo ruggine, a riflessi fulvi +verso la coda. + +Procedevano lentamente, procurando di tenersi celati dietro le +ripiegature del terreno, ma di quando in quando si arrestavano per +rimovere le sabbie con un lesto colpo di zampa. + +— Dei gatti qui! — esclamò Antao. — Forse dei gatti selvatici? + +— No, sono i più fieri nemici dei coccodrilli. + +— Quegli animali così piccoli?... Vuoi burlarti di me?... + +— Non ne ho mai avuta l’intenzione. Quegli animaletti sono icneumoni e +fanno guerra ai coccodrilli divorando le uova che questi depongono fra +le sabbie onde il sole le faccia schiudere. + +— I furbi!... + +— Ma quanto sono utili, mio caro. Senza gli icneumoni ben presto +i coccodrilli diventerebbero così numerosi, da rendere i fiumi +dell’Africa inaccessibili anche alle grosse barche. Orsù, lasciamo +quegli animaletti alle loro occupazioni e pensiamo ai ladri o +guadagneranno tanta via da non poterli più raggiungere. Stiamo in +guardia, poichè ora siamo sul territorio degli Ascianti. — + + + + +CAPITOLO XVII. + +Il regno degli Ascianti + + +L’Ascianti, che la piccola carovana stava per attraversare per +raggiungere i ladri, è il più vasto ed anche il più ricco regno +dell’Africa occidentale, stendendosi fra il 1° ed il 4° di long. ovest +di Greenwich ed il 6° e l’8° di lat. settentrionale. + +Al sud ha per confini i piccoli regni di Akim, di Aspin, di Deukera e +parte del possedimento inglese; all’ovest il fiume Comoe e al nord ed +all’est il fiume Volta e la regione dei Mandinghi. + +Questo vasto paese compreso entro i suddetti limiti, si divide in due +parti nettamente distinte che ben poco si rassomigliano fra di loro. + +Dalla parte dove scorre il Volta la regione è quasi tutta piana, +pochissimo abitata, attraversata da una sola strada che si chiama del +Nord, frequentata dagli Ascianti che si recano a Serim. Essendo però +ricca di corsi d’acqua, di tratto in tratto s’incontrano delle foreste +che sono abitate da numerosi stuoli di animali selvatici, di antilopi +di varie specie, da gazzelle, da cinghiali, da leoni, da leopardi, da +iene, da scimmie d’ogni genere, soprattutto da quelle nere col lungo +pelo e la barba bianca ed anche da truppe di colossali elefanti. + +È in quelle immense pianure che si raccolgono milioni di quintali di +quelle grandi lumache grigie, delle quali se ne fa un consumo veramente +enorme dal popolo e soprattutto dagli abitanti della capitale che ne +mangiano mezza tonnellata ogni giorno. + +La parte invece dove scorre il Comoe è montagnosa essendo attraversata +da parecchie catene che percorrono il regno in ogni senso, tutta +coperta di boschi superbi e soprattutto più popolata, essendo il +terreno molto fertile. + +È là che si trovano Kumassia, la capitale del regno ora riedificata +dopo che gl’Inglesi la diedero alle fiamme, Wiawoso, Manso, Kintampo e +Bontuku, le città principali e più popolose. + +Quantunque gl’Inglesi abbiano cercato tutti i mezzi per dissanguarlo, +l’Ascianti può considerarsi ancora come il regno più ricco della Costa +d’Avorio ed anche il più potente, tale da far fronte a tutti i popoli +vicini. + +È anche la regione più salubre di tutta la costa, poichè il suo clima, +sebbene sia molto caldo, non è malsano e forse si deve attribuire +ciò alla quantità straordinaria dei suoi torrenti che scendono dalle +montagne dell’interno. + +In certe parti dominano, specialmente nell’estate, le febbri, ma non +sono mortali come a Widah, a Porto Novo, nel Grande e Piccolo Popo e +nei possedimenti inglesi e francesi. Nemmeno attorno alla capitale +l’aria è insalubre, quantunque vi siano paludi e l’atmosfera sia +sovente carica delle esalazioni pestilenziali, emanati da centinaia +di cadaveri umani gettati sui letamai chiamati appetismi, specialmente +dopo le feste del sangue che si fanno anche tuttora, alla morte di un +monarca e durante l’incoronazione del principe successore. + + . . . . . . . + +La piccola carovana, giunta sull’opposta riva del Volta, si trovò in +mezzo ad un’altra foresta che pareva dovesse prolungarsi verso l’Afram, +un grosso affluente di destra, formata per lo più da acacie mimose, +alberi grandi quanto i nostri olmi e fors’anche di più, col tronco +del diametro di due a tre piedi, colla corteccia azzurrognola, coi +rami carichi di foglie lucenti che al calare del sole si piegano l’una +sull’altra come le sensitive e munite all’estremità di certi nodi, +dai quali escono dei piccoli tubi formanti un fiore complicatissimo, +rassomigliante ad un calice e di tinta violetta. + +Queste piante, molto apprezzate nel Sudan ma trascurate dai popoli +della Costa d’Avorio, producono gran copia di eccellente gomma, la +quale trasuda dal tronco formando dei globi rossastri che pesano +sovente perfino due libbre, quantunque quella materia sia leggerissima. + +Oltre alle mimose vi erano pure macchioni di platanieri, di elais, +d’alberi del cotone di enorme grossezza, di cedri, di datteri spinosi +e di ebani popolati da bande di uccelli chiassosi e dalle penne +variopinte e di scimmie di varie specie; di sicomori, di tamarindi già +carichi di frutta rinfrescanti e di _phavor_, i quali producono delle +frutta simili alle ciliegie ed egualmente saporite. + +Asseybo, appena salita la sponda, cercò subito le tracce dei ladri e +fu tanto fortunato di ritrovarle duecento metri sopra il guado, in un +luogo dove era stato acceso il fuoco e dove si vedevano gli avanzi di +foglie mezzo rôse dai cavalli. — + +Fu subito deciso di non accordare tregua ai fuggiaschi e quantunque +i due animali si mostrassero molto stanchi per l’eccessivo carico e +pei brevi riposi loro accordati, la piccola carovana si mise subito in +marcia, certa ormai di raggiungere i negri ad Abetifi, avendo notato +che le tracce piegavano leggermente verso il sud-ovest. + +Camminarono incessantemente tutto il giorno, spingendo innanzi +gli animali a legnate, ma prima del tramonto si videro costretti +ad arrestarsi sulle rive dell’Afram. Uno dei cavalli era caduto +rifiutandosi ostinatamente di rialzarsi e l’altro non poteva proseguire +per molto ancora. + +Essendovi ancora qualche ora di luce, Alfredo ed Antao ne +approfittarono per battere le macchie vicine, colla speranza di poter +tornare al campo con un po’ di selvaggina. + +Avendo rimarcato in una radura umida che scendeva verso un corso +dell’Afram, delle tracce di zoccoli che parevano appartenere a delle +antilopi, andarono ad imboscarsi in mezzo ad alcuni folti cespugli, a +circa cinquecento passi dall’accampamento. + +Contando di ritornare molto tardi, si erano improvvisato un giaciglio +di foglie fresche ed avevano accese le pipe in attesa che le tenebre +calassero, quando in distanza parve a loro che fosse echeggiata una +detonazione. + +Sapendo Alfredo che quella regione doveva essere deserta, non essendovi +villaggi lungo la frontiera, quella detonazione lo fece balzare in +piedi. + +— Qualcuno caccia a due o tre chilometri da noi, — disse. + +— Sarà qualche Asciante, — rispose Antao. + +— No, — disse Alfredo, crollando negativamente il capo. + +— E chi vuoi che sia stato a sparare quel colpo? + +— I negri che inseguiamo. + +— Bah!... Saranno lontani, quei bricconi. + +— Qualcuno di loro può essere rimasto indietro. + +— A quale scopo?... + +— Per cercare di crearci degli imbarazzi. + +— Sarebbe una bella occasione per prenderlo e fucilarlo. + +— Se non per fucilarlo, almeno per averlo in nostra mano e farlo +parlare. Toh!... Odi?... Un altro sparo e questo molto più vicino. + +— Questo colpo di fucile non deve essere stato sparato che ad un paio +di chilometri da noi, Alfredo. + +— Antao, vuoi seguirmi? + +— Se si tratta di prendere uno di quei furfanti, sono pronto a seguirti +fino nella capitale degli Ascianti. + +— Vieni, Antao, ma non commettere imprudenze. — + +I due cacciatori lasciarono il loro nascondiglio e quantunque la notte +cominciasse a calare, si misero rapidamente in cammino, seguendo il +corso d’acqua, la cui riva permetteva di avanzarsi più comodamente che +sotto i boschi. + +Avevano percorso appena un chilometro procedendo sempre verso l’ovest, +quando udirono una terza detonazione e poco dopo una quarta, ma così +vicine, da far sospettare che il cacciatore si trovasse ad un solo +miglio di distanza. + +— Che laggiù si combatta? — chiese Antao. — Mi sembra impossibile che +quel cacciatore trovi tanta selvaggina, mentre qui non vi è nemmeno uno +sciacallo da abbattere. + +— Se combattessero si udrebbero delle grida, — rispose Alfredo. + +— Ma mi sembra di udire dei fragori, Alfredo. + +— Dove?... + +— Vengono dall’ovest.... Zitto, ascolta!... — + +Il cacciatore si fermò e si curvò verso terra, tendendo gli orecchi +e gli parve di udire realmente come un lontano muggito, somigliante +all’irrompere di una fiumana o all’avanzarsi fragoroso di parecchi +squadroni di cavalleria o di parecchie batterie d’artiglieria. + +— È vero, — mormorò, con una certa inquietudine. + +— Cosa credi che sia?... — chiese Antao. + +— Non lo so, ma si direbbe che una truppa d’animali colossali galoppa +attraverso la foresta. + +— Ma quali animali potrebbero produrre tale fragore? Delle antilopi o +dei leoni no di certo. + +— Gli elefanti, Antao. + +— Morte di Nettuno!... Una banda di elefanti?... + +— Sono ancora numerosi in questi paraggi. Vuoi un consiglio?... + +— Parla, Alfredo. + +— Arrampichiamoci su di un albero ben alto e robusto. + +— E se invece tornassimo al campo per mettere in guardia i nostri +uomini? + +— Ci mancherebbe il tempo. Su, lesto o verremo stritolati!... — + +Non vi era che da scegliere, essendo gli alberi d’alto fusto numerosi +presso le rive di quel corso d’acqua. I due cacciatori s’aggrapparono +ad alcune liane ed in pochi istanti si trovarono in salvo sui grossi +rami d’un bombax, celandosi in mezzo al fitto fogliame. + +Intanto il fragore continuava con un crescendo spaventevole. Pareva +che dieci treni ferroviari si avanzassero all’impazzata attraverso +la boscaglia, tutto abbattendo sul loro vertiginoso passaggio. La +terra rimbombava come fosse sollevata da scosse potenti di terremoto, +si udivano gli alberi a schiantarsi e precipitare al suolo come se +venissero svelti da una tromba ed in mezzo a tutti quei fragori si +udivano dei suoni paurosi, dei clamori assordanti che parevano prodotti +da un centinaio di rauche trombe di dimensioni gigantesche. + +— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamava Antao. — Si direbbe che +un uragano sta per travolgere l’intera foresta. — + +D’improvviso si videro delle masse enormi sbucare fra gli alberi +ed avanzarsi all’impazzata, abbattendo, con impeto irresistibile, +le giovani piante, le quali cadevano a destra ed a sinistra come se +venissero falciate da un’arme mossa da una banda di titani. + +Era una truppa di enormi elefanti, in preda ad un panico irresistibile, +che fuggiva disordinatamente attraverso alla boscaglia. Quale pauroso +spettacolo offrivano quegli animalacci lanciati al galoppo, colle loro +potenti proboscidi sferzanti gli alberi vicini, per aprirsi il passo in +mezzo a quel caos di vegetali!... + +Mescolati confusamente, maschi, femmine e piccini, tutti in preda ad +un inesplicabile terrore, pareva che non avessero che un solo scopo: +fuggire un grave pericolo. + +Urtavano furiosamente gli alberi, sradicavano quelli che si opponevano +alla loro corsa, fracassavano i cespugli con mille scricchiolii, +sfondavano colle masse enormi dei loro corpi le liane e le radici, +barrivano strepitosamente formando un baccano assordante e si urtavano +con tale violenza, che i loro corpacci risuonavano come grancasse di +mole smisurata. + +Quei cinquanta e più animali passarono sotto gli occhi dei due +cacciatori come una meteora devastatrice, urtando il colossale tronco +del _bombax_ in così malo modo da scuoterlo dalla base alla cima, poi +scomparvero verso l’est fra un clamore infernale dì barriti ed uno +scrosciare d’alberi e di rami. + +— Mille morti!... — esclamò Antao. — Ecco uno spettacolo da far tremare +l’uomo più intrepido dei due mondi!... + +— Ti credo, — rispose Alfredo. — Pensa cosa sarebbe accaduto di noi, se +quella banda d’animali ci avesse trovato sul suo passaggio. + +— Ma chi può aver spaventato quei colossi?... + +— Forse dei cacciatori d’elefanti. + +— Ma è possibile ammettere che così formidabili animali possano venire +spaventati da pochi uomini?... Non lo si crederebbe, Alfredo. + +— Per natura gli elefanti sono timidi, Antao, e non si rivoltano se non +quando vengono feriti. + +— Le detonazioni delle armi bastano per metterli in fuga?... + +— Talvolta sì, ma quando si vuole farli fuggire basta scagliare contro +di loro delle materie infiammate o dei rami resinosi accesi. + +— Ma.... ed i nostri uomini?... Non verranno travolti da quegli +animali?... + +— Asseybo li avrà uditi avvicinarsi e si sarà affrettato a mettersi in +salvo coi dahomeni. + +— Ed i cavalli? + +— Saranno fuggiti, non dubitare. + +— Ah!... Come sarei stato contento di aver potuto abbattere uno di quei +giganti!... + +— Se si sbandano possiamo incontrarne qualcuno. + +— Si dice che la tromba ed i piedi degli elefanti sono così squisiti. + +— È vero, Antao, e spero di farteli assaggiare. + +— Possiamo scendere?... + +— Ormai non corriamo alcun pericolo. Gli elefanti devono essere già +lontani. — + +Il portoghese stava per aggrapparsi alle liane che gli avevano servito +a salire sull’albero, quando Alfredo lo arrestò, sussurandogli agli +orecchi: + +— Non muoverti: guarda!... — + + + + +CAPITOLO XVIII. + +Caccia ad un elefante + + +Antao, udendo quelle parole pronunciate in tuono quasi imperioso, e +comprendendo che stava per accadere qualche cosa di straordinario, +aveva abbandonato prontamente le liane, ritirandosi sul grosso ramo che +gli aveva servito di rifugio. + +Alfredo, nascosto in mezzo al fogliame, gli additava silenziosamente un +grande macchione di mimose che stava di fronte a loro. Girò gli sguardi +da quella parte e vide due ombre uscire fra gli alberi ed avanzarsi +prudentemente allo scoperto. + +Quantunque la luna mancasse, gli astri proiettavano una luce +sufficiente per distinguere un oggetto od un essere vivente di +dimensioni non troppo piccole ed Antao, che aveva gli occhi buoni, vide +subito di che cosa si trattava. + +Quelle due ombre erano due negri di alta statura, quasi nudi, ma +entrambi armati di fucile. Si erano arrestati a breve distanza +dal _bombax_ e curvi innanzi, pareva che ascoltassero con profondo +raccoglimento. + +— I cacciatori d’elefanti?... — chiese Antao ad Alfredo con un filo di +voce. + +— Non lo so, — rispose l’interrogato. + +— O che siano i nostri ladri?... + +— Lo sospetto. + +— Bella occasione per fucilarli tutti e due. + +— E per far fuggire gli altri colle nostre casse e coll’amazzone. No, +Antao, non bisogna far loro sapere che noi siamo così vicini o chissà +dove potremo raggiungerli. + +— Ma.... + +— Taci!... — + +I due negri dopo d’aver ascoltato per parecchi minuti, si erano +rialzati e certi di essere soli in mezzo a quel bosco, si erano +scambiati delle parole in lingua _uegbè_, che Alfredo ben conosceva: + +— Più nulla, — aveva detto l’uno. + +— No, — aveva risposto l’altro. + +— Credi che gli elefanti avranno continuata la loro corsa +indiavolata?... + +— Hanno avuto troppo paura dei nostri tizzoni infiammati e delle nostre +scariche, per arrestarsi. Sono capaci di continuare la corsa fino +all’alba. + +— Allora possiamo sperare che abbiano incontrato i bianchi e che li +abbiano fatti a pezzi. + +— Sì, se ci seguivano sempre. + +— Non vorrei essermi trovato al loro posto. + +— Lo credo, Cobbena. + +— Una bella fortuna, se ci fossimo sbarazzati di loro. + +— Almeno potremo giungere tranquillamente ad Abetifi e vendere i loro +effetti senza la tema di vederceli giungere addosso. + +— Se quella dannata donna non avesse gettata via la sua fascia forse +non avrebbero trovate le nostre tracce, è vero Amadù? + +— Se avessimo saputo che parteggiava pei bianchi, non l’avremmo di +certo condotta con noi, credendo di liberare una nostra compatriota, ma +Kalani od il re s’incaricheranno più tardi di infliggerle la punizione +che si merita. Quando ci saremo sbarazzati di quelle casse e avremo +realizzato una bella cifra, ripasseremo il Volta e marceremo su Abomey +quasi senza arrestarci. + +— Sì, Amadù. Ormai non ci rimangono più dubbi sulla direzione degli +uomini bianchi. Credevano d’ingannare le spie del re, ma invece +troveranno Kalani pronto a riceverli. Orsù, torniamo. Abbiamo almeno +cinque miglia da percorrere, prima di giungere all’accampamento. — + +I due negri, ricaricati i loro fucili e certi ormai che gli elefanti +avessero continuata la loro terribile corsa attraverso alla foresta, si +rimisero in cammino a passi rapidi, allontanandosi verso l’ovest. + +Quando Antao non li udì più, chiese ad Alfredo con stupore: + +— E tu hai lasciato che se ne andassero, mentre avremmo potuto +fucilarli colla massima facilità. Hai avuto torto, amico. + +— No, Antao, — rispose il cacciatore. — I loro compagni, te lo dissi +già, non vedendoli ritornare, si sarebbero facilmente immaginato che +noi li avevamo o uccisi o catturati e sarebbero fuggiti forse verso il +sud, facendoci perdere ogni speranza di poterli raggiungere. + +«Ora sappiamo che si recano ad Abetifi e che ci sono poco lontani, +quindi non ci possono più sfuggire. Lasciamo loro credere di essere +stati massacrati dagli elefanti o fatti a pezzi dalle formiche e li +prenderemo più facilmente. + +«Penso anzi che abbiamo marciato troppo e che possiamo riposarci una +mezza giornata, per lasciare loro il tempo di giungere tranquillamente +nella cittadella degli Ascianti. + +— Hai ragione, Alfredo. Tu sei più astuto di me. + +— Scendiamo Antao e andiamo a vedere che cosa è accaduto dei nostri +uomini. — + +Si lasciarono scivolare lungo le liane e giunsero felicemente a terra, +mettendosi tosto in marcia per giungere al campo. + +Non sapendo quale direzione avevano presa gli elefanti nella loro pazza +corsa, temevano che quella formidabile banda fosse piombata in mezzo +alle tende, uccidendo gli animali e gli uomini, perciò affrettavano il +passo ansiosi di calmare le loro inquietudini. + +Già calcolavano di trovarsi a poche centinaia di passi +dall’accampamento, quando videro avanzarsi, correndo, un uomo, che +subito riconobbero pel fedele Asseybo. + +— Padrone!... — esclamò il negro, con voce affannata. — Credevo che ti +fosse accaduta una disgrazia. Hai veduto gli elefanti?... + +— Sì, ma come vedi siamo entrambi vivi, — rispose Alfredo. — Hanno +distrutto l’accampamento?... + +— No, padrone. Ci siamo accorti a tempo dell’avanzarsi di quegli +animalacci e ci siamo rifugiati in mezzo al fiumicello salvando ogni +cosa. + +— Cominciavo a essere inquieto per voi. + +— Ma il pericolo non è cessato, padrone. + +— Cosa c’è ancora?... + +— Uno di quegli elefanti, un maschio di statura gigantesca, forse +ferito, si è sbandato e si aggira sulla riva del fiume in preda ad un +furore spaventevole. + +I nostri uomini si sono salvati sulla riva opposta ma corrono il +pericolo, di momento in momento, di venire fatti a pezzi. + +— Amico Antao, — disse Alfredo, rivolgendosi al portoghese. — Credo che +domani mattina assaggieremo un delizioso arrosto di tromba d’elefante. + +— Vuoi assalire quel colosso furibondo?... + +— Sì, Antao, se mi aiuti. + +— Ma potremo ucciderlo colle nostre carabine?... + +— Sì, purchè tu cerchi di colpirlo intorno agli occhi o sotto la gola o +meglio ancora, nelle giunture delle spalle. + +— Mi proverò, Alfredo. + +— Guidaci, Asseybo. + +— Sta’ in guardia, padrone. Quell’elefante deve essere un vecchio +maschio e tu sai che quelli sono terribili. + +— Ci avvicineremo con prudenza. — + +Il negro, sapendo per prova quanto il padrone fosse audace e abile +cacciatore, non esitò più e si mise in cammino seguendo le rive del +fiumicello. + +Ben presto i due bianchi udirono il formidabile avversario. Dei +frequenti barriti, un po’ rauchi, echeggiavano sotto la foresta, +seguiti da strani gorgoglii che parevano prodotti da una pompa che si +scaricava dell’acqua. + +Probabilmente l’elefante era stato colpito ed assorbiva fragorosamente +l’acqua del fiume per inondare la ferita. + +Asseybo aveva rallentata la marcia e non si avanzava che con estrema +prudenza, temendo di schiantare qualche ramo e di attirare l’attenzione +dell’animale. + +Intanto i barriti diventando più potenti e più frequenti, destavano +tutti gli echi della selva. Pareva che perfino le foglie tremassero. + +— Ci darà da fare, — disse Alfredo ad Antao. — Quando sono feriti, +non esitano a scagliarsi anche contro un reggimento di cacciatori. Sii +prudente e non scaricare la tua carabina se non sei certo del tuo colpo +o ti farai schiacciare come una nocciuola. + +— Provo un certo tremito che non è rassicurante, — rispose il +portoghese, — ma dinanzi al pericolo e trattandosi di salvare la pelle, +passerà! Non udranno i nostri spari, i negri che abbiamo veduto?... + +— Bah!... A quest’ora devono essere ben lontani e poi queste masse +di verzura non permettono alle detonazioni di espandersi a grandi +distanze. + +— Padrone! — esclamò in quel momento Asseybo. — Eccolo!... — + +Presso la riva del fiume, semi-nascosta da un macchione di bambù, una +massa mostruosa giganteggiava, colla tromba tesa innanzi, come se si +preparasse a caricare un nemico od a prevenire un improvviso assalto. + +Era un elefante selvaggio, ma uno dei più grossi e dei più belli che +Alfredo avesse veduto fino allora, un animale degno di stare a fronte +dei più colossali _merghee_ delle regioni indo-malesi. + +Gli elefanti africani, checchè se ne dica, sono più maestosi di quelli +del continente asiatico e sebbene nelle forme generali siano quasi +eguali, sono un po’ diversi nei particolari. + +Generalmente sono più larghi di fianchi, più robusti fors’anche +dei _coomareah_ che sono i più forti ed i più massicci della razza +asiatica; hanno la fronte convessa invece di averla concava, hanno +quattro zoccoli nei piedi posteriori invece di tre, le orecchie più +sviluppate che si riuniscono sopra le spalle e che pendono poi sul +petto e le zanne d’una bellezza straordinaria e d’una mole enorme, +perchè pesano sovente perfino quattrocento libbre, mentre quelle degli +elefanti asiatici di rado sorpassano le cento. + +Anche le femmine sono diverse da quelle asiatiche, perchè mentre queste +sono sprovviste di zanne o le hanno appena visibili, le prime le hanno +molto sviluppate, non tanto però come i maschi. + +L’elefante che gl’intrepidi cacciatori stavano per affrontare, doveva +essere rimasto indietro in causa di qualche ferita ad una gamba +anteriore, vedendolo alzare di tratto in tratto la destra. + +Pareva che non si fosse ancora accorto della presenza di quei nuovi +nemici che contavano di regalarsi un pezzo di proboscide arrostita, +essendosi avvicinato al fiume per bagnarsi la ferita invece di +assalirli, ma non doveva tardare a sentirli trovandosi sottovento. + +— Adagio, — aveva detto Alfredo ai suoi due compagni. — È necessario +che ci mostri la fronte o le nostre palle non otterranno altro successo +che quello d’irritarlo maggiormente. — + +Si erano nascosti tutti e tre dietro un gruppo di teck, i cui tronchi +colossali dovevano essere sufficienti a difenderli contro qualunque +carica del pachiderma, e di là attendevano il momento propizio per fare +una scarica. + +Vedendo però che il colosso non si decideva ad abbandonare il fiume, +Alfredo, che era impaziente di finirla, si risolse a costringervelo. + +Raccomandò ai compagni di non abbandonare quel rifugio e strisciò +all’aperto, tenendosi celato dietro una fila di ebani, i quali in caso +di pericolo potevano preservarlo da un attacco furioso. + +Giunto a trenta passi dal mostruoso animale, armò risolutamente la +carabina, poi lanciò un fischio acuto. + +L’elefante, sorpreso, cessò di colpo dall’assorbire l’acqua per +versarsela sulla gamba ferita, poi risalì lestamente la sponda +camminando a ritroso, quindi si volse emettendo un barrito assordante +che tradiva dell’inquietudine, ma che annunciava anche un imminente +scoppio di collera. Quasi nel medesimo istante due lampi balenarono +dietro ai tronchi dei _tek_, seguìti da due strepitose detonazioni. + +Antao e Asseybo, vedendo il colosso presentarsi di fronte, avevano +fatto fuoco. + +Disgraziatamente le palle non dovevano essere giunte a destinazione +esatta. Di fatti il pachiderma, invece di cadere lanciò una possente +nota metallica e si scagliò con impeto irresistibile verso gli alberi, +roteando furiosamente la terribile tromba. + +— Fuggite!... — aveva gridato Alfredo. + +Il portoghese ed il negro non avevano atteso quel consiglio. Spaventati +dall’irrompere di quell’enorme massa, erano balzati fuori dal rifugio, +dandosi a precipitosa fuga attraverso la foresta. + +Alfredo aveva veduto ogni cosa ed era diventato pallido. Guai se +non riusciva ad arrestare il furioso animale: i due imprudenti non +avrebbero continuata per molto la loro corsa, non ignorando che +gli elefanti, malgrado la loro mole, possono spiegare un’agilità +straordinaria e gareggiare talvolta perfino coi cavalli. + +Balzò rapidamente fuori dagli ebani e si slanciò innanzi mandando alte +grida, per attirare su di sè l’attenzione dell’animale. + +Questi, credendo forse di avere i nemici dietro le spalle invece che +dinanzi, fu pronto a volgersi e vedendo a pochi passi il cacciatore, lo +assalì a testa bassa, colle zanne tese e la proboscide alzata. + +Alfredo non era fuggito. Facendo appello a tutto il suo coraggio ed a +tutto il suo sangue freddo, si era appoggiato al tronco d’un sicomoro, +tenendo la carabina puntata. + +A quindici passi fece fuoco. + +Il colosso, colpito alla giuntura della spalla sinistra, s’inalberò +come un cavallo sotto un violento colpo di sproni, poi lanciò un lungo +barrito, ma che aveva qualche cosa di lamentevole, di straziante, +quindi riprese la corsa. + +Alfredo era passato prontamente dietro al tronco per evitare le zanne +e la proboscide, poi dietro un altro che gli stava un po’ discosto e +scivolò in mezzo ad un intricato macchione di cespugli. + +L’elefante, trasportato dal proprio slancio, continuò la corsa +sferzando furiosamente i tronchi degli alberi, ma ad un tratto le +forze lo abbandonarono e cadde sulle ginocchia, lanciando una nota più +lamentevole e meno possente. + +In quel momento Antao e Asseybo, non vedendosi più inseguiti ed avendo +udito lo sparo del compagno, erano ritornati sul campo della lotta. + +Avevano ricaricate le armi ed accorrevano in aiuto del valoroso +cacciatore. + +Vedendo l’elefante dibattersi in mezzo alle piante e fare sforzi +disperati per rialzarsi, gli si avvicinarono ed a soli dieci passi +fecero una nuova scarica. + +Fu il colpo di grazia!... Il povero animale, che era già moribondo, +alzò un’ultima volta la tromba vomitando un getto di sangue spumoso, +poi stramazzò pesantemente al suolo, rimanendo immobile. + +— Alfredo!... — gridò Antao, raggiante di gioia. — È morto!... — + +Il cacciatore, che aveva allora ricaricata la carabina, balzò fuori dai +cespugli, dicendo: + +— Ecco una colazione ben guadagnata e condita con trecento cinquanta +libbre d’avorio per lo meno. Asseybo, puoi preparare il forno per +cucinare un piede di questo povero animale. — + + + + +CAPITOLO XIX. + +Sulle terre degli Ascianti + + +Mentre il negro, aiutato dai due dahomeni che si erano affrettati ad +attraversare il fiume coi cavalli, scavava una buca profonda che doveva +servire di forno e facevano raccolta di rami secchi per riscaldarla +per bene, Alfredo, armatosi d’una scure, tagliava a gran colpi i piedi +anteriori del colosso e faceva a pezzi la proboscide. + + [Illustrazione: — Gli uomini bianchi non hanno da fare colla + giustizia del re! — (Pag. 142).] + +Il portoghese da canto suo girava e rigirava attorno a quella montagna +di carne che sarebbe bastata a nutrire una tribù affamata, ammirando +quella testa enorme, quel corpo mostruoso e soprattutto quelle +magnifiche zanne che potevano rendere almeno tremila lire sui mercati +della Costa e ben di più in Europa. + +— È una pazzia uccidere questi colossi, — diceva. — Ecco qui parecchie +tonnellate di carne perduta e che saremo costretti a regalare alle +fiere della foresta. + +— Vorresti portarti via questa colossale carcassa, Antao? — rispondeva +Alfredo, che si accaniva contro le due zampe. — Ci vorrebbe un treno +ferroviario e poi non credere che tutta questa carne sia succolenta. + +I negri la mangiano, ma è coriacea quanto la carne d’un mulo vecchio. +Accontentati quindi di assaggiare i pezzi scelti. + +— Dimmi, Alfredo, si uccidono molti elefanti in Africa? Mi pare che +simili mostri debbano fare paura a tutti. + +— Che facciano paura, quando sono irritati, è vero, ma l’avidità rende +coraggiosi anche i negri. L’avorio è un articolo troppo ricercato sulle +coste africane, per lasciare in pace questi colossi. + +Ti dirò che si è calcolato che in Africa se ne uccidano annualmente dai +sessanta ai settantamila. + +— Settantamila, hai detto!... — esclamò il portoghese. + +— Sì, Antao e per ottenere sette od ottocentomila chilogrammi d’avorio. + +— E solamente per i suoi denti?... + +— Solamente, poichè i cacciatori di elefanti non si curano della carne. +Tutt’al più fanno come noi, cioè si accontentano di cucinarsi qualche +piede o qualche pezzo di proboscide per la colazione o pel pranzo. + +— Ma continuando queste stragi finiranno col fare scomparire la razza. + +— Certo, Antao. In certe regioni, specialmente del sud, gli elefanti +sono già diventati rari e se non si pone un freno a quei cacciatori, +fra venti o trent’anni non se ne troverà più uno in tutta l’Africa. + +Devi poi notare, che l’elefante africano si riproduce molto lentamente. +Prima di vent’anni non è atto alla riproduzione e alla femmina +occorrono tre anni prima che dia alla luce il figlio e questo è sempre +uno solo. + +In India si segano i denti agli elefanti senza fare agli animali alcun +male, onde non compromettere gravemente la conservazione della specie, +ma qui invece si uccidono, abbandonando le spoglie alle iene ed agli +sciacalli. + +— Eppure quali preziosi servigi potrebbero rendere anche questi colossi +del continente nero! + +— Questi animali, che sono i più filosofici, i più intelligenti ed i +più tenacemente laboriosi, addomesticati come quelli indiani, sarebbero +d’una utilità immensa per la loro forza prodigiosa. Non ci sarebbe più +bisogno di organizzare quelle numerose e costose carovane d’uomini, per +portare i prodotti delle regioni interne alla costa. + +— Pure anticamente i cartaginesi si servivano degli elefanti africani +nelle guerre. + +— È vero, Antao ed anche dopo la distruzione di quel popolo se ne +servirono per parecchi secoli i Numidi ed i Romani, ma nell’enorme +scompiglio politico e sociale che nel medio evo sconvolse le +popolazioni d’Europa e dell’Africa settentrionale, si trascurò l’arte +di addomesticare quegli utilissimi animali e da allora più nessuno se +ne occupò. + +Quando si penserà a utilizzare ancora gli elefanti, probabilmente la +razza sarà stata distrutta dall’avidità insaziabile dei cacciatori +d’avorio. + +— Ma le colonie delle nazioni europee, non hanno fatto alcun tentativo? + +— Pare che ora si cerchi di addomesticarne alcuni. La cosa non è +difficile e quali vantaggi ne trarrebbero i coloni, specialmente quelli +delle stazioni interne!... Pensa che i negri portatori più robusti +non possono caricarsi d’un peso superiore ai venticinque chilogrammi, +nè percorrere oltre venti chilometri al giorno, mentre gli elefanti +possono portare parecchie diecine di quintali percorrendo in media dai +sessanta ai settanta chilometri ogni dodici ore. + +— Ma il vitto!... + +— Se lo procurano loro nelle foreste, quindi quasi nulla verrebbero +a costare. Orsù, il forno è pronto e finchè i piedi e la tromba si +cucinano, possiamo dormire alcune ore. — + +Asseybo e i dahomeni avevano sbarazzato la buca dai tizzoni, avendovi +acceso nel fondo un grande fuoco. Avvolsero i pezzi della tromba ed +i due piedi entro grandi foglie di banano unitamente a delle erbe +aromatiche trovate nella foresta e ve li gettarono dentro, coprendoli +con cenere calda e poi con terra. + +Livellato il terreno, vi accesero sopra un altro fuoco che dovevano +conservare per un paio d’ore. + +Antao ed Alfredo, dopo d’aver assistito a quegli ultimi preparativi, +si ritirarono sotto la tenda che era stata nuovamente rizzata, +addormentandosi profondamente. + +Non si svegliarono che verso le sei del mattino, alle insistenti e +rumorose chiamate del bravo Asseybo. + +I dahomeni avevano aperto il forno e levati i due piedi ed un grosso +pezzo di proboscide, i quali fumavano sopra una grande foglia di banano +selvatico, spandendo all’intorno un delizioso profumo. + +I due cacciatori, ai quali l’aria fresca del mattino aveva stuzzicato +straordinariamente l’appetito, non si fecero pregare per dare l’assalto +all’arrosto. + +Antao dovette confessare che quei pezzi del colosso africano potevano +gareggiare coi migliori dei più grassi buoi e dei più grassi maiali. I +negri poi fecero tanto onore a quell’arrosto, da non essere quasi più +capaci di muoversi. + +Fortunatamente Alfredo aveva accordato una mezza giornata di riposo, +per lasciare tempo ai ladri di giungere ad Abetifi e per tagliare i due +superbi denti del colosso, non volendoli abbandonare al primo venuto. +Rappresentavano una bella cifra e potevano servire di gradito regalo al +governatore di Abetifi per renderselo propizio e per avere aiuti contro +le spie di Geletè. + +Fu verso le quattro pomeridiane, quando il gran calore cominciava a +scemare, che la piccola carovana si rimise in marcia, portando con sè +i due colossali denti che i negri, dopo molto lavoro, erano riusciti a +troncare a gran colpi d’accetta. + +Le tracce dei fuggiaschi erano state smarrite forse perchè distrutte +dall’irrompere impetuoso degli elefanti selvaggi, i quali avevano +sconvolto la foresta, ma ormai Alfredo sapeva dove erano dirette le +spie e questo gli bastava. + +Essendo munito d’una buona carta e d’una bussola, era certo di giungere +ad Abetifi anche passando attraverso la foresta e poi sapeva che al di +là di quegli alberi doveva estendersi la gran pianura, sulla quale una +città considerevole non poteva sfuggire agli sguardi. + +Un’ora prima del tramonto, la carovana ripassava l’Afram e superati +pochi macchioni si trovava sul margine della grande pianura che +doveva estendersi, quasi senza interruzione, fino alla capitale degli +Ascianti, a Cumassia. + +Non essendo interrotta che da pochi gruppi d’alberi o da piante +isolate, appena volti gli sguardi verso il sud-ovest, Alfredo ed Antao +scorsero, ad una distanza di otto o dieci miglia, un gruppo di dadi +biancastri, attorno ai quali si stringevano moltissimi coni di colore +oscuro. + +— Abetifi? — chiese il portoghese. + +— Sì, — rispose Alfredo. — Non è possibile ingannarsi. + +— È vero padrone, — dissero i due schiavi dahomeni. + +— Siete stati in quella cittadella?... + +— Sì, padrone. + +— Credete che le vostre bestie possano resistere fino a quelle case?... +È necessario che penetriamo in Abetifi prima dell’alba od i ladri ci +fuggiranno. + +— Lo potranno, rallentando un po’ la marcia. + +— Sapete se domani vi è mercato in città?... + +— Sì, padrone. + +— Allora siamo certi di sorprendere quei furfanti. — + +Fu concesso un riposo di quattro ore ai due cavalli, durante le quali +ne approfittarono anche gli uomini, prevedendo che non avrebbero potuto +chiudere gli occhi prima dell’indomani sera. + +Alle dieci di sera, abbeverati abbondantemente gli animali, essendo +scarsissima l’acqua in quelle vaste pianure calcinate dal sole, +la carovana riprendeva la marcia attraverso a quegli strati d’erbe +disseccate. + +Procedevano lentamente, con precauzione, colle carabine armate sotto il +braccio, servendo quelle alte erbe di ricovero ad una grande quantità +di pericolosi animali, a serpenti pitoni lunghi sei e perfino sette +metri che fra le loro formidabili spire stritolano un uomo come se +fosse una semplice pagliuzza; a piccoli serpenti neri che posseggono un +veleno quasi fulminante e contro il quale è vano ogni rimedio; a grossi +ragni della specie dei migali che producono delle ferite gravissime e +talvolta incurabili ed a molti leoni, a leopardi ed a iene macchiate, +le più audaci della famiglia, poichè osano perfino gettarsi contro gli +uomini. + +Di tratto in tratto, in mezzo ai gruppi di cespugli che si elevavano +qua e là, si udivano scoppi di risa, dei ruggiti bassi e profondi, +delle urla di sciacalli e talvolta anche quei fischi strani, rauchi, +che annunciano la presenza dei rinoceronti, i più brutali ed i più +irritabili animali della creazione. + +I poveri cavalli udendo quel concerto tremavano come se avessero la +febbre ed esitavano a tirare innanzi, ed anche i due dahomeni non erano +tranquilli, ma Asseybo si mostrava calmo sapendo quanto valevano i suoi +padroni. + +Verso la mezzanotte, quando le casette della cittadella cominciavano +ad imbiancarsi sotto i primi raggi dell’astro notturno il quale allora +spuntava all’orizzonte, un grosso leone che stava sdraiato in mezzo ad +un cespuglio, presso il quale doveva passare la carovana, s’alzò con un +grande salto, mostrando delle intenzioni poco pacifiche, ma vedendo i +due cacciatori muovere incontro a lui colle carabine spianate, dopo un +momento di esitazione credette miglior partito di prendere il largo. + +Con quattro o cinque balzi mostruosi si rintanò sotto un altro +cespuglio e non si mosse più, limitandosi a far udire dei bassi +brontolii. + +Più tardi due grosse iene macchiate che stavano appiattate dietro +alcune rocce che si ergevano solitarie sulla vasta pianura, tentarono +di gettarsi improvvisamente sui cavalli nel momento in cui questi +passavano a breve distanza, ma Asseybo appioppò sul muso della più +vicina un così potente colpo col calcio del suo fucile da costringerla +ad una precipitosa fuga, urlando di dolore. La compagna, spaventata da +simile accoglienza, s’affrettò a seguirla con tutta la rapidità delle +sue agili gambe. + +Alle tre, quando ad oriente gli astri cominciavano ad impallidire, la +carovana giungeva dinanzi ai primi villaggi di Abetifi i quali formano +una specie di sobborghi intorno alla città. + +Più che villaggi erano minuscoli attruppamenti di capanne abbastanza +male costruite. + +Quelle catapecchie, di forma conica, dove vivevano nell’interno, alla +rinfusa, persone ed animali domestici, erano tutte fabbricate con +tronchi d’alberi spalmati d’argilla ed avevano il tetto di foglie +intrecciate. + +Dinanzi però ad ognuna, per quanto fosse piccola e malandata, si +scorgeva l’_oquiamis duah_ ossia l’albero dio, il quale consisteva in +un piuolo con tre o quattro rami sostenenti un vaso, entro cui cresceva +una pianticella ed in un monticello di terra che i proprietari della +dimora hanno il dovere d’imbiancare tutti i giorni o di tingerlo di +color rosso pallido. + +È sotto quel monticello che ordinariamente si nascondono le vittime +sacrificate alle diverse divinità del regno e non è rado che i ricchi +vi nascondano anche dell’oro, ma che nessun ladro però oserebbe +toccare. + +— Che strane credenze, — disse Antao, udendo le spiegazioni che gli +dava Alfredo su quelle pentole svariate, contenenti quelle pianticelle +venerate. + +— Ma non si accontentano di avere gli _oquiamis duah_, — disse il +cacciatore. — Hanno altri amuleti più stravaganti. Guarda quella +capanna, presso la cui porta vedi quel piuolo alto un metro. + +— A cosa serve?... Forse per impalare i miscredenti?... + +— No, rappresenta un altro _feticcio_ di molta importanza. Come vedi, +quel piuolo sostiene una pietra che gli Ascianti, in buona fede, +credono sacra e d’intorno vi è un piccolo recinto di fibre di palmizio +che si mantiene accuratamente unto d’olio di palma. + +Tutte le volte che i padroni della capanna mangiano, sono obbligati +a deporre su quella pietra una porzione dei loro cibi, con grande +consolazione dei topi o degli uccelli. + +— Si vede che gli Ascianti sono amanti dei pali. + +— Oh, venerano anche gli alberi che crescono nell’interno della città. +A Cumassia, per esempio, ogni pianta viene rispettata e adorata come +fosse un _feticcio_ ed a nessuno è permesso di tagliarla, anche se i +rami impedissero il passaggio alle persone. + +Vi sono poi alcuni alberi che godono tale venerazione, che vengono +tappezzati di offerte consistenti per lo più in pezzi di stoffe più +o meno di valore. Quelle piante sono circondate da palizzata per +proteggerle e se un uragano spezza qualche ramo, il re s’affretta a +sacrificare immediatamente una o più vittime umane. Se poi l’albero +venisse sradicato si fanno dei veri _costumi del sangue_ con grande +uccisione di schiavi[6]. + +— Morte di Urano!... — esclamò Antao, indignato. — Ma in questi +orribili paesi la vita umana ha adunque meno valore di un albero?... +Che razza di barbari!... + +— Vale ancora meno, Antao. + +— Ma quante divinità adorano questi popoli, se innalzano a tale onore +perfino le piante?... + +— Hanno una grande quantità di dei e tutti sono gli uni più strani +degli altri. I principali però sono _Bassomrù_ grande protettore +dei palazzi del re e che consiste in una scatola di legno adorna +d’oro e contenente piume, pezzi di varii metalli, perle di vetro, +ecc.; _Bassomprak_ che è il protettore del fiume omonimo segnante +la frontiera del regno verso il paese dei Fanti e si festeggia ogni +mercoledì; _Bassomunè_ protettore del lago che si trova a venti miglia +dalla capitale si festeggia alla domenica e forse per tale motivo +chiamato il feticcio dei bianchi; poi _Tano_ che abita i boschi e che +è ritenuto il più cattivo e molti altri rappresentati da pietre, da +piante, ecc. + +Ogni persona deve scegliersi un _feticcio_ protettore e il giorno +stabilito per la festa del dio, deve scrupolosamente astenersi dal +bere vino di palma e dal mangiare certi cibi. Trascurando queste +cose, ognuno ha il diritto di ucciderlo ed il suo cadavere deve essere +privato della sepoltura e gettato invece in un carnaio qualunque, a +pasto degli avvoltoi e dei corvi. + +— Una religione da pazzi, insomma. + +— Se non da pazzi, certo da selvaggi, Antao. — + +Erano allora giunti a tre o quattrocento passi dalla città, dinanzi ad +una grande tettoia un po’ cadente, che pareva avesse servito un tempo +di riparo alle carovane provenienti dalle regioni del sud. + +Alfredo fece cenno ai suoi uomini di condurre là sotto gli animali, poi +rivolgendosi ad uno dei dahomeni, gli chiese. + +— Conosci il _dikero_ di Abetifi? + +— No, padrone. + +— Sai però dove abita?... + +— No, ma sarà facile saperlo. + +— Asseybo, — continuò Alfredo volgendosi al servo, — tu andrai con +quest’uomo dal _dikero_ e se sarà necessario anche dall’_assafo oinè_ +(capo della città) ed esporrai loro ciò che ci è accaduto, reclamando +giustizia contro i ladri. Dirai loro che noi non siamo inglesi, ma +europei amici della loro nazione. + +— Sono pronto a partire, padrone, — rispose Asseybo. + +— Non ho ancora finito. Coi negri nulla si ottiene se non vi sono dei +doni. — + +Aprì una delle casse, levò una dozzina di fazzoletti di seta rossa, +colore molto apprezzato da quasi tutti i discendenti di Caam, alcune +file di perle di vetro, dei galloni d’oro, un paio di bottiglie di +tafia gelosamente conservate fino allora e fece un pacco che mise in +groppa ad uno dei cavalli, unitamente alle due zanne d’elefante. + +— Va’ e cerca di trovare il _dikero_ prima che si cominci il mercato. +Noi ti attenderemo qui, poichè se gli abitanti ci vedessero, la +notizia dell’arrivo di uomini bianchi si spargerebbe tosto ed i ladri +approfitterebbero per prendere il largo. + +— Sta bene, padrone, — rispose Asseybo. — Spero di essere di ritorno +fra una mezz’ora. — + +Il fedele servo ed il dahomeno s’affrettarono ad allontanarsi, mentre +i due europei, per sfuggire alla curiosità delle persone dei vicini +villaggi, si coricavano fra le casse, sotto la guardia del secondo +schiavo. + + + + +CAPITOLO XX. + +Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti + + +La mezz’ora era trascorsa, ma nè Asseybo nè il suo compagno erano +ritornati, poi un’altra era pure trascorsa senza che nessuna +nuova fosse giunta ai due europei, di già molto inquieti per +quell’inesplicabile ritardo. + +L’alba era sorta e numerosi abitanti dei vicini villaggi ed anche +alcune carovane, provenienti certamente dalle regioni meridionali, +erano passati per recarsi al mercato della città. + +Il dahomeno, rimasto di guardia, più di venti volte si era spinto sulla +via per vedere se i due negri si scorgevano, ma alle impazienti domande +dei padroni non aveva risposto che con un desolante: — Nulla. — + +Cosa era accaduto dei due messi?... Erano stati sorpresi dai ladri che +forse vegliavano, temendo la improvvisa comparsa dei due europei od il +_dikero_, sospettando in loro due persone pericolose o due spie degli +inglesi, li aveva fatti imprigionare, cosa non improbabile per quei +giudici capricciosi e diffidenti?... + +Alfredo che già aveva perduta la pazienza, stava per prendere una +risoluzione decisiva, recandosi in persona dal giudice o dal capo della +città col pericolo di far fuggire i ladri, quando il dahomeno, che era +uscito sulla via per la venticinquesima volta, annunciò il ritorno di +Asseybo e del suo compagno, seguìti da otto negri che portavano due +amache sospese a quattro grossi bastoni formanti un parallelogrammo e +riparate da un piccolo tetto di foglie. + +Alfredo, ed Antao si erano affrettati ad uscire sulla via, dove +s’incontrarono con Asseybo, il quale era corso innanzi agli otto +portatori. + +— Padrone, — disse con voce lieta. — I ladri sono stati presi!... + +— Presi di già! — esclamarono Alfredo ed il portoghese. + +— Cioè uno solo è stato preso vivo, poichè un altro che si era +ribellato agli uomini del _dikero_ è stato ucciso ed il terzo è +scomparso. + +— E la negra?... + +— È in casa del _dikero_. + +— In buona salute?... — chiese Antao. + +— Guarita completamente delle sue ferite. + +— E le nostre casse e gli animali? — chiese Alfredo. + +— Sono state ricuperate intatte. + +— Ma cosa vengono a fare questi uomini con quelle amache?... + +— Te li manda il _dikero_ per condurre te ed il signor Antao a casa sua. + +— Ha gradito i regali adunque?... + +— Lo puoi comprendere dalla rapidità con cui ha fatto radunare le sue +guardie e piombare addosso ai ladri. + +— Andiamo da quel brav’uomo. — + +I portatori si erano arrestati dinanzi alla tettoia ed attendevano gli +europei. Alfredo ed Antao salirono in quelle comode amache, i negri si +posero sulla testa, difesa da cuscini bene imbottiti, i quattro angoli +dei parallelogrammi e si misero lestamente in marcia preceduti da +Asseybo e seguiti dai due dahomeni che conducevano l’ultimo cavallo. + +Nell’Ascianti quelle lettighe sono grandemente usate, sia per +trasportare i passeggieri, sia per le merci. Si può dire non conoscono +altro mezzo di locomozione perchè, cosa davvero strana, quantunque +posseggano molti buoi e non siano rari, nel loro paese, anche i cavalli +e gli asini, non si servono mai di questi animali e non conoscono poi +affatto nessuna specie di ruotabile. + +Gli otto portatori, che procedevano speditamente, in pochi minuti +entrarono in Abetifi, aprendosi faticosamente il passo attraverso una +folla di negri colà radunata pel mercato. + +Abetifi è una delle più importanti e più popolose città del regno, +situata a circa ottanta chilometri dal Volta, ed a cento da Cumassia, +che è la capitale degli Ascianti. + +Non ha che poche case di legno che servono d’abitazione all’_assafo +oinè_, al _dikero_ ed ai _cumfos_ o sacerdoti incaricati di vegliare +sui feticci; le altre sono semplici capanne circondate però quasi tutte +da giardini e da orticelli, nei quali si coltivano ignami, manioca, +fagioli di varie specie, ananas, popoya e certe specie di pimento assai +forte largamente usato nella preparazione del _fu-fu_. + +Ordinariamente la sua popolazione non supera le otto o diecimila anime, +ma nei giorni di mercato il numero si raddoppia. + +I due europei, fatti segno della curiosità di tutti i negri affollati +sul mercato, in pochi minuti attraversarono la città e furono deposti +dinanzi ad una casetta di legno, costruita con un certo gusto e +decorata di stuoie variopinte. + +Un negro già vecchio, perchè era molto rugoso, ma ancora robusto, +coperto d’una lunga camicia bianca e colle gambe adorne di strani +amuleti o _sumieno_, consistenti in cordoni di fibre di palmizio +annodati ed arricchiti da pallottoline di vetro, da granelli d’oro +traforati, da penne di pappagallo e da ciuffetti di peli, li attendeva +dinanzi alla porta. + +Era il _dikero_ in persona, il quale voleva ricevere degnamente i due +europei che erano stati così larghi di doni. + +Per darsi l’aria d’un uomo civile, porse la destra ad Alfredo ed Antao +e li invitò a seguirlo, conducendoli in una stanza adorna di stuoie +colorate ammonticchiate contro le pareti, in modo di formare dei sedili +discretamente comodi e da alcuni _feticci_ di terra grossolanamente +plasmata, rappresentanti delle figure umane ma che nella destra +impugnavano una sciabola e nella sinistra una testa ed accuratamente +imbiancati, essendo questa tinta il colore preferito dalle deità +asciantine. + +Alcuni schiavi recarono tosto un grande vaso di terra ripieno di vino +di palma affinchè i forestieri, prima di cominciare la conversazione, +si dissetassero, poi quando ebbero bevuto, il _dikero_ con una +amabilità poco comune in quel popolo sospettoso e crudele, diede agli +ospiti il benvenuto, ringraziandoli contemporaneamente dei regali. + +— Siamo noi invece che dobbiamo ringraziarti, _dikero_, — rispose +Alfredo in _uegbè_. — Senza il tuo pronto agire, i ladri sarebbero +forse fuggiti. + +— Contenevano dei tesori le tue casse?... + +— No, — rispose prontamente il cacciatore, che conosceva l’avidità +insaziabile di quei giudici. — Più che gli oggetti racchiusi nelle +casse, mi premeva salvare la giovane negra. + +— Non te la ruberanno più, poichè uno dei ladri è stato ucciso, il +secondo è fuggito ma spero che lo ritroveranno ben presto, ed il terzo +è in mia mano e non uscirà vivo da Abetifi. + +— Cosa vuoi farne di quell’uomo?... + +— Lo uccideremo. + +— Non ti chiedo tanto, _dikero_. + +— È stato riconosciuto per una spia di Geletè, ed era qui venuto altre +volte per farci forse sorprendere dai cacciatori di schiavi dei Dahomey +e quell’uomo morrà. + +— Ma ti ho detto che non è necessario che quell’uomo lo si uccida. A me +basta che rimanga prigioniero presso di te qualche mese. + +— È un nemico e morrà, — disse il _dikero_ con incrollabile fermezza. +— Così il nostro re vuole e se disobbedissi, Mensah mi farebbe tagliare +la testa. + +— Ma hai tu le prove che sia realmente la spia che tu cerchi? + +— No, ma sapremo presto se egli è quello che io sospetto. Negherà, +come ha negato di aver rubato le tue casse, ma l’_odum_ mostrerà se +è veramente colpevole. Ho già dato ordine che la prova abbia luogo +stamane sulla piazza del mercato, dovendo essere pubblica. Vuoi +venire?... Il ladro deve essere già stato condotto sulla piazza. + +— Ma dov’è la giovane negra? Vorrei prima vederla. + +— Dorme presso le tue casse. Era così stanca che non si reggeva più in +piedi. + +— La rivedremo più tardi. Siamo pronti a seguirti. — + +Il _dikero_ si era alzato invitando i suoi ospiti a seguirlo. Al +di fuori li attendevano dodici portatori con tre amache seguìti da +parecchi negri armati di vecchi fucili e di lancie, i quali dovevano +servire di scorta al rappresentante della giustizia. + +Quegli uomini erano comandati da un corriere del re, giunto forse di +recente ad Abetifi, personaggio molto importante e che col suo costume +dava un’idea del lusso della corte di S. M. Mensah. + +Era coperto di piastre d’oro massiccio e d’un peso tale, da rendergli +molto malagevole il camminare, e sul capo portava un casco adorno +di penne d’aquila formanti una specie di ventaglio. In una mano poi +portava un piccolo scettro reale, una specie di spada coll’impugnatura +coperta da un pezzo di pelle di leopardo. + +I due europei, il _dikero_ ed il seguito riattraversarono la città +e s’arrestarono sotto una grande tettoia eretta in mezzo alla piazza +del mercato e guardata da alcuni negri armati, i quali respingevano la +folla che si pigiava attorno a quella costruzione, con un’abbondante ed +incessante distribuzione di legnate. + +In mezzo alla tettoia vi era il ladro, con la destra chiusa entro +un anello di ferro infisso in un grossissimo macigno e colle gambe +incatenate. + +Era un negro ancor giovane, poichè non doveva avere più di venticinque +o trent’anni, dall’aspetto furbo, dagli sguardi intelligenti, ma dai +lineamenti duri, quasi feroci. + +Quantunque dovesse essere ormai convinto di non uscire vivo dalle mani +dei suoi nemici, guardava alteramente la folla e scherzava coi suoi +guardiani. + +Quando però vide i due europei, manifestò una viva inquietudine ed i +suoi sguardi divennero cupi. + +— Ci riconosci?... — gli chiese Alfredo, avvicinandoglisi. + +— Sì, — rispose il prigioniero. + +— Non credevi di vederci qui così presto. + +— È vero. Credevo che le formiche o gli elefanti vi avessero +uccisi. — + +Poi, dopo alcuni istanti di silenzio, aggiunse con fatalistica +rassegnazione: + +— Ho perduto e pagherò. + +— Posso tentare di salvarti, — disse Alfredo. + +— È inutile: gli Ascianti sono miei nemici e mi uccideranno, e poi, se +non lo facessero loro, non mi perdonerebbero nè Kalani, nè Geletè. + +— Kalani!... Ah! tu conosci quell’uomo?... Era stato lui ad incaricarti +di spiarmi?... — + +Il negro non rispose. + +— Parlami di Kalani. È vero che non farà male a mio fratello?... È vero +che non si vendicherà su quel povero ragazzo?... — + +Nemmeno questa volta il prigioniero aprì le labbra. + +— Odimi, — disse Alfredo, con viva commozione. — Io ti strapperò alla +morte, te lo prometto, ma dimmi cosa ne ha fatto Kalani del fratellino +mio. + +— Non so nulla, — rispose il negro. — D’altronde fra poche ore sarò +morto. — + +Poi si rinchiuse in un silenzio feroce e rimase sordo ed impassibile +a tutte le domande, a tutte le promesse d’Alfredo. Sapendo di morire, +pareva che provasse una gioia crudele delle ansietà dell’uomo bianco. + +Il _dikero_ pose fine a quell’interrogatorio che esasperava il +cacciatore, ordinando che si recasse l’_odum_ pel giudizio dei numi. + +Questo _odum_ non è altro che la corteccia d’un albero a cui gli +Ascianti attribuiscono delle proprietà miracolose, strabilianti. Serve +ad indicare i veri colpevoli, a torto od a ragione, non importa. + +Si dà al reo da masticare un pezzo di quella corteccia, poi gli si +fa inghiottire una grande quantità d’acqua. Se la rigetta e ciò non +succede quasi mai, è dichiarato innocente, ma se la trattiene e ciò +succede quasi sempre, è subito punito, essendo tutti convinti che egli +sia realmente colpevole. + +Ad un ordine del _dikero_ il ladro, che non voleva confessare di +essere una spia di Geletè, fu seduto su di uno sgabello, poi il +carnefice, riconoscibile pel suo berretto di pelle di leopardo e pei +due coltellacci pendentigli sul petto, gli diede da masticare il pezzo +di _odum_, ingiungendogli di tenerlo in bocca parecchi minuti, fino a +ridurlo in bricciole. + +— Credo che quel povero diavolo sia spacciato, — disse Antao, che +seguiva con curiosità quella strana prova. + +— È convinto anche lui di non poter provare il contrario, — rispose +Alfredo. + +— E lo uccideranno? + +— Non avrà alcun scampo. Se fosse a Cumassia potrebbe avere qualche +speranza di salvarsi, ma qui non vi è alcun luogo inviolabile. + +— Forse che a Cumassia vi è un luogo dove i condannati possono salvare +la pelle?... + +— Sì, è un piccolo villaggio che si chiama Butama e che è separato +da Cumassia da un piccolo corso d’acqua. Qualunque condannato che +varchi quel ruscello è al sicuro contro la collera di tutti i _dikeri_ +e perfino del re, perchè là sorgono le tombe della famiglia reale e +perciò quel territorio è sacro. — + +In quell’istante le loro parole furono soffocate da un urlìo feroce, +emesso dalla folla. Il dahomeno aveva bevuto l’acqua e, come era da +aspettarselo, non l’aveva rigettata. + +Pronto come il lampo, il carnefice aveva afferrata la vittima pel collo +e secondo l’uso gli aveva trapassato, con un lungo ed acuto coltello, +le gote e la lingua, per impedirle di pronunciare il gran giuramento +del re, formula che le avrebbe dato il diritto di salvare la vita per +un certo tempo e di venire fucilato invece di torturato. + +Antao ed Alfredo, spinti dal loro animo generoso, si erano lanciati +verso il prigioniero per cercare di strapparlo alla morte, ma il +corriere del re ed i suoi uomini si erano affrettati a chiudere loro il +passo, dicendo con tono minaccioso: + +— Gli uomini bianchi non hanno da fare colla giustizia del re! — + +Intanto il carnefice aveva approfittato per piantare nelle spalle del +paziente due lunghe forchette e legatogli una corda al collo, l’aveva +tratto sulla piazza, costringendolo a camminare, mentre la folla gli si +precipitava dietro urlando e ridendo ed agitando dei tizzoni accesi. + +— Vieni, Antao, — disse Alfredo. — Ciò è ripugnante. — E presolo per +una mano lo trasse verso la casa del _dikero_, seguito da Asseybo. + +— Ma cosa faranno ora di quel disgraziato? — chiese Antao, che porgeva +ascolto alle urla crescenti della folla. + +— Lo conducono in giro per la città, costringendolo a ballare in ogni +via. + +— Ma se non lo potesse?... + +— La folla lo costringerebbe coi tizzoni accesi. + +— E poi lo decapitano?... + +— C’è del tempo. Gli Ascianti non sono meno crudeli dei Dahomeni e +prima lo tortureranno diabolicamente. + +Quando avrà finita la passeggiata, il carnefice avrà tagliato parecchi +pezzi di carne sul corpo di quel disgraziato. + +— Ma allora lo ucciderà? + +— No, poichè i carnefici sono abili e sanno che se uccidono la vittima +prima che sia giunta l’ora, devono prenderne immediatamente il posto. + +— Ma quando finiranno di torturarlo?... + +— Non prima di questa sera. A mezzodì gli accorderanno un po’ di +riposo e gli daranno una zucca di vino di palma per rinvigorirsi, poi +lo costringeranno a riprendere la passeggiata e le danze innanzi alle +autorità. Se si presterà volentieri a quei salti, la sua testa non +tarderà a cadere sotto il coltello del carnefice, ma se si rifiutasse, +disgraziato lui. + +Prima di perdere la testa, quei mostri gli troncheranno una ad una le +membra. + +— Che razza di canaglie!... Il diavolo si porti il _dikero_ e +tutti i suoi negri. Prendiamo le nostre casse ed i nostri animali +ed andiamocene, Alfredo. Rinuncio all’ospitalità di quel selvaggio +sanguinario. + +— Non chiedo di meglio, Antao. Preferisco andare ad accamparmi nella +pianura od in mezzo ai boschi. — + +Dinanzi all’abitazione del giudice trovarono i due dahomeni e la +giovane negra, la quale attendeva ansiosamente il ritorno dei due +bianchi. + +Quando se li vide dinanzi, un vero grido di gioia irruppe dalle labbra +della brava ragazza e fu tale la contentezza d’Antao, nel rivederla, +che non potè fare a meno di abbracciarla. + +— Morte di Giove, Venere, Urano e di tutti pianeti del firmamento!... — +esclamò. — Ti giuro, mia povera giovane, che io sono commosso. — + +Stava per tempestarla di domande, ma Alfredo gli troncò le parole +dicendo: + +— Più tardi, Antao. Pensiamo a prendere il largo prima che il _dikero_ +ritorni. — + +I due dahomeni e Asseybo bardarono i cavalli che erano stati ricoverati +in una vicina tettoia, dai servi del _dikero_ si fecero consegnare +le casse rubate, le caricarono in fretta sul dorso degli animali e +partirono di corsa seguiti dai due europei e dall’amazzone, la quale +era già perfettamente guarita. + +Mezz’ora dopo erano tanto lontani, da non udire più le urla feroci +della popolazione martirizzante la spia di Kalani. + + + + +CAPITOLO XXI. + +Attraverso la regione dei Krepi + + +La carovana marciò senza interruzione fino a notte tarda attraverso +alla pianura, spingendo i cavalli ad un mezzo galoppo e non si arrestò +che sul margine della grande foresta, che doveva guidarli alle rive del +Volta. + +Uomini ed animali non ne potevano più dopo quella corsa indiavolata +fatta sotto un sole ardente e senza aver mai trovato un palmo d’ombra, +ma i primi erano contenti di trovarsi così lontani da quella città +dei cui abitanti era meglio diffidare, malgrado le premure e l’aiuto +prestato dal _dikero_. + +Quand’ebbero cenato e le tende furono rizzate presso i fuochi accesi +per tenere lontane le fiere, Alfredo chiamò attorno a sè tutti, +dicendo: + +— Ed ora, parliamo. + +— Per Giove!... — esclamò Antao. — Credo che sia giunto il momento +di sciogliere un po’ la lingua. Quella corsa precipitosa non mi ha +concesso di scambiare una parola con questa ragazza. + +— Puoi parlare a tuo comodo, Antao, o meglio le parleremo insieme. +Anch’io sono curioso di sapere tante cose che deve ormai conoscere, +essendo stata quattro giorni coi suoi rapitori. È vero Urada?... + +— Sì, padrone, — rispose la negra, sorridendo. — Credilo però, padrone, +sono stata rapita contro la mia volontà. + +— Ne siamo convinti, — disse Antao. — Se così non fosse, non avresti +gettati nel bosco quei segnali. + +— Li avete trovati?... Dunque avevate seguito le tracce dei ladri? + +— Certo, Urada. Ma in quale modo ti hanno rapita? — chiese Alfredo. + + [Illustrazione: .... non avendo che una sola mira: quella + d’impadronirsi della testa di un avversario.... (Pag. 150).] + +— Io dormivo sotto la tenda, quando fui svegliata dagli spari dei due +schiavi. Uscii all’aperto per vedere cosa succedeva e mi vidi dinanzi +un orribile _mpungu_. + +Spaventata, mi preparavo a fuggire, quando comparvero improvvisamente +tre negri armati di fucili. Il gorilla fuggì ed i negri ne +approfittarono per caricare le casse sui cavalli e rientrare nella +foresta dopo d’avermi gettata nella lettiga. + +Seppi più tardi che mi avevano rapita credendo che io fossi una vostra +prigioniera, essendosi accorti che io era una loro compatriota. + +Dapprima avevo sospettato di essere caduta nelle mani di alcuni negri +predoni, ma seppi ben presto che erano le spie che vi seguivano da +Porto Novo, attendendo l’occasione propizia per tendervi un agguato o +immobilizzarvi nei boschi. + +— Erano spie di Kalani?... + +— Sì, padrone, me lo dissero poi. Erano stati incaricati di seguirti, +onde avvertire il loro padrone nel caso che tu avessi marciato verso la +frontiera del Dahomey. + +— E di mio fratello, hai udito parlare?... + +— Sì e non fecero che confermare quanto io ti dissi. Kalani te lo ha +rapito non per ucciderlo, ma per obbligare te a gettarti nella bocca di +quella lurida iena. Il tuo antico schiavo era certo che tu ti saresti +recato ad Abomey. + +— Ecco delle parole che mi tranquillizzano sulla sorte di quello +sventurato fanciullo. Ah!... Kalani spera che io cada nei suoi +agguati?... Sarà lui che cadrà nel laccio che gli tenderò ad Abomey. + +— Ma come faremo ad entrare inosservati nella capitale di Geletè? — +chiese Antao. — Non me lo hai ancora detto, Alfredo. + +— Ora che abbiamo ricuperate le nostre casse, ti prometto di farti fare +un’entrata trionfale ad Abomey. + +— Devono contenere dei talismani miracolosi le tue casse. Mi spiegherai +almeno in cosa consistono. + +— È per questo che vi ho radunati tutti attorno a me. + +— Getta fuori adunque i tuoi progetti. + +— Dimmi, ti piacerebbe entrare in Abomey come ambasciatore?... + +— Come ambasciatore!... + +— Sì, Antao come un ambasciatore di qualche reame negro, di quello del +Borgu, per esempio, che è confinante col Dahomey. + +— Io, un bianco, un europeo?... + +— Non saremo più bianchi allora. + +— Cosa vuoi dire?... Possibile che la mia pelle sia diventata così nera +da credermi un discendente di Caam?... + +— Lo diverrai: ho portato con me tutto l’occorrente per darci sulla +pelle una superba tinta color fuliggine o cioccolata. — + +Antao scoppiò in una fragorosa risata. + +— Ridi pure, ma ti dico che noi ci dipingeremo così bene, da ingannare +anche Kalani. + +— E ci vestiremo anche da negri?... + +— Sì, Antao ma da negri d’alto lignaggio. Nelle mie casse vi è tutto +l’occorrente. + +— Ecco perchè ci tenevi tanto alle casse che ti avevano rubato!... + +— Certo, e soprattutto pei regali che ho destinato a Geletè ed ai suoi +_cabeceri_. + +— Ma credi tu, Alfredo, che tale mascherata sarà possibile, senza +destare dei sospetti in quel furfante di Kalani?... + +— Vedrai che nessuno più ci riconoscerà! Ho portato con me perfino +delle bellissime barbe nere come portano i ricchi del Borgu e delle +parrucche da negro. + +— E cosa andremo a proporre a Geletè?... + +— Qualche trattato d’amicizia, un’alleanza difensiva od offensiva per +esempio. Geletè sa che gli uomini del Borgu sono valorosi e si guarderà +bene dal rifiutare e ci riceverà coi dovuti onori. + +— Magnifico progetto!... — esclamò il portoghese. + +— Ne convieni?... + +— Certo, Alfredo. + +— Credi possibile la sua riuscita?... + +— Ho piena fiducia, ma quando saremo entrati in Abomey, come faremo a +liberare tuo fratello?... + +— Lo si vedrà. + +— E Kalani?... + +— Lo ucciderò, — disse freddamente il cacciatore, mentre un lampo +d’odio gli balenava negli sguardi. + +Poi volgendosi verso Urada: + +— Hai compreso tutto?... + +— Sì, padrone, — rispose la giovane negra. + +— Hai delle obbiezioni da fare? + +— No, poichè credo che in nessun altro modo potresti giungere ad Abomey +senza allarmare Kalani. + +— Ora sono tranquillo. + +— E quando faremo la nostra toeletta? — chiese Antao. — Sono impaziente +di vedere quale figura farò tinto di nero. + +— Quando avremo varcato il Volta e saremo entrati nel territorio del +Dahomey. Per ora è inutile. + +— Padrone, — disse Asseybo, che fino allora non aveva pronunciato una +sillaba. — Vuoi un consiglio?... + +— Parla, — disse Alfredo. + +— Marciamo a grandi tappe e cerchiamo di giungere ad Abomey nel minor +tempo possibile. + +— Perchè dici questo?... + +— Uno dei ladri è fuggito e noi non sappiamo se gli uomini del _dikero_ +saranno riusciti ad arrestarlo. Può passarci dinanzi ed avvertire +Kalani delle nostre intenzioni. + +— Speriamo che l’abbiano preso. Quell’uomo però, solo, forse inerme, +privo d’un quadrupede, non sarà in grado di lottare in celerità con +noi. D’altronde non ci potrà riconoscere. + +Ed ora, amici, riposiamo. Domani marceremo verso il Volta e quando +avremo attraversata la regione dei Krepi, diverremo tutti negri. — + +L’indomani, dopo una notte tranquillissima, la carovana ripartiva a +marcie forzate, per guadagnare il fiume prima che calasse la notte. + +La traversata dei boschi si compì senza difficoltà e senza cattivi +incontri, e verso il tramonto s’accampava sulla riva opposta del fiume. + +Nei giorni seguenti marciò, quasi senza interruzione, salvo alla notte +per riposare, attraverso la regione dei Krepi; un vasto territorio +compreso fra il Volta ed il possedimento inglese della Costa d’Avorio +ed il fiume Mono, e che gli Ascianti ed i Dahomeni ben sovente +scorrazzavano per provvedere di schiavi da macellare nelle atroci feste +del sangue. + +Questa regione, che da alcuni anni si trova sotto il protettorato della +Germania, era allora abitata da un grande numero di piccoli reami, +assolutamente incapaci di far fronte ai due potenti vicini. I Krepi +occupano la parte settentrionale ed i Togo la meridionale. Pochi sono i +centri popolosi; fuorchè Hpandu, presso il Volta, Waya presso il Todij +a breve distanza dalla frontiera del possedimento inglese, Kpetu sullo +stesso fiume e Atakpam molto al nord, nella regione degli Akposso, +tutti gli altri non sono che piccoli villaggi di nessuna importanza. + +In cinque giorni la piccola carovana, dopo d’aver superata la regione +montuosa che si estende dal sud-ovest al nord-est attraverso il 7° di +latitudine e di aver fatto delle brevi fermate nei villaggi di Tota, +di Misahohe, di Pelome e di Togodo, per provvedersi di viveri freschi, +giungevano presso il fiume Mono il quale scorre a poche miglia di +distanza dalla frontiera, e quattro ore più tardi si accampavano sul +territorio del feroce Geletè. + +Il Dahomey è un regno che come vastità di territorio e come popolazione +non può competere con quello degli Ascianti, ma come potenza militare +lo supera, essendo i suoi abitanti i più bellicosi di tutta la Costa +d’Avorio. + +Fondato circa due secoli or sono, si è mantenuto indipendente fino in +questi ultimi anni e di certo lo sarebbe ancora, se la baldanza e la +ferocia di Behanzin, successore di Geletè, non avesse decisa la Francia +ad invaderlo, mettendo fine ai secolari bagni di sangue, che sotto +varii pretesti, si facevano annualmente nella capitale o nella città +santa di Kana. + +La sua superficie è vasta, poichè si estende dal mare al nono grado +di latitudine nord, ossia fino allo spartiacque del bacino del Niger +con quello dei fiumi che si gettano lungo la costa della Guinea +occidentale, e dal paese dei Togo a quello dell’Opara che scaricasi +presso Porto Novo, su una distesa di duecentottanta chilometri +dall’ovest all’est. + +Il suo clima è però uno dei più micidiali, e dei più insopportabili di +tutte le regioni della Costa d’Avorio, essendo quella regione proprio +sotto l’equatore, esposta ad una vera pioggia di fuoco che rende +quasi impossibile il soggiorno agli Europei, anche sugli altipiani +dell’interno. + +Verso il mare poi è peggiore ancora, poichè le paludi ed i grandi +boschi ne fanno un covo di febbri algide mortali a tutti coloro che non +si sono acclimatizzati, e pericolosissime perfino agli indigeni. + +Verso la costa il paese è tutto boscoso, ricco di piante colossali +e di palme d’elais, ma di passo in passo che si allontana, la grossa +vegetazione sparisce, gli altipiani si succedono in forma d’immense +terrazze coperte solamente da un’erba alta due metri, chiamata erba di +Guinea. + +È su quegli altipiani che sorgono le città più importanti del regno, +Abomey che è la capitale, Kana detta la città santa dove sorgono le +tombe dei re e dove si fanno i grandi sacrifici umani, Agu, Akpuel, +Doko e Bobek, ma queste quattro ultime si possono considerare, più che +città, grosse borgate. + +Sulla costa invece non sorge che Widak, la sola città dove era permesso +agli europei di soggiornare e di trafficare e dove pagavano i loro +contributi al re in bottiglie di rhum e di cognac. + +Pochi però erano, prima dell’occupazione francese, i dahomeni che +entravano in questa città e non vi andavano senza manifestare un vivo +ribrezzo, credendola contaminata dalla presenza degli Europei. + +Una sola volta all’anno i preti si recavano colà in processione +portando i loro feticci e per sacrificare, alle divinità marittime, una +delle più belle fanciulle del regno, la quale veniva spinta in mare +a pasto dei numerosi pescicani che infestano le spiagge della Costa +d’Avorio. + +La popolazione di questo regno, diventato così tristamente celebre +per le sue barbarie, sembra composta di due razze distinte. Quella +inferiore, composta per la maggior parte di schiavi rapiti ai paesi +vicini, caratterizzata da una estrema bruttezza fisica e da un +vero degradamento morale; quella superiore alla quale appartengono +la famiglia reale e la classe dominante, caratterizzata da una +intelligenza svegliatissima e da lineamenti regolari che s’avvicinano +al tipo europeo. + +Queste due razze non superano il milione d’anime, di cui i due terzi +sono costituiti dagli schiavi, povere vittime che erano destinate a +venire macellate nelle feste del sangue, quando mancavano i prigionieri +di guerra. + +Nazione eminentemente guerresca, il Dahomey ha sempre dato del filo +da torcere ai suoi vicini, ai Togo, ai Krepi ed agli Yoruba. Per +secoli e secoli si è mantenuto non solo indipendente, ma ha respinto +vittoriosamente le aggressioni dei nemici, affermandosi come potenza +militare valorosissima. + +Cosa strana, forse unica in tutti i popoli non solo dell’Africa ma del +mondo, la sua forza soprattutto veniva costituita dai suoi reggimenti +di amazzoni, reclutate fra le più belle, le più robuste e le più +crudeli ragazze del regno. + +Allevate con estrema cura, rinvigorite con lunghi esercizi militari, +addestrate nelle armi e sottoposte ad una ferrea disciplina, per lunghi +anni quelle intrepide donne mantennero alta la fama guerresca. Erano +loro che entravano in campo quando i soldati dahomeni cominciavano a +piegare e si narra che i loro attacchi erano così irresistibili e la +loro ferocia tale, da assicurare sempre la vittoria. + +Il loro numero non ha mai superato le tremila e costituiva la guardia +reale. Il loro armamento consisteva in fucili e larghi coltellacci che +sapevano adoperare con una destrezza spaventosa. + +Scaricate le armi, si scagliavano come furie contro le orde nemiche col +coltello in pugno, non avendo che una sola mira: quella d’impadronirsi +della testa d’un avversario da regalare al loro re. + +La stirpe reale del Dahomey, cessata pochi anni or sono coll’esilio +di Behanzin successore di Geletè, debellato dalle armi vittoriose del +generale Doods, era una delle più giovani, poichè la sua fondazione non +risaliva che al 1724, nella cui epoca Guagiah-Truda, piccolo principe +di Abomey, ma valoroso guerriero, riusciva a formarsi un vasto regno +riunendo sotto il suo potere i reami di Adrah, Toffoa, Allahda, di Xavy +e di Wydak dopo d’averli vinti. + +L’autorità di quei monarchi sanguinari, era però potentissima, anzi +senza limiti. + +I personaggi più importanti del regno, non erano, rispetto a loro, che +i primi schiavi; il popolo invece una massa di animali da macellare +di quando in quando, per placare le ire della divinità o dei sovrani +defunti. + +Potevano disporre a loro talento della vita di tutti gli abitanti del +regno e dei loro averi e come ne abusavano!... Quando gli schiavi da +sacrificare mancavano, non si peritavano di scegliere le vittime fra i +sudditi, senza che questi mai avessero osato di ribellarsi. + +Sul numero degli uomini che macellavano nelle feste delle grandi +usanze, basti sapere che il governatore portoghese dell’isola di S. +Tommaso riusciva a riscattarne, in una sola volta, milleduecento, +destinati a perire in una festa secondaria!... + + + + +CAPITOLO XXII. + +Assediato in una trappola da elefanti + + +Prima di avventurarsi sul territorio dahomeno, Alfredo aveva deciso +di accordare un riposo di un paio di giorni alla carovana, per non +rovinare i poveri animali, già molto affaticati da quelle lunghe marcie +compiute sotto un sole bruciante ed in mezzo a mille ostacoli, e per +rinnovare le loro provviste essendo già quasi esauste. + +Trovando quel luogo molto boscoso, i due cacciatori speravano di +abbattere alcuni capi di selvaggina per seccarne la carne, temendo +di non trovarne nelle pianure erbose degli altipiani e sapendo di +non poter contare sui villaggi che sono molto scarsi nel Dahomey, +specialmente nelle regioni occidentali. + +Essendo il tramonto ancora lontano, dopo un riposo di qualche ora sotto +la tenda, chiamarono Asseybo e s’internarono nella foresta, tenendosi +nelle vicinanze d’un fiumicello per sorprendere la selvaggina che +doveva accorrere per dissetarsi. + +La temperatura era ardentissima anche all’ombra di quei grandi alberi +ed eccessivamente snervante essendo umida, ma i cacciatori, quantunque +fumassero come zolfatare e si sentissero zampillare il sudore da tutti +i pori inzuppandosi le vesti, procedevano egualmente, avendo scoperto, +in certi tratti, delle numerose tracce di animali di piccola e grossa +taglia. + +Asseybo, che come sappiamo era un abilissimo cercatore di piste, aveva +già rilevato delle tracce di elefanti, di antilopi, di facocheri e +di zebre, animali piuttosto comunissimi in quelle regioni ed i due +cacciatori speravano di non ritornare al campo a mani vuote. + +Camminavano da una mezz’ora tenendosi sempre a poche centinaia di +metri dal corso d’acqua, quando Antao, che si trovava dinanzi a tutti, +s’arrestò bruscamente, mandando un grido di meraviglia, seguito poco +dopo dalla «morte» di tutti i pianeti da lui conosciuti. + +— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, armando la carabina. Hai scoperto +qualche colossale elefante?... + +— Se non è un elefante è un colosso di certo, ma del regno +vegetale. — + +Il portoghese si era arrestato dinanzi ad un albero ma d’una mole così +enorme, che mai prima di allora ne aveva veduto uno eguale. + +Quel colosso della vegetazione, che si rizzava maestosamente, formando +da solo una piccola foresta, era tale da meravigliare anche lo stesso +Alfredo. + +Il suo tronco non aveva più di cinque metri d’altezza ma era così +grosso da averne almeno dieci di circonferenza. + +Sopra quell’ammasso di legno si dipartivano dei rami lunghi una +ventina di metri, i quali s’incurvavano verso terra formando una cupola +immensa, forniti di folto fogliame e sostenenti certe specie di capsule +di forma ovoidale, assai accuminate ad una delle estremità e grosse +come la testa d’un uomo. + +Una numerosa banda di scimmie della specie dei cercopitechi verdi, +aveva preso stanza fra i rami del colosso, divorando avidamente quelle +grosse frutta che dovevano essere molto deliziose pei palati di quei +coduti quadrumani. + +— Un baobab forse?... — chiese Antao ad Alfredo. + +— Sì, amico mio. + +— Ebbene, Alfredo, non credevo che tali alberi avessero delle +dimensioni così mostruose. Ma guarda che tronco enorme!... Nel suo +interno vi potrebbero danzare venti persone. + +— Lo credo, Antao, ma probabilmente la sala sarà occupata da dei +funebri personaggi, ben brutti da vedersi. + +— Cosa vuoi dire?... + +— Voglio dire che forse l’interno sarà occupato da qualche dozzina di +negri mummificati, essendovi in questi paesi l’abitudine di servirsi +dei tronchi di baobab come di camere mortuarie. + +— Sistema niente affatto comodo, se i becchini devono scavare questi +colossi. + +— Non così difficile come credi, essendo il legno di questi alberi +molto tenero. + +— E non servono a null’altro, questi giganti?... + +— Sì, poichè i negri sanno trarre altri vantaggi da queste piante. + +— A me sembra che servano solamente alle scimmie, le quali fanno una +vera strage di quelle frutta. + +— Sono ricercate anche dai negri. Quelle capsule che vengono +comunemente chiamate _pane di scimmia_, contengono una polpa di sapore +dolcigno e che spremuta ed unita ad un po’ di zucchero, dà una bevanda +gradevole, molto indicata per combattere efficacemente le febbri. + +— Buono a sapersi, in questo paese delle febbri. + +— Dalle frutta sanno poi ricavare una cenere ricca di soda e che +mescolata ad un po’ d’olio di palma costituisce un buon sapone. +Ma anche le foglie e la corteccia, che godono di virtù emollienti, +sono largamente usate dai negri per moderare l’eccesso della loro +traspirazione. + +— È poco per questi giganti. Comunque sia, sono piante meravigliose. + +— Ma ve ne sono di più grandi, Antao. + +— Più di questa?... + +— Alla foce del Senegal si sono misurati dei baobab che avevano +l’enorme circonferenza di cento piedi, ossia di trentatrè metri. + +— Morte di tutti i pianeti!... + +— Il dottor Livingstone, il celebre esploratore dell’Africa meridionale +e centrale, ha veduto un baobab scavato, nel cui interno vi potevano +stare comodamente trentatrè uomini e Humboldt ne vide una nella +Senegambia, nel cui tronco una tribù di negri teneva le sue assemblee. + +— Questi enormi vegetali devono vivere un bel numero di secoli, Alfredo. + +— Adanson afferma di aver studiato dei baobab che dovevano contare +cinque ed alcuni seimila anni d’esistenza. + +— Corna del diavolo!... Che bella età!... E tu mi hai detto che +quell’albero può essere pieno di mummie di negri?... + +— È probabile. + +— E si conservano bene? + +— Perfettamente, forse meglio delle mummie egiziane. + +— Andiamo a vedere, Alfredo. — + +S’accostarono all’enorme tronco girandovi attorno per vedere se vi era +qualche strappo nella corteccia, ma la trovarono intatta dappertutto. + +Stavano per raccogliere alcune capsule lasciate cadere dalle scimmie, +onde assaggiarne la polpa, quando Asseybo, che si trovava a quindici +passi da loro, nascosto dietro il tronco d’un cedro selvatico, con un +leggiero sibilo li fece accorrere. + +— Cos’hai? — chiese Alfredo. + +Il negro additò loro un macchione di cespugli, i cui rami si agitavano. +Quasi contemporaneamente udirono dei grugniti che parevano emessi da +una banda di suini. + +— Dei porci qui? — chiese Antao, con stupore. + +— Credo che siano facocheri, — rispose Alfredo, che pareva esitasse +ad impugnare la carabina. — La loro carne vale una palla, ma vi è +il pericolo di farci sventrare dalle lunghe zanne di quei cignali +coraggiosi. + +— Non abbiamo avuto paura dei leoni e dei leopardi e meno ne avremo di +quei signori facachi o facuchi che siano. + +— Facocheri, Antao. + +— Sia pure. Orsù, una buona scarica là in mezzo. + +— Temo che siano molti. + +— Meglio per la nostra cucina. + +— Ma i sopravviventi alla scarica ci assaliranno. + +— E noi li respingeremo. + +— Giacchè lo vuoi, proviamo. — + +In mezzo al macchione si scorgevano, ad intervalli, dei robusti dorsi +coperti di lunghe e grosse setole e delle code attorcigliate che si +agitavano. + +I due cacciatori ed Asseybo puntarono le carabine mirando per alcuni +istanti, poi fecero fuoco. + +Il fumo si era appena diradato che videro irrompere dai cespugli dodici +o quindici brutti cignali, di taglia grossissima, armati di zanne +arcuate, lunghe parecchi pollici. + +Due caddero dopo pochi passi, ma gli altri, che parevano in preda ad +un furore tremendo, continuarono la corsa, scagliandosi impetuosamente +sugli assalitori. + +Alfredo e Asseybo, che si trovavano vicini ai rami del baobab, i +quali, come si disse, si curvavano verso terra, con due salti furono +lesti ad aggrapparvisi mettendosi in salvo, ma il povero portoghese, +che si trovava più lontano e che forse era rimasto scombussolato da +quell’improvviso assalto, si raccomandò alle proprie gambe, fuggendo a +precipizio in mezzo alla foresta. + +Sette od otto facocheri s’arrestarono sotto il baobab grugnendo +rabbiosamente e cercando, con salti disordinati, di mordere le gambe +d’Alfredo e del negro, ma altri tre, guidati da un vecchio maschio, si +misero dietro al fuggiasco. + +Fortunatamente Antao aveva buone gambe e correva come un daino, girando +attorno ai tronchi per far perdere tempo ai feroci animali, balzando +agilmente sopra le piccole macchie, guizzando in mezzo alle radici ed +alle liane, ma allontanandosi sempre più dai compagni, colla cattiva +prospettiva di smarrirsi fra quelle migliaia di vegetali. + +Galoppava da una buona mezz’ora, sempre più inoltrandosi nella +boscaglia e sempre incalzato dagli ostinati cignali, quando tutto d’un +tratto sentì mancarsi il suolo sotto i piedi. Ebbe appena il tempo di +mandare un grido, che si trovò, semi-intontito in fondo ad una larga +buca. + +Non potè subito rendersi conto di quanto era accaduto, poichè nel +battere il capo in terra, aveva ricevuto tale scossa, da non sapersi +più raccapezzare. + +Gli parve però di sentirsi cadere addosso una massa pesante, quindi +di udire presso di sè un urlo acuto che terminò in un grugnito rauco, +strozzato. + +— Morte di Giove ed anche di Febo!... — esclamò, quando si fu un po’ +rimesso. — Un passo più innanzi e m’infilzavo come questo dannato +facafuchero o facafocoro che sia. Si vede che sono ancora un uomo +fortunato, dopo tutto. — + +Il brav’uomo aveva ben ragione di chiamarsi fortunato, poichè era +miracolosamente scampato al più orribile dei supplizii, cioè alla morte +col palo. + +La sua fuga precipitosa lo aveva condotto sopra uno di quei pericolosi +trabocchetti che i negri sogliono scavare per impadronirsi, senza +correre alcun pericolo, dei grossi animali, come gli elefanti ed i +rinoceronti. + +Era una buca profonda tre metri, larga e lunga sei, munita nel mezzo +d’un aguzzo palo profondamente impiantato e coperta superiormente da +uno strato di canne di terra e di foglie. + +Il portoghese, invece di cadere sul palo e terminare la sua esistenza +come un turco od un persiano, trasportato dal proprio slancio, era +andato a stramazzare in un angolo del trabocchetto; invece sua si era +infilzato il vecchio maschio che gli stava alle calcagna e che ora +presentava il comico spettacolo di un maiale enorme, messo allo spiedo +intero. + +— In fede mia che sta meglio su quella punta questo irascibile porco +che io, — disse Antao. — È una vera disgrazia che non vi sia qui della +legna per arrostirlo. — + +Il suo buon umore si cambiò però in un subitaneo impeto di collera, +udendo sopra la sua testa dei grugniti furiosi. + +— Ancora quegli ostinati maiali!... — esclamò. — Ora vi mando a tenere +compagnia al vecchio maschio. — + +Gli altri tre facocheri, che avevano avuto il tempo di trattenersi +dinanzi al trabocchetto, correvano all’impazzata intorno alla buca +grugnendo rabbiosamente, come fossero furibondi per non aver potuto +vendicarsi del disgraziato portoghese. + +Di tratto in tratto s’arrestavano allungando i loro brutti musi verso +la fossa e battendo fortemente le loro lunghe zanne che producevano +un rumore simile a quello delle mascelle dei caimani allorchè si +rinchiudono, poi cercavano di avanzarsi sullo strato di canne mezzo +sfondato, ma comprendendo che correvano il pericolo di seguire il +vecchio maschio, s’affrettavano a retrocedere. + +Antao raccolse la carabina che era caduta in un angolo, ma quando volle +caricarla, s’avvide che la fiaschetta della polvere erasi spezzata, +spargendo le munizioni sul fondo limaccioso della trappola. + +— Morte di tutti i facucheri della terra!... — esclamò, dando un +calcio alla fiaschetta sventrata. — Eccomi in un bell’impiccio!... Se +Alfredo e Asseybo non vengono a liberarmi, quei dannati animali non +mi lascieranno uscire da questa dannata buca!... Uscire!... Credo che +anche senza quei porci non vi riuscirei di certo!... Ma toh!... L’idea +mi pare buona ed il coltello vi può giungere. — + +Senza più occuparsi dei facocheri, i quali d’altronde non potevano +giungere fino a lui, si levò la cinghia che gli sorreggeva i calzoni, +poi estrasse il coltello da caccia che pendevagli dal fianco, un’arma +lunga un buon piede e di una tempra eccezionale, quindi la legò +saldamente all’estremità della canna del fucile, formando una specie di +lancia. + +— Sbarazziamoci per ora dei porci, — disse. — Poi vedremo se vi sarà il +mezzo di uscire dalla trappola. — + +Guardò in alto e vide i tre facocheri riuniti, i quali lo guardavano +coi loro occhietti neri, digrignando i denti e grugnendo. + +Allungare rapidamente il fucile e piantare il coltello in mezzo al +ventre del più vicino, fu la cosa d’un istante. + +L’animale, trapassato fino alla spina dorsale, mandò un urlo acuto e +piombò nella buca, dibattendosi fra le strette dell’agonia. Gli altri +due, spaventati, fecero un rapido volta faccia e fuggirono a tutte +gambe in mezzo alla foresta. + +— Per Giove! — esclamò Antao, ridendo. — Per poco che la continui, +questa buca diverrà la bottega d’un macellaio!... Disgraziatamente è +sempre il fuoco che mi manca. + +Orsù, cerchiamo di lasciare l’alloggio, per ora. Più tardi manderò i +due dahomeni a ritirare i viveri. — + +Fece il giro della buca, sperando che in qualche luogo il terreno fosse +tanto friabile da permettergli di scavarsi dei gradini, ma s’avvide che +quella trappola era stata aperta fra degli strati di natura rocciosa, i +quali dovevano opporre una resistenza considerevole. + +— Diavolo!... — mormorò il disgraziato portoghese, che cominciava a +perdere il suo buon umore ed a diventare inquieto. — Temo di dover +passare la notte in fondo a questa umida tana, in compagnia di questi +due porci. + +Chissà se Alfredo ed Asseybo riusciranno a trovarmi, prima che tramonti +il sole. In queste foreste è così facile a smarrirsi!... + +Orsù, bisogna rassegnarsi e fare buon viso alla fortuna. D’altronde una +notte passa presto. + +Se la fiaschetta non si fosse spezzata e il fondo di questa fossa, +invece di essere così limaccioso fosse stato bene asciutto, avrei +potuto richiamare l’attenzione di Alfredo con delle scariche ma bah!... +Domani mi ritroveranno. — + +Le tenebre calavano rapidamente ed al prigioniero non rimaneva altra +prospettiva che di trovarsi un cantuccio per riposare e d’armarsi di +pazienza fino all’alba, certo che Asseybo avrebbe ritrovato le sue +tracce. + +Disgraziatamente il fondo della trappola era una pozzanghera e non era +possibile coricarsi su quel fango saturo d’acqua. + +— Che debba rimanere in piedi tutta la notte?... — brontolò il +portoghese. — Non sono già nè un’airone, nè un fenicottero per dormire +in piedi. Toh!... non avevo pensato che posso avere un letto abbastanza +comodo!... — + +Quella buona idea gli era stata suggerita guardando i due facocheri. +Con non poca fatica riuscì a tirare giù quello che si era impalato, poi +li trascinò tutti e due in un angolo mettendoli l’uno vicino all’altro +e vi si sdraiò sopra, mandando un sospiro di soddisfazione. + +— Pare che anche i morti qualche volta possano essere utili, — +disse, ridendo. — Cerchiamo di chiudere gli occhi e di schiacciare +un sonnellino. Speriamo che finchè dormo qualche stupido elefante non +venga a gettarsi nella trappola. — + +Il sole era allora tramontato da alcuni minuti e la notte era scesa, ma +una notte oscurissima, non essendovi luna. + +Il portoghese, invitato dal profondo silenzio che regnava nella foresta +e vinto dalla stanchezza, non tardò ad addormentarsi profondamente, +come se fosse coricato sul più soffice letto di tutto il Portogallo. + +Il suo sonno però, dopo alcune ore, fu bruscamente interrotto da +scrosci di risa sgangherati che scendevano dall’alto. + +— Il diavolo si porti la gente allegra! — esclamò il portoghese, +alzandosi di assai cattivo umore. — Pare che si divertano nella +foresta. Che ridano della mia disgrazia?... — + +Lasciò il suo comodo giaciglio, sul quale contava di russare beatamente +fino all’alba e guardò verso l’orlo della buca. + +— Altro che gente allegra!... — mormorò. — Sono bestie affamate, che +sarebbero ben contente di banchettare col mio corpo. — + +Quattro paia d’occhi a riflessi verdastri, che brillavano come +quelli dei gatti, erano fissi su di lui, con un’ostinazione da fare +accapponire la pelle al più coraggioso cacciatore del continente nero. + +Ci volle poco al portoghese, per sapere a chi appartenevano. Erano +gli occhi di quattro grosse iene macchiate, le quali, accortesi che in +fondo alla buca vi erano delle prede, si erano affrettate ad accorrere +colla speranza di divorarsele. + +Se però la discesa era facile, la salita era difficile e quei +ributtanti carnivori non avevano nessuna intenzione di andarsi a +cacciare in quella trappola. + +— L’ingordigia vi tenta, ma la paura di venire a tenermi compagnia vi +trattiene, — disse il portoghese, ormai rassicurato. — D’altronde ho +qui uno spiedo che può servire anche contro di voi. — + +Le quattro iene, vedendolo alzarsi, si erano ritirate di qualche +passo, cominciando un concerto indiavolato a base di scrosci di risa, +tutt’altro che gradito per gli orecchi del prigioniero. + +Per un po’ Antao pazientò, sperando che le iene si allontanassero, +vedendo però che si ostinavano a rimanere presso l’orlo della trappola, +si rialzò furioso, e salito sui facocheri, vibrò un terribile colpo di +punta all’animale più vicino, squarciandogli il petto. + +Le compagne, spaventate da quella brutta accoglienza, s’affrettarono +a sbandarsi, mentre quella ferita, nell’agitarsi fra le ultime +convulsioni, sfondava parte dello strato di canne, precipitando in +fondo la buca. + +— Per Giove!... — esclamò il portoghese. — Ecco un altro materasso +che mi permetterà d’allungare anche le gambe. Approfittiamone per +riprendere il sonno. — + +Trascinò il cadavere della iena accanto ai due facocheri e si sdraiò +comodamente sul suo letto di morti, ma era destinato che quella notte +non dovesse continuare il sonno. + +Aveva appena richiusi gli occhi, che un altro concerto più indiavolato +lo costrinse a riaprirli. Via le iene erano giunti gli sciacalli, ma in +grosso numero e quei furfanti si permettevano il piacere di offrirgli +una serenata così strepitosa, da svegliare anche il più ostinato +dormiglione della terra. + +— Orsù!... — esclamò Antao, che perdeva la sua flemma. — Non vi è caso +che mi lascino tranquillo un solo momento. Il diavolo si porti tutte le +bestie dell’Africa!... — + +In quell’istante gli parve udire una lontana detonazione echeggiare +sotto i grandi alberi. + +— Che sia Alfredo?... — mormorò. — Giungerebbe in buon punto per fugare +questi arrabbiati concertisti. — + +Tese gli orecchi, ma le urla degli sciacalli gl’impedivano di ascoltare. + +— Mi cercano, speriamo adunque che mi trovino, — disse. — Se questi +furfanti stessero un momento zitti potrei, urlando a piena gola, forse +farmi udire, ma non cesseranno prima dell’alba. Se potessi pagarli con +quattro buoni colpi di spiedo, credo che di simile moneta ne avrebbero +abbastanza per andarsene a tutte gambe. — + +Salì sui tre cadaveri cercando di avventare qualche colpo di punta a +quella banda affamata, ma quegli animali erano troppo lesti, e meno +curiosi delle iene, e si tenevano lontani dall’orlo della buca appena +scorgevano l’arma alzarsi verso di loro. + +Il portoghese, dopo vari tentativi infruttuosi, dovette rassegnarsi ad +ascoltare, di buona o cattiva voglia, quella seconda serenata. + +Per più di un’ora quelle lugubri urla risuonarono nella foresta, +impedendo al disgraziato prigioniero di udire le detonazioni delle armi +da fuoco dei suoi amici, ma poi tutto d’un tratto cessarono. + +— Toh!... — mormorò, un po’ inquieto. — Chi può aver interrotto quegli +arrabbiati concertisti?... Che sia giunto qualche maestro armato di +zanne e d’artigli?... La fuga precipitosa degli sciacalli mi mette dei +sospetti, ma prenderò le mie precauzioni. — + +Si cacciò dietro ai cadaveri della iena e dei due facocheri che +potevano servirgli di barricata, avendoli messi l’uno sull’altro, +puntò in alto il suo spiedo e stette in ascolto, cogli occhi fissi sui +margini della buca. + +Essendo la foresta ridiventata silenziosa, dopo alcuni istanti gli +parve di udire un soffio poderoso, seguìto dallo scricchiolìo di alcune +foglie secche. + +— Qualcuno s’avvicina, — mormorò Antao, che si sentiva imperlare la +fronte da alcune gocce di freddo sudore. — Che dopo le iene e gli +sciacalli vengano i grossi carnivori?... Bella notte che mi si prepara +e tutto per colpa di quei dannati porci. — + +Tese nuovamente gli orecchi, ma cercando nel medesimo tempo di +rannicchiarsi meglio che poteva dietro ai cadaveri e udì nuovamente +il soffio poderoso e le foglie scricchiolare come sotto una violenta +pressione. + +Poco dopo, un oggetto lungo e grosso, di colore oscuro, scese nella +buca, soffiando con tale forza da far rimbalzare l’acqua fangosa. + +Il portoghese si sentì rizzare i capelli. + +— Dio me la mandi buona, — mormorò, facendosi più piccino che poteva. — +È un serpente od è la tromba d’un elefante?... — + +Guardò in alto e vide ferma, sull’orlo della trappola, una massa +gigantesca che spiccava paurosamente fra le tenebre. + +Era un elefante di taglia enorme, forse uno di quei vecchi solitarii +che vivono rintanati in mezzo alle più folte foreste e che sono i più +pericolosi di tutti, poichè sono sempre d’un umore intrattabile. + +Certo si era accorto della vicinanza dell’uomo ed aveva cacciata la +proboscide nella buca, per cercare d’afferrarlo e scaraventarlo contro +qualche albero. + + [Illustrazione: ... quando tutto d’un tratto sentì mancarsi il + suolo sotto i piedi. (Pag. 155).] + +— Morte di Urano e di Saturno, — mormorò Antao. — Non mancherebbe altro +che mi cadesse addosso!... Mi hanno detto che i vecchi solitari sono +così cattivi, da scagliarsi contro tutti gli uomini che incontrano. Se +la proboscide mi afferra, per me è finita!... — + +Vedendo la tromba agitarsi in tutti i sensi e cercare lungo le pareti +della trappola, Antao si gettò a terra, tirandosi addosso il cadavere +della iena. Sperava in tale modo di non venire scoperto, ma ben presto +s’accorse che l’estremità di quella formidabile appendice, cercava +d’insinuarsi fra i cadaveri per afferrarlo. + +Pazzo di terrore, si sbarazzò della iena e si rifugiò dall’altra parte +della buca, impugnando il suo spiedo. + +Vedendo la tromba a due passi, con uno sforzo disperato le vibrò +un colpo di punta, ma non potè constatare gli effetti di quella +coltellata, poichè ricevette in pieno corpo una scarica di fango e +d’acqua così impetuosa, da ruzzolare colle gambe all’aria. + +— Sono morto!... — urlò. + +Quasi nel medesimo istante udì echeggiare, a breve distanza, due spari, +seguìti dal barrito formidabile del gigantesco animale. + + + + +CAPITOLO XXIII. + +L’imboscata dei Krepi + + +Quando il povero Antao, inzaccherato di fango dai piedi ai capelli, si +rialzò per scuotersi di dosso quel sudiciume, invece dell’elefante, +vide sull’orlo della trappola Alfredo ed Asseybo, che tenevano nelle +mani due rami resinosi accesi. + +— Morte di tutti gli elefanti dell’Africa!... — urlò. — Tu Alfredo?... +Un momento di ritardo e ti giuro, amico, che Antao non avrebbe mai +veduto il muso di quel furfante di Kalani, nè quello di Geletè!... + +— Ma cosa fai in quella trappola!... — esclamò Alfredo, abbassando il +ramo per vederlo. + +— Cosa faccio?... — rispose Antao, che aveva riacquistato subito il suo +buon umore. — Lo vedi, tengo compagnia ai morti. + +— Ai morti?... Sei pazzo, Antao? + +— Non mi sembra che l’elefante abbia guastato il mio cervello, +quantunque m’abbia fatto provare un così cattivo momento, che non lo +augurerei nemmeno ad un antropofago. Non vedi che sono in compagnia di +tre cadaveri?... + +— Ma chi ti ha gettato lì dentro?... + +— I facucheri. + +— I facocheri!... + +— Sì, i facocheri, come li vuoi chiamare. + +— E sei lì dentro da ieri sera?... + +— E ci sarei rimasto chissà fino a quando, senza di voi. + +— Oh!... Disgraziato amico!... + +— Lascia andare i compianti e gettami una corda. Sono imbrattato +di fango peggio d’un maiale. Quell’indiavolato elefante aveva una +tonnellata di zavorraccia nello stomaco e mi meraviglio che non +mi abbia accoppato con quella scarica. Auff! Pareva una tromba +marina!... — + +Asseybo ed Alfredo si erano affrettati a levarsi le cinture di cotone +che portavano ai fianchi, lasciandole pendere nella trappola. Il +portoghese stava per aggrapparvisi, ma le lasciò subito andare. + +— Non sali?... — chiese Alfredo. + +— Aspetta un po’, amico, — rispose Antao. — Vi è la bottega d’un +macellaio in questa buca. Che la carcassa della iena rimanga qui a +imputridire non m’interessa, ma i due porci voglio portarmeli via. + +— Lasciali andare, Antao. Durante il nostro assedio ne abbiamo uccisi +sei o sette. + +— L’assedio?... Oh diavolo!... Io nella buca e voi sul baobab! Non +avrei mai supposto che questi brutti porci fossero così ostinati. +Tenete saldo!... — + +S’aggrappò alle fascie e si lasciò tirare in alto. Quando si trovò +fuori da quella trappola, che per poco diventava la sua tomba, forse +per la prima volta in vita sua lasciò in pace i pianeti per lanciare un +interminabile «oh!...» di soddisfazione. + +— Grazie, Alfredo, — disse poi, — ma mi dirai almeno come avete fatto a +trovarmi fra questa oscura foresta. + +— Te lo racconterò camminando. Affrettiamoci a ritornare al campo, +poichè questa foresta mi pare che pulluli di animali feroci. Abbiamo +già veduto un leone e due leopardi. Ma come sei caduto in quella +trappola da elefanti?... — + +Il portoghese s’affrettò a raccontargli la sua avventura, che se da +principio lo aveva fatto ridere, aveva però finito col farlo tremare. + +— Se non giungevate voi, — concluse, — quell’elefante non avrebbe +tardato a ridurmi in un ammasso di carne o in una enorme bistecca. + +— Ringrazia il caso che ci ha guidati da questa parte ed in così buon +punto, — disse Alfredo. — Povero amico!... Che ore angosciose avrai +passate in fondo a quella buca. + +— Non quanto credi, poichè una parte di quelle ore l’ho passata +russando pacificamente. Ma voi, come vi siete sbarazzati dei porci?... + +— Abbiamo subìto un vero assedio da parte di quegli animali e che è +durato fino a sera inoltrata, malgrado le nostre frequenti scariche. + +Quando potemmo discendere ci mettemmo in cerca di te, temendo che ti +fosse toccata qualche grave disgrazia. + +Essendo però le tenebre già calate, ci fu impossibile scoprire le tue +tracce, sicchè ci vedemmo costretti ad avanzare a casaccio, sperando di +udire la tua voce o qualche sparo. + +Avevamo marciato tre ore, scaricando di quando in quando le nostre +armi, quando scorgemmo quel vecchio elefante e udimmo il tuo grido. Con +due scariche lo mettemmo in fuga, lanciandogli dietro una torcia per +spaventarlo vieppiù; e il resto lo sai. + +— Ed al campo non siete tornati?... + +— No, Antao. + +— Saranno inquieti per la nostra prolungata assenza. + +— Ci crederanno occupati a cacciare i grossi animali all’agguato. +Affrettiamoci, amico; devono essere già le due antimeridiane. + +— Ma dov’è il campo?... + +— Odo il fiume a scorrere alla nostra destra. Seguendolo non ci +smarriremo. + +— Ma i vostri porci dove li avete lasciati?... + +— Ne abbiamo appesi due ai rami del baobab per sottrarli ai denti degli +sciacalli e delle iene, in quanto agli altri non troveremo che gli +scheletri. — + +Piegando a destra trovarono ben presto il fiume che doveva guidarli +all’accampamento, secondo i loro calcoli. Le sue rive però erano +coperte d’una vegetazione così fitta, da impedire a loro di poterlo +costeggiare, sicchè si videro costretti a rientrare nella foresta, dove +potevano trovare dei passaggi meno faticosi. + +Dopo un breve consiglio si erano rimessi animosamente in marcia, +ansiosi di giungere all’accampamento dopo tante ore d’assenza, quando +furono bruscamente arrestati da una grande ombra che s’avanzava +lentamente, muovendo loro incontro. + +— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — È un altro elefante che viene +a romperci le tasche?... È proprio scritto che questa notte dobbiamo +fare dei cattivi incontri?... Comincio ad averne fino ai capelli, delle +bestie africane. + +— Non mi sembra che sia un elefante, — rispose Alfredo, che si era +arrestato dietro il tronco d’un grosso albero. — Stiamo in guardia, +amici, perchè temo che quella massa enorme sia un rinoceronte. + +— Od un ippopotamo in cerca di cibo?... — disse Asseybo. — Il fiume è +vicino, padrone. + +— Credo che tu abbia ragione. Se si trattasse d’uno di quei bruti +rinoceronti, a quest’ora ci avrebbe caricati. + +— Cosa facciamo? — chiese Antao. — Se è un ippopotamo, lasciamolo +pascolare a suo comodo. + +— Ma mi pare che si occupi più di noi che delle radici che +costituiscono il suo piatto favorito. Non vedi che si dirige proprio +qui?... + +— Sarà un curioso. + +— Ma un curioso pericoloso, Antao. + +— Lo saluteremo con una buona scarica + +— Stiamo prima a vedere cosa farà. Mi pare che non abbia intenzioni +cattive, almeno per ora. — + +Veramente quell’ippopotamo, tale almeno doveva essere a giudicarlo +dalla sua andatura pesante ed incerta, pareva che non avesse idee +bellicose, poichè continuava placidamente la sua marcia, semi-tuffato +fra le alte erbe che crescevano sotto gli alberi. + +Doveva aver scorto i tre uomini od udite le loro voci, pure continuava +ad avvicinarsi all’albero dietro a cui si tenevano celati, senza però +affrettarsi e con certi movimenti così impacciati che facevano ridere +il portoghese. + +— Questa è strana!... — esclamò ad un tratto Alfredo. — Simili animali, +quando sono a terra, evitano l’incontro degli uomini o li assalgono +con furore, mentre questo non s’inquieta. Se continua ad avanzarsi, fra +mezzo minuto sarà qui. + +— Vuole farsi fucilare a bruciapelo, — disse Antao, che aveva armata la +carabina. + +— Mi sembra però.... Toh!... Guardalo bene, Asseybo. Ti sembrano +naturali le sue mosse?... + +— No, padrone, ma mi viene un sospetto. + +— E quale? + +— Che quell’animale sia gravemente ferito. + +— Comincio a crederlo anch’io. + +— Ah!... — + +L’ippopotamo che da qualche istante si era arrestato, come se le forze +gli fossero venute meno, tutto d’un tratto si era coricato al suolo, +rovesciandosi pesantemente su di un fianco. Pareva che fosse morto, +poichè non si udivano più a scrosciare le foglie. + +— È spirato, — disse il portoghese. — Che abbia ricevuto qualche grave +colpo di lancia?... + +— È possibile, — rispose Alfredo. — I negri di queste regioni, +assalgono sovente questi mostri, per fare delle scorpacciate di carne +succolenta. + +— In tal caso andremo a tagliare un pezzo di quella bestia per la +nostra colazione. + +— Sì, ma dopo che ci saremo assicurati della sua morte, — rispose il +cacciatore. + +S’avanzò di dieci o dodici passi guardando l’enorme massa che +conservava una immobilità assoluta, poi puntò il fucile mirando la +testa e fece fuoco. + +L’anfibio ricevette la scarica, ma non si mosse. + +— È morto, — disse Alfredo. — Possiamo avvicinarsi senza timore. — + +Si avanzò verso l’enorme cadavere seguito dal portoghese e dal negro e +si misero a girargli intorno per vedere ove aveva ricevuta la ferita. + +— Guarda qui, — disse Alfredo. — Mi pare di scorgere una +bucatura. — + +Entrambi si erano curvati per meglio vederla, essendo l’oscurità ancora +fittissima, ma d’improvviso videro quel corpaccio alzarsi bruscamente, +mentre si sentivano prendere pei piedi ed atterrare di colpo, prima +ancora che avessero potuto far uso delle armi. + +Sette od otto individui erano sgusciati di sotto all’ippopotamo e +si erano scagliati, con rapidità fulminea addosso ai due bianchi +riducendoli all’impotenza, mentre due altri si erano gettati contro +Asseybo che era rimasto un po’ indietro. + +Il bravo servo però, non si era lasciato cogliere di sorpresa. Vedendo +sorgere quei misteriosi individui, era balzato prontamente indietro +armando precipitosamente il fucile. + +— Canaglie!... — urlò. + +Con una palla fece stramazzare il primo avversario colla testa +fracassata, con un poderoso calcio ben applicato mandò il secondo a +gambe levate, poi fuggì attraverso la foresta, inseguito da altri negri +che erano sbucati dai cespugli vicini. + +Intanto Alfredo ed il portoghese erano stati in un baleno disarmati +e legati strettamente, senza che avessero avuto tempo di opporre la +menoma resistenza, tanto era stato rapido l’assalto. + +— Morte di Giove, di Urano e Saturno — urlò Antao, tentando, ma invano, +di spezzare le robuste liane che lo stringevano. — Cosa significa +quest’aggressione?... Chi sono questi negri che si nascondono sotto la +pelle d’un ippopotamo per prenderci di sorpresa? + +— Spero che lo sapremo presto, — disse Alfredo, che aveva ricuperato +prontamente il suo sangue freddo. + +Poi rivolgendosi verso i negri che li circondavano, guardandoli in +silenzio, chiese a loro in lingua uegbè: + +— Cosa volete voi da noi bianchi?... Non vedete che non siamo negri?... +Sciogliete queste corde e ridateci la libertà od i nostri compagni +verranno qui e vi fucileranno tutti. — + +I negri invece di rispondere si guardarono in viso l’un l’altro con una +certa inquietudine, si scambiarono rapidamente alcune parole, poi si +gettarono sui due bianchi e li deposero su di una barella fatta di rami +d’albero intrecciati e solidamente legati. + +— Furfanti!... — gridò Alfredo, che cominciava a perdere la sua calma. +— Cosa fate?... — + +Nemmeno questa volta i negri risposero. Otto di loro, i più robusti, +afferrarono la barella, la sollevarono sulle spalle e si misero +senz’altro in marcia a passo di corsa, seguiti da tutti gli altri +che erano armati di lancie e che parevano incaricati di proteggere la +ritirata. + +— Morte di Nettuno!... — urlò Antao. — Cosa significa questo rapimento, +Alfredo?... + +— Non ne so più di te, mio povero amico. + +— Ma