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+
+*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77094 ***
+
+
+ [Illustrazione: Ad un cenno di Kalani tutti quei panieri
+ furono precipitati nel vuoto.... (Pag. 224).]
+
+ Emilio Salgari
+
+
+ La Costa
+ d’Avorio
+
+
+ Avventure
+
+ illustrate da 18 disegni, fuori testo
+
+ di G. Gamba
+
+
+
+ Genova
+ A. Donath, editore
+ 1898
+
+
+
+
+ _Proprietà Letteraria_
+
+ 53-98. — Firenze, Tip. di Salvadore Landi,
+ direttore dell’_Arte della Stampa_.
+
+
+ [Illustrazione: Già l’enorme bocca si apriva sul disgraziato
+ portoghese, quando si udì echeggiare una seconda detonazione.
+ (Pag. 10).]
+
+
+
+
+CAPITOLO I.
+
+Sulle rive dell’Ousme
+
+
+— Ci siamo?...
+
+— Aspetta un po’, amico. Sei impaziente di provare la tua carabina?
+
+— Desidero ardentemente di vedere uno di quei mostruosi animali allo
+stato libero. Non ho veduto finora che dei piccini e nei serragli
+d’Europa.
+
+— Bada che sono formidabili.
+
+— Con un cacciatore abile quanto sei tu non ho paura, e poi non credo
+che quelle masse enormi siano tanto leste da gareggiare colle mie
+gambe.
+
+— T’inganni, Antao. Non sono trascorse due settimane, che un povero
+minaloto del Gran Popos, spintosi qui a cacciare quegli animalacci, è
+stato tagliato in due.
+
+— Nè più nè meno d’un biscotto?...
+
+— Non lo credi?...
+
+— Ho i miei dubbi, Alfredo.
+
+— Allora ti dirò, Antao, che quel minaloto era un servo della fattoria
+del signor Zeinger, quell’ottimo alemanno che abbiamo visitato la
+scorsa domenica.
+
+— Quel minaloto doveva essere lesto come una lumaca grigia del paese
+degli Ascianti.
+
+— Tutt’altro, amico mio. Era un gran diavolo di negro, agile come una
+scimmia, ma l’animalaccio, che era stato solamente ferito, si precipitò
+sul disgraziato cacciatore e prima che questi potesse giungere alla
+riva lo tagliò in due.
+
+— Ecco una storia che non aumenta di certo il mio coraggio.
+
+— Vorresti tornare alla mia fattoria?
+
+— Sì, ma rimorchiando un ippopotamo. Non sono venuto in Africa per
+farmi divorare vivo dalle zanzare della costa entro una stanza, ma per
+visitare questi paesi e cacciare i grossi animali.
+
+— E per aprire una fattoria portoghese.
+
+— Non ancora, Alfredo. I miei commerci col Brasile mi hanno fatto
+abbastanza ricco da permettermi....
+
+— Taci!...
+
+— Un ippopotamo?....
+
+— No.... taci!... —
+
+I due uomini che così chiacchieravano, inoltrandosi in mezzo ad una
+splendida vegetazione equatoriale, che li riparava dagli ultimi ma
+ancora ardenti raggi del sole, erano allora giunti sulle rive d’un
+corso d’acqua, largo tre o quattrocento passi ed ingombro d’isolotti
+coperti d’alte erbe e da gruppi di piccoli banani, dalle larghe foglie
+d’un verde vivo.
+
+Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo, si era bruscamente arrestato,
+curvandosi verso la sponda che era ingombra di paletuvieri, incrocianti
+in tutti i sensi i loro rami e le loro radici sporgenti dal fondo del
+fiume, ed aveva girato all’intorno un rapido ma acuto sguardo; mentre
+il suo compagno, quantunque ignorasse di cosa si trattasse, si era
+levato dalla spalla una corta ma pesante carabina, una di quelle armi
+usate per la caccia dei grossi animali.
+
+Il primo rimase parecchi secondi immobile, tendendo accuratamente gli
+orecchi e continuando ad investigare, cogli sguardi, le isolette e la
+sponda opposta coperta di fitti alberi, poi volgendosi verso Antao,
+disse:
+
+— Mi sono ingannato di certo.
+
+— Cosa avevi udito?...
+
+— Mi era sembrato d’aver udito un grido che mi ricordava un certo
+uomo....
+
+— Morto forse su questo fiume?...
+
+— Sarebbe stato meglio che fosse morto allora.
+
+— Ma che storia mi racconti?...
+
+— Parlo d’un uomo che da quattro anni mi fa paura.
+
+— A te!... — esclamò Antao, sorpreso. — Eh! via, tu scherzi, Alfredo.
+Un uomo che in America si è battuto come un leone e che ora gode fama
+di essere il più audace cacciatore della Costa d’Avorio, non può aver
+paura di un uomo.
+
+— Eppure ti ripeto che ho quasi paura e temo sempre un tradimento. Ecco
+perchè ho lasciato il mio servo Gamani a vegliare in mezzo alla foresta
+ed i miei porta-fucili alla fattoria.
+
+— Ma chi è quell’uomo?...
+
+— Un negro.
+
+— Lo si cerca e lo si uccide con una buona fucilata.
+
+— È lontano.
+
+— Si va a trovarlo.
+
+— È potente, Antao.
+
+— Si raccoglie una truppa d’uomini risoluti e lo si va ad assalire.
+
+— Nel Dahomey?...
+
+— Là!... Ecco un nome che fa venire i brividi!... Brutto paese di
+macellai feroci. Diavolo!... Vorrei conoscere quest’istoria che ti
+mette indosso tante preoccupazioni.
+
+— Te la racconterò, ma più tardi. Ora pensiamo agli ippopotami. Spero
+di essermi ingannato su quel grido e che nulla accadrà nella mia
+fattoria durante la nostra assenza.
+
+— Vi sono i tuoi uomini che vegliano sul tuo nipotino e sulle tue
+ricchezze.
+
+— Taci: ci siamo. —
+
+Alfredo, che aveva continuato il cammino durante quella conversazione,
+seguendo sempre la riva destra del fiume, erasi arrestato dinanzi ad un
+grande albero del cotone, il quale si curvava verso la sponda e sul cui
+tronco si vedevano parecchie profonde incisioni che parevano fatte da
+poco tempo.
+
+Il cacciatore l’osservò attentamente come volesse essere certo di
+non ingannarsi, poi s’inoltrò prudentemente fra i paletuvieri che si
+arrampicavano confusamente su per la sponda, afferrò una fune che stava
+legata attorno ad una grossa radice e diede una violenta strappata.
+
+Tosto fra quell’ammasso di rami, di foglie e di radici, si vide
+avanzarsi uno di quei pesanti canotti scavati nel tronco d’un albero
+col ferro e col fuoco e colle punte assai aguzze, usati sui fiumi della
+Costa d’Oro e dell’Avorio.
+
+Alfredo vi balzò dentro invitando il compagno a seguirlo, afferrò due
+remi dalla larga pala e spinse la pesante imbarcazione nella corrente,
+dirigendosi verso un isolotto coperto d’una fitta vegetazione che si
+trovava quasi in mezzo al fiume.
+
+In pochi minuti attraversò la distanza e arenò l’imbarcazione su di
+un bassofondo che pareva si collegasse all’isolotto e che impediva
+d’accostarsi di più a quel brano di terra.
+
+— Bisogna prendere un bagno? — chiese Antao.
+
+— Non vi sono che due palmi d’acqua, — rispose Alfredo.
+
+— Sono almeno sicure le nostre gambe? Mi hanno detto che sull’Ousme i
+coccodrilli non sono rari.
+
+— È vero, ma non osano assalire gli uomini bianchi e poi a quest’ora
+dormono. In acqua, amico.
+
+— Una parola ancora. Gli ippopotami non faranno a pezzi la nostra
+barca?...
+
+— È probabile, se manchiamo ai nostri colpi, ma procureremo di mandare
+le palle a destinazione. Orsù, in acqua. —
+
+I due cacciatori presero le loro carabine e abbandonarono la
+imbarcazione, scendendo sul banco.
+
+Alfredo non si era ingannato. Vi era così poca acqua in quel
+bassofondo, che a malapena toccava i polpacci dei due uomini.
+
+In pochi istanti attraversarono il banco e giunsero sull’isolotto,
+celandosi fra le folte piante che lo coprivano.
+
+Quel brano di terra situato in mezzo all’Ousme, uno dei più notevoli
+fiumi della Costa dell’Avorio e che scaricasi nelle paludi di Porto
+Novo, non misurava di più di cinquanta metri di circonferenza ed era
+così basso, che la più piccola piena doveva coprirlo.
+
+Nondimeno su quell’umido terreno, fertilizzato dagli avanzi vegetali
+trasportati durante la stagione delle piogge, erano cresciuti
+rigogliosi bambù altissimi dalle lunghe foglie verdi pallide, mangifere
+splendide, arbusti acquatici e anche dei mazzi enormi di banani
+selvatici, i quali rizzavano arditamente le loro lunghe e larghe
+foglie, talune delle quali misuravano tre o quattro metri.
+
+Alcuni pappagalli grigi vi avevano preso domicilio e schiamazzavano
+allegramente, spennacchiandosi agli ultimi raggi del sole.
+
+I due cacciatori fecero il giro dell’isolotto per accertarsi che non
+vi fosse qualcuno di quei piccoli serpenti chiamati dai naturalisti
+_echidni nasicorni_, il cui morso è mortale e che sono così numerosi in
+quelle regioni; poi si sdraiarono sotto la fresca ombra di un gruppo di
+banani.
+
+— Ed ora, dove sono questi ippopotami? — chiese Antao. — Ho guardato
+attentamente il fiume e le sue sponde, ma ti confesso che non ho veduto
+nemmeno un coccodrillo.
+
+— Manca mezz’ora al tramonto, — rispose il cacciatore. — Quando il sole
+sarà scomparso, li vedrai venire.
+
+— Qui?...
+
+— Sì, Antao. Verranno a saccheggiare questi vegetali.
+
+— Sei certo?...
+
+— Gamani li ha veduti venire per tre notti di seguito.
+
+— Non si mostrano di giorno?
+
+— Dormono in fondo al fiume; sono prudenti mio caro. Accendi la tua
+sigaretta e fuma tranquillo come faccio io. —
+
+Il cacciatore aveva levato da una tasca una scatola di sigarette, ne
+offrì all’amico, ne accese una, poi si accomodò fra le erbe, mettendosi
+la carabina sulle ginocchia.
+
+Quei due cacciatori, che si avventuravano soli sugli isolotti
+dell’Ousme ad attendere i mostruosi ippopotami, anche a prima vista
+si riconoscevano per due persone appartenenti a nazioni diverse,
+quantunque avessero entrambi la pelle bruna, capelli e occhi nerissimi,
+distintivi particolari della razza latina.
+
+Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo e che sembrava il più pratico
+di quei luoghi selvaggi e anche il più intrepido cacciatore, era uno di
+quei tipi che s’incontrano così di frequente nelle regioni dell’Italia
+meridionale e sulle coste Albanesi.
+
+Era un uomo sulla quarantina, di statura superiore alla media, tutto
+muscoli e nervi, dal profilo ardito, reso più fiero da una folta barba
+nerissima, dagli occhi vivissimi, lampeggianti e dalla pelle bruna,
+dovuta forse più di tutto all’ardente sole dell’Africa equatoriale.
+
+Indossava un vestito di tela bianca stretto alla cintura da una larga
+fascia dì lana rossa, come usano portare i pescatori napoletani,
+sormontata da una cartucciera, ed un elmetto pure di tela bianca gli
+copriva i folti capelli, che il clima della Costa dell’Avorio aveva già
+cominciato ad incanutire.
+
+Il suo compagno Antao invece dal nome e dall’aspetto, s’indovinava
+appartenere alle razze bianche dei climi ardenti. Era un giovanotto
+di ventiquattro o venticinque anni, di statura bassa piuttosto, ma di
+corpo robusto, dalla pelle quasi olivastra, dagli occhi grandi, neri,
+vellutati e tagliati a mandorla, con due baffettini pure neri ed i
+capelli ricciuti, quasi crespi come quelli dei negri.
+
+Portava sul capo l’elmetto, cappello indispensabile in quei climi, ma
+invece della giacca indossava una semplice camicia di flanella azzurra,
+adorna di rabeschi ai polsi ed al colletto, stretta da una cartucciera
+elegantissima di pelle rossa ed aveva i calzoni di velluto olivastro e
+grandi uose di pelle gialla con fibbie d’argento.
+
+Entrambi poi erano armati di splendide carabine da caccia, a canna
+corta, pesanti, ma capaci di abbattere un elefante con una sola palla
+ben aggiustata e dei larghi coltelli da caccia, chiusi in guaine di
+cuoio naturale a punta d’acciaio.
+
+Mentre fumavano le loro sigarette conservando un silenzio assoluto, il
+sole tramontava rapidamente dietro i grandi boschi.
+
+La luce decresceva a vista d’occhio e le tenebre s’addensavano
+frettolosamente nei più cupi recessi della foresta. I pappagalli
+grigi, dopo d’aver lanciati gli ultimi e più strepitosi chiacchierii,
+cominciavano a tacere; le aquile pescatrici, dopo d’aver fatta
+un’ultima volata sulle acque fangose del fiume, erano tornate ai loro
+nidi, situati sulle più alte cime dei giganteschi baobab; le scimmie
+_subukumbaka_, che fino allora si erano divertite a sollazzarsi fra
+i rami dei sicomori saccheggiandoli dei loro fichi, avevano cessato
+dall’emettere i loro acuti _hu-ul-hu-ul_ che si odono a parecchi
+chilometri di distanza, e in aria cominciavano ad apparire i primi
+volatili delle tenebre.
+
+Bande immense di pipistrelli, abbandonati i rami ai quali fino allora
+si erano tenuti appesi col capo in giù e le fredde ali avviluppate
+intorno al corpo, giungevano da tutte le parti, guidate da qualche
+gigante della specie, da qualche cinonittero delle palme o cane
+notturno, orrendo volatile dalle ali lunghe un metro e dal corpo lungo
+perfino trenta centimetri, dalla testa grossa somigliante a quella d’un
+piccolo _bull-dog_, traforata da due occhiacci e dal pelo aranciato sul
+petto e sul collo e grigiastro sul dorso e verso la coda.
+
+Dei rauchi brontolii, dei soffi potenti, delle urla acute e degli
+scrosci di risa, annunciavano che le fiere abbandonavano i loro
+covi per cominciare le loro caccie notturne, ma Alfredo rimaneva
+impassibile, come uomo da lunga pezza abituato a quei concerti più
+paurosi che veramente terribili. Il suo giovane compagno invece, da
+poco sbarcato in quelle regioni, si agitava, tormentava la batteria
+della sua carabina, mentre i suoi sguardi si fissavano sulle due sponde
+con una certa ansietà.
+
+— Diavolo!... — mormorò ad un tratto. — Ma qui pare di essere in un
+serraglio.
+
+— Colla differenza però che le fiere non sono chiuse dentro le gabbie e
+che non si farebbero alcuno scrupolo a mangiarti, se lo potessero.
+
+— E Gamani che hai lasciato solo in mezzo alla foresta?... Che domani
+non lo troviamo più?...
+
+— Gamani è un coraggioso e sa che tutti questi animali non sono capaci
+di arrampicarsi sugli alberi. Si sarà accomodato fra i rami di un
+sicomoro e vedrai che lo troveremo vivo.
+
+— Ma i leopardi sono buoni arrampicatori, Alfredo.
+
+— È vero, ma Gamani ha una buona carabina e sa servirsene. Ti dirò
+poi....
+
+— Che cosa?... —
+
+Invece di rispondere, il cacciatore si era bruscamente alzato, in preda
+ad un’improvvisa emozione. Con una mano tesa verso il compagno, come
+per invitarlo a non muoversi, ascoltava con profonda attenzione, senza
+osare respirare.
+
+— Hai udito nulla? — chiese dopo alcuni istanti, con voce alterata.
+
+— Assolutamente nulla, — rispose il portoghese, stupito.
+
+— Mi era sembrato di aver udita una lontana detonazione.
+
+— Dove?...
+
+— Verso la mia fattoria.
+
+— Ti sei ingannato, Alfredo.
+
+— Dio lo voglia. Io ho paura di quell’uomo.
+
+— Ma di chi?... Spiegati una volta!...
+
+— Sì.... ma.... guarda laggiù!...
+
+— Cosa vedi?...
+
+— Non hai udito?...
+
+— Uh sordo respiro?...
+
+— Sì, Antao.
+
+— E mi pare di vedere l’acqua agitarsi presso la riva del fiume.
+
+— È la preda che attendiamo.
+
+— Un ippopotamo?...
+
+— Arma la carabina!... Eccolo che si avanza verso l’isolotto.... Non mi
+ero ingannato conducendoti qui, lo vedi. —
+
+Il portoghese non rispose ma si accovacciò fra le alte erbe, sotto
+la cupa ombra dei banani, armando risolutamente la grossa e pesante
+carabina.
+
+
+
+
+CAPITOLO II.
+
+I misteri delle foreste
+
+
+Alla luce della luna, la quale faceva allora capolino dietro le alte
+cime della foresta, facendo scintillare le acque come se fossero
+d’argento liquefatto, i due cacciatori avevano scorta una massa
+enorme, mostruosa, sorgere presso la riva destra del fiume e avanzarsi
+lentamente verso l’isolotto.
+
+Non si poteva ingannarsi sulla sua specie: era un vero ippopotamo,
+animali che se sono diventati assai scarsi nelle regioni bagnate dal
+Nilo, sono ancora numerosissimi nei fiumi della Costa dell’Avorio, dove
+godono una quasi perfetta sicurezza, essendo in generale i cacciatori
+negri cattivi bersaglieri e provveduti di armi troppo vecchie per
+cimentarsi, con qualche successo, con quei colossi.
+
+L’animale, che era sorto dalle profondità del fiume per cercare la
+cena, era uno dei più grossi che Alfredo avesse fino allora veduti.
+
+La luna che lo illuminava in pieno, permetteva ai due cacciatori di
+vederlo distintamente, come se fosse giorno.
+
+Quel re dei fiumi, perchè è in realtà un vero re, non trovandosi
+alcun altro animale capace di disputargli il potere nelle acque che
+frequenta, nemmeno il coccodrillo il quale pare che lo eviti con grande
+cura, misurava circa tredici piedi di lunghezza, ossia oltre quattro
+metri, ed aveva una circonferenza enorme, superiore di qualche piede
+alla misura sopraddetta.
+
+La sua testa, di proporzioni mostruose, carnosa, rigonfia verso
+l’estremità, aveva una bocca di due piedi d’apertura e mostrava una
+formidabile dentatura, composta di trentasei zanne fra cui quattro
+canini lunghi quaranta e più centimetri.
+
+Il mostro, dopo d’aver nuotato alcuni istanti, era salito su di
+un banco, mostrando il suo corpaccio di colore bruno oscuro ma con
+dei riflessi fulvi e sprovveduto di peli, e le sue zampacce brevi e
+tozze; pareva che prima di decidersi ad avanzare, volesse assicurarsi
+dell’assenza dei nemici, fiutando replicatamente e molto rumorosamente
+l’aria.
+
+— Che massa! — mormorò Antao, all’orecchio d’Alfredo. — Non sarà
+difficile sbagliarlo.
+
+— Non tirare sul suo corpo, — rispose il cacciatore. — La sua pelle ha
+uno spessore di tre pollici e respingerebbe la tua palla.
+
+— Diavolo!... Sono corazzati quegli animali!...
+
+— Come i vascelli da guerra. Aspetta che si avvicini e cerca di
+colpirlo presso gli occhi o sotto le mascelle.
+
+— Povero animale!... Non sospetta che vi sono dei nemici vicini.
+
+— Non rimpiangerlo così presto. Sono animali pericolosi e anche
+dannosi. E....
+
+— Che cosa?...
+
+— Mi pare inquieto.
+
+— Che ci abbia fiutati?...
+
+— È possibile, ma non è che a centocinquanta passi e non lo lascerò
+fuggire, Antao. Risparmia la tua palla, per ora, e lascia che faccia
+fuoco io. —
+
+Il cacciatore si era silenziosamente sdraiato fra le erbe, allungandosi
+meglio che poteva ed aveva puntata la pesante carabina, mirando con
+grande attenzione.
+
+Ad un tratto fece fuoco. La detonazione fu tosto seguita da un muggito
+più forte di quello d’un toro e da un tonfo fragoroso.
+
+Appena la nuvola di fumo fu dissipata, i due cacciatori videro
+l’ippopotamo in acqua, dibattersi con furore estremo. Colpito
+senza dubbio dalla palla e forse gravemente, il colosso nuotava
+disordinatamente all’ingiro, continuando a muggire e rinchiudendo, con
+cupo fragore, le potenti mascelle. Pareva che cercasse da qual parte si
+nascondevano i nemici per precipitarsi su di loro.
+
+Alfredo, vedendo il compagno alzarsi per puntare la carabina, lo aveva
+obbligato a ricoricarsi fra le erbe, dicendogli rapidamente:
+
+— Se ti è cara la pelle, non muoverti. —
+
+Poi aveva ricaricata precipitosamente l’arma, certo di doverla
+adoperare una seconda volta.
+
+Intanto l’ippopotamo, reso furioso dal dolore, continuava a dibattersi
+sconvolgendo le acque del fiume e facendo rintronare le foreste coi
+suoi muggiti. Le sue zampacce facevano spruzzare a destra ed a sinistra
+getti di spuma e colla testa sollevava delle vere ondate.
+
+Ad un tratto parve che prendesse il suo partito. Nuotò velocemente
+verso l’isolotto e comparve a dieci soli metri dai cacciatori, i quali
+erano balzati precipitosamente in piedi colle armi in pugno.
+
+— Fuoco Antao! — gridò Alfredo.
+
+Il suo compagno, quantunque si sentisse invadere da un vivo tremito,
+nel trovarsi dinanzi a quell’animalaccio che pareva si preparasse a
+tagliarlo in due con un solo colpo delle sue enormi mascelle, fece
+rapidamente fuoco, ma gli mancò il tempo di constatare gli effetti
+della sua palla.
+
+Con uno slancio di cui non si sarebbe mai creduto capace un animalaccio
+così pesante, l’ippopotamo si era scagliato su di lui, urtandolo così
+violentemente da farlo cadere a gambe levate.
+
+Già l’enorme bocca si apriva sul disgraziato portoghese, quando si udì
+echeggiare una seconda detonazione.
+
+Alfredo, che aveva risparmiata la sua palla, aveva scaricata la sua
+carabina nell’orecchio destro del mostro, il quale stramazzò al suolo
+fulminato.
+
+— Per tutti i diavoli!... — esclamò il portoghese, che si era
+affrettato ad alzarsi. — Un istante di ritardo e mi tagliava in due
+meglio d’un pesce-cane.
+
+— Sei ferito? — gli chiese premurosamente il cacciatore.
+
+— No, sono solamente imbrattato del sangue dell’ippopotamo, ma per
+tutti i diavoli, credo di aver un certo tremito nelle membra....
+Grazie, Alfredo, del tuo pronto intervento che mi ha salvata la vita.
+
+— Bisogna essere prudenti con questi animali, amico mio ed evitare di
+trovarsi sul loro passaggio.
+
+— Chi avrebbe creduto che simili masse fossero così leste?...
+
+— Non lo sono in realtà, quando gl’ippopotami non sono irritati, ma
+quando sono feriti caricano con veemenza.
+
+— Che corpaccio!... — esclamò il portoghese, che girava attorno
+all’enorme animale. — E soprattutto che bocca!... Brrr!... Mi viene
+freddo pensando che stavo per provare questi denti!...
+
+— E che denti, Antao!... Guarda questi canini: pesano almeno dodici
+libbre ciascuno.
+
+— Sono d’avorio?...
+
+— Sì, ma molto migliore di quello che danno le zanne degli elefanti.
+È così duro, che l’urto delle scuri fa scattare delle vere scintille e
+conserva la sua bianchezza per sempre. Si adopera appunto per ciò nella
+fabbricazione dei denti artificiali.
+
+— È buona la carne di questi animali?
+
+— È deliziosa quanto quella del bue e soprattutto il grasso è molto
+pregiato, adoperandosi come burro.
+
+— Allora qui vi è da nutrire una tribù intera di negri.
+
+— Questo animale deve pesare almeno quattordici quintali; puoi quindi
+immaginarti quale montagna di carne si può trarne.
+
+— Manderai i tuoi uomini a sezionarlo?
+
+— Certamente, Antao, e domani ti farò assaggiare un piede di questo
+colosso, cucinato al forno come usano i negri di queste regioni e sarai
+contento di averlo mangiato.
+
+— Ritorniamo?
+
+— Non è prudente riattraversare la foresta di notte e poi spero di
+abbattere qualche altro ippopotamo. L’anno scorso alcuni negri avevano
+provato a dissodare delle terre ed a piantare delle granaglie su queste
+sponde e gli ippopotami si erano radunati in buon numero in questo
+tratto di fiume e vi sono rimasti.
+
+— Forse che questi animali cercano la compagnia dei negri?
+
+— Tutt’altro, Antao. Erano qui venuti per saccheggiare i campi
+e bastarono poche notti per distruggere i raccolti, obbligando i
+coltivatori ad andarsene altrove. Toh!... Odi?... Non m’ingannavo
+io. —
+
+Verso l’alto corso del fiume si erano uditi dei muggiti prolungati e
+che parevano s’avvicinassero. Di certo parecchi ippopotami stavano
+trastullandosi a cinque o seicento metri dall’isolotto, prima di
+avventurarsi sotto i boschi in cerca di cibo.
+
+— Che vengano qui? — chiese Antao.
+
+— È probabile che scendano lungo le sponde del fiume, essendo
+necessaria una grande quantità di radici e di canne per quei grossi
+animali.
+
+— Se si potesse farli venire presto!
+
+— Se noi avessimo degli istrumenti musicali, non tarderebbero ad
+accorrere.
+
+— Degli istrumenti musicali!... Scherzi, Alfredo?
+
+— No, Antao. Ti sembrerà strano, ma questi animalacci sono sensibili
+alle dolcezze della musica. Il maggiore Denham ha narrato, che mentre
+passava colla sua scorta lungo il Mango nel Ganburoo, diede il comando
+di suonare la tromba e di battere il tamburo e che subito vide apparire
+parecchi ippopotami, i quali si misero a seguire le sponde del fiume
+tenendosi a breve distanza dai suonatori.
+
+— Questa è fenomenale.
+
+— Ho esperimentato anch’io questo mezzo, facendo suonare dei flauti
+dai miei battitori ed ho constatato l’esattezza dell’affermazione di
+Denham.
+
+— Si potrebbe?
+
+— Taci, Antao.
+
+— Cos’hai udito?... —
+
+Il cacciatore, invece di rispondere, gli fece cenno di nascondersi fra
+le alte erbe, poi gli additò la sponda opposta.
+
+Alcuni rami si vedevano muoversi lentamente nel luogo segnalato, come
+se qualcuno, uomo od animale, cercasse di aprirsi prudentemente un
+varco.
+
+La luna che allora erasi alzata e che splendeva proprio sopra il fiume,
+permetteva di vedere distintamente quei rami ad agitarsi.
+
+— Una belva! — chiese, Antao sottovoce.
+
+— Od un uomo? — rispose Alfredo, con voce agitata. — Un animale non
+prenderebbe tante precauzioni.
+
+— Il tuo servo forse?...
+
+— Gamani non s’inoltrerebbe così, sapendo che noi siamo qui a cacciare.
+
+— Ma chi vuoi che sia infine?
+
+— Chissà!... Forse un traditore.
+
+— Un traditore?... Eh.... Dici?...
+
+— Un compagno di quell’uomo, Antao.... guarda!... —
+
+I rami si erano aperti e la testa d’un negro era comparsa, ma subito si
+era ritirata e le piante si erano rinchiuse.
+
+Alfredo era balzato in piedi tenendo in mano la carabina e si era
+lanciato verso la riva dell’isolotto, gridando:
+
+— Chi vive?... —
+
+Nessuno rispose, nè alcun rumore si fece udire.
+
+— Sei tu Gamani?... — chiese.
+
+Poi non ottenendo ancora risposta, riprese:
+
+— Parla o faccio fuoco!... —
+
+A quella minaccia si udirono dei rami agitarsi e scricchiolare, come
+se venissero precipitosamente allontanati o spezzati, ma nessuna voce
+umana si fece udire.
+
+Alfredo non esitò più. Puntò la carabina mirando là dove vedeva
+muoversi i rami degli alberi e fece fuoco, ma la detonazione non fu
+seguita da alcun grido di dolore, anzi ogni rumore cessò e le piante
+ripresero la loro immobilità.
+
+Antao aveva raggiunto prontamente il compagno e gli porgeva la propria
+carabina, ma Alfredo fece col capo un cenno negativo.
+
+— È fuggito, — disse poi.
+
+— L’hai mancato?...
+
+— Lo credo.
+
+— Ma chi era?...
+
+— Qualcuno che ci spiava.
+
+— Un negro di Tofa?...
+
+— Temo che sia un dahomeno.
+
+— Un dahomeno qui?... Uno di quei negri sanguinari su questo fiume?
+
+— Sì, Antao.
+
+— Mi sembri agitato, Alfredo.
+
+— È vero, sono inquieto.
+
+— Ma perchè?...
+
+— Sono accadute troppe cose questa notte, per non allarmarmi Antao.
+Torniamo alla mia fattoria.
+
+— E gli ippopotami?
+
+— Torneremo domani. Bisogna che io veda Gamani.
+
+— Lo troveremo con quest’oscurità?...
+
+— Conosco questi boschi.
+
+— Ma l’uomo che è venuto a spiarci, non ci tenderà un agguato?...
+
+— Siamo armati e non lo temo.
+
+— Andiamo, giacchè lo vuoi. Apriremo bene gli occhi e terremo un dito
+sul grilletto delle carabine. —
+
+Stavano per abbandonare l’isolotto e scendere sul banco per raggiungere
+l’imbarcazione che era rimasta arenata, quando in mezzo ai boschi si
+udì a rintronare uno sparo.
+
+Alfredo si era arrestato mandando un grido, che aveva qualche cosa
+d’angoscioso.
+
+— La carabina di Gamani! — esclamò.
+
+— O del negro che è fuggito? — chiese Antao.
+
+— No, è stata sparata in mezzo ai boschi.
+
+— Avrà fatto fuoco contro qualche leopardo.
+
+— No.... odi?... —
+
+Un’altra detonazione era echeggiata, poi dopo alcuni istanti, un’altra
+ancora.
+
+— Sono segnali d’allarme! — esclamò Alfredo. — Vieni, Antao,
+vieni!... —
+
+
+
+
+CAPITOLO III.
+
+La scomparsa di Gamani
+
+
+I due cacciatori, abbandonato precipitosamente il banco, si slanciarono
+verso la scialuppa che era rimasta arenata e spintala in acqua con una
+scossa vigorosa, vi balzarono dentro, arrancando con grande lena.
+
+Giunti però a trenta passi dalla riva, resa oscurissima dalla cupa
+ombra dei grandi vegetali, Alfredo fece segno al compagno di rallentare
+la manovra dei remi e alzatosi sul banco, col fucile in mano, lanciò un
+lungo sguardo sui rami arcuati dei paletuvieri.
+
+Per alcuni istanti scrutò con somma attenzione quelle piante delle
+febbri, in mezzo alle quali poteva benissimo celarsi un uomo senza tema
+di venire scoperto, poi riprese il remo e spinse la scialuppa verso la
+sponda, ma procurando di non far rumore.
+
+Prima di sbarcare attese ancora qualche minuto, tendendo gli orecchi
+per raccogliere il menomo rumore, poi rassicurato dal profondo silenzio
+che regnava sulla fiumana, s’aprì il varco fra i paletuvieri, facendo
+cenno ad Antao di seguirlo.
+
+— Quante precauzioni, — disse Antao, che pareva sorpreso.
+
+— Sono necessarie, — rispose Alfredo, che legava la scialuppa. — Non
+dimenticare che abbiamo degli uomini dinanzi a noi.
+
+— Uno, Alfredo.
+
+— Chi ti dice che fosse solo?...
+
+— È vero, ma noi siamo armati e poi non abbiamo paura dei negri. Ed
+ora, come faremo a trovare Gamani, con quest’oscurità?...
+
+— Conosco la via.
+
+— Se segnalassimo a lui che lo cerchiamo sparando alcune fucilate?...
+
+— No, Antao. Bisogna lasciar credere agli uomini che ci spiavano, che
+noi siamo rimasti sul banco.
+
+— Ma ci avranno veduti attraversare il fiume.
+
+— Ma ora li inganneremo.
+
+— In quale modo?
+
+— Lo vedrai. Imita la mia manovra. —
+
+Aveva estratto il lungo e solido coltello da caccia ed aveva cominciato
+a recidere alcuni rami, riunendoli in un fascio che aveva la grossezza
+d’un uomo, poi lo aveva coperto colla propria giacca di tela bianca.
+Antao, quantunque non capisse cosa volesse fare il compagno, lo aveva
+imitato, vestendo quella specie di fantoccio colla camicia di flanella,
+non avendo giacca.
+
+— Ora poniamoli nella scialuppa, — disse Alfredo.
+
+— Mi spiegherai il perchè?
+
+— Te lo dirò poi. —
+
+I due fantocci furono messi uno a prora e l’altro a poppa, poi la
+scialuppa fu liberata dalla corda che la tratteneva e abbandonata alla
+corrente, la quale la trasportò tosto al largo.
+
+— Seguimi, — disse poi Alfredo. — Cerca di non far rumore e apri bene
+gli occhi. —
+
+Si cacciò senza esitare fra le piante, strisciando lestamente fra le
+immani radici che coprivano il suolo ed i cespugli che crescevano fitti
+fitti fra i tronchi dei grandi alberi, e raggiunse un sentiero aperto
+in piena foresta, ma tanto stretto da permettere appena il passaggio ad
+un uomo.
+
+Si lanciò innanzi risolutamente, tenendo il fucile sotto il braccio per
+essere più pronto a far fuoco, ma evitando con cura estrema di urtare
+i rami degli alberi che si curvavano su quello stretto passaggio e
+posando con precauzione i piedi, per tema di far scrosciare le foglie
+secche o di calpestare la coda di qualche rettile velenoso. Antao
+gli si era messo dietro, girando a destra ed a sinistra gli occhi e
+volgendosi di frequente, per paura di venire improvvisamente assalito a
+tergo.
+
+Dopo le tre detonazioni della carabina di Gamani più nessun rumore
+aveva turbato il profondo e misterioso silenzio che regnava nella
+foresta, pure Alfredo non pareva tranquillo, tutt’altro. Si arrestava
+di frequente per tendere gli orecchi, guardava all’intorno scrutando
+le folte e cupe macchie, trasaliva ad ogni foglia secca che crepitava
+sotto i suoi piedi e delle parole tronche gli sfuggivano dalle labbra.
+Doveva avere un motivo ben grave per essere così inquieto, lui che era
+così coraggioso, che nessun pericolo spaventava: così almeno pensava
+Antao.
+
+Ad un tratto, verso il fiume rimbombò una fragorosa detonazione, che
+pareva prodotta da una di quei grossi e vecchi fucili adoperati dai
+negri, armi che contano cinquanta e forse cent’anni di fabbricazione.
+
+— Gamani? — chiese Antao, arrestandosi bruscamente.
+
+— Non è lo sparo d’una carabina, — rispose Alfredo che si era pure
+fermato. — So di cosa si tratta.
+
+— Spiegati.
+
+— Sono gli uomini che ci spiavano che sparano contro i nostri fantocci.
+Sono contento di averli ingannati. —
+
+Quantunque la loro posizione fosse tutt’altro che lieta, Antao non potè
+trattenere uno scoppio di risa.
+
+— Ah!... che superba idea!... — esclamò.
+
+— Imprudente! Vuoi farci fucilare?...
+
+— È vero; mi dimenticavo che siamo diventati della selvaggina pei
+negri. Toh!... Un altro colpo!... Quegli stupidi si divertono a
+consumare la loro polvere contro la mia camicia e la tua giacca, ora
+non m’inquieto. I loro fucili fanno più fracasso che danno e poi questi
+negri sono così cattivi bersaglieri che....
+
+— Vuoi finirla? La pelle non ti preme forse? Se tirano male, il caso
+talvolta manda una palla a destinazione. Orsù; ora che sappiamo che
+i nemici seguono la scialuppa, mettiamoci al trotto e cerchiamo di
+raggiungere presto Gamani, poi la mia fattoria. —
+
+Certi ormai di aver fatto perdere le loro tracce a quei misteriosi
+nemici che avevano loro preparato l’agguato e convinti di aver dinanzi
+la via libera, affrettarono il passo, inoltrandosi sotto centinaia
+e centinaia di giganteschi sicomori, di alberi dal legno rosso, di
+alberi dal cotone o bombasc, di mangani, di goyavi e di banani dalle
+foglie smisurate e cacciandosi lestamente, non senza però incespicare
+e urtare, fra miriadi di radici e di liane che formavano talora delle
+vere reti inestricabili.
+
+ [Illustrazione: — Da bere, signore.... da bere.... — (Pag.
+ 24).]
+
+La loro corsa durò venti minuti sempre più rapida, poi Alfredo
+s’arrestò dinanzi ad uno spazio aperto, in mezzo a cui giganteggiava
+solitario un sicomoro dal nero fogliame, che spandeva all’intorno una
+cupa ombra.
+
+— Ci siamo? — chiese Antao, con voce affannosa.
+
+— Sì, — rispose il cacciatore, — ma....
+
+— Lo vedi?
+
+— Fa troppo oscuro e poi si sarà nascosto fra le foglie del sicomoro.
+
+— Odi nulla?
+
+— No, Antao e ciò mi inquieta.
+
+— Chiamalo. —
+
+Alfredo accostò ambe le mani alla bocca formando una specie di
+porta-voce e chiamò replicatamente, ma senza gridare troppo forte:
+
+— Gamani!... Gamani!... —
+
+Nessuno rispose a quella doppia chiamata.
+
+— Gran Dio!... — mormorò il cacciatore, con angoscia. Cos’è accaduto di
+lui?...
+
+— Sei certo che questo sia il posto? — chiese il compagno.
+
+— Non m’inganno io, Antao. L’abbiamo lasciato ai piedi di questo
+sicomoro.
+
+— Che una belva lo abbia divorato?... Quei colpi di fucile....
+
+— Vediamo, se è stato divorato da qualche leopardo o da qualche leone,
+troveremo almeno la sua carabina.
+
+— Spero che non l’avranno mangiata.
+
+— Vieni. —
+
+Armò il fucile e strisciò verso l’albero gigante, mentre il suo
+compagno sorvegliava i dintorni, temendo che apparissero i misteriosi
+nemici.
+
+Giunto ai piedi del sicomoro, il cacciatore guardò fra i rami, ma
+faceva troppo oscuro per poter discernere qualche cosa. Ripetè la
+chiamata, ma non ottenendo alcuna risposta, fece il giro dell’enorme
+tronco esaminando attentamente le erbe che crescevano all’intorno.
+
+Aveva quasi compìto il giro, quando vide a terra qualche cosa di
+bianco, semi-nascosto fra le grasse graminacee. Allungò una mano e
+raccolse un cappello di foglie intrecciate e che gli era ben noto.
+
+— Il cappello di Gamani!... — esclamò. — Il disgraziato è stato
+ucciso!... A me, Antao. —
+
+Il compagno s’affrettò a raggiungerlo e comprese subito la gravità
+della cosa.
+
+— Ucciso o rapito? — chiese.
+
+— Rapito!... — esclamò Alfredo, come fosse stato vivamente colpito da
+quella riflessione.
+
+Ma poi, crollando il capo, aggiunse.
+
+— Ed a quale scopo?... Rapire un servo?... Qui, quando si odia qualcuno
+lo si uccide; la vita d’un uomo vale meno d’una fettuccia o di poche
+perle di vetro.
+
+— Ma se l’hanno ucciso non si saranno di certo presa la briga di far
+scomparire il cadavere.
+
+— Forse l’avranno gettato nella foresta.
+
+— Cerchiamolo, Alfredo. Non ti sembra che queste erbe siano calpestate?
+
+— Sì, sono curvate in varii luoghi.
+
+— Seguiamo le tracce.
+
+— Ma mi preme giungere alla fattoria, Antao; ho dei tristi
+presentimenti. Questo attacco improvviso in mezzo alla foresta, contro
+noi che siamo uomini bianchi, troppo temuti dai sudditi di Tofa e dei
+reami della costa, mi fa sospettare la presenza dei sanguinari negri
+del Dahomey.
+
+— Taci!... —
+
+Un grido acuto, straziante, ma un grido che pareva più emesso da una
+donna che da un uomo, era in quel momento echeggiato in mezzo alla
+tenebrosa foresta.
+
+— Hai udito?...
+
+— Sì, Antao.
+
+— È un grido di donna.
+
+— Sciagura su noi, Antao!...
+
+— Ti ho detto che è un grido di donna.
+
+— Lo so e perciò ho paura.
+
+— D’una donna?... — chiese il portoghese, al colmo dello stupore.
+
+— Seguimi!... — disse il cacciatore, senza rispondere alla domanda.
+
+Quel grido che pareva lanciato da una persona in pericolo, era
+echeggiato a tre o quattrocento metri dal grande sicomoro, in mezzo
+alla cupa foresta. Bastavano quindi pochi istanti per giungere sul
+luogo dove accadeva qualche grave avvenimento.
+
+Alfredo aveva attraversata rapidamente la radura, ma giunto sul margine
+della foresta si era arrestato e pareva poco disposto ad avventurarsi
+in mezzo a quel caos di rami, di tronchi enormi e di radici mostruose.
+
+Udendo però echeggiare un secondo grido, più acuto, più straziante del
+primo, non esitò più. Tenendo un dito sul grilletto della carabina
+per essere pronto ad ogni evento, si slanciò in mezzo alla folta
+vegetazione, sempre seguito dal brasiliano.
+
+Scivolando fra le radici ed i rami, quasi senza far rumore, quantunque
+fosse profonda l’oscurità sotto la vôlta impenetrabile delle frondi, in
+poco meno di mezzo minuto giunse in una seconda radura, ma più piccola
+della prima e circondata da altissimi alberi e alla luce della luna
+vide una massa oscura che pareva si dibattesse in mezzo alle erbe.
+
+— Cos’è? — chiese Antao, che lo aveva raggiunto.
+
+Un terzo grido, ma un grido di donna sfuggì da quella massa al quale
+rispose un urlo rauco e stridente, ben noto al cacciatore della Costa
+d’Avorio.
+
+— Indietro, Antao!... — esclamò Alfredo. — Bada alla tua vita. —
+
+Poi si spinse innanzi, tuonando:
+
+— Ci sono io, mio caro ed ho una palla per te!... —
+
+Udendo quella voce umana, un animale si era staccato da quella massa e
+con un rapido volteggio si era piantato dinanzi all’ardito cacciatore,
+a dieci passi di distanza, saettandolo con due occhi che avevano dei
+riflessi giallo-verdastri.
+
+Aprì le fauci armate di lunghi e candidi denti, si battè i fianchi
+colla coda, poi si raccolse su sè stesso come fanno i gatti quando si
+preparano ad assalire un sorcio e lanciò tre note gutturali, lunghe,
+le quali risuonarono paurosamente sotto le vôlte dei grandi alberi,
+destando tutti gli echi della gigantesca foresta.
+
+Quell’animale, che la luna illuminava perfettamente, era lungo circa
+due metri e rassomigliava ad una tigre o per lo meno ad un gatto, ma
+di dimensioni straordinarie. Aveva la testa grossa in proporzione al
+corpo, il muso poco sporgente, un collo corto ma robustissimo, una coda
+lunga settanta od ottanta centimetri, ed il pelame giallo-rossiccio
+che diventava più oscuro sul dorso, macchiato di grossi punti oscuri
+ed irregolari e le parti inferiori, compreso il petto e la gola,
+giallo-biancastre.
+
+Sentendosi assalire alle spalle, aveva abbandonato la vittima che
+forse stava strangolando e dilaniando e si era affrettato a far fronte
+al pericolo con un coraggio piuttosto raro nelle fiere, le quali
+ordinariamente evitano l’uomo bianco armato.
+
+Il cacciatore, sapendo quale formidabile avversario avesse dinanzi,
+si era arrestato e guardava intrepidamente la fiera che continuava
+a saettarlo con uno sguardo di collera e d’ardente bramosìa, mentre
+avvicinava lentamente alla spalla il calcio della carabina.
+
+— Morte di Nettuno!... — mormorò Antao, rabbrividendo. — Un leopardo
+qui!... Preferirei dieci ippopotami a questo feroce mangiatore
+d’uomini!... —
+
+Non si era ingannato: era un vero leopardo quello che stava per
+scagliarsi sull’audace cacciatore della Costa d’Avorio.
+
+Questi animali sono forse più formidabili dei leoni e forse più arditi
+delle tigri indiane. Nessun negro oserebbe affrontarli, quantunque
+abbiano una statura ben inferiore dei re delle foreste e siano meno
+robusti, ma perchè sanno di quanta agilità e di quanta ferocia sono
+dotati.
+
+Sono il flagello dell’Africa tenebrosa, come lo sono le tigri nelle
+pantanose pianure delle Sunderbunds del sacro Gange.
+
+Abitano ordinariamente le foreste fitte, dove fanno delle vere
+distruzioni di selvaggina, sono voracissimi, divorano specialmente un
+numero enorme di scimmie, essendo i leopardi abilissimi arrampicatori,
+ma talora scelgono i loro covi in vicinanza dei villaggi e allora guai
+ai poveri abitanti.
+
+Divorano prima a quei disgraziati tutti gli animali domestici, osando
+inoltrarsi perfino entro le capanne ed in pieno giorno, poi divorano i
+proprietarii. Sono così noncuranti dei pericoli, che anche scacciati
+ritornano dopo poche ore, entrano nelle abitazioni balzandovi per le
+finestre o guastando i malsicuri tetti, strangolano ferocemente le
+persone addormentate, uccidono le donne che si recano alle fontane,
+rapiscono i bambini. Vi sono taluni leopardi diventati famosi per le
+loro distruzioni, nè più nè meno delle tigri antropofaghe dell’India.
+
+Non era quindi da sorprendersi se il portoghese, che aveva atteso a piè
+fermo i giganteschi ippopotami, fosse spaventato della presenza di quel
+leopardo e se Alfredo, che era così coraggioso e lesto di mano, fosse
+diventato estremamente prudente dinanzi a quel formidabile avversario.
+
+La belva, come dicemmo, si era accovacciata come si preparasse a
+balzare addosso al cacciatore che la sfidava e che la minacciava colla
+canna della carabina, ma tutto d’un tratto si rialzò, spiccò un gran
+salto descrivendo una straordinaria parabola e andò a cadere fra i rami
+d’un ebano che era lontano dieci passi.
+
+— Morte di Saturno!... Che salto!... — esclamò Antao.
+
+— Guarda la vittima, — disse Alfredo, senza staccare gli occhi
+dall’albero.
+
+— Credo che quella donna sia stata uccisa, poichè non la odo più a
+muoversi. Vedo una massa oscura distesa fra le erbe.
+
+— È armato il tuo fucile?
+
+— Sì, Alfredo.
+
+— Mettiti dietro di me e sii pronto a passarmelo. Se le due palle
+falliscono, siamo perduti.
+
+— Sono pronto.
+
+— Sta bene. —
+
+Alzò la carabina e mirò freddamente il leopardo, che si teneva
+imboscato fra i rami dell’ebano ma che pareva pronto, con un
+altro grande salto, a piombare addosso all’uno o all’altro dei due
+avversarii.
+
+Alfredo mirò a lungo, con calma, cercando di irrigidire i nervi, poi
+lasciò partire il colpo.
+
+La detonazione fu seguita da un rauco urlo, poi si vide il leopardo
+passare come un lampo attraverso i rami, descrivere un arco e cadere
+a dieci passi, ma con un sordo rumore che indicava come le sue potenti
+zampe non funzionassero più coll’agilità primiera.
+
+Alfredo aveva fatto un balzo indietro gettando via l’arma scarica e
+afferrando di volo quella che gli porgeva Antao.
+
+La puntò rapidamente per prevenire il secondo slancio della fiera, ma
+questa non si mosse e si limitò a far rintronare la foresta colla sua
+nota stridente e gutturale.
+
+Si era coricata sul fianco destro e pareva che non fosse più capace di
+rimettersi in piedi, quantunque le sue zampe posteriori strappassero
+furiosamente le erbe d’intorno e cercassero di spingere innanzi la
+massa del corpo.
+
+— Ha le gambe anteriori fracassate, — disse Alfredo. — Ora non lo temo
+più. —
+
+Fece fuoco la seconda volta a sei soli passi di distanza. Quel colpo
+fu mortale: la belva, colpita in piena fronte, fece un ultimo balzo in
+aria, poi ricadde come una massa inerte e non si mosse più.
+
+— Alla donna, Antao, — disse Alfredo.
+
+E tutti e due, sbarazzati da quel pericoloso avversario, si slanciarono
+verso la povera vittima che giaceva in mezzo alle erbe della piccola
+radura.
+
+
+
+
+CAPITOLO IV.
+
+Il fanciullo rapito
+
+
+Quando giunsero là dove il leopardo si era alzato, videro subito che
+non si erano ingannati. La vittima del ladrone delle foreste era
+veramente una donna, ma che non doveva però essere una tranquilla
+abitatrice di qualche villaggio, poichè appena Alfredo l’ebbe guardata,
+non potè trattenere una sorda esclamazione che tradiva una viva
+inquietudine ed una profonda collera.
+
+Quella sconosciuta indossava un costume ben noto agli abitanti della
+Costa d’Avorio ed intorno a lei si vedevano certe armi non adoperate di
+certo dalle donne di Tofa, nè del Grande e Piccolo Popo.
+
+Era una bella giovane di vent’anni, dalle forme assai sviluppate, dalle
+braccia muscolose, dalla pelle d’un nero meno carico delle donne della
+costa e di statura alta e squisitamente modellata.
+
+Aveva il corpo racchiuso in un giubbetto verde stretto alla cintura
+da una cartucciera di pelle, le anche avviluppate in una specie di
+gonnellino di seta rossa, i piedi nudi, ma le gambe e le braccia adorne
+di parecchi anelli di rame e d’avorio.
+
+Presso di lei stava un casco a due punte, di stoffa bianca e più oltre
+un fucile a pietra, una giberna di pelle dorata e un lungo e largo
+coltellaccio, una di quelle armi terribili che gli abitanti del Dahomey
+chiamano _nyekpeo-hen-to_.
+
+Il carnivoro l’aveva ridotta in uno stato miserando, ma forse gli era
+mancato il tempo di finirla. Le robuste unghie avevano squarciata
+la spalla destra della povera giovane per una lunghezza di venti o
+venticinque centimetri ed i denti avevano straziate le carni della
+coscia sinistra, le quali erano ormai coperte di sangue.
+
+— Disgraziata!... — esclamò Antao. — Un momento di ritardo ed era
+finita. Fortunatamente non mi sembra che svenuta.
+
+— Fortunatamente!... — disse Alfredo, coi denti stretti. — L’avesse
+stritolata questa vipera!...
+
+— Questa povera donna? — chiese il portoghese, stupito.
+
+— Sì, Antao.
+
+— Ma chi è adunque?...
+
+— Chi?... Chi?... Guarda il suo costume guerresco, Antao; questa donna
+è una di quelle crudeli amazzoni che formano il corpo reale del feroce
+Geletè.
+
+— Del re del Dahomey?...
+
+— Sì, di quell’antropofago.
+
+— Morte di Nettuno!...
+
+— Fuggiamo, amico!... Ormai i miei dubbi sono diventati una realtà! Le
+genti del Dahomey ronzano intorno alla mia fattoria e sono guidate da
+quel furfante che da due anni mi minaccia delle sue vendette.
+
+— Che si tratti invece d’una spedizione contro il re Tofa?
+
+— No, Tofa non ha nulla da temere da Geletè, perchè è un suo parente
+e perchè si sa che è sotto la protezione degli uomini bianchi. Vieni,
+Antao.
+
+— Ma non possiamo lasciare qui questa donna in questo stato.
+
+— Ma tu non sai quanto sieno feroci e sanguinarie queste donne; tu non
+conosci le amazzoni del Dahomey.
+
+— È una donna, Alfredo.
+
+— È peggio d’un uomo e sarebbe capace di compensare le tue cure
+con un colpo di fucile, per regalare la tua testa al suo re. Vieni,
+fuggiamo!... —
+
+Il portoghese stava per arrendersi all’invito del suo compagno
+quantunque molto a malincuore, quando la giovane donna emise un lamento
+così straziante, da toccare il cuore del più spietato nemico.
+
+Antao si era subito arrestato e anche Alfredo, malgrado il suo odio
+misterioso verso quella suddita del re del Dahomey, aveva fatto un
+volta faccia, come se fosse indeciso fra il fuggire od il tornare.
+
+— L’hai udita? — chiese il portoghese.
+
+— Sì, — rispose Alfredo, corrugando la fronte.
+
+— Non possiamo abbandonare quella disgraziata che potrebbe diventare la
+preda d’un altro leopardo.
+
+— Ma la mia fattoria corre un grave pericolo.
+
+— Non lo sappiamo ancora.
+
+— Gamani è stato assalito e hanno fatto fuoco sulla nostra scialuppa.
+Cosa vuoi di più?... —
+
+Un secondo gemito, più doloroso del primo, uscì dalle labbra della
+giovane donna seguìto da queste parole pronunciate in lingua _uegbè_,
+idioma parlato in tutti gli stati costieri del grande golfo di Guinea:
+
+— Da bere, signore.... da bere.... —
+
+I due cacciatori, un po’ commossi da quella invocazione che aveva un
+accento straziante, s’avvicinarono alla donna, la quale si era alquanto
+sollevata.
+
+Il viso della giovane guerriera nulla aveva dell’ardita espressione
+delle amazzoni del barbaro re. Aveva una fisonomia dolce, dai
+lineamenti regolari, con un naso quasi diritto invece di essere
+schiacciato, come lo hanno le donne di razza negra, una bocca piccola
+con due labbra rosse che mostravano dei denti d’una ammirabile
+bianchezza. Anche i suoi occhi non erano così grandi, nè così
+sporgenti: erano invece tagliati quasi a mandorla, d’un nero lucente,
+pieni d’espressione ed intelligenti.
+
+Vedendo appressarsi i due cacciatori, l’amazzone fece istintivamente un
+gesto come se cercasse il fucile od il coltellaccio, ma parve subito si
+pentisse di quell’atto e tese ambe le mani verso di loro, ripetendo con
+voce fioca:
+
+— Da bere.... signori.... —
+
+Alfredo, che comprendeva perfettamente la lingua _uegbè_, prese la
+fiaschetta che portava alla cintura, ripiena d’acqua mescolata ad un
+po’ di arak e si curvò sulla giovane donna che il portoghese sorreggeva
+per impedirle di ricadere, ma poi ritirò la mano, dicendo:
+
+— Sì, io ti darò da bere, ma se mi dirai cosa facevi in questa foresta.
+
+— Te lo dirò.... signore.... lo giuro sul mio _feticcio_[1] ma
+brucio.... soffro.... dammi una goccia d’acqua.... —
+
+Il cacciatore, quantunque avesse i suoi motivi per odiare i sudditi
+del Dahomey, non era crudele. Comprese che quella povera donna doveva
+essere rôsa dalla febbre causatale da quelle atroci ferite e le porse
+la fiaschetta, senza più esitare.
+
+Quando la guerriera si fu dissetata gliela restituì, dicendo con voce
+raddolcita:
+
+— Grazie, signore.
+
+— Ora parlerai: cosa facevi in questa foresta che è così lontana dal
+tuo paese?
+
+— Aspettavo dei guerrieri che si sono recati sulle rive del fiume.
+
+— Cosa cercavano quei guerrieri?... —
+
+La giovane donna ebbe una breve esitazione, ma poi disse, abbassando il
+capo:
+
+— Dovevano sorvegliare un uomo bianco che doveva cacciare gli
+ippopotami sull’Ouzme.... e....
+
+— Continua.
+
+— Prenderlo vivo o morto.
+
+— Odi Antao? — chiese Alfredo, tergendosi alcune stille di sudore
+freddo. Hanno preparato un tradimento. —
+
+Poi rivolgendosi verso la giovane:
+
+— L’uomo che dovevano fare prigioniero sono io, — disse, — e sono io
+che ho ucciso il leopardo che doveva divorarti. —
+
+L’amazzone non rispose e chinò il capo sul seno, come se volesse
+nascondere il viso.
+
+— Dimmi, — continuò Alfredo, che era in preda ad una viva agitazione.
+— Vi sono altri uomini oltre questi boschi, verso le terre del re
+Tofa?...
+
+— Sì, — rispose l’amazzone.
+
+— Molti?...
+
+— Sì, molti.
+
+— Cosa devono fare?...
+
+— Sorprendere la fattoria dell’uomo bianco.
+
+— E li guida?...
+
+— Il cabecero Kalani. —
+
+Il cacciatore, udendo quel nome, si era rialzato mandando un urlo di
+furore.
+
+— Ah!... Miserabile uomo! Il cuore me lo diceva! Vieni, Antao, vieni o
+sarà troppo tardi!...
+
+— Ma questa donna?...
+
+— A me!... —
+
+Il cacciatore si lacerò la camicia, inzuppò rapidamente un pezzo
+nell’acqua della fiaschetta, lavò le ferite senza che la giovane
+guerriera facesse udire un gemito, riunì con lesta mano le carni,
+le fasciò, poi prese il coltellaccio ed il fucile a pietra e li mise
+accanto alla donna, dicendo:
+
+— Se qualche animale ti assale, difenditi. Fra breve l’alba sorgerà
+e non correrai alcun pericolo. Se vorrai attenderci, ti prometto di
+salvarti.
+
+— Grazie, mio signore, — rispose l’amazzone.
+
+Alfredo stava per lanciarsi attraverso alla foresta, quando si arrestò
+un istante, poi tornando rapidamente verso la donna, le disse:
+
+— Una domanda ancora. Io avevo lasciato un uomo nella radura vicina,
+uno de’ miei servi e non l’ho più ritrovato. Sai dirmi cos’è avvenuto
+di lui?
+
+— È stato preso dai miei compagni.
+
+— Lo hanno ucciso?...
+
+— No, l’hanno fatto prigioniero e condotto via.
+
+— Grazie. Andiamo Antao e più lesti dei cervi. —
+
+I due cacciatori abbandonarono l’amazzone che era ricaduta fra le
+erbe e si misero a correre per la foresta, seguendo il sentiero che
+attraversava la radura del grande sicomoro.
+
+Alfredo non rispondeva più alle domande del suo compagno. Tutta la sua
+attenzione pareva rivolta alla sua fattoria, che in quel momento stava
+forse per correre un grave pericolo cercava quindi di guadagnare più
+via che poteva.
+
+Non camminava, correva come un’antilope, sfondando con impeto
+irresistibile i rami che si allungavano sul sentiero e recidendo, con
+furiosi colpi di coltello, le liane che gl’impedivano il passo.
+
+Il portoghese, non abituato alle lunghe marcie e tanto meno alle corse
+prolungate, lo pregava di tratto in tratto d’arrestarsi per concedergli
+un po’ di respiro, ma il cacciatore invece precipitava sempre più la
+fuga.
+
+Qualche volta però si fermava, ma per tendere gli orecchi, parendogli
+forse di udire in lontananza delle urla e delle detonazioni; poi
+correva più di prima, per riguadagnare i passi perduti.
+
+Ad un tratto s’arrestò, dicendo con voce affannosa:
+
+— Hai udito, Antao?...
+
+— Non odo che il sangue che mi sibila agli orecchi e la mia
+respirazione disordinata, — rispose il portoghese con voce rotta.
+
+— Mi sembra d’aver udito degli spari....
+
+— Ma siamo ancora molto lontani dalla tua fattoria?
+
+— Tre o quattro miglia.
+
+— Morte di Nettuno! Tanto da scoppiare, se continui a galoppare in
+questo modo.
+
+— Odi?... —
+
+Una scarica lontana echeggiò verso il sud, ripercuotendosi
+distintamente sotto i grandi boschi, seguita poco dopo da spaventevoli
+vociferazioni.
+
+— Eccoli! — urlò Alfredo. — Assalgono la mia fattoria. Corri, Antao,
+corri!... Voglio uccidere quel cane di Kalani! —
+
+Entrambi si erano rimessi a correre, facendo appello alle loro forze.
+Il cacciatore della Costa d’Avorio, il cui volto ordinariamente era
+così tranquillo, aveva assunto un’aria d’odio feroce, faceva paura.
+
+Colla carabina in pugno, arma terribile in quelle mani, gli occhi
+scintillanti, i capelli in disordine, avrebbe spaventato qualunque
+persona che lo avesse incontrato in quella cupa foresta.
+
+— Avanti!... Avanti!... — ripeteva, con voce strozzata. — Me lo
+rapiscono!... Kalani si vendica, ma lo ucciderò!... —
+
+Intanto le detonazioni continuavano sempre più distinte, rombando
+sordamente ed a lungo sotto i grandi alberi. Talora erano scariche
+nutrite che parevano fatte da una compagnia di truppe regolari ed ora
+invece colpi isolati, poi echeggiavano delle urla che parevano emesse
+più da belve che da gole umane. Senza alcun dubbio si combatteva
+con ferocia attorno alla fattoria e gli uomini che l’abitavano si
+difendevano furiosamente.
+
+Già i due cacciatori non dovevano distare più di due miglia dal luogo
+della pugna, a giudicarlo dall’intensità degli spari e la grande
+foresta cominciava a diradarsi, quando verso il sud, al disopra d’una
+cortina d’alberi, si scorse una viva luce che aveva dei riflessi
+sanguigni, quindi una gigantesca colonna di scintille che saliva alta
+alta, come se volesse confondersi cogli astri.
+
+— Un incendio laggiù.... Alfredo! — gridò Antao.
+
+— Lo vedo, — rispose il cacciatore, con accento disperato. — Kalani si
+è vendicato e mi fugge di mano, ma lo raggiungerò, dovessi andarlo a
+stanare nel cuore di Abomey. —
+
+Stava per riprendere la corsa, quando un uomo, un negro armato di
+fucile, che pareva si fosse fino allora tenuto nascosto sotto un fitto
+cespuglio, gli sbarrò il passo, dicendogli:
+
+— Ove vai padrone?...
+
+— Tu.... Asseybo!... — esclamò il cacciatore.
+
+— Fermati padrone, laggiù vi è la morte.
+
+— Non temo la morte io, — urlò Alfredo, con esaltazione. — M’hanno
+incendiata la fattoria?
+
+— Sì padrone e l’hanno saccheggiata.
+
+— E mio nipote?...
+
+— Perduto.
+
+— Gran Dio! Ucciso da Kalani?
+
+— No, rapito.
+
+— Da Kalani?...
+
+— Sì, da lui.
+
+— Sono fuggiti?...
+
+— Stanno ritirandosi.
+
+— Ma posso raggiungere ancora quei ladri.
+
+— Non osarlo, padrone. Sono almeno duecento.
+
+— Maledizione su di loro!... Me l’hanno rapito! Povero fanciullo!...
+Venite, lo voglio!...
+
+— Alfredo, — disse Antao, arrestandolo. — I rapitori possono ucciderti.
+Non precipitiamo le cose e cerchiamo di essere prudenti per ora; i tuoi
+nemici possono attenderti presso le rovine della fattoria. Aspettiamo
+l’alba, poi vedremo cosa si potrà fare.
+
+— Io non temo nè Kalani, nè i suoi uomini! — gridò Alfredo con furore.
+— Vieni Antao, vieni Asseybo!... Noi daremo addosso ai rapitori.
+
+— Ma sono molti, padrone e tutti armati di fucili, — disse il negro.
+
+— I miei uomini si uniranno a noi.
+
+— Temo che siano stati tutti uccisi, padrone. Quando sono balzato dalla
+finestra per non venire bruciato vivo, non ve ne erano che due soli
+vivi.
+
+— Non importa, siamo in tre e tutti armati. —
+
+Era impossibile trattenere lo sventurato cacciatore, il quale era in
+preda ad una esasperazione indicibile. Il portoghese, comprendendo che
+se non l’avesse seguito sarebbe partito solo, si decise a cedere.
+
+— Ebbene, andiamo, — disse, — e guai al traditore. —
+
+Alfredo era già partito correndo, sperando di giungere sul luogo
+dell’incendio prima della ritirata dei rapitori, ma Antao, accusando
+una stanchezza estrema causata da quella lunga marcia, lo costringeva
+di tratto in tratto a rallentare la sua fuga.
+
+Sfinito lo era in realtà, ma contava su quei ritardi per lasciare
+campo ai dahomeni di ritirarsi, comprendendo che una lotta con quei
+negri coraggiosi e sanguinari, almeno pel momento, non era opportuna.
+Quei duecento uomini non avrebbero certo faticato a schiacciare i tre
+cacciatori, essendo tutti armati di fucile.
+
+Le scariche e le grida erano intanto cessate, ma al disopra degli
+alberi si vedevano ancora innalzarsi nuvoloni di fumo dai riflessi
+sanguigni e nembi di scintille che il vento notturno spingeva assai
+lontane, minacciando di provocare altri incendii nei boschi vicini.
+
+Mezz’ora dopo i due cacciatori ed il negro, lasciata la foresta,
+giungevano sul margine d’una prateria, in mezzo alla quale, presso un
+piccolo corso d’acqua, sorgeva la fattoria d’Alfredo.
+
+Un orribile spettacolo s’offerse tosto agli sguardi del disgraziato
+proprietario e dei suoi compagni.
+
+Del vasto fabbricato e dei suoi magazzini, che poche ore prima
+contenevano ingenti ricchezze, non rimanevano che poche muraglie
+annerite dal fumo e degli ammassi di rottami, di sotto ai quali
+sfuggivano ancora vortici di fumo e delle lingue di fuoco che
+lanciavano in aria getti di scintille.
+
+Le palizzate che circondavano i fabbricati erano state in gran parte
+abbattute per lasciare il varco agli assalitori, i cancelli strappati
+giacevano al suolo, mentre tutto all’intorno si scorgevano casse
+sventrate, botti sfondate, animali morti e più oltre parecchi cadaveri
+umani ammucchiati alla rinfusa, che stringevano ancora ferocemente i
+lunghi e pesanti coltelli, adoperati dai barbari guerrieri del Dahomey.
+
+Alfredo, scorgendo quella desolazione, si era arrestato come fosse
+stato pietrificato, poi si era lasciato cadere al suolo ripetendo con
+voce soffocata dai singhiozzi:
+
+— Me l’hanno rapito!... Povero fanciullo!... povero fratellino mio!...
+
+
+
+
+CAPITOLO V.
+
+L’odio di Kalani
+
+
+Alfredo Lusarno, catanese, da dieci anni aveva preso stanza sulla Costa
+d’Avorio. Figlio di uno di quegli arditi negozianti di corallo, che
+un tempo si spingevano fino sulle coste occidentali dell’Africa per
+vendere ai negri del Senegal, della Sierra Leone e della Repubblica di
+Liberia i prodotti dei banchi coralliferi di Sicilia e di Pantellaria,
+ritraendo grossi guadagni, a ventiquattro anni aveva deciso di
+abbandonare l’isola natìa e di visitare i paesi che avevano fatto la
+fortuna del genitore.
+
+Spirito irrequieto, avventuroso, avido di emozioni e soprattutto
+appassionato cacciatore, non aveva posto indugio ad effettuare
+il suo disegno. Con poche migliaia di lire in tasca, ma pieno di
+buona volontà, si era imbarcato sul primo postale in partenza da
+Marsiglia per le colonie francesi dell’Africa occidentale, visitando
+successivamente San Luigi del Senegal, Dakar, Free-Town, Monrovia,
+quindi le diverse cittadelle della Costa d’Oro soffermandosi a lungo a
+Whydah la stazione più importante e più commerciale di quelle regioni.
+
+Disgraziatamente, o meglio per sua fortuna, un mattino svegliandosi
+aveva fatti i suoi conti di cassa e si era accorto che i suoi biglietti
+da mille erano quasi tutti sfumati e che non gli rimanevano che poche
+dozzine di ghinee ed alcuni risdalleri.
+
+Non si era sgomentato per questo, ma aveva pensato che era giunto il
+momento di lasciare i viaggi e di ricostruire la sua modesta fortuna,
+così troppo presto sfumata.
+
+Avendo ormai conoscenza delle lingue parlate sulla costa e cognizioni
+commerciali sufficienti pei generi che si scambiavano in quelle
+importanti cittadelle e anche relazioni d’amicizia, era andato a
+offrirsi ad un portoghese che possedeva una importante fattoria a Porto
+Novo.
+
+Il bravo portoghese, che aveva avuto occasione di apprezzare l’abilità
+e l’energia del siciliano, due qualità necessarie in quelle regioni
+per trafficare e farsi rispettare da quei negri, che sono generalmente
+ladri e selvaggi, l’aveva subito accolto in qualità di raccoglitore
+d’olio di elais, articolo importantissimo, ma che richiedeva fatiche
+non poche, dovendo gli acquirenti spingersi nell’interno per visitare i
+villaggi negri.
+
+Alfredo Lusarno si era messo a lavorare con infaticabile energia,
+spingendosi perfino sulle frontiere del selvaggio reame del Dahomey,
+del Benin, nel regno degli Ascianti, nelle due repubbliche del Piccolo
+e del Grande Popo, facendo ottimi affari dovunque ed approfittando
+anche per dare libero sfogo alla sua passione per le grandi caccie.
+
+Due anni dopo il proprietario della fattoria, uno zio di Antao,
+soddisfatto dell’attività del suo agente lo interessava sugli utili, e
+quattro anni più tardi il siciliano aveva avuto il piacere di costatare
+che la sua modesta fortuna sfumata nei viaggi, l’aveva triplicata in
+mezzo all’olio dei negri.
+
+Nel 1874, morto il proprietario, dopo di aver liquidato ogni cosa
+e rimesso il ricavato ad Antao Carvalho, legittimo erede, aveva
+cominciato a trafficare per proprio conto, fondando una fattoria nello
+stato del re Tofa, accumulando rapidamente una cospiqua sostanza.
+
+Ma allora un ardente desiderio di rivedere la città natia ed il
+bel cielo d’Italia, l’aveva preso. Si era ricordato d’aver lasciato
+in patria dei parenti ed una matrigna, causa non ultima della sua
+decisione di andarsene pel mondo a cercare fortuna, ed un giorno si
+era imbarcato per l’Europa, affidando la sua prosperosa fattoria ad un
+amico fidato.
+
+Brutte sorprese l’attendevano in patria. Dei disastri finanziarii
+avevano rovinato suo padre che era morto di dolore, la matrigna era
+pure morta poco dopo, ma avevano lasciato un figlio, un bel ragazzino
+bruno, ardito, somigliante in tutto al fratello, quantunque nato da
+altra madre e che era stato raccolto da alcuni pietosi parenti.
+
+La città natìa non aveva più attrattive per l’intraprendente emigrato e
+la sua risoluzione era stata pronta. Aveva preso con sè il fratellino
+destinato un giorno a diventare suo erede ed erasi affrettato a
+ritornare nella sua fattoria, deciso a non più lasciarla.
+
+Aveva rivolte tutte le sue cure al fratellino che cresceva prospero
+e robusto e che amava come fosse il proprio figlio, ma non aveva
+trascurato però nè i suoi commerci, nè le sue caccie, diventando uno
+dei più ricchi proprietari della Costa d’Avorio e uno dei più audaci
+cacciatori, forse il più famoso di tutti.
+
+La sua felicità ormai era completa e Alfredo, tanto ricco da non aver
+più bisogno di affaticarsi nei suoi commerci, poteva dedicare le sue
+giornate alla sua passione favorita in compagnia di Antao, che si
+era deciso di passare parecchi mesi insieme all’ex agente di suo zio,
+quando agli ultimi dell’aprile 1878, accaddero inaspettatamente gli
+avvenimenti precedentemente narrati.
+
+ . . . . . . .
+
+La ritirata dei dahomeni era stata così rapida, da far perdere ogni
+speranza di poterli ormai raggiungere, essendo quasi tutti i negri
+infaticabili camminatori, tali da poter superare i più lesti europei e
+da gareggiare perfino coi cavalli.
+
+Uccisi e decapitati i difensori, secondo il loro barbaro uso, rapito
+il fanciullo, saccheggiata e poi incendiata la fattoria, si erano
+affrettati a raggiungere i grandi boschi del settentrione, forse per
+non farsi sorprendere dai guerrieri del re Tofa, sul cui territorio
+avevano compiuta l’aggressione.
+
+Non avevano lasciato indietro che due dozzine di cadaveri fra i
+quali alcuni corpi di amazzoni, cadute sotto il piombo dei difensori
+della fattoria; e delle ricchezze racchiuse nei magazzini non avevano
+abbandonato che i barili d’olio d’elais, gran numero dei quali erano
+però stati poi distrutti dal fuoco.
+
+Alfredo, rimessosi dal fiero colpo, si era cacciato fra le fumanti
+rovine del suo stabile, sperando di poter salvare qualcuno dei suoi
+fedeli servi che avevano opposto una breve sì ma disperata resistenza,
+ma non aveva trovato che i loro cadaveri decapitati e mezzo arsi dalle
+fiamme. I suoi quattro servi che lo seguivano nelle caccie, il suo
+intendente ed i suoi sei schiavi erano caduti tutti al loro posto,
+difendendo il padroncino.
+
+— Miserabili!... miserabili!... — ripeteva il povero siciliano, con
+voce cupa. — Tutto distrutto, tutti uccisi e il mio Bruno rapito!...
+Cosa accadrà del povero fanciullo, nelle mani di quei barbari?...
+Ma cos’è che vuol fare di lui quell’infame Kalani?... Si è vendicato
+finalmente quel tristo, ma lo ucciderò un giorno, dovessi andarlo a
+cercare ad Abomey.
+
+— Coraggio mio povero amico, — diceva Antao. — Lo libereremo un giorno
+e puniremo quell’uomo che ti ha rovinato. Metto a tua disposizione il
+mio braccio e le mie ricchezze.
+
+ [Illustrazione: La negra vi fu coricata ed Alfredo e il servo
+ si misero in cammino.... (Pag. 38).]
+
+— Non è delle ricchezze che io ho bisogno, Antao, ma del tuo braccio.
+Questa fattoria non rappresentava che la decima parte della mia fortuna
+e non m’importa che l’abbiano distrutta, ma il mio fratellino....
+Antao, io fremo pensando cosa possono fare di quel poverino, incapace a
+difendersi.
+
+— Udiamo, Alfredo, — disse il portoghese, sedendosi su di un barile e
+costringendo l’amico ad imitarlo. — Sii calmo e ragioniamo per vedere
+cosa ci convenga fare. I rapitori ormai sono lontani e non potremo
+di certo raggiungerli, quindi è inutile per ora metterci sulle loro
+tracce. Fors’anche hanno preso le loro misure per impedirci di seguirli
+e non siamo in grado di cimentarci in un combattimento contro di loro,
+specialmente in mezzo ai boschi.
+
+— Lo so, Antao. Nulla potremmo ottenere inseguendoli.
+
+— Consigliamoci adunque, ma dimmi innanzi a tutto a che cosa si deve
+attribuire quest’assalto improvviso.
+
+— Ad una vendetta di Kalani.
+
+— Ma chi è questo dannato Kalani, che odo nominare per la centesima
+volta?
+
+— Due anni or sono era un servo ed ora è uno dei più potenti cabeceri
+del Dahomey.
+
+— Sta bene, è un furbo che in due soli anni ha fatto un bel salto, una
+fortuna che sarebbe sorprendente in Europa ma non in Africa. Perchè ti
+odiava?...
+
+— L’avevo preso come servo, perchè era un negro scaltro, intelligente,
+energico e credevo anche affezionato, quantunque più tardi fossi
+stato informato che invece di essere un nativo del Gran Popo, era un
+dahomeno. Essendomi accorto che mi rubava, minacciai di scacciarlo, ma
+continuando, un giorno, acciecato dall’ira, lo feci frustare.
+
+Una settimana dopo Kalani improvvisamente scompariva, dopo d’aver detto
+ad uno dei miei servi che sarebbe ritornato per vendicarsi. Non ne feci
+caso ed ebbi torto.
+
+Quel furfante, ritornato nel Dahomey, si era accaparrata la fiducia di
+alcuni capi, poi del re Geletè ed era stato creato, non so per quale
+motivo, gran cabecero di Abomey, ossia gran capo e grande sacerdote dei
+sacrifici umani e dei feticci.
+
+Un giorno, un negro che veniva da Abomey, mi fece avvertire che Kalani
+era sempre smanioso di vendicarsi; più tardi un altro mi consigliava
+di tenermi in guardia, poichè il mio servo tentava d’indurre Geletè a
+fare una spedizione contro Tofa per farmi schiavo, aggiungendo che era
+spalleggiato dal principe Behanzin, il futuro re del Dahomey[2], ma non
+credetti nè all’uno nè all’altro. Pur troppo era vero!... Lo hai veduto
+ora, Antao.
+
+— Ma cosa ne farà di tuo fratello, quel furfante?...
+
+— Lo ignoro, ma sospetto a cosa mira Kalani.
+
+— Spiegati.
+
+— Non avendo potuto farmi assassinare o farmi prigioniero, ha preso il
+mio piccolo Bruno ritenendosi certo che io sarei andato nel Dahomey per
+liberarlo.
+
+— Credi che non lo uccidano?... Sono così sanguinarii quei negri?...
+
+— Non lo credo. Se avessi questo timore, non sarei rimasto qui ma mi
+sarei subito lanciato sulle tracce dei rapitori e....
+
+— E t’avrebbero ucciso, Alfredo.
+
+— Lo so, ora lo vedo. Ma non abbandonerò mio fratello, Antao, te lo
+giuro: io andrò ad Abomey.
+
+— Ed io verrò con te.
+
+— Grazie amico, — disse il cacciatore, stringendo vivamente la mano del
+bravo portoghese. — Ti accetto, poichè so che sei un valoroso.
+
+— Ma non possiamo recarci noi due fra quei negri feroci. Cosa conti di
+fare?...
+
+— Recarmi prima dal re Tofa. I dahomeni hanno violate le sue frontiere
+e potrebbe prestarmi man forte per vendicarmi di Kalani.
+
+— Vuoi un consiglio, Alfredo?
+
+— Parla, Antao.
+
+— Innanzi a tutto andiamo a ritrovare l’amazzone che abbiamo lasciata
+nella foresta. Quella donna, che non mi è sembrata così cattiva come le
+sue compatriote, può esserci molto utile.
+
+— È vero!... — esclamò il cacciatore, battendosi vivamente la fronte. —
+Ed io me l’era dimenticato!... Sì, Antao, andiamo a cercarla; può darci
+delle preziose informazioni sui tristi progetti di Kalani.
+
+— Andiamo, — disse il portoghese, alzandosi.
+
+— Ma tu sei stanco, mio bravo amico. Non sei ancora abituato alle
+lunghe marcie fra queste foreste così difficili ad attraversare.
+
+— Morte di Saturno!... Le mie gambe mi porteranno egualmente, e
+poi, lasciarti andare solo, mentre forse i dahomeni ti attendono per
+cacciarti due palle nel petto?... Andiamo, Alfredo!... Guarda!... Le
+mie gambe funzionano perfettamente. —
+
+Il cacciatore, che sapeva quanto valeva quel bravo compagno, non
+insistette oltre e si misero entrambi in marcia, preceduti dal negro
+Asseybo, che aveva piena conoscenza delle vicine boscaglie e del fiume
+che le attraversava.
+
+L’alba era già spuntata ed il sole sorgeva fiammeggiante dietro le alte
+cime delle foreste che si estendevano ad oriente dell’Ouzme.
+
+Bande di pappagalli grigi cominciavano a schiamazzare sulle alte
+cime dei mangani e degli aranci, salutando i primi raggi dell’astro
+diurno, mentre fra i fitti cespugli, certe specie di usignoli ma dalle
+splendide penne, facevano udire i loro gorgheggi armoniosi.
+
+Delle truppe di scimmie si stiravano le membra indolenzite, emettendo
+grida rauche e discordi, mentre altre, più mattiniere, avevano
+già cominciati i loro saccheggi, spogliando con rapidità inaudita
+i banani ed i datteri delle loro deliziose e zuccherine frutta, o
+distruggendo le piccole piantagioni di _mussoa_ dal piccolo grano verde
+ed eccellente o di ignami coltivate dai poveri negri della distrutta
+fattoria.
+
+Quei formidabili predoni, vero flagello delle terre africane, quasi
+sapessero già che più nulla avevano da temere, non si preoccupavano
+della presenza dei tre uomini, anzi pareva che li deridessero, facendo
+loro boccacce e scagliando dietro di loro le frutta guaste.
+
+Erano per lo più cercopitechi verdi, chiamati anche _abulandj_,
+quadrumani alti circa mezzo metro, ma con una coda lunga sessanta e più
+centimetri, dal pelame verde grigio inanellato di nero superiormente,
+la coda azzurrognola, il muso bruno ma col naso nero ed il mento adorno
+d’una vera barba bianca che dà loro un aspetto dei più comici e dei più
+stravaganti.
+
+Non mancavano però i cefo, altra specie di cercopitechi, assai numerosi
+sulla Costa d’Avorio dove vengono chiamati _muindo_, alti quanto i
+primi, ma col dorso olivastro a riflessi dorati, la faccia azzurra
+colla barba gialla solcata di nero e la coda rossastra. Visti ad una
+certa distanza sembravano vere maschere e salutavano i cacciatori
+con abbaiamenti interminabili, alternati a certi strani suoni
+paragonabili al rumore che produce una bottiglia quando viene stappata
+violentemente. Quantunque il portoghese, pure appassionato cacciatore,
+avesse un vivo desiderio di cacciare quei numerosi quadrumani che
+sono tutt’altro che cattivi messi allo spiedo, continuava a seguire
+i compagni i quali affrettavano il passo per mettersi al riparo dai
+raggi cocenti del sole, che in quelle regioni producono sovente delle
+insolazioni fulminanti.
+
+Giunti sotto i grandi boschi, Alfredo si orientò colla bussola che
+portava appesa alla catena dell’orologio e trovato il sentiero che
+conduceva al fiume, vi si lanciò in mezzo, non essendo possibile un
+passaggio attraverso i fitti vegetali che lo fiancheggiavano.
+
+Procedeva però con prudenza, temendo che i negri che l’avevano assalito
+presso le rive del fiume, non avessero ancora abbandonati quei boschi.
+Di tratto in tratto s’arrestava per tendere gli orecchi o mandava
+innanzi Asseybo a esplorare certi macchioni che si prestavano per un
+agguato, oppure deviava quando trovava qualche altro passaggio.
+
+Tutto però indicava che la grande foresta doveva essere deserta. Gli
+uccelli cantavano tranquillamente e le scimmie si trastullavano sugli
+alberi senza dare segni d’inquietudine e ciò indicava che nessuno li
+aveva disturbati.
+
+Alle 10 del mattino, dopo una breve sosta e un’ultima esplorazione
+del negro, Alfredo ed il portoghese giungevano presso il gigantesco
+sicomoro sotto il quale avevano trovato il cappello del povero Gamani,
+il servo rapito dai dahomeni.
+
+— Ci siamo, — disse Antao.
+
+Alfredo accostò le mani alle labbra e lanciò un fischio prolungato.
+Quasi subito, in mezzo al bosco, si udì una voce di donna gridare:
+
+— Eccomi padrone!... —
+
+
+
+
+CAPITOLO VI.
+
+I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè
+
+
+La giovane guerriera, quantunque così malconciata dagli artigli e dalle
+zanne del leopardo, aveva abbandonata la piccola radura che si trovava
+a tre o quattrocento passi dalla prima e si era trascinata verso il
+gigantesco sicomoro, nascondendosi in mezzo ad un fitto macchione che
+sorgeva sul margine del bosco.
+
+Udendo il fischio dell’uomo bianco che l’aveva salvata dalla morte,
+si era affrettata ad abbandonare il nascondiglio ed a mostrarsi
+all’aperto. Quello sforzo doveva però averle causato un acuto dolore,
+poichè non potè frenare un lungo gemito.
+
+— Non temere ragazza, — disse Antao, avvicinandosele. — Noi ti
+guariremo, è vero Alfredo?
+
+— Sì, — disse il cacciatore, — ma a condizione che parli. —
+
+Poi parlando la lingua dei _uegbè_, disse all’amazzone:
+
+— Noi siamo venuti per curarti.
+
+— Grazie, padrone, — rispose la negra. — Sapevo che gli uomini bianchi
+non sono usi a mentire e come vedi t’aspettavo, mentre avrei potuto
+fuggire coi miei compatrioti.
+
+— Coi tuoi compatrioti!... Sono tornati qui?...
+
+— Sì, hanno perlustrata tutta la foresta, sperando forse di trovarti.
+
+— E tu ti sei nascosta invece?...
+
+— Sì, padrone.
+
+— Perchè?...
+
+— Perchè tu mi hai salvata la vita e sono tua schiava.
+
+— E mi seguirai sempre?...
+
+— Dove tu vorrai.
+
+— E mi sarai fedele?...
+
+— L’ho giurato sui miei _feticci_.
+
+— Lo vedremo. —
+
+Poi volgendosi verso il suo servo:
+
+— Taglia dei rami e improvvisa una barella. Questa donna per ora non
+può camminare. —
+
+Quindi scoprì le ferite dell’amazzone che alla notte aveva medicate
+alla meglio, le lavò accuratamente con dell’acqua fresca che scorreva
+in un rigagnoletto vicino, le lavò dal sangue che vi si era coagulato
+intorno, poi le bagnò con acqua mescolata a rhum e finalmente le
+fasciò, sacrificando la seconda manica della propria camicia.
+
+La giovane negra lo aveva lasciato fare senza emettere un lamento, anzi
+sorridendo, quantunque dovesse soffrire assai e quand’ebbe finito, gli
+disse:
+
+— Grazie padrone; la mia vita, da te salvata, ormai t’appartiene. —
+
+Asseybo aveva allora terminata la barella composta di rami legati con
+liane e resa soffice da un alto strato di fresche foglie. La negra vi
+fu coricata ed Alfredo ed il servo si misero in cammino, preceduti dal
+portoghese, il quale era troppo stanco per caricarsi di quel peso.
+
+— Camminando possiamo parlare, — disse il cacciatore. — Guadagneremo
+tempo.
+
+— Cosa vuoi sapere padrone? — chiese la negra, che lo guardava con due
+occhi che rilucevano di gioia e di contentezza.
+
+— Dimmi, innanzi a tutto: è potente Kalani?...
+
+— Potentissimo, padrone. È l’anima dannata di Behanzin, il successore
+di Geletè.
+
+— È stato lui a organizzare la spedizione contro di me?...
+
+— Sì e l’ha anche guidata.
+
+— Lo sospettavo. Sai che ha rapito mio fratello e che mi ha distrutta
+la fattoria?...
+
+— Sapevo che doveva rapire un fanciullo se i suoi soldati non
+riuscivano a prendere te.
+
+— Ah!... Lo sapevi?... — esclamò Alfredo.
+
+— Sì, perchè Kalani aveva detto che gli era necessario, quel fanciullo.
+
+— Ma per cosa farne di quello sventurato?...
+
+— So che aveva detto a Geletè che i _feticci_ esigevano un ragazzo
+bianco per essere guardati, minacciando in caso contrario la
+distruzione del regno e della dinastia.
+
+— E non lo si ucciderà?... — chiese Alfredo, con angoscia.
+
+— No, non crederlo, perchè un guardiano dei _feticci_ diventa una
+persona sacra. —
+
+Il cacciatore respirò liberamente, come gli si fosse levato dal petto
+un peso enorme.
+
+— Non lo uccideranno? — esclamò. — Tu sei certa?...
+
+— Sì, padrone.
+
+— Ma credi tu che quel ragazzo fosse proprio necessario ai
+_feticci_?... O che invece quel miserabile Kalani abbia qualche
+sinistro progetto?...
+
+— Lo ha, — disse la negra. — Io conosco assai Kalani, so il motivo del
+suo odio verso di te e non ignoro i suoi progetti.
+
+— Parla, ti prego.
+
+— Kalani aveva la certezza di non poterti sorprendere, sapendoti
+un uomo capace di tenere testa a cento dei nostri uomini. Credo che
+avesse anzi molta paura di trovarsi di fronte a te. Da due settimane
+ti sorvegliava, ma non osava assalirti. Avendo appreso che tu dovevi
+recarti alla caccia sull’Ouzme, approfittò per assalire la tua fattoria
+e rapirti il fratello, affidando ad alcuni uomini coraggiosi l’incarico
+di tenderti un agguato in mezzo ai boschi.
+
+— Ma era me che odiava e non quel povero ragazzo. Perchè prendersela
+con lui?...
+
+— Per avere poi te.
+
+— Cosa vuoi dire?...
+
+— Kalani è astuto, padrone. Egli sa che non sei uomo da lasciare tuo
+fratello nelle sue mani.
+
+— E mi aspetta nel Dahomey?
+
+— Sì, padrone.
+
+— Ha indovinato. Sì, io andrò nel Dahomey a salvare il mio Bruno, ma
+andrò anche per uccidere il rapitore.
+
+— Bada, padrone, alla frontiera ti aspetteranno.
+
+— Ma non mi vedranno.
+
+— Cosa vuoi dire?
+
+— Lo saprai più tardi. Prima bisogna che vada a vedere Tofa. —
+
+Due ore dopo, avendo fatte alcune soste per riposarsi, giungevano ad un
+gruppo di capanne abitate da una dozzina di negri fra uomini e donne, i
+quali avevano già avuto frequenti rapporti colla fattoria d’Alfredo.
+
+Avevano già saputo della disgrazia toccata all’uomo bianco, anzi
+avevano udite le scariche degli assalitori ed avevano vedute le fiamme
+dell’incendio, senza però ardire di accorrere in aiuto degli assaliti,
+essendo quasi sprovvisti d’armi e temendo troppo i dahomeni.
+
+Alfredo ed i suoi compagni furono accolti con franca e cordiale
+ospitalità e tutti gli abitanti andarono a gara per essere loro di
+qualche utilità, mettendo a disposizione le capanne ed i viveri.
+
+Il cacciatore si limitò a far ricoverare la povera ragazza che soffriva
+assai, raccomandandola alle cure delle donne, poi chiese tre di quei
+piccoli ma rapidi cavalli che sono piuttosto comuni in quelle regioni
+e che derivano da un incrocio di cavalli arabi e delle alte regioni del
+Niger.
+
+Rifocillatisi con una terrina di _fu-fu_, il piatto più in uso sulla
+Costa d’Avorio, composto d’ignami, di banani, di legumi, di granchi, di
+uccelli e di pesci conditi con molto pimento e ridotti in poltiglia e
+rinvigoritisi con alcune tazze di eccellente vino di palma fermentato,
+i due bianchi ed il negro Asseybo, che era tornato dalla fattoria
+portando ai padroni, alcune vesti trovate in uno dei magazzini,
+partirono al galoppo, non ostante il calore infernale che versava il
+sole.
+
+Antao, messo in buon umore da quel vino che produce una leggera
+ebbrezza anche preso in quantità limitata, pareva che non sentisse più
+la fatica e chiacchierava per due, cercando di tenere buona compagnia
+ad Alfredo che era diventato triste e assai preoccupato.
+
+Anche il negro cercava d’incoraggiare il padrone, assicurandolo che
+nessun pericolo poteva correre il padroncino, essendo le persone
+addette ai _feticci_ sacre per tutti, perfino all’onnipotente re. Nella
+sua gioventù era stato schiavo ad Abomey e ne sapeva qualche cosa di
+quel sanguinario ma molto superstizioso popolo.
+
+Intanto i piccoli ma vivaci cavalli divoravano la via, mantenendo un
+galoppo rapidissimo. Si erano cacciati in un largo sentiero aperto in
+mezzo ai boschi, fatto tagliare da Alfredo per trasportare i prodotti
+della sua fattoria a Kotona che è il porto della capitale del piccolo
+reame di Tofa.
+
+Superbi alberi si rizzavano a destra ed a sinistra, gli uni pieni
+di uccelli, specialmente di piccoli pappagalli grigi e gli altri di
+scimmie, le quali eseguivano i più sorprendenti esercizi, senza punto
+spaventarsi del passaggio dei tre rapidi corsieri. Ora apparivano
+enormi gruppi di splendide palme dalle gigantesche foglie disposte a
+ventaglio; ora magnolie colossali coperte di grandi fiori dall’acuto
+profumo, o noci di cocco dall’elegante fusto e già carichi di frutta
+grosse come la testa d’un bambino; o dei gossipina, veri giganti, che
+crescono con rapidità straordinaria, che diventano assai grossi e che
+hanno il tronco coperto di gibbosità spinose, o macchioni di aranci
+e di limoni che spandevano all’intorno, per parecchi chilometri di
+circuito, dei profumi deliziosi.
+
+Di tratto in tratto si scorgevano però delle radure di estensione
+considerevole coltivate con grande cura e dove crescevano ignami,
+manioca, fagiuoli di varie sorte, certe specie di pomidori assai
+gustosi e di quelli steli di grano verde, delizioso, chiamato mussoa.
+
+Quando la grande boscaglia si rompeva, permettendo agli sguardi di
+spaziare più oltre, si vedevano gruppi di capanne difese per lo più da
+palizzate acuminate o da altissime siepi, rinforzate da datteri spinosi
+o da gossipine, ostacoli quasi insormontabili pei negri di quelle
+regioni che vanno quasi nudi e che non hanno mai conosciuto l’uso delle
+scarpe.
+
+Verso il mezzodì le foreste cominciarono a diradarsi rapidamente per
+dar luogo a delle pianure acquitrinose formate dall’Ouzme, esalanti
+miasmi mortali per gli europei non abituati a quei climi caldi e umidi,
+sede d’un numero infinito di serpenti i quali godono una tranquillità
+perfetta, essendo rispettati da tutti gl’indigeni.
+
+Sono però inoffensivi, sebbene siano generalmente lunghi tre metri e
+si limitano a distruggere milioni di rospi e di rane, evitando anzi gli
+uomini.
+
+In mezzo a quelle pianure acquitrinose si vedevano anche dei campi
+coltivati con cura, ma poche capanne, essendo il regno di Porto Novo
+pochissimo abitato in proporzione alla sua vastità.
+
+Un’ora più tardi i tre cavalli, che non avevano mai rallentato il loro
+galoppo indiavolato benchè il sole segnasse oltre 35° centigradi e
+non un alito di vento marino rinfrescasse quella temperatura ardente,
+galoppavano sulla riva del lago di Porto Novo. Alfredo poco dopo
+mostrava al portoghese un grosso attruppamento di capanne che si
+trovava presso la riva di quel vasto bacino.
+
+— Porto Novo, — disse.
+
+— Questi indemoniati cavallucci hanno galoppato come dei veri cavalli
+arabi, — rispose il compagno. — Speriamo di trovare il re di buon
+umore.
+
+— Se non sarà ubbriaco.
+
+— È un bevitore?
+
+— Come tutti i re negri.
+
+— Ho con me una fiala d’ammoniaca per preservarmi dai morsi dei
+serpenti e gliela farò bere tutta, — disse Antao, ridendo. — Gli dirò
+che è un elisir lunga vita. Toh! Cos’è quella grande capanna che sorge
+lassù, su quel piccolo poggio? Forse qualche villa reale?
+
+— No, Antao, è un tempio ove si adorano i serpenti che vengono raccolti
+negli acquitrini da noi prima costeggiati.
+
+— Morte di Nettuno!... Avevo udito narrare queste cose, ma non vi avevo
+mai prestato fede, Alfredo. Se non me lo avessi detto tu, direi che si
+voleva darmi a bere una frottola colossale.
+
+— In queste regioni si ha una grande venerazione per quei ributtanti
+rettili, Antao. A Whydab, per esempio, vi è un grande tempio dove si
+custodiscono parecchie migliaia di serpenti, per lo più pitoni a righe
+bianche o gialle.
+
+Un grosso numero di guardiani è incaricato di nutrirli e di curarli, e
+quando qualcuno di quei rettili riesce a fuggire, i suoi provveditori
+si affrettano ad inseguirlo ed a riportarlo nel tempio coi dovuti
+riguardi.
+
+— Si direbbero storie dell’altro mondo. E tu mi dici che si adorano?...
+
+— Sì, Antao. Vi sono delle persone che dichiararono di essere
+contentissime di venire divorate dai serpenti. Vuoi saperne di più?...
+Una donna che io ho conosciuta, un giorno perdette il suo unico figlio
+che le era stato divorato da un pitone. Ebbene, lo crederesti?...
+Invece di uccidere l’ingordo rettile, lo fece prendere, trasportare nel
+tempio di Whydab e lo adorò.
+
+— Morte di Saturno! Che pazzìe!... E nel Dahomey si adorano pure i
+serpenti? Mi hanno detto che quel re barbaro ne tiene delle migliaia.
+
+— È vero, ma per dare da mangiare a loro i prigionieri.
+
+— Un modo molto comodo per evitare le spese necessarie pel nutrimento
+di quei disgraziati che cadono nelle mani di quell’antropofago.
+
+— Lo sanno i tuoi compatrioti, Antao.
+
+— Cosa vuoi dire?... — chiese il portoghese, stupito ed inquieto.
+
+— È una storia recentissima poichè non risale che all’anno scorso.
+Geletè aveva fatti prigionieri alcuni portoghesi e brasiliani, i quali
+si erano recati nella sua capitale per cercare di avviare dei commerci
+con quegli abitanti. Quel furfante finse dapprima di fare loro buona
+accoglienza, ma un brutto giorno, dopo d’averli, con orribili minaccie,
+costretti a ballare dinanzi a lui per divertirlo, alcuni li fece
+decapitare ed altri gettare in pasto ai serpenti.[3]
+
+— Ah!... Canaglia!... — esclamò Antao, indignato. — E non sono stati
+capaci di strangolarlo?...
+
+— Se lo avessero potuto l’avrebbero fatto, liberando in tal modo
+l’Africa d’uno dei suoi più ributtanti e più sanguinari monarchi.
+
+— Morte di Urano!... Se potessi vendicarli io, mentre tu ti vendichi di
+Kalani.
+
+— Ne succederebbe un altro e forse più feroce: Behanzin, che già
+promette di essere peggiore di Geletè. Ci siamo: avanti Asseybo, aprici
+la via. —
+
+Il negro si spinse innanzi ed i tre cavalieri fecero la loro entrata
+nella capitale del re Tofa.
+
+
+
+
+CAPITOLO VII.
+
+Il re di Porto Novo
+
+
+Il regno di Porto Novo, sottoposto ora al protettorato della Francia,
+anche in quell’epoca era uno dei più importanti e dei più ricchi della
+Costa d’Avorio.
+
+Situato fra il territorio di Abeokuta e le frontiere meridionali del
+Dahomey, occupava una superficie immensa sebbene non definita verso il
+nord, ma non aveva che una popolazione di mezzo milione di abitanti dei
+quali oltre sessantamila raggruppati nella capitale.
+
+Gli altri si trovavano dispersi nelle tre principali città di Ketenou,
+Adjara e di Kotonu, il porto della capitale, lontano circa quindici
+miglia da Porto Novo e in pochi grossi villaggi per poter meglio
+difendersi contro le annuali scorrerie dei Dahomeni, intraprese contro
+tutti i popoli vicini per fornirsi di schiavi da sgozzare nei sacrifici
+umani.
+
+Questo reame è molto antico e si è mantenuto indipendente, quantunque
+rinserrato fra popolazioni bellicose, e quantunque i suoi abitanti
+derivanti da un incrocio di Anago, di Yoruba e di Dahomeni, non siano
+mai stati buoni guerrieri. Anzi si può dire che sono i più indolenti, i
+più pigri di tutti quelli che popolano la Costa, come sono i più ladri
+di tutti, vizio del resto innato nelle razze negre.
+
+Da molti anni, numerose fattorie, specialmente portoghesi, inglesi,
+francesi e tedesche sono state fondate nei centri popolosi, trafficando
+soprattutto in olio d’elais, l’articolo più importante e più pregiato
+della regione.
+
+La città di Porto Novo, anche nel 1878 era una delle più importanti
+di tutta la costa, ma era anche allora una delle più insalubri,
+specialmente per gli europei.
+
+Sebbene costruita a circa quindici metri sul livello della vicina
+laguna, il suo clima è uno dei più micidiali, non permette un lungo
+soggiorno agli uomini di razza bianca.
+
+La città è un ammasso di capanne costruite con una specie d’argilla
+rossastra che seccandosi acquista una consistenza incredibile, ma coi
+tetti di foglie di palma. Le vie sono strette, luride, interrotte da
+buche profonde, prendendosi l’argilla occorrente per le costruzioni,
+appunto entro la cinta.
+
+Di notevole non ha che i quartieri commerciali di Sadogo, di Attakè,
+di Degue, di Lodja e di Bocu dove si trovano parecchie fattorie, la
+missione cattolica e la casa del re.
+
+I tre cavalieri, apertosi il passo fra una moltitudine di persone
+d’un nero rossastro, quasi nude, non avendo che un misero e lurido
+sottanino, infilarono la via che conduceva alla grande piazza del
+mercato, in mezzo alla quale è costruita l’abitazione di Tofa.
+
+Erano però costretti a procedere con prudenza per non cadere entro le
+innumerevoli buche che tagliavano la via, tutte piene d’acqua corrotta
+nella quale imputridivano carogne d’animali esalanti degli odori
+sopportabili solamente pei nasi dei negri.
+
+Un quarto d’ora dopo giungevano senza incidenti sulla grande piazza,
+già ingombra di popolo, tenendosi colà il mercato e si arrestavano
+dinanzi alla reggia.
+
+Il palazzo del re non era che una modesta casetta bianca colle persiane
+verdi, circondata da vaste capanne di paglia e di foglie di palmizio, e
+da cortili grandissimi dove si custodivano i _feticci_ ossia gli idoli.
+
+Solo di dietro s’innalzava una specie di palco assai alto, sostenuto da
+pali adorni di piante arrampicanti e sul quale si trovavano allineati
+una cinquantina di crani umani appartenenti ai nemici uccisi in guerra
+dal re.
+
+— Che esposizione! — esclamò Antao, facendo un gesto di ribrezzo. — Non
+è di certo incoraggiante.
+
+— Tofa non è più cattivo, — disse Alfredo. — Nel suo Stato ha abolito i
+sacrifici umani.
+
+— Non uccide più adunque?
+
+— Sì, ma solamente i condannati a morte, ai quali fa tagliare prima la
+lingua, onde non possano raccontare quale pena hanno subìto.
+
+— Ed ai suoi _feticci_ non sacrifica più schiavi?
+
+— No, si accontenta ora di pecore e di montoni. —
+
+Lasciati i cavalli e le armi ad Asseybo, i due europei avvertirono le
+sentinelle che vegliavano alla porta, armate di vecchi fucili a pietra,
+di annunciare al re la loro visita.
+
+Poco dopo un _larry_, specie di ministro della casa reale, li
+introduceva nella sala chiamata pomposamente del trono, la quale altro
+non era che una modesta stanza adorna di armi più o meno vecchie e di
+pochi tappeti logori.
+
+Il trono non mancava però ed era formato da quattro pali sostenenti
+una specie di cupola sormontata da una corona reale di ottone e adorna
+d’una grande placca di metallo ove stava inciso _king Tofa_ (re Tofa).
+
+Al disotto di quella cupola, una semplice panca coperta d’un drappo
+rosso sgualcito e rattoppato, serviva di sedile a S. M. negra.
+
+Tofa vi si era già accomodato, mentre ai suoi fianchi si tenevano ritti
+il _mingau_ o grande capo dei feticci, il primo _larry_ che disimpegna
+l’ufficio di segretario ed il secondo _larry_ che è incaricato di
+portare il bastone reale col pomo d’argento, segno di potere.
+
+Tofa non aveva in quell’epoca che quaranta o quarantacinque anni. Era
+un negro di statura alta, ancora robusto, coi tratti del viso piuttosto
+regolari, con due occhi vivi ed intelligenti.
+
+Discendente d’una dinastia di re molto potenti, ma tributari del
+Dahomey, era stato il primo a rendersi indipendente e dopo d’aver
+scacciati e fatti in parte decapitare i suoi vecchi consiglieri,
+nemici acerrimi della razza bianca, aveva aperto il suo porto e la sua
+capitale al commercio europeo.
+
+Più intelligente degli altri e meno barbaro, aveva a poco a poco
+accordata una certa libertà al suo popolo, ed aveva abolito, come
+dicemmo, gli orribili sacrifici umani che distruggevano buona parte dei
+suoi sudditi.
+
+Abituato a ritenere gli uomini bianchi come di razza superiore,
+vedendo entrare Alfredo, che in altre occasioni aveva già conosciuto,
+s’affrettò ad alzarsi, lasciando ricadere la lunga veste di seta rossa
+che lo copriva come un ampio mantello e gli porse la mano, dicendogli
+cortesemente:
+
+— Sono ben felice di rivederti dopo una così lunga assenza. Quale
+motivo ti conduce a Porto Novo? Forse che ti occorre il permesso di
+fondare qualche altra fattoria?
+
+— No, — rispose Alfredo. — Un motivo ben più grave ha indotto me ed
+il mio amico Antao Carvalho a visitare V. M. Sapete che le vostre
+frontiere sono state violate?...
+
+— No, ma è una cosa che succede così di frequente, da parte dei malvagi
+popoli che circondano il mio regno, da non preoccuparmene più. So che
+dopo d’aver fatta qualche razzìa di uomini e di animali si ritirano.
+
+— Ma questa volta sono state le genti del Dahomey. —
+
+Il re, nell’apprendere quella notizia, si fece più oscuro in viso e
+manifestò una viva inquietudine.
+
+— Forse che Geletè vuole muovermi guerra?... — chiese con una certa
+trepidanza.
+
+— Non a te, ma l’ha mossa a me. I suoi guerrieri hanno saccheggiata e
+poi incendiata la mia fattoria.
+
+— Ciò è grave. Si sono ritirati poi?...
+
+— Sì, subito.
+
+— Ecco una buona notizia, — disse S. M. negra, respirando liberamente.
+
+— Per Voi, ma non per me, poichè ritirandosi mi hanno rapito il mio
+giovane fratello.
+
+— Mi rincresce per te.
+
+— Ma non basta che vi rincresca, — disse Alfredo con voce acre. — Sono
+venuto perchè V. M. mi aiuti a liberare mio fratello.
+
+— Ed in qual modo?
+
+— Mandando dei messi a Geletè, minacciandolo di rappresaglie in caso
+di rifiuto. A V. M. spetta vegliare sugli stranieri che risiedono nel
+vostro regno.
+
+— Ma io non ho alcuna influenza su Geletè.
+
+— Siete parenti, poichè entrambi discendete da principi d’Allada,
+fondatori del regno di Dahomey.
+
+— Geletè non mi ascolterebbe.
+
+— Lo si minaccia.
+
+— Sono un povero re incapace di far fronte al Dahomey, — disse Tofa,
+sospirando.
+
+— Adunque non posso contare sul vostro aiuto?... — disse Alfredo, la
+cui collera cresceva dinanzi alla tranquilla indifferenza del re.
+
+— Ohimè!... Nulla posso fare, fuorchè cercare d’indennizzarti del danno
+sofferto.
+
+— Non so cosa farne del vostro indennizzo. È mio fratello che voglio
+salvare, mi comprendete?...
+
+— Geletè è potente.
+
+— E voi siete pauroso.
+
+— Il mio palco è pieno di crani di nemici da me uccisi.
+
+— Ma Geletè vi fa tremare.
+
+— Sono un povero re, — piagnucolò Tofa.
+
+— Ebbene, andrò io nel Dahomey!...
+
+— E Geletè ti farà uccidere come i portoghesi.
+
+— Concedetemi almeno una scorta.
+
+— Nessuno dei miei soldati ti seguirebbe.
+
+— Sì, a Porto Novo non vi sono che dei poltroni, — disse Alfredo con
+amarezza. — Vieni Antao, abbiamo perduto del tempo inutilmente. —
+
+Il re vedendo che il cacciatore stava per lasciarlo senza degnarsi di
+rivolgerli più la parola, forse toccato dal dolore e dalla collera di
+lui, si era prontamente alzato, dicendo:
+
+— Ma aspetta adunque. Il Dahomey non fugge.
+
+— Cosa volete dire? — chiese Alfredo, che era già giunto presso la
+porta.
+
+— Udiamo: cosa vuoi fare nel Dahomey?
+
+— Eh per mille folgori!... Ve l’ho già detto che voglio salvare mio
+fratello.
+
+— Conosci la via che conduce ad Abomey?
+
+— No, ma la troverò.
+
+— Odimi: dandoti dei soldati, il secondo o terzo giorno ti
+abbandonerebbero, di ciò sono certo, ma ora mi sono ricordato di avere
+fra i miei schiavi due uomini del Dahomey che potrebbero servirti di
+guida.
+
+— Ecco che cominciate a interessarvi di me. Sono fidati questi uomini?
+
+— Mi sono affezionati ed hanno da molti anni rinnegata la loro patria.
+
+— Dove sono?
+
+— A Ketenou, ma domani saranno qui.
+
+— Aspetterò che vengano.
+
+— Intanto ti offro ospitalità in una delle mie capanne.
+
+— Accetto volentieri e saprò ricompensare V. M.
+
+— Ci rivedremo domani. —
+
+Strinse la mano ad Alfredo ed al portoghese e si ritirò con tutto il
+seguito.
+
+Poco dopo però un _larry_ entrava e conduceva i due bianchi in una
+vasta capanna situata in uno degli spaziosi cortili del palazzo
+reale, mettendo a loro disposizione due giovani schiavi incaricati di
+servirli.
+
+Quell’abitazione era, come tutte le altre di Porto Novo, di forma
+circolare, colle pareti d’argilla rossastra ed il tetto di foglie
+di palma, di forma acuminata e un po’ sollevato, in modo da lasciar
+entrare la luce.
+
+Era però pulitissima, ma arredata molto meschinamente, non essendovi
+che poche stuoie di foglie intrecciate che dovevano servire da letti,
+qualche sgabello e pochi utensili di terra cotta.
+
+Il _larry_, per ordine del re, aveva fatto portare dei viveri, dei
+vasi di vino di palma ed un certo numero di deliziose noci di cocco
+non ancora mature, le quali contengono un’acqua dolce, assai gradevole,
+specialmente in quei climi caldissimi.
+
+Antao, a cui le emozioni della notte non avevano diminuito l’appetito
+dei suoi venticinque anni, appena il _larry_ fu uscito, si credette
+in dovere di dare uno sguardo ai canestri che racchiudevano i viveri,
+tanto più che non aveva piena fiducia nei cuochi e nei provveditori di
+S. M. negra.
+
+ [Illustrazione: Nel volgersi per appendere la carabina
+ all’arcione, Alfredo vide due negri.... (Pag. 51).]
+
+Infatti Tofa non aveva tenuto conto della qualità di bianchi dei
+suoi ospiti, e li aveva provvisti di un pranzo copioso bensì, ma
+assolutamente indigeno.
+
+Vi era un pezzo di proboscide d’elefante cucinato al forno, carne che
+si vende di sovente sui mercati delle città della Costa d’Avorio,
+essendo nell’interno assai numerosi quegli enormi pachidermi; una
+coscia di scimmia arrostita nel burro; delle lumache grigie assai
+grosse, cucinate in una salsa orribilmente piccante, cibo assai
+ricercato e molto apprezzato presso quei popoli, specialmente dai
+vicini Ascianti, nella cui capitale Cumassia se ne consumano per
+cinquecento chilogrammi al giorno; poi vi erano parecchie dozzine di
+atrapas, pallottole di farina di granturco avvolte in foglie e cucinate
+al forno e finalmente vi erano parecchie terrine ricolme di canalu,
+orribile pasticcio formato di volatili conditi con olio di palma e
+molto pimento, esalante un odore sgradevole di materie rancide.
+
+— Ma questo è un pasto d’antropofaghi! — esclamò il portoghese,
+arretrando dinanzi alle esalazioni pestifere del _canalu_. — Quel
+furfante di re ci ha presi per due mendicanti.
+
+— T’inganni, Antao, — disse Alfredo, sorridendo. — Tofa ci ha mandato
+quanto di meglio produce il paese e lui, alla sua tavola reale, non
+si fa servire di più! Lascia andare il _canalu_ che non è adatto pei
+nostri stomachi e le lumache in salsa che sarebbero però squisite, se
+non fossero state condite con una manata di pimento che ti brucierebbe
+la gola per una settimana e anche la coscia di scimmia, buonissima ma
+che rassomiglia troppo ad un membro umano e attacca il resto. Questo
+pezzo d’elefante lo troverai più saporito della coscia di bue o della
+gobba dei bisonti e le _atrapas_ surrogheranno benissimo il pane.
+
+— Il pranzo si riduce a modeste proporzioni, ma lo inaffieremo con una
+zucca di vino di palma. È un liquido che apprezzo quanto il succo del
+vecchio Noè.
+
+— Accomodiamoci ed intanto faremo i nostri progetti.
+
+— Per andarcene nei paesi di quell’antropofago di Geletè?
+
+— Sì, Antao. Ormai sono deciso e pronto a tutto.
+
+— Purchè il re ci mandi le guide.
+
+— Tofa è uomo di parola e poi abbiamo l’amazzone.
+
+— Vuoi condurla con noi?...
+
+— Certo, Antao. Quella ragazza, che ormai sembra affezionata a noi, può
+renderci dei preziosi servigi nel suo paese.
+
+— Non ci tradirà?...
+
+— Ha giurato sui suoi _feticci_ e questo giuramento non si rompe in
+questi paesi. Non credere del resto, che i soldati del Dahomey siano
+affezionati al loro sanguinario monarca. La paura li tiene soggetti,
+perchè sanno che basterebbe un sospetto per distruggere dei reggimenti
+interi, ma appena possono disertare lo fanno.
+
+Le due repubbliche del Grande e del Piccolo Popo sono state formate in
+gran parte da dahomeni fuggiaschi.
+
+— Prenderemo una scorta armata con noi?...
+
+— No, Antao. Sarebbe pericoloso inoltrarsi in parecchi sui territorio
+di Geletè. Bisogna evitare qualunque sospetto, giuocare d’astuzia,
+fingerci negri o nessuno di noi potrebbe giungere ad Abomey.
+
+— Fingerci negri!... — esclamò il portoghese, stupito. — La nostra
+pelle è troppo bianca, Alfredo, per poterli ingannare.
+
+— Forse che non vi sono dei colori?... —
+
+Il portoghese scoppiò in una clamorosa risata.
+
+— Morte di Nettuno!... Dipingermi da negro!...
+
+— Ti ripugna?...
+
+— No, in fede mia, Alfredo. Rido pensando la brutta figura che noi
+faremo, imbrattati di nerofumo o di cioccolatto.
+
+— Saremo invece due negri magnifici.
+
+— Ma semi-nudi!...
+
+— Tutt’altro. Saremo vestiti e superbamente, te lo prometto.
+
+— Ma i negri di questi paesi sono quasi nudi, Alfredo.
+
+— È vero ma noi non saremo poveri diavoli di negri.
+
+— Ma che progetto hai?
+
+— Lo saprai a suo tempo. La prudenza mi consiglia di mantenere per ora
+la più grande segretezza, poichè un solo sospetto può perderci.
+
+Geletè mantiene qui non poche spie e forse siamo già sorvegliati, ma
+sapremo ingannarle. A te e ad Asseybo dò intanto un incarico.
+
+— E quale?
+
+— Di spargere la voce in città che noi andiamo nel paese degli Ascianti.
+
+— Non ti comprendo.
+
+— Mi comprenderai più tardi. T’incarico poi di acquistare una mezza
+dozzina di cavalli, delle buone armi, dei viveri e delle casse di merci
+di provenienza europea. È necessario che si creda che noi andiamo
+a trafficare con quei popoli al di là del Todji e del Volta. Hai
+danari?...
+
+— Ho una tratta di tremila sterline da scontare presso la fattoria
+inglese del signor Smithson.
+
+— Ed io ho un forte deposito presso la fattoria del tuo compatriota
+Souza.
+
+— Devo mettermi all’opera subito? — chiese Antao, dopo di aver
+tracannato un ultimo bicchiere di vino di palma.
+
+— È meglio guadagnar tempo. —
+
+S’alzarono e uscirono nel cortile, dove trovarono Asseybo che stava
+vuotando una terrina di _canalu_, accoccolato presso i cavalli che
+erano già pronti.
+
+Salirono in arcione e passando attraverso uno squarcio della siepe che
+circondava l’ampio cortile, s’inoltrarono nella piazza del mercato.
+
+Nel volgersi per appendere la carabina all’arcione, Alfredo vide due
+negri che si tenevano semi-celati fra i cespugli della siepe e che lo
+guardavano con particolare attenzione.
+
+— Lo dicevo io, — diss’egli, volgendosi verso Antao. — La nostra
+presenza in Porto Novo è stata già notata dalle spie di Geletè o di
+Kalani e siamo sorvegliati.
+
+— Di già?...
+
+— Sì, Antao, ma saremo più furbi di quelle spie. Separiamoci e questa
+sera ci ritroveremo alla capanna concessaci da Tofa. —
+
+Si strinsero la mano e si separarono.
+
+Alfredo lasciò che il compagno ed Asseybo si allontanassero verso il
+quartiere di Sadogo, poi ripassò dinanzi alla dimora reale, lanciando
+un rapido sguardo verso la siepe.
+
+S’accorse subito che una delle spie era scomparsa.
+
+— Va dietro Antao, — mormorò, — e questo seguirà me, ma vi assicuro che
+vi faremo correre. Vedremo se ci seguirete fino alle frontiere degli
+Ascianti. —
+
+Risalì il quartiere di Deguè, poi quello d’Odja e di Bocu mantenendo il
+cavallo al passo, si recò alla fattoria di Souza a ritirare una somma
+ingente, poi assoldati due schiavi visitò parecchie fattorie europee
+facendo degli acquisti, quindi verso sera fece ritorno alla capanna con
+quattro casse contenenti gli oggetti comperati.
+
+Antao e Asseybo vi erano di già e stavano accomodando un numero
+ragguardevole di pacchi, di cassette e di barilotti contenenti viveri,
+armi, munizioni e oggetti di scambio ricercati dalle popolazioni
+negre dell’interno, mentre gli schiavi concessi a loro dal re stavano
+abbeverando mezza dozzina di ottimi cavalli che erano stati radunati
+nel cortile e che dovevano servire alla spedizione.
+
+— Hai sparso la voce che noi andiamo nel paese degli Ascianti? — chiese
+Alfredo.
+
+— Credo che lo sappiano perfino i ragazzi, — rispose Antao, ridendo.
+
+— Benissimo. Ora possiamo cenare e riposarci. —
+
+
+
+
+CAPITOLO VIII.
+
+La carovana
+
+
+L’indomani, allo spuntare dell’alba, Alfredo dava il comando della
+partenza, dopo d’aver lasciato un ricco regalo a Tofa per compensarlo
+dell’ospitalità e delle sue premure.
+
+La carovana si componeva dei due bianchi, del loro servo, dei due
+dahomeni che erano giunti nella notte da Katenau e di sei cavalli
+carichi di casse e di pacchi ma tutti di piccola dimensione, onde
+non imbarazzare gli animali nelle marce attraverso le folte foreste
+dell’interno.
+
+I due dahomeni, ai quali era stato affidato l’incarico di occuparsi dei
+cavalli recanti il bagaglio della spedizione, erano due negri di alta
+statura, dall’aspetto intelligente, d’una robustezza a tutta prova, due
+uomini insomma che dovevano rendere dei preziosi servigi nelle selvagge
+regioni del loro paese.
+
+Avevano accettato di buon grado di assumersi la pericolosa missione di
+condurre i due bianchi nel Dahomey e si erano mostrati soddisfattissimi
+delle promesse fatte dai loro nuovi padroni; di renderli cioè più tardi
+liberi, con un buon gruzzolo di denaro e delle armi.
+
+Prima che il sole s’alzasse dietro i grandi boschi dell’oriente, la
+carovana si trovava già lontana da Porto Novo, diretta al piccolo
+gruppo di capanne dove era stata lasciata l’amazzone, essendo
+intenzione di Alfredo di condurre con sè anche la giovane negra, sulla
+cui affezione sapeva ormai di poter contare completamente.
+
+Nessuna spia pareva che li avesse seguiti, non avendo scorto alcun
+negro nè lontano, nè vicino, sul sentiero che percorrevano. Il capo
+però non si illudeva e conoscendo la prudenza e l’agilità di quei
+selvaggi figli dei boschi, era più che certo di essere stato seguito,
+quantunque nulla indicasse che in realtà lo si tenesse d’occhio.
+
+— Temi sempre? — chiese ad un tratto Antao, vedendo l’amico volgersi di
+frequente indietro.
+
+— Sì, — rispose Alfredo.
+
+— Pure non si vede nessuno.
+
+— Sul sentiero è vero, ma nei boschi?... Se noi li frugassimo
+troveremmo di certo qualcuno di quegli spioni. I negri sono caparbii e
+poi i dahomeni hanno troppa paura di Geletè, ma noi li stancheremo.
+
+— Andiamo verso la frontiera degli Ascianti?...
+
+— Sì, Antao, ed entreremo nel Dahomey attraversando la regione dei
+Krepi o dei Togo. La frontiera del sud deve essere guardata dagli
+uomini di Kalani.
+
+— Saremo costretti a fare un viaggio lungo.
+
+— Quando avremo attraversato le lagune del Piccolo e del Grande Popo
+viaggieremo rapidamente. Per ora non dobbiamo mostrare d’aver fretta,
+per non destare sospetti nelle spie che ci seguono, ma quando avremo
+la certezza di averle stancate o rassicurate sulla nostra direzione,
+lancieremo i cavalli al galoppo dall’alba al tramonto. Toh!... Hai
+udito?...
+
+— Un fischio in mezzo al bosco?...
+
+— Sì, Antao. È un richiamo dei negri che ci seguono.
+
+— È vero padrone, — confermò Asseybo. — Solamente quelli del Dahomey
+sanno fischiare in tale modo.
+
+— Come manderei volentieri una palla nel cranio di quegli spioni. È
+noioso viaggiare sapendosi seguiti da persone che possono giuocarci
+delle brutte sorprese.
+
+— Oh!... Delle sorprese ce ne prepareranno, ma sapremo evitarle. Non
+oseranno però assalirci direttamente, credi a me. Hanno troppa paura
+dei fucili degli uomini bianchi. Orsù, al galoppo e cerchiamo di
+mantenerli lontani finchè andiamo a prendere l’amazzone. —
+
+I piccoli ma vivaci cavalli, eccitati dai cavalieri e dai due schiavi
+partirono al galoppo, sfilando in mezzo alle folte foreste che si
+estendevano ai due lati del sentiero.
+
+Tre quarti d’ora dopo la carovana giungeva al piccolo villaggio che
+ospitava la povera negra. Questa nel vedere ricomparire Alfredo ed
+il portoghese manifestò la più sincera contentezza e apprendendo
+che la conducevano con loro, si dichiarò pronta a mettersi in sella,
+quantunque le sue dolorose ferite non avessero ancora cominciato a
+cicatrizzarsi.
+
+Alfredo si guardò bene però dall’accettare quell’offerta, che poteva
+costare la vita alla coraggiosa ragazza.
+
+Fece acquisto di nuovi cavalli, fece improvvisare una comoda barella
+stendendovi sopra un materassino acquistato a Porto Novo, la fece
+legare ai due animali posti l’uno dietro l’altro, e dopo d’aver
+disinfettate e fasciate nuovamente le ferite, fece adagiare la negra.
+Per colmo di precauzione la fece riparare da un’arcata di grandi foglie
+di banano per preservarla dai colpi di sole, i quali, come già fu
+detto, sono pericolosissimi in quelle regioni.
+
+A mezzodì, dopo una modesta refezione, la carovana abbandonava
+l’ospitale villaggio, e attraversato a guado l’Ouzme, scendeva
+verso le umide e malsane regioni della costa, per girare le sponde
+settentrionali della grande laguna di Nokue e raggiungere quindi le
+rive del canale costiere che si prolunga fino al lago di Togo.
+
+Il caldo era intenso, ma le foreste erano fitte e proteggevano la
+carovana dai raggi solari. Regnava però sotto quei grandi alberi, di
+cui alcuni avevano delle proporzioni smisurate, un’aria da serra calda
+che faceva zampillare il sudore da tutti i pori, quantunque i due
+bianchi si fossero sbarazzati di buona parte delle loro vesti.
+
+Pure che potenza di vegetazione fra quella temperatura ardente!...
+Dappertutto si slanciavano in alto tronchi d’ogni dimensione e d’ogni
+tinta, che confondevano poi i loro rami e le loro foglie smisurate a
+cinquanta, a sessanta e perfino a cento piedi dal suolo.
+
+Miriadi di liane, formanti splendidi festoni e di piante arrampicanti
+adorne di grappoli di fiori esalanti penetranti profumi, li
+avvolgevano, salendo fino alle più alte cime, per poi ridiscendere e
+quindi risalire di nuovo.
+
+Di sotto a quelle piante colossali, altre ne erano spuntate occupando
+tutti i più piccoli tratti di terreno, confondendo i loro rami od i
+loro tronchi. Meno vivificate dall’aria e dal sole, si erano mantenute
+tuttavia ad altezze più modeste, formando una selva inferiore, la
+quale intercettava completamente i pochi raggi che potevano penetrare
+attraverso la prima vôlta di verzura.
+
+Strani rumori echeggiavano in mezzo a quegli oscuri recessi della
+doppia foresta, dovuti per lo più alle numerose tribù di scimmie che
+l’abitavano. Di tratto in tratto era uno scoppio di formidabili urla
+che risuonavano come degli _hu-u!_... lanciati dalle scimmie _mangabe_,
+le quali posseggono tali polmoni da fare udire i loro concerti a
+parecchi chilometri di distanza; od uno scoppio di ruggiti paurosi che
+si sarebbero potuti scambiare per quelli emessi da una banda di leoni
+in furore, e che invece erano lanciati dai cinocefali, bruttissimi e
+pericolosissimi quadrumani; oppure erano urla lamentevoli, tristi, o
+grida acute, o latrati, o strida prolungate dovute ai colobo orsini,
+od ai satanassi, od ai cefi, scimmie molto comuni nelle folte foreste
+della Costa d’Avorio.
+
+La carovana però non s’inquietava di tutti quei concerti scordati e
+proseguiva la sua marcia sfilando in mezzo a sentieri strettissimi
+aperti fra boschi e che Asseybo conosceva, essendosi più volte già
+recato nelle piccole repubbliche del Grande e del Piccolo Popo.
+
+La regione che attraversava era deserta, essendo la Costa d’Avorio
+poco popolata in proporzione alla sua immensa estensione ed anche
+perchè i popoli si sono tutti addensati in prossimità del mare, per
+tenersi lontani dalle irruzioni che i dahomeni fanno annualmente per
+provvedersi di prigionieri da trucidare nelle feste del sangue.
+
+Qualche piccolo gruppo di capanne talora appariva, ma nascosto nel
+più folto della grande foresta e lontano dal sentiero. Quelle piccole
+abitazioni di paglia o di foglie erano per lo più situate in prossimità
+dei macchioni delle palme d’elais o dei banani o dei cocchi, piante che
+somministrano il necessario per vivere a quei frugali abitanti.
+
+Verso le 4 la carovana, che aveva marciato costantemente, giungeva
+in mezzo ad una vera foresta di bellissimi alberi che portavano dei
+grappoli di frutta della forma d’un cetriolo.
+
+— Ecco qui una foresta che farebbe la fortuna d’una tribù di negri, —
+disse Alfredo, che cavalcava a fianco di Antao.
+
+— Cosa sono queste piante?... — chiese il portoghese.
+
+— Noci di calla o meglio _bassè_, come qui si chiamano.
+
+— Ho udito parlare delle proprietà sorprendenti di quelle frutta, ma
+non so cosa siano.
+
+— Sono noci molto pregiate infatti e che sono oggetto d’un grande
+commercio in queste regioni. Quelle capsule legnose contengono dieci o
+dodici frutta di color rosso e grosse come le nostre castagne le quali,
+dopo raccolte, si mettono in ceste ripiene di foglie per conservarle
+fresche a lungo.
+
+— Ma che proprietà hanno?
+
+— Della coca del Perù, poichè masticandole conservano meravigliosamente
+le forze agli uomini che intraprendono dei lunghi e faticosi viaggi.
+Ci sono dei negri che con poche di quelle frutta vivono dieci e perfino
+quindici giorni, senza indebolirsi per la mancanza d’altri cibi.
+
+— Sono eccellenti?
+
+— Sono d’un sapore amaro ma non sgradevole. So che anche in Europa si
+cominciano ad adoperare per fare delle infusioni che chiamano liquori
+di noce di kalla invece di galla o di calla come chiamansi qui.
+
+— E quei bellissimi arbusti, d’aspetto grazioso che sorgono laggiù,
+cosa sono?...
+
+— Platanieri, delle altre piante che sono molto pregiate qui.
+Somministrano delle frutta buonissime e sostanziose e dalla corteccia
+abbruciata i negri ricavano una potassa che serve a fare del sapone
+pregiato.
+
+Anche le foglie sono adoperate per conservare le provvigioni, avendo
+la proprietà di tenere lontani i topi i quali sono così numerosi nei
+villaggi dei negri.
+
+— E troveremo anche dei _baobab_?... Sono impaziente di vedere quei
+colossi delle foreste.
+
+— Ne vedrai delle centinaia, Antao. Qui sono abbastanza comuni. —
+
+In quell’istante un grido strano, che terminava in un fischio acuto e
+che si poteva tradurre per un _uiff_ prolungato, echeggiò nel più folto
+della foresta, due o trecento passi più innanzi.
+
+I cavalli, colpiti da un improvviso terrore, si erano subito arrestati,
+mandando dei sordi nitriti e serrandosi gli uni addosso agli altri.
+
+— Cosa c’è? — chiese Antao, senza però manifestare alcuna apprensione.
+
+— C’è, — rispose Alfredo che aveva staccata rapidamente la carabina
+sospesa agli arcioni, — che abbiamo un vicino pericoloso, mio caro.
+
+— Delle scimmie?...
+
+— Peggio, Antao: un rinoceronte.
+
+— Morte di Nettuno!... Si dice che simili animali sono formidabili.
+
+— Preferirei trovarmi dinanzi ad una coppia di leoni che ad uno di quei
+massicci ed invulnerabili animalacci. Hanno una pelle così grossa, da
+sfidare le palle delle migliori carabine.
+
+— Pure non possiamo arrestarci qui.
+
+— Andremo innanzi a dispetto di quel disturbatore, Antao. Asseybo!...
+
+— Padrone, cosa desideri? — chiese il servo che era disceso da cavallo
+e che si era inoltrato nella foresta, per cercare di scoprire il
+pericoloso animale.
+
+— Lo vedi?...
+
+— No padrone e credo che siamo stati corbellati.
+
+— Cosa vuoi dire?
+
+— Che quel grido non era d’un rinoceronte.
+
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Questa è strana!...
+
+— Spiegati, Asseybo, — disse Alfredo.
+
+— Dico che qualcuno ha voluto imitare il grido del rinoceronte.
+
+— Ma a quale scopo?...
+
+— Forse per spaventarci. Se l’animale ci fosse, a quest’ora avrebbe
+caricata la nostra carovana.
+
+— Credo che tu abbia ragione, — disse il cacciatore, che era diventato
+pensieroso. — Tu hai cacciato più volte i rinoceronti e sei in grado di
+conoscere meglio di me il loro grido.
+
+— Sì e ti dico che quell’_uiff_ è stato imitato molto bene.
+
+— Che sia stato qualche segnale? — chiese Antao.
+
+— È possibile, — rispose Alfredo. — La conclusione è questa: noi siamo
+seguiti.
+
+— Da chi?...
+
+— Dalle spie di Kalani.
+
+— Morte di Urano!... Ancora?... Sono come le mignatte quelle canaglie.
+
+— Bah!... Si stancheranno. Andiamo innanzi e teniamo pronte le
+armi. —
+
+La carovana riprese le mosse, quantunque il sole scendesse rapidamente
+e l’oscurità cominciasse ad addensarsi sotto le foreste.
+
+Non era prudente accamparsi in piena selva con delle spie alle
+calcagna e forse dei feroci animali vicini e Asseybo voleva condurre
+il padrone in un luogo scoperto, in una radura. I cavalli si erano
+tranquillizzati, tanto più che quel grido non si era più ripetuto ed
+avanzavano rapidamente, come se fossero impazienti di lasciare quei
+folti macchioni che potevano celare delle insidie.
+
+Già i carnivori cominciavano a lasciare i loro covi per cominciare
+le loro caccie notturne e si facevano udire, facendo tremare i
+poveri animali. Di tratto in tratto, nelle macchie più fitte, dove
+la luce morente dell’astro diurno più non penetrava, si udivano dei
+sibili lamentevoli lanciati forse dai grossi serpenti pitoni, od i
+sordi miagolii dei servai o gatti delle selve, grandi distruttori di
+selvaggina; o le rauche urla dei sanguinari leopardi o le stridule
+e beffarde risa delle iene macchiate o brune o le urla lamentevoli,
+tristi, paurose, dei lupi striati, animali che si avvicinano molto agli
+sciacalli, ma che hanno anche molto del lupo.
+
+Crescendo l’oscurità, Alfredo raddoppiava le sue precauzioni, avendo
+da temere gli uomini e le fiere. Asseybo si era messo alla testa della
+carovana, Antao si era collocato presso la lettiga dell’amazzone per
+essere pronto a difenderla ed il cacciatore si era messo alla coda coi
+due dahomeni i quali erano stati armati di ottimi fucili, avendo detto
+di sapere adoperare le armi da fuoco.
+
+Alle otto, quando nell’aria cominciavano a svolazzare quei brutti
+cinonitteri delle palme o cani notturni, la carovana lasciava i
+macchioni e giungeva in mezzo ad una vasta radura dove s’innalzava un
+gruppo di colossali sicomori.
+
+— Possiamo accamparci con piena sicurezza, — disse Alfredo. — Se
+qualcuno cercherà d’avvicinarsi, potremo facilmente scorgerlo.
+
+I cavalli furono radunati attorno ai sicomori, le casse scaricate e
+disposte all’ingiro onde nel caso d’un attacco servissero da barricata
+e le tende rizzate, mentre i due dahomeni accendevano due falò per
+tenere lontane le fiere e per allestire la cena.
+
+
+
+
+CAPITOLO IX.
+
+L’assalto notturno dei leoni
+
+
+Alfredo, da uomo prudente e che conosce la vita dei boschi, dopo d’aver
+cenato e di aver visitate le ferite dell’amazzone le quali ormai si
+cicatrizzavano rapidamente, fece legare i cavalli attorno ad un palo
+infisso profondamente nel suolo per impedire che si sbandassero e che
+cadessero sotto i denti delle iene, poi in compagnia d’Antao battè le
+alte erbe della radura per un vasto tratto, volendo essere certo che
+non si nascondessero animali pericolosi.
+
+Rassicurato da quelle precauzioni indispensabili per coloro che
+s’accampano in mezzo alle selvagge foreste dell’Africa che sono
+pullulanti di fiere, fece radunare una catasta di legna secca per
+mantenere i fuochi accesi, poi stabilì i quarti di guardia. Asseybo
+ed un dahomeno furono incaricati della prima veglia che doveva durare
+fino alla mezzanotte, Alfredo ed Antao s’incaricarono della seconda che
+doveva prolungarsi fino alle tre del mattino ed il secondo dahomeno
+dell’ultima, la più breve e la meno pericolosa, usando le fiere
+rintanarsi ai primi albori.
+
+Asseybo ed il suo compagno, fatto il giro del gigantesco gruppo
+dei sicomori e ravvivati i fuochi, si sedettero alle due estremità
+del campo col fucile fra le ginocchia, aprendo per bene gli occhi e
+tendendo accuratamente gli orecchi.
+
+Un silenzio assoluto regnava sotto la grande e tenebrosa foresta, i
+cui alberi pareva che formassero una massa impenetrabile. Solamente
+di quando in quando un soffio d’aria che spirava dalla costa, faceva
+stormire lievemente le grandi foglie piumate dei palmizi, dei cocchi
+e dei datteri spinosi, producendo un sussurrìo strano che si perdeva
+rapidamente in lontananza.
+
+Quel silenzio non doveva però durare molto. Dietro le alte cime
+della foresta cominciava a diffondersi nel cielo una luce pallida,
+annunciante l’imminente comparsa dell’astro notturno e le fiere
+non dovevano tardare a lasciare i loro covi per cominciare le loro
+sanguinose stragi.
+
+Ad un tratto uno scoppio di risa sgangherate, risuona fra l’oscura
+massa degli alberi. È un riso stridulo, che ha qualche cosa di beffardo
+e di atroce e che somiglia a quello d’un negro in delirio. Lo ha
+lanciato la iena striata, la più codarda ma la più avida e la più
+lurida delle fiere.
+
+Quello scroscio non è ancora cessato, che da un’altra parte della
+foresta s’alza un concerto di urla lugubri, lamentevoli, monotone.
+Sembra che sotto la cupa ombra di quei giganteschi vegetali, due
+dozzine di persone vengano spietatamente martirizzate.
+
+Quel gridìo assordante cessa per pochi istanti; poi un urlo più
+prolungato echeggia solo e tosto vi fanno coro gli altri, più acuti,
+più strazianti. Sono gli sciacalli che si chiamano e che si radunano
+per recarsi a cacciare le inoffensive antilopi.
+
+Poi s’odono dei sibili acuti, dei latrati ora sommessi ed ora
+strepitosi, delle urla, altri scrosci di risa, quindi uno scricchiolìo
+di rami, uno spostarsi di fronde, un susurrìo di foglie secche
+precipitosamente calpestate. La tenebrosa foresta pochi istanti prima
+così tranquilla, così silenziosa, pare che ora siasi ridestata.
+
+D’improvviso un ruggito potente, assordante come un colpo di tuono,
+che pare faccia tremare perfino le foglie degli alberi e le erbe della
+radura, scoppia.
+
+Quella voce formidabile che fa rimbombare la foresta e che annuncia,
+in colui che l’ha emessa, una forza strapotente, ottiene un effetto
+immediato. Tutte le altre urla cessano di botto e più nessun rumore
+turba il silenzio della notte.
+
+Il re delle foreste si è fatto udire e tutte le altre fiere, grandi o
+piccole, audaci o codarde, si sono affrettate a lasciare il campo al
+terribile predatore.
+
+Asseybo ed il dahomeno, che fino allora non si erano mossi, non
+ignorando che nè le iene, nè gli sciacalli, nè i lupi striati, nè i
+servai avrebbero osato assalirli, udendo quel ruggito che annunciava
+la presenza d’un leone, s’erano alzati, gettando degli sguardi inquieti
+verso gli alberi.
+
+— Cattivo vicino, — disse il dahomeno, avvicinandosi ad Asseybo.
+
+— Preferirei una banda di iene macchiate, — rispose il servo. —
+Fortunatamente i fuochi sono accesi e il predatore non oserà assalirci,
+per ora. —
+
+Un altro ruggito, più potente e più prolungato del primo, rintronò da
+un’altra parte della foresta, a cui subito rispose il primo.
+
+— Sono due, — disse il dahomeno, la cui voce tremava. — La cosa è grave.
+
+— È vero, — rispose Asseybo, che del pari non era tranquillo. — Vi è un
+leone ed una leonessa e sono certo di non ingannarmi.
+
+— Che sia il caso di svegliare il padrone?...
+
+— Aspettiamo ancora. Forse non si sono accorti della nostra presenza.
+
+— Non tarderanno a scoprirci. Hanno un odorato troppo acuto.
+
+— Silenzio ed aspettiamo. —
+
+I due ruggiti erano echeggiati ad un chilometro dall’accampamento,
+ma un chilometro è un passo per quelle fiere che hanno uno slancio
+poderoso. In pochi istanti potevano mostrarsi sul margine della
+foresta.
+
+Passarono pochi minuti, poi i due ruggiti si fecero nuovamente udire
+più potenti, più formidabili ed anche più vicini.
+
+Ormai non vi era più da dubitare: le due fiere s’avvicinavano
+rapidamente, forse attratte dai due falò che fiammeggiavano sotto i
+folti rami dei sicomori.
+
+Asseybo ed il dahomeno avevano armate le due carabine e si erano
+riparati dietro alle casse, per mettersi al coperto da un repentino
+assalto, quando udirono la voce del padrone.
+
+Alfredo, svegliato bruscamente da quei ruggiti, era strisciato fuori
+della tenda, seguìto da Antao.
+
+— Dei leoni? — aveva chiesto.
+
+— Sì, padrone, — rispose Asseybo.
+
+— Che il diavolo se li porti, — disse Antao. — Potevano lasciarmi
+dormire tranquillo.
+
+— Si vedono? — chiese Alfredo.
+
+— No padrone, ma non devono essere lontani.
+
+— Che i dahomeni s’incarichino di tener fermi i cavalli e noi penseremo
+a quei predatori. —
+
+Fece stringere il cerchio formato dalle casse, vi si misero dietro
+tutti e tre ed attesero, con calma, la comparsa dei re delle selve.
+
+I cavalli, già svegliati da quei ruggiti, avevano cominciato a dare
+segni di viva inquietitudine. Scalpitavano, nitrivano e cercavano di
+spezzare i legami per fuggire dalla parte opposta, non obbedendo più
+alla voce ed alle carezze dei due dahomeni.
+
+Anche la giovane negra si era accorta della vicinanza delle formidabili
+fiere ed aveva cercato d’alzarsi, ma vedendo i due bianchi in armi,
+si era tranquillizzata conoscendo per esperienza il loro coraggio e la
+loro valentìa.
+
+I ruggiti erano ricominciati destando tutti gli echi della foresta e
+venivano da due parti opposte. Pareva che il maschio e la femmina si
+fossero accordati per assalire il campo in due diverse direzioni.
+
+— A me il leone che rugge alla mia destra, — disse Alfredo, con voce
+tranquilla. — A te la leonessa, ma non far fuoco se non quando sei
+sicuro dei tuoi colpi.
+
+— Costringerò i miei nervi a stare tranquilli, — rispose Antao. —
+Che strana impressione mi fanno questi due animali!... Si direbbe che
+quando ruggono mi fanno tremare il cuore.
+
+— Sii calmo, Antao. Con simili fiere si giuoca la vita.
+
+— Lo sarò, poichè non ho proprio nessuna voglia di finire nel ventre
+della leonessa.
+
+— Scherzi?... Buon segno, amico mio. L’uomo che ride dinanzi alla morte
+non ha paura.
+
+— Paura non ne ho, te lo giuro, ma sono i nervi che pare abbiano una
+voglia folle di battere una marcia indiavolata.
+
+— Taci!...
+
+— Morte di Nettuno!... che vocione!... M’ha rintronato gli orecchi!...
+
+— Eccoli!... —
+
+Dopo un ruggito più formidabile dei primi, una massa oscura si era
+slanciata, con un salto immenso, fuori da un macchione di fitti
+cespugli ed erasi fermata nella radura, esponendosi ai pallidi raggi
+della luna.
+
+Era un superbo leone dal corpo robusto, dalla testa grossa, dalla
+lunga criniera oscura e dal pelame fulvo, uno di quegli animali che
+posseggono una tale forza da balzare sopra una siepe portandosi in
+bocca una giovenca.
+
+S’arrestò un istante, cogli sguardi fissi sui fuochi che ardevano
+sotto la fosca ombra dei sicomori e sferzandosi i fianchi colla lunga
+coda terminante in un fiocco, poi lanciò il suo formidabile ruggito di
+combattimento che parve una sfida gittata ai cacciatori.
+
+Quasi subito la leonessa, che non doveva trovarsi lontana, fece a
+sua volta la comparsa, spiccando una volata di parecchi metri ed
+arrestandosi a quindici o venti passi dal maschio.
+
+— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò Antao. — Sono belli da
+vedersi, ma fanno tremare le gambe.
+
+— Una carabina di ricambio, — disse Alfredo ai dahomeni, senza
+volgersi. — Aspetta, Antao. —
+
+Alzò lentamente la carabina mirando con grande attenzione ed
+approfittando dell’immobilità del leone, fece fuoco a sessanta metri di
+distanza.
+
+La nuvola di fumo non si era ancora dissipata, che si vide il leone
+spiccare un salto in aria, poi precipitarsi verso l’accampamento con
+impeto irresistibile.
+
+Asseybo ed Antao si erano prontamente voltati puntando le armi, senza
+curarsi della leonessa che si preparava ad assalirli, ma il cacciatore,
+con un rapido colpo d’occhio, aveva tutto veduto.
+
+— No, fermi!... — urlò. — Badate alla leonessa!... —
+
+Aveva afferrata rapidamente la carabina di ricambio che gli porgeva uno
+dei dahomeni e l’aveva puntata.
+
+Il leone, che doveva essere stato ferito, ma non gravemente, forse
+s’accorse del pericolo che correva, poichè invece di scagliarsi contro
+le casse, dietro le quali si teneva riparato il cacciatore, col suo
+ultimo slancio cercò di piombare addosso ai cavalli che si dibattevano
+furiosamente per fuggire.
+
+Aveva però trovato un nemico degno di lui. Alfredo, senza staccare
+l’arma dalla spalla, aveva fatto mezzo giro, facendo fuoco a soli sei
+passi.
+
+La palla, meglio diretta della prima, andò a fracassare la spina
+dorsale del predatore, il quale, arrestato quasi di volo, andò a cadere
+in mezzo ad uno dei falò.
+
+Con pochi colpi di zampe disperse i tizzoni spegnendoli, ma la morte
+lo colse e si distese in mezzo alla brace, arrosolandosi le carni e
+spandendo all’intorno un nauseante odore di bruciaticcio.
+
+La femmina intanto, resa furiosa per la morte del compagno, si era
+scagliata contro Antao ed Asseybo.
+
+Sfuggì alla palla del secondo e andò ad urtare le casse con tale furia,
+da rovesciarle le une addosso alle altre. Già stava per gettarsi contro
+i due uomini che erano rimasti senza difesa, ma Antao in quel supremo
+istante aveva saputo imporre un momento di calma ai suoi nervi.
+
+Vedendo la fiera cadere a due soli passi, le aveva scaricata contro la
+carabina, mentre uno dei dahomeni la percuoteva poderosamente con un
+grosso tizzone ardente, coprendola di scintille.
+
+Ferita forse gravemente e spaventata da quella pioggia di fuoco, fece
+un rapido voltafaccia, attraversò la radura a gran balzi e scomparve
+nella foresta salutata da altri due colpi di fucile, ma i proiettili
+non parve giungessero a destinazione.
+
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Un momento di esitazione e
+la mia zucca sarebbe a quest’ora fra le mascelle di quell’indemoniata
+bestia.
+
+— E faccio i miei elogi al tuo sangue freddo, — disse Alfredo, che
+aveva tremato per l’amico. — Un cacciatore di professione avrebbe
+mancato al colpo o si sarebbe dato alla fuga.
+
+— Ci tenevo alla mia pelle, — rispose Antao, sorridendo. — Per
+bacco!... Che salti e che attacco!... E dove sarà fuggita la
+leonessa?... Le ho scaricata la carabina nella bocca, ma credo di
+averle solamente fracassata una mascella.
+
+— Sarà tornata al suo covo.
+
+— Che non ci assalga più?...
+
+— Non oserà ritornare.
+
+— Se nella sua ritirata incontrasse almeno le spie e si rifacesse coi
+polpacci di quelle!...
+
+— Si saranno messe in salvo sugli alberi fino dai primi ruggiti.
+
+— Ma il tuo leone si cuoce, Alfredo. Mi rincresce perdere la sua pelle.
+
+— Ormai è rovinata. Lascia che si cucini e riprendiamo il sonno.
+
+— Sarà un po’ difficile riaddormentarsi. Ho ancora i nervi
+scombussolati.
+
+— Si calmeranno, Antao. Orsù, cacciati sotto la tenda. —
+
+I due bianchi, certi ormai di non venire più disturbati, riguadagnarono
+i loro giacigli di fresche erbe, mentre Asseybo ed il dahomeno
+rizzavano nuovamente le casse e riaccendevano il falò spento dal leone.
+
+Il rimanente della notte passò tranquillo. Solamente verso le due del
+mattino alcune iene osarono avvicinarsi furtivamente al campo, attirate
+dall’odore che aveva sparso il leone nell’arrostirsi l’addome sui
+tizzoni, ma bastò un colpo di fucile per costringerle a riguadagnare la
+foresta.
+
+ [Illustrazione: ... si vide il leone spiccare un salto in
+ aria, poi precipitarsi.... (Pag. 63).]
+
+All’indomani, un’ora dopo il sorger del sole, la carovana si rimetteva
+in cammino, impaziente di lasciare quelle pericolose foreste e di
+giungere nelle bassure erbose.
+
+Alle 8 del mattino, dopo avere attraversato a guado un grosso corso
+d’acqua che serve di scarico al lago Tschibe che trovasi nel cuore del
+Dahomey, giungeva sulle sponde occidentali della grande laguna di Nokue
+chiamata anche Dennana e proseguiva verso il sud per raggiungere il
+canale costiero che passa fra Whydah e la borgatella di Avrekete.
+
+Cominciavano di già i terreni paludosi, quei terreni saturi d’acqua
+marina corrotta dai paletuvieri, da avanzi di vegetali d’ogni specie e
+che esalano quei miasmi carichi di febbre, così fatali agli europei che
+soggiornano per qualche tempo in quelle regioni.
+
+Non si scorgevano che radi gruppi di alberi, per lo più di cocchi,
+piante che non possono crescere lontane dall’aria marina, ma
+invece giganteggiavano le canne e le erbe palustri le quali talora
+raggiungevano altezze incredibili, tali da coprire interamente cavalli
+e cavalieri.
+
+Il terreno cedeva facilmente sotto i piedi della carovana, ma Alfredo
+contava di attraversare rapidamente quella regione pericolosa per
+sottrarre il portoghese, non ancora acclimatizzato, alle perniciose
+influenze di quei miasmi. Non voleva fare che una semplice punta nei
+paesi del Piccolo e del Grande Popo per meglio ingannare le spie che
+lo seguivano, e quindi risalire le frontiere orientali degli Ascianti
+e riguadagnare i grandi boschi dell’interno, più pericolosi pei loro
+abitanti a quattro zampe, ma più salubri.
+
+Alla sera si accampavano sulle sponde del canale, in uno spazio
+scoperto da ogni erba palustre per non venir sorpresi dalle spie e
+per non subire l’assalto dei numerosi serpenti che pullulano in quegli
+umidi terreni.
+
+La notte però fu tormentosa. Malgrado i fuochi accesi attorno al campo
+con erbe fresche per produrre nuvoloni di fumo, veri battaglioni di
+moscherini sanguinarii e spietati invasero le tende, gettandosi con
+rabbia inaudita sulle carni dei poveri accampati.
+
+Sono incredibili le torture che fanno soffrire quei piccoli insetti.