chi credi che siano questi negri?... + +— Dei Krepi senza dubbio. + +— Che crepino davvero. Ci hanno proprio teso un agguato. + +— Ci aspettavano, Antao. + +— Nascosti nella pelle d’un ippopotamo!... L’idea è stata almeno assai +originale. + +— Si vede che ci temevano e che non osavano assalirci di fronte. + +— E Asseybo, che lo abbiano preso?... — + +— Credo che sia riuscito a prendere il largo poichè non abbiamo udito +nessun altro colpo di fucile, anzi mi pare d’aver veduto ritornare +coloro che si erano lanciati dietro di lui. + +— Alfredo!... — esclamò ad un tratto il portoghese, con ispavento. + +— Cosa vuoi?... + +— Ed il nostro accampamento?... Che questi negri l’abbiano assalito?... + +— Non avrebbero mancato di saccheggiarlo ed io non ho veduto nè una +cassa nè un cavallo, e poi avremmo udito degli spari. + +— Allora questi misteriosi rapitori l’avevano solamente con noi. + +— Così sembra. + +— Ma cosa vorranno farci?... Ucciderci forse?... + +— Non ho questo timore. I negri di queste regioni rispettano gli uomini +bianchi e li temono troppo per osare d’ucciderli. Spero che avremo ben +presto la spiegazione di questo rapimento. — + +Intanto i negri continuavano la loro corsa precipitosa attraverso alla +grande foresta. Quei robusti ed infaticabili camminatori, filavano come +cavalli lanciati al galoppo, seguendo un sentiero forse noto a loro +soli, seguìti sempre da vicino dalla scorta armata. + +Ad un tratto giunsero sul margine d’una vasta pianura coperta d’alte +erbe. Cominciando a diradarsi le tenebre, Alfredo ed Antao, spingendo +lontani gli sguardi, scorsero verso il nord un ammasso di capanne che +parevano costituissero un grosso villaggio. + +— Ci conducono là, — disse Alfredo. + +— Dobbiamo essere già ben lontani dal nostro campo, — disse il +portoghese, con inquietudine. + +— Almeno sei miglia. + +— Come farà a ritrovarci Asseybo?... Spero che non ci abbandonerà. + +— Sono invece certo che ci segue per sapere dove ci conducono questi +negri. + +— Che venga a liberarci?... + +— Per lo meno lo tenterà, aiutato dai dahomeni e dalla ragazza. + +— Ma sai che abbiamo alle spalle due dozzine di negri armati di lancie. + +— Lo so. + +— E che quel villaggio mi sembra ben grosso? + +— È vero, ma ti dico che i nostri uomini non ci abbandoneranno. Da +questo lato sono tranquillo. — + +In quell’istante si udì in lontananza, verso la borgata, la quale era +ormai perfettamente visibile essendo già spuntato il sole, un fracasso +indiavolato di tamburelli, unito a grida discordi. + +Una grossa banda di negri era uscita dal villaggio e muoveva incontro +ai rapitori. Anche quegli abitanti erano però armati, poichè il sole +faceva scintillare numerose lancie. + +— Il diavolo mi porti se io ci capisco qualche cosa, — disse Antao. — +Pare che quei messeri festeggino la nostra scorta. + +— Saranno lieti dell’esito felice della spedizione. — + +La scorta, udendo quel fracasso, aveva risposto con alte grida ed aveva +affrettata la corsa, impaziente di giungere alla borgata, attorno alla +quale si vedevano formicolare masse di negri. + +In pochi minuti attraversò la distanza che ancora la separava e +s’arrestò dinanzi alle prime capanne, in mezzo ad una folla di negri +vociferanti, i quali si accalcavano attorno alla barella con tale +impeto da rovesciare quasi i portatori. + +Alfredo e Antao si erano alzati guardando tutti quegli uomini ma, +con loro grande sorpresa, non videro su tutti quei volti nessuna +traccia ostile. Parevano anzi tutti allegri e più disposti a venerare +i prigionieri come fossero esseri superiori, che ad usare a loro la +menoma scortesia. + +Alcuni anzi, che erano riusciti a rompere le file della scorta, si +erano affrettati ad offrire ad Antao e ad Alfredo delle zucche ripiene +di birra di miglio fermentato, dei banani e delle noci di calla. + +— Buon segno, — disse il portoghese, che s’era rassegnato. — Questi +negri mi sembrano assai gentili. Che abbiano intenzione di adorarci?... + +— Non ci sarebbe da stupirsi, — rispose il cacciatore + +— Disgraziatamente abbiamo troppa fretta e non siamo affatto disposti a +farci adorare. + +— Vedremo come finirà questa singolare avventura, Antao. — + +La scorta, disorganizzata dal primo impeto della folla, era riuscita, +distribuendo legnate a destra ed a manca, a respingere tutti quei +curiosi ed a fare avanzare la barella. + +Fece attraversare ai due prigionieri la via principale della borgata, +aprendosi il passo, con gran fatica, fra la folla e li depose dinanzi +ad una vastissima capanna che sorgeva sulla piazza del mercato, una +costruzione assai barocca, terminante in tre cupoloni e circondata da +un gran numero di statuette d’argilla bianca rappresentanti uomini, +animali e uccelli, probabilmente degli idoli adorati dalla tribù. + +Un vecchio negro dai capelli bianchi, dalla pelle incartapecorita, +vestito con una logora sottana adorna di galloni d’oro sfilacciati, +di code di sciacalli e di buoi, col petto ed il collo carichi di +collane di perle turchine ed il capo coperto da un elmetto da pompiere, +tutto ammaccato, si avanzò verso i due prigionieri e pronunciò un +discorsetto, che nè Antao nè Alfredo riuscirono a comprendere. + +Dalle sue gesta però s’accorsero che quel minuscolo monarca li trattava +con grande deferenza, anzi con molto rispetto. + +— Orsù, morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese. — Ti +dico Alfredo che noi siamo stati rapiti per arricchire la collezione di +feticci del capo. + +— Ora lo sapremo, — rispose Alfredo. — È impossibile che qui non si +comprenda l’_uegbè_. — + +Si volse verso il re negro il quale pareva che aspettasse una risposta +e lo interrogò nella lingua usata dai negri della Costa d’Avorio. + +— Capo, — disse, — noi non comprendiamo il tuo linguaggio, ma qui vi +sarà qualcuno che possa rispondermi. + +— Tu parli la lingua dei Popos?... — chiese il vecchio negro con gioia. + +— Sì, e sono lieto che tu mi abbia capito. Mi dirai ora il motivo per +cui hai fatto rapire noi che siamo uomini bianchi. + +— Perchè voi siete due _fabbricatori di pioggia_. — + +Udendo quella risposta, Alfredo non potè trattenere una irriverente +risata. + +— Hai capito, Antao? — disse. — Credono che noi possiamo fabbricare la +pioggia. + +— Fabbricare la pioggia?... — esclamò il portoghese, stupito. — Cosa +vuol dire ciò?... + +— Pare che questi negri abbiano bisogno dell’acqua del cielo per +fecondare le loro terre, arse forse da una siccità troppo prolungata e +che ci abbiano presi credendo, in buona fede, che noi abbiamo il potere +di far accorrere le nubi. + +— Bel paese di pazzi!... E così?... + +— Vediamo se possiamo far capire a loro che hanno preso un grosso +granchio. — + +Si volse verso il capo che attendeva ansiosamente una risposta, +dicendogli: + +— Tu hai sognato, vecchio mio. Gli uomini bianchi non hanno mai avuto +questo potere. — + +Il negro non parve che si indispettisse per quella risposta, poichè +rispose con tutta calma e quasi sorridendo: + +— L’uomo bianco crede che la mia tribù sia avara e che non voglia +compensarlo, ma s’inganna. Noi daremo a te buoi, pecore, burro e birra +di sorgo e di miglio. + +— Ti ripeto che gli uomini bianchi non sono mai stati fabbricatori di +pioggia. + +— Tu vuoi burlarti di noi. Sappiamo che gli uomini dalla pelle bianca +sanno fare mille cose che noi non possiamo ottenere. + +— Ti ripeto che t’inganni. + +— No, poichè l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole che tramonta, +ci ha detto che voi possedete la magìa di far tuonare le nubi e cadere +la pioggia. + +— Di quale uomo parli?... — chiese Alfredo, con viva sorpresa. + +— Di un negro il quale è già partito perchè aveva fretta di tornare +nel suo paese, nel Dahomey, ma prima di lasciarci ci aveva detto che +voi eravate accampati sul mio territorio, affermando che solamente +voi avreste potuto salvarci dai danni enormi prodotti dalla siccità +prolungata ed io vi ho fatti prendere e condurre qui. Volete ritornare +nei vostri paesi?... Dateci la pioggia o non lascierete più mai la +terra dei Krepi. — + + + + +CAPITOLO XXIV. + +I fabbricatori di pioggia + + +Alfredo si era vivamente alzato in preda ad una inquietudine così viva, +da strappare al portoghese una esclamazione di profondo stupore. + +Il cacciatore aveva ormai compreso da chi era partito quel colpo +che aveva lo scopo di immobilizzarlo nella regione dei Krepi, onde +tardasse, più che fosse possibile, la sua marcia verso le frontiere del +Dahomey. Le ultime parole del capo erano state per lui una rivelazione +fulminea, ma d’una gravità eccezionale, poichè si trattava della +salvezza di tutti e soprattutto della perdita del piccolo Bruno. + +— Antao! — esclamò, con voce strozzata. — Noi stiamo per perdere il +frutto di tante fatiche e tutte le nostre speranze. Se non troviamo +il mezzo di liberarci presto, alle frontiere del Dahomey troveremo le +genti di Kalani. + +— Di Kalani!... — esclamò il portoghese. — Che questi negri ci abbiano +fatti prigionieri per ordine di lui?... + +— Non mi hai compreso, Antao. Questi stupidi hanno obbedito, senza +saperlo, ad uno dei nostri nemici, il quale ha sfruttato la loro +ingenuità a nostro danno. + +— Spiegati meglio, Alfredo. + +— Sai chi era l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole che tramonta +e che ha dato da intendere a questi negri che noi eravamo capaci di +fabbricare la pioggia?... + +— Non lo so. + +— Era una delle spie, quella fuggita dal paese degli Ascianti. + +— Morte di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — Come può aver +fatto a precederci?... + +— Io non lo so, ma ormai non ho più alcun dubbio. Per fermarci, onde +avere il tempo di giungere nel Dahomey prima di noi, egli ha suggerito +a questi negri l’idea di tenderci un agguato nella foresta. + +— Doveva adunque essersi accorto della nostra presenza in questa +regione. + +— Di certo, Antao. + +— Il miserabile!... Ma che gambe hanno quei dahomeni?... Ci siamo +avanzati a marcie forzate, galoppando dall’alba al tramonto ed egli ha +potuto giungere qui prima di noi!... Che avesse avuto un cavallo?... + +— Lo suppongo. + +— E cosa conti di fare ora?... Se quell’uomo giunge nel Dahomey prima +di noi, metterà in guardia Kalani e ci troveremo addosso quelle bande +sanguinarie. + +— Certo, Antao. Se non riusciamo ad acquistare prontamente la libertà, +perderemo la vita alle frontiere del Dahomey. + +— Ma come faremo a sbarazzarci di queste mignatte?... Noi non siamo in +grado di far piovere. + +— Cercheremo d’ingannarli. + +— In quale modo?... + +— Lo si vedrà; credo però d’avere una buona idea e se riesco a +persuaderli, domani saremo liberi. + +— Agisci senza ritardi, Alfredo. — + +Il cacciatore si rivolse verso il capo negro che aspettava sempre una +risposta e gli disse: + +— Odimi, capo. Noi ti accontenteremo e faremo cadere dal cielo tanta +pioggia da inaffiare abbondantemente la terra e da farti fare dei +raccolti prodigiosi, ma voglio prima sapere una cosa da te. + +— Parla, uomo bianco, — disse il negro. + +— L’uomo che ti disse che noi sappiamo fabbricare la pioggia, quando è +giunto qui?... + +— Ieri mattina. + +— Montava un cavallo?... + +— Sì, ma l’aveva ridotto in condizioni così miserande, che appena +giunto morì. Lo abbiamo mangiato ieri sera e ti assicuro che era +eccellente. + +— Quando è ripartito quell’uomo?... + +— Poco prima che i miei guerrieri ti conducessero qui. + +— Era giovane?... + +— Sì, giovane e robusto. + +— Credi che sia già molto lontano?... + +— Lo dubito perchè aveva una gamba ferita che lo faceva zoppicare. +Aveva ricevuto un colpo di lancia da non so quali negri e mi parve che +soffrisse assai. + +— Grazie, capo, — disse Alfredo, respirando. + +— Farai cadere ora la pioggia?... — chiese il negro, con ansietà. — +Il sole minaccia di abbruciare tutti i nostri raccolti e l’acqua manca +nelle fonti, sicchè non sappiamo come abbeverare il nostro bestiame. + +— Sì, ma per far venire le nubi mi occorrono molte cose che io qui non +posso trovare. + +— I miei sudditi sono tutti a tua disposizione. Ordina e avrai tutto +quello che vorrai. + +— I tuoi sudditi non possono trovare certe piante che io solo conosco. + +— Ti occorrono delle piante?... + +— Sì. + +— Per cosa farne?... + +— Devo farle bollire in una grande pentola ed il fumo che si alzerà +nell’aria, basterà per far accorrere da tutti i punti dell’orizzonte +delle nubi gravide di pioggia. + +— Sai dove trovarle?... + +— Sì, nella grande foresta. + +— Ti condurremo colà con una scorta numerosa e bene armata. + +— No, numerosa. Deve essere composta di soli dodici guerrieri giovani o +le nubi si spaventeranno e non verranno. + +— Ed io non potrei venire?... Vorrei imparare anch’io a fabbricare la +pioggia, — disse il capo. + +— Verrai anche tu e ti mostrerò come si deve fare. + +— Io ti regalerò quattro buoi e tanta birra quanta ne vorrai. + +— Grazie capo, ma voglio anche la libertà. Sono atteso al mio paese e +tu sai che i bianchi abitano molto lontani. + +— Ti prometto la libertà, ma dopo che sarà caduta la pioggia. + +— Voglio anche le mie armi, perchè mi sono necessarie per chiamare le +nubi. + +— Le porteremo con noi. + +— Allora slegaci, cerca i dodici guerrieri e partiamo subito. + +— Fra mezz’ora saremo in cammino, — disse il capo, con viva gioia. + +Ad un suo cenno Alfredo ed Antao furono slegati, condotti nella capanna +reale e serviti di birra, di carne di bue arrostita e di focaccie di +sorgo, ma alla porta si erano collocati dieci uomini per impedire a +loro di prendere il largo prima di aver fatto cadere la pioggia. + +— Sono curioso di sapere come finirà quest’avventura, — disse Antao, +fra un boccone ed un sorso di birra. — Come faremo a sbarazzarci del +vecchio negro e della sua scorta?... + +— Vedrai che tutto finirà bene, — rispose Alfredo. — Noi li condurremo +verso l’accampamento e vedremo allora se sapranno resistere ai fucili +di Asseybo e dei dahomeni. Il mio servo è astuto e chissà che a sua +volta non prepari un’imboscata. + +— Lo speri. + +— Sono certo che Asseybo ci ha seguìti da lontano, per vedere dove ci +hanno condotti. Egli è d’una affezione a tutta prova. + +— Che abbia già avvertito la ragazza ed i dahomeni? + +— Non ne dubito, Antao. Egli deve essere tornato all’accampamento per +concertarsi con Urada. + +— Staremo attenti per approfittare della paura e della sorpresa di +questi superstiziosi negri che si ostinano a crederci fabbricatori di +pioggia. Strana idea che si sono cacciati in capo. + +— Non è da farne meraviglia, Antao. Vi sono molti dei loro sacerdoti +o stregoni che pretendono di essere _fabbricatori di pioggia_, come li +chiamano questi negri. + +— Una professione un po’ difficile. + +— Ma fruttifera, Antao. D’altronde quei furboni si prendono molto tempo +prima di farla cadere, pretendendo di dover prima cercare delle piante +difficili a trovarsi. Finchè fingono di cercare per mesi e mesi, la +pioggia finisce col venire e si addossano il merito di essere stati +loro. + +— Sono dei volponi astuti. + +— Che sfruttano abilmente l’ingenuità di questi poveri diavoli di +negri. Ah!... Ecco la scorta!... Partiamo Antao e andiamo a frugare la +foresta. Avremo da ridere. — + +Il capo, vestito di gala, coll’elmetto adorno di piume, le braccia e +le gambe cariche di braccialetti d’avorio e di perle di vetro, e con +un sottanino nuovo di color rosso, li attendeva al di fuori, assieme a +dodici giovani guerrieri armati di lancie e di coltelli. + +I due bianchi vuotarono un’ultima zucca di birra e uscirono, dicendo: + +— Partiamo. — + +Prima però di mettersi in marcia guardarono se i guerrieri portavano le +loro carabine e le videro infatti indosso al più giovane della scorta, +unitamente alle cartucciere. + +La piccola banda lasciò il villaggio con passo sollecito, sfilando fra +due fitte ali di popolo, il quale però manteneva un silenzio religioso +e s’avanzò fra le alte erbe della pianura, già però quasi bruciate dal +sole. + +La traversata di quel terreno scoperto, dove regnava un calore +infernale, essendo appena il mezzodì, si compì senza incidenti e verso +le tre pomeridiane il drappello giungeva nella grande foresta. + +Dopo un breve riposo, i due bianchi diedero nuovamente il segnale +della partenza studiandosi di avvicinarsi al fiume, essendo certi che +seguendo il suo corso non avrebbero tardato a giungere in prossimità +del loro accampamento. + +Pur camminando, per meglio ingannare il capo e la scorta, fingevano +di cercare le miracolose piante che dovevano servire ad attirare +le nubi, fermandosi di tratto in tratto a frugare certi cespugli, e +mandando alte grida di trionfo quando riuscivano a scoprire qualche +ciuffo d’erbe. Il capo e la scorta, per non mostrarsi meno soddisfatti, +mandavano a loro volta acute urla, con grande piacere d’Alfredo, il +quale era certo, con quel baccano, di attirare l’attenzione di Asseybo +e dei suoi uomini. + +Verso sera, i due bianchi che avevano raccolte alcune pianticelle, +diedero il segnale della fermata presso le rive del fiume, in un +luogo che secondo i loro calcoli non doveva essere molto lontano +dall’accampamento. + +Il capo negro volendo manifestare la sua gioia pel felice esito +della spedizione, avendolo ormai Alfredo assicurato che all’indomani +avrebbero trovato anche le altre piante, fece fare una larga +distribuzione di birra a tutti, vuotando quasi tutte le zucche che +aveva fatte portare dalla scorta. + +Accesi parecchi fuochi e terminata la cena composta di focaccie, miele +di api selvatiche, burro cotto e frutta, si accomodarono fra le erbe +per gustare un po’ di riposo. Quattro guerrieri dovevano però vegliare +per turno per tener lontano le fiere, ma soprattutto per impedire ai +due bianchi di fuggire prima d’aver mantenuta la promessa. + +Avevano appena chiusi gli occhi, quando una detonazione improvvisa +venne a spargere l’allarme, facendoli balzare tutti in piedi. + +— Un segnale di Asseybo?... — chiese Antao ad Alfredo. + +— Lo credo, — rispose questi. — Egli ha voluto segnalare di tenerci +pronti a tutto. + +— Che si prepari ad assalire i negri? + +— Giungerebbe in buon punto. Il vecchio capo ed i suoi giovani +guerrieri mi sembrano spaventati. + +— Stiamo attenti ad afferrare le nostre carabine. + +— Il negro che le custodisce non lo lascierò fuggire, Antao. — + +Mentre così parlavano, il capo ed i suoi uomini si consigliavano, +a quanto pareva, sul da farsi. Sembravano assai impressionati e +guardavano sospettosamente i due prigionieri. + +Forse cominciavano a temere anche loro una sorpresa. + +— Uomo bianco, — disse il vecchio negro, avvicinandosi ad Alfredo. — +Hai udito?... + +— Sì, un colpo di fucile. + +— Chi credi che lo abbia sparato. + +— Forse qualche cacciatore. + +— Ma i negri di questa regione non posseggono armi da fuoco. + +— Può essere qualche negro del Dahomey. Tu sai che i soldati di Geletè +sono armati di fucili. + +— È vero, ma Abomey non è vicina. Cosa mi consigli di fare?... — + +Alfredo stava per dargli qualche risposta, quando tutto d’un tratto, +in mezzo ad un fitto macchione di cespugli, si vide balenare una luce +intensa, seguita da una detonazione così formidabile che pareva dovesse +crollare l’intera foresta. + +I negri della scorta ed il loro capo si sentirono atterrare da una +spinta irresistibile, ma subito si rialzarono fuggendo in pieno +disordine da tutte le parti, gettando via le armi e mandando urla di +pazzo terrore. + +Alfredo ed Antao, passato il primo istante di sorpresa, erano pure +balzati in piedi, tenendo però in pugno le loro carabine che erano +state abbandonate sul terreno. + +Stavano per fuggire verso il fiume, quando udirono una voce gridare: + +— Presto, padrone!... Qui, venite qui!... I cavalli sono pronti. — + +Si volsero e videro Asseybo seguìto da uno dei due dahomeni. + + [Illustrazione: Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il + pennello e cominciò a tingere.... (Pag. 178).] + +— Tu!... — esclamarono, correndogli incontro. + +— E chi volete che fosse stato a far scoppiare quella mina?... + +— Una mina?... + +— Di due chilogrammi di polvere. Era l’unico mezzo per spaventare quei +negri e metterli in fuga. + +— Ci avevi adunque veduti?... + +— Vi avevo seguìti sempre, padrone. Spicciamoci prima che i negri +tornino. — + +Si slanciarono tutti e quattro attraverso la foresta e giunti in una +radura, trovarono i cavalli già insellati e l’amazzone in arcione. + +Senza perdere tempo balzarono in sella e partirono di galoppo, +dirigendosi verso l’est. + +Tutta la notte continuarono la fuga precipitosa, ma all’alba si +arrestavano sul margine della grande foresta, a quaranta e più miglia +dal villaggio dei Krepi. + +— Credo che ora più nulla abbiamo da temere, — disse Alfredo scendendo +da cavallo. Ci fermeremo qui tutt’oggi per prendere un po’ di riposo e +per trasformarci in africani, onde poter rappresentare la nostra carica +d’ambasciatori del Borgu. + +— E quel dannato spione che ci precede?... + +— Giungeremo ad Abomey prima di lui, Antao. Ora che so che è zoppo +e senza cavallo, non lo temo più. Quando vorrà rivedere Kalani, +non lo troverà più vivo. Orsù, amico mio, dormi fino a mezzodì, poi +prepareremo la nostra toeletta. + +Affranti da due notti quasi insonni, i due bianchi si cacciarono +sotto la tenda che era stata subito rizzata dai dahomeni, e dormirono +profondamente fino all’ora del pasto. + +Dopo una buona scorpacciata di carne di facochero secca, diedero +principio alla loro toeletta. + +Alfredo aveva fatto racchiudere nelle sue misteriose casse tutto +l’occorrente per ottenere quella trasformazione, così necessaria +soprattutto per lui. + +Fece sedere Antao su di uno sgabello improvvisato con alcuni rami, lo +denudò fino alla cintola, senza che il bravo portoghese protestasse, +poi da una delle casse levò alcune bottiglie contenenti dei liquidi di +colore oscuro ed alcuni pennelli. + +— Speriamo che quelle bottiglie non contengano dei veleni o dei liquidi +corrodenti, — disse Antao, ridendo. + +— Sono stati estratti da vegetali perfettamente innoqui, — rispose +Alfredo. — Quando però la nostra missione sarà terminata, dovrai +consumare del buon sapone, se vorrai ridiventare bianco come prima. + +— Così almeno non vi sarà il pericolo di giungere ad Abomey mezzo +bianco e mezzo nero. Temevo che il sudore potesse guastare la mia +toeletta. + +— Non dubitare; la tua tinta resisterà all’acqua ed al sudore. Fermo, +amico: lasciati dipingere. — + +Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il pennello e cominciò a tingere, +deponendo sul viso, sul collo, sul petto, sulle braccia e sulle mani +del portoghese un superbo strato bronzino ma che aveva dei riflessi +rossastri, perfettamente identico al colore della pelle dei negri delle +alte regioni e dei rivieraschi del Niger. + +Il portoghese lasciava fare, ma di tratto in tratto prorompeva in +scrosci di risa, ai quali facevano eco quelli di Urada, di Asseybo e +dei due dahomeni. + +Essendo quell’operazione stata fatta al sole, bastarono pochi minuti +perchè il gran calore asciugasse la tinta. + +Alfredo, che agiva colla maggiore serietà, appese allora agli orecchi +dell’amico due grossi anelli di rame dorato, come usano portare gli +indigeni del Borgu, poi gli mise attorno al collo parecchie file di +perle rosse ed azzurre, quindi gli appiccicò al mento una barbetta nera +piuttosto rada che doveva dargli un aspetto più fiero e gli mise sul +capo un ampio fazzoletto rosso annodato sul di dietro, adorno di alcuni +ricami e che doveva produrre un grande effetto anche nella capitale del +potente Geletè. + +— Un negro magnifico!... — esclamarono Asseybo e Urada. — In tutto il +Borgu non se troverebbe uno più fiero, nè più bello. + +— Per Giove!... — esclamò Antao. — Quale disgrazia il non possedere uno +specchio, fosse pure da due soldi. + +— Forse ad Abomey ne troveremo qualcuno, Antao, — rispose Alfredo. — Ti +basti per ora sapere che sei il più bel negro dell’Africa equatoriale. + +— Hai finito?... + +— Non ancora. Bisogna pensare a tutto. Infatti che cosa direbbe Geletè, +se tu ti presentassi cogli stivali e le calze?... Occorre essere negri +dai piedi alla testa. — + +Con poche pennellate anche le gambe ed i piedi del portoghese furono +dipinti, poi Alfredo gli fece indossare un paio di corti calzoni di +tela bianca stretti alla cintura da una larga fascia rossa, gli mise +sulle spalle un ampio mantello pure bianco adorno di fregi rossi che +rassomigliava ad un _taub_ arabo o sudanese, e gli fece calzare delle +babbucce rosse a punta rialzata. + +— Credo ora, — disse il cacciatore, — che tu possa fare una splendida +figura ad Abomey. Geletè non avrà mai ricevuto un ambasciatore simile. +Ora aiutami, Antao. — + +Mezz’ora dopo anche la sua toeletta era terminata e la trasformazione +era riuscita così completa, che Antao stesso non l’avrebbe di certo +riconosciuto pel suo amico, se non l’avesse dipinto colle proprie mani. + +— È impossibile che Kalani ti possa ravvisare, — disse il portoghese; +stupito. — Tu non sei più un europeo. + +— Credi adunque che io possa affrontare quel miserabile, senza il +pericolo di venire scoperto?... + +— Sì, Alfredo. + +— Allora mio fratello è salvo. + +— E Kalani è perduto. + +— Oh sì, Antao. Quell’uomo non mi sfuggirà, te lo giuro. + +— Quanto impiegheremo per giungere ad Abomey?... + +— Fra cinque giorni possiamo essere a Kana, nella città santa del +regno, dove saremo costretti a fermarci finchè piacerà a Geletè di +riceverci nella capitale. Oltrepassato questo bosco non troveremo altri +ostacoli, poichè la grande pianura si estende fino a quelle due città. + +— È lontana la pianura?... + +— Questa sera possiamo accampare sui margini del bosco. + +— Allora partiamo. + +— Ma come ambasciatori. Possiamo incontrare, da un istante all’altro, +delle truppe di Geletè e non bisogna suscitare sospetti. D’ora innanzi +marceremo sempre a cavallo come i grandi personaggi del Borgu. — + +Avendo consumate parte delle provviste e delle munizioni, le casse +vuote furono gettate nel fiume, sbarazzando quindi i due migliori +cavalli che vennero adornati di fiocchi rossi e di ricche gualdrappe +ricamate in oro. + +Anche i negri furono vestiti riccamente, con calzoncini bianchi, fascie +rosse, mantelli arabescati, fazzoletti di seta dai vivaci colori +ed armati di carabine, compresa l’amazzone che doveva assumere le +importanti funzioni d’interprete, potendo passare per un bel giovanotto +del Borgu e di porta-parasoli, essendosi Alfredo provvisto anche di due +ombrelli rossi adorni di frange, distintivo dei personaggi di sangue +nobile e reale. + + + + +CAPITOLO XXV. + +La Città Santa del Dahomey + + +Alle 4 del pomeriggio, la carovana si metteva in marcia verso il +nord-est, direzione che doveva condurla nella borgata di Toune e quindi +nella città santa del Dahomey. + +La traversata dell’ultimo tratto della grande boscaglia si effettuò +senza incidenti e prima che il sole declinasse, giungeva sul margine +della grande pianura la quale si estendeva a perdita d’occhio verso il +nord e verso l’est, coperta da un’erba assai fitta, alta da un metro a +due, ma già mezza disseccata dagli implacabili raggi dell’astro diurno. + +Guardando verso il nord-est, Alfredo ed Antao scorsero distintamente +una serie di altipiani che s’innalzavano in grandi scaglioni o +piattaforme immense, cosparsi di gruppi di punti biancastri indicanti +attruppamenti di capanne. Sui fianchi di quelle alture dovevano esservi +numerosi villaggi. + +Anche nella pianura si vedevano sorgere, fra le alte erbe, le punte +aguzze di molti casolari, ma pareva fossero disabitati, poichè nessuna +colonna di fumo si vedeva innalzarsi, quantunque fosse l’ora del pasto +serale. + +— È la guerra che qui ferve quasi sempre, che ha scacciati i +proprietari, — disse Alfredo. — Triste paese questo, condannato a +diventare un cimitero immenso, se le nazioni civili non imporranno a +questi re sanguinari di abolire le orrende _feste dei costumi_. + +— Credi che le bande del Dahomey abbiano fatto delle scorrerie su +queste terre?... + +— Lo temo, Antao. Quando non riescono a sorprendere le popolazioni dei +regni vicini ed a raccogliere schiavi pei sacrifici, si gettano contro +i loro stessi compatriotti delle frontiere. Sono negri al pari degli +altri, uomini eguali agli altri e basta. + +— Ma distruggono la popolazione del regno. + +— Che importa a Geletè?... Si rifarà più tardi rubando altri schiavi +ai Krepi ed ai Togo, agli Yoruba del Benin, al povero Tofa, alle +repubbliche del Piccolo e Grande Popo o agli Egbas di Abeokuta. + +— Che sia capace di fare schiavi anche noi?... + +— Non l’oserà, Antao. Geletè è sanguinario, ma non è così barbaro come +si crede e rispetterà gli ambasciatori che appartengono ad una nazione +bellicosa, che potrebbe creargli dei gravi imbarazzi sulle lontane ed +indifese frontiere del settentrione. + +— Credi che ti riceverà cortesemente adunque?... + +— Porto a lui dei regali che mi costano una somma non lieve, Antao. + +— A quel furfante!... + +— Ed anche a Kalani ne porto. + +— Anche a lui?... + +— È necessario per rendercelo propizio. È lui che custodisce mio +fratello e solo da lui potremo avere il permesso di vederlo. + +— Ed hai quei regali nelle tue misteriose casse?... + +— Sì, Antao. + +— Ora comprendo perchè ti premeva acciuffare i ladri. + +— Se non riuscivo a riaverle, saremmo stati costretti a tornare a Porto +Novo per ricorrere ai magazzini delle fattorie europee. Nemmeno nella +capitale degli Ascianti sarebbe stato possibile trovare ciò che ci era +necessario. — + +Mentre chiacchieravano, Asseybo ed i dahomeni avevano rizzate le tende +sul margine della foresta ed allestita la cena. + +I due cacciatori, avvertiti che tutto era pronto, scesero dalle +cavalcature e s’accomodarono presso i fuochi accesi, trattenendosi +molto tardi con l’amazzone e coi tre negri a discorrere dei loro futuri +progetti. + +Alle quattro antimeridiane, dopo un sonno di sei ore, non interrotto da +alcun avvenimento, si avventurarono, sulla grande pianura, impazienti +di giungere a Toune ed a Tado. + +S’accorsero ben presto di calpestare quella terra inaffiata dal sangue +di tante migliaia di vittime. Ogni qual tratto, in mezzo alle folte +erbe, vedevano alzarsi stormi immensi di corvi e di avvoltoi e vedevano +fuggire branchi di sciacalli e di iene, occupate a spolpare numerosi +cadaveri umani, già imputriditi dall’intenso calore. + +Incontravano poi capanne mezze distrutte, alcune abbattute ed altre +semi-divorate dal fuoco, palizzate sfondate, poi altri scheletri +d’uomini ed anche non pochi d’animali. + +Pareva che le feroci bande di Geletè avessero fatto delle razzìe in +quei luoghi ed in un’epoca molto recente, forse qualche settimana +prima. + +Temendo d’incontrare i razziatori, la carovana evitò di accostarsi +a Toune, grossa borgata che si trova quasi ad eguale distanza fra +i fiumi Mono e Koufo, e cominciò ad avanzarsi con grande prudenza. +Quella seconda notte non accese fuochi, per non attirare l’attenzione +di quelle bande di predoni che potevano catturarla, e saccheggiarla. +Essendo però gli animali feroci numerosi fra quelle alte erbe, e non +potendo tenerle lontane coi fuochi, dovette rifugiarsi in una capanna. + +Non ostante quelle precauzioni, il terzo giorno, a quattro o cinque +miglia da Tado, altro popoloso borgo che si trova più al nord di Toune, +fecero improvvisamente l’incontro d’una truppa di dahomeni, la quale +formava forse la retroguardia delle colonne predatrici. + +Si erano inoltrati in una boscaglia, quando si videro circondare da +una cinquantina di guerrieri che pareva si fossero fino allora tenuti +nascosti in mezzo ai più fitti cespugli, per piombare addosso alla +carovana all’improvviso. + +Erano tutti bei pezzi di negri dalla tinta bronzina a riflessi +rossastri, dai lineamenti più regolari degli abitanti della Costa, +vestiti con una giacca bianca e sottanino dell’egual colore e col capo +coperto da uno stravagante berretto che si rialzava ai lati, in forma +di due corna. + +Erano tutti armati di fucili di varii calibri, alcuni moderni ma altri +assai antiquati e di larghi coltellacci dalla lama assai pesante, ma +tagliente come un rasoio. + +— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao. — Ecco i lupi di Geletè!... + +— O meglio i leopardi del Dahomey, — disse Alfredo, arrestando i +suoi uomini che si preparavano ad armare le carabine ed a disporre in +circolo gli animali, onde servissero di barriera ai loro padroni. + +I guerrieri dahomeni, quantunque dieci volte superiori di numero e +coraggiosissimi, invece di gettarsi impetuosamente sulla carovana come +insegna la loro tattica, si erano arrestati, guardando con un certo +stupore Alfredo ed Antao, i cui ricchi costumi dovevano produrre un +certo effetto su di loro, e soprattutto i due ombrelli, distintivi di +persone altolocate o di famiglia principesca. + +Il loro comandante, un negro di statura gigantesca, che indossava una +lunga camicia di color verde, stretta alla cintura da una larga fascia +rossa, dopo una lunga esitazione si fece innanzi avvicinandosi ad +Alfredo, il quale guardava alteramente tutti quegli armati, senza fare +alcun gesto. + +— Chi siete voi e dove vi recate?... — chiese il capo. + +— Chi sei tu, innanzi a tutto?... — domandò Alfredo, con tono imperioso. + +— Un capo banda delle truppe del re. + +— Non è con te adunque che io ho da fare. + +— Ma tu non sei del paese. + +— E cosa intendi di dire?... + +— Che io posso catturarti ed anche ucciderti, se ciò mi aggrada. + +— Tu!... — esclamò Alfredo, fissandolo con due occhi pieni di +disprezzo. — I principi del Borgu non sono schiavi tuoi. + +— Ah!... Voi siete principi?... — disse il capo, con tuono più umile. — +Ma cosa fate qui, sulle terre del mio re?... + +— È a Geletè che vedrò fra due giorni, che devo dirlo. + +— Al re!... — esclamò il negro, spaventato. + +— Sì, a Geletè. + +— E tu ti rechi da lui?... + +— E mi attende. + +— Potevi dirlo prima ed io non avrei osato arrestare degli uomini che +il re aspetta. + +— È sgombra la via che conduce a Kana?... — continuò Alfredo, +coll’egual tono altero. + +— Troverai altre bande. + +— Che mi fermeranno e che mi costringeranno a lamentarmi con Geletè. + +— Non farlo, principe, od il re farà tagliare la testa a tutti noi +della retroguardia. Io ti darò una scorta che ti farà largo. + +— Basterà uno dei tuoi uomini. Una scorta numerosa mi sarebbe +d’imbarazzo. — + +Il capo si volse verso i suoi guerrieri e fece cenno ad uno di loro di +avvicinarsi: + +— Tu condurrai questi uomini a Kana, — gli disse. — Il re li aspetta e +mi risponderai di loro colla tua testa. + +— Sta bene capo, — rispose il soldato. + +— Buon viaggio, — disse poi, rivolgendosi verso i due ambasciatori. — +Più nessuno vi susciterà ostacoli. — + +Ad un suo ordine la truppa si divise e la carovana sfilò fra quei +feroci negri che le presentavano le armi come i soldati europei. + +— Morte di Giove!... — esclamò Antao, respirando a pieni polmoni. — +Non credevo che questo incontro terminasse così felicemente; sei un +diplomatico da dare dei punti ai più astuti. + +— Ho voluto prendere sul serio la mia parte, — disse Alfredo, ridendo, +— ed ho voluto cominciare con un felice colpo di testa. Non era +d’altronde una cosa così difficile come sembrava, sbarazzarci da quelle +canaglie. In questo paese basta pronunciare il nome del re, per far +tremare grandi e piccoli. + +— Ma tu hai detto a quel capo che il re t’aspetta, mentre non è vero. + +— Che importa?... + +— Se Geletè sapesse che tu hai mentito?... + +— Nessuno oserebbe andarglielo a dire, Antao. + +— Ma cosa faremo ora di quella mignatta, che il capo ci ha appiccicato +ai fianchi?... + +— Del negro che ci serve di salvacondotto?... Quando saremo a Kana, lo +manderemo indietro con qualche regalo pel capo. + +— Temo che tu giuochi delle carte pericolose, Alfredo. + +— Lo so anch’io, ma non possiamo fare diversamente. È giunto il momento +di giuocare d’audacia per salvare la nostra pelle e mio fratello. + +— Quando saremo a Kana, farai avvertire il re del nostro arrivo?... + +— Certo, Antao. + +— Speri di venire ricevuto?... + +— Lo credo. + +— Sai che mi sento venire la pelle d’oca, pensando che dovremo +trovarci con quel barbaro sanguinario, a cui un solo sospetto sarebbe +sufficiente per mandarci all’altro mondo?... + +— Non temere, Antao. Nessuno potrà sospettare in noi degli europei, +purchè non ti lasci sfuggire uno dei tuoi pianeti morti o vivi. + +— Comincerò da quest’oggi a sopprimerli tutti, — disse il portoghese. +— Morte di Net.... Diavolo! Bisognerà che mi tagli la lingua o mi +scapperà fuori sempre qualche pianeta. + +— O renderla muta, Antao. + +— Bella trovata!... Dinanzi a Geletè fingerò di essere muto. + +— E credo che farai bene. — + +Mentre così chiacchieravano, cavalcando l’uno vicino all’altro, il +soldato dahomeno, un giovane negro, ma dall’aspetto marziale e dagli +sguardi assai intelligenti, marciava con passo rapido attraverso a dei +sentieri aperti fra la foresta e forse a lui solo noti. + +Giunti sulla vetta d’una piccola collina, la carovana raggiunse +un’altra banda di soldati composta d’un centinaio d’uomini tutti +armati, i quali si spingevano innanzi due dozzine di prigionieri fra +maschi e femmine. + +Questi disgraziati, destinati molto probabilmente a venire sacrificati +nella prima _festa dei costumi_, procedevano su due file, legati +gli uni agli altri con solide corde e sotto una continua pioggia di +bastonate, date senza misericordia e ricevute con una rassegnazione +inaudita. + +Per impedire loro di gridare, i feroci guardiani avevano messo sulle +bocche di quelle future vittime dei bavagli di legno in forma di croci, +che dovevano farli anche crudelmente soffrire, poichè l’estremità +a punta era applicata sulla lingua, in modo che questa non potevano +muoverla in modo alcuno, nè articolare qualsiasi suono. + +Alcuni soldati, vedendo la carovana, armarono precipitosamente i +fucili, ma una parola della guida bastò per arrestarli, anzi tutti +si ritrassero precipitosamente per far largo ad Alfredo ed al suo +compagno, i quali tenevano ben alti i loro ombrelli per dimostrare la +loro alta posizione sociale. + +— Canaglie!... — borbottò Antao, gettando uno sguardo compassionevole +sui prigionieri. — Se non vi fosse da salvare il ragazzo, vorrei +trattare come si meritano questi soldatacci. + +— E credi che io non frema, — disse Alfredo, — che allungava +involontariamente le mani verso la carabina sospesa all’arcione. Ma un +allarme perderebbe noi ed anche il mio Bruno e non dobbiamo commettere +una tale imprudenza. — + +Aizzando i cavalli per tema di non sapersi frenare, i due bianchi +sorpassarono ben presto quella colonna ridiscendendo nella pianura, in +mezzo alle cui erbe si scorgevano dei piccoli villaggi. + +Ma anche laggiù altri drappelli di soldati s’incontravano di frequente +e quasi tutti avevano dei prigionieri. La guida però apriva dovunque +il passo alla carovana, pronunciando semplicemente il temuto nome di +Geletè. + +Alla sera i viaggiatori fecero alto a Tado, un villaggio popoloso +che si trova a dieci miglia dai fiume Koufe. All’intorno si erano +accampate altre bande armate, le quali fecero tutta la notte un baccano +infernale, impedendo ai due bianchi di chiudere gli occhi. Urlavano +a squarciagola, bevevano grandi quantità di liquori per festeggiare +il felice esito della loro triste spedizione, ma anche altercavano di +frequente, adoperando le armi da fuoco. + +Quando Alfredo ed i suoi compagni ripresero la marcia, numerosi +cadaveri erano sparsi per gli accampamenti. Alcuni forse erano di +schiavi, ma molti di soldati, uccisi durante quelle risse. + +— Auff!... — esclamò Antao. — Ne ho abbastanza di queste canaglie e +sarei contento di giungere a Kana senza la loro pericolosa compagnia. +Finirò per perdere la calma e commettere qualche imprudenza. + +— Saremmo costretti ad inerpicarci sugli altipiani attraverso a +boscaglie pullulanti di serpenti, — rispose Urada, che cavalcava presso +di loro, — mentre in breve possiamo giungere sulla via reale che è una +delle più belle di tutto il paese e la più comoda. + +— È vero, — disse Alfredo. — Ho udito parlare della bellezza della +strada reale. + +— Ma sarà piena di soldati, Antao. + +— È probabile, ma cercheremo di lasciarceli dietro. + +— Ed assisteremo ad altri orrori. + +— Pur troppo, Antao, la prudenza però ci consiglia di chiudere gli +occhi e di non intervenire. Quegli orrori si commettono per volere di +Geletè, e non possiamo suscitare sospetti su di noi. Siamo ambasciatori +e come tali dobbiamo conservare la più stretta neutralità. D’altronde +prima del tramonto giungeremo forse a Kana, è vero Urada?... + +— Sì, padrone, — rispose la giovane negra, — e là potrò offrirvi un +comodo alloggio nella casa di mio padre. + +— Sei di Kana adunque?... + +— Sì, padrone. + +— E tuo padre vive ancora?... + +— Lo spero. + +— Ma chi è tuo padre?... + +— Un tempo era un _cabecero_ addetto alla vigilanza delle tombe reali +e che godeva la fiducia del re, ma intrighi di corte e gelosie d’altri +aspiranti a quel posto importante, lo fecero cadere in disgrazia. + +— Ah!... Tuo padre era un _cabecero!_... — esclamarono i due bianchi. + +— Sì, — rispose Urada, con tristezza. + +— Ma tu, figlia d’un capo, perchè sei diventata una semplice +amazzone?... — chiese Alfredo, con sorpresa. + +— Per calmare il re la cui collera poteva tornare fatale a mio padre. +Le amazzoni del nostro paese non sono ragazze appartenenti a famiglie +di bassa condizione, come da taluni si crede. + +Si reclutano fra le fanciulle rimaste orfane, ma appartenenti alla +classe dominante, fra le ragazze che per malvagità s’imputano di offese +alla casa reale e che s’intende di punire coll’arruolamento e fra le +figlie di coloro che sono caduti in disgrazia. Questo è il miglior modo +per stornare le collere feroci di Geletè e salvare i genitori da una +morte certa. + +— È numeroso il corpo delle amazzoni?... + +— Conta tremila ragazze, padrone. + +— E formano una guardia destinata esclusivamente pel servizio del re?... + +— Sì,... ma guarda lassù, padrone, — disse in quell’istante Urada, +indicandogli un attruppamento di punti biancastri, appollaiati sul +margine d’un altipiano che s’alzava al di là del Koufo. + +— Kana forse?... — chiese Alfredo. + +— Sì, la Città Santa padrone, la mia città natìa, — rispose Urada, con +una viva emozione. + +— La rivedrai volentieri? + +— Per mio padre. + +— E poi ci lascerai, — disse Antao, con un tono di voce che aveva +qualche cosa di triste. + +— No, — disse la ragazza, con accento risoluto. — Urada non abbandonerà +gli uomini bianchi, ai quali deve la vita e la libertà. + +— Lasceresti il tuo paese senza rimpianti?... — chiese Alfredo. + +— Sì, ma con mio padre. Il nostro paese è cattivo, dovunque si +uccide e mio padre, un dì o l’altro, potrebbe venire sacrificato come +tanti altri caduti in disgrazia. Qui non si è sicuri di poter vivere +ventiquattro ore, senza tremare. + +— Ebbene Urada, rimani con noi, — disse Antao. — Conto di acquistare +anch’io sulla Costa d’Avorio una fattoria e tuo padre non avrà da +lamentarsi di noi, è vero Alfredo?... + +— Sì, Antao, rispose l’amico. Ti abbiamo salvata la vita, Urada, e +penseremo noi al tuo avvenire. — + +La conversazione fu interrotta dall’incontro di nuove bande di +guerrieri che conducevano lunghe colonne di schiavi incatenati e gran +copia di bottino, consistente in un numero considerevole di buoi, +destinati forse, al pari di quei disgraziati prigionieri, a cadere +sotto i coltelli dei sacrificatori nelle _feste dei costumi_. + +La guida, come già altre volte, aprì il passo ai due ambasciatori, +quantunque quei feroci soldati avessero già preparate le armi per +gettarsi sulla carovana, malgrado gli ombrelli protettori. + +Alfredo ed Antao, nauseati dal modo con cui quei bruti percuotevano +a sangue i prigionieri per farli marciare rapidamente, quantunque +quei miseri fossero enormemente carichi di grandi panieri ricolmi di +provvigioni rubate nei loro villaggi, spinsero i cavalli al galoppo per +lasciarsi alle spalle quelle bande di predoni. + +Alle 10 del mattino, dopo una marcia rapidissima di quattro ore, la +carovana, che aveva già passato a guado il Koufo, il quale è uno dei +più importanti fiumi del Dahomey, incrociava la strada reale che dalla +capitale del regno mette capo a Widah sulla costa. + +Questa strada, che ha una lunghezza di circa ottanta miglia è una delle +migliori, ombreggiata per un grande tratto da splendidi palmizii, ma +è anche una delle più faticose, essendo aperta fra terreni composti, +specialmente sugli altipiani, d’una specie di minerale granuloso che +stanca assai uomini ed animali. + +Alfredo, che non voleva affaticare troppo i cavalli, i quali potevano +diventare preziosissimi nel caso che il colpo di mano ideato non +dovesse riuscire e che una rapida fuga diventasse necessaria per +salvare la vita di tutti, concesse un riposo di parecchie ore. + +Alle 3 pom., la carovana però ripartiva, volendo giungere a Kana prima +del tramonto, avendo detto Urada che era vietato l’ingresso nella città +dopo calate le tenebre. + +Attraversata la palude di Co, allora asciutta, la guida si diresse +verso Vodu, altro grosso villaggio, poi verso le sei della sera faceva +salire ai cavalieri l’ultimo altipiano, su cui si eleva la Città Santa. + +Un’ora più tardi, quando il sole cominciava a tramontare dietro gli +altipiani dell’ovest, Alfredo ed i suoi compagni entravano nella città +natìa dell’amazzone. + + + + +CAPITOLO XXVI. + +Il padre di Urada + + +Kanna o, meglio ancora Kana, come la chiamano gl’indigeni, per numero +di abitanti è la terza città del regno avendone meno di Widah, ma +viene considerata come la seconda pel titolo che gode, cioè di essere +chiamata la Santa. + +È situata sullo stesso altipiano ove giace Abomey da cui dista +solamente tre leghe ed è composta di case dalle mura bianche, e +raggruppate in diverse sezioni formanti altrettanti _salam_, ossia +quartieri. + +In questa città i re possedevano due vasti palazzi, distrutti più tardi +dai francesi, di dimensioni colossali, ma più rassomiglianti ad immense +caserme che a vere abitazioni reali e occupati ordinariamente da un +corpo di trecento amazzoni, essendo esse sole destinate a vegliare +sulla sicurezza della Città Santa. + +Contava inoltre parecchi templi pieni di _feticci_, informi statue di +legno alle quali gli abitanti offrivano collane di _cauris_, ossia di +conchigliette bianche aventi valore come le nostre monete e bottiglie +di liquori, ma il più celebre era il tempio destinato ai serpenti, +dove si tenevano parecchie centinaia di ributtanti rettili che venivano +nutriti colle carni di poveri schiavi o di prigionieri di guerra. + +Il titolo di Città Santa le spettava perchè entro le sue mura si +facevano ogni anno delle _feste dei costumi_, onde placare le collere +dei _feticci_ o dei re defunti. + +Il re non vi si recava che in quell’occasione per dirigere in persona +quei massacri spaventevoli, i quali si compivano innanzi alla capanna +sacra, una piccola casetta quadrangolare, costruita con fango secco, +colle muraglie imbiancate e adorne di grossolane pitture di color +rosso, rappresentanti animali fantastici e paurosi. + +La carovana, mercè la guida che gridava a piena gola: + +«Largo!... Ordine del re!...» fece la sua entrata in città senza +subire alcun ritardo da parte delle amazzoni che vegliavano dinanzi +ai malandati terrapieni circondanti la città, e si accampò sotto un +_apatam_, specie di tettoia, situata di fronte ad uno dei palazzi reali +e destinata ai forestieri d’alta distinzione. + +Alfredo, dopo d’aver fatto disporre ogni cosa per passare alla +meglio la notte, essendo troppo tardi per recarsi in persona dal gran +_cabecero_ che funzionava da governatore, chiamò il soldato che stava +respingendo, con vigorose bastonate, alcuni negri che erano accorsi +attirati dalla curiosità e postogli in mano uno stipo che doveva +contenere dei regali, lo pregò di portarlo al capo della città, come +primo presente dell’ambasciata. + +— Credi che lo accetterà anche senza il consenso del re? — chiese Antao. + +— Non dubitare, — rispose Alfredo. — Quel cofanetto contiene una +grossa collana d’argento che mi costa un migliaio di lire ed il gran +_cabecero_ sarà ben lieto del regalo. In questi paesi sono tutti avidi. + +— Conti di fartelo amico?... + +— È necessario o dovremo attendere l’ordine del re per chissà quante +settimane. Aggiungi poi che quel soldato ci era di troppo per questa +notte. + +— Cosa vuoi dire?... + +— Che mi premeva sbarazzarmi di lui fino a domani. + +— Per quale motivo?... + +— Perchè voglio vedere il padre di Urada. Se egli è vissuto alla corte +di Geletè, può darmi dei preziosi consigli e narrarmi molte cose sul +conto di Kalani. + +— E ti fiderai di lui?... + +— Urada dirà a lui chi siamo noi e cosa abbiamo fatto per sua figlia +e poi, se è caduto in disgrazia, sarà ben contento di aiutarci contro +Geletè e Kalani. + +— Hai ragione Alfredo, io però non oserei recarmi da lui. Se si +accorgono che noi abbiamo delle relazioni con un uomo caduto in +disgrazia, questi negri sospettosi potrebbero allarmarsi. + +— Non saremo noi che andremo da lui, Antao. Urada è già partita ed a +mezzanotte lo condurrà qui colle dovute cautele. + +— Morte di Nettuno!... Sei più astuto d’un diplomatico!... + +— Bisogna esserlo, specialmente in questo paese. + +— E domani andremo a visitare il gran _cabecero_?... + +— Sì, Antao. + +— Speriamo di sbrigarci presto. L’aria del Dahomey è troppo pericolosa +per noi. + +— Appena fatto il colpo, fuggiremo senza più arrestarci. + +— E da qual parte?... + +— Attraverseremo il regno per raggiungere le frontiere orientali che +sono le meno popolate e quasi sempre sprovviste di truppe. Più saremo +lontani dalla capitale, meno avremo da temere e oltrepassato il fiume +Sou potremo riderci dei furori di Geletè. + +— E di Kalani. + +— Oh!... Kalani allora non sarà più vivo, — disse Alfredo, con voce +cupa. — Quell’uomo morrà presto. + +— Ed io ti aiuterò a torcergli il collo, amico mio. + +— Silenzio, Antao, non è prudente parlare qui di Kalani. Corichiamoci +fra le nostre casse ed attendiamo il padre di Urada. — + +Alfredo ed il portoghese stavano per coricarsi, quando videro tornare +il soldato seguito da quattro amazzoni armate di fucile e da sei negri +quasi nudi che portavano dei grandi canestri. + +Venivano da parte del grande _cabecero_, il quale, lietissimo del +regalo ricevuto, mandava agli ambasciatori del Borgu una copiosa cena e +due schiavi per servirli. + +Alfredo fece deporre le ceste sotto la tettoia, regalò ad ognuna delle +quattro amazzoni un fazzoletto di seta rossa, poi rimandò tutti dal +_cabecero_ dicendo di non aver bisogno di schiavi avendo i proprii, ed +incaricandoli di ringraziarlo della sua generosità. + +Il soldato che li aveva guidati, desiderando forse di prendere parte +alla cena, tentava di rimanere coi due ambasciatori, ma Alfredo, che +voleva sbarazzarsi di quel pericoloso testimone, lo incaricò di portare +al gran _cabecero_ un altro regalo consistente in una fascia di seta +verde ricamata in oro e per consolarlo della perdita del pasto, regalò +a lui una cartucciera di pelle azzurra ed una libbra di polvere da +sparo, ingiungendogli però non ritornare che al mattino seguente. + +Il capo della Città Santa si era mostrato generoso verso i due +ambasciatori, segno evidente che la collana d’argento era stata assai +gradita ed apprezzata. + +Le ceste infatti contenevano tanti viveri da nutrire quaranta persone. +Vi erano due pentole di _canalu_, dei polli, del bue arrostito, dei +legumi, delle noci di kalla, delle frutta, due bottiglie di ginepro +d’importazione europea, delle zucche ripiene d’una specie di birra +ottenuta col miglio fermentato e parecchie candele di sego. + +In una cesta scoprirono perfino due scatole di sardine di Nantes, +acquistate certamente dai negozianti francesi di Widdah, ma il caldo +aveva ridotto il contenuto in tale stato, da riuscire sgradevolissimo +ai palati europei. + +Alfredo ed Antao fecero onore ai polli, al bue, alle frutta ed alla +birra, ma abbandonarono il _canalu_ ai due dahomeni, essendo talmente +condito di pimento da non potersi inghiottire. + +Vuotato un bicchiere di ginepro e accese le sigarette, si sdraiarono +sulle casse in attesa di Urada e di suo padre. + +La piazza era diventata deserta. Gli abitanti che dapprima ronzavano +attorno alla tettoia attirati dalla curiosità, si erano tutti ritirati +nelle loro case, forse dietro ordine del grande cabecero. Solamente +dinanzi ai due palazzi del re vegliavano alcune amazzoni armate di +fucili e di coltellacci, ma erano così lontane da non poter scorgere +una persona che si fosse avvicinata alla dimora degli ambasciatori. + +Verso la mezzanotte, Alfredo che si alzava di frequente guardando verso +tutti gli sbocchi delle vie, scorse due ombre umane che si avanzavano +lentamente e con precauzione, tenendosi presso le pareti delle capanne. + + [Illustrazione: — Al re! — esclamò il negro spaventato. — Sì, + a Geletè! (Pag. 183).] + +— Sono Urada e suo padre, — disse ad Antao. + +— Benone! — mormorò il portoghese. — La notte è oscura e potremo +riceverli senza che vengano scorti. — + +Urada e suo padre si erano arrestati presso l’ultima capanna, +come se avessero voluto prima accertarsi di non essere spiati, poi +attraversarono velocemente la piazza e si cacciarono sotto la tettoia. + +Alfredo mosse loro incontro e strinse ad entrambi la mano, poi li +condusse fra le casse che erano state disposte in modo da formare +un piccolo recinto, mentre i due schiavi dahomeni, dietro ordine +del portoghese, si mettevano alle due estremità dell’_apatam_, onde +impedire a qualsiasi persona d’avvicinarsi. + +Il padre dell’amazzone era un bel negro d’alta statura, dai lineamenti +quasi regolari, dalla pelle non nera ma abbronzata con certe sfumature +rossastre. Gli anni e forse anche il cruccio della sua disgrazia, gli +avevano incanutiti i capelli e la rada barba che coprivagli il mento e +coperta la fronte di profonde rughe. + +I suoi occhi però, intelligentissimi e assai espressivi, erano ancora +vivaci e ripieni di fuoco. + +Appena sedutosi diede ad Alfredo e ad Antao il tradizionale saluto +nella lingua del paese, _Yevo oku_, che significa: bianco buon giorno, +saluto usato in qualunque ora, sia pure in piena notte, poi strinse +nuovamente la mano ad entrambi, alla moda europea. + +Ciò fatto si sbarazzò dell’ampio mantello di cotonina bianca che lo +copriva dalle spalle ai piedi e offrì ai due europei del tabacco ed una +bottiglia di ginepro, dicendo con una certa malinconia: + +— Tiefo Nieneguè è povero, avendo tutto perduto nella sua disgrazia, ma +gli uomini bianchi accettino di buon cuore l’offerta del vecchio padre +di Urada, insieme ai ringraziamenti per tutto quello che hanno fatto +per la sua unica figlia. + +— Grazie, — risposero Alfredo ed Antao, dopo che Urada ebbe tradotte +quelle parole, non conoscendo il vecchio negro la lingua _uegbè_. + +La giovane amazzone prese poi la parola. + +— Ho narrato tutto a mio padre ed abbiamo parlato a lungo del vostro +progetto. Quantunque sia caduto in disgrazia, conta ancora degli amici +ad Abomey e può esservi molto utile coi suoi consigli e coi suoi aiuti. + +Egli mi ha giurato che non tradirà il segreto degli uomini bianchi, +anzi che mette la sua vita e le sue forze a disposizione dei salvatori +di sua figlia. Geletè e Kalani sono ormai suoi nemici e sarà ben lieto +di vendicarsi contro di loro della sua immeritata disgrazia. + +— Eravamo certi di poter contare su tuo padre, Urada, — rispose +Alfredo. — Noi accetteremo i suoi consigli ed i suoi aiuti, ma +cercheremo di non comprometterlo. Cosa dice del nostro progetto?... + +— Che è assai pericoloso ma che con dell’audacia e dell’astuzia si può +riuscire. + +— Conosce Kalani?... + +— Sì, padrone. + +— Sa del fanciullo rapito?... + +— Lo ha saputo. + +— Dove lo custodiscono?.... + +— Nella casa dei feticci di Abomey. + +— Non correrà alcun pericolo?... + +— Nessuno padrone, poichè ormai è considerato come persona sacra. +Se Kalani volesse ucciderlo, Geletè glielo impedirebbe e tu sai che +nessuno oserebbe disobbedire al re. + +— Crede tuo padre che Geletè ci riceverà?... + +— Sì, ma prima di lasciare Kana dovrete attendere il _recade_ del re. + +— Cos’è questo _recade_?... + +— L’ordine verbale di Geletè. + +— Incaricheremo il gran _cabecero_ di annunziarci al re. + +— Vi avverto però che giungeremo ad Abomey in brutto momento. + +— Perchè?... + +— Perchè in questo mese hanno luogo le _feste dei costumi_. + +— Così dovremo assistere a quegli atroci macelli di schiavi. Preferirei +ritardare la nostra partenza per Abomey. + +— E faresti male, padrone. + +— Cosa vuoi dire?... + +— Mio padre mi ha detto che non potresti trovare una occasione migliore +per mettere in esecuzione il tuo audace progetto. Durante le _feste dei +costumi_, se si sparge molto sangue si beve molto ginepro ed in quei +terribili giorni, re, principi, _cabeceri_, sacerdoti, soldati e popolo +sono tutti ubriachi e la sorveglianza è quasi nulla. + +— È vero, Urada, — disse Alfredo, colpito da quelle osservazioni. Ho +udito narrare anch’io che durante quei macelli il ginepro scorre a +fiumi e che l’ubriachezza diventa generale. + +Chiedi a tuo padre se crede possibile, durante quella confusione, +entrare inosservati nel tempio sacro dei feticci e rapire il fanciullo. + +— Lo crede, — rispose Urada, dopo d’aver interrogato il vecchio, — e +aggiunge che potresti vendicarti, con maggiore probabilità, di Kalani. + +— Un’ultima domanda. Verrà con noi ad Abomey, tuo padre? + +— Sì, ma si fingerà un tuo schiavo e bisognerà che tu lo renda +irriconoscibile. Mio padre vuole aiutarti ed esserti vicino per +consigliarti su quanto dovrai fare. + +— È deciso ad abbandonare il Dahomey?... + +— Ti seguirà dove tu vorrai condurlo. Ormai più nulla lo trattiene in +questo paese e rinuncia ben volentieri alla sua patria, avendo più da +temere per la propria vita, che la speranza di tornare nelle grazie di +Geletè. + +— Verrà adunque con noi e ti prometto, Urada, che non si pentirà di +aver abbandonato il suo tristo paese. Riconducilo nella sua capanna, +premendomi che non lo si veda qui. Uno dei due schiavi vi scorterà, poi +tu ritornerai, avendo bisogno dei tuoi consigli. — + +Alfredo regalò al vecchio negro alcune bottiglie di ginepro mandategli +dal gran _cabecero_ della Città Santa, una rivoltella con una scatola +di cartuccie ed ottanta piastre di _caures_, somma non lieve nel +Dahomey, pregandolo di accettare tuttociò per amicizia, poi lo congedò +promettendogli di recarsi, l’indomani notte, a visitarlo. + +— Ed ora, — disse, quando padre e figlia si furono allontanati col +dahomeno, — possiamo riposare Antao. Domani andremo a visitare il gran +_cabecero_, per ottenere il permesso del re di recarci ad Abomey. + +— Morte di Urano e di tutti gli altri pianeti!... — esclamò il +portoghese. — Ecco avvicinarsi il terribile momento!... + +— Ormai non possiamo più tornare indietro e giocheremo risolutamente le +nostre ultime carte. + +— Lo credo. Si tratta di salvare il fanciullo e anche la nostra pelle +e ci guarderemo bene di non lasciarla a quell’antropofago di Geletè. +Sarebbe capace di farne dei tamburi per le sue amazzoni. Diavolo!... +Dei tamburi colla pelle di uomini bianchi!... Che onore pei suoi +reggimenti in sottane!... + +— Speriamo di farli fare colla pelle di Kalani, Antao. + +— Sarà più resistente. Buona notte, Alfredo. — + +I due bianchi si ricoricarono fra le casse e malgrado le loro +apprensioni s’addormentarono tranquillamente, come se si trovassero +ancora nel paese dei Krepi o dei Togo. + +L’indomani furono svegliati, verso l’alba, da un fracasso indiavolato +che s’avvicinava. Era un insieme di suoni strani, di flauti, +d’istrumenti a corda, di cembali e di voci umane con accompagnamento di +gran cassa. + +Antao ed Alfredo, svegliati di soprassalto, s’affrettarono a balzare +fuori per vedere di cosa si trattava. Urada, che era già tornata e che +si trovava in piedi, s’affrettò ad informarli che la banda musicale di +Geletè veniva a prenderli per condurli dal gran _cabecero_. + +— Morte di Giove! — esclamò Antao, messo in buon umore da quel +concerto assordante. — Che onore!... Si manda a prenderci colla banda +reale!... Che lusso!... Vediamo almeno questi bravi ma formidabili +musicanti. — + +Urada non si era ingannata. Era veramente la banda reale di Kana che si +dirigeva verso l’_apatam_ per condurre, coi dovuti onori, l’ambasciata +dal gran _cabecero_. + +Quella banda che formava l’orgoglio del sanguinario re, era composta +d’una cinquantina di artisti negri, preceduti da quattro amazzoni in +assetto di guerra e dal soldato che aveva guidati gli ambasciatori[7]. + +Venivano primi dieci o dodici _ahpolos_, ossia poeti erranti che +cantavano le lodi di Geletè e che declamavano dei proverbi o le +leggende relative alle gesta eroiche degli antichi monarchi, di Guagiah +Truda fondatore delle dinastie, di Doherthy e di Bahadu; poi seguivano +una dozzina di ragazzi che agitavano delle frutta secche ripiene di +sabbia e di sassolini, quindi dei suonatori di flauti di bambù che +cavavano dai loro istrumenti delle note atrocemente strazianti, di +_dovron_, specie di chitarre formate con mezze noci di cocco ricoperte +con pelle di serpenti e finalmente veniva un negro gigantesco il quale +picchiava furiosamente un _ghedon_ enorme, specie di tamburo formato +d’un pezzo di tronco d’albero scavato ed ornato di sculture di genere +bizzarro. + +Quell’orchestra fragorosa fece due volte il giro dell’_apatam_ sempre +preceduta dagli _ahpolos_ che cantavano e danzavano come se fossero +stati colti da un improvviso accesso d’alienazione mentale, poi si +arrestò dinanzi ai due ambasciatori, raddoppiando il fracasso. + +Il soldato s’avvicinò ad Alfredo, gli diede il tradizionale buon +giorno, poi lo invitò, assieme ai compagni, a recarsi dal gran +_cabecero_ il quale desiderava vederlo prima di mandare dei corrieri a +Geletè per informarlo dell’ambasciata. + +— Andiamo, Antao, — disse il cacciatore. — Sangue freddo ed audacia e +lascia in pace tutti i pianeti del cielo. + +— Dirai che sono muto, — rispose il portoghese. + +Si fecero condurre i loro cavalli, fecero aprire gli ombrelli, ma +incaricarono uno dei due dahomeni di vegliare sulle loro casse, non +fidandosi troppo dell’onestà molto dubbia della popolazione. + +Saliti in sella, si misero in marcia preceduti dai poeti erranti e +dalle amazzoni che gridavano a piena gola: _ago!... ago!_... (largo!... +largo!...) e seguiti dai musicisti.... che si sfiatavano per dare un +saggio della robustezza dei loro polmoni. + +Attraversarono la piazza fra due fitte ali di popolo, il quale guardava +con viva curiosità i due ambasciatori, ammirando soprattutto la +ricchezza delle loro vesti e le bardature infioccate, e giunsero in +breve dinanzi ad uno dei palazzi reali, alla cui porta, circondato da +una compagnia di amazzoni, li attendeva Ghathing-Gan, gran _cabecero_ +della Città Santa e confidente di Geletè, riparato sotto un monumentale +ombrello verde decorato d’un mostruoso coccodrillo. + + + + +CAPITOLO XXVII. + +Il cabecero Ghating-Gan + + +Ghating-Gan era un uomo sulla quarantina, di forme robuste, quasi +atletiche, dalla fisonomia dura, arcigna, quasi feroce, ma anche +astuta, con gli occhi piccoli, neri, penetranti[8]. + +Per la circostanza aveva indossato una specie d’ampio mantello di +cotonina rossa, annodato alla spalla sinistra e che gli scendeva fino +ai piedi e si era adorni i polsi di braccialetti d’oro e d’argento, +mentre al collo si era appesa la grossa collana regalatagli da Alfredo. + +Alla cintura di lana rossa portava quattro code di cavallo, distintivo +di grande importanza nel Dahomey, e che solo il re può concedere ai +suoi più fidati e più grandi personaggi del regno. + +Vedendo gli ambasciatori mosse loro incontro, li salutò con molta +grazia, giungendo dapprima le mani, poi avvicinandole al viso e +finalmente allungandole sul petto; Alfredo ed Antao credettero bene +d’imitarlo, guardandosi dallo stendergli la mano per non tradirsi. + +Scambiato così il saluto, Ghating-Gan li invitò a seguirlo nel palazzo +reale e li condusse in una vasta sala, certamente in quella del trono, +decorata di grandi parasoli di tutti i colori e di tutte le specie, +adorna di idoli strani rappresentanti mostri d’ogni forma e dinanzi +ai quali erano state deposte delle offerte consistenti in bottiglie +di liquore ed in collane di cauris. In un angolo vi era il trono di +Geletè, un seggiolone enorme che un tempo doveva aver servito a qualche +teatro europeo, ricco di fregi e di dorature e collocato su di un’alta +piattaforma coperta di vecchi tappeti scoloriti. + +Ghating-Gan invitò gli ambasciatori a sedersi su alcuni sgabelli che +erano allineati dinanzi alla piattaforma, poi fece servire loro una +bottiglia di un certo liquore limpido e spumante che portava la marca +dello champagne, ma che doveva essere invece abbominevole miscela di +gin, di sidro e di vetriolo. Il gran _cabecero_ però doveva trovarlo +squisitissimo, poichè ne tracannò lui solo più di mezza bottiglia. + +Bagnata la gola, Alfredo ebbe la parola ed espose, in lingua uegbè, lo +scopo dell’ambasciata. Si trattava di proporre a Geletè, da parte dei +capi del Borgu, una alleanza offensiva e difensiva contro i bellicosi +Yoruba che devastavano incessantemente le frontiere dei due Stati con +disastrose scorrerie, unitamente ad un trattato di commercio. Alfredo, +che parlava come un vecchio diplomatico, asseriva che un simile +trattato sarebbe stato d’immenso giovamento ai due Stati confinanti +e che i Borgani avrebbero prestato man forte a Geletè anche contro le +incessanti invasioni della razza bianca, marea pericolosa che poteva, +col tempo, compromettere l’indipendenza del Dahomey. + +Aggiungeva poi che era incaricato di portare doni di molto valore +al re Geletè da parte dei più cospicui capi del Borgu ed altri +doni pei grandi _cabeceri_, onde cooperassero alla buona riuscita +dell’ambasciata. + +Quand’ebbe terminato di esporgli lo scopo della sua missione, +Ghating-Gan fece portare una bottiglia di ginepro, avendo l’abitudine +gli africani di non cominciare le loro _palabre_, ossia conversazioni +d’importanza, se prima non si sono ben bagnati l’ugola, poi disse: + +— Ciò che chiedono i capi del Borgu è giusto e lo credo un buon affare +anche pel nostro re, il quale conta più nemici che amici. Le genti del +Dahomey sono fiere e non temono alcuno, ma sanno pure che sono fiere +anche le popolazioni del Borgu e saranno liete di combattere insieme i +Yoruba del Benin, tanto più che noi siamo già scarsi di prigionieri di +guerra da sacrificare nelle _feste dei costumi_. + +Gli antenati di Geletè diventano sempre più esigenti e chiedono più +vittime e siamo ora costretti a sacrificare anche i nostri stessi +sudditi per placare le loro ire. Già tre volte quest’anno la terra +tremò, scuotendo perfino le tombe reali, e due volte il fulmine celeste +è caduto sulle capanne di Abomey e ciò significa che i monarchi passati +nell’altra vita, non sono soddisfatti. + +I capi del Borgu possono quindi essere certi di poter concludere il +trattato d’alleanza che propongono, ma i loro ambasciatori dovranno +attendere la fine della _festa dei costumi_, non potendo il nostro +re occuparsi per ora di un così importante affare. In questi giorni è +occupato, coi sacerdoti, nei preparativi e nelle preghiere. + +— Sia pure, — rispose prontamente Alfredo, — ma noi vorremmo venire +presentati a S. M. Geletè prima che le grandi feste comincino, +rimandando ben volentieri la conclusione del trattato a più tardi. + +— Ah!... — esclamò Ghatin-Gan, sorridendo. — Voi siete curiosi di +assistere alle nostre grandi feste! + +— È vero, — disse Alfredo. + +— Io credo che il nostro re avrà piacere di avervi al suo fianco. + +— Lo farete avvertire del nostro arrivo a Kana?... + +— Quest’oggi stesso gli manderò uno dei miei corrieri, onde farvi +ottenere un recade che vi permetta di proseguire il cammino per la +capitale. + +— Dovremo attendere molto?... + +— Il re non prende mai, lì per lì, alcuna decisione. Trattandosi di +ricevere un’ambasciata, farà prima radunare i grandi del regno ed i +principi di sangue reale per consigliarsi, quindi io credo che non +potrete partire prima di otto giorni. In questo frattempo però sarete +miei ospiti nel palazzo reale. + +— Grazie, gran _cabecero_, — disse Alfredo, — ma noi preferiamo +alloggiare sotto l’_apatam_. Io e mio fratello siamo assai amanti della +caccia e sapendo che i dintorni di Kana sono ricchi di selvaggina, +rimarremo sotto la tettoia onde poter alzarci a qualunque ora della +notte, senza importunare le vostre genti. + +— Fate come volete, ma non rifiuterete i miei viveri ed alcuni schiavi +per servirvi. + +— Accettiamo di cuore i viveri, ma per gli schiavi sono inutili +avendo i nostri, i quali conoscono meglio le abitudini dei loro +padroni. — + +Ciò detto prese dalle mani di Urada un cofanetto d’acciaio cesellato e +lo porse al gran _cabecero_, dicendo: + +— È per S. M. Geletè e contiene i regali dei capi del Borgu. + +— Ghating-Gan impegna la sua parola che saranno consegnati al re a nome +dell’ambasciata, — rispose il _cabecero_. + +Offrì ancora da bere, poi si alzò. Alfredo comprese che la _palabra_ +era terminata e si affrettò ad imitarlo. Scambiarono nuovamente il +saluto, poi l’ambasciata uscì e fece ritorno all’_apatam_, sempre +preceduta dalla banda musicale e da una folla di curiosi. + +Appena entrati, le quattro amazzoni intimarono minacciosamente alla +popolazione di allontanarsi, tale essendo l’ordine del gran _cabecero_, +poi ricondussero l’orchestra ed i poeti nel palazzo reale. + +— Auff!... — esclamò Antao, appena si trovarono soli. — Ero arcistucco +di dover fare la parte del muto e se la durava ancora un po’, mi +sfuggivano di bocca tutti i pianeti del firmamento. + +— Per farci tradire, — disse Alfredo. — Guardati dal commettere simili +imprudenze, in questo regno di barbari. + +— Cosa vuoi?... I pianeti sono la mia passione. + +— Sì, burlone. + +— Ora però spero di poter mettere in opera la mia lingua. + +— Parla finchè vuoi. + +— Allora permettimi una domanda. + +— Venti se vuoi. + +— Perchè hai rifiutato l’ospitalità del gran _cabecero_?... Saremmo +stati più comodi nel palazzo reale che sotto questa catapecchia. + +— È vero, Antao, ma non avremmo potuto più ricevere il padre di Urada. +Se l’avessimo fatto, il gran _cabecero_ avrebbe potuto nutrire dei +sospetti verso di noi. + +— Hai ragione, Alfredo. Io sono sempre stato uno sventato, mentre +tu eri nato per diventare un furbo diplomatico. Hai delle attitudini +veramente meravigliose. + +— Sviluppate col continuo contatto dei negri. + +— Possibile che i negri siano diplomatici. + +— E di gran lunga più astuti di quelli europei, Antao, te lo dico io. +Toh!... Ecco delle provviste che giungono. + +— È la colazione che c’invia il _cabecero_, — disse il portoghese. — +Sia la benvenuta. — + +Quattro schiavi preceduti da un’amazzone, s’avvicinavano all’_apatam_ +portando sul capo delle grandi ceste di vimini che sembravano molto +pesanti. + +Le deposero dinanzi alla capanna, poi s’allontanarono frettolosamente. + +— Che lusso!... — esclamò Antao, che aveva fatto aprire i canestri. +Oggi abbiamo anche del montone, del capretto e del tabacco. Lasceremo +il _canalu_ ai negri ma attaccheremo questa carne tenera e deliziosa +che sembra arrostita a puntino. Cosa ne dici, Alfredo?... + +— Dico che tu cominci a diventare un ghiottone, Antao, — rispose il +cacciatore. + +— Pensa, amico, che durante la nostra lunga marcia non abbiamo mangiato +che del pesce secco e del biscotto. + +— E la tromba d’elefante, ed i pappagalli, e le scimmie?... + +Briccone! Il profumo di questo quarto di montone arrostito ti atrofizza +la memoria. + +— Può essere, — rispose il portoghese con aria grave, accomodandosi +davanti ad una cesta. — Orsù attacchiamo!... — + +Mentre i due dahomeni assalivano ingordamente il canalu, i due bianchi +e Urada misero a sacco le ceste, facendo onore al montone, alle +_atrapas_, ed alle frutta che inaffiarono con alcuni sorsi di ginepro. + +Durante la giornata i due ambasciatori, o meglio Alfredo poichè Antao +doveva fingersi muto dinanzi ai dahomeni, in causa dei suoi pianeti +diventati eccessivamente pericolosi in quel regno, ricevette la visita +di parecchi dignitari, di _cabeceri_ e di _moce_ ossia di funzionari +del re, i quali non miravano altro che a spillare cortesemente regali +ai supposti principi del Borgu e possibilmente a vuotare le loro casse. +Portavano in regalo qualche bottiglia di ginepro o di rhum imbevibile +o qualche capretto, ma se ne tornavano con dei bei fazzoletti di seta +rossa, o con delle cartucciere, o con dei braccialetti di rame dorato. + +Fortunatamente le casse di Alfredo contenevano una grande quantità +di quegli oggetti, ma doveva pensare anche ai capi, ai _cabeceri_, ai +_moce_, ai corrieri reali di Abomey e più d’uno lo rimandava colla sua +bottiglia, fingendo di non comprenderlo o facendo dire dai suoi uomini +che dormiva o che stava pranzando. + +Alla mezzanotte il padre di Urada, come aveva promesso, fece ritorno +all’_apatam_. Recava la notizia che il corriere del _cabecero_ +era partito per la capitale, onde avvertire Geletè dell’arrivo +dell’ambasciata. + +— Sono contento di questa notizia ma sono anche inquieto, — disse +Alfredo. + +— E per quale motivo? — chiese Antao, stupito. + +— Sono parecchie ore che un timore mi tormenta. + +— Quale?... + +— Che Kalani sospetti dell’ambasciata. + +— È impossibile, Alfredo. + +— Egli mi attende ad Abomey. Sa che io non sono uomo da lasciargli +nelle mani mio fratello. + +— Diavolo!... — mormorò il portoghese. — Ciò può essere vero, ma ormai +è troppo tardi per tornare indietro. Penso però che siamo così bene +dipinti, che nessuno potrebbe sospettare in noi degli europei. Tu poi, +sei assolutamente irriconoscibile. + +— Padrone, — disse Urada, — Vuoi un consiglio?... + +— Parla, ragazza, — disse Alfredo. + +— Manda mio padre ad Abomey ad esplorare il terreno e ad informarsi di +ciò che si dice su questa ambasciata. + +— L’idea è bellissima, Urada, ma può tuo padre lasciare Kana? + +— È libero e può andare dove gli piace senza chiedere il permesso a +chicchessia. + +— Io gli darò uno dei nostri cavalli e dell’oro. Può esserci molto +utile nella capitale, farci avvertire se Kalani ha dei sospetti su di +noi e darmi anche notizie di mio fratello. + +— E preparare ogni cosa per poterlo rapire, — aggiunse Urada. — Mio +padre ha conservato delle amicizie in Abomey, può avvicinare dei +dignitari del re e può quindi avere delle informazioni che possono +esserti preziose. + +— Accetterà il difficile incarico?... + +— Mio padre farà tutto quello che desiderano i salvatori di sua figlia. + +— Grazie, brava ragazza. Non ci eravamo ingannati sulla tua +affezione. — + +Urada espose al vecchio negro il desiderio degli uomini bianchi. + +— Domani all’alba, parto, — rispose egli. — Gli uomini bianchi possono +contare interamente su di me. — + +Alfredo, lieto di quella risposta, fece bardare uno dei cavalli, +consegnò al negro un gruzzolo d’oro che poteva scambiare in kauri +ed una rivoltella con cinquanta cariche, arma che poteva essergli di +grande aiuto nella sua pericolosa missione. + +Alle due del mattino il negro, dopo d’aver abbracciata Urada e stretta +la mano ai due bianchi e d’aver promesso di far giungere ben presto sue +notizie, lasciava l’_apatam_ per recarsi nella capitale del Dahomey. + + + + +CAPITOLO XXVIII. + +Il ritorno di Gamani + + +Tre giorni erano trascorsi dalla partenza del corriere di Ghating-Gan +e del padre di Urada, senza che più alcuna notizia fosse giunta ai +due europei. Pareva che Geletè fosse troppo occupato nei preparativi +della festa dei costumi per pensare all’ambasciata dei capi del Borgu +e che il vecchio negro avesse trovato o dei grandi ostacoli, o nessun +messaggiero da fidarsi per mandare sue nuove. + +Alfredo, le cui inquietudini aumentavano, non sapendo a che cosa +attribuire quei ritardi e temendo sempre una sorpresa da parte +dell’astuto Kalani, aveva proposto al cabecero di mandare degli +altri corrieri ad Abomey per indurre Geletè a decidersi a ricevere +l’ambasciata, ma senza alcun risultato. + +Non era prudente irritare il feroce monarca, il quale avrebbe potuto +prendersela col _cabecero_ e far tagliare, senza tante cerimonie, +la testa ai messaggeri importuni. Era necessario attendere il suo +beneplacito ed armarsi di pazienza. + +La sera del quarto giorno però, quando Alfredo ed Antao, dopo d’aver +cenato, si preparavano a coricarsi, videro un negro attraversare +rapidamente la piazza, come se avesse temuto di esser visto +dalle amazzoni che stavano di guardia dinanzi ai palazzi reali, e +precipitarsi sotto l’_apatam_. + +Temendo che fosse qualche importuno, si erano alzati per farlo +allontanare, quando il negro si gettò impetuosamente dinanzi ad +Alfredo, dicendo con voce soffocata: + +— Oh mio padrone!... — + +Il cacciatore, stupito, lo aveva prontamente afferrato per guardarlo in +viso. Un grido, a malapena frenato, gli sfuggì: + +— Gamani!... Tu!... Vivo ancora!... + +— Sì, padrone, — rispose il negro, ridendo. — Il tuo fedele Gamani, che +tu credevi morto fra le foreste dell’Ouzmè, la notte che fu incendiata +la tua fattoria. + +— Lave dell’Etna!... Gamani!... Ma chi ti ha mandato qui?... Come hai +saputo che noi ci troviamo a Kana?... Parla, spicciati!... + +— Morte di Urano, Nettuno e di tutti i pianeti conosciuti ed ignoti!... +— esclamò Antao. — Gamani!... Sei vivo o sei un’ombra?... + +— Sono in carne ed ossa, padron Antao, — rispose il negro. + +— Ma parla!... — esclamò Alfredo. — Non vedi che io muoio +d’impazienza?... Chi ti ha mandato qui?... + +— Un vecchio negro, padre d’una amazzone che è con voi. + +— Il padre di Urada!... — esclamarono Antao ed il cacciatore. + +— Sì, sua figlia si chiama Urada. + +— Ma eri ad Abomey?... — chiese Alfredo. + +— Sì, padrone. + +— Schiavo di Kalani forse?... + +— Sì, ma addetto al tempio dei serpenti e dei feticci. + +— E di mio fratello, cos’è accaduto?... Parla, parla Gamani! + +— È vivo e porto i suoi saluti a te ed al padrone Antao. + +— Ah!... bravo piccino!... — esclamò il portoghese, che era vivamente +commosso. — Si è ancora ricordato di me!... + +— Siedi Gamani, — disse Alfredo, spingendo innanzi una cassa. — Tu mi +sembri assai stanco. + +— È vero, padrone. Ho percorso le tre leghe che separano Kana dalla +capitale, quasi tutte d’un fiato, per tema di venire ripreso e sono +sfinito. — + +Antao sturò una bottiglia di ginepro, riempì una tazza e gliela porse, +dicendogli: + +— Bevi questo, poi parlerai. — + +Il negro tracannò d’un colpo solo il forte liquore, poi riprese: + +— Ho molte cose da raccontare. Sappi innanzi a tutto, padrone, che +tuo fratello sta bene e che non corre alcun pericolo, essendo sotto +la protezione del re e dei sacerdoti. Egli è diventato una specie di +feticcio che lo mette al coperto dalle vendette di Kalani. + +— Sa ormai che noi siamo qui?... + +— Sì, padrone e vi aspetta presto ad Abomey. Il padroncino è ben +trattato, ma sospira il momento di abbandonare la sua prigione e di +poterti abbracciare. + +— Povero Bruno, — mormorò Alfredo, con commozione. — Quali terribili +momenti avrà passati, nelle mani di quei barbari. + +— E Kalani? — chiese Antao. + +— È sempre potente e gode la fiducia di Geletè e di Behanzin, il futuro +re del Dahomey. Si può dire che tutti tremano dinanzi a lui. + +— Si vede che nel Dahomey i bricconi fanno fortuna, — disse Antao. — Se +i miei affari andranno male, diverrò un furfante e verrò qui. + +— Ma perchè Kalani ti ha risparmiato? — chiese Alfredo. + +— Non lo so, padrone, ma forse per dare un compagno a tuo fratello. +Non è il padroncino che Kalani odia, ma te e lo ha rapito solamente per +poter averti nelle mani. + +— Lo avevo sospettato. Quel miserabile era certo che io sarei venuto +nel Dahomey. + +— Sì ed aveva mandato numerosi drappelli di soldati verso le frontiere +meridionali, per farti sorprendere ed imprigionare. + +— Ed ora, spera ancora di vedermi giungere?... + +— Lo teme sempre. Sente per istinto che un giorno o l’altro tu gli +piomberai addosso e vive in continue inquietudini. Sa che tu non sei un +uomo da lasciargli nelle mani il padroncino. + +— I suoi soldati, la notte che ci tesero un agguato sulle rive +dell’Ouzmè, ti sorpresero sul sicomoro?... + +— Sì, padrone. Avevano circondato l’albero in venti o trenta, +minacciando di fucilarmi come fossi un pappagallo. Ne ammazzai due, ma +poi dovetti discendere per non farmi fracassare le ossa. + +Fui legato e condotto verso la laguna, da dove assistetti, impotente, +alla distruzione della tua fattoria ed al rapimento di tuo fratello. + +— Ha fatto altri prigionieri Kalani?... + +— Nessun altro. + +— Ma come hai conosciuto il padre di Urada?... + +— Avendo saputo che io ero un servo di tuo fratello, dopo d’aver +ottenuto il permesso di entrare nella casa dei feticci, ieri venne a +trovarmi e mi parlò di voi. Dapprima non lo credetti, anzi sospettai +un tranello, ma ben presto mi persuasi della verità delle sue parole e +tramammo la mia fuga. + +Non essendo io strettamente sorvegliato come tuo fratello, potei uscire +dalla capanna dei feticci e abbandonare la città prima che i sacerdoti +se ne fossero accorti. + +— E quali notizie rechi da parte del vecchio negro? + +— Buone per noi. Domani mattina giungerà il _recade_ del re ed una +scorta per condurvi ad Abomey. Sembra che a Geletè prema di farvi +assistere alle _feste dei costumi_ e che accetti di buon grado le +vostre proposte. + +— Cioè quelle dei capi del Borgu, — disse Antao, ridendo. + +— Ancora poche domande, poi ti lascierò riposare, — disse Alfredo. + +Poi incrociando le braccia e guardandolo fisso, gli chiese con voce +sibilante: + +— Credi che io lo possa uccidere?... + +— Kalani?... — chiese il negro. + +— Sì, lui!... + +— Bada, padrone, Kalani è potente quasi quanto Geletè. + +— Ti dico che non lascierò il Dahomey se non l’avrò ucciso. + +— Sarà una cosa difficile ma non impossibile. + +— Potrò adunque vendicarmi di tutto il male che mi ha fatto e liberare +la terra da quel mostro sanguinario? + +— Sì, ma bisognerebbe approfittare della _festa dei costumi_, quando +tutti sono ubriachi. + +— Me lo ha detto anche il padre di Urada. + +— So dove potremo sorprenderlo. + +— E tu mi condurrai colà?... + +— Sì, padrone; anch’io odio Kalani e sarei ben contento di ucciderlo, +come il popolo di Abomey sarebbe lieto di vederlo morto. Egli è l’anima +dannata di Geletè e di Behanzin. + +— Sta bene: lo ucciderò, — disse Alfredo con accento terribile. — Ora +puoi riposarti. — + +Gamani, che non si reggeva quasi più, sfinito dalla lunga e rapidissima +marcia, s’affrettò ad approfittare del permesso sdraiandosi su di una +cassa. + +Alfredo ed Antao fecero il giro dell’_apatam_ per accertarsi che la +piazza era deserta, poi s’accomodarono anche loro fra le casse, vicini +ad Urada. + +L’indomani, ai primi albori, venivano svegliati dalla banda di +Ghating-Gan, la quale si dirigeva verso la capanna facendo un fracasso +tale da svegliare anche un sordo. + +Questa volta però era preceduta non da quattro sole amazzoni, ma da +una mezza compagnia ed era seguita dal _cabecero_, da un inviato reale +in alta tenuta, vestito di rosso e armato d’una spada coll’impugnatura +d’oro e adorna del sigillo reale e da otto vigorosi negri i quali +portavano due comode amache, riparate superiormente da una piccola +tenda di cotone azzurro ed infioccata. + +Ghating-Gan salutò, con maggiore deferenza del solito, i due +ambasciatori, poi disse: + +— È giunto un gran _moce_ col _recade_. Siete attesi ad Abomey, dove +verrete ricevuti cogli onori che spettano alla vostra posizione di +ambasciatori d’una nazione potente e guerresca. — + +Il gran _moce_ od inviato del re si fece allora innanzi, s’inginocchiò +posando la fronte al suolo, dovendo parlare in nome del suo potente +signore, poi disse: + +— Do ai due ambasciatori il buon giorno in nome di S. M. Geletè e reco +l’ordine di condurli tosto ad Abomey: attendo. — + +Alfredo, per mezzo di Urada che serviva d’interprete, fece rispondere +che ringraziava il grande monarca della decisione di ricevere +l’ambasciata dei capi del Borgu, prima che avesse luogo la festa dei +costumi, ma che prima di partire chiedeva qualche ora di tempo per +preparare le sue casse, pregando il gran moce di attenderlo al palazzo +reale. + +— Sono agli ordini degli ambasciatori del Borgu, — rispose il _moce_. + +Ad un suo cenno le amazzoni, la banda musicale ed il seguito +abbandonarono l’_apatam_ per attendere l’ambasciata dinanzi al palazzo +reale. + +— Ma perchè questo ritardo?... — chiese Antao ad Alfredo quando furono +soli. + +— Dimentichi Gamani?... — rispose il cacciatore. — Se lo conduciamo +con noi sarebbe finita per l’ambasciata, poichè Kalani non tarderebbe a +riconoscerlo. + +— Cosa vuoi farne di lui?... + +— Trasformarlo in un magnifico borgano. Gamani ci è necessario, +conoscendo ormai le abitudini di Kalani e la capanna dei feticci +che serve di prigione al mio piccolo Bruno. Affrettiamoci, poi +partiremo. — + + [Illustrazione: — .... Il padroncino è ben trattato, ma + sospira il momento di abbandonare la sua prigione.... (Pag. + 206).] + +Mentre i due dahomeni cominciavano a caricare le casse sui cavalli, +Alfredo prese i suoi vasetti di colore ed in pochi minuti depose sulla +pelle rossastra del suo servo un bello strato di nero intenso, poi +appiccicò sul viso del fedele servo una lunga barba nera. + +Attese che la tinta fosse bene asciutta, poi ordinò a Gamani +d’indossare un paio di calzoni rossi fiammanti, di stringersi le +reni con una larga fascia di seta gialla e di gettarsi sulle spalle +un grande mantello bianco infioccato e adorno di rabeschi rossi. Un +ampio turbante che gli nascondeva mezzo viso, bastò per completare la +trasformazione. + +— Credo che nessuno più lo riconoscerà, — disse ad Antao, guardando con +viva soddisfazione il negro. + +— Stavo chiedendomi da dove era sbucato quest’uomo, — rispose il +portoghese. — È assolutamente irriconoscibile e potrà avvicinare Kalani +senza tema di venire riconosciuto. Ma tu sei un vero artista. + +— Se non lo fossi non sarei italiano, — rispose Alfredo. — Siete +pronti?... + +— È tutto caricato, — dissero Urada ed i due schiavi. + +— Partiamo. — + +Alfredo ed Antao salirono a cavallo, la giovane amazzone e Gamani +aprirono i due grandi ombrelli a smaglianti colori e la piccola +carovana si diresse verso il palazzo reale, destando, coi suoi costumi +pittoreschi, l’ammirazione della folla che gremiva la piazza. + +L’orchestra diede fiato ai suoi istrumenti con un crescendo spaventoso, +mentre le amazzoni, schierate su due file, presentavano le armi +all’ambasciata, con un insieme ammirabile, facendo poscia due scariche +in aria. + +Il gran _moce_ pregò gli ambasciatori di scendere dai loro cavalli e +di prendere posto nelle due amache inviate a loro dal re onde non si +affaticassero durante il viaggio, poi diede il segnale della partenza. + +Il drappello, scortato da otto amazzoni e seguito da Urada, Gamani e +dai due schiavi che conducevano i cavalli, si pose in marcia fra le +grida della popolazione ed il fracasso dell’orchestra. + +Attraversata la città fra due fitte ali di popolo plaudente, prese la +via reale di settentrione, la quale corre, quasi diritta, fino alla +capitale del regno. + +Alfredo ed Antao, comodamente sdraiati nelle loro amache che i +portatori sostenevano, avevano accese le loro sigarette e fumavano +beatamente scambiando qualche parola con Urada o con Gamani che si +erano collocati ai loro fianchi. + +La via reale era davvero bellissima, larga tanto da permettere il +passaggio a otto cavalli di fronte, ma composta d’una specie di +minerale granuloso e rossastro che doveva stancare straordinariamente i +portatori al pari dei terreni sabbiosi o ghiaiosi. + +Una doppia fila di splendidi palmizii la ombreggiava, mentre al di là +si estendevano immense pianure coperte da un’erba alta assai e fitta +e da gruppi d’alberi, per lo più palme d’elais. Qualche volta però si +vedeva giganteggiare anche la mole imponente d’un baobab. + +Il drappello procedeva rapido, malgrado la pessima qualità del terreno. +I portatori, uomini robustissimi ed abituati alle lunghe marcie, si +avanzavano quasi correndo, scambiandosi di mezz’ora in mezz’ora. + +Ben presto la regione, che dopo Kana era ridiventata deserta, cominciò +ad apparire popolata. Sparsi sui pendii di quei grandi scaglioni o +sugli altipiani, si vedevano popolosi villaggi e di quando in quando +qualche forte costruito con grossi terrapieni e con alte e robuste +palizzate. Probabilmente quei recinti fortificati dovevano guardare le +vie che dall’est e dall’ovest mettevano capo alla capitale. + +I portatori, giunti sull’ultimo altipiano, dopo una faticosa salita +durata quasi tre ore, segnalarono Abomey, i cui bastioni di terra +rossastra si disegnavano nettamente, a meno di due miglia. Urada, che +si trovava presso all’amaca d’Alfredo, mostrò a questi una costruzione +che doveva essere gigantesca e che s’alzava in mezzo alle cinte +bastionate. + +— Cos’è, — chiese il cacciatore, con una certa emozione. + +— Il palazzo del re, — rispose Urada. + +— Credevo che fosse quello dell’uomo che odio. + +— Non si troverà lontano, padrone. + +— Credi Urada, che quell’uomo si troverà presente, quando verremo +ricevuti dal re?... + +— Sì, purchè si trovi ancora in città. + +— Temi che non vi sia?... + +— L’alta sua carica lo avrà forse costretto ad occuparsi dei +prigionieri destinati alla _festa dei costumi_, e può aver lasciata +momentaneamente la capitale per radunarli. + +— Sarei ben contento, per ora, di non trovarmi dinanzi a lui. L’idea +che possa riconoscermi, malgrado io sia pronto a tutto, mi fa gelare il +sangue nelle vene. + +— Sei irriconoscibile padrone e poi sono alcuni anni che non ti ha più +veduto. + +— È vero, Urada. — + +I portatori ed il gran _moce_ acceleravano allora il passo per giungere +in città prima del pasto del mezzodì. La via reale era diventata +piana, essendo aperta sull’altipiano, in mezzo ad una immensa prateria +disseminata di gruppi considerevoli di capanne e di capannuccie, le +quali formavano i sobborghi della capitale. + +Di tratto in tratto s’incontravano bande di soldati armati di +fucili e di coltellacci, che traevano in città qualche drappello di +schiavi destinati probabilmente alla _festa dei costumi_. Tutti quei +disgraziati tenevano in bocca il tormentoso bavaglio di legno ed +avevano gli occhi schizzanti dalle orbite. Certamente non ignoravano a +quale terribile sorte erano stati votati. + +Di passo in passo che Antao ed Alfredo s’avvicinavano alla capitale del +temuto Geletè, le traccie della sue orrende carneficina diventavano +più numerose. Pareva che i dintorni della città fossero diventati un +immenso cimitero, messo sossopra da un esercito di iene. + +Sotto i più grandi alberi si vedevano a dozzine teschi di morti, poi +stinchi, tibie e costole umane, poi scheletri interi non ancora ben +ripuliti dal becco degli uccelli da preda e che esalavano nauseabondi +odori. Erano gli avanzi dei poveri prigionieri sacrificati nelle feste +e poi colà trasportati a pasto delle belve feroci e degli avvoltoi. + +Qualche scheletro si vedeva perfino inchiodato al tronco degli alberi +ed Alfredo ed Antao ne videro uno, di alta statura, crocifisso sul +tronco d’una palma con tre lunghe zagaglie e che teneva legato ai polsi +un ombrello di cotone, simile a quello che adoperavano i missionari +della costa, ed un paio di scarpe. + +Probabilmente quel martire era stato sorpreso dalle guardie di Geletè +mentre cercava di convertire alcuni abitanti e trattato in quel barbaro +modo per ordine dello stesso re, facendogli appendere, per amara +derisione, le scarpe, distintivo degli uomini bianchi e dei liberi +negri della Repubblica di Liberia. + +A duecento passi dalla capitale il drappello fu incontrato da un gran +_moce_ e da due _cabeceri_, scortati da due dozzine di amazzoni in +pieno assetto di guerra. Venivano a salutare gli ambasciatori a nome di +Geletè e per guidarli nell’abitazione a loro assegnata. + +Cinque minuti dopo facevano la loro entrata nella capitale del +sanguinario monarca. + + + + +CAPITOLO XXIX. + +Nella tana del leone + + +Abomey era la città più popolosa del Dahomey ed anche la più +fortificata, essendo la sede dei monarchi e delle principali forze +dello stato. + +Un grande bastione di terra battuta, capace di far fronte a qualsiasi +assalto di soldati negri, ma non di opporre una lunga resistenza ad +una batteria di cannoni europei, la circondava. Alcune breccie, aperte +sopra dei ponti gettati attraverso il fossato, servivano di porte. + +La città nulla però aveva d’attraente. Era un ammasso di tuguri dalle +pareti di terra e coi tetti di stoppia, divise in parecchi _salam_, +ossia quartieri con vie strette, sudicie, puzzolenti, dove marcivano +carogne d’animali ed anche gran numero di corpi umani dopo le feste +delle _grandi usanze_ o dei _costumi_. + +La sola cosa notevole era la grande piazza del Mercato, un quadrilatero +immenso in gran parte occupato dalla reggia formata da un palazzo di +dimensioni enormi, la cui facciata misurava oltre seicento metri, tutto +traforato da un numero immenso di finestre senza imposte e dall’aspetto +minaccioso. Due vaste terrazze che servivano pei sacrifici umani, +guardate da parecchi pezzi d’artiglieria, lo fiancheggiavano, mentre un +alto e solido muro lo proteggeva ai lati e nella parte posteriore. + +Due sole porte, difese da enormi battenti in legno ed in ferro e +guardate giorno e notte da una compagnia di amazzoni, permettevano +l’accesso. + +Pure su quell’ampia piazza sorgeva il tempio dedicato ai serpenti e +quello dei feticci, contenente questo un gran numero di divinità le une +più barocche delle altre, mostri informi di terra cotta dorata, o di +legno malamente scolpito, o di avorio, o di rame. + +La sua popolazione, comprese le tremila amazzoni che formavano la +guardia reale, ordinariamente non superava le ventimila anime, ma +durante le feste delle _grandi usanze_ si triplicava, accorrendo +curiosi da tutte le vicine borgate, quantunque un non piccolo numero di +quei poveri sudditi del barbaro re più non dovesse tornare alle natìe +capanne. + +Alfredo ed Antao a cavallo, fiancheggiati dai loro porta-ombrelli +e preceduti dal gran _moce_, dai _cabeceri_ e dalla scorta armata e +seguìti dai loro uomini, attraversarono la capitale destando fra la +popolazione la più viva curiosità e furono condotti in una grande +capanna circolare, colle pareti di mattoni cotti al sole ed il tetto di +foglie di palma, situata quasi di fronte al palazzo reale. + +Per ordine del re vi erano state portate delle sedie, due brande, +un tavolo, dei viveri, delle legna, del vasellame e mandati quattro +schiavi per servire i due ambasciatori. + +Il gran _moce_ osservò se nulla mancava, ordinò agli schiavi di tenersi +agli ordini dei due grandi personaggi ospiti del re, minacciando di +far loro troncare il capo alla più piccola disobbedienza, poi salutati +Alfredo ed Antao, fece cenno di volersi ritirare per recarsi ad +informare il suo potente signore. + +Alfredo con un gesto lo trattenne, e da Urada gli fece chiedere quando +gli ambasciatori del Borgu avrebbero potuto vedere il re. + +— S. M. è troppo occupato per ora per trattare cose tanto importanti, +— rispose il gran _moce_, — ma credo che si degnerà ricevere ben presto +i saluti dei guerrieri del Borgu. Dopo le grandi _feste dei costumi_ si +potrà discutere il trattato d’alleanza. + +— Sta bene, — rispose Alfredo. — I rappresentanti del Borgu +attenderanno pazientemente le decisioni del potente monarca del +Dahomey, intanto manderanno a lui i regali dei principi borgani. — + +Ciò detto mise nelle mani del gran _moce_ e dei due _cabeceri_ tre +cofanetti di metallo lavorato, che aveva fatto estrarre dalle sue +casse. + +I tre dignitari li ricevettero con una specie di venerazione e +s’affrettarono a lasciare la capanna, ringraziando i due ambasciatori. + +— Morte di Giove, Marte, Venere, Sat.... + +— Basta, — disse Alfredo, vedendo che il portoghese stava per +continuare. — Mi hai detto che erano proprio morti pel Dahomey. + +— È vero, — disse Antao, ridendo, — ma non ne potevo più. Pensa che +sono muto dalle cinque di stamane e che la mia lingua minacciava di +atrofizzarsi per sempre, se il mio supplizio continuava. Il diavolo +si porti gli ambasciatori, il Borgu, i _moci_, i _cabeceri_ ed anche +quell’animalaccio di Geletè!... Tutte queste cerimonie mi fanno +venire l’emicrania e ti confesso che sarei ben più felice di trovarmi +ancora sulle rive dell’Ouzmè, a cacciare gli ippopotami. Almeno là +avrei potuto far crepare tutti i pianeti mille volte al giorno, a mio +piacimento. + +— Sii paziente per un po’ di giorni ancora, mio povero amico, — rispose +Alfredo. — Ormai il più è fatto e in breve rivedremo ancora le rive +dell’Ouzmè. + +— Spero che quei ciarlatani dalle code di cavallo ci lascieranno in +pace qualche giorno. + +— Sono troppo occupati nelle loro feste, per badare a noi per ora. + +— Ma a quell’antropofago di Geletè, cos’hai mandato?... + +— Delle collane d’oro, dei braccialetti, degli anelli ed una corona da +re d’argento dorato. Bisogna essere un po’ generosi con Geletè. + +— Purchè non paghi la tua generosità tagliando il collo a noi?... Quel +furfante sarebbe capace, ma.... che questi schiavi comprendano ciò che +diciamo?... + +— Non aver questo timore, Antao. Puoi parlare a tuo bell’agio, poichè +non comprendono il portoghese e tanto meno l’italiano. + +— Sarei più contento che tornassero da Geletè! + +— Se li rimandassimo, il re sarebbe capace di farli decapitare. + +— Padrone, — disse in quel momento Urada, avvicinandosi ad Alfredo. — +Ho veduto mio padre passeggiare dinanzi al palazzo reale. + +— Fallo venire, — disse Antao. + +— No, — rispose Alfredo. — Il vecchio è prudente e aspetterà che tutti +questi curiosi che ci spiano si siano allontanati, per venire qui. + +— Cacciamoli via, Alfredo. Giacchè Geletè ha messo a nostra +disposizione i suoi schiavi, facciamoli un po’ lavorare. + +— L’idea non è cattiva, Antao. — + +Urada avvertì gli schiavi del desiderio dei loro nuovi padroni. +Non aveva ancora terminato di parlare che i quattro negri, armatisi +rapidamente di canne lunghe e flessibili, si scagliarono contro la +folla urlando a squarciagola e bastonando senza misericordia. + +Bastarono pochi istanti perchè quei curiosi si dileguassero in tutte +le direzioni come un branco di cervi spaventati, anzi Antao ed Alfredo +dovettero intervenire per moderare l’eccessivo zelo dei quattro +schiavi, i quali minacciavano di accoppare due o tre disgraziati che +erano stati travolti dai fuggiaschi. + +— Calma, bollenti diavoli, — disse Antao. — Sta bene che percuotiate in +nome del re, ma non vogliamo che storpiate nessuno. Morte di Marte!... +Che gragnuola e che fuga!... + +— Ma è stata una gragnuola provvidenziale, — disse Alfredo. — Ecco il +padre di Urada che si avvicina alla nostra dimora. + +— Facciamo rientrare i negri o lo accopperanno, Alfredo. — + +Il vecchio dahomeno, fingendo di guardare ora il palazzo reale, ora la +vasta piazza ed ora le capanne come un tranquillo curioso, s’avvicinava +lentamente alla dimora degli ambasciatori. + +Dopo d’aver girato e rigirato per dieci minuti, sempre più +avvicinandosi, passò dietro la grande capanna e guizzò celeremente +entro la porta, senza quasi essere stato veduto dai curiosi che si +tenevano sugli angoli delle vie. + +— Finalmente! — esclamò Alfredo, prendendolo per una mano e +conducendolo entro la dimora. + +Il vecchio negro salutò i due bianchi con un amabile sorriso, abbracciò +Urada, poi accomodatosi su di una cassa, accennò a voler parlare. +L’amazzone gli si sedette accanto per tradurre le sue parole. + +— Come già avrete saputo, non ho perduto il mio tempo, — diss’egli, +guardando Gamani. — Quel vostro negro vi avrà già detto che io ho +visitato il tempio dei serpenti, dove si trova prigioniero il fanciullo +che cercate. + +— Sì, lo sappiamo, — rispose Alfredo. — L’hai riveduto mio fratello? + +— Sì, stamane. Volevo bene imprimermi nel cervello la topografia del +tempio, per poter agire con sicurezza quando noi tenteremo il colpo. + +— Sta bene il fanciullo?... + +— Gode ottima salute e vi aspetta. + +— Ah!... Mio povero Bruno!... — esclamò Alfredo, con un sospiro. — +Come gli sembreranno lunghe le ultime ore della sua prigionìa. Credete +possibile la sua liberazione?... + +— Sì.... + +— E troverò colà anche Kalani?... + +— So che qualche volta dorme nel recinto sacro, ma non sempre però. + +— Si trova in città ora? + +— È tornato quest’oggi, dopo d’aver raccolti gli schiavi destinati alla +festa di domani. + +— Di domani hai detto? + +— Sì, Geletè ha paura ad indugiare. Anche ieri notte la terra ha +tremato e ciò indica che i suoi avi sono malcontenti di lui e che +reclamano nuove offerte di vittime umane. Questa sera si prepareranno +le grandi piattaforme pel getto delle ceste. + +— Canaglie, — brontolò Antao. + +— Ma dove potrò assalire Kalani?... — chiese Alfredo. + +— Ti consiglierei di sorprenderlo a casa sua. Domani sera tutti +saranno ubriachi, anche le sue guardie e potremo introdurci nella sua +abitazione con maggior facilità e ucciderlo. + +— È lontana la casa di Kalani?... + +— È situata nel _salam_ vicino. + +— Allora è necessario che tu non ci abbandoni più per poterci guidare. + +— Rimarrò qui e vi attenderò. + +— Padrone, — disse in quel momento Gamani, che vegliava presso la porta +della capanna. — Un gran _moce_, scortato da un drappello d’amazzoni, +si dirige a questa volta. + +— Cosa vorrà il re da noi?... — chiese Alfredo, aggrottando la fronte. + +— Vi manderà l’invito per le feste di domani, — disse il vecchio negro. + +Il gran _moce_, giunto dinanzi alla capanna, ordinò alle amazzoni di +salutare militarmente i due ambasciatori che si erano affrettati ad +uscire, poi disse: + +— In nome di S. M. Geletè e del principe Behanzin-Aidjeri, invito gli +ambasciatori della potente nazione del Borgu alla festa dei _grandi +costumi_ che avrà luogo domani, dopo i sacrifici notturni. I principi +del Borgu avranno un posto d’onore. + +— Grazie, — rispose asciuttamente Alfredo, mentre Antao, dopo udita la +traduzione, aggiungeva: + +— Che il diavolo impicchi quell’antropofago di Geletè e tutti i suoi +abominevoli satelliti, per tutti i pianeti del cielo! Se qualcuno vi +piombasse sul cranio, sarebbe un gran bravo pianeta!... — + + + + +CAPITOLO XXX. + +Le stragi della «festa dei costumi» + + +Quella notte i due europei ed i loro uomini, non furono capaci di +chiudere gli occhi un solo momento. + +Bande di soldati giungevano ad ogni istante sulla vasta piazza, +spingendosi innanzi, fra grida, minaccie e bastonate gli schiavi +destinati ai sacrifici orrendi dell’indomani e facendo salve a polvere +per annunciare agli spiriti irritati dei monarchi, che Geletè si +preparava a mantenere la promessa. + +Dietro ai soldati venivano turbe di negri accorsi da tutti i vicini +villaggi, per prendere parte alla distribuzione di vesti e di liquori +che suole fare la corte reale in quelle atroci circostanze. + +Quei negri chiassosi, già mezzi ebbri di birra di sorgo, si accalcavano +dinanzi alle due enormi piattaforme che sorgevano ai due lati della +porta principale del palazzo del re, onde essere i primi a decapitare +le sciagurate vittime che dovevano essere gettate sulla piazza. + +Prima della mezzanotte fra soldati, amazzoni e abitanti vi erano almeno +ventimila persone stipate sulla piazza, in attesa dello spuntare del +sole, momento indicato pel principio delle esecuzioni pubbliche. + +Diciamo pubbliche, poichè nel palazzo reale dovevano essere già +cominciate quelle private che si fanno ordinariamente di notte. +Infatti, fra tutti quei clamori, dalle numerose finestre dell’enorme +palazzo, di quando in quando uscivano delle urla acute, strazianti, +che facevano fremere di sdegno Alfredo e andare in furia l’ottimo +portoghese, il quale si sfogava distribuendo legnate all’impazzata ai +negri che si pigiavano contro le pareti della capanna. + +— Stupidi!... — gridava il brav’uomo, dimenticandosi di dover fingersi +muto. — Scannano i vostri fratelli e voi applaudite!... Meritereste la +forca degli schiavi, canaglie!... — + +Fortunatamente la sua voce veniva coperta da quei clamori sempre più +assordanti e ben pochi facevano caso a lui. Tutt’al più si tiravano da +una parte guardando, con stupore, quell’indemoniato che picchiava con +un vigore non comune e con un’abbondanza straordinaria. + +Alfredo, suo malgrado, dovette intervenire per frenare il bollente +amico, temendo che nei dintorni della capanna si aggirasse qualche spia +del re incaricata di sorvegliare il contegno degli ambasciatori. + +Quando l’alba spuntò, la vasta piazza era completamente stipata. Una +moltitudine di braccia armate di coltellacci i quali dovevano servire +per decapitare le povere vittime della superstizione, si agitava +burrascosamente. + +Quei negri sanguinari chiedevano, con urla formidabili, con scoppi di +veri ruggiti, il principio delle esecuzioni. + +— Morte di tutti i pianeti!... — esclamò Antao, che dall’alto d’una +cassa, spingeva gli sguardi su quelle masse tumultuanti. — Ma questi +non sono esseri umani, sono dei leoni in furore assetati di sangue!... +Ci vorrebbe qui il mio amico Conshelloz con la sua batteria di cannoni +per mitragliare a dovere questi negracci. Ma dov’è quel gaglioffo di +Geletè, il gran beccaio ed i suoi aiutanti?... + +— Comparirà presto, — rispose Alfredo che si teneva al suo fianco. +— Vedo che le amazzoni si sono disposte in forma d’immenso triangolo +dinanzi al palazzo e ciò indica che Geletè sta per venire. + +— E noi, rimarremo qui?... + +— Verranno ad offrirci un posto d’onore. + +— Io lo rifiuterò. Non posso assistere tranquillo a questi massacri. + +— Ti guarderai bene dal rifiutare un invito del re, Antao. Una risposta +negativa o scortese, equivarrebbe alla perdita della nostra vita. + +— Siamo ambasciatori. + +— Ma nelle mani del più feroce e del meno scrupoloso dei monarchi +africani. Guarda!... + +— Cosa vedi?... + +— Un drappello d’amazzoni guidato da un corriere del re, che si avanza +verso la nostra capanna. + +— Vengono a prenderci? + +— Sì, Antao. + +— E dovremo accettare l’invito! + +— È necessario, Antao, — rispose Alfredo, con voce grave. + +— E Kalani?... + +— Spero che non ci riconoscerà. + +— Lo troveremo presso Geletè?... + +— Lo temo. Hai le pistole?. + +— Le ho nascoste sotto la giacca. + +— Sii pronto a tutto: stiamo per giuocare una carta terribile. + +— Morte di Nettuno!... + +— Sii calmo, amico. + +— Lo sarò, te lo prometto, Alfredo. + +— Te lo domando pel mio Bruno, — disse il cacciatore, con voce commossa. + +Il portoghese gli prese la destra e gliela strinse in silenzio. + +In quel momento il corriere del re e le amazzoni erano giunti dinanzi +alla capanna. Come Alfredo aveva previsto, venivano ad invitare i +principi del Borgu, in nome del re, affinchè assistessero alla grande +cerimonia in onore dei defunti monarchi del Dahomey. + +Ad un cenno del cacciatore, Urada e Gamani aprirono i due grandi +ombrelli, mentre i due dahomeni si collocavano dietro i due +ambasciatori portando in ispalla i fucili, ma col calcio in aria e la +bocca verso terra. + +Le amazzoni formarono un cerchio attorno a loro e l’ambasciata +attraversò la piazza lentamente, aprendosi faticosamente il passo fra +la folla che si accalcava sul suo passaggio. + +Giunta dinanzi ad una delle due grandi piattaforme, il corriere del re +condusse Alfredo ed il seguito sulla più elevata, facendoli accomodare +su di alcuni scanni che erano coperti di pelli di leone, poi si coricò +dinanzi a loro come per far comprendere alla folla che quelle persone +erano sotto la protezione del potente e temuto monarca. + +Intorno ai due ambasciatori ed ai loro servi si erano intanto seduti, +ma ad una certa distanza, i grandi dignitari del regno, cabeceri +insigniti di una, due, tre e perfino quattro code di cavallo, gran moci +e comandanti di truppe. + +Alfredo ed il portoghese avevano gettato un rapido sguardo su tutti +quei negri impettiti e orgogliosi, che si pavoneggiavano nelle loro +larghe e variopinte vesti ricamate d’oro, credendo di scorgere fra di +loro Kalani, ma non lo videro. + +— Meglio così, — disse Alfredo a voce bassa, rivolgendosi ad Antao. + +— Che sia col re? — chiese questi. + +— Lo credo. + +— Allora ci sarà lontano. + +— Lo vedremo sull’altra piattaforma. Il posto del re è là, poichè vedo +che stanno aprendo il grande parasole reale. + +— È una vera cupola; i nostri fanno una ben meschina figura nel +paragone. — + +Alcuni _cabeceri_, aiutati da una mezza dozzina di negri, avevano +portato l’ombrello reale e l’avevano aperto per riparare dagli ardenti +raggi del sole S. M. negra. + +Era di dimensioni veramente gigantesche, di stoffa rossa con frange +bianche e su di un lato si vedeva dipinto un mostruoso coccodrillo +colle mascelle aperte, lo stemma della casa reale del Dahomey. + +Quasi subito i clamori della folla si spensero ed un silenzio profondo, +che aveva un non so che di pauroso, successe come per incanto. + +— Cosa sta per succedere? — chiese Antao ad Alfredo. + +— Sta per comparire il re, — rispose il cacciatore. + +— Il gran macellaio!... + +— Taci, imprudente. — + +Una porta aperta nella grossa parete della cinta e che comunicava colla +piattaforma si era aperta e S. M. negra era comparsa, seguìta da una +dozzina di _cabeceri_ e di _gran moci_ e da uno stuolo di stregoni e +di guardiani dei templi, recanti i feticci prediletti di Geletè, dei +mostri di creta dorata che avevano le bocche aperte, dei serpenti pure +di creta dorata di dimensioni enormi e certi fantocci che volevano +rassomigliare ad esseri umani ma che invece del capo avevano dei becchi +d’uccelli di rapina. + +Il feroce monarca aveva il viso quasi interamente nascosto da una +specie di turbante di seta verde ricamata in oro ed il corpo avvolto in +un ampio mantello di seta bianca, stretto alla cintura da una fascia di +lamine d’oro. + +Si tenne un momento ritto in mezzo alla piattaforma, guardando la folla +che stipava la piazza, poi si sedette su di un gran seggiolone coperto +da un arazzo giallo, mentre ai suoi piedi, si sdraiava, su di un +cuscino, Behanzin, il futuro re del Dahomey ed anche l’ultimo. + +Ad un tratto Alfredo, che teneva gli sguardi fissi sul palco reale, +strinse fortemente un braccio d’Antao. + +— Cos’hai? — gli chiese il portoghese, stupito. + +— Guardalo!... + +— Chi?... Il re?... + +— No, Kalani!... — rispose Alfredo, coi denti stretti. + +Un negro d’alta statura, coperto da un ampio mantello di cotone +bianco adorno di serpentelli dipinti in rosso e col capo irto di penne +d’uccelli di rapina, si era avanzato fino all’orlo della piattaforma. + +Era un uomo dai lineamenti arditi, dallo sguardo vivo, penetrante, +intelligente e dalla carnagione assai cupa. Si capiva anche a prima +vista che non apparteneva alla razza dahomena, ma si capiva pure che +quel negro doveva possedere una energia ben superiore ai suoi snervati +compatrioti delle regioni del sud. La sua voce, potente come quella +d’un leone, echeggiò nella vasta piazza, dominando il fracasso della +banda reale e le grida degli _ahpolos_ celebranti le truci imprese del +sanguinario monarca. + +Kalani invitava i capi tribù ed i capi dei _salam_, ossia dei quartieri +delle varie città dei Dahomey, a deporre ai piedi del re il dono cui +erano obbligati ad offrire in segno di sudditanza. + +Tosto Alfredo ed Antao, dal loro elevato posto, videro avanzarsi +attraverso la piazza, strisciando nella polvere come tanti serpenti, +oltre cento negri, ognuno dei quali portava seco un sacchetto di tela +contenente il dono. + +Salirono, sempre strisciando e tenendo la testa china al suolo, come se +fosse loro vietato di guardare in viso il monarca, le gradinate della +vasta piattaforma e andarono a deporre le offerte dinanzi al trono, +ritirandosi poi dietro ai _cabeceri_, ai _moci_ ed ai guardiani del +tempio. + +Kalani aveva ripresa la parola, rivolgendosi alla popolazione ed alle +amazzoni schierate dinanzi alle due piattaforme. Parlava con aria +da ispirato, cogli sguardi fissi sul sole che allora si mostrava, in +tutto il suo splendore, sugli ultimi altipiani. Avvertiva gli abitanti +dei Dahomey delle lagnanze dei defunti monarchi per la scarsità dei +sacrifici umani, delle loro tremende minaccie di mandare a soqquadro il +regno e della decisione presa dal potentissimo Geletè di raddoppiare +il numero delle vittime onde calmare gli sdegni dei fondatori della +dinastia, e quindi la necessità d’intraprendere altre guerre coi popoli +vicini per avere un gran numero di prigionieri da macellare. Terminò +promettendo, in nome del re, una grande spedizione guerresca nei paesi +dei Krepi e dei Togo e contro gli Jesa di Ckiadan, da intraprendersi +dopo i raccolti. + +Poco dopo, mentre il sanguinario capo dei sacerdoti si rinvigoriva lo +stomaco tracannando una mezza bottiglia di ginepro, datagli dal re, le +amazzoni allargavano le loro file per lasciare uno spazio sufficiente +alle esecuzioni. + +Venti schiavi, tutti uomini, colla testa adorna di penne d’uccelli +e le braccia e le gambe coperte di numerosissimi anelli di rame, +furono condotti sulla piazza. Quei disgraziati erano tutti capi di +tribù, fatti prigionieri un mese innanzi al di là del Mono. Parevano +rassegnati al loro triste destino, poichè non opponevano alcuna +resistenza ai soldati che li spingevano verso la piattaforma reale, +anzi mostravano una calma ammirabile. + +Quei venti capi erano destinati a recarsi dai defunti monarchi del +Dahomey per avvertirli, che d’ora innanzi, Geletè avrebbe meglio +osservate le feste dei _grandi costumi_ e che avrebbe sacrificato un +maggior numero di vittime. + +Prima che se ne andassero all’altro mondo a trovare i defunti, il +re ordinò che si rinvigorissero con un bicchiere di ginepro e che +si consegnasse a loro una fila di _cauris_ (circa lire 2,50) per +provvedersi di che mangiare lungo il viaggio ed una bottiglia di _rhum_ +di tratta per dissetarsi, poi fece cenno al carnefice di cominciare le +esecuzioni. + +Fu l’affare di pochi istanti. Il gran giustiziere del re, un negro +gigantesco che doveva essere dotato d’una forza prodigiosa, in pochi +istanti, colla sua larga e affilatissima sciabola, aveva fatto cadere +al suolo le venti teste. + +Antao nauseato, aveva fatto atto d’alzarsi per prorompere forse in +invettive contro il sanguinario re, a rischio di compromettere la +propria vita e quella dei compagni, ma Alfredo, con un gesto imperioso, +l’aveva costretto a riprendere subito il suo posto. + +— Un gesto solo basta per perderci tutti, — gli mormorò all’orecchio. — +Se vuoi farci assassinare, alzati e parla. + +— Non commetterò mai simile imprudenza, Alfredo, — rispose il +portoghese, — ma queste atroci esecuzioni mi fanno diventare idrofobo. + +— E credi che io sia tranquillo?... Darei dieci anni di vita per +balzare alla gola di Geletè e di quella canaglia di Kalani. Queste +scene mi fanno orrore, eppure sono costretto a frenarmi per salvare la +nostra vita e quella del piccolo Bruno. + +— Non mi muoverò, Alfredo. — + +Intanto i sacrifici in grande erano cominciati dinanzi alla piattaforma +reale. Dopo la decapitazione di quei venti capi, erano stati +sacrificati sessanta buoi, dodici cavalli ed un coccodrillo, poi una +banda di sessanta negri fra uomini e donne. + +Il sangue che usciva da quell’ammasso di corpi, scorreva per la piazza, +arrossando i piedi di quelle migliaia di spettatori, mentre un odore +nauseante si espandeva in aria, quell’acre odore che si sente nei +macelli. + +Il popolaccio ed i soldati applaudivano freneticamente l’abilità +del gigantesco carnefice e guazzavano in mezzo a quel sangue come +se fossero diventati tigri. Con urla spaventevoli, reclamavano nuovi +sacrifici per placare gli spiriti irritati dei defunti monarchi. + +Geletè non si faceva pregare. Ad un suo ordine nuove truppe di schiavi +terrorizzati venivano spinti, a legnate, a pugni, a calci, in mezzo +al vasto triangolo formato dalle amazzoni e nuove teste rotolavano a +destra ed a manca. + +Al grande giustiziere del re si erano uniti altri due carnefici e le +pesanti ed affilate lame cadevano senza misericordia, mietendo le file +di quei disgraziati prigionieri di guerra, mentre altri, forse gli +aiutanti, raccoglievano le teste formando ai due lati della piattaforma +due orribili piramidi. + +Ad un tratto si fece un profondo silenzio. Sulla cima delle muraglie +del palazzo reale erano saliti dei robusti soldati portando delle +grandi ceste, specie di panieri che avevano una sola apertura dalla +quale si vedeva uscire una testa umana. + +In ognuna di quelle ceste era stato rinchiuso un povero negro, +destinato a soddisfare le brame sanguinarie del popolo. + +— Gran Dio?... — esclamò Antao, inorridito. Cosa sta per succedere?... + +— Il re sta per lanciare i suoi regali al popolaccio, — rispose Alfredo. + +— Dei regali viventi che quelle canaglie si affretteranno a fare a +brani. + +— A decapitare, Antao, poichè ogni testa si può cambiare con una +bottiglia di rhum o di ginepro o una fila di cauris. Sarà l’ultimo +sacrificio per oggi. — + +I soldati intanto avevano deposti sul margine del muraglione quelle +cinquanta o sessanta ceste. Le vittime che vi stavano rinchiuse +dimenavano disperatamente la testa e mandavano urla di terrore, ma si +trovavano nell’assoluta impossibilità di reagire, avendo le braccia e +le gambe strettamente imprigionate. + +Ad un cenno di Kalani tutti quei panieri furono precipitati nel vuoto, +schiacciandosi contro le pietre della piazza. Allora accadde una scena +mostruosa. La folla, come se fosse improvvisamente impazzita, si era +scagliata con impeto irresistibile su quelle ceste. Quei truci negri +avevano impugnati i loro coltellacci e si disputavano ferocemente +le teste delle vittime che per loro rappresentavano una solenne +ubriacatura. + +In pochi istanti i panieri furono sventrati, i poveri schiavi, vivi +o moribondi o morti in causa della caduta, furono strappati fuori e +decapitati e le teste sanguinanti furono tosto cambiate contro file di +cauris e bottiglie di ginepro o di rhum di tratta. + +Era il segnale dell’orgia. Dalla piattaforma reale Geletè, Kalani, i +_cabeceri_ ed i _moci_ gettavano sul popolo, per vedersele disputare, +pezze di tela, file di cauris e bottiglie di liquori, mentre sulle +piattaforme venivano portate casse di bottiglie di ginepro. + +Il re, i suoi ministri, i cortigiani, i soldati ed il popolo si +ubriacavano per chiudere solennemente la prima giornata della _festa +dei costumi_, mentre sulla piazza sanguinante si dibattevano, fra le +ultime convulsioni, le vittime..... + + [Illustrazione: Il carnefice aveva fatto cadere al suolo le + venti teste. (Pag. 222).] + + + + +CAPITOLO XXXI. + +La spedizione notturna + + +Era calata la notte da qualche ora, ma la capitale del Dahomey era +ancora in orgia. + +Sulla grande piazza ove erano state scannate tante vittime, e nelle vie +adiacenti, la folla beveva e danzava furiosamente attorno a dei falò +giganteschi, al suono dei più barbari e più strani istrumenti che si +possa immaginare. + +La birra di sorgo, il ginepro ed il rhum di tratta scorrevano a fiumi, +ma quegli insaziabili bevitori non ne avevamo mai abbastanza. Vuotati +dei barili, altri se ne portavano accanto ai fuochi, e danzatori e +suonatori ricominciavano la gazzarra. + +Dovunque si udivano a echeggiare urla, spari d’armi da fuoco e dovunque +scoppiavano risse furibonde che terminavano a colpi di coltello, di +lancia o di fucile, ma chi si occupava dei morti?... Era molto se +lasciavano ancora in vita i feriti. + +Nell’ampio palazzo reale l’orgia doveva aver raggiunto il colmo. +Tutte le strette finestre, che avevano l’aspetto di feritoie, erano +illuminate e da quelle uscivano pure urla e canti di gente già ebbra +e spari d’armi. Di tratto in tratto delle palle uscivano e sibilavano +per la piazza abbattendo qualche negro e qualcuna delle amazzoni che +intrecciavano danze dinanzi alle piattaforme. + +Era Geletè che si divertiva a mandare quei pericolosi regali ai suoi +fedelissimi sudditi o che provava qualche nuovo fucile, ricevuto in +regalo dai capi della costa. + +Mentre la popolazione tutta della capitale, il re, i ministri, +i soldati e le amazzoni continuavano la gazzarra con crescente +animazione, una piccola truppa d’uomini, che era uscita quasi di +nascosto dall’_apatam_ dell’ambasciata, attraversava rapidamente le vie +meno frequentate e meno illuminate, tenendosi rasente le pareti delle +capanne. + +Era composta d’Alfredo, d’Antao, di Gamani, dell’amazzone e di suo +padre. Nessuno portava lo splendido costume dei borgani, ma tutti erano +armati di fucili. + +Chi li avesse veduti, avrebbe potuto crederli un piccolo gruppo di +soldati del re incaricati di mantenere l’ordine nei quartieri più +lontani della città o di eseguire qualche segreta missione. + +Passarono dinanzi a parecchi falò, senza rispondere all’invito dei +bevitori e delle danzatrici di arrestarsi per vuotare un bicchierino +e scomparvero fra un dedalo di viuzze oscure e assolutamente deserte, +arrestandosi in una piccola piazza coperta da sette od otto gigantesche +palme. + +— Ci siamo, — aveva detto il padre di Urada, arrestandosi, in un luogo +dove maggiore era l’oscurità. + +— Dove si trova?... — chiese Alfredo, con una viva emozione. + +— Dietro a quella muraglia, — rispose il dahomeno, indicando un’alta +e massiccia parete che univa le grandi capanne occupanti i due angoli +della piazza. + +— Sei certo di non ingannarti? + +— Oh!... Certissimo. + +— I sacerdoti veglieranno però nella stanza del mio Bruno!... + +— Stanno gozzovigliando nella capanna centrale che contiene i feticci +più pregiati ed a quest’ora saranno tutti ubriachi, avendo io veduto +introdurre nel recinto due casse piene di bottiglie di ginepro mandate +dal re. + +— Sì, — disse Gamani, che aveva osservata attentamente la muraglia. +— Il padroncino deve trovarsi dietro a questa cinta, nella piccola +capanna sacra. + +— Allora andiamo a torcere il collo ai sacerdoti ed a liberare il +ragazzo, — disse Antao. — Mi vendicherò su quelle canaglie delle +terribili emozioni fattemi provare quest’oggi dal gran macellaio Geletè +I. + +— Sì, affrettiamoci, — rispose Alfredo. — Finchè dura l’orgia della +popolazione non abbiamo da temere di venire importunati, ma è meglio +sbrigarsi presto. Hai la fune, Gamani?... + +— Sì, padrone. + +— Sei capace di giungere sulle muraglia?... + +— Sì, purchè abbia un punto d’appoggio qualunque. + +— L’avrai. — + +Si appoggiò contro la parete piantandosi per bene sulle gambe e +inarcando la robusta schiena, poi disse ad Antao: + +— Sali che io non cederò. — + +Il portoghese, con un solo slancio, si trovò sulle spalle dell’amico. + +— Ci sono, — disse. + +— Manca molto alla cima?... + +— Meno di due metri, Alfredo. + +— Tocca a te, Gamani. — + +Il negro, agile e lesto come tutti quelli della sua razza, s’arrampicò +rapidamente su quei due corpi, posò i piedi sulle spalle del +portoghese, poi si slanciò in alto aggrappandosi all’orlo superiore +della muraglia. + +Issarvisi sopra, mettersi a cavalcioni, sciogliere la fune a nodi che +portava stretta attorno al corpo e gettare un capo ai compagni, fu +l’affare di un solo momento. + +Alfredo fu pronto a salire ed a raggiungerlo, gettando uno sguardo +nell’interno della cinta. + +Quantunque l’oscurità fosse profonda, vide delle palme che formavano +dei grandi gruppi, parecchie grandi capanne disposte in semi-cerchio ed +alcune più piccole che stavano disseminate lungo le muraglie. + +Tutte quelle abitazioni erano oscure e parevano disabitate, ma una, la +più vasta e la più lontana, era illuminata ed anche abitata, poichè vi +si sentivano voci rauche, grida, scrosci di risa e canti. + +— Sono i sacerdoti che vuotano le bottiglie del re, — disse Gamani ad +Alfredo. — Credo che non ci daranno alcun disturbo. + +— E la capanna abitata da Bruno?... La vedi, Gamani?... — chiese +Alfredo, con ansietà. + +— È quella laggiù, — rispose il negro, indicandogli una piccola +costruzione, col tetto piatto, che si rizzava fra quattro grandi +sicomori. — La riconoscerei fra mille. + +— Ah!... È là, il povero ragazzo!... E forse ci aspetta da +parecchie notti e chissà fra quali ansie!... Ma noi questa notte lo +salveremo. — + +Intanto Antao, Urada e suo padre, dopo d’aver fatto il giro della +piazza per essere certi di non essere stati spiati, li avevano +raggiunti. + +Gamani lanciò la fune dall’altra parte della muraglia e pel primo si +calò nel recinto, nascondendosi sotto la cupa ombra d’un albero di +dimensioni gigantesche. Alfredo e tutti gli altri, nel più profondo +silenzio, lo seguirono. + +— Finalmente!... — mormorò Antao, che non poteva stare zitto due +minuti. — Se quei beoni non lasciano le bottiglie, rapiremo il nostro +piccolo Bruno. Che bella sorpresa per Kalani!... Creperà di rabbia. + +— Non gli rimarrà il tempo, — disse Alfredo, con voce sorda. — Dopo +Bruno mi occuperò di lui. Guidaci, Gamani. + +— Perlustriamo prima i dintorni, — consigliò il padre di Urada. — Se +qualche sacerdote ci scorge darà l’allarme ed allora più nessuno di noi +uscirebbe vivo di qui. + +— Quanti sacerdoti vi sono nel recinto?... — chiese Alfredo. + +— Ordinariamente ve n’erano dodici, — rispose Gamani. + +— Anche se ci sorprendono, non saranno tanti da darci dei fastidi. + +— Tanto più che saranno ubriachi, — aggiunse Antao. + +— Andiamo a perlustrare il recinto, Gamani, — disse Alfredo. — Questo +luogo ti è famigliare? + +— Sì, padrone, — rispose il negro. + +— Voi ci aspetterete qui, — continuò il cacciatore, rivolgendosi ad +Antao, Urada ed al vecchio. — Sorveglierete la fune affinchè non ci +venga tagliata la ritirata. + +— Nessuno si avvicinerà senza il mio consenso, — disse il portoghese. — +Morte di Giove!... Il primo che mi capita fra i piedi lo mando a tener +compagnia ai defunti monarchi di questa grande macelleria. + +— Silenzio ed aprite gli occhi. — + +Alfredo e Gamani abbandonarono l’ombra cupa delle palme e tenendosi +nascosti dietro ad un filare di cespugli, si diressero verso la capanna +principale, dalle cui finestre, che erano assai basse, si poteva vedere +comodamente quanto succedeva nell’interno. + +Procedevano cauti, tenendosi curvi verso terra e girando dovunque gli +sguardi per timore che vi fosse qualche sacerdote in sentinella dinanzi +alle capanne contenenti i _feticci_, ma pareva che per quella notte +i guardiani del sacro recinto si occupassero più delle bottiglie di +ginepro regalate dal re che delle divinità protettrici del regno. + +Giunti presso la grande capanna, Alfredo e Gamani, dopo essersi +assicurati che al di fuori non vi era alcuno, guardarono cautamente +attraverso una finestra. Alla luce d’una lampada fumosa, che spandeva +all’intorno dei riflessi sanguigni, scorsero sette od otto negri adorni +d’orpelli d’ogni specie, sdraiati attorno ad una stuoia, mentre altri +tre o quattro, probabilmente ubriachi, russavano in un angolo della +stanza. + +Quei sacerdoti trincavano allegramente le bottiglie del re, ridendo +e schiamazzando. Dovevano averne bevute già parecchie, poichè non +erano più in grado di mantenersi ritti e di quando in quando cadevano +sconciamente a terra, non risollevandosi che dopo molte fatiche. + +— Bah!... — disse Alfredo a Gamani. — Questi ubriachi non sono più +in caso di opporre resistenza e non ci saranno d’impiccio. Ci sono +tutti?... + +— Mi sembra che non manchi alcuno, — rispose il negro. + +— Allora affrettiamoci a salvare il mio Bruno. — + +Tornarono rapidamente verso i compagni informandoli del felice esito +della loro perlustrazione e certi di non venire inquietati da quegli +ubriaconi, si diressero senz’altro verso una piccola capanna, entro la +quale doveva trovarsi il ragazzo. + +La capannuccia era chiusa da una specie di cancello coperto da stuoie, +che impediva di vedere nell’interno, ma Alfredo, che in quel momento +decisivo si sentiva tanto forte da sfondare una parete, con uno strappo +violento lo scardinò, gettandolo a terra. + +Senza attendere che Gamani accendesse la lanterna che aveva portato con +sè, il cacciatore si slanciò nell’interno, chiamando: + +— Bruno!... Bruno!... Svegliati!... Siamo noi!... — + +Invece di udire la ben nota voce del fratello, udì una voce minacciosa +che chiedeva: + +— Chi viene a disturbare Ahantu?... + +— Morte di Urano e di Nettuno!... — esclamò Antao. — Chi è che ha +parlato?... — + +Alfredo si era arrestato come fosse stato fulminato, ma il suo stupore +fu però di breve durata. Strappò a Gamani la lanterna, impugnò una +pistola e s’avanzò risolutamente nella capanna coll’arma tesa, pronto +ad abbattere qualsiasi ostacolo. + +Un negro, col capo coperto di penne d’uccelli di rapina ed il corpo +avvolto in un ampio mantello di cotonina rossa a disegni strani che +somigliavano a teschi di morto incrociati con ossa umane, si era +bruscamente alzato da un lettuccio formato da stuoie sovrapposte. + +Nella destra teneva uno di quei lunghi e larghi coltellacci usati dai +dahomeni. + +Vedendo entrare quegli sconosciuti, con un balzo repentino si gettò in +fondo alla capanna sfondando, con un urto irresistibile, la leggiera +parete di vimini e si slanciò all’aperto fuggendo attraverso i viali +del recinto e urlando con quanta voce aveva. + +Alfredo, Antao e Gamani, passato il primo istante di stupore, gli si +erano lanciati dietro minacciando di ucciderlo se non si arrestava, +ma il negro, che pareva fosse impazzito per lo spavento, continuava a +fuggire come un cervo, girando e rigirando attorno alle capanne ed ai +tronchi degli alberi. + +— Fermati, non vogliamo farti male!... — gridavano Alfredo e Gamani, +mentre il portoghese, furibondo, giurava su tutti i pianeti di +scorticarlo vivo se non cessava dall’urlare. + +Finalmente, dopo una lunga corsa, il sacerdote si cacciò in una +capanna. I due bianchi e Gamani credettero di poterlo raggiungere +e costringerlo al silenzio, ma si erano ingannati, poichè +quell’indemoniato aveva già dato l’allarme e che allarme fragoroso!... +Armatosi d’una specie di mazza, si era messo a percuotere, con una foga +diabolica, una grande lastra di metallo che pendeva dal tetto della +capanna, facendo un tale fracasso da svegliare anche un ubriaco. Pareva +che tuonassero dei piccoli pezzi d’artiglieria. + +Gamani, con un pugno poderoso, aveva mandato a gambe levate +quell’ostinato, ma ormai tutti gli abitanti del recinto e dei dintorni +dovevano aver udito quella campana di nuova specie. + +— Siamo presi!... — aveva esclamato Antao, impallidendo. — Ma prima +scorticherò vivo questo birbante!... + +— Non ci hanno ancora in mano, — disse Alfredo. — Prima che gli +abitanti siano qui, noi avremo superata la muraglia. Gamani, lega ben +bene quest’uomo. + +— È già legato, padrone, — rispose il negro. — Credo anzi che non si +muoverà per un bel po’, poichè non dà segno di vita. + +— Meglio così: orsù, in ritirata. + +— E Bruno?... — chiese Antao. + +— Andiamo a frugare le capanne prima, ma temo che non si trovi più +qui. Forse Kalani l’avrà condotto seco, ma lo ritroveremo Antao, non +dubitare o meglio li troveremo tutti e due. — + +Abbandonarono precipitosamente la capanna e si slanciarono attraverso +ai viali. Avevano veduti alcuni lumi dalla parte opposta del recinto e +s’affrettavano, per tema di venire sorpresi dai sacerdoti che stavano +vuotando le bottiglie del re. + +Ai piedi della muraglia s’incontrarono con Urada e suo padre. Un breve +e rapido dialogo s’impegnò fra il vecchio ed Alfredo. + +— Nulla?... + +— Nulla; il ragazzo è scomparso. Credi che si trovi da Kalani? + +— Lo sospetto, — rispose il vecchio. + +— Come potremo saperlo?... + +— Interrogando uno dei sacerdoti. + +— Ma è stato dato l’allarme. + +— Portiamone via uno e andiamo ad interrogarlo in un posto sicuro. + +— Hai ragione: a me Gamani!... Vieni Antao!... Voialtri salite intanto +sulla muraglia. — + +Stava per slanciarsi attraverso ai viali per piombare addosso ai +sacerdoti che erano già usciti dalla capanna e che s’avanzavano fra le +piante, tentennando e sorreggendosi l’un l’altro per mantenersi un po’ +ritti, quando Urada lo trattenne, dicendogli: + +— Odi, padrone?... — + +Alfredo ed i suoi compagni si erano arrestati. Al di là della muraglia +si udivano delle persone a schiamazzare ed interrogarsi reciprocamente. + +— Hanno dato l’allarme, — dicevano alcune voci. + +— Che sia scoppiato il fuoco?... + +— Che i sacerdoti corrano qualche pericolo?... + +— Che i feticci sieno sdegnati pei sacrifici di quest’oggi?... + +— Bisogna andare a vedere. + +— Andate ad avvertire i soldati. + +— Morte di papà Giove e di tutti i suoi figli!... — esclamò Antao, +rabbrividendo. — Vedo la mia testa nelle mani dei macellai di +Geletè!... + +— Non è ancora perduta la nostra testa, — disse Alfredo, con voce +risoluta. — Nè Kalani, nè Geletè ci avranno così facilmente nelle loro +mani. — + +Poi volgendosi verso Gamani: + +— È tutto chiuso il recinto?... + +— Vi è una sola porta che di notte si chiude. + +— Ebbene, seguitemi. + +— Ma cosa vuoi fare, Alfredo? — chiese Antao. + +— Lo saprai. Per ora sgominiamo i sacerdoti. — + + + + +CAPITOLO XXXII. + +L’incendio del recinto sacro + + +I guardiani dei feticci, strappati alle loro libazioni dallo +spaventevole fracasso prodotto dal loro compagno, si erano affrettati +a lasciare la capanna per vedere di che cosa si trattava, ma non erano +usciti tutti. Cinque di loro, probabilmente incapaci di tenersi in +piedi per aver voluto fare troppo onore alle bottiglie del re, erano +rimasti sdraiati sulle stuoie e forse si erano subito riaddormentati. + +D’altronde nemmeno quelli che si erano risoluti ad uscire, si trovavano +in migliori condizioni, poichè s’avanzavano attraverso i viali +puntellandosi gli uni cogli altri e descrivendo delle serpentine molto +accentuate. Qualcuno anzi era già caduto fracassando la lanterna che +portava e si arrabattava, ma invano, per rimettersi in piedi. + +Alfredo, Antao e Gamani incontratisi con quei sette od otto ubriachi, +li caricarono con impeto irresistibile, tempestando a destra ed a manca +pugni formidabili che risuonavano come colpi di gran cassa su quelle +teste lanute. + +Bastarono cinque secondi per mandare a gambe levate i sacerdoti di +Geletè; i pugni avevano completato gli effetti troppo alcoolici delle +bottiglie reali. + +— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao, quando li vide tutti a terra +e nell’assoluta impossibilità di fare un movimento, tanto li avevano +storditi quella scarica di scapaccioni. — Cosa facciamo ora di questi +ubriachi?... — + +Alfredo, invece di rispondere, s’abbassò rapidamente su quell’ammasso +di corpi, afferrò un braccio e tirò fuori il più piccolo ed il più +magro di tutti. Era un negro assai giovane, poco più d’un ragazzo. + +— Tieni questo, Gamani, — disse al servo — e non lasciarlo finchè te lo +dirò io. Deve venire con noi. + +— Nessuno me lo strapperà di mano, padrone. + +— Ora spogliamo questi sacerdoti e copriamoci coi loro mantelli. + +— Noi?... — chiese Antao, stupito. + +— Zitti!... Affrettiamoci, se vi preme la pelle. — + +In meno di mezzo minuto i sacerdoti furono spogliati e le loro vesti ed +i loro orpelli furono indossati dai due bianchi e dai loro compagni. + +Avevano appena terminato di camuffarsi, quando udirono picchiare +furiosamente al portone della cinta. Pareva che una vera folla +si pigiasse al di fuori, attirata dalla campana d’allarme di quel +malaugurato negro. + +— Aprite!... — si urlava. + +— Sono giunti i soldati!... + +— Spicciatevi!... + +— Sangue di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — I soldati!... +Povere le nostre teste!... + +— Silenzio, — ripetè Alfredo. — Agite senza perdere tempo!... — + +Poi volgendosi verso il padre di Urada ed alla ragazza, disse +rapidamente: + +— Entrate in qualcuna di quelle capanne e portate qui alcuni idoli, i +più venerati possibilmente. — + +Poi mentre il vecchio e la giovane s’affrettavano ad obbedire senza +chiedere spiegazione, si volse verso Antao, dicendogli: + +— Tu va’ ad incendiare quel gruppo di capanne. Sono costruite di +giunchi e arderanno come zolfanelli. + +— E se vi sono dentro dei negri ubriachi?... + +— Tanto peggio per loro. Affrettati: stanno per abbattere il portone. +Io intanto vado a mettere fuoco a quella capannuccia. — + +Intanto che agivano, la folla, impaziente di non ricevere risposta +dai sacerdoti, temendo forse che fossero stati assassinati o che i +_feticci_ stessero per venire rubati, aveva assalito il portone per +irrompere nella cinta. Picchiava furiosamente, urlava e per spaventare +i supposti ladri o assassini, sparava colpi di fucile. + +Fortunatamente il portone, costruito con grosse tavole e rinforzato da +traverse, teneva duro, ma non poteva però opporre una resistenza lunga +a quei continui urti. + +Già alcune traverse erano cominciate a cadere, quando i due bianchi ed +i loro compagni si ritrovarono riuniti. Le capanne avevano preso subito +fuoco e le fiamme, trovando un buon elemento, divampavano rapidamente, +lanciando in aria i primi turbini di scintille. + +Alfredo s’impadronì d’un _feticcio_, una specie di leone di creta +coperto di carta dorata, Antao d’un mostriciattolo metà uomo e metà +bestia pure coperto di carta dorata, Urada e suo padre di due strani +volatili colla testa da serpente e si slanciarono tutti verso il +portone seguiti da Gamani che teneva ben stretto il suo prigioniero, il +quale doveva figurare come un compagno ferito. + +— Gridate più che potete che è scoppiato il fuoco, — disse Alfredo a +Urada ed a suo padre, — e seguitemi senza curarvi della folla. — + +In quel momento il portone, sotto un’ultima e più vigorosa spinta, +cadeva al suolo sfasciato. Alfredo ed i suoi compagni si precipitarono +verso la folla atterrita, tenendosi stretti i feticci per nascondere il +viso, mentre Urada, il vecchio e Gamani urlavano a squarciagola: + +— Al fuoco!... Al fuoco!... Salvate i _feticci_!... — + +I negri, vedendo i loro sacerdoti si ritrassero prontamente da un +lato per lasciarli fuggire e porre in salvo le divinità, poi si +precipitarono confusamente nell’interno del recinto fra clamori +assordanti, cercando di combattere il fuoco che minacciava di +distruggere tutte le capanne sacre. + +I falsi sacerdoti, che ridevano in cuore loro della splendida riuscita +della gherminella che li salvava dalle più terribili vendette, appena +si trovarono fuori dalla folla, la quale d’altronde non si occupava +più di loro, si cacciarono in mezzo ad un dedalo di oscure viuzze, +galoppando furiosamente. + +Sull’angolo d’una via Antao si sbarazzò del suo mostriciattolo, +mandandolo a frantumarsi contro la porta d’una capanna, mentre Alfredo +faceva volare in un’ortaglia il suo leone, poi il vecchio e Urada si +liberarono pure dei loro volatili frantumandoli contro il tronco d’un +albero. Gamani però si teneva ben stretto il prigioniero, minacciando +di strangolarlo se mandava un solo grido. + +Dopo mezz’ora di corsa attraverso a viuzze deserte, a ortaglie e +terrapieni, il vecchio negro, che si era messo alla testa per guidarli, +s’arrestava in un orticello abbandonato, cinto da un’alta siepe e dove +si trovava una capannuccia quasi sventrata, col tetto sfondato. + +— Qui non correremo alcun pericolo, — disse. — Quest’abitazione e +quest’orto appartenevano ad un mio parente morto due anni or sono e più +nessuno è venuto ad abitarvi. + +— Siamo lontani dal nostro _apatam_? — chiese Alfredo. — Sono inquieto +pei miei uomini. + +— In un quarto d’ora possiamo giungervi. + +— Desidererei che i due negri ed i cavalli si concentrassero qui. + +— Perchè Alfredo? — chiese Antao. + +— Per essere più pronti a lasciare la città. + +— Ma Bruno?... + +— Questa notte lo salveremo. + +— E Kalani?... + +— Questa notte lo ucciderò. + +— Ma se non sappiamo ancora dove si trovano?... + +— Ce lo dirà il prigioniero. + +— Parlerà?... + +— Ve lo costringeremo. Dopo quanto è accaduto questa notte, noi non +possiamo rimanere qui ad aspettare che Geletè si risolva a riceverci. +Un solo sospetto può costare la vita a tutti noi. + +— L’ambasciata adunque ha finita la sua missione, — disse il +portoghese, ridendo. — Geletè andrà in furia di vedersi burlato dai +famosi principi del Borgu. + +— E ci farà inseguire, Antao, ma mentre i suoi soldati ci cercheranno +verso il nord noi fuggiremo verso l’est e quando avremo attraversato +l’Okpa, potremo ridercene dei furori di Geletè. + +— Padrone, se tu lo vuoi, io vado ad avvertire i due schiavi di venire +qui, — disse Gamani. + +— No, andrò io, — disse il vecchio negro. — Conosco meglio di tutti +la via e certe scorciatoie deserte per le quali farò passare i cavalli +senza che alcuno s’accorga della fuga dell’ambasciata. Urada basta per +servire d’interprete nell’interrogatorio del sacerdote. + +— Allora partite senza indugio, — disse Alfredo. — Sono già le undici e +vorrei, prima dell’alba, trovarmi lontano da Abomey. Questa notte tutti +sono in orgia e ci sarà facile lasciare la città inosservati. + +— Fra mezz’ora sarò di ritorno, — concluse il vecchio negro. + +Poi aggiunse, con aria misteriosa: + +— Chissà?... Posso recare qualche notizia su Kalani. — + +Mentre il negro si allontanava, Gamani aveva trascinato il prigioniero +sotto la capanna ed aveva accesa la lanterna che aveva portata con +sè. Il povero sacerdote era più morto che vivo, credendo che i suoi +rapitori si preparassero ad assassinarlo. + +Urada, già istruita da Alfredo, aveva subito cominciato +l’interrogatorio. + +— Se ti preme salvare la vita, tu parlerai, — gli aveva detto. — Questi +uomini, che sono nemici di Geletè, sono terribili e se ti ostinerai a +tacere ti scorticheranno vivo, mentre se parlerai ti regaleranno tanto +oro da comperare diecimila _cauris_. — + +Il giovane sacerdote, udendo parlare d’oro, ebbe un sorriso da ebete, +ma i suoi occhi mandarono un lampo di cupidigia. Come tutti i suoi +compatrioti doveva essere venale. + +— Guarda quest’uomo, — continuò Urada, indicando Alfredo che era +allora entrato assieme ad Antao. — È il fratello del ragazzo dalla +pelle bianca, che Kalani teneva prigioniero nel recinto sacro. Mi +comprendi?... + +— Sì, — rispose il sacerdote. + +— Quest’uomo che non è un negro come ti sembra, ma un bianco, vuole +riavere suo fratello che Kalani gli ha rapito e lo avrà, dovesse +uccidere Geletè e mandare un esercito di europei a distruggere il +Dahomey. Se tu ti ostinerai a tacere e ti rifiuterai ad aiutarlo, fra +un mese Abomey verrà presa d’assalto dagli uomini bianchi e data alle +fiamme. + +— Ma sa il re del pericolo che corre il suo regno? — chiese il +sacerdote, con voce tremante. + +— Lo saprà domani: intanto comincia tu a parlare, se vuoi risparmiare +al Dahomey questo disastro. + +— Cosa devo fare?... + +— Dire dove è stato condotto il fanciullo dalla pelle bianca, che fino +a ieri si trovava prigioniero nel sacro recinto. + +— Ma io lo so. + +— Allora ce lo dirai. + +— Si trova nella casa di Kalani. + +— Da quando?... + +— Da stamane. + +— Perchè l’ha condotto nella sua casa?... + +— Aveva dei timori. Un negro che veniva dai paesi dei Krepi lo aveva +avvertito che degli uomini bianchi avevano lasciato il regno degli +Ascianti per venire qui a rapire il ragazzo. — + +Udendo la traduzione di quelle parole, Antao e Alfredo si erano +guardati in viso con stupore e con inquietudine. + +— Chi può averci traditi?... — chiese il portoghese. — Nessuno poteva +sapere che noi eravamo venuti dal paese degli Ascianti. + +— Urada, — disse Alfredo, che era in preda ad una viva agitazione. — +Domanda spiegazioni su quel negro. Bisogna sapere chi è quel negro, per +metterci in guardia da questo nuovo e gravissimo pericolo. — + +La risposta fu pronta. + +— È un negro che aveva seguiti gli uomini bianchi da Porto Novo, — +aveva detto il sacerdote. + +— Morte di Saturno!... Ora comprendo tutto!... — esclamò Antao. — È lo +spione che ci ha fatti imprigionare dai Krepi. + +— Quello che è sfuggito ai soldati del giudice, — aggiunse Alfredo. +— Non credevo che quel briccone potesse giungere vivo fin qui. Amici +miei, il pericolo ingrossa e se restiamo qui ancora domani, non +risponderei più delle nostre teste. È necessario questa notte rapire +Bruno o nessuno di noi lascierà più mai la capitale del Dahomey. + +— Ma ne avremo il tempo, Alfredo? + +— Ora lo sapremo. — + +Si rivolse verso Urada e la istruì su quanto doveva chiedere al +prigioniero. La brava ragazza s’affrettò a obbedire. + +— Tu devi dirci altre cose ancora che ci preme di sapere, — disse al +prigioniero. — Bada di non ingannarci, poichè noi non ti lasceremo +libero, nè ti daremo l’oro promesso se non quando avremo le prove che +tu avrai detto la verità. + +— Sono pronto a parlare, — rispose il sacerdote. — Sono troppo giovane +per morire ed amo l’oro. + +— Dove sarà a quest’ora Kalani?... + +— Dal re. + +— Credi che si fermerà presso Geletè tutta la notte?... + +— No, poichè prima dell’alba deve partire per Kana onde portare, sulle +tombe dei defunti monarchi, le teste recise quest’oggi. + +— Quante persone vi sono nella casa di Kalani?... + +— Due schiavi e due soldati. + +— I quali avranno festeggiati i sacrifici di quest’oggi colle bottiglie +del padrone. + +— Tutti bevono in tale occasione. + +— Gamani, — disse Alfredo, — lega ed imbavaglia quest’uomo e se opporrà +resistenza accoppalo con due pugni. Lo porteremo con noi e se non avrà +mentito, riceverà il premio promesso. — + +Avendo Urada tradotto quell’ordine, il prigioniero disse: + +— Sono pronto a seguirvi, poichè so che gli uomini bianchi mantengono +sempre le loro promesse. Se vi avrò ingannati, mi ucciderete. — + +In quell’istante, al di fuori, si udirono degli scalpitii che +s’avvicinavano rapidamente. Antao ed Alfredo si erano precipitati +nell’ortaglia temendo di venire sorpresi dai soldati di Geletè, ma +tosto emisero un grido di gioia. + +Erano il vecchio negro e i due dahomeni coi cavalli. + +— Ho mantenuto la parola, — disse il padre di Urada, muovendo +sollecitamente verso i due bianchi. Abbiamo abbandonato l’_apatam_ +senza che alcuno se ne accorgesse. + +— La popolazione bivacca sempre nelle vie? — chiese Alfredo. + +— Non finirà l’orgia prima di domani. Tutti sono ubriachi, compresi +i soldati e le amazzoni, ma ho potuto sapere egualmente dove si trova +Kalani. + +— Dal re, è vero!... + +— Sì, ma prima dell’alba tornerà a casa, dovendo poi partire. + +— Lo so e sarà là che noi lo aspetteremo. Sapreste guidarci, per vie +poco frequentate, alla casa di quel miserabile?... + +— Sì, facendo il giro delle ortaglie. + +— Allora partiamo subito. Quando il sole sorgerà, Kalani sarà morto e +noi saremo lontani da Abomey. + + + + +CAPITOLO XXXIII. + +La morte di Kalani + + +Pochi istanti dopo Alfredo, Antao ed i negri lasciavano la capanna +diroccata per recarsi all’abitazione del loro mortale nemico. + +Erano saliti tutti a cavallo, avendo abbandonato le casse vuote o +semi-vuote nell’orticello, onde essere più liberi ed in grado di poter +operare una precipitosa ritirata fuori dalla città, nel caso che il +colpo di mano non dovesse riuscire. + +Tutte le armi erano state caricate per essere pronti a respingere +qualsiasi attacco, sia da parte della popolazione che delle truppe. + +Il vecchio negro, che aveva inforcato uno dei più robusti quadrupedi, +guidava il drappello facendolo passare fra ortaglie e capanne +disabitate, volendo evitare, fino che lo poteva, l’incontro degli +abitanti, per non destare delle curiosità pericolose. Dietro a lui +venivano i due bianchi sempre camuffati da sacerdoti, poi Gamani, +il quale si teneva sul dinanzi della sella, ma ben stretto, il +prigioniero, quindi Urada ed i due dahomeni i quali tenevano le +carabine in pugno. + +Quella parte della città, che doveva essere la meno abitata, era oscura +e silenziosa, ma in lontananza si scorgevano i falò attorno ai quali +beveva e danzava la popolazione e si udivano le urla scordate di quegli +ubriachi, accompagnate sempre dai suoni selvaggi dei barbari istrumenti +musicali. + +Pareva che l’orgia avesse raggiunto il più alto grado, poichè i clamori +talvolta erano così assordanti, che Antao ed Alfredo penavano assai a +udirsi. + +— Che gole!... — esclamava il bravo portoghese. — Sfido io che quei +cantori abbiano sempre sete!... Berrebbero tutta l’acqua del Koufo, se +i loro sacerdoti fossero capaci di tramutarla in tanto ginepro. + +— Quest’orgia colossale favorisce i nostri progetti, Antao, — +rispondeva Alfredo. — Non potevamo scegliere una notte migliore per +tentare l’audace colpo. + +— Allora anche Kalani sarà ubriaco. + +— Sì, e sarà peggio per lui. + +— Vuoi proprio ucciderlo?... + +— L’ho giurato la notte che m’incendiò la fattoria e che mi rapì Bruno +e manterrò la parola. Quel mostro è l’anima dannata di Geletè e di +Behanzin, e liberando il Dahomey della sua presenza risparmierò la vita +a migliaia d’infelici. + +— È vero, Alfredo. Quel Kalani è il capo dei macellai. + +— È lui che ordina i massacri poichè è lui il capo dei sacerdoti. + +— Furfante!... Gli farò vomitare sangue e rhum insieme. Ma dove lo +attenderemo? + +— A casa sua. + +— Entreremo nella sua abitazione?... + +— Sì, ma dopo d’aver legati e ridotti all’impotenza i suoi uomini. + +— E se non venisse?... + +— Verrà: il prigioniero ha detto che deve partire per Kana ed il padre +di Urada ha confermata la notizia. — + +Mentre così chiacchieravano, il vecchio negro continuava ad inoltrarsi +fra ortaglie e viuzze deserte ed oscure, procurando di tenersi sempre +lontano dalle vie illuminate dai falò. + +Dopo d’aver fatto fare al drappello dei lunghi giri, s’arrestò dinanzi +ad un’alta palizzata formata però di sottili tronchi d’albero, la quale +pareva che racchiudesse un vasto giardino. + +— Ci siamo, — disse. + +— Da Kalani?... — chiese Alfredo. + +— Sì: questo è il suo giardino e laggiù vi è la sua casa. + +— Dov’è l’entrata?... + +— È qui vicina, ma vi saranno i due soldati a guardia. + +— Li ridurremo all’impotenza. Noi siamo sacerdoti, quindi ci sarà +facile avvicinarli. — + +Ad un suo cenno scesero tutti da cavallo, incaricarono Gamani e Urada +di guardarli e di sorvegliare il prigioniero, poi seguirono il vecchio +negro. + +Voltato un angolo della cinta, si trovarono dinanzi ad un cancello +già aperto, ma guardato da due negri armati di fucile, i quali però +pareva che non avessero bevuto meno degli altri, perchè si tenevano +entrambi appoggiati alla palizzata, come se le loro gambe li reggessero +a fatica. Vedendo tuttavia avvicinarsi quel gruppo di persone si +raddrizzarono, tentennando e chiedendo chi fossero. + +— Guardiani dei feticci che cercano Kalani, — rispose il padre di Urada. + +— Il padrone è ancora dal re, — dissero. + +— Tornerà questa notte?... + +— Lo aspettiamo per accompagnarlo a Kana. — + +In quel momento Alfredo, Antao ed i due schiavi, che si erano +avvicinati, si scagliarono d’un colpo solo sui due soldati, +afferrandoli per la gola onde impedire loro di gridare e con due pugni +sul capo, abilmente dati, li mandarono a cadere l’uno sull’altro. + +— Imbavagliateli e spogliateli, — comandò Alfredo. + +— Perchè spogliarli? — chiese Antao. + +— I nostri dahomeni si metteranno qui in sentinella, dopo che avremo +occupata l’abitazione. Se Kalani non vedesse le due guardie potrebbe +insospettirsi ed invece d’entrare prendere il largo. — + + [Illustrazione: Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel + pavimento. (Pag. 245).] + +I due schiavi furono lesti ad eseguire quegli ordini, poi afferrarono +i due negri e li trasportarono sotto una tettoia che si trovava in un +angolo dell’ortaglia, semi-nascosta da un gruppo di palme. + +Intanto il padre di Urada si era recato ad avvertire la figlia e Gamani +ed aveva fatti entrare i cavalli, facendoli nascondere, assieme al +prigioniero, sotto la tettoia. + +— Urada rimanga a guardia dei prigionieri e dei cavalli, — disse +Alfredo. — Uno dei vostri schiavi rimanga in sentinella dinanzi al +cancello per avvertirci dell’arrivo di Kalani e gli altri mi seguano. + +— Andiamo a occupare la casa? — chiese Antao. + +— Sì. + +— Allora prepariamoci a scaricare un’altra tempesta di pugni. Bisogna +picchiare, ma senza far fracasso. — + +Alfredo ed i suoi compagni, attraversata rapidamente l’ortaglia, si +erano arrestati dinanzi all’abitazione di Kalani. + +Era una costruzione massiccia, che somigliava un po’ al palazzo reale, +ma di gran lunga più piccola, con numerose finestre somiglianti a +feritoie ed il tetto piatto. + +Tutto all’intorno la ombreggiava una doppia fila di maestosi sicomori, +i quali dovevano nasconderla o quasi, agli occhi dei vicini abitanti. + +Alcune feritoie del pianterreno erano illuminate e da quelle uscivano +delle voci umane assai allegre, alternate a rumorosi scrosci di risa. +Probabilmente anche gli schiavi del capo dei sacerdoti festeggiavano, +con del ginepro o con della birra di sorgo, la grande giornata. + +Alfredo, prima di entrare, guardò attraverso una di quelle feritoie +e vide quattro negri ed una donna seduti attorno ad un rozzo tavolo +coperto d’una stuoia, sul quale stavano alcuni vasi, numerose tazze e +qualche bottiglia rovesciata. + +Quei poveri diavoli, approfittando dell’assenza del temuto padrone, +facevano un po’ di gazzarra, bevendo e ridendo. + +— Quegli schiavi non sono tali da opporre resistenza, — disse Alfredo +ad Antao, che lo interrogava. — Tra pochi minuti, mio fratello sarà fra +le mie braccia. Armate i fucili e seguitemi. — + +La porta era aperta, non occorreva quindi forzare l’entrata. I cinque +uomini s’inoltrarono in punta dei piedi, per piombare d’improvviso +addosso ai servi. Attraversarono dapprima una stanza oscura, procedendo +con precauzione per tema di urtare contro qualche ostacolo poi, +dopo d’aver percorso uno stretto corridoio, irruppero nella camera +illuminata puntando i fucili, mentre il vecchio negro gridava, con voce +minacciosa: + +— Chi si muove è uomo morto!... Ordine del re!... — + +I quattro schiavi e la negra si erano precipitosamente alzati +rovesciando i vasi e le tazze, ma vedendo quei cinque fucili puntati +e udendo quelle parole erano ricaduti sui loro sedili, tremando di +spavento, mentre la loro tinta da nerastra diventava grigia, cioè +pallida. + +— Tutti a terra!... — disse il vecchio. — Nessuno opponga +resistenza!... — + +I cinque schiavi caddero in ginocchio, balbettando: + +— Non uccideteci. — + +Gamani ed il dahomeno, che avevano portato con loro delle corde e +dei fazzoletti, imbavagliarono e legarono le braccia e le gambe a +quattro, mentre il padre di Urada interrogava il quinto, minacciando di +fracassargli il cranio se avesse tardato a rispondere. + +— Dov’è il tuo padrone?... — gli chiese. + +— Dal re, — balbettò lo schiavo. + +— Tornerà questa notte?... + +— Sì perchè deve partire prima dell’alba. + +— Tarderà molto?... + +— Non lo credo. Noi lo aspettavamo per seguirlo. + +— Dove si trova il fanciullo dalla pelle bianca che Kalani ha qui +condotto?... + +— Nella stanza del padrone. + +— Chi veglia su di lui?... + +— Nessuno. + +— Dorme?... + +— Poco fa dormiva. + +— Guidaci subito da lui. — + +Gli fece cenno di precederlo, mentre Antao s’impadroniva d’una specie +di torcia di fibre vegetali imbevuta d’olio d’elais. + +Il negro, che era più morto che vivo per lo spavento, li condusse in +un secondo corridoio il quale saliva al piano superiore e s’arrestò +dinanzi ad una porta, dicendo: + +— È qui. — + +Alfredo ed Antao, in preda ad una viva emozione, si erano precipitati +innanzi, aprendola impetuosamente. + +In mezzo ad una stanzuccia quasi spoglia di mobili, ma colle pareti +coperte di belle stuoie dipinte a vivaci colori ed illuminata da una +lampada d’argilla, su di un grande cuscino giaceva un bel ragazzo +dalla pelle assai abbronzita, dai capelli neri e ricciuti, dal profilo +ardito, che rassomigliava moltissimo a quello d’Alfredo, e dalle labbra +vermiglie. Poteva avere dieci anni, ma il suo corpo, assai sviluppato, +poteva adattarsi ad uno di tredici o di quattordici. + +Quel giovanetto dormiva tranquillamente, come si fosse trovato in piena +sicurezza invece che sotto il tetto del più feroce e vendicativo uomo +del Dahomey. Solamente le sue nere e sottili sopracciglia che si erano +incrociate, dimostravano che qualche pensiero o qualche cattivo sogno +turbava un po’ il suo sonno. + +Alfredo gli si era precipitato sopra mandando un grido di gioia, +l’aveva afferrato fra le robuste braccia e se l’era stretto al petto +coprendolo di baci ed esclamando con voce rotta: + +— Bruno!... Mio Bruno!... Ti rivedo finalmente, fratellino +mio!... — + +Il ragazzo, svegliato bruscamente, aveva aperti i suoi grandi occhi +neri guardando, come trasognato, quell’uomo che se lo stringeva al +petto come fosse impazzito ed istintivamente aveva fatto un gesto come +per respingerlo, ma ad un tratto aprì le braccia e le rinchiuse attorno +al collo del fratello, gridando: + +— Alfredo!... Sogno io?... No.... vedo anche il signor Antao!... +Fratello!... Signor Antao!... + +— Morte di tutte le stelle del firmamento!... — tuonò il portoghese, +che non trovava più alcun nome dei suoi pianeti favoriti, tanta +era la sua commozione. — Qui, fra le mie braccia, fanciullo mio!... +Morte del Dahomey!... Sono tutto scombussolato!... Toh!... Che strano +fenomeno!... I miei occhi sono bagnati!... — + +Il bravo giovane aveva strappato il ragazzo dalle braccia d’Alfredo e +se l’era stretto al petto, tempestandolo di baci, mentre Gamani, che +pareva fosse impazzito per la gioia, gli ballava intorno, gridando: + +— Il padroncino!... Il padroncino!... Oh Gamani è contento di vederlo +libero!... + +— Silenzio!... — esclamò ad un tratto il padre d’Urada, che si era +avvicinato ad una feritoia. — Ho udito il fischio d’allarme di mia +figlia. + +— Ci segnala l’avvicinarsi di Kalani, — disse Gamani. + +— Kalani!... — esclamò il ragazzo, con accento di terrore. — Alfredo, +fuggi o ti ucciderà. + +— Fuggire io!... — disse il cacciatore, rizzando fieramente l’alta +statura. — Sarò io che ucciderò Kalani, mio Bruno. — + +Poi, volgendosi verso il suo schiavo e verso Gamani: + +— Scendete nell’ortaglia e appena Kalani sarà entrato chiudete il +cancello onde non ci sfugga. — + +Prese il giovane fratello, se lo alzò fino alle labbra e lo baciò, +quindi lo ricoricò sul cuscino, dicendogli: + +— Rimarrai qui con questo negro mio amico, il quale veglierà su di te. +Qualunque cosa accada, non ti muoverai. + +— Ma cosa vuoi fare, fratello?... + +— Compiere un giuramento che feci la notte che ti rapirono. Silenzio ed +aspetta il mio ritorno. — + +Fece cenno ad Antao di seguirlo, mentre il padre di Urada imbavagliava +e legava lo schiavo che li aveva guidati in quella stanza. + +I due bianchi scesero a pianterreno, trascinarono gli schiavi in un +corridoio vicino, poi si misero in osservazione alle feritoie. + +Kalani era allora entrato nell’ortaglia e s’avviava verso la sua casa, +scortato dalle due sentinelle che aveva trovate dinanzi alla cancellata +e che di certo non sospettava che fossero nemiche. + +Indossava ancora il costume di gran sacerdote che aveva sfoggiato al +mattino per comandare la festa del sangue e pareva che fosse molto +alticcio, poichè il suo passo era incerto, tentennante. Doveva aver +bevuto parecchie bottiglie con Geletè, Behanzin ed i gran _cabeceri_. + +Attraversò l’ortaglia canterellando fra i denti, salì i tre gradini, +passò la stanza oscura ed entrò in quella illuminata, gridando: + +— Schiavi dannati, entra il padrone!... Accorrete, se non volete che +faccia scorticare la vostra vecchia pelle. — + +Ad un tratto arretrò. Aveva scorto i vasi rovesciati e le sedie gettate +a terra. Diffidente per natura, sospettò forse qualche tradimento, +poichè aprì il mantello mettendo la destra sull’impugnatura del largo e +pesante coltello che usano portare i dahomeni. + +Non ebbe però il tempo di estrarlo: due uomini armati di fucile erano +improvvisamente entrati. + +Alfredo si avanzò verso il miserabile che era rimasto immobile, come +pietrificato e strappandosi di dosso il mantello di sacerdote, gli +chiese con accento terribile: + +— Mi riconosci, Kalani?... — + +Il negro aprì la bocca come se volesse rispondere, ma nessun suono +gli uscì. Cogli occhi sbarrati, schizzanti dalle orbite, guardava il +suo mortale nemico senza essere capace di fare un gesto. La sua pelle +era però diventata orribilmente grigiastra, mentre i suoi lineamenti +esprimevano un terrore impossibile a descriversi. + +— Tu non mi aspettavi, è vero Kalani? — disse Alfredo con ironia. — +Ora che mi hai conosciuto, preparati a morire, poichè la notte che tu +hai assalito la mia fattoria e assassinati i miei negri, ho giurato di +ucciderti e manterrò la promessa. — + +Kalani, dinanzi a quella minaccia, ebbe un lampo di suprema quanto +inaspettata energia. + +Estrasse il largo coltello e balzò indietro per riparare nell’altra +stanza, ma andò a urtare contro i due dahomeni che lo avevano +silenziosamente seguito e che furono lesti a respingerlo coi calci dei +fucili. + +Vedendosi accerchiato, il miserabile volle tentare uno sforzo +disperato. Fece appello a tutta la sua audacia e col coltello alzato si +scagliò come una belva addosso ad Alfredo, sperando di sorprenderlo. + +Antao aveva gettato un grido e si era gettato innanzi, ma il cacciatore +l’aveva preceduto. Lesto come una tigre, aveva evitato il colpo +mortale, poi aveva afferrato l’avversario pel collo. + +Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel pavimento. Antao ed i +due dahomeni si erano gettati addosso a loro per cercare di uccidere il +negro, ma la tema di colpire il cacciatore li faceva esitare. + +Ad un tratto Kalani mandò un urlo di fiera ferita ed allargò la +stretta, mentre Alfredo si rialzava prontamente, tenendo in pugno +il largo e pesante coltello dell’avversario, lordo di sangue fino +all’impugnatura. + +Il capo dei sacerdoti, l’anima dannata di Geletè, si rotolò due volte +pel pavimento, lasciandosi dietro una larga striscia di sangue, poi +rimase immobile. Il cacciatore aveva mantenuto il suo giuramento, +spaccandogli il cuore. + +— È morto, — disse Antao, che si era curvato su Kalani. + +— I miei negri sono vendicati, — rispose Alfredo con voce cupa. — Orsù, +fuggiamo!... — + + [Illustrazione: Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi.... + (Pag. 247).] + + + + +CONCLUSIONE + + +Un quarto d’ora dopo, ricompensato il prigioniero che li aveva guidati +alla casa di Kalani, Alfredo, Bruno, Antao, Urada, suo padre, Gamani ed +i due dahomeni, abbandonavano la capitale, galoppando verso l’est, onde +frapporre fra loro ed i soldati di Geletè il Sou. + +Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi, temendo di vedersi alle +spalle le sanguinarie bande del despota, il quale non doveva tardare +di certo a fare inseguire l’ambasciata, la cui fuga misteriosa doveva +avergli fatto nascere dei sospetti, specialmente dopo la morte di +Kalani. + +Galopparono quasi tutto il giorno seguente, non facendo che delle +brevissime soste per accordare un po’ di riposo ai cavalli e non si +risolsero a pernottare se non quando si trovarono nei dintorni di Akpa. + +I giorni seguenti continuarono quella fuga indiavolata attraverso i +terreni paludosi del Dahomey centrale, attraversando successivamente il +Sou e l’Akpa, i due principali affluenti dell’Ouzme, arrestandosi solo +un giorno a Keton, una delle ultime borgate del regno di Geletè, poi si +gettarono nei paesi degli Egbas. + +Solamente allora si permisero il lusso di procedere con più calma e con +frequenti fermate, non avendo ormai più da temere alcun inseguimento da +parte dei dahomeni, formando gli Egbas una popolazione indipendente, +una federazione di tante piccole repubbliche che godono una civiltà +relativamente avanzata. + +Mantenendosi presso le frontiere del Dahomey scesero lungo le rive +della Zeava fino all’altezza di Pokra, poi ripiegando verso l’ovest +rientrarono in Porto Novo, ventiquattro giorni dopo la loro partenza +da Abomey. La loro fermata presso il loro amico Tofa fu breve, avendo +Alfredo risoluto di dare un addio alla Costa d’Avorio per tornarsene in +patria, essendo ormai possessore d’una ingente fortuna ed Antao di far +ritorno al Portogallo per curare le numerose _fazende_ che possedeva a +Santa Caterina. + +Il 24 luglio, dopo d’aver accordata la libertà ai due dahomeni +che li avevano serviti con tanta affezione e di averli largamente +ricompensati, Alfredo, Bruno, Antao, Gamani, Urada e suo padre +s’imbarcarono su di un veliero che partiva da Kotonou diretto a +Monrovia, la capitale della repubblica negra di Liberia. + +Quattordici giorni dopo, Alfredo, suo fratello ed il fido Gamani +prendevano posto sul piroscafo che fa il servizio mensile coll’Europa, +mentre Antao s’imbarcava pel Portogallo conducendo seco Urada, per +la quale provava già qualche cosa più d’una semplice affezione, ed il +padre di lei. + +Il bravo e coraggioso portoghese aveva però promesso di fare tutti +gli anni una scappata in Italia per vuotare, in compagnia del valente +cacciatore della Costa d’Avorio, una bottiglia di quell’eccellente vino +dell’Etna che conosceva di fama. + +Antao ha mantenuto fedelmente là promessa e ancora oggi, nella stagione +invernale, si reca a Catania a trovare l’amico ed il giovane Bruno, ma +non giunge però solo.... Lo accompagna l’ex-amazzone del feroce Geletè, +divenuta, da parecchi anni, la signora Urada Carvalho. + + + + +INDICE + + + CAP. I Sulle rive dell’Ouzme Pag. 1 + » II I misteri delle foreste 8 + » III La scomparsa di Gamani 14 + » IV Il fanciullo rapito 22 + » V L’odio di Kalani 30 + » VI I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè 37 + » VII Il re di Porto Novo 43 + » VIII La carovana 52 + » IX L’assalto notturno dei Leoni 59 + » X La repubblica dei Popos 66 + » XI Il «mpungu» 74 + » XII La scomparsa dell’amazzone 81 + » XIII La caccia al gorilla 89 + » XIV Le tracce dei ladri 94 + » XV La caccia ai rapitori 101 + » XVI Le formiche carnivore 108 + » XVII Il regno degli Ascianti 116 + » XVIII Caccia ad un elefante 122 + » XIX Sulle terre degli Ascianti 128 + » XX Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti 136 + » XXI Attraverso la regione dei Krepi 144 + » XXII Assediato in una trappola da elefanti 151 + » XXIII L’imboscata dei Krepi 161 + » XXIV I fabbricatori di pioggia 171 + » XXV La Città Santa del Dahomey 180 + » XXVI Il padre di Urada 189 + » XXVII Il cabecero Ghating-Gan 198 + » XXVIII Il ritorno di Gamani 204 + » XXIX Nella tana del leone 212 + » XXX Le stragi della «festa dei costumi» 217 + » XXXI La spedizione notturna 225 + » XXXII L’incendio del recinto sacro 232 + » XXXIII La morte di Kalani 238 + CONCLUSIONE 247 + + + + +NOTE: + + +[1] Informi divinità, rappresentanti per lo più mostri o persone +orribili, burlescamente camuffate, che i negri della Costa adorano. +Generalmente sono di legno o di creta. + +[2] Questo Behanzin è lo stesso che intraprese la guerra contro i +francesi, perdendo il trono e la libertà. + +[3] Storico. + +[4] Bottiglia di vimini contenente dei sassolini ed adorna di +conchiglie bianche. + +[5] Questa regione è ora un possedimento della Germania. + +[6] Storico. + +[7] Anche Behanzin ci teneva assai alla sua orchestra e si dice che +provasse un gran dolore, quando le armi vittoriose del generale Doods +la mandarono a rotoli. + +[8] Questo Ghating-Gan prese parte attiva anche nella guerra contro +i francesi guidati dal generale Doods. Fu questo cabecero che fece +arrestare, nel 1890, i negozianti francesi di Widhah, tenendoli +prigionieri per novantatrè giorni, minacciando ad ogni istante di +decapitarli e facendoli sovente maltrattare dai soldati. + + + + + +Nota del Trascrittore + +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo +senza annotazione minimi errori tipografici. + + + +*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77094 *** diff --git a/77094-h/77094-h.htm b/77094-h/77094-h.htm new file mode 100644 index 0000000..8a65001 --- /dev/null +++ b/77094-h/77094-h.htm @@ -0,0 +1,20997 @@ +<!DOCTYPE html> +<html lang="it"> +<head> + <meta charset="UTF-8"> + <meta name="viewport" content="width=device-width, initial-scale=1"> + <title>La Costa d'Avorio | Project Gutenberg</title> + <link rel="icon" href="images/cover.jpg" type="image/x-cover"> + <style> +body {margin-left: 10%; margin-right: 10%;} + +p {margin-top: .5em; margin-bottom: 0em; line-height: 1.2; text-align: justify;} +.center {text-align: center; text-indent: 0;} + +div.booktitle {page-break-before: always; padding: 3em;} +div.titlepage {text-align: center; margin: 0 5%; padding: 2em 0; page-break-before: always; page-break-after: always;} +div.titlepage p {text-align: inherit;} +div.verso {text-align: center; padding-top: 2em; font-size: 95%; margin: 0 10%;} +div.verso p {text-align: inherit;} +div.somm {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter {page-break-before: always; padding-top: 3em;} +div.chapter h2 {page-break-before: avoid;} + +h1,h2 {text-align: center; font-style: normal; +font-weight: normal; line-height: 1.5;} +h1 {font-size: 150%;} +h2 {font-size: 140%; margin-top: 1em; margin-bottom: 2em; page-break-before: avoid;} + +span.smaller {display: block; font-size: 80%; margin: .5em 5%; line-height: 1.2em;} + +hr {width: 70%; margin-top: 1em; margin-bottom: 1em; margin-left: 15%; margin-right: 15%; clear: both;} +hr.mid {width: 50%; margin-left: 25%; margin-right: 25%;} +hr.silver {width: 90%; margin-left: 5%; margin-right: 5%; border-top: none; border-right: none; border-bottom: thin solid silver; border-left: none;} +.x-ebookmaker hr.silver {display: none;} + +a.tag {vertical-align: .3em; font-size: .8em; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; padding-left: .1em; line-height: 0em; white-space: nowrap;} +div.footnotes {page-break-before: always; font-size: 90%; padding-top: 3em;} +.footnotes h2 {margin-bottom: 2em; font-size: 115%;} +div.footnote {margin-left: 2.5em; margin-right: 2em;} +div.footnote>:first-child {margin-top: 1em;} +div.footnote .label {display: inline-block; width: 0em; text-indent: -2.5em; text-align: right;} + +.pagenum {position: absolute; right: 2%; font-style: normal; font-weight: normal; text-decoration: none; font-size: 65%; text-align: right; color: #999999; background-color: #ffffff; clear: left;} + +.pad4 {margin-top: 4em;} +.pad2 {margin-top: 2em;} +.pad1 {margin-top: 1em;} + +.dots {text-align: center; letter-spacing: .5em; margin-top: 1.5em; margin-bottom: 1.5em;} + +.small {font-size: 85%;} +.large {font-size: 115%;} +.x-large {font-size: 130%;} +.main-t {font-size: 200%;} +.smcap {font-variant: small-caps;} + +table {margin: auto; border-collapse: collapse;} +.indice {max-width: 80%; line-height: 1em; margin-top: 2em; font-size: 95%;} +.indice td {vertical-align: top; padding-left: 1.5em; text-indent: -1em;} +.indice td.pag {text-align: right; vertical-align: bottom; white-space: nowrap;} + +figure {text-align: center; margin: 1em auto; max-width: 100%;} +figcaption {text-align: center; font-size: 85%; text-indent: 0; margin: 0.25em 15%;} + +img {max-width: 100%; height:auto;} + +.tnote {background-color: #f7f1e3; color: #000; padding: 1em 1em 2em 1em; + margin: 3em 10%; font-family: sans-serif; font-size: 90%; page-break-before: always;} +.tntitle {text-align: center; text-indent: 0; padding: 1em; font-size: 120%; margin-bottom: 1em;} +.tnote p {padding: 0 1em;} +</style> +</head> +<body> +<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77094 ***</div> + +<div class="booktitle"> +<h1> +La Costa d’Avorio +</h1> +</div> + +<hr class="silver"> + +<figure><a id="fill-0-001"></a> + <img src="images/ill-0-001.jpg" alt=" "> +</figure> + +<hr class="silver"> + +<figure><a id="fill-0-004"></a> + <img src="images/ill-0-004.jpg" alt=" "> +<figcaption>Ad un cenno di Kalani tutti quei panieri furono precipitati nel vuoto.... +(Pag. 224).</figcaption> +</figure> + +<hr class="silver"> + +<div class="titlepage"> +<p class="x-large"> +Emilio Salgari +</p> + +<p class="pad1 main-t"> +La Costa +d’Avorio +</p> + +<p class="pad2 large"> +Avventure +</p> + +<p class="pad1 small"> +illustrate da 18 disegni, fuori testo<br> +di G. Gamba +</p> + +<p class="pad4"> +<span class="large">Genova</span><br> +A. Donath, editore<br> +1898 +</p> +</div> + +<div class="verso"> +<hr class="mid"> +<p> +<i>Proprietà Letteraria</i> +</p> + +<p> +53-98. — Firenze, Tip. di Salvadore Landi, direttore dell’<i>Arte della Stampa</i>. +</p> +<hr class="mid"> +</div> + +<div class="somm"> +<hr> +<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p> +<hr> +</div> + +<figure><a id="fill-0-008"></a> + <img src="images/ill-0-008.jpg" alt=" "> +<figcaption>Già l’enorme bocca si apriva sul disgraziato portoghese, quando si +udì echeggiare una seconda detonazione. (Pag. 10).</figcaption> +</figure> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p> + +<h2 id="cap1"><span class="smcap">Capitolo I.</span> +<span class="smaller">Sulle rive dell’Ousme</span></h2> +</div> + +<p> +— Ci siamo?... +</p> + +<p> +— Aspetta un po’, amico. Sei impaziente di provare la tua +carabina? +</p> + +<p> +— Desidero ardentemente di vedere uno di quei mostruosi animali +allo stato libero. Non ho veduto finora che dei piccini e nei +serragli d’Europa. +</p> + +<p> +— Bada che sono formidabili. +</p> + +<p> +— Con un cacciatore abile quanto sei tu non ho paura, e poi +non credo che quelle masse enormi siano tanto leste da gareggiare +colle mie gambe. +</p> + +<p> +— T’inganni, Antao. Non sono trascorse due settimane, che +un povero minaloto del Gran Popos, spintosi qui a cacciare quegli +animalacci, è stato tagliato in due. +</p> + +<p> +— Nè più nè meno d’un biscotto?... +</p> + +<p> +— Non lo credi?... +</p> + +<p> +— Ho i miei dubbi, Alfredo. +</p> + +<p> +— Allora ti dirò, Antao, che quel minaloto era un servo della +fattoria del signor Zeinger, quell’ottimo alemanno che abbiamo +visitato la scorsa domenica. +</p> + +<p> +— Quel minaloto doveva essere lesto come una lumaca grigia +del paese degli Ascianti. +</p> + +<p> +— Tutt’altro, amico mio. Era un gran diavolo di negro, agile +come una scimmia, ma l’animalaccio, che era stato solamente +ferito, si precipitò sul disgraziato cacciatore e prima che questi +potesse giungere alla riva lo tagliò in due. +</p> + +<p> +— Ecco una storia che non aumenta di certo il mio coraggio. +</p> + +<p> +— Vorresti tornare alla mia fattoria? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span> +</p> + +<p> +— Sì, ma rimorchiando un ippopotamo. Non sono venuto in +Africa per farmi divorare vivo dalle zanzare della costa entro +una stanza, ma per visitare questi paesi e cacciare i grossi +animali. +</p> + +<p> +— E per aprire una fattoria portoghese. +</p> + +<p> +— Non ancora, Alfredo. I miei commerci col Brasile mi hanno +fatto abbastanza ricco da permettermi.... +</p> + +<p> +— Taci!... +</p> + +<p> +— Un ippopotamo?.... +</p> + +<p> +— No.... taci!... — +</p> + +<p> +I due uomini che così chiacchieravano, inoltrandosi in mezzo +ad una splendida vegetazione equatoriale, che li riparava dagli +ultimi ma ancora ardenti raggi del sole, erano allora giunti sulle +rive d’un corso d’acqua, largo tre o quattrocento passi ed ingombro +d’isolotti coperti d’alte erbe e da gruppi di piccoli banani, +dalle larghe foglie d’un verde vivo. +</p> + +<p> +Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo, si era bruscamente +arrestato, curvandosi verso la sponda che era ingombra di paletuvieri, +incrocianti in tutti i sensi i loro rami e le loro radici +sporgenti dal fondo del fiume, ed aveva girato all’intorno +un rapido ma acuto sguardo; mentre il suo compagno, quantunque +ignorasse di cosa si trattasse, si era levato dalla spalla +una corta ma pesante carabina, una di quelle armi usate per +la caccia dei grossi animali. +</p> + +<p> +Il primo rimase parecchi secondi immobile, tendendo accuratamente +gli orecchi e continuando ad investigare, cogli sguardi, +le isolette e la sponda opposta coperta di fitti alberi, poi volgendosi +verso Antao, disse: +</p> + +<p> +— Mi sono ingannato di certo. +</p> + +<p> +— Cosa avevi udito?... +</p> + +<p> +— Mi era sembrato d’aver udito un grido che mi ricordava +un certo uomo.... +</p> + +<p> +— Morto forse su questo fiume?... +</p> + +<p> +— Sarebbe stato meglio che fosse morto allora. +</p> + +<p> +— Ma che storia mi racconti?... +</p> + +<p> +— Parlo d’un uomo che da quattro anni mi fa paura. +</p> + +<p> +— A te!... — esclamò Antao, sorpreso. — Eh! via, tu scherzi, +Alfredo. Un uomo che in America si è battuto come un leone +e che ora gode fama di essere il più audace cacciatore della +Costa d’Avorio, non può aver paura di un uomo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span> +</p> + +<p> +— Eppure ti ripeto che ho quasi paura e temo sempre un tradimento. +Ecco perchè ho lasciato il mio servo Gamani a vegliare +in mezzo alla foresta ed i miei porta-fucili alla fattoria. +</p> + +<p> +— Ma chi è quell’uomo?... +</p> + +<p> +— Un negro. +</p> + +<p> +— Lo si cerca e lo si uccide con una buona fucilata. +</p> + +<p> +— È lontano. +</p> + +<p> +— Si va a trovarlo. +</p> + +<p> +— È potente, Antao. +</p> + +<p> +— Si raccoglie una truppa d’uomini risoluti e lo si va ad assalire. +</p> + +<p> +— Nel Dahomey?... +</p> + +<p> +— Là!... Ecco un nome che fa venire i brividi!... Brutto paese +di macellai feroci. Diavolo!... Vorrei conoscere quest’istoria che +ti mette indosso tante preoccupazioni. +</p> + +<p> +— Te la racconterò, ma più tardi. Ora pensiamo agli ippopotami. +Spero di essermi ingannato su quel grido e che nulla accadrà +nella mia fattoria durante la nostra assenza. +</p> + +<p> +— Vi sono i tuoi uomini che vegliano sul tuo nipotino e sulle +tue ricchezze. +</p> + +<p> +— Taci: ci siamo. — +</p> + +<p> +Alfredo, che aveva continuato il cammino durante quella conversazione, +seguendo sempre la riva destra del fiume, erasi arrestato +dinanzi ad un grande albero del cotone, il quale si curvava +verso la sponda e sul cui tronco si vedevano parecchie +profonde incisioni che parevano fatte da poco tempo. +</p> + +<p> +Il cacciatore l’osservò attentamente come volesse essere certo +di non ingannarsi, poi s’inoltrò prudentemente fra i paletuvieri +che si arrampicavano confusamente su per la sponda, afferrò +una fune che stava legata attorno ad una grossa radice e diede +una violenta strappata. +</p> + +<p> +Tosto fra quell’ammasso di rami, di foglie e di radici, si vide +avanzarsi uno di quei pesanti canotti scavati nel tronco d’un +albero col ferro e col fuoco e colle punte assai aguzze, usati +sui fiumi della Costa d’Oro e dell’Avorio. +</p> + +<p> +Alfredo vi balzò dentro invitando il compagno a seguirlo, afferrò +due remi dalla larga pala e spinse la pesante imbarcazione +nella corrente, dirigendosi verso un isolotto coperto d’una fitta +vegetazione che si trovava quasi in mezzo al fiume. +</p> + +<p> +In pochi minuti attraversò la distanza e arenò l’imbarcazione +<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span> +su di un bassofondo che pareva si collegasse all’isolotto e che +impediva d’accostarsi di più a quel brano di terra. +</p> + +<p> +— Bisogna prendere un bagno? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— Non vi sono che due palmi d’acqua, — rispose Alfredo. +</p> + +<p> +— Sono almeno sicure le nostre gambe? Mi hanno detto che +sull’Ousme i coccodrilli non sono rari. +</p> + +<p> +— È vero, ma non osano assalire gli uomini bianchi e poi a +quest’ora dormono. In acqua, amico. +</p> + +<p> +— Una parola ancora. Gli ippopotami non faranno a pezzi la +nostra barca?... +</p> + +<p> +— È probabile, se manchiamo ai nostri colpi, ma procureremo +di mandare le palle a destinazione. Orsù, in acqua. — +</p> + +<p> +I due cacciatori presero le loro carabine e abbandonarono la +imbarcazione, scendendo sul banco. +</p> + +<p> +Alfredo non si era ingannato. Vi era così poca acqua in quel +bassofondo, che a malapena toccava i polpacci dei due uomini. +</p> + +<p> +In pochi istanti attraversarono il banco e giunsero sull’isolotto, +celandosi fra le folte piante che lo coprivano. +</p> + +<p> +Quel brano di terra situato in mezzo all’Ousme, uno dei più +notevoli fiumi della Costa dell’Avorio e che scaricasi nelle paludi +di Porto Novo, non misurava di più di cinquanta metri di +circonferenza ed era così basso, che la più piccola piena doveva +coprirlo. +</p> + +<p> +Nondimeno su quell’umido terreno, fertilizzato dagli avanzi +vegetali trasportati durante la stagione delle piogge, erano cresciuti +rigogliosi bambù altissimi dalle lunghe foglie verdi pallide, +mangifere splendide, arbusti acquatici e anche dei mazzi enormi +di banani selvatici, i quali rizzavano arditamente le loro lunghe e +larghe foglie, talune delle quali misuravano tre o quattro metri. +</p> + +<p> +Alcuni pappagalli grigi vi avevano preso domicilio e schiamazzavano +allegramente, spennacchiandosi agli ultimi raggi +del sole. +</p> + +<p> +I due cacciatori fecero il giro dell’isolotto per accertarsi che +non vi fosse qualcuno di quei piccoli serpenti chiamati dai naturalisti +<i>echidni nasicorni</i>, il cui morso è mortale e che sono +così numerosi in quelle regioni; poi si sdraiarono sotto la fresca +ombra di un gruppo di banani. +</p> + +<p> +— Ed ora, dove sono questi ippopotami? — chiese Antao. — Ho +guardato attentamente il fiume e le sue sponde, ma ti confesso +che non ho veduto nemmeno un coccodrillo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span> +</p> + +<p> +— Manca mezz’ora al tramonto, — rispose il cacciatore. — Quando +il sole sarà scomparso, li vedrai venire. +</p> + +<p> +— Qui?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. Verranno a saccheggiare questi vegetali. +</p> + +<p> +— Sei certo?... +</p> + +<p> +— Gamani li ha veduti venire per tre notti di seguito. +</p> + +<p> +— Non si mostrano di giorno? +</p> + +<p> +— Dormono in fondo al fiume; sono prudenti mio caro. Accendi +la tua sigaretta e fuma tranquillo come faccio io. — +</p> + +<p> +Il cacciatore aveva levato da una tasca una scatola di sigarette, +ne offrì all’amico, ne accese una, poi si accomodò fra le +erbe, mettendosi la carabina sulle ginocchia. +</p> + +<p> +Quei due cacciatori, che si avventuravano soli sugli isolotti +dell’Ousme ad attendere i mostruosi ippopotami, anche a prima +vista si riconoscevano per due persone appartenenti a nazioni +diverse, quantunque avessero entrambi la pelle bruna, capelli +e occhi nerissimi, distintivi particolari della razza latina. +</p> + +<p> +Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo e che sembrava il +più pratico di quei luoghi selvaggi e anche il più intrepido cacciatore, +era uno di quei tipi che s’incontrano così di frequente +nelle regioni dell’Italia meridionale e sulle coste Albanesi. +</p> + +<p> +Era un uomo sulla quarantina, di statura superiore alla media, +tutto muscoli e nervi, dal profilo ardito, reso più fiero da +una folta barba nerissima, dagli occhi vivissimi, lampeggianti +e dalla pelle bruna, dovuta forse più di tutto all’ardente sole +dell’Africa equatoriale. +</p> + +<p> +Indossava un vestito di tela bianca stretto alla cintura da una +larga fascia dì lana rossa, come usano portare i pescatori napoletani, +sormontata da una cartucciera, ed un elmetto pure di +tela bianca gli copriva i folti capelli, che il clima della Costa +dell’Avorio aveva già cominciato ad incanutire. +</p> + +<p> +Il suo compagno Antao invece dal nome e dall’aspetto, s’indovinava +appartenere alle razze bianche dei climi ardenti. Era +un giovanotto di ventiquattro o venticinque anni, di statura bassa +piuttosto, ma di corpo robusto, dalla pelle quasi olivastra, dagli +occhi grandi, neri, vellutati e tagliati a mandorla, con due baffettini +pure neri ed i capelli ricciuti, quasi crespi come quelli +dei negri. +</p> + +<p> +Portava sul capo l’elmetto, cappello indispensabile in quei +climi, ma invece della giacca indossava una semplice camicia +<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span> +di flanella azzurra, adorna di rabeschi ai polsi ed al colletto, +stretta da una cartucciera elegantissima di pelle rossa ed aveva +i calzoni di velluto olivastro e grandi uose di pelle gialla con +fibbie d’argento. +</p> + +<p> +Entrambi poi erano armati di splendide carabine da caccia, +a canna corta, pesanti, ma capaci di abbattere un elefante con +una sola palla ben aggiustata e dei larghi coltelli da caccia, +chiusi in guaine di cuoio naturale a punta d’acciaio. +</p> + +<p> +Mentre fumavano le loro sigarette conservando un silenzio assoluto, +il sole tramontava rapidamente dietro i grandi boschi. +</p> + +<p> +La luce decresceva a vista d’occhio e le tenebre s’addensavano +frettolosamente nei più cupi recessi della foresta. I pappagalli +grigi, dopo d’aver lanciati gli ultimi e più strepitosi +chiacchierii, cominciavano a tacere; le aquile pescatrici, dopo +d’aver fatta un’ultima volata sulle acque fangose del fiume, +erano tornate ai loro nidi, situati sulle più alte cime dei giganteschi +baobab; le scimmie <i>subukumbaka</i>, che fino allora si +erano divertite a sollazzarsi fra i rami dei sicomori saccheggiandoli +dei loro fichi, avevano cessato dall’emettere i loro acuti +<i>hu-ul-hu-ul</i> che si odono a parecchi chilometri di distanza, e in +aria cominciavano ad apparire i primi volatili delle tenebre. +</p> + +<p> +Bande immense di pipistrelli, abbandonati i rami ai quali fino +allora si erano tenuti appesi col capo in giù e le fredde ali avviluppate +intorno al corpo, giungevano da tutte le parti, guidate +da qualche gigante della specie, da qualche cinonittero delle +palme o cane notturno, orrendo volatile dalle ali lunghe un metro +e dal corpo lungo perfino trenta centimetri, dalla testa grossa +somigliante a quella d’un piccolo <i>bull-dog</i>, traforata da due occhiacci +e dal pelo aranciato sul petto e sul collo e grigiastro +sul dorso e verso la coda. +</p> + +<p> +Dei rauchi brontolii, dei soffi potenti, delle urla acute e degli +scrosci di risa, annunciavano che le fiere abbandonavano i loro +covi per cominciare le loro caccie notturne, ma Alfredo rimaneva +impassibile, come uomo da lunga pezza abituato a quei +concerti più paurosi che veramente terribili. Il suo giovane +compagno invece, da poco sbarcato in quelle regioni, si agitava, +tormentava la batteria della sua carabina, mentre i suoi sguardi +si fissavano sulle due sponde con una certa ansietà. +</p> + +<p> +— Diavolo!... — mormorò ad un tratto. — Ma qui pare di essere +in un serraglio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span> +</p> + +<p> +— Colla differenza però che le fiere non sono chiuse dentro +le gabbie e che non si farebbero alcuno scrupolo a mangiarti, +se lo potessero. +</p> + +<p> +— E Gamani che hai lasciato solo in mezzo alla foresta?... +Che domani non lo troviamo più?... +</p> + +<p> +— Gamani è un coraggioso e sa che tutti questi animali non +sono capaci di arrampicarsi sugli alberi. Si sarà accomodato fra +i rami di un sicomoro e vedrai che lo troveremo vivo. +</p> + +<p> +— Ma i leopardi sono buoni arrampicatori, Alfredo. +</p> + +<p> +— È vero, ma Gamani ha una buona carabina e sa servirsene. +Ti dirò poi.... +</p> + +<p> +— Che cosa?... — +</p> + +<p> +Invece di rispondere, il cacciatore si era bruscamente alzato, +in preda ad un’improvvisa emozione. Con una mano tesa verso +il compagno, come per invitarlo a non muoversi, ascoltava con +profonda attenzione, senza osare respirare. +</p> + +<p> +— Hai udito nulla? — chiese dopo alcuni istanti, con voce alterata. +</p> + +<p> +— Assolutamente nulla, — rispose il portoghese, stupito. +</p> + +<p> +— Mi era sembrato di aver udita una lontana detonazione. +</p> + +<p> +— Dove?... +</p> + +<p> +— Verso la mia fattoria. +</p> + +<p> +— Ti sei ingannato, Alfredo. +</p> + +<p> +— Dio lo voglia. Io ho paura di quell’uomo. +</p> + +<p> +— Ma di chi?... Spiegati una volta!... +</p> + +<p> +— Sì.... ma.... guarda laggiù!... +</p> + +<p> +— Cosa vedi?... +</p> + +<p> +— Non hai udito?... +</p> + +<p> +— Uh sordo respiro?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— E mi pare di vedere l’acqua agitarsi presso la riva del fiume. +</p> + +<p> +— È la preda che attendiamo. +</p> + +<p> +— Un ippopotamo?... +</p> + +<p> +— Arma la carabina!... Eccolo che si avanza verso l’isolotto.... +Non mi ero ingannato conducendoti qui, lo vedi. — +</p> + +<p> +Il portoghese non rispose ma si accovacciò fra le alte erbe, +sotto la cupa ombra dei banani, armando risolutamente la grossa +e pesante carabina. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span></p> + +<h2 id="cap2"><span class="smcap">Capitolo II.</span> +<span class="smaller">I misteri delle foreste</span></h2> +</div> + +<p> +Alla luce della luna, la quale faceva allora capolino dietro +le alte cime della foresta, facendo scintillare le acque come se +fossero d’argento liquefatto, i due cacciatori avevano scorta una +massa enorme, mostruosa, sorgere presso la riva destra del fiume +e avanzarsi lentamente verso l’isolotto. +</p> + +<p> +Non si poteva ingannarsi sulla sua specie: era un vero ippopotamo, +animali che se sono diventati assai scarsi nelle regioni +bagnate dal Nilo, sono ancora numerosissimi nei fiumi della +Costa dell’Avorio, dove godono una quasi perfetta sicurezza, +essendo in generale i cacciatori negri cattivi bersaglieri e provveduti +di armi troppo vecchie per cimentarsi, con qualche successo, +con quei colossi. +</p> + +<p> +L’animale, che era sorto dalle profondità del fiume per cercare +la cena, era uno dei più grossi che Alfredo avesse fino +allora veduti. +</p> + +<p> +La luna che lo illuminava in pieno, permetteva ai due cacciatori +di vederlo distintamente, come se fosse giorno. +</p> + +<p> +Quel re dei fiumi, perchè è in realtà un vero re, non trovandosi +alcun altro animale capace di disputargli il potere nelle +acque che frequenta, nemmeno il coccodrillo il quale pare che +lo eviti con grande cura, misurava circa tredici piedi di lunghezza, +ossia oltre quattro metri, ed aveva una circonferenza +enorme, superiore di qualche piede alla misura sopraddetta. +</p> + +<p> +La sua testa, di proporzioni mostruose, carnosa, rigonfia verso +l’estremità, aveva una bocca di due piedi d’apertura e mostrava +una formidabile dentatura, composta di trentasei zanne fra cui +quattro canini lunghi quaranta e più centimetri. +</p> + +<p> +Il mostro, dopo d’aver nuotato alcuni istanti, era salito su di +un banco, mostrando il suo corpaccio di colore bruno oscuro +ma con dei riflessi fulvi e sprovveduto di peli, e le sue zampacce +brevi e tozze; pareva che prima di decidersi ad avanzare, +volesse assicurarsi dell’assenza dei nemici, fiutando replicatamente +e molto rumorosamente l’aria. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span> +</p> + +<p> +— Che massa! — mormorò Antao, all’orecchio d’Alfredo. — Non +sarà difficile sbagliarlo. +</p> + +<p> +— Non tirare sul suo corpo, — rispose il cacciatore. — La +sua pelle ha uno spessore di tre pollici e respingerebbe la tua +palla. +</p> + +<p> +— Diavolo!... Sono corazzati quegli animali!... +</p> + +<p> +— Come i vascelli da guerra. Aspetta che si avvicini e cerca +di colpirlo presso gli occhi o sotto le mascelle. +</p> + +<p> +— Povero animale!... Non sospetta che vi sono dei nemici +vicini. +</p> + +<p> +— Non rimpiangerlo così presto. Sono animali pericolosi e +anche dannosi. E.... +</p> + +<p> +— Che cosa?... +</p> + +<p> +— Mi pare inquieto. +</p> + +<p> +— Che ci abbia fiutati?... +</p> + +<p> +— È possibile, ma non è che a centocinquanta passi e non +lo lascerò fuggire, Antao. Risparmia la tua palla, per ora, e +lascia che faccia fuoco io. — +</p> + +<p> +Il cacciatore si era silenziosamente sdraiato fra le erbe, allungandosi +meglio che poteva ed aveva puntata la pesante carabina, +mirando con grande attenzione. +</p> + +<p> +Ad un tratto fece fuoco. La detonazione fu tosto seguita da +un muggito più forte di quello d’un toro e da un tonfo fragoroso. +</p> + +<p> +Appena la nuvola di fumo fu dissipata, i due cacciatori videro +l’ippopotamo in acqua, dibattersi con furore estremo. Colpito +senza dubbio dalla palla e forse gravemente, il colosso +nuotava disordinatamente all’ingiro, continuando a muggire e +rinchiudendo, con cupo fragore, le potenti mascelle. Pareva che +cercasse da qual parte si nascondevano i nemici per precipitarsi +su di loro. +</p> + +<p> +Alfredo, vedendo il compagno alzarsi per puntare la carabina, +lo aveva obbligato a ricoricarsi fra le erbe, dicendogli rapidamente: +</p> + +<p> +— Se ti è cara la pelle, non muoverti. — +</p> + +<p> +Poi aveva ricaricata precipitosamente l’arma, certo di doverla +adoperare una seconda volta. +</p> + +<p> +Intanto l’ippopotamo, reso furioso dal dolore, continuava a +dibattersi sconvolgendo le acque del fiume e facendo rintronare +le foreste coi suoi muggiti. Le sue zampacce facevano spruzzare +<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span> +a destra ed a sinistra getti di spuma e colla testa sollevava +delle vere ondate. +</p> + +<p> +Ad un tratto parve che prendesse il suo partito. Nuotò velocemente +verso l’isolotto e comparve a dieci soli metri dai +cacciatori, i quali erano balzati precipitosamente in piedi colle +armi in pugno. +</p> + +<p> +— Fuoco Antao! — gridò Alfredo. +</p> + +<p> +Il suo compagno, quantunque si sentisse invadere da un vivo +tremito, nel trovarsi dinanzi a quell’animalaccio che pareva si +preparasse a tagliarlo in due con un solo colpo delle sue enormi +mascelle, fece rapidamente fuoco, ma gli mancò il tempo di constatare +gli effetti della sua palla. +</p> + +<p> +Con uno slancio di cui non si sarebbe mai creduto capace un +animalaccio così pesante, l’ippopotamo si era scagliato su di +lui, urtandolo così violentemente da farlo cadere a gambe levate. +</p> + +<p> +Già l’enorme bocca si apriva sul disgraziato portoghese, quando +si udì echeggiare una seconda detonazione. +</p> + +<p> +Alfredo, che aveva risparmiata la sua palla, aveva scaricata +la sua carabina nell’orecchio destro del mostro, il quale stramazzò +al suolo fulminato. +</p> + +<p> +— Per tutti i diavoli!... — esclamò il portoghese, che si era +affrettato ad alzarsi. — Un istante di ritardo e mi tagliava in +due meglio d’un pesce-cane. +</p> + +<p> +— Sei ferito? — gli chiese premurosamente il cacciatore. +</p> + +<p> +— No, sono solamente imbrattato del sangue dell’ippopotamo, +ma per tutti i diavoli, credo di aver un certo tremito nelle +membra.... Grazie, Alfredo, del tuo pronto intervento che mi +ha salvata la vita. +</p> + +<p> +— Bisogna essere prudenti con questi animali, amico mio ed +evitare di trovarsi sul loro passaggio. +</p> + +<p> +— Chi avrebbe creduto che simili masse fossero così leste?... +</p> + +<p> +— Non lo sono in realtà, quando gl’ippopotami non sono irritati, +ma quando sono feriti caricano con veemenza. +</p> + +<p> +— Che corpaccio!... — esclamò il portoghese, che girava attorno +all’enorme animale. — E soprattutto che bocca!... Brrr!... +Mi viene freddo pensando che stavo per provare questi denti!... +</p> + +<p> +— E che denti, Antao!... Guarda questi canini: pesano almeno +dodici libbre ciascuno. +</p> + +<p> +— Sono d’avorio?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span> +</p> + +<p> +— Sì, ma molto migliore di quello che danno le zanne degli +elefanti. È così duro, che l’urto delle scuri fa scattare delle +vere scintille e conserva la sua bianchezza per sempre. Si adopera +appunto per ciò nella fabbricazione dei denti artificiali. +</p> + +<p> +— È buona la carne di questi animali? +</p> + +<p> +— È deliziosa quanto quella del bue e soprattutto il grasso è +molto pregiato, adoperandosi come burro. +</p> + +<p> +— Allora qui vi è da nutrire una tribù intera di negri. +</p> + +<p> +— Questo animale deve pesare almeno quattordici quintali; +puoi quindi immaginarti quale montagna di carne si può trarne. +</p> + +<p> +— Manderai i tuoi uomini a sezionarlo? +</p> + +<p> +— Certamente, Antao, e domani ti farò assaggiare un piede +di questo colosso, cucinato al forno come usano i negri di queste +regioni e sarai contento di averlo mangiato. +</p> + +<p> +— Ritorniamo? +</p> + +<p> +— Non è prudente riattraversare la foresta di notte e poi +spero di abbattere qualche altro ippopotamo. L’anno scorso alcuni +negri avevano provato a dissodare delle terre ed a piantare +delle granaglie su queste sponde e gli ippopotami si erano +radunati in buon numero in questo tratto di fiume e vi sono +rimasti. +</p> + +<p> +— Forse che questi animali cercano la compagnia dei negri? +</p> + +<p> +— Tutt’altro, Antao. Erano qui venuti per saccheggiare i +campi e bastarono poche notti per distruggere i raccolti, obbligando +i coltivatori ad andarsene altrove. Toh!... Odi?... Non +m’ingannavo io. — +</p> + +<p> +Verso l’alto corso del fiume si erano uditi dei muggiti prolungati +e che parevano s’avvicinassero. Di certo parecchi ippopotami +stavano trastullandosi a cinque o seicento metri dall’isolotto, +prima di avventurarsi sotto i boschi in cerca di cibo. +</p> + +<p> +— Che vengano qui? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— È probabile che scendano lungo le sponde del fiume, essendo +necessaria una grande quantità di radici e di canne per +quei grossi animali. +</p> + +<p> +— Se si potesse farli venire presto! +</p> + +<p> +— Se noi avessimo degli istrumenti musicali, non tarderebbero +ad accorrere. +</p> + +<p> +— Degli istrumenti musicali!... Scherzi, Alfredo? +</p> + +<p> +— No, Antao. Ti sembrerà strano, ma questi animalacci sono +sensibili alle dolcezze della musica. Il maggiore Denham ha +<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span> +narrato, che mentre passava colla sua scorta lungo il Mango +nel Ganburoo, diede il comando di suonare la tromba e di battere +il tamburo e che subito vide apparire parecchi ippopotami, +i quali si misero a seguire le sponde del fiume tenendosi a breve +distanza dai suonatori. +</p> + +<p> +— Questa è fenomenale. +</p> + +<p> +— Ho esperimentato anch’io questo mezzo, facendo suonare +dei flauti dai miei battitori ed ho constatato l’esattezza dell’affermazione +di Denham. +</p> + +<p> +— Si potrebbe? +</p> + +<p> +— Taci, Antao. +</p> + +<p> +— Cos’hai udito?... — +</p> + +<p> +Il cacciatore, invece di rispondere, gli fece cenno di nascondersi +fra le alte erbe, poi gli additò la sponda opposta. +</p> + +<p> +Alcuni rami si vedevano muoversi lentamente nel luogo segnalato, +come se qualcuno, uomo od animale, cercasse di aprirsi +prudentemente un varco. +</p> + +<p> +La luna che allora erasi alzata e che splendeva proprio sopra +il fiume, permetteva di vedere distintamente quei rami ad agitarsi. +</p> + +<p> +— Una belva! — chiese, Antao sottovoce. +</p> + +<p> +— Od un uomo? — rispose Alfredo, con voce agitata. — Un +animale non prenderebbe tante precauzioni. +</p> + +<p> +— Il tuo servo forse?... +</p> + +<p> +— Gamani non s’inoltrerebbe così, sapendo che noi siamo qui +a cacciare. +</p> + +<p> +— Ma chi vuoi che sia infine? +</p> + +<p> +— Chissà!... Forse un traditore. +</p> + +<p> +— Un traditore?... Eh.... Dici?... +</p> + +<p> +— Un compagno di quell’uomo, Antao.... guarda!... — +</p> + +<p> +I rami si erano aperti e la testa d’un negro era comparsa, +ma subito si era ritirata e le piante si erano rinchiuse. +</p> + +<p> +Alfredo era balzato in piedi tenendo in mano la carabina e si +era lanciato verso la riva dell’isolotto, gridando: +</p> + +<p> +— Chi vive?... — +</p> + +<p> +Nessuno rispose, nè alcun rumore si fece udire. +</p> + +<p> +— Sei tu Gamani?... — chiese. +</p> + +<p> +Poi non ottenendo ancora risposta, riprese: +</p> + +<p> +— Parla o faccio fuoco!... — +</p> + +<p> +A quella minaccia si udirono dei rami agitarsi e scricchiolare, +<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span> +come se venissero precipitosamente allontanati o spezzati, ma +nessuna voce umana si fece udire. +</p> + +<p> +Alfredo non esitò più. Puntò la carabina mirando là dove vedeva +muoversi i rami degli alberi e fece fuoco, ma la detonazione +non fu seguita da alcun grido di dolore, anzi ogni rumore +cessò e le piante ripresero la loro immobilità. +</p> + +<p> +Antao aveva raggiunto prontamente il compagno e gli porgeva +la propria carabina, ma Alfredo fece col capo un cenno +negativo. +</p> + +<p> +— È fuggito, — disse poi. +</p> + +<p> +— L’hai mancato?... +</p> + +<p> +— Lo credo. +</p> + +<p> +— Ma chi era?... +</p> + +<p> +— Qualcuno che ci spiava. +</p> + +<p> +— Un negro di Tofa?... +</p> + +<p> +— Temo che sia un dahomeno. +</p> + +<p> +— Un dahomeno qui?... Uno di quei negri sanguinari su questo +fiume? +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— Mi sembri agitato, Alfredo. +</p> + +<p> +— È vero, sono inquieto. +</p> + +<p> +— Ma perchè?... +</p> + +<p> +— Sono accadute troppe cose questa notte, per non allarmarmi +Antao. Torniamo alla mia fattoria. +</p> + +<p> +— E gli ippopotami? +</p> + +<p> +— Torneremo domani. Bisogna che io veda Gamani. +</p> + +<p> +— Lo troveremo con quest’oscurità?... +</p> + +<p> +— Conosco questi boschi. +</p> + +<p> +— Ma l’uomo che è venuto a spiarci, non ci tenderà un agguato?... +</p> + +<p> +— Siamo armati e non lo temo. +</p> + +<p> +— Andiamo, giacchè lo vuoi. Apriremo bene gli occhi e terremo +un dito sul grilletto delle carabine. — +</p> + +<p> +Stavano per abbandonare l’isolotto e scendere sul banco per +raggiungere l’imbarcazione che era rimasta arenata, quando in +mezzo ai boschi si udì a rintronare uno sparo. +</p> + +<p> +Alfredo si era arrestato mandando un grido, che aveva qualche +cosa d’angoscioso. +</p> + +<p> +— La carabina di Gamani! — esclamò. +</p> + +<p> +— O del negro che è fuggito? — chiese Antao. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span> +</p> + +<p> +— No, è stata sparata in mezzo ai boschi. +</p> + +<p> +— Avrà fatto fuoco contro qualche leopardo. +</p> + +<p> +— No.... odi?... — +</p> + +<p> +Un’altra detonazione era echeggiata, poi dopo alcuni istanti, +un’altra ancora. +</p> + +<p> +— Sono segnali d’allarme! — esclamò Alfredo. — Vieni, Antao, +vieni!... — +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap3"><span class="smcap">Capitolo III.</span> +<span class="smaller">La scomparsa di Gamani</span></h2> +</div> + +<p> +I due cacciatori, abbandonato precipitosamente il banco, si +slanciarono verso la scialuppa che era rimasta arenata e spintala +in acqua con una scossa vigorosa, vi balzarono dentro, arrancando +con grande lena. +</p> + +<p> +Giunti però a trenta passi dalla riva, resa oscurissima dalla +cupa ombra dei grandi vegetali, Alfredo fece segno al compagno +di rallentare la manovra dei remi e alzatosi sul banco, col +fucile in mano, lanciò un lungo sguardo sui rami arcuati dei +paletuvieri. +</p> + +<p> +Per alcuni istanti scrutò con somma attenzione quelle piante +delle febbri, in mezzo alle quali poteva benissimo celarsi un +uomo senza tema di venire scoperto, poi riprese il remo e spinse +la scialuppa verso la sponda, ma procurando di non far rumore. +</p> + +<p> +Prima di sbarcare attese ancora qualche minuto, tendendo +gli orecchi per raccogliere il menomo rumore, poi rassicurato +dal profondo silenzio che regnava sulla fiumana, s’aprì il varco +fra i paletuvieri, facendo cenno ad Antao di seguirlo. +</p> + +<p> +— Quante precauzioni, — disse Antao, che pareva sorpreso. +</p> + +<p> +— Sono necessarie, — rispose Alfredo, che legava la scialuppa. — Non +dimenticare che abbiamo degli uomini dinanzi a noi. +</p> + +<p> +— Uno, Alfredo. +</p> + +<p> +— Chi ti dice che fosse solo?... +</p> + +<p> +— È vero, ma noi siamo armati e poi non abbiamo paura dei +negri. Ed ora, come faremo a trovare Gamani, con quest’oscurità?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span> +</p> + +<p> +— Conosco la via. +</p> + +<p> +— Se segnalassimo a lui che lo cerchiamo sparando alcune +fucilate?... +</p> + +<p> +— No, Antao. Bisogna lasciar credere agli uomini che ci spiavano, +che noi siamo rimasti sul banco. +</p> + +<p> +— Ma ci avranno veduti attraversare il fiume. +</p> + +<p> +— Ma ora li inganneremo. +</p> + +<p> +— In quale modo? +</p> + +<p> +— Lo vedrai. Imita la mia manovra. — +</p> + +<p> +Aveva estratto il lungo e solido coltello da caccia ed aveva +cominciato a recidere alcuni rami, riunendoli in un fascio che +aveva la grossezza d’un uomo, poi lo aveva coperto colla propria +giacca di tela bianca. Antao, quantunque non capisse cosa +volesse fare il compagno, lo aveva imitato, vestendo quella specie +di fantoccio colla camicia di flanella, non avendo giacca. +</p> + +<p> +— Ora poniamoli nella scialuppa, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— Mi spiegherai il perchè? +</p> + +<p> +— Te lo dirò poi. — +</p> + +<p> +I due fantocci furono messi uno a prora e l’altro a poppa, +poi la scialuppa fu liberata dalla corda che la tratteneva e abbandonata +alla corrente, la quale la trasportò tosto al largo. +</p> + +<p> +— Seguimi, — disse poi Alfredo. — Cerca di non far rumore +e apri bene gli occhi. — +</p> + +<p> +Si cacciò senza esitare fra le piante, strisciando lestamente +fra le immani radici che coprivano il suolo ed i cespugli che +crescevano fitti fitti fra i tronchi dei grandi alberi, e raggiunse +un sentiero aperto in piena foresta, ma tanto stretto da permettere +appena il passaggio ad un uomo. +</p> + +<p> +Si lanciò innanzi risolutamente, tenendo il fucile sotto il braccio +per essere più pronto a far fuoco, ma evitando con cura +estrema di urtare i rami degli alberi che si curvavano su +quello stretto passaggio e posando con precauzione i piedi, per +tema di far scrosciare le foglie secche o di calpestare la coda +di qualche rettile velenoso. Antao gli si era messo dietro, girando +a destra ed a sinistra gli occhi e volgendosi di frequente, +per paura di venire improvvisamente assalito a tergo. +</p> + +<p> +Dopo le tre detonazioni della carabina di Gamani più nessun +rumore aveva turbato il profondo e misterioso silenzio che regnava +nella foresta, pure Alfredo non pareva tranquillo, tutt’altro. +Si arrestava di frequente per tendere gli orecchi, +<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span> +guardava all’intorno scrutando le folte e cupe macchie, trasaliva +ad ogni foglia secca che crepitava sotto i suoi piedi e delle +parole tronche gli sfuggivano dalle labbra. Doveva avere un +motivo ben grave per essere così inquieto, lui che era così +coraggioso, che nessun pericolo spaventava: così almeno pensava +Antao. +</p> + +<p> +Ad un tratto, verso il fiume rimbombò una fragorosa detonazione, +che pareva prodotta da una di quei grossi e vecchi fucili +adoperati dai negri, armi che contano cinquanta e forse +cent’anni di fabbricazione. +</p> + +<p> +— Gamani? — chiese Antao, arrestandosi bruscamente. +</p> + +<p> +— Non è lo sparo d’una carabina, — rispose Alfredo che si +era pure fermato. — So di cosa si tratta. +</p> + +<p> +— Spiegati. +</p> + +<p> +— Sono gli uomini che ci spiavano che sparano contro i nostri +fantocci. Sono contento di averli ingannati. — +</p> + +<p> +Quantunque la loro posizione fosse tutt’altro che lieta, Antao +non potè trattenere uno scoppio di risa. +</p> + +<p> +— Ah!... che superba idea!... — esclamò. +</p> + +<p> +— Imprudente! Vuoi farci fucilare?... +</p> + +<p> +— È vero; mi dimenticavo che siamo diventati della selvaggina +pei negri. Toh!... Un altro colpo!... Quegli stupidi si divertono +a consumare la loro polvere contro la mia camicia e +la tua giacca, ora non m’inquieto. I loro fucili fanno più fracasso +che danno e poi questi negri sono così cattivi bersaglieri +che.... +</p> + +<p> +— Vuoi finirla? La pelle non ti preme forse? Se tirano male, il +caso talvolta manda una palla a destinazione. Orsù; ora che sappiamo +che i nemici seguono la scialuppa, mettiamoci al trotto +e cerchiamo di raggiungere presto Gamani, poi la mia fattoria. — +</p> + +<p> +Certi ormai di aver fatto perdere le loro tracce a quei misteriosi +nemici che avevano loro preparato l’agguato e convinti +di aver dinanzi la via libera, affrettarono il passo, inoltrandosi +sotto centinaia e centinaia di giganteschi sicomori, +di alberi dal legno rosso, di alberi dal cotone o bombasc, di +mangani, di goyavi e di banani dalle foglie smisurate e cacciandosi +lestamente, non senza però incespicare e urtare, fra +miriadi di radici e di liane che formavano talora delle vere reti +inestricabili. +</p> + +<figure><a id="fill-016a"></a> + <img src="images/ill-016a.jpg" alt=" "> +<figcaption>— Da bere, signore.... da bere.... — (Pag. 24).</figcaption> +</figure> + +<p> +La loro corsa durò venti minuti sempre più rapida, poi Alfredo +<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span> +s’arrestò dinanzi ad uno spazio aperto, in mezzo a cui +giganteggiava solitario un sicomoro dal nero fogliame, che spandeva +all’intorno una cupa ombra. +</p> + +<p> +— Ci siamo? — chiese Antao, con voce affannosa. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose il cacciatore, — ma.... +</p> + +<p> +— Lo vedi? +</p> + +<p> +— Fa troppo oscuro e poi si sarà nascosto fra le foglie del +sicomoro. +</p> + +<p> +— Odi nulla? +</p> + +<p> +— No, Antao e ciò mi inquieta. +</p> + +<p> +— Chiamalo. — +</p> + +<p> +Alfredo accostò ambe le mani alla bocca formando una specie +di porta-voce e chiamò replicatamente, ma senza gridare troppo +forte: +</p> + +<p> +— Gamani!... Gamani!... — +</p> + +<p> +Nessuno rispose a quella doppia chiamata. +</p> + +<p> +— Gran Dio!... — mormorò il cacciatore, con angoscia. Cos’è +accaduto di lui?... +</p> + +<p> +— Sei certo che questo sia il posto? — chiese il compagno. +</p> + +<p> +— Non m’inganno io, Antao. L’abbiamo lasciato ai piedi di +questo sicomoro. +</p> + +<p> +— Che una belva lo abbia divorato?... Quei colpi di fucile.... +</p> + +<p> +— Vediamo, se è stato divorato da qualche leopardo o da +qualche leone, troveremo almeno la sua carabina. +</p> + +<p> +— Spero che non l’avranno mangiata. +</p> + +<p> +— Vieni. — +</p> + +<p> +Armò il fucile e strisciò verso l’albero gigante, mentre il +suo compagno sorvegliava i dintorni, temendo che apparissero +i misteriosi nemici. +</p> + +<p> +Giunto ai piedi del sicomoro, il cacciatore guardò fra i rami, +ma faceva troppo oscuro per poter discernere qualche cosa. +Ripetè la chiamata, ma non ottenendo alcuna risposta, fece il +giro dell’enorme tronco esaminando attentamente le erbe che +crescevano all’intorno. +</p> + +<p> +Aveva quasi compìto il giro, quando vide a terra qualche +cosa di bianco, semi-nascosto fra le grasse graminacee. Allungò +una mano e raccolse un cappello di foglie intrecciate e che gli +era ben noto. +</p> + +<p> +— Il cappello di Gamani!... — esclamò. — Il disgraziato è +stato ucciso!... A me, Antao. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span> +</p> + +<p> +Il compagno s’affrettò a raggiungerlo e comprese subito la +gravità della cosa. +</p> + +<p> +— Ucciso o rapito? — chiese. +</p> + +<p> +— Rapito!... — esclamò Alfredo, come fosse stato vivamente +colpito da quella riflessione. +</p> + +<p> +Ma poi, crollando il capo, aggiunse. +</p> + +<p> +— Ed a quale scopo?... Rapire un servo?... Qui, quando si +odia qualcuno lo si uccide; la vita d’un uomo vale meno d’una +fettuccia o di poche perle di vetro. +</p> + +<p> +— Ma se l’hanno ucciso non si saranno di certo presa la +briga di far scomparire il cadavere. +</p> + +<p> +— Forse l’avranno gettato nella foresta. +</p> + +<p> +— Cerchiamolo, Alfredo. Non ti sembra che queste erbe siano +calpestate? +</p> + +<p> +— Sì, sono curvate in varii luoghi. +</p> + +<p> +— Seguiamo le tracce. +</p> + +<p> +— Ma mi preme giungere alla fattoria, Antao; ho dei tristi +presentimenti. Questo attacco improvviso in mezzo alla foresta, +contro noi che siamo uomini bianchi, troppo temuti dai sudditi +di Tofa e dei reami della costa, mi fa sospettare la presenza +dei sanguinari negri del Dahomey. +</p> + +<p> +— Taci!... — +</p> + +<p> +Un grido acuto, straziante, ma un grido che pareva più +emesso da una donna che da un uomo, era in quel momento +echeggiato in mezzo alla tenebrosa foresta. +</p> + +<p> +— Hai udito?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— È un grido di donna. +</p> + +<p> +— Sciagura su noi, Antao!... +</p> + +<p> +— Ti ho detto che è un grido di donna. +</p> + +<p> +— Lo so e perciò ho paura. +</p> + +<p> +— D’una donna?... — chiese il portoghese, al colmo dello +stupore. +</p> + +<p> +— Seguimi!... — disse il cacciatore, senza rispondere alla +domanda. +</p> + +<p> +Quel grido che pareva lanciato da una persona in pericolo, era +echeggiato a tre o quattrocento metri dal grande sicomoro, in +mezzo alla cupa foresta. Bastavano quindi pochi istanti per giungere +sul luogo dove accadeva qualche grave avvenimento. +</p> + +<p> +Alfredo aveva attraversata rapidamente la radura, ma giunto +<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span> +sul margine della foresta si era arrestato e pareva poco disposto +ad avventurarsi in mezzo a quel caos di rami, di tronchi enormi +e di radici mostruose. +</p> + +<p> +Udendo però echeggiare un secondo grido, più acuto, più straziante +del primo, non esitò più. Tenendo un dito sul grilletto della +carabina per essere pronto ad ogni evento, si slanciò in mezzo +alla folta vegetazione, sempre seguito dal brasiliano. +</p> + +<p> +Scivolando fra le radici ed i rami, quasi senza far rumore, +quantunque fosse profonda l’oscurità sotto la vôlta impenetrabile +delle frondi, in poco meno di mezzo minuto giunse in una +seconda radura, ma più piccola della prima e circondata da altissimi +alberi e alla luce della luna vide una massa oscura che pareva +si dibattesse in mezzo alle erbe. +</p> + +<p> +— Cos’è? — chiese Antao, che lo aveva raggiunto. +</p> + +<p> +Un terzo grido, ma un grido di donna sfuggì da quella massa +al quale rispose un urlo rauco e stridente, ben noto al cacciatore +della Costa d’Avorio. +</p> + +<p> +— Indietro, Antao!... — esclamò Alfredo. — Bada alla tua +vita. — +</p> + +<p> +Poi si spinse innanzi, tuonando: +</p> + +<p> +— Ci sono io, mio caro ed ho una palla per te!... — +</p> + +<p> +Udendo quella voce umana, un animale si era staccato da +quella massa e con un rapido volteggio si era piantato dinanzi +all’ardito cacciatore, a dieci passi di distanza, saettandolo con +due occhi che avevano dei riflessi giallo-verdastri. +</p> + +<p> +Aprì le fauci armate di lunghi e candidi denti, si battè i fianchi +colla coda, poi si raccolse su sè stesso come fanno i gatti quando +si preparano ad assalire un sorcio e lanciò tre note gutturali, +lunghe, le quali risuonarono paurosamente sotto le vôlte dei +grandi alberi, destando tutti gli echi della gigantesca foresta. +</p> + +<p> +Quell’animale, che la luna illuminava perfettamente, era lungo +circa due metri e rassomigliava ad una tigre o per lo meno +ad un gatto, ma di dimensioni straordinarie. Aveva la testa +grossa in proporzione al corpo, il muso poco sporgente, un collo +corto ma robustissimo, una coda lunga settanta od ottanta centimetri, +ed il pelame giallo-rossiccio che diventava più oscuro sul +dorso, macchiato di grossi punti oscuri ed irregolari e le parti +inferiori, compreso il petto e la gola, giallo-biancastre. +</p> + +<p> +Sentendosi assalire alle spalle, aveva abbandonato la vittima +che forse stava strangolando e dilaniando e si era affrettato a +<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span> +far fronte al pericolo con un coraggio piuttosto raro nelle fiere, +le quali ordinariamente evitano l’uomo bianco armato. +</p> + +<p> +Il cacciatore, sapendo quale formidabile avversario avesse dinanzi, +si era arrestato e guardava intrepidamente la fiera che +continuava a saettarlo con uno sguardo di collera e d’ardente +bramosìa, mentre avvicinava lentamente alla spalla il calcio della +carabina. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... — mormorò Antao, rabbrividendo. — Un +leopardo qui!... Preferirei dieci ippopotami a questo feroce +mangiatore d’uomini!... — +</p> + +<p> +Non si era ingannato: era un vero leopardo quello che stava +per scagliarsi sull’audace cacciatore della Costa d’Avorio. +</p> + +<p> +Questi animali sono forse più formidabili dei leoni e forse più +arditi delle tigri indiane. Nessun negro oserebbe affrontarli, +quantunque abbiano una statura ben inferiore dei re delle foreste +e siano meno robusti, ma perchè sanno di quanta agilità +e di quanta ferocia sono dotati. +</p> + +<p> +Sono il flagello dell’Africa tenebrosa, come lo sono le tigri +nelle pantanose pianure delle Sunderbunds del sacro Gange. +</p> + +<p> +Abitano ordinariamente le foreste fitte, dove fanno delle vere +distruzioni di selvaggina, sono voracissimi, divorano specialmente +un numero enorme di scimmie, essendo i leopardi abilissimi +arrampicatori, ma talora scelgono i loro covi in vicinanza +dei villaggi e allora guai ai poveri abitanti. +</p> + +<p> +Divorano prima a quei disgraziati tutti gli animali domestici, +osando inoltrarsi perfino entro le capanne ed in pieno giorno, +poi divorano i proprietarii. Sono così noncuranti dei pericoli, +che anche scacciati ritornano dopo poche ore, entrano nelle +abitazioni balzandovi per le finestre o guastando i malsicuri +tetti, strangolano ferocemente le persone addormentate, uccidono +le donne che si recano alle fontane, rapiscono i bambini. Vi sono +taluni leopardi diventati famosi per le loro distruzioni, nè più nè +meno delle tigri antropofaghe dell’India. +</p> + +<p> +Non era quindi da sorprendersi se il portoghese, che aveva atteso +a piè fermo i giganteschi ippopotami, fosse spaventato della +presenza di quel leopardo e se Alfredo, che era così coraggioso +e lesto di mano, fosse diventato estremamente prudente dinanzi +a quel formidabile avversario. +</p> + +<p> +La belva, come dicemmo, si era accovacciata come si preparasse +a balzare addosso al cacciatore che la sfidava e che la minacciava +<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span> +colla canna della carabina, ma tutto d’un tratto si rialzò, +spiccò un gran salto descrivendo una straordinaria parabola e +andò a cadere fra i rami d’un ebano che era lontano dieci passi. +</p> + +<p> +— Morte di Saturno!... Che salto!... — esclamò Antao. +</p> + +<p> +— Guarda la vittima, — disse Alfredo, senza staccare gli +occhi dall’albero. +</p> + +<p> +— Credo che quella donna sia stata uccisa, poichè non la odo +più a muoversi. Vedo una massa oscura distesa fra le erbe. +</p> + +<p> +— È armato il tuo fucile? +</p> + +<p> +— Sì, Alfredo. +</p> + +<p> +— Mettiti dietro di me e sii pronto a passarmelo. Se le due +palle falliscono, siamo perduti. +</p> + +<p> +— Sono pronto. +</p> + +<p> +— Sta bene. — +</p> + +<p> +Alzò la carabina e mirò freddamente il leopardo, che si teneva +imboscato fra i rami dell’ebano ma che pareva pronto, +con un altro grande salto, a piombare addosso all’uno o all’altro +dei due avversarii. +</p> + +<p> +Alfredo mirò a lungo, con calma, cercando di irrigidire i +nervi, poi lasciò partire il colpo. +</p> + +<p> +La detonazione fu seguita da un rauco urlo, poi si vide il leopardo +passare come un lampo attraverso i rami, descrivere un +arco e cadere a dieci passi, ma con un sordo rumore che indicava +come le sue potenti zampe non funzionassero più coll’agilità +primiera. +</p> + +<p> +Alfredo aveva fatto un balzo indietro gettando via l’arma scarica +e afferrando di volo quella che gli porgeva Antao. +</p> + +<p> +La puntò rapidamente per prevenire il secondo slancio della +fiera, ma questa non si mosse e si limitò a far rintronare la foresta +colla sua nota stridente e gutturale. +</p> + +<p> +Si era coricata sul fianco destro e pareva che non fosse più capace +di rimettersi in piedi, quantunque le sue zampe posteriori +strappassero furiosamente le erbe d’intorno e cercassero di spingere +innanzi la massa del corpo. +</p> + +<p> +— Ha le gambe anteriori fracassate, — disse Alfredo. — Ora +non lo temo più. — +</p> + +<p> +Fece fuoco la seconda volta a sei soli passi di distanza. Quel +colpo fu mortale: la belva, colpita in piena fronte, fece un ultimo +balzo in aria, poi ricadde come una massa inerte e non si +mosse più. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span> +</p> + +<p> +— Alla donna, Antao, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +E tutti e due, sbarazzati da quel pericoloso avversario, si slanciarono +verso la povera vittima che giaceva in mezzo alle erbe +della piccola radura. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap4"><span class="smcap">Capitolo IV.</span> +<span class="smaller">Il fanciullo rapito</span></h2> +</div> + +<p> +Quando giunsero là dove il leopardo si era alzato, videro subito +che non si erano ingannati. La vittima del ladrone delle foreste +era veramente una donna, ma che non doveva però essere +una tranquilla abitatrice di qualche villaggio, poichè appena Alfredo +l’ebbe guardata, non potè trattenere una sorda esclamazione +che tradiva una viva inquietudine ed una profonda collera. +</p> + +<p> +Quella sconosciuta indossava un costume ben noto agli abitanti +della Costa d’Avorio ed intorno a lei si vedevano certe armi non +adoperate di certo dalle donne di Tofa, nè del Grande e Piccolo +Popo. +</p> + +<p> +Era una bella giovane di vent’anni, dalle forme assai sviluppate, +dalle braccia muscolose, dalla pelle d’un nero meno carico +delle donne della costa e di statura alta e squisitamente modellata. +</p> + +<p> +Aveva il corpo racchiuso in un giubbetto verde stretto alla +cintura da una cartucciera di pelle, le anche avviluppate in una +specie di gonnellino di seta rossa, i piedi nudi, ma le gambe e +le braccia adorne di parecchi anelli di rame e d’avorio. +</p> + +<p> +Presso di lei stava un casco a due punte, di stoffa bianca e più +oltre un fucile a pietra, una giberna di pelle dorata e un lungo e +largo coltellaccio, una di quelle armi terribili che gli abitanti del +Dahomey chiamano <i>nyekpeo-hen-to</i>. +</p> + +<p> +Il carnivoro l’aveva ridotta in uno stato miserando, ma forse +gli era mancato il tempo di finirla. Le robuste unghie avevano +squarciata la spalla destra della povera giovane per una lunghezza +di venti o venticinque centimetri ed i denti avevano +straziate le carni della coscia sinistra, le quali erano ormai +coperte di sangue. +</p> + +<p> +— Disgraziata!... — esclamò Antao. — Un momento di ritardo +ed era finita. Fortunatamente non mi sembra che svenuta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span> +</p> + +<p> +— Fortunatamente!... — disse Alfredo, coi denti stretti. — L’avesse +stritolata questa vipera!... +</p> + +<p> +— Questa povera donna? — chiese il portoghese, stupito. +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— Ma chi è adunque?... +</p> + +<p> +— Chi?... Chi?... Guarda il suo costume guerresco, Antao; +questa donna è una di quelle crudeli amazzoni che formano il +corpo reale del feroce Geletè. +</p> + +<p> +— Del re del Dahomey?... +</p> + +<p> +— Sì, di quell’antropofago. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... +</p> + +<p> +— Fuggiamo, amico!... Ormai i miei dubbi sono diventati una +realtà! Le genti del Dahomey ronzano intorno alla mia fattoria e +sono guidate da quel furfante che da due anni mi minaccia delle +sue vendette. +</p> + +<p> +— Che si tratti invece d’una spedizione contro il re Tofa? +</p> + +<p> +— No, Tofa non ha nulla da temere da Geletè, perchè è un +suo parente e perchè si sa che è sotto la protezione degli uomini +bianchi. Vieni, Antao. +</p> + +<p> +— Ma non possiamo lasciare qui questa donna in questo stato. +</p> + +<p> +— Ma tu non sai quanto sieno feroci e sanguinarie queste donne; +tu non conosci le amazzoni del Dahomey. +</p> + +<p> +— È una donna, Alfredo. +</p> + +<p> +— È peggio d’un uomo e sarebbe capace di compensare le tue +cure con un colpo di fucile, per regalare la tua testa al suo re. +Vieni, fuggiamo!... — +</p> + +<p> +Il portoghese stava per arrendersi all’invito del suo compagno +quantunque molto a malincuore, quando la giovane donna emise +un lamento così straziante, da toccare il cuore del più spietato +nemico. +</p> + +<p> +Antao si era subito arrestato e anche Alfredo, malgrado il suo +odio misterioso verso quella suddita del re del Dahomey, aveva +fatto un volta faccia, come se fosse indeciso fra il fuggire od il +tornare. +</p> + +<p> +— L’hai udita? — chiese il portoghese. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose Alfredo, corrugando la fronte. +</p> + +<p> +— Non possiamo abbandonare quella disgraziata che potrebbe +diventare la preda d’un altro leopardo. +</p> + +<p> +— Ma la mia fattoria corre un grave pericolo. +</p> + +<p> +— Non lo sappiamo ancora. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span> +</p> + +<p> +— Gamani è stato assalito e hanno fatto fuoco sulla nostra scialuppa. +Cosa vuoi di più?... — +</p> + +<p> +Un secondo gemito, più doloroso del primo, uscì dalle labbra +della giovane donna seguìto da queste parole pronunciate in lingua +<i>uegbè</i>, idioma parlato in tutti gli stati costieri del grande +golfo di Guinea: +</p> + +<p> +— Da bere, signore.... da bere.... — +</p> + +<p> +I due cacciatori, un po’ commossi da quella invocazione che +aveva un accento straziante, s’avvicinarono alla donna, la quale +si era alquanto sollevata. +</p> + +<p> +Il viso della giovane guerriera nulla aveva dell’ardita espressione +delle amazzoni del barbaro re. Aveva una fisonomia dolce, +dai lineamenti regolari, con un naso quasi diritto invece di essere +schiacciato, come lo hanno le donne di razza negra, una +bocca piccola con due labbra rosse che mostravano dei denti +d’una ammirabile bianchezza. Anche i suoi occhi non erano così +grandi, nè così sporgenti: erano invece tagliati quasi a mandorla, +d’un nero lucente, pieni d’espressione ed intelligenti. +</p> + +<p> +Vedendo appressarsi i due cacciatori, l’amazzone fece istintivamente +un gesto come se cercasse il fucile od il coltellaccio, +ma parve subito si pentisse di quell’atto e tese ambe le mani +verso di loro, ripetendo con voce fioca: +</p> + +<p> +— Da bere.... signori.... — +</p> + +<p> +Alfredo, che comprendeva perfettamente la lingua <i>uegbè</i>, prese +la fiaschetta che portava alla cintura, ripiena d’acqua mescolata +ad un po’ di arak e si curvò sulla giovane donna che il portoghese +sorreggeva per impedirle di ricadere, ma poi ritirò la mano, dicendo: +</p> + +<p> +— Sì, io ti darò da bere, ma se mi dirai cosa facevi in questa +foresta. +</p> + +<p> +— Te lo dirò.... signore.... lo giuro sul mio <i>feticcio</i>‍<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> ma brucio.... +soffro.... dammi una goccia d’acqua.... — +</p> + +<p> +Il cacciatore, quantunque avesse i suoi motivi per odiare i sudditi +del Dahomey, non era crudele. Comprese che quella povera +donna doveva essere rôsa dalla febbre causatale da quelle atroci +ferite e le porse la fiaschetta, senza più esitare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span> +</p> + +<p> +Quando la guerriera si fu dissetata gliela restituì, dicendo con +voce raddolcita: +</p> + +<p> +— Grazie, signore. +</p> + +<p> +— Ora parlerai: cosa facevi in questa foresta che è così lontana +dal tuo paese? +</p> + +<p> +— Aspettavo dei guerrieri che si sono recati sulle rive del +fiume. +</p> + +<p> +— Cosa cercavano quei guerrieri?... — +</p> + +<p> +La giovane donna ebbe una breve esitazione, ma poi disse, abbassando +il capo: +</p> + +<p> +— Dovevano sorvegliare un uomo bianco che doveva cacciare +gli ippopotami sull’Ouzme.... e.... +</p> + +<p> +— Continua. +</p> + +<p> +— Prenderlo vivo o morto. +</p> + +<p> +— Odi Antao? — chiese Alfredo, tergendosi alcune stille di sudore +freddo. Hanno preparato un tradimento. — +</p> + +<p> +Poi rivolgendosi verso la giovane: +</p> + +<p> +— L’uomo che dovevano fare prigioniero sono io, — disse, — e +sono io che ho ucciso il leopardo che doveva divorarti. — +</p> + +<p> +L’amazzone non rispose e chinò il capo sul seno, come se volesse +nascondere il viso. +</p> + +<p> +— Dimmi, — continuò Alfredo, che era in preda ad una viva +agitazione. — Vi sono altri uomini oltre questi boschi, verso le +terre del re Tofa?... +</p> + +<p> +— Sì, — rispose l’amazzone. +</p> + +<p> +— Molti?... +</p> + +<p> +— Sì, molti. +</p> + +<p> +— Cosa devono fare?... +</p> + +<p> +— Sorprendere la fattoria dell’uomo bianco. +</p> + +<p> +— E li guida?... +</p> + +<p> +— Il cabecero Kalani. — +</p> + +<p> +Il cacciatore, udendo quel nome, si era rialzato mandando un +urlo di furore. +</p> + +<p> +— Ah!... Miserabile uomo! Il cuore me lo diceva! Vieni, Antao, +vieni o sarà troppo tardi!... +</p> + +<p> +— Ma questa donna?... +</p> + +<p> +— A me!... — +</p> + +<p> +Il cacciatore si lacerò la camicia, inzuppò rapidamente un +pezzo nell’acqua della fiaschetta, lavò le ferite senza che la +giovane guerriera facesse udire un gemito, riunì con lesta mano +<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span> +le carni, le fasciò, poi prese il coltellaccio ed il fucile a pietra +e li mise accanto alla donna, dicendo: +</p> + +<p> +— Se qualche animale ti assale, difenditi. Fra breve l’alba sorgerà +e non correrai alcun pericolo. Se vorrai attenderci, ti prometto +di salvarti. +</p> + +<p> +— Grazie, mio signore, — rispose l’amazzone. +</p> + +<p> +Alfredo stava per lanciarsi attraverso alla foresta, quando si +arrestò un istante, poi tornando rapidamente verso la donna, +le disse: +</p> + +<p> +— Una domanda ancora. Io avevo lasciato un uomo nella radura +vicina, uno de’ miei servi e non l’ho più ritrovato. Sai +dirmi cos’è avvenuto di lui? +</p> + +<p> +— È stato preso dai miei compagni. +</p> + +<p> +— Lo hanno ucciso?... +</p> + +<p> +— No, l’hanno fatto prigioniero e condotto via. +</p> + +<p> +— Grazie. Andiamo Antao e più lesti dei cervi. — +</p> + +<p> +I due cacciatori abbandonarono l’amazzone che era ricaduta +fra le erbe e si misero a correre per la foresta, seguendo il sentiero +che attraversava la radura del grande sicomoro. +</p> + +<p> +Alfredo non rispondeva più alle domande del suo compagno. +Tutta la sua attenzione pareva rivolta alla sua fattoria, che in +quel momento stava forse per correre un grave pericolo cercava +quindi di guadagnare più via che poteva. +</p> + +<p> +Non camminava, correva come un’antilope, sfondando con impeto +irresistibile i rami che si allungavano sul sentiero e recidendo, +con furiosi colpi di coltello, le liane che gl’impedivano il +passo. +</p> + +<p> +Il portoghese, non abituato alle lunghe marcie e tanto meno +alle corse prolungate, lo pregava di tratto in tratto d’arrestarsi +per concedergli un po’ di respiro, ma il cacciatore invece precipitava +sempre più la fuga. +</p> + +<p> +Qualche volta però si fermava, ma per tendere gli orecchi, parendogli +forse di udire in lontananza delle urla e delle detonazioni; +poi correva più di prima, per riguadagnare i passi +perduti. +</p> + +<p> +Ad un tratto s’arrestò, dicendo con voce affannosa: +</p> + +<p> +— Hai udito, Antao?... +</p> + +<p> +— Non odo che il sangue che mi sibila agli orecchi e la mia +respirazione disordinata, — rispose il portoghese con voce rotta. +</p> + +<p> +— Mi sembra d’aver udito degli spari.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span> +</p> + +<p> +— Ma siamo ancora molto lontani dalla tua fattoria? +</p> + +<p> +— Tre o quattro miglia. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno! Tanto da scoppiare, se continui a galoppare +in questo modo. +</p> + +<p> +— Odi?... — +</p> + +<p> +Una scarica lontana echeggiò verso il sud, ripercuotendosi distintamente +sotto i grandi boschi, seguita poco dopo da spaventevoli +vociferazioni. +</p> + +<p> +— Eccoli! — urlò Alfredo. — Assalgono la mia fattoria. Corri, +Antao, corri!... Voglio uccidere quel cane di Kalani! — +</p> + +<p> +Entrambi si erano rimessi a correre, facendo appello alle loro +forze. Il cacciatore della Costa d’Avorio, il cui volto ordinariamente +era così tranquillo, aveva assunto un’aria d’odio feroce, faceva +paura. +</p> + +<p> +Colla carabina in pugno, arma terribile in quelle mani, gli +occhi scintillanti, i capelli in disordine, avrebbe spaventato qualunque +persona che lo avesse incontrato in quella cupa foresta. +</p> + +<p> +— Avanti!... Avanti!... — ripeteva, con voce strozzata. — Me +lo rapiscono!... Kalani si vendica, ma lo ucciderò!... — +</p> + +<p> +Intanto le detonazioni continuavano sempre più distinte, rombando +sordamente ed a lungo sotto i grandi alberi. Talora erano +scariche nutrite che parevano fatte da una compagnia di truppe +regolari ed ora invece colpi isolati, poi echeggiavano delle urla +che parevano emesse più da belve che da gole umane. Senza alcun +dubbio si combatteva con ferocia attorno alla fattoria e gli +uomini che l’abitavano si difendevano furiosamente. +</p> + +<p> +Già i due cacciatori non dovevano distare più di due miglia dal +luogo della pugna, a giudicarlo dall’intensità degli spari e la +grande foresta cominciava a diradarsi, quando verso il sud, al +disopra d’una cortina d’alberi, si scorse una viva luce che aveva +dei riflessi sanguigni, quindi una gigantesca colonna di scintille +che saliva alta alta, come se volesse confondersi cogli astri. +</p> + +<p> +— Un incendio laggiù.... Alfredo! — gridò Antao. +</p> + +<p> +— Lo vedo, — rispose il cacciatore, con accento disperato. — Kalani +si è vendicato e mi fugge di mano, ma lo raggiungerò, +dovessi andarlo a stanare nel cuore di Abomey. — +</p> + +<p> +Stava per riprendere la corsa, quando un uomo, un negro armato +di fucile, che pareva si fosse fino allora tenuto nascosto +sotto un fitto cespuglio, gli sbarrò il passo, dicendogli: +</p> + +<p> +— Ove vai padrone?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span> +</p> + +<p> +— Tu.... Asseybo!... — esclamò il cacciatore. +</p> + +<p> +— Fermati padrone, laggiù vi è la morte. +</p> + +<p> +— Non temo la morte io, — urlò Alfredo, con esaltazione. — M’hanno +incendiata la fattoria? +</p> + +<p> +— Sì padrone e l’hanno saccheggiata. +</p> + +<p> +— E mio nipote?... +</p> + +<p> +— Perduto. +</p> + +<p> +— Gran Dio! Ucciso da Kalani? +</p> + +<p> +— No, rapito. +</p> + +<p> +— Da Kalani?... +</p> + +<p> +— Sì, da lui. +</p> + +<p> +— Sono fuggiti?... +</p> + +<p> +— Stanno ritirandosi. +</p> + +<p> +— Ma posso raggiungere ancora quei ladri. +</p> + +<p> +— Non osarlo, padrone. Sono almeno duecento. +</p> + +<p> +— Maledizione su di loro!... Me l’hanno rapito! Povero fanciullo!... +Venite, lo voglio!... +</p> + +<p> +— Alfredo, — disse Antao, arrestandolo. — I rapitori possono +ucciderti. Non precipitiamo le cose e cerchiamo di essere prudenti +per ora; i tuoi nemici possono attenderti presso le rovine +della fattoria. Aspettiamo l’alba, poi vedremo cosa si potrà +fare. +</p> + +<p> +— Io non temo nè Kalani, nè i suoi uomini! — gridò Alfredo con +furore. — Vieni Antao, vieni Asseybo!... Noi daremo addosso +ai rapitori. +</p> + +<p> +— Ma sono molti, padrone e tutti armati di fucili, — disse il +negro. +</p> + +<p> +— I miei uomini si uniranno a noi. +</p> + +<p> +— Temo che siano stati tutti uccisi, padrone. Quando sono +balzato dalla finestra per non venire bruciato vivo, non ve ne +erano che due soli vivi. +</p> + +<p> +— Non importa, siamo in tre e tutti armati. — +</p> + +<p> +Era impossibile trattenere lo sventurato cacciatore, il quale +era in preda ad una esasperazione indicibile. Il portoghese, comprendendo +che se non l’avesse seguito sarebbe partito solo, +si decise a cedere. +</p> + +<p> +— Ebbene, andiamo, — disse, — e guai al traditore. — +</p> + +<p> +Alfredo era già partito correndo, sperando di giungere sul +luogo dell’incendio prima della ritirata dei rapitori, ma Antao, +accusando una stanchezza estrema causata da quella lunga +<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span> +marcia, lo costringeva di tratto in tratto a rallentare la sua +fuga. +</p> + +<p> +Sfinito lo era in realtà, ma contava su quei ritardi per lasciare +campo ai dahomeni di ritirarsi, comprendendo che una +lotta con quei negri coraggiosi e sanguinari, almeno pel momento, +non era opportuna. Quei duecento uomini non avrebbero +certo faticato a schiacciare i tre cacciatori, essendo tutti armati +di fucile. +</p> + +<p> +Le scariche e le grida erano intanto cessate, ma al disopra +degli alberi si vedevano ancora innalzarsi nuvoloni di fumo dai +riflessi sanguigni e nembi di scintille che il vento notturno +spingeva assai lontane, minacciando di provocare altri incendii +nei boschi vicini. +</p> + +<p> +Mezz’ora dopo i due cacciatori ed il negro, lasciata la foresta, +giungevano sul margine d’una prateria, in mezzo alla quale, +presso un piccolo corso d’acqua, sorgeva la fattoria d’Alfredo. +</p> + +<p> +Un orribile spettacolo s’offerse tosto agli sguardi del disgraziato +proprietario e dei suoi compagni. +</p> + +<p> +Del vasto fabbricato e dei suoi magazzini, che poche ore prima +contenevano ingenti ricchezze, non rimanevano che poche muraglie +annerite dal fumo e degli ammassi di rottami, di sotto +ai quali sfuggivano ancora vortici di fumo e delle lingue di +fuoco che lanciavano in aria getti di scintille. +</p> + +<p> +Le palizzate che circondavano i fabbricati erano state in gran +parte abbattute per lasciare il varco agli assalitori, i cancelli +strappati giacevano al suolo, mentre tutto all’intorno si scorgevano +casse sventrate, botti sfondate, animali morti e più oltre +parecchi cadaveri umani ammucchiati alla rinfusa, che stringevano +ancora ferocemente i lunghi e pesanti coltelli, adoperati +dai barbari guerrieri del Dahomey. +</p> + +<p> +Alfredo, scorgendo quella desolazione, si era arrestato come +fosse stato pietrificato, poi si era lasciato cadere al suolo ripetendo +con voce soffocata dai singhiozzi: +</p> + +<p> +— Me l’hanno rapito!... Povero fanciullo!... povero fratellino +mio!... +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span></p> + +<h2 id="cap5"><span class="smcap">Capitolo V.</span> +<span class="smaller">L’odio di Kalani</span></h2> +</div> + +<p> +Alfredo Lusarno, catanese, da dieci anni aveva preso stanza +sulla Costa d’Avorio. Figlio di uno di quegli arditi negozianti +di corallo, che un tempo si spingevano fino sulle coste occidentali +dell’Africa per vendere ai negri del Senegal, della Sierra +Leone e della Repubblica di Liberia i prodotti dei banchi coralliferi +di Sicilia e di Pantellaria, ritraendo grossi guadagni, +a ventiquattro anni aveva deciso di abbandonare l’isola natìa +e di visitare i paesi che avevano fatto la fortuna del genitore. +</p> + +<p> +Spirito irrequieto, avventuroso, avido di emozioni e soprattutto +appassionato cacciatore, non aveva posto indugio ad effettuare +il suo disegno. Con poche migliaia di lire in tasca, ma pieno +di buona volontà, si era imbarcato sul primo postale in partenza +da Marsiglia per le colonie francesi dell’Africa occidentale, visitando +successivamente San Luigi del Senegal, Dakar, Free-Town, +Monrovia, quindi le diverse cittadelle della Costa d’Oro +soffermandosi a lungo a Whydah la stazione più importante +e più commerciale di quelle regioni. +</p> + +<p> +Disgraziatamente, o meglio per sua fortuna, un mattino svegliandosi +aveva fatti i suoi conti di cassa e si era accorto che +i suoi biglietti da mille erano quasi tutti sfumati e che non gli +rimanevano che poche dozzine di ghinee ed alcuni risdalleri. +</p> + +<p> +Non si era sgomentato per questo, ma aveva pensato che era +giunto il momento di lasciare i viaggi e di ricostruire la sua +modesta fortuna, così troppo presto sfumata. +</p> + +<p> +Avendo ormai conoscenza delle lingue parlate sulla costa e +cognizioni commerciali sufficienti pei generi che si scambiavano +in quelle importanti cittadelle e anche relazioni d’amicizia, era +andato a offrirsi ad un portoghese che possedeva una importante +fattoria a Porto Novo. +</p> + +<p> +Il bravo portoghese, che aveva avuto occasione di apprezzare +l’abilità e l’energia del siciliano, due qualità necessarie in +quelle regioni per trafficare e farsi rispettare da quei negri, +che sono generalmente ladri e selvaggi, l’aveva subito accolto +in qualità di raccoglitore d’olio di elais, articolo importantissimo, +<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span> +ma che richiedeva fatiche non poche, dovendo gli acquirenti +spingersi nell’interno per visitare i villaggi negri. +</p> + +<p> +Alfredo Lusarno si era messo a lavorare con infaticabile energia, +spingendosi perfino sulle frontiere del selvaggio reame del +Dahomey, del Benin, nel regno degli Ascianti, nelle due repubbliche +del Piccolo e del Grande Popo, facendo ottimi affari dovunque +ed approfittando anche per dare libero sfogo alla sua +passione per le grandi caccie. +</p> + +<p> +Due anni dopo il proprietario della fattoria, uno zio di Antao, +soddisfatto dell’attività del suo agente lo interessava sugli +utili, e quattro anni più tardi il siciliano aveva avuto il piacere +di costatare che la sua modesta fortuna sfumata nei viaggi, +l’aveva triplicata in mezzo all’olio dei negri. +</p> + +<p> +Nel 1874, morto il proprietario, dopo di aver liquidato ogni +cosa e rimesso il ricavato ad Antao Carvalho, legittimo erede, +aveva cominciato a trafficare per proprio conto, fondando una +fattoria nello stato del re Tofa, accumulando rapidamente una +cospiqua sostanza. +</p> + +<p> +Ma allora un ardente desiderio di rivedere la città natia ed +il bel cielo d’Italia, l’aveva preso. Si era ricordato d’aver lasciato +in patria dei parenti ed una matrigna, causa non ultima +della sua decisione di andarsene pel mondo a cercare fortuna, +ed un giorno si era imbarcato per l’Europa, affidando la sua +prosperosa fattoria ad un amico fidato. +</p> + +<p> +Brutte sorprese l’attendevano in patria. Dei disastri finanziarii +avevano rovinato suo padre che era morto di dolore, la matrigna +era pure morta poco dopo, ma avevano lasciato un figlio, +un bel ragazzino bruno, ardito, somigliante in tutto al fratello, +quantunque nato da altra madre e che era stato raccolto da alcuni +pietosi parenti. +</p> + +<p> +La città natìa non aveva più attrattive per l’intraprendente +emigrato e la sua risoluzione era stata pronta. Aveva preso +con sè il fratellino destinato un giorno a diventare suo erede +ed erasi affrettato a ritornare nella sua fattoria, deciso a non +più lasciarla. +</p> + +<p> +Aveva rivolte tutte le sue cure al fratellino che cresceva prospero +e robusto e che amava come fosse il proprio figlio, ma non +aveva trascurato però nè i suoi commerci, nè le sue caccie, diventando +uno dei più ricchi proprietari della Costa d’Avorio e +uno dei più audaci cacciatori, forse il più famoso di tutti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span> +</p> + +<p> +La sua felicità ormai era completa e Alfredo, tanto ricco da +non aver più bisogno di affaticarsi nei suoi commerci, poteva +dedicare le sue giornate alla sua passione favorita in compagnia +di Antao, che si era deciso di passare parecchi mesi insieme +all’ex agente di suo zio, quando agli ultimi dell’aprile 1878, +accaddero inaspettatamente gli avvenimenti precedentemente +narrati. +</p> + +<p class="dots">················</p> + +<p> +La ritirata dei dahomeni era stata così rapida, da far perdere +ogni speranza di poterli ormai raggiungere, essendo quasi tutti +i negri infaticabili camminatori, tali da poter superare i più +lesti europei e da gareggiare perfino coi cavalli. +</p> + +<p> +Uccisi e decapitati i difensori, secondo il loro barbaro uso, +rapito il fanciullo, saccheggiata e poi incendiata la fattoria, si +erano affrettati a raggiungere i grandi boschi del settentrione, +forse per non farsi sorprendere dai guerrieri del re Tofa, sul +cui territorio avevano compiuta l’aggressione. +</p> + +<p> +Non avevano lasciato indietro che due dozzine di cadaveri +fra i quali alcuni corpi di amazzoni, cadute sotto il piombo dei +difensori della fattoria; e delle ricchezze racchiuse nei magazzini +non avevano abbandonato che i barili d’olio d’elais, gran numero +dei quali erano però stati poi distrutti dal fuoco. +</p> + +<p> +Alfredo, rimessosi dal fiero colpo, si era cacciato fra le fumanti +rovine del suo stabile, sperando di poter salvare qualcuno +dei suoi fedeli servi che avevano opposto una breve sì ma +disperata resistenza, ma non aveva trovato che i loro cadaveri +decapitati e mezzo arsi dalle fiamme. I suoi quattro servi che +lo seguivano nelle caccie, il suo intendente ed i suoi sei schiavi +erano caduti tutti al loro posto, difendendo il padroncino. +</p> + +<p> +— Miserabili!... miserabili!... — ripeteva il povero siciliano, +con voce cupa. — Tutto distrutto, tutti uccisi e il mio Bruno +rapito!... Cosa accadrà del povero fanciullo, nelle mani di quei +barbari?... Ma cos’è che vuol fare di lui quell’infame Kalani?... +Si è vendicato finalmente quel tristo, ma lo ucciderò un giorno, +dovessi andarlo a cercare ad Abomey. +</p> + +<p> +— Coraggio mio povero amico, — diceva Antao. — Lo libereremo +un giorno e puniremo quell’uomo che ti ha rovinato. +Metto a tua disposizione il mio braccio e le mie ricchezze. +</p> + +<figure><a id="fill-032a"></a> + <img src="images/ill-032a.jpg" alt=" "> +<figcaption>La negra vi fu coricata ed Alfredo e il servo si misero in cammino.... (Pag. 38).</figcaption> +</figure> + +<p> +— Non è delle ricchezze che io ho bisogno, Antao, ma del +tuo braccio. Questa fattoria non rappresentava che la decima +<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span> +parte della mia fortuna e non m’importa che l’abbiano distrutta, +ma il mio fratellino.... Antao, io fremo pensando cosa possono +fare di quel poverino, incapace a difendersi. +</p> + +<p> +— Udiamo, Alfredo, — disse il portoghese, sedendosi su di un +barile e costringendo l’amico ad imitarlo. — Sii calmo e ragioniamo +per vedere cosa ci convenga fare. I rapitori ormai +sono lontani e non potremo di certo raggiungerli, quindi è inutile +per ora metterci sulle loro tracce. Fors’anche hanno preso +le loro misure per impedirci di seguirli e non siamo in grado +di cimentarci in un combattimento contro di loro, specialmente +in mezzo ai boschi. +</p> + +<p> +— Lo so, Antao. Nulla potremmo ottenere inseguendoli. +</p> + +<p> +— Consigliamoci adunque, ma dimmi innanzi a tutto a che cosa +si deve attribuire quest’assalto improvviso. +</p> + +<p> +— Ad una vendetta di Kalani. +</p> + +<p> +— Ma chi è questo dannato Kalani, che odo nominare per la +centesima volta? +</p> + +<p> +— Due anni or sono era un servo ed ora è uno dei più potenti +cabeceri del Dahomey. +</p> + +<p> +— Sta bene, è un furbo che in due soli anni ha fatto un bel +salto, una fortuna che sarebbe sorprendente in Europa ma non +in Africa. Perchè ti odiava?... +</p> + +<p> +— L’avevo preso come servo, perchè era un negro scaltro, +intelligente, energico e credevo anche affezionato, quantunque +più tardi fossi stato informato che invece di essere un nativo +del Gran Popo, era un dahomeno. Essendomi accorto che mi +rubava, minacciai di scacciarlo, ma continuando, un giorno, acciecato +dall’ira, lo feci frustare. +</p> + +<p> +Una settimana dopo Kalani improvvisamente scompariva, dopo +d’aver detto ad uno dei miei servi che sarebbe ritornato per +vendicarsi. Non ne feci caso ed ebbi torto. +</p> + +<p> +Quel furfante, ritornato nel Dahomey, si era accaparrata la +fiducia di alcuni capi, poi del re Geletè ed era stato creato, +non so per quale motivo, gran cabecero di Abomey, ossia gran +capo e grande sacerdote dei sacrifici umani e dei feticci. +</p> + +<p> +Un giorno, un negro che veniva da Abomey, mi fece avvertire +che Kalani era sempre smanioso di vendicarsi; più tardi +un altro mi consigliava di tenermi in guardia, poichè il mio +servo tentava d’indurre Geletè a fare una spedizione contro +Tofa per farmi schiavo, aggiungendo che era spalleggiato dal +<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span> +principe Behanzin, il futuro re del Dahomey‍<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, ma non credetti +nè all’uno nè all’altro. Pur troppo era vero!... Lo hai +veduto ora, Antao. +</p> + +<p> +— Ma cosa ne farà di tuo fratello, quel furfante?... +</p> + +<p> +— Lo ignoro, ma sospetto a cosa mira Kalani. +</p> + +<p> +— Spiegati. +</p> + +<p> +— Non avendo potuto farmi assassinare o farmi prigioniero, +ha preso il mio piccolo Bruno ritenendosi certo che io sarei +andato nel Dahomey per liberarlo. +</p> + +<p> +— Credi che non lo uccidano?... Sono così sanguinarii quei +negri?... +</p> + +<p> +— Non lo credo. Se avessi questo timore, non sarei rimasto +qui ma mi sarei subito lanciato sulle tracce dei rapitori e.... +</p> + +<p> +— E t’avrebbero ucciso, Alfredo. +</p> + +<p> +— Lo so, ora lo vedo. Ma non abbandonerò mio fratello, Antao, +te lo giuro: io andrò ad Abomey. +</p> + +<p> +— Ed io verrò con te. +</p> + +<p> +— Grazie amico, — disse il cacciatore, stringendo vivamente +la mano del bravo portoghese. — Ti accetto, poichè so che sei +un valoroso. +</p> + +<p> +— Ma non possiamo recarci noi due fra quei negri feroci. +Cosa conti di fare?... +</p> + +<p> +— Recarmi prima dal re Tofa. I dahomeni hanno violate le +sue frontiere e potrebbe prestarmi man forte per vendicarmi di +Kalani. +</p> + +<p> +— Vuoi un consiglio, Alfredo? +</p> + +<p> +— Parla, Antao. +</p> + +<p> +— Innanzi a tutto andiamo a ritrovare l’amazzone che abbiamo +lasciata nella foresta. Quella donna, che non mi è sembrata così +cattiva come le sue compatriote, può esserci molto utile. +</p> + +<p> +— È vero!... — esclamò il cacciatore, battendosi vivamente +la fronte. — Ed io me l’era dimenticato!... Sì, Antao, andiamo +a cercarla; può darci delle preziose informazioni sui tristi progetti +di Kalani. +</p> + +<p> +— Andiamo, — disse il portoghese, alzandosi. +</p> + +<p> +— Ma tu sei stanco, mio bravo amico. Non sei ancora abituato +<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span> +alle lunghe marcie fra queste foreste così difficili ad attraversare. +</p> + +<p> +— Morte di Saturno!... Le mie gambe mi porteranno egualmente, +e poi, lasciarti andare solo, mentre forse i dahomeni ti +attendono per cacciarti due palle nel petto?... Andiamo, Alfredo!... +Guarda!... Le mie gambe funzionano perfettamente. — +</p> + +<p> +Il cacciatore, che sapeva quanto valeva quel bravo compagno, +non insistette oltre e si misero entrambi in marcia, preceduti +dal negro Asseybo, che aveva piena conoscenza delle vicine +boscaglie e del fiume che le attraversava. +</p> + +<p> +L’alba era già spuntata ed il sole sorgeva fiammeggiante dietro +le alte cime delle foreste che si estendevano ad oriente dell’Ouzme. +</p> + +<p> +Bande di pappagalli grigi cominciavano a schiamazzare sulle +alte cime dei mangani e degli aranci, salutando i primi raggi +dell’astro diurno, mentre fra i fitti cespugli, certe specie di +usignoli ma dalle splendide penne, facevano udire i loro gorgheggi +armoniosi. +</p> + +<p> +Delle truppe di scimmie si stiravano le membra indolenzite, +emettendo grida rauche e discordi, mentre altre, più mattiniere, +avevano già cominciati i loro saccheggi, spogliando con rapidità +inaudita i banani ed i datteri delle loro deliziose e zuccherine +frutta, o distruggendo le piccole piantagioni di <i>mussoa</i> dal piccolo +grano verde ed eccellente o di ignami coltivate dai poveri +negri della distrutta fattoria. +</p> + +<p> +Quei formidabili predoni, vero flagello delle terre africane, +quasi sapessero già che più nulla avevano da temere, non si +preoccupavano della presenza dei tre uomini, anzi pareva che +li deridessero, facendo loro boccacce e scagliando dietro di +loro le frutta guaste. +</p> + +<p> +Erano per lo più cercopitechi verdi, chiamati anche <i>abulandj</i>, +quadrumani alti circa mezzo metro, ma con una coda lunga sessanta +e più centimetri, dal pelame verde grigio inanellato di +nero superiormente, la coda azzurrognola, il muso bruno ma +col naso nero ed il mento adorno d’una vera barba bianca che +dà loro un aspetto dei più comici e dei più stravaganti. +</p> + +<p> +Non mancavano però i cefo, altra specie di cercopitechi, assai +numerosi sulla Costa d’Avorio dove vengono chiamati <i>muindo</i>, +alti quanto i primi, ma col dorso olivastro a riflessi dorati, la faccia +azzurra colla barba gialla solcata di nero e la coda rossastra. +<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span> +Visti ad una certa distanza sembravano vere maschere e salutavano +i cacciatori con abbaiamenti interminabili, alternati a +certi strani suoni paragonabili al rumore che produce una bottiglia +quando viene stappata violentemente. Quantunque il portoghese, +pure appassionato cacciatore, avesse un vivo desiderio +di cacciare quei numerosi quadrumani che sono tutt’altro che +cattivi messi allo spiedo, continuava a seguire i compagni i quali +affrettavano il passo per mettersi al riparo dai raggi cocenti del +sole, che in quelle regioni producono sovente delle insolazioni +fulminanti. +</p> + +<p> +Giunti sotto i grandi boschi, Alfredo si orientò colla bussola +che portava appesa alla catena dell’orologio e trovato il sentiero +che conduceva al fiume, vi si lanciò in mezzo, non essendo +possibile un passaggio attraverso i fitti vegetali che lo +fiancheggiavano. +</p> + +<p> +Procedeva però con prudenza, temendo che i negri che l’avevano +assalito presso le rive del fiume, non avessero ancora +abbandonati quei boschi. Di tratto in tratto s’arrestava per tendere +gli orecchi o mandava innanzi Asseybo a esplorare certi +macchioni che si prestavano per un agguato, oppure deviava +quando trovava qualche altro passaggio. +</p> + +<p> +Tutto però indicava che la grande foresta doveva essere deserta. +Gli uccelli cantavano tranquillamente e le scimmie si +trastullavano sugli alberi senza dare segni d’inquietudine e ciò +indicava che nessuno li aveva disturbati. +</p> + +<p> +Alle 10 del mattino, dopo una breve sosta e un’ultima esplorazione +del negro, Alfredo ed il portoghese giungevano presso +il gigantesco sicomoro sotto il quale avevano trovato il cappello +del povero Gamani, il servo rapito dai dahomeni. +</p> + +<p> +— Ci siamo, — disse Antao. +</p> + +<p> +Alfredo accostò le mani alle labbra e lanciò un fischio prolungato. +Quasi subito, in mezzo al bosco, si udì una voce di +donna gridare: +</p> + +<p> +— Eccomi padrone!... — +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p> + +<h2 id="cap6"><span class="smcap">Capitolo VI.</span> +<span class="smaller">I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè</span></h2> +</div> + +<p> +La giovane guerriera, quantunque così malconciata dagli artigli +e dalle zanne del leopardo, aveva abbandonata la piccola radura +che si trovava a tre o quattrocento passi dalla prima e si +era trascinata verso il gigantesco sicomoro, nascondendosi in +mezzo ad un fitto macchione che sorgeva sul margine del bosco. +</p> + +<p> +Udendo il fischio dell’uomo bianco che l’aveva salvata dalla +morte, si era affrettata ad abbandonare il nascondiglio ed a mostrarsi +all’aperto. Quello sforzo doveva però averle causato un +acuto dolore, poichè non potè frenare un lungo gemito. +</p> + +<p> +— Non temere ragazza, — disse Antao, avvicinandosele. — Noi +ti guariremo, è vero Alfredo? +</p> + +<p> +— Sì, — disse il cacciatore, — ma a condizione che parli. — +</p> + +<p> +Poi parlando la lingua dei <i>uegbè</i>, disse all’amazzone: +</p> + +<p> +— Noi siamo venuti per curarti. +</p> + +<p> +— Grazie, padrone, — rispose la negra. — Sapevo che gli uomini +bianchi non sono usi a mentire e come vedi t’aspettavo, +mentre avrei potuto fuggire coi miei compatrioti. +</p> + +<p> +— Coi tuoi compatrioti!... Sono tornati qui?... +</p> + +<p> +— Sì, hanno perlustrata tutta la foresta, sperando forse di +trovarti. +</p> + +<p> +— E tu ti sei nascosta invece?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Perchè?... +</p> + +<p> +— Perchè tu mi hai salvata la vita e sono tua schiava. +</p> + +<p> +— E mi seguirai sempre?... +</p> + +<p> +— Dove tu vorrai. +</p> + +<p> +— E mi sarai fedele?... +</p> + +<p> +— L’ho giurato sui miei <i>feticci</i>. +</p> + +<p> +— Lo vedremo. — +</p> + +<p> +Poi volgendosi verso il suo servo: +</p> + +<p> +— Taglia dei rami e improvvisa una barella. Questa donna per +ora non può camminare. — +</p> + +<p> +Quindi scoprì le ferite dell’amazzone che alla notte aveva medicate +alla meglio, le lavò accuratamente con dell’acqua fresca +<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span> +che scorreva in un rigagnoletto vicino, le lavò dal sangue che +vi si era coagulato intorno, poi le bagnò con acqua mescolata +a rhum e finalmente le fasciò, sacrificando la seconda manica +della propria camicia. +</p> + +<p> +La giovane negra lo aveva lasciato fare senza emettere un +lamento, anzi sorridendo, quantunque dovesse soffrire assai e +quand’ebbe finito, gli disse: +</p> + +<p> +— Grazie padrone; la mia vita, da te salvata, ormai t’appartiene. — +</p> + +<p> +Asseybo aveva allora terminata la barella composta di rami +legati con liane e resa soffice da un alto strato di fresche foglie. +La negra vi fu coricata ed Alfredo ed il servo si misero +in cammino, preceduti dal portoghese, il quale era troppo stanco +per caricarsi di quel peso. +</p> + +<p> +— Camminando possiamo parlare, — disse il cacciatore. — Guadagneremo +tempo. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi sapere padrone? — chiese la negra, che lo guardava +con due occhi che rilucevano di gioia e di contentezza. +</p> + +<p> +— Dimmi, innanzi a tutto: è potente Kalani?... +</p> + +<p> +— Potentissimo, padrone. È l’anima dannata di Behanzin, il +successore di Geletè. +</p> + +<p> +— È stato lui a organizzare la spedizione contro di me?... +</p> + +<p> +— Sì e l’ha anche guidata. +</p> + +<p> +— Lo sospettavo. Sai che ha rapito mio fratello e che mi ha +distrutta la fattoria?... +</p> + +<p> +— Sapevo che doveva rapire un fanciullo se i suoi soldati +non riuscivano a prendere te. +</p> + +<p> +— Ah!... Lo sapevi?... — esclamò Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, perchè Kalani aveva detto che gli era necessario, quel +fanciullo. +</p> + +<p> +— Ma per cosa farne di quello sventurato?... +</p> + +<p> +— So che aveva detto a Geletè che i <i>feticci</i> esigevano un ragazzo +bianco per essere guardati, minacciando in caso contrario +la distruzione del regno e della dinastia. +</p> + +<p> +— E non lo si ucciderà?... — chiese Alfredo, con angoscia. +</p> + +<p> +— No, non crederlo, perchè un guardiano dei <i>feticci</i> diventa +una persona sacra. — +</p> + +<p> +Il cacciatore respirò liberamente, come gli si fosse levato dal +petto un peso enorme. +</p> + +<p> +— Non lo uccideranno? — esclamò. — Tu sei certa?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span> +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Ma credi tu che quel ragazzo fosse proprio necessario ai +<i>feticci</i>?... O che invece quel miserabile Kalani abbia qualche +sinistro progetto?... +</p> + +<p> +— Lo ha, — disse la negra. — Io conosco assai Kalani, so il +motivo del suo odio verso di te e non ignoro i suoi progetti. +</p> + +<p> +— Parla, ti prego. +</p> + +<p> +— Kalani aveva la certezza di non poterti sorprendere, sapendoti +un uomo capace di tenere testa a cento dei nostri uomini. +Credo che avesse anzi molta paura di trovarsi di fronte a te. +Da due settimane ti sorvegliava, ma non osava assalirti. Avendo +appreso che tu dovevi recarti alla caccia sull’Ouzme, approfittò +per assalire la tua fattoria e rapirti il fratello, affidando ad alcuni +uomini coraggiosi l’incarico di tenderti un agguato in +mezzo ai boschi. +</p> + +<p> +— Ma era me che odiava e non quel povero ragazzo. Perchè +prendersela con lui?... +</p> + +<p> +— Per avere poi te. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire?... +</p> + +<p> +— Kalani è astuto, padrone. Egli sa che non sei uomo da lasciare +tuo fratello nelle sue mani. +</p> + +<p> +— E mi aspetta nel Dahomey? +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Ha indovinato. Sì, io andrò nel Dahomey a salvare il mio +Bruno, ma andrò anche per uccidere il rapitore. +</p> + +<p> +— Bada, padrone, alla frontiera ti aspetteranno. +</p> + +<p> +— Ma non mi vedranno. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire? +</p> + +<p> +— Lo saprai più tardi. Prima bisogna che vada a vedere +Tofa. — +</p> + +<p> +Due ore dopo, avendo fatte alcune soste per riposarsi, giungevano +ad un gruppo di capanne abitate da una dozzina di negri fra +uomini e donne, i quali avevano già avuto frequenti rapporti +colla fattoria d’Alfredo. +</p> + +<p> +Avevano già saputo della disgrazia toccata all’uomo bianco, +anzi avevano udite le scariche degli assalitori ed avevano vedute +le fiamme dell’incendio, senza però ardire di accorrere in +aiuto degli assaliti, essendo quasi sprovvisti d’armi e temendo +troppo i dahomeni. +</p> + +<p> +Alfredo ed i suoi compagni furono accolti con franca e cordiale +<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span> +ospitalità e tutti gli abitanti andarono a gara per essere +loro di qualche utilità, mettendo a disposizione le capanne ed i +viveri. +</p> + +<p> +Il cacciatore si limitò a far ricoverare la povera ragazza che +soffriva assai, raccomandandola alle cure delle donne, poi chiese +tre di quei piccoli ma rapidi cavalli che sono piuttosto comuni in +quelle regioni e che derivano da un incrocio di cavalli arabi e +delle alte regioni del Niger. +</p> + +<p> +Rifocillatisi con una terrina di <i>fu-fu</i>, il piatto più in uso sulla +Costa d’Avorio, composto d’ignami, di banani, di legumi, di +granchi, di uccelli e di pesci conditi con molto pimento e ridotti +in poltiglia e rinvigoritisi con alcune tazze di eccellente vino di +palma fermentato, i due bianchi ed il negro Asseybo, che era +tornato dalla fattoria portando ai padroni, alcune vesti trovate +in uno dei magazzini, partirono al galoppo, non ostante il calore +infernale che versava il sole. +</p> + +<p> +Antao, messo in buon umore da quel vino che produce una +leggera ebbrezza anche preso in quantità limitata, pareva che +non sentisse più la fatica e chiacchierava per due, cercando di +tenere buona compagnia ad Alfredo che era diventato triste e +assai preoccupato. +</p> + +<p> +Anche il negro cercava d’incoraggiare il padrone, assicurandolo +che nessun pericolo poteva correre il padroncino, essendo +le persone addette ai <i>feticci</i> sacre per tutti, perfino all’onnipotente +re. Nella sua gioventù era stato schiavo ad Abomey e ne +sapeva qualche cosa di quel sanguinario ma molto superstizioso +popolo. +</p> + +<p> +Intanto i piccoli ma vivaci cavalli divoravano la via, mantenendo +un galoppo rapidissimo. Si erano cacciati in un largo +sentiero aperto in mezzo ai boschi, fatto tagliare da Alfredo per +trasportare i prodotti della sua fattoria a Kotona che è il porto +della capitale del piccolo reame di Tofa. +</p> + +<p> +Superbi alberi si rizzavano a destra ed a sinistra, gli uni +pieni di uccelli, specialmente di piccoli pappagalli grigi e gli altri +di scimmie, le quali eseguivano i più sorprendenti esercizi, senza +punto spaventarsi del passaggio dei tre rapidi corsieri. Ora apparivano +enormi gruppi di splendide palme dalle gigantesche +foglie disposte a ventaglio; ora magnolie colossali coperte di +grandi fiori dall’acuto profumo, o noci di cocco dall’elegante +fusto e già carichi di frutta grosse come la testa d’un bambino; +<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span> +o dei gossipina, veri giganti, che crescono con rapidità straordinaria, +che diventano assai grossi e che hanno il tronco coperto +di gibbosità spinose, o macchioni di aranci e di limoni che spandevano +all’intorno, per parecchi chilometri di circuito, dei profumi +deliziosi. +</p> + +<p> +Di tratto in tratto si scorgevano però delle radure di estensione +considerevole coltivate con grande cura e dove crescevano +ignami, manioca, fagiuoli di varie sorte, certe specie di pomidori +assai gustosi e di quelli steli di grano verde, delizioso, chiamato +mussoa. +</p> + +<p> +Quando la grande boscaglia si rompeva, permettendo agli +sguardi di spaziare più oltre, si vedevano gruppi di capanne +difese per lo più da palizzate acuminate o da altissime siepi, +rinforzate da datteri spinosi o da gossipine, ostacoli quasi insormontabili +pei negri di quelle regioni che vanno quasi nudi e che +non hanno mai conosciuto l’uso delle scarpe. +</p> + +<p> +Verso il mezzodì le foreste cominciarono a diradarsi rapidamente +per dar luogo a delle pianure acquitrinose formate dall’Ouzme, +esalanti miasmi mortali per gli europei non abituati a +quei climi caldi e umidi, sede d’un numero infinito di serpenti +i quali godono una tranquillità perfetta, essendo rispettati da +tutti gl’indigeni. +</p> + +<p> +Sono però inoffensivi, sebbene siano generalmente lunghi tre +metri e si limitano a distruggere milioni di rospi e di rane, evitando +anzi gli uomini. +</p> + +<p> +In mezzo a quelle pianure acquitrinose si vedevano anche +dei campi coltivati con cura, ma poche capanne, essendo il +regno di Porto Novo pochissimo abitato in proporzione alla sua +vastità. +</p> + +<p> +Un’ora più tardi i tre cavalli, che non avevano mai rallentato +il loro galoppo indiavolato benchè il sole segnasse oltre +35° centigradi e non un alito di vento marino rinfrescasse quella +temperatura ardente, galoppavano sulla riva del lago di Porto +Novo. Alfredo poco dopo mostrava al portoghese un grosso attruppamento +di capanne che si trovava presso la riva di quel +vasto bacino. +</p> + +<p> +— Porto Novo, — disse. +</p> + +<p> +— Questi indemoniati cavallucci hanno galoppato come dei +veri cavalli arabi, — rispose il compagno. — Speriamo di trovare +il re di buon umore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span> +</p> + +<p> +— Se non sarà ubbriaco. +</p> + +<p> +— È un bevitore? +</p> + +<p> +— Come tutti i re negri. +</p> + +<p> +— Ho con me una fiala d’ammoniaca per preservarmi dai +morsi dei serpenti e gliela farò bere tutta, — disse Antao, ridendo. — Gli +dirò che è un elisir lunga vita. Toh! Cos’è quella +grande capanna che sorge lassù, su quel piccolo poggio? Forse +qualche villa reale? +</p> + +<p> +— No, Antao, è un tempio ove si adorano i serpenti che vengono +raccolti negli acquitrini da noi prima costeggiati. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... Avevo udito narrare queste cose, +ma non vi avevo mai prestato fede, Alfredo. Se non me lo avessi +detto tu, direi che si voleva darmi a bere una frottola colossale. +</p> + +<p> +— In queste regioni si ha una grande venerazione per quei +ributtanti rettili, Antao. A Whydab, per esempio, vi è un grande +tempio dove si custodiscono parecchie migliaia di serpenti, per +lo più pitoni a righe bianche o gialle. +</p> + +<p> +Un grosso numero di guardiani è incaricato di nutrirli e di +curarli, e quando qualcuno di quei rettili riesce a fuggire, i suoi +provveditori si affrettano ad inseguirlo ed a riportarlo nel tempio +coi dovuti riguardi. +</p> + +<p> +— Si direbbero storie dell’altro mondo. E tu mi dici che si +adorano?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. Vi sono delle persone che dichiararono di essere +contentissime di venire divorate dai serpenti. Vuoi saperne +di più?... Una donna che io ho conosciuta, un giorno perdette +il suo unico figlio che le era stato divorato da un pitone. Ebbene, +lo crederesti?... Invece di uccidere l’ingordo rettile, lo +fece prendere, trasportare nel tempio di Whydab e lo adorò. +</p> + +<p> +— Morte di Saturno! Che pazzìe!... E nel Dahomey si adorano +pure i serpenti? Mi hanno detto che quel re barbaro ne +tiene delle migliaia. +</p> + +<p> +— È vero, ma per dare da mangiare a loro i prigionieri. +</p> + +<p> +— Un modo molto comodo per evitare le spese necessarie pel +nutrimento di quei disgraziati che cadono nelle mani di quell’antropofago. +</p> + +<p> +— Lo sanno i tuoi compatrioti, Antao. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire?... — chiese il portoghese, stupito ed inquieto. +</p> + +<p> +— È una storia recentissima poichè non risale che all’anno +<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span> +scorso. Geletè aveva fatti prigionieri alcuni portoghesi e brasiliani, +i quali si erano recati nella sua capitale per cercare di +avviare dei commerci con quegli abitanti. Quel furfante finse +dapprima di fare loro buona accoglienza, ma un brutto giorno, +dopo d’averli, con orribili minaccie, costretti a ballare dinanzi +a lui per divertirlo, alcuni li fece decapitare ed altri gettare +in pasto ai serpenti.‍<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a> +</p> + +<p> +— Ah!... Canaglia!... — esclamò Antao, indignato. — E non +sono stati capaci di strangolarlo?... +</p> + +<p> +— Se lo avessero potuto l’avrebbero fatto, liberando in tal +modo l’Africa d’uno dei suoi più ributtanti e più sanguinari +monarchi. +</p> + +<p> +— Morte di Urano!... Se potessi vendicarli io, mentre tu ti +vendichi di Kalani. +</p> + +<p> +— Ne succederebbe un altro e forse più feroce: Behanzin, che +già promette di essere peggiore di Geletè. Ci siamo: avanti Asseybo, +aprici la via. — +</p> + +<p> +Il negro si spinse innanzi ed i tre cavalieri fecero la loro entrata +nella capitale del re Tofa. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap7"><span class="smcap">Capitolo VII.</span> +<span class="smaller">Il re di Porto Novo</span></h2> +</div> + +<p> +Il regno di Porto Novo, sottoposto ora al protettorato della +Francia, anche in quell’epoca era uno dei più importanti e dei +più ricchi della Costa d’Avorio. +</p> + +<p> +Situato fra il territorio di Abeokuta e le frontiere meridionali +del Dahomey, occupava una superficie immensa sebbene +non definita verso il nord, ma non aveva che una popolazione +di mezzo milione di abitanti dei quali oltre sessantamila raggruppati +nella capitale. +</p> + +<p> +Gli altri si trovavano dispersi nelle tre principali città di +Ketenou, Adjara e di Kotonu, il porto della capitale, lontano +circa quindici miglia da Porto Novo e in pochi grossi villaggi +<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span> +per poter meglio difendersi contro le annuali scorrerie dei Dahomeni, +intraprese contro tutti i popoli vicini per fornirsi di schiavi +da sgozzare nei sacrifici umani. +</p> + +<p> +Questo reame è molto antico e si è mantenuto indipendente, +quantunque rinserrato fra popolazioni bellicose, e quantunque +i suoi abitanti derivanti da un incrocio di Anago, di Yoruba e +di Dahomeni, non siano mai stati buoni guerrieri. Anzi si può +dire che sono i più indolenti, i più pigri di tutti quelli che popolano +la Costa, come sono i più ladri di tutti, vizio del resto +innato nelle razze negre. +</p> + +<p> +Da molti anni, numerose fattorie, specialmente portoghesi, +inglesi, francesi e tedesche sono state fondate nei centri popolosi, +trafficando soprattutto in olio d’elais, l’articolo più importante +e più pregiato della regione. +</p> + +<p> +La città di Porto Novo, anche nel 1878 era una delle più importanti +di tutta la costa, ma era anche allora una delle più insalubri, +specialmente per gli europei. +</p> + +<p> +Sebbene costruita a circa quindici metri sul livello della vicina +laguna, il suo clima è uno dei più micidiali, non permette +un lungo soggiorno agli uomini di razza bianca. +</p> + +<p> +La città è un ammasso di capanne costruite con una specie +d’argilla rossastra che seccandosi acquista una consistenza incredibile, +ma coi tetti di foglie di palma. Le vie sono strette, +luride, interrotte da buche profonde, prendendosi l’argilla occorrente +per le costruzioni, appunto entro la cinta. +</p> + +<p> +Di notevole non ha che i quartieri commerciali di Sadogo, di +Attakè, di Degue, di Lodja e di Bocu dove si trovano parecchie +fattorie, la missione cattolica e la casa del re. +</p> + +<p> +I tre cavalieri, apertosi il passo fra una moltitudine di persone +d’un nero rossastro, quasi nude, non avendo che un misero +e lurido sottanino, infilarono la via che conduceva alla grande +piazza del mercato, in mezzo alla quale è costruita l’abitazione +di Tofa. +</p> + +<p> +Erano però costretti a procedere con prudenza per non cadere +entro le innumerevoli buche che tagliavano la via, tutte piene +d’acqua corrotta nella quale imputridivano carogne d’animali +esalanti degli odori sopportabili solamente pei nasi dei negri. +</p> + +<p> +Un quarto d’ora dopo giungevano senza incidenti sulla grande +piazza, già ingombra di popolo, tenendosi colà il mercato e si +arrestavano dinanzi alla reggia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span> +</p> + +<p> +Il palazzo del re non era che una modesta casetta bianca colle +persiane verdi, circondata da vaste capanne di paglia e di foglie +di palmizio, e da cortili grandissimi dove si custodivano i <i>feticci</i> +ossia gli idoli. +</p> + +<p> +Solo di dietro s’innalzava una specie di palco assai alto, sostenuto +da pali adorni di piante arrampicanti e sul quale si trovavano +allineati una cinquantina di crani umani appartenenti +ai nemici uccisi in guerra dal re. +</p> + +<p> +— Che esposizione! — esclamò Antao, facendo un gesto di ribrezzo. — Non +è di certo incoraggiante. +</p> + +<p> +— Tofa non è più cattivo, — disse Alfredo. — Nel suo Stato +ha abolito i sacrifici umani. +</p> + +<p> +— Non uccide più adunque? +</p> + +<p> +— Sì, ma solamente i condannati a morte, ai quali fa tagliare +prima la lingua, onde non possano raccontare quale pena hanno +subìto. +</p> + +<p> +— Ed ai suoi <i>feticci</i> non sacrifica più schiavi? +</p> + +<p> +— No, si accontenta ora di pecore e di montoni. — +</p> + +<p> +Lasciati i cavalli e le armi ad Asseybo, i due europei avvertirono +le sentinelle che vegliavano alla porta, armate di vecchi +fucili a pietra, di annunciare al re la loro visita. +</p> + +<p> +Poco dopo un <i>larry</i>, specie di ministro della casa reale, li +introduceva nella sala chiamata pomposamente del trono, la quale +altro non era che una modesta stanza adorna di armi più o meno +vecchie e di pochi tappeti logori. +</p> + +<p> +Il trono non mancava però ed era formato da quattro pali sostenenti +una specie di cupola sormontata da una corona reale di +ottone e adorna d’una grande placca di metallo ove stava inciso +<i>king Tofa</i> (re Tofa). +</p> + +<p> +Al disotto di quella cupola, una semplice panca coperta d’un +drappo rosso sgualcito e rattoppato, serviva di sedile a S. M. +negra. +</p> + +<p> +Tofa vi si era già accomodato, mentre ai suoi fianchi si tenevano +ritti il <i>mingau</i> o grande capo dei feticci, il primo <i>larry</i> +che disimpegna l’ufficio di segretario ed il secondo <i>larry</i> che è +incaricato di portare il bastone reale col pomo d’argento, segno +di potere. +</p> + +<p> +Tofa non aveva in quell’epoca che quaranta o quarantacinque +anni. Era un negro di statura alta, ancora robusto, coi tratti del +viso piuttosto regolari, con due occhi vivi ed intelligenti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span> +</p> + +<p> +Discendente d’una dinastia di re molto potenti, ma tributari +del Dahomey, era stato il primo a rendersi indipendente e dopo +d’aver scacciati e fatti in parte decapitare i suoi vecchi consiglieri, +nemici acerrimi della razza bianca, aveva aperto il suo +porto e la sua capitale al commercio europeo. +</p> + +<p> +Più intelligente degli altri e meno barbaro, aveva a poco a +poco accordata una certa libertà al suo popolo, ed aveva abolito, +come dicemmo, gli orribili sacrifici umani che distruggevano +buona parte dei suoi sudditi. +</p> + +<p> +Abituato a ritenere gli uomini bianchi come di razza superiore, +vedendo entrare Alfredo, che in altre occasioni aveva +già conosciuto, s’affrettò ad alzarsi, lasciando ricadere la lunga +veste di seta rossa che lo copriva come un ampio mantello e +gli porse la mano, dicendogli cortesemente: +</p> + +<p> +— Sono ben felice di rivederti dopo una così lunga assenza. +Quale motivo ti conduce a Porto Novo? Forse che ti occorre +il permesso di fondare qualche altra fattoria? +</p> + +<p> +— No, — rispose Alfredo. — Un motivo ben più grave ha indotto +me ed il mio amico Antao Carvalho a visitare V. M. Sapete +che le vostre frontiere sono state violate?... +</p> + +<p> +— No, ma è una cosa che succede così di frequente, da parte +dei malvagi popoli che circondano il mio regno, da non preoccuparmene +più. So che dopo d’aver fatta qualche razzìa di uomini +e di animali si ritirano. +</p> + +<p> +— Ma questa volta sono state le genti del Dahomey. — +</p> + +<p> +Il re, nell’apprendere quella notizia, si fece più oscuro in +viso e manifestò una viva inquietudine. +</p> + +<p> +— Forse che Geletè vuole muovermi guerra?... — chiese con +una certa trepidanza. +</p> + +<p> +— Non a te, ma l’ha mossa a me. I suoi guerrieri hanno saccheggiata +e poi incendiata la mia fattoria. +</p> + +<p> +— Ciò è grave. Si sono ritirati poi?... +</p> + +<p> +— Sì, subito. +</p> + +<p> +— Ecco una buona notizia, — disse S. M. negra, respirando +liberamente. +</p> + +<p> +— Per Voi, ma non per me, poichè ritirandosi mi hanno rapito +il mio giovane fratello. +</p> + +<p> +— Mi rincresce per te. +</p> + +<p> +— Ma non basta che vi rincresca, — disse Alfredo con voce +<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span> +acre. — Sono venuto perchè V. M. mi aiuti a liberare mio fratello. +</p> + +<p> +— Ed in qual modo? +</p> + +<p> +— Mandando dei messi a Geletè, minacciandolo di rappresaglie +in caso di rifiuto. A V. M. spetta vegliare sugli stranieri +che risiedono nel vostro regno. +</p> + +<p> +— Ma io non ho alcuna influenza su Geletè. +</p> + +<p> +— Siete parenti, poichè entrambi discendete da principi d’Allada, +fondatori del regno di Dahomey. +</p> + +<p> +— Geletè non mi ascolterebbe. +</p> + +<p> +— Lo si minaccia. +</p> + +<p> +— Sono un povero re incapace di far fronte al Dahomey, — disse +Tofa, sospirando. +</p> + +<p> +— Adunque non posso contare sul vostro aiuto?... — disse Alfredo, +la cui collera cresceva dinanzi alla tranquilla indifferenza del re. +</p> + +<p> +— Ohimè!... Nulla posso fare, fuorchè cercare d’indennizzarti +del danno sofferto. +</p> + +<p> +— Non so cosa farne del vostro indennizzo. È mio fratello che +voglio salvare, mi comprendete?... +</p> + +<p> +— Geletè è potente. +</p> + +<p> +— E voi siete pauroso. +</p> + +<p> +— Il mio palco è pieno di crani di nemici da me uccisi. +</p> + +<p> +— Ma Geletè vi fa tremare. +</p> + +<p> +— Sono un povero re, — piagnucolò Tofa. +</p> + +<p> +— Ebbene, andrò io nel Dahomey!... +</p> + +<p> +— E Geletè ti farà uccidere come i portoghesi. +</p> + +<p> +— Concedetemi almeno una scorta. +</p> + +<p> +— Nessuno dei miei soldati ti seguirebbe. +</p> + +<p> +— Sì, a Porto Novo non vi sono che dei poltroni, — disse Alfredo +con amarezza. — Vieni Antao, abbiamo perduto del tempo +inutilmente. — +</p> + +<p> +Il re vedendo che il cacciatore stava per lasciarlo senza degnarsi +di rivolgerli più la parola, forse toccato dal dolore e +dalla collera di lui, si era prontamente alzato, dicendo: +</p> + +<p> +— Ma aspetta adunque. Il Dahomey non fugge. +</p> + +<p> +— Cosa volete dire? — chiese Alfredo, che era già giunto +presso la porta. +</p> + +<p> +— Udiamo: cosa vuoi fare nel Dahomey? +</p> + +<p> +— Eh per mille folgori!... Ve l’ho già detto che voglio salvare +mio fratello. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span> +</p> + +<p> +— Conosci la via che conduce ad Abomey? +</p> + +<p> +— No, ma la troverò. +</p> + +<p> +— Odimi: dandoti dei soldati, il secondo o terzo giorno ti +abbandonerebbero, di ciò sono certo, ma ora mi sono ricordato +di avere fra i miei schiavi due uomini del Dahomey che potrebbero +servirti di guida. +</p> + +<p> +— Ecco che cominciate a interessarvi di me. Sono fidati questi +uomini? +</p> + +<p> +— Mi sono affezionati ed hanno da molti anni rinnegata la loro +patria. +</p> + +<p> +— Dove sono? +</p> + +<p> +— A Ketenou, ma domani saranno qui. +</p> + +<p> +— Aspetterò che vengano. +</p> + +<p> +— Intanto ti offro ospitalità in una delle mie capanne. +</p> + +<p> +— Accetto volentieri e saprò ricompensare V. M. +</p> + +<p> +— Ci rivedremo domani. — +</p> + +<p> +Strinse la mano ad Alfredo ed al portoghese e si ritirò con +tutto il seguito. +</p> + +<p> +Poco dopo però un <i>larry</i> entrava e conduceva i due bianchi in +una vasta capanna situata in uno degli spaziosi cortili del palazzo +reale, mettendo a loro disposizione due giovani schiavi incaricati +di servirli. +</p> + +<p> +Quell’abitazione era, come tutte le altre di Porto Novo, di +forma circolare, colle pareti d’argilla rossastra ed il tetto di +foglie di palma, di forma acuminata e un po’ sollevato, in modo +da lasciar entrare la luce. +</p> + +<p> +Era però pulitissima, ma arredata molto meschinamente, non +essendovi che poche stuoie di foglie intrecciate che dovevano +servire da letti, qualche sgabello e pochi utensili di terra +cotta. +</p> + +<p> +Il <i>larry</i>, per ordine del re, aveva fatto portare dei viveri, +dei vasi di vino di palma ed un certo numero di deliziose noci +di cocco non ancora mature, le quali contengono un’acqua +dolce, assai gradevole, specialmente in quei climi caldissimi. +</p> + +<p> +Antao, a cui le emozioni della notte non avevano diminuito +l’appetito dei suoi venticinque anni, appena il <i>larry</i> fu uscito, si +credette in dovere di dare uno sguardo ai canestri che racchiudevano +i viveri, tanto più che non aveva piena fiducia nei cuochi +e nei provveditori di S. M. negra. +</p> + +<figure><a id="fill-048a"></a> + <img src="images/ill-048a.jpg" alt=" "> +<figcaption>Nel volgersi per appendere la carabina all’arcione, Alfredo vide +due negri.... (Pag. 51).</figcaption> +</figure> + +<p> +Infatti Tofa non aveva tenuto conto della qualità di bianchi dei +<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span> +suoi ospiti, e li aveva provvisti di un pranzo copioso bensì, ma +assolutamente indigeno. +</p> + +<p> +Vi era un pezzo di proboscide d’elefante cucinato al forno, +carne che si vende di sovente sui mercati delle città della Costa +d’Avorio, essendo nell’interno assai numerosi quegli enormi pachidermi; +una coscia di scimmia arrostita nel burro; delle lumache +grigie assai grosse, cucinate in una salsa orribilmente piccante, +cibo assai ricercato e molto apprezzato presso quei popoli, +specialmente dai vicini Ascianti, nella cui capitale Cumassia se ne +consumano per cinquecento chilogrammi al giorno; poi vi erano parecchie +dozzine di atrapas, pallottole di farina di granturco avvolte +in foglie e cucinate al forno e finalmente vi erano parecchie +terrine ricolme di canalu, orribile pasticcio formato di volatili +conditi con olio di palma e molto pimento, esalante un odore sgradevole +di materie rancide. +</p> + +<p> +— Ma questo è un pasto d’antropofaghi! — esclamò il portoghese, +arretrando dinanzi alle esalazioni pestifere del <i>canalu</i>. — Quel +furfante di re ci ha presi per due mendicanti. +</p> + +<p> +— T’inganni, Antao, — disse Alfredo, sorridendo. — Tofa ci +ha mandato quanto di meglio produce il paese e lui, alla sua +tavola reale, non si fa servire di più! Lascia andare il <i>canalu</i> +che non è adatto pei nostri stomachi e le lumache in salsa che +sarebbero però squisite, se non fossero state condite con una +manata di pimento che ti brucierebbe la gola per una settimana +e anche la coscia di scimmia, buonissima ma che rassomiglia +troppo ad un membro umano e attacca il resto. Questo pezzo +d’elefante lo troverai più saporito della coscia di bue o della +gobba dei bisonti e le <i>atrapas</i> surrogheranno benissimo il pane. +</p> + +<p> +— Il pranzo si riduce a modeste proporzioni, ma lo inaffieremo +con una zucca di vino di palma. È un liquido che apprezzo +quanto il succo del vecchio Noè. +</p> + +<p> +— Accomodiamoci ed intanto faremo i nostri progetti. +</p> + +<p> +— Per andarcene nei paesi di quell’antropofago di Geletè? +</p> + +<p> +— Sì, Antao. Ormai sono deciso e pronto a tutto. +</p> + +<p> +— Purchè il re ci mandi le guide. +</p> + +<p> +— Tofa è uomo di parola e poi abbiamo l’amazzone. +</p> + +<p> +— Vuoi condurla con noi?... +</p> + +<p> +— Certo, Antao. Quella ragazza, che ormai sembra affezionata +a noi, può renderci dei preziosi servigi nel suo paese. +</p> + +<p> +— Non ci tradirà?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span> +</p> + +<p> +— Ha giurato sui suoi <i>feticci</i> e questo giuramento non si rompe +in questi paesi. Non credere del resto, che i soldati del Dahomey +siano affezionati al loro sanguinario monarca. La paura li tiene +soggetti, perchè sanno che basterebbe un sospetto per distruggere +dei reggimenti interi, ma appena possono disertare lo +fanno. +</p> + +<p> +Le due repubbliche del Grande e del Piccolo Popo sono state +formate in gran parte da dahomeni fuggiaschi. +</p> + +<p> +— Prenderemo una scorta armata con noi?... +</p> + +<p> +— No, Antao. Sarebbe pericoloso inoltrarsi in parecchi sui territorio +di Geletè. Bisogna evitare qualunque sospetto, giuocare +d’astuzia, fingerci negri o nessuno di noi potrebbe giungere ad +Abomey. +</p> + +<p> +— Fingerci negri!... — esclamò il portoghese, stupito. — La +nostra pelle è troppo bianca, Alfredo, per poterli ingannare. +</p> + +<p> +— Forse che non vi sono dei colori?... — +</p> + +<p> +Il portoghese scoppiò in una clamorosa risata. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... Dipingermi da negro!... +</p> + +<p> +— Ti ripugna?... +</p> + +<p> +— No, in fede mia, Alfredo. Rido pensando la brutta figura +che noi faremo, imbrattati di nerofumo o di cioccolatto. +</p> + +<p> +— Saremo invece due negri magnifici. +</p> + +<p> +— Ma semi-nudi!... +</p> + +<p> +— Tutt’altro. Saremo vestiti e superbamente, te lo prometto. +</p> + +<p> +— Ma i negri di questi paesi sono quasi nudi, Alfredo. +</p> + +<p> +— È vero ma noi non saremo poveri diavoli di negri. +</p> + +<p> +— Ma che progetto hai? +</p> + +<p> +— Lo saprai a suo tempo. La prudenza mi consiglia di mantenere +per ora la più grande segretezza, poichè un solo sospetto +può perderci. +</p> + +<p> +Geletè mantiene qui non poche spie e forse siamo già sorvegliati, +ma sapremo ingannarle. A te e ad Asseybo dò intanto +un incarico. +</p> + +<p> +— E quale? +</p> + +<p> +— Di spargere la voce in città che noi andiamo nel paese +degli Ascianti. +</p> + +<p> +— Non ti comprendo. +</p> + +<p> +— Mi comprenderai più tardi. T’incarico poi di acquistare +una mezza dozzina di cavalli, delle buone armi, dei viveri e +delle casse di merci di provenienza europea. È necessario che +<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span> +si creda che noi andiamo a trafficare con quei popoli al di là +del Todji e del Volta. Hai danari?... +</p> + +<p> +— Ho una tratta di tremila sterline da scontare presso la +fattoria inglese del signor Smithson. +</p> + +<p> +— Ed io ho un forte deposito presso la fattoria del tuo compatriota +Souza. +</p> + +<p> +— Devo mettermi all’opera subito? — chiese Antao, dopo di +aver tracannato un ultimo bicchiere di vino di palma. +</p> + +<p> +— È meglio guadagnar tempo. — +</p> + +<p> +S’alzarono e uscirono nel cortile, dove trovarono Asseybo +che stava vuotando una terrina di <i>canalu</i>, accoccolato presso +i cavalli che erano già pronti. +</p> + +<p> +Salirono in arcione e passando attraverso uno squarcio della +siepe che circondava l’ampio cortile, s’inoltrarono nella piazza +del mercato. +</p> + +<p> +Nel volgersi per appendere la carabina all’arcione, Alfredo +vide due negri che si tenevano semi-celati fra i cespugli della +siepe e che lo guardavano con particolare attenzione. +</p> + +<p> +— Lo dicevo io, — diss’egli, volgendosi verso Antao. — La +nostra presenza in Porto Novo è stata già notata dalle spie di +Geletè o di Kalani e siamo sorvegliati. +</p> + +<p> +— Di già?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao, ma saremo più furbi di quelle spie. Separiamoci +e questa sera ci ritroveremo alla capanna concessaci da Tofa. — +</p> + +<p> +Si strinsero la mano e si separarono. +</p> + +<p> +Alfredo lasciò che il compagno ed Asseybo si allontanassero +verso il quartiere di Sadogo, poi ripassò dinanzi alla dimora +reale, lanciando un rapido sguardo verso la siepe. +</p> + +<p> +S’accorse subito che una delle spie era scomparsa. +</p> + +<p> +— Va dietro Antao, — mormorò, — e questo seguirà me, ma +vi assicuro che vi faremo correre. Vedremo se ci seguirete fino +alle frontiere degli Ascianti. — +</p> + +<p> +Risalì il quartiere di Deguè, poi quello d’Odja e di Bocu mantenendo +il cavallo al passo, si recò alla fattoria di Souza a ritirare +una somma ingente, poi assoldati due schiavi visitò parecchie +fattorie europee facendo degli acquisti, quindi verso +sera fece ritorno alla capanna con quattro casse contenenti gli +oggetti comperati. +</p> + +<p> +Antao e Asseybo vi erano di già e stavano accomodando un +numero ragguardevole di pacchi, di cassette e di barilotti contenenti +<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span> +viveri, armi, munizioni e oggetti di scambio ricercati +dalle popolazioni negre dell’interno, mentre gli schiavi concessi +a loro dal re stavano abbeverando mezza dozzina di ottimi cavalli +che erano stati radunati nel cortile e che dovevano servire alla +spedizione. +</p> + +<p> +— Hai sparso la voce che noi andiamo nel paese degli Ascianti? — chiese +Alfredo. +</p> + +<p> +— Credo che lo sappiano perfino i ragazzi, — rispose Antao, +ridendo. +</p> + +<p> +— Benissimo. Ora possiamo cenare e riposarci. — +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap8"><span class="smcap">Capitolo VIII.</span> +<span class="smaller">La carovana</span></h2> +</div> + +<p> +L’indomani, allo spuntare dell’alba, Alfredo dava il comando +della partenza, dopo d’aver lasciato un ricco regalo a Tofa per +compensarlo dell’ospitalità e delle sue premure. +</p> + +<p> +La carovana si componeva dei due bianchi, del loro servo, +dei due dahomeni che erano giunti nella notte da Katenau e di +sei cavalli carichi di casse e di pacchi ma tutti di piccola dimensione, +onde non imbarazzare gli animali nelle marce attraverso +le folte foreste dell’interno. +</p> + +<p> +I due dahomeni, ai quali era stato affidato l’incarico di occuparsi +dei cavalli recanti il bagaglio della spedizione, erano due +negri di alta statura, dall’aspetto intelligente, d’una robustezza +a tutta prova, due uomini insomma che dovevano rendere dei +preziosi servigi nelle selvagge regioni del loro paese. +</p> + +<p> +Avevano accettato di buon grado di assumersi la pericolosa +missione di condurre i due bianchi nel Dahomey e si erano mostrati +soddisfattissimi delle promesse fatte dai loro nuovi padroni; +di renderli cioè più tardi liberi, con un buon gruzzolo +di denaro e delle armi. +</p> + +<p> +Prima che il sole s’alzasse dietro i grandi boschi dell’oriente, +la carovana si trovava già lontana da Porto Novo, diretta al +piccolo gruppo di capanne dove era stata lasciata l’amazzone, +essendo intenzione di Alfredo di condurre con sè anche la giovane +<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span> +negra, sulla cui affezione sapeva ormai di poter contare +completamente. +</p> + +<p> +Nessuna spia pareva che li avesse seguiti, non avendo scorto +alcun negro nè lontano, nè vicino, sul sentiero che percorrevano. +Il capo però non si illudeva e conoscendo la prudenza e +l’agilità di quei selvaggi figli dei boschi, era più che certo di +essere stato seguito, quantunque nulla indicasse che in realtà +lo si tenesse d’occhio. +</p> + +<p> +— Temi sempre? — chiese ad un tratto Antao, vedendo l’amico +volgersi di frequente indietro. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose Alfredo. +</p> + +<p> +— Pure non si vede nessuno. +</p> + +<p> +— Sul sentiero è vero, ma nei boschi?... Se noi li frugassimo +troveremmo di certo qualcuno di quegli spioni. I negri sono caparbii +e poi i dahomeni hanno troppa paura di Geletè, ma noi +li stancheremo. +</p> + +<p> +— Andiamo verso la frontiera degli Ascianti?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao, ed entreremo nel Dahomey attraversando la regione +dei Krepi o dei Togo. La frontiera del sud deve essere +guardata dagli uomini di Kalani. +</p> + +<p> +— Saremo costretti a fare un viaggio lungo. +</p> + +<p> +— Quando avremo attraversato le lagune del Piccolo e del +Grande Popo viaggieremo rapidamente. Per ora non dobbiamo +mostrare d’aver fretta, per non destare sospetti nelle spie che +ci seguono, ma quando avremo la certezza di averle stancate o +rassicurate sulla nostra direzione, lancieremo i cavalli al galoppo +dall’alba al tramonto. Toh!... Hai udito?... +</p> + +<p> +— Un fischio in mezzo al bosco?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. È un richiamo dei negri che ci seguono. +</p> + +<p> +— È vero padrone, — confermò Asseybo. — Solamente quelli +del Dahomey sanno fischiare in tale modo. +</p> + +<p> +— Come manderei volentieri una palla nel cranio di quegli +spioni. È noioso viaggiare sapendosi seguiti da persone che possono +giuocarci delle brutte sorprese. +</p> + +<p> +— Oh!... Delle sorprese ce ne prepareranno, ma sapremo +evitarle. Non oseranno però assalirci direttamente, credi a me. +Hanno troppa paura dei fucili degli uomini bianchi. Orsù, al +galoppo e cerchiamo di mantenerli lontani finchè andiamo a +prendere l’amazzone. — +</p> + +<p> +I piccoli ma vivaci cavalli, eccitati dai cavalieri e dai due +<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span> +schiavi partirono al galoppo, sfilando in mezzo alle folte foreste +che si estendevano ai due lati del sentiero. +</p> + +<p> +Tre quarti d’ora dopo la carovana giungeva al piccolo villaggio +che ospitava la povera negra. Questa nel vedere ricomparire +Alfredo ed il portoghese manifestò la più sincera contentezza +e apprendendo che la conducevano con loro, si dichiarò +pronta a mettersi in sella, quantunque le sue dolorose ferite non +avessero ancora cominciato a cicatrizzarsi. +</p> + +<p> +Alfredo si guardò bene però dall’accettare quell’offerta, che +poteva costare la vita alla coraggiosa ragazza. +</p> + +<p> +Fece acquisto di nuovi cavalli, fece improvvisare una comoda +barella stendendovi sopra un materassino acquistato a Porto +Novo, la fece legare ai due animali posti l’uno dietro l’altro, +e dopo d’aver disinfettate e fasciate nuovamente le ferite, fece +adagiare la negra. Per colmo di precauzione la fece riparare +da un’arcata di grandi foglie di banano per preservarla dai +colpi di sole, i quali, come già fu detto, sono pericolosissimi +in quelle regioni. +</p> + +<p> +A mezzodì, dopo una modesta refezione, la carovana abbandonava +l’ospitale villaggio, e attraversato a guado l’Ouzme, +scendeva verso le umide e malsane regioni della costa, per girare +le sponde settentrionali della grande laguna di Nokue e +raggiungere quindi le rive del canale costiere che si prolunga +fino al lago di Togo. +</p> + +<p> +Il caldo era intenso, ma le foreste erano fitte e proteggevano +la carovana dai raggi solari. Regnava però sotto quei grandi +alberi, di cui alcuni avevano delle proporzioni smisurate, un’aria +da serra calda che faceva zampillare il sudore da tutti i pori, +quantunque i due bianchi si fossero sbarazzati di buona parte +delle loro vesti. +</p> + +<p> +Pure che potenza di vegetazione fra quella temperatura ardente!... +Dappertutto si slanciavano in alto tronchi d’ogni dimensione +e d’ogni tinta, che confondevano poi i loro rami e +le loro foglie smisurate a cinquanta, a sessanta e perfino a cento +piedi dal suolo. +</p> + +<p> +Miriadi di liane, formanti splendidi festoni e di piante arrampicanti +adorne di grappoli di fiori esalanti penetranti profumi, +li avvolgevano, salendo fino alle più alte cime, per poi ridiscendere +e quindi risalire di nuovo. +</p> + +<p> +Di sotto a quelle piante colossali, altre ne erano spuntate occupando +<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span> +tutti i più piccoli tratti di terreno, confondendo i loro +rami od i loro tronchi. Meno vivificate dall’aria e dal sole, si +erano mantenute tuttavia ad altezze più modeste, formando una +selva inferiore, la quale intercettava completamente i pochi raggi +che potevano penetrare attraverso la prima vôlta di verzura. +</p> + +<p> +Strani rumori echeggiavano in mezzo a quegli oscuri recessi +della doppia foresta, dovuti per lo più alle numerose tribù di +scimmie che l’abitavano. Di tratto in tratto era uno scoppio di +formidabili urla che risuonavano come degli <i>hu-u!</i>... lanciati +dalle scimmie <i>mangabe</i>, le quali posseggono tali polmoni da +fare udire i loro concerti a parecchi chilometri di distanza; od +uno scoppio di ruggiti paurosi che si sarebbero potuti scambiare +per quelli emessi da una banda di leoni in furore, e che +invece erano lanciati dai cinocefali, bruttissimi e pericolosissimi +quadrumani; oppure erano urla lamentevoli, tristi, o grida +acute, o latrati, o strida prolungate dovute ai colobo orsini, od +ai satanassi, od ai cefi, scimmie molto comuni nelle folte foreste +della Costa d’Avorio. +</p> + +<p> +La carovana però non s’inquietava di tutti quei concerti scordati +e proseguiva la sua marcia sfilando in mezzo a sentieri +strettissimi aperti fra boschi e che Asseybo conosceva, essendosi +più volte già recato nelle piccole repubbliche del Grande +e del Piccolo Popo. +</p> + +<p> +La regione che attraversava era deserta, essendo la Costa +d’Avorio poco popolata in proporzione alla sua immensa estensione +ed anche perchè i popoli si sono tutti addensati in prossimità +del mare, per tenersi lontani dalle irruzioni che i dahomeni fanno +annualmente per provvedersi di prigionieri da trucidare nelle +feste del sangue. +</p> + +<p> +Qualche piccolo gruppo di capanne talora appariva, ma nascosto +nel più folto della grande foresta e lontano dal sentiero. +Quelle piccole abitazioni di paglia o di foglie erano per +lo più situate in prossimità dei macchioni delle palme d’elais +o dei banani o dei cocchi, piante che somministrano il necessario +per vivere a quei frugali abitanti. +</p> + +<p> +Verso le 4 la carovana, che aveva marciato costantemente, +giungeva in mezzo ad una vera foresta di bellissimi alberi che +portavano dei grappoli di frutta della forma d’un cetriolo. +</p> + +<p> +— Ecco qui una foresta che farebbe la fortuna d’una tribù +di negri, — disse Alfredo, che cavalcava a fianco di Antao. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span> +</p> + +<p> +— Cosa sono queste piante?... — chiese il portoghese. +</p> + +<p> +— Noci di calla o meglio <i>bassè</i>, come qui si chiamano. +</p> + +<p> +— Ho udito parlare delle proprietà sorprendenti di quelle +frutta, ma non so cosa siano. +</p> + +<p> +— Sono noci molto pregiate infatti e che sono oggetto d’un +grande commercio in queste regioni. Quelle capsule legnose contengono +dieci o dodici frutta di color rosso e grosse come le +nostre castagne le quali, dopo raccolte, si mettono in ceste ripiene +di foglie per conservarle fresche a lungo. +</p> + +<p> +— Ma che proprietà hanno? +</p> + +<p> +— Della coca del Perù, poichè masticandole conservano meravigliosamente +le forze agli uomini che intraprendono dei lunghi +e faticosi viaggi. Ci sono dei negri che con poche di quelle +frutta vivono dieci e perfino quindici giorni, senza indebolirsi +per la mancanza d’altri cibi. +</p> + +<p> +— Sono eccellenti? +</p> + +<p> +— Sono d’un sapore amaro ma non sgradevole. So che anche +in Europa si cominciano ad adoperare per fare delle infusioni +che chiamano liquori di noce di kalla invece di galla o di calla +come chiamansi qui. +</p> + +<p> +— E quei bellissimi arbusti, d’aspetto grazioso che sorgono +laggiù, cosa sono?... +</p> + +<p> +— Platanieri, delle altre piante che sono molto pregiate qui. +Somministrano delle frutta buonissime e sostanziose e dalla corteccia +abbruciata i negri ricavano una potassa che serve a fare +del sapone pregiato. +</p> + +<p> +Anche le foglie sono adoperate per conservare le provvigioni, +avendo la proprietà di tenere lontani i topi i quali sono così +numerosi nei villaggi dei negri. +</p> + +<p> +— E troveremo anche dei <i>baobab</i>?... Sono impaziente di vedere +quei colossi delle foreste. +</p> + +<p> +— Ne vedrai delle centinaia, Antao. Qui sono abbastanza +comuni. — +</p> + +<p> +In quell’istante un grido strano, che terminava in un +fischio acuto e che si poteva tradurre per un <i>uiff</i> prolungato, +echeggiò nel più folto della foresta, due o trecento passi più +innanzi. +</p> + +<p> +I cavalli, colpiti da un improvviso terrore, si erano subito +arrestati, mandando dei sordi nitriti e serrandosi gli uni addosso +agli altri. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span> +</p> + +<p> +— Cosa c’è? — chiese Antao, senza però manifestare alcuna +apprensione. +</p> + +<p> +— C’è, — rispose Alfredo che aveva staccata rapidamente la +carabina sospesa agli arcioni, — che abbiamo un vicino pericoloso, +mio caro. +</p> + +<p> +— Delle scimmie?... +</p> + +<p> +— Peggio, Antao: un rinoceronte. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... Si dice che simili animali sono formidabili. +</p> + +<p> +— Preferirei trovarmi dinanzi ad una coppia di leoni che ad +uno di quei massicci ed invulnerabili animalacci. Hanno una +pelle così grossa, da sfidare le palle delle migliori carabine. +</p> + +<p> +— Pure non possiamo arrestarci qui. +</p> + +<p> +— Andremo innanzi a dispetto di quel disturbatore, Antao. +Asseybo!... +</p> + +<p> +— Padrone, cosa desideri? — chiese il servo che era disceso +da cavallo e che si era inoltrato nella foresta, per cercare di +scoprire il pericoloso animale. +</p> + +<p> +— Lo vedi?... +</p> + +<p> +— No padrone e credo che siamo stati corbellati. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire? +</p> + +<p> +— Che quel grido non era d’un rinoceronte. +</p> + +<p> +— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Questa è strana!... +</p> + +<p> +— Spiegati, Asseybo, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— Dico che qualcuno ha voluto imitare il grido del rinoceronte. +</p> + +<p> +— Ma a quale scopo?... +</p> + +<p> +— Forse per spaventarci. Se l’animale ci fosse, a quest’ora +avrebbe caricata la nostra carovana. +</p> + +<p> +— Credo che tu abbia ragione, — disse il cacciatore, che era +diventato pensieroso. — Tu hai cacciato più volte i rinoceronti +e sei in grado di conoscere meglio di me il loro grido. +</p> + +<p> +— Sì e ti dico che quell’<i>uiff</i> è stato imitato molto bene. +</p> + +<p> +— Che sia stato qualche segnale? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— È possibile, — rispose Alfredo. — La conclusione è questa: +noi siamo seguiti. +</p> + +<p> +— Da chi?... +</p> + +<p> +— Dalle spie di Kalani. +</p> + +<p> +— Morte di Urano!... Ancora?... Sono come le mignatte quelle +canaglie. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span> +</p> + +<p> +— Bah!... Si stancheranno. Andiamo innanzi e teniamo pronte +le armi. — +</p> + +<p> +La carovana riprese le mosse, quantunque il sole scendesse rapidamente +e l’oscurità cominciasse ad addensarsi sotto le foreste. +</p> + +<p> +Non era prudente accamparsi in piena selva con delle spie +alle calcagna e forse dei feroci animali vicini e Asseybo voleva +condurre il padrone in un luogo scoperto, in una radura. I cavalli +si erano tranquillizzati, tanto più che quel grido non si +era più ripetuto ed avanzavano rapidamente, come se fossero +impazienti di lasciare quei folti macchioni che potevano celare +delle insidie. +</p> + +<p> +Già i carnivori cominciavano a lasciare i loro covi per cominciare +le loro caccie notturne e si facevano udire, facendo +tremare i poveri animali. Di tratto in tratto, nelle macchie più +fitte, dove la luce morente dell’astro diurno più non penetrava, +si udivano dei sibili lamentevoli lanciati forse dai grossi serpenti +pitoni, od i sordi miagolii dei servai o gatti delle selve, +grandi distruttori di selvaggina; o le rauche urla dei sanguinari +leopardi o le stridule e beffarde risa delle iene macchiate +o brune o le urla lamentevoli, tristi, paurose, dei lupi striati, +animali che si avvicinano molto agli sciacalli, ma che hanno +anche molto del lupo. +</p> + +<p> +Crescendo l’oscurità, Alfredo raddoppiava le sue precauzioni, +avendo da temere gli uomini e le fiere. Asseybo si era messo +alla testa della carovana, Antao si era collocato presso la lettiga +dell’amazzone per essere pronto a difenderla ed il cacciatore si +era messo alla coda coi due dahomeni i quali erano stati armati di +ottimi fucili, avendo detto di sapere adoperare le armi da fuoco. +</p> + +<p> +Alle otto, quando nell’aria cominciavano a svolazzare quei +brutti cinonitteri delle palme o cani notturni, la carovana lasciava +i macchioni e giungeva in mezzo ad una vasta radura +dove s’innalzava un gruppo di colossali sicomori. +</p> + +<p> +— Possiamo accamparci con piena sicurezza, — disse Alfredo. — Se +qualcuno cercherà d’avvicinarsi, potremo facilmente scorgerlo. +</p> + +<p> +I cavalli furono radunati attorno ai sicomori, le casse scaricate +e disposte all’ingiro onde nel caso d’un attacco servissero +da barricata e le tende rizzate, mentre i due dahomeni accendevano +due falò per tenere lontane le fiere e per allestire la cena. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p> + +<h2 id="cap9"><span class="smcap">Capitolo IX.</span> +<span class="smaller">L’assalto notturno dei leoni</span></h2> +</div> + +<p> +Alfredo, da uomo prudente e che conosce la vita dei boschi, +dopo d’aver cenato e di aver visitate le ferite dell’amazzone +le quali ormai si cicatrizzavano rapidamente, fece legare i cavalli +attorno ad un palo infisso profondamente nel suolo per impedire +che si sbandassero e che cadessero sotto i denti delle +iene, poi in compagnia d’Antao battè le alte erbe della radura +per un vasto tratto, volendo essere certo che non si nascondessero +animali pericolosi. +</p> + +<p> +Rassicurato da quelle precauzioni indispensabili per coloro +che s’accampano in mezzo alle selvagge foreste dell’Africa che +sono pullulanti di fiere, fece radunare una catasta di legna secca +per mantenere i fuochi accesi, poi stabilì i quarti di guardia. +Asseybo ed un dahomeno furono incaricati della prima veglia +che doveva durare fino alla mezzanotte, Alfredo ed Antao s’incaricarono +della seconda che doveva prolungarsi fino alle tre +del mattino ed il secondo dahomeno dell’ultima, la più breve e +la meno pericolosa, usando le fiere rintanarsi ai primi albori. +</p> + +<p> +Asseybo ed il suo compagno, fatto il giro del gigantesco gruppo +dei sicomori e ravvivati i fuochi, si sedettero alle due estremità +del campo col fucile fra le ginocchia, aprendo per bene gli occhi +e tendendo accuratamente gli orecchi. +</p> + +<p> +Un silenzio assoluto regnava sotto la grande e tenebrosa foresta, +i cui alberi pareva che formassero una massa impenetrabile. +Solamente di quando in quando un soffio d’aria che spirava +dalla costa, faceva stormire lievemente le grandi foglie +piumate dei palmizi, dei cocchi e dei datteri spinosi, producendo +un sussurrìo strano che si perdeva rapidamente in lontananza. +</p> + +<p> +Quel silenzio non doveva però durare molto. Dietro le alte +cime della foresta cominciava a diffondersi nel cielo una luce +pallida, annunciante l’imminente comparsa dell’astro notturno +e le fiere non dovevano tardare a lasciare i loro covi per cominciare +le loro sanguinose stragi. +</p> + +<p> +Ad un tratto uno scoppio di risa sgangherate, risuona fra +<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span> +l’oscura massa degli alberi. È un riso stridulo, che ha qualche +cosa di beffardo e di atroce e che somiglia a quello d’un negro +in delirio. Lo ha lanciato la iena striata, la più codarda +ma la più avida e la più lurida delle fiere. +</p> + +<p> +Quello scroscio non è ancora cessato, che da un’altra parte +della foresta s’alza un concerto di urla lugubri, lamentevoli, +monotone. Sembra che sotto la cupa ombra di quei giganteschi +vegetali, due dozzine di persone vengano spietatamente martirizzate. +</p> + +<p> +Quel gridìo assordante cessa per pochi istanti; poi un urlo +più prolungato echeggia solo e tosto vi fanno coro gli altri, più +acuti, più strazianti. Sono gli sciacalli che si chiamano e che +si radunano per recarsi a cacciare le inoffensive antilopi. +</p> + +<p> +Poi s’odono dei sibili acuti, dei latrati ora sommessi ed ora +strepitosi, delle urla, altri scrosci di risa, quindi uno scricchiolìo +di rami, uno spostarsi di fronde, un susurrìo di foglie +secche precipitosamente calpestate. La tenebrosa foresta pochi +istanti prima così tranquilla, così silenziosa, pare che ora siasi +ridestata. +</p> + +<p> +D’improvviso un ruggito potente, assordante come un colpo +di tuono, che pare faccia tremare perfino le foglie degli alberi +e le erbe della radura, scoppia. +</p> + +<p> +Quella voce formidabile che fa rimbombare la foresta e che +annuncia, in colui che l’ha emessa, una forza strapotente, ottiene +un effetto immediato. Tutte le altre urla cessano di botto +e più nessun rumore turba il silenzio della notte. +</p> + +<p> +Il re delle foreste si è fatto udire e tutte le altre fiere, +grandi o piccole, audaci o codarde, si sono affrettate a lasciare +il campo al terribile predatore. +</p> + +<p> +Asseybo ed il dahomeno, che fino allora non si erano mossi, +non ignorando che nè le iene, nè gli sciacalli, nè i lupi striati, +nè i servai avrebbero osato assalirli, udendo quel ruggito che +annunciava la presenza d’un leone, s’erano alzati, gettando +degli sguardi inquieti verso gli alberi. +</p> + +<p> +— Cattivo vicino, — disse il dahomeno, avvicinandosi ad Asseybo. +</p> + +<p> +— Preferirei una banda di iene macchiate, — rispose il servo. — Fortunatamente +i fuochi sono accesi e il predatore non oserà +assalirci, per ora. — +</p> + +<p> +Un altro ruggito, più potente e più prolungato del primo, rintronò +<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span> +da un’altra parte della foresta, a cui subito rispose il +primo. +</p> + +<p> +— Sono due, — disse il dahomeno, la cui voce tremava. — La +cosa è grave. +</p> + +<p> +— È vero, — rispose Asseybo, che del pari non era tranquillo. — Vi +è un leone ed una leonessa e sono certo di non +ingannarmi. +</p> + +<p> +— Che sia il caso di svegliare il padrone?... +</p> + +<p> +— Aspettiamo ancora. Forse non si sono accorti della nostra +presenza. +</p> + +<p> +— Non tarderanno a scoprirci. Hanno un odorato troppo acuto. +</p> + +<p> +— Silenzio ed aspettiamo. — +</p> + +<p> +I due ruggiti erano echeggiati ad un chilometro dall’accampamento, +ma un chilometro è un passo per quelle fiere che +hanno uno slancio poderoso. In pochi istanti potevano mostrarsi +sul margine della foresta. +</p> + +<p> +Passarono pochi minuti, poi i due ruggiti si fecero nuovamente +udire più potenti, più formidabili ed anche più vicini. +</p> + +<p> +Ormai non vi era più da dubitare: le due fiere s’avvicinavano +rapidamente, forse attratte dai due falò che fiammeggiavano +sotto i folti rami dei sicomori. +</p> + +<p> +Asseybo ed il dahomeno avevano armate le due carabine e +si erano riparati dietro alle casse, per mettersi al coperto da +un repentino assalto, quando udirono la voce del padrone. +</p> + +<p> +Alfredo, svegliato bruscamente da quei ruggiti, era strisciato +fuori della tenda, seguìto da Antao. +</p> + +<p> +— Dei leoni? — aveva chiesto. +</p> + +<p> +— Sì, padrone, — rispose Asseybo. +</p> + +<p> +— Che il diavolo se li porti, — disse Antao. — Potevano lasciarmi +dormire tranquillo. +</p> + +<p> +— Si vedono? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— No padrone, ma non devono essere lontani. +</p> + +<p> +— Che i dahomeni s’incarichino di tener fermi i cavalli e +noi penseremo a quei predatori. — +</p> + +<p> +Fece stringere il cerchio formato dalle casse, vi si misero dietro +tutti e tre ed attesero, con calma, la comparsa dei re delle selve. +</p> + +<p> +I cavalli, già svegliati da quei ruggiti, avevano cominciato +a dare segni di viva inquietitudine. Scalpitavano, nitrivano e +cercavano di spezzare i legami per fuggire dalla parte opposta, +non obbedendo più alla voce ed alle carezze dei due dahomeni. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span> +</p> + +<p> +Anche la giovane negra si era accorta della vicinanza delle +formidabili fiere ed aveva cercato d’alzarsi, ma vedendo i due +bianchi in armi, si era tranquillizzata conoscendo per esperienza +il loro coraggio e la loro valentìa. +</p> + +<p> +I ruggiti erano ricominciati destando tutti gli echi della foresta +e venivano da due parti opposte. Pareva che il maschio +e la femmina si fossero accordati per assalire il campo in due +diverse direzioni. +</p> + +<p> +— A me il leone che rugge alla mia destra, — disse Alfredo, +con voce tranquilla. — A te la leonessa, ma non far fuoco se +non quando sei sicuro dei tuoi colpi. +</p> + +<p> +— Costringerò i miei nervi a stare tranquilli, — rispose Antao. — Che +strana impressione mi fanno questi due animali!... +Si direbbe che quando ruggono mi fanno tremare il cuore. +</p> + +<p> +— Sii calmo, Antao. Con simili fiere si giuoca la vita. +</p> + +<p> +— Lo sarò, poichè non ho proprio nessuna voglia di finire +nel ventre della leonessa. +</p> + +<p> +— Scherzi?... Buon segno, amico mio. L’uomo che ride dinanzi +alla morte non ha paura. +</p> + +<p> +— Paura non ne ho, te lo giuro, ma sono i nervi che pare +abbiano una voglia folle di battere una marcia indiavolata. +</p> + +<p> +— Taci!... +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... che vocione!... M’ha rintronato gli +orecchi!... +</p> + +<p> +— Eccoli!... — +</p> + +<p> +Dopo un ruggito più formidabile dei primi, una massa oscura +si era slanciata, con un salto immenso, fuori da un macchione +di fitti cespugli ed erasi fermata nella radura, esponendosi ai +pallidi raggi della luna. +</p> + +<p> +Era un superbo leone dal corpo robusto, dalla testa grossa, +dalla lunga criniera oscura e dal pelame fulvo, uno di quegli +animali che posseggono una tale forza da balzare sopra una +siepe portandosi in bocca una giovenca. +</p> + +<p> +S’arrestò un istante, cogli sguardi fissi sui fuochi che ardevano +sotto la fosca ombra dei sicomori e sferzandosi i fianchi colla +lunga coda terminante in un fiocco, poi lanciò il suo formidabile +ruggito di combattimento che parve una sfida gittata ai cacciatori. +</p> + +<p> +Quasi subito la leonessa, che non doveva trovarsi lontana, +fece a sua volta la comparsa, spiccando una volata di parecchi +metri ed arrestandosi a quindici o venti passi dal maschio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span> +</p> + +<p> +— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò Antao. — Sono +belli da vedersi, ma fanno tremare le gambe. +</p> + +<p> +— Una carabina di ricambio, — disse Alfredo ai dahomeni, +senza volgersi. — Aspetta, Antao. — +</p> + +<p> +Alzò lentamente la carabina mirando con grande attenzione +ed approfittando dell’immobilità del leone, fece fuoco a sessanta +metri di distanza. +</p> + +<p> +La nuvola di fumo non si era ancora dissipata, che si vide +il leone spiccare un salto in aria, poi precipitarsi verso l’accampamento +con impeto irresistibile. +</p> + +<p> +Asseybo ed Antao si erano prontamente voltati puntando le +armi, senza curarsi della leonessa che si preparava ad assalirli, +ma il cacciatore, con un rapido colpo d’occhio, aveva tutto +veduto. +</p> + +<p> +— No, fermi!... — urlò. — Badate alla leonessa!... — +</p> + +<p> +Aveva afferrata rapidamente la carabina di ricambio che gli +porgeva uno dei dahomeni e l’aveva puntata. +</p> + +<p> +Il leone, che doveva essere stato ferito, ma non gravemente, +forse s’accorse del pericolo che correva, poichè invece di scagliarsi +contro le casse, dietro le quali si teneva riparato il cacciatore, +col suo ultimo slancio cercò di piombare addosso ai +cavalli che si dibattevano furiosamente per fuggire. +</p> + +<p> +Aveva però trovato un nemico degno di lui. Alfredo, senza +staccare l’arma dalla spalla, aveva fatto mezzo giro, facendo +fuoco a soli sei passi. +</p> + +<p> +La palla, meglio diretta della prima, andò a fracassare la spina +dorsale del predatore, il quale, arrestato quasi di volo, andò a +cadere in mezzo ad uno dei falò. +</p> + +<p> +Con pochi colpi di zampe disperse i tizzoni spegnendoli, ma +la morte lo colse e si distese in mezzo alla brace, arrosolandosi +le carni e spandendo all’intorno un nauseante odore di bruciaticcio. +</p> + +<p> +La femmina intanto, resa furiosa per la morte del compagno, +si era scagliata contro Antao ed Asseybo. +</p> + +<p> +Sfuggì alla palla del secondo e andò ad urtare le casse con +tale furia, da rovesciarle le une addosso alle altre. Già stava +per gettarsi contro i due uomini che erano rimasti senza difesa, +ma Antao in quel supremo istante aveva saputo imporre +un momento di calma ai suoi nervi. +</p> + +<p> +Vedendo la fiera cadere a due soli passi, le aveva scaricata +<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span> +contro la carabina, mentre uno dei dahomeni la percuoteva poderosamente +con un grosso tizzone ardente, coprendola di scintille. +</p> + +<p> +Ferita forse gravemente e spaventata da quella pioggia di +fuoco, fece un rapido voltafaccia, attraversò la radura a gran +balzi e scomparve nella foresta salutata da altri due colpi di +fucile, ma i proiettili non parve giungessero a destinazione. +</p> + +<p> +— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Un momento di +esitazione e la mia zucca sarebbe a quest’ora fra le mascelle +di quell’indemoniata bestia. +</p> + +<p> +— E faccio i miei elogi al tuo sangue freddo, — disse Alfredo, +che aveva tremato per l’amico. — Un cacciatore di professione +avrebbe mancato al colpo o si sarebbe dato alla fuga. +</p> + +<p> +— Ci tenevo alla mia pelle, — rispose Antao, sorridendo. — Per +bacco!... Che salti e che attacco!... E dove sarà fuggita la +leonessa?... Le ho scaricata la carabina nella bocca, ma credo +di averle solamente fracassata una mascella. +</p> + +<p> +— Sarà tornata al suo covo. +</p> + +<p> +— Che non ci assalga più?... +</p> + +<p> +— Non oserà ritornare. +</p> + +<p> +— Se nella sua ritirata incontrasse almeno le spie e si rifacesse +coi polpacci di quelle!... +</p> + +<p> +— Si saranno messe in salvo sugli alberi fino dai primi ruggiti. +</p> + +<p> +— Ma il tuo leone si cuoce, Alfredo. Mi rincresce perdere la +sua pelle. +</p> + +<p> +— Ormai è rovinata. Lascia che si cucini e riprendiamo il +sonno. +</p> + +<p> +— Sarà un po’ difficile riaddormentarsi. Ho ancora i nervi +scombussolati. +</p> + +<p> +— Si calmeranno, Antao. Orsù, cacciati sotto la tenda. — +</p> + +<p> +I due bianchi, certi ormai di non venire più disturbati, riguadagnarono +i loro giacigli di fresche erbe, mentre Asseybo +ed il dahomeno rizzavano nuovamente le casse e riaccendevano +il falò spento dal leone. +</p> + +<p> +Il rimanente della notte passò tranquillo. Solamente verso le +due del mattino alcune iene osarono avvicinarsi furtivamente +al campo, attirate dall’odore che aveva sparso il leone nell’arrostirsi +l’addome sui tizzoni, ma bastò un colpo di fucile per +costringerle a riguadagnare la foresta. +</p> + +<figure><a id="fill-064a"></a> + <img src="images/ill-064a.jpg" alt=" "> +<figcaption>... si vide il leone spiccare un salto in aria, poi precipitarsi.... (Pag. 63).</figcaption> +</figure> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span> +</p> + +<p> +All’indomani, un’ora dopo il sorger del sole, la carovana si +rimetteva in cammino, impaziente di lasciare quelle pericolose +foreste e di giungere nelle bassure erbose. +</p> + +<p> +Alle 8 del mattino, dopo avere attraversato a guado un grosso +corso d’acqua che serve di scarico al lago Tschibe che trovasi +nel cuore del Dahomey, giungeva sulle sponde occidentali della +grande laguna di Nokue chiamata anche Dennana e proseguiva +verso il sud per raggiungere il canale costiero che passa fra +Whydah e la borgatella di Avrekete. +</p> + +<p> +Cominciavano di già i terreni paludosi, quei terreni saturi +d’acqua marina corrotta dai paletuvieri, da avanzi di vegetali +d’ogni specie e che esalano quei miasmi carichi di febbre, così +fatali agli europei che soggiornano per qualche tempo in quelle +regioni. +</p> + +<p> +Non si scorgevano che radi gruppi di alberi, per lo più di +cocchi, piante che non possono crescere lontane dall’aria marina, +ma invece giganteggiavano le canne e le erbe palustri le +quali talora raggiungevano altezze incredibili, tali da coprire +interamente cavalli e cavalieri. +</p> + +<p> +Il terreno cedeva facilmente sotto i piedi della carovana, ma +Alfredo contava di attraversare rapidamente quella regione pericolosa +per sottrarre il portoghese, non ancora acclimatizzato, +alle perniciose influenze di quei miasmi. Non voleva fare che +una semplice punta nei paesi del Piccolo e del Grande Popo per +meglio ingannare le spie che lo seguivano, e quindi risalire le +frontiere orientali degli Ascianti e riguadagnare i grandi boschi +dell’interno, più pericolosi pei loro abitanti a quattro zampe, +ma più salubri. +</p> + +<p> +Alla sera si accampavano sulle sponde del canale, in uno spazio +scoperto da ogni erba palustre per non venir sorpresi dalle +spie e per non subire l’assalto dei numerosi serpenti che pullulano +in quegli umidi terreni. +</p> + +<p> +La notte però fu tormentosa. Malgrado i fuochi accesi attorno +al campo con erbe fresche per produrre nuvoloni di fumo, veri +battaglioni di moscherini sanguinarii e spietati invasero le tende, +gettandosi con rabbia inaudita sulle carni dei poveri accampati. +</p> + +<p> +Sono incredibili le torture che fanno soffrire quei piccoli insetti. +Le nostre zanzare, in loro paragone, sono nulla. Vi sono +moscherini che vi succhiano il sangue fino che scoppiano e che +pare vi strappino la pelle pezzetto a pezzetto; delle mosche +<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span> +quasi invisibili che dalle dieci del mattino alle tre pomeridiane +non si lasciano vedere, ma che poi vi piombano addosso a sciami, +producendovi delle punture dolorosissime; altre, chiamate <i>ibolai</i>, +che hanno dei pungiglioni così acuti da passarvi i calzoni e che +pare vi forino la pelle con ago infuocato, ma che però non vi +fanno soffrire che pochi istanti; ma ve ne sono poi altre ancora +che vi succhiano il sangue e che poi lasciano nell’invisibile ferita +chissà quale veleno, che vi fa soffrire ventiquattro ore senza +tregua. +</p> + +<p> +Antao, non abituato a tutti quei morsi, battagliò inutilmente +tutta la notte contro quei nemici quasi invisibili, borbottando come +un ossesso e solamente verso l’alba potè gustare un po’ di sonno, +dopo però di essersi unto il viso e le mani con olio d’elais per +calmare i dolori. +</p> + +<p> +Il giorno seguente la carovana, che si teneva sulla sponda +interna del canale, passava al largo di Godomè e poco dopo di +Whydah una delle più importanti città della Costa d’Oro, tenuta +da un cabecero del re di Dahomey e verso il mezzodì, dopo una +rapidissima marcia, attraversato l’importante corso d’acqua che +chiamasi Mono e che pare abbia le sue sorgenti nelle lontane regioni +del Borgu il quale trovasi a settentrione del paese dei +Krepi, varcava le frontiere della repubblica dei Popos. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap10"><span class="smcap">Capitolo X.