+Le nostre zanzare, in loro paragone, sono nulla. Vi sono moscherini
+che vi succhiano il sangue fino che scoppiano e che pare vi strappino
+la pelle pezzetto a pezzetto; delle mosche quasi invisibili che dalle
+dieci del mattino alle tre pomeridiane non si lasciano vedere, ma
+che poi vi piombano addosso a sciami, producendovi delle punture
+dolorosissime; altre, chiamate _ibolai_, che hanno dei pungiglioni
+così acuti da passarvi i calzoni e che pare vi forino la pelle con
+ago infuocato, ma che però non vi fanno soffrire che pochi istanti;
+ma ve ne sono poi altre ancora che vi succhiano il sangue e che poi
+lasciano nell’invisibile ferita chissà quale veleno, che vi fa soffrire
+ventiquattro ore senza tregua.
+
+Antao, non abituato a tutti quei morsi, battagliò inutilmente tutta la
+notte contro quei nemici quasi invisibili, borbottando come un ossesso
+e solamente verso l’alba potè gustare un po’ di sonno, dopo però di
+essersi unto il viso e le mani con olio d’elais per calmare i dolori.
+
+Il giorno seguente la carovana, che si teneva sulla sponda interna del
+canale, passava al largo di Godomè e poco dopo di Whydah una delle più
+importanti città della Costa d’Oro, tenuta da un cabecero del re di
+Dahomey e verso il mezzodì, dopo una rapidissima marcia, attraversato
+l’importante corso d’acqua che chiamasi Mono e che pare abbia le
+sue sorgenti nelle lontane regioni del Borgu il quale trovasi a
+settentrione del paese dei Krepi, varcava le frontiere della repubblica
+dei Popos.
+
+
+
+
+CAPITOLO X.
+
+La repubblica dei Popos
+
+
+La repubblica dei Popos, formata dal Grande e Piccolo Popo è uno
+staterello che occupa una porzione della Costa d’Avorio compresa
+fra Whydah all’est e la regione dei Togo all’ovest, lungo il canale
+costiero che unisce le due lagune di Nokue e di Togo.
+
+Questa repubblichetta, sfuggita miracolosamente ai potenti vicini, è di
+formazione quasi recente, poichè non conta che sessanta o settant’anni
+di esistenza. Verso il 1815, alcuni minalotos d’Elmina, stanchi della
+crudele tirannia di alcuni capi della Costa d’Oro, emigrarono verso
+la foce del Mono, fondando successivamente le cittadelle di Grande e
+Piccolo Popo, di Sabbe, di Aguè, di Abananquen e d’Abanakwe spingendosi
+fino a Porto Seguro e sulle rive della laguna dei Togo, aiutati da
+non pochi dahomeni che avevano abbandonato il loro paese natìo per
+sottrarsi alle infamie di quei re sanguinarii.
+
+Ben presto lo staterello prosperò, altri negri accorsero per godere
+la libertà che non potevano avere nei loro paesi ed oggi si può citare
+come uno dei più civili della Costa, quantunque quel minuscolo popolo
+molto abbia conservato dei suoi antichi costumi e usi, e si può anche
+considerare come il più industrioso, trafficando largamente cogli
+europei che vi hanno fondato, nei centri più popolosi, parecchie
+fattorie.
+
+La carovana fece la sua entrata nel territorio della repubblica senza
+subire alcuna molestia, cosa assai rara in Africa, essendo abituati
+i capi a far pagare dei diritti di passaggio sulle terre da loro
+dipendenti e quasi sempre disastrosi per le carovane, le quali sono
+costrette a lasciare nelle mani di quegli insaziabili tirannelli buona
+parte dei loro carichi.
+
+Alfredo però si tenne lontano dalle cittadelle non avendo
+nessun interesse a visitarle e si limitò a costeggiare le sponde
+settentrionali del canale, per giungere più rapidamente nel Togo.
+
+Il paese non era più disabitato come prima. Si vedeva che la libertà
+concessa agli abitanti del piccolo stato e la sicurezza che godevano,
+avevano dato buoni resultati.
+
+Popolosi villaggi apparivano sulle sponde del canale e sui terreni
+meno paludosi; campi coltivati con grande cura e ubertose praterie
+dove pascolavano dei grossi bestiami si vedevano dovunque, mentre sulle
+acque scorrevano numerosi canotti montati da negri rumorosi e carichi
+di derrate d’ogni specie, diretti verso le cittadelle della Costa od al
+Piccolo Popo che dista circa venticinque miglia da Porto Seguro.
+
+— Pare d’essere in un’altra regione ben lontana dalla Costa d’Avorio, —
+disse Antao che guardava, meravigliato, quel movimento e quell’attività
+insolita nei paesi popolati dai negri.
+
+— È la libertà che godono questi abitanti, che ha dato così buoni
+risultati anche in questi paesi esposti all’atmosfera snervante
+dell’equatore.
+
+— Ma anche la sicurezza.
+
+— È vero, Antao. Ormai questa piccola repubblica più nulla ha da temere
+dalle invasioni dei suoi potenti vicini.
+
+— È sotto la protezione delle potenze europee?...
+
+— Sì, Antao, o meglio sotto la protezione degli antichi forti qui
+costruiti dagl’Inglesi, dai Danesi e dai Portoghesi per la soppressione
+della tratta degli schiavi.
+
+— Mi hanno detto che una volta queste coste erano assiduamente visitate
+dai vascelli negrieri.
+
+— Si calcola che si esportassero centomila negri all’anno, destinati
+alle piantagioni americane. Quando però gli Olandesi eressero il
+forte d’Elmina, i Portoghesi quello di S. Jago, gli Inglesi quello
+di Cape Coast Castle e d’Aura ed i Danesi quelli di Christianburg e
+di Friendsburg, la tratta a poco a poco cessò ed ora più nessuna nave
+negriera osa comparire su queste spiagge. Alle foci del Vecchio Calabar
+però, so che si esportano ancora negri per l’Oriente.
+
+— Bisognerebbe cannoneggiare quei furfanti, ma.... cosa fanno quegli
+uomini che s’affannano sulle rive del canale?
+
+— Vedi quegli alberi che sorgono in mezzo a quel campicello tenuto con
+grande cura?...
+
+— Quelle palme?...
+
+— Sì, ed infatti sono palme, ma palme che dànno l’olio di elais, le più
+pregiate e le più coltivate su tutta la Costa.
+
+— Desidererei vedere quegli alberi famosi, se ne parla ormai tanto.
+
+— Vieni, così ti farò vedere come si ottiene l’olio. —
+
+Lasciarono la carovana che continuava la sua marcia sulla via aperta
+fra i terreni paludosi e spronati i cavalli, si spinsero verso la
+piantagione di palme, la quale occupava uno spazio ristretto d’una
+terra nerastra e molto grassa, a quanto sembrava.
+
+Quelle piante, che formano la ricchezza principale dei reami e delle
+repubblichette della Costa d’Avorio, avevano l’aspetto grazioso e
+pittoresco delle palme, con grandi foglie piumate e una altezza di
+dieci a dodici metri.
+
+Dal tronco pendevano degli enormi grappoli, pesanti almeno dodici
+o quindici chilogrammi, cogli acini grossi come noci, alcuni rossi
+ed altri, che erano completamente maturi, di colore nerastro, ma a
+riflessi rossastri.
+
+— Ecco le palme d’elais, — disse Alfredo, — quelle palme che producono
+quell’olio così ricercato dai profumieri europei per la fabbricazione
+dei saponi di lusso, ma che qui viene adoperato in luogo del burro.
+
+Come vedi, queste piante non hanno bisogno di grandi cure; basta levare
+attorno ai tronchi le erbe cattive. Si adattano a qualunque terreno,
+anche a quelli sabbiosi o argillosi e perchè il raccolto sia abbondante
+non occorre che dell’acqua e qui ne cade perfino troppa durante la
+stagione delle pioggie.
+
+— Producono una sola volta all’anno?
+
+— No, Antao, due. La prima raccolta, che è piuttosto scarsa, la si fa
+in novembre e la seconda dal febbraio a giugno ed è la più abbondante.
+
+— E come sono quelle frutta?...
+
+— Sono composte d’una polpa fibrosa, assai grassa e densa, la quale
+racchiude un nocciolo contenente una mandorla, che però è piuttosto
+difficile a staccare.
+
+— Ma l’olio da dove si ricava?...
+
+— Quello detto di palma si ottiene colla polpa del frutto. Dapprima si
+stacca dalla mandorla, la si comprime e la si macera entro una tinozza
+e se ne cava una specie di polpa di pomodoro, di odore tutt’altro che
+gradevole, ma che pure viene mangiata avidamente da tutti i negri, anzi
+si può dire che costituisce il principale nutrimento di questi popoli.
+
+I noccioli invece si lasciano seccare due o tre mesi, poi si levano le
+mandorle che sono nere e che hanno il gusto della saponaria e servono
+per fabbricare certi saponi, ma in Europa si adoperano per ricavare un
+olio finissimo, molto ricercato dai profumieri.
+
+Dalle scorze e dalla polpa si ricava anche, facendole bollire, una
+specie di burro verdastro, abbastanza gradevole, il quale contiene
+trentuna parte di stearina e sessantanove d’olio di oliva.
+
+— È quello che si esporta in Europa?
+
+— Sì e l’esportazione rimonta al 1817, cioè da quando un inglese
+cominciò ad adoperarlo, con grande successo, nella fabbricazione
+dei saponi profumati. Oggi se ne manda tanto in Europa che la sola
+Inghilterra ne acquista per duecento milioni di lire.
+
+— Morte di Giove!... Che alberi preziosi!...
+
+— Oh!... Ma non credere che i prodotti di questi alberi si limitino
+all’olio ed al burro. Colle scorze secche e colla polpa gl’indigeni si
+fabbricano certe specie di canne che servono per accendere rapidamente
+il fuoco e le adoperano pure per procurarsi un eccellente sapone
+nero; colle foglie si coprono le case ed intrecciandole si fabbricano
+delle ottime stuoie ed incidendo la cima del tronco dell’albero, si
+procurano giornalmente un litro di quel liquore biancastro che fermenta
+rapidamente, che è un buon rinfrescante e che tu hai bevuto con molto
+piacere.
+
+— Il vino di palma?...
+
+— Sì, Antao.
+
+— E quei negri che lavorano sulla sponda del canale stanno preparando
+l’olio.
+
+— Le frutta sono mature ed è giunto il momento di raccoglierle.
+Raggiungiamo la carovana o la notte ci sorprenderà lontani dai nostri
+uomini. —
+
+Spronate le loro cavalcature, un quarto d’ora dopo raggiungevano
+Asseybo il quale marciava alla testa, dinanzi alle mule che portavano
+la lettiga dell’amazzone.
+
+Essendo il sole tramontato e non essendo prudente continuare la marcia
+fra quei terreni paludosi che potevano celare delle sabbie mobili,
+la carovana s’accampò a breve distanza dal canale, in un luogo che
+sembrava deserto.
+
+I soliti fuochi furono accesi per cercare di tener lontane le feroci
+zanzare, poi essendo tutti stanchi s’affrettarono a ritirarsi sotto le
+tende, mentre Asseybo montava il primo quarto di guardia, ma avevano
+appena gustata qualche ora di sonno che furono svegliati da un concerto
+assordante, da un baccano tale da svegliare anche un ubbriaco.
+
+Erano urla acute, poi ululati che salivano al cielo, poi latrati
+rauchi. Tacevano un istante, poi ricominciavano con maggior vigore,
+come se presso al campo si fossero radunate dieci dozzine d’animali
+dotati di polmoni di grande potenza.
+
+— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese svegliato
+di soprassalto. — Chi sono queste canaglie che si permettono di farci
+simili serenate?... Il diavolo se li porti tutti nel canale!...
+
+— Sono sciacalli, — rispose Alfredo, che si era pure svegliato.
+
+— Pretenderebbero di assalirci?...
+
+— Non oseranno tanto.
+
+— Ma devono essere almeno cento.
+
+— Fossero anche di più, non avrebbero tanto coraggio d’aggredire il
+nostro campo. Io credo invece che vi sia qualche carogna presso il
+canale e che se la disputino.
+
+— Che se la mangino, ma che lascino tranquille le persone che hanno
+sonno. Ieri sera le zanzare ed ora gli sciacalli! Dannato paese!...
+
+— Turati gli orecchi e cerca di riaddormentarti. Bisogna abituarsi a
+tutto. —
+
+Antao cercò di mettere in pratica il consiglio del cacciatore, ma senza
+riuscirvi, perchè tutta la notte quel diabolico concerto durò, senza un
+minuto d’intervallo.
+
+Gli uomini di guardia tentarono a più riprese di spaventare quegli
+animali sparando parecchi colpi di carabina, ma senza buon esito.
+Pareva che nelle vicinanze del canale esistesse qualche carnaio.
+
+Antao, furioso per non aver potuto chiudere gli occhi un solo istante,
+appena cominciò ad albeggiare svegliò l’amico, per andare a cacciare
+quegli importuni.
+
+Armatisi delle carabine e chiamato Asseybo che stava facendo l’ultimo
+quarto di guardia, si diressero verso il canale che distava sei o
+settecento passi dal campo.
+
+All’incerta luce che biancheggiava verso oriente, la quale però si
+tingeva rapidamente di riflessi rossastri, scorsero presso le sponde
+del canale delle bizzarre costruzioni, disposte su di una lunga fila e
+che pareva si prolungasse indefinitamente.
+
+Sembravano tettoie quadrangolari o meglio ancora dei palchi sorretti
+da quattro pali e sopra i quali si scorgevano confusamente delle masse
+informi, dalle quali pendevano degli stracci biancastri che il vento
+mattutino agitava disordinatamente.
+
+Sotto quelle costruzioni si vedevano numerose bande di animali
+rassomiglianti ai lupi, lunghi dai sessantacinque agli ottanta
+centimetri, alti circa mezzo metro, col corpo robusto, le gambe alte,
+il muso da lupo, gli orecchi corti, la coda lunga e villosa ed il
+pelame giallo grigiastro a riflessi fulvi.
+
+Tenevano i musi volti verso quegli strani palchi, e ululavano o
+urlavano con una costanza incredibile.
+
+— Sono curioso, — esclamò Antao, — di vedere a chi fanno quella
+diabolica serenata quei dannati sciacalli.
+
+— Credo d’indovinarlo, — disse Alfredo. — Asseybo, siamo ancora nel
+Gran Popo o siamo passati sul territorio del Piccolo Popo?...
+
+— Nel Piccolo, padrone, — rispose il negro.
+
+— Allora so di che si tratta, — disse Alfredo, ridendo.
+
+— Spero che me lo dirai.
+
+— Sì, Antao. Gli sciacalli hanno fatto una serenata ai morti.
+
+— Mille pescicani!... Ai morti?...
+
+— Sì, Antao. Quelle masse nere che vedi coricate su quelle piattaforme,
+sono negri morti.
+
+— Ti credo poichè comincio a sentire un certo odore che mi rivolta lo
+stomaco. Faremo bene a ritornare al campo.
+
+— Aspetta un po’ che si alzi il sole. Dovrai abituarti a questi odori,
+perchè incontreremo molte tombe, essendo numerosi, nel Piccolo Popo, i
+negri che muoiono senza aver potuto pagare i loro debiti.
+
+— Cosa vuoi dire? — chiese il portoghese, stupito. — Cosa c’entrano i
+debiti dei negri con queste tombe?...
+
+— C’entrano per qualche cosa, poichè i negri esposti in tale modo agli
+insulti delle intemperie ed al becco degli uccelli, sono quei poveri
+diavoli che non hanno potuto pagare i loro debiti.
+
+Quando un negro muore in questa piccola repubblica, i parenti, prima
+di dare onorevole sepoltura al defunto, devono assicurarsi se ha pagato
+tutti i suoi creditori.
+
+Se era in regola, si fanno feste in onore del morto, poi la salma viene
+sotterrata nella capanna abitata dalla sua famiglia ad una profondità
+di circa ottanta centimetri.
+
+— Che piacere per la famiglia!...
+
+— E che miasmi si sviluppano durante i grandi calori! Se invece il
+defunto non ha lasciato tanto da saldare i suoi debiti ed i suoi
+parenti si trovano nell’impossibilità di raggranellare la somma
+necessaria, niente danze, niente fracasso coi _tam-tam_ o coi
+_cachere_,[4] niente fiumi di acquavite. Si fa il meno rumore che sia
+possibile, si vanno a piantare quattro pali sulle rive del canale,
+si uniscono con una piattaforma alta dal suolo un metro e ottanta
+centimetri, si avvolge il cadavere in due o tre pezzi di stoffa, ve lo
+si colloca sopra col capo un po’ rialzato ed avvolto in una pezzuola
+bianca pendente ai lati.
+
+Ciò fatto tutti si allontanano, lasciando la misera spoglia esposta ai
+soli brucianti, alle pioggie, ai venti, agli uccelli, alle mosche ed
+alle formiche.
+
+— Bel modo di costringere i debitori a pagare i creditori, — disse
+Antao. — È un sistema che bisognerebbe adottare dappertutto. Ma, dimmi,
+non si toccano più i morti?
+
+— Le leggi del paese proibiscono severamente che vengano levati ed il
+fanatismo e la superstizione dànno a quel divieto un carattere sacro.
+
+— Sarà un’onta per la famiglia del defunto.
+
+— Un’onta ed un grande dolore, perchè questi negri credono che i
+debitori siano condannati, alla loro uscita da questo mondo, a rimanere
+eternamente alle porte dell’altra vita senza mai potervi entrare.
+
+— Un bello spauracchio in fede mia! Ora che ne so abbastanza alziamo
+i talloni e lasciamo che quei morti profumino gli sciacalli. Ne ho
+abbastanza di questi odori nauseabondi.
+
+— Quest’oggi attraverseremo anche il Piccolo Popo e questa sera ci
+accamperemo sulle rive del Sio. Colà non incontreremo altri morti.
+
+— Desidero le grandi foreste, Alfredo.
+
+— Le ritroveremo fra un paio di giorni.
+
+— E spero che caccieremo della grossa selvaggina.
+
+— Anche degli elefanti, Antao.
+
+— E dei rinoceronti?...
+
+— Anche quelli.
+
+— Ripartiamo presto. Il clima della Costa d’Avorio non mi conferisce
+troppo e sospiro il momento di ritrovarmi fra il profumo selvaggio
+delle grandi foreste. Ma.... toh!... Hai veduto, Alfredo?
+
+— Che cosa?...
+
+— Un uomo sorgere fra le erbe del canale e poi subito a scomparire?...
+
+— Sarà un negro che prende un bagno.
+
+— È sparito troppo presto per crederlo un onesto nuotatore.
+
+— Sarà una delle spie.
+
+— Morte di Urano!... Che ci seguono ancora?...
+
+— Lo sospetto.
+
+— Ciò comincia a diventare seccante. Se ci seguissero anche nel paese
+dei Togo?...
+
+— Ce ne sbarazzeremo, — disse Alfredo, battendo sulla canna della
+carabina, ma con un gesto minaccioso. — Nei grandi boschi le
+ritroveremo presto. —
+
+
+
+
+CAPITOLO XI.
+
+Il «mpungu»
+
+
+Quando giunsero al campo, i due dahomeni avevano già caricati i cavalli
+e si trovavano pronti a partire, mentre l’amazzone, la cui guarigione
+era prossima, si era ricoricata nella sua lettiga, su di un fresco
+strato di foglie.
+
+Alfredo diede il segnale della partenza e tutti si misero in marcia,
+tenendosi però lontani dalle rive del canale per sfuggire ai nauseanti
+odori che tramandavano i poveri debitori.
+
+Ve n’era un buon numero di quei disgraziati, poichè numerosi palchi
+si vedevano delinearsi verso l’ovest seguendo i capricciosi contorni
+delle sponde. Alcune di quelle costruzioni erano state erette anche
+in vicinanza della via percorsa dalla carovana ed allora Antao poteva
+vedere, non senza un brivido d’orrore, i crani dei negri biancheggianti
+fra gli stracci che coprivano bene o male i corpi.
+
+Grandi bande d’avoltoi volteggiavano senza posa sopra quei funebri
+palchi e di quando in quando si vedevano calare impetuosamente sopra
+quegli scheletri disseccati dal sole e già ripuliti dalle formiche,
+cercando avidamente l’ultimo brano di pelle.
+
+Ben presto però la carovana abbandonò i tristi paraggi del Piccolo
+Popo, inoltrandosi nella regione dei Togo,[5] vasto paese che si trova
+racchiuso fra le frontiere del Dahomey all’est, quelle dell’Ascianti
+e del possedimento inglese della Costa d’Oro all’ovest e le terre dei
+Krepi a settentrione.
+
+Evitata la capitale dei Togo, onde non perdere tempo, la carovana
+costeggiò il lago omonimo che è formato dai due fiumi Haho e Sio, poi
+si spinse un po’ verso settentrione accampando nei pressi di Dalawe,
+piccola borgata abitata da alcune centinaia di negri.
+
+Il giorno seguente, dopo d’aver attraversato il Sio, uno dei più
+considerevoli corsi d’acqua che solcano le regioni della Costa
+d’Avorio, Alfredo, credendo ormai di aver ingannate abbastanza le spie
+di Kalani sulla sua vera direzione, risalì verso il nord per guadagnare
+le grandi foreste del centro, ma obliquando leggiermente verso l’ovest,
+come se volesse puntare su Kewe-Ga che è uno degli ultimi villaggi di
+frontiera della regione dei Krepi.
+
+Voleva spingersi fino al 7° di latitudine settentrionale per poi
+piegare definitivamente verso oriente e rientrare nel Dahomey,
+attraversando l’alto corso del Mono, a meno di trenta o quaranta miglia
+dalla capitale di Geletè.
+
+Colà era almeno sicuro di varcare le frontiere, senza venire arrestato
+dalle genti di Kalani.
+
+Verso il tramonto di quello stesso giorno, la carovana accampava
+in mezzo ai grandi boschi, in una regione affatto selvaggia, fra
+giganteschi sicomori, bombax, palmizi, platanieri, banani, goyavi,
+cedri ed aranci di grandi dimensioni.
+
+Le scimmie, così numerose in quelle regioni, ricominciavano ad
+apparire. Primeggiavano sopratutto le scimmie polto, quadrumani che
+hanno la testa quasi rotonda ma col muso un po’ sporgente, mani e piedi
+grandi, unghie robuste e ricurve, la coda corta ed il pelame lanoso,
+grigio rossastro.
+
+Quantunque non siano più alte di trentacinque o quaranta centimetri,
+posseggono dei polmoni d’acciaio, poichè lanciano delle grida veramente
+spaventose.
+
+Queste scimmie hanno un modo curioso per dormire. Invece di
+rannicchiarsi entro qualche cavo o sulle biforcazioni degli alberi,
+si aggrappano ai rami coi piedi e colle mani e nascosto il capo sotto
+l’una o l’altra ascella, rimangono in tal modo sospesi tutta la notte.
+
+Erano anche numerosissimi i machi orsini, scimmie non più alte d’un
+piede, col muso assai appuntito che somiglia a quello dei piccoli orsi,
+gli orecchi sottili, il pelame fitto, lanoso, bruno oscuro sul dorso e
+grigiastro sul ventre.
+
+Antao che era impaziente di abbattere qualche animale, avendo udito
+Asseybo vantare la delicatezza della carne di quelle scimmie, risolse
+di approfittare del riposo della carovana per cercare d’ucciderne
+qualcuna.
+
+Senza svegliare Alfredo che gustava un po’ di sonno sotto la tenda,
+in attesa della cena, s’armò della carabina e si cacciò in mezzo alla
+foresta seguito da Asseybo, il quale aveva ricevuto l’incarico di non
+abbandonare il giovane cacciatore.
+
+Disgraziatamente gli astuti quadrumani, accortisi della presenza
+degli uomini, si erano affrettati ad abbandonare i dintorni del campo,
+ritirandosi nei più fitti nascondigli della grande foresta.
+
+— Sono furbe, — disse il negro al portoghese, il quale si sfogava
+mandando al diavolo tutte le scimmie dell’Africa. — Sanno che agli
+uomini piace la loro carne.
+
+— Non credo che siano così intelligenti come tu dici. Comunque sia,
+spero di regalartene qualcuna.
+
+— Ed io te la preparerò arrostita a puntino, padrone.
+
+— Morte di Giove!... Non sarò certamente io che l’assaggerò. Mi
+sembrerebbe di diventare un antropofago.
+
+— Se tu l’assaggiassi non diresti così, padrone.
+
+— Può essere, ma te la lascio. Già, si sa, voi altri non siete
+schifiltosi e sareste capaci di mangiare anche un vostro simile.
+
+— Io no, ma i dahomeni credo che non si farebbero pregare.
+
+— Oh diavolo!... Forse che i dahomeni sono antropofagi?...
+
+— Un po’ sì, padrone. Il re del Dahomey, lo sanno tutti, tiene alla sua
+corte dei cannibali.
+
+— Che istorie mi narri tu, Asseybo?... — chiese Antao stupefatto.
+
+— Ti racconto ciò che ho veduto nella mia gioventù e che i due dahomeni
+ti possono confermare. Geletè ha dei mangiatori di carne umana, dei
+cannibali ufficiali.
+
+— E chi si dà a loro da mangiare?...
+
+— Qualcuno degli schiavi che si decapitano durante la festa dei
+sacrifici umani. Quegli antropofagi devono scegliere le parti migliori
+dell’ucciso e mangiarle in presenza del re.
+
+— E col migliore appetito, per accontentare quel mostro umano.
+
+— Certo, ma si dice però che dopo l’orribile cerimonia si affrettino a
+sbarazzarsi lo stomaco, prendendo un potente emetico.
+
+— Bel paese che andiamo a visitare. Che non salti il ticchio, a quella
+canaglia di Geletè, di far mangiare anche il piccolo Bruno?...
+
+— Non temere per lui. Kalani non può odiare a tal punto il padroncino e
+se lo ha destinato a guardiano dei _feticci_, è segno che non vuole che
+lo si tocchi. Egli attende il padrone per vendicarsi delle frustate che
+ha ricevute.
+
+— Se possiamo averlo nelle mani ce ne daremo ben altre!... Basterà
+che....
+
+— Zitto padrone.
+
+— Le scimmie?... —
+
+Invece di rispondere, Asseybo aveva fatto tre o quattro salti indietro
+e guardava la cima d’un grande sicomoro con due occhi che esprimevano
+un profondo terrore.
+
+— Cosa cerchi? — chiese il portoghese che aveva per precauzione, armata
+rapidamente la carabina.
+
+— Zitto, padrone, — mormorò il negro con un filo di voce. — Il
+_mpungu_!...
+
+— Che un leone mi mangi vivo, se io ti comprendo.
+
+— Il _mpungu_, padrone. Zitto o siamo perduti.
+
+— Ma io ti dico che non ho paura di nessun _mpungu_ del mondo, dovesse
+anche essere il diavolo questo signore _mpungu_.
+
+— Guarda lassù, padrone. —
+
+Il portoghese, che non aveva capito nulla affatto di quanto aveva detto
+il negro e che non comprendeva la paura di lui, alzò gli occhi e vide,
+a circa otto metri da terra, una specie di nido di grandi dimensioni,
+costruito con alcuni grossi bastoni appoggiati alle biforcazioni dei
+rami.
+
+— Il nido di qualche grosso uccello forse? — chiese. — Fosse anche
+un’aquila, non trovo il motivo di spaventarsi.
+
+— No d’un uccello padrone, ma di una grande scimmia, tanto robusta da
+sfidare dieci uomini.
+
+— D’un gorilla?... Diamine, la cosa cambia aspetto e credo che tu abbia
+ragione di spaventarti. Ma caro Asseybo, non spira buona aria per noi
+qui, se si tratta d’uno di quei formidabili scimmioni. L’hai veduto il
+tuo _pum_.... _mpin_.... Lampi!... La tua bestiaccia infine?...
+
+— No ed il nido mi sembra vuoto, ma il _mpungu_ può ritornare da un
+momento all’altro e farci a pezzi.
+
+— Prima che ritorni lui, torniamo noi al campo. —
+
+Il portoghese, che aveva udito parlare della forza prodigiosa e della
+ferocia di quei mostri villosi, girò lestamente sui talloni e preceduto
+dal negro prese la via del campo.
+
+Il sole tramontava rapidamente e l’oscurità si addensava presto sotto
+la foresta. Bisognava affrettarsi per evitare dei cattivi incontri ed
+anche per non smarrirsi, cosa facilissima in mezzo a quelle migliaia e
+migliaia di tronchi ed a quel caos indescrivibile di radici, di liane e
+di cespugli fittissimi.
+
+Già i pipistrelli giganti cominciavano a lasciare gli alberi ai
+cui rami si erano tenuti appesi durante il giorno, qualche urlo di
+sciacallo si era fatto udire, segnale delle fiere che stavano per
+abbandonare i loro covi per rimettersi in caccia.
+
+Qualche gazzella passava talora, rapida come un lampo, per andare a
+dissetarsi o per raggiungere il suo nascondiglio prima dell’uscita
+dei carnivori, mentre le scimmie s’affrettavano a raggiungere le più
+alte cime degli alberi per mettersi fuori di portata dagli assalti dei
+leopardi.
+
+Asseybo, le cui inquietudini aumentavano col calare delle tenebre,
+temendo di essersi troppo allontanato dal campo affrettava sempre
+più la marcia, incitando il portoghese a fare altrettanto e girava
+all’intorno sguardi spaventati. Un uomo come lui, compagno di caccia
+d’Alfredo, non doveva temere l’incontro di un carnivoro; il suo terrore
+doveva derivare dalla tema di trovare sulla sua via il mostruoso
+_mpungu_.
+
+Ad un tratto s’arrestò, celandosi rapidamente dietro il grosso tronco
+d’un albero.
+
+— Hai udito, padrone? — chiese al portoghese, che lo aveva prontamente
+imitato.
+
+— Non ho udito nulla, — rispose Antao, il quale aveva armato il fucile.
+
+— È stato spezzato un ramo a breve distanza da noi.
+
+— Lo avrà spezzato qualche animale.
+
+— Temo che sia stato il _mpungu_.
+
+— Al diavolo il tuo _mpungu_. So che è terribile, ma infine abbiamo due
+fucili e con una palla piantata nel cuore si uccide anche un elefante.
+
+— Il _mpungu_ non si uccide, padrone.
+
+— Lo vedremo, Asseybo.
+
+— Zitto!... Odi?... —
+
+Uno scricchiolio di rami spezzati e di foglie secche calpestate si era
+udito in mezzo ad un macchione di alberi, discosto una cinquantina di
+metri. Anche i rami bassi delle piante si udivano a spostarsi, come se
+qualche grosso animale cercasse di aprirsi il passo.
+
+— Vi è qualche belva là dentro, — mormorò Antao, alzando lentamente il
+fucile.
+
+In quell’istante una massa oscura, non ancora ben distinta, allargò dei
+rami e comparve arrestandosi sul margine del macchione. Il portoghese
+l’aveva presa rapidamente di mira, ma Asseybo con un gesto rapido gli
+aveva afferrato il fucile, abbassandoglielo.
+
+— Non tirare padrone, — gli mormorò con voce tremante. — Il _mpungu_!...
+
+— Morte di Nettuno!...
+
+— Non farti udire. —
+
+La scimmia gigante, forse avvertita della presenza dei due uomini
+dal suo olfatto finissimo, si era avanzata di otto o dieci passi, ma
+poi si era arrestata in uno spazio scoperto come fosse indecisa se
+indietreggiare o avanzare.
+
+Antao che era più vicino, poteva osservare comodamente quel mostro
+delle foreste equatoriali che mai fino allora aveva veduto, poichè tali
+scimmie non si possono prendere vive, data la loro forza prodigiosa e
+la loro ferocia.
+
+Era alta un metro e sessanta e fors’anche di più, statura niente
+affatto straordinaria, essendovene talune che misurano perfino un
+metro e ottanta centimetri; aveva le spalle larghissime, il corpo
+d’una lunghezza sproporzionata, avendo le gambe assai corte, ma
+aveva invece le braccia lunghissime e quali braccia!... Parevano due
+tronchi d’albero nodosi, ma quei nodi erano costituiti da muscoli
+prodigiosamente sviluppati.
+
+Le mani ed i piedi, corti, larghi e grossi, terminavano con unghie
+robuste e ricurve, armi formidabili, poichè si dice che con quelle può
+sventrare facilmente un uomo o strappargli una spalla!...
+
+La faccia di quel mostro villoso ispirava paura, tanta era
+l’espressione feroce e bestiale che vi traspariva. Quegli occhi
+piccoli, bruni, infossati, che avevano dei lampi strani; quel naso
+depresso, quella bocca larghissima armata di denti lunghi e così solidi
+da schiacciare la canna d’un fucile come un semplice bambù; quelle
+labbra grosse e quel mento corto, davano alla scimmia antropomorfa un
+aspetto ben poco rassicurante.
+
+I gorilla non sono molto numerosi e difficilmente s’incontrano al
+di là della zona equatoriale africana, però non sono nemmeno rari,
+specialmente nelle fitte foreste della Guinea e del Congo. Pare invece
+che manchino affatto nelle regioni orientali del continente nero.
+
+Per lo più vivono in due, maschio e femmina, ma qualche volta se ne
+sono veduti cinque o sei uniti. S’incontrano anche dei solitari, i
+quali sono dei vecchi maschi e questi sono i più formidabili, i più
+feroci.
+
+Si tengono ordinariamente celati nei grandi boschi, preferendo quelli
+umidi, ma amano anche gli altipiani rocciosi e le vallate profonde e
+poco illuminate. Sono però nomadi ed è raro che soggiornino molto in un
+luogo, ma ciò deriva dalle difficoltà che incontrano nel provvedersi
+di viveri. Essendo formidabili consumatori di frutta e specialmente
+di canne di zucchero selvatiche e di quelle erbe succolenti chiamate
+_amomun granum paradisi_, sono costretti a cambiare residenza molto
+sovente.
+
+Quantunque appartengano alla razza delle scimmie, stanno più volentieri
+a terra che sugli alberi, ma non si creda che quando camminano si
+tengano ritti come gli uomini. La loro andatura ordinaria è quella dei
+quadrupedi anzichè dei bipedi, però talvolta si mantengono per qualche
+tempo in piedi e fanno anche, in quella posizione, dei tratti di via.
+
+Al pari delle grandi scimmie del Borneo, dei _mias_, sono di umore
+triste, ma sono però più feroci, più violenti. Se incontrano degli
+uomini cercano possibilmente di evitarli e tutt’al più manifestano
+la loro inquietudine battendosi fortemente l’ampio petto, che allora
+risuona come un tamburo, ma guai se vengono assaliti!... Allora più
+nessun pericolo li trattiene; e consapevoli della propria forza si
+scagliano risolutamente sugli avversari che hanno osato disturbarli.
+
+Più nulla resiste a loro. I fucili non hanno sempre la vittoria, poichè
+quei giganti, se non sono toccati al cuore o nel cervello, possono
+sfidare parecchie palle. Colle possenti mani spezzano le più solide
+carabine o le schiacciano coi denti; torcono le lancie, spezzano le
+scuri e guai all’imprudente che cade nelle loro mani!... Un pugno solo
+basta per sfondare il cranio più resistente; un colpo d’unghia è più
+che sufficiente per aprire il petto più solido.
+
+I negri hanno una paura immensa dei gorilla e non osano assalirli,
+anche se si radunano in grosso numero. Preferiscono piuttosto
+abbandonare i loro villaggi ed i loro campi coltivati, i quali non
+tardano a venire saccheggiati e distrutti. Non è raro il caso che
+qualche vecchio gorilla abbia rapito delle negre per poi strozzarle. Si
+narra però che alcune poterono ritornare ai loro villaggi ancora vive,
+ma prive delle unghie delle mani e dei piedi state a loro strappate dal
+rapitore!...
+
+ [Illustrazione: .... poi le forze improvvisamente
+ l’abbandonarono e quell’enorme corpo rovinò pesantemente
+ attraverso i rami.... (Pag. 93).]
+
+
+
+
+CAPITOLO XII.
+
+La scomparsa dell’amazzone
+
+
+Il _mpungu_ che era uscito dalla macchia, come si disse, si era
+arrestato su di uno spazio scoperto, come se fosse indeciso fra
+l’andare innanzi od il ritornare sotto l’ombra oscura degli alberi.
+
+Il suo udito, che è finissimo, doveva averlo già avvertito della
+presenza degli uomini o per lo meno di nemici forse pericolosi e si
+era fermato in quella posa che è speciale a tali scimmioni, cioè colle
+ginocchia un po’ piegate, il dorso curvo e le braccia penzoloni. Pareva
+che ascoltasse con profonda attenzione, mentre i suoi piccoli occhi,
+che brillavano in mezzo al pelame quasi nero del suo muso, scrutavano
+le piante vicine con inquietudine.
+
+Stette così parecchi minuti, poi si lisciò più volte la folta
+pelliccia grigiastra che sul petto era assai lunga, almeno otto o dieci
+centimetri, quindi si rimise in cammino, tenendo però il capo volto
+verso l’albero sotto il quale si tenevano nascosti Antao ed il negro,
+come se avesse indovinato che il pericolo stava da quella parte.
+
+Giunto presso un altro macchione si fermò ancora qualche istante,
+fissando sempre l’albero, poi volse le spalle e scomparve
+definitivamente sotto la cupa ombra dei macchioni.
+
+— Se n’è andato, — disse Asseybo, respirando liberamente.
+
+— Sì, — rispose Antao, con un po’ di rincrescimento. — Avrei però
+preferito che si fosse avvicinato al nostro albero.
+
+— Per farci uccidere?... Era un vecchio maschio e quelli sono
+pericolissimi, padrone.
+
+— Come sai tu che era un vecchio maschio?
+
+— Perchè aveva il pelame grigiastro, mentre i giovani lo hanno bruno
+più o meno oscuro.
+
+— Spero però di ucciderlo egualmente.
+
+— Non toccarlo, padrone.
+
+— Alfredo non lo risparmierà. Domani mattina andremo a scovarlo. —
+
+Potendo la scimmia gigante ritornare da un momento all’altro, il
+portoghese ed Asseybo affrettarono il passo per giungere presto
+al campo, onde non accrescere le inquietudini di Alfredo con una
+prolungata assenza.
+
+Dopo d’aver fatto parecchi giri e rigiri scorsero finalmente i fuochi
+del campo scintillare fra i rami della foresta. A trecento passi
+trovarono Alfredo, il quale stava mettendosi in cerca di loro in
+compagnia d’un dahomeno, temendo che si fossero smarriti. Informato
+dell’incontro del gorilla, malgrado il suo provato coraggio, manifestò
+un po’ d’inquietudine.
+
+— È un vicino pericoloso, — disse. — Amerei meglio che fosse molto
+lontano.
+
+— Bah! — rispose Antao. — Abbiamo cinque carabine e sapremo metterlo a
+dovere, se avrà il ghiribizzo di disturbarci.
+
+— Non ne avremo che due, Antao. Sui negri non bisogna contare, avendo
+troppa paura di quelle formidabili scimmie. Speriamo però che ci lasci
+tranquilli. —
+
+Cenarono in fretta, avendo deciso di rimettersi in marcia di buon
+mattino, poi si coricarono sotto le tende, mentre Asseybo ed un
+dahomeno montavano il primo quarto di guardia.
+
+Si erano però appena coricati, quando in mezzo alla foresta si udì
+echeggiare una specie di rullo di tamburo, ma assai più sordo, più
+monotono.
+
+— Il gorilla? — chiese Antao, alzandosi prontamente. — Questo suono
+l’ho udito ancora questa sera.
+
+— Sì, è il _mpungu_, — rispose Alfredo, che aveva impugnata rapidamente
+la carabina. — Pare che sia irritato.
+
+— Che voglia assalirci?...
+
+— Non lo credo, ma non bisogna fidarsi. —
+
+S’alzarono ed uscirono dalle tende. Asseybo ed il suo compagno,
+spaventati da quel rullo che ben conoscevano, si erano riparati dietro
+ai fuochi, puntando i fucili verso la foresta.
+
+— Si vede? — chiese Alfredo.
+
+— No, padrone, — rispose Asseybo, ma pare che non sia lontano.
+
+— Che sia quello che abbiamo incontrato questa sera? — chiese Antao.
+
+— Può essere la sua compagna, — rispose Asseybo.
+
+— È meno pericolosa ma pur sempre formidabile, — disse Alfredo. — Non
+spaventatevi e tenetevi vicini ai fuochi. —
+
+Avevano appena pronunciate quelle parole, quando si udì rintronare uno
+sparo, seguito poco dopo da un possente ruggito, simile a quello che
+manda un leone in furore e da un urlo umano ma che subito si spense in
+un gemito strozzato.
+
+— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Chi è stato assalito?... —
+
+Alfredo senza rispondere, aveva raccolto un ramo acceso e si era
+slanciato verso la foresta, portando con sè la carabina. Antao ed
+Asseybo l’avevano tosto seguìto, per aiutarlo nel caso che l’uomo dei
+boschi lo assalisse, mentre i due dahomeni, pazzi di terrore, urlavano
+come se venissero scorticati.
+
+La detonazione era echeggiata a soli tre o quattrocento passi dal
+campo, era quindi facile giungere sul luogo della lotta. Alfredo,
+tenendo nella sinistra il ramo acceso che lanciava in aria scintille e
+nella destra la carabina armata, segnava la via e precipitava la corsa,
+sempre seguìto dai suoi due compagni.
+
+Si era già allontanato dalle tende quattro o cinquecento metri,
+inoltrandosi in mezzo alla foresta che diventava sempre più fitta,
+quando alla luce del ramo che non si era ancora spenta, scorse qualche
+cosa che luccicava fra le foglie secche e le alte erbe.
+
+Si curvò rapidamente e vide che quell’oggetto era la canna d’un fucile,
+ma contorta come se fosse stata una semplice verga di rame.
+
+— È qui che è accaduta la lotta, — disse, gettando all’intorno un
+rapido sguardo, per assicurarsi da un improvviso assalto.
+
+— Fulmini di Giove!... — esclamò Antao, che lo aveva raggiunto. —
+Questa canna deve essere stata ridotta in così deplorevole stato dal
+gorilla.
+
+— Sì, — rispose Alfredo. — Stiamo in guardia, poichè il mpungu può
+esserci vicino.
+
+— Ecco il calcio del fucile spezzato, — disse Asseybo.
+
+— Lo scimmione lo ha sgretolato come fosse un biscottino, — disse
+Antao. — Che denti!... Quelli dei leoni non devono essere così robusti.
+Ma dove sarà il disgraziato proprietario di quest’arma?...
+
+— Lo troveremo presto, — rispose Alfredo. — Badate agli alberi voi; il
+_mpungu_ può essersi nascosto fra i rami e può piombarci addosso.
+
+— Non temere, — disse il portoghese. — Ho il dito sul grilletto della
+carabina. —
+
+Alfredo si era spinto innanzi dopo d’aver soffiato sul ramo per
+ravvivare la fiamma, ma fatti pochi passi si era nuovamente arrestato,
+gettando un grido d’orrore.
+
+Ai piedi d’un albero aveva scorto il cadavere d’un negro d’alta statura
+ed interamente nudo, ma in quale stato orribile era ridotto quel
+povero corpo. Tutta la pelle del viso assieme agli occhi ed al naso
+era stata strappata come da un formidabile colpo d’artiglio; il petto
+spaccato come da un colpo di scure, mostrava i polmoni ed una spalla
+dell’infelice portava le impronte sanguinose di larghi denti.
+
+Quel negro doveva essere stato assalito dalla scimmia gigante e
+dopo d’aver perduto il fucile, la cui palla non era di certo bastata
+per abbattere il terribile avversario, era stato massacrato a colpi
+d’unghie ed a morsi.
+
+— È orribile! — esclamò Antao, che cominciava a perdere la sua audacia
+dinanzi a quella prova del vigore mostruoso del _mpungu_. — Simili
+quadrumani fanno davvero paura.
+
+— In ritirata, — comandò Alfredo. — Nulla possiamo fare per questo
+povero uomo.
+
+— Sì, torniamo al campo, padrone, — disse Asseybo. — Il _mpungu_ può
+assalire i nostri uomini.
+
+— Ma chi sarà questo negro?... — chiese Antao. — Qualche cacciatore
+forse?...
+
+— Credo invece che sia una delle spie che ci seguono, — rispose
+Alfredo. — Se il gorilla non gli avesse guastato il viso, avremmo
+potuto facilmente riconoscerlo se era un dahomeno od un costiero.
+
+— Se era una spia ringrazio la scimmia gigante che ci ha sbarazzati da
+una di quelle mignatte. —
+
+In quel momento, verso il campo, si udirono urla di terrore, poi due
+spari ed un nitrire di cavalli.
+
+— Gran Dio! — esclamò Alfredo. — Cosa succede?...
+
+— Il _mpungu_ ha assalito i nostri uomini, — disse Asseybo,
+impallidendo.
+
+— Al campo!... al campo!... —
+
+I tre uomini si precipitarono in mezzo alla foresta cercando di non
+smarrirsi in mezzo a quelle migliaia d’alberi, ma dovettero ben presto
+comprendere che il ritorno non era facile con quella oscurità, tanto
+più che il ramo si era spento.
+
+Udendo delle grida, che parevano mandate dai loro uomini, allontanarsi
+verso destra, credettero che il campo si trovasse in quella direzione
+e si diressero a quella volta, impegnandosi invece in mezzo ad una rete
+inestricabile di rami, di tronchi, di radici enormi e di liane.
+
+Fortunatamente Asseybo aveva scorto dei bagliori sulla loro sinistra
+ed immaginandosi che il campo si trovasse invece da quella parte,
+s’affrettarono a ritornare.
+
+Non si erano ingannati, poichè pochi minuti dopo giungevano in vista
+dei fuochi accesi dinanzi alle tende, ma con loro grande sorpresa non
+trovarono i loro uomini che avevano lasciati a guardia della giovane
+negra. Anche i cavalli e buona parte delle casse erano scomparse;
+solamente due animali, forse perchè più solidamente legati, non avevano
+potuto fuggire.
+
+— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Cosa è accaduto qui? —
+
+Alfredo si era affrettato ad entrare sotto la tenda che era stata
+riservata alla giovane negra, ma uscì subito, dicendo:
+
+— La donna non vi è più!...
+
+— È impossibile, Alfredo!...
+
+— Ti dico che è scomparsa, Antao.
+
+— Si sarà nascosta nei dintorni.
+
+— Ed anche i dahomeni sono fuggiti, — disse Asseybo.
+
+— I vili!... — gridò Antao. — Ed i cavalli?...
+
+— E le nostre casse, padrone?...
+
+— Possibile che il gorilla abbia portato via tutto?...
+
+— Lasciamo i cavalli e le casse e occupiamoci della donna, Antao, —
+disse Alfredo, con voce agitata. — Temo una orribile sciagura.
+
+— Che il gorilla l’abbia uccisa?...
+
+— Forse peggio, Antao. — Temo che l’abbia rapita.
+
+— Ma noi sappiamo dove ha il suo covo.
+
+— Vediamo se è nascosta innanzi tutto. Le sue ferite, non ancora
+rimarginate, non devono averle permesso di allontanarsi troppo. —
+
+Stavano per munirsi di rami accesi per mettersi in cerca dell’amazzone,
+quando videro comparire i due dahomeni. Quei poveri diavoli parevano
+impazziti per lo spavento, poichè tremavano ancora come se avessero
+indosso la febbre, ed erano diventati, grigi, cioè pallidi, ed i loro
+grandi occhi manifestavano un vivo terrore.
+
+— Padrone!... — gridarono, vedendo Alfredo. — Il _mpungu_!
+
+— Dov’è? — chiese il cacciatore.
+
+— È fuggito.
+
+— Ma cosa è avvenuto?... Spicciatevi, parlate.
+
+— Si è avvicinato al campo per assalirci, noi abbiamo scaricate le
+armi, ma poi abbiamo avuto paura e siamo fuggiti. Se l’avessi veduto
+come era furibondo!...
+
+— Ma la negra?....
+
+— La donna?... — esclamarono con stupore. — Non è nella tenda?
+
+— No, è scomparsa.
+
+— Allora l’ha rapita il _mpungu_.
+
+— Ma l’avete veduto a rapirla?...
+
+— No, padrone.
+
+— Allora bisogna cercare il gorilla e ucciderlo, — disse Antao. —
+Non possiamo lasciare quella disgraziata nelle mani di quell’orribile
+mostro.
+
+— Un momento di pazienza, Antao, — disse Alfredo. — Non precipitiamo le
+cose, innanzi tutto. Ditemi: quando il mpungu comparve presso il campo,
+dormiva ancora la donna?...
+
+— Sì, padrone, — risposero i due schiavi.
+
+— Quando siete fuggiti, l’avete veduta uscire?...
+
+— Non lo sappiamo. Abbiamo avuto tanta paura dei ruggiti del _mpungu_,
+che ci siamo dati alla fuga senza più curarci del campo, nè della
+donna.
+
+— L’avete almeno ferito il mostro?...
+
+— Sì, padrone, poichè perdeva sangue da una spalla.
+
+— Credete che la donna abbia avuto il tempo di fuggire?...
+
+— Non è possibile, padrone. Il _mpungu_ era a pochi passi dai fuochi.
+
+— Asseybo, — disse Alfredo, volgendosi verso il servo. — Ho fatto
+mettere delle torce resinose nelle nostre casse. Guarda se ne trovi
+qualcuna.
+
+— Ma dove saranno andate le altre casse?... — chiese Antao. — Ne
+avevamo dodici e non ne sono rimaste che quattro.
+
+— Avevate caricati i cavalli? — chiese Alfredo, ai dahomeni.
+
+— No, padrone.
+
+— Ecco un mistero inesplicabile. È impossibile che il gorilla abbia
+portata via la donna e le nostre casse.
+
+— Che il gorilla avesse dei compagni?...
+
+— È possibile, Antao.
+
+— Ma i cavalli?...
+
+— Avranno avuto paura e saranno fuggiti dopo di aver spezzate le
+corde, ma più tardi li ritroveremo se non cadono sotto le zanne delle
+fiere. —
+
+Asseybo intanto aveva trovate alcune torce e ne aveva accese due.
+Essendo formate di fibre vegetali imbevute di resina, spandevano
+all’intorno una luce abbastanza viva per potersi avventurare anche
+sotto quella tenebrosa foresta.
+
+— Voi rimarrete qui, — disse Alfredo ai due dahomeni. — Badate che se
+lasciate il campo una seconda volta, vi giuro che non rivedrete nè il
+Dahomey nè Porto Novo. Nulla d’altronde avrete da temere, poichè al
+_mpungu_ pensiamo noi. Vieni, Anteo; andiamo mio bravo Asseybo. —
+
+Quantunque fossero persuasi che la giovane negra fosse stata rapita
+dall’orribile scimmione, perlustrarono i dintorni del campo per
+accertarsi che non si fosse nascosta in mezzo a qualche macchia, ma
+vedendo l’inutilità di quelle ricerche, si misero risolutamente in
+caccia, risoluti a scovare il formidabile avversario.
+
+Asseybo, che aveva maggior conoscenza di tutti dei grandi boschi e che
+fino ad un certo punto sapeva trovare una via già prima percorsa, si
+era messo alla testa per condurre i due cacciatori sotto l’albero, sui
+cui rami aveva veduto il covo del mpungu.
+
+Il momento non era certo propizio per quella caccia pericolosissima,
+potendo il gorilla sfuggire facilmente alle loro ricerche colla
+sua preda, favorito dall’oscurità, pure i tre animosi uomini non
+disperavano della loro riuscita.
+
+— Aspetteremo l’alba per assalire il mostro, — disse Alfredo al
+portoghese che lo interrogava, — ma intanto circonderemo l’albero e
+se il _mpungu_ si decide a scendere, lo fucileremo a bruciapelo. Non
+possiamo azzardare delle palle ad una certa distanza, poichè con queste
+tenebre potremmo colpire anche la povera giovane.
+
+— Credi che non l’abbia strangolata?...
+
+— Speriamo che il mostro non abbia sfogata la sua rabbia su quella
+donna.
+
+— Ma che l’abbia nascosta nel suo nido?...
+
+— Certo, Antao.
+
+— La situazione dell’amazzone può diventare pericolosa. Se il gorilla
+la gettasse a terra?...
+
+— Non l’abbandonerà, Antao, ma cercherà di certo di portarsela seco
+nella sua fuga.
+
+— Ed allora se lo uccidiamo mentre si trova in alto, la ragazza cadrà.
+
+— Cercheremo di farlo scendere. È isolato l’albero sul quale avete
+scorto il nido?...
+
+— Sì, Alfredo.
+
+— Allora abbiamo la speranza di costringerlo a calarsi a terra. Ci
+siamo, Asseybo?... —
+
+Il negro, che si era bruscamente arrestato, non rispose; pareva che
+ascoltasse qualche lontano rumore.
+
+— Hai udito qualche grido?... chiese il portoghese.
+
+— Dei nitriti, — rispose il negro.
+
+— Dove?... — chiese Alfredo.
+
+— Laggiù, padrone.
+
+— In mezzo al bosco?
+
+— Sì, ma mi parvero assai lontani.
+
+— Saranno i nostri cavalli che cercano di ritornare al campo.
+
+— Lo credo anch’io, padrone.... Udite?... —
+
+I due cacciatori tesero gli orecchi, ma invece di nitriti udirono quel
+sordo rullìo che producono i gorilla quando si battono il petto.
+
+— Il _mpungu_, — disse Alfredo.
+
+— E ci è vicino, — aggiunse Antao.
+
+— Spengiamo le torce ed avanziamoci con precauzione. Non
+bisogna allarmare il mostro od è capace di strangolare la povera
+giovane. —
+
+Le torce furono spente ed i tre uomini procedendo carponi per non
+urtare contro i rami bassi degli alberi, poco dopo giungevano sotto
+un grande sicomoro il quale s’alzava isolato in mezzo ad una piccola
+radura.
+
+— È lassù, — disse Asseybo, con un filo di voce.
+
+— Sta bene, — rispose Alfredo, con voce tranquilla. Il mostro non ci
+sfugge più!
+
+
+
+
+CAPITOLO XIII.
+
+La caccia al gorilla
+
+
+I tre cacciatori, nascosti fra le alte erbe che coprivano quella
+piccola radura, cercavano di scrutare il folto fogliame del grande
+albero, sperando di scoprire il mostruoso gorilla o la sua prigioniera,
+ma l’ombra proiettata da quell’enorme ammasso di rami e di foglie
+era troppo nera per poter discernere qualche cosa. Il nido, o meglio
+la piattaforma costruita su due dei più grossi rami, si scorgeva
+confusamente a circa sette metri dal suolo.
+
+Asseybo non si era adunque ingannato arrestandosi in quel luogo ed il
+mostro doveva trovarsi lassù, poichè di tratto in tratto si udiva la
+sua rauca respirazione ed i legni della piattaforma scricchiolare.
+
+Non era però cosa facile costringerlo a scendere, poichè tali scimmioni
+ordinariamente non assalgono se prima non vengono feriti, e poi di rado
+abbandonano gli alberi sui quali hanno fabbricato il loro covo, non
+ignorando forse che la piattaforma è sufficiente a difenderli.
+
+— Per ora non possiamo assolutamente far nulla, — mormorò Alfredo, agli
+orecchi di Antao. — Con questa oscurità non è cosa prudente aprire il
+fuoco.
+
+— Se provassimo a mandare una palla sotto la piattaforma?...
+
+— Può attraversare i rami e colpire la donna.
+
+— È vero, non ci avevo pensato, Alfredo. Ma che la negra sia proprio
+lassù?...
+
+— Se non è stata uccisa, deve trovarsi ancora sulla piattaforma.
+
+— Ma si dovrebbe udire qualche gemito. Essendo ferita, il mostro deve
+averla ridotta in tristi condizioni con la sua poca galanteria.
+
+— Frenerà i gemiti per tema d’irritare il bestione.
+
+— Che non vi sia modo di accertarsi se è lassù?... Quella povera
+ragazza m’interessa, Alfredo.
+
+— Ti dico che se si trova su quest’albero la salveremo.
+
+— Dimmi, hanno il sonno profondo i gorilla?...
+
+— Perchè mi fai questa domanda?...
+
+— Se fossi certo che il rapitore non si svegliasse, vorrei cercare di
+salire lassù.
+
+— Sei pazzo. Antao. Una simile imprudenza non te la permetterò mai.
+Accomodiamoci alla meglio fra queste erbe ed aspettiamo pazientemente
+l’alba.
+
+— Circondiamo l’albero?
+
+— Sì, tu va’ a coricarti alla mia destra ed Asseybo alla mia sinistra.
+Se il gorilla scende, lo vedremo. —
+
+Il portoghese ed il negro si allontanarono strisciando senza far
+rumore e si sdraiarono dall’altra parte del grosso tronco, coprendo
+la batteria delle carabine per difendere le capsule dall’umidità della
+notte.
+
+Le ore passavano lente come se fossero diventate doppie, ma il gorilla
+non lasciava l’albero protettore. Lo si udiva però sempre a russare
+e qualche volta a voltarsi, facendo scricchiolare le traverse della
+piattaforma.
+
+Cosa strana però e che inquietava tutti e tre i cacciatori: l’amazzone
+non dava segno di vita. Tendevano sempre gli orecchi sperando di udire
+qualche gemito, ma senza alcun risultato.
+
+Alfredo cominciava a temere che la disgraziata invece di essere stata
+portata lassù, fosse stata uccisa e poi gettata in mezzo a qualche
+folto macchione.
+
+Finalmente verso le tre e mezzo una luce biancastra cominciò ad
+apparire all’orizzonte, facendo impallidire gli astri. Essendo l’alba
+brevissima in quelle regioni equatoriali, fra pochi minuti ci si doveva
+vedere anche sotto la foresta.
+
+Già qualche uccello cominciava a svegliarsi facendo udire un timido
+gorgheggio, mentre gl’insetti si levavano a sciami salutando la prima
+ondata di luce dorata con acuti ronzii. Una banda di pappagalli grigi
+ruppe bruscamente il silenzio che regnava sotto gli alberi, con un
+cicalìo assordante.
+
+In alto, verso la piattaforma, si udirono tosto degli scricchiolii, poi
+un lungo sbadiglio: il gorilla si svegliava.
+
+Antao ed Asseybo avevano subito raggiunto Alfredo e tutti e tre
+guardavano in alto, sperando di scorgere qualche lembo del vestito
+dell’amazzone, ma i rami erano intrecciati troppo strettamente per
+vedere cosa si trovava sopra la piattaforma.
+
+— Amici miei, — disse ad un tratto Alfredo, con viva emozione. — Temo
+che la povera ragazza non si trovi lassù.
+
+— Comincio a crederlo anch’io, — disse Antao, — ma almeno la
+vendicheremo.
+
+— Scorgi nulla Asseybo?
+
+— Non vedo che un piede del _mpungu_ sporgere dalla piattaforma, —
+rispose il negro.
+
+— Snidiamolo, Alfredo, — disse il portoghese. — Io non me ne andrò da
+qui, se prima non avrò la certezza che quella disgraziata non si trova
+lassù!
+
+— Non ho alcuna intenzione di risparmiare il mostro, Antao. Tenetevi
+presso di me e non fate fuoco se non siete sicuri del colpo od il
+gorilla ci farà a pezzi. —
+
+In quel momento si udì in alto un sordo brontolìo ed i rami che
+formavano la piattaforma gemettero.
+
+— In guardia, — disse Alfredo, scostandosi dall’albero e puntando in
+alto la carabina.
+
+Il gorilla, accortosi della presenza dei tre cacciatori, cominciava
+ad irritarsi e manifestava la sua collera battendosi l’ampio petto, il
+quale risuonava come un tamburone.
+
+Ad un tratto comparve sul margine della piattaforma, ma per un solo
+istante. Quell’apparizione fu rapida, ma bastò ad Antao per farsi
+un’idea dell’aspetto spaventoso di quei giganti delle foreste,
+allorquando sono irritati.
+
+Il suo pelame grigio ferro era diventato irto come quello di un gatto
+in collera; i suoi muscoli poderosi pareva che fossero raddoppiati di
+volume, mentre la sua brutta faccia manifestava una collera selvaggia,
+ripugnante, con quei suoi occhi infossati, grigi, ma che avevano uno
+strano splendore.
+
+— Morte di Saturno!... — mormorò Antao. — È ben brutto quel diavolone
+di scimmia. —
+
+Alfredo intanto cercava di scoprire il formidabile avversario per
+mandargli una palla nel cranio o nel petto, ma il _mpungu_, non
+giudicando forse giunto il momento d’impegnare la lotta, si teneva
+riparato nel suo ampio nido, senza mostrare la più piccola parte del
+suo corpo.
+
+La sua collera però aumentava di momento in momento. Non si batteva
+più il petto coi pugni, ma ora lanciava dei ruggiti, suoni strani che
+cominciano con una specie di latrato, che poi si cambiano in un sordo
+brontolìo e che finiscono in un ruggito infinitamente più potente
+di quello dei leoni e che pare non esca dalla gola, ma dalle ampie
+cavità del petto. Talora invece emetteva dei fragori che somigliavano
+perfettamente ai rulli prolungati del tuono udito in lontananza.
+
+Per un po’ di tempo il _mpungu_ si limitò a far udire la sua voce, poi
+si diede a scuotere furiosamente i rami vicini, facendo piovere sui
+cacciatori una vera pioggia di frutta e di foglie, quindi con un salto
+immenso si slanciò su di un grosso ramo che si curvava verso terra,
+forse coll’intenzione di lasciarsi cadere giù.
+
+Eccolo!... — gridarono Antao ed Asseybo, retrocedendo vivamente.
+
+Alfredo non si era mosso, nè aveva staccata l’arma dalla spalla.
+Vedendo il gorilla in piedi sul ramo, col pelame arruffato, gli occhi
+in fiamme, le labbra contratte che mostravano i lunghi denti, alzò
+rapidamente la canna e fece fuoco.
+
+L’enorme scimmia lanciò un ruggito furioso che echeggiò come uno
+scoppio di tuono, ma che poi si cambiò in un grido di dolore che aveva
+qualche cosa d’umano, poi abbandonando bruscamente il ramo, con un
+secondo salto guadagnò la piattaforma protettrice.
+
+— È colpito! — gridò Antao, passando la sua carabina ad Alfredo.
+
+Delle larghe goccie di sangue, filtrando attraverso i rami incrociati
+del nido, cadevano al suolo bagnando le erbe ed una era andata a
+colpire il portoghese, lordandogli la camicia.
+
+Alfredo, sempre impassibile, aveva rialzata la seconda carabina per
+mandare al mostro una seconda palla, ma non poteva scorgerlo.
+
+— Che sia morto? — chiese Antao, che ricaricava prontamente l’arma del
+compagno.
+
+— Non lo credo, — rispose il cacciatore. — Odo i rami della piattaforma
+scricchiolare.
+
+— E la ragazza?...
+
+— Credo che non ci resti che vendicarla, Antao.
+
+— Ma troveremo almeno il suo cadavere.
+
+— Bada!...
+
+— Eccolo, padrone!... — urlò Asseybo.
+
+Il gorilla era tornato a balzare sul ramo. Con una mossa fulminea
+sfuggì alla seconda palla del cacciatore, ma invece di scendere risalì
+più in alto, come se avesse intenzione di rifugiarsi sugli ultimi rami.
+
+Alfredo gettata via l’arma scarica, prese quella di Asseybo e fece
+nuovamente fuoco contemporaneamente ad Antao.
+
+La grande scimmia questa volta ricevette le due palle in pieno
+petto. Fu vista arrestarsi un istante portandosi una mano sulle
+ferite sanguinanti, poi le forze improvvisamente l’abbandonarono e
+quell’enorme corpo rovinò pesantemente attraverso i rami del sicomoro,
+e schiantandoli venne a cadere, con sordo fragore, quasi ai piedi del
+tronco.
+
+— È morto!... — esclamò Antao.
+
+— Sali Asseybo, — disse Alfredo. — Forse lassù vi è il cadavere della
+povera ragazza. —
+
+Il negro s’aggrappò ai rami bassi del sicomoro e si mise ad
+arrampicarsi lungo il tronco con quell’agilità sorprendente che è una
+particolarità delle razze negre. In meno di venti secondi giunse alla
+biforcazione dei rami e aggrappatosi ai margini della piattaforma, vi
+si issò con un solo slancio.
+
+— Nulla? — chiesero Alfredo ed Antao, con ansietà.
+
+— Nulla, — rispose il negro.
+
+— Non vi è alcuna traccia della ragazza, nemmeno un lembo delle sue
+vesti?...
+
+— Non vi sono che dei ciuffi di peli e dei rimasugli di frutta. —
+
+Una sorda esclamazione irruppe dalla labbra del portoghese.
+
+— Nulla!... —
+
+Poi incrociando le braccia e guardando l’amico che pareva immerso in
+profondi pensieri, gli chiese.
+
+— Cosa faremo ora?...
+
+— Cosa faremo?... — rispose Alfredo. — Frugheremo la foresta, nè la
+lasceremo se prima non avremo trovato il cadavere della giovane negra.
+
+— Torniamo al campo?...
+
+— Più nulla abbiamo da fare qui. Sono impaziente di rivedere i due
+dahomeni.
+
+— Temi qualche cosa?...
+
+— Non so, ma da qualche minuto un sospetto mi tormenta, Antao.
+
+— E quale?...
+
+— La inesplicabile sparizione delle nostre casse.
+
+— Morte di Saturno!... È vero, Alfredo. Mi pare stranissima la
+sparizione e stento a credere che siano stati i gorilla a portarle via,
+specialmente ora che sappiamo che non ve n’era che uno su quest’albero.
+
+— È precisamente per questo che attribuisco ad altri il furto.
+
+— Ma a chi?...
+
+— Alle spie che ci seguivano.
+
+— Uragani e folgori!... — esclamò Antao, colpito da quella risposta. —
+Questo sospetto non mi era venuto in mente e temo che....
+
+— Che cosa?...
+
+— Che quel povero gorilla non avesse preso parte alcuna nel rapimento
+della ragazza.
+
+— Lo credo anch’io, Antao, ma dai due dahomeni sapremo forse qualche
+cosa.
+
+— Ma a quale scopo le spie avrebbero rapito l’amazzone?...
+
+— L’avranno riconosciuta per una loro compatriota, forse avranno
+creduto che noi la tenessimo prigioniera per giovarci della sua
+conoscenza del Dahomey e l’avranno portata con loro, credendo di
+liberarla.
+
+— Torniamo presto al campo, Alfredo. Bisogna dilucidare questo mistero
+e se i nostri sospetti sono fondati, dare la caccia ai ladri.
+
+— È ciò che faremo, poichè le casse rubate contengono ciò che
+più m’interessa e sopratutto le nostre munizioni e gli oggetti di
+scambio. —
+
+Affrettarono il passo rifacendo il cammino percorso, ed un quarto
+d’ora dopo giungevano al campo dinanzi al quale, fedeli alla minacciosa
+consegna ricevuta, vegliavano i due dahomeni appoggiati ai loro fucili.
+
+
+
+
+CAPITOLO XIV.
+
+Le tracce dei ladri
+
+
+Come avevano già sospettato, nè l’amazzone, nè i cavalli erano
+ritornati al campo.
+
+I due dahomeni avevano vegliato l’intera notte dinanzi ai fuochi,
+ma non avevano udito nè alcuna voce umana, nè alcun nitrito che
+annunciasse la vicinanza degli animali, nè alcun altro rumore
+che facesse sospettare la presenza delle spie che avevano seguita
+costantemente la carovana dopo la sua partenza da Porto Novo.
+
+Interrogati cosa ne pensassero dei sospetti manifestati da Alfredo
+e dell’esito negativo della spedizione, si mostrarono concordi
+nell’affermare che la scomparsa misteriosa della giovane negra, degli
+animali e soprattutto delle casse, si dovesse più attribuire alle spie
+che forse si erano nascoste a breve distanza dal campo, che ai gorilla.
+
+Senza dubbio avevano approfittato del terrore dei due dahomeni e
+della loro fuga dopo l’improvvisa comparsa del mpungu, per gettarsi
+rapidamente sugli animali e sulle casse e quindi internarsi nei folti
+boschi.
+
+Quantunque fossero ormai tutti convinti di ciò, pure Alfredo mandò i
+tre negri a frugare le macchie vicine, per accertarsi che la giovane
+negra non era stata uccisa, quindi assieme al portoghese si mise a
+esaminare le alte erbe della piccola radura, per scoprire le tracce dei
+ladri.
+
+Essendo il suolo della foresta umido, non permettendo il folto fogliame
+degli alberi che i raggi del sole penetrassero, gli riuscì facile
+a scoprire, al di là della radura, le tracce dei cavalli che erano
+chiaramente impresse sullo strato erboso.
+
+— I nostri sospetti sono giusti, — diss’egli ad Antao che lo seguiva. —
+I nostri cavalli non sono fuggiti per paura del mpungu.
+
+— Da cosa lo arguisci?... — chiese il portoghese.
+
+— Se i nostri cavalli fossero stati spaventati, sarebbero di certo
+fuggiti in diverse direzioni, mentre le loro tracce sono tutte unite
+ma.... toh!... Lo dicevo io? Guarda su questo terreno umido che è
+sprovvisto d’erbe.
+
+— Diavolo!... — esclamò Antao, curvandosi. — Se non m’inganno, queste
+sono le tracce di due piedi nudi.
+
+— Sì, Antao, — rispose Alfredo, — e qui vedo due altre orme di piedi
+nudi, più grandi delle prime.
+
+— Allora non vi sono più dubbi: i negri che ci seguivano ci hanno
+derubati.
+
+— Le tracce lo indicano.
+
+— Ma a quale scopo?... Per privarci delle casse.
+
+— È probabile, essendo i negri, in generale, tutti ladri, ma anche
+per impedirci di proseguire il viaggio. Forse si sono accorti che noi
+cercavamo d’ingannarli.
+
+— Ma vorrei trovare qualche traccia della ragazza.
+
+— Continuiamo le ricerche. —
+
+Il passaggio dei cavalli attraverso la foresta era visibile anche per
+degli occhi meno acuti e meno esperimentati di quelli d’Alfredo. Gli
+zoccoli avevano calpestato profondamente l’umido terreno ed i corpi,
+nel passare, avevano tracciato come un sentiero fra i cespugli ed i
+rami bassi degli alberi, spezzando anche i più deboli.
+
+Percorsi cinquecento passi, i due bianchi s’arrestarono mandando un
+grido di gioia. In mezzo alle erbe avevano trovato uno di quei piccoli
+fiocchi che ornavano la casacca della giovane negra.
+
+— Finalmente!... — esclamò Antao, raccattandolo e mostrandolo con aria
+trionfante al compagno. Ora abbiamo la prova che i ladri l’hanno rapita
+e mi duole sinceramente di aver ucciso quel povero gorilla.
+
+— Sì, — disse Alfredo, lieto di quella scoperta — ora possiamo dedicare
+tutti i nostri sforzi nell’inseguire quegli audaci bricconi.
+
+— Riusciremo a raggiungerli?...
+
+— Lo spero Antao.
+
+— Ma saremo costretti a tornare verso la costa?...
+
+— No poichè le tracce finora si dirigono verso l’ovest ossia verso il
+Todji che scorre presso le frontiere degli Ascianti.
+
+— Che quei furfanti abbiano intenzione di recarsi in quel regno a
+scambiare i nostri oggetti, prima di tornare in patria.
+
+— È probabile, ma non lasceremo loro il tempo nè di giungere a Teki,
+nè ad Anum che sono le prime borgate degli Ascianti. Mentre io seguo le
+tracce torna al campo, fa’ caricare sui due cavalli che fortunatamente
+ci sono rimasti, le nostre tende e le poche casse lasciateci e
+raggiungimi più presto che puoi. —
+
+Il portoghese lieto per quella felice scoperta che chiariva la
+scomparsa della giovane negra, non si fece ripetere l’ordine due volte
+e tornò precipitosamente al campo, chiamando i negri a piena voce.
+
+In un baleno le tende furono levate, gli arnesi della cucina furono
+collocati nel sacco, le casse caricate sui due cavalli e la carovana
+si mise frettolosamente in marcia per raggiungere il capo, il quale si
+spingeva celeremente innanzi, dietro le tracce.
+
+ [Illustrazione: — Qui, padrone!... Presto, qui, padrone!... —
+ (Pag. 102).]
+
+— Sono sempre visibili? — gli chiese Antao, che lo aveva raggiunto a
+passo di corsa.
+
+— Sempre, — rispose Alfredo. — Finchè la foresta è così fitta, abbiamo
+la speranza di non perderle.
+
+— Ma poi?...
+
+— Se possiamo seguirle fino al Todji non chiederei di più, poichè
+allora avrei la certezza che i ladri cercano di spingersi fino ai
+mercati di Teki o di Anum.
+
+— Credi che abbiano molte ore di vantaggio su di noi?
+
+— Avranno marciato tutta la notte, ma saranno costretti ad accordare
+oggi un po’ di riposo ai cavalli. Forzando le marce, spero di poterli
+raggiungere prima di tre o quattro giorni.
+
+— Ma si lascieranno inseguire senza cercare d’arrestarci?...
+
+— Tutto dipenderà dal loro numero. Se sono pochi si limiteranno a
+fuggire colla massima celerità, se sono in parecchi cercheranno di
+certo di crearci degli imbarazzi o d’impedirci di stringerli troppo
+da vicino, ma non siamo uomini da inquietarci. È bensì vero che tutti
+i dahomeni sono coraggiosi, ma anche noi non abbiamo certo paura di
+loro. —
+
+I due cavalli intanto, vivamente aizzati dai due schiavi, li avevano
+raggiunti, quantunque fossero eccessivamente carichi, mentre Asseybo
+si era spinto più innanzi dietro alle tracce, essendo più abile del suo
+padrone.
+
+La foresta si manteneva sempre assai fitta e solo di quando in quando,
+a grandi distanze, si trovavano delle radure. Era un continuo caos di
+tronchi, di rami, di foglie, di liane e di radici. Ora erano macchioni
+di cedri i cui fiori spandevano all’intorno acuti profumi, o gruppi
+immensi di ebani che avrebbero fatto la fortuna di qualche tribù che
+avesse voluto approfittarne, o di acajù dal legno non meno prezioso
+e non meno ricercato per la fabbricazione dei mobili di lusso, o di
+_constiawa_ dai quali alberi si ricava una tintura molto pregiata, di
+colore giallo zafferano, di enormi _cauciù_ che danno la gomma e non
+pochi _tek_, alberi che raggiungono delle altezze imponenti e dai quali
+si ricava un legname così resistente da sfidare perfino le palle di
+cannone.
+
+In mezzo a quei vegetali che confondevano reciprocamente le loro fronde
+ed i loro rami, si vedevano svolazzare bande di pappagalli grigi e
+verdi, di grossi avvoltoi e anche alcune aquile, mentre sui tronchi si
+vedevano correre miriadi di bellissime lucertole colla testa gialla, il
+corpo grigio ferro e la coda a tre colori ossia rossa, bianca e nera.
+
+Questi animaletti si trovano dappertutto nei paesi della Costa d’Avorio
+e soprattutto nelle capanne dei negri dove si vedono, a tutte le ore
+del giorno, correre sui soffitti e lungo le pareti, occupati a dare la
+caccia agli ospiti pericolosi, ossia agli scorpioni dal morso doloroso,
+alle tarantole ed ai terribili ragni-vampiri.
+
+Come si può immaginare, sono animaletti rispettati da tutti i negri per
+i servigi immensi che rendono e perciò si propagano straordinariamente.
+
+Non mancavano le scimmie in mezzo a quelle grandi foreste. Di tratto
+in tratto, sulle cime di qualche albero fruttifero, si vedevano delle
+piccole truppe di quelle scimmie chiamate drilli, quadrumani affini ai
+mandrilli, ma non pericolose come questi ultimi.
+
+Sono molto più piccole, non essendo più alte di settanta centimetri,
+hanno il pelame olivastro sul dorso, ma biancastro sotto, mentre il
+muso è nerissimo e le mani ed i piedi color del rame.
+
+La loro barba, che è folta assai e che poi sale fino sul cranio
+formando una specie di cappuccio, dà loro un aspetto comicissimo.
+
+Vedendo passare la carovana s’affrettavano a guadagnare le più alte
+cime degli alberi, mettendosi fuori di portata dai loro assalti e di
+lassù, manifestavano le loro inquietudini con grida assordanti.
+
+Dopo il mezzogiorno però, la carovana fece l’incontro d’un branco di
+scimmie ben pericolose. Stava passando attraverso ad un macchione di
+goyavi e di sicomori, quando un ramo di considerevole grossezza cadde
+dinanzi ad Antao, il quale per poco non ne ebbe spaccato il cranio.
+
+Il portoghese, furioso, afferrò rapidamente la carabina credendosi
+assalito da qualche negro nascosto su qualche albero, ma invece d’un
+uomo vide sulla cima d’un’acacia una orribile scimmia che rideva a
+crepapelle, come fosse lieta di quel pessimo scherzo che per poco
+mandava il brav’uomo all’altro mondo.
+
+Doppiamente arrabbiato, Antao, che si trovava a cinquanta passi dai
+compagni, puntò il fucile e senza curarsi se commetteva una imprudenza,
+fece fuoco.
+
+Il quadrumane, colpito nel cranio, interruppe le sue risa per mandare
+un urlo acuto e piombò al suolo come un sacco di cenci, fracassandosi
+le ossa.
+
+Quella scimmia era senza dubbio la più brutta che Antao avesse fino
+allora veduta. La sua testa era veramente spaventosa con quelle due
+rigonfiature rigate che gli deturpavano le gote, con quella bocca larga
+e sporgente, armata di acuti denti, con quella barba arruffata color
+arancio vivo e quel cranio piramidale.
+
+Il suo corpo massiccio, robusto, coperto d’un pelame ispido, aveva
+tutte le tinte immaginabili. Era verde oliva e nera sul dorso, bruno
+chiaro sul ventre e sui fianchi, il petto giallognolo, le mani e gli
+orecchi neri ed il naso rosso fuoco.
+
+La sua statura poi oltrepassava il metro, non compresa la coda che era
+appena visibile.
+
+— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, vedendo l’amico assorto in una lunga
+contemplazione. — Contro chi hai fatto fuoco?...
+
+— Contro la tavolozza d’un pittore, — rispose il portoghese, ridendo.
+
+— Contro una tavolozza?...
+
+— Vieni a vederla e sarai persuaso. —
+
+Alfredo, quantunque fosse certo che l’amico scherzasse, tornò indietro,
+ma appena ebbe dato uno sguardo alla scimmia, afferrò Antao per un
+braccio, dicendogli:
+
+— Fuggi!... Simili tavolozze sono pericolose, mio caro.
+
+— Ma è una scimmia e non già un gorilla.
+
+— È un mandrillo e questi quadrumani hanno tali denti da farti a pezzi.
+Fuggiamo prima che giungano i compagni del morto.
+
+— Non chiedo di meglio, amico, — rispose Antao. — Ne ho avuto
+abbastanza del gorilla, per attirarmi ora addosso la collera di altre
+scimmie. —
+
+Fortunatamente nessun mandrillo si fece vedere, sicchè poterono
+raggiungere tranquillamente la carovana senza essere inquietati.
+
+Asseybo intanto, che precedeva tutti per non smarrire le tracce dei
+ladri, aveva trovato un altro oggetto appartenente alla giovane negra,
+e cioè la sua fascia rossa che era rimasta appesa ad un ramo basso d’un
+grande cedro.
+
+Non si poteva ammettere che l’amazzone l’avesse perduta, avendogliela
+veduta attorno ai fianchi, strettamente annodata. Doveva indubbiamente
+averla lasciata cadere per indicare il suo passaggio attraverso quella
+vasta boscaglia, certa che gli uomini bianchi, derubati dei loro
+effetti e dei loro animali, avrebbero seguite le tracce dei fuggiaschi.
+
+Verso il tramonto, sull’opposta riva dell’Aka, fiume che scaricasi
+nel lago Anglo, nei pressi di Krikor, fu trovata anche la cartucciera
+dell’amazzone pendente da un altro ramo, ma, in modo da poter essere
+veduta dal primo individuo che fosse passato per di là.
+
+Accanto alla pianta si scorgevano gli avanzi d’un fuoco e ciò indicava
+che i fuggiaschi dovevano essersi fermati colà per preparare il pasto e
+per far riposare i cavalli.
+
+— Ora non possiamo più dubitare della fedeltà di quella brava ragazza,
+— disse Antao ad Alfredo.
+
+— Sì, — rispose questi. — Mantiene il suo giuramento.
+
+— Però quelle canaglie devono sempre avere un grande vantaggio su di
+noi e sarà difficile che noi possiamo raggiungerli.
+
+— Non spero di poterli sorprendere nella foresta, Antao. I nostri
+animali sono troppo carichi per poter gareggiare con quelli che ci
+hanno rubato, ma a me basta che continuino a fuggire verso l’ovest,
+ossia verso gli Ascianti.
+
+— Ma non avremo delle noie in quel paese di barbari?...
+
+— Gli Ascianti non sono più civili dei dahomeni, è vero, ma non osano
+molestare gli Europei, dopo che hanno provato la forza delle armi
+inglesi.
+
+— Quale pericolo potrebbero correre se ci tendessero una imboscata e ci
+massacrassero tutti?... Chi andrebbe a raccontarlo agli Europei della
+Costa?...
+
+— È vero, ma una superstizione fortunata rende inviolabile la vita
+degli uomini bianchi.
+
+— Forse che gli Ascianti ci credono uomini discesi dal cielo?...
+
+— No, ma in causa d’una profezia che rimonta alla fine del primo quarto
+di questo secolo. In quell’epoca i grandi _cumfos_, ossia i profeti
+del regno, hanno predetto che giungerebbe un tempo in cui il loro paese
+sarebbe stato costretto a cambiare religione, usi e costumi per opera
+di uomini bianchi protetti dai _feticci_, aggiungendo che se uno di
+quegli uomini venisse ucciso, le più spaventevoli calamità avrebbero
+colpito la dinastia ed il suo popolo.
+
+In seguito a quella profezia, per tema di uccidere uno di quegli uomini
+protetti dai _feticci_, fu decretata una legge speciale colla quale
+si proibisce severamente a qualunque, anche ai re, di sacrificare
+qualsiasi europeo che metta i piedi sul territorio degli Ascianti.
+
+— Allora non temo più per la mia pelle.
+
+— Puoi vivere tranquillo, specialmente nella nostra qualità d’italiani
+e di portoghesi. Se fossimo inglesi, chissà, potremmo aspettarci
+qualche brutta sorpresa.
+
+— Si dice che gli Ascianti non abbiano torto ad odiare gli Inglesi.
+
+— La guerra mossa dall’Inghilterra a quel popolo non è stata giusta,
+Antao, e l’odio se lo sono meritato. Non ha avuto altro scopo, si può
+dire, che di derubare gli Ascianti della grande quantità d’oro che
+possedevano.
+
+Dopo d’aver incendiata la capitale e di aver imposto ai vinti un enorme
+tributo di guerra, accorgendosi che gli Ascianti erano ancora ben
+forniti d’oro, cercarono altri cavilli per imporne un secondo che colle
+minaccie ottennero.
+
+Come puoi immaginarti, gli Ascianti amano l’Inghilterra come il fumo
+negli, occhi e se noi appartenessimo a quella nazione, potremmo pagare
+cara l’imprudenza di avventurarci sulla riva del Volta. —
+
+In quel momento si vide Asseybo, che si trovava a dieci passi da
+loro, cadere al suolo fracassando un ramo che pareva fosse stato
+appositamente gettato attraverso quella specie di sentiero, quindi
+rialzarsi prontamente, gridando coll’accento del più vivo terrore.
+
+— Fuggite!... Fuggite!... —
+
+
+
+
+CAPITOLO XV.
+
+La caccia ai rapitori
+
+
+Il negro, i due dahomeni e perfino i due cavalli, presi da un
+inesplicabile terrore, si erano dati ad una fuga precipitosa,
+quantunque nessun animale fosse comparso dinanzi a loro.
+
+Antao ed Alfredo, credendo che sotto le macchie si celasse qualche
+leone o qualche leopardo, invece di seguire i loro uomini si erano
+arrestati, armando precipitosamente i fucili, pronti a far fronte al
+pericolo.
+
+Con loro non poca sorpresa, non udirono alcun ruggito, nè alcun urlo
+che potesse giustificare la paura dei negri e dei due cavalli, nè
+videro in alcun luogo muoversi i rami delle macchie.
+
+— Ma cosa avrà veduto Asseybo? — chiese il portoghese, sempre più
+stupito. — Eppure quel negro è coraggioso e non si spaventa per un
+nonnulla.
+
+— Che abbia scambiato qualche grossa radice nera per un serpente?... —
+mormorò Alfredo. — Guardo dappertutto, ma non vedo assolutamente nulla
+che possa spaventarci. —
+
+Ad un tratto però udì in aria un acuto ronzìo ed alzati gli occhi, vide
+volarsi incontro uno sciame d’insetti un po’ più grandi delle nostre
+vespe. Un grido di terrore gli sfuggì:
+
+— Antao!... Fuggiamo!... Le _elovas_!... —
+
+Il portoghese, quantunque si meravigliasse che il compagno avesse tanta
+paura di uno sciame di vespe, vedendolo levarsi rapidamente la giacca,
+coprirsi la testa ed il viso e quindi fuggire a precipizio, credette
+saggia cosa imitarlo, correndogli dietro.
+
+Le vespe però volavano rapidamente e come fossero furiose di
+vendicarsi, li perseguitavano senza posa, ronzando attorno a loro e
+cercando d’introdursi fra le pieghe delle giacche.
+
+Alfredo, quantunque non potesse vederci bene, cercava dirigersi verso
+il luogo ove si udivano le grida dei negri. Pareva che avessero trovato
+un ricovero contro gli assalti di quegli ostinati insetti, poichè
+urlavano senza posa:
+
+— Qui padrone!... Presto, qui padrone!... —
+
+Attraversato un lembo della foresta, i due fuggiaschi scorsero i
+loro uomini ed i due cavalli tuffati in uno stagno che pareva fosse
+profondo, poichè non sporgevano che le loro teste.
+
+Alfredo vi balzò dentro senza esitare ed il portoghese, che si sentiva
+addosso quelle dannate vespe, gli tenne dietro, mentre i negri, coi
+loro cappelli di foglie di cocco, respingevano i piccoli assalitori con
+abbondanti getti d’acqua.
+
+Parve che quegli spruzzi riuscissero molto incomodi alle vespe perchè
+si affrettarono ad innalzarsi e quindi a volare verso i boschi in
+gruppo serrato.
+
+— Se ne sono andate? — chiese Antao, che non sapeva ancora decidersi
+a levarsi la giacca protettrice. — Morte di Urano e di Saturno!... Ma
+erano idrofobe adunque?...
+
+— L’acqua non fa per loro, — rispose Alfredo. — Fortunatamente i nostri
+uomini hanno trovato questo stagno che ci ha salvati.
+
+— Bah!... Convengo che le punture delle api non sono piacevoli,
+Alfredo, ma anche senza quest’acqua non ci sarebbe toccato un guaio
+serio.
+
+— T’inganni, Antao. Conosci quelle vespe?...
+
+— No, ma mi parvero simili alle nostre.
+
+— Ma tu ignori che veleno terribile iniettano quegli insetti che dai
+negri sono chiamate _elovas_. Ti produce un tale dolore, da impazzire o
+poco meno e che ti dura due o tre giorni.
+
+Le _elovas_ sono più temute delle mosche _ibolai_, le quali posseggono
+dei pungiglioni così acuti da passare perfino i calzoni. Non vi è alcun
+negro che osi avvicinarsi agli alberi dove hanno costruito il loro
+nido.
+
+— Ma chi le ha disturbate?...
+
+— Io, — rispose Asseybo. — Ho incespicato in qualche cosa che era stata
+tesa attraverso il sentiero, forse qualche liana e sono caduto addosso
+ad un ramo che era stato appoggiato appositamente al cespuglio abitato
+dalle _elovas_. Sentendo muoversi i rami sui quali avevano costruiti i
+nidi, temendosi forse assalite, si sono affrettate a darci addosso.
+
+— Un ramo appoggiato appositamente? — chiese Alfredo.
+
+— Sì, padrone, e qualcuno lo aveva collocato attraverso il sentiero,
+per far scatenare le _elovas_ contro l’imprudente che lo avesse urtato.
+
+— Ma chi credi che sia, quel «qualcuno?»
+
+— Uno dei ladri che inseguiamo, padrone.
+
+— Furbi, quei furfanti! — esclamò Antao. — Forse speravano che le api
+ci cacciassero in corpo tanto veleno, da diventare gonfi come otri.
+
+— Ed immobilizzarci due o tre giorni per sfuggirci, — aggiunse Alfredo.
+— Di queste astuzie bisogna attenderne ben altre, ma non ci avanzeremo
+che con prudenza. —
+
+Essendo intanto calata la notte, risolsero di accamparsi presso quello
+stagno, quantunque non fosse prudente arrestarsi in quel luogo, che
+poteva servire di abbeveratoio a tutti gli animali della foresta.
+Avevano però la probabilità di ammazzare qualche capo di selvaggina ed
+un buon arrosto di carne fresca lo desideravano tutti.
+
+Fu con questa speranza che Antao ed Alfredo, dopo una cena frugale,
+essendo a corto di provviste, andarono ad imboscarsi all’opposta
+estremità dello stagno, nascondendosi in mezzo a quattro grossi alberi
+che potevano proteggerli contro qualsiasi improvviso assalto.
+
+Quell’attesa pareva da principio promettente, poichè appena l’oscurità
+cominciò a diventare fitta, una banda di animali sbucò dalla foresta,
+correndo allo stagno per dissetarsi, ma era composta esclusivamente di
+sciacalli e nessuno dei due cacciatori si sentiva capace di fare onore
+ad un arrosto di cane selvatico.
+
+Più tardi, allontanatisi quei notturni predatori, videro avanzarsi
+prudentemente un superbo leopardo, ma pareva che si dirigesse verso lo
+stagno più spinto dalla speranza di sorprendere qualche vittima che per
+dissetarsi. Accortosi però della presenza dei cacciatori e prevedendo
+forse che nulla avrebbe avuto da guadagnare in una lotta con loro, con
+un grande salto si rintanò nella foresta, andando a cercare altrove
+prede meno pericolose.
+
+Non vedendo comparire altri animali, i due cacciatori, ormai disperando
+di abbattere qualche succulenta gazzella stavano per tornarsene
+al campo, quando alzando gli sguardi sui rami d’un albero vicino,
+scorsero parecchi punti luminosi, giallastri, che ora apparivano ed ora
+scomparivano.
+
+— Sarei curioso di sapere cosa vi è lassù, — disse Antao. — Che siano
+uccellacci notturni?
+
+— Sarebbero volati via, — rispose Alfredo. — Credo invece che lassù ci
+sia l’arrosto che cerchiamo.
+
+— Allora saranno scimmie e se sono tali lascio l’arrosto ai tuoi negri.
+
+— No, Antao, non sono scimmie e te lo proverò. —
+
+Il cacciatore puntò la carabina e fece fuoco. Subito si videro quei
+punti luminosi balzare attraverso i rami dell’albero, mentre un corpo
+precipitava al suolo emettendo un debole grido.
+
+— Non mi ero ingannato, — disse Alfredo. — L’arrosto è venuto, piccolo
+sì ma squisito. —
+
+Il portoghese, senza sapere di cosa si trattasse, non volendo essere da
+meno del compagno mirò due punti luminosi che brillavano all’estremità
+d’un ramo e fece capitombolare un altro corpo.
+
+— Vediamo ora cosa sono, — disse.
+
+Alfredo aveva raccolto le due prede e le guardava con curiosità.
+Erano due animaletti grossi come scoiattoli, non essendo più lunghi
+di diciotto o venti centimetri, col corpo esile, il pelame corto,
+fitto, grigio fulvo sul dorso e biancastro sul ventre e con due orecchi
+straordinariamente grandi per degli esseri così piccoli.
+
+— Che animali sono? — chiese Antao.
+
+— _Galangoni_, — rispose il compagno. — Sono animaletti di abitudini
+notturne, che vivono ordinariamente sugli alberi nutrendosi d’insetti e
+delle gomme delle piante resinose.
+
+— Hanno degli orecchi veramente mostruosi!
+
+— Ma utili per loro, poichè per dormire senza venire disturbati, li
+ripiegano chiudendo perfettamente l’udito.
+
+— Quest’arrosto lo serberemo per la colazione. —
+
+Essendo prossima la mezzanotte, i due cacciatori tornarono al campo per
+gustare un po’ di riposo sotto la guardia di un dahomeno.
+
+Ai primi albori la carovana, attraversato il Dschawoe in prossimità
+delle sue sorgenti, un fiume d’un corso non breve e che va a scaricarsi
+nel Volta, si rimettevano in marcia dietro le tracce dei fuggiaschi
+che erano state ritrovate, dopo però lunghe ricerche, sull’opposta
+riva. Quelle tracce si dirigevano ora in linea retta, verso l’ovest,
+in direzione del Volta, fiumana grandissima che forma la frontiera
+orientale del potente regno degli Ascianti. Ormai non vi era più da
+ingannarsi: i ladri si recavano in qualche cittadella di quel regno
+per disfarsi degli oggetti rubati ai due bianchi con maggior profitto,
+essendo i villaggi dei Krepi troppo poveri per fare simili acquisti e
+sprovvisti specialmente di metalli preziosi.
+
+Alfredo aveva creduto per un momento che avessero avuta l’intenzione di
+recarsi a Kpandu, una delle più grosse borgate dei Krepi, situata al
+di là del 7° di latitudine settentrionale, ma la linea quasi diritta
+che mantenevano le tracce e sempre verso occidente, lo aveva convinto
+del contrario. I ladri ormai dovevano mirare ad Abetifi, che è una
+delle più importanti città degli Ascianti, celebre pei suoi mercati
+settimanali che attirano numerose carovane e molti ricchi negozianti di
+Cumassia, la capitale del regno.
+
+Le foreste che si estendevano al di là dello Dschawoe, permettevano
+fortunatamente di procedere con maggior lestezza, non essendo ingombre
+di liane e di radici. Gli alberi erano riuniti in grandi gruppi, ma
+lasciavano qua e là degli spazi liberi abbastanza vasti ed affatto
+privi di quegli intricatissimi cespugli che ordinariamente occupano le
+radure delle foreste africane.
+
+Asseybo che si manteneva sempre alla testa della carovana, osservava
+scrupolosamente le piante vicine alle tracce lasciate dai fuggiaschi,
+le quali erano sempre visibili, mantenendosi il suolo umido, ma
+non riusciva più a scoprire alcun segnale della giovane negra. Era
+da supporre che i suoi rapitori si fossero accorti degli oggetti
+lasciati cadere per guidare gl’inseguitori e che ora la sorvegliassero
+attentamente.
+
+Sospettando poi sempre qualche nuova astuzia, il bravo negro guardava
+attentamente anche il suolo, per tema di porre i nudi piedi su qualche
+spino avvelenato nascosto entro terra o di cadere in qualche profonda
+buca armata di un palo aguzzo e ricoperta accuratamente in modo da
+ingannare perfino le fiere, astuzie ben note ai dahomeni.
+
+Sentiva per istinto che quei furfanti, dopo il primo tentativo di
+arrestarli per alcuni giorni colle atroci punture delle pecchie, non
+avrebbero tardato a tendere altre insidie e forse più pericolose, per
+sbarazzarsi di loro.
+
+I suoi timori, pur troppo, dovevano ben presto avverarsi.
+
+La carovana, dopo una breve fermata sull’opposta riva del Deise, altro
+affluente del Volta, erasi da qualche ora messa in marcia, quando
+l’olfatto del negro fu colpito da un odore di bruciaticcio, che il
+vento portava dall’ovest.
+
+Non era però quell’odore particolare che tramandano le piante
+resinose che vengono divorate dalle fiamme, ma un altro più acuto, più
+sgradevole e che pareva prodotto da ammassi di carne bruciata.
+
+— Padrone, — disse, tornando rapidamente indietro. — Qualche cosa
+succede in mezzo od ai confini della foresta.
+
+— Che quei furfanti abbiano incendiata la boscaglia per costringerci a
+retrocedere? — si chiese Alfredo, con inquietudine. — Questo odore di
+bruciaticcio può annunciarci un grave pericolo.
+
+— Non sarà facile che questa immensa foresta prenda fuoco come uno
+zolfanello, — disse Antao.
+
+— Possono aver incendiati dei macchioni d’alberi resinosi, — rispose
+Alfredo.
+
+— Ma si direbbe che mille cuochi stanno arrostendo dei milioni di
+costolette. Non senti che odore?...
+
+— Sì, Antao.
+
+— Da cosa provenga?...
+
+— Non lo so.
+
+— Mandiamo Asseybo su un albero. Di lassù potrà forse vedere se è la
+foresta che brucia. —
+
+Il negro fu lesto a obbedire. Avendo osservato che un grosso tek
+lanciava la sua cima molto più in alto di tutti gli alberi vicini,
+aiutato dai due schiavi potè raggiungere i primi rami e quindi issarsi
+fino agli ultimi.
+
+Dall’alto di quell’osservatorio il suo sguardo potè spaziare
+liberamente sopra tutta la foresta e scorgere distintamente, a meno di
+due chilometri di distanza, alcune colonne di fumo che s’innalzavano
+presso un largo fiume, il quale tagliava tutto l’orizzonte occidentale.
+
+Pareva però che invece degli alberi bruciassero delle erbe, poichè in
+quella direzione non si vedevano che rade piante e nessuna ardeva.
+
+Ad un tratto i suoi sguardi videro avanzarsi fra gli alberi vicini,
+come un largo serpente di colore oscuro, il quale minacciava di
+tagliare in due la foresta.
+
+— Canaglie, — mormorò. — Ora comprendo tutto. —
+
+Si lasciò cadere di ramo in ramo con rapidità fulminea e giunto a terra
+afferrò per la briglia il primo cavallo e si mise a correre, gridando:
+
+— Presto, padrone, o non potremo giungere al fiume prima di tre o
+quattro giorni. Frustate i cavalli o sarà troppo tardi. —
+
+Senza chiedere spiegazioni, comprendendo che se Asseybo così agiva
+doveva avere le sue buone ragioni, i due europei ed i dahomeni si
+precipitarono dietro a lui, bastonando i cavalli per farli galoppare.
+
+Il negro correva sempre, descrivendo un semicerchio, come se volesse
+sfuggire un gran pericolo che pareva dovesse venire dal nord-ovest
+e gettava intorno sguardi smarriti come se temesse da un istante
+all’altro di venire assalito.
+
+— Diavolo d’un paese, — brontolava Antao, che trottava a fianco dei
+cavalli. — Si può mai essere un po’ tranquilli? Cosa sta per accadere
+ora?... Ieri le vespe ed oggi avremo qualche nuova specie di calabroni
+o di pipistrelli!... —
+
+Ad un tratto udirono Asseybo a gettare un grido di trionfo.
+
+— Ehi, negro del malanno!... — urlò Antao. — Sono fuggiti anche i
+calabroni?... Se mi fai correre ancora un po’ scoppio o mi prendo un
+colpo di sole.
+
+— Presto!... — gridò Asseybo. — Siamo giunti in tempo!...
+
+— In tempo di cosa?... — chiese Antao, che con un ultimo sforzo lo
+aveva raggiunto.
+
+— Di passare salvando la nostra pelle.
+
+— Da chi?...
+
+— Guardate!... —
+
+Il portoghese guardò sotto gli alberi, vide e scoppiò in una risata
+fragorosa.
+
+— Un gorilla mi strangoli se costui non è pazzo!... — esclamò.
+
+— No, Antao, — disse Alfredo. — Asseybo non è pazzo e se sei ancora
+vivo, puoi ringraziare lui solo.
+
+— Ma.... non vedi che sono formiche?...
+
+— Sì, delle formiche, ma che non lascierebbero un brano di carne
+nè addosso a te, nè addosso ad un feroce leopardo. Mio caro, siamo
+sfuggiti ad un grave pericolo ed ancora una volta i ladri hanno fatto
+un buco nell’acqua. —
+
+
+
+
+CAPITOLO XVI.
+
+Le formiche carnivore
+
+
+Se il portoghese avesse abitato per qualche anno in quelle regioni
+equatoriali, non avrebbe di certo riso vedendo avanzarsi, attraverso
+alla foresta, quella colonna di formiche che si distendeva come un
+serpente gigantesco e tanto meno avrebbe chiamato pazzo il negro,
+se avesse conosciuto da quale specie di insetti stavano per venire
+assaliti.
+
+L’Africa, al pari dell’America meridionale, è straordinariamente
+popolata di formiche di varie specie, quasi tutte assai più grandi
+di quelle che abbiamo in Europa e, cosa davvero strana per insetti
+di così piccole dimensioni, quasi tutte avidissime di carne e quindi
+ferocissime.
+
+Alcune, come le bianche per esempio, che vivono in nidi di forma
+piatta che rassomigliano a giganteschi funghi, si limitano a divorare
+i legni vecchi delle piante di cotone o le travi delle capanne dei
+negri, compromettendo la sicurezza delle abitazioni; altre nere, che si
+tengono nascoste nelle sabbie, si accontentano di mordere ferocemente
+i piedi dei negri, causando acuti dolori, ma vi sono altre ancora che
+vogliono delle vittime da scarnare.
+
+Tali sono le termiti, le più grandi delle specie e le formiche rosse,
+le quali si nutrono di carne, cercandola dovunque con una avidità senza
+pari.
+
+Guai all’uomo o all’animale che sorprendono addormentati presso i loro
+formicai od anche in piena foresta durante le loro peregrinazioni!...
+In un momento li coprono, mettono in opera le loro piccole ma
+formidabili tenaglie e malgrado la resistenza disperata della vittima
+in poco tempo, anzi in pochi minuti, la divorano viva non lasciando
+che le ossa, ma così ripulite che il migliore preparatore anatomico non
+farebbe di più.
+
+Ma ve ne sono altre ancora bene più formidabili delle termiti, delle
+rossastre, delle biancastre, delle formiche acqua bollente, ecc. e
+queste sono quelle conosciute dai popoli dell’Africa equatoriale con
+nome di _lascicuai_.
+
+Questi insetti sanguinari sono gli zingari della specie, poichè non
+hanno dimore stabili, quindi non fabbricano nidi. Errano continuamente
+in mezzo alle foreste, marciando in file lunghe parecchi chilometri,
+divorando sul posto quanti animali, piccoli o grossi, feroci o
+inoffensivi possono sorprendere ed obbligando perfino i negri a
+fuggire, quando quei piccoli mostri incontrano sulla loro via dei
+villaggi.
+
+Quelle formiche che s’avanzavano attraverso al bosco in fitti
+battaglioni, dovevano essere state cacciate in quella direzione dai
+negri fuggiaschi, onde cercare di sbarrare la via agli inseguitori e
+forse per far loro perdere gli animali.
+
+L’incendio che avvampava in direzione del fiume, bruciando una prateria
+di erbe secche, non doveva aver avuto altro scopo e le _lascicuai_, che
+hanno una così grande paura del calore da tenersi persino al riparo dei
+raggi solari, si erano affrettate a deviare, fuggendo nel bosco.
+
+Fortunatamente Asseybo le aveva scorte a tempo e sospettando un tiro
+birbone da parte dei ladri, con quella rapida marcia era riuscito a far
+passare la piccola carovana, prima che la via fosse stata tagliata da
+quell’esercito di feroci insetti.
+
+— Un ritardo di pochi minuti e noi venivamo arrestati e forse per
+parecchi giorni, — disse Alfredo, che si era affrettato ad allontanarsi
+da quella fiumana di corpicini nerastri.
+
+— Ma credi che queste emigrazione continui molto?... — chiese Antao.
+
+— Chissà di quanti miliardi di formiche si comporrà quell’esercito. Non
+vedi come la colonna si mantiene stretta?...
+
+— Infatti non è più grossa d’un serpente, ma che ordine di marcia!... I
+nostri soldati non camminerebbero meglio.
+
+— E guarda come quei battaglioni mantengono una linea rigorosamente
+diritta e compatta.
+
+— È vero Alfredo e neppure un insetto si sbanda.
+
+— Gli ufficiali non lo permetterebbero.
+
+— Gli ufficiali?...
+
+— Sì, Antao. Se noi potessimo avvicinarci senza correre il pericolo di
+venire assaliti, potrei farti vedere i capi che marciano sui fianchi
+delle colonne per impedire qualsiasi sbandamento.
+
+— Oh!... È incredibile!... Quanta intelligenza in insetti così
+piccoli!...
+
+— Quegli ufficiali appartengono alle caste guerriere.
+
+— Ma come, forse che le formiche sono divise in caste?...
+
+— Certamente, Antao. Le termiti, per esempio, sono divise in due caste
+nettamente distinte che non si possono mai mescolare: le guerriere,
+che sono le più forti e le più grandi, incaricate esclusivamente di
+difendere i formicai e le industriali che devono solamente occuparsi
+dello scavo delle gallerie sotterranee e del fornimento dei viveri.
+
+— È incredibile! — esclamò Antao, al colmo dello stupore.
+
+— Ma vi è di più, amico mio. Certe specie di formiche, oltre queste due
+caste ne hanno una terza costituita dagli schiavi.
+
+— Morte di Saturno!... Ma vi sono anche le formiche schiaviste?...
+
+— Sì, Antao e queste sono le formiche chiamate _amazzoni_ e quelle
+_color sangue_ che abitano l’America meridionale.
+
+— Ma le formiche schiave appartengono alla stessa specie?...
+
+— Mai più. Quando le _amazzoni_ o le _color sangue_ hanno bisogno
+di schiavi, intraprendono delle spedizioni contro le formiche dette
+_nero-cineree_, nè più nè meno come fanno i cacciatori di schiavi
+dell’Africa centrale. Essendo più forti, vincono facilmente le
+avversarie, invadono i loro formicai, non senza però incontrare
+là dentro una tenace resistenza, e s’impadroniscono delle larve
+_nero-cineree_. Più umane dei cacciatori di negri, non le maltrattano,
+nè incrudeliscono contro i vinti, ma se le portano nei loro formicai,
+le affidano alle cure di altre schiave, le fanno nutrire al pari delle
+altre e quando sono completamente sviluppate le obbligano a lavorare,
+ma senza adoperare la violenza.
+
+— E non pensano a ribellarsi, quelle disgraziate prigioniere?...
+
+— Tutt’altro, Antao, poichè fra le diverse caste, tra le quali non vi
+è differenza di trattamento, regna una buona armonia invidiabile e le
+guerriere e le schiave finiscono coll’amarsi come appartenessero ad una
+stessa famiglia.
+
+— Quanto avrebbero da imparare certi popoli da quei piccoli esseri!...
+— esclamò Antao. — Si può dire che sono maestri di civiltà.
+
+— Padrone, — disse in quel momento Asseybo. — Prima che le _lascicuai_
+s’accorgano della nostra presenza, affrettiamoci a frapporre il fiume
+fra noi e loro.
+
+Le erbe della prateria vanno spegnendosi e le formiche potrebbero
+deviare ancora.
+
+— Ma ritroveremo le tracce dei fuggiaschi, ora che la cenere le avrà
+ricoperte?...
+
+— Se i ladri hanno attraversato il fiume in questo luogo, vuol dire
+che esiste un guado da loro conosciuto. Se lo troviamo anche noi, sulla
+sponda opposta ritroveremo anche le loro tracce.
+
+— È vero, Asseybo. Andiamo a cercare questo guado. —
+
+L’incendio della prateria, che si estendeva dalle rive del Volta ai
+primi alberi della grande foresta, era già cessato in parecchi luoghi
+per mancanza di combustibile e si poteva tentare il passaggio senza
+correre alcun pericolo. Avvampava però ancora verso il nord, seguendo
+il corso del fiume, lanciando in aria nuvoloni di fumo denso e nembi
+di scintille, ma i grossi tronchi degli alberi pareva che opponessero
+una barriera insuperabile e forse più di tutto era il terreno umido che
+impediva alle fiamme di estendersi.
+
+La piccola carovana, che non voleva perdere troppa via per non lasciare
+tempo ai ladri di dileguarsi dopo di essersi sbarazzati del bottino,
+si avventurò sulla cenere ancora calda che copriva la pianura, ma i
+tre negri, che erano scalzi, furono ben presto costretti a salire sui
+cavalli per non guastarsi le piante dei piedi.
+
+La traversata si compì senza incidenti e mezz’ora dopo i cinque uomini
+ed i due animali si trovavano sulla riva sinistra del Volta.
+
+Questo fiume, che è uno dei più grandi che solcano le regioni della
+Costa d’Avorio, quantunque bagni il possedimento inglese, è ancora
+oggidì poco conosciuto e non si sa quale sia la lunghezza del suo
+corso, nè si conosce precisamente dove abbia le sue sorgenti.
+
+Pare però che venga formato da due considerevoli corsi d’acqua ai quali
+furono ultimamente imposti i nomi tedeschi di Schwarger e di Weisser
+e che avrebbero le loro sorgenti l’uno nella regione dei Tiebas, verso
+il 12° di lat. N e 13° di long. E e l’altro sulla regione dei Gurunssi
+verso il 13° di lat. ed il 16° di long.
+
+Si sa che si apre il passo attraverso le regioni dei Dafina, dei
+Mandinghi e dei Gamman, che poi piega verso l’est scorrendo lungo la
+frontiera degli Ascianti per scaricarsi in mare per un largo estuario,
+nei dintorni della cittadella di Ada, una delle più piccole del
+possedimento inglese della Costa d’Avorio.
+
+Là dove era giunta la piccola carovana, il fiume aveva una larghezza
+considerevole, superiore ai quattrocento metri, ma l’acqua era bassa
+e poteva permettere il guado, senza il pericolo di un assalto da parte
+dei coccodrilli che sono numerosi su quel corso d’acqua.
+
+— Il passaggio sarà facile, — disse Asseybo, che era sceso sulla
+sponda per misurare la profondità della corrente. — Se i ladri lo hanno
+attraversato, noi possiamo fare altrettanto.
+
+— Credi che siano passati di qui? — chiese Alfredo.
+
+— Sì, padrone poichè laggiù vedo che il fiume si restringe e
+l’acqua sarà tanto alta da affogare un cavallo grande quanto un
+elefante. —
+
+I due europei si spogliarono non conservando che le maglie, poi tenendo
+nella sinistra le carabine scesero nel fiume dietro ad Asseybo, seguiti
+dai due schiavi che conducevano i cavalli.
+
+ [Illustrazione: Era un elefante selvaggio, uno dei più grossi
+ e dei più belli.... (Pag. 125).]
+
+Sott’acqua, ad una profondità di un metro, pareva che si estendesse un
+banco di sabbie di notevole larghezza, poichè nè a destra nè a sinistra
+il fondo non accennava a mancare. Se si prolungava molto innanzi,
+vi era la probabilità che la carovana potesse guadare il fiume senza
+bagnare le casse contenenti le provviste e le munizioni.
+
+La corrente, che era debole, favoriva la traversata; il negro però
+non procedeva che con estrema prudenza e se non dopo d’aver ben
+esplorato il fondo con un bastone acuminato, non ignorando quali ospiti
+pericolosi ricovera il fiume.
+
+Quelle precauzioni gli salvarono la vita, giacchè nel momento che stava
+per varcare un canaletto aperto nel banco di sabbia, mise i piedi su
+di una massa ruvida che subito gli sfuggì, facendogli quasi perdere
+l’equilibrio.
+
+Immaginandosi di cosa si trattava, fu pronto a retrocedere e fu una
+vera fortuna per lui, perchè tutto d’un tratto una coda mostruosa,
+armata di grosse scaglie ossee, emerse sferzando l’acqua a destra ed a
+sinistra, col fragore del tuono.
+
+— Morte di Urano! — gridò Antao. — Un ippopotamo?...
+
+— Un coccodrillo! — gridò Alfredo. — Fermi tutti!... —
+
+Il mostro, che forse sonnecchiava in fondo al fiume, sentendosi
+disturbare, aveva avventato quel poderoso colpo di coda sperando di
+abbattere l’importuno; vedendo però che nessuno era caduto sul banco,
+cacciò fuori la sua orribile testa, mostrando la sua enorme gola e
+battendo le potenti mascelle armate di lunghi denti.
+
+Comprese senza dubbio con quali nemici aveva da fare, perchè subito
+s’immerse e contrariamente a quanto si aspettava il portoghese,
+s’affrettò ad allontanarsi.
+
+— Ecco un coccodrillo pauroso, — disse Antao, che aveva armata la
+carabina. — Mi avevano detto che erano formidabili, ma sembra che
+questo non lo fosse affatto.
+
+— Che i coccodrilli siano realmente terribili predatori è vero, sono
+però anche eccessivamente prudenti, — rispose Alfredo. — Se ti hanno
+narrato che assalgono sempre quando si vedono delle persone vicine,
+hanno mentito.
+
+— L’avevo anche letto sui libri di molti viaggiatori.
+
+— Fole, Antao. Questi sauriani si tengono quasi sempre lontani
+dagli uomini e si guardano bene dall’assalirli. Non dico però che
+se tu cadessi in un fiume popolato da quei bestioni ti lascierebbero
+raggiungere tranquillamente la sponda.
+
+— Si dice che è pericoloso attingere acqua nei fiumi da loro abitati.
+
+— È vero, per le donne che sono inermi. Quei mostri le attendono
+nascosti presso le rive e quando quelle disgraziate si curvano per
+riempire i loro vasi, con un salto le afferrano e le trascinano nel
+letto del fiume.
+
+Del resto sono così diffidenti, che basta la vista di un battello
+qualunque per metterli in fuga. Se sono molti si lasciano talvolta
+anche avvicinare; se sono pochi prendono il largo e difficilmente si
+lasciano uccidere.
+
+— Ed il coccodrillo che abbiamo fatto fuggire non verrà, nuotando
+sott’acqua, a tagliarci le gambe?
+
+— Non crederlo. Basterà che Asseybo batta l’acqua col suo bastone per
+farlo fuggire. —
+
+Il negro, passato il primo istante di sorpresa, si era rimesso in
+cammino continuando a frugare il fondo per accertarsi della sua
+solidità e per non mettere i piedi su di un secondo rettile che poteva
+ammazzarlo con un solo colpo di coda.
+
+Il banco fortunatamente si prolungava attraverso a tutto il fiume e
+mantenendosi sempre compatto, sicchè la piccola carovana potè, dopo
+venti minuti, giungere felicemente alla riva opposta, la quale era
+coperta da alberi altissimi e frondosi.
+
+Asseybo stava per salire il pendìo, quando mostrò ai due europei
+un banco semi-nascosto da un gruppo di rocce, sul quale stavano
+raggruppati dodici o quindici coccodrilli fra grandi e piccoli,
+scaldantisi ai torridi raggi del sole.
+
+— Che magnifica collezione! — esclamò Antao. — Mi sentirei tentato di
+sparare qualche palla contro quei mostruosi animali.
+
+— Sarebbe polvere sprecata, — rispose Alfredo. — Le loro scaglie sono
+così dure, da far rimbalzare la palla della tua carabina. I soli punti
+vulnerabili sono le ascelle e la gola, ma da rettili che ci tengono
+alla loro pelle, non mostrano nè le prime, nè la seconda.
+
+— Ma.... guarda, Alfredo!... — esclamò il portoghese, stupito. — Non
+vedi tu degli uccelli entrare nelle gole aperte di quei mostri?...
+
+— Sì, — rispose il cacciatore, sorridendo.
+
+— E non chiudono le bocche per mangiarli?... È vero che mi sembrano
+piccoli.
+
+— Sono gli amici dei coccodrilli.
+
+— Quegli uccelli?...
+
+— Sì, Antao. Sono i _troichilus_, volatili che mai si separano da quei
+formidabili rettili quando questi si tengono a galla e che rendono a
+quelle bestiaccie dei buoni servigi, sbarazzando le loro mandibole dei
+numerosi insetti che le ingombrano.
+
+— Ed i coccodrilli rispettano quei piccoli volatili?
+
+— Lo vedi come si cacciano impunemente fra le potenti mascelle,
+soffermandovisi a lungo.
+
+— Non avrei mai creduto che quei bruti sapessero cos’è la riconoscenza.
+
+— Ah!...
+
+— Cos’hai?...
+
+— Vedi quei piccoli animali che s’avanzano prudentemente sulle sabbie
+della riva?... —
+
+Il portoghese guardò nella direzione indicata e vide, a due o trecento
+passi, quattro animali grossi un po’ più d’un gatto, ma col corpo
+più lungo, le gambe corte, il muso assai acuto, gli orecchi corti ma
+larghi, ed il pelame lanoso, lungo, giallo ruggine, a riflessi fulvi
+verso la coda.
+
+Procedevano lentamente, procurando di tenersi celati dietro le
+ripiegature del terreno, ma di quando in quando si arrestavano per
+rimovere le sabbie con un lesto colpo di zampa.
+
+— Dei gatti qui! — esclamò Antao. — Forse dei gatti selvatici?
+
+— No, sono i più fieri nemici dei coccodrilli.
+
+— Quegli animali così piccoli?... Vuoi burlarti di me?...
+
+— Non ne ho mai avuta l’intenzione. Quegli animaletti sono icneumoni e
+fanno guerra ai coccodrilli divorando le uova che questi depongono fra
+le sabbie onde il sole le faccia schiudere.
+
+— I furbi!...
+
+— Ma quanto sono utili, mio caro. Senza gli icneumoni ben presto
+i coccodrilli diventerebbero così numerosi, da rendere i fiumi
+dell’Africa inaccessibili anche alle grosse barche. Orsù, lasciamo
+quegli animaletti alle loro occupazioni e pensiamo ai ladri o
+guadagneranno tanta via da non poterli più raggiungere. Stiamo in
+guardia, poichè ora siamo sul territorio degli Ascianti. —
+
+
+
+
+CAPITOLO XVII.
+
+Il regno degli Ascianti
+
+
+L’Ascianti, che la piccola carovana stava per attraversare per
+raggiungere i ladri, è il più vasto ed anche il più ricco regno
+dell’Africa occidentale, stendendosi fra il 1° ed il 4° di long. ovest
+di Greenwich ed il 6° e l’8° di lat. settentrionale.
+
+Al sud ha per confini i piccoli regni di Akim, di Aspin, di Deukera e
+parte del possedimento inglese; all’ovest il fiume Comoe e al nord ed
+all’est il fiume Volta e la regione dei Mandinghi.
+
+Questo vasto paese compreso entro i suddetti limiti, si divide in due
+parti nettamente distinte che ben poco si rassomigliano fra di loro.
+
+Dalla parte dove scorre il Volta la regione è quasi tutta piana,
+pochissimo abitata, attraversata da una sola strada che si chiama del
+Nord, frequentata dagli Ascianti che si recano a Serim. Essendo però
+ricca di corsi d’acqua, di tratto in tratto s’incontrano delle foreste
+che sono abitate da numerosi stuoli di animali selvatici, di antilopi
+di varie specie, da gazzelle, da cinghiali, da leoni, da leopardi, da
+iene, da scimmie d’ogni genere, soprattutto da quelle nere col lungo
+pelo e la barba bianca ed anche da truppe di colossali elefanti.
+
+È in quelle immense pianure che si raccolgono milioni di quintali di
+quelle grandi lumache grigie, delle quali se ne fa un consumo veramente
+enorme dal popolo e soprattutto dagli abitanti della capitale che ne
+mangiano mezza tonnellata ogni giorno.
+
+La parte invece dove scorre il Comoe è montagnosa essendo attraversata
+da parecchie catene che percorrono il regno in ogni senso, tutta
+coperta di boschi superbi e soprattutto più popolata, essendo il
+terreno molto fertile.
+
+È là che si trovano Kumassia, la capitale del regno ora riedificata
+dopo che gl’Inglesi la diedero alle fiamme, Wiawoso, Manso, Kintampo e
+Bontuku, le città principali e più popolose.
+
+Quantunque gl’Inglesi abbiano cercato tutti i mezzi per dissanguarlo,
+l’Ascianti può considerarsi ancora come il regno più ricco della Costa
+d’Avorio ed anche il più potente, tale da far fronte a tutti i popoli
+vicini.
+
+È anche la regione più salubre di tutta la costa, poichè il suo clima,
+sebbene sia molto caldo, non è malsano e forse si deve attribuire
+ciò alla quantità straordinaria dei suoi torrenti che scendono dalle
+montagne dell’interno.
+
+In certe parti dominano, specialmente nell’estate, le febbri, ma non
+sono mortali come a Widah, a Porto Novo, nel Grande e Piccolo Popo e
+nei possedimenti inglesi e francesi. Nemmeno attorno alla capitale
+l’aria è insalubre, quantunque vi siano paludi e l’atmosfera sia
+sovente carica delle esalazioni pestilenziali, emanati da centinaia
+di cadaveri umani gettati sui letamai chiamati appetismi, specialmente
+dopo le feste del sangue che si fanno anche tuttora, alla morte di un
+monarca e durante l’incoronazione del principe successore.
+
+ . . . . . . .
+
+La piccola carovana, giunta sull’opposta riva del Volta, si trovò in
+mezzo ad un’altra foresta che pareva dovesse prolungarsi verso l’Afram,
+un grosso affluente di destra, formata per lo più da acacie mimose,
+alberi grandi quanto i nostri olmi e fors’anche di più, col tronco
+del diametro di due a tre piedi, colla corteccia azzurrognola, coi
+rami carichi di foglie lucenti che al calare del sole si piegano l’una
+sull’altra come le sensitive e munite all’estremità di certi nodi,
+dai quali escono dei piccoli tubi formanti un fiore complicatissimo,
+rassomigliante ad un calice e di tinta violetta.
+
+Queste piante, molto apprezzate nel Sudan ma trascurate dai popoli
+della Costa d’Avorio, producono gran copia di eccellente gomma, la
+quale trasuda dal tronco formando dei globi rossastri che pesano
+sovente perfino due libbre, quantunque quella materia sia leggerissima.
+
+Oltre alle mimose vi erano pure macchioni di platanieri, di elais,
+d’alberi del cotone di enorme grossezza, di cedri, di datteri spinosi
+e di ebani popolati da bande di uccelli chiassosi e dalle penne
+variopinte e di scimmie di varie specie; di sicomori, di tamarindi già
+carichi di frutta rinfrescanti e di _phavor_, i quali producono delle
+frutta simili alle ciliegie ed egualmente saporite.
+
+Asseybo, appena salita la sponda, cercò subito le tracce dei ladri e
+fu tanto fortunato di ritrovarle duecento metri sopra il guado, in un
+luogo dove era stato acceso il fuoco e dove si vedevano gli avanzi di
+foglie mezzo rôse dai cavalli. —
+
+Fu subito deciso di non accordare tregua ai fuggiaschi e quantunque
+i due animali si mostrassero molto stanchi per l’eccessivo carico e
+pei brevi riposi loro accordati, la piccola carovana si mise subito in
+marcia, certa ormai di raggiungere i negri ad Abetifi, avendo notato
+che le tracce piegavano leggermente verso il sud-ovest.
+
+Camminarono incessantemente tutto il giorno, spingendo innanzi
+gli animali a legnate, ma prima del tramonto si videro costretti
+ad arrestarsi sulle rive dell’Afram. Uno dei cavalli era caduto
+rifiutandosi ostinatamente di rialzarsi e l’altro non poteva proseguire
+per molto ancora.
+
+Essendovi ancora qualche ora di luce, Alfredo ed Antao ne
+approfittarono per battere le macchie vicine, colla speranza di poter
+tornare al campo con un po’ di selvaggina.
+
+Avendo rimarcato in una radura umida che scendeva verso un corso
+dell’Afram, delle tracce di zoccoli che parevano appartenere a delle
+antilopi, andarono ad imboscarsi in mezzo ad alcuni folti cespugli, a
+circa cinquecento passi dall’accampamento.
+
+Contando di ritornare molto tardi, si erano improvvisato un giaciglio
+di foglie fresche ed avevano accese le pipe in attesa che le tenebre
+calassero, quando in distanza parve a loro che fosse echeggiata una
+detonazione.
+
+Sapendo Alfredo che quella regione doveva essere deserta, non essendovi
+villaggi lungo la frontiera, quella detonazione lo fece balzare in
+piedi.
+
+— Qualcuno caccia a due o tre chilometri da noi, — disse.
+
+— Sarà qualche Asciante, — rispose Antao.
+
+— No, — disse Alfredo, crollando negativamente il capo.
+
+— E chi vuoi che sia stato a sparare quel colpo?
+
+— I negri che inseguiamo.
+
+— Bah!... Saranno lontani, quei bricconi.
+
+— Qualcuno di loro può essere rimasto indietro.
+
+— A quale scopo?...
+
+— Per cercare di crearci degli imbarazzi.
+
+— Sarebbe una bella occasione per prenderlo e fucilarlo.
+
+— Se non per fucilarlo, almeno per averlo in nostra mano e farlo
+parlare. Toh!... Odi?... Un altro sparo e questo molto più vicino.
+
+— Questo colpo di fucile non deve essere stato sparato che ad un paio
+di chilometri da noi, Alfredo.
+
+— Antao, vuoi seguirmi?
+
+— Se si tratta di prendere uno di quei furfanti, sono pronto a seguirti
+fino nella capitale degli Ascianti.
+
+— Vieni, Antao, ma non commettere imprudenze. —
+
+I due cacciatori lasciarono il loro nascondiglio e quantunque la notte
+cominciasse a calare, si misero rapidamente in cammino, seguendo il
+corso d’acqua, la cui riva permetteva di avanzarsi più comodamente che
+sotto i boschi.
+
+Avevano percorso appena un chilometro procedendo sempre verso l’ovest,
+quando udirono una terza detonazione e poco dopo una quarta, ma così
+vicine, da far sospettare che il cacciatore si trovasse ad un solo
+miglio di distanza.
+
+— Che laggiù si combatta? — chiese Antao. — Mi sembra impossibile che
+quel cacciatore trovi tanta selvaggina, mentre qui non vi è nemmeno uno
+sciacallo da abbattere.
+
+— Se combattessero si udrebbero delle grida, — rispose Alfredo.
+
+— Ma mi sembra di udire dei fragori, Alfredo.
+
+— Dove?...
+
+— Vengono dall’ovest.... Zitto, ascolta!... —
+
+Il cacciatore si fermò e si curvò verso terra, tendendo gli orecchi
+e gli parve di udire realmente come un lontano muggito, somigliante
+all’irrompere di una fiumana o all’avanzarsi fragoroso di parecchi
+squadroni di cavalleria o di parecchie batterie d’artiglieria.
+
+— È vero, — mormorò, con una certa inquietudine.
+
+— Cosa credi che sia?... — chiese Antao.
+
+— Non lo so, ma si direbbe che una truppa d’animali colossali galoppa
+attraverso la foresta.
+
+— Ma quali animali potrebbero produrre tale fragore? Delle antilopi o
+dei leoni no di certo.
+
+— Gli elefanti, Antao.
+
+— Morte di Nettuno!... Una banda di elefanti?...
+
+— Sono ancora numerosi in questi paraggi. Vuoi un consiglio?...
+
+— Parla, Alfredo.
+
+— Arrampichiamoci su di un albero ben alto e robusto.
+
+— E se invece tornassimo al campo per mettere in guardia i nostri
+uomini?
+
+— Ci mancherebbe il tempo. Su, lesto o verremo stritolati!... —
+
+Non vi era che da scegliere, essendo gli alberi d’alto fusto numerosi
+presso le rive di quel corso d’acqua. I due cacciatori s’aggrapparono
+ad alcune liane ed in pochi istanti si trovarono in salvo sui grossi
+rami d’un bombax, celandosi in mezzo al fitto fogliame.
+
+Intanto il fragore continuava con un crescendo spaventevole. Pareva
+che dieci treni ferroviari si avanzassero all’impazzata attraverso
+la boscaglia, tutto abbattendo sul loro vertiginoso passaggio. La
+terra rimbombava come fosse sollevata da scosse potenti di terremoto,
+si udivano gli alberi a schiantarsi e precipitare al suolo come se
+venissero svelti da una tromba ed in mezzo a tutti quei fragori si
+udivano dei suoni paurosi, dei clamori assordanti che parevano prodotti
+da un centinaio di rauche trombe di dimensioni gigantesche.
+
+— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamava Antao. — Si direbbe che
+un uragano sta per travolgere l’intera foresta. —
+
+D’improvviso si videro delle masse enormi sbucare fra gli alberi
+ed avanzarsi all’impazzata, abbattendo, con impeto irresistibile,
+le giovani piante, le quali cadevano a destra ed a sinistra come se
+venissero falciate da un’arme mossa da una banda di titani.
+
+Era una truppa di enormi elefanti, in preda ad un panico irresistibile,
+che fuggiva disordinatamente attraverso alla boscaglia. Quale pauroso
+spettacolo offrivano quegli animalacci lanciati al galoppo, colle loro
+potenti proboscidi sferzanti gli alberi vicini, per aprirsi il passo in
+mezzo a quel caos di vegetali!...
+
+Mescolati confusamente, maschi, femmine e piccini, tutti in preda ad
+un inesplicabile terrore, pareva che non avessero che un solo scopo:
+fuggire un grave pericolo.
+
+Urtavano furiosamente gli alberi, sradicavano quelli che si opponevano
+alla loro corsa, fracassavano i cespugli con mille scricchiolii,
+sfondavano colle masse enormi dei loro corpi le liane e le radici,
+barrivano strepitosamente formando un baccano assordante e si urtavano
+con tale violenza, che i loro corpacci risuonavano come grancasse di
+mole smisurata.
+
+Quei cinquanta e più animali passarono sotto gli occhi dei due
+cacciatori come una meteora devastatrice, urtando il colossale tronco
+del _bombax_ in così malo modo da scuoterlo dalla base alla cima, poi
+scomparvero verso l’est fra un clamore infernale dì barriti ed uno
+scrosciare d’alberi e di rami.
+
+— Mille morti!... — esclamò Antao. — Ecco uno spettacolo da far tremare
+l’uomo più intrepido dei due mondi!...
+
+— Ti credo, — rispose Alfredo. — Pensa cosa sarebbe accaduto di noi, se
+quella banda d’animali ci avesse trovato sul suo passaggio.
+
+— Ma chi può aver spaventato quei colossi?...
+
+— Forse dei cacciatori d’elefanti.
+
+— Ma è possibile ammettere che così formidabili animali possano venire
+spaventati da pochi uomini?... Non lo si crederebbe, Alfredo.
+
+— Per natura gli elefanti sono timidi, Antao, e non si rivoltano se non
+quando vengono feriti.
+
+— Le detonazioni delle armi bastano per metterli in fuga?...
+
+— Talvolta sì, ma quando si vuole farli fuggire basta scagliare contro
+di loro delle materie infiammate o dei rami resinosi accesi.
+
+— Ma.... ed i nostri uomini?... Non verranno travolti da quegli
+animali?...
+
+— Asseybo li avrà uditi avvicinarsi e si sarà affrettato a mettersi in
+salvo coi dahomeni.
+
+— Ed i cavalli?
+
+— Saranno fuggiti, non dubitare.
+
+— Ah!... Come sarei stato contento di aver potuto abbattere uno di quei
+giganti!...
+
+— Se si sbandano possiamo incontrarne qualcuno.
+
+— Si dice che la tromba ed i piedi degli elefanti sono così squisiti.
+
+— È vero, Antao, e spero di farteli assaggiare.
+
+— Possiamo scendere?...
+
+— Ormai non corriamo alcun pericolo. Gli elefanti devono essere già
+lontani. —
+
+Il portoghese stava per aggrapparsi alle liane che gli avevano servito
+a salire sull’albero, quando Alfredo lo arrestò, sussurandogli agli
+orecchi:
+
+— Non muoverti: guarda!... —
+
+
+
+
+CAPITOLO XVIII.
+
+Caccia ad un elefante
+
+
+Antao, udendo quelle parole pronunciate in tuono quasi imperioso, e
+comprendendo che stava per accadere qualche cosa di straordinario,
+aveva abbandonato prontamente le liane, ritirandosi sul grosso ramo che
+gli aveva servito di rifugio.
+
+Alfredo, nascosto in mezzo al fogliame, gli additava silenziosamente un
+grande macchione di mimose che stava di fronte a loro. Girò gli sguardi
+da quella parte e vide due ombre uscire fra gli alberi ed avanzarsi
+prudentemente allo scoperto.
+
+Quantunque la luna mancasse, gli astri proiettavano una luce
+sufficiente per distinguere un oggetto od un essere vivente di
+dimensioni non troppo piccole ed Antao, che aveva gli occhi buoni, vide
+subito di che cosa si trattava.
+
+Quelle due ombre erano due negri di alta statura, quasi nudi, ma
+entrambi armati di fucile. Si erano arrestati a breve distanza
+dal _bombax_ e curvi innanzi, pareva che ascoltassero con profondo
+raccoglimento.
+
+— I cacciatori d’elefanti?... — chiese Antao ad Alfredo con un filo di
+voce.
+
+— Non lo so, — rispose l’interrogato.
+
+— O che siano i nostri ladri?...
+
+— Lo sospetto.
+
+— Bella occasione per fucilarli tutti e due.
+
+— E per far fuggire gli altri colle nostre casse e coll’amazzone. No,
+Antao, non bisogna far loro sapere che noi siamo così vicini o chissà
+dove potremo raggiungerli.
+
+— Ma....
+
+— Taci!... —
+
+I due negri dopo d’aver ascoltato per parecchi minuti, si erano
+rialzati e certi di essere soli in mezzo a quel bosco, si erano
+scambiati delle parole in lingua _uegbè_, che Alfredo ben conosceva:
+
+— Più nulla, — aveva detto l’uno.
+
+— No, — aveva risposto l’altro.
+
+— Credi che gli elefanti avranno continuata la loro corsa
+indiavolata?...
+
+— Hanno avuto troppo paura dei nostri tizzoni infiammati e delle nostre
+scariche, per arrestarsi. Sono capaci di continuare la corsa fino
+all’alba.
+
+— Allora possiamo sperare che abbiano incontrato i bianchi e che li
+abbiano fatti a pezzi.
+
+— Sì, se ci seguivano sempre.
+
+— Non vorrei essermi trovato al loro posto.
+
+— Lo credo, Cobbena.
+
+— Una bella fortuna, se ci fossimo sbarazzati di loro.
+
+— Almeno potremo giungere tranquillamente ad Abetifi e vendere i loro
+effetti senza la tema di vederceli giungere addosso.
+
+— Se quella dannata donna non avesse gettata via la sua fascia forse
+non avrebbero trovate le nostre tracce, è vero Amadù?
+
+— Se avessimo saputo che parteggiava pei bianchi, non l’avremmo di
+certo condotta con noi, credendo di liberare una nostra compatriota, ma
+Kalani od il re s’incaricheranno più tardi di infliggerle la punizione
+che si merita. Quando ci saremo sbarazzati di quelle casse e avremo
+realizzato una bella cifra, ripasseremo il Volta e marceremo su Abomey
+quasi senza arrestarci.
+
+— Sì, Amadù. Ormai non ci rimangono più dubbi sulla direzione degli
+uomini bianchi. Credevano d’ingannare le spie del re, ma invece
+troveranno Kalani pronto a riceverli. Orsù, torniamo. Abbiamo almeno
+cinque miglia da percorrere, prima di giungere all’accampamento. —
+
+I due negri, ricaricati i loro fucili e certi ormai che gli elefanti
+avessero continuata la loro terribile corsa attraverso alla foresta, si
+rimisero in cammino a passi rapidi, allontanandosi verso l’ovest.
+
+Quando Antao non li udì più, chiese ad Alfredo con stupore:
+
+— E tu hai lasciato che se ne andassero, mentre avremmo potuto
+fucilarli colla massima facilità. Hai avuto torto, amico.
+
+— No, Antao, — rispose il cacciatore. — I loro compagni, te lo dissi
+già, non vedendoli ritornare, si sarebbero facilmente immaginato che
+noi li avevamo o uccisi o catturati e sarebbero fuggiti forse verso il
+sud, facendoci perdere ogni speranza di poterli raggiungere.
+
+«Ora sappiamo che si recano ad Abetifi e che ci sono poco lontani,
+quindi non ci possono più sfuggire. Lasciamo loro credere di essere
+stati massacrati dagli elefanti o fatti a pezzi dalle formiche e li
+prenderemo più facilmente.
+
+«Penso anzi che abbiamo marciato troppo e che possiamo riposarci una
+mezza giornata, per lasciare loro il tempo di giungere tranquillamente
+nella cittadella degli Ascianti.
+
+— Hai ragione, Alfredo. Tu sei più astuto di me.
+
+— Scendiamo Antao e andiamo a vedere che cosa è accaduto dei nostri
+uomini. —
+
+Si lasciarono scivolare lungo le liane e giunsero felicemente a terra,
+mettendosi tosto in marcia per giungere al campo.
+
+Non sapendo quale direzione avevano presa gli elefanti nella loro pazza
+corsa, temevano che quella formidabile banda fosse piombata in mezzo
+alle tende, uccidendo gli animali e gli uomini, perciò affrettavano il
+passo ansiosi di calmare le loro inquietudini.
+
+Già calcolavano di trovarsi a poche centinaia di passi
+dall’accampamento, quando videro avanzarsi, correndo, un uomo, che
+subito riconobbero pel fedele Asseybo.
+
+— Padrone!... — esclamò il negro, con voce affannata. — Credevo che ti
+fosse accaduta una disgrazia. Hai veduto gli elefanti?...
+
+— Sì, ma come vedi siamo entrambi vivi, — rispose Alfredo. — Hanno
+distrutto l’accampamento?...
+
+— No, padrone. Ci siamo accorti a tempo dell’avanzarsi di quegli
+animalacci e ci siamo rifugiati in mezzo al fiumicello salvando ogni
+cosa.
+
+— Cominciavo a essere inquieto per voi.
+
+— Ma il pericolo non è cessato, padrone.
+
+— Cosa c’è ancora?...
+
+— Uno di quegli elefanti, un maschio di statura gigantesca, forse
+ferito, si è sbandato e si aggira sulla riva del fiume in preda ad un
+furore spaventevole.
+
+I nostri uomini si sono salvati sulla riva opposta ma corrono il
+pericolo, di momento in momento, di venire fatti a pezzi.
+
+— Amico Antao, — disse Alfredo, rivolgendosi al portoghese. — Credo che
+domani mattina assaggieremo un delizioso arrosto di tromba d’elefante.
+
+— Vuoi assalire quel colosso furibondo?...
+
+— Sì, Antao, se mi aiuti.
+
+— Ma potremo ucciderlo colle nostre carabine?...
+
+— Sì, purchè tu cerchi di colpirlo intorno agli occhi o sotto la gola o
+meglio ancora, nelle giunture delle spalle.
+
+— Mi proverò, Alfredo.
+
+— Guidaci, Asseybo.
+
+— Sta’ in guardia, padrone. Quell’elefante deve essere un vecchio
+maschio e tu sai che quelli sono terribili.
+
+— Ci avvicineremo con prudenza. —
+
+Il negro, sapendo per prova quanto il padrone fosse audace e abile
+cacciatore, non esitò più e si mise in cammino seguendo le rive del
+fiumicello.
+
+Ben presto i due bianchi udirono il formidabile avversario. Dei
+frequenti barriti, un po’ rauchi, echeggiavano sotto la foresta,
+seguiti da strani gorgoglii che parevano prodotti da una pompa che si
+scaricava dell’acqua.
+
+Probabilmente l’elefante era stato colpito ed assorbiva fragorosamente
+l’acqua del fiume per inondare la ferita.
+
+Asseybo aveva rallentata la marcia e non si avanzava che con estrema
+prudenza, temendo di schiantare qualche ramo e di attirare l’attenzione
+dell’animale.
+
+Intanto i barriti diventando più potenti e più frequenti, destavano
+tutti gli echi della selva. Pareva che perfino le foglie tremassero.
+
+— Ci darà da fare, — disse Alfredo ad Antao. — Quando sono feriti,
+non esitano a scagliarsi anche contro un reggimento di cacciatori. Sii
+prudente e non scaricare la tua carabina se non sei certo del tuo colpo
+o ti farai schiacciare come una nocciuola.
+
+— Provo un certo tremito che non è rassicurante, — rispose il
+portoghese, — ma dinanzi al pericolo e trattandosi di salvare la pelle,
+passerà! Non udranno i nostri spari, i negri che abbiamo veduto?...
+
+— Bah!... A quest’ora devono essere ben lontani e poi queste masse
+di verzura non permettono alle detonazioni di espandersi a grandi
+distanze.
+
+— Padrone! — esclamò in quel momento Asseybo. — Eccolo!... —
+
+Presso la riva del fiume, semi-nascosta da un macchione di bambù, una
+massa mostruosa giganteggiava, colla tromba tesa innanzi, come se si
+preparasse a caricare un nemico od a prevenire un improvviso assalto.
+
+Era un elefante selvaggio, ma uno dei più grossi e dei più belli che
+Alfredo avesse veduto fino allora, un animale degno di stare a fronte
+dei più colossali _merghee_ delle regioni indo-malesi.
+
+Gli elefanti africani, checchè se ne dica, sono più maestosi di quelli
+del continente asiatico e sebbene nelle forme generali siano quasi
+eguali, sono un po’ diversi nei particolari.
+
+Generalmente sono più larghi di fianchi, più robusti fors’anche
+dei _coomareah_ che sono i più forti ed i più massicci della razza
+asiatica; hanno la fronte convessa invece di averla concava, hanno
+quattro zoccoli nei piedi posteriori invece di tre, le orecchie più
+sviluppate che si riuniscono sopra le spalle e che pendono poi sul
+petto e le zanne d’una bellezza straordinaria e d’una mole enorme,
+perchè pesano sovente perfino quattrocento libbre, mentre quelle degli
+elefanti asiatici di rado sorpassano le cento.
+
+Anche le femmine sono diverse da quelle asiatiche, perchè mentre queste
+sono sprovviste di zanne o le hanno appena visibili, le prime le hanno
+molto sviluppate, non tanto però come i maschi.
+
+L’elefante che gl’intrepidi cacciatori stavano per affrontare, doveva
+essere rimasto indietro in causa di qualche ferita ad una gamba
+anteriore, vedendolo alzare di tratto in tratto la destra.
+
+Pareva che non si fosse ancora accorto della presenza di quei nuovi
+nemici che contavano di regalarsi un pezzo di proboscide arrostita,
+essendosi avvicinato al fiume per bagnarsi la ferita invece di
+assalirli, ma non doveva tardare a sentirli trovandosi sottovento.
+
+— Adagio, — aveva detto Alfredo ai suoi due compagni. — È necessario
+che ci mostri la fronte o le nostre palle non otterranno altro successo
+che quello d’irritarlo maggiormente. —
+
+Si erano nascosti tutti e tre dietro un gruppo di teck, i cui tronchi
+colossali dovevano essere sufficienti a difenderli contro qualunque
+carica del pachiderma, e di là attendevano il momento propizio per fare
+una scarica.
+
+Vedendo però che il colosso non si decideva ad abbandonare il fiume,
+Alfredo, che era impaziente di finirla, si risolse a costringervelo.
+
+Raccomandò ai compagni di non abbandonare quel rifugio e strisciò
+all’aperto, tenendosi celato dietro una fila di ebani, i quali in caso
+di pericolo potevano preservarlo da un attacco furioso.
+
+Giunto a trenta passi dal mostruoso animale, armò risolutamente la
+carabina, poi lanciò un fischio acuto.
+
+L’elefante, sorpreso, cessò di colpo dall’assorbire l’acqua per
+versarsela sulla gamba ferita, poi risalì lestamente la sponda
+camminando a ritroso, quindi si volse emettendo un barrito assordante
+che tradiva dell’inquietudine, ma che annunciava anche un imminente
+scoppio di collera. Quasi nel medesimo istante due lampi balenarono
+dietro ai tronchi dei _tek_, seguìti da due strepitose detonazioni.
+
+Antao e Asseybo, vedendo il colosso presentarsi di fronte, avevano
+fatto fuoco.
+
+Disgraziatamente le palle non dovevano essere giunte a destinazione
+esatta. Di fatti il pachiderma, invece di cadere lanciò una possente
+nota metallica e si scagliò con impeto irresistibile verso gli alberi,
+roteando furiosamente la terribile tromba.
+
+— Fuggite!... — aveva gridato Alfredo.
+
+Il portoghese ed il negro non avevano atteso quel consiglio. Spaventati
+dall’irrompere di quell’enorme massa, erano balzati fuori dal rifugio,
+dandosi a precipitosa fuga attraverso la foresta.
+
+Alfredo aveva veduto ogni cosa ed era diventato pallido. Guai se
+non riusciva ad arrestare il furioso animale: i due imprudenti non
+avrebbero continuata per molto la loro corsa, non ignorando che
+gli elefanti, malgrado la loro mole, possono spiegare un’agilità
+straordinaria e gareggiare talvolta perfino coi cavalli.
+
+Balzò rapidamente fuori dagli ebani e si slanciò innanzi mandando alte
+grida, per attirare su di sè l’attenzione dell’animale.
+
+Questi, credendo forse di avere i nemici dietro le spalle invece che
+dinanzi, fu pronto a volgersi e vedendo a pochi passi il cacciatore, lo
+assalì a testa bassa, colle zanne tese e la proboscide alzata.
+
+Alfredo non era fuggito. Facendo appello a tutto il suo coraggio ed a
+tutto il suo sangue freddo, si era appoggiato al tronco d’un sicomoro,
+tenendo la carabina puntata.
+
+A quindici passi fece fuoco.
+
+Il colosso, colpito alla giuntura della spalla sinistra, s’inalberò
+come un cavallo sotto un violento colpo di sproni, poi lanciò un lungo
+barrito, ma che aveva qualche cosa di lamentevole, di straziante,
+quindi riprese la corsa.
+
+Alfredo era passato prontamente dietro al tronco per evitare le zanne
+e la proboscide, poi dietro un altro che gli stava un po’ discosto e
+scivolò in mezzo ad un intricato macchione di cespugli.
+
+L’elefante, trasportato dal proprio slancio, continuò la corsa
+sferzando furiosamente i tronchi degli alberi, ma ad un tratto le
+forze lo abbandonarono e cadde sulle ginocchia, lanciando una nota più
+lamentevole e meno possente.
+
+In quel momento Antao e Asseybo, non vedendosi più inseguiti ed avendo
+udito lo sparo del compagno, erano ritornati sul campo della lotta.
+
+Avevano ricaricate le armi ed accorrevano in aiuto del valoroso
+cacciatore.
+
+Vedendo l’elefante dibattersi in mezzo alle piante e fare sforzi
+disperati per rialzarsi, gli si avvicinarono ed a soli dieci passi
+fecero una nuova scarica.
+
+Fu il colpo di grazia!... Il povero animale, che era già moribondo,
+alzò un’ultima volta la tromba vomitando un getto di sangue spumoso,
+poi stramazzò pesantemente al suolo, rimanendo immobile.
+
+— Alfredo!... — gridò Antao, raggiante di gioia. — È morto!... —
+
+Il cacciatore, che aveva allora ricaricata la carabina, balzò fuori dai
+cespugli, dicendo:
+
+— Ecco una colazione ben guadagnata e condita con trecento cinquanta
+libbre d’avorio per lo meno. Asseybo, puoi preparare il forno per
+cucinare un piede di questo povero animale. —
+
+
+
+
+CAPITOLO XIX.
+
+Sulle terre degli Ascianti
+
+
+Mentre il negro, aiutato dai due dahomeni che si erano affrettati ad
+attraversare il fiume coi cavalli, scavava una buca profonda che doveva
+servire di forno e facevano raccolta di rami secchi per riscaldarla
+per bene, Alfredo, armatosi d’una scure, tagliava a gran colpi i piedi
+anteriori del colosso e faceva a pezzi la proboscide.
+
+ [Illustrazione: — Gli uomini bianchi non hanno da fare colla
+ giustizia del re! — (Pag. 142).]
+
+Il portoghese da canto suo girava e rigirava attorno a quella montagna
+di carne che sarebbe bastata a nutrire una tribù affamata, ammirando
+quella testa enorme, quel corpo mostruoso e soprattutto quelle
+magnifiche zanne che potevano rendere almeno tremila lire sui mercati
+della Costa e ben di più in Europa.
+
+— È una pazzia uccidere questi colossi, — diceva. — Ecco qui parecchie
+tonnellate di carne perduta e che saremo costretti a regalare alle
+fiere della foresta.
+
+— Vorresti portarti via questa colossale carcassa, Antao? — rispondeva
+Alfredo, che si accaniva contro le due zampe. — Ci vorrebbe un treno
+ferroviario e poi non credere che tutta questa carne sia succolenta.
+
+I negri la mangiano, ma è coriacea quanto la carne d’un mulo vecchio.
+Accontentati quindi di assaggiare i pezzi scelti.
+
+— Dimmi, Alfredo, si uccidono molti elefanti in Africa? Mi pare che
+simili mostri debbano fare paura a tutti.
+
+— Che facciano paura, quando sono irritati, è vero, ma l’avidità rende
+coraggiosi anche i negri. L’avorio è un articolo troppo ricercato sulle
+coste africane, per lasciare in pace questi colossi.
+
+Ti dirò che si è calcolato che in Africa se ne uccidano annualmente dai
+sessanta ai settantamila.
+
+— Settantamila, hai detto!... — esclamò il portoghese.
+
+— Sì, Antao e per ottenere sette od ottocentomila chilogrammi d’avorio.
+
+— E solamente per i suoi denti?...
+
+— Solamente, poichè i cacciatori di elefanti non si curano della carne.
+Tutt’al più fanno come noi, cioè si accontentano di cucinarsi qualche
+piede o qualche pezzo di proboscide per la colazione o pel pranzo.
+
+— Ma continuando queste stragi finiranno col fare scomparire la razza.
+
+— Certo, Antao. In certe regioni, specialmente del sud, gli elefanti
+sono già diventati rari e se non si pone un freno a quei cacciatori,
+fra venti o trent’anni non se ne troverà più uno in tutta l’Africa.
+
+Devi poi notare, che l’elefante africano si riproduce molto lentamente.
+Prima di vent’anni non è atto alla riproduzione e alla femmina
+occorrono tre anni prima che dia alla luce il figlio e questo è sempre
+uno solo.
+
+In India si segano i denti agli elefanti senza fare agli animali alcun
+male, onde non compromettere gravemente la conservazione della specie,
+ma qui invece si uccidono, abbandonando le spoglie alle iene ed agli
+sciacalli.
+
+— Eppure quali preziosi servigi potrebbero rendere anche questi colossi
+del continente nero!
+
+— Questi animali, che sono i più filosofici, i più intelligenti ed i
+più tenacemente laboriosi, addomesticati come quelli indiani, sarebbero
+d’una utilità immensa per la loro forza prodigiosa. Non ci sarebbe più
+bisogno di organizzare quelle numerose e costose carovane d’uomini, per
+portare i prodotti delle regioni interne alla costa.
+
+— Pure anticamente i cartaginesi si servivano degli elefanti africani
+nelle guerre.
+
+— È vero, Antao ed anche dopo la distruzione di quel popolo se ne
+servirono per parecchi secoli i Numidi ed i Romani, ma nell’enorme
+scompiglio politico e sociale che nel medio evo sconvolse le
+popolazioni d’Europa e dell’Africa settentrionale, si trascurò l’arte
+di addomesticare quegli utilissimi animali e da allora più nessuno se
+ne occupò.
+
+Quando si penserà a utilizzare ancora gli elefanti, probabilmente la
+razza sarà stata distrutta dall’avidità insaziabile dei cacciatori
+d’avorio.
+
+— Ma le colonie delle nazioni europee, non hanno fatto alcun tentativo?
+
+— Pare che ora si cerchi di addomesticarne alcuni. La cosa non è
+difficile e quali vantaggi ne trarrebbero i coloni, specialmente quelli
+delle stazioni interne!... Pensa che i negri portatori più robusti
+non possono caricarsi d’un peso superiore ai venticinque chilogrammi,
+nè percorrere oltre venti chilometri al giorno, mentre gli elefanti
+possono portare parecchie diecine di quintali percorrendo in media dai
+sessanta ai settanta chilometri ogni dodici ore.
+
+— Ma il vitto!...
+
+— Se lo procurano loro nelle foreste, quindi quasi nulla verrebbero
+a costare. Orsù, il forno è pronto e finchè i piedi e la tromba si
+cucinano, possiamo dormire alcune ore. —
+
+Asseybo e i dahomeni avevano sbarazzato la buca dai tizzoni, avendovi
+acceso nel fondo un grande fuoco. Avvolsero i pezzi della tromba ed
+i due piedi entro grandi foglie di banano unitamente a delle erbe
+aromatiche trovate nella foresta e ve li gettarono dentro, coprendoli
+con cenere calda e poi con terra.
+
+Livellato il terreno, vi accesero sopra un altro fuoco che dovevano
+conservare per un paio d’ore.
+
+Antao ed Alfredo, dopo d’aver assistito a quegli ultimi preparativi,
+si ritirarono sotto la tenda che era stata nuovamente rizzata,
+addormentandosi profondamente.
+
+Non si svegliarono che verso le sei del mattino, alle insistenti e
+rumorose chiamate del bravo Asseybo.
+
+I dahomeni avevano aperto il forno e levati i due piedi ed un grosso
+pezzo di proboscide, i quali fumavano sopra una grande foglia di banano
+selvatico, spandendo all’intorno un delizioso profumo.
+
+I due cacciatori, ai quali l’aria fresca del mattino aveva stuzzicato
+straordinariamente l’appetito, non si fecero pregare per dare l’assalto
+all’arrosto.
+
+Antao dovette confessare che quei pezzi del colosso africano potevano
+gareggiare coi migliori dei più grassi buoi e dei più grassi maiali. I
+negri poi fecero tanto onore a quell’arrosto, da non essere quasi più
+capaci di muoversi.
+
+Fortunatamente Alfredo aveva accordato una mezza giornata di riposo,
+per lasciare tempo ai ladri di giungere ad Abetifi e per tagliare i due
+superbi denti del colosso, non volendoli abbandonare al primo venuto.
+Rappresentavano una bella cifra e potevano servire di gradito regalo al
+governatore di Abetifi per renderselo propizio e per avere aiuti contro
+le spie di Geletè.
+
+Fu verso le quattro pomeridiane, quando il gran calore cominciava a
+scemare, che la piccola carovana si rimise in marcia, portando con sè
+i due colossali denti che i negri, dopo molto lavoro, erano riusciti a
+troncare a gran colpi d’accetta.
+
+Le tracce dei fuggiaschi erano state smarrite forse perchè distrutte
+dall’irrompere impetuoso degli elefanti selvaggi, i quali avevano
+sconvolto la foresta, ma ormai Alfredo sapeva dove erano dirette le
+spie e questo gli bastava.
+
+Essendo munito d’una buona carta e d’una bussola, era certo di giungere
+ad Abetifi anche passando attraverso la foresta e poi sapeva che al di
+là di quegli alberi doveva estendersi la gran pianura, sulla quale una
+città considerevole non poteva sfuggire agli sguardi.
+
+Un’ora prima del tramonto, la carovana ripassava l’Afram e superati
+pochi macchioni si trovava sul margine della grande pianura che
+doveva estendersi, quasi senza interruzione, fino alla capitale degli
+Ascianti, a Cumassia.
+
+Non essendo interrotta che da pochi gruppi d’alberi o da piante
+isolate, appena volti gli sguardi verso il sud-ovest, Alfredo ed Antao
+scorsero, ad una distanza di otto o dieci miglia, un gruppo di dadi
+biancastri, attorno ai quali si stringevano moltissimi coni di colore
+oscuro.
+
+— Abetifi? — chiese il portoghese.
+
+— Sì, — rispose Alfredo. — Non è possibile ingannarsi.
+
+— È vero padrone, — dissero i due schiavi dahomeni.
+
+— Siete stati in quella cittadella?...
+
+— Sì, padrone.
+
+— Credete che le vostre bestie possano resistere fino a quelle case?...
+È necessario che penetriamo in Abetifi prima dell’alba od i ladri ci
+fuggiranno.
+
+— Lo potranno, rallentando un po’ la marcia.
+
+— Sapete se domani vi è mercato in città?...
+
+— Sì, padrone.
+
+— Allora siamo certi di sorprendere quei furfanti. —
+
+Fu concesso un riposo di quattro ore ai due cavalli, durante le quali
+ne approfittarono anche gli uomini, prevedendo che non avrebbero potuto
+chiudere gli occhi prima dell’indomani sera.
+
+Alle dieci di sera, abbeverati abbondantemente gli animali, essendo
+scarsissima l’acqua in quelle vaste pianure calcinate dal sole,
+la carovana riprendeva la marcia attraverso a quegli strati d’erbe
+disseccate.
+
+Procedevano lentamente, con precauzione, colle carabine armate sotto il
+braccio, servendo quelle alte erbe di ricovero ad una grande quantità
+di pericolosi animali, a serpenti pitoni lunghi sei e perfino sette
+metri che fra le loro formidabili spire stritolano un uomo come se
+fosse una semplice pagliuzza; a piccoli serpenti neri che posseggono un
+veleno quasi fulminante e contro il quale è vano ogni rimedio; a grossi
+ragni della specie dei migali che producono delle ferite gravissime e
+talvolta incurabili ed a molti leoni, a leopardi ed a iene macchiate,
+le più audaci della famiglia, poichè osano perfino gettarsi contro gli
+uomini.
+
+Di tratto in tratto, in mezzo ai gruppi di cespugli che si elevavano
+qua e là, si udivano scoppi di risa, dei ruggiti bassi e profondi,
+delle urla di sciacalli e talvolta anche quei fischi strani, rauchi,
+che annunciano la presenza dei rinoceronti, i più brutali ed i più
+irritabili animali della creazione.
+
+I poveri cavalli udendo quel concerto tremavano come se avessero la
+febbre ed esitavano a tirare innanzi, ed anche i due dahomeni non erano
+tranquilli, ma Asseybo si mostrava calmo sapendo quanto valevano i suoi
+padroni.
+
+Verso la mezzanotte, quando le casette della cittadella cominciavano
+ad imbiancarsi sotto i primi raggi dell’astro notturno il quale allora
+spuntava all’orizzonte, un grosso leone che stava sdraiato in mezzo ad
+un cespuglio, presso il quale doveva passare la carovana, s’alzò con un
+grande salto, mostrando delle intenzioni poco pacifiche, ma vedendo i
+due cacciatori muovere incontro a lui colle carabine spianate, dopo un
+momento di esitazione credette miglior partito di prendere il largo.
+
+Con quattro o cinque balzi mostruosi si rintanò sotto un altro
+cespuglio e non si mosse più, limitandosi a far udire dei bassi
+brontolii.
+
+Più tardi due grosse iene macchiate che stavano appiattate dietro
+alcune rocce che si ergevano solitarie sulla vasta pianura, tentarono
+di gettarsi improvvisamente sui cavalli nel momento in cui questi
+passavano a breve distanza, ma Asseybo appioppò sul muso della più
+vicina un così potente colpo col calcio del suo fucile da costringerla
+ad una precipitosa fuga, urlando di dolore. La compagna, spaventata da
+simile accoglienza, s’affrettò a seguirla con tutta la rapidità delle
+sue agili gambe.
+
+Alle tre, quando ad oriente gli astri cominciavano ad impallidire, la
+carovana giungeva dinanzi ai primi villaggi di Abetifi i quali formano
+una specie di sobborghi intorno alla città.
+
+Più che villaggi erano minuscoli attruppamenti di capanne abbastanza
+male costruite.
+
+Quelle catapecchie, di forma conica, dove vivevano nell’interno, alla
+rinfusa, persone ed animali domestici, erano tutte fabbricate con
+tronchi d’alberi spalmati d’argilla ed avevano il tetto di foglie
+intrecciate.
+
+Dinanzi però ad ognuna, per quanto fosse piccola e malandata, si
+scorgeva l’_oquiamis duah_ ossia l’albero dio, il quale consisteva in
+un piuolo con tre o quattro rami sostenenti un vaso, entro cui cresceva
+una pianticella ed in un monticello di terra che i proprietari della
+dimora hanno il dovere d’imbiancare tutti i giorni o di tingerlo di
+color rosso pallido.
+
+È sotto quel monticello che ordinariamente si nascondono le vittime
+sacrificate alle diverse divinità del regno e non è rado che i ricchi
+vi nascondano anche dell’oro, ma che nessun ladro però oserebbe
+toccare.
+
+— Che strane credenze, — disse Antao, udendo le spiegazioni che gli
+dava Alfredo su quelle pentole svariate, contenenti quelle pianticelle
+venerate.
+
+— Ma non si accontentano di avere gli _oquiamis duah_, — disse il
+cacciatore. — Hanno altri amuleti più stravaganti. Guarda quella
+capanna, presso la cui porta vedi quel piuolo alto un metro.
+
+— A cosa serve?... Forse per impalare i miscredenti?...
+
+— No, rappresenta un altro _feticcio_ di molta importanza. Come vedi,
+quel piuolo sostiene una pietra che gli Ascianti, in buona fede,
+credono sacra e d’intorno vi è un piccolo recinto di fibre di palmizio
+che si mantiene accuratamente unto d’olio di palma.
+
+Tutte le volte che i padroni della capanna mangiano, sono obbligati
+a deporre su quella pietra una porzione dei loro cibi, con grande
+consolazione dei topi o degli uccelli.
+
+— Si vede che gli Ascianti sono amanti dei pali.
+
+— Oh, venerano anche gli alberi che crescono nell’interno della città.
+A Cumassia, per esempio, ogni pianta viene rispettata e adorata come
+fosse un _feticcio_ ed a nessuno è permesso di tagliarla, anche se i
+rami impedissero il passaggio alle persone.
+
+Vi sono poi alcuni alberi che godono tale venerazione, che vengono
+tappezzati di offerte consistenti per lo più in pezzi di stoffe più
+o meno di valore. Quelle piante sono circondate da palizzata per
+proteggerle e se un uragano spezza qualche ramo, il re s’affretta a
+sacrificare immediatamente una o più vittime umane. Se poi l’albero
+venisse sradicato si fanno dei veri _costumi del sangue_ con grande
+uccisione di schiavi[6].
+
+— Morte di Urano!... — esclamò Antao, indignato. — Ma in questi
+orribili paesi la vita umana ha adunque meno valore di un albero?...
+Che razza di barbari!...
+
+— Vale ancora meno, Antao.
+
+— Ma quante divinità adorano questi popoli, se innalzano a tale onore
+perfino le piante?...
+
+— Hanno una grande quantità di dei e tutti sono gli uni più strani
+degli altri. I principali però sono _Bassomrù_ grande protettore
+dei palazzi del re e che consiste in una scatola di legno adorna
+d’oro e contenente piume, pezzi di varii metalli, perle di vetro,
+ecc.; _Bassomprak_ che è il protettore del fiume omonimo segnante
+la frontiera del regno verso il paese dei Fanti e si festeggia ogni
+mercoledì; _Bassomunè_ protettore del lago che si trova a venti miglia
+dalla capitale si festeggia alla domenica e forse per tale motivo
+chiamato il feticcio dei bianchi; poi _Tano_ che abita i boschi e che
+è ritenuto il più cattivo e molti altri rappresentati da pietre, da
+piante, ecc.
+
+Ogni persona deve scegliersi un _feticcio_ protettore e il giorno
+stabilito per la festa del dio, deve scrupolosamente astenersi dal
+bere vino di palma e dal mangiare certi cibi. Trascurando queste
+cose, ognuno ha il diritto di ucciderlo ed il suo cadavere deve essere
+privato della sepoltura e gettato invece in un carnaio qualunque, a
+pasto degli avvoltoi e dei corvi.
+
+— Una religione da pazzi, insomma.
+
+— Se non da pazzi, certo da selvaggi, Antao. —
+
+Erano allora giunti a tre o quattrocento passi dalla città, dinanzi ad
+una grande tettoia un po’ cadente, che pareva avesse servito un tempo
+di riparo alle carovane provenienti dalle regioni del sud.
+
+Alfredo fece cenno ai suoi uomini di condurre là sotto gli animali, poi
+rivolgendosi ad uno dei dahomeni, gli chiese.
+
+— Conosci il _dikero_ di Abetifi?
+
+— No, padrone.
+
+— Sai però dove abita?...
+
+— No, ma sarà facile saperlo.
+
+— Asseybo, — continuò Alfredo volgendosi al servo, — tu andrai con
+quest’uomo dal _dikero_ e se sarà necessario anche dall’_assafo oinè_
+(capo della città) ed esporrai loro ciò che ci è accaduto, reclamando
+giustizia contro i ladri. Dirai loro che noi non siamo inglesi, ma
+europei amici della loro nazione.
+
+— Sono pronto a partire, padrone, — rispose Asseybo.
+
+— Non ho ancora finito. Coi negri nulla si ottiene se non vi sono dei
+doni. —
+
+Aprì una delle casse, levò una dozzina di fazzoletti di seta rossa,
+colore molto apprezzato da quasi tutti i discendenti di Caam, alcune
+file di perle di vetro, dei galloni d’oro, un paio di bottiglie di
+tafia gelosamente conservate fino allora e fece un pacco che mise in
+groppa ad uno dei cavalli, unitamente alle due zanne d’elefante.
+
+— Va’ e cerca di trovare il _dikero_ prima che si cominci il mercato.
+Noi ti attenderemo qui, poichè se gli abitanti ci vedessero, la
+notizia dell’arrivo di uomini bianchi si spargerebbe tosto ed i ladri
+approfitterebbero per prendere il largo.
+
+— Sta bene, padrone, — rispose Asseybo. — Spero di essere di ritorno
+fra una mezz’ora. —
+
+Il fedele servo ed il dahomeno s’affrettarono ad allontanarsi, mentre
+i due europei, per sfuggire alla curiosità delle persone dei vicini
+villaggi, si coricavano fra le casse, sotto la guardia del secondo
+schiavo.
+
+
+
+
+CAPITOLO XX.
+
+Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti
+
+
+La mezz’ora era trascorsa, ma nè Asseybo nè il suo compagno erano
+ritornati, poi un’altra era pure trascorsa senza che nessuna
+nuova fosse giunta ai due europei, di già molto inquieti per
+quell’inesplicabile ritardo.
+
+L’alba era sorta e numerosi abitanti dei vicini villaggi ed anche
+alcune carovane, provenienti certamente dalle regioni meridionali,
+erano passati per recarsi al mercato della città.
+
+Il dahomeno, rimasto di guardia, più di venti volte si era spinto sulla
+via per vedere se i due negri si scorgevano, ma alle impazienti domande
+dei padroni non aveva risposto che con un desolante: — Nulla. —
+
+Cosa era accaduto dei due messi?... Erano stati sorpresi dai ladri che
+forse vegliavano, temendo la improvvisa comparsa dei due europei od il
+_dikero_, sospettando in loro due persone pericolose o due spie degli
+inglesi, li aveva fatti imprigionare, cosa non improbabile per quei
+giudici capricciosi e diffidenti?...
+
+Alfredo che già aveva perduta la pazienza, stava per prendere una
+risoluzione decisiva, recandosi in persona dal giudice o dal capo della
+città col pericolo di far fuggire i ladri, quando il dahomeno, che era
+uscito sulla via per la venticinquesima volta, annunciò il ritorno di
+Asseybo e del suo compagno, seguìti da otto negri che portavano due
+amache sospese a quattro grossi bastoni formanti un parallelogrammo e
+riparate da un piccolo tetto di foglie.
+
+Alfredo, ed Antao si erano affrettati ad uscire sulla via, dove
+s’incontrarono con Asseybo, il quale era corso innanzi agli otto
+portatori.
+
+— Padrone, — disse con voce lieta. — I ladri sono stati presi!...
+
+— Presi di già! — esclamarono Alfredo ed il portoghese.
+
+— Cioè uno solo è stato preso vivo, poichè un altro che si era
+ribellato agli uomini del _dikero_ è stato ucciso ed il terzo è
+scomparso.
+
+— E la negra?...
+
+— È in casa del _dikero_.
+
+— In buona salute?... — chiese Antao.
+
+— Guarita completamente delle sue ferite.
+
+— E le nostre casse e gli animali? — chiese Alfredo.
+
+— Sono state ricuperate intatte.
+
+— Ma cosa vengono a fare questi uomini con quelle amache?...
+
+— Te li manda il _dikero_ per condurre te ed il signor Antao a casa sua.
+
+— Ha gradito i regali adunque?...
+
+— Lo puoi comprendere dalla rapidità con cui ha fatto radunare le sue
+guardie e piombare addosso ai ladri.
+
+— Andiamo da quel brav’uomo. —
+
+I portatori si erano arrestati dinanzi alla tettoia ed attendevano gli
+europei. Alfredo ed Antao salirono in quelle comode amache, i negri si
+posero sulla testa, difesa da cuscini bene imbottiti, i quattro angoli
+dei parallelogrammi e si misero lestamente in marcia preceduti da
+Asseybo e seguiti dai due dahomeni che conducevano l’ultimo cavallo.
+
+Nell’Ascianti quelle lettighe sono grandemente usate, sia per
+trasportare i passeggieri, sia per le merci. Si può dire non conoscono
+altro mezzo di locomozione perchè, cosa davvero strana, quantunque
+posseggano molti buoi e non siano rari, nel loro paese, anche i cavalli
+e gli asini, non si servono mai di questi animali e non conoscono poi
+affatto nessuna specie di ruotabile.
+
+Gli otto portatori, che procedevano speditamente, in pochi minuti
+entrarono in Abetifi, aprendosi faticosamente il passo attraverso una
+folla di negri colà radunata pel mercato.
+
+Abetifi è una delle più importanti e più popolose città del regno,
+situata a circa ottanta chilometri dal Volta, ed a cento da Cumassia,
+che è la capitale degli Ascianti.
+
+Non ha che poche case di legno che servono d’abitazione all’_assafo
+oinè_, al _dikero_ ed ai _cumfos_ o sacerdoti incaricati di vegliare
+sui feticci; le altre sono semplici capanne circondate però quasi tutte
+da giardini e da orticelli, nei quali si coltivano ignami, manioca,
+fagioli di varie specie, ananas, popoya e certe specie di pimento assai
+forte largamente usato nella preparazione del _fu-fu_.
+
+Ordinariamente la sua popolazione non supera le otto o diecimila anime,
+ma nei giorni di mercato il numero si raddoppia.
+
+I due europei, fatti segno della curiosità di tutti i negri affollati
+sul mercato, in pochi minuti attraversarono la città e furono deposti
+dinanzi ad una casetta di legno, costruita con un certo gusto e
+decorata di stuoie variopinte.
+
+Un negro già vecchio, perchè era molto rugoso, ma ancora robusto,
+coperto d’una lunga camicia bianca e colle gambe adorne di strani
+amuleti o _sumieno_, consistenti in cordoni di fibre di palmizio
+annodati ed arricchiti da pallottoline di vetro, da granelli d’oro
+traforati, da penne di pappagallo e da ciuffetti di peli, li attendeva
+dinanzi alla porta.
+
+Era il _dikero_ in persona, il quale voleva ricevere degnamente i due
+europei che erano stati così larghi di doni.
+
+Per darsi l’aria d’un uomo civile, porse la destra ad Alfredo ed Antao
+e li invitò a seguirlo, conducendoli in una stanza adorna di stuoie
+colorate ammonticchiate contro le pareti, in modo di formare dei sedili
+discretamente comodi e da alcuni _feticci_ di terra grossolanamente
+plasmata, rappresentanti delle figure umane ma che nella destra
+impugnavano una sciabola e nella sinistra una testa ed accuratamente
+imbiancati, essendo questa tinta il colore preferito dalle deità
+asciantine.
+
+Alcuni schiavi recarono tosto un grande vaso di terra ripieno di vino
+di palma affinchè i forestieri, prima di cominciare la conversazione,
+si dissetassero, poi quando ebbero bevuto, il _dikero_ con una
+amabilità poco comune in quel popolo sospettoso e crudele, diede agli
+ospiti il benvenuto, ringraziandoli contemporaneamente dei regali.
+
+— Siamo noi invece che dobbiamo ringraziarti, _dikero_, — rispose
+Alfredo in _uegbè_. — Senza il tuo pronto agire, i ladri sarebbero
+forse fuggiti.
+
+— Contenevano dei tesori le tue casse?...
+
+— No, — rispose prontamente il cacciatore, che conosceva l’avidità
+insaziabile di quei giudici. — Più che gli oggetti racchiusi nelle
+casse, mi premeva salvare la giovane negra.
+
+— Non te la ruberanno più, poichè uno dei ladri è stato ucciso, il
+secondo è fuggito ma spero che lo ritroveranno ben presto, ed il terzo
+è in mia mano e non uscirà vivo da Abetifi.
+
+— Cosa vuoi farne di quell’uomo?...
+
+— Lo uccideremo.
+
+— Non ti chiedo tanto, _dikero_.
+
+— È stato riconosciuto per una spia di Geletè, ed era qui venuto altre
+volte per farci forse sorprendere dai cacciatori di schiavi dei Dahomey
+e quell’uomo morrà.
+
+— Ma ti ho detto che non è necessario che quell’uomo lo si uccida. A me
+basta che rimanga prigioniero presso di te qualche mese.
+
+— È un nemico e morrà, — disse il _dikero_ con incrollabile fermezza.
+— Così il nostro re vuole e se disobbedissi, Mensah mi farebbe tagliare
+la testa.
+
+— Ma hai tu le prove che sia realmente la spia che tu cerchi?
+
+— No, ma sapremo presto se egli è quello che io sospetto. Negherà,
+come ha negato di aver rubato le tue casse, ma l’_odum_ mostrerà se
+è veramente colpevole. Ho già dato ordine che la prova abbia luogo
+stamane sulla piazza del mercato, dovendo essere pubblica. Vuoi
+venire?... Il ladro deve essere già stato condotto sulla piazza.
+
+— Ma dov’è la giovane negra? Vorrei prima vederla.
+
+— Dorme presso le tue casse. Era così stanca che non si reggeva più in
+piedi.
+
+— La rivedremo più tardi. Siamo pronti a seguirti. —
+
+Il _dikero_ si era alzato invitando i suoi ospiti a seguirlo. Al
+di fuori li attendevano dodici portatori con tre amache seguìti da
+parecchi negri armati di vecchi fucili e di lancie, i quali dovevano
+servire di scorta al rappresentante della giustizia.
+
+Quegli uomini erano comandati da un corriere del re, giunto forse di
+recente ad Abetifi, personaggio molto importante e che col suo costume
+dava un’idea del lusso della corte di S. M. Mensah.
+
+Era coperto di piastre d’oro massiccio e d’un peso tale, da rendergli
+molto malagevole il camminare, e sul capo portava un casco adorno
+di penne d’aquila formanti una specie di ventaglio. In una mano poi
+portava un piccolo scettro reale, una specie di spada coll’impugnatura
+coperta da un pezzo di pelle di leopardo.
+
+I due europei, il _dikero_ ed il seguito riattraversarono la città
+e s’arrestarono sotto una grande tettoia eretta in mezzo alla piazza
+del mercato e guardata da alcuni negri armati, i quali respingevano la
+folla che si pigiava attorno a quella costruzione, con un’abbondante ed
+incessante distribuzione di legnate.
+
+In mezzo alla tettoia vi era il ladro, con la destra chiusa entro
+un anello di ferro infisso in un grossissimo macigno e colle gambe
+incatenate.
+
+Era un negro ancor giovane, poichè non doveva avere più di venticinque
+o trent’anni, dall’aspetto furbo, dagli sguardi intelligenti, ma dai
+lineamenti duri, quasi feroci.
+
+Quantunque dovesse essere ormai convinto di non uscire vivo dalle mani
+dei suoi nemici, guardava alteramente la folla e scherzava coi suoi
+guardiani.
+
+Quando però vide i due europei, manifestò una viva inquietudine ed i
+suoi sguardi divennero cupi.
+
+— Ci riconosci?... — gli chiese Alfredo, avvicinandoglisi.
+
+— Sì, — rispose il prigioniero.
+
+— Non credevi di vederci qui così presto.
+
+— È vero. Credevo che le formiche o gli elefanti vi avessero
+uccisi. —
+
+Poi, dopo alcuni istanti di silenzio, aggiunse con fatalistica
+rassegnazione:
+
+— Ho perduto e pagherò.
+
+— Posso tentare di salvarti, — disse Alfredo.
+
+— È inutile: gli Ascianti sono miei nemici e mi uccideranno, e poi, se
+non lo facessero loro, non mi perdonerebbero nè Kalani, nè Geletè.
+
+— Kalani!... Ah! tu conosci quell’uomo?... Era stato lui ad incaricarti
+di spiarmi?... —
+
+Il negro non rispose.
+
+— Parlami di Kalani. È vero che non farà male a mio fratello?... È vero
+che non si vendicherà su quel povero ragazzo?... —
+
+Nemmeno questa volta il prigioniero aprì le labbra.
+
+— Odimi, — disse Alfredo, con viva commozione. — Io ti strapperò alla
+morte, te lo prometto, ma dimmi cosa ne ha fatto Kalani del fratellino
+mio.
+
+— Non so nulla, — rispose il negro. — D’altronde fra poche ore sarò
+morto. —
+
+Poi si rinchiuse in un silenzio feroce e rimase sordo ed impassibile
+a tutte le domande, a tutte le promesse d’Alfredo. Sapendo di morire,
+pareva che provasse una gioia crudele delle ansietà dell’uomo bianco.
+
+Il _dikero_ pose fine a quell’interrogatorio che esasperava il
+cacciatore, ordinando che si recasse l’_odum_ pel giudizio dei numi.
+
+Questo _odum_ non è altro che la corteccia d’un albero a cui gli
+Ascianti attribuiscono delle proprietà miracolose, strabilianti. Serve
+ad indicare i veri colpevoli, a torto od a ragione, non importa.
+
+Si dà al reo da masticare un pezzo di quella corteccia, poi gli si
+fa inghiottire una grande quantità d’acqua. Se la rigetta e ciò non
+succede quasi mai, è dichiarato innocente, ma se la trattiene e ciò
+succede quasi sempre, è subito punito, essendo tutti convinti che egli
+sia realmente colpevole.
+
+Ad un ordine del _dikero_ il ladro, che non voleva confessare di
+essere una spia di Geletè, fu seduto su di uno sgabello, poi il
+carnefice, riconoscibile pel suo berretto di pelle di leopardo e pei
+due coltellacci pendentigli sul petto, gli diede da masticare il pezzo
+di _odum_, ingiungendogli di tenerlo in bocca parecchi minuti, fino a
+ridurlo in bricciole.
+
+— Credo che quel povero diavolo sia spacciato, — disse Antao, che
+seguiva con curiosità quella strana prova.
+
+— È convinto anche lui di non poter provare il contrario, — rispose
+Alfredo.
+
+— E lo uccideranno?
+
+— Non avrà alcun scampo. Se fosse a Cumassia potrebbe avere qualche
+speranza di salvarsi, ma qui non vi è alcun luogo inviolabile.
+
+— Forse che a Cumassia vi è un luogo dove i condannati possono salvare
+la pelle?...
+
+— Sì, è un piccolo villaggio che si chiama Butama e che è separato
+da Cumassia da un piccolo corso d’acqua. Qualunque condannato che
+varchi quel ruscello è al sicuro contro la collera di tutti i _dikeri_
+e perfino del re, perchè là sorgono le tombe della famiglia reale e
+perciò quel territorio è sacro. —
+
+In quell’istante le loro parole furono soffocate da un urlìo feroce,
+emesso dalla folla. Il dahomeno aveva bevuto l’acqua e, come era da
+aspettarselo, non l’aveva rigettata.
+
+Pronto come il lampo, il carnefice aveva afferrata la vittima pel collo
+e secondo l’uso gli aveva trapassato, con un lungo ed acuto coltello,
+le gote e la lingua, per impedirle di pronunciare il gran giuramento
+del re, formula che le avrebbe dato il diritto di salvare la vita per
+un certo tempo e di venire fucilato invece di torturato.
+
+Antao ed Alfredo, spinti dal loro animo generoso, si erano lanciati
+verso il prigioniero per cercare di strapparlo alla morte, ma il
+corriere del re ed i suoi uomini si erano affrettati a chiudere loro il
+passo, dicendo con tono minaccioso:
+
+— Gli uomini bianchi non hanno da fare colla giustizia del re! —
+
+Intanto il carnefice aveva approfittato per piantare nelle spalle del
+paziente due lunghe forchette e legatogli una corda al collo, l’aveva
+tratto sulla piazza, costringendolo a camminare, mentre la folla gli si
+precipitava dietro urlando e ridendo ed agitando dei tizzoni accesi.
+
+— Vieni, Antao, — disse Alfredo. — Ciò è ripugnante. — E presolo per
+una mano lo trasse verso la casa del _dikero_, seguito da Asseybo.
+
+— Ma cosa faranno ora di quel disgraziato? — chiese Antao, che porgeva
+ascolto alle urla crescenti della folla.
+
+— Lo conducono in giro per la città, costringendolo a ballare in ogni
+via.
+
+— Ma se non lo potesse?...
+
+— La folla lo costringerebbe coi tizzoni accesi.
+
+— E poi lo decapitano?...
+
+— C’è del tempo. Gli Ascianti non sono meno crudeli dei Dahomeni e
+prima lo tortureranno diabolicamente.
+
+Quando avrà finita la passeggiata, il carnefice avrà tagliato parecchi
+pezzi di carne sul corpo di quel disgraziato.
+
+— Ma allora lo ucciderà?
+
+— No, poichè i carnefici sono abili e sanno che se uccidono la vittima
+prima che sia giunta l’ora, devono prenderne immediatamente il posto.
+
+— Ma quando finiranno di torturarlo?...
+
+— Non prima di questa sera. A mezzodì gli accorderanno un po’ di
+riposo e gli daranno una zucca di vino di palma per rinvigorirsi, poi
+lo costringeranno a riprendere la passeggiata e le danze innanzi alle
+autorità. Se si presterà volentieri a quei salti, la sua testa non
+tarderà a cadere sotto il coltello del carnefice, ma se si rifiutasse,
+disgraziato lui.
+
+Prima di perdere la testa, quei mostri gli troncheranno una ad una le
+membra.
+
+— Che razza di canaglie!... Il diavolo si porti il _dikero_ e
+tutti i suoi negri. Prendiamo le nostre casse ed i nostri animali
+ed andiamocene, Alfredo. Rinuncio all’ospitalità di quel selvaggio
+sanguinario.
+
+— Non chiedo di meglio, Antao. Preferisco andare ad accamparmi nella
+pianura od in mezzo ai boschi. —
+
+Dinanzi all’abitazione del giudice trovarono i due dahomeni e la
+giovane negra, la quale attendeva ansiosamente il ritorno dei due
+bianchi.
+
+Quando se li vide dinanzi, un vero grido di gioia irruppe dalle labbra
+della brava ragazza e fu tale la contentezza d’Antao, nel rivederla,
+che non potè fare a meno di abbracciarla.
+
+— Morte di Giove, Venere, Urano e di tutti pianeti del firmamento!... —
+esclamò. — Ti giuro, mia povera giovane, che io sono commosso. —
+
+Stava per tempestarla di domande, ma Alfredo gli troncò le parole
+dicendo:
+
+— Più tardi, Antao. Pensiamo a prendere il largo prima che il _dikero_
+ritorni. —
+
+I due dahomeni e Asseybo bardarono i cavalli che erano stati ricoverati
+in una vicina tettoia, dai servi del _dikero_ si fecero consegnare
+le casse rubate, le caricarono in fretta sul dorso degli animali e
+partirono di corsa seguiti dai due europei e dall’amazzone, la quale
+era già perfettamente guarita.
+
+Mezz’ora dopo erano tanto lontani, da non udire più le urla feroci
+della popolazione martirizzante la spia di Kalani.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXI.
+
+Attraverso la regione dei Krepi
+
+
+La carovana marciò senza interruzione fino a notte tarda attraverso
+alla pianura, spingendo i cavalli ad un mezzo galoppo e non si arrestò
+che sul margine della grande foresta, che doveva guidarli alle rive del
+Volta.
+
+Uomini ed animali non ne potevano più dopo quella corsa indiavolata
+fatta sotto un sole ardente e senza aver mai trovato un palmo d’ombra,
+ma i primi erano contenti di trovarsi così lontani da quella città
+dei cui abitanti era meglio diffidare, malgrado le premure e l’aiuto
+prestato dal _dikero_.
+
+Quand’ebbero cenato e le tende furono rizzate presso i fuochi accesi
+per tenere lontane le fiere, Alfredo chiamò attorno a sè tutti,
+dicendo:
+
+— Ed ora, parliamo.
+
+— Per Giove!... — esclamò Antao. — Credo che sia giunto il momento
+di sciogliere un po’ la lingua. Quella corsa precipitosa non mi ha
+concesso di scambiare una parola con questa ragazza.
+
+— Puoi parlare a tuo comodo, Antao, o meglio le parleremo insieme.
+Anch’io sono curioso di sapere tante cose che deve ormai conoscere,
+essendo stata quattro giorni coi suoi rapitori. È vero Urada?...
+
+— Sì, padrone, — rispose la negra, sorridendo. — Credilo però, padrone,
+sono stata rapita contro la mia volontà.
+
+— Ne siamo convinti, — disse Antao. — Se così non fosse, non avresti
+gettati nel bosco quei segnali.
+
+— Li avete trovati?... Dunque avevate seguito le tracce dei ladri?
+
+— Certo, Urada. Ma in quale modo ti hanno rapita? — chiese Alfredo.
+
+ [Illustrazione: .... non avendo che una sola mira: quella
+ d’impadronirsi della testa di un avversario.... (Pag. 150).]
+
+— Io dormivo sotto la tenda, quando fui svegliata dagli spari dei due
+schiavi. Uscii all’aperto per vedere cosa succedeva e mi vidi dinanzi
+un orribile _mpungu_.
+
+Spaventata, mi preparavo a fuggire, quando comparvero improvvisamente
+tre negri armati di fucili. Il gorilla fuggì ed i negri ne
+approfittarono per caricare le casse sui cavalli e rientrare nella
+foresta dopo d’avermi gettata nella lettiga.
+
+Seppi più tardi che mi avevano rapita credendo che io fossi una vostra
+prigioniera, essendosi accorti che io era una loro compatriota.
+
+Dapprima avevo sospettato di essere caduta nelle mani di alcuni negri
+predoni, ma seppi ben presto che erano le spie che vi seguivano da
+Porto Novo, attendendo l’occasione propizia per tendervi un agguato o
+immobilizzarvi nei boschi.
+
+— Erano spie di Kalani?...
+
+— Sì, padrone, me lo dissero poi. Erano stati incaricati di seguirti,
+onde avvertire il loro padrone nel caso che tu avessi marciato verso la
+frontiera del Dahomey.
+
+— E di mio fratello, hai udito parlare?...
+
+— Sì e non fecero che confermare quanto io ti dissi. Kalani te lo ha
+rapito non per ucciderlo, ma per obbligare te a gettarti nella bocca di
+quella lurida iena. Il tuo antico schiavo era certo che tu ti saresti
+recato ad Abomey.
+
+— Ecco delle parole che mi tranquillizzano sulla sorte di quello
+sventurato fanciullo. Ah!... Kalani spera che io cada nei suoi
+agguati?... Sarà lui che cadrà nel laccio che gli tenderò ad Abomey.
+
+— Ma come faremo ad entrare inosservati nella capitale di Geletè? —
+chiese Antao. — Non me lo hai ancora detto, Alfredo.
+
+— Ora che abbiamo ricuperate le nostre casse, ti prometto di farti fare
+un’entrata trionfale ad Abomey.
+
+— Devono contenere dei talismani miracolosi le tue casse. Mi spiegherai
+almeno in cosa consistono.
+
+— È per questo che vi ho radunati tutti attorno a me.
+
+— Getta fuori adunque i tuoi progetti.
+
+— Dimmi, ti piacerebbe entrare in Abomey come ambasciatore?...
+
+— Come ambasciatore!...
+
+— Sì, Antao come un ambasciatore di qualche reame negro, di quello del
+Borgu, per esempio, che è confinante col Dahomey.
+
+— Io, un bianco, un europeo?...
+
+— Non saremo più bianchi allora.
+
+— Cosa vuoi dire?... Possibile che la mia pelle sia diventata così nera
+da credermi un discendente di Caam?...
+
+— Lo diverrai: ho portato con me tutto l’occorrente per darci sulla
+pelle una superba tinta color fuliggine o cioccolata. —
+
+Antao scoppiò in una fragorosa risata.
+
+— Ridi pure, ma ti dico che noi ci dipingeremo così bene, da ingannare
+anche Kalani.
+
+— E ci vestiremo anche da negri?...
+
+— Sì, Antao ma da negri d’alto lignaggio. Nelle mie casse vi è tutto
+l’occorrente.
+
+— Ecco perchè ci tenevi tanto alle casse che ti avevano rubato!...
+
+— Certo, e soprattutto pei regali che ho destinato a Geletè ed ai suoi
+_cabeceri_.
+
+— Ma credi tu, Alfredo, che tale mascherata sarà possibile, senza
+destare dei sospetti in quel furfante di Kalani?...
+
+— Vedrai che nessuno più ci riconoscerà! Ho portato con me perfino
+delle bellissime barbe nere come portano i ricchi del Borgu e delle
+parrucche da negro.
+
+— E cosa andremo a proporre a Geletè?...
+
+— Qualche trattato d’amicizia, un’alleanza difensiva od offensiva per
+esempio. Geletè sa che gli uomini del Borgu sono valorosi e si guarderà
+bene dal rifiutare e ci riceverà coi dovuti onori.
+
+— Magnifico progetto!... — esclamò il portoghese.
+
+— Ne convieni?...
+
+— Certo, Alfredo.
+
+— Credi possibile la sua riuscita?...
+
+— Ho piena fiducia, ma quando saremo entrati in Abomey, come faremo a
+liberare tuo fratello?...
+
+— Lo si vedrà.
+
+— E Kalani?...
+
+— Lo ucciderò, — disse freddamente il cacciatore, mentre un lampo
+d’odio gli balenava negli sguardi.
+
+Poi volgendosi verso Urada:
+
+— Hai compreso tutto?...
+
+— Sì, padrone, — rispose la giovane negra.
+
+— Hai delle obbiezioni da fare?
+
+— No, poichè credo che in nessun altro modo potresti giungere ad Abomey
+senza allarmare Kalani.
+
+— Ora sono tranquillo.
+
+— E quando faremo la nostra toeletta? — chiese Antao. — Sono impaziente
+di vedere quale figura farò tinto di nero.
+
+— Quando avremo varcato il Volta e saremo entrati nel territorio del
+Dahomey. Per ora è inutile.
+
+— Padrone, — disse Asseybo, che fino allora non aveva pronunciato una
+sillaba. — Vuoi un consiglio?...
+
+— Parla, — disse Alfredo.
+
+— Marciamo a grandi tappe e cerchiamo di giungere ad Abomey nel minor
+tempo possibile.
+
+— Perchè dici questo?...
+
+— Uno dei ladri è fuggito e noi non sappiamo se gli uomini del _dikero_
+saranno riusciti ad arrestarlo. Può passarci dinanzi ed avvertire
+Kalani delle nostre intenzioni.
+
+— Speriamo che l’abbiano preso. Quell’uomo però, solo, forse inerme,
+privo d’un quadrupede, non sarà in grado di lottare in celerità con
+noi. D’altronde non ci potrà riconoscere.
+
+Ed ora, amici, riposiamo. Domani marceremo verso il Volta e quando
+avremo attraversata la regione dei Krepi, diverremo tutti negri. —
+
+L’indomani, dopo una notte tranquillissima, la carovana ripartiva a
+marcie forzate, per guadagnare il fiume prima che calasse la notte.
+
+La traversata dei boschi si compì senza difficoltà e senza cattivi
+incontri, e verso il tramonto s’accampava sulla riva opposta del fiume.
+
+Nei giorni seguenti marciò, quasi senza interruzione, salvo alla notte
+per riposare, attraverso la regione dei Krepi; un vasto territorio
+compreso fra il Volta ed il possedimento inglese della Costa d’Avorio
+ed il fiume Mono, e che gli Ascianti ed i Dahomeni ben sovente
+scorrazzavano per provvedere di schiavi da macellare nelle atroci feste
+del sangue.
+
+Questa regione, che da alcuni anni si trova sotto il protettorato della
+Germania, era allora abitata da un grande numero di piccoli reami,
+assolutamente incapaci di far fronte ai due potenti vicini. I Krepi
+occupano la parte settentrionale ed i Togo la meridionale. Pochi sono i
+centri popolosi; fuorchè Hpandu, presso il Volta, Waya presso il Todij
+a breve distanza dalla frontiera del possedimento inglese, Kpetu sullo
+stesso fiume e Atakpam molto al nord, nella regione degli Akposso,
+tutti gli altri non sono che piccoli villaggi di nessuna importanza.
+
+In cinque giorni la piccola carovana, dopo d’aver superata la regione
+montuosa che si estende dal sud-ovest al nord-est attraverso il 7° di
+latitudine e di aver fatto delle brevi fermate nei villaggi di Tota,
+di Misahohe, di Pelome e di Togodo, per provvedersi di viveri freschi,
+giungevano presso il fiume Mono il quale scorre a poche miglia di
+distanza dalla frontiera, e quattro ore più tardi si accampavano sul
+territorio del feroce Geletè.
+
+Il Dahomey è un regno che come vastità di territorio e come popolazione
+non può competere con quello degli Ascianti, ma come potenza militare
+lo supera, essendo i suoi abitanti i più bellicosi di tutta la Costa
+d’Avorio.
+
+Fondato circa due secoli or sono, si è mantenuto indipendente fino in
+questi ultimi anni e di certo lo sarebbe ancora, se la baldanza e la
+ferocia di Behanzin, successore di Geletè, non avesse decisa la Francia
+ad invaderlo, mettendo fine ai secolari bagni di sangue, che sotto
+varii pretesti, si facevano annualmente nella capitale o nella città
+santa di Kana.
+
+La sua superficie è vasta, poichè si estende dal mare al nono grado
+di latitudine nord, ossia fino allo spartiacque del bacino del Niger
+con quello dei fiumi che si gettano lungo la costa della Guinea
+occidentale, e dal paese dei Togo a quello dell’Opara che scaricasi
+presso Porto Novo, su una distesa di duecentottanta chilometri
+dall’ovest all’est.
+
+Il suo clima è però uno dei più micidiali, e dei più insopportabili di
+tutte le regioni della Costa d’Avorio, essendo quella regione proprio
+sotto l’equatore, esposta ad una vera pioggia di fuoco che rende
+quasi impossibile il soggiorno agli Europei, anche sugli altipiani
+dell’interno.
+
+Verso il mare poi è peggiore ancora, poichè le paludi ed i grandi
+boschi ne fanno un covo di febbri algide mortali a tutti coloro che non
+si sono acclimatizzati, e pericolosissime perfino agli indigeni.
+
+Verso la costa il paese è tutto boscoso, ricco di piante colossali
+e di palme d’elais, ma di passo in passo che si allontana, la grossa
+vegetazione sparisce, gli altipiani si succedono in forma d’immense
+terrazze coperte solamente da un’erba alta due metri, chiamata erba di
+Guinea.
+
+È su quegli altipiani che sorgono le città più importanti del regno,
+Abomey che è la capitale, Kana detta la città santa dove sorgono le
+tombe dei re e dove si fanno i grandi sacrifici umani, Agu, Akpuel,
+Doko e Bobek, ma queste quattro ultime si possono considerare, più che
+città, grosse borgate.
+
+Sulla costa invece non sorge che Widak, la sola città dove era permesso
+agli europei di soggiornare e di trafficare e dove pagavano i loro
+contributi al re in bottiglie di rhum e di cognac.
+
+Pochi però erano, prima dell’occupazione francese, i dahomeni che
+entravano in questa città e non vi andavano senza manifestare un vivo
+ribrezzo, credendola contaminata dalla presenza degli Europei.
+
+Una sola volta all’anno i preti si recavano colà in processione
+portando i loro feticci e per sacrificare, alle divinità marittime, una
+delle più belle fanciulle del regno, la quale veniva spinta in mare
+a pasto dei numerosi pescicani che infestano le spiagge della Costa
+d’Avorio.
+
+La popolazione di questo regno, diventato così tristamente celebre
+per le sue barbarie, sembra composta di due razze distinte. Quella
+inferiore, composta per la maggior parte di schiavi rapiti ai paesi
+vicini, caratterizzata da una estrema bruttezza fisica e da un
+vero degradamento morale; quella superiore alla quale appartengono
+la famiglia reale e la classe dominante, caratterizzata da una
+intelligenza svegliatissima e da lineamenti regolari che s’avvicinano
+al tipo europeo.
+
+Queste due razze non superano il milione d’anime, di cui i due terzi
+sono costituiti dagli schiavi, povere vittime che erano destinate a
+venire macellate nelle feste del sangue, quando mancavano i prigionieri
+di guerra.
+
+Nazione eminentemente guerresca, il Dahomey ha sempre dato del filo
+da torcere ai suoi vicini, ai Togo, ai Krepi ed agli Yoruba. Per
+secoli e secoli si è mantenuto non solo indipendente, ma ha respinto
+vittoriosamente le aggressioni dei nemici, affermandosi come potenza
+militare valorosissima.
+
+Cosa strana, forse unica in tutti i popoli non solo dell’Africa ma del
+mondo, la sua forza soprattutto veniva costituita dai suoi reggimenti
+di amazzoni, reclutate fra le più belle, le più robuste e le più
+crudeli ragazze del regno.
+
+Allevate con estrema cura, rinvigorite con lunghi esercizi militari,
+addestrate nelle armi e sottoposte ad una ferrea disciplina, per lunghi
+anni quelle intrepide donne mantennero alta la fama guerresca. Erano
+loro che entravano in campo quando i soldati dahomeni cominciavano a
+piegare e si narra che i loro attacchi erano così irresistibili e la
+loro ferocia tale, da assicurare sempre la vittoria.
+
+Il loro numero non ha mai superato le tremila e costituiva la guardia
+reale. Il loro armamento consisteva in fucili e larghi coltellacci che
+sapevano adoperare con una destrezza spaventosa.
+
+Scaricate le armi, si scagliavano come furie contro le orde nemiche col
+coltello in pugno, non avendo che una sola mira: quella d’impadronirsi
+della testa d’un avversario da regalare al loro re.
+
+La stirpe reale del Dahomey, cessata pochi anni or sono coll’esilio
+di Behanzin successore di Geletè, debellato dalle armi vittoriose del
+generale Doods, era una delle più giovani, poichè la sua fondazione non
+risaliva che al 1724, nella cui epoca Guagiah-Truda, piccolo principe
+di Abomey, ma valoroso guerriero, riusciva a formarsi un vasto regno
+riunendo sotto il suo potere i reami di Adrah, Toffoa, Allahda, di Xavy
+e di Wydak dopo d’averli vinti.
+
+L’autorità di quei monarchi sanguinari, era però potentissima, anzi
+senza limiti.
+
+I personaggi più importanti del regno, non erano, rispetto a loro, che
+i primi schiavi; il popolo invece una massa di animali da macellare
+di quando in quando, per placare le ire della divinità o dei sovrani
+defunti.
+
+Potevano disporre a loro talento della vita di tutti gli abitanti del
+regno e dei loro averi e come ne abusavano!... Quando gli schiavi da
+sacrificare mancavano, non si peritavano di scegliere le vittime fra i
+sudditi, senza che questi mai avessero osato di ribellarsi.
+
+Sul numero degli uomini che macellavano nelle feste delle grandi
+usanze, basti sapere che il governatore portoghese dell’isola di S.
+Tommaso riusciva a riscattarne, in una sola volta, milleduecento,
+destinati a perire in una festa secondaria!...
+
+
+
+
+CAPITOLO XXII.
+
+Assediato in una trappola da elefanti
+
+
+Prima di avventurarsi sul territorio dahomeno, Alfredo aveva deciso
+di accordare un riposo di un paio di giorni alla carovana, per non
+rovinare i poveri animali, già molto affaticati da quelle lunghe marcie
+compiute sotto un sole bruciante ed in mezzo a mille ostacoli, e per
+rinnovare le loro provviste essendo già quasi esauste.
+
+Trovando quel luogo molto boscoso, i due cacciatori speravano di
+abbattere alcuni capi di selvaggina per seccarne la carne, temendo
+di non trovarne nelle pianure erbose degli altipiani e sapendo di
+non poter contare sui villaggi che sono molto scarsi nel Dahomey,
+specialmente nelle regioni occidentali.
+
+Essendo il tramonto ancora lontano, dopo un riposo di qualche ora sotto
+la tenda, chiamarono Asseybo e s’internarono nella foresta, tenendosi
+nelle vicinanze d’un fiumicello per sorprendere la selvaggina che
+doveva accorrere per dissetarsi.
+
+La temperatura era ardentissima anche all’ombra di quei grandi alberi
+ed eccessivamente snervante essendo umida, ma i cacciatori, quantunque
+fumassero come zolfatare e si sentissero zampillare il sudore da tutti
+i pori inzuppandosi le vesti, procedevano egualmente, avendo scoperto,
+in certi tratti, delle numerose tracce di animali di piccola e grossa
+taglia.
+
+Asseybo, che come sappiamo era un abilissimo cercatore di piste, aveva
+già rilevato delle tracce di elefanti, di antilopi, di facocheri e
+di zebre, animali piuttosto comunissimi in quelle regioni ed i due
+cacciatori speravano di non ritornare al campo a mani vuote.
+
+Camminavano da una mezz’ora tenendosi sempre a poche centinaia di
+metri dal corso d’acqua, quando Antao, che si trovava dinanzi a tutti,
+s’arrestò bruscamente, mandando un grido di meraviglia, seguito poco
+dopo dalla «morte» di tutti i pianeti da lui conosciuti.
+
+— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, armando la carabina. Hai scoperto
+qualche colossale elefante?...
+
+— Se non è un elefante è un colosso di certo, ma del regno
+vegetale. —
+
+Il portoghese si era arrestato dinanzi ad un albero ma d’una mole così
+enorme, che mai prima di allora ne aveva veduto uno eguale.
+
+Quel colosso della vegetazione, che si rizzava maestosamente, formando
+da solo una piccola foresta, era tale da meravigliare anche lo stesso
+Alfredo.
+
+Il suo tronco non aveva più di cinque metri d’altezza ma era così
+grosso da averne almeno dieci di circonferenza.
+
+Sopra quell’ammasso di legno si dipartivano dei rami lunghi una
+ventina di metri, i quali s’incurvavano verso terra formando una cupola
+immensa, forniti di folto fogliame e sostenenti certe specie di capsule
+di forma ovoidale, assai accuminate ad una delle estremità e grosse
+come la testa d’un uomo.
+
+Una numerosa banda di scimmie della specie dei cercopitechi verdi,
+aveva preso stanza fra i rami del colosso, divorando avidamente quelle
+grosse frutta che dovevano essere molto deliziose pei palati di quei
+coduti quadrumani.
+
+— Un baobab forse?... — chiese Antao ad Alfredo.
+
+— Sì, amico mio.
+
+— Ebbene, Alfredo, non credevo che tali alberi avessero delle
+dimensioni così mostruose. Ma guarda che tronco enorme!... Nel suo
+interno vi potrebbero danzare venti persone.
+
+— Lo credo, Antao, ma probabilmente la sala sarà occupata da dei
+funebri personaggi, ben brutti da vedersi.
+
+— Cosa vuoi dire?...
+
+— Voglio dire che forse l’interno sarà occupato da qualche dozzina di
+negri mummificati, essendovi in questi paesi l’abitudine di servirsi
+dei tronchi di baobab come di camere mortuarie.
+
+— Sistema niente affatto comodo, se i becchini devono scavare questi
+colossi.
+
+— Non così difficile come credi, essendo il legno di questi alberi
+molto tenero.
+
+— E non servono a null’altro, questi giganti?...
+
+— Sì, poichè i negri sanno trarre altri vantaggi da queste piante.
+
+— A me sembra che servano solamente alle scimmie, le quali fanno una
+vera strage di quelle frutta.
+
+— Sono ricercate anche dai negri. Quelle capsule che vengono
+comunemente chiamate _pane di scimmia_, contengono una polpa di sapore
+dolcigno e che spremuta ed unita ad un po’ di zucchero, dà una bevanda
+gradevole, molto indicata per combattere efficacemente le febbri.
+
+— Buono a sapersi, in questo paese delle febbri.
+
+— Dalle frutta sanno poi ricavare una cenere ricca di soda e che
+mescolata ad un po’ d’olio di palma costituisce un buon sapone.
+Ma anche le foglie e la corteccia, che godono di virtù emollienti,
+sono largamente usate dai negri per moderare l’eccesso della loro
+traspirazione.
+
+— È poco per questi giganti. Comunque sia, sono piante meravigliose.
+
+— Ma ve ne sono di più grandi, Antao.
+
+— Più di questa?...
+
+— Alla foce del Senegal si sono misurati dei baobab che avevano
+l’enorme circonferenza di cento piedi, ossia di trentatrè metri.
+
+— Morte di tutti i pianeti!...
+
+— Il dottor Livingstone, il celebre esploratore dell’Africa meridionale
+e centrale, ha veduto un baobab scavato, nel cui interno vi potevano
+stare comodamente trentatrè uomini e Humboldt ne vide una nella
+Senegambia, nel cui tronco una tribù di negri teneva le sue assemblee.
+
+— Questi enormi vegetali devono vivere un bel numero di secoli, Alfredo.
+
+— Adanson afferma di aver studiato dei baobab che dovevano contare
+cinque ed alcuni seimila anni d’esistenza.
+
+— Corna del diavolo!... Che bella età!... E tu mi hai detto che
+quell’albero può essere pieno di mummie di negri?...
+
+— È probabile.
+
+— E si conservano bene?
+
+— Perfettamente, forse meglio delle mummie egiziane.
+
+— Andiamo a vedere, Alfredo. —
+
+S’accostarono all’enorme tronco girandovi attorno per vedere se vi era
+qualche strappo nella corteccia, ma la trovarono intatta dappertutto.
+
+Stavano per raccogliere alcune capsule lasciate cadere dalle scimmie,
+onde assaggiarne la polpa, quando Asseybo, che si trovava a quindici
+passi da loro, nascosto dietro il tronco d’un cedro selvatico, con un
+leggiero sibilo li fece accorrere.
+
+— Cos’hai? — chiese Alfredo.
+
+Il negro additò loro un macchione di cespugli, i cui rami si agitavano.
+Quasi contemporaneamente udirono dei grugniti che parevano emessi da
+una banda di suini.
+
+— Dei porci qui? — chiese Antao, con stupore.
+
+— Credo che siano facocheri, — rispose Alfredo, che pareva esitasse
+ad impugnare la carabina. — La loro carne vale una palla, ma vi è
+il pericolo di farci sventrare dalle lunghe zanne di quei cignali
+coraggiosi.
+
+— Non abbiamo avuto paura dei leoni e dei leopardi e meno ne avremo di
+quei signori facachi o facuchi che siano.
+
+— Facocheri, Antao.
+
+— Sia pure. Orsù, una buona scarica là in mezzo.
+
+— Temo che siano molti.
+
+— Meglio per la nostra cucina.
+
+— Ma i sopravviventi alla scarica ci assaliranno.
+
+— E noi li respingeremo.
+
+— Giacchè lo vuoi, proviamo. —
+
+In mezzo al macchione si scorgevano, ad intervalli, dei robusti dorsi
+coperti di lunghe e grosse setole e delle code attorcigliate che si
+agitavano.
+
+I due cacciatori ed Asseybo puntarono le carabine mirando per alcuni
+istanti, poi fecero fuoco.
+
+Il fumo si era appena diradato che videro irrompere dai cespugli dodici
+o quindici brutti cignali, di taglia grossissima, armati di zanne
+arcuate, lunghe parecchi pollici.
+
+Due caddero dopo pochi passi, ma gli altri, che parevano in preda ad
+un furore tremendo, continuarono la corsa, scagliandosi impetuosamente
+sugli assalitori.
+
+Alfredo e Asseybo, che si trovavano vicini ai rami del baobab, i
+quali, come si disse, si curvavano verso terra, con due salti furono
+lesti ad aggrapparvisi mettendosi in salvo, ma il povero portoghese,
+che si trovava più lontano e che forse era rimasto scombussolato da
+quell’improvviso assalto, si raccomandò alle proprie gambe, fuggendo a
+precipizio in mezzo alla foresta.
+
+Sette od otto facocheri s’arrestarono sotto il baobab grugnendo
+rabbiosamente e cercando, con salti disordinati, di mordere le gambe
+d’Alfredo e del negro, ma altri tre, guidati da un vecchio maschio, si
+misero dietro al fuggiasco.
+
+Fortunatamente Antao aveva buone gambe e correva come un daino, girando
+attorno ai tronchi per far perdere tempo ai feroci animali, balzando
+agilmente sopra le piccole macchie, guizzando in mezzo alle radici ed
+alle liane, ma allontanandosi sempre più dai compagni, colla cattiva
+prospettiva di smarrirsi fra quelle migliaia di vegetali.
+
+Galoppava da una buona mezz’ora, sempre più inoltrandosi nella
+boscaglia e sempre incalzato dagli ostinati cignali, quando tutto d’un
+tratto sentì mancarsi il suolo sotto i piedi. Ebbe appena il tempo di
+mandare un grido, che si trovò, semi-intontito in fondo ad una larga
+buca.
+
+Non potè subito rendersi conto di quanto era accaduto, poichè nel
+battere il capo in terra, aveva ricevuto tale scossa, da non sapersi
+più raccapezzare.
+
+Gli parve però di sentirsi cadere addosso una massa pesante, quindi
+di udire presso di sè un urlo acuto che terminò in un grugnito rauco,
+strozzato.
+
+— Morte di Giove ed anche di Febo!... — esclamò, quando si fu un po’
+rimesso. — Un passo più innanzi e m’infilzavo come questo dannato
+facafuchero o facafocoro che sia. Si vede che sono ancora un uomo
+fortunato, dopo tutto. —
+
+Il brav’uomo aveva ben ragione di chiamarsi fortunato, poichè era
+miracolosamente scampato al più orribile dei supplizii, cioè alla morte
+col palo.
+
+La sua fuga precipitosa lo aveva condotto sopra uno di quei pericolosi
+trabocchetti che i negri sogliono scavare per impadronirsi, senza
+correre alcun pericolo, dei grossi animali, come gli elefanti ed i
+rinoceronti.
+
+Era una buca profonda tre metri, larga e lunga sei, munita nel mezzo
+d’un aguzzo palo profondamente impiantato e coperta superiormente da
+uno strato di canne di terra e di foglie.
+
+Il portoghese, invece di cadere sul palo e terminare la sua esistenza
+come un turco od un persiano, trasportato dal proprio slancio, era
+andato a stramazzare in un angolo del trabocchetto; invece sua si era
+infilzato il vecchio maschio che gli stava alle calcagna e che ora
+presentava il comico spettacolo di un maiale enorme, messo allo spiedo
+intero.
+
+— In fede mia che sta meglio su quella punta questo irascibile porco
+che io, — disse Antao. — È una vera disgrazia che non vi sia qui della
+legna per arrostirlo. —
+
+Il suo buon umore si cambiò però in un subitaneo impeto di collera,
+udendo sopra la sua testa dei grugniti furiosi.
+
+— Ancora quegli ostinati maiali!... — esclamò. — Ora vi mando a tenere
+compagnia al vecchio maschio. —
+
+Gli altri tre facocheri, che avevano avuto il tempo di trattenersi
+dinanzi al trabocchetto, correvano all’impazzata intorno alla buca
+grugnendo rabbiosamente, come fossero furibondi per non aver potuto
+vendicarsi del disgraziato portoghese.
+
+Di tratto in tratto s’arrestavano allungando i loro brutti musi verso
+la fossa e battendo fortemente le loro lunghe zanne che producevano
+un rumore simile a quello delle mascelle dei caimani allorchè si
+rinchiudono, poi cercavano di avanzarsi sullo strato di canne mezzo
+sfondato, ma comprendendo che correvano il pericolo di seguire il
+vecchio maschio, s’affrettavano a retrocedere.
+
+Antao raccolse la carabina che era caduta in un angolo, ma quando volle
+caricarla, s’avvide che la fiaschetta della polvere erasi spezzata,
+spargendo le munizioni sul fondo limaccioso della trappola.
+
+— Morte di tutti i facucheri della terra!... — esclamò, dando un
+calcio alla fiaschetta sventrata. — Eccomi in un bell’impiccio!... Se
+Alfredo e Asseybo non vengono a liberarmi, quei dannati animali non
+mi lascieranno uscire da questa dannata buca!... Uscire!... Credo che
+anche senza quei porci non vi riuscirei di certo!... Ma toh!... L’idea
+mi pare buona ed il coltello vi può giungere. —
+
+Senza più occuparsi dei facocheri, i quali d’altronde non potevano
+giungere fino a lui, si levò la cinghia che gli sorreggeva i calzoni,
+poi estrasse il coltello da caccia che pendevagli dal fianco, un’arma
+lunga un buon piede e di una tempra eccezionale, quindi la legò
+saldamente all’estremità della canna del fucile, formando una specie di
+lancia.
+
+— Sbarazziamoci per ora dei porci, — disse. — Poi vedremo se vi sarà il
+mezzo di uscire dalla trappola. —
+
+Guardò in alto e vide i tre facocheri riuniti, i quali lo guardavano
+coi loro occhietti neri, digrignando i denti e grugnendo.
+
+Allungare rapidamente il fucile e piantare il coltello in mezzo al
+ventre del più vicino, fu la cosa d’un istante.
+
+L’animale, trapassato fino alla spina dorsale, mandò un urlo acuto e
+piombò nella buca, dibattendosi fra le strette dell’agonia. Gli altri
+due, spaventati, fecero un rapido volta faccia e fuggirono a tutte
+gambe in mezzo alla foresta.
+
+— Per Giove! — esclamò Antao, ridendo. — Per poco che la continui,
+questa buca diverrà la bottega d’un macellaio!... Disgraziatamente è
+sempre il fuoco che mi manca.
+
+Orsù, cerchiamo di lasciare l’alloggio, per ora. Più tardi manderò i
+due dahomeni a ritirare i viveri. —
+
+Fece il giro della buca, sperando che in qualche luogo il terreno fosse
+tanto friabile da permettergli di scavarsi dei gradini, ma s’avvide che
+quella trappola era stata aperta fra degli strati di natura rocciosa, i
+quali dovevano opporre una resistenza considerevole.
+
+— Diavolo!... — mormorò il disgraziato portoghese, che cominciava a
+perdere il suo buon umore ed a diventare inquieto. — Temo di dover
+passare la notte in fondo a questa umida tana, in compagnia di questi
+due porci.
+
+Chissà se Alfredo ed Asseybo riusciranno a trovarmi, prima che tramonti
+il sole. In queste foreste è così facile a smarrirsi!...
+
+Orsù, bisogna rassegnarsi e fare buon viso alla fortuna. D’altronde una
+notte passa presto.
+
+Se la fiaschetta non si fosse spezzata e il fondo di questa fossa,
+invece di essere così limaccioso fosse stato bene asciutto, avrei
+potuto richiamare l’attenzione di Alfredo con delle scariche ma bah!...
+Domani mi ritroveranno. —
+
+Le tenebre calavano rapidamente ed al prigioniero non rimaneva altra
+prospettiva che di trovarsi un cantuccio per riposare e d’armarsi di
+pazienza fino all’alba, certo che Asseybo avrebbe ritrovato le sue
+tracce.
+
+Disgraziatamente il fondo della trappola era una pozzanghera e non era
+possibile coricarsi su quel fango saturo d’acqua.
+
+— Che debba rimanere in piedi tutta la notte?... — brontolò il
+portoghese. — Non sono già nè un’airone, nè un fenicottero per dormire
+in piedi. Toh!... non avevo pensato che posso avere un letto abbastanza
+comodo!... —
+
+Quella buona idea gli era stata suggerita guardando i due facocheri.
+Con non poca fatica riuscì a tirare giù quello che si era impalato, poi
+li trascinò tutti e due in un angolo mettendoli l’uno vicino all’altro
+e vi si sdraiò sopra, mandando un sospiro di soddisfazione.
+
+— Pare che anche i morti qualche volta possano essere utili, —
+disse, ridendo. — Cerchiamo di chiudere gli occhi e di schiacciare
+un sonnellino. Speriamo che finchè dormo qualche stupido elefante non
+venga a gettarsi nella trappola. —
+
+Il sole era allora tramontato da alcuni minuti e la notte era scesa, ma
+una notte oscurissima, non essendovi luna.
+
+Il portoghese, invitato dal profondo silenzio che regnava nella foresta
+e vinto dalla stanchezza, non tardò ad addormentarsi profondamente,
+come se fosse coricato sul più soffice letto di tutto il Portogallo.
+
+Il suo sonno però, dopo alcune ore, fu bruscamente interrotto da
+scrosci di risa sgangherati che scendevano dall’alto.
+
+— Il diavolo si porti la gente allegra! — esclamò il portoghese,
+alzandosi di assai cattivo umore. — Pare che si divertano nella
+foresta. Che ridano della mia disgrazia?... —
+
+Lasciò il suo comodo giaciglio, sul quale contava di russare beatamente
+fino all’alba e guardò verso l’orlo della buca.
+
+— Altro che gente allegra!... — mormorò. — Sono bestie affamate, che
+sarebbero ben contente di banchettare col mio corpo. —
+
+Quattro paia d’occhi a riflessi verdastri, che brillavano come
+quelli dei gatti, erano fissi su di lui, con un’ostinazione da fare
+accapponire la pelle al più coraggioso cacciatore del continente nero.
+
+Ci volle poco al portoghese, per sapere a chi appartenevano. Erano
+gli occhi di quattro grosse iene macchiate, le quali, accortesi che in
+fondo alla buca vi erano delle prede, si erano affrettate ad accorrere
+colla speranza di divorarsele.
+
+Se però la discesa era facile, la salita era difficile e quei
+ributtanti carnivori non avevano nessuna intenzione di andarsi a
+cacciare in quella trappola.
+
+— L’ingordigia vi tenta, ma la paura di venire a tenermi compagnia vi
+trattiene, — disse il portoghese, ormai rassicurato. — D’altronde ho
+qui uno spiedo che può servire anche contro di voi. —
+
+Le quattro iene, vedendolo alzarsi, si erano ritirate di qualche
+passo, cominciando un concerto indiavolato a base di scrosci di risa,
+tutt’altro che gradito per gli orecchi del prigioniero.
+
+Per un po’ Antao pazientò, sperando che le iene si allontanassero,
+vedendo però che si ostinavano a rimanere presso l’orlo della trappola,
+si rialzò furioso, e salito sui facocheri, vibrò un terribile colpo di
+punta all’animale più vicino, squarciandogli il petto.
+
+Le compagne, spaventate da quella brutta accoglienza, s’affrettarono
+a sbandarsi, mentre quella ferita, nell’agitarsi fra le ultime
+convulsioni, sfondava parte dello strato di canne, precipitando in
+fondo la buca.
+
+— Per Giove!... — esclamò il portoghese. — Ecco un altro materasso
+che mi permetterà d’allungare anche le gambe. Approfittiamone per
+riprendere il sonno. —
+
+Trascinò il cadavere della iena accanto ai due facocheri e si sdraiò
+comodamente sul suo letto di morti, ma era destinato che quella notte
+non dovesse continuare il sonno.
+
+Aveva appena richiusi gli occhi, che un altro concerto più indiavolato
+lo costrinse a riaprirli. Via le iene erano giunti gli sciacalli, ma in
+grosso numero e quei furfanti si permettevano il piacere di offrirgli
+una serenata così strepitosa, da svegliare anche il più ostinato
+dormiglione della terra.
+
+— Orsù!... — esclamò Antao, che perdeva la sua flemma. — Non vi è caso
+che mi lascino tranquillo un solo momento. Il diavolo si porti tutte le
+bestie dell’Africa!... —
+
+In quell’istante gli parve udire una lontana detonazione echeggiare
+sotto i grandi alberi.
+
+— Che sia Alfredo?... — mormorò. — Giungerebbe in buon punto per fugare
+questi arrabbiati concertisti. —
+
+Tese gli orecchi, ma le urla degli sciacalli gl’impedivano di ascoltare.
+
+— Mi cercano, speriamo adunque che mi trovino, — disse. — Se questi
+furfanti stessero un momento zitti potrei, urlando a piena gola, forse
+farmi udire, ma non cesseranno prima dell’alba. Se potessi pagarli con
+quattro buoni colpi di spiedo, credo che di simile moneta ne avrebbero
+abbastanza per andarsene a tutte gambe. —
+
+Salì sui tre cadaveri cercando di avventare qualche colpo di punta a
+quella banda affamata, ma quegli animali erano troppo lesti, e meno
+curiosi delle iene, e si tenevano lontani dall’orlo della buca appena
+scorgevano l’arma alzarsi verso di loro.
+
+Il portoghese, dopo vari tentativi infruttuosi, dovette rassegnarsi ad
+ascoltare, di buona o cattiva voglia, quella seconda serenata.
+
+Per più di un’ora quelle lugubri urla risuonarono nella foresta,
+impedendo al disgraziato prigioniero di udire le detonazioni delle armi
+da fuoco dei suoi amici, ma poi tutto d’un tratto cessarono.
+
+— Toh!... — mormorò, un po’ inquieto. — Chi può aver interrotto quegli
+arrabbiati concertisti?... Che sia giunto qualche maestro armato di
+zanne e d’artigli?... La fuga precipitosa degli sciacalli mi mette dei
+sospetti, ma prenderò le mie precauzioni. —
+
+Si cacciò dietro ai cadaveri della iena e dei due facocheri che
+potevano servirgli di barricata, avendoli messi l’uno sull’altro,
+puntò in alto il suo spiedo e stette in ascolto, cogli occhi fissi sui
+margini della buca.
+
+Essendo la foresta ridiventata silenziosa, dopo alcuni istanti gli
+parve di udire un soffio poderoso, seguìto dallo scricchiolìo di alcune
+foglie secche.
+
+— Qualcuno s’avvicina, — mormorò Antao, che si sentiva imperlare la
+fronte da alcune gocce di freddo sudore. — Che dopo le iene e gli
+sciacalli vengano i grossi carnivori?... Bella notte che mi si prepara
+e tutto per colpa di quei dannati porci. —
+
+Tese nuovamente gli orecchi, ma cercando nel medesimo tempo di
+rannicchiarsi meglio che poteva dietro ai cadaveri e udì nuovamente
+il soffio poderoso e le foglie scricchiolare come sotto una violenta
+pressione.
+
+Poco dopo, un oggetto lungo e grosso, di colore oscuro, scese nella
+buca, soffiando con tale forza da far rimbalzare l’acqua fangosa.
+
+Il portoghese si sentì rizzare i capelli.
+
+— Dio me la mandi buona, — mormorò, facendosi più piccino che poteva. —
+È un serpente od è la tromba d’un elefante?... —
+
+Guardò in alto e vide ferma, sull’orlo della trappola, una massa
+gigantesca che spiccava paurosamente fra le tenebre.
+
+Era un elefante di taglia enorme, forse uno di quei vecchi solitarii
+che vivono rintanati in mezzo alle più folte foreste e che sono i più
+pericolosi di tutti, poichè sono sempre d’un umore intrattabile.
+
+Certo si era accorto della vicinanza dell’uomo ed aveva cacciata la
+proboscide nella buca, per cercare d’afferrarlo e scaraventarlo contro
+qualche albero.
+
+ [Illustrazione: ... quando tutto d’un tratto sentì mancarsi il
+ suolo sotto i piedi. (Pag. 155).]
+
+— Morte di Urano e di Saturno, — mormorò Antao. — Non mancherebbe altro
+che mi cadesse addosso!... Mi hanno detto che i vecchi solitari sono
+così cattivi, da scagliarsi contro tutti gli uomini che incontrano. Se
+la proboscide mi afferra, per me è finita!... —
+
+Vedendo la tromba agitarsi in tutti i sensi e cercare lungo le pareti
+della trappola, Antao si gettò a terra, tirandosi addosso il cadavere
+della iena. Sperava in tale modo di non venire scoperto, ma ben presto
+s’accorse che l’estremità di quella formidabile appendice, cercava
+d’insinuarsi fra i cadaveri per afferrarlo.
+
+Pazzo di terrore, si sbarazzò della iena e si rifugiò dall’altra parte
+della buca, impugnando il suo spiedo.
+
+Vedendo la tromba a due passi, con uno sforzo disperato le vibrò
+un colpo di punta, ma non potè constatare gli effetti di quella
+coltellata, poichè ricevette in pieno corpo una scarica di fango e
+d’acqua così impetuosa, da ruzzolare colle gambe all’aria.
+
+— Sono morto!... — urlò.
+
+Quasi nel medesimo istante udì echeggiare, a breve distanza, due spari,
+seguìti dal barrito formidabile del gigantesco animale.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIII.
+
+L’imboscata dei Krepi
+
+
+Quando il povero Antao, inzaccherato di fango dai piedi ai capelli, si
+rialzò per scuotersi di dosso quel sudiciume, invece dell’elefante,
+vide sull’orlo della trappola Alfredo ed Asseybo, che tenevano nelle
+mani due rami resinosi accesi.
+
+— Morte di tutti gli elefanti dell’Africa!... — urlò. — Tu Alfredo?...
+Un momento di ritardo e ti giuro, amico, che Antao non avrebbe mai
+veduto il muso di quel furfante di Kalani, nè quello di Geletè!...
+
+— Ma cosa fai in quella trappola!... — esclamò Alfredo, abbassando il
+ramo per vederlo.
+
+— Cosa faccio?... — rispose Antao, che aveva riacquistato subito il suo
+buon umore. — Lo vedi, tengo compagnia ai morti.
+
+— Ai morti?... Sei pazzo, Antao?
+
+— Non mi sembra che l’elefante abbia guastato il mio cervello,
+quantunque m’abbia fatto provare un così cattivo momento, che non lo
+augurerei nemmeno ad un antropofago. Non vedi che sono in compagnia di
+tre cadaveri?...
+
+— Ma chi ti ha gettato lì dentro?...
+
+— I facucheri.
+
+— I facocheri!...
+
+— Sì, i facocheri, come li vuoi chiamare.
+
+— E sei lì dentro da ieri sera?...
+
+— E ci sarei rimasto chissà fino a quando, senza di voi.
+
+— Oh!... Disgraziato amico!...
+
+— Lascia andare i compianti e gettami una corda. Sono imbrattato
+di fango peggio d’un maiale. Quell’indiavolato elefante aveva una
+tonnellata di zavorraccia nello stomaco e mi meraviglio che non
+mi abbia accoppato con quella scarica. Auff! Pareva una tromba
+marina!... —
+
+Asseybo ed Alfredo si erano affrettati a levarsi le cinture di cotone
+che portavano ai fianchi, lasciandole pendere nella trappola. Il
+portoghese stava per aggrapparvisi, ma le lasciò subito andare.
+
+— Non sali?... — chiese Alfredo.
+
+— Aspetta un po’, amico, — rispose Antao. — Vi è la bottega d’un
+macellaio in questa buca. Che la carcassa della iena rimanga qui a
+imputridire non m’interessa, ma i due porci voglio portarmeli via.
+
+— Lasciali andare, Antao. Durante il nostro assedio ne abbiamo uccisi
+sei o sette.
+
+— L’assedio?... Oh diavolo!... Io nella buca e voi sul baobab! Non
+avrei mai supposto che questi brutti porci fossero così ostinati.
+Tenete saldo!... —
+
+S’aggrappò alle fascie e si lasciò tirare in alto. Quando si trovò
+fuori da quella trappola, che per poco diventava la sua tomba, forse
+per la prima volta in vita sua lasciò in pace i pianeti per lanciare un
+interminabile «oh!...» di soddisfazione.
+
+— Grazie, Alfredo, — disse poi, — ma mi dirai almeno come avete fatto a
+trovarmi fra questa oscura foresta.
+
+— Te lo racconterò camminando. Affrettiamoci a ritornare al campo,
+poichè questa foresta mi pare che pulluli di animali feroci. Abbiamo
+già veduto un leone e due leopardi. Ma come sei caduto in quella
+trappola da elefanti?... —
+
+Il portoghese s’affrettò a raccontargli la sua avventura, che se da
+principio lo aveva fatto ridere, aveva però finito col farlo tremare.
+
+— Se non giungevate voi, — concluse, — quell’elefante non avrebbe
+tardato a ridurmi in un ammasso di carne o in una enorme bistecca.
+
+— Ringrazia il caso che ci ha guidati da questa parte ed in così buon
+punto, — disse Alfredo. — Povero amico!... Che ore angosciose avrai
+passate in fondo a quella buca.
+
+— Non quanto credi, poichè una parte di quelle ore l’ho passata
+russando pacificamente. Ma voi, come vi siete sbarazzati dei porci?...
+
+— Abbiamo subìto un vero assedio da parte di quegli animali e che è
+durato fino a sera inoltrata, malgrado le nostre frequenti scariche.
+
+Quando potemmo discendere ci mettemmo in cerca di te, temendo che ti
+fosse toccata qualche grave disgrazia.
+
+Essendo però le tenebre già calate, ci fu impossibile scoprire le tue
+tracce, sicchè ci vedemmo costretti ad avanzare a casaccio, sperando di
+udire la tua voce o qualche sparo.
+
+Avevamo marciato tre ore, scaricando di quando in quando le nostre
+armi, quando scorgemmo quel vecchio elefante e udimmo il tuo grido. Con
+due scariche lo mettemmo in fuga, lanciandogli dietro una torcia per
+spaventarlo vieppiù; e il resto lo sai.
+
+— Ed al campo non siete tornati?...
+
+— No, Antao.
+
+— Saranno inquieti per la nostra prolungata assenza.
+
+— Ci crederanno occupati a cacciare i grossi animali all’agguato.
+Affrettiamoci, amico; devono essere già le due antimeridiane.
+
+— Ma dov’è il campo?...
+
+— Odo il fiume a scorrere alla nostra destra. Seguendolo non ci
+smarriremo.
+
+— Ma i vostri porci dove li avete lasciati?...
+
+— Ne abbiamo appesi due ai rami del baobab per sottrarli ai denti degli
+sciacalli e delle iene, in quanto agli altri non troveremo che gli
+scheletri. —
+
+Piegando a destra trovarono ben presto il fiume che doveva guidarli
+all’accampamento, secondo i loro calcoli. Le sue rive però erano
+coperte d’una vegetazione così fitta, da impedire a loro di poterlo
+costeggiare, sicchè si videro costretti a rientrare nella foresta, dove
+potevano trovare dei passaggi meno faticosi.
+
+Dopo un breve consiglio si erano rimessi animosamente in marcia,
+ansiosi di giungere all’accampamento dopo tante ore d’assenza, quando
+furono bruscamente arrestati da una grande ombra che s’avanzava
+lentamente, muovendo loro incontro.
+
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — È un altro elefante che viene
+a romperci le tasche?... È proprio scritto che questa notte dobbiamo
+fare dei cattivi incontri?... Comincio ad averne fino ai capelli, delle
+bestie africane.
+
+— Non mi sembra che sia un elefante, — rispose Alfredo, che si era
+arrestato dietro il tronco d’un grosso albero. — Stiamo in guardia,
+amici, perchè temo che quella massa enorme sia un rinoceronte.
+
+— Od un ippopotamo in cerca di cibo?... — disse Asseybo. — Il fiume è
+vicino, padrone.
+
+— Credo che tu abbia ragione. Se si trattasse d’uno di quei bruti
+rinoceronti, a quest’ora ci avrebbe caricati.
+
+— Cosa facciamo? — chiese Antao. — Se è un ippopotamo, lasciamolo
+pascolare a suo comodo.
+
+— Ma mi pare che si occupi più di noi che delle radici che
+costituiscono il suo piatto favorito. Non vedi che si dirige proprio
+qui?...
+
+— Sarà un curioso.
+
+— Ma un curioso pericoloso, Antao.
+
+— Lo saluteremo con una buona scarica
+
+— Stiamo prima a vedere cosa farà. Mi pare che non abbia intenzioni
+cattive, almeno per ora. —
+
+Veramente quell’ippopotamo, tale almeno doveva essere a giudicarlo
+dalla sua andatura pesante ed incerta, pareva che non avesse idee
+bellicose, poichè continuava placidamente la sua marcia, semi-tuffato
+fra le alte erbe che crescevano sotto gli alberi.
+
+Doveva aver scorto i tre uomini od udite le loro voci, pure continuava
+ad avvicinarsi all’albero dietro a cui si tenevano celati, senza però
+affrettarsi e con certi movimenti così impacciati che facevano ridere
+il portoghese.
+
+— Questa è strana!... — esclamò ad un tratto Alfredo. — Simili animali,
+quando sono a terra, evitano l’incontro degli uomini o li assalgono
+con furore, mentre questo non s’inquieta. Se continua ad avanzarsi, fra
+mezzo minuto sarà qui.
+
+— Vuole farsi fucilare a bruciapelo, — disse Antao, che aveva armata la
+carabina.
+
+— Mi sembra però.... Toh!... Guardalo bene, Asseybo. Ti sembrano
+naturali le sue mosse?...
+
+— No, padrone, ma mi viene un sospetto.
+
+— E quale?
+
+— Che quell’animale sia gravemente ferito.
+
+— Comincio a crederlo anch’io.
+
+— Ah!... —
+
+L’ippopotamo che da qualche istante si era arrestato, come se le forze
+gli fossero venute meno, tutto d’un tratto si era coricato al suolo,
+rovesciandosi pesantemente su di un fianco. Pareva che fosse morto,
+poichè non si udivano più a scrosciare le foglie.
+
+— È spirato, — disse il portoghese. — Che abbia ricevuto qualche grave
+colpo di lancia?...
+
+— È possibile, — rispose Alfredo. — I negri di queste regioni,
+assalgono sovente questi mostri, per fare delle scorpacciate di carne
+succolenta.
+
+— In tal caso andremo a tagliare un pezzo di quella bestia per la
+nostra colazione.
+
+— Sì, ma dopo che ci saremo assicurati della sua morte, — rispose il
+cacciatore.
+
+S’avanzò di dieci o dodici passi guardando l’enorme massa che
+conservava una immobilità assoluta, poi puntò il fucile mirando la
+testa e fece fuoco.
+
+L’anfibio ricevette la scarica, ma non si mosse.
+
+— È morto, — disse Alfredo. — Possiamo avvicinarsi senza timore. —
+
+Si avanzò verso l’enorme cadavere seguito dal portoghese e dal negro e
+si misero a girargli intorno per vedere ove aveva ricevuta la ferita.
+
+— Guarda qui, — disse Alfredo. — Mi pare di scorgere una
+bucatura. —
+
+Entrambi si erano curvati per meglio vederla, essendo l’oscurità ancora
+fittissima, ma d’improvviso videro quel corpaccio alzarsi bruscamente,
+mentre si sentivano prendere pei piedi ed atterrare di colpo, prima
+ancora che avessero potuto far uso delle armi.
+
+Sette od otto individui erano sgusciati di sotto all’ippopotamo e
+si erano scagliati, con rapidità fulminea addosso ai due bianchi
+riducendoli all’impotenza, mentre due altri si erano gettati contro
+Asseybo che era rimasto un po’ indietro.
+
+Il bravo servo però, non si era lasciato cogliere di sorpresa. Vedendo
+sorgere quei misteriosi individui, era balzato prontamente indietro
+armando precipitosamente il fucile.
+
+— Canaglie!... — urlò.
+
+Con una palla fece stramazzare il primo avversario colla testa
+fracassata, con un poderoso calcio ben applicato mandò il secondo a
+gambe levate, poi fuggì attraverso la foresta, inseguito da altri negri
+che erano sbucati dai cespugli vicini.
+
+Intanto Alfredo ed il portoghese erano stati in un baleno disarmati
+e legati strettamente, senza che avessero avuto tempo di opporre la
+menoma resistenza, tanto era stato rapido l’assalto.
+
+— Morte di Giove, di Urano e Saturno — urlò Antao, tentando, ma invano,
+di spezzare le robuste liane che lo stringevano. — Cosa significa
+quest’aggressione?... Chi sono questi negri che si nascondono sotto la
+pelle d’un ippopotamo per prenderci di sorpresa?
+
+— Spero che lo sapremo presto, — disse Alfredo, che aveva ricuperato
+prontamente il suo sangue freddo.
+
+Poi rivolgendosi verso i negri che li circondavano, guardandoli in
+silenzio, chiese a loro in lingua uegbè:
+
+— Cosa volete voi da noi bianchi?... Non vedete che non siamo negri?...
+Sciogliete queste corde e ridateci la libertà od i nostri compagni
+verranno qui e vi fucileranno tutti. —
+
+I negri invece di rispondere si guardarono in viso l’un l’altro con una
+certa inquietudine, si scambiarono rapidamente alcune parole, poi si
+gettarono sui due bianchi e li deposero su di una barella fatta di rami
+d’albero intrecciati e solidamente legati.
+
+— Furfanti!... — gridò Alfredo, che cominciava a perdere la sua calma.
+— Cosa fate?... —
+
+Nemmeno questa volta i negri risposero. Otto di loro, i più robusti,
+afferrarono la barella, la sollevarono sulle spalle e si misero
+senz’altro in marcia a passo di corsa, seguiti da tutti gli altri
+che erano armati di lancie e che parevano incaricati di proteggere la
+ritirata.
+
+— Morte di Nettuno!... — urlò Antao. — Cosa significa questo rapimento,
+Alfredo?...
+
+— Non ne so più di te, mio povero amico.
+
+— Ma chi credi che siano questi negri?...
+
+— Dei Krepi senza dubbio.
+
+— Che crepino davvero. Ci hanno proprio teso un agguato.
+
+— Ci aspettavano, Antao.
+
+— Nascosti nella pelle d’un ippopotamo!... L’idea è stata almeno assai
+originale.
+
+— Si vede che ci temevano e che non osavano assalirci di fronte.
+
+— E Asseybo, che lo abbiano preso?... —
+
+— Credo che sia riuscito a prendere il largo poichè non abbiamo udito
+nessun altro colpo di fucile, anzi mi pare d’aver veduto ritornare
+coloro che si erano lanciati dietro di lui.
+
+— Alfredo!... — esclamò ad un tratto il portoghese, con ispavento.
+
+— Cosa vuoi?...
+
+— Ed il nostro accampamento?... Che questi negri l’abbiano assalito?...
+
+— Non avrebbero mancato di saccheggiarlo ed io non ho veduto nè una
+cassa nè un cavallo, e poi avremmo udito degli spari.
+
+— Allora questi misteriosi rapitori l’avevano solamente con noi.
+
+— Così sembra.
+
+— Ma cosa vorranno farci?... Ucciderci forse?...
+
+— Non ho questo timore. I negri di queste regioni rispettano gli uomini
+bianchi e li temono troppo per osare d’ucciderli. Spero che avremo ben
+presto la spiegazione di questo rapimento. —
+
+Intanto i negri continuavano la loro corsa precipitosa attraverso alla
+grande foresta. Quei robusti ed infaticabili camminatori, filavano come
+cavalli lanciati al galoppo, seguendo un sentiero forse noto a loro
+soli, seguìti sempre da vicino dalla scorta armata.
+
+Ad un tratto giunsero sul margine d’una vasta pianura coperta d’alte
+erbe. Cominciando a diradarsi le tenebre, Alfredo ed Antao, spingendo
+lontani gli sguardi, scorsero verso il nord un ammasso di capanne che
+parevano costituissero un grosso villaggio.
+
+— Ci conducono là, — disse Alfredo.
+
+— Dobbiamo essere già ben lontani dal nostro campo, — disse il
+portoghese, con inquietudine.
+
+— Almeno sei miglia.
+
+— Come farà a ritrovarci Asseybo?... Spero che non ci abbandonerà.
+
+— Sono invece certo che ci segue per sapere dove ci conducono questi
+negri.
+
+— Che venga a liberarci?...
+
+— Per lo meno lo tenterà, aiutato dai dahomeni e dalla ragazza.
+
+— Ma sai che abbiamo alle spalle due dozzine di negri armati di lancie.
+
+— Lo so.
+
+— E che quel villaggio mi sembra ben grosso?
+
+— È vero, ma ti dico che i nostri uomini non ci abbandoneranno. Da
+questo lato sono tranquillo. —
+
+In quell’istante si udì in lontananza, verso la borgata, la quale era
+ormai perfettamente visibile essendo già spuntato il sole, un fracasso
+indiavolato di tamburelli, unito a grida discordi.
+
+Una grossa banda di negri era uscita dal villaggio e muoveva incontro
+ai rapitori. Anche quegli abitanti erano però armati, poichè il sole
+faceva scintillare numerose lancie.
+
+— Il diavolo mi porti se io ci capisco qualche cosa, — disse Antao. —
+Pare che quei messeri festeggino la nostra scorta.
+
+— Saranno lieti dell’esito felice della spedizione. —
+
+La scorta, udendo quel fracasso, aveva risposto con alte grida ed aveva
+affrettata la corsa, impaziente di giungere alla borgata, attorno alla
+quale si vedevano formicolare masse di negri.
+
+In pochi minuti attraversò la distanza che ancora la separava e
+s’arrestò dinanzi alle prime capanne, in mezzo ad una folla di negri
+vociferanti, i quali si accalcavano attorno alla barella con tale
+impeto da rovesciare quasi i portatori.
+
+Alfredo e Antao si erano alzati guardando tutti quegli uomini ma,
+con loro grande sorpresa, non videro su tutti quei volti nessuna
+traccia ostile. Parevano anzi tutti allegri e più disposti a venerare
+i prigionieri come fossero esseri superiori, che ad usare a loro la
+menoma scortesia.
+
+Alcuni anzi, che erano riusciti a rompere le file della scorta, si
+erano affrettati ad offrire ad Antao e ad Alfredo delle zucche ripiene
+di birra di miglio fermentato, dei banani e delle noci di calla.
+
+— Buon segno, — disse il portoghese, che s’era rassegnato. — Questi
+negri mi sembrano assai gentili. Che abbiano intenzione di adorarci?...
+
+— Non ci sarebbe da stupirsi, — rispose il cacciatore
+
+— Disgraziatamente abbiamo troppa fretta e non siamo affatto disposti a
+farci adorare.
+
+— Vedremo come finirà questa singolare avventura, Antao. —
+
+La scorta, disorganizzata dal primo impeto della folla, era riuscita,
+distribuendo legnate a destra ed a manca, a respingere tutti quei
+curiosi ed a fare avanzare la barella.
+
+Fece attraversare ai due prigionieri la via principale della borgata,
+aprendosi il passo, con gran fatica, fra la folla e li depose dinanzi
+ad una vastissima capanna che sorgeva sulla piazza del mercato, una
+costruzione assai barocca, terminante in tre cupoloni e circondata da
+un gran numero di statuette d’argilla bianca rappresentanti uomini,
+animali e uccelli, probabilmente degli idoli adorati dalla tribù.
+
+Un vecchio negro dai capelli bianchi, dalla pelle incartapecorita,
+vestito con una logora sottana adorna di galloni d’oro sfilacciati,
+di code di sciacalli e di buoi, col petto ed il collo carichi di
+collane di perle turchine ed il capo coperto da un elmetto da pompiere,
+tutto ammaccato, si avanzò verso i due prigionieri e pronunciò un
+discorsetto, che nè Antao nè Alfredo riuscirono a comprendere.
+
+Dalle sue gesta però s’accorsero che quel minuscolo monarca li trattava
+con grande deferenza, anzi con molto rispetto.
+
+— Orsù, morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese. — Ti
+dico Alfredo che noi siamo stati rapiti per arricchire la collezione di
+feticci del capo.
+
+— Ora lo sapremo, — rispose Alfredo. — È impossibile che qui non si
+comprenda l’_uegbè_. —
+
+Si volse verso il re negro il quale pareva che aspettasse una risposta
+e lo interrogò nella lingua usata dai negri della Costa d’Avorio.
+
+— Capo, — disse, — noi non comprendiamo il tuo linguaggio, ma qui vi
+sarà qualcuno che possa rispondermi.
+
+— Tu parli la lingua dei Popos?... — chiese il vecchio negro con gioia.
+
+— Sì, e sono lieto che tu mi abbia capito. Mi dirai ora il motivo per
+cui hai fatto rapire noi che siamo uomini bianchi.
+
+— Perchè voi siete due _fabbricatori di pioggia_. —
+
+Udendo quella risposta, Alfredo non potè trattenere una irriverente
+risata.
+
+— Hai capito, Antao? — disse. — Credono che noi possiamo fabbricare la
+pioggia.
+
+— Fabbricare la pioggia?... — esclamò il portoghese, stupito. — Cosa
+vuol dire ciò?...
+
+— Pare che questi negri abbiano bisogno dell’acqua del cielo per
+fecondare le loro terre, arse forse da una siccità troppo prolungata e
+che ci abbiano presi credendo, in buona fede, che noi abbiamo il potere
+di far accorrere le nubi.
+
+— Bel paese di pazzi!... E così?...
+
+— Vediamo se possiamo far capire a loro che hanno preso un grosso
+granchio. —
+
+Si volse verso il capo che attendeva ansiosamente una risposta,
+dicendogli:
+
+— Tu hai sognato, vecchio mio. Gli uomini bianchi non hanno mai avuto
+questo potere. —
+
+Il negro non parve che si indispettisse per quella risposta, poichè
+rispose con tutta calma e quasi sorridendo:
+
+— L’uomo bianco crede che la mia tribù sia avara e che non voglia
+compensarlo, ma s’inganna. Noi daremo a te buoi, pecore, burro e birra
+di sorgo e di miglio.
+
+— Ti ripeto che gli uomini bianchi non sono mai stati fabbricatori di
+pioggia.
+
+— Tu vuoi burlarti di noi. Sappiamo che gli uomini dalla pelle bianca
+sanno fare mille cose che noi non possiamo ottenere.
+
+— Ti ripeto che t’inganni.
+
+— No, poichè l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole che tramonta,
+ci ha detto che voi possedete la magìa di far tuonare le nubi e cadere
+la pioggia.
+
+— Di quale uomo parli?... — chiese Alfredo, con viva sorpresa.
+
+— Di un negro il quale è già partito perchè aveva fretta di tornare
+nel suo paese, nel Dahomey, ma prima di lasciarci ci aveva detto che
+voi eravate accampati sul mio territorio, affermando che solamente
+voi avreste potuto salvarci dai danni enormi prodotti dalla siccità
+prolungata ed io vi ho fatti prendere e condurre qui. Volete ritornare
+nei vostri paesi?... Dateci la pioggia o non lascierete più mai la
+terra dei Krepi. —
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIV.
+
+I fabbricatori di pioggia
+
+
+Alfredo si era vivamente alzato in preda ad una inquietudine così viva,
+da strappare al portoghese una esclamazione di profondo stupore.
+
+Il cacciatore aveva ormai compreso da chi era partito quel colpo
+che aveva lo scopo di immobilizzarlo nella regione dei Krepi, onde
+tardasse, più che fosse possibile, la sua marcia verso le frontiere del
+Dahomey. Le ultime parole del capo erano state per lui una rivelazione
+fulminea, ma d’una gravità eccezionale, poichè si trattava della
+salvezza di tutti e soprattutto della perdita del piccolo Bruno.
+
+— Antao! — esclamò, con voce strozzata. — Noi stiamo per perdere il
+frutto di tante fatiche e tutte le nostre speranze. Se non troviamo
+il mezzo di liberarci presto, alle frontiere del Dahomey troveremo le
+genti di Kalani.
+
+— Di Kalani!... — esclamò il portoghese. — Che questi negri ci abbiano
+fatti prigionieri per ordine di lui?...
+
+— Non mi hai compreso, Antao. Questi stupidi hanno obbedito, senza
+saperlo, ad uno dei nostri nemici, il quale ha sfruttato la loro
+ingenuità a nostro danno.
+
+— Spiegati meglio, Alfredo.
+
+— Sai chi era l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole che tramonta
+e che ha dato da intendere a questi negri che noi eravamo capaci di
+fabbricare la pioggia?...
+
+— Non lo so.
+
+— Era una delle spie, quella fuggita dal paese degli Ascianti.
+
+— Morte di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — Come può aver
+fatto a precederci?...
+
+— Io non lo so, ma ormai non ho più alcun dubbio. Per fermarci, onde
+avere il tempo di giungere nel Dahomey prima di noi, egli ha suggerito
+a questi negri l’idea di tenderci un agguato nella foresta.
+
+— Doveva adunque essersi accorto della nostra presenza in questa
+regione.
+
+— Di certo, Antao.
+
+— Il miserabile!... Ma che gambe hanno quei dahomeni?... Ci siamo
+avanzati a marcie forzate, galoppando dall’alba al tramonto ed egli ha
+potuto giungere qui prima di noi!... Che avesse avuto un cavallo?...
+
+— Lo suppongo.
+
+— E cosa conti di fare ora?... Se quell’uomo giunge nel Dahomey prima
+di noi, metterà in guardia Kalani e ci troveremo addosso quelle bande
+sanguinarie.
+
+— Certo, Antao. Se non riusciamo ad acquistare prontamente la libertà,
+perderemo la vita alle frontiere del Dahomey.
+
+— Ma come faremo a sbarazzarci di queste mignatte?... Noi non siamo in
+grado di far piovere.
+
+— Cercheremo d’ingannarli.
+
+— In quale modo?...
+
+— Lo si vedrà; credo però d’avere una buona idea e se riesco a
+persuaderli, domani saremo liberi.
+
+— Agisci senza ritardi, Alfredo. —
+
+Il cacciatore si rivolse verso il capo negro che aspettava sempre una
+risposta e gli disse:
+
+— Odimi, capo. Noi ti accontenteremo e faremo cadere dal cielo tanta
+pioggia da inaffiare abbondantemente la terra e da farti fare dei
+raccolti prodigiosi, ma voglio prima sapere una cosa da te.
+
+— Parla, uomo bianco, — disse il negro.
+
+— L’uomo che ti disse che noi sappiamo fabbricare la pioggia, quando è
+giunto qui?...
+
+— Ieri mattina.
+
+— Montava un cavallo?...
+
+— Sì, ma l’aveva ridotto in condizioni così miserande, che appena
+giunto morì. Lo abbiamo mangiato ieri sera e ti assicuro che era
+eccellente.
+
+— Quando è ripartito quell’uomo?...
+
+— Poco prima che i miei guerrieri ti conducessero qui.
+
+— Era giovane?...
+
+— Sì, giovane e robusto.
+
+— Credi che sia già molto lontano?...
+
+— Lo dubito perchè aveva una gamba ferita che lo faceva zoppicare.
+Aveva ricevuto un colpo di lancia da non so quali negri e mi parve che
+soffrisse assai.
+
+— Grazie, capo, — disse Alfredo, respirando.
+
+— Farai cadere ora la pioggia?... — chiese il negro, con ansietà. —
+Il sole minaccia di abbruciare tutti i nostri raccolti e l’acqua manca
+nelle fonti, sicchè non sappiamo come abbeverare il nostro bestiame.
+
+— Sì, ma per far venire le nubi mi occorrono molte cose che io qui non
+posso trovare.
+
+— I miei sudditi sono tutti a tua disposizione. Ordina e avrai tutto
+quello che vorrai.
+
+— I tuoi sudditi non possono trovare certe piante che io solo conosco.
+
+— Ti occorrono delle piante?...
+
+— Sì.
+
+— Per cosa farne?...
+
+— Devo farle bollire in una grande pentola ed il fumo che si alzerà
+nell’aria, basterà per far accorrere da tutti i punti dell’orizzonte
+delle nubi gravide di pioggia.
+
+— Sai dove trovarle?...
+
+— Sì, nella grande foresta.
+
+— Ti condurremo colà con una scorta numerosa e bene armata.
+
+— No, numerosa. Deve essere composta di soli dodici guerrieri giovani o
+le nubi si spaventeranno e non verranno.
+
+— Ed io non potrei venire?... Vorrei imparare anch’io a fabbricare la
+pioggia, — disse il capo.
+
+— Verrai anche tu e ti mostrerò come si deve fare.
+
+— Io ti regalerò quattro buoi e tanta birra quanta ne vorrai.
+
+— Grazie capo, ma voglio anche la libertà. Sono atteso al mio paese e
+tu sai che i bianchi abitano molto lontani.
+
+— Ti prometto la libertà, ma dopo che sarà caduta la pioggia.
+
+— Voglio anche le mie armi, perchè mi sono necessarie per chiamare le
+nubi.
+
+— Le porteremo con noi.
+
+— Allora slegaci, cerca i dodici guerrieri e partiamo subito.
+
+— Fra mezz’ora saremo in cammino, — disse il capo, con viva gioia.
+
+Ad un suo cenno Alfredo ed Antao furono slegati, condotti nella capanna
+reale e serviti di birra, di carne di bue arrostita e di focaccie di
+sorgo, ma alla porta si erano collocati dieci uomini per impedire a
+loro di prendere il largo prima di aver fatto cadere la pioggia.
+
+— Sono curioso di sapere come finirà quest’avventura, — disse Antao,
+fra un boccone ed un sorso di birra. — Come faremo a sbarazzarci del
+vecchio negro e della sua scorta?...
+
+— Vedrai che tutto finirà bene, — rispose Alfredo. — Noi li condurremo
+verso l’accampamento e vedremo allora se sapranno resistere ai fucili
+di Asseybo e dei dahomeni. Il mio servo è astuto e chissà che a sua
+volta non prepari un’imboscata.
+
+— Lo speri.
+
+— Sono certo che Asseybo ci ha seguìti da lontano, per vedere dove ci
+hanno condotti. Egli è d’una affezione a tutta prova.
+
+— Che abbia già avvertito la ragazza ed i dahomeni?
+
+— Non ne dubito, Antao. Egli deve essere tornato all’accampamento per
+concertarsi con Urada.
+
+— Staremo attenti per approfittare della paura e della sorpresa di
+questi superstiziosi negri che si ostinano a crederci fabbricatori di
+pioggia. Strana idea che si sono cacciati in capo.
+
+— Non è da farne meraviglia, Antao. Vi sono molti dei loro sacerdoti
+o stregoni che pretendono di essere _fabbricatori di pioggia_, come li
+chiamano questi negri.
+
+— Una professione un po’ difficile.
+
+— Ma fruttifera, Antao. D’altronde quei furboni si prendono molto tempo
+prima di farla cadere, pretendendo di dover prima cercare delle piante
+difficili a trovarsi. Finchè fingono di cercare per mesi e mesi, la
+pioggia finisce col venire e si addossano il merito di essere stati
+loro.
+
+— Sono dei volponi astuti.
+
+— Che sfruttano abilmente l’ingenuità di questi poveri diavoli di
+negri. Ah!... Ecco la scorta!... Partiamo Antao e andiamo a frugare la
+foresta. Avremo da ridere. —
+
+Il capo, vestito di gala, coll’elmetto adorno di piume, le braccia e
+le gambe cariche di braccialetti d’avorio e di perle di vetro, e con
+un sottanino nuovo di color rosso, li attendeva al di fuori, assieme a
+dodici giovani guerrieri armati di lancie e di coltelli.
+
+I due bianchi vuotarono un’ultima zucca di birra e uscirono, dicendo:
+
+— Partiamo. —
+
+Prima però di mettersi in marcia guardarono se i guerrieri portavano le
+loro carabine e le videro infatti indosso al più giovane della scorta,
+unitamente alle cartucciere.
+
+La piccola banda lasciò il villaggio con passo sollecito, sfilando fra
+due fitte ali di popolo, il quale però manteneva un silenzio religioso
+e s’avanzò fra le alte erbe della pianura, già però quasi bruciate dal
+sole.
+
+La traversata di quel terreno scoperto, dove regnava un calore
+infernale, essendo appena il mezzodì, si compì senza incidenti e verso
+le tre pomeridiane il drappello giungeva nella grande foresta.
+
+Dopo un breve riposo, i due bianchi diedero nuovamente il segnale
+della partenza studiandosi di avvicinarsi al fiume, essendo certi che
+seguendo il suo corso non avrebbero tardato a giungere in prossimità
+del loro accampamento.
+
+Pur camminando, per meglio ingannare il capo e la scorta, fingevano
+di cercare le miracolose piante che dovevano servire ad attirare
+le nubi, fermandosi di tratto in tratto a frugare certi cespugli, e
+mandando alte grida di trionfo quando riuscivano a scoprire qualche
+ciuffo d’erbe. Il capo e la scorta, per non mostrarsi meno soddisfatti,
+mandavano a loro volta acute urla, con grande piacere d’Alfredo, il
+quale era certo, con quel baccano, di attirare l’attenzione di Asseybo
+e dei suoi uomini.
+
+Verso sera, i due bianchi che avevano raccolte alcune pianticelle,
+diedero il segnale della fermata presso le rive del fiume, in un
+luogo che secondo i loro calcoli non doveva essere molto lontano
+dall’accampamento.
+
+Il capo negro volendo manifestare la sua gioia pel felice esito
+della spedizione, avendolo ormai Alfredo assicurato che all’indomani
+avrebbero trovato anche le altre piante, fece fare una larga
+distribuzione di birra a tutti, vuotando quasi tutte le zucche che
+aveva fatte portare dalla scorta.
+
+Accesi parecchi fuochi e terminata la cena composta di focaccie, miele
+di api selvatiche, burro cotto e frutta, si accomodarono fra le erbe
+per gustare un po’ di riposo. Quattro guerrieri dovevano però vegliare
+per turno per tener lontano le fiere, ma soprattutto per impedire ai
+due bianchi di fuggire prima d’aver mantenuta la promessa.
+
+Avevano appena chiusi gli occhi, quando una detonazione improvvisa
+venne a spargere l’allarme, facendoli balzare tutti in piedi.
+
+— Un segnale di Asseybo?... — chiese Antao ad Alfredo.
+
+— Lo credo, — rispose questi. — Egli ha voluto segnalare di tenerci
+pronti a tutto.
+
+— Che si prepari ad assalire i negri?
+
+— Giungerebbe in buon punto. Il vecchio capo ed i suoi giovani
+guerrieri mi sembrano spaventati.
+
+— Stiamo attenti ad afferrare le nostre carabine.
+
+— Il negro che le custodisce non lo lascierò fuggire, Antao. —
+
+Mentre così parlavano, il capo ed i suoi uomini si consigliavano,
+a quanto pareva, sul da farsi. Sembravano assai impressionati e
+guardavano sospettosamente i due prigionieri.
+
+Forse cominciavano a temere anche loro una sorpresa.
+
+— Uomo bianco, — disse il vecchio negro, avvicinandosi ad Alfredo. —
+Hai udito?...
+
+— Sì, un colpo di fucile.
+
+— Chi credi che lo abbia sparato.
+
+— Forse qualche cacciatore.
+
+— Ma i negri di questa regione non posseggono armi da fuoco.
+
+— Può essere qualche negro del Dahomey. Tu sai che i soldati di Geletè
+sono armati di fucili.
+
+— È vero, ma Abomey non è vicina. Cosa mi consigli di fare?... —
+
+Alfredo stava per dargli qualche risposta, quando tutto d’un tratto,
+in mezzo ad un fitto macchione di cespugli, si vide balenare una luce
+intensa, seguita da una detonazione così formidabile che pareva dovesse
+crollare l’intera foresta.
+
+I negri della scorta ed il loro capo si sentirono atterrare da una
+spinta irresistibile, ma subito si rialzarono fuggendo in pieno
+disordine da tutte le parti, gettando via le armi e mandando urla di
+pazzo terrore.
+
+Alfredo ed Antao, passato il primo istante di sorpresa, erano pure
+balzati in piedi, tenendo però in pugno le loro carabine che erano
+state abbandonate sul terreno.
+
+Stavano per fuggire verso il fiume, quando udirono una voce gridare:
+
+— Presto, padrone!... Qui, venite qui!... I cavalli sono pronti. —
+
+Si volsero e videro Asseybo seguìto da uno dei due dahomeni.
+
+ [Illustrazione: Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il
+ pennello e cominciò a tingere.... (Pag. 178).]
+
+— Tu!... — esclamarono, correndogli incontro.
+
+— E chi volete che fosse stato a far scoppiare quella mina?...
+
+— Una mina?...
+
+— Di due chilogrammi di polvere. Era l’unico mezzo per spaventare quei
+negri e metterli in fuga.
+
+— Ci avevi adunque veduti?...
+
+— Vi avevo seguìti sempre, padrone. Spicciamoci prima che i negri
+tornino. —
+
+Si slanciarono tutti e quattro attraverso la foresta e giunti in una
+radura, trovarono i cavalli già insellati e l’amazzone in arcione.
+
+Senza perdere tempo balzarono in sella e partirono di galoppo,
+dirigendosi verso l’est.
+
+Tutta la notte continuarono la fuga precipitosa, ma all’alba si
+arrestavano sul margine della grande foresta, a quaranta e più miglia
+dal villaggio dei Krepi.
+
+— Credo che ora più nulla abbiamo da temere, — disse Alfredo scendendo
+da cavallo. Ci fermeremo qui tutt’oggi per prendere un po’ di riposo e
+per trasformarci in africani, onde poter rappresentare la nostra carica
+d’ambasciatori del Borgu.
+
+— E quel dannato spione che ci precede?...
+
+— Giungeremo ad Abomey prima di lui, Antao. Ora che so che è zoppo
+e senza cavallo, non lo temo più. Quando vorrà rivedere Kalani,
+non lo troverà più vivo. Orsù, amico mio, dormi fino a mezzodì, poi
+prepareremo la nostra toeletta.
+
+Affranti da due notti quasi insonni, i due bianchi si cacciarono
+sotto la tenda che era stata subito rizzata dai dahomeni, e dormirono
+profondamente fino all’ora del pasto.
+
+Dopo una buona scorpacciata di carne di facochero secca, diedero
+principio alla loro toeletta.
+
+Alfredo aveva fatto racchiudere nelle sue misteriose casse tutto
+l’occorrente per ottenere quella trasformazione, così necessaria
+soprattutto per lui.
+
+Fece sedere Antao su di uno sgabello improvvisato con alcuni rami, lo
+denudò fino alla cintola, senza che il bravo portoghese protestasse,
+poi da una delle casse levò alcune bottiglie contenenti dei liquidi di
+colore oscuro ed alcuni pennelli.
+
+— Speriamo che quelle bottiglie non contengano dei veleni o dei liquidi
+corrodenti, — disse Antao, ridendo.
+
+— Sono stati estratti da vegetali perfettamente innoqui, — rispose
+Alfredo. — Quando però la nostra missione sarà terminata, dovrai
+consumare del buon sapone, se vorrai ridiventare bianco come prima.
+
+— Così almeno non vi sarà il pericolo di giungere ad Abomey mezzo
+bianco e mezzo nero. Temevo che il sudore potesse guastare la mia
+toeletta.
+
+— Non dubitare; la tua tinta resisterà all’acqua ed al sudore. Fermo,
+amico: lasciati dipingere. —
+
+Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il pennello e cominciò a tingere,
+deponendo sul viso, sul collo, sul petto, sulle braccia e sulle mani
+del portoghese un superbo strato bronzino ma che aveva dei riflessi
+rossastri, perfettamente identico al colore della pelle dei negri delle
+alte regioni e dei rivieraschi del Niger.
+
+Il portoghese lasciava fare, ma di tratto in tratto prorompeva in
+scrosci di risa, ai quali facevano eco quelli di Urada, di Asseybo e
+dei due dahomeni.
+
+Essendo quell’operazione stata fatta al sole, bastarono pochi minuti
+perchè il gran calore asciugasse la tinta.
+
+Alfredo, che agiva colla maggiore serietà, appese allora agli orecchi
+dell’amico due grossi anelli di rame dorato, come usano portare gli
+indigeni del Borgu, poi gli mise attorno al collo parecchie file di
+perle rosse ed azzurre, quindi gli appiccicò al mento una barbetta nera
+piuttosto rada che doveva dargli un aspetto più fiero e gli mise sul
+capo un ampio fazzoletto rosso annodato sul di dietro, adorno di alcuni
+ricami e che doveva produrre un grande effetto anche nella capitale del
+potente Geletè.
+
+— Un negro magnifico!... — esclamarono Asseybo e Urada. — In tutto il
+Borgu non se troverebbe uno più fiero, nè più bello.
+
+— Per Giove!... — esclamò Antao. — Quale disgrazia il non possedere uno
+specchio, fosse pure da due soldi.
+
+— Forse ad Abomey ne troveremo qualcuno, Antao, — rispose Alfredo. — Ti
+basti per ora sapere che sei il più bel negro dell’Africa equatoriale.
+
+— Hai finito?...
+
+— Non ancora. Bisogna pensare a tutto. Infatti che cosa direbbe Geletè,
+se tu ti presentassi cogli stivali e le calze?... Occorre essere negri
+dai piedi alla testa. —
+
+Con poche pennellate anche le gambe ed i piedi del portoghese furono
+dipinti, poi Alfredo gli fece indossare un paio di corti calzoni di
+tela bianca stretti alla cintura da una larga fascia rossa, gli mise
+sulle spalle un ampio mantello pure bianco adorno di fregi rossi che
+rassomigliava ad un _taub_ arabo o sudanese, e gli fece calzare delle
+babbucce rosse a punta rialzata.
+
+— Credo ora, — disse il cacciatore, — che tu possa fare una splendida
+figura ad Abomey. Geletè non avrà mai ricevuto un ambasciatore simile.
+Ora aiutami, Antao. —
+
+Mezz’ora dopo anche la sua toeletta era terminata e la trasformazione
+era riuscita così completa, che Antao stesso non l’avrebbe di certo
+riconosciuto pel suo amico, se non l’avesse dipinto colle proprie mani.
+
+— È impossibile che Kalani ti possa ravvisare, — disse il portoghese;
+stupito. — Tu non sei più un europeo.
+
+— Credi adunque che io possa affrontare quel miserabile, senza il
+pericolo di venire scoperto?...
+
+— Sì, Alfredo.
+
+— Allora mio fratello è salvo.
+
+— E Kalani è perduto.
+
+— Oh sì, Antao. Quell’uomo non mi sfuggirà, te lo giuro.
+
+— Quanto impiegheremo per giungere ad Abomey?...
+
+— Fra cinque giorni possiamo essere a Kana, nella città santa del
+regno, dove saremo costretti a fermarci finchè piacerà a Geletè di
+riceverci nella capitale. Oltrepassato questo bosco non troveremo altri
+ostacoli, poichè la grande pianura si estende fino a quelle due città.
+
+— È lontana la pianura?...
+
+— Questa sera possiamo accampare sui margini del bosco.
+
+— Allora partiamo.
+
+— Ma come ambasciatori. Possiamo incontrare, da un istante all’altro,
+delle truppe di Geletè e non bisogna suscitare sospetti. D’ora innanzi
+marceremo sempre a cavallo come i grandi personaggi del Borgu. —
+
+Avendo consumate parte delle provviste e delle munizioni, le casse
+vuote furono gettate nel fiume, sbarazzando quindi i due migliori
+cavalli che vennero adornati di fiocchi rossi e di ricche gualdrappe
+ricamate in oro.
+
+Anche i negri furono vestiti riccamente, con calzoncini bianchi, fascie
+rosse, mantelli arabescati, fazzoletti di seta dai vivaci colori
+ed armati di carabine, compresa l’amazzone che doveva assumere le
+importanti funzioni d’interprete, potendo passare per un bel giovanotto
+del Borgu e di porta-parasoli, essendosi Alfredo provvisto anche di due
+ombrelli rossi adorni di frange, distintivo dei personaggi di sangue
+nobile e reale.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXV.
+
+La Città Santa del Dahomey
+
+
+Alle 4 del pomeriggio, la carovana si metteva in marcia verso il
+nord-est, direzione che doveva condurla nella borgata di Toune e quindi
+nella città santa del Dahomey.
+
+La traversata dell’ultimo tratto della grande boscaglia si effettuò
+senza incidenti e prima che il sole declinasse, giungeva sul margine
+della grande pianura la quale si estendeva a perdita d’occhio verso il
+nord e verso l’est, coperta da un’erba assai fitta, alta da un metro a
+due, ma già mezza disseccata dagli implacabili raggi dell’astro diurno.
+
+Guardando verso il nord-est, Alfredo ed Antao scorsero distintamente
+una serie di altipiani che s’innalzavano in grandi scaglioni o
+piattaforme immense, cosparsi di gruppi di punti biancastri indicanti
+attruppamenti di capanne. Sui fianchi di quelle alture dovevano esservi
+numerosi villaggi.
+
+Anche nella pianura si vedevano sorgere, fra le alte erbe, le punte
+aguzze di molti casolari, ma pareva fossero disabitati, poichè nessuna
+colonna di fumo si vedeva innalzarsi, quantunque fosse l’ora del pasto
+serale.
+
+— È la guerra che qui ferve quasi sempre, che ha scacciati i
+proprietari, — disse Alfredo. — Triste paese questo, condannato a
+diventare un cimitero immenso, se le nazioni civili non imporranno a
+questi re sanguinari di abolire le orrende _feste dei costumi_.
+
+— Credi che le bande del Dahomey abbiano fatto delle scorrerie su
+queste terre?...
+
+— Lo temo, Antao. Quando non riescono a sorprendere le popolazioni dei
+regni vicini ed a raccogliere schiavi pei sacrifici, si gettano contro
+i loro stessi compatriotti delle frontiere. Sono negri al pari degli
+altri, uomini eguali agli altri e basta.
+
+— Ma distruggono la popolazione del regno.
+
+— Che importa a Geletè?... Si rifarà più tardi rubando altri schiavi
+ai Krepi ed ai Togo, agli Yoruba del Benin, al povero Tofa, alle
+repubbliche del Piccolo e Grande Popo o agli Egbas di Abeokuta.
+
+— Che sia capace di fare schiavi anche noi?...
+
+— Non l’oserà, Antao. Geletè è sanguinario, ma non è così barbaro come
+si crede e rispetterà gli ambasciatori che appartengono ad una nazione
+bellicosa, che potrebbe creargli dei gravi imbarazzi sulle lontane ed
+indifese frontiere del settentrione.
+
+— Credi che ti riceverà cortesemente adunque?...
+
+— Porto a lui dei regali che mi costano una somma non lieve, Antao.
+
+— A quel furfante!...
+
+— Ed anche a Kalani ne porto.
+
+— Anche a lui?...
+
+— È necessario per rendercelo propizio. È lui che custodisce mio
+fratello e solo da lui potremo avere il permesso di vederlo.
+
+— Ed hai quei regali nelle tue misteriose casse?...
+
+— Sì, Antao.
+
+— Ora comprendo perchè ti premeva acciuffare i ladri.
+
+— Se non riuscivo a riaverle, saremmo stati costretti a tornare a Porto
+Novo per ricorrere ai magazzini delle fattorie europee. Nemmeno nella
+capitale degli Ascianti sarebbe stato possibile trovare ciò che ci era
+necessario. —
+
+Mentre chiacchieravano, Asseybo ed i dahomeni avevano rizzate le tende
+sul margine della foresta ed allestita la cena.
+
+I due cacciatori, avvertiti che tutto era pronto, scesero dalle
+cavalcature e s’accomodarono presso i fuochi accesi, trattenendosi
+molto tardi con l’amazzone e coi tre negri a discorrere dei loro futuri
+progetti.
+
+Alle quattro antimeridiane, dopo un sonno di sei ore, non interrotto da
+alcun avvenimento, si avventurarono, sulla grande pianura, impazienti
+di giungere a Toune ed a Tado.
+
+S’accorsero ben presto di calpestare quella terra inaffiata dal sangue
+di tante migliaia di vittime. Ogni qual tratto, in mezzo alle folte
+erbe, vedevano alzarsi stormi immensi di corvi e di avvoltoi e vedevano
+fuggire branchi di sciacalli e di iene, occupate a spolpare numerosi
+cadaveri umani, già imputriditi dall’intenso calore.
+
+Incontravano poi capanne mezze distrutte, alcune abbattute ed altre
+semi-divorate dal fuoco, palizzate sfondate, poi altri scheletri
+d’uomini ed anche non pochi d’animali.
+
+Pareva che le feroci bande di Geletè avessero fatto delle razzìe in
+quei luoghi ed in un’epoca molto recente, forse qualche settimana
+prima.
+
+Temendo d’incontrare i razziatori, la carovana evitò di accostarsi
+a Toune, grossa borgata che si trova quasi ad eguale distanza fra
+i fiumi Mono e Koufo, e cominciò ad avanzarsi con grande prudenza.
+Quella seconda notte non accese fuochi, per non attirare l’attenzione
+di quelle bande di predoni che potevano catturarla, e saccheggiarla.
+Essendo però gli animali feroci numerosi fra quelle alte erbe, e non
+potendo tenerle lontane coi fuochi, dovette rifugiarsi in una capanna.
+
+Non ostante quelle precauzioni, il terzo giorno, a quattro o cinque
+miglia da Tado, altro popoloso borgo che si trova più al nord di Toune,
+fecero improvvisamente l’incontro d’una truppa di dahomeni, la quale
+formava forse la retroguardia delle colonne predatrici.
+
+Si erano inoltrati in una boscaglia, quando si videro circondare da
+una cinquantina di guerrieri che pareva si fossero fino allora tenuti
+nascosti in mezzo ai più fitti cespugli, per piombare addosso alla
+carovana all’improvviso.
+
+Erano tutti bei pezzi di negri dalla tinta bronzina a riflessi
+rossastri, dai lineamenti più regolari degli abitanti della Costa,
+vestiti con una giacca bianca e sottanino dell’egual colore e col capo
+coperto da uno stravagante berretto che si rialzava ai lati, in forma
+di due corna.
+
+Erano tutti armati di fucili di varii calibri, alcuni moderni ma altri
+assai antiquati e di larghi coltellacci dalla lama assai pesante, ma
+tagliente come un rasoio.
+
+— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao. — Ecco i lupi di Geletè!...
+
+— O meglio i leopardi del Dahomey, — disse Alfredo, arrestando i
+suoi uomini che si preparavano ad armare le carabine ed a disporre in
+circolo gli animali, onde servissero di barriera ai loro padroni.
+
+I guerrieri dahomeni, quantunque dieci volte superiori di numero e
+coraggiosissimi, invece di gettarsi impetuosamente sulla carovana come
+insegna la loro tattica, si erano arrestati, guardando con un certo
+stupore Alfredo ed Antao, i cui ricchi costumi dovevano produrre un
+certo effetto su di loro, e soprattutto i due ombrelli, distintivi di
+persone altolocate o di famiglia principesca.
+
+Il loro comandante, un negro di statura gigantesca, che indossava una
+lunga camicia di color verde, stretta alla cintura da una larga fascia
+rossa, dopo una lunga esitazione si fece innanzi avvicinandosi ad
+Alfredo, il quale guardava alteramente tutti quegli armati, senza fare
+alcun gesto.
+
+— Chi siete voi e dove vi recate?... — chiese il capo.
+
+— Chi sei tu, innanzi a tutto?... — domandò Alfredo, con tono imperioso.
+
+— Un capo banda delle truppe del re.
+
+— Non è con te adunque che io ho da fare.
+
+— Ma tu non sei del paese.
+
+— E cosa intendi di dire?...
+
+— Che io posso catturarti ed anche ucciderti, se ciò mi aggrada.
+
+— Tu!... — esclamò Alfredo, fissandolo con due occhi pieni di
+disprezzo. — I principi del Borgu non sono schiavi tuoi.
+
+— Ah!... Voi siete principi?... — disse il capo, con tuono più umile. —
+Ma cosa fate qui, sulle terre del mio re?...
+
+— È a Geletè che vedrò fra due giorni, che devo dirlo.
+
+— Al re!... — esclamò il negro, spaventato.
+
+— Sì, a Geletè.
+
+— E tu ti rechi da lui?...
+
+— E mi attende.
+
+— Potevi dirlo prima ed io non avrei osato arrestare degli uomini che
+il re aspetta.
+
+— È sgombra la via che conduce a Kana?... — continuò Alfredo,
+coll’egual tono altero.
+
+— Troverai altre bande.
+
+— Che mi fermeranno e che mi costringeranno a lamentarmi con Geletè.
+
+— Non farlo, principe, od il re farà tagliare la testa a tutti noi
+della retroguardia. Io ti darò una scorta che ti farà largo.
+
+— Basterà uno dei tuoi uomini. Una scorta numerosa mi sarebbe
+d’imbarazzo. —
+
+Il capo si volse verso i suoi guerrieri e fece cenno ad uno di loro di
+avvicinarsi:
+
+— Tu condurrai questi uomini a Kana, — gli disse. — Il re li aspetta e
+mi risponderai di loro colla tua testa.
+
+— Sta bene capo, — rispose il soldato.
+
+— Buon viaggio, — disse poi, rivolgendosi verso i due ambasciatori. —
+Più nessuno vi susciterà ostacoli. —
+
+Ad un suo ordine la truppa si divise e la carovana sfilò fra quei
+feroci negri che le presentavano le armi come i soldati europei.
+
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao, respirando a pieni polmoni. —
+Non credevo che questo incontro terminasse così felicemente; sei un
+diplomatico da dare dei punti ai più astuti.
+
+— Ho voluto prendere sul serio la mia parte, — disse Alfredo, ridendo,
+— ed ho voluto cominciare con un felice colpo di testa. Non era
+d’altronde una cosa così difficile come sembrava, sbarazzarci da quelle
+canaglie. In questo paese basta pronunciare il nome del re, per far
+tremare grandi e piccoli.
+
+— Ma tu hai detto a quel capo che il re t’aspetta, mentre non è vero.
+
+— Che importa?...
+
+— Se Geletè sapesse che tu hai mentito?...
+
+— Nessuno oserebbe andarglielo a dire, Antao.
+
+— Ma cosa faremo ora di quella mignatta, che il capo ci ha appiccicato
+ai fianchi?...
+
+— Del negro che ci serve di salvacondotto?... Quando saremo a Kana, lo
+manderemo indietro con qualche regalo pel capo.
+
+— Temo che tu giuochi delle carte pericolose, Alfredo.
+
+— Lo so anch’io, ma non possiamo fare diversamente. È giunto il momento
+di giuocare d’audacia per salvare la nostra pelle e mio fratello.
+
+— Quando saremo a Kana, farai avvertire il re del nostro arrivo?...
+
+— Certo, Antao.
+
+— Speri di venire ricevuto?...
+
+— Lo credo.
+
+— Sai che mi sento venire la pelle d’oca, pensando che dovremo
+trovarci con quel barbaro sanguinario, a cui un solo sospetto sarebbe
+sufficiente per mandarci all’altro mondo?...
+
+— Non temere, Antao. Nessuno potrà sospettare in noi degli europei,
+purchè non ti lasci sfuggire uno dei tuoi pianeti morti o vivi.
+
+— Comincerò da quest’oggi a sopprimerli tutti, — disse il portoghese.
+— Morte di Net.... Diavolo! Bisognerà che mi tagli la lingua o mi
+scapperà fuori sempre qualche pianeta.
+
+— O renderla muta, Antao.
+
+— Bella trovata!... Dinanzi a Geletè fingerò di essere muto.
+
+— E credo che farai bene. —
+
+Mentre così chiacchieravano, cavalcando l’uno vicino all’altro, il
+soldato dahomeno, un giovane negro, ma dall’aspetto marziale e dagli
+sguardi assai intelligenti, marciava con passo rapido attraverso a dei
+sentieri aperti fra la foresta e forse a lui solo noti.
+
+Giunti sulla vetta d’una piccola collina, la carovana raggiunse
+un’altra banda di soldati composta d’un centinaio d’uomini tutti
+armati, i quali si spingevano innanzi due dozzine di prigionieri fra
+maschi e femmine.
+
+Questi disgraziati, destinati molto probabilmente a venire sacrificati
+nella prima _festa dei costumi_, procedevano su due file, legati
+gli uni agli altri con solide corde e sotto una continua pioggia di
+bastonate, date senza misericordia e ricevute con una rassegnazione
+inaudita.
+
+Per impedire loro di gridare, i feroci guardiani avevano messo sulle
+bocche di quelle future vittime dei bavagli di legno in forma di croci,
+che dovevano farli anche crudelmente soffrire, poichè l’estremità
+a punta era applicata sulla lingua, in modo che questa non potevano
+muoverla in modo alcuno, nè articolare qualsiasi suono.
+
+Alcuni soldati, vedendo la carovana, armarono precipitosamente i
+fucili, ma una parola della guida bastò per arrestarli, anzi tutti
+si ritrassero precipitosamente per far largo ad Alfredo ed al suo
+compagno, i quali tenevano ben alti i loro ombrelli per dimostrare la
+loro alta posizione sociale.
+
+— Canaglie!... — borbottò Antao, gettando uno sguardo compassionevole
+sui prigionieri. — Se non vi fosse da salvare il ragazzo, vorrei
+trattare come si meritano questi soldatacci.
+
+— E credi che io non frema, — disse Alfredo, — che allungava
+involontariamente le mani verso la carabina sospesa all’arcione. Ma un
+allarme perderebbe noi ed anche il mio Bruno e non dobbiamo commettere
+una tale imprudenza. —
+
+Aizzando i cavalli per tema di non sapersi frenare, i due bianchi
+sorpassarono ben presto quella colonna ridiscendendo nella pianura, in
+mezzo alle cui erbe si scorgevano dei piccoli villaggi.
+
+Ma anche laggiù altri drappelli di soldati s’incontravano di frequente
+e quasi tutti avevano dei prigionieri. La guida però apriva dovunque
+il passo alla carovana, pronunciando semplicemente il temuto nome di
+Geletè.
+
+Alla sera i viaggiatori fecero alto a Tado, un villaggio popoloso
+che si trova a dieci miglia dai fiume Koufe. All’intorno si erano
+accampate altre bande armate, le quali fecero tutta la notte un baccano
+infernale, impedendo ai due bianchi di chiudere gli occhi. Urlavano
+a squarciagola, bevevano grandi quantità di liquori per festeggiare
+il felice esito della loro triste spedizione, ma anche altercavano di
+frequente, adoperando le armi da fuoco.
+
+Quando Alfredo ed i suoi compagni ripresero la marcia, numerosi
+cadaveri erano sparsi per gli accampamenti. Alcuni forse erano di
+schiavi, ma molti di soldati, uccisi durante quelle risse.
+
+— Auff!... — esclamò Antao. — Ne ho abbastanza di queste canaglie e
+sarei contento di giungere a Kana senza la loro pericolosa compagnia.
+Finirò per perdere la calma e commettere qualche imprudenza.
+
+— Saremmo costretti ad inerpicarci sugli altipiani attraverso a
+boscaglie pullulanti di serpenti, — rispose Urada, che cavalcava presso
+di loro, — mentre in breve possiamo giungere sulla via reale che è una
+delle più belle di tutto il paese e la più comoda.
+
+— È vero, — disse Alfredo. — Ho udito parlare della bellezza della
+strada reale.
+
+— Ma sarà piena di soldati, Antao.
+
+— È probabile, ma cercheremo di lasciarceli dietro.
+
+— Ed assisteremo ad altri orrori.
+
+— Pur troppo, Antao, la prudenza però ci consiglia di chiudere gli
+occhi e di non intervenire. Quegli orrori si commettono per volere di
+Geletè, e non possiamo suscitare sospetti su di noi. Siamo ambasciatori
+e come tali dobbiamo conservare la più stretta neutralità. D’altronde
+prima del tramonto giungeremo forse a Kana, è vero Urada?...
+
+— Sì, padrone, — rispose la giovane negra, — e là potrò offrirvi un
+comodo alloggio nella casa di mio padre.
+
+— Sei di Kana adunque?...
+
+— Sì, padrone.
+
+— E tuo padre vive ancora?...
+
+— Lo spero.
+
+— Ma chi è tuo padre?...
+
+— Un tempo era un _cabecero_ addetto alla vigilanza delle tombe reali
+e che godeva la fiducia del re, ma intrighi di corte e gelosie d’altri
+aspiranti a quel posto importante, lo fecero cadere in disgrazia.
+
+— Ah!... Tuo padre era un _cabecero!_... — esclamarono i due bianchi.
+
+— Sì, — rispose Urada, con tristezza.
+
+— Ma tu, figlia d’un capo, perchè sei diventata una semplice
+amazzone?... — chiese Alfredo, con sorpresa.
+
+— Per calmare il re la cui collera poteva tornare fatale a mio padre.
+Le amazzoni del nostro paese non sono ragazze appartenenti a famiglie
+di bassa condizione, come da taluni si crede.
+
+Si reclutano fra le fanciulle rimaste orfane, ma appartenenti alla
+classe dominante, fra le ragazze che per malvagità s’imputano di offese
+alla casa reale e che s’intende di punire coll’arruolamento e fra le
+figlie di coloro che sono caduti in disgrazia. Questo è il miglior modo
+per stornare le collere feroci di Geletè e salvare i genitori da una
+morte certa.
+
+— È numeroso il corpo delle amazzoni?...
+
+— Conta tremila ragazze, padrone.
+
+— E formano una guardia destinata esclusivamente pel servizio del re?...
+
+— Sì,... ma guarda lassù, padrone, — disse in quell’istante Urada,
+indicandogli un attruppamento di punti biancastri, appollaiati sul
+margine d’un altipiano che s’alzava al di là del Koufo.
+
+— Kana forse?... — chiese Alfredo.
+
+— Sì, la Città Santa padrone, la mia città natìa, — rispose Urada, con
+una viva emozione.
+
+— La rivedrai volentieri?
+
+— Per mio padre.
+
+— E poi ci lascerai, — disse Antao, con un tono di voce che aveva
+qualche cosa di triste.
+
+— No, — disse la ragazza, con accento risoluto. — Urada non abbandonerà
+gli uomini bianchi, ai quali deve la vita e la libertà.
+
+— Lasceresti il tuo paese senza rimpianti?... — chiese Alfredo.
+
+— Sì, ma con mio padre. Il nostro paese è cattivo, dovunque si
+uccide e mio padre, un dì o l’altro, potrebbe venire sacrificato come
+tanti altri caduti in disgrazia. Qui non si è sicuri di poter vivere
+ventiquattro ore, senza tremare.
+
+— Ebbene Urada, rimani con noi, — disse Antao. — Conto di acquistare
+anch’io sulla Costa d’Avorio una fattoria e tuo padre non avrà da
+lamentarsi di noi, è vero Alfredo?...
+
+— Sì, Antao, rispose l’amico. Ti abbiamo salvata la vita, Urada, e
+penseremo noi al tuo avvenire. —
+
+La conversazione fu interrotta dall’incontro di nuove bande di
+guerrieri che conducevano lunghe colonne di schiavi incatenati e gran
+copia di bottino, consistente in un numero considerevole di buoi,
+destinati forse, al pari di quei disgraziati prigionieri, a cadere
+sotto i coltelli dei sacrificatori nelle _feste dei costumi_.
+
+La guida, come già altre volte, aprì il passo ai due ambasciatori,
+quantunque quei feroci soldati avessero già preparate le armi per
+gettarsi sulla carovana, malgrado gli ombrelli protettori.
+
+Alfredo ed Antao, nauseati dal modo con cui quei bruti percuotevano
+a sangue i prigionieri per farli marciare rapidamente, quantunque
+quei miseri fossero enormemente carichi di grandi panieri ricolmi di
+provvigioni rubate nei loro villaggi, spinsero i cavalli al galoppo per
+lasciarsi alle spalle quelle bande di predoni.
+
+Alle 10 del mattino, dopo una marcia rapidissima di quattro ore, la
+carovana, che aveva già passato a guado il Koufo, il quale è uno dei
+più importanti fiumi del Dahomey, incrociava la strada reale che dalla
+capitale del regno mette capo a Widah sulla costa.
+
+Questa strada, che ha una lunghezza di circa ottanta miglia è una delle
+migliori, ombreggiata per un grande tratto da splendidi palmizii, ma
+è anche una delle più faticose, essendo aperta fra terreni composti,
+specialmente sugli altipiani, d’una specie di minerale granuloso che
+stanca assai uomini ed animali.
+
+Alfredo, che non voleva affaticare troppo i cavalli, i quali potevano
+diventare preziosissimi nel caso che il colpo di mano ideato non
+dovesse riuscire e che una rapida fuga diventasse necessaria per
+salvare la vita di tutti, concesse un riposo di parecchie ore.
+
+Alle 3 pom., la carovana però ripartiva, volendo giungere a Kana prima
+del tramonto, avendo detto Urada che era vietato l’ingresso nella città
+dopo calate le tenebre.
+
+Attraversata la palude di Co, allora asciutta, la guida si diresse
+verso Vodu, altro grosso villaggio, poi verso le sei della sera faceva
+salire ai cavalieri l’ultimo altipiano, su cui si eleva la Città Santa.
+
+Un’ora più tardi, quando il sole cominciava a tramontare dietro gli
+altipiani dell’ovest, Alfredo ed i suoi compagni entravano nella città
+natìa dell’amazzone.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXVI.
+
+Il padre di Urada
+
+
+Kanna o, meglio ancora Kana, come la chiamano gl’indigeni, per numero
+di abitanti è la terza città del regno avendone meno di Widah, ma
+viene considerata come la seconda pel titolo che gode, cioè di essere
+chiamata la Santa.
+
+È situata sullo stesso altipiano ove giace Abomey da cui dista
+solamente tre leghe ed è composta di case dalle mura bianche, e
+raggruppate in diverse sezioni formanti altrettanti _salam_, ossia
+quartieri.
+
+In questa città i re possedevano due vasti palazzi, distrutti più tardi
+dai francesi, di dimensioni colossali, ma più rassomiglianti ad immense
+caserme che a vere abitazioni reali e occupati ordinariamente da un
+corpo di trecento amazzoni, essendo esse sole destinate a vegliare
+sulla sicurezza della Città Santa.
+
+Contava inoltre parecchi templi pieni di _feticci_, informi statue di
+legno alle quali gli abitanti offrivano collane di _cauris_, ossia di
+conchigliette bianche aventi valore come le nostre monete e bottiglie
+di liquori, ma il più celebre era il tempio destinato ai serpenti,
+dove si tenevano parecchie centinaia di ributtanti rettili che venivano
+nutriti colle carni di poveri schiavi o di prigionieri di guerra.
+
+Il titolo di Città Santa le spettava perchè entro le sue mura si
+facevano ogni anno delle _feste dei costumi_, onde placare le collere
+dei _feticci_ o dei re defunti.
+
+Il re non vi si recava che in quell’occasione per dirigere in persona
+quei massacri spaventevoli, i quali si compivano innanzi alla capanna
+sacra, una piccola casetta quadrangolare, costruita con fango secco,
+colle muraglie imbiancate e adorne di grossolane pitture di color
+rosso, rappresentanti animali fantastici e paurosi.
+
+La carovana, mercè la guida che gridava a piena gola:
+
+«Largo!... Ordine del re!...» fece la sua entrata in città senza
+subire alcun ritardo da parte delle amazzoni che vegliavano dinanzi
+ai malandati terrapieni circondanti la città, e si accampò sotto un
+_apatam_, specie di tettoia, situata di fronte ad uno dei palazzi reali
+e destinata ai forestieri d’alta distinzione.
+
+Alfredo, dopo d’aver fatto disporre ogni cosa per passare alla
+meglio la notte, essendo troppo tardi per recarsi in persona dal gran
+_cabecero_ che funzionava da governatore, chiamò il soldato che stava
+respingendo, con vigorose bastonate, alcuni negri che erano accorsi
+attirati dalla curiosità e postogli in mano uno stipo che doveva
+contenere dei regali, lo pregò di portarlo al capo della città, come
+primo presente dell’ambasciata.
+
+— Credi che lo accetterà anche senza il consenso del re? — chiese Antao.
+
+— Non dubitare, — rispose Alfredo. — Quel cofanetto contiene una
+grossa collana d’argento che mi costa un migliaio di lire ed il gran
+_cabecero_ sarà ben lieto del regalo. In questi paesi sono tutti avidi.
+
+— Conti di fartelo amico?...
+
+— È necessario o dovremo attendere l’ordine del re per chissà quante
+settimane. Aggiungi poi che quel soldato ci era di troppo per questa
+notte.
+
+— Cosa vuoi dire?...
+
+— Che mi premeva sbarazzarmi di lui fino a domani.
+
+— Per quale motivo?...
+
+— Perchè voglio vedere il padre di Urada. Se egli è vissuto alla corte
+di Geletè, può darmi dei preziosi consigli e narrarmi molte cose sul
+conto di Kalani.
+
+— E ti fiderai di lui?...
+
+— Urada dirà a lui chi siamo noi e cosa abbiamo fatto per sua figlia
+e poi, se è caduto in disgrazia, sarà ben contento di aiutarci contro
+Geletè e Kalani.
+
+— Hai ragione Alfredo, io però non oserei recarmi da lui. Se si
+accorgono che noi abbiamo delle relazioni con un uomo caduto in
+disgrazia, questi negri sospettosi potrebbero allarmarsi.
+
+— Non saremo noi che andremo da lui, Antao. Urada è già partita ed a
+mezzanotte lo condurrà qui colle dovute cautele.
+
+— Morte di Nettuno!... Sei più astuto d’un diplomatico!...
+
+— Bisogna esserlo, specialmente in questo paese.
+
+— E domani andremo a visitare il gran _cabecero_?...
+
+— Sì, Antao.
+
+— Speriamo di sbrigarci presto. L’aria del Dahomey è troppo pericolosa
+per noi.
+
+— Appena fatto il colpo, fuggiremo senza più arrestarci.
+
+— E da qual parte?...
+
+— Attraverseremo il regno per raggiungere le frontiere orientali che
+sono le meno popolate e quasi sempre sprovviste di truppe. Più saremo
+lontani dalla capitale, meno avremo da temere e oltrepassato il fiume
+Sou potremo riderci dei furori di Geletè.
+
+— E di Kalani.
+
+— Oh!... Kalani allora non sarà più vivo, — disse Alfredo, con voce
+cupa. — Quell’uomo morrà presto.
+
+— Ed io ti aiuterò a torcergli il collo, amico mio.
+
+— Silenzio, Antao, non è prudente parlare qui di Kalani. Corichiamoci
+fra le nostre casse ed attendiamo il padre di Urada. —
+
+Alfredo ed il portoghese stavano per coricarsi, quando videro tornare
+il soldato seguito da quattro amazzoni armate di fucile e da sei negri
+quasi nudi che portavano dei grandi canestri.
+
+Venivano da parte del grande _cabecero_, il quale, lietissimo del
+regalo ricevuto, mandava agli ambasciatori del Borgu una copiosa cena e
+due schiavi per servirli.
+
+Alfredo fece deporre le ceste sotto la tettoia, regalò ad ognuna delle
+quattro amazzoni un fazzoletto di seta rossa, poi rimandò tutti dal
+_cabecero_ dicendo di non aver bisogno di schiavi avendo i proprii, ed
+incaricandoli di ringraziarlo della sua generosità.
+
+Il soldato che li aveva guidati, desiderando forse di prendere parte
+alla cena, tentava di rimanere coi due ambasciatori, ma Alfredo, che
+voleva sbarazzarsi di quel pericoloso testimone, lo incaricò di portare
+al gran _cabecero_ un altro regalo consistente in una fascia di seta
+verde ricamata in oro e per consolarlo della perdita del pasto, regalò
+a lui una cartucciera di pelle azzurra ed una libbra di polvere da
+sparo, ingiungendogli però non ritornare che al mattino seguente.
+
+Il capo della Città Santa si era mostrato generoso verso i due
+ambasciatori, segno evidente che la collana d’argento era stata assai
+gradita ed apprezzata.
+
+Le ceste infatti contenevano tanti viveri da nutrire quaranta persone.
+Vi erano due pentole di _canalu_, dei polli, del bue arrostito, dei
+legumi, delle noci di kalla, delle frutta, due bottiglie di ginepro
+d’importazione europea, delle zucche ripiene d’una specie di birra
+ottenuta col miglio fermentato e parecchie candele di sego.
+
+In una cesta scoprirono perfino due scatole di sardine di Nantes,
+acquistate certamente dai negozianti francesi di Widdah, ma il caldo
+aveva ridotto il contenuto in tale stato, da riuscire sgradevolissimo
+ai palati europei.
+
+Alfredo ed Antao fecero onore ai polli, al bue, alle frutta ed alla
+birra, ma abbandonarono il _canalu_ ai due dahomeni, essendo talmente
+condito di pimento da non potersi inghiottire.
+
+Vuotato un bicchiere di ginepro e accese le sigarette, si sdraiarono
+sulle casse in attesa di Urada e di suo padre.
+
+La piazza era diventata deserta. Gli abitanti che dapprima ronzavano
+attorno alla tettoia attirati dalla curiosità, si erano tutti ritirati
+nelle loro case, forse dietro ordine del grande cabecero. Solamente
+dinanzi ai due palazzi del re vegliavano alcune amazzoni armate di
+fucili e di coltellacci, ma erano così lontane da non poter scorgere
+una persona che si fosse avvicinata alla dimora degli ambasciatori.
+
+Verso la mezzanotte, Alfredo che si alzava di frequente guardando verso
+tutti gli sbocchi delle vie, scorse due ombre umane che si avanzavano
+lentamente e con precauzione, tenendosi presso le pareti delle capanne.
+
+ [Illustrazione: — Al re! — esclamò il negro spaventato. — Sì,
+ a Geletè! (Pag. 183).]
+
+— Sono Urada e suo padre, — disse ad Antao.
+
+— Benone! — mormorò il portoghese. — La notte è oscura e potremo
+riceverli senza che vengano scorti. —
+
+Urada e suo padre si erano arrestati presso l’ultima capanna,
+come se avessero voluto prima accertarsi di non essere spiati, poi
+attraversarono velocemente la piazza e si cacciarono sotto la tettoia.
+
+Alfredo mosse loro incontro e strinse ad entrambi la mano, poi li
+condusse fra le casse che erano state disposte in modo da formare
+un piccolo recinto, mentre i due schiavi dahomeni, dietro ordine
+del portoghese, si mettevano alle due estremità dell’_apatam_, onde
+impedire a qualsiasi persona d’avvicinarsi.
+
+Il padre dell’amazzone era un bel negro d’alta statura, dai lineamenti
+quasi regolari, dalla pelle non nera ma abbronzata con certe sfumature
+rossastre. Gli anni e forse anche il cruccio della sua disgrazia, gli
+avevano incanutiti i capelli e la rada barba che coprivagli il mento e
+coperta la fronte di profonde rughe.
+
+I suoi occhi però, intelligentissimi e assai espressivi, erano ancora
+vivaci e ripieni di fuoco.
+
+Appena sedutosi diede ad Alfredo e ad Antao il tradizionale saluto
+nella lingua del paese, _Yevo oku_, che significa: bianco buon giorno,
+saluto usato in qualunque ora, sia pure in piena notte, poi strinse
+nuovamente la mano ad entrambi, alla moda europea.
+
+Ciò fatto si sbarazzò dell’ampio mantello di cotonina bianca che lo
+copriva dalle spalle ai piedi e offrì ai due europei del tabacco ed una
+bottiglia di ginepro, dicendo con una certa malinconia:
+
+— Tiefo Nieneguè è povero, avendo tutto perduto nella sua disgrazia, ma
+gli uomini bianchi accettino di buon cuore l’offerta del vecchio padre
+di Urada, insieme ai ringraziamenti per tutto quello che hanno fatto
+per la sua unica figlia.
+
+— Grazie, — risposero Alfredo ed Antao, dopo che Urada ebbe tradotte
+quelle parole, non conoscendo il vecchio negro la lingua _uegbè_.
+
+La giovane amazzone prese poi la parola.
+
+— Ho narrato tutto a mio padre ed abbiamo parlato a lungo del vostro
+progetto. Quantunque sia caduto in disgrazia, conta ancora degli amici
+ad Abomey e può esservi molto utile coi suoi consigli e coi suoi aiuti.
+
+Egli mi ha giurato che non tradirà il segreto degli uomini bianchi,
+anzi che mette la sua vita e le sue forze a disposizione dei salvatori
+di sua figlia. Geletè e Kalani sono ormai suoi nemici e sarà ben lieto
+di vendicarsi contro di loro della sua immeritata disgrazia.
+
+— Eravamo certi di poter contare su tuo padre, Urada, — rispose
+Alfredo. — Noi accetteremo i suoi consigli ed i suoi aiuti, ma
+cercheremo di non comprometterlo. Cosa dice del nostro progetto?...
+
+— Che è assai pericoloso ma che con dell’audacia e dell’astuzia si può
+riuscire.
+
+— Conosce Kalani?...
+
+— Sì, padrone.
+
+— Sa del fanciullo rapito?...
+
+— Lo ha saputo.
+
+— Dove lo custodiscono?....
+
+— Nella casa dei feticci di Abomey.
+
+— Non correrà alcun pericolo?...
+
+— Nessuno padrone, poichè ormai è considerato come persona sacra.
+Se Kalani volesse ucciderlo, Geletè glielo impedirebbe e tu sai che
+nessuno oserebbe disobbedire al re.
+
+— Crede tuo padre che Geletè ci riceverà?...
+
+— Sì, ma prima di lasciare Kana dovrete attendere il _recade_ del re.
+
+— Cos’è questo _recade_?...
+
+— L’ordine verbale di Geletè.
+
+— Incaricheremo il gran _cabecero_ di annunziarci al re.
+
+— Vi avverto però che giungeremo ad Abomey in brutto momento.
+
+— Perchè?...
+
+— Perchè in questo mese hanno luogo le _feste dei costumi_.
+
+— Così dovremo assistere a quegli atroci macelli di schiavi. Preferirei
+ritardare la nostra partenza per Abomey.
+
+— E faresti male, padrone.
+
+— Cosa vuoi dire?...
+
+— Mio padre mi ha detto che non potresti trovare una occasione migliore
+per mettere in esecuzione il tuo audace progetto. Durante le _feste dei
+costumi_, se si sparge molto sangue si beve molto ginepro ed in quei
+terribili giorni, re, principi, _cabeceri_, sacerdoti, soldati e popolo
+sono tutti ubriachi e la sorveglianza è quasi nulla.
+
+— È vero, Urada, — disse Alfredo, colpito da quelle osservazioni. Ho
+udito narrare anch’io che durante quei macelli il ginepro scorre a
+fiumi e che l’ubriachezza diventa generale.
+
+Chiedi a tuo padre se crede possibile, durante quella confusione,
+entrare inosservati nel tempio sacro dei feticci e rapire il fanciullo.