</span> +<span class="smaller">La repubblica dei Popos</span></h2> +</div> + +<p> +La repubblica dei Popos, formata dal Grande e Piccolo Popo è +uno staterello che occupa una porzione della Costa d’Avorio compresa +fra Whydah all’est e la regione dei Togo all’ovest, lungo +il canale costiero che unisce le due lagune di Nokue e di Togo. +</p> + +<p> +Questa repubblichetta, sfuggita miracolosamente ai potenti vicini, +è di formazione quasi recente, poichè non conta che sessanta +o settant’anni di esistenza. Verso il 1815, alcuni minalotos +d’Elmina, stanchi della crudele tirannia di alcuni capi +della Costa d’Oro, emigrarono verso la foce del Mono, fondando +successivamente le cittadelle di Grande e Piccolo Popo, di Sabbe, +<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span> +di Aguè, di Abananquen e d’Abanakwe spingendosi fino a Porto +Seguro e sulle rive della laguna dei Togo, aiutati da non pochi +dahomeni che avevano abbandonato il loro paese natìo per sottrarsi +alle infamie di quei re sanguinarii. +</p> + +<p> +Ben presto lo staterello prosperò, altri negri accorsero per +godere la libertà che non potevano avere nei loro paesi ed oggi +si può citare come uno dei più civili della Costa, quantunque +quel minuscolo popolo molto abbia conservato dei suoi antichi +costumi e usi, e si può anche considerare come il più industrioso, +trafficando largamente cogli europei che vi hanno fondato, nei +centri più popolosi, parecchie fattorie. +</p> + +<p> +La carovana fece la sua entrata nel territorio della repubblica +senza subire alcuna molestia, cosa assai rara in Africa, +essendo abituati i capi a far pagare dei diritti di passaggio sulle +terre da loro dipendenti e quasi sempre disastrosi per le carovane, +le quali sono costrette a lasciare nelle mani di quegli +insaziabili tirannelli buona parte dei loro carichi. +</p> + +<p> +Alfredo però si tenne lontano dalle cittadelle non avendo nessun +interesse a visitarle e si limitò a costeggiare le sponde settentrionali +del canale, per giungere più rapidamente nel Togo. +</p> + +<p> +Il paese non era più disabitato come prima. Si vedeva che la +libertà concessa agli abitanti del piccolo stato e la sicurezza +che godevano, avevano dato buoni resultati. +</p> + +<p> +Popolosi villaggi apparivano sulle sponde del canale e sui terreni +meno paludosi; campi coltivati con grande cura e ubertose +praterie dove pascolavano dei grossi bestiami si vedevano dovunque, +mentre sulle acque scorrevano numerosi canotti montati +da negri rumorosi e carichi di derrate d’ogni specie, diretti +verso le cittadelle della Costa od al Piccolo Popo che dista +circa venticinque miglia da Porto Seguro. +</p> + +<p> +— Pare d’essere in un’altra regione ben lontana dalla Costa +d’Avorio, — disse Antao che guardava, meravigliato, quel movimento +e quell’attività insolita nei paesi popolati dai negri. +</p> + +<p> +— È la libertà che godono questi abitanti, che ha dato così +buoni risultati anche in questi paesi esposti all’atmosfera snervante +dell’equatore. +</p> + +<p> +— Ma anche la sicurezza. +</p> + +<p> +— È vero, Antao. Ormai questa piccola repubblica più nulla +ha da temere dalle invasioni dei suoi potenti vicini. +</p> + +<p> +— È sotto la protezione delle potenze europee?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span> +</p> + +<p> +— Sì, Antao, o meglio sotto la protezione degli antichi forti +qui costruiti dagl’Inglesi, dai Danesi e dai Portoghesi per la +soppressione della tratta degli schiavi. +</p> + +<p> +— Mi hanno detto che una volta queste coste erano assiduamente +visitate dai vascelli negrieri. +</p> + +<p> +— Si calcola che si esportassero centomila negri all’anno, +destinati alle piantagioni americane. Quando però gli Olandesi +eressero il forte d’Elmina, i Portoghesi quello di S. Jago, gli +Inglesi quello di Cape Coast Castle e d’Aura ed i Danesi quelli +di Christianburg e di Friendsburg, la tratta a poco a poco cessò +ed ora più nessuna nave negriera osa comparire su queste +spiagge. Alle foci del Vecchio Calabar però, so che si esportano +ancora negri per l’Oriente. +</p> + +<p> +— Bisognerebbe cannoneggiare quei furfanti, ma.... cosa fanno +quegli uomini che s’affannano sulle rive del canale? +</p> + +<p> +— Vedi quegli alberi che sorgono in mezzo a quel campicello +tenuto con grande cura?... +</p> + +<p> +— Quelle palme?... +</p> + +<p> +— Sì, ed infatti sono palme, ma palme che dànno l’olio di +elais, le più pregiate e le più coltivate su tutta la Costa. +</p> + +<p> +— Desidererei vedere quegli alberi famosi, se ne parla ormai +tanto. +</p> + +<p> +— Vieni, così ti farò vedere come si ottiene l’olio. — +</p> + +<p> +Lasciarono la carovana che continuava la sua marcia sulla +via aperta fra i terreni paludosi e spronati i cavalli, si spinsero +verso la piantagione di palme, la quale occupava uno spazio +ristretto d’una terra nerastra e molto grassa, a quanto +sembrava. +</p> + +<p> +Quelle piante, che formano la ricchezza principale dei reami +e delle repubblichette della Costa d’Avorio, avevano l’aspetto +grazioso e pittoresco delle palme, con grandi foglie piumate e +una altezza di dieci a dodici metri. +</p> + +<p> +Dal tronco pendevano degli enormi grappoli, pesanti almeno +dodici o quindici chilogrammi, cogli acini grossi come noci, alcuni +rossi ed altri, che erano completamente maturi, di colore +nerastro, ma a riflessi rossastri. +</p> + +<p> +— Ecco le palme d’elais, — disse Alfredo, — quelle palme +che producono quell’olio così ricercato dai profumieri europei +per la fabbricazione dei saponi di lusso, ma che qui viene adoperato +in luogo del burro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span> +</p> + +<p> +Come vedi, queste piante non hanno bisogno di grandi cure; +basta levare attorno ai tronchi le erbe cattive. Si adattano a +qualunque terreno, anche a quelli sabbiosi o argillosi e perchè +il raccolto sia abbondante non occorre che dell’acqua e qui ne +cade perfino troppa durante la stagione delle pioggie. +</p> + +<p> +— Producono una sola volta all’anno? +</p> + +<p> +— No, Antao, due. La prima raccolta, che è piuttosto scarsa, +la si fa in novembre e la seconda dal febbraio a giugno ed è la +più abbondante. +</p> + +<p> +— E come sono quelle frutta?... +</p> + +<p> +— Sono composte d’una polpa fibrosa, assai grassa e densa, +la quale racchiude un nocciolo contenente una mandorla, che +però è piuttosto difficile a staccare. +</p> + +<p> +— Ma l’olio da dove si ricava?... +</p> + +<p> +— Quello detto di palma si ottiene colla polpa del frutto. Dapprima +si stacca dalla mandorla, la si comprime e la si macera +entro una tinozza e se ne cava una specie di polpa di pomodoro, +di odore tutt’altro che gradevole, ma che pure viene mangiata +avidamente da tutti i negri, anzi si può dire che costituisce il +principale nutrimento di questi popoli. +</p> + +<p> +I noccioli invece si lasciano seccare due o tre mesi, poi si +levano le mandorle che sono nere e che hanno il gusto della +saponaria e servono per fabbricare certi saponi, ma in Europa +si adoperano per ricavare un olio finissimo, molto ricercato dai +profumieri. +</p> + +<p> +Dalle scorze e dalla polpa si ricava anche, facendole bollire, +una specie di burro verdastro, abbastanza gradevole, il quale +contiene trentuna parte di stearina e sessantanove d’olio di +oliva. +</p> + +<p> +— È quello che si esporta in Europa? +</p> + +<p> +— Sì e l’esportazione rimonta al 1817, cioè da quando un inglese +cominciò ad adoperarlo, con grande successo, nella fabbricazione +dei saponi profumati. Oggi se ne manda tanto in +Europa che la sola Inghilterra ne acquista per duecento milioni +di lire. +</p> + +<p> +— Morte di Giove!... Che alberi preziosi!... +</p> + +<p> +— Oh!... Ma non credere che i prodotti di questi alberi si +limitino all’olio ed al burro. Colle scorze secche e colla polpa +gl’indigeni si fabbricano certe specie di canne che servono per +accendere rapidamente il fuoco e le adoperano pure per procurarsi +<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span> +un eccellente sapone nero; colle foglie si coprono le +case ed intrecciandole si fabbricano delle ottime stuoie ed incidendo +la cima del tronco dell’albero, si procurano giornalmente +un litro di quel liquore biancastro che fermenta rapidamente, che +è un buon rinfrescante e che tu hai bevuto con molto piacere. +</p> + +<p> +— Il vino di palma?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— E quei negri che lavorano sulla sponda del canale stanno +preparando l’olio. +</p> + +<p> +— Le frutta sono mature ed è giunto il momento di raccoglierle. +Raggiungiamo la carovana o la notte ci sorprenderà +lontani dai nostri uomini. — +</p> + +<p> +Spronate le loro cavalcature, un quarto d’ora dopo raggiungevano +Asseybo il quale marciava alla testa, dinanzi alle mule +che portavano la lettiga dell’amazzone. +</p> + +<p> +Essendo il sole tramontato e non essendo prudente continuare +la marcia fra quei terreni paludosi che potevano celare delle +sabbie mobili, la carovana s’accampò a breve distanza dal canale, +in un luogo che sembrava deserto. +</p> + +<p> +I soliti fuochi furono accesi per cercare di tener lontane le +feroci zanzare, poi essendo tutti stanchi s’affrettarono a ritirarsi +sotto le tende, mentre Asseybo montava il primo quarto +di guardia, ma avevano appena gustata qualche ora di sonno +che furono svegliati da un concerto assordante, da un baccano +tale da svegliare anche un ubbriaco. +</p> + +<p> +Erano urla acute, poi ululati che salivano al cielo, poi latrati +rauchi. Tacevano un istante, poi ricominciavano con maggior +vigore, come se presso al campo si fossero radunate dieci dozzine +d’animali dotati di polmoni di grande potenza. +</p> + +<p> +— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese +svegliato di soprassalto. — Chi sono queste canaglie che si permettono +di farci simili serenate?... Il diavolo se li porti tutti +nel canale!... +</p> + +<p> +— Sono sciacalli, — rispose Alfredo, che si era pure svegliato. +</p> + +<p> +— Pretenderebbero di assalirci?... +</p> + +<p> +— Non oseranno tanto. +</p> + +<p> +— Ma devono essere almeno cento. +</p> + +<p> +— Fossero anche di più, non avrebbero tanto coraggio d’aggredire +il nostro campo. Io credo invece che vi sia qualche carogna +presso il canale e che se la disputino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span> +</p> + +<p> +— Che se la mangino, ma che lascino tranquille le persone +che hanno sonno. Ieri sera le zanzare ed ora gli sciacalli! Dannato +paese!... +</p> + +<p> +— Turati gli orecchi e cerca di riaddormentarti. Bisogna abituarsi +a tutto. — +</p> + +<p> +Antao cercò di mettere in pratica il consiglio del cacciatore, +ma senza riuscirvi, perchè tutta la notte quel diabolico concerto +durò, senza un minuto d’intervallo. +</p> + +<p> +Gli uomini di guardia tentarono a più riprese di spaventare +quegli animali sparando parecchi colpi di carabina, ma senza +buon esito. Pareva che nelle vicinanze del canale esistesse qualche +carnaio. +</p> + +<p> +Antao, furioso per non aver potuto chiudere gli occhi un solo +istante, appena cominciò ad albeggiare svegliò l’amico, per andare +a cacciare quegli importuni. +</p> + +<p> +Armatisi delle carabine e chiamato Asseybo che stava facendo +l’ultimo quarto di guardia, si diressero verso il canale che distava +sei o settecento passi dal campo. +</p> + +<p> +All’incerta luce che biancheggiava verso oriente, la quale +però si tingeva rapidamente di riflessi rossastri, scorsero presso +le sponde del canale delle bizzarre costruzioni, disposte su di una +lunga fila e che pareva si prolungasse indefinitamente. +</p> + +<p> +Sembravano tettoie quadrangolari o meglio ancora dei palchi +sorretti da quattro pali e sopra i quali si scorgevano confusamente +delle masse informi, dalle quali pendevano degli stracci +biancastri che il vento mattutino agitava disordinatamente. +</p> + +<p> +Sotto quelle costruzioni si vedevano numerose bande di animali +rassomiglianti ai lupi, lunghi dai sessantacinque agli ottanta +centimetri, alti circa mezzo metro, col corpo robusto, le +gambe alte, il muso da lupo, gli orecchi corti, la coda lunga e +villosa ed il pelame giallo grigiastro a riflessi fulvi. +</p> + +<p> +Tenevano i musi volti verso quegli strani palchi, e ululavano +o urlavano con una costanza incredibile. +</p> + +<p> +— Sono curioso, — esclamò Antao, — di vedere a chi fanno +quella diabolica serenata quei dannati sciacalli. +</p> + +<p> +— Credo d’indovinarlo, — disse Alfredo. — Asseybo, siamo +ancora nel Gran Popo o siamo passati sul territorio del Piccolo +Popo?... +</p> + +<p> +— Nel Piccolo, padrone, — rispose il negro. +</p> + +<p> +— Allora so di che si tratta, — disse Alfredo, ridendo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span> +</p> + +<p> +— Spero che me lo dirai. +</p> + +<p> +— Sì, Antao. Gli sciacalli hanno fatto una serenata ai morti. +</p> + +<p> +— Mille pescicani!... Ai morti?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. Quelle masse nere che vedi coricate su quelle +piattaforme, sono negri morti. +</p> + +<p> +— Ti credo poichè comincio a sentire un certo odore che mi +rivolta lo stomaco. Faremo bene a ritornare al campo. +</p> + +<p> +— Aspetta un po’ che si alzi il sole. Dovrai abituarti a questi +odori, perchè incontreremo molte tombe, essendo numerosi, nel +Piccolo Popo, i negri che muoiono senza aver potuto pagare i +loro debiti. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire? — chiese il portoghese, stupito. — Cosa +c’entrano i debiti dei negri con queste tombe?... +</p> + +<p> +— C’entrano per qualche cosa, poichè i negri esposti in tale +modo agli insulti delle intemperie ed al becco degli uccelli, sono +quei poveri diavoli che non hanno potuto pagare i loro debiti. +</p> + +<p> +Quando un negro muore in questa piccola repubblica, i parenti, +prima di dare onorevole sepoltura al defunto, devono assicurarsi +se ha pagato tutti i suoi creditori. +</p> + +<p> +Se era in regola, si fanno feste in onore del morto, poi la +salma viene sotterrata nella capanna abitata dalla sua famiglia +ad una profondità di circa ottanta centimetri. +</p> + +<p> +— Che piacere per la famiglia!... +</p> + +<p> +— E che miasmi si sviluppano durante i grandi calori! Se +invece il defunto non ha lasciato tanto da saldare i suoi debiti +ed i suoi parenti si trovano nell’impossibilità di raggranellare +la somma necessaria, niente danze, niente fracasso coi <i>tam-tam</i> +o coi <i>cachere</i>,‍<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> niente fiumi di acquavite. Si fa il meno rumore +che sia possibile, si vanno a piantare quattro pali sulle +rive del canale, si uniscono con una piattaforma alta dal suolo +un metro e ottanta centimetri, si avvolge il cadavere in due o +tre pezzi di stoffa, ve lo si colloca sopra col capo un po’ rialzato +ed avvolto in una pezzuola bianca pendente ai lati. +</p> + +<p> +Ciò fatto tutti si allontanano, lasciando la misera spoglia esposta +ai soli brucianti, alle pioggie, ai venti, agli uccelli, alle mosche +ed alle formiche. +</p> + +<p> +— Bel modo di costringere i debitori a pagare i creditori, — +<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span> +disse Antao. — È un sistema che bisognerebbe adottare dappertutto. +Ma, dimmi, non si toccano più i morti? +</p> + +<p> +— Le leggi del paese proibiscono severamente che vengano +levati ed il fanatismo e la superstizione dànno a quel divieto un +carattere sacro. +</p> + +<p> +— Sarà un’onta per la famiglia del defunto. +</p> + +<p> +— Un’onta ed un grande dolore, perchè questi negri credono +che i debitori siano condannati, alla loro uscita da questo mondo, +a rimanere eternamente alle porte dell’altra vita senza mai potervi +entrare. +</p> + +<p> +— Un bello spauracchio in fede mia! Ora che ne so abbastanza +alziamo i talloni e lasciamo che quei morti profumino gli sciacalli. +Ne ho abbastanza di questi odori nauseabondi. +</p> + +<p> +— Quest’oggi attraverseremo anche il Piccolo Popo e questa +sera ci accamperemo sulle rive del Sio. Colà non incontreremo +altri morti. +</p> + +<p> +— Desidero le grandi foreste, Alfredo. +</p> + +<p> +— Le ritroveremo fra un paio di giorni. +</p> + +<p> +— E spero che caccieremo della grossa selvaggina. +</p> + +<p> +— Anche degli elefanti, Antao. +</p> + +<p> +— E dei rinoceronti?... +</p> + +<p> +— Anche quelli. +</p> + +<p> +— Ripartiamo presto. Il clima della Costa d’Avorio non mi conferisce +troppo e sospiro il momento di ritrovarmi fra il profumo +selvaggio delle grandi foreste. Ma.... toh!... Hai veduto, Alfredo? +</p> + +<p> +— Che cosa?... +</p> + +<p> +— Un uomo sorgere fra le erbe del canale e poi subito a +scomparire?... +</p> + +<p> +— Sarà un negro che prende un bagno. +</p> + +<p> +— È sparito troppo presto per crederlo un onesto nuotatore. +</p> + +<p> +— Sarà una delle spie. +</p> + +<p> +— Morte di Urano!... Che ci seguono ancora?... +</p> + +<p> +— Lo sospetto. +</p> + +<p> +— Ciò comincia a diventare seccante. Se ci seguissero anche +nel paese dei Togo?... +</p> + +<p> +— Ce ne sbarazzeremo, — disse Alfredo, battendo sulla canna +della carabina, ma con un gesto minaccioso. — Nei grandi boschi +le ritroveremo presto. — +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span></p> + +<h2 id="cap11"><span class="smcap">Capitolo XI.</span> +<span class="smaller">Il «mpungu»</span></h2> +</div> + +<p> +Quando giunsero al campo, i due dahomeni avevano già caricati +i cavalli e si trovavano pronti a partire, mentre l’amazzone, +la cui guarigione era prossima, si era ricoricata nella sua +lettiga, su di un fresco strato di foglie. +</p> + +<p> +Alfredo diede il segnale della partenza e tutti si misero in +marcia, tenendosi però lontani dalle rive del canale per sfuggire +ai nauseanti odori che tramandavano i poveri debitori. +</p> + +<p> +Ve n’era un buon numero di quei disgraziati, poichè numerosi +palchi si vedevano delinearsi verso l’ovest seguendo i capricciosi +contorni delle sponde. Alcune di quelle costruzioni +erano state erette anche in vicinanza della via percorsa dalla +carovana ed allora Antao poteva vedere, non senza un brivido +d’orrore, i crani dei negri biancheggianti fra gli stracci che +coprivano bene o male i corpi. +</p> + +<p> +Grandi bande d’avoltoi volteggiavano senza posa sopra quei +funebri palchi e di quando in quando si vedevano calare impetuosamente +sopra quegli scheletri disseccati dal sole e già ripuliti +dalle formiche, cercando avidamente l’ultimo brano di +pelle. +</p> + +<p> +Ben presto però la carovana abbandonò i tristi paraggi del +Piccolo Popo, inoltrandosi nella regione dei Togo,‍<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> vasto paese +che si trova racchiuso fra le frontiere del Dahomey all’est, +quelle dell’Ascianti e del possedimento inglese della Costa d’Oro +all’ovest e le terre dei Krepi a settentrione. +</p> + +<p> +Evitata la capitale dei Togo, onde non perdere tempo, la carovana +costeggiò il lago omonimo che è formato dai due fiumi +Haho e Sio, poi si spinse un po’ verso settentrione accampando +nei pressi di Dalawe, piccola borgata abitata da alcune centinaia +di negri. +</p> + +<p> +Il giorno seguente, dopo d’aver attraversato il Sio, uno dei +più considerevoli corsi d’acqua che solcano le regioni della Costa +d’Avorio, Alfredo, credendo ormai di aver ingannate abbastanza +<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span> +le spie di Kalani sulla sua vera direzione, risalì verso il nord +per guadagnare le grandi foreste del centro, ma obliquando leggiermente +verso l’ovest, come se volesse puntare su Kewe-Ga +che è uno degli ultimi villaggi di frontiera della regione dei +Krepi. +</p> + +<p> +Voleva spingersi fino al 7° di latitudine settentrionale per poi +piegare definitivamente verso oriente e rientrare nel Dahomey, +attraversando l’alto corso del Mono, a meno di trenta o quaranta +miglia dalla capitale di Geletè. +</p> + +<p> +Colà era almeno sicuro di varcare le frontiere, senza venire +arrestato dalle genti di Kalani. +</p> + +<p> +Verso il tramonto di quello stesso giorno, la carovana accampava +in mezzo ai grandi boschi, in una regione affatto selvaggia, +fra giganteschi sicomori, bombax, palmizi, platanieri, banani, +goyavi, cedri ed aranci di grandi dimensioni. +</p> + +<p> +Le scimmie, così numerose in quelle regioni, ricominciavano +ad apparire. Primeggiavano sopratutto le scimmie polto, quadrumani +che hanno la testa quasi rotonda ma col muso un +po’ sporgente, mani e piedi grandi, unghie robuste e ricurve, +la coda corta ed il pelame lanoso, grigio rossastro. +</p> + +<p> +Quantunque non siano più alte di trentacinque o quaranta +centimetri, posseggono dei polmoni d’acciaio, poichè lanciano +delle grida veramente spaventose. +</p> + +<p> +Queste scimmie hanno un modo curioso per dormire. Invece +di rannicchiarsi entro qualche cavo o sulle biforcazioni degli +alberi, si aggrappano ai rami coi piedi e colle mani e nascosto +il capo sotto l’una o l’altra ascella, rimangono in tal modo sospesi +tutta la notte. +</p> + +<p> +Erano anche numerosissimi i machi orsini, scimmie non più +alte d’un piede, col muso assai appuntito che somiglia a quello +dei piccoli orsi, gli orecchi sottili, il pelame fitto, lanoso, bruno +oscuro sul dorso e grigiastro sul ventre. +</p> + +<p> +Antao che era impaziente di abbattere qualche animale, avendo +udito Asseybo vantare la delicatezza della carne di quelle scimmie, +risolse di approfittare del riposo della carovana per cercare +d’ucciderne qualcuna. +</p> + +<p> +Senza svegliare Alfredo che gustava un po’ di sonno sotto la +tenda, in attesa della cena, s’armò della carabina e si cacciò +in mezzo alla foresta seguito da Asseybo, il quale aveva ricevuto +l’incarico di non abbandonare il giovane cacciatore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span> +</p> + +<p> +Disgraziatamente gli astuti quadrumani, accortisi della presenza +degli uomini, si erano affrettati ad abbandonare i dintorni +del campo, ritirandosi nei più fitti nascondigli della grande +foresta. +</p> + +<p> +— Sono furbe, — disse il negro al portoghese, il quale si sfogava +mandando al diavolo tutte le scimmie dell’Africa. — Sanno +che agli uomini piace la loro carne. +</p> + +<p> +— Non credo che siano così intelligenti come tu dici. Comunque +sia, spero di regalartene qualcuna. +</p> + +<p> +— Ed io te la preparerò arrostita a puntino, padrone. +</p> + +<p> +— Morte di Giove!... Non sarò certamente io che l’assaggerò. +Mi sembrerebbe di diventare un antropofago. +</p> + +<p> +— Se tu l’assaggiassi non diresti così, padrone. +</p> + +<p> +— Può essere, ma te la lascio. Già, si sa, voi altri non siete +schifiltosi e sareste capaci di mangiare anche un vostro simile. +</p> + +<p> +— Io no, ma i dahomeni credo che non si farebbero pregare. +</p> + +<p> +— Oh diavolo!... Forse che i dahomeni sono antropofagi?... +</p> + +<p> +— Un po’ sì, padrone. Il re del Dahomey, lo sanno tutti, tiene +alla sua corte dei cannibali. +</p> + +<p> +— Che istorie mi narri tu, Asseybo?... — chiese Antao stupefatto. +</p> + +<p> +— Ti racconto ciò che ho veduto nella mia gioventù e che i +due dahomeni ti possono confermare. Geletè ha dei mangiatori +di carne umana, dei cannibali ufficiali. +</p> + +<p> +— E chi si dà a loro da mangiare?... +</p> + +<p> +— Qualcuno degli schiavi che si decapitano durante la festa dei +sacrifici umani. Quegli antropofagi devono scegliere le parti migliori +dell’ucciso e mangiarle in presenza del re. +</p> + +<p> +— E col migliore appetito, per accontentare quel mostro umano. +</p> + +<p> +— Certo, ma si dice però che dopo l’orribile cerimonia si affrettino +a sbarazzarsi lo stomaco, prendendo un potente emetico. +</p> + +<p> +— Bel paese che andiamo a visitare. Che non salti il ticchio, +a quella canaglia di Geletè, di far mangiare anche il piccolo +Bruno?... +</p> + +<p> +— Non temere per lui. Kalani non può odiare a tal punto il +padroncino e se lo ha destinato a guardiano dei <i>feticci</i>, è segno +che non vuole che lo si tocchi. Egli attende il padrone per vendicarsi +delle frustate che ha ricevute. +</p> + +<p> +— Se possiamo averlo nelle mani ce ne daremo ben altre!... +Basterà che.... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span> +</p> + +<p> +— Zitto padrone. +</p> + +<p> +— Le scimmie?... — +</p> + +<p> +Invece di rispondere, Asseybo aveva fatto tre o quattro salti +indietro e guardava la cima d’un grande sicomoro con due occhi +che esprimevano un profondo terrore. +</p> + +<p> +— Cosa cerchi? — chiese il portoghese che aveva per precauzione, +armata rapidamente la carabina. +</p> + +<p> +— Zitto, padrone, — mormorò il negro con un filo di voce. — Il +<i>mpungu</i>!... +</p> + +<p> +— Che un leone mi mangi vivo, se io ti comprendo. +</p> + +<p> +— Il <i>mpungu</i>, padrone. Zitto o siamo perduti. +</p> + +<p> +— Ma io ti dico che non ho paura di nessun <i>mpungu</i> del +mondo, dovesse anche essere il diavolo questo signore <i>mpungu</i>. +</p> + +<p> +— Guarda lassù, padrone. — +</p> + +<p> +Il portoghese, che non aveva capito nulla affatto di quanto +aveva detto il negro e che non comprendeva la paura di lui, +alzò gli occhi e vide, a circa otto metri da terra, una specie +di nido di grandi dimensioni, costruito con alcuni grossi bastoni +appoggiati alle biforcazioni dei rami. +</p> + +<p> +— Il nido di qualche grosso uccello forse? — chiese. — Fosse +anche un’aquila, non trovo il motivo di spaventarsi. +</p> + +<p> +— No d’un uccello padrone, ma di una grande scimmia, tanto +robusta da sfidare dieci uomini. +</p> + +<p> +— D’un gorilla?... Diamine, la cosa cambia aspetto e credo +che tu abbia ragione di spaventarti. Ma caro Asseybo, non spira +buona aria per noi qui, se si tratta d’uno di quei formidabili +scimmioni. L’hai veduto il tuo <i>pum</i>.... <i>mpin</i>.... Lampi!... La +tua bestiaccia infine?... +</p> + +<p> +— No ed il nido mi sembra vuoto, ma il <i>mpungu</i> può ritornare +da un momento all’altro e farci a pezzi. +</p> + +<p> +— Prima che ritorni lui, torniamo noi al campo. — +</p> + +<p> +Il portoghese, che aveva udito parlare della forza prodigiosa +e della ferocia di quei mostri villosi, girò lestamente sui talloni +e preceduto dal negro prese la via del campo. +</p> + +<p> +Il sole tramontava rapidamente e l’oscurità si addensava +presto sotto la foresta. Bisognava affrettarsi per evitare dei cattivi +incontri ed anche per non smarrirsi, cosa facilissima in +mezzo a quelle migliaia e migliaia di tronchi ed a quel caos +indescrivibile di radici, di liane e di cespugli fittissimi. +</p> + +<p> +Già i pipistrelli giganti cominciavano a lasciare gli alberi ai +<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span> +cui rami si erano tenuti appesi durante il giorno, qualche urlo +di sciacallo si era fatto udire, segnale delle fiere che stavano +per abbandonare i loro covi per rimettersi in caccia. +</p> + +<p> +Qualche gazzella passava talora, rapida come un lampo, per +andare a dissetarsi o per raggiungere il suo nascondiglio prima +dell’uscita dei carnivori, mentre le scimmie s’affrettavano a +raggiungere le più alte cime degli alberi per mettersi fuori di +portata dagli assalti dei leopardi. +</p> + +<p> +Asseybo, le cui inquietudini aumentavano col calare delle tenebre, +temendo di essersi troppo allontanato dal campo affrettava +sempre più la marcia, incitando il portoghese a fare altrettanto +e girava all’intorno sguardi spaventati. Un uomo come +lui, compagno di caccia d’Alfredo, non doveva temere l’incontro +di un carnivoro; il suo terrore doveva derivare dalla tema di +trovare sulla sua via il mostruoso <i>mpungu</i>. +</p> + +<p> +Ad un tratto s’arrestò, celandosi rapidamente dietro il grosso +tronco d’un albero. +</p> + +<p> +— Hai udito, padrone? — chiese al portoghese, che lo aveva +prontamente imitato. +</p> + +<p> +— Non ho udito nulla, — rispose Antao, il quale aveva armato +il fucile. +</p> + +<p> +— È stato spezzato un ramo a breve distanza da noi. +</p> + +<p> +— Lo avrà spezzato qualche animale. +</p> + +<p> +— Temo che sia stato il <i>mpungu</i>. +</p> + +<p> +— Al diavolo il tuo <i>mpungu</i>. So che è terribile, ma infine +abbiamo due fucili e con una palla piantata nel cuore si uccide +anche un elefante. +</p> + +<p> +— Il <i>mpungu</i> non si uccide, padrone. +</p> + +<p> +— Lo vedremo, Asseybo. +</p> + +<p> +— Zitto!... Odi?... — +</p> + +<p> +Uno scricchiolio di rami spezzati e di foglie secche calpestate +si era udito in mezzo ad un macchione di alberi, discosto una +cinquantina di metri. Anche i rami bassi delle piante si udivano +a spostarsi, come se qualche grosso animale cercasse di +aprirsi il passo. +</p> + +<p> +— Vi è qualche belva là dentro, — mormorò Antao, alzando +lentamente il fucile. +</p> + +<p> +In quell’istante una massa oscura, non ancora ben distinta, +allargò dei rami e comparve arrestandosi sul margine del macchione. +Il portoghese l’aveva presa rapidamente di mira, ma +<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span> +Asseybo con un gesto rapido gli aveva afferrato il fucile, +abbassandoglielo. +</p> + +<p> +— Non tirare padrone, — gli mormorò con voce tremante. — Il +<i>mpungu</i>!... +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... +</p> + +<p> +— Non farti udire. — +</p> + +<p> +La scimmia gigante, forse avvertita della presenza dei due +uomini dal suo olfatto finissimo, si era avanzata di otto o dieci +passi, ma poi si era arrestata in uno spazio scoperto come fosse +indecisa se indietreggiare o avanzare. +</p> + +<p> +Antao che era più vicino, poteva osservare comodamente quel +mostro delle foreste equatoriali che mai fino allora aveva veduto, +poichè tali scimmie non si possono prendere vive, data +la loro forza prodigiosa e la loro ferocia. +</p> + +<p> +Era alta un metro e sessanta e fors’anche di più, statura +niente affatto straordinaria, essendovene talune che misurano +perfino un metro e ottanta centimetri; aveva le spalle larghissime, +il corpo d’una lunghezza sproporzionata, avendo le gambe +assai corte, ma aveva invece le braccia lunghissime e quali +braccia!... Parevano due tronchi d’albero nodosi, ma quei nodi +erano costituiti da muscoli prodigiosamente sviluppati. +</p> + +<p> +Le mani ed i piedi, corti, larghi e grossi, terminavano con unghie +robuste e ricurve, armi formidabili, poichè si dice che con +quelle può sventrare facilmente un uomo o strappargli una spalla!... +</p> + +<p> +La faccia di quel mostro villoso ispirava paura, tanta era +l’espressione feroce e bestiale che vi traspariva. Quegli occhi +piccoli, bruni, infossati, che avevano dei lampi strani; quel naso +depresso, quella bocca larghissima armata di denti lunghi e +così solidi da schiacciare la canna d’un fucile come un semplice +bambù; quelle labbra grosse e quel mento corto, davano +alla scimmia antropomorfa un aspetto ben poco rassicurante. +</p> + +<p> +I gorilla non sono molto numerosi e difficilmente s’incontrano +al di là della zona equatoriale africana, però non sono nemmeno +rari, specialmente nelle fitte foreste della Guinea e del +Congo. Pare invece che manchino affatto nelle regioni orientali +del continente nero. +</p> + +<p> +Per lo più vivono in due, maschio e femmina, ma qualche +volta se ne sono veduti cinque o sei uniti. S’incontrano anche +dei solitari, i quali sono dei vecchi maschi e questi sono i più +formidabili, i più feroci. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span> +</p> + +<p> +Si tengono ordinariamente celati nei grandi boschi, preferendo +quelli umidi, ma amano anche gli altipiani rocciosi e le vallate +profonde e poco illuminate. Sono però nomadi ed è raro che soggiornino +molto in un luogo, ma ciò deriva dalle difficoltà che incontrano +nel provvedersi di viveri. Essendo formidabili consumatori +di frutta e specialmente di canne di zucchero selvatiche +e di quelle erbe succolenti chiamate <i>amomun granum paradisi</i>, +sono costretti a cambiare residenza molto sovente. +</p> + +<p> +Quantunque appartengano alla razza delle scimmie, stanno più +volentieri a terra che sugli alberi, ma non si creda che quando +camminano si tengano ritti come gli uomini. La loro andatura +ordinaria è quella dei quadrupedi anzichè dei bipedi, però talvolta +si mantengono per qualche tempo in piedi e fanno anche, +in quella posizione, dei tratti di via. +</p> + +<p> +Al pari delle grandi scimmie del Borneo, dei <i>mias</i>, sono di +umore triste, ma sono però più feroci, più violenti. Se incontrano +degli uomini cercano possibilmente di evitarli e tutt’al +più manifestano la loro inquietudine battendosi fortemente l’ampio +petto, che allora risuona come un tamburo, ma guai se vengono +assaliti!... Allora più nessun pericolo li trattiene; e consapevoli +della propria forza si scagliano risolutamente sugli +avversari che hanno osato disturbarli. +</p> + +<p> +Più nulla resiste a loro. I fucili non hanno sempre la vittoria, +poichè quei giganti, se non sono toccati al cuore o nel cervello, +possono sfidare parecchie palle. Colle possenti mani spezzano le +più solide carabine o le schiacciano coi denti; torcono le lancie, +spezzano le scuri e guai all’imprudente che cade nelle loro +mani!... Un pugno solo basta per sfondare il cranio più resistente; +un colpo d’unghia è più che sufficiente per aprire il +petto più solido. +</p> + +<p> +I negri hanno una paura immensa dei gorilla e non osano assalirli, +anche se si radunano in grosso numero. Preferiscono piuttosto +abbandonare i loro villaggi ed i loro campi coltivati, i quali +non tardano a venire saccheggiati e distrutti. Non è raro il caso +che qualche vecchio gorilla abbia rapito delle negre per poi +strozzarle. Si narra però che alcune poterono ritornare ai loro +villaggi ancora vive, ma prive delle unghie delle mani e dei +piedi state a loro strappate dal rapitore!... +</p> + +<figure><a id="fill-080a"></a> + <img src="images/ill-080a.jpg" alt=" "> +<figcaption>.... poi le forze improvvisamente l’abbandonarono e quell’enorme +corpo rovinò pesantemente attraverso i rami.... (Pag. 93).</figcaption> +</figure> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p> + +<h2 id="cap12"><span class="smcap">Capitolo XII.</span> +<span class="smaller">La scomparsa dell’amazzone</span></h2> +</div> + +<p> +Il <i>mpungu</i> che era uscito dalla macchia, come si disse, si era +arrestato su di uno spazio scoperto, come se fosse indeciso fra +l’andare innanzi od il ritornare sotto l’ombra oscura degli alberi. +</p> + +<p> +Il suo udito, che è finissimo, doveva averlo già avvertito della +presenza degli uomini o per lo meno di nemici forse pericolosi +e si era fermato in quella posa che è speciale a tali scimmioni, +cioè colle ginocchia un po’ piegate, il dorso curvo e le braccia +penzoloni. Pareva che ascoltasse con profonda attenzione, +mentre i suoi piccoli occhi, che brillavano in mezzo al pelame +quasi nero del suo muso, scrutavano le piante vicine con inquietudine. +</p> + +<p> +Stette così parecchi minuti, poi si lisciò più volte la folta pelliccia +grigiastra che sul petto era assai lunga, almeno otto o +dieci centimetri, quindi si rimise in cammino, tenendo però il +capo volto verso l’albero sotto il quale si tenevano nascosti +Antao ed il negro, come se avesse indovinato che il pericolo +stava da quella parte. +</p> + +<p> +Giunto presso un altro macchione si fermò ancora qualche +istante, fissando sempre l’albero, poi volse le spalle e scomparve +definitivamente sotto la cupa ombra dei macchioni. +</p> + +<p> +— Se n’è andato, — disse Asseybo, respirando liberamente. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose Antao, con un po’ di rincrescimento. — Avrei +però preferito che si fosse avvicinato al nostro albero. +</p> + +<p> +— Per farci uccidere?... Era un vecchio maschio e quelli sono +pericolissimi, padrone. +</p> + +<p> +— Come sai tu che era un vecchio maschio? +</p> + +<p> +— Perchè aveva il pelame grigiastro, mentre i giovani lo +hanno bruno più o meno oscuro. +</p> + +<p> +— Spero però di ucciderlo egualmente. +</p> + +<p> +— Non toccarlo, padrone. +</p> + +<p> +— Alfredo non lo risparmierà. Domani mattina andremo a +scovarlo. — +</p> + +<p> +Potendo la scimmia gigante ritornare da un momento all’altro, +il portoghese ed Asseybo affrettarono il passo per giungere +<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span> +presto al campo, onde non accrescere le inquietudini di Alfredo +con una prolungata assenza. +</p> + +<p> +Dopo d’aver fatto parecchi giri e rigiri scorsero finalmente i +fuochi del campo scintillare fra i rami della foresta. A trecento +passi trovarono Alfredo, il quale stava mettendosi in cerca di +loro in compagnia d’un dahomeno, temendo che si fossero smarriti. +Informato dell’incontro del gorilla, malgrado il suo provato +coraggio, manifestò un po’ d’inquietudine. +</p> + +<p> +— È un vicino pericoloso, — disse. — Amerei meglio che +fosse molto lontano. +</p> + +<p> +— Bah! — rispose Antao. — Abbiamo cinque carabine e sapremo +metterlo a dovere, se avrà il ghiribizzo di disturbarci. +</p> + +<p> +— Non ne avremo che due, Antao. Sui negri non bisogna +contare, avendo troppa paura di quelle formidabili scimmie. +Speriamo però che ci lasci tranquilli. — +</p> + +<p> +Cenarono in fretta, avendo deciso di rimettersi in marcia di +buon mattino, poi si coricarono sotto le tende, mentre Asseybo +ed un dahomeno montavano il primo quarto di guardia. +</p> + +<p> +Si erano però appena coricati, quando in mezzo alla foresta +si udì echeggiare una specie di rullo di tamburo, ma assai +più sordo, più monotono. +</p> + +<p> +— Il gorilla? — chiese Antao, alzandosi prontamente. — Questo +suono l’ho udito ancora questa sera. +</p> + +<p> +— Sì, è il <i>mpungu</i>, — rispose Alfredo, che aveva impugnata +rapidamente la carabina. — Pare che sia irritato. +</p> + +<p> +— Che voglia assalirci?... +</p> + +<p> +— Non lo credo, ma non bisogna fidarsi. — +</p> + +<p> +S’alzarono ed uscirono dalle tende. Asseybo ed il suo compagno, +spaventati da quel rullo che ben conoscevano, si erano +riparati dietro ai fuochi, puntando i fucili verso la foresta. +</p> + +<p> +— Si vede? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— No, padrone, — rispose Asseybo, ma pare che non sia +lontano. +</p> + +<p> +— Che sia quello che abbiamo incontrato questa sera? — chiese +Antao. +</p> + +<p> +— Può essere la sua compagna, — rispose Asseybo. +</p> + +<p> +— È meno pericolosa ma pur sempre formidabile, — disse Alfredo. — Non +spaventatevi e tenetevi vicini ai fuochi. — +</p> + +<p> +Avevano appena pronunciate quelle parole, quando si udì +rintronare uno sparo, seguito poco dopo da un possente ruggito, +<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span> +simile a quello che manda un leone in furore e da un +urlo umano ma che subito si spense in un gemito strozzato. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Chi è stato assalito?... — +</p> + +<p> +Alfredo senza rispondere, aveva raccolto un ramo acceso e +si era slanciato verso la foresta, portando con sè la carabina. +Antao ed Asseybo l’avevano tosto seguìto, per aiutarlo nel caso +che l’uomo dei boschi lo assalisse, mentre i due dahomeni, pazzi +di terrore, urlavano come se venissero scorticati. +</p> + +<p> +La detonazione era echeggiata a soli tre o quattrocento passi +dal campo, era quindi facile giungere sul luogo della lotta. Alfredo, +tenendo nella sinistra il ramo acceso che lanciava in aria +scintille e nella destra la carabina armata, segnava la via e precipitava +la corsa, sempre seguìto dai suoi due compagni. +</p> + +<p> +Si era già allontanato dalle tende quattro o cinquecento metri, +inoltrandosi in mezzo alla foresta che diventava sempre più +fitta, quando alla luce del ramo che non si era ancora spenta, +scorse qualche cosa che luccicava fra le foglie secche e le +alte erbe. +</p> + +<p> +Si curvò rapidamente e vide che quell’oggetto era la canna +d’un fucile, ma contorta come se fosse stata una semplice verga +di rame. +</p> + +<p> +— È qui che è accaduta la lotta, — disse, gettando all’intorno +un rapido sguardo, per assicurarsi da un improvviso assalto. +</p> + +<p> +— Fulmini di Giove!... — esclamò Antao, che lo aveva raggiunto. — Questa +canna deve essere stata ridotta in così deplorevole +stato dal gorilla. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose Alfredo. — Stiamo in guardia, poichè il +mpungu può esserci vicino. +</p> + +<p> +— Ecco il calcio del fucile spezzato, — disse Asseybo. +</p> + +<p> +— Lo scimmione lo ha sgretolato come fosse un biscottino, — disse +Antao. — Che denti!... Quelli dei leoni non devono essere +così robusti. Ma dove sarà il disgraziato proprietario di quest’arma?... +</p> + +<p> +— Lo troveremo presto, — rispose Alfredo. — Badate agli alberi +voi; il <i>mpungu</i> può essersi nascosto fra i rami e può piombarci +addosso. +</p> + +<p> +— Non temere, — disse il portoghese. — Ho il dito sul grilletto +della carabina. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span> +</p> + +<p> +Alfredo si era spinto innanzi dopo d’aver soffiato sul ramo +per ravvivare la fiamma, ma fatti pochi passi si era nuovamente +arrestato, gettando un grido d’orrore. +</p> + +<p> +Ai piedi d’un albero aveva scorto il cadavere d’un negro +d’alta statura ed interamente nudo, ma in quale stato orribile +era ridotto quel povero corpo. Tutta la pelle del viso assieme +agli occhi ed al naso era stata strappata come da un formidabile +colpo d’artiglio; il petto spaccato come da un colpo di scure, +mostrava i polmoni ed una spalla dell’infelice portava le impronte +sanguinose di larghi denti. +</p> + +<p> +Quel negro doveva essere stato assalito dalla scimmia gigante +e dopo d’aver perduto il fucile, la cui palla non era di certo +bastata per abbattere il terribile avversario, era stato massacrato +a colpi d’unghie ed a morsi. +</p> + +<p> +— È orribile! — esclamò Antao, che cominciava a perdere la +sua audacia dinanzi a quella prova del vigore mostruoso del +<i>mpungu</i>. — Simili quadrumani fanno davvero paura. +</p> + +<p> +— In ritirata, — comandò Alfredo. — Nulla possiamo fare per +questo povero uomo. +</p> + +<p> +— Sì, torniamo al campo, padrone, — disse Asseybo. — Il +<i>mpungu</i> può assalire i nostri uomini. +</p> + +<p> +— Ma chi sarà questo negro?... — chiese Antao. — Qualche +cacciatore forse?... +</p> + +<p> +— Credo invece che sia una delle spie che ci seguono, — rispose +Alfredo. — Se il gorilla non gli avesse guastato il viso, +avremmo potuto facilmente riconoscerlo se era un dahomeno od +un costiero. +</p> + +<p> +— Se era una spia ringrazio la scimmia gigante che ci ha +sbarazzati da una di quelle mignatte. — +</p> + +<p> +In quel momento, verso il campo, si udirono urla di terrore, +poi due spari ed un nitrire di cavalli. +</p> + +<p> +— Gran Dio! — esclamò Alfredo. — Cosa succede?... +</p> + +<p> +— Il <i>mpungu</i> ha assalito i nostri uomini, — disse Asseybo, +impallidendo. +</p> + +<p> +— Al campo!... al campo!... — +</p> + +<p> +I tre uomini si precipitarono in mezzo alla foresta cercando +di non smarrirsi in mezzo a quelle migliaia d’alberi, ma dovettero +ben presto comprendere che il ritorno non era facile con +quella oscurità, tanto più che il ramo si era spento. +</p> + +<p> +Udendo delle grida, che parevano mandate dai loro uomini, +<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span> +allontanarsi verso destra, credettero che il campo si trovasse +in quella direzione e si diressero a quella volta, impegnandosi +invece in mezzo ad una rete inestricabile di rami, di tronchi, +di radici enormi e di liane. +</p> + +<p> +Fortunatamente Asseybo aveva scorto dei bagliori sulla loro +sinistra ed immaginandosi che il campo si trovasse invece da +quella parte, s’affrettarono a ritornare. +</p> + +<p> +Non si erano ingannati, poichè pochi minuti dopo giungevano +in vista dei fuochi accesi dinanzi alle tende, ma con loro grande +sorpresa non trovarono i loro uomini che avevano lasciati a +guardia della giovane negra. Anche i cavalli e buona parte delle +casse erano scomparse; solamente due animali, forse perchè più +solidamente legati, non avevano potuto fuggire. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Cosa è accaduto qui? — +</p> + +<p> +Alfredo si era affrettato ad entrare sotto la tenda che era stata +riservata alla giovane negra, ma uscì subito, dicendo: +</p> + +<p> +— La donna non vi è più!... +</p> + +<p> +— È impossibile, Alfredo!... +</p> + +<p> +— Ti dico che è scomparsa, Antao. +</p> + +<p> +— Si sarà nascosta nei dintorni. +</p> + +<p> +— Ed anche i dahomeni sono fuggiti, — disse Asseybo. +</p> + +<p> +— I vili!... — gridò Antao. — Ed i cavalli?... +</p> + +<p> +— E le nostre casse, padrone?... +</p> + +<p> +— Possibile che il gorilla abbia portato via tutto?... +</p> + +<p> +— Lasciamo i cavalli e le casse e occupiamoci della donna, +Antao, — disse Alfredo, con voce agitata. — Temo una orribile +sciagura. +</p> + +<p> +— Che il gorilla l’abbia uccisa?... +</p> + +<p> +— Forse peggio, Antao. — Temo che l’abbia rapita. +</p> + +<p> +— Ma noi sappiamo dove ha il suo covo. +</p> + +<p> +— Vediamo se è nascosta innanzi tutto. Le sue ferite, non +ancora rimarginate, non devono averle permesso di allontanarsi +troppo. — +</p> + +<p> +Stavano per munirsi di rami accesi per mettersi in cerca dell’amazzone, +quando videro comparire i due dahomeni. Quei poveri +diavoli parevano impazziti per lo spavento, poichè tremavano +ancora come se avessero indosso la febbre, ed erano diventati, +grigi, cioè pallidi, ed i loro grandi occhi manifestavano un vivo +terrore. +</p> + +<p> +— Padrone!... — gridarono, vedendo Alfredo. — Il <i>mpungu</i>! +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span> +</p> + +<p> +— Dov’è? — chiese il cacciatore. +</p> + +<p> +— È fuggito. +</p> + +<p> +— Ma cosa è avvenuto?... Spicciatevi, parlate. +</p> + +<p> +— Si è avvicinato al campo per assalirci, noi abbiamo scaricate +le armi, ma poi abbiamo avuto paura e siamo fuggiti. Se +l’avessi veduto come era furibondo!... +</p> + +<p> +— Ma la negra?.... +</p> + +<p> +— La donna?... — esclamarono con stupore. — Non è nella +tenda? +</p> + +<p> +— No, è scomparsa. +</p> + +<p> +— Allora l’ha rapita il <i>mpungu</i>. +</p> + +<p> +— Ma l’avete veduto a rapirla?... +</p> + +<p> +— No, padrone. +</p> + +<p> +— Allora bisogna cercare il gorilla e ucciderlo, — disse Antao. — Non +possiamo lasciare quella disgraziata nelle mani di +quell’orribile mostro. +</p> + +<p> +— Un momento di pazienza, Antao, — disse Alfredo. — Non +precipitiamo le cose, innanzi tutto. Ditemi: quando il mpungu +comparve presso il campo, dormiva ancora la donna?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone, — risposero i due schiavi. +</p> + +<p> +— Quando siete fuggiti, l’avete veduta uscire?... +</p> + +<p> +— Non lo sappiamo. Abbiamo avuto tanta paura dei ruggiti +del <i>mpungu</i>, che ci siamo dati alla fuga senza più curarci del +campo, nè della donna. +</p> + +<p> +— L’avete almeno ferito il mostro?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone, poichè perdeva sangue da una spalla. +</p> + +<p> +— Credete che la donna abbia avuto il tempo di fuggire?... +</p> + +<p> +— Non è possibile, padrone. Il <i>mpungu</i> era a pochi passi dai +fuochi. +</p> + +<p> +— Asseybo, — disse Alfredo, volgendosi verso il servo. — Ho +fatto mettere delle torce resinose nelle nostre casse. Guarda se +ne trovi qualcuna. +</p> + +<p> +— Ma dove saranno andate le altre casse?... — chiese Antao. — Ne +avevamo dodici e non ne sono rimaste che quattro. +</p> + +<p> +— Avevate caricati i cavalli? — chiese Alfredo, ai dahomeni. +</p> + +<p> +— No, padrone. +</p> + +<p> +— Ecco un mistero inesplicabile. È impossibile che il gorilla +abbia portata via la donna e le nostre casse. +</p> + +<p> +— Che il gorilla avesse dei compagni?... +</p> + +<p> +— È possibile, Antao. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span> +</p> + +<p> +— Ma i cavalli?... +</p> + +<p> +— Avranno avuto paura e saranno fuggiti dopo di aver spezzate +le corde, ma più tardi li ritroveremo se non cadono sotto +le zanne delle fiere. — +</p> + +<p> +Asseybo intanto aveva trovate alcune torce e ne aveva accese +due. Essendo formate di fibre vegetali imbevute di resina, +spandevano all’intorno una luce abbastanza viva per potersi +avventurare anche sotto quella tenebrosa foresta. +</p> + +<p> +— Voi rimarrete qui, — disse Alfredo ai due dahomeni. — Badate +che se lasciate il campo una seconda volta, vi giuro che +non rivedrete nè il Dahomey nè Porto Novo. Nulla d’altronde +avrete da temere, poichè al <i>mpungu</i> pensiamo noi. Vieni, Anteo; +andiamo mio bravo Asseybo. — +</p> + +<p> +Quantunque fossero persuasi che la giovane negra fosse stata +rapita dall’orribile scimmione, perlustrarono i dintorni del campo +per accertarsi che non si fosse nascosta in mezzo a qualche macchia, +ma vedendo l’inutilità di quelle ricerche, si misero risolutamente +in caccia, risoluti a scovare il formidabile avversario. +</p> + +<p> +Asseybo, che aveva maggior conoscenza di tutti dei grandi +boschi e che fino ad un certo punto sapeva trovare una via già +prima percorsa, si era messo alla testa per condurre i due cacciatori +sotto l’albero, sui cui rami aveva veduto il covo del +mpungu. +</p> + +<p> +Il momento non era certo propizio per quella caccia pericolosissima, +potendo il gorilla sfuggire facilmente alle loro ricerche +colla sua preda, favorito dall’oscurità, pure i tre animosi +uomini non disperavano della loro riuscita. +</p> + +<p> +— Aspetteremo l’alba per assalire il mostro, — disse Alfredo +al portoghese che lo interrogava, — ma intanto circonderemo +l’albero e se il <i>mpungu</i> si decide a scendere, lo fucileremo a +bruciapelo. Non possiamo azzardare delle palle ad una certa distanza, +poichè con queste tenebre potremmo colpire anche la +povera giovane. +</p> + +<p> +— Credi che non l’abbia strangolata?... +</p> + +<p> +— Speriamo che il mostro non abbia sfogata la sua rabbia su +quella donna. +</p> + +<p> +— Ma che l’abbia nascosta nel suo nido?... +</p> + +<p> +— Certo, Antao. +</p> + +<p> +— La situazione dell’amazzone può diventare pericolosa. Se +il gorilla la gettasse a terra?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span> +</p> + +<p> +— Non l’abbandonerà, Antao, ma cercherà di certo di portarsela +seco nella sua fuga. +</p> + +<p> +— Ed allora se lo uccidiamo mentre si trova in alto, la ragazza +cadrà. +</p> + +<p> +— Cercheremo di farlo scendere. È isolato l’albero sul quale +avete scorto il nido?... +</p> + +<p> +— Sì, Alfredo. +</p> + +<p> +— Allora abbiamo la speranza di costringerlo a calarsi a terra. +Ci siamo, Asseybo?... — +</p> + +<p> +Il negro, che si era bruscamente arrestato, non rispose; pareva +che ascoltasse qualche lontano rumore. +</p> + +<p> +— Hai udito qualche grido?... chiese il portoghese. +</p> + +<p> +— Dei nitriti, — rispose il negro. +</p> + +<p> +— Dove?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Laggiù, padrone. +</p> + +<p> +— In mezzo al bosco? +</p> + +<p> +— Sì, ma mi parvero assai lontani. +</p> + +<p> +— Saranno i nostri cavalli che cercano di ritornare al campo. +</p> + +<p> +— Lo credo anch’io, padrone.... Udite?... — +</p> + +<p> +I due cacciatori tesero gli orecchi, ma invece di nitriti udirono +quel sordo rullìo che producono i gorilla quando si battono +il petto. +</p> + +<p> +— Il <i>mpungu</i>, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— E ci è vicino, — aggiunse Antao. +</p> + +<p> +— Spengiamo le torce ed avanziamoci con precauzione. Non +bisogna allarmare il mostro od è capace di strangolare la povera +giovane. — +</p> + +<p> +Le torce furono spente ed i tre uomini procedendo carponi +per non urtare contro i rami bassi degli alberi, poco dopo giungevano +sotto un grande sicomoro il quale s’alzava isolato in +mezzo ad una piccola radura. +</p> + +<p> +— È lassù, — disse Asseybo, con un filo di voce. +</p> + +<p> +— Sta bene, — rispose Alfredo, con voce tranquilla. Il mostro +non ci sfugge più! +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p> + +<h2 id="cap13"><span class="smcap">Capitolo XIII.</span> +<span class="smaller">La caccia al gorilla</span></h2> +</div> + +<p> +I tre cacciatori, nascosti fra le alte erbe che coprivano quella +piccola radura, cercavano di scrutare il folto fogliame del grande +albero, sperando di scoprire il mostruoso gorilla o la sua prigioniera, +ma l’ombra proiettata da quell’enorme ammasso di rami e +di foglie era troppo nera per poter discernere qualche cosa. Il +nido, o meglio la piattaforma costruita su due dei più grossi rami, +si scorgeva confusamente a circa sette metri dal suolo. +</p> + +<p> +Asseybo non si era adunque ingannato arrestandosi in quel +luogo ed il mostro doveva trovarsi lassù, poichè di tratto in +tratto si udiva la sua rauca respirazione ed i legni della piattaforma +scricchiolare. +</p> + +<p> +Non era però cosa facile costringerlo a scendere, poichè tali +scimmioni ordinariamente non assalgono se prima non vengono +feriti, e poi di rado abbandonano gli alberi sui quali hanno fabbricato +il loro covo, non ignorando forse che la piattaforma è +sufficiente a difenderli. +</p> + +<p> +— Per ora non possiamo assolutamente far nulla, — mormorò +Alfredo, agli orecchi di Antao. — Con questa oscurità non è +cosa prudente aprire il fuoco. +</p> + +<p> +— Se provassimo a mandare una palla sotto la piattaforma?... +</p> + +<p> +— Può attraversare i rami e colpire la donna. +</p> + +<p> +— È vero, non ci avevo pensato, Alfredo. Ma che la negra +sia proprio lassù?... +</p> + +<p> +— Se non è stata uccisa, deve trovarsi ancora sulla piattaforma. +</p> + +<p> +— Ma si dovrebbe udire qualche gemito. Essendo ferita, il +mostro deve averla ridotta in tristi condizioni con la sua poca +galanteria. +</p> + +<p> +— Frenerà i gemiti per tema d’irritare il bestione. +</p> + +<p> +— Che non vi sia modo di accertarsi se è lassù?... Quella +povera ragazza m’interessa, Alfredo. +</p> + +<p> +— Ti dico che se si trova su quest’albero la salveremo. +</p> + +<p> +— Dimmi, hanno il sonno profondo i gorilla?... +</p> + +<p> +— Perchè mi fai questa domanda?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span> +</p> + +<p> +— Se fossi certo che il rapitore non si svegliasse, vorrei cercare +di salire lassù. +</p> + +<p> +— Sei pazzo. Antao. Una simile imprudenza non te la permetterò +mai. Accomodiamoci alla meglio fra queste erbe ed aspettiamo +pazientemente l’alba. +</p> + +<p> +— Circondiamo l’albero? +</p> + +<p> +— Sì, tu va’ a coricarti alla mia destra ed Asseybo alla mia +sinistra. Se il gorilla scende, lo vedremo. — +</p> + +<p> +Il portoghese ed il negro si allontanarono strisciando senza +far rumore e si sdraiarono dall’altra parte del grosso tronco, +coprendo la batteria delle carabine per difendere le capsule +dall’umidità della notte. +</p> + +<p> +Le ore passavano lente come se fossero diventate doppie, ma +il gorilla non lasciava l’albero protettore. Lo si udiva però +sempre a russare e qualche volta a voltarsi, facendo scricchiolare +le traverse della piattaforma. +</p> + +<p> +Cosa strana però e che inquietava tutti e tre i cacciatori: +l’amazzone non dava segno di vita. Tendevano sempre gli orecchi +sperando di udire qualche gemito, ma senza alcun risultato. +</p> + +<p> +Alfredo cominciava a temere che la disgraziata invece di +essere stata portata lassù, fosse stata uccisa e poi gettata in +mezzo a qualche folto macchione. +</p> + +<p> +Finalmente verso le tre e mezzo una luce biancastra cominciò +ad apparire all’orizzonte, facendo impallidire gli astri. Essendo +l’alba brevissima in quelle regioni equatoriali, fra pochi +minuti ci si doveva vedere anche sotto la foresta. +</p> + +<p> +Già qualche uccello cominciava a svegliarsi facendo udire un +timido gorgheggio, mentre gl’insetti si levavano a sciami salutando +la prima ondata di luce dorata con acuti ronzii. Una +banda di pappagalli grigi ruppe bruscamente il silenzio che regnava +sotto gli alberi, con un cicalìo assordante. +</p> + +<p> +In alto, verso la piattaforma, si udirono tosto degli scricchiolii, +poi un lungo sbadiglio: il gorilla si svegliava. +</p> + +<p> +Antao ed Asseybo avevano subito raggiunto Alfredo e tutti e +tre guardavano in alto, sperando di scorgere qualche lembo del +vestito dell’amazzone, ma i rami erano intrecciati troppo strettamente +per vedere cosa si trovava sopra la piattaforma. +</p> + +<p> +— Amici miei, — disse ad un tratto Alfredo, con viva emozione. — Temo +che la povera ragazza non si trovi lassù. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span> +</p> + +<p> +— Comincio a crederlo anch’io, — disse Antao, — ma almeno +la vendicheremo. +</p> + +<p> +— Scorgi nulla Asseybo? +</p> + +<p> +— Non vedo che un piede del <i>mpungu</i> sporgere dalla piattaforma, — rispose +il negro. +</p> + +<p> +— Snidiamolo, Alfredo, — disse il portoghese. — Io non me ne +andrò da qui, se prima non avrò la certezza che quella disgraziata +non si trova lassù! +</p> + +<p> +— Non ho alcuna intenzione di risparmiare il mostro, Antao. +Tenetevi presso di me e non fate fuoco se non siete sicuri del +colpo od il gorilla ci farà a pezzi. — +</p> + +<p> +In quel momento si udì in alto un sordo brontolìo ed i rami +che formavano la piattaforma gemettero. +</p> + +<p> +— In guardia, — disse Alfredo, scostandosi dall’albero e puntando +in alto la carabina. +</p> + +<p> +Il gorilla, accortosi della presenza dei tre cacciatori, cominciava +ad irritarsi e manifestava la sua collera battendosi l’ampio +petto, il quale risuonava come un tamburone. +</p> + +<p> +Ad un tratto comparve sul margine della piattaforma, ma per +un solo istante. Quell’apparizione fu rapida, ma bastò ad Antao +per farsi un’idea dell’aspetto spaventoso di quei giganti delle +foreste, allorquando sono irritati. +</p> + +<p> +Il suo pelame grigio ferro era diventato irto come quello di +un gatto in collera; i suoi muscoli poderosi pareva che fossero +raddoppiati di volume, mentre la sua brutta faccia manifestava +una collera selvaggia, ripugnante, con quei suoi occhi infossati, +grigi, ma che avevano uno strano splendore. +</p> + +<p> +— Morte di Saturno!... — mormorò Antao. — È ben brutto +quel diavolone di scimmia. — +</p> + +<p> +Alfredo intanto cercava di scoprire il formidabile avversario +per mandargli una palla nel cranio o nel petto, ma il <i>mpungu</i>, +non giudicando forse giunto il momento d’impegnare la lotta, +si teneva riparato nel suo ampio nido, senza mostrare la più +piccola parte del suo corpo. +</p> + +<p> +La sua collera però aumentava di momento in momento. Non +si batteva più il petto coi pugni, ma ora lanciava dei ruggiti, +suoni strani che cominciano con una specie di latrato, che poi +si cambiano in un sordo brontolìo e che finiscono in un ruggito +infinitamente più potente di quello dei leoni e che pare non +esca dalla gola, ma dalle ampie cavità del petto. Talora invece +<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span> +emetteva dei fragori che somigliavano perfettamente ai rulli +prolungati del tuono udito in lontananza. +</p> + +<p> +Per un po’ di tempo il <i>mpungu</i> si limitò a far udire la sua +voce, poi si diede a scuotere furiosamente i rami vicini, facendo +piovere sui cacciatori una vera pioggia di frutta e di foglie, +quindi con un salto immenso si slanciò su di un grosso ramo +che si curvava verso terra, forse coll’intenzione di lasciarsi +cadere giù. +</p> + +<p> +Eccolo!... — gridarono Antao ed Asseybo, retrocedendo +vivamente. +</p> + +<p> +Alfredo non si era mosso, nè aveva staccata l’arma dalla +spalla. Vedendo il gorilla in piedi sul ramo, col pelame arruffato, +gli occhi in fiamme, le labbra contratte che mostravano i +lunghi denti, alzò rapidamente la canna e fece fuoco. +</p> + +<p> +L’enorme scimmia lanciò un ruggito furioso che echeggiò +come uno scoppio di tuono, ma che poi si cambiò in un grido +di dolore che aveva qualche cosa d’umano, poi abbandonando +bruscamente il ramo, con un secondo salto guadagnò la piattaforma +protettrice. +</p> + +<p> +— È colpito! — gridò Antao, passando la sua carabina ad +Alfredo. +</p> + +<p> +Delle larghe goccie di sangue, filtrando attraverso i rami incrociati +del nido, cadevano al suolo bagnando le erbe ed una +era andata a colpire il portoghese, lordandogli la camicia. +</p> + +<p> +Alfredo, sempre impassibile, aveva rialzata la seconda carabina +per mandare al mostro una seconda palla, ma non poteva +scorgerlo. +</p> + +<p> +— Che sia morto? — chiese Antao, che ricaricava prontamente +l’arma del compagno. +</p> + +<p> +— Non lo credo, — rispose il cacciatore. — Odo i rami della +piattaforma scricchiolare. +</p> + +<p> +— E la ragazza?... +</p> + +<p> +— Credo che non ci resti che vendicarla, Antao. +</p> + +<p> +— Ma troveremo almeno il suo cadavere. +</p> + +<p> +— Bada!... +</p> + +<p> +— Eccolo, padrone!... — urlò Asseybo. +</p> + +<p> +Il gorilla era tornato a balzare sul ramo. Con una mossa fulminea +sfuggì alla seconda palla del cacciatore, ma invece di +scendere risalì più in alto, come se avesse intenzione di rifugiarsi +sugli ultimi rami. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span> +</p> + +<p> +Alfredo gettata via l’arma scarica, prese quella di Asseybo +e fece nuovamente fuoco contemporaneamente ad Antao. +</p> + +<p> +La grande scimmia questa volta ricevette le due palle in pieno +petto. Fu vista arrestarsi un istante portandosi una mano sulle +ferite sanguinanti, poi le forze improvvisamente l’abbandonarono +e quell’enorme corpo rovinò pesantemente attraverso i +rami del sicomoro, e schiantandoli venne a cadere, con sordo +fragore, quasi ai piedi del tronco. +</p> + +<p> +— È morto!... — esclamò Antao. +</p> + +<p> +— Sali Asseybo, — disse Alfredo. — Forse lassù vi è il cadavere +della povera ragazza. — +</p> + +<p> +Il negro s’aggrappò ai rami bassi del sicomoro e si mise ad +arrampicarsi lungo il tronco con quell’agilità sorprendente che +è una particolarità delle razze negre. In meno di venti secondi +giunse alla biforcazione dei rami e aggrappatosi ai margini della +piattaforma, vi si issò con un solo slancio. +</p> + +<p> +— Nulla? — chiesero Alfredo ed Antao, con ansietà. +</p> + +<p> +— Nulla, — rispose il negro. +</p> + +<p> +— Non vi è alcuna traccia della ragazza, nemmeno un lembo +delle sue vesti?... +</p> + +<p> +— Non vi sono che dei ciuffi di peli e dei rimasugli di +frutta. — +</p> + +<p> +Una sorda esclamazione irruppe dalla labbra del portoghese. +</p> + +<p> +— Nulla!... — +</p> + +<p> +Poi incrociando le braccia e guardando l’amico che pareva +immerso in profondi pensieri, gli chiese. +</p> + +<p> +— Cosa faremo ora?... +</p> + +<p> +— Cosa faremo?... — rispose Alfredo. — Frugheremo la foresta, +nè la lasceremo se prima non avremo trovato il cadavere +della giovane negra. +</p> + +<p> +— Torniamo al campo?... +</p> + +<p> +— Più nulla abbiamo da fare qui. Sono impaziente di rivedere +i due dahomeni. +</p> + +<p> +— Temi qualche cosa?... +</p> + +<p> +— Non so, ma da qualche minuto un sospetto mi tormenta, +Antao. +</p> + +<p> +— E quale?... +</p> + +<p> +— La inesplicabile sparizione delle nostre casse. +</p> + +<p> +— Morte di Saturno!... È vero, Alfredo. Mi pare stranissima +la sparizione e stento a credere che siano stati i gorilla a portarle +<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span> +via, specialmente ora che sappiamo che non ve n’era che +uno su quest’albero. +</p> + +<p> +— È precisamente per questo che attribuisco ad altri il furto. +</p> + +<p> +— Ma a chi?... +</p> + +<p> +— Alle spie che ci seguivano. +</p> + +<p> +— Uragani e folgori!... — esclamò Antao, colpito da quella +risposta. — Questo sospetto non mi era venuto in mente e temo +che.... +</p> + +<p> +— Che cosa?... +</p> + +<p> +— Che quel povero gorilla non avesse preso parte alcuna nel +rapimento della ragazza. +</p> + +<p> +— Lo credo anch’io, Antao, ma dai due dahomeni sapremo +forse qualche cosa. +</p> + +<p> +— Ma a quale scopo le spie avrebbero rapito l’amazzone?... +</p> + +<p> +— L’avranno riconosciuta per una loro compatriota, forse +avranno creduto che noi la tenessimo prigioniera per giovarci +della sua conoscenza del Dahomey e l’avranno portata con loro, +credendo di liberarla. +</p> + +<p> +— Torniamo presto al campo, Alfredo. Bisogna dilucidare +questo mistero e se i nostri sospetti sono fondati, dare la caccia +ai ladri. +</p> + +<p> +— È ciò che faremo, poichè le casse rubate contengono ciò +che più m’interessa e sopratutto le nostre munizioni e gli oggetti +di scambio. — +</p> + +<p> +Affrettarono il passo rifacendo il cammino percorso, ed un +quarto d’ora dopo giungevano al campo dinanzi al quale, fedeli +alla minacciosa consegna ricevuta, vegliavano i due dahomeni +appoggiati ai loro fucili. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap14"><span class="smcap">Capitolo XIV.</span> +<span class="smaller">Le tracce dei ladri</span></h2> +</div> + +<p> +Come avevano già sospettato, nè l’amazzone, nè i cavalli erano +ritornati al campo. +</p> + +<p> +I due dahomeni avevano vegliato l’intera notte dinanzi ai +fuochi, ma non avevano udito nè alcuna voce umana, nè alcun +<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span> +nitrito che annunciasse la vicinanza degli animali, nè alcun +altro rumore che facesse sospettare la presenza delle spie che +avevano seguita costantemente la carovana dopo la sua partenza +da Porto Novo. +</p> + +<p> +Interrogati cosa ne pensassero dei sospetti manifestati da Alfredo +e dell’esito negativo della spedizione, si mostrarono concordi +nell’affermare che la scomparsa misteriosa della giovane +negra, degli animali e soprattutto delle casse, si dovesse più attribuire +alle spie che forse si erano nascoste a breve distanza +dal campo, che ai gorilla. +</p> + +<p> +Senza dubbio avevano approfittato del terrore dei due dahomeni +e della loro fuga dopo l’improvvisa comparsa del mpungu, +per gettarsi rapidamente sugli animali e sulle casse e quindi +internarsi nei folti boschi. +</p> + +<p> +Quantunque fossero ormai tutti convinti di ciò, pure Alfredo +mandò i tre negri a frugare le macchie vicine, per accertarsi +che la giovane negra non era stata uccisa, quindi assieme al +portoghese si mise a esaminare le alte erbe della piccola radura, +per scoprire le tracce dei ladri. +</p> + +<p> +Essendo il suolo della foresta umido, non permettendo il folto +fogliame degli alberi che i raggi del sole penetrassero, gli riuscì +facile a scoprire, al di là della radura, le tracce dei cavalli che +erano chiaramente impresse sullo strato erboso. +</p> + +<p> +— I nostri sospetti sono giusti, — diss’egli ad Antao che lo +seguiva. — I nostri cavalli non sono fuggiti per paura del +mpungu. +</p> + +<p> +— Da cosa lo arguisci?... — chiese il portoghese. +</p> + +<p> +— Se i nostri cavalli fossero stati spaventati, sarebbero di +certo fuggiti in diverse direzioni, mentre le loro tracce sono +tutte unite ma.... toh!... Lo dicevo io? Guarda su questo terreno +umido che è sprovvisto d’erbe. +</p> + +<p> +— Diavolo!... — esclamò Antao, curvandosi. — Se non m’inganno, +queste sono le tracce di due piedi nudi. +</p> + +<p> +— Sì, Antao, — rispose Alfredo, — e qui vedo due altre orme +di piedi nudi, più grandi delle prime. +</p> + +<p> +— Allora non vi sono più dubbi: i negri che ci seguivano ci +hanno derubati. +</p> + +<p> +— Le tracce lo indicano. +</p> + +<p> +— Ma a quale scopo?... Per privarci delle casse. +</p> + +<p> +— È probabile, essendo i negri, in generale, tutti ladri, ma +<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span> +anche per impedirci di proseguire il viaggio. Forse si sono +accorti che noi cercavamo d’ingannarli. +</p> + +<p> +— Ma vorrei trovare qualche traccia della ragazza. +</p> + +<p> +— Continuiamo le ricerche. — +</p> + +<p> +Il passaggio dei cavalli attraverso la foresta era visibile anche +per degli occhi meno acuti e meno esperimentati di quelli +d’Alfredo. Gli zoccoli avevano calpestato profondamente l’umido +terreno ed i corpi, nel passare, avevano tracciato come un sentiero +fra i cespugli ed i rami bassi degli alberi, spezzando anche +i più deboli. +</p> + +<p> +Percorsi cinquecento passi, i due bianchi s’arrestarono mandando +un grido di gioia. In mezzo alle erbe avevano trovato +uno di quei piccoli fiocchi che ornavano la casacca della giovane +negra. +</p> + +<p> +— Finalmente!... — esclamò Antao, raccattandolo e mostrandolo +con aria trionfante al compagno. Ora abbiamo la prova +che i ladri l’hanno rapita e mi duole sinceramente di aver ucciso +quel povero gorilla. +</p> + +<p> +— Sì, — disse Alfredo, lieto di quella scoperta — ora possiamo +dedicare tutti i nostri sforzi nell’inseguire quegli audaci bricconi. +</p> + +<p> +— Riusciremo a raggiungerli?... +</p> + +<p> +— Lo spero Antao. +</p> + +<p> +— Ma saremo costretti a tornare verso la costa?... +</p> + +<p> +— No poichè le tracce finora si dirigono verso l’ovest ossia +verso il Todji che scorre presso le frontiere degli Ascianti. +</p> + +<p> +— Che quei furfanti abbiano intenzione di recarsi in quel regno +a scambiare i nostri oggetti, prima di tornare in patria. +</p> + +<p> +— È probabile, ma non lasceremo loro il tempo nè di giungere +a Teki, nè ad Anum che sono le prime borgate degli Ascianti. +Mentre io seguo le tracce torna al campo, fa’ caricare sui due cavalli +che fortunatamente ci sono rimasti, le nostre tende e le +poche casse lasciateci e raggiungimi più presto che puoi. — +</p> + +<p> +Il portoghese lieto per quella felice scoperta che chiariva la +scomparsa della giovane negra, non si fece ripetere l’ordine +due volte e tornò precipitosamente al campo, chiamando i negri +a piena voce. +</p> + +<p> +In un baleno le tende furono levate, gli arnesi della cucina +furono collocati nel sacco, le casse caricate sui due cavalli e la +carovana si mise frettolosamente in marcia per raggiungere il +capo, il quale si spingeva celeremente innanzi, dietro le tracce. +</p> + +<figure><a id="fill-096a"></a> + <img src="images/ill-096a.jpg" alt=" "> +<figcaption>— Qui, padrone!... Presto, qui, padrone!... — (Pag. 102).</figcaption> +</figure> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span> +</p> + +<p> +— Sono sempre visibili? — gli chiese Antao, che lo aveva raggiunto +a passo di corsa. +</p> + +<p> +— Sempre, — rispose Alfredo. — Finchè la foresta è così fitta, +abbiamo la speranza di non perderle. +</p> + +<p> +— Ma poi?... +</p> + +<p> +— Se possiamo seguirle fino al Todji non chiederei di più, +poichè allora avrei la certezza che i ladri cercano di spingersi +fino ai mercati di Teki o di Anum. +</p> + +<p> +— Credi che abbiano molte ore di vantaggio su di noi? +</p> + +<p> +— Avranno marciato tutta la notte, ma saranno costretti ad +accordare oggi un po’ di riposo ai cavalli. Forzando le marce, +spero di poterli raggiungere prima di tre o quattro giorni. +</p> + +<p> +— Ma si lascieranno inseguire senza cercare d’arrestarci?... +</p> + +<p> +— Tutto dipenderà dal loro numero. Se sono pochi si limiteranno +a fuggire colla massima celerità, se sono in parecchi +cercheranno di certo di crearci degli imbarazzi o d’impedirci +di stringerli troppo da vicino, ma non siamo uomini da inquietarci. +È bensì vero che tutti i dahomeni sono coraggiosi, ma +anche noi non abbiamo certo paura di loro. — +</p> + +<p> +I due cavalli intanto, vivamente aizzati dai due schiavi, li +avevano raggiunti, quantunque fossero eccessivamente carichi, +mentre Asseybo si era spinto più innanzi dietro alle tracce, essendo +più abile del suo padrone. +</p> + +<p> +La foresta si manteneva sempre assai fitta e solo di quando +in quando, a grandi distanze, si trovavano delle radure. Era +un continuo caos di tronchi, di rami, di foglie, di liane e di +radici. Ora erano macchioni di cedri i cui fiori spandevano all’intorno +acuti profumi, o gruppi immensi di ebani che avrebbero +fatto la fortuna di qualche tribù che avesse voluto approfittarne, +o di acajù dal legno non meno prezioso e non meno +ricercato per la fabbricazione dei mobili di lusso, o di <i>constiawa</i> +dai quali alberi si ricava una tintura molto pregiata, di colore +giallo zafferano, di enormi <i>cauciù</i> che danno la gomma e non +pochi <i>tek</i>, alberi che raggiungono delle altezze imponenti e dai +quali si ricava un legname così resistente da sfidare perfino +le palle di cannone. +</p> + +<p> +In mezzo a quei vegetali che confondevano reciprocamente le +loro fronde ed i loro rami, si vedevano svolazzare bande di pappagalli +grigi e verdi, di grossi avvoltoi e anche alcune aquile, +mentre sui tronchi si vedevano correre miriadi di bellissime +<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span> +lucertole colla testa gialla, il corpo grigio ferro e la coda a tre +colori ossia rossa, bianca e nera. +</p> + +<p> +Questi animaletti si trovano dappertutto nei paesi della Costa +d’Avorio e soprattutto nelle capanne dei negri dove si vedono, a +tutte le ore del giorno, correre sui soffitti e lungo le pareti, +occupati a dare la caccia agli ospiti pericolosi, ossia agli scorpioni +dal morso doloroso, alle tarantole ed ai terribili ragni-vampiri. +</p> + +<p> +Come si può immaginare, sono animaletti rispettati da tutti i +negri per i servigi immensi che rendono e perciò si propagano +straordinariamente. +</p> + +<p> +Non mancavano le scimmie in mezzo a quelle grandi foreste. +Di tratto in tratto, sulle cime di qualche albero fruttifero, si +vedevano delle piccole truppe di quelle scimmie chiamate drilli, +quadrumani affini ai mandrilli, ma non pericolose come questi +ultimi. +</p> + +<p> +Sono molto più piccole, non essendo più alte di settanta centimetri, +hanno il pelame olivastro sul dorso, ma biancastro +sotto, mentre il muso è nerissimo e le mani ed i piedi color +del rame. +</p> + +<p> +La loro barba, che è folta assai e che poi sale fino sul cranio +formando una specie di cappuccio, dà loro un aspetto comicissimo. +</p> + +<p> +Vedendo passare la carovana s’affrettavano a guadagnare le +più alte cime degli alberi, mettendosi fuori di portata dai loro +assalti e di lassù, manifestavano le loro inquietudini con grida +assordanti. +</p> + +<p> +Dopo il mezzogiorno però, la carovana fece l’incontro d’un +branco di scimmie ben pericolose. Stava passando attraverso ad +un macchione di goyavi e di sicomori, quando un ramo di considerevole +grossezza cadde dinanzi ad Antao, il quale per poco +non ne ebbe spaccato il cranio. +</p> + +<p> +Il portoghese, furioso, afferrò rapidamente la carabina credendosi +assalito da qualche negro nascosto su qualche albero, +ma invece d’un uomo vide sulla cima d’un’acacia una orribile +scimmia che rideva a crepapelle, come fosse lieta di quel pessimo +scherzo che per poco mandava il brav’uomo all’altro mondo. +</p> + +<p> +Doppiamente arrabbiato, Antao, che si trovava a cinquanta +passi dai compagni, puntò il fucile e senza curarsi se commetteva +una imprudenza, fece fuoco. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span> +</p> + +<p> +Il quadrumane, colpito nel cranio, interruppe le sue risa per +mandare un urlo acuto e piombò al suolo come un sacco di +cenci, fracassandosi le ossa. +</p> + +<p> +Quella scimmia era senza dubbio la più brutta che Antao +avesse fino allora veduta. La sua testa era veramente spaventosa +con quelle due rigonfiature rigate che gli deturpavano le +gote, con quella bocca larga e sporgente, armata di acuti denti, +con quella barba arruffata color arancio vivo e quel cranio piramidale. +</p> + +<p> +Il suo corpo massiccio, robusto, coperto d’un pelame ispido, +aveva tutte le tinte immaginabili. Era verde oliva e nera sul +dorso, bruno chiaro sul ventre e sui fianchi, il petto giallognolo, +le mani e gli orecchi neri ed il naso rosso fuoco. +</p> + +<p> +La sua statura poi oltrepassava il metro, non compresa la +coda che era appena visibile. +</p> + +<p> +— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, vedendo l’amico assorto in +una lunga contemplazione. — Contro chi hai fatto fuoco?... +</p> + +<p> +— Contro la tavolozza d’un pittore, — rispose il portoghese, +ridendo. +</p> + +<p> +— Contro una tavolozza?... +</p> + +<p> +— Vieni a vederla e sarai persuaso. — +</p> + +<p> +Alfredo, quantunque fosse certo che l’amico scherzasse, tornò +indietro, ma appena ebbe dato uno sguardo alla scimmia, afferrò +Antao per un braccio, dicendogli: +</p> + +<p> +— Fuggi!... Simili tavolozze sono pericolose, mio caro. +</p> + +<p> +— Ma è una scimmia e non già un gorilla. +</p> + +<p> +— È un mandrillo e questi quadrumani hanno tali denti da +farti a pezzi. Fuggiamo prima che giungano i compagni del +morto. +</p> + +<p> +— Non chiedo di meglio, amico, — rispose Antao. — Ne ho +avuto abbastanza del gorilla, per attirarmi ora addosso la collera +di altre scimmie. — +</p> + +<p> +Fortunatamente nessun mandrillo si fece vedere, sicchè poterono +raggiungere tranquillamente la carovana senza essere +inquietati. +</p> + +<p> +Asseybo intanto, che precedeva tutti per non smarrire le +tracce dei ladri, aveva trovato un altro oggetto appartenente +alla giovane negra, e cioè la sua fascia rossa che era rimasta +appesa ad un ramo basso d’un grande cedro. +</p> + +<p> +Non si poteva ammettere che l’amazzone l’avesse perduta, +<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span> +avendogliela veduta attorno ai fianchi, strettamente annodata. +Doveva indubbiamente averla lasciata cadere per indicare il suo +passaggio attraverso quella vasta boscaglia, certa che gli uomini +bianchi, derubati dei loro effetti e dei loro animali, avrebbero seguite +le tracce dei fuggiaschi. +</p> + +<p> +Verso il tramonto, sull’opposta riva dell’Aka, fiume che scaricasi +nel lago Anglo, nei pressi di Krikor, fu trovata anche la +cartucciera dell’amazzone pendente da un altro ramo, ma, in +modo da poter essere veduta dal primo individuo che fosse passato +per di là. +</p> + +<p> +Accanto alla pianta si scorgevano gli avanzi d’un fuoco e ciò +indicava che i fuggiaschi dovevano essersi fermati colà per preparare +il pasto e per far riposare i cavalli. +</p> + +<p> +— Ora non possiamo più dubitare della fedeltà di quella brava +ragazza, — disse Antao ad Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose questi. — Mantiene il suo giuramento. +</p> + +<p> +— Però quelle canaglie devono sempre avere un grande vantaggio +su di noi e sarà difficile che noi possiamo raggiungerli. +</p> + +<p> +— Non spero di poterli sorprendere nella foresta, Antao. I +nostri animali sono troppo carichi per poter gareggiare con +quelli che ci hanno rubato, ma a me basta che continuino a +fuggire verso l’ovest, ossia verso gli Ascianti. +</p> + +<p> +— Ma non avremo delle noie in quel paese di barbari?... +</p> + +<p> +— Gli Ascianti non sono più civili dei dahomeni, è vero, ma +non osano molestare gli Europei, dopo che hanno provato la +forza delle armi inglesi. +</p> + +<p> +— Quale pericolo potrebbero correre se ci tendessero una +imboscata e ci massacrassero tutti?... Chi andrebbe a raccontarlo +agli Europei della Costa?... +</p> + +<p> +— È vero, ma una superstizione fortunata rende inviolabile +la vita degli uomini bianchi. +</p> + +<p> +— Forse che gli Ascianti ci credono uomini discesi dal cielo?... +</p> + +<p> +— No, ma in causa d’una profezia che rimonta alla fine del +primo quarto di questo secolo. In quell’epoca i grandi <i>cumfos</i>, +ossia i profeti del regno, hanno predetto che giungerebbe un +tempo in cui il loro paese sarebbe stato costretto a cambiare +religione, usi e costumi per opera di uomini bianchi protetti +dai <i>feticci</i>, aggiungendo che se uno di quegli uomini venisse +ucciso, le più spaventevoli calamità avrebbero colpito la dinastia +ed il suo popolo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span> +</p> + +<p> +In seguito a quella profezia, per tema di uccidere uno di quegli +uomini protetti dai <i>feticci</i>, fu decretata una legge speciale +colla quale si proibisce severamente a qualunque, anche ai re, +di sacrificare qualsiasi europeo che metta i piedi sul territorio +degli Ascianti. +</p> + +<p> +— Allora non temo più per la mia pelle. +</p> + +<p> +— Puoi vivere tranquillo, specialmente nella nostra qualità +d’italiani e di portoghesi. Se fossimo inglesi, chissà, potremmo +aspettarci qualche brutta sorpresa. +</p> + +<p> +— Si dice che gli Ascianti non abbiano torto ad odiare gli +Inglesi. +</p> + +<p> +— La guerra mossa dall’Inghilterra a quel popolo non è stata +giusta, Antao, e l’odio se lo sono meritato. Non ha avuto altro +scopo, si può dire, che di derubare gli Ascianti della grande +quantità d’oro che possedevano. +</p> + +<p> +Dopo d’aver incendiata la capitale e di aver imposto ai vinti +un enorme tributo di guerra, accorgendosi che gli Ascianti +erano ancora ben forniti d’oro, cercarono altri cavilli per imporne +un secondo che colle minaccie ottennero. +</p> + +<p> +Come puoi immaginarti, gli Ascianti amano l’Inghilterra come +il fumo negli, occhi e se noi appartenessimo a quella nazione, +potremmo pagare cara l’imprudenza di avventurarci sulla riva +del Volta. — +</p> + +<p> +In quel momento si vide Asseybo, che si trovava a dieci passi +da loro, cadere al suolo fracassando un ramo che pareva fosse +stato appositamente gettato attraverso quella specie di sentiero, +quindi rialzarsi prontamente, gridando coll’accento del più vivo +terrore. +</p> + +<p> +— Fuggite!... Fuggite!... — +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap15"><span class="smcap">Capitolo XV.</span> +<span class="smaller">La caccia ai rapitori</span></h2> +</div> + +<p> +Il negro, i due dahomeni e perfino i due cavalli, presi da un +inesplicabile terrore, si erano dati ad una fuga precipitosa, +quantunque nessun animale fosse comparso dinanzi a loro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span> +</p> + +<p> +Antao ed Alfredo, credendo che sotto le macchie si celasse +qualche leone o qualche leopardo, invece di seguire i loro +uomini si erano arrestati, armando precipitosamente i fucili, +pronti a far fronte al pericolo. +</p> + +<p> +Con loro non poca sorpresa, non udirono alcun ruggito, nè +alcun urlo che potesse giustificare la paura dei negri e dei +due cavalli, nè videro in alcun luogo muoversi i rami delle +macchie. +</p> + +<p> +— Ma cosa avrà veduto Asseybo? — chiese il portoghese, +sempre più stupito. — Eppure quel negro è coraggioso e non si +spaventa per un nonnulla. +</p> + +<p> +— Che abbia scambiato qualche grossa radice nera per un serpente?... — mormorò +Alfredo. — Guardo dappertutto, ma non +vedo assolutamente nulla che possa spaventarci. — +</p> + +<p> +Ad un tratto però udì in aria un acuto ronzìo ed alzati gli +occhi, vide volarsi incontro uno sciame d’insetti un po’ più +grandi delle nostre vespe. Un grido di terrore gli sfuggì: +</p> + +<p> +— Antao!... Fuggiamo!... Le <i>elovas</i>!... — +</p> + +<p> +Il portoghese, quantunque si meravigliasse che il compagno +avesse tanta paura di uno sciame di vespe, vedendolo levarsi rapidamente +la giacca, coprirsi la testa ed il viso e quindi fuggire +a precipizio, credette saggia cosa imitarlo, correndogli dietro. +</p> + +<p> +Le vespe però volavano rapidamente e come fossero furiose +di vendicarsi, li perseguitavano senza posa, ronzando attorno +a loro e cercando d’introdursi fra le pieghe delle giacche. +</p> + +<p> +Alfredo, quantunque non potesse vederci bene, cercava dirigersi +verso il luogo ove si udivano le grida dei negri. Pareva +che avessero trovato un ricovero contro gli assalti di quegli +ostinati insetti, poichè urlavano senza posa: +</p> + +<p> +— Qui padrone!... Presto, qui padrone!... — +</p> + +<p> +Attraversato un lembo della foresta, i due fuggiaschi scorsero +i loro uomini ed i due cavalli tuffati in uno stagno che +pareva fosse profondo, poichè non sporgevano che le loro teste. +</p> + +<p> +Alfredo vi balzò dentro senza esitare ed il portoghese, che si +sentiva addosso quelle dannate vespe, gli tenne dietro, mentre i +negri, coi loro cappelli di foglie di cocco, respingevano i piccoli +assalitori con abbondanti getti d’acqua. +</p> + +<p> +Parve che quegli spruzzi riuscissero molto incomodi alle vespe +perchè si affrettarono ad innalzarsi e quindi a volare verso +i boschi in gruppo serrato. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span> +</p> + +<p> +— Se ne sono andate? — chiese Antao, che non sapeva ancora +decidersi a levarsi la giacca protettrice. — Morte di Urano +e di Saturno!... Ma erano idrofobe adunque?... +</p> + +<p> +— L’acqua non fa per loro, — rispose Alfredo. — Fortunatamente +i nostri uomini hanno trovato questo stagno che ci ha +salvati. +</p> + +<p> +— Bah!... Convengo che le punture delle api non sono piacevoli, +Alfredo, ma anche senza quest’acqua non ci sarebbe +toccato un guaio serio. +</p> + +<p> +— T’inganni, Antao. Conosci quelle vespe?... +</p> + +<p> +— No, ma mi parvero simili alle nostre. +</p> + +<p> +— Ma tu ignori che veleno terribile iniettano quegli insetti +che dai negri sono chiamate <i>elovas</i>. Ti produce un tale dolore, +da impazzire o poco meno e che ti dura due o tre giorni. +</p> + +<p> +Le <i>elovas</i> sono più temute delle mosche <i>ibolai</i>, le quali posseggono +dei pungiglioni così acuti da passare perfino i calzoni. +Non vi è alcun negro che osi avvicinarsi agli alberi dove hanno +costruito il loro nido. +</p> + +<p> +— Ma chi le ha disturbate?... +</p> + +<p> +— Io, — rispose Asseybo. — Ho incespicato in qualche cosa +che era stata tesa attraverso il sentiero, forse qualche liana e +sono caduto addosso ad un ramo che era stato appoggiato appositamente +al cespuglio abitato dalle <i>elovas</i>. Sentendo muoversi +i rami sui quali avevano costruiti i nidi, temendosi forse assalite, +si sono affrettate a darci addosso. +</p> + +<p> +— Un ramo appoggiato appositamente? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, padrone, e qualcuno lo aveva collocato attraverso il +sentiero, per far scatenare le <i>elovas</i> contro l’imprudente che +lo avesse urtato. +</p> + +<p> +— Ma chi credi che sia, quel «qualcuno?» +</p> + +<p> +— Uno dei ladri che inseguiamo, padrone. +</p> + +<p> +— Furbi, quei furfanti! — esclamò Antao. — Forse speravano +che le api ci cacciassero in corpo tanto veleno, da diventare +gonfi come otri. +</p> + +<p> +— Ed immobilizzarci due o tre giorni per sfuggirci, — aggiunse +Alfredo. — Di queste astuzie bisogna attenderne ben altre, +ma non ci avanzeremo che con prudenza. — +</p> + +<p> +Essendo intanto calata la notte, risolsero di accamparsi presso +quello stagno, quantunque non fosse prudente arrestarsi in quel +luogo, che poteva servire di abbeveratoio a tutti gli animali +<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span> +della foresta. Avevano però la probabilità di ammazzare qualche +capo di selvaggina ed un buon arrosto di carne fresca lo +desideravano tutti. +</p> + +<p> +Fu con questa speranza che Antao ed Alfredo, dopo una cena +frugale, essendo a corto di provviste, andarono ad imboscarsi +all’opposta estremità dello stagno, nascondendosi in mezzo a +quattro grossi alberi che potevano proteggerli contro qualsiasi +improvviso assalto. +</p> + +<p> +Quell’attesa pareva da principio promettente, poichè appena +l’oscurità cominciò a diventare fitta, una banda di animali sbucò +dalla foresta, correndo allo stagno per dissetarsi, ma era composta +esclusivamente di sciacalli e nessuno dei due cacciatori si +sentiva capace di fare onore ad un arrosto di cane selvatico. +</p> + +<p> +Più tardi, allontanatisi quei notturni predatori, videro avanzarsi +prudentemente un superbo leopardo, ma pareva che si dirigesse +verso lo stagno più spinto dalla speranza di sorprendere +qualche vittima che per dissetarsi. Accortosi però della presenza +dei cacciatori e prevedendo forse che nulla avrebbe avuto da +guadagnare in una lotta con loro, con un grande salto si rintanò +nella foresta, andando a cercare altrove prede meno pericolose. +</p> + +<p> +Non vedendo comparire altri animali, i due cacciatori, ormai +disperando di abbattere qualche succulenta gazzella stavano per +tornarsene al campo, quando alzando gli sguardi sui rami d’un +albero vicino, scorsero parecchi punti luminosi, giallastri, che +ora apparivano ed ora scomparivano. +</p> + +<p> +— Sarei curioso di sapere cosa vi è lassù, — disse Antao. — Che +siano uccellacci notturni? +</p> + +<p> +— Sarebbero volati via, — rispose Alfredo. — Credo invece +che lassù ci sia l’arrosto che cerchiamo. +</p> + +<p> +— Allora saranno scimmie e se sono tali lascio l’arrosto ai +tuoi negri. +</p> + +<p> +— No, Antao, non sono scimmie e te lo proverò. — +</p> + +<p> +Il cacciatore puntò la carabina e fece fuoco. Subito si videro +quei punti luminosi balzare attraverso i rami dell’albero, mentre +un corpo precipitava al suolo emettendo un debole grido. +</p> + +<p> +— Non mi ero ingannato, — disse Alfredo. — L’arrosto è venuto, +piccolo sì ma squisito. — +</p> + +<p> +Il portoghese, senza sapere di cosa si trattasse, non volendo +essere da meno del compagno mirò due punti luminosi che brillavano +<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span> +all’estremità d’un ramo e fece capitombolare un altro +corpo. +</p> + +<p> +— Vediamo ora cosa sono, — disse. +</p> + +<p> +Alfredo aveva raccolto le due prede e le guardava con curiosità. +Erano due animaletti grossi come scoiattoli, non essendo +più lunghi di diciotto o venti centimetri, col corpo esile, il pelame +corto, fitto, grigio fulvo sul dorso e biancastro sul ventre +e con due orecchi straordinariamente grandi per degli esseri +così piccoli. +</p> + +<p> +— Che animali sono? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— <i>Galangoni</i>, — rispose il compagno. — Sono animaletti di +abitudini notturne, che vivono ordinariamente sugli alberi nutrendosi +d’insetti e delle gomme delle piante resinose. +</p> + +<p> +— Hanno degli orecchi veramente mostruosi! +</p> + +<p> +— Ma utili per loro, poichè per dormire senza venire disturbati, +li ripiegano chiudendo perfettamente l’udito. +</p> + +<p> +— Quest’arrosto lo serberemo per la colazione. — +</p> + +<p> +Essendo prossima la mezzanotte, i due cacciatori tornarono al +campo per gustare un po’ di riposo sotto la guardia di un dahomeno. +</p> + +<p> +Ai primi albori la carovana, attraversato il Dschawoe in prossimità +delle sue sorgenti, un fiume d’un corso non breve e che +va a scaricarsi nel Volta, si rimettevano in marcia dietro le +tracce dei fuggiaschi che erano state ritrovate, dopo però lunghe +ricerche, sull’opposta riva. Quelle tracce si dirigevano ora +in linea retta, verso l’ovest, in direzione del Volta, fiumana +grandissima che forma la frontiera orientale del potente regno +degli Ascianti. Ormai non vi era più da ingannarsi: i ladri si +recavano in qualche cittadella di quel regno per disfarsi degli +oggetti rubati ai due bianchi con maggior profitto, essendo i +villaggi dei Krepi troppo poveri per fare simili acquisti e sprovvisti +specialmente di metalli preziosi. +</p> + +<p> +Alfredo aveva creduto per un momento che avessero avuta +l’intenzione di recarsi a Kpandu, una delle più grosse borgate +dei Krepi, situata al di là del 7° di latitudine settentrionale, +ma la linea quasi diritta che mantenevano le tracce e sempre +verso occidente, lo aveva convinto del contrario. I ladri ormai +dovevano mirare ad Abetifi, che è una delle più importanti città +degli Ascianti, celebre pei suoi mercati settimanali che attirano +numerose carovane e molti ricchi negozianti di Cumassia, la +capitale del regno. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span> +</p> + +<p> +Le foreste che si estendevano al di là dello Dschawoe, permettevano +fortunatamente di procedere con maggior lestezza, +non essendo ingombre di liane e di radici. Gli alberi erano riuniti +in grandi gruppi, ma lasciavano qua e là degli spazi liberi +abbastanza vasti ed affatto privi di quegli intricatissimi cespugli +che ordinariamente occupano le radure delle foreste africane. +</p> + +<p> +Asseybo che si manteneva sempre alla testa della carovana, +osservava scrupolosamente le piante vicine alle tracce lasciate +dai fuggiaschi, le quali erano sempre visibili, mantenendosi il +suolo umido, ma non riusciva più a scoprire alcun segnale della +giovane negra. Era da supporre che i suoi rapitori si fossero +accorti degli oggetti lasciati cadere per guidare gl’inseguitori +e che ora la sorvegliassero attentamente. +</p> + +<p> +Sospettando poi sempre qualche nuova astuzia, il bravo negro +guardava attentamente anche il suolo, per tema di porre i nudi +piedi su qualche spino avvelenato nascosto entro terra o di cadere +in qualche profonda buca armata di un palo aguzzo e ricoperta +accuratamente in modo da ingannare perfino le fiere, +astuzie ben note ai dahomeni. +</p> + +<p> +Sentiva per istinto che quei furfanti, dopo il primo tentativo +di arrestarli per alcuni giorni colle atroci punture delle pecchie, +non avrebbero tardato a tendere altre insidie e forse più pericolose, +per sbarazzarsi di loro. +</p> + +<p> +I suoi timori, pur troppo, dovevano ben presto avverarsi. +</p> + +<p> +La carovana, dopo una breve fermata sull’opposta riva del +Deise, altro affluente del Volta, erasi da qualche ora messa +in marcia, quando l’olfatto del negro fu colpito da un odore di +bruciaticcio, che il vento portava dall’ovest. +</p> + +<p> +Non era però quell’odore particolare che tramandano le piante +resinose che vengono divorate dalle fiamme, ma un altro più +acuto, più sgradevole e che pareva prodotto da ammassi di +carne bruciata. +</p> + +<p> +— Padrone, — disse, tornando rapidamente indietro. — Qualche +cosa succede in mezzo od ai confini della foresta. +</p> + +<p> +— Che quei furfanti abbiano incendiata la boscaglia per costringerci +a retrocedere? — si chiese Alfredo, con inquietudine. — Questo +odore di bruciaticcio può annunciarci un grave pericolo. +</p> + +<p> +— Non sarà facile che questa immensa foresta prenda fuoco +come uno zolfanello, — disse Antao. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span> +</p> + +<p> +— Possono aver incendiati dei macchioni d’alberi resinosi, — rispose +Alfredo. +</p> + +<p> +— Ma si direbbe che mille cuochi stanno arrostendo dei milioni +di costolette. Non senti che odore?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— Da cosa provenga?... +</p> + +<p> +— Non lo so. +</p> + +<p> +— Mandiamo Asseybo su un albero. Di lassù potrà forse vedere +se è la foresta che brucia. — +</p> + +<p> +Il negro fu lesto a obbedire. Avendo osservato che un grosso +tek lanciava la sua cima molto più in alto di tutti gli alberi +vicini, aiutato dai due schiavi potè raggiungere i primi rami +e quindi issarsi fino agli ultimi. +</p> + +<p> +Dall’alto di quell’osservatorio il suo sguardo potè spaziare +liberamente sopra tutta la foresta e scorgere distintamente, a +meno di due chilometri di distanza, alcune colonne di fumo che +s’innalzavano presso un largo fiume, il quale tagliava tutto +l’orizzonte occidentale. +</p> + +<p> +Pareva però che invece degli alberi bruciassero delle erbe, +poichè in quella direzione non si vedevano che rade piante e +nessuna ardeva. +</p> + +<p> +Ad un tratto i suoi sguardi videro avanzarsi fra gli alberi vicini, +come un largo serpente di colore oscuro, il quale minacciava +di tagliare in due la foresta. +</p> + +<p> +— Canaglie, — mormorò. — Ora comprendo tutto. — +</p> + +<p> +Si lasciò cadere di ramo in ramo con rapidità fulminea e +giunto a terra afferrò per la briglia il primo cavallo e si mise +a correre, gridando: +</p> + +<p> +— Presto, padrone, o non potremo giungere al fiume prima +di tre o quattro giorni. Frustate i cavalli o sarà troppo tardi. — +</p> + +<p> +Senza chiedere spiegazioni, comprendendo che se Asseybo +così agiva doveva avere le sue buone ragioni, i due europei ed +i dahomeni si precipitarono dietro a lui, bastonando i cavalli +per farli galoppare. +</p> + +<p> +Il negro correva sempre, descrivendo un semicerchio, come +se volesse sfuggire un gran pericolo che pareva dovesse venire +dal nord-ovest e gettava intorno sguardi smarriti come se temesse +da un istante all’altro di venire assalito. +</p> + +<p> +— Diavolo d’un paese, — brontolava Antao, che trottava a +fianco dei cavalli. — Si può mai essere un po’ tranquilli? Cosa +<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span> +sta per accadere ora?... Ieri le vespe ed oggi avremo qualche +nuova specie di calabroni o di pipistrelli!... — +</p> + +<p> +Ad un tratto udirono Asseybo a gettare un grido di trionfo. +</p> + +<p> +— Ehi, negro del malanno!... — urlò Antao. — Sono fuggiti +anche i calabroni?... Se mi fai correre ancora un po’ scoppio +o mi prendo un colpo di sole. +</p> + +<p> +— Presto!... — gridò Asseybo. — Siamo giunti in tempo!... +</p> + +<p> +— In tempo di cosa?... — chiese Antao, che con un ultimo +sforzo lo aveva raggiunto. +</p> + +<p> +— Di passare salvando la nostra pelle. +</p> + +<p> +— Da chi?... +</p> + +<p> +— Guardate!... — +</p> + +<p> +Il portoghese guardò sotto gli alberi, vide e scoppiò in una +risata fragorosa. +</p> + +<p> +— Un gorilla mi strangoli se costui non è pazzo!... — esclamò. +</p> + +<p> +— No, Antao, — disse Alfredo. — Asseybo non è pazzo e se +sei ancora vivo, puoi ringraziare lui solo. +</p> + +<p> +— Ma.... non vedi che sono formiche?... +</p> + +<p> +— Sì, delle formiche, ma che non lascierebbero un brano di +carne nè addosso a te, nè addosso ad un feroce leopardo. Mio +caro, siamo sfuggiti ad un grave pericolo ed ancora una volta +i ladri hanno fatto un buco nell’acqua. — +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap16"><span class="smcap">Capitolo XVI.</span> +<span class="smaller">Le formiche carnivore</span></h2> +</div> + +<p> +Se il portoghese avesse abitato per qualche anno in quelle +regioni equatoriali, non avrebbe di certo riso vedendo avanzarsi, +attraverso alla foresta, quella colonna di formiche che si distendeva +come un serpente gigantesco e tanto meno avrebbe chiamato +pazzo il negro, se avesse conosciuto da quale specie di +insetti stavano per venire assaliti. +</p> + +<p> +L’Africa, al pari dell’America meridionale, è straordinariamente +popolata di formiche di varie specie, quasi tutte assai +più grandi di quelle che abbiamo in Europa e, cosa davvero +strana per insetti di così piccole dimensioni, quasi tutte avidissime +di carne e quindi ferocissime. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span> +</p> + +<p> +Alcune, come le bianche per esempio, che vivono in nidi di +forma piatta che rassomigliano a giganteschi funghi, si limitano +a divorare i legni vecchi delle piante di cotone o le travi delle +capanne dei negri, compromettendo la sicurezza delle abitazioni; +altre nere, che si tengono nascoste nelle sabbie, si accontentano +di mordere ferocemente i piedi dei negri, causando acuti dolori, +ma vi sono altre ancora che vogliono delle vittime da +scarnare. +</p> + +<p> +Tali sono le termiti, le più grandi delle specie e le formiche +rosse, le quali si nutrono di carne, cercandola dovunque con +una avidità senza pari. +</p> + +<p> +Guai all’uomo o all’animale che sorprendono addormentati +presso i loro formicai od anche in piena foresta durante le loro +peregrinazioni!... In un momento li coprono, mettono in opera +le loro piccole ma formidabili tenaglie e malgrado la resistenza +disperata della vittima in poco tempo, anzi in pochi minuti, la +divorano viva non lasciando che le ossa, ma così ripulite che +il migliore preparatore anatomico non farebbe di più. +</p> + +<p> +Ma ve ne sono altre ancora bene più formidabili delle termiti, +delle rossastre, delle biancastre, delle formiche acqua bollente, +ecc. e queste sono quelle conosciute dai popoli dell’Africa +equatoriale con nome di <i>lascicuai</i>. +</p> + +<p> +Questi insetti sanguinari sono gli zingari della specie, poichè +non hanno dimore stabili, quindi non fabbricano nidi. Errano +continuamente in mezzo alle foreste, marciando in file lunghe +parecchi chilometri, divorando sul posto quanti animali, piccoli +o grossi, feroci o inoffensivi possono sorprendere ed obbligando +perfino i negri a fuggire, quando quei piccoli mostri incontrano +sulla loro via dei villaggi. +</p> + +<p> +Quelle formiche che s’avanzavano attraverso al bosco in fitti +battaglioni, dovevano essere state cacciate in quella direzione +dai negri fuggiaschi, onde cercare di sbarrare la via agli inseguitori +e forse per far loro perdere gli animali. +</p> + +<p> +L’incendio che avvampava in direzione del fiume, bruciando +una prateria di erbe secche, non doveva aver avuto altro scopo +e le <i>lascicuai</i>, che hanno una così grande paura del calore da +tenersi persino al riparo dei raggi solari, si erano affrettate a +deviare, fuggendo nel bosco. +</p> + +<p> +Fortunatamente Asseybo le aveva scorte a tempo e sospettando +un tiro birbone da parte dei ladri, con quella rapida +<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span> +marcia era riuscito a far passare la piccola carovana, prima che +la via fosse stata tagliata da quell’esercito di feroci insetti. +</p> + +<p> +— Un ritardo di pochi minuti e noi venivamo arrestati e +forse per parecchi giorni, — disse Alfredo, che si era affrettato +ad allontanarsi da quella fiumana di corpicini nerastri. +</p> + +<p> +— Ma credi che queste emigrazione continui molto?... — chiese +Antao. +</p> + +<p> +— Chissà di quanti miliardi di formiche si comporrà quell’esercito. +Non vedi come la colonna si mantiene stretta?... +</p> + +<p> +— Infatti non è più grossa d’un serpente, ma che ordine di +marcia!... I nostri soldati non camminerebbero meglio. +</p> + +<p> +— E guarda come quei battaglioni mantengono una linea rigorosamente +diritta e compatta. +</p> + +<p> +— È vero Alfredo e neppure un insetto si sbanda. +</p> + +<p> +— Gli ufficiali non lo permetterebbero. +</p> + +<p> +— Gli ufficiali?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. Se noi potessimo avvicinarci senza correre il pericolo +di venire assaliti, potrei farti vedere i capi che marciano +sui fianchi delle colonne per impedire qualsiasi sbandamento. +</p> + +<p> +— Oh!... È incredibile!... Quanta intelligenza in insetti così +piccoli!... +</p> + +<p> +— Quegli ufficiali appartengono alle caste guerriere. +</p> + +<p> +— Ma come, forse che le formiche sono divise in caste?... +</p> + +<p> +— Certamente, Antao. Le termiti, per esempio, sono divise in +due caste nettamente distinte che non si possono mai mescolare: +le guerriere, che sono le più forti e le più grandi, incaricate +esclusivamente di difendere i formicai e le industriali +che devono solamente occuparsi dello scavo delle gallerie sotterranee +e del fornimento dei viveri. +</p> + +<p> +— È incredibile! — esclamò Antao, al colmo dello stupore. +</p> + +<p> +— Ma vi è di più, amico mio. Certe specie di formiche, oltre +queste due caste ne hanno una terza costituita dagli schiavi. +</p> + +<p> +— Morte di Saturno!... Ma vi sono anche le formiche schiaviste?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao e queste sono le formiche chiamate <i>amazzoni</i> e +quelle <i>color sangue</i> che abitano l’America meridionale. +</p> + +<p> +— Ma le formiche schiave appartengono alla stessa specie?... +</p> + +<p> +— Mai più. Quando le <i>amazzoni</i> o le <i>color sangue</i> hanno bisogno +di schiavi, intraprendono delle spedizioni contro le formiche +dette <i>nero-cineree</i>, nè più nè meno come fanno i cacciatori +<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span> +di schiavi dell’Africa centrale. Essendo più forti, vincono +facilmente le avversarie, invadono i loro formicai, non senza +però incontrare là dentro una tenace resistenza, e s’impadroniscono +delle larve <i>nero-cineree</i>. Più umane dei cacciatori di +negri, non le maltrattano, nè incrudeliscono contro i vinti, ma +se le portano nei loro formicai, le affidano alle cure di altre +schiave, le fanno nutrire al pari delle altre e quando sono completamente +sviluppate le obbligano a lavorare, ma senza adoperare +la violenza. +</p> + +<p> +— E non pensano a ribellarsi, quelle disgraziate prigioniere?... +</p> + +<p> +— Tutt’altro, Antao, poichè fra le diverse caste, tra le quali +non vi è differenza di trattamento, regna una buona armonia +invidiabile e le guerriere e le schiave finiscono coll’amarsi come +appartenessero ad una stessa famiglia. +</p> + +<p> +— Quanto avrebbero da imparare certi popoli da quei piccoli +esseri!... — esclamò Antao. — Si può dire che sono maestri di +civiltà. +</p> + +<p> +— Padrone, — disse in quel momento Asseybo. — Prima che +le <i>lascicuai</i> s’accorgano della nostra presenza, affrettiamoci a +frapporre il fiume fra noi e loro. +</p> + +<p> +Le erbe della prateria vanno spegnendosi e le formiche potrebbero +deviare ancora. +</p> + +<p> +— Ma ritroveremo le tracce dei fuggiaschi, ora che la cenere +le avrà ricoperte?... +</p> + +<p> +— Se i ladri hanno attraversato il fiume in questo luogo, +vuol dire che esiste un guado da loro conosciuto. Se lo troviamo +anche noi, sulla sponda opposta ritroveremo anche le +loro tracce. +</p> + +<p> +— È vero, Asseybo. Andiamo a cercare questo guado. — +</p> + +<p> +L’incendio della prateria, che si estendeva dalle rive del +Volta ai primi alberi della grande foresta, era già cessato in +parecchi luoghi per mancanza di combustibile e si poteva tentare +il passaggio senza correre alcun pericolo. Avvampava però +ancora verso il nord, seguendo il corso del fiume, lanciando in +aria nuvoloni di fumo denso e nembi di scintille, ma i grossi +tronchi degli alberi pareva che opponessero una barriera insuperabile +e forse più di tutto era il terreno umido che impediva +alle fiamme di estendersi. +</p> + +<p> +La piccola carovana, che non voleva perdere troppa via per +<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span> +non lasciare tempo ai ladri di dileguarsi dopo di essersi sbarazzati +del bottino, si avventurò sulla cenere ancora calda che +copriva la pianura, ma i tre negri, che erano scalzi, furono +ben presto costretti a salire sui cavalli per non guastarsi le +piante dei piedi. +</p> + +<p> +La traversata si compì senza incidenti e mezz’ora dopo i +cinque uomini ed i due animali si trovavano sulla riva sinistra +del Volta. +</p> + +<p> +Questo fiume, che è uno dei più grandi che solcano le regioni +della Costa d’Avorio, quantunque bagni il possedimento +inglese, è ancora oggidì poco conosciuto e non si sa quale sia +la lunghezza del suo corso, nè si conosce precisamente dove +abbia le sue sorgenti. +</p> + +<p> +Pare però che venga formato da due considerevoli corsi +d’acqua ai quali furono ultimamente imposti i nomi tedeschi di +Schwarger e di Weisser e che avrebbero le loro sorgenti l’uno +nella regione dei Tiebas, verso il 12° di lat. N e 13° di long. E +e l’altro sulla regione dei Gurunssi verso il 13° di lat. ed il 16° +di long. +</p> + +<p> +Si sa che si apre il passo attraverso le regioni dei Dafina, +dei Mandinghi e dei Gamman, che poi piega verso l’est scorrendo +lungo la frontiera degli Ascianti per scaricarsi in mare +per un largo estuario, nei dintorni della cittadella di Ada, una +delle più piccole del possedimento inglese della Costa d’Avorio. +</p> + +<p> +Là dove era giunta la piccola carovana, il fiume aveva una +larghezza considerevole, superiore ai quattrocento metri, ma +l’acqua era bassa e poteva permettere il guado, senza il pericolo +di un assalto da parte dei coccodrilli che sono numerosi +su quel corso d’acqua. +</p> + +<p> +— Il passaggio sarà facile, — disse Asseybo, che era sceso +sulla sponda per misurare la profondità della corrente. — Se i +ladri lo hanno attraversato, noi possiamo fare altrettanto. +</p> + +<p> +— Credi che siano passati di qui? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, padrone poichè laggiù vedo che il fiume si restringe +e l’acqua sarà tanto alta da affogare un cavallo grande quanto +un elefante. — +</p> + +<p> +I due europei si spogliarono non conservando che le maglie, +poi tenendo nella sinistra le carabine scesero nel fiume dietro +ad Asseybo, seguiti dai due schiavi che conducevano i cavalli. +</p> + +<figure><a id="fill-112a"></a> + <img src="images/ill-112a.jpg" alt=" "> +<figcaption>Era un elefante selvaggio, uno dei più grossi e dei più belli.... (Pag. 125).