+
+— Lo crede, — rispose Urada, dopo d’aver interrogato il vecchio, — e
+aggiunge che potresti vendicarti, con maggiore probabilità, di Kalani.
+
+— Un’ultima domanda. Verrà con noi ad Abomey, tuo padre?
+
+— Sì, ma si fingerà un tuo schiavo e bisognerà che tu lo renda
+irriconoscibile. Mio padre vuole aiutarti ed esserti vicino per
+consigliarti su quanto dovrai fare.
+
+— È deciso ad abbandonare il Dahomey?...
+
+— Ti seguirà dove tu vorrai condurlo. Ormai più nulla lo trattiene in
+questo paese e rinuncia ben volentieri alla sua patria, avendo più da
+temere per la propria vita, che la speranza di tornare nelle grazie di
+Geletè.
+
+— Verrà adunque con noi e ti prometto, Urada, che non si pentirà di
+aver abbandonato il suo tristo paese. Riconducilo nella sua capanna,
+premendomi che non lo si veda qui. Uno dei due schiavi vi scorterà, poi
+tu ritornerai, avendo bisogno dei tuoi consigli. —
+
+Alfredo regalò al vecchio negro alcune bottiglie di ginepro mandategli
+dal gran _cabecero_ della Città Santa, una rivoltella con una scatola
+di cartuccie ed ottanta piastre di _caures_, somma non lieve nel
+Dahomey, pregandolo di accettare tuttociò per amicizia, poi lo congedò
+promettendogli di recarsi, l’indomani notte, a visitarlo.
+
+— Ed ora, — disse, quando padre e figlia si furono allontanati col
+dahomeno, — possiamo riposare Antao. Domani andremo a visitare il gran
+_cabecero_, per ottenere il permesso del re di recarci ad Abomey.
+
+— Morte di Urano e di tutti gli altri pianeti!... — esclamò il
+portoghese. — Ecco avvicinarsi il terribile momento!...
+
+— Ormai non possiamo più tornare indietro e giocheremo risolutamente le
+nostre ultime carte.
+
+— Lo credo. Si tratta di salvare il fanciullo e anche la nostra pelle
+e ci guarderemo bene di non lasciarla a quell’antropofago di Geletè.
+Sarebbe capace di farne dei tamburi per le sue amazzoni. Diavolo!...
+Dei tamburi colla pelle di uomini bianchi!... Che onore pei suoi
+reggimenti in sottane!...
+
+— Speriamo di farli fare colla pelle di Kalani, Antao.
+
+— Sarà più resistente. Buona notte, Alfredo. —
+
+I due bianchi si ricoricarono fra le casse e malgrado le loro
+apprensioni s’addormentarono tranquillamente, come se si trovassero
+ancora nel paese dei Krepi o dei Togo.
+
+L’indomani furono svegliati, verso l’alba, da un fracasso indiavolato
+che s’avvicinava. Era un insieme di suoni strani, di flauti,
+d’istrumenti a corda, di cembali e di voci umane con accompagnamento di
+gran cassa.
+
+Antao ed Alfredo, svegliati di soprassalto, s’affrettarono a balzare
+fuori per vedere di cosa si trattava. Urada, che era già tornata e che
+si trovava in piedi, s’affrettò ad informarli che la banda musicale di
+Geletè veniva a prenderli per condurli dal gran _cabecero_.
+
+— Morte di Giove! — esclamò Antao, messo in buon umore da quel
+concerto assordante. — Che onore!... Si manda a prenderci colla banda
+reale!... Che lusso!... Vediamo almeno questi bravi ma formidabili
+musicanti. —
+
+Urada non si era ingannata. Era veramente la banda reale di Kana che si
+dirigeva verso l’_apatam_ per condurre, coi dovuti onori, l’ambasciata
+dal gran _cabecero_.
+
+Quella banda che formava l’orgoglio del sanguinario re, era composta
+d’una cinquantina di artisti negri, preceduti da quattro amazzoni in
+assetto di guerra e dal soldato che aveva guidati gli ambasciatori[7].
+
+Venivano primi dieci o dodici _ahpolos_, ossia poeti erranti che
+cantavano le lodi di Geletè e che declamavano dei proverbi o le
+leggende relative alle gesta eroiche degli antichi monarchi, di Guagiah
+Truda fondatore delle dinastie, di Doherthy e di Bahadu; poi seguivano
+una dozzina di ragazzi che agitavano delle frutta secche ripiene di
+sabbia e di sassolini, quindi dei suonatori di flauti di bambù che
+cavavano dai loro istrumenti delle note atrocemente strazianti, di
+_dovron_, specie di chitarre formate con mezze noci di cocco ricoperte
+con pelle di serpenti e finalmente veniva un negro gigantesco il quale
+picchiava furiosamente un _ghedon_ enorme, specie di tamburo formato
+d’un pezzo di tronco d’albero scavato ed ornato di sculture di genere
+bizzarro.
+
+Quell’orchestra fragorosa fece due volte il giro dell’_apatam_ sempre
+preceduta dagli _ahpolos_ che cantavano e danzavano come se fossero
+stati colti da un improvviso accesso d’alienazione mentale, poi si
+arrestò dinanzi ai due ambasciatori, raddoppiando il fracasso.
+
+Il soldato s’avvicinò ad Alfredo, gli diede il tradizionale buon
+giorno, poi lo invitò, assieme ai compagni, a recarsi dal gran
+_cabecero_ il quale desiderava vederlo prima di mandare dei corrieri a
+Geletè per informarlo dell’ambasciata.
+
+— Andiamo, Antao, — disse il cacciatore. — Sangue freddo ed audacia e
+lascia in pace tutti i pianeti del cielo.
+
+— Dirai che sono muto, — rispose il portoghese.
+
+Si fecero condurre i loro cavalli, fecero aprire gli ombrelli, ma
+incaricarono uno dei due dahomeni di vegliare sulle loro casse, non
+fidandosi troppo dell’onestà molto dubbia della popolazione.
+
+Saliti in sella, si misero in marcia preceduti dai poeti erranti e
+dalle amazzoni che gridavano a piena gola: _ago!... ago!_... (largo!...
+largo!...) e seguiti dai musicisti.... che si sfiatavano per dare un
+saggio della robustezza dei loro polmoni.
+
+Attraversarono la piazza fra due fitte ali di popolo, il quale guardava
+con viva curiosità i due ambasciatori, ammirando soprattutto la
+ricchezza delle loro vesti e le bardature infioccate, e giunsero in
+breve dinanzi ad uno dei palazzi reali, alla cui porta, circondato da
+una compagnia di amazzoni, li attendeva Ghathing-Gan, gran _cabecero_
+della Città Santa e confidente di Geletè, riparato sotto un monumentale
+ombrello verde decorato d’un mostruoso coccodrillo.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXVII.
+
+Il cabecero Ghating-Gan
+
+
+Ghating-Gan era un uomo sulla quarantina, di forme robuste, quasi
+atletiche, dalla fisonomia dura, arcigna, quasi feroce, ma anche
+astuta, con gli occhi piccoli, neri, penetranti[8].
+
+Per la circostanza aveva indossato una specie d’ampio mantello di
+cotonina rossa, annodato alla spalla sinistra e che gli scendeva fino
+ai piedi e si era adorni i polsi di braccialetti d’oro e d’argento,
+mentre al collo si era appesa la grossa collana regalatagli da Alfredo.
+
+Alla cintura di lana rossa portava quattro code di cavallo, distintivo
+di grande importanza nel Dahomey, e che solo il re può concedere ai
+suoi più fidati e più grandi personaggi del regno.
+
+Vedendo gli ambasciatori mosse loro incontro, li salutò con molta
+grazia, giungendo dapprima le mani, poi avvicinandole al viso e
+finalmente allungandole sul petto; Alfredo ed Antao credettero bene
+d’imitarlo, guardandosi dallo stendergli la mano per non tradirsi.
+
+Scambiato così il saluto, Ghating-Gan li invitò a seguirlo nel palazzo
+reale e li condusse in una vasta sala, certamente in quella del trono,
+decorata di grandi parasoli di tutti i colori e di tutte le specie,
+adorna di idoli strani rappresentanti mostri d’ogni forma e dinanzi
+ai quali erano state deposte delle offerte consistenti in bottiglie
+di liquore ed in collane di cauris. In un angolo vi era il trono di
+Geletè, un seggiolone enorme che un tempo doveva aver servito a qualche
+teatro europeo, ricco di fregi e di dorature e collocato su di un’alta
+piattaforma coperta di vecchi tappeti scoloriti.
+
+Ghating-Gan invitò gli ambasciatori a sedersi su alcuni sgabelli che
+erano allineati dinanzi alla piattaforma, poi fece servire loro una
+bottiglia di un certo liquore limpido e spumante che portava la marca
+dello champagne, ma che doveva essere invece abbominevole miscela di
+gin, di sidro e di vetriolo. Il gran _cabecero_ però doveva trovarlo
+squisitissimo, poichè ne tracannò lui solo più di mezza bottiglia.
+
+Bagnata la gola, Alfredo ebbe la parola ed espose, in lingua uegbè, lo
+scopo dell’ambasciata. Si trattava di proporre a Geletè, da parte dei
+capi del Borgu, una alleanza offensiva e difensiva contro i bellicosi
+Yoruba che devastavano incessantemente le frontiere dei due Stati con
+disastrose scorrerie, unitamente ad un trattato di commercio. Alfredo,
+che parlava come un vecchio diplomatico, asseriva che un simile
+trattato sarebbe stato d’immenso giovamento ai due Stati confinanti
+e che i Borgani avrebbero prestato man forte a Geletè anche contro le
+incessanti invasioni della razza bianca, marea pericolosa che poteva,
+col tempo, compromettere l’indipendenza del Dahomey.
+
+Aggiungeva poi che era incaricato di portare doni di molto valore
+al re Geletè da parte dei più cospicui capi del Borgu ed altri
+doni pei grandi _cabeceri_, onde cooperassero alla buona riuscita
+dell’ambasciata.
+
+Quand’ebbe terminato di esporgli lo scopo della sua missione,
+Ghating-Gan fece portare una bottiglia di ginepro, avendo l’abitudine
+gli africani di non cominciare le loro _palabre_, ossia conversazioni
+d’importanza, se prima non si sono ben bagnati l’ugola, poi disse:
+
+— Ciò che chiedono i capi del Borgu è giusto e lo credo un buon affare
+anche pel nostro re, il quale conta più nemici che amici. Le genti del
+Dahomey sono fiere e non temono alcuno, ma sanno pure che sono fiere
+anche le popolazioni del Borgu e saranno liete di combattere insieme i
+Yoruba del Benin, tanto più che noi siamo già scarsi di prigionieri di
+guerra da sacrificare nelle _feste dei costumi_.
+
+Gli antenati di Geletè diventano sempre più esigenti e chiedono più
+vittime e siamo ora costretti a sacrificare anche i nostri stessi
+sudditi per placare le loro ire. Già tre volte quest’anno la terra
+tremò, scuotendo perfino le tombe reali, e due volte il fulmine celeste
+è caduto sulle capanne di Abomey e ciò significa che i monarchi passati
+nell’altra vita, non sono soddisfatti.
+
+I capi del Borgu possono quindi essere certi di poter concludere il
+trattato d’alleanza che propongono, ma i loro ambasciatori dovranno
+attendere la fine della _festa dei costumi_, non potendo il nostro
+re occuparsi per ora di un così importante affare. In questi giorni è
+occupato, coi sacerdoti, nei preparativi e nelle preghiere.
+
+— Sia pure, — rispose prontamente Alfredo, — ma noi vorremmo venire
+presentati a S. M. Geletè prima che le grandi feste comincino,
+rimandando ben volentieri la conclusione del trattato a più tardi.
+
+— Ah!... — esclamò Ghatin-Gan, sorridendo. — Voi siete curiosi di
+assistere alle nostre grandi feste!
+
+— È vero, — disse Alfredo.
+
+— Io credo che il nostro re avrà piacere di avervi al suo fianco.
+
+— Lo farete avvertire del nostro arrivo a Kana?...
+
+— Quest’oggi stesso gli manderò uno dei miei corrieri, onde farvi
+ottenere un recade che vi permetta di proseguire il cammino per la
+capitale.
+
+— Dovremo attendere molto?...
+
+— Il re non prende mai, lì per lì, alcuna decisione. Trattandosi di
+ricevere un’ambasciata, farà prima radunare i grandi del regno ed i
+principi di sangue reale per consigliarsi, quindi io credo che non
+potrete partire prima di otto giorni. In questo frattempo però sarete
+miei ospiti nel palazzo reale.
+
+— Grazie, gran _cabecero_, — disse Alfredo, — ma noi preferiamo
+alloggiare sotto l’_apatam_. Io e mio fratello siamo assai amanti della
+caccia e sapendo che i dintorni di Kana sono ricchi di selvaggina,
+rimarremo sotto la tettoia onde poter alzarci a qualunque ora della
+notte, senza importunare le vostre genti.
+
+— Fate come volete, ma non rifiuterete i miei viveri ed alcuni schiavi
+per servirvi.
+
+— Accettiamo di cuore i viveri, ma per gli schiavi sono inutili
+avendo i nostri, i quali conoscono meglio le abitudini dei loro
+padroni. —
+
+Ciò detto prese dalle mani di Urada un cofanetto d’acciaio cesellato e
+lo porse al gran _cabecero_, dicendo:
+
+— È per S. M. Geletè e contiene i regali dei capi del Borgu.
+
+— Ghating-Gan impegna la sua parola che saranno consegnati al re a nome
+dell’ambasciata, — rispose il _cabecero_.
+
+Offrì ancora da bere, poi si alzò. Alfredo comprese che la _palabra_
+era terminata e si affrettò ad imitarlo. Scambiarono nuovamente il
+saluto, poi l’ambasciata uscì e fece ritorno all’_apatam_, sempre
+preceduta dalla banda musicale e da una folla di curiosi.
+
+Appena entrati, le quattro amazzoni intimarono minacciosamente alla
+popolazione di allontanarsi, tale essendo l’ordine del gran _cabecero_,
+poi ricondussero l’orchestra ed i poeti nel palazzo reale.
+
+— Auff!... — esclamò Antao, appena si trovarono soli. — Ero arcistucco
+di dover fare la parte del muto e se la durava ancora un po’, mi
+sfuggivano di bocca tutti i pianeti del firmamento.
+
+— Per farci tradire, — disse Alfredo. — Guardati dal commettere simili
+imprudenze, in questo regno di barbari.
+
+— Cosa vuoi?... I pianeti sono la mia passione.
+
+— Sì, burlone.
+
+— Ora però spero di poter mettere in opera la mia lingua.
+
+— Parla finchè vuoi.
+
+— Allora permettimi una domanda.
+
+— Venti se vuoi.
+
+— Perchè hai rifiutato l’ospitalità del gran _cabecero_?... Saremmo
+stati più comodi nel palazzo reale che sotto questa catapecchia.
+
+— È vero, Antao, ma non avremmo potuto più ricevere il padre di Urada.
+Se l’avessimo fatto, il gran _cabecero_ avrebbe potuto nutrire dei
+sospetti verso di noi.
+
+— Hai ragione, Alfredo. Io sono sempre stato uno sventato, mentre
+tu eri nato per diventare un furbo diplomatico. Hai delle attitudini
+veramente meravigliose.
+
+— Sviluppate col continuo contatto dei negri.
+
+— Possibile che i negri siano diplomatici.
+
+— E di gran lunga più astuti di quelli europei, Antao, te lo dico io.
+Toh!... Ecco delle provviste che giungono.
+
+— È la colazione che c’invia il _cabecero_, — disse il portoghese. —
+Sia la benvenuta. —
+
+Quattro schiavi preceduti da un’amazzone, s’avvicinavano all’_apatam_
+portando sul capo delle grandi ceste di vimini che sembravano molto
+pesanti.
+
+Le deposero dinanzi alla capanna, poi s’allontanarono frettolosamente.
+
+— Che lusso!... — esclamò Antao, che aveva fatto aprire i canestri.
+Oggi abbiamo anche del montone, del capretto e del tabacco. Lasceremo
+il _canalu_ ai negri ma attaccheremo questa carne tenera e deliziosa
+che sembra arrostita a puntino. Cosa ne dici, Alfredo?...
+
+— Dico che tu cominci a diventare un ghiottone, Antao, — rispose il
+cacciatore.
+
+— Pensa, amico, che durante la nostra lunga marcia non abbiamo mangiato
+che del pesce secco e del biscotto.
+
+— E la tromba d’elefante, ed i pappagalli, e le scimmie?...
+
+Briccone! Il profumo di questo quarto di montone arrostito ti atrofizza
+la memoria.
+
+— Può essere, — rispose il portoghese con aria grave, accomodandosi
+davanti ad una cesta. — Orsù attacchiamo!... —
+
+Mentre i due dahomeni assalivano ingordamente il canalu, i due bianchi
+e Urada misero a sacco le ceste, facendo onore al montone, alle
+_atrapas_, ed alle frutta che inaffiarono con alcuni sorsi di ginepro.
+
+Durante la giornata i due ambasciatori, o meglio Alfredo poichè Antao
+doveva fingersi muto dinanzi ai dahomeni, in causa dei suoi pianeti
+diventati eccessivamente pericolosi in quel regno, ricevette la visita
+di parecchi dignitari, di _cabeceri_ e di _moce_ ossia di funzionari
+del re, i quali non miravano altro che a spillare cortesemente regali
+ai supposti principi del Borgu e possibilmente a vuotare le loro casse.
+Portavano in regalo qualche bottiglia di ginepro o di rhum imbevibile
+o qualche capretto, ma se ne tornavano con dei bei fazzoletti di seta
+rossa, o con delle cartucciere, o con dei braccialetti di rame dorato.
+
+Fortunatamente le casse di Alfredo contenevano una grande quantità
+di quegli oggetti, ma doveva pensare anche ai capi, ai _cabeceri_, ai
+_moce_, ai corrieri reali di Abomey e più d’uno lo rimandava colla sua
+bottiglia, fingendo di non comprenderlo o facendo dire dai suoi uomini
+che dormiva o che stava pranzando.
+
+Alla mezzanotte il padre di Urada, come aveva promesso, fece ritorno
+all’_apatam_. Recava la notizia che il corriere del _cabecero_
+era partito per la capitale, onde avvertire Geletè dell’arrivo
+dell’ambasciata.
+
+— Sono contento di questa notizia ma sono anche inquieto, — disse
+Alfredo.
+
+— E per quale motivo? — chiese Antao, stupito.
+
+— Sono parecchie ore che un timore mi tormenta.
+
+— Quale?...
+
+— Che Kalani sospetti dell’ambasciata.
+
+— È impossibile, Alfredo.
+
+— Egli mi attende ad Abomey. Sa che io non sono uomo da lasciargli
+nelle mani mio fratello.
+
+— Diavolo!... — mormorò il portoghese. — Ciò può essere vero, ma ormai
+è troppo tardi per tornare indietro. Penso però che siamo così bene
+dipinti, che nessuno potrebbe sospettare in noi degli europei. Tu poi,
+sei assolutamente irriconoscibile.
+
+— Padrone, — disse Urada, — Vuoi un consiglio?...
+
+— Parla, ragazza, — disse Alfredo.
+
+— Manda mio padre ad Abomey ad esplorare il terreno e ad informarsi di
+ciò che si dice su questa ambasciata.
+
+— L’idea è bellissima, Urada, ma può tuo padre lasciare Kana?
+
+— È libero e può andare dove gli piace senza chiedere il permesso a
+chicchessia.
+
+— Io gli darò uno dei nostri cavalli e dell’oro. Può esserci molto
+utile nella capitale, farci avvertire se Kalani ha dei sospetti su di
+noi e darmi anche notizie di mio fratello.
+
+— E preparare ogni cosa per poterlo rapire, — aggiunse Urada. — Mio
+padre ha conservato delle amicizie in Abomey, può avvicinare dei
+dignitari del re e può quindi avere delle informazioni che possono
+esserti preziose.
+
+— Accetterà il difficile incarico?...
+
+— Mio padre farà tutto quello che desiderano i salvatori di sua figlia.
+
+— Grazie, brava ragazza. Non ci eravamo ingannati sulla tua
+affezione. —
+
+Urada espose al vecchio negro il desiderio degli uomini bianchi.
+
+— Domani all’alba, parto, — rispose egli. — Gli uomini bianchi possono
+contare interamente su di me. —
+
+Alfredo, lieto di quella risposta, fece bardare uno dei cavalli,
+consegnò al negro un gruzzolo d’oro che poteva scambiare in kauri
+ed una rivoltella con cinquanta cariche, arma che poteva essergli di
+grande aiuto nella sua pericolosa missione.
+
+Alle due del mattino il negro, dopo d’aver abbracciata Urada e stretta
+la mano ai due bianchi e d’aver promesso di far giungere ben presto sue
+notizie, lasciava l’_apatam_ per recarsi nella capitale del Dahomey.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXVIII.
+
+Il ritorno di Gamani
+
+
+Tre giorni erano trascorsi dalla partenza del corriere di Ghating-Gan
+e del padre di Urada, senza che più alcuna notizia fosse giunta ai
+due europei. Pareva che Geletè fosse troppo occupato nei preparativi
+della festa dei costumi per pensare all’ambasciata dei capi del Borgu
+e che il vecchio negro avesse trovato o dei grandi ostacoli, o nessun
+messaggiero da fidarsi per mandare sue nuove.
+
+Alfredo, le cui inquietudini aumentavano, non sapendo a che cosa
+attribuire quei ritardi e temendo sempre una sorpresa da parte
+dell’astuto Kalani, aveva proposto al cabecero di mandare degli
+altri corrieri ad Abomey per indurre Geletè a decidersi a ricevere
+l’ambasciata, ma senza alcun risultato.
+
+Non era prudente irritare il feroce monarca, il quale avrebbe potuto
+prendersela col _cabecero_ e far tagliare, senza tante cerimonie,
+la testa ai messaggeri importuni. Era necessario attendere il suo
+beneplacito ed armarsi di pazienza.
+
+La sera del quarto giorno però, quando Alfredo ed Antao, dopo d’aver
+cenato, si preparavano a coricarsi, videro un negro attraversare
+rapidamente la piazza, come se avesse temuto di esser visto
+dalle amazzoni che stavano di guardia dinanzi ai palazzi reali, e
+precipitarsi sotto l’_apatam_.
+
+Temendo che fosse qualche importuno, si erano alzati per farlo
+allontanare, quando il negro si gettò impetuosamente dinanzi ad
+Alfredo, dicendo con voce soffocata:
+
+— Oh mio padrone!... —
+
+Il cacciatore, stupito, lo aveva prontamente afferrato per guardarlo in
+viso. Un grido, a malapena frenato, gli sfuggì:
+
+— Gamani!... Tu!... Vivo ancora!...
+
+— Sì, padrone, — rispose il negro, ridendo. — Il tuo fedele Gamani, che
+tu credevi morto fra le foreste dell’Ouzmè, la notte che fu incendiata
+la tua fattoria.
+
+— Lave dell’Etna!... Gamani!... Ma chi ti ha mandato qui?... Come hai
+saputo che noi ci troviamo a Kana?... Parla, spicciati!...
+
+— Morte di Urano, Nettuno e di tutti i pianeti conosciuti ed ignoti!...
+— esclamò Antao. — Gamani!... Sei vivo o sei un’ombra?...
+
+— Sono in carne ed ossa, padron Antao, — rispose il negro.
+
+— Ma parla!... — esclamò Alfredo. — Non vedi che io muoio
+d’impazienza?... Chi ti ha mandato qui?...
+
+— Un vecchio negro, padre d’una amazzone che è con voi.
+
+— Il padre di Urada!... — esclamarono Antao ed il cacciatore.
+
+— Sì, sua figlia si chiama Urada.
+
+— Ma eri ad Abomey?... — chiese Alfredo.
+
+— Sì, padrone.
+
+— Schiavo di Kalani forse?...
+
+— Sì, ma addetto al tempio dei serpenti e dei feticci.
+
+— E di mio fratello, cos’è accaduto?... Parla, parla Gamani!
+
+— È vivo e porto i suoi saluti a te ed al padrone Antao.
+
+— Ah!... bravo piccino!... — esclamò il portoghese, che era vivamente
+commosso. — Si è ancora ricordato di me!...
+
+— Siedi Gamani, — disse Alfredo, spingendo innanzi una cassa. — Tu mi
+sembri assai stanco.
+
+— È vero, padrone. Ho percorso le tre leghe che separano Kana dalla
+capitale, quasi tutte d’un fiato, per tema di venire ripreso e sono
+sfinito. —
+
+Antao sturò una bottiglia di ginepro, riempì una tazza e gliela porse,
+dicendogli:
+
+— Bevi questo, poi parlerai. —
+
+Il negro tracannò d’un colpo solo il forte liquore, poi riprese:
+
+— Ho molte cose da raccontare. Sappi innanzi a tutto, padrone, che
+tuo fratello sta bene e che non corre alcun pericolo, essendo sotto
+la protezione del re e dei sacerdoti. Egli è diventato una specie di
+feticcio che lo mette al coperto dalle vendette di Kalani.
+
+— Sa ormai che noi siamo qui?...
+
+— Sì, padrone e vi aspetta presto ad Abomey. Il padroncino è ben
+trattato, ma sospira il momento di abbandonare la sua prigione e di
+poterti abbracciare.
+
+— Povero Bruno, — mormorò Alfredo, con commozione. — Quali terribili
+momenti avrà passati, nelle mani di quei barbari.
+
+— E Kalani? — chiese Antao.
+
+— È sempre potente e gode la fiducia di Geletè e di Behanzin, il futuro
+re del Dahomey. Si può dire che tutti tremano dinanzi a lui.
+
+— Si vede che nel Dahomey i bricconi fanno fortuna, — disse Antao. — Se
+i miei affari andranno male, diverrò un furfante e verrò qui.
+
+— Ma perchè Kalani ti ha risparmiato? — chiese Alfredo.
+
+— Non lo so, padrone, ma forse per dare un compagno a tuo fratello.
+Non è il padroncino che Kalani odia, ma te e lo ha rapito solamente per
+poter averti nelle mani.
+
+— Lo avevo sospettato. Quel miserabile era certo che io sarei venuto
+nel Dahomey.
+
+— Sì ed aveva mandato numerosi drappelli di soldati verso le frontiere
+meridionali, per farti sorprendere ed imprigionare.
+
+— Ed ora, spera ancora di vedermi giungere?...
+
+— Lo teme sempre. Sente per istinto che un giorno o l’altro tu gli
+piomberai addosso e vive in continue inquietudini. Sa che tu non sei un
+uomo da lasciargli nelle mani il padroncino.
+
+— I suoi soldati, la notte che ci tesero un agguato sulle rive
+dell’Ouzmè, ti sorpresero sul sicomoro?...
+
+— Sì, padrone. Avevano circondato l’albero in venti o trenta,
+minacciando di fucilarmi come fossi un pappagallo. Ne ammazzai due, ma
+poi dovetti discendere per non farmi fracassare le ossa.
+
+Fui legato e condotto verso la laguna, da dove assistetti, impotente,
+alla distruzione della tua fattoria ed al rapimento di tuo fratello.
+
+— Ha fatto altri prigionieri Kalani?...
+
+— Nessun altro.
+
+— Ma come hai conosciuto il padre di Urada?...
+
+— Avendo saputo che io ero un servo di tuo fratello, dopo d’aver
+ottenuto il permesso di entrare nella casa dei feticci, ieri venne a
+trovarmi e mi parlò di voi. Dapprima non lo credetti, anzi sospettai
+un tranello, ma ben presto mi persuasi della verità delle sue parole e
+tramammo la mia fuga.
+
+Non essendo io strettamente sorvegliato come tuo fratello, potei uscire
+dalla capanna dei feticci e abbandonare la città prima che i sacerdoti
+se ne fossero accorti.
+
+— E quali notizie rechi da parte del vecchio negro?
+
+— Buone per noi. Domani mattina giungerà il _recade_ del re ed una
+scorta per condurvi ad Abomey. Sembra che a Geletè prema di farvi
+assistere alle _feste dei costumi_ e che accetti di buon grado le
+vostre proposte.
+
+— Cioè quelle dei capi del Borgu, — disse Antao, ridendo.
+
+— Ancora poche domande, poi ti lascierò riposare, — disse Alfredo.
+
+Poi incrociando le braccia e guardandolo fisso, gli chiese con voce
+sibilante:
+
+— Credi che io lo possa uccidere?...
+
+— Kalani?... — chiese il negro.
+
+— Sì, lui!...
+
+— Bada, padrone, Kalani è potente quasi quanto Geletè.
+
+— Ti dico che non lascierò il Dahomey se non l’avrò ucciso.
+
+— Sarà una cosa difficile ma non impossibile.
+
+— Potrò adunque vendicarmi di tutto il male che mi ha fatto e liberare
+la terra da quel mostro sanguinario?
+
+— Sì, ma bisognerebbe approfittare della _festa dei costumi_, quando
+tutti sono ubriachi.
+
+— Me lo ha detto anche il padre di Urada.
+
+— So dove potremo sorprenderlo.
+
+— E tu mi condurrai colà?...
+
+— Sì, padrone; anch’io odio Kalani e sarei ben contento di ucciderlo,
+come il popolo di Abomey sarebbe lieto di vederlo morto. Egli è l’anima
+dannata di Geletè e di Behanzin.
+
+— Sta bene: lo ucciderò, — disse Alfredo con accento terribile. — Ora
+puoi riposarti. —
+
+Gamani, che non si reggeva quasi più, sfinito dalla lunga e rapidissima
+marcia, s’affrettò ad approfittare del permesso sdraiandosi su di una
+cassa.
+
+Alfredo ed Antao fecero il giro dell’_apatam_ per accertarsi che la
+piazza era deserta, poi s’accomodarono anche loro fra le casse, vicini
+ad Urada.
+
+L’indomani, ai primi albori, venivano svegliati dalla banda di
+Ghating-Gan, la quale si dirigeva verso la capanna facendo un fracasso
+tale da svegliare anche un sordo.
+
+Questa volta però era preceduta non da quattro sole amazzoni, ma da
+una mezza compagnia ed era seguita dal _cabecero_, da un inviato reale
+in alta tenuta, vestito di rosso e armato d’una spada coll’impugnatura
+d’oro e adorna del sigillo reale e da otto vigorosi negri i quali
+portavano due comode amache, riparate superiormente da una piccola
+tenda di cotone azzurro ed infioccata.
+
+Ghating-Gan salutò, con maggiore deferenza del solito, i due
+ambasciatori, poi disse:
+
+— È giunto un gran _moce_ col _recade_. Siete attesi ad Abomey, dove
+verrete ricevuti cogli onori che spettano alla vostra posizione di
+ambasciatori d’una nazione potente e guerresca. —
+
+Il gran _moce_ od inviato del re si fece allora innanzi, s’inginocchiò
+posando la fronte al suolo, dovendo parlare in nome del suo potente
+signore, poi disse:
+
+— Do ai due ambasciatori il buon giorno in nome di S. M. Geletè e reco
+l’ordine di condurli tosto ad Abomey: attendo. —
+
+Alfredo, per mezzo di Urada che serviva d’interprete, fece rispondere
+che ringraziava il grande monarca della decisione di ricevere
+l’ambasciata dei capi del Borgu, prima che avesse luogo la festa dei
+costumi, ma che prima di partire chiedeva qualche ora di tempo per
+preparare le sue casse, pregando il gran moce di attenderlo al palazzo
+reale.
+
+— Sono agli ordini degli ambasciatori del Borgu, — rispose il _moce_.
+
+Ad un suo cenno le amazzoni, la banda musicale ed il seguito
+abbandonarono l’_apatam_ per attendere l’ambasciata dinanzi al palazzo
+reale.
+
+— Ma perchè questo ritardo?... — chiese Antao ad Alfredo quando furono
+soli.
+
+— Dimentichi Gamani?... — rispose il cacciatore. — Se lo conduciamo
+con noi sarebbe finita per l’ambasciata, poichè Kalani non tarderebbe a
+riconoscerlo.
+
+— Cosa vuoi farne di lui?...
+
+— Trasformarlo in un magnifico borgano. Gamani ci è necessario,
+conoscendo ormai le abitudini di Kalani e la capanna dei feticci
+che serve di prigione al mio piccolo Bruno. Affrettiamoci, poi
+partiremo. —
+
+ [Illustrazione: — .... Il padroncino è ben trattato, ma
+ sospira il momento di abbandonare la sua prigione.... (Pag.
+ 206).]
+
+Mentre i due dahomeni cominciavano a caricare le casse sui cavalli,
+Alfredo prese i suoi vasetti di colore ed in pochi minuti depose sulla
+pelle rossastra del suo servo un bello strato di nero intenso, poi
+appiccicò sul viso del fedele servo una lunga barba nera.
+
+Attese che la tinta fosse bene asciutta, poi ordinò a Gamani
+d’indossare un paio di calzoni rossi fiammanti, di stringersi le
+reni con una larga fascia di seta gialla e di gettarsi sulle spalle
+un grande mantello bianco infioccato e adorno di rabeschi rossi. Un
+ampio turbante che gli nascondeva mezzo viso, bastò per completare la
+trasformazione.
+
+— Credo che nessuno più lo riconoscerà, — disse ad Antao, guardando con
+viva soddisfazione il negro.
+
+— Stavo chiedendomi da dove era sbucato quest’uomo, — rispose il
+portoghese. — È assolutamente irriconoscibile e potrà avvicinare Kalani
+senza tema di venire riconosciuto. Ma tu sei un vero artista.
+
+— Se non lo fossi non sarei italiano, — rispose Alfredo. — Siete
+pronti?...
+
+— È tutto caricato, — dissero Urada ed i due schiavi.
+
+— Partiamo. —
+
+Alfredo ed Antao salirono a cavallo, la giovane amazzone e Gamani
+aprirono i due grandi ombrelli a smaglianti colori e la piccola
+carovana si diresse verso il palazzo reale, destando, coi suoi costumi
+pittoreschi, l’ammirazione della folla che gremiva la piazza.
+
+L’orchestra diede fiato ai suoi istrumenti con un crescendo spaventoso,
+mentre le amazzoni, schierate su due file, presentavano le armi
+all’ambasciata, con un insieme ammirabile, facendo poscia due scariche
+in aria.
+
+Il gran _moce_ pregò gli ambasciatori di scendere dai loro cavalli e
+di prendere posto nelle due amache inviate a loro dal re onde non si
+affaticassero durante il viaggio, poi diede il segnale della partenza.
+
+Il drappello, scortato da otto amazzoni e seguito da Urada, Gamani e
+dai due schiavi che conducevano i cavalli, si pose in marcia fra le
+grida della popolazione ed il fracasso dell’orchestra.
+
+Attraversata la città fra due fitte ali di popolo plaudente, prese la
+via reale di settentrione, la quale corre, quasi diritta, fino alla
+capitale del regno.
+
+Alfredo ed Antao, comodamente sdraiati nelle loro amache che i
+portatori sostenevano, avevano accese le loro sigarette e fumavano
+beatamente scambiando qualche parola con Urada o con Gamani che si
+erano collocati ai loro fianchi.
+
+La via reale era davvero bellissima, larga tanto da permettere il
+passaggio a otto cavalli di fronte, ma composta d’una specie di
+minerale granuloso e rossastro che doveva stancare straordinariamente i
+portatori al pari dei terreni sabbiosi o ghiaiosi.
+
+Una doppia fila di splendidi palmizii la ombreggiava, mentre al di là
+si estendevano immense pianure coperte da un’erba alta assai e fitta
+e da gruppi d’alberi, per lo più palme d’elais. Qualche volta però si
+vedeva giganteggiare anche la mole imponente d’un baobab.
+
+Il drappello procedeva rapido, malgrado la pessima qualità del terreno.
+I portatori, uomini robustissimi ed abituati alle lunghe marcie, si
+avanzavano quasi correndo, scambiandosi di mezz’ora in mezz’ora.
+
+Ben presto la regione, che dopo Kana era ridiventata deserta, cominciò
+ad apparire popolata. Sparsi sui pendii di quei grandi scaglioni o
+sugli altipiani, si vedevano popolosi villaggi e di quando in quando
+qualche forte costruito con grossi terrapieni e con alte e robuste
+palizzate. Probabilmente quei recinti fortificati dovevano guardare le
+vie che dall’est e dall’ovest mettevano capo alla capitale.
+
+I portatori, giunti sull’ultimo altipiano, dopo una faticosa salita
+durata quasi tre ore, segnalarono Abomey, i cui bastioni di terra
+rossastra si disegnavano nettamente, a meno di due miglia. Urada, che
+si trovava presso all’amaca d’Alfredo, mostrò a questi una costruzione
+che doveva essere gigantesca e che s’alzava in mezzo alle cinte
+bastionate.
+
+— Cos’è, — chiese il cacciatore, con una certa emozione.
+
+— Il palazzo del re, — rispose Urada.
+
+— Credevo che fosse quello dell’uomo che odio.
+
+— Non si troverà lontano, padrone.
+
+— Credi Urada, che quell’uomo si troverà presente, quando verremo
+ricevuti dal re?...
+
+— Sì, purchè si trovi ancora in città.
+
+— Temi che non vi sia?...
+
+— L’alta sua carica lo avrà forse costretto ad occuparsi dei
+prigionieri destinati alla _festa dei costumi_, e può aver lasciata
+momentaneamente la capitale per radunarli.
+
+— Sarei ben contento, per ora, di non trovarmi dinanzi a lui. L’idea
+che possa riconoscermi, malgrado io sia pronto a tutto, mi fa gelare il
+sangue nelle vene.
+
+— Sei irriconoscibile padrone e poi sono alcuni anni che non ti ha più
+veduto.
+
+— È vero, Urada. —
+
+I portatori ed il gran _moce_ acceleravano allora il passo per giungere
+in città prima del pasto del mezzodì. La via reale era diventata
+piana, essendo aperta sull’altipiano, in mezzo ad una immensa prateria
+disseminata di gruppi considerevoli di capanne e di capannuccie, le
+quali formavano i sobborghi della capitale.
+
+Di tratto in tratto s’incontravano bande di soldati armati di
+fucili e di coltellacci, che traevano in città qualche drappello di
+schiavi destinati probabilmente alla _festa dei costumi_. Tutti quei
+disgraziati tenevano in bocca il tormentoso bavaglio di legno ed
+avevano gli occhi schizzanti dalle orbite. Certamente non ignoravano a
+quale terribile sorte erano stati votati.
+
+Di passo in passo che Antao ed Alfredo s’avvicinavano alla capitale del
+temuto Geletè, le traccie della sue orrende carneficina diventavano
+più numerose. Pareva che i dintorni della città fossero diventati un
+immenso cimitero, messo sossopra da un esercito di iene.
+
+Sotto i più grandi alberi si vedevano a dozzine teschi di morti, poi
+stinchi, tibie e costole umane, poi scheletri interi non ancora ben
+ripuliti dal becco degli uccelli da preda e che esalavano nauseabondi
+odori. Erano gli avanzi dei poveri prigionieri sacrificati nelle feste
+e poi colà trasportati a pasto delle belve feroci e degli avvoltoi.
+
+Qualche scheletro si vedeva perfino inchiodato al tronco degli alberi
+ed Alfredo ed Antao ne videro uno, di alta statura, crocifisso sul
+tronco d’una palma con tre lunghe zagaglie e che teneva legato ai polsi
+un ombrello di cotone, simile a quello che adoperavano i missionari
+della costa, ed un paio di scarpe.
+
+Probabilmente quel martire era stato sorpreso dalle guardie di Geletè
+mentre cercava di convertire alcuni abitanti e trattato in quel barbaro
+modo per ordine dello stesso re, facendogli appendere, per amara
+derisione, le scarpe, distintivo degli uomini bianchi e dei liberi
+negri della Repubblica di Liberia.
+
+A duecento passi dalla capitale il drappello fu incontrato da un gran
+_moce_ e da due _cabeceri_, scortati da due dozzine di amazzoni in
+pieno assetto di guerra. Venivano a salutare gli ambasciatori a nome di
+Geletè e per guidarli nell’abitazione a loro assegnata.
+
+Cinque minuti dopo facevano la loro entrata nella capitale del
+sanguinario monarca.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXIX.
+
+Nella tana del leone
+
+
+Abomey era la città più popolosa del Dahomey ed anche la più
+fortificata, essendo la sede dei monarchi e delle principali forze
+dello stato.
+
+Un grande bastione di terra battuta, capace di far fronte a qualsiasi
+assalto di soldati negri, ma non di opporre una lunga resistenza ad
+una batteria di cannoni europei, la circondava. Alcune breccie, aperte
+sopra dei ponti gettati attraverso il fossato, servivano di porte.
+
+La città nulla però aveva d’attraente. Era un ammasso di tuguri dalle
+pareti di terra e coi tetti di stoppia, divise in parecchi _salam_,
+ossia quartieri con vie strette, sudicie, puzzolenti, dove marcivano
+carogne d’animali ed anche gran numero di corpi umani dopo le feste
+delle _grandi usanze_ o dei _costumi_.
+
+La sola cosa notevole era la grande piazza del Mercato, un quadrilatero
+immenso in gran parte occupato dalla reggia formata da un palazzo di
+dimensioni enormi, la cui facciata misurava oltre seicento metri, tutto
+traforato da un numero immenso di finestre senza imposte e dall’aspetto
+minaccioso. Due vaste terrazze che servivano pei sacrifici umani,
+guardate da parecchi pezzi d’artiglieria, lo fiancheggiavano, mentre un
+alto e solido muro lo proteggeva ai lati e nella parte posteriore.
+
+Due sole porte, difese da enormi battenti in legno ed in ferro e
+guardate giorno e notte da una compagnia di amazzoni, permettevano
+l’accesso.
+
+Pure su quell’ampia piazza sorgeva il tempio dedicato ai serpenti e
+quello dei feticci, contenente questo un gran numero di divinità le une
+più barocche delle altre, mostri informi di terra cotta dorata, o di
+legno malamente scolpito, o di avorio, o di rame.
+
+La sua popolazione, comprese le tremila amazzoni che formavano la
+guardia reale, ordinariamente non superava le ventimila anime, ma
+durante le feste delle _grandi usanze_ si triplicava, accorrendo
+curiosi da tutte le vicine borgate, quantunque un non piccolo numero di
+quei poveri sudditi del barbaro re più non dovesse tornare alle natìe
+capanne.
+
+Alfredo ed Antao a cavallo, fiancheggiati dai loro porta-ombrelli
+e preceduti dal gran _moce_, dai _cabeceri_ e dalla scorta armata e
+seguìti dai loro uomini, attraversarono la capitale destando fra la
+popolazione la più viva curiosità e furono condotti in una grande
+capanna circolare, colle pareti di mattoni cotti al sole ed il tetto di
+foglie di palma, situata quasi di fronte al palazzo reale.
+
+Per ordine del re vi erano state portate delle sedie, due brande,
+un tavolo, dei viveri, delle legna, del vasellame e mandati quattro
+schiavi per servire i due ambasciatori.
+
+Il gran _moce_ osservò se nulla mancava, ordinò agli schiavi di tenersi
+agli ordini dei due grandi personaggi ospiti del re, minacciando di
+far loro troncare il capo alla più piccola disobbedienza, poi salutati
+Alfredo ed Antao, fece cenno di volersi ritirare per recarsi ad
+informare il suo potente signore.
+
+Alfredo con un gesto lo trattenne, e da Urada gli fece chiedere quando
+gli ambasciatori del Borgu avrebbero potuto vedere il re.
+
+— S. M. è troppo occupato per ora per trattare cose tanto importanti,
+— rispose il gran _moce_, — ma credo che si degnerà ricevere ben presto
+i saluti dei guerrieri del Borgu. Dopo le grandi _feste dei costumi_ si
+potrà discutere il trattato d’alleanza.
+
+— Sta bene, — rispose Alfredo. — I rappresentanti del Borgu
+attenderanno pazientemente le decisioni del potente monarca del
+Dahomey, intanto manderanno a lui i regali dei principi borgani. —
+
+Ciò detto mise nelle mani del gran _moce_ e dei due _cabeceri_ tre
+cofanetti di metallo lavorato, che aveva fatto estrarre dalle sue
+casse.
+
+I tre dignitari li ricevettero con una specie di venerazione e
+s’affrettarono a lasciare la capanna, ringraziando i due ambasciatori.
+
+— Morte di Giove, Marte, Venere, Sat....
+
+— Basta, — disse Alfredo, vedendo che il portoghese stava per
+continuare. — Mi hai detto che erano proprio morti pel Dahomey.
+
+— È vero, — disse Antao, ridendo, — ma non ne potevo più. Pensa che
+sono muto dalle cinque di stamane e che la mia lingua minacciava di
+atrofizzarsi per sempre, se il mio supplizio continuava. Il diavolo
+si porti gli ambasciatori, il Borgu, i _moci_, i _cabeceri_ ed anche
+quell’animalaccio di Geletè!... Tutte queste cerimonie mi fanno
+venire l’emicrania e ti confesso che sarei ben più felice di trovarmi
+ancora sulle rive dell’Ouzmè, a cacciare gli ippopotami. Almeno là
+avrei potuto far crepare tutti i pianeti mille volte al giorno, a mio
+piacimento.
+
+— Sii paziente per un po’ di giorni ancora, mio povero amico, — rispose
+Alfredo. — Ormai il più è fatto e in breve rivedremo ancora le rive
+dell’Ouzmè.
+
+— Spero che quei ciarlatani dalle code di cavallo ci lascieranno in
+pace qualche giorno.
+
+— Sono troppo occupati nelle loro feste, per badare a noi per ora.
+
+— Ma a quell’antropofago di Geletè, cos’hai mandato?...
+
+— Delle collane d’oro, dei braccialetti, degli anelli ed una corona da
+re d’argento dorato. Bisogna essere un po’ generosi con Geletè.
+
+— Purchè non paghi la tua generosità tagliando il collo a noi?... Quel
+furfante sarebbe capace, ma.... che questi schiavi comprendano ciò che
+diciamo?...
+
+— Non aver questo timore, Antao. Puoi parlare a tuo bell’agio, poichè
+non comprendono il portoghese e tanto meno l’italiano.
+
+— Sarei più contento che tornassero da Geletè!
+
+— Se li rimandassimo, il re sarebbe capace di farli decapitare.
+
+— Padrone, — disse in quel momento Urada, avvicinandosi ad Alfredo. —
+Ho veduto mio padre passeggiare dinanzi al palazzo reale.
+
+— Fallo venire, — disse Antao.
+
+— No, — rispose Alfredo. — Il vecchio è prudente e aspetterà che tutti
+questi curiosi che ci spiano si siano allontanati, per venire qui.
+
+— Cacciamoli via, Alfredo. Giacchè Geletè ha messo a nostra
+disposizione i suoi schiavi, facciamoli un po’ lavorare.
+
+— L’idea non è cattiva, Antao. —
+
+Urada avvertì gli schiavi del desiderio dei loro nuovi padroni.
+Non aveva ancora terminato di parlare che i quattro negri, armatisi
+rapidamente di canne lunghe e flessibili, si scagliarono contro la
+folla urlando a squarciagola e bastonando senza misericordia.
+
+Bastarono pochi istanti perchè quei curiosi si dileguassero in tutte
+le direzioni come un branco di cervi spaventati, anzi Antao ed Alfredo
+dovettero intervenire per moderare l’eccessivo zelo dei quattro
+schiavi, i quali minacciavano di accoppare due o tre disgraziati che
+erano stati travolti dai fuggiaschi.
+
+— Calma, bollenti diavoli, — disse Antao. — Sta bene che percuotiate in
+nome del re, ma non vogliamo che storpiate nessuno. Morte di Marte!...
+Che gragnuola e che fuga!...
+
+— Ma è stata una gragnuola provvidenziale, — disse Alfredo. — Ecco il
+padre di Urada che si avvicina alla nostra dimora.
+
+— Facciamo rientrare i negri o lo accopperanno, Alfredo. —
+
+Il vecchio dahomeno, fingendo di guardare ora il palazzo reale, ora la
+vasta piazza ed ora le capanne come un tranquillo curioso, s’avvicinava
+lentamente alla dimora degli ambasciatori.
+
+Dopo d’aver girato e rigirato per dieci minuti, sempre più
+avvicinandosi, passò dietro la grande capanna e guizzò celeremente
+entro la porta, senza quasi essere stato veduto dai curiosi che si
+tenevano sugli angoli delle vie.
+
+— Finalmente! — esclamò Alfredo, prendendolo per una mano e
+conducendolo entro la dimora.
+
+Il vecchio negro salutò i due bianchi con un amabile sorriso, abbracciò
+Urada, poi accomodatosi su di una cassa, accennò a voler parlare.
+L’amazzone gli si sedette accanto per tradurre le sue parole.
+
+— Come già avrete saputo, non ho perduto il mio tempo, — diss’egli,
+guardando Gamani. — Quel vostro negro vi avrà già detto che io ho
+visitato il tempio dei serpenti, dove si trova prigioniero il fanciullo
+che cercate.
+
+— Sì, lo sappiamo, — rispose Alfredo. — L’hai riveduto mio fratello?
+
+— Sì, stamane. Volevo bene imprimermi nel cervello la topografia del
+tempio, per poter agire con sicurezza quando noi tenteremo il colpo.
+
+— Sta bene il fanciullo?...
+
+— Gode ottima salute e vi aspetta.
+
+— Ah!... Mio povero Bruno!... — esclamò Alfredo, con un sospiro. —
+Come gli sembreranno lunghe le ultime ore della sua prigionìa. Credete
+possibile la sua liberazione?...
+
+— Sì....
+
+— E troverò colà anche Kalani?...
+
+— So che qualche volta dorme nel recinto sacro, ma non sempre però.
+
+— Si trova in città ora?
+
+— È tornato quest’oggi, dopo d’aver raccolti gli schiavi destinati alla
+festa di domani.
+
+— Di domani hai detto?
+
+— Sì, Geletè ha paura ad indugiare. Anche ieri notte la terra ha
+tremato e ciò indica che i suoi avi sono malcontenti di lui e che
+reclamano nuove offerte di vittime umane. Questa sera si prepareranno
+le grandi piattaforme pel getto delle ceste.
+
+— Canaglie, — brontolò Antao.
+
+— Ma dove potrò assalire Kalani?... — chiese Alfredo.
+
+— Ti consiglierei di sorprenderlo a casa sua. Domani sera tutti
+saranno ubriachi, anche le sue guardie e potremo introdurci nella sua
+abitazione con maggior facilità e ucciderlo.
+
+— È lontana la casa di Kalani?...
+
+— È situata nel _salam_ vicino.
+
+— Allora è necessario che tu non ci abbandoni più per poterci guidare.
+
+— Rimarrò qui e vi attenderò.
+
+— Padrone, — disse in quel momento Gamani, che vegliava presso la porta
+della capanna. — Un gran _moce_, scortato da un drappello d’amazzoni,
+si dirige a questa volta.
+
+— Cosa vorrà il re da noi?... — chiese Alfredo, aggrottando la fronte.
+
+— Vi manderà l’invito per le feste di domani, — disse il vecchio negro.
+
+Il gran _moce_, giunto dinanzi alla capanna, ordinò alle amazzoni di
+salutare militarmente i due ambasciatori che si erano affrettati ad
+uscire, poi disse:
+
+— In nome di S. M. Geletè e del principe Behanzin-Aidjeri, invito gli
+ambasciatori della potente nazione del Borgu alla festa dei _grandi
+costumi_ che avrà luogo domani, dopo i sacrifici notturni. I principi
+del Borgu avranno un posto d’onore.
+
+— Grazie, — rispose asciuttamente Alfredo, mentre Antao, dopo udita la
+traduzione, aggiungeva:
+
+— Che il diavolo impicchi quell’antropofago di Geletè e tutti i suoi
+abominevoli satelliti, per tutti i pianeti del cielo! Se qualcuno vi
+piombasse sul cranio, sarebbe un gran bravo pianeta!... —
+
+
+
+
+CAPITOLO XXX.
+
+Le stragi della «festa dei costumi»
+
+
+Quella notte i due europei ed i loro uomini, non furono capaci di
+chiudere gli occhi un solo momento.
+
+Bande di soldati giungevano ad ogni istante sulla vasta piazza,
+spingendosi innanzi, fra grida, minaccie e bastonate gli schiavi
+destinati ai sacrifici orrendi dell’indomani e facendo salve a polvere
+per annunciare agli spiriti irritati dei monarchi, che Geletè si
+preparava a mantenere la promessa.
+
+Dietro ai soldati venivano turbe di negri accorsi da tutti i vicini
+villaggi, per prendere parte alla distribuzione di vesti e di liquori
+che suole fare la corte reale in quelle atroci circostanze.
+
+Quei negri chiassosi, già mezzi ebbri di birra di sorgo, si accalcavano
+dinanzi alle due enormi piattaforme che sorgevano ai due lati della
+porta principale del palazzo del re, onde essere i primi a decapitare
+le sciagurate vittime che dovevano essere gettate sulla piazza.
+
+Prima della mezzanotte fra soldati, amazzoni e abitanti vi erano almeno
+ventimila persone stipate sulla piazza, in attesa dello spuntare del
+sole, momento indicato pel principio delle esecuzioni pubbliche.
+
+Diciamo pubbliche, poichè nel palazzo reale dovevano essere già
+cominciate quelle private che si fanno ordinariamente di notte.
+Infatti, fra tutti quei clamori, dalle numerose finestre dell’enorme
+palazzo, di quando in quando uscivano delle urla acute, strazianti,
+che facevano fremere di sdegno Alfredo e andare in furia l’ottimo
+portoghese, il quale si sfogava distribuendo legnate all’impazzata ai
+negri che si pigiavano contro le pareti della capanna.
+
+— Stupidi!... — gridava il brav’uomo, dimenticandosi di dover fingersi
+muto. — Scannano i vostri fratelli e voi applaudite!... Meritereste la
+forca degli schiavi, canaglie!... —
+
+Fortunatamente la sua voce veniva coperta da quei clamori sempre più
+assordanti e ben pochi facevano caso a lui. Tutt’al più si tiravano da
+una parte guardando, con stupore, quell’indemoniato che picchiava con
+un vigore non comune e con un’abbondanza straordinaria.
+
+Alfredo, suo malgrado, dovette intervenire per frenare il bollente
+amico, temendo che nei dintorni della capanna si aggirasse qualche spia
+del re incaricata di sorvegliare il contegno degli ambasciatori.
+
+Quando l’alba spuntò, la vasta piazza era completamente stipata. Una
+moltitudine di braccia armate di coltellacci i quali dovevano servire
+per decapitare le povere vittime della superstizione, si agitava
+burrascosamente.
+
+Quei negri sanguinari chiedevano, con urla formidabili, con scoppi di
+veri ruggiti, il principio delle esecuzioni.
+
+— Morte di tutti i pianeti!... — esclamò Antao, che dall’alto d’una
+cassa, spingeva gli sguardi su quelle masse tumultuanti. — Ma questi
+non sono esseri umani, sono dei leoni in furore assetati di sangue!...
+Ci vorrebbe qui il mio amico Conshelloz con la sua batteria di cannoni
+per mitragliare a dovere questi negracci. Ma dov’è quel gaglioffo di
+Geletè, il gran beccaio ed i suoi aiutanti?...
+
+— Comparirà presto, — rispose Alfredo che si teneva al suo fianco.
+— Vedo che le amazzoni si sono disposte in forma d’immenso triangolo
+dinanzi al palazzo e ciò indica che Geletè sta per venire.
+
+— E noi, rimarremo qui?...
+
+— Verranno ad offrirci un posto d’onore.
+
+— Io lo rifiuterò. Non posso assistere tranquillo a questi massacri.
+
+— Ti guarderai bene dal rifiutare un invito del re, Antao. Una risposta
+negativa o scortese, equivarrebbe alla perdita della nostra vita.
+
+— Siamo ambasciatori.
+
+— Ma nelle mani del più feroce e del meno scrupoloso dei monarchi
+africani. Guarda!...
+
+— Cosa vedi?...
+
+— Un drappello d’amazzoni guidato da un corriere del re, che si avanza
+verso la nostra capanna.
+
+— Vengono a prenderci?
+
+— Sì, Antao.
+
+— E dovremo accettare l’invito!
+
+— È necessario, Antao, — rispose Alfredo, con voce grave.
+
+— E Kalani?...
+
+— Spero che non ci riconoscerà.
+
+— Lo troveremo presso Geletè?...
+
+— Lo temo. Hai le pistole?.
+
+— Le ho nascoste sotto la giacca.
+
+— Sii pronto a tutto: stiamo per giuocare una carta terribile.
+
+— Morte di Nettuno!...
+
+— Sii calmo, amico.
+
+— Lo sarò, te lo prometto, Alfredo.
+
+— Te lo domando pel mio Bruno, — disse il cacciatore, con voce commossa.
+
+Il portoghese gli prese la destra e gliela strinse in silenzio.
+
+In quel momento il corriere del re e le amazzoni erano giunti dinanzi
+alla capanna. Come Alfredo aveva previsto, venivano ad invitare i
+principi del Borgu, in nome del re, affinchè assistessero alla grande
+cerimonia in onore dei defunti monarchi del Dahomey.
+
+Ad un cenno del cacciatore, Urada e Gamani aprirono i due grandi
+ombrelli, mentre i due dahomeni si collocavano dietro i due
+ambasciatori portando in ispalla i fucili, ma col calcio in aria e la
+bocca verso terra.
+
+Le amazzoni formarono un cerchio attorno a loro e l’ambasciata
+attraversò la piazza lentamente, aprendosi faticosamente il passo fra
+la folla che si accalcava sul suo passaggio.
+
+Giunta dinanzi ad una delle due grandi piattaforme, il corriere del re
+condusse Alfredo ed il seguito sulla più elevata, facendoli accomodare
+su di alcuni scanni che erano coperti di pelli di leone, poi si coricò
+dinanzi a loro come per far comprendere alla folla che quelle persone
+erano sotto la protezione del potente e temuto monarca.
+
+Intorno ai due ambasciatori ed ai loro servi si erano intanto seduti,
+ma ad una certa distanza, i grandi dignitari del regno, cabeceri
+insigniti di una, due, tre e perfino quattro code di cavallo, gran moci
+e comandanti di truppe.
+
+Alfredo ed il portoghese avevano gettato un rapido sguardo su tutti
+quei negri impettiti e orgogliosi, che si pavoneggiavano nelle loro
+larghe e variopinte vesti ricamate d’oro, credendo di scorgere fra di
+loro Kalani, ma non lo videro.
+
+— Meglio così, — disse Alfredo a voce bassa, rivolgendosi ad Antao.
+
+— Che sia col re? — chiese questi.
+
+— Lo credo.
+
+— Allora ci sarà lontano.
+
+— Lo vedremo sull’altra piattaforma. Il posto del re è là, poichè vedo
+che stanno aprendo il grande parasole reale.
+
+— È una vera cupola; i nostri fanno una ben meschina figura nel
+paragone. —
+
+Alcuni _cabeceri_, aiutati da una mezza dozzina di negri, avevano
+portato l’ombrello reale e l’avevano aperto per riparare dagli ardenti
+raggi del sole S. M. negra.
+
+Era di dimensioni veramente gigantesche, di stoffa rossa con frange
+bianche e su di un lato si vedeva dipinto un mostruoso coccodrillo
+colle mascelle aperte, lo stemma della casa reale del Dahomey.
+
+Quasi subito i clamori della folla si spensero ed un silenzio profondo,
+che aveva un non so che di pauroso, successe come per incanto.
+
+— Cosa sta per succedere? — chiese Antao ad Alfredo.
+
+— Sta per comparire il re, — rispose il cacciatore.
+
+— Il gran macellaio!...
+
+— Taci, imprudente. —
+
+Una porta aperta nella grossa parete della cinta e che comunicava colla
+piattaforma si era aperta e S. M. negra era comparsa, seguìta da una
+dozzina di _cabeceri_ e di _gran moci_ e da uno stuolo di stregoni e
+di guardiani dei templi, recanti i feticci prediletti di Geletè, dei
+mostri di creta dorata che avevano le bocche aperte, dei serpenti pure
+di creta dorata di dimensioni enormi e certi fantocci che volevano
+rassomigliare ad esseri umani ma che invece del capo avevano dei becchi
+d’uccelli di rapina.
+
+Il feroce monarca aveva il viso quasi interamente nascosto da una
+specie di turbante di seta verde ricamata in oro ed il corpo avvolto in
+un ampio mantello di seta bianca, stretto alla cintura da una fascia di
+lamine d’oro.
+
+Si tenne un momento ritto in mezzo alla piattaforma, guardando la folla
+che stipava la piazza, poi si sedette su di un gran seggiolone coperto
+da un arazzo giallo, mentre ai suoi piedi, si sdraiava, su di un
+cuscino, Behanzin, il futuro re del Dahomey ed anche l’ultimo.
+
+Ad un tratto Alfredo, che teneva gli sguardi fissi sul palco reale,
+strinse fortemente un braccio d’Antao.
+
+— Cos’hai? — gli chiese il portoghese, stupito.
+
+— Guardalo!...
+
+— Chi?... Il re?...
+
+— No, Kalani!... — rispose Alfredo, coi denti stretti.
+
+Un negro d’alta statura, coperto da un ampio mantello di cotone
+bianco adorno di serpentelli dipinti in rosso e col capo irto di penne
+d’uccelli di rapina, si era avanzato fino all’orlo della piattaforma.
+
+Era un uomo dai lineamenti arditi, dallo sguardo vivo, penetrante,
+intelligente e dalla carnagione assai cupa. Si capiva anche a prima
+vista che non apparteneva alla razza dahomena, ma si capiva pure che
+quel negro doveva possedere una energia ben superiore ai suoi snervati
+compatrioti delle regioni del sud. La sua voce, potente come quella
+d’un leone, echeggiò nella vasta piazza, dominando il fracasso della
+banda reale e le grida degli _ahpolos_ celebranti le truci imprese del
+sanguinario monarca.
+
+Kalani invitava i capi tribù ed i capi dei _salam_, ossia dei quartieri
+delle varie città dei Dahomey, a deporre ai piedi del re il dono cui
+erano obbligati ad offrire in segno di sudditanza.
+
+Tosto Alfredo ed Antao, dal loro elevato posto, videro avanzarsi
+attraverso la piazza, strisciando nella polvere come tanti serpenti,
+oltre cento negri, ognuno dei quali portava seco un sacchetto di tela
+contenente il dono.
+
+Salirono, sempre strisciando e tenendo la testa china al suolo, come se
+fosse loro vietato di guardare in viso il monarca, le gradinate della
+vasta piattaforma e andarono a deporre le offerte dinanzi al trono,
+ritirandosi poi dietro ai _cabeceri_, ai _moci_ ed ai guardiani del
+tempio.
+
+Kalani aveva ripresa la parola, rivolgendosi alla popolazione ed alle
+amazzoni schierate dinanzi alle due piattaforme. Parlava con aria
+da ispirato, cogli sguardi fissi sul sole che allora si mostrava, in
+tutto il suo splendore, sugli ultimi altipiani. Avvertiva gli abitanti
+dei Dahomey delle lagnanze dei defunti monarchi per la scarsità dei
+sacrifici umani, delle loro tremende minaccie di mandare a soqquadro il
+regno e della decisione presa dal potentissimo Geletè di raddoppiare
+il numero delle vittime onde calmare gli sdegni dei fondatori della
+dinastia, e quindi la necessità d’intraprendere altre guerre coi popoli
+vicini per avere un gran numero di prigionieri da macellare. Terminò
+promettendo, in nome del re, una grande spedizione guerresca nei paesi
+dei Krepi e dei Togo e contro gli Jesa di Ckiadan, da intraprendersi
+dopo i raccolti.
+
+Poco dopo, mentre il sanguinario capo dei sacerdoti si rinvigoriva lo
+stomaco tracannando una mezza bottiglia di ginepro, datagli dal re, le
+amazzoni allargavano le loro file per lasciare uno spazio sufficiente
+alle esecuzioni.
+
+Venti schiavi, tutti uomini, colla testa adorna di penne d’uccelli
+e le braccia e le gambe coperte di numerosissimi anelli di rame,
+furono condotti sulla piazza. Quei disgraziati erano tutti capi di
+tribù, fatti prigionieri un mese innanzi al di là del Mono. Parevano
+rassegnati al loro triste destino, poichè non opponevano alcuna
+resistenza ai soldati che li spingevano verso la piattaforma reale,
+anzi mostravano una calma ammirabile.
+
+Quei venti capi erano destinati a recarsi dai defunti monarchi del
+Dahomey per avvertirli, che d’ora innanzi, Geletè avrebbe meglio
+osservate le feste dei _grandi costumi_ e che avrebbe sacrificato un
+maggior numero di vittime.
+
+Prima che se ne andassero all’altro mondo a trovare i defunti, il
+re ordinò che si rinvigorissero con un bicchiere di ginepro e che
+si consegnasse a loro una fila di _cauris_ (circa lire 2,50) per
+provvedersi di che mangiare lungo il viaggio ed una bottiglia di _rhum_
+di tratta per dissetarsi, poi fece cenno al carnefice di cominciare le
+esecuzioni.
+
+Fu l’affare di pochi istanti. Il gran giustiziere del re, un negro
+gigantesco che doveva essere dotato d’una forza prodigiosa, in pochi
+istanti, colla sua larga e affilatissima sciabola, aveva fatto cadere
+al suolo le venti teste.
+
+Antao nauseato, aveva fatto atto d’alzarsi per prorompere forse in
+invettive contro il sanguinario re, a rischio di compromettere la
+propria vita e quella dei compagni, ma Alfredo, con un gesto imperioso,
+l’aveva costretto a riprendere subito il suo posto.
+
+— Un gesto solo basta per perderci tutti, — gli mormorò all’orecchio. —
+Se vuoi farci assassinare, alzati e parla.
+
+— Non commetterò mai simile imprudenza, Alfredo, — rispose il
+portoghese, — ma queste atroci esecuzioni mi fanno diventare idrofobo.
+
+— E credi che io sia tranquillo?... Darei dieci anni di vita per
+balzare alla gola di Geletè e di quella canaglia di Kalani. Queste
+scene mi fanno orrore, eppure sono costretto a frenarmi per salvare la
+nostra vita e quella del piccolo Bruno.
+
+— Non mi muoverò, Alfredo. —
+
+Intanto i sacrifici in grande erano cominciati dinanzi alla piattaforma
+reale. Dopo la decapitazione di quei venti capi, erano stati
+sacrificati sessanta buoi, dodici cavalli ed un coccodrillo, poi una
+banda di sessanta negri fra uomini e donne.
+
+Il sangue che usciva da quell’ammasso di corpi, scorreva per la piazza,
+arrossando i piedi di quelle migliaia di spettatori, mentre un odore
+nauseante si espandeva in aria, quell’acre odore che si sente nei
+macelli.
+
+Il popolaccio ed i soldati applaudivano freneticamente l’abilità
+del gigantesco carnefice e guazzavano in mezzo a quel sangue come
+se fossero diventati tigri. Con urla spaventevoli, reclamavano nuovi
+sacrifici per placare gli spiriti irritati dei defunti monarchi.
+
+Geletè non si faceva pregare. Ad un suo ordine nuove truppe di schiavi
+terrorizzati venivano spinti, a legnate, a pugni, a calci, in mezzo
+al vasto triangolo formato dalle amazzoni e nuove teste rotolavano a
+destra ed a manca.
+
+Al grande giustiziere del re si erano uniti altri due carnefici e le
+pesanti ed affilate lame cadevano senza misericordia, mietendo le file
+di quei disgraziati prigionieri di guerra, mentre altri, forse gli
+aiutanti, raccoglievano le teste formando ai due lati della piattaforma
+due orribili piramidi.
+
+Ad un tratto si fece un profondo silenzio. Sulla cima delle muraglie
+del palazzo reale erano saliti dei robusti soldati portando delle
+grandi ceste, specie di panieri che avevano una sola apertura dalla
+quale si vedeva uscire una testa umana.
+
+In ognuna di quelle ceste era stato rinchiuso un povero negro,
+destinato a soddisfare le brame sanguinarie del popolo.
+
+— Gran Dio?... — esclamò Antao, inorridito. Cosa sta per succedere?...
+
+— Il re sta per lanciare i suoi regali al popolaccio, — rispose Alfredo.
+
+— Dei regali viventi che quelle canaglie si affretteranno a fare a
+brani.
+
+— A decapitare, Antao, poichè ogni testa si può cambiare con una
+bottiglia di rhum o di ginepro o una fila di cauris. Sarà l’ultimo
+sacrificio per oggi. —
+
+I soldati intanto avevano deposti sul margine del muraglione quelle
+cinquanta o sessanta ceste. Le vittime che vi stavano rinchiuse
+dimenavano disperatamente la testa e mandavano urla di terrore, ma si
+trovavano nell’assoluta impossibilità di reagire, avendo le braccia e
+le gambe strettamente imprigionate.
+
+Ad un cenno di Kalani tutti quei panieri furono precipitati nel vuoto,
+schiacciandosi contro le pietre della piazza. Allora accadde una scena
+mostruosa. La folla, come se fosse improvvisamente impazzita, si era
+scagliata con impeto irresistibile su quelle ceste. Quei truci negri
+avevano impugnati i loro coltellacci e si disputavano ferocemente
+le teste delle vittime che per loro rappresentavano una solenne
+ubriacatura.
+
+In pochi istanti i panieri furono sventrati, i poveri schiavi, vivi
+o moribondi o morti in causa della caduta, furono strappati fuori e
+decapitati e le teste sanguinanti furono tosto cambiate contro file di
+cauris e bottiglie di ginepro o di rhum di tratta.
+
+Era il segnale dell’orgia. Dalla piattaforma reale Geletè, Kalani, i
+_cabeceri_ ed i _moci_ gettavano sul popolo, per vedersele disputare,
+pezze di tela, file di cauris e bottiglie di liquori, mentre sulle
+piattaforme venivano portate casse di bottiglie di ginepro.
+
+Il re, i suoi ministri, i cortigiani, i soldati ed il popolo si
+ubriacavano per chiudere solennemente la prima giornata della _festa
+dei costumi_, mentre sulla piazza sanguinante si dibattevano, fra le
+ultime convulsioni, le vittime.....
+
+ [Illustrazione: Il carnefice aveva fatto cadere al suolo le
+ venti teste. (Pag. 222).]
+
+
+
+
+CAPITOLO XXXI.
+
+La spedizione notturna
+
+
+Era calata la notte da qualche ora, ma la capitale del Dahomey era
+ancora in orgia.
+
+Sulla grande piazza ove erano state scannate tante vittime, e nelle vie
+adiacenti, la folla beveva e danzava furiosamente attorno a dei falò
+giganteschi, al suono dei più barbari e più strani istrumenti che si
+possa immaginare.
+
+La birra di sorgo, il ginepro ed il rhum di tratta scorrevano a fiumi,
+ma quegli insaziabili bevitori non ne avevamo mai abbastanza. Vuotati
+dei barili, altri se ne portavano accanto ai fuochi, e danzatori e
+suonatori ricominciavano la gazzarra.
+
+Dovunque si udivano a echeggiare urla, spari d’armi da fuoco e dovunque
+scoppiavano risse furibonde che terminavano a colpi di coltello, di
+lancia o di fucile, ma chi si occupava dei morti?... Era molto se
+lasciavano ancora in vita i feriti.
+
+Nell’ampio palazzo reale l’orgia doveva aver raggiunto il colmo.
+Tutte le strette finestre, che avevano l’aspetto di feritoie, erano
+illuminate e da quelle uscivano pure urla e canti di gente già ebbra
+e spari d’armi. Di tratto in tratto delle palle uscivano e sibilavano
+per la piazza abbattendo qualche negro e qualcuna delle amazzoni che
+intrecciavano danze dinanzi alle piattaforme.
+
+Era Geletè che si divertiva a mandare quei pericolosi regali ai suoi
+fedelissimi sudditi o che provava qualche nuovo fucile, ricevuto in
+regalo dai capi della costa.
+
+Mentre la popolazione tutta della capitale, il re, i ministri,
+i soldati e le amazzoni continuavano la gazzarra con crescente
+animazione, una piccola truppa d’uomini, che era uscita quasi di
+nascosto dall’_apatam_ dell’ambasciata, attraversava rapidamente le vie
+meno frequentate e meno illuminate, tenendosi rasente le pareti delle
+capanne.
+
+Era composta d’Alfredo, d’Antao, di Gamani, dell’amazzone e di suo
+padre. Nessuno portava lo splendido costume dei borgani, ma tutti erano
+armati di fucili.
+
+Chi li avesse veduti, avrebbe potuto crederli un piccolo gruppo di
+soldati del re incaricati di mantenere l’ordine nei quartieri più
+lontani della città o di eseguire qualche segreta missione.
+
+Passarono dinanzi a parecchi falò, senza rispondere all’invito dei
+bevitori e delle danzatrici di arrestarsi per vuotare un bicchierino
+e scomparvero fra un dedalo di viuzze oscure e assolutamente deserte,
+arrestandosi in una piccola piazza coperta da sette od otto gigantesche
+palme.
+
+— Ci siamo, — aveva detto il padre di Urada, arrestandosi, in un luogo
+dove maggiore era l’oscurità.
+
+— Dove si trova?... — chiese Alfredo, con una viva emozione.
+
+— Dietro a quella muraglia, — rispose il dahomeno, indicando un’alta
+e massiccia parete che univa le grandi capanne occupanti i due angoli
+della piazza.
+
+— Sei certo di non ingannarti?
+
+— Oh!... Certissimo.
+
+— I sacerdoti veglieranno però nella stanza del mio Bruno!...
+
+— Stanno gozzovigliando nella capanna centrale che contiene i feticci
+più pregiati ed a quest’ora saranno tutti ubriachi, avendo io veduto
+introdurre nel recinto due casse piene di bottiglie di ginepro mandate
+dal re.
+
+— Sì, — disse Gamani, che aveva osservata attentamente la muraglia.
+— Il padroncino deve trovarsi dietro a questa cinta, nella piccola
+capanna sacra.
+
+— Allora andiamo a torcere il collo ai sacerdoti ed a liberare il
+ragazzo, — disse Antao. — Mi vendicherò su quelle canaglie delle
+terribili emozioni fattemi provare quest’oggi dal gran macellaio Geletè
+I.
+
+— Sì, affrettiamoci, — rispose Alfredo. — Finchè dura l’orgia della
+popolazione non abbiamo da temere di venire importunati, ma è meglio
+sbrigarsi presto. Hai la fune, Gamani?...
+
+— Sì, padrone.
+
+— Sei capace di giungere sulle muraglia?...
+
+— Sì, purchè abbia un punto d’appoggio qualunque.
+
+— L’avrai. —
+
+Si appoggiò contro la parete piantandosi per bene sulle gambe e
+inarcando la robusta schiena, poi disse ad Antao:
+
+— Sali che io non cederò. —
+
+Il portoghese, con un solo slancio, si trovò sulle spalle dell’amico.
+
+— Ci sono, — disse.
+
+— Manca molto alla cima?...
+
+— Meno di due metri, Alfredo.
+
+— Tocca a te, Gamani. —
+
+Il negro, agile e lesto come tutti quelli della sua razza, s’arrampicò
+rapidamente su quei due corpi, posò i piedi sulle spalle del
+portoghese, poi si slanciò in alto aggrappandosi all’orlo superiore
+della muraglia.
+
+Issarvisi sopra, mettersi a cavalcioni, sciogliere la fune a nodi che
+portava stretta attorno al corpo e gettare un capo ai compagni, fu
+l’affare di un solo momento.
+
+Alfredo fu pronto a salire ed a raggiungerlo, gettando uno sguardo
+nell’interno della cinta.
+
+Quantunque l’oscurità fosse profonda, vide delle palme che formavano
+dei grandi gruppi, parecchie grandi capanne disposte in semi-cerchio ed
+alcune più piccole che stavano disseminate lungo le muraglie.
+
+Tutte quelle abitazioni erano oscure e parevano disabitate, ma una, la
+più vasta e la più lontana, era illuminata ed anche abitata, poichè vi
+si sentivano voci rauche, grida, scrosci di risa e canti.
+
+— Sono i sacerdoti che vuotano le bottiglie del re, — disse Gamani ad
+Alfredo. — Credo che non ci daranno alcun disturbo.
+
+— E la capanna abitata da Bruno?... La vedi, Gamani?... — chiese
+Alfredo, con ansietà.
+
+— È quella laggiù, — rispose il negro, indicandogli una piccola
+costruzione, col tetto piatto, che si rizzava fra quattro grandi
+sicomori. — La riconoscerei fra mille.
+
+— Ah!... È là, il povero ragazzo!... E forse ci aspetta da
+parecchie notti e chissà fra quali ansie!... Ma noi questa notte lo
+salveremo. —
+
+Intanto Antao, Urada e suo padre, dopo d’aver fatto il giro della
+piazza per essere certi di non essere stati spiati, li avevano
+raggiunti.
+
+Gamani lanciò la fune dall’altra parte della muraglia e pel primo si
+calò nel recinto, nascondendosi sotto la cupa ombra d’un albero di
+dimensioni gigantesche. Alfredo e tutti gli altri, nel più profondo
+silenzio, lo seguirono.
+
+— Finalmente!... — mormorò Antao, che non poteva stare zitto due
+minuti. — Se quei beoni non lasciano le bottiglie, rapiremo il nostro
+piccolo Bruno. Che bella sorpresa per Kalani!... Creperà di rabbia.
+
+— Non gli rimarrà il tempo, — disse Alfredo, con voce sorda. — Dopo
+Bruno mi occuperò di lui. Guidaci, Gamani.
+
+— Perlustriamo prima i dintorni, — consigliò il padre di Urada. — Se
+qualche sacerdote ci scorge darà l’allarme ed allora più nessuno di noi
+uscirebbe vivo di qui.
+
+— Quanti sacerdoti vi sono nel recinto?... — chiese Alfredo.
+
+— Ordinariamente ve n’erano dodici, — rispose Gamani.
+
+— Anche se ci sorprendono, non saranno tanti da darci dei fastidi.
+
+— Tanto più che saranno ubriachi, — aggiunse Antao.
+
+— Andiamo a perlustrare il recinto, Gamani, — disse Alfredo. — Questo
+luogo ti è famigliare?
+
+— Sì, padrone, — rispose il negro.
+
+— Voi ci aspetterete qui, — continuò il cacciatore, rivolgendosi ad
+Antao, Urada ed al vecchio. — Sorveglierete la fune affinchè non ci
+venga tagliata la ritirata.
+
+— Nessuno si avvicinerà senza il mio consenso, — disse il portoghese. —
+Morte di Giove!... Il primo che mi capita fra i piedi lo mando a tener
+compagnia ai defunti monarchi di questa grande macelleria.
+
+— Silenzio ed aprite gli occhi. —
+
+Alfredo e Gamani abbandonarono l’ombra cupa delle palme e tenendosi
+nascosti dietro ad un filare di cespugli, si diressero verso la capanna
+principale, dalle cui finestre, che erano assai basse, si poteva vedere
+comodamente quanto succedeva nell’interno.
+
+Procedevano cauti, tenendosi curvi verso terra e girando dovunque gli
+sguardi per timore che vi fosse qualche sacerdote in sentinella dinanzi
+alle capanne contenenti i _feticci_, ma pareva che per quella notte
+i guardiani del sacro recinto si occupassero più delle bottiglie di
+ginepro regalate dal re che delle divinità protettrici del regno.
+
+Giunti presso la grande capanna, Alfredo e Gamani, dopo essersi
+assicurati che al di fuori non vi era alcuno, guardarono cautamente
+attraverso una finestra. Alla luce d’una lampada fumosa, che spandeva
+all’intorno dei riflessi sanguigni, scorsero sette od otto negri adorni
+d’orpelli d’ogni specie, sdraiati attorno ad una stuoia, mentre altri
+tre o quattro, probabilmente ubriachi, russavano in un angolo della
+stanza.
+
+Quei sacerdoti trincavano allegramente le bottiglie del re, ridendo
+e schiamazzando. Dovevano averne bevute già parecchie, poichè non
+erano più in grado di mantenersi ritti e di quando in quando cadevano
+sconciamente a terra, non risollevandosi che dopo molte fatiche.
+
+— Bah!... — disse Alfredo a Gamani. — Questi ubriachi non sono più
+in caso di opporre resistenza e non ci saranno d’impiccio. Ci sono
+tutti?...
+
+— Mi sembra che non manchi alcuno, — rispose il negro.
+
+— Allora affrettiamoci a salvare il mio Bruno. —
+
+Tornarono rapidamente verso i compagni informandoli del felice esito
+della loro perlustrazione e certi di non venire inquietati da quegli
+ubriaconi, si diressero senz’altro verso una piccola capanna, entro la
+quale doveva trovarsi il ragazzo.
+
+La capannuccia era chiusa da una specie di cancello coperto da stuoie,
+che impediva di vedere nell’interno, ma Alfredo, che in quel momento
+decisivo si sentiva tanto forte da sfondare una parete, con uno strappo
+violento lo scardinò, gettandolo a terra.
+
+Senza attendere che Gamani accendesse la lanterna che aveva portato con
+sè, il cacciatore si slanciò nell’interno, chiamando:
+
+— Bruno!... Bruno!... Svegliati!... Siamo noi!... —
+
+Invece di udire la ben nota voce del fratello, udì una voce minacciosa
+che chiedeva:
+
+— Chi viene a disturbare Ahantu?...
+
+— Morte di Urano e di Nettuno!... — esclamò Antao. — Chi è che ha
+parlato?... —
+
+Alfredo si era arrestato come fosse stato fulminato, ma il suo stupore
+fu però di breve durata. Strappò a Gamani la lanterna, impugnò una
+pistola e s’avanzò risolutamente nella capanna coll’arma tesa, pronto
+ad abbattere qualsiasi ostacolo.
+
+Un negro, col capo coperto di penne d’uccelli di rapina ed il corpo
+avvolto in un ampio mantello di cotonina rossa a disegni strani che
+somigliavano a teschi di morto incrociati con ossa umane, si era
+bruscamente alzato da un lettuccio formato da stuoie sovrapposte.
+
+Nella destra teneva uno di quei lunghi e larghi coltellacci usati dai
+dahomeni.
+
+Vedendo entrare quegli sconosciuti, con un balzo repentino si gettò in
+fondo alla capanna sfondando, con un urto irresistibile, la leggiera
+parete di vimini e si slanciò all’aperto fuggendo attraverso i viali
+del recinto e urlando con quanta voce aveva.
+
+Alfredo, Antao e Gamani, passato il primo istante di stupore, gli si
+erano lanciati dietro minacciando di ucciderlo se non si arrestava,
+ma il negro, che pareva fosse impazzito per lo spavento, continuava a
+fuggire come un cervo, girando e rigirando attorno alle capanne ed ai
+tronchi degli alberi.
+
+— Fermati, non vogliamo farti male!... — gridavano Alfredo e Gamani,
+mentre il portoghese, furibondo, giurava su tutti i pianeti di
+scorticarlo vivo se non cessava dall’urlare.
+
+Finalmente, dopo una lunga corsa, il sacerdote si cacciò in una
+capanna. I due bianchi e Gamani credettero di poterlo raggiungere
+e costringerlo al silenzio, ma si erano ingannati, poichè
+quell’indemoniato aveva già dato l’allarme e che allarme fragoroso!...
+Armatosi d’una specie di mazza, si era messo a percuotere, con una foga
+diabolica, una grande lastra di metallo che pendeva dal tetto della
+capanna, facendo un tale fracasso da svegliare anche un ubriaco. Pareva
+che tuonassero dei piccoli pezzi d’artiglieria.
+
+Gamani, con un pugno poderoso, aveva mandato a gambe levate
+quell’ostinato, ma ormai tutti gli abitanti del recinto e dei dintorni
+dovevano aver udito quella campana di nuova specie.
+
+— Siamo presi!... — aveva esclamato Antao, impallidendo. — Ma prima
+scorticherò vivo questo birbante!...
+
+— Non ci hanno ancora in mano, — disse Alfredo. — Prima che gli
+abitanti siano qui, noi avremo superata la muraglia. Gamani, lega ben
+bene quest’uomo.
+
+— È già legato, padrone, — rispose il negro. — Credo anzi che non si
+muoverà per un bel po’, poichè non dà segno di vita.
+
+— Meglio così: orsù, in ritirata.
+
+— E Bruno?... — chiese Antao.
+
+— Andiamo a frugare le capanne prima, ma temo che non si trovi più
+qui. Forse Kalani l’avrà condotto seco, ma lo ritroveremo Antao, non
+dubitare o meglio li troveremo tutti e due. —
+
+Abbandonarono precipitosamente la capanna e si slanciarono attraverso
+ai viali. Avevano veduti alcuni lumi dalla parte opposta del recinto e
+s’affrettavano, per tema di venire sorpresi dai sacerdoti che stavano
+vuotando le bottiglie del re.
+
+Ai piedi della muraglia s’incontrarono con Urada e suo padre. Un breve
+e rapido dialogo s’impegnò fra il vecchio ed Alfredo.
+
+— Nulla?...
+
+— Nulla; il ragazzo è scomparso. Credi che si trovi da Kalani?
+
+— Lo sospetto, — rispose il vecchio.
+
+— Come potremo saperlo?...
+
+— Interrogando uno dei sacerdoti.
+
+— Ma è stato dato l’allarme.
+
+— Portiamone via uno e andiamo ad interrogarlo in un posto sicuro.
+
+— Hai ragione: a me Gamani!... Vieni Antao!... Voialtri salite intanto
+sulla muraglia. —
+
+Stava per slanciarsi attraverso ai viali per piombare addosso ai
+sacerdoti che erano già usciti dalla capanna e che s’avanzavano fra le
+piante, tentennando e sorreggendosi l’un l’altro per mantenersi un po’
+ritti, quando Urada lo trattenne, dicendogli:
+
+— Odi, padrone?... —
+
+Alfredo ed i suoi compagni si erano arrestati. Al di là della muraglia
+si udivano delle persone a schiamazzare ed interrogarsi reciprocamente.
+
+— Hanno dato l’allarme, — dicevano alcune voci.
+
+— Che sia scoppiato il fuoco?...
+
+— Che i sacerdoti corrano qualche pericolo?...
+
+— Che i feticci sieno sdegnati pei sacrifici di quest’oggi?...
+
+— Bisogna andare a vedere.
+
+— Andate ad avvertire i soldati.
+
+— Morte di papà Giove e di tutti i suoi figli!... — esclamò Antao,
+rabbrividendo. — Vedo la mia testa nelle mani dei macellai di
+Geletè!...
+
+— Non è ancora perduta la nostra testa, — disse Alfredo, con voce
+risoluta. — Nè Kalani, nè Geletè ci avranno così facilmente nelle loro
+mani. —
+
+Poi volgendosi verso Gamani:
+
+— È tutto chiuso il recinto?...
+
+— Vi è una sola porta che di notte si chiude.
+
+— Ebbene, seguitemi.
+
+— Ma cosa vuoi fare, Alfredo? — chiese Antao.
+
+— Lo saprai. Per ora sgominiamo i sacerdoti. —
+
+
+
+
+CAPITOLO XXXII.
+
+L’incendio del recinto sacro
+
+
+I guardiani dei feticci, strappati alle loro libazioni dallo
+spaventevole fracasso prodotto dal loro compagno, si erano affrettati
+a lasciare la capanna per vedere di che cosa si trattava, ma non erano
+usciti tutti. Cinque di loro, probabilmente incapaci di tenersi in
+piedi per aver voluto fare troppo onore alle bottiglie del re, erano
+rimasti sdraiati sulle stuoie e forse si erano subito riaddormentati.
+
+D’altronde nemmeno quelli che si erano risoluti ad uscire, si trovavano
+in migliori condizioni, poichè s’avanzavano attraverso i viali
+puntellandosi gli uni cogli altri e descrivendo delle serpentine molto
+accentuate. Qualcuno anzi era già caduto fracassando la lanterna che
+portava e si arrabattava, ma invano, per rimettersi in piedi.
+
+Alfredo, Antao e Gamani incontratisi con quei sette od otto ubriachi,
+li caricarono con impeto irresistibile, tempestando a destra ed a manca
+pugni formidabili che risuonavano come colpi di gran cassa su quelle
+teste lanute.
+
+Bastarono cinque secondi per mandare a gambe levate i sacerdoti di
+Geletè; i pugni avevano completato gli effetti troppo alcoolici delle
+bottiglie reali.
+
+— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao, quando li vide tutti a terra
+e nell’assoluta impossibilità di fare un movimento, tanto li avevano
+storditi quella scarica di scapaccioni. — Cosa facciamo ora di questi
+ubriachi?... —
+
+Alfredo, invece di rispondere, s’abbassò rapidamente su quell’ammasso
+di corpi, afferrò un braccio e tirò fuori il più piccolo ed il più
+magro di tutti. Era un negro assai giovane, poco più d’un ragazzo.
+
+— Tieni questo, Gamani, — disse al servo — e non lasciarlo finchè te lo
+dirò io. Deve venire con noi.
+
+— Nessuno me lo strapperà di mano, padrone.
+
+— Ora spogliamo questi sacerdoti e copriamoci coi loro mantelli.
+
+— Noi?... — chiese Antao, stupito.
+
+— Zitti!... Affrettiamoci, se vi preme la pelle. —
+
+In meno di mezzo minuto i sacerdoti furono spogliati e le loro vesti ed
+i loro orpelli furono indossati dai due bianchi e dai loro compagni.
+
+Avevano appena terminato di camuffarsi, quando udirono picchiare
+furiosamente al portone della cinta. Pareva che una vera folla
+si pigiasse al di fuori, attirata dalla campana d’allarme di quel
+malaugurato negro.
+
+— Aprite!... — si urlava.
+
+— Sono giunti i soldati!...
+
+— Spicciatevi!...
+
+— Sangue di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — I soldati!...
+Povere le nostre teste!...
+
+— Silenzio, — ripetè Alfredo. — Agite senza perdere tempo!... —
+
+Poi volgendosi verso il padre di Urada ed alla ragazza, disse
+rapidamente:
+
+— Entrate in qualcuna di quelle capanne e portate qui alcuni idoli, i
+più venerati possibilmente. —
+
+Poi mentre il vecchio e la giovane s’affrettavano ad obbedire senza
+chiedere spiegazione, si volse verso Antao, dicendogli:
+
+— Tu va’ ad incendiare quel gruppo di capanne. Sono costruite di
+giunchi e arderanno come zolfanelli.
+
+— E se vi sono dentro dei negri ubriachi?...
+
+— Tanto peggio per loro. Affrettati: stanno per abbattere il portone.
+Io intanto vado a mettere fuoco a quella capannuccia. —
+
+Intanto che agivano, la folla, impaziente di non ricevere risposta
+dai sacerdoti, temendo forse che fossero stati assassinati o che i
+_feticci_ stessero per venire rubati, aveva assalito il portone per
+irrompere nella cinta. Picchiava furiosamente, urlava e per spaventare
+i supposti ladri o assassini, sparava colpi di fucile.
+
+Fortunatamente il portone, costruito con grosse tavole e rinforzato da
+traverse, teneva duro, ma non poteva però opporre una resistenza lunga
+a quei continui urti.
+
+Già alcune traverse erano cominciate a cadere, quando i due bianchi ed
+i loro compagni si ritrovarono riuniti. Le capanne avevano preso subito
+fuoco e le fiamme, trovando un buon elemento, divampavano rapidamente,
+lanciando in aria i primi turbini di scintille.
+
+Alfredo s’impadronì d’un _feticcio_, una specie di leone di creta
+coperto di carta dorata, Antao d’un mostriciattolo metà uomo e metà
+bestia pure coperto di carta dorata, Urada e suo padre di due strani
+volatili colla testa da serpente e si slanciarono tutti verso il
+portone seguiti da Gamani che teneva ben stretto il suo prigioniero, il
+quale doveva figurare come un compagno ferito.
+
+— Gridate più che potete che è scoppiato il fuoco, — disse Alfredo a
+Urada ed a suo padre, — e seguitemi senza curarvi della folla. —
+
+In quel momento il portone, sotto un’ultima e più vigorosa spinta,
+cadeva al suolo sfasciato. Alfredo ed i suoi compagni si precipitarono
+verso la folla atterrita, tenendosi stretti i feticci per nascondere il
+viso, mentre Urada, il vecchio e Gamani urlavano a squarciagola:
+
+— Al fuoco!... Al fuoco!... Salvate i _feticci_!... —
+
+I negri, vedendo i loro sacerdoti si ritrassero prontamente da un
+lato per lasciarli fuggire e porre in salvo le divinità, poi si
+precipitarono confusamente nell’interno del recinto fra clamori
+assordanti, cercando di combattere il fuoco che minacciava di
+distruggere tutte le capanne sacre.
+
+I falsi sacerdoti, che ridevano in cuore loro della splendida riuscita
+della gherminella che li salvava dalle più terribili vendette, appena
+si trovarono fuori dalla folla, la quale d’altronde non si occupava
+più di loro, si cacciarono in mezzo ad un dedalo di oscure viuzze,
+galoppando furiosamente.
+
+Sull’angolo d’una via Antao si sbarazzò del suo mostriciattolo,
+mandandolo a frantumarsi contro la porta d’una capanna, mentre Alfredo
+faceva volare in un’ortaglia il suo leone, poi il vecchio e Urada si
+liberarono pure dei loro volatili frantumandoli contro il tronco d’un
+albero. Gamani però si teneva ben stretto il prigioniero, minacciando
+di strangolarlo se mandava un solo grido.
+
+Dopo mezz’ora di corsa attraverso a viuzze deserte, a ortaglie e
+terrapieni, il vecchio negro, che si era messo alla testa per guidarli,
+s’arrestava in un orticello abbandonato, cinto da un’alta siepe e dove
+si trovava una capannuccia quasi sventrata, col tetto sfondato.
+
+— Qui non correremo alcun pericolo, — disse. — Quest’abitazione e
+quest’orto appartenevano ad un mio parente morto due anni or sono e più
+nessuno è venuto ad abitarvi.
+
+— Siamo lontani dal nostro _apatam_? — chiese Alfredo. — Sono inquieto
+pei miei uomini.
+
+— In un quarto d’ora possiamo giungervi.
+
+— Desidererei che i due negri ed i cavalli si concentrassero qui.
+
+— Perchè Alfredo? — chiese Antao.
+
+— Per essere più pronti a lasciare la città.
+
+— Ma Bruno?...
+
+— Questa notte lo salveremo.
+
+— E Kalani?...
+
+— Questa notte lo ucciderò.
+
+— Ma se non sappiamo ancora dove si trovano?...
+
+— Ce lo dirà il prigioniero.
+
+— Parlerà?...
+
+— Ve lo costringeremo. Dopo quanto è accaduto questa notte, noi non
+possiamo rimanere qui ad aspettare che Geletè si risolva a riceverci.
+Un solo sospetto può costare la vita a tutti noi.
+
+— L’ambasciata adunque ha finita la sua missione, — disse il
+portoghese, ridendo. — Geletè andrà in furia di vedersi burlato dai
+famosi principi del Borgu.
+
+— E ci farà inseguire, Antao, ma mentre i suoi soldati ci cercheranno
+verso il nord noi fuggiremo verso l’est e quando avremo attraversato
+l’Okpa, potremo ridercene dei furori di Geletè.
+
+— Padrone, se tu lo vuoi, io vado ad avvertire i due schiavi di venire
+qui, — disse Gamani.
+
+— No, andrò io, — disse il vecchio negro. — Conosco meglio di tutti
+la via e certe scorciatoie deserte per le quali farò passare i cavalli
+senza che alcuno s’accorga della fuga dell’ambasciata. Urada basta per
+servire d’interprete nell’interrogatorio del sacerdote.
+
+— Allora partite senza indugio, — disse Alfredo. — Sono già le undici e
+vorrei, prima dell’alba, trovarmi lontano da Abomey. Questa notte tutti
+sono in orgia e ci sarà facile lasciare la città inosservati.
+
+— Fra mezz’ora sarò di ritorno, — concluse il vecchio negro.
+
+Poi aggiunse, con aria misteriosa:
+
+— Chissà?... Posso recare qualche notizia su Kalani. —
+
+Mentre il negro si allontanava, Gamani aveva trascinato il prigioniero
+sotto la capanna ed aveva accesa la lanterna che aveva portata con
+sè. Il povero sacerdote era più morto che vivo, credendo che i suoi
+rapitori si preparassero ad assassinarlo.
+
+Urada, già istruita da Alfredo, aveva subito cominciato
+l’interrogatorio.
+
+— Se ti preme salvare la vita, tu parlerai, — gli aveva detto. — Questi
+uomini, che sono nemici di Geletè, sono terribili e se ti ostinerai a
+tacere ti scorticheranno vivo, mentre se parlerai ti regaleranno tanto
+oro da comperare diecimila _cauris_. —
+
+Il giovane sacerdote, udendo parlare d’oro, ebbe un sorriso da ebete,
+ma i suoi occhi mandarono un lampo di cupidigia. Come tutti i suoi
+compatrioti doveva essere venale.
+
+— Guarda quest’uomo, — continuò Urada, indicando Alfredo che era
+allora entrato assieme ad Antao. — È il fratello del ragazzo dalla
+pelle bianca, che Kalani teneva prigioniero nel recinto sacro. Mi
+comprendi?...
+
+— Sì, — rispose il sacerdote.
+
+— Quest’uomo che non è un negro come ti sembra, ma un bianco, vuole
+riavere suo fratello che Kalani gli ha rapito e lo avrà, dovesse
+uccidere Geletè e mandare un esercito di europei a distruggere il
+Dahomey. Se tu ti ostinerai a tacere e ti rifiuterai ad aiutarlo, fra
+un mese Abomey verrà presa d’assalto dagli uomini bianchi e data alle
+fiamme.
+
+— Ma sa il re del pericolo che corre il suo regno? — chiese il
+sacerdote, con voce tremante.
+
+— Lo saprà domani: intanto comincia tu a parlare, se vuoi risparmiare
+al Dahomey questo disastro.
+
+— Cosa devo fare?...
+
+— Dire dove è stato condotto il fanciullo dalla pelle bianca, che fino
+a ieri si trovava prigioniero nel sacro recinto.
+
+— Ma io lo so.
+
+— Allora ce lo dirai.
+
+— Si trova nella casa di Kalani.
+
+— Da quando?...
+
+— Da stamane.
+
+— Perchè l’ha condotto nella sua casa?...
+
+— Aveva dei timori. Un negro che veniva dai paesi dei Krepi lo aveva
+avvertito che degli uomini bianchi avevano lasciato il regno degli
+Ascianti per venire qui a rapire il ragazzo. —
+
+Udendo la traduzione di quelle parole, Antao e Alfredo si erano
+guardati in viso con stupore e con inquietudine.
+
+— Chi può averci traditi?... — chiese il portoghese. — Nessuno poteva
+sapere che noi eravamo venuti dal paese degli Ascianti.
+
+— Urada, — disse Alfredo, che era in preda ad una viva agitazione. —
+Domanda spiegazioni su quel negro. Bisogna sapere chi è quel negro, per
+metterci in guardia da questo nuovo e gravissimo pericolo. —
+
+La risposta fu pronta.
+
+— È un negro che aveva seguiti gli uomini bianchi da Porto Novo, —
+aveva detto il sacerdote.
+
+— Morte di Saturno!... Ora comprendo tutto!... — esclamò Antao. — È lo
+spione che ci ha fatti imprigionare dai Krepi.
+
+— Quello che è sfuggito ai soldati del giudice, — aggiunse Alfredo.
+— Non credevo che quel briccone potesse giungere vivo fin qui. Amici
+miei, il pericolo ingrossa e se restiamo qui ancora domani, non
+risponderei più delle nostre teste. È necessario questa notte rapire
+Bruno o nessuno di noi lascierà più mai la capitale del Dahomey.
+
+— Ma ne avremo il tempo, Alfredo?
+
+— Ora lo sapremo. —
+
+Si rivolse verso Urada e la istruì su quanto doveva chiedere al
+prigioniero. La brava ragazza s’affrettò a obbedire.
+
+— Tu devi dirci altre cose ancora che ci preme di sapere, — disse al
+prigioniero. — Bada di non ingannarci, poichè noi non ti lasceremo
+libero, nè ti daremo l’oro promesso se non quando avremo le prove che
+tu avrai detto la verità.
+
+— Sono pronto a parlare, — rispose il sacerdote. — Sono troppo giovane
+per morire ed amo l’oro.
+
+— Dove sarà a quest’ora Kalani?...
+
+— Dal re.
+
+— Credi che si fermerà presso Geletè tutta la notte?...
+
+— No, poichè prima dell’alba deve partire per Kana onde portare, sulle
+tombe dei defunti monarchi, le teste recise quest’oggi.
+
+— Quante persone vi sono nella casa di Kalani?...
+
+— Due schiavi e due soldati.
+
+— I quali avranno festeggiati i sacrifici di quest’oggi colle bottiglie
+del padrone.
+
+— Tutti bevono in tale occasione.
+
+— Gamani, — disse Alfredo, — lega ed imbavaglia quest’uomo e se opporrà
+resistenza accoppalo con due pugni. Lo porteremo con noi e se non avrà
+mentito, riceverà il premio promesso. —
+
+Avendo Urada tradotto quell’ordine, il prigioniero disse:
+
+— Sono pronto a seguirvi, poichè so che gli uomini bianchi mantengono
+sempre le loro promesse. Se vi avrò ingannati, mi ucciderete. —
+
+In quell’istante, al di fuori, si udirono degli scalpitii che
+s’avvicinavano rapidamente. Antao ed Alfredo si erano precipitati
+nell’ortaglia temendo di venire sorpresi dai soldati di Geletè, ma
+tosto emisero un grido di gioia.
+
+Erano il vecchio negro e i due dahomeni coi cavalli.
+
+— Ho mantenuto la parola, — disse il padre di Urada, muovendo
+sollecitamente verso i due bianchi. Abbiamo abbandonato l’_apatam_
+senza che alcuno se ne accorgesse.
+
+— La popolazione bivacca sempre nelle vie? — chiese Alfredo.
+
+— Non finirà l’orgia prima di domani. Tutti sono ubriachi, compresi
+i soldati e le amazzoni, ma ho potuto sapere egualmente dove si trova
+Kalani.
+
+— Dal re, è vero!...
+
+— Sì, ma prima dell’alba tornerà a casa, dovendo poi partire.
+
+— Lo so e sarà là che noi lo aspetteremo. Sapreste guidarci, per vie
+poco frequentate, alla casa di quel miserabile?...
+
+— Sì, facendo il giro delle ortaglie.
+
+— Allora partiamo subito. Quando il sole sorgerà, Kalani sarà morto e
+noi saremo lontani da Abomey.
+
+
+
+
+CAPITOLO XXXIII.
+
+La morte di Kalani
+
+
+Pochi istanti dopo Alfredo, Antao ed i negri lasciavano la capanna
+diroccata per recarsi all’abitazione del loro mortale nemico.
+
+Erano saliti tutti a cavallo, avendo abbandonato le casse vuote o
+semi-vuote nell’orticello, onde essere più liberi ed in grado di poter
+operare una precipitosa ritirata fuori dalla città, nel caso che il
+colpo di mano non dovesse riuscire.
+
+Tutte le armi erano state caricate per essere pronti a respingere
+qualsiasi attacco, sia da parte della popolazione che delle truppe.
+
+Il vecchio negro, che aveva inforcato uno dei più robusti quadrupedi,
+guidava il drappello facendolo passare fra ortaglie e capanne
+disabitate, volendo evitare, fino che lo poteva, l’incontro degli
+abitanti, per non destare delle curiosità pericolose. Dietro a lui
+venivano i due bianchi sempre camuffati da sacerdoti, poi Gamani,
+il quale si teneva sul dinanzi della sella, ma ben stretto, il
+prigioniero, quindi Urada ed i due dahomeni i quali tenevano le
+carabine in pugno.
+
+Quella parte della città, che doveva essere la meno abitata, era oscura
+e silenziosa, ma in lontananza si scorgevano i falò attorno ai quali
+beveva e danzava la popolazione e si udivano le urla scordate di quegli
+ubriachi, accompagnate sempre dai suoni selvaggi dei barbari istrumenti
+musicali.
+
+Pareva che l’orgia avesse raggiunto il più alto grado, poichè i clamori
+talvolta erano così assordanti, che Antao ed Alfredo penavano assai a
+udirsi.
+
+— Che gole!... — esclamava il bravo portoghese. — Sfido io che quei
+cantori abbiano sempre sete!... Berrebbero tutta l’acqua del Koufo, se
+i loro sacerdoti fossero capaci di tramutarla in tanto ginepro.
+
+— Quest’orgia colossale favorisce i nostri progetti, Antao, —
+rispondeva Alfredo. — Non potevamo scegliere una notte migliore per
+tentare l’audace colpo.
+
+— Allora anche Kalani sarà ubriaco.
+
+— Sì, e sarà peggio per lui.
+
+— Vuoi proprio ucciderlo?...
+
+— L’ho giurato la notte che m’incendiò la fattoria e che mi rapì Bruno
+e manterrò la parola. Quel mostro è l’anima dannata di Geletè e di
+Behanzin, e liberando il Dahomey della sua presenza risparmierò la vita
+a migliaia d’infelici.
+
+— È vero, Alfredo. Quel Kalani è il capo dei macellai.
+
+— È lui che ordina i massacri poichè è lui il capo dei sacerdoti.
+
+— Furfante!... Gli farò vomitare sangue e rhum insieme. Ma dove lo
+attenderemo?
+
+— A casa sua.
+
+— Entreremo nella sua abitazione?...
+
+— Sì, ma dopo d’aver legati e ridotti all’impotenza i suoi uomini.
+
+— E se non venisse?...
+
+— Verrà: il prigioniero ha detto che deve partire per Kana ed il padre
+di Urada ha confermata la notizia. —
+
+Mentre così chiacchieravano, il vecchio negro continuava ad inoltrarsi
+fra ortaglie e viuzze deserte ed oscure, procurando di tenersi sempre
+lontano dalle vie illuminate dai falò.
+
+Dopo d’aver fatto fare al drappello dei lunghi giri, s’arrestò dinanzi
+ad un’alta palizzata formata però di sottili tronchi d’albero, la quale
+pareva che racchiudesse un vasto giardino.
+
+— Ci siamo, — disse.
+
+— Da Kalani?... — chiese Alfredo.
+
+— Sì: questo è il suo giardino e laggiù vi è la sua casa.
+
+— Dov’è l’entrata?...
+
+— È qui vicina, ma vi saranno i due soldati a guardia.
+
+— Li ridurremo all’impotenza. Noi siamo sacerdoti, quindi ci sarà
+facile avvicinarli. —
+
+Ad un suo cenno scesero tutti da cavallo, incaricarono Gamani e Urada
+di guardarli e di sorvegliare il prigioniero, poi seguirono il vecchio
+negro.
+
+Voltato un angolo della cinta, si trovarono dinanzi ad un cancello
+già aperto, ma guardato da due negri armati di fucile, i quali però
+pareva che non avessero bevuto meno degli altri, perchè si tenevano
+entrambi appoggiati alla palizzata, come se le loro gambe li reggessero
+a fatica. Vedendo tuttavia avvicinarsi quel gruppo di persone si
+raddrizzarono, tentennando e chiedendo chi fossero.
+
+— Guardiani dei feticci che cercano Kalani, — rispose il padre di Urada.
+
+— Il padrone è ancora dal re, — dissero.
+
+— Tornerà questa notte?...
+
+— Lo aspettiamo per accompagnarlo a Kana. —
+
+In quel momento Alfredo, Antao ed i due schiavi, che si erano
+avvicinati, si scagliarono d’un colpo solo sui due soldati,
+afferrandoli per la gola onde impedire loro di gridare e con due pugni
+sul capo, abilmente dati, li mandarono a cadere l’uno sull’altro.
+
+— Imbavagliateli e spogliateli, — comandò Alfredo.
+
+— Perchè spogliarli? — chiese Antao.
+
+— I nostri dahomeni si metteranno qui in sentinella, dopo che avremo
+occupata l’abitazione. Se Kalani non vedesse le due guardie potrebbe
+insospettirsi ed invece d’entrare prendere il largo. —
+
+ [Illustrazione: Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel
+ pavimento. (Pag. 245).]
+
+I due schiavi furono lesti ad eseguire quegli ordini, poi afferrarono
+i due negri e li trasportarono sotto una tettoia che si trovava in un
+angolo dell’ortaglia, semi-nascosta da un gruppo di palme.
+
+Intanto il padre di Urada si era recato ad avvertire la figlia e Gamani
+ed aveva fatti entrare i cavalli, facendoli nascondere, assieme al
+prigioniero, sotto la tettoia.
+
+— Urada rimanga a guardia dei prigionieri e dei cavalli, — disse
+Alfredo. — Uno dei vostri schiavi rimanga in sentinella dinanzi al
+cancello per avvertirci dell’arrivo di Kalani e gli altri mi seguano.
+
+— Andiamo a occupare la casa? — chiese Antao.
+
+— Sì.
+
+— Allora prepariamoci a scaricare un’altra tempesta di pugni. Bisogna
+picchiare, ma senza far fracasso. —
+
+Alfredo ed i suoi compagni, attraversata rapidamente l’ortaglia, si
+erano arrestati dinanzi all’abitazione di Kalani.
+
+Era una costruzione massiccia, che somigliava un po’ al palazzo reale,
+ma di gran lunga più piccola, con numerose finestre somiglianti a
+feritoie ed il tetto piatto.
+
+Tutto all’intorno la ombreggiava una doppia fila di maestosi sicomori,
+i quali dovevano nasconderla o quasi, agli occhi dei vicini abitanti.
+
+Alcune feritoie del pianterreno erano illuminate e da quelle uscivano
+delle voci umane assai allegre, alternate a rumorosi scrosci di risa.
+Probabilmente anche gli schiavi del capo dei sacerdoti festeggiavano,
+con del ginepro o con della birra di sorgo, la grande giornata.
+
+Alfredo, prima di entrare, guardò attraverso una di quelle feritoie
+e vide quattro negri ed una donna seduti attorno ad un rozzo tavolo
+coperto d’una stuoia, sul quale stavano alcuni vasi, numerose tazze e
+qualche bottiglia rovesciata.
+
+Quei poveri diavoli, approfittando dell’assenza del temuto padrone,
+facevano un po’ di gazzarra, bevendo e ridendo.
+
+— Quegli schiavi non sono tali da opporre resistenza, — disse Alfredo
+ad Antao, che lo interrogava. — Tra pochi minuti, mio fratello sarà fra
+le mie braccia. Armate i fucili e seguitemi. —
+
+La porta era aperta, non occorreva quindi forzare l’entrata. I cinque
+uomini s’inoltrarono in punta dei piedi, per piombare d’improvviso
+addosso ai servi. Attraversarono dapprima una stanza oscura, procedendo
+con precauzione per tema di urtare contro qualche ostacolo poi,
+dopo d’aver percorso uno stretto corridoio, irruppero nella camera
+illuminata puntando i fucili, mentre il vecchio negro gridava, con voce
+minacciosa:
+
+— Chi si muove è uomo morto!... Ordine del re!... —
+
+I quattro schiavi e la negra si erano precipitosamente alzati
+rovesciando i vasi e le tazze, ma vedendo quei cinque fucili puntati
+e udendo quelle parole erano ricaduti sui loro sedili, tremando di
+spavento, mentre la loro tinta da nerastra diventava grigia, cioè
+pallida.
+
+— Tutti a terra!... — disse il vecchio. — Nessuno opponga
+resistenza!... —
+
+I cinque schiavi caddero in ginocchio, balbettando:
+
+— Non uccideteci. —
+
+Gamani ed il dahomeno, che avevano portato con loro delle corde e
+dei fazzoletti, imbavagliarono e legarono le braccia e le gambe a
+quattro, mentre il padre di Urada interrogava il quinto, minacciando di
+fracassargli il cranio se avesse tardato a rispondere.
+
+— Dov’è il tuo padrone?... — gli chiese.
+
+— Dal re, — balbettò lo schiavo.
+
+— Tornerà questa notte?...
+
+— Sì perchè deve partire prima dell’alba.
+
+— Tarderà molto?...
+
+— Non lo credo. Noi lo aspettavamo per seguirlo.
+
+— Dove si trova il fanciullo dalla pelle bianca che Kalani ha qui
+condotto?...
+
+— Nella stanza del padrone.
+
+— Chi veglia su di lui?...
+
+— Nessuno.
+
+— Dorme?...
+
+— Poco fa dormiva.
+
+— Guidaci subito da lui. —
+
+Gli fece cenno di precederlo, mentre Antao s’impadroniva d’una specie
+di torcia di fibre vegetali imbevuta d’olio d’elais.
+
+Il negro, che era più morto che vivo per lo spavento, li condusse in
+un secondo corridoio il quale saliva al piano superiore e s’arrestò
+dinanzi ad una porta, dicendo:
+
+— È qui. —
+
+Alfredo ed Antao, in preda ad una viva emozione, si erano precipitati
+innanzi, aprendola impetuosamente.
+
+In mezzo ad una stanzuccia quasi spoglia di mobili, ma colle pareti
+coperte di belle stuoie dipinte a vivaci colori ed illuminata da una
+lampada d’argilla, su di un grande cuscino giaceva un bel ragazzo
+dalla pelle assai abbronzita, dai capelli neri e ricciuti, dal profilo
+ardito, che rassomigliava moltissimo a quello d’Alfredo, e dalle labbra
+vermiglie. Poteva avere dieci anni, ma il suo corpo, assai sviluppato,
+poteva adattarsi ad uno di tredici o di quattordici.
+
+Quel giovanetto dormiva tranquillamente, come si fosse trovato in piena
+sicurezza invece che sotto il tetto del più feroce e vendicativo uomo
+del Dahomey. Solamente le sue nere e sottili sopracciglia che si erano
+incrociate, dimostravano che qualche pensiero o qualche cattivo sogno
+turbava un po’ il suo sonno.
+
+Alfredo gli si era precipitato sopra mandando un grido di gioia,
+l’aveva afferrato fra le robuste braccia e se l’era stretto al petto
+coprendolo di baci ed esclamando con voce rotta:
+
+— Bruno!... Mio Bruno!... Ti rivedo finalmente, fratellino
+mio!... —
+
+Il ragazzo, svegliato bruscamente, aveva aperti i suoi grandi occhi
+neri guardando, come trasognato, quell’uomo che se lo stringeva al
+petto come fosse impazzito ed istintivamente aveva fatto un gesto come
+per respingerlo, ma ad un tratto aprì le braccia e le rinchiuse attorno
+al collo del fratello, gridando:
+
+— Alfredo!... Sogno io?... No.... vedo anche il signor Antao!...
+Fratello!... Signor Antao!...
+
+— Morte di tutte le stelle del firmamento!... — tuonò il portoghese,
+che non trovava più alcun nome dei suoi pianeti favoriti, tanta
+era la sua commozione. — Qui, fra le mie braccia, fanciullo mio!...
+Morte del Dahomey!... Sono tutto scombussolato!... Toh!... Che strano
+fenomeno!... I miei occhi sono bagnati!... —
+
+Il bravo giovane aveva strappato il ragazzo dalle braccia d’Alfredo e
+se l’era stretto al petto, tempestandolo di baci, mentre Gamani, che
+pareva fosse impazzito per la gioia, gli ballava intorno, gridando:
+
+— Il padroncino!... Il padroncino!... Oh Gamani è contento di vederlo
+libero!...
+
+— Silenzio!... — esclamò ad un tratto il padre d’Urada, che si era
+avvicinato ad una feritoia. — Ho udito il fischio d’allarme di mia
+figlia.
+
+— Ci segnala l’avvicinarsi di Kalani, — disse Gamani.
+
+— Kalani!... — esclamò il ragazzo, con accento di terrore. — Alfredo,
+fuggi o ti ucciderà.
+
+— Fuggire io!... — disse il cacciatore, rizzando fieramente l’alta
+statura. — Sarò io che ucciderò Kalani, mio Bruno. —
+
+Poi, volgendosi verso il suo schiavo e verso Gamani:
+
+— Scendete nell’ortaglia e appena Kalani sarà entrato chiudete il
+cancello onde non ci sfugga. —
+
+Prese il giovane fratello, se lo alzò fino alle labbra e lo baciò,
+quindi lo ricoricò sul cuscino, dicendogli:
+
+— Rimarrai qui con questo negro mio amico, il quale veglierà su di te.
+Qualunque cosa accada, non ti muoverai.
+
+— Ma cosa vuoi fare, fratello?...
+
+— Compiere un giuramento che feci la notte che ti rapirono. Silenzio ed
+aspetta il mio ritorno. —
+
+Fece cenno ad Antao di seguirlo, mentre il padre di Urada imbavagliava
+e legava lo schiavo che li aveva guidati in quella stanza.
+
+I due bianchi scesero a pianterreno, trascinarono gli schiavi in un
+corridoio vicino, poi si misero in osservazione alle feritoie.
+
+Kalani era allora entrato nell’ortaglia e s’avviava verso la sua casa,
+scortato dalle due sentinelle che aveva trovate dinanzi alla cancellata
+e che di certo non sospettava che fossero nemiche.
+
+Indossava ancora il costume di gran sacerdote che aveva sfoggiato al
+mattino per comandare la festa del sangue e pareva che fosse molto
+alticcio, poichè il suo passo era incerto, tentennante. Doveva aver
+bevuto parecchie bottiglie con Geletè, Behanzin ed i gran _cabeceri_.
+
+Attraversò l’ortaglia canterellando fra i denti, salì i tre gradini,
+passò la stanza oscura ed entrò in quella illuminata, gridando:
+
+— Schiavi dannati, entra il padrone!... Accorrete, se non volete che
+faccia scorticare la vostra vecchia pelle. —
+
+Ad un tratto arretrò. Aveva scorto i vasi rovesciati e le sedie gettate
+a terra. Diffidente per natura, sospettò forse qualche tradimento,
+poichè aprì il mantello mettendo la destra sull’impugnatura del largo e
+pesante coltello che usano portare i dahomeni.
+
+Non ebbe però il tempo di estrarlo: due uomini armati di fucile erano
+improvvisamente entrati.
+
+Alfredo si avanzò verso il miserabile che era rimasto immobile, come
+pietrificato e strappandosi di dosso il mantello di sacerdote, gli
+chiese con accento terribile:
+
+— Mi riconosci, Kalani?... —
+
+Il negro aprì la bocca come se volesse rispondere, ma nessun suono
+gli uscì. Cogli occhi sbarrati, schizzanti dalle orbite, guardava il
+suo mortale nemico senza essere capace di fare un gesto. La sua pelle
+era però diventata orribilmente grigiastra, mentre i suoi lineamenti
+esprimevano un terrore impossibile a descriversi.
+
+— Tu non mi aspettavi, è vero Kalani? — disse Alfredo con ironia. —
+Ora che mi hai conosciuto, preparati a morire, poichè la notte che tu
+hai assalito la mia fattoria e assassinati i miei negri, ho giurato di
+ucciderti e manterrò la promessa. —
+
+Kalani, dinanzi a quella minaccia, ebbe un lampo di suprema quanto
+inaspettata energia.
+
+Estrasse il largo coltello e balzò indietro per riparare nell’altra
+stanza, ma andò a urtare contro i due dahomeni che lo avevano
+silenziosamente seguito e che furono lesti a respingerlo coi calci dei
+fucili.
+
+Vedendosi accerchiato, il miserabile volle tentare uno sforzo
+disperato. Fece appello a tutta la sua audacia e col coltello alzato si
+scagliò come una belva addosso ad Alfredo, sperando di sorprenderlo.
+
+Antao aveva gettato un grido e si era gettato innanzi, ma il cacciatore
+l’aveva preceduto. Lesto come una tigre, aveva evitato il colpo
+mortale, poi aveva afferrato l’avversario pel collo.
+
+Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel pavimento. Antao ed i
+due dahomeni si erano gettati addosso a loro per cercare di uccidere il
+negro, ma la tema di colpire il cacciatore li faceva esitare.
+
+Ad un tratto Kalani mandò un urlo di fiera ferita ed allargò la
+stretta, mentre Alfredo si rialzava prontamente, tenendo in pugno
+il largo e pesante coltello dell’avversario, lordo di sangue fino
+all’impugnatura.
+
+Il capo dei sacerdoti, l’anima dannata di Geletè, si rotolò due volte
+pel pavimento, lasciandosi dietro una larga striscia di sangue, poi
+rimase immobile. Il cacciatore aveva mantenuto il suo giuramento,
+spaccandogli il cuore.
+
+— È morto, — disse Antao, che si era curvato su Kalani.
+
+— I miei negri sono vendicati, — rispose Alfredo con voce cupa. — Orsù,
+fuggiamo!... —
+
+ [Illustrazione: Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi....
+ (Pag. 247).]
+
+
+
+
+CONCLUSIONE
+
+
+Un quarto d’ora dopo, ricompensato il prigioniero che li aveva guidati
+alla casa di Kalani, Alfredo, Bruno, Antao, Urada, suo padre, Gamani ed
+i due dahomeni, abbandonavano la capitale, galoppando verso l’est, onde
+frapporre fra loro ed i soldati di Geletè il Sou.
+
+Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi, temendo di vedersi alle
+spalle le sanguinarie bande del despota, il quale non doveva tardare
+di certo a fare inseguire l’ambasciata, la cui fuga misteriosa doveva
+avergli fatto nascere dei sospetti, specialmente dopo la morte di
+Kalani.
+
+Galopparono quasi tutto il giorno seguente, non facendo che delle
+brevissime soste per accordare un po’ di riposo ai cavalli e non si
+risolsero a pernottare se non quando si trovarono nei dintorni di Akpa.
+
+I giorni seguenti continuarono quella fuga indiavolata attraverso i
+terreni paludosi del Dahomey centrale, attraversando successivamente il
+Sou e l’Akpa, i due principali affluenti dell’Ouzme, arrestandosi solo
+un giorno a Keton, una delle ultime borgate del regno di Geletè, poi si
+gettarono nei paesi degli Egbas.
+
+Solamente allora si permisero il lusso di procedere con più calma e con
+frequenti fermate, non avendo ormai più da temere alcun inseguimento da
+parte dei dahomeni, formando gli Egbas una popolazione indipendente,
+una federazione di tante piccole repubbliche che godono una civiltà
+relativamente avanzata.
+
+Mantenendosi presso le frontiere del Dahomey scesero lungo le rive
+della Zeava fino all’altezza di Pokra, poi ripiegando verso l’ovest
+rientrarono in Porto Novo, ventiquattro giorni dopo la loro partenza
+da Abomey. La loro fermata presso il loro amico Tofa fu breve, avendo
+Alfredo risoluto di dare un addio alla Costa d’Avorio per tornarsene in
+patria, essendo ormai possessore d’una ingente fortuna ed Antao di far
+ritorno al Portogallo per curare le numerose _fazende_ che possedeva a
+Santa Caterina.
+
+Il 24 luglio, dopo d’aver accordata la libertà ai due dahomeni
+che li avevano serviti con tanta affezione e di averli largamente
+ricompensati, Alfredo, Bruno, Antao, Gamani, Urada e suo padre
+s’imbarcarono su di un veliero che partiva da Kotonou diretto a
+Monrovia, la capitale della repubblica negra di Liberia.
+
+Quattordici giorni dopo, Alfredo, suo fratello ed il fido Gamani
+prendevano posto sul piroscafo che fa il servizio mensile coll’Europa,
+mentre Antao s’imbarcava pel Portogallo conducendo seco Urada, per
+la quale provava già qualche cosa più d’una semplice affezione, ed il
+padre di lei.
+
+Il bravo e coraggioso portoghese aveva però promesso di fare tutti
+gli anni una scappata in Italia per vuotare, in compagnia del valente
+cacciatore della Costa d’Avorio, una bottiglia di quell’eccellente vino
+dell’Etna che conosceva di fama.
+
+Antao ha mantenuto fedelmente là promessa e ancora oggi, nella stagione
+invernale, si reca a Catania a trovare l’amico ed il giovane Bruno, ma
+non giunge però solo.... Lo accompagna l’ex-amazzone del feroce Geletè,
+divenuta, da parecchi anni, la signora Urada Carvalho.
+
+
+
+
+INDICE
+
+
+ CAP. I Sulle rive dell’Ouzme Pag. 1
+ » II I misteri delle foreste 8
+ » III La scomparsa di Gamani 14
+ » IV Il fanciullo rapito 22
+ » V L’odio di Kalani 30
+ » VI I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè 37
+ » VII Il re di Porto Novo 43
+ » VIII La carovana 52
+ » IX L’assalto notturno dei Leoni 59
+ » X La repubblica dei Popos 66
+ » XI Il «mpungu» 74
+ » XII La scomparsa dell’amazzone 81
+ » XIII La caccia al gorilla 89
+ » XIV Le tracce dei ladri 94
+ » XV La caccia ai rapitori 101
+ » XVI Le formiche carnivore 108
+ » XVII Il regno degli Ascianti 116
+ » XVIII Caccia ad un elefante 122
+ » XIX Sulle terre degli Ascianti 128
+ » XX Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti 136
+ » XXI Attraverso la regione dei Krepi 144
+ » XXII Assediato in una trappola da elefanti 151
+ » XXIII L’imboscata dei Krepi 161
+ » XXIV I fabbricatori di pioggia 171
+ » XXV La Città Santa del Dahomey 180
+ » XXVI Il padre di Urada 189
+ » XXVII Il cabecero Ghating-Gan 198
+ » XXVIII Il ritorno di Gamani 204
+ » XXIX Nella tana del leone 212
+ » XXX Le stragi della «festa dei costumi» 217
+ » XXXI La spedizione notturna 225
+ » XXXII L’incendio del recinto sacro 232
+ » XXXIII La morte di Kalani 238
+ CONCLUSIONE 247
+
+
+
+
+NOTE:
+
+
+[1] Informi divinità, rappresentanti per lo più mostri o persone
+orribili, burlescamente camuffate, che i negri della Costa adorano.
+Generalmente sono di legno o di creta.
+
+[2] Questo Behanzin è lo stesso che intraprese la guerra contro i
+francesi, perdendo il trono e la libertà.
+
+[3] Storico.
+
+[4] Bottiglia di vimini contenente dei sassolini ed adorna di
+conchiglie bianche.
+
+[5] Questa regione è ora un possedimento della Germania.
+
+[6] Storico.
+
+[7] Anche Behanzin ci teneva assai alla sua orchestra e si dice che
+provasse un gran dolore, quando le armi vittoriose del generale Doods
+la mandarono a rotoli.
+
+[8] Questo Ghating-Gan prese parte attiva anche nella guerra contro
+i francesi guidati dal generale Doods. Fu questo cabecero che fece
+arrestare, nel 1890, i negozianti francesi di Widhah, tenendoli
+prigionieri per novantatrè giorni, minacciando ad ogni istante di
+decapitarli e facendoli sovente maltrattare dai soldati.
+
+
+
+
+
+Nota del Trascrittore
+
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo
+senza annotazione minimi errori tipografici.
+
+
+
+*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77094 ***
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+<body>
+<div style='text-align:center'>*** START OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77094 ***</div>
+
+<div class="booktitle">
+<h1>
+La Costa d’Avorio
+</h1>
+</div>
+
+<hr class="silver">
+
+<figure><a id="fill-0-001"></a>
+ <img src="images/ill-0-001.jpg" alt="&nbsp;">
+</figure>
+
+<hr class="silver">
+
+<figure><a id="fill-0-004"></a>
+ <img src="images/ill-0-004.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Ad un cenno di Kalani tutti quei panieri furono precipitati nel vuoto....
+(Pag. 224).</figcaption>
+</figure>
+
+<hr class="silver">
+
+<div class="titlepage">
+<p class="x-large">
+Emilio Salgari
+</p>
+
+<p class="pad1 main-t">
+La Costa
+d’Avorio
+</p>
+
+<p class="pad2 large">
+Avventure
+</p>
+
+<p class="pad1 small">
+illustrate da 18 disegni, fuori testo<br>
+di G. Gamba
+</p>
+
+<p class="pad4">
+<span class="large">Genova</span><br>
+A. Donath, editore<br>
+1898
+</p>
+</div>
+
+<div class="verso">
+<hr class="mid">
+<p>
+<i>Proprietà Letteraria</i>
+</p>
+
+<p>
+53-98. — Firenze, Tip. di Salvadore Landi, direttore dell’<i>Arte della Stampa</i>.
+</p>
+<hr class="mid">
+</div>
+
+<div class="somm">
+<hr>
+<p class="center x-large"><a href="#indice" id="indfront">INDICE</a></p>
+<hr>
+</div>
+
+<figure><a id="fill-0-008"></a>
+ <img src="images/ill-0-008.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Già l’enorme bocca si apriva sul disgraziato portoghese, quando si
+udì echeggiare una seconda detonazione. (Pag. 10).</figcaption>
+</figure>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_1">[1]</span></p>
+
+<h2 id="cap1"><span class="smcap">Capitolo I.</span>
+<span class="smaller">Sulle rive dell’Ousme</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+— Ci siamo?...
+</p>
+
+<p>
+— Aspetta un po’, amico. Sei impaziente di provare la tua
+carabina?
+</p>
+
+<p>
+— Desidero ardentemente di vedere uno di quei mostruosi animali
+allo stato libero. Non ho veduto finora che dei piccini e nei
+serragli d’Europa.
+</p>
+
+<p>
+— Bada che sono formidabili.
+</p>
+
+<p>
+— Con un cacciatore abile quanto sei tu non ho paura, e poi
+non credo che quelle masse enormi siano tanto leste da gareggiare
+colle mie gambe.
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, Antao. Non sono trascorse due settimane, che
+un povero minaloto del Gran Popos, spintosi qui a cacciare quegli
+animalacci, è stato tagliato in due.
+</p>
+
+<p>
+— Nè più nè meno d’un biscotto?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo credi?...
+</p>
+
+<p>
+— Ho i miei dubbi, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Allora ti dirò, Antao, che quel minaloto era un servo della
+fattoria del signor Zeinger, quell’ottimo alemanno che abbiamo
+visitato la scorsa domenica.
+</p>
+
+<p>
+— Quel minaloto doveva essere lesto come una lumaca grigia
+del paese degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Tutt’altro, amico mio. Era un gran diavolo di negro, agile
+come una scimmia, ma l’animalaccio, che era stato solamente
+ferito, si precipitò sul disgraziato cacciatore e prima che questi
+potesse giungere alla riva lo tagliò in due.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco una storia che non aumenta di certo il mio coraggio.
+</p>
+
+<p>
+— Vorresti tornare alla mia fattoria?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_2">[2]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma rimorchiando un ippopotamo. Non sono venuto in
+Africa per farmi divorare vivo dalle zanzare della costa entro
+una stanza, ma per visitare questi paesi e cacciare i grossi
+animali.
+</p>
+
+<p>
+— E per aprire una fattoria portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Non ancora, Alfredo. I miei commerci col Brasile mi hanno
+fatto abbastanza ricco da permettermi....
+</p>
+
+<p>
+— Taci!...
+</p>
+
+<p>
+— Un ippopotamo?....
+</p>
+
+<p>
+— No.... taci!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due uomini che così chiacchieravano, inoltrandosi in mezzo
+ad una splendida vegetazione equatoriale, che li riparava dagli
+ultimi ma ancora ardenti raggi del sole, erano allora giunti sulle
+rive d’un corso d’acqua, largo tre o quattrocento passi ed ingombro
+d’isolotti coperti d’alte erbe e da gruppi di piccoli banani,
+dalle larghe foglie d’un verde vivo.
+</p>
+
+<p>
+Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo, si era bruscamente
+arrestato, curvandosi verso la sponda che era ingombra di paletuvieri,
+incrocianti in tutti i sensi i loro rami e le loro radici
+sporgenti dal fondo del fiume, ed aveva girato all’intorno
+un rapido ma acuto sguardo; mentre il suo compagno, quantunque
+ignorasse di cosa si trattasse, si era levato dalla spalla
+una corta ma pesante carabina, una di quelle armi usate per
+la caccia dei grossi animali.
+</p>
+
+<p>
+Il primo rimase parecchi secondi immobile, tendendo accuratamente
+gli orecchi e continuando ad investigare, cogli sguardi,
+le isolette e la sponda opposta coperta di fitti alberi, poi volgendosi
+verso Antao, disse:
+</p>
+
+<p>
+— Mi sono ingannato di certo.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa avevi udito?...
+</p>
+
+<p>
+— Mi era sembrato d’aver udito un grido che mi ricordava
+un certo uomo....
+</p>
+
+<p>
+— Morto forse su questo fiume?...
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe stato meglio che fosse morto allora.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che storia mi racconti?...
+</p>
+
+<p>
+— Parlo d’un uomo che da quattro anni mi fa paura.
+</p>
+
+<p>
+— A te!... — esclamò Antao, sorpreso. — Eh! via, tu scherzi,
+Alfredo. Un uomo che in America si è battuto come un leone
+e che ora gode fama di essere il più audace cacciatore della
+Costa d’Avorio, non può aver paura di un uomo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_3">[3]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Eppure ti ripeto che ho quasi paura e temo sempre un tradimento.
+Ecco perchè ho lasciato il mio servo Gamani a vegliare
+in mezzo alla foresta ed i miei porta-fucili alla fattoria.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi è quell’uomo?...
+</p>
+
+<p>
+— Un negro.
+</p>
+
+<p>
+— Lo si cerca e lo si uccide con una buona fucilata.
+</p>
+
+<p>
+— È lontano.
+</p>
+
+<p>
+— Si va a trovarlo.
+</p>
+
+<p>
+— È potente, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Si raccoglie una truppa d’uomini risoluti e lo si va ad assalire.
+</p>
+
+<p>
+— Nel Dahomey?...
+</p>
+
+<p>
+— Là!... Ecco un nome che fa venire i brividi!... Brutto paese
+di macellai feroci. Diavolo!... Vorrei conoscere quest’istoria che
+ti mette indosso tante preoccupazioni.
+</p>
+
+<p>
+— Te la racconterò, ma più tardi. Ora pensiamo agli ippopotami.
+Spero di essermi ingannato su quel grido e che nulla accadrà
+nella mia fattoria durante la nostra assenza.
+</p>
+
+<p>
+— Vi sono i tuoi uomini che vegliano sul tuo nipotino e sulle
+tue ricchezze.
+</p>
+
+<p>
+— Taci: ci siamo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, che aveva continuato il cammino durante quella conversazione,
+seguendo sempre la riva destra del fiume, erasi arrestato
+dinanzi ad un grande albero del cotone, il quale si curvava
+verso la sponda e sul cui tronco si vedevano parecchie
+profonde incisioni che parevano fatte da poco tempo.
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore l’osservò attentamente come volesse essere certo
+di non ingannarsi, poi s’inoltrò prudentemente fra i paletuvieri
+che si arrampicavano confusamente su per la sponda, afferrò
+una fune che stava legata attorno ad una grossa radice e diede
+una violenta strappata.
+</p>
+
+<p>
+Tosto fra quell’ammasso di rami, di foglie e di radici, si vide
+avanzarsi uno di quei pesanti canotti scavati nel tronco d’un
+albero col ferro e col fuoco e colle punte assai aguzze, usati
+sui fiumi della Costa d’Oro e dell’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo vi balzò dentro invitando il compagno a seguirlo, afferrò
+due remi dalla larga pala e spinse la pesante imbarcazione
+nella corrente, dirigendosi verso un isolotto coperto d’una fitta
+vegetazione che si trovava quasi in mezzo al fiume.
+</p>
+
+<p>
+In pochi minuti attraversò la distanza e arenò l’imbarcazione
+<span class="pagenum" id="Page_4">[4]</span>
+su di un bassofondo che pareva si collegasse all’isolotto e che
+impediva d’accostarsi di più a quel brano di terra.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna prendere un bagno? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Non vi sono che due palmi d’acqua, — rispose Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sono almeno sicure le nostre gambe? Mi hanno detto che
+sull’Ousme i coccodrilli non sono rari.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma non osano assalire gli uomini bianchi e poi a
+quest’ora dormono. In acqua, amico.
+</p>
+
+<p>
+— Una parola ancora. Gli ippopotami non faranno a pezzi la
+nostra barca?...
+</p>
+
+<p>
+— È probabile, se manchiamo ai nostri colpi, ma procureremo
+di mandare le palle a destinazione. Orsù, in acqua.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori presero le loro carabine e abbandonarono la
+imbarcazione, scendendo sul banco.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo non si era ingannato. Vi era così poca acqua in quel
+bassofondo, che a malapena toccava i polpacci dei due uomini.
+</p>
+
+<p>
+In pochi istanti attraversarono il banco e giunsero sull’isolotto,
+celandosi fra le folte piante che lo coprivano.
+</p>
+
+<p>
+Quel brano di terra situato in mezzo all’Ousme, uno dei più
+notevoli fiumi della Costa dell’Avorio e che scaricasi nelle paludi
+di Porto Novo, non misurava di più di cinquanta metri di
+circonferenza ed era così basso, che la più piccola piena doveva
+coprirlo.
+</p>
+
+<p>
+Nondimeno su quell’umido terreno, fertilizzato dagli avanzi
+vegetali trasportati durante la stagione delle piogge, erano cresciuti
+rigogliosi bambù altissimi dalle lunghe foglie verdi pallide,
+mangifere splendide, arbusti acquatici e anche dei mazzi enormi
+di banani selvatici, i quali rizzavano arditamente le loro lunghe e
+larghe foglie, talune delle quali misuravano tre o quattro metri.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni pappagalli grigi vi avevano preso domicilio e schiamazzavano
+allegramente, spennacchiandosi agli ultimi raggi
+del sole.
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori fecero il giro dell’isolotto per accertarsi che
+non vi fosse qualcuno di quei piccoli serpenti chiamati dai naturalisti
+<i>echidni nasicorni</i>, il cui morso è mortale e che sono
+così numerosi in quelle regioni; poi si sdraiarono sotto la fresca
+ombra di un gruppo di banani.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora, dove sono questi ippopotami? — chiese Antao. — Ho
+guardato attentamente il fiume e le sue sponde, ma ti confesso
+che non ho veduto nemmeno un coccodrillo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_5">[5]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Manca mezz’ora al tramonto, — rispose il cacciatore. — Quando
+il sole sarà scomparso, li vedrai venire.
+</p>
+
+<p>
+— Qui?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. Verranno a saccheggiare questi vegetali.
+</p>
+
+<p>
+— Sei certo?...
+</p>
+
+<p>
+— Gamani li ha veduti venire per tre notti di seguito.
+</p>
+
+<p>
+— Non si mostrano di giorno?
+</p>
+
+<p>
+— Dormono in fondo al fiume; sono prudenti mio caro. Accendi
+la tua sigaretta e fuma tranquillo come faccio io.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore aveva levato da una tasca una scatola di sigarette,
+ne offrì all’amico, ne accese una, poi si accomodò fra le
+erbe, mettendosi la carabina sulle ginocchia.
+</p>
+
+<p>
+Quei due cacciatori, che si avventuravano soli sugli isolotti
+dell’Ousme ad attendere i mostruosi ippopotami, anche a prima
+vista si riconoscevano per due persone appartenenti a nazioni
+diverse, quantunque avessero entrambi la pelle bruna, capelli
+e occhi nerissimi, distintivi particolari della razza latina.
+</p>
+
+<p>
+Colui che abbiamo udito chiamare Alfredo e che sembrava il
+più pratico di quei luoghi selvaggi e anche il più intrepido cacciatore,
+era uno di quei tipi che s’incontrano così di frequente
+nelle regioni dell’Italia meridionale e sulle coste Albanesi.
+</p>
+
+<p>
+Era un uomo sulla quarantina, di statura superiore alla media,
+tutto muscoli e nervi, dal profilo ardito, reso più fiero da
+una folta barba nerissima, dagli occhi vivissimi, lampeggianti
+e dalla pelle bruna, dovuta forse più di tutto all’ardente sole
+dell’Africa equatoriale.
+</p>
+
+<p>
+Indossava un vestito di tela bianca stretto alla cintura da una
+larga fascia dì lana rossa, come usano portare i pescatori napoletani,
+sormontata da una cartucciera, ed un elmetto pure di
+tela bianca gli copriva i folti capelli, che il clima della Costa
+dell’Avorio aveva già cominciato ad incanutire.
+</p>
+
+<p>
+Il suo compagno Antao invece dal nome e dall’aspetto, s’indovinava
+appartenere alle razze bianche dei climi ardenti. Era
+un giovanotto di ventiquattro o venticinque anni, di statura bassa
+piuttosto, ma di corpo robusto, dalla pelle quasi olivastra, dagli
+occhi grandi, neri, vellutati e tagliati a mandorla, con due baffettini
+pure neri ed i capelli ricciuti, quasi crespi come quelli
+dei negri.
+</p>
+
+<p>
+Portava sul capo l’elmetto, cappello indispensabile in quei
+climi, ma invece della giacca indossava una semplice camicia
+<span class="pagenum" id="Page_6">[6]</span>
+di flanella azzurra, adorna di rabeschi ai polsi ed al colletto,
+stretta da una cartucciera elegantissima di pelle rossa ed aveva
+i calzoni di velluto olivastro e grandi uose di pelle gialla con
+fibbie d’argento.
+</p>
+
+<p>
+Entrambi poi erano armati di splendide carabine da caccia,
+a canna corta, pesanti, ma capaci di abbattere un elefante con
+una sola palla ben aggiustata e dei larghi coltelli da caccia,
+chiusi in guaine di cuoio naturale a punta d’acciaio.
+</p>
+
+<p>
+Mentre fumavano le loro sigarette conservando un silenzio assoluto,
+il sole tramontava rapidamente dietro i grandi boschi.
+</p>
+
+<p>
+La luce decresceva a vista d’occhio e le tenebre s’addensavano
+frettolosamente nei più cupi recessi della foresta. I pappagalli
+grigi, dopo d’aver lanciati gli ultimi e più strepitosi
+chiacchierii, cominciavano a tacere; le aquile pescatrici, dopo
+d’aver fatta un’ultima volata sulle acque fangose del fiume,
+erano tornate ai loro nidi, situati sulle più alte cime dei giganteschi
+baobab; le scimmie <i>subukumbaka</i>, che fino allora si
+erano divertite a sollazzarsi fra i rami dei sicomori saccheggiandoli
+dei loro fichi, avevano cessato dall’emettere i loro acuti
+<i>hu-ul-hu-ul</i> che si odono a parecchi chilometri di distanza, e in
+aria cominciavano ad apparire i primi volatili delle tenebre.
+</p>
+
+<p>
+Bande immense di pipistrelli, abbandonati i rami ai quali fino
+allora si erano tenuti appesi col capo in giù e le fredde ali avviluppate
+intorno al corpo, giungevano da tutte le parti, guidate
+da qualche gigante della specie, da qualche cinonittero delle
+palme o cane notturno, orrendo volatile dalle ali lunghe un metro
+e dal corpo lungo perfino trenta centimetri, dalla testa grossa
+somigliante a quella d’un piccolo <i>bull-dog</i>, traforata da due occhiacci
+e dal pelo aranciato sul petto e sul collo e grigiastro
+sul dorso e verso la coda.
+</p>
+
+<p>
+Dei rauchi brontolii, dei soffi potenti, delle urla acute e degli
+scrosci di risa, annunciavano che le fiere abbandonavano i loro
+covi per cominciare le loro caccie notturne, ma Alfredo rimaneva
+impassibile, come uomo da lunga pezza abituato a quei
+concerti più paurosi che veramente terribili. Il suo giovane
+compagno invece, da poco sbarcato in quelle regioni, si agitava,
+tormentava la batteria della sua carabina, mentre i suoi sguardi
+si fissavano sulle due sponde con una certa ansietà.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!... — mormorò ad un tratto. — Ma qui pare di essere
+in un serraglio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_7">[7]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Colla differenza però che le fiere non sono chiuse dentro
+le gabbie e che non si farebbero alcuno scrupolo a mangiarti,
+se lo potessero.
+</p>
+
+<p>
+— E Gamani che hai lasciato solo in mezzo alla foresta?...
+Che domani non lo troviamo più?...
+</p>
+
+<p>
+— Gamani è un coraggioso e sa che tutti questi animali non
+sono capaci di arrampicarsi sugli alberi. Si sarà accomodato fra
+i rami di un sicomoro e vedrai che lo troveremo vivo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma i leopardi sono buoni arrampicatori, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma Gamani ha una buona carabina e sa servirsene.
+Ti dirò poi....
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Invece di rispondere, il cacciatore si era bruscamente alzato,
+in preda ad un’improvvisa emozione. Con una mano tesa verso
+il compagno, come per invitarlo a non muoversi, ascoltava con
+profonda attenzione, senza osare respirare.
+</p>
+
+<p>
+— Hai udito nulla? — chiese dopo alcuni istanti, con voce alterata.
+</p>
+
+<p>
+— Assolutamente nulla, — rispose il portoghese, stupito.
+</p>
+
+<p>
+— Mi era sembrato di aver udita una lontana detonazione.
+</p>
+
+<p>
+— Dove?...
+</p>
+
+<p>
+— Verso la mia fattoria.
+</p>
+
+<p>
+— Ti sei ingannato, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Dio lo voglia. Io ho paura di quell’uomo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma di chi?... Spiegati una volta!...
+</p>
+
+<p>
+— Sì.... ma.... guarda laggiù!...
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vedi?...
+</p>
+
+<p>
+— Non hai udito?...
+</p>
+
+<p>
+— Uh sordo respiro?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— E mi pare di vedere l’acqua agitarsi presso la riva del fiume.
+</p>
+
+<p>
+— È la preda che attendiamo.
+</p>
+
+<p>
+— Un ippopotamo?...
+</p>
+
+<p>
+— Arma la carabina!... Eccolo che si avanza verso l’isolotto....
+Non mi ero ingannato conducendoti qui, lo vedi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese non rispose ma si accovacciò fra le alte erbe,
+sotto la cupa ombra dei banani, armando risolutamente la grossa
+e pesante carabina.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_8">[8]</span></p>
+
+<h2 id="cap2"><span class="smcap">Capitolo II.</span>
+<span class="smaller">I misteri delle foreste</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Alla luce della luna, la quale faceva allora capolino dietro
+le alte cime della foresta, facendo scintillare le acque come se
+fossero d’argento liquefatto, i due cacciatori avevano scorta una
+massa enorme, mostruosa, sorgere presso la riva destra del fiume
+e avanzarsi lentamente verso l’isolotto.
+</p>
+
+<p>
+Non si poteva ingannarsi sulla sua specie: era un vero ippopotamo,
+animali che se sono diventati assai scarsi nelle regioni
+bagnate dal Nilo, sono ancora numerosissimi nei fiumi della
+Costa dell’Avorio, dove godono una quasi perfetta sicurezza,
+essendo in generale i cacciatori negri cattivi bersaglieri e provveduti
+di armi troppo vecchie per cimentarsi, con qualche successo,
+con quei colossi.
+</p>
+
+<p>
+L’animale, che era sorto dalle profondità del fiume per cercare
+la cena, era uno dei più grossi che Alfredo avesse fino
+allora veduti.
+</p>
+
+<p>
+La luna che lo illuminava in pieno, permetteva ai due cacciatori
+di vederlo distintamente, come se fosse giorno.
+</p>
+
+<p>
+Quel re dei fiumi, perchè è in realtà un vero re, non trovandosi
+alcun altro animale capace di disputargli il potere nelle
+acque che frequenta, nemmeno il coccodrillo il quale pare che
+lo eviti con grande cura, misurava circa tredici piedi di lunghezza,
+ossia oltre quattro metri, ed aveva una circonferenza
+enorme, superiore di qualche piede alla misura sopraddetta.
+</p>
+
+<p>
+La sua testa, di proporzioni mostruose, carnosa, rigonfia verso
+l’estremità, aveva una bocca di due piedi d’apertura e mostrava
+una formidabile dentatura, composta di trentasei zanne fra cui
+quattro canini lunghi quaranta e più centimetri.
+</p>
+
+<p>
+Il mostro, dopo d’aver nuotato alcuni istanti, era salito su di
+un banco, mostrando il suo corpaccio di colore bruno oscuro
+ma con dei riflessi fulvi e sprovveduto di peli, e le sue zampacce
+brevi e tozze; pareva che prima di decidersi ad avanzare,
+volesse assicurarsi dell’assenza dei nemici, fiutando replicatamente
+e molto rumorosamente l’aria.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_9">[9]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che massa! — mormorò Antao, all’orecchio d’Alfredo. — Non
+sarà difficile sbagliarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Non tirare sul suo corpo, — rispose il cacciatore. — La
+sua pelle ha uno spessore di tre pollici e respingerebbe la tua
+palla.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!... Sono corazzati quegli animali!...
+</p>
+
+<p>
+— Come i vascelli da guerra. Aspetta che si avvicini e cerca
+di colpirlo presso gli occhi o sotto le mascelle.
+</p>
+
+<p>
+— Povero animale!... Non sospetta che vi sono dei nemici
+vicini.
+</p>
+
+<p>
+— Non rimpiangerlo così presto. Sono animali pericolosi e
+anche dannosi. E....
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa?...
+</p>
+
+<p>
+— Mi pare inquieto.
+</p>
+
+<p>
+— Che ci abbia fiutati?...
+</p>
+
+<p>
+— È possibile, ma non è che a centocinquanta passi e non
+lo lascerò fuggire, Antao. Risparmia la tua palla, per ora, e
+lascia che faccia fuoco io.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore si era silenziosamente sdraiato fra le erbe, allungandosi
+meglio che poteva ed aveva puntata la pesante carabina,
+mirando con grande attenzione.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto fece fuoco. La detonazione fu tosto seguita da
+un muggito più forte di quello d’un toro e da un tonfo fragoroso.
+</p>
+
+<p>
+Appena la nuvola di fumo fu dissipata, i due cacciatori videro
+l’ippopotamo in acqua, dibattersi con furore estremo. Colpito
+senza dubbio dalla palla e forse gravemente, il colosso
+nuotava disordinatamente all’ingiro, continuando a muggire e
+rinchiudendo, con cupo fragore, le potenti mascelle. Pareva che
+cercasse da qual parte si nascondevano i nemici per precipitarsi
+su di loro.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, vedendo il compagno alzarsi per puntare la carabina,
+lo aveva obbligato a ricoricarsi fra le erbe, dicendogli rapidamente:
+</p>
+
+<p>
+— Se ti è cara la pelle, non muoverti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi aveva ricaricata precipitosamente l’arma, certo di doverla
+adoperare una seconda volta.
+</p>
+
+<p>
+Intanto l’ippopotamo, reso furioso dal dolore, continuava a
+dibattersi sconvolgendo le acque del fiume e facendo rintronare
+le foreste coi suoi muggiti. Le sue zampacce facevano spruzzare
+<span class="pagenum" id="Page_10">[10]</span>
+a destra ed a sinistra getti di spuma e colla testa sollevava
+delle vere ondate.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto parve che prendesse il suo partito. Nuotò velocemente
+verso l’isolotto e comparve a dieci soli metri dai
+cacciatori, i quali erano balzati precipitosamente in piedi colle
+armi in pugno.
+</p>
+
+<p>
+— Fuoco Antao! — gridò Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Il suo compagno, quantunque si sentisse invadere da un vivo
+tremito, nel trovarsi dinanzi a quell’animalaccio che pareva si
+preparasse a tagliarlo in due con un solo colpo delle sue enormi
+mascelle, fece rapidamente fuoco, ma gli mancò il tempo di constatare
+gli effetti della sua palla.
+</p>
+
+<p>
+Con uno slancio di cui non si sarebbe mai creduto capace un
+animalaccio così pesante, l’ippopotamo si era scagliato su di
+lui, urtandolo così violentemente da farlo cadere a gambe levate.
+</p>
+
+<p>
+Già l’enorme bocca si apriva sul disgraziato portoghese, quando
+si udì echeggiare una seconda detonazione.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, che aveva risparmiata la sua palla, aveva scaricata
+la sua carabina nell’orecchio destro del mostro, il quale stramazzò
+al suolo fulminato.
+</p>
+
+<p>
+— Per tutti i diavoli!... — esclamò il portoghese, che si era
+affrettato ad alzarsi. — Un istante di ritardo e mi tagliava in
+due meglio d’un pesce-cane.
+</p>
+
+<p>
+— Sei ferito? — gli chiese premurosamente il cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+— No, sono solamente imbrattato del sangue dell’ippopotamo,
+ma per tutti i diavoli, credo di aver un certo tremito nelle
+membra.... Grazie, Alfredo, del tuo pronto intervento che mi
+ha salvata la vita.
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna essere prudenti con questi animali, amico mio ed
+evitare di trovarsi sul loro passaggio.
+</p>
+
+<p>
+— Chi avrebbe creduto che simili masse fossero così leste?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo sono in realtà, quando gl’ippopotami non sono irritati,
+ma quando sono feriti caricano con veemenza.
+</p>
+
+<p>
+— Che corpaccio!... — esclamò il portoghese, che girava attorno
+all’enorme animale. — E soprattutto che bocca!... Brrr!...
+Mi viene freddo pensando che stavo per provare questi denti!...
+</p>
+
+<p>
+— E che denti, Antao!... Guarda questi canini: pesano almeno
+dodici libbre ciascuno.
+</p>
+
+<p>
+— Sono d’avorio?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_11">[11]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma molto migliore di quello che danno le zanne degli
+elefanti. È così duro, che l’urto delle scuri fa scattare delle
+vere scintille e conserva la sua bianchezza per sempre. Si adopera
+appunto per ciò nella fabbricazione dei denti artificiali.
+</p>
+
+<p>
+— È buona la carne di questi animali?
+</p>
+
+<p>
+— È deliziosa quanto quella del bue e soprattutto il grasso è
+molto pregiato, adoperandosi come burro.
+</p>
+
+<p>
+— Allora qui vi è da nutrire una tribù intera di negri.
+</p>
+
+<p>
+— Questo animale deve pesare almeno quattordici quintali;
+puoi quindi immaginarti quale montagna di carne si può trarne.
+</p>
+
+<p>
+— Manderai i tuoi uomini a sezionarlo?
+</p>
+
+<p>
+— Certamente, Antao, e domani ti farò assaggiare un piede
+di questo colosso, cucinato al forno come usano i negri di queste
+regioni e sarai contento di averlo mangiato.
+</p>
+
+<p>
+— Ritorniamo?
+</p>
+
+<p>
+— Non è prudente riattraversare la foresta di notte e poi
+spero di abbattere qualche altro ippopotamo. L’anno scorso alcuni
+negri avevano provato a dissodare delle terre ed a piantare
+delle granaglie su queste sponde e gli ippopotami si erano
+radunati in buon numero in questo tratto di fiume e vi sono
+rimasti.
+</p>
+
+<p>
+— Forse che questi animali cercano la compagnia dei negri?
+</p>
+
+<p>
+— Tutt’altro, Antao. Erano qui venuti per saccheggiare i
+campi e bastarono poche notti per distruggere i raccolti, obbligando
+i coltivatori ad andarsene altrove. Toh!... Odi?... Non
+m’ingannavo io.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Verso l’alto corso del fiume si erano uditi dei muggiti prolungati
+e che parevano s’avvicinassero. Di certo parecchi ippopotami
+stavano trastullandosi a cinque o seicento metri dall’isolotto,
+prima di avventurarsi sotto i boschi in cerca di cibo.
+</p>
+
+<p>
+— Che vengano qui? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— È probabile che scendano lungo le sponde del fiume, essendo
+necessaria una grande quantità di radici e di canne per
+quei grossi animali.
+</p>
+
+<p>
+— Se si potesse farli venire presto!
+</p>
+
+<p>
+— Se noi avessimo degli istrumenti musicali, non tarderebbero
+ad accorrere.
+</p>
+
+<p>
+— Degli istrumenti musicali!... Scherzi, Alfredo?
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao. Ti sembrerà strano, ma questi animalacci sono
+sensibili alle dolcezze della musica. Il maggiore Denham ha
+<span class="pagenum" id="Page_12">[12]</span>
+narrato, che mentre passava colla sua scorta lungo il Mango
+nel Ganburoo, diede il comando di suonare la tromba e di battere
+il tamburo e che subito vide apparire parecchi ippopotami,
+i quali si misero a seguire le sponde del fiume tenendosi a breve
+distanza dai suonatori.
+</p>
+
+<p>
+— Questa è fenomenale.
+</p>
+
+<p>
+— Ho esperimentato anch’io questo mezzo, facendo suonare
+dei flauti dai miei battitori ed ho constatato l’esattezza dell’affermazione
+di Denham.
+</p>
+
+<p>
+— Si potrebbe?
+</p>
+
+<p>
+— Taci, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’hai udito?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore, invece di rispondere, gli fece cenno di nascondersi
+fra le alte erbe, poi gli additò la sponda opposta.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni rami si vedevano muoversi lentamente nel luogo segnalato,
+come se qualcuno, uomo od animale, cercasse di aprirsi
+prudentemente un varco.
+</p>
+
+<p>
+La luna che allora erasi alzata e che splendeva proprio sopra
+il fiume, permetteva di vedere distintamente quei rami ad agitarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Una belva! — chiese, Antao sottovoce.
+</p>
+
+<p>
+— Od un uomo? — rispose Alfredo, con voce agitata. — Un
+animale non prenderebbe tante precauzioni.
+</p>
+
+<p>
+— Il tuo servo forse?...
+</p>
+
+<p>
+— Gamani non s’inoltrerebbe così, sapendo che noi siamo qui
+a cacciare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi vuoi che sia infine?
+</p>
+
+<p>
+— Chissà!... Forse un traditore.
+</p>
+
+<p>
+— Un traditore?... Eh.... Dici?...
+</p>
+
+<p>
+— Un compagno di quell’uomo, Antao.... guarda!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I rami si erano aperti e la testa d’un negro era comparsa,
+ma subito si era ritirata e le piante si erano rinchiuse.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo era balzato in piedi tenendo in mano la carabina e si
+era lanciato verso la riva dell’isolotto, gridando:
+</p>
+
+<p>
+— Chi vive?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Nessuno rispose, nè alcun rumore si fece udire.
+</p>
+
+<p>
+— Sei tu Gamani?... — chiese.
+</p>
+
+<p>
+Poi non ottenendo ancora risposta, riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Parla o faccio fuoco!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+A quella minaccia si udirono dei rami agitarsi e scricchiolare,
+<span class="pagenum" id="Page_13">[13]</span>
+come se venissero precipitosamente allontanati o spezzati, ma
+nessuna voce umana si fece udire.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo non esitò più. Puntò la carabina mirando là dove vedeva
+muoversi i rami degli alberi e fece fuoco, ma la detonazione
+non fu seguita da alcun grido di dolore, anzi ogni rumore
+cessò e le piante ripresero la loro immobilità.
+</p>
+
+<p>
+Antao aveva raggiunto prontamente il compagno e gli porgeva
+la propria carabina, ma Alfredo fece col capo un cenno
+negativo.
+</p>
+
+<p>
+— È fuggito, — disse poi.
+</p>
+
+<p>
+— L’hai mancato?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi era?...
+</p>
+
+<p>
+— Qualcuno che ci spiava.
+</p>
+
+<p>
+— Un negro di Tofa?...
+</p>
+
+<p>
+— Temo che sia un dahomeno.
+</p>
+
+<p>
+— Un dahomeno qui?... Uno di quei negri sanguinari su questo
+fiume?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Mi sembri agitato, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, sono inquieto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma perchè?...
+</p>
+
+<p>
+— Sono accadute troppe cose questa notte, per non allarmarmi
+Antao. Torniamo alla mia fattoria.
+</p>
+
+<p>
+— E gli ippopotami?
+</p>
+
+<p>
+— Torneremo domani. Bisogna che io veda Gamani.
+</p>
+
+<p>
+— Lo troveremo con quest’oscurità?...
+</p>
+
+<p>
+— Conosco questi boschi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma l’uomo che è venuto a spiarci, non ci tenderà un agguato?...
+</p>
+
+<p>
+— Siamo armati e non lo temo.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, giacchè lo vuoi. Apriremo bene gli occhi e terremo
+un dito sul grilletto delle carabine.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Stavano per abbandonare l’isolotto e scendere sul banco per
+raggiungere l’imbarcazione che era rimasta arenata, quando in
+mezzo ai boschi si udì a rintronare uno sparo.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo si era arrestato mandando un grido, che aveva qualche
+cosa d’angoscioso.
+</p>
+
+<p>
+— La carabina di Gamani! — esclamò.
+</p>
+
+<p>
+— O del negro che è fuggito? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_14">[14]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, è stata sparata in mezzo ai boschi.
+</p>
+
+<p>
+— Avrà fatto fuoco contro qualche leopardo.
+</p>
+
+<p>
+— No.... odi?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Un’altra detonazione era echeggiata, poi dopo alcuni istanti,
+un’altra ancora.
+</p>
+
+<p>
+— Sono segnali d’allarme! — esclamò Alfredo. — Vieni, Antao,
+vieni!...&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap3"><span class="smcap">Capitolo III.</span>
+<span class="smaller">La scomparsa di Gamani</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+I due cacciatori, abbandonato precipitosamente il banco, si
+slanciarono verso la scialuppa che era rimasta arenata e spintala
+in acqua con una scossa vigorosa, vi balzarono dentro, arrancando
+con grande lena.
+</p>
+
+<p>
+Giunti però a trenta passi dalla riva, resa oscurissima dalla
+cupa ombra dei grandi vegetali, Alfredo fece segno al compagno
+di rallentare la manovra dei remi e alzatosi sul banco, col
+fucile in mano, lanciò un lungo sguardo sui rami arcuati dei
+paletuvieri.
+</p>
+
+<p>
+Per alcuni istanti scrutò con somma attenzione quelle piante
+delle febbri, in mezzo alle quali poteva benissimo celarsi un
+uomo senza tema di venire scoperto, poi riprese il remo e spinse
+la scialuppa verso la sponda, ma procurando di non far rumore.
+</p>
+
+<p>
+Prima di sbarcare attese ancora qualche minuto, tendendo
+gli orecchi per raccogliere il menomo rumore, poi rassicurato
+dal profondo silenzio che regnava sulla fiumana, s’aprì il varco
+fra i paletuvieri, facendo cenno ad Antao di seguirlo.
+</p>
+
+<p>
+— Quante precauzioni, — disse Antao, che pareva sorpreso.
+</p>
+
+<p>
+— Sono necessarie, — rispose Alfredo, che legava la scialuppa. — Non
+dimenticare che abbiamo degli uomini dinanzi a noi.
+</p>
+
+<p>
+— Uno, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Chi ti dice che fosse solo?...
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma noi siamo armati e poi non abbiamo paura dei
+negri. Ed ora, come faremo a trovare Gamani, con quest’oscurità?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_15">[15]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Conosco la via.
+</p>
+
+<p>
+— Se segnalassimo a lui che lo cerchiamo sparando alcune
+fucilate?...
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao. Bisogna lasciar credere agli uomini che ci spiavano,
+che noi siamo rimasti sul banco.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ci avranno veduti attraversare il fiume.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ora li inganneremo.
+</p>
+
+<p>
+— In quale modo?
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedrai. Imita la mia manovra.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Aveva estratto il lungo e solido coltello da caccia ed aveva
+cominciato a recidere alcuni rami, riunendoli in un fascio che
+aveva la grossezza d’un uomo, poi lo aveva coperto colla propria
+giacca di tela bianca. Antao, quantunque non capisse cosa
+volesse fare il compagno, lo aveva imitato, vestendo quella specie
+di fantoccio colla camicia di flanella, non avendo giacca.
+</p>
+
+<p>
+— Ora poniamoli nella scialuppa, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Mi spiegherai il perchè?
+</p>
+
+<p>
+— Te lo dirò poi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due fantocci furono messi uno a prora e l’altro a poppa,
+poi la scialuppa fu liberata dalla corda che la tratteneva e abbandonata
+alla corrente, la quale la trasportò tosto al largo.
+</p>
+
+<p>
+— Seguimi, — disse poi Alfredo. — Cerca di non far rumore
+e apri bene gli occhi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si cacciò senza esitare fra le piante, strisciando lestamente
+fra le immani radici che coprivano il suolo ed i cespugli che
+crescevano fitti fitti fra i tronchi dei grandi alberi, e raggiunse
+un sentiero aperto in piena foresta, ma tanto stretto da permettere
+appena il passaggio ad un uomo.
+</p>
+
+<p>
+Si lanciò innanzi risolutamente, tenendo il fucile sotto il braccio
+per essere più pronto a far fuoco, ma evitando con cura
+estrema di urtare i rami degli alberi che si curvavano su
+quello stretto passaggio e posando con precauzione i piedi, per
+tema di far scrosciare le foglie secche o di calpestare la coda
+di qualche rettile velenoso. Antao gli si era messo dietro, girando
+a destra ed a sinistra gli occhi e volgendosi di frequente,
+per paura di venire improvvisamente assalito a tergo.
+</p>
+
+<p>
+Dopo le tre detonazioni della carabina di Gamani più nessun
+rumore aveva turbato il profondo e misterioso silenzio che regnava
+nella foresta, pure Alfredo non pareva tranquillo, tutt’altro.
+Si arrestava di frequente per tendere gli orecchi,
+<span class="pagenum" id="Page_16">[16]</span>
+guardava all’intorno scrutando le folte e cupe macchie, trasaliva
+ad ogni foglia secca che crepitava sotto i suoi piedi e delle
+parole tronche gli sfuggivano dalle labbra. Doveva avere un
+motivo ben grave per essere così inquieto, lui che era così
+coraggioso, che nessun pericolo spaventava: così almeno pensava
+Antao.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto, verso il fiume rimbombò una fragorosa detonazione,
+che pareva prodotta da una di quei grossi e vecchi fucili
+adoperati dai negri, armi che contano cinquanta e forse
+cent’anni di fabbricazione.
+</p>
+
+<p>
+— Gamani? — chiese Antao, arrestandosi bruscamente.
+</p>
+
+<p>
+— Non è lo sparo d’una carabina, — rispose Alfredo che si
+era pure fermato. — So di cosa si tratta.
+</p>
+
+<p>
+— Spiegati.
+</p>
+
+<p>
+— Sono gli uomini che ci spiavano che sparano contro i nostri
+fantocci. Sono contento di averli ingannati.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Quantunque la loro posizione fosse tutt’altro che lieta, Antao
+non potè trattenere uno scoppio di risa.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... che superba idea!... — esclamò.
+</p>
+
+<p>
+— Imprudente! Vuoi farci fucilare?...
+</p>
+
+<p>
+— È vero; mi dimenticavo che siamo diventati della selvaggina
+pei negri. Toh!... Un altro colpo!... Quegli stupidi si divertono
+a consumare la loro polvere contro la mia camicia e
+la tua giacca, ora non m’inquieto. I loro fucili fanno più fracasso
+che danno e poi questi negri sono così cattivi bersaglieri
+che....
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi finirla? La pelle non ti preme forse? Se tirano male, il
+caso talvolta manda una palla a destinazione. Orsù; ora che sappiamo
+che i nemici seguono la scialuppa, mettiamoci al trotto
+e cerchiamo di raggiungere presto Gamani, poi la mia fattoria.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Certi ormai di aver fatto perdere le loro tracce a quei misteriosi
+nemici che avevano loro preparato l’agguato e convinti
+di aver dinanzi la via libera, affrettarono il passo, inoltrandosi
+sotto centinaia e centinaia di giganteschi sicomori,
+di alberi dal legno rosso, di alberi dal cotone o bombasc, di
+mangani, di goyavi e di banani dalle foglie smisurate e cacciandosi
+lestamente, non senza però incespicare e urtare, fra
+miriadi di radici e di liane che formavano talora delle vere reti
+inestricabili.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-016a"></a>
+ <img src="images/ill-016a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>— Da bere, signore.... da bere.... — (Pag. 24).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+La loro corsa durò venti minuti sempre più rapida, poi Alfredo
+<span class="pagenum" id="Page_17">[17]</span>
+s’arrestò dinanzi ad uno spazio aperto, in mezzo a cui
+giganteggiava solitario un sicomoro dal nero fogliame, che spandeva
+all’intorno una cupa ombra.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo? — chiese Antao, con voce affannosa.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose il cacciatore, — ma....
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedi?
+</p>
+
+<p>
+— Fa troppo oscuro e poi si sarà nascosto fra le foglie del
+sicomoro.
+</p>
+
+<p>
+— Odi nulla?
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao e ciò mi inquieta.
+</p>
+
+<p>
+— Chiamalo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo accostò ambe le mani alla bocca formando una specie
+di porta-voce e chiamò replicatamente, ma senza gridare troppo
+forte:
+</p>
+
+<p>
+— Gamani!... Gamani!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Nessuno rispose a quella doppia chiamata.
+</p>
+
+<p>
+— Gran Dio!... — mormorò il cacciatore, con angoscia. Cos’è
+accaduto di lui?...
+</p>
+
+<p>
+— Sei certo che questo sia il posto? — chiese il compagno.
+</p>
+
+<p>
+— Non m’inganno io, Antao. L’abbiamo lasciato ai piedi di
+questo sicomoro.
+</p>
+
+<p>
+— Che una belva lo abbia divorato?... Quei colpi di fucile....
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo, se è stato divorato da qualche leopardo o da
+qualche leone, troveremo almeno la sua carabina.
+</p>
+
+<p>
+— Spero che non l’avranno mangiata.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Armò il fucile e strisciò verso l’albero gigante, mentre il
+suo compagno sorvegliava i dintorni, temendo che apparissero
+i misteriosi nemici.
+</p>
+
+<p>
+Giunto ai piedi del sicomoro, il cacciatore guardò fra i rami,
+ma faceva troppo oscuro per poter discernere qualche cosa.
+Ripetè la chiamata, ma non ottenendo alcuna risposta, fece il
+giro dell’enorme tronco esaminando attentamente le erbe che
+crescevano all’intorno.
+</p>
+
+<p>
+Aveva quasi compìto il giro, quando vide a terra qualche
+cosa di bianco, semi-nascosto fra le grasse graminacee. Allungò
+una mano e raccolse un cappello di foglie intrecciate e che gli
+era ben noto.
+</p>
+
+<p>
+— Il cappello di Gamani!... — esclamò. — Il disgraziato è
+stato ucciso!... A me, Antao.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_18">[18]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il compagno s’affrettò a raggiungerlo e comprese subito la
+gravità della cosa.
+</p>
+
+<p>
+— Ucciso o rapito? — chiese.
+</p>
+
+<p>
+— Rapito!... — esclamò Alfredo, come fosse stato vivamente
+colpito da quella riflessione.
+</p>
+
+<p>
+Ma poi, crollando il capo, aggiunse.
+</p>
+
+<p>
+— Ed a quale scopo?... Rapire un servo?... Qui, quando si
+odia qualcuno lo si uccide; la vita d’un uomo vale meno d’una
+fettuccia o di poche perle di vetro.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se l’hanno ucciso non si saranno di certo presa la
+briga di far scomparire il cadavere.
+</p>
+
+<p>
+— Forse l’avranno gettato nella foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Cerchiamolo, Alfredo. Non ti sembra che queste erbe siano
+calpestate?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sono curvate in varii luoghi.
+</p>
+
+<p>
+— Seguiamo le tracce.
+</p>
+
+<p>
+— Ma mi preme giungere alla fattoria, Antao; ho dei tristi
+presentimenti. Questo attacco improvviso in mezzo alla foresta,
+contro noi che siamo uomini bianchi, troppo temuti dai sudditi
+di Tofa e dei reami della costa, mi fa sospettare la presenza
+dei sanguinari negri del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— Taci!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Un grido acuto, straziante, ma un grido che pareva più
+emesso da una donna che da un uomo, era in quel momento
+echeggiato in mezzo alla tenebrosa foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Hai udito?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— È un grido di donna.
+</p>
+
+<p>
+— Sciagura su noi, Antao!...
+</p>
+
+<p>
+— Ti ho detto che è un grido di donna.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so e perciò ho paura.
+</p>
+
+<p>
+— D’una donna?... — chiese il portoghese, al colmo dello
+stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Seguimi!... — disse il cacciatore, senza rispondere alla
+domanda.
+</p>
+
+<p>
+Quel grido che pareva lanciato da una persona in pericolo, era
+echeggiato a tre o quattrocento metri dal grande sicomoro, in
+mezzo alla cupa foresta. Bastavano quindi pochi istanti per giungere
+sul luogo dove accadeva qualche grave avvenimento.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo aveva attraversata rapidamente la radura, ma giunto
+<span class="pagenum" id="Page_19">[19]</span>
+sul margine della foresta si era arrestato e pareva poco disposto
+ad avventurarsi in mezzo a quel caos di rami, di tronchi enormi
+e di radici mostruose.
+</p>
+
+<p>
+Udendo però echeggiare un secondo grido, più acuto, più straziante
+del primo, non esitò più. Tenendo un dito sul grilletto della
+carabina per essere pronto ad ogni evento, si slanciò in mezzo
+alla folta vegetazione, sempre seguito dal brasiliano.
+</p>
+
+<p>
+Scivolando fra le radici ed i rami, quasi senza far rumore,
+quantunque fosse profonda l’oscurità sotto la vôlta impenetrabile
+delle frondi, in poco meno di mezzo minuto giunse in una
+seconda radura, ma più piccola della prima e circondata da altissimi
+alberi e alla luce della luna vide una massa oscura che pareva
+si dibattesse in mezzo alle erbe.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’è? — chiese Antao, che lo aveva raggiunto.
+</p>
+
+<p>
+Un terzo grido, ma un grido di donna sfuggì da quella massa
+al quale rispose un urlo rauco e stridente, ben noto al cacciatore
+della Costa d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+— Indietro, Antao!... — esclamò Alfredo. — Bada alla tua
+vita.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi si spinse innanzi, tuonando:
+</p>
+
+<p>
+— Ci sono io, mio caro ed ho una palla per te!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Udendo quella voce umana, un animale si era staccato da
+quella massa e con un rapido volteggio si era piantato dinanzi
+all’ardito cacciatore, a dieci passi di distanza, saettandolo con
+due occhi che avevano dei riflessi giallo-verdastri.
+</p>
+
+<p>
+Aprì le fauci armate di lunghi e candidi denti, si battè i fianchi
+colla coda, poi si raccolse su sè stesso come fanno i gatti quando
+si preparano ad assalire un sorcio e lanciò tre note gutturali,
+lunghe, le quali risuonarono paurosamente sotto le vôlte dei
+grandi alberi, destando tutti gli echi della gigantesca foresta.
+</p>
+
+<p>
+Quell’animale, che la luna illuminava perfettamente, era lungo
+circa due metri e rassomigliava ad una tigre o per lo meno
+ad un gatto, ma di dimensioni straordinarie. Aveva la testa
+grossa in proporzione al corpo, il muso poco sporgente, un collo
+corto ma robustissimo, una coda lunga settanta od ottanta centimetri,
+ed il pelame giallo-rossiccio che diventava più oscuro sul
+dorso, macchiato di grossi punti oscuri ed irregolari e le parti
+inferiori, compreso il petto e la gola, giallo-biancastre.
+</p>
+
+<p>
+Sentendosi assalire alle spalle, aveva abbandonato la vittima
+che forse stava strangolando e dilaniando e si era affrettato a
+<span class="pagenum" id="Page_20">[20]</span>
+far fronte al pericolo con un coraggio piuttosto raro nelle fiere,
+le quali ordinariamente evitano l’uomo bianco armato.
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore, sapendo quale formidabile avversario avesse dinanzi,
+si era arrestato e guardava intrepidamente la fiera che
+continuava a saettarlo con uno sguardo di collera e d’ardente
+bramosìa, mentre avvicinava lentamente alla spalla il calcio della
+carabina.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... — mormorò Antao, rabbrividendo. — Un
+leopardo qui!... Preferirei dieci ippopotami a questo feroce
+mangiatore d’uomini!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Non si era ingannato: era un vero leopardo quello che stava
+per scagliarsi sull’audace cacciatore della Costa d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+Questi animali sono forse più formidabili dei leoni e forse più
+arditi delle tigri indiane. Nessun negro oserebbe affrontarli,
+quantunque abbiano una statura ben inferiore dei re delle foreste
+e siano meno robusti, ma perchè sanno di quanta agilità
+e di quanta ferocia sono dotati.
+</p>
+
+<p>
+Sono il flagello dell’Africa tenebrosa, come lo sono le tigri
+nelle pantanose pianure delle Sunderbunds del sacro Gange.
+</p>
+
+<p>
+Abitano ordinariamente le foreste fitte, dove fanno delle vere
+distruzioni di selvaggina, sono voracissimi, divorano specialmente
+un numero enorme di scimmie, essendo i leopardi abilissimi
+arrampicatori, ma talora scelgono i loro covi in vicinanza
+dei villaggi e allora guai ai poveri abitanti.
+</p>
+
+<p>
+Divorano prima a quei disgraziati tutti gli animali domestici,
+osando inoltrarsi perfino entro le capanne ed in pieno giorno,
+poi divorano i proprietarii. Sono così noncuranti dei pericoli,
+che anche scacciati ritornano dopo poche ore, entrano nelle
+abitazioni balzandovi per le finestre o guastando i malsicuri
+tetti, strangolano ferocemente le persone addormentate, uccidono
+le donne che si recano alle fontane, rapiscono i bambini. Vi sono
+taluni leopardi diventati famosi per le loro distruzioni, nè più nè
+meno delle tigri antropofaghe dell’India.
+</p>
+
+<p>
+Non era quindi da sorprendersi se il portoghese, che aveva atteso
+a piè fermo i giganteschi ippopotami, fosse spaventato della
+presenza di quel leopardo e se Alfredo, che era così coraggioso
+e lesto di mano, fosse diventato estremamente prudente dinanzi
+a quel formidabile avversario.
+</p>
+
+<p>
+La belva, come dicemmo, si era accovacciata come si preparasse
+a balzare addosso al cacciatore che la sfidava e che la minacciava
+<span class="pagenum" id="Page_21">[21]</span>
+colla canna della carabina, ma tutto d’un tratto si rialzò,
+spiccò un gran salto descrivendo una straordinaria parabola e
+andò a cadere fra i rami d’un ebano che era lontano dieci passi.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Saturno!... Che salto!... — esclamò Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Guarda la vittima, — disse Alfredo, senza staccare gli
+occhi dall’albero.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che quella donna sia stata uccisa, poichè non la odo
+più a muoversi. Vedo una massa oscura distesa fra le erbe.
+</p>
+
+<p>
+— È armato il tuo fucile?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Mettiti dietro di me e sii pronto a passarmelo. Se le due
+palle falliscono, siamo perduti.
+</p>
+
+<p>
+— Sono pronto.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alzò la carabina e mirò freddamente il leopardo, che si teneva
+imboscato fra i rami dell’ebano ma che pareva pronto,
+con un altro grande salto, a piombare addosso all’uno o all’altro
+dei due avversarii.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo mirò a lungo, con calma, cercando di irrigidire i
+nervi, poi lasciò partire il colpo.
+</p>
+
+<p>
+La detonazione fu seguita da un rauco urlo, poi si vide il leopardo
+passare come un lampo attraverso i rami, descrivere un
+arco e cadere a dieci passi, ma con un sordo rumore che indicava
+come le sue potenti zampe non funzionassero più coll’agilità
+primiera.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo aveva fatto un balzo indietro gettando via l’arma scarica
+e afferrando di volo quella che gli porgeva Antao.
+</p>
+
+<p>
+La puntò rapidamente per prevenire il secondo slancio della
+fiera, ma questa non si mosse e si limitò a far rintronare la foresta
+colla sua nota stridente e gutturale.
+</p>
+
+<p>
+Si era coricata sul fianco destro e pareva che non fosse più capace
+di rimettersi in piedi, quantunque le sue zampe posteriori
+strappassero furiosamente le erbe d’intorno e cercassero di spingere
+innanzi la massa del corpo.
+</p>
+
+<p>
+— Ha le gambe anteriori fracassate, — disse Alfredo. — Ora
+non lo temo più.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fece fuoco la seconda volta a sei soli passi di distanza. Quel
+colpo fu mortale: la belva, colpita in piena fronte, fece un ultimo
+balzo in aria, poi ricadde come una massa inerte e non si
+mosse più.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_22">[22]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Alla donna, Antao, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+E tutti e due, sbarazzati da quel pericoloso avversario, si slanciarono
+verso la povera vittima che giaceva in mezzo alle erbe
+della piccola radura.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap4"><span class="smcap">Capitolo IV.</span>
+<span class="smaller">Il fanciullo rapito</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Quando giunsero là dove il leopardo si era alzato, videro subito
+che non si erano ingannati. La vittima del ladrone delle foreste
+era veramente una donna, ma che non doveva però essere
+una tranquilla abitatrice di qualche villaggio, poichè appena Alfredo
+l’ebbe guardata, non potè trattenere una sorda esclamazione
+che tradiva una viva inquietudine ed una profonda collera.
+</p>
+
+<p>
+Quella sconosciuta indossava un costume ben noto agli abitanti
+della Costa d’Avorio ed intorno a lei si vedevano certe armi non
+adoperate di certo dalle donne di Tofa, nè del Grande e Piccolo
+Popo.
+</p>
+
+<p>
+Era una bella giovane di vent’anni, dalle forme assai sviluppate,
+dalle braccia muscolose, dalla pelle d’un nero meno carico
+delle donne della costa e di statura alta e squisitamente modellata.
+</p>
+
+<p>
+Aveva il corpo racchiuso in un giubbetto verde stretto alla
+cintura da una cartucciera di pelle, le anche avviluppate in una
+specie di gonnellino di seta rossa, i piedi nudi, ma le gambe e
+le braccia adorne di parecchi anelli di rame e d’avorio.
+</p>
+
+<p>
+Presso di lei stava un casco a due punte, di stoffa bianca e più
+oltre un fucile a pietra, una giberna di pelle dorata e un lungo e
+largo coltellaccio, una di quelle armi terribili che gli abitanti del
+Dahomey chiamano <i>nyekpeo-hen-to</i>.
+</p>
+
+<p>
+Il carnivoro l’aveva ridotta in uno stato miserando, ma forse
+gli era mancato il tempo di finirla. Le robuste unghie avevano
+squarciata la spalla destra della povera giovane per una lunghezza
+di venti o venticinque centimetri ed i denti avevano
+straziate le carni della coscia sinistra, le quali erano ormai
+coperte di sangue.
+</p>
+
+<p>
+— Disgraziata!... — esclamò Antao. — Un momento di ritardo
+ed era finita. Fortunatamente non mi sembra che svenuta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_23">[23]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Fortunatamente!... — disse Alfredo, coi denti stretti. — L’avesse
+stritolata questa vipera!...
+</p>
+
+<p>
+— Questa povera donna? — chiese il portoghese, stupito.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi è adunque?...
+</p>
+
+<p>
+— Chi?... Chi?... Guarda il suo costume guerresco, Antao;
+questa donna è una di quelle crudeli amazzoni che formano il
+corpo reale del feroce Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Del re del Dahomey?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, di quell’antropofago.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!...
+</p>
+
+<p>
+— Fuggiamo, amico!... Ormai i miei dubbi sono diventati una
+realtà! Le genti del Dahomey ronzano intorno alla mia fattoria e
+sono guidate da quel furfante che da due anni mi minaccia delle
+sue vendette.
+</p>
+
+<p>
+— Che si tratti invece d’una spedizione contro il re Tofa?
+</p>
+
+<p>
+— No, Tofa non ha nulla da temere da Geletè, perchè è un
+suo parente e perchè si sa che è sotto la protezione degli uomini
+bianchi. Vieni, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non possiamo lasciare qui questa donna in questo stato.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu non sai quanto sieno feroci e sanguinarie queste donne;
+tu non conosci le amazzoni del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— È una donna, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— È peggio d’un uomo e sarebbe capace di compensare le tue
+cure con un colpo di fucile, per regalare la tua testa al suo re.
+Vieni, fuggiamo!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese stava per arrendersi all’invito del suo compagno
+quantunque molto a malincuore, quando la giovane donna emise
+un lamento così straziante, da toccare il cuore del più spietato
+nemico.
+</p>
+
+<p>
+Antao si era subito arrestato e anche Alfredo, malgrado il suo
+odio misterioso verso quella suddita del re del Dahomey, aveva
+fatto un volta faccia, come se fosse indeciso fra il fuggire od il
+tornare.
+</p>
+
+<p>
+— L’hai udita? — chiese il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose Alfredo, corrugando la fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Non possiamo abbandonare quella disgraziata che potrebbe
+diventare la preda d’un altro leopardo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma la mia fattoria corre un grave pericolo.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo sappiamo ancora.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_24">[24]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Gamani è stato assalito e hanno fatto fuoco sulla nostra scialuppa.
+Cosa vuoi di più?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Un secondo gemito, più doloroso del primo, uscì dalle labbra
+della giovane donna seguìto da queste parole pronunciate in lingua
+<i>uegbè</i>, idioma parlato in tutti gli stati costieri del grande
+golfo di Guinea:
+</p>
+
+<p>
+— Da bere, signore.... da bere....&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori, un po’ commossi da quella invocazione che
+aveva un accento straziante, s’avvicinarono alla donna, la quale
+si era alquanto sollevata.
+</p>
+
+<p>
+Il viso della giovane guerriera nulla aveva dell’ardita espressione
+delle amazzoni del barbaro re. Aveva una fisonomia dolce,
+dai lineamenti regolari, con un naso quasi diritto invece di essere
+schiacciato, come lo hanno le donne di razza negra, una
+bocca piccola con due labbra rosse che mostravano dei denti
+d’una ammirabile bianchezza. Anche i suoi occhi non erano così
+grandi, nè così sporgenti: erano invece tagliati quasi a mandorla,
+d’un nero lucente, pieni d’espressione ed intelligenti.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo appressarsi i due cacciatori, l’amazzone fece istintivamente
+un gesto come se cercasse il fucile od il coltellaccio,
+ma parve subito si pentisse di quell’atto e tese ambe le mani
+verso di loro, ripetendo con voce fioca:
+</p>
+
+<p>
+— Da bere.... signori....&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, che comprendeva perfettamente la lingua <i>uegbè</i>, prese
+la fiaschetta che portava alla cintura, ripiena d’acqua mescolata
+ad un po’ di arak e si curvò sulla giovane donna che il portoghese
+sorreggeva per impedirle di ricadere, ma poi ritirò la mano, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Sì, io ti darò da bere, ma se mi dirai cosa facevi in questa
+foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Te lo dirò.... signore.... lo giuro sul mio <i>feticcio</i>&#8205;<a class="tag" id="tag1" href="#note1">[1]</a> ma brucio....
+soffro.... dammi una goccia d’acqua....&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore, quantunque avesse i suoi motivi per odiare i sudditi
+del Dahomey, non era crudele. Comprese che quella povera
+donna doveva essere rôsa dalla febbre causatale da quelle atroci
+ferite e le porse la fiaschetta, senza più esitare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_25">[25]</span>
+</p>
+
+<p>
+Quando la guerriera si fu dissetata gliela restituì, dicendo con
+voce raddolcita:
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, signore.
+</p>
+
+<p>
+— Ora parlerai: cosa facevi in questa foresta che è così lontana
+dal tuo paese?
+</p>
+
+<p>
+— Aspettavo dei guerrieri che si sono recati sulle rive del
+fiume.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa cercavano quei guerrieri?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La giovane donna ebbe una breve esitazione, ma poi disse, abbassando
+il capo:
+</p>
+
+<p>
+— Dovevano sorvegliare un uomo bianco che doveva cacciare
+gli ippopotami sull’Ouzme.... e....
+</p>
+
+<p>
+— Continua.
+</p>
+
+<p>
+— Prenderlo vivo o morto.
+</p>
+
+<p>
+— Odi Antao? — chiese Alfredo, tergendosi alcune stille di sudore
+freddo. Hanno preparato un tradimento.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi rivolgendosi verso la giovane:
+</p>
+
+<p>
+— L’uomo che dovevano fare prigioniero sono io, — disse, — e
+sono io che ho ucciso il leopardo che doveva divorarti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+L’amazzone non rispose e chinò il capo sul seno, come se volesse
+nascondere il viso.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, — continuò Alfredo, che era in preda ad una viva
+agitazione. — Vi sono altri uomini oltre questi boschi, verso le
+terre del re Tofa?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose l’amazzone.
+</p>
+
+<p>
+— Molti?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, molti.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa devono fare?...
+</p>
+
+<p>
+— Sorprendere la fattoria dell’uomo bianco.
+</p>
+
+<p>
+— E li guida?...
+</p>
+
+<p>
+— Il cabecero Kalani.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore, udendo quel nome, si era rialzato mandando un
+urlo di furore.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... Miserabile uomo! Il cuore me lo diceva! Vieni, Antao,
+vieni o sarà troppo tardi!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma questa donna?...
+</p>
+
+<p>
+— A me!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore si lacerò la camicia, inzuppò rapidamente un
+pezzo nell’acqua della fiaschetta, lavò le ferite senza che la
+giovane guerriera facesse udire un gemito, riunì con lesta mano
+<span class="pagenum" id="Page_26">[26]</span>
+le carni, le fasciò, poi prese il coltellaccio ed il fucile a pietra
+e li mise accanto alla donna, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Se qualche animale ti assale, difenditi. Fra breve l’alba sorgerà
+e non correrai alcun pericolo. Se vorrai attenderci, ti prometto
+di salvarti.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, mio signore, — rispose l’amazzone.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo stava per lanciarsi attraverso alla foresta, quando si
+arrestò un istante, poi tornando rapidamente verso la donna,
+le disse:
+</p>
+
+<p>
+— Una domanda ancora. Io avevo lasciato un uomo nella radura
+vicina, uno de’ miei servi e non l’ho più ritrovato. Sai
+dirmi cos’è avvenuto di lui?
+</p>
+
+<p>
+— È stato preso dai miei compagni.
+</p>
+
+<p>
+— Lo hanno ucciso?...
+</p>
+
+<p>
+— No, l’hanno fatto prigioniero e condotto via.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie. Andiamo Antao e più lesti dei cervi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori abbandonarono l’amazzone che era ricaduta
+fra le erbe e si misero a correre per la foresta, seguendo il sentiero
+che attraversava la radura del grande sicomoro.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo non rispondeva più alle domande del suo compagno.
+Tutta la sua attenzione pareva rivolta alla sua fattoria, che in
+quel momento stava forse per correre un grave pericolo cercava
+quindi di guadagnare più via che poteva.
+</p>
+
+<p>
+Non camminava, correva come un’antilope, sfondando con impeto
+irresistibile i rami che si allungavano sul sentiero e recidendo,
+con furiosi colpi di coltello, le liane che gl’impedivano il
+passo.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, non abituato alle lunghe marcie e tanto meno
+alle corse prolungate, lo pregava di tratto in tratto d’arrestarsi
+per concedergli un po’ di respiro, ma il cacciatore invece precipitava
+sempre più la fuga.
+</p>
+
+<p>
+Qualche volta però si fermava, ma per tendere gli orecchi, parendogli
+forse di udire in lontananza delle urla e delle detonazioni;
+poi correva più di prima, per riguadagnare i passi
+perduti.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto s’arrestò, dicendo con voce affannosa:
+</p>
+
+<p>
+— Hai udito, Antao?...
+</p>
+
+<p>
+— Non odo che il sangue che mi sibila agli orecchi e la mia
+respirazione disordinata, — rispose il portoghese con voce rotta.
+</p>
+
+<p>
+— Mi sembra d’aver udito degli spari....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_27">[27]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ma siamo ancora molto lontani dalla tua fattoria?
+</p>
+
+<p>
+— Tre o quattro miglia.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno! Tanto da scoppiare, se continui a galoppare
+in questo modo.
+</p>
+
+<p>
+— Odi?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Una scarica lontana echeggiò verso il sud, ripercuotendosi distintamente
+sotto i grandi boschi, seguita poco dopo da spaventevoli
+vociferazioni.
+</p>
+
+<p>
+— Eccoli! — urlò Alfredo. — Assalgono la mia fattoria. Corri,
+Antao, corri!... Voglio uccidere quel cane di Kalani!&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Entrambi si erano rimessi a correre, facendo appello alle loro
+forze. Il cacciatore della Costa d’Avorio, il cui volto ordinariamente
+era così tranquillo, aveva assunto un’aria d’odio feroce, faceva
+paura.
+</p>
+
+<p>
+Colla carabina in pugno, arma terribile in quelle mani, gli
+occhi scintillanti, i capelli in disordine, avrebbe spaventato qualunque
+persona che lo avesse incontrato in quella cupa foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Avanti!... Avanti!... — ripeteva, con voce strozzata. — Me
+lo rapiscono!... Kalani si vendica, ma lo ucciderò!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Intanto le detonazioni continuavano sempre più distinte, rombando
+sordamente ed a lungo sotto i grandi alberi. Talora erano
+scariche nutrite che parevano fatte da una compagnia di truppe
+regolari ed ora invece colpi isolati, poi echeggiavano delle urla
+che parevano emesse più da belve che da gole umane. Senza alcun
+dubbio si combatteva con ferocia attorno alla fattoria e gli
+uomini che l’abitavano si difendevano furiosamente.
+</p>
+
+<p>
+Già i due cacciatori non dovevano distare più di due miglia dal
+luogo della pugna, a giudicarlo dall’intensità degli spari e la
+grande foresta cominciava a diradarsi, quando verso il sud, al
+disopra d’una cortina d’alberi, si scorse una viva luce che aveva
+dei riflessi sanguigni, quindi una gigantesca colonna di scintille
+che saliva alta alta, come se volesse confondersi cogli astri.
+</p>
+
+<p>
+— Un incendio laggiù.... Alfredo! — gridò Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedo, — rispose il cacciatore, con accento disperato. — Kalani
+si è vendicato e mi fugge di mano, ma lo raggiungerò,
+dovessi andarlo a stanare nel cuore di Abomey.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Stava per riprendere la corsa, quando un uomo, un negro armato
+di fucile, che pareva si fosse fino allora tenuto nascosto
+sotto un fitto cespuglio, gli sbarrò il passo, dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Ove vai padrone?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_28">[28]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tu.... Asseybo!... — esclamò il cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+— Fermati padrone, laggiù vi è la morte.
+</p>
+
+<p>
+— Non temo la morte io, — urlò Alfredo, con esaltazione. — M’hanno
+incendiata la fattoria?
+</p>
+
+<p>
+— Sì padrone e l’hanno saccheggiata.
+</p>
+
+<p>
+— E mio nipote?...
+</p>
+
+<p>
+— Perduto.
+</p>
+
+<p>
+— Gran Dio! Ucciso da Kalani?
+</p>
+
+<p>
+— No, rapito.
+</p>
+
+<p>
+— Da Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, da lui.
+</p>
+
+<p>
+— Sono fuggiti?...
+</p>
+
+<p>
+— Stanno ritirandosi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma posso raggiungere ancora quei ladri.
+</p>
+
+<p>
+— Non osarlo, padrone. Sono almeno duecento.
+</p>
+
+<p>
+— Maledizione su di loro!... Me l’hanno rapito! Povero fanciullo!...
+Venite, lo voglio!...
+</p>
+
+<p>
+— Alfredo, — disse Antao, arrestandolo. — I rapitori possono
+ucciderti. Non precipitiamo le cose e cerchiamo di essere prudenti
+per ora; i tuoi nemici possono attenderti presso le rovine
+della fattoria. Aspettiamo l’alba, poi vedremo cosa si potrà
+fare.
+</p>
+
+<p>
+— Io non temo nè Kalani, nè i suoi uomini! — gridò Alfredo con
+furore. — Vieni Antao, vieni Asseybo!... Noi daremo addosso
+ai rapitori.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sono molti, padrone e tutti armati di fucili, — disse il
+negro.
+</p>
+
+<p>
+— I miei uomini si uniranno a noi.
+</p>
+
+<p>
+— Temo che siano stati tutti uccisi, padrone. Quando sono
+balzato dalla finestra per non venire bruciato vivo, non ve ne
+erano che due soli vivi.
+</p>
+
+<p>
+— Non importa, siamo in tre e tutti armati.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Era impossibile trattenere lo sventurato cacciatore, il quale
+era in preda ad una esasperazione indicibile. Il portoghese, comprendendo
+che se non l’avesse seguito sarebbe partito solo,
+si decise a cedere.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, andiamo, — disse, — e guai al traditore.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo era già partito correndo, sperando di giungere sul
+luogo dell’incendio prima della ritirata dei rapitori, ma Antao,
+accusando una stanchezza estrema causata da quella lunga
+<span class="pagenum" id="Page_29">[29]</span>
+marcia, lo costringeva di tratto in tratto a rallentare la sua
+fuga.
+</p>
+
+<p>
+Sfinito lo era in realtà, ma contava su quei ritardi per lasciare
+campo ai dahomeni di ritirarsi, comprendendo che una
+lotta con quei negri coraggiosi e sanguinari, almeno pel momento,
+non era opportuna. Quei duecento uomini non avrebbero
+certo faticato a schiacciare i tre cacciatori, essendo tutti armati
+di fucile.
+</p>
+
+<p>
+Le scariche e le grida erano intanto cessate, ma al disopra
+degli alberi si vedevano ancora innalzarsi nuvoloni di fumo dai
+riflessi sanguigni e nembi di scintille che il vento notturno
+spingeva assai lontane, minacciando di provocare altri incendii
+nei boschi vicini.
+</p>
+
+<p>
+Mezz’ora dopo i due cacciatori ed il negro, lasciata la foresta,
+giungevano sul margine d’una prateria, in mezzo alla quale,
+presso un piccolo corso d’acqua, sorgeva la fattoria d’Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Un orribile spettacolo s’offerse tosto agli sguardi del disgraziato
+proprietario e dei suoi compagni.
+</p>
+
+<p>
+Del vasto fabbricato e dei suoi magazzini, che poche ore prima
+contenevano ingenti ricchezze, non rimanevano che poche muraglie
+annerite dal fumo e degli ammassi di rottami, di sotto
+ai quali sfuggivano ancora vortici di fumo e delle lingue di
+fuoco che lanciavano in aria getti di scintille.
+</p>
+
+<p>
+Le palizzate che circondavano i fabbricati erano state in gran
+parte abbattute per lasciare il varco agli assalitori, i cancelli
+strappati giacevano al suolo, mentre tutto all’intorno si scorgevano
+casse sventrate, botti sfondate, animali morti e più oltre
+parecchi cadaveri umani ammucchiati alla rinfusa, che stringevano
+ancora ferocemente i lunghi e pesanti coltelli, adoperati
+dai barbari guerrieri del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, scorgendo quella desolazione, si era arrestato come
+fosse stato pietrificato, poi si era lasciato cadere al suolo ripetendo
+con voce soffocata dai singhiozzi:
+</p>
+
+<p>
+— Me l’hanno rapito!... Povero fanciullo!... povero fratellino
+mio!...
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_30">[30]</span></p>
+
+<h2 id="cap5"><span class="smcap">Capitolo V.</span>
+<span class="smaller">L’odio di Kalani</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Alfredo Lusarno, catanese, da dieci anni aveva preso stanza
+sulla Costa d’Avorio. Figlio di uno di quegli arditi negozianti
+di corallo, che un tempo si spingevano fino sulle coste occidentali
+dell’Africa per vendere ai negri del Senegal, della Sierra
+Leone e della Repubblica di Liberia i prodotti dei banchi coralliferi
+di Sicilia e di Pantellaria, ritraendo grossi guadagni,
+a ventiquattro anni aveva deciso di abbandonare l’isola natìa
+e di visitare i paesi che avevano fatto la fortuna del genitore.
+</p>
+
+<p>
+Spirito irrequieto, avventuroso, avido di emozioni e soprattutto
+appassionato cacciatore, non aveva posto indugio ad effettuare
+il suo disegno. Con poche migliaia di lire in tasca, ma pieno
+di buona volontà, si era imbarcato sul primo postale in partenza
+da Marsiglia per le colonie francesi dell’Africa occidentale, visitando
+successivamente San Luigi del Senegal, Dakar, Free-Town,
+Monrovia, quindi le diverse cittadelle della Costa d’Oro
+soffermandosi a lungo a Whydah la stazione più importante
+e più commerciale di quelle regioni.
+</p>
+
+<p>
+Disgraziatamente, o meglio per sua fortuna, un mattino svegliandosi
+aveva fatti i suoi conti di cassa e si era accorto che
+i suoi biglietti da mille erano quasi tutti sfumati e che non gli
+rimanevano che poche dozzine di ghinee ed alcuni risdalleri.
+</p>
+
+<p>
+Non si era sgomentato per questo, ma aveva pensato che era
+giunto il momento di lasciare i viaggi e di ricostruire la sua
+modesta fortuna, così troppo presto sfumata.
+</p>
+
+<p>
+Avendo ormai conoscenza delle lingue parlate sulla costa e
+cognizioni commerciali sufficienti pei generi che si scambiavano
+in quelle importanti cittadelle e anche relazioni d’amicizia, era
+andato a offrirsi ad un portoghese che possedeva una importante
+fattoria a Porto Novo.
+</p>
+
+<p>
+Il bravo portoghese, che aveva avuto occasione di apprezzare
+l’abilità e l’energia del siciliano, due qualità necessarie in
+quelle regioni per trafficare e farsi rispettare da quei negri,
+che sono generalmente ladri e selvaggi, l’aveva subito accolto
+in qualità di raccoglitore d’olio di elais, articolo importantissimo,
+<span class="pagenum" id="Page_31">[31]</span>
+ma che richiedeva fatiche non poche, dovendo gli acquirenti
+spingersi nell’interno per visitare i villaggi negri.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo Lusarno si era messo a lavorare con infaticabile energia,
+spingendosi perfino sulle frontiere del selvaggio reame del
+Dahomey, del Benin, nel regno degli Ascianti, nelle due repubbliche
+del Piccolo e del Grande Popo, facendo ottimi affari dovunque
+ed approfittando anche per dare libero sfogo alla sua
+passione per le grandi caccie.
+</p>
+
+<p>
+Due anni dopo il proprietario della fattoria, uno zio di Antao,
+soddisfatto dell’attività del suo agente lo interessava sugli
+utili, e quattro anni più tardi il siciliano aveva avuto il piacere
+di costatare che la sua modesta fortuna sfumata nei viaggi,
+l’aveva triplicata in mezzo all’olio dei negri.
+</p>
+
+<p>
+Nel 1874, morto il proprietario, dopo di aver liquidato ogni
+cosa e rimesso il ricavato ad Antao Carvalho, legittimo erede,
+aveva cominciato a trafficare per proprio conto, fondando una
+fattoria nello stato del re Tofa, accumulando rapidamente una
+cospiqua sostanza.
+</p>
+
+<p>
+Ma allora un ardente desiderio di rivedere la città natia ed
+il bel cielo d’Italia, l’aveva preso. Si era ricordato d’aver lasciato
+in patria dei parenti ed una matrigna, causa non ultima
+della sua decisione di andarsene pel mondo a cercare fortuna,
+ed un giorno si era imbarcato per l’Europa, affidando la sua
+prosperosa fattoria ad un amico fidato.
+</p>
+
+<p>
+Brutte sorprese l’attendevano in patria. Dei disastri finanziarii
+avevano rovinato suo padre che era morto di dolore, la matrigna
+era pure morta poco dopo, ma avevano lasciato un figlio,
+un bel ragazzino bruno, ardito, somigliante in tutto al fratello,
+quantunque nato da altra madre e che era stato raccolto da alcuni
+pietosi parenti.
+</p>
+
+<p>
+La città natìa non aveva più attrattive per l’intraprendente
+emigrato e la sua risoluzione era stata pronta. Aveva preso
+con sè il fratellino destinato un giorno a diventare suo erede
+ed erasi affrettato a ritornare nella sua fattoria, deciso a non
+più lasciarla.
+</p>
+
+<p>
+Aveva rivolte tutte le sue cure al fratellino che cresceva prospero
+e robusto e che amava come fosse il proprio figlio, ma non
+aveva trascurato però nè i suoi commerci, nè le sue caccie, diventando
+uno dei più ricchi proprietari della Costa d’Avorio e
+uno dei più audaci cacciatori, forse il più famoso di tutti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_32">[32]</span>
+</p>
+
+<p>
+La sua felicità ormai era completa e Alfredo, tanto ricco da
+non aver più bisogno di affaticarsi nei suoi commerci, poteva
+dedicare le sue giornate alla sua passione favorita in compagnia
+di Antao, che si era deciso di passare parecchi mesi insieme
+all’ex agente di suo zio, quando agli ultimi dell’aprile 1878,
+accaddero inaspettatamente gli avvenimenti precedentemente
+narrati.
+</p>
+
+<p class="dots">················</p>
+
+<p>
+La ritirata dei dahomeni era stata così rapida, da far perdere
+ogni speranza di poterli ormai raggiungere, essendo quasi tutti
+i negri infaticabili camminatori, tali da poter superare i più
+lesti europei e da gareggiare perfino coi cavalli.
+</p>
+
+<p>
+Uccisi e decapitati i difensori, secondo il loro barbaro uso,
+rapito il fanciullo, saccheggiata e poi incendiata la fattoria, si
+erano affrettati a raggiungere i grandi boschi del settentrione,
+forse per non farsi sorprendere dai guerrieri del re Tofa, sul
+cui territorio avevano compiuta l’aggressione.
+</p>
+
+<p>
+Non avevano lasciato indietro che due dozzine di cadaveri
+fra i quali alcuni corpi di amazzoni, cadute sotto il piombo dei
+difensori della fattoria; e delle ricchezze racchiuse nei magazzini
+non avevano abbandonato che i barili d’olio d’elais, gran numero
+dei quali erano però stati poi distrutti dal fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, rimessosi dal fiero colpo, si era cacciato fra le fumanti
+rovine del suo stabile, sperando di poter salvare qualcuno
+dei suoi fedeli servi che avevano opposto una breve sì ma
+disperata resistenza, ma non aveva trovato che i loro cadaveri
+decapitati e mezzo arsi dalle fiamme. I suoi quattro servi che
+lo seguivano nelle caccie, il suo intendente ed i suoi sei schiavi
+erano caduti tutti al loro posto, difendendo il padroncino.
+</p>
+
+<p>
+— Miserabili!... miserabili!... — ripeteva il povero siciliano,
+con voce cupa. — Tutto distrutto, tutti uccisi e il mio Bruno
+rapito!... Cosa accadrà del povero fanciullo, nelle mani di quei
+barbari?... Ma cos’è che vuol fare di lui quell’infame Kalani?...
+Si è vendicato finalmente quel tristo, ma lo ucciderò un giorno,
+dovessi andarlo a cercare ad Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Coraggio mio povero amico, — diceva Antao. — Lo libereremo
+un giorno e puniremo quell’uomo che ti ha rovinato.
+Metto a tua disposizione il mio braccio e le mie ricchezze.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-032a"></a>
+ <img src="images/ill-032a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>La negra vi fu coricata ed Alfredo e il servo si misero in cammino.... (Pag. 38).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+— Non è delle ricchezze che io ho bisogno, Antao, ma del
+tuo braccio. Questa fattoria non rappresentava che la decima
+<span class="pagenum" id="Page_33">[33]</span>
+parte della mia fortuna e non m’importa che l’abbiano distrutta,
+ma il mio fratellino.... Antao, io fremo pensando cosa possono
+fare di quel poverino, incapace a difendersi.
+</p>
+
+<p>
+— Udiamo, Alfredo, — disse il portoghese, sedendosi su di un
+barile e costringendo l’amico ad imitarlo. — Sii calmo e ragioniamo
+per vedere cosa ci convenga fare. I rapitori ormai
+sono lontani e non potremo di certo raggiungerli, quindi è inutile
+per ora metterci sulle loro tracce. Fors’anche hanno preso
+le loro misure per impedirci di seguirli e non siamo in grado
+di cimentarci in un combattimento contro di loro, specialmente
+in mezzo ai boschi.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, Antao. Nulla potremmo ottenere inseguendoli.
+</p>
+
+<p>
+— Consigliamoci adunque, ma dimmi innanzi a tutto a che cosa
+si deve attribuire quest’assalto improvviso.
+</p>
+
+<p>
+— Ad una vendetta di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi è questo dannato Kalani, che odo nominare per la
+centesima volta?
+</p>
+
+<p>
+— Due anni or sono era un servo ed ora è uno dei più potenti
+cabeceri del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene, è un furbo che in due soli anni ha fatto un bel
+salto, una fortuna che sarebbe sorprendente in Europa ma non
+in Africa. Perchè ti odiava?...
+</p>
+
+<p>
+— L’avevo preso come servo, perchè era un negro scaltro,
+intelligente, energico e credevo anche affezionato, quantunque
+più tardi fossi stato informato che invece di essere un nativo
+del Gran Popo, era un dahomeno. Essendomi accorto che mi
+rubava, minacciai di scacciarlo, ma continuando, un giorno, acciecato
+dall’ira, lo feci frustare.
+</p>
+
+<p>
+Una settimana dopo Kalani improvvisamente scompariva, dopo
+d’aver detto ad uno dei miei servi che sarebbe ritornato per
+vendicarsi. Non ne feci caso ed ebbi torto.
+</p>
+
+<p>
+Quel furfante, ritornato nel Dahomey, si era accaparrata la
+fiducia di alcuni capi, poi del re Geletè ed era stato creato,
+non so per quale motivo, gran cabecero di Abomey, ossia gran
+capo e grande sacerdote dei sacrifici umani e dei feticci.
+</p>
+
+<p>
+Un giorno, un negro che veniva da Abomey, mi fece avvertire
+che Kalani era sempre smanioso di vendicarsi; più tardi
+un altro mi consigliava di tenermi in guardia, poichè il mio
+servo tentava d’indurre Geletè a fare una spedizione contro
+Tofa per farmi schiavo, aggiungendo che era spalleggiato dal
+<span class="pagenum" id="Page_34">[34]</span>
+principe Behanzin, il futuro re del Dahomey&#8205;<a class="tag" id="tag2" href="#note2">[2]</a>, ma non credetti
+nè all’uno nè all’altro. Pur troppo era vero!... Lo hai
+veduto ora, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa ne farà di tuo fratello, quel furfante?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo ignoro, ma sospetto a cosa mira Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Spiegati.
+</p>
+
+<p>
+— Non avendo potuto farmi assassinare o farmi prigioniero,
+ha preso il mio piccolo Bruno ritenendosi certo che io sarei
+andato nel Dahomey per liberarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che non lo uccidano?... Sono così sanguinarii quei
+negri?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo credo. Se avessi questo timore, non sarei rimasto
+qui ma mi sarei subito lanciato sulle tracce dei rapitori e....
+</p>
+
+<p>
+— E t’avrebbero ucciso, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so, ora lo vedo. Ma non abbandonerò mio fratello, Antao,
+te lo giuro: io andrò ad Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io verrò con te.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie amico, — disse il cacciatore, stringendo vivamente
+la mano del bravo portoghese. — Ti accetto, poichè so che sei
+un valoroso.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non possiamo recarci noi due fra quei negri feroci.
+Cosa conti di fare?...
+</p>
+
+<p>
+— Recarmi prima dal re Tofa. I dahomeni hanno violate le
+sue frontiere e potrebbe prestarmi man forte per vendicarmi di
+Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi un consiglio, Alfredo?
+</p>
+
+<p>
+— Parla, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Innanzi a tutto andiamo a ritrovare l’amazzone che abbiamo
+lasciata nella foresta. Quella donna, che non mi è sembrata così
+cattiva come le sue compatriote, può esserci molto utile.
+</p>
+
+<p>
+— È vero!... — esclamò il cacciatore, battendosi vivamente
+la fronte. — Ed io me l’era dimenticato!... Sì, Antao, andiamo
+a cercarla; può darci delle preziose informazioni sui tristi progetti
+di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, — disse il portoghese, alzandosi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu sei stanco, mio bravo amico. Non sei ancora abituato
+<span class="pagenum" id="Page_35">[35]</span>
+alle lunghe marcie fra queste foreste così difficili ad attraversare.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Saturno!... Le mie gambe mi porteranno egualmente,
+e poi, lasciarti andare solo, mentre forse i dahomeni ti
+attendono per cacciarti due palle nel petto?... Andiamo, Alfredo!...
+Guarda!... Le mie gambe funzionano perfettamente.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore, che sapeva quanto valeva quel bravo compagno,
+non insistette oltre e si misero entrambi in marcia, preceduti
+dal negro Asseybo, che aveva piena conoscenza delle vicine
+boscaglie e del fiume che le attraversava.
+</p>
+
+<p>
+L’alba era già spuntata ed il sole sorgeva fiammeggiante dietro
+le alte cime delle foreste che si estendevano ad oriente dell’Ouzme.
+</p>
+
+<p>
+Bande di pappagalli grigi cominciavano a schiamazzare sulle
+alte cime dei mangani e degli aranci, salutando i primi raggi
+dell’astro diurno, mentre fra i fitti cespugli, certe specie di
+usignoli ma dalle splendide penne, facevano udire i loro gorgheggi
+armoniosi.
+</p>
+
+<p>
+Delle truppe di scimmie si stiravano le membra indolenzite,
+emettendo grida rauche e discordi, mentre altre, più mattiniere,
+avevano già cominciati i loro saccheggi, spogliando con rapidità
+inaudita i banani ed i datteri delle loro deliziose e zuccherine
+frutta, o distruggendo le piccole piantagioni di <i>mussoa</i> dal piccolo
+grano verde ed eccellente o di ignami coltivate dai poveri
+negri della distrutta fattoria.
+</p>
+
+<p>
+Quei formidabili predoni, vero flagello delle terre africane,
+quasi sapessero già che più nulla avevano da temere, non si
+preoccupavano della presenza dei tre uomini, anzi pareva che
+li deridessero, facendo loro boccacce e scagliando dietro di
+loro le frutta guaste.
+</p>
+
+<p>
+Erano per lo più cercopitechi verdi, chiamati anche <i>abulandj</i>,
+quadrumani alti circa mezzo metro, ma con una coda lunga sessanta
+e più centimetri, dal pelame verde grigio inanellato di
+nero superiormente, la coda azzurrognola, il muso bruno ma
+col naso nero ed il mento adorno d’una vera barba bianca che
+dà loro un aspetto dei più comici e dei più stravaganti.
+</p>
+
+<p>
+Non mancavano però i cefo, altra specie di cercopitechi, assai
+numerosi sulla Costa d’Avorio dove vengono chiamati <i>muindo</i>,
+alti quanto i primi, ma col dorso olivastro a riflessi dorati, la faccia
+azzurra colla barba gialla solcata di nero e la coda rossastra.
+<span class="pagenum" id="Page_36">[36]</span>
+Visti ad una certa distanza sembravano vere maschere e salutavano
+i cacciatori con abbaiamenti interminabili, alternati a
+certi strani suoni paragonabili al rumore che produce una bottiglia
+quando viene stappata violentemente. Quantunque il portoghese,
+pure appassionato cacciatore, avesse un vivo desiderio
+di cacciare quei numerosi quadrumani che sono tutt’altro che
+cattivi messi allo spiedo, continuava a seguire i compagni i quali
+affrettavano il passo per mettersi al riparo dai raggi cocenti del
+sole, che in quelle regioni producono sovente delle insolazioni
+fulminanti.
+</p>
+
+<p>
+Giunti sotto i grandi boschi, Alfredo si orientò colla bussola
+che portava appesa alla catena dell’orologio e trovato il sentiero
+che conduceva al fiume, vi si lanciò in mezzo, non essendo
+possibile un passaggio attraverso i fitti vegetali che lo
+fiancheggiavano.
+</p>
+
+<p>
+Procedeva però con prudenza, temendo che i negri che l’avevano
+assalito presso le rive del fiume, non avessero ancora
+abbandonati quei boschi. Di tratto in tratto s’arrestava per tendere
+gli orecchi o mandava innanzi Asseybo a esplorare certi
+macchioni che si prestavano per un agguato, oppure deviava
+quando trovava qualche altro passaggio.
+</p>
+
+<p>
+Tutto però indicava che la grande foresta doveva essere deserta.
+Gli uccelli cantavano tranquillamente e le scimmie si
+trastullavano sugli alberi senza dare segni d’inquietudine e ciò
+indicava che nessuno li aveva disturbati.
+</p>
+
+<p>
+Alle 10 del mattino, dopo una breve sosta e un’ultima esplorazione
+del negro, Alfredo ed il portoghese giungevano presso
+il gigantesco sicomoro sotto il quale avevano trovato il cappello
+del povero Gamani, il servo rapito dai dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo, — disse Antao.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo accostò le mani alle labbra e lanciò un fischio prolungato.
+Quasi subito, in mezzo al bosco, si udì una voce di
+donna gridare:
+</p>
+
+<p>
+— Eccomi padrone!...&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_37">[37]</span></p>
+
+<h2 id="cap6"><span class="smcap">Capitolo VI.</span>
+<span class="smaller">I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La giovane guerriera, quantunque così malconciata dagli artigli
+e dalle zanne del leopardo, aveva abbandonata la piccola radura
+che si trovava a tre o quattrocento passi dalla prima e si
+era trascinata verso il gigantesco sicomoro, nascondendosi in
+mezzo ad un fitto macchione che sorgeva sul margine del bosco.
+</p>
+
+<p>
+Udendo il fischio dell’uomo bianco che l’aveva salvata dalla
+morte, si era affrettata ad abbandonare il nascondiglio ed a mostrarsi
+all’aperto. Quello sforzo doveva però averle causato un
+acuto dolore, poichè non potè frenare un lungo gemito.
+</p>
+
+<p>
+— Non temere ragazza, — disse Antao, avvicinandosele. — Noi
+ti guariremo, è vero Alfredo?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — disse il cacciatore, — ma a condizione che parli.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi parlando la lingua dei <i>uegbè</i>, disse all’amazzone:
+</p>
+
+<p>
+— Noi siamo venuti per curarti.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, padrone, — rispose la negra. — Sapevo che gli uomini
+bianchi non sono usi a mentire e come vedi t’aspettavo,
+mentre avrei potuto fuggire coi miei compatrioti.
+</p>
+
+<p>
+— Coi tuoi compatrioti!... Sono tornati qui?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, hanno perlustrata tutta la foresta, sperando forse di
+trovarti.
+</p>
+
+<p>
+— E tu ti sei nascosta invece?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?...
+</p>
+
+<p>
+— Perchè tu mi hai salvata la vita e sono tua schiava.
+</p>
+
+<p>
+— E mi seguirai sempre?...
+</p>
+
+<p>
+— Dove tu vorrai.
+</p>
+
+<p>
+— E mi sarai fedele?...
+</p>
+
+<p>
+— L’ho giurato sui miei <i>feticci</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedremo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi volgendosi verso il suo servo:
+</p>
+
+<p>
+— Taglia dei rami e improvvisa una barella. Questa donna per
+ora non può camminare.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Quindi scoprì le ferite dell’amazzone che alla notte aveva medicate
+alla meglio, le lavò accuratamente con dell’acqua fresca
+<span class="pagenum" id="Page_38">[38]</span>
+che scorreva in un rigagnoletto vicino, le lavò dal sangue che
+vi si era coagulato intorno, poi le bagnò con acqua mescolata
+a rhum e finalmente le fasciò, sacrificando la seconda manica
+della propria camicia.
+</p>
+
+<p>
+La giovane negra lo aveva lasciato fare senza emettere un
+lamento, anzi sorridendo, quantunque dovesse soffrire assai e
+quand’ebbe finito, gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Grazie padrone; la mia vita, da te salvata, ormai t’appartiene.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Asseybo aveva allora terminata la barella composta di rami
+legati con liane e resa soffice da un alto strato di fresche foglie.
+La negra vi fu coricata ed Alfredo ed il servo si misero
+in cammino, preceduti dal portoghese, il quale era troppo stanco
+per caricarsi di quel peso.
+</p>
+
+<p>
+— Camminando possiamo parlare, — disse il cacciatore. — Guadagneremo
+tempo.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi sapere padrone? — chiese la negra, che lo guardava
+con due occhi che rilucevano di gioia e di contentezza.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, innanzi a tutto: è potente Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Potentissimo, padrone. È l’anima dannata di Behanzin, il
+successore di Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— È stato lui a organizzare la spedizione contro di me?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì e l’ha anche guidata.
+</p>
+
+<p>
+— Lo sospettavo. Sai che ha rapito mio fratello e che mi ha
+distrutta la fattoria?...
+</p>
+
+<p>
+— Sapevo che doveva rapire un fanciullo se i suoi soldati
+non riuscivano a prendere te.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... Lo sapevi?... — esclamò Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, perchè Kalani aveva detto che gli era necessario, quel
+fanciullo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma per cosa farne di quello sventurato?...
+</p>
+
+<p>
+— So che aveva detto a Geletè che i <i>feticci</i> esigevano un ragazzo
+bianco per essere guardati, minacciando in caso contrario
+la distruzione del regno e della dinastia.
+</p>
+
+<p>
+— E non lo si ucciderà?... — chiese Alfredo, con angoscia.
+</p>
+
+<p>
+— No, non crederlo, perchè un guardiano dei <i>feticci</i> diventa
+una persona sacra.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore respirò liberamente, come gli si fosse levato dal
+petto un peso enorme.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo uccideranno? — esclamò. — Tu sei certa?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_39">[39]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Ma credi tu che quel ragazzo fosse proprio necessario ai
+<i>feticci</i>?... O che invece quel miserabile Kalani abbia qualche
+sinistro progetto?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo ha, — disse la negra. — Io conosco assai Kalani, so il
+motivo del suo odio verso di te e non ignoro i suoi progetti.
+</p>
+
+<p>
+— Parla, ti prego.
+</p>
+
+<p>
+— Kalani aveva la certezza di non poterti sorprendere, sapendoti
+un uomo capace di tenere testa a cento dei nostri uomini.
+Credo che avesse anzi molta paura di trovarsi di fronte a te.
+Da due settimane ti sorvegliava, ma non osava assalirti. Avendo
+appreso che tu dovevi recarti alla caccia sull’Ouzme, approfittò
+per assalire la tua fattoria e rapirti il fratello, affidando ad alcuni
+uomini coraggiosi l’incarico di tenderti un agguato in
+mezzo ai boschi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma era me che odiava e non quel povero ragazzo. Perchè
+prendersela con lui?...
+</p>
+
+<p>
+— Per avere poi te.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?...
+</p>
+
+<p>
+— Kalani è astuto, padrone. Egli sa che non sei uomo da lasciare
+tuo fratello nelle sue mani.
+</p>
+
+<p>
+— E mi aspetta nel Dahomey?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Ha indovinato. Sì, io andrò nel Dahomey a salvare il mio
+Bruno, ma andrò anche per uccidere il rapitore.
+</p>
+
+<p>
+— Bada, padrone, alla frontiera ti aspetteranno.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non mi vedranno.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?
+</p>
+
+<p>
+— Lo saprai più tardi. Prima bisogna che vada a vedere
+Tofa.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Due ore dopo, avendo fatte alcune soste per riposarsi, giungevano
+ad un gruppo di capanne abitate da una dozzina di negri fra
+uomini e donne, i quali avevano già avuto frequenti rapporti
+colla fattoria d’Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Avevano già saputo della disgrazia toccata all’uomo bianco,
+anzi avevano udite le scariche degli assalitori ed avevano vedute
+le fiamme dell’incendio, senza però ardire di accorrere in
+aiuto degli assaliti, essendo quasi sprovvisti d’armi e temendo
+troppo i dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed i suoi compagni furono accolti con franca e cordiale
+<span class="pagenum" id="Page_40">[40]</span>
+ospitalità e tutti gli abitanti andarono a gara per essere
+loro di qualche utilità, mettendo a disposizione le capanne ed i
+viveri.
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore si limitò a far ricoverare la povera ragazza che
+soffriva assai, raccomandandola alle cure delle donne, poi chiese
+tre di quei piccoli ma rapidi cavalli che sono piuttosto comuni in
+quelle regioni e che derivano da un incrocio di cavalli arabi e
+delle alte regioni del Niger.
+</p>
+
+<p>
+Rifocillatisi con una terrina di <i>fu-fu</i>, il piatto più in uso sulla
+Costa d’Avorio, composto d’ignami, di banani, di legumi, di
+granchi, di uccelli e di pesci conditi con molto pimento e ridotti
+in poltiglia e rinvigoritisi con alcune tazze di eccellente vino di
+palma fermentato, i due bianchi ed il negro Asseybo, che era
+tornato dalla fattoria portando ai padroni, alcune vesti trovate
+in uno dei magazzini, partirono al galoppo, non ostante il calore
+infernale che versava il sole.
+</p>
+
+<p>
+Antao, messo in buon umore da quel vino che produce una
+leggera ebbrezza anche preso in quantità limitata, pareva che
+non sentisse più la fatica e chiacchierava per due, cercando di
+tenere buona compagnia ad Alfredo che era diventato triste e
+assai preoccupato.
+</p>
+
+<p>
+Anche il negro cercava d’incoraggiare il padrone, assicurandolo
+che nessun pericolo poteva correre il padroncino, essendo
+le persone addette ai <i>feticci</i> sacre per tutti, perfino all’onnipotente
+re. Nella sua gioventù era stato schiavo ad Abomey e ne
+sapeva qualche cosa di quel sanguinario ma molto superstizioso
+popolo.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i piccoli ma vivaci cavalli divoravano la via, mantenendo
+un galoppo rapidissimo. Si erano cacciati in un largo
+sentiero aperto in mezzo ai boschi, fatto tagliare da Alfredo per
+trasportare i prodotti della sua fattoria a Kotona che è il porto
+della capitale del piccolo reame di Tofa.
+</p>
+
+<p>
+Superbi alberi si rizzavano a destra ed a sinistra, gli uni
+pieni di uccelli, specialmente di piccoli pappagalli grigi e gli altri
+di scimmie, le quali eseguivano i più sorprendenti esercizi, senza
+punto spaventarsi del passaggio dei tre rapidi corsieri. Ora apparivano
+enormi gruppi di splendide palme dalle gigantesche
+foglie disposte a ventaglio; ora magnolie colossali coperte di
+grandi fiori dall’acuto profumo, o noci di cocco dall’elegante
+fusto e già carichi di frutta grosse come la testa d’un bambino;
+<span class="pagenum" id="Page_41">[41]</span>
+o dei gossipina, veri giganti, che crescono con rapidità straordinaria,
+che diventano assai grossi e che hanno il tronco coperto
+di gibbosità spinose, o macchioni di aranci e di limoni che spandevano
+all’intorno, per parecchi chilometri di circuito, dei profumi
+deliziosi.
+</p>
+
+<p>
+Di tratto in tratto si scorgevano però delle radure di estensione
+considerevole coltivate con grande cura e dove crescevano
+ignami, manioca, fagiuoli di varie sorte, certe specie di pomidori
+assai gustosi e di quelli steli di grano verde, delizioso, chiamato
+mussoa.
+</p>
+
+<p>
+Quando la grande boscaglia si rompeva, permettendo agli
+sguardi di spaziare più oltre, si vedevano gruppi di capanne
+difese per lo più da palizzate acuminate o da altissime siepi,
+rinforzate da datteri spinosi o da gossipine, ostacoli quasi insormontabili
+pei negri di quelle regioni che vanno quasi nudi e che
+non hanno mai conosciuto l’uso delle scarpe.
+</p>
+
+<p>
+Verso il mezzodì le foreste cominciarono a diradarsi rapidamente
+per dar luogo a delle pianure acquitrinose formate dall’Ouzme,
+esalanti miasmi mortali per gli europei non abituati a
+quei climi caldi e umidi, sede d’un numero infinito di serpenti
+i quali godono una tranquillità perfetta, essendo rispettati da
+tutti gl’indigeni.
+</p>
+
+<p>
+Sono però inoffensivi, sebbene siano generalmente lunghi tre
+metri e si limitano a distruggere milioni di rospi e di rane, evitando
+anzi gli uomini.
+</p>
+
+<p>
+In mezzo a quelle pianure acquitrinose si vedevano anche
+dei campi coltivati con cura, ma poche capanne, essendo il
+regno di Porto Novo pochissimo abitato in proporzione alla sua
+vastità.
+</p>
+
+<p>
+Un’ora più tardi i tre cavalli, che non avevano mai rallentato
+il loro galoppo indiavolato benchè il sole segnasse oltre
+35° centigradi e non un alito di vento marino rinfrescasse quella
+temperatura ardente, galoppavano sulla riva del lago di Porto
+Novo. Alfredo poco dopo mostrava al portoghese un grosso attruppamento
+di capanne che si trovava presso la riva di quel
+vasto bacino.
+</p>
+
+<p>
+— Porto Novo, — disse.
+</p>
+
+<p>
+— Questi indemoniati cavallucci hanno galoppato come dei
+veri cavalli arabi, — rispose il compagno. — Speriamo di trovare
+il re di buon umore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_42">[42]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Se non sarà ubbriaco.
+</p>
+
+<p>
+— È un bevitore?
+</p>
+
+<p>
+— Come tutti i re negri.
+</p>
+
+<p>
+— Ho con me una fiala d’ammoniaca per preservarmi dai
+morsi dei serpenti e gliela farò bere tutta, — disse Antao, ridendo. — Gli
+dirò che è un elisir lunga vita. Toh! Cos’è quella
+grande capanna che sorge lassù, su quel piccolo poggio? Forse
+qualche villa reale?
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao, è un tempio ove si adorano i serpenti che vengono
+raccolti negli acquitrini da noi prima costeggiati.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... Avevo udito narrare queste cose,
+ma non vi avevo mai prestato fede, Alfredo. Se non me lo avessi
+detto tu, direi che si voleva darmi a bere una frottola colossale.
+</p>
+
+<p>
+— In queste regioni si ha una grande venerazione per quei
+ributtanti rettili, Antao. A Whydab, per esempio, vi è un grande
+tempio dove si custodiscono parecchie migliaia di serpenti, per
+lo più pitoni a righe bianche o gialle.
+</p>
+
+<p>
+Un grosso numero di guardiani è incaricato di nutrirli e di
+curarli, e quando qualcuno di quei rettili riesce a fuggire, i suoi
+provveditori si affrettano ad inseguirlo ed a riportarlo nel tempio
+coi dovuti riguardi.
+</p>
+
+<p>
+— Si direbbero storie dell’altro mondo. E tu mi dici che si
+adorano?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. Vi sono delle persone che dichiararono di essere
+contentissime di venire divorate dai serpenti. Vuoi saperne
+di più?... Una donna che io ho conosciuta, un giorno perdette
+il suo unico figlio che le era stato divorato da un pitone. Ebbene,
+lo crederesti?... Invece di uccidere l’ingordo rettile, lo
+fece prendere, trasportare nel tempio di Whydab e lo adorò.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Saturno! Che pazzìe!... E nel Dahomey si adorano
+pure i serpenti? Mi hanno detto che quel re barbaro ne
+tiene delle migliaia.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma per dare da mangiare a loro i prigionieri.
+</p>
+
+<p>
+— Un modo molto comodo per evitare le spese necessarie pel
+nutrimento di quei disgraziati che cadono nelle mani di quell’antropofago.
+</p>
+
+<p>
+— Lo sanno i tuoi compatrioti, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?... — chiese il portoghese, stupito ed inquieto.
+</p>
+
+<p>
+— È una storia recentissima poichè non risale che all’anno
+<span class="pagenum" id="Page_43">[43]</span>
+scorso. Geletè aveva fatti prigionieri alcuni portoghesi e brasiliani,
+i quali si erano recati nella sua capitale per cercare di
+avviare dei commerci con quegli abitanti. Quel furfante finse
+dapprima di fare loro buona accoglienza, ma un brutto giorno,
+dopo d’averli, con orribili minaccie, costretti a ballare dinanzi
+a lui per divertirlo, alcuni li fece decapitare ed altri gettare
+in pasto ai serpenti.&#8205;<a class="tag" id="tag3" href="#note3">[3]</a>
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... Canaglia!... — esclamò Antao, indignato. — E non
+sono stati capaci di strangolarlo?...
+</p>
+
+<p>
+— Se lo avessero potuto l’avrebbero fatto, liberando in tal
+modo l’Africa d’uno dei suoi più ributtanti e più sanguinari
+monarchi.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano!... Se potessi vendicarli io, mentre tu ti
+vendichi di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Ne succederebbe un altro e forse più feroce: Behanzin, che
+già promette di essere peggiore di Geletè. Ci siamo: avanti Asseybo,
+aprici la via.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro si spinse innanzi ed i tre cavalieri fecero la loro entrata
+nella capitale del re Tofa.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap7"><span class="smcap">Capitolo VII.</span>
+<span class="smaller">Il re di Porto Novo</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il regno di Porto Novo, sottoposto ora al protettorato della
+Francia, anche in quell’epoca era uno dei più importanti e dei
+più ricchi della Costa d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+Situato fra il territorio di Abeokuta e le frontiere meridionali
+del Dahomey, occupava una superficie immensa sebbene
+non definita verso il nord, ma non aveva che una popolazione
+di mezzo milione di abitanti dei quali oltre sessantamila raggruppati
+nella capitale.
+</p>
+
+<p>
+Gli altri si trovavano dispersi nelle tre principali città di
+Ketenou, Adjara e di Kotonu, il porto della capitale, lontano
+circa quindici miglia da Porto Novo e in pochi grossi villaggi
+<span class="pagenum" id="Page_44">[44]</span>
+per poter meglio difendersi contro le annuali scorrerie dei Dahomeni,
+intraprese contro tutti i popoli vicini per fornirsi di schiavi
+da sgozzare nei sacrifici umani.
+</p>
+
+<p>
+Questo reame è molto antico e si è mantenuto indipendente,
+quantunque rinserrato fra popolazioni bellicose, e quantunque
+i suoi abitanti derivanti da un incrocio di Anago, di Yoruba e
+di Dahomeni, non siano mai stati buoni guerrieri. Anzi si può
+dire che sono i più indolenti, i più pigri di tutti quelli che popolano
+la Costa, come sono i più ladri di tutti, vizio del resto
+innato nelle razze negre.
+</p>
+
+<p>
+Da molti anni, numerose fattorie, specialmente portoghesi,
+inglesi, francesi e tedesche sono state fondate nei centri popolosi,
+trafficando soprattutto in olio d’elais, l’articolo più importante
+e più pregiato della regione.
+</p>
+
+<p>
+La città di Porto Novo, anche nel 1878 era una delle più importanti
+di tutta la costa, ma era anche allora una delle più insalubri,
+specialmente per gli europei.
+</p>
+
+<p>
+Sebbene costruita a circa quindici metri sul livello della vicina
+laguna, il suo clima è uno dei più micidiali, non permette
+un lungo soggiorno agli uomini di razza bianca.
+</p>
+
+<p>
+La città è un ammasso di capanne costruite con una specie
+d’argilla rossastra che seccandosi acquista una consistenza incredibile,
+ma coi tetti di foglie di palma. Le vie sono strette,
+luride, interrotte da buche profonde, prendendosi l’argilla occorrente
+per le costruzioni, appunto entro la cinta.
+</p>
+
+<p>
+Di notevole non ha che i quartieri commerciali di Sadogo, di
+Attakè, di Degue, di Lodja e di Bocu dove si trovano parecchie
+fattorie, la missione cattolica e la casa del re.
+</p>
+
+<p>
+I tre cavalieri, apertosi il passo fra una moltitudine di persone
+d’un nero rossastro, quasi nude, non avendo che un misero
+e lurido sottanino, infilarono la via che conduceva alla grande
+piazza del mercato, in mezzo alla quale è costruita l’abitazione
+di Tofa.
+</p>
+
+<p>
+Erano però costretti a procedere con prudenza per non cadere
+entro le innumerevoli buche che tagliavano la via, tutte piene
+d’acqua corrotta nella quale imputridivano carogne d’animali
+esalanti degli odori sopportabili solamente pei nasi dei negri.
+</p>
+
+<p>
+Un quarto d’ora dopo giungevano senza incidenti sulla grande
+piazza, già ingombra di popolo, tenendosi colà il mercato e si
+arrestavano dinanzi alla reggia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_45">[45]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il palazzo del re non era che una modesta casetta bianca colle
+persiane verdi, circondata da vaste capanne di paglia e di foglie
+di palmizio, e da cortili grandissimi dove si custodivano i <i>feticci</i>
+ossia gli idoli.
+</p>
+
+<p>
+Solo di dietro s’innalzava una specie di palco assai alto, sostenuto
+da pali adorni di piante arrampicanti e sul quale si trovavano
+allineati una cinquantina di crani umani appartenenti
+ai nemici uccisi in guerra dal re.
+</p>
+
+<p>
+— Che esposizione! — esclamò Antao, facendo un gesto di ribrezzo. — Non
+è di certo incoraggiante.
+</p>
+
+<p>
+— Tofa non è più cattivo, — disse Alfredo. — Nel suo Stato
+ha abolito i sacrifici umani.
+</p>
+
+<p>
+— Non uccide più adunque?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma solamente i condannati a morte, ai quali fa tagliare
+prima la lingua, onde non possano raccontare quale pena hanno
+subìto.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ai suoi <i>feticci</i> non sacrifica più schiavi?
+</p>
+
+<p>
+— No, si accontenta ora di pecore e di montoni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Lasciati i cavalli e le armi ad Asseybo, i due europei avvertirono
+le sentinelle che vegliavano alla porta, armate di vecchi
+fucili a pietra, di annunciare al re la loro visita.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo un <i>larry</i>, specie di ministro della casa reale, li
+introduceva nella sala chiamata pomposamente del trono, la quale
+altro non era che una modesta stanza adorna di armi più o meno
+vecchie e di pochi tappeti logori.
+</p>
+
+<p>
+Il trono non mancava però ed era formato da quattro pali sostenenti
+una specie di cupola sormontata da una corona reale di
+ottone e adorna d’una grande placca di metallo ove stava inciso
+<i>king Tofa</i> (re Tofa).
+</p>
+
+<p>
+Al disotto di quella cupola, una semplice panca coperta d’un
+drappo rosso sgualcito e rattoppato, serviva di sedile a S. M.
+negra.
+</p>
+
+<p>
+Tofa vi si era già accomodato, mentre ai suoi fianchi si tenevano
+ritti il <i>mingau</i> o grande capo dei feticci, il primo <i>larry</i>
+che disimpegna l’ufficio di segretario ed il secondo <i>larry</i> che è
+incaricato di portare il bastone reale col pomo d’argento, segno
+di potere.
+</p>
+
+<p>
+Tofa non aveva in quell’epoca che quaranta o quarantacinque
+anni. Era un negro di statura alta, ancora robusto, coi tratti del
+viso piuttosto regolari, con due occhi vivi ed intelligenti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_46">[46]</span>
+</p>
+
+<p>
+Discendente d’una dinastia di re molto potenti, ma tributari
+del Dahomey, era stato il primo a rendersi indipendente e dopo
+d’aver scacciati e fatti in parte decapitare i suoi vecchi consiglieri,
+nemici acerrimi della razza bianca, aveva aperto il suo
+porto e la sua capitale al commercio europeo.
+</p>
+
+<p>
+Più intelligente degli altri e meno barbaro, aveva a poco a
+poco accordata una certa libertà al suo popolo, ed aveva abolito,
+come dicemmo, gli orribili sacrifici umani che distruggevano
+buona parte dei suoi sudditi.
+</p>
+
+<p>
+Abituato a ritenere gli uomini bianchi come di razza superiore,
+vedendo entrare Alfredo, che in altre occasioni aveva
+già conosciuto, s’affrettò ad alzarsi, lasciando ricadere la lunga
+veste di seta rossa che lo copriva come un ampio mantello e
+gli porse la mano, dicendogli cortesemente:
+</p>
+
+<p>
+— Sono ben felice di rivederti dopo una così lunga assenza.
+Quale motivo ti conduce a Porto Novo? Forse che ti occorre
+il permesso di fondare qualche altra fattoria?
+</p>
+
+<p>
+— No, — rispose Alfredo. — Un motivo ben più grave ha indotto
+me ed il mio amico Antao Carvalho a visitare V. M. Sapete
+che le vostre frontiere sono state violate?...
+</p>
+
+<p>
+— No, ma è una cosa che succede così di frequente, da parte
+dei malvagi popoli che circondano il mio regno, da non preoccuparmene
+più. So che dopo d’aver fatta qualche razzìa di uomini
+e di animali si ritirano.
+</p>
+
+<p>
+— Ma questa volta sono state le genti del Dahomey.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il re, nell’apprendere quella notizia, si fece più oscuro in
+viso e manifestò una viva inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+— Forse che Geletè vuole muovermi guerra?... — chiese con
+una certa trepidanza.
+</p>
+
+<p>
+— Non a te, ma l’ha mossa a me. I suoi guerrieri hanno saccheggiata
+e poi incendiata la mia fattoria.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò è grave. Si sono ritirati poi?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, subito.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco una buona notizia, — disse S. M. negra, respirando
+liberamente.
+</p>
+
+<p>
+— Per Voi, ma non per me, poichè ritirandosi mi hanno rapito
+il mio giovane fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Mi rincresce per te.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non basta che vi rincresca, — disse Alfredo con voce
+<span class="pagenum" id="Page_47">[47]</span>
+acre. — Sono venuto perchè V. M. mi aiuti a liberare mio fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Ed in qual modo?
+</p>
+
+<p>
+— Mandando dei messi a Geletè, minacciandolo di rappresaglie
+in caso di rifiuto. A V. M. spetta vegliare sugli stranieri
+che risiedono nel vostro regno.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io non ho alcuna influenza su Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Siete parenti, poichè entrambi discendete da principi d’Allada,
+fondatori del regno di Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— Geletè non mi ascolterebbe.
+</p>
+
+<p>
+— Lo si minaccia.
+</p>
+
+<p>
+— Sono un povero re incapace di far fronte al Dahomey, — disse
+Tofa, sospirando.
+</p>
+
+<p>
+— Adunque non posso contare sul vostro aiuto?... — disse Alfredo,
+la cui collera cresceva dinanzi alla tranquilla indifferenza del re.
+</p>
+
+<p>
+— Ohimè!... Nulla posso fare, fuorchè cercare d’indennizzarti
+del danno sofferto.
+</p>
+
+<p>
+— Non so cosa farne del vostro indennizzo. È mio fratello che
+voglio salvare, mi comprendete?...
+</p>
+
+<p>
+— Geletè è potente.
+</p>
+
+<p>
+— E voi siete pauroso.
+</p>
+
+<p>
+— Il mio palco è pieno di crani di nemici da me uccisi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Geletè vi fa tremare.
+</p>
+
+<p>
+— Sono un povero re, — piagnucolò Tofa.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, andrò io nel Dahomey!...
+</p>
+
+<p>
+— E Geletè ti farà uccidere come i portoghesi.
+</p>
+
+<p>
+— Concedetemi almeno una scorta.
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno dei miei soldati ti seguirebbe.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, a Porto Novo non vi sono che dei poltroni, — disse Alfredo
+con amarezza. — Vieni Antao, abbiamo perduto del tempo
+inutilmente.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il re vedendo che il cacciatore stava per lasciarlo senza degnarsi
+di rivolgerli più la parola, forse toccato dal dolore e
+dalla collera di lui, si era prontamente alzato, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ma aspetta adunque. Il Dahomey non fugge.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa volete dire? — chiese Alfredo, che era già giunto
+presso la porta.
+</p>
+
+<p>
+— Udiamo: cosa vuoi fare nel Dahomey?
+</p>
+
+<p>
+— Eh per mille folgori!... Ve l’ho già detto che voglio salvare
+mio fratello.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_48">[48]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Conosci la via che conduce ad Abomey?
+</p>
+
+<p>
+— No, ma la troverò.
+</p>
+
+<p>
+— Odimi: dandoti dei soldati, il secondo o terzo giorno ti
+abbandonerebbero, di ciò sono certo, ma ora mi sono ricordato
+di avere fra i miei schiavi due uomini del Dahomey che potrebbero
+servirti di guida.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco che cominciate a interessarvi di me. Sono fidati questi
+uomini?
+</p>
+
+<p>
+— Mi sono affezionati ed hanno da molti anni rinnegata la loro
+patria.
+</p>
+
+<p>
+— Dove sono?
+</p>
+
+<p>
+— A Ketenou, ma domani saranno qui.
+</p>
+
+<p>
+— Aspetterò che vengano.
+</p>
+
+<p>
+— Intanto ti offro ospitalità in una delle mie capanne.
+</p>
+
+<p>
+— Accetto volentieri e saprò ricompensare V. M.
+</p>
+
+<p>
+— Ci rivedremo domani.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Strinse la mano ad Alfredo ed al portoghese e si ritirò con
+tutto il seguito.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo però un <i>larry</i> entrava e conduceva i due bianchi in
+una vasta capanna situata in uno degli spaziosi cortili del palazzo
+reale, mettendo a loro disposizione due giovani schiavi incaricati
+di servirli.
+</p>
+
+<p>
+Quell’abitazione era, come tutte le altre di Porto Novo, di
+forma circolare, colle pareti d’argilla rossastra ed il tetto di
+foglie di palma, di forma acuminata e un po’ sollevato, in modo
+da lasciar entrare la luce.
+</p>
+
+<p>
+Era però pulitissima, ma arredata molto meschinamente, non
+essendovi che poche stuoie di foglie intrecciate che dovevano
+servire da letti, qualche sgabello e pochi utensili di terra
+cotta.
+</p>
+
+<p>
+Il <i>larry</i>, per ordine del re, aveva fatto portare dei viveri,
+dei vasi di vino di palma ed un certo numero di deliziose noci
+di cocco non ancora mature, le quali contengono un’acqua
+dolce, assai gradevole, specialmente in quei climi caldissimi.
+</p>
+
+<p>
+Antao, a cui le emozioni della notte non avevano diminuito
+l’appetito dei suoi venticinque anni, appena il <i>larry</i> fu uscito, si
+credette in dovere di dare uno sguardo ai canestri che racchiudevano
+i viveri, tanto più che non aveva piena fiducia nei cuochi
+e nei provveditori di S. M. negra.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-048a"></a>
+ <img src="images/ill-048a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Nel volgersi per appendere la carabina all’arcione, Alfredo vide
+due negri.... (Pag. 51).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+Infatti Tofa non aveva tenuto conto della qualità di bianchi dei
+<span class="pagenum" id="Page_49">[49]</span>
+suoi ospiti, e li aveva provvisti di un pranzo copioso bensì, ma
+assolutamente indigeno.
+</p>
+
+<p>
+Vi era un pezzo di proboscide d’elefante cucinato al forno,
+carne che si vende di sovente sui mercati delle città della Costa
+d’Avorio, essendo nell’interno assai numerosi quegli enormi pachidermi;
+una coscia di scimmia arrostita nel burro; delle lumache
+grigie assai grosse, cucinate in una salsa orribilmente piccante,
+cibo assai ricercato e molto apprezzato presso quei popoli,
+specialmente dai vicini Ascianti, nella cui capitale Cumassia se ne
+consumano per cinquecento chilogrammi al giorno; poi vi erano parecchie
+dozzine di atrapas, pallottole di farina di granturco avvolte
+in foglie e cucinate al forno e finalmente vi erano parecchie
+terrine ricolme di canalu, orribile pasticcio formato di volatili
+conditi con olio di palma e molto pimento, esalante un odore sgradevole
+di materie rancide.
+</p>
+
+<p>
+— Ma questo è un pasto d’antropofaghi! — esclamò il portoghese,
+arretrando dinanzi alle esalazioni pestifere del <i>canalu</i>. — Quel
+furfante di re ci ha presi per due mendicanti.
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, Antao, — disse Alfredo, sorridendo. — Tofa ci
+ha mandato quanto di meglio produce il paese e lui, alla sua
+tavola reale, non si fa servire di più! Lascia andare il <i>canalu</i>
+che non è adatto pei nostri stomachi e le lumache in salsa che
+sarebbero però squisite, se non fossero state condite con una
+manata di pimento che ti brucierebbe la gola per una settimana
+e anche la coscia di scimmia, buonissima ma che rassomiglia
+troppo ad un membro umano e attacca il resto. Questo pezzo
+d’elefante lo troverai più saporito della coscia di bue o della
+gobba dei bisonti e le <i>atrapas</i> surrogheranno benissimo il pane.
+</p>
+
+<p>
+— Il pranzo si riduce a modeste proporzioni, ma lo inaffieremo
+con una zucca di vino di palma. È un liquido che apprezzo
+quanto il succo del vecchio Noè.
+</p>
+
+<p>
+— Accomodiamoci ed intanto faremo i nostri progetti.
+</p>
+
+<p>
+— Per andarcene nei paesi di quell’antropofago di Geletè?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. Ormai sono deciso e pronto a tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Purchè il re ci mandi le guide.
+</p>
+
+<p>
+— Tofa è uomo di parola e poi abbiamo l’amazzone.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi condurla con noi?...
+</p>
+
+<p>
+— Certo, Antao. Quella ragazza, che ormai sembra affezionata
+a noi, può renderci dei preziosi servigi nel suo paese.
+</p>
+
+<p>
+— Non ci tradirà?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_50">[50]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ha giurato sui suoi <i>feticci</i> e questo giuramento non si rompe
+in questi paesi. Non credere del resto, che i soldati del Dahomey
+siano affezionati al loro sanguinario monarca. La paura li tiene
+soggetti, perchè sanno che basterebbe un sospetto per distruggere
+dei reggimenti interi, ma appena possono disertare lo
+fanno.
+</p>
+
+<p>
+Le due repubbliche del Grande e del Piccolo Popo sono state
+formate in gran parte da dahomeni fuggiaschi.
+</p>
+
+<p>
+— Prenderemo una scorta armata con noi?...
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao. Sarebbe pericoloso inoltrarsi in parecchi sui territorio
+di Geletè. Bisogna evitare qualunque sospetto, giuocare
+d’astuzia, fingerci negri o nessuno di noi potrebbe giungere ad
+Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Fingerci negri!... — esclamò il portoghese, stupito. — La
+nostra pelle è troppo bianca, Alfredo, per poterli ingannare.
+</p>
+
+<p>
+— Forse che non vi sono dei colori?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese scoppiò in una clamorosa risata.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... Dipingermi da negro!...
+</p>
+
+<p>
+— Ti ripugna?...
+</p>
+
+<p>
+— No, in fede mia, Alfredo. Rido pensando la brutta figura
+che noi faremo, imbrattati di nerofumo o di cioccolatto.
+</p>
+
+<p>
+— Saremo invece due negri magnifici.
+</p>
+
+<p>
+— Ma semi-nudi!...
+</p>
+
+<p>
+— Tutt’altro. Saremo vestiti e superbamente, te lo prometto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma i negri di questi paesi sono quasi nudi, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— È vero ma noi non saremo poveri diavoli di negri.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che progetto hai?
+</p>
+
+<p>
+— Lo saprai a suo tempo. La prudenza mi consiglia di mantenere
+per ora la più grande segretezza, poichè un solo sospetto
+può perderci.
+</p>
+
+<p>
+Geletè mantiene qui non poche spie e forse siamo già sorvegliati,
+ma sapremo ingannarle. A te e ad Asseybo dò intanto
+un incarico.
+</p>
+
+<p>
+— E quale?
+</p>
+
+<p>
+— Di spargere la voce in città che noi andiamo nel paese
+degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Non ti comprendo.
+</p>
+
+<p>
+— Mi comprenderai più tardi. T’incarico poi di acquistare
+una mezza dozzina di cavalli, delle buone armi, dei viveri e
+delle casse di merci di provenienza europea. È necessario che
+<span class="pagenum" id="Page_51">[51]</span>
+si creda che noi andiamo a trafficare con quei popoli al di là
+del Todji e del Volta. Hai danari?...
+</p>
+
+<p>
+— Ho una tratta di tremila sterline da scontare presso la
+fattoria inglese del signor Smithson.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io ho un forte deposito presso la fattoria del tuo compatriota
+Souza.
+</p>
+
+<p>
+— Devo mettermi all’opera subito? — chiese Antao, dopo di
+aver tracannato un ultimo bicchiere di vino di palma.
+</p>
+
+<p>
+— È meglio guadagnar tempo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+S’alzarono e uscirono nel cortile, dove trovarono Asseybo
+che stava vuotando una terrina di <i>canalu</i>, accoccolato presso
+i cavalli che erano già pronti.
+</p>
+
+<p>
+Salirono in arcione e passando attraverso uno squarcio della
+siepe che circondava l’ampio cortile, s’inoltrarono nella piazza
+del mercato.
+</p>
+
+<p>
+Nel volgersi per appendere la carabina all’arcione, Alfredo
+vide due negri che si tenevano semi-celati fra i cespugli della
+siepe e che lo guardavano con particolare attenzione.
+</p>
+
+<p>
+— Lo dicevo io, — diss’egli, volgendosi verso Antao. — La
+nostra presenza in Porto Novo è stata già notata dalle spie di
+Geletè o di Kalani e siamo sorvegliati.
+</p>
+
+<p>
+— Di già?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao, ma saremo più furbi di quelle spie. Separiamoci
+e questa sera ci ritroveremo alla capanna concessaci da Tofa.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si strinsero la mano e si separarono.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo lasciò che il compagno ed Asseybo si allontanassero
+verso il quartiere di Sadogo, poi ripassò dinanzi alla dimora
+reale, lanciando un rapido sguardo verso la siepe.
+</p>
+
+<p>
+S’accorse subito che una delle spie era scomparsa.
+</p>
+
+<p>
+— Va dietro Antao, — mormorò, — e questo seguirà me, ma
+vi assicuro che vi faremo correre. Vedremo se ci seguirete fino
+alle frontiere degli Ascianti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Risalì il quartiere di Deguè, poi quello d’Odja e di Bocu mantenendo
+il cavallo al passo, si recò alla fattoria di Souza a ritirare
+una somma ingente, poi assoldati due schiavi visitò parecchie
+fattorie europee facendo degli acquisti, quindi verso
+sera fece ritorno alla capanna con quattro casse contenenti gli
+oggetti comperati.
+</p>
+
+<p>
+Antao e Asseybo vi erano di già e stavano accomodando un
+numero ragguardevole di pacchi, di cassette e di barilotti contenenti
+<span class="pagenum" id="Page_52">[52]</span>
+viveri, armi, munizioni e oggetti di scambio ricercati
+dalle popolazioni negre dell’interno, mentre gli schiavi concessi
+a loro dal re stavano abbeverando mezza dozzina di ottimi cavalli
+che erano stati radunati nel cortile e che dovevano servire alla
+spedizione.
+</p>
+
+<p>
+— Hai sparso la voce che noi andiamo nel paese degli Ascianti? — chiese
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che lo sappiano perfino i ragazzi, — rispose Antao,
+ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Benissimo. Ora possiamo cenare e riposarci.&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap8"><span class="smcap">Capitolo VIII.</span>
+<span class="smaller">La carovana</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+L’indomani, allo spuntare dell’alba, Alfredo dava il comando
+della partenza, dopo d’aver lasciato un ricco regalo a Tofa per
+compensarlo dell’ospitalità e delle sue premure.
+</p>
+
+<p>
+La carovana si componeva dei due bianchi, del loro servo,
+dei due dahomeni che erano giunti nella notte da Katenau e di
+sei cavalli carichi di casse e di pacchi ma tutti di piccola dimensione,
+onde non imbarazzare gli animali nelle marce attraverso
+le folte foreste dell’interno.
+</p>
+
+<p>
+I due dahomeni, ai quali era stato affidato l’incarico di occuparsi
+dei cavalli recanti il bagaglio della spedizione, erano due
+negri di alta statura, dall’aspetto intelligente, d’una robustezza
+a tutta prova, due uomini insomma che dovevano rendere dei
+preziosi servigi nelle selvagge regioni del loro paese.
+</p>
+
+<p>
+Avevano accettato di buon grado di assumersi la pericolosa
+missione di condurre i due bianchi nel Dahomey e si erano mostrati
+soddisfattissimi delle promesse fatte dai loro nuovi padroni;
+di renderli cioè più tardi liberi, con un buon gruzzolo
+di denaro e delle armi.
+</p>
+
+<p>
+Prima che il sole s’alzasse dietro i grandi boschi dell’oriente,
+la carovana si trovava già lontana da Porto Novo, diretta al
+piccolo gruppo di capanne dove era stata lasciata l’amazzone,
+essendo intenzione di Alfredo di condurre con sè anche la giovane
+<span class="pagenum" id="Page_53">[53]</span>
+negra, sulla cui affezione sapeva ormai di poter contare
+completamente.
+</p>
+
+<p>
+Nessuna spia pareva che li avesse seguiti, non avendo scorto
+alcun negro nè lontano, nè vicino, sul sentiero che percorrevano.
+Il capo però non si illudeva e conoscendo la prudenza e
+l’agilità di quei selvaggi figli dei boschi, era più che certo di
+essere stato seguito, quantunque nulla indicasse che in realtà
+lo si tenesse d’occhio.
+</p>
+
+<p>
+— Temi sempre? — chiese ad un tratto Antao, vedendo l’amico
+volgersi di frequente indietro.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Pure non si vede nessuno.
+</p>
+
+<p>
+— Sul sentiero è vero, ma nei boschi?... Se noi li frugassimo
+troveremmo di certo qualcuno di quegli spioni. I negri sono caparbii
+e poi i dahomeni hanno troppa paura di Geletè, ma noi
+li stancheremo.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo verso la frontiera degli Ascianti?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao, ed entreremo nel Dahomey attraversando la regione
+dei Krepi o dei Togo. La frontiera del sud deve essere
+guardata dagli uomini di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Saremo costretti a fare un viaggio lungo.
+</p>
+
+<p>
+— Quando avremo attraversato le lagune del Piccolo e del
+Grande Popo viaggieremo rapidamente. Per ora non dobbiamo
+mostrare d’aver fretta, per non destare sospetti nelle spie che
+ci seguono, ma quando avremo la certezza di averle stancate o
+rassicurate sulla nostra direzione, lancieremo i cavalli al galoppo
+dall’alba al tramonto. Toh!... Hai udito?...
+</p>
+
+<p>
+— Un fischio in mezzo al bosco?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. È un richiamo dei negri che ci seguono.
+</p>
+
+<p>
+— È vero padrone, — confermò Asseybo. — Solamente quelli
+del Dahomey sanno fischiare in tale modo.
+</p>
+
+<p>
+— Come manderei volentieri una palla nel cranio di quegli
+spioni. È noioso viaggiare sapendosi seguiti da persone che possono
+giuocarci delle brutte sorprese.
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... Delle sorprese ce ne prepareranno, ma sapremo
+evitarle. Non oseranno però assalirci direttamente, credi a me.
+Hanno troppa paura dei fucili degli uomini bianchi. Orsù, al
+galoppo e cerchiamo di mantenerli lontani finchè andiamo a
+prendere l’amazzone.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I piccoli ma vivaci cavalli, eccitati dai cavalieri e dai due
+<span class="pagenum" id="Page_54">[54]</span>
+schiavi partirono al galoppo, sfilando in mezzo alle folte foreste
+che si estendevano ai due lati del sentiero.
+</p>
+
+<p>
+Tre quarti d’ora dopo la carovana giungeva al piccolo villaggio
+che ospitava la povera negra. Questa nel vedere ricomparire
+Alfredo ed il portoghese manifestò la più sincera contentezza
+e apprendendo che la conducevano con loro, si dichiarò
+pronta a mettersi in sella, quantunque le sue dolorose ferite non
+avessero ancora cominciato a cicatrizzarsi.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo si guardò bene però dall’accettare quell’offerta, che
+poteva costare la vita alla coraggiosa ragazza.
+</p>
+
+<p>
+Fece acquisto di nuovi cavalli, fece improvvisare una comoda
+barella stendendovi sopra un materassino acquistato a Porto
+Novo, la fece legare ai due animali posti l’uno dietro l’altro,
+e dopo d’aver disinfettate e fasciate nuovamente le ferite, fece
+adagiare la negra. Per colmo di precauzione la fece riparare
+da un’arcata di grandi foglie di banano per preservarla dai
+colpi di sole, i quali, come già fu detto, sono pericolosissimi
+in quelle regioni.
+</p>
+
+<p>
+A mezzodì, dopo una modesta refezione, la carovana abbandonava
+l’ospitale villaggio, e attraversato a guado l’Ouzme,
+scendeva verso le umide e malsane regioni della costa, per girare
+le sponde settentrionali della grande laguna di Nokue e
+raggiungere quindi le rive del canale costiere che si prolunga
+fino al lago di Togo.
+</p>
+
+<p>
+Il caldo era intenso, ma le foreste erano fitte e proteggevano
+la carovana dai raggi solari. Regnava però sotto quei grandi
+alberi, di cui alcuni avevano delle proporzioni smisurate, un’aria
+da serra calda che faceva zampillare il sudore da tutti i pori,
+quantunque i due bianchi si fossero sbarazzati di buona parte
+delle loro vesti.
+</p>
+
+<p>
+Pure che potenza di vegetazione fra quella temperatura ardente!...
+Dappertutto si slanciavano in alto tronchi d’ogni dimensione
+e d’ogni tinta, che confondevano poi i loro rami e
+le loro foglie smisurate a cinquanta, a sessanta e perfino a cento
+piedi dal suolo.
+</p>
+
+<p>
+Miriadi di liane, formanti splendidi festoni e di piante arrampicanti
+adorne di grappoli di fiori esalanti penetranti profumi,
+li avvolgevano, salendo fino alle più alte cime, per poi ridiscendere
+e quindi risalire di nuovo.
+</p>
+
+<p>
+Di sotto a quelle piante colossali, altre ne erano spuntate occupando
+<span class="pagenum" id="Page_55">[55]</span>
+tutti i più piccoli tratti di terreno, confondendo i loro
+rami od i loro tronchi. Meno vivificate dall’aria e dal sole, si
+erano mantenute tuttavia ad altezze più modeste, formando una
+selva inferiore, la quale intercettava completamente i pochi raggi
+che potevano penetrare attraverso la prima vôlta di verzura.
+</p>
+
+<p>
+Strani rumori echeggiavano in mezzo a quegli oscuri recessi
+della doppia foresta, dovuti per lo più alle numerose tribù di
+scimmie che l’abitavano. Di tratto in tratto era uno scoppio di
+formidabili urla che risuonavano come degli <i>hu-u!</i>... lanciati
+dalle scimmie <i>mangabe</i>, le quali posseggono tali polmoni da
+fare udire i loro concerti a parecchi chilometri di distanza; od
+uno scoppio di ruggiti paurosi che si sarebbero potuti scambiare
+per quelli emessi da una banda di leoni in furore, e che
+invece erano lanciati dai cinocefali, bruttissimi e pericolosissimi
+quadrumani; oppure erano urla lamentevoli, tristi, o grida
+acute, o latrati, o strida prolungate dovute ai colobo orsini, od
+ai satanassi, od ai cefi, scimmie molto comuni nelle folte foreste
+della Costa d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+La carovana però non s’inquietava di tutti quei concerti scordati
+e proseguiva la sua marcia sfilando in mezzo a sentieri
+strettissimi aperti fra boschi e che Asseybo conosceva, essendosi
+più volte già recato nelle piccole repubbliche del Grande
+e del Piccolo Popo.
+</p>
+
+<p>
+La regione che attraversava era deserta, essendo la Costa
+d’Avorio poco popolata in proporzione alla sua immensa estensione
+ed anche perchè i popoli si sono tutti addensati in prossimità
+del mare, per tenersi lontani dalle irruzioni che i dahomeni fanno
+annualmente per provvedersi di prigionieri da trucidare nelle
+feste del sangue.
+</p>
+
+<p>
+Qualche piccolo gruppo di capanne talora appariva, ma nascosto
+nel più folto della grande foresta e lontano dal sentiero.
+Quelle piccole abitazioni di paglia o di foglie erano per
+lo più situate in prossimità dei macchioni delle palme d’elais
+o dei banani o dei cocchi, piante che somministrano il necessario
+per vivere a quei frugali abitanti.
+</p>
+
+<p>
+Verso le 4 la carovana, che aveva marciato costantemente,
+giungeva in mezzo ad una vera foresta di bellissimi alberi che
+portavano dei grappoli di frutta della forma d’un cetriolo.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco qui una foresta che farebbe la fortuna d’una tribù
+di negri, — disse Alfredo, che cavalcava a fianco di Antao.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_56">[56]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Cosa sono queste piante?... — chiese il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Noci di calla o meglio <i>bassè</i>, come qui si chiamano.
+</p>
+
+<p>
+— Ho udito parlare delle proprietà sorprendenti di quelle
+frutta, ma non so cosa siano.
+</p>
+
+<p>
+— Sono noci molto pregiate infatti e che sono oggetto d’un
+grande commercio in queste regioni. Quelle capsule legnose contengono
+dieci o dodici frutta di color rosso e grosse come le
+nostre castagne le quali, dopo raccolte, si mettono in ceste ripiene
+di foglie per conservarle fresche a lungo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che proprietà hanno?
+</p>
+
+<p>
+— Della coca del Perù, poichè masticandole conservano meravigliosamente
+le forze agli uomini che intraprendono dei lunghi
+e faticosi viaggi. Ci sono dei negri che con poche di quelle
+frutta vivono dieci e perfino quindici giorni, senza indebolirsi
+per la mancanza d’altri cibi.
+</p>
+
+<p>
+— Sono eccellenti?
+</p>
+
+<p>
+— Sono d’un sapore amaro ma non sgradevole. So che anche
+in Europa si cominciano ad adoperare per fare delle infusioni
+che chiamano liquori di noce di kalla invece di galla o di calla
+come chiamansi qui.
+</p>
+
+<p>
+— E quei bellissimi arbusti, d’aspetto grazioso che sorgono
+laggiù, cosa sono?...
+</p>
+
+<p>
+— Platanieri, delle altre piante che sono molto pregiate qui.
+Somministrano delle frutta buonissime e sostanziose e dalla corteccia
+abbruciata i negri ricavano una potassa che serve a fare
+del sapone pregiato.
+</p>
+
+<p>
+Anche le foglie sono adoperate per conservare le provvigioni,
+avendo la proprietà di tenere lontani i topi i quali sono così
+numerosi nei villaggi dei negri.
+</p>
+
+<p>
+— E troveremo anche dei <i>baobab</i>?... Sono impaziente di vedere
+quei colossi delle foreste.
+</p>
+
+<p>
+— Ne vedrai delle centinaia, Antao. Qui sono abbastanza
+comuni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quell’istante un grido strano, che terminava in un
+fischio acuto e che si poteva tradurre per un <i>uiff</i> prolungato,
+echeggiò nel più folto della foresta, due o trecento passi più
+innanzi.
+</p>
+
+<p>
+I cavalli, colpiti da un improvviso terrore, si erano subito
+arrestati, mandando dei sordi nitriti e serrandosi gli uni addosso
+agli altri.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_57">[57]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Cosa c’è? — chiese Antao, senza però manifestare alcuna
+apprensione.
+</p>
+
+<p>
+— C’è, — rispose Alfredo che aveva staccata rapidamente la
+carabina sospesa agli arcioni, — che abbiamo un vicino pericoloso,
+mio caro.
+</p>
+
+<p>
+— Delle scimmie?...
+</p>
+
+<p>
+— Peggio, Antao: un rinoceronte.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... Si dice che simili animali sono formidabili.
+</p>
+
+<p>
+— Preferirei trovarmi dinanzi ad una coppia di leoni che ad
+uno di quei massicci ed invulnerabili animalacci. Hanno una
+pelle così grossa, da sfidare le palle delle migliori carabine.
+</p>
+
+<p>
+— Pure non possiamo arrestarci qui.
+</p>
+
+<p>
+— Andremo innanzi a dispetto di quel disturbatore, Antao.
+Asseybo!...
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, cosa desideri? — chiese il servo che era disceso
+da cavallo e che si era inoltrato nella foresta, per cercare di
+scoprire il pericoloso animale.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedi?...
+</p>
+
+<p>
+— No padrone e credo che siamo stati corbellati.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?
+</p>
+
+<p>
+— Che quel grido non era d’un rinoceronte.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Questa è strana!...
+</p>
+
+<p>
+— Spiegati, Asseybo, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Dico che qualcuno ha voluto imitare il grido del rinoceronte.
+</p>
+
+<p>
+— Ma a quale scopo?...
+</p>
+
+<p>
+— Forse per spaventarci. Se l’animale ci fosse, a quest’ora
+avrebbe caricata la nostra carovana.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che tu abbia ragione, — disse il cacciatore, che era
+diventato pensieroso. — Tu hai cacciato più volte i rinoceronti
+e sei in grado di conoscere meglio di me il loro grido.
+</p>
+
+<p>
+— Sì e ti dico che quell’<i>uiff</i> è stato imitato molto bene.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia stato qualche segnale? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— È possibile, — rispose Alfredo. — La conclusione è questa:
+noi siamo seguiti.
+</p>
+
+<p>
+— Da chi?...
+</p>
+
+<p>
+— Dalle spie di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano!... Ancora?... Sono come le mignatte quelle
+canaglie.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_58">[58]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Bah!... Si stancheranno. Andiamo innanzi e teniamo pronte
+le armi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La carovana riprese le mosse, quantunque il sole scendesse rapidamente
+e l’oscurità cominciasse ad addensarsi sotto le foreste.
+</p>
+
+<p>
+Non era prudente accamparsi in piena selva con delle spie
+alle calcagna e forse dei feroci animali vicini e Asseybo voleva
+condurre il padrone in un luogo scoperto, in una radura. I cavalli
+si erano tranquillizzati, tanto più che quel grido non si
+era più ripetuto ed avanzavano rapidamente, come se fossero
+impazienti di lasciare quei folti macchioni che potevano celare
+delle insidie.
+</p>
+
+<p>
+Già i carnivori cominciavano a lasciare i loro covi per cominciare
+le loro caccie notturne e si facevano udire, facendo
+tremare i poveri animali. Di tratto in tratto, nelle macchie più
+fitte, dove la luce morente dell’astro diurno più non penetrava,
+si udivano dei sibili lamentevoli lanciati forse dai grossi serpenti
+pitoni, od i sordi miagolii dei servai o gatti delle selve,
+grandi distruttori di selvaggina; o le rauche urla dei sanguinari
+leopardi o le stridule e beffarde risa delle iene macchiate
+o brune o le urla lamentevoli, tristi, paurose, dei lupi striati,
+animali che si avvicinano molto agli sciacalli, ma che hanno
+anche molto del lupo.
+</p>
+
+<p>
+Crescendo l’oscurità, Alfredo raddoppiava le sue precauzioni,
+avendo da temere gli uomini e le fiere. Asseybo si era messo
+alla testa della carovana, Antao si era collocato presso la lettiga
+dell’amazzone per essere pronto a difenderla ed il cacciatore si
+era messo alla coda coi due dahomeni i quali erano stati armati di
+ottimi fucili, avendo detto di sapere adoperare le armi da fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Alle otto, quando nell’aria cominciavano a svolazzare quei
+brutti cinonitteri delle palme o cani notturni, la carovana lasciava
+i macchioni e giungeva in mezzo ad una vasta radura
+dove s’innalzava un gruppo di colossali sicomori.
+</p>
+
+<p>
+— Possiamo accamparci con piena sicurezza, — disse Alfredo. — Se
+qualcuno cercherà d’avvicinarsi, potremo facilmente scorgerlo.
+</p>
+
+<p>
+I cavalli furono radunati attorno ai sicomori, le casse scaricate
+e disposte all’ingiro onde nel caso d’un attacco servissero
+da barricata e le tende rizzate, mentre i due dahomeni accendevano
+due falò per tenere lontane le fiere e per allestire la cena.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_59">[59]</span></p>
+
+<h2 id="cap9"><span class="smcap">Capitolo IX.</span>
+<span class="smaller">L’assalto notturno dei leoni</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Alfredo, da uomo prudente e che conosce la vita dei boschi,
+dopo d’aver cenato e di aver visitate le ferite dell’amazzone
+le quali ormai si cicatrizzavano rapidamente, fece legare i cavalli
+attorno ad un palo infisso profondamente nel suolo per impedire
+che si sbandassero e che cadessero sotto i denti delle
+iene, poi in compagnia d’Antao battè le alte erbe della radura
+per un vasto tratto, volendo essere certo che non si nascondessero
+animali pericolosi.
+</p>
+
+<p>
+Rassicurato da quelle precauzioni indispensabili per coloro
+che s’accampano in mezzo alle selvagge foreste dell’Africa che
+sono pullulanti di fiere, fece radunare una catasta di legna secca
+per mantenere i fuochi accesi, poi stabilì i quarti di guardia.
+Asseybo ed un dahomeno furono incaricati della prima veglia
+che doveva durare fino alla mezzanotte, Alfredo ed Antao s’incaricarono
+della seconda che doveva prolungarsi fino alle tre
+del mattino ed il secondo dahomeno dell’ultima, la più breve e
+la meno pericolosa, usando le fiere rintanarsi ai primi albori.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo ed il suo compagno, fatto il giro del gigantesco gruppo
+dei sicomori e ravvivati i fuochi, si sedettero alle due estremità
+del campo col fucile fra le ginocchia, aprendo per bene gli occhi
+e tendendo accuratamente gli orecchi.
+</p>
+
+<p>
+Un silenzio assoluto regnava sotto la grande e tenebrosa foresta,
+i cui alberi pareva che formassero una massa impenetrabile.
+Solamente di quando in quando un soffio d’aria che spirava
+dalla costa, faceva stormire lievemente le grandi foglie
+piumate dei palmizi, dei cocchi e dei datteri spinosi, producendo
+un sussurrìo strano che si perdeva rapidamente in lontananza.
+</p>
+
+<p>
+Quel silenzio non doveva però durare molto. Dietro le alte
+cime della foresta cominciava a diffondersi nel cielo una luce
+pallida, annunciante l’imminente comparsa dell’astro notturno
+e le fiere non dovevano tardare a lasciare i loro covi per cominciare
+le loro sanguinose stragi.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto uno scoppio di risa sgangherate, risuona fra
+<span class="pagenum" id="Page_60">[60]</span>
+l’oscura massa degli alberi. È un riso stridulo, che ha qualche
+cosa di beffardo e di atroce e che somiglia a quello d’un negro
+in delirio. Lo ha lanciato la iena striata, la più codarda
+ma la più avida e la più lurida delle fiere.
+</p>
+
+<p>
+Quello scroscio non è ancora cessato, che da un’altra parte
+della foresta s’alza un concerto di urla lugubri, lamentevoli,
+monotone. Sembra che sotto la cupa ombra di quei giganteschi
+vegetali, due dozzine di persone vengano spietatamente martirizzate.
+</p>
+
+<p>
+Quel gridìo assordante cessa per pochi istanti; poi un urlo
+più prolungato echeggia solo e tosto vi fanno coro gli altri, più
+acuti, più strazianti. Sono gli sciacalli che si chiamano e che
+si radunano per recarsi a cacciare le inoffensive antilopi.
+</p>
+
+<p>
+Poi s’odono dei sibili acuti, dei latrati ora sommessi ed ora
+strepitosi, delle urla, altri scrosci di risa, quindi uno scricchiolìo
+di rami, uno spostarsi di fronde, un susurrìo di foglie
+secche precipitosamente calpestate. La tenebrosa foresta pochi
+istanti prima così tranquilla, così silenziosa, pare che ora siasi
+ridestata.
+</p>
+
+<p>
+D’improvviso un ruggito potente, assordante come un colpo
+di tuono, che pare faccia tremare perfino le foglie degli alberi
+e le erbe della radura, scoppia.
+</p>
+
+<p>
+Quella voce formidabile che fa rimbombare la foresta e che
+annuncia, in colui che l’ha emessa, una forza strapotente, ottiene
+un effetto immediato. Tutte le altre urla cessano di botto
+e più nessun rumore turba il silenzio della notte.
+</p>
+
+<p>
+Il re delle foreste si è fatto udire e tutte le altre fiere,
+grandi o piccole, audaci o codarde, si sono affrettate a lasciare
+il campo al terribile predatore.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo ed il dahomeno, che fino allora non si erano mossi,
+non ignorando che nè le iene, nè gli sciacalli, nè i lupi striati,
+nè i servai avrebbero osato assalirli, udendo quel ruggito che
+annunciava la presenza d’un leone, s’erano alzati, gettando
+degli sguardi inquieti verso gli alberi.
+</p>
+
+<p>
+— Cattivo vicino, — disse il dahomeno, avvicinandosi ad Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Preferirei una banda di iene macchiate, — rispose il servo. — Fortunatamente
+i fuochi sono accesi e il predatore non oserà
+assalirci, per ora.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Un altro ruggito, più potente e più prolungato del primo, rintronò
+<span class="pagenum" id="Page_61">[61]</span>
+da un’altra parte della foresta, a cui subito rispose il
+primo.
+</p>
+
+<p>
+— Sono due, — disse il dahomeno, la cui voce tremava. — La
+cosa è grave.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — rispose Asseybo, che del pari non era tranquillo. — Vi
+è un leone ed una leonessa e sono certo di non
+ingannarmi.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia il caso di svegliare il padrone?...
+</p>
+
+<p>
+— Aspettiamo ancora. Forse non si sono accorti della nostra
+presenza.
+</p>
+
+<p>
+— Non tarderanno a scoprirci. Hanno un odorato troppo acuto.
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio ed aspettiamo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due ruggiti erano echeggiati ad un chilometro dall’accampamento,
+ma un chilometro è un passo per quelle fiere che
+hanno uno slancio poderoso. In pochi istanti potevano mostrarsi
+sul margine della foresta.
+</p>
+
+<p>
+Passarono pochi minuti, poi i due ruggiti si fecero nuovamente
+udire più potenti, più formidabili ed anche più vicini.
+</p>
+
+<p>
+Ormai non vi era più da dubitare: le due fiere s’avvicinavano
+rapidamente, forse attratte dai due falò che fiammeggiavano
+sotto i folti rami dei sicomori.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo ed il dahomeno avevano armate le due carabine e
+si erano riparati dietro alle casse, per mettersi al coperto da
+un repentino assalto, quando udirono la voce del padrone.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, svegliato bruscamente da quei ruggiti, era strisciato
+fuori della tenda, seguìto da Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Dei leoni? — aveva chiesto.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, — rispose Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Che il diavolo se li porti, — disse Antao. — Potevano lasciarmi
+dormire tranquillo.
+</p>
+
+<p>
+— Si vedono? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— No padrone, ma non devono essere lontani.
+</p>
+
+<p>
+— Che i dahomeni s’incarichino di tener fermi i cavalli e
+noi penseremo a quei predatori.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fece stringere il cerchio formato dalle casse, vi si misero dietro
+tutti e tre ed attesero, con calma, la comparsa dei re delle selve.
+</p>
+
+<p>
+I cavalli, già svegliati da quei ruggiti, avevano cominciato
+a dare segni di viva inquietitudine. Scalpitavano, nitrivano e
+cercavano di spezzare i legami per fuggire dalla parte opposta,
+non obbedendo più alla voce ed alle carezze dei due dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_62">[62]</span>
+</p>
+
+<p>
+Anche la giovane negra si era accorta della vicinanza delle
+formidabili fiere ed aveva cercato d’alzarsi, ma vedendo i due
+bianchi in armi, si era tranquillizzata conoscendo per esperienza
+il loro coraggio e la loro valentìa.
+</p>
+
+<p>
+I ruggiti erano ricominciati destando tutti gli echi della foresta
+e venivano da due parti opposte. Pareva che il maschio
+e la femmina si fossero accordati per assalire il campo in due
+diverse direzioni.
+</p>
+
+<p>
+— A me il leone che rugge alla mia destra, — disse Alfredo,
+con voce tranquilla. — A te la leonessa, ma non far fuoco se
+non quando sei sicuro dei tuoi colpi.
+</p>
+
+<p>
+— Costringerò i miei nervi a stare tranquilli, — rispose Antao. — Che
+strana impressione mi fanno questi due animali!...
+Si direbbe che quando ruggono mi fanno tremare il cuore.
+</p>
+
+<p>
+— Sii calmo, Antao. Con simili fiere si giuoca la vita.
+</p>
+
+<p>
+— Lo sarò, poichè non ho proprio nessuna voglia di finire
+nel ventre della leonessa.
+</p>
+
+<p>
+— Scherzi?... Buon segno, amico mio. L’uomo che ride dinanzi
+alla morte non ha paura.
+</p>
+
+<p>
+— Paura non ne ho, te lo giuro, ma sono i nervi che pare
+abbiano una voglia folle di battere una marcia indiavolata.
+</p>
+
+<p>
+— Taci!...
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... che vocione!... M’ha rintronato gli
+orecchi!...
+</p>
+
+<p>
+— Eccoli!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Dopo un ruggito più formidabile dei primi, una massa oscura
+si era slanciata, con un salto immenso, fuori da un macchione
+di fitti cespugli ed erasi fermata nella radura, esponendosi ai
+pallidi raggi della luna.
+</p>
+
+<p>
+Era un superbo leone dal corpo robusto, dalla testa grossa,
+dalla lunga criniera oscura e dal pelame fulvo, uno di quegli
+animali che posseggono una tale forza da balzare sopra una
+siepe portandosi in bocca una giovenca.
+</p>
+
+<p>
+S’arrestò un istante, cogli sguardi fissi sui fuochi che ardevano
+sotto la fosca ombra dei sicomori e sferzandosi i fianchi colla
+lunga coda terminante in un fiocco, poi lanciò il suo formidabile
+ruggito di combattimento che parve una sfida gittata ai cacciatori.
+</p>
+
+<p>
+Quasi subito la leonessa, che non doveva trovarsi lontana,
+fece a sua volta la comparsa, spiccando una volata di parecchi
+metri ed arrestandosi a quindici o venti passi dal maschio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_63">[63]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò Antao. — Sono
+belli da vedersi, ma fanno tremare le gambe.
+</p>
+
+<p>
+— Una carabina di ricambio, — disse Alfredo ai dahomeni,
+senza volgersi. — Aspetta, Antao.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alzò lentamente la carabina mirando con grande attenzione
+ed approfittando dell’immobilità del leone, fece fuoco a sessanta
+metri di distanza.
+</p>
+
+<p>
+La nuvola di fumo non si era ancora dissipata, che si vide
+il leone spiccare un salto in aria, poi precipitarsi verso l’accampamento
+con impeto irresistibile.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo ed Antao si erano prontamente voltati puntando le
+armi, senza curarsi della leonessa che si preparava ad assalirli,
+ma il cacciatore, con un rapido colpo d’occhio, aveva tutto
+veduto.
+</p>
+
+<p>
+— No, fermi!... — urlò. — Badate alla leonessa!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Aveva afferrata rapidamente la carabina di ricambio che gli
+porgeva uno dei dahomeni e l’aveva puntata.
+</p>
+
+<p>
+Il leone, che doveva essere stato ferito, ma non gravemente,
+forse s’accorse del pericolo che correva, poichè invece di scagliarsi
+contro le casse, dietro le quali si teneva riparato il cacciatore,
+col suo ultimo slancio cercò di piombare addosso ai
+cavalli che si dibattevano furiosamente per fuggire.
+</p>
+
+<p>
+Aveva però trovato un nemico degno di lui. Alfredo, senza
+staccare l’arma dalla spalla, aveva fatto mezzo giro, facendo
+fuoco a soli sei passi.
+</p>
+
+<p>
+La palla, meglio diretta della prima, andò a fracassare la spina
+dorsale del predatore, il quale, arrestato quasi di volo, andò a
+cadere in mezzo ad uno dei falò.
+</p>
+
+<p>
+Con pochi colpi di zampe disperse i tizzoni spegnendoli, ma
+la morte lo colse e si distese in mezzo alla brace, arrosolandosi
+le carni e spandendo all’intorno un nauseante odore di bruciaticcio.
+</p>
+
+<p>
+La femmina intanto, resa furiosa per la morte del compagno,
+si era scagliata contro Antao ed Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+Sfuggì alla palla del secondo e andò ad urtare le casse con
+tale furia, da rovesciarle le une addosso alle altre. Già stava
+per gettarsi contro i due uomini che erano rimasti senza difesa,
+ma Antao in quel supremo istante aveva saputo imporre
+un momento di calma ai suoi nervi.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo la fiera cadere a due soli passi, le aveva scaricata
+<span class="pagenum" id="Page_64">[64]</span>
+contro la carabina, mentre uno dei dahomeni la percuoteva poderosamente
+con un grosso tizzone ardente, coprendola di scintille.
+</p>
+
+<p>
+Ferita forse gravemente e spaventata da quella pioggia di
+fuoco, fece un rapido voltafaccia, attraversò la radura a gran
+balzi e scomparve nella foresta salutata da altri due colpi di
+fucile, ma i proiettili non parve giungessero a destinazione.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — Un momento di
+esitazione e la mia zucca sarebbe a quest’ora fra le mascelle
+di quell’indemoniata bestia.
+</p>
+
+<p>
+— E faccio i miei elogi al tuo sangue freddo, — disse Alfredo,
+che aveva tremato per l’amico. — Un cacciatore di professione
+avrebbe mancato al colpo o si sarebbe dato alla fuga.
+</p>
+
+<p>
+— Ci tenevo alla mia pelle, — rispose Antao, sorridendo. — Per
+bacco!... Che salti e che attacco!... E dove sarà fuggita la
+leonessa?... Le ho scaricata la carabina nella bocca, ma credo
+di averle solamente fracassata una mascella.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà tornata al suo covo.
+</p>
+
+<p>
+— Che non ci assalga più?...
+</p>
+
+<p>
+— Non oserà ritornare.
+</p>
+
+<p>
+— Se nella sua ritirata incontrasse almeno le spie e si rifacesse
+coi polpacci di quelle!...
+</p>
+
+<p>
+— Si saranno messe in salvo sugli alberi fino dai primi ruggiti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma il tuo leone si cuoce, Alfredo. Mi rincresce perdere la
+sua pelle.
+</p>
+
+<p>
+— Ormai è rovinata. Lascia che si cucini e riprendiamo il
+sonno.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà un po’ difficile riaddormentarsi. Ho ancora i nervi
+scombussolati.
+</p>
+
+<p>
+— Si calmeranno, Antao. Orsù, cacciati sotto la tenda.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due bianchi, certi ormai di non venire più disturbati, riguadagnarono
+i loro giacigli di fresche erbe, mentre Asseybo
+ed il dahomeno rizzavano nuovamente le casse e riaccendevano
+il falò spento dal leone.
+</p>
+
+<p>
+Il rimanente della notte passò tranquillo. Solamente verso le
+due del mattino alcune iene osarono avvicinarsi furtivamente
+al campo, attirate dall’odore che aveva sparso il leone nell’arrostirsi
+l’addome sui tizzoni, ma bastò un colpo di fucile per
+costringerle a riguadagnare la foresta.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-064a"></a>
+ <img src="images/ill-064a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>... si vide il leone spiccare un salto in aria, poi precipitarsi.... (Pag. 63).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_65">[65]</span>
+</p>
+
+<p>
+All’indomani, un’ora dopo il sorger del sole, la carovana si
+rimetteva in cammino, impaziente di lasciare quelle pericolose
+foreste e di giungere nelle bassure erbose.
+</p>
+
+<p>
+Alle 8 del mattino, dopo avere attraversato a guado un grosso
+corso d’acqua che serve di scarico al lago Tschibe che trovasi
+nel cuore del Dahomey, giungeva sulle sponde occidentali della
+grande laguna di Nokue chiamata anche Dennana e proseguiva
+verso il sud per raggiungere il canale costiero che passa fra
+Whydah e la borgatella di Avrekete.
+</p>
+
+<p>
+Cominciavano di già i terreni paludosi, quei terreni saturi
+d’acqua marina corrotta dai paletuvieri, da avanzi di vegetali
+d’ogni specie e che esalano quei miasmi carichi di febbre, così
+fatali agli europei che soggiornano per qualche tempo in quelle
+regioni.
+</p>
+
+<p>
+Non si scorgevano che radi gruppi di alberi, per lo più di
+cocchi, piante che non possono crescere lontane dall’aria marina,
+ma invece giganteggiavano le canne e le erbe palustri le
+quali talora raggiungevano altezze incredibili, tali da coprire
+interamente cavalli e cavalieri.
+</p>
+
+<p>
+Il terreno cedeva facilmente sotto i piedi della carovana, ma
+Alfredo contava di attraversare rapidamente quella regione pericolosa
+per sottrarre il portoghese, non ancora acclimatizzato,
+alle perniciose influenze di quei miasmi. Non voleva fare che
+una semplice punta nei paesi del Piccolo e del Grande Popo per
+meglio ingannare le spie che lo seguivano, e quindi risalire le
+frontiere orientali degli Ascianti e riguadagnare i grandi boschi
+dell’interno, più pericolosi pei loro abitanti a quattro zampe,
+ma più salubri.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera si accampavano sulle sponde del canale, in uno spazio
+scoperto da ogni erba palustre per non venir sorpresi dalle
+spie e per non subire l’assalto dei numerosi serpenti che pullulano
+in quegli umidi terreni.
+</p>
+
+<p>
+La notte però fu tormentosa. Malgrado i fuochi accesi attorno
+al campo con erbe fresche per produrre nuvoloni di fumo, veri
+battaglioni di moscherini sanguinarii e spietati invasero le tende,
+gettandosi con rabbia inaudita sulle carni dei poveri accampati.
+</p>
+
+<p>
+Sono incredibili le torture che fanno soffrire quei piccoli insetti.
+Le nostre zanzare, in loro paragone, sono nulla. Vi sono
+moscherini che vi succhiano il sangue fino che scoppiano e che
+pare vi strappino la pelle pezzetto a pezzetto; delle mosche
+<span class="pagenum" id="Page_66">[66]</span>
+quasi invisibili che dalle dieci del mattino alle tre pomeridiane
+non si lasciano vedere, ma che poi vi piombano addosso a sciami,
+producendovi delle punture dolorosissime; altre, chiamate <i>ibolai</i>,
+che hanno dei pungiglioni così acuti da passarvi i calzoni e che
+pare vi forino la pelle con ago infuocato, ma che però non vi
+fanno soffrire che pochi istanti; ma ve ne sono poi altre ancora
+che vi succhiano il sangue e che poi lasciano nell’invisibile ferita
+chissà quale veleno, che vi fa soffrire ventiquattro ore senza
+tregua.
+</p>
+
+<p>
+Antao, non abituato a tutti quei morsi, battagliò inutilmente
+tutta la notte contro quei nemici quasi invisibili, borbottando come
+un ossesso e solamente verso l’alba potè gustare un po’ di sonno,
+dopo però di essersi unto il viso e le mani con olio d’elais per
+calmare i dolori.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno seguente la carovana, che si teneva sulla sponda
+interna del canale, passava al largo di Godomè e poco dopo di
+Whydah una delle più importanti città della Costa d’Oro, tenuta
+da un cabecero del re di Dahomey e verso il mezzodì, dopo una
+rapidissima marcia, attraversato l’importante corso d’acqua che
+chiamasi Mono e che pare abbia le sue sorgenti nelle lontane regioni
+del Borgu il quale trovasi a settentrione del paese dei
+Krepi, varcava le frontiere della repubblica dei Popos.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap10"><span class="smcap">Capitolo X.</span>
+<span class="smaller">La repubblica dei Popos</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La repubblica dei Popos, formata dal Grande e Piccolo Popo è
+uno staterello che occupa una porzione della Costa d’Avorio compresa
+fra Whydah all’est e la regione dei Togo all’ovest, lungo
+il canale costiero che unisce le due lagune di Nokue e di Togo.
+</p>
+
+<p>
+Questa repubblichetta, sfuggita miracolosamente ai potenti vicini,
+è di formazione quasi recente, poichè non conta che sessanta
+o settant’anni di esistenza. Verso il 1815, alcuni minalotos
+d’Elmina, stanchi della crudele tirannia di alcuni capi
+della Costa d’Oro, emigrarono verso la foce del Mono, fondando
+successivamente le cittadelle di Grande e Piccolo Popo, di Sabbe,
+<span class="pagenum" id="Page_67">[67]</span>
+di Aguè, di Abananquen e d’Abanakwe spingendosi fino a Porto
+Seguro e sulle rive della laguna dei Togo, aiutati da non pochi
+dahomeni che avevano abbandonato il loro paese natìo per sottrarsi
+alle infamie di quei re sanguinarii.
+</p>
+
+<p>
+Ben presto lo staterello prosperò, altri negri accorsero per
+godere la libertà che non potevano avere nei loro paesi ed oggi
+si può citare come uno dei più civili della Costa, quantunque
+quel minuscolo popolo molto abbia conservato dei suoi antichi
+costumi e usi, e si può anche considerare come il più industrioso,
+trafficando largamente cogli europei che vi hanno fondato, nei
+centri più popolosi, parecchie fattorie.
+</p>
+
+<p>
+La carovana fece la sua entrata nel territorio della repubblica
+senza subire alcuna molestia, cosa assai rara in Africa,
+essendo abituati i capi a far pagare dei diritti di passaggio sulle
+terre da loro dipendenti e quasi sempre disastrosi per le carovane,
+le quali sono costrette a lasciare nelle mani di quegli
+insaziabili tirannelli buona parte dei loro carichi.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo però si tenne lontano dalle cittadelle non avendo nessun
+interesse a visitarle e si limitò a costeggiare le sponde settentrionali
+del canale, per giungere più rapidamente nel Togo.
+</p>
+
+<p>
+Il paese non era più disabitato come prima. Si vedeva che la
+libertà concessa agli abitanti del piccolo stato e la sicurezza
+che godevano, avevano dato buoni resultati.
+</p>
+
+<p>
+Popolosi villaggi apparivano sulle sponde del canale e sui terreni
+meno paludosi; campi coltivati con grande cura e ubertose
+praterie dove pascolavano dei grossi bestiami si vedevano dovunque,
+mentre sulle acque scorrevano numerosi canotti montati
+da negri rumorosi e carichi di derrate d’ogni specie, diretti
+verso le cittadelle della Costa od al Piccolo Popo che dista
+circa venticinque miglia da Porto Seguro.
+</p>
+
+<p>
+— Pare d’essere in un’altra regione ben lontana dalla Costa
+d’Avorio, — disse Antao che guardava, meravigliato, quel movimento
+e quell’attività insolita nei paesi popolati dai negri.
+</p>
+
+<p>
+— È la libertà che godono questi abitanti, che ha dato così
+buoni risultati anche in questi paesi esposti all’atmosfera snervante
+dell’equatore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma anche la sicurezza.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Antao. Ormai questa piccola repubblica più nulla
+ha da temere dalle invasioni dei suoi potenti vicini.
+</p>
+
+<p>
+— È sotto la protezione delle potenze europee?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_68">[68]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao, o meglio sotto la protezione degli antichi forti
+qui costruiti dagl’Inglesi, dai Danesi e dai Portoghesi per la
+soppressione della tratta degli schiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Mi hanno detto che una volta queste coste erano assiduamente
+visitate dai vascelli negrieri.
+</p>
+
+<p>
+— Si calcola che si esportassero centomila negri all’anno,
+destinati alle piantagioni americane. Quando però gli Olandesi
+eressero il forte d’Elmina, i Portoghesi quello di S. Jago, gli
+Inglesi quello di Cape Coast Castle e d’Aura ed i Danesi quelli
+di Christianburg e di Friendsburg, la tratta a poco a poco cessò
+ed ora più nessuna nave negriera osa comparire su queste
+spiagge. Alle foci del Vecchio Calabar però, so che si esportano
+ancora negri per l’Oriente.
+</p>
+
+<p>
+— Bisognerebbe cannoneggiare quei furfanti, ma.... cosa fanno
+quegli uomini che s’affannano sulle rive del canale?
+</p>
+
+<p>
+— Vedi quegli alberi che sorgono in mezzo a quel campicello
+tenuto con grande cura?...
+</p>
+
+<p>
+— Quelle palme?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ed infatti sono palme, ma palme che dànno l’olio di
+elais, le più pregiate e le più coltivate su tutta la Costa.
+</p>
+
+<p>
+— Desidererei vedere quegli alberi famosi, se ne parla ormai
+tanto.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni, così ti farò vedere come si ottiene l’olio.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Lasciarono la carovana che continuava la sua marcia sulla
+via aperta fra i terreni paludosi e spronati i cavalli, si spinsero
+verso la piantagione di palme, la quale occupava uno spazio
+ristretto d’una terra nerastra e molto grassa, a quanto
+sembrava.
+</p>
+
+<p>
+Quelle piante, che formano la ricchezza principale dei reami
+e delle repubblichette della Costa d’Avorio, avevano l’aspetto
+grazioso e pittoresco delle palme, con grandi foglie piumate e
+una altezza di dieci a dodici metri.
+</p>
+
+<p>
+Dal tronco pendevano degli enormi grappoli, pesanti almeno
+dodici o quindici chilogrammi, cogli acini grossi come noci, alcuni
+rossi ed altri, che erano completamente maturi, di colore
+nerastro, ma a riflessi rossastri.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco le palme d’elais, — disse Alfredo, — quelle palme
+che producono quell’olio così ricercato dai profumieri europei
+per la fabbricazione dei saponi di lusso, ma che qui viene adoperato
+in luogo del burro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_69">[69]</span>
+</p>
+
+<p>
+Come vedi, queste piante non hanno bisogno di grandi cure;
+basta levare attorno ai tronchi le erbe cattive. Si adattano a
+qualunque terreno, anche a quelli sabbiosi o argillosi e perchè
+il raccolto sia abbondante non occorre che dell’acqua e qui ne
+cade perfino troppa durante la stagione delle pioggie.
+</p>
+
+<p>
+— Producono una sola volta all’anno?
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao, due. La prima raccolta, che è piuttosto scarsa,
+la si fa in novembre e la seconda dal febbraio a giugno ed è la
+più abbondante.
+</p>
+
+<p>
+— E come sono quelle frutta?...
+</p>
+
+<p>
+— Sono composte d’una polpa fibrosa, assai grassa e densa,
+la quale racchiude un nocciolo contenente una mandorla, che
+però è piuttosto difficile a staccare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma l’olio da dove si ricava?...
+</p>
+
+<p>
+— Quello detto di palma si ottiene colla polpa del frutto. Dapprima
+si stacca dalla mandorla, la si comprime e la si macera
+entro una tinozza e se ne cava una specie di polpa di pomodoro,
+di odore tutt’altro che gradevole, ma che pure viene mangiata
+avidamente da tutti i negri, anzi si può dire che costituisce il
+principale nutrimento di questi popoli.
+</p>
+
+<p>
+I noccioli invece si lasciano seccare due o tre mesi, poi si
+levano le mandorle che sono nere e che hanno il gusto della
+saponaria e servono per fabbricare certi saponi, ma in Europa
+si adoperano per ricavare un olio finissimo, molto ricercato dai
+profumieri.
+</p>
+
+<p>
+Dalle scorze e dalla polpa si ricava anche, facendole bollire,
+una specie di burro verdastro, abbastanza gradevole, il quale
+contiene trentuna parte di stearina e sessantanove d’olio di
+oliva.
+</p>
+
+<p>
+— È quello che si esporta in Europa?
+</p>
+
+<p>
+— Sì e l’esportazione rimonta al 1817, cioè da quando un inglese
+cominciò ad adoperarlo, con grande successo, nella fabbricazione
+dei saponi profumati. Oggi se ne manda tanto in
+Europa che la sola Inghilterra ne acquista per duecento milioni
+di lire.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove!... Che alberi preziosi!...
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... Ma non credere che i prodotti di questi alberi si
+limitino all’olio ed al burro. Colle scorze secche e colla polpa
+gl’indigeni si fabbricano certe specie di canne che servono per
+accendere rapidamente il fuoco e le adoperano pure per procurarsi
+<span class="pagenum" id="Page_70">[70]</span>
+un eccellente sapone nero; colle foglie si coprono le
+case ed intrecciandole si fabbricano delle ottime stuoie ed incidendo
+la cima del tronco dell’albero, si procurano giornalmente
+un litro di quel liquore biancastro che fermenta rapidamente, che
+è un buon rinfrescante e che tu hai bevuto con molto piacere.
+</p>
+
+<p>
+— Il vino di palma?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— E quei negri che lavorano sulla sponda del canale stanno
+preparando l’olio.
+</p>
+
+<p>
+— Le frutta sono mature ed è giunto il momento di raccoglierle.
+Raggiungiamo la carovana o la notte ci sorprenderà
+lontani dai nostri uomini.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Spronate le loro cavalcature, un quarto d’ora dopo raggiungevano
+Asseybo il quale marciava alla testa, dinanzi alle mule
+che portavano la lettiga dell’amazzone.
+</p>
+
+<p>
+Essendo il sole tramontato e non essendo prudente continuare
+la marcia fra quei terreni paludosi che potevano celare delle
+sabbie mobili, la carovana s’accampò a breve distanza dal canale,
+in un luogo che sembrava deserto.
+</p>
+
+<p>
+I soliti fuochi furono accesi per cercare di tener lontane le
+feroci zanzare, poi essendo tutti stanchi s’affrettarono a ritirarsi
+sotto le tende, mentre Asseybo montava il primo quarto
+di guardia, ma avevano appena gustata qualche ora di sonno
+che furono svegliati da un concerto assordante, da un baccano
+tale da svegliare anche un ubbriaco.
+</p>
+
+<p>
+Erano urla acute, poi ululati che salivano al cielo, poi latrati
+rauchi. Tacevano un istante, poi ricominciavano con maggior
+vigore, come se presso al campo si fossero radunate dieci dozzine
+d’animali dotati di polmoni di grande potenza.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese
+svegliato di soprassalto. — Chi sono queste canaglie che si permettono
+di farci simili serenate?... Il diavolo se li porti tutti
+nel canale!...
+</p>
+
+<p>
+— Sono sciacalli, — rispose Alfredo, che si era pure svegliato.
+</p>
+
+<p>
+— Pretenderebbero di assalirci?...
+</p>
+
+<p>
+— Non oseranno tanto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma devono essere almeno cento.
+</p>
+
+<p>
+— Fossero anche di più, non avrebbero tanto coraggio d’aggredire
+il nostro campo. Io credo invece che vi sia qualche carogna
+presso il canale e che se la disputino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_71">[71]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che se la mangino, ma che lascino tranquille le persone
+che hanno sonno. Ieri sera le zanzare ed ora gli sciacalli! Dannato
+paese!...
+</p>
+
+<p>
+— Turati gli orecchi e cerca di riaddormentarti. Bisogna abituarsi
+a tutto.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Antao cercò di mettere in pratica il consiglio del cacciatore,
+ma senza riuscirvi, perchè tutta la notte quel diabolico concerto
+durò, senza un minuto d’intervallo.