</figcaption> +</figure> + +<p> +Sott’acqua, ad una profondità di un metro, pareva che si +<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span> +estendesse un banco di sabbie di notevole larghezza, poichè nè +a destra nè a sinistra il fondo non accennava a mancare. Se +si prolungava molto innanzi, vi era la probabilità che la carovana +potesse guadare il fiume senza bagnare le casse contenenti +le provviste e le munizioni. +</p> + +<p> +La corrente, che era debole, favoriva la traversata; il negro +però non procedeva che con estrema prudenza e se non dopo +d’aver ben esplorato il fondo con un bastone acuminato, non +ignorando quali ospiti pericolosi ricovera il fiume. +</p> + +<p> +Quelle precauzioni gli salvarono la vita, giacchè nel momento +che stava per varcare un canaletto aperto nel banco di sabbia, +mise i piedi su di una massa ruvida che subito gli sfuggì, facendogli +quasi perdere l’equilibrio. +</p> + +<p> +Immaginandosi di cosa si trattava, fu pronto a retrocedere +e fu una vera fortuna per lui, perchè tutto d’un tratto una coda +mostruosa, armata di grosse scaglie ossee, emerse sferzando +l’acqua a destra ed a sinistra, col fragore del tuono. +</p> + +<p> +— Morte di Urano! — gridò Antao. — Un ippopotamo?... +</p> + +<p> +— Un coccodrillo! — gridò Alfredo. — Fermi tutti!... — +</p> + +<p> +Il mostro, che forse sonnecchiava in fondo al fiume, sentendosi +disturbare, aveva avventato quel poderoso colpo di coda +sperando di abbattere l’importuno; vedendo però che nessuno era +caduto sul banco, cacciò fuori la sua orribile testa, mostrando +la sua enorme gola e battendo le potenti mascelle armate di +lunghi denti. +</p> + +<p> +Comprese senza dubbio con quali nemici aveva da fare, perchè +subito s’immerse e contrariamente a quanto si aspettava +il portoghese, s’affrettò ad allontanarsi. +</p> + +<p> +— Ecco un coccodrillo pauroso, — disse Antao, che aveva armata +la carabina. — Mi avevano detto che erano formidabili, +ma sembra che questo non lo fosse affatto. +</p> + +<p> +— Che i coccodrilli siano realmente terribili predatori è vero, +sono però anche eccessivamente prudenti, — rispose Alfredo. — Se +ti hanno narrato che assalgono sempre quando si vedono +delle persone vicine, hanno mentito. +</p> + +<p> +— L’avevo anche letto sui libri di molti viaggiatori. +</p> + +<p> +— Fole, Antao. Questi sauriani si tengono quasi sempre lontani +dagli uomini e si guardano bene dall’assalirli. Non dico +però che se tu cadessi in un fiume popolato da quei bestioni +ti lascierebbero raggiungere tranquillamente la sponda. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span> +</p> + +<p> +— Si dice che è pericoloso attingere acqua nei fiumi da loro +abitati. +</p> + +<p> +— È vero, per le donne che sono inermi. Quei mostri le attendono +nascosti presso le rive e quando quelle disgraziate si +curvano per riempire i loro vasi, con un salto le afferrano e le +trascinano nel letto del fiume. +</p> + +<p> +Del resto sono così diffidenti, che basta la vista di un battello +qualunque per metterli in fuga. Se sono molti si lasciano talvolta +anche avvicinare; se sono pochi prendono il largo e difficilmente +si lasciano uccidere. +</p> + +<p> +— Ed il coccodrillo che abbiamo fatto fuggire non verrà, nuotando +sott’acqua, a tagliarci le gambe? +</p> + +<p> +— Non crederlo. Basterà che Asseybo batta l’acqua col suo bastone +per farlo fuggire. — +</p> + +<p> +Il negro, passato il primo istante di sorpresa, si era rimesso in +cammino continuando a frugare il fondo per accertarsi della sua +solidità e per non mettere i piedi su di un secondo rettile che poteva +ammazzarlo con un solo colpo di coda. +</p> + +<p> +Il banco fortunatamente si prolungava attraverso a tutto il +fiume e mantenendosi sempre compatto, sicchè la piccola carovana +potè, dopo venti minuti, giungere felicemente alla riva opposta, +la quale era coperta da alberi altissimi e frondosi. +</p> + +<p> +Asseybo stava per salire il pendìo, quando mostrò ai due europei +un banco semi-nascosto da un gruppo di rocce, sul quale +stavano raggruppati dodici o quindici coccodrilli fra grandi e +piccoli, scaldantisi ai torridi raggi del sole. +</p> + +<p> +— Che magnifica collezione! — esclamò Antao. — Mi sentirei +tentato di sparare qualche palla contro quei mostruosi animali. +</p> + +<p> +— Sarebbe polvere sprecata, — rispose Alfredo. — Le loro +scaglie sono così dure, da far rimbalzare la palla della tua carabina. +I soli punti vulnerabili sono le ascelle e la gola, ma da +rettili che ci tengono alla loro pelle, non mostrano nè le prime, +nè la seconda. +</p> + +<p> +— Ma.... guarda, Alfredo!... — esclamò il portoghese, stupito. — Non +vedi tu degli uccelli entrare nelle gole aperte di quei +mostri?... +</p> + +<p> +— Sì, — rispose il cacciatore, sorridendo. +</p> + +<p> +— E non chiudono le bocche per mangiarli?... È vero che mi +sembrano piccoli. +</p> + +<p> +— Sono gli amici dei coccodrilli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span> +</p> + +<p> +— Quegli uccelli?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. Sono i <i>troichilus</i>, volatili che mai si separano +da quei formidabili rettili quando questi si tengono a galla e +che rendono a quelle bestiaccie dei buoni servigi, sbarazzando +le loro mandibole dei numerosi insetti che le ingombrano. +</p> + +<p> +— Ed i coccodrilli rispettano quei piccoli volatili? +</p> + +<p> +— Lo vedi come si cacciano impunemente fra le potenti mascelle, +soffermandovisi a lungo. +</p> + +<p> +— Non avrei mai creduto che quei bruti sapessero cos’è la +riconoscenza. +</p> + +<p> +— Ah!... +</p> + +<p> +— Cos’hai?... +</p> + +<p> +— Vedi quei piccoli animali che s’avanzano prudentemente +sulle sabbie della riva?... — +</p> + +<p> +Il portoghese guardò nella direzione indicata e vide, a due +o trecento passi, quattro animali grossi un po’ più d’un gatto, +ma col corpo più lungo, le gambe corte, il muso assai acuto, +gli orecchi corti ma larghi, ed il pelame lanoso, lungo, giallo +ruggine, a riflessi fulvi verso la coda. +</p> + +<p> +Procedevano lentamente, procurando di tenersi celati dietro +le ripiegature del terreno, ma di quando in quando si arrestavano +per rimovere le sabbie con un lesto colpo di zampa. +</p> + +<p> +— Dei gatti qui! — esclamò Antao. — Forse dei gatti selvatici? +</p> + +<p> +— No, sono i più fieri nemici dei coccodrilli. +</p> + +<p> +— Quegli animali così piccoli?... Vuoi burlarti di me?... +</p> + +<p> +— Non ne ho mai avuta l’intenzione. Quegli animaletti sono +icneumoni e fanno guerra ai coccodrilli divorando le uova che +questi depongono fra le sabbie onde il sole le faccia schiudere. +</p> + +<p> +— I furbi!... +</p> + +<p> +— Ma quanto sono utili, mio caro. Senza gli icneumoni ben +presto i coccodrilli diventerebbero così numerosi, da rendere +i fiumi dell’Africa inaccessibili anche alle grosse barche. Orsù, +lasciamo quegli animaletti alle loro occupazioni e pensiamo ai +ladri o guadagneranno tanta via da non poterli più raggiungere. +Stiamo in guardia, poichè ora siamo sul territorio degli +Ascianti. — +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p> + +<h2 id="cap17"><span class="smcap">Capitolo XVII.</span> +<span class="smaller">Il regno degli Ascianti</span></h2> +</div> + +<p> +L’Ascianti, che la piccola carovana stava per attraversare +per raggiungere i ladri, è il più vasto ed anche il più ricco +regno dell’Africa occidentale, stendendosi fra il 1° ed il 4° di +long. ovest di Greenwich ed il 6° e l’8° di lat. settentrionale. +</p> + +<p> +Al sud ha per confini i piccoli regni di Akim, di Aspin, di +Deukera e parte del possedimento inglese; all’ovest il fiume +Comoe e al nord ed all’est il fiume Volta e la regione dei Mandinghi. +</p> + +<p> +Questo vasto paese compreso entro i suddetti limiti, si divide +in due parti nettamente distinte che ben poco si rassomigliano +fra di loro. +</p> + +<p> +Dalla parte dove scorre il Volta la regione è quasi tutta +piana, pochissimo abitata, attraversata da una sola strada che +si chiama del Nord, frequentata dagli Ascianti che si recano a +Serim. Essendo però ricca di corsi d’acqua, di tratto in tratto +s’incontrano delle foreste che sono abitate da numerosi stuoli +di animali selvatici, di antilopi di varie specie, da gazzelle, da +cinghiali, da leoni, da leopardi, da iene, da scimmie d’ogni genere, +soprattutto da quelle nere col lungo pelo e la barba bianca +ed anche da truppe di colossali elefanti. +</p> + +<p> +È in quelle immense pianure che si raccolgono milioni di +quintali di quelle grandi lumache grigie, delle quali se ne fa +un consumo veramente enorme dal popolo e soprattutto dagli +abitanti della capitale che ne mangiano mezza tonnellata ogni +giorno. +</p> + +<p> +La parte invece dove scorre il Comoe è montagnosa essendo +attraversata da parecchie catene che percorrono il regno in +ogni senso, tutta coperta di boschi superbi e soprattutto più popolata, +essendo il terreno molto fertile. +</p> + +<p> +È là che si trovano Kumassia, la capitale del regno ora riedificata +dopo che gl’Inglesi la diedero alle fiamme, Wiawoso, +Manso, Kintampo e Bontuku, le città principali e più popolose. +</p> + +<p> +Quantunque gl’Inglesi abbiano cercato tutti i mezzi per dissanguarlo, +l’Ascianti può considerarsi ancora come il regno più +<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span> +ricco della Costa d’Avorio ed anche il più potente, tale da far +fronte a tutti i popoli vicini. +</p> + +<p> +È anche la regione più salubre di tutta la costa, poichè il suo +clima, sebbene sia molto caldo, non è malsano e forse si deve attribuire +ciò alla quantità straordinaria dei suoi torrenti che scendono +dalle montagne dell’interno. +</p> + +<p> +In certe parti dominano, specialmente nell’estate, le febbri, +ma non sono mortali come a Widah, a Porto Novo, nel Grande +e Piccolo Popo e nei possedimenti inglesi e francesi. Nemmeno +attorno alla capitale l’aria è insalubre, quantunque vi siano paludi +e l’atmosfera sia sovente carica delle esalazioni pestilenziali, +emanati da centinaia di cadaveri umani gettati sui letamai +chiamati appetismi, specialmente dopo le feste del sangue che +si fanno anche tuttora, alla morte di un monarca e durante +l’incoronazione del principe successore. +</p> + +<p class="dots">················</p> + +<p> +La piccola carovana, giunta sull’opposta riva del Volta, si +trovò in mezzo ad un’altra foresta che pareva dovesse prolungarsi +verso l’Afram, un grosso affluente di destra, formata per +lo più da acacie mimose, alberi grandi quanto i nostri olmi e +fors’anche di più, col tronco del diametro di due a tre piedi, +colla corteccia azzurrognola, coi rami carichi di foglie lucenti +che al calare del sole si piegano l’una sull’altra come le sensitive +e munite all’estremità di certi nodi, dai quali escono dei +piccoli tubi formanti un fiore complicatissimo, rassomigliante +ad un calice e di tinta violetta. +</p> + +<p> +Queste piante, molto apprezzate nel Sudan ma trascurate dai +popoli della Costa d’Avorio, producono gran copia di eccellente +gomma, la quale trasuda dal tronco formando dei globi +rossastri che pesano sovente perfino due libbre, quantunque +quella materia sia leggerissima. +</p> + +<p> +Oltre alle mimose vi erano pure macchioni di platanieri, di +elais, d’alberi del cotone di enorme grossezza, di cedri, di datteri +spinosi e di ebani popolati da bande di uccelli chiassosi e +dalle penne variopinte e di scimmie di varie specie; di sicomori, +di tamarindi già carichi di frutta rinfrescanti e di <i>phavor</i>, i quali +producono delle frutta simili alle ciliegie ed egualmente saporite. +</p> + +<p> +Asseybo, appena salita la sponda, cercò subito le tracce dei +ladri e fu tanto fortunato di ritrovarle duecento metri sopra il +<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span> +guado, in un luogo dove era stato acceso il fuoco e dove si vedevano +gli avanzi di foglie mezzo rôse dai cavalli. — +</p> + +<p> +Fu subito deciso di non accordare tregua ai fuggiaschi e quantunque +i due animali si mostrassero molto stanchi per l’eccessivo +carico e pei brevi riposi loro accordati, la piccola carovana +si mise subito in marcia, certa ormai di raggiungere i +negri ad Abetifi, avendo notato che le tracce piegavano leggermente +verso il sud-ovest. +</p> + +<p> +Camminarono incessantemente tutto il giorno, spingendo innanzi +gli animali a legnate, ma prima del tramonto si videro costretti +ad arrestarsi sulle rive dell’Afram. Uno dei cavalli era caduto +rifiutandosi ostinatamente di rialzarsi e l’altro non poteva proseguire +per molto ancora. +</p> + +<p> +Essendovi ancora qualche ora di luce, Alfredo ed Antao ne +approfittarono per battere le macchie vicine, colla speranza di +poter tornare al campo con un po’ di selvaggina. +</p> + +<p> +Avendo rimarcato in una radura umida che scendeva verso +un corso dell’Afram, delle tracce di zoccoli che parevano appartenere +a delle antilopi, andarono ad imboscarsi in mezzo ad alcuni +folti cespugli, a circa cinquecento passi dall’accampamento. +</p> + +<p> +Contando di ritornare molto tardi, si erano improvvisato un +giaciglio di foglie fresche ed avevano accese le pipe in attesa +che le tenebre calassero, quando in distanza parve a loro che +fosse echeggiata una detonazione. +</p> + +<p> +Sapendo Alfredo che quella regione doveva essere deserta, +non essendovi villaggi lungo la frontiera, quella detonazione lo +fece balzare in piedi. +</p> + +<p> +— Qualcuno caccia a due o tre chilometri da noi, — disse. +</p> + +<p> +— Sarà qualche Asciante, — rispose Antao. +</p> + +<p> +— No, — disse Alfredo, crollando negativamente il capo. +</p> + +<p> +— E chi vuoi che sia stato a sparare quel colpo? +</p> + +<p> +— I negri che inseguiamo. +</p> + +<p> +— Bah!... Saranno lontani, quei bricconi. +</p> + +<p> +— Qualcuno di loro può essere rimasto indietro. +</p> + +<p> +— A quale scopo?... +</p> + +<p> +— Per cercare di crearci degli imbarazzi. +</p> + +<p> +— Sarebbe una bella occasione per prenderlo e fucilarlo. +</p> + +<p> +— Se non per fucilarlo, almeno per averlo in nostra mano e +farlo parlare. Toh!... Odi?... Un altro sparo e questo molto più +vicino. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span> +</p> + +<p> +— Questo colpo di fucile non deve essere stato sparato che +ad un paio di chilometri da noi, Alfredo. +</p> + +<p> +— Antao, vuoi seguirmi? +</p> + +<p> +— Se si tratta di prendere uno di quei furfanti, sono pronto +a seguirti fino nella capitale degli Ascianti. +</p> + +<p> +— Vieni, Antao, ma non commettere imprudenze. — +</p> + +<p> +I due cacciatori lasciarono il loro nascondiglio e quantunque la +notte cominciasse a calare, si misero rapidamente in cammino, +seguendo il corso d’acqua, la cui riva permetteva di avanzarsi +più comodamente che sotto i boschi. +</p> + +<p> +Avevano percorso appena un chilometro procedendo sempre +verso l’ovest, quando udirono una terza detonazione e poco dopo +una quarta, ma così vicine, da far sospettare che il cacciatore +si trovasse ad un solo miglio di distanza. +</p> + +<p> +— Che laggiù si combatta? — chiese Antao. — Mi sembra impossibile +che quel cacciatore trovi tanta selvaggina, mentre qui +non vi è nemmeno uno sciacallo da abbattere. +</p> + +<p> +— Se combattessero si udrebbero delle grida, — rispose Alfredo. +</p> + +<p> +— Ma mi sembra di udire dei fragori, Alfredo. +</p> + +<p> +— Dove?... +</p> + +<p> +— Vengono dall’ovest.... Zitto, ascolta!... — +</p> + +<p> +Il cacciatore si fermò e si curvò verso terra, tendendo gli orecchi +e gli parve di udire realmente come un lontano muggito, somigliante +all’irrompere di una fiumana o all’avanzarsi fragoroso +di parecchi squadroni di cavalleria o di parecchie batterie d’artiglieria. +</p> + +<p> +— È vero, — mormorò, con una certa inquietudine. +</p> + +<p> +— Cosa credi che sia?... — chiese Antao. +</p> + +<p> +— Non lo so, ma si direbbe che una truppa d’animali colossali +galoppa attraverso la foresta. +</p> + +<p> +— Ma quali animali potrebbero produrre tale fragore? Delle +antilopi o dei leoni no di certo. +</p> + +<p> +— Gli elefanti, Antao. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... Una banda di elefanti?... +</p> + +<p> +— Sono ancora numerosi in questi paraggi. Vuoi un consiglio?... +</p> + +<p> +— Parla, Alfredo. +</p> + +<p> +— Arrampichiamoci su di un albero ben alto e robusto. +</p> + +<p> +— E se invece tornassimo al campo per mettere in guardia i +nostri uomini? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span> +</p> + +<p> +— Ci mancherebbe il tempo. Su, lesto o verremo stritolati!... — +</p> + +<p> +Non vi era che da scegliere, essendo gli alberi d’alto fusto +numerosi presso le rive di quel corso d’acqua. I due cacciatori +s’aggrapparono ad alcune liane ed in pochi istanti si trovarono +in salvo sui grossi rami d’un bombax, celandosi in mezzo al +fitto fogliame. +</p> + +<p> +Intanto il fragore continuava con un crescendo spaventevole. +Pareva che dieci treni ferroviari si avanzassero all’impazzata +attraverso la boscaglia, tutto abbattendo sul loro vertiginoso +passaggio. La terra rimbombava come fosse sollevata da scosse +potenti di terremoto, si udivano gli alberi a schiantarsi e precipitare +al suolo come se venissero svelti da una tromba ed +in mezzo a tutti quei fragori si udivano dei suoni paurosi, dei +clamori assordanti che parevano prodotti da un centinaio di +rauche trombe di dimensioni gigantesche. +</p> + +<p> +— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamava Antao. — Si +direbbe che un uragano sta per travolgere l’intera foresta. — +</p> + +<p> +D’improvviso si videro delle masse enormi sbucare fra gli +alberi ed avanzarsi all’impazzata, abbattendo, con impeto irresistibile, +le giovani piante, le quali cadevano a destra ed a sinistra +come se venissero falciate da un’arme mossa da una banda +di titani. +</p> + +<p> +Era una truppa di enormi elefanti, in preda ad un panico irresistibile, +che fuggiva disordinatamente attraverso alla boscaglia. +Quale pauroso spettacolo offrivano quegli animalacci lanciati +al galoppo, colle loro potenti proboscidi sferzanti gli alberi vicini, +per aprirsi il passo in mezzo a quel caos di vegetali!... +</p> + +<p> +Mescolati confusamente, maschi, femmine e piccini, tutti in +preda ad un inesplicabile terrore, pareva che non avessero che +un solo scopo: fuggire un grave pericolo. +</p> + +<p> +Urtavano furiosamente gli alberi, sradicavano quelli che si +opponevano alla loro corsa, fracassavano i cespugli con mille +scricchiolii, sfondavano colle masse enormi dei loro corpi le +liane e le radici, barrivano strepitosamente formando un baccano +assordante e si urtavano con tale violenza, che i loro corpacci +risuonavano come grancasse di mole smisurata. +</p> + +<p> +Quei cinquanta e più animali passarono sotto gli occhi dei due +cacciatori come una meteora devastatrice, urtando il colossale +tronco del <i>bombax</i> in così malo modo da scuoterlo dalla base +<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span> +alla cima, poi scomparvero verso l’est fra un clamore infernale +dì barriti ed uno scrosciare d’alberi e di rami. +</p> + +<p> +— Mille morti!... — esclamò Antao. — Ecco uno spettacolo da +far tremare l’uomo più intrepido dei due mondi!... +</p> + +<p> +— Ti credo, — rispose Alfredo. — Pensa cosa sarebbe accaduto +di noi, se quella banda d’animali ci avesse trovato sul suo passaggio. +</p> + +<p> +— Ma chi può aver spaventato quei colossi?... +</p> + +<p> +— Forse dei cacciatori d’elefanti. +</p> + +<p> +— Ma è possibile ammettere che così formidabili animali possano +venire spaventati da pochi uomini?... Non lo si crederebbe, +Alfredo. +</p> + +<p> +— Per natura gli elefanti sono timidi, Antao, e non si rivoltano +se non quando vengono feriti. +</p> + +<p> +— Le detonazioni delle armi bastano per metterli in fuga?... +</p> + +<p> +— Talvolta sì, ma quando si vuole farli fuggire basta scagliare contro +di loro delle materie infiammate o dei rami resinosi +accesi. +</p> + +<p> +— Ma.... ed i nostri uomini?... Non verranno travolti da quegli +animali?... +</p> + +<p> +— Asseybo li avrà uditi avvicinarsi e si sarà affrettato a mettersi +in salvo coi dahomeni. +</p> + +<p> +— Ed i cavalli? +</p> + +<p> +— Saranno fuggiti, non dubitare. +</p> + +<p> +— Ah!... Come sarei stato contento di aver potuto abbattere +uno di quei giganti!... +</p> + +<p> +— Se si sbandano possiamo incontrarne qualcuno. +</p> + +<p> +— Si dice che la tromba ed i piedi degli elefanti sono così +squisiti. +</p> + +<p> +— È vero, Antao, e spero di farteli assaggiare. +</p> + +<p> +— Possiamo scendere?... +</p> + +<p> +— Ormai non corriamo alcun pericolo. Gli elefanti devono essere +già lontani. — +</p> + +<p> +Il portoghese stava per aggrapparsi alle liane che gli avevano +servito a salire sull’albero, quando Alfredo lo arrestò, sussurandogli +agli orecchi: +</p> + +<p> +— Non muoverti: guarda!... — +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span></p> + +<h2 id="cap18"><span class="smcap">Capitolo XVIII.</span> +<span class="smaller">Caccia ad un elefante</span></h2> +</div> + +<p> +Antao, udendo quelle parole pronunciate in tuono quasi imperioso, +e comprendendo che stava per accadere qualche cosa di +straordinario, aveva abbandonato prontamente le liane, ritirandosi +sul grosso ramo che gli aveva servito di rifugio. +</p> + +<p> +Alfredo, nascosto in mezzo al fogliame, gli additava silenziosamente +un grande macchione di mimose che stava di fronte a loro. +Girò gli sguardi da quella parte e vide due ombre uscire fra gli +alberi ed avanzarsi prudentemente allo scoperto. +</p> + +<p> +Quantunque la luna mancasse, gli astri proiettavano una luce +sufficiente per distinguere un oggetto od un essere vivente di dimensioni +non troppo piccole ed Antao, che aveva gli occhi buoni, +vide subito di che cosa si trattava. +</p> + +<p> +Quelle due ombre erano due negri di alta statura, quasi nudi, +ma entrambi armati di fucile. Si erano arrestati a breve distanza +dal <i>bombax</i> e curvi innanzi, pareva che ascoltassero con profondo +raccoglimento. +</p> + +<p> +— I cacciatori d’elefanti?... — chiese Antao ad Alfredo con un +filo di voce. +</p> + +<p> +— Non lo so, — rispose l’interrogato. +</p> + +<p> +— O che siano i nostri ladri?... +</p> + +<p> +— Lo sospetto. +</p> + +<p> +— Bella occasione per fucilarli tutti e due. +</p> + +<p> +— E per far fuggire gli altri colle nostre casse e coll’amazzone. +No, Antao, non bisogna far loro sapere che noi siamo così vicini +o chissà dove potremo raggiungerli. +</p> + +<p> +— Ma.... +</p> + +<p> +— Taci!... — +</p> + +<p> +I due negri dopo d’aver ascoltato per parecchi minuti, si erano +rialzati e certi di essere soli in mezzo a quel bosco, si erano scambiati +delle parole in lingua <i>uegbè</i>, che Alfredo ben conosceva: +</p> + +<p> +— Più nulla, — aveva detto l’uno. +</p> + +<p> +— No, — aveva risposto l’altro. +</p> + +<p> +— Credi che gli elefanti avranno continuata la loro corsa indiavolata?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span> +</p> + +<p> +— Hanno avuto troppo paura dei nostri tizzoni infiammati e +delle nostre scariche, per arrestarsi. Sono capaci di continuare +la corsa fino all’alba. +</p> + +<p> +— Allora possiamo sperare che abbiano incontrato i bianchi e +che li abbiano fatti a pezzi. +</p> + +<p> +— Sì, se ci seguivano sempre. +</p> + +<p> +— Non vorrei essermi trovato al loro posto. +</p> + +<p> +— Lo credo, Cobbena. +</p> + +<p> +— Una bella fortuna, se ci fossimo sbarazzati di loro. +</p> + +<p> +— Almeno potremo giungere tranquillamente ad Abetifi e vendere +i loro effetti senza la tema di vederceli giungere addosso. +</p> + +<p> +— Se quella dannata donna non avesse gettata via la sua fascia +forse non avrebbero trovate le nostre tracce, è vero Amadù? +</p> + +<p> +— Se avessimo saputo che parteggiava pei bianchi, non l’avremmo +di certo condotta con noi, credendo di liberare una nostra +compatriota, ma Kalani od il re s’incaricheranno più tardi di infliggerle +la punizione che si merita. Quando ci saremo sbarazzati +di quelle casse e avremo realizzato una bella cifra, ripasseremo +il Volta e marceremo su Abomey quasi senza arrestarci. +</p> + +<p> +— Sì, Amadù. Ormai non ci rimangono più dubbi sulla direzione +degli uomini bianchi. Credevano d’ingannare le spie del +re, ma invece troveranno Kalani pronto a riceverli. Orsù, torniamo. +Abbiamo almeno cinque miglia da percorrere, prima di +giungere all’accampamento. — +</p> + +<p> +I due negri, ricaricati i loro fucili e certi ormai che gli elefanti +avessero continuata la loro terribile corsa attraverso alla +foresta, si rimisero in cammino a passi rapidi, allontanandosi +verso l’ovest. +</p> + +<p> +Quando Antao non li udì più, chiese ad Alfredo con stupore: +</p> + +<p> +— E tu hai lasciato che se ne andassero, mentre avremmo +potuto fucilarli colla massima facilità. Hai avuto torto, amico. +</p> + +<p> +— No, Antao, — rispose il cacciatore. — I loro compagni, te +lo dissi già, non vedendoli ritornare, si sarebbero facilmente +immaginato che noi li avevamo o uccisi o catturati e sarebbero +fuggiti forse verso il sud, facendoci perdere ogni speranza di +poterli raggiungere. +</p> + +<p> +«Ora sappiamo che si recano ad Abetifi e che ci sono poco +lontani, quindi non ci possono più sfuggire. Lasciamo loro +credere di essere stati massacrati dagli elefanti o fatti a pezzi +dalle formiche e li prenderemo più facilmente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span> +</p> + +<p> +«Penso anzi che abbiamo marciato troppo e che possiamo riposarci +una mezza giornata, per lasciare loro il tempo di giungere +tranquillamente nella cittadella degli Ascianti. +</p> + +<p> +— Hai ragione, Alfredo. Tu sei più astuto di me. +</p> + +<p> +— Scendiamo Antao e andiamo a vedere che cosa è accaduto +dei nostri uomini. — +</p> + +<p> +Si lasciarono scivolare lungo le liane e giunsero felicemente a +terra, mettendosi tosto in marcia per giungere al campo. +</p> + +<p> +Non sapendo quale direzione avevano presa gli elefanti nella +loro pazza corsa, temevano che quella formidabile banda fosse +piombata in mezzo alle tende, uccidendo gli animali e gli uomini, +perciò affrettavano il passo ansiosi di calmare le loro inquietudini. +</p> + +<p> +Già calcolavano di trovarsi a poche centinaia di passi dall’accampamento, +quando videro avanzarsi, correndo, un uomo, +che subito riconobbero pel fedele Asseybo. +</p> + +<p> +— Padrone!... — esclamò il negro, con voce affannata. — Credevo +che ti fosse accaduta una disgrazia. Hai veduto gli elefanti?... +</p> + +<p> +— Sì, ma come vedi siamo entrambi vivi, — rispose Alfredo. — Hanno +distrutto l’accampamento?... +</p> + +<p> +— No, padrone. Ci siamo accorti a tempo dell’avanzarsi di +quegli animalacci e ci siamo rifugiati in mezzo al fiumicello salvando +ogni cosa. +</p> + +<p> +— Cominciavo a essere inquieto per voi. +</p> + +<p> +— Ma il pericolo non è cessato, padrone. +</p> + +<p> +— Cosa c’è ancora?... +</p> + +<p> +— Uno di quegli elefanti, un maschio di statura gigantesca, +forse ferito, si è sbandato e si aggira sulla riva del fiume in +preda ad un furore spaventevole. +</p> + +<p> +I nostri uomini si sono salvati sulla riva opposta ma corrono il +pericolo, di momento in momento, di venire fatti a pezzi. +</p> + +<p> +— Amico Antao, — disse Alfredo, rivolgendosi al portoghese. — Credo +che domani mattina assaggieremo un delizioso arrosto +di tromba d’elefante. +</p> + +<p> +— Vuoi assalire quel colosso furibondo?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao, se mi aiuti. +</p> + +<p> +— Ma potremo ucciderlo colle nostre carabine?... +</p> + +<p> +— Sì, purchè tu cerchi di colpirlo intorno agli occhi o sotto +la gola o meglio ancora, nelle giunture delle spalle. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span> +</p> + +<p> +— Mi proverò, Alfredo. +</p> + +<p> +— Guidaci, Asseybo. +</p> + +<p> +— Sta’ in guardia, padrone. Quell’elefante deve essere un +vecchio maschio e tu sai che quelli sono terribili. +</p> + +<p> +— Ci avvicineremo con prudenza. — +</p> + +<p> +Il negro, sapendo per prova quanto il padrone fosse audace +e abile cacciatore, non esitò più e si mise in cammino seguendo +le rive del fiumicello. +</p> + +<p> +Ben presto i due bianchi udirono il formidabile avversario. +Dei frequenti barriti, un po’ rauchi, echeggiavano sotto la foresta, +seguiti da strani gorgoglii che parevano prodotti da una +pompa che si scaricava dell’acqua. +</p> + +<p> +Probabilmente l’elefante era stato colpito ed assorbiva fragorosamente +l’acqua del fiume per inondare la ferita. +</p> + +<p> +Asseybo aveva rallentata la marcia e non si avanzava che +con estrema prudenza, temendo di schiantare qualche ramo e +di attirare l’attenzione dell’animale. +</p> + +<p> +Intanto i barriti diventando più potenti e più frequenti, destavano +tutti gli echi della selva. Pareva che perfino le foglie +tremassero. +</p> + +<p> +— Ci darà da fare, — disse Alfredo ad Antao. — Quando sono +feriti, non esitano a scagliarsi anche contro un reggimento di +cacciatori. Sii prudente e non scaricare la tua carabina se non +sei certo del tuo colpo o ti farai schiacciare come una nocciuola. +</p> + +<p> +— Provo un certo tremito che non è rassicurante, — rispose +il portoghese, — ma dinanzi al pericolo e trattandosi di salvare +la pelle, passerà! Non udranno i nostri spari, i negri che abbiamo +veduto?... +</p> + +<p> +— Bah!... A quest’ora devono essere ben lontani e poi queste +masse di verzura non permettono alle detonazioni di espandersi +a grandi distanze. +</p> + +<p> +— Padrone! — esclamò in quel momento Asseybo. — Eccolo!... — +</p> + +<p> +Presso la riva del fiume, semi-nascosta da un macchione di +bambù, una massa mostruosa giganteggiava, colla tromba tesa +innanzi, come se si preparasse a caricare un nemico od a prevenire +un improvviso assalto. +</p> + +<p> +Era un elefante selvaggio, ma uno dei più grossi e dei più +belli che Alfredo avesse veduto fino allora, un animale degno +<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span> +di stare a fronte dei più colossali <i>merghee</i> delle regioni indo-malesi. +</p> + +<p> +Gli elefanti africani, checchè se ne dica, sono più maestosi di +quelli del continente asiatico e sebbene nelle forme generali +siano quasi eguali, sono un po’ diversi nei particolari. +</p> + +<p> +Generalmente sono più larghi di fianchi, più robusti fors’anche +dei <i>coomareah</i> che sono i più forti ed i più massicci della +razza asiatica; hanno la fronte convessa invece di averla concava, +hanno quattro zoccoli nei piedi posteriori invece di tre, +le orecchie più sviluppate che si riuniscono sopra le spalle e che +pendono poi sul petto e le zanne d’una bellezza straordinaria +e d’una mole enorme, perchè pesano sovente perfino quattrocento +libbre, mentre quelle degli elefanti asiatici di rado sorpassano +le cento. +</p> + +<p> +Anche le femmine sono diverse da quelle asiatiche, perchè +mentre queste sono sprovviste di zanne o le hanno appena visibili, +le prime le hanno molto sviluppate, non tanto però come +i maschi. +</p> + +<p> +L’elefante che gl’intrepidi cacciatori stavano per affrontare, +doveva essere rimasto indietro in causa di qualche ferita ad una +gamba anteriore, vedendolo alzare di tratto in tratto la destra. +</p> + +<p> +Pareva che non si fosse ancora accorto della presenza di quei +nuovi nemici che contavano di regalarsi un pezzo di proboscide +arrostita, essendosi avvicinato al fiume per bagnarsi la ferita +invece di assalirli, ma non doveva tardare a sentirli trovandosi +sottovento. +</p> + +<p> +— Adagio, — aveva detto Alfredo ai suoi due compagni. — È +necessario che ci mostri la fronte o le nostre palle non otterranno +altro successo che quello d’irritarlo maggiormente. — +</p> + +<p> +Si erano nascosti tutti e tre dietro un gruppo di teck, i cui +tronchi colossali dovevano essere sufficienti a difenderli contro +qualunque carica del pachiderma, e di là attendevano il momento +propizio per fare una scarica. +</p> + +<p> +Vedendo però che il colosso non si decideva ad abbandonare +il fiume, Alfredo, che era impaziente di finirla, si risolse a costringervelo. +</p> + +<p> +Raccomandò ai compagni di non abbandonare quel rifugio e +strisciò all’aperto, tenendosi celato dietro una fila di ebani, i +quali in caso di pericolo potevano preservarlo da un attacco furioso. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span> +</p> + +<p> +Giunto a trenta passi dal mostruoso animale, armò risolutamente +la carabina, poi lanciò un fischio acuto. +</p> + +<p> +L’elefante, sorpreso, cessò di colpo dall’assorbire l’acqua per +versarsela sulla gamba ferita, poi risalì lestamente la sponda +camminando a ritroso, quindi si volse emettendo un barrito assordante +che tradiva dell’inquietudine, ma che annunciava anche +un imminente scoppio di collera. Quasi nel medesimo istante +due lampi balenarono dietro ai tronchi dei <i>tek</i>, seguìti da due +strepitose detonazioni. +</p> + +<p> +Antao e Asseybo, vedendo il colosso presentarsi di fronte, +avevano fatto fuoco. +</p> + +<p> +Disgraziatamente le palle non dovevano essere giunte a destinazione +esatta. Di fatti il pachiderma, invece di cadere lanciò +una possente nota metallica e si scagliò con impeto irresistibile +verso gli alberi, roteando furiosamente la terribile tromba. +</p> + +<p> +— Fuggite!... — aveva gridato Alfredo. +</p> + +<p> +Il portoghese ed il negro non avevano atteso quel consiglio. +Spaventati dall’irrompere di quell’enorme massa, erano balzati +fuori dal rifugio, dandosi a precipitosa fuga attraverso la foresta. +</p> + +<p> +Alfredo aveva veduto ogni cosa ed era diventato pallido. Guai +se non riusciva ad arrestare il furioso animale: i due imprudenti +non avrebbero continuata per molto la loro corsa, non +ignorando che gli elefanti, malgrado la loro mole, possono spiegare +un’agilità straordinaria e gareggiare talvolta perfino coi +cavalli. +</p> + +<p> +Balzò rapidamente fuori dagli ebani e si slanciò innanzi mandando +alte grida, per attirare su di sè l’attenzione dell’animale. +</p> + +<p> +Questi, credendo forse di avere i nemici dietro le spalle invece +che dinanzi, fu pronto a volgersi e vedendo a pochi passi +il cacciatore, lo assalì a testa bassa, colle zanne tese e la proboscide +alzata. +</p> + +<p> +Alfredo non era fuggito. Facendo appello a tutto il suo coraggio +ed a tutto il suo sangue freddo, si era appoggiato al +tronco d’un sicomoro, tenendo la carabina puntata. +</p> + +<p> +A quindici passi fece fuoco. +</p> + +<p> +Il colosso, colpito alla giuntura della spalla sinistra, s’inalberò +come un cavallo sotto un violento colpo di sproni, poi lanciò +un lungo barrito, ma che aveva qualche cosa di lamentevole, +di straziante, quindi riprese la corsa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span> +</p> + +<p> +Alfredo era passato prontamente dietro al tronco per evitare +le zanne e la proboscide, poi dietro un altro che gli stava un +po’ discosto e scivolò in mezzo ad un intricato macchione di cespugli. +</p> + +<p> +L’elefante, trasportato dal proprio slancio, continuò la corsa +sferzando furiosamente i tronchi degli alberi, ma ad un tratto +le forze lo abbandonarono e cadde sulle ginocchia, lanciando +una nota più lamentevole e meno possente. +</p> + +<p> +In quel momento Antao e Asseybo, non vedendosi più inseguiti +ed avendo udito lo sparo del compagno, erano ritornati +sul campo della lotta. +</p> + +<p> +Avevano ricaricate le armi ed accorrevano in aiuto del valoroso +cacciatore. +</p> + +<p> +Vedendo l’elefante dibattersi in mezzo alle piante e fare +sforzi disperati per rialzarsi, gli si avvicinarono ed a soli dieci +passi fecero una nuova scarica. +</p> + +<p> +Fu il colpo di grazia!... Il povero animale, che era già moribondo, +alzò un’ultima volta la tromba vomitando un getto di +sangue spumoso, poi stramazzò pesantemente al suolo, rimanendo +immobile. +</p> + +<p> +— Alfredo!... — gridò Antao, raggiante di gioia. — È +morto!... — +</p> + +<p> +Il cacciatore, che aveva allora ricaricata la carabina, balzò +fuori dai cespugli, dicendo: +</p> + +<p> +— Ecco una colazione ben guadagnata e condita con trecento +cinquanta libbre d’avorio per lo meno. Asseybo, puoi preparare +il forno per cucinare un piede di questo povero animale. — +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap19"><span class="smcap">Capitolo XIX.</span> +<span class="smaller">Sulle terre degli Ascianti</span></h2> +</div> + +<p> +Mentre il negro, aiutato dai due dahomeni che si erano affrettati +ad attraversare il fiume coi cavalli, scavava una buca +profonda che doveva servire di forno e facevano raccolta di +rami secchi per riscaldarla per bene, Alfredo, armatosi d’una +scure, tagliava a gran colpi i piedi anteriori del colosso e faceva +a pezzi la proboscide. +</p> + +<figure><a id="fill-128a"></a> + <img src="images/ill-128a.jpg" alt=" "> +<figcaption>— Gli uomini bianchi non hanno da fare colla giustizia del re! — (Pag. 142).</figcaption> +</figure> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span> +</p> + +<p> +Il portoghese da canto suo girava e rigirava attorno a quella +montagna di carne che sarebbe bastata a nutrire una tribù affamata, +ammirando quella testa enorme, quel corpo mostruoso +e soprattutto quelle magnifiche zanne che potevano rendere almeno +tremila lire sui mercati della Costa e ben di più in Europa. +</p> + +<p> +— È una pazzia uccidere questi colossi, — diceva. — Ecco qui +parecchie tonnellate di carne perduta e che saremo costretti +a regalare alle fiere della foresta. +</p> + +<p> +— Vorresti portarti via questa colossale carcassa, Antao? — rispondeva +Alfredo, che si accaniva contro le due zampe. — Ci +vorrebbe un treno ferroviario e poi non credere che tutta questa +carne sia succolenta. +</p> + +<p> +I negri la mangiano, ma è coriacea quanto la carne d’un +mulo vecchio. Accontentati quindi di assaggiare i pezzi scelti. +</p> + +<p> +— Dimmi, Alfredo, si uccidono molti elefanti in Africa? Mi +pare che simili mostri debbano fare paura a tutti. +</p> + +<p> +— Che facciano paura, quando sono irritati, è vero, ma l’avidità +rende coraggiosi anche i negri. L’avorio è un articolo troppo +ricercato sulle coste africane, per lasciare in pace questi colossi. +</p> + +<p> +Ti dirò che si è calcolato che in Africa se ne uccidano annualmente +dai sessanta ai settantamila. +</p> + +<p> +— Settantamila, hai detto!... — esclamò il portoghese. +</p> + +<p> +— Sì, Antao e per ottenere sette od ottocentomila chilogrammi +d’avorio. +</p> + +<p> +— E solamente per i suoi denti?... +</p> + +<p> +— Solamente, poichè i cacciatori di elefanti non si curano +della carne. Tutt’al più fanno come noi, cioè si accontentano +di cucinarsi qualche piede o qualche pezzo di proboscide per la +colazione o pel pranzo. +</p> + +<p> +— Ma continuando queste stragi finiranno col fare scomparire +la razza. +</p> + +<p> +— Certo, Antao. In certe regioni, specialmente del sud, gli +elefanti sono già diventati rari e se non si pone un freno a quei +cacciatori, fra venti o trent’anni non se ne troverà più uno in +tutta l’Africa. +</p> + +<p> +Devi poi notare, che l’elefante africano si riproduce molto +lentamente. Prima di vent’anni non è atto alla riproduzione e +alla femmina occorrono tre anni prima che dia alla luce il figlio +e questo è sempre uno solo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span> +</p> + +<p> +In India si segano i denti agli elefanti senza fare agli animali +alcun male, onde non compromettere gravemente la conservazione +della specie, ma qui invece si uccidono, abbandonando +le spoglie alle iene ed agli sciacalli. +</p> + +<p> +— Eppure quali preziosi servigi potrebbero rendere anche +questi colossi del continente nero! +</p> + +<p> +— Questi animali, che sono i più filosofici, i più intelligenti +ed i più tenacemente laboriosi, addomesticati come quelli indiani, +sarebbero d’una utilità immensa per la loro forza prodigiosa. +Non ci sarebbe più bisogno di organizzare quelle numerose +e costose carovane d’uomini, per portare i prodotti delle +regioni interne alla costa. +</p> + +<p> +— Pure anticamente i cartaginesi si servivano degli elefanti +africani nelle guerre. +</p> + +<p> +— È vero, Antao ed anche dopo la distruzione di quel popolo +se ne servirono per parecchi secoli i Numidi ed i Romani, ma +nell’enorme scompiglio politico e sociale che nel medio evo +sconvolse le popolazioni d’Europa e dell’Africa settentrionale, +si trascurò l’arte di addomesticare quegli utilissimi animali e +da allora più nessuno se ne occupò. +</p> + +<p> +Quando si penserà a utilizzare ancora gli elefanti, probabilmente +la razza sarà stata distrutta dall’avidità insaziabile dei +cacciatori d’avorio. +</p> + +<p> +— Ma le colonie delle nazioni europee, non hanno fatto alcun +tentativo? +</p> + +<p> +— Pare che ora si cerchi di addomesticarne alcuni. La cosa +non è difficile e quali vantaggi ne trarrebbero i coloni, specialmente +quelli delle stazioni interne!... Pensa che i negri portatori +più robusti non possono caricarsi d’un peso superiore ai +venticinque chilogrammi, nè percorrere oltre venti chilometri +al giorno, mentre gli elefanti possono portare parecchie diecine +di quintali percorrendo in media dai sessanta ai settanta chilometri +ogni dodici ore. +</p> + +<p> +— Ma il vitto!... +</p> + +<p> +— Se lo procurano loro nelle foreste, quindi quasi nulla verrebbero +a costare. Orsù, il forno è pronto e finchè i piedi e la +tromba si cucinano, possiamo dormire alcune ore. — +</p> + +<p> +Asseybo e i dahomeni avevano sbarazzato la buca dai tizzoni, +avendovi acceso nel fondo un grande fuoco. Avvolsero i +pezzi della tromba ed i due piedi entro grandi foglie di banano +<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span> +unitamente a delle erbe aromatiche trovate nella foresta e ve +li gettarono dentro, coprendoli con cenere calda e poi con +terra. +</p> + +<p> +Livellato il terreno, vi accesero sopra un altro fuoco che dovevano +conservare per un paio d’ore. +</p> + +<p> +Antao ed Alfredo, dopo d’aver assistito a quegli ultimi preparativi, +si ritirarono sotto la tenda che era stata nuovamente +rizzata, addormentandosi profondamente. +</p> + +<p> +Non si svegliarono che verso le sei del mattino, alle insistenti +e rumorose chiamate del bravo Asseybo. +</p> + +<p> +I dahomeni avevano aperto il forno e levati i due piedi ed +un grosso pezzo di proboscide, i quali fumavano sopra una grande +foglia di banano selvatico, spandendo all’intorno un delizioso +profumo. +</p> + +<p> +I due cacciatori, ai quali l’aria fresca del mattino aveva +stuzzicato straordinariamente l’appetito, non si fecero pregare +per dare l’assalto all’arrosto. +</p> + +<p> +Antao dovette confessare che quei pezzi del colosso africano +potevano gareggiare coi migliori dei più grassi buoi e dei più +grassi maiali. I negri poi fecero tanto onore a quell’arrosto, +da non essere quasi più capaci di muoversi. +</p> + +<p> +Fortunatamente Alfredo aveva accordato una mezza giornata +di riposo, per lasciare tempo ai ladri di giungere ad Abetifi e +per tagliare i due superbi denti del colosso, non volendoli abbandonare +al primo venuto. Rappresentavano una bella cifra e +potevano servire di gradito regalo al governatore di Abetifi per +renderselo propizio e per avere aiuti contro le spie di Geletè. +</p> + +<p> +Fu verso le quattro pomeridiane, quando il gran calore cominciava +a scemare, che la piccola carovana si rimise in marcia, +portando con sè i due colossali denti che i negri, dopo +molto lavoro, erano riusciti a troncare a gran colpi d’accetta. +</p> + +<p> +Le tracce dei fuggiaschi erano state smarrite forse perchè +distrutte dall’irrompere impetuoso degli elefanti selvaggi, i +quali avevano sconvolto la foresta, ma ormai Alfredo sapeva +dove erano dirette le spie e questo gli bastava. +</p> + +<p> +Essendo munito d’una buona carta e d’una bussola, era certo +di giungere ad Abetifi anche passando attraverso la foresta e +poi sapeva che al di là di quegli alberi doveva estendersi la +gran pianura, sulla quale una città considerevole non poteva +sfuggire agli sguardi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span> +</p> + +<p> +Un’ora prima del tramonto, la carovana ripassava l’Afram e +superati pochi macchioni si trovava sul margine della grande +pianura che doveva estendersi, quasi senza interruzione, fino +alla capitale degli Ascianti, a Cumassia. +</p> + +<p> +Non essendo interrotta che da pochi gruppi d’alberi o da +piante isolate, appena volti gli sguardi verso il sud-ovest, Alfredo +ed Antao scorsero, ad una distanza di otto o dieci miglia, +un gruppo di dadi biancastri, attorno ai quali si stringevano +moltissimi coni di colore oscuro. +</p> + +<p> +— Abetifi? — chiese il portoghese. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose Alfredo. — Non è possibile ingannarsi. +</p> + +<p> +— È vero padrone, — dissero i due schiavi dahomeni. +</p> + +<p> +— Siete stati in quella cittadella?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Credete che le vostre bestie possano resistere fino a quelle +case?... È necessario che penetriamo in Abetifi prima dell’alba od +i ladri ci fuggiranno. +</p> + +<p> +— Lo potranno, rallentando un po’ la marcia. +</p> + +<p> +— Sapete se domani vi è mercato in città?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Allora siamo certi di sorprendere quei furfanti. — +</p> + +<p> +Fu concesso un riposo di quattro ore ai due cavalli, durante le +quali ne approfittarono anche gli uomini, prevedendo che non +avrebbero potuto chiudere gli occhi prima dell’indomani sera. +</p> + +<p> +Alle dieci di sera, abbeverati abbondantemente gli animali, essendo +scarsissima l’acqua in quelle vaste pianure calcinate dal +sole, la carovana riprendeva la marcia attraverso a quegli strati +d’erbe disseccate. +</p> + +<p> +Procedevano lentamente, con precauzione, colle carabine armate +sotto il braccio, servendo quelle alte erbe di ricovero ad +una grande quantità di pericolosi animali, a serpenti pitoni lunghi +sei e perfino sette metri che fra le loro formidabili spire +stritolano un uomo come se fosse una semplice pagliuzza; a +piccoli serpenti neri che posseggono un veleno quasi fulminante +e contro il quale è vano ogni rimedio; a grossi ragni della specie +dei migali che producono delle ferite gravissime e talvolta incurabili +ed a molti leoni, a leopardi ed a iene macchiate, le più +audaci della famiglia, poichè osano perfino gettarsi contro gli +uomini. +</p> + +<p> +Di tratto in tratto, in mezzo ai gruppi di cespugli che si elevavano +<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span> +qua e là, si udivano scoppi di risa, dei ruggiti bassi e profondi, +delle urla di sciacalli e talvolta anche quei fischi strani, +rauchi, che annunciano la presenza dei rinoceronti, i più brutali +ed i più irritabili animali della creazione. +</p> + +<p> +I poveri cavalli udendo quel concerto tremavano come se +avessero la febbre ed esitavano a tirare innanzi, ed anche i due +dahomeni non erano tranquilli, ma Asseybo si mostrava calmo +sapendo quanto valevano i suoi padroni. +</p> + +<p> +Verso la mezzanotte, quando le casette della cittadella cominciavano +ad imbiancarsi sotto i primi raggi dell’astro notturno +il quale allora spuntava all’orizzonte, un grosso leone che stava +sdraiato in mezzo ad un cespuglio, presso il quale doveva passare +la carovana, s’alzò con un grande salto, mostrando delle +intenzioni poco pacifiche, ma vedendo i due cacciatori muovere +incontro a lui colle carabine spianate, dopo un momento di esitazione +credette miglior partito di prendere il largo. +</p> + +<p> +Con quattro o cinque balzi mostruosi si rintanò sotto un altro +cespuglio e non si mosse più, limitandosi a far udire dei bassi +brontolii. +</p> + +<p> +Più tardi due grosse iene macchiate che stavano appiattate +dietro alcune rocce che si ergevano solitarie sulla vasta pianura, +tentarono di gettarsi improvvisamente sui cavalli nel +momento in cui questi passavano a breve distanza, ma Asseybo +appioppò sul muso della più vicina un così potente colpo col +calcio del suo fucile da costringerla ad una precipitosa fuga, +urlando di dolore. La compagna, spaventata da simile accoglienza, +s’affrettò a seguirla con tutta la rapidità delle sue +agili gambe. +</p> + +<p> +Alle tre, quando ad oriente gli astri cominciavano ad impallidire, +la carovana giungeva dinanzi ai primi villaggi di Abetifi +i quali formano una specie di sobborghi intorno alla città. +</p> + +<p> +Più che villaggi erano minuscoli attruppamenti di capanne +abbastanza male costruite. +</p> + +<p> +Quelle catapecchie, di forma conica, dove vivevano nell’interno, +alla rinfusa, persone ed animali domestici, erano tutte +fabbricate con tronchi d’alberi spalmati d’argilla ed avevano +il tetto di foglie intrecciate. +</p> + +<p> +Dinanzi però ad ognuna, per quanto fosse piccola e malandata, +si scorgeva l’<i>oquiamis duah</i> ossia l’albero dio, il quale +consisteva in un piuolo con tre o quattro rami sostenenti un +<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span> +vaso, entro cui cresceva una pianticella ed in un monticello di +terra che i proprietari della dimora hanno il dovere d’imbiancare +tutti i giorni o di tingerlo di color rosso pallido. +</p> + +<p> +È sotto quel monticello che ordinariamente si nascondono le +vittime sacrificate alle diverse divinità del regno e non è rado +che i ricchi vi nascondano anche dell’oro, ma che nessun ladro +però oserebbe toccare. +</p> + +<p> +— Che strane credenze, — disse Antao, udendo le spiegazioni +che gli dava Alfredo su quelle pentole svariate, contenenti quelle +pianticelle venerate. +</p> + +<p> +— Ma non si accontentano di avere gli <i>oquiamis duah</i>, — disse +il cacciatore. — Hanno altri amuleti più stravaganti. Guarda +quella capanna, presso la cui porta vedi quel piuolo alto un +metro. +</p> + +<p> +— A cosa serve?... Forse per impalare i miscredenti?... +</p> + +<p> +— No, rappresenta un altro <i>feticcio</i> di molta importanza. Come +vedi, quel piuolo sostiene una pietra che gli Ascianti, in buona +fede, credono sacra e d’intorno vi è un piccolo recinto di fibre +di palmizio che si mantiene accuratamente unto d’olio di palma. +</p> + +<p> +Tutte le volte che i padroni della capanna mangiano, sono +obbligati a deporre su quella pietra una porzione dei loro cibi, +con grande consolazione dei topi o degli uccelli. +</p> + +<p> +— Si vede che gli Ascianti sono amanti dei pali. +</p> + +<p> +— Oh, venerano anche gli alberi che crescono nell’interno +della città. A Cumassia, per esempio, ogni pianta viene rispettata +e adorata come fosse un <i>feticcio</i> ed a nessuno è permesso +di tagliarla, anche se i rami impedissero il passaggio alle persone. +</p> + +<p> +Vi sono poi alcuni alberi che godono tale venerazione, che +vengono tappezzati di offerte consistenti per lo più in pezzi di +stoffe più o meno di valore. Quelle piante sono circondate da +palizzata per proteggerle e se un uragano spezza qualche ramo, +il re s’affretta a sacrificare immediatamente una o più vittime +umane. Se poi l’albero venisse sradicato si fanno dei veri <i>costumi +del sangue</i> con grande uccisione di schiavi‍<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>. +</p> + +<p> +— Morte di Urano!... — esclamò Antao, indignato. — Ma in +questi orribili paesi la vita umana ha adunque meno valore di +un albero?... Che razza di barbari!... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span> +</p> + +<p> +— Vale ancora meno, Antao. +</p> + +<p> +— Ma quante divinità adorano questi popoli, se innalzano a +tale onore perfino le piante?... +</p> + +<p> +— Hanno una grande quantità di dei e tutti sono gli uni più +strani degli altri. I principali però sono <i>Bassomrù</i> grande +protettore dei palazzi del re e che consiste in una scatola di +legno adorna d’oro e contenente piume, pezzi di varii metalli, +perle di vetro, ecc.; <i>Bassomprak</i> che è il protettore del fiume +omonimo segnante la frontiera del regno verso il paese dei +Fanti e si festeggia ogni mercoledì; <i>Bassomunè</i> protettore del +lago che si trova a venti miglia dalla capitale si festeggia alla +domenica e forse per tale motivo chiamato il feticcio dei bianchi; +poi <i>Tano</i> che abita i boschi e che è ritenuto il più cattivo +e molti altri rappresentati da pietre, da piante, ecc. +</p> + +<p> +Ogni persona deve scegliersi un <i>feticcio</i> protettore e il giorno +stabilito per la festa del dio, deve scrupolosamente astenersi +dal bere vino di palma e dal mangiare certi cibi. Trascurando +queste cose, ognuno ha il diritto di ucciderlo ed il suo cadavere +deve essere privato della sepoltura e gettato invece in un carnaio +qualunque, a pasto degli avvoltoi e dei corvi. +</p> + +<p> +— Una religione da pazzi, insomma. +</p> + +<p> +— Se non da pazzi, certo da selvaggi, Antao. — +</p> + +<p> +Erano allora giunti a tre o quattrocento passi dalla città, dinanzi +ad una grande tettoia un po’ cadente, che pareva avesse +servito un tempo di riparo alle carovane provenienti dalle +regioni del sud. +</p> + +<p> +Alfredo fece cenno ai suoi uomini di condurre là sotto gli +animali, poi rivolgendosi ad uno dei dahomeni, gli chiese. +</p> + +<p> +— Conosci il <i>dikero</i> di Abetifi? +</p> + +<p> +— No, padrone. +</p> + +<p> +— Sai però dove abita?... +</p> + +<p> +— No, ma sarà facile saperlo. +</p> + +<p> +— Asseybo, — continuò Alfredo volgendosi al servo, — tu andrai +con quest’uomo dal <i>dikero</i> e se sarà necessario anche dall’<i>assafo +oinè</i> (capo della città) ed esporrai loro ciò che ci è +accaduto, reclamando giustizia contro i ladri. Dirai loro che +noi non siamo inglesi, ma europei amici della loro nazione. +</p> + +<p> +— Sono pronto a partire, padrone, — rispose Asseybo. +</p> + +<p> +— Non ho ancora finito. Coi negri nulla si ottiene se non vi +sono dei doni. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span> +</p> + +<p> +Aprì una delle casse, levò una dozzina di fazzoletti di seta +rossa, colore molto apprezzato da quasi tutti i discendenti di +Caam, alcune file di perle di vetro, dei galloni d’oro, un paio +di bottiglie di tafia gelosamente conservate fino allora e fece +un pacco che mise in groppa ad uno dei cavalli, unitamente +alle due zanne d’elefante. +</p> + +<p> +— Va’ e cerca di trovare il <i>dikero</i> prima che si cominci il +mercato. Noi ti attenderemo qui, poichè se gli abitanti ci vedessero, +la notizia dell’arrivo di uomini bianchi si spargerebbe +tosto ed i ladri approfitterebbero per prendere il largo. +</p> + +<p> +— Sta bene, padrone, — rispose Asseybo. — Spero di essere +di ritorno fra una mezz’ora. — +</p> + +<p> +Il fedele servo ed il dahomeno s’affrettarono ad allontanarsi, +mentre i due europei, per sfuggire alla curiosità delle persone +dei vicini villaggi, si coricavano fra le casse, sotto la guardia +del secondo schiavo. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap20"><span class="smcap">Capitolo XX.</span> +<span class="smaller">Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti</span></h2> +</div> + +<p> +La mezz’ora era trascorsa, ma nè Asseybo nè il suo compagno +erano ritornati, poi un’altra era pure trascorsa senza +che nessuna nuova fosse giunta ai due europei, di già molto +inquieti per quell’inesplicabile ritardo. +</p> + +<p> +L’alba era sorta e numerosi abitanti dei vicini villaggi ed +anche alcune carovane, provenienti certamente dalle regioni +meridionali, erano passati per recarsi al mercato della città. +</p> + +<p> +Il dahomeno, rimasto di guardia, più di venti volte si era +spinto sulla via per vedere se i due negri si scorgevano, ma +alle impazienti domande dei padroni non aveva risposto che con +un desolante: — Nulla. — +</p> + +<p> +Cosa era accaduto dei due messi?... Erano stati sorpresi dai +ladri che forse vegliavano, temendo la improvvisa comparsa dei +due europei od il <i>dikero</i>, sospettando in loro due persone pericolose +o due spie degli inglesi, li aveva fatti imprigionare, +cosa non improbabile per quei giudici capricciosi e diffidenti?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span> +</p> + +<p> +Alfredo che già aveva perduta la pazienza, stava per prendere +una risoluzione decisiva, recandosi in persona dal giudice +o dal capo della città col pericolo di far fuggire i ladri, quando +il dahomeno, che era uscito sulla via per la venticinquesima +volta, annunciò il ritorno di Asseybo e del suo compagno, seguìti +da otto negri che portavano due amache sospese a quattro +grossi bastoni formanti un parallelogrammo e riparate da un +piccolo tetto di foglie. +</p> + +<p> +Alfredo, ed Antao si erano affrettati ad uscire sulla via, dove +s’incontrarono con Asseybo, il quale era corso innanzi agli otto +portatori. +</p> + +<p> +— Padrone, — disse con voce lieta. — I ladri sono stati +presi!... +</p> + +<p> +— Presi di già! — esclamarono Alfredo ed il portoghese. +</p> + +<p> +— Cioè uno solo è stato preso vivo, poichè un altro che si era +ribellato agli uomini del <i>dikero</i> è stato ucciso ed il terzo è scomparso. +</p> + +<p> +— E la negra?... +</p> + +<p> +— È in casa del <i>dikero</i>. +</p> + +<p> +— In buona salute?... — chiese Antao. +</p> + +<p> +— Guarita completamente delle sue ferite. +</p> + +<p> +— E le nostre casse e gli animali? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Sono state ricuperate intatte. +</p> + +<p> +— Ma cosa vengono a fare questi uomini con quelle amache?... +</p> + +<p> +— Te li manda il <i>dikero</i> per condurre te ed il signor Antao a +casa sua. +</p> + +<p> +— Ha gradito i regali adunque?... +</p> + +<p> +— Lo puoi comprendere dalla rapidità con cui ha fatto radunare +le sue guardie e piombare addosso ai ladri. +</p> + +<p> +— Andiamo da quel brav’uomo. — +</p> + +<p> +I portatori si erano arrestati dinanzi alla tettoia ed attendevano +gli europei. Alfredo ed Antao salirono in quelle comode +amache, i negri si posero sulla testa, difesa da cuscini bene imbottiti, +i quattro angoli dei parallelogrammi e si misero lestamente +in marcia preceduti da Asseybo e seguiti dai due dahomeni +che conducevano l’ultimo cavallo. +</p> + +<p> +Nell’Ascianti quelle lettighe sono grandemente usate, sia per +trasportare i passeggieri, sia per le merci. Si può dire non conoscono +altro mezzo di locomozione perchè, cosa davvero strana, +quantunque posseggano molti buoi e non siano rari, nel loro +<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span> +paese, anche i cavalli e gli asini, non si servono mai di questi +animali e non conoscono poi affatto nessuna specie di ruotabile. +</p> + +<p> +Gli otto portatori, che procedevano speditamente, in pochi +minuti entrarono in Abetifi, aprendosi faticosamente il passo attraverso +una folla di negri colà radunata pel mercato. +</p> + +<p> +Abetifi è una delle più importanti e più popolose città del regno, +situata a circa ottanta chilometri dal Volta, ed a cento +da Cumassia, che è la capitale degli Ascianti. +</p> + +<p> +Non ha che poche case di legno che servono d’abitazione all’<i>assafo +oinè</i>, al <i>dikero</i> ed ai <i>cumfos</i> o sacerdoti incaricati di +vegliare sui feticci; le altre sono semplici capanne circondate +però quasi tutte da giardini e da orticelli, nei quali si coltivano +ignami, manioca, fagioli di varie specie, ananas, popoya e +certe specie di pimento assai forte largamente usato nella preparazione +del <i>fu-fu</i>. +</p> + +<p> +Ordinariamente la sua popolazione non supera le otto o diecimila +anime, ma nei giorni di mercato il numero si raddoppia. +</p> + +<p> +I due europei, fatti segno della curiosità di tutti i negri affollati +sul mercato, in pochi minuti attraversarono la città e +furono deposti dinanzi ad una casetta di legno, costruita con +un certo gusto e decorata di stuoie variopinte. +</p> + +<p> +Un negro già vecchio, perchè era molto rugoso, ma ancora +robusto, coperto d’una lunga camicia bianca e colle gambe +adorne di strani amuleti o <i>sumieno</i>, consistenti in cordoni di +fibre di palmizio annodati ed arricchiti da pallottoline di vetro, +da granelli d’oro traforati, da penne di pappagallo e da ciuffetti +di peli, li attendeva dinanzi alla porta. +</p> + +<p> +Era il <i>dikero</i> in persona, il quale voleva ricevere degnamente +i due europei che erano stati così larghi di doni. +</p> + +<p> +Per darsi l’aria d’un uomo civile, porse la destra ad Alfredo +ed Antao e li invitò a seguirlo, conducendoli in una stanza +adorna di stuoie colorate ammonticchiate contro le pareti, in +modo di formare dei sedili discretamente comodi e da alcuni +<i>feticci</i> di terra grossolanamente plasmata, rappresentanti delle +figure umane ma che nella destra impugnavano una sciabola e +nella sinistra una testa ed accuratamente imbiancati, essendo +questa tinta il colore preferito dalle deità asciantine. +</p> + +<p> +Alcuni schiavi recarono tosto un grande vaso di terra ripieno +di vino di palma affinchè i forestieri, prima di cominciare la conversazione, +si dissetassero, poi quando ebbero bevuto, il <i>dikero</i> +<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span> +con una amabilità poco comune in quel popolo sospettoso e crudele, +diede agli ospiti il benvenuto, ringraziandoli contemporaneamente +dei regali. +</p> + +<p> +— Siamo noi invece che dobbiamo ringraziarti, <i>dikero</i>, — rispose +Alfredo in <i>uegbè</i>. — Senza il tuo pronto agire, i ladri sarebbero +forse fuggiti. +</p> + +<p> +— Contenevano dei tesori le tue casse?... +</p> + +<p> +— No, — rispose prontamente il cacciatore, che conosceva +l’avidità insaziabile di quei giudici. — Più che gli oggetti racchiusi +nelle casse, mi premeva salvare la giovane negra. +</p> + +<p> +— Non te la ruberanno più, poichè uno dei ladri è stato ucciso, +il secondo è fuggito ma spero che lo ritroveranno ben presto, ed +il terzo è in mia mano e non uscirà vivo da Abetifi. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi farne di quell’uomo?... +</p> + +<p> +— Lo uccideremo. +</p> + +<p> +— Non ti chiedo tanto, <i>dikero</i>. +</p> + +<p> +— È stato riconosciuto per una spia di Geletè, ed era qui venuto +altre volte per farci forse sorprendere dai cacciatori di +schiavi dei Dahomey e quell’uomo morrà. +</p> + +<p> +— Ma ti ho detto che non è necessario che quell’uomo lo si uccida. +A me basta che rimanga prigioniero presso di te qualche +mese. +</p> + +<p> +— È un nemico e morrà, — disse il <i>dikero</i> con incrollabile +fermezza. — Così il nostro re vuole e se disobbedissi, Mensah mi +farebbe tagliare la testa. +</p> + +<p> +— Ma hai tu le prove che sia realmente la spia che tu +cerchi? +</p> + +<p> +— No, ma sapremo presto se egli è quello che io sospetto. Negherà, +come ha negato di aver rubato le tue casse, ma l’<i>odum</i> +mostrerà se è veramente colpevole. Ho già dato ordine che la +prova abbia luogo stamane sulla piazza del mercato, dovendo +essere pubblica. Vuoi venire?... Il ladro deve essere già stato +condotto sulla piazza. +</p> + +<p> +— Ma dov’è la giovane negra? Vorrei prima vederla. +</p> + +<p> +— Dorme presso le tue casse. Era così stanca che non si +reggeva più in piedi. +</p> + +<p> +— La rivedremo più tardi. Siamo pronti a seguirti. — +</p> + +<p> +Il <i>dikero</i> si era alzato invitando i suoi ospiti a seguirlo. Al +di fuori li attendevano dodici portatori con tre amache seguìti +<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span> +da parecchi negri armati di vecchi fucili e di lancie, i quali +dovevano servire di scorta al rappresentante della giustizia. +</p> + +<p> +Quegli uomini erano comandati da un corriere del re, giunto +forse di recente ad Abetifi, personaggio molto importante e che +col suo costume dava un’idea del lusso della corte di S. M. Mensah. +</p> + +<p> +Era coperto di piastre d’oro massiccio e d’un peso tale, da +rendergli molto malagevole il camminare, e sul capo portava +un casco adorno di penne d’aquila formanti una specie di ventaglio. +In una mano poi portava un piccolo scettro reale, una +specie di spada coll’impugnatura coperta da un pezzo di pelle +di leopardo. +</p> + +<p> +I due europei, il <i>dikero</i> ed il seguito riattraversarono la città +e s’arrestarono sotto una grande tettoia eretta in mezzo alla +piazza del mercato e guardata da alcuni negri armati, i quali +respingevano la folla che si pigiava attorno a quella costruzione, +con un’abbondante ed incessante distribuzione di legnate. +</p> + +<p> +In mezzo alla tettoia vi era il ladro, con la destra chiusa entro +un anello di ferro infisso in un grossissimo macigno e colle +gambe incatenate. +</p> + +<p> +Era un negro ancor giovane, poichè non doveva avere più +di venticinque o trent’anni, dall’aspetto furbo, dagli sguardi intelligenti, +ma dai lineamenti duri, quasi feroci. +</p> + +<p> +Quantunque dovesse essere ormai convinto di non uscire vivo +dalle mani dei suoi nemici, guardava alteramente la folla e +scherzava coi suoi guardiani. +</p> + +<p> +Quando però vide i due europei, manifestò una viva inquietudine +ed i suoi sguardi divennero cupi. +</p> + +<p> +— Ci riconosci?... — gli chiese Alfredo, avvicinandoglisi. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose il prigioniero. +</p> + +<p> +— Non credevi di vederci qui così presto. +</p> + +<p> +— È vero. Credevo che le formiche o gli elefanti vi avessero +uccisi. — +</p> + +<p> +Poi, dopo alcuni istanti di silenzio, aggiunse con fatalistica +rassegnazione: +</p> + +<p> +— Ho perduto e pagherò. +</p> + +<p> +— Posso tentare di salvarti, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— È inutile: gli Ascianti sono miei nemici e mi uccideranno, +e poi, se non lo facessero loro, non mi perdonerebbero nè Kalani, +nè Geletè. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span> +</p> + +<p> +— Kalani!... Ah! tu conosci quell’uomo?... Era stato lui ad +incaricarti di spiarmi?... — +</p> + +<p> +Il negro non rispose. +</p> + +<p> +— Parlami di Kalani. È vero che non farà male a mio fratello?... +È vero che non si vendicherà su quel povero ragazzo?... — +</p> + +<p> +Nemmeno questa volta il prigioniero aprì le labbra. +</p> + +<p> +— Odimi, — disse Alfredo, con viva commozione. — Io ti strapperò +alla morte, te lo prometto, ma dimmi cosa ne ha fatto Kalani +del fratellino mio. +</p> + +<p> +— Non so nulla, — rispose il negro. — D’altronde fra poche +ore sarò morto. — +</p> + +<p> +Poi si rinchiuse in un silenzio feroce e rimase sordo ed impassibile +a tutte le domande, a tutte le promesse d’Alfredo. +Sapendo di morire, pareva che provasse una gioia crudele delle +ansietà dell’uomo bianco. +</p> + +<p> +Il <i>dikero</i> pose fine a quell’interrogatorio che esasperava il +cacciatore, ordinando che si recasse l’<i>odum</i> pel giudizio dei +numi. +</p> + +<p> +Questo <i>odum</i> non è altro che la corteccia d’un albero a cui +gli Ascianti attribuiscono delle proprietà miracolose, strabilianti. +Serve ad indicare i veri colpevoli, a torto od a ragione, +non importa. +</p> + +<p> +Si dà al reo da masticare un pezzo di quella corteccia, poi +gli si fa inghiottire una grande quantità d’acqua. Se la rigetta e +ciò non succede quasi mai, è dichiarato innocente, ma se la trattiene +e ciò succede quasi sempre, è subito punito, essendo tutti +convinti che egli sia realmente colpevole. +</p> + +<p> +Ad un ordine del <i>dikero</i> il ladro, che non voleva confessare +di essere una spia di Geletè, fu seduto su di uno sgabello, poi +il carnefice, riconoscibile pel suo berretto di pelle di leopardo +e pei due coltellacci pendentigli sul petto, gli diede da masticare +il pezzo di <i>odum</i>, ingiungendogli di tenerlo in bocca parecchi +minuti, fino a ridurlo in bricciole. +</p> + +<p> +— Credo che quel povero diavolo sia spacciato, — disse Antao, +che seguiva con curiosità quella strana prova. +</p> + +<p> +— È convinto anche lui di non poter provare il contrario, — rispose +Alfredo. +</p> + +<p> +— E lo uccideranno? +</p> + +<p> +— Non avrà alcun scampo. Se fosse a Cumassia potrebbe avere +<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span> +qualche speranza di salvarsi, ma qui non vi è alcun luogo inviolabile. +</p> + +<p> +— Forse che a Cumassia vi è un luogo dove i condannati possono +salvare la pelle?... +</p> + +<p> +— Sì, è un piccolo villaggio che si chiama Butama e che è +separato da Cumassia da un piccolo corso d’acqua. Qualunque +condannato che varchi quel ruscello è al sicuro contro la collera +di tutti i <i>dikeri</i> e perfino del re, perchè là sorgono le tombe +della famiglia reale e perciò quel territorio è sacro. — +</p> + +<p> +In quell’istante le loro parole furono soffocate da un urlìo +feroce, emesso dalla folla. Il dahomeno aveva bevuto l’acqua +e, come era da aspettarselo, non l’aveva rigettata. +</p> + +<p> +Pronto come il lampo, il carnefice aveva afferrata la vittima +pel collo e secondo l’uso gli aveva trapassato, con un lungo +ed acuto coltello, le gote e la lingua, per impedirle di pronunciare +il gran giuramento del re, formula che le avrebbe dato +il diritto di salvare la vita per un certo tempo e di venire fucilato +invece di torturato. +</p> + +<p> +Antao ed Alfredo, spinti dal loro animo generoso, si erano +lanciati verso il prigioniero per cercare di strapparlo alla morte, +ma il corriere del re ed i suoi uomini si erano affrettati a chiudere +loro il passo, dicendo con tono minaccioso: +</p> + +<p> +— Gli uomini bianchi non hanno da fare colla giustizia +del re! — +</p> + +<p> +Intanto il carnefice aveva approfittato per piantare nelle spalle +del paziente due lunghe forchette e legatogli una corda al collo, +l’aveva tratto sulla piazza, costringendolo a camminare, mentre +la folla gli si precipitava dietro urlando e ridendo ed agitando +dei tizzoni accesi. +</p> + +<p> +— Vieni, Antao, — disse Alfredo. — Ciò è ripugnante. — E +presolo per una mano lo trasse verso la casa del <i>dikero</i>, seguito +da Asseybo. +</p> + +<p> +— Ma cosa faranno ora di quel disgraziato? — chiese Antao, +che porgeva ascolto alle urla crescenti della folla. +</p> + +<p> +— Lo conducono in giro per la città, costringendolo a ballare +in ogni via. +</p> + +<p> +— Ma se non lo potesse?... +</p> + +<p> +— La folla lo costringerebbe coi tizzoni accesi. +</p> + +<p> +— E poi lo decapitano?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span> +</p> + +<p> +— C’è del tempo. Gli Ascianti non sono meno crudeli dei +Dahomeni e prima lo tortureranno diabolicamente. +</p> + +<p> +Quando avrà finita la passeggiata, il carnefice avrà tagliato +parecchi pezzi di carne sul corpo di quel disgraziato. +</p> + +<p> +— Ma allora lo ucciderà? +</p> + +<p> +— No, poichè i carnefici sono abili e sanno che se uccidono +la vittima prima che sia giunta l’ora, devono prenderne immediatamente +il posto. +</p> + +<p> +— Ma quando finiranno di torturarlo?... +</p> + +<p> +— Non prima di questa sera. A mezzodì gli accorderanno un +po’ di riposo e gli daranno una zucca di vino di palma per rinvigorirsi, +poi lo costringeranno a riprendere la passeggiata e +le danze innanzi alle autorità. Se si presterà volentieri a quei +salti, la sua testa non tarderà a cadere sotto il coltello del carnefice, +ma se si rifiutasse, disgraziato lui. +</p> + +<p> +Prima di perdere la testa, quei mostri gli troncheranno una +ad una le membra. +</p> + +<p> +— Che razza di canaglie!... Il diavolo si porti il <i>dikero</i> e +tutti i suoi negri. Prendiamo le nostre casse ed i nostri animali +ed andiamocene, Alfredo. Rinuncio all’ospitalità di quel selvaggio +sanguinario. +</p> + +<p> +— Non chiedo di meglio, Antao. Preferisco andare ad accamparmi +nella pianura od in mezzo ai boschi. — +</p> + +<p> +Dinanzi all’abitazione del giudice trovarono i due dahomeni +e la giovane negra, la quale attendeva ansiosamente il ritorno +dei due bianchi. +</p> + +<p> +Quando se li vide dinanzi, un vero grido di gioia irruppe dalle +labbra della brava ragazza e fu tale la contentezza d’Antao, nel +rivederla, che non potè fare a meno di abbracciarla. +</p> + +<p> +— Morte di Giove, Venere, Urano e di tutti pianeti del firmamento!... — esclamò. — Ti +giuro, mia povera giovane, che io +sono commosso. — +</p> + +<p> +Stava per tempestarla di domande, ma Alfredo gli troncò le +parole dicendo: +</p> + +<p> +— Più tardi, Antao. Pensiamo a prendere il largo prima che +il <i>dikero</i> ritorni. — +</p> + +<p> +I due dahomeni e Asseybo bardarono i cavalli che erano stati +ricoverati in una vicina tettoia, dai servi del <i>dikero</i> si fecero +consegnare le casse rubate, le caricarono in fretta sul dorso +<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span> +degli animali e partirono di corsa seguiti dai due europei e dall’amazzone, +la quale era già perfettamente guarita. +</p> + +<p> +Mezz’ora dopo erano tanto lontani, da non udire più le urla +feroci della popolazione martirizzante la spia di Kalani. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap21"><span class="smcap">Capitolo XXI.</span> +<span class="smaller">Attraverso la regione dei Krepi</span></h2> +</div> + +<p> +La carovana marciò senza interruzione fino a notte tarda attraverso +alla pianura, spingendo i cavalli ad un mezzo galoppo +e non si arrestò che sul margine della grande foresta, che doveva +guidarli alle rive del Volta. +</p> + +<p> +Uomini ed animali non ne potevano più dopo quella corsa indiavolata +fatta sotto un sole ardente e senza aver mai trovato un +palmo d’ombra, ma i primi erano contenti di trovarsi così lontani +da quella città dei cui abitanti era meglio diffidare, malgrado +le premure e l’aiuto prestato dal <i>dikero</i>. +</p> + +<p> +Quand’ebbero cenato e le tende furono rizzate presso i fuochi +accesi per tenere lontane le fiere, Alfredo chiamò attorno a sè +tutti, dicendo: +</p> + +<p> +— Ed ora, parliamo. +</p> + +<p> +— Per Giove!... — esclamò Antao. — Credo che sia giunto il momento +di sciogliere un po’ la lingua. Quella corsa precipitosa non +mi ha concesso di scambiare una parola con questa ragazza. +</p> + +<p> +— Puoi parlare a tuo comodo, Antao, o meglio le parleremo +insieme. Anch’io sono curioso di sapere tante cose che deve ormai +conoscere, essendo stata quattro giorni coi suoi rapitori. È +vero Urada?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone, — rispose la negra, sorridendo. — Credilo +però, padrone, sono stata rapita contro la mia volontà. +</p> + +<p> +— Ne siamo convinti, — disse Antao. — Se così non fosse, non +avresti gettati nel bosco quei segnali. +</p> + +<p> +— Li avete trovati?... Dunque avevate seguito le tracce dei +ladri? +</p> + +<p> +— Certo, Urada. Ma in quale modo ti hanno rapita? — chiese +Alfredo. +</p> + +<figure><a id="fill-144a"></a> + <img src="images/ill-144a.jpg" alt=" "> +<figcaption>.... non avendo che una sola mira: quella d’impadronirsi della testa +di un avversario.... (Pag. 150).</figcaption> +</figure> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span> +</p> + +<p> +— Io dormivo sotto la tenda, quando fui svegliata dagli spari +dei due schiavi. Uscii all’aperto per vedere cosa succedeva e mi +vidi dinanzi un orribile <i>mpungu</i>. +</p> + +<p> +Spaventata, mi preparavo a fuggire, quando comparvero improvvisamente +tre negri armati di fucili. Il gorilla fuggì ed i negri +ne approfittarono per caricare le casse sui cavalli e rientrare +nella foresta dopo d’avermi gettata nella lettiga. +</p> + +<p> +Seppi più tardi che mi avevano rapita credendo che io fossi una +vostra prigioniera, essendosi accorti che io era una loro compatriota. +</p> + +<p> +Dapprima avevo sospettato di essere caduta nelle mani di alcuni +negri predoni, ma seppi ben presto che erano le spie che +vi seguivano da Porto Novo, attendendo l’occasione propizia per +tendervi un agguato o immobilizzarvi nei boschi. +</p> + +<p> +— Erano spie di Kalani?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone, me lo dissero poi. Erano stati incaricati di seguirti, +onde avvertire il loro padrone nel caso che tu avessi marciato +verso la frontiera del Dahomey. +</p> + +<p> +— E di mio fratello, hai udito parlare?... +</p> + +<p> +— Sì e non fecero che confermare quanto io ti dissi. Kalani te +lo ha rapito non per ucciderlo, ma per obbligare te a gettarti +nella bocca di quella lurida iena. Il tuo antico schiavo era certo +che tu ti saresti recato ad Abomey. +</p> + +<p> +— Ecco delle parole che mi tranquillizzano sulla sorte di quello +sventurato fanciullo. Ah!... Kalani spera che io cada nei suoi +agguati?... Sarà lui che cadrà nel laccio che gli tenderò ad +Abomey. +</p> + +<p> +— Ma come faremo ad entrare inosservati nella capitale di +Geletè? — chiese Antao. — Non me lo hai ancora detto, Alfredo. +</p> + +<p> +— Ora che abbiamo ricuperate le nostre casse, ti prometto di +farti fare un’entrata trionfale ad Abomey. +</p> + +<p> +— Devono contenere dei talismani miracolosi le tue casse. Mi +spiegherai almeno in cosa consistono. +</p> + +<p> +— È per questo che vi ho radunati tutti attorno a me. +</p> + +<p> +— Getta fuori adunque i tuoi progetti. +</p> + +<p> +— Dimmi, ti piacerebbe entrare in Abomey come ambasciatore?... +</p> + +<p> +— Come ambasciatore!... +</p> + +<p> +— Sì, Antao come un ambasciatore di qualche reame negro, di +quello del Borgu, per esempio, che è confinante col Dahomey. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span> +</p> + +<p> +— Io, un bianco, un europeo?... +</p> + +<p> +— Non saremo più bianchi allora. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire?... Possibile che la mia pelle sia diventata +così nera da credermi un discendente di Caam?... +</p> + +<p> +— Lo diverrai: ho portato con me tutto l’occorrente per darci +sulla pelle una superba tinta color fuliggine o cioccolata. — +</p> + +<p> +Antao scoppiò in una fragorosa risata. +</p> + +<p> +— Ridi pure, ma ti dico che noi ci dipingeremo così bene, da +ingannare anche Kalani. +</p> + +<p> +— E ci vestiremo anche da negri?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao ma da negri d’alto lignaggio. Nelle mie casse vi è +tutto l’occorrente. +</p> + +<p> +— Ecco perchè ci tenevi tanto alle casse che ti avevano rubato!... +</p> + +<p> +— Certo, e soprattutto pei regali che ho destinato a Geletè ed +ai suoi <i>cabeceri</i>. +</p> + +<p> +— Ma credi tu, Alfredo, che tale mascherata sarà possibile, +senza destare dei sospetti in quel furfante di Kalani?... +</p> + +<p> +— Vedrai che nessuno più ci riconoscerà! Ho portato con me +perfino delle bellissime barbe nere come portano i ricchi del +Borgu e delle parrucche da negro. +</p> + +<p> +— E cosa andremo a proporre a Geletè?... +</p> + +<p> +— Qualche trattato d’amicizia, un’alleanza difensiva od offensiva +per esempio. Geletè sa che gli uomini del Borgu sono valorosi +e si guarderà bene dal rifiutare e ci riceverà coi dovuti +onori. +</p> + +<p> +— Magnifico progetto!... — esclamò il portoghese. +</p> + +<p> +— Ne convieni?... +</p> + +<p> +— Certo, Alfredo. +</p> + +<p> +— Credi possibile la sua riuscita?... +</p> + +<p> +— Ho piena fiducia, ma quando saremo entrati in Abomey, +come faremo a liberare tuo fratello?... +</p> + +<p> +— Lo si vedrà. +</p> + +<p> +— E Kalani?... +</p> + +<p> +— Lo ucciderò, — disse freddamente il cacciatore, mentre un +lampo d’odio gli balenava negli sguardi. +</p> + +<p> +Poi volgendosi verso Urada: +</p> + +<p> +— Hai compreso tutto?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone, — rispose la giovane negra. +</p> + +<p> +— Hai delle obbiezioni da fare? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span> +</p> + +<p> +— No, poichè credo che in nessun altro modo potresti giungere +ad Abomey senza allarmare Kalani. +</p> + +<p> +— Ora sono tranquillo. +</p> + +<p> +— E quando faremo la nostra toeletta? — chiese Antao. — Sono +impaziente di vedere quale figura farò tinto di nero. +</p> + +<p> +— Quando avremo varcato il Volta e saremo entrati nel territorio +del Dahomey. Per ora è inutile. +</p> + +<p> +— Padrone, — disse Asseybo, che fino allora non aveva pronunciato +una sillaba. — Vuoi un consiglio?... +</p> + +<p> +— Parla, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— Marciamo a grandi tappe e cerchiamo di giungere ad Abomey +nel minor tempo possibile. +</p> + +<p> +— Perchè dici questo?... +</p> + +<p> +— Uno dei ladri è fuggito e noi non sappiamo se gli uomini del +<i>dikero</i> saranno riusciti ad arrestarlo. Può passarci dinanzi ed +avvertire Kalani delle nostre intenzioni. +</p> + +<p> +— Speriamo che l’abbiano preso. Quell’uomo però, solo, forse +inerme, privo d’un quadrupede, non sarà in grado di lottare in +celerità con noi. D’altronde non ci potrà riconoscere. +</p> + +<p> +Ed ora, amici, riposiamo. Domani marceremo verso il Volta +e quando avremo attraversata la regione dei Krepi, diverremo +tutti negri. — +</p> + +<p> +L’indomani, dopo una notte tranquillissima, la carovana ripartiva +a marcie forzate, per guadagnare il fiume prima che +calasse la notte. +</p> + +<p> +La traversata dei boschi si compì senza difficoltà e senza cattivi +incontri, e verso il tramonto s’accampava sulla riva opposta +del fiume. +</p> + +<p> +Nei giorni seguenti marciò, quasi senza interruzione, salvo +alla notte per riposare, attraverso la regione dei Krepi; un vasto +territorio compreso fra il Volta ed il possedimento inglese +della Costa d’Avorio ed il fiume Mono, e che gli Ascianti ed i +Dahomeni ben sovente scorrazzavano per provvedere di schiavi +da macellare nelle atroci feste del sangue. +</p> + +<p> +Questa regione, che da alcuni anni si trova sotto il protettorato +della Germania, era allora abitata da un grande numero +di piccoli reami, assolutamente incapaci di far fronte ai due +potenti vicini. I Krepi occupano la parte settentrionale ed i +Togo la meridionale. Pochi sono i centri popolosi; fuorchè +Hpandu, presso il Volta, Waya presso il Todij a breve distanza +<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span> +dalla frontiera del possedimento inglese, Kpetu sullo stesso fiume +e Atakpam molto al nord, nella regione degli Akposso, tutti gli +altri non sono che piccoli villaggi di nessuna importanza. +</p> + +<p> +In cinque giorni la piccola carovana, dopo d’aver superata +la regione montuosa che si estende dal sud-ovest al nord-est +attraverso il 7° di latitudine e di aver fatto delle brevi fermate +nei villaggi di Tota, di Misahohe, di Pelome e di Togodo, per +provvedersi di viveri freschi, giungevano presso il fiume Mono il +quale scorre a poche miglia di distanza dalla frontiera, e quattro +ore più tardi si accampavano sul territorio del feroce Geletè. +</p> + +<p> +Il Dahomey è un regno che come vastità di territorio e come +popolazione non può competere con quello degli Ascianti, ma +come potenza militare lo supera, essendo i suoi abitanti i più +bellicosi di tutta la Costa d’Avorio. +</p> + +<p> +Fondato circa due secoli or sono, si è mantenuto indipendente +fino in questi ultimi anni e di certo lo sarebbe ancora, se la +baldanza e la ferocia di Behanzin, successore di Geletè, non +avesse decisa la Francia ad invaderlo, mettendo fine ai secolari +bagni di sangue, che sotto varii pretesti, si facevano annualmente +nella capitale o nella città santa di Kana. +</p> + +<p> +La sua superficie è vasta, poichè si estende dal mare al nono +grado di latitudine nord, ossia fino allo spartiacque del bacino +del Niger con quello dei fiumi che si gettano lungo la costa +della Guinea occidentale, e dal paese dei Togo a quello dell’Opara +che scaricasi presso Porto Novo, su una distesa di duecentottanta +chilometri dall’ovest all’est. +</p> + +<p> +Il suo clima è però uno dei più micidiali, e dei più insopportabili +di tutte le regioni della Costa d’Avorio, essendo quella regione +proprio sotto l’equatore, esposta ad una vera pioggia di fuoco +che rende quasi impossibile il soggiorno agli Europei, anche +sugli altipiani dell’interno. +</p> + +<p> +Verso il mare poi è peggiore ancora, poichè le paludi ed i +grandi boschi ne fanno un covo di febbri algide mortali a tutti +coloro che non si sono acclimatizzati, e pericolosissime perfino +agli indigeni. +</p> + +<p> +Verso la costa il paese è tutto boscoso, ricco di piante colossali +e di palme d’elais, ma di passo in passo che si allontana, +la grossa vegetazione sparisce, gli altipiani si succedono in forma +d’immense terrazze coperte solamente da un’erba alta due metri, +chiamata erba di Guinea. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span> +</p> + +<p> +È su quegli altipiani che sorgono le città più importanti del +regno, Abomey che è la capitale, Kana detta la città santa dove +sorgono le tombe dei re e dove si fanno i grandi sacrifici umani, +Agu, Akpuel, Doko e Bobek, ma queste quattro ultime si possono +considerare, più che città, grosse borgate. +</p> + +<p> +Sulla costa invece non sorge che Widak, la sola città dove +era permesso agli europei di soggiornare e di trafficare e dove +pagavano i loro contributi al re in bottiglie di rhum e di +cognac. +</p> + +<p> +Pochi però erano, prima dell’occupazione francese, i dahomeni +che entravano in questa città e non vi andavano senza manifestare +un vivo ribrezzo, credendola contaminata dalla presenza +degli Europei. +</p> + +<p> +Una sola volta all’anno i preti si recavano colà in processione +portando i loro feticci e per sacrificare, alle divinità marittime, +una delle più belle fanciulle del regno, la quale veniva +spinta in mare a pasto dei numerosi pescicani che infestano le +spiagge della Costa d’Avorio. +</p> + +<p> +La popolazione di questo regno, diventato così tristamente +celebre per le sue barbarie, sembra composta di due razze distinte. +Quella inferiore, composta per la maggior parte di schiavi +rapiti ai paesi vicini, caratterizzata da una estrema bruttezza +fisica e da un vero degradamento morale; quella superiore alla +quale appartengono la famiglia reale e la classe dominante, caratterizzata +da una intelligenza svegliatissima e da lineamenti +regolari che s’avvicinano al tipo europeo. +</p> + +<p> +Queste due razze non superano il milione d’anime, di cui i +due terzi sono costituiti dagli schiavi, povere vittime che erano +destinate a venire macellate nelle feste del sangue, quando mancavano +i prigionieri di guerra. +</p> + +<p> +Nazione eminentemente guerresca, il Dahomey ha sempre dato +del filo da torcere ai suoi vicini, ai Togo, ai Krepi ed agli Yoruba. +Per secoli e secoli si è mantenuto non solo indipendente, ma ha +respinto vittoriosamente le aggressioni dei nemici, affermandosi +come potenza militare valorosissima. +</p> + +<p> +Cosa strana, forse unica in tutti i popoli non solo dell’Africa +ma del mondo, la sua forza soprattutto veniva costituita dai suoi +reggimenti di amazzoni, reclutate fra le più belle, le più robuste +e le più crudeli ragazze del regno. +</p> + +<p> +Allevate con estrema cura, rinvigorite con lunghi esercizi +<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span> +militari, addestrate nelle armi e sottoposte ad una ferrea disciplina, +per lunghi anni quelle intrepide donne mantennero alta +la fama guerresca. Erano loro che entravano in campo quando +i soldati dahomeni cominciavano a piegare e si narra che i loro +attacchi erano così irresistibili e la loro ferocia tale, da assicurare +sempre la vittoria. +</p> + +<p> +Il loro numero non ha mai superato le tremila e costituiva +la guardia reale. Il loro armamento consisteva in fucili e larghi +coltellacci che sapevano adoperare con una destrezza spaventosa. +</p> + +<p> +Scaricate le armi, si scagliavano come furie contro le orde +nemiche col coltello in pugno, non avendo che una sola mira: +quella d’impadronirsi della testa d’un avversario da regalare +al loro re. +</p> + +<p> +La stirpe reale del Dahomey, cessata pochi anni or sono coll’esilio +di Behanzin successore di Geletè, debellato dalle armi +vittoriose del generale Doods, era una delle più giovani, poichè +la sua fondazione non risaliva che al 1724, nella cui epoca Guagiah-Truda, +piccolo principe di Abomey, ma valoroso guerriero, +riusciva a formarsi un vasto regno riunendo sotto il suo potere +i reami di Adrah, Toffoa, Allahda, di Xavy e di Wydak dopo +d’averli vinti. +</p> + +<p> +L’autorità di quei monarchi sanguinari, era però potentissima, +anzi senza limiti. +</p> + +<p> +I personaggi più importanti del regno, non erano, rispetto a +loro, che i primi schiavi; il popolo invece una massa di animali +da macellare di quando in quando, per placare le ire della +divinità o dei sovrani defunti. +</p> + +<p> +Potevano disporre a loro talento della vita di tutti gli abitanti +del regno e dei loro averi e come ne abusavano!... Quando +gli schiavi da sacrificare mancavano, non si peritavano di scegliere +le vittime fra i sudditi, senza che questi mai avessero +osato di ribellarsi. +</p> + +<p> +Sul numero degli uomini che macellavano nelle feste delle +grandi usanze, basti sapere che il governatore portoghese dell’isola +di S. Tommaso riusciva a riscattarne, in una sola volta, +milleduecento, destinati a perire in una festa secondaria!... +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span></p> + +<h2 id="cap22"><span class="smcap">Capitolo XXII.</span> +<span class="smaller">Assediato in una trappola da elefanti</span></h2> +</div> + +<p> +Prima di avventurarsi sul territorio dahomeno, Alfredo aveva +deciso di accordare un riposo di un paio di giorni alla carovana, +per non rovinare i poveri animali, già molto affaticati da quelle +lunghe marcie compiute sotto un sole bruciante ed in mezzo a +mille ostacoli, e per rinnovare le loro provviste essendo già +quasi esauste. +</p> + +<p> +Trovando quel luogo molto boscoso, i due cacciatori speravano +di abbattere alcuni capi di selvaggina per seccarne la carne, +temendo di non trovarne nelle pianure erbose degli altipiani e +sapendo di non poter contare sui villaggi che sono molto scarsi +nel Dahomey, specialmente nelle regioni occidentali. +</p> + +<p> +Essendo il tramonto ancora lontano, dopo un riposo di qualche +ora sotto la tenda, chiamarono Asseybo e s’internarono +nella foresta, tenendosi nelle vicinanze d’un fiumicello per sorprendere +la selvaggina che doveva accorrere per dissetarsi. +</p> + +<p> +La temperatura era ardentissima anche all’ombra di quei +grandi alberi ed eccessivamente snervante essendo umida, ma +i cacciatori, quantunque fumassero come zolfatare e si sentissero +zampillare il sudore da tutti i pori inzuppandosi le vesti, +procedevano egualmente, avendo scoperto, in certi tratti, delle +numerose tracce di animali di piccola e grossa taglia. +</p> + +<p> +Asseybo, che come sappiamo era un abilissimo cercatore di +piste, aveva già rilevato delle tracce di elefanti, di antilopi, di +facocheri e di zebre, animali piuttosto comunissimi in quelle +regioni ed i due cacciatori speravano di non ritornare al campo +a mani vuote. +</p> + +<p> +Camminavano da una mezz’ora tenendosi sempre a poche centinaia +di metri dal corso d’acqua, quando Antao, che si trovava +dinanzi a tutti, s’arrestò bruscamente, mandando un grido +di meraviglia, seguito poco dopo dalla «morte» di tutti i pianeti +da lui conosciuti. +</p> + +<p> +— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, armando la carabina. Hai +scoperto qualche colossale elefante?... +</p> + +<p> +— Se non è un elefante è un colosso di certo, ma del regno +vegetale. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span> +</p> + +<p> +Il portoghese si era arrestato dinanzi ad un albero ma d’una +mole così enorme, che mai prima di allora ne aveva veduto +uno eguale. +</p> + +<p> +Quel colosso della vegetazione, che si rizzava maestosamente, +formando da solo una piccola foresta, era tale da meravigliare +anche lo stesso Alfredo. +</p> + +<p> +Il suo tronco non aveva più di cinque metri d’altezza ma era +così grosso da averne almeno dieci di circonferenza. +</p> + +<p> +Sopra quell’ammasso di legno si dipartivano dei rami lunghi +una ventina di metri, i quali s’incurvavano verso terra formando +una cupola immensa, forniti di folto fogliame e sostenenti +certe specie di capsule di forma ovoidale, assai accuminate ad +una delle estremità e grosse come la testa d’un uomo. +</p> + +<p> +Una numerosa banda di scimmie della specie dei cercopitechi +verdi, aveva preso stanza fra i rami del colosso, divorando avidamente +quelle grosse frutta che dovevano essere molto deliziose +pei palati di quei coduti quadrumani. +</p> + +<p> +— Un baobab forse?... — chiese Antao ad Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, amico mio. +</p> + +<p> +— Ebbene, Alfredo, non credevo che tali alberi avessero delle +dimensioni così mostruose. Ma guarda che tronco enorme!... +Nel suo interno vi potrebbero danzare venti persone. +</p> + +<p> +— Lo credo, Antao, ma probabilmente la sala sarà occupata +da dei funebri personaggi, ben brutti da vedersi. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire?... +</p> + +<p> +— Voglio dire che forse l’interno sarà occupato da qualche +dozzina di negri mummificati, essendovi in questi paesi l’abitudine +di servirsi dei tronchi di baobab come di camere mortuarie. +</p> + +<p> +— Sistema niente affatto comodo, se i becchini devono scavare +questi colossi. +</p> + +<p> +— Non così difficile come credi, essendo il legno di questi alberi +molto tenero. +</p> + +<p> +— E non servono a null’altro, questi giganti?... +</p> + +<p> +— Sì, poichè i negri sanno trarre altri vantaggi da queste +piante. +</p> + +<p> +— A me sembra che servano solamente alle scimmie, le quali +fanno una vera strage di quelle frutta. +</p> + +<p> +— Sono ricercate anche dai negri. Quelle capsule che vengono +comunemente chiamate <i>pane di scimmia</i>, contengono una polpa +<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span> +di sapore dolcigno e che spremuta ed unita ad un po’ di zucchero, +dà una bevanda gradevole, molto indicata per combattere +efficacemente le febbri. +</p> + +<p> +— Buono a sapersi, in questo paese delle febbri. +</p> + +<p> +— Dalle frutta sanno poi ricavare una cenere ricca di soda e +che mescolata ad un po’ d’olio di palma costituisce un buon sapone. +Ma anche le foglie e la corteccia, che godono di virtù +emollienti, sono largamente usate dai negri per moderare l’eccesso +della loro traspirazione. +</p> + +<p> +— È poco per questi giganti. Comunque sia, sono piante meravigliose. +</p> + +<p> +— Ma ve ne sono di più grandi, Antao. +</p> + +<p> +— Più di questa?... +</p> + +<p> +— Alla foce del Senegal si sono misurati dei baobab che avevano +l’enorme circonferenza di cento piedi, ossia di trentatrè +metri. +</p> + +<p> +— Morte di tutti i pianeti!... +</p> + +<p> +— Il dottor Livingstone, il celebre esploratore dell’Africa +meridionale e centrale, ha veduto un baobab scavato, nel cui +interno vi potevano stare comodamente trentatrè uomini e Humboldt +ne vide una nella Senegambia, nel cui tronco una tribù +di negri teneva le sue assemblee. +</p> + +<p> +— Questi enormi vegetali devono vivere un bel numero di +secoli, Alfredo. +</p> + +<p> +— Adanson afferma di aver studiato dei baobab che dovevano +contare cinque ed alcuni seimila anni d’esistenza. +</p> + +<p> +— Corna del diavolo!... Che bella età!... E tu mi hai detto +che quell’albero può essere pieno di mummie di negri?... +</p> + +<p> +— È probabile. +</p> + +<p> +— E si conservano bene? +</p> + +<p> +— Perfettamente, forse meglio delle mummie egiziane. +</p> + +<p> +— Andiamo a vedere, Alfredo. — +</p> + +<p> +S’accostarono all’enorme tronco girandovi attorno per vedere +se vi era qualche strappo nella corteccia, ma la trovarono intatta +dappertutto. +</p> + +<p> +Stavano per raccogliere alcune capsule lasciate cadere dalle +scimmie, onde assaggiarne la polpa, quando Asseybo, che si trovava +a quindici passi da loro, nascosto dietro il tronco d’un +cedro selvatico, con un leggiero sibilo li fece accorrere. +</p> + +<p> +— Cos’hai? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span> +</p> + +<p> +Il negro additò loro un macchione di cespugli, i cui rami si +agitavano. Quasi contemporaneamente udirono dei grugniti che +parevano emessi da una banda di suini. +</p> + +<p> +— Dei porci qui? — chiese Antao, con stupore. +</p> + +<p> +— Credo che siano facocheri, — rispose Alfredo, che pareva +esitasse ad impugnare la carabina. — La loro carne vale una +palla, ma vi è il pericolo di farci sventrare dalle lunghe zanne +di quei cignali coraggiosi. +</p> + +<p> +— Non abbiamo avuto paura dei leoni e dei leopardi e meno +ne avremo di quei signori facachi o facuchi che siano. +</p> + +<p> +— Facocheri, Antao. +</p> + +<p> +— Sia pure. Orsù, una buona scarica là in mezzo. +</p> + +<p> +— Temo che siano molti. +</p> + +<p> +— Meglio per la nostra cucina. +</p> + +<p> +— Ma i sopravviventi alla scarica ci assaliranno. +</p> + +<p> +— E noi li respingeremo. +</p> + +<p> +— Giacchè lo vuoi, proviamo. — +</p> + +<p> +In mezzo al macchione si scorgevano, ad intervalli, dei robusti +dorsi coperti di lunghe e grosse setole e delle code attorcigliate +che si agitavano. +</p> + +<p> +I due cacciatori ed Asseybo puntarono le carabine mirando +per alcuni istanti, poi fecero fuoco. +</p> + +<p> +Il fumo si era appena diradato che videro irrompere dai cespugli +dodici o quindici brutti cignali, di taglia grossissima, armati +di zanne arcuate, lunghe parecchi pollici. +</p> + +<p> +Due caddero dopo pochi passi, ma gli altri, che parevano in +preda ad un furore tremendo, continuarono la corsa, scagliandosi +impetuosamente sugli assalitori. +</p> + +<p> +Alfredo e Asseybo, che si trovavano vicini ai rami del baobab, +i quali, come si disse, si curvavano verso terra, con due salti +furono lesti ad aggrapparvisi mettendosi in salvo, ma il povero +portoghese, che si trovava più lontano e che forse era rimasto +scombussolato da quell’improvviso assalto, si raccomandò alle +proprie gambe, fuggendo a precipizio in mezzo alla foresta. +</p> + +<p> +Sette od otto facocheri s’arrestarono sotto il baobab grugnendo +rabbiosamente e cercando, con salti disordinati, di mordere +le gambe d’Alfredo e del negro, ma altri tre, guidati da +un vecchio maschio, si misero dietro al fuggiasco. +</p> + +<p> +Fortunatamente Antao aveva buone gambe e correva come +un daino, girando attorno ai tronchi per far perdere tempo ai +<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span> +feroci animali, balzando agilmente sopra le piccole macchie, +guizzando in mezzo alle radici ed alle liane, ma allontanandosi +sempre più dai compagni, colla cattiva prospettiva di smarrirsi +fra quelle migliaia di vegetali. +</p> + +<p> +Galoppava da una buona mezz’ora, sempre più inoltrandosi +nella boscaglia e sempre incalzato dagli ostinati cignali, quando +tutto d’un tratto sentì mancarsi il suolo sotto i piedi. Ebbe appena +il tempo di mandare un grido, che si trovò, semi-intontito +in fondo ad una larga buca. +</p> + +<p> +Non potè subito rendersi conto di quanto era accaduto, poichè +nel battere il capo in terra, aveva ricevuto tale scossa, +da non sapersi più raccapezzare. +</p> + +<p> +Gli parve però di sentirsi cadere addosso una massa pesante, +quindi di udire presso di sè un urlo acuto che terminò in un +grugnito rauco, strozzato. +</p> + +<p> +— Morte di Giove ed anche di Febo!... — esclamò, quando +si fu un po’ rimesso. — Un passo più innanzi e m’infilzavo come +questo dannato facafuchero o facafocoro che sia. Si vede che +sono ancora un uomo fortunato, dopo tutto. — +</p> + +<p> +Il brav’uomo aveva ben ragione di chiamarsi fortunato, poichè +era miracolosamente scampato al più orribile dei supplizii, +cioè alla morte col palo. +</p> + +<p> +La sua fuga precipitosa lo aveva condotto sopra uno di quei +pericolosi trabocchetti che i negri sogliono scavare per impadronirsi, +senza correre alcun pericolo, dei grossi animali, come +gli elefanti ed i rinoceronti. +</p> + +<p> +Era una buca profonda tre metri, larga e lunga sei, munita +nel mezzo d’un aguzzo palo profondamente impiantato e coperta +superiormente da uno strato di canne di terra e di foglie. +</p> + +<p> +Il portoghese, invece di cadere sul palo e terminare la sua +esistenza come un turco od un persiano, trasportato dal proprio +slancio, era andato a stramazzare in un angolo del trabocchetto; +invece sua si era infilzato il vecchio maschio che +gli stava alle calcagna e che ora presentava il comico spettacolo +di un maiale enorme, messo allo spiedo intero. +</p> + +<p> +— In fede mia che sta meglio su quella punta questo irascibile +porco che io, — disse Antao. — È una vera disgrazia che +non vi sia qui della legna per arrostirlo. — +</p> + +<p> +Il suo buon umore si cambiò però in un subitaneo impeto di +collera, udendo sopra la sua testa dei grugniti furiosi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span> +</p> + +<p> +— Ancora quegli ostinati maiali!... — esclamò. — Ora vi +mando a tenere compagnia al vecchio maschio. — +</p> + +<p> +Gli altri tre facocheri, che avevano avuto il tempo di trattenersi +dinanzi al trabocchetto, correvano all’impazzata intorno +alla buca grugnendo rabbiosamente, come fossero furibondi per +non aver potuto vendicarsi del disgraziato portoghese. +</p> + +<p> +Di tratto in tratto s’arrestavano allungando i loro brutti musi +verso la fossa e battendo fortemente le loro lunghe zanne che +producevano un rumore simile a quello delle mascelle dei caimani +allorchè si rinchiudono, poi cercavano di avanzarsi sullo +strato di canne mezzo sfondato, ma comprendendo che correvano +il pericolo di seguire il vecchio maschio, s’affrettavano a retrocedere. +</p> + +<p> +Antao raccolse la carabina che era caduta in un angolo, ma +quando volle caricarla, s’avvide che la fiaschetta della polvere +erasi spezzata, spargendo le munizioni sul fondo limaccioso della +trappola. +</p> + +<p> +— Morte di tutti i facucheri della terra!... — esclamò, dando +un calcio alla fiaschetta sventrata. — Eccomi in un bell’impiccio!... +Se Alfredo e Asseybo non vengono a liberarmi, quei dannati +animali non mi lascieranno uscire da questa dannata buca!... +Uscire!... Credo che anche senza quei porci non vi riuscirei di +certo!... Ma toh!... L’idea mi pare buona ed il coltello vi può +giungere. — +</p> + +<p> +Senza più occuparsi dei facocheri, i quali d’altronde non potevano +giungere fino a lui, si levò la cinghia che gli sorreggeva +i calzoni, poi estrasse il coltello da caccia che pendevagli dal +fianco, un’arma lunga un buon piede e di una tempra eccezionale, +quindi la legò saldamente all’estremità della canna del +fucile, formando una specie di lancia. +</p> + +<p> +— Sbarazziamoci per ora dei porci, — disse. — Poi vedremo se +vi sarà il mezzo di uscire dalla trappola. — +</p> + +<p> +Guardò in alto e vide i tre facocheri riuniti, i quali lo guardavano +coi loro occhietti neri, digrignando i denti e grugnendo. +</p> + +<p> +Allungare rapidamente il fucile e piantare il coltello in mezzo +al ventre del più vicino, fu la cosa d’un istante. +</p> + +<p> +L’animale, trapassato fino alla spina dorsale, mandò un urlo +acuto e piombò nella buca, dibattendosi fra le strette dell’agonia. +Gli altri due, spaventati, fecero un rapido volta faccia e fuggirono +a tutte gambe in mezzo alla foresta. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span> +</p> + +<p> +— Per Giove! — esclamò Antao, ridendo. — Per poco che la +continui, questa buca diverrà la bottega d’un macellaio!... Disgraziatamente +è sempre il fuoco che mi manca. +</p> + +<p> +Orsù, cerchiamo di lasciare l’alloggio, per ora. Più tardi manderò +i due dahomeni a ritirare i viveri. — +</p> + +<p> +Fece il giro della buca, sperando che in qualche luogo il terreno +fosse tanto friabile da permettergli di scavarsi dei gradini, +ma s’avvide che quella trappola era stata aperta fra degli +strati di natura rocciosa, i quali dovevano opporre una resistenza +considerevole. +</p> + +<p> +— Diavolo!... — mormorò il disgraziato portoghese, che cominciava +a perdere il suo buon umore ed a diventare inquieto. — Temo +di dover passare la notte in fondo a questa umida tana, +in compagnia di questi due porci. +</p> + +<p> +Chissà se Alfredo ed Asseybo riusciranno a trovarmi, prima +che tramonti il sole. In queste foreste è così facile a smarrirsi!... +</p> + +<p> +Orsù, bisogna rassegnarsi e fare buon viso alla fortuna. D’altronde +una notte passa presto. +</p> + +<p> +Se la fiaschetta non si fosse spezzata e il fondo di questa fossa, +invece di essere così limaccioso fosse stato bene asciutto, avrei +potuto richiamare l’attenzione di Alfredo con delle scariche ma +bah!... Domani mi ritroveranno. — +</p> + +<p> +Le tenebre calavano rapidamente ed al prigioniero non rimaneva +altra prospettiva che di trovarsi un cantuccio per riposare +e d’armarsi di pazienza fino all’alba, certo che Asseybo avrebbe +ritrovato le sue tracce. +</p> + +<p> +Disgraziatamente il fondo della trappola era una pozzanghera +e non era possibile coricarsi su quel fango saturo d’acqua. +</p> + +<p> +— Che debba rimanere in piedi tutta la notte?... — brontolò +il portoghese. — Non sono già nè un’airone, nè un fenicottero +per dormire in piedi. Toh!... non avevo pensato che posso avere +un letto abbastanza comodo!... — +</p> + +<p> +Quella buona idea gli era stata suggerita guardando i due +facocheri. Con non poca fatica riuscì a tirare giù quello che si +era impalato, poi li trascinò tutti e due in un angolo mettendoli +l’uno vicino all’altro e vi si sdraiò sopra, mandando un sospiro +di soddisfazione. +</p> + +<p> +— Pare che anche i morti qualche volta possano essere utili, — disse, +ridendo. — Cerchiamo di chiudere gli occhi e di schiacciare +<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span> +un sonnellino. Speriamo che finchè dormo qualche stupido +elefante non venga a gettarsi nella trappola. — +</p> + +<p> +Il sole era allora tramontato da alcuni minuti e la notte era +scesa, ma una notte oscurissima, non essendovi luna. +</p> + +<p> +Il portoghese, invitato dal profondo silenzio che regnava nella +foresta e vinto dalla stanchezza, non tardò ad addormentarsi +profondamente, come se fosse coricato sul più soffice letto di +tutto il Portogallo. +</p> + +<p> +Il suo sonno però, dopo alcune ore, fu bruscamente interrotto +da scrosci di risa sgangherati che scendevano dall’alto. +</p> + +<p> +— Il diavolo si porti la gente allegra! — esclamò il portoghese, +alzandosi di assai cattivo umore. — Pare che si divertano +nella foresta. Che ridano della mia disgrazia?... — +</p> + +<p> +Lasciò il suo comodo giaciglio, sul quale contava di russare +beatamente fino all’alba e guardò verso l’orlo della buca. +</p> + +<p> +— Altro che gente allegra!... — mormorò. — Sono bestie affamate, +che sarebbero ben contente di banchettare col mio +corpo. — +</p> + +<p> +Quattro paia d’occhi a riflessi verdastri, che brillavano come +quelli dei gatti, erano fissi su di lui, con un’ostinazione da fare +accapponire la pelle al più coraggioso cacciatore del continente +nero. +</p> + +<p> +Ci volle poco al portoghese, per sapere a chi appartenevano. +Erano gli occhi di quattro grosse iene macchiate, le quali, accortesi +che in fondo alla buca vi erano delle prede, si erano +affrettate ad accorrere colla speranza di divorarsele. +</p> + +<p> +Se però la discesa era facile, la salita era difficile e quei ributtanti +carnivori non avevano nessuna intenzione di andarsi a +cacciare in quella trappola. +</p> + +<p> +— L’ingordigia vi tenta, ma la paura di venire a tenermi +compagnia vi trattiene, — disse il portoghese, ormai rassicurato. — D’altronde +ho qui uno spiedo che può servire anche contro +di voi. — +</p> + +<p> +Le quattro iene, vedendolo alzarsi, si erano ritirate di qualche +passo, cominciando un concerto indiavolato a base di scrosci +di risa, tutt’altro che gradito per gli orecchi del prigioniero. +</p> + +<p> +Per un po’ Antao pazientò, sperando che le iene si allontanassero, +vedendo però che si ostinavano a rimanere presso l’orlo +della trappola, si rialzò furioso, e salito sui facocheri, vibrò un +<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span> +terribile colpo di punta all’animale più vicino, squarciandogli +il petto. +</p> + +<p> +Le compagne, spaventate da quella brutta accoglienza, s’affrettarono +a sbandarsi, mentre quella ferita, nell’agitarsi fra le +ultime convulsioni, sfondava parte dello strato di canne, precipitando +in fondo la buca. +</p> + +<p> +— Per Giove!... — esclamò il portoghese. — Ecco un altro +materasso che mi permetterà d’allungare anche le gambe. Approfittiamone +per riprendere il sonno. — +</p> + +<p> +Trascinò il cadavere della iena accanto ai due facocheri e si +sdraiò comodamente sul suo letto di morti, ma era destinato +che quella notte non dovesse continuare il sonno. +</p> + +<p> +Aveva appena richiusi gli occhi, che un altro concerto più +indiavolato lo costrinse a riaprirli. Via le iene erano giunti gli +sciacalli, ma in grosso numero e quei furfanti si permettevano il +piacere di offrirgli una serenata così strepitosa, da svegliare +anche il più ostinato dormiglione della terra. +</p> + +<p> +— Orsù!... — esclamò Antao, che perdeva la sua flemma. — Non +vi è caso che mi lascino tranquillo un solo momento. +Il diavolo si porti tutte le bestie dell’Africa!... — +</p> + +<p> +In quell’istante gli parve udire una lontana detonazione echeggiare +sotto i grandi alberi. +</p> + +<p> +— Che sia Alfredo?... — mormorò. — Giungerebbe in buon +punto per fugare questi arrabbiati concertisti. — +</p> + +<p> +Tese gli orecchi, ma le urla degli sciacalli gl’impedivano di +ascoltare. +</p> + +<p> +— Mi cercano, speriamo adunque che mi trovino, — disse. — Se +questi furfanti stessero un momento zitti potrei, urlando +a piena gola, forse farmi udire, ma non cesseranno prima dell’alba. +Se potessi pagarli con quattro buoni colpi di spiedo, +credo che di simile moneta ne avrebbero abbastanza per andarsene +a tutte gambe. — +</p> + +<p> +Salì sui tre cadaveri cercando di avventare qualche colpo di +punta a quella banda affamata, ma quegli animali erano troppo +lesti, e meno curiosi delle iene, e si tenevano lontani dall’orlo +della buca appena scorgevano l’arma alzarsi verso di loro. +</p> + +<p> +Il portoghese, dopo vari tentativi infruttuosi, dovette rassegnarsi +ad ascoltare, di buona o cattiva voglia, quella seconda +serenata. +</p> + +<p> +Per più di un’ora quelle lugubri urla risuonarono nella foresta, +<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span> +impedendo al disgraziato prigioniero di udire le detonazioni +delle armi da fuoco dei suoi amici, ma poi tutto d’un +tratto cessarono. +</p> + +<p> +— Toh!... — mormorò, un po’ inquieto. — Chi può aver interrotto +quegli arrabbiati concertisti?... Che sia giunto qualche +maestro armato di zanne e d’artigli?... La fuga precipitosa degli +sciacalli mi mette dei sospetti, ma prenderò le mie precauzioni. — +</p> + +<p> +Si cacciò dietro ai cadaveri della iena e dei due facocheri +che potevano servirgli di barricata, avendoli messi l’uno sull’altro, +puntò in alto il suo spiedo e stette in ascolto, cogli +occhi fissi sui margini della buca. +</p> + +<p> +Essendo la foresta ridiventata silenziosa, dopo alcuni istanti +gli parve di udire un soffio poderoso, seguìto dallo scricchiolìo +di alcune foglie secche. +</p> + +<p> +— Qualcuno s’avvicina, — mormorò Antao, che si sentiva imperlare +la fronte da alcune gocce di freddo sudore. — Che dopo +le iene e gli sciacalli vengano i grossi carnivori?... Bella notte +che mi si prepara e tutto per colpa di quei dannati porci. — +</p> + +<p> +Tese nuovamente gli orecchi, ma cercando nel medesimo +tempo di rannicchiarsi meglio che poteva dietro ai cadaveri e +udì nuovamente il soffio poderoso e le foglie scricchiolare come +sotto una violenta pressione. +</p> + +<p> +Poco dopo, un oggetto lungo e grosso, di colore oscuro, scese +nella buca, soffiando con tale forza da far rimbalzare l’acqua +fangosa. +</p> + +<p> +Il portoghese si sentì rizzare i capelli. +</p> + +<p> +— Dio me la mandi buona, — mormorò, facendosi più piccino +che poteva. — È un serpente od è la tromba d’un elefante?... — +</p> + +<p> +Guardò in alto e vide ferma, sull’orlo della trappola, una +massa gigantesca che spiccava paurosamente fra le tenebre. +</p> + +<p> +Era un elefante di taglia enorme, forse uno di quei vecchi +solitarii che vivono rintanati in mezzo alle più folte foreste e +che sono i più pericolosi di tutti, poichè sono sempre d’un +umore intrattabile. +</p> + +<p> +Certo si era accorto della vicinanza dell’uomo ed aveva cacciata +la proboscide nella buca, per cercare d’afferrarlo e scaraventarlo +contro qualche albero. +</p> + +<figure><a id="fill-160a"></a> + <img src="images/ill-160a.jpg" alt=" "> +<figcaption>... quando tutto d’un tratto sentì mancarsi il suolo sotto i piedi. (Pag. 155).