+</p>
+
+<p>
+Gli uomini di guardia tentarono a più riprese di spaventare
+quegli animali sparando parecchi colpi di carabina, ma senza
+buon esito. Pareva che nelle vicinanze del canale esistesse qualche
+carnaio.
+</p>
+
+<p>
+Antao, furioso per non aver potuto chiudere gli occhi un solo
+istante, appena cominciò ad albeggiare svegliò l’amico, per andare
+a cacciare quegli importuni.
+</p>
+
+<p>
+Armatisi delle carabine e chiamato Asseybo che stava facendo
+l’ultimo quarto di guardia, si diressero verso il canale che distava
+sei o settecento passi dal campo.
+</p>
+
+<p>
+All’incerta luce che biancheggiava verso oriente, la quale
+però si tingeva rapidamente di riflessi rossastri, scorsero presso
+le sponde del canale delle bizzarre costruzioni, disposte su di una
+lunga fila e che pareva si prolungasse indefinitamente.
+</p>
+
+<p>
+Sembravano tettoie quadrangolari o meglio ancora dei palchi
+sorretti da quattro pali e sopra i quali si scorgevano confusamente
+delle masse informi, dalle quali pendevano degli stracci
+biancastri che il vento mattutino agitava disordinatamente.
+</p>
+
+<p>
+Sotto quelle costruzioni si vedevano numerose bande di animali
+rassomiglianti ai lupi, lunghi dai sessantacinque agli ottanta
+centimetri, alti circa mezzo metro, col corpo robusto, le
+gambe alte, il muso da lupo, gli orecchi corti, la coda lunga e
+villosa ed il pelame giallo grigiastro a riflessi fulvi.
+</p>
+
+<p>
+Tenevano i musi volti verso quegli strani palchi, e ululavano
+o urlavano con una costanza incredibile.
+</p>
+
+<p>
+— Sono curioso, — esclamò Antao, — di vedere a chi fanno
+quella diabolica serenata quei dannati sciacalli.
+</p>
+
+<p>
+— Credo d’indovinarlo, — disse Alfredo. — Asseybo, siamo
+ancora nel Gran Popo o siamo passati sul territorio del Piccolo
+Popo?...
+</p>
+
+<p>
+— Nel Piccolo, padrone, — rispose il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Allora so di che si tratta, — disse Alfredo, ridendo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_72">[72]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Spero che me lo dirai.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. Gli sciacalli hanno fatto una serenata ai morti.
+</p>
+
+<p>
+— Mille pescicani!... Ai morti?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. Quelle masse nere che vedi coricate su quelle
+piattaforme, sono negri morti.
+</p>
+
+<p>
+— Ti credo poichè comincio a sentire un certo odore che mi
+rivolta lo stomaco. Faremo bene a ritornare al campo.
+</p>
+
+<p>
+— Aspetta un po’ che si alzi il sole. Dovrai abituarti a questi
+odori, perchè incontreremo molte tombe, essendo numerosi, nel
+Piccolo Popo, i negri che muoiono senza aver potuto pagare i
+loro debiti.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire? — chiese il portoghese, stupito. — Cosa
+c’entrano i debiti dei negri con queste tombe?...
+</p>
+
+<p>
+— C’entrano per qualche cosa, poichè i negri esposti in tale
+modo agli insulti delle intemperie ed al becco degli uccelli, sono
+quei poveri diavoli che non hanno potuto pagare i loro debiti.
+</p>
+
+<p>
+Quando un negro muore in questa piccola repubblica, i parenti,
+prima di dare onorevole sepoltura al defunto, devono assicurarsi
+se ha pagato tutti i suoi creditori.
+</p>
+
+<p>
+Se era in regola, si fanno feste in onore del morto, poi la
+salma viene sotterrata nella capanna abitata dalla sua famiglia
+ad una profondità di circa ottanta centimetri.
+</p>
+
+<p>
+— Che piacere per la famiglia!...
+</p>
+
+<p>
+— E che miasmi si sviluppano durante i grandi calori! Se
+invece il defunto non ha lasciato tanto da saldare i suoi debiti
+ed i suoi parenti si trovano nell’impossibilità di raggranellare
+la somma necessaria, niente danze, niente fracasso coi <i>tam-tam</i>
+o coi <i>cachere</i>,&#8205;<a class="tag" id="tag4" href="#note4">[4]</a> niente fiumi di acquavite. Si fa il meno rumore
+che sia possibile, si vanno a piantare quattro pali sulle
+rive del canale, si uniscono con una piattaforma alta dal suolo
+un metro e ottanta centimetri, si avvolge il cadavere in due o
+tre pezzi di stoffa, ve lo si colloca sopra col capo un po’ rialzato
+ed avvolto in una pezzuola bianca pendente ai lati.
+</p>
+
+<p>
+Ciò fatto tutti si allontanano, lasciando la misera spoglia esposta
+ai soli brucianti, alle pioggie, ai venti, agli uccelli, alle mosche
+ed alle formiche.
+</p>
+
+<p>
+— Bel modo di costringere i debitori a pagare i creditori,&nbsp;—
+<span class="pagenum" id="Page_73">[73]</span>
+disse Antao. — È un sistema che bisognerebbe adottare dappertutto.
+Ma, dimmi, non si toccano più i morti?
+</p>
+
+<p>
+— Le leggi del paese proibiscono severamente che vengano
+levati ed il fanatismo e la superstizione dànno a quel divieto un
+carattere sacro.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà un’onta per la famiglia del defunto.
+</p>
+
+<p>
+— Un’onta ed un grande dolore, perchè questi negri credono
+che i debitori siano condannati, alla loro uscita da questo mondo,
+a rimanere eternamente alle porte dell’altra vita senza mai potervi
+entrare.
+</p>
+
+<p>
+— Un bello spauracchio in fede mia! Ora che ne so abbastanza
+alziamo i talloni e lasciamo che quei morti profumino gli sciacalli.
+Ne ho abbastanza di questi odori nauseabondi.
+</p>
+
+<p>
+— Quest’oggi attraverseremo anche il Piccolo Popo e questa
+sera ci accamperemo sulle rive del Sio. Colà non incontreremo
+altri morti.
+</p>
+
+<p>
+— Desidero le grandi foreste, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Le ritroveremo fra un paio di giorni.
+</p>
+
+<p>
+— E spero che caccieremo della grossa selvaggina.
+</p>
+
+<p>
+— Anche degli elefanti, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— E dei rinoceronti?...
+</p>
+
+<p>
+— Anche quelli.
+</p>
+
+<p>
+— Ripartiamo presto. Il clima della Costa d’Avorio non mi conferisce
+troppo e sospiro il momento di ritrovarmi fra il profumo
+selvaggio delle grandi foreste. Ma.... toh!... Hai veduto, Alfredo?
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa?...
+</p>
+
+<p>
+— Un uomo sorgere fra le erbe del canale e poi subito a
+scomparire?...
+</p>
+
+<p>
+— Sarà un negro che prende un bagno.
+</p>
+
+<p>
+— È sparito troppo presto per crederlo un onesto nuotatore.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà una delle spie.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano!... Che ci seguono ancora?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo sospetto.
+</p>
+
+<p>
+— Ciò comincia a diventare seccante. Se ci seguissero anche
+nel paese dei Togo?...
+</p>
+
+<p>
+— Ce ne sbarazzeremo, — disse Alfredo, battendo sulla canna
+della carabina, ma con un gesto minaccioso. — Nei grandi boschi
+le ritroveremo presto.&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_74">[74]</span></p>
+
+<h2 id="cap11"><span class="smcap">Capitolo XI.</span>
+<span class="smaller">Il «mpungu»</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Quando giunsero al campo, i due dahomeni avevano già caricati
+i cavalli e si trovavano pronti a partire, mentre l’amazzone,
+la cui guarigione era prossima, si era ricoricata nella sua
+lettiga, su di un fresco strato di foglie.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo diede il segnale della partenza e tutti si misero in
+marcia, tenendosi però lontani dalle rive del canale per sfuggire
+ai nauseanti odori che tramandavano i poveri debitori.
+</p>
+
+<p>
+Ve n’era un buon numero di quei disgraziati, poichè numerosi
+palchi si vedevano delinearsi verso l’ovest seguendo i capricciosi
+contorni delle sponde. Alcune di quelle costruzioni
+erano state erette anche in vicinanza della via percorsa dalla
+carovana ed allora Antao poteva vedere, non senza un brivido
+d’orrore, i crani dei negri biancheggianti fra gli stracci che
+coprivano bene o male i corpi.
+</p>
+
+<p>
+Grandi bande d’avoltoi volteggiavano senza posa sopra quei
+funebri palchi e di quando in quando si vedevano calare impetuosamente
+sopra quegli scheletri disseccati dal sole e già ripuliti
+dalle formiche, cercando avidamente l’ultimo brano di
+pelle.
+</p>
+
+<p>
+Ben presto però la carovana abbandonò i tristi paraggi del
+Piccolo Popo, inoltrandosi nella regione dei Togo,&#8205;<a class="tag" id="tag5" href="#note5">[5]</a> vasto paese
+che si trova racchiuso fra le frontiere del Dahomey all’est,
+quelle dell’Ascianti e del possedimento inglese della Costa d’Oro
+all’ovest e le terre dei Krepi a settentrione.
+</p>
+
+<p>
+Evitata la capitale dei Togo, onde non perdere tempo, la carovana
+costeggiò il lago omonimo che è formato dai due fiumi
+Haho e Sio, poi si spinse un po’ verso settentrione accampando
+nei pressi di Dalawe, piccola borgata abitata da alcune centinaia
+di negri.
+</p>
+
+<p>
+Il giorno seguente, dopo d’aver attraversato il Sio, uno dei
+più considerevoli corsi d’acqua che solcano le regioni della Costa
+d’Avorio, Alfredo, credendo ormai di aver ingannate abbastanza
+<span class="pagenum" id="Page_75">[75]</span>
+le spie di Kalani sulla sua vera direzione, risalì verso il nord
+per guadagnare le grandi foreste del centro, ma obliquando leggiermente
+verso l’ovest, come se volesse puntare su Kewe-Ga
+che è uno degli ultimi villaggi di frontiera della regione dei
+Krepi.
+</p>
+
+<p>
+Voleva spingersi fino al 7° di latitudine settentrionale per poi
+piegare definitivamente verso oriente e rientrare nel Dahomey,
+attraversando l’alto corso del Mono, a meno di trenta o quaranta
+miglia dalla capitale di Geletè.
+</p>
+
+<p>
+Colà era almeno sicuro di varcare le frontiere, senza venire
+arrestato dalle genti di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+Verso il tramonto di quello stesso giorno, la carovana accampava
+in mezzo ai grandi boschi, in una regione affatto selvaggia,
+fra giganteschi sicomori, bombax, palmizi, platanieri, banani,
+goyavi, cedri ed aranci di grandi dimensioni.
+</p>
+
+<p>
+Le scimmie, così numerose in quelle regioni, ricominciavano
+ad apparire. Primeggiavano sopratutto le scimmie polto, quadrumani
+che hanno la testa quasi rotonda ma col muso un
+po’ sporgente, mani e piedi grandi, unghie robuste e ricurve,
+la coda corta ed il pelame lanoso, grigio rossastro.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque non siano più alte di trentacinque o quaranta
+centimetri, posseggono dei polmoni d’acciaio, poichè lanciano
+delle grida veramente spaventose.
+</p>
+
+<p>
+Queste scimmie hanno un modo curioso per dormire. Invece
+di rannicchiarsi entro qualche cavo o sulle biforcazioni degli
+alberi, si aggrappano ai rami coi piedi e colle mani e nascosto
+il capo sotto l’una o l’altra ascella, rimangono in tal modo sospesi
+tutta la notte.
+</p>
+
+<p>
+Erano anche numerosissimi i machi orsini, scimmie non più
+alte d’un piede, col muso assai appuntito che somiglia a quello
+dei piccoli orsi, gli orecchi sottili, il pelame fitto, lanoso, bruno
+oscuro sul dorso e grigiastro sul ventre.
+</p>
+
+<p>
+Antao che era impaziente di abbattere qualche animale, avendo
+udito Asseybo vantare la delicatezza della carne di quelle scimmie,
+risolse di approfittare del riposo della carovana per cercare
+d’ucciderne qualcuna.
+</p>
+
+<p>
+Senza svegliare Alfredo che gustava un po’ di sonno sotto la
+tenda, in attesa della cena, s’armò della carabina e si cacciò
+in mezzo alla foresta seguito da Asseybo, il quale aveva ricevuto
+l’incarico di non abbandonare il giovane cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_76">[76]</span>
+</p>
+
+<p>
+Disgraziatamente gli astuti quadrumani, accortisi della presenza
+degli uomini, si erano affrettati ad abbandonare i dintorni
+del campo, ritirandosi nei più fitti nascondigli della grande
+foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Sono furbe, — disse il negro al portoghese, il quale si sfogava
+mandando al diavolo tutte le scimmie dell’Africa. — Sanno
+che agli uomini piace la loro carne.
+</p>
+
+<p>
+— Non credo che siano così intelligenti come tu dici. Comunque
+sia, spero di regalartene qualcuna.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io te la preparerò arrostita a puntino, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove!... Non sarò certamente io che l’assaggerò.
+Mi sembrerebbe di diventare un antropofago.
+</p>
+
+<p>
+— Se tu l’assaggiassi non diresti così, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Può essere, ma te la lascio. Già, si sa, voi altri non siete
+schifiltosi e sareste capaci di mangiare anche un vostro simile.
+</p>
+
+<p>
+— Io no, ma i dahomeni credo che non si farebbero pregare.
+</p>
+
+<p>
+— Oh diavolo!... Forse che i dahomeni sono antropofagi?...
+</p>
+
+<p>
+— Un po’ sì, padrone. Il re del Dahomey, lo sanno tutti, tiene
+alla sua corte dei cannibali.
+</p>
+
+<p>
+— Che istorie mi narri tu, Asseybo?... — chiese Antao stupefatto.
+</p>
+
+<p>
+— Ti racconto ciò che ho veduto nella mia gioventù e che i
+due dahomeni ti possono confermare. Geletè ha dei mangiatori
+di carne umana, dei cannibali ufficiali.
+</p>
+
+<p>
+— E chi si dà a loro da mangiare?...
+</p>
+
+<p>
+— Qualcuno degli schiavi che si decapitano durante la festa dei
+sacrifici umani. Quegli antropofagi devono scegliere le parti migliori
+dell’ucciso e mangiarle in presenza del re.
+</p>
+
+<p>
+— E col migliore appetito, per accontentare quel mostro umano.
+</p>
+
+<p>
+— Certo, ma si dice però che dopo l’orribile cerimonia si affrettino
+a sbarazzarsi lo stomaco, prendendo un potente emetico.
+</p>
+
+<p>
+— Bel paese che andiamo a visitare. Che non salti il ticchio,
+a quella canaglia di Geletè, di far mangiare anche il piccolo
+Bruno?...
+</p>
+
+<p>
+— Non temere per lui. Kalani non può odiare a tal punto il
+padroncino e se lo ha destinato a guardiano dei <i>feticci</i>, è segno
+che non vuole che lo si tocchi. Egli attende il padrone per vendicarsi
+delle frustate che ha ricevute.
+</p>
+
+<p>
+— Se possiamo averlo nelle mani ce ne daremo ben altre!...
+Basterà che....
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_77">[77]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Zitto padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Le scimmie?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Invece di rispondere, Asseybo aveva fatto tre o quattro salti
+indietro e guardava la cima d’un grande sicomoro con due occhi
+che esprimevano un profondo terrore.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa cerchi? — chiese il portoghese che aveva per precauzione,
+armata rapidamente la carabina.
+</p>
+
+<p>
+— Zitto, padrone, — mormorò il negro con un filo di voce. — Il
+<i>mpungu</i>!...
+</p>
+
+<p>
+— Che un leone mi mangi vivo, se io ti comprendo.
+</p>
+
+<p>
+— Il <i>mpungu</i>, padrone. Zitto o siamo perduti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io ti dico che non ho paura di nessun <i>mpungu</i> del
+mondo, dovesse anche essere il diavolo questo signore <i>mpungu</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Guarda lassù, padrone.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, che non aveva capito nulla affatto di quanto
+aveva detto il negro e che non comprendeva la paura di lui,
+alzò gli occhi e vide, a circa otto metri da terra, una specie
+di nido di grandi dimensioni, costruito con alcuni grossi bastoni
+appoggiati alle biforcazioni dei rami.
+</p>
+
+<p>
+— Il nido di qualche grosso uccello forse? — chiese. — Fosse
+anche un’aquila, non trovo il motivo di spaventarsi.
+</p>
+
+<p>
+— No d’un uccello padrone, ma di una grande scimmia, tanto
+robusta da sfidare dieci uomini.
+</p>
+
+<p>
+— D’un gorilla?... Diamine, la cosa cambia aspetto e credo
+che tu abbia ragione di spaventarti. Ma caro Asseybo, non spira
+buona aria per noi qui, se si tratta d’uno di quei formidabili
+scimmioni. L’hai veduto il tuo <i>pum</i>.... <i>mpin</i>.... Lampi!... La
+tua bestiaccia infine?...
+</p>
+
+<p>
+— No ed il nido mi sembra vuoto, ma il <i>mpungu</i> può ritornare
+da un momento all’altro e farci a pezzi.
+</p>
+
+<p>
+— Prima che ritorni lui, torniamo noi al campo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, che aveva udito parlare della forza prodigiosa
+e della ferocia di quei mostri villosi, girò lestamente sui talloni
+e preceduto dal negro prese la via del campo.
+</p>
+
+<p>
+Il sole tramontava rapidamente e l’oscurità si addensava
+presto sotto la foresta. Bisognava affrettarsi per evitare dei cattivi
+incontri ed anche per non smarrirsi, cosa facilissima in
+mezzo a quelle migliaia e migliaia di tronchi ed a quel caos
+indescrivibile di radici, di liane e di cespugli fittissimi.
+</p>
+
+<p>
+Già i pipistrelli giganti cominciavano a lasciare gli alberi ai
+<span class="pagenum" id="Page_78">[78]</span>
+cui rami si erano tenuti appesi durante il giorno, qualche urlo
+di sciacallo si era fatto udire, segnale delle fiere che stavano
+per abbandonare i loro covi per rimettersi in caccia.
+</p>
+
+<p>
+Qualche gazzella passava talora, rapida come un lampo, per
+andare a dissetarsi o per raggiungere il suo nascondiglio prima
+dell’uscita dei carnivori, mentre le scimmie s’affrettavano a
+raggiungere le più alte cime degli alberi per mettersi fuori di
+portata dagli assalti dei leopardi.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo, le cui inquietudini aumentavano col calare delle tenebre,
+temendo di essersi troppo allontanato dal campo affrettava
+sempre più la marcia, incitando il portoghese a fare altrettanto
+e girava all’intorno sguardi spaventati. Un uomo come
+lui, compagno di caccia d’Alfredo, non doveva temere l’incontro
+di un carnivoro; il suo terrore doveva derivare dalla tema di
+trovare sulla sua via il mostruoso <i>mpungu</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto s’arrestò, celandosi rapidamente dietro il grosso
+tronco d’un albero.
+</p>
+
+<p>
+— Hai udito, padrone? — chiese al portoghese, che lo aveva
+prontamente imitato.
+</p>
+
+<p>
+— Non ho udito nulla, — rispose Antao, il quale aveva armato
+il fucile.
+</p>
+
+<p>
+— È stato spezzato un ramo a breve distanza da noi.
+</p>
+
+<p>
+— Lo avrà spezzato qualche animale.
+</p>
+
+<p>
+— Temo che sia stato il <i>mpungu</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Al diavolo il tuo <i>mpungu</i>. So che è terribile, ma infine
+abbiamo due fucili e con una palla piantata nel cuore si uccide
+anche un elefante.
+</p>
+
+<p>
+— Il <i>mpungu</i> non si uccide, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedremo, Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Zitto!... Odi?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Uno scricchiolio di rami spezzati e di foglie secche calpestate
+si era udito in mezzo ad un macchione di alberi, discosto una
+cinquantina di metri. Anche i rami bassi delle piante si udivano
+a spostarsi, come se qualche grosso animale cercasse di
+aprirsi il passo.
+</p>
+
+<p>
+— Vi è qualche belva là dentro, — mormorò Antao, alzando
+lentamente il fucile.
+</p>
+
+<p>
+In quell’istante una massa oscura, non ancora ben distinta,
+allargò dei rami e comparve arrestandosi sul margine del macchione.
+Il portoghese l’aveva presa rapidamente di mira, ma
+<span class="pagenum" id="Page_79">[79]</span>
+Asseybo con un gesto rapido gli aveva afferrato il fucile,
+abbassandoglielo.
+</p>
+
+<p>
+— Non tirare padrone, — gli mormorò con voce tremante. — Il
+<i>mpungu</i>!...
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!...
+</p>
+
+<p>
+— Non farti udire.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La scimmia gigante, forse avvertita della presenza dei due
+uomini dal suo olfatto finissimo, si era avanzata di otto o dieci
+passi, ma poi si era arrestata in uno spazio scoperto come fosse
+indecisa se indietreggiare o avanzare.
+</p>
+
+<p>
+Antao che era più vicino, poteva osservare comodamente quel
+mostro delle foreste equatoriali che mai fino allora aveva veduto,
+poichè tali scimmie non si possono prendere vive, data
+la loro forza prodigiosa e la loro ferocia.
+</p>
+
+<p>
+Era alta un metro e sessanta e fors’anche di più, statura
+niente affatto straordinaria, essendovene talune che misurano
+perfino un metro e ottanta centimetri; aveva le spalle larghissime,
+il corpo d’una lunghezza sproporzionata, avendo le gambe
+assai corte, ma aveva invece le braccia lunghissime e quali
+braccia!... Parevano due tronchi d’albero nodosi, ma quei nodi
+erano costituiti da muscoli prodigiosamente sviluppati.
+</p>
+
+<p>
+Le mani ed i piedi, corti, larghi e grossi, terminavano con unghie
+robuste e ricurve, armi formidabili, poichè si dice che con
+quelle può sventrare facilmente un uomo o strappargli una spalla!...
+</p>
+
+<p>
+La faccia di quel mostro villoso ispirava paura, tanta era
+l’espressione feroce e bestiale che vi traspariva. Quegli occhi
+piccoli, bruni, infossati, che avevano dei lampi strani; quel naso
+depresso, quella bocca larghissima armata di denti lunghi e
+così solidi da schiacciare la canna d’un fucile come un semplice
+bambù; quelle labbra grosse e quel mento corto, davano
+alla scimmia antropomorfa un aspetto ben poco rassicurante.
+</p>
+
+<p>
+I gorilla non sono molto numerosi e difficilmente s’incontrano
+al di là della zona equatoriale africana, però non sono nemmeno
+rari, specialmente nelle fitte foreste della Guinea e del
+Congo. Pare invece che manchino affatto nelle regioni orientali
+del continente nero.
+</p>
+
+<p>
+Per lo più vivono in due, maschio e femmina, ma qualche
+volta se ne sono veduti cinque o sei uniti. S’incontrano anche
+dei solitari, i quali sono dei vecchi maschi e questi sono i più
+formidabili, i più feroci.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_80">[80]</span>
+</p>
+
+<p>
+Si tengono ordinariamente celati nei grandi boschi, preferendo
+quelli umidi, ma amano anche gli altipiani rocciosi e le vallate
+profonde e poco illuminate. Sono però nomadi ed è raro che soggiornino
+molto in un luogo, ma ciò deriva dalle difficoltà che incontrano
+nel provvedersi di viveri. Essendo formidabili consumatori
+di frutta e specialmente di canne di zucchero selvatiche
+e di quelle erbe succolenti chiamate <i>amomun granum paradisi</i>,
+sono costretti a cambiare residenza molto sovente.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque appartengano alla razza delle scimmie, stanno più
+volentieri a terra che sugli alberi, ma non si creda che quando
+camminano si tengano ritti come gli uomini. La loro andatura
+ordinaria è quella dei quadrupedi anzichè dei bipedi, però talvolta
+si mantengono per qualche tempo in piedi e fanno anche,
+in quella posizione, dei tratti di via.
+</p>
+
+<p>
+Al pari delle grandi scimmie del Borneo, dei <i>mias</i>, sono di
+umore triste, ma sono però più feroci, più violenti. Se incontrano
+degli uomini cercano possibilmente di evitarli e tutt’al
+più manifestano la loro inquietudine battendosi fortemente l’ampio
+petto, che allora risuona come un tamburo, ma guai se vengono
+assaliti!... Allora più nessun pericolo li trattiene; e consapevoli
+della propria forza si scagliano risolutamente sugli
+avversari che hanno osato disturbarli.
+</p>
+
+<p>
+Più nulla resiste a loro. I fucili non hanno sempre la vittoria,
+poichè quei giganti, se non sono toccati al cuore o nel cervello,
+possono sfidare parecchie palle. Colle possenti mani spezzano le
+più solide carabine o le schiacciano coi denti; torcono le lancie,
+spezzano le scuri e guai all’imprudente che cade nelle loro
+mani!... Un pugno solo basta per sfondare il cranio più resistente;
+un colpo d’unghia è più che sufficiente per aprire il
+petto più solido.
+</p>
+
+<p>
+I negri hanno una paura immensa dei gorilla e non osano assalirli,
+anche se si radunano in grosso numero. Preferiscono piuttosto
+abbandonare i loro villaggi ed i loro campi coltivati, i quali
+non tardano a venire saccheggiati e distrutti. Non è raro il caso
+che qualche vecchio gorilla abbia rapito delle negre per poi
+strozzarle. Si narra però che alcune poterono ritornare ai loro
+villaggi ancora vive, ma prive delle unghie delle mani e dei
+piedi state a loro strappate dal rapitore!...
+</p>
+
+<figure><a id="fill-080a"></a>
+ <img src="images/ill-080a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>.... poi le forze improvvisamente l’abbandonarono e quell’enorme
+corpo rovinò pesantemente attraverso i rami.... (Pag. 93).</figcaption>
+</figure>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_81">[81]</span></p>
+
+<h2 id="cap12"><span class="smcap">Capitolo XII.</span>
+<span class="smaller">La scomparsa dell’amazzone</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il <i>mpungu</i> che era uscito dalla macchia, come si disse, si era
+arrestato su di uno spazio scoperto, come se fosse indeciso fra
+l’andare innanzi od il ritornare sotto l’ombra oscura degli alberi.
+</p>
+
+<p>
+Il suo udito, che è finissimo, doveva averlo già avvertito della
+presenza degli uomini o per lo meno di nemici forse pericolosi
+e si era fermato in quella posa che è speciale a tali scimmioni,
+cioè colle ginocchia un po’ piegate, il dorso curvo e le braccia
+penzoloni. Pareva che ascoltasse con profonda attenzione,
+mentre i suoi piccoli occhi, che brillavano in mezzo al pelame
+quasi nero del suo muso, scrutavano le piante vicine con inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+Stette così parecchi minuti, poi si lisciò più volte la folta pelliccia
+grigiastra che sul petto era assai lunga, almeno otto o
+dieci centimetri, quindi si rimise in cammino, tenendo però il
+capo volto verso l’albero sotto il quale si tenevano nascosti
+Antao ed il negro, come se avesse indovinato che il pericolo
+stava da quella parte.
+</p>
+
+<p>
+Giunto presso un altro macchione si fermò ancora qualche
+istante, fissando sempre l’albero, poi volse le spalle e scomparve
+definitivamente sotto la cupa ombra dei macchioni.
+</p>
+
+<p>
+— Se n’è andato, — disse Asseybo, respirando liberamente.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose Antao, con un po’ di rincrescimento. — Avrei
+però preferito che si fosse avvicinato al nostro albero.
+</p>
+
+<p>
+— Per farci uccidere?... Era un vecchio maschio e quelli sono
+pericolissimi, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Come sai tu che era un vecchio maschio?
+</p>
+
+<p>
+— Perchè aveva il pelame grigiastro, mentre i giovani lo
+hanno bruno più o meno oscuro.
+</p>
+
+<p>
+— Spero però di ucciderlo egualmente.
+</p>
+
+<p>
+— Non toccarlo, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Alfredo non lo risparmierà. Domani mattina andremo a
+scovarlo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Potendo la scimmia gigante ritornare da un momento all’altro,
+il portoghese ed Asseybo affrettarono il passo per giungere
+<span class="pagenum" id="Page_82">[82]</span>
+presto al campo, onde non accrescere le inquietudini di Alfredo
+con una prolungata assenza.
+</p>
+
+<p>
+Dopo d’aver fatto parecchi giri e rigiri scorsero finalmente i
+fuochi del campo scintillare fra i rami della foresta. A trecento
+passi trovarono Alfredo, il quale stava mettendosi in cerca di
+loro in compagnia d’un dahomeno, temendo che si fossero smarriti.
+Informato dell’incontro del gorilla, malgrado il suo provato
+coraggio, manifestò un po’ d’inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+— È un vicino pericoloso, — disse. — Amerei meglio che
+fosse molto lontano.
+</p>
+
+<p>
+— Bah! — rispose Antao. — Abbiamo cinque carabine e sapremo
+metterlo a dovere, se avrà il ghiribizzo di disturbarci.
+</p>
+
+<p>
+— Non ne avremo che due, Antao. Sui negri non bisogna
+contare, avendo troppa paura di quelle formidabili scimmie.
+Speriamo però che ci lasci tranquilli.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Cenarono in fretta, avendo deciso di rimettersi in marcia di
+buon mattino, poi si coricarono sotto le tende, mentre Asseybo
+ed un dahomeno montavano il primo quarto di guardia.
+</p>
+
+<p>
+Si erano però appena coricati, quando in mezzo alla foresta
+si udì echeggiare una specie di rullo di tamburo, ma assai
+più sordo, più monotono.
+</p>
+
+<p>
+— Il gorilla? — chiese Antao, alzandosi prontamente. — Questo
+suono l’ho udito ancora questa sera.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, è il <i>mpungu</i>, — rispose Alfredo, che aveva impugnata
+rapidamente la carabina. — Pare che sia irritato.
+</p>
+
+<p>
+— Che voglia assalirci?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo credo, ma non bisogna fidarsi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+S’alzarono ed uscirono dalle tende. Asseybo ed il suo compagno,
+spaventati da quel rullo che ben conoscevano, si erano
+riparati dietro ai fuochi, puntando i fucili verso la foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Si vede? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— No, padrone, — rispose Asseybo, ma pare che non sia
+lontano.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia quello che abbiamo incontrato questa sera? — chiese
+Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Può essere la sua compagna, — rispose Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— È meno pericolosa ma pur sempre formidabile, — disse Alfredo. — Non
+spaventatevi e tenetevi vicini ai fuochi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Avevano appena pronunciate quelle parole, quando si udì
+rintronare uno sparo, seguito poco dopo da un possente ruggito,
+<span class="pagenum" id="Page_83">[83]</span>
+simile a quello che manda un leone in furore e da un
+urlo umano ma che subito si spense in un gemito strozzato.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Chi è stato assalito?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo senza rispondere, aveva raccolto un ramo acceso e
+si era slanciato verso la foresta, portando con sè la carabina.
+Antao ed Asseybo l’avevano tosto seguìto, per aiutarlo nel caso
+che l’uomo dei boschi lo assalisse, mentre i due dahomeni, pazzi
+di terrore, urlavano come se venissero scorticati.
+</p>
+
+<p>
+La detonazione era echeggiata a soli tre o quattrocento passi
+dal campo, era quindi facile giungere sul luogo della lotta. Alfredo,
+tenendo nella sinistra il ramo acceso che lanciava in aria
+scintille e nella destra la carabina armata, segnava la via e precipitava
+la corsa, sempre seguìto dai suoi due compagni.
+</p>
+
+<p>
+Si era già allontanato dalle tende quattro o cinquecento metri,
+inoltrandosi in mezzo alla foresta che diventava sempre più
+fitta, quando alla luce del ramo che non si era ancora spenta,
+scorse qualche cosa che luccicava fra le foglie secche e le
+alte erbe.
+</p>
+
+<p>
+Si curvò rapidamente e vide che quell’oggetto era la canna
+d’un fucile, ma contorta come se fosse stata una semplice verga
+di rame.
+</p>
+
+<p>
+— È qui che è accaduta la lotta, — disse, gettando all’intorno
+un rapido sguardo, per assicurarsi da un improvviso assalto.
+</p>
+
+<p>
+— Fulmini di Giove!... — esclamò Antao, che lo aveva raggiunto. — Questa
+canna deve essere stata ridotta in così deplorevole
+stato dal gorilla.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose Alfredo. — Stiamo in guardia, poichè il
+mpungu può esserci vicino.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco il calcio del fucile spezzato, — disse Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo scimmione lo ha sgretolato come fosse un biscottino, — disse
+Antao. — Che denti!... Quelli dei leoni non devono essere
+così robusti. Ma dove sarà il disgraziato proprietario di quest’arma?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo troveremo presto, — rispose Alfredo. — Badate agli alberi
+voi; il <i>mpungu</i> può essersi nascosto fra i rami e può piombarci
+addosso.
+</p>
+
+<p>
+— Non temere, — disse il portoghese. — Ho il dito sul grilletto
+della carabina.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_84">[84]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo si era spinto innanzi dopo d’aver soffiato sul ramo
+per ravvivare la fiamma, ma fatti pochi passi si era nuovamente
+arrestato, gettando un grido d’orrore.
+</p>
+
+<p>
+Ai piedi d’un albero aveva scorto il cadavere d’un negro
+d’alta statura ed interamente nudo, ma in quale stato orribile
+era ridotto quel povero corpo. Tutta la pelle del viso assieme
+agli occhi ed al naso era stata strappata come da un formidabile
+colpo d’artiglio; il petto spaccato come da un colpo di scure,
+mostrava i polmoni ed una spalla dell’infelice portava le impronte
+sanguinose di larghi denti.
+</p>
+
+<p>
+Quel negro doveva essere stato assalito dalla scimmia gigante
+e dopo d’aver perduto il fucile, la cui palla non era di certo
+bastata per abbattere il terribile avversario, era stato massacrato
+a colpi d’unghie ed a morsi.
+</p>
+
+<p>
+— È orribile! — esclamò Antao, che cominciava a perdere la
+sua audacia dinanzi a quella prova del vigore mostruoso del
+<i>mpungu</i>. — Simili quadrumani fanno davvero paura.
+</p>
+
+<p>
+— In ritirata, — comandò Alfredo. — Nulla possiamo fare per
+questo povero uomo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, torniamo al campo, padrone, — disse Asseybo. — Il
+<i>mpungu</i> può assalire i nostri uomini.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi sarà questo negro?... — chiese Antao. — Qualche
+cacciatore forse?...
+</p>
+
+<p>
+— Credo invece che sia una delle spie che ci seguono, — rispose
+Alfredo. — Se il gorilla non gli avesse guastato il viso,
+avremmo potuto facilmente riconoscerlo se era un dahomeno od
+un costiero.
+</p>
+
+<p>
+— Se era una spia ringrazio la scimmia gigante che ci ha
+sbarazzati da una di quelle mignatte.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quel momento, verso il campo, si udirono urla di terrore,
+poi due spari ed un nitrire di cavalli.
+</p>
+
+<p>
+— Gran Dio! — esclamò Alfredo. — Cosa succede?...
+</p>
+
+<p>
+— Il <i>mpungu</i> ha assalito i nostri uomini, — disse Asseybo,
+impallidendo.
+</p>
+
+<p>
+— Al campo!... al campo!... —
+</p>
+
+<p>
+I tre uomini si precipitarono in mezzo alla foresta cercando
+di non smarrirsi in mezzo a quelle migliaia d’alberi, ma dovettero
+ben presto comprendere che il ritorno non era facile con
+quella oscurità, tanto più che il ramo si era spento.
+</p>
+
+<p>
+Udendo delle grida, che parevano mandate dai loro uomini,
+<span class="pagenum" id="Page_85">[85]</span>
+allontanarsi verso destra, credettero che il campo si trovasse
+in quella direzione e si diressero a quella volta, impegnandosi
+invece in mezzo ad una rete inestricabile di rami, di tronchi,
+di radici enormi e di liane.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente Asseybo aveva scorto dei bagliori sulla loro
+sinistra ed immaginandosi che il campo si trovasse invece da
+quella parte, s’affrettarono a ritornare.
+</p>
+
+<p>
+Non si erano ingannati, poichè pochi minuti dopo giungevano
+in vista dei fuochi accesi dinanzi alle tende, ma con loro grande
+sorpresa non trovarono i loro uomini che avevano lasciati a
+guardia della giovane negra. Anche i cavalli e buona parte delle
+casse erano scomparse; solamente due animali, forse perchè più
+solidamente legati, non avevano potuto fuggire.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno! — urlò Antao. — Cosa è accaduto qui?&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo si era affrettato ad entrare sotto la tenda che era stata
+riservata alla giovane negra, ma uscì subito, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— La donna non vi è più!...
+</p>
+
+<p>
+— È impossibile, Alfredo!...
+</p>
+
+<p>
+— Ti dico che è scomparsa, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Si sarà nascosta nei dintorni.
+</p>
+
+<p>
+— Ed anche i dahomeni sono fuggiti, — disse Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— I vili!... — gridò Antao. — Ed i cavalli?...
+</p>
+
+<p>
+— E le nostre casse, padrone?...
+</p>
+
+<p>
+— Possibile che il gorilla abbia portato via tutto?...
+</p>
+
+<p>
+— Lasciamo i cavalli e le casse e occupiamoci della donna,
+Antao, — disse Alfredo, con voce agitata. — Temo una orribile
+sciagura.
+</p>
+
+<p>
+— Che il gorilla l’abbia uccisa?...
+</p>
+
+<p>
+— Forse peggio, Antao. — Temo che l’abbia rapita.
+</p>
+
+<p>
+— Ma noi sappiamo dove ha il suo covo.
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo se è nascosta innanzi tutto. Le sue ferite, non
+ancora rimarginate, non devono averle permesso di allontanarsi
+troppo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Stavano per munirsi di rami accesi per mettersi in cerca dell’amazzone,
+quando videro comparire i due dahomeni. Quei poveri
+diavoli parevano impazziti per lo spavento, poichè tremavano
+ancora come se avessero indosso la febbre, ed erano diventati,
+grigi, cioè pallidi, ed i loro grandi occhi manifestavano un vivo
+terrore.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone!... — gridarono, vedendo Alfredo. — Il <i>mpungu</i>!
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_86">[86]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Dov’è? — chiese il cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+— È fuggito.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa è avvenuto?... Spicciatevi, parlate.
+</p>
+
+<p>
+— Si è avvicinato al campo per assalirci, noi abbiamo scaricate
+le armi, ma poi abbiamo avuto paura e siamo fuggiti. Se
+l’avessi veduto come era furibondo!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma la negra?....
+</p>
+
+<p>
+— La donna?... — esclamarono con stupore. — Non è nella
+tenda?
+</p>
+
+<p>
+— No, è scomparsa.
+</p>
+
+<p>
+— Allora l’ha rapita il <i>mpungu</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Ma l’avete veduto a rapirla?...
+</p>
+
+<p>
+— No, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Allora bisogna cercare il gorilla e ucciderlo, — disse Antao. — Non
+possiamo lasciare quella disgraziata nelle mani di
+quell’orribile mostro.
+</p>
+
+<p>
+— Un momento di pazienza, Antao, — disse Alfredo. — Non
+precipitiamo le cose, innanzi tutto. Ditemi: quando il mpungu
+comparve presso il campo, dormiva ancora la donna?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, — risposero i due schiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Quando siete fuggiti, l’avete veduta uscire?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo sappiamo. Abbiamo avuto tanta paura dei ruggiti
+del <i>mpungu</i>, che ci siamo dati alla fuga senza più curarci del
+campo, nè della donna.
+</p>
+
+<p>
+— L’avete almeno ferito il mostro?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, poichè perdeva sangue da una spalla.
+</p>
+
+<p>
+— Credete che la donna abbia avuto il tempo di fuggire?...
+</p>
+
+<p>
+— Non è possibile, padrone. Il <i>mpungu</i> era a pochi passi dai
+fuochi.
+</p>
+
+<p>
+— Asseybo, — disse Alfredo, volgendosi verso il servo. — Ho
+fatto mettere delle torce resinose nelle nostre casse. Guarda se
+ne trovi qualcuna.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dove saranno andate le altre casse?... — chiese Antao. — Ne
+avevamo dodici e non ne sono rimaste che quattro.
+</p>
+
+<p>
+— Avevate caricati i cavalli? — chiese Alfredo, ai dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+— No, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco un mistero inesplicabile. È impossibile che il gorilla
+abbia portata via la donna e le nostre casse.
+</p>
+
+<p>
+— Che il gorilla avesse dei compagni?...
+</p>
+
+<p>
+— È possibile, Antao.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_87">[87]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ma i cavalli?...
+</p>
+
+<p>
+— Avranno avuto paura e saranno fuggiti dopo di aver spezzate
+le corde, ma più tardi li ritroveremo se non cadono sotto
+le zanne delle fiere.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Asseybo intanto aveva trovate alcune torce e ne aveva accese
+due. Essendo formate di fibre vegetali imbevute di resina,
+spandevano all’intorno una luce abbastanza viva per potersi
+avventurare anche sotto quella tenebrosa foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Voi rimarrete qui, — disse Alfredo ai due dahomeni. — Badate
+che se lasciate il campo una seconda volta, vi giuro che
+non rivedrete nè il Dahomey nè Porto Novo. Nulla d’altronde
+avrete da temere, poichè al <i>mpungu</i> pensiamo noi. Vieni, Anteo;
+andiamo mio bravo Asseybo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Quantunque fossero persuasi che la giovane negra fosse stata
+rapita dall’orribile scimmione, perlustrarono i dintorni del campo
+per accertarsi che non si fosse nascosta in mezzo a qualche macchia,
+ma vedendo l’inutilità di quelle ricerche, si misero risolutamente
+in caccia, risoluti a scovare il formidabile avversario.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo, che aveva maggior conoscenza di tutti dei grandi
+boschi e che fino ad un certo punto sapeva trovare una via già
+prima percorsa, si era messo alla testa per condurre i due cacciatori
+sotto l’albero, sui cui rami aveva veduto il covo del
+mpungu.
+</p>
+
+<p>
+Il momento non era certo propizio per quella caccia pericolosissima,
+potendo il gorilla sfuggire facilmente alle loro ricerche
+colla sua preda, favorito dall’oscurità, pure i tre animosi
+uomini non disperavano della loro riuscita.
+</p>
+
+<p>
+— Aspetteremo l’alba per assalire il mostro, — disse Alfredo
+al portoghese che lo interrogava, — ma intanto circonderemo
+l’albero e se il <i>mpungu</i> si decide a scendere, lo fucileremo a
+bruciapelo. Non possiamo azzardare delle palle ad una certa distanza,
+poichè con queste tenebre potremmo colpire anche la
+povera giovane.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che non l’abbia strangolata?...
+</p>
+
+<p>
+— Speriamo che il mostro non abbia sfogata la sua rabbia su
+quella donna.
+</p>
+
+<p>
+— Ma che l’abbia nascosta nel suo nido?...
+</p>
+
+<p>
+— Certo, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— La situazione dell’amazzone può diventare pericolosa. Se
+il gorilla la gettasse a terra?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_88">[88]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non l’abbandonerà, Antao, ma cercherà di certo di portarsela
+seco nella sua fuga.
+</p>
+
+<p>
+— Ed allora se lo uccidiamo mentre si trova in alto, la ragazza
+cadrà.
+</p>
+
+<p>
+— Cercheremo di farlo scendere. È isolato l’albero sul quale
+avete scorto il nido?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Allora abbiamo la speranza di costringerlo a calarsi a terra.
+Ci siamo, Asseybo?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro, che si era bruscamente arrestato, non rispose; pareva
+che ascoltasse qualche lontano rumore.
+</p>
+
+<p>
+— Hai udito qualche grido?... chiese il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Dei nitriti, — rispose il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Dove?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Laggiù, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— In mezzo al bosco?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma mi parvero assai lontani.
+</p>
+
+<p>
+— Saranno i nostri cavalli che cercano di ritornare al campo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo anch’io, padrone.... Udite?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori tesero gli orecchi, ma invece di nitriti udirono
+quel sordo rullìo che producono i gorilla quando si battono
+il petto.
+</p>
+
+<p>
+— Il <i>mpungu</i>, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— E ci è vicino, — aggiunse Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Spengiamo le torce ed avanziamoci con precauzione. Non
+bisogna allarmare il mostro od è capace di strangolare la povera
+giovane.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Le torce furono spente ed i tre uomini procedendo carponi
+per non urtare contro i rami bassi degli alberi, poco dopo giungevano
+sotto un grande sicomoro il quale s’alzava isolato in
+mezzo ad una piccola radura.
+</p>
+
+<p>
+— È lassù, — disse Asseybo, con un filo di voce.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene, — rispose Alfredo, con voce tranquilla. Il mostro
+non ci sfugge più!
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_89">[89]</span></p>
+
+<h2 id="cap13"><span class="smcap">Capitolo XIII.</span>
+<span class="smaller">La caccia al gorilla</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+I tre cacciatori, nascosti fra le alte erbe che coprivano quella
+piccola radura, cercavano di scrutare il folto fogliame del grande
+albero, sperando di scoprire il mostruoso gorilla o la sua prigioniera,
+ma l’ombra proiettata da quell’enorme ammasso di rami e
+di foglie era troppo nera per poter discernere qualche cosa. Il
+nido, o meglio la piattaforma costruita su due dei più grossi rami,
+si scorgeva confusamente a circa sette metri dal suolo.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo non si era adunque ingannato arrestandosi in quel
+luogo ed il mostro doveva trovarsi lassù, poichè di tratto in
+tratto si udiva la sua rauca respirazione ed i legni della piattaforma
+scricchiolare.
+</p>
+
+<p>
+Non era però cosa facile costringerlo a scendere, poichè tali
+scimmioni ordinariamente non assalgono se prima non vengono
+feriti, e poi di rado abbandonano gli alberi sui quali hanno fabbricato
+il loro covo, non ignorando forse che la piattaforma è
+sufficiente a difenderli.
+</p>
+
+<p>
+— Per ora non possiamo assolutamente far nulla, — mormorò
+Alfredo, agli orecchi di Antao. — Con questa oscurità non è
+cosa prudente aprire il fuoco.
+</p>
+
+<p>
+— Se provassimo a mandare una palla sotto la piattaforma?...
+</p>
+
+<p>
+— Può attraversare i rami e colpire la donna.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, non ci avevo pensato, Alfredo. Ma che la negra
+sia proprio lassù?...
+</p>
+
+<p>
+— Se non è stata uccisa, deve trovarsi ancora sulla piattaforma.
+</p>
+
+<p>
+— Ma si dovrebbe udire qualche gemito. Essendo ferita, il
+mostro deve averla ridotta in tristi condizioni con la sua poca
+galanteria.
+</p>
+
+<p>
+— Frenerà i gemiti per tema d’irritare il bestione.
+</p>
+
+<p>
+— Che non vi sia modo di accertarsi se è lassù?... Quella
+povera ragazza m’interessa, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ti dico che se si trova su quest’albero la salveremo.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, hanno il sonno profondo i gorilla?...
+</p>
+
+<p>
+— Perchè mi fai questa domanda?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_90">[90]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Se fossi certo che il rapitore non si svegliasse, vorrei cercare
+di salire lassù.
+</p>
+
+<p>
+— Sei pazzo. Antao. Una simile imprudenza non te la permetterò
+mai. Accomodiamoci alla meglio fra queste erbe ed aspettiamo
+pazientemente l’alba.
+</p>
+
+<p>
+— Circondiamo l’albero?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, tu va’ a coricarti alla mia destra ed Asseybo alla mia
+sinistra. Se il gorilla scende, lo vedremo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese ed il negro si allontanarono strisciando senza
+far rumore e si sdraiarono dall’altra parte del grosso tronco,
+coprendo la batteria delle carabine per difendere le capsule
+dall’umidità della notte.
+</p>
+
+<p>
+Le ore passavano lente come se fossero diventate doppie, ma
+il gorilla non lasciava l’albero protettore. Lo si udiva però
+sempre a russare e qualche volta a voltarsi, facendo scricchiolare
+le traverse della piattaforma.
+</p>
+
+<p>
+Cosa strana però e che inquietava tutti e tre i cacciatori:
+l’amazzone non dava segno di vita. Tendevano sempre gli orecchi
+sperando di udire qualche gemito, ma senza alcun risultato.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo cominciava a temere che la disgraziata invece di
+essere stata portata lassù, fosse stata uccisa e poi gettata in
+mezzo a qualche folto macchione.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente verso le tre e mezzo una luce biancastra cominciò
+ad apparire all’orizzonte, facendo impallidire gli astri. Essendo
+l’alba brevissima in quelle regioni equatoriali, fra pochi
+minuti ci si doveva vedere anche sotto la foresta.
+</p>
+
+<p>
+Già qualche uccello cominciava a svegliarsi facendo udire un
+timido gorgheggio, mentre gl’insetti si levavano a sciami salutando
+la prima ondata di luce dorata con acuti ronzii. Una
+banda di pappagalli grigi ruppe bruscamente il silenzio che regnava
+sotto gli alberi, con un cicalìo assordante.
+</p>
+
+<p>
+In alto, verso la piattaforma, si udirono tosto degli scricchiolii,
+poi un lungo sbadiglio: il gorilla si svegliava.
+</p>
+
+<p>
+Antao ed Asseybo avevano subito raggiunto Alfredo e tutti e
+tre guardavano in alto, sperando di scorgere qualche lembo del
+vestito dell’amazzone, ma i rami erano intrecciati troppo strettamente
+per vedere cosa si trovava sopra la piattaforma.
+</p>
+
+<p>
+— Amici miei, — disse ad un tratto Alfredo, con viva emozione. — Temo
+che la povera ragazza non si trovi lassù.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_91">[91]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Comincio a crederlo anch’io, — disse Antao, — ma almeno
+la vendicheremo.
+</p>
+
+<p>
+— Scorgi nulla Asseybo?
+</p>
+
+<p>
+— Non vedo che un piede del <i>mpungu</i> sporgere dalla piattaforma, — rispose
+il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Snidiamolo, Alfredo, — disse il portoghese. — Io non me ne
+andrò da qui, se prima non avrò la certezza che quella disgraziata
+non si trova lassù!
+</p>
+
+<p>
+— Non ho alcuna intenzione di risparmiare il mostro, Antao.
+Tenetevi presso di me e non fate fuoco se non siete sicuri del
+colpo od il gorilla ci farà a pezzi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quel momento si udì in alto un sordo brontolìo ed i rami
+che formavano la piattaforma gemettero.
+</p>
+
+<p>
+— In guardia, — disse Alfredo, scostandosi dall’albero e puntando
+in alto la carabina.
+</p>
+
+<p>
+Il gorilla, accortosi della presenza dei tre cacciatori, cominciava
+ad irritarsi e manifestava la sua collera battendosi l’ampio
+petto, il quale risuonava come un tamburone.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto comparve sul margine della piattaforma, ma per
+un solo istante. Quell’apparizione fu rapida, ma bastò ad Antao
+per farsi un’idea dell’aspetto spaventoso di quei giganti delle
+foreste, allorquando sono irritati.
+</p>
+
+<p>
+Il suo pelame grigio ferro era diventato irto come quello di
+un gatto in collera; i suoi muscoli poderosi pareva che fossero
+raddoppiati di volume, mentre la sua brutta faccia manifestava
+una collera selvaggia, ripugnante, con quei suoi occhi infossati,
+grigi, ma che avevano uno strano splendore.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Saturno!... — mormorò Antao. — È ben brutto
+quel diavolone di scimmia.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo intanto cercava di scoprire il formidabile avversario
+per mandargli una palla nel cranio o nel petto, ma il <i>mpungu</i>,
+non giudicando forse giunto il momento d’impegnare la lotta,
+si teneva riparato nel suo ampio nido, senza mostrare la più
+piccola parte del suo corpo.
+</p>
+
+<p>
+La sua collera però aumentava di momento in momento. Non
+si batteva più il petto coi pugni, ma ora lanciava dei ruggiti,
+suoni strani che cominciano con una specie di latrato, che poi
+si cambiano in un sordo brontolìo e che finiscono in un ruggito
+infinitamente più potente di quello dei leoni e che pare non
+esca dalla gola, ma dalle ampie cavità del petto. Talora invece
+<span class="pagenum" id="Page_92">[92]</span>
+emetteva dei fragori che somigliavano perfettamente ai rulli
+prolungati del tuono udito in lontananza.
+</p>
+
+<p>
+Per un po’ di tempo il <i>mpungu</i> si limitò a far udire la sua
+voce, poi si diede a scuotere furiosamente i rami vicini, facendo
+piovere sui cacciatori una vera pioggia di frutta e di foglie,
+quindi con un salto immenso si slanciò su di un grosso ramo
+che si curvava verso terra, forse coll’intenzione di lasciarsi
+cadere giù.
+</p>
+
+<p>
+Eccolo!... — gridarono Antao ed Asseybo, retrocedendo
+vivamente.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo non si era mosso, nè aveva staccata l’arma dalla
+spalla. Vedendo il gorilla in piedi sul ramo, col pelame arruffato,
+gli occhi in fiamme, le labbra contratte che mostravano i
+lunghi denti, alzò rapidamente la canna e fece fuoco.
+</p>
+
+<p>
+L’enorme scimmia lanciò un ruggito furioso che echeggiò
+come uno scoppio di tuono, ma che poi si cambiò in un grido
+di dolore che aveva qualche cosa d’umano, poi abbandonando
+bruscamente il ramo, con un secondo salto guadagnò la piattaforma
+protettrice.
+</p>
+
+<p>
+— È colpito! — gridò Antao, passando la sua carabina ad
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Delle larghe goccie di sangue, filtrando attraverso i rami incrociati
+del nido, cadevano al suolo bagnando le erbe ed una
+era andata a colpire il portoghese, lordandogli la camicia.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, sempre impassibile, aveva rialzata la seconda carabina
+per mandare al mostro una seconda palla, ma non poteva
+scorgerlo.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia morto? — chiese Antao, che ricaricava prontamente
+l’arma del compagno.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo credo, — rispose il cacciatore. — Odo i rami della
+piattaforma scricchiolare.
+</p>
+
+<p>
+— E la ragazza?...
+</p>
+
+<p>
+— Credo che non ci resti che vendicarla, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma troveremo almeno il suo cadavere.
+</p>
+
+<p>
+— Bada!...
+</p>
+
+<p>
+— Eccolo, padrone!... — urlò Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+Il gorilla era tornato a balzare sul ramo. Con una mossa fulminea
+sfuggì alla seconda palla del cacciatore, ma invece di
+scendere risalì più in alto, come se avesse intenzione di rifugiarsi
+sugli ultimi rami.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_93">[93]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo gettata via l’arma scarica, prese quella di Asseybo
+e fece nuovamente fuoco contemporaneamente ad Antao.
+</p>
+
+<p>
+La grande scimmia questa volta ricevette le due palle in pieno
+petto. Fu vista arrestarsi un istante portandosi una mano sulle
+ferite sanguinanti, poi le forze improvvisamente l’abbandonarono
+e quell’enorme corpo rovinò pesantemente attraverso i
+rami del sicomoro, e schiantandoli venne a cadere, con sordo
+fragore, quasi ai piedi del tronco.
+</p>
+
+<p>
+— È morto!... — esclamò Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Sali Asseybo, — disse Alfredo. — Forse lassù vi è il cadavere
+della povera ragazza.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro s’aggrappò ai rami bassi del sicomoro e si mise ad
+arrampicarsi lungo il tronco con quell’agilità sorprendente che
+è una particolarità delle razze negre. In meno di venti secondi
+giunse alla biforcazione dei rami e aggrappatosi ai margini della
+piattaforma, vi si issò con un solo slancio.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla? — chiesero Alfredo ed Antao, con ansietà.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla, — rispose il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Non vi è alcuna traccia della ragazza, nemmeno un lembo
+delle sue vesti?...
+</p>
+
+<p>
+— Non vi sono che dei ciuffi di peli e dei rimasugli di
+frutta.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Una sorda esclamazione irruppe dalla labbra del portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi incrociando le braccia e guardando l’amico che pareva
+immerso in profondi pensieri, gli chiese.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa faremo ora?...
+</p>
+
+<p>
+— Cosa faremo?... — rispose Alfredo. — Frugheremo la foresta,
+nè la lasceremo se prima non avremo trovato il cadavere
+della giovane negra.
+</p>
+
+<p>
+— Torniamo al campo?...
+</p>
+
+<p>
+— Più nulla abbiamo da fare qui. Sono impaziente di rivedere
+i due dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+— Temi qualche cosa?...
+</p>
+
+<p>
+— Non so, ma da qualche minuto un sospetto mi tormenta,
+Antao.
+</p>
+
+<p>
+— E quale?...
+</p>
+
+<p>
+— La inesplicabile sparizione delle nostre casse.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Saturno!... È vero, Alfredo. Mi pare stranissima
+la sparizione e stento a credere che siano stati i gorilla a portarle
+<span class="pagenum" id="Page_94">[94]</span>
+via, specialmente ora che sappiamo che non ve n’era che
+uno su quest’albero.
+</p>
+
+<p>
+— È precisamente per questo che attribuisco ad altri il furto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma a chi?...
+</p>
+
+<p>
+— Alle spie che ci seguivano.
+</p>
+
+<p>
+— Uragani e folgori!... — esclamò Antao, colpito da quella
+risposta. — Questo sospetto non mi era venuto in mente e temo
+che....
+</p>
+
+<p>
+— Che cosa?...
+</p>
+
+<p>
+— Che quel povero gorilla non avesse preso parte alcuna nel
+rapimento della ragazza.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo anch’io, Antao, ma dai due dahomeni sapremo
+forse qualche cosa.
+</p>
+
+<p>
+— Ma a quale scopo le spie avrebbero rapito l’amazzone?...
+</p>
+
+<p>
+— L’avranno riconosciuta per una loro compatriota, forse
+avranno creduto che noi la tenessimo prigioniera per giovarci
+della sua conoscenza del Dahomey e l’avranno portata con loro,
+credendo di liberarla.
+</p>
+
+<p>
+— Torniamo presto al campo, Alfredo. Bisogna dilucidare
+questo mistero e se i nostri sospetti sono fondati, dare la caccia
+ai ladri.
+</p>
+
+<p>
+— È ciò che faremo, poichè le casse rubate contengono ciò
+che più m’interessa e sopratutto le nostre munizioni e gli oggetti
+di scambio.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Affrettarono il passo rifacendo il cammino percorso, ed un
+quarto d’ora dopo giungevano al campo dinanzi al quale, fedeli
+alla minacciosa consegna ricevuta, vegliavano i due dahomeni
+appoggiati ai loro fucili.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap14"><span class="smcap">Capitolo XIV.</span>
+<span class="smaller">Le tracce dei ladri</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Come avevano già sospettato, nè l’amazzone, nè i cavalli erano
+ritornati al campo.
+</p>
+
+<p>
+I due dahomeni avevano vegliato l’intera notte dinanzi ai
+fuochi, ma non avevano udito nè alcuna voce umana, nè alcun
+<span class="pagenum" id="Page_95">[95]</span>
+nitrito che annunciasse la vicinanza degli animali, nè alcun
+altro rumore che facesse sospettare la presenza delle spie che
+avevano seguita costantemente la carovana dopo la sua partenza
+da Porto Novo.
+</p>
+
+<p>
+Interrogati cosa ne pensassero dei sospetti manifestati da Alfredo
+e dell’esito negativo della spedizione, si mostrarono concordi
+nell’affermare che la scomparsa misteriosa della giovane
+negra, degli animali e soprattutto delle casse, si dovesse più attribuire
+alle spie che forse si erano nascoste a breve distanza
+dal campo, che ai gorilla.
+</p>
+
+<p>
+Senza dubbio avevano approfittato del terrore dei due dahomeni
+e della loro fuga dopo l’improvvisa comparsa del mpungu,
+per gettarsi rapidamente sugli animali e sulle casse e quindi
+internarsi nei folti boschi.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque fossero ormai tutti convinti di ciò, pure Alfredo
+mandò i tre negri a frugare le macchie vicine, per accertarsi
+che la giovane negra non era stata uccisa, quindi assieme al
+portoghese si mise a esaminare le alte erbe della piccola radura,
+per scoprire le tracce dei ladri.
+</p>
+
+<p>
+Essendo il suolo della foresta umido, non permettendo il folto
+fogliame degli alberi che i raggi del sole penetrassero, gli riuscì
+facile a scoprire, al di là della radura, le tracce dei cavalli che
+erano chiaramente impresse sullo strato erboso.
+</p>
+
+<p>
+— I nostri sospetti sono giusti, — diss’egli ad Antao che lo
+seguiva. — I nostri cavalli non sono fuggiti per paura del
+mpungu.
+</p>
+
+<p>
+— Da cosa lo arguisci?... — chiese il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Se i nostri cavalli fossero stati spaventati, sarebbero di
+certo fuggiti in diverse direzioni, mentre le loro tracce sono
+tutte unite ma.... toh!... Lo dicevo io? Guarda su questo terreno
+umido che è sprovvisto d’erbe.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!... — esclamò Antao, curvandosi. — Se non m’inganno,
+queste sono le tracce di due piedi nudi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao, — rispose Alfredo, — e qui vedo due altre orme
+di piedi nudi, più grandi delle prime.
+</p>
+
+<p>
+— Allora non vi sono più dubbi: i negri che ci seguivano ci
+hanno derubati.
+</p>
+
+<p>
+— Le tracce lo indicano.
+</p>
+
+<p>
+— Ma a quale scopo?... Per privarci delle casse.
+</p>
+
+<p>
+— È probabile, essendo i negri, in generale, tutti ladri, ma
+<span class="pagenum" id="Page_96">[96]</span>
+anche per impedirci di proseguire il viaggio. Forse si sono
+accorti che noi cercavamo d’ingannarli.
+</p>
+
+<p>
+— Ma vorrei trovare qualche traccia della ragazza.
+</p>
+
+<p>
+— Continuiamo le ricerche.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il passaggio dei cavalli attraverso la foresta era visibile anche
+per degli occhi meno acuti e meno esperimentati di quelli
+d’Alfredo. Gli zoccoli avevano calpestato profondamente l’umido
+terreno ed i corpi, nel passare, avevano tracciato come un sentiero
+fra i cespugli ed i rami bassi degli alberi, spezzando anche
+i più deboli.
+</p>
+
+<p>
+Percorsi cinquecento passi, i due bianchi s’arrestarono mandando
+un grido di gioia. In mezzo alle erbe avevano trovato
+uno di quei piccoli fiocchi che ornavano la casacca della giovane
+negra.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente!... — esclamò Antao, raccattandolo e mostrandolo
+con aria trionfante al compagno. Ora abbiamo la prova
+che i ladri l’hanno rapita e mi duole sinceramente di aver ucciso
+quel povero gorilla.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — disse Alfredo, lieto di quella scoperta — ora possiamo
+dedicare tutti i nostri sforzi nell’inseguire quegli audaci bricconi.
+</p>
+
+<p>
+— Riusciremo a raggiungerli?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo spero Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma saremo costretti a tornare verso la costa?...
+</p>
+
+<p>
+— No poichè le tracce finora si dirigono verso l’ovest ossia
+verso il Todji che scorre presso le frontiere degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Che quei furfanti abbiano intenzione di recarsi in quel regno
+a scambiare i nostri oggetti, prima di tornare in patria.
+</p>
+
+<p>
+— È probabile, ma non lasceremo loro il tempo nè di giungere
+a Teki, nè ad Anum che sono le prime borgate degli Ascianti.
+Mentre io seguo le tracce torna al campo, fa’ caricare sui due cavalli
+che fortunatamente ci sono rimasti, le nostre tende e le
+poche casse lasciateci e raggiungimi più presto che puoi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese lieto per quella felice scoperta che chiariva la
+scomparsa della giovane negra, non si fece ripetere l’ordine
+due volte e tornò precipitosamente al campo, chiamando i negri
+a piena voce.
+</p>
+
+<p>
+In un baleno le tende furono levate, gli arnesi della cucina
+furono collocati nel sacco, le casse caricate sui due cavalli e la
+carovana si mise frettolosamente in marcia per raggiungere il
+capo, il quale si spingeva celeremente innanzi, dietro le tracce.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-096a"></a>
+ <img src="images/ill-096a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>— Qui, padrone!... Presto, qui, padrone!... — (Pag. 102).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_97">[97]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sono sempre visibili? — gli chiese Antao, che lo aveva raggiunto
+a passo di corsa.
+</p>
+
+<p>
+— Sempre, — rispose Alfredo. — Finchè la foresta è così fitta,
+abbiamo la speranza di non perderle.
+</p>
+
+<p>
+— Ma poi?...
+</p>
+
+<p>
+— Se possiamo seguirle fino al Todji non chiederei di più,
+poichè allora avrei la certezza che i ladri cercano di spingersi
+fino ai mercati di Teki o di Anum.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che abbiano molte ore di vantaggio su di noi?
+</p>
+
+<p>
+— Avranno marciato tutta la notte, ma saranno costretti ad
+accordare oggi un po’ di riposo ai cavalli. Forzando le marce,
+spero di poterli raggiungere prima di tre o quattro giorni.
+</p>
+
+<p>
+— Ma si lascieranno inseguire senza cercare d’arrestarci?...
+</p>
+
+<p>
+— Tutto dipenderà dal loro numero. Se sono pochi si limiteranno
+a fuggire colla massima celerità, se sono in parecchi
+cercheranno di certo di crearci degli imbarazzi o d’impedirci
+di stringerli troppo da vicino, ma non siamo uomini da inquietarci.
+È bensì vero che tutti i dahomeni sono coraggiosi, ma
+anche noi non abbiamo certo paura di loro.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due cavalli intanto, vivamente aizzati dai due schiavi, li
+avevano raggiunti, quantunque fossero eccessivamente carichi,
+mentre Asseybo si era spinto più innanzi dietro alle tracce, essendo
+più abile del suo padrone.
+</p>
+
+<p>
+La foresta si manteneva sempre assai fitta e solo di quando
+in quando, a grandi distanze, si trovavano delle radure. Era
+un continuo caos di tronchi, di rami, di foglie, di liane e di
+radici. Ora erano macchioni di cedri i cui fiori spandevano all’intorno
+acuti profumi, o gruppi immensi di ebani che avrebbero
+fatto la fortuna di qualche tribù che avesse voluto approfittarne,
+o di acajù dal legno non meno prezioso e non meno
+ricercato per la fabbricazione dei mobili di lusso, o di <i>constiawa</i>
+dai quali alberi si ricava una tintura molto pregiata, di colore
+giallo zafferano, di enormi <i>cauciù</i> che danno la gomma e non
+pochi <i>tek</i>, alberi che raggiungono delle altezze imponenti e dai
+quali si ricava un legname così resistente da sfidare perfino
+le palle di cannone.
+</p>
+
+<p>
+In mezzo a quei vegetali che confondevano reciprocamente le
+loro fronde ed i loro rami, si vedevano svolazzare bande di pappagalli
+grigi e verdi, di grossi avvoltoi e anche alcune aquile,
+mentre sui tronchi si vedevano correre miriadi di bellissime
+<span class="pagenum" id="Page_98">[98]</span>
+lucertole colla testa gialla, il corpo grigio ferro e la coda a tre
+colori ossia rossa, bianca e nera.
+</p>
+
+<p>
+Questi animaletti si trovano dappertutto nei paesi della Costa
+d’Avorio e soprattutto nelle capanne dei negri dove si vedono, a
+tutte le ore del giorno, correre sui soffitti e lungo le pareti,
+occupati a dare la caccia agli ospiti pericolosi, ossia agli scorpioni
+dal morso doloroso, alle tarantole ed ai terribili ragni-vampiri.
+</p>
+
+<p>
+Come si può immaginare, sono animaletti rispettati da tutti i
+negri per i servigi immensi che rendono e perciò si propagano
+straordinariamente.
+</p>
+
+<p>
+Non mancavano le scimmie in mezzo a quelle grandi foreste.
+Di tratto in tratto, sulle cime di qualche albero fruttifero, si
+vedevano delle piccole truppe di quelle scimmie chiamate drilli,
+quadrumani affini ai mandrilli, ma non pericolose come questi
+ultimi.
+</p>
+
+<p>
+Sono molto più piccole, non essendo più alte di settanta centimetri,
+hanno il pelame olivastro sul dorso, ma biancastro
+sotto, mentre il muso è nerissimo e le mani ed i piedi color
+del rame.
+</p>
+
+<p>
+La loro barba, che è folta assai e che poi sale fino sul cranio
+formando una specie di cappuccio, dà loro un aspetto comicissimo.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo passare la carovana s’affrettavano a guadagnare le
+più alte cime degli alberi, mettendosi fuori di portata dai loro
+assalti e di lassù, manifestavano le loro inquietudini con grida
+assordanti.
+</p>
+
+<p>
+Dopo il mezzogiorno però, la carovana fece l’incontro d’un
+branco di scimmie ben pericolose. Stava passando attraverso ad
+un macchione di goyavi e di sicomori, quando un ramo di considerevole
+grossezza cadde dinanzi ad Antao, il quale per poco
+non ne ebbe spaccato il cranio.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, furioso, afferrò rapidamente la carabina credendosi
+assalito da qualche negro nascosto su qualche albero,
+ma invece d’un uomo vide sulla cima d’un’acacia una orribile
+scimmia che rideva a crepapelle, come fosse lieta di quel pessimo
+scherzo che per poco mandava il brav’uomo all’altro mondo.
+</p>
+
+<p>
+Doppiamente arrabbiato, Antao, che si trovava a cinquanta
+passi dai compagni, puntò il fucile e senza curarsi se commetteva
+una imprudenza, fece fuoco.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_99">[99]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il quadrumane, colpito nel cranio, interruppe le sue risa per
+mandare un urlo acuto e piombò al suolo come un sacco di
+cenci, fracassandosi le ossa.
+</p>
+
+<p>
+Quella scimmia era senza dubbio la più brutta che Antao
+avesse fino allora veduta. La sua testa era veramente spaventosa
+con quelle due rigonfiature rigate che gli deturpavano le
+gote, con quella bocca larga e sporgente, armata di acuti denti,
+con quella barba arruffata color arancio vivo e quel cranio piramidale.
+</p>
+
+<p>
+Il suo corpo massiccio, robusto, coperto d’un pelame ispido,
+aveva tutte le tinte immaginabili. Era verde oliva e nera sul
+dorso, bruno chiaro sul ventre e sui fianchi, il petto giallognolo,
+le mani e gli orecchi neri ed il naso rosso fuoco.
+</p>
+
+<p>
+La sua statura poi oltrepassava il metro, non compresa la
+coda che era appena visibile.
+</p>
+
+<p>
+— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, vedendo l’amico assorto in
+una lunga contemplazione. — Contro chi hai fatto fuoco?...
+</p>
+
+<p>
+— Contro la tavolozza d’un pittore, — rispose il portoghese,
+ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Contro una tavolozza?...
+</p>
+
+<p>
+— Vieni a vederla e sarai persuaso.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, quantunque fosse certo che l’amico scherzasse, tornò
+indietro, ma appena ebbe dato uno sguardo alla scimmia, afferrò
+Antao per un braccio, dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Fuggi!... Simili tavolozze sono pericolose, mio caro.
+</p>
+
+<p>
+— Ma è una scimmia e non già un gorilla.
+</p>
+
+<p>
+— È un mandrillo e questi quadrumani hanno tali denti da
+farti a pezzi. Fuggiamo prima che giungano i compagni del
+morto.
+</p>
+
+<p>
+— Non chiedo di meglio, amico, — rispose Antao. — Ne ho
+avuto abbastanza del gorilla, per attirarmi ora addosso la collera
+di altre scimmie.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente nessun mandrillo si fece vedere, sicchè poterono
+raggiungere tranquillamente la carovana senza essere
+inquietati.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo intanto, che precedeva tutti per non smarrire le
+tracce dei ladri, aveva trovato un altro oggetto appartenente
+alla giovane negra, e cioè la sua fascia rossa che era rimasta
+appesa ad un ramo basso d’un grande cedro.
+</p>
+
+<p>
+Non si poteva ammettere che l’amazzone l’avesse perduta,
+<span class="pagenum" id="Page_100">[100]</span>
+avendogliela veduta attorno ai fianchi, strettamente annodata.
+Doveva indubbiamente averla lasciata cadere per indicare il suo
+passaggio attraverso quella vasta boscaglia, certa che gli uomini
+bianchi, derubati dei loro effetti e dei loro animali, avrebbero seguite
+le tracce dei fuggiaschi.
+</p>
+
+<p>
+Verso il tramonto, sull’opposta riva dell’Aka, fiume che scaricasi
+nel lago Anglo, nei pressi di Krikor, fu trovata anche la
+cartucciera dell’amazzone pendente da un altro ramo, ma, in
+modo da poter essere veduta dal primo individuo che fosse passato
+per di là.
+</p>
+
+<p>
+Accanto alla pianta si scorgevano gli avanzi d’un fuoco e ciò
+indicava che i fuggiaschi dovevano essersi fermati colà per preparare
+il pasto e per far riposare i cavalli.
+</p>
+
+<p>
+— Ora non possiamo più dubitare della fedeltà di quella brava
+ragazza, — disse Antao ad Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose questi. — Mantiene il suo giuramento.
+</p>
+
+<p>
+— Però quelle canaglie devono sempre avere un grande vantaggio
+su di noi e sarà difficile che noi possiamo raggiungerli.
+</p>
+
+<p>
+— Non spero di poterli sorprendere nella foresta, Antao. I
+nostri animali sono troppo carichi per poter gareggiare con
+quelli che ci hanno rubato, ma a me basta che continuino a
+fuggire verso l’ovest, ossia verso gli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non avremo delle noie in quel paese di barbari?...
+</p>
+
+<p>
+— Gli Ascianti non sono più civili dei dahomeni, è vero, ma
+non osano molestare gli Europei, dopo che hanno provato la
+forza delle armi inglesi.
+</p>
+
+<p>
+— Quale pericolo potrebbero correre se ci tendessero una
+imboscata e ci massacrassero tutti?... Chi andrebbe a raccontarlo
+agli Europei della Costa?...
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma una superstizione fortunata rende inviolabile
+la vita degli uomini bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Forse che gli Ascianti ci credono uomini discesi dal cielo?...
+</p>
+
+<p>
+— No, ma in causa d’una profezia che rimonta alla fine del
+primo quarto di questo secolo. In quell’epoca i grandi <i>cumfos</i>,
+ossia i profeti del regno, hanno predetto che giungerebbe un
+tempo in cui il loro paese sarebbe stato costretto a cambiare
+religione, usi e costumi per opera di uomini bianchi protetti
+dai <i>feticci</i>, aggiungendo che se uno di quegli uomini venisse
+ucciso, le più spaventevoli calamità avrebbero colpito la dinastia
+ed il suo popolo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_101">[101]</span>
+</p>
+
+<p>
+In seguito a quella profezia, per tema di uccidere uno di quegli
+uomini protetti dai <i>feticci</i>, fu decretata una legge speciale
+colla quale si proibisce severamente a qualunque, anche ai re,
+di sacrificare qualsiasi europeo che metta i piedi sul territorio
+degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Allora non temo più per la mia pelle.
+</p>
+
+<p>
+— Puoi vivere tranquillo, specialmente nella nostra qualità
+d’italiani e di portoghesi. Se fossimo inglesi, chissà, potremmo
+aspettarci qualche brutta sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+— Si dice che gli Ascianti non abbiano torto ad odiare gli
+Inglesi.
+</p>
+
+<p>
+— La guerra mossa dall’Inghilterra a quel popolo non è stata
+giusta, Antao, e l’odio se lo sono meritato. Non ha avuto altro
+scopo, si può dire, che di derubare gli Ascianti della grande
+quantità d’oro che possedevano.
+</p>
+
+<p>
+Dopo d’aver incendiata la capitale e di aver imposto ai vinti
+un enorme tributo di guerra, accorgendosi che gli Ascianti
+erano ancora ben forniti d’oro, cercarono altri cavilli per imporne
+un secondo che colle minaccie ottennero.
+</p>
+
+<p>
+Come puoi immaginarti, gli Ascianti amano l’Inghilterra come
+il fumo negli, occhi e se noi appartenessimo a quella nazione,
+potremmo pagare cara l’imprudenza di avventurarci sulla riva
+del Volta.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quel momento si vide Asseybo, che si trovava a dieci passi
+da loro, cadere al suolo fracassando un ramo che pareva fosse
+stato appositamente gettato attraverso quella specie di sentiero,
+quindi rialzarsi prontamente, gridando coll’accento del più vivo
+terrore.
+</p>
+
+<p>
+— Fuggite!... Fuggite!...&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap15"><span class="smcap">Capitolo XV.</span>
+<span class="smaller">La caccia ai rapitori</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Il negro, i due dahomeni e perfino i due cavalli, presi da un
+inesplicabile terrore, si erano dati ad una fuga precipitosa,
+quantunque nessun animale fosse comparso dinanzi a loro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_102">[102]</span>
+</p>
+
+<p>
+Antao ed Alfredo, credendo che sotto le macchie si celasse
+qualche leone o qualche leopardo, invece di seguire i loro
+uomini si erano arrestati, armando precipitosamente i fucili,
+pronti a far fronte al pericolo.
+</p>
+
+<p>
+Con loro non poca sorpresa, non udirono alcun ruggito, nè
+alcun urlo che potesse giustificare la paura dei negri e dei
+due cavalli, nè videro in alcun luogo muoversi i rami delle
+macchie.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa avrà veduto Asseybo? — chiese il portoghese,
+sempre più stupito. — Eppure quel negro è coraggioso e non si
+spaventa per un nonnulla.
+</p>
+
+<p>
+— Che abbia scambiato qualche grossa radice nera per un serpente?... — mormorò
+Alfredo. — Guardo dappertutto, ma non
+vedo assolutamente nulla che possa spaventarci.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto però udì in aria un acuto ronzìo ed alzati gli
+occhi, vide volarsi incontro uno sciame d’insetti un po’ più
+grandi delle nostre vespe. Un grido di terrore gli sfuggì:
+</p>
+
+<p>
+— Antao!... Fuggiamo!... Le <i>elovas</i>!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, quantunque si meravigliasse che il compagno
+avesse tanta paura di uno sciame di vespe, vedendolo levarsi rapidamente
+la giacca, coprirsi la testa ed il viso e quindi fuggire
+a precipizio, credette saggia cosa imitarlo, correndogli dietro.
+</p>
+
+<p>
+Le vespe però volavano rapidamente e come fossero furiose
+di vendicarsi, li perseguitavano senza posa, ronzando attorno
+a loro e cercando d’introdursi fra le pieghe delle giacche.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, quantunque non potesse vederci bene, cercava dirigersi
+verso il luogo ove si udivano le grida dei negri. Pareva
+che avessero trovato un ricovero contro gli assalti di quegli
+ostinati insetti, poichè urlavano senza posa:
+</p>
+
+<p>
+— Qui padrone!... Presto, qui padrone!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Attraversato un lembo della foresta, i due fuggiaschi scorsero
+i loro uomini ed i due cavalli tuffati in uno stagno che
+pareva fosse profondo, poichè non sporgevano che le loro teste.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo vi balzò dentro senza esitare ed il portoghese, che si
+sentiva addosso quelle dannate vespe, gli tenne dietro, mentre i
+negri, coi loro cappelli di foglie di cocco, respingevano i piccoli
+assalitori con abbondanti getti d’acqua.
+</p>
+
+<p>
+Parve che quegli spruzzi riuscissero molto incomodi alle vespe
+perchè si affrettarono ad innalzarsi e quindi a volare verso
+i boschi in gruppo serrato.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_103">[103]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Se ne sono andate? — chiese Antao, che non sapeva ancora
+decidersi a levarsi la giacca protettrice. — Morte di Urano
+e di Saturno!... Ma erano idrofobe adunque?...
+</p>
+
+<p>
+— L’acqua non fa per loro, — rispose Alfredo. — Fortunatamente
+i nostri uomini hanno trovato questo stagno che ci ha
+salvati.
+</p>
+
+<p>
+— Bah!... Convengo che le punture delle api non sono piacevoli,
+Alfredo, ma anche senza quest’acqua non ci sarebbe
+toccato un guaio serio.
+</p>
+
+<p>
+— T’inganni, Antao. Conosci quelle vespe?...
+</p>
+
+<p>
+— No, ma mi parvero simili alle nostre.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu ignori che veleno terribile iniettano quegli insetti
+che dai negri sono chiamate <i>elovas</i>. Ti produce un tale dolore,
+da impazzire o poco meno e che ti dura due o tre giorni.
+</p>
+
+<p>
+Le <i>elovas</i> sono più temute delle mosche <i>ibolai</i>, le quali posseggono
+dei pungiglioni così acuti da passare perfino i calzoni.
+Non vi è alcun negro che osi avvicinarsi agli alberi dove hanno
+costruito il loro nido.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi le ha disturbate?...
+</p>
+
+<p>
+— Io, — rispose Asseybo. — Ho incespicato in qualche cosa
+che era stata tesa attraverso il sentiero, forse qualche liana e
+sono caduto addosso ad un ramo che era stato appoggiato appositamente
+al cespuglio abitato dalle <i>elovas</i>. Sentendo muoversi
+i rami sui quali avevano costruiti i nidi, temendosi forse assalite,
+si sono affrettate a darci addosso.
+</p>
+
+<p>
+— Un ramo appoggiato appositamente? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, e qualcuno lo aveva collocato attraverso il
+sentiero, per far scatenare le <i>elovas</i> contro l’imprudente che
+lo avesse urtato.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi credi che sia, quel «qualcuno?»
+</p>
+
+<p>
+— Uno dei ladri che inseguiamo, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Furbi, quei furfanti! — esclamò Antao. — Forse speravano
+che le api ci cacciassero in corpo tanto veleno, da diventare
+gonfi come otri.
+</p>
+
+<p>
+— Ed immobilizzarci due o tre giorni per sfuggirci, — aggiunse
+Alfredo. — Di queste astuzie bisogna attenderne ben altre,
+ma non ci avanzeremo che con prudenza.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Essendo intanto calata la notte, risolsero di accamparsi presso
+quello stagno, quantunque non fosse prudente arrestarsi in quel
+luogo, che poteva servire di abbeveratoio a tutti gli animali
+<span class="pagenum" id="Page_104">[104]</span>
+della foresta. Avevano però la probabilità di ammazzare qualche
+capo di selvaggina ed un buon arrosto di carne fresca lo
+desideravano tutti.
+</p>
+
+<p>
+Fu con questa speranza che Antao ed Alfredo, dopo una cena
+frugale, essendo a corto di provviste, andarono ad imboscarsi
+all’opposta estremità dello stagno, nascondendosi in mezzo a
+quattro grossi alberi che potevano proteggerli contro qualsiasi
+improvviso assalto.
+</p>
+
+<p>
+Quell’attesa pareva da principio promettente, poichè appena
+l’oscurità cominciò a diventare fitta, una banda di animali sbucò
+dalla foresta, correndo allo stagno per dissetarsi, ma era composta
+esclusivamente di sciacalli e nessuno dei due cacciatori si
+sentiva capace di fare onore ad un arrosto di cane selvatico.
+</p>
+
+<p>
+Più tardi, allontanatisi quei notturni predatori, videro avanzarsi
+prudentemente un superbo leopardo, ma pareva che si dirigesse
+verso lo stagno più spinto dalla speranza di sorprendere
+qualche vittima che per dissetarsi. Accortosi però della presenza
+dei cacciatori e prevedendo forse che nulla avrebbe avuto da
+guadagnare in una lotta con loro, con un grande salto si rintanò
+nella foresta, andando a cercare altrove prede meno pericolose.
+</p>
+
+<p>
+Non vedendo comparire altri animali, i due cacciatori, ormai
+disperando di abbattere qualche succulenta gazzella stavano per
+tornarsene al campo, quando alzando gli sguardi sui rami d’un
+albero vicino, scorsero parecchi punti luminosi, giallastri, che
+ora apparivano ed ora scomparivano.
+</p>
+
+<p>
+— Sarei curioso di sapere cosa vi è lassù, — disse Antao. — Che
+siano uccellacci notturni?
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbero volati via, — rispose Alfredo. — Credo invece
+che lassù ci sia l’arrosto che cerchiamo.
+</p>
+
+<p>
+— Allora saranno scimmie e se sono tali lascio l’arrosto ai
+tuoi negri.
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao, non sono scimmie e te lo proverò.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore puntò la carabina e fece fuoco. Subito si videro
+quei punti luminosi balzare attraverso i rami dell’albero, mentre
+un corpo precipitava al suolo emettendo un debole grido.
+</p>
+
+<p>
+— Non mi ero ingannato, — disse Alfredo. — L’arrosto è venuto,
+piccolo sì ma squisito.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, senza sapere di cosa si trattasse, non volendo
+essere da meno del compagno mirò due punti luminosi che brillavano
+<span class="pagenum" id="Page_105">[105]</span>
+all’estremità d’un ramo e fece capitombolare un altro
+corpo.
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo ora cosa sono, — disse.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo aveva raccolto le due prede e le guardava con curiosità.
+Erano due animaletti grossi come scoiattoli, non essendo
+più lunghi di diciotto o venti centimetri, col corpo esile, il pelame
+corto, fitto, grigio fulvo sul dorso e biancastro sul ventre
+e con due orecchi straordinariamente grandi per degli esseri
+così piccoli.
+</p>
+
+<p>
+— Che animali sono? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— <i>Galangoni</i>, — rispose il compagno. — Sono animaletti di
+abitudini notturne, che vivono ordinariamente sugli alberi nutrendosi
+d’insetti e delle gomme delle piante resinose.
+</p>
+
+<p>
+— Hanno degli orecchi veramente mostruosi!
+</p>
+
+<p>
+— Ma utili per loro, poichè per dormire senza venire disturbati,
+li ripiegano chiudendo perfettamente l’udito.
+</p>
+
+<p>
+— Quest’arrosto lo serberemo per la colazione.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Essendo prossima la mezzanotte, i due cacciatori tornarono al
+campo per gustare un po’ di riposo sotto la guardia di un dahomeno.
+</p>
+
+<p>
+Ai primi albori la carovana, attraversato il Dschawoe in prossimità
+delle sue sorgenti, un fiume d’un corso non breve e che
+va a scaricarsi nel Volta, si rimettevano in marcia dietro le
+tracce dei fuggiaschi che erano state ritrovate, dopo però lunghe
+ricerche, sull’opposta riva. Quelle tracce si dirigevano ora
+in linea retta, verso l’ovest, in direzione del Volta, fiumana
+grandissima che forma la frontiera orientale del potente regno
+degli Ascianti. Ormai non vi era più da ingannarsi: i ladri si
+recavano in qualche cittadella di quel regno per disfarsi degli
+oggetti rubati ai due bianchi con maggior profitto, essendo i
+villaggi dei Krepi troppo poveri per fare simili acquisti e sprovvisti
+specialmente di metalli preziosi.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo aveva creduto per un momento che avessero avuta
+l’intenzione di recarsi a Kpandu, una delle più grosse borgate
+dei Krepi, situata al di là del 7° di latitudine settentrionale,
+ma la linea quasi diritta che mantenevano le tracce e sempre
+verso occidente, lo aveva convinto del contrario. I ladri ormai
+dovevano mirare ad Abetifi, che è una delle più importanti città
+degli Ascianti, celebre pei suoi mercati settimanali che attirano
+numerose carovane e molti ricchi negozianti di Cumassia, la
+capitale del regno.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_106">[106]</span>
+</p>
+
+<p>
+Le foreste che si estendevano al di là dello Dschawoe, permettevano
+fortunatamente di procedere con maggior lestezza,
+non essendo ingombre di liane e di radici. Gli alberi erano riuniti
+in grandi gruppi, ma lasciavano qua e là degli spazi liberi
+abbastanza vasti ed affatto privi di quegli intricatissimi cespugli
+che ordinariamente occupano le radure delle foreste africane.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo che si manteneva sempre alla testa della carovana,
+osservava scrupolosamente le piante vicine alle tracce lasciate
+dai fuggiaschi, le quali erano sempre visibili, mantenendosi il
+suolo umido, ma non riusciva più a scoprire alcun segnale della
+giovane negra. Era da supporre che i suoi rapitori si fossero
+accorti degli oggetti lasciati cadere per guidare gl’inseguitori
+e che ora la sorvegliassero attentamente.
+</p>
+
+<p>
+Sospettando poi sempre qualche nuova astuzia, il bravo negro
+guardava attentamente anche il suolo, per tema di porre i nudi
+piedi su qualche spino avvelenato nascosto entro terra o di cadere
+in qualche profonda buca armata di un palo aguzzo e ricoperta
+accuratamente in modo da ingannare perfino le fiere,
+astuzie ben note ai dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+Sentiva per istinto che quei furfanti, dopo il primo tentativo
+di arrestarli per alcuni giorni colle atroci punture delle pecchie,
+non avrebbero tardato a tendere altre insidie e forse più pericolose,
+per sbarazzarsi di loro.
+</p>
+
+<p>
+I suoi timori, pur troppo, dovevano ben presto avverarsi.
+</p>
+
+<p>
+La carovana, dopo una breve fermata sull’opposta riva del
+Deise, altro affluente del Volta, erasi da qualche ora messa
+in marcia, quando l’olfatto del negro fu colpito da un odore di
+bruciaticcio, che il vento portava dall’ovest.
+</p>
+
+<p>
+Non era però quell’odore particolare che tramandano le piante
+resinose che vengono divorate dalle fiamme, ma un altro più
+acuto, più sgradevole e che pareva prodotto da ammassi di
+carne bruciata.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, — disse, tornando rapidamente indietro. — Qualche
+cosa succede in mezzo od ai confini della foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Che quei furfanti abbiano incendiata la boscaglia per costringerci
+a retrocedere? — si chiese Alfredo, con inquietudine. — Questo
+odore di bruciaticcio può annunciarci un grave pericolo.
+</p>
+
+<p>
+— Non sarà facile che questa immensa foresta prenda fuoco
+come uno zolfanello, — disse Antao.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_107">[107]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Possono aver incendiati dei macchioni d’alberi resinosi, — rispose
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma si direbbe che mille cuochi stanno arrostendo dei milioni
+di costolette. Non senti che odore?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Da cosa provenga?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so.
+</p>
+
+<p>
+— Mandiamo Asseybo su un albero. Di lassù potrà forse vedere
+se è la foresta che brucia.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro fu lesto a obbedire. Avendo osservato che un grosso
+tek lanciava la sua cima molto più in alto di tutti gli alberi
+vicini, aiutato dai due schiavi potè raggiungere i primi rami
+e quindi issarsi fino agli ultimi.
+</p>
+
+<p>
+Dall’alto di quell’osservatorio il suo sguardo potè spaziare
+liberamente sopra tutta la foresta e scorgere distintamente, a
+meno di due chilometri di distanza, alcune colonne di fumo che
+s’innalzavano presso un largo fiume, il quale tagliava tutto
+l’orizzonte occidentale.
+</p>
+
+<p>
+Pareva però che invece degli alberi bruciassero delle erbe,
+poichè in quella direzione non si vedevano che rade piante e
+nessuna ardeva.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto i suoi sguardi videro avanzarsi fra gli alberi vicini,
+come un largo serpente di colore oscuro, il quale minacciava
+di tagliare in due la foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Canaglie, — mormorò. — Ora comprendo tutto.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si lasciò cadere di ramo in ramo con rapidità fulminea e
+giunto a terra afferrò per la briglia il primo cavallo e si mise
+a correre, gridando:
+</p>
+
+<p>
+— Presto, padrone, o non potremo giungere al fiume prima
+di tre o quattro giorni. Frustate i cavalli o sarà troppo tardi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Senza chiedere spiegazioni, comprendendo che se Asseybo
+così agiva doveva avere le sue buone ragioni, i due europei ed
+i dahomeni si precipitarono dietro a lui, bastonando i cavalli
+per farli galoppare.
+</p>
+
+<p>
+Il negro correva sempre, descrivendo un semicerchio, come
+se volesse sfuggire un gran pericolo che pareva dovesse venire
+dal nord-ovest e gettava intorno sguardi smarriti come se temesse
+da un istante all’altro di venire assalito.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo d’un paese, — brontolava Antao, che trottava a
+fianco dei cavalli. — Si può mai essere un po’ tranquilli? Cosa
+<span class="pagenum" id="Page_108">[108]</span>
+sta per accadere ora?... Ieri le vespe ed oggi avremo qualche
+nuova specie di calabroni o di pipistrelli!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto udirono Asseybo a gettare un grido di trionfo.
+</p>
+
+<p>
+— Ehi, negro del malanno!... — urlò Antao. — Sono fuggiti
+anche i calabroni?... Se mi fai correre ancora un po’ scoppio
+o mi prendo un colpo di sole.
+</p>
+
+<p>
+— Presto!... — gridò Asseybo. — Siamo giunti in tempo!...
+</p>
+
+<p>
+— In tempo di cosa?... — chiese Antao, che con un ultimo
+sforzo lo aveva raggiunto.
+</p>
+
+<p>
+— Di passare salvando la nostra pelle.
+</p>
+
+<p>
+— Da chi?...
+</p>
+
+<p>
+— Guardate!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese guardò sotto gli alberi, vide e scoppiò in una
+risata fragorosa.
+</p>
+
+<p>
+— Un gorilla mi strangoli se costui non è pazzo!... — esclamò.
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao, — disse Alfredo. — Asseybo non è pazzo e se
+sei ancora vivo, puoi ringraziare lui solo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma.... non vedi che sono formiche?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, delle formiche, ma che non lascierebbero un brano di
+carne nè addosso a te, nè addosso ad un feroce leopardo. Mio
+caro, siamo sfuggiti ad un grave pericolo ed ancora una volta
+i ladri hanno fatto un buco nell’acqua.&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap16"><span class="smcap">Capitolo XVI.</span>
+<span class="smaller">Le formiche carnivore</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Se il portoghese avesse abitato per qualche anno in quelle
+regioni equatoriali, non avrebbe di certo riso vedendo avanzarsi,
+attraverso alla foresta, quella colonna di formiche che si distendeva
+come un serpente gigantesco e tanto meno avrebbe chiamato
+pazzo il negro, se avesse conosciuto da quale specie di
+insetti stavano per venire assaliti.
+</p>
+
+<p>
+L’Africa, al pari dell’America meridionale, è straordinariamente
+popolata di formiche di varie specie, quasi tutte assai
+più grandi di quelle che abbiamo in Europa e, cosa davvero
+strana per insetti di così piccole dimensioni, quasi tutte avidissime
+di carne e quindi ferocissime.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_109">[109]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alcune, come le bianche per esempio, che vivono in nidi di
+forma piatta che rassomigliano a giganteschi funghi, si limitano
+a divorare i legni vecchi delle piante di cotone o le travi delle
+capanne dei negri, compromettendo la sicurezza delle abitazioni;
+altre nere, che si tengono nascoste nelle sabbie, si accontentano
+di mordere ferocemente i piedi dei negri, causando acuti dolori,
+ma vi sono altre ancora che vogliono delle vittime da
+scarnare.
+</p>
+
+<p>
+Tali sono le termiti, le più grandi delle specie e le formiche
+rosse, le quali si nutrono di carne, cercandola dovunque con
+una avidità senza pari.
+</p>
+
+<p>
+Guai all’uomo o all’animale che sorprendono addormentati
+presso i loro formicai od anche in piena foresta durante le loro
+peregrinazioni!... In un momento li coprono, mettono in opera
+le loro piccole ma formidabili tenaglie e malgrado la resistenza
+disperata della vittima in poco tempo, anzi in pochi minuti, la
+divorano viva non lasciando che le ossa, ma così ripulite che
+il migliore preparatore anatomico non farebbe di più.
+</p>
+
+<p>
+Ma ve ne sono altre ancora bene più formidabili delle termiti,
+delle rossastre, delle biancastre, delle formiche acqua bollente,
+ecc. e queste sono quelle conosciute dai popoli dell’Africa
+equatoriale con nome di <i>lascicuai</i>.
+</p>
+
+<p>
+Questi insetti sanguinari sono gli zingari della specie, poichè
+non hanno dimore stabili, quindi non fabbricano nidi. Errano
+continuamente in mezzo alle foreste, marciando in file lunghe
+parecchi chilometri, divorando sul posto quanti animali, piccoli
+o grossi, feroci o inoffensivi possono sorprendere ed obbligando
+perfino i negri a fuggire, quando quei piccoli mostri incontrano
+sulla loro via dei villaggi.
+</p>
+
+<p>
+Quelle formiche che s’avanzavano attraverso al bosco in fitti
+battaglioni, dovevano essere state cacciate in quella direzione
+dai negri fuggiaschi, onde cercare di sbarrare la via agli inseguitori
+e forse per far loro perdere gli animali.
+</p>
+
+<p>
+L’incendio che avvampava in direzione del fiume, bruciando
+una prateria di erbe secche, non doveva aver avuto altro scopo
+e le <i>lascicuai</i>, che hanno una così grande paura del calore da
+tenersi persino al riparo dei raggi solari, si erano affrettate a
+deviare, fuggendo nel bosco.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente Asseybo le aveva scorte a tempo e sospettando
+un tiro birbone da parte dei ladri, con quella rapida
+<span class="pagenum" id="Page_110">[110]</span>
+marcia era riuscito a far passare la piccola carovana, prima che
+la via fosse stata tagliata da quell’esercito di feroci insetti.
+</p>
+
+<p>
+— Un ritardo di pochi minuti e noi venivamo arrestati e
+forse per parecchi giorni, — disse Alfredo, che si era affrettato
+ad allontanarsi da quella fiumana di corpicini nerastri.
+</p>
+
+<p>
+— Ma credi che queste emigrazione continui molto?... — chiese
+Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Chissà di quanti miliardi di formiche si comporrà quell’esercito.
+Non vedi come la colonna si mantiene stretta?...
+</p>
+
+<p>
+— Infatti non è più grossa d’un serpente, ma che ordine di
+marcia!... I nostri soldati non camminerebbero meglio.
+</p>
+
+<p>
+— E guarda come quei battaglioni mantengono una linea rigorosamente
+diritta e compatta.
+</p>
+
+<p>
+— È vero Alfredo e neppure un insetto si sbanda.
+</p>
+
+<p>
+— Gli ufficiali non lo permetterebbero.
+</p>
+
+<p>
+— Gli ufficiali?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. Se noi potessimo avvicinarci senza correre il pericolo
+di venire assaliti, potrei farti vedere i capi che marciano
+sui fianchi delle colonne per impedire qualsiasi sbandamento.
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... È incredibile!... Quanta intelligenza in insetti così
+piccoli!...
+</p>
+
+<p>
+— Quegli ufficiali appartengono alle caste guerriere.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come, forse che le formiche sono divise in caste?...
+</p>
+
+<p>
+— Certamente, Antao. Le termiti, per esempio, sono divise in
+due caste nettamente distinte che non si possono mai mescolare:
+le guerriere, che sono le più forti e le più grandi, incaricate
+esclusivamente di difendere i formicai e le industriali
+che devono solamente occuparsi dello scavo delle gallerie sotterranee
+e del fornimento dei viveri.
+</p>
+
+<p>
+— È incredibile! — esclamò Antao, al colmo dello stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma vi è di più, amico mio. Certe specie di formiche, oltre
+queste due caste ne hanno una terza costituita dagli schiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Saturno!... Ma vi sono anche le formiche schiaviste?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao e queste sono le formiche chiamate <i>amazzoni</i> e
+quelle <i>color sangue</i> che abitano l’America meridionale.
+</p>
+
+<p>
+— Ma le formiche schiave appartengono alla stessa specie?...
+</p>
+
+<p>
+— Mai più. Quando le <i>amazzoni</i> o le <i>color sangue</i> hanno bisogno
+di schiavi, intraprendono delle spedizioni contro le formiche
+dette <i>nero-cineree</i>, nè più nè meno come fanno i cacciatori
+<span class="pagenum" id="Page_111">[111]</span>
+di schiavi dell’Africa centrale. Essendo più forti, vincono
+facilmente le avversarie, invadono i loro formicai, non senza
+però incontrare là dentro una tenace resistenza, e s’impadroniscono
+delle larve <i>nero-cineree</i>. Più umane dei cacciatori di
+negri, non le maltrattano, nè incrudeliscono contro i vinti, ma
+se le portano nei loro formicai, le affidano alle cure di altre
+schiave, le fanno nutrire al pari delle altre e quando sono completamente
+sviluppate le obbligano a lavorare, ma senza adoperare
+la violenza.
+</p>
+
+<p>
+— E non pensano a ribellarsi, quelle disgraziate prigioniere?...
+</p>
+
+<p>
+— Tutt’altro, Antao, poichè fra le diverse caste, tra le quali
+non vi è differenza di trattamento, regna una buona armonia
+invidiabile e le guerriere e le schiave finiscono coll’amarsi come
+appartenessero ad una stessa famiglia.
+</p>
+
+<p>
+— Quanto avrebbero da imparare certi popoli da quei piccoli
+esseri!... — esclamò Antao. — Si può dire che sono maestri di
+civiltà.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, — disse in quel momento Asseybo. — Prima che
+le <i>lascicuai</i> s’accorgano della nostra presenza, affrettiamoci a
+frapporre il fiume fra noi e loro.
+</p>
+
+<p>
+Le erbe della prateria vanno spegnendosi e le formiche potrebbero
+deviare ancora.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ritroveremo le tracce dei fuggiaschi, ora che la cenere
+le avrà ricoperte?...
+</p>
+
+<p>
+— Se i ladri hanno attraversato il fiume in questo luogo,
+vuol dire che esiste un guado da loro conosciuto. Se lo troviamo
+anche noi, sulla sponda opposta ritroveremo anche le
+loro tracce.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Asseybo. Andiamo a cercare questo guado.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+L’incendio della prateria, che si estendeva dalle rive del
+Volta ai primi alberi della grande foresta, era già cessato in
+parecchi luoghi per mancanza di combustibile e si poteva tentare
+il passaggio senza correre alcun pericolo. Avvampava però
+ancora verso il nord, seguendo il corso del fiume, lanciando in
+aria nuvoloni di fumo denso e nembi di scintille, ma i grossi
+tronchi degli alberi pareva che opponessero una barriera insuperabile
+e forse più di tutto era il terreno umido che impediva
+alle fiamme di estendersi.
+</p>
+
+<p>
+La piccola carovana, che non voleva perdere troppa via per
+<span class="pagenum" id="Page_112">[112]</span>
+non lasciare tempo ai ladri di dileguarsi dopo di essersi sbarazzati
+del bottino, si avventurò sulla cenere ancora calda che
+copriva la pianura, ma i tre negri, che erano scalzi, furono
+ben presto costretti a salire sui cavalli per non guastarsi le
+piante dei piedi.
+</p>
+
+<p>
+La traversata si compì senza incidenti e mezz’ora dopo i
+cinque uomini ed i due animali si trovavano sulla riva sinistra
+del Volta.
+</p>
+
+<p>
+Questo fiume, che è uno dei più grandi che solcano le regioni
+della Costa d’Avorio, quantunque bagni il possedimento
+inglese, è ancora oggidì poco conosciuto e non si sa quale sia
+la lunghezza del suo corso, nè si conosce precisamente dove
+abbia le sue sorgenti.
+</p>
+
+<p>
+Pare però che venga formato da due considerevoli corsi
+d’acqua ai quali furono ultimamente imposti i nomi tedeschi di
+Schwarger e di Weisser e che avrebbero le loro sorgenti l’uno
+nella regione dei Tiebas, verso il 12° di lat. N e 13° di long. E
+e l’altro sulla regione dei Gurunssi verso il 13° di lat. ed il 16°
+di long.
+</p>
+
+<p>
+Si sa che si apre il passo attraverso le regioni dei Dafina,
+dei Mandinghi e dei Gamman, che poi piega verso l’est scorrendo
+lungo la frontiera degli Ascianti per scaricarsi in mare
+per un largo estuario, nei dintorni della cittadella di Ada, una
+delle più piccole del possedimento inglese della Costa d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+Là dove era giunta la piccola carovana, il fiume aveva una
+larghezza considerevole, superiore ai quattrocento metri, ma
+l’acqua era bassa e poteva permettere il guado, senza il pericolo
+di un assalto da parte dei coccodrilli che sono numerosi
+su quel corso d’acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Il passaggio sarà facile, — disse Asseybo, che era sceso
+sulla sponda per misurare la profondità della corrente. — Se i
+ladri lo hanno attraversato, noi possiamo fare altrettanto.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che siano passati di qui? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone poichè laggiù vedo che il fiume si restringe
+e l’acqua sarà tanto alta da affogare un cavallo grande quanto
+un elefante.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due europei si spogliarono non conservando che le maglie,
+poi tenendo nella sinistra le carabine scesero nel fiume dietro
+ad Asseybo, seguiti dai due schiavi che conducevano i cavalli.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-112a"></a>
+ <img src="images/ill-112a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Era un elefante selvaggio, uno dei più grossi e dei più belli.... (Pag. 125).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+Sott’acqua, ad una profondità di un metro, pareva che si
+<span class="pagenum" id="Page_113">[113]</span>
+estendesse un banco di sabbie di notevole larghezza, poichè nè
+a destra nè a sinistra il fondo non accennava a mancare. Se
+si prolungava molto innanzi, vi era la probabilità che la carovana
+potesse guadare il fiume senza bagnare le casse contenenti
+le provviste e le munizioni.
+</p>
+
+<p>
+La corrente, che era debole, favoriva la traversata; il negro
+però non procedeva che con estrema prudenza e se non dopo
+d’aver ben esplorato il fondo con un bastone acuminato, non
+ignorando quali ospiti pericolosi ricovera il fiume.
+</p>
+
+<p>
+Quelle precauzioni gli salvarono la vita, giacchè nel momento
+che stava per varcare un canaletto aperto nel banco di sabbia,
+mise i piedi su di una massa ruvida che subito gli sfuggì, facendogli
+quasi perdere l’equilibrio.
+</p>
+
+<p>
+Immaginandosi di cosa si trattava, fu pronto a retrocedere
+e fu una vera fortuna per lui, perchè tutto d’un tratto una coda
+mostruosa, armata di grosse scaglie ossee, emerse sferzando
+l’acqua a destra ed a sinistra, col fragore del tuono.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano! — gridò Antao. — Un ippopotamo?...
+</p>
+
+<p>
+— Un coccodrillo! — gridò Alfredo. — Fermi tutti!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il mostro, che forse sonnecchiava in fondo al fiume, sentendosi
+disturbare, aveva avventato quel poderoso colpo di coda
+sperando di abbattere l’importuno; vedendo però che nessuno era
+caduto sul banco, cacciò fuori la sua orribile testa, mostrando
+la sua enorme gola e battendo le potenti mascelle armate di
+lunghi denti.
+</p>
+
+<p>
+Comprese senza dubbio con quali nemici aveva da fare, perchè
+subito s’immerse e contrariamente a quanto si aspettava
+il portoghese, s’affrettò ad allontanarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco un coccodrillo pauroso, — disse Antao, che aveva armata
+la carabina. — Mi avevano detto che erano formidabili,
+ma sembra che questo non lo fosse affatto.
+</p>
+
+<p>
+— Che i coccodrilli siano realmente terribili predatori è vero,
+sono però anche eccessivamente prudenti, — rispose Alfredo. — Se
+ti hanno narrato che assalgono sempre quando si vedono
+delle persone vicine, hanno mentito.
+</p>
+
+<p>
+— L’avevo anche letto sui libri di molti viaggiatori.
+</p>
+
+<p>
+— Fole, Antao. Questi sauriani si tengono quasi sempre lontani
+dagli uomini e si guardano bene dall’assalirli. Non dico
+però che se tu cadessi in un fiume popolato da quei bestioni
+ti lascierebbero raggiungere tranquillamente la sponda.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_114">[114]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Si dice che è pericoloso attingere acqua nei fiumi da loro
+abitati.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, per le donne che sono inermi. Quei mostri le attendono
+nascosti presso le rive e quando quelle disgraziate si
+curvano per riempire i loro vasi, con un salto le afferrano e le
+trascinano nel letto del fiume.
+</p>
+
+<p>
+Del resto sono così diffidenti, che basta la vista di un battello
+qualunque per metterli in fuga. Se sono molti si lasciano talvolta
+anche avvicinare; se sono pochi prendono il largo e difficilmente
+si lasciano uccidere.
+</p>
+
+<p>
+— Ed il coccodrillo che abbiamo fatto fuggire non verrà, nuotando
+sott’acqua, a tagliarci le gambe?
+</p>
+
+<p>
+— Non crederlo. Basterà che Asseybo batta l’acqua col suo bastone
+per farlo fuggire.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro, passato il primo istante di sorpresa, si era rimesso in
+cammino continuando a frugare il fondo per accertarsi della sua
+solidità e per non mettere i piedi su di un secondo rettile che poteva
+ammazzarlo con un solo colpo di coda.
+</p>
+
+<p>
+Il banco fortunatamente si prolungava attraverso a tutto il
+fiume e mantenendosi sempre compatto, sicchè la piccola carovana
+potè, dopo venti minuti, giungere felicemente alla riva opposta,
+la quale era coperta da alberi altissimi e frondosi.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo stava per salire il pendìo, quando mostrò ai due europei
+un banco semi-nascosto da un gruppo di rocce, sul quale
+stavano raggruppati dodici o quindici coccodrilli fra grandi e
+piccoli, scaldantisi ai torridi raggi del sole.
+</p>
+
+<p>
+— Che magnifica collezione! — esclamò Antao. — Mi sentirei
+tentato di sparare qualche palla contro quei mostruosi animali.
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe polvere sprecata, — rispose Alfredo. — Le loro
+scaglie sono così dure, da far rimbalzare la palla della tua carabina.
+I soli punti vulnerabili sono le ascelle e la gola, ma da
+rettili che ci tengono alla loro pelle, non mostrano nè le prime,
+nè la seconda.
+</p>
+
+<p>
+— Ma.... guarda, Alfredo!... — esclamò il portoghese, stupito. — Non
+vedi tu degli uccelli entrare nelle gole aperte di quei
+mostri?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose il cacciatore, sorridendo.
+</p>
+
+<p>
+— E non chiudono le bocche per mangiarli?... È vero che mi
+sembrano piccoli.
+</p>
+
+<p>
+— Sono gli amici dei coccodrilli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_115">[115]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Quegli uccelli?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao. Sono i <i>troichilus</i>, volatili che mai si separano
+da quei formidabili rettili quando questi si tengono a galla e
+che rendono a quelle bestiaccie dei buoni servigi, sbarazzando
+le loro mandibole dei numerosi insetti che le ingombrano.
+</p>
+
+<p>
+— Ed i coccodrilli rispettano quei piccoli volatili?
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedi come si cacciano impunemente fra le potenti mascelle,
+soffermandovisi a lungo.
+</p>
+
+<p>
+— Non avrei mai creduto che quei bruti sapessero cos’è la
+riconoscenza.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!...
+</p>
+
+<p>
+— Cos’hai?...
+</p>
+
+<p>
+— Vedi quei piccoli animali che s’avanzano prudentemente
+sulle sabbie della riva?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese guardò nella direzione indicata e vide, a due
+o trecento passi, quattro animali grossi un po’ più d’un gatto,
+ma col corpo più lungo, le gambe corte, il muso assai acuto,
+gli orecchi corti ma larghi, ed il pelame lanoso, lungo, giallo
+ruggine, a riflessi fulvi verso la coda.
+</p>
+
+<p>
+Procedevano lentamente, procurando di tenersi celati dietro
+le ripiegature del terreno, ma di quando in quando si arrestavano
+per rimovere le sabbie con un lesto colpo di zampa.
+</p>
+
+<p>
+— Dei gatti qui! — esclamò Antao. — Forse dei gatti selvatici?
+</p>
+
+<p>
+— No, sono i più fieri nemici dei coccodrilli.
+</p>
+
+<p>
+— Quegli animali così piccoli?... Vuoi burlarti di me?...
+</p>
+
+<p>
+— Non ne ho mai avuta l’intenzione. Quegli animaletti sono
+icneumoni e fanno guerra ai coccodrilli divorando le uova che
+questi depongono fra le sabbie onde il sole le faccia schiudere.
+</p>
+
+<p>
+— I furbi!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma quanto sono utili, mio caro. Senza gli icneumoni ben
+presto i coccodrilli diventerebbero così numerosi, da rendere
+i fiumi dell’Africa inaccessibili anche alle grosse barche. Orsù,
+lasciamo quegli animaletti alle loro occupazioni e pensiamo ai
+ladri o guadagneranno tanta via da non poterli più raggiungere.
+Stiamo in guardia, poichè ora siamo sul territorio degli
+Ascianti.&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_116">[116]</span></p>
+
+<h2 id="cap17"><span class="smcap">Capitolo XVII.</span>
+<span class="smaller">Il regno degli Ascianti</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+L’Ascianti, che la piccola carovana stava per attraversare
+per raggiungere i ladri, è il più vasto ed anche il più ricco
+regno dell’Africa occidentale, stendendosi fra il 1° ed il 4° di
+long. ovest di Greenwich ed il 6° e l’8° di lat. settentrionale.
+</p>
+
+<p>
+Al sud ha per confini i piccoli regni di Akim, di Aspin, di
+Deukera e parte del possedimento inglese; all’ovest il fiume
+Comoe e al nord ed all’est il fiume Volta e la regione dei Mandinghi.
+</p>
+
+<p>
+Questo vasto paese compreso entro i suddetti limiti, si divide
+in due parti nettamente distinte che ben poco si rassomigliano
+fra di loro.
+</p>
+
+<p>
+Dalla parte dove scorre il Volta la regione è quasi tutta
+piana, pochissimo abitata, attraversata da una sola strada che
+si chiama del Nord, frequentata dagli Ascianti che si recano a
+Serim. Essendo però ricca di corsi d’acqua, di tratto in tratto
+s’incontrano delle foreste che sono abitate da numerosi stuoli
+di animali selvatici, di antilopi di varie specie, da gazzelle, da
+cinghiali, da leoni, da leopardi, da iene, da scimmie d’ogni genere,
+soprattutto da quelle nere col lungo pelo e la barba bianca
+ed anche da truppe di colossali elefanti.
+</p>
+
+<p>
+È in quelle immense pianure che si raccolgono milioni di
+quintali di quelle grandi lumache grigie, delle quali se ne fa
+un consumo veramente enorme dal popolo e soprattutto dagli
+abitanti della capitale che ne mangiano mezza tonnellata ogni
+giorno.
+</p>
+
+<p>
+La parte invece dove scorre il Comoe è montagnosa essendo
+attraversata da parecchie catene che percorrono il regno in
+ogni senso, tutta coperta di boschi superbi e soprattutto più popolata,
+essendo il terreno molto fertile.
+</p>
+
+<p>
+È là che si trovano Kumassia, la capitale del regno ora riedificata
+dopo che gl’Inglesi la diedero alle fiamme, Wiawoso,
+Manso, Kintampo e Bontuku, le città principali e più popolose.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque gl’Inglesi abbiano cercato tutti i mezzi per dissanguarlo,
+l’Ascianti può considerarsi ancora come il regno più
+<span class="pagenum" id="Page_117">[117]</span>
+ricco della Costa d’Avorio ed anche il più potente, tale da far
+fronte a tutti i popoli vicini.
+</p>
+
+<p>
+È anche la regione più salubre di tutta la costa, poichè il suo
+clima, sebbene sia molto caldo, non è malsano e forse si deve attribuire
+ciò alla quantità straordinaria dei suoi torrenti che scendono
+dalle montagne dell’interno.
+</p>
+
+<p>
+In certe parti dominano, specialmente nell’estate, le febbri,
+ma non sono mortali come a Widah, a Porto Novo, nel Grande
+e Piccolo Popo e nei possedimenti inglesi e francesi. Nemmeno
+attorno alla capitale l’aria è insalubre, quantunque vi siano paludi
+e l’atmosfera sia sovente carica delle esalazioni pestilenziali,
+emanati da centinaia di cadaveri umani gettati sui letamai
+chiamati appetismi, specialmente dopo le feste del sangue che
+si fanno anche tuttora, alla morte di un monarca e durante
+l’incoronazione del principe successore.
+</p>
+
+<p class="dots">················</p>
+
+<p>
+La piccola carovana, giunta sull’opposta riva del Volta, si
+trovò in mezzo ad un’altra foresta che pareva dovesse prolungarsi
+verso l’Afram, un grosso affluente di destra, formata per
+lo più da acacie mimose, alberi grandi quanto i nostri olmi e
+fors’anche di più, col tronco del diametro di due a tre piedi,
+colla corteccia azzurrognola, coi rami carichi di foglie lucenti
+che al calare del sole si piegano l’una sull’altra come le sensitive
+e munite all’estremità di certi nodi, dai quali escono dei
+piccoli tubi formanti un fiore complicatissimo, rassomigliante
+ad un calice e di tinta violetta.
+</p>
+
+<p>
+Queste piante, molto apprezzate nel Sudan ma trascurate dai
+popoli della Costa d’Avorio, producono gran copia di eccellente
+gomma, la quale trasuda dal tronco formando dei globi
+rossastri che pesano sovente perfino due libbre, quantunque
+quella materia sia leggerissima.
+</p>
+
+<p>
+Oltre alle mimose vi erano pure macchioni di platanieri, di
+elais, d’alberi del cotone di enorme grossezza, di cedri, di datteri
+spinosi e di ebani popolati da bande di uccelli chiassosi e
+dalle penne variopinte e di scimmie di varie specie; di sicomori,
+di tamarindi già carichi di frutta rinfrescanti e di <i>phavor</i>, i quali
+producono delle frutta simili alle ciliegie ed egualmente saporite.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo, appena salita la sponda, cercò subito le tracce dei
+ladri e fu tanto fortunato di ritrovarle duecento metri sopra il
+<span class="pagenum" id="Page_118">[118]</span>
+guado, in un luogo dove era stato acceso il fuoco e dove si vedevano
+gli avanzi di foglie mezzo rôse dai cavalli.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fu subito deciso di non accordare tregua ai fuggiaschi e quantunque
+i due animali si mostrassero molto stanchi per l’eccessivo
+carico e pei brevi riposi loro accordati, la piccola carovana
+si mise subito in marcia, certa ormai di raggiungere i
+negri ad Abetifi, avendo notato che le tracce piegavano leggermente
+verso il sud-ovest.
+</p>
+
+<p>
+Camminarono incessantemente tutto il giorno, spingendo innanzi
+gli animali a legnate, ma prima del tramonto si videro costretti
+ad arrestarsi sulle rive dell’Afram. Uno dei cavalli era caduto
+rifiutandosi ostinatamente di rialzarsi e l’altro non poteva proseguire
+per molto ancora.
+</p>
+
+<p>
+Essendovi ancora qualche ora di luce, Alfredo ed Antao ne
+approfittarono per battere le macchie vicine, colla speranza di
+poter tornare al campo con un po’ di selvaggina.
+</p>
+
+<p>
+Avendo rimarcato in una radura umida che scendeva verso
+un corso dell’Afram, delle tracce di zoccoli che parevano appartenere
+a delle antilopi, andarono ad imboscarsi in mezzo ad alcuni
+folti cespugli, a circa cinquecento passi dall’accampamento.
+</p>
+
+<p>
+Contando di ritornare molto tardi, si erano improvvisato un
+giaciglio di foglie fresche ed avevano accese le pipe in attesa
+che le tenebre calassero, quando in distanza parve a loro che
+fosse echeggiata una detonazione.
+</p>
+
+<p>
+Sapendo Alfredo che quella regione doveva essere deserta,
+non essendovi villaggi lungo la frontiera, quella detonazione lo
+fece balzare in piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Qualcuno caccia a due o tre chilometri da noi, — disse.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà qualche Asciante, — rispose Antao.
+</p>
+
+<p>
+— No, — disse Alfredo, crollando negativamente il capo.
+</p>
+
+<p>
+— E chi vuoi che sia stato a sparare quel colpo?
+</p>
+
+<p>
+— I negri che inseguiamo.
+</p>
+
+<p>
+— Bah!... Saranno lontani, quei bricconi.
+</p>
+
+<p>
+— Qualcuno di loro può essere rimasto indietro.
+</p>
+
+<p>
+— A quale scopo?...
+</p>
+
+<p>
+— Per cercare di crearci degli imbarazzi.
+</p>
+
+<p>
+— Sarebbe una bella occasione per prenderlo e fucilarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Se non per fucilarlo, almeno per averlo in nostra mano e
+farlo parlare. Toh!... Odi?... Un altro sparo e questo molto più
+vicino.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_119">[119]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Questo colpo di fucile non deve essere stato sparato che
+ad un paio di chilometri da noi, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Antao, vuoi seguirmi?
+</p>
+
+<p>
+— Se si tratta di prendere uno di quei furfanti, sono pronto
+a seguirti fino nella capitale degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni, Antao, ma non commettere imprudenze.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori lasciarono il loro nascondiglio e quantunque la
+notte cominciasse a calare, si misero rapidamente in cammino,
+seguendo il corso d’acqua, la cui riva permetteva di avanzarsi
+più comodamente che sotto i boschi.
+</p>
+
+<p>
+Avevano percorso appena un chilometro procedendo sempre
+verso l’ovest, quando udirono una terza detonazione e poco dopo
+una quarta, ma così vicine, da far sospettare che il cacciatore
+si trovasse ad un solo miglio di distanza.
+</p>
+
+<p>
+— Che laggiù si combatta? — chiese Antao. — Mi sembra impossibile
+che quel cacciatore trovi tanta selvaggina, mentre qui
+non vi è nemmeno uno sciacallo da abbattere.
+</p>
+
+<p>
+— Se combattessero si udrebbero delle grida, — rispose Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma mi sembra di udire dei fragori, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Dove?...
+</p>
+
+<p>
+— Vengono dall’ovest.... Zitto, ascolta!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore si fermò e si curvò verso terra, tendendo gli orecchi
+e gli parve di udire realmente come un lontano muggito, somigliante
+all’irrompere di una fiumana o all’avanzarsi fragoroso
+di parecchi squadroni di cavalleria o di parecchie batterie d’artiglieria.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — mormorò, con una certa inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa credi che sia?... — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so, ma si direbbe che una truppa d’animali colossali
+galoppa attraverso la foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Ma quali animali potrebbero produrre tale fragore? Delle
+antilopi o dei leoni no di certo.
+</p>
+
+<p>
+— Gli elefanti, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... Una banda di elefanti?...
+</p>
+
+<p>
+— Sono ancora numerosi in questi paraggi. Vuoi un consiglio?...
+</p>
+
+<p>
+— Parla, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Arrampichiamoci su di un albero ben alto e robusto.
+</p>
+
+<p>
+— E se invece tornassimo al campo per mettere in guardia i
+nostri uomini?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_120">[120]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ci mancherebbe il tempo. Su, lesto o verremo stritolati!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Non vi era che da scegliere, essendo gli alberi d’alto fusto
+numerosi presso le rive di quel corso d’acqua. I due cacciatori
+s’aggrapparono ad alcune liane ed in pochi istanti si trovarono
+in salvo sui grossi rami d’un bombax, celandosi in mezzo al
+fitto fogliame.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il fragore continuava con un crescendo spaventevole.
+Pareva che dieci treni ferroviari si avanzassero all’impazzata
+attraverso la boscaglia, tutto abbattendo sul loro vertiginoso
+passaggio. La terra rimbombava come fosse sollevata da scosse
+potenti di terremoto, si udivano gli alberi a schiantarsi e precipitare
+al suolo come se venissero svelti da una tromba ed
+in mezzo a tutti quei fragori si udivano dei suoni paurosi, dei
+clamori assordanti che parevano prodotti da un centinaio di
+rauche trombe di dimensioni gigantesche.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove e di Saturno!... — esclamava Antao. — Si
+direbbe che un uragano sta per travolgere l’intera foresta.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+D’improvviso si videro delle masse enormi sbucare fra gli
+alberi ed avanzarsi all’impazzata, abbattendo, con impeto irresistibile,
+le giovani piante, le quali cadevano a destra ed a sinistra
+come se venissero falciate da un’arme mossa da una banda
+di titani.
+</p>
+
+<p>
+Era una truppa di enormi elefanti, in preda ad un panico irresistibile,
+che fuggiva disordinatamente attraverso alla boscaglia.
+Quale pauroso spettacolo offrivano quegli animalacci lanciati
+al galoppo, colle loro potenti proboscidi sferzanti gli alberi vicini,
+per aprirsi il passo in mezzo a quel caos di vegetali!...
+</p>
+
+<p>
+Mescolati confusamente, maschi, femmine e piccini, tutti in
+preda ad un inesplicabile terrore, pareva che non avessero che
+un solo scopo: fuggire un grave pericolo.
+</p>
+
+<p>
+Urtavano furiosamente gli alberi, sradicavano quelli che si
+opponevano alla loro corsa, fracassavano i cespugli con mille
+scricchiolii, sfondavano colle masse enormi dei loro corpi le
+liane e le radici, barrivano strepitosamente formando un baccano
+assordante e si urtavano con tale violenza, che i loro corpacci
+risuonavano come grancasse di mole smisurata.
+</p>
+
+<p>
+Quei cinquanta e più animali passarono sotto gli occhi dei due
+cacciatori come una meteora devastatrice, urtando il colossale
+tronco del <i>bombax</i> in così malo modo da scuoterlo dalla base
+<span class="pagenum" id="Page_121">[121]</span>
+alla cima, poi scomparvero verso l’est fra un clamore infernale
+dì barriti ed uno scrosciare d’alberi e di rami.
+</p>
+
+<p>
+— Mille morti!... — esclamò Antao. — Ecco uno spettacolo da
+far tremare l’uomo più intrepido dei due mondi!...
+</p>
+
+<p>
+— Ti credo, — rispose Alfredo. — Pensa cosa sarebbe accaduto
+di noi, se quella banda d’animali ci avesse trovato sul suo passaggio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi può aver spaventato quei colossi?...
+</p>
+
+<p>
+— Forse dei cacciatori d’elefanti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma è possibile ammettere che così formidabili animali possano
+venire spaventati da pochi uomini?... Non lo si crederebbe,
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Per natura gli elefanti sono timidi, Antao, e non si rivoltano
+se non quando vengono feriti.
+</p>
+
+<p>
+— Le detonazioni delle armi bastano per metterli in fuga?...
+</p>
+
+<p>
+— Talvolta sì, ma quando si vuole farli fuggire basta scagliare contro
+di loro delle materie infiammate o dei rami resinosi
+accesi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma.... ed i nostri uomini?... Non verranno travolti da quegli
+animali?...
+</p>
+
+<p>
+— Asseybo li avrà uditi avvicinarsi e si sarà affrettato a mettersi
+in salvo coi dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+— Ed i cavalli?
+</p>
+
+<p>
+— Saranno fuggiti, non dubitare.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... Come sarei stato contento di aver potuto abbattere
+uno di quei giganti!...
+</p>
+
+<p>
+— Se si sbandano possiamo incontrarne qualcuno.
+</p>
+
+<p>
+— Si dice che la tromba ed i piedi degli elefanti sono così
+squisiti.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Antao, e spero di farteli assaggiare.
+</p>
+
+<p>
+— Possiamo scendere?...
+</p>
+
+<p>
+— Ormai non corriamo alcun pericolo. Gli elefanti devono essere
+già lontani.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese stava per aggrapparsi alle liane che gli avevano
+servito a salire sull’albero, quando Alfredo lo arrestò, sussurandogli
+agli orecchi:
+</p>
+
+<p>
+— Non muoverti: guarda!...&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_122">[122]</span></p>
+
+<h2 id="cap18"><span class="smcap">Capitolo XVIII.</span>
+<span class="smaller">Caccia ad un elefante</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Antao, udendo quelle parole pronunciate in tuono quasi imperioso,
+e comprendendo che stava per accadere qualche cosa di
+straordinario, aveva abbandonato prontamente le liane, ritirandosi
+sul grosso ramo che gli aveva servito di rifugio.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, nascosto in mezzo al fogliame, gli additava silenziosamente
+un grande macchione di mimose che stava di fronte a loro.
+Girò gli sguardi da quella parte e vide due ombre uscire fra gli
+alberi ed avanzarsi prudentemente allo scoperto.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque la luna mancasse, gli astri proiettavano una luce
+sufficiente per distinguere un oggetto od un essere vivente di dimensioni
+non troppo piccole ed Antao, che aveva gli occhi buoni,
+vide subito di che cosa si trattava.
+</p>
+
+<p>
+Quelle due ombre erano due negri di alta statura, quasi nudi,
+ma entrambi armati di fucile. Si erano arrestati a breve distanza
+dal <i>bombax</i> e curvi innanzi, pareva che ascoltassero con profondo
+raccoglimento.
+</p>
+
+<p>
+— I cacciatori d’elefanti?... — chiese Antao ad Alfredo con un
+filo di voce.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so, — rispose l’interrogato.
+</p>
+
+<p>
+— O che siano i nostri ladri?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo sospetto.
+</p>
+
+<p>
+— Bella occasione per fucilarli tutti e due.
+</p>
+
+<p>
+— E per far fuggire gli altri colle nostre casse e coll’amazzone.
+No, Antao, non bisogna far loro sapere che noi siamo così vicini
+o chissà dove potremo raggiungerli.
+</p>
+
+<p>
+— Ma....
+</p>
+
+<p>
+— Taci!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due negri dopo d’aver ascoltato per parecchi minuti, si erano
+rialzati e certi di essere soli in mezzo a quel bosco, si erano scambiati
+delle parole in lingua <i>uegbè</i>, che Alfredo ben conosceva:
+</p>
+
+<p>
+— Più nulla, — aveva detto l’uno.
+</p>
+
+<p>
+— No, — aveva risposto l’altro.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che gli elefanti avranno continuata la loro corsa indiavolata?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_123">[123]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Hanno avuto troppo paura dei nostri tizzoni infiammati e
+delle nostre scariche, per arrestarsi. Sono capaci di continuare
+la corsa fino all’alba.
+</p>
+
+<p>
+— Allora possiamo sperare che abbiano incontrato i bianchi e
+che li abbiano fatti a pezzi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, se ci seguivano sempre.
+</p>
+
+<p>
+— Non vorrei essermi trovato al loro posto.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo, Cobbena.
+</p>
+
+<p>
+— Una bella fortuna, se ci fossimo sbarazzati di loro.
+</p>
+
+<p>
+— Almeno potremo giungere tranquillamente ad Abetifi e vendere
+i loro effetti senza la tema di vederceli giungere addosso.
+</p>
+
+<p>
+— Se quella dannata donna non avesse gettata via la sua fascia
+forse non avrebbero trovate le nostre tracce, è vero Amadù?
+</p>
+
+<p>
+— Se avessimo saputo che parteggiava pei bianchi, non l’avremmo
+di certo condotta con noi, credendo di liberare una nostra
+compatriota, ma Kalani od il re s’incaricheranno più tardi di infliggerle
+la punizione che si merita. Quando ci saremo sbarazzati
+di quelle casse e avremo realizzato una bella cifra, ripasseremo
+il Volta e marceremo su Abomey quasi senza arrestarci.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Amadù. Ormai non ci rimangono più dubbi sulla direzione
+degli uomini bianchi. Credevano d’ingannare le spie del
+re, ma invece troveranno Kalani pronto a riceverli. Orsù, torniamo.
+Abbiamo almeno cinque miglia da percorrere, prima di
+giungere all’accampamento.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due negri, ricaricati i loro fucili e certi ormai che gli elefanti
+avessero continuata la loro terribile corsa attraverso alla
+foresta, si rimisero in cammino a passi rapidi, allontanandosi
+verso l’ovest.
+</p>
+
+<p>
+Quando Antao non li udì più, chiese ad Alfredo con stupore:
+</p>
+
+<p>
+— E tu hai lasciato che se ne andassero, mentre avremmo
+potuto fucilarli colla massima facilità. Hai avuto torto, amico.
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao, — rispose il cacciatore. — I loro compagni, te
+lo dissi già, non vedendoli ritornare, si sarebbero facilmente
+immaginato che noi li avevamo o uccisi o catturati e sarebbero
+fuggiti forse verso il sud, facendoci perdere ogni speranza di
+poterli raggiungere.
+</p>
+
+<p>
+«Ora sappiamo che si recano ad Abetifi e che ci sono poco
+lontani, quindi non ci possono più sfuggire. Lasciamo loro
+credere di essere stati massacrati dagli elefanti o fatti a pezzi
+dalle formiche e li prenderemo più facilmente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_124">[124]</span>
+</p>
+
+<p>
+«Penso anzi che abbiamo marciato troppo e che possiamo riposarci
+una mezza giornata, per lasciare loro il tempo di giungere
+tranquillamente nella cittadella degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione, Alfredo. Tu sei più astuto di me.
+</p>
+
+<p>
+— Scendiamo Antao e andiamo a vedere che cosa è accaduto
+dei nostri uomini.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si lasciarono scivolare lungo le liane e giunsero felicemente a
+terra, mettendosi tosto in marcia per giungere al campo.
+</p>
+
+<p>
+Non sapendo quale direzione avevano presa gli elefanti nella
+loro pazza corsa, temevano che quella formidabile banda fosse
+piombata in mezzo alle tende, uccidendo gli animali e gli uomini,
+perciò affrettavano il passo ansiosi di calmare le loro inquietudini.
+</p>
+
+<p>
+Già calcolavano di trovarsi a poche centinaia di passi dall’accampamento,
+quando videro avanzarsi, correndo, un uomo,
+che subito riconobbero pel fedele Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone!... — esclamò il negro, con voce affannata. — Credevo
+che ti fosse accaduta una disgrazia. Hai veduto gli elefanti?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma come vedi siamo entrambi vivi, — rispose Alfredo. — Hanno
+distrutto l’accampamento?...
+</p>
+
+<p>
+— No, padrone. Ci siamo accorti a tempo dell’avanzarsi di
+quegli animalacci e ci siamo rifugiati in mezzo al fiumicello salvando
+ogni cosa.
+</p>
+
+<p>
+— Cominciavo a essere inquieto per voi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma il pericolo non è cessato, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa c’è ancora?...
+</p>
+
+<p>
+— Uno di quegli elefanti, un maschio di statura gigantesca,
+forse ferito, si è sbandato e si aggira sulla riva del fiume in
+preda ad un furore spaventevole.
+</p>
+
+<p>
+I nostri uomini si sono salvati sulla riva opposta ma corrono il
+pericolo, di momento in momento, di venire fatti a pezzi.
+</p>
+
+<p>
+— Amico Antao, — disse Alfredo, rivolgendosi al portoghese. — Credo
+che domani mattina assaggieremo un delizioso arrosto
+di tromba d’elefante.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi assalire quel colosso furibondo?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao, se mi aiuti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma potremo ucciderlo colle nostre carabine?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, purchè tu cerchi di colpirlo intorno agli occhi o sotto
+la gola o meglio ancora, nelle giunture delle spalle.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_125">[125]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Mi proverò, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Guidaci, Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Sta’ in guardia, padrone. Quell’elefante deve essere un
+vecchio maschio e tu sai che quelli sono terribili.
+</p>
+
+<p>
+— Ci avvicineremo con prudenza.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro, sapendo per prova quanto il padrone fosse audace
+e abile cacciatore, non esitò più e si mise in cammino seguendo
+le rive del fiumicello.
+</p>
+
+<p>
+Ben presto i due bianchi udirono il formidabile avversario.
+Dei frequenti barriti, un po’ rauchi, echeggiavano sotto la foresta,
+seguiti da strani gorgoglii che parevano prodotti da una
+pompa che si scaricava dell’acqua.
+</p>
+
+<p>
+Probabilmente l’elefante era stato colpito ed assorbiva fragorosamente
+l’acqua del fiume per inondare la ferita.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo aveva rallentata la marcia e non si avanzava che
+con estrema prudenza, temendo di schiantare qualche ramo e
+di attirare l’attenzione dell’animale.
+</p>
+
+<p>
+Intanto i barriti diventando più potenti e più frequenti, destavano
+tutti gli echi della selva. Pareva che perfino le foglie
+tremassero.
+</p>
+
+<p>
+— Ci darà da fare, — disse Alfredo ad Antao. — Quando sono
+feriti, non esitano a scagliarsi anche contro un reggimento di
+cacciatori. Sii prudente e non scaricare la tua carabina se non
+sei certo del tuo colpo o ti farai schiacciare come una nocciuola.
+</p>
+
+<p>
+— Provo un certo tremito che non è rassicurante, — rispose
+il portoghese, — ma dinanzi al pericolo e trattandosi di salvare
+la pelle, passerà! Non udranno i nostri spari, i negri che abbiamo
+veduto?...
+</p>
+
+<p>
+— Bah!... A quest’ora devono essere ben lontani e poi queste
+masse di verzura non permettono alle detonazioni di espandersi
+a grandi distanze.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone! — esclamò in quel momento Asseybo. — Eccolo!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Presso la riva del fiume, semi-nascosta da un macchione di
+bambù, una massa mostruosa giganteggiava, colla tromba tesa
+innanzi, come se si preparasse a caricare un nemico od a prevenire
+un improvviso assalto.
+</p>
+
+<p>
+Era un elefante selvaggio, ma uno dei più grossi e dei più
+belli che Alfredo avesse veduto fino allora, un animale degno
+<span class="pagenum" id="Page_126">[126]</span>
+di stare a fronte dei più colossali <i>merghee</i> delle regioni indo-malesi.
+</p>
+
+<p>
+Gli elefanti africani, checchè se ne dica, sono più maestosi di
+quelli del continente asiatico e sebbene nelle forme generali
+siano quasi eguali, sono un po’ diversi nei particolari.
+</p>
+
+<p>
+Generalmente sono più larghi di fianchi, più robusti fors’anche
+dei <i>coomareah</i> che sono i più forti ed i più massicci della
+razza asiatica; hanno la fronte convessa invece di averla concava,
+hanno quattro zoccoli nei piedi posteriori invece di tre,
+le orecchie più sviluppate che si riuniscono sopra le spalle e che
+pendono poi sul petto e le zanne d’una bellezza straordinaria
+e d’una mole enorme, perchè pesano sovente perfino quattrocento
+libbre, mentre quelle degli elefanti asiatici di rado sorpassano
+le cento.
+</p>
+
+<p>
+Anche le femmine sono diverse da quelle asiatiche, perchè
+mentre queste sono sprovviste di zanne o le hanno appena visibili,
+le prime le hanno molto sviluppate, non tanto però come
+i maschi.
+</p>
+
+<p>
+L’elefante che gl’intrepidi cacciatori stavano per affrontare,
+doveva essere rimasto indietro in causa di qualche ferita ad una
+gamba anteriore, vedendolo alzare di tratto in tratto la destra.
+</p>
+
+<p>
+Pareva che non si fosse ancora accorto della presenza di quei
+nuovi nemici che contavano di regalarsi un pezzo di proboscide
+arrostita, essendosi avvicinato al fiume per bagnarsi la ferita
+invece di assalirli, ma non doveva tardare a sentirli trovandosi
+sottovento.
+</p>
+
+<p>
+— Adagio, — aveva detto Alfredo ai suoi due compagni. — È
+necessario che ci mostri la fronte o le nostre palle non otterranno
+altro successo che quello d’irritarlo maggiormente.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si erano nascosti tutti e tre dietro un gruppo di teck, i cui
+tronchi colossali dovevano essere sufficienti a difenderli contro
+qualunque carica del pachiderma, e di là attendevano il momento
+propizio per fare una scarica.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo però che il colosso non si decideva ad abbandonare
+il fiume, Alfredo, che era impaziente di finirla, si risolse a costringervelo.
+</p>
+
+<p>
+Raccomandò ai compagni di non abbandonare quel rifugio e
+strisciò all’aperto, tenendosi celato dietro una fila di ebani, i
+quali in caso di pericolo potevano preservarlo da un attacco furioso.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_127">[127]</span>
+</p>
+
+<p>
+Giunto a trenta passi dal mostruoso animale, armò risolutamente
+la carabina, poi lanciò un fischio acuto.
+</p>
+
+<p>
+L’elefante, sorpreso, cessò di colpo dall’assorbire l’acqua per
+versarsela sulla gamba ferita, poi risalì lestamente la sponda
+camminando a ritroso, quindi si volse emettendo un barrito assordante
+che tradiva dell’inquietudine, ma che annunciava anche
+un imminente scoppio di collera. Quasi nel medesimo istante
+due lampi balenarono dietro ai tronchi dei <i>tek</i>, seguìti da due
+strepitose detonazioni.
+</p>
+
+<p>
+Antao e Asseybo, vedendo il colosso presentarsi di fronte,
+avevano fatto fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Disgraziatamente le palle non dovevano essere giunte a destinazione
+esatta. Di fatti il pachiderma, invece di cadere lanciò
+una possente nota metallica e si scagliò con impeto irresistibile
+verso gli alberi, roteando furiosamente la terribile tromba.
+</p>
+
+<p>
+— Fuggite!... — aveva gridato Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese ed il negro non avevano atteso quel consiglio.
+Spaventati dall’irrompere di quell’enorme massa, erano balzati
+fuori dal rifugio, dandosi a precipitosa fuga attraverso la foresta.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo aveva veduto ogni cosa ed era diventato pallido. Guai
+se non riusciva ad arrestare il furioso animale: i due imprudenti
+non avrebbero continuata per molto la loro corsa, non
+ignorando che gli elefanti, malgrado la loro mole, possono spiegare
+un’agilità straordinaria e gareggiare talvolta perfino coi
+cavalli.
+</p>
+
+<p>
+Balzò rapidamente fuori dagli ebani e si slanciò innanzi mandando
+alte grida, per attirare su di sè l’attenzione dell’animale.
+</p>
+
+<p>
+Questi, credendo forse di avere i nemici dietro le spalle invece
+che dinanzi, fu pronto a volgersi e vedendo a pochi passi
+il cacciatore, lo assalì a testa bassa, colle zanne tese e la proboscide
+alzata.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo non era fuggito. Facendo appello a tutto il suo coraggio
+ed a tutto il suo sangue freddo, si era appoggiato al
+tronco d’un sicomoro, tenendo la carabina puntata.
+</p>
+
+<p>
+A quindici passi fece fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Il colosso, colpito alla giuntura della spalla sinistra, s’inalberò
+come un cavallo sotto un violento colpo di sproni, poi lanciò
+un lungo barrito, ma che aveva qualche cosa di lamentevole,
+di straziante, quindi riprese la corsa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_128">[128]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo era passato prontamente dietro al tronco per evitare
+le zanne e la proboscide, poi dietro un altro che gli stava un
+po’ discosto e scivolò in mezzo ad un intricato macchione di cespugli.
+</p>
+
+<p>
+L’elefante, trasportato dal proprio slancio, continuò la corsa
+sferzando furiosamente i tronchi degli alberi, ma ad un tratto
+le forze lo abbandonarono e cadde sulle ginocchia, lanciando
+una nota più lamentevole e meno possente.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento Antao e Asseybo, non vedendosi più inseguiti
+ed avendo udito lo sparo del compagno, erano ritornati
+sul campo della lotta.
+</p>
+
+<p>
+Avevano ricaricate le armi ed accorrevano in aiuto del valoroso
+cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo l’elefante dibattersi in mezzo alle piante e fare
+sforzi disperati per rialzarsi, gli si avvicinarono ed a soli dieci
+passi fecero una nuova scarica.
+</p>
+
+<p>
+Fu il colpo di grazia!... Il povero animale, che era già moribondo,
+alzò un’ultima volta la tromba vomitando un getto di
+sangue spumoso, poi stramazzò pesantemente al suolo, rimanendo
+immobile.
+</p>
+
+<p>
+— Alfredo!... — gridò Antao, raggiante di gioia. — È
+morto!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore, che aveva allora ricaricata la carabina, balzò
+fuori dai cespugli, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ecco una colazione ben guadagnata e condita con trecento
+cinquanta libbre d’avorio per lo meno. Asseybo, puoi preparare
+il forno per cucinare un piede di questo povero animale.&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap19"><span class="smcap">Capitolo XIX.</span>
+<span class="smaller">Sulle terre degli Ascianti</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Mentre il negro, aiutato dai due dahomeni che si erano affrettati
+ad attraversare il fiume coi cavalli, scavava una buca
+profonda che doveva servire di forno e facevano raccolta di
+rami secchi per riscaldarla per bene, Alfredo, armatosi d’una
+scure, tagliava a gran colpi i piedi anteriori del colosso e faceva
+a pezzi la proboscide.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-128a"></a>
+ <img src="images/ill-128a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>— Gli uomini bianchi non hanno da fare colla giustizia del re! — (Pag. 142).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_129">[129]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese da canto suo girava e rigirava attorno a quella
+montagna di carne che sarebbe bastata a nutrire una tribù affamata,
+ammirando quella testa enorme, quel corpo mostruoso
+e soprattutto quelle magnifiche zanne che potevano rendere almeno
+tremila lire sui mercati della Costa e ben di più in Europa.
+</p>
+
+<p>
+— È una pazzia uccidere questi colossi, — diceva. — Ecco qui
+parecchie tonnellate di carne perduta e che saremo costretti
+a regalare alle fiere della foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Vorresti portarti via questa colossale carcassa, Antao? — rispondeva
+Alfredo, che si accaniva contro le due zampe. — Ci
+vorrebbe un treno ferroviario e poi non credere che tutta questa
+carne sia succolenta.
+</p>
+
+<p>
+I negri la mangiano, ma è coriacea quanto la carne d’un
+mulo vecchio. Accontentati quindi di assaggiare i pezzi scelti.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, Alfredo, si uccidono molti elefanti in Africa? Mi
+pare che simili mostri debbano fare paura a tutti.
+</p>
+
+<p>
+— Che facciano paura, quando sono irritati, è vero, ma l’avidità
+rende coraggiosi anche i negri. L’avorio è un articolo troppo
+ricercato sulle coste africane, per lasciare in pace questi colossi.
+</p>
+
+<p>
+Ti dirò che si è calcolato che in Africa se ne uccidano annualmente
+dai sessanta ai settantamila.
+</p>
+
+<p>
+— Settantamila, hai detto!... — esclamò il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao e per ottenere sette od ottocentomila chilogrammi
+d’avorio.
+</p>
+
+<p>
+— E solamente per i suoi denti?...
+</p>
+
+<p>
+— Solamente, poichè i cacciatori di elefanti non si curano
+della carne. Tutt’al più fanno come noi, cioè si accontentano
+di cucinarsi qualche piede o qualche pezzo di proboscide per la
+colazione o pel pranzo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma continuando queste stragi finiranno col fare scomparire
+la razza.
+</p>
+
+<p>
+— Certo, Antao. In certe regioni, specialmente del sud, gli
+elefanti sono già diventati rari e se non si pone un freno a quei
+cacciatori, fra venti o trent’anni non se ne troverà più uno in
+tutta l’Africa.
+</p>
+
+<p>
+Devi poi notare, che l’elefante africano si riproduce molto
+lentamente. Prima di vent’anni non è atto alla riproduzione e
+alla femmina occorrono tre anni prima che dia alla luce il figlio
+e questo è sempre uno solo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_130">[130]</span>
+</p>
+
+<p>
+In India si segano i denti agli elefanti senza fare agli animali
+alcun male, onde non compromettere gravemente la conservazione
+della specie, ma qui invece si uccidono, abbandonando
+le spoglie alle iene ed agli sciacalli.
+</p>
+
+<p>
+— Eppure quali preziosi servigi potrebbero rendere anche
+questi colossi del continente nero!
+</p>
+
+<p>
+— Questi animali, che sono i più filosofici, i più intelligenti
+ed i più tenacemente laboriosi, addomesticati come quelli indiani,
+sarebbero d’una utilità immensa per la loro forza prodigiosa.
+Non ci sarebbe più bisogno di organizzare quelle numerose
+e costose carovane d’uomini, per portare i prodotti delle
+regioni interne alla costa.
+</p>
+
+<p>
+— Pure anticamente i cartaginesi si servivano degli elefanti
+africani nelle guerre.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Antao ed anche dopo la distruzione di quel popolo
+se ne servirono per parecchi secoli i Numidi ed i Romani, ma
+nell’enorme scompiglio politico e sociale che nel medio evo
+sconvolse le popolazioni d’Europa e dell’Africa settentrionale,
+si trascurò l’arte di addomesticare quegli utilissimi animali e
+da allora più nessuno se ne occupò.
+</p>
+
+<p>
+Quando si penserà a utilizzare ancora gli elefanti, probabilmente
+la razza sarà stata distrutta dall’avidità insaziabile dei
+cacciatori d’avorio.
+</p>
+
+<p>
+— Ma le colonie delle nazioni europee, non hanno fatto alcun
+tentativo?
+</p>
+
+<p>
+— Pare che ora si cerchi di addomesticarne alcuni. La cosa
+non è difficile e quali vantaggi ne trarrebbero i coloni, specialmente
+quelli delle stazioni interne!... Pensa che i negri portatori
+più robusti non possono caricarsi d’un peso superiore ai
+venticinque chilogrammi, nè percorrere oltre venti chilometri
+al giorno, mentre gli elefanti possono portare parecchie diecine
+di quintali percorrendo in media dai sessanta ai settanta chilometri
+ogni dodici ore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma il vitto!...
+</p>
+
+<p>
+— Se lo procurano loro nelle foreste, quindi quasi nulla verrebbero
+a costare. Orsù, il forno è pronto e finchè i piedi e la
+tromba si cucinano, possiamo dormire alcune ore.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Asseybo e i dahomeni avevano sbarazzato la buca dai tizzoni,
+avendovi acceso nel fondo un grande fuoco. Avvolsero i
+pezzi della tromba ed i due piedi entro grandi foglie di banano
+<span class="pagenum" id="Page_131">[131]</span>
+unitamente a delle erbe aromatiche trovate nella foresta e ve
+li gettarono dentro, coprendoli con cenere calda e poi con
+terra.
+</p>
+
+<p>
+Livellato il terreno, vi accesero sopra un altro fuoco che dovevano
+conservare per un paio d’ore.
+</p>
+
+<p>
+Antao ed Alfredo, dopo d’aver assistito a quegli ultimi preparativi,
+si ritirarono sotto la tenda che era stata nuovamente
+rizzata, addormentandosi profondamente.
+</p>
+
+<p>
+Non si svegliarono che verso le sei del mattino, alle insistenti
+e rumorose chiamate del bravo Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+I dahomeni avevano aperto il forno e levati i due piedi ed
+un grosso pezzo di proboscide, i quali fumavano sopra una grande
+foglia di banano selvatico, spandendo all’intorno un delizioso
+profumo.
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori, ai quali l’aria fresca del mattino aveva
+stuzzicato straordinariamente l’appetito, non si fecero pregare
+per dare l’assalto all’arrosto.
+</p>
+
+<p>
+Antao dovette confessare che quei pezzi del colosso africano
+potevano gareggiare coi migliori dei più grassi buoi e dei più
+grassi maiali. I negri poi fecero tanto onore a quell’arrosto,
+da non essere quasi più capaci di muoversi.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente Alfredo aveva accordato una mezza giornata
+di riposo, per lasciare tempo ai ladri di giungere ad Abetifi e
+per tagliare i due superbi denti del colosso, non volendoli abbandonare
+al primo venuto. Rappresentavano una bella cifra e
+potevano servire di gradito regalo al governatore di Abetifi per
+renderselo propizio e per avere aiuti contro le spie di Geletè.
+</p>
+
+<p>
+Fu verso le quattro pomeridiane, quando il gran calore cominciava
+a scemare, che la piccola carovana si rimise in marcia,
+portando con sè i due colossali denti che i negri, dopo
+molto lavoro, erano riusciti a troncare a gran colpi d’accetta.
+</p>
+
+<p>
+Le tracce dei fuggiaschi erano state smarrite forse perchè
+distrutte dall’irrompere impetuoso degli elefanti selvaggi, i
+quali avevano sconvolto la foresta, ma ormai Alfredo sapeva
+dove erano dirette le spie e questo gli bastava.
+</p>
+
+<p>
+Essendo munito d’una buona carta e d’una bussola, era certo
+di giungere ad Abetifi anche passando attraverso la foresta e
+poi sapeva che al di là di quegli alberi doveva estendersi la
+gran pianura, sulla quale una città considerevole non poteva
+sfuggire agli sguardi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_132">[132]</span>
+</p>
+
+<p>
+Un’ora prima del tramonto, la carovana ripassava l’Afram e
+superati pochi macchioni si trovava sul margine della grande
+pianura che doveva estendersi, quasi senza interruzione, fino
+alla capitale degli Ascianti, a Cumassia.
+</p>
+
+<p>
+Non essendo interrotta che da pochi gruppi d’alberi o da
+piante isolate, appena volti gli sguardi verso il sud-ovest, Alfredo
+ed Antao scorsero, ad una distanza di otto o dieci miglia,
+un gruppo di dadi biancastri, attorno ai quali si stringevano
+moltissimi coni di colore oscuro.
+</p>
+
+<p>
+— Abetifi? — chiese il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose Alfredo. — Non è possibile ingannarsi.
+</p>
+
+<p>
+— È vero padrone, — dissero i due schiavi dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+— Siete stati in quella cittadella?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Credete che le vostre bestie possano resistere fino a quelle
+case?... È necessario che penetriamo in Abetifi prima dell’alba od
+i ladri ci fuggiranno.
+</p>
+
+<p>
+— Lo potranno, rallentando un po’ la marcia.
+</p>
+
+<p>
+— Sapete se domani vi è mercato in città?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Allora siamo certi di sorprendere quei furfanti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fu concesso un riposo di quattro ore ai due cavalli, durante le
+quali ne approfittarono anche gli uomini, prevedendo che non
+avrebbero potuto chiudere gli occhi prima dell’indomani sera.
+</p>
+
+<p>
+Alle dieci di sera, abbeverati abbondantemente gli animali, essendo
+scarsissima l’acqua in quelle vaste pianure calcinate dal
+sole, la carovana riprendeva la marcia attraverso a quegli strati
+d’erbe disseccate.
+</p>
+
+<p>
+Procedevano lentamente, con precauzione, colle carabine armate
+sotto il braccio, servendo quelle alte erbe di ricovero ad
+una grande quantità di pericolosi animali, a serpenti pitoni lunghi
+sei e perfino sette metri che fra le loro formidabili spire
+stritolano un uomo come se fosse una semplice pagliuzza; a
+piccoli serpenti neri che posseggono un veleno quasi fulminante
+e contro il quale è vano ogni rimedio; a grossi ragni della specie
+dei migali che producono delle ferite gravissime e talvolta incurabili
+ed a molti leoni, a leopardi ed a iene macchiate, le più
+audaci della famiglia, poichè osano perfino gettarsi contro gli
+uomini.
+</p>
+
+<p>
+Di tratto in tratto, in mezzo ai gruppi di cespugli che si elevavano
+<span class="pagenum" id="Page_133">[133]</span>
+qua e là, si udivano scoppi di risa, dei ruggiti bassi e profondi,
+delle urla di sciacalli e talvolta anche quei fischi strani,
+rauchi, che annunciano la presenza dei rinoceronti, i più brutali
+ed i più irritabili animali della creazione.
+</p>
+
+<p>
+I poveri cavalli udendo quel concerto tremavano come se
+avessero la febbre ed esitavano a tirare innanzi, ed anche i due
+dahomeni non erano tranquilli, ma Asseybo si mostrava calmo
+sapendo quanto valevano i suoi padroni.
+</p>
+
+<p>
+Verso la mezzanotte, quando le casette della cittadella cominciavano
+ad imbiancarsi sotto i primi raggi dell’astro notturno
+il quale allora spuntava all’orizzonte, un grosso leone che stava
+sdraiato in mezzo ad un cespuglio, presso il quale doveva passare
+la carovana, s’alzò con un grande salto, mostrando delle
+intenzioni poco pacifiche, ma vedendo i due cacciatori muovere
+incontro a lui colle carabine spianate, dopo un momento di esitazione
+credette miglior partito di prendere il largo.
+</p>
+
+<p>
+Con quattro o cinque balzi mostruosi si rintanò sotto un altro
+cespuglio e non si mosse più, limitandosi a far udire dei bassi
+brontolii.
+</p>
+
+<p>
+Più tardi due grosse iene macchiate che stavano appiattate
+dietro alcune rocce che si ergevano solitarie sulla vasta pianura,
+tentarono di gettarsi improvvisamente sui cavalli nel
+momento in cui questi passavano a breve distanza, ma Asseybo
+appioppò sul muso della più vicina un così potente colpo col
+calcio del suo fucile da costringerla ad una precipitosa fuga,
+urlando di dolore. La compagna, spaventata da simile accoglienza,
+s’affrettò a seguirla con tutta la rapidità delle sue
+agili gambe.
+</p>
+
+<p>
+Alle tre, quando ad oriente gli astri cominciavano ad impallidire,
+la carovana giungeva dinanzi ai primi villaggi di Abetifi
+i quali formano una specie di sobborghi intorno alla città.
+</p>
+
+<p>
+Più che villaggi erano minuscoli attruppamenti di capanne
+abbastanza male costruite.
+</p>
+
+<p>
+Quelle catapecchie, di forma conica, dove vivevano nell’interno,
+alla rinfusa, persone ed animali domestici, erano tutte
+fabbricate con tronchi d’alberi spalmati d’argilla ed avevano
+il tetto di foglie intrecciate.
+</p>
+
+<p>
+Dinanzi però ad ognuna, per quanto fosse piccola e malandata,
+si scorgeva l’<i>oquiamis duah</i> ossia l’albero dio, il quale
+consisteva in un piuolo con tre o quattro rami sostenenti un
+<span class="pagenum" id="Page_134">[134]</span>
+vaso, entro cui cresceva una pianticella ed in un monticello di
+terra che i proprietari della dimora hanno il dovere d’imbiancare
+tutti i giorni o di tingerlo di color rosso pallido.
+</p>
+
+<p>
+È sotto quel monticello che ordinariamente si nascondono le
+vittime sacrificate alle diverse divinità del regno e non è rado
+che i ricchi vi nascondano anche dell’oro, ma che nessun ladro
+però oserebbe toccare.
+</p>
+
+<p>
+— Che strane credenze, — disse Antao, udendo le spiegazioni
+che gli dava Alfredo su quelle pentole svariate, contenenti quelle
+pianticelle venerate.
+</p>
+
+<p>
+— Ma non si accontentano di avere gli <i>oquiamis duah</i>, — disse
+il cacciatore. — Hanno altri amuleti più stravaganti. Guarda
+quella capanna, presso la cui porta vedi quel piuolo alto un
+metro.
+</p>
+
+<p>
+— A cosa serve?... Forse per impalare i miscredenti?...
+</p>
+
+<p>
+— No, rappresenta un altro <i>feticcio</i> di molta importanza. Come
+vedi, quel piuolo sostiene una pietra che gli Ascianti, in buona
+fede, credono sacra e d’intorno vi è un piccolo recinto di fibre
+di palmizio che si mantiene accuratamente unto d’olio di palma.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le volte che i padroni della capanna mangiano, sono
+obbligati a deporre su quella pietra una porzione dei loro cibi,
+con grande consolazione dei topi o degli uccelli.
+</p>
+
+<p>
+— Si vede che gli Ascianti sono amanti dei pali.
+</p>
+
+<p>
+— Oh, venerano anche gli alberi che crescono nell’interno
+della città. A Cumassia, per esempio, ogni pianta viene rispettata
+e adorata come fosse un <i>feticcio</i> ed a nessuno è permesso
+di tagliarla, anche se i rami impedissero il passaggio alle persone.
+</p>
+
+<p>
+Vi sono poi alcuni alberi che godono tale venerazione, che
+vengono tappezzati di offerte consistenti per lo più in pezzi di
+stoffe più o meno di valore. Quelle piante sono circondate da
+palizzata per proteggerle e se un uragano spezza qualche ramo,
+il re s’affretta a sacrificare immediatamente una o più vittime
+umane. Se poi l’albero venisse sradicato si fanno dei veri <i>costumi
+del sangue</i> con grande uccisione di schiavi&#8205;<a class="tag" id="tag6" href="#note6">[6]</a>.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano!... — esclamò Antao, indignato. — Ma in
+questi orribili paesi la vita umana ha adunque meno valore di
+un albero?... Che razza di barbari!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_135">[135]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Vale ancora meno, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma quante divinità adorano questi popoli, se innalzano a
+tale onore perfino le piante?...
+</p>
+
+<p>
+— Hanno una grande quantità di dei e tutti sono gli uni più
+strani degli altri. I principali però sono <i>Bassomrù</i> grande
+protettore dei palazzi del re e che consiste in una scatola di
+legno adorna d’oro e contenente piume, pezzi di varii metalli,
+perle di vetro, ecc.; <i>Bassomprak</i> che è il protettore del fiume
+omonimo segnante la frontiera del regno verso il paese dei
+Fanti e si festeggia ogni mercoledì; <i>Bassomunè</i> protettore del
+lago che si trova a venti miglia dalla capitale si festeggia alla
+domenica e forse per tale motivo chiamato il feticcio dei bianchi;
+poi <i>Tano</i> che abita i boschi e che è ritenuto il più cattivo
+e molti altri rappresentati da pietre, da piante, ecc.
+</p>
+
+<p>
+Ogni persona deve scegliersi un <i>feticcio</i> protettore e il giorno
+stabilito per la festa del dio, deve scrupolosamente astenersi
+dal bere vino di palma e dal mangiare certi cibi. Trascurando
+queste cose, ognuno ha il diritto di ucciderlo ed il suo cadavere
+deve essere privato della sepoltura e gettato invece in un carnaio
+qualunque, a pasto degli avvoltoi e dei corvi.
+</p>
+
+<p>
+— Una religione da pazzi, insomma.
+</p>
+
+<p>
+— Se non da pazzi, certo da selvaggi, Antao.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Erano allora giunti a tre o quattrocento passi dalla città, dinanzi
+ad una grande tettoia un po’ cadente, che pareva avesse
+servito un tempo di riparo alle carovane provenienti dalle
+regioni del sud.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo fece cenno ai suoi uomini di condurre là sotto gli
+animali, poi rivolgendosi ad uno dei dahomeni, gli chiese.
+</p>
+
+<p>
+— Conosci il <i>dikero</i> di Abetifi?
+</p>
+
+<p>
+— No, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Sai però dove abita?...
+</p>
+
+<p>
+— No, ma sarà facile saperlo.
+</p>
+
+<p>
+— Asseybo, — continuò Alfredo volgendosi al servo, — tu andrai
+con quest’uomo dal <i>dikero</i> e se sarà necessario anche dall’<i>assafo
+oinè</i> (capo della città) ed esporrai loro ciò che ci è
+accaduto, reclamando giustizia contro i ladri. Dirai loro che
+noi non siamo inglesi, ma europei amici della loro nazione.
+</p>
+
+<p>
+— Sono pronto a partire, padrone, — rispose Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Non ho ancora finito. Coi negri nulla si ottiene se non vi
+sono dei doni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_136">[136]</span>
+</p>
+
+<p>
+Aprì una delle casse, levò una dozzina di fazzoletti di seta
+rossa, colore molto apprezzato da quasi tutti i discendenti di
+Caam, alcune file di perle di vetro, dei galloni d’oro, un paio
+di bottiglie di tafia gelosamente conservate fino allora e fece
+un pacco che mise in groppa ad uno dei cavalli, unitamente
+alle due zanne d’elefante.
+</p>
+
+<p>
+— Va’ e cerca di trovare il <i>dikero</i> prima che si cominci il
+mercato. Noi ti attenderemo qui, poichè se gli abitanti ci vedessero,
+la notizia dell’arrivo di uomini bianchi si spargerebbe
+tosto ed i ladri approfitterebbero per prendere il largo.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene, padrone, — rispose Asseybo. — Spero di essere
+di ritorno fra una mezz’ora.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il fedele servo ed il dahomeno s’affrettarono ad allontanarsi,
+mentre i due europei, per sfuggire alla curiosità delle persone
+dei vicini villaggi, si coricavano fra le casse, sotto la guardia
+del secondo schiavo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap20"><span class="smcap">Capitolo XX.</span>
+<span class="smaller">Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La mezz’ora era trascorsa, ma nè Asseybo nè il suo compagno
+erano ritornati, poi un’altra era pure trascorsa senza
+che nessuna nuova fosse giunta ai due europei, di già molto
+inquieti per quell’inesplicabile ritardo.
+</p>
+
+<p>
+L’alba era sorta e numerosi abitanti dei vicini villaggi ed
+anche alcune carovane, provenienti certamente dalle regioni
+meridionali, erano passati per recarsi al mercato della città.
+</p>
+
+<p>
+Il dahomeno, rimasto di guardia, più di venti volte si era
+spinto sulla via per vedere se i due negri si scorgevano, ma
+alle impazienti domande dei padroni non aveva risposto che con
+un desolante: — Nulla.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Cosa era accaduto dei due messi?... Erano stati sorpresi dai
+ladri che forse vegliavano, temendo la improvvisa comparsa dei
+due europei od il <i>dikero</i>, sospettando in loro due persone pericolose
+o due spie degli inglesi, li aveva fatti imprigionare,
+cosa non improbabile per quei giudici capricciosi e diffidenti?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_137">[137]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo che già aveva perduta la pazienza, stava per prendere
+una risoluzione decisiva, recandosi in persona dal giudice
+o dal capo della città col pericolo di far fuggire i ladri, quando
+il dahomeno, che era uscito sulla via per la venticinquesima
+volta, annunciò il ritorno di Asseybo e del suo compagno, seguìti
+da otto negri che portavano due amache sospese a quattro
+grossi bastoni formanti un parallelogrammo e riparate da un
+piccolo tetto di foglie.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, ed Antao si erano affrettati ad uscire sulla via, dove
+s’incontrarono con Asseybo, il quale era corso innanzi agli otto
+portatori.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, — disse con voce lieta. — I ladri sono stati
+presi!...
+</p>
+
+<p>
+— Presi di già! — esclamarono Alfredo ed il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Cioè uno solo è stato preso vivo, poichè un altro che si era
+ribellato agli uomini del <i>dikero</i> è stato ucciso ed il terzo è scomparso.
+</p>
+
+<p>
+— E la negra?...
+</p>
+
+<p>
+— È in casa del <i>dikero</i>.
+</p>
+
+<p>
+— In buona salute?... — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Guarita completamente delle sue ferite.
+</p>
+
+<p>
+— E le nostre casse e gli animali? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sono state ricuperate intatte.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa vengono a fare questi uomini con quelle amache?...
+</p>
+
+<p>
+— Te li manda il <i>dikero</i> per condurre te ed il signor Antao a
+casa sua.
+</p>
+
+<p>
+— Ha gradito i regali adunque?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo puoi comprendere dalla rapidità con cui ha fatto radunare
+le sue guardie e piombare addosso ai ladri.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo da quel brav’uomo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I portatori si erano arrestati dinanzi alla tettoia ed attendevano
+gli europei. Alfredo ed Antao salirono in quelle comode
+amache, i negri si posero sulla testa, difesa da cuscini bene imbottiti,
+i quattro angoli dei parallelogrammi e si misero lestamente
+in marcia preceduti da Asseybo e seguiti dai due dahomeni
+che conducevano l’ultimo cavallo.
+</p>
+
+<p>
+Nell’Ascianti quelle lettighe sono grandemente usate, sia per
+trasportare i passeggieri, sia per le merci. Si può dire non conoscono
+altro mezzo di locomozione perchè, cosa davvero strana,
+quantunque posseggano molti buoi e non siano rari, nel loro
+<span class="pagenum" id="Page_138">[138]</span>
+paese, anche i cavalli e gli asini, non si servono mai di questi
+animali e non conoscono poi affatto nessuna specie di ruotabile.
+</p>
+
+<p>
+Gli otto portatori, che procedevano speditamente, in pochi
+minuti entrarono in Abetifi, aprendosi faticosamente il passo attraverso
+una folla di negri colà radunata pel mercato.
+</p>
+
+<p>
+Abetifi è una delle più importanti e più popolose città del regno,
+situata a circa ottanta chilometri dal Volta, ed a cento
+da Cumassia, che è la capitale degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+Non ha che poche case di legno che servono d’abitazione all’<i>assafo
+oinè</i>, al <i>dikero</i> ed ai <i>cumfos</i> o sacerdoti incaricati di
+vegliare sui feticci; le altre sono semplici capanne circondate
+però quasi tutte da giardini e da orticelli, nei quali si coltivano
+ignami, manioca, fagioli di varie specie, ananas, popoya e
+certe specie di pimento assai forte largamente usato nella preparazione
+del <i>fu-fu</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ordinariamente la sua popolazione non supera le otto o diecimila
+anime, ma nei giorni di mercato il numero si raddoppia.
+</p>
+
+<p>
+I due europei, fatti segno della curiosità di tutti i negri affollati
+sul mercato, in pochi minuti attraversarono la città e
+furono deposti dinanzi ad una casetta di legno, costruita con
+un certo gusto e decorata di stuoie variopinte.
+</p>
+
+<p>
+Un negro già vecchio, perchè era molto rugoso, ma ancora
+robusto, coperto d’una lunga camicia bianca e colle gambe
+adorne di strani amuleti o <i>sumieno</i>, consistenti in cordoni di
+fibre di palmizio annodati ed arricchiti da pallottoline di vetro,
+da granelli d’oro traforati, da penne di pappagallo e da ciuffetti
+di peli, li attendeva dinanzi alla porta.
+</p>
+
+<p>
+Era il <i>dikero</i> in persona, il quale voleva ricevere degnamente
+i due europei che erano stati così larghi di doni.
+</p>
+
+<p>
+Per darsi l’aria d’un uomo civile, porse la destra ad Alfredo
+ed Antao e li invitò a seguirlo, conducendoli in una stanza
+adorna di stuoie colorate ammonticchiate contro le pareti, in
+modo di formare dei sedili discretamente comodi e da alcuni
+<i>feticci</i> di terra grossolanamente plasmata, rappresentanti delle
+figure umane ma che nella destra impugnavano una sciabola e
+nella sinistra una testa ed accuratamente imbiancati, essendo
+questa tinta il colore preferito dalle deità asciantine.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni schiavi recarono tosto un grande vaso di terra ripieno
+di vino di palma affinchè i forestieri, prima di cominciare la conversazione,
+si dissetassero, poi quando ebbero bevuto, il <i>dikero</i>
+<span class="pagenum" id="Page_139">[139]</span>
+con una amabilità poco comune in quel popolo sospettoso e crudele,
+diede agli ospiti il benvenuto, ringraziandoli contemporaneamente
+dei regali.
+</p>
+
+<p>
+— Siamo noi invece che dobbiamo ringraziarti, <i>dikero</i>, — rispose
+Alfredo in <i>uegbè</i>. — Senza il tuo pronto agire, i ladri sarebbero
+forse fuggiti.
+</p>
+
+<p>
+— Contenevano dei tesori le tue casse?...
+</p>
+
+<p>
+— No, — rispose prontamente il cacciatore, che conosceva
+l’avidità insaziabile di quei giudici. — Più che gli oggetti racchiusi
+nelle casse, mi premeva salvare la giovane negra.
+</p>
+
+<p>
+— Non te la ruberanno più, poichè uno dei ladri è stato ucciso,
+il secondo è fuggito ma spero che lo ritroveranno ben presto, ed
+il terzo è in mia mano e non uscirà vivo da Abetifi.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi farne di quell’uomo?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo uccideremo.
+</p>
+
+<p>
+— Non ti chiedo tanto, <i>dikero</i>.
+</p>
+
+<p>
+— È stato riconosciuto per una spia di Geletè, ed era qui venuto
+altre volte per farci forse sorprendere dai cacciatori di
+schiavi dei Dahomey e quell’uomo morrà.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ti ho detto che non è necessario che quell’uomo lo si uccida.
+A me basta che rimanga prigioniero presso di te qualche
+mese.
+</p>
+
+<p>
+— È un nemico e morrà, — disse il <i>dikero</i> con incrollabile
+fermezza. — Così il nostro re vuole e se disobbedissi, Mensah mi
+farebbe tagliare la testa.
+</p>
+
+<p>
+— Ma hai tu le prove che sia realmente la spia che tu
+cerchi?
+</p>
+
+<p>
+— No, ma sapremo presto se egli è quello che io sospetto. Negherà,
+come ha negato di aver rubato le tue casse, ma l’<i>odum</i>
+mostrerà se è veramente colpevole. Ho già dato ordine che la
+prova abbia luogo stamane sulla piazza del mercato, dovendo
+essere pubblica. Vuoi venire?... Il ladro deve essere già stato
+condotto sulla piazza.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dov’è la giovane negra? Vorrei prima vederla.
+</p>
+
+<p>
+— Dorme presso le tue casse. Era così stanca che non si
+reggeva più in piedi.
+</p>
+
+<p>
+— La rivedremo più tardi. Siamo pronti a seguirti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il <i>dikero</i> si era alzato invitando i suoi ospiti a seguirlo. Al
+di fuori li attendevano dodici portatori con tre amache seguìti
+<span class="pagenum" id="Page_140">[140]</span>
+da parecchi negri armati di vecchi fucili e di lancie, i quali
+dovevano servire di scorta al rappresentante della giustizia.
+</p>
+
+<p>
+Quegli uomini erano comandati da un corriere del re, giunto
+forse di recente ad Abetifi, personaggio molto importante e che
+col suo costume dava un’idea del lusso della corte di S. M. Mensah.
+</p>
+
+<p>
+Era coperto di piastre d’oro massiccio e d’un peso tale, da
+rendergli molto malagevole il camminare, e sul capo portava
+un casco adorno di penne d’aquila formanti una specie di ventaglio.
+In una mano poi portava un piccolo scettro reale, una
+specie di spada coll’impugnatura coperta da un pezzo di pelle
+di leopardo.
+</p>
+
+<p>
+I due europei, il <i>dikero</i> ed il seguito riattraversarono la città
+e s’arrestarono sotto una grande tettoia eretta in mezzo alla
+piazza del mercato e guardata da alcuni negri armati, i quali
+respingevano la folla che si pigiava attorno a quella costruzione,
+con un’abbondante ed incessante distribuzione di legnate.
+</p>
+
+<p>
+In mezzo alla tettoia vi era il ladro, con la destra chiusa entro
+un anello di ferro infisso in un grossissimo macigno e colle
+gambe incatenate.
+</p>
+
+<p>
+Era un negro ancor giovane, poichè non doveva avere più
+di venticinque o trent’anni, dall’aspetto furbo, dagli sguardi intelligenti,
+ma dai lineamenti duri, quasi feroci.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque dovesse essere ormai convinto di non uscire vivo
+dalle mani dei suoi nemici, guardava alteramente la folla e
+scherzava coi suoi guardiani.
+</p>
+
+<p>
+Quando però vide i due europei, manifestò una viva inquietudine
+ed i suoi sguardi divennero cupi.
+</p>
+
+<p>
+— Ci riconosci?... — gli chiese Alfredo, avvicinandoglisi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose il prigioniero.
+</p>
+
+<p>
+— Non credevi di vederci qui così presto.
+</p>
+
+<p>
+— È vero. Credevo che le formiche o gli elefanti vi avessero
+uccisi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi, dopo alcuni istanti di silenzio, aggiunse con fatalistica
+rassegnazione:
+</p>
+
+<p>
+— Ho perduto e pagherò.
+</p>
+
+<p>
+— Posso tentare di salvarti, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— È inutile: gli Ascianti sono miei nemici e mi uccideranno,
+e poi, se non lo facessero loro, non mi perdonerebbero nè Kalani,
+nè Geletè.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_141">[141]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Kalani!... Ah! tu conosci quell’uomo?... Era stato lui ad
+incaricarti di spiarmi?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro non rispose.
+</p>
+
+<p>
+— Parlami di Kalani. È vero che non farà male a mio fratello?...
+È vero che non si vendicherà su quel povero ragazzo?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Nemmeno questa volta il prigioniero aprì le labbra.
+</p>
+
+<p>
+— Odimi, — disse Alfredo, con viva commozione. — Io ti strapperò
+alla morte, te lo prometto, ma dimmi cosa ne ha fatto Kalani
+del fratellino mio.
+</p>
+
+<p>
+— Non so nulla, — rispose il negro. — D’altronde fra poche
+ore sarò morto.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi si rinchiuse in un silenzio feroce e rimase sordo ed impassibile
+a tutte le domande, a tutte le promesse d’Alfredo.
+Sapendo di morire, pareva che provasse una gioia crudele delle
+ansietà dell’uomo bianco.
+</p>
+
+<p>
+Il <i>dikero</i> pose fine a quell’interrogatorio che esasperava il
+cacciatore, ordinando che si recasse l’<i>odum</i> pel giudizio dei
+numi.
+</p>
+
+<p>
+Questo <i>odum</i> non è altro che la corteccia d’un albero a cui
+gli Ascianti attribuiscono delle proprietà miracolose, strabilianti.
+Serve ad indicare i veri colpevoli, a torto od a ragione,
+non importa.
+</p>
+
+<p>
+Si dà al reo da masticare un pezzo di quella corteccia, poi
+gli si fa inghiottire una grande quantità d’acqua. Se la rigetta e
+ciò non succede quasi mai, è dichiarato innocente, ma se la trattiene
+e ciò succede quasi sempre, è subito punito, essendo tutti
+convinti che egli sia realmente colpevole.
+</p>
+
+<p>
+Ad un ordine del <i>dikero</i> il ladro, che non voleva confessare
+di essere una spia di Geletè, fu seduto su di uno sgabello, poi
+il carnefice, riconoscibile pel suo berretto di pelle di leopardo
+e pei due coltellacci pendentigli sul petto, gli diede da masticare
+il pezzo di <i>odum</i>, ingiungendogli di tenerlo in bocca parecchi
+minuti, fino a ridurlo in bricciole.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che quel povero diavolo sia spacciato, — disse Antao,
+che seguiva con curiosità quella strana prova.
+</p>
+
+<p>
+— È convinto anche lui di non poter provare il contrario, — rispose
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— E lo uccideranno?
+</p>
+
+<p>
+— Non avrà alcun scampo. Se fosse a Cumassia potrebbe avere
+<span class="pagenum" id="Page_142">[142]</span>
+qualche speranza di salvarsi, ma qui non vi è alcun luogo inviolabile.
+</p>
+
+<p>
+— Forse che a Cumassia vi è un luogo dove i condannati possono
+salvare la pelle?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, è un piccolo villaggio che si chiama Butama e che è
+separato da Cumassia da un piccolo corso d’acqua. Qualunque
+condannato che varchi quel ruscello è al sicuro contro la collera
+di tutti i <i>dikeri</i> e perfino del re, perchè là sorgono le tombe
+della famiglia reale e perciò quel territorio è sacro.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quell’istante le loro parole furono soffocate da un urlìo
+feroce, emesso dalla folla. Il dahomeno aveva bevuto l’acqua
+e, come era da aspettarselo, non l’aveva rigettata.
+</p>
+
+<p>
+Pronto come il lampo, il carnefice aveva afferrata la vittima
+pel collo e secondo l’uso gli aveva trapassato, con un lungo
+ed acuto coltello, le gote e la lingua, per impedirle di pronunciare
+il gran giuramento del re, formula che le avrebbe dato
+il diritto di salvare la vita per un certo tempo e di venire fucilato
+invece di torturato.
+</p>
+
+<p>
+Antao ed Alfredo, spinti dal loro animo generoso, si erano
+lanciati verso il prigioniero per cercare di strapparlo alla morte,
+ma il corriere del re ed i suoi uomini si erano affrettati a chiudere
+loro il passo, dicendo con tono minaccioso:
+</p>
+
+<p>
+— Gli uomini bianchi non hanno da fare colla giustizia
+del re!&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Intanto il carnefice aveva approfittato per piantare nelle spalle
+del paziente due lunghe forchette e legatogli una corda al collo,
+l’aveva tratto sulla piazza, costringendolo a camminare, mentre
+la folla gli si precipitava dietro urlando e ridendo ed agitando
+dei tizzoni accesi.
+</p>
+
+<p>
+— Vieni, Antao, — disse Alfredo. — Ciò è ripugnante. — E
+presolo per una mano lo trasse verso la casa del <i>dikero</i>, seguito
+da Asseybo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa faranno ora di quel disgraziato? — chiese Antao,
+che porgeva ascolto alle urla crescenti della folla.
+</p>
+
+<p>
+— Lo conducono in giro per la città, costringendolo a ballare
+in ogni via.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se non lo potesse?...
+</p>
+
+<p>
+— La folla lo costringerebbe coi tizzoni accesi.
+</p>
+
+<p>
+— E poi lo decapitano?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_143">[143]</span>
+</p>
+
+<p>
+— C’è del tempo. Gli Ascianti non sono meno crudeli dei
+Dahomeni e prima lo tortureranno diabolicamente.
+</p>
+
+<p>
+Quando avrà finita la passeggiata, il carnefice avrà tagliato
+parecchi pezzi di carne sul corpo di quel disgraziato.
+</p>
+
+<p>
+— Ma allora lo ucciderà?
+</p>
+
+<p>
+— No, poichè i carnefici sono abili e sanno che se uccidono
+la vittima prima che sia giunta l’ora, devono prenderne immediatamente
+il posto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma quando finiranno di torturarlo?...
+</p>
+
+<p>
+— Non prima di questa sera. A mezzodì gli accorderanno un
+po’ di riposo e gli daranno una zucca di vino di palma per rinvigorirsi,
+poi lo costringeranno a riprendere la passeggiata e
+le danze innanzi alle autorità. Se si presterà volentieri a quei
+salti, la sua testa non tarderà a cadere sotto il coltello del carnefice,
+ma se si rifiutasse, disgraziato lui.
+</p>
+
+<p>
+Prima di perdere la testa, quei mostri gli troncheranno una
+ad una le membra.
+</p>
+
+<p>
+— Che razza di canaglie!... Il diavolo si porti il <i>dikero</i> e
+tutti i suoi negri. Prendiamo le nostre casse ed i nostri animali
+ed andiamocene, Alfredo. Rinuncio all’ospitalità di quel selvaggio
+sanguinario.
+</p>
+
+<p>
+— Non chiedo di meglio, Antao. Preferisco andare ad accamparmi
+nella pianura od in mezzo ai boschi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Dinanzi all’abitazione del giudice trovarono i due dahomeni
+e la giovane negra, la quale attendeva ansiosamente il ritorno
+dei due bianchi.
+</p>
+
+<p>
+Quando se li vide dinanzi, un vero grido di gioia irruppe dalle
+labbra della brava ragazza e fu tale la contentezza d’Antao, nel
+rivederla, che non potè fare a meno di abbracciarla.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove, Venere, Urano e di tutti pianeti del firmamento!... — esclamò. — Ti
+giuro, mia povera giovane, che io
+sono commosso.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Stava per tempestarla di domande, ma Alfredo gli troncò le
+parole dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Più tardi, Antao. Pensiamo a prendere il largo prima che
+il <i>dikero</i> ritorni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due dahomeni e Asseybo bardarono i cavalli che erano stati
+ricoverati in una vicina tettoia, dai servi del <i>dikero</i> si fecero
+consegnare le casse rubate, le caricarono in fretta sul dorso
+<span class="pagenum" id="Page_144">[144]</span>
+degli animali e partirono di corsa seguiti dai due europei e dall’amazzone,
+la quale era già perfettamente guarita.
+</p>
+
+<p>
+Mezz’ora dopo erano tanto lontani, da non udire più le urla
+feroci della popolazione martirizzante la spia di Kalani.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap21"><span class="smcap">Capitolo XXI.</span>
+<span class="smaller">Attraverso la regione dei Krepi</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+La carovana marciò senza interruzione fino a notte tarda attraverso
+alla pianura, spingendo i cavalli ad un mezzo galoppo
+e non si arrestò che sul margine della grande foresta, che doveva
+guidarli alle rive del Volta.
+</p>
+
+<p>
+Uomini ed animali non ne potevano più dopo quella corsa indiavolata
+fatta sotto un sole ardente e senza aver mai trovato un
+palmo d’ombra, ma i primi erano contenti di trovarsi così lontani
+da quella città dei cui abitanti era meglio diffidare, malgrado
+le premure e l’aiuto prestato dal <i>dikero</i>.
+</p>
+
+<p>
+Quand’ebbero cenato e le tende furono rizzate presso i fuochi
+accesi per tenere lontane le fiere, Alfredo chiamò attorno a sè
+tutti, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora, parliamo.
+</p>
+
+<p>
+— Per Giove!... — esclamò Antao. — Credo che sia giunto il momento
+di sciogliere un po’ la lingua. Quella corsa precipitosa non
+mi ha concesso di scambiare una parola con questa ragazza.
+</p>
+
+<p>
+— Puoi parlare a tuo comodo, Antao, o meglio le parleremo
+insieme. Anch’io sono curioso di sapere tante cose che deve ormai
+conoscere, essendo stata quattro giorni coi suoi rapitori. È
+vero Urada?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, — rispose la negra, sorridendo. — Credilo
+però, padrone, sono stata rapita contro la mia volontà.
+</p>
+
+<p>
+— Ne siamo convinti, — disse Antao. — Se così non fosse, non
+avresti gettati nel bosco quei segnali.
+</p>
+
+<p>
+— Li avete trovati?... Dunque avevate seguito le tracce dei
+ladri?
+</p>
+
+<p>
+— Certo, Urada. Ma in quale modo ti hanno rapita? — chiese
+Alfredo.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-144a"></a>
+ <img src="images/ill-144a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>.... non avendo che una sola mira: quella d’impadronirsi della testa
+di un avversario.... (Pag. 150).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_145">[145]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Io dormivo sotto la tenda, quando fui svegliata dagli spari
+dei due schiavi. Uscii all’aperto per vedere cosa succedeva e mi
+vidi dinanzi un orribile <i>mpungu</i>.
+</p>
+
+<p>
+Spaventata, mi preparavo a fuggire, quando comparvero improvvisamente
+tre negri armati di fucili. Il gorilla fuggì ed i negri
+ne approfittarono per caricare le casse sui cavalli e rientrare
+nella foresta dopo d’avermi gettata nella lettiga.
+</p>
+
+<p>
+Seppi più tardi che mi avevano rapita credendo che io fossi una
+vostra prigioniera, essendosi accorti che io era una loro compatriota.
+</p>
+
+<p>
+Dapprima avevo sospettato di essere caduta nelle mani di alcuni
+negri predoni, ma seppi ben presto che erano le spie che
+vi seguivano da Porto Novo, attendendo l’occasione propizia per
+tendervi un agguato o immobilizzarvi nei boschi.
+</p>
+
+<p>
+— Erano spie di Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, me lo dissero poi. Erano stati incaricati di seguirti,
+onde avvertire il loro padrone nel caso che tu avessi marciato
+verso la frontiera del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— E di mio fratello, hai udito parlare?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì e non fecero che confermare quanto io ti dissi. Kalani te
+lo ha rapito non per ucciderlo, ma per obbligare te a gettarti
+nella bocca di quella lurida iena. Il tuo antico schiavo era certo
+che tu ti saresti recato ad Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco delle parole che mi tranquillizzano sulla sorte di quello
+sventurato fanciullo. Ah!... Kalani spera che io cada nei suoi
+agguati?... Sarà lui che cadrà nel laccio che gli tenderò ad
+Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come faremo ad entrare inosservati nella capitale di
+Geletè? — chiese Antao. — Non me lo hai ancora detto, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ora che abbiamo ricuperate le nostre casse, ti prometto di
+farti fare un’entrata trionfale ad Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Devono contenere dei talismani miracolosi le tue casse. Mi
+spiegherai almeno in cosa consistono.
+</p>
+
+<p>
+— È per questo che vi ho radunati tutti attorno a me.
+</p>
+
+<p>
+— Getta fuori adunque i tuoi progetti.
+</p>
+
+<p>
+— Dimmi, ti piacerebbe entrare in Abomey come ambasciatore?...
+</p>
+
+<p>
+— Come ambasciatore!...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao come un ambasciatore di qualche reame negro, di
+quello del Borgu, per esempio, che è confinante col Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_146">[146]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Io, un bianco, un europeo?...
+</p>
+
+<p>
+— Non saremo più bianchi allora.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?... Possibile che la mia pelle sia diventata
+così nera da credermi un discendente di Caam?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo diverrai: ho portato con me tutto l’occorrente per darci
+sulla pelle una superba tinta color fuliggine o cioccolata.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Antao scoppiò in una fragorosa risata.
+</p>
+
+<p>
+— Ridi pure, ma ti dico che noi ci dipingeremo così bene, da
+ingannare anche Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— E ci vestiremo anche da negri?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao ma da negri d’alto lignaggio. Nelle mie casse vi è
+tutto l’occorrente.
+</p>
+
+<p>
+— Ecco perchè ci tenevi tanto alle casse che ti avevano rubato!...
+</p>
+
+<p>
+— Certo, e soprattutto pei regali che ho destinato a Geletè ed
+ai suoi <i>cabeceri</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Ma credi tu, Alfredo, che tale mascherata sarà possibile,
+senza destare dei sospetti in quel furfante di Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Vedrai che nessuno più ci riconoscerà! Ho portato con me
+perfino delle bellissime barbe nere come portano i ricchi del
+Borgu e delle parrucche da negro.
+</p>
+
+<p>
+— E cosa andremo a proporre a Geletè?...
+</p>
+
+<p>
+— Qualche trattato d’amicizia, un’alleanza difensiva od offensiva
+per esempio. Geletè sa che gli uomini del Borgu sono valorosi
+e si guarderà bene dal rifiutare e ci riceverà coi dovuti
+onori.
+</p>
+
+<p>
+— Magnifico progetto!... — esclamò il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+— Ne convieni?...
+</p>
+
+<p>
+— Certo, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Credi possibile la sua riuscita?...
+</p>
+
+<p>
+— Ho piena fiducia, ma quando saremo entrati in Abomey,
+come faremo a liberare tuo fratello?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo si vedrà.
+</p>
+
+<p>
+— E Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo ucciderò, — disse freddamente il cacciatore, mentre un
+lampo d’odio gli balenava negli sguardi.
+</p>
+
+<p>
+Poi volgendosi verso Urada:
+</p>
+
+<p>
+— Hai compreso tutto?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, — rispose la giovane negra.
+</p>
+
+<p>
+— Hai delle obbiezioni da fare?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_147">[147]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, poichè credo che in nessun altro modo potresti giungere
+ad Abomey senza allarmare Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Ora sono tranquillo.
+</p>
+
+<p>
+— E quando faremo la nostra toeletta? — chiese Antao. — Sono
+impaziente di vedere quale figura farò tinto di nero.
+</p>
+
+<p>
+— Quando avremo varcato il Volta e saremo entrati nel territorio
+del Dahomey. Per ora è inutile.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, — disse Asseybo, che fino allora non aveva pronunciato
+una sillaba. — Vuoi un consiglio?...
+</p>
+
+<p>
+— Parla, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Marciamo a grandi tappe e cerchiamo di giungere ad Abomey
+nel minor tempo possibile.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè dici questo?...
+</p>
+
+<p>
+— Uno dei ladri è fuggito e noi non sappiamo se gli uomini del
+<i>dikero</i> saranno riusciti ad arrestarlo. Può passarci dinanzi ed
+avvertire Kalani delle nostre intenzioni.
+</p>
+
+<p>
+— Speriamo che l’abbiano preso. Quell’uomo però, solo, forse
+inerme, privo d’un quadrupede, non sarà in grado di lottare in
+celerità con noi. D’altronde non ci potrà riconoscere.
+</p>
+
+<p>
+Ed ora, amici, riposiamo. Domani marceremo verso il Volta
+e quando avremo attraversata la regione dei Krepi, diverremo
+tutti negri.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+L’indomani, dopo una notte tranquillissima, la carovana ripartiva
+a marcie forzate, per guadagnare il fiume prima che
+calasse la notte.
+</p>
+
+<p>
+La traversata dei boschi si compì senza difficoltà e senza cattivi
+incontri, e verso il tramonto s’accampava sulla riva opposta
+del fiume.
+</p>
+
+<p>
+Nei giorni seguenti marciò, quasi senza interruzione, salvo
+alla notte per riposare, attraverso la regione dei Krepi; un vasto
+territorio compreso fra il Volta ed il possedimento inglese
+della Costa d’Avorio ed il fiume Mono, e che gli Ascianti ed i
+Dahomeni ben sovente scorrazzavano per provvedere di schiavi
+da macellare nelle atroci feste del sangue.
+</p>
+
+<p>
+Questa regione, che da alcuni anni si trova sotto il protettorato
+della Germania, era allora abitata da un grande numero
+di piccoli reami, assolutamente incapaci di far fronte ai due
+potenti vicini. I Krepi occupano la parte settentrionale ed i
+Togo la meridionale. Pochi sono i centri popolosi; fuorchè
+Hpandu, presso il Volta, Waya presso il Todij a breve distanza
+<span class="pagenum" id="Page_148">[148]</span>
+dalla frontiera del possedimento inglese, Kpetu sullo stesso fiume
+e Atakpam molto al nord, nella regione degli Akposso, tutti gli
+altri non sono che piccoli villaggi di nessuna importanza.
+</p>
+
+<p>
+In cinque giorni la piccola carovana, dopo d’aver superata
+la regione montuosa che si estende dal sud-ovest al nord-est
+attraverso il 7° di latitudine e di aver fatto delle brevi fermate
+nei villaggi di Tota, di Misahohe, di Pelome e di Togodo, per
+provvedersi di viveri freschi, giungevano presso il fiume Mono il
+quale scorre a poche miglia di distanza dalla frontiera, e quattro
+ore più tardi si accampavano sul territorio del feroce Geletè.
+</p>
+
+<p>
+Il Dahomey è un regno che come vastità di territorio e come
+popolazione non può competere con quello degli Ascianti, ma
+come potenza militare lo supera, essendo i suoi abitanti i più
+bellicosi di tutta la Costa d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+Fondato circa due secoli or sono, si è mantenuto indipendente
+fino in questi ultimi anni e di certo lo sarebbe ancora, se la
+baldanza e la ferocia di Behanzin, successore di Geletè, non
+avesse decisa la Francia ad invaderlo, mettendo fine ai secolari
+bagni di sangue, che sotto varii pretesti, si facevano annualmente
+nella capitale o nella città santa di Kana.
+</p>
+
+<p>
+La sua superficie è vasta, poichè si estende dal mare al nono
+grado di latitudine nord, ossia fino allo spartiacque del bacino
+del Niger con quello dei fiumi che si gettano lungo la costa
+della Guinea occidentale, e dal paese dei Togo a quello dell’Opara
+che scaricasi presso Porto Novo, su una distesa di duecentottanta
+chilometri dall’ovest all’est.
+</p>
+
+<p>
+Il suo clima è però uno dei più micidiali, e dei più insopportabili
+di tutte le regioni della Costa d’Avorio, essendo quella regione
+proprio sotto l’equatore, esposta ad una vera pioggia di fuoco
+che rende quasi impossibile il soggiorno agli Europei, anche
+sugli altipiani dell’interno.
+</p>
+
+<p>
+Verso il mare poi è peggiore ancora, poichè le paludi ed i
+grandi boschi ne fanno un covo di febbri algide mortali a tutti
+coloro che non si sono acclimatizzati, e pericolosissime perfino
+agli indigeni.
+</p>
+
+<p>
+Verso la costa il paese è tutto boscoso, ricco di piante colossali
+e di palme d’elais, ma di passo in passo che si allontana,
+la grossa vegetazione sparisce, gli altipiani si succedono in forma
+d’immense terrazze coperte solamente da un’erba alta due metri,
+chiamata erba di Guinea.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_149">[149]</span>
+</p>
+
+<p>
+È su quegli altipiani che sorgono le città più importanti del
+regno, Abomey che è la capitale, Kana detta la città santa dove
+sorgono le tombe dei re e dove si fanno i grandi sacrifici umani,
+Agu, Akpuel, Doko e Bobek, ma queste quattro ultime si possono
+considerare, più che città, grosse borgate.
+</p>
+
+<p>
+Sulla costa invece non sorge che Widak, la sola città dove
+era permesso agli europei di soggiornare e di trafficare e dove
+pagavano i loro contributi al re in bottiglie di rhum e di
+cognac.
+</p>
+
+<p>
+Pochi però erano, prima dell’occupazione francese, i dahomeni
+che entravano in questa città e non vi andavano senza manifestare
+un vivo ribrezzo, credendola contaminata dalla presenza
+degli Europei.
+</p>
+
+<p>
+Una sola volta all’anno i preti si recavano colà in processione
+portando i loro feticci e per sacrificare, alle divinità marittime,
+una delle più belle fanciulle del regno, la quale veniva
+spinta in mare a pasto dei numerosi pescicani che infestano le
+spiagge della Costa d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+La popolazione di questo regno, diventato così tristamente
+celebre per le sue barbarie, sembra composta di due razze distinte.
+Quella inferiore, composta per la maggior parte di schiavi
+rapiti ai paesi vicini, caratterizzata da una estrema bruttezza
+fisica e da un vero degradamento morale; quella superiore alla
+quale appartengono la famiglia reale e la classe dominante, caratterizzata
+da una intelligenza svegliatissima e da lineamenti
+regolari che s’avvicinano al tipo europeo.
+</p>
+
+<p>
+Queste due razze non superano il milione d’anime, di cui i
+due terzi sono costituiti dagli schiavi, povere vittime che erano
+destinate a venire macellate nelle feste del sangue, quando mancavano
+i prigionieri di guerra.
+</p>
+
+<p>
+Nazione eminentemente guerresca, il Dahomey ha sempre dato
+del filo da torcere ai suoi vicini, ai Togo, ai Krepi ed agli Yoruba.
+Per secoli e secoli si è mantenuto non solo indipendente, ma ha
+respinto vittoriosamente le aggressioni dei nemici, affermandosi
+come potenza militare valorosissima.
+</p>
+
+<p>
+Cosa strana, forse unica in tutti i popoli non solo dell’Africa
+ma del mondo, la sua forza soprattutto veniva costituita dai suoi
+reggimenti di amazzoni, reclutate fra le più belle, le più robuste
+e le più crudeli ragazze del regno.
+</p>
+
+<p>
+Allevate con estrema cura, rinvigorite con lunghi esercizi
+<span class="pagenum" id="Page_150">[150]</span>
+militari, addestrate nelle armi e sottoposte ad una ferrea disciplina,
+per lunghi anni quelle intrepide donne mantennero alta
+la fama guerresca. Erano loro che entravano in campo quando
+i soldati dahomeni cominciavano a piegare e si narra che i loro
+attacchi erano così irresistibili e la loro ferocia tale, da assicurare
+sempre la vittoria.
+</p>
+
+<p>
+Il loro numero non ha mai superato le tremila e costituiva
+la guardia reale. Il loro armamento consisteva in fucili e larghi
+coltellacci che sapevano adoperare con una destrezza spaventosa.
+</p>
+
+<p>
+Scaricate le armi, si scagliavano come furie contro le orde
+nemiche col coltello in pugno, non avendo che una sola mira:
+quella d’impadronirsi della testa d’un avversario da regalare
+al loro re.
+</p>
+
+<p>
+La stirpe reale del Dahomey, cessata pochi anni or sono coll’esilio
+di Behanzin successore di Geletè, debellato dalle armi
+vittoriose del generale Doods, era una delle più giovani, poichè
+la sua fondazione non risaliva che al 1724, nella cui epoca Guagiah-Truda,
+piccolo principe di Abomey, ma valoroso guerriero,
+riusciva a formarsi un vasto regno riunendo sotto il suo potere
+i reami di Adrah, Toffoa, Allahda, di Xavy e di Wydak dopo
+d’averli vinti.
+</p>
+
+<p>
+L’autorità di quei monarchi sanguinari, era però potentissima,
+anzi senza limiti.
+</p>
+
+<p>
+I personaggi più importanti del regno, non erano, rispetto a
+loro, che i primi schiavi; il popolo invece una massa di animali
+da macellare di quando in quando, per placare le ire della
+divinità o dei sovrani defunti.
+</p>
+
+<p>
+Potevano disporre a loro talento della vita di tutti gli abitanti
+del regno e dei loro averi e come ne abusavano!... Quando
+gli schiavi da sacrificare mancavano, non si peritavano di scegliere
+le vittime fra i sudditi, senza che questi mai avessero
+osato di ribellarsi.
+</p>
+
+<p>
+Sul numero degli uomini che macellavano nelle feste delle
+grandi usanze, basti sapere che il governatore portoghese dell’isola
+di S. Tommaso riusciva a riscattarne, in una sola volta,
+milleduecento, destinati a perire in una festa secondaria!...
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_151">[151]</span></p>
+
+<h2 id="cap22"><span class="smcap">Capitolo XXII.</span>
+<span class="smaller">Assediato in una trappola da elefanti</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Prima di avventurarsi sul territorio dahomeno, Alfredo aveva
+deciso di accordare un riposo di un paio di giorni alla carovana,
+per non rovinare i poveri animali, già molto affaticati da quelle
+lunghe marcie compiute sotto un sole bruciante ed in mezzo a
+mille ostacoli, e per rinnovare le loro provviste essendo già
+quasi esauste.
+</p>
+
+<p>
+Trovando quel luogo molto boscoso, i due cacciatori speravano
+di abbattere alcuni capi di selvaggina per seccarne la carne,
+temendo di non trovarne nelle pianure erbose degli altipiani e
+sapendo di non poter contare sui villaggi che sono molto scarsi
+nel Dahomey, specialmente nelle regioni occidentali.
+</p>
+
+<p>
+Essendo il tramonto ancora lontano, dopo un riposo di qualche
+ora sotto la tenda, chiamarono Asseybo e s’internarono
+nella foresta, tenendosi nelle vicinanze d’un fiumicello per sorprendere
+la selvaggina che doveva accorrere per dissetarsi.
+</p>
+
+<p>
+La temperatura era ardentissima anche all’ombra di quei
+grandi alberi ed eccessivamente snervante essendo umida, ma
+i cacciatori, quantunque fumassero come zolfatare e si sentissero
+zampillare il sudore da tutti i pori inzuppandosi le vesti,
+procedevano egualmente, avendo scoperto, in certi tratti, delle
+numerose tracce di animali di piccola e grossa taglia.
+</p>
+
+<p>
+Asseybo, che come sappiamo era un abilissimo cercatore di
+piste, aveva già rilevato delle tracce di elefanti, di antilopi, di
+facocheri e di zebre, animali piuttosto comunissimi in quelle
+regioni ed i due cacciatori speravano di non ritornare al campo
+a mani vuote.
+</p>
+
+<p>
+Camminavano da una mezz’ora tenendosi sempre a poche centinaia
+di metri dal corso d’acqua, quando Antao, che si trovava
+dinanzi a tutti, s’arrestò bruscamente, mandando un grido
+di meraviglia, seguito poco dopo dalla «morte» di tutti i pianeti
+da lui conosciuti.
+</p>
+
+<p>
+— Ehi, Antao!... — gridò Alfredo, armando la carabina. Hai
+scoperto qualche colossale elefante?...
+</p>
+
+<p>
+— Se non è un elefante è un colosso di certo, ma del regno
+vegetale.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_152">[152]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese si era arrestato dinanzi ad un albero ma d’una
+mole così enorme, che mai prima di allora ne aveva veduto
+uno eguale.
+</p>
+
+<p>
+Quel colosso della vegetazione, che si rizzava maestosamente,
+formando da solo una piccola foresta, era tale da meravigliare
+anche lo stesso Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Il suo tronco non aveva più di cinque metri d’altezza ma era
+così grosso da averne almeno dieci di circonferenza.
+</p>
+
+<p>
+Sopra quell’ammasso di legno si dipartivano dei rami lunghi
+una ventina di metri, i quali s’incurvavano verso terra formando
+una cupola immensa, forniti di folto fogliame e sostenenti
+certe specie di capsule di forma ovoidale, assai accuminate ad
+una delle estremità e grosse come la testa d’un uomo.
+</p>
+
+<p>
+Una numerosa banda di scimmie della specie dei cercopitechi
+verdi, aveva preso stanza fra i rami del colosso, divorando avidamente
+quelle grosse frutta che dovevano essere molto deliziose
+pei palati di quei coduti quadrumani.
+</p>
+
+<p>
+— Un baobab forse?... — chiese Antao ad Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, amico mio.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, Alfredo, non credevo che tali alberi avessero delle
+dimensioni così mostruose. Ma guarda che tronco enorme!...
+Nel suo interno vi potrebbero danzare venti persone.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo, Antao, ma probabilmente la sala sarà occupata
+da dei funebri personaggi, ben brutti da vedersi.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?...
+</p>
+
+<p>
+— Voglio dire che forse l’interno sarà occupato da qualche
+dozzina di negri mummificati, essendovi in questi paesi l’abitudine
+di servirsi dei tronchi di baobab come di camere mortuarie.
+</p>
+
+<p>
+— Sistema niente affatto comodo, se i becchini devono scavare
+questi colossi.
+</p>
+
+<p>
+— Non così difficile come credi, essendo il legno di questi alberi
+molto tenero.
+</p>
+
+<p>
+— E non servono a null’altro, questi giganti?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, poichè i negri sanno trarre altri vantaggi da queste
+piante.
+</p>
+
+<p>
+— A me sembra che servano solamente alle scimmie, le quali
+fanno una vera strage di quelle frutta.
+</p>
+
+<p>
+— Sono ricercate anche dai negri. Quelle capsule che vengono
+comunemente chiamate <i>pane di scimmia</i>, contengono una polpa
+<span class="pagenum" id="Page_153">[153]</span>
+di sapore dolcigno e che spremuta ed unita ad un po’ di zucchero,
+dà una bevanda gradevole, molto indicata per combattere
+efficacemente le febbri.
+</p>
+
+<p>
+— Buono a sapersi, in questo paese delle febbri.
+</p>
+
+<p>
+— Dalle frutta sanno poi ricavare una cenere ricca di soda e
+che mescolata ad un po’ d’olio di palma costituisce un buon sapone.
+Ma anche le foglie e la corteccia, che godono di virtù
+emollienti, sono largamente usate dai negri per moderare l’eccesso
+della loro traspirazione.
+</p>
+
+<p>
+— È poco per questi giganti. Comunque sia, sono piante meravigliose.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ve ne sono di più grandi, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Più di questa?...
+</p>
+
+<p>
+— Alla foce del Senegal si sono misurati dei baobab che avevano
+l’enorme circonferenza di cento piedi, ossia di trentatrè
+metri.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di tutti i pianeti!...
+</p>
+
+<p>
+— Il dottor Livingstone, il celebre esploratore dell’Africa
+meridionale e centrale, ha veduto un baobab scavato, nel cui
+interno vi potevano stare comodamente trentatrè uomini e Humboldt
+ne vide una nella Senegambia, nel cui tronco una tribù
+di negri teneva le sue assemblee.
+</p>
+
+<p>
+— Questi enormi vegetali devono vivere un bel numero di
+secoli, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Adanson afferma di aver studiato dei baobab che dovevano
+contare cinque ed alcuni seimila anni d’esistenza.
+</p>
+
+<p>
+— Corna del diavolo!... Che bella età!... E tu mi hai detto
+che quell’albero può essere pieno di mummie di negri?...
+</p>
+
+<p>
+— È probabile.
+</p>
+
+<p>
+— E si conservano bene?
+</p>
+
+<p>
+— Perfettamente, forse meglio delle mummie egiziane.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo a vedere, Alfredo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+S’accostarono all’enorme tronco girandovi attorno per vedere
+se vi era qualche strappo nella corteccia, ma la trovarono intatta
+dappertutto.
+</p>
+
+<p>
+Stavano per raccogliere alcune capsule lasciate cadere dalle
+scimmie, onde assaggiarne la polpa, quando Asseybo, che si trovava
+a quindici passi da loro, nascosto dietro il tronco d’un
+cedro selvatico, con un leggiero sibilo li fece accorrere.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’hai? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_154">[154]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il negro additò loro un macchione di cespugli, i cui rami si
+agitavano. Quasi contemporaneamente udirono dei grugniti che
+parevano emessi da una banda di suini.
+</p>
+
+<p>
+— Dei porci qui? — chiese Antao, con stupore.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che siano facocheri, — rispose Alfredo, che pareva
+esitasse ad impugnare la carabina. — La loro carne vale una
+palla, ma vi è il pericolo di farci sventrare dalle lunghe zanne
+di quei cignali coraggiosi.
+</p>
+
+<p>
+— Non abbiamo avuto paura dei leoni e dei leopardi e meno
+ne avremo di quei signori facachi o facuchi che siano.
+</p>
+
+<p>
+— Facocheri, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Sia pure. Orsù, una buona scarica là in mezzo.
+</p>
+
+<p>
+— Temo che siano molti.
+</p>
+
+<p>
+— Meglio per la nostra cucina.
+</p>
+
+<p>
+— Ma i sopravviventi alla scarica ci assaliranno.
+</p>
+
+<p>
+— E noi li respingeremo.
+</p>
+
+<p>
+— Giacchè lo vuoi, proviamo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In mezzo al macchione si scorgevano, ad intervalli, dei robusti
+dorsi coperti di lunghe e grosse setole e delle code attorcigliate
+che si agitavano.
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori ed Asseybo puntarono le carabine mirando
+per alcuni istanti, poi fecero fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Il fumo si era appena diradato che videro irrompere dai cespugli
+dodici o quindici brutti cignali, di taglia grossissima, armati
+di zanne arcuate, lunghe parecchi pollici.
+</p>
+
+<p>
+Due caddero dopo pochi passi, ma gli altri, che parevano in
+preda ad un furore tremendo, continuarono la corsa, scagliandosi
+impetuosamente sugli assalitori.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo e Asseybo, che si trovavano vicini ai rami del baobab,
+i quali, come si disse, si curvavano verso terra, con due salti
+furono lesti ad aggrapparvisi mettendosi in salvo, ma il povero
+portoghese, che si trovava più lontano e che forse era rimasto
+scombussolato da quell’improvviso assalto, si raccomandò alle
+proprie gambe, fuggendo a precipizio in mezzo alla foresta.
+</p>
+
+<p>
+Sette od otto facocheri s’arrestarono sotto il baobab grugnendo
+rabbiosamente e cercando, con salti disordinati, di mordere
+le gambe d’Alfredo e del negro, ma altri tre, guidati da
+un vecchio maschio, si misero dietro al fuggiasco.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente Antao aveva buone gambe e correva come
+un daino, girando attorno ai tronchi per far perdere tempo ai
+<span class="pagenum" id="Page_155">[155]</span>
+feroci animali, balzando agilmente sopra le piccole macchie,
+guizzando in mezzo alle radici ed alle liane, ma allontanandosi
+sempre più dai compagni, colla cattiva prospettiva di smarrirsi
+fra quelle migliaia di vegetali.
+</p>
+
+<p>
+Galoppava da una buona mezz’ora, sempre più inoltrandosi
+nella boscaglia e sempre incalzato dagli ostinati cignali, quando
+tutto d’un tratto sentì mancarsi il suolo sotto i piedi. Ebbe appena
+il tempo di mandare un grido, che si trovò, semi-intontito
+in fondo ad una larga buca.
+</p>
+
+<p>
+Non potè subito rendersi conto di quanto era accaduto, poichè
+nel battere il capo in terra, aveva ricevuto tale scossa,
+da non sapersi più raccapezzare.
+</p>
+
+<p>
+Gli parve però di sentirsi cadere addosso una massa pesante,
+quindi di udire presso di sè un urlo acuto che terminò in un
+grugnito rauco, strozzato.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove ed anche di Febo!... — esclamò, quando
+si fu un po’ rimesso. — Un passo più innanzi e m’infilzavo come
+questo dannato facafuchero o facafocoro che sia. Si vede che
+sono ancora un uomo fortunato, dopo tutto.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il brav’uomo aveva ben ragione di chiamarsi fortunato, poichè
+era miracolosamente scampato al più orribile dei supplizii,
+cioè alla morte col palo.
+</p>
+
+<p>
+La sua fuga precipitosa lo aveva condotto sopra uno di quei
+pericolosi trabocchetti che i negri sogliono scavare per impadronirsi,
+senza correre alcun pericolo, dei grossi animali, come
+gli elefanti ed i rinoceronti.
+</p>
+
+<p>
+Era una buca profonda tre metri, larga e lunga sei, munita
+nel mezzo d’un aguzzo palo profondamente impiantato e coperta
+superiormente da uno strato di canne di terra e di foglie.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, invece di cadere sul palo e terminare la sua
+esistenza come un turco od un persiano, trasportato dal proprio
+slancio, era andato a stramazzare in un angolo del trabocchetto;
+invece sua si era infilzato il vecchio maschio che
+gli stava alle calcagna e che ora presentava il comico spettacolo
+di un maiale enorme, messo allo spiedo intero.
+</p>
+
+<p>
+— In fede mia che sta meglio su quella punta questo irascibile
+porco che io, — disse Antao. — È una vera disgrazia che
+non vi sia qui della legna per arrostirlo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il suo buon umore si cambiò però in un subitaneo impeto di
+collera, udendo sopra la sua testa dei grugniti furiosi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_156">[156]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ancora quegli ostinati maiali!... — esclamò. — Ora vi
+mando a tenere compagnia al vecchio maschio.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Gli altri tre facocheri, che avevano avuto il tempo di trattenersi
+dinanzi al trabocchetto, correvano all’impazzata intorno
+alla buca grugnendo rabbiosamente, come fossero furibondi per
+non aver potuto vendicarsi del disgraziato portoghese.
+</p>
+
+<p>
+Di tratto in tratto s’arrestavano allungando i loro brutti musi
+verso la fossa e battendo fortemente le loro lunghe zanne che
+producevano un rumore simile a quello delle mascelle dei caimani
+allorchè si rinchiudono, poi cercavano di avanzarsi sullo
+strato di canne mezzo sfondato, ma comprendendo che correvano
+il pericolo di seguire il vecchio maschio, s’affrettavano a retrocedere.
+</p>
+
+<p>
+Antao raccolse la carabina che era caduta in un angolo, ma
+quando volle caricarla, s’avvide che la fiaschetta della polvere
+erasi spezzata, spargendo le munizioni sul fondo limaccioso della
+trappola.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di tutti i facucheri della terra!... — esclamò, dando
+un calcio alla fiaschetta sventrata. — Eccomi in un bell’impiccio!...
+Se Alfredo e Asseybo non vengono a liberarmi, quei dannati
+animali non mi lascieranno uscire da questa dannata buca!...
+Uscire!... Credo che anche senza quei porci non vi riuscirei di
+certo!... Ma toh!... L’idea mi pare buona ed il coltello vi può
+giungere.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Senza più occuparsi dei facocheri, i quali d’altronde non potevano
+giungere fino a lui, si levò la cinghia che gli sorreggeva
+i calzoni, poi estrasse il coltello da caccia che pendevagli dal
+fianco, un’arma lunga un buon piede e di una tempra eccezionale,
+quindi la legò saldamente all’estremità della canna del
+fucile, formando una specie di lancia.
+</p>
+
+<p>
+— Sbarazziamoci per ora dei porci, — disse. — Poi vedremo se
+vi sarà il mezzo di uscire dalla trappola.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Guardò in alto e vide i tre facocheri riuniti, i quali lo guardavano
+coi loro occhietti neri, digrignando i denti e grugnendo.
+</p>
+
+<p>
+Allungare rapidamente il fucile e piantare il coltello in mezzo
+al ventre del più vicino, fu la cosa d’un istante.
+</p>
+
+<p>
+L’animale, trapassato fino alla spina dorsale, mandò un urlo
+acuto e piombò nella buca, dibattendosi fra le strette dell’agonia.
+Gli altri due, spaventati, fecero un rapido volta faccia e fuggirono
+a tutte gambe in mezzo alla foresta.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_157">[157]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Per Giove! — esclamò Antao, ridendo. — Per poco che la
+continui, questa buca diverrà la bottega d’un macellaio!... Disgraziatamente
+è sempre il fuoco che mi manca.
+</p>
+
+<p>
+Orsù, cerchiamo di lasciare l’alloggio, per ora. Più tardi manderò
+i due dahomeni a ritirare i viveri.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fece il giro della buca, sperando che in qualche luogo il terreno
+fosse tanto friabile da permettergli di scavarsi dei gradini,
+ma s’avvide che quella trappola era stata aperta fra degli
+strati di natura rocciosa, i quali dovevano opporre una resistenza
+considerevole.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!... — mormorò il disgraziato portoghese, che cominciava
+a perdere il suo buon umore ed a diventare inquieto. — Temo
+di dover passare la notte in fondo a questa umida tana,
+in compagnia di questi due porci.
+</p>
+
+<p>
+Chissà se Alfredo ed Asseybo riusciranno a trovarmi, prima
+che tramonti il sole. In queste foreste è così facile a smarrirsi!...
+</p>
+
+<p>
+Orsù, bisogna rassegnarsi e fare buon viso alla fortuna. D’altronde
+una notte passa presto.
+</p>
+
+<p>
+Se la fiaschetta non si fosse spezzata e il fondo di questa fossa,
+invece di essere così limaccioso fosse stato bene asciutto, avrei
+potuto richiamare l’attenzione di Alfredo con delle scariche ma
+bah!... Domani mi ritroveranno.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Le tenebre calavano rapidamente ed al prigioniero non rimaneva
+altra prospettiva che di trovarsi un cantuccio per riposare
+e d’armarsi di pazienza fino all’alba, certo che Asseybo avrebbe
+ritrovato le sue tracce.
+</p>
+
+<p>
+Disgraziatamente il fondo della trappola era una pozzanghera
+e non era possibile coricarsi su quel fango saturo d’acqua.
+</p>
+
+<p>
+— Che debba rimanere in piedi tutta la notte?... — brontolò
+il portoghese. — Non sono già nè un’airone, nè un fenicottero
+per dormire in piedi. Toh!... non avevo pensato che posso avere
+un letto abbastanza comodo!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Quella buona idea gli era stata suggerita guardando i due
+facocheri. Con non poca fatica riuscì a tirare giù quello che si
+era impalato, poi li trascinò tutti e due in un angolo mettendoli
+l’uno vicino all’altro e vi si sdraiò sopra, mandando un sospiro
+di soddisfazione.
+</p>
+
+<p>
+— Pare che anche i morti qualche volta possano essere utili, — disse,
+ridendo. — Cerchiamo di chiudere gli occhi e di schiacciare
+<span class="pagenum" id="Page_158">[158]</span>
+un sonnellino. Speriamo che finchè dormo qualche stupido
+elefante non venga a gettarsi nella trappola.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il sole era allora tramontato da alcuni minuti e la notte era
+scesa, ma una notte oscurissima, non essendovi luna.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, invitato dal profondo silenzio che regnava nella
+foresta e vinto dalla stanchezza, non tardò ad addormentarsi
+profondamente, come se fosse coricato sul più soffice letto di
+tutto il Portogallo.
+</p>
+
+<p>
+Il suo sonno però, dopo alcune ore, fu bruscamente interrotto
+da scrosci di risa sgangherati che scendevano dall’alto.
+</p>
+
+<p>
+— Il diavolo si porti la gente allegra! — esclamò il portoghese,
+alzandosi di assai cattivo umore. — Pare che si divertano
+nella foresta. Che ridano della mia disgrazia?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Lasciò il suo comodo giaciglio, sul quale contava di russare
+beatamente fino all’alba e guardò verso l’orlo della buca.
+</p>
+
+<p>
+— Altro che gente allegra!... — mormorò. — Sono bestie affamate,
+che sarebbero ben contente di banchettare col mio
+corpo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Quattro paia d’occhi a riflessi verdastri, che brillavano come
+quelli dei gatti, erano fissi su di lui, con un’ostinazione da fare
+accapponire la pelle al più coraggioso cacciatore del continente
+nero.
+</p>
+
+<p>
+Ci volle poco al portoghese, per sapere a chi appartenevano.
+Erano gli occhi di quattro grosse iene macchiate, le quali, accortesi
+che in fondo alla buca vi erano delle prede, si erano
+affrettate ad accorrere colla speranza di divorarsele.
+</p>
+
+<p>
+Se però la discesa era facile, la salita era difficile e quei ributtanti
+carnivori non avevano nessuna intenzione di andarsi a
+cacciare in quella trappola.
+</p>
+
+<p>
+— L’ingordigia vi tenta, ma la paura di venire a tenermi
+compagnia vi trattiene, — disse il portoghese, ormai rassicurato. — D’altronde
+ho qui uno spiedo che può servire anche contro
+di voi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Le quattro iene, vedendolo alzarsi, si erano ritirate di qualche
+passo, cominciando un concerto indiavolato a base di scrosci
+di risa, tutt’altro che gradito per gli orecchi del prigioniero.
+</p>
+
+<p>
+Per un po’ Antao pazientò, sperando che le iene si allontanassero,
+vedendo però che si ostinavano a rimanere presso l’orlo
+della trappola, si rialzò furioso, e salito sui facocheri, vibrò un
+<span class="pagenum" id="Page_159">[159]</span>
+terribile colpo di punta all’animale più vicino, squarciandogli
+il petto.
+</p>
+
+<p>
+Le compagne, spaventate da quella brutta accoglienza, s’affrettarono
+a sbandarsi, mentre quella ferita, nell’agitarsi fra le
+ultime convulsioni, sfondava parte dello strato di canne, precipitando
+in fondo la buca.
+</p>
+
+<p>
+— Per Giove!... — esclamò il portoghese. — Ecco un altro
+materasso che mi permetterà d’allungare anche le gambe. Approfittiamone
+per riprendere il sonno.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Trascinò il cadavere della iena accanto ai due facocheri e si
+sdraiò comodamente sul suo letto di morti, ma era destinato
+che quella notte non dovesse continuare il sonno.
+</p>
+
+<p>
+Aveva appena richiusi gli occhi, che un altro concerto più
+indiavolato lo costrinse a riaprirli. Via le iene erano giunti gli
+sciacalli, ma in grosso numero e quei furfanti si permettevano il
+piacere di offrirgli una serenata così strepitosa, da svegliare
+anche il più ostinato dormiglione della terra.
+</p>
+
+<p>
+— Orsù!... — esclamò Antao, che perdeva la sua flemma. — Non
+vi è caso che mi lascino tranquillo un solo momento.
+Il diavolo si porti tutte le bestie dell’Africa!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quell’istante gli parve udire una lontana detonazione echeggiare
+sotto i grandi alberi.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia Alfredo?... — mormorò. — Giungerebbe in buon
+punto per fugare questi arrabbiati concertisti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Tese gli orecchi, ma le urla degli sciacalli gl’impedivano di
+ascoltare.
+</p>
+
+<p>
+— Mi cercano, speriamo adunque che mi trovino, — disse. — Se
+questi furfanti stessero un momento zitti potrei, urlando
+a piena gola, forse farmi udire, ma non cesseranno prima dell’alba.
+Se potessi pagarli con quattro buoni colpi di spiedo,
+credo che di simile moneta ne avrebbero abbastanza per andarsene
+a tutte gambe.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Salì sui tre cadaveri cercando di avventare qualche colpo di
+punta a quella banda affamata, ma quegli animali erano troppo
+lesti, e meno curiosi delle iene, e si tenevano lontani dall’orlo
+della buca appena scorgevano l’arma alzarsi verso di loro.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, dopo vari tentativi infruttuosi, dovette rassegnarsi
+ad ascoltare, di buona o cattiva voglia, quella seconda
+serenata.
+</p>
+
+<p>
+Per più di un’ora quelle lugubri urla risuonarono nella foresta,
+<span class="pagenum" id="Page_160">[160]</span>
+impedendo al disgraziato prigioniero di udire le detonazioni
+delle armi da fuoco dei suoi amici, ma poi tutto d’un
+tratto cessarono.
+</p>
+
+<p>
+— Toh!... — mormorò, un po’ inquieto. — Chi può aver interrotto
+quegli arrabbiati concertisti?... Che sia giunto qualche
+maestro armato di zanne e d’artigli?... La fuga precipitosa degli
+sciacalli mi mette dei sospetti, ma prenderò le mie precauzioni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si cacciò dietro ai cadaveri della iena e dei due facocheri
+che potevano servirgli di barricata, avendoli messi l’uno sull’altro,
+puntò in alto il suo spiedo e stette in ascolto, cogli
+occhi fissi sui margini della buca.
+</p>
+
+<p>
+Essendo la foresta ridiventata silenziosa, dopo alcuni istanti
+gli parve di udire un soffio poderoso, seguìto dallo scricchiolìo
+di alcune foglie secche.
+</p>
+
+<p>
+— Qualcuno s’avvicina, — mormorò Antao, che si sentiva imperlare
+la fronte da alcune gocce di freddo sudore. — Che dopo
+le iene e gli sciacalli vengano i grossi carnivori?... Bella notte
+che mi si prepara e tutto per colpa di quei dannati porci.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Tese nuovamente gli orecchi, ma cercando nel medesimo
+tempo di rannicchiarsi meglio che poteva dietro ai cadaveri e
+udì nuovamente il soffio poderoso e le foglie scricchiolare come
+sotto una violenta pressione.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo, un oggetto lungo e grosso, di colore oscuro, scese
+nella buca, soffiando con tale forza da far rimbalzare l’acqua
+fangosa.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese si sentì rizzare i capelli.
+</p>
+
+<p>
+— Dio me la mandi buona, — mormorò, facendosi più piccino
+che poteva. — È un serpente od è la tromba d’un elefante?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Guardò in alto e vide ferma, sull’orlo della trappola, una
+massa gigantesca che spiccava paurosamente fra le tenebre.
+</p>
+
+<p>
+Era un elefante di taglia enorme, forse uno di quei vecchi
+solitarii che vivono rintanati in mezzo alle più folte foreste e
+che sono i più pericolosi di tutti, poichè sono sempre d’un
+umore intrattabile.
+</p>
+
+<p>
+Certo si era accorto della vicinanza dell’uomo ed aveva cacciata
+la proboscide nella buca, per cercare d’afferrarlo e scaraventarlo
+contro qualche albero.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-160a"></a>
+ <img src="images/ill-160a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>... quando tutto d’un tratto sentì mancarsi il suolo sotto i piedi. (Pag. 155).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+— Morte di Urano e di Saturno, — mormorò Antao. — Non
+<span class="pagenum" id="Page_161">[161]</span>
+mancherebbe altro che mi cadesse addosso!... Mi hanno detto
+che i vecchi solitari sono così cattivi, da scagliarsi contro tutti
+gli uomini che incontrano. Se la proboscide mi afferra, per me
+è finita!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Vedendo la tromba agitarsi in tutti i sensi e cercare lungo
+le pareti della trappola, Antao si gettò a terra, tirandosi addosso
+il cadavere della iena. Sperava in tale modo di non venire
+scoperto, ma ben presto s’accorse che l’estremità di quella
+formidabile appendice, cercava d’insinuarsi fra i cadaveri per
+afferrarlo.
+</p>
+
+<p>
+Pazzo di terrore, si sbarazzò della iena e si rifugiò dall’altra
+parte della buca, impugnando il suo spiedo.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo la tromba a due passi, con uno sforzo disperato le
+vibrò un colpo di punta, ma non potè constatare gli effetti di
+quella coltellata, poichè ricevette in pieno corpo una scarica
+di fango e d’acqua così impetuosa, da ruzzolare colle gambe
+all’aria.
+</p>
+
+<p>
+— Sono morto!... — urlò.
+</p>
+
+<p>
+Quasi nel medesimo istante udì echeggiare, a breve distanza,
+due spari, seguìti dal barrito formidabile del gigantesco animale.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap23"><span class="smcap">Capitolo XXIII.</span>
+<span class="smaller">L’imboscata dei Krepi</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Quando il povero Antao, inzaccherato di fango dai piedi ai
+capelli, si rialzò per scuotersi di dosso quel sudiciume, invece
+dell’elefante, vide sull’orlo della trappola Alfredo ed Asseybo,
+che tenevano nelle mani due rami resinosi accesi.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di tutti gli elefanti dell’Africa!... — urlò. — Tu Alfredo?...
+Un momento di ritardo e ti giuro, amico, che Antao
+non avrebbe mai veduto il muso di quel furfante di Kalani, nè
+quello di Geletè!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa fai in quella trappola!... — esclamò Alfredo, abbassando
+il ramo per vederlo.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa faccio?... — rispose Antao, che aveva riacquistato
+subito il suo buon umore. — Lo vedi, tengo compagnia ai morti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_162">[162]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ai morti?... Sei pazzo, Antao?
+</p>
+
+<p>
+— Non mi sembra che l’elefante abbia guastato il mio cervello,
+quantunque m’abbia fatto provare un così cattivo momento,
+che non lo augurerei nemmeno ad un antropofago. Non
+vedi che sono in compagnia di tre cadaveri?...
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi ti ha gettato lì dentro?...
+</p>
+
+<p>
+— I facucheri.
+</p>
+
+<p>
+— I facocheri!...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, i facocheri, come li vuoi chiamare.
+</p>
+
+<p>
+— E sei lì dentro da ieri sera?...
+</p>
+
+<p>
+— E ci sarei rimasto chissà fino a quando, senza di voi.
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... Disgraziato amico!...
+</p>
+
+<p>
+— Lascia andare i compianti e gettami una corda. Sono imbrattato
+di fango peggio d’un maiale. Quell’indiavolato elefante
+aveva una tonnellata di zavorraccia nello stomaco e mi meraviglio
+che non mi abbia accoppato con quella scarica. Auff!
+Pareva una tromba marina!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Asseybo ed Alfredo si erano affrettati a levarsi le cinture di
+cotone che portavano ai fianchi, lasciandole pendere nella trappola.
+Il portoghese stava per aggrapparvisi, ma le lasciò subito
+andare.
+</p>
+
+<p>
+— Non sali?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Aspetta un po’, amico, — rispose Antao. — Vi è la bottega
+d’un macellaio in questa buca. Che la carcassa della iena rimanga
+qui a imputridire non m’interessa, ma i due porci voglio
+portarmeli via.
+</p>
+
+<p>
+— Lasciali andare, Antao. Durante il nostro assedio ne abbiamo
+uccisi sei o sette.
+</p>
+
+<p>
+— L’assedio?... Oh diavolo!... Io nella buca e voi sul baobab!
+Non avrei mai supposto che questi brutti porci fossero
+così ostinati. Tenete saldo!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+S’aggrappò alle fascie e si lasciò tirare in alto. Quando si
+trovò fuori da quella trappola, che per poco diventava la sua
+tomba, forse per la prima volta in vita sua lasciò in pace i
+pianeti per lanciare un interminabile «oh!...» di soddisfazione.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, Alfredo, — disse poi, — ma mi dirai almeno come
+avete fatto a trovarmi fra questa oscura foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Te lo racconterò camminando. Affrettiamoci a ritornare
+al campo, poichè questa foresta mi pare che pulluli di animali
+<span class="pagenum" id="Page_163">[163]</span>
+feroci. Abbiamo già veduto un leone e due leopardi. Ma come
+sei caduto in quella trappola da elefanti?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese s’affrettò a raccontargli la sua avventura, che
+se da principio lo aveva fatto ridere, aveva però finito col farlo
+tremare.
+</p>
+
+<p>
+— Se non giungevate voi, — concluse, — quell’elefante non
+avrebbe tardato a ridurmi in un ammasso di carne o in una
+enorme bistecca.
+</p>
+
+<p>
+— Ringrazia il caso che ci ha guidati da questa parte ed in
+così buon punto, — disse Alfredo. — Povero amico!... Che ore
+angosciose avrai passate in fondo a quella buca.
+</p>
+
+<p>
+— Non quanto credi, poichè una parte di quelle ore l’ho passata
+russando pacificamente. Ma voi, come vi siete sbarazzati
+dei porci?...
+</p>
+
+<p>
+— Abbiamo subìto un vero assedio da parte di quegli animali
+e che è durato fino a sera inoltrata, malgrado le nostre frequenti
+scariche.
+</p>
+
+<p>
+Quando potemmo discendere ci mettemmo in cerca di te, temendo
+che ti fosse toccata qualche grave disgrazia.
+</p>
+
+<p>
+Essendo però le tenebre già calate, ci fu impossibile scoprire
+le tue tracce, sicchè ci vedemmo costretti ad avanzare a casaccio,
+sperando di udire la tua voce o qualche sparo.
+</p>
+
+<p>
+Avevamo marciato tre ore, scaricando di quando in quando
+le nostre armi, quando scorgemmo quel vecchio elefante e udimmo
+il tuo grido. Con due scariche lo mettemmo in fuga, lanciandogli
+dietro una torcia per spaventarlo vieppiù; e il resto
+lo sai.
+</p>
+
+<p>
+— Ed al campo non siete tornati?...
+</p>
+
+<p>
+— No, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Saranno inquieti per la nostra prolungata assenza.
+</p>
+
+<p>
+— Ci crederanno occupati a cacciare i grossi animali all’agguato.
+Affrettiamoci, amico; devono essere già le due antimeridiane.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dov’è il campo?...
+</p>
+
+<p>
+— Odo il fiume a scorrere alla nostra destra. Seguendolo non
+ci smarriremo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma i vostri porci dove li avete lasciati?...
+</p>
+
+<p>
+— Ne abbiamo appesi due ai rami del baobab per sottrarli ai
+denti degli sciacalli e delle iene, in quanto agli altri non troveremo
+che gli scheletri.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_164">[164]</span>
+</p>
+
+<p>
+Piegando a destra trovarono ben presto il fiume che doveva
+guidarli all’accampamento, secondo i loro calcoli. Le sue rive
+però erano coperte d’una vegetazione così fitta, da impedire a
+loro di poterlo costeggiare, sicchè si videro costretti a rientrare
+nella foresta, dove potevano trovare dei passaggi meno faticosi.
+</p>
+
+<p>
+Dopo un breve consiglio si erano rimessi animosamente in
+marcia, ansiosi di giungere all’accampamento dopo tante ore
+d’assenza, quando furono bruscamente arrestati da una grande
+ombra che s’avanzava lentamente, muovendo loro incontro.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao. — È un altro elefante
+che viene a romperci le tasche?... È proprio scritto che questa
+notte dobbiamo fare dei cattivi incontri?... Comincio ad averne
+fino ai capelli, delle bestie africane.
+</p>
+
+<p>
+— Non mi sembra che sia un elefante, — rispose Alfredo, che
+si era arrestato dietro il tronco d’un grosso albero. — Stiamo
+in guardia, amici, perchè temo che quella massa enorme sia un
+rinoceronte.
+</p>
+
+<p>
+— Od un ippopotamo in cerca di cibo?... — disse Asseybo. — Il
+fiume è vicino, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che tu abbia ragione. Se si trattasse d’uno di quei
+bruti rinoceronti, a quest’ora ci avrebbe caricati.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa facciamo? — chiese Antao. — Se è un ippopotamo, lasciamolo
+pascolare a suo comodo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma mi pare che si occupi più di noi che delle radici che
+costituiscono il suo piatto favorito. Non vedi che si dirige proprio
+qui?...
+</p>
+
+<p>
+— Sarà un curioso.
+</p>
+
+<p>
+— Ma un curioso pericoloso, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Lo saluteremo con una buona scarica
+</p>
+
+<p>
+— Stiamo prima a vedere cosa farà. Mi pare che non abbia
+intenzioni cattive, almeno per ora.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Veramente quell’ippopotamo, tale almeno doveva essere a giudicarlo
+dalla sua andatura pesante ed incerta, pareva che non
+avesse idee bellicose, poichè continuava placidamente la sua
+marcia, semi-tuffato fra le alte erbe che crescevano sotto gli
+alberi.
+</p>
+
+<p>
+Doveva aver scorto i tre uomini od udite le loro voci, pure
+continuava ad avvicinarsi all’albero dietro a cui si tenevano
+celati, senza però affrettarsi e con certi movimenti così impacciati
+che facevano ridere il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_165">[165]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Questa è strana!... — esclamò ad un tratto Alfredo. — Simili
+animali, quando sono a terra, evitano l’incontro degli uomini o
+li assalgono con furore, mentre questo non s’inquieta. Se continua
+ad avanzarsi, fra mezzo minuto sarà qui.
+</p>
+
+<p>
+— Vuole farsi fucilare a bruciapelo, — disse Antao, che aveva
+armata la carabina.
+</p>
+
+<p>
+— Mi sembra però.... Toh!... Guardalo bene, Asseybo. Ti sembrano
+naturali le sue mosse?...
+</p>
+
+<p>
+— No, padrone, ma mi viene un sospetto.
+</p>
+
+<p>
+— E quale?
+</p>
+
+<p>
+— Che quell’animale sia gravemente ferito.
+</p>
+
+<p>
+— Comincio a crederlo anch’io.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+L’ippopotamo che da qualche istante si era arrestato, come
+se le forze gli fossero venute meno, tutto d’un tratto si era
+coricato al suolo, rovesciandosi pesantemente su di un fianco.
+Pareva che fosse morto, poichè non si udivano più a scrosciare
+le foglie.
+</p>
+
+<p>
+— È spirato, — disse il portoghese. — Che abbia ricevuto
+qualche grave colpo di lancia?...
+</p>
+
+<p>
+— È possibile, — rispose Alfredo. — I negri di queste regioni,
+assalgono sovente questi mostri, per fare delle scorpacciate di
+carne succolenta.
+</p>
+
+<p>
+— In tal caso andremo a tagliare un pezzo di quella bestia
+per la nostra colazione.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma dopo che ci saremo assicurati della sua morte, — rispose
+il cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+S’avanzò di dieci o dodici passi guardando l’enorme massa
+che conservava una immobilità assoluta, poi puntò il fucile mirando
+la testa e fece fuoco.
+</p>
+
+<p>
+L’anfibio ricevette la scarica, ma non si mosse.
+</p>
+
+<p>
+— È morto, — disse Alfredo. — Possiamo avvicinarsi senza
+timore.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si avanzò verso l’enorme cadavere seguito dal portoghese e
+dal negro e si misero a girargli intorno per vedere ove aveva
+ricevuta la ferita.
+</p>
+
+<p>
+— Guarda qui, — disse Alfredo. — Mi pare di scorgere una
+bucatura.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Entrambi si erano curvati per meglio vederla, essendo l’oscurità
+ancora fittissima, ma d’improvviso videro quel corpaccio
+<span class="pagenum" id="Page_166">[166]</span>
+alzarsi bruscamente, mentre si sentivano prendere pei piedi ed
+atterrare di colpo, prima ancora che avessero potuto far uso
+delle armi.
+</p>
+
+<p>
+Sette od otto individui erano sgusciati di sotto all’ippopotamo
+e si erano scagliati, con rapidità fulminea addosso ai due bianchi
+riducendoli all’impotenza, mentre due altri si erano gettati
+contro Asseybo che era rimasto un po’ indietro.
+</p>
+
+<p>
+Il bravo servo però, non si era lasciato cogliere di sorpresa.
+Vedendo sorgere quei misteriosi individui, era balzato prontamente
+indietro armando precipitosamente il fucile.
+</p>
+
+<p>
+— Canaglie!... — urlò.
+</p>
+
+<p>
+Con una palla fece stramazzare il primo avversario colla testa
+fracassata, con un poderoso calcio ben applicato mandò il
+secondo a gambe levate, poi fuggì attraverso la foresta, inseguito
+da altri negri che erano sbucati dai cespugli vicini.
+</p>
+
+<p>
+Intanto Alfredo ed il portoghese erano stati in un baleno disarmati
+e legati strettamente, senza che avessero avuto tempo
+di opporre la menoma resistenza, tanto era stato rapido l’assalto.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove, di Urano e Saturno — urlò Antao, tentando,
+ma invano, di spezzare le robuste liane che lo stringevano. — Cosa
+significa quest’aggressione?... Chi sono questi negri
+che si nascondono sotto la pelle d’un ippopotamo per prenderci
+di sorpresa?
+</p>
+
+<p>
+— Spero che lo sapremo presto, — disse Alfredo, che aveva
+ricuperato prontamente il suo sangue freddo.
+</p>
+
+<p>
+Poi rivolgendosi verso i negri che li circondavano, guardandoli
+in silenzio, chiese a loro in lingua uegbè:
+</p>
+
+<p>
+— Cosa volete voi da noi bianchi?... Non vedete che non siamo
+negri?... Sciogliete queste corde e ridateci la libertà od i nostri
+compagni verranno qui e vi fucileranno tutti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I negri invece di rispondere si guardarono in viso l’un l’altro
+con una certa inquietudine, si scambiarono rapidamente alcune
+parole, poi si gettarono sui due bianchi e li deposero su di
+una barella fatta di rami d’albero intrecciati e solidamente
+legati.
+</p>
+
+<p>
+— Furfanti!... — gridò Alfredo, che cominciava a perdere la
+sua calma. — Cosa fate?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Nemmeno questa volta i negri risposero. Otto di loro, i più
+robusti, afferrarono la barella, la sollevarono sulle spalle e si
+<span class="pagenum" id="Page_167">[167]</span>
+misero senz’altro in marcia a passo di corsa, seguiti da tutti
+gli altri che erano armati di lancie e che parevano incaricati
+di proteggere la ritirata.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... — urlò Antao. — Cosa significa questo
+rapimento, Alfredo?...
+</p>
+
+<p>
+— Non ne so più di te, mio povero amico.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi credi che siano questi negri?...
+</p>
+
+<p>
+— Dei Krepi senza dubbio.
+</p>
+
+<p>
+— Che crepino davvero. Ci hanno proprio teso un agguato.
+</p>
+
+<p>
+— Ci aspettavano, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Nascosti nella pelle d’un ippopotamo!... L’idea è stata almeno
+assai originale.
+</p>
+
+<p>
+— Si vede che ci temevano e che non osavano assalirci di
+fronte.
+</p>
+
+<p>
+— E Asseybo, che lo abbiano preso?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+— Credo che sia riuscito a prendere il largo poichè non abbiamo
+udito nessun altro colpo di fucile, anzi mi pare d’aver
+veduto ritornare coloro che si erano lanciati dietro di lui.
+</p>
+
+<p>
+— Alfredo!... — esclamò ad un tratto il portoghese, con ispavento.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi?...
+</p>
+
+<p>
+— Ed il nostro accampamento?... Che questi negri l’abbiano
+assalito?...
+</p>
+
+<p>
+— Non avrebbero mancato di saccheggiarlo ed io non ho veduto
+nè una cassa nè un cavallo, e poi avremmo udito degli
+spari.
+</p>
+
+<p>
+— Allora questi misteriosi rapitori l’avevano solamente con
+noi.
+</p>
+
+<p>
+— Così sembra.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa vorranno farci?... Ucciderci forse?...
+</p>
+
+<p>
+— Non ho questo timore. I negri di queste regioni rispettano
+gli uomini bianchi e li temono troppo per osare d’ucciderli.
+Spero che avremo ben presto la spiegazione di questo rapimento.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Intanto i negri continuavano la loro corsa precipitosa attraverso
+alla grande foresta. Quei robusti ed infaticabili camminatori,
+filavano come cavalli lanciati al galoppo, seguendo un
+sentiero forse noto a loro soli, seguìti sempre da vicino dalla
+scorta armata.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto giunsero sul margine d’una vasta pianura coperta
+<span class="pagenum" id="Page_168">[168]</span>
+d’alte erbe. Cominciando a diradarsi le tenebre, Alfredo
+ed Antao, spingendo lontani gli sguardi, scorsero verso il nord
+un ammasso di capanne che parevano costituissero un grosso
+villaggio.
+</p>
+
+<p>
+— Ci conducono là, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Dobbiamo essere già ben lontani dal nostro campo, — disse
+il portoghese, con inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+— Almeno sei miglia.
+</p>
+
+<p>
+— Come farà a ritrovarci Asseybo?... Spero che non ci abbandonerà.
+</p>
+
+<p>
+— Sono invece certo che ci segue per sapere dove ci conducono
+questi negri.
+</p>
+
+<p>
+— Che venga a liberarci?...
+</p>
+
+<p>
+— Per lo meno lo tenterà, aiutato dai dahomeni e dalla ragazza.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sai che abbiamo alle spalle due dozzine di negri armati
+di lancie.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so.
+</p>
+
+<p>
+— E che quel villaggio mi sembra ben grosso?
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma ti dico che i nostri uomini non ci abbandoneranno.
+Da questo lato sono tranquillo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quell’istante si udì in lontananza, verso la borgata, la quale
+era ormai perfettamente visibile essendo già spuntato il sole,
+un fracasso indiavolato di tamburelli, unito a grida discordi.
+</p>
+
+<p>
+Una grossa banda di negri era uscita dal villaggio e muoveva
+incontro ai rapitori. Anche quegli abitanti erano però armati,
+poichè il sole faceva scintillare numerose lancie.
+</p>
+
+<p>
+— Il diavolo mi porti se io ci capisco qualche cosa, — disse
+Antao. — Pare che quei messeri festeggino la nostra scorta.
+</p>
+
+<p>
+— Saranno lieti dell’esito felice della spedizione.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La scorta, udendo quel fracasso, aveva risposto con alte grida
+ed aveva affrettata la corsa, impaziente di giungere alla borgata,
+attorno alla quale si vedevano formicolare masse di negri.
+</p>
+
+<p>
+In pochi minuti attraversò la distanza che ancora la separava
+e s’arrestò dinanzi alle prime capanne, in mezzo ad una folla
+di negri vociferanti, i quali si accalcavano attorno alla barella
+con tale impeto da rovesciare quasi i portatori.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo e Antao si erano alzati guardando tutti quegli uomini
+ma, con loro grande sorpresa, non videro su tutti quei volti
+nessuna traccia ostile. Parevano anzi tutti allegri e più disposti
+<span class="pagenum" id="Page_169">[169]</span>
+a venerare i prigionieri come fossero esseri superiori, che
+ad usare a loro la menoma scortesia.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni anzi, che erano riusciti a rompere le file della scorta,
+si erano affrettati ad offrire ad Antao e ad Alfredo delle zucche
+ripiene di birra di miglio fermentato, dei banani e delle
+noci di calla.
+</p>
+
+<p>
+— Buon segno, — disse il portoghese, che s’era rassegnato. — Questi
+negri mi sembrano assai gentili. Che abbiano intenzione
+di adorarci?...
+</p>
+
+<p>
+— Non ci sarebbe da stupirsi, — rispose il cacciatore
+</p>
+
+<p>
+— Disgraziatamente abbiamo troppa fretta e non siamo affatto
+disposti a farci adorare.
+</p>
+
+<p>
+— Vedremo come finirà questa singolare avventura, Antao.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La scorta, disorganizzata dal primo impeto della folla, era
+riuscita, distribuendo legnate a destra ed a manca, a respingere
+tutti quei curiosi ed a fare avanzare la barella.
+</p>
+
+<p>
+Fece attraversare ai due prigionieri la via principale della
+borgata, aprendosi il passo, con gran fatica, fra la folla e li depose
+dinanzi ad una vastissima capanna che sorgeva sulla piazza del
+mercato, una costruzione assai barocca, terminante in tre cupoloni
+e circondata da un gran numero di statuette d’argilla bianca
+rappresentanti uomini, animali e uccelli, probabilmente degli
+idoli adorati dalla tribù.
+</p>
+
+<p>
+Un vecchio negro dai capelli bianchi, dalla pelle incartapecorita,
+vestito con una logora sottana adorna di galloni d’oro
+sfilacciati, di code di sciacalli e di buoi, col petto ed il collo
+carichi di collane di perle turchine ed il capo coperto da un
+elmetto da pompiere, tutto ammaccato, si avanzò verso i due prigionieri
+e pronunciò un discorsetto, che nè Antao nè Alfredo
+riuscirono a comprendere.
+</p>
+
+<p>
+Dalle sue gesta però s’accorsero che quel minuscolo monarca
+li trattava con grande deferenza, anzi con molto rispetto.
+</p>
+
+<p>
+— Orsù, morte di Giove e di Saturno!... — esclamò il portoghese. — Ti
+dico Alfredo che noi siamo stati rapiti per arricchire
+la collezione di feticci del capo.
+</p>
+
+<p>
+— Ora lo sapremo, — rispose Alfredo. — È impossibile che
+qui non si comprenda l’<i>uegbè</i>.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si volse verso il re negro il quale pareva che aspettasse una
+risposta e lo interrogò nella lingua usata dai negri della Costa
+d’Avorio.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_170">[170]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Capo, — disse, — noi non comprendiamo il tuo linguaggio,
+ma qui vi sarà qualcuno che possa rispondermi.
+</p>
+
+<p>
+— Tu parli la lingua dei Popos?... — chiese il vecchio negro
+con gioia.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e sono lieto che tu mi abbia capito. Mi dirai ora il motivo
+per cui hai fatto rapire noi che siamo uomini bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè voi siete due <i>fabbricatori di pioggia</i>.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Udendo quella risposta, Alfredo non potè trattenere una irriverente
+risata.
+</p>
+
+<p>
+— Hai capito, Antao? — disse. — Credono che noi possiamo
+fabbricare la pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Fabbricare la pioggia?... — esclamò il portoghese, stupito. — Cosa
+vuol dire ciò?...
+</p>
+
+<p>
+— Pare che questi negri abbiano bisogno dell’acqua del cielo
+per fecondare le loro terre, arse forse da una siccità troppo prolungata
+e che ci abbiano presi credendo, in buona fede, che noi
+abbiamo il potere di far accorrere le nubi.
+</p>
+
+<p>
+— Bel paese di pazzi!... E così?...
+</p>
+
+<p>
+— Vediamo se possiamo far capire a loro che hanno preso un
+grosso granchio.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si volse verso il capo che attendeva ansiosamente una risposta,
+dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Tu hai sognato, vecchio mio. Gli uomini bianchi non hanno
+mai avuto questo potere.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro non parve che si indispettisse per quella risposta,
+poichè rispose con tutta calma e quasi sorridendo:
+</p>
+
+<p>
+— L’uomo bianco crede che la mia tribù sia avara e che non
+voglia compensarlo, ma s’inganna. Noi daremo a te buoi, pecore,
+burro e birra di sorgo e di miglio.
+</p>
+
+<p>
+— Ti ripeto che gli uomini bianchi non sono mai stati fabbricatori
+di pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Tu vuoi burlarti di noi. Sappiamo che gli uomini dalla pelle
+bianca sanno fare mille cose che noi non possiamo ottenere.
+</p>
+
+<p>
+— Ti ripeto che t’inganni.
+</p>
+
+<p>
+— No, poichè l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole
+che tramonta, ci ha detto che voi possedete la magìa di far tuonare
+le nubi e cadere la pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Di quale uomo parli?... — chiese Alfredo, con viva sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+— Di un negro il quale è già partito perchè aveva fretta di
+tornare nel suo paese, nel Dahomey, ma prima di lasciarci ci
+<span class="pagenum" id="Page_171">[171]</span>
+aveva detto che voi eravate accampati sul mio territorio, affermando
+che solamente voi avreste potuto salvarci dai danni
+enormi prodotti dalla siccità prolungata ed io vi ho fatti prendere
+e condurre qui. Volete ritornare nei vostri paesi?... Dateci
+la pioggia o non lascierete più mai la terra dei Krepi.&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap24"><span class="smcap">Capitolo XXIV.</span>
+<span class="smaller">I fabbricatori di pioggia</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Alfredo si era vivamente alzato in preda ad una inquietudine
+così viva, da strappare al portoghese una esclamazione di profondo
+stupore.
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore aveva ormai compreso da chi era partito quel
+colpo che aveva lo scopo di immobilizzarlo nella regione dei
+Krepi, onde tardasse, più che fosse possibile, la sua marcia verso
+le frontiere del Dahomey. Le ultime parole del capo erano state
+per lui una rivelazione fulminea, ma d’una gravità eccezionale,
+poichè si trattava della salvezza di tutti e soprattutto della perdita
+del piccolo Bruno.
+</p>
+
+<p>
+— Antao! — esclamò, con voce strozzata. — Noi stiamo per
+perdere il frutto di tante fatiche e tutte le nostre speranze. Se
+non troviamo il mezzo di liberarci presto, alle frontiere del
+Dahomey troveremo le genti di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Di Kalani!... — esclamò il portoghese. — Che questi negri
+ci abbiano fatti prigionieri per ordine di lui?...
+</p>
+
+<p>
+— Non mi hai compreso, Antao. Questi stupidi hanno obbedito,
+senza saperlo, ad uno dei nostri nemici, il quale ha sfruttato
+la loro ingenuità a nostro danno.
+</p>
+
+<p>
+— Spiegati meglio, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sai chi era l’uomo che veniva dai lontani paesi del sole
+che tramonta e che ha dato da intendere a questi negri che noi
+eravamo capaci di fabbricare la pioggia?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so.
+</p>
+
+<p>
+— Era una delle spie, quella fuggita dal paese degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — Come
+può aver fatto a precederci?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_172">[172]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Io non lo so, ma ormai non ho più alcun dubbio. Per fermarci,
+onde avere il tempo di giungere nel Dahomey prima di
+noi, egli ha suggerito a questi negri l’idea di tenderci un agguato
+nella foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Doveva adunque essersi accorto della nostra presenza in
+questa regione.
+</p>
+
+<p>
+— Di certo, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Il miserabile!... Ma che gambe hanno quei dahomeni?... Ci
+siamo avanzati a marcie forzate, galoppando dall’alba al tramonto
+ed egli ha potuto giungere qui prima di noi!... Che avesse
+avuto un cavallo?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo suppongo.
+</p>
+
+<p>
+— E cosa conti di fare ora?... Se quell’uomo giunge nel Dahomey
+prima di noi, metterà in guardia Kalani e ci troveremo
+addosso quelle bande sanguinarie.
+</p>
+
+<p>
+— Certo, Antao. Se non riusciamo ad acquistare prontamente
+la libertà, perderemo la vita alle frontiere del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come faremo a sbarazzarci di queste mignatte?... Noi
+non siamo in grado di far piovere.
+</p>
+
+<p>
+— Cercheremo d’ingannarli.
+</p>
+
+<p>
+— In quale modo?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo si vedrà; credo però d’avere una buona idea e se riesco
+a persuaderli, domani saremo liberi.
+</p>
+
+<p>
+— Agisci senza ritardi, Alfredo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore si rivolse verso il capo negro che aspettava sempre
+una risposta e gli disse:
+</p>
+
+<p>
+— Odimi, capo. Noi ti accontenteremo e faremo cadere dal
+cielo tanta pioggia da inaffiare abbondantemente la terra e da
+farti fare dei raccolti prodigiosi, ma voglio prima sapere una
+cosa da te.
+</p>
+
+<p>
+— Parla, uomo bianco, — disse il negro.
+</p>
+
+<p>
+— L’uomo che ti disse che noi sappiamo fabbricare la pioggia,
+quando è giunto qui?...
+</p>
+
+<p>
+— Ieri mattina.
+</p>
+
+<p>
+— Montava un cavallo?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma l’aveva ridotto in condizioni così miserande, che
+appena giunto morì. Lo abbiamo mangiato ieri sera e ti assicuro
+che era eccellente.
+</p>
+
+<p>
+— Quando è ripartito quell’uomo?...
+</p>
+
+<p>
+— Poco prima che i miei guerrieri ti conducessero qui.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_173">[173]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Era giovane?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, giovane e robusto.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che sia già molto lontano?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo dubito perchè aveva una gamba ferita che lo faceva zoppicare.
+Aveva ricevuto un colpo di lancia da non so quali negri
+e mi parve che soffrisse assai.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, capo, — disse Alfredo, respirando.
+</p>
+
+<p>
+— Farai cadere ora la pioggia?... — chiese il negro, con ansietà. — Il
+sole minaccia di abbruciare tutti i nostri raccolti e
+l’acqua manca nelle fonti, sicchè non sappiamo come abbeverare
+il nostro bestiame.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma per far venire le nubi mi occorrono molte cose che
+io qui non posso trovare.
+</p>
+
+<p>
+— I miei sudditi sono tutti a tua disposizione. Ordina e avrai
+tutto quello che vorrai.
+</p>
+
+<p>
+— I tuoi sudditi non possono trovare certe piante che io solo
+conosco.
+</p>
+
+<p>
+— Ti occorrono delle piante?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Per cosa farne?...
+</p>
+
+<p>
+— Devo farle bollire in una grande pentola ed il fumo che si
+alzerà nell’aria, basterà per far accorrere da tutti i punti dell’orizzonte
+delle nubi gravide di pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Sai dove trovarle?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, nella grande foresta.
+</p>
+
+<p>
+— Ti condurremo colà con una scorta numerosa e bene armata.
+</p>
+
+<p>
+— No, numerosa. Deve essere composta di soli dodici guerrieri
+giovani o le nubi si spaventeranno e non verranno.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io non potrei venire?... Vorrei imparare anch’io a fabbricare
+la pioggia, — disse il capo.
+</p>
+
+<p>
+— Verrai anche tu e ti mostrerò come si deve fare.
+</p>
+
+<p>
+— Io ti regalerò quattro buoi e tanta birra quanta ne vorrai.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie capo, ma voglio anche la libertà. Sono atteso al mio
+paese e tu sai che i bianchi abitano molto lontani.
+</p>
+
+<p>
+— Ti prometto la libertà, ma dopo che sarà caduta la pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Voglio anche le mie armi, perchè mi sono necessarie per
+chiamare le nubi.
+</p>
+
+<p>
+— Le porteremo con noi.
+</p>
+
+<p>
+— Allora slegaci, cerca i dodici guerrieri e partiamo subito.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_174">[174]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Fra mezz’ora saremo in cammino, — disse il capo, con viva
+gioia.
+</p>
+
+<p>
+Ad un suo cenno Alfredo ed Antao furono slegati, condotti
+nella capanna reale e serviti di birra, di carne di bue arrostita
+e di focaccie di sorgo, ma alla porta si erano collocati dieci
+uomini per impedire a loro di prendere il largo prima di aver
+fatto cadere la pioggia.
+</p>
+
+<p>
+— Sono curioso di sapere come finirà quest’avventura, — disse
+Antao, fra un boccone ed un sorso di birra. — Come faremo a
+sbarazzarci del vecchio negro e della sua scorta?...
+</p>
+
+<p>
+— Vedrai che tutto finirà bene, — rispose Alfredo. — Noi li
+condurremo verso l’accampamento e vedremo allora se sapranno
+resistere ai fucili di Asseybo e dei dahomeni. Il mio servo è
+astuto e chissà che a sua volta non prepari un’imboscata.
+</p>
+
+<p>
+— Lo speri.
+</p>
+
+<p>
+— Sono certo che Asseybo ci ha seguìti da lontano, per vedere
+dove ci hanno condotti. Egli è d’una affezione a tutta prova.
+</p>
+
+<p>
+— Che abbia già avvertito la ragazza ed i dahomeni?
+</p>
+
+<p>
+— Non ne dubito, Antao. Egli deve essere tornato all’accampamento
+per concertarsi con Urada.
+</p>
+
+<p>
+— Staremo attenti per approfittare della paura e della sorpresa
+di questi superstiziosi negri che si ostinano a crederci
+fabbricatori di pioggia. Strana idea che si sono cacciati in capo.
+</p>
+
+<p>
+— Non è da farne meraviglia, Antao. Vi sono molti dei loro sacerdoti
+o stregoni che pretendono di essere <i>fabbricatori di pioggia</i>,
+come li chiamano questi negri.
+</p>
+
+<p>
+— Una professione un po’ difficile.
+</p>
+
+<p>
+— Ma fruttifera, Antao. D’altronde quei furboni si prendono
+molto tempo prima di farla cadere, pretendendo di dover prima
+cercare delle piante difficili a trovarsi. Finchè fingono di cercare
+per mesi e mesi, la pioggia finisce col venire e si addossano
+il merito di essere stati loro.
+</p>
+
+<p>
+— Sono dei volponi astuti.
+</p>
+
+<p>
+— Che sfruttano abilmente l’ingenuità di questi poveri diavoli
+di negri. Ah!... Ecco la scorta!... Partiamo Antao e andiamo a
+frugare la foresta. Avremo da ridere.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il capo, vestito di gala, coll’elmetto adorno di piume, le braccia
+e le gambe cariche di braccialetti d’avorio e di perle di vetro,
+e con un sottanino nuovo di color rosso, li attendeva al di fuori,
+assieme a dodici giovani guerrieri armati di lancie e di coltelli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_175">[175]</span>
+</p>
+
+<p>
+I due bianchi vuotarono un’ultima zucca di birra e uscirono,
+dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— Partiamo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Prima però di mettersi in marcia guardarono se i guerrieri
+portavano le loro carabine e le videro infatti indosso al più giovane
+della scorta, unitamente alle cartucciere.
+</p>
+
+<p>
+La piccola banda lasciò il villaggio con passo sollecito, sfilando
+fra due fitte ali di popolo, il quale però manteneva un silenzio
+religioso e s’avanzò fra le alte erbe della pianura, già però quasi
+bruciate dal sole.
+</p>
+
+<p>
+La traversata di quel terreno scoperto, dove regnava un calore
+infernale, essendo appena il mezzodì, si compì senza incidenti e
+verso le tre pomeridiane il drappello giungeva nella grande foresta.
+</p>
+
+<p>
+Dopo un breve riposo, i due bianchi diedero nuovamente il
+segnale della partenza studiandosi di avvicinarsi al fiume, essendo
+certi che seguendo il suo corso non avrebbero tardato a
+giungere in prossimità del loro accampamento.
+</p>
+
+<p>
+Pur camminando, per meglio ingannare il capo e la scorta,
+fingevano di cercare le miracolose piante che dovevano servire
+ad attirare le nubi, fermandosi di tratto in tratto a frugare certi
+cespugli, e mandando alte grida di trionfo quando riuscivano a
+scoprire qualche ciuffo d’erbe. Il capo e la scorta, per non mostrarsi
+meno soddisfatti, mandavano a loro volta acute urla, con
+grande piacere d’Alfredo, il quale era certo, con quel baccano,
+di attirare l’attenzione di Asseybo e dei suoi uomini.
+</p>
+
+<p>
+Verso sera, i due bianchi che avevano raccolte alcune pianticelle,
+diedero il segnale della fermata presso le rive del fiume,
+in un luogo che secondo i loro calcoli non doveva essere molto
+lontano dall’accampamento.
+</p>
+
+<p>
+Il capo negro volendo manifestare la sua gioia pel felice esito
+della spedizione, avendolo ormai Alfredo assicurato che all’indomani
+avrebbero trovato anche le altre piante, fece fare una
+larga distribuzione di birra a tutti, vuotando quasi tutte le zucche
+che aveva fatte portare dalla scorta.
+</p>
+
+<p>
+Accesi parecchi fuochi e terminata la cena composta di focaccie,
+miele di api selvatiche, burro cotto e frutta, si accomodarono
+fra le erbe per gustare un po’ di riposo. Quattro guerrieri
+dovevano però vegliare per turno per tener lontano le fiere, ma
+soprattutto per impedire ai due bianchi di fuggire prima d’aver
+mantenuta la promessa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_176">[176]</span>
+</p>
+
+<p>
+Avevano appena chiusi gli occhi, quando una detonazione improvvisa
+venne a spargere l’allarme, facendoli balzare tutti in
+piedi.
+</p>
+
+<p>
+— Un segnale di Asseybo?... — chiese Antao ad Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo, — rispose questi. — Egli ha voluto segnalare di
+tenerci pronti a tutto.
+</p>
+
+<p>
+— Che si prepari ad assalire i negri?
+</p>
+
+<p>
+— Giungerebbe in buon punto. Il vecchio capo ed i suoi giovani
+guerrieri mi sembrano spaventati.
+</p>
+
+<p>
+— Stiamo attenti ad afferrare le nostre carabine.
+</p>
+
+<p>
+— Il negro che le custodisce non lo lascierò fuggire, Antao.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Mentre così parlavano, il capo ed i suoi uomini si consigliavano,
+a quanto pareva, sul da farsi. Sembravano assai impressionati
+e guardavano sospettosamente i due prigionieri.
+</p>
+
+<p>
+Forse cominciavano a temere anche loro una sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+— Uomo bianco, — disse il vecchio negro, avvicinandosi ad
+Alfredo. — Hai udito?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, un colpo di fucile.
+</p>
+
+<p>
+— Chi credi che lo abbia sparato.
+</p>
+
+<p>
+— Forse qualche cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+— Ma i negri di questa regione non posseggono armi da fuoco.
+</p>
+
+<p>
+— Può essere qualche negro del Dahomey. Tu sai che i soldati
+di Geletè sono armati di fucili.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, ma Abomey non è vicina. Cosa mi consigli di
+fare?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo stava per dargli qualche risposta, quando tutto d’un
+tratto, in mezzo ad un fitto macchione di cespugli, si vide balenare
+una luce intensa, seguita da una detonazione così formidabile
+che pareva dovesse crollare l’intera foresta.
+</p>
+
+<p>
+I negri della scorta ed il loro capo si sentirono atterrare da
+una spinta irresistibile, ma subito si rialzarono fuggendo in pieno
+disordine da tutte le parti, gettando via le armi e mandando
+urla di pazzo terrore.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao, passato il primo istante di sorpresa, erano
+pure balzati in piedi, tenendo però in pugno le loro carabine
+che erano state abbandonate sul terreno.
+</p>
+
+<p>
+Stavano per fuggire verso il fiume, quando udirono una voce
+gridare:
+</p>
+
+<p>
+— Presto, padrone!... Qui, venite qui!... I cavalli sono pronti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si volsero e videro Asseybo seguìto da uno dei due dahomeni.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-176a"></a>
+ <img src="images/ill-176a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il pennello e cominciò a tingere.... (Pag. 178).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_177">[177]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Tu!... — esclamarono, correndogli incontro.
+</p>
+
+<p>
+— E chi volete che fosse stato a far scoppiare quella mina?...
+</p>
+
+<p>
+— Una mina?...
+</p>
+
+<p>
+— Di due chilogrammi di polvere. Era l’unico mezzo per spaventare
+quei negri e metterli in fuga.
+</p>
+
+<p>
+— Ci avevi adunque veduti?...
+</p>
+
+<p>
+— Vi avevo seguìti sempre, padrone. Spicciamoci prima che
+i negri tornino.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si slanciarono tutti e quattro attraverso la foresta e giunti in
+una radura, trovarono i cavalli già insellati e l’amazzone in
+arcione.
+</p>
+
+<p>
+Senza perdere tempo balzarono in sella e partirono di galoppo,
+dirigendosi verso l’est.
+</p>
+
+<p>
+Tutta la notte continuarono la fuga precipitosa, ma all’alba
+si arrestavano sul margine della grande foresta, a quaranta e
+più miglia dal villaggio dei Krepi.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che ora più nulla abbiamo da temere, — disse Alfredo
+scendendo da cavallo. Ci fermeremo qui tutt’oggi per prendere
+un po’ di riposo e per trasformarci in africani, onde poter
+rappresentare la nostra carica d’ambasciatori del Borgu.
+</p>
+
+<p>
+— E quel dannato spione che ci precede?...
+</p>
+
+<p>
+— Giungeremo ad Abomey prima di lui, Antao. Ora che so
+che è zoppo e senza cavallo, non lo temo più. Quando vorrà rivedere
+Kalani, non lo troverà più vivo. Orsù, amico mio, dormi
+fino a mezzodì, poi prepareremo la nostra toeletta.
+</p>
+
+<p>
+Affranti da due notti quasi insonni, i due bianchi si cacciarono
+sotto la tenda che era stata subito rizzata dai dahomeni,
+e dormirono profondamente fino all’ora del pasto.
+</p>
+
+<p>
+Dopo una buona scorpacciata di carne di facochero secca, diedero
+principio alla loro toeletta.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo aveva fatto racchiudere nelle sue misteriose casse
+tutto l’occorrente per ottenere quella trasformazione, così necessaria
+soprattutto per lui.
+</p>
+
+<p>
+Fece sedere Antao su di uno sgabello improvvisato con alcuni
+rami, lo denudò fino alla cintola, senza che il bravo portoghese
+protestasse, poi da una delle casse levò alcune bottiglie
+contenenti dei liquidi di colore oscuro ed alcuni pennelli.
+</p>
+
+<p>
+— Speriamo che quelle bottiglie non contengano dei veleni o
+dei liquidi corrodenti, — disse Antao, ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Sono stati estratti da vegetali perfettamente innoqui, — rispose
+<span class="pagenum" id="Page_178">[178]</span>
+Alfredo. — Quando però la nostra missione sarà terminata,
+dovrai consumare del buon sapone, se vorrai ridiventare
+bianco come prima.
+</p>
+
+<p>
+— Così almeno non vi sarà il pericolo di giungere ad Abomey
+mezzo bianco e mezzo nero. Temevo che il sudore potesse guastare
+la mia toeletta.
+</p>
+
+<p>
+— Non dubitare; la tua tinta resisterà all’acqua ed al sudore.
+Fermo, amico: lasciati dipingere.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Sturò una di quelle bottiglie, bagnò il pennello e cominciò a
+tingere, deponendo sul viso, sul collo, sul petto, sulle braccia
+e sulle mani del portoghese un superbo strato bronzino ma che
+aveva dei riflessi rossastri, perfettamente identico al colore
+della pelle dei negri delle alte regioni e dei rivieraschi del
+Niger.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese lasciava fare, ma di tratto in tratto prorompeva
+in scrosci di risa, ai quali facevano eco quelli di Urada, di Asseybo
+e dei due dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+Essendo quell’operazione stata fatta al sole, bastarono pochi
+minuti perchè il gran calore asciugasse la tinta.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, che agiva colla maggiore serietà, appese allora agli
+orecchi dell’amico due grossi anelli di rame dorato, come usano
+portare gli indigeni del Borgu, poi gli mise attorno al collo parecchie
+file di perle rosse ed azzurre, quindi gli appiccicò al
+mento una barbetta nera piuttosto rada che doveva dargli un
+aspetto più fiero e gli mise sul capo un ampio fazzoletto rosso
+annodato sul di dietro, adorno di alcuni ricami e che doveva
+produrre un grande effetto anche nella capitale del potente
+Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Un negro magnifico!... — esclamarono Asseybo e Urada. — In
+tutto il Borgu non se troverebbe uno più fiero, nè più
+bello.
+</p>
+
+<p>
+— Per Giove!... — esclamò Antao. — Quale disgrazia il non
+possedere uno specchio, fosse pure da due soldi.
+</p>
+
+<p>
+— Forse ad Abomey ne troveremo qualcuno, Antao, — rispose
+Alfredo. — Ti basti per ora sapere che sei il più bel negro dell’Africa
+equatoriale.
+</p>
+
+<p>
+— Hai finito?...
+</p>
+
+<p>
+— Non ancora. Bisogna pensare a tutto. Infatti che cosa direbbe
+Geletè, se tu ti presentassi cogli stivali e le calze?...
+Occorre essere negri dai piedi alla testa.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_179">[179]</span>
+</p>
+
+<p>
+Con poche pennellate anche le gambe ed i piedi del portoghese
+furono dipinti, poi Alfredo gli fece indossare un paio di
+corti calzoni di tela bianca stretti alla cintura da una larga
+fascia rossa, gli mise sulle spalle un ampio mantello pure bianco
+adorno di fregi rossi che rassomigliava ad un <i>taub</i> arabo o sudanese,
+e gli fece calzare delle babbucce rosse a punta rialzata.
+</p>
+
+<p>
+— Credo ora, — disse il cacciatore, — che tu possa fare una
+splendida figura ad Abomey. Geletè non avrà mai ricevuto un
+ambasciatore simile. Ora aiutami, Antao.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Mezz’ora dopo anche la sua toeletta era terminata e la trasformazione
+era riuscita così completa, che Antao stesso non
+l’avrebbe di certo riconosciuto pel suo amico, se non l’avesse
+dipinto colle proprie mani.
+</p>
+
+<p>
+— È impossibile che Kalani ti possa ravvisare, — disse il portoghese;
+stupito. — Tu non sei più un europeo.
+</p>
+
+<p>
+— Credi adunque che io possa affrontare quel miserabile,
+senza il pericolo di venire scoperto?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Allora mio fratello è salvo.
+</p>
+
+<p>
+— E Kalani è perduto.
+</p>
+
+<p>
+— Oh sì, Antao. Quell’uomo non mi sfuggirà, te lo giuro.
+</p>
+
+<p>
+— Quanto impiegheremo per giungere ad Abomey?...
+</p>
+
+<p>
+— Fra cinque giorni possiamo essere a Kana, nella città santa
+del regno, dove saremo costretti a fermarci finchè piacerà a Geletè
+di riceverci nella capitale. Oltrepassato questo bosco non
+troveremo altri ostacoli, poichè la grande pianura si estende
+fino a quelle due città.
+</p>
+
+<p>
+— È lontana la pianura?...
+</p>
+
+<p>
+— Questa sera possiamo accampare sui margini del bosco.
+</p>
+
+<p>
+— Allora partiamo.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come ambasciatori. Possiamo incontrare, da un istante
+all’altro, delle truppe di Geletè e non bisogna suscitare sospetti.
+D’ora innanzi marceremo sempre a cavallo come i grandi personaggi
+del Borgu.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Avendo consumate parte delle provviste e delle munizioni, le
+casse vuote furono gettate nel fiume, sbarazzando quindi i due
+migliori cavalli che vennero adornati di fiocchi rossi e di ricche
+gualdrappe ricamate in oro.
+</p>
+
+<p>
+Anche i negri furono vestiti riccamente, con calzoncini bianchi,
+fascie rosse, mantelli arabescati, fazzoletti di seta dai vivaci
+<span class="pagenum" id="Page_180">[180]</span>
+colori ed armati di carabine, compresa l’amazzone che
+doveva assumere le importanti funzioni d’interprete, potendo
+passare per un bel giovanotto del Borgu e di porta-parasoli, essendosi
+Alfredo provvisto anche di due ombrelli rossi adorni di
+frange, distintivo dei personaggi di sangue nobile e reale.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap25"><span class="smcap">Capitolo XXV.</span>
+<span class="smaller">La Città Santa del Dahomey</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Alle 4 del pomeriggio, la carovana si metteva in marcia verso
+il nord-est, direzione che doveva condurla nella borgata di Toune
+e quindi nella città santa del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+La traversata dell’ultimo tratto della grande boscaglia si effettuò
+senza incidenti e prima che il sole declinasse, giungeva sul
+margine della grande pianura la quale si estendeva a perdita
+d’occhio verso il nord e verso l’est, coperta da un’erba assai
+fitta, alta da un metro a due, ma già mezza disseccata dagli
+implacabili raggi dell’astro diurno.
+</p>
+
+<p>
+Guardando verso il nord-est, Alfredo ed Antao scorsero distintamente
+una serie di altipiani che s’innalzavano in grandi scaglioni
+o piattaforme immense, cosparsi di gruppi di punti biancastri
+indicanti attruppamenti di capanne. Sui fianchi di quelle
+alture dovevano esservi numerosi villaggi.
+</p>
+
+<p>
+Anche nella pianura si vedevano sorgere, fra le alte erbe,
+le punte aguzze di molti casolari, ma pareva fossero disabitati,
+poichè nessuna colonna di fumo si vedeva innalzarsi, quantunque
+fosse l’ora del pasto serale.
+</p>
+
+<p>
+— È la guerra che qui ferve quasi sempre, che ha scacciati i
+proprietari, — disse Alfredo. — Triste paese questo, condannato
+a diventare un cimitero immenso, se le nazioni civili non imporranno
+a questi re sanguinari di abolire le orrende <i>feste dei costumi</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che le bande del Dahomey abbiano fatto delle scorrerie
+su queste terre?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo temo, Antao. Quando non riescono a sorprendere le
+popolazioni dei regni vicini ed a raccogliere schiavi pei sacrifici,
+<span class="pagenum" id="Page_181">[181]</span>
+si gettano contro i loro stessi compatriotti delle frontiere. Sono
+negri al pari degli altri, uomini eguali agli altri e basta.
+</p>
+
+<p>
+— Ma distruggono la popolazione del regno.
+</p>
+
+<p>
+— Che importa a Geletè?... Si rifarà più tardi rubando altri
+schiavi ai Krepi ed ai Togo, agli Yoruba del Benin, al povero
+Tofa, alle repubbliche del Piccolo e Grande Popo o agli Egbas
+di Abeokuta.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia capace di fare schiavi anche noi?...
+</p>
+
+<p>
+— Non l’oserà, Antao. Geletè è sanguinario, ma non è così
+barbaro come si crede e rispetterà gli ambasciatori che appartengono
+ad una nazione bellicosa, che potrebbe creargli dei gravi
+imbarazzi sulle lontane ed indifese frontiere del settentrione.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che ti riceverà cortesemente adunque?...
+</p>
+
+<p>
+— Porto a lui dei regali che mi costano una somma non lieve,
+Antao.
+</p>
+
+<p>
+— A quel furfante!...
+</p>
+
+<p>
+— Ed anche a Kalani ne porto.
+</p>
+
+<p>
+— Anche a lui?...
+</p>
+
+<p>
+— È necessario per rendercelo propizio. È lui che custodisce
+mio fratello e solo da lui potremo avere il permesso di vederlo.
+</p>
+
+<p>
+— Ed hai quei regali nelle tue misteriose casse?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ora comprendo perchè ti premeva acciuffare i ladri.
+</p>
+
+<p>
+— Se non riuscivo a riaverle, saremmo stati costretti a tornare
+a Porto Novo per ricorrere ai magazzini delle fattorie
+europee. Nemmeno nella capitale degli Ascianti sarebbe stato
+possibile trovare ciò che ci era necessario.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Mentre chiacchieravano, Asseybo ed i dahomeni avevano rizzate
+le tende sul margine della foresta ed allestita la cena.
+</p>
+
+<p>
+I due cacciatori, avvertiti che tutto era pronto, scesero dalle
+cavalcature e s’accomodarono presso i fuochi accesi, trattenendosi
+molto tardi con l’amazzone e coi tre negri a discorrere dei
+loro futuri progetti.
+</p>
+
+<p>
+Alle quattro antimeridiane, dopo un sonno di sei ore, non interrotto
+da alcun avvenimento, si avventurarono, sulla grande
+pianura, impazienti di giungere a Toune ed a Tado.
+</p>
+
+<p>
+S’accorsero ben presto di calpestare quella terra inaffiata dal
+sangue di tante migliaia di vittime. Ogni qual tratto, in mezzo
+alle folte erbe, vedevano alzarsi stormi immensi di corvi e di
+avvoltoi e vedevano fuggire branchi di sciacalli e di iene, occupate
+<span class="pagenum" id="Page_182">[182]</span>
+a spolpare numerosi cadaveri umani, già imputriditi dall’intenso
+calore.
+</p>
+
+<p>
+Incontravano poi capanne mezze distrutte, alcune abbattute
+ed altre semi-divorate dal fuoco, palizzate sfondate, poi altri
+scheletri d’uomini ed anche non pochi d’animali.
+</p>
+
+<p>
+Pareva che le feroci bande di Geletè avessero fatto delle razzìe
+in quei luoghi ed in un’epoca molto recente, forse qualche
+settimana prima.
+</p>
+
+<p>
+Temendo d’incontrare i razziatori, la carovana evitò di accostarsi
+a Toune, grossa borgata che si trova quasi ad eguale distanza
+fra i fiumi Mono e Koufo, e cominciò ad avanzarsi con
+grande prudenza. Quella seconda notte non accese fuochi, per
+non attirare l’attenzione di quelle bande di predoni che potevano
+catturarla, e saccheggiarla. Essendo però gli animali feroci
+numerosi fra quelle alte erbe, e non potendo tenerle lontane
+coi fuochi, dovette rifugiarsi in una capanna.
+</p>
+
+<p>
+Non ostante quelle precauzioni, il terzo giorno, a quattro o
+cinque miglia da Tado, altro popoloso borgo che si trova più
+al nord di Toune, fecero improvvisamente l’incontro d’una
+truppa di dahomeni, la quale formava forse la retroguardia delle
+colonne predatrici.
+</p>
+
+<p>
+Si erano inoltrati in una boscaglia, quando si videro circondare
+da una cinquantina di guerrieri che pareva si fossero fino
+allora tenuti nascosti in mezzo ai più fitti cespugli, per piombare
+addosso alla carovana all’improvviso.
+</p>
+
+<p>
+Erano tutti bei pezzi di negri dalla tinta bronzina a riflessi
+rossastri, dai lineamenti più regolari degli abitanti della Costa,
+vestiti con una giacca bianca e sottanino dell’egual colore e col
+capo coperto da uno stravagante berretto che si rialzava ai lati,
+in forma di due corna.
+</p>
+
+<p>
+Erano tutti armati di fucili di varii calibri, alcuni moderni
+ma altri assai antiquati e di larghi coltellacci dalla lama assai
+pesante, ma tagliente come un rasoio.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao. — Ecco i lupi di
+Geletè!...
+</p>
+
+<p>
+— O meglio i leopardi del Dahomey, — disse Alfredo, arrestando
+i suoi uomini che si preparavano ad armare le carabine
+ed a disporre in circolo gli animali, onde servissero di barriera
+ai loro padroni.
+</p>
+
+<p>
+I guerrieri dahomeni, quantunque dieci volte superiori di numero
+<span class="pagenum" id="Page_183">[183]</span>
+e coraggiosissimi, invece di gettarsi impetuosamente sulla
+carovana come insegna la loro tattica, si erano arrestati, guardando
+con un certo stupore Alfredo ed Antao, i cui ricchi costumi
+dovevano produrre un certo effetto su di loro, e soprattutto i
+due ombrelli, distintivi di persone altolocate o di famiglia principesca.
+</p>
+
+<p>
+Il loro comandante, un negro di statura gigantesca, che indossava
+una lunga camicia di color verde, stretta alla cintura
+da una larga fascia rossa, dopo una lunga esitazione si fece innanzi
+avvicinandosi ad Alfredo, il quale guardava alteramente
+tutti quegli armati, senza fare alcun gesto.
+</p>
+
+<p>
+— Chi siete voi e dove vi recate?... — chiese il capo.
+</p>
+
+<p>
+— Chi sei tu, innanzi a tutto?... — domandò Alfredo, con tono
+imperioso.
+</p>
+
+<p>
+— Un capo banda delle truppe del re.
+</p>
+
+<p>
+— Non è con te adunque che io ho da fare.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu non sei del paese.
+</p>
+
+<p>
+— E cosa intendi di dire?...
+</p>
+
+<p>
+— Che io posso catturarti ed anche ucciderti, se ciò mi aggrada.
+</p>
+
+<p>
+— Tu!... — esclamò Alfredo, fissandolo con due occhi pieni di
+disprezzo. — I principi del Borgu non sono schiavi tuoi.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... Voi siete principi?... — disse il capo, con tuono più
+umile. — Ma cosa fate qui, sulle terre del mio re?...
+</p>
+
+<p>
+— È a Geletè che vedrò fra due giorni, che devo dirlo.
+</p>
+
+<p>
+— Al re!... — esclamò il negro, spaventato.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, a Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— E tu ti rechi da lui?...
+</p>
+
+<p>
+— E mi attende.
+</p>
+
+<p>
+— Potevi dirlo prima ed io non avrei osato arrestare degli uomini
+che il re aspetta.
+</p>
+
+<p>
+— È sgombra la via che conduce a Kana?... — continuò Alfredo,
+coll’egual tono altero.
+</p>
+
+<p>
+— Troverai altre bande.
+</p>
+
+<p>
+— Che mi fermeranno e che mi costringeranno a lamentarmi
+con Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Non farlo, principe, od il re farà tagliare la testa a tutti noi
+della retroguardia. Io ti darò una scorta che ti farà largo.
+</p>
+
+<p>
+— Basterà uno dei tuoi uomini. Una scorta numerosa mi sarebbe
+d’imbarazzo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_184">[184]</span>
+</p>
+
+<p>
+Il capo si volse verso i suoi guerrieri e fece cenno ad uno di
+loro di avvicinarsi:
+</p>
+
+<p>
+— Tu condurrai questi uomini a Kana, — gli disse. — Il re
+li aspetta e mi risponderai di loro colla tua testa.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene capo, — rispose il soldato.
+</p>
+
+<p>
+— Buon viaggio, — disse poi, rivolgendosi verso i due ambasciatori. — Più
+nessuno vi susciterà ostacoli.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Ad un suo ordine la truppa si divise e la carovana sfilò fra
+quei feroci negri che le presentavano le armi come i soldati
+europei.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove!... — esclamò Antao, respirando a pieni
+polmoni. — Non credevo che questo incontro terminasse così
+felicemente; sei un diplomatico da dare dei punti ai più astuti.
+</p>
+
+<p>
+— Ho voluto prendere sul serio la mia parte, — disse Alfredo,
+ridendo, — ed ho voluto cominciare con un felice colpo di testa.
+Non era d’altronde una cosa così difficile come sembrava, sbarazzarci
+da quelle canaglie. In questo paese basta pronunciare
+il nome del re, per far tremare grandi e piccoli.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu hai detto a quel capo che il re t’aspetta, mentre
+non è vero.
+</p>
+
+<p>
+— Che importa?...
+</p>
+
+<p>
+— Se Geletè sapesse che tu hai mentito?...
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno oserebbe andarglielo a dire, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa faremo ora di quella mignatta, che il capo ci ha
+appiccicato ai fianchi?...
+</p>
+
+<p>
+— Del negro che ci serve di salvacondotto?... Quando saremo
+a Kana, lo manderemo indietro con qualche regalo pel capo.
+</p>
+
+<p>
+— Temo che tu giuochi delle carte pericolose, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so anch’io, ma non possiamo fare diversamente. È giunto
+il momento di giuocare d’audacia per salvare la nostra pelle e
+mio fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Quando saremo a Kana, farai avvertire il re del nostro arrivo?...
+</p>
+
+<p>
+— Certo, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Speri di venire ricevuto?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo.
+</p>
+
+<p>
+— Sai che mi sento venire la pelle d’oca, pensando che dovremo
+trovarci con quel barbaro sanguinario, a cui un solo sospetto
+sarebbe sufficiente per mandarci all’altro mondo?...
+</p>
+
+<p>
+— Non temere, Antao. Nessuno potrà sospettare in noi degli
+<span class="pagenum" id="Page_185">[185]</span>
+europei, purchè non ti lasci sfuggire uno dei tuoi pianeti morti
+o vivi.
+</p>
+
+<p>
+— Comincerò da quest’oggi a sopprimerli tutti, — disse il
+portoghese. — Morte di Net.... Diavolo! Bisognerà che mi tagli
+la lingua o mi scapperà fuori sempre qualche pianeta.
+</p>
+
+<p>
+— O renderla muta, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Bella trovata!... Dinanzi a Geletè fingerò di essere muto.
+</p>
+
+<p>
+— E credo che farai bene.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Mentre così chiacchieravano, cavalcando l’uno vicino all’altro,
+il soldato dahomeno, un giovane negro, ma dall’aspetto
+marziale e dagli sguardi assai intelligenti, marciava con passo
+rapido attraverso a dei sentieri aperti fra la foresta e forse a
+lui solo noti.
+</p>
+
+<p>
+Giunti sulla vetta d’una piccola collina, la carovana raggiunse
+un’altra banda di soldati composta d’un centinaio d’uomini tutti
+armati, i quali si spingevano innanzi due dozzine di prigionieri
+fra maschi e femmine.
+</p>
+
+<p>
+Questi disgraziati, destinati molto probabilmente a venire sacrificati
+nella prima <i>festa dei costumi</i>, procedevano su due file,
+legati gli uni agli altri con solide corde e sotto una continua
+pioggia di bastonate, date senza misericordia e ricevute con una
+rassegnazione inaudita.
+</p>
+
+<p>
+Per impedire loro di gridare, i feroci guardiani avevano messo
+sulle bocche di quelle future vittime dei bavagli di legno in
+forma di croci, che dovevano farli anche crudelmente soffrire,
+poichè l’estremità a punta era applicata sulla lingua, in modo
+che questa non potevano muoverla in modo alcuno, nè articolare
+qualsiasi suono.
+</p>
+
+<p>
+Alcuni soldati, vedendo la carovana, armarono precipitosamente
+i fucili, ma una parola della guida bastò per arrestarli,
+anzi tutti si ritrassero precipitosamente per far largo ad Alfredo
+ed al suo compagno, i quali tenevano ben alti i loro ombrelli
+per dimostrare la loro alta posizione sociale.
+</p>
+
+<p>
+— Canaglie!... — borbottò Antao, gettando uno sguardo compassionevole
+sui prigionieri. — Se non vi fosse da salvare il ragazzo,
+vorrei trattare come si meritano questi soldatacci.
+</p>
+
+<p>
+— E credi che io non frema, — disse Alfredo, — che allungava
+involontariamente le mani verso la carabina sospesa all’arcione.
+Ma un allarme perderebbe noi ed anche il mio Bruno
+e non dobbiamo commettere una tale imprudenza.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_186">[186]</span>
+</p>
+
+<p>
+Aizzando i cavalli per tema di non sapersi frenare, i due bianchi
+sorpassarono ben presto quella colonna ridiscendendo nella
+pianura, in mezzo alle cui erbe si scorgevano dei piccoli villaggi.
+</p>
+
+<p>
+Ma anche laggiù altri drappelli di soldati s’incontravano di
+frequente e quasi tutti avevano dei prigionieri. La guida però
+apriva dovunque il passo alla carovana, pronunciando semplicemente
+il temuto nome di Geletè.
+</p>
+
+<p>
+Alla sera i viaggiatori fecero alto a Tado, un villaggio popoloso
+che si trova a dieci miglia dai fiume Koufe. All’intorno
+si erano accampate altre bande armate, le quali fecero tutta
+la notte un baccano infernale, impedendo ai due bianchi di chiudere
+gli occhi. Urlavano a squarciagola, bevevano grandi quantità
+di liquori per festeggiare il felice esito della loro triste
+spedizione, ma anche altercavano di frequente, adoperando le
+armi da fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Quando Alfredo ed i suoi compagni ripresero la marcia, numerosi
+cadaveri erano sparsi per gli accampamenti. Alcuni forse
+erano di schiavi, ma molti di soldati, uccisi durante quelle
+risse.
+</p>
+
+<p>
+— Auff!... — esclamò Antao. — Ne ho abbastanza di queste
+canaglie e sarei contento di giungere a Kana senza la loro pericolosa
+compagnia. Finirò per perdere la calma e commettere
+qualche imprudenza.
+</p>
+
+<p>
+— Saremmo costretti ad inerpicarci sugli altipiani attraverso
+a boscaglie pullulanti di serpenti, — rispose Urada, che cavalcava
+presso di loro, — mentre in breve possiamo giungere sulla
+via reale che è una delle più belle di tutto il paese e la più
+comoda.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — disse Alfredo. — Ho udito parlare della bellezza
+della strada reale.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sarà piena di soldati, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— È probabile, ma cercheremo di lasciarceli dietro.
+</p>
+
+<p>
+— Ed assisteremo ad altri orrori.
+</p>
+
+<p>
+— Pur troppo, Antao, la prudenza però ci consiglia di chiudere
+gli occhi e di non intervenire. Quegli orrori si commettono per
+volere di Geletè, e non possiamo suscitare sospetti su di noi.
+Siamo ambasciatori e come tali dobbiamo conservare la più
+stretta neutralità. D’altronde prima del tramonto giungeremo
+forse a Kana, è vero Urada?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_187">[187]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, — rispose la giovane negra, — e là potrò offrirvi
+un comodo alloggio nella casa di mio padre.
+</p>
+
+<p>
+— Sei di Kana adunque?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— E tuo padre vive ancora?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo spero.
+</p>
+
+<p>
+— Ma chi è tuo padre?...
+</p>
+
+<p>
+— Un tempo era un <i>cabecero</i> addetto alla vigilanza delle
+tombe reali e che godeva la fiducia del re, ma intrighi di corte
+e gelosie d’altri aspiranti a quel posto importante, lo fecero
+cadere in disgrazia.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... Tuo padre era un <i>cabecero!</i>... — esclamarono i due
+bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose Urada, con tristezza.
+</p>
+
+<p>
+— Ma tu, figlia d’un capo, perchè sei diventata una semplice
+amazzone?... — chiese Alfredo, con sorpresa.
+</p>
+
+<p>
+— Per calmare il re la cui collera poteva tornare fatale a
+mio padre. Le amazzoni del nostro paese non sono ragazze appartenenti
+a famiglie di bassa condizione, come da taluni si
+crede.
+</p>
+
+<p>
+Si reclutano fra le fanciulle rimaste orfane, ma appartenenti
+alla classe dominante, fra le ragazze che per malvagità s’imputano
+di offese alla casa reale e che s’intende di punire coll’arruolamento
+e fra le figlie di coloro che sono caduti in disgrazia.
+Questo è il miglior modo per stornare le collere feroci
+di Geletè e salvare i genitori da una morte certa.
+</p>
+
+<p>
+— È numeroso il corpo delle amazzoni?...
+</p>
+
+<p>
+— Conta tremila ragazze, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— E formano una guardia destinata esclusivamente pel servizio
+del re?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì,... ma guarda lassù, padrone, — disse in quell’istante
+Urada, indicandogli un attruppamento di punti biancastri, appollaiati
+sul margine d’un altipiano che s’alzava al di là del Koufo.
+</p>
+
+<p>
+— Kana forse?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, la Città Santa padrone, la mia città natìa, — rispose
+Urada, con una viva emozione.
+</p>
+
+<p>
+— La rivedrai volentieri?
+</p>
+
+<p>
+— Per mio padre.
+</p>
+
+<p>
+— E poi ci lascerai, — disse Antao, con un tono di voce che
+aveva qualche cosa di triste.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_188">[188]</span>
+</p>
+
+<p>
+— No, — disse la ragazza, con accento risoluto. — Urada non
+abbandonerà gli uomini bianchi, ai quali deve la vita e la libertà.
+</p>
+
+<p>
+— Lasceresti il tuo paese senza rimpianti?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma con mio padre. Il nostro paese è cattivo, dovunque
+si uccide e mio padre, un dì o l’altro, potrebbe venire sacrificato
+come tanti altri caduti in disgrazia. Qui non si è sicuri
+di poter vivere ventiquattro ore, senza tremare.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene Urada, rimani con noi, — disse Antao. — Conto di
+acquistare anch’io sulla Costa d’Avorio una fattoria e tuo padre
+non avrà da lamentarsi di noi, è vero Alfredo?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao, rispose l’amico. Ti abbiamo salvata la vita, Urada,
+e penseremo noi al tuo avvenire.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La conversazione fu interrotta dall’incontro di nuove bande di
+guerrieri che conducevano lunghe colonne di schiavi incatenati
+e gran copia di bottino, consistente in un numero considerevole
+di buoi, destinati forse, al pari di quei disgraziati prigionieri,
+a cadere sotto i coltelli dei sacrificatori nelle <i>feste dei
+costumi</i>.
+</p>
+
+<p>
+La guida, come già altre volte, aprì il passo ai due ambasciatori,
+quantunque quei feroci soldati avessero già preparate
+le armi per gettarsi sulla carovana, malgrado gli ombrelli protettori.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao, nauseati dal modo con cui quei bruti percuotevano
+a sangue i prigionieri per farli marciare rapidamente,
+quantunque quei miseri fossero enormemente carichi di grandi
+panieri ricolmi di provvigioni rubate nei loro villaggi, spinsero
+i cavalli al galoppo per lasciarsi alle spalle quelle bande di predoni.
+</p>
+
+<p>
+Alle 10 del mattino, dopo una marcia rapidissima di quattro
+ore, la carovana, che aveva già passato a guado il Koufo, il
+quale è uno dei più importanti fiumi del Dahomey, incrociava la
+strada reale che dalla capitale del regno mette capo a Widah
+sulla costa.
+</p>
+
+<p>
+Questa strada, che ha una lunghezza di circa ottanta miglia
+è una delle migliori, ombreggiata per un grande tratto da
+splendidi palmizii, ma è anche una delle più faticose, essendo
+aperta fra terreni composti, specialmente sugli altipiani, d’una
+specie di minerale granuloso che stanca assai uomini ed animali.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_189">[189]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, che non voleva affaticare troppo i cavalli, i quali
+potevano diventare preziosissimi nel caso che il colpo di mano
+ideato non dovesse riuscire e che una rapida fuga diventasse
+necessaria per salvare la vita di tutti, concesse un riposo di
+parecchie ore.
+</p>
+
+<p>
+Alle 3 pom., la carovana però ripartiva, volendo giungere a
+Kana prima del tramonto, avendo detto Urada che era vietato
+l’ingresso nella città dopo calate le tenebre.
+</p>
+
+<p>
+Attraversata la palude di Co, allora asciutta, la guida si diresse
+verso Vodu, altro grosso villaggio, poi verso le sei della
+sera faceva salire ai cavalieri l’ultimo altipiano, su cui si eleva
+la Città Santa.
+</p>
+
+<p>
+Un’ora più tardi, quando il sole cominciava a tramontare
+dietro gli altipiani dell’ovest, Alfredo ed i suoi compagni entravano
+nella città natìa dell’amazzone.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap26"><span class="smcap">Capitolo XXVI.</span>
+<span class="smaller">Il padre di Urada</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Kanna o, meglio ancora Kana, come la chiamano gl’indigeni,
+per numero di abitanti è la terza città del regno avendone meno
+di Widah, ma viene considerata come la seconda pel titolo che
+gode, cioè di essere chiamata la Santa.
+</p>
+
+<p>
+È situata sullo stesso altipiano ove giace Abomey da cui dista
+solamente tre leghe ed è composta di case dalle mura bianche,
+e raggruppate in diverse sezioni formanti altrettanti <i>salam</i>, ossia
+quartieri.
+</p>
+
+<p>
+In questa città i re possedevano due vasti palazzi, distrutti
+più tardi dai francesi, di dimensioni colossali, ma più rassomiglianti
+ad immense caserme che a vere abitazioni reali e occupati
+ordinariamente da un corpo di trecento amazzoni, essendo
+esse sole destinate a vegliare sulla sicurezza della Città
+Santa.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_190">[190]</span>
+</p>
+
+<p>
+Contava inoltre parecchi templi pieni di <i>feticci</i>, informi statue
+di legno alle quali gli abitanti offrivano collane di <i>cauris</i>,
+ossia di conchigliette bianche aventi valore come le nostre monete
+e bottiglie di liquori, ma il più celebre era il tempio destinato
+ai serpenti, dove si tenevano parecchie centinaia di ributtanti
+rettili che venivano nutriti colle carni di poveri schiavi
+o di prigionieri di guerra.
+</p>
+
+<p>
+Il titolo di Città Santa le spettava perchè entro le sue mura
+si facevano ogni anno delle <i>feste dei costumi</i>, onde placare le
+collere dei <i>feticci</i> o dei re defunti.
+</p>
+
+<p>
+Il re non vi si recava che in quell’occasione per dirigere in
+persona quei massacri spaventevoli, i quali si compivano innanzi
+alla capanna sacra, una piccola casetta quadrangolare, costruita
+con fango secco, colle muraglie imbiancate e adorne di grossolane
+pitture di color rosso, rappresentanti animali fantastici e
+paurosi.
+</p>
+
+<p>
+La carovana, mercè la guida che gridava a piena gola:
+</p>
+
+<p>
+«Largo!... Ordine del re!...» fece la sua entrata in città
+senza subire alcun ritardo da parte delle amazzoni che vegliavano
+dinanzi ai malandati terrapieni circondanti la città, e si
+accampò sotto un <i>apatam</i>, specie di tettoia, situata di fronte
+ad uno dei palazzi reali e destinata ai forestieri d’alta distinzione.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, dopo d’aver fatto disporre ogni cosa per passare alla
+meglio la notte, essendo troppo tardi per recarsi in persona dal
+gran <i>cabecero</i> che funzionava da governatore, chiamò il soldato
+che stava respingendo, con vigorose bastonate, alcuni negri che
+erano accorsi attirati dalla curiosità e postogli in mano uno
+stipo che doveva contenere dei regali, lo pregò di portarlo al
+capo della città, come primo presente dell’ambasciata.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che lo accetterà anche senza il consenso del re? — chiese
+Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Non dubitare, — rispose Alfredo. — Quel cofanetto contiene
+una grossa collana d’argento che mi costa un migliaio di lire
+ed il gran <i>cabecero</i> sarà ben lieto del regalo. In questi paesi
+sono tutti avidi.
+</p>
+
+<p>
+— Conti di fartelo amico?...
+</p>
+
+<p>
+— È necessario o dovremo attendere l’ordine del re per chissà
+quante settimane. Aggiungi poi che quel soldato ci era di troppo
+per questa notte.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_191">[191]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?...
+</p>
+
+<p>
+— Che mi premeva sbarazzarmi di lui fino a domani.
+</p>
+
+<p>
+— Per quale motivo?...
+</p>
+
+<p>
+— Perchè voglio vedere il padre di Urada. Se egli è vissuto
+alla corte di Geletè, può darmi dei preziosi consigli e narrarmi
+molte cose sul conto di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— E ti fiderai di lui?...
+</p>
+
+<p>
+— Urada dirà a lui chi siamo noi e cosa abbiamo fatto per
+sua figlia e poi, se è caduto in disgrazia, sarà ben contento di
+aiutarci contro Geletè e Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione Alfredo, io però non oserei recarmi da lui. Se
+si accorgono che noi abbiamo delle relazioni con un uomo caduto
+in disgrazia, questi negri sospettosi potrebbero allarmarsi.
+</p>
+
+<p>
+— Non saremo noi che andremo da lui, Antao. Urada è già
+partita ed a mezzanotte lo condurrà qui colle dovute cautele.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... Sei più astuto d’un diplomatico!...
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna esserlo, specialmente in questo paese.
+</p>
+
+<p>
+— E domani andremo a visitare il gran <i>cabecero</i>?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Speriamo di sbrigarci presto. L’aria del Dahomey è troppo
+pericolosa per noi.
+</p>
+
+<p>
+— Appena fatto il colpo, fuggiremo senza più arrestarci.
+</p>
+
+<p>
+— E da qual parte?...
+</p>
+
+<p>
+— Attraverseremo il regno per raggiungere le frontiere orientali
+che sono le meno popolate e quasi sempre sprovviste di
+truppe. Più saremo lontani dalla capitale, meno avremo da temere
+e oltrepassato il fiume Sou potremo riderci dei furori di
+Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— E di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... Kalani allora non sarà più vivo, — disse Alfredo,
+con voce cupa. — Quell’uomo morrà presto.
+</p>
+
+<p>
+— Ed io ti aiuterò a torcergli il collo, amico mio.