</figcaption> +</figure> + +<p> +— Morte di Urano e di Saturno, — mormorò Antao. — Non +<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span> +mancherebbe altro che mi cadesse addosso!... Mi hanno detto +che i vecchi solitari sono così cattivi, da scagliarsi contro tutti +gli uomini che incontrano. Se la proboscide mi afferra, per me +è finita!... — +</p> + +<p> +Vedendo la tromba agitarsi in tutti i sensi e cercare lungo +le pareti della trappola, Antao si gettò a terra, tirandosi addosso +il cadavere della iena. Sperava in tale modo di non venire +scoperto, ma ben presto s’accorse che l’estremità di quella +formidabile appendice, cercava d’insinuarsi fra i cadaveri per +afferrarlo. +</p> + +<p> +Pazzo di terrore, si sbarazzò della iena e si rifugiò dall’altra +parte della buca, impugnando il suo spiedo. +</p> + +<p> +Vedendo la tromba a due passi, con uno sforzo disperato le +vibrò un colpo di punta, ma non potè constatare gli effetti di +quella coltellata, poichè ricevette in pieno corpo una scarica +di fango e d’acqua così impetuosa, da ruzzolare colle gambe +all’aria. +</p> + +<p> +— Sono morto!... — urlò. +</p> + +<p> +Quasi nel medesimo istante udì echeggiare, a breve distanza, +due spari, seguìti dal barrito formidabile del gigantesco animale. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap23"><span class="smcap">Capitolo XXIII.</span> +<span class="smaller">L’imboscata dei Krepi</span></h2> +</div> + +<p> +Quando il povero Antao, inzaccherato di fango dai piedi ai +capelli, si rialzò per scuotersi di dosso quel sudiciume, invece +dell’elefante, vide sull’orlo della trappola Alfredo ed Asseybo, +che tenevano nelle mani due rami resinosi accesi. +</p> + +<p> +— Morte di tutti gli elefanti dell’Africa!... — urlò. — Tu Alfredo?... +Un momento di ritardo e ti giuro, amico, che Antao +non avrebbe mai veduto il muso di quel furfante di Kalani, nè +quello di Geletè!... +</p> + +<p> +— Ma cosa fai in quella trappola!... — esclamò Alfredo, abbassando +il ramo per vederlo. +</p> + +<p> +— Cosa faccio?... — rispose Antao, che aveva riacquistato +subito il suo buon umore. — Lo vedi, tengo compagnia ai morti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span> +</p> + +<p> +— Ai morti?... Sei pazzo, Antao? +</p> + +<p> +— Non mi sembra che l’elefante abbia guastato il mio cervello, +quantunque m’abbia fatto provare un così cattivo momento, +che non lo augurerei nemmeno ad un antropofago. Non +vedi che sono in compagnia di tre cadaveri?... +</p> + +<p> +— Ma chi ti ha gettato lì dentro?... +</p> + +<p> +— I facucheri. +</p> + +<p> +— I facocheri!... +</p> + +<p> +— Sì, i facocheri, come li vuoi chiamare. +</p> + +<p> +— E sei lì dentro da ieri sera?... +</p> + +<p> +— E ci sarei rimasto chissà fino a quando, senza di voi. +</p> + +<p> +— Oh!... Disgraziato amico!... +</p> + +<p> +— Lascia andare i compianti e gettami una corda. Sono imbrattato +di fango peggio d’un maiale. Quell’indiavolato elefante +aveva una tonnellata di zavorraccia nello stomaco e mi meraviglio +che non mi abbia accoppato con quella scarica. Auff! +Pareva una tromba marina!... — +</p> + +<p> +Asseybo ed Alfredo si erano affrettati a levarsi le cinture di +cotone che portavano ai fianchi, lasciandole pendere nella trappola. +Il portoghese stava per aggrapparvisi, ma le lasciò subito +andare. +</p> + +<p> +— Non sali?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Aspetta un po’, amico, — rispose Antao. — Vi è la bottega +d’un macellaio in questa buca. Che la carcassa della iena rimanga +qui a imputridire non m’interessa, ma i due porci voglio +portarmeli via. +</p> + +<p> +— Lasciali andare, Antao. Durante il nostro assedio ne abbiamo +uccisi sei o sette. +</p> + +<p> +— L’assedio?... Oh diavolo!... Io nella buca e voi sul baobab! +Non avrei mai supposto che questi brutti porci fossero +così ostinati. Tenete saldo!... — +</p> + +<p> +S’aggrappò alle fascie e si lasciò tirare in alto. Quando si +trovò fuori da quella trappola, che per poco diventava la sua +tomba, forse per la prima volta in vita sua lasciò in pace i +pianeti per lanciare un interminabile «oh!...» di soddisfazione. +</p> + +<p> +— Grazie, Alfredo, — disse poi, — ma mi dirai almeno come +avete fatto a trovarmi fra questa oscura foresta. +</p> + +<p> +— Te lo racconterò camminando. Affrettiamoci a ritornare +al campo, poichè questa foresta mi pare che pulluli di animali +<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span> +feroci. Abbiamo già veduto un leone e due leopardi. Ma come +sei caduto in quella trappola da elefanti?... — +</p> + +<p> +Il portoghese s’affrettò a raccontargli la sua avventura, che +se da principio lo aveva fatto ridere, aveva però finito col farlo +tremare. +</p> + +<p> +— Se non giungevate voi, — concluse, — quell’elefante non +avrebbe tardato a ridurmi in un ammasso di carne o in una +enorme bistecca. +</p> + +<p> +— Ringrazia il caso che ci ha guidati da questa parte ed in +così buon punto, — disse Alfredo. — Povero amico!... Che ore +angosciose avrai passate in fondo a quella buca. +</p> + +<p> +— Non quanto credi, poichè una parte di quelle ore l’ho passata +russando pacificamente. Ma voi, come vi siete sbarazzati +dei porci?... +</p> + +<p> +— Abbiamo subìto un vero assedio da parte di quegli animali +e che è durato fino a sera inoltrata, malgrado le nostre frequenti +scariche. +</p> + +<p> +Quando potemmo discendere ci mettemmo in cerca di te, temendo +che ti fosse toccata qualche grave disgrazia. +</p> + +<p> +Essendo però le tenebre già calate, ci fu impossibile scoprire +le tue tracce, sicchè ci vedemmo costretti ad avanzare a casaccio, +sperando di udire la tua voce o qualche sparo. +</p> + +<p> +Avevamo marciato tre ore, scaricando di quando in quando +le nostre armi, quando scorgemmo quel vecchio elefante e udimmo +il tuo grido. Con due scariche lo mettemmo in fuga, lanciandogli +dietro una torcia per spaventarlo vieppiù; e il resto +lo sai. +</p> + +<p> +— Ed al campo non siete tornati?... +</p> + +<p> +— No, Antao. +</p> + +<p> +— Saranno inquieti per la nostra prolungata assenza. +</p> + +<p> +— Ci crederanno occupati a cacciare i grossi animali all’agguato. +Affrettiamoci, amico; devono essere già le due antimeridiane. +</p> + +<p> +— Ma dov’è il campo?... +</p> + +<p> +— Odo il fiume a scorrere alla nostra destra. Seguendolo non +ci smarriremo. +</p> + +<p> +— Ma i vostri porci dove li avete lasciati?... +</p> + +<p> +— Ne abbiamo appesi due ai rami del baobab per sottrarli ai +denti degli sciacalli e delle iene, in quanto agli altri non troveremo +che gli scheletri. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span> +</p> + +<p> +Piegando a destra trovarono ben presto il fiume che doveva +guidarli all’accampamento, secondo i loro calcoli. Le sue rive +però erano coperte d’una vegetazione così fitta, da impedire a +loro di poterlo costeggiare, sicchè si videro costretti a rientrare +nella foresta, dove potevano trovare dei passaggi meno faticosi. +</p> + +<p> +Dopo un breve consiglio si erano rimessi animosamente in +marcia, ansiosi di giungere all’accampamento dopo tante ore +d’assenza, quando furono bruscamente arrestati da una grande +ombra che s’avanzava lentamente, muovendo loro incontro. +</p> + +<p> +— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — È un altro elefante +che viene a romperci le tasche?... È proprio scritto che questa +notte dobbiamo fare dei cattivi incontri?... Comincio ad averne +fino ai capelli, delle bestie africane. +</p> + +<p> +— Non mi sembra che sia un elefante, — rispose Alfredo, che +si era arrestato dietro il tronco d’un grosso albero. — Stiamo +in guardia, amici, perchè temo che quella massa enorme sia un +rinoceronte. +</p> + +<p> +— Od un ippopotamo in cerca di cibo?... — disse Asseybo. — Il +fiume è vicino, padrone. +</p> + +<p> +— Credo che tu abbia ragione. Se si trattasse d’uno di quei +bruti rinoceronti, a quest’ora ci avrebbe caricati. +</p> + +<p> +— Cosa facciamo? — chiese Antao. — Se è un ippopotamo, lasciamolo +pascolare a suo comodo. +</p> + +<p> +— Ma mi pare che si occupi più di noi che delle radici che +costituiscono il suo piatto favorito. Non vedi che si dirige proprio +qui?... +</p> + +<p> +— Sarà un curioso. +</p> + +<p> +— Ma un curioso pericoloso, Antao. +</p> + +<p> +— Lo saluteremo con una buona scarica +</p> + +<p> +— Stiamo prima a vedere cosa farà. Mi pare che non abbia +intenzioni cattive, almeno per ora. — +</p> + +<p> +Veramente quell’ippopotamo, tale almeno doveva essere a giudicarlo +dalla sua andatura pesante ed incerta, pareva che non +avesse idee bellicose, poichè continuava placidamente la sua +marcia, semi-tuffato fra le alte erbe che crescevano sotto gli +alberi. +</p> + +<p> +Doveva aver scorto i tre uomini od udite le loro voci, pure +continuava ad avvicinarsi all’albero dietro a cui si tenevano +celati, senza però affrettarsi e con certi movimenti così impacciati +che facevano ridere il portoghese. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span> +</p> + +<p> +— Questa è strana!... — esclamò ad un tratto Alfredo. — Simili +animali, quando sono a terra, evitano l’incontro degli uomini o +li assalgono con furore, mentre questo non s’inquieta. Se continua +ad avanzarsi, fra mezzo minuto sarà qui. +</p> + +<p> +— Vuole farsi fucilare a bruciapelo, — disse Antao, che aveva +armata la carabina. +</p> + +<p> +— Mi sembra però.... Toh!... Guardalo bene, Asseybo. Ti sembrano +naturali le sue mosse?... +</p> + +<p> +— No, padrone, ma mi viene un sospetto. +</p> + +<p> +— E quale? +</p> + +<p> +— Che quell’animale sia gravemente ferito. +</p> + +<p> +— Comincio a crederlo anch’io. +</p> + +<p> +— Ah!... — +</p> + +<p> +L’ippopotamo che da qualche istante si era arrestato, come +se le forze gli fossero venute meno, tutto d’un tratto si era +coricato al suolo, rovesciandosi pesantemente su di un fianco. +Pareva che fosse morto, poichè non si udivano più a scrosciare +le foglie. +</p> + +<p> +— È spirato, — disse il portoghese. — Che abbia ricevuto +qualche grave colpo di lancia?... +</p> + +<p> +— È possibile, — rispose Alfredo. — I negri di queste regioni, +assalgono sovente questi mostri, per fare delle scorpacciate di +carne succolenta. +</p> + +<p> +— In tal caso andremo a tagliare un pezzo di quella bestia +per la nostra colazione. +</p> + +<p> +— Sì, ma dopo che ci saremo assicurati della sua morte, — rispose +il cacciatore. +</p> + +<p> +S’avanzò di dieci o dodici passi guardando l’enorme massa +che conservava una immobilità assoluta, poi puntò il fucile mirando +la testa e fece fuoco. +</p> + +<p> +L’anfibio ricevette la scarica, ma non si mosse. +</p> + +<p> +— È morto, — disse Alfredo. — Possiamo avvicinarsi senza +timore. — +</p> + +<p> +Si avanzò verso l’enorme cadavere seguito dal portoghese e +dal negro e si misero a girargli intorno per vedere ove aveva +ricevuta la ferita. +</p> + +<p> +— Guarda qui, — disse Alfredo. — Mi pare di scorgere una +bucatura. — +</p> + +<p> +Entrambi si erano curvati per meglio vederla, essendo l’oscurità +ancora fittissima, ma d’improvviso videro quel corpaccio +<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span> +alzarsi bruscamente, mentre si sentivano prendere pei piedi ed +atterrare di colpo, prima ancora che avessero potuto far uso +delle armi. +</p> + +<p> +Sette od otto individui erano sgusciati di sotto all’ippopotamo +e si erano scagliati, con rapidità fulminea addosso ai due bianchi +riducendoli all’impotenza, mentre due altri si erano gettati +contro Asseybo che era rimasto un po’ indietro. +</p> + +<p> +Il bravo servo però, non si era lasciato cogliere di sorpresa. +Vedendo sorgere quei misteriosi individui, era balzato prontamente +indietro armando precipitosamente il fucile. +</p> + +<p> +— Canaglie!... — urlò. +</p> + +<p> +Con una palla fece stramazzare il primo avversario colla testa +fracassata, con un poderoso calcio ben applicato mandò il +secondo a gambe levate, poi fuggì attraverso la foresta, inseguito +da altri negri che erano sbucati dai cespugli vicini. +</p> + +<p> +Intanto Alfredo ed il portoghese erano stati in un baleno disarmati +e legati strettamente, senza che avessero avuto tempo +di opporre la menoma resistenza, tanto era stato rapido l’assalto. +</p> + +<p> +— Morte di Giove, di Urano e Saturno — urlò Antao, tentando, +ma invano, di spezzare le robuste liane che lo stringevano. — Cosa +significa quest’aggressione?... Chi sono questi negri +che si nascondono sotto la pelle d’un ippopotamo per prenderci +di sorpresa? +</p> + +<p> +— Spero che lo sapremo presto, — disse Alfredo, che aveva +ricuperato prontamente il suo sangue freddo. +</p> + +<p> +Poi rivolgendosi verso i negri che li circondavano, guardandoli +in silenzio, chiese a loro in lingua uegbè: +</p> + +<p> +— Cosa volete voi da noi bianchi?... Non vedete che non siamo +negri?... Sciogliete queste corde e ridateci la libertà od i nostri +compagni verranno qui e vi fucileranno tutti. — +</p> + +<p> +I negri invece di rispondere si guardarono in viso l’un l’altro +con una certa inquietudine, si scambiarono rapidamente alcune +parole, poi si gettarono sui due bianchi e li deposero su di +una barella fatta di rami d’albero intrecciati e solidamente +legati. +</p> + +<p> +— Furfanti!... — gridò Alfredo, che cominciava a perdere la +sua calma. — Cosa fate?... — +</p> + +<p> +Nemmeno questa volta i negri risposero. Otto di loro, i più +robusti, afferrarono la barella, la sollevarono sulle spalle e si +<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span> +misero senz’altro in marcia a passo di corsa, seguiti da tutti +gli altri che erano armati di lancie e che parevano incaricati +di proteggere la ritirata. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... — urlò Antao. — Cosa significa questo +rapimento, Alfredo?... +</p> + +<p> +— Non ne so più di te, mio povero amico. +</p> + +<p> +— Ma chi credi che siano questi negri?... +</p> + +<p> +— Dei Krepi senza dubbio. +</p> + +<p> +— Che crepino davvero. Ci hanno proprio teso un agguato. +</p> + +<p> +— Ci aspettavano, Antao. +</p> + +<p> +— Nascosti nella pelle d’un ippopotamo!... L’idea è stata almeno +assai originale. +</p> + +<p> +— Si vede che ci temevano e che non osavano assalirci di +fronte. +</p> + +<p> +— E Asseybo, che lo abbiano preso?... — +</p> + +<p> +— Credo che sia riuscito a prendere il largo poichè non abbiamo +udito nessun altro colpo di fucile, anzi mi pare d’aver +veduto ritornare coloro che si erano lanciati dietro di lui. +</p> + +<p> +— Alfredo!... — esclamò ad un tratto il portoghese, con ispavento. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi?... +</p> + +<p> +— Ed il nostro accampamento?... Che questi negri l’abbiano +assalito?... +</p> + +<p> +— Non avrebbero mancato di saccheggiarlo ed io non ho veduto +nè una cassa nè un cavallo, e poi avremmo udito degli +spari. +</p> + +<p> +— Allora questi misteriosi rapitori l’avevano solamente con +noi. +</p> + +<p> +— Così sembra. +</p> + +<p> +— Ma cosa vorranno farci?... Ucciderci forse?... +</p> + +<p> +— Non ho questo timore. I negri di queste regioni rispettano +gli uomini bianchi e li temono troppo per osare d’ucciderli. +Spero che avremo ben presto la spiegazione di questo rapimento. — +</p> + +<p> +Intanto i negri continuavano la loro corsa precipitosa attraverso +alla grande foresta. Quei robusti ed infaticabili camminatori, +filavano come cavalli lanciati al galoppo, seguendo un +sentiero forse noto a loro soli, seguìti sempre da vicino dalla +scorta armata. +</p> + +<p> +Ad un tratto giunsero sul margine d’una vasta pianura coperta +<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span> +d’alte erbe. Cominciando a diradarsi le tenebre, Alfredo +ed Antao, spingendo lontani gli sguardi, scorsero verso il nord +un ammasso di capanne che parevano costituissero un grosso +villaggio. +</p> + +<p> +— Ci conducono là, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— Dobbiamo essere già ben lontani dal nostro campo, — disse +il portoghese, con inquietudine. +</p> + +<p> +— Almeno sei miglia. +</p> + +<p> +— Come farà a ritrovarci Asseybo?... Spero che non ci abbandonerà. +</p> + +<p> +— Sono invece certo che ci segue per sapere dove ci conducono +questi negri. +</p> + +<p> +— Che venga a liberarci?... +</p> + +<p> +— Per lo meno lo tenterà, aiutato dai dahomeni e dalla ragazza. +</p> + +<p> +— Ma sai che abbiamo alle spalle due dozzine di negri armati +di lancie. +</p> + +<p> +— Lo so. +</p> + +<p> +— E che quel villaggio mi sembra ben grosso? +</p> + +<p> +— È vero, ma ti dico che i nostri uomini non ci abbandoneranno. +Da questo lato sono tranquillo. — +</p> + +<p> +In quell’istante si udì in lontananza, verso la borgata, la quale +era ormai perfettamente visibile essendo già spuntato il sole, +un fracasso indiavolato di tamburelli, unito a grida discordi. +</p> + +<p> +Una grossa banda di negri era uscita dal villaggio e muoveva +incontro ai rapitori. Anche quegli abitanti erano però armati, +poichè il sole faceva scintillare numerose lancie. +</p> + +<p> +— Il diavolo mi porti se io ci capisco qualche cosa, — disse +Antao. — Pare che quei messeri festeggino la nostra scorta. +</p> + +<p> +— Saranno lieti dell’esito felice della spedizione. — +</p> + +<p> +La scorta, udendo quel fracasso, aveva risposto con alte grida +ed aveva affrettata la corsa, impaziente di giungere alla borgata, +attorno alla quale si vedevano formicolare masse di negri. +</p> + +<p> +In pochi minuti attraversò la distanza che ancora la separava +e s’arrestò dinanzi alle prime capanne, in mezzo ad una folla +di negri vociferanti, i quali si accalcavano attorno alla barella +con tale impeto da rovesciare quasi i portatori. +</p> + +<p> +Alfredo e Antao si erano alzati guardando tutti quegli uomini +ma, con loro grande sorpresa, non videro su tutti quei volti +nessuna traccia ostile. Parevano anzi tutti allegri e più disposti +<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span> +a venerare i prigionieri come fossero esseri superiori, che +ad usare a loro la menoma scortesia. +</p> + +<p> +Alcuni anzi, che erano riusciti a rompere le file della scorta, +si erano affrettati ad offrire ad Antao e ad Alfredo delle zucche +ripiene di birra di miglio fermentato, dei banani e delle +noci di calla. +</p> + +<p> +— Buon segno, — disse il portoghese, che s’era rassegnato. — Questi +negri mi sembrano assai gentili. Che abbiano intenzione +di adorarci?... +</p> + +<p> +— Non ci sarebbe da stupirsi, — rispose il cacciatore +</p> + +<p> +— Disgraziatamente abbiamo troppa fretta e non siamo affatto +disposti a farci adorare. +</p> + +<p> +— Vedremo come finirà questa singolare avventura, Antao. — +</p> + +<p> +La scorta, disorganizzata dal primo impeto della folla, era +riuscita, distribuendo legnate a destra ed a manca, a respingere +tutti quei curiosi ed a fare avanzare la barella. +</p> + +<p> +Fece attraversare ai due prigionieri la via principale della +borgata, aprendosi il passo, con gran fatica, fra la folla e li depose +dinanzi ad una vastissima capanna che sorgeva sulla piazza del +mercato, una costruzione assai barocca, terminante in tre cupoloni +e circondata da un gran numero di statuette d’argilla bianca +rappresentanti uomini, animali e uccelli, probabilmente degli +idoli adorati dalla tribù. +</p> + +<p> +Un vecchio negro dai capelli bianchi, dalla pelle incartapecorita, +vestito con una logora sottana adorna di galloni d’oro +sfilacciati, di code di sciacalli e di buoi, col petto ed il collo +carichi di collane di perle turchine ed il capo coperto da un +elmetto da pompiere, tutto ammaccato, si avanzò verso i due prigionieri +e pronunciò un discorsetto, che nè Antao nè Alfredo +riuscirono a comprendere. +</p> + +<p> +Dalle sue gesta però s’accorsero che quel minuscolo monarca +li trattava con grande deferenza, anzi con molto rispetto. +</p> + +<p> +— Orsù, morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese. — Ti +dico Alfredo che noi siamo stati rapiti per arricchire +la collezione di feticci del capo. +</p> + +<p> +— Ora lo sapremo, — rispose Alfredo. — È impossibile che +qui non si comprenda l’<i>uegbè</i>. — +</p> + +<p> +Si volse verso il re negro il quale pareva che aspettasse una +risposta e lo interrogò nella lingua usata dai negri della Costa +d’Avorio. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span> +</p> + +<p> +— Capo, — disse, — noi non comprendiamo il tuo linguaggio, +ma qui vi sarà qualcuno che possa rispondermi. +</p> + +<p> +— Tu parli la lingua dei Popos?... — chiese il vecchio negro +con gioia. +</p> + +<p> +— Sì, e sono lieto che tu mi abbia capito. Mi dirai ora il motivo +per cui hai fatto rapire noi che siamo uomini bianchi. +</p> + +<p> +— Perchè voi siete due <i>fabbricatori di pioggia</i>. — +</p> + +<p> +Udendo quella risposta, Alfredo non potè trattenere una irriverente +risata. +</p> + +<p> +— Hai capito, Antao? — disse. — Credono che noi possiamo +fabbricare la pioggia. +</p> + +<p> +— Fabbricare la pioggia?... — esclamò il portoghese, stupito. — Cosa +vuol dire ciò?... +</p> + +<p> +— Pare che questi negri abbiano bisogno dell’acqua del cielo +per fecondare le loro terre, arse forse da una siccità troppo prolungata +e che ci abbiano presi credendo, in buona fede, che noi +abbiamo il potere di far accorrere le nubi. +</p> + +<p> +— Bel paese di pazzi!... E così?... +</p> + +<p> +— Vediamo se possiamo far capire a loro che hanno preso un +grosso granchio. — +</p> + +<p> +Si volse verso il capo che attendeva ansiosamente una risposta, +dicendogli: +</p> + +<p> +— Tu hai sognato, vecchio mio. Gli uomini bianchi non hanno +mai avuto questo potere. — +</p> + +<p> +Il negro non parve che si indispettisse per quella risposta, +poichè rispose con tutta calma e quasi sorridendo: +</p> + +<p> +— L’uomo bianco crede che la mia tribù sia avara e che non +voglia compensarlo, ma s’inganna. Noi daremo a te buoi, pecore, +burro e birra di sorgo e di miglio. +</p> + +<p> +— Ti ripeto che gli uomini bianchi non sono mai stati fabbricatori +di pioggia. +</p> + +<p> +— Tu vuoi burlarti di noi. Sappiamo che gli uomini dalla pelle +bianca sanno fare mille cose che noi non possiamo ottenere. +</p> + +<p> +— Ti ripeto che t’inganni. +</p> + +<p> +— No, poichè l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole +che tramonta, ci ha detto che voi possedete la magìa di far tuonare +le nubi e cadere la pioggia. +</p> + +<p> +— Di quale uomo parli?... — chiese Alfredo, con viva sorpresa. +</p> + +<p> +— Di un negro il quale è già partito perchè aveva fretta di +tornare nel suo paese, nel Dahomey, ma prima di lasciarci ci +<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span> +aveva detto che voi eravate accampati sul mio territorio, affermando +che solamente voi avreste potuto salvarci dai danni +enormi prodotti dalla siccità prolungata ed io vi ho fatti prendere +e condurre qui. Volete ritornare nei vostri paesi?... Dateci +la pioggia o non lascierete più mai la terra dei Krepi. — +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap24"><span class="smcap">Capitolo XXIV.</span> +<span class="smaller">I fabbricatori di pioggia</span></h2> +</div> + +<p> +Alfredo si era vivamente alzato in preda ad una inquietudine +così viva, da strappare al portoghese una esclamazione di profondo +stupore. +</p> + +<p> +Il cacciatore aveva ormai compreso da chi era partito quel +colpo che aveva lo scopo di immobilizzarlo nella regione dei +Krepi, onde tardasse, più che fosse possibile, la sua marcia verso +le frontiere del Dahomey. Le ultime parole del capo erano state +per lui una rivelazione fulminea, ma d’una gravità eccezionale, +poichè si trattava della salvezza di tutti e soprattutto della perdita +del piccolo Bruno. +</p> + +<p> +— Antao! — esclamò, con voce strozzata. — Noi stiamo per +perdere il frutto di tante fatiche e tutte le nostre speranze. Se +non troviamo il mezzo di liberarci presto, alle frontiere del +Dahomey troveremo le genti di Kalani. +</p> + +<p> +— Di Kalani!... — esclamò il portoghese. — Che questi negri +ci abbiano fatti prigionieri per ordine di lui?... +</p> + +<p> +— Non mi hai compreso, Antao. Questi stupidi hanno obbedito, +senza saperlo, ad uno dei nostri nemici, il quale ha sfruttato +la loro ingenuità a nostro danno. +</p> + +<p> +— Spiegati meglio, Alfredo. +</p> + +<p> +— Sai chi era l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole +che tramonta e che ha dato da intendere a questi negri che noi +eravamo capaci di fabbricare la pioggia?... +</p> + +<p> +— Non lo so. +</p> + +<p> +— Era una delle spie, quella fuggita dal paese degli Ascianti. +</p> + +<p> +— Morte di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — Come +può aver fatto a precederci?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span> +</p> + +<p> +— Io non lo so, ma ormai non ho più alcun dubbio. Per fermarci, +onde avere il tempo di giungere nel Dahomey prima di +noi, egli ha suggerito a questi negri l’idea di tenderci un agguato +nella foresta. +</p> + +<p> +— Doveva adunque essersi accorto della nostra presenza in +questa regione. +</p> + +<p> +— Di certo, Antao. +</p> + +<p> +— Il miserabile!... Ma che gambe hanno quei dahomeni?... Ci +siamo avanzati a marcie forzate, galoppando dall’alba al tramonto +ed egli ha potuto giungere qui prima di noi!... Che avesse +avuto un cavallo?... +</p> + +<p> +— Lo suppongo. +</p> + +<p> +— E cosa conti di fare ora?... Se quell’uomo giunge nel Dahomey +prima di noi, metterà in guardia Kalani e ci troveremo +addosso quelle bande sanguinarie. +</p> + +<p> +— Certo, Antao. Se non riusciamo ad acquistare prontamente +la libertà, perderemo la vita alle frontiere del Dahomey. +</p> + +<p> +— Ma come faremo a sbarazzarci di queste mignatte?... Noi +non siamo in grado di far piovere. +</p> + +<p> +— Cercheremo d’ingannarli. +</p> + +<p> +— In quale modo?... +</p> + +<p> +— Lo si vedrà; credo però d’avere una buona idea e se riesco +a persuaderli, domani saremo liberi. +</p> + +<p> +— Agisci senza ritardi, Alfredo. — +</p> + +<p> +Il cacciatore si rivolse verso il capo negro che aspettava sempre +una risposta e gli disse: +</p> + +<p> +— Odimi, capo. Noi ti accontenteremo e faremo cadere dal +cielo tanta pioggia da inaffiare abbondantemente la terra e da +farti fare dei raccolti prodigiosi, ma voglio prima sapere una +cosa da te. +</p> + +<p> +— Parla, uomo bianco, — disse il negro. +</p> + +<p> +— L’uomo che ti disse che noi sappiamo fabbricare la pioggia, +quando è giunto qui?... +</p> + +<p> +— Ieri mattina. +</p> + +<p> +— Montava un cavallo?... +</p> + +<p> +— Sì, ma l’aveva ridotto in condizioni così miserande, che +appena giunto morì. Lo abbiamo mangiato ieri sera e ti assicuro +che era eccellente. +</p> + +<p> +— Quando è ripartito quell’uomo?... +</p> + +<p> +— Poco prima che i miei guerrieri ti conducessero qui. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span> +</p> + +<p> +— Era giovane?... +</p> + +<p> +— Sì, giovane e robusto. +</p> + +<p> +— Credi che sia già molto lontano?... +</p> + +<p> +— Lo dubito perchè aveva una gamba ferita che lo faceva zoppicare. +Aveva ricevuto un colpo di lancia da non so quali negri +e mi parve che soffrisse assai. +</p> + +<p> +— Grazie, capo, — disse Alfredo, respirando. +</p> + +<p> +— Farai cadere ora la pioggia?... — chiese il negro, con ansietà. — Il +sole minaccia di abbruciare tutti i nostri raccolti e +l’acqua manca nelle fonti, sicchè non sappiamo come abbeverare +il nostro bestiame. +</p> + +<p> +— Sì, ma per far venire le nubi mi occorrono molte cose che +io qui non posso trovare. +</p> + +<p> +— I miei sudditi sono tutti a tua disposizione. Ordina e avrai +tutto quello che vorrai. +</p> + +<p> +— I tuoi sudditi non possono trovare certe piante che io solo +conosco. +</p> + +<p> +— Ti occorrono delle piante?... +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Per cosa farne?... +</p> + +<p> +— Devo farle bollire in una grande pentola ed il fumo che si +alzerà nell’aria, basterà per far accorrere da tutti i punti dell’orizzonte +delle nubi gravide di pioggia. +</p> + +<p> +— Sai dove trovarle?... +</p> + +<p> +— Sì, nella grande foresta. +</p> + +<p> +— Ti condurremo colà con una scorta numerosa e bene armata. +</p> + +<p> +— No, numerosa. Deve essere composta di soli dodici guerrieri +giovani o le nubi si spaventeranno e non verranno. +</p> + +<p> +— Ed io non potrei venire?... Vorrei imparare anch’io a fabbricare +la pioggia, — disse il capo. +</p> + +<p> +— Verrai anche tu e ti mostrerò come si deve fare. +</p> + +<p> +— Io ti regalerò quattro buoi e tanta birra quanta ne vorrai. +</p> + +<p> +— Grazie capo, ma voglio anche la libertà. Sono atteso al mio +paese e tu sai che i bianchi abitano molto lontani. +</p> + +<p> +— Ti prometto la libertà, ma dopo che sarà caduta la pioggia. +</p> + +<p> +— Voglio anche le mie armi, perchè mi sono necessarie per +chiamare le nubi. +</p> + +<p> +— Le porteremo con noi. +</p> + +<p> +— Allora slegaci, cerca i dodici guerrieri e partiamo subito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span> +</p> + +<p> +— Fra mezz’ora saremo in cammino, — disse il capo, con viva +gioia. +</p> + +<p> +Ad un suo cenno Alfredo ed Antao furono slegati, condotti +nella capanna reale e serviti di birra, di carne di bue arrostita +e di focaccie di sorgo, ma alla porta si erano collocati dieci +uomini per impedire a loro di prendere il largo prima di aver +fatto cadere la pioggia. +</p> + +<p> +— Sono curioso di sapere come finirà quest’avventura, — disse +Antao, fra un boccone ed un sorso di birra. — Come faremo a +sbarazzarci del vecchio negro e della sua scorta?... +</p> + +<p> +— Vedrai che tutto finirà bene, — rispose Alfredo. — Noi li +condurremo verso l’accampamento e vedremo allora se sapranno +resistere ai fucili di Asseybo e dei dahomeni. Il mio servo è +astuto e chissà che a sua volta non prepari un’imboscata. +</p> + +<p> +— Lo speri. +</p> + +<p> +— Sono certo che Asseybo ci ha seguìti da lontano, per vedere +dove ci hanno condotti. Egli è d’una affezione a tutta prova. +</p> + +<p> +— Che abbia già avvertito la ragazza ed i dahomeni? +</p> + +<p> +— Non ne dubito, Antao. Egli deve essere tornato all’accampamento +per concertarsi con Urada. +</p> + +<p> +— Staremo attenti per approfittare della paura e della sorpresa +di questi superstiziosi negri che si ostinano a crederci +fabbricatori di pioggia. Strana idea che si sono cacciati in capo. +</p> + +<p> +— Non è da farne meraviglia, Antao. Vi sono molti dei loro sacerdoti +o stregoni che pretendono di essere <i>fabbricatori di pioggia</i>, +come li chiamano questi negri. +</p> + +<p> +— Una professione un po’ difficile. +</p> + +<p> +— Ma fruttifera, Antao. D’altronde quei furboni si prendono +molto tempo prima di farla cadere, pretendendo di dover prima +cercare delle piante difficili a trovarsi. Finchè fingono di cercare +per mesi e mesi, la pioggia finisce col venire e si addossano +il merito di essere stati loro. +</p> + +<p> +— Sono dei volponi astuti. +</p> + +<p> +— Che sfruttano abilmente l’ingenuità di questi poveri diavoli +di negri. Ah!... Ecco la scorta!... Partiamo Antao e andiamo a +frugare la foresta. Avremo da ridere. — +</p> + +<p> +Il capo, vestito di gala, coll’elmetto adorno di piume, le braccia +e le gambe cariche di braccialetti d’avorio e di perle di vetro, +e con un sottanino nuovo di color rosso, li attendeva al di fuori, +assieme a dodici giovani guerrieri armati di lancie e di coltelli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span> +</p> + +<p> +I due bianchi vuotarono un’ultima zucca di birra e uscirono, +dicendo: +</p> + +<p> +— Partiamo. — +</p> + +<p> +Prima però di mettersi in marcia guardarono se i guerrieri +portavano le loro carabine e le videro infatti indosso al più giovane +della scorta, unitamente alle cartucciere. +</p> + +<p> +La piccola banda lasciò il villaggio con passo sollecito, sfilando +fra due fitte ali di popolo, il quale però manteneva un silenzio +religioso e s’avanzò fra le alte erbe della pianura, già però quasi +bruciate dal sole. +</p> + +<p> +La traversata di quel terreno scoperto, dove regnava un calore +infernale, essendo appena il mezzodì, si compì senza incidenti e +verso le tre pomeridiane il drappello giungeva nella grande foresta. +</p> + +<p> +Dopo un breve riposo, i due bianchi diedero nuovamente il +segnale della partenza studiandosi di avvicinarsi al fiume, essendo +certi che seguendo il suo corso non avrebbero tardato a +giungere in prossimità del loro accampamento. +</p> + +<p> +Pur camminando, per meglio ingannare il capo e la scorta, +fingevano di cercare le miracolose piante che dovevano servire +ad attirare le nubi, fermandosi di tratto in tratto a frugare certi +cespugli, e mandando alte grida di trionfo quando riuscivano a +scoprire qualche ciuffo d’erbe. Il capo e la scorta, per non mostrarsi +meno soddisfatti, mandavano a loro volta acute urla, con +grande piacere d’Alfredo, il quale era certo, con quel baccano, +di attirare l’attenzione di Asseybo e dei suoi uomini. +</p> + +<p> +Verso sera, i due bianchi che avevano raccolte alcune pianticelle, +diedero il segnale della fermata presso le rive del fiume, +in un luogo che secondo i loro calcoli non doveva essere molto +lontano dall’accampamento. +</p> + +<p> +Il capo negro volendo manifestare la sua gioia pel felice esito +della spedizione, avendolo ormai Alfredo assicurato che all’indomani +avrebbero trovato anche le altre piante, fece fare una +larga distribuzione di birra a tutti, vuotando quasi tutte le zucche +che aveva fatte portare dalla scorta. +</p> + +<p> +Accesi parecchi fuochi e terminata la cena composta di focaccie, +miele di api selvatiche, burro cotto e frutta, si accomodarono +fra le erbe per gustare un po’ di riposo. Quattro guerrieri +dovevano però vegliare per turno per tener lontano le fiere, ma +soprattutto per impedire ai due bianchi di fuggire prima d’aver +mantenuta la promessa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span> +</p> + +<p> +Avevano appena chiusi gli occhi, quando una detonazione improvvisa +venne a spargere l’allarme, facendoli balzare tutti in +piedi. +</p> + +<p> +— Un segnale di Asseybo?... — chiese Antao ad Alfredo. +</p> + +<p> +— Lo credo, — rispose questi. — Egli ha voluto segnalare di +tenerci pronti a tutto. +</p> + +<p> +— Che si prepari ad assalire i negri? +</p> + +<p> +— Giungerebbe in buon punto. Il vecchio capo ed i suoi giovani +guerrieri mi sembrano spaventati. +</p> + +<p> +— Stiamo attenti ad afferrare le nostre carabine. +</p> + +<p> +— Il negro che le custodisce non lo lascierò fuggire, Antao. — +</p> + +<p> +Mentre così parlavano, il capo ed i suoi uomini si consigliavano, +a quanto pareva, sul da farsi. Sembravano assai impressionati +e guardavano sospettosamente i due prigionieri. +</p> + +<p> +Forse cominciavano a temere anche loro una sorpresa. +</p> + +<p> +— Uomo bianco, — disse il vecchio negro, avvicinandosi ad +Alfredo. — Hai udito?... +</p> + +<p> +— Sì, un colpo di fucile. +</p> + +<p> +— Chi credi che lo abbia sparato. +</p> + +<p> +— Forse qualche cacciatore. +</p> + +<p> +— Ma i negri di questa regione non posseggono armi da fuoco. +</p> + +<p> +— Può essere qualche negro del Dahomey. Tu sai che i soldati +di Geletè sono armati di fucili. +</p> + +<p> +— È vero, ma Abomey non è vicina. Cosa mi consigli di +fare?... — +</p> + +<p> +Alfredo stava per dargli qualche risposta, quando tutto d’un +tratto, in mezzo ad un fitto macchione di cespugli, si vide balenare +una luce intensa, seguita da una detonazione così formidabile +che pareva dovesse crollare l’intera foresta. +</p> + +<p> +I negri della scorta ed il loro capo si sentirono atterrare da +una spinta irresistibile, ma subito si rialzarono fuggendo in pieno +disordine da tutte le parti, gettando via le armi e mandando +urla di pazzo terrore. +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao, passato il primo istante di sorpresa, erano +pure balzati in piedi, tenendo però in pugno le loro carabine +che erano state abbandonate sul terreno. +</p> + +<p> +Stavano per fuggire verso il fiume, quando udirono una voce +gridare: +</p> + +<p> +— Presto, padrone!... Qui, venite qui!... I cavalli sono pronti. — +</p> + +<p> +Si volsero e videro Asseybo seguìto da uno dei due dahomeni. +</p> + +<figure><a id="fill-176a"></a> + <img src="images/ill-176a.jpg" alt=" "> +<figcaption>Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il pennello e cominciò a tingere.... (Pag. 178).</figcaption> +</figure> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span> +</p> + +<p> +— Tu!... — esclamarono, correndogli incontro. +</p> + +<p> +— E chi volete che fosse stato a far scoppiare quella mina?... +</p> + +<p> +— Una mina?... +</p> + +<p> +— Di due chilogrammi di polvere. Era l’unico mezzo per spaventare +quei negri e metterli in fuga. +</p> + +<p> +— Ci avevi adunque veduti?... +</p> + +<p> +— Vi avevo seguìti sempre, padrone. Spicciamoci prima che +i negri tornino. — +</p> + +<p> +Si slanciarono tutti e quattro attraverso la foresta e giunti in +una radura, trovarono i cavalli già insellati e l’amazzone in +arcione. +</p> + +<p> +Senza perdere tempo balzarono in sella e partirono di galoppo, +dirigendosi verso l’est. +</p> + +<p> +Tutta la notte continuarono la fuga precipitosa, ma all’alba +si arrestavano sul margine della grande foresta, a quaranta e +più miglia dal villaggio dei Krepi. +</p> + +<p> +— Credo che ora più nulla abbiamo da temere, — disse Alfredo +scendendo da cavallo. Ci fermeremo qui tutt’oggi per prendere +un po’ di riposo e per trasformarci in africani, onde poter +rappresentare la nostra carica d’ambasciatori del Borgu. +</p> + +<p> +— E quel dannato spione che ci precede?... +</p> + +<p> +— Giungeremo ad Abomey prima di lui, Antao. Ora che so +che è zoppo e senza cavallo, non lo temo più. Quando vorrà rivedere +Kalani, non lo troverà più vivo. Orsù, amico mio, dormi +fino a mezzodì, poi prepareremo la nostra toeletta. +</p> + +<p> +Affranti da due notti quasi insonni, i due bianchi si cacciarono +sotto la tenda che era stata subito rizzata dai dahomeni, +e dormirono profondamente fino all’ora del pasto. +</p> + +<p> +Dopo una buona scorpacciata di carne di facochero secca, diedero +principio alla loro toeletta. +</p> + +<p> +Alfredo aveva fatto racchiudere nelle sue misteriose casse +tutto l’occorrente per ottenere quella trasformazione, così necessaria +soprattutto per lui. +</p> + +<p> +Fece sedere Antao su di uno sgabello improvvisato con alcuni +rami, lo denudò fino alla cintola, senza che il bravo portoghese +protestasse, poi da una delle casse levò alcune bottiglie +contenenti dei liquidi di colore oscuro ed alcuni pennelli. +</p> + +<p> +— Speriamo che quelle bottiglie non contengano dei veleni o +dei liquidi corrodenti, — disse Antao, ridendo. +</p> + +<p> +— Sono stati estratti da vegetali perfettamente innoqui, — rispose +<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span> +Alfredo. — Quando però la nostra missione sarà terminata, +dovrai consumare del buon sapone, se vorrai ridiventare +bianco come prima. +</p> + +<p> +— Così almeno non vi sarà il pericolo di giungere ad Abomey +mezzo bianco e mezzo nero. Temevo che il sudore potesse guastare +la mia toeletta. +</p> + +<p> +— Non dubitare; la tua tinta resisterà all’acqua ed al sudore. +Fermo, amico: lasciati dipingere. — +</p> + +<p> +Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il pennello e cominciò a +tingere, deponendo sul viso, sul collo, sul petto, sulle braccia +e sulle mani del portoghese un superbo strato bronzino ma che +aveva dei riflessi rossastri, perfettamente identico al colore +della pelle dei negri delle alte regioni e dei rivieraschi del +Niger. +</p> + +<p> +Il portoghese lasciava fare, ma di tratto in tratto prorompeva +in scrosci di risa, ai quali facevano eco quelli di Urada, di Asseybo +e dei due dahomeni. +</p> + +<p> +Essendo quell’operazione stata fatta al sole, bastarono pochi +minuti perchè il gran calore asciugasse la tinta. +</p> + +<p> +Alfredo, che agiva colla maggiore serietà, appese allora agli +orecchi dell’amico due grossi anelli di rame dorato, come usano +portare gli indigeni del Borgu, poi gli mise attorno al collo parecchie +file di perle rosse ed azzurre, quindi gli appiccicò al +mento una barbetta nera piuttosto rada che doveva dargli un +aspetto più fiero e gli mise sul capo un ampio fazzoletto rosso +annodato sul di dietro, adorno di alcuni ricami e che doveva +produrre un grande effetto anche nella capitale del potente +Geletè. +</p> + +<p> +— Un negro magnifico!... — esclamarono Asseybo e Urada. — In +tutto il Borgu non se troverebbe uno più fiero, nè più +bello. +</p> + +<p> +— Per Giove!... — esclamò Antao. — Quale disgrazia il non +possedere uno specchio, fosse pure da due soldi. +</p> + +<p> +— Forse ad Abomey ne troveremo qualcuno, Antao, — rispose +Alfredo. — Ti basti per ora sapere che sei il più bel negro dell’Africa +equatoriale. +</p> + +<p> +— Hai finito?... +</p> + +<p> +— Non ancora. Bisogna pensare a tutto. Infatti che cosa direbbe +Geletè, se tu ti presentassi cogli stivali e le calze?... +Occorre essere negri dai piedi alla testa. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span> +</p> + +<p> +Con poche pennellate anche le gambe ed i piedi del portoghese +furono dipinti, poi Alfredo gli fece indossare un paio di +corti calzoni di tela bianca stretti alla cintura da una larga +fascia rossa, gli mise sulle spalle un ampio mantello pure bianco +adorno di fregi rossi che rassomigliava ad un <i>taub</i> arabo o sudanese, +e gli fece calzare delle babbucce rosse a punta rialzata. +</p> + +<p> +— Credo ora, — disse il cacciatore, — che tu possa fare una +splendida figura ad Abomey. Geletè non avrà mai ricevuto un +ambasciatore simile. Ora aiutami, Antao. — +</p> + +<p> +Mezz’ora dopo anche la sua toeletta era terminata e la trasformazione +era riuscita così completa, che Antao stesso non +l’avrebbe di certo riconosciuto pel suo amico, se non l’avesse +dipinto colle proprie mani. +</p> + +<p> +— È impossibile che Kalani ti possa ravvisare, — disse il portoghese; +stupito. — Tu non sei più un europeo. +</p> + +<p> +— Credi adunque che io possa affrontare quel miserabile, +senza il pericolo di venire scoperto?... +</p> + +<p> +— Sì, Alfredo. +</p> + +<p> +— Allora mio fratello è salvo. +</p> + +<p> +— E Kalani è perduto. +</p> + +<p> +— Oh sì, Antao. Quell’uomo non mi sfuggirà, te lo giuro. +</p> + +<p> +— Quanto impiegheremo per giungere ad Abomey?... +</p> + +<p> +— Fra cinque giorni possiamo essere a Kana, nella città santa +del regno, dove saremo costretti a fermarci finchè piacerà a Geletè +di riceverci nella capitale. Oltrepassato questo bosco non +troveremo altri ostacoli, poichè la grande pianura si estende +fino a quelle due città. +</p> + +<p> +— È lontana la pianura?... +</p> + +<p> +— Questa sera possiamo accampare sui margini del bosco. +</p> + +<p> +— Allora partiamo. +</p> + +<p> +— Ma come ambasciatori. Possiamo incontrare, da un istante +all’altro, delle truppe di Geletè e non bisogna suscitare sospetti. +D’ora innanzi marceremo sempre a cavallo come i grandi personaggi +del Borgu. — +</p> + +<p> +Avendo consumate parte delle provviste e delle munizioni, le +casse vuote furono gettate nel fiume, sbarazzando quindi i due +migliori cavalli che vennero adornati di fiocchi rossi e di ricche +gualdrappe ricamate in oro. +</p> + +<p> +Anche i negri furono vestiti riccamente, con calzoncini bianchi, +fascie rosse, mantelli arabescati, fazzoletti di seta dai vivaci +<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span> +colori ed armati di carabine, compresa l’amazzone che +doveva assumere le importanti funzioni d’interprete, potendo +passare per un bel giovanotto del Borgu e di porta-parasoli, essendosi +Alfredo provvisto anche di due ombrelli rossi adorni di +frange, distintivo dei personaggi di sangue nobile e reale. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap25"><span class="smcap">Capitolo XXV.</span> +<span class="smaller">La Città Santa del Dahomey</span></h2> +</div> + +<p> +Alle 4 del pomeriggio, la carovana si metteva in marcia verso +il nord-est, direzione che doveva condurla nella borgata di Toune +e quindi nella città santa del Dahomey. +</p> + +<p> +La traversata dell’ultimo tratto della grande boscaglia si effettuò +senza incidenti e prima che il sole declinasse, giungeva sul +margine della grande pianura la quale si estendeva a perdita +d’occhio verso il nord e verso l’est, coperta da un’erba assai +fitta, alta da un metro a due, ma già mezza disseccata dagli +implacabili raggi dell’astro diurno. +</p> + +<p> +Guardando verso il nord-est, Alfredo ed Antao scorsero distintamente +una serie di altipiani che s’innalzavano in grandi scaglioni +o piattaforme immense, cosparsi di gruppi di punti biancastri +indicanti attruppamenti di capanne. Sui fianchi di quelle +alture dovevano esservi numerosi villaggi. +</p> + +<p> +Anche nella pianura si vedevano sorgere, fra le alte erbe, +le punte aguzze di molti casolari, ma pareva fossero disabitati, +poichè nessuna colonna di fumo si vedeva innalzarsi, quantunque +fosse l’ora del pasto serale. +</p> + +<p> +— È la guerra che qui ferve quasi sempre, che ha scacciati i +proprietari, — disse Alfredo. — Triste paese questo, condannato +a diventare un cimitero immenso, se le nazioni civili non imporranno +a questi re sanguinari di abolire le orrende <i>feste dei costumi</i>. +</p> + +<p> +— Credi che le bande del Dahomey abbiano fatto delle scorrerie +su queste terre?... +</p> + +<p> +— Lo temo, Antao. Quando non riescono a sorprendere le +popolazioni dei regni vicini ed a raccogliere schiavi pei sacrifici, +<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span> +si gettano contro i loro stessi compatriotti delle frontiere. Sono +negri al pari degli altri, uomini eguali agli altri e basta. +</p> + +<p> +— Ma distruggono la popolazione del regno. +</p> + +<p> +— Che importa a Geletè?... Si rifarà più tardi rubando altri +schiavi ai Krepi ed ai Togo, agli Yoruba del Benin, al povero +Tofa, alle repubbliche del Piccolo e Grande Popo o agli Egbas +di Abeokuta. +</p> + +<p> +— Che sia capace di fare schiavi anche noi?... +</p> + +<p> +— Non l’oserà, Antao. Geletè è sanguinario, ma non è così +barbaro come si crede e rispetterà gli ambasciatori che appartengono +ad una nazione bellicosa, che potrebbe creargli dei gravi +imbarazzi sulle lontane ed indifese frontiere del settentrione. +</p> + +<p> +— Credi che ti riceverà cortesemente adunque?... +</p> + +<p> +— Porto a lui dei regali che mi costano una somma non lieve, +Antao. +</p> + +<p> +— A quel furfante!... +</p> + +<p> +— Ed anche a Kalani ne porto. +</p> + +<p> +— Anche a lui?... +</p> + +<p> +— È necessario per rendercelo propizio. È lui che custodisce +mio fratello e solo da lui potremo avere il permesso di vederlo. +</p> + +<p> +— Ed hai quei regali nelle tue misteriose casse?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— Ora comprendo perchè ti premeva acciuffare i ladri. +</p> + +<p> +— Se non riuscivo a riaverle, saremmo stati costretti a tornare +a Porto Novo per ricorrere ai magazzini delle fattorie +europee. Nemmeno nella capitale degli Ascianti sarebbe stato +possibile trovare ciò che ci era necessario. — +</p> + +<p> +Mentre chiacchieravano, Asseybo ed i dahomeni avevano rizzate +le tende sul margine della foresta ed allestita la cena. +</p> + +<p> +I due cacciatori, avvertiti che tutto era pronto, scesero dalle +cavalcature e s’accomodarono presso i fuochi accesi, trattenendosi +molto tardi con l’amazzone e coi tre negri a discorrere dei +loro futuri progetti. +</p> + +<p> +Alle quattro antimeridiane, dopo un sonno di sei ore, non interrotto +da alcun avvenimento, si avventurarono, sulla grande +pianura, impazienti di giungere a Toune ed a Tado. +</p> + +<p> +S’accorsero ben presto di calpestare quella terra inaffiata dal +sangue di tante migliaia di vittime. Ogni qual tratto, in mezzo +alle folte erbe, vedevano alzarsi stormi immensi di corvi e di +avvoltoi e vedevano fuggire branchi di sciacalli e di iene, occupate +<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span> +a spolpare numerosi cadaveri umani, già imputriditi dall’intenso +calore. +</p> + +<p> +Incontravano poi capanne mezze distrutte, alcune abbattute +ed altre semi-divorate dal fuoco, palizzate sfondate, poi altri +scheletri d’uomini ed anche non pochi d’animali. +</p> + +<p> +Pareva che le feroci bande di Geletè avessero fatto delle razzìe +in quei luoghi ed in un’epoca molto recente, forse qualche +settimana prima. +</p> + +<p> +Temendo d’incontrare i razziatori, la carovana evitò di accostarsi +a Toune, grossa borgata che si trova quasi ad eguale distanza +fra i fiumi Mono e Koufo, e cominciò ad avanzarsi con +grande prudenza. Quella seconda notte non accese fuochi, per +non attirare l’attenzione di quelle bande di predoni che potevano +catturarla, e saccheggiarla. Essendo però gli animali feroci +numerosi fra quelle alte erbe, e non potendo tenerle lontane +coi fuochi, dovette rifugiarsi in una capanna. +</p> + +<p> +Non ostante quelle precauzioni, il terzo giorno, a quattro o +cinque miglia da Tado, altro popoloso borgo che si trova più +al nord di Toune, fecero improvvisamente l’incontro d’una +truppa di dahomeni, la quale formava forse la retroguardia delle +colonne predatrici. +</p> + +<p> +Si erano inoltrati in una boscaglia, quando si videro circondare +da una cinquantina di guerrieri che pareva si fossero fino +allora tenuti nascosti in mezzo ai più fitti cespugli, per piombare +addosso alla carovana all’improvviso. +</p> + +<p> +Erano tutti bei pezzi di negri dalla tinta bronzina a riflessi +rossastri, dai lineamenti più regolari degli abitanti della Costa, +vestiti con una giacca bianca e sottanino dell’egual colore e col +capo coperto da uno stravagante berretto che si rialzava ai lati, +in forma di due corna. +</p> + +<p> +Erano tutti armati di fucili di varii calibri, alcuni moderni +ma altri assai antiquati e di larghi coltellacci dalla lama assai +pesante, ma tagliente come un rasoio. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao. — Ecco i lupi di +Geletè!... +</p> + +<p> +— O meglio i leopardi del Dahomey, — disse Alfredo, arrestando +i suoi uomini che si preparavano ad armare le carabine +ed a disporre in circolo gli animali, onde servissero di barriera +ai loro padroni. +</p> + +<p> +I guerrieri dahomeni, quantunque dieci volte superiori di numero +<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span> +e coraggiosissimi, invece di gettarsi impetuosamente sulla +carovana come insegna la loro tattica, si erano arrestati, guardando +con un certo stupore Alfredo ed Antao, i cui ricchi costumi +dovevano produrre un certo effetto su di loro, e soprattutto i +due ombrelli, distintivi di persone altolocate o di famiglia principesca. +</p> + +<p> +Il loro comandante, un negro di statura gigantesca, che indossava +una lunga camicia di color verde, stretta alla cintura +da una larga fascia rossa, dopo una lunga esitazione si fece innanzi +avvicinandosi ad Alfredo, il quale guardava alteramente +tutti quegli armati, senza fare alcun gesto. +</p> + +<p> +— Chi siete voi e dove vi recate?... — chiese il capo. +</p> + +<p> +— Chi sei tu, innanzi a tutto?... — domandò Alfredo, con tono +imperioso. +</p> + +<p> +— Un capo banda delle truppe del re. +</p> + +<p> +— Non è con te adunque che io ho da fare. +</p> + +<p> +— Ma tu non sei del paese. +</p> + +<p> +— E cosa intendi di dire?... +</p> + +<p> +— Che io posso catturarti ed anche ucciderti, se ciò mi aggrada. +</p> + +<p> +— Tu!... — esclamò Alfredo, fissandolo con due occhi pieni di +disprezzo. — I principi del Borgu non sono schiavi tuoi. +</p> + +<p> +— Ah!... Voi siete principi?... — disse il capo, con tuono più +umile. — Ma cosa fate qui, sulle terre del mio re?... +</p> + +<p> +— È a Geletè che vedrò fra due giorni, che devo dirlo. +</p> + +<p> +— Al re!... — esclamò il negro, spaventato. +</p> + +<p> +— Sì, a Geletè. +</p> + +<p> +— E tu ti rechi da lui?... +</p> + +<p> +— E mi attende. +</p> + +<p> +— Potevi dirlo prima ed io non avrei osato arrestare degli uomini +che il re aspetta. +</p> + +<p> +— È sgombra la via che conduce a Kana?... — continuò Alfredo, +coll’egual tono altero. +</p> + +<p> +— Troverai altre bande. +</p> + +<p> +— Che mi fermeranno e che mi costringeranno a lamentarmi +con Geletè. +</p> + +<p> +— Non farlo, principe, od il re farà tagliare la testa a tutti noi +della retroguardia. Io ti darò una scorta che ti farà largo. +</p> + +<p> +— Basterà uno dei tuoi uomini. Una scorta numerosa mi sarebbe +d’imbarazzo. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span> +</p> + +<p> +Il capo si volse verso i suoi guerrieri e fece cenno ad uno di +loro di avvicinarsi: +</p> + +<p> +— Tu condurrai questi uomini a Kana, — gli disse. — Il re +li aspetta e mi risponderai di loro colla tua testa. +</p> + +<p> +— Sta bene capo, — rispose il soldato. +</p> + +<p> +— Buon viaggio, — disse poi, rivolgendosi verso i due ambasciatori. — Più +nessuno vi susciterà ostacoli. — +</p> + +<p> +Ad un suo ordine la truppa si divise e la carovana sfilò fra +quei feroci negri che le presentavano le armi come i soldati +europei. +</p> + +<p> +— Morte di Giove!... — esclamò Antao, respirando a pieni +polmoni. — Non credevo che questo incontro terminasse così +felicemente; sei un diplomatico da dare dei punti ai più astuti. +</p> + +<p> +— Ho voluto prendere sul serio la mia parte, — disse Alfredo, +ridendo, — ed ho voluto cominciare con un felice colpo di testa. +Non era d’altronde una cosa così difficile come sembrava, sbarazzarci +da quelle canaglie. In questo paese basta pronunciare +il nome del re, per far tremare grandi e piccoli. +</p> + +<p> +— Ma tu hai detto a quel capo che il re t’aspetta, mentre +non è vero. +</p> + +<p> +— Che importa?... +</p> + +<p> +— Se Geletè sapesse che tu hai mentito?... +</p> + +<p> +— Nessuno oserebbe andarglielo a dire, Antao. +</p> + +<p> +— Ma cosa faremo ora di quella mignatta, che il capo ci ha +appiccicato ai fianchi?... +</p> + +<p> +— Del negro che ci serve di salvacondotto?... Quando saremo +a Kana, lo manderemo indietro con qualche regalo pel capo. +</p> + +<p> +— Temo che tu giuochi delle carte pericolose, Alfredo. +</p> + +<p> +— Lo so anch’io, ma non possiamo fare diversamente. È giunto +il momento di giuocare d’audacia per salvare la nostra pelle e +mio fratello. +</p> + +<p> +— Quando saremo a Kana, farai avvertire il re del nostro arrivo?... +</p> + +<p> +— Certo, Antao. +</p> + +<p> +— Speri di venire ricevuto?... +</p> + +<p> +— Lo credo. +</p> + +<p> +— Sai che mi sento venire la pelle d’oca, pensando che dovremo +trovarci con quel barbaro sanguinario, a cui un solo sospetto +sarebbe sufficiente per mandarci all’altro mondo?... +</p> + +<p> +— Non temere, Antao. Nessuno potrà sospettare in noi degli +<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span> +europei, purchè non ti lasci sfuggire uno dei tuoi pianeti morti +o vivi. +</p> + +<p> +— Comincerò da quest’oggi a sopprimerli tutti, — disse il +portoghese. — Morte di Net.... Diavolo! Bisognerà che mi tagli +la lingua o mi scapperà fuori sempre qualche pianeta. +</p> + +<p> +— O renderla muta, Antao. +</p> + +<p> +— Bella trovata!... Dinanzi a Geletè fingerò di essere muto. +</p> + +<p> +— E credo che farai bene. — +</p> + +<p> +Mentre così chiacchieravano, cavalcando l’uno vicino all’altro, +il soldato dahomeno, un giovane negro, ma dall’aspetto +marziale e dagli sguardi assai intelligenti, marciava con passo +rapido attraverso a dei sentieri aperti fra la foresta e forse a +lui solo noti. +</p> + +<p> +Giunti sulla vetta d’una piccola collina, la carovana raggiunse +un’altra banda di soldati composta d’un centinaio d’uomini tutti +armati, i quali si spingevano innanzi due dozzine di prigionieri +fra maschi e femmine. +</p> + +<p> +Questi disgraziati, destinati molto probabilmente a venire sacrificati +nella prima <i>festa dei costumi</i>, procedevano su due file, +legati gli uni agli altri con solide corde e sotto una continua +pioggia di bastonate, date senza misericordia e ricevute con una +rassegnazione inaudita. +</p> + +<p> +Per impedire loro di gridare, i feroci guardiani avevano messo +sulle bocche di quelle future vittime dei bavagli di legno in +forma di croci, che dovevano farli anche crudelmente soffrire, +poichè l’estremità a punta era applicata sulla lingua, in modo +che questa non potevano muoverla in modo alcuno, nè articolare +qualsiasi suono. +</p> + +<p> +Alcuni soldati, vedendo la carovana, armarono precipitosamente +i fucili, ma una parola della guida bastò per arrestarli, +anzi tutti si ritrassero precipitosamente per far largo ad Alfredo +ed al suo compagno, i quali tenevano ben alti i loro ombrelli +per dimostrare la loro alta posizione sociale. +</p> + +<p> +— Canaglie!... — borbottò Antao, gettando uno sguardo compassionevole +sui prigionieri. — Se non vi fosse da salvare il ragazzo, +vorrei trattare come si meritano questi soldatacci. +</p> + +<p> +— E credi che io non frema, — disse Alfredo, — che allungava +involontariamente le mani verso la carabina sospesa all’arcione. +Ma un allarme perderebbe noi ed anche il mio Bruno +e non dobbiamo commettere una tale imprudenza. — +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span> +</p> + +<p> +Aizzando i cavalli per tema di non sapersi frenare, i due bianchi +sorpassarono ben presto quella colonna ridiscendendo nella +pianura, in mezzo alle cui erbe si scorgevano dei piccoli villaggi. +</p> + +<p> +Ma anche laggiù altri drappelli di soldati s’incontravano di +frequente e quasi tutti avevano dei prigionieri. La guida però +apriva dovunque il passo alla carovana, pronunciando semplicemente +il temuto nome di Geletè. +</p> + +<p> +Alla sera i viaggiatori fecero alto a Tado, un villaggio popoloso +che si trova a dieci miglia dai fiume Koufe. All’intorno +si erano accampate altre bande armate, le quali fecero tutta +la notte un baccano infernale, impedendo ai due bianchi di chiudere +gli occhi. Urlavano a squarciagola, bevevano grandi quantità +di liquori per festeggiare il felice esito della loro triste +spedizione, ma anche altercavano di frequente, adoperando le +armi da fuoco. +</p> + +<p> +Quando Alfredo ed i suoi compagni ripresero la marcia, numerosi +cadaveri erano sparsi per gli accampamenti. Alcuni forse +erano di schiavi, ma molti di soldati, uccisi durante quelle +risse. +</p> + +<p> +— Auff!... — esclamò Antao. — Ne ho abbastanza di queste +canaglie e sarei contento di giungere a Kana senza la loro pericolosa +compagnia. Finirò per perdere la calma e commettere +qualche imprudenza. +</p> + +<p> +— Saremmo costretti ad inerpicarci sugli altipiani attraverso +a boscaglie pullulanti di serpenti, — rispose Urada, che cavalcava +presso di loro, — mentre in breve possiamo giungere sulla +via reale che è una delle più belle di tutto il paese e la più +comoda. +</p> + +<p> +— È vero, — disse Alfredo. — Ho udito parlare della bellezza +della strada reale. +</p> + +<p> +— Ma sarà piena di soldati, Antao. +</p> + +<p> +— È probabile, ma cercheremo di lasciarceli dietro. +</p> + +<p> +— Ed assisteremo ad altri orrori. +</p> + +<p> +— Pur troppo, Antao, la prudenza però ci consiglia di chiudere +gli occhi e di non intervenire. Quegli orrori si commettono per +volere di Geletè, e non possiamo suscitare sospetti su di noi. +Siamo ambasciatori e come tali dobbiamo conservare la più +stretta neutralità. D’altronde prima del tramonto giungeremo +forse a Kana, è vero Urada?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span> +</p> + +<p> +— Sì, padrone, — rispose la giovane negra, — e là potrò offrirvi +un comodo alloggio nella casa di mio padre. +</p> + +<p> +— Sei di Kana adunque?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— E tuo padre vive ancora?... +</p> + +<p> +— Lo spero. +</p> + +<p> +— Ma chi è tuo padre?... +</p> + +<p> +— Un tempo era un <i>cabecero</i> addetto alla vigilanza delle +tombe reali e che godeva la fiducia del re, ma intrighi di corte +e gelosie d’altri aspiranti a quel posto importante, lo fecero +cadere in disgrazia. +</p> + +<p> +— Ah!... Tuo padre era un <i>cabecero!</i>... — esclamarono i due +bianchi. +</p> + +<p> +— Sì, — rispose Urada, con tristezza. +</p> + +<p> +— Ma tu, figlia d’un capo, perchè sei diventata una semplice +amazzone?... — chiese Alfredo, con sorpresa. +</p> + +<p> +— Per calmare il re la cui collera poteva tornare fatale a +mio padre. Le amazzoni del nostro paese non sono ragazze appartenenti +a famiglie di bassa condizione, come da taluni si +crede. +</p> + +<p> +Si reclutano fra le fanciulle rimaste orfane, ma appartenenti +alla classe dominante, fra le ragazze che per malvagità s’imputano +di offese alla casa reale e che s’intende di punire coll’arruolamento +e fra le figlie di coloro che sono caduti in disgrazia. +Questo è il miglior modo per stornare le collere feroci +di Geletè e salvare i genitori da una morte certa. +</p> + +<p> +— È numeroso il corpo delle amazzoni?... +</p> + +<p> +— Conta tremila ragazze, padrone. +</p> + +<p> +— E formano una guardia destinata esclusivamente pel servizio +del re?... +</p> + +<p> +— Sì,... ma guarda lassù, padrone, — disse in quell’istante +Urada, indicandogli un attruppamento di punti biancastri, appollaiati +sul margine d’un altipiano che s’alzava al di là del Koufo. +</p> + +<p> +— Kana forse?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, la Città Santa padrone, la mia città natìa, — rispose +Urada, con una viva emozione. +</p> + +<p> +— La rivedrai volentieri? +</p> + +<p> +— Per mio padre. +</p> + +<p> +— E poi ci lascerai, — disse Antao, con un tono di voce che +aveva qualche cosa di triste. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span> +</p> + +<p> +— No, — disse la ragazza, con accento risoluto. — Urada non +abbandonerà gli uomini bianchi, ai quali deve la vita e la libertà. +</p> + +<p> +— Lasceresti il tuo paese senza rimpianti?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, ma con mio padre. Il nostro paese è cattivo, dovunque +si uccide e mio padre, un dì o l’altro, potrebbe venire sacrificato +come tanti altri caduti in disgrazia. Qui non si è sicuri +di poter vivere ventiquattro ore, senza tremare. +</p> + +<p> +— Ebbene Urada, rimani con noi, — disse Antao. — Conto di +acquistare anch’io sulla Costa d’Avorio una fattoria e tuo padre +non avrà da lamentarsi di noi, è vero Alfredo?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao, rispose l’amico. Ti abbiamo salvata la vita, Urada, +e penseremo noi al tuo avvenire. — +</p> + +<p> +La conversazione fu interrotta dall’incontro di nuove bande di +guerrieri che conducevano lunghe colonne di schiavi incatenati +e gran copia di bottino, consistente in un numero considerevole +di buoi, destinati forse, al pari di quei disgraziati prigionieri, +a cadere sotto i coltelli dei sacrificatori nelle <i>feste dei +costumi</i>. +</p> + +<p> +La guida, come già altre volte, aprì il passo ai due ambasciatori, +quantunque quei feroci soldati avessero già preparate +le armi per gettarsi sulla carovana, malgrado gli ombrelli protettori. +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao, nauseati dal modo con cui quei bruti percuotevano +a sangue i prigionieri per farli marciare rapidamente, +quantunque quei miseri fossero enormemente carichi di grandi +panieri ricolmi di provvigioni rubate nei loro villaggi, spinsero +i cavalli al galoppo per lasciarsi alle spalle quelle bande di predoni. +</p> + +<p> +Alle 10 del mattino, dopo una marcia rapidissima di quattro +ore, la carovana, che aveva già passato a guado il Koufo, il +quale è uno dei più importanti fiumi del Dahomey, incrociava la +strada reale che dalla capitale del regno mette capo a Widah +sulla costa. +</p> + +<p> +Questa strada, che ha una lunghezza di circa ottanta miglia +è una delle migliori, ombreggiata per un grande tratto da +splendidi palmizii, ma è anche una delle più faticose, essendo +aperta fra terreni composti, specialmente sugli altipiani, d’una +specie di minerale granuloso che stanca assai uomini ed animali. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span> +</p> + +<p> +Alfredo, che non voleva affaticare troppo i cavalli, i quali +potevano diventare preziosissimi nel caso che il colpo di mano +ideato non dovesse riuscire e che una rapida fuga diventasse +necessaria per salvare la vita di tutti, concesse un riposo di +parecchie ore. +</p> + +<p> +Alle 3 pom., la carovana però ripartiva, volendo giungere a +Kana prima del tramonto, avendo detto Urada che era vietato +l’ingresso nella città dopo calate le tenebre. +</p> + +<p> +Attraversata la palude di Co, allora asciutta, la guida si diresse +verso Vodu, altro grosso villaggio, poi verso le sei della +sera faceva salire ai cavalieri l’ultimo altipiano, su cui si eleva +la Città Santa. +</p> + +<p> +Un’ora più tardi, quando il sole cominciava a tramontare +dietro gli altipiani dell’ovest, Alfredo ed i suoi compagni entravano +nella città natìa dell’amazzone. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap26"><span class="smcap">Capitolo XXVI.</span> +<span class="smaller">Il padre di Urada</span></h2> +</div> + +<p> +Kanna o, meglio ancora Kana, come la chiamano gl’indigeni, +per numero di abitanti è la terza città del regno avendone meno +di Widah, ma viene considerata come la seconda pel titolo che +gode, cioè di essere chiamata la Santa. +</p> + +<p> +È situata sullo stesso altipiano ove giace Abomey da cui dista +solamente tre leghe ed è composta di case dalle mura bianche, +e raggruppate in diverse sezioni formanti altrettanti <i>salam</i>, ossia +quartieri. +</p> + +<p> +In questa città i re possedevano due vasti palazzi, distrutti +più tardi dai francesi, di dimensioni colossali, ma più rassomiglianti +ad immense caserme che a vere abitazioni reali e occupati +ordinariamente da un corpo di trecento amazzoni, essendo +esse sole destinate a vegliare sulla sicurezza della Città +Santa. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span> +</p> + +<p> +Contava inoltre parecchi templi pieni di <i>feticci</i>, informi statue +di legno alle quali gli abitanti offrivano collane di <i>cauris</i>, +ossia di conchigliette bianche aventi valore come le nostre monete +e bottiglie di liquori, ma il più celebre era il tempio destinato +ai serpenti, dove si tenevano parecchie centinaia di ributtanti +rettili che venivano nutriti colle carni di poveri schiavi +o di prigionieri di guerra. +</p> + +<p> +Il titolo di Città Santa le spettava perchè entro le sue mura +si facevano ogni anno delle <i>feste dei costumi</i>, onde placare le +collere dei <i>feticci</i> o dei re defunti. +</p> + +<p> +Il re non vi si recava che in quell’occasione per dirigere in +persona quei massacri spaventevoli, i quali si compivano innanzi +alla capanna sacra, una piccola casetta quadrangolare, costruita +con fango secco, colle muraglie imbiancate e adorne di grossolane +pitture di color rosso, rappresentanti animali fantastici e +paurosi. +</p> + +<p> +La carovana, mercè la guida che gridava a piena gola: +</p> + +<p> +«Largo!... Ordine del re!...» fece la sua entrata in città +senza subire alcun ritardo da parte delle amazzoni che vegliavano +dinanzi ai malandati terrapieni circondanti la città, e si +accampò sotto un <i>apatam</i>, specie di tettoia, situata di fronte +ad uno dei palazzi reali e destinata ai forestieri d’alta distinzione. +</p> + +<p> +Alfredo, dopo d’aver fatto disporre ogni cosa per passare alla +meglio la notte, essendo troppo tardi per recarsi in persona dal +gran <i>cabecero</i> che funzionava da governatore, chiamò il soldato +che stava respingendo, con vigorose bastonate, alcuni negri che +erano accorsi attirati dalla curiosità e postogli in mano uno +stipo che doveva contenere dei regali, lo pregò di portarlo al +capo della città, come primo presente dell’ambasciata. +</p> + +<p> +— Credi che lo accetterà anche senza il consenso del re? — chiese +Antao. +</p> + +<p> +— Non dubitare, — rispose Alfredo. — Quel cofanetto contiene +una grossa collana d’argento che mi costa un migliaio di lire +ed il gran <i>cabecero</i> sarà ben lieto del regalo. In questi paesi +sono tutti avidi. +</p> + +<p> +— Conti di fartelo amico?... +</p> + +<p> +— È necessario o dovremo attendere l’ordine del re per chissà +quante settimane. Aggiungi poi che quel soldato ci era di troppo +per questa notte. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span> +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire?... +</p> + +<p> +— Che mi premeva sbarazzarmi di lui fino a domani. +</p> + +<p> +— Per quale motivo?... +</p> + +<p> +— Perchè voglio vedere il padre di Urada. Se egli è vissuto +alla corte di Geletè, può darmi dei preziosi consigli e narrarmi +molte cose sul conto di Kalani. +</p> + +<p> +— E ti fiderai di lui?... +</p> + +<p> +— Urada dirà a lui chi siamo noi e cosa abbiamo fatto per +sua figlia e poi, se è caduto in disgrazia, sarà ben contento di +aiutarci contro Geletè e Kalani. +</p> + +<p> +— Hai ragione Alfredo, io però non oserei recarmi da lui. Se +si accorgono che noi abbiamo delle relazioni con un uomo caduto +in disgrazia, questi negri sospettosi potrebbero allarmarsi. +</p> + +<p> +— Non saremo noi che andremo da lui, Antao. Urada è già +partita ed a mezzanotte lo condurrà qui colle dovute cautele. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... Sei più astuto d’un diplomatico!... +</p> + +<p> +— Bisogna esserlo, specialmente in questo paese. +</p> + +<p> +— E domani andremo a visitare il gran <i>cabecero</i>?... +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— Speriamo di sbrigarci presto. L’aria del Dahomey è troppo +pericolosa per noi. +</p> + +<p> +— Appena fatto il colpo, fuggiremo senza più arrestarci. +</p> + +<p> +— E da qual parte?... +</p> + +<p> +— Attraverseremo il regno per raggiungere le frontiere orientali +che sono le meno popolate e quasi sempre sprovviste di +truppe. Più saremo lontani dalla capitale, meno avremo da temere +e oltrepassato il fiume Sou potremo riderci dei furori di +Geletè. +</p> + +<p> +— E di Kalani. +</p> + +<p> +— Oh!... Kalani allora non sarà più vivo, — disse Alfredo, +con voce cupa. — Quell’uomo morrà presto. +</p> + +<p> +— Ed io ti aiuterò a torcergli il collo, amico mio. +</p> + +<p> +— Silenzio, Antao, non è prudente parlare qui di Kalani. Corichiamoci +fra le nostre casse ed attendiamo il padre di Urada. — +</p> + +<p> +Alfredo ed il portoghese stavano per coricarsi, quando videro +tornare il soldato seguito da quattro amazzoni armate di fucile +e da sei negri quasi nudi che portavano dei grandi canestri. +</p> + +<p> +Venivano da parte del grande <i>cabecero</i>, il quale, lietissimo +del regalo ricevuto, mandava agli ambasciatori del Borgu una +copiosa cena e due schiavi per servirli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span> +</p> + +<p> +Alfredo fece deporre le ceste sotto la tettoia, regalò ad ognuna +delle quattro amazzoni un fazzoletto di seta rossa, poi rimandò +tutti dal <i>cabecero</i> dicendo di non aver bisogno di schiavi avendo +i proprii, ed incaricandoli di ringraziarlo della sua generosità. +</p> + +<p> +Il soldato che li aveva guidati, desiderando forse di prendere +parte alla cena, tentava di rimanere coi due ambasciatori, ma +Alfredo, che voleva sbarazzarsi di quel pericoloso testimone, lo +incaricò di portare al gran <i>cabecero</i> un altro regalo consistente +in una fascia di seta verde ricamata in oro e per consolarlo +della perdita del pasto, regalò a lui una cartucciera di pelle azzurra +ed una libbra di polvere da sparo, ingiungendogli però +non ritornare che al mattino seguente. +</p> + +<p> +Il capo della Città Santa si era mostrato generoso verso i due +ambasciatori, segno evidente che la collana d’argento era stata +assai gradita ed apprezzata. +</p> + +<p> +Le ceste infatti contenevano tanti viveri da nutrire quaranta +persone. Vi erano due pentole di <i>canalu</i>, dei polli, del bue +arrostito, dei legumi, delle noci di kalla, delle frutta, due bottiglie +di ginepro d’importazione europea, delle zucche ripiene +d’una specie di birra ottenuta col miglio fermentato e parecchie +candele di sego. +</p> + +<p> +In una cesta scoprirono perfino due scatole di sardine di Nantes, +acquistate certamente dai negozianti francesi di Widdah, +ma il caldo aveva ridotto il contenuto in tale stato, da riuscire +sgradevolissimo ai palati europei. +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao fecero onore ai polli, al bue, alle frutta ed +alla birra, ma abbandonarono il <i>canalu</i> ai due dahomeni, essendo +talmente condito di pimento da non potersi inghiottire. +</p> + +<p> +Vuotato un bicchiere di ginepro e accese le sigarette, si sdraiarono +sulle casse in attesa di Urada e di suo padre. +</p> + +<p> +La piazza era diventata deserta. Gli abitanti che dapprima +ronzavano attorno alla tettoia attirati dalla curiosità, si erano +tutti ritirati nelle loro case, forse dietro ordine del grande cabecero. +Solamente dinanzi ai due palazzi del re vegliavano alcune +amazzoni armate di fucili e di coltellacci, ma erano così +lontane da non poter scorgere una persona che si fosse avvicinata +alla dimora degli ambasciatori. +</p> + +<p> +Verso la mezzanotte, Alfredo che si alzava di frequente guardando +verso tutti gli sbocchi delle vie, scorse due ombre umane +<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span> +che si avanzavano lentamente e con precauzione, tenendosi +presso le pareti delle capanne. +</p> + +<figure><a id="fill-192a"></a> + <img src="images/ill-192a.jpg" alt=" "> +<figcaption>— Al re! — esclamò il negro spaventato. — Sì, a Geletè! (Pag. 183).</figcaption> +</figure> + +<p> +— Sono Urada e suo padre, — disse ad Antao. +</p> + +<p> +— Benone! — mormorò il portoghese. — La notte è oscura +e potremo riceverli senza che vengano scorti. — +</p> + +<p> +Urada e suo padre si erano arrestati presso l’ultima capanna, +come se avessero voluto prima accertarsi di non essere spiati, +poi attraversarono velocemente la piazza e si cacciarono sotto +la tettoia. +</p> + +<p> +Alfredo mosse loro incontro e strinse ad entrambi la mano, +poi li condusse fra le casse che erano state disposte in modo +da formare un piccolo recinto, mentre i due schiavi dahomeni, +dietro ordine del portoghese, si mettevano alle due estremità +dell’<i>apatam</i>, onde impedire a qualsiasi persona d’avvicinarsi. +</p> + +<p> +Il padre dell’amazzone era un bel negro d’alta statura, dai +lineamenti quasi regolari, dalla pelle non nera ma abbronzata +con certe sfumature rossastre. Gli anni e forse anche il cruccio +della sua disgrazia, gli avevano incanutiti i capelli e la rada +barba che coprivagli il mento e coperta la fronte di profonde +rughe. +</p> + +<p> +I suoi occhi però, intelligentissimi e assai espressivi, erano +ancora vivaci e ripieni di fuoco. +</p> + +<p> +Appena sedutosi diede ad Alfredo e ad Antao il tradizionale +saluto nella lingua del paese, <i>Yevo oku</i>, che significa: bianco +buon giorno, saluto usato in qualunque ora, sia pure in piena +notte, poi strinse nuovamente la mano ad entrambi, alla moda +europea. +</p> + +<p> +Ciò fatto si sbarazzò dell’ampio mantello di cotonina bianca +che lo copriva dalle spalle ai piedi e offrì ai due europei del +tabacco ed una bottiglia di ginepro, dicendo con una certa malinconia: +</p> + +<p> +— Tiefo Nieneguè è povero, avendo tutto perduto nella sua +disgrazia, ma gli uomini bianchi accettino di buon cuore l’offerta +del vecchio padre di Urada, insieme ai ringraziamenti per +tutto quello che hanno fatto per la sua unica figlia. +</p> + +<p> +— Grazie, — risposero Alfredo ed Antao, dopo che Urada ebbe +tradotte quelle parole, non conoscendo il vecchio negro la lingua +<i>uegbè</i>. +</p> + +<p> +La giovane amazzone prese poi la parola. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span> +</p> + +<p> +— Ho narrato tutto a mio padre ed abbiamo parlato a lungo +del vostro progetto. Quantunque sia caduto in disgrazia, conta +ancora degli amici ad Abomey e può esservi molto utile coi +suoi consigli e coi suoi aiuti. +</p> + +<p> +Egli mi ha giurato che non tradirà il segreto degli uomini +bianchi, anzi che mette la sua vita e le sue forze a disposizione +dei salvatori di sua figlia. Geletè e Kalani sono ormai suoi nemici +e sarà ben lieto di vendicarsi contro di loro della sua immeritata +disgrazia. +</p> + +<p> +— Eravamo certi di poter contare su tuo padre, Urada, — rispose +Alfredo. — Noi accetteremo i suoi consigli ed i suoi aiuti, ma cercheremo +di non comprometterlo. Cosa dice del nostro progetto?... +</p> + +<p> +— Che è assai pericoloso ma che con dell’audacia e dell’astuzia +si può riuscire. +</p> + +<p> +— Conosce Kalani?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Sa del fanciullo rapito?... +</p> + +<p> +— Lo ha saputo. +</p> + +<p> +— Dove lo custodiscono?.... +</p> + +<p> +— Nella casa dei feticci di Abomey. +</p> + +<p> +— Non correrà alcun pericolo?... +</p> + +<p> +— Nessuno padrone, poichè ormai è considerato come persona +sacra. Se Kalani volesse ucciderlo, Geletè glielo impedirebbe +e tu sai che nessuno oserebbe disobbedire al re. +</p> + +<p> +— Crede tuo padre che Geletè ci riceverà?... +</p> + +<p> +— Sì, ma prima di lasciare Kana dovrete attendere il <i>recade</i> +del re. +</p> + +<p> +— Cos’è questo <i>recade</i>?... +</p> + +<p> +— L’ordine verbale di Geletè. +</p> + +<p> +— Incaricheremo il gran <i>cabecero</i> di annunziarci al re. +</p> + +<p> +— Vi avverto però che giungeremo ad Abomey in brutto momento. +</p> + +<p> +— Perchè?... +</p> + +<p> +— Perchè in questo mese hanno luogo le <i>feste dei costumi</i>. +</p> + +<p> +— Così dovremo assistere a quegli atroci macelli di schiavi. +Preferirei ritardare la nostra partenza per Abomey. +</p> + +<p> +— E faresti male, padrone. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi dire?... +</p> + +<p> +— Mio padre mi ha detto che non potresti trovare una occasione +migliore per mettere in esecuzione il tuo audace progetto. +<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span> +Durante le <i>feste dei costumi</i>, se si sparge molto sangue +si beve molto ginepro ed in quei terribili giorni, re, principi, +<i>cabeceri</i>, sacerdoti, soldati e popolo sono tutti ubriachi e la sorveglianza +è quasi nulla. +</p> + +<p> +— È vero, Urada, — disse Alfredo, colpito da quelle osservazioni. +Ho udito narrare anch’io che durante quei macelli +il ginepro scorre a fiumi e che l’ubriachezza diventa generale. +</p> + +<p> +Chiedi a tuo padre se crede possibile, durante quella confusione, +entrare inosservati nel tempio sacro dei feticci e rapire +il fanciullo. +</p> + +<p> +— Lo crede, — rispose Urada, dopo d’aver interrogato il vecchio, — e +aggiunge che potresti vendicarti, con maggiore probabilità, +di Kalani. +</p> + +<p> +— Un’ultima domanda. Verrà con noi ad Abomey, tuo padre? +</p> + +<p> +— Sì, ma si fingerà un tuo schiavo e bisognerà che tu lo renda +irriconoscibile. Mio padre vuole aiutarti ed esserti vicino per +consigliarti su quanto dovrai fare. +</p> + +<p> +— È deciso ad abbandonare il Dahomey?... +</p> + +<p> +— Ti seguirà dove tu vorrai condurlo. Ormai più nulla lo +trattiene in questo paese e rinuncia ben volentieri alla sua patria, +avendo più da temere per la propria vita, che la speranza +di tornare nelle grazie di Geletè. +</p> + +<p> +— Verrà adunque con noi e ti prometto, Urada, che non si +pentirà di aver abbandonato il suo tristo paese. Riconducilo +nella sua capanna, premendomi che non lo si veda qui. Uno +dei due schiavi vi scorterà, poi tu ritornerai, avendo bisogno +dei tuoi consigli. — +</p> + +<p> +Alfredo regalò al vecchio negro alcune bottiglie di ginepro +mandategli dal gran <i>cabecero</i> della Città Santa, una rivoltella +con una scatola di cartuccie ed ottanta piastre di <i>caures</i>, somma +non lieve nel Dahomey, pregandolo di accettare tuttociò per +amicizia, poi lo congedò promettendogli di recarsi, l’indomani +notte, a visitarlo. +</p> + +<p> +— Ed ora, — disse, quando padre e figlia si furono allontanati +col dahomeno, — possiamo riposare Antao. Domani andremo +a visitare il gran <i>cabecero</i>, per ottenere il permesso del re +di recarci ad Abomey. +</p> + +<p> +— Morte di Urano e di tutti gli altri pianeti!... — esclamò il +portoghese. — Ecco avvicinarsi il terribile momento!... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span> +</p> + +<p> +— Ormai non possiamo più tornare indietro e giocheremo +risolutamente le nostre ultime carte. +</p> + +<p> +— Lo credo. Si tratta di salvare il fanciullo e anche la nostra +pelle e ci guarderemo bene di non lasciarla a quell’antropofago +di Geletè. Sarebbe capace di farne dei tamburi per le +sue amazzoni. Diavolo!... Dei tamburi colla pelle di uomini +bianchi!... Che onore pei suoi reggimenti in sottane!... +</p> + +<p> +— Speriamo di farli fare colla pelle di Kalani, Antao. +</p> + +<p> +— Sarà più resistente. Buona notte, Alfredo. — +</p> + +<p> +I due bianchi si ricoricarono fra le casse e malgrado le loro +apprensioni s’addormentarono tranquillamente, come se si trovassero +ancora nel paese dei Krepi o dei Togo. +</p> + +<p> +L’indomani furono svegliati, verso l’alba, da un fracasso indiavolato +che s’avvicinava. Era un insieme di suoni strani, di +flauti, d’istrumenti a corda, di cembali e di voci umane con accompagnamento +di gran cassa. +</p> + +<p> +Antao ed Alfredo, svegliati di soprassalto, s’affrettarono a balzare +fuori per vedere di cosa si trattava. Urada, che era già +tornata e che si trovava in piedi, s’affrettò ad informarli che +la banda musicale di Geletè veniva a prenderli per condurli dal +gran <i>cabecero</i>. +</p> + +<p> +— Morte di Giove! — esclamò Antao, messo in buon umore +da quel concerto assordante. — Che onore!... Si manda a prenderci +colla banda reale!... Che lusso!... Vediamo almeno questi +bravi ma formidabili musicanti. — +</p> + +<p> +Urada non si era ingannata. Era veramente la banda reale +di Kana che si dirigeva verso l’<i>apatam</i> per condurre, coi dovuti +onori, l’ambasciata dal gran <i>cabecero</i>. +</p> + +<p> +Quella banda che formava l’orgoglio del sanguinario re, era +composta d’una cinquantina di artisti negri, preceduti da quattro +amazzoni in assetto di guerra e dal soldato che aveva guidati +gli ambasciatori‍<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>. +</p> + +<p> +Venivano primi dieci o dodici <i>ahpolos</i>, ossia poeti erranti che +cantavano le lodi di Geletè e che declamavano dei proverbi o +le leggende relative alle gesta eroiche degli antichi monarchi, +di Guagiah Truda fondatore delle dinastie, di Doherthy e di Bahadu; +<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span> +poi seguivano una dozzina di ragazzi che agitavano delle +frutta secche ripiene di sabbia e di sassolini, quindi dei suonatori +di flauti di bambù che cavavano dai loro istrumenti delle +note atrocemente strazianti, di <i>dovron</i>, specie di chitarre formate +con mezze noci di cocco ricoperte con pelle di serpenti e +finalmente veniva un negro gigantesco il quale picchiava furiosamente +un <i>ghedon</i> enorme, specie di tamburo formato d’un +pezzo di tronco d’albero scavato ed ornato di sculture di genere +bizzarro. +</p> + +<p> +Quell’orchestra fragorosa fece due volte il giro dell’<i>apatam</i> +sempre preceduta dagli <i>ahpolos</i> che cantavano e danzavano come +se fossero stati colti da un improvviso accesso d’alienazione mentale, +poi si arrestò dinanzi ai due ambasciatori, raddoppiando il +fracasso. +</p> + +<p> +Il soldato s’avvicinò ad Alfredo, gli diede il tradizionale buon +giorno, poi lo invitò, assieme ai compagni, a recarsi dal gran +<i>cabecero</i> il quale desiderava vederlo prima di mandare dei corrieri +a Geletè per informarlo dell’ambasciata. +</p> + +<p> +— Andiamo, Antao, — disse il cacciatore. — Sangue freddo ed +audacia e lascia in pace tutti i pianeti del cielo. +</p> + +<p> +— Dirai che sono muto, — rispose il portoghese. +</p> + +<p> +Si fecero condurre i loro cavalli, fecero aprire gli ombrelli, +ma incaricarono uno dei due dahomeni di vegliare sulle loro +casse, non fidandosi troppo dell’onestà molto dubbia della popolazione. +</p> + +<p> +Saliti in sella, si misero in marcia preceduti dai poeti erranti +e dalle amazzoni che gridavano a piena gola: <i>ago!... ago!</i>... +(largo!... largo!...) e seguiti dai musicisti.... che si sfiatavano +per dare un saggio della robustezza dei loro polmoni. +</p> + +<p> +Attraversarono la piazza fra due fitte ali di popolo, il quale +guardava con viva curiosità i due ambasciatori, ammirando soprattutto +la ricchezza delle loro vesti e le bardature infioccate, +e giunsero in breve dinanzi ad uno dei palazzi reali, alla cui +porta, circondato da una compagnia di amazzoni, li attendeva +Ghathing-Gan, gran <i>cabecero</i> della Città Santa e confidente di +Geletè, riparato sotto un monumentale ombrello verde decorato +d’un mostruoso coccodrillo. +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span></p> + +<h2 id="cap27"><span class="smcap">Capitolo XXVII.</span> +<span class="smaller">Il cabecero Ghating-Gan</span></h2> +</div> + +<p> +Ghating-Gan era un uomo sulla quarantina, di forme robuste, +quasi atletiche, dalla fisonomia dura, arcigna, quasi feroce, ma +anche astuta, con gli occhi piccoli, neri, penetranti‍<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>. +</p> + +<p> +Per la circostanza aveva indossato una specie d’ampio mantello +di cotonina rossa, annodato alla spalla sinistra e che gli +scendeva fino ai piedi e si era adorni i polsi di braccialetti d’oro +e d’argento, mentre al collo si era appesa la grossa collana regalatagli +da Alfredo. +</p> + +<p> +Alla cintura di lana rossa portava quattro code di cavallo, distintivo +di grande importanza nel Dahomey, e che solo il re +può concedere ai suoi più fidati e più grandi personaggi del +regno. +</p> + +<p> +Vedendo gli ambasciatori mosse loro incontro, li salutò con +molta grazia, giungendo dapprima le mani, poi avvicinandole +al viso e finalmente allungandole sul petto; Alfredo ed Antao +credettero bene d’imitarlo, guardandosi dallo stendergli la mano +per non tradirsi. +</p> + +<p> +Scambiato così il saluto, Ghating-Gan li invitò a seguirlo nel +palazzo reale e li condusse in una vasta sala, certamente in +quella del trono, decorata di grandi parasoli di tutti i colori e +di tutte le specie, adorna di idoli strani rappresentanti mostri +d’ogni forma e dinanzi ai quali erano state deposte delle offerte +consistenti in bottiglie di liquore ed in collane di cauris. In un +angolo vi era il trono di Geletè, un seggiolone enorme che un +tempo doveva aver servito a qualche teatro europeo, ricco di +fregi e di dorature e collocato su di un’alta piattaforma coperta +di vecchi tappeti scoloriti. +</p> + +<p> +Ghating-Gan invitò gli ambasciatori a sedersi su alcuni sgabelli +<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span> +che erano allineati dinanzi alla piattaforma, poi fece servire +loro una bottiglia di un certo liquore limpido e spumante che +portava la marca dello champagne, ma che doveva essere invece +abbominevole miscela di gin, di sidro e di vetriolo. Il gran <i>cabecero</i> +però doveva trovarlo squisitissimo, poichè ne tracannò +lui solo più di mezza bottiglia. +</p> + +<p> +Bagnata la gola, Alfredo ebbe la parola ed espose, in lingua +uegbè, lo scopo dell’ambasciata. Si trattava di proporre a Geletè, +da parte dei capi del Borgu, una alleanza offensiva e difensiva +contro i bellicosi Yoruba che devastavano incessantemente +le frontiere dei due Stati con disastrose scorrerie, unitamente +ad un trattato di commercio. Alfredo, che parlava come un vecchio +diplomatico, asseriva che un simile trattato sarebbe stato +d’immenso giovamento ai due Stati confinanti e che i Borgani +avrebbero prestato man forte a Geletè anche contro le incessanti +invasioni della razza bianca, marea pericolosa che poteva, +col tempo, compromettere l’indipendenza del Dahomey. +</p> + +<p> +Aggiungeva poi che era incaricato di portare doni di molto +valore al re Geletè da parte dei più cospicui capi del Borgu ed +altri doni pei grandi <i>cabeceri</i>, onde cooperassero alla buona riuscita +dell’ambasciata. +</p> + +<p> +Quand’ebbe terminato di esporgli lo scopo della sua missione, +Ghating-Gan fece portare una bottiglia di ginepro, avendo l’abitudine +gli africani di non cominciare le loro <i>palabre</i>, ossia conversazioni +d’importanza, se prima non si sono ben bagnati +l’ugola, poi disse: +</p> + +<p> +— Ciò che chiedono i capi del Borgu è giusto e lo credo un +buon affare anche pel nostro re, il quale conta più nemici che +amici. Le genti del Dahomey sono fiere e non temono alcuno, +ma sanno pure che sono fiere anche le popolazioni del Borgu e +saranno liete di combattere insieme i Yoruba del Benin, tanto +più che noi siamo già scarsi di prigionieri di guerra da sacrificare +nelle <i>feste dei costumi</i>. +</p> + +<p> +Gli antenati di Geletè diventano sempre più esigenti e chiedono +più vittime e siamo ora costretti a sacrificare anche i nostri +stessi sudditi per placare le loro ire. Già tre volte quest’anno +la terra tremò, scuotendo perfino le tombe reali, e due +volte il fulmine celeste è caduto sulle capanne di Abomey e +ciò significa che i monarchi passati nell’altra vita, non sono soddisfatti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span> +</p> + +<p> +I capi del Borgu possono quindi essere certi di poter concludere +il trattato d’alleanza che propongono, ma i loro ambasciatori +dovranno attendere la fine della <i>festa dei costumi</i>, non +potendo il nostro re occuparsi per ora di un così importante +affare. In questi giorni è occupato, coi sacerdoti, nei preparativi +e nelle preghiere. +</p> + +<p> +— Sia pure, — rispose prontamente Alfredo, — ma noi vorremmo +venire presentati a S. M. Geletè prima che le grandi +feste comincino, rimandando ben volentieri la conclusione del +trattato a più tardi. +</p> + +<p> +— Ah!... — esclamò Ghatin-Gan, sorridendo. — Voi siete curiosi +di assistere alle nostre grandi feste! +</p> + +<p> +— È vero, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— Io credo che il nostro re avrà piacere di avervi al suo +fianco. +</p> + +<p> +— Lo farete avvertire del nostro arrivo a Kana?... +</p> + +<p> +— Quest’oggi stesso gli manderò uno dei miei corrieri, onde +farvi ottenere un recade che vi permetta di proseguire il cammino +per la capitale. +</p> + +<p> +— Dovremo attendere molto?... +</p> + +<p> +— Il re non prende mai, lì per lì, alcuna decisione. Trattandosi +di ricevere un’ambasciata, farà prima radunare i grandi +del regno ed i principi di sangue reale per consigliarsi, quindi +io credo che non potrete partire prima di otto giorni. In questo +frattempo però sarete miei ospiti nel palazzo reale. +</p> + +<p> +— Grazie, gran <i>cabecero</i>, — disse Alfredo, — ma noi preferiamo +alloggiare sotto l’<i>apatam</i>. Io e mio fratello siamo assai +amanti della caccia e sapendo che i dintorni di Kana sono ricchi +di selvaggina, rimarremo sotto la tettoia onde poter alzarci a +qualunque ora della notte, senza importunare le vostre genti. +</p> + +<p> +— Fate come volete, ma non rifiuterete i miei viveri ed alcuni +schiavi per servirvi. +</p> + +<p> +— Accettiamo di cuore i viveri, ma per gli schiavi sono inutili +avendo i nostri, i quali conoscono meglio le abitudini dei +loro padroni. — +</p> + +<p> +Ciò detto prese dalle mani di Urada un cofanetto d’acciaio +cesellato e lo porse al gran <i>cabecero</i>, dicendo: +</p> + +<p> +— È per S. M. Geletè e contiene i regali dei capi del Borgu. +</p> + +<p> +— Ghating-Gan impegna la sua parola che saranno consegnati +al re a nome dell’ambasciata, — rispose il <i>cabecero</i>. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span> +</p> + +<p> +Offrì ancora da bere, poi si alzò. Alfredo comprese che la +<i>palabra</i> era terminata e si affrettò ad imitarlo. Scambiarono +nuovamente il saluto, poi l’ambasciata uscì e fece ritorno all’<i>apatam</i>, +sempre preceduta dalla banda musicale e da una folla +di curiosi. +</p> + +<p> +Appena entrati, le quattro amazzoni intimarono minacciosamente +alla popolazione di allontanarsi, tale essendo l’ordine del +gran <i>cabecero</i>, poi ricondussero l’orchestra ed i poeti nel palazzo +reale. +</p> + +<p> +— Auff!... — esclamò Antao, appena si trovarono soli. — Ero +arcistucco di dover fare la parte del muto e se la durava ancora +un po’, mi sfuggivano di bocca tutti i pianeti del firmamento. +</p> + +<p> +— Per farci tradire, — disse Alfredo. — Guardati dal commettere +simili imprudenze, in questo regno di barbari. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi?... I pianeti sono la mia passione. +</p> + +<p> +— Sì, burlone. +</p> + +<p> +— Ora però spero di poter mettere in opera la mia lingua. +</p> + +<p> +— Parla finchè vuoi. +</p> + +<p> +— Allora permettimi una domanda. +</p> + +<p> +— Venti se vuoi. +</p> + +<p> +— Perchè hai rifiutato l’ospitalità del gran <i>cabecero</i>?... Saremmo +stati più comodi nel palazzo reale che sotto questa catapecchia. +</p> + +<p> +— È vero, Antao, ma non avremmo potuto più ricevere il +padre di Urada. Se l’avessimo fatto, il gran <i>cabecero</i> avrebbe +potuto nutrire dei sospetti verso di noi. +</p> + +<p> +— Hai ragione, Alfredo. Io sono sempre stato uno sventato, +mentre tu eri nato per diventare un furbo diplomatico. Hai delle +attitudini veramente meravigliose. +</p> + +<p> +— Sviluppate col continuo contatto dei negri. +</p> + +<p> +— Possibile che i negri siano diplomatici. +</p> + +<p> +— E di gran lunga più astuti di quelli europei, Antao, te lo +dico io. Toh!... Ecco delle provviste che giungono. +</p> + +<p> +— È la colazione che c’invia il <i>cabecero</i>, — disse il portoghese. — Sia +la benvenuta. — +</p> + +<p> +Quattro schiavi preceduti da un’amazzone, s’avvicinavano +all’<i>apatam</i> portando sul capo delle grandi ceste di vimini che +sembravano molto pesanti. +</p> + +<p> +Le deposero dinanzi alla capanna, poi s’allontanarono frettolosamente. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span> +</p> + +<p> +— Che lusso!... — esclamò Antao, che aveva fatto aprire i +canestri. Oggi abbiamo anche del montone, del capretto e del +tabacco. Lasceremo il <i>canalu</i> ai negri ma attaccheremo questa +carne tenera e deliziosa che sembra arrostita a puntino. Cosa +ne dici, Alfredo?... +</p> + +<p> +— Dico che tu cominci a diventare un ghiottone, Antao, — rispose +il cacciatore. +</p> + +<p> +— Pensa, amico, che durante la nostra lunga marcia non abbiamo +mangiato che del pesce secco e del biscotto. +</p> + +<p> +— E la tromba d’elefante, ed i pappagalli, e le scimmie?... +</p> + +<p> +Briccone! Il profumo di questo quarto di montone arrostito ti +atrofizza la memoria. +</p> + +<p> +— Può essere, — rispose il portoghese con aria grave, accomodandosi +davanti ad una cesta. — Orsù attacchiamo!... — +</p> + +<p> +Mentre i due dahomeni assalivano ingordamente il canalu, i +due bianchi e Urada misero a sacco le ceste, facendo onore al +montone, alle <i>atrapas</i>, ed alle frutta che inaffiarono con alcuni +sorsi di ginepro. +</p> + +<p> +Durante la giornata i due ambasciatori, o meglio Alfredo +poichè Antao doveva fingersi muto dinanzi ai dahomeni, in causa +dei suoi pianeti diventati eccessivamente pericolosi in quel regno, +ricevette la visita di parecchi dignitari, di <i>cabeceri</i> e di +<i>moce</i> ossia di funzionari del re, i quali non miravano altro che +a spillare cortesemente regali ai supposti principi del Borgu e +possibilmente a vuotare le loro casse. Portavano in regalo qualche +bottiglia di ginepro o di rhum imbevibile o qualche capretto, +ma se ne tornavano con dei bei fazzoletti di seta rossa, o con +delle cartucciere, o con dei braccialetti di rame dorato. +</p> + +<p> +Fortunatamente le casse di Alfredo contenevano una grande +quantità di quegli oggetti, ma doveva pensare anche ai capi, +ai <i>cabeceri</i>, ai <i>moce</i>, ai corrieri reali di Abomey e più d’uno +lo rimandava colla sua bottiglia, fingendo di non comprenderlo +o facendo dire dai suoi uomini che dormiva o che stava pranzando. +</p> + +<p> +Alla mezzanotte il padre di Urada, come aveva promesso, +fece ritorno all’<i>apatam</i>. Recava la notizia che il corriere del +<i>cabecero</i> era partito per la capitale, onde avvertire Geletè dell’arrivo +dell’ambasciata. +</p> + +<p> +— Sono contento di questa notizia ma sono anche inquieto, — disse +Alfredo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span> +</p> + +<p> +— E per quale motivo? — chiese Antao, stupito. +</p> + +<p> +— Sono parecchie ore che un timore mi tormenta. +</p> + +<p> +— Quale?... +</p> + +<p> +— Che Kalani sospetti dell’ambasciata. +</p> + +<p> +— È impossibile, Alfredo. +</p> + +<p> +— Egli mi attende ad Abomey. Sa che io non sono uomo da +lasciargli nelle mani mio fratello. +</p> + +<p> +— Diavolo!... — mormorò il portoghese. — Ciò può essere +vero, ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. Penso +però che siamo così bene dipinti, che nessuno potrebbe sospettare +in noi degli europei. Tu poi, sei assolutamente irriconoscibile. +</p> + +<p> +— Padrone, — disse Urada, — Vuoi un consiglio?... +</p> + +<p> +— Parla, ragazza, — disse Alfredo. +</p> + +<p> +— Manda mio padre ad Abomey ad esplorare il terreno e ad +informarsi di ciò che si dice su questa ambasciata. +</p> + +<p> +— L’idea è bellissima, Urada, ma può tuo padre lasciare +Kana? +</p> + +<p> +— È libero e può andare dove gli piace senza chiedere il +permesso a chicchessia. +</p> + +<p> +— Io gli darò uno dei nostri cavalli e dell’oro. Può esserci +molto utile nella capitale, farci avvertire se Kalani ha dei sospetti +su di noi e darmi anche notizie di mio fratello. +</p> + +<p> +— E preparare ogni cosa per poterlo rapire, — aggiunse +Urada. — Mio padre ha conservato delle amicizie in Abomey, +può avvicinare dei dignitari del re e può quindi avere delle +informazioni che possono esserti preziose. +</p> + +<p> +— Accetterà il difficile incarico?... +</p> + +<p> +— Mio padre farà tutto quello che desiderano i salvatori di +sua figlia. +</p> + +<p> +— Grazie, brava ragazza. Non ci eravamo ingannati sulla tua +affezione. — +</p> + +<p> +Urada espose al vecchio negro il desiderio degli uomini +bianchi. +</p> + +<p> +— Domani all’alba, parto, — rispose egli. — Gli uomini bianchi +possono contare interamente su di me. — +</p> + +<p> +Alfredo, lieto di quella risposta, fece bardare uno dei cavalli, +consegnò al negro un gruzzolo d’oro che poteva scambiare in +kauri ed una rivoltella con cinquanta cariche, arma che poteva +essergli di grande aiuto nella sua pericolosa missione. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span> +</p> + +<p> +Alle due del mattino il negro, dopo d’aver abbracciata Urada +e stretta la mano ai due bianchi e d’aver promesso di far giungere +ben presto sue notizie, lasciava l’<i>apatam</i> per recarsi nella +capitale del Dahomey. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap28"><span class="smcap">Capitolo XXVIII.</span> +<span class="smaller">Il ritorno di Gamani</span></h2> +</div> + +<p> +Tre giorni erano trascorsi dalla partenza del corriere di Ghating-Gan +e del padre di Urada, senza che più alcuna notizia +fosse giunta ai due europei. Pareva che Geletè fosse troppo +occupato nei preparativi della festa dei costumi per pensare +all’ambasciata dei capi del Borgu e che il vecchio negro avesse +trovato o dei grandi ostacoli, o nessun messaggiero da fidarsi +per mandare sue nuove. +</p> + +<p> +Alfredo, le cui inquietudini aumentavano, non sapendo a che +cosa attribuire quei ritardi e temendo sempre una sorpresa da +parte dell’astuto Kalani, aveva proposto al cabecero di mandare +degli altri corrieri ad Abomey per indurre Geletè a decidersi a +ricevere l’ambasciata, ma senza alcun risultato. +</p> + +<p> +Non era prudente irritare il feroce monarca, il quale avrebbe +potuto prendersela col <i>cabecero</i> e far tagliare, senza tante cerimonie, +la testa ai messaggeri importuni. Era necessario attendere +il suo beneplacito ed armarsi di pazienza. +</p> + +<p> +La sera del quarto giorno però, quando Alfredo ed Antao, +dopo d’aver cenato, si preparavano a coricarsi, videro un negro +attraversare rapidamente la piazza, come se avesse temuto di +esser visto dalle amazzoni che stavano di guardia dinanzi ai +palazzi reali, e precipitarsi sotto l’<i>apatam</i>. +</p> + +<p> +Temendo che fosse qualche importuno, si erano alzati per +farlo allontanare, quando il negro si gettò impetuosamente dinanzi +ad Alfredo, dicendo con voce soffocata: +</p> + +<p> +— Oh mio padrone!... — +</p> + +<p> +Il cacciatore, stupito, lo aveva prontamente afferrato per guardarlo +in viso. Un grido, a malapena frenato, gli sfuggì: +</p> + +<p> +— Gamani!... Tu!... Vivo ancora!... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span> +</p> + +<p> +— Sì, padrone, — rispose il negro, ridendo. — Il tuo fedele +Gamani, che tu credevi morto fra le foreste dell’Ouzmè, la notte +che fu incendiata la tua fattoria. +</p> + +<p> +— Lave dell’Etna!... Gamani!... Ma chi ti ha mandato qui?... +Come hai saputo che noi ci troviamo a Kana?... Parla, spicciati!... +</p> + +<p> +— Morte di Urano, Nettuno e di tutti i pianeti conosciuti ed +ignoti!... — esclamò Antao. — Gamani!... Sei vivo o sei un’ombra?... +</p> + +<p> +— Sono in carne ed ossa, padron Antao, — rispose il negro. +</p> + +<p> +— Ma parla!... — esclamò Alfredo. — Non vedi che io muoio +d’impazienza?... Chi ti ha mandato qui?... +</p> + +<p> +— Un vecchio negro, padre d’una amazzone che è con voi. +</p> + +<p> +— Il padre di Urada!... — esclamarono Antao ed il cacciatore. +</p> + +<p> +— Sì, sua figlia si chiama Urada. +</p> + +<p> +— Ma eri ad Abomey?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Schiavo di Kalani forse?... +</p> + +<p> +— Sì, ma addetto al tempio dei serpenti e dei feticci. +</p> + +<p> +— E di mio fratello, cos’è accaduto?... Parla, parla Gamani! +</p> + +<p> +— È vivo e porto i suoi saluti a te ed al padrone Antao. +</p> + +<p> +— Ah!... bravo piccino!... — esclamò il portoghese, che era +vivamente commosso. — Si è ancora ricordato di me!... +</p> + +<p> +— Siedi Gamani, — disse Alfredo, spingendo innanzi una cassa. — Tu +mi sembri assai stanco. +</p> + +<p> +— È vero, padrone. Ho percorso le tre leghe che separano +Kana dalla capitale, quasi tutte d’un fiato, per tema di venire +ripreso e sono sfinito. — +</p> + +<p> +Antao sturò una bottiglia di ginepro, riempì una tazza e gliela +porse, dicendogli: +</p> + +<p> +— Bevi questo, poi parlerai. — +</p> + +<p> +Il negro tracannò d’un colpo solo il forte liquore, poi riprese: +</p> + +<p> +— Ho molte cose da raccontare. Sappi innanzi a tutto, padrone, +che tuo fratello sta bene e che non corre alcun pericolo, +essendo sotto la protezione del re e dei sacerdoti. Egli è diventato +una specie di feticcio che lo mette al coperto dalle vendette +di Kalani. +</p> + +<p> +— Sa ormai che noi siamo qui?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span> +</p> + +<p> +— Sì, padrone e vi aspetta presto ad Abomey. Il padroncino +è ben trattato, ma sospira il momento di abbandonare la sua +prigione e di poterti abbracciare. +</p> + +<p> +— Povero Bruno, — mormorò Alfredo, con commozione. — Quali +terribili momenti avrà passati, nelle mani di quei barbari. +</p> + +<p> +— E Kalani? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— È sempre potente e gode la fiducia di Geletè e di Behanzin, +il futuro re del Dahomey. Si può dire che tutti tremano +dinanzi a lui. +</p> + +<p> +— Si vede che nel Dahomey i bricconi fanno fortuna, — disse +Antao. — Se i miei affari andranno male, diverrò un furfante +e verrò qui. +</p> + +<p> +— Ma perchè Kalani ti ha risparmiato? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Non lo so, padrone, ma forse per dare un compagno a tuo +fratello. Non è il padroncino che Kalani odia, ma te e lo ha +rapito solamente per poter averti nelle mani. +</p> + +<p> +— Lo avevo sospettato. Quel miserabile era certo che io sarei +venuto nel Dahomey. +</p> + +<p> +— Sì ed aveva mandato numerosi drappelli di soldati verso +le frontiere meridionali, per farti sorprendere ed imprigionare. +</p> + +<p> +— Ed ora, spera ancora di vedermi giungere?... +</p> + +<p> +— Lo teme sempre. Sente per istinto che un giorno o l’altro +tu gli piomberai addosso e vive in continue inquietudini. Sa che +tu non sei un uomo da lasciargli nelle mani il padroncino. +</p> + +<p> +— I suoi soldati, la notte che ci tesero un agguato sulle rive +dell’Ouzmè, ti sorpresero sul sicomoro?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone. Avevano circondato l’albero in venti o trenta, +minacciando di fucilarmi come fossi un pappagallo. Ne ammazzai +due, ma poi dovetti discendere per non farmi fracassare le ossa. +</p> + +<p> +Fui legato e condotto verso la laguna, da dove assistetti, impotente, +alla distruzione della tua fattoria ed al rapimento di tuo +fratello. +</p> + +<p> +— Ha fatto altri prigionieri Kalani?... +</p> + +<p> +— Nessun altro. +</p> + +<p> +— Ma come hai conosciuto il padre di Urada?... +</p> + +<p> +— Avendo saputo che io ero un servo di tuo fratello, dopo +d’aver ottenuto il permesso di entrare nella casa dei feticci, +ieri venne a trovarmi e mi parlò di voi. Dapprima non lo credetti, +anzi sospettai un tranello, ma ben presto mi persuasi della +verità delle sue parole e tramammo la mia fuga. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span> +</p> + +<p> +Non essendo io strettamente sorvegliato come tuo fratello, +potei uscire dalla capanna dei feticci e abbandonare la città +prima che i sacerdoti se ne fossero accorti. +</p> + +<p> +— E quali notizie rechi da parte del vecchio negro? +</p> + +<p> +— Buone per noi. Domani mattina giungerà il <i>recade</i> del re +ed una scorta per condurvi ad Abomey. Sembra che a Geletè +prema di farvi assistere alle <i>feste dei costumi</i> e che accetti di +buon grado le vostre proposte. +</p> + +<p> +— Cioè quelle dei capi del Borgu, — disse Antao, ridendo. +</p> + +<p> +— Ancora poche domande, poi ti lascierò riposare, — disse +Alfredo. +</p> + +<p> +Poi incrociando le braccia e guardandolo fisso, gli chiese con +voce sibilante: +</p> + +<p> +— Credi che io lo possa uccidere?... +</p> + +<p> +— Kalani?... — chiese il negro. +</p> + +<p> +— Sì, lui!... +</p> + +<p> +— Bada, padrone, Kalani è potente quasi quanto Geletè. +</p> + +<p> +— Ti dico che non lascierò il Dahomey se non l’avrò ucciso. +</p> + +<p> +— Sarà una cosa difficile ma non impossibile. +</p> + +<p> +— Potrò adunque vendicarmi di tutto il male che mi ha fatto +e liberare la terra da quel mostro sanguinario? +</p> + +<p> +— Sì, ma bisognerebbe approfittare della <i>festa dei costumi</i>, +quando tutti sono ubriachi. +</p> + +<p> +— Me lo ha detto anche il padre di Urada. +</p> + +<p> +— So dove potremo sorprenderlo. +</p> + +<p> +— E tu mi condurrai colà?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone; anch’io odio Kalani e sarei ben contento di ucciderlo, +come il popolo di Abomey sarebbe lieto di vederlo morto. +Egli è l’anima dannata di Geletè e di Behanzin. +</p> + +<p> +— Sta bene: lo ucciderò, — disse Alfredo con accento terribile. — Ora +puoi riposarti. — +</p> + +<p> +Gamani, che non si reggeva quasi più, sfinito dalla lunga e +rapidissima marcia, s’affrettò ad approfittare del permesso +sdraiandosi su di una cassa. +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao fecero il giro dell’<i>apatam</i> per accertarsi che +la piazza era deserta, poi s’accomodarono anche loro fra le casse, +vicini ad Urada. +</p> + +<p> +L’indomani, ai primi albori, venivano svegliati dalla banda +di Ghating-Gan, la quale si dirigeva verso la capanna facendo +un fracasso tale da svegliare anche un sordo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span> +</p> + +<p> +Questa volta però era preceduta non da quattro sole amazzoni, +ma da una mezza compagnia ed era seguita dal <i>cabecero</i>, +da un inviato reale in alta tenuta, vestito di rosso e armato +d’una spada coll’impugnatura d’oro e adorna del sigillo reale +e da otto vigorosi negri i quali portavano due comode amache, +riparate superiormente da una piccola tenda di cotone azzurro +ed infioccata. +</p> + +<p> +Ghating-Gan salutò, con maggiore deferenza del solito, i due +ambasciatori, poi disse: +</p> + +<p> +— È giunto un gran <i>moce</i> col <i>recade</i>. Siete attesi ad Abomey, +dove verrete ricevuti cogli onori che spettano alla vostra posizione +di ambasciatori d’una nazione potente e guerresca. — +</p> + +<p> +Il gran <i>moce</i> od inviato del re si fece allora innanzi, s’inginocchiò +posando la fronte al suolo, dovendo parlare in nome +del suo potente signore, poi disse: +</p> + +<p> +— Do ai due ambasciatori il buon giorno in nome di S. M. Geletè +e reco l’ordine di condurli tosto ad Abomey: attendo. — +</p> + +<p> +Alfredo, per mezzo di Urada che serviva d’interprete, fece rispondere +che ringraziava il grande monarca della decisione di +ricevere l’ambasciata dei capi del Borgu, prima che avesse +luogo la festa dei costumi, ma che prima di partire chiedeva +qualche ora di tempo per preparare le sue casse, pregando il +gran moce di attenderlo al palazzo reale. +</p> + +<p> +— Sono agli ordini degli ambasciatori del Borgu, — rispose +il <i>moce</i>. +</p> + +<p> +Ad un suo cenno le amazzoni, la banda musicale ed il seguito +abbandonarono l’<i>apatam</i> per attendere l’ambasciata dinanzi al +palazzo reale. +</p> + +<p> +— Ma perchè questo ritardo?... — chiese Antao ad Alfredo +quando furono soli. +</p> + +<p> +— Dimentichi Gamani?... — rispose il cacciatore. — Se lo conduciamo +con noi sarebbe finita per l’ambasciata, poichè Kalani +non tarderebbe a riconoscerlo. +</p> + +<p> +— Cosa vuoi farne di lui?... +</p> + +<p> +— Trasformarlo in un magnifico borgano. Gamani ci è necessario, +conoscendo ormai le abitudini di Kalani e la capanna dei +feticci che serve di prigione al mio piccolo Bruno. Affrettiamoci, +poi partiremo. — +</p> + +<figure><a id="fill-208a"></a> + <img src="images/ill-208a.jpg" alt=" "> +<figcaption>— .... Il padroncino è ben trattato, ma sospira il momento di abbandonare +la sua prigione.... (Pag. 206).</figcaption> +</figure> + +<p> +Mentre i due dahomeni cominciavano a caricare le casse sui +cavalli, Alfredo prese i suoi vasetti di colore ed in pochi minuti +<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span> +depose sulla pelle rossastra del suo servo un bello strato di +nero intenso, poi appiccicò sul viso del fedele servo una lunga +barba nera. +</p> + +<p> +Attese che la tinta fosse bene asciutta, poi ordinò a Gamani +d’indossare un paio di calzoni rossi fiammanti, di stringersi le +reni con una larga fascia di seta gialla e di gettarsi sulle spalle +un grande mantello bianco infioccato e adorno di rabeschi rossi. +Un ampio turbante che gli nascondeva mezzo viso, bastò per +completare la trasformazione. +</p> + +<p> +— Credo che nessuno più lo riconoscerà, — disse ad Antao, +guardando con viva soddisfazione il negro. +</p> + +<p> +— Stavo chiedendomi da dove era sbucato quest’uomo, — rispose +il portoghese. — È assolutamente irriconoscibile e potrà +avvicinare Kalani senza tema di venire riconosciuto. Ma tu sei +un vero artista. +</p> + +<p> +— Se non lo fossi non sarei italiano, — rispose Alfredo. — Siete +pronti?... +</p> + +<p> +— È tutto caricato, — dissero Urada ed i due schiavi. +</p> + +<p> +— Partiamo. — +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao salirono a cavallo, la giovane amazzone e +Gamani aprirono i due grandi ombrelli a smaglianti colori e la +piccola carovana si diresse verso il palazzo reale, destando, coi +suoi costumi pittoreschi, l’ammirazione della folla che gremiva +la piazza. +</p> + +<p> +L’orchestra diede fiato ai suoi istrumenti con un crescendo +spaventoso, mentre le amazzoni, schierate su due file, presentavano +le armi all’ambasciata, con un insieme ammirabile, facendo +poscia due scariche in aria. +</p> + +<p> +Il gran <i>moce</i> pregò gli ambasciatori di scendere dai loro cavalli +e di prendere posto nelle due amache inviate a loro dal re +onde non si affaticassero durante il viaggio, poi diede il segnale +della partenza. +</p> + +<p> +Il drappello, scortato da otto amazzoni e seguito da Urada, +Gamani e dai due schiavi che conducevano i cavalli, si pose in +marcia fra le grida della popolazione ed il fracasso dell’orchestra. +</p> + +<p> +Attraversata la città fra due fitte ali di popolo plaudente, prese +la via reale di settentrione, la quale corre, quasi diritta, fino alla +capitale del regno. +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao, comodamente sdraiati nelle loro amache +<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span> +che i portatori sostenevano, avevano accese le loro sigarette e +fumavano beatamente scambiando qualche parola con Urada o +con Gamani che si erano collocati ai loro fianchi. +</p> + +<p> +La via reale era davvero bellissima, larga tanto da permettere +il passaggio a otto cavalli di fronte, ma composta d’una specie di +minerale granuloso e rossastro che doveva stancare straordinariamente +i portatori al pari dei terreni sabbiosi o ghiaiosi. +</p> + +<p> +Una doppia fila di splendidi palmizii la ombreggiava, mentre +al di là si estendevano immense pianure coperte da un’erba +alta assai e fitta e da gruppi d’alberi, per lo più palme d’elais. +Qualche volta però si vedeva giganteggiare anche la mole imponente +d’un baobab. +</p> + +<p> +Il drappello procedeva rapido, malgrado la pessima qualità +del terreno. I portatori, uomini robustissimi ed abituati alle lunghe +marcie, si avanzavano quasi correndo, scambiandosi di +mezz’ora in mezz’ora. +</p> + +<p> +Ben presto la regione, che dopo Kana era ridiventata deserta, +cominciò ad apparire popolata. Sparsi sui pendii di quei grandi +scaglioni o sugli altipiani, si vedevano popolosi villaggi e di +quando in quando qualche forte costruito con grossi terrapieni +e con alte e robuste palizzate. Probabilmente quei recinti fortificati +dovevano guardare le vie che dall’est e dall’ovest mettevano +capo alla capitale. +</p> + +<p> +I portatori, giunti sull’ultimo altipiano, dopo una faticosa +salita durata quasi tre ore, segnalarono Abomey, i cui bastioni +di terra rossastra si disegnavano nettamente, a meno di due +miglia. Urada, che si trovava presso all’amaca d’Alfredo, mostrò +a questi una costruzione che doveva essere gigantesca e +che s’alzava in mezzo alle cinte bastionate. +</p> + +<p> +— Cos’è, — chiese il cacciatore, con una certa emozione. +</p> + +<p> +— Il palazzo del re, — rispose Urada. +</p> + +<p> +— Credevo che fosse quello dell’uomo che odio. +</p> + +<p> +— Non si troverà lontano, padrone. +</p> + +<p> +— Credi Urada, che quell’uomo si troverà presente, quando +verremo ricevuti dal re?... +</p> + +<p> +— Sì, purchè si trovi ancora in città. +</p> + +<p> +— Temi che non vi sia?... +</p> + +<p> +— L’alta sua carica lo avrà forse costretto ad occuparsi dei +prigionieri destinati alla <i>festa dei costumi</i>, e può aver lasciata +momentaneamente la capitale per radunarli. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span> +</p> + +<p> +— Sarei ben contento, per ora, di non trovarmi dinanzi a lui. +L’idea che possa riconoscermi, malgrado io sia pronto a tutto, +mi fa gelare il sangue nelle vene. +</p> + +<p> +— Sei irriconoscibile padrone e poi sono alcuni anni che non +ti ha più veduto. +</p> + +<p> +— È vero, Urada. — +</p> + +<p> +I portatori ed il gran <i>moce</i> acceleravano allora il passo per +giungere in città prima del pasto del mezzodì. La via reale era +diventata piana, essendo aperta sull’altipiano, in mezzo ad una +immensa prateria disseminata di gruppi considerevoli di capanne +e di capannuccie, le quali formavano i sobborghi della capitale. +</p> + +<p> +Di tratto in tratto s’incontravano bande di soldati armati di +fucili e di coltellacci, che traevano in città qualche drappello +di schiavi destinati probabilmente alla <i>festa dei costumi</i>. Tutti +quei disgraziati tenevano in bocca il tormentoso bavaglio di +legno ed avevano gli occhi schizzanti dalle orbite. Certamente +non ignoravano a quale terribile sorte erano stati votati. +</p> + +<p> +Di passo in passo che Antao ed Alfredo s’avvicinavano alla +capitale del temuto Geletè, le traccie della sue orrende carneficina +diventavano più numerose. Pareva che i dintorni della +città fossero diventati un immenso cimitero, messo sossopra da +un esercito di iene. +</p> + +<p> +Sotto i più grandi alberi si vedevano a dozzine teschi di +morti, poi stinchi, tibie e costole umane, poi scheletri interi +non ancora ben ripuliti dal becco degli uccelli da preda e che +esalavano nauseabondi odori. Erano gli avanzi dei poveri prigionieri +sacrificati nelle feste e poi colà trasportati a pasto delle +belve feroci e degli avvoltoi. +</p> + +<p> +Qualche scheletro si vedeva perfino inchiodato al tronco degli +alberi ed Alfredo ed Antao ne videro uno, di alta statura, crocifisso +sul tronco d’una palma con tre lunghe zagaglie e che +teneva legato ai polsi un ombrello di cotone, simile a quello che +adoperavano i missionari della costa, ed un paio di scarpe. +</p> + +<p> +Probabilmente quel martire era stato sorpreso dalle guardie +di Geletè mentre cercava di convertire alcuni abitanti e trattato +in quel barbaro modo per ordine dello stesso re, facendogli +appendere, per amara derisione, le scarpe, distintivo degli uomini +bianchi e dei liberi negri della Repubblica di Liberia. +</p> + +<p> +A duecento passi dalla capitale il drappello fu incontrato da +un gran <i>moce</i> e da due <i>cabeceri</i>, scortati da due dozzine di +<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span> +amazzoni in pieno assetto di guerra. Venivano a salutare gli +ambasciatori a nome di Geletè e per guidarli nell’abitazione a +loro assegnata. +</p> + +<p> +Cinque minuti dopo facevano la loro entrata nella capitale +del sanguinario monarca. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap29"><span class="smcap">Capitolo XXIX.</span> +<span class="smaller">Nella tana del leone</span></h2> +</div> + +<p> +Abomey era la città più popolosa del Dahomey ed anche la +più fortificata, essendo la sede dei monarchi e delle principali +forze dello stato. +</p> + +<p> +Un grande bastione di terra battuta, capace di far fronte a +qualsiasi assalto di soldati negri, ma non di opporre una lunga +resistenza ad una batteria di cannoni europei, la circondava. Alcune +breccie, aperte sopra dei ponti gettati attraverso il fossato, +servivano di porte. +</p> + +<p> +La città nulla però aveva d’attraente. Era un ammasso di +tuguri dalle pareti di terra e coi tetti di stoppia, divise in parecchi +<i>salam</i>, ossia quartieri con vie strette, sudicie, puzzolenti, dove +marcivano carogne d’animali ed anche gran numero di corpi +umani dopo le feste delle <i>grandi usanze</i> o dei <i>costumi</i>. +</p> + +<p> +La sola cosa notevole era la grande piazza del Mercato, un +quadrilatero immenso in gran parte occupato dalla reggia formata +da un palazzo di dimensioni enormi, la cui facciata misurava +oltre seicento metri, tutto traforato da un numero immenso +di finestre senza imposte e dall’aspetto minaccioso. Due vaste +terrazze che servivano pei sacrifici umani, guardate da parecchi +pezzi d’artiglieria, lo fiancheggiavano, mentre un alto e solido +muro lo proteggeva ai lati e nella parte posteriore. +</p> + +<p> +Due sole porte, difese da enormi battenti in legno ed in ferro +e guardate giorno e notte da una compagnia di amazzoni, permettevano +l’accesso. +</p> + +<p> +Pure su quell’ampia piazza sorgeva il tempio dedicato ai serpenti +e quello dei feticci, contenente questo un gran numero di +divinità le une più barocche delle altre, mostri informi di terra +<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span> +cotta dorata, o di legno malamente scolpito, o di avorio, o +di rame. +</p> + +<p> +La sua popolazione, comprese le tremila amazzoni che formavano +la guardia reale, ordinariamente non superava le ventimila +anime, ma durante le feste delle <i>grandi usanze</i> si triplicava, accorrendo +curiosi da tutte le vicine borgate, quantunque un non +piccolo numero di quei poveri sudditi del barbaro re più non +dovesse tornare alle natìe capanne. +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao a cavallo, fiancheggiati dai loro porta-ombrelli +e preceduti dal gran <i>moce</i>, dai <i>cabeceri</i> e dalla scorta +armata e seguìti dai loro uomini, attraversarono la capitale destando +fra la popolazione la più viva curiosità e furono condotti +in una grande capanna circolare, colle pareti di mattoni cotti +al sole ed il tetto di foglie di palma, situata quasi di fronte al +palazzo reale. +</p> + +<p> +Per ordine del re vi erano state portate delle sedie, due brande, +un tavolo, dei viveri, delle legna, del vasellame e mandati quattro +schiavi per servire i due ambasciatori. +</p> + +<p> +Il gran <i>moce</i> osservò se nulla mancava, ordinò agli schiavi +di tenersi agli ordini dei due grandi personaggi ospiti del re, +minacciando di far loro troncare il capo alla più piccola disobbedienza, +poi salutati Alfredo ed Antao, fece cenno di volersi +ritirare per recarsi ad informare il suo potente signore. +</p> + +<p> +Alfredo con un gesto lo trattenne, e da Urada gli fece chiedere +quando gli ambasciatori del Borgu avrebbero potuto vedere +il re. +</p> + +<p> +— S. M. è troppo occupato per ora per trattare cose tanto +importanti, — rispose il gran <i>moce</i>, — ma credo che si degnerà +ricevere ben presto i saluti dei guerrieri del Borgu. Dopo le +grandi <i>feste dei costumi</i> si potrà discutere il trattato d’alleanza. +</p> + +<p> +— Sta bene, — rispose Alfredo. — I rappresentanti del Borgu +attenderanno pazientemente le decisioni del potente monarca del +Dahomey, intanto manderanno a lui i regali dei principi borgani. — +</p> + +<p> +Ciò detto mise nelle mani del gran <i>moce</i> e dei due <i>cabeceri</i> +tre cofanetti di metallo lavorato, che aveva fatto estrarre dalle +sue casse. +</p> + +<p> +I tre dignitari li ricevettero con una specie di venerazione e +s’affrettarono a lasciare la capanna, ringraziando i due ambasciatori. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span> +</p> + +<p> +— Morte di Giove, Marte, Venere, Sat.... +</p> + +<p> +— Basta, — disse Alfredo, vedendo che il portoghese stava per +continuare. — Mi hai detto che erano proprio morti pel Dahomey. +</p> + +<p> +— È vero, — disse Antao, ridendo, — ma non ne potevo più. +Pensa che sono muto dalle cinque di stamane e che la mia lingua +minacciava di atrofizzarsi per sempre, se il mio supplizio continuava. +Il diavolo si porti gli ambasciatori, il Borgu, i <i>moci</i>, +i <i>cabeceri</i> ed anche quell’animalaccio di Geletè!... Tutte queste +cerimonie mi fanno venire l’emicrania e ti confesso che sarei +ben più felice di trovarmi ancora sulle rive dell’Ouzmè, a cacciare +gli ippopotami. Almeno là avrei potuto far crepare tutti +i pianeti mille volte al giorno, a mio piacimento. +</p> + +<p> +— Sii paziente per un po’ di giorni ancora, mio povero amico, — rispose +Alfredo. — Ormai il più è fatto e in breve rivedremo ancora +le rive dell’Ouzmè. +</p> + +<p> +— Spero che quei ciarlatani dalle code di cavallo ci lascieranno +in pace qualche giorno. +</p> + +<p> +— Sono troppo occupati nelle loro feste, per badare a noi +per ora. +</p> + +<p> +— Ma a quell’antropofago di Geletè, cos’hai mandato?... +</p> + +<p> +— Delle collane d’oro, dei braccialetti, degli anelli ed una +corona da re d’argento dorato. Bisogna essere un po’ generosi +con Geletè. +</p> + +<p> +— Purchè non paghi la tua generosità tagliando il collo a +noi?... Quel furfante sarebbe capace, ma.... che questi schiavi +comprendano ciò che diciamo?... +</p> + +<p> +— Non aver questo timore, Antao. Puoi parlare a tuo bell’agio, +poichè non comprendono il portoghese e tanto meno +l’italiano. +</p> + +<p> +— Sarei più contento che tornassero da Geletè! +</p> + +<p> +— Se li rimandassimo, il re sarebbe capace di farli decapitare. +</p> + +<p> +— Padrone, — disse in quel momento Urada, avvicinandosi ad +Alfredo. — Ho veduto mio padre passeggiare dinanzi al palazzo +reale. +</p> + +<p> +— Fallo venire, — disse Antao. +</p> + +<p> +— No, — rispose Alfredo. — Il vecchio è prudente e aspetterà +che tutti questi curiosi che ci spiano si siano allontanati, per +venire qui. +</p> + +<p> +— Cacciamoli via, Alfredo. Giacchè Geletè ha messo a nostra +disposizione i suoi schiavi, facciamoli un po’ lavorare. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span> +</p> + +<p> +— L’idea non è cattiva, Antao. — +</p> + +<p> +Urada avvertì gli schiavi del desiderio dei loro nuovi padroni. +Non aveva ancora terminato di parlare che i quattro negri, armatisi +rapidamente di canne lunghe e flessibili, si scagliarono +contro la folla urlando a squarciagola e bastonando senza misericordia. +</p> + +<p> +Bastarono pochi istanti perchè quei curiosi si dileguassero in +tutte le direzioni come un branco di cervi spaventati, anzi Antao +ed Alfredo dovettero intervenire per moderare l’eccessivo zelo +dei quattro schiavi, i quali minacciavano di accoppare due o tre +disgraziati che erano stati travolti dai fuggiaschi. +</p> + +<p> +— Calma, bollenti diavoli, — disse Antao. — Sta bene che percuotiate +in nome del re, ma non vogliamo che storpiate nessuno. +Morte di Marte!... Che gragnuola e che fuga!... +</p> + +<p> +— Ma è stata una gragnuola provvidenziale, — disse Alfredo. — Ecco +il padre di Urada che si avvicina alla nostra dimora. +</p> + +<p> +— Facciamo rientrare i negri o lo accopperanno, Alfredo. — +</p> + +<p> +Il vecchio dahomeno, fingendo di guardare ora il palazzo reale, +ora la vasta piazza ed ora le capanne come un tranquillo curioso, +s’avvicinava lentamente alla dimora degli ambasciatori. +</p> + +<p> +Dopo d’aver girato e rigirato per dieci minuti, sempre più +avvicinandosi, passò dietro la grande capanna e guizzò celeremente +entro la porta, senza quasi essere stato veduto dai curiosi +che si tenevano sugli angoli delle vie. +</p> + +<p> +— Finalmente! — esclamò Alfredo, prendendolo per una mano +e conducendolo entro la dimora. +</p> + +<p> +Il vecchio negro salutò i due bianchi con un amabile sorriso, +abbracciò Urada, poi accomodatosi su di una cassa, accennò a +voler parlare. L’amazzone gli si sedette accanto per tradurre le +sue parole. +</p> + +<p> +— Come già avrete saputo, non ho perduto il mio tempo, — diss’egli, +guardando Gamani. — Quel vostro negro vi avrà già +detto che io ho visitato il tempio dei serpenti, dove si trova prigioniero +il fanciullo che cercate. +</p> + +<p> +— Sì, lo sappiamo, — rispose Alfredo. — L’hai riveduto mio +fratello? +</p> + +<p> +— Sì, stamane. Volevo bene imprimermi nel cervello la topografia +del tempio, per poter agire con sicurezza quando noi tenteremo +il colpo. +</p> + +<p> +— Sta bene il fanciullo?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span> +</p> + +<p> +— Gode ottima salute e vi aspetta. +</p> + +<p> +— Ah!... Mio povero Bruno!... — esclamò Alfredo, con un sospiro. — Come +gli sembreranno lunghe le ultime ore della sua +prigionìa. Credete possibile la sua liberazione?... +</p> + +<p> +— Sì.... +</p> + +<p> +— E troverò colà anche Kalani?... +</p> + +<p> +— So che qualche volta dorme nel recinto sacro, ma non sempre +però. +</p> + +<p> +— Si trova in città ora? +</p> + +<p> +— È tornato quest’oggi, dopo d’aver raccolti gli schiavi destinati +alla festa di domani. +</p> + +<p> +— Di domani hai detto? +</p> + +<p> +— Sì, Geletè ha paura ad indugiare. Anche ieri notte la terra +ha tremato e ciò indica che i suoi avi sono malcontenti di lui +e che reclamano nuove offerte di vittime umane. Questa sera si +prepareranno le grandi piattaforme pel getto delle ceste. +</p> + +<p> +— Canaglie, — brontolò Antao. +</p> + +<p> +— Ma dove potrò assalire Kalani?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Ti consiglierei di sorprenderlo a casa sua. Domani sera tutti +saranno ubriachi, anche le sue guardie e potremo introdurci +nella sua abitazione con maggior facilità e ucciderlo. +</p> + +<p> +— È lontana la casa di Kalani?... +</p> + +<p> +— È situata nel <i>salam</i> vicino. +</p> + +<p> +— Allora è necessario che tu non ci abbandoni più per poterci +guidare. +</p> + +<p> +— Rimarrò qui e vi attenderò. +</p> + +<p> +— Padrone, — disse in quel momento Gamani, che vegliava +presso la porta della capanna. — Un gran <i>moce</i>, scortato da un +drappello d’amazzoni, si dirige a questa volta. +</p> + +<p> +— Cosa vorrà il re da noi?... — chiese Alfredo, aggrottando +la fronte. +</p> + +<p> +— Vi manderà l’invito per le feste di domani, — disse il vecchio +negro. +</p> + +<p> +Il gran <i>moce</i>, giunto dinanzi alla capanna, ordinò alle amazzoni +di salutare militarmente i due ambasciatori che si erano +affrettati ad uscire, poi disse: +</p> + +<p> +— In nome di S. M. Geletè e del principe Behanzin-Aidjeri, +invito gli ambasciatori della potente nazione del Borgu alla festa +dei <i>grandi costumi</i> che avrà luogo domani, dopo i sacrifici notturni. +I principi del Borgu avranno un posto d’onore. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span> +</p> + +<p> +— Grazie, — rispose asciuttamente Alfredo, mentre Antao, +dopo udita la traduzione, aggiungeva: +</p> + +<p> +— Che il diavolo impicchi quell’antropofago di Geletè e tutti +i suoi abominevoli satelliti, per tutti i pianeti del cielo! Se +qualcuno vi piombasse sul cranio, sarebbe un gran bravo pianeta!... — +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap30"><span class="smcap">Capitolo XXX.</span> +<span class="smaller">Le stragi della «festa dei costumi»</span></h2> +</div> + +<p> +Quella notte i due europei ed i loro uomini, non furono capaci +di chiudere gli occhi un solo momento. +</p> + +<p> +Bande di soldati giungevano ad ogni istante sulla vasta piazza, +spingendosi innanzi, fra grida, minaccie e bastonate gli schiavi +destinati ai sacrifici orrendi dell’indomani e facendo salve a polvere +per annunciare agli spiriti irritati dei monarchi, che Geletè +si preparava a mantenere la promessa. +</p> + +<p> +Dietro ai soldati venivano turbe di negri accorsi da tutti i vicini +villaggi, per prendere parte alla distribuzione di vesti e di +liquori che suole fare la corte reale in quelle atroci circostanze. +</p> + +<p> +Quei negri chiassosi, già mezzi ebbri di birra di sorgo, si accalcavano +dinanzi alle due enormi piattaforme che sorgevano ai +due lati della porta principale del palazzo del re, onde essere i +primi a decapitare le sciagurate vittime che dovevano essere +gettate sulla piazza. +</p> + +<p> +Prima della mezzanotte fra soldati, amazzoni e abitanti vi erano +almeno ventimila persone stipate sulla piazza, in attesa dello +spuntare del sole, momento indicato pel principio delle esecuzioni +pubbliche. +</p> + +<p> +Diciamo pubbliche, poichè nel palazzo reale dovevano essere +già cominciate quelle private che si fanno ordinariamente di +notte. Infatti, fra tutti quei clamori, dalle numerose finestre +dell’enorme palazzo, di quando in quando uscivano delle urla +acute, strazianti, che facevano fremere di sdegno Alfredo e andare +in furia l’ottimo portoghese, il quale si sfogava distribuendo +legnate all’impazzata ai negri che si pigiavano contro le pareti +della capanna. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span> +</p> + +<p> +— Stupidi!... — gridava il brav’uomo, dimenticandosi di dover +fingersi muto. — Scannano i vostri fratelli e voi applaudite!... +Meritereste la forca degli schiavi, canaglie!... — +</p> + +<p> +Fortunatamente la sua voce veniva coperta da quei clamori +sempre più assordanti e ben pochi facevano caso a lui. Tutt’al +più si tiravano da una parte guardando, con stupore, quell’indemoniato +che picchiava con un vigore non comune e con un’abbondanza +straordinaria. +</p> + +<p> +Alfredo, suo malgrado, dovette intervenire per frenare il bollente +amico, temendo che nei dintorni della capanna si aggirasse +qualche spia del re incaricata di sorvegliare il contegno degli +ambasciatori. +</p> + +<p> +Quando l’alba spuntò, la vasta piazza era completamente stipata. +Una moltitudine di braccia armate di coltellacci i quali +dovevano servire per decapitare le povere vittime della superstizione, +si agitava burrascosamente. +</p> + +<p> +Quei negri sanguinari chiedevano, con urla formidabili, con +scoppi di veri ruggiti, il principio delle esecuzioni. +</p> + +<p> +— Morte di tutti i pianeti!... — esclamò Antao, che dall’alto +d’una cassa, spingeva gli sguardi su quelle masse tumultuanti. — Ma +questi non sono esseri umani, sono dei leoni in furore assetati +di sangue!... Ci vorrebbe qui il mio amico Conshelloz con +la sua batteria di cannoni per mitragliare a dovere questi negracci. +Ma dov’è quel gaglioffo di Geletè, il gran beccaio ed i +suoi aiutanti?... +</p> + +<p> +— Comparirà presto, — rispose Alfredo che si teneva al suo +fianco. — Vedo che le amazzoni si sono disposte in forma d’immenso +triangolo dinanzi al palazzo e ciò indica che Geletè sta +per venire. +</p> + +<p> +— E noi, rimarremo qui?... +</p> + +<p> +— Verranno ad offrirci un posto d’onore. +</p> + +<p> +— Io lo rifiuterò. Non posso assistere tranquillo a questi +massacri. +</p> + +<p> +— Ti guarderai bene dal rifiutare un invito del re, Antao. +Una risposta negativa o scortese, equivarrebbe alla perdita della +nostra vita. +</p> + +<p> +— Siamo ambasciatori. +</p> + +<p> +— Ma nelle mani del più feroce e del meno scrupoloso dei +monarchi africani. Guarda!... +</p> + +<p> +— Cosa vedi?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span> +</p> + +<p> +— Un drappello d’amazzoni guidato da un corriere del re, +che si avanza verso la nostra capanna. +</p> + +<p> +— Vengono a prenderci? +</p> + +<p> +— Sì, Antao. +</p> + +<p> +— E dovremo accettare l’invito! +</p> + +<p> +— È necessario, Antao, — rispose Alfredo, con voce grave. +</p> + +<p> +— E Kalani?... +</p> + +<p> +— Spero che non ci riconoscerà. +</p> + +<p> +— Lo troveremo presso Geletè?... +</p> + +<p> +— Lo temo. Hai le pistole?. +</p> + +<p> +— Le ho nascoste sotto la giacca. +</p> + +<p> +— Sii pronto a tutto: stiamo per giuocare una carta terribile. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... +</p> + +<p> +— Sii calmo, amico. +</p> + +<p> +— Lo sarò, te lo prometto, Alfredo. +</p> + +<p> +— Te lo domando pel mio Bruno, — disse il cacciatore, con +voce commossa. +</p> + +<p> +Il portoghese gli prese la destra e gliela strinse in silenzio. +</p> + +<p> +In quel momento il corriere del re e le amazzoni erano +giunti dinanzi alla capanna. Come Alfredo aveva previsto, venivano +ad invitare i principi del Borgu, in nome del re, affinchè +assistessero alla grande cerimonia in onore dei defunti monarchi +del Dahomey. +</p> + +<p> +Ad un cenno del cacciatore, Urada e Gamani aprirono i due +grandi ombrelli, mentre i due dahomeni si collocavano dietro i +due ambasciatori portando in ispalla i fucili, ma col calcio in +aria e la bocca verso terra. +</p> + +<p> +Le amazzoni formarono un cerchio attorno a loro e l’ambasciata +attraversò la piazza lentamente, aprendosi faticosamente +il passo fra la folla che si accalcava sul suo passaggio. +</p> + +<p> +Giunta dinanzi ad una delle due grandi piattaforme, il corriere +del re condusse Alfredo ed il seguito sulla più elevata, facendoli +accomodare su di alcuni scanni che erano coperti di pelli di +leone, poi si coricò dinanzi a loro come per far comprendere +alla folla che quelle persone erano sotto la protezione del potente +e temuto monarca. +</p> + +<p> +Intorno ai due ambasciatori ed ai loro servi si erano intanto +seduti, ma ad una certa distanza, i grandi dignitari del regno, +cabeceri insigniti di una, due, tre e perfino quattro code di cavallo, +gran moci e comandanti di truppe. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span> +</p> + +<p> +Alfredo ed il portoghese avevano gettato un rapido sguardo +su tutti quei negri impettiti e orgogliosi, che si pavoneggiavano +nelle loro larghe e variopinte vesti ricamate d’oro, credendo +di scorgere fra di loro Kalani, ma non lo videro. +</p> + +<p> +— Meglio così, — disse Alfredo a voce bassa, rivolgendosi ad +Antao. +</p> + +<p> +— Che sia col re? — chiese questi. +</p> + +<p> +— Lo credo. +</p> + +<p> +— Allora ci sarà lontano. +</p> + +<p> +— Lo vedremo sull’altra piattaforma. Il posto del re è là, +poichè vedo che stanno aprendo il grande parasole reale. +</p> + +<p> +— È una vera cupola; i nostri fanno una ben meschina figura +nel paragone. — +</p> + +<p> +Alcuni <i>cabeceri</i>, aiutati da una mezza dozzina di negri, avevano +portato l’ombrello reale e l’avevano aperto per riparare +dagli ardenti raggi del sole S. M. negra. +</p> + +<p> +Era di dimensioni veramente gigantesche, di stoffa rossa con +frange bianche e su di un lato si vedeva dipinto un mostruoso +coccodrillo colle mascelle aperte, lo stemma della casa reale del +Dahomey. +</p> + +<p> +Quasi subito i clamori della folla si spensero ed un silenzio +profondo, che aveva un non so che di pauroso, successe come +per incanto. +</p> + +<p> +— Cosa sta per succedere? — chiese Antao ad Alfredo. +</p> + +<p> +— Sta per comparire il re, — rispose il cacciatore. +</p> + +<p> +— Il gran macellaio!... +</p> + +<p> +— Taci, imprudente. — +</p> + +<p> +Una porta aperta nella grossa parete della cinta e che comunicava +colla piattaforma si era aperta e S. M. negra era comparsa, +seguìta da una dozzina di <i>cabeceri</i> e di <i>gran moci</i> e da +uno stuolo di stregoni e di guardiani dei templi, recanti i feticci +prediletti di Geletè, dei mostri di creta dorata che avevano +le bocche aperte, dei serpenti pure di creta dorata di dimensioni +enormi e certi fantocci che volevano rassomigliare ad esseri +umani ma che invece del capo avevano dei becchi d’uccelli +di rapina. +</p> + +<p> +Il feroce monarca aveva il viso quasi interamente nascosto +da una specie di turbante di seta verde ricamata in oro ed il +corpo avvolto in un ampio mantello di seta bianca, stretto alla +cintura da una fascia di lamine d’oro. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span> +</p> + +<p> +Si tenne un momento ritto in mezzo alla piattaforma, guardando +la folla che stipava la piazza, poi si sedette su di un gran +seggiolone coperto da un arazzo giallo, mentre ai suoi piedi, si +sdraiava, su di un cuscino, Behanzin, il futuro re del Dahomey +ed anche l’ultimo. +</p> + +<p> +Ad un tratto Alfredo, che teneva gli sguardi fissi sul palco +reale, strinse fortemente un braccio d’Antao. +</p> + +<p> +— Cos’hai? — gli chiese il portoghese, stupito. +</p> + +<p> +— Guardalo!... +</p> + +<p> +— Chi?... Il re?... +</p> + +<p> +— No, Kalani!... — rispose Alfredo, coi denti stretti. +</p> + +<p> +Un negro d’alta statura, coperto da un ampio mantello di +cotone bianco adorno di serpentelli dipinti in rosso e col capo +irto di penne d’uccelli di rapina, si era avanzato fino all’orlo +della piattaforma. +</p> + +<p> +Era un uomo dai lineamenti arditi, dallo sguardo vivo, penetrante, +intelligente e dalla carnagione assai cupa. Si capiva +anche a prima vista che non apparteneva alla razza dahomena, +ma si capiva pure che quel negro doveva possedere una energia +ben superiore ai suoi snervati compatrioti delle regioni del sud. +La sua voce, potente come quella d’un leone, echeggiò nella +vasta piazza, dominando il fracasso della banda reale e le grida +degli <i>ahpolos</i> celebranti le truci imprese del sanguinario monarca. +</p> + +<p> +Kalani invitava i capi tribù ed i capi dei <i>salam</i>, ossia dei +quartieri delle varie città dei Dahomey, a deporre ai piedi del +re il dono cui erano obbligati ad offrire in segno di sudditanza. +</p> + +<p> +Tosto Alfredo ed Antao, dal loro elevato posto, videro avanzarsi +attraverso la piazza, strisciando nella polvere come tanti +serpenti, oltre cento negri, ognuno dei quali portava seco un +sacchetto di tela contenente il dono. +</p> + +<p> +Salirono, sempre strisciando e tenendo la testa china al suolo, +come se fosse loro vietato di guardare in viso il monarca, le +gradinate della vasta piattaforma e andarono a deporre le offerte +dinanzi al trono, ritirandosi poi dietro ai <i>cabeceri</i>, ai <i>moci</i> ed +ai guardiani del tempio. +</p> + +<p> +Kalani aveva ripresa la parola, rivolgendosi alla popolazione +ed alle amazzoni schierate dinanzi alle due piattaforme. Parlava +con aria da ispirato, cogli sguardi fissi sul sole che allora si +mostrava, in tutto il suo splendore, sugli ultimi altipiani. Avvertiva +<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span> +gli abitanti dei Dahomey delle lagnanze dei defunti monarchi +per la scarsità dei sacrifici umani, delle loro tremende +minaccie di mandare a soqquadro il regno e della decisione +presa dal potentissimo Geletè di raddoppiare il numero delle +vittime onde calmare gli sdegni dei fondatori della dinastia, e +quindi la necessità d’intraprendere altre guerre coi popoli vicini +per avere un gran numero di prigionieri da macellare. +Terminò promettendo, in nome del re, una grande spedizione +guerresca nei paesi dei Krepi e dei Togo e contro gli Jesa di +Ckiadan, da intraprendersi dopo i raccolti. +</p> + +<p> +Poco dopo, mentre il sanguinario capo dei sacerdoti si rinvigoriva +lo stomaco tracannando una mezza bottiglia di ginepro, +datagli dal re, le amazzoni allargavano le loro file per lasciare +uno spazio sufficiente alle esecuzioni. +</p> + +<p> +Venti schiavi, tutti uomini, colla testa adorna di penne d’uccelli +e le braccia e le gambe coperte di numerosissimi anelli di +rame, furono condotti sulla piazza. Quei disgraziati erano tutti +capi di tribù, fatti prigionieri un mese innanzi al di là del Mono. +Parevano rassegnati al loro triste destino, poichè non opponevano +alcuna resistenza ai soldati che li spingevano verso la piattaforma +reale, anzi mostravano una calma ammirabile. +</p> + +<p> +Quei venti capi erano destinati a recarsi dai defunti monarchi +del Dahomey per avvertirli, che d’ora innanzi, Geletè avrebbe +meglio osservate le feste dei <i>grandi costumi</i> e che avrebbe sacrificato +un maggior numero di vittime. +</p> + +<p> +Prima che se ne andassero all’altro mondo a trovare i defunti, +il re ordinò che si rinvigorissero con un bicchiere di ginepro +e che si consegnasse a loro una fila di <i>cauris</i> (circa lire 2,50) +per provvedersi di che mangiare lungo il viaggio ed una bottiglia +di <i>rhum</i> di tratta per dissetarsi, poi fece cenno al carnefice +di cominciare le esecuzioni. +</p> + +<p> +Fu l’affare di pochi istanti. Il gran giustiziere del re, un +negro gigantesco che doveva essere dotato d’una forza prodigiosa, +in pochi istanti, colla sua larga e affilatissima sciabola, +aveva fatto cadere al suolo le venti teste. +</p> + +<p> +Antao nauseato, aveva fatto atto d’alzarsi per prorompere +forse in invettive contro il sanguinario re, a rischio di compromettere +la propria vita e quella dei compagni, ma Alfredo, con +un gesto imperioso, l’aveva costretto a riprendere subito il suo +posto. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span> +</p> + +<p> +— Un gesto solo basta per perderci tutti, — gli mormorò all’orecchio. — Se +vuoi farci assassinare, alzati e parla. +</p> + +<p> +— Non commetterò mai simile imprudenza, Alfredo, — rispose +il portoghese, — ma queste atroci esecuzioni mi fanno diventare +idrofobo. +</p> + +<p> +— E credi che io sia tranquillo?... Darei dieci anni di vita +per balzare alla gola di Geletè e di quella canaglia di Kalani. +Queste scene mi fanno orrore, eppure sono costretto a frenarmi +per salvare la nostra vita e quella del piccolo Bruno. +</p> + +<p> +— Non mi muoverò, Alfredo. — +</p> + +<p> +Intanto i sacrifici in grande erano cominciati dinanzi alla +piattaforma reale. Dopo la decapitazione di quei venti capi, +erano stati sacrificati sessanta buoi, dodici cavalli ed un coccodrillo, +poi una banda di sessanta negri fra uomini e donne. +</p> + +<p> +Il sangue che usciva da quell’ammasso di corpi, scorreva per +la piazza, arrossando i piedi di quelle migliaia di spettatori, +mentre un odore nauseante si espandeva in aria, quell’acre +odore che si sente nei macelli. +</p> + +<p> +Il popolaccio ed i soldati applaudivano freneticamente l’abilità +del gigantesco carnefice e guazzavano in mezzo a quel sangue +come se fossero diventati tigri. Con urla spaventevoli, reclamavano +nuovi sacrifici per placare gli spiriti irritati dei +defunti monarchi. +</p> + +<p> +Geletè non si faceva pregare. Ad un suo ordine nuove truppe +di schiavi terrorizzati venivano spinti, a legnate, a pugni, a +calci, in mezzo al vasto triangolo formato dalle amazzoni e nuove +teste rotolavano a destra ed a manca. +</p> + +<p> +Al grande giustiziere del re si erano uniti altri due carnefici +e le pesanti ed affilate lame cadevano senza misericordia, mietendo +le file di quei disgraziati prigionieri di guerra, mentre +altri, forse gli aiutanti, raccoglievano le teste formando ai due +lati della piattaforma due orribili piramidi. +</p> + +<p> +Ad un tratto si fece un profondo silenzio. Sulla cima delle +muraglie del palazzo reale erano saliti dei robusti soldati portando +delle grandi ceste, specie di panieri che avevano una sola +apertura dalla quale si vedeva uscire una testa umana. +</p> + +<p> +In ognuna di quelle ceste era stato rinchiuso un povero negro, +destinato a soddisfare le brame sanguinarie del popolo. +</p> + +<p> +— Gran Dio?... — esclamò Antao, inorridito. Cosa sta per succedere?... +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span> +</p> + +<p> +— Il re sta per lanciare i suoi regali al popolaccio, — rispose +Alfredo. +</p> + +<p> +— Dei regali viventi che quelle canaglie si affretteranno a +fare a brani. +</p> + +<p> +— A decapitare, Antao, poichè ogni testa si può cambiare con +una bottiglia di rhum o di ginepro o una fila di cauris. Sarà +l’ultimo sacrificio per oggi. — +</p> + +<p> +I soldati intanto avevano deposti sul margine del muraglione +quelle cinquanta o sessanta ceste. Le vittime che vi stavano +rinchiuse dimenavano disperatamente la testa e mandavano urla +di terrore, ma si trovavano nell’assoluta impossibilità di reagire, +avendo le braccia e le gambe strettamente imprigionate. +</p> + +<p> +Ad un cenno di Kalani tutti quei panieri furono precipitati +nel vuoto, schiacciandosi contro le pietre della piazza. Allora +accadde una scena mostruosa. La folla, come se fosse improvvisamente +impazzita, si era scagliata con impeto irresistibile +su quelle ceste. Quei truci negri avevano impugnati i loro coltellacci +e si disputavano ferocemente le teste delle vittime che +per loro rappresentavano una solenne ubriacatura. +</p> + +<p> +In pochi istanti i panieri furono sventrati, i poveri schiavi, +vivi o moribondi o morti in causa della caduta, furono strappati +fuori e decapitati e le teste sanguinanti furono tosto cambiate +contro file di cauris e bottiglie di ginepro o di rhum di +tratta. +</p> + +<p> +Era il segnale dell’orgia. Dalla piattaforma reale Geletè, Kalani, +i <i>cabeceri</i> ed i <i>moci</i> gettavano sul popolo, per vedersele +disputare, pezze di tela, file di cauris e bottiglie di liquori, +mentre sulle piattaforme venivano portate casse di bottiglie di +ginepro. +</p> + +<p> +Il re, i suoi ministri, i cortigiani, i soldati ed il popolo si +ubriacavano per chiudere solennemente la prima giornata della +<i>festa dei costumi</i>, mentre sulla piazza sanguinante si dibattevano, +fra le ultime convulsioni, le vittime..... +</p> + +<figure><a id="fill-224a"></a> + <img src="images/ill-224a.jpg" alt=" "> +<figcaption>Il carnefice aveva fatto cadere al suolo le venti teste. (Pag. 222).</figcaption> +</figure> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span></p> + +<h2 id="cap31"><span class="smcap">Capitolo XXXI.</span> +<span class="smaller">La spedizione notturna</span></h2> +</div> + +<p> +Era calata la notte da qualche ora, ma la capitale del Dahomey +era ancora in orgia. +</p> + +<p> +Sulla grande piazza ove erano state scannate tante vittime, e +nelle vie adiacenti, la folla beveva e danzava furiosamente attorno +a dei falò giganteschi, al suono dei più barbari e più strani +istrumenti che si possa immaginare. +</p> + +<p> +La birra di sorgo, il ginepro ed il rhum di tratta scorrevano +a fiumi, ma quegli insaziabili bevitori non ne avevamo mai abbastanza. +Vuotati dei barili, altri se ne portavano accanto ai +fuochi, e danzatori e suonatori ricominciavano la gazzarra. +</p> + +<p> +Dovunque si udivano a echeggiare urla, spari d’armi da fuoco +e dovunque scoppiavano risse furibonde che terminavano a colpi +di coltello, di lancia o di fucile, ma chi si occupava dei morti?... +Era molto se lasciavano ancora in vita i feriti. +</p> + +<p> +Nell’ampio palazzo reale l’orgia doveva aver raggiunto il +colmo. Tutte le strette finestre, che avevano l’aspetto di feritoie, +erano illuminate e da quelle uscivano pure urla e canti di +gente già ebbra e spari d’armi. Di tratto in tratto delle palle +uscivano e sibilavano per la piazza abbattendo qualche negro e +qualcuna delle amazzoni che intrecciavano danze dinanzi alle piattaforme. +</p> + +<p> +Era Geletè che si divertiva a mandare quei pericolosi regali +ai suoi fedelissimi sudditi o che provava qualche nuovo fucile, +ricevuto in regalo dai capi della costa. +</p> + +<p> +Mentre la popolazione tutta della capitale, il re, i ministri, i +soldati e le amazzoni continuavano la gazzarra con crescente +animazione, una piccola truppa d’uomini, che era uscita quasi +di nascosto dall’<i>apatam</i> dell’ambasciata, attraversava rapidamente +le vie meno frequentate e meno illuminate, tenendosi rasente +le pareti delle capanne. +</p> + +<p> +Era composta d’Alfredo, d’Antao, di Gamani, dell’amazzone +e di suo padre. Nessuno portava lo splendido costume dei borgani, +ma tutti erano armati di fucili. +</p> + +<p> +Chi li avesse veduti, avrebbe potuto crederli un piccolo gruppo +<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span> +di soldati del re incaricati di mantenere l’ordine nei quartieri +più lontani della città o di eseguire qualche segreta missione. +</p> + +<p> +Passarono dinanzi a parecchi falò, senza rispondere all’invito +dei bevitori e delle danzatrici di arrestarsi per vuotare un bicchierino +e scomparvero fra un dedalo di viuzze oscure e assolutamente +deserte, arrestandosi in una piccola piazza coperta da +sette od otto gigantesche palme. +</p> + +<p> +— Ci siamo, — aveva detto il padre di Urada, arrestandosi, in +un luogo dove maggiore era l’oscurità. +</p> + +<p> +— Dove si trova?... — chiese Alfredo, con una viva emozione. +</p> + +<p> +— Dietro a quella muraglia, — rispose il dahomeno, indicando +un’alta e massiccia parete che univa le grandi capanne occupanti +i due angoli della piazza. +</p> + +<p> +— Sei certo di non ingannarti? +</p> + +<p> +— Oh!... Certissimo. +</p> + +<p> +— I sacerdoti veglieranno però nella stanza del mio Bruno!... +</p> + +<p> +— Stanno gozzovigliando nella capanna centrale che contiene +i feticci più pregiati ed a quest’ora saranno tutti ubriachi, avendo +io veduto introdurre nel recinto due casse piene di bottiglie di +ginepro mandate dal re. +</p> + +<p> +— Sì, — disse Gamani, che aveva osservata attentamente la +muraglia. — Il padroncino deve trovarsi dietro a questa cinta, +nella piccola capanna sacra. +</p> + +<p> +— Allora andiamo a torcere il collo ai sacerdoti ed a liberare +il ragazzo, — disse Antao. — Mi vendicherò su quelle canaglie +delle terribili emozioni fattemi provare quest’oggi dal gran macellaio +Geletè I. +</p> + +<p> +— Sì, affrettiamoci, — rispose Alfredo. — Finchè dura l’orgia +della popolazione non abbiamo da temere di venire importunati, +ma è meglio sbrigarsi presto. Hai la fune, Gamani?... +</p> + +<p> +— Sì, padrone. +</p> + +<p> +— Sei capace di giungere sulle muraglia?... +</p> + +<p> +— Sì, purchè abbia un punto d’appoggio qualunque. +</p> + +<p> +— L’avrai. — +</p> + +<p> +Si appoggiò contro la parete piantandosi per bene sulle gambe +e inarcando la robusta schiena, poi disse ad Antao: +</p> + +<p> +— Sali che io non cederò. — +</p> + +<p> +Il portoghese, con un solo slancio, si trovò sulle spalle dell’amico. +</p> + +<p> +— Ci sono, — disse. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span> +</p> + +<p> +— Manca molto alla cima?... +</p> + +<p> +— Meno di due metri, Alfredo. +</p> + +<p> +— Tocca a te, Gamani. — +</p> + +<p> +Il negro, agile e lesto come tutti quelli della sua razza, s’arrampicò +rapidamente su quei due corpi, posò i piedi sulle spalle +del portoghese, poi si slanciò in alto aggrappandosi all’orlo superiore +della muraglia. +</p> + +<p> +Issarvisi sopra, mettersi a cavalcioni, sciogliere la fune a nodi +che portava stretta attorno al corpo e gettare un capo ai compagni, +fu l’affare di un solo momento. +</p> + +<p> +Alfredo fu pronto a salire ed a raggiungerlo, gettando uno +sguardo nell’interno della cinta. +</p> + +<p> +Quantunque l’oscurità fosse profonda, vide delle palme che +formavano dei grandi gruppi, parecchie grandi capanne disposte +in semi-cerchio ed alcune più piccole che stavano disseminate +lungo le muraglie. +</p> + +<p> +Tutte quelle abitazioni erano oscure e parevano disabitate, ma +una, la più vasta e la più lontana, era illuminata ed anche abitata, +poichè vi si sentivano voci rauche, grida, scrosci di risa e canti. +</p> + +<p> +— Sono i sacerdoti che vuotano le bottiglie del re, — disse +Gamani ad Alfredo. — Credo che non ci daranno alcun disturbo. +</p> + +<p> +— E la capanna abitata da Bruno?... La vedi, Gamani?... — chiese +Alfredo, con ansietà. +</p> + +<p> +— È quella laggiù, — rispose il negro, indicandogli una piccola +costruzione, col tetto piatto, che si rizzava fra quattro grandi +sicomori. — La riconoscerei fra mille. +</p> + +<p> +— Ah!... È là, il povero ragazzo!... E forse ci aspetta da parecchie +notti e chissà fra quali ansie!... Ma noi questa notte lo +salveremo. — +</p> + +<p> +Intanto Antao, Urada e suo padre, dopo d’aver fatto il giro +della piazza per essere certi di non essere stati spiati, li avevano +raggiunti. +</p> + +<p> +Gamani lanciò la fune dall’altra parte della muraglia e pel +primo si calò nel recinto, nascondendosi sotto la cupa ombra +d’un albero di dimensioni gigantesche. Alfredo e tutti gli altri, +nel più profondo silenzio, lo seguirono. +</p> + +<p> +— Finalmente!... — mormorò Antao, che non poteva stare +zitto due minuti. — Se quei beoni non lasciano le bottiglie, rapiremo +il nostro piccolo Bruno. Che bella sorpresa per Kalani!... +Creperà di rabbia. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span> +</p> + +<p> +— Non gli rimarrà il tempo, — disse Alfredo, con voce sorda. — Dopo +Bruno mi occuperò di lui. Guidaci, Gamani. +</p> + +<p> +— Perlustriamo prima i dintorni, — consigliò il padre di +Urada. — Se qualche sacerdote ci scorge darà l’allarme ed allora +più nessuno di noi uscirebbe vivo di qui. +</p> + +<p> +— Quanti sacerdoti vi sono nel recinto?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Ordinariamente ve n’erano dodici, — rispose Gamani. +</p> + +<p> +— Anche se ci sorprendono, non saranno tanti da darci dei +fastidi. +</p> + +<p> +— Tanto più che saranno ubriachi, — aggiunse Antao. +</p> + +<p> +— Andiamo a perlustrare il recinto, Gamani, — disse Alfredo. — Questo +luogo ti è famigliare? +</p> + +<p> +— Sì, padrone, — rispose il negro. +</p> + +<p> +— Voi ci aspetterete qui, — continuò il cacciatore, rivolgendosi +ad Antao, Urada ed al vecchio. — Sorveglierete la fune affinchè +non ci venga tagliata la ritirata. +</p> + +<p> +— Nessuno si avvicinerà senza il mio consenso, — disse il portoghese. — Morte +di Giove!... Il primo che mi capita fra i piedi +lo mando a tener compagnia ai defunti monarchi di questa grande +macelleria. +</p> + +<p> +— Silenzio ed aprite gli occhi. — +</p> + +<p> +Alfredo e Gamani abbandonarono l’ombra cupa delle palme e +tenendosi nascosti dietro ad un filare di cespugli, si diressero +verso la capanna principale, dalle cui finestre, che erano assai +basse, si poteva vedere comodamente quanto succedeva nell’interno. +</p> + +<p> +Procedevano cauti, tenendosi curvi verso terra e girando dovunque +gli sguardi per timore che vi fosse qualche sacerdote +in sentinella dinanzi alle capanne contenenti i <i>feticci</i>, ma pareva +che per quella notte i guardiani del sacro recinto si occupassero +più delle bottiglie di ginepro regalate dal re che delle divinità +protettrici del regno. +</p> + +<p> +Giunti presso la grande capanna, Alfredo e Gamani, dopo essersi +assicurati che al di fuori non vi era alcuno, guardarono +cautamente attraverso una finestra. Alla luce d’una lampada +fumosa, che spandeva all’intorno dei riflessi sanguigni, scorsero +sette od otto negri adorni d’orpelli d’ogni specie, sdraiati attorno +ad una stuoia, mentre altri tre o quattro, probabilmente +ubriachi, russavano in un angolo della stanza. +</p> + +<p> +Quei sacerdoti trincavano allegramente le bottiglie del re, ridendo +<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span> +e schiamazzando. Dovevano averne bevute già parecchie, +poichè non erano più in grado di mantenersi ritti e di quando +in quando cadevano sconciamente a terra, non risollevandosi che +dopo molte fatiche. +</p> + +<p> +— Bah!... — disse Alfredo a Gamani. — Questi ubriachi non +sono più in caso di opporre resistenza e non ci saranno d’impiccio. +Ci sono tutti?... +</p> + +<p> +— Mi sembra che non manchi alcuno, — rispose il negro. +</p> + +<p> +— Allora affrettiamoci a salvare il mio Bruno. — +</p> + +<p> +Tornarono rapidamente verso i compagni informandoli del felice +esito della loro perlustrazione e certi di non venire inquietati +da quegli ubriaconi, si diressero senz’altro verso una piccola +capanna, entro la quale doveva trovarsi il ragazzo. +</p> + +<p> +La capannuccia era chiusa da una specie di cancello coperto +da stuoie, che impediva di vedere nell’interno, ma Alfredo, che +in quel momento decisivo si sentiva tanto forte da sfondare una +parete, con uno strappo violento lo scardinò, gettandolo a terra. +</p> + +<p> +Senza attendere che Gamani accendesse la lanterna che aveva +portato con sè, il cacciatore si slanciò nell’interno, chiamando: +</p> + +<p> +— Bruno!... Bruno!... Svegliati!... Siamo noi!... — +</p> + +<p> +Invece di udire la ben nota voce del fratello, udì una voce +minacciosa che chiedeva: +</p> + +<p> +— Chi viene a disturbare Ahantu?... +</p> + +<p> +— Morte di Urano e di Nettuno!... — esclamò Antao. — Chi +è che ha parlato?... — +</p> + +<p> +Alfredo si era arrestato come fosse stato fulminato, ma il suo +stupore fu però di breve durata. Strappò a Gamani la lanterna, +impugnò una pistola e s’avanzò risolutamente nella capanna coll’arma +tesa, pronto ad abbattere qualsiasi ostacolo. +</p> + +<p> +Un negro, col capo coperto di penne d’uccelli di rapina ed +il corpo avvolto in un ampio mantello di cotonina rossa a disegni +strani che somigliavano a teschi di morto incrociati con +ossa umane, si era bruscamente alzato da un lettuccio formato +da stuoie sovrapposte. +</p> + +<p> +Nella destra teneva uno di quei lunghi e larghi coltellacci +usati dai dahomeni. +</p> + +<p> +Vedendo entrare quegli sconosciuti, con un balzo repentino si +gettò in fondo alla capanna sfondando, con un urto irresistibile, +la leggiera parete di vimini e si slanciò all’aperto fuggendo attraverso +i viali del recinto e urlando con quanta voce aveva. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span> +</p> + +<p> +Alfredo, Antao e Gamani, passato il primo istante di stupore, +gli si erano lanciati dietro minacciando di ucciderlo se non si +arrestava, ma il negro, che pareva fosse impazzito per lo spavento, +continuava a fuggire come un cervo, girando e rigirando +attorno alle capanne ed ai tronchi degli alberi. +</p> + +<p> +— Fermati, non vogliamo farti male!... — gridavano Alfredo +e Gamani, mentre il portoghese, furibondo, giurava su tutti i +pianeti di scorticarlo vivo se non cessava dall’urlare. +</p> + +<p> +Finalmente, dopo una lunga corsa, il sacerdote si cacciò in +una capanna. I due bianchi e Gamani credettero di poterlo raggiungere +e costringerlo al silenzio, ma si erano ingannati, poichè +quell’indemoniato aveva già dato l’allarme e che allarme +fragoroso!... Armatosi d’una specie di mazza, si era messo a +percuotere, con una foga diabolica, una grande lastra di metallo +che pendeva dal tetto della capanna, facendo un tale fracasso +da svegliare anche un ubriaco. Pareva che tuonassero dei piccoli +pezzi d’artiglieria. +</p> + +<p> +Gamani, con un pugno poderoso, aveva mandato a gambe levate +quell’ostinato, ma ormai tutti gli abitanti del recinto e dei +dintorni dovevano aver udito quella campana di nuova specie. +</p> + +<p> +— Siamo presi!... — aveva esclamato Antao, impallidendo. — Ma +prima scorticherò vivo questo birbante!... +</p> + +<p> +— Non ci hanno ancora in mano, — disse Alfredo. — Prima +che gli abitanti siano qui, noi avremo superata la muraglia. Gamani, +lega ben bene quest’uomo. +</p> + +<p> +— È già legato, padrone, — rispose il negro. — Credo anzi +che non si muoverà per un bel po’, poichè non dà segno di vita. +</p> + +<p> +— Meglio così: orsù, in ritirata. +</p> + +<p> +— E Bruno?... — chiese Antao. +</p> + +<p> +— Andiamo a frugare le capanne prima, ma temo che non si +trovi più qui. Forse Kalani l’avrà condotto seco, ma lo ritroveremo +Antao, non dubitare o meglio li troveremo tutti e due. — +</p> + +<p> +Abbandonarono precipitosamente la capanna e si slanciarono +attraverso ai viali. Avevano veduti alcuni lumi dalla parte opposta +del recinto e s’affrettavano, per tema di venire sorpresi +dai sacerdoti che stavano vuotando le bottiglie del re. +</p> + +<p> +Ai piedi della muraglia s’incontrarono con Urada e suo padre. +Un breve e rapido dialogo s’impegnò fra il vecchio ed Alfredo. +</p> + +<p> +— Nulla?... +</p> + +<p> +— Nulla; il ragazzo è scomparso. Credi che si trovi da Kalani? +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span> +</p> + +<p> +— Lo sospetto, — rispose il vecchio. +</p> + +<p> +— Come potremo saperlo?... +</p> + +<p> +— Interrogando uno dei sacerdoti. +</p> + +<p> +— Ma è stato dato l’allarme. +</p> + +<p> +— Portiamone via uno e andiamo ad interrogarlo in un posto +sicuro. +</p> + +<p> +— Hai ragione: a me Gamani!... Vieni Antao!... Voialtri salite +intanto sulla muraglia. — +</p> + +<p> +Stava per slanciarsi attraverso ai viali per piombare addosso +ai sacerdoti che erano già usciti dalla capanna e che s’avanzavano +fra le piante, tentennando e sorreggendosi l’un l’altro per +mantenersi un po’ ritti, quando Urada lo trattenne, dicendogli: +</p> + +<p> +— Odi, padrone?... — +</p> + +<p> +Alfredo ed i suoi compagni si erano arrestati. Al di là della +muraglia si udivano delle persone a schiamazzare ed interrogarsi +reciprocamente. +</p> + +<p> +— Hanno dato l’allarme, — dicevano alcune voci. +</p> + +<p> +— Che sia scoppiato il fuoco?... +</p> + +<p> +— Che i sacerdoti corrano qualche pericolo?... +</p> + +<p> +— Che i feticci sieno sdegnati pei sacrifici di quest’oggi?... +</p> + +<p> +— Bisogna andare a vedere. +</p> + +<p> +— Andate ad avvertire i soldati. +</p> + +<p> +— Morte di papà Giove e di tutti i suoi figli!... — esclamò +Antao, rabbrividendo. — Vedo la mia testa nelle mani dei macellai +di Geletè!... +</p> + +<p> +— Non è ancora perduta la nostra testa, — disse Alfredo, con +voce risoluta. — Nè Kalani, nè Geletè ci avranno così facilmente +nelle loro mani. — +</p> + +<p> +Poi volgendosi verso Gamani: +</p> + +<p> +— È tutto chiuso il recinto?... +</p> + +<p> +— Vi è una sola porta che di notte si chiude. +</p> + +<p> +— Ebbene, seguitemi. +</p> + +<p> +— Ma cosa vuoi fare, Alfredo? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— Lo saprai. Per ora sgominiamo i sacerdoti. — +</p> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span></p> + +<h2 id="cap32"><span class="smcap">Capitolo XXXII.</span> +<span class="smaller">L’incendio del recinto sacro</span></h2> +</div> + +<p> +I guardiani dei feticci, strappati alle loro libazioni dallo spaventevole +fracasso prodotto dal loro compagno, si erano affrettati +a lasciare la capanna per vedere di che cosa si trattava, ma non +erano usciti tutti. Cinque di loro, probabilmente incapaci di tenersi +in piedi per aver voluto fare troppo onore alle bottiglie +del re, erano rimasti sdraiati sulle stuoie e forse si erano subito +riaddormentati. +</p> + +<p> +D’altronde nemmeno quelli che si erano risoluti ad uscire, +si trovavano in migliori condizioni, poichè s’avanzavano attraverso +i viali puntellandosi gli uni cogli altri e descrivendo delle +serpentine molto accentuate. Qualcuno anzi era già caduto fracassando +la lanterna che portava e si arrabattava, ma invano, +per rimettersi in piedi. +</p> + +<p> +Alfredo, Antao e Gamani incontratisi con quei sette od otto +ubriachi, li caricarono con impeto irresistibile, tempestando a +destra ed a manca pugni formidabili che risuonavano come colpi +di gran cassa su quelle teste lanute. +</p> + +<p> +Bastarono cinque secondi per mandare a gambe levate i sacerdoti +di Geletè; i pugni avevano completato gli effetti troppo +alcoolici delle bottiglie reali. +</p> + +<p> +— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao, quando li vide tutti +a terra e nell’assoluta impossibilità di fare un movimento, tanto +li avevano storditi quella scarica di scapaccioni. — Cosa facciamo +ora di questi ubriachi?... — +</p> + +<p> +Alfredo, invece di rispondere, s’abbassò rapidamente su quell’ammasso +di corpi, afferrò un braccio e tirò fuori il più piccolo +ed il più magro di tutti. Era un negro assai giovane, poco più +d’un ragazzo. +</p> + +<p> +— Tieni questo, Gamani, — disse al servo — e non lasciarlo +finchè te lo dirò io. Deve venire con noi. +</p> + +<p> +— Nessuno me lo strapperà di mano, padrone. +</p> + +<p> +— Ora spogliamo questi sacerdoti e copriamoci coi loro mantelli. +</p> + +<p> +— Noi?... — chiese Antao, stupito. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span> +</p> + +<p> +— Zitti!... Affrettiamoci, se vi preme la pelle. — +</p> + +<p> +In meno di mezzo minuto i sacerdoti furono spogliati e le loro +vesti ed i loro orpelli furono indossati dai due bianchi e dai loro +compagni. +</p> + +<p> +Avevano appena terminato di camuffarsi, quando udirono picchiare +furiosamente al portone della cinta. Pareva che una vera +folla si pigiasse al di fuori, attirata dalla campana d’allarme +di quel malaugurato negro. +</p> + +<p> +— Aprite!... — si urlava. +</p> + +<p> +— Sono giunti i soldati!... +</p> + +<p> +— Spicciatevi!... +</p> + +<p> +— Sangue di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — I +soldati!... Povere le nostre teste!... +</p> + +<p> +— Silenzio, — ripetè Alfredo. — Agite senza perdere tempo!... — +</p> + +<p> +Poi volgendosi verso il padre di Urada ed alla ragazza, disse +rapidamente: +</p> + +<p> +— Entrate in qualcuna di quelle capanne e portate qui alcuni +idoli, i più venerati possibilmente. — +</p> + +<p> +Poi mentre il vecchio e la giovane s’affrettavano ad obbedire +senza chiedere spiegazione, si volse verso Antao, dicendogli: +</p> + +<p> +— Tu va’ ad incendiare quel gruppo di capanne. Sono costruite +di giunchi e arderanno come zolfanelli. +</p> + +<p> +— E se vi sono dentro dei negri ubriachi?... +</p> + +<p> +— Tanto peggio per loro. Affrettati: stanno per abbattere il +portone. Io intanto vado a mettere fuoco a quella capannuccia. — +</p> + +<p> +Intanto che agivano, la folla, impaziente di non ricevere risposta +dai sacerdoti, temendo forse che fossero stati assassinati +o che i <i>feticci</i> stessero per venire rubati, aveva assalito +il portone per irrompere nella cinta. Picchiava furiosamente, +urlava e per spaventare i supposti ladri o assassini, sparava +colpi di fucile. +</p> + +<p> +Fortunatamente il portone, costruito con grosse tavole e rinforzato +da traverse, teneva duro, ma non poteva però opporre +una resistenza lunga a quei continui urti. +</p> + +<p> +Già alcune traverse erano cominciate a cadere, quando i due +bianchi ed i loro compagni si ritrovarono riuniti. Le capanne +avevano preso subito fuoco e le fiamme, trovando un buon elemento, +divampavano rapidamente, lanciando in aria i primi turbini +di scintille. +</p> + +<p> +Alfredo s’impadronì d’un <i>feticcio</i>, una specie di leone di creta +<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span> +coperto di carta dorata, Antao d’un mostriciattolo metà uomo +e metà bestia pure coperto di carta dorata, Urada e suo padre +di due strani volatili colla testa da serpente e si slanciarono +tutti verso il portone seguiti da Gamani che teneva ben stretto +il suo prigioniero, il quale doveva figurare come un compagno +ferito. +</p> + +<p> +— Gridate più che potete che è scoppiato il fuoco, — disse +Alfredo a Urada ed a suo padre, — e seguitemi senza curarvi +della folla. — +</p> + +<p> +In quel momento il portone, sotto un’ultima e più vigorosa +spinta, cadeva al suolo sfasciato. Alfredo ed i suoi compagni si +precipitarono verso la folla atterrita, tenendosi stretti i feticci +per nascondere il viso, mentre Urada, il vecchio e Gamani urlavano +a squarciagola: +</p> + +<p> +— Al fuoco!... Al fuoco!... Salvate i <i>feticci</i>!... — +</p> + +<p> +I negri, vedendo i loro sacerdoti si ritrassero prontamente da +un lato per lasciarli fuggire e porre in salvo le divinità, poi si +precipitarono confusamente nell’interno del recinto fra clamori +assordanti, cercando di combattere il fuoco che minacciava di +distruggere tutte le capanne sacre. +</p> + +<p> +I falsi sacerdoti, che ridevano in cuore loro della splendida +riuscita della gherminella che li salvava dalle più terribili vendette, +appena si trovarono fuori dalla folla, la quale d’altronde +non si occupava più di loro, si cacciarono in mezzo ad un dedalo +di oscure viuzze, galoppando furiosamente. +</p> + +<p> +Sull’angolo d’una via Antao si sbarazzò del suo mostriciattolo, +mandandolo a frantumarsi contro la porta d’una capanna, +mentre Alfredo faceva volare in un’ortaglia il suo leone, poi il +vecchio e Urada si liberarono pure dei loro volatili frantumandoli +contro il tronco d’un albero. Gamani però si teneva ben +stretto il prigioniero, minacciando di strangolarlo se mandava +un solo grido. +</p> + +<p> +Dopo mezz’ora di corsa attraverso a viuzze deserte, a ortaglie +e terrapieni, il vecchio negro, che si era messo alla testa +per guidarli, s’arrestava in un orticello abbandonato, cinto +da un’alta siepe e dove si trovava una capannuccia quasi sventrata, +col tetto sfondato. +</p> + +<p> +— Qui non correremo alcun pericolo, — disse. — Quest’abitazione +e quest’orto appartenevano ad un mio parente morto +due anni or sono e più nessuno è venuto ad abitarvi. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span> +</p> + +<p> +— Siamo lontani dal nostro <i>apatam</i>? — chiese Alfredo. — Sono +inquieto pei miei uomini. +</p> + +<p> +— In un quarto d’ora possiamo giungervi. +</p> + +<p> +— Desidererei che i due negri ed i cavalli si concentrassero qui. +</p> + +<p> +— Perchè Alfredo? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— Per essere più pronti a lasciare la città. +</p> + +<p> +— Ma Bruno?... +</p> + +<p> +— Questa notte lo salveremo. +</p> + +<p> +— E Kalani?... +</p> + +<p> +— Questa notte lo ucciderò. +</p> + +<p> +— Ma se non sappiamo ancora dove si trovano?... +</p> + +<p> +— Ce lo dirà il prigioniero. +</p> + +<p> +— Parlerà?... +</p> + +<p> +— Ve lo costringeremo. Dopo quanto è accaduto questa notte, +noi non possiamo rimanere qui ad aspettare che Geletè si risolva +a riceverci. Un solo sospetto può costare la vita a tutti noi. +</p> + +<p> +— L’ambasciata adunque ha finita la sua missione, — disse il +portoghese, ridendo. — Geletè andrà in furia di vedersi burlato +dai famosi principi del Borgu. +</p> + +<p> +— E ci farà inseguire, Antao, ma mentre i suoi soldati ci cercheranno +verso il nord noi fuggiremo verso l’est e quando avremo +attraversato l’Okpa, potremo ridercene dei furori di Geletè. +</p> + +<p> +— Padrone, se tu lo vuoi, io vado ad avvertire i due schiavi +di venire qui, — disse Gamani. +</p> + +<p> +— No, andrò io, — disse il vecchio negro. — Conosco meglio +di tutti la via e certe scorciatoie deserte per le quali farò passare +i cavalli senza che alcuno s’accorga della fuga dell’ambasciata. +Urada basta per servire d’interprete nell’interrogatorio +del sacerdote. +</p> + +<p> +— Allora partite senza indugio, — disse Alfredo. — Sono già +le undici e vorrei, prima dell’alba, trovarmi lontano da Abomey. +Questa notte tutti sono in orgia e ci sarà facile lasciare la città +inosservati. +</p> + +<p> +— Fra mezz’ora sarò di ritorno, — concluse il vecchio negro. +</p> + +<p> +Poi aggiunse, con aria misteriosa: +</p> + +<p> +— Chissà?... Posso recare qualche notizia su Kalani. — +</p> + +<p> +Mentre il negro si allontanava, Gamani aveva trascinato il +prigioniero sotto la capanna ed aveva accesa la lanterna che +aveva portata con sè. Il povero sacerdote era più morto che +vivo, credendo che i suoi rapitori si preparassero ad assassinarlo. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span> +</p> + +<p> +Urada, già istruita da Alfredo, aveva subito cominciato l’interrogatorio. +</p> + +<p> +— Se ti preme salvare la vita, tu parlerai, — gli aveva detto. — Questi +uomini, che sono nemici di Geletè, sono terribili e se ti +ostinerai a tacere ti scorticheranno vivo, mentre se parlerai ti +regaleranno tanto oro da comperare diecimila <i>cauris</i>. — +</p> + +<p> +Il giovane sacerdote, udendo parlare d’oro, ebbe un sorriso +da ebete, ma i suoi occhi mandarono un lampo di cupidigia. Come +tutti i suoi compatrioti doveva essere venale. +</p> + +<p> +— Guarda quest’uomo, — continuò Urada, indicando Alfredo +che era allora entrato assieme ad Antao. — È il fratello del ragazzo +dalla pelle bianca, che Kalani teneva prigioniero nel recinto +sacro. Mi comprendi?... +</p> + +<p> +— Sì, — rispose il sacerdote. +</p> + +<p> +— Quest’uomo che non è un negro come ti sembra, ma un +bianco, vuole riavere suo fratello che Kalani gli ha rapito e lo +avrà, dovesse uccidere Geletè e mandare un esercito di europei +a distruggere il Dahomey. Se tu ti ostinerai a tacere e ti rifiuterai +ad aiutarlo, fra un mese Abomey verrà presa d’assalto +dagli uomini bianchi e data alle fiamme. +</p> + +<p> +— Ma sa il re del pericolo che corre il suo regno? — chiese +il sacerdote, con voce tremante. +</p> + +<p> +— Lo saprà domani: intanto comincia tu a parlare, se vuoi +risparmiare al Dahomey questo disastro. +</p> + +<p> +— Cosa devo fare?... +</p> + +<p> +— Dire dove è stato condotto il fanciullo dalla pelle bianca, +che fino a ieri si trovava prigioniero nel sacro recinto. +</p> + +<p> +— Ma io lo so. +</p> + +<p> +— Allora ce lo dirai. +</p> + +<p> +— Si trova nella casa di Kalani. +</p> + +<p> +— Da quando?... +</p> + +<p> +— Da stamane. +</p> + +<p> +— Perchè l’ha condotto nella sua casa?... +</p> + +<p> +— Aveva dei timori. Un negro che veniva dai paesi dei Krepi +lo aveva avvertito che degli uomini bianchi avevano lasciato il +regno degli Ascianti per venire qui a rapire il ragazzo. — +</p> + +<p> +Udendo la traduzione di quelle parole, Antao e Alfredo si erano +guardati in viso con stupore e con inquietudine. +</p> + +<p> +— Chi può averci traditi?... — chiese il portoghese. — Nessuno +poteva sapere che noi eravamo venuti dal paese degli Ascianti. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span> +</p> + +<p> +— Urada, — disse Alfredo, che era in preda ad una viva agitazione. — Domanda +spiegazioni su quel negro. Bisogna sapere +chi è quel negro, per metterci in guardia da questo nuovo e +gravissimo pericolo. — +</p> + +<p> +La risposta fu pronta. +</p> + +<p> +— È un negro che aveva seguiti gli uomini bianchi da Porto +Novo, — aveva detto il sacerdote. +</p> + +<p> +— Morte di Saturno!... Ora comprendo tutto!... — esclamò +Antao. — È lo spione che ci ha fatti imprigionare dai Krepi. +</p> + +<p> +— Quello che è sfuggito ai soldati del giudice, — aggiunse Alfredo. — Non +credevo che quel briccone potesse giungere vivo +fin qui. Amici miei, il pericolo ingrossa e se restiamo qui ancora +domani, non risponderei più delle nostre teste. È necessario +questa notte rapire Bruno o nessuno di noi lascierà più mai la +capitale del Dahomey. +</p> + +<p> +— Ma ne avremo il tempo, Alfredo? +</p> + +<p> +— Ora lo sapremo. — +</p> + +<p> +Si rivolse verso Urada e la istruì su quanto doveva chiedere +al prigioniero. La brava ragazza s’affrettò a obbedire. +</p> + +<p> +— Tu devi dirci altre cose ancora che ci preme di sapere, — disse +al prigioniero. — Bada di non ingannarci, poichè noi non +ti lasceremo libero, nè ti daremo l’oro promesso se non quando +avremo le prove che tu avrai detto la verità. +</p> + +<p> +— Sono pronto a parlare, — rispose il sacerdote. — Sono troppo +giovane per morire ed amo l’oro. +</p> + +<p> +— Dove sarà a quest’ora Kalani?... +</p> + +<p> +— Dal re. +</p> + +<p> +— Credi che si fermerà presso Geletè tutta la notte?... +</p> + +<p> +— No, poichè prima dell’alba deve partire per Kana onde portare, +sulle tombe dei defunti monarchi, le teste recise quest’oggi. +</p> + +<p> +— Quante persone vi sono nella casa di Kalani?... +</p> + +<p> +— Due schiavi e due soldati. +</p> + +<p> +— I quali avranno festeggiati i sacrifici di quest’oggi colle +bottiglie del padrone. +</p> + +<p> +— Tutti bevono in tale occasione. +</p> + +<p> +— Gamani, — disse Alfredo, — lega ed imbavaglia quest’uomo +e se opporrà resistenza accoppalo con due pugni. Lo porteremo +con noi e se non avrà mentito, riceverà il premio promesso. — +</p> + +<p> +Avendo Urada tradotto quell’ordine, il prigioniero disse: +</p> + +<p> +— Sono pronto a seguirvi, poichè so che gli uomini bianchi +<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span> +mantengono sempre le loro promesse. Se vi avrò ingannati, mi +ucciderete. — +</p> + +<p> +In quell’istante, al di fuori, si udirono degli scalpitii che s’avvicinavano +rapidamente. Antao ed Alfredo si erano precipitati +nell’ortaglia temendo di venire sorpresi dai soldati di Geletè, +ma tosto emisero un grido di gioia. +</p> + +<p> +Erano il vecchio negro e i due dahomeni coi cavalli. +</p> + +<p> +— Ho mantenuto la parola, — disse il padre di Urada, muovendo +sollecitamente verso i due bianchi. Abbiamo abbandonato +l’<i>apatam</i> senza che alcuno se ne accorgesse. +</p> + +<p> +— La popolazione bivacca sempre nelle vie? — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Non finirà l’orgia prima di domani. Tutti sono ubriachi, +compresi i soldati e le amazzoni, ma ho potuto sapere egualmente +dove si trova Kalani. +</p> + +<p> +— Dal re, è vero!... +</p> + +<p> +— Sì, ma prima dell’alba tornerà a casa, dovendo poi partire. +</p> + +<p> +— Lo so e sarà là che noi lo aspetteremo. Sapreste guidarci, +per vie poco frequentate, alla casa di quel miserabile?... +</p> + +<p> +— Sì, facendo il giro delle ortaglie. +</p> + +<p> +— Allora partiamo subito. Quando il sole sorgerà, Kalani sarà +morto e noi saremo lontani da Abomey. +</p> + +<div class="chapter"> +<h2 id="cap33"><span class="smcap">Capitolo XXXIII.</span> +<span class="smaller">La morte di Kalani</span></h2> +</div> + +<p> +Pochi istanti dopo Alfredo, Antao ed i negri lasciavano la capanna +diroccata per recarsi all’abitazione del loro mortale nemico. +</p> + +<p> +Erano saliti tutti a cavallo, avendo abbandonato le casse vuote +o semi-vuote nell’orticello, onde essere più liberi ed in grado +di poter operare una precipitosa ritirata fuori dalla città, nel +caso che il colpo di mano non dovesse riuscire. +</p> + +<p> +Tutte le armi erano state caricate per essere pronti a respingere +qualsiasi attacco, sia da parte della popolazione che delle truppe. +</p> + +<p> +Il vecchio negro, che aveva inforcato uno dei più robusti quadrupedi, +guidava il drappello facendolo passare fra ortaglie e +<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span> +capanne disabitate, volendo evitare, fino che lo poteva, l’incontro +degli abitanti, per non destare delle curiosità pericolose. +Dietro a lui venivano i due bianchi sempre camuffati da sacerdoti, +poi Gamani, il quale si teneva sul dinanzi della sella, ma +ben stretto, il prigioniero, quindi Urada ed i due dahomeni i +quali tenevano le carabine in pugno. +</p> + +<p> +Quella parte della città, che doveva essere la meno abitata, +era oscura e silenziosa, ma in lontananza si scorgevano i falò +attorno ai quali beveva e danzava la popolazione e si udivano +le urla scordate di quegli ubriachi, accompagnate sempre dai +suoni selvaggi dei barbari istrumenti musicali. +</p> + +<p> +Pareva che l’orgia avesse raggiunto il più alto grado, poichè +i clamori talvolta erano così assordanti, che Antao ed Alfredo +penavano assai a udirsi. +</p> + +<p> +— Che gole!... — esclamava il bravo portoghese. — Sfido io +che quei cantori abbiano sempre sete!... Berrebbero tutta l’acqua +del Koufo, se i loro sacerdoti fossero capaci di tramutarla in +tanto ginepro. +</p> + +<p> +— Quest’orgia colossale favorisce i nostri progetti, Antao, — rispondeva +Alfredo. — Non potevamo scegliere una notte migliore +per tentare l’audace colpo. +</p> + +<p> +— Allora anche Kalani sarà ubriaco. +</p> + +<p> +— Sì, e sarà peggio per lui. +</p> + +<p> +— Vuoi proprio ucciderlo?... +</p> + +<p> +— L’ho giurato la notte che m’incendiò la fattoria e che mi +rapì Bruno e manterrò la parola. Quel mostro è l’anima dannata +di Geletè e di Behanzin, e liberando il Dahomey della sua +presenza risparmierò la vita a migliaia d’infelici. +</p> + +<p> +— È vero, Alfredo. Quel Kalani è il capo dei macellai. +</p> + +<p> +— È lui che ordina i massacri poichè è lui il capo dei sacerdoti. +</p> + +<p> +— Furfante!... Gli farò vomitare sangue e rhum insieme. Ma +dove lo attenderemo? +</p> + +<p> +— A casa sua. +</p> + +<p> +— Entreremo nella sua abitazione?... +</p> + +<p> +— Sì, ma dopo d’aver legati e ridotti all’impotenza i suoi +uomini. +</p> + +<p> +— E se non venisse?... +</p> + +<p> +— Verrà: il prigioniero ha detto che deve partire per Kana +ed il padre di Urada ha confermata la notizia. — +</p> + +<p> +Mentre così chiacchieravano, il vecchio negro continuava ad +<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span> +inoltrarsi fra ortaglie e viuzze deserte ed oscure, procurando +di tenersi sempre lontano dalle vie illuminate dai falò. +</p> + +<p> +Dopo d’aver fatto fare al drappello dei lunghi giri, s’arrestò +dinanzi ad un’alta palizzata formata però di sottili tronchi d’albero, +la quale pareva che racchiudesse un vasto giardino. +</p> + +<p> +— Ci siamo, — disse. +</p> + +<p> +— Da Kalani?... — chiese Alfredo. +</p> + +<p> +— Sì: questo è il suo giardino e laggiù vi è la sua casa. +</p> + +<p> +— Dov’è l’entrata?... +</p> + +<p> +— È qui vicina, ma vi saranno i due soldati a guardia. +</p> + +<p> +— Li ridurremo all’impotenza. Noi siamo sacerdoti, quindi ci +sarà facile avvicinarli. — +</p> + +<p> +Ad un suo cenno scesero tutti da cavallo, incaricarono Gamani +e Urada di guardarli e di sorvegliare il prigioniero, poi +seguirono il vecchio negro. +</p> + +<p> +Voltato un angolo della cinta, si trovarono dinanzi ad un cancello +già aperto, ma guardato da due negri armati di fucile, +i quali però pareva che non avessero bevuto meno degli altri, +perchè si tenevano entrambi appoggiati alla palizzata, come se +le loro gambe li reggessero a fatica. Vedendo tuttavia avvicinarsi +quel gruppo di persone si raddrizzarono, tentennando e chiedendo +chi fossero. +</p> + +<p> +— Guardiani dei feticci che cercano Kalani, — rispose il padre +di Urada. +</p> + +<p> +— Il padrone è ancora dal re, — dissero. +</p> + +<p> +— Tornerà questa notte?... +</p> + +<p> +— Lo aspettiamo per accompagnarlo a Kana. — +</p> + +<p> +In quel momento Alfredo, Antao ed i due schiavi, che si erano +avvicinati, si scagliarono d’un colpo solo sui due soldati, afferrandoli +per la gola onde impedire loro di gridare e con due +pugni sul capo, abilmente dati, li mandarono a cadere l’uno +sull’altro. +</p> + +<p> +— Imbavagliateli e spogliateli, — comandò Alfredo. +</p> + +<p> +— Perchè spogliarli? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— I nostri dahomeni si metteranno qui in sentinella, dopo che +avremo occupata l’abitazione. Se Kalani non vedesse le due +guardie potrebbe insospettirsi ed invece d’entrare prendere il +largo. — +</p> + +<figure><a id="fill-240a"></a> + <img src="images/ill-240a.jpg" alt=" "> +<figcaption>Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel pavimento. (Pag. 245).</figcaption> +</figure> + +<p> +I due schiavi furono lesti ad eseguire quegli ordini, poi afferrarono +i due negri e li trasportarono sotto una tettoia che si +<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span> +trovava in un angolo dell’ortaglia, semi-nascosta da un gruppo +di palme. +</p> + +<p> +Intanto il padre di Urada si era recato ad avvertire la figlia +e Gamani ed aveva fatti entrare i cavalli, facendoli nascondere, +assieme al prigioniero, sotto la tettoia. +</p> + +<p> +— Urada rimanga a guardia dei prigionieri e dei cavalli, — disse +Alfredo. — Uno dei vostri schiavi rimanga in sentinella +dinanzi al cancello per avvertirci dell’arrivo di Kalani e gli +altri mi seguano. +</p> + +<p> +— Andiamo a occupare la casa? — chiese Antao. +</p> + +<p> +— Sì. +</p> + +<p> +— Allora prepariamoci a scaricare un’altra tempesta di pugni. +Bisogna picchiare, ma senza far fracasso. — +</p> + +<p> +Alfredo ed i suoi compagni, attraversata rapidamente l’ortaglia, +si erano arrestati dinanzi all’abitazione di Kalani. +</p> + +<p> +Era una costruzione massiccia, che somigliava un po’ al palazzo +reale, ma di gran lunga più piccola, con numerose finestre +somiglianti a feritoie ed il tetto piatto. +</p> + +<p> +Tutto all’intorno la ombreggiava una doppia fila di maestosi +sicomori, i quali dovevano nasconderla o quasi, agli occhi dei +vicini abitanti. +</p> + +<p> +Alcune feritoie del pianterreno erano illuminate e da quelle +uscivano delle voci umane assai allegre, alternate a rumorosi +scrosci di risa. Probabilmente anche gli schiavi del capo dei +sacerdoti festeggiavano, con del ginepro o con della birra di +sorgo, la grande giornata. +</p> + +<p> +Alfredo, prima di entrare, guardò attraverso una di quelle +feritoie e vide quattro negri ed una donna seduti attorno ad un +rozzo tavolo coperto d’una stuoia, sul quale stavano alcuni vasi, +numerose tazze e qualche bottiglia rovesciata. +</p> + +<p> +Quei poveri diavoli, approfittando dell’assenza del temuto padrone, +facevano un po’ di gazzarra, bevendo e ridendo. +</p> + +<p> +— Quegli schiavi non sono tali da opporre resistenza, — disse +Alfredo ad Antao, che lo interrogava. — Tra pochi minuti, mio +fratello sarà fra le mie braccia. Armate i fucili e seguitemi. — +</p> + +<p> +La porta era aperta, non occorreva quindi forzare l’entrata. +I cinque uomini s’inoltrarono in punta dei piedi, per piombare +d’improvviso addosso ai servi. Attraversarono dapprima una +stanza oscura, procedendo con precauzione per tema di urtare +contro qualche ostacolo poi, dopo d’aver percorso uno stretto +<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span> +corridoio, irruppero nella camera illuminata puntando i fucili, +mentre il vecchio negro gridava, con voce minacciosa: +</p> + +<p> +— Chi si muove è uomo morto!... Ordine del re!... — +</p> + +<p> +I quattro schiavi e la negra si erano precipitosamente alzati +rovesciando i vasi e le tazze, ma vedendo quei cinque fucili +puntati e udendo quelle parole erano ricaduti sui loro sedili, tremando +di spavento, mentre la loro tinta da nerastra diventava +grigia, cioè pallida. +</p> + +<p> +— Tutti a terra!... — disse il vecchio. — Nessuno opponga +resistenza!... — +</p> + +<p> +I cinque schiavi caddero in ginocchio, balbettando: +</p> + +<p> +— Non uccideteci. — +</p> + +<p> +Gamani ed il dahomeno, che avevano portato con loro delle +corde e dei fazzoletti, imbavagliarono e legarono le braccia e +le gambe a quattro, mentre il padre di Urada interrogava il +quinto, minacciando di fracassargli il cranio se avesse tardato +a rispondere. +</p> + +<p> +— Dov’è il tuo padrone?... — gli chiese. +</p> + +<p> +— Dal re, — balbettò lo schiavo. +</p> + +<p> +— Tornerà questa notte?... +</p> + +<p> +— Sì perchè deve partire prima dell’alba. +</p> + +<p> +— Tarderà molto?... +</p> + +<p> +— Non lo credo. Noi lo aspettavamo per seguirlo. +</p> + +<p> +— Dove si trova il fanciullo dalla pelle bianca che Kalani ha +qui condotto?... +</p> + +<p> +— Nella stanza del padrone. +</p> + +<p> +— Chi veglia su di lui?... +</p> + +<p> +— Nessuno. +</p> + +<p> +— Dorme?... +</p> + +<p> +— Poco fa dormiva. +</p> + +<p> +— Guidaci subito da lui. — +</p> + +<p> +Gli fece cenno di precederlo, mentre Antao s’impadroniva d’una +specie di torcia di fibre vegetali imbevuta d’olio d’elais. +</p> + +<p> +Il negro, che era più morto che vivo per lo spavento, li condusse +in un secondo corridoio il quale saliva al piano superiore +e s’arrestò dinanzi ad una porta, dicendo: +</p> + +<p> +— È qui. — +</p> + +<p> +Alfredo ed Antao, in preda ad una viva emozione, si erano +precipitati innanzi, aprendola impetuosamente. +</p> + +<p> +In mezzo ad una stanzuccia quasi spoglia di mobili, ma colle +<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span> +pareti coperte di belle stuoie dipinte a vivaci colori ed illuminata +da una lampada d’argilla, su di un grande cuscino giaceva +un bel ragazzo dalla pelle assai abbronzita, dai capelli neri e ricciuti, +dal profilo ardito, che rassomigliava moltissimo a quello +d’Alfredo, e dalle labbra vermiglie. Poteva avere dieci anni, ma +il suo corpo, assai sviluppato, poteva adattarsi ad uno di tredici +o di quattordici. +</p> + +<p> +Quel giovanetto dormiva tranquillamente, come si fosse trovato +in piena sicurezza invece che sotto il tetto del più feroce +e vendicativo uomo del Dahomey. Solamente le sue nere e sottili +sopracciglia che si erano incrociate, dimostravano che qualche +pensiero o qualche cattivo sogno turbava un po’ il suo sonno. +</p> + +<p> +Alfredo gli si era precipitato sopra mandando un grido di gioia, +l’aveva afferrato fra le robuste braccia e se l’era stretto al petto +coprendolo di baci ed esclamando con voce rotta: +</p> + +<p> +— Bruno!... Mio Bruno!... Ti rivedo finalmente, fratellino +mio!... — +</p> + +<p> +Il ragazzo, svegliato bruscamente, aveva aperti i suoi grandi +occhi neri guardando, come trasognato, quell’uomo che se lo +stringeva al petto come fosse impazzito ed istintivamente aveva +fatto un gesto come per respingerlo, ma ad un tratto aprì le +braccia e le rinchiuse attorno al collo del fratello, gridando: +</p> + +<p> +— Alfredo!... Sogno io?... No.... vedo anche il signor Antao!... +Fratello!... Signor Antao!... +</p> + +<p> +— Morte di tutte le stelle del firmamento!... — tuonò il portoghese, +che non trovava più alcun nome dei suoi pianeti favoriti, +tanta era la sua commozione. — Qui, fra le mie braccia, +fanciullo mio!... Morte del Dahomey!... Sono tutto scombussolato!... +Toh!... Che strano fenomeno!... I miei occhi sono +bagnati!... — +</p> + +<p> +Il bravo giovane aveva strappato il ragazzo dalle braccia d’Alfredo +e se l’era stretto al petto, tempestandolo di baci, mentre +Gamani, che pareva fosse impazzito per la gioia, gli ballava intorno, +gridando: +</p> + +<p> +— Il padroncino!... Il padroncino!... Oh Gamani è contento di +vederlo libero!... +</p> + +<p> +— Silenzio!... — esclamò ad un tratto il padre d’Urada, che +si era avvicinato ad una feritoia. — Ho udito il fischio d’allarme +di mia figlia. +</p> + +<p> +— Ci segnala l’avvicinarsi di Kalani, — disse Gamani. +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span> +</p> + +<p> +— Kalani!... — esclamò il ragazzo, con accento di terrore. — Alfredo, +fuggi o ti ucciderà. +</p> + +<p> +— Fuggire io!... — disse il cacciatore, rizzando fieramente +l’alta statura. — Sarò io che ucciderò Kalani, mio Bruno. — +</p> + +<p> +Poi, volgendosi verso il suo schiavo e verso Gamani: +</p> + +<p> +— Scendete nell’ortaglia e appena Kalani sarà entrato chiudete +il cancello onde non ci sfugga. — +</p> + +<p> +Prese il giovane fratello, se lo alzò fino alle labbra e lo baciò, +quindi lo ricoricò sul cuscino, dicendogli: +</p> + +<p> +— Rimarrai qui con questo negro mio amico, il quale veglierà +su di te. Qualunque cosa accada, non ti muoverai. +</p> + +<p> +— Ma cosa vuoi fare, fratello?... +</p> + +<p> +— Compiere un giuramento che feci la notte che ti rapirono. +Silenzio ed aspetta il mio ritorno. — +</p> + +<p> +Fece cenno ad Antao di seguirlo, mentre il padre di Urada imbavagliava +e legava lo schiavo che li aveva guidati in quella stanza. +</p> + +<p> +I due bianchi scesero a pianterreno, trascinarono gli schiavi +in un corridoio vicino, poi si misero in osservazione alle feritoie. +</p> + +<p> +Kalani era allora entrato nell’ortaglia e s’avviava verso la sua +casa, scortato dalle due sentinelle che aveva trovate dinanzi alla +cancellata e che di certo non sospettava che fossero nemiche. +</p> + +<p> +Indossava ancora il costume di gran sacerdote che aveva sfoggiato +al mattino per comandare la festa del sangue e pareva che +fosse molto alticcio, poichè il suo passo era incerto, tentennante. +Doveva aver bevuto parecchie bottiglie con Geletè, Behanzin ed +i gran <i>cabeceri</i>. +</p> + +<p> +Attraversò l’ortaglia canterellando fra i denti, salì i tre gradini, +passò la stanza oscura ed entrò in quella illuminata, gridando: +</p> + +<p> +— Schiavi dannati, entra il padrone!... Accorrete, se non volete +che faccia scorticare la vostra vecchia pelle. — +</p> + +<p> +Ad un tratto arretrò. Aveva scorto i vasi rovesciati e le sedie +gettate a terra. Diffidente per natura, sospettò forse qualche +tradimento, poichè aprì il mantello mettendo la destra sull’impugnatura +del largo e pesante coltello che usano portare i +dahomeni. +</p> + +<p> +Non ebbe però il tempo di estrarlo: due uomini armati di +fucile erano improvvisamente entrati. +</p> + +<p> +Alfredo si avanzò verso il miserabile che era rimasto immobile, +come pietrificato e strappandosi di dosso il mantello di sacerdote, +gli chiese con accento terribile: +</p> + +<p> +<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span> +</p> + +<p> +— Mi riconosci, Kalani?... — +</p> + +<p> +Il negro aprì la bocca come se volesse rispondere, ma nessun +suono gli uscì. Cogli occhi sbarrati, schizzanti dalle orbite, guardava +il suo mortale nemico senza essere capace di fare un gesto. +La sua pelle era però diventata orribilmente grigiastra, mentre +i suoi lineamenti esprimevano un terrore impossibile a descriversi. +</p> + +<p> +— Tu non mi aspettavi, è vero Kalani? — disse Alfredo con +ironia. — Ora che mi hai conosciuto, preparati a morire, poichè +la notte che tu hai assalito la mia fattoria e assassinati i miei +negri, ho giurato di ucciderti e manterrò la promessa. — +</p> + +<p> +Kalani, dinanzi a quella minaccia, ebbe un lampo di suprema +quanto inaspettata energia. +</p> + +<p> +Estrasse il largo coltello e balzò indietro per riparare nell’altra +stanza, ma andò a urtare contro i due dahomeni che lo +avevano silenziosamente seguito e che furono lesti a respingerlo +coi calci dei fucili. +</p> + +<p> +Vedendosi accerchiato, il miserabile volle tentare uno sforzo +disperato. Fece appello a tutta la sua audacia e col coltello alzato +si scagliò come una belva addosso ad Alfredo, sperando di +sorprenderlo. +</p> + +<p> +Antao aveva gettato un grido e si era gettato innanzi, ma il +cacciatore l’aveva preceduto. Lesto come una tigre, aveva evitato +il colpo mortale, poi aveva afferrato l’avversario pel collo. +</p> + +<p> +Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel pavimento. Antao +ed i due dahomeni si erano gettati addosso a loro per cercare +di uccidere il negro, ma la tema di colpire il cacciatore li faceva +esitare. +</p> + +<p> +Ad un tratto Kalani mandò un urlo di fiera ferita ed allargò +la stretta, mentre Alfredo si rialzava prontamente, tenendo in +pugno il largo e pesante coltello dell’avversario, lordo di sangue +fino all’impugnatura. +</p> + +<p> +Il capo dei sacerdoti, l’anima dannata di Geletè, si rotolò due +volte pel pavimento, lasciandosi dietro una larga striscia di sangue, +poi rimase immobile. Il cacciatore aveva mantenuto il suo +giuramento, spaccandogli il cuore. +</p> + +<p> +— È morto, — disse Antao, che si era curvato su Kalani. +</p> + +<p> +— I miei negri sono vendicati, — rispose Alfredo con voce +cupa. — Orsù, fuggiamo!... — +</p> + +<figure><a id="fill-246a"></a> + <img src="images/ill-246a.jpg" alt=" "> +<figcaption>Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi.... (Pag. 247).</figcaption> +</figure> + +<div class="chapter"> +<p><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p> + +<h2 id="conclusione">CONCLUSIONE</h2> +</div> + +<p> +Un quarto d’ora dopo, ricompensato il prigioniero che li aveva +guidati alla casa di Kalani, Alfredo, Bruno, Antao, Urada, suo +padre, Gamani ed i due dahomeni, abbandonavano la capitale, +galoppando verso l’est, onde frapporre fra loro ed i soldati di +Geletè il Sou. +</p> + +<p> +Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi, temendo di vedersi +alle spalle le sanguinarie bande del despota, il quale non doveva +tardare di certo a fare inseguire l’ambasciata, la cui fuga +misteriosa doveva avergli fatto nascere dei sospetti, specialmente +dopo la morte di Kalani. +</p> + +<p> +Galopparono quasi tutto il giorno seguente, non facendo che +delle brevissime soste per accordare un po’ di riposo ai cavalli +e non si risolsero a pernottare se non quando si trovarono nei +dintorni di Akpa. +</p> + +<p> +I giorni seguenti continuarono quella fuga indiavolata attraverso +i terreni paludosi del Dahomey centrale, attraversando +successivamente il Sou e l’Akpa, i due principali affluenti dell’Ouzme, +arrestandosi solo un giorno a Keton, una delle ultime +borgate del regno di Geletè, poi si gettarono nei paesi degli +Egbas. +</p> + +<p> +Solamente allora si permisero il lusso di procedere con più +calma e con frequenti fermate, non avendo ormai più da temere +alcun inseguimento da parte dei dahomeni, formando gli Egbas +una popolazione indipendente, una federazione di tante piccole +repubbliche che godono una civiltà relativamente avanzata. +</p> + +<p> +Mantenendosi presso le frontiere del Dahomey scesero lungo +le rive della Zeava fino all’altezza di Pokra, poi ripiegando verso +<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span> +l’ovest rientrarono in Porto Novo, ventiquattro giorni dopo la +loro partenza da Abomey. La loro fermata presso il loro amico +Tofa fu breve, avendo Alfredo risoluto di dare un addio alla Costa +d’Avorio per tornarsene in patria, essendo ormai possessore d’una +ingente fortuna ed Antao di far ritorno al Portogallo per curare +le numerose <i>fazende</i> che possedeva a Santa Caterina. +</p> + +<p> +Il 24 luglio, dopo d’aver accordata la libertà ai due dahomeni +che li avevano serviti con tanta affezione e di averli largamente +ricompensati, Alfredo, Bruno, Antao, Gamani, Urada e suo padre +s’imbarcarono su di un veliero che partiva da Kotonou diretto +a Monrovia, la capitale della repubblica negra di Liberia. +</p> + +<p> +Quattordici giorni dopo, Alfredo, suo fratello ed il fido Gamani +prendevano posto sul piroscafo che fa il servizio mensile coll’Europa, +mentre Antao s’imbarcava pel Portogallo conducendo seco +Urada, per la quale provava già qualche cosa più d’una semplice +affezione, ed il padre di lei. +</p> + +<p> +Il bravo e coraggioso portoghese aveva però promesso di fare +tutti gli anni una scappata in Italia per vuotare, in compagnia +del valente cacciatore della Costa d’Avorio, una bottiglia di quell’eccellente +vino dell’Etna che conosceva di fama. +</p> + +<p> +Antao ha mantenuto fedelmente là promessa e ancora oggi, +nella stagione invernale, si reca a Catania a trovare l’amico +ed il giovane Bruno, ma non giunge però solo.... Lo accompagna +l’ex-amazzone del feroce Geletè, divenuta, da parecchi anni, la +signora Urada Carvalho. +</p> + +<div class="somm"> +<p> +<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span> +</p> + +<h2><a id="indice" href="#indfront"> +INDICE</a></h2> + +<table class="indice"> + <tr> + <td><span class="smcap">Cap.</span></td> <td> </td> <td> </td> + </tr> + <tr> + <td>I</td> <td>Sulle rive dell’Ouzme</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 1</a></td> + </tr> + <tr> + <td>II</td> <td>I misteri delle foreste</td> <td class="pag"><a href="#cap2">8</a></td> + </tr> + <tr> + <td>III</td> <td>La scomparsa di Gamani</td> <td class="pag"><a href="#cap3">14</a></td> + </tr> + <tr> + <td>IV</td> <td>Il fanciullo rapito</td> <td class="pag"><a href="#cap4">22</a></td> + </tr> + <tr> + <td>V</td> <td>L’odio di Kalani</td> <td class="pag"><a href="#cap5">30</a></td> + </tr> + <tr> + <td>VI</td> <td>I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè</td> <td class="pag"><a href="#cap6">37</a></td> + </tr> + <tr> + <td>VII</td> <td>Il re di Porto Novo</td> <td class="pag"><a href="#cap7">43</a></td> + </tr> + <tr> + <td>VIII</td> <td>La carovana</td> <td class="pag"><a href="#cap8">52</a></td> + </tr> + <tr> + <td>IX</td> <td>L’assalto notturno dei Leoni</td> <td class="pag"><a href="#cap9">59</a></td> + </tr> + <tr> + <td>X</td> <td>La repubblica dei Popos</td> <td class="pag"><a href="#cap10">66</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XI</td> <td>Il «mpungu</td> <td class="pag"><a href="#cap11">74</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XII</td> <td>La scomparsa dell’amazzone</td> <td class="pag"><a href="#cap12">81</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XIII</td> <td>La caccia al gorilla</td> <td class="pag"><a href="#cap13">89</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XIV</td> <td>Le tracce dei ladri</td> <td class="pag"><a href="#cap14">94</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XV</td> <td>La caccia ai rapitori</td> <td class="pag"><a href="#cap15">101</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XVI</td> <td>Le formiche carnivore</td> <td class="pag"><a href="#cap16">108</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XVII</td> <td>Il regno degli Ascianti</td> <td class="pag"><a href="#cap17">116</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XVIII</td> <td>Caccia ad un elefante</td> <td class="pag"><a href="#cap18">122</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XIX</td> <td>Sulle terre degli Ascianti</td> <td class="pag"><a href="#cap19">128</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XX</td> <td>Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti</td> <td class="pag"><a href="#cap20">136</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXI</td> <td>Attraverso la regione dei Krepi</td> <td class="pag"><a href="#cap21">144</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXII</td> <td>Assediato in una trappola da elefanti</td> <td class="pag"><a href="#cap22">151</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXIII</td> <td>L’imboscata dei Krepi</td> <td class="pag"><a href="#cap23">161</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXIV</td> <td>I fabbricatori di pioggia</td> <td class="pag"><a href="#cap24">171</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></td> + </tr> + <tr> + <td>XXV</td> <td>La Città Santa del Dahomey</td> <td class="pag"><a href="#cap25">180</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXVI</td> <td>Il padre di Urada</td> <td class="pag"><a href="#cap26">189</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXVII</td> <td>Il cabecero Ghating-Gan</td> <td class="pag"><a href="#cap27">198</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXVIII</td> <td>Il ritorno di Gamani</td> <td class="pag"><a href="#cap28">204</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXIX</td> <td>Nella tana del leone</td> <td class="pag"><a href="#cap29">212</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXX</td> <td>Le stragi della «festa dei costumi</td> <td class="pag"><a href="#cap30">217</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXXI</td> <td>La spedizione notturna</td> <td class="pag"><a href="#cap31">225</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXXII</td> <td>L’incendio del recinto sacro</td> <td class="pag"><a href="#cap32">232</a></td> + </tr> + <tr> + <td>XXXIII</td> <td>La morte di Kalani</td> <td class="pag"><a href="#cap33">238</a></td> + </tr> + <tr> + <td colspan="2"><span class="smcap">Conclusione</span></td> <td class="pag"><a href="#conclusione">247</a></td> + </tr> +</table> +<hr> + +</div> + +<div class="footnotes"> + +<h2> +NOTE: +</h2> + +<div class="footnote" id="note1"> +<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.  </span>Informi divinità, rappresentanti per lo più mostri o persone orribili, +burlescamente camuffate, che i negri della Costa adorano. Generalmente +sono di legno o di creta.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note2"> +<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.  </span>Questo Behanzin è lo stesso che intraprese la guerra contro i francesi, +perdendo il trono e la libertà.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note3"> +<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.  </span>Storico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note4"> +<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.  </span>Bottiglia di vimini contenente dei sassolini ed adorna di conchiglie +bianche.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note5"> +<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.  </span>Questa regione è ora un possedimento della Germania.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note6"> +<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.  </span>Storico.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note7"> +<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.  </span>Anche Behanzin ci teneva assai alla sua orchestra e si dice che +provasse un gran dolore, quando le armi vittoriose del generale Doods la +mandarono a rotoli.</p> +</div> + +<div class="footnote" id="note8"> +<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.  </span>Questo Ghating-Gan prese parte attiva anche nella guerra contro +i francesi guidati dal generale Doods. Fu questo cabecero che fece arrestare, +nel 1890, i negozianti francesi di Widhah, tenendoli prigionieri per +novantatrè giorni, minacciando ad ogni istante di decapitarli e facendoli +sovente maltrattare dai soldati.</p> +</div> +</div> + +<div class="tnote"> +<p class="tntitle"> +Nota del Trascrittore +</p> + +<p> +Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione +minimi errori tipografici. +</p> + +<p> +Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio. +</p> +</div> + +<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77094 ***</div> +</body> +</html> + diff --git a/77094-h/images/cover.jpg b/77094-h/images/cover.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..9407bfe --- /dev/null +++ b/77094-h/images/cover.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-0-001.jpg b/77094-h/images/ill-0-001.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..3f882a6 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-0-001.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-0-004.jpg b/77094-h/images/ill-0-004.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..317be03 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-0-004.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-0-008.jpg b/77094-h/images/ill-0-008.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..189b3b1 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-0-008.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-016a.jpg b/77094-h/images/ill-016a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..188d88e --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-016a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-032a.jpg b/77094-h/images/ill-032a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..379b75a --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-032a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-048a.jpg b/77094-h/images/ill-048a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..9aeede5 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-048a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-064a.jpg b/77094-h/images/ill-064a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..ca703e0 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-064a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-080a.jpg b/77094-h/images/ill-080a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..805c8d2 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-080a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-096a.jpg b/77094-h/images/ill-096a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..f9ea4bd --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-096a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-112a.jpg b/77094-h/images/ill-112a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..2dcb4a6 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-112a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-128a.jpg b/77094-h/images/ill-128a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..2c578b8 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-128a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-144a.jpg b/77094-h/images/ill-144a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..ab6dfcc --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-144a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-160a.jpg b/77094-h/images/ill-160a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..cf4068b --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-160a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-176a.jpg b/77094-h/images/ill-176a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..f9a3ccc --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-176a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-192a.jpg b/77094-h/images/ill-192a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..6266ce6 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-192a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-208a.jpg b/77094-h/images/ill-208a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..97ee704 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-208a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-224a.jpg b/77094-h/images/ill-224a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..b928869 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-224a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-240a.jpg b/77094-h/images/ill-240a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..891a3a0 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-240a.jpg diff --git a/77094-h/images/ill-246a.jpg b/77094-h/images/ill-246a.jpg Binary files differnew file mode 100644 index 0000000..c87d130 --- /dev/null +++ b/77094-h/images/ill-246a.jpg diff --git a/LICENSE.txt b/LICENSE.txt new file mode 100644 index 0000000..6312041 --- /dev/null +++ b/LICENSE.txt @@ -0,0 +1,11 @@ +This eBook, including all associated images, markup, improvements, +metadata, and any other content or labor, has been confirmed to be +in the PUBLIC DOMAIN IN THE UNITED STATES. + +Procedures for determining public domain status are described in +the "Copyright How-To" at https://www.gutenberg.org. + +No investigation has been made concerning possible copyrights in +jurisdictions other than the United States. 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