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio, Antao, non è prudente parlare qui di Kalani. Corichiamoci
+fra le nostre casse ed attendiamo il padre di Urada.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed il portoghese stavano per coricarsi, quando videro
+tornare il soldato seguito da quattro amazzoni armate di fucile
+e da sei negri quasi nudi che portavano dei grandi canestri.
+</p>
+
+<p>
+Venivano da parte del grande <i>cabecero</i>, il quale, lietissimo
+del regalo ricevuto, mandava agli ambasciatori del Borgu una
+copiosa cena e due schiavi per servirli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_192">[192]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo fece deporre le ceste sotto la tettoia, regalò ad ognuna
+delle quattro amazzoni un fazzoletto di seta rossa, poi rimandò
+tutti dal <i>cabecero</i> dicendo di non aver bisogno di schiavi avendo
+i proprii, ed incaricandoli di ringraziarlo della sua generosità.
+</p>
+
+<p>
+Il soldato che li aveva guidati, desiderando forse di prendere
+parte alla cena, tentava di rimanere coi due ambasciatori, ma
+Alfredo, che voleva sbarazzarsi di quel pericoloso testimone, lo
+incaricò di portare al gran <i>cabecero</i> un altro regalo consistente
+in una fascia di seta verde ricamata in oro e per consolarlo
+della perdita del pasto, regalò a lui una cartucciera di pelle azzurra
+ed una libbra di polvere da sparo, ingiungendogli però
+non ritornare che al mattino seguente.
+</p>
+
+<p>
+Il capo della Città Santa si era mostrato generoso verso i due
+ambasciatori, segno evidente che la collana d’argento era stata
+assai gradita ed apprezzata.
+</p>
+
+<p>
+Le ceste infatti contenevano tanti viveri da nutrire quaranta
+persone. Vi erano due pentole di <i>canalu</i>, dei polli, del bue
+arrostito, dei legumi, delle noci di kalla, delle frutta, due bottiglie
+di ginepro d’importazione europea, delle zucche ripiene
+d’una specie di birra ottenuta col miglio fermentato e parecchie
+candele di sego.
+</p>
+
+<p>
+In una cesta scoprirono perfino due scatole di sardine di Nantes,
+acquistate certamente dai negozianti francesi di Widdah,
+ma il caldo aveva ridotto il contenuto in tale stato, da riuscire
+sgradevolissimo ai palati europei.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao fecero onore ai polli, al bue, alle frutta ed
+alla birra, ma abbandonarono il <i>canalu</i> ai due dahomeni, essendo
+talmente condito di pimento da non potersi inghiottire.
+</p>
+
+<p>
+Vuotato un bicchiere di ginepro e accese le sigarette, si sdraiarono
+sulle casse in attesa di Urada e di suo padre.
+</p>
+
+<p>
+La piazza era diventata deserta. Gli abitanti che dapprima
+ronzavano attorno alla tettoia attirati dalla curiosità, si erano
+tutti ritirati nelle loro case, forse dietro ordine del grande cabecero.
+Solamente dinanzi ai due palazzi del re vegliavano alcune
+amazzoni armate di fucili e di coltellacci, ma erano così
+lontane da non poter scorgere una persona che si fosse avvicinata
+alla dimora degli ambasciatori.
+</p>
+
+<p>
+Verso la mezzanotte, Alfredo che si alzava di frequente guardando
+verso tutti gli sbocchi delle vie, scorse due ombre umane
+<span class="pagenum" id="Page_193">[193]</span>
+che si avanzavano lentamente e con precauzione, tenendosi
+presso le pareti delle capanne.
+</p>
+
+<figure><a id="fill-192a"></a>
+ <img src="images/ill-192a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>— Al re! — esclamò il negro spaventato. — Sì, a Geletè! (Pag. 183).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+— Sono Urada e suo padre, — disse ad Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Benone! — mormorò il portoghese. — La notte è oscura
+e potremo riceverli senza che vengano scorti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Urada e suo padre si erano arrestati presso l’ultima capanna,
+come se avessero voluto prima accertarsi di non essere spiati,
+poi attraversarono velocemente la piazza e si cacciarono sotto
+la tettoia.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo mosse loro incontro e strinse ad entrambi la mano,
+poi li condusse fra le casse che erano state disposte in modo
+da formare un piccolo recinto, mentre i due schiavi dahomeni,
+dietro ordine del portoghese, si mettevano alle due estremità
+dell’<i>apatam</i>, onde impedire a qualsiasi persona d’avvicinarsi.
+</p>
+
+<p>
+Il padre dell’amazzone era un bel negro d’alta statura, dai
+lineamenti quasi regolari, dalla pelle non nera ma abbronzata
+con certe sfumature rossastre. Gli anni e forse anche il cruccio
+della sua disgrazia, gli avevano incanutiti i capelli e la rada
+barba che coprivagli il mento e coperta la fronte di profonde
+rughe.
+</p>
+
+<p>
+I suoi occhi però, intelligentissimi e assai espressivi, erano
+ancora vivaci e ripieni di fuoco.
+</p>
+
+<p>
+Appena sedutosi diede ad Alfredo e ad Antao il tradizionale
+saluto nella lingua del paese, <i>Yevo oku</i>, che significa: bianco
+buon giorno, saluto usato in qualunque ora, sia pure in piena
+notte, poi strinse nuovamente la mano ad entrambi, alla moda
+europea.
+</p>
+
+<p>
+Ciò fatto si sbarazzò dell’ampio mantello di cotonina bianca
+che lo copriva dalle spalle ai piedi e offrì ai due europei del
+tabacco ed una bottiglia di ginepro, dicendo con una certa malinconia:
+</p>
+
+<p>
+— Tiefo Nieneguè è povero, avendo tutto perduto nella sua
+disgrazia, ma gli uomini bianchi accettino di buon cuore l’offerta
+del vecchio padre di Urada, insieme ai ringraziamenti per
+tutto quello che hanno fatto per la sua unica figlia.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, — risposero Alfredo ed Antao, dopo che Urada ebbe
+tradotte quelle parole, non conoscendo il vecchio negro la lingua
+<i>uegbè</i>.
+</p>
+
+<p>
+La giovane amazzone prese poi la parola.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_194">[194]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ho narrato tutto a mio padre ed abbiamo parlato a lungo
+del vostro progetto. Quantunque sia caduto in disgrazia, conta
+ancora degli amici ad Abomey e può esservi molto utile coi
+suoi consigli e coi suoi aiuti.
+</p>
+
+<p>
+Egli mi ha giurato che non tradirà il segreto degli uomini
+bianchi, anzi che mette la sua vita e le sue forze a disposizione
+dei salvatori di sua figlia. Geletè e Kalani sono ormai suoi nemici
+e sarà ben lieto di vendicarsi contro di loro della sua immeritata
+disgrazia.
+</p>
+
+<p>
+— Eravamo certi di poter contare su tuo padre, Urada, — rispose
+Alfredo. — Noi accetteremo i suoi consigli ed i suoi aiuti, ma cercheremo
+di non comprometterlo. Cosa dice del nostro progetto?...
+</p>
+
+<p>
+— Che è assai pericoloso ma che con dell’audacia e dell’astuzia
+si può riuscire.
+</p>
+
+<p>
+— Conosce Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Sa del fanciullo rapito?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo ha saputo.
+</p>
+
+<p>
+— Dove lo custodiscono?....
+</p>
+
+<p>
+— Nella casa dei feticci di Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Non correrà alcun pericolo?...
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno padrone, poichè ormai è considerato come persona
+sacra. Se Kalani volesse ucciderlo, Geletè glielo impedirebbe
+e tu sai che nessuno oserebbe disobbedire al re.
+</p>
+
+<p>
+— Crede tuo padre che Geletè ci riceverà?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma prima di lasciare Kana dovrete attendere il <i>recade</i>
+del re.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’è questo <i>recade</i>?...
+</p>
+
+<p>
+— L’ordine verbale di Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Incaricheremo il gran <i>cabecero</i> di annunziarci al re.
+</p>
+
+<p>
+— Vi avverto però che giungeremo ad Abomey in brutto momento.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè?...
+</p>
+
+<p>
+— Perchè in questo mese hanno luogo le <i>feste dei costumi</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Così dovremo assistere a quegli atroci macelli di schiavi.
+Preferirei ritardare la nostra partenza per Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— E faresti male, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi dire?...
+</p>
+
+<p>
+— Mio padre mi ha detto che non potresti trovare una occasione
+migliore per mettere in esecuzione il tuo audace progetto.
+<span class="pagenum" id="Page_195">[195]</span>
+Durante le <i>feste dei costumi</i>, se si sparge molto sangue
+si beve molto ginepro ed in quei terribili giorni, re, principi,
+<i>cabeceri</i>, sacerdoti, soldati e popolo sono tutti ubriachi e la sorveglianza
+è quasi nulla.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Urada, — disse Alfredo, colpito da quelle osservazioni.
+Ho udito narrare anch’io che durante quei macelli
+il ginepro scorre a fiumi e che l’ubriachezza diventa generale.
+</p>
+
+<p>
+Chiedi a tuo padre se crede possibile, durante quella confusione,
+entrare inosservati nel tempio sacro dei feticci e rapire
+il fanciullo.
+</p>
+
+<p>
+— Lo crede, — rispose Urada, dopo d’aver interrogato il vecchio, — e
+aggiunge che potresti vendicarti, con maggiore probabilità,
+di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Un’ultima domanda. Verrà con noi ad Abomey, tuo padre?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma si fingerà un tuo schiavo e bisognerà che tu lo renda
+irriconoscibile. Mio padre vuole aiutarti ed esserti vicino per
+consigliarti su quanto dovrai fare.
+</p>
+
+<p>
+— È deciso ad abbandonare il Dahomey?...
+</p>
+
+<p>
+— Ti seguirà dove tu vorrai condurlo. Ormai più nulla lo
+trattiene in questo paese e rinuncia ben volentieri alla sua patria,
+avendo più da temere per la propria vita, che la speranza
+di tornare nelle grazie di Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Verrà adunque con noi e ti prometto, Urada, che non si
+pentirà di aver abbandonato il suo tristo paese. Riconducilo
+nella sua capanna, premendomi che non lo si veda qui. Uno
+dei due schiavi vi scorterà, poi tu ritornerai, avendo bisogno
+dei tuoi consigli.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo regalò al vecchio negro alcune bottiglie di ginepro
+mandategli dal gran <i>cabecero</i> della Città Santa, una rivoltella
+con una scatola di cartuccie ed ottanta piastre di <i>caures</i>, somma
+non lieve nel Dahomey, pregandolo di accettare tuttociò per
+amicizia, poi lo congedò promettendogli di recarsi, l’indomani
+notte, a visitarlo.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora, — disse, quando padre e figlia si furono allontanati
+col dahomeno, — possiamo riposare Antao. Domani andremo
+a visitare il gran <i>cabecero</i>, per ottenere il permesso del re
+di recarci ad Abomey.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano e di tutti gli altri pianeti!... — esclamò il
+portoghese. — Ecco avvicinarsi il terribile momento!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_196">[196]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Ormai non possiamo più tornare indietro e giocheremo
+risolutamente le nostre ultime carte.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo. Si tratta di salvare il fanciullo e anche la nostra
+pelle e ci guarderemo bene di non lasciarla a quell’antropofago
+di Geletè. Sarebbe capace di farne dei tamburi per le
+sue amazzoni. Diavolo!... Dei tamburi colla pelle di uomini
+bianchi!... Che onore pei suoi reggimenti in sottane!...
+</p>
+
+<p>
+— Speriamo di farli fare colla pelle di Kalani, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà più resistente. Buona notte, Alfredo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I due bianchi si ricoricarono fra le casse e malgrado le loro
+apprensioni s’addormentarono tranquillamente, come se si trovassero
+ancora nel paese dei Krepi o dei Togo.
+</p>
+
+<p>
+L’indomani furono svegliati, verso l’alba, da un fracasso indiavolato
+che s’avvicinava. Era un insieme di suoni strani, di
+flauti, d’istrumenti a corda, di cembali e di voci umane con accompagnamento
+di gran cassa.
+</p>
+
+<p>
+Antao ed Alfredo, svegliati di soprassalto, s’affrettarono a balzare
+fuori per vedere di cosa si trattava. Urada, che era già
+tornata e che si trovava in piedi, s’affrettò ad informarli che
+la banda musicale di Geletè veniva a prenderli per condurli dal
+gran <i>cabecero</i>.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove! — esclamò Antao, messo in buon umore
+da quel concerto assordante. — Che onore!... Si manda a prenderci
+colla banda reale!... Che lusso!... Vediamo almeno questi
+bravi ma formidabili musicanti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Urada non si era ingannata. Era veramente la banda reale
+di Kana che si dirigeva verso l’<i>apatam</i> per condurre, coi dovuti
+onori, l’ambasciata dal gran <i>cabecero</i>.
+</p>
+
+<p>
+Quella banda che formava l’orgoglio del sanguinario re, era
+composta d’una cinquantina di artisti negri, preceduti da quattro
+amazzoni in assetto di guerra e dal soldato che aveva guidati
+gli ambasciatori&#8205;<a class="tag" id="tag7" href="#note7">[7]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Venivano primi dieci o dodici <i>ahpolos</i>, ossia poeti erranti che
+cantavano le lodi di Geletè e che declamavano dei proverbi o
+le leggende relative alle gesta eroiche degli antichi monarchi,
+di Guagiah Truda fondatore delle dinastie, di Doherthy e di Bahadu;
+<span class="pagenum" id="Page_197">[197]</span>
+poi seguivano una dozzina di ragazzi che agitavano delle
+frutta secche ripiene di sabbia e di sassolini, quindi dei suonatori
+di flauti di bambù che cavavano dai loro istrumenti delle
+note atrocemente strazianti, di <i>dovron</i>, specie di chitarre formate
+con mezze noci di cocco ricoperte con pelle di serpenti e
+finalmente veniva un negro gigantesco il quale picchiava furiosamente
+un <i>ghedon</i> enorme, specie di tamburo formato d’un
+pezzo di tronco d’albero scavato ed ornato di sculture di genere
+bizzarro.
+</p>
+
+<p>
+Quell’orchestra fragorosa fece due volte il giro dell’<i>apatam</i>
+sempre preceduta dagli <i>ahpolos</i> che cantavano e danzavano come
+se fossero stati colti da un improvviso accesso d’alienazione mentale,
+poi si arrestò dinanzi ai due ambasciatori, raddoppiando il
+fracasso.
+</p>
+
+<p>
+Il soldato s’avvicinò ad Alfredo, gli diede il tradizionale buon
+giorno, poi lo invitò, assieme ai compagni, a recarsi dal gran
+<i>cabecero</i> il quale desiderava vederlo prima di mandare dei corrieri
+a Geletè per informarlo dell’ambasciata.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo, Antao, — disse il cacciatore. — Sangue freddo ed
+audacia e lascia in pace tutti i pianeti del cielo.
+</p>
+
+<p>
+— Dirai che sono muto, — rispose il portoghese.
+</p>
+
+<p>
+Si fecero condurre i loro cavalli, fecero aprire gli ombrelli,
+ma incaricarono uno dei due dahomeni di vegliare sulle loro
+casse, non fidandosi troppo dell’onestà molto dubbia della popolazione.
+</p>
+
+<p>
+Saliti in sella, si misero in marcia preceduti dai poeti erranti
+e dalle amazzoni che gridavano a piena gola: <i>ago!... ago!</i>...
+(largo!... largo!...) e seguiti dai musicisti.... che si sfiatavano
+per dare un saggio della robustezza dei loro polmoni.
+</p>
+
+<p>
+Attraversarono la piazza fra due fitte ali di popolo, il quale
+guardava con viva curiosità i due ambasciatori, ammirando soprattutto
+la ricchezza delle loro vesti e le bardature infioccate,
+e giunsero in breve dinanzi ad uno dei palazzi reali, alla cui
+porta, circondato da una compagnia di amazzoni, li attendeva
+Ghathing-Gan, gran <i>cabecero</i> della Città Santa e confidente di
+Geletè, riparato sotto un monumentale ombrello verde decorato
+d’un mostruoso coccodrillo.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_198">[198]</span></p>
+
+<h2 id="cap27"><span class="smcap">Capitolo XXVII.</span>
+<span class="smaller">Il cabecero Ghating-Gan</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Ghating-Gan era un uomo sulla quarantina, di forme robuste,
+quasi atletiche, dalla fisonomia dura, arcigna, quasi feroce, ma
+anche astuta, con gli occhi piccoli, neri, penetranti&#8205;<a class="tag" id="tag8" href="#note8">[8]</a>.
+</p>
+
+<p>
+Per la circostanza aveva indossato una specie d’ampio mantello
+di cotonina rossa, annodato alla spalla sinistra e che gli
+scendeva fino ai piedi e si era adorni i polsi di braccialetti d’oro
+e d’argento, mentre al collo si era appesa la grossa collana regalatagli
+da Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Alla cintura di lana rossa portava quattro code di cavallo, distintivo
+di grande importanza nel Dahomey, e che solo il re
+può concedere ai suoi più fidati e più grandi personaggi del
+regno.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo gli ambasciatori mosse loro incontro, li salutò con
+molta grazia, giungendo dapprima le mani, poi avvicinandole
+al viso e finalmente allungandole sul petto; Alfredo ed Antao
+credettero bene d’imitarlo, guardandosi dallo stendergli la mano
+per non tradirsi.
+</p>
+
+<p>
+Scambiato così il saluto, Ghating-Gan li invitò a seguirlo nel
+palazzo reale e li condusse in una vasta sala, certamente in
+quella del trono, decorata di grandi parasoli di tutti i colori e
+di tutte le specie, adorna di idoli strani rappresentanti mostri
+d’ogni forma e dinanzi ai quali erano state deposte delle offerte
+consistenti in bottiglie di liquore ed in collane di cauris. In un
+angolo vi era il trono di Geletè, un seggiolone enorme che un
+tempo doveva aver servito a qualche teatro europeo, ricco di
+fregi e di dorature e collocato su di un’alta piattaforma coperta
+di vecchi tappeti scoloriti.
+</p>
+
+<p>
+Ghating-Gan invitò gli ambasciatori a sedersi su alcuni sgabelli
+<span class="pagenum" id="Page_199">[199]</span>
+che erano allineati dinanzi alla piattaforma, poi fece servire
+loro una bottiglia di un certo liquore limpido e spumante che
+portava la marca dello champagne, ma che doveva essere invece
+abbominevole miscela di gin, di sidro e di vetriolo. Il gran <i>cabecero</i>
+però doveva trovarlo squisitissimo, poichè ne tracannò
+lui solo più di mezza bottiglia.
+</p>
+
+<p>
+Bagnata la gola, Alfredo ebbe la parola ed espose, in lingua
+uegbè, lo scopo dell’ambasciata. Si trattava di proporre a Geletè,
+da parte dei capi del Borgu, una alleanza offensiva e difensiva
+contro i bellicosi Yoruba che devastavano incessantemente
+le frontiere dei due Stati con disastrose scorrerie, unitamente
+ad un trattato di commercio. Alfredo, che parlava come un vecchio
+diplomatico, asseriva che un simile trattato sarebbe stato
+d’immenso giovamento ai due Stati confinanti e che i Borgani
+avrebbero prestato man forte a Geletè anche contro le incessanti
+invasioni della razza bianca, marea pericolosa che poteva,
+col tempo, compromettere l’indipendenza del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+Aggiungeva poi che era incaricato di portare doni di molto
+valore al re Geletè da parte dei più cospicui capi del Borgu ed
+altri doni pei grandi <i>cabeceri</i>, onde cooperassero alla buona riuscita
+dell’ambasciata.
+</p>
+
+<p>
+Quand’ebbe terminato di esporgli lo scopo della sua missione,
+Ghating-Gan fece portare una bottiglia di ginepro, avendo l’abitudine
+gli africani di non cominciare le loro <i>palabre</i>, ossia conversazioni
+d’importanza, se prima non si sono ben bagnati
+l’ugola, poi disse:
+</p>
+
+<p>
+— Ciò che chiedono i capi del Borgu è giusto e lo credo un
+buon affare anche pel nostro re, il quale conta più nemici che
+amici. Le genti del Dahomey sono fiere e non temono alcuno,
+ma sanno pure che sono fiere anche le popolazioni del Borgu e
+saranno liete di combattere insieme i Yoruba del Benin, tanto
+più che noi siamo già scarsi di prigionieri di guerra da sacrificare
+nelle <i>feste dei costumi</i>.
+</p>
+
+<p>
+Gli antenati di Geletè diventano sempre più esigenti e chiedono
+più vittime e siamo ora costretti a sacrificare anche i nostri
+stessi sudditi per placare le loro ire. Già tre volte quest’anno
+la terra tremò, scuotendo perfino le tombe reali, e due
+volte il fulmine celeste è caduto sulle capanne di Abomey e
+ciò significa che i monarchi passati nell’altra vita, non sono soddisfatti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_200">[200]</span>
+</p>
+
+<p>
+I capi del Borgu possono quindi essere certi di poter concludere
+il trattato d’alleanza che propongono, ma i loro ambasciatori
+dovranno attendere la fine della <i>festa dei costumi</i>, non
+potendo il nostro re occuparsi per ora di un così importante
+affare. In questi giorni è occupato, coi sacerdoti, nei preparativi
+e nelle preghiere.
+</p>
+
+<p>
+— Sia pure, — rispose prontamente Alfredo, — ma noi vorremmo
+venire presentati a S. M. Geletè prima che le grandi
+feste comincino, rimandando ben volentieri la conclusione del
+trattato a più tardi.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... — esclamò Ghatin-Gan, sorridendo. — Voi siete curiosi
+di assistere alle nostre grandi feste!
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Io credo che il nostro re avrà piacere di avervi al suo
+fianco.
+</p>
+
+<p>
+— Lo farete avvertire del nostro arrivo a Kana?...
+</p>
+
+<p>
+— Quest’oggi stesso gli manderò uno dei miei corrieri, onde
+farvi ottenere un recade che vi permetta di proseguire il cammino
+per la capitale.
+</p>
+
+<p>
+— Dovremo attendere molto?...
+</p>
+
+<p>
+— Il re non prende mai, lì per lì, alcuna decisione. Trattandosi
+di ricevere un’ambasciata, farà prima radunare i grandi
+del regno ed i principi di sangue reale per consigliarsi, quindi
+io credo che non potrete partire prima di otto giorni. In questo
+frattempo però sarete miei ospiti nel palazzo reale.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, gran <i>cabecero</i>, — disse Alfredo, — ma noi preferiamo
+alloggiare sotto l’<i>apatam</i>. Io e mio fratello siamo assai
+amanti della caccia e sapendo che i dintorni di Kana sono ricchi
+di selvaggina, rimarremo sotto la tettoia onde poter alzarci a
+qualunque ora della notte, senza importunare le vostre genti.
+</p>
+
+<p>
+— Fate come volete, ma non rifiuterete i miei viveri ed alcuni
+schiavi per servirvi.
+</p>
+
+<p>
+— Accettiamo di cuore i viveri, ma per gli schiavi sono inutili
+avendo i nostri, i quali conoscono meglio le abitudini dei
+loro padroni.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto prese dalle mani di Urada un cofanetto d’acciaio
+cesellato e lo porse al gran <i>cabecero</i>, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— È per S. M. Geletè e contiene i regali dei capi del Borgu.
+</p>
+
+<p>
+— Ghating-Gan impegna la sua parola che saranno consegnati
+al re a nome dell’ambasciata, — rispose il <i>cabecero</i>.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_201">[201]</span>
+</p>
+
+<p>
+Offrì ancora da bere, poi si alzò. Alfredo comprese che la
+<i>palabra</i> era terminata e si affrettò ad imitarlo. Scambiarono
+nuovamente il saluto, poi l’ambasciata uscì e fece ritorno all’<i>apatam</i>,
+sempre preceduta dalla banda musicale e da una folla
+di curiosi.
+</p>
+
+<p>
+Appena entrati, le quattro amazzoni intimarono minacciosamente
+alla popolazione di allontanarsi, tale essendo l’ordine del
+gran <i>cabecero</i>, poi ricondussero l’orchestra ed i poeti nel palazzo
+reale.
+</p>
+
+<p>
+— Auff!... — esclamò Antao, appena si trovarono soli. — Ero
+arcistucco di dover fare la parte del muto e se la durava ancora
+un po’, mi sfuggivano di bocca tutti i pianeti del firmamento.
+</p>
+
+<p>
+— Per farci tradire, — disse Alfredo. — Guardati dal commettere
+simili imprudenze, in questo regno di barbari.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi?... I pianeti sono la mia passione.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, burlone.
+</p>
+
+<p>
+— Ora però spero di poter mettere in opera la mia lingua.
+</p>
+
+<p>
+— Parla finchè vuoi.
+</p>
+
+<p>
+— Allora permettimi una domanda.
+</p>
+
+<p>
+— Venti se vuoi.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè hai rifiutato l’ospitalità del gran <i>cabecero</i>?... Saremmo
+stati più comodi nel palazzo reale che sotto questa catapecchia.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Antao, ma non avremmo potuto più ricevere il
+padre di Urada. Se l’avessimo fatto, il gran <i>cabecero</i> avrebbe
+potuto nutrire dei sospetti verso di noi.
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione, Alfredo. Io sono sempre stato uno sventato,
+mentre tu eri nato per diventare un furbo diplomatico. Hai delle
+attitudini veramente meravigliose.
+</p>
+
+<p>
+— Sviluppate col continuo contatto dei negri.
+</p>
+
+<p>
+— Possibile che i negri siano diplomatici.
+</p>
+
+<p>
+— E di gran lunga più astuti di quelli europei, Antao, te lo
+dico io. Toh!... Ecco delle provviste che giungono.
+</p>
+
+<p>
+— È la colazione che c’invia il <i>cabecero</i>, — disse il portoghese. — Sia
+la benvenuta.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Quattro schiavi preceduti da un’amazzone, s’avvicinavano
+all’<i>apatam</i> portando sul capo delle grandi ceste di vimini che
+sembravano molto pesanti.
+</p>
+
+<p>
+Le deposero dinanzi alla capanna, poi s’allontanarono frettolosamente.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_202">[202]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Che lusso!... — esclamò Antao, che aveva fatto aprire i
+canestri. Oggi abbiamo anche del montone, del capretto e del
+tabacco. Lasceremo il <i>canalu</i> ai negri ma attaccheremo questa
+carne tenera e deliziosa che sembra arrostita a puntino. Cosa
+ne dici, Alfredo?...
+</p>
+
+<p>
+— Dico che tu cominci a diventare un ghiottone, Antao, — rispose
+il cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+— Pensa, amico, che durante la nostra lunga marcia non abbiamo
+mangiato che del pesce secco e del biscotto.
+</p>
+
+<p>
+— E la tromba d’elefante, ed i pappagalli, e le scimmie?...
+</p>
+
+<p>
+Briccone! Il profumo di questo quarto di montone arrostito ti
+atrofizza la memoria.
+</p>
+
+<p>
+— Può essere, — rispose il portoghese con aria grave, accomodandosi
+davanti ad una cesta. — Orsù attacchiamo!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Mentre i due dahomeni assalivano ingordamente il canalu, i
+due bianchi e Urada misero a sacco le ceste, facendo onore al
+montone, alle <i>atrapas</i>, ed alle frutta che inaffiarono con alcuni
+sorsi di ginepro.
+</p>
+
+<p>
+Durante la giornata i due ambasciatori, o meglio Alfredo
+poichè Antao doveva fingersi muto dinanzi ai dahomeni, in causa
+dei suoi pianeti diventati eccessivamente pericolosi in quel regno,
+ricevette la visita di parecchi dignitari, di <i>cabeceri</i> e di
+<i>moce</i> ossia di funzionari del re, i quali non miravano altro che
+a spillare cortesemente regali ai supposti principi del Borgu e
+possibilmente a vuotare le loro casse. Portavano in regalo qualche
+bottiglia di ginepro o di rhum imbevibile o qualche capretto,
+ma se ne tornavano con dei bei fazzoletti di seta rossa, o con
+delle cartucciere, o con dei braccialetti di rame dorato.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente le casse di Alfredo contenevano una grande
+quantità di quegli oggetti, ma doveva pensare anche ai capi,
+ai <i>cabeceri</i>, ai <i>moce</i>, ai corrieri reali di Abomey e più d’uno
+lo rimandava colla sua bottiglia, fingendo di non comprenderlo
+o facendo dire dai suoi uomini che dormiva o che stava pranzando.
+</p>
+
+<p>
+Alla mezzanotte il padre di Urada, come aveva promesso,
+fece ritorno all’<i>apatam</i>. Recava la notizia che il corriere del
+<i>cabecero</i> era partito per la capitale, onde avvertire Geletè dell’arrivo
+dell’ambasciata.
+</p>
+
+<p>
+— Sono contento di questa notizia ma sono anche inquieto, — disse
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_203">[203]</span>
+</p>
+
+<p>
+— E per quale motivo? — chiese Antao, stupito.
+</p>
+
+<p>
+— Sono parecchie ore che un timore mi tormenta.
+</p>
+
+<p>
+— Quale?...
+</p>
+
+<p>
+— Che Kalani sospetti dell’ambasciata.
+</p>
+
+<p>
+— È impossibile, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Egli mi attende ad Abomey. Sa che io non sono uomo da
+lasciargli nelle mani mio fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Diavolo!... — mormorò il portoghese. — Ciò può essere
+vero, ma ormai è troppo tardi per tornare indietro. Penso
+però che siamo così bene dipinti, che nessuno potrebbe sospettare
+in noi degli europei. Tu poi, sei assolutamente irriconoscibile.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, — disse Urada, — Vuoi un consiglio?...
+</p>
+
+<p>
+— Parla, ragazza, — disse Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Manda mio padre ad Abomey ad esplorare il terreno e ad
+informarsi di ciò che si dice su questa ambasciata.
+</p>
+
+<p>
+— L’idea è bellissima, Urada, ma può tuo padre lasciare
+Kana?
+</p>
+
+<p>
+— È libero e può andare dove gli piace senza chiedere il
+permesso a chicchessia.
+</p>
+
+<p>
+— Io gli darò uno dei nostri cavalli e dell’oro. Può esserci
+molto utile nella capitale, farci avvertire se Kalani ha dei sospetti
+su di noi e darmi anche notizie di mio fratello.
+</p>
+
+<p>
+— E preparare ogni cosa per poterlo rapire, — aggiunse
+Urada. — Mio padre ha conservato delle amicizie in Abomey,
+può avvicinare dei dignitari del re e può quindi avere delle
+informazioni che possono esserti preziose.
+</p>
+
+<p>
+— Accetterà il difficile incarico?...
+</p>
+
+<p>
+— Mio padre farà tutto quello che desiderano i salvatori di
+sua figlia.
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, brava ragazza. Non ci eravamo ingannati sulla tua
+affezione.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Urada espose al vecchio negro il desiderio degli uomini
+bianchi.
+</p>
+
+<p>
+— Domani all’alba, parto, — rispose egli. — Gli uomini bianchi
+possono contare interamente su di me.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, lieto di quella risposta, fece bardare uno dei cavalli,
+consegnò al negro un gruzzolo d’oro che poteva scambiare in
+kauri ed una rivoltella con cinquanta cariche, arma che poteva
+essergli di grande aiuto nella sua pericolosa missione.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_204">[204]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alle due del mattino il negro, dopo d’aver abbracciata Urada
+e stretta la mano ai due bianchi e d’aver promesso di far giungere
+ben presto sue notizie, lasciava l’<i>apatam</i> per recarsi nella
+capitale del Dahomey.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap28"><span class="smcap">Capitolo XXVIII.</span>
+<span class="smaller">Il ritorno di Gamani</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Tre giorni erano trascorsi dalla partenza del corriere di Ghating-Gan
+e del padre di Urada, senza che più alcuna notizia
+fosse giunta ai due europei. Pareva che Geletè fosse troppo
+occupato nei preparativi della festa dei costumi per pensare
+all’ambasciata dei capi del Borgu e che il vecchio negro avesse
+trovato o dei grandi ostacoli, o nessun messaggiero da fidarsi
+per mandare sue nuove.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, le cui inquietudini aumentavano, non sapendo a che
+cosa attribuire quei ritardi e temendo sempre una sorpresa da
+parte dell’astuto Kalani, aveva proposto al cabecero di mandare
+degli altri corrieri ad Abomey per indurre Geletè a decidersi a
+ricevere l’ambasciata, ma senza alcun risultato.
+</p>
+
+<p>
+Non era prudente irritare il feroce monarca, il quale avrebbe
+potuto prendersela col <i>cabecero</i> e far tagliare, senza tante cerimonie,
+la testa ai messaggeri importuni. Era necessario attendere
+il suo beneplacito ed armarsi di pazienza.
+</p>
+
+<p>
+La sera del quarto giorno però, quando Alfredo ed Antao,
+dopo d’aver cenato, si preparavano a coricarsi, videro un negro
+attraversare rapidamente la piazza, come se avesse temuto di
+esser visto dalle amazzoni che stavano di guardia dinanzi ai
+palazzi reali, e precipitarsi sotto l’<i>apatam</i>.
+</p>
+
+<p>
+Temendo che fosse qualche importuno, si erano alzati per
+farlo allontanare, quando il negro si gettò impetuosamente dinanzi
+ad Alfredo, dicendo con voce soffocata:
+</p>
+
+<p>
+— Oh mio padrone!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il cacciatore, stupito, lo aveva prontamente afferrato per guardarlo
+in viso. Un grido, a malapena frenato, gli sfuggì:
+</p>
+
+<p>
+— Gamani!... Tu!... Vivo ancora!...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_205">[205]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, — rispose il negro, ridendo. — Il tuo fedele
+Gamani, che tu credevi morto fra le foreste dell’Ouzmè, la notte
+che fu incendiata la tua fattoria.
+</p>
+
+<p>
+— Lave dell’Etna!... Gamani!... Ma chi ti ha mandato qui?...
+Come hai saputo che noi ci troviamo a Kana?... Parla, spicciati!...
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano, Nettuno e di tutti i pianeti conosciuti ed
+ignoti!... — esclamò Antao. — Gamani!... Sei vivo o sei un’ombra?...
+</p>
+
+<p>
+— Sono in carne ed ossa, padron Antao, — rispose il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Ma parla!... — esclamò Alfredo. — Non vedi che io muoio
+d’impazienza?... Chi ti ha mandato qui?...
+</p>
+
+<p>
+— Un vecchio negro, padre d’una amazzone che è con voi.
+</p>
+
+<p>
+— Il padre di Urada!... — esclamarono Antao ed il cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, sua figlia si chiama Urada.
+</p>
+
+<p>
+— Ma eri ad Abomey?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Schiavo di Kalani forse?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma addetto al tempio dei serpenti e dei feticci.
+</p>
+
+<p>
+— E di mio fratello, cos’è accaduto?... Parla, parla Gamani!
+</p>
+
+<p>
+— È vivo e porto i suoi saluti a te ed al padrone Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... bravo piccino!... — esclamò il portoghese, che era
+vivamente commosso. — Si è ancora ricordato di me!...
+</p>
+
+<p>
+— Siedi Gamani, — disse Alfredo, spingendo innanzi una cassa. — Tu
+mi sembri assai stanco.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, padrone. Ho percorso le tre leghe che separano
+Kana dalla capitale, quasi tutte d’un fiato, per tema di venire
+ripreso e sono sfinito.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Antao sturò una bottiglia di ginepro, riempì una tazza e gliela
+porse, dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Bevi questo, poi parlerai.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro tracannò d’un colpo solo il forte liquore, poi riprese:
+</p>
+
+<p>
+— Ho molte cose da raccontare. Sappi innanzi a tutto, padrone,
+che tuo fratello sta bene e che non corre alcun pericolo,
+essendo sotto la protezione del re e dei sacerdoti. Egli è diventato
+una specie di feticcio che lo mette al coperto dalle vendette
+di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Sa ormai che noi siamo qui?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_206">[206]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone e vi aspetta presto ad Abomey. Il padroncino
+è ben trattato, ma sospira il momento di abbandonare la sua
+prigione e di poterti abbracciare.
+</p>
+
+<p>
+— Povero Bruno, — mormorò Alfredo, con commozione. — Quali
+terribili momenti avrà passati, nelle mani di quei barbari.
+</p>
+
+<p>
+— E Kalani? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— È sempre potente e gode la fiducia di Geletè e di Behanzin,
+il futuro re del Dahomey. Si può dire che tutti tremano
+dinanzi a lui.
+</p>
+
+<p>
+— Si vede che nel Dahomey i bricconi fanno fortuna, — disse
+Antao. — Se i miei affari andranno male, diverrò un furfante
+e verrò qui.
+</p>
+
+<p>
+— Ma perchè Kalani ti ha risparmiato? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Non lo so, padrone, ma forse per dare un compagno a tuo
+fratello. Non è il padroncino che Kalani odia, ma te e lo ha
+rapito solamente per poter averti nelle mani.
+</p>
+
+<p>
+— Lo avevo sospettato. Quel miserabile era certo che io sarei
+venuto nel Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— Sì ed aveva mandato numerosi drappelli di soldati verso
+le frontiere meridionali, per farti sorprendere ed imprigionare.
+</p>
+
+<p>
+— Ed ora, spera ancora di vedermi giungere?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo teme sempre. Sente per istinto che un giorno o l’altro
+tu gli piomberai addosso e vive in continue inquietudini. Sa che
+tu non sei un uomo da lasciargli nelle mani il padroncino.
+</p>
+
+<p>
+— I suoi soldati, la notte che ci tesero un agguato sulle rive
+dell’Ouzmè, ti sorpresero sul sicomoro?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone. Avevano circondato l’albero in venti o trenta,
+minacciando di fucilarmi come fossi un pappagallo. Ne ammazzai
+due, ma poi dovetti discendere per non farmi fracassare le ossa.
+</p>
+
+<p>
+Fui legato e condotto verso la laguna, da dove assistetti, impotente,
+alla distruzione della tua fattoria ed al rapimento di tuo
+fratello.
+</p>
+
+<p>
+— Ha fatto altri prigionieri Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Nessun altro.
+</p>
+
+<p>
+— Ma come hai conosciuto il padre di Urada?...
+</p>
+
+<p>
+— Avendo saputo che io ero un servo di tuo fratello, dopo
+d’aver ottenuto il permesso di entrare nella casa dei feticci,
+ieri venne a trovarmi e mi parlò di voi. Dapprima non lo credetti,
+anzi sospettai un tranello, ma ben presto mi persuasi della
+verità delle sue parole e tramammo la mia fuga.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_207">[207]</span>
+</p>
+
+<p>
+Non essendo io strettamente sorvegliato come tuo fratello,
+potei uscire dalla capanna dei feticci e abbandonare la città
+prima che i sacerdoti se ne fossero accorti.
+</p>
+
+<p>
+— E quali notizie rechi da parte del vecchio negro?
+</p>
+
+<p>
+— Buone per noi. Domani mattina giungerà il <i>recade</i> del re
+ed una scorta per condurvi ad Abomey. Sembra che a Geletè
+prema di farvi assistere alle <i>feste dei costumi</i> e che accetti di
+buon grado le vostre proposte.
+</p>
+
+<p>
+— Cioè quelle dei capi del Borgu, — disse Antao, ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Ancora poche domande, poi ti lascierò riposare, — disse
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+Poi incrociando le braccia e guardandolo fisso, gli chiese con
+voce sibilante:
+</p>
+
+<p>
+— Credi che io lo possa uccidere?...
+</p>
+
+<p>
+— Kalani?... — chiese il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, lui!...
+</p>
+
+<p>
+— Bada, padrone, Kalani è potente quasi quanto Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Ti dico che non lascierò il Dahomey se non l’avrò ucciso.
+</p>
+
+<p>
+— Sarà una cosa difficile ma non impossibile.
+</p>
+
+<p>
+— Potrò adunque vendicarmi di tutto il male che mi ha fatto
+e liberare la terra da quel mostro sanguinario?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma bisognerebbe approfittare della <i>festa dei costumi</i>,
+quando tutti sono ubriachi.
+</p>
+
+<p>
+— Me lo ha detto anche il padre di Urada.
+</p>
+
+<p>
+— So dove potremo sorprenderlo.
+</p>
+
+<p>
+— E tu mi condurrai colà?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone; anch’io odio Kalani e sarei ben contento di ucciderlo,
+come il popolo di Abomey sarebbe lieto di vederlo morto.
+Egli è l’anima dannata di Geletè e di Behanzin.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene: lo ucciderò, — disse Alfredo con accento terribile. — Ora
+puoi riposarti.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Gamani, che non si reggeva quasi più, sfinito dalla lunga e
+rapidissima marcia, s’affrettò ad approfittare del permesso
+sdraiandosi su di una cassa.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao fecero il giro dell’<i>apatam</i> per accertarsi che
+la piazza era deserta, poi s’accomodarono anche loro fra le casse,
+vicini ad Urada.
+</p>
+
+<p>
+L’indomani, ai primi albori, venivano svegliati dalla banda
+di Ghating-Gan, la quale si dirigeva verso la capanna facendo
+un fracasso tale da svegliare anche un sordo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_208">[208]</span>
+</p>
+
+<p>
+Questa volta però era preceduta non da quattro sole amazzoni,
+ma da una mezza compagnia ed era seguita dal <i>cabecero</i>,
+da un inviato reale in alta tenuta, vestito di rosso e armato
+d’una spada coll’impugnatura d’oro e adorna del sigillo reale
+e da otto vigorosi negri i quali portavano due comode amache,
+riparate superiormente da una piccola tenda di cotone azzurro
+ed infioccata.
+</p>
+
+<p>
+Ghating-Gan salutò, con maggiore deferenza del solito, i due
+ambasciatori, poi disse:
+</p>
+
+<p>
+— È giunto un gran <i>moce</i> col <i>recade</i>. Siete attesi ad Abomey,
+dove verrete ricevuti cogli onori che spettano alla vostra posizione
+di ambasciatori d’una nazione potente e guerresca.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il gran <i>moce</i> od inviato del re si fece allora innanzi, s’inginocchiò
+posando la fronte al suolo, dovendo parlare in nome
+del suo potente signore, poi disse:
+</p>
+
+<p>
+— Do ai due ambasciatori il buon giorno in nome di S. M. Geletè
+e reco l’ordine di condurli tosto ad Abomey: attendo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, per mezzo di Urada che serviva d’interprete, fece rispondere
+che ringraziava il grande monarca della decisione di
+ricevere l’ambasciata dei capi del Borgu, prima che avesse
+luogo la festa dei costumi, ma che prima di partire chiedeva
+qualche ora di tempo per preparare le sue casse, pregando il
+gran moce di attenderlo al palazzo reale.
+</p>
+
+<p>
+— Sono agli ordini degli ambasciatori del Borgu, — rispose
+il <i>moce</i>.
+</p>
+
+<p>
+Ad un suo cenno le amazzoni, la banda musicale ed il seguito
+abbandonarono l’<i>apatam</i> per attendere l’ambasciata dinanzi al
+palazzo reale.
+</p>
+
+<p>
+— Ma perchè questo ritardo?... — chiese Antao ad Alfredo
+quando furono soli.
+</p>
+
+<p>
+— Dimentichi Gamani?... — rispose il cacciatore. — Se lo conduciamo
+con noi sarebbe finita per l’ambasciata, poichè Kalani
+non tarderebbe a riconoscerlo.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vuoi farne di lui?...
+</p>
+
+<p>
+— Trasformarlo in un magnifico borgano. Gamani ci è necessario,
+conoscendo ormai le abitudini di Kalani e la capanna dei
+feticci che serve di prigione al mio piccolo Bruno. Affrettiamoci,
+poi partiremo.&nbsp;—
+</p>
+
+<figure><a id="fill-208a"></a>
+ <img src="images/ill-208a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>— .... Il padroncino è ben trattato, ma sospira il momento di abbandonare
+la sua prigione.... (Pag. 206).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+Mentre i due dahomeni cominciavano a caricare le casse sui
+cavalli, Alfredo prese i suoi vasetti di colore ed in pochi minuti
+<span class="pagenum" id="Page_209">[209]</span>
+depose sulla pelle rossastra del suo servo un bello strato di
+nero intenso, poi appiccicò sul viso del fedele servo una lunga
+barba nera.
+</p>
+
+<p>
+Attese che la tinta fosse bene asciutta, poi ordinò a Gamani
+d’indossare un paio di calzoni rossi fiammanti, di stringersi le
+reni con una larga fascia di seta gialla e di gettarsi sulle spalle
+un grande mantello bianco infioccato e adorno di rabeschi rossi.
+Un ampio turbante che gli nascondeva mezzo viso, bastò per
+completare la trasformazione.
+</p>
+
+<p>
+— Credo che nessuno più lo riconoscerà, — disse ad Antao,
+guardando con viva soddisfazione il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Stavo chiedendomi da dove era sbucato quest’uomo, — rispose
+il portoghese. — È assolutamente irriconoscibile e potrà
+avvicinare Kalani senza tema di venire riconosciuto. Ma tu sei
+un vero artista.
+</p>
+
+<p>
+— Se non lo fossi non sarei italiano, — rispose Alfredo. — Siete
+pronti?...
+</p>
+
+<p>
+— È tutto caricato, — dissero Urada ed i due schiavi.
+</p>
+
+<p>
+— Partiamo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao salirono a cavallo, la giovane amazzone e
+Gamani aprirono i due grandi ombrelli a smaglianti colori e la
+piccola carovana si diresse verso il palazzo reale, destando, coi
+suoi costumi pittoreschi, l’ammirazione della folla che gremiva
+la piazza.
+</p>
+
+<p>
+L’orchestra diede fiato ai suoi istrumenti con un crescendo
+spaventoso, mentre le amazzoni, schierate su due file, presentavano
+le armi all’ambasciata, con un insieme ammirabile, facendo
+poscia due scariche in aria.
+</p>
+
+<p>
+Il gran <i>moce</i> pregò gli ambasciatori di scendere dai loro cavalli
+e di prendere posto nelle due amache inviate a loro dal re
+onde non si affaticassero durante il viaggio, poi diede il segnale
+della partenza.
+</p>
+
+<p>
+Il drappello, scortato da otto amazzoni e seguito da Urada,
+Gamani e dai due schiavi che conducevano i cavalli, si pose in
+marcia fra le grida della popolazione ed il fracasso dell’orchestra.
+</p>
+
+<p>
+Attraversata la città fra due fitte ali di popolo plaudente, prese
+la via reale di settentrione, la quale corre, quasi diritta, fino alla
+capitale del regno.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao, comodamente sdraiati nelle loro amache
+<span class="pagenum" id="Page_210">[210]</span>
+che i portatori sostenevano, avevano accese le loro sigarette e
+fumavano beatamente scambiando qualche parola con Urada o
+con Gamani che si erano collocati ai loro fianchi.
+</p>
+
+<p>
+La via reale era davvero bellissima, larga tanto da permettere
+il passaggio a otto cavalli di fronte, ma composta d’una specie di
+minerale granuloso e rossastro che doveva stancare straordinariamente
+i portatori al pari dei terreni sabbiosi o ghiaiosi.
+</p>
+
+<p>
+Una doppia fila di splendidi palmizii la ombreggiava, mentre
+al di là si estendevano immense pianure coperte da un’erba
+alta assai e fitta e da gruppi d’alberi, per lo più palme d’elais.
+Qualche volta però si vedeva giganteggiare anche la mole imponente
+d’un baobab.
+</p>
+
+<p>
+Il drappello procedeva rapido, malgrado la pessima qualità
+del terreno. I portatori, uomini robustissimi ed abituati alle lunghe
+marcie, si avanzavano quasi correndo, scambiandosi di
+mezz’ora in mezz’ora.
+</p>
+
+<p>
+Ben presto la regione, che dopo Kana era ridiventata deserta,
+cominciò ad apparire popolata. Sparsi sui pendii di quei grandi
+scaglioni o sugli altipiani, si vedevano popolosi villaggi e di
+quando in quando qualche forte costruito con grossi terrapieni
+e con alte e robuste palizzate. Probabilmente quei recinti fortificati
+dovevano guardare le vie che dall’est e dall’ovest mettevano
+capo alla capitale.
+</p>
+
+<p>
+I portatori, giunti sull’ultimo altipiano, dopo una faticosa
+salita durata quasi tre ore, segnalarono Abomey, i cui bastioni
+di terra rossastra si disegnavano nettamente, a meno di due
+miglia. Urada, che si trovava presso all’amaca d’Alfredo, mostrò
+a questi una costruzione che doveva essere gigantesca e
+che s’alzava in mezzo alle cinte bastionate.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’è, — chiese il cacciatore, con una certa emozione.
+</p>
+
+<p>
+— Il palazzo del re, — rispose Urada.
+</p>
+
+<p>
+— Credevo che fosse quello dell’uomo che odio.
+</p>
+
+<p>
+— Non si troverà lontano, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Credi Urada, che quell’uomo si troverà presente, quando
+verremo ricevuti dal re?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, purchè si trovi ancora in città.
+</p>
+
+<p>
+— Temi che non vi sia?...
+</p>
+
+<p>
+— L’alta sua carica lo avrà forse costretto ad occuparsi dei
+prigionieri destinati alla <i>festa dei costumi</i>, e può aver lasciata
+momentaneamente la capitale per radunarli.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_211">[211]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Sarei ben contento, per ora, di non trovarmi dinanzi a lui.
+L’idea che possa riconoscermi, malgrado io sia pronto a tutto,
+mi fa gelare il sangue nelle vene.
+</p>
+
+<p>
+— Sei irriconoscibile padrone e poi sono alcuni anni che non
+ti ha più veduto.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Urada.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I portatori ed il gran <i>moce</i> acceleravano allora il passo per
+giungere in città prima del pasto del mezzodì. La via reale era
+diventata piana, essendo aperta sull’altipiano, in mezzo ad una
+immensa prateria disseminata di gruppi considerevoli di capanne
+e di capannuccie, le quali formavano i sobborghi della capitale.
+</p>
+
+<p>
+Di tratto in tratto s’incontravano bande di soldati armati di
+fucili e di coltellacci, che traevano in città qualche drappello
+di schiavi destinati probabilmente alla <i>festa dei costumi</i>. Tutti
+quei disgraziati tenevano in bocca il tormentoso bavaglio di
+legno ed avevano gli occhi schizzanti dalle orbite. Certamente
+non ignoravano a quale terribile sorte erano stati votati.
+</p>
+
+<p>
+Di passo in passo che Antao ed Alfredo s’avvicinavano alla
+capitale del temuto Geletè, le traccie della sue orrende carneficina
+diventavano più numerose. Pareva che i dintorni della
+città fossero diventati un immenso cimitero, messo sossopra da
+un esercito di iene.
+</p>
+
+<p>
+Sotto i più grandi alberi si vedevano a dozzine teschi di
+morti, poi stinchi, tibie e costole umane, poi scheletri interi
+non ancora ben ripuliti dal becco degli uccelli da preda e che
+esalavano nauseabondi odori. Erano gli avanzi dei poveri prigionieri
+sacrificati nelle feste e poi colà trasportati a pasto delle
+belve feroci e degli avvoltoi.
+</p>
+
+<p>
+Qualche scheletro si vedeva perfino inchiodato al tronco degli
+alberi ed Alfredo ed Antao ne videro uno, di alta statura, crocifisso
+sul tronco d’una palma con tre lunghe zagaglie e che
+teneva legato ai polsi un ombrello di cotone, simile a quello che
+adoperavano i missionari della costa, ed un paio di scarpe.
+</p>
+
+<p>
+Probabilmente quel martire era stato sorpreso dalle guardie
+di Geletè mentre cercava di convertire alcuni abitanti e trattato
+in quel barbaro modo per ordine dello stesso re, facendogli
+appendere, per amara derisione, le scarpe, distintivo degli uomini
+bianchi e dei liberi negri della Repubblica di Liberia.
+</p>
+
+<p>
+A duecento passi dalla capitale il drappello fu incontrato da
+un gran <i>moce</i> e da due <i>cabeceri</i>, scortati da due dozzine di
+<span class="pagenum" id="Page_212">[212]</span>
+amazzoni in pieno assetto di guerra. Venivano a salutare gli
+ambasciatori a nome di Geletè e per guidarli nell’abitazione a
+loro assegnata.
+</p>
+
+<p>
+Cinque minuti dopo facevano la loro entrata nella capitale
+del sanguinario monarca.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap29"><span class="smcap">Capitolo XXIX.</span>
+<span class="smaller">Nella tana del leone</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Abomey era la città più popolosa del Dahomey ed anche la
+più fortificata, essendo la sede dei monarchi e delle principali
+forze dello stato.
+</p>
+
+<p>
+Un grande bastione di terra battuta, capace di far fronte a
+qualsiasi assalto di soldati negri, ma non di opporre una lunga
+resistenza ad una batteria di cannoni europei, la circondava. Alcune
+breccie, aperte sopra dei ponti gettati attraverso il fossato,
+servivano di porte.
+</p>
+
+<p>
+La città nulla però aveva d’attraente. Era un ammasso di
+tuguri dalle pareti di terra e coi tetti di stoppia, divise in parecchi
+<i>salam</i>, ossia quartieri con vie strette, sudicie, puzzolenti, dove
+marcivano carogne d’animali ed anche gran numero di corpi
+umani dopo le feste delle <i>grandi usanze</i> o dei <i>costumi</i>.
+</p>
+
+<p>
+La sola cosa notevole era la grande piazza del Mercato, un
+quadrilatero immenso in gran parte occupato dalla reggia formata
+da un palazzo di dimensioni enormi, la cui facciata misurava
+oltre seicento metri, tutto traforato da un numero immenso
+di finestre senza imposte e dall’aspetto minaccioso. Due vaste
+terrazze che servivano pei sacrifici umani, guardate da parecchi
+pezzi d’artiglieria, lo fiancheggiavano, mentre un alto e solido
+muro lo proteggeva ai lati e nella parte posteriore.
+</p>
+
+<p>
+Due sole porte, difese da enormi battenti in legno ed in ferro
+e guardate giorno e notte da una compagnia di amazzoni, permettevano
+l’accesso.
+</p>
+
+<p>
+Pure su quell’ampia piazza sorgeva il tempio dedicato ai serpenti
+e quello dei feticci, contenente questo un gran numero di
+divinità le une più barocche delle altre, mostri informi di terra
+<span class="pagenum" id="Page_213">[213]</span>
+cotta dorata, o di legno malamente scolpito, o di avorio, o
+di rame.
+</p>
+
+<p>
+La sua popolazione, comprese le tremila amazzoni che formavano
+la guardia reale, ordinariamente non superava le ventimila
+anime, ma durante le feste delle <i>grandi usanze</i> si triplicava, accorrendo
+curiosi da tutte le vicine borgate, quantunque un non
+piccolo numero di quei poveri sudditi del barbaro re più non
+dovesse tornare alle natìe capanne.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao a cavallo, fiancheggiati dai loro porta-ombrelli
+e preceduti dal gran <i>moce</i>, dai <i>cabeceri</i> e dalla scorta
+armata e seguìti dai loro uomini, attraversarono la capitale destando
+fra la popolazione la più viva curiosità e furono condotti
+in una grande capanna circolare, colle pareti di mattoni cotti
+al sole ed il tetto di foglie di palma, situata quasi di fronte al
+palazzo reale.
+</p>
+
+<p>
+Per ordine del re vi erano state portate delle sedie, due brande,
+un tavolo, dei viveri, delle legna, del vasellame e mandati quattro
+schiavi per servire i due ambasciatori.
+</p>
+
+<p>
+Il gran <i>moce</i> osservò se nulla mancava, ordinò agli schiavi
+di tenersi agli ordini dei due grandi personaggi ospiti del re,
+minacciando di far loro troncare il capo alla più piccola disobbedienza,
+poi salutati Alfredo ed Antao, fece cenno di volersi
+ritirare per recarsi ad informare il suo potente signore.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo con un gesto lo trattenne, e da Urada gli fece chiedere
+quando gli ambasciatori del Borgu avrebbero potuto vedere
+il re.
+</p>
+
+<p>
+— S. M. è troppo occupato per ora per trattare cose tanto
+importanti, — rispose il gran <i>moce</i>, — ma credo che si degnerà
+ricevere ben presto i saluti dei guerrieri del Borgu. Dopo le
+grandi <i>feste dei costumi</i> si potrà discutere il trattato d’alleanza.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene, — rispose Alfredo. — I rappresentanti del Borgu
+attenderanno pazientemente le decisioni del potente monarca del
+Dahomey, intanto manderanno a lui i regali dei principi borgani.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Ciò detto mise nelle mani del gran <i>moce</i> e dei due <i>cabeceri</i>
+tre cofanetti di metallo lavorato, che aveva fatto estrarre dalle
+sue casse.
+</p>
+
+<p>
+I tre dignitari li ricevettero con una specie di venerazione e
+s’affrettarono a lasciare la capanna, ringraziando i due ambasciatori.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_214">[214]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Giove, Marte, Venere, Sat....
+</p>
+
+<p>
+— Basta, — disse Alfredo, vedendo che il portoghese stava per
+continuare. — Mi hai detto che erano proprio morti pel Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, — disse Antao, ridendo, — ma non ne potevo più.
+Pensa che sono muto dalle cinque di stamane e che la mia lingua
+minacciava di atrofizzarsi per sempre, se il mio supplizio continuava.
+Il diavolo si porti gli ambasciatori, il Borgu, i <i>moci</i>,
+i <i>cabeceri</i> ed anche quell’animalaccio di Geletè!... Tutte queste
+cerimonie mi fanno venire l’emicrania e ti confesso che sarei
+ben più felice di trovarmi ancora sulle rive dell’Ouzmè, a cacciare
+gli ippopotami. Almeno là avrei potuto far crepare tutti
+i pianeti mille volte al giorno, a mio piacimento.
+</p>
+
+<p>
+— Sii paziente per un po’ di giorni ancora, mio povero amico, — rispose
+Alfredo. — Ormai il più è fatto e in breve rivedremo ancora
+le rive dell’Ouzmè.
+</p>
+
+<p>
+— Spero che quei ciarlatani dalle code di cavallo ci lascieranno
+in pace qualche giorno.
+</p>
+
+<p>
+— Sono troppo occupati nelle loro feste, per badare a noi
+per ora.
+</p>
+
+<p>
+— Ma a quell’antropofago di Geletè, cos’hai mandato?...
+</p>
+
+<p>
+— Delle collane d’oro, dei braccialetti, degli anelli ed una
+corona da re d’argento dorato. Bisogna essere un po’ generosi
+con Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Purchè non paghi la tua generosità tagliando il collo a
+noi?... Quel furfante sarebbe capace, ma.... che questi schiavi
+comprendano ciò che diciamo?...
+</p>
+
+<p>
+— Non aver questo timore, Antao. Puoi parlare a tuo bell’agio,
+poichè non comprendono il portoghese e tanto meno
+l’italiano.
+</p>
+
+<p>
+— Sarei più contento che tornassero da Geletè!
+</p>
+
+<p>
+— Se li rimandassimo, il re sarebbe capace di farli decapitare.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, — disse in quel momento Urada, avvicinandosi ad
+Alfredo. — Ho veduto mio padre passeggiare dinanzi al palazzo
+reale.
+</p>
+
+<p>
+— Fallo venire, — disse Antao.
+</p>
+
+<p>
+— No, — rispose Alfredo. — Il vecchio è prudente e aspetterà
+che tutti questi curiosi che ci spiano si siano allontanati, per
+venire qui.
+</p>
+
+<p>
+— Cacciamoli via, Alfredo. Giacchè Geletè ha messo a nostra
+disposizione i suoi schiavi, facciamoli un po’ lavorare.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_215">[215]</span>
+</p>
+
+<p>
+— L’idea non è cattiva, Antao.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Urada avvertì gli schiavi del desiderio dei loro nuovi padroni.
+Non aveva ancora terminato di parlare che i quattro negri, armatisi
+rapidamente di canne lunghe e flessibili, si scagliarono
+contro la folla urlando a squarciagola e bastonando senza misericordia.
+</p>
+
+<p>
+Bastarono pochi istanti perchè quei curiosi si dileguassero in
+tutte le direzioni come un branco di cervi spaventati, anzi Antao
+ed Alfredo dovettero intervenire per moderare l’eccessivo zelo
+dei quattro schiavi, i quali minacciavano di accoppare due o tre
+disgraziati che erano stati travolti dai fuggiaschi.
+</p>
+
+<p>
+— Calma, bollenti diavoli, — disse Antao. — Sta bene che percuotiate
+in nome del re, ma non vogliamo che storpiate nessuno.
+Morte di Marte!... Che gragnuola e che fuga!...
+</p>
+
+<p>
+— Ma è stata una gragnuola provvidenziale, — disse Alfredo. — Ecco
+il padre di Urada che si avvicina alla nostra dimora.
+</p>
+
+<p>
+— Facciamo rientrare i negri o lo accopperanno, Alfredo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio dahomeno, fingendo di guardare ora il palazzo reale,
+ora la vasta piazza ed ora le capanne come un tranquillo curioso,
+s’avvicinava lentamente alla dimora degli ambasciatori.
+</p>
+
+<p>
+Dopo d’aver girato e rigirato per dieci minuti, sempre più
+avvicinandosi, passò dietro la grande capanna e guizzò celeremente
+entro la porta, senza quasi essere stato veduto dai curiosi
+che si tenevano sugli angoli delle vie.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente! — esclamò Alfredo, prendendolo per una mano
+e conducendolo entro la dimora.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio negro salutò i due bianchi con un amabile sorriso,
+abbracciò Urada, poi accomodatosi su di una cassa, accennò a
+voler parlare. L’amazzone gli si sedette accanto per tradurre le
+sue parole.
+</p>
+
+<p>
+— Come già avrete saputo, non ho perduto il mio tempo, — diss’egli,
+guardando Gamani. — Quel vostro negro vi avrà già
+detto che io ho visitato il tempio dei serpenti, dove si trova prigioniero
+il fanciullo che cercate.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, lo sappiamo, — rispose Alfredo. — L’hai riveduto mio
+fratello?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, stamane. Volevo bene imprimermi nel cervello la topografia
+del tempio, per poter agire con sicurezza quando noi tenteremo
+il colpo.
+</p>
+
+<p>
+— Sta bene il fanciullo?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_216">[216]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Gode ottima salute e vi aspetta.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... Mio povero Bruno!... — esclamò Alfredo, con un sospiro. — Come
+gli sembreranno lunghe le ultime ore della sua
+prigionìa. Credete possibile la sua liberazione?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì....
+</p>
+
+<p>
+— E troverò colà anche Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— So che qualche volta dorme nel recinto sacro, ma non sempre
+però.
+</p>
+
+<p>
+— Si trova in città ora?
+</p>
+
+<p>
+— È tornato quest’oggi, dopo d’aver raccolti gli schiavi destinati
+alla festa di domani.
+</p>
+
+<p>
+— Di domani hai detto?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Geletè ha paura ad indugiare. Anche ieri notte la terra
+ha tremato e ciò indica che i suoi avi sono malcontenti di lui
+e che reclamano nuove offerte di vittime umane. Questa sera si
+prepareranno le grandi piattaforme pel getto delle ceste.
+</p>
+
+<p>
+— Canaglie, — brontolò Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Ma dove potrò assalire Kalani?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ti consiglierei di sorprenderlo a casa sua. Domani sera tutti
+saranno ubriachi, anche le sue guardie e potremo introdurci
+nella sua abitazione con maggior facilità e ucciderlo.
+</p>
+
+<p>
+— È lontana la casa di Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— È situata nel <i>salam</i> vicino.
+</p>
+
+<p>
+— Allora è necessario che tu non ci abbandoni più per poterci
+guidare.
+</p>
+
+<p>
+— Rimarrò qui e vi attenderò.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, — disse in quel momento Gamani, che vegliava
+presso la porta della capanna. — Un gran <i>moce</i>, scortato da un
+drappello d’amazzoni, si dirige a questa volta.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vorrà il re da noi?... — chiese Alfredo, aggrottando
+la fronte.
+</p>
+
+<p>
+— Vi manderà l’invito per le feste di domani, — disse il vecchio
+negro.
+</p>
+
+<p>
+Il gran <i>moce</i>, giunto dinanzi alla capanna, ordinò alle amazzoni
+di salutare militarmente i due ambasciatori che si erano
+affrettati ad uscire, poi disse:
+</p>
+
+<p>
+— In nome di S. M. Geletè e del principe Behanzin-Aidjeri,
+invito gli ambasciatori della potente nazione del Borgu alla festa
+dei <i>grandi costumi</i> che avrà luogo domani, dopo i sacrifici notturni.
+I principi del Borgu avranno un posto d’onore.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_217">[217]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Grazie, — rispose asciuttamente Alfredo, mentre Antao,
+dopo udita la traduzione, aggiungeva:
+</p>
+
+<p>
+— Che il diavolo impicchi quell’antropofago di Geletè e tutti
+i suoi abominevoli satelliti, per tutti i pianeti del cielo! Se
+qualcuno vi piombasse sul cranio, sarebbe un gran bravo pianeta!...&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap30"><span class="smcap">Capitolo XXX.</span>
+<span class="smaller">Le stragi della «festa dei costumi»</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Quella notte i due europei ed i loro uomini, non furono capaci
+di chiudere gli occhi un solo momento.
+</p>
+
+<p>
+Bande di soldati giungevano ad ogni istante sulla vasta piazza,
+spingendosi innanzi, fra grida, minaccie e bastonate gli schiavi
+destinati ai sacrifici orrendi dell’indomani e facendo salve a polvere
+per annunciare agli spiriti irritati dei monarchi, che Geletè
+si preparava a mantenere la promessa.
+</p>
+
+<p>
+Dietro ai soldati venivano turbe di negri accorsi da tutti i vicini
+villaggi, per prendere parte alla distribuzione di vesti e di
+liquori che suole fare la corte reale in quelle atroci circostanze.
+</p>
+
+<p>
+Quei negri chiassosi, già mezzi ebbri di birra di sorgo, si accalcavano
+dinanzi alle due enormi piattaforme che sorgevano ai
+due lati della porta principale del palazzo del re, onde essere i
+primi a decapitare le sciagurate vittime che dovevano essere
+gettate sulla piazza.
+</p>
+
+<p>
+Prima della mezzanotte fra soldati, amazzoni e abitanti vi erano
+almeno ventimila persone stipate sulla piazza, in attesa dello
+spuntare del sole, momento indicato pel principio delle esecuzioni
+pubbliche.
+</p>
+
+<p>
+Diciamo pubbliche, poichè nel palazzo reale dovevano essere
+già cominciate quelle private che si fanno ordinariamente di
+notte. Infatti, fra tutti quei clamori, dalle numerose finestre
+dell’enorme palazzo, di quando in quando uscivano delle urla
+acute, strazianti, che facevano fremere di sdegno Alfredo e andare
+in furia l’ottimo portoghese, il quale si sfogava distribuendo
+legnate all’impazzata ai negri che si pigiavano contro le pareti
+della capanna.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_218">[218]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Stupidi!... — gridava il brav’uomo, dimenticandosi di dover
+fingersi muto. — Scannano i vostri fratelli e voi applaudite!...
+Meritereste la forca degli schiavi, canaglie!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente la sua voce veniva coperta da quei clamori
+sempre più assordanti e ben pochi facevano caso a lui. Tutt’al
+più si tiravano da una parte guardando, con stupore, quell’indemoniato
+che picchiava con un vigore non comune e con un’abbondanza
+straordinaria.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, suo malgrado, dovette intervenire per frenare il bollente
+amico, temendo che nei dintorni della capanna si aggirasse
+qualche spia del re incaricata di sorvegliare il contegno degli
+ambasciatori.
+</p>
+
+<p>
+Quando l’alba spuntò, la vasta piazza era completamente stipata.
+Una moltitudine di braccia armate di coltellacci i quali
+dovevano servire per decapitare le povere vittime della superstizione,
+si agitava burrascosamente.
+</p>
+
+<p>
+Quei negri sanguinari chiedevano, con urla formidabili, con
+scoppi di veri ruggiti, il principio delle esecuzioni.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di tutti i pianeti!... — esclamò Antao, che dall’alto
+d’una cassa, spingeva gli sguardi su quelle masse tumultuanti. — Ma
+questi non sono esseri umani, sono dei leoni in furore assetati
+di sangue!... Ci vorrebbe qui il mio amico Conshelloz con
+la sua batteria di cannoni per mitragliare a dovere questi negracci.
+Ma dov’è quel gaglioffo di Geletè, il gran beccaio ed i
+suoi aiutanti?...
+</p>
+
+<p>
+— Comparirà presto, — rispose Alfredo che si teneva al suo
+fianco. — Vedo che le amazzoni si sono disposte in forma d’immenso
+triangolo dinanzi al palazzo e ciò indica che Geletè sta
+per venire.
+</p>
+
+<p>
+— E noi, rimarremo qui?...
+</p>
+
+<p>
+— Verranno ad offrirci un posto d’onore.
+</p>
+
+<p>
+— Io lo rifiuterò. Non posso assistere tranquillo a questi
+massacri.
+</p>
+
+<p>
+— Ti guarderai bene dal rifiutare un invito del re, Antao.
+Una risposta negativa o scortese, equivarrebbe alla perdita della
+nostra vita.
+</p>
+
+<p>
+— Siamo ambasciatori.
+</p>
+
+<p>
+— Ma nelle mani del più feroce e del meno scrupoloso dei
+monarchi africani. Guarda!...
+</p>
+
+<p>
+— Cosa vedi?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_219">[219]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Un drappello d’amazzoni guidato da un corriere del re,
+che si avanza verso la nostra capanna.
+</p>
+
+<p>
+— Vengono a prenderci?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, Antao.
+</p>
+
+<p>
+— E dovremo accettare l’invito!
+</p>
+
+<p>
+— È necessario, Antao, — rispose Alfredo, con voce grave.
+</p>
+
+<p>
+— E Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Spero che non ci riconoscerà.
+</p>
+
+<p>
+— Lo troveremo presso Geletè?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo temo. Hai le pistole?.
+</p>
+
+<p>
+— Le ho nascoste sotto la giacca.
+</p>
+
+<p>
+— Sii pronto a tutto: stiamo per giuocare una carta terribile.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!...
+</p>
+
+<p>
+— Sii calmo, amico.
+</p>
+
+<p>
+— Lo sarò, te lo prometto, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Te lo domando pel mio Bruno, — disse il cacciatore, con
+voce commossa.
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese gli prese la destra e gliela strinse in silenzio.
+</p>
+
+<p>
+In quel momento il corriere del re e le amazzoni erano
+giunti dinanzi alla capanna. Come Alfredo aveva previsto, venivano
+ad invitare i principi del Borgu, in nome del re, affinchè
+assistessero alla grande cerimonia in onore dei defunti monarchi
+del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+Ad un cenno del cacciatore, Urada e Gamani aprirono i due
+grandi ombrelli, mentre i due dahomeni si collocavano dietro i
+due ambasciatori portando in ispalla i fucili, ma col calcio in
+aria e la bocca verso terra.
+</p>
+
+<p>
+Le amazzoni formarono un cerchio attorno a loro e l’ambasciata
+attraversò la piazza lentamente, aprendosi faticosamente
+il passo fra la folla che si accalcava sul suo passaggio.
+</p>
+
+<p>
+Giunta dinanzi ad una delle due grandi piattaforme, il corriere
+del re condusse Alfredo ed il seguito sulla più elevata, facendoli
+accomodare su di alcuni scanni che erano coperti di pelli di
+leone, poi si coricò dinanzi a loro come per far comprendere
+alla folla che quelle persone erano sotto la protezione del potente
+e temuto monarca.
+</p>
+
+<p>
+Intorno ai due ambasciatori ed ai loro servi si erano intanto
+seduti, ma ad una certa distanza, i grandi dignitari del regno,
+cabeceri insigniti di una, due, tre e perfino quattro code di cavallo,
+gran moci e comandanti di truppe.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_220">[220]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed il portoghese avevano gettato un rapido sguardo
+su tutti quei negri impettiti e orgogliosi, che si pavoneggiavano
+nelle loro larghe e variopinte vesti ricamate d’oro, credendo
+di scorgere fra di loro Kalani, ma non lo videro.
+</p>
+
+<p>
+— Meglio così, — disse Alfredo a voce bassa, rivolgendosi ad
+Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia col re? — chiese questi.
+</p>
+
+<p>
+— Lo credo.
+</p>
+
+<p>
+— Allora ci sarà lontano.
+</p>
+
+<p>
+— Lo vedremo sull’altra piattaforma. Il posto del re è là,
+poichè vedo che stanno aprendo il grande parasole reale.
+</p>
+
+<p>
+— È una vera cupola; i nostri fanno una ben meschina figura
+nel paragone.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alcuni <i>cabeceri</i>, aiutati da una mezza dozzina di negri, avevano
+portato l’ombrello reale e l’avevano aperto per riparare
+dagli ardenti raggi del sole S. M. negra.
+</p>
+
+<p>
+Era di dimensioni veramente gigantesche, di stoffa rossa con
+frange bianche e su di un lato si vedeva dipinto un mostruoso
+coccodrillo colle mascelle aperte, lo stemma della casa reale del
+Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+Quasi subito i clamori della folla si spensero ed un silenzio
+profondo, che aveva un non so che di pauroso, successe come
+per incanto.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa sta per succedere? — chiese Antao ad Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sta per comparire il re, — rispose il cacciatore.
+</p>
+
+<p>
+— Il gran macellaio!...
+</p>
+
+<p>
+— Taci, imprudente.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Una porta aperta nella grossa parete della cinta e che comunicava
+colla piattaforma si era aperta e S. M. negra era comparsa,
+seguìta da una dozzina di <i>cabeceri</i> e di <i>gran moci</i> e da
+uno stuolo di stregoni e di guardiani dei templi, recanti i feticci
+prediletti di Geletè, dei mostri di creta dorata che avevano
+le bocche aperte, dei serpenti pure di creta dorata di dimensioni
+enormi e certi fantocci che volevano rassomigliare ad esseri
+umani ma che invece del capo avevano dei becchi d’uccelli
+di rapina.
+</p>
+
+<p>
+Il feroce monarca aveva il viso quasi interamente nascosto
+da una specie di turbante di seta verde ricamata in oro ed il
+corpo avvolto in un ampio mantello di seta bianca, stretto alla
+cintura da una fascia di lamine d’oro.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_221">[221]</span>
+</p>
+
+<p>
+Si tenne un momento ritto in mezzo alla piattaforma, guardando
+la folla che stipava la piazza, poi si sedette su di un gran
+seggiolone coperto da un arazzo giallo, mentre ai suoi piedi, si
+sdraiava, su di un cuscino, Behanzin, il futuro re del Dahomey
+ed anche l’ultimo.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto Alfredo, che teneva gli sguardi fissi sul palco
+reale, strinse fortemente un braccio d’Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Cos’hai? — gli chiese il portoghese, stupito.
+</p>
+
+<p>
+— Guardalo!...
+</p>
+
+<p>
+— Chi?... Il re?...
+</p>
+
+<p>
+— No, Kalani!... — rispose Alfredo, coi denti stretti.
+</p>
+
+<p>
+Un negro d’alta statura, coperto da un ampio mantello di
+cotone bianco adorno di serpentelli dipinti in rosso e col capo
+irto di penne d’uccelli di rapina, si era avanzato fino all’orlo
+della piattaforma.
+</p>
+
+<p>
+Era un uomo dai lineamenti arditi, dallo sguardo vivo, penetrante,
+intelligente e dalla carnagione assai cupa. Si capiva
+anche a prima vista che non apparteneva alla razza dahomena,
+ma si capiva pure che quel negro doveva possedere una energia
+ben superiore ai suoi snervati compatrioti delle regioni del sud.
+La sua voce, potente come quella d’un leone, echeggiò nella
+vasta piazza, dominando il fracasso della banda reale e le grida
+degli <i>ahpolos</i> celebranti le truci imprese del sanguinario monarca.
+</p>
+
+<p>
+Kalani invitava i capi tribù ed i capi dei <i>salam</i>, ossia dei
+quartieri delle varie città dei Dahomey, a deporre ai piedi del
+re il dono cui erano obbligati ad offrire in segno di sudditanza.
+</p>
+
+<p>
+Tosto Alfredo ed Antao, dal loro elevato posto, videro avanzarsi
+attraverso la piazza, strisciando nella polvere come tanti
+serpenti, oltre cento negri, ognuno dei quali portava seco un
+sacchetto di tela contenente il dono.
+</p>
+
+<p>
+Salirono, sempre strisciando e tenendo la testa china al suolo,
+come se fosse loro vietato di guardare in viso il monarca, le
+gradinate della vasta piattaforma e andarono a deporre le offerte
+dinanzi al trono, ritirandosi poi dietro ai <i>cabeceri</i>, ai <i>moci</i> ed
+ai guardiani del tempio.
+</p>
+
+<p>
+Kalani aveva ripresa la parola, rivolgendosi alla popolazione
+ed alle amazzoni schierate dinanzi alle due piattaforme. Parlava
+con aria da ispirato, cogli sguardi fissi sul sole che allora si
+mostrava, in tutto il suo splendore, sugli ultimi altipiani. Avvertiva
+<span class="pagenum" id="Page_222">[222]</span>
+gli abitanti dei Dahomey delle lagnanze dei defunti monarchi
+per la scarsità dei sacrifici umani, delle loro tremende
+minaccie di mandare a soqquadro il regno e della decisione
+presa dal potentissimo Geletè di raddoppiare il numero delle
+vittime onde calmare gli sdegni dei fondatori della dinastia, e
+quindi la necessità d’intraprendere altre guerre coi popoli vicini
+per avere un gran numero di prigionieri da macellare.
+Terminò promettendo, in nome del re, una grande spedizione
+guerresca nei paesi dei Krepi e dei Togo e contro gli Jesa di
+Ckiadan, da intraprendersi dopo i raccolti.
+</p>
+
+<p>
+Poco dopo, mentre il sanguinario capo dei sacerdoti si rinvigoriva
+lo stomaco tracannando una mezza bottiglia di ginepro,
+datagli dal re, le amazzoni allargavano le loro file per lasciare
+uno spazio sufficiente alle esecuzioni.
+</p>
+
+<p>
+Venti schiavi, tutti uomini, colla testa adorna di penne d’uccelli
+e le braccia e le gambe coperte di numerosissimi anelli di
+rame, furono condotti sulla piazza. Quei disgraziati erano tutti
+capi di tribù, fatti prigionieri un mese innanzi al di là del Mono.
+Parevano rassegnati al loro triste destino, poichè non opponevano
+alcuna resistenza ai soldati che li spingevano verso la piattaforma
+reale, anzi mostravano una calma ammirabile.
+</p>
+
+<p>
+Quei venti capi erano destinati a recarsi dai defunti monarchi
+del Dahomey per avvertirli, che d’ora innanzi, Geletè avrebbe
+meglio osservate le feste dei <i>grandi costumi</i> e che avrebbe sacrificato
+un maggior numero di vittime.
+</p>
+
+<p>
+Prima che se ne andassero all’altro mondo a trovare i defunti,
+il re ordinò che si rinvigorissero con un bicchiere di ginepro
+e che si consegnasse a loro una fila di <i>cauris</i> (circa lire 2,50)
+per provvedersi di che mangiare lungo il viaggio ed una bottiglia
+di <i>rhum</i> di tratta per dissetarsi, poi fece cenno al carnefice
+di cominciare le esecuzioni.
+</p>
+
+<p>
+Fu l’affare di pochi istanti. Il gran giustiziere del re, un
+negro gigantesco che doveva essere dotato d’una forza prodigiosa,
+in pochi istanti, colla sua larga e affilatissima sciabola,
+aveva fatto cadere al suolo le venti teste.
+</p>
+
+<p>
+Antao nauseato, aveva fatto atto d’alzarsi per prorompere
+forse in invettive contro il sanguinario re, a rischio di compromettere
+la propria vita e quella dei compagni, ma Alfredo, con
+un gesto imperioso, l’aveva costretto a riprendere subito il suo
+posto.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_223">[223]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Un gesto solo basta per perderci tutti, — gli mormorò all’orecchio. — Se
+vuoi farci assassinare, alzati e parla.
+</p>
+
+<p>
+— Non commetterò mai simile imprudenza, Alfredo, — rispose
+il portoghese, — ma queste atroci esecuzioni mi fanno diventare
+idrofobo.
+</p>
+
+<p>
+— E credi che io sia tranquillo?... Darei dieci anni di vita
+per balzare alla gola di Geletè e di quella canaglia di Kalani.
+Queste scene mi fanno orrore, eppure sono costretto a frenarmi
+per salvare la nostra vita e quella del piccolo Bruno.
+</p>
+
+<p>
+— Non mi muoverò, Alfredo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Intanto i sacrifici in grande erano cominciati dinanzi alla
+piattaforma reale. Dopo la decapitazione di quei venti capi,
+erano stati sacrificati sessanta buoi, dodici cavalli ed un coccodrillo,
+poi una banda di sessanta negri fra uomini e donne.
+</p>
+
+<p>
+Il sangue che usciva da quell’ammasso di corpi, scorreva per
+la piazza, arrossando i piedi di quelle migliaia di spettatori,
+mentre un odore nauseante si espandeva in aria, quell’acre
+odore che si sente nei macelli.
+</p>
+
+<p>
+Il popolaccio ed i soldati applaudivano freneticamente l’abilità
+del gigantesco carnefice e guazzavano in mezzo a quel sangue
+come se fossero diventati tigri. Con urla spaventevoli, reclamavano
+nuovi sacrifici per placare gli spiriti irritati dei
+defunti monarchi.
+</p>
+
+<p>
+Geletè non si faceva pregare. Ad un suo ordine nuove truppe
+di schiavi terrorizzati venivano spinti, a legnate, a pugni, a
+calci, in mezzo al vasto triangolo formato dalle amazzoni e nuove
+teste rotolavano a destra ed a manca.
+</p>
+
+<p>
+Al grande giustiziere del re si erano uniti altri due carnefici
+e le pesanti ed affilate lame cadevano senza misericordia, mietendo
+le file di quei disgraziati prigionieri di guerra, mentre
+altri, forse gli aiutanti, raccoglievano le teste formando ai due
+lati della piattaforma due orribili piramidi.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto si fece un profondo silenzio. Sulla cima delle
+muraglie del palazzo reale erano saliti dei robusti soldati portando
+delle grandi ceste, specie di panieri che avevano una sola
+apertura dalla quale si vedeva uscire una testa umana.
+</p>
+
+<p>
+In ognuna di quelle ceste era stato rinchiuso un povero negro,
+destinato a soddisfare le brame sanguinarie del popolo.
+</p>
+
+<p>
+— Gran Dio?... — esclamò Antao, inorridito. Cosa sta per succedere?...
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_224">[224]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Il re sta per lanciare i suoi regali al popolaccio, — rispose
+Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Dei regali viventi che quelle canaglie si affretteranno a
+fare a brani.
+</p>
+
+<p>
+— A decapitare, Antao, poichè ogni testa si può cambiare con
+una bottiglia di rhum o di ginepro o una fila di cauris. Sarà
+l’ultimo sacrificio per oggi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I soldati intanto avevano deposti sul margine del muraglione
+quelle cinquanta o sessanta ceste. Le vittime che vi stavano
+rinchiuse dimenavano disperatamente la testa e mandavano urla
+di terrore, ma si trovavano nell’assoluta impossibilità di reagire,
+avendo le braccia e le gambe strettamente imprigionate.
+</p>
+
+<p>
+Ad un cenno di Kalani tutti quei panieri furono precipitati
+nel vuoto, schiacciandosi contro le pietre della piazza. Allora
+accadde una scena mostruosa. La folla, come se fosse improvvisamente
+impazzita, si era scagliata con impeto irresistibile
+su quelle ceste. Quei truci negri avevano impugnati i loro coltellacci
+e si disputavano ferocemente le teste delle vittime che
+per loro rappresentavano una solenne ubriacatura.
+</p>
+
+<p>
+In pochi istanti i panieri furono sventrati, i poveri schiavi,
+vivi o moribondi o morti in causa della caduta, furono strappati
+fuori e decapitati e le teste sanguinanti furono tosto cambiate
+contro file di cauris e bottiglie di ginepro o di rhum di
+tratta.
+</p>
+
+<p>
+Era il segnale dell’orgia. Dalla piattaforma reale Geletè, Kalani,
+i <i>cabeceri</i> ed i <i>moci</i> gettavano sul popolo, per vedersele
+disputare, pezze di tela, file di cauris e bottiglie di liquori,
+mentre sulle piattaforme venivano portate casse di bottiglie di
+ginepro.
+</p>
+
+<p>
+Il re, i suoi ministri, i cortigiani, i soldati ed il popolo si
+ubriacavano per chiudere solennemente la prima giornata della
+<i>festa dei costumi</i>, mentre sulla piazza sanguinante si dibattevano,
+fra le ultime convulsioni, le vittime.....
+</p>
+
+<figure><a id="fill-224a"></a>
+ <img src="images/ill-224a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Il carnefice aveva fatto cadere al suolo le venti teste. (Pag. 222).</figcaption>
+</figure>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_225">[225]</span></p>
+
+<h2 id="cap31"><span class="smcap">Capitolo XXXI.</span>
+<span class="smaller">La spedizione notturna</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Era calata la notte da qualche ora, ma la capitale del Dahomey
+era ancora in orgia.
+</p>
+
+<p>
+Sulla grande piazza ove erano state scannate tante vittime, e
+nelle vie adiacenti, la folla beveva e danzava furiosamente attorno
+a dei falò giganteschi, al suono dei più barbari e più strani
+istrumenti che si possa immaginare.
+</p>
+
+<p>
+La birra di sorgo, il ginepro ed il rhum di tratta scorrevano
+a fiumi, ma quegli insaziabili bevitori non ne avevamo mai abbastanza.
+Vuotati dei barili, altri se ne portavano accanto ai
+fuochi, e danzatori e suonatori ricominciavano la gazzarra.
+</p>
+
+<p>
+Dovunque si udivano a echeggiare urla, spari d’armi da fuoco
+e dovunque scoppiavano risse furibonde che terminavano a colpi
+di coltello, di lancia o di fucile, ma chi si occupava dei morti?...
+Era molto se lasciavano ancora in vita i feriti.
+</p>
+
+<p>
+Nell’ampio palazzo reale l’orgia doveva aver raggiunto il
+colmo. Tutte le strette finestre, che avevano l’aspetto di feritoie,
+erano illuminate e da quelle uscivano pure urla e canti di
+gente già ebbra e spari d’armi. Di tratto in tratto delle palle
+uscivano e sibilavano per la piazza abbattendo qualche negro e
+qualcuna delle amazzoni che intrecciavano danze dinanzi alle piattaforme.
+</p>
+
+<p>
+Era Geletè che si divertiva a mandare quei pericolosi regali
+ai suoi fedelissimi sudditi o che provava qualche nuovo fucile,
+ricevuto in regalo dai capi della costa.
+</p>
+
+<p>
+Mentre la popolazione tutta della capitale, il re, i ministri, i
+soldati e le amazzoni continuavano la gazzarra con crescente
+animazione, una piccola truppa d’uomini, che era uscita quasi
+di nascosto dall’<i>apatam</i> dell’ambasciata, attraversava rapidamente
+le vie meno frequentate e meno illuminate, tenendosi rasente
+le pareti delle capanne.
+</p>
+
+<p>
+Era composta d’Alfredo, d’Antao, di Gamani, dell’amazzone
+e di suo padre. Nessuno portava lo splendido costume dei borgani,
+ma tutti erano armati di fucili.
+</p>
+
+<p>
+Chi li avesse veduti, avrebbe potuto crederli un piccolo gruppo
+<span class="pagenum" id="Page_226">[226]</span>
+di soldati del re incaricati di mantenere l’ordine nei quartieri
+più lontani della città o di eseguire qualche segreta missione.
+</p>
+
+<p>
+Passarono dinanzi a parecchi falò, senza rispondere all’invito
+dei bevitori e delle danzatrici di arrestarsi per vuotare un bicchierino
+e scomparvero fra un dedalo di viuzze oscure e assolutamente
+deserte, arrestandosi in una piccola piazza coperta da
+sette od otto gigantesche palme.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo, — aveva detto il padre di Urada, arrestandosi, in
+un luogo dove maggiore era l’oscurità.
+</p>
+
+<p>
+— Dove si trova?... — chiese Alfredo, con una viva emozione.
+</p>
+
+<p>
+— Dietro a quella muraglia, — rispose il dahomeno, indicando
+un’alta e massiccia parete che univa le grandi capanne occupanti
+i due angoli della piazza.
+</p>
+
+<p>
+— Sei certo di non ingannarti?
+</p>
+
+<p>
+— Oh!... Certissimo.
+</p>
+
+<p>
+— I sacerdoti veglieranno però nella stanza del mio Bruno!...
+</p>
+
+<p>
+— Stanno gozzovigliando nella capanna centrale che contiene
+i feticci più pregiati ed a quest’ora saranno tutti ubriachi, avendo
+io veduto introdurre nel recinto due casse piene di bottiglie di
+ginepro mandate dal re.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — disse Gamani, che aveva osservata attentamente la
+muraglia. — Il padroncino deve trovarsi dietro a questa cinta,
+nella piccola capanna sacra.
+</p>
+
+<p>
+— Allora andiamo a torcere il collo ai sacerdoti ed a liberare
+il ragazzo, — disse Antao. — Mi vendicherò su quelle canaglie
+delle terribili emozioni fattemi provare quest’oggi dal gran macellaio
+Geletè I.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, affrettiamoci, — rispose Alfredo. — Finchè dura l’orgia
+della popolazione non abbiamo da temere di venire importunati,
+ma è meglio sbrigarsi presto. Hai la fune, Gamani?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Sei capace di giungere sulle muraglia?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, purchè abbia un punto d’appoggio qualunque.
+</p>
+
+<p>
+— L’avrai.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si appoggiò contro la parete piantandosi per bene sulle gambe
+e inarcando la robusta schiena, poi disse ad Antao:
+</p>
+
+<p>
+— Sali che io non cederò.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il portoghese, con un solo slancio, si trovò sulle spalle dell’amico.
+</p>
+
+<p>
+— Ci sono, — disse.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_227">[227]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Manca molto alla cima?...
+</p>
+
+<p>
+— Meno di due metri, Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Tocca a te, Gamani.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro, agile e lesto come tutti quelli della sua razza, s’arrampicò
+rapidamente su quei due corpi, posò i piedi sulle spalle
+del portoghese, poi si slanciò in alto aggrappandosi all’orlo superiore
+della muraglia.
+</p>
+
+<p>
+Issarvisi sopra, mettersi a cavalcioni, sciogliere la fune a nodi
+che portava stretta attorno al corpo e gettare un capo ai compagni,
+fu l’affare di un solo momento.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo fu pronto a salire ed a raggiungerlo, gettando uno
+sguardo nell’interno della cinta.
+</p>
+
+<p>
+Quantunque l’oscurità fosse profonda, vide delle palme che
+formavano dei grandi gruppi, parecchie grandi capanne disposte
+in semi-cerchio ed alcune più piccole che stavano disseminate
+lungo le muraglie.
+</p>
+
+<p>
+Tutte quelle abitazioni erano oscure e parevano disabitate, ma
+una, la più vasta e la più lontana, era illuminata ed anche abitata,
+poichè vi si sentivano voci rauche, grida, scrosci di risa e canti.
+</p>
+
+<p>
+— Sono i sacerdoti che vuotano le bottiglie del re, — disse
+Gamani ad Alfredo. — Credo che non ci daranno alcun disturbo.
+</p>
+
+<p>
+— E la capanna abitata da Bruno?... La vedi, Gamani?... — chiese
+Alfredo, con ansietà.
+</p>
+
+<p>
+— È quella laggiù, — rispose il negro, indicandogli una piccola
+costruzione, col tetto piatto, che si rizzava fra quattro grandi
+sicomori. — La riconoscerei fra mille.
+</p>
+
+<p>
+— Ah!... È là, il povero ragazzo!... E forse ci aspetta da parecchie
+notti e chissà fra quali ansie!... Ma noi questa notte lo
+salveremo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Intanto Antao, Urada e suo padre, dopo d’aver fatto il giro
+della piazza per essere certi di non essere stati spiati, li avevano
+raggiunti.
+</p>
+
+<p>
+Gamani lanciò la fune dall’altra parte della muraglia e pel
+primo si calò nel recinto, nascondendosi sotto la cupa ombra
+d’un albero di dimensioni gigantesche. Alfredo e tutti gli altri,
+nel più profondo silenzio, lo seguirono.
+</p>
+
+<p>
+— Finalmente!... — mormorò Antao, che non poteva stare
+zitto due minuti. — Se quei beoni non lasciano le bottiglie, rapiremo
+il nostro piccolo Bruno. Che bella sorpresa per Kalani!...
+Creperà di rabbia.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_228">[228]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Non gli rimarrà il tempo, — disse Alfredo, con voce sorda. — Dopo
+Bruno mi occuperò di lui. Guidaci, Gamani.
+</p>
+
+<p>
+— Perlustriamo prima i dintorni, — consigliò il padre di
+Urada. — Se qualche sacerdote ci scorge darà l’allarme ed allora
+più nessuno di noi uscirebbe vivo di qui.
+</p>
+
+<p>
+— Quanti sacerdoti vi sono nel recinto?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Ordinariamente ve n’erano dodici, — rispose Gamani.
+</p>
+
+<p>
+— Anche se ci sorprendono, non saranno tanti da darci dei
+fastidi.
+</p>
+
+<p>
+— Tanto più che saranno ubriachi, — aggiunse Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo a perlustrare il recinto, Gamani, — disse Alfredo. — Questo
+luogo ti è famigliare?
+</p>
+
+<p>
+— Sì, padrone, — rispose il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Voi ci aspetterete qui, — continuò il cacciatore, rivolgendosi
+ad Antao, Urada ed al vecchio. — Sorveglierete la fune affinchè
+non ci venga tagliata la ritirata.
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno si avvicinerà senza il mio consenso, — disse il portoghese. — Morte
+di Giove!... Il primo che mi capita fra i piedi
+lo mando a tener compagnia ai defunti monarchi di questa grande
+macelleria.
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio ed aprite gli occhi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo e Gamani abbandonarono l’ombra cupa delle palme e
+tenendosi nascosti dietro ad un filare di cespugli, si diressero
+verso la capanna principale, dalle cui finestre, che erano assai
+basse, si poteva vedere comodamente quanto succedeva nell’interno.
+</p>
+
+<p>
+Procedevano cauti, tenendosi curvi verso terra e girando dovunque
+gli sguardi per timore che vi fosse qualche sacerdote
+in sentinella dinanzi alle capanne contenenti i <i>feticci</i>, ma pareva
+che per quella notte i guardiani del sacro recinto si occupassero
+più delle bottiglie di ginepro regalate dal re che delle divinità
+protettrici del regno.
+</p>
+
+<p>
+Giunti presso la grande capanna, Alfredo e Gamani, dopo essersi
+assicurati che al di fuori non vi era alcuno, guardarono
+cautamente attraverso una finestra. Alla luce d’una lampada
+fumosa, che spandeva all’intorno dei riflessi sanguigni, scorsero
+sette od otto negri adorni d’orpelli d’ogni specie, sdraiati attorno
+ad una stuoia, mentre altri tre o quattro, probabilmente
+ubriachi, russavano in un angolo della stanza.
+</p>
+
+<p>
+Quei sacerdoti trincavano allegramente le bottiglie del re, ridendo
+<span class="pagenum" id="Page_229">[229]</span>
+e schiamazzando. Dovevano averne bevute già parecchie,
+poichè non erano più in grado di mantenersi ritti e di quando
+in quando cadevano sconciamente a terra, non risollevandosi che
+dopo molte fatiche.
+</p>
+
+<p>
+— Bah!... — disse Alfredo a Gamani. — Questi ubriachi non
+sono più in caso di opporre resistenza e non ci saranno d’impiccio.
+Ci sono tutti?...
+</p>
+
+<p>
+— Mi sembra che non manchi alcuno, — rispose il negro.
+</p>
+
+<p>
+— Allora affrettiamoci a salvare il mio Bruno.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Tornarono rapidamente verso i compagni informandoli del felice
+esito della loro perlustrazione e certi di non venire inquietati
+da quegli ubriaconi, si diressero senz’altro verso una piccola
+capanna, entro la quale doveva trovarsi il ragazzo.
+</p>
+
+<p>
+La capannuccia era chiusa da una specie di cancello coperto
+da stuoie, che impediva di vedere nell’interno, ma Alfredo, che
+in quel momento decisivo si sentiva tanto forte da sfondare una
+parete, con uno strappo violento lo scardinò, gettandolo a terra.
+</p>
+
+<p>
+Senza attendere che Gamani accendesse la lanterna che aveva
+portato con sè, il cacciatore si slanciò nell’interno, chiamando:
+</p>
+
+<p>
+— Bruno!... Bruno!... Svegliati!... Siamo noi!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Invece di udire la ben nota voce del fratello, udì una voce
+minacciosa che chiedeva:
+</p>
+
+<p>
+— Chi viene a disturbare Ahantu?...
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Urano e di Nettuno!... — esclamò Antao. — Chi
+è che ha parlato?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo si era arrestato come fosse stato fulminato, ma il suo
+stupore fu però di breve durata. Strappò a Gamani la lanterna,
+impugnò una pistola e s’avanzò risolutamente nella capanna coll’arma
+tesa, pronto ad abbattere qualsiasi ostacolo.
+</p>
+
+<p>
+Un negro, col capo coperto di penne d’uccelli di rapina ed
+il corpo avvolto in un ampio mantello di cotonina rossa a disegni
+strani che somigliavano a teschi di morto incrociati con
+ossa umane, si era bruscamente alzato da un lettuccio formato
+da stuoie sovrapposte.
+</p>
+
+<p>
+Nella destra teneva uno di quei lunghi e larghi coltellacci
+usati dai dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+Vedendo entrare quegli sconosciuti, con un balzo repentino si
+gettò in fondo alla capanna sfondando, con un urto irresistibile,
+la leggiera parete di vimini e si slanciò all’aperto fuggendo attraverso
+i viali del recinto e urlando con quanta voce aveva.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_230">[230]</span>
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, Antao e Gamani, passato il primo istante di stupore,
+gli si erano lanciati dietro minacciando di ucciderlo se non si
+arrestava, ma il negro, che pareva fosse impazzito per lo spavento,
+continuava a fuggire come un cervo, girando e rigirando
+attorno alle capanne ed ai tronchi degli alberi.
+</p>
+
+<p>
+— Fermati, non vogliamo farti male!... — gridavano Alfredo
+e Gamani, mentre il portoghese, furibondo, giurava su tutti i
+pianeti di scorticarlo vivo se non cessava dall’urlare.
+</p>
+
+<p>
+Finalmente, dopo una lunga corsa, il sacerdote si cacciò in
+una capanna. I due bianchi e Gamani credettero di poterlo raggiungere
+e costringerlo al silenzio, ma si erano ingannati, poichè
+quell’indemoniato aveva già dato l’allarme e che allarme
+fragoroso!... Armatosi d’una specie di mazza, si era messo a
+percuotere, con una foga diabolica, una grande lastra di metallo
+che pendeva dal tetto della capanna, facendo un tale fracasso
+da svegliare anche un ubriaco. Pareva che tuonassero dei piccoli
+pezzi d’artiglieria.
+</p>
+
+<p>
+Gamani, con un pugno poderoso, aveva mandato a gambe levate
+quell’ostinato, ma ormai tutti gli abitanti del recinto e dei
+dintorni dovevano aver udito quella campana di nuova specie.
+</p>
+
+<p>
+— Siamo presi!... — aveva esclamato Antao, impallidendo. — Ma
+prima scorticherò vivo questo birbante!...
+</p>
+
+<p>
+— Non ci hanno ancora in mano, — disse Alfredo. — Prima
+che gli abitanti siano qui, noi avremo superata la muraglia. Gamani,
+lega ben bene quest’uomo.
+</p>
+
+<p>
+— È già legato, padrone, — rispose il negro. — Credo anzi
+che non si muoverà per un bel po’, poichè non dà segno di vita.
+</p>
+
+<p>
+— Meglio così: orsù, in ritirata.
+</p>
+
+<p>
+— E Bruno?... — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo a frugare le capanne prima, ma temo che non si
+trovi più qui. Forse Kalani l’avrà condotto seco, ma lo ritroveremo
+Antao, non dubitare o meglio li troveremo tutti e due.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Abbandonarono precipitosamente la capanna e si slanciarono
+attraverso ai viali. Avevano veduti alcuni lumi dalla parte opposta
+del recinto e s’affrettavano, per tema di venire sorpresi
+dai sacerdoti che stavano vuotando le bottiglie del re.
+</p>
+
+<p>
+Ai piedi della muraglia s’incontrarono con Urada e suo padre.
+Un breve e rapido dialogo s’impegnò fra il vecchio ed Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Nulla?...
+</p>
+
+<p>
+— Nulla; il ragazzo è scomparso. Credi che si trovi da Kalani?
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_231">[231]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Lo sospetto, — rispose il vecchio.
+</p>
+
+<p>
+— Come potremo saperlo?...
+</p>
+
+<p>
+— Interrogando uno dei sacerdoti.
+</p>
+
+<p>
+— Ma è stato dato l’allarme.
+</p>
+
+<p>
+— Portiamone via uno e andiamo ad interrogarlo in un posto
+sicuro.
+</p>
+
+<p>
+— Hai ragione: a me Gamani!... Vieni Antao!... Voialtri salite
+intanto sulla muraglia.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Stava per slanciarsi attraverso ai viali per piombare addosso
+ai sacerdoti che erano già usciti dalla capanna e che s’avanzavano
+fra le piante, tentennando e sorreggendosi l’un l’altro per
+mantenersi un po’ ritti, quando Urada lo trattenne, dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Odi, padrone?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed i suoi compagni si erano arrestati. Al di là della
+muraglia si udivano delle persone a schiamazzare ed interrogarsi
+reciprocamente.
+</p>
+
+<p>
+— Hanno dato l’allarme, — dicevano alcune voci.
+</p>
+
+<p>
+— Che sia scoppiato il fuoco?...
+</p>
+
+<p>
+— Che i sacerdoti corrano qualche pericolo?...
+</p>
+
+<p>
+— Che i feticci sieno sdegnati pei sacrifici di quest’oggi?...
+</p>
+
+<p>
+— Bisogna andare a vedere.
+</p>
+
+<p>
+— Andate ad avvertire i soldati.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di papà Giove e di tutti i suoi figli!... — esclamò
+Antao, rabbrividendo. — Vedo la mia testa nelle mani dei macellai
+di Geletè!...
+</p>
+
+<p>
+— Non è ancora perduta la nostra testa, — disse Alfredo, con
+voce risoluta. — Nè Kalani, nè Geletè ci avranno così facilmente
+nelle loro mani.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi volgendosi verso Gamani:
+</p>
+
+<p>
+— È tutto chiuso il recinto?...
+</p>
+
+<p>
+— Vi è una sola porta che di notte si chiude.
+</p>
+
+<p>
+— Ebbene, seguitemi.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa vuoi fare, Alfredo? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Lo saprai. Per ora sgominiamo i sacerdoti.&nbsp;—
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_232">[232]</span></p>
+
+<h2 id="cap32"><span class="smcap">Capitolo XXXII.</span>
+<span class="smaller">L’incendio del recinto sacro</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+I guardiani dei feticci, strappati alle loro libazioni dallo spaventevole
+fracasso prodotto dal loro compagno, si erano affrettati
+a lasciare la capanna per vedere di che cosa si trattava, ma non
+erano usciti tutti. Cinque di loro, probabilmente incapaci di tenersi
+in piedi per aver voluto fare troppo onore alle bottiglie
+del re, erano rimasti sdraiati sulle stuoie e forse si erano subito
+riaddormentati.
+</p>
+
+<p>
+D’altronde nemmeno quelli che si erano risoluti ad uscire,
+si trovavano in migliori condizioni, poichè s’avanzavano attraverso
+i viali puntellandosi gli uni cogli altri e descrivendo delle
+serpentine molto accentuate. Qualcuno anzi era già caduto fracassando
+la lanterna che portava e si arrabattava, ma invano,
+per rimettersi in piedi.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, Antao e Gamani incontratisi con quei sette od otto
+ubriachi, li caricarono con impeto irresistibile, tempestando a
+destra ed a manca pugni formidabili che risuonavano come colpi
+di gran cassa su quelle teste lanute.
+</p>
+
+<p>
+Bastarono cinque secondi per mandare a gambe levate i sacerdoti
+di Geletè; i pugni avevano completato gli effetti troppo
+alcoolici delle bottiglie reali.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Nettuno!... — esclamò Antao, quando li vide tutti
+a terra e nell’assoluta impossibilità di fare un movimento, tanto
+li avevano storditi quella scarica di scapaccioni. — Cosa facciamo
+ora di questi ubriachi?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, invece di rispondere, s’abbassò rapidamente su quell’ammasso
+di corpi, afferrò un braccio e tirò fuori il più piccolo
+ed il più magro di tutti. Era un negro assai giovane, poco più
+d’un ragazzo.
+</p>
+
+<p>
+— Tieni questo, Gamani, — disse al servo — e non lasciarlo
+finchè te lo dirò io. Deve venire con noi.
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno me lo strapperà di mano, padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Ora spogliamo questi sacerdoti e copriamoci coi loro mantelli.
+</p>
+
+<p>
+— Noi?... — chiese Antao, stupito.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_233">[233]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Zitti!... Affrettiamoci, se vi preme la pelle.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In meno di mezzo minuto i sacerdoti furono spogliati e le loro
+vesti ed i loro orpelli furono indossati dai due bianchi e dai loro
+compagni.
+</p>
+
+<p>
+Avevano appena terminato di camuffarsi, quando udirono picchiare
+furiosamente al portone della cinta. Pareva che una vera
+folla si pigiasse al di fuori, attirata dalla campana d’allarme
+di quel malaugurato negro.
+</p>
+
+<p>
+— Aprite!... — si urlava.
+</p>
+
+<p>
+— Sono giunti i soldati!...
+</p>
+
+<p>
+— Spicciatevi!...
+</p>
+
+<p>
+— Sangue di Urano!... — esclamò Antao, impallidendo. — I
+soldati!... Povere le nostre teste!...
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio, — ripetè Alfredo. — Agite senza perdere tempo!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi volgendosi verso il padre di Urada ed alla ragazza, disse
+rapidamente:
+</p>
+
+<p>
+— Entrate in qualcuna di quelle capanne e portate qui alcuni
+idoli, i più venerati possibilmente.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi mentre il vecchio e la giovane s’affrettavano ad obbedire
+senza chiedere spiegazione, si volse verso Antao, dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Tu va’ ad incendiare quel gruppo di capanne. Sono costruite
+di giunchi e arderanno come zolfanelli.
+</p>
+
+<p>
+— E se vi sono dentro dei negri ubriachi?...
+</p>
+
+<p>
+— Tanto peggio per loro. Affrettati: stanno per abbattere il
+portone. Io intanto vado a mettere fuoco a quella capannuccia.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Intanto che agivano, la folla, impaziente di non ricevere risposta
+dai sacerdoti, temendo forse che fossero stati assassinati
+o che i <i>feticci</i> stessero per venire rubati, aveva assalito
+il portone per irrompere nella cinta. Picchiava furiosamente,
+urlava e per spaventare i supposti ladri o assassini, sparava
+colpi di fucile.
+</p>
+
+<p>
+Fortunatamente il portone, costruito con grosse tavole e rinforzato
+da traverse, teneva duro, ma non poteva però opporre
+una resistenza lunga a quei continui urti.
+</p>
+
+<p>
+Già alcune traverse erano cominciate a cadere, quando i due
+bianchi ed i loro compagni si ritrovarono riuniti. Le capanne
+avevano preso subito fuoco e le fiamme, trovando un buon elemento,
+divampavano rapidamente, lanciando in aria i primi turbini
+di scintille.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo s’impadronì d’un <i>feticcio</i>, una specie di leone di creta
+<span class="pagenum" id="Page_234">[234]</span>
+coperto di carta dorata, Antao d’un mostriciattolo metà uomo
+e metà bestia pure coperto di carta dorata, Urada e suo padre
+di due strani volatili colla testa da serpente e si slanciarono
+tutti verso il portone seguiti da Gamani che teneva ben stretto
+il suo prigioniero, il quale doveva figurare come un compagno
+ferito.
+</p>
+
+<p>
+— Gridate più che potete che è scoppiato il fuoco, — disse
+Alfredo a Urada ed a suo padre, — e seguitemi senza curarvi
+della folla.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quel momento il portone, sotto un’ultima e più vigorosa
+spinta, cadeva al suolo sfasciato. Alfredo ed i suoi compagni si
+precipitarono verso la folla atterrita, tenendosi stretti i feticci
+per nascondere il viso, mentre Urada, il vecchio e Gamani urlavano
+a squarciagola:
+</p>
+
+<p>
+— Al fuoco!... Al fuoco!... Salvate i <i>feticci</i>!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I negri, vedendo i loro sacerdoti si ritrassero prontamente da
+un lato per lasciarli fuggire e porre in salvo le divinità, poi si
+precipitarono confusamente nell’interno del recinto fra clamori
+assordanti, cercando di combattere il fuoco che minacciava di
+distruggere tutte le capanne sacre.
+</p>
+
+<p>
+I falsi sacerdoti, che ridevano in cuore loro della splendida
+riuscita della gherminella che li salvava dalle più terribili vendette,
+appena si trovarono fuori dalla folla, la quale d’altronde
+non si occupava più di loro, si cacciarono in mezzo ad un dedalo
+di oscure viuzze, galoppando furiosamente.
+</p>
+
+<p>
+Sull’angolo d’una via Antao si sbarazzò del suo mostriciattolo,
+mandandolo a frantumarsi contro la porta d’una capanna,
+mentre Alfredo faceva volare in un’ortaglia il suo leone, poi il
+vecchio e Urada si liberarono pure dei loro volatili frantumandoli
+contro il tronco d’un albero. Gamani però si teneva ben
+stretto il prigioniero, minacciando di strangolarlo se mandava
+un solo grido.
+</p>
+
+<p>
+Dopo mezz’ora di corsa attraverso a viuzze deserte, a ortaglie
+e terrapieni, il vecchio negro, che si era messo alla testa
+per guidarli, s’arrestava in un orticello abbandonato, cinto
+da un’alta siepe e dove si trovava una capannuccia quasi sventrata,
+col tetto sfondato.
+</p>
+
+<p>
+— Qui non correremo alcun pericolo, — disse. — Quest’abitazione
+e quest’orto appartenevano ad un mio parente morto
+due anni or sono e più nessuno è venuto ad abitarvi.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_235">[235]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Siamo lontani dal nostro <i>apatam</i>? — chiese Alfredo. — Sono
+inquieto pei miei uomini.
+</p>
+
+<p>
+— In un quarto d’ora possiamo giungervi.
+</p>
+
+<p>
+— Desidererei che i due negri ed i cavalli si concentrassero qui.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè Alfredo? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Per essere più pronti a lasciare la città.
+</p>
+
+<p>
+— Ma Bruno?...
+</p>
+
+<p>
+— Questa notte lo salveremo.
+</p>
+
+<p>
+— E Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Questa notte lo ucciderò.
+</p>
+
+<p>
+— Ma se non sappiamo ancora dove si trovano?...
+</p>
+
+<p>
+— Ce lo dirà il prigioniero.
+</p>
+
+<p>
+— Parlerà?...
+</p>
+
+<p>
+— Ve lo costringeremo. Dopo quanto è accaduto questa notte,
+noi non possiamo rimanere qui ad aspettare che Geletè si risolva
+a riceverci. Un solo sospetto può costare la vita a tutti noi.
+</p>
+
+<p>
+— L’ambasciata adunque ha finita la sua missione, — disse il
+portoghese, ridendo. — Geletè andrà in furia di vedersi burlato
+dai famosi principi del Borgu.
+</p>
+
+<p>
+— E ci farà inseguire, Antao, ma mentre i suoi soldati ci cercheranno
+verso il nord noi fuggiremo verso l’est e quando avremo
+attraversato l’Okpa, potremo ridercene dei furori di Geletè.
+</p>
+
+<p>
+— Padrone, se tu lo vuoi, io vado ad avvertire i due schiavi
+di venire qui, — disse Gamani.
+</p>
+
+<p>
+— No, andrò io, — disse il vecchio negro. — Conosco meglio
+di tutti la via e certe scorciatoie deserte per le quali farò passare
+i cavalli senza che alcuno s’accorga della fuga dell’ambasciata.
+Urada basta per servire d’interprete nell’interrogatorio
+del sacerdote.
+</p>
+
+<p>
+— Allora partite senza indugio, — disse Alfredo. — Sono già
+le undici e vorrei, prima dell’alba, trovarmi lontano da Abomey.
+Questa notte tutti sono in orgia e ci sarà facile lasciare la città
+inosservati.
+</p>
+
+<p>
+— Fra mezz’ora sarò di ritorno, — concluse il vecchio negro.
+</p>
+
+<p>
+Poi aggiunse, con aria misteriosa:
+</p>
+
+<p>
+— Chissà?... Posso recare qualche notizia su Kalani.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Mentre il negro si allontanava, Gamani aveva trascinato il
+prigioniero sotto la capanna ed aveva accesa la lanterna che
+aveva portata con sè. Il povero sacerdote era più morto che
+vivo, credendo che i suoi rapitori si preparassero ad assassinarlo.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_236">[236]</span>
+</p>
+
+<p>
+Urada, già istruita da Alfredo, aveva subito cominciato l’interrogatorio.
+</p>
+
+<p>
+— Se ti preme salvare la vita, tu parlerai, — gli aveva detto. — Questi
+uomini, che sono nemici di Geletè, sono terribili e se ti
+ostinerai a tacere ti scorticheranno vivo, mentre se parlerai ti
+regaleranno tanto oro da comperare diecimila <i>cauris</i>.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il giovane sacerdote, udendo parlare d’oro, ebbe un sorriso
+da ebete, ma i suoi occhi mandarono un lampo di cupidigia. Come
+tutti i suoi compatrioti doveva essere venale.
+</p>
+
+<p>
+— Guarda quest’uomo, — continuò Urada, indicando Alfredo
+che era allora entrato assieme ad Antao. — È il fratello del ragazzo
+dalla pelle bianca, che Kalani teneva prigioniero nel recinto
+sacro. Mi comprendi?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, — rispose il sacerdote.
+</p>
+
+<p>
+— Quest’uomo che non è un negro come ti sembra, ma un
+bianco, vuole riavere suo fratello che Kalani gli ha rapito e lo
+avrà, dovesse uccidere Geletè e mandare un esercito di europei
+a distruggere il Dahomey. Se tu ti ostinerai a tacere e ti rifiuterai
+ad aiutarlo, fra un mese Abomey verrà presa d’assalto
+dagli uomini bianchi e data alle fiamme.
+</p>
+
+<p>
+— Ma sa il re del pericolo che corre il suo regno? — chiese
+il sacerdote, con voce tremante.
+</p>
+
+<p>
+— Lo saprà domani: intanto comincia tu a parlare, se vuoi
+risparmiare al Dahomey questo disastro.
+</p>
+
+<p>
+— Cosa devo fare?...
+</p>
+
+<p>
+— Dire dove è stato condotto il fanciullo dalla pelle bianca,
+che fino a ieri si trovava prigioniero nel sacro recinto.
+</p>
+
+<p>
+— Ma io lo so.
+</p>
+
+<p>
+— Allora ce lo dirai.
+</p>
+
+<p>
+— Si trova nella casa di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Da quando?...
+</p>
+
+<p>
+— Da stamane.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè l’ha condotto nella sua casa?...
+</p>
+
+<p>
+— Aveva dei timori. Un negro che veniva dai paesi dei Krepi
+lo aveva avvertito che degli uomini bianchi avevano lasciato il
+regno degli Ascianti per venire qui a rapire il ragazzo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Udendo la traduzione di quelle parole, Antao e Alfredo si erano
+guardati in viso con stupore e con inquietudine.
+</p>
+
+<p>
+— Chi può averci traditi?... — chiese il portoghese. — Nessuno
+poteva sapere che noi eravamo venuti dal paese degli Ascianti.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_237">[237]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Urada, — disse Alfredo, che era in preda ad una viva agitazione. — Domanda
+spiegazioni su quel negro. Bisogna sapere
+chi è quel negro, per metterci in guardia da questo nuovo e
+gravissimo pericolo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La risposta fu pronta.
+</p>
+
+<p>
+— È un negro che aveva seguiti gli uomini bianchi da Porto
+Novo, — aveva detto il sacerdote.
+</p>
+
+<p>
+— Morte di Saturno!... Ora comprendo tutto!... — esclamò
+Antao. — È lo spione che ci ha fatti imprigionare dai Krepi.
+</p>
+
+<p>
+— Quello che è sfuggito ai soldati del giudice, — aggiunse Alfredo. — Non
+credevo che quel briccone potesse giungere vivo
+fin qui. Amici miei, il pericolo ingrossa e se restiamo qui ancora
+domani, non risponderei più delle nostre teste. È necessario
+questa notte rapire Bruno o nessuno di noi lascierà più mai la
+capitale del Dahomey.
+</p>
+
+<p>
+— Ma ne avremo il tempo, Alfredo?
+</p>
+
+<p>
+— Ora lo sapremo.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Si rivolse verso Urada e la istruì su quanto doveva chiedere
+al prigioniero. La brava ragazza s’affrettò a obbedire.
+</p>
+
+<p>
+— Tu devi dirci altre cose ancora che ci preme di sapere, — disse
+al prigioniero. — Bada di non ingannarci, poichè noi non
+ti lasceremo libero, nè ti daremo l’oro promesso se non quando
+avremo le prove che tu avrai detto la verità.
+</p>
+
+<p>
+— Sono pronto a parlare, — rispose il sacerdote. — Sono troppo
+giovane per morire ed amo l’oro.
+</p>
+
+<p>
+— Dove sarà a quest’ora Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Dal re.
+</p>
+
+<p>
+— Credi che si fermerà presso Geletè tutta la notte?...
+</p>
+
+<p>
+— No, poichè prima dell’alba deve partire per Kana onde portare,
+sulle tombe dei defunti monarchi, le teste recise quest’oggi.
+</p>
+
+<p>
+— Quante persone vi sono nella casa di Kalani?...
+</p>
+
+<p>
+— Due schiavi e due soldati.
+</p>
+
+<p>
+— I quali avranno festeggiati i sacrifici di quest’oggi colle
+bottiglie del padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Tutti bevono in tale occasione.
+</p>
+
+<p>
+— Gamani, — disse Alfredo, — lega ed imbavaglia quest’uomo
+e se opporrà resistenza accoppalo con due pugni. Lo porteremo
+con noi e se non avrà mentito, riceverà il premio promesso.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Avendo Urada tradotto quell’ordine, il prigioniero disse:
+</p>
+
+<p>
+— Sono pronto a seguirvi, poichè so che gli uomini bianchi
+<span class="pagenum" id="Page_238">[238]</span>
+mantengono sempre le loro promesse. Se vi avrò ingannati, mi
+ucciderete.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quell’istante, al di fuori, si udirono degli scalpitii che s’avvicinavano
+rapidamente. Antao ed Alfredo si erano precipitati
+nell’ortaglia temendo di venire sorpresi dai soldati di Geletè,
+ma tosto emisero un grido di gioia.
+</p>
+
+<p>
+Erano il vecchio negro e i due dahomeni coi cavalli.
+</p>
+
+<p>
+— Ho mantenuto la parola, — disse il padre di Urada, muovendo
+sollecitamente verso i due bianchi. Abbiamo abbandonato
+l’<i>apatam</i> senza che alcuno se ne accorgesse.
+</p>
+
+<p>
+— La popolazione bivacca sempre nelle vie? — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Non finirà l’orgia prima di domani. Tutti sono ubriachi,
+compresi i soldati e le amazzoni, ma ho potuto sapere egualmente
+dove si trova Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— Dal re, è vero!...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma prima dell’alba tornerà a casa, dovendo poi partire.
+</p>
+
+<p>
+— Lo so e sarà là che noi lo aspetteremo. Sapreste guidarci,
+per vie poco frequentate, alla casa di quel miserabile?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, facendo il giro delle ortaglie.
+</p>
+
+<p>
+— Allora partiamo subito. Quando il sole sorgerà, Kalani sarà
+morto e noi saremo lontani da Abomey.
+</p>
+
+<div class="chapter">
+<h2 id="cap33"><span class="smcap">Capitolo XXXIII.</span>
+<span class="smaller">La morte di Kalani</span></h2>
+</div>
+
+<p>
+Pochi istanti dopo Alfredo, Antao ed i negri lasciavano la capanna
+diroccata per recarsi all’abitazione del loro mortale nemico.
+</p>
+
+<p>
+Erano saliti tutti a cavallo, avendo abbandonato le casse vuote
+o semi-vuote nell’orticello, onde essere più liberi ed in grado
+di poter operare una precipitosa ritirata fuori dalla città, nel
+caso che il colpo di mano non dovesse riuscire.
+</p>
+
+<p>
+Tutte le armi erano state caricate per essere pronti a respingere
+qualsiasi attacco, sia da parte della popolazione che delle truppe.
+</p>
+
+<p>
+Il vecchio negro, che aveva inforcato uno dei più robusti quadrupedi,
+guidava il drappello facendolo passare fra ortaglie e
+<span class="pagenum" id="Page_239">[239]</span>
+capanne disabitate, volendo evitare, fino che lo poteva, l’incontro
+degli abitanti, per non destare delle curiosità pericolose.
+Dietro a lui venivano i due bianchi sempre camuffati da sacerdoti,
+poi Gamani, il quale si teneva sul dinanzi della sella, ma
+ben stretto, il prigioniero, quindi Urada ed i due dahomeni i
+quali tenevano le carabine in pugno.
+</p>
+
+<p>
+Quella parte della città, che doveva essere la meno abitata,
+era oscura e silenziosa, ma in lontananza si scorgevano i falò
+attorno ai quali beveva e danzava la popolazione e si udivano
+le urla scordate di quegli ubriachi, accompagnate sempre dai
+suoni selvaggi dei barbari istrumenti musicali.
+</p>
+
+<p>
+Pareva che l’orgia avesse raggiunto il più alto grado, poichè
+i clamori talvolta erano così assordanti, che Antao ed Alfredo
+penavano assai a udirsi.
+</p>
+
+<p>
+— Che gole!... — esclamava il bravo portoghese. — Sfido io
+che quei cantori abbiano sempre sete!... Berrebbero tutta l’acqua
+del Koufo, se i loro sacerdoti fossero capaci di tramutarla in
+tanto ginepro.
+</p>
+
+<p>
+— Quest’orgia colossale favorisce i nostri progetti, Antao, — rispondeva
+Alfredo. — Non potevamo scegliere una notte migliore
+per tentare l’audace colpo.
+</p>
+
+<p>
+— Allora anche Kalani sarà ubriaco.
+</p>
+
+<p>
+— Sì, e sarà peggio per lui.
+</p>
+
+<p>
+— Vuoi proprio ucciderlo?...
+</p>
+
+<p>
+— L’ho giurato la notte che m’incendiò la fattoria e che mi
+rapì Bruno e manterrò la parola. Quel mostro è l’anima dannata
+di Geletè e di Behanzin, e liberando il Dahomey della sua
+presenza risparmierò la vita a migliaia d’infelici.
+</p>
+
+<p>
+— È vero, Alfredo. Quel Kalani è il capo dei macellai.
+</p>
+
+<p>
+— È lui che ordina i massacri poichè è lui il capo dei sacerdoti.
+</p>
+
+<p>
+— Furfante!... Gli farò vomitare sangue e rhum insieme. Ma
+dove lo attenderemo?
+</p>
+
+<p>
+— A casa sua.
+</p>
+
+<p>
+— Entreremo nella sua abitazione?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì, ma dopo d’aver legati e ridotti all’impotenza i suoi
+uomini.
+</p>
+
+<p>
+— E se non venisse?...
+</p>
+
+<p>
+— Verrà: il prigioniero ha detto che deve partire per Kana
+ed il padre di Urada ha confermata la notizia.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Mentre così chiacchieravano, il vecchio negro continuava ad
+<span class="pagenum" id="Page_240">[240]</span>
+inoltrarsi fra ortaglie e viuzze deserte ed oscure, procurando
+di tenersi sempre lontano dalle vie illuminate dai falò.
+</p>
+
+<p>
+Dopo d’aver fatto fare al drappello dei lunghi giri, s’arrestò
+dinanzi ad un’alta palizzata formata però di sottili tronchi d’albero,
+la quale pareva che racchiudesse un vasto giardino.
+</p>
+
+<p>
+— Ci siamo, — disse.
+</p>
+
+<p>
+— Da Kalani?... — chiese Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Sì: questo è il suo giardino e laggiù vi è la sua casa.
+</p>
+
+<p>
+— Dov’è l’entrata?...
+</p>
+
+<p>
+— È qui vicina, ma vi saranno i due soldati a guardia.
+</p>
+
+<p>
+— Li ridurremo all’impotenza. Noi siamo sacerdoti, quindi ci
+sarà facile avvicinarli.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Ad un suo cenno scesero tutti da cavallo, incaricarono Gamani
+e Urada di guardarli e di sorvegliare il prigioniero, poi
+seguirono il vecchio negro.
+</p>
+
+<p>
+Voltato un angolo della cinta, si trovarono dinanzi ad un cancello
+già aperto, ma guardato da due negri armati di fucile,
+i quali però pareva che non avessero bevuto meno degli altri,
+perchè si tenevano entrambi appoggiati alla palizzata, come se
+le loro gambe li reggessero a fatica. Vedendo tuttavia avvicinarsi
+quel gruppo di persone si raddrizzarono, tentennando e chiedendo
+chi fossero.
+</p>
+
+<p>
+— Guardiani dei feticci che cercano Kalani, — rispose il padre
+di Urada.
+</p>
+
+<p>
+— Il padrone è ancora dal re, — dissero.
+</p>
+
+<p>
+— Tornerà questa notte?...
+</p>
+
+<p>
+— Lo aspettiamo per accompagnarlo a Kana.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+In quel momento Alfredo, Antao ed i due schiavi, che si erano
+avvicinati, si scagliarono d’un colpo solo sui due soldati, afferrandoli
+per la gola onde impedire loro di gridare e con due
+pugni sul capo, abilmente dati, li mandarono a cadere l’uno
+sull’altro.
+</p>
+
+<p>
+— Imbavagliateli e spogliateli, — comandò Alfredo.
+</p>
+
+<p>
+— Perchè spogliarli? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— I nostri dahomeni si metteranno qui in sentinella, dopo che
+avremo occupata l’abitazione. Se Kalani non vedesse le due
+guardie potrebbe insospettirsi ed invece d’entrare prendere il
+largo.&nbsp;—
+</p>
+
+<figure><a id="fill-240a"></a>
+ <img src="images/ill-240a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel pavimento. (Pag. 245).</figcaption>
+</figure>
+
+<p>
+I due schiavi furono lesti ad eseguire quegli ordini, poi afferrarono
+i due negri e li trasportarono sotto una tettoia che si
+<span class="pagenum" id="Page_241">[241]</span>
+trovava in un angolo dell’ortaglia, semi-nascosta da un gruppo
+di palme.
+</p>
+
+<p>
+Intanto il padre di Urada si era recato ad avvertire la figlia
+e Gamani ed aveva fatti entrare i cavalli, facendoli nascondere,
+assieme al prigioniero, sotto la tettoia.
+</p>
+
+<p>
+— Urada rimanga a guardia dei prigionieri e dei cavalli, — disse
+Alfredo. — Uno dei vostri schiavi rimanga in sentinella
+dinanzi al cancello per avvertirci dell’arrivo di Kalani e gli
+altri mi seguano.
+</p>
+
+<p>
+— Andiamo a occupare la casa? — chiese Antao.
+</p>
+
+<p>
+— Sì.
+</p>
+
+<p>
+— Allora prepariamoci a scaricare un’altra tempesta di pugni.
+Bisogna picchiare, ma senza far fracasso.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed i suoi compagni, attraversata rapidamente l’ortaglia,
+si erano arrestati dinanzi all’abitazione di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+Era una costruzione massiccia, che somigliava un po’ al palazzo
+reale, ma di gran lunga più piccola, con numerose finestre
+somiglianti a feritoie ed il tetto piatto.
+</p>
+
+<p>
+Tutto all’intorno la ombreggiava una doppia fila di maestosi
+sicomori, i quali dovevano nasconderla o quasi, agli occhi dei
+vicini abitanti.
+</p>
+
+<p>
+Alcune feritoie del pianterreno erano illuminate e da quelle
+uscivano delle voci umane assai allegre, alternate a rumorosi
+scrosci di risa. Probabilmente anche gli schiavi del capo dei
+sacerdoti festeggiavano, con del ginepro o con della birra di
+sorgo, la grande giornata.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo, prima di entrare, guardò attraverso una di quelle
+feritoie e vide quattro negri ed una donna seduti attorno ad un
+rozzo tavolo coperto d’una stuoia, sul quale stavano alcuni vasi,
+numerose tazze e qualche bottiglia rovesciata.
+</p>
+
+<p>
+Quei poveri diavoli, approfittando dell’assenza del temuto padrone,
+facevano un po’ di gazzarra, bevendo e ridendo.
+</p>
+
+<p>
+— Quegli schiavi non sono tali da opporre resistenza, — disse
+Alfredo ad Antao, che lo interrogava. — Tra pochi minuti, mio
+fratello sarà fra le mie braccia. Armate i fucili e seguitemi.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+La porta era aperta, non occorreva quindi forzare l’entrata.
+I cinque uomini s’inoltrarono in punta dei piedi, per piombare
+d’improvviso addosso ai servi. Attraversarono dapprima una
+stanza oscura, procedendo con precauzione per tema di urtare
+contro qualche ostacolo poi, dopo d’aver percorso uno stretto
+<span class="pagenum" id="Page_242">[242]</span>
+corridoio, irruppero nella camera illuminata puntando i fucili,
+mentre il vecchio negro gridava, con voce minacciosa:
+</p>
+
+<p>
+— Chi si muove è uomo morto!... Ordine del re!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I quattro schiavi e la negra si erano precipitosamente alzati
+rovesciando i vasi e le tazze, ma vedendo quei cinque fucili
+puntati e udendo quelle parole erano ricaduti sui loro sedili, tremando
+di spavento, mentre la loro tinta da nerastra diventava
+grigia, cioè pallida.
+</p>
+
+<p>
+— Tutti a terra!... — disse il vecchio. — Nessuno opponga
+resistenza!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+I cinque schiavi caddero in ginocchio, balbettando:
+</p>
+
+<p>
+— Non uccideteci.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Gamani ed il dahomeno, che avevano portato con loro delle
+corde e dei fazzoletti, imbavagliarono e legarono le braccia e
+le gambe a quattro, mentre il padre di Urada interrogava il
+quinto, minacciando di fracassargli il cranio se avesse tardato
+a rispondere.
+</p>
+
+<p>
+— Dov’è il tuo padrone?... — gli chiese.
+</p>
+
+<p>
+— Dal re, — balbettò lo schiavo.
+</p>
+
+<p>
+— Tornerà questa notte?...
+</p>
+
+<p>
+— Sì perchè deve partire prima dell’alba.
+</p>
+
+<p>
+— Tarderà molto?...
+</p>
+
+<p>
+— Non lo credo. Noi lo aspettavamo per seguirlo.
+</p>
+
+<p>
+— Dove si trova il fanciullo dalla pelle bianca che Kalani ha
+qui condotto?...
+</p>
+
+<p>
+— Nella stanza del padrone.
+</p>
+
+<p>
+— Chi veglia su di lui?...
+</p>
+
+<p>
+— Nessuno.
+</p>
+
+<p>
+— Dorme?...
+</p>
+
+<p>
+— Poco fa dormiva.
+</p>
+
+<p>
+— Guidaci subito da lui.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Gli fece cenno di precederlo, mentre Antao s’impadroniva d’una
+specie di torcia di fibre vegetali imbevuta d’olio d’elais.
+</p>
+
+<p>
+Il negro, che era più morto che vivo per lo spavento, li condusse
+in un secondo corridoio il quale saliva al piano superiore
+e s’arrestò dinanzi ad una porta, dicendo:
+</p>
+
+<p>
+— È qui.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Alfredo ed Antao, in preda ad una viva emozione, si erano
+precipitati innanzi, aprendola impetuosamente.
+</p>
+
+<p>
+In mezzo ad una stanzuccia quasi spoglia di mobili, ma colle
+<span class="pagenum" id="Page_243">[243]</span>
+pareti coperte di belle stuoie dipinte a vivaci colori ed illuminata
+da una lampada d’argilla, su di un grande cuscino giaceva
+un bel ragazzo dalla pelle assai abbronzita, dai capelli neri e ricciuti,
+dal profilo ardito, che rassomigliava moltissimo a quello
+d’Alfredo, e dalle labbra vermiglie. Poteva avere dieci anni, ma
+il suo corpo, assai sviluppato, poteva adattarsi ad uno di tredici
+o di quattordici.
+</p>
+
+<p>
+Quel giovanetto dormiva tranquillamente, come si fosse trovato
+in piena sicurezza invece che sotto il tetto del più feroce
+e vendicativo uomo del Dahomey. Solamente le sue nere e sottili
+sopracciglia che si erano incrociate, dimostravano che qualche
+pensiero o qualche cattivo sogno turbava un po’ il suo sonno.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo gli si era precipitato sopra mandando un grido di gioia,
+l’aveva afferrato fra le robuste braccia e se l’era stretto al petto
+coprendolo di baci ed esclamando con voce rotta:
+</p>
+
+<p>
+— Bruno!... Mio Bruno!... Ti rivedo finalmente, fratellino
+mio!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il ragazzo, svegliato bruscamente, aveva aperti i suoi grandi
+occhi neri guardando, come trasognato, quell’uomo che se lo
+stringeva al petto come fosse impazzito ed istintivamente aveva
+fatto un gesto come per respingerlo, ma ad un tratto aprì le
+braccia e le rinchiuse attorno al collo del fratello, gridando:
+</p>
+
+<p>
+— Alfredo!... Sogno io?... No.... vedo anche il signor Antao!...
+Fratello!... Signor Antao!...
+</p>
+
+<p>
+— Morte di tutte le stelle del firmamento!... — tuonò il portoghese,
+che non trovava più alcun nome dei suoi pianeti favoriti,
+tanta era la sua commozione. — Qui, fra le mie braccia,
+fanciullo mio!... Morte del Dahomey!... Sono tutto scombussolato!...
+Toh!... Che strano fenomeno!... I miei occhi sono
+bagnati!...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il bravo giovane aveva strappato il ragazzo dalle braccia d’Alfredo
+e se l’era stretto al petto, tempestandolo di baci, mentre
+Gamani, che pareva fosse impazzito per la gioia, gli ballava intorno,
+gridando:
+</p>
+
+<p>
+— Il padroncino!... Il padroncino!... Oh Gamani è contento di
+vederlo libero!...
+</p>
+
+<p>
+— Silenzio!... — esclamò ad un tratto il padre d’Urada, che
+si era avvicinato ad una feritoia. — Ho udito il fischio d’allarme
+di mia figlia.
+</p>
+
+<p>
+— Ci segnala l’avvicinarsi di Kalani, — disse Gamani.
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_244">[244]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Kalani!... — esclamò il ragazzo, con accento di terrore. — Alfredo,
+fuggi o ti ucciderà.
+</p>
+
+<p>
+— Fuggire io!... — disse il cacciatore, rizzando fieramente
+l’alta statura. — Sarò io che ucciderò Kalani, mio Bruno.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Poi, volgendosi verso il suo schiavo e verso Gamani:
+</p>
+
+<p>
+— Scendete nell’ortaglia e appena Kalani sarà entrato chiudete
+il cancello onde non ci sfugga.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Prese il giovane fratello, se lo alzò fino alle labbra e lo baciò,
+quindi lo ricoricò sul cuscino, dicendogli:
+</p>
+
+<p>
+— Rimarrai qui con questo negro mio amico, il quale veglierà
+su di te. Qualunque cosa accada, non ti muoverai.
+</p>
+
+<p>
+— Ma cosa vuoi fare, fratello?...
+</p>
+
+<p>
+— Compiere un giuramento che feci la notte che ti rapirono.
+Silenzio ed aspetta il mio ritorno.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Fece cenno ad Antao di seguirlo, mentre il padre di Urada imbavagliava
+e legava lo schiavo che li aveva guidati in quella stanza.
+</p>
+
+<p>
+I due bianchi scesero a pianterreno, trascinarono gli schiavi
+in un corridoio vicino, poi si misero in osservazione alle feritoie.
+</p>
+
+<p>
+Kalani era allora entrato nell’ortaglia e s’avviava verso la sua
+casa, scortato dalle due sentinelle che aveva trovate dinanzi alla
+cancellata e che di certo non sospettava che fossero nemiche.
+</p>
+
+<p>
+Indossava ancora il costume di gran sacerdote che aveva sfoggiato
+al mattino per comandare la festa del sangue e pareva che
+fosse molto alticcio, poichè il suo passo era incerto, tentennante.
+Doveva aver bevuto parecchie bottiglie con Geletè, Behanzin ed
+i gran <i>cabeceri</i>.
+</p>
+
+<p>
+Attraversò l’ortaglia canterellando fra i denti, salì i tre gradini,
+passò la stanza oscura ed entrò in quella illuminata, gridando:
+</p>
+
+<p>
+— Schiavi dannati, entra il padrone!... Accorrete, se non volete
+che faccia scorticare la vostra vecchia pelle.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto arretrò. Aveva scorto i vasi rovesciati e le sedie
+gettate a terra. Diffidente per natura, sospettò forse qualche
+tradimento, poichè aprì il mantello mettendo la destra sull’impugnatura
+del largo e pesante coltello che usano portare i
+dahomeni.
+</p>
+
+<p>
+Non ebbe però il tempo di estrarlo: due uomini armati di
+fucile erano improvvisamente entrati.
+</p>
+
+<p>
+Alfredo si avanzò verso il miserabile che era rimasto immobile,
+come pietrificato e strappandosi di dosso il mantello di sacerdote,
+gli chiese con accento terribile:
+</p>
+
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_245">[245]</span>
+</p>
+
+<p>
+— Mi riconosci, Kalani?...&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Il negro aprì la bocca come se volesse rispondere, ma nessun
+suono gli uscì. Cogli occhi sbarrati, schizzanti dalle orbite, guardava
+il suo mortale nemico senza essere capace di fare un gesto.
+La sua pelle era però diventata orribilmente grigiastra, mentre
+i suoi lineamenti esprimevano un terrore impossibile a descriversi.
+</p>
+
+<p>
+— Tu non mi aspettavi, è vero Kalani? — disse Alfredo con
+ironia. — Ora che mi hai conosciuto, preparati a morire, poichè
+la notte che tu hai assalito la mia fattoria e assassinati i miei
+negri, ho giurato di ucciderti e manterrò la promessa.&nbsp;—
+</p>
+
+<p>
+Kalani, dinanzi a quella minaccia, ebbe un lampo di suprema
+quanto inaspettata energia.
+</p>
+
+<p>
+Estrasse il largo coltello e balzò indietro per riparare nell’altra
+stanza, ma andò a urtare contro i due dahomeni che lo
+avevano silenziosamente seguito e che furono lesti a respingerlo
+coi calci dei fucili.
+</p>
+
+<p>
+Vedendosi accerchiato, il miserabile volle tentare uno sforzo
+disperato. Fece appello a tutta la sua audacia e col coltello alzato
+si scagliò come una belva addosso ad Alfredo, sperando di
+sorprenderlo.
+</p>
+
+<p>
+Antao aveva gettato un grido e si era gettato innanzi, ma il
+cacciatore l’aveva preceduto. Lesto come una tigre, aveva evitato
+il colpo mortale, poi aveva afferrato l’avversario pel collo.
+</p>
+
+<p>
+Entrambi erano caduti a terra, rotolandosi pel pavimento. Antao
+ed i due dahomeni si erano gettati addosso a loro per cercare
+di uccidere il negro, ma la tema di colpire il cacciatore li faceva
+esitare.
+</p>
+
+<p>
+Ad un tratto Kalani mandò un urlo di fiera ferita ed allargò
+la stretta, mentre Alfredo si rialzava prontamente, tenendo in
+pugno il largo e pesante coltello dell’avversario, lordo di sangue
+fino all’impugnatura.
+</p>
+
+<p>
+Il capo dei sacerdoti, l’anima dannata di Geletè, si rotolò due
+volte pel pavimento, lasciandosi dietro una larga striscia di sangue,
+poi rimase immobile. Il cacciatore aveva mantenuto il suo
+giuramento, spaccandogli il cuore.
+</p>
+
+<p>
+— È morto, — disse Antao, che si era curvato su Kalani.
+</p>
+
+<p>
+— I miei negri sono vendicati, — rispose Alfredo con voce
+cupa. — Orsù, fuggiamo!...&nbsp;—
+</p>
+
+<figure><a id="fill-246a"></a>
+ <img src="images/ill-246a.jpg" alt="&nbsp;">
+<figcaption>Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi.... (Pag. 247).</figcaption>
+</figure>
+
+<div class="chapter">
+<p><span class="pagenum" id="Page_247">[247]</span></p>
+
+<h2 id="conclusione">CONCLUSIONE</h2>
+</div>
+
+<p>
+Un quarto d’ora dopo, ricompensato il prigioniero che li aveva
+guidati alla casa di Kalani, Alfredo, Bruno, Antao, Urada, suo
+padre, Gamani ed i due dahomeni, abbandonavano la capitale,
+galoppando verso l’est, onde frapporre fra loro ed i soldati di
+Geletè il Sou.
+</p>
+
+<p>
+Fuggivano a precipizio, senza arrestarsi, temendo di vedersi
+alle spalle le sanguinarie bande del despota, il quale non doveva
+tardare di certo a fare inseguire l’ambasciata, la cui fuga
+misteriosa doveva avergli fatto nascere dei sospetti, specialmente
+dopo la morte di Kalani.
+</p>
+
+<p>
+Galopparono quasi tutto il giorno seguente, non facendo che
+delle brevissime soste per accordare un po’ di riposo ai cavalli
+e non si risolsero a pernottare se non quando si trovarono nei
+dintorni di Akpa.
+</p>
+
+<p>
+I giorni seguenti continuarono quella fuga indiavolata attraverso
+i terreni paludosi del Dahomey centrale, attraversando
+successivamente il Sou e l’Akpa, i due principali affluenti dell’Ouzme,
+arrestandosi solo un giorno a Keton, una delle ultime
+borgate del regno di Geletè, poi si gettarono nei paesi degli
+Egbas.
+</p>
+
+<p>
+Solamente allora si permisero il lusso di procedere con più
+calma e con frequenti fermate, non avendo ormai più da temere
+alcun inseguimento da parte dei dahomeni, formando gli Egbas
+una popolazione indipendente, una federazione di tante piccole
+repubbliche che godono una civiltà relativamente avanzata.
+</p>
+
+<p>
+Mantenendosi presso le frontiere del Dahomey scesero lungo
+le rive della Zeava fino all’altezza di Pokra, poi ripiegando verso
+<span class="pagenum" id="Page_248">[248]</span>
+l’ovest rientrarono in Porto Novo, ventiquattro giorni dopo la
+loro partenza da Abomey. La loro fermata presso il loro amico
+Tofa fu breve, avendo Alfredo risoluto di dare un addio alla Costa
+d’Avorio per tornarsene in patria, essendo ormai possessore d’una
+ingente fortuna ed Antao di far ritorno al Portogallo per curare
+le numerose <i>fazende</i> che possedeva a Santa Caterina.
+</p>
+
+<p>
+Il 24 luglio, dopo d’aver accordata la libertà ai due dahomeni
+che li avevano serviti con tanta affezione e di averli largamente
+ricompensati, Alfredo, Bruno, Antao, Gamani, Urada e suo padre
+s’imbarcarono su di un veliero che partiva da Kotonou diretto
+a Monrovia, la capitale della repubblica negra di Liberia.
+</p>
+
+<p>
+Quattordici giorni dopo, Alfredo, suo fratello ed il fido Gamani
+prendevano posto sul piroscafo che fa il servizio mensile coll’Europa,
+mentre Antao s’imbarcava pel Portogallo conducendo seco
+Urada, per la quale provava già qualche cosa più d’una semplice
+affezione, ed il padre di lei.
+</p>
+
+<p>
+Il bravo e coraggioso portoghese aveva però promesso di fare
+tutti gli anni una scappata in Italia per vuotare, in compagnia
+del valente cacciatore della Costa d’Avorio, una bottiglia di quell’eccellente
+vino dell’Etna che conosceva di fama.
+</p>
+
+<p>
+Antao ha mantenuto fedelmente là promessa e ancora oggi,
+nella stagione invernale, si reca a Catania a trovare l’amico
+ed il giovane Bruno, ma non giunge però solo.... Lo accompagna
+l’ex-amazzone del feroce Geletè, divenuta, da parecchi anni, la
+signora Urada Carvalho.
+</p>
+
+<div class="somm">
+<p>
+<span class="pagenum" id="Page_249">[249]</span>
+</p>
+
+<h2><a id="indice" href="#indfront">
+INDICE</a></h2>
+
+<table class="indice">
+ <tr>
+ <td><span class="smcap">Cap.</span></td> <td>&#160;</td> <td>&#160;</td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>I</td> <td>Sulle rive dell’Ouzme</td> <td class="pag"><a href="#cap1">Pag. 1</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>II</td> <td>I misteri delle foreste</td> <td class="pag"><a href="#cap2">8</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>III</td> <td>La scomparsa di Gamani</td> <td class="pag"><a href="#cap3">14</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>IV</td> <td>Il fanciullo rapito</td> <td class="pag"><a href="#cap4">22</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>V</td> <td>L’odio di Kalani</td> <td class="pag"><a href="#cap5">30</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>VI</td> <td>I tenebrosi disegni del cabecero di Geletè</td> <td class="pag"><a href="#cap6">37</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>VII</td> <td>Il re di Porto Novo</td> <td class="pag"><a href="#cap7">43</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>VIII</td> <td>La carovana</td> <td class="pag"><a href="#cap8">52</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>IX</td> <td>L’assalto notturno dei Leoni</td> <td class="pag"><a href="#cap9">59</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>X</td> <td>La repubblica dei Popos</td> <td class="pag"><a href="#cap10">66</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XI</td> <td>Il «mpungu</td> <td class="pag"><a href="#cap11">74</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XII</td> <td>La scomparsa dell’amazzone</td> <td class="pag"><a href="#cap12">81</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XIII</td> <td>La caccia al gorilla</td> <td class="pag"><a href="#cap13">89</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XIV</td> <td>Le tracce dei ladri</td> <td class="pag"><a href="#cap14">94</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XV</td> <td>La caccia ai rapitori</td> <td class="pag"><a href="#cap15">101</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XVI</td> <td>Le formiche carnivore</td> <td class="pag"><a href="#cap16">108</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XVII</td> <td>Il regno degli Ascianti</td> <td class="pag"><a href="#cap17">116</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XVIII</td> <td>Caccia ad un elefante</td> <td class="pag"><a href="#cap18">122</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XIX</td> <td>Sulle terre degli Ascianti</td> <td class="pag"><a href="#cap19">128</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XX</td> <td>Il supplizio d’un ladro nell’Ascianti</td> <td class="pag"><a href="#cap20">136</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXI</td> <td>Attraverso la regione dei Krepi</td> <td class="pag"><a href="#cap21">144</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXII</td> <td>Assediato in una trappola da elefanti</td> <td class="pag"><a href="#cap22">151</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXIII</td> <td>L’imboscata dei Krepi</td> <td class="pag"><a href="#cap23">161</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXIV</td> <td>I fabbricatori di pioggia</td> <td class="pag"><a href="#cap24">171</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="3"><span class="pagenum" id="Page_250">[250]</span></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXV</td> <td>La Città Santa del Dahomey</td> <td class="pag"><a href="#cap25">180</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXVI</td> <td>Il padre di Urada</td> <td class="pag"><a href="#cap26">189</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXVII</td> <td>Il cabecero Ghating-Gan</td> <td class="pag"><a href="#cap27">198</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXVIII</td> <td>Il ritorno di Gamani</td> <td class="pag"><a href="#cap28">204</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXIX</td> <td>Nella tana del leone</td> <td class="pag"><a href="#cap29">212</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXX</td> <td>Le stragi della «festa dei costumi</td> <td class="pag"><a href="#cap30">217</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXXI</td> <td>La spedizione notturna</td> <td class="pag"><a href="#cap31">225</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXXII</td> <td>L’incendio del recinto sacro</td> <td class="pag"><a href="#cap32">232</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td>XXXIII</td> <td>La morte di Kalani</td> <td class="pag"><a href="#cap33">238</a></td>
+ </tr>
+ <tr>
+ <td colspan="2"><span class="smcap">Conclusione</span></td> <td class="pag"><a href="#conclusione">247</a></td>
+ </tr>
+</table>
+<hr>
+
+</div>
+
+<div class="footnotes">
+
+<h2>
+NOTE:
+</h2>
+
+<div class="footnote" id="note1">
+<p><span class="label"><a href="#tag1">1</a>.&#160;&#160;</span>Informi divinità, rappresentanti per lo più mostri o persone orribili,
+burlescamente camuffate, che i negri della Costa adorano. Generalmente
+sono di legno o di creta.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note2">
+<p><span class="label"><a href="#tag2">2</a>.&#160;&#160;</span>Questo Behanzin è lo stesso che intraprese la guerra contro i francesi,
+perdendo il trono e la libertà.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note3">
+<p><span class="label"><a href="#tag3">3</a>.&#160;&#160;</span>Storico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note4">
+<p><span class="label"><a href="#tag4">4</a>.&#160;&#160;</span>Bottiglia di vimini contenente dei sassolini ed adorna di conchiglie
+bianche.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note5">
+<p><span class="label"><a href="#tag5">5</a>.&#160;&#160;</span>Questa regione è ora un possedimento della Germania.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note6">
+<p><span class="label"><a href="#tag6">6</a>.&#160;&#160;</span>Storico.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note7">
+<p><span class="label"><a href="#tag7">7</a>.&#160;&#160;</span>Anche Behanzin ci teneva assai alla sua orchestra e si dice che
+provasse un gran dolore, quando le armi vittoriose del generale Doods la
+mandarono a rotoli.</p>
+</div>
+
+<div class="footnote" id="note8">
+<p><span class="label"><a href="#tag8">8</a>.&#160;&#160;</span>Questo Ghating-Gan prese parte attiva anche nella guerra contro
+i francesi guidati dal generale Doods. Fu questo cabecero che fece arrestare,
+nel 1890, i negozianti francesi di Widhah, tenendoli prigionieri per
+novantatrè giorni, minacciando ad ogni istante di decapitarli e facendoli
+sovente maltrattare dai soldati.</p>
+</div>
+</div>
+
+<div class="tnote">
+<p class="tntitle">
+Nota del Trascrittore
+</p>
+
+<p>
+Ortografia e punteggiatura originali sono state mantenute, correggendo senza annotazione
+minimi errori tipografici.
+</p>
+
+<p>
+Copertina creata dal trascrittore e posta nel pubblico dominio.
+</p>
+</div>
+
+<div style='text-align:center'>*** END OF THE PROJECT GUTENBERG EBOOK 77094 ***</div>
+</body>
+</html>
+
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@@ -0,0 +1,11 @@
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